Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 443 del 21/06/2022

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

443a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 21 GIUGNO 2022

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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,

indi del vice presidente LA RUSSA

e del presidente ALBERTI CASELLATI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C.-I.d.V.: CAL-Alt-PC-IdV; Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,30).

Si dia lettura del processo verbale.

GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino al 30 giugno.

Nella seduta di oggi si svolgerà, fino alla sua conclusione, la discussione generale sul decreto-legge in materia di ulteriori misure per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Restano confermate, alle ore 15, le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022.

L'ordine del giorno della seduta di domani prevede la seconda deliberazione del Senato sul disegno di legge costituzionale in materia di sport in Costituzione, ove concluso dalla Commissione.

Sarà inoltre discussa la mozione sul supporto all'attività della Corte penale internazionale, con particolare riferimento ai casi di donne vittime di violenza durante le guerre.

Poiché il Governo ha preannunciato la posizione della questione di fiducia sul decreto-legge sull'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, la Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione del relativo dibattito. Una volta pervenuto l'emendamento interamente sostitutivo del decreto-legge - presumibilmente nella serata di domani - la Presidenza procederà alla valutazione di ammissibilità e alla trasmissione del testo alla 5a Commissione permanente. Si passerà quindi direttamente alle dichiarazioni di voto e alla chiama.

I lavori dell'Aula e delle Commissioni saranno sospesi dalle ore 20 alle ore 21,30 su richiesta di un Gruppo parlamentare.

Il calendario dei lavori della prossima settimana prevede la discussione dei seguenti provvedimenti: decreto-legge elezioni amministrative e referendum, attualmente all'esame della Camera dei deputati; comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, sul disegno di legge collegato recante modifiche al codice della proprietà industriale; legge di delegazione europea 2021 e connesse relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea; relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in ordine a un conflitto di attribuzione concernente l'ex senatore Stefano Esposito.

Giovedì 30 avrà luogo il question time,con la presenza dei Ministri dell'interno e della giustizia.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 20 giugno 2022, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 30 giugno:

Martedì

21

giugno

h. 9,30

- Disegno di legge n. 2598 - Decreto-legge n. 36, Ulteriori misure per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (scade il 29 giugno)

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022 (martedì 21 giugno, ore 15)

- Disegno di legge costituzionale n. 747-2262-2474-2478-2480-2538-B - Sport in Costituzione (seconda deliberazione del Senato) (voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato) (ove concluso dalla Commissione)

- Mozione n. 489, Fede ed altri, sul supporto all'attività della Corte penale internazionale, con particolare riferimento ai casi di donne vittime di violenza durante le guerre

Mercoledì

22

"

h. 9,30

Giovedì

23

"

h. 9,30

(se necessaria)

Martedì

28

giugno

h. 16,30-20

- Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 41, Elezioni amministrative e referendum (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 3 luglio)

- Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, sul disegno di legge n. 2631 - Modifiche al codice della proprietà industriale (collegato alla manovra di finanza pubblica)

- Disegno di legge n. 2481 - Legge di delegazione europea 2021 (approvato dalla Camera dei deputati) (voto finale con la presenza del numero legale) e connessi doc. LXXXVI, n. 5, e doc. LXXXVII, n. 5 - Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea

- Doc. XVI, n. 10 - Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in ordine a un conflitto di attribuzione concernente l'ex senatore Stefano Esposito

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 30, ore 15)

Mercoledì

29

"

h. 9,30-20

Giovedì

30

"

h. 9,30

Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. … (Decreto-legge n. 41, Elezioni amministrative e referendum) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2481 (Legge di delegazione europea 2021) dovranno essere presentati entro le ore 12 di giovedì 23 giugno.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2598
(Decreto-legge n. 36, Ulteriori misure per l'attuazione
del Piano nazionale di ripresa e resilienza)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui

M5S

51'

L-SP-PSd'Az

45'

FIBP-UDC

41'

PD

35'

Misto

35'

FdI

27'

IV-PSI

24'

C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C-I.d.V.

23'

Aut (SVP-PATT, UV)

20'

Ripartizione dei tempi per la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri
in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022

(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)

Governo

30'

Gruppi 3 ore, di cui

M5S

30'

L-SP-PSd'Az

27'

FIBP-UDC

24'

PD

21'

Misto

21'

FdI

16'

IV-PSI

14'+1

C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C-I.d.V.

14'

Aut (SVP-PATT, UV)

12'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 41, Elezioni amministrative e referendum)

(5 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

20'

Governo

20'

Votazioni

20'

Gruppi 4 ore, di cui

M5S

40'

L-SP-PSd'Az

36'

FIBP-UDC

33'

PD

28'

Misto

28+5'

FdI

21+5'

IV-PSI

19'

C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C-I.d.V.

18'

Aut (SVP-PATT, UV)

16'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2481
(Legge di delegazione europea 2021)
e dei connessi doc. LXXXVI, n. 5, e doc. LXXXVII, n. 5
(Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 5 ore, di cui

M5S

51'

L-SP-PSd'Az

45'

FIBP-UDC

41'

PD

35'

Misto

35+5'

FdI

27+5'

IV-PSI

24'

C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C-I.d.V.

23'

Aut (SVP-PATT, UV)

20'

Discussione del disegno di legge:

(2598) Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, recante ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) (Relazione orale)(ore 9,35)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2598.

I relatori, senatori Rojc e Cangini, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Rojc.

ROJC, relatrice. Signor Presidente, visti i tempi limitati, mi riservo di consegnare il testo della mia relazione, affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna, dopo averla illustrata in modo sintetico.

Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge che stiamo per esaminare prevede una serie di misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Prima di illustrare in maniera concisa il contenuto del testo, per la parte di competenza della Commissione affari costituzionali e di dare conto delle modifiche approvate dalle Commissioni riunite 1a e 7a per i medesimi profili, vorrei ringraziare il collega relatore, senatore Cangini, per il lavoro svolto insieme, i Presidenti delle Commissioni, il rappresentante del Governo e tutti i componenti delle Commissioni riunite, con particolare riferimento ai colleghi delle opposizioni, che hanno collaborato in maniera costruttiva nella lunga e a tratti faticosa attività svolta per migliorare il testo, nel tentativo di dare risposte soddisfacenti alle problematiche emerse nel corso del dibattito nelle Commissioni. Un ringraziamento, naturalmente, va anche agli uffici legislativi per l'enorme lavoro svolto in queste settimane.

Prima di entrare nel merito delle modifiche apportate dalle Commissioni, ricordo che il decreto-legge contiene misure per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza in materia di pubblica amministrazione, università e ricerca, in materia finanziaria e fiscale, in materia di ambiente, fonti rinnovabili, efficientamento energetico e salute, transizione digitale, infrastrutture, zone economiche speciali, logistiche semplificate, in materia di turismo, di giustizia, nonché in materia istruzione, di cui parlerà appunto il collega, senatore Cangini. Si tratta quindi di un provvedimento di assoluta rilevanza, in quanto mira all'accelerazione del raggiungimento di specifici obiettivi del PNRR, per centrare la milestone e i target entro il 30 giugno 2022.

Nell'ambito del Capo 1, recante disposizioni in materia di pubblica amministrazione, università e ricerca, l'articolo 1 integra la disciplina sulle linee di indirizzo per le pubbliche amministrazioni. Le nuove linee, in fase di prima applicazione, sono adottate entro il 30 giugno, previo accordo in sede di Conferenza unificata, come previsto da una proposta emendativa approvata. Con riguardo alla definizione di nuovi profili professionali, è stato aggiunto il riferimento alla conoscenza relativa a strumenti e tecniche di progettazione e alla partecipazione a bandi nazionali ed europei, nonché alla gestione dei relativi finanziamenti.

All'articolo 2 vi sono disposizioni in ordine alle modalità di reclutamento e di registrazione; in particolare, una modifica ha specificato l'utilizzo di un indirizzo di posta elettronica certificata e di un domicilio digitale per la ricezione delle comunicazioni relative alle procedure di assunzione. Ulteriori modifiche apportate dalle Commissioni hanno previsto che, a partire dal 2023, la pubblicazione delle procedure di reclutamento sui siti istituzionali e sul portale unico del reclutamento esoneri le amministrazioni pubbliche, inclusi gli enti locali, dall'obbligo di pubblicazione delle selezioni pubbliche nella Gazzetta ufficiale. Dal 1° novembre si prevede anche la partecipazione di soggetti in possesso di requisiti di comprovata professionalità ed esperienza, tra cui anche specialisti in psicologia del lavoro e risorse umane. Fino a tale data i componenti delle commissioni saranno nominati sulla base di elenchi di nominativi scelti mediante sorteggio.

L'articolo 3 opera una revisione della disciplina dei criteri e delle modalità di svolgimento dei concorsi. Il contenuto delle prove è stato specificato da un emendamento, così come sono state introdotte disposizioni a favore dei candidati diversamente abili.

Per l'assunzione di profili specializzati si prevede la valutazione delle esperienze lavorative pregresse pertinenti, svolte anche presso la stessa amministrazione responsabile dello svolgimento delle procedure, secondo quanto specificamente emendato. È stata aggiunta la previsione che il MIUR, stipulando apposita convenzione triennale, si avvalga del Centro di informazione sulla mobilità e le equivalenze accademiche per il riconoscimento dei titoli di studio esteri. Ulteriori disposizioni aggiuntive riguardano l'estensione all'accesso alla carriera diplomatica dei requisiti di moralità e condotta previsti per l'accesso alla magistratura, la modifica di alcuni termini in materia di mobilità del personale, la proroga di due anni dei termini per le procedure per il superamento del precariato nella pubblica amministrazione.

Prima dell'entrata in vigore del presente decreto, ai concorsi continuerà ad applicarsi naturalmente la disciplina vigente, nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, secondo quanto emendato in aggiunta.

L'articolo 4 integra la disciplina dei codici di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e prevede un ciclo formativo sui temi dell'etica pubblica e sul comportamento etico reso obbligatorio da una modifica, sia in caso di assunzione e trasferimento, sia in caso di passaggio a ruoli o funzioni superiori.

Procedendo in maniera molto concisa, l'articolo 5 assegna alle amministrazioni il compito di adottare misure che attribuiscano vantaggi specifici.

L'articolo 6 modifica la disciplina concernente l'avviso dell'avvio di una procedura di mobilità volontaria da parte di una pubblica amministrazione e le relative comunicazioni da parte degli interessati; introduce la possibilità di un'indennità di soggiorno per i dipendenti di pubbliche amministrazioni italiane che operino presso l'Unione europea come esperti nazionali distaccati e che non percepiscano omologhe indennità a carico della medesima Unione; proroga al 30 settembre 2022 il termine entro il quale i soggetti già impegnati in lavori socialmente utili o in attività di pubblica utilità possono essere assunti in posizione di lavoratori sovrannumerari, in deroga alla dotazione organica e alla condizione del rispetto del piano di fabbisogno del personale. Inoltre, un nuovo comma dispone la facoltà per le fondazioni lirico-sinfoniche di prorogare fino al 30 giugno 2023 i contratti di lavoro stipulati a tempo determinato nel 2019 con personale artistico e tecnico.

L'articolo 7 proroga al 30 giugno il termine per l'adozione da parte delle pubbliche amministrazioni del primo Piano integrato di attività e di organizzazione. Prevede che le Regioni adeguino, con riferimento agli enti e alle aziende del Servizio sanitario nazionale, i propri ordinamenti ai principi della disciplina inerente. Un emendamento approvato ha introdotto il riferimento alle attività di verifica e di controllo del raggiungimento di milestone e target dei progetti di trasformazione digitale delle amministrazioni centrali e locali. Inoltre, a seguito di un emendamento del Governo, è reintrodotto nel codice del processo amministrativo l'istituto della cancellazione d'ufficio della causa dal ruolo.

L'articolo 7-bis, introdotto con l'approvazione della proposta emendativa del Governo, prevede l'istituzione con DPCM del Nucleo di valutazione dell'impatto della regolamentazione.

L'articolo 8, a seguito di una modifica approvata, attribuisce al Ministero dell'economia e delle finanze il compito di prevedere modalità di rafforzamento dei controlli e della rendicontazione sull'utilizzo del fondo. Emendamenti approvati riguardano, come si è detto, molte applicazioni.

Vedo che il tempo a disposizione sta per scadere, quindi concludo e - come ho detto all'inizio - mi riservo di depositare il testo integrale della relazione.

Le modifiche apportate hanno reso il testo migliore e rispondente a numerose istanze pervenute dai numerosi soggetti auditi nel corso dell'esame del provvedimento e alle esigenze provenienti da vari mondi del settore produttivo e del lavoro. Quindi, grazie per il lavoro svolto.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Cangini.

CANGINI, relatore. Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, credo sia un giorno importante per il Parlamento - e forse anche un segno di un nuovo inizio per l'Italia - perché il Senato della Repubblica ha reso onore alla propria funzione costituzionale esercitando con serietà, determinazione e fermezza il potere legislativo che gli compete.

I colleghi della 1a e della 7a Commissione sanno che le condizioni sono state quanto mai avverse, ma quanto mai granitica è stata la compattezza della maggioranza che sostiene il Governo e anche il rapporto con le opposizioni.

Credo sia inutile oggi pubblicizzare il conflitto avvenuto tra poteri dello Stato; credo sia inutile oggi dar conto dell'antagonismo - e in alcuni casi anche dei colpi bassi - tra Ministeri dello stesso Governo. Credo sia inutile oggi denunciare lo squilibrio di potere tra il livello tecnico-amministrativo di certi Ministeri e il livello politico; non è questo il momento.

Questo il momento di essere orgogliosi del lavoro fatto; un lavoro che prelude al futuro dell'Italia, perché questo decreto-legge ha nella sua parte sostanziale il futuro della scuola e anche dell'università, la qualità della formazione delle classi dirigenti di domani; perciò, il futuro dell'Italia.

Abbiamo ricevuto dal Governo un buon decreto-legge, ma con evidenti carenze; restituiamo al Paese un provvedimento migliore.

Siamo riusciti a tenere in equilibrio i diritti dei precari storici, che hanno dei diritti, con i diritti dei giovani neolaureati che hanno vocazione all'insegnamento e hanno il diritto di trovare posto nel mondo della scuola.

Non c'erano risorse; questa era una riforma che si autofinanziava togliendo risorse alla scuola. Abbiamo trovato le risorse grazie alla compattezza della maggioranza.

Colleghi, in materia di istruzione, come sapete, l'articolo 44 è l'articolo centrale di questo decreto-legge: tratta il reclutamento dei docenti nella scuola di primo e di secondo grado con l'obiettivo di dare attuazione alla riforma del sistema di reclutamento prevista dal PNRR.

È previsto in via ordinaria che possano partecipare ai concorsi che verranno banditi con cadenza annuale i candidati che, oltre al titolo di laurea, abbiano superato un percorso universitario o accademico abilitante di formazione iniziale. Tale percorso corrisponde a non meno di 60 crediti formativi universitari o accademici, deve contemplare un periodo di tirocinio e concludersi con una prova finale. A tale modalità ordinaria di reclutamento se ne affiancano altre due per così dire straordinarie: una prima consente a coloro i quali hanno svolto un servizio presso le istituzione scolastiche statali per almeno tre anni scolastici, anche non consecutivi, nei cinque anni precedenti, di partecipare al concorso senza aver concluso la richiamata formazione iniziale; se vincitori di concorso, saranno comunque tenuti a partecipare al percorso universitario o accademico di formazione iniziale, acquisendo così 30 crediti formativi.

Una seconda modalità di reclutamento - in deroga a quella ordinaria - è quella che permette nella frase transitoria di partecipare al concorso anche a coloro che abbiano maturato 30 crediti del percorso di formazione iniziale, a condizione che parte dei crediti siano di tirocinio diretto. Se i vincitori di concorso, sottoscriveranno un contratto annuale e a seguire saranno tenuti a completare il percorso universitario o accademico di formazione iniziale prima di sostenere l'anno di prova e l'eventuale immissione in servizio.

La formazione iniziale è completata dalla formazione e dall'aggiornamento permanente rivolto ai docenti di ruolo di ogni ordine e grado, articolata in percorsi triennali a decorrere dall'anno scolastico 2023-2024.

I percorsi di formazione sono definiti dalla scuola di alta formazione che verrà istituita e che sarà sotto la vigilanza del Ministero dell'istruzione. La partecipazione all'attività formativa avviene su base volontaria per la maggior parte dei docenti, divenendo obbligatoria solo per i docenti immessi in ruolo in seguito all'adeguamento del contratto. In esito al superamento delle verifiche previste, al docente è riconosciuto un incentivo economico la cui entità è stabilita in sede di contrattazione nazionale.

Con l'esame in sede referente appena concluso abbiamo individuato modalità di copertura finanziaria alternative rispetto a quelle prospettate nel decreto-legge che, come sappiamo, erano basate sulla riduzione e il progressivo taglio della carta docente e sul taglio degli organici di potenziamento. In proposito, le risorse per la carta docente sono state salvaguardate per il corrente anno, per il 2023, per parte sostanziale del 2024 e il Governo, come sapete, si è impegnato a reperire risorse aggiuntive già dalla prossima legge di bilancio. Vengono inoltre meno i tagli diretti ai docenti dell'organico di potenziamento e considero che questo sia un ottimo risultato per tutti quanti noi, atteso che naturalmente si punterà sulle risorse liberate dalla naturale riduzione del personale docente a partire dal 2026, in relazione al calo demografico della popolazione studentesca. Nel merito segnalo che: sono stati integrati i contenuti della formazione iniziale; è stato introdotto il profilo conclusivo delle competenze professionali del docente abilitato; la prova scritta del percorso di formazione iniziale è costituita da un'analisi critica relativa al tirocinio scolastico effettuato e ad una lezione simulata; le attività di tirocinio e di laboratorio previste nella formazione iniziale sono svolte in presenza, per i restanti è consentito il ricorso a modalità telematiche per un massimo del 20 per cento; l'accesso ai percorsi formativi è possibile di norma già al termine del primo triennio di studi universitari. Abbiamo disposto la razionalizzazione e l'accorpamento delle classi di concorso: erano e sono 120, sono troppe. I vincitori di concorso che abbiano partecipato al reclutamento senza possedere l'abilitazione accedono di diritto al percorso formativo universitario abilitante; fino al 31 dicembre 2024 sono ammessi a partecipare ai concorsi senza aver previamente conseguito l'abilitazione coloro i quali, entro il 31 ottobre 2022, abbiano conseguito i 24 crediti previsti dal previgente ordinamento. Nel periodo transitorio si prevede che ai percorsi di specializzazione per le attività di sostegno accedano, nei limiti delle riserve di posti stabilite con decreto dei Ministeri dell'istruzione e dell'università e della ricerca scientifica, coloro che abbiano prestato almeno tre anni di servizio degli ultimi cinque su posti di sostegno nelle scuole del sistema nazionale di istruzione, che, come è noto, comprende le scuole paritarie. In caso di esaurimento delle graduatorie riferite ai concorsi ordinari per docenti sul sostegno, fino al 31 dicembre 2025 è autorizzato lo scorrimento delle graduatorie.

L'articolo 46 modifica le disposizioni relativamente alle modalità semplificate con cui sono svolti i concorsi ordinari per il personale docente. Rispetto al testo presentato in Senato, abbiamo ritenuto opportuno che la prova scritta finale debba articolarsi con quesiti a risposta aperta: detta in volgare, colleghi, abbiamo abolito le crocette.

Con riguardo all'articolo 45, abbiamo ritenuto opportuno valorizzare il personale docente che presta servizio in zone caratterizzate da rischio di spopolamento e indici negativi di status sociale, economico e culturale e di dispersione scolastica. Consentiamo ai dirigenti scolastici con responsabilità su più plessi di potersi avvalere di uno o due docenti esonerati dalla didattica per attività di collaborazione nello svolgimento di funzioni amministrative ed organizzative.

Segnalo, infine, l'approvazione di un importante emendamento in materia di università e ricerca: si introducono gruppi scientifico-disciplinari articolati in settori scientifico-disciplinari; si sostituiscono gli assegni di ricerca con contratti di lavoro finalizzati allo svolgimento di specifici progetti di ricerca; si sostituiscono le figure attuali di ricercatore a tempo determinato di tipo A e di tipo B con un'unica figura di ricercatore universitario a tempo determinato, titolare di un contratto di durata complessiva di sei anni. Il ricercatore potrà essere inquadrato nel ruolo di professore di seconda fascia in esito ad una procedura di valutazione interna. Si consente alle università di assumere personale di elevata professionalità con qualifica di tecnologo a tempo indeterminato.

Colleghi, abbiamo avuto poco tempo. Il decreto-legge è arrivato in Senato il 30 aprile, il 4 maggio abbiamo cominciato a lavorarlo, il 6 giugno è cominciata la settimana elettorale, entro il 30 giugno, come tutti sappiamo, il decreto-legge va pubblicato in Gazzetta Ufficiale per non perdere le risorse del PNRR.

Abbiamo avuto poco tempo e ci siamo mossi all'interno di margini molto ristretti: i paletti fissati dalla Commissione europea o quelli che come tali ci sono stati rappresentati; i paletti fissati dal MEF e dalla Ragioneria generale dello Stato; paletti che, grazie al cielo e grazie alla compattezza della maggioranza, si sono rivelati non inamovibili.

Ebbene, nonostante tutto ce l'abbiamo fatta. Abbiamo ottenuto il massimo del possibile, che in politica, come nella vita, è il massimo. Ce l'abbiamo fatta, ci tengo a dirlo, grazie alla fermezza dei Presidenti delle Commissioni 1a e 7a, grazie all'abnegazione e alla dedizione dei funzionari delle Commissioni 1a e 7a, che non smetterò mai di ringraziare. (Applausi).

Registro, colleghi, con raro sollievo che, quando vuole, questo ramo del Parlamento sa lavorare con serietà, con determinazione e persino con discrezione. Su un decreto dove il futuro della scuola rappresenta la parte centrale, abbiamo fatto tutto quello che era possibile e giusto fare. Di questo dovremmo essere orgogliosi: un sussulto di politica applicato al futuro dell'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà.

BOLDRINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi convertiamo in legge un importante documento. Anch'io ringrazio i relatori per il grandissimo lavoro che hanno fatto. Nonostante siano tante le tematiche importanti, io mi soffermo, essendo particolarmente impegnata sul tema sanitario, sull'articolo 27, recante l'istituzione del Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici.

Questo è un passo importante, perché altro non è che l'applicazione della Missione 6 del PNRR, essendo il progetto salute, ambiente, biodiversità e clima incentrati in quel capitolo. Questo sistema nuovo ha lo scopo di migliorare e armonizzare le politiche e le strategie messe in atto dal Servizio sanitario nazionale per la prevenzione, il controllo e la cura delle malattie acute e croniche, trasmissibili e non trasmissibili, associate a rischi ambientali e climatici. Di conseguenza, questo nuovo sistema di relazione fra ambiente e salute è quanto mai importante in questo momento.

Questo nuovo sistema stabilisce un'adeguata interazione con il sistema nazionale a rete per la protezione ambientale: quindi due sistemi, il Servizio sanitario nazionale e il sistema della transizione ecologica che si devono parlare attraverso una cabina di regia. Chi conosce l'attività amministrativa sa che, quando ci sono da costruire anche degli impatti ambientali, bisogna collaborare. Quindi, finora questo sistema è stato realizzato come attività degli enti locali. Adesso, invece, è previsto un decreto, che appunto applica questo metodo. Ci sarà una interazione continua, proprio per arrivare al compimento di quel progetto salute, ambiente e biodiversità della Missione 6.

Questo nuovo sistema favorisce l'inclusione della salute nei processi decisionali che coinvolgono altri settori, anche attraverso attività di comunicazione e formazione. Assicura il supporto alle autorità competenti nel settore ambientale per l'implementazione della valutazione di impatto alla salute, nell'ambito della valutazione ambientale strategica, nella valutazione di impatto ambientale e dell'autorizzazione integrata ambientale. Per chi ha fatto attività amministrativa, si tratta della famosa AIA.

Ovviamente saranno necessari decreti attuativi, che io mi auguro vengano implementati nel più breve tempo possibile, come è stato prestabilito nei progetti. D'altro canto, sappiamo che il PNRR viene monitorato in maniera pedissequa proprio per evitare che si sforino i tempi. Quindi, a tal riguardo io confido che la cabina di regia farà il suo dovere, anche perché vi saranno dei referenti del Ministero della salute, del Ministero della transizione ecologica e anche delle Regioni, insieme ad un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Delineato tutto l'impatto e l'impianto programmatico di questo nuovo sistema, ora passo ad una parte più politica, cari colleghi.

Su questo nuovo sistema, che deve finalmente tenere insieme salute e ambiente, è necessario fare delle considerazioni politiche più puntuali proprio per capire se davvero la pandemia ci ha insegnato qualcosa. Il clima di questi giorni, con temperature elevate da estate avanzata, la siccità che sta mettendo in ginocchio l'agricoltura e il fabbisogno di acqua anche per la popolazione (soprattutto anziana e più fragile) si potevano prevedere con attività programmatiche di tutela idrologica? Il risparmio energetico e l'assoluta dipendenza da altri Paesi si potevano prevedere? L'utilizzo spregiudicato del suolo in maniera sconsiderata e gli impatti ambientali di carattere produttivo si potevano valutare meglio e monitorare di più? Si poteva cercare di evitare di più tutte le malattie, comprese quelle tumorali, e le ricadute sui cittadini residenti nelle zone in cui insistono gli impianti? La mobilità poteva essere più sostenibile per evitare la circolazione di inquinanti tossici per il nostro organismo?

Credo che la politica poteva e doveva fare di più, mettendo al primo posto - fin da subito e in primo luogo - la valutazione degli impatti che sarebbero ricaduti sulla salute dei cittadini. Con l'istituzione di questo nuovo sistema, inserito in un contesto di collaborazione tra sistema sanitario nazionale e sistema di protezione ambientale, mi auguro che la trasversalità della salute dei cittadini possa essere davvero una priorità e un'opportunità e che si tengano molto più in considerazione il bene assoluto delle persone sancito dall'articolo 32 della Costituzione e la tutela dell'ambiente, che abbiamo votato affinché fosse inserito in Costituzione all'articolo 9. Salute e ambiente, che devono essere paralleli e non antagonisti, sono tutelati dalla Costituzione nell'interesse delle future generazioni. Lo dobbiamo ai nostri figli.

Ora i soldi ci sono, perché previsti dal PNRR. Dobbiamo solo spenderli bene e controllare (magari anche con una relazione del Ministro della salute alle competenti Commissioni) che tutto ciò che viene descritto nei progetti sia attuato. Se non ora, quando? (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà.

GRANATO (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato l'ennesimo capestro posto intorno al collo dei cittadini europei, in particolare italiani, con il pretesto della truffa pandemica messa in atto per aprire una stagione di riforme collegata alla partita di giro necessaria alle oligarchie finanziarie per rinnovare i loro investimenti in determinati settori, quali, appunto, quelli collegati al Piano (transizione ecologica ed energetica, digitalizzazione, ricerca, eccetera).

Dopo la pandemia non si tornerà più al mondo di prima, ci dicevano i nostri lupi vestiti da agnelli, che, con la tristemente collaudata strategia del terrore, avevano già tracciato alle nostre spalle la triste agenda di limitazioni della libertà personale ed obbedienza incondizionata a diktat insensati perché utili e funzionali a un preciso piano di sovvertimento dell'ossatura costituzionale del nostro Paese, ma deleteri per i suoi abitanti. Per attuare il grande reset dell'economia in funzione del nuovo ordine mondiale era necessario sbloccare un certo quantitativo di risorse e i 750 miliardi di bond concessi dalla BCE per fronteggiare l'emergenza Covid sono stati il prezzo pagato dai popoli per venire obbligati ad adeguarsi alle esigenze dei mercati.

L'Italia, guarda caso, ha avuto la fetta più consistente del fondo giacché - unica in Europa - non ha rinunciato a chiedere tutta la percentuale a prestito. Si tratta di ben 122 miliardi di euro che, ben lungi dal ristorare la nostra economia, finiranno per tessere le corde in cui i nostri governanti e parlamentari di maggioranza hanno già deciso di incaprettarci, per portarci in dono, inermi, ai loro burattinai.

Sarà un caso che siamo stati il Paese più obbediente ai Diktat sanitari legati alla speculazione vaccinale sperimentale? Sarà un caso che siamo rimasti l'unico Paese d'Europa a mantenere il feticcio delle mascherine? Abbiamo pagato con riforme lacrime e sangue la partita di giro che vedrà quei soldi solo passare dal nostro Paese per essere ascritti al nostro debito pubblico, che aumenterà a dismisura legittimando i nostri aguzzini a finire di cancellare lo Stato di diritto.

Nel PNRR è confluito anche il Fondo per lo sviluppo e la coesione, l'80 per cento del quale dovrà servire a colmare il gap tra Nord e Sud. Le condizioni degli enti locali del Sud Italia sono però tali da farci intuire facilmente ciò che avverrà: quei soldi verranno distratti dalle realtà che partono avvantaggiate e, dunque, serviranno ad accrescere e non a ridurre il divario tra territori. Nel frattempo il Governo lavora a un disegno di legge quadro sull'autonomia differenziata per cristallizzare la spesa storica senza alcun intervento preventivo sul gap infrastrutturale e cancellare per le Regioni del Sud Italia ogni prospettiva di ripresa.

Veniamo al collegato su cui ci dobbiamo esprimere. Innanzitutto, la modalità con cui è stato trattato l'iter del provvedimento in Senato ha precluso ogni possibilità di dibattito. Addirittura ieri è stato riformulato di sana pianta l'intero articolo 44, con un emendamento non del relatore, per impedire la presentazione di subemendamenti. Si è ricorso quindi a un espediente per poter eludere ogni margine di discussione.

Il decreto-legge in discussione prevede un incostituzionale regolamento bavaglio che impone una forma di censura aggravata ai dipendenti pubblici sui social, in piena coerenza con la linea del Governo di controllare l'informazione per poter spacciare agevolmente per fake news tutto ciò che contrasta con la narrazione ufficiale, colpendo ogni forma di dissenso e stroncandola sul nascere con interventi punitivi.

In perfetta armonia con la filosofia delle privatizzazioni e della società del controllo che l'Agenda 2030 vuole instaurare, abbiamo la creazione di una new company, la 3-I SpA, con la fusione di INPS, INAIL e Istat, che metterà sul mercato i nostri dati sensibili legati alla previdenza e all'assistenza. Un altro pezzo strategico del nostro Paese quindi viene svenduto.

Perché non parlare poi della partita di giro creata sulla formazione dei docenti con la cosiddetta Scuola di alta formazione, a beneficio di due ben noti carrozzoni, INDIRE e Invalsi, sotto la guida dei burocrati ministeriali cooptati dal Ministro di turno e con il supporto delle università, che non hanno alcuna competenza nella pratica didattica del segmento scolastico? Della serie: chi non sa insegna. Oltretutto, quanti docenti usufruiranno di una scuola di alta formazione che dovranno pagare salato di tasca loro? Si parla di 3.000 euro e di percorsi della durata di tre anni senza nemmeno la certezza di rientrare nella percentuale dei fortunati che si vedranno riconosciuti gli aumenti stipendiali, dipendenti dalla capienza del fondo. Degli oltre 40 milioni regalati a questa partita di giro, solo due sono a carico del PNRR; gli altri sono invece sottratti ai fondi destinati alla qualità dell'istruzione dei nostri figli, che viene smantellata pezzo per pezzo, soprattutto attraverso la cosiddetta didattica innovativa, che è l'ennesima truffa semantica per coprire l'impoverimento progressivo dell'offerta scolastica degli ultimi vent'anni. La scuola è stata trasformata in un parcheggio affettuoso e non caramelloso, per usare le parole del ministro Bianchi. Ormai vien fatto di sospettare finanche che l'Invalsi sia servito proprio a misurare la distruzione degli apprendimenti, per poter migliorare l'opera di smantellamento. Prova ne è il fatto che a risultati peggiori si è risposto con riforme sempre peggiorative.

Questo provvedimento è un test di onestà e di intelligenza: votare a favore, per giunta con l'ennesima votazione di fiducia, significa o non distinguere il bene dal male o voler infliggere l'ennesimo colpo ferale al sistema Paese, che non verrà perdonato. (Applausi della senatrice Angrisani).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, ci troviamo ad affrontare - naturalmente con il voto di fiducia, per impedire di votare sui singoli emendamenti alla luce del sole, davanti a tutti - un provvedimento che fa parte di quella grande operazione che è il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La parola «resilienza», che credo fosse sconosciuta ai più fino a due anni fa, ora è diventata indispensabile, come hanno fatto nell'immediato dopoguerra con il boom economico, quando non conoscevano - o perlomeno la conoscevano in pochissimi - la parola «resilienza». Il timore è che questa parola resti per l'appunto tale e i fatti dicano un'altra cosa.

Il decreto-legge in esame è sostanzialmente un provvedimento omnibus, perché, a parte gli articoli che riguardano la questione scuola, verte su tutti i numerosissimi aspetti della pubblica amministrazione, che per la sua presenza, la sua articolazione e la sua importanza nel nostro Paese sostanzialmente tocca tutti i settori della nostra Nazione e della vita quotidiana. L'esame è stato evidentemente difficile ed è partito già con l'intenzione di violare quanto la Costituzione prescrive e cioè che siano entrambe le Camere a esaminare il provvedimento. È successo anche in passato che fosse una sola Camera a esaminare un provvedimento, perché possono succedere imprevisti, perché l'esame può protrarsi per qualche ragione o perché vengono introdotte modifiche in prima lettura; quando però si parte con questa idea, evidentemente già non ci siamo molto.

Oggi è il 21 giugno, il decreto scade il 29 giugno e deve ancora essere trasmesso all'altro ramo del Parlamento, venire esaminato in Commissione, poi in Aula. Parliamo di finti esami, esattamente come lo sono quelli del Senato, quando la stessa procedura viene seguita alla Camera, perché, se non sbaglio, soltanto mercoledì o giovedì - cioè a dieci o dodici giorni dalla scadenza ultima del provvedimento per entrambe le letture - si è iniziato a esaminare e a votare i numerosi emendamenti, che è normale che fossero numerosi anche - anzi, direi soprattutto - da parte della maggioranza, data l'articolazione del provvedimento.

Mi domando come si faccia ad esaminare realmente un provvedimento di questo tipo. La ragione di questi ritardi non è certo da ricercare nella conduzione della Commissione; ringrazio anzi il presidente Nencini, che l'ha condotta con grandi capacità, cercando di tenere la barra del timone in modo da dare un certo ordine ai lavori, come anche i relatori, la senatrice Rojc e il senatore Cangini, che hanno svolto con impegno il loro lavoro. La ragione, piuttosto, è nel fatto che tutte le decisioni non vengono prese evidentemente in Aula, perché in quella sede viene posta la questione di fiducia e basta, per cui o si è nella maggioranza di Governo o no - anche se nessuno è obbligato ad aderire, anche se fa parte della maggioranza di Governo, ma sappiamo come vanno le cose - ma neppure in Commissione, cioè l'esame si svolge altrove.

Faccio l'esempio di come si sono svolti i lavori nella giornata di ieri: la Commissione, dopo parecchi rinvii già venerdì scorso, è stata convocata alle ore 12 e posticipata prima alle 12,30, poi alle 13,30, alle 14,30, quindi 15,30; dopodiché, c'è stato un salto di qualità: il posticipo, anziché essere di un'ora, è diventato di tre ore, per cui la seduta è stata posticipata alle 18,30, ma non si è tenuta che alle 19,40, quando finalmente altrove è stato deciso quale testo votare. La Commissione, quindi, ha votato tutta la parte relativa a quel settore di cui si dice giustamente che è molto importante, cioè la scuola, liquidando di fatto il testo in venti minuti.

Ora arriviamo in Aula ed è difficile conoscere il lavoro che c'è stato e persino l'elenco dei numerosi emendamenti approvati. Ce ne sono anche alcuni proposti da Fratelli d'Italia, che intervengono più che altro sulle procedure; noi ne avevamo proposti ben altri, su questioni sostanziali, ma evidentemente è già abbastanza difficile mettersi d'accordo fra i partiti della maggioranza, per cui per l'opposizione resta poco spazio, ma devo dire che è stata manifestata un'attenzione. Dire però che questo è un esame parlamentare è dire ciò che non è, perché l'esame si svolge altrove: è il Governo che fino all'ultimo continua a mandare modifiche a ciò che ha deciso insindacabilmente e urgentemente, con tanto di ricorso allo strumento del decreto-legge, che rende il provvedimento immediatamente efficace e vigente, salvo poi continuare a presentare correzioni fino a pochi giorni dalla scadenza estrema - anzi, avremmo dovuto inviare alla Camera questo testo già venti giorni fa - oltre ad emendamenti che introducono nuovi elementi.

Quando si dice che bisogna stare al passo con le urgenze della concitata vita moderna, sarebbe più giusto dire che le urgenze derivano dai cambiamenti di idea del Governo e dalle nuove trovate, che però non è che siano introdotte per star dietro alle difficoltà quotidiane, perché qui c'è un problema: questo PNRR è stato scritto a livello europeo ed è stato recepito, con le procedure dovute, a livello italiano, quando l'emergenza era generata dalla pandemia da Covid, con i riflessi molto pesanti che ci sono stati sull'economia. Il nostro Paese, infatti, ha avuto il primato per il più consistente crollo del prodotto interno lordo a causa delle misure particolarmente severe (più severe che in ogni altro Paese), primato che si è accompagnato a quello per numero di morti, per cui evidentemente qualche problema c'è stato.

Oggi è evidente però che ci sono quantomeno anche altre emergenze. Tra l'altro, è un Piano di ripresa e resilienza generato da un'emergenza di carattere sanitario - questo è alla base di tutto - che destina alla sanità risorse molto limitate, una parte molto piccola di questi fondi, mentre una società che invecchia, in cui le cure mediche si evolvono in continuazione, e con esse i costi, dovrebbe comunque aumentare le spese sanitarie.

Oggi siamo in una situazione in cui - credo si sappia - l'emergenza generata dalla guerra in Ucraina è energetica. Cosa si fa? Si va avanti con il vecchio Piano nazionale di ripresa e resilienza. Fratelli d'Italia ha chiesto più volte, in più sedi, al Parlamento italiano e al Parlamento europeo, di aggiornarlo, così come previsto nelle procedure europee, oltre che naturalmente dalla libertà che il Parlamento - se realmente ci fosse - dovrebbe avere. E invece no: si è rimasti con le priorità precedenti; anzi, si va avanti con il vecchio piano, quello del fondamentalismo ambientalista, nel quale alcuni assiomi e dogmi vengono presi e applicati in modo acritico, al punto che in questi giorni, quando ci sono problemi di ben altro tipo, si pensa di dare una mazzata all'industria automobilistica continentale con l'annuncio dell'eliminazione dei motori endotermici entro il 2035. Ciò, insieme a tutte le altre norme di questo tipo, consentirà alla Cina di assorbire nuova produzione, perché potrà produrre di più a danno dell'Europa, in quanto lì non c'è alcuna limitazione alle emissioni e tantomeno all'inquinamento vero e proprio. Di conseguenza il risultato di questa bella norma sarà l'aumento delle emissioni globali, perché, visto che si parla di un problema globale, poco importa che esse avvengano in Cina o in Europa. Ci troviamo così di fronte a un confronto molto aspro: quello tra le visioni ideologiche fondamentaliste e la realtà. Questo è il pericolo peggiore che può correre la politica: scambiare e sostituire la realtà e i problemi reali delle persone (non è un fatto filosofico, ma una questione che tocca i problemi reali delle persone e dei cittadini che si trovano con bollette esorbitanti e costi altissimi, che fanno chiudere migliaia e migliaia di aziende e di attività) con l'ideologia, al fine di correre dietro al fondamentalismo ambientalista, che, di fatto, va nella direzione opposta sia degli interessi economici e pratici dei cittadini sia addirittura della tutela dell'ambiente. (Applausi dal Gruppo FdI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà.

*VERDUCCI (PD). Signor Presidente, c'è in questo decreto-legge una parte rilevantissima che riguarda università e ricerca, il modo in cui poter diventare ricercatori e accedere alla carriera universitaria nel nostro Paese. Non si tratta solo del futuro di migliaia di ragazze e di ragazzi che vogliono fare dello studio e della ricerca la propria vita. Si tratta del futuro dell'intero Paese, che ha bisogno di più ricercatori, di più diritto allo studio, di un'università più larga, inclusiva e accessibile per poter affrontare le sfide che abbiamo di fronte, quella della rivoluzione tecnologica e della conoscenza, quella di una nuova economia, della trasformazione ambientale, dell'innovazione digitale, di un nuovo umanesimo, di una società più giusta e più coesa, che faccia crescere beni comuni, servizi essenziali, legami sociali che sono decisivi, soprattutto in tempo di crisi, come ci è stato ricordato dalla pandemia, in particolare nei drammatici mesi iniziali. Furono tre ricercatrici italiane ad isolare per prime il coronavirus, tenendo viva la speranza, aprendo la strada ad un possibile vaccino.

Voglio dire con forza oggi queste cose, perché questo decreto-legge riguarda l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e gli investimenti sul Next generation EU, che abbiamo fortemente voluto e che hanno il significato di costruire un nuovo modello di sviluppo, dopo la pandemia, per le nuove generazioni.

C'è una gigantesca questione-università, legata al futuro delle nuove generazioni. Perché a troppi è impedito di andare avanti negli studi, perché non lo permettono le condizioni economiche, sociali e territoriali. I dati ci dicono che il numero degli immatricolati è oggi inferiore a quello di vent'anni fa e questo è inaccettabile. Quando una ragazza o un ragazzo sono costretti a smettere di studiare è una sconfitta per l'intero Paese. Quando un giovane ricercatore è costretto ad andare all'estero è una ferita per il nostro Paese. È da qui, da queste motivazioni, che nasce il nostro emendamento, finalmente approvato, che fa di questo decreto-legge uno spartiacque per l'università italiana.

L'emendamento, a mia prima firma, recepisce la riscrittura da me fatta come relatore, in un lavoro sinergico con la ministra Messa, del disegno di legge sul reclutamento; un emendamento poi sottoscritto da tutti i Capigruppo di maggioranza, che ringrazio per il sostegno; un emendamento che nasce da cinque anni di lavoro, da una proposta di legge depositata nel 2019, che è il frutto di battaglie fatte ascoltando voci e istanze di tantissimi ricercatori, prima utilizzati, spremuti, sottopagati e poi, dopo lunghissimi anni di precariato, quasi tutti espulsi dall'università; «masticati e sputati» hanno scritto in una lettera aperta i rappresentanti dei dottorati. Secondo le statistiche, oltre il 90 per cento viene tagliato fuori dopo più di dieci anni di precariato, alle soglie dei quarant'anni, un'età difficilissima.

Tagli ai finanziamenti e norme sbagliate hanno causato questa voragine, hanno provocato queste distorsioni enormi, con divari sociali e territoriali sempre più ampi. Sottofinanziamento e precariato sono i nemici della ricerca: questo è emerso con nettezza dalle risultanze dell'indagine conoscitiva sulla condizione studentesca e sul precariato nelle università e nella ricerca, che abbiamo voluto a gran voce all'inizio di questa legislatura, di cui sono stato relatore e nelle cui conclusioni si afferma «la necessità di un intervento normativo che contrasti la dinamica precarizzante indotta dall'attuale sistema». È quello, Presidente, che facciamo oggi con l'approvazione di questo emendamento, che mantiene l'impegno preso con i ricercatori, con le associazioni e le forze sociali, con cui abbiamo lavorato in questi anni. Questo emendamento è una nuova riforma dell'università, a quindici anni dalla legge n. 240 del 2010. (Applausi dal Gruppo PD).

Viene finalmente introdotta un'unica figura di ricercatore, con quel meccanismo che è detto di tenure track, cioè con garanzia e certezza di progressione, della durata complessiva di sei anni, ma che può portare al ruolo di professore già a partire dal quarto anno, non appena superata l'abilitazione scientifica. Può essere - questa - una rivoluzione, per tornare ad avere più docenti e più docenti giovani, riducendo la lunghezza del preruolo attuale.

Poi c'è un'altra rivoluzione, forse ancora più importante: vengono finalmente cancellate le figure precarie, sia quella del ricercatore determinato, sia soprattutto quella del cosiddetto assegno di ricerca, figura atipica e intermittente, che in questi anni è stata il grimaldello che ha causato un'insostenibile bolla di precariato, con un uso abnorme, surrettizio, che ha mortificato la professionalità e la vita di migliaia di giovani ricercatori, costretti a lavorare senza diritti e poi costretti a gettare la spugna. Non può essere questa l'università italiana e oggi lo diciamo con forza. (Applausi dal Gruppo PD).

Con il nostro emendamento questa tipologia precaria viene cancellata e al suo posto viene introdotto un vero contratto di ricerca, con tutte le tutele del lavoro subordinato, a partire da quelle più simboliche ed essenziali: malattia e maternità. È un contratto finalmente retribuito secondo gli standard europei più avanzati, che dà dignità e tutele, che finalmente dà attuazione alla carta europea dei ricercatori. Queste norme segnano un nuovo inizio e possono riappassionare alla ricerca tantissimi talenti oggi sfiduciati. È una riforma che non volta le spalle a nessuno; anzi prevede un periodo transitorio che riconosce l'attività svolta da ricercatori a tempo determinato di tipo A (RTDA) e assegnisti (figure che andranno a scomparire), garantendo loro una riserva del 25 per cento. Questo è un punto politico fondamentale, per niente scontato, che aggiunge senso a un provvedimento la cui filosofia è contrastare il precariato.

Eppure Presidente - voglio dirlo - è emerso in queste ore un dibattito allucinante, che ha i tratti della reazione, da conservatorismo notabilare, con esimi accademici che si stracciano le vesti e che con cinismo rimpiangono già di non poter utilizzare tipologie contrattuali precarie, che sono state un incubo per migliaia di persone. Apertamente e senza vergogna essi lamentano il costo eccessivo dei nuovi contratti, come se non fosse un dovere retribuire il lavoro, come se non fosse un dovere assicurare finalmente tutele e diritti basilari. Ed è quello che oggi facciamo, dando finalmente valore al lavoro della ricerca.

C'è un modo per non diminuire i contratti: continuare ad aumentare i fondi per l'università, come avvenuto in questi anni, già dalla scorsa legislatura, con piani straordinari di reclutamento, che vogliamo dalla prossima legge di bilancio diventino un grande piano strategico pluriennale, che consolidi certezze. Non si può non vedere come questa riforma sia dentro un piano espansivo di investimenti per l'università, con il Fondo ordinario arrivato a quasi 8 miliardi e mezzo e che va ancora incrementato, soprattutto per quello che riguarda la ricerca di base.

Presidente, la riforma che oggi approviamo - e concludo - non sarebbe stata possibile senza il ruolo della ministra Messa, che ha voluto con determinazione questo cambiamento e che voglio ringraziare per il lavoro importante che insieme, Parlamento e Governo, stanno dimostrando di poter fare. Questo di oggi è uno degli atti politici più importanti della legislatura. Oggi affermiamo che la ricerca è un lavoro sempre e che come tale va riconosciuto, tutelato e retribuito. Oggi mettiamo al centro la dignità dei giovani ricercatori, costruiamo un progetto in cui anche chi parte da una condizione svantaggiata possa andare avanti e non debba sacrificare la propria vita personale e familiare. Oggi vogliamo costruire un'università più forte, aperta, europea, per tutti e non per pochi privilegiati. E lo facciamo, Presidente, dando risposte alle condizioni materiali ed esistenziali, facendole nostre, dando loro rappresentanza. E lo facciamo con il pensiero ai troppi che in questi anni hanno dovuto rinunciare e con l'impegno che non dovrà accadere ancora. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.

MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, Governo, buongiorno. Oggi è una giornata importante, sia per quello che riguarda l'attività che ha svolto il Parlamento, sia per quello che attiene agli obiettivi che stiamo raggiungendo e che abbiamo raggiunto, concernenti il famoso Piano nazionale di ripresa e di resilienza.

Sappiamo benissimo che entro il 30 giugno questo Parlamento doveva approvare tre riforme: contratti pubblici, pubblico impiego e reclutamento degli insegnanti. Qualcuno ha parlato di ritardi e di difficoltà; noi in realtà abbiamo fatto un lavoro rilevante, volto al miglioramento del testo. Consentitemi di ringraziare in modo particolare i colleghi di Forza Italia delle Commissioni e il relatore, senatore Cangini.

Vorrei ringraziare in modo particolare i colleghi del Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC nelle Commissioni riunite e il relatore, senatore Cangini, per il lavoro sicuramente rilevante, di miglioramento del testo. Vorrei inoltre soffermarmi sulla parte del provvedimento che attiene alla pubblica amministrazione e al pubblico impiego, su cui c'è stata un'opera di miglioramento da parte del Parlamento, ma anche di conferma complessiva dell'impianto del decreto-legge in esame.

Sono di Forza Italia da sempre, dal 1994, e ho sempre condotto alcune battaglie classiche di questa formazione politica, una delle quali è quella della semplificazione. L'ho ripetuto in tutte le campagne elettorali ed è comunque un punto fermo. A volte ci sfuggono i punti di fondo e per questo voglio evidenziare che oggi arriviamo ad individuare un portale operativo e una piattaforma unica per il reclutamento nella pubblica amministrazione, che rappresenta un evento importante. Sapete che questo portale è già stato "allenato", in una partnership con LinkedIn, e che ci sono 6 milioni di profili, cioè 6 milioni di persone che si sono già iscritte e, tra l'altro, è stato selezionato un migliaio di esperti necessari. La "rivoluzione" connessa a questo portale operativo, che va ben seguita, è legata al fatto che un giovane - ma anche un soggetto non più giovane - se deve andare a cercare un concorso, non deve più andare a zonzo tra le Gazzette e i siti dei Ministeri, ma adesso abbiamo un unico portale, che si occupa esclusivamente di questo aspetto, relativo alla ricerca di lavoro da parte di tutte le amministrazioni, comprese quindi le Regioni, gli enti locali e le autorità indipendenti, con documenti in formato aperto per ciò che riguarda la ricerca dei bandi.

Abbiamo migliorato il testo, in modo particolare grazie ad un emendamento del Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC, che specifica la valutazione delle abilità residue delle persone con disabilità nel momento in cui si affrontano i concorsi. Questo è un tema che è stato portato avanti e che è estremamente importante per il nostro Gruppo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). A tutto questo si collega, sempre in nome della semplificazione, il progetto sicuramente più ambizioso della digitalizzazione delle procedure, con il Sistema pubblico di identità digitale (SPID) e l'anagrafe unica. Sappiamo infatti che abbiamo ben 24.000 pubbliche amministrazioni con sistemi operativi diversi e quindi, attraverso il provvedimento in esame, si va verso un'operatività sicuramente diversa, badando a un'altra cosa che per Forza Italia è sempre stata importantissima, ovvero le competenze. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). La caratteristica dell'intervento è infatti quella di occuparsi del "rinnovamento" della pubblica amministrazione, da cui tante persone sono andate via per la cosiddetta quota 100 e in cui dobbiamo immettere giovani preparati, ma anche preparare coloro che magari hanno una certa età e non sono abituati a utilizzare il sistema digitale, attraverso le competenze. Ciò ha portato al rilancio della Scuola nazionale dell'amministrazione, contenuto nel decreto al nostro esame, e naturalmente del Formez, che ha sicuramente una sua importanza.

Infine, ieri è stato presentato - non so se i colleghi hanno avuto modo di vederlo - il portale dell'assistenza tecnica per il personale tecnico e amministrativo degli enti locali, denominato "Capacity Italy". Tale portale diventerà il punto di riferimento per venire incontro a tutte le esigenze fortemente manifestate dai Comuni, piccoli e grandi, e da tutti gli enti locali, nell'applicazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

È un portale che secondo me, vi dico la verità, ha una portata rivoluzionaria. Quando ho iniziato a occuparmi dell'applicazione del PNRR, non riuscivo bene a capire dove potesse andare a interfacciarsi un Comune, che era poi quello che mi chiedevano i Comuni del mio territorio. Progressivamente i Ministeri hanno messo in piedi degli help desk e creato delle strutture. Oggi tutto questo viene ricondotto a unità con questo portale di assistenza tecnica, che avrà una funzione importantissima, perché, come vi dicevo, riuscirà a far compiere un salto di qualità sostanziale agli enti locali che sono protagonisti dell'attuazione, soprattutto anche in ordine ai benefici che derivano dal PNRR e dalle varie riforme che stiamo mettendo in campo.

Nella sostanza possiamo dire di aver fatto un buon lavoro. Lo hanno fatto sicuramente i Ministri di Forza Italia, perché quello che stiamo esaminando è un provvedimento nel quale sono stati coinvolti. Hanno fatto un'opera titanica - voglio ripeterlo - il senatore Cangini e il capogruppo Vitali in 1a Commissione, insieme chiaramente ai colleghi.

Il dato di fatto è che l'operazione del PNRR, che molti magari dicono di non capire, di non comprendere o di non avere il quadro di carattere generale, in realtà va avanti con il rispetto preciso del contratto che abbiamo sottoscritto con l'Europa dopo le risoluzioni del Parlamento e che segnerà sicuramente un cambio di passo nel nostro Paese. Io ci credo molto, non solo per le grandissime risorse impegnate, ma perché effettivamente è la ragione di fondo che ci tiene tutti insieme - diciamo quasi tutti - in questa maggioranza per dare una prospettiva diversa e risolvere i problemi sui quali ci piangiamo addosso da anni, tra cui la digitalizzazione, i portali operativi, i problemi degli enti locali, vale a dire tutto quello che ho cercato sinteticamente di elencare.

C'è poi qualcosa che sta a noi, e così concludo. Mi riferisco alla fiducia e soprattutto alla capacità di credere nel lavoro che facciamo, come ci hanno creduto le Commissioni e come ci crede sicuramente tanta gente che si aspetta dei cambiamenti. Il pessimismo all'italiana non serve: dobbiamo avere la schiena dritta ed essere fieri del lavoro che stiamo portando avanti. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Alessandrini. Ne ha facoltà.

ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli senatori, rappresentanti del Governo, è mia intenzione condividere con voi tutti una riflessione sull'importanza che può assumere il PNRR in un settore che considero fondamentale per lo sviluppo della nostra società. Mi riferisco all'istruzione e alla formazione.

Si trascorrono più ore a scuola che con la famiglia; è a scuola che si stabiliscono rapporti, non solo di studio per i ragazzi e di lavoro per il personale docente e non, ma anche di amicizia e di condivisione. Il mondo scolastico è un contenitore talmente ampio che al suo interno trovi l'universo: non solo istruzione e lavoro, bensì lo sviluppo della personalità, la crescita dei rapporti, della socialità, dei sentimenti e dell'emotività e, quando sei un docente, non ti limiti a fornire un servizio, ma entri nella vita dei ragazzi e delle famiglie e loro entrano nella tua, con la creazione di empatia e relazioni.

Il mondo della scuola ha una rilevanza strategica per la formazione dei cittadini di domani e noi dobbiamo mostrare rispetto, considerazione e senso di responsabilità verso quel mondo, troppo spesso dimenticato, svilito da politiche poco rispettose per la classe docente e per gli studenti, quasi fosse un settore di serie b.

