Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 439 del 14/06/2022

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

439a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 14 GIUGNO 2022

_________________

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO,

indi del vice presidente CALDEROLI

_________________

(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 441 del 16 giugno 2022
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

_________________

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C.-I.d.V.: CAL-Alt-PC-IdV; Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP.

_________________

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,31).

Si dia lettura del processo verbale.

MARGIOTTA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 30 maggio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Discussione e approvazione del disegno di legge:

(2330-B) Delega al Governo in materia di contratti pubblici (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 16,36)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2330-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.

I relatori, senatori Cioffi e Pergreffi, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Pergreffi.

PERGREFFI, relatrice. Signor Presidente, per prima cosa mi preme sottolineare i ringraziamenti al vice ministro Bellanova, che - come sempre - è stata presente al procedimento, e al relatore, senatore Cioffi, per il lavoro svolto.

Ci troviamo alla terza lettura; torna al Senato il disegno di legge recante la delega al Governo in materia di contratti pubblici, approvato da quest'Aula il 9 marzo scorso e modificato poi alla Camera dei deputati. In primo luogo la Camera è intervenuta su due disposizioni inserite dal Senato in prima lettura a tutela delle piccole e medie imprese. Alla lettera a) del comma 2 è stato precisato che l'apertura della concorrenza al confronto competitivo tra i diversi operatori deve riguardare in maniera particolare, oltre alle piccole e medie, anche le microimprese.

Inoltre il criterio direttivo di cui alla lettera d), inserito da questo ramo del Parlamento al fine di favorire la partecipazione da parte delle micro e piccole imprese, è stato integrato con la previsione di criteri premiali per l'aggregazione di impresa, nonché l'obbligo di motivare la decisione di non procedere alla suddivisione in lotti da parte della stazione appaltante.

Alla lettera a) è stato inoltre precisato che, nell'attuazione della delega, si dovrà tener conto anche della specificità dei contratti nei settori speciali con lo scopo di valorizzare proprio la specificità di questo tipo di contratti.

La Camera ha poi introdotto il nuovo criterio direttivo, di cui alla lettera b), volto alla revisione delle competenze dell'ANAC in materia di contratti pubblici, al fine di rafforzarne le funzioni di vigilanza sul settore e di supporto alle stazioni appaltanti. Sempre con riferimento alle competenze dell'ANAC, alla lettera m) è stato inoltre previsto che l'autorità predisponga contratti tipo, sentito il consiglio dei lavori pubblici relativamente ai contratti tipo di lavori e servizi di ingegneria e architettura.

Tra i principi da rispettare negli appalti sotto soglia è stato inserito anche quello di rotazione nelle procedure di scelta del contraente. Alla semplificazione delle procedure finalizzate alla realizzazione di investimenti in tecnologie verdi e digitali nonché in innovazione e ricerca, previste alla lettera f), è stata affiancata quella delle procedure finalizzate alla realizzazione di investimenti in innovazione sociale.

Tra le condizioni di natura oggettiva, non prevedibili al momento della formulazione dell'offerta, che determinano la revisione dei prezzi, ai sensi della lettera g), è stata inserita espressamente la variazione del costo derivante dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro applicabile in relazione all'oggetto dell'appalto e alle prestazioni da seguire anche in maniera prevalente. Alla lettera h), in primo luogo, è stato previsto che alle stazioni appaltanti sia conferita la facoltà di riservare il diritto di partecipare alle procedure di appalto e a quelle di concessione gli operatori economici, il cui scopo principale sia l'integrazione sociale e professionale delle persone con disabilità o svantaggiate. Un riferimento alle persone svantaggiate è stato inserito anche con riferimento alle pari opportunità di cui al numero 3. In secondo luogo, è stata prevista l'obbligatorietà dell'inserimento delle clausole sociali volte a garantire e non solo a promuovere - come recitava il testo originario del disegno di legge - la stabilità occupazionale del personale impiegato.

Analogamente, alla lettera v) è stato previsto che, per quanto concerne il servizio sociale e la ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica, nonché quelli ad alta densità di manodopera, i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti devono contenere la previsione di specifiche clausole sociali, volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato.

Nel caso di forniture provenienti da Paesi non appartenenti all'Unione europea dovranno essere previste misure atte a garantire il rispetto dei criteri ambientali minimi, dei diritti dei lavoratori, anche al fine di assicurare una leale concorrenza nei confronti di operatori economici dei Paesi europei.

Il nuovo criterio direttivo, di cui alla lettera l), reca il divieto di prestazione gratuita delle attività professionali, salvo che in casi eccezionali e previa adeguata motivazione. La Camera ha poi riformulato il criterio direttivo sulla semplificazione della fase di approvazione dei progetti, alla lettera q), rendendo più cogente la ridefinizione dei livelli di progettazione ai fini della loro riduzione.

Alla lettera aa), relativa alla razionalizzazione, semplificazione ed estensione delle forme di partenariato pubblico-privato, accanto alle previsioni di contratti tipo è stata inserita anche la previsione di bandi tipo. In materia di appalti integrati, alla lettera ee), è stato chiarito che restano fermi il possesso della necessaria qualificazione per la redazione dei progetti, nonché l'obbligo di indicare, nei documenti gara o negli inviti, modalità per la corresponsione diretta, da parte della società appaltante al progettista, della quota del compenso corrispondente agli oneri di progettazione indicata espressamente in sede di offerta dell'operatore economico, al netto del ribasso d'asta; è stata questa una grande battaglia portata avanti dalla Commissione qui in Senato.

Al criterio direttivo relativo alla semplificazione delle procedure di pagamento del consuntivo contrattuale da parte delle stazioni appaltanti, introdotto nel testo durante l'esame al Senato, è stato inserito un esplicito riferimento alla accelerazione delle procedure stesse.

Infine, con riferimento alla procedura di adozione dei decreti legislativi attuativi della delega, al comma 4 è stato chiarito che, come d'abitudine, le Camere si esprimeranno sui relativi schemi dopo che si saranno espressi il Consiglio di Stato e la Conferenza unificata.

La Commissione, nella sua analisi, non ha apportato ulteriori modificazioni, ritenendo che le due precedenti letture abbiano consentito di raggiungere un buon punto di equilibrio, in quanto l'approvazione del provvedimento in esame entro il 30 giugno costituisce uno degli obiettivi del PNRR per il 2022.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Cioffi.

CIOFFI, relatore. Signor Presidente, naturalmente, oltre a ringraziare la correlatrice, senatrice Pergreffi, e il Governo per il lavoro svolto e a ricordare che quello odierno è il terzo passaggio in Aula, vorrei aggiungere, alla relazione della collega, qualche osservazione su quanto è stato fatto alla Camera.

Vi sono alcuni elementi interessanti, come l'aver ribadito che è l'ANAC a dover fare i contratti tipo, insieme al Consiglio superiore. Questo serve a semplificare un po' il procedimento, ed è quello che dobbiamo fare. Quando abbiamo detto che, nella revisione prezzi, bisogna tener conto, soprattutto per gli appalti di servizio, di eventuali variazioni relative al costo del lavoro, della presenza di un nuovo contratto collettivo, chiaramente ciò comporta delle variazioni e un eventuale maggiore onere per l'impresa, che non è giusto che venga poi a riversarsi sui lavoratori. È un bene che vi sia questo tipo di variazioni, per cui la revisione deve intervenire anche su questo.

Per quello che riguarda le persone svantaggiate, prima parlavamo solo di disabilità, mentre adesso parliamo anche di persone svantaggiate. Anche questi sono passaggi fatti alla Camera che tendono a puntualizzare e specificare detti aspetti. L'obbligatorietà dell'inserimento delle clausole sociali è un passaggio rilevante, sempre a tutela del lavoro, sempre a tutela di quella parte che rappresenta la vera economia, ossia le persone che lavorano nel campo dei lavori pubblici, che sono tante e, quindi, è un aspetto assolutamente fondamentale: non si può pensare di fare cassa sulla pelle della gente.

Da questo punto di vista, dunque, l'obbligatorietà delle clausole sociali è assolutamente fondamentale. Non dobbiamo mai dimenticare qual è lo scopo del nostro agire: si tratta non solo di realizzare un'opera per fare un servizio ai cittadini che usufruiranno di quell'opera, ma anche di fare in modo che le persone che stanno realizzando quell'opera non vengano espulse dal mondo del lavoro perché qualcuno deve fare business. Quindi, bisogna compenetrare le esigenze. Giustamente, un'impresa deve avere la sua redditività, ma non deve essere mai a scapito delle persone.

È stato ribadito il divieto di prestazione gratuita, anche se sono stati esclusi alcuni casi eccezionali da parte dei professionisti, che siano geometri, architetti o ingegneri. Questo bisogna ribadirlo, perché capita, a volte, che a un professionista venga chiesto di fare un lavoro senza essere pagato, perché gli è utile ai fini del curriculum. Ma questo è un mondo non reale, ma schiavista, che dobbiamo contrastare. Quindi, le misure che mettiamo in campo servono sempre a realizzare un'azione di carattere politico.

Per quanto riguarda le forniture provenienti dai Paesi extra Unione europea, già nel codice dei contratti pubblici definito dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, era previsto che non dovessero superare il 50 per cento, ma in questo provvedimento abbiamo inserito anche la tutela dei criteri ambientali e la tutela del lavoro. Quindi, ancora una volta non possono essere la sola economia e soprattutto - perdonatemi - la sola finanza a gestire il mercato dei lavori pubblici, ma ci devono essere altri tipi di criteri. Se dobbiamo spendere un po' di più per raggiungere degli obiettivi sociali, di contrasto al cambiamento climatico e alle pratiche di dumping sociale, è bene che lo facciamo e dobbiamo quindi fare in modo che questo livello importante di attenzione all'ambiente e alla vita delle persone sia al centro della nostra azione, e lo facciamo a volte semplicemente modificando alcuni criteri della legge delega.

C'è anche un punto, di cui abbiamo parlato nel primo passaggio qui in Senato, relativo alla possibilità per il Governo di decidere di utilizzare il Consiglio di Stato per scrivere il codice degli appalti. In quella circostanza, abbiamo provato a far eliminare questa norma. Fra noi senatori, in camera caritatis, possiamo dirci che, siccome il Presidente del Consiglio l'aveva detto in occasione dell'inaugurazione dell'anno del Consiglio di Stato, questo non si è potuto fare. Diciamo francamente qual è la verità. Ma ribadisco il concetto che questo è successo una sola volta nella storia, quando il Consiglio di Stato ha scritto le norme sul codice del diritto amministrativo, che forse è la sua materia, ma certamente non lo è quella del codice degli appalti. Quella norma, quindi, non troviamo carina. La cosa divertente è che alla Camera è stata aggiunta la previsione che, prima che venga trasmesso alle Camere il decreto legislativo, è necessario il parere del Consiglio di Stato. Penso che sarà molto divertente leggere quel parere del Consiglio di Stato nel caso in cui il Governo decida di avvalersene per scrivere il codice degli appalti. Sarà molto divertente vedere cosa scrive il Consiglio di Stato su sé stesso. E ci divertirà, molto dal punto di vista politico, vedere che cosa accadrà.

Al netto di questo, vorrei ribadire che questa è una materia assolutamente fondamentale. Adesso il Governo ha sei mesi per esercitare la delega e ci auguriamo che lo faccia con attenzione. Noi con estrema serietà e accortezza verificheremo che il decreto legislativo sia coerente non solo con gli indirizzi che abbiamo dato nella delega, ma anche con l'obiettivo che noi tutti dobbiamo avere, che è quello di avere infrastrutture, servizi e forniture che siano a tutela dell'interesse generale, dell'azione dei cittadini e delle piccole e medie imprese che tanto abbiamo voluto tutelare e non di altri interessi e tendano a non far vincere la finanza sull'economia.

Noi continueremo a vigilare affinché il Governo lo faccia e siamo sicuri che lo farà. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà.

DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, dopo una settimana elettorale, dopo un momento che quasi non ci apparteneva più, ossia il confronto con gli elettori, dovremmo aver riscoperto un valore della democrazia, e cioè proprio il confronto con gli elettori, e dovremmo quindi aver appreso anche un patrimonio di rispetto reciproco, che - ci si augurerebbe sempre quando si ha un po' di ottimismo - dovrebbe anche migliorare i lavori parlamentari e ridare dignità al Parlamento, che purtroppo invece non solo l'ha persa, ma ultimamente non cerca neanche di riconquistarla. Spiegherò questo punto.

Proprio in un contesto di questo tipo dobbiamo ascoltare nelle ultime ore - mi rivolgo con rispetto ai tanti colleghi stimati del Partito Democratico - le parole non certo di un consigliere comunale, ma di un'importante parlamentare del Partito Democratico, la responsabile esteri, l'onorevole Quartapelle in Martelli, la quale, riferendosi a Fratelli d'Italia e alla sua leader Giorgia Meloni, ha parlato del «rantolo della Meloni». Ricordo che nei dizionari - basta aprirli - con la parola «rantolo» si intende il respiro ansimante di una persona agonizzante. Ha aggiunto addirittura - e magari, se non chiarisce immediatamente, ne risponderà anche di fronte alla legge - che quello considerato oggi il primo partito italiano farebbe parte di una internazionale finanziata dalla Russia.

Signor Presidente, io che credo nelle regole democratiche, nel rispetto dei cittadini e degli elettori e nella collaborazione tra le forze politiche, mi attendo immediatamente delle parole da parte del Partito Democratico che chiariscano esattamente se le farneticazioni della signora Lia Quartapelle in Martelli appartengono a lei o al Partito Democratico.

PRESIDENTE. Senatore De Bertoldi, perdoni la mia interruzione.

Due sono le questioni alle quali desidero richiamarla, fermo restando che ci sono sempre gli interventi non iscritti all'ordine del giorno della seduta. La prima è attenersi all'ordine del giorno; la seconda questione, ferma restando comunque la vis polemica, è che stiamo parlando di una parlamentare, per cui la Presidenza ritiene di doverla richiamare anche sulle sottolineature di rapporti di coniugio.

DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, io non credo di aver offeso l'onorevole Quartapelle quanto lei ha offeso la destra italiana, Giorgia Meloni e gli elettori di quello che oggi è il primo partito italiano. Quindi, mi scuso se aver nominato il marito dell'onorevole Quartapelle sia stato ritenuto poco consono, per cui lo ritiro e la richiamo Lia Quartapelle, onorevole del Partito Democratico. Mi rivolgo però al Partito Democratico e chiedo un'attestazione di chiarezza nei confronti di Fratelli d'Italia, perché non accettiamo simili atteggiamenti nei nostri confronti. (Commenti). Io parlo in Aula quanto voglio. Mi rivolgo a un partito politico che è rappresentato dall'onorevole Quartapelle. Lei farebbe meglio ad astenersi.

PRESIDENTE. Il senatore Airola interviene se gli viene data la parola e sull'ordine dei lavori.

Senatore De Bertoldi, lei comunque ha già evidenziato un punto non iscritto all'ordine del giorno, ha, detto quello che intendeva dire e, quindi, adesso le chiederei di attenersi all'argomento all'ordine del giorno.

DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, certamente, ma costruire un percorso di collaborazione vuol dire anche richiamare il rispetto reciproco delle forze politiche. È per questo che ho voluto sottolineare questo passaggio.

PRESIDENTE. Abbiamo inteso. Adesso lei rispetti l'Assemblea attenendosi all'ordine del giorno.

DE BERTOLDI (FdI). Non c'è dubbio.

Parliamo di un'ulteriore riforma - così la vogliono chiamare - del cosiddetto Governo dei migliori, che purtroppo e sottolineo purtroppo - è ancora una volta l'ennesima riforma al ribasso. Credo che nessuno nella cosiddetta maggioranza, e tantomeno tra i parlamentari di opposizione, sia soddisfatto delle riforme che abbiamo avuto fino ad oggi - e penso alla cosiddetta riforma della concorrenza, alla riforma fiscale che non sta nemmeno muovendosi, a questa riforma del codice degli appalti e dei contratti pubblici - perché non sono riforme.Sono piccoli compromessi - qualcuno leggermente migliorativo, qualcun altro assolutamente inutile, qualcun altro addirittura dannoso - che non portano nulla al nostro Paese.

Io parlo di queste cose con i colleghi professionisti, con le imprese, con coloro che si trovano tutti i giorni a doversi confrontare su temi come il massimo ribasso o l'offerta economicamente più vantaggiosa. Voglio ricordare, ad esempio, che, benché il passaggio dal massimo ribasso all'offerta economicamente più vantaggiosa risalga addirittura al 2016, e quindi a qualche anno fa, il dato di fatto, che è stato ben presentato nei giorni scorsi Inarcassa, ossia dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli architetti e ingegneri, è che ancora oggi gran parte delle commissioni di gara penalizzano il concetto di offerta economicamente più vantaggiosa e, di fatto, si arriva ancora all'aggiudicazione sulla base di ribassi del 40-50 per cento. In termini di punteggio il peso della componente relativa all'offerta economicamente più vantaggiosa è nettamente inferiore al peso specifico del ribasso.

Questa era l'occasione per esprimere una parola chiara, per dare dei riscontri chiari su questi passaggi; e invece anche su questo poco o nulla.

Quando parliamo di massimo ribasso, penso anche ai numeri. Per citare qualche numero, voglio ricordare che i progetti ultimati in ritardo, quei progetti che tanto ci costano da tutti i punti di vista, quando ci si riferisce alla realtà aggiudicate col "basso" ribasso, sono il 34 per cento; quando invece si hanno con il massimo ribasso, arriviamo al 66 per cento e, quindi, al doppio. Il numero dei contenziosi - e sappiamo cosa ciò significhi anche in termini di costi per le nostre comunità - laddove c'è il massimo ribasso, passa dal 13 all'88 per cento, per cui cresce di quattro o cinque volte.

Cosa voglio dire con questo? Avevamo - soprattutto avevate, come maggioranza - l'occasione di incidere pesantemente attraverso questo testo su elementi di questo tipo. Avevate l'occasione di modificare radicalmente, inequivocabilmente e invece continuate su una strada tracciata, che non ha portato grandi risultati, nonostante la "riforma" del 2016.

Forse è il caso che la politica, collaborando, confrontandosi, aiutandosi, abbandoni la cultura del sospetto, che ha portato a vedere sempre delle negatività, dei rischi, dei nemici, addirittura dei delinquenti nelle controparti e, quindi, ha appesantito la burocrazia, nonché il lavoro dei sindaci e degli amministratori, rendendo quasi impossibile prendere decisioni senza la paura di essere poi incriminati. Abbiamo creato le condizioni perché i lavori non si facciano e gli appalti rappresentino un passaggio difficile, alle volte impraticabile e oltremodo rischioso per chi deve sovraintenderli.

Noi avremmo voluto che su questi argomenti ci fosse stata maggiore attenzione da parte della Governo e della maggioranza.

Mi soffermo brevemente su un altro passaggio che ritengo importante, sottolineato anch'esso nel recente convegno di Inarcassa, che ricordo essere la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza degli ingegneri e architetti, ossia di coloro che sono parte attiva di siffatti percorsi. Mi riferisco all'equo compenso negli appalti e nelle gare, quel tema che anche in ambito parlamentare rimane sospeso, perché non lo vogliamo portare a termine. Anche all'interno degli appalti per i lavori pubblici dovrebbe diventare un riferimento puntuale e preciso, perché equo compenso significa prestazione di qualità. E invece non è così. Come non vogliamo approvare dopo anni la legge sull'equo compenso, cosa che si potrebbe fare in poche settimane in questo ramo del Parlamento, ugualmente in materia di appalti non abbiamo voluto precisare al meglio che l'equo compenso deve essere un diritto dei professionisti che va a vantaggio non solo di chi lavora, ma anche di quei cittadini che pretendono opere di valore, lavori e progetti fatti da tecnici preparati e, quindi, ben pagati in modo corretto ed equo.

C'è un altro tema che vorrei ricordare e che non è stato attuato. Mi rivolgo a quanti di voi hanno pratica di imprese artigiane, manifatturiere e di imprese di servizi che operano nel mondo degli appalti: quante imprese, magari creditrici della pubblica amministrazione, vengono escluse da bandi di gara per delle irregolarità fiscali o previdenziali? Parliamo di imprese che avrebbero tutti i requisiti per poter partecipare a bandi pubblici e vengono invece escluse non per colpa loro, ma per il fatto che magari hanno pagato in ritardo 5.000 o 10.000 euro di IVA e, quindi, hanno un'irregolarità, anche se non per colpa loro - ripeto - ma perché sono alcune tra le migliaia di imprese creditrici nei confronti dello Stato, delle Regioni e dei Comuni, cioè della pubblica amministrazione. Quindi, la pubblica amministrazione che le esclude dalle gare è la causa stessa dell'irregolarità nella quale esse sono incorse.

In conclusione, signora Presidente, questa è la ragione per cui noi di Fratelli d'Italia - e mi richiamo alla parte iniziale del mio intervento - vorremmo maggiore collaborazione, vorremmo essere ascoltati e poterci confrontare sulla base del rispetto e della fiducia dell'intero Paese, della nostra comunità. Vorremmo, cioè, che si risolvessero assieme i problemi del nostro Paese e della nostra economia. Invece, purtroppo, a volte si preferisce fare polemica insulsa e inutile piuttosto che andare a confrontarsi nel merito che - come ho detto - è sempre importante, basilare e fondamentale... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore De Bertoldi, le ho comunque restituito il minuto che le avevo sottratto poco fa con la mia interlocuzione.

È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà.

MALLEGNI (FIBP-UDC). Signora Presidente, siamo qui oggi a discutere nuovamente per la terza volta questo disegno di legge. Devo dire che è anche un evento, perché dopo quattro anni di legislatura avere in terza lettura un provvedimento è una grande cosa.

Fortunatamente la prima lettura è stata fatta qui in Senato, in 8a Commissione, lavori pubblici, dove - e ringrazio per questo i relatori Pergreffi e Cioffi - abbiamo avuto delle interlocuzioni serrate con il Governo, in particolare con la vice ministro Bellanova, alla quale pure va il mio ringraziamento, portando a casa un provvedimento importantissimo per le imprese.

Abbiamo fissato degli obiettivi unici. Ovviamente c'è la questione dei prezzi; peraltro, dalla prima lettura a oggi, le cose sono precipitate ancora di più e, quindi, aver fatto una tale scelta all'interno di questa legge delega è stato estremamente importante.

L'altra questione rilevantissima è quella riguardante il territorio. Mi riferisco a quello che sapientemente il collega Cioffi ha tradotto, lo small business act, che all'interno di questo provvedimento tiene in considerazione il fatto che le imprese e i territori abbiano una valutazione importante per non essere esclusi, come spesso purtroppo ancora oggi accade.

Questi sono due passaggi estremamente significativi che hanno reso questo un atto necessario. Auspico che il Governo sia pronto e immediato nella redazione della norma. Conoscendo la vice ministra Bellanova, sono convinto che si sia già portata avanti con il lavoro e auspico che il provvedimento - che poi è la legge che il Parlamento chiede al Governo di fare all'interno dei binari che abbiamo assegnato - sia rapidissimo.

Ancora oggi nel nostro Paese, con tutte le problematiche che si sono affastellate relative al caro prezzi, al caro energia, alle difficoltà di accesso agli appalti, al rapporto con gli enti locali, alla difficoltà della progettazione eccetera, seppure il PNRR segue un'altra strada, è difficoltoso investire e spendere le risorse nella disponibilità dello Stato e degli enti locali. Noi abbiamo cercato di dare un contributo e abbiamo lavorato per la semplificazione.

Oggi uno dei temi, che ci viene peraltro contestato anche dal livello superiore che è l'Europa, è l'eccesso di burocratizzazione nel sistema Paese Italia: ci è stato segnalato relativamente al codice degli appalti e alla giustizia. Perdonatemi, ma abbiamo perso una grande occasione con questo referendum, anche se i cittadini si sono espressi chiaramente su cosa avrebbero voluto che la giustizia facesse. Ebbene, l'approvazione oggi in via definitiva del provvedimento al nostro esame impone al Governo rapidità di azione. Mi piacerebbe anche conoscere i tempi previsti dal Governo per portare a casa questo provvedimento che per noi è essenziale.

Potevamo fare di più? Sicuramente sì. Nessuno si offenda se dico che, se ci fosse stata una maggioranza diversa, una maggioranza di centro-destra, probabilmente avremmo potuto osare di più, ma, come spesso siamo abituati a dire, stare al Governo è sicuramente un sacrificio, anche dal punto di vista del consenso, ma è necessario e indispensabile, altrimenti avremmo una maggioranza diversa, tutta orientata dall'altra parte, che probabilmente terrebbe meno in considerazione le reali esigenze delle imprese, dello sviluppo, del lavoro e della produzione.

Quindi, noi come Forza Italia siamo soddisfatti del lavoro che abbiamo condotto in porto, sosteniamo questo provvedimento e saremo estremamente attenti e vigili a che questa norma sia rapidamente licenziata dal Governo e possa vedere la luce per dare una risposta concreta, seria, precisa, puntuale e immediata alle imprese, al territorio e allo sviluppo economico del Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, nel merito degli aspetti tecnici del provvedimento parlerà il senatore Ruspandini per il Gruppo Fratelli d'Italia in fase di dichiarazione di voto e ha già parlato il senatore De Bertoldi, nel cui intervento mi riconosco completamente, ivi inclusa la parte che riguarda le aggressioni verbali dell'onorevole Quartapelle all'onorevole Meloni. Non entro nel merito, altrimenti - giustamente - la Presidenza tornerebbe a richiamarmi.

Voglio sottolineare tre aspetti del provvedimento. È una delega al Governo che gli dà ampia discrezionalità. Faccio l'esempio del comma che è stato aggiunto in corso d'esame in Commissione, con il quale si dà la delega al Governo di rivedere le competenze dell'Autorità nazionale anticorruzione in materia di contratti pubblici, cosa estremamente generica. Naturalmente tutti speriamo che lo faccia bene, però direi che il Governo innanzi tutto dovrebbe attuare quello che già la legge stabilisce, oltre a quanto la delega chiede.

La legge si basa, tra gli altri, su principi fondamentali dell'ordinamento nazionale e di quello europeo, quali la legalità, la trasparenza, la concorrenza e la necessità di non andare incontro - come specificamente menzionato - a procedura di infrazione da parte dell'Unione europea, che in tema di concorrenza ha regole molto precise e già più volte l'Italia è incappata in procedure di infrazione, che rappresentano costi, oltre che una perdita di credibilità per la nostra Nazione. Faccio esempi molto concreti dove questi principi, però, non vengono applicati. Cominciamo dalla procedura di infrazione.

Nel 2007 il Governo tentò di estendere la concessione dell'autostrada Brescia-Padova senza alcuna motivazione, se non quella di continuare a tenere lo stesso gestore. Parliamo di un'autostrada estremamente remunerativa, che produce utili che si avvicinano alla metà dell'incasso; praticamente non ci sono altri settori legali dove vi siano guadagni di questo genere. L'Unione europea aprì una procedura perché disse che non era giustificabile la proroga di una concessione - peraltro così importante - se non abbinata a qualche forte motivazione, quale, ad esempio, la realizzazione di nuova tratta. Benissimo. L'Esecutivo dell'epoca, il secondo Governo Prodi, addusse quale ragione per la proroga il completamento dell'Autostrada Valdastico Nord, per collegare la Brescia-Padova all'Autostrada del Brennero.

Nel testo che fu approvato in Parlamento fu giustamente inserita anche una clausola per evitare che non si rispettasse quanto detto, ed entro il 30 giugno del 2013 avrebbe dovuto essere presentato il progetto definitivo, completo, della nuova tratta. Ebbene, il progetto non è mai stato presentato, e dico mai.

Due mesi prima di quella scadenza - nella primavera 2013 - venne presentato un progetto preliminare, dunque non definitivo, per cui non si poteva costruire neppure un centimetro di strada; ripeto, un progetto preliminare di uno dei due lotti di cui doveva comporsi l'autostrada. Ebbene, sulla base di quel progetto, un altissimo dirigente del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (ora anche della mobilità sostenibile) stabilì che era soddisfatto quanto previsto nella convenzione - che invece chiedeva una cosa completamente diversa - e pertanto la concessione veniva estesa fino al 2026, cioè per vent'anni dalla scadenza originaria. La cosa ancora più folle è che quella delibera del CIPE - oggi CIPESS, perché si è aggiunto lo sviluppo sostenibile - è stata definitivamente annullata dal Consiglio di Stato.

In altre parole, è stata prorogata fino al 2026 - e questo avveniva nel 2018 - la concessione per un'autostrada che comporta utili per circa un centinaio di milioni all'anno, tutti pagati dagli automobilisti, non piovono certo dal cielo, sulla base di un documento del tutto inidoneo a soddisfare quanto prevedeva la legge approvata in Parlamento; un documento che è stato definitivamente annullato dal Consiglio di Stato.

Gli interessati, cioè la gestione dell'autostrada, che guarda caso nel frattempo è finita sotto il tallone di Atlantia Benetton - evidentemente sono tra i bisognosi cui il Governo deve fare regali - hanno presentato un ricorso in Cassazione contro l'annullamento del Consiglio di Stato che la Cassazione ha respinto addebitando le spese.

Su questo ho presentato numerose interrogazioni e il Governo non ha mai risposto. Ricordo che qui si parla di trasparenza e che rispondere alle interrogazioni è dovere del Governo, non una gentile facoltà che si esercita una volta ogni tanto, quando qualcuno insiste: basta leggere il Regolamento del Senato, che evidentemente è analogo a quello dell'altro ramo del Parlamento. Mi chiedo dove sia in questo caso la trasparenza, con una concessione mutata sostanzialmente e materialmente nel suo contenuto, senza neppure informare il Parlamento, neppure quando richiesti, sebbene fosse stata approvata per legge. Dove sono, dunque, la trasparenza e la legalità?

A proposito di legalità: chi è quel dirigente che ha approvato gentilmente questo regalo ai poveri Atlantia Benetton? Non ne faccio il nome, perché non è una questione personale: sarà sicuramente una brava persona, però sta facendo delle cose che non hanno nulla a che fare con la legge. La legge anticorruzione, che è quella che istituisce l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) - le cui facoltà vengono mutate, attraverso una delega al Governo, dal disegno di legge in esame - prevede che ci sia una rotazione in tutte le posizioni della pubblica amministrazione che possono essere soggette a pericolo di corruzione. Un signore, che con una firma può spostare di qua o di là centinaia e centinaia di milioni di euro, probabilmente dovrebbe essere soggetto a rotazione. Questo signore è dal 1997 sempre nello stesso settore, quello delle concessioni autostradali, e fa cose come quella che ho illustrato. Tutto questo è stato oggetto di interrogazioni, a cui non è mai stata data una risposta.

Questo stesso dirigente, che contro la legge anticorruzione continua a stare lì dal secolo scorso - fa un certo effetto pensarlo - e nel secolo che si è appena cominciato, ha anche fatto un'altra cosa, sempre all'insegna della legalità e della correttezza. Sappiamo bene che i ristori per le aziende danneggiate dalla pandemia da Covid-19 funzionano in questo modo: ci deve essere stata una riduzione di almeno il 33 per cento del fatturato, il ristoro non può superare il 20 per cento del fatturato stesso e il 10 per cento se si sta sopra una certa quota di fatturato. Pertanto, la quota è tra il 10 e il 20 per cento se c'è stata una riduzione del 33 per cento. Migliaia di aziende sono fallite, perché queste misure si sono rivelate in molti casi insufficienti: ebbene, quello stesso dirigente, che contro la legge anticorruzione è da venticinque anni in questo ambito un tantino delicato e soprattutto dall'alto valore economico e finanziario, ha deciso, dopo aver consultato gli interessati, cioè i beneficiati, che ai concessionari autostradali viene dato un ristoro del 100 per cento, anche se non c'è una riduzione del fatturato che arriva al 33 per cento, che - guarda caso - è proprio ciò che accade con Autostrade per l'Italia di Atlantia Benetton.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma ho solo dieci minuti a disposizione. Si tratta di vicende che vanno avanti da anni, su cui il Governo regolarmente non risponde alle interrogazioni. Il Governo, che riceve una delega per approvare leggi che - come già dovrebbero fare, evidentemente - tutelino la legalità, la trasparenza e la concorrenza e prevengano procedure di infrazione da parte dell'Unione europea, cominci a farlo molto prima della redazione del testo - a proposito del quale, giustamente, si auspicava che se ci deve essere un testo, deve essere fatto in fretta - rispetti la legge, risponda all'interrogazione e, se deve fare regali, li faccia alla gente che ha bisogno e non ai miliardari, che hanno gravissime responsabilità sulla coscienza, come nel crollo del ponte Morandi, così come la magistratura sta accertando in questi mesi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Margiotta. Ne ha facoltà.

MARGIOTTA (PD). Signor Presidente, concludiamo oggi in maniera virtuosa il lavoro fatto dal Parlamento sul codice degli appalti.

Questo lavoro è iniziato in questa sede bene (ne do atto ai relatori, senatrice Pergreffi e senatore Cioffi, ma anche al vice ministro Bellanova, che ha seguito i lavori) in una dinamica virtuosa (uso lo stesso termine di prima) tra Governo e Parlamento: il Governo fa la sua proposta e il Parlamento prova a migliorarla.

Questa volta, come ha detto il senatore Mallegni, è stato un evento (negli appunti l'avevo definito rara avis) e abbiamo anche riscoperto le virtù del bicameralismo. So di essere rimasto in Italia praticamente l'unico tifoso del bicameralismo, forse - anzi, certamente - insieme al senatore Zanda. Infatti, chi l'ha pensato ha ritenuto che attraverso la navetta non necessariamente si perdesse tempo. Tante volte, attraverso la navetta, si migliorano le leggi e ciò è quanto accaduto esattamente in questo caso. Noi abbiamo fatto il nostro lavoro e la Camera ha aggiunto delle cose, implementando e migliorando quel che avevamo fatto noi. Ne usciamo - tutti noi e il Paese - con una legge assolutamente migliorata rispetto al testo iniziale, nel migliore spirito di collaborazione tra le Camere e con il Governo, facendo bene fino in fondo il nostro mestiere.

Sul codice degli appalti mi è capitato già di dire che c'è stato un errore di fondo, ossia la divisione tra i detrattori tout court e i fan tout court del testo che abbiamo scritto nella scorsa legislatura. In verità, così come per ogni legge, c'erano del molto buono e qualcosa da migliorare. La verità è che non si è mai riusciti a concludere quel lavoro. Alcune direttive (più che leggi) di soft law che dovevano essere fatte non sono state adottate. Di fatto, quel testo non è mai entrato in vigore.

I successivi interventi hanno reso necessario, ancora una volta, provare a scrivere una legge delega che, poi, attraverso i decreti attuativi, ci desse un quadro completo e non voglio dire immutabile, ma almeno - mi auguro - non mutato 100 volte, in diversi aspetti, durante un solo anno di legislatura. Proviamoci.

C'è ancora qualcosa da migliorare. Del vecchio codice si perde la centralità della progettazione. Il collega De Bertoldi - ho condiviso il suo intervento in questa parte e non in altre - ha evidenziato come alcune storture che riguarderanno i liberi professionisti possono derivare dall'aver superato il precedente codice. Dobbiamo essere attenti nei decreti attuativi, ma ci tornerò.

In prima lettura questo ramo del Parlamento è stato soprattutto attento, da un lato, a introdurre elementi di semplificazione, efficienza e rapidità e, dall'altro, a non perdere mai di vista le altre questioni cruciali quando si parla di appalti: la trasparenza, la sicurezza dei lavoratori e la sostenibilità ambientale. Alla Camera dei deputati è soprattutto su questi ultimi aspetti che si è intervenuti, mentre sull'altra parte il nostro testo rimane praticamente intatto. La Camera è intervenuta soprattutto sul ripristino dell'obbligo della clausola sociale. Sia chiaro, io sono sufficientemente convinto che già nel nostro lavoro tale rispetto fosse chiaro, ma la Camera ha ritenuto di dover sottolineare ancor di più quanto noi avevamo scritto. Ben venga.

È ovvio che il rispetto della clausola sociale è tema a cui tutti teniamo in maniera unanime. Il passaggio tra l'appaltatore e chi subentra, secondo me fatto sempre positivo nel quadro di un clima di concorrenza e competizione delle imprese, non deve e non può mai essere pagato dai lavoratori che improvvisamente si trovano messi fuori dall'occupazione, senza averne colpa e magari essendo stati bravissimi.

Ci sono casi di questo tipo molto noti e conosciuti a tutti (ultimamente se ne è parlato molto a proposito di ITA). Dunque, era bene essere ancora più precisi, ma sono sicuro che su questi aspetti il collega Mirabelli si pronuncerà meglio di me in sede di dichiarazione di voto.

Un'altra soddisfazione (lo ha detto il collega Mallegni e ricordato la relatrice) deriva dal fatto che abbiamo lavorato per ottenere in maniera strutturale la possibilità - anzi, l'obbligo - di aggiornamento e revisione dei prezzi qualora ve ne siano le condizioni.

Ciò avverrà quando il codice entrerà in funzione, quindi l'anno venturo, dopo i decreti attuativi. Dico peraltro al vice ministro Bellanova che siamo stati anche bravi a rispettare i termini che ci erano stati dati per questa riforma; il termine era il mese di giugno, quindi ci riusciamo. Se poi saranno altrettanto bravi a fare i decreti, rispetteremo totalmente i tempi.

Nel frattempo, in attesa che questa riforma diventi operativa, il Governo, probabilmente anche grazie al fatto che avevamo aperto la strada con questo decreto, è intervenuto più volte sull'aggiornamento dei prezzi, da ultimo con il decreto-legge aiuti, che in questo momento è in discussione alla Camera. Oggi in Commissione è stato approvato un mio ordine del giorno, che riguarda un tema molto specifico, apparentemente puntuale, ma secondo me importante. Nella legge scriviamo che le prestazioni professionali non devono essere gratuite, se non in casi eccezionali; con l'ordine del giorno chiediamo che nel decreto sia ben chiaro che i casi eccezionali siano davvero tali. Il senatore Cioffi ha elegantemente evidenziato alcune storture del lavorare gratis e non ci torno. Io vorrei sottolineare il valore etico del lavoro e della retribuzione di un lavoro svolto, cosa dal mio punto di vista assolutamente essenziale nella vita sociale in generale e quindi anche per i professionisti.

Concludo, Presidente. Oggi abbiamo avuto in Commissione Ferrovie dello Stato. Do questi numeri, perché sono interessanti. Già sapevamo quello che ci hanno detto anche se, quando poi si leggono i numeri, essendo argomenti testardi si ha un'idea più precisa di quello che avverrà. Ci hanno detto che nei prossimi dieci anni RFI investirà 110 miliardi di euro in infrastrutture (si tratta di una parte del PNRR, il 30 per cento, poi c'è tanto altro) e che ANAS investirà 150 miliardi di euro. Sto parlando solo della principale società che investirà fondi pubblici nelle infrastrutture, ma ci sono anche tutte le altre. Poi c'è l'edilizia privata, oltre a quella pubblica. Insomma, abbiamo davanti un decennio in cui davvero su questo mondo si fondano, come accaduto altre volte, le speranze vere di ripresa dell'economia di questo Paese.

Sarebbe davvero ignominioso non sfruttarle. È un obbligo, è un imperativo categorico che questa occasione non sia mancata. Servono tre cose: serve una buona legge (e l'abbiamo fatta), serve un protagonismo sano del mondo privato (imprese, professionisti e naturalmente lavoratori) e serve, almeno allo stesso livello, una pubblica amministrazione efficiente, robusta, forte, in grado di affrontare la sfida. Mi è già capitato di dire che, a mio parere, un'ottima stazione appaltante, che sappia seguire tutte le fasi (programmazione, progettazione, appalto, esecuzione e collaudo), anche con una legge non buona riesce a fare le opere. Non è vero il contrario: puoi dare la migliore delle leggi a una stazione appaltante non efficiente, ma il lavoro non si fa. Ecco perché dobbiamo metterci il massimo di attenzione, anche sotto il profilo della qualificazione e della riduzione delle stazioni appaltanti.

Concludo con un po' di soddisfazione. Credo che il Parlamento in questo caso abbia fatto fino in fondo la sua parte, in uno spirito unitario anche da parte di quei Gruppi che poi invece non vorranno votarla. Penso che possiamo essere contenti di aver svolto il nostro ruolo nel miglior modo possibile, dando dignità a quello che facciamo in queste Aule quotidianamente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Corti. Ne ha facoltà.

CORTI (L-SP-PSd'Az). Signora Presidente, signora Vice Ministro, prima di entrare nel merito del provvedimento, vorrei di nuovo ringraziare i relatori, la senatrice Pergreffi e il senatore Cioffi, che con fattiva collaborazione hanno affrontato il complesso tema della delega al Governo in materia di contratti pubblici.

Il nostro contributo come Lega per semplificare la disciplina che regola i contratti pubblici ha l'obiettivo di garantire chiarezza e sostegno alle nostre attività produttive. Il disegno di legge in discussione elenca quindi i principi e i criteri direttivi ai quali il Governo dovrà attenersi. Ne segnalo alcuni in sintesi: evitare il gold plating ovvero il processo in base al quale una direttiva dell'Unione europea viene estesa per il recepimento nelle leggi nazionali di uno Stato membro. Si tratta di una questione per cui la Lega al Governo si è molto spesa affinché rimanga ferma la tutela del lavoro, della sicurezza, del contrasto al lavoro irregolare, della legalità e, quindi, della trasparenza. (Applausi).

Abbiamo poi inserito la previsione di una ridefinizione in materia di qualificazione delle stazioni appaltanti e del personale in esse operanti. Abbiamo dato impulso alla partecipazione da parte delle micro e piccole imprese agli appalti. Continuo ad elencare il contributo della Lega per la semplificazione della disciplina applicabile ai contratti pubblici; i servizi e le forniture di importo inferiore alle soglie di rilevanza europea, la semplificazione delle procedure finalizzate alla realizzazione di investimenti in tecnologie verdi e digitali, la previsione di un regime obbligatorio di revisione prezzi al verificarsi di particolari condizioni non prevedibili, nonché per i casi di rinnovo del contratto collettivo nazionale; la previsione dell'obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nei bandi di gara specifiche clausole sociali al fine di garantire la stabilità occupazionale del personale impiegato e l'applicazione di contratti collettivi nazionali e territoriali di settore per promuovere le pari opportunità e quindi l'inclusione lavorativa per le persone con disabilità. (Applausi). Sottolineo queste misure perché abbiamo contribuito all'inserimento di clausole molto importanti e rilevanti per le piccole imprese. Mi riferisco alla revisione dei prezzi, già accennata, e quindi alla possibilità di adeguare il prezzo corrisposto alle imprese in caso di eventi eccezionali e non prevedibili e anche alla possibilità di procedere alla suddivisione degli appalti in lotti, nonché alla semplificazione delle procedure di pagamento e la riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese e all'accelerazione delle procedure di pagamento del corrispettivo contrattuale alle imprese da parte delle stazioni appaltanti.

Ancora di più però abbiamo puntato alla valorizzazione delle imprese di prossimità, basandoci su criteri premiali per l'aggregazione delle imprese. Su proposta della Lega è stata approvata una norma che rende esplicito il principio ispiratore della prescrizione prevista nel codice dei contratti pubblici sulla tutela e sulla promozione del made in Italy, rafforzando così la portata dissuasiva della norma e inserendo una sanzione che disincentiva le offerte contenenti una quota maggioritaria di prodotti originari di Paesi terzi.

Sempre in maniera condivisa e proattiva, abbiamo ottenuto la stipula di polizze assicurative per il personale interno, incaricato della progettazione e a carico delle amministrazioni. Come non ricordare, poi, che grazie alle nostre proposte è passata una nuova disciplina del ricorso al sorteggio e che, grazie alla Lega, dovrà essere fortemente limitata e regolata in quanto si tratterebbe di un meccanismo che svilisce la qualificazione acquisita alle imprese.

Grazie al nostro contributo vige la norma che, a proposito della previsione dei criteri ambientali minimi, prevede che essi siano da rispettare obbligatoriamente differenziati per tipologie ed importi di appalto, predisponendo anche un periodo transitorio a seguito dell'emanazione dei decreti ministeriali con tempi congrui per l'avvio della relativa applicazione.

Non dimentichiamoci poi della nostra battaglia che prevede la possibilità per le stazioni appaltanti di ricorrere ad automatismi nella valutazione delle offerte laddove non siano necessarie migliorie al progetto e si possa in questo caso utilizzare il criterio del prezzo più basso.

Inoltre, tra i principi della delega, viene fissata anche la ridefinizione di una regolamentazione ad hoc per la ristorazione collettiva, dato l'alto valore sociale rappresentato da questo settore. È vero, prima il collega Mallegni ha citato l'inusualità del terzo passaggio al Senato. Non accade molto spesso, anche perché in definitiva la discussione del provvedimento alla Camera si è svolta in un clima di generale condivisione della linea di Governo e non si è voluto appesantire il testo già approvato dal Senato. Le parti nuove introdotte dalla Camera riguardano per lo più il settore sociale, i contratti collettivi di lavoro, le persone svantaggiate, alcuni approfondimenti sulle progettazioni e sui professionisti, e anche la promozione dell'aggregazione delle micro e piccole imprese e la specificità dei contratti dei settori speciali. (Brusìo. Richiami del Presidente).

Signor Presidente, mi lasci aggiungere, da militante della Lega da oltre trenta anni, da quando ero un ragazzo, che la Lega ha sempre rappresentato il ceto produttivo, il ceto che ha sempre creato ricchezza. La Lega si è sempre contraddistinta per essere il sindacato delle imprese, il sindacato dei professionisti, il sindacato delle partite IVA. Questo era trent'anni fa e questo è tutt'oggi. E questa ne è la dimostrazione. (Applausi).

Signor Presidente, i tempi sono difficili per la nostra economia. Il benessere dei territori passa attraverso la creazione di lavoro, lavoro, lavoro e lavoro. Per una ripresa davvero valida, è necessaria la semplificazione delle procedure di acquisto, per realizzare infine le necessarie infrastrutture per il rilancio dell'attività edilizia, entrambi aspetti essenziali per la ripresa a seguito della pandemia e della guerra purtroppo in corso.

Colleghi, la Lega è al Governo per il bene delle imprese e dei suoi professionisti. Se non ci fossimo, non potrebbero essere portate a compimento idee e richieste in grado di dare risposte, certezze e programmazione per il futuro dei nostri concittadini. È per questo che ci battiamo e siamo presenti a testa alta. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paroli. Ne ha facoltà.

PAROLI (FIBP-UDC). Signor Presidente, stiamo affrontando effettivamente un'eccezione, che però dovrebbe essere la normalità. Anche il collega che mi ha preceduto ha sottolineato come, quasi finalmente, ci troviamo ad affrontare una terza lettura. In passato era normale la terza lettura: guai quasi che non ci fosse. Nella normalità di provvedimenti importanti quale questo al nostro esame, c'era la possibilità di avere anche una quarta e una quinta lettura, senza che nessuno si scandalizzasse, perché era quello il ruolo del Parlamento.

Non c'è molto da aggiungere, proprio per il fatto che già abbiamo affrontato questo provvedimento. Pochi minuti, dunque, solo per ribadire la nostra posizione e la bontà del lavoro svolto, in modo costruttivo, tra Commissione e Governo. Ci eravamo impegnati ad approvare questa delega entro giugno ed è quello che stiamo facendo. Ora il Governo ha sei mesi di tempo per elaborare un testo, che tutti ci auguriamo possa essere in grado di far affrontare, adeguatamente al Paese le sfide del PNRR.

Devo ribadire che, dentro un lavoro ben svolto, rimane, in quanto è una costante dall'inizio di questa legislatura, una difficile interpretazione del rapporto Governo-Parlamento. La sensazione è quasi che il Parlamento debba disturbare il meno possibile il lavoro del Governo. Questo non ci piace e credo che non vada nella direzione giusta di un rapporto serio, costruttivo e positivo, e soprattutto che non sia coerente con quello che è il compito del Parlamento. Abbiamo un dovere: il compito di fare in modo che semplificazione e velocizzazione della procedura degli appalti possano aiutare le strutture del nostro Paese a fare in modo che si possa affrontare una capacità di spesa che per noi non è usuale. Ricordo ai colleghi che dovremmo essere in grado, per onorare il PNRR, di esplicare una capacità di spesa - l'ho già detto e lo ripeto - da cinque a dieci volte superiore rispetto alla normale spesa per investimenti che il nostro Paese affronta annualmente, che pure già ci mette in affanno e in difficoltà.

Vorrei dire alla vice ministro Bellanova, che so impegnata e della quale abbiamo apprezzato il lavoro in Commissione su questo tema, che sarà fondamentale come si scriveranno i testi di questa delega, perché se non saremo in grado di spendere e di dare alle nostre amministrazioni la possibilità di appaltare i lavori per le infrastrutture necessarie e indispensabili in modo che i tempi siano coerenti con le scadenze che abbiamo, corriamo l'enorme rischio di una spesa inutile e di dover restituire risorse che invece sono quanto mai necessarie.

Nella delega al nostro esame vediamo con favore l'aggiornamento dei prezzi, la valorizzazione delle piccole imprese, la limitazione al minimo del metodo del sorteggio. Adesso tutto ciò deve diventare norma con la quale confrontarsi. Ci aspettano sei mesi nei quali la delega che si darà al Consiglio di Stato, che scriverà i decreti attuativi, darà la risposta e la soluzione a questi temi. In questo senso sarà fondamentale come affronteremo il rapporto tra Governo e Consiglio di Stato e mi sento di dire tra Parlamento, Governo e Ministero, perché anche al di là dell'ufficialità, è fondamentale - lo dico anche ai colleghi della Commissione, ma non solo - che la collaborazione del Parlamento con il Governo per la stesura di questi testi continui, che non ci si risenta fra sei mesi per scoprire che cosa si è scritto, ma che ci sia una collaborazione da parte degli organismi deputati perché si possa davvero fare un ottimo lavoro, quello che serve al Paese.

I prossimi sei mesi daranno quindi la cifra di questa capacità di collaborazione e come sempre Forza Italia farà la propria parte. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Pergreffi.

PERGREFFI, relatrice. Signor Presidente, desidero soltanto specificare a questa Assemblea che per quanto riguarda il massimo ribasso, che è stato oggetto dell'intervento del senatore De Bertoldi, all'interno della legge delega è stato chiarito che ci sarà un'individuazione delle ipotesi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere ad automatismi nella valutazione e tipizzazione dei casi in cui si può ricorrere al solo criterio del prezzo o del costo, con la possibilità di escludere comunque le offerte anomale e prevedendo, in ogni caso, che i costi della manodopera e della sicurezza debbano essere sempre scorporati dagli importi soggetti a ribasso. Penso che una previsione più chiara di questa non si possa scrivere all'interno di una legge delega, quindi mi sembra che siano tutelate da questo punto di vista le preoccupazioni del senatore De Bertoldi.

Anche per quanto riguarda l'esclusione dalle gare d'appalto, si è lavorato molto all'interno della Commissione al Senato ancora razionalizzando e semplificando le regole, che devono essere chiare e certe per l'individuazione delle fattispecie che configurano l'illecito. Pertanto, anche da questo punto di vista penso che si possa essere soddisfatti di come ha lavorato il Parlamento e nella fattispecie il Senato. Ricordo anche che tutto quello che riguarda il codice degli appalti è necessario, a maggior ragione oggi che ci troviamo di fronte a delle sfide, così come è stato ribadito in alcuni interventi. Auspichiamo veramente che i passaggi burocratici possano essere semplificati e ricondotti a tempi certi, come chiedono le imprese; peraltro, tale richiesta non proviene soltanto dalle aziende, ma anche dalle nostre amministrazioni, penso soprattutto ai Comuni più piccoli. Occorrono tempi certi per quanto riguarda la burocrazia, senza dimenticarci che la ripresa economica dell'Italia passa senz'altro dai grandi interventi, ma anche dai piccoli interventi che ci saranno sul nostro territorio. Ritengo pertanto che questa sia una grandissima occasione, una grandissima opportunità e penso veramente che quanto fatto in Senato e alla Camera sia un bel lavoro e spero davvero, come è stato detto in precedenza, che nei decreti attuativi queste speranze vengano realizzate.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Cioffi.

CIOFFI, relatore. Signor Presidente, non replicherò perché ha già detto tutto la relatrice Pergreffi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

BELLANOVA, vice ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Signor Presidente, vorrei solo ringraziare i relatori, la Commissione e gli Uffici per l'importante lavoro (almeno io lo considero tale) che è stato fatto. Si tratta di un lavoro proficuo, che ha visto la collaborazione della maggioranza e dell'opposizione in Commissione e anche nelle aule del Senato e della Camera. Desidero ringraziare il Parlamento per aver lavorato con impegno e intensamente, perché in questo modo abbiamo rispettato la prima parte del cronoprogramma che ci impegnava ad approvare la delega entro giugno; siamo impegnati a emanare i decreti attuativi entro dicembre.

Ora tocca al Governo. Ho ascoltato il dibattito e i commissari conoscono l'impegno da me assunto in Commissione a nome dell'Esecutivo; ora bisogna rapidamente passare alla scrittura dei decreti attuativi, in modo da dare il tempo alle Commissioni parlamentari di poterli approfondire e di esprimere il parere sugli stessi.

Ne approfitto inoltre per dare un chiarimento al senatore Malan, che nel suo intervento - se ho ben colto - lamentava il fatto che un dirigente del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (MIMS) segua le concessioni autostradali dal 1997, contro le norme anticorruzione. Dalle informazioni che ho rapidamente assunto vorrei ribadire quanto segue: le funzioni di direttore generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali nel 1997 erano esercitate dall'ingegnere Francesco Sabato; successivamente, dal 2004 al settembre 2017 dall'architetto Mauro Coletta; dal 13 settembre 2017 al 14 aprile 2019 dal dottor Vincenzo Cinelli e dal 19 aprile del 2019 dal direttore generale, dottor Felice Morisco. Credo che questo chiarimento fosse dovuto, anche per rispetto delle professionalità, delle competenze e del lavoro svolto. Spero che ciò sia utile per chiarire ulteriormente questa vicenda e se ci saranno interrogazioni parlamentari, ovviamente il Ministero e il Ministro avranno l'obbligo di rispondere.

PRESIDENTE. Vice Ministro Bellanova, la ringrazio anche per i chiarimenti.

Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

La Presidenza, in conformità a quanto stabilito dalla Commissione in sede referente, dichiara inammissibile, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, l'emendamento 1.1.

Procediamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno che invito i presentatori ad illustrare.

Avverto che gli emendamenti, a firma della senatrice Tiraboschi, sono stati ritirati. Con specifico riguardo all'emendamento 1.103, ne è stata preannunciata la trasformazione in ordine del giorno: chiedo alla presentatrice, senatrice Tiraboschi, se intende illustrarlo.

TIRABOSCHI (FIBP-UDC). No, signora Presidente.

CAMPARI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAMPARI (L-SP-PSd'Az). Signora Presidente, intervengo per chiedere di poter aggiungere la firma all'ordine del giorno G1.1 del senatore Margiotta.

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Margiotta se è d'accordo.

MARGIOTTA (PD). Sì, signora Presidente.

LAUS (PD). Signora Presidente, capita spesso e non di rado che nelle gare d'appalto il concetto dell'offerta economicamente più vantaggiosa venga elegantemente aggirato per concretizzarsi poi alla fine l'offerta al massimo ribasso. Faccio un esempio: sulle gare 60-40 (60 il progetto e 40 l'offerta), capita che i 60 punti vengano dati a tutti e quindi alla fine le aziende si riducano a competere sull'offerta economica e chiaramente chi paga le spese sono sempre i lavoratori.

Ne approfitto per dire che questo tema è stato affrontato dalla Commissione lavoro - e ringrazio i colleghi della Commissione - che si è espressa favorevolmente sul parere dato.

Con l'ordine del giorno G1.2 si intende impegnare dunque il Governo a prestare particolarmente attenzione sulle gare espletate da stazioni appaltanti che, come dicevo prima, in modo elegante spostano sull'offerta economica e non sul progetto.

PRESIDENTE. I restanti ordini del giorno si intendono illustrati.

Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame.

PERGREFFI, relatrice. Signor Presidente, il parere è favorevole sull'ordine del giorno G1.3 del senatore De Poli.

Per quanto riguarda gli ordini del giorno G1.103 della senatrice Tiraboschi, G1.1 del senatore Margiotta, e G1.2 del senatore Laus il parere è ugualmente favorevole, purché si modifichi il dispositivo nel senso di impegnare il Governo «a valutare l'opportunità di».

Con specifico riguardo all'ordine del giorno G1.2 del senatore Laus, si chiede di eliminare dal dispositivo le parole: «in relazione all'attribuzione delle premialità di cui all'articolo 1, comma 2». Il dispositivo avrebbe dunque la seguente riformulazione, che è stata già approvata in Commissione: «impegna il Governo: a porre particolare attenzione, in sede di esercizio della delega legislativa, alla necessità di evitare che si determinino situazioni di surrettizia applicazione del principio del massimo ribasso».

BELLANOVA, vice ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Signor Presidente, il Governo accoglie gli ordini del giorno, secondo la riformulazione proposta dalla relatrice.

PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Tiraboschi se è d'accordo con la proposta di riformulazione avanzata dalla relatrice sull'ordine del giorno G1.103.

TIRABOSCHI (FIBP-UDC). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Senatrice Tiraboschi, insiste per la votazione dell'ordine del giorno?

TIRABOSCHI (FIBP-UDC). No, signora Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Margiotta se accoglie la proposta di riformulazione della relatrice sull'ordine del giorno G1.1.

MARGIOTTA (PD). Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Senatore Margiotta, insiste per la votazione dell'ordine del giorno?

MARGIOTTA (PD). No, signora Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Laus se accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G1.2.

LAUS (PD). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo al senatore De Poli se insiste per la votazione dell'ordine del giorno G1.3.

DE POLI (FIBP-UDC). No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Gli ordini del giorno G1.103, G1.1 (testo 2), G1.2 (testo 2) e G1.3 sono stati accolti dal Governo.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ricordo che l'articolo 2 è identico all'articolo 2 del testo approvato dal Senato.

Passiamo alla votazione finale.

EVANGELISTA (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EVANGELISTA (IV-PSI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, oggi con la legge delega in materia di appalti pubblici, che ci apprestiamo a votare in terza lettura al Senato, intendiamo provvedere a una revisione complessiva della materia nell'ottica di armonizzare la normativa nazionale a quella comunitaria. Soprattutto, vogliamo semplificare finalmente la materia al fine di rendere più semplice la partecipazione alle gare d'appalto da parte degli operatori economici e ridurre il contenzioso amministrativo che potrebbe rallentare l'avvio di importanti progetti infrastrutturali del Paese.

La legge delega, infatti, vuole armonizzare e superare il decreto legislativo n. 50 del 2016, di fatto immediatamente, nel corso degli anni, spezzettato e modificato, e la successiva normativa emergenziale entrata in vigore in questa legislatura con i decreti semplificazione. Normativa fortemente voluta e appoggiata dal Gruppo Italia Viva, che ha sempre sostenuto la necessità di sbloccare le grandi opere, anche con interventi legislativi mirati. Lo sviluppo economico del Paese passa attraverso le imprese, che se sono sostenute producono posti di lavoro, e non certamente attraverso i sussidi, misura necessaria per chi non può per ragioni oggettive lavorare, ma che non può essere sostitutiva del sistema produttivo Paese.

Ricordiamo, inoltre, che il provvedimento che ci apprestiamo a votare costituisce una legge strategica per l'attuazione del PNRR. Il Piano, infatti, ha previsto specifici interventi normativi, pena la mancata erogazione dei finanziamenti comunitari. Più precisamente, il PNRR prevede il raggiungimento dei seguenti obiettivi: approvazione entro giugno 2021 della normativa di semplificazione, obiettivo - come ho detto - raggiunto con il decreto semplificazione bis; approvazione entro giugno 2022 di questa legge delega; entrata in vigore del decreto legislativo, attuativo della legge delega, entro marzo 2023; infine, entrata in vigore entro giugno 2023 di tutte le leggi, i regolamenti e i provvedimenti attuativi, anche di diritto privato, per la revisione del sistema degli appalti pubblici.

Ricordiamo che i criteri stabiliti dalla legge delega al Governo sono ben precisi e che il Governo, quando provvederà a redigere i decreti attuativi, anche con il contributo del Consiglio di Stato, una magistratura altamente specializzata e competente in materia, dovrà comunque tornare alle Commissioni parlamentari per avere l'autorizzazione finale.

Passando al merito del provvedimento, ricordo il notevole lavoro svolto da tutti i commissari della Commissione lavori pubblici, in collaborazione con la vice ministra Bellanova, che oggi ringrazio, e proseguito con i deputati della Camera che ringraziamo per aver completato il provvedimento con importanti e ulteriori modifiche. Dal testo finale, arrivato in Aula, si dice che il legislatore, in osservanza dei criteri e principi direttivi della legge delega, dovrà attuare le direttive comunitarie volte ad assicurare l'apertura alla concorrenza e al confronto competitivo tra le imprese; accorpare e riorganizzare le stazioni appaltanti; rafforzare la disciplina in materia di qualificazione; semplificare le procedure dirette ad investimenti in tecnologie verdi; soprattutto, tutelare le piccole e medie imprese, incentivandone l'aggregazione al fine di renderle più competitive; obbligare le stazioni appaltanti alla suddivisione dell'appalto in lotti; imporre la revisione dei prezzi. Una misura cruciale, quest'ultima, in un momento storico come questo, con l'aumento vertiginoso del costo delle materie prime a causa della crisi ucraina; una norma che non avevamo mai scritto in maniera così chiara.

Voglio ricordare ancora l'obbligo per le stazioni appaltanti della revisione del costo del lavoro in caso di rinnovi contrattuali e le importantissime clausole sociali volte a tutelare i lavoratori nelle ipotesi di cessione dei contratti di appalto; le premialità previste per i bandi per le imprese che favoriscono occupazione di donne, giovani e disabili; le misure volte a garantire criteri ambientali minimi; il rafforzamento delle funzioni di vigilanza dell'ANAC in materia di contratti pubblici; il divieto di prestazione gratuita di attività professionali - direi finalmente, anche su questo punto un'importante novità - e la riduzione di costi e oneri documentali per gli operatori economici partecipanti alle gare, la digitalizzazione e l'informatizzazione delle procedure.

Ancora, è importante - con il contributo di Italia Viva - che, nei contratti di servizio riguardanti la cultura e alcuni servizi come le mense ospedaliere e scolastiche, non sia più soltanto il prezzo a rappresentare l'elemento per vincere l'appalto, ma siano tenuti bene a mente anche altri elementi soprattutto di qualità.

In conclusione, Presidente, siamo partiti nel lontano 2019 dicendo che qualcosa doveva cambiare nell'ambito degli appalti pubblici; oggi finalmente abbiamo scritto una pagina nuova, di buona politica.

L'auspicio è che il Piano nazionale di ripresa e resilienza venga portato a compimento e che le grandi opere - direi grandi e piccole - siano davvero realizzate entro il 2026.

Per tutti questi motivi dichiaro il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-Partito Socialista Italiano. (Applausi).

RUSPANDINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSPANDINI (FdI). Signor Presidente, prima di intervenire in dichiarazione di voto mi corre l'obbligo di fare un appunto al vice ministro Bellanova, sempre così puntuale - l'ho ammirata in Commissione - perché quando ha risposto al senatore Malan ha voluto circoscrivere la questione a un mero atto amministrativo. Lo studio accurato del senatore Malan va, invece, in una direzione completamente diversa: non vorremmo vedere tra dieci anni qualche ragazzo italiano puntare il dito su questa gestione drammatica delle concessioni italiane. La gestione di Autostrade per l'Italia grida vendetta, signora.

Stiamo attenti perché credo vi stiate prendendo una responsabilità a non intervenire, mettendo la testa sotto la sabbia, veramente drammatica. Veniamo a noi.

Le modifiche approvate al testo dalla Camera sono quelle che conosciamo, le abbiamo lette: favoriscono sicuramente le imprese, snelliscono alcune procedure, certo minime, soprattutto quelle riguardanti le stazioni appaltanti; introducono una serie di fattispecie che ci interessano, come quella del principio di rotazione; favoriscono la realizzazione di investimenti in tecnologie verdi e digitali, sicuramente sì; vanno nella direzione dell'innovazione e della ricerca, che pure serve, ma per noi di Fratelli d'Italia non sono sufficienti. Lo dico perché da anni ormai, quasi come un disco rotto, ripetiamo di voler velocizzare le procedure per gli appalti; discutiamo, narriamo, aspiriamo e auspichiamo una svolta che vada nella direzione di una riforma che davvero gli operatori del settore aspettavano dal presente provvedimento, ma tutto questo sembra sempre non toccare i veri punti nodali del sistema Italia, che va riformato profondamente. Probabilmente, però, dovrà essere un nuovo Governo a farlo, un Governo con un briciolo di coraggio.

Anche oggi ci siamo resi conto in quest'Aula che il tutto è stato liquidato in meno di mezz'ora. Vorrei ricordare che il disegno di legge dovrebbe interessare migliaia di imprese, migliaia di stazioni appaltanti. Soprattutto esso ha effetti, positivi o negativi, che si riverberano su milioni di nostri concittadini, che aspettano la conclusione o l'avvio di opere pubbliche da sempre bloccate dalla farraginosità di una normativa che è sempre stata presentata come risolutiva di tutti i mali: anche qui ho sentito dei toni entusiasti, che oggettivamente si fa fatica a condividere. Ecco perché quella che ci apprestiamo a votare è una riforma che il Gruppo Fratelli d'Italia ha nelle corde da tempo, almeno nella sua ratio, e ha interesse ad approfondire: l'abbiamo fatto, l'avete detto e lo abbiamo ripetuto, nelle Commissioni e nella discussione in Assemblea. Abbiamo sicuramente interpretato questa occasione come un tentativo, virtuoso e importante, per provare a risolvere il problema e ad essere cassa di risonanza delle suggestioni del mondo del pubblico. Voglio ringraziare per questo gli enti locali, che per il tramite delle associazioni di categoria hanno saputo dare, in audizione, un grande contributo: lo abbiamo detto e lo ripetiamo. Contestualmente abbiamo provato a interagire su un altro fondamentale bagaglio esperienziale nel settore privato: mi riferisco all'ANAC, al mondo accademico e alla magistratura.

Tutto questo lavoro fatto anche dal Gruppo Fratelli d'Italia nella gestione dell'attività emendativa, anche alla Camera dei deputati, è andato ancora una volta perduto. Non possiamo dimenticare dunque il lavoro dei colleghi, a cominciare dal capogruppo senatore Ciriani, che ha insistito affinché ci fossero facilitazioni alla partecipazione alle gare d'appalto per le piccole e medie imprese. Voglio ripetere che il nostro emendamento avrebbe garantito che le imprese che vantano crediti certificati con le pubbliche amministrazioni non potessero essere escluse in caso di irregolarità fiscali non definitivamente accertate: ci siamo battuti per questo e ci avete anche promesso che si sarebbe riaperto il fascicolo, cosa che non è avvenuta. Anche quest'ultima battaglia, che è di tutta evidenza una battaglia di civiltà che impedirebbe finalmente allo Stato di comportarsi da tiranno nel momento di esigere i crediti, essendo invece indulgente con se stesso nel momento di pagare, è stata rigettata dalla maggioranza.

In materia di appalti pubblici abbiamo discusso molto in Commissione. Se ho tempo, voglio dire due parole anche sull'autorità anticorruzione, perché, a seconda del Governo, questo fantomatico meccanismo, che risponde a logiche a volte abbastanza risibili, viene interpretato in un modo diverso. Durante il Governo Conte 1 doveva essere leggermente modificata nei poteri e così è stato nel Governo Conte 2. Adesso c'è una delega in bianco - scritta in questo modo, infatti, è una delega in bianco - perché nell'attuale situazione, con il Governo Draghi 1, si danno dei superpoteri a questo fantomatico meccanismo: non discuto l'autorità, ma il meccanismo.

In conclusione, ciò che premeva al Gruppo Fratelli d'Italia era rivedere la disciplina in maniera organica, indirizzando il legislatore delegato, attingendo a principi definiti, al fine di dare ossigeno alle imprese e strumenti agili alla committenza, garanzia - questa sì - di trasparenza e correttezza per la realizzazione dei principi costituzionali di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione. A noi, lo ripeto, non pare che tutto ciò sia avvenuto: ecco perché, sebbene a malincuore, anche oggi voteremo no. (Applausi).

ERRANI (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERRANI (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, desidero anzitutto ringraziare i relatori e preannunciare il voto favorevole della componente Liberi e Uguali-Ecosolidali del Gruppo Misto sul provvedimento che stiamo esaminando in terza lettura.

Come già sottolineato da alcuni colleghi nel dibattito, da questo punto di vista possiamo essere soddisfatti e, con tutta la modestia necessaria, mandare un messaggio al Governo: è possibile fare le due letture alla Camera e al Senato, basta organizzarsi. È vero che qui sarebbe stato difficile porre la fiducia per un problema tecnico, ma in ogni caso la terza lettura ha dimostrato che è possibile far lavorare il Parlamento, raggiungendo risultati positivi e di chiaro miglioramento rispetto al testo originario.

I contratti pubblici sono un aspetto essenziale. Veniamo da una lunga esperienza che dimostra che gli interventi non organici possono produrre, perfino al di là della volontà del legislatore, più problemi che risolverne. Dunque, questa delega è uno strumento importante. Il Parlamento dà alcune indicazioni di fondo (prima di tutto, la semplificazione), fermo restando che dobbiamo sempre uscire da quell'atteggiamento pendolare per cui, a seconda dei momenti, mettiamo 1.000 paletti e balzelli che creano problemi di burocratizzazione e poi, magari, li togliamo tutti scoprendo che ci sono altri problemi in relazione alla trasparenza e alla legalità. Dunque, ci vuole equilibrio.

Per quanto riguarda la progettazione, dato che il Governo dovrà esercitare in tempi i più brevi possibili la semplificazione sui progetti, voglio fare qui una sottolineatura: per quanto riguarda i progetti, la qualificazione e le caratteristiche di un progetto integrato, la necessità di mettere a gara, salvo situazioni straordinarie, il progetto esecutivo rimane uno degli obiettivi su cui l'esercizio della delega deve dare risposte onde evitare problemi più seri che, soprattutto a fronte del PNRR, rappresenterebbero e rappresentano un rischio vero per il Paese. Bene, quindi, un regime obbligatorio per la revisione dei prezzi e bene che questo preveda, anche dal punto di vista della gara d'appalto, compreso il costo derivante dai rinnovi contrattuali per la sicurezza, la clausola sociale.

L'emendamento approvato alla Camera sul rispetto dei criteri ambientali è fondamentale per avere una qualità nella progettazione e nell'impatto sul territorio.

Voglio sottolineare un ultimo aspetto, su cui qualche collega mi ha anticipato, che a me pare uno dei problemi fondamentali. Si tratta del tema della riorganizzazione e della qualificazione delle stazioni appaltanti, che è lo snodo fondamentale per fare un salto di qualità nella capacità di mettere a terra (come si dice ora) gli investimenti e le risorse disponibili. Da questo punto di vista, ritengo siano necessari una direttiva del Ministero o un DPCM; bisogna accelerare e trovare le forme per imporre una riaggregazione e una qualificazione delle stazioni appaltanti.

Un altro punto, che non è ancora stato in nessun modo risolto, è il livello di competenze che abbiamo oggi nella pubblica amministrazione. Proprio per quanto riguarda le gare - insisto - se non abbiamo i RUP e se non abbiamo chi fa le direzioni lavori in modo qualificato, capace di gestire un appalto e il rapporto con l'impresa, continueremo ad avere tutti i problemi che conosciamo. Da questo punto di vista io dico che non abbiamo ancora fatto quel salto di qualità indispensabile per mettere la pubblica amministrazione nelle condizioni di svolgere fino in fondo il suo lavoro. Chiedo pertanto che il Governo, nell'esercizio della delega, si ponga questo problema in modo strategico e ordinato. Non lo risolviamo con le assunzioni random di qualche ingegnere o di qualche architetto; lo risolviamo con un piano di assunzioni straordinarie per la pubblica amministrazione. Altrimenti saremo sempre in emergenza e questo Paese, continuando a ragionare solo e sempre in emergenza, fa fatica, nonostante il PNRR, a darsi un disegno strategico. (Applausi).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,17)

MIRABELLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MIRABELLI (PD). Signor Presidente, il collega Margiotta ha già espresso con chiarezza molte delle ragioni per cui noi voteremo convintamente questo provvedimento, un provvedimento importante, che il Senato aveva già migliorato in modo significativo e che il passaggio alla Camera è stato in grado di migliorare e di completare ulteriormente, soprattutto sulle questioni che riguardano la tutela dei lavoratori, introducendo l'obbligo della clausola sociale, quindi rafforzando ciò che era stato già previsto al Senato, e il mandato alle centrali appaltanti perché la revisione dei prezzi sia consentita in corso d'opera, anche in presenza di modifiche dei contratti nazionali.

È una legge delega importante, promossa per mettere a sistema e ordinare una materia che, dopo la votazione e l'approvazione del codice degli appalti, si era arricchita confusamente di una serie di altri interventi, spesso emergenziali; penso ai diversi interventi su questa materia fatti durante il Covid. È una norma che ci porta concretamente a trovare delle soluzioni, facendoci uscire da una discussione troppo spesso ideologica su questi temi (sul codice degli appalti, ad esempio), con l'idea che si possa uscire dai problemi esistenti contrapponendo la velocità alla legalità, le regole alla rapidità negli interventi.

Voglio semplicemente sottolineare tre questioni per noi importanti contenute in questo provvedimento. Mi pare innanzitutto che si arrivi, con il contributo di tutto il Parlamento, a trovare una soluzione o almeno ad indicare una strada per evitare di contrapporre continuamente i temi della rapidità degli interventi e dell'efficienza sulla questione degli appalti alle norme che mettono a sistema la legalità.

In questa legge ci sono due questioni importanti, tra le altre, che voglio sottolineare. La prima questione rivede e allarga le funzioni di vigilanza sugli appalti pubblici di ANAC, dando poteri e mezzi per far questo, ma non solo; ritengo importante anche il fatto che ad ANAC si attribuisca il ruolo di sostegno e in qualche modo di consulenza alle centrali appaltanti.

La seconda norma è proprio quella che richiamava prima il senatore Errani. Penso che il tema cruciale per coniugare qualità, rapidità e legalità sia la riforma delle centrali appaltanti, esattamente come dice questa legge delega. Vedremo come verrà tradotta, ma già dire, come si fa nel provvedimento al nostro esame, che bisogna ridurre il numero delle centrali appaltanti, qualificandole, dotandole di personale specializzato, professionalizzato e che si introducono norme che garantiscono la formazione specifica di quel personale, fa fare un passo avanti importante ad uno dei nodi decisivi per realizzare quell'obiettivo, che è obiettivo di tutti: fare presto, fare bene.

La seconda questione riguarda - lo voglio sottolineare brevemente - l'idea che bisogna introdurre in questa normativa una serie di incentivi e di semplificazioni che favoriscano tutte le procedure legate ad investimenti sulla digitalizzazione, sulle nuove tecnologie ambientali, ma soprattutto sulla realizzazione di impianti di energia rinnovabile. Ambiente ed energia vanno incentivati e se sappiamo creare norme giuste volte a semplificare i percorsi per realizzare queste opere, lo strumento del codice degli appalti può andare in questa direzione.

La questione più importante che abbiamo però da discutere oggi, perché legata direttamente agli interventi che ha messo in campo la Camera, riguarda la tutela del lavoro e dei lavoratori. Come ho detto prima, l'obbligo della clausola sociale è un passo avanti. Era già presente nella norma approvata dal Senato, come ha ricordato il senatore Margiotta, un richiamo al rispetto della clausola sociale, ma l'obbligo è qualcosa di più, è un rafforzativo che chiarisce che le centrali appaltanti devono creare le condizioni per tutelare il lavoro.

Allo stesso modo, è importante l'altra norma, che, nella materia che riguarda le centrali appaltanti, che possono consentire l'adeguamento dei prezzi, permette di adeguare i costi e quindi i prezzi alle modifiche legate alla contrattazione nazionale. Già prima era prevista, anche per il costo del lavoro, la possibilità di un intervento. Il richiamo ai contratti nazionali mi pare più efficace: più stabilità occupazionale, quindi, e più garanzie al personale impiegato.

Anche sul massimo ribasso, c'è, con grande chiarezza, una norma che dice che non si può applicare sulle questioni salariali e sulle questioni che riguardano la sicurezza del lavoro. Tutto questo, aggiunge la norma, deve valere anche per i lavoratori delle società subappaltanti.

La terza questione sul lavoro riguarda i meccanismi premiali ed è pure per noi una norma molto importante per chi assume donne e giovani.

Signor Presidente, ci sono tre questioni per noi centrali e che sentiamo nostre: coniugare velocità, qualità e legalità; incentivare gli interventi ambientali, semplificando; il lavoro, la sicurezza, la tutela dell'occupazione e le garanzie di maggiori assunzioni per giovani e donne. Queste sono le ragioni per cui, con più forza e più soddisfazione, voteremo questa norma. (Applausi).

VONO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VONO (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, pregiatissimo Governo, è una legge delega di riforma importantissima e necessaria quella che andremo a votare stasera, che nasce dalla necessità di semplificare e razionalizzare le procedure in materia di contratti pubblici attinenti ai lavori e ai servizi e di adeguare la normativa interna a quella europea, per evitare di incorrere in procedimenti di infrazione da parte della Commissione europea e, nel contempo, per giungere alla risoluzione di quanto già in corso.

È importante perché interviene in uno dei settori fondamentali di crescita del nostro Paese, che è quello dell'industria delle costruzioni e dell'edilizia, che, come altri settori in quest'ultimo periodo, ha sofferto molto, non solo per le difficoltà generate dalla crisi pandemica, ma anche per le lungaggini burocratiche, forse un po' attenuate dai decreti di semplificazione degli ultimi anni, ma mai risolte in modo definitivo.

In realtà, esso rappresenta uno dei settori fondamentali dell'indotto produttivo italiano e di crescita del nostro PIL, tanto che, grazie ad alcune misure introdotte pochi mesi fa, ha registrato una crescita espansiva fissata dai dati Istat al 6,1 per cento per il 2021.

Si tratta di una legge necessaria perché dobbiamo puntare a rendere veramente effettiva la riforma prevista dal PNRR in materia di appalti pubblici e concessioni, per realizzare non solo una crescita degli investimenti nel settore, ma, per diretta conseguenza, un aumento della nostra occupazione e avere quindi più forza lavoro impiegata a vari livelli dell'industria delle costruzioni.

Forza Italia ha sempre guardato in modo attento al settore delle costruzioni e degli appalti, perché da sempre è a fianco delle imprese, che costituiscono il motore del nostro Paese, e sempre si è fatta promotrice di azioni che potessero dare forza a questo settore, rapportandosi, in modo se non quotidiano, ma sicuramente costante, con tutti i rappresentanti del settore, per cogliere e accogliere le loro istanze e incidere in maniera corretta a livello legislativo.

Lo abbiamo fatto anche stavolta, lavorando in Commissione lavori pubblici, e per questo ringrazio i relatori, senatrice Pergreffi e senatore Cioffi, la vice ministro Bellanova, il mio capogruppo, senatore Mallegni, e i colleghi che mi accompagnano in Commissione, il senatore Paroli e il senatore Barachini, con i quali ci siamo confrontati per concordare alcuni emendamenti accolti dall'Assemblea del Senato nella prima lettura del provvedimento.

Uno degli emendamenti, forse il più evidente, è quello che ha permesso di contrastare gli effetti negativi dell'aumento dei prezzi delle materie prime. È innegabile, infatti, che il caro materiale abbia messo in difficoltà molte imprese e abbia fatto capire che gli incrementi sono dovuti a cause imprevedibili e quindi per prevenire gli aumenti per quanto possibile, senza farci trovare impreparati, abbiamo dovuto agire prevedendo un sistema obbligatorio di revisione dei prezzi da attivare non solo al verificarsi di particolari condizioni di natura eccezionale, come previsto inizialmente, ma piuttosto in condizioni oggettive e imprevedibili al momento della formulazione dell'offerta, quali l'aumento del costo dei materiali o l'inflazione.

È quindi un intervento a favore della salvaguardia anche delle piccole e medie imprese e quelle di prossimità, per continuare a mantenere gli appalti sui territori e soprattutto per evitare rischi e costi troppo alti. Inoltre, sempre per la stessa finalità, è stata disposta la possibilità di procedere alla suddivisione degli appalti in lotti sulla base di criteri quantitativi e qualitativi, impedendo anche l'aggregazione artificiosa dei lotti, che, oltre ad eludere la disciplina comunitaria, penalizza alcuni operatori economici.

Accogliendo anche le richieste di Confindustria, siamo intervenuti per la semplificazione delle procedure di pagamento da parte delle stazioni appaltanti con riduzione degli oneri economici e amministrativi che gravano sulle imprese, anche tramite il ricorso ad una forte dose di digitalizzazione dei processi, tutte misure per agevolare le imprese, velocizzando i lavori, magari fermi da tanti anni.

Adesso mi rivolgo al Governo per richiedere una valutazione in merito al fatto che, in seguito ai decreti attuativi che si dovranno emanare, spero, nei termini previsti - ma questo lo ha assicurato poco fa la senatrice Bellanova - solo i bandi di gara pubblicati dall'inizio del 2024 potranno avvalersi delle nuove norme, per cui sarebbe opportuno, per far sì che le imprese italiane tutte siano messe in grado di realizzare il PNRR e non incorrano in fallimenti, emanare un provvedimento che le metta in sicurezza nelle more di questo periodo. Invito quindi il Governo - e sono sicura che avrà quest'attenzione - a valutare questa opportunità.

È vero che il PNRR è un'occasione e sicuramente questa legge delega, oltre a riformare una volta per tutte - speriamo - il quadro legislativo in materia di contratti pubblici, dà la possibilità di rilanciare l'intero comparto degli appalti pubblici, ma questo momento non va sprecato e deve contribuire invece a far comprendere che realizzare grandi opere pubbliche infrastrutturali è una delle priorità della nostra Italia, perché senza le grandi infrastrutture poco possiamo intervenire su altri fattori che coinvolgono il turismo, la sostenibilità, l'industria in ogni suo aspetto e lo sviluppo soprattutto di determinate aree del Paese. È chiaro che nel frattempo bisogna procedere allo sblocco immediato delle risorse, all'aggiudicazione degli appalti per i lavori di manutenzione e messa in sicurezza dei tratti stradali, autostradali e ferroviari con i fondi appositi a disposizione.

Un altro punto molto importante su cui siamo intervenuti, anche attraverso il lavoro dei nostri deputati alla Camera, è stato quello della ridefinizione dei livelli di progettazione attraverso una loro riduzione, per garantire lo snellimento delle procedure di verifica e validazione dei progetti e la razionalizzazione della composizione e dell'attività dei Consiglio superiore dei lavori pubblici, proprio per semplificare le procedure di approvazione dei progetti in tema di opere pubbliche.

Forza Italia ha inciso abbastanza e bene nel disegno di legge delega in esame, anche se non bisogna mai fermarsi né dimenticare alcune criticità, a cui tra le righe ho fatto brevissimi cenni, ma che volontariamente non ho voluto enfatizzare, perché in questo momento dobbiamo lavorare per provvedimenti che vengano accolti favorevolmente da tutta la maggioranza e condivisi con il Governo, per poter apportare, anche con altri atti che seguiranno, migliorie alla nostra legislazione che permettano di ottenere i risultati sperati e un aiuto vero per tutte le imprese del settore.

Penso quindi anche alla possibilità di concretizzare nel prossimo futuro alcune integrazioni al nuovo codice degli appalti, che Forza Italia ha già presentato in vario modo, anche attraverso ordini del giorno, e all'emanazione di un nuovo regolamento attuativo espressamente dedicato ai lavori pubblici, distinto da servizi e forniture, in cui recepire anche la normativa comunitaria. Occorrerebbe ridefinire - e in questo senso porto le istanze ascoltate in sede di audizioni da parte dell'Associazione nazionale dei costruttori edili (ANCE) - la disciplina secondaria mediante l'adozione di regolamenti attuativi distinti, uno per i lavori e l'altro per i servizi e le forniture, in modo che si tengano in considerazione le peculiarità delle diverse tipologie contrattuali.

Tante proposte di modifica al presente disegno di legge delega, quindi al codice degli appalti, sono state avanzate dal nostro Gruppo parlamentare per migliorare questo testo, su cui continueremo a lavorare con lo stesso impegno e lo stesso entusiasmo, confrontandoci con tutti e mantenendo un'attenzione costante, affinché i decreti attuativi rispettino le regole normative e i principi direttivi e questa delega possa concretizzare una delle occasioni imperdibili per il nostro Paese, che ha bisogno di un cambio di passo strutturale in merito alla cultura e all'economia, guardando con la giusta visione a uno sviluppo imprenditoriale vero, senza il quale è fuorviante parlare di riforme e di occupazione lavorativa.

Dichiarando convintamente il voto favorevole di Forza Italia e riprendendo le parole di qualche tempo fa proprio del nostro presidente Silvio Berlusconi, mi permetto di suggerire, nell'attuazione di questa delega e in ogni riforma del nostro PNRR, anche un pizzico di sana, lungimirante e visionaria follia. (Applausi).

RUFA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUFA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la Lega vota a favore del disegno di legge di delega al Governo sul codice dei contratti pubblici ed è anche il caso di non tergiversare, per evitare eventuali procedure di infrazione europee. Sono comunque le finalità che ci devono far affrettare verso il voto favorevole, considerando che si sburocratizza, si semplifica, si razionalizza, si ottimizza e si procede poi a chiudere un percorso di completamento di progettualità e risoluzione da tempo avviato.

Noi della Lega abbiamo strutturato principi e criteri quali, come già detto dal collega Corti, quello di evitare il gold plating; una qualificazione delle stazioni appaltanti e del personale operante; la partecipazione di piccole e medie imprese, soprattutto locali, ad appalti spacchettati e a forme anche di partenariato pubblico-privato; si dà priorità a materiali italiani e a investimenti in tecnologia verde e digitale. Si prevede poi la possibilità di rivedere i prezzi, soprattutto ora che i costi dell'energia e dei carburanti sono condizionanti rispetto al valore del ricavo. Si prevede altresì l'inserimento di specifiche clausole sociali, così come di polizze assicurative per il personale interno alla progettazione a carico dell'amministrazione; si dispone la razionalizzazione dei meccanismi sanzionatori e premiali, nonché la riduzione dei tempi di gara e della stipula del contratto; sono poi previste tempistiche congrue anche per l'applicazione dei criteri ambientali minimi.

Sulla ristorazione si prevedono in maniera specifica criteri qualitativi e di valore sociale. Un bando di gara con aggiudicazione all'offerta più costosa a volte significa anche miglior prodotto e risparmio nel tempo, come abbiamo considerato proprio nelle mense scolastiche, dove anche l'insegnamento alimentare (quindi un maggior costo) è diventato necessità, come dimostra il crescente problema dell'obesità infantile proprio nelle scuole.

La Lega con una serie di ordini del giorno ha voluto anche valorizzare l'esperienza dei direttori tecnici e ha richiesto anche una piattaforma digitale italiana delle costruzioni. L'intento quindi è accelerare, incentivare, semplificare e ottimizzare tutta la filiera del contratto pubblico, riducendo norme, problematiche e tempo per affrontare non solo il PNRR, ma anche il più piccolo bando comunale.

Con norme chiare si avranno meno contenziosi, meno ricorsi, più fiducia e risparmio per lo Stato e così si otterrà anche una maggiore attrattività per l'estero; infatti, i vantaggi strutturali e gestionali degli investimenti passano per contratti pubblici ineccepibili chiari e perciò veloci.

Oggi la Lega è al Governo per le imprese, per gli imprenditori, per i professionisti, per i lavoratori e per chi ha già lavorato. Il nostro compito è semplificare e permettere a tutti di partecipare, ma è la meritocrazia che è alla base di questi intenti.

Oltre a regole certe, credo che però occorra avere il concetto del rispetto del fare e della fame in senso lato, ovvero della fame di crescere, della fame di lavoro e della fame di diventare protagonisti in Italia. Con regole certe potremo stimolare le imprese, gli imprenditori e, soprattutto, i lavoratori.

C'è poi il senso del dovere. A volte, le grandi conquiste portano a conseguenze inaspettate o non volute e alcune conquiste nei diritti sociali e civili hanno avuto un effetto devastante nei confronti del dovere. Oggi viviamo nell'epoca dei diritti, del posto fisso, del salario garantito, dell'urlare e del pretendere. Lo diceva Marchionne, che non conosceva nemmeno a quei tempi il reddito di cittadinanza, il quale concludeva dicendo che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati, ma, se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo.

Questo è il nostro compito, quindi: svegliare da questo momento di anestesia soprattutto quei giovani che si aspettano solo il reddito di cittadinanza (Applausi) e che vivono ancora volontariamente sulle spalle dei genitori.

La volontà della Lega è anche alleggerire le imprese da cartelle esattoriali che per lo Stato sono spesa e per le imprese solo impedimento, impedimento ad aprire un conto corrente, a lavorare e a sognare di poter realizzare impresa. Per facilitare questa libertà occorrono una pace fiscale e una nuova rottamazione delle cartelle. (Applausi). La Lega più volte ha ricordato che nel 2020 e nel 2022 almeno 530.000 contribuenti non sono riusciti a pagare, rispettando il piano rateale accordato dal fisco, mentre sono 15 milioni gli italiani con almeno una cartella esattoriale pendente, anche se l'80 per cento di queste è sotto i 1.000 euro. Perché dunque accanirsi? Si controllasse invece quello 0,2 per cento che supera i 100.000 euro.

Lo Stato, noi, deve dare tranquillità ed essere complice di chi investe in impresa e non tartassare e cercare a tutti i costi cavilli per multare. Sono le imprese che danno futuro alle famiglie e, pur tra difficoltà, non si tirano mai indietro.

È notizia di ieri che Diego e Matteo, di Guidizzolo, titolari di un'azienda metalmeccanica, consci del caro bollette, carburante e delle spese alimentari, hanno donato un bonus spesa ai propri 17 dipendenti, accompagnati dalla frase «Vogliamo ringraziarvi». Questa è l'impresa italiana. (Applausi).

Se la Lega lasciasse il Governo, qualche partito porterebbe a termine ciò che oggi con noi può solo sognare, ovvero la tassazione di quei beni che col proprio sacrificio ogni uomo costruisce per la propria famiglia, vale a dire la casa e i risparmi.

In riferimento al provvedimento la Lega vuole stipendi adeguati al costo della vita e attenzione a modificare contratti oggi più alti del salario minimo ipotizzato. Vogliamo sostenere le imprese e giudichiamo mortificante nei confronti di chi lavora un reddito di cittadinanza che oggi per la maggior parte delle persone è inopportuno. È da rivedere e occorrono invece voucher o comunque strumenti di ingresso al lavoro sicuro, garantito e veloce, come nel mondo dell'agricoltura e del turismo, soprattutto in questo momento.

La Lega c'è sempre, quando occorre scuotere le coscienze di chi aspetta passivamente il lavoro e quando occorre garantire certezze a chi vuole lavorare. Ecco perché anche oggi siamo favorevoli a questo provvedimento. (Applausi).

COLTORTI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COLTORTI (M5S). Signor Presidente, cari colleghi, ringrazio anch'io i relatori, per aver assunto questo impegno, ovviamente la Commissione e la vice ministra Bellanova per aver partecipato a tutti i lavori.

Siamo chiamati oggi ad esaminare il disegno di legge, modificato dalla Camera dei deputati, di delega al Governo in materia di contratti pubblici. Sapete tutti che si tratta di un tema importantissimo, sul quale il MoVimento 5 Stelle aveva già messo mano con il decreto-legge semplificazioni. Inutile negare che la burocrazia è uno dei problemi di questo Paese e che non si riesce a far fronte alla necessità sempre più pressante di snellire le procedure degli appalti, che immettono denaro nel sistema Paese e, dunque, alle grandi e piccole imprese, a chi lavora e alle loro famiglie. È anche estremamente importante armonizzare le leggi nazionali con le direttive europee, nell'ottica di snellire le procedure e contemporaneamente di evitare sanzioni. È evidente, dunque, l'urgenza della riduzione e della razionalizzazione delle norme, intenzione già presente nella versione licenziata dal Senato, che è stata già oggetto di dibattito.

Vorrei dunque qui ricapitolare le modifiche significative che giungono dalla Camera e che siamo chiamati ad approvare. Tengo a rispondere al senatore Margiotta che non è l'unico favorevole al bicameralismo. Credo che nel MoVimento 5 Stelle siamo tutti favorevoli al bicameralismo. (Applausi). Anzi, siamo sofferenti del fatto che le Camere non siano state chiamate come sarebbe stato opportuno, a rispondere a questa esigenza.

Passiamo ora al contenuto della delega. Vi sono il rafforzamento delle funzioni di vigilanza dell'Autorità anticorruzione e il supporto alle stazioni appaltanti: è infatti evidente il forte rischio di infiltrazioni della malavita organizzata, come evidenziato da magistrati di elevato livello. Non cadiamo dal pero: l'opposizione non deve cadere dal pero, quando si parla di implementazione e rafforzamento della funzione dell'Autorità, perché c'è una quantità di denari mai messi in circolo tutti insieme come questa volta; quindi, l'Autorità dev'essere chiamata a svolgere un ruolo importante.

È anche importante il supporto alle stazioni appaltanti, perché la consultazione preventiva dell'Autorità consentirebbe di guadagnare tempo e mettere le imprese in condizioni di procedere in sicurezza. Molti rallentamenti - lo sa chi lavora nel settore - sono dovuti alla presentazione di domande incomplete, con incongruità o difetti di piccola entità che rallentano gli iter di approvazione. Ricordo a tutti che per facilitare gli appalti abbiamo alzato le soglie di quelli diretti, cosa che - devo dire - ho fatto con notevole sofferenza: i Comuni possono ora dare appalti diretti fino a soglie molto elevate, che prima non erano consentite.

Ci sono criteri premiali per l'aggregazione delle imprese e per favorire la partecipazione di piccole e medie imprese. L'aggregazione delle imprese è utile per la competizione a livello internazionale; anzi, credo sia indispensabile.

C'è l'invito a procedere alla suddivisione in lotti degli appalti con obbligo di motivare l'eventuale decisione di non suddivisione. È ovvio che una grande stazione appaltante preferisce non suddividere un appalto per non moltiplicare gli adempimenti, ma d'altra parte la suddivisione in più lotti permette di moltiplicare il numero di beneficiari degli stanziamenti, quindi è una misura importante; se non si fa, va motivato.

Ci sono poi le semplificazioni delle procedure per gli investimenti in innovazione e ricerca e fa piacere che alla Camera sia stata inclusa l'espressione «innovazione sociale», che non è stata evidenziata da nessun altro, perché alcuni interventi epocali voluti dal MoVimento 5 Stelle, come le comunità energetiche, necessitano di un'interazione forte e di una stretta cooperazione con i propri vicini e con le comunità locali.

Dispiace personalmente che a questa misura non vengano dati adeguato rilievo e adeguata pubblicità (Applausi), quando dovrebbe essere divulgata sulle TV nazionali. Questa misura, come sapete tutti, permette risparmio energetico - per far fronte all'aumento dei prezzi - che ora è divenuto un'esigenza pressante anche a seguito della crisi ucraina.

C'è anche la facoltà per le stazioni appaltanti di riservare partecipazione agli appalti e alle concessioni agli operatori il cui scopo sia l'integrazione sociale e professionale di persone con disabilità o svantaggiate.

Ribadisco l'importanza del tema dell'integrazione. Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo sempre detto che nessuno dev'essere lasciato indietro (Applausi) e i più penalizzati sono questi soggetti. A seguire, se tutte le forze politiche lavorano in questa direzione, c'è tutto il Paese, perché noi siamo chiamati a creare il lavoro, ed è importante farlo a partire dalle persone più svantaggiate.

Nel caso di forniture provenienti da Paesi non europei, è necessario garantire che siano rispettati i criteri ambientali minimi e i diritti dei lavoratori. Una concorrenza leale non è infatti possibile dove vengono impiegati bambini a cui si tolgono la gioia di vivere e la propria fanciullezza, spesso segregati in ambienti angusti e con condizioni sanitarie quasi inesistenti. Conosco personalmente situazioni di questo tipo in tante parti dell'Africa.

Pensate che in Etiopia il costo del lavoro è di 30-40 euro al mese e la Cina, che sta cinesizzando larga parte dell'Africa, porta lavoratori cinesi in Africa; immaginate cosa ciò significhi. Significa che quei lavoratori vengono pagati meno; stanno cinesizzando un continente, quindi questa norma è estremamente importante.

Ricordo a tutti che il lavoro, in determinate condizioni, diviene quasi schiavitù ed è la povertà che toglie dignità all'esistenza delle persone che sono ricattate fisicamente o moralmente da chi offre lavoro senza limiti di tempo, senza diritti e senza certezze. (Applausi). Insomma, la schiavitù va abolita in ogni sua forma e modo e spetta ai Paesi ricchi dimostrare di essere ricchi anche di empatia e di cuore, non lasciare che il criterio economico prevalga e far sì che passi il diritto di una vita dignitosa.

Vedo che il mio tempo si sta esaurendo.

I decreti legislativi verranno adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, previa acquisizione dei pareri della Conferenza unificata e del Consiglio di Stato, resi entro trenta giorni. Gli schemi di ciascun decreto legislativo saranno poi trasmessi alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che avranno trenta giorni per esprimersi.

Si tratta di tempi che ritengo assolutamente ridotti e che, purtroppo, complessivamente potrebbero creare rischi e criticità per gli appalti e per le imprese, piuttosto che accelerare i tempi, ma ovviamente è un rischio che dobbiamo correre, perché il Paese ha bisogno di lavoro e ha bisogno che le imprese svolgano il loro ruolo in maniera rapida e incisiva. (Applausi).

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

CORRADO (CAL-Alt-PC-IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORRADO (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, a tre anni dalla loro creazione, gli Istituti autonomi del Ministero della cultura dotati di autonomia speciale sono l'equivalente di Stati sovrani, che pensano al patrimonio pubblico, ricevuto in consegna per gestirlo secondo i principi dell'articolo 9 della Costituzione, come proprietà privata - anzi, come proprietà privata del superdirettore o della superdirettrice di turno - della quale il direttore generale cura direttamente persino il look e cercano di piazzare quel patrimonio sul mercato dell'arte con ogni mezzo lecito e illecito, cedendolo neppure al miglior offerente, ma al più amico degli amici, vuoi per una raffica di mostre all'estero, prive di qualsiasi valore scientifico, vuoi per iniziative che arrivano fino alla violazione del diritto d'autore e al danno erariale, vittima sempre e solo la comunità dei cittadini.

Con la nascita della direzione generale musei, il pressapochismo è arrivato al potere e lo gestisce con tale discrezionalità che persino a Pompei, scintillante vetrina delle riforme Franceschini, di cui fino al 2020 è stato direttore Massimo Osanna, il comitato tecnico di supporto alla direzione - cito alla lettera - durante le sue sedute ha effettuato le proprie valutazioni verbalmente. Lo scorso anno al Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN) si è progettato un restauro lampo del mosaico di Alessandro, funzionale, in teoria, ad inviare l'opera in Giappone, benché inserita nell'elenco dei beni inamovibili, salvo poi prendersi un anno di riflessione senza dare spiegazioni, generando il sospetto inevitabile che il manufatto fosse stato danneggiato. Oggi a Palazzo Reale si sfratta la Biblioteca nazionale per i balli di corte del Ministro.