I giovani e la classe docente percepiscono tutto questo con un senso di disagio, perché, se non investiamo in maniera accorta con la diligenza del buon padre di famiglia, come si diceva, sfruttando al meglio l'opportunità del PNRR, perdiamo l'ennesima occasione per intraprendere un percorso virtuoso. E agire quando è troppo tardi può significare non agire affatto.

In questo decreto-legge si prova a dare risposta a quanto ci chiede l'Europa a fronte della quota parte del finanziamento del Next generation EU, pari a 24 miliardi, ovvero una selezione e una formazione dei docenti che miri all'acquisizione delle competenze pedagogiche, didattiche e soprattutto della didattica innovativa.

Si stabilisce che per la professione di insegnante delle scuole secondarie di primo e secondo grado, compresi gli insegnanti tecnico-pratici, bisogna intraprendere un percorso universitario e accademico di formazione iniziale e abilitazione e poi fare un concorso per entrare in ruolo.

L'accesso ai percorsi abilitanti è selettivo e il numero viene deciso annualmente sulla base del fabbisogno di docenti. Il percorso consentirà il conseguimento di 60 crediti formativi universitari (CFU), che permetteranno di accedere ai concorsi a cattedra. La frequenza di questi corsi sarà obbligatoria e in presenza; quest'ultimo criterio potrà essere derogato di un massimo del 20 per cento.

Tutto perfetto, un mondo nuovo, ma un legislatore che può dirsi tale non può ignorare il mondo imperfetto che esiste attualmente e deve cercare di contemperare le legittime aspettative dei nuovi insegnanti con i diritti che rivendicano i docenti che hanno consentito alla scuola di operare in questi anni. Ad esempio, è stato elemento di forte polemica il tema dei 24 CFU. Il testo licenziato dal Governo poche settimane fa, infatti, non riportava alcuna specifica su quello che fino a oggi è un requisito per accedere ai concorsi ordinari per docenti.

La legislazione scolastica deve avere continuità; non si può, fino al giorno prima, prevedere un meccanismo, e il giorno dopo rivoluzionarlo senza prevedere regimi transitori. A questo, fortunatamente, i senatori hanno posto riparo.

Un plauso va alla maggioranza, che in questo e in altri momenti ha lavorato compatta e determinata per migliorare un testo troppo drastico in molti aspetti, per usare un eufemismo. (Applausi). Anche sul fronte delle coperture finanziarie la lotta è stata dura: coprire le voci di spesa del nuovo meccanismo di formazione con le risorse della carta del docente appariva davvero indigesto e anche su questo aspetto, fortunatamente, si è registrato un cambio di passo. Rimangono incertezze sul taglio delle cattedre previste in 10.000 nel testo iniziale, ora ridotte sulla base del criterio del calo demografico e del turnover del 2026.

Altri aggiustamenti sono stati approvati in Senato: l'accesso per i primi tre cicli del percorso di formazione iniziale di chi è in servizio nella scuola statale o paritaria nei limiti della riserva dei posti indicata; la remissione alla contrattazione nazionale dell'incentivo; il ritorno nell'alveo della contrattazione della definizione del numero di ore aggiuntive; l'accesso alla specializzazione su sostegno per chi ha svolto già tre anni nell'attività.

Avremmo gradito una maggiore considerazione delle migliaia di precari utilizzati da anni nella scuola che non si sono potuti abilitare per la mancanza dei percorsi dedicati; si sarebbero potuti prevedere, però, percorsi abilitanti per tutte le categorie di insegnanti; prevedere l'allungamento della fase transitoria per poter assorbire il precariato storico (il 2024 è un tempo troppo limitato). Si sarebbe dovuto insistere di più e non piegarsi troppo ai Diktat europei. Utile sarebbe stata anche la riapertura delle graduatorie di merito degli idonei nei concorsi.

Infine, è triste pensare - entro il termine del 2024, ovvero quello fissato per l'ipotetico riassorbimento dei precari - l'accesso alla prima prova a risposta aperta; possa essere questa subordinata con DPCM al superamento di una prova preselettiva.

Provengo dal mondo della scuola, lo sapete, sono una docente: è un ruolo professionale che mi ha permesso di stare vicino alle famiglie e agli alunni in un clima di profonda collaborazione e crescita, soprattutto attraverso l'ascolto attivo anche sui territori di tutto il personale scolastico, i dirigenti, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), i direttore dei servizi generali e amministrativi (DSGA), i docenti; di riflesso, gli alunni e le famiglie.

La scuola, oltre ad essere un servizio educativo alle persone, rappresenta un potente fattore strategico per lo sviluppo sociale ed economico di ogni Paese: dalla scuola dipendono la formazione culturale e professionale delle nuove generazioni, le vere leve del nostro futuro. Insieme a tutto questo, la scuola funge ancora da ascensore sociale, facendo crescere e valorizzare i talenti e cambiando i destini. Il settore istruzione rappresenta il vero pilastro della nostra società, il motore per la ripresa socioeconomica del nostro Paese in questo momento di grandi difficoltà provocate dalla crisi pandemica e dalle conseguenze della guerra in Ucraina. Credo e mi auguro che queste mie riflessioni dettate anche dall'esperienza professionale siano condivise da tutti. Inoltre, a fronte di quanto premesso da molti e da ultimo anche dal presidente Draghi, la politica nelle sedi istituzionali deve rispondere in modo deciso e concreto: la scuola deve tornare ad essere al centro dell'impegno di ogni Governo e noi in questi giorni lo abbiamo dimostrato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Bisogna avere il coraggio di fare un cambio di marcia, investire più risorse economiche nel settore e intraprendere percorsi di formazione obbligatoria che non favoriscano le diseguaglianze, ma che puntino esclusivamente a favorire la crescita professionale dei docenti. Tutti i docenti hanno bisogno di essere valorizzati e possono esserlo se motivati e soddisfatti dal proprio lavoro, necessitano di una maggiore dignità economica proprio per la loro importante funzione e meritano rispetto dal momento del reclutamento fino a quando sono immessi in ruolo. Il reclutamento dei docenti non può essere tradotto in un quiz a crocette: occorre selezionare docenti per la loro capacità di trasmettere amore per il sapere, per la loro capacità di fare didattica innovativa e inclusiva. Il vero reclutamento è sul campo e parte da quello spirito che gli insegnanti hanno dimostrato con dedizione e coraggio durante la pandemia, improvvisando piattaforme e nuove metodologie didattiche per amore dei propri alunni, per non far perdere loro i percorsi educativi. Investiamo adesso con un'azione decisa della politica. Il rinnovamento della scuola esige un percorso condiviso, ascoltando chi quel mondo lo vive quotidianamente.

Concludo il mio intervento ringraziando relatori, i membri delle Commissioni, i Sottosegretari, i Capigruppo, in particolare ovviamente le senatrici Saponara e Pirovano, che ci hanno seguito in questo percorso difficile e complesso, dal quale è emersa una maggioranza parlamentare coesa e decisa a raggiungere obiettivi comuni per l'istruzione, dimostrando quel senso di responsabilità che auspico si riproponga nelle azioni del Governo; quel senso di responsabilità che, in un momento di crisi economica e sociale, di guerra, di pandemia, di incertezza come questo, in cui i cittadini cercano risposte concrete ed efficaci da chi li governa, dovrebbe fungere da faro della nostra azione politica e del nostro lavoro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il mio intervento verte prevalentemente sull'articolo 27, relativo all'istituzione del Sistema nazionale prevenzione salute, anche se noi riteniamo più corretto parlare di protezione della salute, dal momento che la salute è un bene che si tutela e si protegge e non che si previene. Si prevengono le malattie e le condizioni che possono alterare lo stato di salute; spiace sinceramente che il Ministero della salute non abbia voluto accogliere questa razionale e logica modifica che volevamo apportare con un nostro emendamento a prima firma del mio collega Giuseppe Pisani.

L'istituzione del Sistema nazionale di protezione della salute e il recente inserimento nella nostra Carta costituzionale dell'ambiente come bene da tutelare, costituiscono norme di grande valore e significato e sanciscono il giusto grado di attenzione che lo Stato italiano rivolge finalmente all'ambiente e, di conseguenza, ai temi posti dalle alterazioni ambientali provocate dalle attività umane; tra queste l'inquinamento, causa primaria dei cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo il nostro pianeta e delle alterazioni della salute di tutti gli esseri viventi sulla terra: uomini, animali e piante.

Il Sistema nazionale di protezione della salute nasce nell'ottica di creare un nuovo assetto istituzionale di prevenzione sanitaria, in coerenza con il principio one health, cioè una salute unica di ambiente, uomini e animali, perché non può esistere la salute degli esseri viventi in ambienti malsani ed inquinati. Esso svolgerà le sue funzioni operando in sinergia con le strutture del Sistema nazionale di protezione dell'ambiente, istituito nel 2016, ed avrà compiti prevalenti di prevenzione, controllo e programmazione sanitaria, per ridurre i rischi e gli impatti sulla popolazione delle malattie acute e croniche, trasmissibili e non trasmissibili, associate ad inquinamento e cambiamenti climatici.

Quanto sia importante e non ulteriormente differibile avere una specializzazione del nostro Sistema sanitario nazionale in tema di patologie correlate e conseguenti al degrado dei nostri ambienti di vita e di lavoro lo dimostrano gli avvenimenti dell'attuale pandemia da Covid-19 e delle epidemie precedenti, che hanno trovato impreparati molti Paesi, specie quelli a basso reddito, le cui scarse risorse dei servizi sanitari non consentono ancora di tenere sotto controllo la diffusione virale.

Un ambiente degradato ed inquinato, oltre a favorire la diffusione di patologie trasmissibili, costituisce anche causa primaria e fattore predisponente di malattie non trasmissibili quali tumori e patologie degenerative. L'Organizzazione mondiale della sanità stima che circa il 25 per cento circa delle malattie è causato da fattori ambientali e che ogni anno sono circa sette milioni le morti premature attribuibili alle conseguenze dell'inquinamento.

Gli stessi studi hanno dimostrato che una efficace attività di prevenzione riuscirebbe ad evitare l'insorgere di numerose malattie e a salvare circa quattro milioni di vite, ripeto: quattro milioni di vite, solo tra i bambini.

Occorre, pertanto, creare maggiore consapevolezza, conoscenza e formazione tra i medici e gli operatori del Sistema sanitario nazionale, specie a livello del territorio, per promuovere una corretta valutazione degli stati patologici conseguenti o favoriti dalle alterazioni ambientali antropiche, specie dai vari tipi di inquinamento urbano, industriale, agricolo, biologico ed elettromagnetico e per predisporre un'efficace attività di prevenzione per la mitigazione degli effetti di queste patologie sulla popolazione.

Per l'attuazione dei servizi del Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici si prevedono cinque linee di intervento fino al 2026, finanziate da risorse per poco più di 500 milioni di euro, a valere sui fondi del Piano nazionale complementare. Nello specifico, sono stanziati circa 415 milioni per il rafforzamento complessivo delle strutture e dei servizi del sistema congiunto protezione dell'ambiente e prevenzione salute a livello nazionale, regionale e locale, migliorando le infrastrutture, le capacità umane e tecnologiche e la ricerca applicata; 49 milioni per lo sviluppo e l'implementazione di programmi operativi pilota per la definizione di modelli di intervento integrato, salute, ambiente e clima, in due siti di interesse nazionale (SIN) selezionati; sei milioni circa per formazione di livello universitario e programma nazionale di formazione continua in salute, ambiente e clima, perché noi non dimentichiamo quanto sia importante la formazione per poi agire di conseguenza; 21 milioni di euro per promozione e finanziamento di ricerca applicata con approcci multidisciplinari in specifiche aree di intervento salute, ambiente e clima; infine, otto milioni di euro per una piattaforma di rete digitale nazionale Sistema nazionale prevenzione salute e Sistema nazionale protezione ambiente.

L'operatività sinergica dei due sistemi, oltre ai benefici conseguenti all'adeguamento degli organici che molti operatori, sanitari e ambientali, auspicavano da tempo e all'implementazione delle risorse tecnologiche, compresa la creazione delle reti di connessione digitale, consentirà significativi vantaggi. Tra questi si possono sicuramente segnalare una significativa riduzione dei tempi di intervento, un coordinamento più efficace ed una risposta più celere ed adeguata agli interventi acuti, una più corretta ed adeguata definizione dei livelli essenziali di assistenza nella programmazione sanitaria in tema di prevenzione, in coerenza con analoghe azioni in materia di livelli essenziali e delle prestazioni ambientali.

Quindi, voglio auspicare che questa misura, fortemente sostenuta dalla componente politica del MoVimento 5 Stelle fin dall'inizio dell'attuale legislatura, non sarà disgiunta dall'impegno e dal contributo dei singoli cittadini nel perseguire, con i propri comportamenti virtuosi e rispettosi, gli stessi obiettivi di salute unica degli uomini e dell'ambiente in cui vivono.

In conclusione, invece, voglio accennare ad un'altra questione rimasta aperta nel decreto-legge al nostro esame.

Parlo dell'emendamento 14.8, che non è stato approvato, riguardante i tecnici della ricerca in possesso di abilitazione scientifica nazionale. Si tratta di un problema che conosco bene, ma che non mi riguarda direttamente non essendo io in possesso di tale abilitazione. Pertanto, non sono in conflitto di interessi nell'affermare quanto segue.

Questi ricercatori (perché di ricercatori si tratta), così come quelli a tempo indeterminato, sono di fatto esclusi dalle procedure di reclutamento del personale docente universitario. Con l'emendamento si proponeva non una corsia preferenziale o una procedura agevolata, ma semplicemente la possibilità per gli aventi diritto (perché se si ha un'abilitazione, si ha anche il diritto di poterne usufruire) di accedere alle selezioni.

Per questo, spiace leggere quello che qualche burocrate del Ministero dell'università e della ricerca, che evidentemente l'università non la conosce realmente o forse voleva solo proteggere un vecchio sistema baronale, ha scritto nel parere contrario a tale emendamento.

Certamente per diventare professori associati non si può prescindere da procedure di reclutamento molto selettive e che presto - ce lo auguriamo tutti - saranno più trasparenti e selettive, ma neanche dall'ammettere a tale selezione chiunque abbia i requisiti per partecipare. Tutti ci auguriamo che vincano i migliori, ma se non facciamo partecipare tutti come facciamo a sapere che i migliori non sono rimasti fuori dalla porta?

Questo sistema auto-conservativo è quello che scoraggia e fa fuggire i nostri giovani e allontana i cittadini dalla politica. Il nostro dovere, come politici, in quest'Aula e nella nostra attività è proprio quello di aprire la strada ai migliori e alla speranza di cambiamento e meritocrazia. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, intervengo anzitutto per complimentarmi con la Commissione perché ha finalmente introdotto, grazie a un emendamento sollecitato dalla collega Modena e appoggiato da altri Gruppi, la soluzione a una situazione che si perpetuava da qualche anno e che riguardava dei precari della giustizia.

Si tratta di un problema di fondo che si inquadra in un criterio che è alla base di questa riforma, concernente l'utilizzazione delle competenze acquisite sul campo. Questo concetto è stato coniugato ed elaborato, ma non ha avuto sempre la stessa applicazione (per questo ringrazio la collega Modena). Anche in questa riforma, come spiegherò, per un emendamento dichiarato inammissibile, vi è certamente un qualcosa che contraddice la stessa logica.

Badate, per me non è la prima volta. Io ho predisposto 19 disegni di legge prima di entrare in Parlamento e, grazie a Dio, sono stati tutti approvati senza alcuna modifica (nemmeno una virgola), forse perché nelle passate legislature c'era una maggiore attenzione: si discuteva e, prima di arrivare all'approvazione, c'era una riflessione e tutti intervenivano anche con modifiche. Ricordo addirittura che c'erano alcuni rappresentanti della Coldiretti, che erano effettivamente dei coltivatori e che in materia di giustizia, una volta capito qual era il problema, intervenivano anche in Aula. Vi era infatti una diversa partecipazione, non come adesso in cui c'è una scarsa presenza durante la discussione generale. Io do molta importanza alla discussione generale, anche in Commissione, perché in sua assenza non c'è la capacità di valutare i problemi.

Nel provvedimento in esame c'è anche un altro aspetto. Non è una novità, ma è un principio in cui ho sempre creduto e che ho richiamato anche l'altro giorno nella dichiarazione di voto sul nuovo ordinamento giudiziario.

Che cosa prevede la norma di cui all'articolo 41? L'introduzione di un osservatorio del processo civile e di un osservatorio del processo penale, appena approvati; anzi, sono appena state approvate le deleghe, ma non sono ancora stati emanati i provvedimenti e già si organizza il sistema di valutazione. Signor Presidente, lei mi insegna che talvolta, secondo la vulgata vigente, se una legge che prevede una riforma importante è stata approvata in una legislatura, non ci si può tornare dopo un anno, ma si aspetta la legislatura successiva: è uno degli errori fondamentali del nostro modo di operare, perché proprio nei primi momenti di applicazione di una riforma si vedono le inefficienze, le situazioni che non consentono di raggiungere quegli obiettivi che la riforma si proponeva. Quindi la norma al nostro esame finalmente prevede che una struttura stabile potrà dare delle indicazioni specifiche; guarda caso, parla proprio delle due deleghe che sono state approvate in questa legislatura. È questa la logica. Se invece si ritiene di piantare la bandierina, allora abbiamo approvato questa legge e non c'è più necessità di modifica. Questa era l'assurdità. Chi ragiona in termini di partito e di bandierine, non potrà mai cogliere quello che era e resta il fondamento di questa legge.

Per poterne avere cognizione vi leggo due punti. All'articolo 1 si dice che si tende «alla definizione di nuovi profili professionali individuati dalla contrattazione collettiva, con particolare riguardo all'insieme di conoscenze, competenze, capacità del personale da assumere anche per sostenere la transizione digitale». All'articolo 10, come in altri, si supera una di quelle logiche burocratiche che hanno accompagnato il nostro Paese per cent'anni. Mi riferisco a quella parte dell'articolo 10 che stabilisce che fino al 31 dicembre 2026, in deroga al divieto di attribuire incarichi retribuiti ai lavoratori collocati in quiescenza, possono essere attribuiti incarichi a chi è in pensione. Questa è una grande soluzione perché risponde a un principio: abbiamo necessità di valorizzare chi ha conquistato sul campo competenze, conoscenze, capacità di realizzare modelli di riforma tali da garantire il successo.

Il presidente Parrini ora non è presente in Aula, ma devo dire che sono rimasto scandalizzato dalla inammissibilità dell'emendamento 7.10, che avevo proposto; probabilmente è stato dichiarato inammissibile perché - così mi auguro - non l'hanno capito i Presidenti delle Commissioni competenti e anche il Presidente del Senato. Non si comprende altrimenti il perché dell'inammissibilità. Lo dico molto brevemente. Del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, ero relatore insieme alla collega Valente e uno dei Presidenti di Commissione coinvolti era il collega Parrini. Riuscimmo ad approvare, con la sollecitazione, l'accordo e l'intervenuta riformulazione da parte del Ministero della funzione pubblica, un emendamento che diceva che «una quota non superiore al 15 per cento è altresì riservata al personale di cui al periodo precedente, in servizio a tempo indeterminato, che abbia ricoperto o ricopra l'incarico di livello dirigenziale di cui all'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2011, n. 165». In quella norma, che era sempre del PNRR, veniva già enunciato il principio di utilizzazione di persone che avevano maturato esperienza e dato prova sul campo e si era addirittura precisato che vi era un'attività che doveva essere svolta da persone che avevano tutte le caratteristiche per poterlo fare, in quanto avevano una responsabilità che avevano assolto. Ebbene, poiché il decreto è stato approvato con l'accordo di tutti i Ministeri ed è diventato legge, con un emendamento presentato dal sottoscritto e dal senatore Vitali, ma che è stato presentato anche da altri Gruppi, veniva individuata una applicazione di quella norma diventata legge. Non farlo, signor Presidente, avrebbe significato non dare mai attuazione a quella norma, che sarebbe rimasta solo scritta.

La misura che avevamo proposto era del tutto analoga alla disciplina prevista dall'articolo 28 del decreto legislativo n. 165 del 2001, salvo che per la percentuale di riserva. Trattandosi, però, di una disposizione rivolta al personale che aveva già fatto il concorso e aveva dimostrato sul campo di avere la capacità di assolvere ai compiti attribuitagli dalla legge, viene spontaneo domandarsi a chi giovi impedire che personale già a tempo indeterminato possa partecipare ad un concorso - perché era previsto un concorso - mentre si era sparsa la voce che l'emendamento fosse incostituzionale. Ebbene, sono andato a controllare, perché sono stato molto attento, ed era previsto uno specifico concorso, quindi si trattava di utilizzare persone che avevano una competenza e con il concorso si sarebbe potuta superare la questione. La domanda è a chi giova e qual è la finalità, se non un problema burocratico, la volontà di qualcuno che ha preferito dimostrare che conta.

A me dispiace moltissimo, perché non mi riferisco a nessuno dei tre che ho citato, ma deve essere arrivata dall'esterno qualche indicazione e la fretta non ha consentito di approfondire la questione, che contraddice quanto è già scritto negli altri articoli, come ho detto prima. Se la finalità era avere quelle persone, non vedo perché non sia stata data la possibilità di farlo. Oggi avremmo persone che svolgono funzioni dirigenziali ai sensi dell'articolo 19, comma 6, e invece smetteranno di svolgere quella funzione con le competenze che il PNRR richiedeva. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.

PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, come faccio spesso, vorrei suddividere il mio intervento fra le cose che mi suscitano soddisfazione con riferimento a quanto previsto nel provvedimento e le cose che invece mi hanno lasciato perplesso. Questo non con l'intento di fare polemica o di lamentarmi, ma solo ed esclusivamente con la speranza di indicare una direzione, di indicare degli obiettivi che secondo me sarebbe importante perseguire al fine di tracciare una linea che ci porti alla conclusione della legislatura.

Vista la mia provenienza, evidentemente il primo motivo di soddisfazione è su una soluzione che offriremo ai Comuni inseriti nel perimetro del cratere sismico. Qualcuno potrebbe pensare erroneamente che a quasi sei anni dalla prima scossa le urgenze e le emergenze del cratere siano state superate, ma così non è. Voglio andare oltre i soliti nomi conosciuti da tutti e parlare di Comuni come Ussita o come Castelsantangelo sul Nera, che probabilmente saranno sconosciuti ai più, ma che insieme al Comune di Visso, secondo un calcolo - se ricordo bene - fatto dall'ex responsabile dell'ufficio speciale per la ricostruzione della Regione Marche, ingegner Spuri, da soli rappresentano il 10 per cento dei danni riscontrati nella Provincia di Macerata. Tale Provincia da sola presenta il 65 per cento dei danni della regione Marche, e da sola ha il doppio dei danni delle altre tre Regioni messe insieme. Questo per dire che zone devastate dal terremoto, dove ci sono più danni rispetto a quasi qualunque altra zona del cratere, non hanno ancora nemmeno una gru in centro storico.

Dico questo per evidenziare che l'emergenza è tutt'altro che superata e che le necessità di queste zone sono tutt'altro che finite. Ecco perché prevedere il trasferimento delle risorse per le minori entrate della tassa sui rifiuti (Tari) a questi Comuni è importantissimo. Visto che comunque, come dicevo prima, ci avviciniamo alla fine della legislatura, vorrei ricordare non tanto a me o ai colleghi presenti, ma anche e soprattutto a chi poi verrà dopo di noi, perché è fondamentale continuare a prevedere queste risorse. Qualcuno ingenuamente e semplicisticamente potrebbe pensare che essendoci meno persone, il costo per il servizio di nettezza urbana sia minore. Così però non è. Il costo si potrebbe scorporare infatti in due macro-categorie: i costi variabili, legati evidentemente al conferimento e quindi ridotti a causa delle minori presenze, e i costi fissi, del personale che fa i giri di raccolta e dei mezzi. Si tratta di costi che, a prescindere dalla quantità raccolta, comunque sono fissi.

Tutte le nostre aree interne mediamente hanno metà circa di seconde case e metà di case dei residenti. Ci sono delle località, però, a particolare vocazione turistica, nelle quali tale rapporto è falsato. Faccio ancora l'esempio di Ussita: se ricordo bene, a Ussita ci sono oltre 2.000 seconde case, con una popolazione residente di circa 400 persone. Indicativamente credo di non essere lontano dal vero sostenendo che circa il 90 per cento delle abitazioni sono seconde case, che contribuiscono alla copertura del costo di raccolta dei rifiuti solidi urbani e che, quindi, essendo state dichiarate per intero inagibili in questo momento contribuiscono per zero alle entrate del Comune. Se consideriamo poi che circa la metà dei residenti è in contributo di autonoma sistemazione, quindi non residente nelle soluzioni abitative in emergenza (SAE), che potrebbero contribuire al pagamento della tassa, ricaviamo che il 5 per cento circa della popolazione residente dovrebbe coprire per intero il costo residuo del servizio che potrebbe essere quantificato in circa l'80-85 per cento del costo ante terremoto.

Ecco perché è fondamentale garantire queste risorse, perché altrimenti noi porteremmo quel costo ad aumentare di una misura che ancora non è stata quantificata in maniera esatta da tutti i Comuni, ma che potrebbe essere del triplo o del quadruplo rispetto a quello che era precedentemente al terremoto. (Applausi). È evidente che questo non è accettabile perché crea una sperequazione enorme nei confronti di chi già è stato così penalizzato. Non è altresì accettabile perché va anche contro l'intento sempre proclamato di evitare lo spopolamento delle aree interne, favorendone, se possibile, addirittura il reinsediamento; intento che, chiaramente, con la sottrazione dei servizi e l'aumento dei costi non perseguiremo mai.

È vero che in montagna siamo abituati alla solidarietà al contrario. La solidarietà infatti prevede di solito che chi ha di più possa dare a chi ha di meno. Chi vive quindi in una situazione già di difficoltà, che paga i carburanti di più rispetto a chi vive in città, che paga il riscaldamento molto di più, perché non solo il costo è superiore, ma il fabbisogno è per un periodo più lungo, chi paga i generi di prima necessità già di più rispetto a tutti gli altri, evidentemente fa solidarietà. Sappiamo benissimo, infatti, che oltre la metà del costo dei carburanti è di tasse, quindi se in montagna paghiamo di più i carburanti, evidentemente contribuiamo a quei servizi che lo Stato poi a noi riserva in misura minima e che vanno a vantaggio invece di chi è in altre zone. Siamo abituati quindi alla solidarietà al contrario, però oltre certi limiti non ce la potremmo permettere. Se allora veramente abbiamo l'intento di favorire la permanenza nelle zone interne e l'obiettivo di favorire il reinsediamento in quelle zone, dobbiamo concretamente adottare delle scelte e delle soluzioni che consentano di raggiungere tale obiettivo.

Ecco perché devo esprimere rammarico per quello che manca - questo mi dà lo spunto per passare alla seconda parte del mio intervento - soprattutto con l'intento di indicare quello che, a mio avviso, dovremmo fare per rimediare a dei problemi.

Avevo presentato degli emendamenti non solo sulla Tari, ma anche sulla possibilità di derogare all'articolo 136 del codice dei beni culturali. Ne avevo presentati due: uno per tutto il territorio nazionale, perché secondo me la sperequazione creatasi tra chi è assoggettato al vincolo previsto nell'articolo 142 e chi invece è assoggettato a quello previsto nell'articolo 136 era ingiustificabile; un altro, invece, è specifico per le aree terremotate. La motivazione per questa duplice ripresentazione è perché i tempi per l'intero territorio nazionale sono ridotti rispetto a quanto invece possibile per le aree terremotate, visto che abbiamo concesso una deroga fino al 2025. Quindi, speravo che, quantomeno per le aree terremotate, l'emendamento venisse accolto, visto che quasi tutti gli edifici dei Comuni da ricostruire ricadono, appunto, nel vincolo dell'articolo 136. Purtroppo ancora non è stato così, ma spero che si possa ottenere.

Questo mi consente anche di chiudere l'intervento facendo riferimento alla situazione dei bonus, soprattutto del bonus 110 per cento, che - lo sappiamo bene - ha incontrato numerose difficoltà nella sua attuazione e in questo momento da risorsa sta rischiando di diventare un problema. Il titolo di un articolo di questa mattina parla di quasi 33.000 costruttori falliti per 2 miliardi di bonus congelati; le banche non accettano più i crediti maturati e le aziende artigiane si ritrovano con i cassetti fiscali pieni, ma senza un centesimo di liquidità.

Chiudo, evidenziando che l'anno scorso potremmo aver cambiato un paradigma: per anni, per evidenziare quanto fossero importanti le opere pubbliche e private per la ripresa dell'economia, abbiamo parlato di Piano Marshall; ora potremmo anche parlare di bonus, perché se l'uscita dalla crisi economica determinata dal lockdown è stata migliore delle aspettative, è stato anche in gran parte perché gli interventi sull'immobiliare italiano hanno favorito questa crescita economica. Per la sostenibilità del nostro debito questo sarà fondamentale. Non fermiamo questo volano. Invito perciò il Governo a risolvere immediatamente queste difficoltà e a dare quella certezza che dovrebbe essere un principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico ma che in questo momento manca. (Applausi del Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Angrisani. Ne ha facoltà.

ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, colleghi e colleghe, ci troviamo ancora una volta ad affrontare la discussione di un decreto-legge omnibus, che sotto la sigla del PNRR contiene norme che vanno dall'ambiente alla scuola, dalla giustizia al turismo.

L'esame del suo contenuto - come avviene ormai di consueto - è stato compresso in poche sedute e con l'ennesima fiducia e l'altro ramo del Parlamento si troverà la prossima settimana a dover accettare o no un pacchetto blindato. In queste condizioni è quasi superfluo sottolineare la poca fruttuosità dei parlamentari nel procedimento legislativo: da una parte, i senatori ratificano di fatto scelte compiute altrove; dall'altra parte, ai deputati non viene neanche concessa questa possibilità, dovendosi limitare ad obbedire ai Diktat di un Governo che fa e disfa a suo piacimento. Il sistema democratico e i rapporti istituzionali, com'è evidente, sono ormai allo sbando nel nostro Paese, ma a nessuno sembra interessare più di tanto. Meglio invece voltarsi dall'altra parte e fare finta di nulla.

È in questo contesto di riferimento che si consuma l'ennesimo colpo di mano che contribuirà ad affossare ancora di più, come se ce ne fosse bisogno, il sistema scolastico italiano. Dopo aver vinto un concorso pubblico bisognerà sottoporsi ad un periodo di prova in servizio di un anno, che si concluderà però con un ulteriore test finale. Si prevede cioè un esame ulteriore dopo aver terminato le prove concorsuali. A che pro? Va bene che la scuola sia un luogo di sperimentazione, ma ci troviamo di fronte ad un unicum, non solo giuridico, ma anche logico. Naturalmente, per permettere al nuovo sistema di reclutamento, ideato dai burocrati ministeriali, di entrare a regime serviva del tempo: è allora inevitabile, come il caldo ormai torrido che attanaglia i mesi estivi, una disciplina transitoria che durerà fino al termine del 2024 e che chiaramente contribuirà a rendere ancora più complicato un quadro a dir poco desolante.

Nella fretta di accontentare gli scontenti, si commettono errori madornali, come quello di lasciare fuori dalle assegnazioni provvisorie, che in questo momento si stanno svolgendo, alcune categorie come i docenti delle graduatorie provinciali per le supplenze (GPS), persone vittime di un sistema che ha creato una figura ibrida, che non si vede garantire i diritti costituzionalmente garantiti. Molti sono genitori di bambini spesso di età inferiore ai tre anni, altri assistono parenti disabili e altri chiedono semplicemente di potersi ricongiungere ai genitori anziani.

Cari colleghi e colleghe, le responsabilità relative ai meccanismi di selezione del personale scolastico sono innanzitutto politiche. Il nostro Paese si sta abituando in materia scolastica a un trend per cui una riforma non fa neanche in tempo a entrare in vigore che già una nuova è alle porte, pronta a spazzare via la precedente e a riscrivere daccapo le regole del sistema. La scuola avrebbe urgente bisogno di norme chiare, certe e soprattutto stabili. Si parla da anni di una riscrittura del testo unico della scuola (il DPR risale al 1994), di cui non si vede traccia. Con la buona scuola sembrava che il sistema avesse toccato il fondo, tanto che uno dei punti programmatici del MoVimento che si presentava nel 2018 era proprio l'attivazione immediata di questa riforma, con lo scopo di ridare una dignità perduta alla professionalità docente, di portare al centro del sistema la questione didattica e di aumentare i salari da fame degli insegnanti.

Bisognava insistere su questi punti e non cedere ai ricatti degli alleati, che volevano che la scuola divenisse solamente un luogo di mera stabilizzazione del personale o che l'attività didattica fosse in larga parte sostituita dalle progettualità extracurriculari. Bisognava cambiare passo, per rimettere il sistema scolastico al centro del nostro Paese e puntare sulla competenza dei nostri giovani, mentre invece purtroppo assistiamo inermi a continui passi indietro. Non credo che la maggioranza dei docenti del nostro Paese sentisse l'esigenza di vedere istituita una scuola specifica per l'alta formazione o misure che incentivassero la partecipazione ad attività formative fuori dall'orario scolastico, con una premialità una tantum da riconoscere non a tutti, in funzione di una graduazione degli esiti della valutazione finale, valutata dall'alto e pensata da altri, lontani dalla realtà delle scuole. Tutto ciò non fa altro che mortificare il lavoro dei docenti.

Questa nuova ulteriore riforma del sistema scolastico non è a costo zero. Per il finanziamento del nuovo piano di formazione dei docenti è prevista una riduzione dell'organico di diritto, celata dietro il mantenimento dell'organico dell'autonomia, che è organico di fatto e non organico effettivo. Sarebbe stato molto più opportuno invece che le risorse pubbliche fossero state destinate in primis ad aumentare le retribuzioni degli insegnanti. Sappiamo tutti che gli annuali rapporti dell'OCSE ci ricordano che, in quanto a salari per la retribuzione dei professori, siamo fanalino di coda in Europa da anni. La retribuzione media di un docente italiano è pari a circa 33.000 euro, inferiore a quella dei suoi colleghi in giro per il mondo.

Ora, invece di utilizzare per il personale scolastico le medesime locuzioni che si usano per il personale di una pubblica amministrazione qualsiasi, perché questa è l'ottica dietro l'uso della parola "valorizzazione" rivolta ai docenti, si sarebbero dovuti indirizzare gli sforzi verso una rivalutazione sociale del ruolo dell'insegnante, sempre più compresso fra l'ostilità crescente delle famiglie e le riforme verticistiche del sistema dell'istruzione.

Concludo, Presidente. Lavorare oggi nella scuola, a fronte di un contesto socio-economico generale in crisi, sta diventando sempre più difficile; ma questo Governo si dimostra insensibile alle richieste che provengono da chi ogni giorno va in cattedra. Purtroppo non credo proprio che quanto previsto con il decreto-legge sul PNRR possa rappresentare un buon viatico per ridare slancio al sistema scolastico del nostro Paese; i tagli all'organico di diritto nei prossimi anni, come emerge dalla relazione tecnica allegata al decreto-legge, non lasciano presagire nulla di buono. Mala tempora currunt, soprattutto per gli alunni e i giovani in generale (Applausi dai senatori Crucioli e Granato).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà.

CANTU' (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, siamo compiaciuti che anche le nostre proposte contribuiscano ad aumentare coralmente la consapevolezza che i fondi del PNRR non possono essere spesi in modo non oculato, in sanità soprattutto, finalizzando le risorse affinché non si abbia a ripetere mai più e non ci si ritrovi mai più nella condizione di impreparazione e vulnerabilità in cui ci siamo trovati a inizio pandemia.

Perciò assume rilevanza strategica la realizzazione di un sistema nazionale prevenzione salute, non solo dai rischi ambientali e climatici, di cui bisogna sicuramente tenere conto, come recita l'articolo 27 del provvedimento in conversione, ma è indispensabile avere ben presente la necessità di fare sistema anche per il rafforzamento e il miglioramento delle attività di sorveglianza attiva e passiva, con carattere One Health, di riconoscimento dei determinanti e dei rischi e di valutazione dell'impatto degli interventi, prioritarizzando le attività di preparazione e potenziamento delle capacità del Servizio sanitario nazionale di identificazione, prevenzione e risposta delle patologie respiratorie ad elevata trasmissibilità e patogenicità, nonché di prevenzione e contrasto all'insorgenza e diffusione di zoonosi. È per questo che da tempo insistiamo - e poco abbiamo ottenuto - sulla predisposizione del Piano pandemico nazionale di prevenzione proattiva e governo dei rischi delle malattie trasmissibili a rilevanza endemica e pandemica e a carattere zoonotico e per una profilassi vaccinale davvero efficace e sicura, senza sprechi.

Siamo di fronte ad un momento cruciale della nostra storia politica e sociale, che ci impone di riaffermare con forza e determinazione, negli attuali scenari di guerra, non solo l'etica della responsabilità, ma di precorrere invece che subire, secondo l'etica della prevenzione come principio fondamentale dell'agire istituzionale per il benessere individuale e collettivo, governando l'evoluzione della pandemia, con tutti gli strumenti e le misure tecnicamente disponibili. Tale modello potrebbe essere di riferimento anche a livello europeo, andando a proporre, anziché subire le decisioni dell'Europa, incidendo con la stessa authorship dimostrata in campo economico anche per orientare le politiche sanitarie, finalizzando innovazione, ricerca e risorse, sia per vaccini efficaci e sicuri nel tempo e nella prevenzione, sia per il contrasto di zoonosi, le cui conseguenze sociali ed occupazionali, se si continua ad approcciarle deterministicamente e incontrollatamente, rischiano di essere non meno devastanti degli approcci ultraliberisti e incontrollati dei tecnocrati della BCE (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az); tecnocrati che hanno pensato di normalizzare la politica monetaria dell'Europa, riducendo gli acquisti di debito sovrano degli Stati membri e innalzando i tassi di interesse, generando un unicum dove il rimedio è peggiore del male dopo quattro mesi di guerra amplificatrice di una spinta inflazionistica già in essere, invero prevedibile e preparabile almeno da un anno, le cui responsabilità sono plasticamente evidenti.

Ecco il valore della prevenzione in tutti i settori, responsabilizzando la tecnica al servizio della politica (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), non diversamente a fronte di una possibile recrudescenza pandemica, su cui ora dobbiamo determinarci legislativamente, indicando la messa a punto delle misure di prevenzione e preparazione atte a consolidare il ritorno alla normalità. Tutto questo chiama a responsabilità politica il Governo e l'Esecutivo di Bruxelles e a responsabilità tecnico-scientifica le agenzie e gli uffici governativi preposti, sancendo un patto di collaborazione con tutte le strutture e gli uffici della sanità pubblica, umana, animale e ambientale, come indicato nei nostri emendamenti, per la realizzazione dei livelli essenziali di assistenza, di prevenzione e protezione dai rischi delle patologie trasmissibili a rilevanza endemica e pandemica e a carattere zoonotico.

I principi vanno rafforzati, inserendo tra gli obiettivi la messa in campo di misure stringenti di sorveglianza attiva e passiva con carattere One Health e prevedendo che il sistema vada a concorrere, per i profili di competenza, alla definizione e implementazione del Piano pandemico nazionale di prevenzione proattiva e governo dei rischi, demandando al Ministero della salute il dettaglio attuativo, con un cronoprogramma certo a completamento di quanto non previsto nel decreto del Ministro del 9 giugno.

Dobbiamo tutti dimostrare di avere imparato da questi ultimi due anni molto di più di quello che da qualche parte ho letto e che più o meno suonava così: «A esser forti ci hai costretto. Ti odio Covid, che tu sia maledetto».

La nostra forza, la nostra vera forza è agire, agire in prevenzione per non dover maledire. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà.

BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, ci troviamo davanti al decreto di attuazione del PNRR composto da oltre 50 articoli e necessariamente ognuno di noi deve fare delle scelte e delle sottolineature su alcuni aspetti che reputa di particolare interesse, senza per questo togliere importanza a tutti gli altri.

Dico questo per spiegare perché io mi soffermerò concretamente su due punti.

Il primo punto riguarda il fatto che dell'attuazione di questo PNRR fa parte integrante una sospensione totale, l'aver detto cioè che in qualche modo con il 30 di giugno finiscono gli effetti di una sorta di emergenza e l'aver lasciato fuori dalla percezione di tale emergenza quelle che noi chiamiamo le categorie fragili.

Avevo presentato un emendamento, ma, a dispetto di quanto pareva inizialmente, nel dibattito della Commissione straordinariamente complesso - come sappiamo - alla fine non è stato approvato. Il problema esiste e ci troviamo davanti all'idea di voler attuare il PNRR in una situazione in cui il virus rivela ogni volta la sua capacità di recuperare forza ed energia e di reimporci - in un certo senso - ritmi che richiederebbero ancora una volta particolare attenzione e capacità di presa in carico delle cosiddette categorie fragili. Tra queste, sappiamo che ci sono, per esempio, pazienti cronici, pazienti con disabilità, ma ci sono anche i familiari che di quei pazienti si prendono cura. Penso, ad esempio, al grande campo dei caregivers, su cui non riusciamo a focalizzare l'attenzione del Governo e, quindi, parte significativa delle risorse proprio del PNRR.

Questo è un punto chiave che voglio mettere in evidenza perché forse è un elemento meno visibile, che può sfuggire, anche davanti alla drammaticità del problema della guerra, su cui discuteremo oggi pomeriggio, o davanti alla drammaticità della pandemia nei momenti dei grandi decessi.

Un'ondata lunga sta colpendo parte significativa della popolazione che è anche una parte produttiva, che in altri termini non chiede di non essere impegnata o di sottrarsi alle proprie responsabilità. Chiede invece di poter lavorare e che vengano riattivate quelle misure positive in cui, per esempio, hanno lavorato da remoto, tenendo insieme la tutela della loro vita e quello che io chiamo il diritto al lavoro. Come cerniera tra questi due obiettivi ci sono coloro che assistono queste persone, che hanno le loro difficoltà, ma anche loro i loro diritti.

Ecco il primo punto che desidero lasciare veramente chiaro e in evidenza nel mio intervento.

Il secondo punto riguarda un campo totalmente diverso - d'altra parte, il decreto-legge è talmente eterogeneo con i suoi 50 articoli che c'è di tutto - ovvero prevalentemente l'università, la cultura della valutazione e in qualche modo quel cambiamento positivo (in termini di innovazione e di sviluppo) che deve venire dal mondo della ricerca, dal mondo dello studio e anche dal mondo coraggioso di chi riesce ad andare oltre gli schemi e le formule consolidate.

Non è stato facile; il dibattito su questa parte del provvedimento non è stato affatto facile, tanto è vero che si pretendeva di fare parte di questa riforma utilizzando le risorse economiche già stabilite in bilancio, sottraendo, quindi, alla scuola e all'università quella iniezione di risorse nuove che dovrebbe rappresentare il volano positivo del cambiamento.

È stato duro combattere in Commissione; è stato duro difendere ciò a cui si aveva diritto, ed è un po' il paradosso di questo Governo: se da un lato ipotizzi una grande abbondanza di risorse economiche che dovrebbero arrivare e che stanno arrivando; dall'altro, nel momento in cui formalizzi il cambiamento, la risposta che emerge è che non ci sono abbastanza risorse.

È stato duro difendere, per esempio, ilbonus per i docenti, fare in modo che il personale conservasse la sua consistenza, anche nella prospettiva che ci sono effetti negativi significativi da politiche demografiche che registrano un Paese a crescita zero, quali, per esempio, il minor fabbisogno di docenti. Ma noi vogliamo non solo che quei docenti restino, come è stato approvato nel dibattito faticoso - insisto - della Commissione, e vadano incontro a un processo di potenziamento, ma anche che le risorse relative a questo restino comunque nel comparto della scuola.

Abbiamo bisogno di mantenere uno sguardo lungo, profondo e significativo sul mondo della formazione e, tornando al tema dell'università, per esempio, sul mondo del reclutamento dei docenti universitari.

Il decreto-legge insiste su un passaggio che io chiamo la cultura della valutazione e che enfatizza proprio le modalità con cui devono svolgersi i concorsi e chiede che essi rispondano a criteri di oggettività e di trasparenza, ma anche di efficacia ed efficienza nei parametri che si utilizzano per valutare le persone. Tutto ciò rientra nella prospettiva di immaginare che non solo la pubblica amministrazione, ma anche e soprattutto il mondo dell'università devono rappresentare davvero lo snodo fondamentale perché i nostri giovani, compresi quelli che fanno corsi di dottorato, persone in qualche modo brillanti e capaci, possano trovare il loro radicamento in un contesto di professionalizzazione. Dobbiamo riuscire a vincere l'imbuto formativo, che è l'accumulo di persone con titolo di studio che però non trovano posto di lavoro, oppure quell'altro tipo di imbuto lavorativo per cui noi formiamo persone per lavori che non esistono più.

Da questo punto di vista, la cultura della formazione, che occupa gli ultimi punti del decreto-legge in esame, oggi dovrebbe diventare il fiore all'occhiello del nostro Paese. Abbiamo detto tante volte che il nostro è il Paese della cultura: lo è, come ci riconosce tutto il mondo. Peccato però che contestualmente a questo nostro essere il mondo della cultura, siamo anche il mondo degli abbandoni scolastici, quello in cui il numero dei laureati è il più basso a livello europeo. Questo perché il nostro sistema di formazione dei docenti non risponde sufficientemente alle aspettative degli studenti, delle famiglie e ai bisogni del mondo del lavoro. Se mettiamo insieme questi tre elementi, ce n'è d'avanzo per poterci seriamente porre il problema non solo delle riforme da fare nel nostro Paese per rispondere all'Europa, ma anche di quelle da noi lungamente attese e che garantiscono che la qualità di chi insegna trascini con sé la competenza di un saper fare e la qualità di una motivazione alla cittadinanza attiva, da parte di tanti giovani che in questo momento sembrano parcheggiati in attesa di qualche cosa che potrebbe avvenire, ma che non sappiamo se avverrà.

Io credo che il decreto-legge in discussione, così potente e che riguarda l'applicazione del PNRR, in un certo senso faccia già esso stesso da cerniera tra misure approvate in precedenza, senza avere un immediato riguardo al territorio, all'evoluzione della situazione e a ciò che avverrà. Noi dobbiamo già avere questi passaggi di ritocco sul nostro stesso PNRR, sapendo andare incontro alle esigenze dell'Europa, con la consapevolezza di chi vuole difendere autenticamente uno sviluppo e una spinta innovativa che ricomincia dai giovani e che valorizza, nella loro intelligenza, nella loro creatività, ma anche nelle loro energie fisiche, morali e intellettuali, proprio la spinta a trasformare un'Italia che invecchia - perché questo siamo - in un'Italia capace di ritrovare una seconda gioventù. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà.

FAGGI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, vorrei iniziare il mio intervento ringraziando innanzitutto quanti sono intervenuti prima di me, che hanno anche fatto puntualizzazioni su alcune parti del provvedimento in esame, che è molto importante. Devo, però, rilevare la scarsità dei presenti: quando parliamo di Piano nazionale di resistenza e resilienza, che tutti i giorni invochiamo come strumento volano per la ripresa dell'Italia, dovrebbe essere invece prestata una attenzione massima.

Focalizzo questo intervento su due fondamentali valutazioni che ho avuto la possibilità di fare nelle ultime giornate, anche abbastanza frenetiche, ringraziando innanzitutto le Commissioni, la 1a e la 7a, che hanno lavorato alacremente, e in generale tutto il Parlamento in modo trasversale. È evidente che spesso le valutazioni politiche fatte sulle problematiche e sulle tematiche del Piano nazionale di resilienza e resistenza hanno una convergenza politica, per cui tutti le componenti del Parlamento sono d'accordo su emendamenti, su proposte, su quello che si deve portare avanti.

Succede lo stesso ai Ministeri. Purtroppo, però, dopo quando le due realtà devono congiungersi, c'è lo scollamento. Tutto il Parlamento, al di là del colore e delle appartenenze, chiede con grande forza di portare avanti emendamenti che possano, in qualche maniera, semplificare e andare nella direzione di attuare questo strumento così importante, che ci viene chiesto anche dall'Europa. Ed ecco che i Ministeri, una volta uno, una volta l'altro, non trovano convergenza; oppure succede il contrario, con i Ministeri che avallano l'emendamento e i partiti che sono d'accordo, ma il Governo non è d'accordo.

Questa è una modalità che non va bene. Non va bene perché noi siamo agli sgoccioli di questa legislatura, molto difficile e complessa, che ci ha visto partecipi di situazioni fuori dalla norma, a partire dalla pandemia fino alla guerra. Ora abbiamo tra le mani uno strumento che dovremmo usare tutti e bene, per poter arrivare a intraprendere veramente quel percorso di ricrescita, di apertura reale che ci viene chiesto.

Al contrario, tutte le volte si ripete la stessa situazione: gli emendamenti vengono proposti con una - a maggior ragione in questa particolare fattispecie - fortissima convergenza da parte di tutti i partiti, ma solo una parte è stata mantenuta. E quegli emendamenti che sono stati mantenuti hanno sì valore, ma ve ne erano tantissimi che avrebbero potuto portare alle cosiddette semplificazione e sburocratizzazione. Purtroppo non hanno potuto essere mantenuti. E non analizziamo il perché, ma sostanzialmente il motivo è il seguente: se non è il Ministero, è il Governo; se non è il Governo, è il Ministero.

Alla fine, questo Parlamento, deputato a legiferare, si ritrova sul territorio. E quando il territorio ci chiede di dar conto del perché non siamo riusciti a portare gli emendamenti, noi restiamo col cerino in mano. Questo Parlamento non è capace di dare delle spiegazioni. Non può dare delle spiegazioni perché, anche se è un Parlamento deputato a legiferare, praticamente ha la carta, ma non ha la matita, oppure ha la matita e non la carta. Ed è un peccato.

Questo è il primo punto che volevo far osservare. Qui parliamo di Piano nazionale, parliamo di miliardi e di indebitamento per il futuro dei nostri figli. Dunque, è forse ora di fare anche una inversione di rotta. Mi permetto di dirlo con tutto il rispetto per il Governo, ma questo è un Parlamento di eletti dal popolo e merita rispetto. Cercate ogni tanto di ascoltare e accogliere quello che proviene da noi, perché siamo portatori degli interessi degli italiani, e non personali.

Ci sono delle misure abbastanza positive. Mi riferisco, ad esempio, agli enti locali, che sono quelli che poi dovranno attuare il Piano nazionale e hanno più difficoltà. Mi riferisco soprattutto ai Comuni piccoli, quelli che non hanno potuto intraprendere il percorso delle assunzioni e hanno chiesto di avere almeno la possibilità di fare il distacco per potersi aiutare tra loro. No, questo non ha potuto essere fatto. Eppure, soprattutto i Comuni del Sud più piccoli, dove c'è la maggior quantità di soldi, si troveranno nell'impossibilità di aiutarsi tra loro. Qualcosa è passato, ma rispetto all'impianto totale gli enti locali preposti all'attuazione di questo restano al palo. E, paradossalmente, restano al palo sul Piano nazionale, che è quello che l'Europa ci chiede, perché dobbiamo rispettarlo. Anche le raccomandazioni europee sono importanti, ma siamo pieni di infrazioni visto che nel corso degli ultimi vent'anni non abbiamo dato corso a diverse raccomandazioni.

Le raccomandazioni sono importanti, ma è altrettanto importante che il Governo si segga a un tavolo europeo e dica che ogni Stato ha le proprie peculiarità e fattispecie. Se delle raccomandazioni ci falciano metà degli emendamenti che possono attuare quel PNRR cui la stessa Europa ci dice di dare attuazione, è evidente che siamo di fronte a un cane che si morde la coda e si diventa ridicoli davanti a un'Europa che invece è un passo più avanti.

Non domandiamoci, poi, perché le urne sono vuote e perché c'è così tanta distanza. Noi, che siamo deputati a cercare di alleggerire e sburocratizzare, con questo provvedimento portiamo a casa delle cose con un grande sforzo da parte delle Commissioni, ma anche con una serie di ostacoli che oggi, che cerchiamo di aprirci, sono ridicoli.

È questo il processo che deve essere superato. Infatti, se non si supera il processo di interferenza e chiusura, non si riuscirà mai a essere veramente capaci di dare una svolta ed essere concreti. Ci sarà sempre il Ministero, il Ministro o chi non vuole e non si riuscirà a raggiungere l'obiettivo. Su questo obiettivo, però, non si scherza perché - come ha detto prima il collega - dobbiamo pensare a chi verrà dopo di noi. I figli e i nipoti, che abbiamo anche noi, saranno coloro su cui ricadranno le difficoltà che incontriamo quotidianamente e che non abbiamo avuto la capacità - parlo di tutti - di superare. E si tratta non dell'emendamento 6.5, ma della procedura e della capacità di essere innovativi e adeguarsi ai tempi. Ciò significa cercare un ritmo diverso, quel ritmo che non abbiamo ancora trovato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà.

MAUTONE (M5S). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, i 50 articoli del provvedimento oggi in discussione recano ulteriori misure urgenti per l'attuazione del PNRR. Come tutti sappiamo, il Piano rappresenta il documento strategico per poter accedere ai fondi del recovery fund che sono stati ottenuti dal nostro Paese, pur con grande difficoltà, grazie al lavoro certosino e alla costante applicazione del Governo Conte. (Applausi dal Gruppo M5S).

Il Piano, nella sua articolata complessità, nei suoi multiformi indirizzi e campi di applicazione, può e deve rappresentare l'autentico volano per rilanciare il nostro Paese dopo la pandemia, stimolando una transizione ecologica e digitale; favorendo un cambiamento strutturale dell'economia e segnando una nuova visione sempre più unitaria del suo sviluppo, contrastando le diseguaglianze territoriali.

Nel rimarcare che il 40 per cento dei fondi devono essere indirizzati e spesi al Sud, si è voluto rimarcare una condizione imprescindibile per poter superare quelle oggettive disparità che fino a oggi hanno frenato lo sviluppo non solo economico, ma anche infrastrutturale, sociale e sanitario del nostro Meridione, quasi sempre relegato a fanalino di coda e costantemente in affanno e in ritardo e costretto sempre a rincorrere. Tutto ciò non per mancanza di professionalità o di competenze, che anzi spesso sono costrette a emigrare fuori dai nostri confini per ottenere i giusti riconoscimenti e adeguate possibilità occupazionali, ma per una politica incapace di programmare, di gestire e attuare scelte nel solo interesse dei cittadini e delle comunità e non nella logica personalistica o nell'interesse di lobbies, di poteri occulti o di associazioni criminali camorristiche o mafiose. Il particolare momento attuale, con i fondi del PNRR arrivati e che arriveranno, comporta un grosso impegno e un profondo senso di responsabilità da parte di tutti per far fronte comune contro i loschi appetiti, mai sazi, delle associazioni criminali (Applausi dal Gruppo M5S), che senza dubbio vedono nelle nuove risorse economiche un'ulteriore occasione di arricchimenti illegali e di presenza o meglio di ingerenza, spesso determinante, nelle scelte e nelle programmazioni fatte.