A Caserta, intanto, si spacciava per perduta e poi ritrovata nei depositi della Reggia, nonostante rechi su di sé traccia di ben quattro inventariazioni, una scultura che si pretende sia l'effige dell'infante Carlo Tito di Borbone e sia opera di Giuseppe Sammartino, l'autore del celebre Cristo velato, mentre, salvo il capo, essa rivela un'imperizia esecutiva tale da rendere incredibile quell'attribuzione. A Firenze, culla di civiltà, ma anche di tutti i mali del Paese in tema di gestione dei beni culturali, Eike Schmidt, brigando come un qualsiasi faccendiere, ma tedesco, faceva da apripista a contratti con la Cinello Srl, che creduti dagli ingenui superdirettori accordi di concessione - però la commissione per l'intermediario era del 50 per cento, il che doveva indurre sospetto - dopo la scadenza producono gli effetti di una vera e propria cessione dei diritti sulle immagini dei 40 capolavori oggetto dell'accordo, compreso il tondo Doni di Michelangelo. Infatti, a contratto scaduto il 31 dicembre scorso e non rinnovato, Cinello oggi continua a vendere i multipli digitali di quelle opere.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, si devono dimettere tutte queste menti geniali, coltivate al Collegio romano, e devono pagare i danni allo Stato, a cominciare dal più geniale di tutti, il ministro Franceschini, seguito a ruota - è il caso di dirlo - da tutti i giocolieri, i mangiafuoco, le donne barbute e i freak del suo ignobile carrozzone. (Applausi).

BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo brevemente facendo riferimento alla trasmissione televisiva «Sapiens - Un solo pianeta», andata in onda lo scorso sabato, 11 giugno, su Rai 3. In quell'occasione, il conduttore ha usato il palcoscenico televisivo pubblico per mettere in evidenza argomentazioni non vere, tra l'altro senza un contraddittorio, per screditare e offendere una parte significativa dei suoi ascoltatori, che pagano regolarmente il canone televisivo. Sto parlando di una categoria, anzi di due: quella degli agricoltori e quella dei cacciatori.

È stato detto - e qui la grande vergogna - che in questo Stato il popolo dei cacciatori abbatte mediamente ogni anno 464 milioni di animali, pari a 773 animali per cacciatore. Se in prima serata, su Rai 3, dici queste bugie, meriti non soltanto di essere denunciato in quest'Aula, ma anche di essere citato, almeno civilmente, con richiesta di risarcimento danni in tanti tribunali italiani. (Applausi).

Nel nostro Paese è stimata la presenza di 2 milioni di cinghiali e questo signore dice che vengono abbattuti 464 milioni di animali. Gli agricoltori risponderanno: magari! Così si riuscirà a fare un po' di giustizia.

Ancora più grave - e lo lamento - è che subito dopo, sui social, il conduttore ha detto che quella degli agricoltori e dei cacciatori è una minoranza poco importante in questo Paese. Noi siamo per la libertà anche delle minoranze, fermo restando che cacciatori e agricoltori non sono una minoranza in questo Paese. Siamo per la libertà e ognuno faccia quello che vuole. Se qualcuno, a iniziare dal conduttore di «Sapiens - Un solo pianeta», ritiene di essere vegano, lo faccia pure, perché noi siamo per la libertà. Noi aiutiamo anche il conduttore a fare il vegano. Facciano pure i liberi vegani, ma non rompano i coglioni agli altri.

PRESIDENTE. Senatore Bruzzone, la invito a misurare le parole. La metto dietro la lavagna.

DRAGO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DRAGO (FdI). Signor Presidente, vorrei chiedere di sollecitare il Governo affinché risponda con tempestività a un'interrogazione, di cui ho chiesto il deposito proprio stasera, indirizzata al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, riguardante la vicenda accorsa nella notte tra il 2 e il 3 giugno scorso, relativa all'aggressione ai pescherecci siciliani Salvatore Mercurio e Luigi Primo. Il peggio è stato scongiurato, grazie all'intervento della Marina Militare con la fregata Grecale.

Si tratta dell'ennesima interrogazione depositata da Fratelli d'Italia sul tema (ne abbiamo una del senatore Urso e un'altra della senatrice Rauti), con cui chiediamo un intervento immediato, in primis del Presidente del Consiglio dei ministri, per definire bene i rapporti tra l'Italia e la Libia, in particolare in merito alla delimitazione della zona di navigazione internazionale.

Il Governo di Tripoli del 2009, con atto unilaterale, aggiunse 62 miglia alle 12 già riconosciute con il Trattato, con un riconoscimento della zona economica esclusiva.

Nell'attesa che il Governo risponda alla terza interrogazione depositata da Fratelli d'Italia nel corso degli ultimi anni, chiediamo un intervento immediato per il potenziamento della vigilanza pesca nelle acque internazionali.

GALLONE (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, desidero oggi salutare dai banchi del Senato un'altissima personalità, un italiano, un bergamasco che ha dato lustro al nostro Paese con le sue doti imprenditoriali visionarie e innovative; un uomo geniale e generoso, appassionato e appassionante, che ieri sera è partito per una nuova avventura con la lucidità di chi sapeva vedere e anticipare il futuro: Domenico Bosatelli, cavaliere del lavoro, fondatore e presidente onorario di Gewiss SpA. Nato ad Alzano Lombardo il 3 dicembre 1933, Domenico Bosatelli fondò la Gewiss nel 1970, sull'intuizione rivoluzionaria dell'uso del tecnopolimero nell'impiantistica elettrica. La società oggi occupa oltre 1.600 dipendenti ed è guidata dal nuovo presidente, suo figlio Fabio, cui aveva recentemente passato il testimone. Ha inoltre ideato e realizzato Chorus Life, un modello di città del futuro totalmente sostenibile, che pone al centro la qualità della vita e il benessere della persona, quel benessere sociale che per lui era il massimo obiettivo anche dell'azione politica.

Conoscere per sapere, sapere per capire, capire per agire: questo era uno dei principi ispiratori che mi aveva personalmente trasmesso e che conservo tra le tracce da seguire. Un grande uomo è andato avanti, come direbbero i suoi colleghi Alpini, che tanto amava; un visionario, un anticipatore, un costruttore di futuro. La sua amicizia è stata un privilegio per me e per tanti amici bergamaschi e io farò tesoro del suo saggio pensiero, grata per la fiducia e la condivisione che mi ha sempre riservato. Lo piango, perché lascerà un vuoto immenso, ma la sua eredità non morirà mai: il segno indelebile è tracciato. Sono vicina con profondo affetto a Fabio, a Luca, a Matteo, a Giovanna, a Elena, ad Anna e a tutta la famiglia. (Applausi).

MARINELLO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINELLO (M5S). Signor Presidente, parlerò delle gravi conseguenze del caro gasolio sulla categoria dei pescatori. Il caro gasolio sta causando gravi ripercussioni nel nostro Paese per i singoli cittadini, per le aziende e in generale per tutto il tessuto economico. Oggi, con questo mio intervento, vorrei portare all'attenzione di quest'Aula la delicatissima situazione che riguarda i pescatori della mia città, Sciacca, in Provincia di Agrigento. Sciacca è una delle principali marinerie della Sicilia, apprezzata da sempre per la grande qualità del pesce. E proprio la pesca, ovviamente, costituisce una delle principali fonti di reddito per centinaia di famiglie della zona.

Negli ultimi giorni ho avuto numerosi colloqui con i pescatori e le cooperative della città e di tutta l'area dell'agrigentino. Mi hanno riferito dati allarmanti: il prezzo del gasolio ha raggiunto cifre altissime, a fronte di un consumo medio giornaliero ingente, ovvero 1.200 litri. Peraltro, questa situazione si inserisce in un contesto economico già molto difficile, con stipendi medi mensili che non superano i 1.300-1.400 euro, ai quali si aggiungono gli alti costi per le aziende derivanti dai contributi INPS e Inail, oltre al fatto che ovviamente un peschereccio deve avere al proprio interno almeno quattro pescatori; quindi alti costi di gestione, ai quali adesso si aggiungono gli aumenti sproporzionati del gasolio. Siamo arrivati così a una situazione insostenibile.

Il Governo e il Parlamento da tempo sono impegnati su questa materia, con provvedimenti sicuramente concreti e positivi, e di questo ringrazio il ministro Patuanelli, da sempre disponibile a recepire le esigenze del settore della pesca. Mai come adesso, però, è arrivato il momento di fare di più per la situazione attuale, che infatti è straordinaria. Quindi, sono richieste misure parimenti straordinarie per le marinerie e per i pescatori di tutta Italia, che peraltro sono da giorni mobilitati per protestare contro questa situazione. Le loro proposte vanno da misure per aumentare il credito d'imposta, prevedendone la cessione direttamente alle compagnie petrolifere, fino a interventi urgenti per calmierare il costo del greggio. Le modalità possono essere varie, ovviamente con l'accordo delle parti in causa. L'importante è essere tempestivi e risolutivi.

La categoria dei pescatori ha sempre rappresentato una storica ricchezza per l'Italia ed è motivo di orgoglio per tante ragioni. Adesso è il momento di dimostrare la massima vicinanza dello Stato, con atti e misure concrete. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 15 giugno 2022

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 15 giugno, alle ore 15,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,10).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Delega al Governo in materia di contratti pubblici (2330-B)

ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

Approvato

(Delega al Governo in materia di contratti pubblici)

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti la disciplina dei contratti pubblici, anche al fine di adeguarla al diritto europeo e ai princìpi espressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, interne e sovranazionali, e di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, nonché al fine di evitare l'avvio di procedure di infrazione da parte della Commissione europea e di giungere alla risoluzione delle procedure avviate.

2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) perseguimento di obiettivi di stretta aderenza alle direttive europee, mediante l'introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione corrispondenti a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse, ferma rimanendo l'inderogabilità delle misure a tutela del lavoro, della sicurezza, del contrasto al lavoro irregolare, della legalità e della trasparenza, al fine di assicurare l'apertura alla concorrenza e al confronto competitivo fra gli operatori dei mercati dei lavori, dei servizi e delle forniture, con particolare riferimento alle micro, piccole e medie imprese, tenendo conto delle specificità dei contratti nei settori speciali e nel settore dei beni culturali, anche con riferimento alla fase esecutiva, nonché di assicurare la riduzione e la razionalizzazione delle norme in materia di contratti pubblici, con ridefinizione del regime della disciplina secondaria, in relazione alle diverse tipologie di contratti pubblici, ove necessario;

b) revisione delle competenze dell'Autorità nazionale anticorruzione in materia di contratti pubblici, al fine di rafforzarne le funzioni di vigilanza sul settore e di supporto alle stazioni appaltanti;

c) ridefinizione e rafforzamento della disciplina in materia di qualificazione delle stazioni appaltanti, afferenti ai settori ordinari e ai settori speciali, al fine di conseguire la loro riduzione numerica, nonché l'accorpamento e la riorganizzazione delle stesse, anche mediante l'introduzione di incentivi all'utilizzo delle centrali di committenza e delle stazioni appaltanti ausiliarie per l'espletamento delle gare pubbliche; definizione delle modalità di monitoraggio dell'accorpamento e della riorganizzazione delle stazioni appaltanti; potenziamento della qualificazione e della specializzazione del personale operante nelle stazioni appaltanti, anche mediante la previsione di specifici percorsi di formazione, con particolare riferimento alle stazioni uniche appaltanti e alle centrali di committenza che operano a servizio degli enti locali;

d) previsione, al fine di favorire la partecipazione da parte delle micro e piccole imprese, di criteri premiali per l'aggregazione di impresa, nel rispetto dei princìpi unionali di parità di trattamento e non discriminazione tra gli operatori economici, della possibilità di procedere alla suddivisione degli appalti in lotti sulla base di criteri qualitativi o quantitativi, con obbligo di motivare la decisione di non procedere a detta suddivisione, nonché del divieto di accorpamento artificioso dei lotti, in coerenza con i princìpi dello Small Business Act, di cui alla comunicazione della Commissione europea (COM(2008) 394 definitivo), del 25 giugno 2008, anche al fine di valorizzare le imprese di prossimità;

e) semplificazione della disciplina applicabile ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di rilevanza europea, nel rispetto dei princìpi di pubblicità, di trasparenza, di concorrenzialità, di rotazione, di non discriminazione, di proporzionalità, nonché di economicità, di efficacia e di imparzialità dei procedimenti e della specificità dei contratti nel settore dei beni culturali, nonché previsione del divieto per le stazioni appaltanti di utilizzare, ai fini della selezione degli operatori da invitare alle procedure negoziate, il sorteggio o altro metodo di estrazione casuale dei nominativi, se non in presenza di situazioni particolari e specificamente motivate;

f) semplificazione delle procedure finalizzate alla realizzazione di investimenti in tecnologie verdi e digitali, in innovazione e ricerca nonché in innovazione sociale, anche al fine di conseguire gli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, e di incrementare il grado di ecosostenibilità degli investimenti pubblici e delle attività economiche secondo i criteri di cui al regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020; previsione di misure volte a garantire il rispetto dei criteri di responsabilità energetica e ambientale nell'affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, in particolare attraverso la definizione di criteri ambientali minimi, da rispettare obbligatoriamente, differenziati per tipologie ed importi di appalto e valorizzati economicamente nelle procedure di affidamento, e l'introduzione di sistemi di rendicontazione degli obiettivi energetico-ambientali; in seguito all'emanazione di nuovi decreti ministeriali in materia di criteri ambientali minimi, previsione di un periodo transitorio con tempi congrui per l'avvio della relativa applicazione;

g) previsione dell'obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nei bandi di gara, negli avvisi e inviti, in relazione alle diverse tipologie di contratti pubblici, un regime obbligatorio di revisione dei prezzi al verificarsi di particolari condizioni di natura oggettiva e non prevedibili al momento della formulazione dell'offerta, compresa la variazione del costo derivante dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, applicabili in relazione all'oggetto dell'appalto e delle prestazioni da eseguire anche in maniera prevalente, stabilendo che gli eventuali oneri derivanti dal suddetto meccanismo di revisione dei prezzi siano a valere sulle risorse disponibili del quadro economico degli interventi e su eventuali altre risorse disponibili per la stazione appaltante da utilizzare nel rispetto delle procedure contabili di spesa;

h) previsione della facoltà, per le stazioni appaltanti, di riservare il diritto di partecipazione alle procedure di appalto e a quelle di concessione a operatori economici il cui scopo principale sia l'integrazione sociale e professionale delle persone con disabilità o svantaggiate; previsione dell'obbligo per le stazioni appaltanti di inserire, nei bandi di gara, avvisi e inviti, tenuto conto della tipologia di intervento, in particolare ove riguardi beni culturali, e nel rispetto dei princìpi dell'Unione europea, specifiche clausole sociali con le quali sono indicati, come requisiti necessari dell'offerta, criteri orientati tra l'altro a:

1) garantire la stabilità occupazionale del personale impiegato;

2) garantire l'applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di settore, tenendo conto, in relazione all'oggetto dell'appalto e alle prestazioni da eseguire anche in maniera prevalente, di quelli stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nonché garantire le stesse tutele economiche e normative per i lavoratori in subappalto rispetto ai dipendenti dell'appaltatore e contro il lavoro irregolare;

3) promuovere meccanismi e strumenti anche di premialità per realizzare le pari opportunità generazionali, di genere e di inclusione lavorativa per le persone con disabilità o svantaggiate;

i) promozione, nel rispetto del diritto europeo vigente, del ricorso da parte delle stazioni appaltanti a forniture in cui la parte di prodotti originari di Paesi terzi che compongono l'offerta non sia maggioritaria rispetto al valore totale dei prodotti; previsione, nel caso di forniture provenienti da Paesi non appartenenti all'Unione europea, di misure atte a garantire il rispetto di criteri ambientali minimi e dei diritti dei lavoratori, anche al fine di assicurare una leale concorrenza nei confronti degli operatori economici europei;

l) previsione del divieto di prestazione gratuita delle attività professionali, salvo che in casi eccezionali e previa adeguata motivazione;

m) riduzione e certezza dei tempi relativi alle procedure di gara, alla stipula dei contratti, anche attraverso contratti-tipo predisposti dall'Autorità nazionale anticorruzione, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici relativamente ai contratti-tipo di lavori e servizi di ingegneria e architettura, e all'esecuzione degli appalti, anche attraverso la digitalizzazione e l'informatizzazione delle procedure, la piena attuazione della Banca dati nazionale dei contratti pubblici e del fascicolo virtuale dell'operatore economico, il superamento dell'Albo nazionale dei componenti delle commissioni giudicatrici, il rafforzamento della specializzazione professionale dei commissari all'interno di ciascuna amministrazione e la riduzione degli oneri documentali ed economici a carico dei soggetti partecipanti, nonché di quelli relativi al pagamento dei corrispettivi e degli acconti dovuti in favore degli operatori economici, in relazione all'adozione dello stato di avanzamento dei lavori e allo stato di svolgimento delle forniture e dei servizi;

n) razionalizzazione e semplificazione delle cause di esclusione, al fine di rendere le regole di partecipazione chiare e certe, individuando le fattispecie che configurano l'illecito professionale di cui all'articolo 57, paragrafo 4, della direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014;

o) revisione e semplificazione della normativa primaria in materia di programmazione, localizzazione delle opere pubbliche e dibattito pubblico, al fine di rendere le relative scelte maggiormente rispondenti ai fabbisogni della comunità, nonché di rendere più celeri e meno conflittuali le procedure finalizzate al raggiungimento dell'intesa fra i diversi livelli territoriali coinvolti nelle scelte stesse;

p) previsione, in caso di affidamento degli incarichi di progettazione a personale interno alle amministrazioni aggiudicatrici, della sottoscrizione di apposite polizze assicurative per la copertura dei rischi di natura professionale, con oneri a carico delle medesime amministrazioni;

q) semplificazione delle procedure relative alla fase di approvazione dei progetti in materia di opere pubbliche, anche attraverso la ridefinizione dei livelli di progettazione ai fini di una loro riduzione, lo snellimento delle procedure di verifica e validazione dei progetti e la razionalizzazione della composizione e dell'attività del Consiglio superiore dei lavori pubblici;

r) definizione, nel rispetto dei princìpi di trasparenza e concorrenzialità e tenuto conto delle esigenze di semplificazione richieste dalla specificità dei contratti nel settore della ricerca, della disciplina applicabile ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture nell'ambito dei servizi di ricerca e sviluppo da parte degli organismi di ricerca e delle istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, nonché della disciplina applicabile alle ipotesi di collaborazione tra organismi di ricerca;

s) revisione e semplificazione del sistema di qualificazione generale degli operatori, valorizzando criteri di verifica formale e sostanziale delle capacità realizzative, delle competenze tecniche e professionali, dell'adeguatezza dell'attrezzatura tecnica e dell'organico, delle attività effettivamente eseguite e del rispetto della legalità, delle disposizioni relative alla prevenzione antimafia, alla tutela del lavoro e alla prevenzione e al contrasto della discriminazione di genere, anche attraverso l'utilizzo di banche dati a livello centrale che riducano le incertezze in sede di qualificazione degli operatori nelle singole procedure di gara e considerando la specificità del settore dei beni culturali;

t) individuazione delle ipotesi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere ad automatismi nella valutazione delle offerte e tipizzazione dei casi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere, ai fini dell'aggiudicazione, al solo criterio del prezzo o del costo, con possibilità di escludere, per i contratti che non abbiano carattere transfrontaliero, le offerte anomale determinate sulla base di meccanismi e metodi matematici, tenendo conto anche della specificità dei contratti nel settore dei beni culturali e prevedendo in ogni caso che i costi della manodopera e della sicurezza siano sempre scorporati dagli importi assoggettati a ribasso;

u) ridefinizione della disciplina delle varianti in corso d'opera, nei limiti previsti dall'ordinamento europeo, in relazione alla possibilità di modifica dei contratti durante la fase dell'esecuzione;

v) revisione della disciplina relativa ai servizi sociali e della ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica, nonché a quelli di servizio ad alta intensità di manodopera, per i quali i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti devono contenere la previsione di specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato, prevedendo come criterio utilizzabile ai fini dell'aggiudicazione esclusivamente quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa;

z) forte incentivo al ricorso a procedure flessibili, quali il dialogo competitivo, il partenariato per l'innovazione, le procedure per l'affidamento di accordi quadro e le procedure competitive con negoziazione, per la stipula di contratti pubblici complessi e di lunga durata, garantendo il rispetto dei princìpi di trasparenza e di concorrenzialità;

aa) razionalizzazione, semplificazione, anche mediante la previsione di contratti-tipo e di bandi-tipo, ed estensione delle forme di partenariato pubblico-privato, con particolare riguardo alle concessioni di servizi, alla finanza di progetto e alla locazione finanziaria di opere pubbliche o di pubblica utilità, anche al fine di rendere tali procedure effettivamente attrattive per gli investitori professionali, oltre che per gli operatori del mercato delle opere pubbliche e dell'erogazione dei servizi resi in concessione, garantendo la trasparenza e la pubblicità degli atti;

bb) precisazione delle cause che giustificano la stipulazione di contratti segretati o che esigono particolari misure di sicurezza e specificazione delle relative modalità attuative;

cc) revisione del sistema delle garanzie fideiussorie per la partecipazione e l'esecuzione dei contratti pubblici, prevedendo una disciplina omogenea per i settori ordinari e per i settori speciali e prevedendo, in relazione alle garanzie dell'esecuzione dei contratti, la possibilità di sostituire le stesse mediante l'effettuazione di una ritenuta di garanzia proporzionata all'importo del contratto in occasione del pagamento di ciascuno stato di avanzamento dei lavori;

dd) individuazione dei contratti pubblici esclusi dall'ambito di applicazione oggettivo delle direttive europee e semplificazione della disciplina giuridica ad essi applicabile;

ee) individuazione delle ipotesi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere all'affidamento congiunto della progettazione e dell'esecuzione dei lavori, fermi restando il possesso della necessaria qualificazione per la redazione dei progetti nonché l'obbligo di indicare nei documenti di gara o negli inviti le modalità per la corresponsione diretta al progettista, da parte delle medesime stazioni appaltanti, della quota del compenso corrispondente agli oneri di progettazione indicati espressamente in sede di offerta dall'operatore economico, al netto del ribasso d'asta;

ff) divieto di proroga dei contratti di concessione, fatti salvi i princìpi europei in materia di affidamento in house, e razionalizzazione della disciplina sul controllo degli investimenti dei concessionari e sullo stato delle opere realizzate, fermi restando gli obblighi dei concessionari sulla corretta e puntuale esecuzione dei contratti, prevedendo sanzioni proporzionate all'entità dell'inadempimento, ivi compresa la decadenza in caso di inadempimento grave;

gg) razionalizzazione della disciplina concernente le modalità di affidamento dei contratti da parte dei concessionari, anche al fine di introdurre una disciplina specifica per i rapporti concessori riguardanti la gestione di servizi e, in particolare, dei servizi di interesse economico generale; disciplina delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1 e non affidate con la formula della finanza di progetto, ovvero con procedure di gara ad evidenza pubblica secondo il diritto dell'Unione europea, con specifico riguardo alle situazioni nelle quali sussiste l'obbligo, secondo criteri di gradualità e proporzionalità e tenendo conto delle dimensioni e dei caratteri del soggetto concessionario, dell'epoca di assegnazione della concessione, della sua durata, del suo oggetto e del suo valore economico, di affidare a terzi, mediante procedure di evidenza pubblica, parte dei contratti di lavori, servizi e forniture relativi alle medesime concessioni, garantendo la stabilità e la salvaguardia delle professionalità del personale impiegato;

hh) razionalizzazione della disciplina concernente i meccanismi sanzionatori e premiali finalizzati a incentivare la tempestiva esecuzione dei contratti pubblici da parte dell'aggiudicatario, anche al fine di estenderne l'ambito di applicazione;

ii) semplificazione e accelerazione delle procedure di pagamento da parte delle stazioni appaltanti del corrispettivo contrattuale, anche riducendo gli oneri amministrativi a carico delle imprese;

ll) estensione e rafforzamento dei metodi di risoluzione delle controversie alternativi al rimedio giurisdizionale, anche in materia di esecuzione del contratto.

3. I decreti legislativi di cui al comma 1 abrogano espressamente tutte le disposizioni oggetto di riordino e comunque quelle con essi incompatibili e recano le opportune disposizioni di coordinamento in relazione alle disposizioni non abrogate o non modificate, nonché le necessarie disposizioni transitorie e finali.

4. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, di concerto con i Ministri competenti e previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Gli schemi di ciascun decreto legislativo sono successivamente trasmessi alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Ove il parere delle Commissioni parlamentari indichi specificamente talune disposizioni come non conformi ai princìpi e criteri direttivi di cui alla presente legge, il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro dieci giorni dall'assegnazione; decorso tale termine il decreto legislativo può essere comunque emanato. Ove il Governo, nell'attuazione della delega di cui al presente articolo, intenda esercitare la facoltà di cui all'articolo 14, numero 2°, del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, di cui al regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, il Consiglio di Stato si avvale, al fine della stesura dell'articolato normativo, di magistrati di tribunale amministrativo regionale, di esperti esterni e rappresentanti del libero foro e dell'Avvocatura generale dello Stato, i quali prestano la propria attività a titolo gratuito e senza diritto al rimborso delle spese. Sugli schemi redatti dal Consiglio di Stato non è acquisito il parere dello stesso. Entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può apportarvi le correzioni e integrazioni che l'applicazione pratica renda necessarie od opportune, con la stessa procedura e nel rispetto dei medesimi princìpi e criteri direttivi di cui al presente articolo. Qualora il termine per l'espressione del parere parlamentare scada nei trenta giorni che precedono la scadenza dei termini di delega previsti dal presente articolo o successivamente, questi ultimi sono prorogati di tre mesi.

5. I decreti legislativi di cui alla presente legge sono adottati senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di rispettiva competenza con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, i decreti legislativi stessi sono adottati solo successivamente o contestualmente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie, in conformità all'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

1.100

Tiraboschi

Ritirato

Al comma 2, alla lettera b), sostituire la parola: «rafforzarne» con la seguente: «perimetrarne».

1.101

Tiraboschi

Ritirato

Al comma 2, alla lettera d), dopo le parole: «tra gli operatori economici» inserire le seguenti: «nonché nell'eliminazione dell'obbligo di rimborso delle spese di pubblicazione dei documenti di gara, nonché».

1.102

Tiraboschi

Ritirato

Al comma 2, alla lettera g), sopprimere le parole da: «compresa la variazione» fino a: «in maniera prevalente».

1.1

Tiraboschi

Inammissibile

Al comma 2, dopo la lettera i) inserire la seguente:

        «i-bis) prevedere l'estensione del sistema di qualificazione generale degli operatori per gli appalti di servizi,  assicurando l'esclusione di importi esigui attraverso l'individuazione di una soglia minima, promuovendo l'esperienza del sistema di qualificazione SOA e i criteri di verifica formale e sostanziale delle capacità realizzative, delle competenze tecniche e professionali, delle attività effettivamente eseguite e del rispetto della legalità delle disposizioni relative alla prevenzione antimafia;».

1.103

Tiraboschi

Ritirato e trasformato nell'odg G1.103

Al comma 2, lettera l), sopprimere le parole: « salvo che in casi eccezionali e previa adeguata motivazione;».

G1.103 (già em. 1.103)

Tiraboschi

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2330-B,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 1.103.

________________

(*) Accolto dal Governo

1.104

Tiraboschi

Ritirato

Al comma 2, alla lettera v), sopprimere le parole da: «per i quali i bandi di gara» fino a: «personale impiegato».

G1.1

Margiotta, Campari (*)

V. testo 2

Il Senato,

             in sede di esame del disegno di legge recante "Delega al Governo in materia di contratti pubblici" (A.S. 2330-B),

      premesso che:

            il provvedimento in esame delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge delega, uno o più decreti legislativi relativi alla disciplina dei contratti pubblici, al fine di adeguare la disciplina dei contratti pubblici a quella del diritto europeo e ai princìpi espressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, interne e sovranazionali, e di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, nonché al fine di evitare l'avvio di procedure di infrazione da parte della Commissione europea e di giungere alla risoluzione delle procedure avviate;

            l'articolo 1, comma 2, reca i princìpi e i criteri direttivi ai quali dovrà attenersi il legislatore delegato. Fra questi, la lettera l), prevede il divieto di prestazione gratuita delle attività professionali, salvo che in casi eccezionali e previa adeguata motivazione,

      impegna il Governo, nella redazione dello schema di decreto legislativo attuativo della delega:

            a) a definire limitatissime e inderogabili eccezioni al divieto di cui all'articolo 1, comma 2, lettera l), con particolare attenzione al rispetto dei princìpi di trasparenza, concorrenza, legalità e della necessaria programmazione dei lavori pubblici e prevedendo in ogni caso il rimborso delle spese generali relative allo svolgimento della prestazione;

            b) a confermare espressamente il dettato dell'articolo 24, comma 8-ter, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

G1.1 (testo 2)

Margiotta, Campari

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

             in sede di esame del disegno di legge recante "Delega al Governo in materia di contratti pubblici" (A.S. 2330-B),

      premesso che:

            il provvedimento in esame delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge delega, uno o più decreti legislativi relativi alla disciplina dei contratti pubblici, al fine di adeguare la disciplina dei contratti pubblici a quella del diritto europeo e ai princìpi espressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, interne e sovranazionali, e di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, nonché al fine di evitare l'avvio di procedure di infrazione da parte della Commissione europea e di giungere alla risoluzione delle procedure avviate;

            l'articolo 1, comma 2, reca i princìpi e i criteri direttivi ai quali dovrà attenersi il legislatore delegato. Fra questi, la lettera l), prevede il divieto di prestazione gratuita delle attività professionali, salvo che in casi eccezionali e previa adeguata motivazione,

      impegna il Governo, nella redazione dello schema di decreto legislativo attuativo della delega, a valutare l'opportunità di:

            a) definire limitatissime e inderogabili eccezioni al divieto di cui all'articolo 1, comma 2, lettera l), con particolare attenzione al rispetto dei princìpi di trasparenza, concorrenza, legalità e della necessaria programmazione dei lavori pubblici e prevedendo in ogni caso il rimborso delle spese generali relative allo svolgimento della prestazione;

            b) confermare espressamente il dettato dell'articolo 24, comma 8-ter, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

________________

(*) Accolto dal Governo

G1.2

Laus

V. testo 2

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge recante "Delega al Governo in materia di contratti pubblici" (A.S. 2330-B),

        premesso che:

            l'articolo 1, comma 1, del disegno di legge in esame prevede che il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore, uno o più decreti legislativi recanti la disciplina dei contratti pubblici, anche al fine di adeguarla al diritto europeo e ai princìpi espressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, interne e sovranazionali, e di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, nonché al fine di evitare l'avvio di procedure di infrazione da parte della Commissione europea e di giungere alla risoluzione delle procedure avviate;

            il comma 2 reca i princìpi e criteri direttivi della delega, che includono la previsione di criteri premiali per l'aggiudicazione, ma non prevedono indicazioni relativamente all'impiego del criterio del massimo ribasso o del minor prezzo, fatta salva, alla lettera t), l'individuazione delle ipotesi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere ad automatismi nella valutazione delle offerte e tipizzazione dei casi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere, ai fini dell'aggiudicazione, al solo criterio del prezzo o del costo;

        considerato che:

            secondo una consolidata consapevolezza sia da parte delle imprese che da parte della dottrina, il criterio del massimo ribasso, quando applicato, si è rivelato dannoso per gli appalti di lavori e servizi e ha comportato gravi criticità sul versante della tutela dei diritti dei lavoratori e della sicurezza;

            il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante il codice dei contratti pubblici, adottato sulla base delle delega contenuta nella legge 28 gennaio 2016, n. 11, limita fortemente il principio del massimo ribasso quale criterio per l'aggiudicazione degli appalti, e per numerose fattispecie prevede, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettere gg), oo) e fff), della legge delega, l'esclusione del criterio del massimo ribasso;

            nell'ambito del decreto legislativo da adottare sulla base del disegno di legge in esame, il criterio del massimo ribasso potrebbe rientrare surrettiziamente in assenza di una specifica indicazione,

        impegna il Governo:

            a porre particolare attenzione, in sede di esercizio della delega legislativa, alla necessità di evitare, in relazione all'attribuzione delle premialità di cui all'articolo 1, comma 2, che si determinino situazioni di surrettizia applicazione del principio del massimo ribasso.

G1.2 (testo 2)

Laus

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge recante "Delega al Governo in materia di contratti pubblici" (A.S. 2330-B),

        premesso che:

            l'articolo 1, comma 1, del disegno di legge in esame prevede che il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore, uno o più decreti legislativi recanti la disciplina dei contratti pubblici, anche al fine di adeguarla al diritto europeo e ai princìpi espressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, interne e sovranazionali, e di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, nonché al fine di evitare l'avvio di procedure di infrazione da parte della Commissione europea e di giungere alla risoluzione delle procedure avviate;

            il comma 2 reca i princìpi e criteri direttivi della delega, che includono la previsione di criteri premiali per l'aggiudicazione, ma non prevedono indicazioni relativamente all'impiego del criterio del massimo ribasso o del minor prezzo, fatta salva, alla lettera t), l'individuazione delle ipotesi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere ad automatismi nella valutazione delle offerte e tipizzazione dei casi in cui le stazioni appaltanti possono ricorrere, ai fini dell'aggiudicazione, al solo criterio del prezzo o del costo;

        considerato che:

            secondo una consolidata consapevolezza sia da parte delle imprese che da parte della dottrina, il criterio del massimo ribasso, quando applicato, si è rivelato dannoso per gli appalti di lavori e servizi e ha comportato gravi criticità sul versante della tutela dei diritti dei lavoratori e della sicurezza;

            il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante il codice dei contratti pubblici, adottato sulla base delle delega contenuta nella legge 28 gennaio 2016, n. 11, limita fortemente il principio del massimo ribasso quale criterio per l'aggiudicazione degli appalti, e per numerose fattispecie prevede, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettere gg), oo) e fff), della legge delega, l'esclusione del criterio del massimo ribasso;

            nell'ambito del decreto legislativo da adottare sulla base del disegno di legge in esame, il criterio del massimo ribasso potrebbe rientrare surrettiziamente in assenza di una specifica indicazione,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di:

            porre particolare attenzione, in sede di esercizio della delega legislativa, alla necessità di evitare che si determinino situazioni di surrettizia applicazione del principio del massimo ribasso.

________________

(*) Accolto dal Governo

G1.3

De Poli

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge recante "Delega al Governo in materia di contratti pubblici" (A.S. 2330-B),

        premesso che:

            con il disegno di legge in titolo, il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi in materia di contratti pubblici, anche al fine di adeguare la relativa disciplina al diritto europeo e ai princìpi espressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, interne e sovranazionali, e di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, nonché al fine di evitare l'avvio di procedure di infrazione da parte della Commissione europea e di giungere alla risoluzione delle procedure avviate;

            tale disegno di legge di delegazione trova il suo immediato precedente normativo nella legge n. 11 del 2016, che conferiva la delega attuata con il decreto legislativo n. 50 del 2016, e con essa si pone in evidente continuità;

            nell'articolo 1, comma 7, della legge n. 11 del 2016 è espressamente affermato che gli organi costituzionali stabiliscono nei propri ordinamenti modalità attuative dei princìpi e criteri direttivi previsti dalla medesima legge nell'ambito delle prerogative costituzionalmente riconosciute loro,

        impegna il Governo:

            ad attenersi - nella predisposizione dei decreti legislativi di esercizio della delega - al rispetto della riserva contemplata nell'articolo 1, comma 7, della legge n. 11 del 2016;

            a emanare direttive e ogni altra indicazione utile alle amministrazioni pubbliche di rigoroso rispetto delle norme in materia di contratti pubblici stabilite dagli organi costituzionali, nell'ambito delle prerogative costituzionalmente loro riconosciute, in attuazione dei princìpi e criteri direttivi previsti sia dalla legge n. 11 del 2016 sia dalla nuova legge delega.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 2 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 2.

Identico all'articolo 2 approvato dal Senato

(Clausola di salvaguardia)

1. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione ai princìpi di cui alla presente legge nel rispetto delle disposizioni contenute nei rispettivi statuti e nelle relative norme di attuazione.

 

 

Allegato B

Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2330-B e sui relativi emendamenti

La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminate le modifiche apportate dalla Camera dei deputati al disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.

Esaminati, altresì, i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, acquisita la relazione tecnica aggiornata, di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità e finanza pubblica, positivamente. verificata, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. 

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.100, 1.101, 1.102, 1.1 e 1.103.

Sulla proposta 1.104, il parere è non ostativo.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Auddino, Bagnai, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bini, Boccardi, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Candiani, Catalfo, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Damiani, De Poli, Di Marzio, Donno, Faggi, Ferro, Floridia, Galliani, Ghedini, Mantovani, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Mollame, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pinotti, Pisani Giuseppe, Pucciarelli, Quagliariello, Quarto, Ronzulli, Santangelo, Sciascia, Segre, Sileri, Taverna, Turco e Vanin.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cucca e Pacifico, per attività di rappresentanza del Senato; Arrigoni, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Sono considerati in missione i senatori: Craxi e Iwobi, per attività della 3ª Commissione permanente; Giammanco e Stefano, per attività della 14ª Commissione permanente.

Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Pizzol e Romano.

Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione

Con lettera in data 6 giugno 2022, la Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che il senatore Grassi ha aderito all'interno del Gruppo stesso alla componente "ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani))".

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia, con lettera in data 31 maggio 2022, ha comunicato che il senatore Barbaro cessa di far parte della 10a Commissione permanente ed entra a far parte della 7ª Commissione permanente.

Il Presidente del Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier-Psd'Az, con lettera in data 31 maggio 2022, ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:

7a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Lunesu, in qualità di sostituta della senatrice Borgonzoni, membro del Governo; cessa di farne parte il senatore Emanuele Pellegrini, in qualità di sostituto della senatrice Borgonzoni, membro del Governo.

Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, trasmissione di documenti

Il Presidente del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, ha inviato, ai sensi dell'articolo 37, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189, la relazione sull'attività svolta nel periodo 14 novembre 2018 - 30 marzo 2022, approvata dalla Commissione nella seduta del 17 maggio 2022 (Doc. XVI-bis, n. 7).

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

DDL Costituzionale

Senatori Iannone Antonio, Calandrini Nicola

Modifica all'articolo 33 della Costituzione, in materia di attività sportiva (747-2262-2474-2478-2480-2538-B)

(presentato in data 14/06/2022)

S.747 approvato in testo unificato dal Senato della Repubblica; (T.U. con S.2262, S.2474, S.2478, S.2480, S.2538) C.3531 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.586, C.731, C.1436, C.2998, C.3220, C.3536);

onn. Siani Paolo, Sportiello Gilda, Viscomi Antonio, Lacarra Marco, Rizzo Nervo Luca, Rostan Michela, Annibali Lucia, Pini Giuditta, Pagano Ubaldo, Topo Raffaele, Muroni Rossella, Ascari Stefania, Lattanzio Paolo, Rossini Emanuela, Sarli Doriana, Carnevali Elena

Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e alla legge 21 aprile 2011, n. 62, in materia di tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori (2635)

(presentato in data 01/06/2022)

C.2298 approvato dalla Camera dei deputati. (assorbe C.1780, C.3129).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Ministro dell'economia e delle finanze

Ministro della giustizia

Disposizioni in materia di giustizia e di processo tributari (2636)

(presentato in data 01/06/2022);

Regione Lombardia

Disposizioni per l'ampliamento delle tolleranze costruttive. Modifiche all'articolo 34-bis del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (2637)

(presentato in data 31/05/2022);

senatori De Falco Gregorio, Giannuzzi Silvana

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione dell'epidemia da COVID-19, la gestione dell'emergenza pandemica, nonché sulle misure adottate per prevenire e contrastare la diffusione del virus e le conseguenze derivanti al Sistema sanitario nazionale (2638)

(presentato in data 07/06/2022);

senatore Mininno Cataldo

Modifica all'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, in materia di regime forfetario (2639)

(presentato in data 08/06/2022);

senatrice L'Abbate Patty

Disposizioni in materia di impiego di aeromobili a pilotaggio remoto come strumento per il monitoraggio ambientale e la valutazione della qualità dell'aria (2640)

(presentato in data 08/06/2022);

senatori Cantu' Maria Cristina, Fregolent Sonia, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Doria Carlo, Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candiani Stefano, Candura Massimo, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Angelis Fausto, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Marti Roberto, Montani Enrico, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Siri Armando, Sudano Valeria, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano, Rizzotti Maria, Zaffini Francesco, Marco Siclari, Annamaria Parente, Vanna Iori, Paola Boldrini, Caterina Biti, Raffaele Mautone

Istituzione della Giornata nazionale per la prevenzione veterinaria (2641)

(presentato in data 14/06/2022);

senatore Mininno Cataldo

Modifica all'articolo 1465 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, in materia di esercizio dei diritti costituzionali per i militari (2642)

(presentato in data 13/06/2022);

senatrice Conzatti Donatella

Disposizioni in materia di «diritto all'oblio oncologico» (2643)

(presentato in data 14/06/2022);

senatori Porta Fabio, Giacobbe Francesco, Parrini Dario, Alfieri Alessandro, Fedeli Valeria, Astorre Bruno, Laus Mauro Antonio Donato, D'Alfonso Luciano, Verducci Francesco, Iori Vanna, Taricco Mino, Boldrini Paola, Pittella Gianni, Stefano Dario, Rojc Tatjana, Comincini Eugenio, D'Arienzo Vincenzo, Marilotti Gianni, Vattuone Vito, Manca Daniele, Ferrari Alan, Ferrazzi Andrea, Collina Stefano

Istituzione del difensore civico degli italiani residenti all'estero (2644)

(presentato in data 14/06/2022);

senatori Binetti Paola, Rizzotti Maria, De Poli Antonio, Saccone Antonio, Floris Emilio, Toffanin Roberta, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Stabile Laura, Messina Alfredo, Tiraboschi Maria Virginia, Perosino Marco, Vono Gelsomina, Mautone Raffaele, Serafini Giancarlo, Caligiuri Fulvia Michela, De Siano Domenico, Cesaro Luigi, Papatheu Urania Giulia Rosina, Modena Fiammetta

Istituzione della Giornata nazionale dedicata alla porpora trombotica trombocitopenica (2645)

(presentato in data 14/06/2022).

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Cangini Andrea ed altri

Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di contrasto della violazione del domicilio (2446)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 09/06/2022);

2ª Commissione permanente Giustizia

Regione Sicilia

Modifiche al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, recante nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, nonché disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie (2613)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 13/06/2022);

2ª Commissione permanente Giustizia

Dep. Siani Paolo ed altri

Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e alla legge 21 aprile 2011, n. 62, in materia di tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori (2635)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanità), Commissione parlamentare questioni regionali

C.2298 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.1780, C.3129)

(assegnato in data 13/06/2022);

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Bottici Laura ed altri

Interpretazione autentica delle disposizioni di cui all'articolo 134, comma 4-bis, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, in materia di bonus familiare e profondità dell'attestato di rischio (2590)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni)

(assegnato in data 09/06/2022);

12ª Commissione permanente Igiene e sanità

Sen. Pisani Giuseppe ed altri

Disposizioni per il riconoscimento, la diagnosi e la cura della vulvodinia e della neuropatia del nervo pudendo, nonché misure in favore delle persone che ne sono affette (2591)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 09/06/2022);

Commissioni 2ª e 6ª riunite

Gov. Draghi-I: Ministro economia e finanze Franco, Ministro giustizia Cartabia

Disposizioni in materia di giustizia e di processo tributari (2636)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 13/06/2022).

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Misiani Antonio ed altri

Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione (2264)

previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 09/06/2022);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Gasparri Maurizio, Sen. Mallegni Massimo

Modifica all'articolo 114 della Costituzione, in materia di ordinamento e poteri della Città di Roma, capitale della Repubblica (2386)

previ pareri delle Commissioni Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 09/06/2022);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Mininno Cataldo

Modifica all'articolo 59 della Costituzione in materia di abolizione dell'istituto dei senatori a vita di nomina presidenziale (2511)

(assegnato in data 09/06/2022);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Craxi Stefania Gabriella Anastasia ed altri

Istituzione di una Convenzione costituente per la revisione della parte seconda della Costituzione (2581)

previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 09/06/2022);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Evangelista Elvira Lucia

Modifica all'articolo 2 della Costituzione, concernente l'inserimento della dignità dell'uomo nella Costituzione (2593)

(assegnato in data 09/06/2022);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. De Lucia Danila ed altri

Disposizioni in materia di attribuzione del cognome ai figli (2547)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 09/06/2022);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Maiorino Alessandra ed altri

Disposizioni in materia di accesso al matrimonio e all'unione civile per tutti, nonché in materia di filiazione (2602)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 09/06/2022);

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Gasparri Maurizio ed altri

Disposizioni per la valorizzazione dei negozi e delle botteghe storici iscritti agli Albi e delega al Governo per la tutela dei medesimi (2209)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 09/06/2022).

Disegni di legge, nuova assegnazione

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

in sede redigente

Sen. Fregolent Sonia ed altri

Disposizioni per la tutela della salute umana dalla presenza di sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) nelle acque potabili (2246)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanità)

Già assegnato, in sede redigente, alla 12ª Commissione permanente (Sanità)

(assegnato in data 09/06/2022).

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli


In data 07/06/2022 la 1ª Commissione permanente Aff. costituzionali ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge:
Sen. Ruotolo Sandro ed altri "Istituzione della Giornata nazionale in memoria degli immigrati vittime dell'odio razziale e dello sfruttamento sul lavoro" (2410)

(presentato in data 06/10/2021).


In data 31/05/2022 la 6ª Commissione permanente Finanze ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per il disegno di legge:
Sen. Gaudiano Felicia ed altri "Modifica all'articolo 57 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, in materia di pagamento dell'imposta di registro sugli atti giudiziari" (892)

(presentato in data 24/10/2018).

Affari assegnati

In data 3 giugno 2022 è stato deferito alla 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulla possibile ripresa dei colloqui di pace fra Israele e Palestina (Atto n. 1190).

Camera dei deputati, trasmissione di atti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettere in data 31 maggio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati, i documenti approvati:

dalle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e IX (Trasporti) della Camera, nella seduta del 30 maggio 2022, concernente la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2019/631 per quanto riguarda il rafforzamento dei livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri nuovi, in linea con la maggiore ambizione dell'Unione in materia di clima (COM(2021)556 final) (Atto n. 1191);

dalle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) della Camera, nella seduta del 30 maggio 2022, concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (COM(2021)564 final) (Atto n. 1192).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro della cultura, con lettera del 1° giugno 2022, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 9 e 10, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 - lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma per l'utilizzazione delle risorse del Fondo per la tutela del patrimonio culturale, per gli anni 2022, 2023 e 2024 (n. 394).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.

Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento

Il Ministro dell'istruzione, con lettera del 31 maggio 2022, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178 - la proposta di nomina del professor Roberto Farnè a componente del consiglio di amministrazione della società Sport e salute Spa (n. 112).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è stata deferita - in data 6 giugno 2022 - alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per le politiche e gli affari europei, in data 27 maggio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 28 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, il parere approvato dall'assemblea del CNEL nella seduta del 27 aprile 2022, sulla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2010/40/UE sul quadro generale per la diffusione dei sistemi di trasporti intelligenti nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto (COM(2021)813 final.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Atto 1194).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 1° giugno 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 31 maggio 2022 recante l'esercizio di poteri speciali, in ordine alla notifica della società ROBOX S.p.a. in merito alla concessione in licenza non esclusiva da parte di Robox Spa in favore di Efort Intelligent Equipmet Co. Ltd. di codice sorgente impiegati nella produzione di robot e macchine automatizzate di proprietà di Robox S.p.a..

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 1196).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 7 giugno 2022, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale al dottor Roberto Tartaglia, magistrato ordinario collocato fuori del ruolo organico della magistratura, nell'ambito del Ministero della giustizia.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

In data 31 maggio 2022 il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata in ordine al disegno di legge "Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, recante ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)" (2598).

Il documento è stato inviato alle Commissioni riunite 1ª e 7ª.

Il Ministro della salute, con lettera in data 8 giugno 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16 della legge 22 maggio 1978, n. 194, la relazione - per la parte di sua competenza - sullo stato di attuazione della medesima legge n. 194 del 1978, recante norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza, relativa all'anno 2020.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XXXVII, n. 4).

Il Ministro della giustizia, con lettera in data 10 giugno 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 3, della legge 22 maggio 1978, n. 194, la relazione - per la parte di sua competenza - sullo stato di attuazione della legge concernente norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza, relativa all'anno 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XXXVII-bis, n. 5).

Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 7 giugno 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, corredata del rapporto sull'attività di analisi e revisione delle procedure di spesa, di cui all'articolo 9, comma 1-ter, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, riferita all'anno 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 5a Commissione permanente (Doc. CLXIV, n. 38).

Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 7 giugno 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 29 ottobre 1997, n. 374, la relazione sullo stato di attuazione della medesima legge n. 374 del 1997, recante norme per la messa al bando delle mine antipersona, riferita al secondo semestre del 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 3a, alla 4a e alla 10a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. CLXXXII, n. 9).

Il Ministro per la pubblica amministrazione, con lettera in data 1° giugno 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322, la relazione sull'attività dell'Istituto nazionale di statistica, sulla raccolta, trattamento e diffusione dei dati statistici della pubblica amministrazione e sullo stato di attuazione del programma statistico nazionale, relativa all'anno 2021, con allegato il rapporto della Commissione per la garanzia della qualità dell'informazione statistica, redatto ai sensi dell'articolo 12 del citato decreto legislativo n. 322 del 1989, riferito al medesimo anno.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. LXIX, n. 5).

Il Presidente del Comitato per la sicurezza delle operazioni a mare, con lettera in data 30 maggio 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 10, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 145, la relazione sullo stato e la sicurezza delle attività minerarie in mare nel settore degli idrocarburi, riferita all'anno 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Doc. CCXLVIII, n. 5).

Negli scorsi mesi di marzo, aprile e maggio 2022 sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della difesa, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del lavoro e delle politiche sociali, per l'esercizio finanziario 2021, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa.

Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti.

Con lettera in data 28 maggio 2022 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Cercola (Napoli).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca Centrale Europea, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Quadro di valutazione UE della giustizia 2022 (COM(2022) 234 definitivo), alla 2a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Un piano di emergenza per i trasporti (COM(2022) 211 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;

Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi dal lavoro a seguito di una domanda presentata dalla Grecia - EGF/2021/008 EL/Attica electrical equipment manufacturing (COM(2022) 248 definitivo), alla 11a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Attirare competenze e talenti nell'UE (COM(2022) 657 definitivo), alla 1a e alla 11a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione - Orientamenti sui piani per la ripresa e la resilienza nel contesto di REPowerEU (C(2022) 3300 definitivo), alla 10a e alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione - Semestre europeo 2022 - Pacchetto di primavera (COM(2022) 600 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Piano d'azione per l'istituzione di corridoi di solidarietà UE-Ucraina per agevolare le esportazioni agricole dell'Ucraina e gli scambi bilaterali con l'UE (COM(2022) 217 definitivo), alla 3a Commissione permanente e, per il parere, alla 9a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione - Piano REPowerEU (COM(2022) 230 definitivo), alla 10a e alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente.

Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea

Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 2 maggio al 3 giugno 2022, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea.

Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati.

L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti.

Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento

In data 1° giugno 2022 è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2021 dal Garante del contribuente della Toscana.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Atto n. 1195).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 131 del 27 aprile 2022, depositata il successivo 31 maggio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale:

dell'articolo 262, primo comma, del codice civile, nella parte in cui prevede, con riguardo all'ipotesi del riconoscimento effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori, che il figlio assume il cognome del padre, anziché prevedere che il figlio assume i cognomi dei genitori, nell'ordine dai medesimi concordato, fatto salvo l'accordo, al momento del riconoscimento, per attribuire il cognome di uno di loro soltanto;

in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), della norma desumibile dagli articoli 262, primo comma, e 299, terzo comma, del codice civile, 27, comma 1, della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia) e 34 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, a norma dell'articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127), nella parte in cui prevede che il figlio nato nel matrimonio assume il cognome del padre, anziché prevedere che il figlio assume i cognomi dei genitori, nell'ordine dai medesimi concordato, fatto salvo l'accordo, alla nascita, per attribuire il cognome di uno di loro soltanto;

in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge n. 87 del 1953, dell'articolo 299, terzo comma, del codice civile, nella parte in cui prevede che «l'adottato assume il cognome del marito», anziché prevedere che l'adottato assume i cognomi degli adottanti, nell'ordine dai medesimi concordato, fatto salvo l'accordo, raggiunto nel procedimento di adozione, per attribuire il cognome di uno di loro soltanto;

in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge n. 87 del 1953, dell'articolo 27, comma 1, della legge n. 184 del 1983, nella parte in cui prevede che l'adottato assume il cognome degli adottanti, anziché prevedere che l'adottato assume i cognomi degli adottanti, nell'ordine dai medesimi concordato, fatto salvo l'accordo, raggiunto nel procedimento di adozione, per attribuire il cognome di uno di loro soltanto.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 155).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 8 e 9 giugno 2022, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

dell'Unione Nazionale Mutilati e Invalidi per Servizio (UNMS-APS), per gli esercizi 2019 e 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 570);

dell'Agenzia delle entrate-Riscossione, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 571);

della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti (INARCASSA), per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 572);

della Cassa di Previdenza delle Forze Armate, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 573);

di ALES - Arte e Lavoro e Servizi, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 574).

Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di atti. Deferimento

Il Presidente dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), con lettera in data 30 maggio 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 46, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il rapporto sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti, riferito all'anno 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Atto n. 1193).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

in data 2 giugno 2022, la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2018/2001 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell'edilizia e la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica (COM(2022) 222 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 2 giugno 2022. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 10a e alla 13a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14a;

in data 7 giugno 2022, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sullo spazio europeo dei dati sanitari (COM(2022) 197 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 7 giugno 2022. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14a;

in data 7 giugno 2022, la Proposta di direttiva del Consiglio che stabilisce norme sull'introduzione di un'agevolazione per ridurre la distorsione a favore del debito rispetto al capitale e sulla limitazione della deducibilità degli interessi ai fini dell'imposta sul reddito delle società (COM(2022) 216 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 7 giugno 2022. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 10a e 14a.

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Evangelista, Fattori, Giammanco, Guidolin, Iori, Iwobi, Masini, Naturale, Pianasso, Rampi, Rauti, Rossi e Unterberger hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00489 del senatore Fede ed altri.

Mozioni

BERNINI Anna Maria, GALLONE Maria Alessandra, GALLIANI, GIAMMANCO Gabriella, MALLEGNI, MANGIALAVORI, RIZZOTTI Maria, RONZULLI Licia, AIMI, ALDERISI Francesca, BARACHINI, BARBONI, BERARDI, BINETTI Paola, BOCCARDI, CALIENDO, CALIGIURI Fulvia Michela, CESARO, CRAXI Stefania Gabriella Anastasia, DAL MAS, DAMIANI, DE BONIS, DE POLI, DE SIANO, FAZZONE, FERRO, FLORIS, GASPARRI, GHEDINI, GIRO, MESSINA Alfredo, MODENA Fiammetta, PAGANO, PAPATHEU Urania Giulia Rosina, PAROLI, PEROSINO, SACCONE, SCHIFANI, SCIASCIA, SERAFINI, SICLARI, STABILE Laura, TIRABOSCHI Maria Virginia, TOFFANIN Roberta, VITALI, VONO Gelsomina - Il Senato,

premesso che:

la politica energetica dell'Unione europea, la cui base giuridica è rinvenibile già nell'articolo 194 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, si è rafforzata nel dicembre 2019 con l'avvio del "green deal europeo". In tale ambito, i leader UE hanno approvato un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55 per cento entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Per conseguire tale obiettivo, la Commissione europea ha preso in considerazione le azioni necessarie in tutti i settori;

il 14 luglio 2021 la Commissione UE ha presentato il relativo pacchetto applicativo, "Fit for 55", che dovrà passare per il vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio e poi per i negoziati interistituzionali (i cosiddetti triloghi) destinati alla definizione del testo di compromesso e la conseguente approvazione, prevista per fine 2022- inizio 2023;

nel pacchetto, la proposta della Commissione (COM(2021)556), che è volta a modificare il regolamento (UE) 2019/63, prevede che i nuovi veicoli messi in commercio, e in particolare le autovetture, dovranno emettere nel 2030 il 55 per cento di anidride carbonica in meno rispetto ai livelli del 2021, mentre nel 2035 il taglio delle emissioni dovrà essere del 100 per cento. Ne consegue che da quella data i produttori potranno immettere sul mercato solamente per modelli elettrici oppure a idrogeno;

il 28 aprile 2022 la commissione trasporti del Parlamento europeo nel parere approvato sul Fit for 55 ha chiesto che dal 2035 i veicoli di nuova immatricolazione riducano le emissioni del 90 per cento, e non del 100 per cento schierandosi a favore del principio di neutralità tecnologica per quel che riguarda l'abbattimento delle emissioni (27 voti favorevoli, 14 contrari e 7 astenuti). Viceversa l'11 maggio 2022 la commissione ambiente del Parlamento europeo ha confermato l'impostazione della commissione con 46 voti favorevoli e 40 contrari;

il 31 maggio 2022 oltre 100 tra associazioni e imprese hanno scritto una lettera aperta ai rappresentanti delle istituzioni europee, chiedendo di adottare il principio della "neutralità tecnologica", in base al quale tutte le tecnologie devono poter contribuire al traguardo di azzerare le emissioni di anidride carbonica dei veicoli, e quindi di definire una normativa aperta alle differenti tecnologie in grado di ridurre le emissioni di anidride carbonica dei veicoli, in modo da salvaguardare gli obiettivi climatici, le scelte dei consumatori e le esigenze delle filiere industriali;

nella lettera aperta si fa presente che una transizione verso la mobilità elettrica al ritmo previsto dal Fit for 55 renderà difficile gestire la trasformazione del settore e della sua forza lavoro senza traumi. Nel solo settore delle forniture automobilistiche, gli obiettivi di emissioni già proposti dalla Commissione europea hanno messo a rischio oltre 500.000 posti di lavoro nel settore dei motori fino al 2040, con la maggior parte del rischio che si verificherà tra il 2030 e il 2035. Inoltre l'elettrificazione della mobilità comporta il rischio di creare dipendenze dalle importazioni di materie prime e batterie, mantenendo la creazione di valore al di fuori della UE;

l'8 giugno 2022 il Parlamento europeo in seduta plenaria ha sostanzialmente confermato le proposte della Commissione UE sulle modifiche al regolamento sulle emissioni delle auto. Sono stati respinti gli emendamenti che prevedevano deroghe all'uso di combustibili sintetici e alternativi, nonché la proposta del PPE di modificare l'obiettivo del 100 per cento di taglio di emissioni entro il 2035, con un passaggio al 90 per cento delle emissioni da tagliare, mentre è stata approvata la proposta di escludere fino al 2036 piccoli produttori di eccellenza (quali Ferrari, Lamborghini, Maserati) e anche di furgoni leggeri dall'applicazione del regolamento sulle emissioni;

dopo questo passaggio al Parlamento europeo, gli Stati membri dovranno finalizzare la loro posizione il prossimo 28 giugno in una riunione dei Ministri dell'ambiente, aprendo così la strada ai negoziati del "trilogo" finale tra Parlamento, Consiglio e Commissione. Il procedimento andrà poi avanti con una seconda lettura, in cui Parlamento e Consiglio europeo valuteranno le reciproche posizioni e approveranno o respingeranno la proposta;

considerato che:

questa accelerazione si inserisce in un contesto di reale e progressivo indebolimento, sia sul piano tecnologico, sia dei volumi di produzione della filiera dell'automotive italiana. L'Italia si colloca infatti soltanto al sesto posto per produzione in Europa, con 476.288 autovetture prodotte al 2020;

l'industria dell'automotive è uno dei fiori all'occhiello dell'industria italiana e rappresenta un'importante quota del nostro prodotto interno lordo. Il comparto auto, nel 2019, ha fatturato circa 93 miliardi di euro, pari al 5,6 per cento del prodotto interno lordo. Secondo gli ultimi dati dell'ANFIA, tra attività dirette e indirette, il comparto è costituito da oltre 5.500 imprese e impiega circa 274.000 addetti, pari al 7 per cento della forza lavoro del manifatturiero italiano. In tale contesto, la filiera italiana della componentistica dell'industria automobilistica è costituita da più di 2.000 imprese e impiega più di 150.000 dipendenti. Con l'indotto, il settore dà lavoro a circa un milione di persone;

per mettere in campo un piano industriale per il rilancio di tutta la filiera, dalla componentistica alla produzione dei veicoli, nell'ultimo anno è stata fatta con i tavoli istituiti presso il Ministero dello sviluppo economico una ricognizione della situazione in Italia;

per quanto riguarda il portafoglio tecnologico, l'Italia è molto forte nel settore del powertrain tradizionale (45 per cento del mercato componentistico italiano), e poco nei settori emergenti soprattutto legati all'elettronica, sia per livello di preparazione sia per quota di mercato;

il settore powertrain (tradizionale) è quello per cui si avrà un trend più "distruttivo" (nella transizione tra la combustione interna e l'elettrico), e questo porterà necessariamente a ripercussioni a livello lavorativo sul territorio nazionale. Non solo si ha un cambio di tecnologia ma anche una drastica diminuzione del numero di componenti necessari: si passa da 1.400 a 200 (85 per cento in meno per veicolo);

è possibile individuare almeno 100 aziende ad alto rischio nei settori del powertrain tradizionale che corrispondono al 17 per cento di quota dipendenti e mercato nazionale. Queste aziende non hanno avviato la riconversione tecnologica a causa di mancanza di expertise, fondi e regolamentazione;

il futuro è rappresentato da almeno 40 realtà importanti fra PMI, start up e spin off, che operano nei settori di guida autonoma, motori elettrici, connettività, sharing, batterie e fuelcell e che hanno potenziali di sviluppo da incentivare;

la CLEPA, l'associazione europea della componentistica, ha pubblicato uno studio nel quale si chiarisce che tra i Paesi europei produttori di componenti l'Italia è quello che in percentuale rischia di perdere il maggior numero di addetti, circa 73.000 posti di lavoro al 2040, di cui 67.000 già nel periodo 2025-2030, in anticipo rispetto agli altri Paesi;

giova, inoltre, considerare che il 70 per cento delle batterie viene prodotto in Asia e la Cina da sola ha il 45 per cento del mercato;

tale decisione è, quindi, evidentemente controproducente per il nostro Paese, sia per quanto riguarda il lato occupazionale, sia per le incertezze su tempi e modi delle ricariche e sulla disponibilità di colonnine in numero adeguato;

occorre prevedere norme più aperte al contributo di tutte le tecnologie per la transizione ecologica dei veicoli, includendo i carburanti alternativi derivati da idrogeno e prodotti con energia elettrica rinnovabile;

tenuto conto che:

da qualche anno il settore è entrato in una fase di trasformazione epocale guidata da alcuni fattori, fra cui: il cambiamento nelle preferenze dei consumatori, la spinta legislativa verso modelli di sostenibilità di lungo termine (non solo ambientale, ma anche sociale e di governance), l'evoluzione tecnologica a favore di modelli di trazione green verso cui il settore si sta orientando;

il 29 marzo 2022 la Camera dei deputati ha approvato una mozione unitaria (1-00572) in cui si osserva che "le scelte di politica industriale nel nostro Paese dovranno indirizzarsi in maniera chiara ed inequivocabile sullo sviluppo di soluzioni in grado, da un lato, di ridurre le emissioni di CO2 e, dall'altro, di mantenere e rafforzare la competitività della filiera italiana nel percorso di transizione già avviato dai maggiori mercati di sbocco dell'Unione europea della filiera";

la mozione ricorda che la decisione del dicembre 2021 del CITE, Comitato interministeriale per la transizione ecologica, nel confermare che nei negoziati in sede europea sarà ribadito l'impegno dell'Italia al raggiungimento degli obiettivi del green new deal, chiarisce che per le diverse proposte contenute nel pacchetto Fit for 55, l'Italia si adopererà per proporre "delle possibili strade alternative al raggiungimento di quegli stessi obiettivi, considerando oltre alla sostenibilità ambientale anche quella sociale ed economica";

tra gli impegni adottati dalla mozione unitaria del 29 marzo si rinviene quello di "non trascurare nuove possibili soluzioni rinnovabili, come l'utilizzo di carburanti sintetici, dei low carbon fuel e dei biocarburanti allo scopo di accompagnare anche le filiere connesse a quella automotive, come il comparto petrolchimico e della raffinazione verso una transizione sostenibile" (impegno n. 4) e di "promuovere iniziative di concreto sostegno per lo sviluppo di politiche industriali anche per la riconversione del settore…in grado di scongiurare i licenziamenti nella filiera dell'automotive e la delocalizzazione di importanti aziende" (n. 5);

Forza Italia ritiene necessario correggere l'impegno dell'Europa per la messa a bando delle auto con motori a combustione interna entro il 2035, lontano da ogni ideologia e con un unico obiettivo: conciliare l'ambizione europea sui target ambientali con la salvaguardia della sostenibilità industriale e sociale;

il principio della neutralità tecnologica al centro del pacchetto Fit for 55 è precondizione essenziale per traguardare in modo efficiente ed efficace gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050. Strettamente connesso a tale principio è il concetto di diversificazione delle fonti energetiche, necessaria a bilanciare, anche in termini di sicurezza negli approvvigionamenti, il massiccio passaggio all'elettrico;

la rilevazione delle emissioni tank-to-wheel, che è alla base del regolamento sugli standard di emissione di anidride carbonica, porta a trarre conclusioni errate circa le reali performance emissive di veicoli e carburanti o vettori energetici. Più corretto sarebbe utilizzare il life cycle assessment, ovvero ad un'analisi dell'impronta carbonica sull'intero ciclo di vita di veicoli e carburanti o vettori energetici;

correttamente è stato osservato che: "la decisione del Parlamento europeo di vietare la vendita di automobili a combustione tradizionale dal 2035 è destinata a segnare il futuro dell'industria europea, in termini di riduzione di centralità europea nella nuova globalizzazione, di perdita di competitività della manifattura continentale, di auto attivazione nel proprio corpo sociale di un ordigno di crisi occupazionale (...). Si è rinunciato alla sovranità tecnologica del diesel e si è accettata la sottomissione dell'auto europea alla Cina che controlla le catene del valore asiatiche e africane che producono le materie prime e le terre rare con cui si fabbricano le macchine elettriche";

pur se posposta al 2035, tale decisione ha un impatto immediato, sulle pianificazioni aziendali, sugli investimenti, sulla ricerca e sull'occupazione. Uno dei principi cardine del green deal è il "no one left behind", cioè consentire una transizione in grado di non lasciare nessuno indietro, un passaggio cioè socialmente accettabile. La posizione della Commissione e del Parlamento UE presenta significativi elementi di rischio rispetto a tale principio, per i tempi e le modalità indicati;

in un'economia di mercato le scelte è opportuno lasciarle fare alle imprese e alla contrattazione tra le parti sociali, piuttosto che imporle per legge;

tenuto conto che il Ministero dello sviluppo economico sta' lavorando alla definizione di una strategia complessiva con tre obiettivi fondamentali: 1) verificare i margini per aumentare significativamente la produzione nazionale e quindi la percentuale dei veicoli immatricolati prodotti in Italia, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali (in considerazione dell'elevato numero di stabilimenti sul territorio nazionale) e per assicurare all'indotto margini adeguati visto e considerato che la Germania, primo destinatario del nostro export, si sta attrezzando per conseguire l'autosufficienza (si veda il numero di gigafactory in corso di realizzazione); 2) aggiornare e rafforzare i settori industriali su cui si registra la più consolidata expertise (powertrain tradizionale); 3) sviluppare la filiera componentistica nei comparti tecnologici poco presidiati,

impegna il Governo:

1) a porre all'attenzione dell'Unione europea la necessità di rivedere la decisione, chiedendo un arco temporale più ampio, al fine di consentire di affrontare progressivamente il passaggio verso il green deal europeo e di intervenire con la massima solerzia, dapprima presso il Consiglio ambiente europeo e nell'ambito del "trilogo" tra Parlamento, Consiglio e Commissione, in merito alla definizione delle proposte in materia di emissioni dei veicoli (COM(2021)556), per modificare l'obiettivo del taglio delle emissioni entro il 2035 dal 100 al 90 per cento, al fine di orientare le decisioni eurounitarie verso un mix tecnologico coerente col principio della neutralità tecnologica, che consenta di raggiungere gli stessi obiettivi green e di tutelare, al contempo, la filiera dell'automotive nazionale, ponendo, ove occorra, il proprio veto a decisioni in contrasto con questa impostazione;

2) ad attivarsi, nelle sedi istituzionali europee, per sostenere e valorizzare l'industria automobilistica e la relativa componentistica, intese come il comparto strategico dell'Unione europea, con politiche e risorse aggiuntive rispetto a quelle finora stanziate, promuovendo altresì proposte che consentano una transizione sostenibile in termini sociali ed industriali e prevedano target realisticamente raggiungibili per il settore;

3) ad attuare e implementare gli indirizzi e gli impegni approvati dalla Camera dei deputati il 29 marzo 2022, con la mozione unitaria 1-00572, con particolare riferimento all'individuazione di percorsi alternativi al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e allo sviluppo di politiche in grado di ammodernare filiera dell'automotive, scongiurare i licenziamenti e impedire la delocalizzazione di importanti aziende;

4) ad implementare processi di ricerca e sviluppo favorendo la riconversione degli impianti delle aziende nei settori del powertrain tradizionale ed incentivando contestualmente realtà dalle forti potenzialità come start up e spin off che già operano nei settori di guida autonoma, motori elettrici, connettività, batterie e fuelcell;

5) a rafforzare i consorzi per il ritiro e lo smaltimento delle batterie elettriche delle automobili nel momento in cui terminano il loro ciclo di vita.

(1-00491)

Interrogazioni

CUCCA - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

con il decreto legislativo 13 settembre 2012, n. 155, avente ad oggetto la riorganizzazione e la distribuzione sul territorio nazionale degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza nonché il servizio giustizia nelle grandi aree metropolitane, sono state soppresse tutte le sezioni distaccate dei tribunali italiani che ricalcavano, nella vecchia circoscrizione giudiziaria, le preture, abolite nel 1989;

tra queste, sono state soppresse le sezioni di Olbia e La Maddalena e conseguentemente l'anno seguente tutte le loro attività sono state accorpate alla sede centrale del Tribunale di Tempio Pausania;

considerato che:

nel luglio 2021 è stato presentato presso il Senato il disegno di legge n. 2322 che si prefigge di istituire il Tribunale e la Procura di Olbia e, conseguentemente, sopprimere il Tribunale e la Procura di Tempio Pausania, collocandovi un mero ufficio di prossimità;

il disegno di legge è attualmente in esame presso la 2ª Commissione permanente (Giustizia), e il suo iter ha già affrontato la fase delle audizioni ed è già spirato anche il termine per il deposito degli emendamenti;

sempre in Commissione Giustizia si discute della riforma della geografia giudiziaria e, a quanto si è appreso dagli organi d'informazione locali, il capo di gabinetto del Ministro avrebbe convocato in audizione, proprio in concomitanza con l'iter parlamentare, magistrati e avvocati per discutere della vicenda relativa allo spostamento del Tribunale di Tempio Pausania ad Olbia, convocando però unicamente gli avvocati di Olbia, escludendo quelli di Tempio Pausania;

considerato inoltre che:

nel territorio della Gallura è sempre più forte la preoccupazione in merito a tale provvedimento. I sindaci dell'Unione dei Comuni dell'alta Gallura e del territorio hanno, infatti, espresso univocamente la protesta vibrata e corale del territorio contro il disegno di legge ed hanno, fin da subito, attivato le opportune interlocuzioni con gli organi politici regionali e nazionali circa la permanenza nella città di Tempio Pausania della sede del tribunale e dei connessi uffici giudiziari;

la soppressione del Tribunale e della Procura a Tempio Pausania risulterebbe critica per il bacino di utenza e per il contenzioso già incardinato presso il tribunale. Il nuovo assetto previsto dal disegno di legge, peraltro, non solo non risolverebbe i problemi della giustizia in Gallura, ma provocherebbe un forte squilibrio dei servizi a livello territoriale;

il polo giudiziario della Gallura nella città di Tempio garantisce una condizione complessiva di equilibrio territoriale dei servizi a vantaggio dell'intero territorio del circondario anche grazie alle condizioni di centralità della sede rispetto agli altri comuni, e la sua soppressione rischierebbe di lasciare le periferie sguarnite di presidi amministrativi e giudiziari presenti da tempo;

le rappresentanze istituzionali e le organizzazioni sociali economiche e professionali del territorio sono tutte impegnate nel reclamarne il consolidamento e potenziamento al fine di ottenere una sempre maggiore efficienza del servizio a beneficio dei 23 comuni del circondario e dell'intero territorio provinciale, che chiede di essere ascoltato;

rilevato che, alla luce di quanto sopra, considerato l'incardinamento in stato avanzato di un provvedimento in Parlamento avente proprio ad oggetto una riorganizzazione delle sedi dei tribunali nelle sedi indicate, appare quantomeno forzata una riunione sul punto, a maggior ragione se a questa prenderebbero parte unicamente avvocati del foro di Olbia, escludendo i colleghi direttamente interessati,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso offrire opportuni chiarimenti in relazione ai fatti esposti ed in particolare rispetto alla scelta di convocare solo avvocati di Olbia, specialmente dopo che le audizioni su tale provvedimento hanno già avuto luogo;

se non ravveda una grave intromissione dell'Esecutivo nell'attività parlamentare, visto lo stato avanzato dell'esame del disegno di legge, e se non ritenga opportuno, nelle more della definizione dei fatti, annullare ogni riunione in attesa delle più opportune statuizioni parlamentari;

se, sulla base delle informazioni in suo possesso, possa accertare che si sia trattata di un'iniziativa autonoma del capo di gabinetto e, in caso affermativo, se non ne reputi necessaria la rimozione immediata dall'incarico.

(3-03357)

MANCA, D'ALFONSO, D'ARIENZO, CIRINNÀ Monica, COLLINA, STEFANO, LAUS, MARCUCCI, ROSSOMANDO Anna, PITTELLA, VATTUONE, MARILOTTI, MARGIOTTA, FEDELI Valeria, VERDUCCI, BOLDRINI Paola, COMINCINI, FERRAZZI, TARICCO, IORI Vanna, PINOTTI Roberta, ROJC Tatjana, BITI Caterina, VALENTE Valeria, NANNICINI, ALFIERI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il 17 maggio 2022, le principali organizzazioni di categoria, che rappresentano la quasi totalità degli esercizi presso cui i lavoratori pubblici e privati possono spendere i buoni pasto, hanno denunciato con grave preoccupazione che, nella prossima gara per la fornitura dei buoni pasto (BP10), CONSIP possa nuovamente aggiudicare il servizio sostitutivo di mensa con commissioni anche oltre il 18 per cento a carico degli esercenti;

il prossimo bando CONSIP, che ragionevolmente si attesterà sulle dimensioni del 2019, avrà una base d'asta complessiva di oltre 1.250.000 euro, IVA esclusa, con l'affidamento di 12 lotti, più tre "accessori", volti a coprire in tutto il territorio nazionale il fabbisogno del servizio sostitutivo mensa nei confronti dei lavoratori pubblici, con durata di 12 mesi prorogabile fino ad un massimo di ulteriori 6;

i buoni pasto rappresentano un giro di affari di circa 3 miliardi di euro all'anno e garantiscono lavoro a circa 190.000 addetti, compreso l'indotto. Quasi tutti i buoni pasto sono emessi da poche grandi aziende specializzate;

la diffusione del servizio sostitutivo di mensa tramite buoni pasto ha conosciuto un'importante crescita in questi anni. Esso costituisce uno strumento vantaggioso sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro in quanto defiscalizzato e decontribuito fino a 8 euro per i buoni pasto elettronici e a 4 euro per quelli cartacei, oltre ad essere integralmente deducibile dal reddito d'impresa;

considerato che:

per ciascun buono da 8 euro, il bar, il negozio alimentare o il supermercato ne incassa poco più di 6 anche per effetto degli oneri accessori di gestione, con un deprezzamento complessivo che arriva fino al 30 per cento. A ciò si aggiungono le difficoltà legate al rimborso da parte delle società emettitrici che avviene, in media, in un periodo non inferiore a 50-60 giorni dal momento in cui il lavoratore ha speso il buono pasto nell'esercizio convenzionato;

l'attuale contesto economico rende impossibile per gli esercenti continuare a pagare commissioni a due cifre: la spinta inflazionistica sui costi delle materie prime alimentari e dell'energia e le ingenti ripercussioni su fatturati già gravati dall'emergenza epidemiologica palesano l'insostenibilità economica di un simile onere che, di fatto, comporta un aggravio di oneri sulle attività di ristorazione e su quelle della distribuzione del valore di oltre 200 milioni all'anno per le sole gare pubbliche;

le criticità emerse nel corso degli ultimi anni hanno già ridotto drasticamente il numero di punti vendita in cui i buoni pasto sono accettati, che attualmente si attestano a circa 150.000, con notevoli disagi per circa 2,4 milioni di lavoratori;

un numero consistente di imprese, che fino ad oggi ha garantito la spendibilità di tale strumento, ha già comunicato l'intenzione di non continuare a ritirare i buoni pasto qualora le commissioni a carico continuino ad essere elevate, con il rischio di inutilizzabilità dei medesimi da parte di oltre un milione di lavoratori pubblici,

si chiede di sapere:

quali iniziative intendano adottare i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, affinché la prossima gara CONSIP BP10 per la fornitura dei buoni pasto, di imminente pubblicazione nel mese di giugno 2022, possa essere aggiudicata con commissioni economicamente sostenibili per la rete degli esercizi convenzionabili;

se intendano intervenire sul modello di affidamento dei servizi sostitutivi di mensa delineato dall'articolo 144, comma 6, del codice degli appalti affinché esso sia maggiormente in linea con quanto previsto negli altri Paesi europei.

(3-03358)

MISIANI, STEFANO, MARGIOTTA, FEDELI Valeria, ROSSOMANDO Anna, ALFIERI, FERRAZZI, COMINCINI, ROJC Tatjana, D'ALFONSO, VERDUCCI, GIACOBBE, CIRINNÀ Monica, VALENTE Valeria, ASTORRE, MARCUCCI, LAUS, BITI Caterina, PITTELLA, MANCA, PINOTTI Roberta, BOLDRINI Paola, PORTA, IORI Vanna, TARICCO, COLLINA - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

l'articolo 77, comma 2-bis del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante "Misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali", convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, prevede l'istituzione di un fondo con una dotazione di 5 milioni di euro per l'anno 2021 e di 2,5 milioni di euro per l'anno 2022, destinato al riconoscimento di un indennizzo, nel limite di spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2021 e di 2,5 milioni di euro per l'anno 2022, dei danni agli immobili derivanti dall'esposizione prolungata all'inquinamento provocato dagli stabilimenti siderurgici di Taranto del gruppo ILVA;

nei successivi commi è specificato:

al comma 2-ter, che hanno diritto al suddetto indennizzo "i proprietari di immobili siti nei quartieri della città di Taranto oggetto dell'aggressione di polveri provenienti dagli stabilimenti siderurgici del gruppo ILVA, in favore dei quali sia stata emessa sentenza definitiva di risarcimento dei danni, a carico di ILVA Spa, attualmente sottoposta ad amministrazione straordinaria, con insinuazione del credito allo stato passivo della procedura, in ragione dei maggiori costi connessi alla manutenzione degli stabili di loro proprietà ovvero per la riduzione delle possibilità di godimento dei propri immobili, nonché per il deprezzamento subìto dagli stessi a causa delle emissioni inquinanti provenienti dagli stabilimenti siderurgici del gruppo ILVA";

al comma 2-quater, che l'indennizzo "è riconosciuto nella misura massima del 20 per cento del valore di mercato dell'immobile danneggiato al momento della domanda e comunque per un ammontare non superiore a 30.000 euro per ciascuna unità abitativa";

al comma 2-quinquies, è demandata a un decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, la definizione delle condizioni e delle modalità per la presentazione della richiesta per l'accesso al fondo e per la liquidazione dell'indennizzo;

il medesimo comma 2-quinquies prevede un termine di sessanta giorni, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, per l'adozione del decreto attuativo;

ad oggi, è passato quasi un anno dalla data di entrata in vigore della richiamata legge e il Ministero dello sviluppo economico non ha ancora adottato il demandato decreto attuativo,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano fornire informazioni sullo stato dell'arte della definizione del decreto attuativo citato in premessa e se intendano rendere note le tempistiche di adozione dello stesso;

se intendano chiarire quali siano le motivazioni che hanno finora impedito l'adozione del decreto di cui in premessa e se intendano adoperarsi per accertare le responsabilità sottostanti il grave ritardo nell'adozione del suddetto decreto.

(3-03361)

FERRAZZI, STEFANO, MARGIOTTA, FEDELI Valeria, MISIANI, ROSSOMANDO Anna, ALFIERI, COMINCINI, ROJC Tatjana, D'ALFONSO, VERDUCCI, GIACOBBE, CIRINNÀ Monica, VALENTE Valeria, ASTORRE, MARCUCCI, LAUS, BITI Caterina, PITTELLA, MANCA, PINOTTI Roberta, BOLDRINI Paola, PORTA, IORI Vanna, TARICCO, COLLINA - Ai Ministri dell'interno e della salute. - Premesso che:

l'articolo 73, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), prevede che, "al fine di contrastare e contenere la diffusione del virus COVID-19 e fino alla data di cessazione dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri il 31 gennaio 2020, i consigli dei comuni, delle province e delle città metropolitane e le giunte comunali, che non abbiano regolamentato modalità di svolgimento delle sedute in videoconferenza, possono riunirsi secondo tali modalità, nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità previamente fissati dal presidente del consiglio, ove previsto, o dal sindaco";

sulla base di tale disposizione, il Consiglio comunale di Venezia, con la disposizione PG. 2020/152778 del 26 marzo 2020 del Presidente del Consiglio comunale (disposizioni temporanee nell'emergenza epidemiologica COVID-19 per il funzionamento degli organi istituzionali e Consigli di Municipalità. Criteri per lo svolgimento delle sedute del Consiglio comunale in videoconferenza), aveva dato disposizioni in merito allo svolgimento delle sedute in modalità videoconferenza;

al seguito del perdurare delle condizioni pandemiche, con la disposizione PG.2021/157622 del Presidente del Consiglio comunale del 30 marzo 2021 (disposizioni temporanee nell'emergenza epidemiologica COVID-19 per il funzionamento degli organi istituzionali. Consiglio comunale e Consigli di Municipalità. Criteri per lo svolgimento delle sedute degli organi e degli organismi istituzionali in videoconferenza) tali misure sono state prorogate;

nonostante lo stato di emergenza sia terminato in data 31 marzo 2022, la disposizione P.G.2022/143231 del Presidente del Consiglio comunale della medesima data e tuttora vigente (disposizioni temporanee nell'emergenza epidemiologica COVID-19 per il funzionamento degli organi istituzionali. Consiglio comunale e Consigli di Municipalità. Criteri per lo svolgimento delle sedute degli organi e degli organismi istituzionali in videoconferenza) ha prorogato la modalità di svolgimento in videoconferenza delle sedute del Consiglio comunale, adducendo come giustificazione il fatto che la situazione di rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili rimanesse concreta e attuale, in un contesto tuttora variabile;

tale giustificazione appare priva di senso nel momento in cui tutte le principali attività economiche e sociali sono tornate pienamente in presenza e le persone hanno quasi completamente ripreso una vita normale, e lascia sospettare che sia una scelta volta a impedire la piena funzionalità del Consiglio comunale e la partecipazione della cittadinanza, limitando così l'operato delle forze di opposizione,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo ritengano, tenuto conto che lo stato di emergenza è terminato il 31 marzo 2022, che sussistano ragioni fondate che possano giustificare la scelta del Consiglio comunale di Venezia di continuare a svolgere le proprie attività in videoconferenza, e se non ritengano che tale scelta rappresenti una limitazione all'operato delle forze di opposizione ed un impedimento alla partecipazione in presenza della cittadinanza.

(3-03363)

CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

alla luce di quanto reso noto a fine ottobre 2021 e di successive interlocuzioni con i protagonisti della concertazione (presidente della Provincia di Barletta-Andria-Trani, prefetto e sindaci), il 31 maggio 2022 un comitato spontaneo di cittadini di Trani che si definisce "pro Archivio di Stato" ha inoltrato un esposto alla locale Procura della Repubblica, alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ai Ministri dell'economia e delle finanze e della cultura e alla Procura della Corte dei conti, per contestare la decisione di allocare a Barletta la sede provinciale dell'archivio di Stato. Ex decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, tale ufficio dirigenziale periferico spetta anche alla sesta provincia pugliese, istituita con legge 11 giugno 2004, n. 148;

la suddetta legge prevede che, nella dislocazione degli uffici periferici dello Stato, si debba tenere conto delle risorse disponibili e delle vocazioni territoriali (art. 4); lo statuto della Provincia, ribadendo l'assunto (art. 1), stabilisce che è "da individuare presso la città di Trani (...) il polo giuridico-finanziario-culturale-scientifico e turistico". Coerentemente con quanto sopra, nel 2008 il direttore generale per gli Archivi del Ministero per i beni e le attività culturali scriveva: "si può perciò istituire un Archivio di Stato che, per ragioni scientifiche legate alla consistenza del patrimonio e alla storia istituzionale della Regione, deve avere sede in Trani, dove fino al 1923 ha avuto sede la Corte d'Appello della Puglia, mentre la sezione di Barletta continuerà a operare alle sue dipendenze";

considerato che:

la sezione di Barletta dell'archivio di Stato di Bari, istituita con decreto ministeriale 27 dicembre 1973, forte di circa 40.000 documenti pre e postunitari a carattere amministrativo, finanziario, militare e giudiziario, da più anni contende il ruolo di sede provinciale alla sezione di Trani che, istituita in data antecedente, il 22 marzo 1965 (ma con il decreto 12 novembre 1818 di Ferdinando I di Borbone già istituiva a Trani un "archivio suppletorio", mentre Ferdinando II, nel 1856, le assegnava, unitamente all'archivio notarile, la sede di palazzo Valenzano), conserva circa 60.000 atti pre e postunitari, datati dal XV secolo, di carattere amministrativo, finanziario e soprattutto giudiziario;

diversamente dalla sezione di Barletta, che ha sempre vantato la proprietà dell'ex convento dei Celestini, poi caserma "Stennio", ma di fatto non ha potuto utilizzarla, restando relegata nel seminterrato di un condominio (concesso in locazione da privati) in via Ferdinando d'Aragona, Trani ospita in modo più che decoroso il proprio archivio in pieno centro storico, occupando 7 chilometri di scaffalature nel citato palazzo Valenzano (1762), demaniale, ormai al limite di capienza;

considerato inoltre che:

a distanza di quasi 20 anni dall'istituzione della nuova provincia, il relativo archivio di Stato non esiste ancora, come non esiste quello di Crotone, diventata Provincia addirittura 10 anni prima, e la giustificazione del Ministero della cultura per tali omissioni sta invariabilmente nelle difficoltà finanziarie: alle periodiche istanze di quei territori il Collegio Romano ha sempre replicato accampando l'impossibilità di provvedere con fondi ordinari alle spese per l'istituzione del nuovo ufficio e chiedendo agli enti locali di offrire immobili demaniali nella loro disponibilità, già a norma sul piano strutturale e funzionale, per abbattere i costi di gestione in capo al Dicastero;

nel caso di Barletta-Andria-Trani, la risposta all'interrogazione 3-00276 del 16 ottobre 2018, svolta il 4 aprile 2019, giustifica la decisione di mantenere gli uffici di Trani e Barletta come sezioni distaccate dell'archivio di Stato di Bari non solo alludendo alla polemica in corso fra i due co-capoluoghi ma anche alle difficoltà organizzative e logistiche poste dal nuovo ufficio. Il richiamo al finanziamento del 2016 per l'adeguamento strutturale e funzionale dell'ex caserma Stennio, allora contesa fra demanio e Comune, alla quale fu assegnato poco meno di un milione di euro benché la spesa necessaria fosse stata stimata, fin dal 2008, in circa 2,5-3 milioni, potrebbe altresì far sospettare che, nei piani della Direzione generale competente, in prospettiva, la città della disfida avesse già soppiantato Trani;

valutato che:

il decreto attuativo n. 198/2022, emanato il 10 maggio 2022, prevede l'erogazione di 4,25 milioni per l'acquisizione dell'ex palazzo delle Poste di piazza Caduti in guerra, a Barletta, per destinarlo a sede provinciale dell'archivio di Stato. La portata simbolica dell'iniziativa è notevole: l'immobile, costruito nel 1921-25, è vincolato dal 2004, dopo che la vendita a privati (nel 2002) da parte di Poste italiane, per 1,5 milioni di euro, senza che il Comune esercitasse il diritto di prelazione, sembrava preludere al suo abbattimento, nonostante il valore storico conferitogli dall'essere stato teatro di un eccidio di barlettani dopo l'8 settembre 1943, sì che nel 2015 il sindaco ritenne di rivendicarne la proprietà comunale fino in Cassazione ("Barletta: Ex Palazzo Poste, la storia" su "barlettalive.it");

in risposta all'esposto del comitato tranese, il direttore generale archivi, con nota prot. 10590 dell'8 giugno 2022, dichiara preliminarmente di "doversi rimettere agli accordi assunti a livello territoriale" ma poi, mentre afferma che il personale in servizio nelle due sezioni è "del tutto insufficiente a consentire l'operatività a pieno regime di un Archivio di Stato" (sole 3 unità a Trani e 4 a Barletta), quindi la città destinataria della sede provinciale dovrà farsi carico delle lacune, e tuttavia non registra disponibilità esplicite in tal senso, ammette di avere rinunciato all'esercizio del potere di indirizzo nei confronti degli uffici territoriali accettando la proposta del direttore dell'archivio di Stato di Bari;

sarebbe stato costui a proporre l'acquisto dell'ex palazzo delle Poste, "da utilizzare in aggiunta agli spazi attualmente a disposizione per la conservazione del patrimonio di competenza" (poiché l'ex caserma Stennio, dove i lavori sono quasi ultimati, non assicura gli ulteriori 6.000 metri quadrati necessari), a valere sui 100 milioni di euro assicurati nel 2022-2025 dalla legge di bilancio per il 2022 per l'acquisto di immobili da adibire a sedi o depositi per gli archivi sprovvisti. Nessuna proposta avrebbe invece avanzato su Trani, pur lamentando anche quella sezione un'insufficienza dei depositi,

si chiede di sapere:

perché nell'ultimo triennio la Direzione generale archivi sia "andata a rimorchio" del direttore di Bari invece di svolgere un'indagine conoscitiva per sapere quali opportunità vi fossero sul territorio per risolvere i problemi di Trani (depositi) e di Barletta (sede e depositi) prima di pronunciarsi per l'una o per l'altra in ragione del maggior vantaggio per l'amministrazione e per l'utenza;

se il Ministro in indirizzo non ritenga di promuovere un'ispezione che verifichi in quali condizioni versi oggi l'ex edificio delle Poste di Barletta, per chiarire a quanto ammonti la spesa per il recupero e l'adeguamento funzionale dell'immobile una volta sommata all'ingentissima cifra richiesta per l'acquisto (comunque passibile di abbattimento trattandosi di un bene vincolato e ancor più se si decidesse di espropriarlo per pubblica utilità);

se non tema che il dicastero possa incorrere in un'ipotesi di danno erariale, posto che, dopo avere speso un milione per l'adeguamento parziale dell'ex caserma Stennio (pur sapendo che a completarlo sarebbe occorso il triplo), ora, giudicandola comunque insufficiente alle necessità della sezione, accondiscende alla richiesta di spenderne 4,25 per il solo acquisto dell'altro immobile, senza sapere chi, quando e con quale spesa lo adibirà ad archivio, se Barletta si farà carico delle esigenze di funzionamento dell'ufficio provinciale, e senza neppure la prospettiva di poter rescindere il contratto di locazione passiva per i locali di via Ferdinando d'Aragona.

(3-03364)

RAUTI Isabella - Al Ministro dell'interno. - Premesso che nella giornata di sabato 4 giugno 2022 si è svolta nella città di Cremona, con il patrocinio dei Comuni di Cremona e di Crema, la manifestazione denominata "Cremona Pride", ovvero, come si legge anche sul sito degli organizzatori, una "manifestazione dell'orgoglio della comunità LGBTQIA+ (...) per abbattere i muri del pregiudizio e realizzare una società aperta, inclusiva e libera, basata sull'autodeterminazione di ogni essere umano";

premesso altresì che durante la parata alcuni partecipanti hanno esposto un manichino raffigurante la Vergine Maria, con l'attributo tradizionale dell'aureola, ma ritratta con il corpo tatuato ed il volto vistosamente truccato, nonché vestita con abiti sadomaso e con i seni lasciati scoperti;

considerato che si è trattato dell'esposizione di una statua blasfema che ha urtato la sensibilità di milioni di italiani e non soltanto la comunità cremonese dei credenti; anzi, come riportano le cronache locali, ha turbato anche i non credenti;

considerato altresì che tale esibizione blasfema della Madonna rappresenta un'evidente provocazione e tale insulto alla religione cristiana non ha nessun nesso logico con le motivazioni della parata in questione, anzi l'offesa ai simboli religiosi contraddice la rivendicazione di ogni diritto e gli stessi principi di "inclusione e libertà" invocati dagli organizzatori della parata,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda intraprendere affinché nelle manifestazioni pubbliche vengano rispettati i simboli religiosi e tutelata la sensibilità dei credenti e, più in generale, della cittadinanza.

(3-03365)

FENU - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

il decreto del Ministro dello sviluppo economico 24 maggio 2017 provvede a ridefinire le procedure per la concessione ed erogazione delle agevolazioni a favore dei progetti di ricerca e sviluppo realizzati nell'ambito di accordi sottoscritti dal Ministero con le Regioni, le Province autonome, le altre amministrazioni pubbliche eventualmente interessate e i soggetti proponenti;

il "fondo per la crescita sostenibile", di cui all'articolo 23 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, è destinato al finanziamento di programmi e interventi con un impatto significativo in ambito nazionale sulla competitività dell'apparato produttivo, con particolare riguardo a promozione di progetti di ricerca, al rafforzamento della struttura produttiva, alla promozione della presenza internazionale delle imprese e all'attrazione di investimenti dall'estero;

il programma specifico di attuazione di "Orizzonte Europa", pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 167 I/2 del 12 maggio 2021, sostiene e promuove la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione al fine di stimolare la competitività industriale nell'ottica del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, digitale e verde nell'Unione europea;

la specifica dei termini e delle modalità per la presentazione delle domande di agevolazione relativo al fondo per la crescita sostenibile è riportata dal decreto direttoriale del 18 marzo 2022;

considerato che:

all'art. 5 del decreto direttoriale, al comma 5, si fa riferimento all'importo minimo di spesa ammissibile del progetto, qualificandola nella cifra di 5.000.000 euro, sulla base dei costi e delle spese ammissibili esposti in sede di domanda dal proponente;

ai sensi dell'art. 5, comma 7, il soggetto gestore, ossia raggruppamento temporaneo di operatori economici, costituitosi con atto del 20 e 21 dicembre 2021, con mandataria Banca del Mezzogiorno-Mediocredito centrale S.p.A., cui sono affidati gli adempimenti tecnici ed amministrativi riguardanti l'istruttoria delle proposte progettuali, l'erogazione delle agevolazioni, l'esecuzione di monitoraggi, ispezioni e controlli, verifica che il rapporto tra l'importo di costo ammissibile del progetto e la media del fatturato del proponente sia, in base ai dati contabili, non superiore a 0,6;

dato il combinato disposto tra i due commi, ai soggetti proponenti la domanda per l'agevolazione viene richiesto un fatturato medio di 8.000.000 euro, ciò comportando una restrizione dell'ambito di applicazione ad una platea di imprese esclusivamente di dimensione medio-grande,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di allargare tale ambito ed estenderlo anche alle imprese di dimensione minore, mettendolo di fatto a disposizione anche di start up che siano in grado di rispettare tutti gli altri requisiti indicati dal decreto direttoriale, nell'ottica di incentivare i progetti più innovativi e competitivi a prescindere dalla dimensione dell'impresa;

se intenda rendere pubblici i dati relativi agli investimenti in ciascuna delle regioni del Meridione da parte di CDP VentureCapital SGR.