Le istituzioni, le forze politiche, la magistratura e le Forze dell'ordine devono essere vigili, attente e pronte a denunciare qualsiasi ingerenza e a intervenire prontamente e con forza per contrastare situazioni poco chiare o a rischio. Il MoVimento 5 Stelle c'è, è vigile e attento, pronto a denunciare e contrastare chi, per propri interessi, può far perdere al nostro Paese un'occasione unica e irripetibile. I cittadini e le comunità sono sempre al centro del nostro impegno e della nostra azione. La malavita organizzata si sconfigge anche andando a tracciare e a verificare i percorsi delle risorse economiche schermandole dall'azione e dalle ingerenze di tali organizzazioni. (Applausi dal Gruppo M5S). Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, i suoi progetti e i suoi traguardi possono e devono rappresentare un ulteriore tassello per ridare il senso della legalità alle imprese e allo sviluppo del nostro Paese, e non un'ulteriore occasione, l'ennesima, perduta. Ecco quindi l'importanza fondamentale dell'impegno e del senso di responsabilità da parte di tutti e a tutti i livelli; condizione quest'ultima imprescindibile per meglio utilizzare i fondi del PNRR già arrivati e che arriveranno, per rispettare i cronoprogrammi stabiliti e le scadenze previste, e per presentarsi nel consesso europeo con orgoglio e senza paura, rispettosi delle regole ma decisi nell'ottenere e nel continuare nel percorso faticosamente avviato con il Governo Conte. (Applausi dal Gruppo M5S).

In particolare, vorrei soffermarmi sulla Missione 6, la Missione Salute, e su alcuni punti che ritengo più salienti e caratterizzanti del provvedimento di esame. Si definisce in primis un nuovo modello organizzativo per la rete di assistenza territoriale e prende forma l'istituzione del Sistema nazionale di prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici. Diceva prima la senatrice Pirro: più che prevenzione, dovrebbe essere protezione della salute dai rischi ambientali e climatici. Sappiamo - tutti lo sanno - dell'importanza dell'ambiente e dell'influenza ambientale negativa sullo stato di salute di tutti noi. (Applausi dal Gruppo M5S). La sua funzione è migliorare le politiche e le strategie per la prevenzione, il controllo e la cura delle malattie acute e croniche associate direttamente o indirettamente ai rischi ambientali e climatici. Basti pensare agli effetti nocivi sulla salute pubblica degli inquinamenti ambientali di acqua, aria e suolo, o agli effetti catastrofici sul tasso di incidenza delle patologie neoplastiche, del rischio derivante dall'esposizione a sostanze tossiche, spesso dolosamente disperse nell'ambiente. L'esempio lampante lo viviamo in Campania ed è rappresentato dalla terra dei fuochi.

Viene finalmente approvata e riconosciuta una più stretta correlazione e interazione del Sistema nazionale prevenzione salute (SNPS), con il Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente (SNPA). Particolarmente importante - come suggerito nelle osservazioni della nostra Commissione sanità - è che tra le funzioni del citato SNPS vi sia la predisposizione di un piano pandemico nazionale di prevenzione, capace di far fronte a pandemie o epidemie da malattie trasmissibili, per meglio programmare e controllare i rischi ad esso collegati, e non vivere la condizione che abbiamo vissuto nei primi momenti della pandemia, difficile e gravissima. (Applausi dal Gruppo M5S).

Nella nuova programmazione della nostra sanità prevista dal PNRR, sempre più importanza sarà data all'assistenza territoriale e alla medicina territoriale; nasceranno 1.350 case di comunità e 400 ospedali di comunità, per offrire una risposta integrata ai bisogni di salute e di assistenza ai cittadini, soprattutto fragili, anziani o con patologie croniche e anche per meglio tutelare la salute delle donne e dei bambini. Nelle case di comunità opereranno équipemultidisciplinari con vari specialisti e assistenti sociali, mentre gli ospedali di comunità dovranno offrire una prima risposta ai bisogni immediati di salute del territorio.

Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,01)

(Segue MAUTONE). Particolare attenzione è prevista per l'assistenza domiciliare: la casa come primo luogo di cura, appunto. È un punto fondamentale: il paziente, se viene curato nel proprio domicilio, vivrà meglio e anche di più. È prevista l'istituzione dei centri operativi territoriali (COT) per collegare i servizi domiciliari con la rete ospedaliera e dell'emergenza. Negli obiettivi sanitari del Piano non mancheranno il rafforzamento degli ospedali, dei posti letto di terapia intensiva e subintensiva. Il programma della Missione 6 del PNRR prevede, riassumendo, di investire in un Servizio sanitario nazionale sempre più vicino alle persone, in una nuova sanità sempre meno egocentrica e più capillarmente presente sul territorio.

Per fare tutto ciò - come d'altronde per tutte le altre missioni - occorre portare avanti i progetti e raggiungere gli obiettivi con imparzialità, competenza e strategia, investendo nel miglior modo possibile i finanziamenti ricevuti. Il Paese ne ha bisogno, i cittadini si aspettano molto e la politica non può deluderli.

Il MoVimento 5 Stelle farà la sua parte, come sempre, nel solo interesse delle nostre comunità. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbrollini. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, ringrazio la sottosegretaria Floridia e rivolgo un ringraziamento veramente sentito per il lavoro straordinario svolto in queste settimane ai relatori e ai Presidenti delle Commissioni, che hanno operato in un clima di grande complessità con grande serietà e autorevolezza. Un ringraziamento va a tutti i Gruppi parlamentari, a cominciare da quelli della maggioranza, ma anche a quelli dell'opposizione, perché non sono mai mancati il dialogo e il confronto, in queste settimane. Ringrazio il Governo perché, dopo tante giornate difficili e complicate, anche con orari molto particolari, siamo riusciti ad avere un testo sicuramente largamente migliorato rispetto a quello di partenza.

Oggi - come è stato ben detto anche dalle colleghe e dai colleghi che mi hanno preceduta - discutiamo un decreto veramente importante, indispensabile per l'attuazione del PNRR, in diversi settori: la pubblica amministrazione, l'università e la ricerca, ma anche l'ambiente, toccando materie come le fonti rinnovabili, l'efficientamento energetico, la salute, la sanità, passando per il cuore delle infrastrutture e delle zone economiche speciali (ZES).

Già passare in rassegna brevemente alcune materie su cui incide direttamente questo provvedimento ci fa rendere conto dell'importanza nevralgica e di sistema di un simile intervento. Non posso che essere soddisfatta, quindi, della modalità di lavoro soprattutto dei Gruppi parlamentari, che con spirito costruttivo hanno saputo anche rinunciare a qualcosa in vista di un obiettivo comune.

Credo che questo modus operandi non risulti solamente una modalità vincente per questo provvedimento, ma sia la chiave di volta per restituire centralità al Parlamento (Applausi) e all'importante ruolo che siamo chiamati a svolgere.

Insisto, Presidente, centralità del Parlamento. Diciamolo infatti fino in fondo: l'inizio non era stato dei migliori, però c'è stata una grande compattezza e una grande serietà di tutti i Gruppi parlamentari. È infatti il Parlamento che poi migliora i decreti e le leggi, ed è questa la sede in cui si decide, ci si confronta e si lavora per migliorare alcuni testi che magari non sempre accolgono le istanze del Paese. Ringrazio allora davvero tutto il Parlamento per questo spirito così costruttivo e collaborativo.

Noi di Italia Viva abbiamo chiesto e ottenuto l'impegno del Governo su tanti temi che a noi stavano a cuore e anche di questo siamo soddisfatti; a cominciare, per esempio, dall'impegno del Governo di valutare la possibilità di erogare le borse di studio per tutti i medici specializzandi che non le hanno ancora ricevute per gli anni dal 1983 al 1991. L'impegno richiesto al Governo nasce proprio dalla necessità, che ho espresso la settimana scorsa in quest'Aula durante il question time con la Ministra dell'università e della ricerca, di porre rimedio finalmente alla disparità di trattamento tra specializzandi di diverse annualità, che si è protratta troppo a lungo nel corso degli anni, nonostante anche le indicazioni provenienti dalla Corte di giustizia. Sull'altro fronte, con una nostra proposta emendativa, abbiamo chiesto una piccola proroga di qualche mese per i piccoli Comuni, con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti, che hanno ricevuto contributi per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e per l'abbattimento delle barriere architettoniche, che sono tenuti ad iniziare l'esecuzione dei lavori entro il 15 settembre 2022.

Ricordo ancora che con un emendamento di Italia Viva-PSI è stata aumentata la pianta organica dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli relativamente ai dirigenti di livello generale, al fine di fronteggiare le esigenze derivanti dall'attuale crisi in Ucraina. Nel tempo però che mi rimane vorrei concentrarmi su un settore specifico che è quello della scuola, non solo perché è uno dei settori previsti da questo Piano, ma anche e soprattutto perché in questa sede siamo chiamati a dettare regole nuove che dovranno valere sia per i docenti che per la loro formazione. Non è certamente una cosa da poco. L'adeguata formazione dei docenti va ad incidere inevitabilmente sulla qualità della formazione dei nostri studenti e, con una visione di lungo periodo, sul nostro futuro. La scuola ha dimostrato di sapersi plasmare e adattare in questi lunghi anni di pandemia, che hanno imposto nuove regole, nuove modalità di apprendimento, insomma un nuovo modo anche di fare scuola. Noi con questo provvedimento interveniamo in maniera massiccia e in più punti su questo delicato e importante settore.

Proprio in ragione del clima costruttivo e collaborativo che richiamavo all'inizio, abbiamo introdotto alcuni miglioramenti, molti dei quali proposti dal nostro partito. Mi riferisco, ad esempio, a tutte le modifiche volte a migliorare il percorso di formazione iniziale degli aspiranti docenti o le modifiche per il sostegno che abbiamo sempre definito una vera e propria emergenza nell'emergenza. A tale riguardo un nostro emendamento introduce la possibilità fino al 2025 di assumere a tempo indeterminato i docenti già in possesso dell'abilitazione.

Sono altresì positive le soluzioni individuate sia per l'abilitazione dei docenti delle scuole paritarie sia per il concorso per gli insegnanti di religione, precari da troppo tempo. Rimangono però certamente ancora delle perplessità sulla fase transitoria dal vecchio al nuovo regime, sulla valorizzazione del tirocinio sul campo e sul piano del collegamento tra sviluppo professionale e carriera.

Sono due però le criticità maggiori che come Italia Viva-PSI abbiamo rilevato, su cui per il momento si è trovata una soluzione tampone, ma su cui auspico si arrivi presto ad una soluzione di ampio raggio e di sistema. Faccio riferimento alla questione del taglio della Carta del docente e alla riduzione dell'organico. Il taglio della Carta del docente, prevista dal testo del decreto-legge, è stato scongiurato fino al 2024, grazie al nostro lavoro e allo sforzo unitario della maggioranza di Governo, che ha consentito di trovare tutte le risorse necessarie.

La Carta del docente, che mette a disposizione di ogni docente di ruolo 500 euro all'anno per il proprio aggiornamento, una delle grandi innovazioni - introdotte dalla "Buona scuola" del governo Renzi - più apprezzata dal corpo docente, è assolutamente intoccabile in ogni sua parte. L'impegno del MEF, raggiunto ieri, è quello di scongiurare il taglio anche per gli anni successivi in legge di bilancio. È qui che noi ci batteremo e abbiamo anche presentato come maggioranza un ordine del giorno vincolante - che è stato approvato - affinché questa misura della Carta del docente possa diventare strutturale, finalmente stabile e di continuità.

Sulla riduzione dell'organico, invece, rispetto al testo iniziale che sopprimeva molti posti di lavoro si è fatto un piccolo passo avanti, riconducendo in capo al Ministero dell'istruzione, non a quello dell'economia, la responsabilità di individuarne forme e modi. Non saremo però certamente soddisfatti fino a quando le risorse non saranno interamente trovate fuori dal comparto istruzione. Il PNRR prevede una serie di investimenti sulla scuola, ma si è scelto con questo provvedimento di trovare le necessarie coperture all'interno dello stesso comparto scolastico, che è già evidentemente in sofferenza. Su questi due punti monitoreremo l'operato del Governo affinché vengano sanate il prima possibile le storture presenti.

Quindi, ringrazio ancora i colleghi per tutto il lavoro che abbiamo fatto insieme e continueremo a lavorare affinché la scuola - com'è stato detto dal presidente Draghi fin dal suo insediamento - possa diventare davvero la priorità di questo Paese. È un investimento, non è una spesa sociale. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà.

DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, vorrei intervenire sul tema del PNRR splittando il ragionamento in macro e microeconomia.

Parto dal ragionamento sulla microeconomia e mi riferisco ai primi due aspetti che ciascuno di noi dovrebbe avere presenti quando ragiona sul PNRR. Penso agli enti locali e mi rivolgo soprattutto a quei colleghi che, come me, vivono in realtà periferiche e sono vicini ai problemi dei piccoli Comuni, che sono la grande ricchezza del nostro Paese, e sanno benissimo quanta difficoltà stanno incontrando i nostri enti locali che sono fondamentali - lo ribadisco - nell'efficace conseguimento dei risultati del PNRR. Credo che ciascuno di voi, almeno una volta, sia stato chiamato da sindaci ed amministratori locali preoccupati che, con le proprie strutture, non riescono a rispondere ai bandi del PNRR e talvolta non riescono nemmeno a capirne appieno le prospettive.

La prima domanda che mi viene da porre al Sottosegretario e al Governo è allora cosa si sta facendo davvero, perché ormai non siamo agli inizi, ma siamo nel pieno dell'attività del PNRR. Non è possibile che a tutt'oggi tanti amministratori non sappiano dove sbattere la testa. Questo è il primo punto che il Governo dovrebbe tenere presente se ha davvero a cuore il buon risultato e soprattutto il buon passaggio nell'economia e nei territori degli investimenti che potrebbero essere prodotti dal PNRR.

L'altro settore, che ovviamente è ad esso connesso, è quello dell'edilizia, perché sappiamo benissimo che tutte le infrastrutture dipendono e sono collegate a un efficace funzionamento del settore dell'edilizia. Vorrei aprire allora una parentesi, per ricordare che questo settore sta morendo, che sta soffrendo pesantemente per un'altra mancanza del Governo, cioè per il fatto che i crediti d'imposta collegati ai bonus edilizi sono bloccati. Abbiamo decine di imprese che hanno messo i lavoratori in cassa integrazione, decine di imprese che non riescono a pagare i fornitori, decine di imprese che rischiano il fallimento. E sono certo, cari colleghi, che, come il mio telefono e il mio computer sono oberati dai gridi di dolore delle imprese e degli artigiani italiani nel settore dell'edilizia, anche i vostri non possono non essere altrettanto attenzionati.

E il Governo cosa sta facendo? Vogliamo davvero ammazzare il cuore dell'edilizia italiana e poi pensiamo di realizzare i progetti del PNRR e le infrastrutture quando non avremo più le imprese? Le porteremo dalla Francia, grazie magari a coloro che in Francia hanno rapporti privilegiati? È questo che vogliamo fare? Altrimenti non si spiega come si possa coniugare il blocco alle imprese tramite le cessioni dei crediti con la realizzazione di un PNRR che pretende ovviamente un'edilizia italiana capace di svolgere questi lavori. (Applausi). Il tema è quello del rapporto con le PMI. Ce lo insegnava il piano Marshall, negli anni '50 del Dopoguerra, che un piano di investimenti nazionale e internazionale ha efficacia nel momento in cui il privato è coinvolto. Le nostre PMI come le avete coinvolte e quando le avete coinvolte? Si trovano esattamente nella stessa situazione di quei sindaci di periferia che non sanno dove sbattere la testa. C'è un ulteriore auspicio che vorrei allora rivolgere al Governo: muovetevi, perché il tempo non c'è più.

Passerei quindi, per esigenze di tempo, a qualche ragionamento in termini macro. Vorrei ricordarvi, come brillantemente ha esposto Gustavo Piga in un articolo sulla rivista "Il Libero Professionista", che l'erogazione dei fondi del PNRR è legata e condizionata dal fiscal compact. Torniamo a riprendere questa parolaccia, che ha tanto penalizzato, per la nostra passività, l'Italia negli anni precedenti. Ebbene il fiscal compact, cioè quel famoso 3 per cento nel rapporto debito-PIL, può tuttora condizionare l'erogazione dei fondi, perché l'articolo 21 del regolamento (UE) 2021/241 (quello istitutivo del recovery plan, prima che del PNRR), prevede che vi sia una sospensione del fiscal compact; ma questa non è la normalità. Quindi noi oggi stiamo per rientrare nel fiscal compact,se il Governo non agisce immediatamente, e rischiamo, per l'impossibilità evidente di rientrare nei parametri del fiscal compact, di vederci bloccare i finanziamenti del PNRR. Suggerisco pertanto al presidente Draghi di leggere l'articolo di Gustavo Piga e di approfondire quello che i liberi professionisti stanno sottolineando e urlando, peraltro nella solita disattenzione verso la categoria, che ormai è un'abitudine.

Sempre a proposito di questi temi, cosa pensiamo di fare sul tema dell'economia e dell'inflazione? Pensiamo di seguire la strada della politica monetaria, come negli Stati Uniti, dove l'inflazione deriva da un eccesso di domanda, ovvero pensiamo di cambiare strategia, perché in Italia e in Europa l'inflazione non è dovuta a un eccesso di domanda, ma a uno shock di offerta, per l'aumento delle materie prime? Quindi una politica monetaria di austerity serve molto a poco, anzi crea stagflazione. Vorremmo avere delle risposte su questo punto dal ministro Franco e dal presidente Draghi; noi non accettiamo di incamminare l'Italia verso la politica della stagflazione, ma chiediamo politiche di sviluppo e chiediamo quindi interventi nell'ottica dell'occupazione.

Corro, perché vedo che il tempo si assottiglia, e passo ad un breve consuntivo, per ricordare al Sottosegretario e al Governo che i primi risultati del PNRR non sono certamente entusiasmanti. Lo dice anche "Il Messaggero" in questi giorni, parlando del flop dei centri per l'impiego. Dovremmo infatti garantire 16.000 posti nei centri per l'impiego, per permettere di dare lavoro a coloro che percepiscono la nuova assicurazione sociale per l'impiego (NASPI) e il reddito cittadinanza. Si tratta dunque di 16.000 persone da assumere, grazie ai 5 miliardi di euro del PNRR, ma le Regioni ne hanno assunti solo 3.000, con un ritardo spaventoso, peraltro in un Paese che prima fa le misure, cioè dà il denaro, e dopo crea gli strumenti che avrebbero dovuto anticipare la misura. Se per il reddito di cittadinanza si fossero previsti prima gli strumenti di collocamento - lo ribadisco - e solo una volta attivi questi si fosse prevista l'erogazione, sarebbe stato un ragionamento sul quale ci si si poteva confrontare. Invece succede il contrario e anche con i fondi del PNRR non siamo capaci di assumere i professionisti necessari per creare posti di lavoro.

Ricordiamo quindi, anche guardando i semplici numeri forniti dal Governo, che nel biennio 2020-2021, cioè negli ultimi due anni, il Governo, dei 15 miliardi di euro di spesa prevista, ne ha spesi 5 e quindi abbiamo un tasso di assorbimento dei fondi del PNRR che è un terzo del pianificato. Questo sarebbe il Governo dei migliori, che ha pianificato 15 miliardi di euro e ne ha spesi 5, nel biennio 2020-2021, secondo i dati ufficiali?

Passando alle prospettive, ho apprezzato che questa mattina il ministro Cingolani abbia finalmente dato una risposta chiara sul tema del gas e abbia detto cioè, in risposta ad una mia interrogazione in 10a Commissione, che finalmente si è capito che bisogna andare a recuperare i giacimenti nazionali. Mi fa piacere: meglio tardi che mai, come ho detto in Commissione. Nella risposta, però, il Governo dice pure che mancano investimenti, che bisogna investire per riaprire i pozzi, che non è facile, perché abbiamo mancanze, abbiamo deficienze e abbiamo manutenzioni da fare. Voglio chiedere allora al Sottosegretario cosa stiamo facendo per far sì che il denaro del PNRR affluisca a quegli investimenti relativi al gas, ma penso anche alle terre rare, al litio e ai grandi giacimenti minerari, che abbiamo in Italia. Chiedo dunque cosa si sta facendo per investire nella direzione dell'autonomia energetica, che costituirebbe una prima risposta alla crisi geopolitica, anche per non dare risorse a chi vuol fare la guerra, come la Russia. Signor Presidente, in conclusione, ciò risponderebbe soprattutto al bisogno di dare agli italiani, alle imprese e ai cittadini quell'energia di cui hanno bisogno. Signor Presidente, rappresentante del Governo, facciamo quindi questi investimenti e cerchiamo di essere più efficaci di quanto purtroppo, nonostante i continui ammonimenti del Gruppo Fratelli d'Italia, la maggioranza è stata capace di fare. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà.

VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, anche io voglio ringraziare preliminarmente, per il lavoro svolto e per la pazienza avuta, i due relatori e i presidenti delle Commissioni riunite, e nel seguito del mio intervento spiegherò perché questo mio ringraziamento non è soltanto di forma, ma è anche di sostanza. Il decreto-legge in esame, esitato dalle Commissioni 1a e 7a, introduce ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, dopo quelle già introdotte dal decreto-legge n. 152 del 2021.

In particolare il testo, che introduce o integra le disposizioni per fare in modo che la pubblica amministrazione possa attuare un piano nei diversi settori coinvolti, è stato integrato con norme che prevedono, innanzitutto, nuove regole per la formazione iniziale e continua e per il reclutamento dei docenti della scuola secondaria, nonché, in secondo luogo, percorsi certi per chi vuole insegnare e definizione più chiara degli obiettivi e delle modalità della formazione dei docenti durante tutto il loro percorso formativo, con corsi annuali per reclutare con costanza il personale in maniera più rapida, aprendo le porte ai giovani.

Il contenuto del decreto emanato i primi di maggio del secondo anno del PNRR certamente segnala un certo ritardo nell'attuazione del piano italiano; allo stesso tempo, evidenzia la volontà di porre rimedio a questa dilazione di tempi e provvede a correggere e integrare alcune norme in tema.

Vengono anche stanziate ulteriori risorse finanziarie - a dire il vero poche - ove necessarie all'attuazione del piano, in alcuni casi specificando anche l'utilizzo degli stanziamenti già in bilancio.

Gli interventi normativi sono principalmente indirizzati a velocizzare le procedure della pubblica amministrazione nella realizzazione del piano, ma anche nuove procedure nel settore dell'istruzione e dell'università diventano parte integrante di un sistema che, migliorando la propria efficienza, può contribuire alla ripresa e alla resilienza del Paese.

Durante il vasto ciclo delle audizioni sono pervenute proposte qualificate da parte dei principali stakeholder dei settori coinvolti per migliorare il testo. Certamente va colmato il gap tra domanda e offerta di docenti nella scuola, testimoniato dal numero abnorme delle supplenze annuali, perché questo ostacola la continuità didattica e penalizza oltremodo la formazione dei nostri ragazzi.

Inoltre, bisogna puntare ad una più attenta formazione degli stessi docenti che poi devono trasmettere le proprie conoscenze ai ragazzi. Quindi è fondamentale puntare ad una formazione iniziale e a una continua e di qualità del corpo docente per garantire standard di insegnamento più elevati sull'intero territorio nazionale e la formazione certificata di chi insegna diventa un elemento da perseguire anche per chi insegna in ambito universitario.

Detto questo, bisogna entrare nell'ottica di una scuola che premi anche i docenti che continuano a formarsi, ma che consenta loro anche di accedere alle più opportune progressioni di carriera e stipendiali.

Il decreto è anche occasione per mettere a punto diverse altre disposizioni, soprattutto relative alla piena attuazione del piano, nel momento in cui si richiede un potenziamento amministrativo per far decollare l'utilizzo dei fondi nei diversi settori coinvolti.

Oltre a ciò, diverse disposizioni riguardano la transizione ecologica, che ora diventa un punto ancora più essenziale nell'azione del Governo, posta la centralità del riferimento di nuovi fonti energetiche alternative alle fonti tradizionali. Allo stesso tempo viene confermata l'importanza dell'implementazione della transizione digitale.

Vi sono ancora misure concrete per accompagnare la ripresa del turismo e le garanzie per la piena operatività del settore.

Sono previste, altresì, misure sulle procedure riguardanti l'Agenzia spaziale, la cybersicurezza, ma anche infrastrutture, beni culturali, zone economiche speciali e zone logistiche semplificate.

Per quanto riguarda il Gruppo Forza Italia, siamo intervenuti in via emendativa all'articolo 2, prevedendo che, fra i requisiti di professionalità ed esperienza dei partecipanti alle commissioni esaminatrici dei concorsi pubblici, fossero inclusi specialisti in psicologia del lavoro e risorse umane. Ancora, all'articolo 3, abbiamo evitato che la norma si applichi anche al personale militare delle Forze di polizia, in quanto l'eventualità di sottoporre i concorsi per il personale militare delle Forze di polizia alla disciplina generale dei concorsi per le pubbliche amministrazioni, così come definita dall'articolo 3, sarebbe risultata disfunzionale in rapporto alla peculiarità del risorse umane da reperire e all'entità per anno delle procedure da bandire. Inoltre, abbiamo inserito tra le prove d'esame per i concorsi destinati al regolamento di personale non dirigenziale misure di accertamento del possesso di una lingua e anche la valutazione di capacità logico-tecniche e comportamentali.

Abbiamo proposto - ed è stato accettato - la proroga al 31 dicembre 2024 dell'entrata in vigore della legge Madia.

All'articolo 4 abbiamo previsto che i cicli formativi indicati all'articolo 5, oltre che obbligatori, siano anche svolti obbligatoriamente e in ogni caso di promozione del personale a ruoli o funzioni superiori, nonché nei casi di trasferimento.

All'articolo 7, richiamando le norme che prevedono il trasferimento agli organismi sportivi di una quota del fondo di cui all'articolo 1, comma 561 della legge n. 178 del 2020, abbiamo previsto che i criteri e le modalità attuative per l'attribuzione delle risorse siano definiti con un autonomo decreto dell'autorità di governo competente in materia di sport.

All'articolo 10 - in tema di possibilità per le pubbliche amministrazioni di ricorrere a soggetti collocati in quiescenza per far fronte alle esigenze di rilancio degli investimenti - abbiamo espunto il termine di due anni minimo dall'andata in quiescenza per la possibilità di assunzione come consulenti, concordando in questo senso anche con altri Gruppi.

All'articolo 11 abbiamo potenziato le politiche di coesione con specifico riferimento all'Agenzia per la coesione territoriale, e in più abbiamo introdotto la possibilità - per rafforzare la capacità amministrativa degli enti locali del Sud - di consentire all'Agenzia per la coesione di procedere alla contrattualizzazione di collaborazioni con professionisti e personale in possesso di alta specializzazione.

All'articolo 12 abbiamo previsto l'ordinaria prosecuzione delle attività di formazioni condotte dalla scuola nazionale dell'amministrazione evitando aggravi finanziari a carico della finanza pubblica derivanti dall'attuale scenario.

All'articolo 14 si è aumentato da quattro a sei anni la durata dell'incarico del presidente e dei componenti degli organi dell'ANVUR e all'articolo 18 abbiamo prorogato il termine per la stipula dell'atto definitivo di compravendita, e ciò in considerazione delle situazioni economiche attuali, della contemporaneità di più interventi sul territorio nazionale, della diminuita disponibilità di materiali e mezzi, della scarsità di manodopera, dell'esigenza di garantire gli interventi in assoluta sicurezza. Tutto questo ha comportato un arco temporale di ben oltre ventiquattro mesi per la sua attuazione. Allo stato, pertanto, molte iniziative avviate nel 2021 rischiavano di non poter usufruire delle detrazioni in quanto i lavori si protrarranno almeno sino al 31 dicembre 2022.

All'articolo 15 abbiamo previsto il rafforzamento della struttura organizzativa dell'Autorità di regolazione dei trasporti tramite l'inserimento di 30 unità a tempo determinato. Inoltre, al fine di assicurare la tutela dei diritti delle persone di minore età, abbiamo rafforzato in modo strutturale l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza quale autorità terza e indipendente, con un organico massimo di 23 unità, di cui due con qualifica di dirigente di seconda fascia e uno con qualifica di dirigente di fascia prima.

All'articolo 16 abbiamo proposto con esito positivo la riorganizzazione e il rafforzamento dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli nei settori dei prodotti energetici, del traffico di merci e dei generi sottoposti al regime di monopolio, con l'aumento di sette unità di dotazione organica di dirigenti di livello generale. Sempre all'articolo 16 è stato accolto un nostro emendamento che rafforza la capacità amministrativa del Ministero della difesa.

Grazie alla nostra iniziativa emendativa, all'articolo 17 si è proceduto a stabilizzare 1.200 unità negli uffici giudiziari, come si è già detto.

All'articolo 18, laddove si prevedeva l'obbligo - posto in capo a esercenti e professionisti - di accettazione di pagamenti elettronici con una sola carta di debito o di credito, si sono inserite le carte prepagate.

Abbiamo poi inserito la possibilità - nelle Regioni di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia - di fruire di contributi in conto capitale per progetti di investimento da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche, federazioni sportive nazionali, di enti di promozione sportiva, di enti pubblici che gestiscono o sono proprietari di piscine o infrastrutture sportive.

Ancora, abbiamo previsto la possibilità di utilizzare lo Spid come strumento di identificazione elettronica per l'accesso ai servizi anche in contesti online, e così abbiamo fatto in altri interventi agli articoli 32, 37 e 43.

Riprendendo il ringraziamento ai relatori e ai due Presidenti, vorrei soprattutto dire che, una volta tanto, il Parlamento ha dimostrato di essere autorevole nell'esercizio delle sue funzioni, quando si è dovuto trattare di tutto il comparto della scuola, lì dove sembrava essere stato trasmesso un messaggio secondo il quale il Governo era proteso a rispettare il Parlamento e quest'ultimo, invece, fatto di dissennati, era composto da persone che volevano ostacolarlo.

Tutto questo non è e non è stato; infatti, alla fine l'autorevolezza e l'impegno dei relatori, e soprattutto dei Presidenti, ha consentito di far retrocedere non i Ministri, non il Governo, ma la burocrazia, che è il vero problema.

Se c'è un ritardo nel PNRR, non è colpa del Parlamento, è colpa della burocrazia e anzi il Parlamento va ringraziato per aver assecondato con dei provvedimenti i ritardi per mettere il Governo in condizione di rispettare gli impegni presi con l'Europa. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Saponara. Ne ha facoltà.

SAPONARA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, vorrei dire preliminarmente che è un piacere parlare finalmente senza mascherina.

Vorrei iniziare il mio intervento ringraziando innanzitutto i relatori, la senatrice Tatjana Rojc e senatore Andrea Cangini, i Presidenti delle due Commissioni referenti 1a e 7a, rispettivamente il senatore Dario Parrini e il senatore Riccardo Nencini, oltre naturalmente a tutti i funzionari degli uffici legislativi sia dei Gruppi parlamentari che delle Commissioni coinvolte. Signor Presidente, ho voluto fare questo ringraziamento, in cui sono inclusi tutti i colleghi senatori delle Commissioni 1a e 7a, per arrivare a dire che il lavoro sul decreto-legge in esame è stato ampiamente e responsabilmente seguito da tutte le forze politiche della maggioranza parlamentare con l'unico comune obiettivo di concluderlo entro i tempi necessari, per evitarne la decadenza, nonostante avessimo tempi strettissimi (quindi c'era questo pericolo), con il rischio di non rispettare la scadenza del 30 giugno legata al PNRR per l'erogazione di una tranche di fondi assegnati al nostro Paese nell'ambito del Next generation EU, pari a 24 miliardi.

Oltre a questa premessa, va ricordato e fissato nella mente di ognuno che nell'ambito del PNRR all'Italia sono stati assegnati circa 190 miliardi di euro tra prestiti e sovvenzioni che non vengono erogati in un'unica soluzione, ma in rate successive e subordinate al rispetto di una rigida tabella di marcia, che prevede, per ogni intervento contenuto nel PNRR, il rispetto di alcune scadenze che si traducono, in sintesi, in una serie di nuove normative e riforme che ci chiede l'Europa. Se lo vogliamo dire in altri termini, più semplicemente l'Europa ci presta i soldi, ma dobbiamo fare come l'Europa ci dice e secondo i suoi indirizzi.

Detto questo, appare chiaro l'oggetto del decreto-legge, che contiene misure urgenti per l'attuazione del PNRR. Sono in tutto 50 articoli relativi a tutti i settori, con una consistente parte relativa alla riforma della scuola che, di comune accordo tra tutte le forze di maggioranza, si è deciso di esaminare in modo inusuale mettendo da parte le appartenenze politiche, ponendosi degli obiettivi condivisi da raggiungere per ovviare alle storture che, già nelle riunioni informali antecedenti all'approvazione del provvedimento in Consiglio dei ministri, come 7a Commissione avevamo ampiamente messo in evidenza, reclamando peraltro che la materia fosse trattata in un decreto-legge a parte. Inascoltati, abbiamo così preso in mano alla situazione, convinti innanzitutto che la riforma della scuola contenuta negli articoli 44, 45, 46 e 47 del decreto-legge in esame non potesse basarsi sulla denatalità, prevedendo il taglio di 10.000 docenti, ma dovesse anzi basarsi sulle parole pronunciate dal Presidente del consiglio in occasione del suo insediamento, nel momento in cui ha affermato che è necessario investire nella formazione del personale docente, per allineare l'offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni. Noi aggiungiamo che ciò vale per tutte le categorie di docenti, mettendo risorse fresche e non, come previsto dal decreto-legge, andando a reperire le risorse per il pagamento dei tutor del tirocinio e della formazione in ingresso, sottraendole alla carta docente, ma con appositi finanziamenti del bilancio dello Stato. Non si può tantomeno pensare a coprire gli oneri necessari al finanziamento del fondo per l'incentivo alla formazione attraverso la razionalizzazione, che vuol dire riduzione dell'organico di diritto, a partire dall'anno scolastico nel 2026-2027, con particolare riguardo al contingente annuale dei posti dell'organico di potenziamento, basandosi sul fatto che se c'è denatalità ci sarà bisogno di un numero minore di insegnanti.

Un modo distorto, a nostro avviso, di intendere una riforma che, anzi, dovrebbe dare a tutti i docenti che operano da anni nella scuola le stesse possibilità di formarsi e abilitarsi, senza peraltro vedersi privati proprio dello strumento che permette la loro formazione, cioè la card docente. Su questo la maggioranza parlamentare è stata irremovibile e nelle numerose riunioni, non ultima quella di ieri mattina, abbiamo continuato ad affermare la necessità di correggere quanto previsto dal Governo nel decreto, fino allo scontro col Governo stesso.

Il Governo, dal canto suo, è stato solido nell'affermare che l'Europa vuole la riforma così e che diversamente non si può fare; fino a sentirci, addirittura, addossare la responsabilità di un ammanco nelle casse dello Stato qualora avessimo fatto decadere il decreto, con conseguente non erogazione della tranche prevista di 24 miliardi.

Siamo giunti alla fine, solo da poche ore e dopo innumerevoli incontri e trattative con il Governo, a un compromesso, riuscendo innanzitutto ad evitare il taglio di 10.000 posti del potenziamento; ad inserire risorse fresche per la formazione; a non tagliare la card docente, con la rassicurazione che sarà garantita in modo strutturale dalla legge di bilancio.

Tra gli accordi migliorativi al testo governativo che sono stati approvati in Commissione figurano anche l'accesso, per i primi tre cicli del percorso di formazione iniziale, di chi è in servizio nella scuola, statale o paritaria, nei limiti della riserva dei posti indicati, la remissione alla contrattazione nazionale dell'incentivo, il ritorno nell'alveo della contrattazione della definizione del numero di ore aggiuntive, l'accesso alla specializzazione su sostegno per chi ha svolto già tre anni di attività.

Un rammarico è non aver potuto assicurare un futuro certo a migliaia di precari, che hanno assicurato per anni la sopravvivenza del sistema scolastico e che non si sono potuti abilitare per la mancanza, da nove anni, di percorsi di abilitazione. È per questo che si sarebbero dovuti prevedere percorsi abilitanti per tutte le categorie di insegnanti.

Inoltre, era necessario prevedere una fase transitoria più lunga per poter assorbire il precariato storico, dal momento che nel 2024 sicuramente non si farà in tempo, e per di più ai precari dovrà essere somministrata una prova preselettiva. Utile, infine, sarebbe stata anche la riapertura delle graduatorie di merito degli idonei nei concorsi.

In sintesi, risultati ne abbiamo avuti, ma con molta fatica. Voglio inoltre sottolineare che, al di là del cosiddetto pacchetto scuola, su cui ci siamo trovati tutti d'accordo e che ha impegnato principalmente la 7° Commissione, per quanto riguarda il resto dell'articolato io ho purtroppo ravvisato, a malincuore, una disparità di trattamento degli emendamenti proposti a seconda dei diversi Gruppi politici.

Non è difficile verificare, da una tabella che ci siamo presi la briga di compilare, come, mentre alcuni Gruppi politici hanno visto accolti emendamenti, anche notevolmente onerosi, per altri non è stato così. Per esempio il nostro, che ha avuto pochi emendamenti accolti e per di più non onerosi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Io vorrei che questo il Governo ce lo spiegasse.

In conclusione, signor Presidente, dal canto nostro, cioè da parte della maggioranza parlamentare, vi è stata grande responsabilità, dimostrata appunto dal fatto di essere stati capaci di abbandonare le nostre proposte di bandiera pur di raggiungere gli obiettivi. In questa maggioranza, la Lega continua a fare la sua parte in modo responsabile e propositivo e lo sta dimostrando ampiamente.

A fronte di ciò, signor Presidente, vorrei che il Governo fosse altrettanto responsabile e pronto ad accogliere e difendere le istanze dei cittadini italiani di fronte all'Europa. Vorrei che il Governo non si chinasse sempre passivamente di fronte alle richieste di una Europa, che guarda in modo freddo e distaccato il popolo italiano, preoccupato solo di pianificare in modo sistematico la società.

L'Italia, con i suoi cittadini, merita un'attenzione puntuale particolareggiata, perché le sue specificità e le sue particolarità ne hanno fatto un Paese grande. Signor Presidente, signori del Governo, è una questione di dignità e noi non la vogliamo perdere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quarto. Ne ha facoltà.

QUARTO (M5S). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, discutiamo oggi le misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza necessarie per migliorarlo e renderlo fluido.

Come membro della Commissione territorio, ambiente, beni ambientali sottolineo l'importanza delle misure in materia ambientale che riguardano principalmente fonti energetiche rinnovabili, efficientamento energetico, utilizzo irriguo delle acque, rifiuti, governance del Ministero della transizione ecologica e salute dei cittadini per i rischi ambientali. Più in particolare, si promuovono la produzione e l'impiego di idrogeno verde (quello che viene ricavato dalle fonti energetiche rinnovabili); si interviene in materia di concessioni di derivazione per uso irriguo per impedire l'estrazione illegale di acqua; si agevolano le procedure dell'approvazione dei piani di bacino; si introduce il piano di gestione delle macerie legate a eventi sismici nei piani regionali per la gestione dei rifiuti; si fornisce un supporto tecnico-operativo al Ministero della transizione ecologica per attuare le misure del PNRR; si istituisce il Sistema nazionale per la prevenzione della salute dai rischi ambientali e climatici.

L'impegno dei membri del MoVimento 5 Stelle della Commissione territorio, ambiente, beni ambientali è stato notevole in sede consultiva, fornendo molteplici osservazioni alle Commissioni competenti, e proficuo in via emendativa, vedendo approvati tre importanti emendamenti. (Applausi dal Gruppo M5S).

Mi riferisco anzitutto all'emendamento Pavanelli e altri, che stabilisce che i produttori e gli utilizzatori che aderiscono a un sistema autonomo di raccolta o a un consorzio privato assicurano la copertura dei costi di raccolta e gestione dei rifiuti di imballaggio da loro prodotti e conferiti al servizio pubblico di raccolta indifferenziata anche quando gli obiettivi di recupero e riciclaggio possono essere conseguiti attraverso la raccolta su superfici private. Ciò per non gravare economicamente sui Comuni, quindi sui cittadini, e a beneficio della tutela ambientale.

L'emendamento della collega L'Abbate proroga di quattro mesi il termine per i contributi ai Comuni per gli interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile, al fine di assicurare ai Comuni con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti (ossia quelli con più difficoltà) la realizzazione degli interventi finalizzati alla messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale, nonché per l'abbattimento delle barriere architettoniche a beneficio della collettività, oltreché per l'incremento dell'efficienza energetica e di sviluppo sostenibile.

Infine, sottolineo con grande soddisfazione l'approvazione di un emendamento, a mia prima firma, di enorme valenza ecologista, che gratifica il mio impegno scientifico nell'agricoltura di precisione e quello legislativo, avendo depositato sul tema un disegno di legge assegnato alla Commissione agricoltura e produzione agroalimentare. Questo emendamento, tra l'altro, allinea il PNRR alle gravissime emergenze della siccità e della guerra in Ucraina, che stanno mettendo in ginocchio il nostro comparto agroalimentare. Si tratta di adottare, entro centoventi giorni dall'approvazione di questo provvedimento, un decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali con cui individuare i casi e le condizioni tecniche di dettaglio per l'utilizzo dell'energia sostenibile e delle tecniche di agricoltura di precisione intelligenti, che contribuiscono alla riduzione delle emissioni di gas serra, alla decarbonizzazione e all'impiego sostenibile delle risorse naturali, oltreché a un migliore uso delle matrici ambientali. È la prima volta che l'agricoltura di precisione viene normata in Italia. È normata in tutto il mondo e in Italia ci adegueremo normando questa straordinaria tecnica.

L'emendamento mira a incentivare la diffusione dell'innovazione e del trasferimento tecnologico nel settore agricolo, alimentare e forestale. Ciò è quanto mai attuale e necessario in tempi di siccità, destinata ad aumentare a causa del sollevamento della fascia climatica tropicale, a sua volta dovuta al cambiamento climatico, a causa del surriscaldamento globale che ha cause antropiche (i gas serra). È necessario, da un lato, adattarsi al cambiamento climatico e, dall'altro, contrastarlo. L'agricoltura di precisione è una grandiosa e intelligente strategia per ambedue queste necessità. Essa è il connubio perfetto tra innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale.

In tema di innovazione, l'agricoltura di precisione ricerca e sviluppa tecnologie abilitanti dell'industria 4.0 che sono in grado di effettuare preventive caratterizzazioni del suolo da coltivare, per stabilire l'ottimale fabbisogno di acqua, di nutrienti e di trattamenti. Sostanzialmente, l'agricoltura di precisione vuol dire intervenire al momento giusto, nel punto giusto, con mezzi tecnici giusti e con la dose giusta; il tutto sulla base di una preventiva conoscenza fisica, chimica e biologica dei suoli, con metodi di analisi geostatistici calibrati e validati. (Applausi dal Gruppo M5S).

In tema di sostenibilità, la smart precision farming garantisce la cura e la tutela della risorsa suolo, in quanto si può risparmiare il 30 per cento, ma anche oltre, di input agronomici (acqua, concimi, fitofarmaci, diserbanti), migliorando nel contempo quantità e qualità della produzione. La riduzione dei prodotti chimici è benefica per l'ambiente, dato che per produrli si immettono gas serra nell'atmosfera e nell'utilizzo si inquinano tutte le matrici ambientali. Inoltre, l'ottimizzazione dell'impiego delle pratiche agronomiche, grazie all'uso integrato di tecnologie avanzate, produce un risparmio di costi con conseguente maggiore redditività e competitività delle imprese agricole e una maggiore sostenibilità ambientale.

Le tecniche di agricoltura di precisione possono essere convenientemente adoperate per tutti i tipi di agricoltura (convenzionale, integrata, biologica) e potrebbero trarne vantaggio anche i piccoli produttori. Le tecniche di precisione sono quello che occorre perché l'agricoltura torni ad essere un settore trainante dell'economia, senza che si pregiudichi la sostenibilità ambientale dei processi produttivi, anzi preservando la biodiversità e la risorsa terra, fatta di fertilità del suolo e qualità delle riserve idriche. Di certo occorrerà formare nuove figure professionali, avviando specifici corsi di studio (universitari, dottorati di ricerca, percorsi professionalizzanti).

Concludo. Sostenere l'agricoltura di precisione per la green economy dev'essere un obiettivo strategico per la transizione verde e digitale del PNRR, perché, oltre che permettere uno sviluppo ecosostenibile del comparto agricolo, lo renderà resiliente ai prevedibili eventi meteoclimatici avversi e alle nefaste conseguenze della geopolitica delle risorse agroalimentari.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Rojc.

ROJC, relatrice. Signor Presidente, mi permetta di tirare una linea su queste ore di discussione davvero assai preziose. Credo che la scritta alle sue spalle indichi bene ciò che si deve seguire; ogni cosa ci ricorda i nostri doveri a certezza del progresso civile di un Paese che, pur unico e magnifico, ha bisogno di essere riformato e sostenuto nelle sue necessità, che garantiranno un futuro degno di questo nome. Un passo importante, com'è stato ribadito, è il fatto che la salute e la transizione ecologica, quindi l'ambiente, finalmente trovino un'interazione regolata. Ringrazio i colleghi intervenuti per aver esplicato le mancanze, le criticità e le necessità in questo senso.

Mi dispiace dover sottolineare invece l'intervento della collega Granato, a causa di accuse a volte davvero inopportune e offensive nei confronti di chi ha subito lutti e privazioni. Ci stiamo adoperando tutti per riformare questo Paese e adeguarlo agli standard più alti e competitivi, non certo per portarlo all'autodistruzione.

Il senatore Malan ha citato la resilienza, che è la capacità di affrontare e superare qualcosa di drammatico e difficoltoso, perciò l'articolato provvedimento ha avuto necessità di essere, appunto, una risposta reale ad alcune esigenze reali del Paese. È stato fatto bene, si poteva certamente fare meglio (questo sempre e comunque).

Mi hanno fatto molto piacere gli interventi su università e ricerca. Abbiamo bisogno di confrontarci con le capacità dei giovani, affinché possano avere sbocchi concreti nel nostro Paese: non possiamo prevedere un futuro di sviluppo senza un adeguato sistema di formazione, e conseguentemente, di accesso alle carriere e di valorizzazione del lavoro scientifico di chi fa parte o si accinge a far parte del mondo accademico e quindi bisogna dare dignità a chi rappresenta il nostro futuro nell'ampio contesto europeo, cosa che è stata sottolineata anche dalla senatrice Pirro. Ha ragione, è stato rilevato come il mosaico della scuola formi i cittadini di domani e di questo siamo responsabili tutti hic et nunc.

Si è parlato della piattaforma unica di reclutamento della pubblica amministrazione, estremamente importante per incrociare domanda e risposta, e delle necessità di chi è meno fortunato ed è stata citata l'importanza di ampliare e valorizzare le competenze.

Concordo che il PNRR rappresenti davvero un cambio di passo per rendere competitivo e contemporaneo il sistema Italia.

È stata ricordata l'importanza della condivisione della riflessione in Aula. Le critiche sul fatto che non si discute abbastanza o che le decisioni vengono imposte ci devono far riflettere. Penso che le Commissioni abbiano avuto un confronto aperto e costruttivo anche con il Governo, come dev'essere quando ci si confronta con provvedimenti di grande rilevanza politica.

Il momento che stiamo vivendo - è stato rilevato - con la guerra, la pandemia e la crisi energetica, definisce e determina scelte politiche ed economiche che devono tener conto, però, anche delle esigenze del Paese. In questo senso, credo che il decreto sia strategico, in quanto coniuga le esigenze dei cittadini, la governance del Paese e le raccomandazioni che ci arrivano dall'Europa.

Vorrei rilevare l'attenzione che si è riservata al Meridione, con lo stanziamento di fondi davvero rilevanti, e sarà compito di noi tutti vigilare affinché non ci siano ingerenze che possano ledere gli interessi della rigenerazione dei territori del Sud del Paese. È stato sottolineato da molti colleghi - lo voglio ribadire - come in questo percorso non sia mai mancato un dialogo costruttivo tra tutti gli attori, un confronto aperto, a volte aspro, ma sempre con la consapevolezza che c'è un unico fine che ci fa trovare la quadra: il bene del Paese, che supera gli interessi dei singoli gruppi e dei singoli partiti.

PRESIDENTE. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 12,58, è ripresa alle ore 15,07).

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022 e conseguente discussione (ore 15,07)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 5. Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 1, 2, 3 e 4

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022 e conseguente discussione».

Avverto che è in corso la diretta televisiva con la RAI.

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Draghi.

DRAGHI, presidente del Consiglio dei ministri. Presidente Casellati, onorevoli senatrici e senatori, il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno affronterà i seguenti temi: gli sviluppi della guerra in Ucraina e il sostegno europeo a Kiev, le ricadute umanitarie, alimentari, energetiche e securitarie del conflitto, gli aiuti a famiglie e imprese colpite dalla crisi, le prospettive di allargamento dell'Unione europea, i seguiti della Conferenza sul futuro dell'Europa.

Ci avviciniamo al quarto mese dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, iniziata il 24 febbraio. Mosca continua ad aggredire militarmente città ucraine, nel tentativo di espandere il controllo sul territorio e rafforzare la propria posizione. I combattimenti a Severodonetsk, nella regione di Lugansk, sono particolarmente feroci. Il bombardamento russo di Kharkiv, la seconda città più popolosa dell'Ucraina, aggrava il già terribile bilancio di morti e feriti. Al 20 giugno sono 4.569 i civili morti e 5.691 quelli feriti, secondo le Nazioni Unite, ma il numero reale probabilmente è molto più alto.

Continuano a emergere nuove atrocità commesse ai danni dei civili da parte dell'esercito russo. Le responsabilità saranno accertate e i crimini di guerra saranno puniti. Anche il numero delle persone in fuga dal conflitto continua ad aumentare: soltanto in Italia sono oltre 135.000 i cittadini ucraini arrivati dall'inizio dell'invasione. Voglio esprimere ancora una volta la mia gratitudine alle italiane e agli italiani che li hanno accolti. (Applausi).

La strategia dell'Italia, in accordo con l'Unione europea e con gli alleati del G7, si muove su due fronti: sosteniamo l'Ucraina e imponiamo sanzioni alla Russia, perché Mosca cessi le ostilità e accetti di sedersi davvero al tavolo dei negoziati. Durante la mia recente visita a Kiev, insieme al cancelliere tedesco Scholz, al presidente francese Macron e al presidente rumeno Iohannis, ho visto da vicino le devastazioni della guerra e constatato la determinazione degli ucraini nel difendere il loro Paese. (Applausi). Siamo andati a Kiev per testimoniare di persona che i nostri Paesi e l'Unione sono determinati ad aiutare un popolo europeo nella sua lotta a difesa della sua democrazia e della sua libertà. Durante la visita, il presidente Zelensky ci ha chiesto di continuare a sostenere l'Ucraina, per poter raggiungere una pace che rispetti i loro diritti e la loro volontà. Solo una pace concordata e non subita può essere davvero duratura. La sottomissione violenta e la repressione di un popolo per mano di un esercito non portano la pace, ma il prolungamento del conflitto, forse con altre modalità, di certo con altre distruzioni.

Il Governo italiano, insieme ai partner dell'Unione europea e del G7, intende continuare a sostenere l'Ucraina, così come questo Parlamento ci ha dato mandato di fare. Il nostro sostegno a favore di Kiev è anche un impegno alla ricostruzione del Paese. Il Consiglio europeo straordinario del 30 e 31 maggio ha discusso di questo e le conclusioni del prossimo Consiglio riaffermeranno tale impegno. Non è un'impresa che possono affrontare i singoli Stati: lo sforzo deve essere collettivo e coinvolgere anche gli organismi internazionali e le banche di sviluppo, la Banca mondiale e il Fondo monetario primi tra tutti. Vogliamo ricostruire, per ridare una casa alle famiglie che l'hanno persa, per riportare i bambini nelle scuole, per aiutare la ripresa della vita economica e sociale in Ucraina. Oggi spetta a tutti noi aiutare l'Ucraina a rinascere. (Applausi).

A Kiev ho ribadito che l'Italia vuole l'Ucraina nell'Unione europea e vuole che abbia lo status di candidato. Il Governo italiano è stato tra i primi a sostenere questa posizione con chiarezza e convinzione in Europa e in Occidente e, se non sbaglio, la prima volta che ho affermato questo punto è stato proprio in questo Parlamento. Continueremo a farlo in ogni consesso internazionale, a partire dal prossimo Consiglio europeo. Sono consapevole che non tutti gli Stati membri oggi condividono questa posizione, ma la raccomandazione della Commissione è un segnale incoraggiante e confido che il Consiglio europeo possa raggiungere una posizione consensuale in merito.

Gran parte dei Paesi vicini alla Russia, grandi e piccoli, guardano ora all'Unione europea per la sicurezza, per la pace e per la stabilità. Il percorso da Paese candidato a Stato membro è lungo, per via delle impegnative riforme strutturali richieste, ma il segnale europeo deve essere chiaro e coraggioso da subito. Oggi i Paesi, tra l'altro, sono in grado di portare avanti queste riforme strutturali più velocemente rispetto al passato. Il 3 giugno, il Consiglio europeo ha adottato il sesto pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia. È stato introdotto l'embargo su tutto il petrolio e sui prodotti petroliferi importati in Europa via mare, rispettivamente a partire dalla fine del 2022 e dall'inizio del 2023. Gli operatori europei non potranno più assicurare e finanziare il trasporto di petrolio a Paesi terzi.

Sono state escluse dal sistema Society for worldwide interbank financial telecommunication (SWIFT) altre tre banche russe, tra cui la più grande del Paese, Sberbank, e una banca bielorussa; è stato ampliato l'elenco di beni soggetti al blocco delle esportazioni, compresi prodotti chimici che possono essere usati per finalità belliche; vengono sanzionate altre 18 entità russe e 65 persone, tra cui quello che è considerato il responsabile degli orrori di Bucha; sono state sospese in Europa le trasmissioni di altri tre organi statali di informazione russa che diffondono propaganda.

Le sanzioni funzionano. Il Fondo monetario internazionale prevede che quest'anno il costo inflitto all'economia russa sarà pari a 8,5 punti del prodotto interno lordo; il tempo ha rivelato e sta rivelando che queste misure sono sempre più efficaci.

Desidero tuttavia sottolineare ancora una volta che i nostri canali di dialogo rimangono aperti. Non smetteremo di sostenere la diplomazia e cercare la pace; una pace nei termini che sceglierà l'Ucraina. Anche nei miei colloqui col presidente Putin ho più volte ribadito la necessità di porre fine all'aggressione, di parlare di pace e di definirne concretamente i termini e i tempi.

Durante il Consiglio europeo si discuterà anche dell'allargamento dell'Unione ai Balcani occidentali. Il Governo italiano è favorevole a far partire i negoziati di adesione con l'Albania e la Macedonia del Nord. Inoltre, nella discussione che si inizierà in questo Consiglio europeo, il presidente Macron presenterà il suo impegno per una comunità politica europea. Come ha già chiarito il Presidente francese, questo progetto non sarà un canale sostitutivo allo status di Paese candidato.

Il Consiglio di fine mese rappresenta un'occasione per cominciare a guardare al futuro assetto dell'Unione, ai suoi confini, alla sua sicurezza, al suo sviluppo economico. Il parere positivo della Commissione europea sull'adozione dell'euro da parte della Croazia a partire dal 2023 è un ottimo segnale, che naturalmente l'Italia coglie con favore.