(3-03366)

MANCA, STEFANO, FEDELI Valeria, PITTELLA, D'ALFONSO, COLLINA, MARGIOTTA, IORI Vanna, COMINCINI, BITI Caterina, BOLDRINI Paola, FERRAZZI, ROJC Tatjana, PORTA, MIRABELLI, GIACOBBE, ROSSOMANDO Anna, PARRINI, VALENTE Valeria, ASTORRE, D'ARIENZO, FERRARI, VATTUONE, LAUS, PINOTTI Roberta, TARICCO, MARILOTTI, ALFIERI, CIRINNÀ Monica, MISIANI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:

secondo un'indagine realizzata dalla Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA) sulla base di un campione rappresentativo dei settori dell'edilizia, delle costruzioni e dei serramenti, emerge in tutta evidenza una preoccupante problematica legata alle difficoltà riscontrate dalle imprese edili nella cessione dei crediti connessi ai bonus edilizi, in primis quelli previsti dall'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (decreto rilancio, recante incentivi per l'efficienza energetica, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici), che in assenza di adeguate soluzioni metterebbe a rischio di fallimento circa 33.000 imprese artigiane, con la conseguente perdita di 150.000 posti di lavoro;

questa grave situazione è maturata a seguito del susseguirsi di interventi normativi, spesso contraddittori, che si sono progressivamente sovrapposti nel corso degli ultimi mesi, contenuti nel decreto-legge 11 novembre 2021, n. 157 (decreto antifrode), successivamente abrogato dall'articolo 1, comma 41, della legge 30 dicembre 2021, n. 234 (legge di bilancio per il 2022), nel decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 13 (decreto frodi), successivamente abrogato dalla legge 28 marzo 2022, n. 25, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4 (decreto sostegni ter), negli articoli 29-bis e 29-ter del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 2022, n. 34 (decreto bollette) e, infine, nel decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50 (decreto aiuti);

l'introduzione di criteri più restrittivi per la cessione dei crediti e la previsione di un limite numerico alle cessioni stesse, insieme all'introduzione di controlli più capillari, adottati dal Governo per arginare il preoccupante quadro delle potenziali frodi in atto sui vari bonus edilizi, impedire l'accesso ai benefici a persone che non ne hanno diritto, e scongiurare la nascita di quella che diventerebbe di fatto una moneta fiscale parallela, ha di fatto impedito ex post a migliaia di imprese edili, che hanno regolarmente svolto i lavori nel pieno rispetto della normativa e praticato lo sconto in fattura, di cedere i crediti fiscali anticipati o maturati, ritrovandosi, per tale via, in una situazione grave mancanza di liquidità;

gli istituti di credito, per effetto delle limitazioni sulla cessione dei crediti fiscali legati ai bonus edilizi, hanno prudenzialmente bloccato l'acquisizione di nuovi crediti e fortemente rallentato le procedure di effettiva acquisizione dei crediti anticipati dalle imprese edili in attesa di possibili nuovi spazi di acquisizione;

considerato che:

secondo le stime della CNA, i crediti fiscali delle imprese che hanno riconosciuto lo sconto in fattura e non monetizzati attraverso una cessione ammontano a quasi 2,6 miliardi di euro, dei quali il 15,3 per cento risulterebbe attualmente bloccato;

dall'indagine emerge anche come questa situazione, oltre al rischio del fallimento, che investirebbe il 48,6 per cento degli intervistati, causerebbe importanti crisi di liquidità al 68,4 per cento del campione, che comprometterebbero la continuità dei cantieri avviati, nonché ingenti ritardi nel pagamento dei fornitori, per il 50 per cento circa del campione, delle imposte, per il 30,5 per cento, e dei collaboratori, per il 20 per cento circa;

l'incertezza normativa e finanziaria che investe l'ambito della cessione dei crediti ha generato una situazione in cui mancano i soggetti che sarebbero disponibili ad acquisire i crediti, un problema riscontrato dal 47,2 per cento del campione, con una prevalenza per le aziende di minore dimensione, nonché tempi eccessivamente lunghi per le procedure di accettazione dei documenti contrattuali, come emerso dal 33,4 per cento del campione, attestandosi a 5 miliardi di euro il valore dei crediti in attesa di accettazione, di cui circa 4 miliardi per le prime cessioni o sconti in fattura;

la situazione fa pertanto sì che solo il 6,7 per cento delle imprese coinvolte nell'indagine con meno di 10 dipendenti e il 5,4 per cento di quelle con 10 dipendenti o più abbia riferito di avere in essere un contratto di cessione e che il credito sarà presto ceduto;

rilevato che:

i ritardi e i blocchi accumulati rischiano di mettere in crisi un comparto la cui piena operatività è essenziale per mantenere l'economia italiana in crescita in un momento di grave incertezza, caratterizzato da una difficile ripresa dalla pandemia da COVID-19 e dall'abbattersi della crisi dei prezzi delle materie prime e dell'energia;

nel breve periodo, le imprese si troveranno di fronte alla necessità di rinegoziare i contratti con i fornitori in conseguenza degli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell'energia solo attingendo alle proprie riserve di liquidità, che, secondo quanto riportato nel rapporto della CNA, sono fortemente ridimensionate a causa dei crediti fiscali bloccati,

si chiede di sapere:

quali iniziative intendano adottare i Ministri in indirizzo per facilitare lo sblocco della cessione dei crediti fiscali anticipati o maturati dalle imprese edili nell'ambito dei bonus edilizi, per prevenire il fallimento di un elevato numero di imprese ed evitare l'interruzione di lavori in corso, agevolando lo smaltimento delle procedure in essere da parte di tutti gli attori in gioco senza creare ulteriori incertezze normative, facendo salvo l'obiettivo di prevenire e contrastare quanto più possibile le frodi;

se non ritengano opportuno prevedere, con urgenza, l'emanazione di disposizioni mirate a favorire l'accettazione da parte degli istituti di credito delle domande di cessione dei crediti fiscali maturati dalle imprese edili e se, a tal fine, intendano proporre un'ulteriore estensione del limite massimo al numero di cessioni dei crediti fiscali.

(3-03367)

COLLINA, ROJC Tatjana, ASTORRE, FEDELI Valeria, TARICCO, LAUS, FERRARI, STEFANO, D'ARIENZO, IORI Vanna, VERDUCCI, MANCA, COMINCINI, BOLDRINI Paola, PORTA, GIACOBBE, VALENTE Valeria - Ai Ministri della transizione ecologica e dello sviluppo economico. - Premesso che:

l'articolo 1, comma 60, della legge 4 agosto 2017, n. 124, recante "legge annuale per il mercato e la concorrenza", disciplina il processo di liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica previsto dal decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, recante "Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica", disponendo inizialmente l'obbligo di passaggio al mercato libero dell'energia elettrica e la cessazione del Servizio di maggior tutela per le microimprese, che occupano meno di 10 persone con un fatturato annuo non superiore a 2 milioni di euro, con potenza contrattualmente impegnata pari o inferiore a 15 kWh, a partire dal 1° luglio 2020;

dopo una proroga temporanea al 1° gennaio 2022 a seguito del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, il decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2021, n. 21, recante "Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi", ha infine differito tale termine al 1° gennaio 2023;

la delibera ARERA 24 novembre 2020, n. 491/2020/R/EEL, in attuazione delle previsioni di cui al citato articolo 1, comma 60, della legge n. 124 del 2017, al fine di garantire una efficace transizione tra il servizio di maggior tutela e il mercato libero, ha definito il "servizio a tutele graduali", il quale viene assegnato a quegli utenti che non abbiano già scelto una fornitura da mercato libero per l'energia elettrica all'indomani della rimozione della tutela di prezzo, evitando così possibili interruzioni nell'erogazione della fornitura di energia;

la citata delibera ARERA del 24 novembre 2020 ha diviso il suddetto servizio a tutele graduali in due fasi, prevedendo un primo periodo di assegnazione provvisoria di sei mesi durante il quale il servizio viene erogato dall'esercente secondo la maggior tutela precedente, con condizioni economiche analoghe a quelle della maggior tutela e con condizioni contrattuali in linea con quelle oggetto della disciplina delle offerte PLACET e un successivo periodo di assegnazione a regime di quattro anni, durante il quale il servizio viene erogato da esercenti selezionati tramite procedure concorsuali gestite da Acquirente Unico S.p.A. ai sensi dell'Allegato B della delibera ARERA 10 maggio 2022, n. 208/2022/R/EEL;

in attuazione della citata delibera ARERA del 10 maggio 2022, il 30 maggio 2022 Acquirente Unico S.p.A. ha pubblicato il regolamento disciplinante le procedure concorsuali per l'assegnazione del Servizio a tutele graduali per le micro-imprese, disponendo lo svolgimento di tali procedure a partire dal giorno 12 settembre 2022;

considerato che:

le suddette microimprese costituiscono un elemento fondamentale del tessuto economico nazionale, in quanto, secondo dati ISTAT relativi al 2018, rappresentano il 79,5 per cento del totale delle imprese e impiegano il 29,5 per cento degli addetti;

l'aggravarsi del quadro internazionale ha causato un significativo aumento del prezzo dell'energia elettrica, in quanto, a titolo di esempio, secondo dati del Gestore dei mercati elettrici, il Prezzo Unico Nazionale (PUN) medio relativo al Mercato a Pronti - Mercato del Giorno Prima (MPE-MGP) è passato da una media di 125.46 euro/MWh nell'anno 2021 ad una media di 232,93 euro/MWh a giugno 2022;

in conseguenza di ciò, le tariffe determinate dalle suddette procedure concorsuali, in vigore per la durata di quattro anni, saranno verosimilmente molto elevate, comportando così un onere considerevole per le micro-imprese interessate, che per molte risulterà non sostenibile,

si chiede di sapere:

quali misure intendano adottare i Ministri in indirizzo al fine di garantire nei prossimi mesi alle microimprese che occupano meno di 10 persone con un fatturato annuo non superiore a 2 milioni di euro, con potenza contrattualmente impegnata pari o inferiore a 15 kWh, a seguito del loro passaggio dal mercato tutelato e dal servizio a tutele graduali verso il libero mercato, la stipula di contratti per la fornitura di energia elettrica a tariffe non eccessivamente onerose e sostenibili per l'intera durata contrattuale prevista a regime;

se intendano prevedere, alla luce dell'attuale situazione e in attesa del miglioramento del quadro economico ed internazionale, una ulteriore proroga del termine per la cessazione del servizio di maggior tutela o una diminuzione della durata del periodo di assegnazione a regime.

(3-03370)

FEDELI Valeria, LAUS, NANNICINI, CIRINNÀ Monica, ROSSOMANDO Anna, D'ARIENZO, BOLDRINI Paola, MARGIOTTA, MARCUCCI, IORI Vanna, D'ALFONSO, PITTELLA, STEFANO, PORTA, TARICCO, GIACOBBE, ASTORRE, ROJC Tatjana, FERRAZZI, MANCA, VERDUCCI, COLLINA - Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. - Premesso che:

l'empowerment delle donne, la valorizzazione del ruolo e dei talenti femminili, il contrasto alle diseguaglianze e discriminazioni di genere costituiscono un punto centrale dell'agenda politica di qualunque Governo intenda collocarsi in linea con gli standard europei, un volano per la crescita economica e il principale indice della qualità democratica di un Paese;

come noto e ampiamente documentato in tutte le ricerche di settore, in Italia le donne che hanno perso il lavoro negli ultimi due anni a seguito dell'emergenza pandemica sono il doppio rispetto ai colleghi uomini, e la causa di questo fenomeno va ritrovata nelle posizioni lavorative meno tutelate, nell'assenza di politiche strutturali di condivisione delle responsabilità genitoriali e di cura della famiglia, e, da ultimo, nell'impiego nei settori più colpiti della crisi. Tuttavia, occorre evidenziare come la pandemia si sia aggiunta ad una condizione già critica e con un tasso di occupazione femminile nazionale al di sotto del 50 per cento;

considerato che:

la "strategia per la parità di genere 2020-2025", adottata dalla Commissione europea in data 5 marzo 2020, sottolinea l'importanza dell'implementazione di valutazioni dell'impatto di genere delle politiche adottate, anche in ambito di politiche di bilancio;

il piano nazionale di ripresa e resilienza identifica la parità di genere come uno dei tre grandi obiettivi trasversali da perseguire, direttamente o indirettamente, nell'ambito di tutte le 6 missioni in cui si articola;

nel parere al documento XXVII, n. 18, "Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza", approvato il 17 marzo 2021 dall'11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato della Repubblica, è più volte ribadita la necessità di un approccio trasversale al tema della parità di genere in un'ottica di empowerment femminile e mainstreaming di genere. Il parere sottolinea, inoltre, coerentemente con la strategia europea per la parità di genere, l'urgenza della creazione di un osservatorio per la valutazione ex ante, il monitoraggio in itinere e la valutazione ex post dell'impatto di genere degli atti legislativi affinché ciascun progetto, anche al di fuori del PNRR, indichi chiaramente l'impatto previsto su determinati indicatori quantitativi e qualitativi relativi alle differenze di genere;

a quanto detto si aggiunga che la relazione sulla proposta di PNRR presentata in data 31 marzo 2021 dalle Commissioni riunite 5ª (Programmazione economica, bilancio) e 14ª (Politiche dell'Unione europea) del Senato rileva l'urgenza e l'indispensabilità della "creazione di un Osservatorio per la valutazione ex ante, il monitoraggio in itinere e la valutazione ex post dell'impatto di genere degli atti legislativi, incardinato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con il fine di supportare l'attività di programmazione delle politiche, affinché ciascun progetto, anche al di fuori del PNRR, indichi chiaramente l'impatto previsto su determinati indicatori quantitativi e qualitativi relativi alle differenze di genere";

occorre evidenziare, inoltre, come, in data 9 luglio 2021, la Ragioneria generale dello Stato, in linea con la citata relazione, abbia pubblicato il documento denominato "Le disuguaglianze di genere in Italia e il potenziale contributo del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza per ridurle", in cui viene presentata una valutazione ex ante sugli impatti di genere delle misure previste dal PNRR sebbene, a seguito della stessa, sia emerso come solo il 20 per cento delle risorse totali (circa 38,5 miliardi di euro) siano destinate ad interventi, diretti o indiretti, a favore delle donne;

rilevato, inoltre, che:

come già sottolineato, il raggiungimento della parità di genere anche in ambito occupazionale rimane un obiettivo ancora lontano dal momento che, a fronte di un'occupazione femminile media europea del 63,4 per cento, i dati ISTAT relativi al 2021 certificano come in Italia la percentuale di donne occupate sia solamente il 49,4 per cento. Un dato che passa dal 33 per cento nel Mezzogiorno, al 55,1 per cento nel Centro Italia, fino ad arrivare al 59,3 per cento nel Nord, rimanendo, come di tutta evidenza, ben al di sotto della media europea;

in data 22 aprile 2020, è stato presentato presso il Senato il disegno di legge AS 1783, recante "Disposizioni per la valutazione dell'impatto di genere della regolamentazione e delle statistiche", il quale prevede l'istituzione presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri di un osservatorio consultivo sull'impatto di genere della regolamentazione, con il compito, tra gli altri, di raccogliere dati comparabili sulla parità di genere e di quantificare le ricadute sull'occupazione femminile degli investimenti e delle politiche pubbliche in materia di occupazione e di formazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia adottato misure volte alla valutazione e al monitoraggio dell'impatto di genere della legislazione e, in tal caso, quali siano i dati raccolti;

se non ritenga altresì opportuno provvedere, mediante un lavoro di concerto con il Parlamento, all'istituzione di un organismo preposto appositamente alla valutazione ex ante, al monitoraggio in itinere e alla valutazione ex post dell'impatto di genere degli atti legislativi.

(3-03371)

MONTEVECCHI Michela, AIROLA, VANIN Orietta, CROATTI, PAVANELLI Emma, PISANI Giuseppe, ROMANO, TRENTACOSTE - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

l'attenzione mediatica rivolta alle fondazioni lirico-sinfoniche, in particolare a presunte gestioni irregolari, negli ultimi giorni si è interessata del "Maggio fiorentino" e delle particolari, "ingenti", spese a carico delle casse della fondazione;

come si legge infatti in diversi articoli di stampa, tra cui "La Nazione" (Firenze) del 26 maggio 2022, "Inchiesta sulle spese del Maggio. Un fascicolo per le spese pazze del Maggio", il sovrintendente Pereira avrebbe sostenuto spese ingiustificate a carico della fondazione. Tra queste spese la stampa riporta cene, alimenti di vario genere, soggiorni in alberghi di lusso, viaggi all'estero apparentemente non legati alla rappresentanza dell'ente;

considerato che:

gli organi di stampa riportano anche la notizia dell'avvio di un'inchiesta della Corte dei conti in merito a tali spese. Secondo quanto riporta "la Repubblica" (edizione di Firenze) del 27 maggio 2022 nell'articolo "L'inchiesta su Pereira da un esposto di spettatori", un gruppo di abbonati della fondazione avrebbe presentato un esposto alla Corte dei conti su cui la procura, già prima che il fatto diventasse di pubblico dominio, avrebbe avviato un'indagine per eventuali danni erariali causati dalle spese del sovrintendente;

secondo quanto riporta l'articolo gli abbonati avrebbero presentato l'esposto in quanto disorientati dalla gestione del teatro, soggetta a continui cambiamenti, all'annullamento di interi spettacoli e al rincaro dei biglietti;

considerato infine che:

sono intervenute nel dibattito anche le associazioni di categoria che, oltre alla gestione poco oculata del sovrintendente, lamentano danni a carico dei lavoratori. Secondo AssoLirica, infatti, gli artisti verrebbero pagati in continuo ritardo, raggiungendo perfino i 9 mesi di sforamento dei termini;

ulteriori remore sono state espresse da alcune sigle sindacali che lamentano una grave situazione economico-finanziaria del teatro legata allo stato di avanzamento del bilancio e all'allineamento tra previsioni di spesa ed entrate nel secondo semestre. Le stesse sigle affermano che all'aumento dei costi della produzione del 2021 non sarebbe conseguito alcun effetto sulla bigliettazione;

con decreto del 12 maggio 2022 è stata approvata la dotazione organica della fondazione che prevede 359 posizioni ripartite in 4 dirigenti, 113 figure per l'area tecnica, 50 per l'area amministrativa e 192 figure per l'area artistica. Per quanto riguarda l'area artistica, a conferma delle preoccupazioni mosse dai sindacati, rileva il fatto che per il ballo e altre aree artistiche non sia prevista alcuna figura;

la disattenzione riservata ai corpi di ballo e alla promozione del balletto è ormai diventata una tendenza diffusa in gran parte degli enti lirici. Infatti, prima della fondazione fiorentina, già la Fenice di Venezia, il Petruzzelli di Bari e il Regio di Torino hanno deciso di ignorare la danza non prevedendo ballerini o tantomeno interi corpi di ballo nelle proprie dotazioni,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda promuovere per una verifica anche da parte del Ministero sulla corretta gestione economica del Maggio fiorentino;

quali esiti stia dando il tavolo tecnico istituito presso il Ministero e dedicato alla danza, anche in considerazione di quanto sta avvenendo nella definizione delle piante organiche, e quali iniziative intenda attivare per salvaguardare i corpi di ballo all'interno delle fondazioni lirico-sinfoniche.

(3-03372)

D'ALFONSO - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

tra i luoghi fortemente danneggiati dal sisma del 2016, vi è il cimitero monumentale di Cartecchio, a Teramo, principale luogo di sepoltura della città, i cui locali, nel corso degli ultimi mesi, sono tornati parzialmente fruibili dalla cittadinanza a seguito di notevoli lavori di ristrutturazione;

l'accesso al cimitero monumentale, nonostante i lavori, resta tuttavia difficile per i cittadini a causa dell'inadeguatezza dei collegamenti tra il cimitero e il resto della città, problema che risale anche a prima del sisma;

nonostante il miglioramento intervenuto con la realizzazione del sottopassaggio che collega il cimitero con il centro cittadino, attraverso via Europa (strada statale 80) e via Luigi Maria Pirelli, che consente ai cittadini di raggiungere la destinazione con i propri mezzi a motore senza dover attraversare i binari della linea ferroviaria di Teramo, l'accesso è totalmente precluso ai pedoni e ai ciclisti in quanto è richiesto l'attraversamento della strada statale 80, altamente trafficata e senza semafori, e lungo il sottopassaggio e via Pirelli non vi sono né piste ciclabili, né marciapiedi, né alcuno spazio di transito per i pedoni;

considerato che:

i lavori di realizzazione del sottopassaggio che collega il cimitero con il centro cittadino, sulla base delle "norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade", definite nel decreto ministeriale 5 novembre 2001, evidenziano una preoccupante carenza progettuale, dato che non è stato rispettato l'obbligo di dotare il sottopasso di un marciapiede per i pedoni;

la Regione Abruzzo non ha finora formalizzato alcuna disponibilità a compartecipare a spese economiche necessarie per la realizzazione di tale importante opera;

la realizzazione di un percorso accessibile che consenta il raggiungimento del cimitero di Cartecchio anche a piedi o in bicicletta non soltanto è finalizzata a garantire maggiori possibilità di accesso, in piena sicurezza, a un servizio essenziale ai cittadini, ma va anche nella direzione di un'auspicata riduzione dell'uso dei mezzi a motore nel rispetto degli sforzi da mettere in atto per realizzare la transizione ecologica, che passa anche attraverso i comportamenti quotidiani delle persone,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, nell'ambito delle proprie competenze, per favorire la realizzazione di un'opera che consenta l'accesso al cimitero monumentale di Cartecchio anche a piedi o in bicicletta, contribuendo a risolvere i problemi di collegamento anche verso le altre direzioni, derivanti dall'incompletezza della progettazione e dei lavori, e, in generale, per assicurare il pieno rispetto delle norme per la costruzione delle strade;

se a tal fine sia intenzionato ad avviare un'istruttoria finalizzata al coinvolgimento di tutti gli attori amministrativi e politici locali, in modo tale da definire un percorso condiviso in tempi rapidi finalizzato a risolvere le problematiche illustrate, anche alla luce dei costi presumibilmente non troppo elevati di adeguamento delle opere stradali.

(3-03373)

CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il 2 giugno 2022 si è appreso da un articolo di Felice Manti su "il Giornale" che l'utilizzo di buoni acquisto emessi da "Amazon" e denominati "Ricarica in cassa", a causa delle loro caratteristiche intrinseche, risultano sfruttati per acquisti sul mercato illecito (anche nel deep web) e sono suscettibili di utilizzo per finalità di riciclaggio e autoriciclaggio di proventi di attività illecite con possibili frodi nelle fatturazioni anche ai fini IVA, nonché per finanziamento del terrorismo e usura (si veda "L'ombra del riciclaggio sulle ricariche di Amazon" su "il giornale");

a quanto emerge dall'articolo, cui ha fatto seguito un secondo pezzo pubblicato il 3 giugno su "ItaliaOggi" (si veda "Riciclaggio con i buoni Amazon" su "italia oggi"), lo schema di utilizzo illecito è stato oggetto di un'attenta analisi da parte di tre esperti di "Fiscal Focus" e "Osservatorio Antiriciclaggio per l'Arte". I risultati dimostrerebbero che l'utilizzo dei buoni acquisto emessi da Amazon denominati "Ricarica in cassa" è idoneo ad aggirare sia i limiti di spendibilità del contante previsti dall'art. 49, comma 1 del decreto legislativo n. 231 del 2007, sia quelli fissati per il servizio di rimessa di denaro (cosiddetto money transfer) i cui limiti sono statuiti al comma 2 del predetto art. 49;

considerato che:

il servizio "Ricarica in cassa" è descritto sul sito web di Amazon come segue: "Se non disponi di una carta di credito o preferisci pagare i tuoi acquisti in contanti puoi acquistare un codice per ricaricare il tuo account Amazon.it presso i punti vendita dei partecipanti";

i trasferimenti di denaro che si realizzano attraverso tali buoni acquisto non consentono, a legislazione vigente, di poter acquisire elementi utili per l'identificazione, né del soggetto che effettua la ricarica (debitore) né, tantomeno, del soggetto che beneficia dell'accredito sul suo account Amazon (creditore). A rendere ancora più opaco il quadro è poi la modalità di apertura del predetto account Amazon: i dati richiesti non sono verificati né verificabili, tant'è che si possono declinare generalità di fantasia, con la sola eccezione del numero di telefono dell'utente che si registra;

come noto, però, in molti Paesi (per esempio in Gran Bretagna) è possibile acquistare una SIM telefonica senza dover declinare dati, né esibire documenti di identità. Pertanto, così come rimane ignota l'identità del debitore che paga ed effettua la ricarica, così resta anonimo il creditore sul cui conto Amazon confluirà il valore della ricarica;

quanto descritto comporta che la criminalità organizzata non solo riesce facilmente a riciclare denaro contante proveniente da illeciti attraverso il sistema Amazon "Ricarica in Cassa", ma potrebbe addirittura utilizzarlo come strumento di pagamento sicuro e perfettamente anonimo per le attività illegali. Si tratta di un diffuso espediente per l'acquisto di stupefacenti in ambiente deep web, molto più sicuro e meno tracciabile del pagamento in crypto-monete;

il denaro incassato dall'utente dedito alle attività illecite può essere speso in acquisti leciti sulla piattaforma Amazon o iniettato all'interno di "affari" regolarmente registrati. L'utente, inoltre, potrebbe benissimo scegliere di praticare l'autoriciclaggio dei proventi illeciti diventando un seller in Amazon e quindi un rivenditore del colosso americano, acquistando beni messi a disposizione on line in maniera fittizia al solo scopo di far ripulire il denaro illecitamente guadagnato nell'esercizio delle attività criminali da lui svolte;

valutato che:

i buoni acquisto Amazon rientranti nella categoria "Ricarica in Cassa" non sono nominativi e anzi possono essere trattati alla stregua di titoli al portatore; cumulando più buoni acquisto di importo (singolo) fino a 500 euro, è possibile movimentare somme considerevoli di denaro, senza che ci sia modo di individuare i soggetti che effettuano la cessione e l'incasso;

la lacuna più evidente che emerge dall'analisi di contesto di cui la stampa dà conto consiste nel fatto che né i marketplace (come Amazon), né i soggetti autorizzati a ricevere versamenti di denaro contanti per effettuare operazioni di ricarica (come quelle definite "Amazon Ricarica in Cassa") figurano tra i "soggetti obbligati" di cui all'art. 3 del decreto legislativo n. 231 del 2007. Non sono tenuti, pertanto, ad adeguata verifica della clientela e, men che meno, alla segnalazione di operazioni sospette,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia già provveduto ad acquisire il documento che riporta i risultati dell'analisi svolta da "Fiscal Focus" e da "Osservatorio Antiriciclaggio per l'Arte" o se intenda audire gli autori di tale analisi;

se abbia già promosso, o quando intenda farlo, un'accurata ispezione sulla condotta di Amazon, al fine di accertare la portata e la gravità delle problematiche che emergono dall'analisi in argomento;

quali azioni siano state eventualmente intraprese o si intenda intraprendere per ripristinare il rispetto della normativa in vigore in materia di antiriciclaggio e come il Ministro intenda garantire la regolamentazione e vigilanza del sistema finanziario contro l'utilizzo illecito degli strumenti di pagamento emessi da Amazon e denominati "Ricarica in Cassa".

(3-03374)

CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che l'ospedale "Santa Maria di Misericordia" di Albenga (Savona) risale al 1558 e nei secoli successivi importanti lasciti di benefattori locali ne permisero l'ampliamento e il potenziamento. Nel 1956 la vecchia struttura in centro città fu ampliata con un moderno padiglione ma nei primi anni duemila venne dismessa per realizzare (grazie alla vendita di questo e di altri beni) un nuovo ospedale in posizione più periferica, in viale Martiri della foce, facilmente raggiungibile da strade, autostrada e mezzi aerei. All'atto dell'inaugurazione, nel 2008, era l'ospedale più nuovo, funzionale e modernamente attrezzato della Liguria;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

quasi subito dopo l'apertura, un'incomprensibile volontà politica tesa allo smantellamento del nuovo presidio sanitario ha privato l'ospedale albenganese del reparto di ostetricia-ginecologia che, neanche utilizzato, fu saccheggiato di tutte le attrezzature (comprese le vasche per il parto in acqua, trasportate, in alcuni casi nottetempo, in altri nosocomi) e via via degli altri reparti, fino a mettere in discussione persino il pronto soccorso. Si vuole, e i fatti sembrano confermarlo, che ciò sia avvenuto per favorire l'ingresso di gruppi privati all'interno dell'ospedale;

la reazione dei cittadini non si fece attendere: nel 2012 migliaia di persone scesero in piazza per protestare, e furono raccolte 20.000 firme per chiedere che ospedale e pronto soccorso fossero mantenuti attivi ed efficienti. Alternandosi brevi aperture e lunghe chiusure, bandi per la privatizzazione e revoche degli stessi, a distanza di 10 anni altre migliaia di persone sono state costrette a manifestare e avanzare le medesime richieste al presidente della Regione, che ha tenuto per sé le deleghe in materia di salute. Speciale impegno ha profuso in tal senso il movimento "senzaprontosoccorsosimuore", protagonista nella contestazione del 23-24 aprile 2022, molto partecipata (come già quella di Cairo Montenotte organizzata dalla rete "SOS Sanità pubblica Liguria"), che Giovanni Toti ha però finto di ignorare, non risparmiando toni sprezzanti all'indirizzo dei promotori di entrambe le proteste;

appare paradossale agli occhi dei cittadini, e potrebbe essere motivo d'interesse per la Corte dei conti, il fatto che, mentre si progetta di spendere milioni di euro per sistemare strutture ospedaliere fatiscenti o inadeguate, e dopo che il presidente Toti, gelate le speranze degli albenganesi a febbraio 2022, ha firmato con il Ministro per gli affari regionali un accordo per finanziare (con oltre 400 milioni di euro) la realizzazione, a Genova, di un nuovo ospedale che a suo dire "migliorerà la salute e la vita dei Liguri", non si voglia utilizzare appieno un bene già disponibile ed efficiente, capace di venire incontro alle necessità quotidiane di una parte significativa del Ponente;

il "decreto Balduzzi", infatti, invocato a sostegno di scelte così impopolari, in realtà non tiene conto che il comprensorio albenganese, con oltre 60.000 abitanti (l'utenza del "Madonna di Misericordia" comprende 26 comuni su 368 chilometri quadrati: nel savonese, il territorio da Andora a Ceriale, compreso l'entroterra; nell'imperiese, Aquila di Arroscia, Borghetto di Arroscia e Ranzo; nel cuneese, Alto, Caprauna e la frazione Cerisola di Garessio), per buona parte dell'anno vede il numero delle presenze superare il milione, a causa dell'affluenza turistica;

in tutta la Liguria, inoltre, le distanze non vanno misurate in chilometri, ma in tempi di percorrenza, per lo stato disastroso delle vie di comunicazione: le ambulanze impiegano decine e decine di minuti per percorrere pochi chilometri e raggiungere il pronto soccorso di Pietra Ligure, il più vicino ad Albenga, perennemente al collasso perché vi si riversa un'utenza ben più cospicua di quanto il personale medico e infermieristico in servizio sia in grado di smaltire, come possono testimoniare gli operatori e i pazienti, spesso costretti (anziani compresi) ad attendere anche 10 ore prima di essere visitati;

valutato che il piano sanitario regionale 2017-2019, approvato dal Ministero della salute e tuttora in vigore, prevedeva l'apertura di un pronto soccorso ad Albenga e di uno a Cairo Montenotte (in quanto ospedale di area disagiata) anche in presenza del DEA di secondo livello a Pietra Ligure e di primo livello a Savona ("Ospedale Albenga, la minoranza: 'Nel piano sanitario regionale previsto pronto soccorso, Toti lo applichi'" su "ivg.it"),

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, ed anzi doveroso da parte sua, in quanto garante dell'applicazione dell'articolo 32 della Costituzione su tutto il territorio nazionale, assicurarsi che l'ospedale di Albenga e il suo pronto soccorso, indispensabili a garantire il diritto alla salute degli abitanti della zona e di chiunque, trovandosi in quel territorio, abbia necessità di cure, restino in mano pubblica, e funzionanti in piena efficienza, così da assicurare servizi adeguati alla numerosità e al carattere eterogeneo dell'utenza che vi fa capo invece di continuare a tagliare le spese mediante accorpamenti dei nosocomi e a favorire soggetti privati attraverso le convenzioni.

(3-03375)

CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI - Ai Ministri dell'università e della ricerca e per la pubblica amministrazione. - Premesso che:

risulta agli interroganti che il Ministro dell'università e della ricerca abbia adottato, in data 30 marzo 2022, un decreto relativo alla "Mobilità tra università, enti di ricerca e imprese" allo scopo di attuare la riforma 1.1 della componente M4C2 del PNRR "Attuazione di misure di sostegno alla R&S per promuovere la semplificazione e la mobilità";

il decreto, che crea una osmosi tra mondo della docenza e della ricerca universitarie e le realtà professionali, prevede sia la mobilità temporanea (senza limite di tempo predefinito) dei docenti e ricercatori universitari e degli enti pubblici di ricerca, in forma di distacco o aspettativa, verso le imprese (escluse le aziende pubbliche), sia quella dei dipendenti delle imprese private (ma non delle amministrazioni pubbliche) verso le università e gli enti pubblici di ricerca;

da quanto descritto discendono vantaggi oggettivi sia per le università e gli enti pubblici di ricerca, che così si possono alimentare con casistiche didattiche e problemi scientifici provenienti dall'osservazione della realtà viva e non mediata esclusivamente dalle pubblicazioni scientifiche (troppo spesso astratte), sia per le imprese, che così possono coniugare la dimensione del "fare" con impostazioni di metodo scientifico, tipiche del mondo universitario;

considerato che l'esclusione delle aziende pubbliche e dei dipendenti pubblici da questa circolazione intellettuale e professionale è invece a giudizio degli interroganti una irragionevole discriminazione, fortemente disapprovata anche dal sindacato: ad essere ammessi al distacco sono, infatti, secondo l'art. 7 del decreto ministeriale 30 marzo 2022, esclusivamente "i dipendenti delle imprese [private]", e non anche i dipendenti pubblici. Ciò significa che, ad andare ad insegnare in una università, secondo il decreto del ministro Messa, potrà essere un medico di una clinica privata, ma non un primario ospedaliero pubblico, ad esempio, un avvocato del libero foro e non un consigliere di Stato, un commesso di una impresa commerciale e non un dirigente pubblico;

valutato che:

tale discriminazione non trova alcuna razionale giustificazione: sotto il profilo della qualificazione professionale, infatti, i dipendenti pubblici hanno superato prove concorsuali severe, a differenza di quelli privati, selezionati con semplici colloqui orali. Il decreto ministeriale 30 marzo 2022, inoltre, non specifica i requisiti di cui devono essere in possesso i non meglio definiti "dipendenti delle imprese", dei quali non si precisa la qualifica (non è chiaro se semplici ausiliari, quadri, dirigenti, direttori generali) né si richiedono titoli di ricerca (dottorato di ricerca, abilitazione scientifica nazionale). Non si è dato peso, ancora, al fatto che i dipendenti pubblici sono già pagati dall'Erario, sicché l'eventuale distacco verso le università o gli enti pubblici di ricerca non graverebbe ulteriormente sulla finanza pubblica;

nel caso di mobilità di professori e ricercatori verso le imprese, quest'ultime beneficerebbero a costo zero della professionalità scientifica acquisita da dipendenti pubblici: l'art. 4, comma 1, del decreto ministeriale 30 marzo 2022 prevede che "l'impresa destinataria (…) ove previsto nelle convenzioni, può anche procedere al rimborso del trattamento economico e contributivo erogato dal soggetto erogante". Trattasi di una facoltà ma non di un obbligo. Il distacco di dipendenti privati verso le università, infine, quando concluso, comporterebbe un beneficio esclusivo delle imprese private che si gioveranno dell'attività universitaria e di ricerca svolta dai propri dipendenti;

valutato che non è ammissibile che solo le aziende private possano beneficiare delle capacità dei ricercatori e professori universitari italiani e non anche le aziende pubbliche. È inconcepibile, poi, che da un lato si parli di formazione dei dipendenti pubblici e di rafforzamento delle capacità professionali della Pubblica amministrazione e dall'altro si escludano proprio dipendenti e aziende pubbliche da questa storica occasione di contaminazione con il mondo universitario e della ricerca,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano di voler integrare il decreto ministeriale 30 marzo 2022, estendendo anche ai dipendenti pubblici la mobilità verso le università e gli enti pubblici di ricerca;

se non riconoscano la necessità di fissare requisiti rigorosi per realizzare detta mobilità, identici per i dipendenti pubblici e privati, statuendo che gli uni e gli altri debbano essere in possesso, oltre che del titolo di dottore di ricerca, anche dell'abilitazione scientifica nazionale come professore associato o ordinario;

quale forma di incentivo, in fine, anche economico, ritengano di prevedere per incoraggiare i dipendenti pubblici in possesso del dottorato di ricerca e dell'abilitazione scientifica nazionale al transito, a tempo determinato o indeterminato, nei ruoli delle università e degli enti pubblici di ricerca.

(3-03376)

CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

nell'interrogazione 3-02098, pubblicata il 12 novembre 2020, fu portata all'attenzione del Ministro dell'università e di quello per i beni e le attività culturali e per il turismo l'anomalia costituita dalla composizione di una commissione di concorso nominata dal Rettore dell'Università di Napoli "L'Orientale" con decreto prot. n. 47334 del 17 luglio 2020;

di tale Commissione per un posto di ricercatore per la classe L-ANT/10 di Metodologia della ricerca archeologica (di cui al bando D.R. n. 94 del 30 gennaio 2020), faceva infatti parte il professor Massimo Osanna, sebbene in aspettativa dall'Università degli studi di Napoli "Federico II", e quindi in violazione dell'art. 13 del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980 (la cui efficacia è stata ribadita dall'art. 6 della legge n. 240 del 2010). Detto articolo stabilisce che i professori collocati in aspettativa mantengono il solo elettorato attivo per la formazione delle commissioni di concorso, come ribadito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 451 del 13 dicembre 1991;

all'interrogazione citata ha fatto seguito una richiesta di accesso agli atti della prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo al Magnifico Rettore dell'Università di Napoli "L'Orientale", relativamente alla prova orale del medesimo concorso (6 novembre 2020), ma nessun riscontro è mai pervenuto da parte dell'Ateneo all'istanza della parlamentare, inoltrata il 15 novembre 2020. La Commissione, dunque, sebbene comprensiva di un membro, il professore Osanna, non avente titolo a svolgere quel ruolo, non ha subito cambiamenti e l'iter concorsuale si è concluso con la designazione del vincitore, nella persona di un collaboratore di lunga data e professore a contratto del medesimo Ateneo, nonché allievo e collaboratore di due dei tre membri della Commissione, fra cui lo stesso Osanna;

il mancato riscontro, da parte del Magnifico Rettore dell'Università di Napoli "L'Orientale", all'istanza della prima interrogante appare un comportamento non coerente, oltre che con la normativa in vigore in tema di trasparenza e buon andamento della Pubblica Amministrazione, anche con i principi del Codice etico e con il Codice di comportamento di cui quell'Ateneo si è dotato nel 2009 e nel 2014;

risulta, infatti, dal Codice etico (2009, art. 5, Trasparenza e Imparzialità), che "L'Università degli studi di Napoli "L'Orientale" promuove la trasparenza" e, dal Codice di comportamento (2014, Art. 9, Trasparenza e tracciabilità, comma 1) che "Il lavoratore imposta la propria attività secondo principi di trasparenza e assicura la massima tracciabilità nei processi decisionali";

considerato che:

il mancato riscontro alla legittima istanza di un soggetto esterno all'Ateneo non sembra essere un episodio isolato. Risulta, infatti, agli interroganti che fra il 14 marzo 2020 e il 28 marzo 2022, prima alla Magnifica Rettrice e poi all'attuale Magnifico Rettore dell'Università di Napoli "L'Orientale" siano pervenute almeno sei segnalazioni e richieste di riscontro relative al comportamento di uno stesso membro dell'Ateneo;

dette segnalazioni erano infatti tutte volte a portare all'attenzione del vertice istituzionale condotte non conformi al Codice etico adottato dal 2009 tenute a più riprese dal medesimo soggetto interno all'Ateneo nei confronti di esterni. Tali condotte riguardavano anche questioni di proprietà intellettuale e situazioni di presunto plagio, tema cui il Codice etico dedica uno specifico articolo (art. 4);

a quanto risulta agli interroganti, a nessuna delle sei segnalazioni e richieste pervenute fra marzo 2020 e marzo 2022 è stato dato alcun riscontro, seppur interlocutorio, né dal vertice istituzionale né dagli organi addetti all'applicazione del Codice, né da altra figura istituzionale di quell'Ateneo;

eppure, il Codice etico dell'Università di Napoli "L'Orientale" dichiara, sin dal Preambolo, di essere destinato "a chiunque sia al servizio dell'Ateneo anche parzialmente e saltuariamente", "in vista del rispetto, della protezione e della promozione dei valori cardine dell'istituzione universitaria, quali", per esempio "e) l'onestà, l'integrità e la professionalità" e "g) l'equità, l'imparzialità, la leale collaborazione e la trasparenza", nonché di regolare "in termini etici anche le relazioni con soggetti esterni all'Università";

considerato inoltre che risulta, altresì, agli interroganti che il membro dell'Ateneo oggetto di queste segnalazioni sia lo stesso soggetto individuato come vincitore di concorso dalla Commissione, di cui faceva parte un commissario, il professor Massimo Osanna, che non aveva titolo a svolgere quel ruolo e di cui, ciononostante, l'Ateneo di Napoli "L'Orientale" ha voluto ad ogni costo confermare la nomina;

valutato che la situazione descritta pare non conforme a quei principi di trasparenza e parità di trattamento che costituiscono imprescindibili fondamenti dell'agire e del buon andamento della Pubblica Amministrazione, e quindi anche delle Università italiane,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno acquisire dal Magnifico Rettore dell'Università di Napoli "L'Orientale" i dati utili a chiarire le ragioni del reiterato mancato riscontro alle sei segnalazioni pervenute fra il marzo 2020 e il marzo 2022 relative alla presunta scorrettezza di un membro del corpo docente dell'Ateneo;

se non possa invitare il medesimo Magnifico Rettore a voler provvedere ad una puntuale, dettagliata e sollecita valutazione nel merito delle questioni portate alla sua attenzione e sollecitarlo ad aver cura che a quelle sei segnalazioni sia dato adeguato riscontro.

(3-03377)

CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI, MORRA - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

le numerose sale affrescate del palazzo Reale di Napoli, la grande sala studio già destinata ai balli di corte, le sale "pompeiane" al piano superiore impreziosiscono ed esaltano i fondi della Biblioteca Nazionale ivi conservati e offerti alla consultazione del pubblico. Ciò si deve alla decisione del 1922, assunta dopo un ampio dibattito pubblico e con l'intervento di Benedetto Croce, di trasferire l'antica biblioteca di Napoli, istituita nel XVIII secolo, dal Palazzo degli Studi alla reggia borbonica in Piazza Carlo III, che il Demanio dello Stato ha dato in consegna al Ministero della cultura;

a 5 giorni dalla consultazione on line organizzata dai ministri per il Sud e della cultura per raccogliere proposte sulla destinazione da dare al Real Albergo dei Poveri grazie ai 100 milioni di euro garantiti dal PNRR, il 6 luglio 2021 Franceschini dichiarava: "C'è un progetto molto interessante per l'Albergo dei Poveri: trasferirvi la Biblioteca Nazionale, un trasferimento che consentirebbe di destinare Palazzo Reale tutto a una destinazione museale. Ci stiamo lavorando, ma 100 milioni non bastano, ne serviranno di più". Stante la sinergia tra Governo e amministrazione locale invocata dal sindaco Manfredi e dal "Patto per Napoli", ad aprile 2022 ingegneri e tecnici del Comune avrebbero contattato la direzione della Biblioteca e cominciato a predisporre il da farsi;

considerato che:

a parere degli interroganti, sono gli appetiti dei privati nei confronti del Palazzo Reale, che evidentemente fa gola come location, ad aver spinto il Ministro a riservare Palazzo Reale "tutto a una destinazione museale", benché gli spazi espositivi utilizzati proprio a tale scopo siano già molteplici, e a trasferire la Biblioteca nazionale in Palazzo Fuga (demanio comunale), con il pretesto che, inserita in un più ampio polo culturale e didattico, essa contribuirebbe a rivitalizzare un quartiere degradato e godrebbe di nuovi e più ampi spazi, progettati ad hoc. Sono idee (ad esempio i depositi meccanizzati) solo in apparenza innovative, ma che in realtà s'ispirano ad una concezione di biblioteca già superata, ignara della progressiva dematerializzazione del sapere;

non basta: la Nazionale di Napoli è essenzialmente una biblioteca di conservazione e l'incremento del suo materiale moderno discende solo da acquisti diretti o dal deposito delle poche case editrici rimaste in Campania (per la legge sul deposito legale), per cui il paragone con la futura "Biblioteca europea" di Milano è inappropriato e fuorviante; né si tratta di una biblioteca con materiale moderno e "scaffali aperti" capace di attrarre ed educare un pubblico non acculturato;

certo è, invece, che i circa 2 milioni di volumi (tra cui circa 5.000 incunaboli, 40.000 cinquecentine, 30.000 manoscritti, spesso rari e di enorme valore, tra cui l'intero corpus autografo delle opere di G. Leopardi, i testi autografi di san Tommaso d'Aquino, G. Vico, L. Ariosto, T. Tasso, G. Ungaretti, F. De Sanctis, B. Croce, S. Di Giacomo, G. Verdi, G. D'Annunzio eccetera, i preziosi codici miniati medioevali, il Dioscoride Napoletano e i manoscritti copti del V e VI secolo d.C., i 1800 papiri ercolanesi del III secolo a.C.), sarebbero messi seriamente a rischio da un trasloco di massa;

la Biblioteca nazionale, inoltre, è oggi al centro di un "quadrilatero della cultura": a pochi passi si trovano le sedi universitarie, l'Istituto italiano per gli Studi Filosofici, l'Istituto italiano per gli Studi Storici, la Biblioteca della Società di Storia Patria, oltre a note mete museali come il Castel Nuovo (Maschio Angioino), il Teatro San Carlo e il Museo di Palazzo Reale. Detta concentrazione di istituti culturali ha consentito, negli anni, un dialogo costante fra loro (fatto di progetti, ricerche, iniziative condivise) che, interrompendosi, causerebbe una riduzione della centralità culturale della Biblioteca stessa, ma finirebbe anche per danneggiare il Museo o gli altri istituti limitrofi;

dal punto di vista della logistica, l'attuale sede offre il vantaggio di essere facilmente raggiungibile, perché prossima alle fermate Toledo e Municipio della metro Linea 1 e Chiaia-Monte di Dio (attiva da giugno 2022) della Linea 6, a numerose linee di autobus e alla Stazione marittima-Molo Beverello. Piazza Carlo III, al contrario, soffre un'atavica scarsa copertura di mezzi pubblici. L'utenza della Biblioteca nazionale, inoltre, è fatta anche di molti studenti che risiedono tra i Quartieri Spagnoli e il centro storico, e degli studiosi forestieri che alloggiano in zona. Per i turisti, in fine, l'Istituto rientra fra le tappe di un itinerario culturale ravvicinato di cui molti fruiscono;

valutato che:

sul piano della sicurezza, la scelta di Palazzo Fuga appare alquanto problematica: la Biblioteca nazionale occuperebbe solo una parte dell'immobile, essendo altri lotti dell'edificio destinati a progetti diversi ("Città dei giovani", ludoteche, palestre, sedi di associazioni), ma senza poter dimenticare che ad oggi i locali agli ultimi piani sono occupati abusivamente da 80 famiglie, il grande cortile è stato trasformato in un parcheggio abusivo e numerosi sono i depositi illegali di rifiuti;

il trasferimento vanificherebbe anche una serie di spese affrontate negli anni a Palazzo Reale, configurando un potenziale danno per le casse statali: nel 2019 sono stati stanziati oltre 300.000 euro per ristrutturare e climatizzare la sala studio dell'Officina dei papiri e sono stati avviati, con spesa complessiva di 630.000 euro, i lavori per realizzare la nuova centrale operativa di controllo e il nuovo punto accoglienza. A detti lavori, tuttora in corso, si aggiungono quelli per la distribuzione (600.000 euro), i sottotetti (2 milioni di euro) e i montacarichi (500.000 euro);

oltre a metterne a rischio la conservazione e l'organizzazione, il trasferimento impedirebbe la fruizione del patrimonio librario della Biblioteca per diversi anni, durante i quali si interromperebbero i rapporti di collaborazione e ricerca per gli studi in corso sui papiri ercolanesi, i tirocini, i progetti di catalogazione. Essa ha poi un importante patrimonio di mobili, suppellettili, scaffali lignei antichi che sono parte integrante delle collezioni che custodiscono, oltre a mappamondi, statue, strumenti musicali e la collezione di animali tassidermizzati della Sala Africa del Fondo Aosta: un ricchissimo patrimonio che fa il paio con quello librario e che le norme di tutela vietano di smembrare,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, anche alla luce del malcontento suscitato dall'iniziativa, non ritenga di accantonare l'idea di trasferire la Biblioteca nazionale nel Palazzo Fuga, consentendole di rimanere dove si trova e intervenendo, se mai, per migliorare l'attuale struttura e soprattutto per garantire l'assegnazione all'istituto di nuovo personale, data la drammatica carenza di bibliotecari, assistenti, custodi, tecnici, funzionari amministrativi e personale informatico;

cosa intenda fare per assicurare alla Biblioteca nazionale in Palazzo Reale la disponibilità dei nuovi spazi ad essa attigui o limitrofi già indicati più volte, che possano fungere da depositi a norma, spazi espositivi, sale consultazione per l'utenza, e perché sia ripristinata e riaperta la sede di Sant'Angelo al Nilo, sita nel cuore del quadrilatero universitario, con le sue collezioni moderne;

quando si deciderà di abbandonare la miope visione politica che, incapace di cogliere il valore educativo e formativo della cultura riconosciuto dall'articolo 9 della Costituzione, distingue i beni culturali in grado di assicurare una ricaduta finanziaria (all'Amministrazione, o più spesso ai privati concessionari) da quelli creduti "improduttivi", con ciò danneggiando in special modo le biblioteche (e gli archivi), ridimensionandole, accorpandole ai musei o, come nel caso in esame, decretandone inopinatamente il decentramento.