Negli ultimi decenni, l'allargamento dell'Unione europea ha dato pace e stabilità a Paesi segnati dalla guerra. L'allargamento ha trasformato l'Unione europea nel più grande mercato unico del mondo, che rappresenta tra il 5 e il 6 per cento della popolazione e circa un sesto del prodotto globale. Ha creato nuove opportunità di cooperazione tra Paesi in aree di fondamentale importanza in campo energetico, nei trasporti, nella sicurezza alimentare, nella salute, nello studio, nel lavoro; ha stimolato negli Stati membri lo sviluppo di un'economia di mercato funzionante e favorito un processo di riforme sin dalla domanda di adesione. Ha esteso diritti e tutele sul lavoro assenti ancora oggi in altre parti del mondo; ha fornito un potente incentivo allo sviluppo della vita democratica e al rispetto della dignità umana e dello Stato di diritto. Come scritto nel Trattato sull'Unione europea, ogni Stato europeo che rispetti questi valori e che si impegni a promuoverli può domandare di diventare membro dell'Unione.

L'adesione a questi principi non è una considerazione secondaria, è alla base del progetto europeo.

L'allargamento dell'Unione europea, però, comporterà certamente anche una riflessione profonda sulle regole che disciplinano il suo funzionamento in politica estera, di sicurezza, in politica economica e in politica sociale. (Applausi).

È opportuno convocare al più presto una conferenza intergovernativa per discutere di come affrontare questa sfida.

Uno stimolo al cambiamento è arrivato anche dalla Conferenza sul futuro dell'Europa che si è conclusa a maggio. Le proposte dei cittadini europei - soprattutto giovani - presentate in quell'occasione, riguardano temi di grande importanza per il futuro dell'Unione, dal cambiamento climatico allo stato di diritto, e meritano di essere valutate con attenzione. Il conflitto in atto rischia di creare una crisi umanitaria di dimensioni straordinarie.

Le forniture di grano sono a rischio nei Paesi più poveri del mondo; già adesso il blocco dei porti tiene vincolati milioni di tonnellate di cereali del raccolto precedente che rischiano di marcire. Le devastazioni della guerra peggioreranno la situazione nei prossimi mesi.

Recenti bombardamenti russi hanno distrutto il magazzino di uno dei più grandi terminali agricoli dell'Ucraina, nel porto di Nikolaev, che, secondo le autorità ucraine, conteneva tra 250.000 e 300.000 tonnellate di cereali. Le proiezioni fornite dall'Ucraina indicano che la produzione di cereali potrebbe calare tra il 40 e il 50 per cento rispetto all'anno scorso. Dobbiamo liberare le scorte che sono in magazzino in modo da sbloccare le forniture per i Paesi destinatari e fare spazio al nuovo raccolto che arriverà a settembre. Nell'immediato è necessario realizzare lo sminamento dei porti e garantire l'uscita delle navi in sicurezza.

Dopo vari tentativi falliti non vedo alternativa a una risoluzione delle Nazioni Unite che definisca i tempi di questa operazione e dove l'ONU garantisca sotto la propria egida la sua esecuzione.

L'Europa, sia sul piano G7 sia sul fronte bilaterale, ha messo in atto uno sforzo di cooperazione su larga scala per aiutare i Paesi più vulnerabili. Negli ultimi giorni la Russia ha ridotto le forniture di gas all'Europa, compresa l'Italia. Dall'inizio della guerra il nostro Governo, questo Governo, si è mosso con rapidità per trovare fonti di approvvigionamento alternative al gas russo. Abbiamo stretto accordi importanti con vari Paesi fornitori, dall'Algeria all'Azerbaigian, e promosso nuovi investimenti anche nelle rinnovabili. Grazie a queste misure, potremo ridurre in modo significativo la nostra dipendenza dal gas russo già dall'anno prossimo.

In Europa l'andamento del prezzo dell'energia è alla base dell'impennata dei tassi di inflazione degli ultimi mesi. A maggio, in Italia l'inflazione ha raggiunto il 7,3 per cento, ma l'inflazione di fondo, che esclude i beni energetici e alimentari, è meno della metà.

Per frenare l'aumento generale dei prezzi e tutelare il potere d'acquisto dei cittadini è essenziale agire anche - e sottolineo anche, perché i campi di intervento sono vari e non si limitano a questo - sulla fonte del problema e contenere i rincari di gas e di energia. I Governi hanno gli strumenti per farlo. La soluzione che proponiamo da diversi mesi è l'imposizione di un tetto al prezzo del gas russo, che consentirebbe anche di ridurre i flussi finanziari verso Mosca.

Il Consiglio europeo ha dato alla Commissione il mandato di verificare la possibilità di introdurre un controllo, un tetto al prezzo.

Questa misura è diventata ancora più urgente alla luce della riduzione delle forniture da parte di Mosca. Le forniture sono ridotte, il prezzo aumenta, l'incasso da parte di Mosca resta lo stesso, le difficoltà per l'Europa aumentano vertiginosamente.

L'Europa deve muoversi con rapidità e decisione per tutelare i propri cittadini dalle ricadute della crisi innescate dalla guerra. Dall'anno scorso l'Italia ha stanziato circa 30 miliardi di euro in aiuti a famiglie e imprese. Parte di questi interventi sono stati finanziati con un contributo straordinario delle grandi aziende energetiche, che hanno maturato profitti enormi grazie all'aumento dei prezzi.

Con questa misura, abbiamo dunque chiamato le imprese che hanno beneficiato di rincari eccezionali a compartecipare a costi che tutta la società sta sopportando. È stata una scelta dettata da un principio di solidarietà e di responsabilità. L'Italia continuerà a lavorare con l'Unione europea e con i nostri partner del G7 per sostenere l'Ucraina, ricercare la pace, superare questa crisi.

Questo è il mandato che il Governo ha ricevuto dal Parlamento, da voi. Questa è la guida per la nostra azione. (Applausi).

PRESIDENTE. Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, quando sono entrato in Parlamento, ma anche negli anni più recenti, questo dibattito parlamentare sarebbe terminato così: il Senato della Repubblica, udita la comunicazione del Presidente del Consiglio dei ministri, la approva. (Applausi). Credo che sarebbe una pagina decorosa per il Parlamento, perché il teatrino che si sta sviluppando fuori da quest'Aula è semplicemente incomprensibile: ed uso un termine molto democristiano, nel senso che voglio essere gentile. (Applausi).

Teatrino incomprensibile, perché palesemente estraneo rispetto alla materia che è in discussione, in quanto la materia in discussione, pur essendo drammatica e riguardante la vita di milioni di persone, è un pretesto per inserire e discutere altre questioni.

Colleghi, parlando a nome del Gruppo per le Autonomie, io sono totalmente convinto che nella relazione del Presidente del Consiglio vi sia tutto, anzitutto il nostro impegno per la pace che deve essere accettata dal Paese che è stato aggredito e che noi sosteniamo per la semplice ragione che non possiamo avallare, come nuova regola internazionale, la sopraffazione del forte contro il debole. (Applausi). Pertanto, signor Presidente del Consiglio, noi con le sue parole ci impegniamo per la pace, ci impegniamo per sostenere il Governo ucraino e ci impegniamo, signori senatori, con un progetto ed una idea per l'Europa.

Il Presidente del Consiglio ha parlato delle nuove ipotesi che sono sul tappeto: dell'allargamento dell'Europa ai Balcani occidentali; dell'ipotesi "macroniana" della nuova comunità politica europea; delle regole obsolete che l'Unione europea ha e che vanno superate. Dunque, c'è tutto nella sua relazione ed è inutile lambiccarci con altre cose.

Colleghi, vorrei terminare con una sola riflessione. Qual è la forza delle dittature rispetto alle democrazie? Pensateci un minuto. La forza risiede nel fatto che le dittature hanno il vantaggio del tempo: un dittatore decide dal mattino alla sera, mentre il Presidente del Consiglio, giustamente, parla con il suo Consiglio dei ministri e poi riferisce in Parlamento. Le dittature hanno un vantaggio, che è la tempistica. Non possiamo non essere consapevoli di questo.

Quando nei mesi scorsi abbiamo sostenuto in quest'Aula che il tempo e la fatica di sostenere Kiev sarebbero state la chiave di volta della resistenza delle democrazie, avevamo già chiaramente capito quello che si sarebbe manifestato e che, purtroppo, si sta manifestando. Con il passare del tempo la forza di resistenza diminuisce perché ci sono degli interessi, ci sono il problema alimentare e quello energetico, c'è l'inflazione e le democrazie non sono abituate a resistere.

Colleghi, diamo allora, a maggior ragione, il segno di un Paese serio. Quando ho visto lei, insieme ai suoi colleghi, dentro quel treno, ho pensato che eravamo veramente dalla parte giusta. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-PSI). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio dei ministri, onorevoli colleghi, ci sono dei momenti nella vita di un Parlamento in cui l'interesse di tutti deve prevalere rispetto alle parti.

Ci troviamo a svolgere questa discussione oggi, 21 giugno, giorno del solstizio d'estate, in cui in teoria c'è più luce. Nella politica planetaria è il giorno in cui c'è meno luce da tanto tempo.

Chi fa politica e ha passione per la politica e chi vuole studiare le cose sa che il 24 febbraio scorso è cambiato tutto: sono venuti in meno gli equilibri che stavano alla base degli accordi raggiunti in occasione della Conferenza di Yalta e le conseguenze di quanto successo le vedremo per decenni e generazioni, in quanto vanno ben oltre i confini dell'Ucraina, pur naturalmente importanti.

Non si sta discutendo della Crimea e del Donbass. Si sta discutendo del futuro del mondo: dal chicco di frumento, ossia la geopolitica e la sovranità alimentare, fino allo spazio, in quanto per la prima volta dagli anni Sessanta si stanno introducendo elementi di divisione anche tra le missioni spaziali. È un cambiamento epocale che riguarda l'energia, il cibo e, ovviamente, la nostra capacità di confrontarsi tra democrazie e non democrazie, come diceva il collega Casini. È un tema enorme.

Di fronte a questo, il cittadino che segue la politica, ma che non ha tutti gli strumenti di passione personale per poter approfondire ogni passaggio, si sente invadere da un sentimento di sfiducia. Altro che solstizio d'estate! Vede buio quando va a fare il pieno di benzina o deve pagare una bolletta che è il triplo di quella dello scorso anno. Tu gli dici che abbiamo fatto diversi sforamenti. Ma lui risponde che non sa quali sforamenti abbiamo fatto, ma sa che paga una bolletta che è triplicata.

Il cittadino - lasciatemelo dire - nutre anche la preoccupazione psicologica legata a un sentimento comprensibile. Dopo due anni di Covid ci eravamo detti di ripartire, ma è arrivato un problema che - forse - è potenzialmente più grave persino dell'emergenza pandemica, che tra l'altro non è finita, anche se è naturalmente molto meno grave.

Di fronte a questo, penso che ci sia una cosa da dire a quest'Aula rispetto alle discussioni su quello che Casini ha chiamato "teatrino", ed io mi associo. Non sono uno di quelli che si possono scandalizzare se all'interno dei partiti si aprono discussioni, e non sono uno di quelli che possono teorizzare che le discussioni nei partiti fanno del male alla democrazia: non è detto che sia così; non è necessariamente vero il contrario, ma non è detto che sia così. Siamo professionisti, non siamo una banda di populisti, quindi sappiamo che queste cose avvengono. Quello che possiamo chiedere a tutti e a ciascuno è di essere seri rispetto alle priorità del Paese, perché la gravità della situazione internazionale, che mette insieme la carestia, la siccità, la crisi energetica, la crisi demografica, un problema esistenziale di questo pianeta (si arriva anche a parlare di guerra nucleare), richiede che chi si vuole dividere lo faccia rispettando la dignità e l'onore di questo Parlamento e di questo gioco politico (Applausi), e non cercando degli alibi e dei finti alibi per le proprie discussioni. (Applausi).

Parliamoci chiaro: un fiume ha tracimato e gli argini non saranno più quelli di prima; non ci prendiamo in giro. Il fiume ha tracimato e noi oggi, dopo il 24 febbraio, dobbiamo andare a fare la conta dei danni; anzi, prima ancora dobbiamo bloccare l'alluvione. È evidente che quando Draghi, assieme a Macron e assieme a Scholz, fa il viaggio in treno, dà un messaggio di orgoglio al sistema Paese, ma - attenzione - dà anche un messaggio bello e difficile, ossia che l'Europa da questa crisi o ne esce vincitrice sul medio periodo o non ne esce viva. Questa crisi infatti probabilmente non vedrà un vincitore nella guerra: sul terreno nessuno vincerà questa guerra. Ma o l'Europa vince la pace o, nel momento in cui siamo in una situazione di difficoltà come quella che ho ricordato, non possiamo non vedere che la Russia sta portando avanti una strategia finalizzata a spostare ad Oriente l'asse geopolitico del mondo. Non possiamo non notare quello che sta accadendo tra India e Cina. Non possiamo non capire quello che sta accadendo in molte parti del mondo, dall'Africa ai Paesi arabi, che dicono: voi non siete più il centro del mondo. Se vogliamo tornare ad essere il centro del mondo, dobbiamo essere capaci di un'iniziativa politica, che sia di sostegno all'Ucraina, ma anche diplomatica, che sia in grado di scrivere la pagina nuova della pace.

In questo, credo che il Presidente del Consiglio italiano, il Presidente della Repubblica francese e, il Cancelliere tedesco abbiano rappresentato tutti noi. Per fare che cosa? Per fare una cosa molto semplice, signor Presidente. Certo, continuare a sostenere l'Ucraina, e noi abbiamo votato a favore delle sanzioni alla Russia e delle armi all'Ucraina perché, senza questi provvedimenti voluti dal Governo Draghi, oggi avremmo visto la Russia prendersi l'Ucraina e una storia totalmente diversa. (Applausi). Dovete essere orgogliosi di aver sostenuto il Governo in questo momento storico.

È evidente che questo non può non portarci a fare delle domande. Quando leggo - lo dico al mio amico Ministro della difesa - che la NATO sta ragionando e che Svezia e Finlandia parlano adesso con la Turchia, vorrei che ci fosse una voce - sono certo che Guerini sarà tra quelle - che potesse dire agli amici turchi che noi non sacrificheremo le ragazze, le donne, i ragazzi, gli uomini curdi (Applausi), che sono stati in questi anni il nostro elemento di salvezza nella guerra all'ISIS. Il mondo non inizia oggi e finisce domani. Se sette anni fa non ci fossero state le ragazze curde, questo pianeta sarebbe finito nelle mani degli estremisti islamici. E io non accetterò di barattare la libertà e l'indipendenza delle donne e delle ragazze curde semplicemente per l'interesse di un'altra forza internazionale, qual è quella che viene rappresentata dalla Turchia. Di quest'idea ne possiamo parlare? Possiamo parlare del fatto che il terrorismo internazionale continua a colpire e che vengono colpiti i templi dei Sikh a Kabul e le chiese in Nigeria? Possiamo avere il coraggio di dire che le ragazze, le bambine di Kabul non meritavano un anno fa il disinteresse della comunità internazionale, visto che adesso nessuno dice più niente (Applausi) e noi siamo gli unici che continuano a ribadire che quelle vite sono tanto importanti almeno quanto lo sono quelle degli ucraini e degli italiani?

Voglio dire - e mi avvio a concludere - che la politica estera è una cosa seria; la politica estera non è inseguire un tweet, non è cercare un like, non è prendere un "mi piace".

C'è un mondo che ci sta scoppiando tra le mani e le persone che seguono da casa il nostro dibattito ci chiedono di essere all'altezza della sfida del domani, sapendo che noi europei o troviamo una strada insieme o non avremo un futuro. Basta partire dai dati di previsione demografica per vedere che la sola Nigeria, nei prossimi venticinque anni, sarà più grande non dell'Italia, ma dell'intera Unione europea, perché arriverà a 450 milioni di persone, mentre in Europa siamo fermi, con una curva piatta e le civiltà, amici cari, finiscono così, come ci insegna la grande storia dell'Impero romano e come ci insegnano tante pagine di storia.

Oggi, che è il 21 giugno, mi viene in mente quella frase di Shakespeare che dice: «Ora l'inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa». Ebbene, cos'è l'inverno del nostro scontento? Probabilmente nei partiti politici che si stanno dividendo ci sono varie ragioni di scontento, ci sono varie ragioni per guardare all'inverno che li ha attesi o li attenderà, ma quello che deve essere chiaro per noi da qui alla fine del 2022 è che abbiamo una responsabilità: siamo di fronte alla più grande crisi economica degli ultimi anni, paradossalmente peggiore di quella del 2008-2011, perché il costo della vita sta crescendo a livelli che non vedevamo almeno da un ventennio, quando all'improvviso, con l'entrata dell'euro - che ci ha salvato - i prezzi sono raddoppiati. Ebbene, abbiamo questa consapevolezza da qui a dicembre, per cui facciamo i seri, fate i seri, litigate sulle cose serie. Poi ci sarà una campagna elettorale nella primavera del 2023 e vi divertirete come volete, ma da qui a dicembre 2022 venga prima l'interesse dei cittadini che in questo momento vedono un inverno dello scontento non dietro di loro, ma davanti ai loro occhi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà.

MONTI (Misto). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, ringrazio lei, signor Presidente del Consiglio, ed il Governo per il modo serio, pragmatico e responsabile in cui guidate l'Italia e contribuite con forza ed autorevolezza in Europa e in sedi ancora più ampie a definire una posizione italiana ed europea su questa drammatica vicenda. Il mio sostegno è pieno.

Vorrei contribuire al dibattito con due considerazioni. La prima, che si riallaccia a quello che il Presidente ha detto riguardo alla proposta del Presidente Macron della comunità politica, è che credo che la decisione di dare subito un segnale forte di volontà dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea sia in questo momento necessaria. Vorrei però anche fare presente che molti dei problemi più seri che l'Unione europea ha dovuto affrontare negli anni scorsi sono nati da frustrazioni sviluppatesi a seguito di promesse premature di entrata nell'Unione europea. È questo il caso della Turchia, quando nel 1999, sotto l'impulso emotivo del presidente Chirac, il Consiglio europeo, disattendendo le raccomandazioni della Commissione, si è precipitato ad Ankara per fare promesse molto sollecite di negoziati e di ingresso e questo ha contribuito grandemente alla frustrazione della Turchia nei confronti dell'Unione europea. Non sto dicendo che non sia necessario oggi dare tutti i segnali possibili all'Ucraina, ma teniamo presente che la lunghezza delle procedure di preparazione non è un riflesso odiosamente burocratico, ma è un insieme di atti che si fanno per dare sufficiente preparazione e forza al Paese che entrerà, affinché non soccomba subito alla pressione del mercato unico. Mi sembra quindi un segnale politico di grande volontà immediata di averli, di serietà peraltro nelle procedure per la preparazione, unito a questo concetto che oggi può valere per l'Ucraina ed è stimolato dall'Ucraina, ma che potrebbe essere di carattere più generale, di una comunità politica come senso di destini comuni, su cui il presidente Macron sta lavorando.

La seconda e più rapida considerazione è la seguente: lei, Presidente, è qui oggi, noi siamo qui oggi, a causa della legge n. 234 del 2012. Qual è la ratio politica di questa legge che prevede questi appuntamenti? La legge fu fatta per rafforzare la partecipazione dell'Italia ai processi di decisione dell'Unione europea. Mi permetto di offrire una testimonianza visto che fu il mio Governo a presentare quella legge approvata a larghissima maggioranza dal Parlamento. Prima di allora, il Governo non discuteva con il Parlamento la linea da seguire al Consiglio europeo. Partecipando alle riunioni del Consiglio europeo in quella stagione di grave crisi finanziaria, mi resi presto conto che la parte più forte in quel momento, la cancelliera Merkel, nell'intento di resistere alle pressioni che a quel tavolo venivano da Italia e Francia affinché la Germania non si opponesse ad una governance proattiva della zona euro, capace di sconfiggere la speculazione e ristabilire la fiducia nell'integrità dell'euro, di fronte a questo pressing, continuamente diceva che lei sarebbe stata disposta a venirci incontro, ma, doveva tenere conto del Parlamento e della Corte costituzionale. Finché serenamente una volta le feci presente che ciascuno di noi, seduto a quel tavolo, aveva un Parlamento e persino una Corte costituzionale. È vero però che il Parlamento non emetteva allora indirizzi, vincoli, pressioni sul Governo, che sono viceversa utili anche per dargli forza.

Vorrei concludere dicendo però che altro è quella ratio politica di rafforzare il Governo e il Presidente del Consiglio con un mandato parlamentare quando si trattava, come si tratta nella gran parte dei casi in sede di Consiglio europeo, di questioni tra i membri dell'Unione europea. In questo caso però si tratta di definire una posizione dell'intera Unione europea nei confronti di un Paese esterno, amico e aggredito, e credo che tutto possa essere considerato, studiato e fatto con forza tranne immaginare ostacoli per ragioni particolari, che i senatori Casini e Renzi hanno bene illustrato, all'azione del Governo e del Presidente in questa circostanza. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà.

FERRARA (M5S). Signor Presidente, il MoVimento 5 Stelle dal 24 febbraio ha con fermezza condannato l'aggressione militare russa contro l'Ucraina perché contraria ai più basilari principi del diritto internazionale. Pensare nell'Europa del XXI secolo di mutare i confini di un Paese sovrano con i carri armati è semplicemente inaccettabile e per questo ci siamo subito schierati al fianco del popolo ucraino con aiuti umanitari, accogliendo profughi e sostenendo la legittima resistenza di un intero Paese, seppur consapevoli che questo conflitto è la degenerazione di una frattura che si doveva e poteva comporre anni fa.

Colleghe, colleghi, aprendo un libro di storia, ci rendiamo conto che le date più significative sono segnate da guerre e anche i giorni che stiamo vivendo verranno studiati sui manuali di storia dei nostri figli. Allora dobbiamo sforzarci di cambiare paradigma, senza cedere alla stessa perversa logica del passato. È indispensabile che questa storia la scriviamo bene oggi. Noi vogliamo che quando i nostri figli e i nostri nipoti leggeranno ciò che stiamo decidendo oggi, siano orgogliosi del nostro lavoro e consapevoli che abbiamo fatto l'impossibile per lasciargli un mondo in pace. Purtroppo non sarà un compito facile. Le recenti minacce russe alla Lituania, nel caso in cui Vilnius non revochi il blocco al transito delle merci tra Kaliningrad e il resto della Federazione Russa, sono pericolose. La Lituania è nella NATO dal 2004 e l'Unione europea non può permettere che questa possa diventare la scintilla in grado di far degenerare il conflitto. In Commissione affari esteri, emigrazione, pochi minuti fa abbiamo audito l'ambasciatore dell'Unione europea a Mosca, Markus Ederer, che ci ha rassicurato sul transito delle merci.

La mia forza politica, però, ha sempre sollecitato la necessità di giungere a una soluzione politica del conflitto. Anche nei momenti più bui di questa guerra abbiamo implorato che si accendesse la luce della diplomazia e continueremo a farlo fino a quando le parole prenderanno il posto delle pallottole. (Applausi).

Presidente Draghi, i pilastri che contraddistinguono da quasi un secolo la nostra collocazione geopolitica sono in estrema sintesi tre: quello europeista, quello atlantista e la vocazione mediterranea. Pensare di far venire meno anche uno di questi tre pilastri equivale a far cedere l'intero assetto internazionale del nostro Paese e di questo ne abbiamo piena contezza. Però, Presidente, converrà che questo non può e non deve impedirci di avere una postura critica su certe scelte, non ci deve impedire di ricordare ai nostri partner che guerre come quelle contro Afghanistan, Iraq e Libia hanno seminato morte e distruzione proprio come quella odierna in Ucraina. Allora mi domando e vi domando: qual è il metodo per evitare una guerra? Come ho già avuto modo di evidenziare in quest'Aula all'inizio del conflitto, compito della politica dovrebbe essere quello di anticipare i problemi, di prevenire certe degenerazioni. In certi frangenti è indispensabile essere razionali, non farsi travolgere dagli eventi, non indossare subito l'elmetto, ma escogitare soluzioni alternative, non dimenticando i bisogni di quegli italiani che rappresentiamo.

Come è stato fatto dal nostro presidente Conte ai tavoli europei, noi chiediamo di far valere, con coraggio e determinazione, gli interessi nazionali, in particolare delle categorie più fragili. Noi auspichiamo che a quei tavoli sia rappresentata la sofferenza di troppe famiglie ed imprese che dopo due anni di Covid oggi subiscono anche le conseguenze economiche di questo conflitto. Ed è indispensabile, in questo momento storico, proprio come è stato fatto con il recovery fund, ancora di più sviluppare politiche keynesiane in grado di azionare quel moltiplicatore economico di cui necessita il nostro Paese: un esempio è il superbonus al 110 per cento, che sta rilanciando il settore edilizio e sta rendendo le nostre abitazioni più sostenibili e sicure. Allora, presidente Draghi, glielo dico chiaramente: questa misura virtuosa va sostenuta e non osteggiata. (Applausi).

In conclusione, dopo quattro mesi di guerra noi le chiediamo di farsi portavoce al Consiglio europeo di due punti per noi importanti: primo, sollecitiamo nuovamente la necessità di porre in essere iniziative politiche orientate a giungere al più presto a un cessate il fuoco e poi a una definizione pacifica del conflitto; secondo, serve un più pieno e costante coinvolgimento del Parlamento in relazione all'indirizzo politico che verrà perseguito dal Governo italiano nei consessi europei e internazionali, inclusa l'eventuale decisione di inviare nuove forniture militari. (Applausi).

Concludo davvero dicendo che dopo migliaia e migliaia di vittime è indispensabile passare dalla diplomazia delle armi alle armi della diplomazia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà.

ABATE (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, presidente Draghi, siamo qui a discutere - se così si può affermare - di quello che lei dovrebbe andare a dire nel prossimo Consiglio europeo il 23 e 24 giugno.

Ebbene, Presidente, lei dovrebbe andare a riferire all'Europa non solo quello che questa anomala e discutibile maggioranza di Governo aggiusta nelle segrete stanze del potere per far proseguire a tutti i costi questo Governo che non rappresenta affatto il volere della Nazione, ma anche e soprattutto quello che il popolo italiano sovrano, sfiancato e messo in ginocchio da una pandemia prima, da un'assurda guerra nel cuore dell'Europa poi e da impietose e devastanti speculazioni della nera e oscura finanza, chiede: il popolo italiano, contrariamente a quello che il mero potere politico pone in essere, chiede che lo Stato italiano non invii più armi e armamenti letali all'Ucraina, anche perché non sappiamo in che mani queste armi andranno a finire, come ha ben spiegato il procuratore antimafia Gratteri.

Possono essere messe in atto tutte quelle strategie politiche e diplomatiche per il cessate il fuoco; anzi, preciso che dovevano già essere state attuate, per evitare che il conflitto scoppiasse nel cuore dell'Europa. Negli eventi esiste sicuramente un "durante", esiste un "dopo", ma esiste anche un "prima" e anche lì bisognava agire. Tutto il tessuto produttivo della Nazione, quello vero, non quello delle banche e delle lobby, ma quello che produce e che distribuisce equamente la ricchezza, quello che ha ricostruito l'Italia nel Dopoguerra, cioè tutto il mondo delle piccole e medie imprese e soprattutto gli agricoltori e i pescatori, che in questo momento rappresento, che non ce la fanno più a sostenere i costi delle proprie imprese, chiedono che lei, presidente Draghi, vada in Europa e dica a gran voce, forte e chiaro, che si deve procedere con priorità e determinazione a cercare di attuare politiche per calmierare assolutamente il costo del gas e del petrolio, perché questo sembra veramente un gioco premeditato e assurdo per buttare fuori dall'economia tutte le piccole e medie imprese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.

NUGNES (Misto). Signor Presidente, la Realpolitik, a ogni nostra recriminazione sui danni enormi e inconcepibili della guerra, ci risponde sistematicamente che si tratta di effetti collaterali: la morte, la distruzione ambientale, la fame a livello globale, che genera altri morti. Ma possiamo ben dire che anche la sicurezza internazionale a questo punto è considerata dal Governo un effetto collaterale e trascurabile, visto che né il Governo, né la sua maggioranza sembrano essere stati scalfiti dalle parole decisamente allarmanti del segretario generale dell'Interpol Stock, che ha denunciato come l'abnorme quantità di armi che circola in Ucraina stia già diventando oggetto di un traffico criminale, mafioso e forse terroristico. Le sue testuali parole sono state: «I criminali si stanno concentrando già adesso su queste armi. Anche le armi usate dai militari, le armi pesanti, saranno disponibili sul mercato criminale. I criminali di cui sto parlando operano a livello globale, quindi queste armi verranno scambiate tra i continenti». Tutto ciò che è trasportabile diventerà potenzialmente oggetto di traffico in Europa e oltre: non solo fucili e pistole, ma varie armi da guerra, compresi i missili portatili antiaereo e anticarro.

Sembra che non ci dobbiamo neanche preoccupare del fatto che, tra le armi partite dagli arsenali di parecchi dei Paesi della NATO e che potremmo ritrovare sul nostro territorio, ci sono anche i famosissimi missili anticarro portatili Milan. I vecchi modelli di questi missili - ricordiamolo, Presidente - hanno un sistema di puntamento che contiene e rilascia torio, un metallo pesante altamente radioattivo e cancerogeno, di cui sono già pieni i poligoni NATO di Capo Teulada e Quirra in Sardegna, dove ne sono stati sparati a migliaia, con conseguenze devastanti, Presidente, per ambiente e salute. Proprio lo scorso 10 giugno è iniziato il processo per disastro ambientale dell'area del Capo, che vede imputate parecchie cariche dell'Esercito. Questi missili sono stati inviati in Ucraina ufficialmente dalla Francia, ma anche dall'Italia, sebbene qui da noi il Governo Draghi si trinceri dietro la linea del segreto di Stato (segreto all'italiana, però).

Ciliegina sulla torta del Governo dei migliori, che non si vergogna di averci portato con altri sul baratro della distruzione socio-economica, politica, ambientale e alle porte della guerra nucleare, il 16 giugno, nella base militare di Ghedi, è stato consegnato in pompa magna, scortato da tre Tornado, il primo cacciabombardiere F-35A, capace di dispiegare bombe con testate nucleari, già presenti a Ghedi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signor presidente Draghi, questo è un Consiglio europeo decisamente importante, che segna la fine della Presidenza francese, con delle questioni che hanno a che fare con il futuro dell'Europa e anche con le emergenze che abbiamo davanti. Ci arriviamo, signor presidente Draghi, con un passaggio che fa in qualche modo la storia: quella fotografia a Kiev - sua, di Emmanuel Macron e di Olaf Scholz - dimostra che oggi non c'è più l'asse franco-tedesco, ma c'è un motore a tre - Italia, Francia e Germania - (Applausi) che, oltre a rallegrarci, ci riempie di responsabilità: penso non solo al Governo, ma a tutte le forze parlamentari. Siamo quindi consapevoli che questo passaggio e anche il voto di oggi interrogano e responsabilizzano tutti, parlamentari e Governo. Abbiamo il dovere di dare un mandato pieno a lei, signor Presidente del Consiglio, e dobbiamo farlo avendo in mente la credibilità del Paese. Spero e penso che ci dovremo arrivare votando una risoluzione con degli impegni precisi, perché è stato fatto un lavoro importante, che sarebbe sbagliato frustrare.

Lo dico perché arriviamo a questo Consiglio europeo avendo fatto i compiti a casa e avendo mantenuto la compattezza del fronte occidentale e del fronte europeo. Quando dico «abbiamo», mi riferisco al sistema Italia, perché il nostro ruolo è stato fondamentale: siamo stati in prima linea nel definire il sistema delle sanzioni; siamo stati in prima linea nell'aiutare a costruire l'innalzamento dei dispositivi della NATO, con delle scelte importanti e, anche interrogando le nostre coscienze, abbiamo assunto una scelta chiara sul tipo di aiuti da dare al popolo ucraino, per esercitare la propria legittima difesa. L'abbiamo fatto non a cuor leggero, ma con la consapevolezza che stavamo dalla parte giusta, dalla parte delle democrazie liberali.

Da questo punto di vista, penso sia necessario inaugurare una seconda fase, come avete in qualche modo fatto con quel viaggio. Oggi, anche nelle parole d'ordine e nella narrazione, si deve spostare l'attenzione sulla capacità di raddoppiare le iniziative diplomatiche per arrivare alla pace, al cessate il fuoco e alla possibilità di rilanciare i negoziati, ed essere protagonisti di due operazioni: da una parte, c'è il tema della diversificazione energetica, il price cap a livello europeo, una battaglia in cui tutto il Governo e lei, signor Presidente, siete in prima fila; dall'altra parte, oltre al tema dell'energia, c'è lo sblocco del grano, per evitare una carestia. Non ci sono infatti solo i Paesi europei, ma dobbiamo pensare anche al Nord Africa e alle conseguenze che potrebbero arrivare da quel territorio, in termini di flussi migratori e di incapacità di pensare a un futuro in quelle realtà.

C'è poi il tema che riguarda la questione dello status di candidatura. Anche in questo caso penso che abbiamo il dovere di dare un segnale forte: sappiamo che probabilmente non vengono soddisfatti appieno i criteri, ma bisogna essere capaci di giudicare con criteri politici. Certamente poi si dovranno rispettare anche i criteri di Copenaghen e il percorso sarà lungo. Ma guardo con favore alla comunità politica europea se non è considerata un parcheggio, ma piuttosto qualcosa di parallelo in cui si dice agli ucraini e a coloro che scelgono di guardare a Bruxelles e al sistema delle democrazie liberali che possono subito abbracciare la Comunità europea e in quella riconoscersi, sapendo che il percorso è già avviato. Quindi bene il conferimento dello status di candidatura.

Allo stesso tempo, signor Presidente, come Gruppo Partito Democratico le chiediamo grande fermezza nel chiedere l'apertura dei negoziati per l'Albania e la Macedonia del Nord. (Applausi). È una nostra richiesta. Abbiamo con loro una collaborazione proficua da tempo. Guardano all'Italia come ad un Paese amico, che può aiutarli nel loro percorso in Europa.

Da ultimo, su questo, ormai andiamo verso un sistema a più velocità: lo è nei fatti quando si parla di comunità politica europea; l'Europa a 27 ha fatto un avanzamento senza precedenti, va coltivata nelle conquiste raggiunte. Alcune modifiche - lo diceva anche il ministro Di Maio l'altro giorno alla riunione con cui abbiamo chiuso i lavori della Conferenza sul futuro dell'Europa - possono essere fatte a trattati vigenti. Altre modifiche probabilmente dovrebbero intervenire soprattutto sul tema delle politiche fiscali, della politica estera e di difesa comune. Sia il ministro Di Maio che il ministro Guerini sanno quanto sia complicato prendere decisioni su questioni fondamentali per il futuro del nostro continente e per non piangere poi lacrime di coccodrillo quando assistiamo a vicende come quelle che hanno riguardato i curdi nel ritiro degli Stati Uniti dalla Siria o l'imbarazzante retrocessione in Afghanistan, lasciando le donne afghane al loro destino. Ecco, non possiamo permetterci che questo avvenga in futuro.

Da questo punto di vista, abbiamo il dovere di pensare a come affrontare la sfida della modifica dei trattati. Abbiamo alzato il livello delle aspettative.

Presidente, non c'è solo la conferenza intergovernativa. Penso che vada presa in considerazione anche una convenzione europea per la modifica dei trattati che coinvolga i Parlamenti nazionali e sia capace di dare risposte. So che non è facile costruire il consenso a livello europeo, ma insieme alla conferenza intergovernativa teniamo anche aperta la possibilità di una convenzione europea di modifica dei trattati coinvolgendo i parlamentari europei e i Parlamenti nazionali, perché oggi è in gioco il futuro dell'Europa.

Da ultimo, penso che dobbiamo avere il coraggio, proprio come avete fatto voi insieme a Macron e a Scholz, di agire anche fuori trattato, se ce n'è bisogno. Lo abbiamo dimostrato. Oggi lei celebra l'ingresso della Croazia nell'euro; lo abbiamo fatto perché abbiamo agito fuori trattato.

Penso che sulla politica estera e sulla difesa europea, a un certo punto, se ci rendiamo conto che gli strumenti che stiamo mettendo in campo non sono sufficienti, dovremmo avere anche il coraggio di provare a investire sulla dimensione comunitaria, sull'unione politica, perché è in gioco il futuro del nostro continente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà.

SACCONE (FIBP-UDC). Signor Presidente del Consiglio, mentre noi siamo qui riuniti la Lituania è oggetto di una minaccia dell'uso delle armi da parte della Russia, semplicemente perché essa ha bloccato alcune merci oggetto di sanzioni comminate dall'Unione europea.

Signor Presidente, ho ascoltato alcuni interventi e li sto leggendo in alcune rassegne di agenzie di stampa: mi sembra un dibattito dissociato dalla realtà quello a cui stiamo assistendo.

In quattro mesi di guerra non è cambiato nulla da poter indurre l'Italia a cambiare la sua strategia.

Presidente Draghi - non tutti raccontano il suo incontro, qualcuno non lo fa mai - in occasione del vertice a Washington ha ribadito al presidente Biden che è necessario, accanto al tavolo delle sanzioni, sforzarci di aprire un tavolo della dialettica, dei negoziati, per fare in modo di giungere al cessate il fuoco. Tutto questo viene sempre cancellato e distorto nel dibattito italiano.

Ho ascoltato alcuni colleghi che mi hanno preceduto: vogliamo che lei si occupi della pace, ma non le si dice mai come. Non comprendo se la pace per alcuni amici senatori sia legittimare la continua annessione dell'Ucraina da parte della Russia; non capisco quale concetto abbiano della pace. Nonostante l'impegno anche di altri Capi di Stato stranieri verso il cessate il fuoco, non vi è stato nulla da parte del presidente Putin, nessuna forma di distensione; non solo non ha smesso di bombardare, ma ha addirittura intensificato i bombardamenti. È chiaro a tutti - anche a quelli che abbiamo ascoltato nei giorni scorsi in televisione, coloro che ci dicevano che Bucha era una messa in scena - che Putin si fermerà solo quando avrà raggiunto sul campo alcuni suoi obiettivi strategici.

E noi cosa avremmo dovuto fare, cari colleghi senatori? Avremmo dovuto fingere che tutto andasse bene o, cinicamente, avremmo dovuto auspicare che la Russia invadesse e conquistasse l'Ucraina in una settimana?

Sono convinto, signor Presidente del Consiglio, che qui dentro non ci sia nessuno così spudorato da pensare che, se la Russia avesse conquistato l'Ucraina in una settimana, avremmo garantito la pace in Europa. Penso che nessuno sia spudorato fino a questo punto, perché è evidente a tutti, anche a quelli che fingono di non sapere, che, se la Russia avesse conquistato e annesso l'Ucraina in una settimana, il giorno dopo il campo bellico si sarebbe necessariamente e inevitabilmente allargato.

Allora cosa dobbiamo fare? Io credo che, ad eccezione di qualche strumentalizzazione, in quest'Aula tutti, nessuno escluso, vogliamo la pace e che la divisione manichea tra guerrafondai e pacifisti sia ridicola. Tuttavia, c'è chi vuole perseguire la pace con serietà e coerentemente con la storia e la credibilità dell'Italia, se vogliamo essere un Paese credibile; con quella serietà e quella credibilità che ci ha permesso di vivere in settant'anni di pace. Questo è un modo per perseguire la pace. A mio modo di vedere, c'è chi, invece, persegue la pace strumentalizzando e cercando il consenso, lo zero virgola qualcosa. Questa è la vera discriminante.

Se non partiamo dallo spartiacque del 24 febbraio, rischiamo di assistere a un dialogo tra sordi. Anch'io, poco prima dell'invasione da parte della Russia, rivolsi due moniti al ministro Di Maio nella sua informativa: innanzitutto dire agli amici alleati, ai migliori alleati, gli americani, di non semplificare una cosa complessa come la vicenda ucraina e poi di non regalare la Russia alla Cina. Ebbene, se non capiamo che il 22 febbraio il presidente Putin ha scelto di non affrontare, di non approfondire, di non rivendicare quelle tesi, ma ha preferito le bombe e i bombardamenti, se per tutti noi quello non è uno spartiacque, rischiamo di non comprenderci.

Dico con estrema franchezza che l'Europa, il mondo intero, la comunità internazionale hanno avuto il proprio momento di appeasement, di ammorbidimento verso la Russia quando hanno tollerato l'annessione della Crimea. La Russia non ha sparato neanche un colpo e se l'è annessa: eravamo tutti convinti che avrebbe fermato le sue mire espansionistiche. E questo è il risultato.

Mi avvio alla conclusione del mio intervento, richiamando alcune tesi, frutto più del tritacarne e della vanità che dell'elaborazione di un pensiero. Negli ultimi quattro mesi abbiamo assistito a tanti, troppi talk show in cui si sono dette delle cose francamente infondate: qualcuno, dopo appena una settimana dall'aggressione, ci indicava, come l'oracolo di Delfi, che la via d'uscita era quella di uscire dall'Unione europea e dalla NATO e nessuno gli ha chiesto cosa stava dicendo. Noi avremmo dovuto denunciare i trattati di alleanza con gli americani e con l'Unione, perché dovevamo intraprendere un percorso da soli, in solitaria, in solitudine. Con chi? Andando da chi? Questo, poi, è diventato elemento di dibattito; sono queste le tesi che vengono propugnate nei programmi televisivi.

Signor Presidente del Consiglio, l'aggettivo più garbato che le hanno rivolto è che lei è asservito al potere degli Stati Uniti; uso l'aggettivo «asservito», ma, come lei saprà, ne hanno usato un altro. Per chi ci ascolta, questo Presidente del Consiglio è colui che da Presidente della BCE ha salvato l'euro - guarda caso - contro gli interessi di un'altra moneta che si chiama dollaro. Quando parlate, ragionate, fate collegamenti, invece di fare speculazione.

Quello delle armi, poi, è un falso tema, perché l'alternativa a non aiutare gli ucraini, dal primo all'ultimo, è far prevalere la Russia. Quel popolo merita la nostra solidarietà, perché il primo come l'ultimo cittadino, i suoi generali, i suoi funzionari pubblici, il suo Premier, non sono scappati, non si sono fatti corrompere, ma stanno difendendo la loro sovranità. (Applausi). Per questo siamo qui oggi al loro fianco.

Signor Presidente, concludo il mio intervento con un pensiero. Abbiamo parlato di giovani; ho due figli giovani, che guardo e a cui avrei voluto donare la pace, garantire la pace per il loro futuro, peraltro un privilegio di cui noi abbiamo goduto e ci siamo anche dimenticati come l'abbiamo ottenuto. Forse i nostri ragazzi avranno capito due cose: la prima è che la pace e la libertà non sono beni che si possono trasmettere, ma vanno curati e conquistati giorno dopo giorno; il secondo insegnamento è quello di aver detto loro che nella vita mai e poi mai può prevalere il prepotente e soprattutto il violento. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Airola. Ne ha facoltà.

AIROLA (M5S). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, abbiamo sentito parlare di problemi economici, abbiamo sentito porre dei problemi, ma non abbiamo sentito delle soluzioni, se non superficiali intenzioni, rispetto a un grandissimo problema, un macigno che si scaglia sulla nostra società nazionale ed europea: la più grande crisi economica degli ultimi cent'anni.

Ignorando i dati allarmanti di recessione e di inflazione dell'Istat, si continua con la politica dello struzzo, facendo finta che tutto andrà bene, così da sottovalutare gli interventi e le misure che il Paese avrebbe dovuto già fare da tempo e prepararsi a un lungo periodo in cui dovremo decidere se ci riscaldiamo o se mangiamo, perché le risorse per entrambi i nostri bisogni primari non ci saranno per tutti.

Allora le chiedo, presidente Draghi, quali sono le misure economiche previste per sostenere le nostre imprese e i nostri lavoratori, peraltro in parte già indicate dall'Europa. Quali sono gli interventi per dare risposte alla miseria incipiente dei cittadini e delle famiglie? Quali sono gli interventi per aiutare le micro e piccole imprese a rinnovarsi, a investire in ricerca, a trovare soluzioni per svecchiarsi ed affrontare, contrastandolo, l'aumento del costo dell'energia e la siccità, che sta letteralmente prosciugando il Paese? Come aiutare il 92 per cento del sistema produttivo nazionale di piccole e medie imprese cui oggi il sistema bancario ha enormi difficoltà a concedere il credito?

Già sapevamo che entrare nel conflitto russo ucraino avrebbe pregiudicato l'approvvigionamento energetico, con gli effetti devastanti di sanzioni e contro sanzioni sulle nostre imprese e sul popolo italiano. E come ha risposto a questa emergenza? Ha risposto riducendo gli interventi a favore delle misure di accesso al credito, anticipando - noi unici in Europa, presidente Draghi - l'eliminazione graduale di un sistema di incentivazione come quello del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, rischiando di far chiudere definitivamente i rubinetti delle erogazioni di finanziamenti già asfittici.

È solo grazie al sostegno dello Stato all'accesso al credito, con il fondo di garanzia, che si possono far sopravvivere il lavoro e il sistema produttivo italiano, come fece il Governo Conte-bis con il decreto liquidità: lezione che evidentemente lei non ha imparato. (Applausi).

Le soluzioni proposte sono nuove misure a sostegno di una vera, seria ricapitalizzazione delle micro e piccole imprese italiane, magari utilizzando i meccanismi semplici, con controlli adeguati, e obbligando chi investe a lasciare più denaro sul mercato domestico e a dirottarne meno su quello internazionale. Un vero aiuto può arrivare da investitori istituzionali che oggi, grazie a rendimenti importanti, investono all'estero la maggior parte dei nostri risparmi, sostenendo le economie di tutto il mondo e molto meno quella italiana, che quei risparmi ha loro affidati.

Un piccolo inciso sul superbonus per lei e il ministro Franco: avete tagliato la testa all'unico provvedimento che ha fatto rialzare, dopo dieci anni di crisi, il settore dell'edilizia, aumentando il PIL, nel 2021 sul 2022, del 6,6 per cento. Rischiamo, così, di vedere 30.000 imprese sul lastrico. Un consiglio: rimettete in circolo i crediti di imposta e svuotate i cassetti fiscali di imprese con l'acqua alla gola. (Applausi).

Signor Presidente, abbiamo già visto cosa succede a Paesi che si impoveriscono e distruggono il loro tessuto sociale ed economico mentre si è circondati da tensioni internazionali incommensurabili. È dalla Seconda guerra mondiale che dovremmo aver capito cosa significa perdere il controllo di tutte le fonti energetiche e che fine si fa a non seguire gli indirizzi di riconversione energetica rinnovabile indicati da anni dall'Europa.

Quello che succede oggi è già successo nella storia. Popoli ridotti in miseria, in servitù energetica e finanziaria, favoriscono la salita al potere di autoritarismi, di regimi nazionalisti, fascisti, razzisti, xenofobi e antisemiti, che, con l'illusione di un riscatto sociale, precipitano il mondo nel folle, dissennato e devastante baratro di immani conflitti globali. Il popolo italiano, come me del resto, ha paura di una guerra mondiale e ne ha tutte le ragioni.

Oggi noi sappiamo che cosa hanno vissuto i popoli prima dei grandi conflitti mondiali. Lo abbiamo sotto gli occhi, presidente Draghi, intorno a noi. Lo possiamo toccare con mano e non possiamo fare finta di niente: se ne faccia una ragione. Porti questo messaggio in Europa. Queste guerre, oggi come allora, le pagano sempre i popoli, i più deboli e i più indifesi. E per tutto quello che si deciderà oggi a Bruxelles, la storia, se ci sarà ancora un futuro, giudicherà tutti noi, lei incluso, e lo farà impietosamente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà.

GRANATO (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, nel Consiglio europeo del 23 e 24 giugno si parlerà di facilitare l'ingresso in Europa di Moldavia, Georgia e Ucraina.

Quali vantaggi avrebbe l'Europa ad accelerarne l'ingresso proprio in questo momento in cui ciò aggraverebbe l'escalation del conflitto in corso in Ucraina? La risoluzione del Parlamento europeo dell'11 febbraio 2021 elenca una lunghissima sequenza di criticità gravissime che l'Ucraina dovrebbe risolvere prima di potersi candidare all'ingresso nell'Unione europea, tra cui - soprattutto - la grande corruzione che pervade tutti i gangli della società, su cui c'è un lungo report della Corte dei conti dell'Unione europea del settembre 2021.

Dalle dichiarazioni sue e di tutti i fautori dell'invio di armi all'Ucraina la motivazione addotta per favorire l'ingresso di questi Paesi nell'Unione europea sarebbe la deterrenza nei confronti della Russia per ottenere più agevolmente la pace.

Lei offende l'intelligenza degli italiani che, per quanto sistematicamente disinformati dai media mainstream a libro paga dello Stato, non vogliono che questo conflitto prosegua e non sono tanto poveri di spirito da non distinguere le suggestioni puerili cui si accompagna la narrazione governativa dai fatti che la smentiscono senza pietà. La realtà che si cela dietro queste risibili scuse è che si cerca la resa incondizionata della Russia per la costituzione di un mondo unipolare a trazione statunitense e anglosassone, sotto il controllo della finanza. Non ne abbiamo il diritto.

Non abbiamo il diritto di esercitare pressioni di questa portata su alcun Paese sovrano per obbligarlo a soggiacere a una governance globale sotto il controllo dei mercati. Non siamo dalla parte giusta della storia, per quanto vi arrampichiate sugli specchi per farci credere il contrario. E non potete coinvolgere l'Italia a diventare, a suo danno per giunta, carnefice di un popolo, quello ucraino, usato in questa guerra per procura contro la Federazione Russa per costringerlo ad accettare un destino che non ha scelto, così come non lo hanno scelto i cittadini italiani ed europei.

Noi europei non abbiamo oggi alcuna democrazia da esportare, alcuna libertà da difendere o alcuna giustificazione umanitaria per agire nella direzione dell'espansione di questo conflitto, dato che, con un colpo di mano, un Governo che non gode di alcuna legittimazione elettorale ha portato il nostro Paese, malgrado il volere dei suoi abitanti, a essere assoggettato a meccanismi usurai del mercato ed essere parte cobelligerante in un conflitto che oggi volge al termine a vantaggio di una controparte che, fino a ieri, era per noi partner orientale strategico.

E come intende lei, presidente Draghi, risolvere il problema dello spread e del debito pubblico in Italia? Come ha fatto con la Grecia? Certo, di esperienza ne ha fatta e, forse per questo, l'hanno collocata dove si trova adesso.

Quando parlerà al Consiglio europeo si ricordi che lei non è autorizzato ad assumere, in nome e per conto dei cittadini italiani, posizioni che contrastino con il dettato costituzionale, che è inequivocabile: l'Italia ripudia la guerra e opera a livello internazionale per la pace. Tutto il resto fa parte di logiche che nulla hanno a che fare con i valori della nostra cultura e che respingiamo fermamente al mittente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fazzolari. Ne ha facoltà.

FAZZOLARI (FdI). Presidente Draghi, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha recentemente dichiarato che la Russia vuole riprendersi i territori che le appartengono e tornare ai suoi confini storici. Questo vuol dire non solamente tutti i confini dell'Unione Sovietica (quindi Ucraina, Moldavia, Paesi baltici e Georgia), ma, se conosciamo la storia, anche i confini zaristi (Finlandia compresa) e parte della Polonia (Varsavia compresa). È chiaro che la Finlandia si è preoccupata e chiede di entrare nella NATO e che anche l'Est Europa si preoccupa perché Putin ha dichiarato che ha delle mire su di esso.

Le nostre preoccupazioni, però, non finiscono qua, perché le istituzioni russe hanno spiegato finalmente che cosa intendono per denazificare l'Ucraina. Ce lo hanno spiegato dicendo che l'Ucraina non esiste, non esiste la Nazione ucraina, non esiste il popolo ucraino, non esiste una lingua ucraina. Ma la propaganda nazista, dal 1990 in poi, ha creato un nazionalismo ucraino antirusso e, quindi, adesso la Russia con la sua "operazione speciale" deve rieducare gli ucraini e far capire loro che non esistono e che sono russi. Ora, a noi che siamo occidentali questa sembra un'assurdità, ma a chi è cresciuto nei regimi comunisti e ha grande dimestichezza con i centri di rieducazione tutto questo sembra normale e va in quel verso.

A me dispiace dover sprecare dei minuti per eliminare qualche fake news che gira sui nostri media, ma purtroppo anche all'interno del Parlamento. La guerra sarebbe stata mossa per fermare il genocidio in Donbass: questa è una fake news russa ripetuta in Italia e anche in Parlamento. Al di là della faccenda che il Donbass non è russo perché, dati alla mano, il 40 per cento del Donbass è abitato da russi, i numeri ufficiali sono i seguenti e sfido l'italiano che guarda abitualmente la nostra televisione ad avere questa percezione: i morti civili in Donbass nel 2021 sono stati 25; nel 2020 i morti civili sono stati 26; nel 2019 sono stati 27. Quindi nessun genocidio in corso e nessun genocidio da fermare. Da dove nascono i 14.000 morti di cui sentiamo parlare? Si tratta soprattutto di combattenti ucraini e filorussi coinvolti nell'invasione russa del Donbass, in uno schema che conosciamo e che la Russia ripete sistematicamente, cioè creare delle zone di conflitto negli Stati che rivendica: vale per la Transnistria in Moldavia, per l'Abkhazia, per l'Ossetia del Sud in Georgia, per il Donbass in Ucraina. La Russia vuole semplicemente il dominio sui territori che rivendica, Ucraina compresa.

Il problema è che gli altri Stati non sono d'accordo con la Russia; non sono d'accordo perché la Russia non è uno Stato attrattivo. La Russia è uno Stato povero ed ha un PIL inferiore a quello dell'Italia, nonostante abbia 145 milioni di abitanti. È un Paese che non produce nulla e che esporta solo materie prime come un Paese del terzo mondo. È un Paese con enormi disparità di reddito, con una enorme corruzione, dove Putin e i suoi gerarchi ostentano una ricchezza miliardaria che non si sa bene da dove provenga, mentre 20 milioni di russi non hanno neanche il bagno in casa. Questa è la Russia e non c'è da stupirsi se l'Ucraina, come il resto dell'Est Europa, guarda a Occidente e non alla Russia. Ma la Russia, invece di chiedersi il perché di questo, decide di intervenire con i carri armati. Per fortuna, l'Ucraina ha resistito a questa invasione, che secondo qualunque analista militare doveva durare pochi giorni. La Russia ha invaso l'Ucraina e quest'ultima ha stupito il mondo con una resistenza mai vista prima, senza le armi delle quali ha bisogno. Anche questa menzogna, ripetuta da certi giornalisti - non so se perché pagati dal Cremlino o perché in malafede - e da certe forze politiche, secondo cui l'Ucraina è già stata armata a sufficienza, è smentita dagli analisti militari. Gli ucraini combattono con un pezzo di artiglieria ogni venti in possesso dei russi e con minore gittata e minore capacità di fuoco. La resistenza è solamente dovuta all'eroismo di quel popolo.

L'Ucraina sta vivendo il suo Risorgimento, si sta battendo per la propria libertà e per la propria indipendenza. E noi italiani, che il Risorgimento l'abbiamo vissuto e che abbiamo trasformato quella che gli altri chiamavano solo un'espressione geografica nella nostra Patria, dovremmo avere un'empatia nei confronti di quel popolo e del suo Risorgimento. Ma le scelte politiche si fanno non con l'empatia, ma con la ragione. E il motivo per cui dobbiamo sostenere l'Ucraina ce lo ha già spiegato il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, ed è molto semplice, perché lì sta l'interesse nazionale italiano. In primo luogo, le dichiarazioni di Putin sono già molto chiare: se l'Ucraina capitola velocemente, poi toccherà ad altri Paesi europei e a noi di Fratelli d'Italia non piacerebbe il ritorno dell'imperialismo sovietico anche nel terzo millennio. In secondo luogo, molto pragmaticamente, non è l'Italia che decide le sorti della guerra in Ucraina; c'è un dibattito surreale, come se le armi italiane fossero fondamentali per decidere se l'Ucraina riesce a resistere o meno. Ebbene, anche se l'Italia dovesse tradire le proprie alleanze internazionali, Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Giappone, tutto il resto dell'Occidente continuerebbero a difendere l'Ucraina. (Applausi). Non cambierebbe, quindi, la sorte della guerra, ma cambierebbero l'immagine e la credibilità dell'Italia nel mondo, facendola ripiombare in quell'immagine di Paese poco affidabile, come spesso è stata dipinta.

Fratelli d'Italia è il movimento dei patrioti italiani: prendiamo le nostre decisioni sempre e solo nell'interesse della Nazione. Questo oggi vuol dire rispettare le nostre alleanze internazionali, come deve sempre fare una grande Nazione come la nostra. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Richetti. Ne ha facoltà.

RICHETTI (Misto-+Eu-Az). Presidente Draghi, potrei esaurire il mio intervento in una sola parola: resista.

Resista, perché le ragioni che hanno portato al suo Governo, un Governo di unità nazionale, sono forse oggi ancora più presenti rispetto al giorno in cui lei ha giurato nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, visti i numeri, i rischi e il potenziale che la pandemia, che ancora non abbiamo alle spalle e che ancora non abbiamo vinto in maniera definitiva, ci pone. Quelle ragioni sono ancora più attuali, perché stiamo discutendo di una situazione geopolitica legata al conflitto e all'invasione del popolo ucraino, dalle ripercussioni semplicemente drammatiche.

Resista, perché il nostro Paese e il nostro Governo hanno bisogno oggi del massimo di credibilità, serietà e autorevolezza che possiamo esprimere e lei, Presidente, lo ha dimostrato in ambito europeo e internazionale come mai accaduto nella storia recente di questo Paese. Lo ha dimostrato nell'incontro con il presidente Biden solo qualche settimana fa nella sua missione negli Stati Uniti e lo ha dimostrato nei giorni scorsi. È una questione non di immagini di vagoni, ma di come lei nei fatti ha guidato la delegazione con il presidente Macron e con il cancelliere Scholz e di come con sapienza ha dettato tempi e modalità del percorso che deve compiere l'Ucraina come Paese dallo status di candidato all'ingresso nell'Unione europea, che riassume la posizione che non solo l'Italia ma anche l'Europa stanno tenendo. E la riassume con una frase che prendo a prestito da lei, quando ci ha ricordato che, se l'Ucraina non riesce a difendersi, non c'è pace e non c'è futuro. Il punto è esattamente questo, prima di ogni scontro o conflitto ideologico.

Resista, Presidente, perché è sotto gli occhi di tutti lo scarto che c'è tra la sua azione di Governo, tra i fatti che mette in fila uno dopo l'altro e il continuo chiacchiericcio. Non so se il presidente Casini ha utilizzato il termine giusto, ma so che di forze politiche, tra le principali, che in un momento come questo vanno di ultimatum, penultimatum, appelli e contro appelli, il Paese non sa davvero cosa farsene. E lo dico non per fare polemica, ma perché noi dovremmo essere un Parlamento unito nel sostegno all'azione del suo Governo e non solo sulle questioni della politica estera che, certo, sarebbero sufficienti. Basti pensare alle notizie che arrivano da Vilnius in questi minuti per comprendere la gravità e, quindi, la necessità di avere un Paese unito con le forze politiche che sostengono il Governo da lei guidato. Servirebbe però un Parlamento unito dietro a un Governo che ha bisogno di correre sugli investimenti che realizzano energie alternative e rigassificatori. Altrimenti discutere dell'indipendenza o della maggiore autonomia dal gas russo è propaganda. Dovrebbe correre - come abbiamo detto stamattina in quest'Aula - sulle realizzazioni del PNRR. Dovrebbe correre ancora per superare burocrazie e procedure per consentire realizzazioni in tutta Italia sul tema dell'energia pulita; realizzazioni che diano risultati nell'immediato. Dovrebbe correre, Presidente, per contrastare i due veri nemici che il Paese ha davanti a sé e che non sono nemici elettorali e, forse, come tali, meno comprensibili a questo Parlamento: la crescita dell'inflazione e la crescita del debito pubblico. Si tratta di due questioni con le quali credo dovremo fare i conti con maggiore serietà nel prossimo futuro.

Resista, Presidente, perché la maggioranza del nostro Paese è stanca di questo fastidioso chiacchiericcio. Credo che il populismo non sia vinto, come dimostrano le elezioni in Francia, ma comincia a mettere in evidenza tutta la sua incapacità.

Signor Presidente, c'è allora da resistere anche a quelle forze politiche che antepongono la convenienza elettorale alla responsabilità di governo. Purtroppo però, Presidente, c'è da resistere anche verso quelle forze politiche che si definiscono convinti sostenitori del Governo, ma non riescono a fare meno del primo avvocato del popolo che ci spiega che i suoi elettori vorrebbero staccare la spina domani mattina. Questa è la responsabilità che mettono in campo le prime forze politiche del nostro Parlamento. Resista, Presidente, anche a quei partiti che si definiscono europeisti, ma non riescono a fare a meno di alleanze con gli amici di Orban, gli amici di Putin e i nemici di Bruxelles. Così non si va da nessuna parte.

Quando rileggeremo questi cinque anni, quando ci allontaneremo da questa legislatura, uniremo i puntini e scopriremo che nell'ambito di quelli che sono stati episodi, dal Presidente del Consiglio che è venuto a spiegarci che al Metropol non era successo nulla tra il suo Ministro dell'interno e un po' di mondi russi, dall'occupazione con l'esercito e i generali russi nel cuore delle nostre istituzioni durante la pandemia fino alle dichiarazioni irresponsabili, a conflitto aperto, sul tema del ruolo della Russia in quella vicenda, c'è una cultura giallo verde. Non è stato l'incidente ad aver generato il primo Governo della legislatura. C'è una cultura pericolosa che non è solo quella populista e sovranista, ma è anche quella che alimenta retroscenismo, ambiguità, paura, diffidenza verso le istituzioni. Su questo, Presidente, noi siamo con lei. Su questo ha tutto il nostro sostegno e lo avrà anche nella giornata di oggi, nella quale, se me lo permette, voglio ringraziare la senatrice Bonino, che anche nelle ultime ore ha dato alla maggioranza un contributo importante proprio sui temi della politica estera. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, autorevoli Ministri e colleghi, sono centoventi giorni di guerra; centoventi giorni che vediamo immagini televisive, riceviamo notizie su vittime civili, su bambini uccisi. Sono centoventi giorni che soldati ucraini e soldati russi muoiono al fronte. Sono centoventi giorni di bombardamenti terribili su città che in questi mesi di guerra sono state distrutte. C'è stato un dibattito in Europa, anche in Italia, al quale però non ci possiamo prestare.

Deve essere molto chiaro a tutti noi che c'è chi ha invaso, chi ha occupato territori, chi ha distrutto città, chi ha distrutto famiglie, chi ha messo in ginocchio un Paese; c'è invece chi ha subito questa azione violenta, illegittima. C'è chi ha bombardato la nostra umanità, signor Presidente, e noi questo non lo possiamo accettare mai. È per questo che le siamo grati, è per questo che siamo orgogliosi del nostro Governo, del Presidente del Consiglio, dei nostri Ministri. Siamo orgogliosi della politica che abbiamo portato avanti nell'affrontare le drammatiche questioni internazionali, le complicate implicazioni e conseguenze economiche e sociali.

Bene le azioni che stiamo intraprendendo: noi abbiamo bisogno di mettere un tetto al costo del gas, abbiamo bisogno di bloccare la crescita del costo degli idrocarburi, abbiamo la necessità di bloccare la crescita del costo dell'energia. Il caro energia colpisce tutti, colpisce le famiglie, i cittadini, le piccole attività, il turismo e la grande industria. Dobbiamo continuare, signor Presidente, a difendere il potere d'acquisto dei nostri salari e delle nostre pensioni. Dobbiamo continuare a sostenere la competitività del nostro sistema economico e produttivo e lo dobbiamo fare con l'azione che lei sta portando avanti con le istituzioni europee e mondiali, cercando nuovi fornitori, ma cercando anche di avere una politica comune basata sulla solidarietà reciproca e sul necessario aiuto che i Paesi devono dare agli altri Paesi, in particolare nella Comunità europea.

Soprattutto, signor Presidente, dobbiamo continuare a difendere le democrazie liberali, l'Europa e le sue istituzioni, l'Europa e la sua storia e cultura. Bisogna continuare a difendere il popolo ucraino con tutti gli strumenti utili e possibili. Siamo dalla parte giusta, signor Presidente, e il Parlamento oggi e domani avrà una grande responsabilità. La sua relazione è stata chiara, profonda e comprensibile a tutti, nel metodo, nell'approccio e negli obiettivi: sosteniamo l'Ucraina semplicemente perché è la cosa giusta da fare, è il nostro dovere e anche il nostro interesse. Inviamo le armi, come molti Paesi della NATO, semplicemente perché l'Ucraina, se noi non lo avessimo fatto, oggi probabilmente non esisterebbe più. Questo noi non ce lo potremmo perdonare nella storia e nei confronti dei nostri figli. (Applausi).

Dobbiamo essere determinati, dobbiamo essere testardi a ricercare la pace. Il suo viaggio in treno, signor Presidente, non può fermarsi. Il suo viaggio in treno, non quello fisico ma quello politico, deve continuare. Abbiamo il dovere di riaprire il dialogo e lei, signor Presidente, è l'uomo che ha la giusta statura morale, la necessaria autorevolezza e la reale convinzione per poterlo fare. Noi saremo al suo fianco e a fianco del nostro Governo. Su questo punto siamo motivati come Partito Democratico, crediamo in quello che stiamo facendo, crediamo nel suo Governo, siamo con gli ucraini, siamo con gli italiani, siamo con i cittadini europei, siamo per i diritti e per il diritto internazionale. Lo sforzo è stato enorme e continuerà a essere enorme. Il Paese ne è cosciente, ma questa è l'unica via che possiamo e dobbiamo perseguire.

Io credo che le forze politiche di maggioranza abbiano dato visione a tutto il Paese - ahimè - di quelle che sono le difficoltà della democrazia. Però, signor Presidente questo è comprensibile; in Parlamento si parla, ci si confronta, si cercano accordi e si cerca di unire punti di vista diversi. In queste ore è avvenuto proprio questo, perché c'erano dei dubbi, che secondo noi erano dei dubbi sbagliati. Io sono felice e orgoglioso di aver sottoscritto una risoluzione che ha fugato questi dubbi e che dà pieno mandato a lei e al suo Governo, signor Presidente del Consiglio, di rappresentarci in maniera adeguata e autorevole, per raggiungere la pace a fianco del popolo ucraino. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà.

GIAMMANCO (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, la pandemia prima e la guerra oggi hanno determinato uno scenario totalmente inimmaginabile fino a due anni fa. Il conflitto in Ucraina ha ridisegnato i confini geopolitici, per non parlare poi delle ripercussioni sull'economia globale.

Di fronte a un tale sconvolgimento dell'ordine politico ed economico non è pensabile che l'Europa possa proseguire sulla strada tracciata prima che l'invasione russa avesse inizio. Appare quantomeno stonato pensare che oggi la priorità sia la transizione energetica. Presidente, non mi fraintenda: la lotta al cambiamento climatico non può vederci arretrare e siamo fermamente convinti che vada portata avanti. Allo stesso tempo, però, occorre prendere atto che la situazione è cambiata e che ci sono nuove emergenze da affrontare e nuove esigenze di tutela delle nostre economie. L'Europa deve proteggere le nostre imprese e i nostri lavoratori, che devono continuare a essere una nostra priorità, una priorità del Governo, signor Presidente.

Nei giorni scorsi il Parlamento europeo ha votato lo stop alle auto diesel e benzina dal 2035. Forza Italia le chiede, Presidente, di lavorare fin da ora per scongiurare una scelta che minaccia migliaia e migliaia di posti di lavoro (Applausi) e che rischia di creare una nuova dipendenza strategica dell'Unione europea, quella dalle batterie elettriche, nei confronti di un Paese, la Cina, che costituisce attualmente il più grande pericolo per le nostre democrazie liberali.

Democrazie liberali che noi di Forza Italia difendiamo e difenderemo con le unghie e con i denti, perché vede, Presidente, a differenza di chi si è scoperto improvvisamente campione di atlantismo, la nostra collocazione non è mai stata in dubbio. Noi liberali e popolari stavamo dalla parte dell'Ungheria quando i carri armati sovietici entravano a Budapest e i padri politici della sinistra applaudivano l'invasione dalle colonne del quotidiano «L'Unità». I nostri militanti non bruciano e non hanno mai bruciato bandiere americane e israeliane in piazza. Nelle nostre casse non sono mai arrivati i rubli del regime sovietico.

Affrancarci dal gas russo è fondamentale, siamo d'accordo con la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, è sacrosanto lavorare per la transizione energetica e per rendere il nostro Paese indipendente da Paesi terzi. Già in tempi non sospetti ci siamo detti a favore del nucleare. La storia ci ha dato ragione, ma è evidente come ormai la guerra e il caro bollette ci impongano di percorrere strade più veloci. Allo stesso tempo però, forti della nostra identità, chiediamo che questo affrancamento avvenga tenendo conto della necessità di garantire la coesione sociale, che non può essere in alcun modo compromessa. Imprese e posti di lavoro vanno tutelati, costi quel che costi.

Da siciliana, inoltre, non posso non pensare alle poche ma preziose realtà industriali che abbiamo in Sicilia, come la raffineria di Priolo, che il Ministro conosce bene, la raffineria più grande d'Italia: 8.000 dipendenti sono in bilico, perché è a rischio chiusura a causa dell'embargo al greggio russo. A questi 8.000 lavoratori, e non solo a loro, dobbiamo delle risposte, Presidente.

Nei prossimi giorni al Consiglio europeo si parlerà della necessità di fissare un limite all'innalzamento indiscriminato del prezzo del gas. È stata in origine una proposta di Forza Italia, che noi rivendichiamo. Inizialmente sembrava una cosa impossibile, invece ora se ne discuterà concretamente. Siamo soddisfatti. Se ne ribadisca la necessità anche nella risoluzione che voteremo a breve.

Il Consiglio europeo discuterà anche dell'adesione dell'Ucraina all'Unione europea. Come lei, signor Presidente, Forza Italia è a favore dell'allargamento dell'Unione a tutti quei Paesi che ne hanno fatto richiesta e che condividono i nostri valori e principi. Un'Europa più grande sarà più forte e avrà ancora più voce in capitolo sui tavoli che contano.

Oggi Kiev rappresenta l'Occidente: lo scontro che sta avvenendo non è solo quello tra Russia e Ucraina, ma è anche quello tra dittature e democrazie liberali. Al Consiglio si farà inoltre il punto sulla Conferenza sul futuro dell'Europa e ci auguriamo che questa possa fare finalmente da motore propulsore di un nuovo periodo di riforme istituzionali, anche a livello europeo. È necessario mettere a frutto il lavoro svolto in questi mesi, al quale io stessa ho partecipato, e che ha focalizzato alcuni step essenziali. La riforma dei Trattati è una strada percorribile e siamo consapevoli di quanto sia complicata, perché richiede l'unanimità degli Stati membri, ma continuiamo a lavorare per questo. È innegabile che serva un'Europa più moderna, più veloce ed efficiente. L'Europa è cambiata, non è più quella dei padri fondatori dell'Unione e non possiamo non tenerne conto. Non possiamo ignorare che, così come troppo spesso accade, appare un'istituzione ingessata e fuori dal tempo, in un mondo che cambia troppo velocemente, dove le emergenze a cui dare le necessarie risposte sono ormai all'ordine del giorno.

Cosa deve accadere ancora per capire che l'Europa è federale o non è? Si potrebbe anche immaginare un'Europa a due velocità, per superare le resistenze dei Paesi che vorrebbero mantenere intatta la loro sovranità. L'Europa non ha un esercito, l'Europa non ha una Costituzione, l'Europa non è uno Stato. Il conflitto ucraino determinerà un mondo diviso fra due grandi potenze: la Cina e gli Stati Uniti d'America. Non possiamo rimanere schiacciati da questo bipolarismo. Infine, da ultimo, è inutile negare in quest'Aula che la guerra in Ucraina sia stato il punto più complesso, controverso e delicato della risoluzione che stiamo per votare, a cui abbiamo lavorato per giorni in Commissione. Forza Italia ritiene sia giusto che il Governo coinvolga il Parlamento, che rappresenta i cittadini, sulle questioni riguardanti la guerra, ma è anche necessario che il Governo svolga il suo ruolo nei summit internazionali avendo la credibilità e il peso contrattuale che gli spettano (Applausi), con la libertà di poter mediare le soluzioni che ritiene più ragionevoli, per arrivare al cessate il fuoco prima possibile e alla migliore soluzione diplomatica tra le parti in conflitto. In questo, signor Presidente del Consiglio, Forza Italia è con lei e con il Governo. (Applausi).

Concludo, ricordando l'ultimo rapporto della Banca mondiale, che ci avverte che i prezzi di cibo, petrolio, metalli e altri prodotti base rimarranno a livelli elevati almeno fino alla fine del 2024, con un aumento di oltre il 50 per cento dei prezzi dell'energia. I prezzi del cibo subiranno un aumento del 23 per cento solo quest'anno. L'inflazione è quasi all'8 per cento, come ha detto poc'anzi, signor presidente Draghi, e la crescita italiana è al limite della recessione. Forza Italia è a favore della risoluzione di maggioranza e la invita a portare a termine il lavoro iniziato e sin qui condotto, con competenza e lungimiranza. Si avvicinano però mesi molto critici, che dobbiamo saper fronteggiare, offrendo certezze ai nostri cittadini. Signor Presidente del Consiglio, mi auguro che gli italiani continueranno ad essere la sua priorità. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, illustri Ministri e Sottosegretari, onorevoli colleghe e colleghi, non vi è alcun dubbio che in questo conflitto siano in gioco la democrazia e la libertà, come ci ha ricordato molto bene il commissario europeo per gli affari economici, Paolo Gentiloni. Dobbiamo però stare attenti anche a fare in modo che questa libertà, che viene messa in pericolo dall'esterno, venga anche difesa all'interno, perché purtroppo, troppo spesso, succede che basta discostarsi di un minimo, di pochissimo, dal pensiero dominante, dal mainstream e dal politicamente corretto, per essere subito tacciati di complicità con il nemico, di ambiguità e di essere portatori d'odio e quant'altro. Come se fosse proibito avanzare un ma, porre un dubbio, cercare di ragionare, cercare il cosiddetto giusto mezzo, che ha fatto nei secoli un po' la storia del nostro Paese, della nostra cultura.

Perché dico questo? Perché l'abbiamo visto negli ultimi anni, capita un po' in tutto l'Occidente, signor Presidente; quando si tratta di alcuni argomenti, dalle politiche di genere all'immigrazione, al Covid, e anche sul tema della guerra, guai a discostarsi da quello che è il pensiero dominante.

È sufficiente dire e sostenere che bisogna dialogare con la Russia, non certo per fare il suo interesse, ma in maniera funzionale ad aprire un negoziato - che evidentemente deve essere tra due parti e deve comprendere anche la Russia - per essere subito tacciati di filo puntinismo piuttosto che di antieuropeismo e quant'altro. Adesso, per fortuna, visto che sia Macron che Scholz hanno detto che bisogna parlare con Putin, almeno abbiamo abbattuto questo muro del politicamente corretto (Applausi) e abbiamo capito - questo lo sappiamo - che non è tanto cosa si dice nella sostanza, ma chi lo dice e soprattutto come lo dice.

Cito un altro esempio, ovvero un'affermazione del segretario del Partito Democratico Enrico Letta, il quale, qualche giorno fa, si è lasciato scappare un pensiero che personalmente condivido assolutamente: meglio una pace imperfetta che la guerra. È dovuto quasi correre ai ripari non per smentire ma quantomeno per rettificare che era solo una citazione e che non vi è alcun cambio di linea. Questo tipo di atteggiamento la dice lunga su quelle che sono le reali possibilità di essere liberi di esprimere, in un Parlamento e nel Paese, quelle che sono legittime opinioni. (Applausi). Si può essere assolutamente convinti europeisti, atlantisti e considerare l'arma più potente quella della diplomazia (Applausi).

Visto che ho accennato al discorso dell'arma più potente, è indubbio che, se non avessimo fornito gli aiuti e i sostegni anche militari all'Ucraina, soprattutto nella prima parte del conflitto, sarebbe stato difficile portare al tavolo del negoziato la Russia perché avrebbe vinto la guerra in due settimane e magari probabilmente avrebbe deciso di invadere anche qualche altro Paese. Quindi, è assolutamente vero e importante quanto è stato fatto, ed è stato votato in una risoluzione. È altrettanto vero che, alla luce del fatto che questo è un conflitto di un certo spessore, che rischia - lo dico citando un giornalista - delle esondazioni incontrollabili, sarebbe altrettanto bene che questo sostegno militare proseguisse nell'ambito della legittima difesa del popolo ucraino, proprio così come abbiamo votato nella risoluzione del 1° marzo, stando attenti che la legittima difesa non diventi a sua volta aggressione. Questo è quello che chiediamo.

Stiamo affermando qualcosa di scandaloso? No, a nostro giudizio stiamo semplicemente dicendo quello che la maggior parte della gente chiama buon senso, quello a cui noi ci rivolgiamo quando vogliamo discutere anche di queste tematiche senza per forza essere esperti di geopolitica.

Allo stesso modo, è altrettanto vero - questo di sicuro - che non bisogna dividere l'Occidente. È chiaro che l'Occidente non si deve dividere, soprattutto a livello di opinione pubblica; faremmo il gioco del nemico Putin; ripeto, su questo non vi è alcun dubbio. Certo che è tutto vero, però, per evitare di fare il gioco del nostro nemico, restano sostanzialmente due strade aperte da seguire, che lei, presidente Draghi, insieme agli altri capi di Stato dovrà discutere all'interno del Consiglio europeo.

La prima è che la comunità internazionale - l'Unione europea, la NATO, tutti gli Stati possibili che possono mettersi in campo per cercare di risolvere il conflitto - separi aggressore e aggredito e obblighi entrambi a una pace negoziata, immediata con un cessate il fuoco. Questa è la strada che noi preferiamo e che ci prefiguriamo, ma qualora non fosse possibile e dovesse invece protrarsi, secondo gli allarmi della Nato, un allungamento della guerra, perché qualcuno sostiene che Putin perderà e che la vittoria dell'Ucraina non passerà certo per un cessate il fuoco, se davvero la guerra dovesse durare a lungo, allora l'Unione europea e tutte le istituzioni dovrebbero cominciare a pensare che bisogna intervenire in modo molto serio per sostenere il nostro tessuto economico fatto da piccoli e medi imprenditori (Applausi). Tutto ciò per tutelare il potere di acquisto di lavoratori e pensionati, visto l'aumento dell'inflazione, per compensare gli squilibri derivanti dalle sanzioni applicate alla Russia, che di sicuro fanno male alla Russia, come dice il Presidente del Consiglio, ma anche a noi, non dimentichiamocelo. Occorre far fronte alla crisi alimentare, un aspetto che lo stesso Presidente del Consiglio ha messo in evidenza.

In questo momento, poi, ci sono delle emergenze su cui occorre intervenire rapidamente: bisogna dichiarare lo stato di calamità, per l'evidente siccità che sta colpendo il nostro Paese e non solo. (Applausi). Bisognaintervenire rapidamente per assicurarsi al più presto un'indipendenza di tipo energetico, non dipendenza da altri: 750 pozzi sono fermi e devono essere subito riattivati, indipendentemente dai partiti del no, che purtroppo in questo Paese hanno causato la rovina su tanti settori e su tanti fronti. Occorre fermare i flussi migratori e su questo punto non è che il Governo da lei presieduto, signor Presidente del Consiglio, brilli particolarmente: c'è un aumento del 30 per cento, anche alla luce dei rischi connessi alla crisi alimentare. Occorre fermare le speculazioni e in questo senso potrebbe essere ottima l'idea che lei ha lanciato sul price cap, quindi sul tetto al prezzo del gas, ma non soltanto su quello. Tutto ciò, però, va fatto in tempi rapidi, perché non ci possiamo permettere che i lavoratori comincino a perdere i posti di lavoro, che la nostra industria manifatturiera cominci a chiudere i battenti, che la nostra economia vada incontro al degrado e ad una completa débâcle, perché di fronte ad un degrado sociale ed economico ci sarebbero dei disordini che porterebbero l'opinione pubblica, non solo dell'Italia ma di tutta l'Europa e di tutto l'Occidente, a dividersi e in quel caso sì che faremmo il gioco del nostro nemico Putin. (Applausi).

L'Europa sappia quindi che se la guerra dura a lungo, perché questa è la strada che inevitabilmente si deve percorrere se non ci sono altre soluzioni, deve intervenire e quando si è in un'economia di guerra, come ha dichiarato esplicitamente il presidente Macron, ci sono due strade: o si aumentano le tasse, ma noi non vogliamo percorrere questa via e il Presidente del Consiglio ha detto che non le avrebbe mai aumentate, oppure si aumenta il debito pubblico, ma l'Europa non sembra averlo capito molto, vedendo le ultime raccomandazioni arrivate dalla Commissione europea. Bisogna muoversi in questa direzione.

Abbiamo compreso che alla fine le decisioni le prendete voi Capi di Stato e di Governo, con i Ministri relativi, nel Consiglio europeo, poi ci saranno il summit del G7 in Baviera e il summit della NATO a Madrid. Siete voi a prendere le decisioni, anzi spesso - me lo lasci dire, non lo faccio solo per una questione polemica - non sembra essere il Parlamento a dare l'indirizzo al Governo, ma in certi casi sembra che sia il Governo a dare l'indirizzo al Parlamento e purtroppo questo avviene non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei. (Applausi). Visto che decidete voi, questa volta siamo noi a dirvi di fare presto! Non so se lo ricorda: fate presto, perché non c'è soltanto il rischio che la pace si stia allontanando seriamente, ma anche che fra poco non funzioneranno più neanche i condizionatori. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà.

PELLEGRINI Marco (M5S). Signor Presidente, colleghe, colleghi, rappresentanti del Governo, la posizione del MoVimento 5 Stelle in merito al conflitto in Ucraina e a tutto ciò che ad esso è connesso è chiara da tempo, non è mai cambiata ed è stata sancita in nostri atti ufficiali che chiunque può consultare.

Sia nel consiglio nazionale del 16 e 17 maggio sia in quello tenutosi nelle scorse ore abbiamo sostanzialmente affermato alcuni capisaldi, che vado rapidamente ad elencare.

Uno: ferma condanna dell'aggressione militare russa nei confronti della popolazione ucraina e delle infrastrutture civili e militari, perché contraria ai più elementari principi del diritto internazionale e perché non giustificabile in alcun modo; attacchi che possono configurare dei crimini di guerra.

Due: necessità di mantenere un incisivo piano di sanzioni per dissuadere la Russia dal proseguire nel suo piano di invasione; se necessario, aumentarne il livello, con misure ancora più severe e, al contempo, fornire aiuti umanitari per alleviare le sofferenze della popolazione civile ucraina.

Tre: assoluta necessità che l'Italia sia interprete, anzi protagonista, di una nuova fase degli sforzi diplomatici in tutte le sedi internazionali, affinché si scongiuri il rischio di una escalation militare, e siano invece promosse, con tutta la determinazione possibile, azioni diplomatiche serie e credibili per evitare che il conflitto si allarghi ulteriormente.

Quattro: il nostro Paese, dopo aver già inviato varie forniture, comprensive anche di armamenti, per consentire all'Ucraina di esercitare il proprio diritto di difesa, ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, deve ora concentrare i suoi sforzi sul piano diplomatico, promuovendo in particolare un'azione sinergica, anche con altri Paesi europei, per giungere a una soluzione equilibrata, equa appunto e sostenibile.

Cinque: vista la situazione così preoccupante, è auspicabile un confronto in Parlamento tra le varie forze politiche, per definire un atto di indirizzo delle Camere che contribuisca a rafforzare l'azione politica del Governo in tutti i contesti internazionali; tesa quest'azione al perseguimento del cessate il fuoco e della pace.

Infine, l'ultimo punto: non ritenevamo sufficiente, in base ai principi del nostro ordinamento democratico, limitarsi al vaglio parlamentare che era stato effettuato in occasione del cosiddetto decreto Ucraina, che risaliva ai giorni immediatamente successivi all'aggressione militare e che, inevitabilmente, non può tener conto dei mutamenti che nel frattempo sono intercorsi.

Queste erano e sono ancora oggi le nostre posizioni, nette e chiare. Purtroppo, abbiamo dovuto prendere atto che tutte le preoccupazioni da noi espresse negli scorsi mesi, con riguardo anche alle difficoltà economiche di famiglie e imprese, hanno trovato piena conferma. La grave situazione che si sta delineando, tra caro bollette, bolla inflazionistica, costo del denaro in sensibile aumento per famiglie ed imprese e maggiore onerosità per lo Stato italiano a finanziarsi sui mercati internazionali, è destinata ad aggravare la condizione generale del Paese e richiede interventi ampi e organici da parte del Governo.

Noi vorremmo discutere di questi interventi nella maniera più urgente possibile. Occorre intervenire presto, per assicurare un salario minimo a quella ampia platea di lavoratori che hanno paghe talmente basse da non consentire a loro e alle loro famiglie una vita dignitosa.

Più in generale, dobbiamo mettere in campo una politica salariale che possa garantire buste paga più consistenti ai cittadini, anche quelli del cosiddetto ceto medio, visto che siamo l'unico Paese dell'Unione europea in cui i salari reali sono diminuiti negli ultimi trent'anni, a differenza degli altri Paesi, dove sono aumentati.

Presidente Draghi, la situazione economica generale è purtroppo critica. Sono necessari ingenti investimenti nelle transizioni ecologiche e digitali, investimenti che la stessa Commissione europea stima nell'ordine di 350-400 miliardi all'anno. Ebbene, tutto questo non può che essere perseguito utilizzando politiche economiche espansive, sia a livello europeo sia a livello nazionale.

Nessuno, in quest'Aula, individua deficit o debito come obiettivi in sé: ci mancherebbe altro. Sono, però, strumenti di politica economica che devono essere attivati se serve per sostenere la domanda e per proteggere il tessuto sociale, economico e produttivo. Lo insegnava, con semplicità e chiarezza cristallina, un economista che lei, presidente Draghi, conosce sicuramente e che si chiamava Federico Caffè.

Se guardiamo al recente passato, vediamo che le sacrosante politiche espansive del Governo Conte II hanno, all'inizio, incrementato il livello del debito pubblico, ma allo stesso tempo hanno innescato una crescita record del PIL nel 2021, che sta facendo già adesso diminuire rapidamente il debito stesso. Tra l'altro, voglio citare quanto affermato dal suo ministro Franco al Forum economico mondiale di Davos, quando ha riferito che nella previsione di crescita del PIL del 3 per cento nel 2023 c'è un effetto di trascinamento del 2,2 per cento. È quindi grazie alle politiche espansive del Governo Conte II che oggi il Paese sta in piedi. Questi sono i numeri che voi stessi riportate.

Sarebbe ora imperdonabile cedere alle sirene di austerity delle élite che si stanno facendo ampiamente risentire e piegarsi all'inflazione brandita come un'arma. Non possiamo più tornare a politiche lacrime e sangue; questi paradigmi del passato vanno definitivamente archiviati.

Sul superbonus non intendo usare giri di parole. Presidente Draghi, lei e il suo ministro Franco avete commesso un grave errore bloccando con ogni pretesto possibile e immaginabile il meccanismo innovativo della cessione dei crediti fiscali. Questo blocco è sbagliato e ingiusto e sta mettendo sul lastrico migliaia di imprese e centinaia di migliaia di posti di lavoro. È evidente che a lei non piaccia questo meccanismo - ne prendiamo atto - ma le assicuriamo che il MoVimento 5 Stelle è intenzionato a impiegare tutte le sue forze per recuperare una vera cedibilità dei crediti d'imposta, superando tutti gli inutili e dannosi blocchi che questo Governo ha imposto. Diceva Keynes che difficile non è abbracciare nuove idee, ma liberarsi di quelle vecchie. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore Crucioli e da altri senatori, n. 2, dalla senatrice Fattori, n. 3, dal senatore Paragone e da altri senatori, n. 4, dal senatore Ciriani e da altri senatori, e n. 5, dai senatori Stefano, Lorefice, Candiani, Giammanco, Marcucci, Ginetti, Bonino, Masini, Unterberger e De Petris. I testi sono in distribuzione.

Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, professor Draghi.

DRAGHI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatori, più che rispondere su singoli punti, farò qualche commento su quello che mi pare il motivo unificatore di tutti gli interventi.

Devo ringraziare il Senato per il sostegno ad aiutare l'Ucraina a difendere la libertà e la democrazia, a continuare con le sanzioni contro il Paese invasore, a sostenere il potere d'acquisto degli italiani, a preparare con tutti gli altri la ricostruzione dell'Ucraina, a sostenere lo stato di candidato dell'Ucraina all'Unione europea, a ricercare una pace duratura che rispetti i diritti, la volontà e la libertà dell'Ucraina, a cercare di fare di tutto per evitare la tragedia della crisi alimentare nei Paesi più poveri del mondo, a continuare - insomma - sulla strada disegnata dal decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14.

Ringrazio perché il sostegno è stato unito e l'unità, come molti di voi hanno osservato, è essenziale, specialmente in questi momenti.

Ringrazio infine per un altro motivo, direi quasi personale. In questi momenti, in cui il Paese è - sia pure indirettamente - coinvolto in una guerra, le decisioni che si devono prendere sono molto complesse e profonde e hanno risvolti anche morali. Pertanto, avere il sostegno del Senato nel prendere queste decisioni è molto, ma molto importante per me. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

AMENDOLA, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere contrario sulle proposte di risoluzione nn. 1, 2, 3 e 4.

Esprimo parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 5.

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, la Lettonia, che ha meno abitanti di Milano, ha inviato all'Ucraina più aiuti militari dell'Italia ed altri Paesi hanno fatto molto più e meglio di noi. Dubito che se l'Italia dovesse far venir meno il suo modesto contributo militare, riesca a far sedere attorno a un tavolo russi e ucraini; tentativo che è già stato fatto da tutti i Paesi europei senza successo e che non è riuscito neppure sul grano. Pertanto, dire che in Parlamento siedono forze che lavorano per la pace mentre altre hanno solo in mente la guerra è la solita buffonata dei populisti. Collega Romeo, anche noi siamo per la diplomazia, non siete solo voi che avete buon senso.

Tutta questa discussione è semplicemente nociva, ci indebolisce agli occhi dei nostri partner ed è lo sviluppo che Putin cerca di alimentare. Conosce l'effetto psicologico delle immagini di morte e devastazione nei Paesi che sostengono l'Ucraina e vuole trasformare il più grande valore delle democrazie liberali, ossia il rispetto di ogni vita umana, nella sua principale debolezza. In più, la guerra sta facendo crescere l'inflazione mettendo a dura prova l'economia e mettendo pressione sui Governi che dipendono dall'energia russa. L'entusiasmo iniziale per il patriottismo ucraino sta scemando e quindi sempre più spesso sentiamo dire che sarebbe meglio finire la guerra per porre fine alle sofferenze, per non pagarne il conto economico. Ma quella di cui parlano non è la pace: si chiama resa o capitolazione; si chiama vittoria della prevaricazione. Semmai è vero il contrario: solo una forte resistenza sul piano militare può costringere Putin al tavolo dei negoziati e impedire che altri Paesi diventino vittima del suo folle disegno imperialista.

Presidente Draghi, al Consiglio europeo di questa settimana è in gioco il destino dell'Ucraina. Si deciderà, per la prima volta nella storia europea, di concedere lo status di candidato a un Paese in piena guerra. Noi speriamo in una scelta convinta da parte di tutti. Questo Paese martoriato ha bisogno di un simbolo per credere nel proprio futuro, e dovremmo essere orgogliosi che lo abbia trovato nella bandiera dell'Unione.

Per tutte queste ragioni, il Gruppo Per le Autonomie sostiene convintamente la linea del suo Governo. Abbiamo ancora negli occhi l'immagine che la portava con Scholz e Macron a Kiev e sappiamo ciò che lei ha rappresentato e continua a rappresentare sul sostegno non solo militare alle vittime di questa aggressione. Sappiamo e apprezziamo lo sforzo per una politica comune sul gas per tenere il punto sulle sanzioni. Tutto questo perché lei ha ben chiara la posta in gioco: non i sondaggi, non le prossime elezioni, ma la difesa dei valori e della civiltà europea. Oggi l'Italia è forse il Paese dove si addensano le maggiori simpatie per Putin e in cui l'invio delle armi interroga una parte dell'opinione pubblica. Eppure, chi prova a indossare la maglietta della pace dopo aver professato per una vita che andavano armati pure i benzinai e i farmacisti non raccoglie consensi. Questo non lo dicono solo i sondaggi, ma anche il voto di nove giorni fa.

Il Paese apprezza la coerenza tra parole e azioni, l'idea che un Governo agisca in base alle convinzioni e non alle convenienze. Vada avanti allora, signor Presidente del Consiglio, noi autonomisti siamo con lei. (Applausi).

DESSI' (CAL-Alt-PC-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DESSI' (CAL-Alt-PC-IdV). Presidente Draghi, comincio da dove lei ha finito. Purtroppo, devo annotare per l'ennesima volta una scorrettezza semantica: gran parte del Senato è con lei, Presidente, ma io e il mio Gruppo e gran parte del popolo italiano che rappresentiamo non lo siamo. (Applausi). Non siamo con lei, con le sue politiche guerrafondaie, con queste logiche NATO e UE che vogliono un'Italia schiacciata come colonia all'angolo delle realtà internazionali.

Lei, Presidente, si è distinto in questi anni, come nella sua lunga carriera, per non avere alcuna sensibilità politica. Mi deve perdonare i modi un po' diretti, ma l'unica cosa che le riconosco dal punto di vista della sua azione è di essere un grande chef, un uomo che sazia appetiti, i peggiori, anche se raffinati. (Applausi). Lo ha sempre fatto.

PRESIDENTE. Moderi i termini, per cortesia, non mi sembra che il suo sia un linguaggio adeguato. (Commenti).

DESSI' (CAL-Alt-PC-IdV). Non mi sembra di essere stato offensivo, quello dello chef è un lavoro dignitoso. Mi faccia parlare. Per favore, Presidente, non intendo offendere nessuno, ma intendo elaborare un pensiero, mi creda.

Gli appetiti da saziare, presidente Draghi, non sono quelli popolari delle nostre carbonare e delle nostre amatriciane, ma sono appetiti alti, banchetti in cui i piatti hanno un costo alto, che abbiamo pagato durante la pandemia, quando tutta l'attenzione è stata messa sulla distribuzione del denaro alle grandi aziende farmaceutiche e ai grandi fornitori di mascherine e simili. Poi però naturalmente lei si è concentrato su quello per cui è venuto a governarci: la gestione del grande piatto da portata, il PNRR, tanto denaro che dovrebbe avere una ricaduta sul popolo, sulle fasce sociali già piegate da due anni di crisi e che invece determinerà naturalmente l'arricchimento dei soliti noti, con cui lei è perfettamente capace di interloquire. (Applausi).

Con la guerra, però, Presidente, abbiamo superato il limite: non c'è mai stata una discussione su nulla, immediatamente appiattiti sulle posizioni NATO contro il parere del popolo, contro il parere del Papa, contro il parere della gran parte dei popoli della terra per fare una guerra non nostra, anche se vicina. (Applausi). Le guerre o sono nostre tutte o non lo è nessuna. A me sfuggiva, Presidente - scusi la mia semplicità mentale - il motivo di questa fretta di fagocitare le grandi aziende militari del mondo, le prime cinque - ricordiamolo - statunitensi, la dodicesima - ricordiamolo - italiana, Leonardo. Poi ho cominciato a osservare e ho visto le vostre visite frequenti in uno dei Paesi del conflitto, l'Ucraina, soprattutto quella della von der Leyen, ma alla fine la visita che più ha illuminato il panorama è stata quella di ieri, del presidente della Confindustria italiana Bonomi, che è andato a garantire appoggio per la ricostruzione. Presidente, se mai ho avuto qualche dubbio su quale fosse lo scopo di tutte le sue azioni, questa visita me li ha tolti tutti: ci sono solo i soldi nei suoi occhi. (Applausi). Se lei fosse un ragazzo moderno e tatuato, avrebbe probabilmente il disegno di zio Paperone da una parte e quello del deposito con i dollari dall'altra. (Applausi).

Noi stiamo fornendo le armi al popolo ucraino per distruggere sé stesso e il suo territorio, i russi naturalmente fanno il resto dell'opera. Il giorno dopo sarete lì, voi e la vostra Confindustria, tutti pronti per la ricostruzione, a finire il giro di quell'enorme banchetto di cui lei è stato il grand commis. (Applausi. Commenti).

Questo, Presidente, naturalmente viene fatto in assoluta tranquillità, perché lei sa di avere l'appoggio dell'establishment, dei media, del mainstream, e soprattutto di riuscire a tacitare quel pochissimo dissenso che si è creato nel Paese, che si è manifestato anche plasticamente nelle idee e nelle opere di alcuni liberi pensatori, di alcuni parlamentari.

Abbiamo qui il nostro Vito Petrocelli, che più volte ha spiegato la sua posizione. Vorrei sapere però perché lei non ha mai detto una parola sul fatto di aver indicato e favorito un'azione di dossieraggio vergognosa nei confronti di cittadini italiani su cui non c'è uno straccio di prova sul fatto che siano in rete, siano stati pagati o abbiano agito contro il proprio popolo (Applausi), lasciando altresì il suo Sottosegretario e il suo Presidente del Copasir arrampicarsi sugli specchi per giustificare una vergognosa opera di mistificazione della realtà che continua e continuerà. (Applausi). Ci sono state infatti altre piccole cose, meno note alle masse.

C'è stato ad esempio un emendamento nella legge che riforma il CSM che stranamente vieta ai 16 membri di candidarsi, se non si sono dimessi due anni prima. Le elezioni ci saranno fra un anno e quell'emendamento è cucito su misura per evitare che il magistrato Nino Di Matteo sia presente alle prossime elezioni e possa contribuire al cambiamento verso l'onestà e verso la lotta alla mafia nel nostro Paese. (Applausi).

Presidente, l'opera l'hanno finita poi i suoi camerieri, chiamiamoli così, visto che parlavamo di cucina. (Applausi). Ieri alla Camera è stato messo in votazione un emendamento al cosiddetto decreto elezioni che miracolosamente, per come cucito, eviterà al mio amico Faraone, al nostro amico Renzi, a Richetti, a Calenda, alla Bonino, a tutti i micro partiti di maggioranza di raccogliere firme nel 2023, tranne a noi. (Applausi). Noi le raccoglieremo molto volentieri. Ci sarebbe piaciuto, visto che la legge è uguale per tutti, stare sotto i banchetti insieme a Renzi, Faraone, Calenda e Richetti. Sarebbe stato divertente, un modo per confrontarsi anche nel Paese.

Presidente, noi siamo isolati: apra la cartina geografica, la guardi. Esistono gli Stati Uniti e noi vogliamo essere amici del popolo statunitense e di quello europeo, ma vogliamo essere amici anche del popolo russo, del popolo cinese, del popolo vietnamita, del popolo cubano e del popolo palestinese, che mai è stato considerato alla stregua del popolo ucraino, aggredito, ucciso e massacrato da vent'anni. (Applausi). Quando lei, Presidente, si comporterà per tutti gli altri Paesi aggrediti nel mondo come si è comportato oggi per l'Ucraina, avrà il nostro rispetto; fino ad allora, mai. (Applausi).

GARAVINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVINI (IV-PSI). Signor Presidente, presidente Draghi, componenti del Governo, onorevoli colleghi, sentiamo tutti forte l'esigenza che finisca la guerra, così da mettere fine alle atrocità in Ucraina e scongiurare le pesanti conseguenze che ne stanno derivando. È motivo di orgoglio il fatto che sia stato proprio il nostro Paese ad essere artefice di numerose proposte politiche portate avanti dall'Europa in questa fase così difficile. L'Italia c'è, è motore di iniziativa politica, propone soluzioni, tesse alleanze, raccoglie riconoscimenti e rispetto. Lo si è visto plasticamente nella fotografia di qualche giorno fa. L'immagine che la ritrae in treno con Macron e Scholz, signor Presidente, è un simbolo potente: ci parla dell'Europa come forza di pace, in totale sintonia con l'Alleanza atlantica, ma capace di una propria autonomia strategica, nel tentativo di pervenire al più presto a un cessate il fuoco.

L'Italia e l'Europa non stanno alimentando una guerra di aggressione, stiamo aiutando un popolo a difendersi e le armi che stiamo fornendo e che eventualmente forniremo non sono finalizzate a un attacco, ma utilizzate per consentire la legittima difesa, la difesa eroica di un intero popolo.

Ecco che proprio noi italiani, che conosciamo il valore della libertà riconquistata grazie alla resistenza, non possiamo negare aiuto a chi si batte per difendersi, senza mai tralasciare la via diplomatica, nella costante ricerca del dialogo e della pace. È proprio ciò che abbiamo fatto in questi mesi, all'interno e al fianco dell'Europa, con la quale siamo riusciti ad approvare misure importanti e unitarie: l'accoglienza in tutta Europa degli oltre 6 milioni di rifugiati ucraini, prevedendo anche la loro integrazione educativa e lavorativa; lo stanziamento di risorse ad hoc per far fronte all'emergenza nella stessa Ucraina; la previsione di sei pacchetti di sanzioni contro la Russia con misure capaci di mettere in ginocchio punti nevralgici della Federazione Russa. Sono tutte decisioni fortemente volute dall'Italia e spesso proposte proprio da noi. Tra l'altro, siamo l'unico Paese in Europa ad aver stilato una bozza di accordo per un piano di pace. Ecco perché qui non si tratta di rinfocolare il conflitto attraverso l'invio di armi, ma di sostenere la resistenza di un popolo che cerca di difendersi. Anche la generazione dei nostri nonni ha subito l'orrore della guerra, dunque sappiamo che cosa significa e ci sentiamo in dovere di difendere chi oggi è vittima della guerra.

L'Italia, al pari dell'Europa, lavora per la stabilità; non a caso, siamo stati proprio noi il primo Paese ad esprimersi a favore dell'accoglimento della candidatura di adesione all'Unione europea da parte dell'Ucraina, della Moldova e della Georgia, perché siamo convinti che l'Europa sia la casa di chi crede nella democrazia e nei diritti. L'opportuno accoglimento della loro candidatura adesso deve sortire un'accelerazione nel processo di adesione dei Balcani occidentali, che aspettano già da troppi anni.

Insomma, le sfide che abbiamo davanti sono molteplici. Ci stiamo confrontando, ad esempio, con un'impennata dei costi di petrolio e gas, che ci devono spingere a fissare un tetto dei prezzi a livello europeo, a diversificare l'approvvigionamento energetico e a sviluppare la produzione di fonti rinnovabili e pulite.

È anche necessario insistere su un'altra delicata questione da lei sollevata, signor Presidente: lo sblocco delle esportazioni di cereali dall'Ucraina, nel tentativo di scongiurare una crisi alimentare che avrebbe contraccolpi drammatici, soprattutto in Africa. Ci troviamo insomma nella situazione di dover assumere decisioni impegnative che rendono ancora più urgente la necessità di prevedere riforme importanti negli assetti e nelle regole dell'Europa. Anche qui, in merito alla revisione del Patto di stabilità e crescita, lei, signor Presidente, nella sua proposta di un'Agenzia europea del debito, ha fatto proposte concrete e molto promettenti.

In conclusione, signor Presidente, siamo di fronte a passaggi storici, che solo una politica visionaria può riuscire a concretizzare. Ecco perché siamo fieri che ad interpretare questa politica a Bruxelles, a nome dell'Italia, ci sia lei, presidente Draghi. (Applausi).

CIRIANI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, presidente Draghi, colleghi, finalmente il Governo, dopo settimane di attese, rinvii e sollecitazioni, anche da parte nostra, riferisce al Parlamento e al Senato su questioni cruciali e vitali per il nostro Paese, per la nostra economia, per la nostra sicurezza e anche per il prestigio internazionale dell'Italia. Dovrebbe farlo in forza di un mandato forte, chiaro e unitario, ma è evidente che non è e non sarà così.

Abbiamo letto la risoluzione della maggioranza, che è arrivata proprio agli ultimi minuti: ci sembra il solito "temino", fragile fragile, fatto per accontentare tutti e non scontentare nessuno. Le dirò anche un'altra impressione che ho avuto, Presidente: nei venti minuti della sua relazione, mi è sembrato più preoccupato di non dire piuttosto che di dire, di sfumare, di evitare e di non scontentare nessuno. Lo capisco, perché la sua maggioranza è davvero difficile da tenere insieme: è una maggioranza assolutamente caotica. Il problema, però, e la domanda che noi ci poniamo per conto degli italiani è: qual è la politica estera del Governo italiano? Ce n'è una soltanto o ce ne sono tante quanti sono i partiti che la sostengono?

Abbiamo anche visto, come tutti gli italiani, le immagini televisive del suo viaggio a Kiev e rispetto a questo sorgono almeno due considerazioni. La prima è che il viaggio che lei ha compiuto insieme ai leader di Francia e Germania avviene con tre mesi di ritardo rispetto a quello analogo che hanno fatto i leader conservatori di Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia e Inghilterra, quasi a voler mandare un messaggio all'Ucraina: vediamo quello che succede e poi mettiamo i piedi in terra di Ucraina. Non è stato un bel messaggio, secondo noi.

La seconda questione, Presidente, è che, mentre scorrevano sui televisori nelle case degli italiani le immagini sue e degli altri leader europei che visitavano Kiev e i sobborghi della capitale, i luoghi dell'orrore, la sua maggioranza continuava a far volare gli stracci, come avviene da settimane e come avvenuto fino a qualche minuto prima che lei entrasse in questo emiciclo. Ho qui con me solo una piccola parte delle decine di articoli, interventi e interviste che pezzi della maggioranza hanno rilasciato contro altri pezzi della maggioranza o che pezzi della maggioranza hanno rilasciato contro il Governo. Davvero non è un grande spettacolo, nel quale si è distinto - ahimè - un ex Presidente del Consiglio, sul quale non voglio dilungarmi, perché non ho tempo e perché non voglio infierire, per carità di Patria.

È successa anche un'altra cosa. Il suo Ministro degli affari esteri è stato messo sotto processo e sfiduciato dal suo stesso partito, che è il primo partito della sua maggioranza; questo è avvenuto perché il Ministro degli affari esteri ha condiviso la politica estera del Presidente del Consiglio. Nessuno qui dentro, ma soprattutto fuori da quest'Aula e fuori dai confini nazionali, tra quelli che ci guardano, può non considerare quanto avvenuto estremamente grave per la reputazione del nostro Paese. Io le voglio dire, Presidente, da convinto oppositore del suo Governo, che l'Italia non merita una politica estera fatta di furbizie, di ambiguità e di divisioni, soprattutto in un momento in cui c'è una guerra a 700 chilometri dal confine di Trieste. È la politica estera - lei me lo insegna, Presidente - che qualifica e definisce un Governo, soprattutto agli occhi delle cancellerie internazionali. La sua maggioranza però litiga anche sulla politica estera; anzi, vorrei dire che litiga soprattutto sulla politica estera. Non si può, non è possibile ascoltare gente che dice: «noi siamo con la NATO, ma siamo contro le armi; siamo assolutamente filoatlantici, ma siamo contro le spese militari; siamo al fianco del popolo ucraino, però contro le sanzioni; siamo al fianco dell'eroico popolo ucraino, ma non riconosciamo al popolo ucraino il diritto di difendere se stesso, la propria libertà, le proprie città.

Presidente, tutte le persone di buon senso, tutte le persone che hanno un briciolo di umanità, non possono che sperare e lavorare per la pace o perlomeno per un cessate il fuoco. Me lo perdonerete però lei e i colleghi, perché non voglio sembrare pedante o borioso: cinquecento anni fa in Italia, a Firenze, un signore che si chiamava Niccolò Machiavelli ha scritto cose definitive su come vanno gli uomini e su come va il mondo, perché poi alla fine la politica si muove con realismo e con pragmatismo. La prima regola è che la solidarietà disarmata a un popolo aggredito è soltanto retorica (Applausi), che la diplomazia disarmata offerta a un popolo aggredito è inutile e rovinosa e che la ricerca della pace per la pace, ovvero il pacifismo di cui tanti si riempiono la bocca, è soltanto un altro nome che diamo alla resa incondizionata.

Presidente e colleghi, il 7 aprile, illustrando il DEF, lei disse che gli italiani erano chiamati a scegliere tra la pace e i condizionatori. Purtroppo, dobbiamo constatare che non abbiamo la pace e non abbiamo nessuna garanzia nemmeno sul funzionamento dei condizionatori. (Applausi). Noi le abbiamo proposto una risoluzione che ci appariva di assoluto buon senso: un prezzo massimo del gas, un fondo europeo di solidarietà per i Paesi più colpiti dalla crisi, un fondo internazionale per evitare la carestia in Nord Africa. Ci avete detto di no, ed è sorprendente, come lo è l'ostinazione, Presidente, con cui la sua maggioranza continua a bocciare i nostri emendamenti, che chiedono di poter utilizzare i giacimenti di gas italiani nel mare Adriatico, che non vengono usati o che vengono sottoutilizzati, mentre i nostri vicini di casa naturalmente non perdono tempo. (Applausi).

Devo concludere, perché ho soltanto otto minuti a mia disposizione: noi del Gruppo Fratelli d'Italia non siamo e non saremo, da oggi con più ragioni, la stampella del Governo. Rivendichiamo ancora una volta in quest'Aula, con orgoglio, il coraggio di essere stati l'unica forza di opposizione, ma sappiamo bene quali sono i doveri e le responsabilità che derivano dalla nostra collocazione europea e internazionale. Lo sa soprattutto la nostra leader, Giorgia Meloni, che è anche il leader dei conservatori europei. (Applausi). È questa la forza su cui abbiamo costruito il nostro consenso, che dà tanto fastidio, soprattutto agli odiatori di professione che stanno a sinistra.

Signor Presidente, lo abbiamo detto sin dal primo giorno: siamo coloro che fanno quello che dicono; lo facciamo soltanto in nome e nell'interesse dell'Italia e lo faremo anche oggi, senza chiedere nulla in cambio; per quanto ci riguarda, è soltanto questo ciò che conta. (Applausi).