(3-03378)

CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

a fine maggio 2022 Vincent Rondot, capo (dal 2014) del Dipartimento egizio del Louvre e membro del comitato scientifico del museo Egizio di Torino (MET), è stato fermato e interrogato dalla polizia francese, per iniziativa dell'Ufficio centrale di lotta contro il traffico di beni culturali (OCBC), nell'ambito di un'indagine partita nel 2020 su traffici illeciti di antichità con Abu Dhabi. L'indagine ha coinvolto, accusato di gravi reati (riciclaggio, truffa in concorso con un'associazione criminale, frode e occultamento dell'origine di opere acquisite illecitamente), finanche l'ex direttore del celebre museo parigino, che com'è noto, oltre a quello di Lens (Francia), dal 2017 ha un doppione anche nella capitale degli Emirati arabi uniti ("Former Louvre director Jean-Luc Martinez questioned by police as part of probe into alleged antiquities trafficking ring" su "theartnewspaper.com");

in qualità di direttore del Louvre di Parigi dal 2013 al 2021, appunto, Jean-Luc Martinez, in base all'accordo intergovernativo del 2007 che ha consentito agli Emirati l'affitto del marchio "Louvre" per 30 anni al costo di 500 milioni di dollari, ha copresieduto il comitato bilaterale per le acquisizioni del Louvre di Abu Dhabi che nel 2016 acquistò alcuni reperti "milionari" di cui oggi si contesta la provenienza illecita;

a distanza di una settimana, si è appreso dai media che anche al Metropolitan museum of art di New York sono stati sequestrati reperti egizi rubati (5 pezzi, del valore di circa 3 milioni di euro), e che proprio la curatrice della sezione egizia, Diana Craig Patch, che siede ugualmente nel comitato scientifico del museo torinese, è colei che visionò i certificati di origine e decise l'acquisto, nel 2013, del sarcofago d'oro venduto dal mercante d'arte parigino Christoph Kunucki, ma sequestrato e restituito all'Egitto nel 2019, da cui ha preso avvio l'indagine condotta dal viceprocuratore distrettuale Matthew Bogdanos ("Police seize five prized ancient Egyptian artworks from the Met as part of an international trafficking dragnet" su "news.artnet.com");

gli inquirenti sembrano ritenere che i due casi venuti alla ribalta nei giorni scorsi siano collegati. I reperti rubati e finiti al MET sono stati tutti venduti dalla casa d'aste Pierre Bergé, per la quale lavorava Kunicki, implicato anche nel caso di Parigi (in quanto venditore al Louvre di Abu Dhabi, nel 2016, di una stele con cartiglio di Tutankhamon), e tutti erano dati per provenienti dalla collezione di Serop Simonian, mercante d'arte proprietario della galleria "Dyonisos" di Amburgo, presso cui operava come direttore Roben Dib: il tedesco-libanese che, arrestato lo scorso marzo, sarebbe, con e più degli altri due, l'uomo chiave dell'intera vicenda in quanto mediatore in molte compravendite sospette ("Indagato Martinez: il Louvre si gioca la faccia" su "ilsole24ore");

di Kunicki e del marito Richard Semper si suppone che nel 2011, durante la cosiddetta Primavera araba, siano riusciti a fare uscire illecitamente dall'Egitto e dal Medio Oriente diverse centinaia di reperti archeologici di gran pregio. Simonian è invece noto alle cronache nazionali, e torinesi in particolare, per essere stato il venditore dell'ormai famigerato papiro di Artemidoro, che, acquistato nel 2004 dalla Fondazione per l'arte della Compagnia di San Paolo (per 2,75 milioni di euro), a 5 anni dall'avvio dell'indagine (2013), la Procura di Torino ha dichiarato falso, mentre il reato di truffa aggravata finiva prescritto ("Il Papiro di Artemidoro è un falso: fu pagato 2 milioni e 750mila euro" su "ilsole24ore" e "Il papiro di Artemidoro - Verità e trasparenza nel mercato dei beni culturali su "altalex.com");

è del 6 giugno 2022 la notizia che il Louvre si è costituito parte civile in relazione all'acquisto di antichità egiziane da parte del museo di Abu Dhabi ("Il Louvre avvia un'azione civile per il caso Martinez" su "ilgiornaledellarte"), mentre le indagini si sono già allargate alla Germania, al Regno Unito e a Dubai;

valutato che:

Rondot e la Craig Patch, come riferito membri del comitato scientifico del museo Egizio di Torino, non sono estranei allo scandalo scoppiato lo scorso anno (ma ad avviso degli interroganti "silenziato" dai media) della mancata nomina, nel consiglio di amministrazione dell'istituto, dell'egittologo Francesco Tiradritti, che, proposto dalla Regione ma inviso ai soci fondatori perché estraneo a quello che gli interroganti considerano un "cerchio magico" che di prassi esprime le nomine, ritirò in fine la propria disponibilità, vicenda oggetto dell'interrogazione 3-02598 del 10 giugno 2021;

l'opposizione alla nomina del Tiradritti era stata giustificata anche con una lettera alquanto irrituale firmata dalla presidente del comitato scientifico, Maria Carmela Betrò, a nome di tutti e 7 i componenti, i quali, interpellati poi singolarmente in merito a gennaio 2022, hanno ribadito la loro contrarietà sottoscrivendo un atto in cui, insieme alla Betrò, non esitano a definire "controproducente" la presenza di un egittologo nel consiglio di amministrazione (ma nulla avevano eccepito nei riguardi del predecessore, titolare di un bar), benché il loro ruolo sia meramente consultivo e su questioni di solo ordine scientifico,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce dello scandalo internazionale che ha coinvolto due membri del comitato scientifico del museo Egizio di Torino, la cui onestà intellettuale è messa in dubbio dalle prospettazioni accusatorie degli inquirenti, non ritenga opportuno e necessario chiedere, facendo valere l'autorevolezza del suo ruolo, che costoro si autosospendano o meglio ancora rimettano il mandato, per evitare che l'ombra del sospetto si allunghi anche sull'istituto torinese, già sotto osservazione per quella consolidata soggezione alle pressioni politiche che ne condiziona persino il comitato scientifico.

(3-03379)

DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

entro il prossimo 30 giugno 2022 gli operatori economici dovranno trasmettere all'Agenzia delle entrate la dichiarazione sostitutiva disciplinata dal decreto ministeriale 11 dicembre 2021 e dal provvedimento dell'Agenzia delle entrate n. 143438 del 27 aprile 2022, in attuazione delle previsioni dell'articolo 1, comma 13, del decreto-legge n. 41 del 2021 che individua le misure di sostegno per le quali rilevano le condizioni e i limiti previsti dalle sezioni 3.1 e 3.12 del Temporary Framework (TF);

le istruzioni della modulistica predisposta dall'Agenzia delle entrate riportano che: "ai fini della verifica del rispetto dei massimali previsti dalle predette Sezioni, occorre tenere conto delle misure fiscali elencate nel quadro A (...) comprese tutte le altre misure agevolative riconosciute nell'ambito delle citate Sezioni 3.1 e 3.12, diverse da quelle espressamente elencate nella sezione I per le quali va compilata la sezione II 'Altri aiuti', del quadro A";

il documento precisa che i citati "altri aiuti" comprendono espressamente quelli "non fiscali e non erariali", nonché altri aiuti erariali non ricompresi nel regime "ombrello", ma non è fornita un'elencazione esaustiva;

dalla consultazione del registro nazionale degli aiuti e dall'articolo 3 del decreto-legge n. 104 del 2020, si evidenzia che l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali per le aziende che non hanno chiesto trattamenti di cassa integrazione è concesso ai sensi della sezione 3.1;

nelle FAQ alla compilazione delle dichiarazioni redditi per l'anno 2021 relative al 2020, l'Agenzia aveva confermato che le somme erogate da altre amministrazioni (ad esempio l'indennità di 600 euro erogata dall'INPS ad artigiani e commercianti ai sensi dell'art. 28 del decreto-legge n. 18 del 2020) non andavano indicate nel prospetto degli aiuti di Stato in quanto non si tratta di aiuti fiscali automatici ai sensi dell'articolo 10 del decreto ministeriale n. 115 del 2017; analoga esclusione era stata confermata per i finanziamenti garantiti dal Ministero dello sviluppo economico;

la stampa specializzata (come G. Gavelli "Finanziamenti agevolati ad alto rischio errore sugli importi da inserire" su "Il Sole-24 ore" del 4 giugno 2022) ha evidenziato che, ai fini della verifica dei massimali previsti dal TF, pur non formando oggetto della dichiarazione sostitutiva, gli operatori devono considerare fra gli "altri aiuti" anche i finanziamenti garantiti ai sensi dell'articolo 13 del decreto-legge n. 23 del 2020 e che tale garanzia (come si evince dalla FAQ 28 presente sul sito del fondo di garanzia per le PMI e come si riscontra consultando il registro nazionale degli aiuti) incide, in particolare quella concessa ai sensi del comma 1, lettera m), per l'intero importo del finanziamento sul plafond di sezione 3.1. di ciascuna impresa;

risulta inoltre dalla consultazione del registro nazionale degli aiuti che anche le moratorie concesse ai sensi dell'art. 56 del decreto-legge n. 18 del 2020, sono caricate considerando quale elemento di aiuto un importo corrispondente all'importo delle rate sospese, a valere però sulla sezione 3.2,

si chiede di sapere:

quali fra gli esempi citati, che determinano la compilazione della sezione II del quadro A, incida ai fini della verifica del massimale del plafond di sezione 3.1 e sezione 3.12 un valore che appare del tutto ingiustificabile per i finanziamenti garantiti dal fondo centrale di garanzia, quale elemento di aiuto, considerato equivalente all'importo del finanziamento che l'operatore dovrà rimborsare;

quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto e se non ritenga opportuno rendere nota la lista completa degli aiuti da considerare ai fini della verifica dei massimali.

(3-03381)

DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Elbano de Nuccio, in una lettera inviata al Ministro in indirizzo (nonché al Ministro dello sviluppo economico e al direttore dell'Agenzia delle entrate) ha evidenziato come l'imminente scadenza del 30 giugno 2022, relativa alla presentazione della dichiarazione per il monitoraggio degli aiuti COVID da parte dei contribuenti, previsto dall'articolo 1 commi da 13 a 17, del decreto-legge n. 41 del 2021, appare inadeguata e pertanto insufficiente ad espletare gli incarichi svolti con la dovuta diligenza professionale dei commercialisti, in un periodo peraltro già denso di scadenze (tra le quali, solo per citarne alcune, i versamenti relativi alle dichiarazioni dei redditi e dell'IRAP nonché gli acconti ai fini IMU);

al riguardo lo stesso presidente de Nuccio ha rivolto agli esponenti del Governo la richiesta di differire almeno al 31 ottobre prossimo, il termine di tale adempimento, considerato che tale rinvio avrebbe il pregio di contribuire ad una più efficace e puntuale compliance da parte dei contribuenti, nonché ad una maggiore razionalizzazione del calendario delle scadenze fiscali, con la consapevolezza che lo spostamento di tale termine, necessiti peraltro una concertazione, che concili i termini per l'adempimento con quelli per l'aggiornamento del Registro nazionale Aiuti di Stato;

nella medesima lettera, de Nuccio ha inoltre rilevato che per completare l'iter di approvazione della modulistica da utilizzare per quest'ennesimo adempimento straordinario a carico dei contribuenti, siano serviti addirittura tredici mesi e pertanto, si può indubbiamente comprendere come risulti assolutamente necessario avere a disposizione un termine molto più ampio di quello attualmente previsto (alla luce dell'estrema complessità delle verifiche che l'adempimento impone e delle particolari cautele richieste per la sua compilazione, considerate le responsabilità anche penali, derivanti dal rilascio di dichiarazioni mendaci);

i dati da riportare nel modello di autodichiarazione, ha aggiunto il neo presidente dei commercialisti, sono peraltro relativi agli aiuti ricevuti dal 1° marzo 2020 al 30 giugno 2022, con la conseguenza di dover "autodichiarare" anche sostegni eventualmente fruiti il giorno stesso della scadenza dell'adempimento (il che è già di per sé sufficiente a dimostrare la palese incongruità dell'attuale scadenza);

in relazione alle esposte osservazioni, risulta pertanto evidente che la ristrettezza di tali tempistiche, non è da ascrivere agli operatori economici (considerato che i 64 giorni concessi ai contribuenti e ai professionisti che li assistono per la presentazione dell'autodichiarazione, sono infatti da imputare esclusivamente al lunghissimo periodo resosi necessario per l'approvazione della disciplina attuativa e della relativa modulistica), valutato peraltro la complessità della materia, che rende realmente inverosimile ipotizzare che la compilazione della autodichiarazione, possa essere effettuata autonomamente dai contribuenti, senza avvalersi delle competenze tecniche dei professionisti che li assistono (i quali sono chiamati ad assolvere all'adempimento in oggetto per la quasi totalità dei loro clienti);

in tutto il periodo emergenziale legato alla diffusione della pandemia e, in particolare, nei periodi di lockdown, i commercialisti sono stati incessantemente a fianco delle imprese e dei cittadini, ha evidenziato altresì de Nuccio, al fine sostenerli e superare il drammatico momento, anche attraverso l'accesso alle misure straordinarie di sostegno messe in campo dallo Stato, aggiungendo inoltre che anche per tali ragioni, gestire un adempimento gravoso e complesso come quello in oggetto, in tempi ristrettissimi (e in coincidenza con il periodo di lavoro più intenso dell'anno) può apparire incomprensibile agli occhi dei professionisti che, in ultima analisi, sono chiamati ad occuparsene;

le esposte considerazioni da parte del Consiglio nazionale dei commercialisti, a giudizio dell'interrogante, risultano condivisibili e al contempo destano preoccupazione, in relazione alle consuete e numerose scadenze fiscali in corso, che rappresentano un vero e proprio ingorgo di adempimenti (fra i quali molti di essi nuovi), che determinano un calendario fitto e impegnativo oltre che confuso, ed impongono la necessaria assistenza per i contribuenti, di operatori professionali preparati, i quali se non sono adeguatamente sostenuti da parte del legislatore e del decisore politico, rischiano seriamente di non poter svolgere la propria attività di liberi professionisti, come lo sciopero dei commercialisti proclamato nell'agosto del 2020, ha ampiamente dimostrato,

si chiede di sapere:

quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;

se condivida le criticità richiamate, da parte del Consiglio nazionale dei commercialisti, con riferimento alla richiesta di una proroga al 31 ottobre 2022, quale termine per l'autodichiarazione sugli aiuti COVID, attualmente fissato al 30 giugno, la cui scadenza non consente ragionevolmente di espletare in tempi necessari un adempimento particolarmente complesso e articolato, che richiede particolare attenzione nella compilazione;

in caso affermativo, quali iniziative di competenza, urgenti e necessarie il Ministro intenda intraprendere, al fine di prevedere il differimento del termine dell'adempimento suddetto e permettere conseguentemente agli studi professionali dei commercialisti di svolgere la propria attività con maggiore distensione, ed evitare ulteriori difficoltà per i contribuenti e le imprese, che rischiano seriamente di pagare un prezzo altissimo per il mancato rinvio della esposta scadenza (che si aggiunge ai numerosi altri adempimenti) richiesto dai commercialisti.

(3-03382)

DE BERTOLDI - Ai Ministri dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie. - Premesso che:

con l'atto di sindacato ispettivo 2-00072 presentato il 28 ottobre 2020 e tuttora in attesa di risposta da parte del Governo, l'interrogante denunciava come le diverse e articolate criticità, in ordine al susseguirsi delle normative introdotte nel corso degli anni (a partire dalla legge 6 marzo 1976, n. 52) relative agli alloggi destinati al personale delle forze dell'ordine (sia nella provincia di Trento che in quella di Bolzano) che hanno coinvolto le istituzioni locali, l'Agenzia del demanio e la Corte di Appello di Trento (determinando gravi ripercussioni agli inquilini, ai quali è stato impedito l'alienazione degli alloggi) hanno causato un evidente danno economico nei riguardi di decine di famiglie del personale delle forze dell'ordine, oltre ad uno spreco di denaro pubblico;

al riguardo, l'interrogante evidenzia che da informazioni in suo possesso, le condizioni generali attuali in relazione alla vicenda esposta sono ulteriormente peggiorate, a seguito di notifiche giunte ad alcuni ex militari appartenenti alla Guardia di finanza di Bolzano, d'intimidazione per il rilascio degli immobili demaniali in oggetto, con prevedibili conseguenze sul piano economico e sociale nei confronti degli interessati;

a tal fine, occorre nuovamente ribadire, a parere dell'interrogante (come peraltro già indicato all'interno della medesima interpellanza presentata in precedenza) che, trattandosi di alloggi realizzati ai sensi della legge n. 52 del 1976 e riscattabili secondo quanto previsto dalla successiva normativa prevista dalla legge n. 560 del 1993, non sussiste alcun rapporto di concessione amministrativa, ma bensì locatizio con l'IPES (e con l'ITEA per gli alloggi situati a Trento in via Filari Longhi) ed inoltre gli alloggi non sono stati attribuiti in base all'incarico ed alla funzione;

l'Agenzia del Demanio di Bolzano, attraverso le note del 28 gennaio 2008 e del 9 maggio 2008, al riguardo ha già esplicitato che: "le disposizioni emanate successivamente alla legge n.52 del 1976, hanno progressivamente ricondotto tali alloggi nella disciplina dell'edilizia residenziale pubblica, senza operare alcuna distinzione per quelli realizzati nelle province di Trento e Bolzano";

attraverso una nota del 16 aprile 2008, prot. 2008/17874/DCS-NOR, la medesima Agenzia ha inoltre dichiarato che: "sul punto, a prescindere dall'inequivoco tenore letterale dell'articolo 1, comma 1, della legge n. 560/93, che assoggetta espressamente alla disciplina ivi contemplata gli immobili acquisiti, realizzati o recuperati a totale carico o con concorso o con contributo statale, ivi compresi quelli di cui alla legge n. 52/1976, occorre rilevare come la questione sollevata sia stata affrontata e risolta, sin dalla emanazione della legge n. 560/93, sia dall'Avvocatura Generale dello Stato, con parere n. 5959 del 07.03.1995, sia dal Ministero del Tesoro - Ufficio Legislativo con lettera n. 595 del 31.05.1994. L'organo legale, nel condividere l'avviso espresso dal Ministero dell'Interno, ha osservato che "gli alloggi realizzati per le Forze di Polizia ai sensi della legge 6 marzo 1976, n. 52, indipendentemente dall'avere o meno natura di alloggi di servizio secondo il significato proprio del termine (..) sono ora da considerare alloggi di edilizia residenziale pubblica e come tali cedibili in proprietà ai sensi della legge 24 dicembre 1993 n. 560";

la Corte di cassazione ha inoltre affermato, che gli immobili edificati nelle province di Trento e Bolzano, non possono essere considerati alloggi di servizio in senso stretto, aggiungendo inoltre che quelli in questione hanno perso la loro funzione pubblica (sia la Questura di Trento, che l'Arma dei Carabinieri e il Comando regionale della Guardia di finanza, esprimendosi in merito alla richiesta di riscatto degli alloggi costruiti ai sensi della legge n. 52 del 1976 da parte di dipendenti delle forze dell'ordine, hanno già espressamente affermato che gli stessi hanno perso tale funzione);

il Commissariato del Governo di Trento, evidenzia altresì l'interrogante, interpretando correttamente le suddette disposizioni e tenendo conto del citato orientamento giurisprudenziale, non ha mai disposto, a differenza del Commissariato del Governo di Bolzano, alcun provvedimento di intimazione nei confronti degli inquilini di Ravina di Trento, tutti in quiescenza da diversi anni e conseguentemente risulta incomprensibile, la sussistenza di tale discriminazione,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se non convengano che le condizioni complessive relative alla vicenda richiamata, che coinvolge decine di famiglie del personale delle forze dell'ordine delle province di Trento e di Bolzano, assegnatarie degli alloggi di cui alla legge 6 marzo 1976, n. 52 (e comunque alienati ai sensi della legge 24 dicembre 1993, n. 560, per coloro che ne facciano richiesta) siano gravi e sconcertanti e necessitino di misure urgenti volte a definire il quadro regolatorio nel senso più favorevole nei loro confronti;

in caso affermativo, quali iniziative anche normative, i Ministri intendano conseguentemente intraprendere nell'ambito delle proprie competenze, al fine di risolvere in modo definitivo e determinato, una vicenda che si protrae da diversi anni, che determina incertezza e preoccupazione per i diretti interessati (per alcuni dei quali sono stati addirittura notificati provvedimenti di rilascio dell'immobile) consentendo pertanto l'alienazione degli alloggi che continuano ad essere attualmente ancora di proprietà dell'Agenzia del demanio.

(3-03383)

DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

con l'avvio della stagione delle dichiarazioni dei redditi (che come ogni anno richiama l'attenzione delle numerose scadenze fiscali da considerare per i contribuenti e professionisti abilitati) relative al periodo d'imposta 2021, il cui termine scadrà il prossimo 30 settembre 2022, l'interrogante evidenzia che, con riferimento alle agevolazioni fiscali disciplinate dall'articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020 (decreto rilancio), in particolare quelle relative al superbonus 110 per cento, gli studi professionali dei commercialisti e dei centri di assistenza fiscale si trovano in evidente difficoltà, sia a causa delle numerose e repentine modifiche normative avvenute rispetto alla prima versione originaria entrata in vigore (14 cambiamenti in 2 anni) che dell'esatto inquadramento fiscale relativo agli interventi edilizi oggetto di agevolazione e delle conseguenti scadenze temporali da osservare;

l'interrogante rileva come attualmente gli studi professionali e i CAF, a causa delle incertezze normative e applicative (non vi è nessuna circolare dell'Agenzia delle entrate in grado di chiarire quali siano le disposizioni in merito), non abbiano un quadro complessivamente chiaro con riferimento alle spese sostenute nel corso dell'anno 2021 (da parte dei contribuenti che hanno usufruito del superbonus) che non sono arrivate a culminare nello stato di avanzamento dei lavori o nel fine lavori, ma regolarmente sostenute nell'anno 2021;

le criticità interessano soprattutto le spese sostenute e correlate da studi di fattibilità e semplici acconti avvenuti in fase di ordine dei materiali alle ditte edili, sia per interventi trainanti che per interventi trainati; in questi casi non è chiaro quali siano le indicazioni da osservare, considerato che asseverazioni non ce ne sono (e non avrebbero alcun senso), ma la spesa è stata tuttavia comunque sostenuta;

gli operatori professionali richiedono adeguate delucidazioni al fine di comprendere se le spese sostenute possono essere inserite nelle dichiarazioni dei redditi precompilate 730 (sebbene "carenti" di asseverazione ma confortate dal pagamento, che dovranno costituire successivamente un "recupero dell'onere precedentemente dedotto", ove non si concludesse positivamente il processo che consente il diritto all'agevolazione fiscale prevista dal superbonus) o, in alternativa, se invece è considerata necessaria la presentazione di dichiarazioni integrative, da presentare al raggiungimento dello stato di avanzamento lavori o dello stato finale di avanzamento;

queste incertezze stanno causando notevoli difficoltà in quanto gli amministratori, almeno per gli interventi condominiali, potrebbero aver inserito le spese sostenute nei dati all'interno delle dichiarazioni dei redditi precompilate che, se non modificate, possono costituire l'unica dichiarazione a non avere problemi nella correttezza della compilazione riportando la detrazione spettante;

in base al decreto-legge "anti frodi" e la relativa circolare dell'Agenzia delle entrate del 21 novembre 2021, n. 16/e, i commercialisti evidenziano che anche per il contribuente che non procede alla cessione del credito è necessaria l'apposizione del visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che danno diritto alla detrazione d'imposta e dell'asseverazione in relazione alla valutazione della congruità dei costi sostenuti (sia per il superbonus 110% che per gli altri interventi elencati nell'articolo 121, comma 2, del decreto rilancio) che attesta la sussistenza dei presupposti, che per la casistica esposta non si comprende su che basi si potrebbe apporre;

nelle more della consueta circolare esplicativa dell'Agenzia delle entrate, diretta ai CAF, che potrebbe in ogni caso essere non esaustiva oltre che tardiva, a giudizio dell'interrogante, risulta conseguentemente urgente e necessario un chiarimento, al fine di consentire agli addetti ai lavori e ai fruitori dell'agevolazione fiscale interessati di comprendere quali siano le corrette procedure regolamentari e fiscali, al fine di usufruire correttamente gli incentivi relativi al superbonus, ed evitare di commettere errori in sede di dichiarazioni dei redditi, causati certamente non dalla disonestà, ma da un quadro regolatorio complessivo evidentemente confuso e disorganico, che disorienta anche in questa occasione i contribuenti e penalizza ulteriormente il rapporto di fiducia esistente con l'amministrazione fiscale di questo Paese,

si chiede di sapere:

quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto;

se non ritenga urgente e opportuno chiarire, anche attraverso l'Agenzia delle entrate, quali siano le disposizioni effettive, nell'ambito degli incentivi fiscali previsti dal superbonus, per le quali i contribuenti devono ottemperare al fine della fruizione di tali agevolazioni, in relazione alle numerose criticità citate e, in particolare, con riferimento agli acconti eventualmente versati anticipatamente al deposito del titolo edilizio, affinché possano rientrare nella medesima agevolazione;

quali iniziative di competenze intenda infine intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, nel caso in cui si riscontri effettivamente un vuoto normativo in relazione a quanto richiamato, che comporta la necessità dell'introduzione di una norma ad hoc, volta a sanare le incertezze determinatesi tra le spese sostenute per i lavori edili eseguiti nel corso dell'anno 2021 e lo stato di avanzamento dei lavori.

(3-03384)

DRAGO Tiziana Carmela Rosaria - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della difesa e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

nella notte tra il 2 e il 3 giugno 2022, i due pescherecci italiani «Salvatore Mercurio» e «Luigi Primo», che navigavano in acque internazionali a largo di Bengasi, venivano inseguiti e raggiunti da una motovedetta libica che sparava alcuni colpi di avvertimento;

le due imbarcazioni contattavano prontamente la fregata «Grecale» della Marina Militare italiana, che interveniva invitando l'autorità libica a desistere dal continuare l'azione in corso;

si tratta solo dell'ultimo episodio di ostilità nei riguardi delle imbarcazioni italiane dedite alla pesca e operanti in un'area marittima che si estende per 62 miglia oltre il limite di 12 miglia delle acque territoriali: area che il Governo di Tripoli, nel 2009, con atto unilaterale e non riconosciuto dalla comunità internazionale, autoproclamava «Zona economica esclusiva»;

già nel maggio del 2021, con modalità analoghe a quelle della recente aggressione, una motovedetta libica apriva il fuoco contro il peschereccio «Aliseo», ferendo al braccio il comandante;

prima ancora, nel settembre 2020 sei pescatori italiani di Mazara del Vallo venivano sequestrati, insieme ai loro pescherecci «Antartide» e «Medina» e trattenuti fino al dicembre dello stesso anno;

già in passato il Gruppo «Fratelli d'Italia», anche attraverso puntuali atti di sindacato ispettivo, tra cui l'interrogazione d'iniziativa del senatore Urso del 15 ottobre 2020 (4-04252) e della senatrice Rauti del 23 settembre 2020 (4-04111) sollecitavano la massima attenzione, nonché una chiara presa di posizione da parte del Governo sul persistere di una situazione che tuttora continua ad esporre i nostri connazionali a rischi elevati;

tuttavia, la posizione del Governo italiano è parsa distante da quella fermezza e determinazione che invece sarebbero state necessarie, come si evince, oltre che da alcune dichiarazioni rilasciate dal ministro Di Maio durante la trasmissione televisiva «l'Aria che tira» del 7 maggio 2022, anche la risposta, datata 20 ottobre 2020, al citato atto di sindacato ispettivo 4-04111, nella quale il viceministro degli esteri e della cooperazione internazionale si limitava a raccomandare ai pescherecci italiani di evitare le acque al largo delle coste libiche;

analogamente, recentemente il Ministero delle infrastrutture, con una nota emessa dalla Guardia costiera lo scorso 1° giugno 2022 e inviata agli armatori, avrebbe ribadito gli stessi contenuti espressi dal Ministro degli esteri;

il persistere della situazione sta assumendo i connotati di una controversia che va a configurare con sempre maggiore consistenza quella che è stata definita la «Guerra del pesce» nel Mediterraneo, che andrebbe avanti oramai da decenni senza una definitiva soluzione;

la controversa questione continua ad esporre i nostri connazionali (e non soltanto) a situazioni di elevato rischio, determinando l'emergere della necessità di una chiara presa di posizione da parte del Governo in ordine a una situazione che deve essere necessariamente diradata;

è evidente come la Libia non possa, unilateralmente, impedire agli altri Stati, né tanto meno all'Italia, la navigazione e il sorvolo, come pure il suo utilizzo per la posa di condotte, cavi sottomarini e la pesca, attività quest'ultima che rappresenta, peraltro, uno dei comparti trainanti dell'economia siciliana;

è necessario altresì ribadire gli accordi internazionali ed in particolare quanto stabilito dalla Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare del 10 dicembre 1982 (entrata in vigore nel 1994), che ha sostituito, nei rapporti fra gli Stati contraenti, le precedenti Convenzioni di Ginevra del 1958 sul mare territoriale e la zona contigua, sull'alto mare, sulla piattaforma continentale e sulla pesca,

si chiede di sapere:

quali azioni intendano intraprendere i Ministri in indirizzo per garantire i diritti di pesca nel Mediterraneo ed il libero e sicuro esercizio delle attività di navigazione e pesca da parte dei nostri connazionali;

se, al fine di scongiurare il ripetersi di episodi simili a quello accaduto nei giorni scorsi, si intenda rafforzare la vigilanza pesca già effettuata dalle navi militari;

se si intendano intraprendere azioni diplomatiche concrete nei confronti dell'estensione unilaterale ed arbitraria della ZEE libica.

(3-03385)

DE PETRIS Loredana - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

da organi di stampa si apprende che nelle ultime settimane i concorsi universitari sono ancora oggetto di cronaca, poiché spesse volte risultano, da quanto si legge, essere pilotati;

i numeri sono di peso: 191 tra ricercatori a tempo indeterminato e precari, professori associati e ordinari, direttori di dipartimento, prorettori e rettori sono stati indagati nelle ultime due stagioni per gravi titoli di reato;

considerato che:

mai nella storia dell'accademia italiana si era aperto un fuoco giudiziario così scandito nei confronti di un'istituzione decisiva per lo sviluppo del Paese;

è urgente procedere ad una revisione del sistema di reclutamento universitario mediante l'istituzione di una commissione per il controllo dei concorsi che si occupi di capire se i criteri di selezione non siano, come purtroppo alcune volte accade, modellati ad personam;

l'università è un'importante conquista europea pressoché millenaria, rappresenta un vitale impulso all'economia e alla ricchezza culturale del territorio, oltre ad essere un presidio istituzionale per la formazione delle future generazioni e per la ricerca,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda assumere iniziative di carattere normativo o adottare specifiche misure, ove ne ricorrano i presupposti, al fine di garantire il pieno rispetto dei criteri in tema di procedure di valutazione comparativa, quali enucleati all'art. 24 della legge n. 240 del 2010, per l'attribuzione di posti di ricercatore universitario a tempo determinato, professore associato e ordinario nelle università statali e libere, onde assicurare una corretta, meritocratica e trasparente valutazione dei candidati.

(3-03386)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

BINETTI Paola - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

è stata recentemente pubblicata sui maggiori quotidiani nazionali una inchiesta sui concorsi universitari che riguarda gli ultimi tre anni accademici; dall'inchiesta emergono dati che confermerebbero lo scandalo in atto nel reclutamento docenti;

si tratta di casi in parte noti alla maggioranza delle persone che frequentano l'ambiente accademico, ma certamente appaiono nuovi per l'estensione delle denunce raccolte, per il numero di sedi interessate e per il numero dei corsi coinvolti;

tutto ciò lascia pensare ad un fenomeno oggettivamente molto diffuso, tutt'altro che sotto controllo, soprattutto se si tiene conto che il focus dell'inchiesta è concentrato sugli ultimissimi anni, ossia riguarda l'attuale Legislatura e l'attuale Governo, almeno sotto il profilo della vigilanza;

ad oggi si segnalano 85 concorsi universitari, banditi negli ultimi tre anni, in cui 57 tra professori, direttori e rettori sono già a processo; 191 sono sotto inchiesta, e sono 9 le procure che stanno indagando sulle strane alleanze tra docenti universitari, sugli scambi di favori, le nomine di "fedelissimi", e soprattutto sui bandi costruiti su misura; le accuse che colpiscono oltre 191 docenti indagati, tra ricercatori, professori, direttori, protettori e rettori, vanno dalla truffa, all'associazione a delinquere nel "pilotaggio" di ben 57 bandi di concorso pubblico; i dati dell'inchiesta sono disponibili nella concretezza delle situazioni denunciate;

la griglia di questo stile di lavoro accademico è emersa da una serie di intercettazioni, in cui si sente dire con chiarezza: "prima scegliamo i vincitori, poi scriviamo i bandi". Il malcostume è diffuso e coinvolge università del Nord e quelle del Sud; riguarda facoltà diversissime come Medicina e Giurisprudenza. E non di rado si parla di «patti tra colleghi, di commissioni controllate, di candidati favoriti, e di candidati ostacolati». Il tutto documentato nei soli ultimi tre anni;

il sistema mostra una sostanziale necessità di riforma, sul piano dell'etica professionale oltre che su quello strettamente culturale. È certamente un vizio che viene da lontano, ma che in questo momento ha assunto proporzioni tali che il Ministero in indirizzo non può e non deve ignorare; a cominciare dalle varie interrogazioni presentate in Parlamento proprio su questo punto concreto e che non hanno mai ricevuto risposta;

l'Associazione Trasparenza e Merito ha già raccolto 4.266 segnalazioni, di cui 950 sono diventati veri e propri ricorsi; sorprende una sorta di indifferenza dell'intero Governo su questo punto chiave; nonostante nell'attuale Legislatura si siano alternati tre diversi governi a maggioranza variabile, nessuno ha sentito l'improrogabile urgenza di attuare una riforma chiave in questo campo;

eppure siamo nell'ambito di una Legislatura, particolarmente attenta ai fondi del PNRR, vincolati alle riforme e il PNRR dichiara di voler sostenere, coerentemente con l'Europa, un Patto per le nuove generazioni;

il Governo, pur avendo istituito due nuovi Ministeri, il Ministero per la per la transizione ecologica e il Ministero per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, finora non ha ritenuto necessario intervenire con rigore scientifico e morale in uno dei settori strategici del Paese: quello della ricerca e dello sviluppo, che solo una classe di giovani motivati, colti, determinati, creativi e appassionati è in grado di produrre; per tale motivo, il Governo non può ignorare il vulnus che ferisce la credibilità universitaria italiana nel suo complesso, colpisce i più brillanti e creativi dei giovani ricercatori che spesso sono costretti a recarsi all'estero, considerate le scarse opportunità che offre il nostro Paese,

si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda procedere per garantire equità negli attuali concorsi, compresi quelli sotto inchiesta, affinché coloro che si sono visti discriminare ingiustamente ottengano giustizia e se intenda riformare il sistema del reclutamento docenti per mettere in sicurezza valori come la meritocrazia, la creatività intellettualità, l'equità nei processi decisionali.

(3-03359)

BINETTI Paola - Ai Ministri dell'università e della ricerca e della salute. - Premesso che:

in data 31 maggio 2022 è stato pubblicato l'allegato 1 al decreto n. 909 del Ministero dell'università e della ricerca, che contiene l'elenco di tutte le scuole di specializzazione ad accesso dei medici, ex decreto interministeriale n. 68/2015 e decreto interministeriale n. 1109/2021, per cui è aperto il bando di concorso per l'anno accademico 2021/2022;

tra queste scuole di specializzazione, nella classe della medicina clinica generale e specialistica, appare per la prima volta anche la scuola di specializzazione in medicina e cure palliative;

la nuova scuola, il cui inizio è previsto già dal prossimo anno accademico 2022/2023, è frutto di un lungo lavoro d'intesa tra i Ministri in indirizzo, impegnati nella definizione dei percorsi didattici e dei requisiti organizzativi della nuova scuola di specializzazione, che segue all'approvazione della legge di istituzione della scuola avvenuta il 17 luglio 2020;

dal prossimo anno quindi gli specializzandi in medicina e cure palliative inizieranno la loro frequenza in ospedale, negli hospice e nelle reti domiciliari, offrendo una risposta importante per il contrasto del dolore e della sofferenza in molteplici occasioni di vita;

tra 4 anni, quindi, anche in Italia ci saranno i primi medici specialisti in medicina e cure palliative;

non c'è dubbio però che tra i professionisti più impegnati nel campo delle cure palliative ci siano anche gli infermieri, le cui competenze avanzate oggi per i laureati con laurea magistrale sono frutto di almeno 5 anni di studi universitari, a cui non di rado si sono affiancati master di primo e secondo livello, con un iter formativo complessivo non distante da quello degli stessi laureati in medicina;

ora, poiché esistono scuole di specializzazione di area sanitaria ad accesso misto, di cui al decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 716 del 2016, per i laureati magistrali in scienze infermieristiche e ostetriche (LM/SNT1), si potrebbe pensare anche ad una scuola di specializzazione in "medicina e cure palliative" nella classe dei servizi di cure palliative di area servizi clinici delle scuole di specializzazione;

il decreto istitutivo potrebbe disciplinare i profili specialistici, gli obiettivi formativi ed i percorsi didattici funzionali al conseguimento delle necessarie conoscenze e abilità professionali delle scuole di specializzazione di area sanitaria ad accesso misto,

si chiede di sapere se, trattandosi di un percorso del tutto nuovo che inizia quest'anno, non sia possibile ammettere alla frequenza della scuola di specializzazione anche infermieri in possesso della laurea magistrale, con uno specifico iter formativo nel senso della cura palliativa, nel pieno rispetto dei due profili professionali, delle loro specificità e delle loro differenze, ma con un'ottica più esplicita alla collaborazione e all'integrazione professionale.

(3-03360)

GASPARRI, BINETTI Paola - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

durante il "gay pride" svoltosi a Cremona sabato 4 giugno 2022, è stato fatto sfilare un manichino, a grandezza naturale, vestito da Madonna e con i seni scoperti;

l'iniziativa, a parere degli interroganti, evidentemente blasfema e fortemente oltraggiosa, ha suscitato forte sdegno tra i cittadini e la ferma reazione del vescovo di Cremona, Antonio Napolioni;

la libertà di manifestare i propri diritti non può e non deve attuarsi attraverso immagini o gesti che sono assolutamente privi di valore educativo e comunicativo e offendono la fede, il credo e la sensibilità di milioni di cristiani;

quanto accaduto rappresenta un vero e proprio atto di vilipendio alla religione cattolica,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto rappresentato in premessa e quali siano le sue valutazioni al riguardo;

se ritenga di compiere i necessari approfondimenti su tale ignobile e oltraggioso gesto;

quali misure intenda adottare per garantire il pieno rispetto dei diritti dei cristiani e al fine di evitare con fermezza che simili episodi abbiano ancora a verificarsi nel corso di manifestazioni analoghe, nel rispetto delle sensibilità e dei diritti altrui, compresi i simboli religiosi e le immagini sacre.

(3-03362)

MALLEGNI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il 16 maggio 2022 il "Comitato Ponsacco Pacificata" ha inviato una nota al Prefetto di Pisa per rappresentare il disagio delle oltre mille persone che hanno sottoscritto il modulo di adesione al suddetto comitato, per la grave situazione di pericolo e di insicurezza in cui versa da tempo la cittadina di Ponsacco (in provincia di Pisa), a causa dei disordini e degli atti di violenza posti in essere dai numerosi soggetti di etnia "Rom" ivi trasferitisi in numero di oltre 200;

il Comitato è sorto dall'esigenza fortemente sentita da larga parte della popolazione residente a Ponsacco di ottenere nell'ambito della città una situazione di serena e pacifica convivenza, oggi venuta meno, a causa dei continui episodi di violenza ricollegabili all'azione dei macedoni;

il Comitato ha deciso di perseguire il proprio scopo, sia attraverso un'attività di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle autorità competenti in ordine alla grave situazione di disagio in cui vive la popolazione residente, sia attraverso un'attività di mobilitazione affinché si adottino interventi urgenti per fronteggiare i problemi originati dalla presenza dei suddetti macedoni;

negli ultimi anni si è registrata un'escalation degli atti di violenza posti in essere dai Rom a Ponsacco; di seguito si elencano alcuni episodi significativi riportati dalla cronaca locale: 1) nel mese di settembre 2019, un quattordicenne è finito al Pronto Soccorso di Pontedera dopo essere stato picchiato da 7 minorenni macedoni per uno screzio nel centro del paese ("La Nazione", giovedì 12 settembre 2019, pag. 13); 2) nel dicembre 2020 A. C. proprietario di una mescita di vino, al momento della chiusura dell'attività, è stato minacciato da alcuni giovani macedoni che chiedevano vino gratis e che al suo rifiuto hanno risposto: "Siamo macedoni, ti tagliamo la gola"; 3) nel gennaio 2021, su uno scuolabus alcuni ragazzini Rom hanno picchiato due bambine ("La Nazione", sabato 23 gennaio 2021, pag. 17); 4) nel 2021 il titolare di un nightclub ponsacchino e sua moglie sono stati picchiati e il loro locale è stato devastato da parte di un gruppo di macedoni che dopo essere stati allontanati, sono tornati in massa alle quattro del mattino scatenando una guerriglia urbana fino all'intervento delle forze dell'ordine ("La Nazione", 20 luglio 2021); 5) nel 2021 un minorenne ha difeso una coetanea da molestie sessuali e a distanza di alcuni giorni un gruppo di macedoni lo hanno picchiato sullo scuolabus provocandogli la frattura di una costola e lesioni alla milza ("La Nazione", 18 dicembre 2021); 6) nel mese di settembre 2021, la sig.ra L. T., settantenne, ha riferito di aver ricevuto molestie sessuali da giovani Rom minorenni; 7) il 10 marzo 2021, il sig. A. G. ha sporto querela per aver subìto la trasformazione del proprio fondo in un bivacco da un gruppo di Rom, che hanno forzato le porte di ingresso, hanno lanciato pietre contro le vetrine infrangibili rompendo i vetri interni, e hanno asportato porte, lavandini, scaldabagno, rubinetti, sradicano placche della luce e cavi di rame; 8) nel mese di aprile 2022, un minorenne è stato picchiato nei pressi dell'istituto "Niccolini" da parte di coetanei di etnia macedone; 9) nel mese di marzo, dipendenti della "Coop" hanno riferito di ripetute aggressioni verbali e fisiche da parte di Rom, che hanno cercato di allontanarsi senza pagare; 10) ancora nel mese di aprile, giovani Rom hanno danneggiato il campo di calcetto, posto in via Rospicciano, spaccando le recinzioni e le porte dei pali; 11) una pensionata ha subìto atti vandalici nel giardino di sua proprietà per aver ripreso alcuni giovani che stavano danneggiando il campo di calcetto; 12) nello scorso mese di aprile, durante la raccolta delle firme, molti dei residenti in via Rospicciano hanno riferito di aver subìto furti nelle proprie abitazioni e di aver visto giovani Rom mentre sradicavano piante, rimuovevano panchine nel giardino pubblico;

nel marzo 2021, Ponsacco è diventata un caso nazionale per il focolaio COVID scoppiato nell'edificio di via Rospicciano: oltre 50 macedoni sono risultati positivi sugli oltre 200 residenti (il fatto è stato ripreso da RAI Uno e dal quotidiano "La Nazione" di giovedì 18 marzo 2021, pag. 219);

l'edificio posto in via Rospicciano, oggi definito "Palarom", è da tempo occupato abusivamente da macedoni "morosi" e da Rom senza titolo, e versa in uno stato di estremo degrado. A seguito di un esposto diretto al sindaco Brogi, al comandante della Polizia Municipale di Ponsacco, al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, al Genio Civile, alla ASL e per conoscenza alla Procura, è stata effettuata la bonifica del seminterrato. Attualmente alcune centinaia di Rom continuano ad occupare gli appartamenti, posti nel complesso di via Rospicciano,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della gravissima situazione esposta, presente nella città di Ponsacco;

se e quali azioni intenda intraprendere per garantire immediata soluzione ai problemi evidenziati e il ripristino dell'ordine pubblico a tutela dei cittadini.

(3-03368)

BINETTI Paola - Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il 30 giugno 2022 decadrà l'obbligo dell'uso della mascherina anche al chiuso e con esso gli obblighi relativi al distanziamento, riducendosi in tal modo le tutele per i lavoratori fragili, che dovranno tornare in presenza, considerato che in alcuni luoghi di lavoro terminerà il lavoro agile (smart working);

numerosissimi lavoratori fragili chiedono che vengano stabilite tutele durature e strutturali che possano proteggerli da possibili contagi, ben consapevoli che il virus Sars-CoV2 non cesserà con il termine delle attuali tutele;

è convinzione diffusa che i lavoratori fragili abbiano un rischio più elevato di ospedalizzazione e di morte e il solo vaccino, a causa delle patologie di cui soffrono, non può assicurare protezione sufficiente contro il COVID-19;

in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, la Costituzione italiana (articoli 2, 32 e 41) prevede la tutela della persona umana nella sua integrità psico-fisica come principio assoluto ai fini della predisposizione di condizioni ambientali sicure e lo Stato ha l'obbligo di tutelare le persone più fragili, affinché non debbano scegliere tra la loro vita ed il lavoro;

i lavoratori fragili, che in questi ultimi anni hanno affrontato i maggiori rischi a causa della pandemia chiedono pertanto una serie di misure di garanzia per la loro salute e per il loro lavoro, che si elencano di seguito:

la proroga oltre il 30 giugno delle tutele di cui all'articolo 10, comma 1-bis, del decreto-legge n. 24 del 2022 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 52 del 2022 (che modifica l'articolo 26, commi 2 e 2-bis del decreto-legge n. 18 del 2020 sul lavoro agile) o in alternativa, che le loro assenze siano equiparate a quelle per ricovero ospedaliero e non siano conteggiate; la proroga della sorveglianza sanitaria eccezionale con riferimento alla situazione epidemiologica e alle misure di contenimento del virus; la possibilità di accedere ad una pensione anticipata per i lavoratori considerati fragili, con il riconoscimento di contributi figurativi; l'incentivazione del lavoro da remoto sia nel settore pubblico che in quello privato e la precedenza nell'accesso al lavoro per i lavoratori fragili, attraverso nuovi contratti integrativi, con una normativa che preveda misure efficaci ed inderogabili e ogni altra tutela che possa garantirli; di essere adibiti a mansioni della stessa area di inquadramento o predisposizione di luoghi di lavoro più sicuri possibile; la concessione di mascherine FFP2 gratuite per i lavoratori a maggior rischio contagio; procedure agevolate per il riconoscimento della legge n. 104 del 1992 art. 3, comma 3, per la durata di 2 anni, con proroghe nel caso in cui la situazione epidemiologica non sarà mutata; l'istituzione di apposite commissioni mediche presso l'INPS che procedano, nel giro di 30 giorni dalla domanda, in modalità telematica, a riconoscere ai soggetti fragili gli stessi diritti previsti per chi ha il riconoscimento della legge n. 104 del 1992, art. 3, comma 3, in quanto la presente situazione epidemiologica sta influenzando negativamente la vita dei soggetti fragili riducendone l'autonomia personale a causa dei rischi creati dal contagio; la possibilità di usufruire di congedo straordinario (equiparato a livello economico e contributivo a quello previsto nel decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 151, art. 42, come modificato dal decreto legislativo n. 119 del 2011), per la durata di 24 mesi, anche nelle more dell'approvazione da parte dell'INPS; per quanti lavorano nella pubblica amministrazione, l'adozione di sistemi di ventilazione meccanica controllata in presenza di persone vulnerabili e rilevatori di CO2; la possibilità di cambio mansione anche intercompartimentale, con definizione dei criteri generali per l'attuazione di quanto previsto dall'art. 30, comma 1, del decreto legislativo n. 165 del 2001 (anche nel comparto scuola),

si chiede di sapere quali misure i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, intendano adottare per garantire le dovute tutele ai lavoratori fragili.

(3-03369)

RAUTI Isabella - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

è stato costituito, nel giugno 2021, il "tavolo istituzionale per coordinare le iniziative e la realizzazione degli interventi e delle opere necessarie allo svolgimento del Giubileo della Chiesa Cattolica previsto per l'anno 2025", presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri e del quale fanno parte il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro dell'interno, il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, il Ministro del turismo, il presidente della Regione Lazio, il sindaco di Roma capitale e quattro parlamentari, di cui due senatori e due deputati;

il tavolo istituzionale è stato convocato per due riunioni: in data 15 luglio e in data 14 dicembre 2021 e, nella seconda e ultima riunione, è stato indicato il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, quale commissario straordinario, e nel corrente anno non si registrano ulteriori attività;

considerato che:

il tempo rimanente fino al Giubileo 2025 è sempre più breve, con la necessità di implementare tutte le iniziative utili per la buona riuscita dell'evento; l'evento giubilare è di fondamentale e globale importanza sotto il profilo religioso e spirituale, nonché per la città di Roma e per il Paese intero, sotto il profilo culturale ed economico;

"il tavolo istituzionale per il Giubileo 2025 è chiamato a definire, anche sulla base delle proposte pervenute dalle amministrazioni interessate e delle intese tra la Santa Sede e lo Stato italiano, gli indirizzi nonché il piano degli interventi e delle opere necessari, da aggiornare e rimodulare su base almeno semestrale, sentite le competenti Commissioni parlamentari" (legge 30 dicembre 2020, n. 178),

si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga che sia necessario convocare con urgenza il tavolo istituzionale e definire una cadenza periodica di riunioni per avviare e monitorare tutte le iniziative necessarie.