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che ci troviamo di fronte a una situazione estremamente complessa, che solo qualche mese fa non avremmo neanche lontanamente immaginato. È quasi una sorta di tempesta perfetta, con il conflitto seguito all'invasione russa dell'Ucraina, con una crisi energetica iniziata per le speculazioni ancor prima del conflitto, con una crisi idrica, di cui oggi abbiamo parlato poco - ma è un'altra questione che dovremo capire come affrontare rapidamente - e con una situazione economica che evidentemente crea apprensione e preoccupazione nei cittadini italiani: abbiamo visto la scorsa settimana come abbiamo "ballato" e forse continueremo a "ballare" per la vicenda dello spread.

Signor Presidente, lo voglio dire, perché c'è la diretta televisiva e forse i cittadini italiani vogliono sentire da noi e dalla nostra discussione quali sono gli obiettivi e gli strumenti che possiamo mettere in campo per affrontare questo insieme di problemi, che - torno a ripeterlo - sono concomitanti. La crisi idrica e la crisi energetica - lo dico non perché sono fissata - devono far tornare al centro della nostra discussione i cambiamenti climatici, che a causa dell'emergenza del conflitto bellico non solo sono stati relegati in secondo piano, ma c'è anche qualcuno che tenta di ridimensionare fortemente gli obiettivi e le ricette che ci siamo dati in Europa.

Ciò significa che la discussione nelle Aule parlamentari non può essere soltanto un rito, che dobbiamo fare per obbligo di legge, perché, come lei sa, signor Presidente, la legge obbliga a venire in Parlamento prima di andare al Consiglio europeo e quindi a votare una risoluzione. Credo dunque ci sia la necessità di un coinvolgimento molto più forte del Parlamento e anche di assumerci una responsabilità, in una situazione così complessa e difficile, come effettivamente facciamo.

Questo Senato - ovviamente parlo per il Senato, ma credo che la Camera sia altrettanto impegnata - continuamente e costantemente lavora sui decreti-legge e sul Piano nazionale di ripresa e resilienza per rispettare le scadenze, per fare in modo che le opportunità che abbiamo messo in campo possano essere realizzate.

In questa assunzione di responsabilità, le indicazioni che derivano dal coinvolgimento del Parlamento devono essere viste come un aiuto, un sostegno all'azione di governo, perché questo dà forza allo stesso Esecutivo. Per fare cosa? Arriviamo alla questione del conflitto.

Il primo punto della risoluzione di maggioranza indica una strada molto chiara, che non è assolutamente retorica, perché penso sia l'azione che la maggior parte dei parlamentari e delle forze politiche riconosce come strategica e fondamentale.

Signor Presidente, non dobbiamo assolutamente pensare di andare avanti con una forma di rassegnazione all'idea che andremo verso una sorta di guerra permanente, una guerra con alti e bassi.

Ho sentito il Segretario della NATO fare previsioni del conflitto di due-tre anni. Ecco, a questo non ci possiamo rassegnare, e non in nome di un pacifismo da imbelli, ma semplicemente perché dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative e le azioni negoziali multilaterali - bene il viaggio, bene il rafforzamento dell'asse con gli altri Paesi europei; ne avevamo già parlato la scorsa volta, se l'Europa non è in grado in quanto tale - per provare a spianare tutte le strade che permettano di aprire il negoziato, perché dobbiamo arrivare al cessate il fuoco.

Signor Presidente, capisco che lei dica che ci sono determinate condizioni per la pace. La pace si dovrà fare quando le parti, aiutate dall'iniziativa multilaterale che anche noi dobbiamo continuare a perseguire, saranno riuscite a raggiungere il risultato di aprire un negoziato. È interesse comune: del nostro Paese, come dell'Europa e lo è ancor di più nel momento in cui c'è il riconoscimento dello status di candidato all'Ucraina, e su ciò quest'Assemblea è pienamente d'accordo.

È nostro interesse. Dobbiamo agire per fermare il conflitto e per fare in modo che - possibilità a mio avviso concreta - cessino le violenze, le uccisioni e i bombardamenti e soprattutto si torni a perseguire un percorso di dialogo. Solo la diplomazia ci può permettere questo; non c'è alcun'altra strada.

In merito alla crisi energetica, capisco che possiamo avere avuto soddisfazione - è stato già un risultato - rispetto alla vicenda del price cap che è stato inserito, ma non possiamo affrontare la questione dell'aumento continuo e costante dell'energia solo e unicamente pensando di poter avere un piccolo risultato con riferimento al tetto. Dico anche che è un obiettivo per noi cruciale e se non ci riusciamo dobbiamo forse trovare il modo di agire anche in proprio, come hanno fatto altri Paesi. Stessa questione riguarda il disaccoppiamento.

La risoluzione indica la strada del Repower EU; benissimo, ma continuo a insistere: non usiamo la storia della crisi energetica per ritornare al passato. Non abbiamo molto altro: non possiamo permetterci come Italia di tornare indietro, né di mettere in discussione gli obiettivi della riduzione delle emissioni, così come quelli riferiti alle rinnovabili. Vi prego: lo sforzo dev'essere fatto totalmente ed essenzialmente su questo. Non usiamo tutto questo per dire che bisogna rivedere la transizione energetica, perché ci facciamo del male da soli. Mettiamola così: questa crisi può essere anche l'opportunità perché finalmente cominciamo a correre, correre, correre. Non abbiamo altra strada, se non questa, quindi diamo una risposta: da questo punto di vista, significa anche cominciare a mettere pilastri che ci possano permettano di superare una situazione drammatica. Non tornare indietro riguarda anche la questione della crisi idrica.

Dobbiamo dare risposte ai cittadini, perché tra uno o due mesi l'inflazione sarà aumentata e il nostro è il Paese con i salari più bassi. Dobbiamo affrontare una volta per tutte questa questione e risolverla. Quanto alla ripresa del nostro Paese, non facciamo come in passato, quando abbiamo ritenuto di puntare sui salari bassi, invece che sull'innovazione; questa è anche l'occasione per fare davvero un salto di qualità.

Signor Presidente del Consiglio,le questioni da affrontare sono molte e sono tutte molto articolate e intrecciate tra di loro. La proposta di risoluzione indica alcuni punti; è stato un lavoro complicato e faticoso, ma nell'annunciare il nostro voto favorevole, siamo convinti che almeno la strada che indichiamo per il Consiglio europeo possa portare forse qualche risultato positivo. (Applausi).

MALPEZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD). Signor Presidente, vorrei iniziare con un doveroso ringraziamento al sottosegretario Amendola, al presidente Stefano e al ministro D'Incà, perché abbiamo trascorso veramente tantissime ore insieme, cercando di portare a casa un testo che non facesse sentire escluso nessuno: vorrei sottolineare in questa sede la serietà, la professionalità e l'attenzione con cui avete lavorato tutti insieme a noi.

Signor Presidente, vorrei poi rapidamente ricordare che domani tantissimi nostri studenti cominceranno l'esame di Stato, l'esame di maturità, e mi chiedo se tra qualche anno gli studenti del futuro saranno chiamati magari ad affrontare in uno dei loro scritti o nel colloquio orale anche il commento a una delle immagini più potenti che è apparsa in questi giorni durante il suo viaggio a Kiev. Penso infatti che l'immagine di lei insieme al presidente Macron, al cancelliere Scholz e al presidente Zelensky sia stata davvero potente: l'immagine di chi è Europa politica e va in un Paese che è Europa, ma dal punto di vista geografico, per dimostrare che quell'Europa può far parte del contesto politico. Questo è stato un segnale molto forte e non semplicemente simbolico, ma è stato il simbolo di una volontà reale di costruire un'Europa diversa. Noi possiamo solo essere orgogliosi di dire che l'Italia è in prima linea nel voler fare in modo che ci sia l'opportunità per l'Ucraina e per la Moldavia, per esempio, di avere davvero lo status di candidati, perché questo è un percorso che ci vede in prima linea per difendere quell'idea di Europa che abbiamo in mente.

Difendiamo l'idea di un'Europa dei popoli e della solidarietà, che non può accettare in alcun modo l'aggressione che Putin ha attuato; l'Europa che ha bisogno di vedere le forze convinte e solidali tra loro, senza nessun piccolo varco, nessuna cessione, perché si possa davvero raggiungere, attraverso questa forza e questa coesione, la via della pace.

Ci aspettano grandi appuntamenti oltre a quello di giovedì e venerdì prossimi, come il G7 e il vertice NATO. Sono tre appuntamenti che ci devono vedere tutti uniti, proprio per dare continuità e ulteriore solidità al ruolo che il Governo sta svolgendo e che ha trovato davvero la sua forza nella credibilità della linea europea e atlantica tenuta con fermezza dal nostro Paese.

Noi dobbiamo continuare a essere l'asse portante di questa linea, perché possiamo esserne i grandi protagonisti, non solo nella definizione di una soluzione diplomatica del conflitto, ma anche nella costruzione di questa nuova Europa politica e di una nuova architettura di sicurezza europea.

Lei, presidente Draghi, ha illustrato una linea politica molto chiara, che noi condividiamo senza esitazioni e che si concretizza proprio nella risposta ferma all'aggressione di Putin e con la spinta per la costruzione di un percorso negoziale che porti alla pace. Dev'essere chiaro a tutti noi che la Russia punta e continuerà a puntare a minare la nostra coesione, ad alimentare e sfruttare qualsiasi divisione politica, a impedire una vera integrazione europea.

Ed è per questo che l'azione forte, che lei ha ricordato qui, del Senato e del mandato che viene dato al Governo ha un significato più importante, perché è una vera risposta che va anche in direzione della pace. Noi vogliamo la pace, non smetteremo mai di sottolinearlo. Per arrivarci serve proprio che la Russia non prosegua nella sua aggressione imperialista e che si trovi un accordo accettabile per Kiev, una pace in condizioni di piena dignità.

Quello che Putin teme, lo abbiamo detto più volte qui in quest'Aula, è la libertà dell'Europa. È un'Unione europea forte la sua vera ossessione; è il nostro modello di società libera e democratica il suo assillo. Noi siamo orgogliosi del lavoro che questo Governo sta facendo.

Siamo orgogliosi del lavoro che sta facendo anche per essere vicino alle famiglie e alle imprese italiane, per prendere per mano chi si trova oggi in grande difficoltà. Tutte quelle misure che questo Governo vara, anche con una velocità che a volte sottopone il Parlamento a tempi veramente stretti, sono però necessarie, proprio perché vogliamo parlare ai cittadini. Abbiamo detto più volte, noi, come forze politiche, quali sono le proposte per aiutare i nostri concittadini a provare a respirare e a stare meglio.

Il Partito Democratico ha fatto una serie di proposte e siamo anche molto contenti che il Governo le abbia accolte. L'altro ramo del Parlamento sta lavorando al decreto aiuti, che contiene ulteriori misure concrete per difendere il potere d'acquisto dei salari, per proteggere le famiglie dal caro bollette e per difendere le aziende in difficoltà.

Lei prima ha citato la Conferenza sul futuro dell'Europa. Noi ci abbiamo scommesso e ci abbiamo creduto molto. Sappiamo che forse è mancata la partecipazione che avremmo sperato, ma quella conferenza sul futuro dell'Europa rappresenta un'ulteriore opportunità, quella di rivolgersi davvero ai più giovani, per renderli protagonisti dell'Europa che noi vorremmo consegnare loro.

È anche l'Europa della sostenibilità. Lei sta svolgendo un grandissimo lavoro, anche rispetto alle politiche energetiche. Sappiamo benissimo che cosa sta facendo questo Governo per provare a trovare risposte in campi che ci hanno visto in sofferenza, ma che oggi possono trovare un percorso differente.

Glielo avevamo già ricordato l'altra volta: siamo molto contenti che questo Governo sia stato e continui a essere in prima linea e tra i primi ad aver sollevato la questione del grano bloccato dai russi in Ucraina. Noi siamo in prima linea nell'attesa di quell'intesa in sede ONU, dove si sta lavorando alla risoluzione per sostenere la missione navale. Sappiamo che cosa significa quell'attenzione e il fatto che l'Italia sia attenta a questo deve renderci oltremodo orgogliosi, perché significa guardare oltre anche i nostri confini e la situazione che stiamo vivendo e mantenere lo sguardo anche sul resto del mondo.

Stabilità, solidità, affidabilità: presidente Draghi, il suo Governo le sta manifestando in molti ambiti, in questo soprattutto. Con questo voto, vogliamo darle un mandato forte, convinti che la credibilità e la sicurezza internazionale dell'Italia derivino proprio dalla solidità della nostra posizione nello scenario geopolitico. La nostra unica bussola dev'essere l'interesse nazionale e chi, come noi, ha quest'unica bussola come punto di riferimento sicuramente si impegnerà per rafforzare l'azione del suo Governo. Buon lavoro, presidente Draghi. (Applausi).

BERNINI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERNINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, anche io mi unisco ai ringraziamenti per una gestazione molto - troppo - faticosa e per il senso di responsabilità che deve animare tutti noi in questo momento.

Desidero premettere una cosa a nome di tutti i colleghi del Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC. Anche noi, signor Presidente del Consiglio, la sosterremo oggi, così come abbiamo sempre fatto, a partire dal 1° marzo scorso, perché da allora nulla è purtroppo cambiato. (Applausi). Allo stesso modo nulla è cambiato da quando, con il cosiddetto decreto Ucraina, per ragioni comprensibili sotto il profilo istituzionale e costituzionale (il Governo, non a caso, si chiama Esecutivo), abbiamo dato al Governo il potere di rappresentare il nostro Paese per l'emergenza Ucraina nel Consiglio dell'Unione europea e in tutti i possibili consessi internazionali. (Applausi).

Non credo, presidente Draghi, che le renderemmo un gradito servizio se la costringessimo durante un summit a dire: alt, chiedo scusa, fermi tutti, questa è una decisione troppo importante, devo andare a chiamare il Parlamento della Repubblica italiana. È evidente, signor Presidente, che noi saremo consultati e che, come avvenuto fino ad ora, il Parlamento sarà coinvolto secondo le normative vigenti in questa drammatica emergenza Ucraina.

È altrettanto evidente, presidente Draghi, che, come al primo punto della risoluzione approvata il 1° marzo scorso, ciò che noi perseguiamo come obiettivo primario è la pace. (Applausi). Siamo tutti costruttori di pace, ma siamo pacifisti del fare. Senza la difesa dell'Ucraina, la pace non si raggiungerà mai.

Signor Presidente, anche noi usiamo una frase che Papa Francesco, nella prospettiva di guarire un mondo malato, ha utilizzato in piena pandemia: nessuno si salva da solo. (Applausi). Quale malattia è più mortale della guerra? Una guerra che apre lacerazioni terribili nel cuore delle persone e delle ragioni del mondo; una guerra, come questa, di aggressione e conquista, che ha aperto una ferita nel cuore dell'Europa?

Presidente Draghi, lei ci ha descritto, avendola vista con i suoi occhi, la devastazione della guerra. Non facciamo fatica a crederle. Questa è una guerra combattuta sul territorio, ma è anche una guerra mediatica, di informazione e disinformazione (o "disinformatia", che dir si voglia). È una guerra che noi tutti dobbiamo vivere nella piena consapevolezza che - lo ripeto - nessuno si salva da solo. La difesa dei confini dell'Ucraina e gli aiuti umanitari economici e militari corrisposti all'Ucraina sono un atto di altruismo ed egoismo insieme, perché la difesa dei confini di quel Paese è la difesa dei confini dell'Europa e del nostro Paese. (Applausi).

Signor Presidente, il sacrificio è grande. Tutti abbiamo paura della guerra, ma noi non vogliamo fare demagogia facile e spicciola. È ovvio che le persone abbiano paura della guerra e quando c'è bisogno di sopravvivere, perché le bollette sono troppo alte, perché si fa fatica - scusate l'eccesso di demagogia - a mettere insieme il pranzo con la cena, perché le imprese hanno difficoltà a fare i conti con un aumento energetico eccessivo per le loro capacità produttive, è ovvio che la guerra faccia ancora più paura. Ma noi, che dobbiamo ragionare con la testa e non accondiscendere ad una demagogia pericolosa, dobbiamo spiegare che solo contrastando la guerra si può arrivare alla pace, a una pace duratura, a una pace che, come dice lei, sia mutuamente soddisfacente, che soddisfi le istanze dell'Ucraina. Altrimenti non sarebbe pace e non sarebbe una pace vera.

Signor Presidente del Consiglio, noi vogliamo darle - ma sul serio - quello che le abbiamo dato fin dall'inizio, cioè un mandato forte e coeso. Lo ripeto, per noi non è cambiato nulla dal 1° marzo. Non mi risulta, purtroppo, che la Russia abbia smesso di bombardare (Applausi) e non mi risulta, purtroppo, che si siano aperti palesi tavoli di negoziato per la pace tra la Russia e l'Ucraina. Anzi, ricordo sue dichiarazioni, signor Presidente del Consiglio, in cui, a fronte di sue sollecitazioni, Putin le rispondeva che non è ancora tempo. Se non è ancora tempo, noi europei e l'Occidente tutto dobbiamo metterci in condizione di difenderci da un'aggressione che - lo ripeto - non è solamente di tipo militare per una definizione di confini tra due regioni del mondo che non ci riguardano. Noi, anche a causa di questa guerra - lo ha ricordato anche lei, presidente Draghi - stiamo entrando nell'emergenza umanitaria e nella crisi alimentare più grande degli ultimi settant'anni (Applausi), e le siamo grati per essere andato a Kiev a tentare di sbloccare la via del grano. Sappiamo quanto è difficile uscire dalla strategia del terrore che sta mettendo in atto la propaganda bellica russa. È ovvio che il gas e il grano vengono utilizzati come un'arma di guerra, un'arma a cui noi italiani siamo particolarmente sensibili, soprattutto per quanto riguarda il grano e i cereali, perché una drammatica emergenza alimentare in Africa produrrebbe un immediato effetto rebound sui flussi migratori che si ribalterebbero sul nostro Paese (Applausi). Quindi grazie per averlo capito prima e meglio di altri.

A questo proposito, proprio perché pure l'emergenza del gas, l'emergenza energetica e una politica energetica comune europea non sono sole parole vuote, ma hanno anch'esse un percorso, siamo felici che lei sia d'accordo con la linea che Forza Italia ha sempre promosso, e cioè di mettere un tetto al prezzo del gas, un price cap (Applausi). Non è possibile che, riducendo artatamente le forniture di gas, la Russia guadagni sempre lo stesso, perché in maniera esponenziale il prezzo del gas aumenta sui mercati internazionali. Non lo possiamo permettere e anche questa è una guerra che dobbiamo combattere e a cui non ci possiamo sottrarre. Mi creda, sono profondamente pacifista, come tutti noi, però non è fingendo di non vedere le cose che le cose spariscono: non funziona così. Quindi, presidente Draghi, ricordiamoci - perché per noi è molto importante - che la coesione sociale è il valore a cui dobbiamo guardare con più attenzione ora. La paura della guerra è alimentata dalla fame, dalla disperazione, dal senso di insicurezza, quindi dobbiamo garantire, come abbiamo fatto fino ad ora e ancora di più, misure per i ceti più poveri, misure per i redditi più bassi (Applausi), stralci delle accise, tagli agli oneri di sistema.

L'Europa ci deve aiutare, signor Presidente. Ha già superato uno stress test notevole con il Covid e ha dato una grande prova di avvio sulla strada giusta della solidarietà, ma per essere grande deve percorrere ancora questa strada e non si deve fermare a metà.

Per dimostrare di essere una grande madre, deve nutrire tutti i suoi figli non allo stesso modo, ma dando di più a chi ha più bisogno (Applausi) e non facendo digressioni in un rigore non solo anacronistico e antistorico, ma insopportabile, che darebbe fiato alle trombe del populismo più pericoloso. (Applausi).

Presidente, il tempo fugge, si ricordi l'automotive, la prego. (Applausi). Si ricordi che fissare al 2035 uno stop indiscriminato ai motori a benzina e a gas è un rischio senza paracadute che la nostra impresa e la nostra componentistica non si possono permettere. (Applausi). La prego, ricordi all'Europa che questo è un tema che per noi fa la differenza. Natura non facit saltus, la sostenibilità deve essere sostenibile, non insostenibile. Per tutti questi motivi, signor Presidente, e per tanti altri ancora, voteremo a favore della risoluzione di maggioranza che per quanto ci riguarda avrebbe potuto avere un parto molto più semplice. Non era necessario il cesareo, la nostra gestazione sarebbe stata molto più facile. (Applausi).

CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, presidente Draghi, arriviamo a questa giornata con l'approvazione della risoluzione di maggioranza qui in Senato non senza qualche fibrillazione. È inutile nasconderci che la sottoscrizione è stata fatta a poca distanza da questo momento di discussione e poi dal successivo voto. Una cosa però è indubbiamente vera, ovvero che è stata sottoscritta in maniera unitaria da tutta la maggioranza. Questa è una espressione di volontà importante che le deve dare ovviamente forza e mandato e che le dà anche un timone importante da esprimere in seno al Consiglio europeo sulle priorità da tenere.

Certamente poteva essere fatto tutto in maniera più lineare ed anche più veloce già ieri pomeriggio e devo dire che il lavoro che hanno svolto sia il sottosegretario Amendola, sia il presidente Stefano e, per la sua parte, il Ministro per i rapporti con il Parlamento è stato particolarmente faticoso, perché indubbiamente le tensioni che hanno caratterizzato una parte della maggioranza, il MoVimento 5 Stelle e qualcuno che probabilmente aveva interesse a fare fibrillare, attraverso tali tensioni, la maggioranza di Governo, hanno fatto perdere tempo.

Presidente, noi oggi abbiamo bisogno di tutto tranne che di perdere tempo, questo lei lo sa benissimo. (Applausi). Lei deve dare concretezza alla volontà che le arriva oggi della maggioranza e che abbiamo sottoscritto, perché i problemi che stanno vivendo i nostri concittadini, i problemi che sta vivendo il mondo occidentale con la guerra in Ucraina sono enormi e avranno ripercussioni che dureranno anni ed è inutile girarci intorno: anche le più ottimistiche previsioni del ministro Cingolani di riuscire ad affrancarsi dalle previsioni di fornitura del gas e del greggio russo, spostano l'asticella di qualche anno, ma certamente tutta l'economia che subisce questo aumento di costi avrà bisogno di molti anni per potersi rialzare e noi abbiamo bisogno di dare invece risposte molto veloci e non possiamo permettere che queste fibrillazioni di maggioranza facciano perdere di vista il fatto che oggi, se si va a fare benzina, si devono spendere 2,40 euro al litro. Ormai sta per scadere il decreto che ha abbassato le accise e c'è bisogno, Presidente, di dare velocemente agli italiani la certezza che il Governo non è distratto su queste esigenze e che il decreto si fa subito per consentire all'economia di non fermarsi (Applausi).

A fronte di questo, noi siamo qui in maniera determinata, come lo siamo stati nelle riunioni di maggioranza che hanno consegnato a lei e che consegnano al Parlamento questa risoluzione, che dice che bisogna sostenere l'Ucraina, che bisogna lavorare perché si giunga velocemente ad un cessate il fuoco, che tutte le azioni che vengono fatte a livello nazionale e internazionale devono essere finalizzate a costringere i combattenti - l'aggredito e l'aggressore - a trovare un punto di mediazione e a sedersi al tavolo. È necessario e fondamentale che questa guerra venga terminata il più velocemente possibile.

È un prezzo in vite umane ed è un prezzo in termini di disequilibri socio-economici che non possiamo permetterci di sopportare.

Prima, tra i banchi del Governo, c'era anche il ministro Lamorgese; non ci sfugge, anche se la cronaca ovviamente ha messo la notizia in penultima pagina sui quotidiani, che quest'anno rispetto allo scorso anno siamo già ad un 30 per cento in più di sbarchi di immigrati clandestini. Non ci sfugge altresì che la crisi legata alla guerra in Ucraina sta affamando i Paesi del Nord Africa, gli stessi Paesi nei quali ci sarebbe bisogno invece di stabilità e che tutto questo, combinato anche con qualche scelta che non vogliamo il Governo faccia, come andare a fare sanatorie senza criterio (Applausi), creando elementi di pool factor, possa riattivare in maniera ancora più forte meccanismi di sfruttamento dell'immigrazione clandestina fino a sovraccaricare il nostro sistema socio-economico di costi di cui oggi non abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno invece di stabilità, di certezze, di sapere che il Governo lavora per trovare soluzioni a livello europeo che consentano alla nostra economia una competitività che pensavamo di aver recuperato con gli investimenti del PNRR, ma che oggi viene messa in discussione da una crisi di inflazione che non solo preoccupa, ma per molti aspetti appare fuori controllo.

Non ci fa piacere, Presidente, che a livello di Banca centrale europea (BCE) siano state intraprese delle azioni che hanno comunicato una certa fretta e sono in contraddizione con il principio che l'ha resa persona determinata e di carattere. L'era del whatever it takes pare consegnata definitivamente ai libri di storia e non essere più presente nelle scelte della BCE. Questo non va bene. Occorre un'azione forte a livello nazionale e a livello continentale affinché tutto quello che serve sia fatto per non entrare in recessione e per non mettere le nostre economie, non parlo solo di quella italiana, in condizione di soggezione rispetto ad altre economie. (Applausi).

Ci siamo risvegliati molto più fragili di prima. Ci siamo riscoperti molto più fragili di prima e anche molta di quella illusione, spinta da una certa insidiosa retorica e ideologia ambientalista a prescindere, ci fa scoprire oggi molto fragili a causa della nostra dipendenza energetica sproporzionata rispetto ad altri partner europei. Non è difficile il confronto con la Francia che si approvvigiona con l'energia nucleare rispetto all'Italia che deve approvvigionarsi con gas che viene dalla Russia e che deve sostituire le provviste di metano con gas proveniente da altri Paesi che per quanto oggi possano essere attenti nei nostri confronti, sono tutt'altro che democrazie stabili, sono tutt'altro che esempi di Paesi in equilibrio.

Abbiamo bisogno, Presidente, che questa situazione faccia maturare anche nel nostro Paese la consapevolezza che qualsiasi passo verso una sostenibilità ecologica sia fatto in funzione anche di una sostenibilità socio-economica. (Applausi). Non possiamo permetterci di creare migliaia, centinaia di migliaia e temo anche milioni di disoccupati, solamente per soddisfare qualche stimolo ambientalista basato solo su ideologie, ma disancorato dalla realtà. Non ce lo potevamo permettere ieri, non ce lo possiamo permettere oggi.

Abbiamo bisogno quindi che sia messo un tetto in maniera seria al costo del metano; abbiamo bisogno di azioni a livello europeo che ci consentano di non essere tra i Paesi in difficoltà e certamente avremo bisogno di un'Unione europea in grado non solo di accogliere l'Ucraina come Paese che bussa alla porta, ma anche di garantire a chi ne fa parte un livello di tutela che non può essere lo stesso che l'Unesco garantisce ai suoi siti, pari cioè a zero. (Applausi). Se si entra nell'Unione europea, ci deve essere un valore politico aggiunto, non solamente una targhetta da mettere alla porta, altrimenti l'Unione europea, che già oggi a 27 fatica a rimanere compatta sulle decisioni, sarà ancora più fragile.

È inutile con questo illudere chi sta bussando oggi alla porta che il percorso sia facile, perché oggi c'è una pressione psicologica forte data della guerra. Il percorso è complicato ed è molto articolato. Lo vuole fare, Presidente? Lo vogliamo fare tutti assieme, ma bisogna che le regole su cui oggi si regge l'Unione europea siano riviste, a partire dalle regole principali, quelle economiche e quelle su cui si regge la nostra economia. Ci sono costi, ci sono azioni da decidere, ci sono scelte da fare. Lei va in questo caso in sede europea con un mandato chiaro, va con un determinato mandato affinché sia fatto tutto quello che è necessario per far terminare la guerra in Ucraina. Questa deve essere l'azione principale in sede europea e su qualsiasi tavolo di confronto a livello internazionale.

Presidente, noi voteremo la risoluzione di maggioranza, ma ci aspettiamo che ci sia una seria e forte azione determinata per contrastare i costi a cui ho accennato. La grave situazione di siccità che stanno vivendo le nostre Regioni a sviluppo agricolo e i gravi costi sull'energia, con il caro benzina che stiamo affrontando, devono essere risolti subito. Il nostro supporto c'è a questo Governo per risolvere i problemi, il nostro supporto non c'è a questa maggioranza se diventa litigiosa e se viene a far perdere tempo per arrivare a non combinare nulla. Vada avanti, Presidente, e tenga a bada chi all'interno della sua compagine non ha ben chiari questi principi. (Applausi).

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, presidente Draghi, colleghi, oggi voglio ribadire con forza un concetto già citato da chi mi ha preceduto: il 24 febbraio è cambiato tutto, perché il 24 febbraio Putin non ha solo dichiarato guerra all'Ucraina, ma ha dichiarato guerra ai valori di libertà e di democrazia dell'Europa. Un attacco violento a quell'idea di Europa, nata sulla proposta di Schuman e sulla visione di Altiero Spinelli, di una nuova forma di cooperazione politica che avrebbe reso impensabile la guerra tra le Nazioni europee. Noi non ci siamo voltati dall'altra parte e fin dall'inizio siamo stati convinti dell'importanza di rispondere in modo coeso, schierandoci al fianco dell'Ucraina contro l'aggressore e garantendo il massimo sostegno, senza se e senza ma. (Applausi).

Sempre in quest'ottica, Presidente, noi supportiamo le domande di adesione all'Unione europea di Ucraina, Repubblica Moldova e Georgia e chiediamo di favorire il percorso di adesione all'Unione europea dei Paesi dei Balcani occidentali. Oggi più che mai serve un'Europa forte e fondata sui principi di coesione sociale e di pace, quella coesione sociale a cui anche lei fa spesso riferimento, Presidente. Noi ribadiamo anche con forza la nostra appartenenza all'Unione europea e all'Alleanza atlantica, cosa peraltro mai messa in discussione, perché la politica del MoVimento 5 Stelle è saldamente ancorata alla Carta delle Nazioni Unite e dell'Alleanza atlantica. Basta falsità e strumentalizzazioni su questo tema.

Presidente, siamo convinti che l'Europa debba svolgere quel ruolo diplomatico che forse finora non ha ancora espresso pienamente, per giungere al più presto a un cessate il fuoco che apra finalmente una prospettiva di pace. Il MoVimento 5 Stelle è stato la prima forza politica a sottolineare la necessità di una soluzione diplomatica a questo conflitto, evidenziando che il ruolo di mediatore non può essere svolto solo da Paesi come la Turchia di Erdogan. Ecco perché negli impegni della risoluzione abbiamo voluto chiedere con forza che il Governo si adoperi in tutti i consessi internazionali per la cessazione delle operazioni belliche e il ritiro di tutte le forze militari dal suolo ucraino. (Applausi). Il fine è favorire la de-escalation militare e potenziare l'azione diplomatica per arrivare alla pace, ribadendo il sacrosanto diritto del popolo ucraino all'autodifesa come sancito dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

Tra gli impegni inseriti nella risoluzione di maggioranza, Presidente, noi abbiamo voluto porre anche il tema della centralità del Parlamento, che ha un ruolo fondamentale e insostituibile; un concetto che in realtà dovrebbe essere scontato in una democrazia parlamentare, ma che in modo incomprensibile ci ha visti impegnati da ieri, per quasi ventiquattro ore, in una sorta di braccio di ferro con il Governo. Un confronto che però alla fine ha portato a trovare la sintesi in un testo che prevede un necessario e ampio coinvolgimento delle Camere in occasione dei più rilevanti summit internazionali riguardanti la guerra in Ucraina, ivi comprese le cessioni di forniture militari. (Applausi).

Un coinvolgimento del Parlamento, Presidente, che è funzionale a dare sempre più forza all'azione di questo Governo e non, come qualcuno dice erroneamente, a commissariare il Governo. Un coinvolgimento che in realtà è scontato, perché è previsto dalla nostra Carta costituzionale e perché noi siamo una democrazia parlamentare. Infatti questo impegno è stato condiviso da subito da tutta la maggioranza e io davvero voglio ringraziare ancora una volta questa maggioranza, che ha dato prova di saper lavorare in modo costruttivo, mettendo al centro il bene del Paese. (Applausi). È importante questo passaggio, Presidente, ed è importante che le persone abbiano la percezione che le battaglie che facciamo qui non sono fini a sé stesse o battaglie che servono a qualcuno o solo a una parte, ma sono battaglie finalizzate al bene collettivo, il bene degli italiani.

In questo momento c'è forse una sola certezza: il prezzo altissimo che molti stanno pagando per questa guerra, che si aggiunge al prezzo altissimo che molti stavano pagando dopo due anni di pandemia. Pochi giorni fa l'Istat ha certificato che i poveri assoluti sono risaliti a 5,4 milioni: una situazione che richiede interventi seri da parte del Governo, che noi, come MoVimento 5 Stelle vogliamo discutere urgentemente. Fuori da questo palazzo ci sono famiglie, ci sono giovani in cerca di lavoro, ci sono imprese in difficoltà che vedono più che dimezzata la propria capacità di crescita. Qui in Senato abbiamo provvedimenti fermi, come la legge Catalfo, quella legge sul salario minimo che va sbloccata subito, perché combatte la piaga degli stipendi da fame. (Applausi).

Agli italiani dobbiamo dare risposte proteggendo famiglie e imprese dal caro energia, contro cui devono fare i conti purtroppo da mesi. Abbiamo fatto una proposta molto chiara: serve un fondo per l'energia, un energy recovery fund, uno strumento da finanziare con debito comune europeo, come è stato fatto con il PNRR, che è necessario subito per sostenere i Paesi in maggiore difficoltà. Chiediamo anche acquisti comuni di energia a livello europeo e di trovare un'intesa sul tetto al prezzo del gas: è uno degli interventi che il MoVimento chiede di introdurre ormai da mesi per contrastare la speculazione e proteggere l'economia dai rincari sulle bollette. Il piano Repower EU è un buon inizio, perché prevede di utilizzare 220 miliardi del Next generation EU non ancora usati. Ma sia chiaro che questi fondi devono essere messi a disposizione di tutti i Paesi europei a condizioni vantaggiose, senza eccessivi oneri o condizionamenti.

Vede, Presidente, se durante la pandemia l'Europa ha riscoperto il significato della parola solidarietà, adesso è ora che ritrovi quello spirito, lo stesso spirito che ha permesso al presidente Conte di piegare le resistenze dei cosiddetti Paesi frugali o dell'Ungheria di Orban, con cui diversi tra i cosiddetti patrioti seduti in quest'Aula hanno rapporti. Mentre si blaterava e in realtà si blatera ancora di utilizzare il MES sanitario, c'era chi in Europa conduceva una battaglia che ha fruttato al nostro Paese 200 miliardi di euro, che vanno usati adesso per le riforme. (Applausi).

L'emergenza Covid ci ha mostrato che era arrivato il momento di gettare le basi per una nuova Europa, davvero solidale. Adesso però va cambiata anche la governance economica europea. Bene aver sospeso per tutto il 2023 il Patto di stabilità e crescita, che però va rivisto radicalmente, perché non possiamo permetterci di tornare a quando alle crisi si rispondeva con i tagli alla spesa sociale, alla sanità, all'istruzione, alla ricerca, agli investimenti e allo stesso tempo si aumentavano le tasse. (Applausi). Contro ogni egoismo o sovranismo, dobbiamo continuare a batterci per costruire un'Europa più votata alle politiche sociali e alla protezione dei beni comuni e noi, come MoVimento 5 Stelle, stiamo facendo la nostra parte, con misure come quella del superbonus e chiediamo al Governo di sbloccare la cessione dei crediti fiscali. (Applausi).

Signor Presidente, in conclusione, come Italia, vogliamo essere protagonisti di questo nuovo corso in Europa e lei ha il nostro pieno sostegno, nell'appoggio al popolo ucraino e al popolo italiano, i cui interessi in questo momento coincidono con il cessate il fuoco e con la pace. Per questo, signor Presidente, voteremo favorevolmente alla risoluzione di maggioranza. (Applausi).

FATTORI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FATTORI (Misto). Signor Presidente, oggi è il centodiciottesimo giorno della guerra in Ucraina. Dall'inizio di questa guerra, come Sinistra italiana, abbiamo espresso ferma condanna all'aggressione militare della Russia in Ucraina, in violazione del diritto internazionale: penso che su questo non possiamo essere diversamente allineati e abbiamo sempre messo in evidenza questa posizione. Abbiamo però espresso preoccupazione per la prospettiva di una guerra lunga ed estenuante, di un conflitto progressivamente alimentato in via indiretta sul modello delle guerre per procura, come questa, dove diamo le armi a qualcun altro per combattere. I centodiciotto giorni di violenze, di stragi, di fosse comuni - non dimentichiamo Bucha e le tante tragedie avvenute - ci hanno dimostrato che effettivamente non avevamo torto a temere il peggio.

Nella nostra proposta di risoluzione ribadiamo la richiesta di un impegno italiano ed europeo per fermare questa guerra il più presto possibile, con un impegno diplomatico che finora l'Europa non ha saputo esprimere. Dobbiamo anche segnalare un allarme che questa guerra produce, sull'approvvigionamento del cibo, proprio tra i più deboli. «The economist» parla di una catastrofe alimentare, perché dalla Russia e dall'Ucraina parte il 12 per cento delle calorie necessarie per nutrire tutto il mondo, in particolare l'Africa e i Paesi più poveri. Per questo, nella nostra risoluzione in 8 punti avevamo chiesto non solo lo stop all'invio delle armi, ma anche di lavorare nell'ambito del Consiglio europeo per una forte iniziativa diplomatica, che finché siamo parte bellica non possiamo intraprendere, di informare tempestivamente il Parlamento, di garantire il massimo supporto umanitario, di attivare con urgenza trattative per lo sblocco degli stock di grano ucraino, di lavorare sulla concessione della protezione temporanea anche della popolazione straniera presente in Ucraina e anche ad una profonda riforma della governance economica del Patto di stabilità e crescita e un tetto al prezzo del gas russo. Quello che è veramente amareggiante da parte del Governo è che, ogni volta che si tenta di dare un contributo in questa sede, con delle proposte di risoluzione, pur sempre con opinioni diverse rispetto ad alcuni punti, non ci si prenda neanche la briga di leggere il testo e magari di approvare qualche punto che abbiamo proposto, per dimostrare che la pace si cerca anche qui in Parlamento con le opposizioni, ma semplicemente, con arroganza e con violenza, si esprime parere negativo.

Io di Sinistra Italiana voterò contro la risoluzione di maggioranza proprio perché non c'è stata alcuna apertura nei confronti delle forze di opposizione, e ovviamente voterò a favore della nostra risoluzione.

Vi ringrazio comunque dell'attenzione, anche se l'ascolto non c'è stato e non c'è mai da parte di questo Governo, che si proclama democratico ma che in realtà esercita una violenza democratica contro le opposizioni. (Applausi).

PARAGONE (Misto-IpI-PVU). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PARAGONE (Misto-IpI-PVU). Signor Presidente, non riesco a trovare nella risoluzione della maggioranza l'impegno a non comprare più armi da destinare all'Ucraina. Me lo domando perché avevo letto in questi ultimi giorni di gravi crisi di coscienza da parte del MoVimento 5 Stelle e da parte della sinistra più radicale.

Dopo la presa di posizione di Draghi, sempre più padrone del Parlamento, ai malpancisti deve essere bastato del Gaviscon.

Ho sentito dire che siete riusciti a riaffermare la centralità del Parlamento: sorbole! In una Repubblica parlamentare già piegata al record di voti di fiducia e Premier senza mandato elettorale, mi sembra davvero una grande trionfo: complimenti!

In tempi di remake democristiani, dove pure Di Maio parla come se fosse Vincenzo Scotti e Giuseppe Conte sembra il Giovanni Goria disegnato da Forattini, ricordo l'adagio andreottiano: meglio tirare a campare che tirare le cuoia! Tanto le cuoia le tirano altrove, magari con le armi che compriamo noi e mandiamo in Ucraina e pure in Russia, nonostante l'embargo. A Putin, tra l'altro continuiamo a pagare il gas in rubli.

Dieci giorni a mostrare muscoli di cartapesta, a fare la voce grossa sui giornali solo perché c'erano conti interni da regolare. Mentre Zelensky continua a chiedere armi su armi, Conte, Di Maio e Fico sono finiti sulle prime pagine per una sceneggiata a metà tra Mario Merola e Tony Tammaro (Applausi), al termine della quale l'unica cosa certa è la firma grillina alla risoluzione scritta dal Governo, dove non c'è l'ombra dell'impegno a non comprare più armi. Questo significa che ne comprerete ancora, perché Draghi si è impegnato in tal senso.

Avete sacrificato gli interessi e i bisogni degli italiani al volere del vostro patro-NATO. Gli italiani non ne possono più di pagare il conto delle emergenze create da coloro che ci stanno guadagnando come non mai: finanza, multinazionali, la grande industria delle armi, Big Pharma.

Per ingrassare queste multinazionali i soldi li trovate sempre, ma l'industria italiana non gira attorno ad armi e vaccini, ve l'hanno detto? Vi hanno detto che l'agricoltura è in ginocchio per la siccità? Avete capito il dramma degli agricoltori, la disperazione dei pescatori, degli artigiani, dei ristoratori, delle partite IVA? Avete capito che c'è gente esposta finanziariamente a cui non date nulla? Lo sapete che la disoccupazione cresce?

Il Governo italiano non c'è, e l'Europa pensa ad allargarsi ad Est, complimenti! Così, oltre all'abbaiare della NATO, avremo la provocazione di Bruxelles alle porte della Russia.

Voi la pace non la volete, perché con la pace i profitti non si fanno, e voi governate per i loro profitti. (Applausi).

DE FALCO (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

DE FALCO (Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente del Consiglio, membri del Governo, in questi ultimi giorni ritengo di aver visto, insieme agli italiani, un pessimo spettacolo. Ritengo di aver visto uno spettacolo indecoroso, che ha mostrato come siano particolarmente sentiti i problemi e le questioni di carattere assolutamente personale: altro che questioni politiche e interessi generali, umanità! Tantissimi di voi, di noi, parlano di umanità in quest'Aula.

Abbiamo parlato, abbiamo abusato di questi termini oggi in quest'Aula, ma alla fine questa situazione si potrebbe chiamare semplicemente «Ricomincio da tre», per chi la vuol capire. Ricomincio da tre, Ministro degli affari esteri.

Questa è la vera storia, perché la proposta di risoluzione che alla fine avete così difficoltosamente composto, dopo ore e giorni di trattative in cui i Gruppi parlamentari sfiduciavano il Ministro degli affari esteri, espressione di quella stessa forza politica, dopo tutto questo cosa contiene di così innovativo? Leggiamo: si chiede l'immediata cessazione della guerra e questo va bene; dividiamo i due litiganti ed è facile. Si chiede di proseguire l'impegno a mediare tra le parti, e siamo sempre lì; di garantire sostegno e solidarietà al popolo ucraino e alle istituzioni ucraine; quindi, si deve continuare - e su questo sono d'accordo - nel sostenere l'aggredito e nel non legittimare violenze future da parte di novelli aggressori. Fin qui va bene, ma non è molto innovativo. Si chiede inoltre di continuare a garantire, secondo quanto precisato dal decreto-legge n. 14 del 2022, il necessario coinvolgimento delle Camere, ma è stata aggiunta anche la parola «ampio». Si parla cioè di ampio coinvolgimento delle Camere, secondo quanto previsto dalla legge e, quindi, è sempre lo stesso. Stiamo scherzando?

Nel frattempo il Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle si scinde, si spacca e 7, 8, 10 vanno da una parte. Quello che accade oggi e che è stato chiamato teatrino è in realtà una tragedia, perché noi stiamo dando una pessima notizia agli italiani che - come è stato ben detto - hanno anche tanti altri problemi.

Noi siamo qui a parlare di umanità. Ieri era il 20 giugno - non è molto importante che oggi sia il solstizio d'estate - e cioè la giornata mondiale del rifugiato, ma 908 naufraghi sono rimasti a cuocere sulle barche, perché questa è la nostra umanità. Noi giustamente riceviamo, accogliamo gli ucraini, perché siamo dotati di spirito umanitario. Ma quello spirito umanitario ce lo dimentichiamo quando si tratta di altra gente che viene da altri Paesi del mondo. In questi giorni abbiamo accolto 130.000 persone ucraine e va benissimo. Ma allora mi chiedo che problema rappresentino per questa nostra umanità 29 persone su un'imbarcazione.

Il problema allora è che i diritti fondamentali valgono per tutti o semplicemente non esistono. È immonda una umanità differenziata, come sarà erronea - quando tra pochi giorni la varerete - l'autonomia differenziata, che è un'altra legittimazione di differenze non ragionevoli e non giustificabili. Avremo differenziazioni sul territorio italiano anche formali davanti alle leggi delle varie Regioni. Questa è l'umanità.

Annuncio pertanto che voterò contro la proposta di risoluzione n. 5.

PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.

CIRIANI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, chiedo che, rispetto alla nostra proposta di risoluzione n. 4, siano votati separatamente i cinque capoversi degli impegni.

PRESIDENTE. Vedremo come si pronuncerà l'Assemblea quando arriveremo a tale proposta.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dal senatore Crucioli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dalla senatrice Fattori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Paragone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Sulla proposta di risoluzione n. 4 vi è una richiesta del senatore Ciriani di una votazione per parti separate per quello che riguarda l'impegno del Governo, quindi la parte dispositiva e cinque capoversi.

Ai sensi dell'articolo 102, comma 5, del Regolamento, la proposta di votazione per parti separate deve essere votata dall'Assemblea.

Metto pertanto ai voti la richiesta di votazione per parti separate della proposta di risoluzione n. 4.

Non è approvata.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dai senatori Stefano, Lorefice, Candiani, Giammanco, Marcucci, Ginetti, Bonino, Masini, Unterberger e De Petris.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 22 giugno 2022

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 22 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,49).

Allegato A

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 23 E 24 GIUGNO 2022

PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4 E 5

(6-00222) n. 1 (21 giugno 2022)

Crucioli, Granato, Angrisani, Sbrana, Mininno, Abate, Corrado, Dessì, Giannuzzi, La Mura, Lannutti, Lezzi, Petrocelli, Nugnes.

Respinta

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022;

        premesso che all'ordine del giorno provvisorio del Consiglio europeo è prevista la trattazione, fra gli altri, del seguente argomento:

            1) conflitto bellico in Ucraina;

        considerato che:

            la guerra in Ucraina, oltre alle gravi conseguenze umanitarie, ha generato profonde incertezze nello scenario economico globale, già ampiamente compromesso dalla pandemia, che peraltro nel nostro Paese ha visto una particolare politica tesa al controllo sociale;

            i motivi che hanno scatenato il conflitto in corso tendono ad essere rappresentati dai media del nostro Paese con semplificazione propagandistica occultandone gli antefatti bellici iniziati a partire dal 2014 nonché le ragioni profonde che trovano le proprie radici in uno scontro geopolitico scaturito dagli equilibri precari conseguenti alla fine della guerra fredda;

            la ripresa post-Covid si è completamente bloccata con l'insorgere della guerra, visto l'aumento dei prezzi delle materie prime e delle difficoltà di distribuzione delle stesse;

            gli effetti della crisi economica, pur estesa a livello mondiale, sono fortemente diseguali e si fanno maggiormente sentire in Europa, a causa della vicinanza con i Paesi coinvolti nel conflitto ma anche per la dipendenza energetica dei Paesi dell'UE dalla Russia;

            in Italia, ove appunto l'economia è fortemente condizionata dal punto di vista energetico, si registra un evidente rallentamento della crescita rispetto alle previsioni. Il conseguente ed inevitabile aumento dei prezzi energetici dovuto alla difficoltà di approvvigionamento, insieme all'aumento indiscriminato dei costi al consumo, sta creando una contrazione del mercato dell'importazione ed esportazione, con danni a cascata su tutte le fasce sociali e le categorie imprenditoriali;

            l'inasprimento delle tensioni nei mercati delle risorse energetiche e delle materie prime (grano, mais, metalli) è dovuto principalmente al fatto che Russia ed Ucraina sono i principali fornitori di tali risorse, la cui mancanza produce gli effetti collaterali appena descritti;

            in questo scenario, gli effetti economici "stagflattivi" sono destinati inevitabilmente ad aumentare: le strozzature dell'offerta innalzano l'inflazione e contraggono la produzione, con conseguenze devastanti, in prospettiva sui livelli occupazionali;

            l'inflazione, erodendo il potere d'acquisto dei salari e delle pensioni, costringe le famiglie a consumare meno e le imprese a ritardare gli investimenti, alimentando un clima di incertezza e tensioni, oltre che un progressivo impoverimento della stragrande maggioranza della popolazione;

            è evidente che alimentare con l'invio delle armi il conflitto in Ucraina concorre a mettere a rischio la pace internazionale ed a rendere il mondo meno sicuro. Occorre, pertanto, addivenire ad una risoluzione del conflitto attraverso ogni strumento diplomatico a disposizione, finalizzato a favorire il dialogo tra le parti. Occorre, altresì, sospendere ogni sanzione finanziaria che, storicamente, non ha mai risolto alcun conflitto e che, attualmente, non fa altro che produrre gravi ricadute sul nostro sistema economico,

        impegna pertanto il Governo:

            ad attivarsi per mettere immediatamente in campo ogni azione diplomatica volta alla risoluzione del conflitto in atto, promuovendo il confronto e il dialogo tra le parti coinvolte;

            a promuovere la neutralità dell'Ucraina in sede internazionale quale via pacifica di risoluzione del conflitto;

            a non partecipare ad alcun intervento militare, a non inviare ulteriori armamenti, a ritirare ogni assetto militare dispiegato e a farsi promotore dei valori di pace e dialogo, in seno all'Unione europea;

            ad affrontare immediatamente l'emergenza democratica in cui ci ritroviamo dopo il dossieraggio messo in atto dall'articolo del Corriere della Sera e suggellato dai documenti dei servizi segreti che drammaticamente mettono in discussione la critica al Governo ed il diritto all'opposizione politica;

            ad adottare politiche pubbliche volte a ridurre gli effetti economici della guerra su imprese e famiglie, quali l'aumento dei salari, la riduzione del cuneo fiscale, l'aumento delle politiche di sostegno alle famiglie disagiate, la riduzione in maniera drastica e definitiva del costo dei carburanti per autotrazione con eliminazione delle accise, la riduzione sistematica dei costi di rete per le utenze energetiche sia private che commerciali, l'eliminazione del fenomeno degli extraprofitti delle aziende di Stato da rimettere a disposizione della collettività, l'immediato blocco, in questa fase di crisi, dei licenziamenti come disposto nella precedente crisi pandemica;

            a mettere in atto una politica energetica con interventi mirati a rendere l'Italia indipendente dalle importazioni di fonti energetiche e, nel contempo, renderla libera dalle fonti fossili e dall'energia nucleare in favore delle fonti energetiche rinnovabili;

            a promuovere, nell'ambito delle sedi europee, l'istituzione di un fondo comune tra Paesi membri al fine di sostenere e rendere perseguibili le raccomandazioni per il semestre;

            ad accelerare la decisione sul tetto al prezzo del gas al fine di attenuare le gravissime difficoltà dei Paesi più esposti alla crisi dovuta al conflitto;

            a procedere con determinazione contro le speculazioni sul prezzo del gas e del petrolio come annunciato dal ministro Giovannini in una sua intervista rilasciata ad un quotidiano.

(6-00223) n. 2 (21 giugno 2022)

Fattori.

Respinta

Il Senato delle Repubblica,

        considerando che:

            il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022 avrà, come elemento cardine dell'agenda, la guerra in Ucraina e il ruolo dell'Unione europea rispetto al conflitto;

        premesso che:

            ribadisce la sua ferma condanna dell'aggressione militare della Russia in Ucraina in violazione del diritto internazionale ed in particolare del principio di integrità territoriale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite;

            esprime enorme preoccupazione e angoscia per il consistente numero di morti e per il carico di distruzione causato dalla guerra che, come sempre avviene, colpisce e travolge le vite della popolazione civile che è da considerare la principale vittima del conflitto;

            considera prioritario e inderogabile mettere in campo tutti gli sforzi diplomatici affinché si ottenga in tempi brevi un cessate il fuoco e si costruisca un processo di pace che determini non solo la fine del conflitto, ma anche una prospettiva di sicurezza dell'area, da costruire in un rinnovato sistema di garanzie multilaterali;

            ritiene allarmante la prospettiva di un conflitto progressivamente alimentato per via indiretta sul modello delle guerre per procura e orientato da una strategia di logoramento, così come altrettanto deleteria è l'idea che questa guerra possa essere vinta da una delle due parti sul terreno militare. Considera infatti che queste prospettive, lungi dal poter determinare una effettiva risoluzione del conflitto, implicano inevitabilmente un accentuarsi del carico di morte e distruzione, un esacerbarsi delle conseguenze umanitarie, economiche e sociali e persino il pericolo di ulteriori pericolose escalation che allarghino le dimensioni del conflitto su una scala globale e verso orizzonti tragici da evitare in qualsiasi modo. In questo quadro considera che proseguire con la fornitura di equipaggiamento militare letale all'esercito ucraino sarebbe una scelta inopportuna e che rischia di indebolire quella auspicabile posizione di supporto negoziale e diplomatico che l'Italia e l'Unione europea nel suo complesso dovrebbero avere;

            constata che la fornitura di equipaggiamento militare letale all'Ucraina si è rivelata del tutto inefficace rispetto all'ambizione dichiarata di creare migliori condizioni negoziali e rileva che questa è stata persino controproducente, contribuendo invece ad indebolire il ruolo dell'Unione europea nella ricerca di una soluzione al conflitto;

            ricorda e sottolinea la straordinaria lucidità dell'intervento del Presidente della Repubblica all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa dell'aprile 2022, in particolare laddove si ricorda che "la pace è frutto del paziente e inarrestabile fluire dello spirito e della pratica di collaborazione tra i popoli, della capacità di passare dallo scontro e dalla corsa agli armamenti, al dialogo, al controllo e alla riduzione bilanciata delle armi di aggressione" indicando la necessità di "prospettare una sede internazionale che rinnovi radici alla pace, che restituisca dignità a un quadro di sicurezza e di cooperazione sull'esempio della Conferenza di Helsinki del 1975 (...) Ritiene infatti che la via d'uscita da questo conflitto passi anche dal rifiuto di un nuovo sistema globale bipolare basato su sfere di influenza e che sia invece urgente rivitalizzare e rilegittimare tutte i luoghi multilaterali dove poter ricercare, pur non senza fatica, soluzioni più avanzate e condivise che garantiscano l'effettiva sicurezza globale e il rispetto del diritto di autodeterminazione dei popoli;

            ritiene ancora insufficienti gli sforzi diplomatici fin qui profusi e crede che l'Unione europea debba assumere l'onere di una grande iniziativa diplomatica convocando una conferenza multilaterale per la pace e la sicurezza. Ricorda che l'articolo 21 del Trattato sull'Unione europea definisce il compito di promuovere "soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell'ambito delle Nazioni Unite ", indicando anche l'obiettivo di "preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell'Atto finale di Helsinki";

            ritiene che qualsiasi iniziativa che prospetti una soluzione negoziata del conflitto sia utile e da perseguire e in questo senso guarda con grande interesse anche al "piano italiano per la pace"; considera importante che il Parlamento sia tempestivamente informato sugli sviluppi di tale percorso, constata tuttavia che al momento non ne è stato opportunamente informato e non ha quindi potuto contribuire alle linee di indirizzo;

            considera che l'Unione europea debba costruire e rafforzare la propria autonomia strategica e che questa è determinata innanzitutto dalla capacità di una propria e autonoma iniziativa politica nelle relazioni internazionali, ma anche dalla costruzione di un sistema di difesa europeo. Sottolinea a tal proposito che la decisione di aumentare la spesa militare al 2 per cento del PIL nel quadro di un impegno NATO, oltre ad alimentare una ulteriore e pericolosa corsa agli armamenti, muove in una direzione opposta all'autonomia strategica dell'Unione e ad un sistema di difesa comune che, al contrario, dovrebbe comportare una razionalizzazione e riduzione della spesa militare complessiva;

            esprime la propria preoccupazione per una possibile ulteriore espansione della NATO e per le probabili conseguenze sull'incremento della sua capacità militare nell'Est Europa. Pur comprendendo le legittime ragioni di sicurezza dei Paesi che hanno recentemente esplicitato la propria candidatura, ritiene che tale strada possa al contrario contribuire ad una ulteriore destabilizzazione e accentuare il livello di insicurezza sia per l'area che a livello globale;

            evidenzia la necessità e l'urgenza di una forte iniziativa dell'Unione europea per una politica globale di disarmo, in particolare per quanto concerne le armi nucleari, rivitalizzando e dando migliore implementazione al Trattato di non proliferazione nelle armi nucleari (NPT), invitando ad una più ampia sottoscrizione e ratifica del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) e lavorando ad un piano specifico di disarmo dell'Europa orientale basato sul principio di reciprocità;

            esprime grande preoccupazione per la situazione umanitaria in Ucraina, ritiene che l'Unione europea debba compiere un grande sforzo di solidarietà ed esprime apprezzamento per la decisione di applicare la direttiva 2001/55/CE del Consiglio per la concessione della protezione temporanea per chi fugge dalla guerra in Ucraina. Considera però incomprensibile e ingiusta la scelta di riconoscere la protezione temporanea ai soli cittadini ucraini e ai loro familiari, escludendo migliaia di persone straniere presenti in Ucraina, costrette anch'esse a fuggire dalla medesima guerra. Ritiene peraltro che lo stesso strumento di protezione temporanea dovrebbe essere esteso e che sia necessaria un'applicazione anche per chi fugge da altri contesti bellici altrettanto drammatici come la Sira, la Libia o l'Afghanistan. Constata inoltre i profondi limiti e la necessità di una profonda riforma della politica di asilo dell'Unione che deve essere rifondata attorno ai principi di solidarietà e accoglienza;

            la guerra in Ucraina sta già comportando gravi conseguenze economiche e sociali, destinate evidentemente a inasprirsi con il prosieguo del conflitto. Inizia infatti a palesarsi una enorme crisi alimentare globale, aggravata da inaccettabili operazioni di carattere speculativo, che rischia di produrre carestie di ampia portata nei Paesi più poveri del mondo, accentuando squilibri già insostenibili. L'aumento dell'inflazione sta già colpendo ulteriormente salari già troppo bassi, polverizzandone il potere di acquisto. Considera quindi fondamentale, oltre a lavorare per un concreto processo di pace, contrastare le conseguenze economiche della guerra e soprattutto compensare i grossi squilibri sociali con cui queste colpiscono le classi più deboli;

            esprime allarme sulle tragiche conseguenze che la guerra in Ucraina determinerà sul sistema alimentare globale e che si innestano in un contesto già fortemente indebolito dall'aumento costante dagli effetti della pandemia Covid-19. Oggi, per effetto diretto della guerra si sta determinando un ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime e riducendo la disponibilità di prodotti alimentari in tutto il mondo. L'elevato costo degli alimenti di base ha già fatto aumentare di 440 milioni, fino a 1,6 miliardi, il numero di persone che non possono essere sicure di mangiare a sufficienza, mentre quasi 250 milioni sono sull'orlo della carestia e un protrarsi ulteriore della guerra andrebbe ad aggravare notevolmente questo bilancio. Considera urgenti quindi interventi volti a sbloccare gli stock di grano presenti in Ucraina, a partire da quelli nel porto di Odessa. Ma ritiene altrettanto indispensabile rafforzare il sistema di aiuti umanitari emergenziali per le popolazioni vulnerabili e soprattutto lavorare sulla catena globale dell'approvvigionamento alimentare, anche attraverso la promozione di un contesto commerciale più equo per i prodotti agricoli e il potenziamento delle capacità di produzione sostenibile;

            considera che l'attuale sistema di governance economica europea, anche nel quadro delle sospensioni decise nel contesto della pandemia, risulta inadeguato a fornire le risposte necessarie agli effetti economici e sociali della guerra. Ritiene urgente quindi lavorare per una profonda riforma della governance economica che superi anche l'impianto attuale del Patto di stabilità e crescita, in modo da poter sostenere le necessarie politiche sociali, favorire politiche espansive e anticicliche e investimenti strategici. Osserva inoltre che le conseguenze della guerra e le stesse sanzioni già definite impatteranno in maniera asimmetrica sui Paesi europei e all'interno di questi e che per questo occorre definire strumenti volti a riequilibrarne la distribuzione finanziati dal bilancio UE anche attraverso risorse proprie innovative sul modello di Next Generation EU;

            ritiene indispensabile che la riduzione della dipendenza energetica dalla Russia e la necessaria diversificazione delle fonti energetiche siano sviluppate nel quadro di una strategia complessiva che rifletta le ambizioni degli impegni assunti per il contrasto al cambiamento climatico e che metta al centro il significativo aumento di investimenti sulle energie rinnovabili. Ritiene urgente intervenire sull'impatto dell'aumento dei costi energetici in particolare per i soggetti più vulnerabili, anche attraverso una complessiva riforma del mercato energetico europeo che introduca tra le altre cose un tetto al prezzo del gas;

            ricorda che il processo di adesione all'Unione europea è intrinsecamente collegato al rispetto ed alla promozione dei valori comuni esplicitati nell'articolo 2 del Trattato dell'Unione europea, quali il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze; ritiene quindi che il processo di adesione e il riconoscimento dello status di candidato dell'Ucraina andrebbe riconosciuto in maniera uniforme rispetto a tutti gli altri Paesi e sulla base di valutazioni attinenti a questi criteri; considera che una valutazione accelerata, sospinta da una dimostrazione di solidarietà ad un Paese colpito dalla guerra, possa compromettere la credibilità del processo di adesione all'UE e non risulterebbe oggi un elemento utile nella costruzione di un processo di pace,

        impegna il Governo:

            a lavorare nell'ambito del Consiglio europeo per una forte iniziativa diplomatica dell'Unione per la richiesta di un cessate il fuoco e l'avvio di un processo di pace in un contesto multilaterale e ad investire quindi su un nuovo protagonismo dell'Unione europea per la pace, nel quadro di una sua effettiva autonomia strategica;

            a informare tempestivamente il Parlamento sui dettagli e gli sviluppi del "piano italiano per la pace" e a ridefinirlo secondo le linee di indirizzo ricevute;

            a continuare a garantire il massimo supporto e aiuto umanitario alla popolazione coinvolta nel conflitto, lavorando anche per garantire passaggi e spazi d'azione sicuri alla popolazione ucraina;

            a sospendere la fornitura di equipaggiamento militare letale, concentrando tali risorse sull'assistenza umanitaria, e lavorare per favorire una progressiva de-escalation e l'apertura di canali negoziali;

            ad attivare con urgenza trattative per lo sblocco degli stock di grano ucraino, a partire da quelli nel porto di Odessa, a rafforzare il sistema di aiuti umanitari contro le carestie emergenti e a contribuire a definire un contesto commerciale più equo per i prodotti agricoli e il potenziamento delle capacità di produzione sostenibile;

            ad estendere l'applicazione della direttiva 2001/55/CE del Consiglio per la concessione della protezione temporanea anche alla popolazione straniera presente in Ucraina e ad altri casi di persone in fuga da conflitti e di lavorare per una riforma più ambiziosa delle politiche di asilo dell'Unione;

            a proporre e sostenere in Consiglio europeo la necessità di una profonda riforma della governance economica e del Patto di stabilità e crescita e a definire strumenti fiscali europei volti a compensare gli squilibri economici e sociali causati dalla guerra e dall'impatto asimmetrico delle sanzioni;

            a respingere la prospettiva che la risposta emergenziale alla crisi energetica possa tradursi in un anacronistico e pericoloso rilancio dei combustibili fossili e ad anticipare la definizione di un tetto europeo al prezzo del gas con un'analoga misura a livello nazionale.

(6-00224) n. 3 (21 giugno 2022)

Paragone, De Vecchis, Giarrusso, Martelli.

Respinta

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri relativamente al Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022;

        premesso che:

            il Consiglio europeo esaminerà la domanda di adesione dell'Ucraina all'UE e deciderà se concedere lo status di candidato, dando avvio a un processo che potrebbe durare anni o necessitare, inusualmente, di un tempo abbreviato dettato dalle contingenze internazionali e dalle pressioni di una parte della comunità internazionale;

            l'iter formale per il passaggio da candidato a membro dell'Unione europea prevede che lo Stato interessato possieda una serie di requisiti istituzionali, economici e sociali e che i propri rapporti internazionali siano in linea con i criteri di Copenaghen fissati dall'UE;

            nel Report 2020 di implementazione sui Paesi che vogliono aderire all'UE, il Parlamento europeo evidenziava che l'Ucraina scontasse ancora gravi carenze dal punto di vista dello stato di diritto, del rispetto dei diritti umani e del sistema di anticorruzione, sollevando anche dubbi sul corretto svolgimento, in termini di trasparenza, delle elezioni del 2019 che portarono all'elezione del presidente Zelensky, sottolineando che "molte delle riforme avviate devono essere completate, in particolare nei settori dello stato di diritto, della buona governance e della lotta alla corruzione, dal momento che, nonostante i notevoli progressi, la corruzione diffusa continua a ostacolare il processo di riforma dell'Ucraina";

            stando sempre al rapporto del Parlamento europeo "il panorama dei mezzi di informazione in Ucraina continua a essere connotato dalla forte influenza esercitata dalla struttura oligarchica dei proprietari dei media, e che gli operatori dei media, in particolare i giornalisti che indagano su casi di corruzione e frode, sono costantemente esposti alla minaccia di violenze, intimidazioni e morte";

            inoltre, all'interno del documento, si evidenziava anche un problema significativo in termini di disparità di genere, "che l'uguaglianza dinanzi alla legge non implica un'effettiva parità e che nella pratica le donne continuano a incontrare notevoli ostacoli, in particolare sul luogo di lavoro";

        considerato altresì che:

            in una prima bozza del documento riguardante le conclusioni del prossimo vertice europeo si legge che "l'UE resta fortemente impegnata a provvedere ad un ulteriore supporto militare per aiutare l'Ucraina nella sua azione di autodifesa contro l'aggressione russa e nella sua azione di difesa dell'integrità e sovranità territoriale", facendo "appello all'aumento del sostegno militare nell'ambito del fondo European peace facility". Sulla stessa linea gli Stati Uniti che, nei giorni scorsi, hanno annunciato l'invio di nuovi e ulteriori aiuti militari a Kiev per un valore di circa un miliardo di dollari e la NATO, che sosterrà l'Ucraina con aiuti "senza precedenti;

            in oltre tre mesi di guerra fra Russia e Ucraina si sono registrati decine di migliaia di morti fra civili e militari, oltre 6 milioni di rifugiati e 8 milioni di sfollati e l'unico risultato raggiunto dalle diplomazie internazionali è stato l'organizzazione di corridoi umanitari, senza riuscire in alcun modo a raggiungere il cessate il fuoco o, perlomeno, segnare un alleggerimento dello scontro bellico che oggi sta assumendo tutte le caratteristiche di una guerra di logoramento,

        impegna il Governo:

            alla luce dell'attuale situazione militare a non avallare in sede europea, e in ogni altra sede, un ulteriore invio di armi pesanti, favorendo esclusivamente il rafforzamento della via diplomatica;

            a non votare favorevolmente lo status di candidato dell'Ucraina a entrare nell'Unione europea, considerato che una tale decisione, nel pieno del conflitto bellico, comprometterebbe l'avanzamento dei negoziati di pace e le soluzioni diplomatiche, rischiando altresì di determinare un irrigidimento delle relazioni internazionali tra gli Stati dell'UE, gli USA e la Russia e che rappresenterebbe un ulteriore elemento di squilibrio geopolitico oltre all'espansione della NATO nei Paesi Baltici e del Nord Europa;

            a promuovere, in ogni sede, il rispetto degli accordi di Minsk sottoscritti nel 2014.

(6-00225) n. 4 (21 giugno 2022)

Ciriani, Rauti, Balboni, Barbaro, Calandrini, de Bertoldi, De Carlo, Drago, Fazzolari, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Malan, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.

Respinta

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno;

        premesso che:

            la situazione internazionale è estremamente delicata stante il protrarsi del conflitto russo-ucraino e delle pesanti ricadute economiche che ne stanno derivando per le economie nazionali;

            Fratelli d'Italia ribadisce il contenuto della risoluzione approvata dal Senato lo scorso 1° marzo in occasione delle comunicazioni rese dal Presidente del Consiglio dei ministri sugli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina,

        impegna il Governo:

            a proseguire la propria azione di sostegno all'Ucraina di fronte all'invasione da parte della Federazione russa secondo le indicazioni contenute nella citata risoluzione, e nel rispetto del quadro di alleanze internazionali dell'Italia;

        in sede europea,

            a promuovere e sostenere l'adozione di misure volte a difendere le economie nazionali dalle conseguenze negative derivanti dal conflitto russo-ucraino, e, in particolare:

            a) a sollecitare la necessità di fissare un tetto al prezzo dei prodotti energetici nell'ambito dell'Unione e di creare una centrale unica europea per l'acquisto del gas;

            b) a promuovere l'istituzione di un apposito Fondo, alimentato con risorse europee, volto a compensare i danni economici sopportati dai singoli Stati in conseguenza della crisi di approvvigionamenti in atto;

            c) a promuovere un Piano straordinario dell'Unione europea per l'autosufficienza alimentare del continente europeo e per il sostegno alimentare delle popolazioni del Nord Africa.

(6-00226) n. 5 (21 giugno 2022)

Stefano, Lorefice, Candiani, Giammanco, Marcucci, Ginetti, Bonino, Masini, Unterberger, De Petris.

Approvata

Il Senato.

        premesso che:

            il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022 ha in agenda i seguenti temi: il sostegno all'Ucraina dopo la guerra di aggressione russa; l'Europa allargata: i Balcani occidentali e la richiesta di adesione di Ucraina, Repubblica Moldova e Georgia; la situazione dell'economia europea e la Conferenza sul futuro dell'Europa;

        considerato che:

            a) il Consiglio europeo tornerà ad affrontare gli sviluppi della guerra di aggressione russa contro l'Ucraina e le sue conseguenze per riaffermare il sostegno dell'UE al popolo ucraino, a partire dal raggiungimento del cessate il fuoco; impegno che il Governo italiano persegue in maniera unitaria nei vertici dell'UE e della NATO, con i seguiti delle recenti visite a Washington e a Kiev del Presidente del Consiglio dei ministri e il lavoro della diplomazia italiana e dei Ministri competenti;

            b) i Capi di Stato e di Governo terranno una discussione strategica sulle relazioni dell'Unione europea con i suoi partner vicini, trattando il tema dell'"Europa allargata"; in linea con la Dichiarazione di Versailles del 10 marzo 2022 e a seguito dei pareri della Commissione europea, il Consiglio europeo avrà in agenda la richiesta di adesione all'UE da parte di Ucraina, Repubblica Moldova e Georgia e un dibattito sulle relazioni con i Paesi dei Balcani occidentali e sulla loro prospettiva di ingresso nell'Unione europea;

            c) il Consiglio europeo affronterà i temi della congiuntura economica con l'approvazione delle raccomandazioni specifiche per Paese, la conclusione del Semestre europeo, nel quadro della proroga della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita per il 2023 e delle decisioni della Banca centrale europea sulla politica monetaria;

            d) la Commissione europea ha indicato il 1° giugno 2022 che la Croazia soddisfa tutte le condizioni per adottare l'euro, proponendo al Consiglio UE una decisione di adesione all'Unione economica e monetaria;

            e) il Consiglio europeo adotterà conclusioni sui seguiti della Conferenza sul futuro dell'Europa che si è chiusa con la solenne cerimonia del 9 maggio 2022 a Strasburgo e con una relazione finale di 49 proposte,

        impegna il Governo:

            1) ad esigere, insieme ai partner europei, dalle autorità russe l'immediata cessazione delle operazioni belliche e il ritiro di tutte le forze militari che illegittimamente occupano il suolo ucraino, con iniziative multilaterali o bilaterali utili a una deescalation militare che realizzi un cambio di fase nel conflitto, aumentando in parallelo gli sforzi diplomatici intesi a trovare una soluzione pacifica basata sul rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina e dei principi del diritto internazionale;

            2) come testimoniato dal recente viaggio a Kiev dei presidenti Draghi, Macron e Scholz, a rafforzare il ruolo dell'Europa nel quadro multilaterale, proseguendo l'impegno a porsi come attore-chiave per una mediazione tra le parti, in sinergia con altri Paesi già attivi su questo fronte e attraverso ogni azione diplomatica internazionale e bilaterale utile al raggiungimento di un cessate il fuoco e alla conclusione positiva di un percorso negoziale;

            3) a garantire sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, legittimati dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite - che sancisce il diritto all'autodifesa individuale e collettiva - confermando il ruolo dell'Italia nel quadro dell'azione multilaterale, a partire dall'Unione europea e dall'Alleanza atlantica, finalizzata al raggiungimento del primario obiettivo del cessate il fuoco e della pace;

            4) a continuare a garantire, secondo quanto precisato dal decreto-legge n. 14 del 2022, il necessario e ampio coinvolgimento delle Camere con le modalità ivi previste, in occasione dei più rilevanti summit internazionali riguardanti la guerra in Ucraina e le misure di sostegno alle istituzioni ucraine, ivi comprese le cessioni di forniture militari;

            5) a definire ogni soluzione necessaria a livello bilaterale e multilaterale, a partire dall'ONU, dall'UE e dal G7, per assicurare la sicurezza alimentare a livello globale, attraverso corridoi sicuri e lo sminamento dei porti;

            6) a supportare le domande di adesione all'UE di Ucraina, Repubblica Moldova e Georgia, in un quadro di rispetto dei criteri di Copenaghen, e ad accelerare il percorso di adesione all'UE dei Paesi dei Balcani occidentali;

            7) nel contesto delle analisi sul Semestre europeo, a sostenere una revisione puntuale della governance economica che modifichi radicalmente il Patto di stabilità e crescita al fine di favorire gli investimenti e la coesione sociale;

            8) ad adoperarsi per la definizione di strumenti fiscali comuni europei per compensare gli squilibri per gli Stati dovuti alle conseguenze economiche della guerra in Ucraina e alle sanzioni alla Russia e a rafforzare politiche a favore di famiglie e imprese in difficoltà per gli effetti del conflitto; a rendere esecutivi i progetti che sostanzino l'"autonomia strategica europea" per ridurre le dipendenze dell'UE in settori cruciali;

            9) a finalizzare le iniziative di RePowerEU che realizzino la diversificazione delle fonti energetiche in Europa e contrastino l'incremento dei prezzi dell'energia; a tale scopo, è prioritario l'utilizzo per tutti i Paesi membri dei fondi ancora disponibili nel dispositivo di ripresa e resilienza, l'aumento significativo degli investimenti sulle rinnovabili, la tutela della coesione sociale nella transizione eco-sostenibile e le riforme del mercato energetico europeo, a partire dall'introduzione di un tetto ai prezzi del gas e dal disaccoppiamento del prezzo dell'energia tra rinnovabili e fonti fossili tradizionali;

            10) a dare seguito al dibattito sulle proposte adottate dalla Conferenza sul futuro dell'Europa, con l'obiettivo di rafforzare l'azione dell'Unione europea, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, utilizzando tutte le potenzialità degli attuali Trattati, ivi inclusa la possibilità di avviare una procedura di revisione ordinaria, anche attraverso la convocazione di una Convenzione cui partecipino i rappresentanti dei Parlamenti nazionali (articolo 48 del Trattato sull'Unione europea).

 

Allegato B

Testo integrale della relazione orale della senatrice Rojc sul disegno di legge n. 2598

Il decreto-legge che stiamo per esaminare prevede una serie di misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Prima di illustrare il contenuto del testo per la parte di competenza della Commissione affari costituzionali e di dare conto delle modifiche approvate dalle Commissioni riunite 1a a e 7a, per i medesimi profili, vorrei ringraziare il collega relatore, senatore Cangini, per il lavoro svolto insieme.

I Presidenti delle Commissioni, il rappresentante del Governo, e tutti i componenti delle Commissioni riunite, con particolare riferimento ai colleghi delle opposizioni, che hanno collaborato in maniera costruttiva nella lunga e, a tratti, faticosa attività svolta per migliorare il testo, nel tentativo di dare risposte soddisfacenti alle problematiche emerse nel corso del dibattito nelle Commissioni e, un grazie agli uffici legislativi.

Prima di entrare nel merito delle modifiche apportate dalle Commissioni, ricordo che il decreto-legge contiene misure per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza in materia di pubblica amministrazione e università e ricerca, in materia finanziaria e fiscale, in materia di ambiente, fonti rinnovabili, efficientamento energetico e salute, transizione digitale, di infrastrutture, zone economiche speciali e zone logistiche semplificate, in materia di turismo, in materia di giustizia, nonché in materia di istruzione, di cui parlerà il collega Cangini.

Si tratta, quindi, di un provvedimento di assoluto rilevanza in quanto mira all'accelerazione del raggiungimento di specifici obiettivi del PNRR per centrare le milestone e i target entro il 30 giugno 2022.

Nell'ambito del Capo I, recante disposizioni in materia di pubblica amministrazione, università e ricerca, l'articolo 1 integra la disciplina sulle linee di indirizzo per le pubbliche amministrazioni relative alla predisposizione dei rispettivi piani triennali dei fabbisogni di personale, prevedendo anche la definizione dei nuovi profili professionali, individuati dalla contrattazione collettiva, con particolare riguardo all'insieme di conoscenze, competenze e capacità. Le nuove linee, in fase di prima applicazione, sono adottate entro il 30 giugno 2022, previo accordo in sede di Conferenza unificata, come previsto da una proposta emendativa approvata dalle Commissioni riunite.

Con riguardo alla definizione di nuovi profili professionali è stato aggiunto il riferimento alle conoscenze relative a strumenti e tecniche di progettazione e partecipazione a bandi nazionali ed europei, nonché alla gestione dei relativi finanziamenti.

L'articolo 2 prevede che, dal 1° novembre 2022, le assunzioni a tempo determinato e indeterminato nelle amministrazioni pubbliche centrali, nelle autorità amministrative indipendenti e nelle Regioni ed enti locali avvengano mediante concorsi previa registrazione nel portale del reclutamento, operativo a far data dal 1° luglio 2022 e di cui vi sono disposizioni in ordine alle modalità del reclutamento e della registrazione presso il suddetto portale. In particolare, una modifica ha specificato l'utilizzo di un indirizzo di posta elettronica certificata o di un domicilio digitale per la ricezione delle comunicazioni relative alle procedure di assunzione.

Ulteriori modifiche apportate dalle Commissioni riunite hanno previsto che, a partire dal 2023, la pubblicazione delle procedure di reclutamento sui siti istituzionali e sul portale unico del reclutamento esoneri le amministrazioni pubbliche, inclusi gli enti locali, dall'obbligo di pubblicazione delle selezioni pubbliche nella Gazzetta ufficiale.

Dal 1° novembre, anche i componenti delle commissioni esaminatrici dei concorsi pubblici unici, svolti secondo le modalità previste per il reclutamento dei dirigenti e delle figure professionali comuni a tutte le amministrazioni pubbliche, saranno individuati attraverso il portale del reclutamento, nel rispetto dei principi della parità di genere e, prevedendo anche la partecipazione di soggetti in possesso di requisiti di comprovata professionalità ed esperienza, tra cui anche specialisti in psicologia del lavoro e risorse umane. Fino a tale data, i componenti delle commissioni saranno nominati sulla base di elenchi di nominativi scelti mediante sorteggio - come previsto da un intervento emendativo - tra i soggetti in possesso di requisiti di comprovata professionalità e competenza.

Gli obblighi di comunicazione si intendono assolti mediante pubblicazione di un apposito avviso sul medesimo portale da parte dell'amministrazione cui è indirizzata l'istanza di accesso agli atti o di accesso civico generalizzato. Per la nomina dei componenti dell'Organismo indipendente di valutazione della performance (OIV), presso le amministrazioni pubbliche, ci si avvalga del portale del reclutamento.

L'articolo 3 opera una revisione della disciplina dei criteri e delle modalità di svolgimento dei concorsi per il reclutamento del personale pubblico non dirigenziale e non in regime di diritto pubblico, come specificato da un emendamento introdotto.

Si prevedono, fra l'altro, lo svolgimento di almeno una prova scritta (anche a contenuto teorico-pratico) e di una prova orale (relativa anche ad almeno una lingua straniera), eventualmente precedute da una prova preselettiva, che può riguardare anche l'accertamento delle conoscenze e delle competenze oggetto delle prove successive. Il contenuto delle prove è stato specificato da un emendamento così come sono state introdotte disposizioni a favore dei candidati diversamente abili.

Per l'assunzione di profili specializzati si prevede la valutazione delle esperienze lavorative pregresse e pertinenti, svolte anche presso la stessa amministrazione responsabile dello svolgimento delle procedure, come emendato nello specifico.

I titoli e l'eventuale esperienza professionale (inclusi i titoli di servizio) possono concorrere alla formazione del punteggio in misura non superiore a un terzo, mentre per i profili a elevata specializzazione tecnica è possibile anche una fase di selezione - per l'ammissione a successive fasi concorsuali - basata sui titoli.

É stata aggiunta la previsione che il MIUR, stipulando apposita convenzione triennale, si avvalga del centro di informazione sulla mobilità e le eccellenze accademiche (CIMEA) per il riconoscimento dei titoli di studio esteri.

Ulteriori disposizioni aggiuntive riguardano: l'estensione all'accesso alla carriera diplomatica dei requisiti di moralità e condotta previsti per l' accesso alla magistratura; la modifica di alcuni termini in materia di mobilità del personale; la proroga di due anni dei termini per le procedure per il superamento del precariato nella pubblica amministrazione.

Ai concorsi banditi prima dell'entrata in vigore del presente decreto continua ad applicarsi la disciplina vigente al momento di pubblicazione del bando. Viene modificata la procedura per l'adozione di linee guida per l'attuazione, da parte degli enti territoriali, di alcune norme sul reclutamento di dirigenti pubblici e si dispone che, con ordinanze del Ministro della salute, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, si possa procedere all'aggiornamento dei protocolli per lo svolgimento dei concorsi pubblici in condizioni di sicurezza, nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, come emandato.

L'articolo 4 integra la disciplina dei codici di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni - disponendo l'inserimento di una sezione relativa al corretto utilizzo delle tecnologie informatiche e dei mezzi di informazione e social media da parte dei dipendenti pubblici - e prevede che le medesime pubbliche amministrazioni provvedano allo svolgimento di un ciclo formativo sui temi dell'etica pubblica e sul comportamento etico, reso obbligatorio, da una modifica sia in caso di assunzione o trasferimento, sia in caso di passaggio a ruoli o funzioni superiori.

L'articolo 5 assegna alle amministrazioni il compito di adottare misure che attribuiscano vantaggi specifici ovvero evitino o compensino svantaggi nelle carriere al genere meno rappresentato. Al fine di dare concreta attuazione alla disposizione, il dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il dipartimento delle pari opportunità, adotta apposite linee guida entro il 30 settembre 2022.

L'articolo 6 modifica, dal 1° luglio 2022, la disciplina concernente l'avviso dell'avvio di una procedura di mobilità volontaria da parte di una pubblica amministrazione e le relative comunicazioni da parte degli interessati. Introduce una limitazione della possibilità di ricorso a comandi o distacchi, prevedendo che non possano eccedere il 25 per cento dei posti non coperti mediante le suddette procedure di mobilità volontaria, con alcune esclusioni.

Introduce la possibilità di un'indennità di soggiorno per i dipendenti di pubbliche amministrazioni italiane che operino presso I 'Unione europea come esperti nazionali distaccati e che non percepiscano omologhe indennità a carico della medesima Unione.

In via transitoria, prevede la possibilità di conferimento di incarichi dirigenziali, presso pubbliche amministrazioni italiane, a funzionari di cittadinanza italiana di organizzazioni internazionali o dell'Unione europea, anche in deroga ai limiti percentuali stabiliti per il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti privi della qualifica di dirigente di ruolo di un'amministrazione pubblica (ovvero di un organo costituzionale).

Proroga, infine, dal 31 marzo 2022 al 30 settembre 2022 il termine entro il quale i soggetti già impegnati in lavori socialmente utili o in attività di pubblica utilità possono essere assunti - da parte della pubblica amministrazione già utilizzatrice - in posizione di lavoratori sovrannumerari, in deroga alla dotazione organica, alla condizione del rispetto del piano di fabbisogno del personale e ai limiti stabiliti per le assunzioni dalla normativa vigente. Inoltre, un nuovo comma dispone la facoltà per le fondazioni lirico-sinfoniche di prorogare fino al 30 giugno 2023 i contratti di lavoro stipulati a tempo determinato nel 2019 con personale artistico e tecnico in presenza di esigenze contingenti o temporanee.

L'articolo 7 proroga al 30 giugno 2022 il termine per l'adozione da parte delle pubbliche amministrazioni del primo Piano integrato di attività e di organizzazione e prevede che le Regioni adeguino, con riferimento agli enti e aziende del Servizio sanitario nazionale, i propri ordinamenti ai princìpi della disciplina inerente al Piano medesimo e ai contenuti del Piano tipo.

Un emendamento approvato ha introdotto il riferimento alle attività di verifica e di controllo del raggiungimento di milestone e target dei progetti di trasformazione digitale delle amministrazioni centrali e locali.

Si differisce al 30 luglio 2022 il termine entro cui i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti sono tenuti a comunicare al Dipartimento della funzione pubblica le esigenze di assunzioni di personale connesse all'attuazione dei progetti previsti dal PNRR il cui costo non è sostenibile a valere sulle risorse disponibili nel bilancio degli enti.

Inoltre, a seguito di un emendamento del Governo (approvato dalle Commissioni riunite), è reintrodotto nel codice del processo amministrativo l'istituto della cancellazione d'ufficio della causa dal ruolo.

L'articolo 7-bis, introdotto con l'approvazione della proposta emendativa del Governo, prevede l'istituzione con DPCM del Nucleo di valutazione dell'impatto della regolamentazione.

L'articolo 8 istituisce un Fondo con una dotazione di 60 milioni di euro per l'anno 2022, al fine di far fronte al fabbisogno finanziario (Formez PA) connesso allo svolgimento di procedure concorsuali oggetto di convenzioni con le pubbliche amministrazioni. A seguito di una modifica approvata, è attribuito al Ministero dell'economia e delle finanze il compito di prevedere modalità di rafforzamento dei controlli e della rendicontazione sull'utilizzo del Fondo.

L'articolo 9 specifica che le assunzioni a tempo determinato effettuate dal Ministero della giustizia - nell'ambito del PNRR - presso l'ufficio per il processo, non possono essere rinnovate. Differisce, dal triennio 2019-2021 al triennio 2021-2023, il termine entro cui procedere alle assunzioni di 350 unità di personale non dirigenziale, al Ministero della transizione ecologica, fissato dalla legge di bilancio 2019. Autorizza, inoltre, la Presidenza del Consiglio dei ministri sia a incrementare la propria dotazione organica di una posizione dirigenziale di prima fascia e di due posizioni dirigenziali di seconda fascia, sia a indire procedure per il reclutamento di personale non dirigenziale anche in deroga alle disposizioni sui concorsi unici.

L'articolo 10 consente, fino al 31 dicembre 2026, il conferimento, da parte di amministrazioni titolari di interventi previsti nel PNRR, di incarichi retribuiti di lavoro autonomo a soggetti collocati in quiescenza, specificando le tipologie di incarico che possono rientrare nella deroga transitoria. Un emendamento approvato ha soppresso il limite di almeno due anni dal collocamento in quiescenza e ha previsto per il personale in quiescenza delle fondazioni liriche che il divieto di conferimento di incarichi si applichi al raggiungimento del limite ordinamentale di età più elevato previsto per i dipendenti pubblici.

Ulteriori modifiche hanno riguardato: l'estensione della facoltà di conferire incarichi a soggetti collocati in quiescenza anche per gli interventi previsti nel Piano nazionale complementare, nei programmi di utilizzo dei Fondi sviluppo e coesione e negli altri piani di investimento finanziati con fondi nazionali o regionali; la disciplina dei conflitti di interesse nel conferimento di incarichi a professionisti.

Ampliando inoltre, le possibilità di applicazione delle modalità di selezione già previste da norme transitorie per le assunzioni a tempo determinato e per il conferimento di incarichi professionali.

L'articolo 11 consente alle regioni a statuto ordinario impegnate nell' attuazione del PNRR di assumere, con contratto a tempo determinato, personale con qualifica non dirigenziale in possesso di specifiche professionalità per un periodo anche superiore a trentasei mesi, purché non eccedente la durata di attuazione dei progetti e comunque entro il termine del 31 dicembre 2026. Stabilisce anche che le risorse finanziarie non utilizzate dalle amministrazioni pubbliche operanti nell'ambito della politica di coesione per assunzioni di personale non dirigenziale a tempo determinato possano essere destinate alla stipula di contratti di collaborazione con soggetti in possesso di professionalità tecnica analoga a quella del personale non reclutato.

Viene emendata la possibilità per singoli enti beneficiari, individuati dall'agenzia per la coesione territoriale, di procedere direttamente alla selezione e alla contrattualizzazione dei collaboratori.

L'articolo 12 detta disposizioni relative alla scuola nazionale dell'amministrazione. Si prevedono, tra l'altro: il reclutamento di personale non dirigenziale con contratto a tempo indeterminato, mediante procedure selettive, nell'ambito delle quali possono essere valorizzate le attività pregresse di collaboratore preposto al tutoraggio; il reclutamento di nuovo personale specialista in formazione, comunicazione e sistemi di gestione o per mansioni di supporto alla didattica e alla gestione dell'amministrazione; un'articolazione in "poli formativi" sul territorio nazionale. Un emendamento dei relatori ha modificato l'articolo in più punti.

L'articolo 13 prevede, per i consiglieri penitenziari nominati in esito ai concorsi banditi nel 2020, la riduzione del corso di formazione dagli attuali diciotto a dodici mesi, comportando una anticipazione dell'assunzione in servizio operativo.

L'articolo 15 dispone, a decorrere dall'anno 2022, un incremento della dotazione organica dell'Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (ANPAL) pari a 43 unità di personale.

Nel corso dell'esame nelle Commissioni riunite sono stati aggiunti articoli in materia di: patronati e personale dell'Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro e dell'Ispettorato nazionale del lavoro, istituzione dell'Ufficio dell'Autorità garante per l'infanzia e adolescenza.

L'articolo 16 autorizza il Ministero dell'interno ad assumere 20 unità di personale con contratto a tempo determinato, da assegnare alle attività di gestione, erogazione, monitoraggio e controllo dei finanziamenti statali agli investimenti comunali per progetti previsti dal PNRR.

Un emendamento dei relatori ha esteso le suddette disposizioni anche al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.

Ulteriori emendamenti approvati hanno aggiunto articoli in materia di: riorganizzazione e rafforzamento dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli nei settori del traffico merci e dei generi sottoposti a regime di monopolio, rafforzamento della capacità amministrativa del Ministero della difesa, assunzione di allievi agenti della Polizia di Stato.

L'articolo 17 ridetermina la dotazione organica dell'Amministrazione per la giustizia minorile e di comunità, autorizzando l'assunzione di personale, al fine di rafforzare le misure per l'esecuzione penale esterna e di garantire la piena operatività degli uffici territoriali.

Un emendamento dei relatori ha aggiunto disposizioni in materia di gioco pubblico e potenziamento per la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica ed economico-finanziaria e per la lotta attiva agli incendi boschivi, per la rideterminazione degli organici delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, nonché autorizzazione all'assunzione. Si tratta di una importante risposta a due esigenze fortemente sentite.

Nell'ambito del Capo II, recante misure in materia finanziaria e fiscale, l'articolo 20 prevede che l'INAIL promuova appositi protocolli di intesa, relativi alla sicurezza sul lavoro, con grandi gruppi industriali e altre imprese impegnati nell'esecuzione di interventi oggetto del PNRR, indicandone alcuni possibili contenuti.

L'articolo 22 istituisce, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un Fondo per le spese di gestione dei beni confiscati alle mafie, di 2 milioni di euro per l'anno 2022, da trasferire all'Agenzia per la coesione territoriale.

L'articolo 28, che introduce il Capo IV dedicato alla transizione digitale, autorizza la costituzione della società 3-I S.p.A. al fine di conseguire gli obiettivi indicati nella missione 1 del PNRR e per lo svolgimento delle attività di sviluppo, manutenzione e gestione di soluzioni software e di servizi informatici in favore degli enti previdenziali e delle pubbliche amministrazioni centrali. Sono stabilite quindi le regole attinenti l'autonomia normativa della società e la sua organizzazione.

Un emendamento approvato dalle Commissioni riunite prevede che lo Statuto definisca la missione della società, anche in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e che tutte le operazioni, gli atti, i trasferimenti e le cessioni di beni e infrastrutture siano esenti da imposte o diritti.

L'articolo 29 consente alle pubbliche amministrazioni l'acquisizione di servizi on cloud infrastrutturali in deroga ai limiti di spesa per l'acquisto di beni e servizi previsti dalla normativa vigente.

L'articolo 30 novella la disciplina relativa all'organizzazione e al funzionamento dell'Agenzia spaziale italiana (ASI), attribuendo i poteri di indirizzo, coordinamento, programmazione e vigilanza - attualmente in capo al Ministro dell'università e della ricerca - al Presidente del Consiglio dei ministri, ferme restando le competenze del Ministro dell'università e della ricerca in ordine alle attività di ricerca svolte dall' ASI.

Una proposta emendativa approvata ha introdotto una serie di modifiche al codice dell'amministrazione digitale.

L'articolo 31 dispone l'incremento della dotazione organica dirigenziale della Presidenza del Consiglio dei ministri di una posizione di livello generale e di due posizioni di livello non generale, da assegnare a una apposita struttura per le politiche spaziali e aerospaziali.

L'articolo 32 modifica le disposizioni concernenti le finalità del Fondo per l'innovazione tecnologica e digitale. Prevede che si tenga conto delle competenze dell'Agenzia per la cyber sicurezza nazionale in sede di individuazione degli interventi a valere sulle risorse del medesimo Fondo. Dispone che il DPCM di attuazione del Sistema di gestione delle deleghe (SGI) disciplini anche le modalità di adozione di un manuale operativo contenente le specifiche tecniche di funzionamento del SGD e di attuazione del decreto medesimo.

Una proposta emendativa ha esteso l'identificazione elettronica (ai fini dell'accesso ai servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni e dai soggetti privati tramite caneli fisici) la disposizione in materia di verifica dell'identità digitale prevista dal decreto legislativo n. 82 del 2005.

Ulteriori emendamenti approvati prevedono: modifiche al codice delle comunicazioni elettroniche in materia di oneri per gli impianti di reti; disposizioni per la posa di infrastrutture a banda ultra larga; esclusione dall'applicazione del codice degli appalti di contratti e concessioni relativi alla realizzazione di reti di telecomunicazioni; individuazione con decreto ministeriale dei casi per l'utilizzo dell'energia sostenibile ai fini della riduzione delle emissioni di gas serra e dell'utilizzo sostenibile delle risorse naturali, nel settore agricolo, alimentare e forestale; modifiche al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141 in materia di sistema pubblico di prevenzione delle frodi nel settore del credito al consumo, con riferimento al furto d'identità.

All'interno del Capo V, contenente misure in materia di infrastrutture, beni culturali, zone economiche speciali e zone logistiche semplificate, l'articolo 34 reca alcune puntuali modifiche al codice degli appalti al fine di rafforzare il sistema di certificazione della parità di genere.

L'articolo 35 interviene in tema di procedure attuative e tempi di realizzazione degli interventi finanziati con risorse del PNRR, estendendo anche agli investimenti articolati per lotti funzionali le norme di semplificazione in materia di affidamento dei contratti pubblici già previste dall'articolo 48, comma 1, del decreto-legge n. 77 del 2021.

Con una proposta emendativa approvata si disciplinano poi i compensi dei collegi consultivi tecnici presso ciascuna stazione appaltante per i lavori di importo superiore alla soglia europea.

Nell'ambito del Capo VII, recante disposizioni in materia di giustizia, l'articolo 41 introduce misure per il funzionamento del Comitato tecnico-scientifico per il monitoraggio sull'efficienza della giustizia civile e quello per il monitoraggio sull'efficienza della giustizia penale. L'articolo 42 posticipa al 15 luglio 2022 1'entrata in vigore del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, già prevista per il 16 maggio 2022 al fine di allineare il termine di entrata in vigore del Codice con quello di attuazione della Direttiva (UE) 2019/1023.

L'articolo 43 istituisce presso il Ministero dell'economia e delle finanze un Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro I 'umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale. Con un intervento emendativo è stato esteso da 30 a 180 giorni il termine per esercitare le azioni di accertamento e liquidazione dei danni.

In particolare, l'articolo 48 abroga la disposizione che demandava a decreti del Ministro della giustizia l'individuazione delle procedure di monitoraggio e le risorse ai fini della valutazione delle misure urgenti per la giustizia ordinaria nell'ambito del PNRR, nonché alcune disposizioni in materia di trasporti, che prevedevano l'emanazione di decreti ministeriali o regolamenti attuativi la cui adozione non risulta più necessaria. Un emendamento aggiunge tra le abrogazioni disposizioni in materia di demolizione di veicoli a motore e biglietti cumulativi e prenotazioni per trasporto passeggeri in libero mercato.

Con un'ulteriore modifica apportata dalle Commissioni riunite è stata introdotta, come da prassi, la clausola di salvaguardia per le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Le modifiche apportate hanno reso il testo migliore e rispondente a numerose istanze pervenute dai numerosi soggetti auditi nel corso dell'esame del provvedimento.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Arrigoni, Bagnai, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Briziarelli, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Floridia, Galliani, Ghedini, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Moronese, Morra, Napolitano, Nencini, Nisini, Pichetto Fratin, Pinotti, Pisani Giuseppe, Pucciarelli, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Stabile, Taverna e Vanin.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Marilotti, Perilli, Rampi, Rizzotti e Vescovi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Bressa, Gasparri, Licheri, Pizzol, Romano e Steger.

Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, presentazione di relazioni

A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari il senatore Cucca ha presentato la relazione sulla questione se il Senato debba promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale con riguardo agli atti posti in essere nell'ambito di un procedimento penale pendente dinanzi al Tribunale di Torino nei confronti dell'onorevole Stefano Esposito (Doc. XVI, n. 10).

Affari assegnati

E' deferito alla 7a Commissione permanente (Commissione istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulla candidatura de "La cucina di casa italiana" a patrimonio culturale immateriale dell'Umanità UNESCO (Atto n. 1209).

Governo, trasmissione di atti

Il Ministro della difesa, con lettera in data 15 giugno 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dal Ministero della difesa, riferita all'anno 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 4a e alla 5a Commissione permanente (Doc. CLXIV, n. 39).

Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione

Il Ministero della salute, con lettera in data 18 giugno 2022, ha inviato, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sulla procedura d'infrazione n. 2018/2044, - avviata ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - relativa al mancato recepimento della direttiva (UE) 2013/59/Euratom del Consiglio del 5 dicembre 2013, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 6/1).

Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Presidente del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7, comma 5, lettera g), del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 21 febbraio 2014, n. 10, la relazione sull'attività svolta dal medesimo Garante, aggiornata al mese di giugno 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente (Doc. CXV, n. 5).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 21 giugno 2022, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria della RAI - Radiotelevisione italiana S.p.A. (RAI S.p.A.), per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 582).

Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni. Deferimento

Il Difensore civico della provincia autonoma di Bolzano, in data 14 giugno 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione (Doc. CXXVIII, n. 31).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Licheri, Nocerino e Fede hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03410 del senatore Romano ed altri.

Il senatore Morra ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-07138 del senatore Lannutti ed altri.

La senatrice Lezzi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-07157 del senatore Lannutti ed altri.

Interrogazioni

CORRADO Margherita, GRANATO Bianca Laura, ANGRISANI Luisa, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

l'attività di catalogazione del patrimonio storico e artistico rappresenta un momento di fondamentale importanza per l'attività di tutela, non solo sotto il profilo della conoscenza delle opere e della programmazione degli interventi finalizzati alla loro conservazione, ma anche perché le conoscenze sistematicamente organizzate offrono un valido supporto all'azione preventiva contro le azioni criminose perpetrate ai danni di quelle;

gli uffici periferici del Ministero della cultura dovrebbero assicurare campagne di catalogazione annuali in particolare sui beni storico-artistici conservati nel territorio di competenza, indispensabili soprattutto in quelle zone maggiormente esposte alle calamità naturali o al pericolo di danni determinati da furti e dispersioni;

considerato che:

da anni, tra le altre, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Avellino e Salerno non solo non è più in grado di promuovere nuove catalogazioni "OA" (opere e oggetti d'arte) per l'assenza di finanziamenti da parte del Ministero ma è anche impossibilitata a revisionare e aggiornare i dati già disponibili, a informatizzarli o a proseguire e completare vecchie catalogazioni nei precedenti livelli di approfondimento: d'inventario (I), di precatalogo (P);

particolarmente umiliante e critico è il caso della provincia di Avellino, dove in comuni come Montefredane, Capriglia Irpina, Cesinali, Grottolella, Petruro Irpino, Prata di Principato Ultra, Pratola Serra, Torrioni, Tufo, Candida, Manocalzati, Salza Irpina, Parolise, San Potito Ultra, Melito Irpino, San Sossio Baronia, Castelbaronia, Bonito, Calsalbore, Luogosano, Villamaina, Sturno, Vallesaccarda, Scampitella, la catalogazione ministeriale OA è inesistente, con gravissimo danno alle attività di conoscenza e tutela del patrimonio culturale vigilato, pubblico e privato,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda mettere in campo attraverso la Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio per fare fronte alla grave difficoltà segnalata e quali strumenti intenda assegnare, nel merito, alla Soprintendenza per le province di Avellino e Salerno per pianificare, organizzare e svolgere le campagne di catalogazione nei predetti comuni.

(3-03411)

CORRADO Margherita, MORRA, ABATE Rosa Silvana, GRANATO Bianca Laura, ANGRISANI Luisa, LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute. - Premesso che il Consiglio dei ministri, nella seduta del 15 giugno 2022, ha deciso di revocare la nomina a sub commissario per la sanità in Calabria del colonnello dei Carabinieri Maurizio Bortoletti, trasferendo tutte le competenze ad Ernesto Esposito, diventato "sub commissario unico". È stata così risolta, a giudizio degli interroganti "all'italiana", un'impasse che durava ormai da sette mesi, giustificata adducendo volta per volta nuovi e diversi intoppi burocratici, tutti assai poco credibili: pretesti, di fatto, legati prima all'alloggio, poi al compenso e in fine alle funzioni di polizia giudiziaria;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

era stato il neo presidente della Regione Calabria a chiedere e ottenere dal Consiglio dei ministri, il 18 novembre 2021, mediante proposta avanzata dai Ministri della salute e dell'economia e finanze, di essere affiancato dall'ufficiale, che subito si era messo al lavoro, a proprie spese, in vacanza (dicembre 2021). La sua abilità in materia di risanamento della gestione della spesa sanitaria è nota a livello nazionale, grazie alla felicissima esperienza maturata nel 2011-2012 presso la ASL di Salerno, restituita all'equilibrio operativo da una situazione disastrosa in cui, da anni, si perdevano 500 euro al minuto, lasciando pure un avanzo di gestione caratteristica di 17,8 milioni di euro (secondo trimestre 2012);

dopo avere sollecitato ripetutamente l'Esecutivo e l'Arma a dare il via libera all'ufficiale, però, permanendo le presunte difficoltà cui si è già accennato, a febbraio 2022 il presidente Occhiuto aveva ridimensionato le proprie aspettative, dichiarando di aver bisogno del colonnello come ufficiale di polizia giudiziaria, poi che Bortoletti voleva venire in "utilizzo" (figura giuridica non identificabile) e, infine, un paio di mesi dopo, si era sfilato del tutto asserendo di non poter attendere oltre e dover continuare a lavorare;

rileva quanto indicato nella relazione rassegnata (da Occhiuto e Bortoletti) al tavolo interministeriale di controllo sulle Regioni in piano di rientro (13 dicembre 2021), in tema di carenze, cause e responsabilità all'esito dei 13 anni di commissariamento, peraltro solo riepilogate rispetto a quanto noto e ripetutamente affermato dalla Corte dei conti della Calabria e, in ultimo, dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 168 del 24 giugno 2021;

in quella sede vi era l'anticipazione di come gli esercizi 2020 e 2021 si sarebbero chiusi con un avanzo di gestione dovuto esclusivamente all'azzeramento, di fatto, della mobilità passiva e alla rilevante riduzione del procedere del contenzioso (con un rinvio agli esercizi futuri dei costi in termini di interessi legali, spese legali, spese per anticipazioni, eccetera), con il consequenziale probabile sblocco, senza merito di alcuno, di somme, eliminazione di superticket e superaddizionali IRPEF, pur essendo invariata la quotidianità della sanità calabrese;

sta di fatto che i vertici dell'Arma hanno negato al colonnello Bortoletti la possibilità di assumere l'incarico in Calabria, nonostante il precedente salernitano già evocato e la pronuncia della Ragioneria generale dello Stato (il 2 febbraio 2022, su sollecitazione dell'Arma stessa, che aveva scritto al capo di gabinetto del Ministero dell'economia di non poter provvedere) che aveva escluso il comando e spiegato che si poteva applicare la norma generale recata all'art. 53 del decreto legislativo n. 165 del 2001 (già utilizzato per Bortoletti nella stagione salernitana), anche perché, come noto, per i commissariamenti ex articolo 120 della Costituzione in materia di piano di rientro dai disavanzi sanitari, fino ad oggi appannaggio di pensionati delle forze di polizia o di dipendenti del servizio sanitario nazionale o regionale, il legislatore non ha previsto, sul punto, una norma dedicata;

su quelle basi, il colonnello era stato dapprima "a disposizione del Capo del II Reparto del Comando Generale dell'Arma quale Consigliere per l'integrità e la trasparenza dell'azione amministrativa del Ministro per la P.A. e l'Innovazione e Commissario Straordinario dell'azienda sanitaria locale di Salerno nell'ambito del commissariamento della regione Campania disposto dal Governo", poi, al cambio di Esecutivo, ancora "a disposizione del Comandante della Legione Allievi per incarichi di insegnamento e Commissario straordinario all'ASL di Salerno";

con un'analoga soluzione il generale Nistri, nel 2014, proprio con il colonnello Bortoletti, nonché i successori, generali Curatoli (2016-2017, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 febbraio 2016 e poi decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 giugno 2017) e Cipolletta (2018-2021, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2018), quest'ultimo in carica fino al 30 giugno 2021, dunque fino 5 mesi prima della nomina di Bortoletti in Calabria, hanno ricoperto il ruolo di direttore generale a Pompei: "a disposizione del Comandante delle Scuole dell'Arma dei Carabinieri per incarichi di insegnamento e Direttore Generale del Grande progetto Pompei";

valutato che, a quanto risulta:

non esiste alcun impedimento alla nomina, almeno sul piano normativo, come ha del resto ribadito il ragioniere generale dello Stato, e sarebbe bastato che l'amministrazione della difesa concedesse (o negasse, previo preavviso di rigetto, ex art. 10-bis della legge n. 241 del 1990, e qui sarebbe stato interessante leggere le motivazioni) entro i previsti 30 giorni (art. 1041, comma 1, lettera s), punto 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2010) l'autorizzazione allo svolgimento di tale incarico conferito dal Governo;

trascorsi i 30 giorni dalle indicazioni del ragioniere generale "l'autorizzazione, se richiesta per incarichi da conferirsi da amministrazioni pubbliche, si intende accordata" (art. 53, comma 10, del decreto legislativo n. 165 del 2001) e nessuno ha fatto nulla. Trascorsi 180 giorni, il 18 maggio 2022, dal Consiglio dei ministri del 18 novembre 2021, scade anche il termine (art. 1041 del decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2010) per dare attuazione alla decisione del Governo e provvedere, quindi, alla ridefinizione della posizione di impiego dell'ufficiale, come era stato fatto prontamente a Salerno e a Pompei;

si chiede di sapere:

perché il Consiglio dei ministri abbia accondisceso al comportamento omissivo (stando alle norme prima indicate) dell'amministrazione di appartenenza dell'ufficiale, dal momento che, o la decisione del Governo all'unanimità di nominare il colonnello Maurizio Bortoletti sub commissario alla sanità della Regione Calabria era illegittima, oppure la decisione era legittima e andava attuata;

quali siano le intenzioni del Governo circa le inequivocabili responsabilità di quanto accaduto, con particolare riguardo alla necessità (che gli interroganti ritengono il colonnello Bortoletti non avrebbe scansato: se ne ha conferma negli elogi del procuratore regionale della Corte dei conti, consigliere Cottone, in sede di inaugurazione degli anni giudiziari 2012 e 2013) di accertare dove e a chi sono finiti i miliardi di euro, indicati dalla Corte dei conti in sede di giudizio di parifica (negli ultimi anni quanto a sopravvenienze passive, mancata adozione dei bilanci, veridicità dei documenti contabili, mobilità passiva, anticipazioni, interessi legali, spese per il contenzioso, accreditamento e si potrebbe continuare a lungo), che dovevano essere spesi per la sanità in Calabria dei cittadini, residenti e non, e che, invece, sembrerebbero aver preso altre strade.