(3-03380)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BOLDRINI Paola - Al Ministro della salute. - Premesso che il riconoscimento delle discipline e dei servizi equipollenti a specializzazioni validi per medici chirurghi e odontoiatri è previsto da una "tabella delle discipline equipollenti e specializzazioni affini" secondo: a) servizi e scuole equipollenti: decreto del Ministro della sanità 30 gennaio 1998 (aggiornato con i decreti ministeriali 22 gennaio 1999, 5 agosto 1999, 2 agosto 2000, 27 dicembre 2000, 31 luglio 2002, 18 gennaio 2006, 19 giugno 2006, 6 novembre 2009 e 20 settembre 2011); b) discipline affini: decreto del Ministro della sanità 31 gennaio 1998 (aggiornato con i decreti ministeriali 22 gennaio 1999, 2 agosto 2000, 31 luglio 2002, 18 gennaio 2006, 19 giugno 2006 e 20 settembre 2011);

tenuto conto che, relativamente alla disciplina della "medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza" individuata dall'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 484 del 1997 per l'accesso agli incarichi di secondo livello dirigenziale, i servizi e le scuole equipollenti risultano essere le seguenti: a) servizi e scuole equipollenti: cardioangiopatie, cardiologia, cardiologia e malattia dei vasi, cardiologia e reumatologia, cardiologia pediatrica, centrale operativa 118, chirurgia generale, chirurgia generale d'urgenza e pronto soccorso, clinica medica, clinica medica generale e terapia medica diagnostica chirurgica endoscopica diagnostica e chirurgia endoscopica endoscopia digestiva, epatologia, fisiopatologia, fisiopatologia cardiocircolatoria e cardiovascolare, fisiopatologia digestiva, fisiopatologia e fisiochinesiterapia respiratoria, fisiopatologia medica, gastroenterologia, gastroenterologia ed endoscopia digestiva, geriatria, malattie cardiovascolari, malattie cardiovascolari e reumatiche, malattie del fegato e del ricambio, malattie dell'apparato cardiovascolare, malattie dell'apparato digerente, malattie dell'apparato respiratorio e tisiologia medicina d'urgenza, medicina di pronto soccorso, medicina generale, medicina interna, metodologia clinica neurologia, patologia speciale medica e metodologia clinica, pneumologia, pronto soccorso e accettazione (astanteria; osservazione; accettazione; osservazione breve o temporanea; degenza breve), pronto soccorso e terapia d'urgenza, semeiotica cardiovascolare, semeiotica funzionale e strumentale medica, semeiotica medica, terapia medica sistematica, tisiologia; b) discipline affini: geriatria ed equipollenti; scuole equipollenti alla chirurgia generale non già ricomprese tra le equipollenti alla medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza; allergologia e immunologia clinica;

considerato che:

con l'istituzione della scuola di specializzazione in medicina d'emergenza-urgenza nata nel 2009, si è riusciti ad offrire una specializzazione di riferimento ai 12.000 medici che da anni si interessano ad una disciplina esistente dal 1997 (la medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza) e che si articola nelle attività di pronto soccorso, dell'emergenza territoriale (118) e delle medicine d'urgenza per cui ancora oggi sono previste numerose equipollenze;

successivamente, il decreto ministeriale 16 luglio 2014 "Modifica alle tabelle relative alle discipline equipollenti previste dalla normativa regolamentare per l'accesso alla dirigenza sanitaria del Servizio sanitario nazionale" ha inserito alla tabella B del decreto ministeriale 30 gennaio 1998 e successive modificazioni la specializzazione in medicina d'emergenza-urgenza tra le specializzazioni equipollenti ai fini dell'accesso alla disciplina di medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza;

inoltre, la disciplina "medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza" è stata individuata per l'accesso agli incarichi di secondo livello dirigenziale dall'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 484 del 1997 in assenza di una scuola di specializzazione in emergenza e urgenza che è sopraggiunta solo nel 2009 con un chiaro piano di studio e formazione dal cui confronto si possono meglio individuare le affinità ed equipollenze; sarebbe opportuno anche rivedere la materia nel senso di una riduzione le equipollenze e le affinità tenendo conto che non conferiscono al medico le capacità per un approccio olistico al paziente che l'attuale scuola di specializzazione conferisce, ma si può ancora soprassedere in attesa di raggiungere una numerosità di specialisti della disciplina sufficiente a garantire la sostenibilità dei servizi di emergenza preospedaliera ed intraospedaliera,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno emanare un decreto che modifichi la denominazione della disciplina di medicina e chirurgia d'accettazione e d'urgenza, in disciplina "medicina di emergenza-urgenza" per l'accesso ai ruoli dirigenziali secondo il decreto del Presidente della Repubblica n. 484 del 1997.

(4-07111)

FREGOLENT Sonia, PILLON - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

gli interroganti in data 18 gennaio 2022 hanno presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-06457, al Ministro in indirizzo, in merito ad una vicenda di un bambino in affido, prossimo all'adozione, che il Tribunale dei minori di Venezia ha però deciso, in base alla relazione dei servizi sociali, di affidare ad una comunità;

la vicenda del minore, con grave deficit cognitivo, è iniziata quando i genitori non sono stati più in grado di assicurare le cure e le attenzioni di cui aveva bisogno; il 18 aprile 2017 si è aperto quindi al Tribunale per i minorenni di Venezia un procedimento diretto alla decadenza della potestà genitoriale ex art. 330 del codice civile; in data 7 luglio 2017, con decreto provvisorio, è stato deliberato l'affidamento presso una famiglia esterna all'ambito familiare e il 7 settembre il minore è stato accolto nella casa degli affidatari; al momento dell'affido, agli stessi non è stato dato alcun supporto per la gestione del minore tenuto conto della sua peculiare condizione; l'8 maggio 2020 il Tribunale per i minorenni di Venezia ha sospeso la potestà genitoriale e nominato un tutore al minore; il 17 novembre 2020, dopo tre anni che il bimbo era con loro, gli affidatari sono stati convocati dal Tribunale per l'avvio di una pratica di adozione cui si sono predisposti positivamente;

nel 2021 le cose sono cambiate bruscamente e in modo inatteso; il 16 marzo 2021 il servizio età evolutiva ha espresso un parere positivo sul contributo degli affidatari e per la prima volta ha diagnosticato un complesso quadro clinico del minore, con patologie congenite; il 7 aprile il responsabile dei servizi sociali della ULSS 2 Treviso sud ha comunicato agli affidatari che, a causa delle peculiarità del minore, si riteneva necessario un nuovo progetto, ma senza di loro, perché, allo stato, invece di essere un supporto costituivano un problema; il 23 aprile i servizi parlavano genericamente di segnalazioni da parte della scuola di gravi situazioni in ambito extrascolastico senza alcuna documentazione a supporto; solo nel maggio 2021 il responsabile dei servizi sociali della ULSS ha contattato per la prima volta la tutrice mettendola al corrente della situazione e della raggiunta decisione di cambio di progettualità per il minore e di inserirlo in comunità;

considerato che:

il 4 giugno 2021, dopo la relazione del 1° giungo 2021 dei servizi sociali che riprendeva una relazione della scuola sempre datata 1° giugno 2021, il Tribunale dei minori ha deciso, di fatto accogliendo in pieno quanto determinato dai servizi, per l'allontanamento immediato dalla coppia e l'inserimento del minore in comunità; il 7 giugno il provvedimento è stato eseguito e il minore è stato collocato presso la comunità "fondazione Casa Bernardi" di Conegliano (Treviso);

a seguito di ciò la tutrice si è attivata per acquisire le relazioni dei servizi sociali e della scuola, oltre a segnalare la complessità della vicenda al Garante regionale della persona e della famiglia, anche a seguito delle iniziative giudiziarie e disciplinari intraprese dagli affidatari; a completamento delle sue indagini la tutrice ha rilevato che non risultava quale tipo di affiancamento sarebbe stato offerto alla famiglia affidataria dal 2018 ad oggi, considerate le peculiarità del minore; agli atti non risultava se e quando la famiglia affidataria sarebbe stata avvisata dalla scuola circa i disagi del minore descritti dalla direttrice scolastica; sempre dagli atti non risultava appurata l'origine dei riferiti comportamenti autolesionistici manifestati in ambito scolastico;

agli atti risultava invece che la decisione dei servizi sociali di cambiare "progetto" al minore, revocando l'affido, sarebbe avvenuta prima di aver consultato il tutore, ma soprattutto prescindendo dalla preventiva autorizzazione da parte del Tribunale dei minori;

non si comprende infine come sia possibile che la coppia affidataria, cui i servizi sociali hanno lasciato completa autonomia, e comunque ritenuta idonea dai servizi sociali sino al mese di marzo 2021 e addirittura avviata ai colloqui e corsi per la preparazione per l'adozione del minore dopo 3 anni di affidamento, sia stata improvvisamente, ovvero nel periodo di 2 mesi, ritenuta non idonea;

la vicenda è stata denunciata dagli stessi affidatari con istanza al Ministero della giustizia del 15 luglio 2021;

gli interroganti ritengono che il Tribunale per i minori di Venezia abbia di fatto solo ratificato l'operato dei servizi sociali senza adeguata indagine e, comunque, senza aver minimamente valutato la posizione degli affidatari;

considerato infine che l'articolo 5 della legge 4 maggio 1983, n. 184, come modificato dall'art. 2, comma 1, della legge 19 ottobre 2015, n. 173, prevede che "L'affidatario o l'eventuale famiglia collocataria devono essere convocati, a pena di nullità, nei procedimenti civili in materia di responsabilità genitoriale, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato ed hanno facoltà di presentare memorie scritte nell'interesse del minore";

gli interroganti ritengono che non che sia stato rispettato il principio del contraddittorio, considerato che la relazione dei servizi sociali e della scuola sono entrambe datate 1° giugno 2021 e la decisione da parte del Tribunale di Venezia è stata assunta dopo tre giorni in data 4 giugno 2021, senza audire il tutore e i genitori affidatari,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi per verificare il funzionamento degli uffici giudiziari coinvolti.

(4-07112)

ASTORRE - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

sul volo AZ609 del 30 aprile 2022 da New York a Roma Fiumicino, come riportato da alcuni fonti giornalistiche, siti di informazione on line, e confermato dalle comunicazioni ufficiali della compagnia aerea ITA Airways, durante il sorvolo dello spazio aereo francese, per un certo lasso temporale si è verificata una perdita di comunicazione tra la cabina di pilotaggio e le torri di controllo francesi;

la reazione della compagnia di fronte a tale accaduto è stato il licenziamento immediato del comandante del velivolo, il quale secondo gli esiti di una indagine interna condotta dalla stessa compagnia durante il volo, e nello specifico in quel lasso temporale, avrebbe assunto "una condotta professionale non coerente alle norme comportamentali e lavorative dettate dalla compagnia che il personale è tenuto a seguire in modo rigoroso", secondo quanto si legge in una nota ufficiale diramata da ITA Airways;

come è noto nella sfera dell'aviazione civile si innesta il concetto di "just culture", di derivazione europea, secondo il quale "gli operatori in prima linea o altre persone non sono sanzionati per azioni, omissioni o decisioni da essi adottate sulla base della loro esperienza e formazione, ma nella quale non sono tuttavia tollerate la negligenza grave, le infrazioni intenzionali e le azioni lesive". Nell'ambito dell'aviazione civile subentrerebbe una importante novità riguardante le attività svolte dai diversi soggetti operanti nell'ambito dell'aviazione civile, quali, a titolo esemplificativo, i piloti, gli assistenti di volo, il personale dei servizi a terra o della manutenzione. I loro compiti, che nel complesso vanno a esplicare il servizio di trasporto aereo, se svolti in buona fede, secondo le procedure standard e nel rispetto della formazione ricevuta, non possono essere oggetto di sanzioni disciplinari o amministrative. Tuttavia, ciò non implica una sorta di non punibilità in senso assoluto, infatti, laddove si riscontrano condotte che presentano gravi violazioni, o azioni di natura dolosa, o connotate da gravi negligenze da parte dell'operatore nei suoi confronti possono essere adottate misure di tipo sanzionatorio;

la versione riportata non è in linea con quanto dichiarato dal comandante, il quale attribuisce la responsabilità dell'accaduto ad un'avaria del sistema di comunicazione a bordo del velivolo;

considerato che:

subentrano, in tale vicenda, molti altri aspetti non secondari, che attengono alle condizioni di lavoro cui sono costretti i piloti. Troppo spesso infatti essi sono costretti a turni massacranti, ai limiti della sostenibilità psico-fisica;

nel caso in questione il pilota licenziato era al quarto turno mensile sulla tratta intercontinentale Roma - New York, con un accumulo di lavoro impressionante. A ciò va aggiunto il sottodimensionamento dell'organico: a metà del 2022 i naviganti di ITA dovevano essere 2.627 e invece gli assunti sono la metà, appena sufficienti per assicurare i turni per 45 aerei e non per i 54 in servizio, oltre al mancato addestramento che nel passaggio da Alitalia a ITA Airways avrebbe dovuto essere garantito come pure avrebbero dovuto essere garantiti i cosiddetti Minnesota test,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se e come intendano intervenire, nell'esercizio delle proprie attività ispettive e di controllo, al fine di fare chiarezza sulla vicenda, anche con il coinvolgimento dell'ENAC, al fine di accertare con compiutezza e trasparenza quanto avvenuto durante il volo AZ609 del 30 aprile scorso da New York a Roma Fiumicino, e le reali cause che hanno determinato l'assenza dai radar del suddetto aereo per un determinato lasso temporale;

se e come intendano intervenire, alla luce di quanto emerso in via generale circa le condizioni di lavoro cui sono sottoposti in particolar modo i piloti;

se e come intendano intervenire alla luce delle eventuali risultanze derivanti dall'attività ispettiva nei confronti della decisione presa dalla compagnia aerea nei confronti del pilota.

(4-07113)

SALVINI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

dopo l'incendio devastante, che mercoledì 25 maggio 2022 ha colpito l'isola di Stromboli, si stimano danni incalcolabili all'ecosistema e vi sono forti timori per la tenuta del terreno del vulcano. Infatti, è altissimo il pericolo di frane e smottamenti alla prima pioggia consistente. Inoltre, si registrano danni notevoli a numerose abitazioni ed edifici ma anche alla stagione turistica che sta per iniziare;

metà dell'isola è andata in fumo, per oltre 6 ettari la macchia mediterranea è rimasta incenerita. Non si comprende come mai a Stromboli, isola delle Eolie con un vulcano attivo, non vi sia a tutt'oggi una postazione fissa dei vigili del fuoco;

ad ogni modo, il rogo partito dal set della fiction televisiva "Protezione civile", che vede tra gli interpreti anche la nota attrice Ambra Angiolini, è andato avanti per circa 24 ore provocando danni per oltre 50 milioni di euro;

ad indagare sulla dinamica della vicenda stanno provvedendo i Carabinieri e la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). L'incendio, questo è accertato, si è sviluppato durante le fasi di preparazione di una scena che avrebbe dovuto essere girata poco dopo dal regista Marco Pontecorvo e, secondo una prima ricostruzione ancora al vaglio della magistratura, sarebbe stato causato da un'imperdonabile leggerezza nel corso delle riprese;

la scena prevedeva la fuga di una bambina dalla sua casa, che avrebbe dovuto vedere un bagliore rosso dalla finestra. Però, a quanto pare, il fuoco acceso per rappresentarlo è finito fuori controllo a causa del forte vento di scirocco che proprio quel giorno soffiava sull'isola;

sono in corso di verifica anche le varie autorizzazioni. La società di produzione sostiene di averle ricevute regolarmente, sindaco e vigili del fuoco negano di averle concesse. Di fatto, gran parte della troupe che doveva completare in settimana le riprese ha lasciato l'isola, ed è emerso che al momento delle riprese vi fossero solo 5 vigili del fuoco sull'isola proprio per vigilare sulla fiction RAI, ma al momento dell'incendio non erano sul set;

quello che doveva essere uno straordinario spot pubblicitario si è trasformato in un disastro ambientale di dimensioni incalcolabili, una ferita al patrimonio naturalistico che sarà difficile rimarginare,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare perché siano celermente accertate le varie responsabilità, a tutti i livelli di competenza, anche al fine di provvedere tempestivamente al risarcimento di tutti i gravissimi danni patiti e patiendi dall'intera comunità e dall'ambiente.

(4-07114)

VANIN Orietta, PAVANELLI Emma, ROMAGNOLI, GIROTTO, CROATTI, ENDRIZZI, L'ABBATE Patty, QUARTO - Ai Ministri della transizione ecologica e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

risulta agli interroganti che, per fronteggiare possibili alluvioni del fiume Piave, la Regione Veneto stia perseguendo la strada più invasiva con il restringimento degli argini del fiume ed un enorme sistema di casse di espansione, un bacino di 35 milioni di metri cubi cementificati su un'area di 555 ettari e con 13.5 km. di muri alti fino a 8 metri, nella zona di Grave di Ciano (Treviso), area di rilevante interesse storico, ad elevata biodiversità e tutelata da Rete Natura 2000 (ZPS IT 3240023 Grave del Piave e ZSC IT 3240030), inserendo l'opera nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) al fine di finanziarla con fondi del "Next Generation EU", contro le linee di sostenibilità che esso propone;

in numerosi comunicati stampa la Regione Veneto ha precisato che a volere le casse a Ciano sarebbe il Ministero dell'ambiente, che nel 2017 lo ha finanziato nella progettazione, mentre gli studi sono dell'Autorità di Bacino, ma risulta agli interroganti che il Piano Stralcio per la Sicurezza Idraulica (PSSI) del 2009 indicasse come prima scelta Ponte di Piave (Treviso), mentre la scelta delle Grave di Ciano è stata fatta nel Piano delle azioni e degli interventi a firma del Commissario straordinario per le emergenze, dottor Luca Zaia;

in considerazione della tipologia e delle dimensioni degli interventi previsti, lo Stato italiano è attenzionato dalla Commissione europea nell'ambito del caso EU Pilot 6730/14/ENVI, come segnalato alla Regione Veneto dal Ministero della transizione ecologica, relativamente all'applicazione dell'art. 6 della direttiva 92/43/CEE "Habitat" e le Autorità sono state invitate ad orientare le valutazioni di competenza verso le indicazioni fornite nel documento comunitario "Gestione dei siti Natura 2000 - Guida all'interpretazione dell'articolo 6 della direttiva 92/43/CEE (direttiva Habitat)" pubblicato in data 21 novembre 2018 C(2018)7621 final (GU 25.01.2019), nonché nelle Linee Guida nazionali per la Valutazione di Incidenza, di cui all'Intesa in Conferenza Stato-Regioni - Repertorio 195/CSR del 28.11.2019";

l'inserimento nel Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA - II Ciclo - Allegato III B) del Progetto di Casse di laminazione a Ciano del Montello (TV), interamente in Zona ZPS e ZSC, è in contrasto con quanto affermato dalla Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale - VIA e VAS - Sottocommissione VAS. Nel Parere n. 10 del 26 marzo 2021 (parte integrante del Decreto del Ministero della transizione ecologica del 14 maggio 2021) la suddetta Commissione, dopo aver preso atto che l'aggiornamento al PGRA - II Ciclo ricade nella fattispecie definita (D.Lgs 152/2006, art. 6, comma 3) quale "modifiche minori", accerta e valuta che il PGRA - II Ciclo "non determina potenziali impatti ambientali significativi aggiuntivi a quelli valutati e in corso di monitoraggio ed è pertanto escluso dall'assoggettabilità a VAS con le seguenti necessarie prescrizioni (...)". Ciò non corrisponde a quanto previsto dalla normativa vigente in quanto il Piano contiene interventi di laminazione incidenti su siti tutelati dalla normativa sulla biodiversità e, per l'effetto, automaticamente deve essere applicata la VAS (in questo senso lettera b), comma 2, articolo 6, del decreto legislativo n. 152 del 2006). Questo non è un elemento interpretabile ma un obbligo che scatta ex lege;

a tutt'oggi non è stato adottato dalla Regione Veneto un Programma per la gestione dei sedimi e l'importanza della biodiversità è, ad avviso degli interroganti, minimizzata dalla Regione stessa, così come la valutazione ambientale dell'area in oggetto non è obiettiva, in quanto come dimostrano recenti studi si tratta di un "unicum ambientale" (vedasi l'articolo "Distribuzione e Diversità delle Orchidee delle Grave di Ciano del Montello -Fiume Piave, Ne Italia" su "researchgate.net", gennaio 2022);

del progetto esiste uno studio di fattibilità con cui si è ottenuto il finanziamento per 1.651.700 euro per la progettazione dell'opera senza alcun documento di fattibilità delle alternative progettuali, elemento fondamentale per concedere la deroga all'art. 6 della direttiva 92/43/CEE - Habitat per "motivi imperativi di rilevante interesse pubblico";

guardando al finanziamento (1.651.700 euro) richiesto per la fase progettuale, concesso alla Regione Veneto con decreto direttoriale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 505 del 22 novembre 2017, si nota come tra la documentazione presentata manchi il "documento di fattibilità delle alternative progettuali", richiesto dall'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 14 luglio 2016 e dall'art. 23, comma 5, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e ciò nonostante quanto specificato nel documento europeo "Gestione dei siti Natura 2000" (2019/C 33/01) in tema di "5.3.1. Esame di soluzioni alternative - Il primo obbligo imposto dalla procedura di deroga a norma dell'articolo 6, paragrafo 4, consiste nell'esaminare se esistono soluzioni alternative al piano o progetto";

peraltro la giurisprudenza sovranazionale ha avuto modo di chiarire quanto segue "L'assenza di alternative deve essere dimostrata prima di procedere con l'esame della necessità di realizzare il piano o progetto per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico" (sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 ottobre 2006, Causa C-239/04, punti 36-39);

in data 18 maggio 2022 la Commissione europea ha dato riscontro scritto all'interrogazione, recante "Progetto casse Grave di Ciano sul fiume Piave, Veneto", presentata il 30 marzo 2022 dall'Eurodeputata M5S Sabrina Pignedoli, nei seguenti termini: "La direttiva quadro sulle acque impone agli Stati membri di garantire il buono stato di tutti i corpi idrici e di evitarne il deterioramento. La costruzione di casse di espansione e il restringimento dell'alveo possono incidere sullo stato dei corpi idrici. A norma dell'articolo 4, paragrafo 7, della direttiva quadro sulle acque, un nuovo progetto che potrebbe deteriorare lo stato di un corpo idrico può essere autorizzato solo se soddisfa tutte le condizioni ivi stabilite. Ai sensi della direttiva Habitat, qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito Natura 2000 deve formare oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito. Alla luce delle conclusioni della valutazione, le autorità nazionali competenti possono dare il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa. 2. La verifica di tali condizioni in casi specifici come quello in esame spetta in primo luogo alle autorità nazionali competenti. Da parte sua, la Commissione sta monitorando da vicino la conformità dei piani di gestione dei bacini idrografici e dei siti Natura 2000 italiani ai requisiti delle due direttive citate. 3. In base alle informazioni di cui dispone la Commissione, un progetto come quello descritto non è incluso nel piano nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR) dell'Italia, che mira alla rinaturazione dei fiumi, in particolare l'area del Po",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato;

se ritengano che il progetto in questione sia conforme alla Direttiva 2000/60/CE "Direttiva Quadro sulle Acque" e alla Direttiva 92/43/CEE "Habitat" e, comunque, quali iniziative intendano intraprendere per eseguire le opportune verifiche;

se non ritengano, alla luce del fatto che il Piano contiene gli interventi di laminazione incidenti su siti tutelati, che il PGRA vada sottoposto alla Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS - Sottocommissione VAS;

se siano a conoscenza delle dichiarazioni della Regione Veneto e se corrisponda al vero che il progetto invasivo delle casse Grave di Ciano sul fiume Piave non è incluso nel PNRR.

(4-07115)

LEONE Cinzia, TRENTACOSTE, FERRARA - Al Ministro della salute. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti, lo scorso 15 aprile 2022, dopo un ricovero presso il reparto di urologia del Policlinico "Paolo Giaccone" di Palermo, è stato dimesso un paziente di 73 anni, il signor B.B., già al suo secondo ricovero (CC n. 5291/2022) presso questa struttura. Prima delle dimissioni, al signor B.B. è stato rimosso il catetere vescicale, in quanto per i sanitari le acque di drenaggio della notte precedente risultavano limpide alla vista;

considerato che:

il 7 gennaio 2020 il signor B.B. veniva ricoverato e operato presso la suddetta struttura a causa del riscontro di neoplasie vescicali papillari. Il giorno dopo, l'8 gennaio, in fase di dimissione, gli veniva rimosso il catetere vescicale. Ma appena ventiquattro ore dopo, tra atroci sofferenze, il signor B.B. era costretto a ricorrere al pronto soccorso della medesima struttura, per algia vescicale e ritenzione idrica, dove finalmente gli veniva applicato il catetere vescicale;

dopo la sofferta esperienza del 2020, prima di essere dimesso ad aprile scorso, il signor B.B. ha tentato di convincere i medici che per lui sarebbe stato meglio lasciare la struttura sanitaria mantenendo il catetere vescicale. Una richiesta che, però, non è stata accolta;

il 15 aprile 2022, dunque, il signor B.B. lascia il Policlinico Paolo Giaccone alle 13,10, come risulta dalla documentazione sanitaria. Verso le 16,20, ad appena tre ore dalle dimissioni, al signor B.B. cominciano dei forti bruciori alla vescica e prontamente chiama il reparto per trovare una soluzione. Dall'altra parte del telefono, un medico lo invita a raggiungere immediatamente il reparto di Urologia del Policlinico palermitano. Dopo pochi minuti, però, il signor B.B. veniva raggiunto da una telefonata del reparto e sempre lo stesso medico lo invitava a rivolgersi prima al pronto soccorso, adducendo motivi legati al COVID, per sottoporsi al tampone. Il medico di guardia del pronto soccorso interviene in aiuto del signor B.B. solamente alle 20,05 per inserire un catetere vescicale, dopo ore di forti dolori dovuti agli inutili tentativi di urinare;

considerato che:

i pronto soccorso vivono da troppo tempo una situazione di affanno dovuta a difficoltà organizzative sempre maggiori, problemi che si sono moltiplicati a causa della pandemia e per la mancanza atavica di personale. Solo a marzo scorso, i sindacati hanno segnalato in una nota ai vertici dell'azienda sanitaria di Palermo le difficoltà organizzative e le numerose irregolarità contrattuali;

la prassi, a parere degli interroganti sconclusionata, che ha costretto il paziente appena dimesso, peraltro bisognoso di un nuovo urgente intervento presso la stessa struttura, a passare prima dal pronto soccorso (mettendolo peraltro a rischio contagio COVID), non fa altro che moltiplicare inutilmente le presenze presso lo stesso e causare ulteriore sofferenza al malato;

considerato infine che nel Documento di economia e finanza 2022, al contrario di quanto sbandierato durante i vari lockdown dovuti alla pandemia da COVID-19, ci sarà un ulteriore taglio alla sanità pubblica fino al 2025, un taglio di ben 6 miliardi di euro in 3 anni, che comporterà un abbassamento della spesa di un punto percentuale del PIL, passando dal 7,2 per cento di spesa al 6,2 per cento, con un risultato persino peggiore a quello pre-pandemia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda verificare le eventuali inefficienze, sia a livello gestionale sia organizzativo, della struttura in questione;

se più in generale intenda adoperarsi, nell'ambito delle proprie competenze, per razionalizzare le spese di gestione, potenziare i controlli e, soprattutto, invertire il trend che negli ultimi anni ha visto la sanità pubblica perdere posti letto e personale sanitario, a vantaggio della sanità privata, una scelta che ha penalizzato pesantemente il diritto alla salute dei cittadini che pagano tasse e imposte per esercitare un diritto inviolabile, garantito dalla Costituzione.

(4-07116)

AIMI, SICLARI, RIZZOTTI Maria, BERARDI, BARBONI, BINETTI Paola, CALIENDO, VONO Gelsomina, GALLIANI, PAPATHEU Urania Giulia Rosina, DE BONIS, CESARO - Ai Ministri della salute e dell'interno. - Premesso che:

il 7 maggio 2022 l'Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito ha segnalato un caso importato di vaiolo delle scimmie in una persona proveniente dalla Nigeria;

da notizie giunte agli interroganti risulta che la persona colpita avrebbe sviluppato la malattia il 29 aprile 2022; ha dichiarato di aver viaggiato da Lagos a Londra tra il 3 e il 4 maggio;

il 13 maggio sono stati, poi, segnalati altri due casi nel Regno Unito, non collegati al caso precedente, e al 23 maggio 2022 sono stati confermati inoltre in Europa diversi casi di vaiolo delle scimmie;

a partire dal 18 maggio, diversi Stati europei hanno segnalato la presenza della malattia, o di casi sospetti, sul proprio territorio;

in particolare, il 18 maggio il Portogallo ha segnalato 14 casi e il 20 maggio altri 9 casi e in due di questi è stato identificato il clade dell'Africa occidentale;

la Spagna, al 19 maggio, ha segnalato 7 casi confermati e 23 sospetti, al 20 maggio ha segnalato altri 16 casi confermati e 7 sospetti e al 22 maggio ha confermato altri 7 casi e 39 erano ritenuti sospetti;

analogamente sono stati segnalati casi in tutta Europa: in Germania, in Francia, in Italia, in Svezia, nei Paesi Bassi, in Austria per un totale di 68 casi confermati, in 8 Stati membri della UE e 42 casi sospetti in fase di indagine al 23 maggio;

in particolare, l'Italia, il 20 maggio, ha segnalato un caso confermato in un uomo che aveva effettuato un viaggio in Spagna e che necessitava di ospedalizzazione;

al 24 maggio, sono risultati 5 casi confermati, di cui uno a Bologna. Ad oggi, stando alle fonti stampa, i casi sarebbero una decina;

fuori dall'Europa sono stati confermati casi anche in Canada, negli Stati Uniti, in Australia, in Israele e in Svizzera;

il virus del vaiolo delle scimmie, detto anche Monkeypox virus, è un virus a DNA a doppio filamento: ne esistono due clade genetici, uno dell'Africa centrale, associato a quadri clinici più gravi, e uno dell'Africa occidentale;

attesa la diffusione per fortuna ancora limitata del virus, è opportuno a parere degli interroganti che siano poste in essere tutte le misure idonee a contenerne l'espansione,

si chiede di sapere:

quali misure siano state adottate ad oggi in relazione ai casi segnalati e confermati di vaiolo delle scimmie;

quanti siano ad oggi i casi confermati;

quali iniziative si intenda adottare al fine di intensificare i controlli sulle persone in entrata dall'Africa e per quanto riguarda la gestione e la drastica riduzione, se non anche l'azzeramento, degli sbarchi di irregolari sulle nostre coste.

(4-07117)

SANTANGELO, CIOFFI, VANIN Orietta, RICCIARDI Sabrina, DI GIROLAMO Gabriella, PAVANELLI Emma, ROMANO, CASTALDI, CROATTI, ANASTASI, LOREFICE, FEDE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

il caro gasolio sta colpendo molto duramente anche l'intera filiera ittica. Di recente, è tornata a dilagare la protesta in molte marinerie d'Italia con numerosi pescherecci rimasti fermi in banchina, com'era già avvenuto all'inizio di marzo scorso, quando il pieno di un peschereccio è repentinamente passato da 700 a quasi 1.200 euro, presentando un incremento del 70 per cento in una sola settimana (da 86 centesimi a 1,30 euro al litro);

secondo le stime di Fedagripesca-Confcooperative, dall'inizio del conflitto in Ucraina il caro gasolio è costato ai pescatori italiani 200 milioni di euro di mancato fatturato con una perdita di profitto lordo nel 2022 di circa il 28 per cento rispetto al 2019 e al 2020;

secondo quanto reso noto da Coldiretti Impresapesca, il prezzo medio del gasolio per la pesca è praticamente raddoppiato (più 90 per cento) rispetto allo scorso anno;

l'aumento del costo ha costretto molti pescatori a ridurre il numero delle uscite in mare per poter far fronte ai rincari del carburante;

gli insostenibili aumenti, oltre a mettere in forte crisi la stabilità dell'intera filiera ittica, sono destinati a ricadere a valle sul consumatore finale determinando una scarsa disponibilità dei prodotti italiani di stagione generata anche da un effetto scorta, assimilabile a quanto avvenuto durante i lockdown, nonché da aumenti fino al 30 per cento nei supermercati e nei ristoranti;

considerato che:

a causa dei rincari i pescherecci italiani sono costretti a navigare in perdita o a tagliare il numero delle loro uscite;

detta condizione penalizza la pesca locale e di riflesso soprattutto l'economia dei territori ad alta vocazione e tradizione ittica, favorendo per converso le importazioni di pesce straniero;

oltre la metà dei costi fissi sostenuti dalle aziende ittiche è rappresentata proprio dal carburante;

i descritti rincari del costo del gasolio costituiscono un aumento della spesa senza precedenti per il settore, pertanto la prolungata assenza di misure di sostegno ulteriori a quelle già introdotte con l'articolo 18 del decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, rischia di provocare la crisi della filiera e di migliaia di imprese ittiche,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per porre rimedio alla descritta situazione e scongiurare quindi la paralisi della filiera ittica e ogni ricaduta su pescherecci e consumatori finali.

(4-07118)

VANIN Orietta, RICCIARDI Sabrina, PAVANELLI Emma, ROMANO, CROATTI, MONTEVECCHI Michela - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della cultura. - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa dell'ampia diffusione e del proliferare, su tutto il territorio nazionale, dell'utilizzo del contratto di servizi cosiddetti "fiduciari" nei luoghi della cultura e in particolare nei musei;

la situazione appare davvero preoccupante per le inique e indegne retribuzioni offerte agli addetti del settore e ciò a fronte di eventi che garantiscono guadagni notevoli per gli organizzatori: i servizi di biglietteria, guardiania e accoglienza sono oggetto di esternalizzazione attraverso appalti di servizi che consentono comunque agli operatori economici partecipanti alla procedura ad evidenza pubblica di aggiudicarsi l'appalto offrendo ribassi notevoli;

in particolare, relativamente alla mostra inaugurata recentemente presso Palazzo della Gran Guardia a Verona, l'Associazione "Mi Riconosci", rilevando che all'interno del grande budget necessario per la realizzazione di tutta l'esposizione i soldi investiti sull'appalto di guardiania e accoglienza al pubblico sono poco più di 144.000 euro, ha denunciato che la società cooperativa "Rear", leader nel settore e già vincitrice di altri appalti nel comune scaligero, ha ottenuto un punteggio complessivo di 100 punti di cui 70 per l'offerta tecnica e 30 per l'offerta economica grazie a un ribasso del 29,50 per cento, ribasso che è apparso "anomalo" in sede di gara ma non abbastanza da evitare l'aggiudicazione ("Il Manifesto", 18 maggio 2022);

i lavoratori impiegati a seguito dell'aggiudicazione di tali servizi non vengono inquadrati con il contratto di settore, il cosiddetto Federculture (come peraltro è avvenuto in un primo momento), bensì con quello dei servizi fiduciari, cioè il contratto che si applica ai servizi di guardiola armata e non armata;

in questo modo il livello di retribuzione minimo dei lavoratori viene fissato in 5 euro lordi all'ora, mentre con la prima tipologia di contratto (Federculture) la retribuzione che verrebbe garantita ai lavoratori sarebbe di 8,50 euro netti all'ora, e ciò a fronte di competenze non certo basilari, in quanto viene richiesta all'addetto la conoscenza delle lingue straniere, ad esempio dell'inglese;

si tratta evidentemente di un contratto all'interno del quale viene peraltro spesso applicato a questi addetti, in maniera impropria, il livello retributivo più basso (ma era già capitato in occasione dell'affidamento dell'appalto dei servizi di biglietteria di tutti i musei civici) in quanto, ad esempio, gli stessi devono: svolgere servizi di sorveglianza delle sale dei musei, con ogni conseguente e ovvia responsabilità con riferimento alle opere che i musei custodiscono ed espongono; dare informazioni ai visitatori sia sul museo che sulla mostra allestita; svolgere servizi di biglietteria o servizi di bookshop con responsabilità per la gestione del denaro. In altri e più chiari termini questi operatori abbisognano di una formazione specifica e competenze non certo basilari, pertanto devono essere retribuiti in ragione delle competenze anche con specifiche indennità (ad esempio indennità di cassa spettanti a chi maneggia denaro);

Verona non è un caso isolato in Italia, questa prassi è tuttora in corso anche a Milano (Musei civici e Palazzo reale, ove gli addetti sono in stato di agitazione e prossimi allo sciopero), a Torino (Museo del cinema e al Museo Egizio), a Roma presso il museo Maxxi e Palazzo Barberini, nonché a Firenze presso il Museo degli Innocenti e presso i Musei civici di Trieste, in agitazione dal mese di aprile 2022, ma anche a Cagliari, Monza e Forlì;

considerato che:

la scelta del contratto collettivo da applicare rientra nelle prerogative di organizzazione dell'imprenditore e nella libertà negoziale delle parti, con il limite però che esso debba risultare coerente con l'oggetto dell'appalto. In assenza evidente di tale coerenza, l'aggiudicazione dell'appalto è da ritenersi illegittima. Così si è pronunciato il TAR Lombardia - Milano con la sentenza n. 02075 dell'1 ottobre 2019 affermando, pertanto, che un contratto di lavoro deve essere onorato dall'impresa aggiudicataria nel rispetto del servizio messo in gara. In tal senso vanno anche le sentenze T.A.R. Veneto, n. 704/2018 e n. 706/2018, Consiglio di Stato, sez. V, n. 932/2017, id. n. 1901/2016, Consiglio di Stato, sez. III, n. 589/2016;

la situazione appare allarmante ed è necessario attivarsi fin da subito per invertire la prassi in un settore, qual è quello della cultura, che rappresenta uno dei perni principali della ripresa economica del nostro Paese soprattutto in momenti di crisi come quella in atto che segue, come noto, l'emergenza pandemica e che convive con l'attuale conflitto bellico ucraino in corso,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se non si ritenga necessario avviare una indagine per avere definitiva contezza di quante esternalizzazioni vi siano nel settore museale e quale sia la tipologia di contratto applicato;

quali iniziative si intenda assumere al fine di porre in essere le opportune e necessarie verifiche per porre rimedio al proliferare di una situazione di dubbia legalità che sempre più frequentemente viene messa in discussione anche dalla giurisprudenza.

(4-07119)

VANIN Orietta, PAVANELLI Emma, CROATTI, GIROTTO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

si apprende da recenti notizie di stampa dell'anomala e preoccupante vicenda che interessa la Scuola Grande della Misericordia in Venezia, assegnata in concessione a terzi fino al 2051 ("L'Espresso", 22 maggio 2022);

si tratta di un immobile storico nel cuore del Sestriere Cannaregio a Venezia, progettato nel '500 da Jacopo Sansovino, con un salone affrescato, secondo per dimensioni solo a quello di Palazzo Ducale e che è stato usato, nel secolo scorso, come palestra e magazzino comunale. Occorre ricordare che l'edificio è stato anche sede fino al 1976 della storica squadra di pallacanestro Reyer di Venezia, comprata dall'attuale Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, nel 2006;

proprio per tale motivo quando nel 2008 l'allora Sindaco del Comune di Venezia, Massimo Cacciari, ha bandito il project financing per il recupero e restauro dell'antica palestra, Luigi Brugnaro, che al tempo era presidente locale di Confindustria, partecipa alla pubblica gara con una società del gruppo "Umana" denominata Scuola della Misericordia di Venezia - Smv. Inizialmente alla gara hanno partecipato anche altre società (San Paolo Partecipazioni, Realty Vailong e Consorzio stabile Aedars), ma alla fine sono rimaste solo la Umana di Brugnaro e il Consorzio Aedars, riconducibile all'imprenditore Pietro Tindaro Mollica, che costituirono nel 2009 la società di progetto Smv;

questa società di scopo creata per il project financing della Scuola Grande della Misericordia si è allocata lavori di ristrutturazione per circa 9,5 milioni di euro in cambio di una concessione della durata di 44 anni, che andrà quindi a scadere nel 2051: oggi questa la Scuola è un polo in grado di ospitare, anche contemporaneamente, eventi, meeting aziendali, mostre, feste privati;

considerato che:

emergerebbe ancora oggi, dalla dettaglia inchiesta pubblicata su "L'Espresso", un nodo irrisolto legato alle vicende della società di progetto Smv, ossia la situazione giudiziaria della società di minoranza della stessa, cioè il Consorzio Stabile Aedars che detiene il 20 per cento di tale società, le cui quote sono state definitivamente confiscate nel 2019 e sono di proprietà dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati: secondo la magistratura tale consorzio romano è riconducibile all'imprenditore messinese Pietro Tindaro Mollica, indagato per il crac delle sue aziende e considerato contiguo ad ambienti della criminalità organizzata siciliana e campana;

negli ultimi 10 anni Mollica e il Consorzio Aedars sono stati colpiti da inchieste giudiziarie, misure di prevenzione e interdittive antimafia che non possono, a parere degli interroganti, essere ininfluenti sulle vicende della Smv, partecipata al 20 per cento da Aedars;

nel 2013 Aedars e la sua consociata di maggioranza, Fracia, vengono colpiti da ben 18 interdittive antimafia della Prefettura di Roma inviate ad ogni stazione appaltante ove Aedars partecipa ad una gara, interdittive che un anno dopo vengono annullate dai giudici amministrativi;

nel 2015 Mollica viene arrestato dai finanzieri del Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata di Roma per bancarotta fraudolenta del consorzio Aedars e vengono sequestrati beni e quote sociali per un valore di 135 milioni di euro. Sembra, quindi, secondo la ricostruzione della stampa, che gli elementi "ritenuti insufficienti dalla giustizia amministrativa, anche in relazione ai rapporti con la mafia, vengono valutati diversamente da quella penale. I giudici di prevenzione di Roma censurano le relazioni del socio della Umana [Mollica] "con soggetti anche estremamente discutibili perché implicati in indagini sulla criminalità organizzata". Quindi applicano a Mollica nel 2017 la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno per due anni nel comune di residenza, divenuta definitiva nel gennaio 2019". Inoltre nel marzo 2017 vengono confiscati i beni di Mollica e in tale occasione i giudici citano "anche la "vicenda anomala" della Misericordia: il consorzio, senza investimenti, "godrà per 44 anni della concessione per l'utilizzo degli immobili" ("L'Espresso", 22 maggio 2022);

considerato che l'inchiesta giornalistica de "L'Espresso" ha ricostruito che in tutto questo lasso di tempo, nel corso del quale a Venezia si sono susseguiti ben quattro Prefetti (Lamorgese, Cuttaia, Boffi e Zappalorto), non è mai stata aperta una pratica antimafia per valutare le novità emerse sulla Smv che ha visto un socio della stessa travolto da pesanti guai giudiziari e arrestato nel 2015,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative intenda assumere al fine di porre in essere le opportune verifiche anche relativamente all'attività del Consorzio Aedars sul territorio;

se non intenda chiedere chiarimenti e informazioni alla Prefettura di Venezia in merito ad eventuali verifiche antimafia.

(4-07120)

CRUCIOLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

nei tribunali italiani, si registra, di recente, l'emissione di una considerevole serie di ingiunzioni di consegna dei libri giornale delle principali banche operanti in Italia, di loro registrazioni interne di cash flows e di altre registrazioni telematiche di documentazione interna, anche in favore dell'Amministrazione finanziaria (ex multis 16 marzo 2022, Tribunale di Lucca contro Intesa Sanpaolo S.p.A., R.G. n. 939/2022; 29 aprile 2022, Tribunale di Treviso contro Banca Intesa Sanpaolo S.p.A., R.G. n. 1212/2022; 22 aprile 2022, Tribunale di Genova contro Credit Agricole Italia S.p.A., R.G. n. 3163/2022);

nessuna di queste ingiunzioni di consegna, salvo rarissime eccezioni, è stata opposta dagli intermediari, divenendo così le stesse esecutive, poiché passate in giudicato;

a seguito di queste ingiunzioni di consegna, si stanno registrando esecuzioni mobiliari con accessi nelle sedi e nelle filiali di queste banche, mediante l'impiego di ufficiali giudiziari, talvolta muniti di ausiliari agli U.G. all'uopo nominati dai magistrati;

le rarissime opposizioni ai decreti ingiuntivi promosse dalle banche ingiunte contengono motivazioni al rigetto della consegna non apprezzabili. Tra queste: Intesa Sanpaolo S.p.A., Tribunale di Foggia, R.G. n. 6448/2020, cit.: "non esistono contabili di accredito del mutuo erogato né "contabili" di pagamento delle rate di ammortamento" in riferimento al libro giornale (stralcio dall'atto di opposizione della banca) / "Sta di vero che la contabilità di una banca con dodici milioni di rapporti attivi (…) è stato contabilizzato giornalmente in una macro-voce insieme ad un milione di altri rapporti della stessa specie e senza distinzione nominativa" (stralcio dalla prima memoria della banca);

a seguito dei numerosi evidenziati accessi, si registrano quelli presso i locali della sede di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (Tribunale di Genova, R.G. n. 3223/2021) per verificare la tenuta contabile a libro giornale di questa banca;

BMPS ha dichiarato ai consulenti del Tribunale di Genova (R.G. n. 3223/2021) di avere un solo libro giornale e due soli sezionali, uno solo per l'intera contabilità "Italia", e uno ubicato fisicamente a Shanghai, in Cina, il cui contenuto è ignoto. Per tutti gli altri uffici BMPS nel mondo, non vi sarebbe alcuna tenuta contabile, apparentemente, perché non vi sarebbe alcun diverso libro giornale e/o sezionale tenuto dalla banca;

a seguito di tali accessi all'archivio generale informatico di BMPS, le supposte registrazioni contabili interne a libro giornale di BMPS sarebbero tutte offline. La banca necessiterebbe di mesi per cercare le registrazioni a libro giornale dei movimenti di conto corrente della sua utenza (la banca ha esplicitamente depositato un'istanza di proroga dei termini al giudice in tal senso, ma rigettata dal magistrato, Tribunale di Genova, R.G. n. 3223/2021);

quanto consegnato ai consulenti tecnici del Tribunale di Genova R.G. n. 3223/2021 a titolo di conto corrente è stato già dichiarato non essere il libro giornale di BMPS, sebbene "spacciato", ripetutamente, dall'intermediario per tale, in diverse sedi;

considerato che:

a seguito del noto "Caso ENRON" del 2001, negli Stati Uniti d'America, si è promulgato il "Serbanes-Oaxley Act" e si è disposta l'istituzione del PCAOB (Public Company Accounting Oversight Board) per verificare la contabilità interna delle multinazionali, ivi inclusivi gli istituti di credito, mentre in Italia, sostanzialmente, avremmo solo l'art. 154-bis del Testo unico della finanza (decreto legislativo n. 58 del 1998) per la verifica della conformità e correttezza contabile interna bancaria, ovverosia per autocertificazione interna dei chief financial officers (CFOs) delle stesse banche;

vigono i principi contabili internazionali IAS/IFRS e US GAAP, per quanto di competenza U.S.A., e relativi frameworks di modello;

in Italia, nel corso degli ultimi due decenni si assiste a un numero di cause bancarie nei tribunali italiani elevatissimo, a seguito delle quali, si confermano applicazioni da parte delle banche di tassi di interesse, a qualsiasi titolo, usurari e/o, comunque, differenti e/o superiori rispetto ai contrattualizzati, senza peraltro alcun tipo di verifica di come le banche potrebbero contabilizzare somme non dovute ex contractu e sulla destinazione di tali proventi illegittimi;

considerato dunque che:

le maggiori somme introitate, o pretese all'incasso dalle banche italiane dovrebbero trovare corrispondente registrazione contabile quale "pezza" giustificativa di supporto;

le maggiori somme dovrebbero essere tracciabili ai fini della trasparenza contabile, della lotta al riciclaggio, autoriciclaggio e al finanziamento al terrorismo, anche internazionale;

non si registra, allo stato dell'arte, alcuna verifica esterna dei libri giornale delle banche, delle registrazioni interne bancarie informatiche storiche dei parametri indicizzanti i tassi di interesse (Euribor, su tutti) sugli embedded derivatives;

non si registra, ad oggi, alcuna verifica esterna del cash flows management interno alle banche,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia in qualche modo attivato nei confronti degli intermediari finanziari ex artt. 106 e 107 del Testo unico bancario riguardo: 1) l'acquisizione dei libri giornale delle banche, delle loro registrazioni interne dei cash flows relativi al loro cash management, al fine di verificarne la corretta tenuta; 2) la destinazione delle maggiori somme non autorizzate all'incasso derivanti dai prestiti e finanziamenti all'utenza bancaria; 3) la coniugazione dei maggiori addebiti rispetto agli autorizzati con i software informatici bancari in uso;

quali ulteriori passi intenda compiere per evitare che un altro possibile, quanto mai concreto, "scandalo ENRON" mondiale possa esplodere per colpa degli istituti di credito operanti in Italia, per via di una pacifica oggettiva carenza di tenuta contabile a libro giornale, oltre che all'applicazione costante di tassi di interesse superiori rispetto a quelli dichiarati ab externo e quali attività di verifica intenda porre in essere nel caso in cui, a seguito di denuncia all'Amministrazione finanziaria, si rappresenti che i proventi finanziari dichiarati sarebbero inferiori rispetto ai reali prodotti introitati, senza che ciò sia giustificato da alcun tipo di supporto documentale.

(4-07121)

RAUTI Isabella - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, all'interno del "Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato 2020-2022", indica che vi sarebbero circa 160.000 lavoratrici e lavoratori agricoli irregolari che sfuggono alle statistiche;

premesso altresì che il quotidiano "Avvenire" ha recentemente riportato le stime contenute nel Rapporto "Cambia Terra" dell'associazione "Action Aid", nelle quali si calcola, con un "focus" sulle donne, che siano circa 57.000 le lavoratrici sfruttate nei campi, sia italiane che straniere;

considerato che il Rapporto di "Action Aid" rivela sistematici episodi di molestie, violenze e ricatti da parte dei datori di lavoro sulle donne costrette a lavorare in media 15-16 ore al giorno, con una retribuzione oraria di circa 2,5 euro, e in condizioni che contraddicono anche i diritti primari,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intendano intraprendere per la piena applicazione della legge contro il "caporalato" (legge n. 199 del 2016), per potenziare i controlli sui terreni agricoli italiani e far emergere questo mondo sommerso e per accertare le violazioni dei diritti dei lavoratori, con particolare riferimento alle donne braccianti vittime di molestie sessuali e di sfruttamento.