(3-03412)

CORRADO Margherita, GRANATO Bianca Laura, ANGRISANI Luisa, LANNUTTI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

nell'atto di sindacato ispettivo 3-03151 del 9 marzo 2022 è stata già portata all'attenzione del Ministro in indirizzo una situazione riguardante la "Alma Mater studiorum" università di Bologna che pare non conforme ai principi di trasparenza e parità di trattamento che sono imprescindibili fondamenti dell'agire e del buon andamento della pubblica amministrazione, dunque anche delle università italiane. Nell'atto di sindacato ispettivo 3-03328 del 18 maggio, poi, sono stati ulteriormente segnalati il perdurare e l'aggravarsi di tale situazione, che sembra vedere l'ateneo bolognese non interessato a verificare la sussistenza di un presunto plagio di notevole gravità;

tale presunto plagio, segnalato da un docente della medesima università e documentato da una perizia tecnica, sarebbe stato compiuto da un dottorando di ricerca titolare di una borsa di studio erogata da "Alma Mater", con fondi pubblici, nel quadro di un corso di dottorato condiviso dalle università di Bologna e di Padova, e ai danni di un progetto di ricerca di ateneo e di un'altra tesi di diploma, inedita, realizzata all'interno del medesimo progetto;

a quanto risulta agli interroganti, ad oggi il rettore di "Alma Mater" ha risposto, e l'ha fatto solo dopo il primo atto di sindacato ispettivo richiamato, che la segnalazione va archiviata per difetto di informazione e mancanza di interesse: da una parte, in quanto il presunto plagio non sarebbe verificabile, perché l'autore della tesi di dottorato avrebbe posto sulla medesima un embargo permanente (e quindi l'ateneo di Padova, sede amministrativa, non sarebbe in grado di fornirla all'ateneo di Bologna), e dall'altra in quanto "anche un eventuale riscontro" non avrebbe conseguenze concrete, perché l'autore della tesi, e del presunto plagio, non sarebbe ora interno ad "Alma Mater";

la replica del rettore non sembra aver tenuto in debita considerazione due dati di fatto: in primo luogo, la tesi di dottorato che ha beneficiato del presunto plagio è sempre stata nelle disponibilità di "Alma Mater", in quanto sede consorziata del corso di dottorato, nonché erogatrice della borsa di dottorato di cui ha fruito l'autore del presunto plagio; inoltre, la segnalazione pervenuta all'ateneo è stata sin dall'inizio corredata dei documenti necessari per una verifica diretta;

risulta inoltre agli interroganti che il rettore non abbia finora ritenuto suo dovere dare riscontro all'istanza di accesso agli atti che il docente autore della segnalazione gli ha indirizzato, al fine di conoscere gli atti che hanno fatto seguito alla sua documentata e dettagliata segnalazione e quelli che sono stati prodotti;

la posizione che il rettore ha voluto assumere sembra essere in forte contrasto con i regolamenti di cui l'ateneo si è dotato al fine di prevenire, contrastare e sanzionare non solo la corruzione, ma anche il mancato rispetto del codice etico e dell'integrità nella ricerca: pare voler continuare a tutelare strenuamente l'autore di un presunto plagio, omettendo le verifiche e le valutazioni previste dai suoi stessi regolamenti, come già evidenziato nell'atto 3-03328;

considerato inoltre che:

il comportamento di "Alma Mater" non sembra essere, purtroppo, un caso isolato, anche in relazione a questo stesso presunto plagio. Risulta infatti agli interroganti che anche il rettore dell'ateneo di Padova, all'epoca dei fatti sede amministrativa del corso di dottorato, ha ricevuto, il 21 dicembre 2021, la medesima segnalazione pervenuta ad "Alma Mater" e che nessun riscontro, neppure interlocutorio, ha dato sino ad oggi, né alla segnalazione né alla richiesta di riscontro indirizzatale il 28 marzo 2022. Un tale silenzio pare in contrasto non solo con le norme in vigore che regolano il buon andamento della pubblica amministrazione, ma anche con il codice etico di cui l'università patavina si è dotata nel 2009;

secondo quanto affermato nella parte i (preambolo) del codice etico, infatti, "L'Università di Padova richiede ai docenti, al personale tecnico amministrativo e agli studenti, in relazione ai ruoli e alle responsabilità assunte, sia individualmente sia nell'ambito dei propri organi collegiali, di rispettare, proteggere e promuovere con coraggio i valori cardine delle istituzioni universitarie", fra i quali anche "(e) l'onestà, l'integrità e la professionalità" e "(g) l'equità, l'imparzialità, la trasparenza e la leale collaborazione";

il medesimo codice etico ricomprende fra le questioni etiche disciplinate anche quella relativa a "proprietà intellettuale e plagio" (parte II, articolo 4);

valutato che:

la vicenda richiamata riguarda un corso di dottorato, ovvero il livello della ricerca universitaria sul quale molto stanno investendo, e ancor più si preparano a investire, Ministero e università, anche grazie ai finanziamenti PNRR. In tale prospettiva, appare ancora più preoccupante il difetto di interesse per la verifica della sussistenza di un presunto plagio, acclarato da una perizia tecnica, compiuto da un dottorando stipendiato con fondi pubblici;

la vicenda vede coprotagonisti due fra i più grandi atenei italiani, dove, allo stato, pare che non tutti i casi di presunto plagio siano meritevoli della medesima attenzione, e che alcuni soggetti possano beneficiare della massima tutela, a prescindere da ogni effettiva ed accurata verifica dei fatti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia in grado di acquisire dal rettore dell'università di Padova i dati utili a chiarire le motivazioni del suo silenzio di fronte ad una documentata segnalazione di presunto plagio e di renderne edotto il Parlamento;

se possa spiegare per quale ragione il medesimo rettore voglia far apparire l'ateneo di Padova del tutto disinteressato alla verifica della sussistenza di un presunto plagio che sarebbe stato compiuto nel quadro di un suo corso di dottorato e, non ultimo, da parte di un soggetto che proprio in quel dottorato beneficiava di una borsa di studio finanziata con fondi pubblici;

se intenda porre in essere tutte le azioni utili ad evitare che questo caso si trasformi in un modello negativo per i molti giovani che ancora vedono nel dottorato di ricerca un importante strumento di formazione e di crescita, in termini non solo scientifici e professionali ma anche etici.

(3-03413)

D'ARIENZO - Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'interno. - Premesso che:

giovedì 2 giugno 2022, circa 2.000 ragazzi e ragazze, di cui molti minorenni, si sono ritrovati a Peschiera del Garda (Verona) per un raduno che era stato organizzato nei giorni precedenti tramite passaparola sulla piattaforma "TikTok";

nel corso del raduno, non autorizzato, molti dei partecipanti si sono resi protagonisti di violenze, risse, scontri con la polizia e in alcuni casi anche di molestie sessuali, in particolare sul treno di ritorno verso casa;

come emerge dai resoconti di stampa, pare che la situazione sia degenerata dal primo pomeriggio, nel momento in cui sono arrivate in treno oltre 1.500 persone, quasi tutte dalla Lombardia, che si sono aggiunte ai circa 600 giovani già presenti a Peschiera del Garda;

da tempo, ormai, l'area del lago di Garda è meta di centinaia di ragazzi che nel corso del weekend giungono dalla Lombardia attraverso i treni regionali che transitano frequentemente dalla stazione di Peschiera del Garda sulla linea regio express Verona-Brescia-Milano, servizio gestito dalla società Trenord;

per i treni regionali di competenza Trenitalia, ivi compresi quelli che riguardano il servizio Venezia-Verona, in molti casi è in essere un contingentamento dei posti disponibili per viaggiatori con biglietto di corsa semplice, in ragione del quale, una volta che i posti disponibili risultano esauriti, non è più possibile acquistare biglietti di corsa semplice;

a quanto si apprende, lungo la tratta, il 2 giugno non è stato rispettato alcun tipo di contingentamento dei passeggeri sui treni, tanto che la rilevante mole di passeggeri, ampiamente superiore alle capacità massima di trasporto dei treni in transito alla stazione di Peschiera del Garda, ha generato notevoli problemi organizzativi e di sicurezza per i numerosi giovani presenti sul luogo e sui treni;

rilevato che:

è verosimile affermare che, se ci fosse stato il contingentamento, probabilmente la pressione numerica delle persone presenti a Peschiera del Garda e sui treni in transito sarebbe stata notevolmente inferiore;

ad aggravare la situazione ha contribuito in misura determinante anche l'assenza di un presidio da parte di Trenord sulla tratta, che ha costretto, tra l'altro, il personale di Trenitalia ad effettuare il servizio di assistenza ai passeggeri di un altro operatore ferroviario,

si chiede di sapere:

se i Ministri siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano necessario fare chiarezza su quanto accaduto, anche al fine di verificare l'eventuale violazione delle norme di sicurezza del trasporto ferroviario;

quali azioni, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano intraprendere per regolare il servizio offerto da Trenord con particolare riguardo alla necessità di garantire, per ragioni di sicurezza, il rispetto della capienza massima del numero di passeggeri su ciascun treno in servizio sulla linea Verona-Brescia-Milano, nonché per favorire l'istituzione di un presidio presso la stazione di Verona Porta Nuova.

(3-03415)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

GIARRUSSO, DE VECCHIS - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno. - Premesso che:

secondo quanto riportato da fonti di stampa, nel corso della testimonianza al processo per i mandanti della strage di Bologna, il generale Mario Grillandini, ex agente del SISMI, avrebbe svelato i retroscena inediti di un'operazione denominata "Minareto", nome in codice della missione messa in atto per acquisire l'archivio del maestro venerabile della P2 Licio Gelli;

in particolare, si legge su "il Fatto Quotidiano" del 15 giugno 2022, riguardo all'ex agente Grillandini, nella sua missione in Uruguay per il recupero dei documenti di Licio Gelli; "Il Sismi, dunque, si era dato da fare subito, sin dall'agosto dell'81, ma la missione fu un totale fallimento. Infatti, l'archivio di Gelli non è mai stato violato e i nostri servizi, alla ricerca delle preziose carte, pagarono milioni per vedersi prendere in giro. Dalla testimonianza di Grillandini scopriamo che quei documenti sarebbero finiti alla Cia";

inoltre, si legge ancora che "nell'estate del 1981 il capo del servizio, Nino Lugaresi, l'uomo che aveva ricevuto da Giovanni Spadolini l'incarico di ripulire i servizi dopo lo scandalo P2, venne avvisato dai colleghi della Cia di Roma che le autorità di Montevideo avevano appena perquisito una villa di Calle Juan Manuel Ferrari, nell'esclusivo quartiere Garlasco della capitale. Era la casa di Licio Gelli e dentro c'era il suo archivio. Lugaresi organizza immediatamente l'operazione Minareto, nome in codice della missione per riportare a casa il ricco bottino. Incarica Grillandini che parte senza indugio, va a Rio dove organizza tutto con il capo centro locale, Ennio Lo Magro. In Brasile fa molto caldo: arrivato a Montevideo, invece, trova pieno inverno, tanto che deve comprarsi un cappotto. Attende che venga convocato ma la delusione sarà totale. 'La scrematura era stata fatta dalla Cia. A noi arrivarono una settantina di fascicoli senza grande importanza'. L'incontro con l'ispettore Victor Castiglione, che aveva fatto parte della squadra messa in piedi per recuperare i dossier, fu piuttosto frettoloso 'perché il poliziotto aveva il fuoco di Sant'Antonio', ricorda Grillandini, 'non vedeva l'ora di andarsene, io gli presentai la mia richiesta, cioè di entrare in possesso dell'archivio di Gelli, e lui mi riferì che parte dell'archivio, buona parte dell'archivio, era stata requisita dalla Cia, una parte era stata trattenuta dai servizi uruguayani perché riguardavano la sicurezza nazionale interna e il resto era stato trasmesso ai Ministero degli Interni uruguagio'. Materiale che poi alla fine arrivò pian piano in Italia, anche con rilevanti costi, ma che non conteneva nulla di significativo sulle attività politiche ed economiche di Gelli";

considerato che, come si legge ancora nell'articolo, dal 1981 al 1985 l'allora presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2, Tina Anselmi, avrebbe cercato fino "agli ultimi giorni della sua presidenza di fare luce sull'archivio uruguayano di Gelli continuando a sollecitarne l'acquisizione, non è stata informata dalle autorità istituzionali e dal Sismi (il Servizio segreto militare post P2) di una circostanza così importante"; questo si tradusse ben presto per l'ex presidente Tina Anselmi in un calvario di veti e interdizioni politiche, delegittimazioni, minacce inquietanti, come quando le fecero trovare tre chili di tritolo sotto casa,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti nell'articolo e quali azioni di propria competenza intenda adottare al riguardo;

in particolare quali azioni di propria competenza intenda mettere in atto per consentire l'acquisizione integrale degli archivi di Licio Gelli, in atto detenuti dagli Stati Uniti, al fine di consentire di fare luce sulle attività della loggia P2.

(3-03414)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

ORTIS, LANNUTTI, ANGRISANI Luisa, CRUCIOLI, BOTTO Elena, LA MURA Virginia, MORRA, ABATE Rosa Silvana, LEZZI Barbara, GIANNUZZI Silvana - Ai Ministri della cultura e dell'interno. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

nel febbraio 2015, presso la Prefettura di Campobasso, è stato sottoscritto, alla presenza dei prefetti di Campobasso e Isernia, del presidente della Regione Molise, oltre a quella dei sindaci di 11 Comuni molisani, il patto per la sicurezza: un progetto di videosorveglianza che avrebbe dovuto riguardare una vasta porzione del territorio regionale, ma che parrebbe essere stato funestato, fin dai suoi inizi, da problematiche di ogni tipo ("Sicurezza, le telecamere sono un mezzo bluff in tutti i Comuni dove sono state installate", su "Primonumero", 9 novembre 2019);

il successivo bando di gara, pubblicato con il sistema dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ha riguardato dunque la realizzazione di 11 impianti di videosorveglianza, per un importo di circa 2 milioni di euro, con qualificazione SOA OS19, classifica IV: cosa che non ha permesso alle aziende molisane locali di partecipare alla gara. Ciò sarebbe stato invece ovviamente possibile nel caso in cui l'appalto fosse stato diviso in 11 lotti, come già fatto in precedenza per altri analoghi bandi locali. La gara, in ogni caso, fu quindi vinta dal raggruppamento temporaneo di imprese Siemens-Selcom;

il progetto del raggruppamento di imprese prevedeva l'installazione di 419 telecamere fisse, anche nei paesi già muniti di impianti di videosorveglianza. In seguito, però, sembrerebbe a causa di gravi errori progettuali, si sarebbe reso necessario ricorrere a varianti, vietate nelle gare economicamente più vantaggiose;

a quanto è noto agli interroganti, nessuna delle telecamere previste sarebbe adibita alla lettura delle targhe, e alla possibilità di rotazione a distanza. Il collegamento della maggior parte delle telecamere, peraltro, è con tecnologia wireless a 5 GHz in banda libera di più che dubbia funzionalità: la necessaria dorsale di rete, prevista nel progetto, non è stata infatti mai realizzata. Si consideri infine che si prevedeva il collegamento di tutti gli impianti con il CEN di Napoli e con le forze dell'ordine locali, ma i collegamenti sono stati fortemente ridimensionati e modificati a causa appunto della sostanziale irrealizzabilità del progetto. Del collegamento con il CEN di Napoli, infine, non vi è alcuna traccia;

numerosi parrebbero poi essere gli altri problemi emersi. Per citarne solo alcuni: per le telecamere, mancato rispetto delle direttive del Ministero dell'interno n. 558/SICPART/421.2/70/224632 del 2 marzo 2012, e della n. 587/A/421.2/70/195960 del 6 agosto 2010, in merito ai fotogrammi al secondo minimi previsti; impossibilità di reperirle sul mercato italiano ed europeo, rendendo così la loro manutenzione molto difficile a causa dell'assenza della componentistica di ricambio; mancanza delle autorizzazioni per l'installazione di apparati tecnologici sulla collina Monforte, gravata da vincoli. In merito a quest'ultimo punto, Siemens-Selcom hanno quindi installato apparecchiature in diversi punti della collina utilizzando pali della pubblica illuminazione non conformi allo scopo, già fortemente indeboliti e inclinati, se non prossimi al collasso. Infine: in caso di mancanza di alimentazione della rete pubblica, gli impianti non funzionano per via dell'assenza nei box di specifici sistemi; non risultano installati cartelli informativi circa la presenza di sistemi di videosorveglianza nei pressi delle telecamere, tantomeno all'ingresso dei comuni interessati. D'altra parte, nessun regolamento comunale in materia di videosorveglianza è stato evidenziato del progetto;

a fronte di un sistema molto lontano dalla piena funzionalità, sono stati già pagati vari stati di avanzamento, per un totale di 1.453.734,44 euro, pari al 90 per cento dell'importo di aggiudicazione (1.618.708,20 euro). Ciò fa temere che, a fronte di un tale avanzamento del saldo, il raggruppamento di imprese Siemens-Selcom possa ritardare il compimento delle opere iniziate, o la risoluzione degli ormai evidenti molteplici problemi di malfunzionamento dell'impianto;

premesso inoltre che, sempre a quanto risulta:

nell'ottobre 2019 Invitalia ha pubblicato un bando di gara per lavori di adeguamento degli impianti di sicurezza delle sedi e dei siti del polo museale del Molise;

tra i lavori oggetto del bando figurava anche l'interconnessione dei vari impianti, da realizzare attraverso l'implementazione di una regia di controllo, situata presso il museo sannitico di Campobasso. Il funzionamento di tale complesso sistema di controllo sarebbe stato reso possibile da una dorsale di rete atta a trasportare su segnali radio le informazioni relative agli impianti, consentendo la gestione remota di siti ormai sempre meno presidiati;

il progetto, a tutt'oggi avanguardista, è stato redatto internamente al polo museale del Molise, ma validato da personale diverso dal progettista a causa del pensionamento di quest'ultimo. La sua complessità emergeva già nel disciplinare di gara, nel quale, ai sensi dell'art. 51, comma 1, del codice dei contratti pubblici, non si prevedeva la suddivisione dell'appalto in lotti "in ragione della complessità e dell'unicità realizzativa dell'intervento e nello specifico (...) durante la realizzazione dell'intervento (...) si renderà necessario di volta in volta verificare i collegamenti e la risposta dell'impianto di videosorveglianza di ogni sito con la rete geografica e viceversa";

nonostante tale premessa, la Direzione regionale dei musei per il Molise ha stipulato un contratto con il raggruppamento temporaneo di imprese aggiudicatario frazionando il progetto; e, soprattutto, validando solo parzialmente il progetto migliorativo proposto dall'aggiudicatario;

il responsabile del procedimento, nello specifico, non essendo ancora in possesso delle autorizzazioni e delle specifiche progettuali necessarie alla realizzazione della dorsale di rete, ha ritenuto di dover procedere prima alla realizzazione degli ammodernamenti dei singoli impianti; e di proseguire solo successivamente, una volta acquisita e validata la documentazione mancante, alla realizzazione della parte più complessa dell'appalto. In tutto ciò, il responsabile sembrerebbe non avere alcuna garanzia del funzionamento della dorsale di rete progettata; e la sua validazione non e` ancora avvenuta;

considerato che, per quanto risulta:

parrebbe dunque che si stia configurando la medesima situazione verificatasi con l'implementazione del patto della sicurezza della Regione, durante la quale si era proceduto alla realizzazione parziale di un appalto molto complesso perché, solo in fase di esecuzione, ci si era accorti che il progetto migliorativo non era adeguato, non garantendo la funzionalità dell'opera:

i due appalti, d'altra parte, hanno un comune denominatore: nel patto della sicurezza gli esecutori uniti in raggruppamento di imprese sono Siemens e Selcom, mentre nell'appalto per il museo Selcom risulta prima classificata e Siemens seconda. Inoltre, Selcom ha presentato richiesta di autorizzazione paesaggistica per l'installazione di due pali poligonali, di altezza pari a 9 metri, da posizionare a Campobasso, in un viale commemorativo qual è viale delle Rimembranze, in prossimità della chiesa di San Giorgio; e in un'area, peraltro, soggetta a vincolo, la collina Monforte. Ma non solo: come nel caso del patto della sicurezza, questa nuova installazione costituisce una variante al progetto migliorativo, vietata in caso di gara con offerta economicamente più vantaggiosa;

viene naturale chiedersi se la commissione giudicatrice selezionata da Invitalia abbia effettuato un'attenta valutazione del progetto, considerando che ha assegnato dei punteggi per la miglioria proposta da Selcom sulla rete radio senza verificarne l'effettiva realizzabilità,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano intraprendere iniziative in merito a quanto esposto, valutando se reputino opportuno confermare l'assegnazione del bando museale a un attore che si è già dimostrato inadempiente;

se abbiano intenzione di procedere a un'attenta vigilanza sulla realizzazione del progetto, eventualmente avviando verifiche riguardanti la reale efficacia delle opere.

(4-07173)

DE PETRIS Loredana - Ai Ministri della transizione ecologica e dell'interno. - Premesso che:

nella giornata del 15 giugno 2022 un vasto incendio ha coinvolto l'ex discarica di Roma, nella periferia ovest di Malagrotta, generando importanti conseguenze per la città sotto il profilo ambientale e sanitario;

il rogo ha coinvolto due capannoni di stoccaggio e trattamento dei rifiuti ed ha richiesto l'intervento di circa 60 vigili del fuoco, che hanno operato per due giorni per domarlo completamente;

una densa nube nera si è immediatamente sprigionata dal luogo dell'incendio, propagandosi sull'intera città. Il sindaco di Roma ha emesso un'ordinanza al fine di stabilire, in virtù del principio di precauzione, per 48 ore e per un raggio di 6 chilometri: la sospensione delle attività scolastiche e dei centri estivi, pubblici e privati; il divieto di consumo degli alimenti di origine animale e vegetale prodotti nell'area; il divieto di pascolo e razzolamento degli animali da cortile; il divieto di utilizzo dei foraggi e cereali destinati agli animali, raccolti nell'area; la raccomandazione di limitare le attività all'aperto, con particolare riguardo a quelle di natura ludico-sportiva e di mantenere chiuse le finestre in caso di fumi persistenti e maleodoranti;

si tratta di un vero e proprio disastro ambientale e sanitario confermato dai primi rilievi dell'ARPA, ove si segnala un alto livello di diossina. A Roma, grazie al vento, tale livello si è arrestato a un valore dello 0,2 per cento al di sotto della soglia di sicurezza stabilita dall'OMS, mentre nella vicina Fiumicino è attualmente 3 volte superiore ad essa, spingendo il sindaco della cittadina a prolungare la chiusura di nidi, scuole dell'infanzia e attività ludico-ricreative pubbliche e private per ulteriori due giorni. Una nuova ordinanza del sindaco Gualtieri ha poi esteso anche il divieto di consumo di alimenti di origine vegetale e il pascolo e il razzolamento di animali da cortile nell'area nel raggio di 6 chilometri;

oltre al drammatico rischio sanitario la città di Roma presenta notevoli criticità nella gestione dei rifiuti, aggravate ora dai danni strutturali riportati dall'impianto TMB2: la struttura tratta fino a 900 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno, quasi un terzo delle 3.000 tonnellate prodotte quotidianamente in città;

la Procura di Roma ha avviato un'indagine disponendo una maxi consulenza per accertare che cosa abbia scatenato l'incendio, anche al fine di verificare eventuali analogie con altri roghi che hanno interessato in passato gli impianti TMB a Roma;

i cittadini della valle Galeria, già martoriati dalla presenza della gigantesca discarica, hanno espresso indignazione e rabbia, chiedendo un piano di evacuazione che li metta in sicurezza dal rischio sanitario;

è ormai innegabile la gravità della situazione dei rifiuti a Roma: non è possibile andare avanti con impianti mastodontici che trattano quantità tali di rifiuti non differenziati. È necessario insistere immeditatamente su una capillare raccolta differenziata, in grado di scongiurare anche disastri ambientali e sanitari come questo,

si chiede di sapere quali misure intendano mettere in atto i Ministri in indirizzo al fine di mettere in sicurezza i cittadini della valle Galeria e delle zone limitrofe, oltre che dell'intera città, dalla tossicità delle sostanze sprigionate attraverso l'analisi costante dei dati delle ARPA ed ogni possibile misura precauzionale e di contenimento del rischio ambientale e sanitario, sollecitando al contempo una gestione dei rifiuti nella capitale che sia in linea con la normativa europea.

(4-07174)

GIROTTO, VANIN Orietta, GUIDOLIN Barbara - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

i dati raccolti dall'INAIL rispetto alle denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale mostrano un andamento storico riferito agli ultimi 5 anni in preoccupante aumento. In particolare, tali denunce risultano pari a 1.029 nel 2017, a 1.133 nel 2018, a 1.089 nel 2019, 1.270 nel 2020 e 1.221 nel 2021. Infine, i dati riferiti al primo trimestre 2022 mostrano un aumento rispetto al 2021;

con particolare riferimento al Veneto, risultano deceduti, nell'ambito delle attività lavorative, 91 persone nel 2017, 115 nel 2018, 98 nel 2019, 86 nel 2020 e 105 nel 2021. Tali numeri rendono il Veneto la quarta o quinta regione italiana per numero di denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale. Ad esempio, nel 2017, il Veneto seguiva la Lombardia (139 morti sul lavoro), l'Emilia-Romagna (115) e il Lazio (92). Tuttavia, secondo i dati INAIL relativi al primo trimestre 2022, con 20 morti, la regione del Nordest risultava seconda soltanto alla Lombardia, prima con 35 morti durante l'attività lavorativa. Inoltre, secondo dati non ancora consolidati, ma analizzati e riportati dall'Unione sindacale di base assieme all'osservatorio sicurezza "Rete Iside", al 24 maggio 2022 i morti sul lavoro in Veneto risultano ben 55 dall'inizio dell'anno, prima regione in assoluto davanti alla Lombardia, con 54 persone decedute durante lo svolgimento dell'attività lavorativa (o in itinere);

nonostante i numeri assoluti appena ricordati, che destano sicura preoccupazione, secondo quanto riportato dall'osservatorio sicurezza sul lavoro di "Vega Engineering", rispetto ai dati INAIL del 2021, l'incidenza dei morti sul lavoro rapportata ai milioni di occupati delle differenti regioni colloca il Veneto nella seconda fascia meno rischiosa, denominata gialla, su quattro: oltre alla gialla, vi sono la bianca, la meno rischiosa, l'arancione e la rossa. In fascia bianca si trovano solamente tre regioni; in fascia gialla quattro regioni, incluso, appunto, il Veneto; in fascia arancione sei regioni e in fascia rossa ben 7 regioni. Laddove i numeri assoluti di morti sul lavoro in Veneto continuassero a crescere, tuttavia, è ovvio che anche questa misura relativa, ovvero di numero di morti rispetto al numero di occupati, sia destinata a peggiorare rapidamente;

in ogni caso, simili numeri di morti sul lavoro a livello nazionale e regionale, tanto assoluti, quanto relativi al numero di morti rispetto al numero di occupati, non possono essere ritenuti accettabili e, anzi, costituiscono una vera e propria emergenza;

con il decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, sono state introdotte modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, al fine di incentivare e semplificare l'attività di vigilanza e il coordinamento dei soggetti che devono presidiare il rispetto delle norme di prevenzione. In particolare, introduce disposizioni che ampliano le competenze dell'Ispettorato nazionale del lavoro, incluso un rafforzamento dell'organico e un rafforzamento del sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro;

nonostante tale intervento normativo, come evidenziato dai numeri ricordati e relativi ai primi mesi del 2022, la sicurezza nei posti di lavoro non risulta ancora assicurata a un livello soddisfacente,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prendere al fine di fermare questa sanguinosa emergenza in ambito nazionale e anche rispetto a singole realtà regionali, in particolare per invertire il preoccupante trend di crescita nel Veneto, al fine di raggiungere il minor numero possibile di decessi, con l'obiettivo a lungo termine di azzerarlo.

(4-07175)

FERRERO Roberta, FAGGI Antonella, ALESSANDRINI Valeria - Al Ministro della salute. - Premesso che:

da fonti giornalistiche si apprende che il dottor Andrea Stramezzi, che avrebbe curato e guarito dal COVID 5.996 persone su 6.000, sia stato sospeso dall'ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, il quale ha ritenuto il suo comportamento non conforme alla deontologia e all'etica medica e, esercitando i propri poteri disciplinari, ha irrogato la sanzione della sospensione dall'ordine per un periodo pari a 12 mesi;

il dottor Stramezzi, dunque, sarebbe stato sospeso per aver fatto dichiarazioni in ordine a potenziali effetti avversi dei farmaci previsti dai protocolli ministeriali e per non aver osservato le indicazioni del Ministero della salute in merito all'approccio curativo del COVID-19. Invero, egli avrebbe adottato un diverso protocollo, prevedendo visite a domicilio in tempi brevi e la prescrizione di farmaci, diversamente da ciò che era disciplinato dai protocolli ministeriali, i quali contemplavano la vigile attesa e l'assunzione di paracetamolo. Utilizzando tale approccio avrebbe guarito quasi 6.000 persone, infatti su 6.000 pazienti ne sarebbero deceduti solo 4, ultra ottantenni, di cui 3 con pregresse metastasi polmonari;

dopo la decisione dell'ordine, Stramezzi ha esternato la sua disapprovazione, promettendo di portare il suo caso dinanzi la suprema Corte di cassazione, considerato l'esito fausto del suo operato e l'assenza di effetti avversi sui pazienti trattati. Invero il medico, che ha prestato servizio come volontario della squadra anti COVID del Ministero della salute, si sarebbe aspettato un premio per il suo impegno e i suoi successi terapeutici. Invece, è arrivata la sospensione;

il caso del dottor Stramezzi è emblematico, ma non è l'unico. Infatti, sono diversi i casi di sospensione che stanno mettendo in discussione l'autonomia dei medici rispetto all'approccio diagnostico e curativo e il diritto a cure efficaci da parte dei cittadini, anche al di là dei protocolli ufficiali. Nel caso del COVID-19, infatti, i protocolli si sono sempre basati su evidenze scientifiche derivanti unicamente da studi randomizzati, che però era impossibile svolgere in piena emergenza. Inoltre, questi protocolli non hanno tenuto conto della clinica, cioè dell'esperienza dei medici che nel frattempo ottenevano risultati di guarigione attraverso il trattamento farmacologico per eradicare il virus ed evitare l'aggravamento della malattia;

giova ricordare, tra l'altro, che la circolare del 30 novembre 2020 recante "Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2" e la successiva circolare di aggiornamento del 26 aprile 2021, con cui il Governo forniva indicazioni operative per la presa in carico dei pazienti con COVID-19 in isolamento domiciliare, erano carenti sotto diversi punti di vista, ad esempio in ordine alla mancanza di linee guida aggiornate ed univoche volte a fornire protocolli specifici e utilizzabili di cura domiciliare dei pazienti, l'assenza di specifiche misure volte a garantire la funzionalità dell'intera rete dei servizi territoriali, soprattutto quelli rivolti alle persone fragili che più rischiano di andare incontro a complicanze in caso di infezione da SARS-CoV-2, e, inoltre, nulla disponevano in ordine all'individuazione e alla sistematizzazione delle concrete azioni da porre in essere;

dunque, in assenza di un protocollo unico nazionale volto ad armonizzare e sistematizzare le modalità di gestione diagnostica e terapeutica domiciliare, non è certo da disapprovare l'iniziativa di determinati sanitari che hanno sperimentato sul campo l'efficacia di vari protocolli terapeutici la cui validità è anche verificata empiricamente da studi internazionali e che, soprattutto, non hanno comportato effetti avversi per i pazienti, anzi, hanno portato alla guarigione dei soggetti trattati;

alcune terapie sono state non solo ignorate, ma anche ostracizzate, giungendo ad ostacolarne non solo l'utilizzo, ma anche l'investigazione;

per la democrazia la libertà di opinione e anche la libertà di informazione sono fondamentali, e ciò vale anche nella ricerca; invero, è impossibile il progresso, in special modo quello scientifico, se l'opinione prevalente non può essere messa in discussione. Viceversa, infatti, si rischierebbe di ledere la libertà di ricerca, costituzionalmente tutelata ai sensi dell'articolo 33 della nostra Carta fondamentale;

proprio in uno stato emergenziale come quello attuale l'evidenza scientifica deve essere chiara e trasparente, garantendo a tutti di riportare i propri studi, se efficacemente corroborati da evidenze scientifiche. Il confronto garantisce, senza alcun dubbio, l'evolversi della ricerca, necessaria soprattutto dinanzi ad una malattia, il COVID-19, di cui si avevano, e in parte si hanno, conoscenze molto limitate in termini di cause, effetti e mezzi di guarigione,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda e se non ritenga doveroso e urgente avviare, nell'ambito delle proprie competenze, gli opportuni accertamenti in ordine alla fondatezza del provvedimento disciplinare della sospensione dall'ordine, nonché di altri provvedimenti irrogati ad altri sanitari che del pari hanno adottato diversi protocolli risultati efficaci, valutando l'opportunità di garantire un dibattito scientifico aperto, trasparente e plurale affinché sia assicurata l'evoluzione della ricerca e la piena evidenza scientifica.

(4-07176)

FATTORI Elena, DE FALCO - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che il rogo che ha interessato il TMB di Malagrotta, destinato al trattamento dei rifiuti indifferenziati di Roma, è un evento dai contorni oscuri e dalle conseguenze gravissime per la qualità dell'ambiente e la salute dei cittadini e dei lavoratori, che purtroppo si ripresenta ciclicamente nella regione Lazio;

considerato che:

l'incendio è un disastro annunciato, che evidenzia l'inadeguatezza di tutto il sistema di gestione, fondato su impianti vecchi che oggettivamente si sono dimostrati, non solo un ostacolo all'avanzamento di pratiche virtuose, ma anche pericolosi durante il loro ordinario esercizio, e pericolosissimi in caso di incidenti;

l'incendio rappresenta un ennesimo episodio che accelera la gravità della crisi della gestione dei rifiuti nella capitale, e obbliga a intervenire con un piano organico ispirato ai principi dell'economia circolare,

si chiede di sapere:

quali misure il Ministro in indirizzo abbia già intrapreso per garantire la salute dei cittadini e dei lavoratori operanti nel comprensorio;

se siano state date disposizioni specifiche alle aziende presenti nell'area interessata dagli inquinamenti per garantire, con opportune attrezzature e misure operative, la salute dei lavoratori, prevedendo anche la sospensione delle attività laddove necessario;

se ritenga che il divieto imposto dal sindaco di Roma di condurre alcune attività all'aperto in un raggio di 6 chilometri, per almeno per 48 ore, sia poco cautelativo e debba essere esteso ad un raggio più ampio e per un periodo maggiore;

quali misure siano state prese per il monitoraggio continuo dello stato di inquinamento dell'aria e dei terreni, oltre che dei corsi d'acqua;

quali misure siano state prese per garantire che i prodotti agricoli e derivanti dall'allevamento di bestiame provenienti dalla vasta area coinvolta, sia per inquinamento dell'aria e di corsi d'acqua che per ricadute sul terreno, soddisfino tutti i requisiti perché possano essere messi in commercio e consumati;

se ritenga che occorra una indagine per valutare le cause dell'incendio, che si configura come "disastro annunciato" visti i precedenti anche in quell'area;

se non ritenga necessario istituire una commissione di monitoraggio composta da rappresentanti delle Istituzioni, del Comitato locale, da tecnici indicati anche dai cittadini;

se stia valutando la necessità di assicurare il rispetto della gerarchia dei rifiuti che prevede come prima priorità la riduzione di rifiuti a monte, successivamente la massimizzazione di riciclo, riuso e recupero di materia, e come ultima priorità il recupero di energia dai rifiuti e smaltimento definitivo in discarica;

se concordi sulla necessità di puntare sulla riduzione drastica dei rifiuti indifferenziati da trattare prima dello smaltimento finale, accelerando la raccolta differenziata che ragionevolmente può essere portata entro 5 anni ai valori indicati nel piano regionale del Lazio, come specificato in premessa;

se preveda di promuovere la sostituzione dei vecchi TMB con impianti progettati per massimizzare il recupero di materia, rendendo così non necessario costruire un nuovo inceneritore, anzi ponendo le condizioni per procedere al downgrading di quello di S. Vittore.

(4-07177)

LONARDO Alessandrina - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

alcune indiscrezioni delle ultime settimane riportano di un prossimo accorpamento dei tribunali di Benevento ed Avellino, che avrebbero dunque un'unica sede nel contesto della riduzione delle sedi giudiziarie;

l'eliminazione di un tribunale o di una Corte d'appello significa comporta l'allontanamento dai cittadini di fondamentali presidi di legalità, senza che ciò incida realmente sulla qualità della risposta. Una violazione del principio del giusto processo,

si chiede di sapere se risponda al vero che nella nuova geografia delle sedi giudiziarie il tribunale di Benevento e quello Avellino risultino accorpati, diventando una sola entità.

(4-07178)

BOCCARDI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

la SS 172 (cosiddetta "dei Trulli") è una importante via di comunicazione che unisce Taranto a Casamassima, ove si raccorda alla SS 100 che da Taranto conduce a Bari. Tale strada, nel suo primo tratto (Taranto-Orimini) è già stata oggetto di lavori di adeguamento ed allargamento della sede e, attualmente, si presenta a quattro corsie; il restante percorso, invece, nonostante l'intenso traffico che l'attraversa, soprattutto durante i mesi estivi, è tuttora a due sole corsie ed è appunto oggetto dei lavori di allargamento e messa in sicurezza finanziati con la convenzione citata, lavori attualmente in fase di avanzata progettazione;

in data 21 novembre 2003 è stata sottoscritta fra la Regione Puglia e l'ANAS una convenzione che prevedeva tra l'altro due importanti interventi sulla SS 172, ovvero l'"Adeguamento e ammodernamento in sede ed in variante - IV corsia Orimini superiore", dell'importo di 15,494 milioni di euro, nonché i "Lavori di costruzione della variante di Martina Franca e del tronco Casamassima-Putignano" dell'importo di 35,537 milioni di euro, entrambi con finanziamento ad intero carico dell'ANAS;

l'intervento per la SS 172 dei Trulli - tratta Casamassima - Turi - Putignano è inserita tra le infrastrutture strategiche di interesse nazionale, nonché nella convenzione stipulata tra ANAS e la Regione Puglia;

l'intervento è contenuto nel Piano pluriennale ANAS 2016-2020 per un importo di 57,5 milioni di euro e allo stato risulta finanziato il primo lotto tra Casamassima e Turi per un totale di 18,2 milioni di cui: 7,2 a valere sulla delibera CIPE n.29/2012; 11 milioni di euro a valere sulla delibera CIPE n. 137/2012;

i dati statistici elaborati dall'ACI e dall'ANAS evidenziano che, in particolare nell'ultimo periodo, sul tratto Putignano-Turi-Casamassima si rileva un tasso di incidentalità e di mortalità particolarmente elevato, peraltro in aumento nel corso degli ultimi anni;

l'ammodernamento del tratto Casamassima - Putignano consente di migliorare le condizioni di sicurezza della circolazione e l'adeguamento degli svincoli e la regolarizzazione degli accessi ai fondi anche con l'introduzione di viabilità di servizio. Sull'infrastruttura in progetto è stimato un traffico giornaliero medio pari a circa 21.570 passaggi,

si chiede di sapere:

quali siano i tempi entro cui l'opera sarà avviata e completata, atteso che da circa 10 anni ANAS dispone dei finanziamenti necessari per la realizzazione del primo lotto tra Casamassima e Turi;

quali iniziative intenda adottare per assicurare il completo finanziamento e la relativa realizzazione del lotto compreso tra Turi e Putignano.

(4-07179)

BOCCARDI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

attualmente un chilo di ciliegie viene venduto a 17 euro. Il produttore delle campagne tra Turi, Conversano, Castellana, San Michele, Casamassima e Putignano riceve invece per la stessa quantità da 0,80 ad un euro al chilo: una forbice che ancora una volta penalizza quindi gli agricoltori e i consumatori;

il costo delle ciliegie, anche quest'anno, quindi, diventa un caso, tanto più che con l'aumento del prezzo del carburante anche le spese sono aumentate e il margine di redditività per agricoltori e produttori non esiste più, con il rischio di chiusura totale della produzione e il ricavo della vendita copre a stenti il costo della raccolta;

le ciliegie, nel primo passaggio, in alcuni casi, vengono pagate anche 0,80 centesimi di euro. Troppo poco, sostengono gli imprenditori agricoli, per un prodotto particolare, la cui raccolta avviene rigorosamente a mano, sapendo che il costo giornaliero dell'operaio è di 52 euro netti più 12 euro di contributi (cioè 64 euro, costo giornaliero dell'operaio agricolo; 0,80 per 80 chilogrammi, cioè la quantità raccoglibile da un operaio al giorno, uguale a 64 euro);

per agricoltori e produttori è necessario intervenire laddove il sistema di vendita mostra maggiore squilibrio e quindi nel momento della distribuzione,

si chiede di sapere quali interventi urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per ricostruire una vera e propria filiera che sia in grado di unire tutti i produttori e di valorizzare il prodotto anche attraverso una caratterizzazione territoriale della produzione con la creazione di un marchio che valorizzi le caratteristiche organolettiche della ciliegia e le capacità di produzione da parte degli operatori del settore, che possa essere riconosciuta dal consumatore.

(4-07180)

TONINELLI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 12 maggio 2022, causa C-719/20, Comune di Lerici (La Spezia) contro la Provincia di La Spezia, precisa che la direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 "osta a che l'esecuzione di un appalto pubblico che sia stato oggetto di un affidamento 'in house' prosegua, senza indizione di una gara, qualora l'amministrazione aggiudicatrice non possieda più alcuna partecipazione, neppure indiretta, nell'ente affidatario e non disponga più di alcun controllo su quest'ultimo. (...) Dall'insieme delle considerazioni che precedono risulta che la direttiva 2014/24 deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa o a una prassi nazionale in forza della quale l'esecuzione di un appalto pubblico, aggiudicato inizialmente, senza gara, ad un ente «in house» sul quale l'amministrazione aggiudicatrice esercitava, congiuntamente, un controllo analogo a quello che esercita sui propri servizi, sia proseguita automaticamente dall'operatore economico che ha acquisito detto ente, al termine di una procedura di gara, qualora detta amministrazione aggiudicatrice non disponga di un simile controllo su tale operatore e non detenga alcuna partecipazione nel suo capitale";

considerato che:

con sentenza n. 06213/2021, pubblicata il 6 settembre 2021, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso promosso dal Comune di Seregno (Monza e Brianza), dalla società AEB e A2A contro le aziende private che contestavano l'assenza di una procedura a evidenza pubblica nella scelta del socio privato;

in particolare la sentenza ha rilevato: "In definitiva, proprio la programmata modificazione delle partecipazioni all'interno di A.E.B. S.p.A., secondo il modello della società mista, avrebbe strutturato un modello di partenariato pubblico-privato istituzionalizzato, mediante il quale sarebbe stato possibile affidare o, nel caso di specie, mantenere l'affidamento di servizi di interesse economico generale in via diretta: sicché, nel rispetto dei principi di concorrenza e di par condicio, la scelta del partner industriale, in grado di esercitare un controllo di fatto sul gestore del servizio, avrebbe dovuto avvenire in forma competitiva, in applicazione della regola espressamente codificata all'art. 17 del TU n. 175 cit., senza che, in diverso senso, potessero valere sia le clausole contenute negli accordi quadro e nei patti parasociali allegati alla deliberazione impugnata (che la normativa in questione non indica, in effetti, quali possibile ragioni di deroga alla regola dell'evidenza pubblica), sia l'assunto della pretesa infungibilità dell'operazione (che, proprio in quanto eccezione alla regola dell'evidenza pubblica, avrebbe dovuto, a tutto concedere, essere valutata con particolare rigore ed all'esito di una puntuale indagine di mercato, idonea a dimostrare che l'unica possibilità di sviluppo e di incremento di competitività per la A.E.B. S.p.A. fosse l'integrazione industriale con la A2A S.p.A., in ragione delle peculiari caratteristiche di questa, non replicabili sul mercato di riferimento)";

di fatto, il Consiglio di Stato ha confermato la precedente sentenza del TAR, che accoglieva il ricorso presentato dal consigliere regionale Marco Fumagalli e da imprese del settore, bocciando la fusione industriale fra AEB-A2A e dando torto al Comune di Seregno sull'accordo industriale fra l'azienda e A2A;

in precedenza, l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) con delibera n. 172 del 21 febbraio 2018, avente ad oggetto "l'Acquisizione da parte di A2A S.p.A. del 51% del capitale sociale di Linea Group Holding S.p.A.", in merito alle modalità di cessione, ha stabilito: "Ne deriva che l'operazione di acquisizione del 51% del capitale sociale di LGH da parte di A2A, individuata in forma diretta, senza il previo esperimento di una procedura competitiva e comparativa, non sia in linea con la normativa di riferimento, configurando una violazione delle disposizioni dell'art. 1, comma 2 del d.lgs. 163/2006 in tema di società miste, applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame. L'operazione, in ogni caso, potrebbe non integrare la massima valorizzazione economica delle azioni che avrebbe potuto ottenersi con una procedura ad evidenza pubblica funzionale alla cessione delle stesse sul mercato. (...) L'ordinamento comunitario è inoltre indifferente al nomen assegnato dall'ordinamento nazionale alla singola fattispecie, e ciò, si ritiene, impone di applicare i principi comunitari anche alla cessione delle partecipazioni nelle società pubbliche che gestiscono servizi pubblici locali, in quanto l'acquisto delle stesse, se finalizzato allo svolgimento del servizio locale, comporta un'occasione di guadagno per i soggetti operanti sul mercato";

la legge 24 dicembre 2012, n. 234, all'articolo 43, comma 1, stabilisce che: "Al fine di prevenire l'instaurazione delle procedure d'infrazione di cui agli articoli 258 e seguenti del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea o per porre termine alle stesse, le regioni, le province autonome, gli enti territoriali, gli altri enti pubblici e i soggetti equiparati adottano ogni misura necessaria a porre tempestivamente rimedio alle violazioni, loro imputabili, degli obblighi degli stati nazionali derivanti dalla normativa dell'Unione europea. Essi sono in ogni caso tenuti a dare pronta esecuzione agli obblighi derivanti dalle sentenze rese dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, ai sensi dell'articolo 260, paragrafo 1, sul Trattato sul funzionamento dell'Unione europea",

si chiede di sapere se si ravvisino elementi di contrasto tra la normativa nazionale vigente e quanto sancito dalla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea in osservanza delle disposizioni comunitarie in materia di società in house e, in tal caso, se si intenda procedere ad una rilevazione di tutti gli affidamenti in house in contrasto con quanto citato, al fine di evitare una procedura di infrazione comunitaria.

(4-07181)

PUGLIA, VACCARO, VANIN Orietta, LANNUTTI, NATURALE Gisella, TRENTACOSTE, PISANI Giuseppe, CROATTI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute. - Premesso che:

la filiera bufalina rappresenta una grossa opportunità economica e occupazionale per alcune aree che soffrono cronicamente del problema della collocazione lavorativa e di problematiche di natura gestionale e sanitaria;

le produzioni casearie di provenienza bufalina rappresentano un importante capitolo della produzione lattiero-casearia campana e nazionale, e l'impatto occupazionale di tale settore è stimabile intorno al 5 per cento, un valore di tutto rispetto se si considera che, ad esempio, a livello campano, l'occupazione in tali settori incide sul totale del 3,8 per cento, contro un dato nazionale del 2,8 per cento e, addirittura, dell'1 per cento in Lombardia;

il settore bufalino nelle aree DOP risulta particolarmente strategico in termini di ricchezza e di occupazione, per cui è necessario mettere in atto tutte le misure utili a garantire uno sviluppo armonico dell'intera filiera;

garantendo l'effettività della sanità dell'allevamento si impedirebbe una brusca frenata della crescita economica del settore;

la tutela della salute degli allevamenti dalle zoonosi (brucellosi e tubercolosi), che insistono principalmente su alcune zone del territorio campano, si ripercuote inevitabilmente, di riflesso, anche sulla vendita e sulle produzioni, danneggiando l'economia del comparto e rappresentando, inoltre, un grave rischio per la salute umana;

i controlli nelle aziende infette e i successivi provvedimenti sanitari non sempre hanno generato una efficace azione dei servizi veterinari territoriali, anche per la presenza di zone "difficili", ciò, unito alla presenza di aree con una densità di allevamento per chilometro quadrato molto elevata, è un elemento che concorre a rendere complicata l'eradicazione della brucellosi e della tubercolosi;

considerato che:

il 14 luglio 2020 la 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato ha approvato una risoluzione sull'Affare assegnato n. 237 (Doc. XXIV, n. 24) inerente alle problematiche della zoonosi, impegnando il Governo a: promuovere una serie di misure tra le quali si annoverano la costituzione di consorzi o cooperative che possano gestire anche in maniera consortile gli effluenti di allevamento, consentendone una valorizzazione e una migliore utilizzazione agronomica; in accordo con la regione Campania, valutare la implementazione di azioni, strumenti e norme finalizzate a rendere armonicamente sostenibile socialmente, ambientalmente ed economicamente la salvaguardia e le prospettive del comparto bufalino con la vita e le aspettative del territorio e delle comunità a cui lega la sua storia; a valutare la possibilità di istituire un tavolo con il coinvolgimento del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della Regione Campania, per favorire e rafforzare il risanamento e lo sviluppo della filiera bufalina nelle diverse criticità;

tra queste ultime si annoverano, nel rispetto della normativa dell'Unione europea e previa verifica della copertura finanziaria dei maggior oneri, forme di ristoro relativo al mancato reddito in seguito all'abbattimento di capi di bestiame, prevedendo negli anni successivi come conseguenza delle attività di profilassi, una riduzione del numero di capi da abbattere e una valutazione di interventi a favore dell'applicazione delle misure di biosicurezza nelle aziende in cui sono state diagnosticate brucellosi o tubercolosi. Infatti, l'applicazione di idonee misure di biosicurezza dettate e verificate dal Servizio sanitario nazionale, unitamente alla ottimizzazione dei tempi di prelievo e di erogazione dei provvedimenti, rappresentano attualmente misure utili a ridurre ed eliminare la presenza delle patologie dal territorio. Inoltre, nel rispetto della normativa dell'Unione europea e previa verifica della copertura finanziaria dei maggior oneri, va considerato il coinvolgimento attivo degli allevatori nella predisposizione di misure di biosicurezza al fine di assicurare l'espletamento e il successo dei Piani di eradicazione, per il tramite di una corretta gestione aziendale prevedendo aiuti economici, supporto tecnico-scientifico e promuovendo l'adozione di buone pratiche per la gestione sostenibile del sistema produttivo sia per la sicurezza animale che ambientale;

considerato altresì che:

alcuni esponenti del movimento "Altragricoltura" hanno intrapreso uno sciopero della fame al fine di sensibilizzare maggiormente le Istituzioni e nello specifico i Ministri dell'agricoltura e della salute sulla tematica della brucellosi e sulle difficoltà di attuare i Piani predisposti per affrontare la problematica;

il movimento denuncia l'elevato numero di abbattimenti e l'effettuazione di test sierologici per il tramite di una metodica ormai superata, diversamente da quanto sostenuto dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno;

gli allevatori chiedono di reintrodurre la vaccinazione, individuare un nuovo metodo di analisi e agire sul sistema di autocontrollo;

la Regione Campania nella conferenza stampa del 3 maggio 2022 ha confermato l'efficacia nel Piano di eradicazione, comunicando che per l'avvio delle vaccinazioni si è in attesa delle autorizzazioni europee, ma ha ritenuto che scopo precipuo del Piano è costituito dallo sviluppo di norme di welfare animale e biosicurezza,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della drammatica situazione in cui versa il settore della filiera bufalina campana;

quali iniziative di competenza intendano intraprendere al fine di garantire la tutela della salute e dei livelli occupazionali, preservando il tessuto socio-economico del territorio interessato dalla diffusione della brucellosi.

(4-07182)

LANNUTTI, GRANATO Bianca Laura, ANGRISANI Luisa, DESSÌ, GIANNUZZI Silvana, ABATE Rosa Silvana, MORRA - Al Ministro della salute. - Premesso che:

Philips è un'azienda olandese di fama planetaria, da quasi 20 miliardi di euro di fatturato l'anno. Ha una vastissima produzione nel settore elettronico, con articoli per ogni tipo di applicazione, compresi i dispositivi medici, come i respiratori che aiutano i pazienti con l'apnea del sonno. Tra questi i CPAP (Continuous Positive Airway Pressure), i BiPAP (Biphasic Positive Airway Pressure) e i ventilatori meccanici;

il 20 giugno 2022 su RAI Tre è andata in onda la trasmissione "Report", durante la quale è stato trasmesso un servizio sui dispositivi medici della Philips. Nel servizio dal titolo "Fino all'ultimo respiro", si racconta che un anno fa il colosso olandese ha richiamato su base volontaria ben 15 milioni di pezzi di questi respiratori. Un richiamo che potrebbe rappresentare un possibile contraccolpo per i bilanci dorati dell'azienda, minacciata da possibili risarcimenti milionari. Per anni, infatti, la Philips avrebbe venduto dei respiratori che aiutano, sì, i pazienti con l'apnea del sonno, ma che contengono una schiuma in poliuretano su base poliestere (PE-PUR) utilizzata per l'isolamento acustico che può degradarsi in particelle e che per questo può finire nelle vie aeree. Peraltro il materiale, oltre al particolato irritante, emetterebbe anche composti organici volatili, dei quali si stanno testando potenziali effetti cancerogeni;

questi respiratori sarebbero stati utilizzati per anni da pazienti che hanno cominciato successivamente ad avere disturbi. Alcuni di loro (come mostra il servizio di "Report") visitando il sito della Philips si sarebbero accorti, tramite il numero di matricola, che il loro dispositivo era tra quelli richiamati, ma nessuno ha pensato di informarli dei possibili pericoli. Anzi, gli stessi medici hanno continuato a consigliare quei dispositivi;

considerato che:

intervistato da "Report", il direttore medico della Philips, Jan Kimpen, ha spiegato che l'azienda era a conoscenza del problema già nel 2015. Ma solo il 28 giugno 2021 il colosso olandese ha deciso di intervenire, diramando un avviso di sicurezza e soltanto perché stavano aumentando i reclami;

due mesi prima, nell'aprile 2021, la Food and Drug Administration (FDA) aveva già fatto sapere di aver ricevuto "più di 21.000 segnalazioni" associate alla rottura della schiuma per l'abbattimento del rumore all'interno del ventilatore Philips Respironics, dei dispositivi BiPAP e CPAP. Secondo la FDA, tali segnalazioni includono anche 124 di decessi associati ai dispositivi ritirati, mentre la Philips fino ad allora ne aveva segnalati soltanto 30;

considerato inoltre che:

alcuni di questi dispositivi, come il modello Trilogia 200 e Trilogia 300 o come l'E30, sarebbero stati usati in Italia anche per curare i numerosi pazienti colpiti dal COVID-19, benché da tempo si sapesse del particolato e quindi della pericolosità di tali dispositivi;

in particolare, in Italia sarebbero presenti almeno 24.000 di questi dispositivi, tra cliniche private e ospedali pubblici, e finora la Philips avrebbe sostituito solo il 20 per cento di apparecchi pericolosi;

la Francia invece avrebbe ordinato alla Philips di sostituire il 75 per cento dei respiratori entro giugno 2022. In Italia si è scelto di trattare l'azienda olandese in modo più soft: il Ministero della salute si sarebbe dapprima limitato al semplice avviso di sicurezza e solo il 28 febbraio 2022 avrebbe inviato una lettera alla Philips per chiedere la sostituzione o la riparazione degli apparecchi incriminati. Quattro giorni prima, il 24 febbraio 2022, la redazione di "Report" aveva inviato al Ministro della salute una richiesta di chiarimento proprio sugli apparecchi pericolosi;

da quanto emerge dal servizio di "Report", il colosso olandese non avrebbe ricevuto dal Ministero della salute i criteri sulle priorità di sostituzione o riparazione degli apparecchi, in base allo stato di salute dei pazienti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e se intenda adoperarsi per accelerare la sostituzione di tali apparecchiature;

se intenda promuovere un'indagine conoscitiva sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto vigilare sulla sicurezza di tali apparecchiature e invece per molti mesi si è limitato ad assecondare la politica di semplice segnalazione promossa dall'azienda olandese, a scapito delle migliaia di pazienti che adoperano tali apparecchi.

(4-07183)