(4-07122)

BERGESIO - Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 gennaio 2022, cosiddetto "decreto flussi" ha stabilito le quote dei flussi d'ingresso in Italia dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale per l'anno 2021, fissandole in 69.700 unità, di cui 42.000 riservate al lavoro stagionale nel settore agricolo e turistico-alberghiero;

nonostante l'avvenuto inoltro delle istanze, fissato nel periodo dal 1° febbraio al 17 marzo 2022, ad oggi non sono stati ancora rilasciati i nulla osta da parte degli Sportelli Unici, il che lascia il Paese in una situazione drammatica con il concreto rischio di perdere un'intera raccolta estiva nei campi;

si apprende come i ritardi burocratici nella lavorazione delle pratiche siano legati ad attività di reingegnerizzazione dei sistemi informatici degli sportelli unici dell'immigrazione, le quali hanno costretto alla chiusura della piattaforma dalla fine del mese di aprile alla metà del mese di maggio 2022, comportando pertanto la sospensione di ogni attività collegata;

la piattaforma anche a seguito della successiva riapertura ha evidenziato molteplici problematiche che hanno reso impossibile la gestione delle pratiche e, ad oggi, il sistema non è ancora completamente operativo;

la situazione, alla vigilia dell'apertura della campagna di raccolta estiva, è ormai allarmante: all'agricoltura italiana mancano infatti circa 100.000 addetti, 1.450 braccianti soltanto nella provincia di Cuneo, dove si rischia la perdita di interi raccolti;

è ingiustificabile che per colpa della burocrazia le imprese agricole perdano il lavoro di una intera annata agraria, peraltro in un periodo già estremamente difficile, in cui il prolungarsi della guerra in Ucraina sta provocando incessanti rincari dei costi dell'energia e delle materie prime;

è necessaria l'immediata adozione di meccanismi più snelli maggiormente rispondenti alle esigenze delle imprese che nella programmazione del lavoro non possono scontrarsi con un apparato burocratico inadeguato e non al passo con i tempi dettati dalla natura e dalla stagionalità delle operazioni;

tali situazioni rischiano inoltre di favorire fenomeni di illegalità. L'aumento dell'ingresso clandestino nel nostro Paese e allo stesso tempo le difficoltà nella gestione degli ingressi regolari attraverso gli attuali strumenti normativi, dimostrano un'evidente incapacità da parte degli organi competenti di coordinare una politica migratoria efficiente ed efficace;

è evidente come la gestione di una immigrazione controllata rappresenti un efficace contrasto a quella immigrazione economica che va soltanto ad accrescere i fenomeni di sfruttamento dei lavoratori e di micro e macro criminalità nel nostro Paese,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti nelle premesse e quali provvedimenti intendano immediatamente adottare per garantire il regolare flusso di lavoratori qualificati nel nostro Paese.

(4-07123)

GRANATO Bianca Laura - Ai Ministri della salute e dell'istruzione. - Premesso che un recente studio di peer review (intitolato "Carbon dioxide rises beyond acceptable safety levels in children under nose and mouth covering: Results of an experimental measurement study in healthy children" e disponibile sul sito "sciencedirect"), condotto da diversi ricercatori appartenenti a svariati istituti sanitari e scientifici tedeschi, ha verificato i livelli di anidride carbonica inalata sotto le maschere chirurgiche e le mascherine FFP2 indossate da 45 bambini aventi un'età media di 10,7 anni, durante un breve periodo di 25 minuti, concludendo: "L'obiettivo principale di questo studio era scoprire se i bambini che respiravano sotto una maschera facciale - maschera chirurgica e maschera FFP2 - sarebbero stati esposti a livelli di anidride carbonica nell'aria inalata, maggiori quelli ritenuti sicuri dalle normative vigenti in Germania. Abbiamo deliberatamente utilizzato un ambiente tranquillo in cui i bambini non erano esposti a nessun carico di lavoro fisico o mentale che avrebbe aumentato la loro necessità di fornitura di ossigeno. Anche in posizione seduta immobile per circa 18 minuti con mascherina, abbiamo misurato forti aumenti dell'anidride carbonica dell'aria inalata sotto la maschera facciale. Gli incrementi sono stati numericamente ampi e statisticamente molto significativi. I risultati sono stati molto robusti. Pertanto, l'anidride carbonica si accumula nella maschera e viene inalata. Ciò aumenta l'anidride carbonica nell'aria inalata sotto la mascherina, a livelli che violano le norme di sicurezza accettate per l'anidride carbonica. Siamo stati chiaramente in grado di distinguere tra il contenuto di anidride carbonica nell'aria inalata, nell'aria espirata e nell'aria inalata ed espirata articolare, il che mostra la validità dei nostri risultati. I nostri risultati erano già stati confermati da un altro gruppo di ricerca che ha utilizzato tubi di misurazione inseriti nel naso degli adulti. Questi risultati supportano il potenziale nesso causale tra sintomi, come mal di testa e affaticamento e l'aumento del contenuto di anidride carbonica nell'aria inalata sotto la mascherina. A nostra conoscenza non ci sono altri studi di misurazione che potrebbero invalidare o contraddire i nostri dati. (...) In conclusione, abbiamo prodotto dati sperimentali che mostrano che il contenuto di anidride carbonica nell'aria inalata sale in media tra 13.000 e 13.750 ppm di anidride carbonica, indipendentemente dal fatto che i bambini indossino una maschera chirurgica o FFP2. Ciò va ben oltre il livello di 2.000 ppm considerato come limite di accettabilità e oltre i normali 1.000 ppm per l'aria in ambienti chiusi. (...) Abbiamo mantenuto i livelli di CO2 nell'ambiente, al di sotto di 1.000 parti per milione (ppm) attraverso una ventilazione frequente. (...) Abbiamo misurato 13.100 ppm di CO2 nell'aria inalata sotto la maschera chirurgica e 13.900 ppm di CO2 nell'aria inalata sotto la maschera FFP2. (...) Nonostante ciò, questa è una stima piuttosto bassa, avendola misurata solo dopo un breve periodo di tempo e senza sforzo fisico. I decisori politici e i tribunali dovrebbero tenerne conto quando stabiliscono regole e linee guida per combattere le infezioni";

considerato che tali risultati lasciano intuire le potenziali conseguenze patologiche croniche che potrebbero palesarsi a lunga distanza di tempo nei bambini (e non), oltretutto con un sistema respiratorio e immunitario ancora in via di sviluppo, che a scuola sono stati costretti e continuano ad essere costretti ad indossare le mascherine per 6 ore, e oltre, al giorno;

valutato che il Ministro dell'istruzione, Patrizio Bianchi, in una recente intervista a "Sky TG24" ha parlato della mascherina a scuola come "simbolo di sicurezza per tutti",

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione dei Ministri in indirizzo sullo studio citato, in relazione all'obbligo di indossare la mascherina all'interno degli istituti scolastici;

se non reputino che possa esser stato arrecato, con la perpetuazione dell'obbligo, un danno alla salute degli studenti, soprattutto nelle scuole primarie.

(4-07124)

AIMI, FERRO, BARBONI, PEROSINO, BERARDI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

da autorevoli fonti si apprende che giovedì 2 giugno 2022, circa duemila tra ragazzi e ragazze, quasi tutti di origine magrebina, si sono riversati in massa a Peschiera del Garda, in provincia di Verona, per quello che è stato definito uno street rave, organizzato attraverso il passaparola via social (in particolare è stato usato il social network "Tik Tok");

nel video su "Tik Tok" che ha annunciato lo street rave, il raduno è stato denominato "L'Africa a Peschiera del Garda": è sembrato dunque rivolto a ragazzi di seconda generazione con genitori di origine nordafricana e a magrebini immigrati in Italia;

quando la marea umana si è riversata tra le strade di Peschiera del Garda, la situazione è degenerata in brevissimo tempo;

secondo le testimonianze raccolte, fino all'una del pomeriggio del 2 giugno stesso, c'erano circa 600 partecipanti. Nel primo pomeriggio sono giunte in massa altre 1.500 persone, quasi tutte provenienti dalla Lombardia;

il lungo lago è stato letteralmente invaso, sono scoppiate risse, molti ragazzi hanno iniziato a infastidire i turisti e a compiere atti vandalici. E così la situazione è andata via via peggiorando, con momenti di grandissima tensione e di disordine sociale;

il sindaco di Castelnuovo ha dichiarato pubblicamente che alcuni partecipanti gli avrebbero gridato: «Siamo venuti a riconquistare Peschiera. Questo è territorio nostro, l'Africa deve venire qui»;

nel pomeriggio dello stesso giorno, sono intervenuti diversi agenti di polizia in tenuta antisommossa: la situazione si è relativamente calmata intorno alle 17, quando la maggior parte dei ragazzi ha fatto ritorno alla stazione per prendere il treno;

a questo punto, tuttavia, alcune ragazze, tra i 16 e i 17 anni, che stavano viaggiando a bordo del treno 2640 diretto a Milano, hanno raccontato di essere state pesantemente molestate da ragazzi nordafricani che le hanno aggredite, fisicamente e verbalmente;

gli aggressori hanno urlato loro "donne bianche, che ci fate qui, privilegiate", due ragazze aggredite sono svenute per la paura e sono state aiutate da un ragazzo a scendere alla fermata di Desenzano;

al momento gli investigatori sospettano fortemente che gli aggressori avessero preso parte allo street rave;

la giornata di follia del Garda rappresenta un campanello d'allarme gravissimo e, a parere degli interroganti, vanno assunti provvedimenti serissimi, comprese le espulsioni immediate dal Paese, se necessario;

non è oltremodo ammissibile che centinaia e centinaia di persone, straniere e di seconda generazione, possano organizzare uno street rave passando parola sui social e riversarsi nelle strade terrorizzando i turisti e seminando il panico tra residenti e commercianti,

si chiede di sapere:

come sia stato possibile che si verificasse un evento di tale gravità e di tale portata a Peschiera del Garda, nonostante lo stesso fosse stato ampiamente annunciato sui social;

per quale motivo, pertanto, non siano state adottate le dovute precauzioni per prevenire tali gravissimi episodi;

per quale motivo, ad esempio, non si sia ritenuto di bloccare il treno sul quale viaggiavano oltre 1.500 persone per procedere agli opportuni accertamenti;

a seguito di quanto accaduto, quali provvedimenti siano stati assunti per riportare sicurezza e legalità nella zona e se si sia proceduto a intensificare il monitoraggio sui social;

quante siano a oggi le persone identificate e quante siano le persone sanzionate e in che modo;

se, ricorrendone i presupposti, si stiano valutando provvedimenti di espulsione immediata degli stranieri che si sono resi responsabili dei fatti e degli atti vandalici descritti, in totale spregio dell'ordine pubblico e del rispetto della civile convivenza.

(4-07125)

PILLON - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

il 5 giugno 2022 a Owo, nello stato dell'Ondo, sud-ovest della Nigeria, un commando di uomini armati ha fatto irruzione nella chiesa cattolica di San Francesco Saverio, durante la messa di Pentecoste, uccidendo circa 100 persone;

secondo alcune testimonianze raccolte dalla BBC i terroristi avrebbero aperto il fuoco a 360 gradi, sparando all'impazzata e avrebbero fatto esplodere alcuni ordigni all'interno dell'edificio, sparando inoltre anche contro le persone che si trovavano fuori di esso, uccidendo e ferendo;

tra le vittime del grave episodio di persecuzione si sono registrati anche donne e bambini;

non è purtroppo la prima volta che in Nigeria si verificano attentati contro i cristiani e i loro luoghi di culto, anzi si sta assistendo a un vero e proprio stillicidio: solo nell'ultimo mese è stato rapito il capo della Chiesa metodista nigeriana con due pastori nel sud-est del Paese, nonché due preti cattolici nel Katsina, nel nord del Paese;

la situazione di violenza anticristiana dal nord, dov'è sostanzialmente endemica, sta inoltre prendendo piede anche nel sud della Nigeria;

considerata la gravità di quanto avvenuto a Owo, che non ha mancato di suscitare reazioni da parte di tutta la comunità internazionale, nonché dell'escalation di violenze di matrice anticristiana,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire mettendo a disposizione risorse italiane e know how, o attivare canali diplomatici per invitare il Governo nigeriano a proteggere le comunità cristiane in modo più efficace e fattivo.

(4-07126)

PILLON - Al Ministro della salute. - Premesso che:

si apprende che la ASL di Latina negli scorsi mesi avrebbe stabilito per il proprio personale, anche amministrativo, l'accesso al luogo di lavoro condizionato alla presentazione della certificazione verde rafforzata, assumendo che tale obbligo sia stato introdotto dalla normativa emergenziale;

invero il decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, all'articolo 8, comma 3, è intervenuto a modificare l'articolo 4-ter del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76;

detta disposizione prevede l'estensione fino al 31 dicembre 2022 dell'"obbligo vaccinale per la prevenzione dall'infezione da Sars-CoV2", "per il personale che svolge a qualsiasi titolo la propria attività lavorativa nelle strutture di cui all'articolo 8 ter del d. lgs. 30 dicembre 1992, n. 502";

le strutture "di cui all'articolo 8-ter del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502" sono quelle, pubbliche o private, destinatarie di autorizzazioni "all'esercizio di attività sanitarie e sociosanitarie", con le quali, qualora intervenga il successivo accreditamento istituzionale necessario per operare per conto del Servizio sanitario regionale, le aziende sanitare locali possono stipulare accordi contrattuali che definiscono, tra l'altro, il volume massimo di prestazioni che le strutture sanitarie si impegnano ad assicurare, distinto per tipologia e per modalità di assistenza (si veda art. 8-quinquies, del decreto legislativo n. 502 del 1992);

le strutture "di cui all'articolo 8-ter del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502" sono diverse dalle ASL, le quali non sono nemmeno latamente riconducibili alle strutture che esercitano attività sanitarie e sociosanitarie a seguito di autorizzazione: infatti, le aziende sono coinvolte nella procedura autorizzativa che le vede, assieme alle Regioni, impegnate "dal lato attivo";

le ASL non sono destinatarie di autorizzazione all'esercizio di attività sanitarie e sociosanitarie e, pertanto, il personale amministrativo di queste non risulta interessato dagli obblighi di cui al decreto-legge n. 172 del 2021 prima e del 24 marzo 2022, n. 44;

sul punto è intervenuta anche la Unione Italiana del Lavoro Federazione Poteri Locali (UIL-FPL) di Latina, che il 24 maggio ha indirizzato una nota al direttore generale dell'ASL di Latina, chiedendo puntuali chiarimenti sulla normativa ovvero l'annullamento immediato della procedura relativa agli obblighi di esibizione della certificazione verde rafforzata,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda assumere provvedimenti di competenza e fornire puntuali chiarimenti interpretativi circa l'applicazione della normativa citata alle diverse categorie di lavoratori.

(4-07127)

FREGOLENT Sonia - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, per le disabilità e della salute. - Premesso che:

le persone con disabilità sono soggette quotidianamente ad una serie di spese, soprattutto quelle relative all'assistenza personale che sono costrette a sostenere in caso di grave e permanente invalidità o menomazione;

in considerazione dei costi che queste persone devono sostenere, è opportuno che l'ordinamento predisponga una serie di tutele specifiche e che non si limiti pertanto ad applicare le misure previste per la generalità degli individui;

a tal proposito, occorre riflettere in modo particolare sull'istituto della detrazione delle spese sanitarie dall'imposta lorda, di cui al testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

in particolare, l'articolo 15 del testo unico prevede la possibilità di portare in detrazione le spese sostenute per motivi sanitari, nella misura del 19 per cento delle stesse; tra le spese sanitarie che possono essere oggetto di detrazione, sono incluse anche quelle riguardanti i mezzi necessari all'accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento e per sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l'autosufficienza e le possibilità di integrazione dei soggetti con disabilità, di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, le quali si detraggono integralmente;

lo stesso articolo 15 del testo unico prevede però che le spese sostenute per gli addetti all'assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana siano detraibili solo se il reddito complessivo non superi i 40.000 euro e comunque per un importo non superiore a 2.100 euro;

considerato che:

le spese per l'assistenza personale di cui necessitano i soggetti non autosufficienti sono legate alla particolare condizione sanitaria degli stessi e dovrebbero essere coperte integralmente, in quanto una copertura parziale sarebbe lesiva dei diritti fondamentali delle persone con disabilità, nei cui confronti non sarebbero rimossi gli "ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" (articolo 3 della Costituzione);

nel corso dell'esame del disegno di legge n. 2448, recante il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024, è stato accolto l'ordine del giorno G/2448/119/5, il quale impegna il Governo ad individuare misure specifiche intese a sostenere gli oneri necessari a garantire assistenza e cura continua ai soggetti con una invalidità riconosciuta tra l'80 e il 100 per cento, ad oggi ad esclusivo carico dei malati e delle loro famiglie, quali la deduzione fiscale nella misura del 100 per cento delle spese affrontate per assistenza e cura o un contributo a copertura totale delle spese sostenute,

si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di riconoscere alle persone con disabilità tutte le tutele di cui necessitano, anche attraverso la deduzione o la detrazione integrale delle spese all'assistenza personale nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione.

(4-07128)

DESSÌ - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

in data 8 e 9 giugno 2022 venivano pubblicati due articoli sul quotidiano "Il Foglio", a firma del giornalista Simone Canettieri, nei quali si riferisce che il direttore generale dell'Agenzia delle dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, avrebbe disposto l'assunzione come dirigente dell'Agenzia, con stipendio di 110.000 euro l'anno, dell'ingegner Lorenzo Monti, fratello di Nina Monti, editor del blog di Beppe Grillo;

gli articoli riferiscono, altresì, che l'ingegner Monti, funzionario assunto dal Comune di Roma nel 2019, sarebbe stato trasferito all'Agenzia delle dogane con una procedura controversa e che il direttore generale avrebbe creato un ufficio ad hoc (determinazione n. 346580 del 17 settembre 2021), avente competenze identiche a quelle degli incarichi che erano stati già svolti dal Monti, e pertanto "cucito" sul suo curriculum vitae;

la prassi di pubblicare bandi selettivi calibrati su profili professionali di persone gradite al direttore Minenna sembrerebbe ripetersi anche in relazione al recentissimo bando per la selezione della posizione dirigenziale di direttore della Direzione Giochi ("Avviso per la raccolta di manifestazioni di disponibilità", prot. 228860 del 31 maggio 2022, con scadenza per la presentazione delle domande al 6 giugno 2022), il quale sembrerebbe essere stato formulato ad hoc per ricalcare le specifiche esperienze professionali e curriculari maturate da un suo strettissimo collaboratore, il dottor Stefano Saracchi, con particolare riferimento ai criteri selettivi inerenti "le abilitazioni professionali" (il dottor Saracchi ne possiede due), "le pubblicazioni" (il dottor Saracchi risulta di recente aver pubblicato un testo in materia di responsabilità amministrativa) e il riferimento nel bando al "coordinamento con la Direzione Antifrode" (direzione nell'ambito della quale il dottor Saracchi risulta titolare di incarico dirigenziale ad interim);

il dottor Stefano Saracchi, difatti, risulta già assunto in mobilità da ADM durante la gestione Minenna, proveniente dalla Regione Lazio: con determinazione direttoriale prot. 27982/RU del 22 gennaio 2022, allo stesso, senza avviso pubblico e senza bando, veniva affidata la conduzione ad interim della Direzione Giochi con decorrenza dal 24 gennaio 2022 e con scadenza fissata al 31 marzo 2022, incarico prorogato fino al 30 aprile 2022, con atto prot. 108717/RU e con ulteriore atto prot. 173557/RU lo stesso incarico subiva un ulteriore proroga fino al 15 giugno 2022;

considerato che:

l'incarico fiduciario di direttore Giochi ha permesso al dottor Saracchi di maturare esperienza specifica in relazione al posto oggetto della citata procedura selettiva, con evidenti vantaggi sugli altri potenziali concorrenti che, seppur avessero maturato esperienza nel settore, non potrebbero mai prevalere su chi ha svolto incarico direttivo specifico, anche se fiduciario;

il bando di selezione, a parere dell'interrogante, sembra profilato in modo anomalo e peculiare;

dai fatti esposti sembrerebbero emergere numerose criticità relative alla selezione di dirigenti presso l'Agenzia delle dogane e dei Monopoli, svolte con criteri che deviano e non rispecchiano i principi del buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione pubblica, di cui all'articolo 97 della Costituzione,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti narrati e quale misure intenda eventualmente adottare per garantire che la selezione del personale dirigente all'interno dell'Agenzia delle dogane e dei Monopoli avvenga nel rispetto della legge e dei principi costituzionali del buon andamento ed imparzialità.

(4-07129)

ROMANO, DI GIROLAMO Gabriella - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

con avviso di gara n. 2021/S 154-410304, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea dell'11 agosto 2021 e sulla Gazzetta Ufficiale, 5a serie speciale, contratti pubblici, n. 93 del 13 agosto 2021, nonché per estratto in data 8 settembre 2021 sui quotidiani "Il Giornale" e "la Repubblica", il Gestore dei servizi energetici S.p.A. (GSE), con sede a Roma, ha avviato la procedura di qualifica dei soggetti imprenditoriali interessati all'esecuzione dell'appalto di servizi di conctact center per le finalità istituzionali, da aggiudicare con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, a norma dell'art. 95 del decreto legislativo n. 50 del 2016, con importo a base d'asta di 14.960.965 euro per 5 anni;

la gara è stata aggiudicata da Comdata group S.p.A. come da "relazione finale e determina di aggiudicazione LEAAP/P20220000975" con un ribasso pari al 7.83 per cento sul valore nominale bandito;

da fonti sindacali è noto che agli atti della gara risultava essere requisito essenziale dell'aggiudicazione il rispetto della cosiddetta clausola sociale, così come di seguito meglio esplicitato: "atteso che i servizi richiesti rientrano nei servizi ad alta intensità di manodopera, secondo quanto stabilito all'art. 50 del D.Lgs. n. 50/2016, trova applicazione la cd. clausola sociale. Pertanto, a tutela del livello occupazionale del personale impiegato, trova applicazione l'accordo siglato il 30 maggio 2016 tra i sindacati delle imprese esercenti o servizi di Telecomunicazione, indipendentemente dal CCNL dell'appaltatore subentrante, da cui ne deriva che l'appaltatore subentrante, nell'esecuzione dei servizi, dovrà assicurare la continuità occupazionale del personale impiegato dall'appaltatore uscente. Il concorrente si obbligherà a dichiarare il suddetto impegno in sede di partecipazione alla gara e come condizione di partecipazione alla stessa, pena la non ammissibilità dell'offerta";

considerato che:

a seguito dell'aggiudicazione dell'appalto da parte di Comdata sono iniziate le interlocuzioni con le parti sociali e la società per il raggiungimento e la successiva stipula dell'accordo di clausola sociale, al fine di garantire la continuità occupazione del personale già impiegato e assunto da Almaviva S.p.A.;

emergeva, tuttavia, secondo quanto dichiarato da Comdata, una discrepanza tra l'organico impattato dal cambio appalto (105 operatori più 2 in distacco pari a 93,75 risorse a tempo pieno) e il dimensionamento necessario per una gestione economicamente sostenibile dei volumi complessi;

Comdata ha annunciato un esubero pari al 35 per cento, proponendo una riduzione dei profili orari e non garantendo la continuità occupazionale alle medesime condizioni in essere;

la gara indetta da un gestore pubblico è stata, quindi, bandita al massimo ribasso, scaricando sui lavoratori, già precari, il prezzo da pagare per la sostenibilità d'impresa,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se intendano disporre una verifica sulla correttezza della procedura e sulla congruità delle richieste di Comdata group con il bando di gara del GSE, al fine di definirne la reale sostenibilità e garantire la continuità occupazionale, senza alcun compromesso da parte dei lavoratori.

(4-07130)

PORTA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

l'Italia non ha ancora stipulato una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali con il Perù a causa, finora, della mancanza dei presupposti giuridici per l'inserimento del Paese sudamericano nella "white list" dei Paesi che operano lo scambio di informazioni fiscali con l'Italia;

alla luce delle modifiche intervenute con il decreto 4 maggio 2022 del Ministro dell'economia e delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 12 maggio 2022 anche il Perù risulta incluso (allegato D) nei Paesi "white list" che attualmente sono impegnati a scambiare le informazioni fiscali con l'Italia;

ora il Perù è quindi inserito nel decreto del Ministro dell'economia 28 dicembre 2015 (allegato D) recante l'elenco delle giurisdizioni partecipanti allo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale e alla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale;

l'assenza di una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali tra Italia e Perù ha creato problemi di potestà impositiva e di doppia tassazione per le numerose collettività di emigrati, lavoratori e pensionati e ha compromesso e limitato anche l'avvio di attività economiche e finanziarie di imprese italiane e peruviane con l'applicazione incerta o penalizzante di norme che, se invece fossero regolate da una convenzione, eliminerebbero le doppie imposizioni sui redditi e sul patrimonio dei residenti e contrasterebbero l'elusione e l'evasione fiscale,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, venuti a cadere i presupposti ostativi, non ritengano necessaria ed urgente la stipula di una convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni fiscali tra Italia e Perù e a tal fine quali iniziative intendano adottare per avviare al più presto i negoziati con la controparte peruviana.

(4-07131)

SAPONARA Maria - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

sulla base di notizie giornalistiche apparse su tutti i quotidiani nazionali a partire dall'8 giugno 2022, a seguito di un'ispezione disposta dalla Ragioneria generale dello Stato attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze, è emersa una situazione di presunte irregolarità o quantomeno anomalie di carattere statutario e amministrativo relativamente al "Piccolo teatro" di Milano (teatro d'Europa);

si tratta di uno dei maggiori teatri stabili a livello europeo e incarna una storia che, a partire dall'immediato secondo dopoguerra, è profondamente legata a quella della città di Milano, non disgiunta dall'elevato livello qualitativo della sua proposta artistica e culturale;

atteso che:

la Regione Lombardia è socio fondatore della fondazione Piccolo teatro e, proprio in qualità di socio fondatore, non ha mai mancato di dimostrare la propria sensibilità nei confronti di questa prestigiosissima istituzione culturale, erogando in modo continuativo un finanziamento annuale, che rientra nel contributo di gestione e che ammonta a quasi 2 milioni di euro;

nel 2018 e poi nel 2019 la Regione è intervenuta con finanziamenti straordinari erogati al Piccolo teatro con il deliberato obiettivo di scongiurarne il default e vedere pertanto il Piccolo deprivato della qualifica di "teatro d'Europa",

si chiede di sapere quali misure intenda mettere in atto il Ministro in indirizzo e quali posizioni intenda assumere nei confronti della fondazione e dello stesso Piccolo teatro (teatro d'Europa), per fronteggiare una situazione così drammatica e così preoccupante per il presente e il futuro di una prestigiosa istituzione culturale e teatrale, quale quella emersa negli ultimi giorni dagli organi di stampa.

(4-07132)

PERGREFFI Simona - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

da un paio di settimane il portale dell'automobilista, ovvero "il portale di servizi di e-government del Dipartimento per i Trasporti e la Navigazione, dove cittadini, operatori professionali e imprese possono consultare informazioni e accedere ai servizi online a loro dedicati", risulta non accessibile per molte ore al giorno;

come evidenziato da diverse segnalazioni di utenti, in particolare operatori di scuole guida e di agenzie di pratiche automobilistiche, e come riportato da alcuni organi di stampa, la piattaforma del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili non permette di concludere le pratiche che spaziano dalla prenotazione degli esami per chi deve fare la patente ai rinnovi, dalle visite mediche ai duplicati;

le scuole guida di tutta Italia denunciano l'impossibilità di svolgere un pubblico servizio visto che da due settimane è tutto bloccato. Si attendono ore e ore per un funzionamento di pochi minuti, e a rendere ancora più grave la situazione è il fatto che ad oggi l'80 per cento circa del lavoro d'ufficio svolto dalle autoscuole dipende proprio da queste pagine virtuali;

sul sito, nella home page, è specificato che, a seguito di un aumento significativo ed imprevisto del volume di accessi, sul canale internet, ai servizi erogati dal portale, continuano a verificarsi rallentamenti che possono comportare la temporanea indisponibilità dei servizi stessi;

alcuni interventi sono stati eseguiti durante la notte tra giovedì e venerdì 10 giugno 2022, ma già poche ore dopo il sito è tornato pressoché inaccessibile;

nella giornata di venerdì 10 giugno, inoltre, sul sito si leggeva che, allo scopo di consentire la regolarizzazione delle situazioni pendenti causate da possibili rallentamenti dei servizi, sarebbe stato temporaneamente possibile, anche per le operazioni di rinnovo patente, inserire gli esiti di visita medica effettuata in data anteriore a quella dell'inserimento della pratica;

secondo gli operatori delle scuole guida e delle agenzie automobilistiche il portale avrebbe dovuto snellire le pratiche e facilitare il lavoro ma di fatto la sua operatività dipende dal funzionamento di internet;

in molti uffici della motorizzazione, soprattutto del Nord, a causa della mancanza di personale i tempi di attesa per lo svolgimento delle prove di teoria e ancor di più di pratica, così come le revisioni dei mezzi pesanti, sono ancora molto lunghi, e possono richiedere anche un anno,

si chiede di sapere:

a che punto sia l'aggiornamento del portale dell'automobilista;

quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di recuperare i pesanti arretrati di domande di esaminandi accumulatisi durante questi ultimi anni;

se non sia ormai inderogabile procedere ad un aumento degli organici in forza agli uffici della motorizzazione locali.

(4-07133)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

l'interrogante ha già presentato sul caso che andrà a esporre altre interrogazioni. L'ultima è la 4-01039 pubblicata il 19 dicembre 2018, a cui il Ministro della giustizia non ha mai dato risposta. Si tratta del caso della dottoressa M.C.M., che, nel breve periodo in cui è stata direttrice della filiale n. 7 Unicredit di via Gattalupa a Reggio Emilia, si è accorta che i pacchetti obbligazionari che era costretta a vendere perdevano circa il 20 per cento, mentre Unicredit li presentava alla clientela come sicuri. Nei 10 mesi di permanenza nella filiale, la dottoressa M. si è anche accorta che le gestioni in fondi azionari erano piene di titoli e operazioni in derivati ad altissimo rischio;

alla luce di queste anomalie, la direttrice ha sollevato ripetutamente il problema in direzione, sostenendo che la composizione dei pacchetti doveva essere stata falsificata dall'alto attraverso l'inserimento dei titoli "spazzatura" nei pacchetti dei clienti. Dopo ripetute segnalazioni, si è sentita rispondere che il suo ruolo era quello di venditrice e non di investigatrice, e che pertanto doveva pensare solo a vendere, senza sollevare problemi;

poco dopo, il 9 settembre 2009, la dottoressa M. è stata costretta dalla banca a dimettersi perché accusata di aver forzato un'operazione a beneficio di un grande industriale, consistita nel trasferimento nel conto dell'imprenditore di ben 5 milioni di euro. Dunque, un trasferimento di una cifra ragguardevole non verso un proprio conto corrente, ma verso quello di un cliente sconosciuto;

l'operazione sarebbe avvenuta inspiegabilmente senza alcuna approvazione della direzione, eludendo ogni forma di controllo da parte di una banca internazionale, semplicemente staccando la spina del proprio personal computer, come dichiarato dall'allora DG Unicredit Rodolfo Ortolani, a cui il giudice di primo grado del Tribunale penale di Reggio Emilia ha creduto;

in questi 12 anni la dottoressa M. è stata condannata nei tre gradi di giudizio civile e in due di giudizio penale, anche e soprattutto per un "buco" da 94 milioni di euro che Unicredit ha affermato di aver individuato nel periodo in cui ella ha lavorato nella filiale n. 7;

a 9 anni dallo scoppio del caso, che ha avuto grande eco su giornali, radio e televisioni, l'avvocato di Unicredit ha dichiarato ai giudici di primo grado del processo penale che il "buco" per cui la M. era diventata per tutti una ladra, semplicemente non era mai esistito. Mentre i dirigenti Unicredit avrebbero dichiarato che si trattava di ammanchi per 94 milioni di euro. Come ha spiegato l'avvocato si sarebbe trattato, in realtà, di uno sbilancio contabile, ovvero un elenco di operazioni che portavano a un totale di 94 milioni di euro di movimentazioni contabili. La stessa identica cifra per cui era stata accusata la dottoressa. Nessun ammanco, dunque;

peraltro nei conti della dottoressa M. o dei parenti, come immediatamente verificato dal pubblico ministero, non sono mai transitati soldi "sospetti" provenienti dalla filiale di Unicredit n. 7;

considerato che:

il Tribunale del lavoro di Bologna ha sequestrato ogni bene della dottoressa M., il 100 per cento e non il 20 per cento come sarebbe previsto dalla legge, sine causa et inaudita altera parte, presentando come motivazioni del sequestro "quanto riportato dai giornali" e testimonianze dei clienti;

inoltre, sarebbe oggetto di pignoramento l'unica abitazione della dottoressa. L'ex direttrice avrebbe peraltro donato il suo 50 per cento dell'abitazione ai figli, non per sottrarre beni alla banca che le ha tolto ormai tutto, ma solo per cercare di sdebitarsi, in quanto l'hanno sempre sostenuta in questi anni terribili;

inoltre, a quanto risulta all'interrogante, la maggior parte dei clienti sono stati costretti da Unicredit a denunciare la direttrice M., ma non la banca, in quanto solo in questo modo avrebbero riottenuto parte dei loro risparmi. Mentre alcuni clienti della banca, ascoltati durante il processo, hanno giurato di non aver effettuato denunce. Per fare qualche esempio sulle incredibili incongruenze sostenute in aula, un cliente ha dichiarato di non avere alcun ammanco, ma l'avvocato di un'associazione di consumatori lo ha invitato a denunciare la dottoressa per sperare in un rimborso, disconoscere le firme fatte regolarmente, e far sborsare 130.000 euro all'assicurazione dei dipendenti Unicredit. Un'altra cliente ancora ha disconosciuto la firma su alcune operazioni, tra cui la richiesta di 440.000 euro in assegni circolari, tutte operazioni effettuate dal marito, da cui si è successivamente separata;

peraltro ci si chiede, se non esiste ammanco di denaro, come sostenuto dall'avvocato della stessa Unicredit, quale sia l'oggetto del reato, e per quale motivo sia stata condannata la dottoressa M.;

considerando infine che la condanna, ad opinione dell'interrogante, è arrivata per operazioni bancarie non provate in alcun modo, che sarebbero tecnicamente impossibili per una direttrice di filiale. Pertanto, per mascherare le perdite rilevanti dei clienti, che avevano seguito i cattivi consigli degli acquisti dei manager nei portafogli degli utenti, è stato trovato un capro espiatorio, dando così la colpa di tutto ad una madre di famiglia, nonostante ella non avesse la facoltà di intervenire nella composizione dei vari fondi o gestioni patrimoniali;

l'interrogante ritiene che il Governo debba adoperarsi per rendere impignorabile la prima casa di abitazione. Casi come questo dimostrano come senza tale misura garantista una semplice madre di famiglia possa finire in mezzo a una strada da un giorno all'altro senza avere fatto nulla di male e senza che nessuno muova un dito per sostenerla,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto sopra;

se non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento;

se siano a conoscenza di iniziative assunte dalla CONSOB e dalla Banca d'Italia finalizzate a controllare i pacchetti obbligazionari in questione e la composizione delle gestioni patrimoniali, al fine di tutelare i clienti della filale Unicredit n. 7 di Reggio Emilia dopo le denunce della dottoressa M. relative alla vendita ai risparmiatori di pacchetti obbligazionari in perdita.

(4-07134)

LANNUTTI, GRANATO Bianca Laura, SBRANA Rosellina - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dello sviluppo economico. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

la società Autostrade per l'Italia S.p.A. (ASPI) gestisce 2.857 chilometri di rete autostradale in Italia sulla base della convenzione unica sottoscritta in data 12 ottobre 2007 con l'allora ente concedente ANAS S.p.A. (ruolo oggi attribuito al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili);

il 5 maggio 2022 ASPI è passata definitivamente di mano: l'88,06 per cento di Autostrade per l'Italia detenuta da Atlantia S.p.A. (il cui 30,25 per cento è in mano ai Benetton) è stato acquistato per il 51 per cento da Holding Reti Autostradali S.p.A. (HRA) partecipato da CDP Equity (la holding di investimenti controllata da Cassa depositi e prestiti), dal fondo Usa Blackstone infrastructure partners (per il 24,5 per cento) e dai fondi gestiti dall'australiana Macquarie asset management (per il 24,5 per cento);

la cessione è costata ben 8.198,8 milioni di euro, il che vuol dire che i Benetton intascano dallo Stato circa la stessa cifra che sborsarono nel 2000 (8 miliardi di euro) per aggiudicarsi la concessione delle autostrade. A questi 8.198,8 milioni di euro vanno però aggiunti i circa 8,8 miliardi di euro di debiti che Atlantia ha di fatto lasciato in società Autostrade e 3,4 miliardi di risarcimento danni per il crollo del ponte Morandi di Genova, che ha provocato 43 morti. Quindi circa 21,3 miliardi di euro. Il tutto, peraltro, al netto dei 10 miliardi di euro di dividendi che Atlantia ha incassato in questi 20 anni;

se invece di percorrere questa strada "straordinariamente onerosa", come ha fatto notare il quotidiano "Il Domani", in un articolo a firma di Daniele Martini, uscito il 2 giugno 2022, "lo Stato attraverso il Ministero delle infrastrutture titolare della concessione, avesse deciso di rientrare in possesso del bene dato in concessione, ricorrendo al diritto di recesso", il valore di indennizzo sarebbe stato di 13,8 miliardi di euro e "l'indennizzo per il Ponte Morandi e le scarse manutenzioni sarebbero state a carico di Benetton";

la Corte dei conti ha chiesto al Ministero delle infrastrutture il motivo per cui si è deciso di non intraprendere la strada del recesso. Il Ministero, inspiegabilmente, ha risposto che sarebbe stata una scelta ancora più onerosa, e dunque 21,3 miliardi di euro è stata considerata una cifra congrua;

per individuare il nuovo concessionario non è stata indetta una gara e quindi alla fine il costo complessivo dell'operazione è stato di 7 miliardi e mezzo di euro in più del necessario, che corrispondono all'ammontare dei soldi finiti nelle tasche degli imprenditori veneti e che ora in qualche modo gli automobilisti dovranno ripagare con l'aumento dei pedaggi del 2 per cento in più all'anno;

con l'ingresso nell'operazione della Cassa depositi e prestiti la concessione in realtà non è diventata totalmente pubblica, in quanto il 49 per cento resta in mano ai privati, cioè ai fondi di investimento stranieri, americani e australiani,

si chiede di sapere:

se si ritenga di dover intervenire per quantificare con certezza l'indennizzo effettivamente spettante all'ex concessionario e se si intenda procedere a una verifica di tutta la documentazione;

se si ritenga che ASPI sia una società strategica e, per questo, non debba continuare a essere controllata da fondi d'investimento stranieri, seppur in minoranza, e se pertanto si voglia rivedere la composizione del consorzio che ha rilevato la quota di minoranza di ASPI da Atlantia;

se si ritenga di dover mettere un freno ai rincari dei pedaggi autostradali, che finirebbero per causare gravi danni alla competitività del Paese e alle attività produttive, oltre ai comuni cittadini, che esercitano il loro diritto costituzionale di spostarsi all'interno del Paese, in un momento peraltro in cui la benzina è alle stelle.

(4-07135)

CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI, MORRA - Ai Ministri della cultura, della giustizia e della transizione ecologica. - Premesso che:

il lago di Paola è un bacino salmastro di circa 395 ettari situato tra Sabaudia (Latina) e il promontorio del Circeo, esteso per 6,7 chilometri parallelamente alla costa, da cui lo separa una larga duna sabbiosa, interamente ricompreso nel perimetro del parco nazionale del Circeo e nella rete ecologica europea "Natura 2000" (sito di interesse comunitario IT 6040013, zona di protezione speciale IT 6040015), nonché classificato tra le zone umide protette dalla convenzione di Ramsar;

nel 1721, quando la reverenda Camera apostolica decise di incrementare la pesca, il canale artificiale di collegamento con il mare, risalente ad età augustea, fu riscavato; vennero inoltre edificati alloggi per la manodopera e realizzate strutture come il ponte rosso e la chiusa Innocenziana, atte a gestire i flussi, creando un'azienda ittica professionale fiorentissima, sopravvissuta fin oltre l'unità d'Italia;

nel 1881, il feudo del Circeo fu acquistato da Ottavio Giachetti e 7 anni più tardi, diviso il compendio in due parti, il lago fu alienato a Clementino Battista, già affittuario dal 1854 delle attività di pesca, passando quindi in eredità ai nipoti Giovanni C. e poi Alfredo Scalfati. Per questa ragione, il lago di Paola è a tutt'oggi proprietà della Comunione famiglia Scalfati, che dal 2007 ha avviato un progetto di riqualificazione ambientale e produttiva, con interventi di ripristino di acquacoltura e mitilicoltura, nonché atti a sviluppare attività turistiche compatibili con il delicatissimo equilibrio ambientale;

considerato che:

nonostante la rilevanza sovranazionale del lago di Paola sul piano naturalistico, e a dispetto dei vigenti vincoli paesaggistico e idrogeologico, ad oggi gli scarichi fognari non sono monitorati, l'abbandono indiscriminato di rifiuti è una piaga costante, l'agricoltura intensiva diffonde agenti chimici e interra i canali di bonifica che introducevano acqua dolce nel bacino, proprio mentre l'emungimento di quella della falda dunale accentua la salinizzazione, con danno per flora e fauna;

non va meglio sul fronte della tutela dell'interesse culturale del complesso, a causa della demolizione della principale chiusa realizzata al tempo di papa Innocenzo XIII (1721-1724), che garantiva lo scambio delle maree, e, partendo da quella, non ripristinata né messa in sicurezza, alla compromissione del muro in opera reticolata che lungo la riva destra contiene la duna e sulla sinistra forma la banchina del canale romano, scavato all'estremità sud del lago ed esteso per circa 800 metri, con larghezza costante di 16, fino a concludersi in un vero e proprio porto canale. Su di esso vige il vincolo archeologico ex legge n. 490 del 1999 dal 10 dicembre 2003;

considerato inoltre che, per quanto risulta agli interroganti:

nonostante i divieti di navigazione e ormeggio per i veicoli a motore imposti dal piano territoriale paesistico, tali lucrosissime attività sono state "tollerate", sul lago, per oltre 20 anni e fino al 2007 da tutti gli enti che hanno responsabilità. Ciò sarebbe avvenuto d'accordo con il gestore, Alfredo Scalfati, per ragioni che la locale Procura non avrebbe appurato (ma che il triste primato di Latina in fatto di infiltrazioni delle mafie e beni loro sequestrati potrebbe forse illuminare), nelle rare occasioni in cui detti enti danno seguito alle denunce presentate dal 2006 dalla signora Anna Scalfati, proprietaria di maggioranza, insieme ad associazioni ambientaliste, si limitano a porre fine al singolo abuso, senza prevenire la reiterazione di azioni illecite da parte dello Scalfati. La Procura di Latina, del resto, non avrebbe indagato circa la volontà speculativa più volte denunciata da Anna Scalfati, benché gli abusi oggetto di segnalazione siano evidenti e reiterati;

una darsena con 11 pontili per 500 barche a motore è stata smantellata su disposizione dell'autorità giudiziaria a luglio 2010 previa denuncia della stessa signora Anna, ma, più di recente, alla luce della paventata divisione del bacino in lotti, si è temuta una replica di quell'iniziativa, aggravata dalla prospettiva che il canale romano potesse essere usato per far transitare imbarcazioni dirette al mare, come stigmatizzato nell'atto 5-00854 del 30 ottobre 2018, uno dei tanti presentati alle Camere dal 2009 in poi;

a nulla valeva, poi, la richiesta della Scalfati alla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti, a maggio 2019, affinché fosse valutato l'interesse culturale dell'intera proprietà e dichiarato il suo carattere unitario, per l'alto valore storico-archeologico dell'intero compendio: con nota n. 16748 del 3 dicembre 2019, il dirigente ministeriale, eludendo la domanda, avrebbe risposto che dall'esame del regime vincolistico vigente "risulta evidente come la stessa sia ampiamente salvaguardata ai fini della tutela sotto gli aspetti archeologici, paesaggistici e ambientali";

valutato che:

solo la rinuncia della Scalfati a metà dei suoi beni a favore di un comproprietario, a fine 2021, gesto estremo di generosità e dimostrazione di una consapevolezza del valore collettivo irrinunciabile del lago che è purtroppo mancata e manca alle istituzioni, ha scongiurato il rischio che, nel giudizio di divisione instaurato davanti al Tribunale di Roma (dove peraltro non si sarebbe tenuto conto del parere della Regione Lazio dell'11 febbraio 2020, prot. 122146, pur basato su giurisprudenza consolidata), la partizione in lotti si estendesse alla proprietà delle acque o addirittura il lago finisse all'asta, favorendo disegni milionari ma incompatibili con la tutela dell'area;

da ultimo, a fine maggio 2022, prendendo atto che il rischio di occlusione del canale romano e del canale Caterattino costituisce una minaccia grave e attuale, perché il secondo è di fatto già interrato, mentre il primo appare in abbandono e a tratti collabente (con il pericolo, se crollasse, di ostruire la foce causando un disastro ambientale), l'assessore per la transizione ecologica e trasformazione digitale della Regione Lazio ha invitato tutti i soggetti coinvolti ad un incontro teso alla costituzione di un tavolo e all'assunzione delle misure più urgenti,

si chiede di sapere:

perché il vincolo archeologico sul porto canale romano del lago sia stato emesso solo nel 2003 e perché nel 2019 la Soprintendenza abbia dato una risposta, a giudizio degli interroganti, incompleta e pretestuosa alla precisa richiesta di valutare la sussistenza di un valore storico unitario del compendio, con eventuale emanazione di un vincolo tutorio sull'intera area, evitando quel frazionamento che la Scalfati è poi riuscita a scongiurare solo a prezzo della rinuncia a gran parte dei suoi diritti;

perché il Ministro della transizione ecologica, nonostante i gravi fenomeni di inquinamento denunciati anche dai mass media, non abbia considerato a rischio l'ecosistema del lago di Paola e che cosa intendano fare i ministri Franceschini e Cingolani per assicurare la tutela e la conservazione di quanto di competenza;

se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi di legge al fine di ripercorrere l'intero iter e rilevare eventuali anomalie nella gestione degli uffici giudiziari coinvolti.

(4-07136)

CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI - Ai Ministri della transizione ecologica e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

a Terni, i cittadini residenti nelle zone denominate Prisciano, Romita, San Carlo, Volghe, San Liberatore, Collestatte hanno promosso una petizione pubblica, indirizzandola a tutte le autorità locali, provinciali e regionali, ma anche ai Ministri coinvolti per materia, al fine di scongiurare l'avvio della costruzione di un tratto di strada lungo circa 600 metri, denominato "Bretella Terni est San Carlo/AST/Strada della Romita", di collegamento dell'asse viario Terni-Rieti, che la Giunta ha deciso di realizzare con delibera n. 70 del 18 marzo 2022, per una spesa prevista di 1,7 milioni di euro;

considerato che:

non è affatto una novità detta bretella, che si estende fino al parcheggio mezzi dell'acciaieria AST lungo la strada della Romita, limitrofa alla storica collina omonima: dal 2008, quando il progetto fu presentato con il DCC n. 307, le modifiche apportate sono state numerose e altrettante le occasioni di stallo, in considerazione delle numerose criticità, riscontrate, sia da subito, sia con il trascorrere del tempo e il mutare delle condizioni date;

si spazia dai problemi di viabilità locale sulla strada della Romita (classificata strada di emergenza alternativa alla strada provinciale della Valnerina e strada di emergenza per accesso/evacuazione in caso di eventi avversi all'interno dello stabilimento AST), stretta e con pendenza media del 12 per cento, unico asse di accesso in città da monte e nel quale si sommerebbe il traffico pesante proveniente dalla bretella con quello locale, agli effetti nocivi sull'ambiente e sulla salute dei residenti, poiché l'intervento s'innesta in una zona certificata tra le più inquinate della città, fino ai rischi per i valori paesaggistico, storico e naturalistico della collina della Romita (già sede di un romitorio francescano e oggi della "Romita School of Art", percorsa inoltre da cammini e itinerari francescani che attraversano un bosco storico), in procinto di essere sacrificata al progetto;

valutato che l'interesse pubblico dev'essere riconosciuto preminente e, in presenza di soluzioni alternative meno nocive di quelle prospettate dal progetto in questione, qualsiasi violazione del principio di precauzione è inaccettabile,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, non ritengano di dover intervenire a tutela dei cittadini e del territorio ternano, per evitare che sia dato seguito al progetto della "Bretella Terni est San Carlo/ Ast/ Strada della Romita", di collegamento dell'asse viario Terni-Rieti, approvato dalla Giunta a marzo 2022, benché appaia per molti aspetti superato, inutile, addirittura dannoso e comunque troppo costoso, con il rischio, perciò, di generare anche danni erariali.

(4-07137)

LANNUTTI, GIANNUZZI Silvana, LEZZI Barbara, ABATE Rosa Silvana, ANGRISANI Luisa, CORRADO Margherita, GRANATO Bianca Laura, DESSÌ, LA MURA Virginia - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno. - Premesso che:

domenica 5 giugno 2022 il "Corriere della Sera" ha pubblicato in prima pagina una lista di nomi di giornalisti, politici e opinionisti, con tanto di foto, che contribuirebbero a diffondere la propaganda del Cremlino in Italia. Una vera e propria "lista di proscrizione" che il quotidiano di via Solferino ha attribuito al COPASIR, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, su "materiali raccolti dai servizi". Tramite il suo presidente, il COPASIR ha negato l'esistenza di una lista dei filoputiniani: "La lista l'ho letta sul giornale, io non la conoscevo prima", il quale, però, rammenta l'esistenza di una indagine conoscitiva "per quanto riguarda la disinformazione e la propaganda che avviene anche, ma non solo, attraverso la rete cibernetica. E laddove lo riterremo opportuno, alla fine di questa indagine faremo una specifica relazione al Parlamento";

il presidente Urso, dunque, ha smentito ufficialmente quella lista nera di presunti disinformatori prezzolati da Mosca. E ha affermato che "il Copasir rileva di non aver mai condotto proprie indagini su presunti influencer e di aver ricevuto solo stamattina un report che, per quanto ci riguarda, resta classificato". Urso sottolinea, poi, che il Comitato "non ha poteri di indagine» e "agisce sempre con il vincolo della segretezza a cui rigorosamente si attiene". Insomma, la gola profonda che avrebbe messo a disposizione del Corriere della sera il dossier non viene di lì e anzi la nota termina auspicando che "soprattutto su questa vicenda, vi sia sempre una corretta attribuzione e riconoscibilità delle fonti";

nonostante le parole di smentita del presidente del COPASIR, il giorno dopo il "Corriere della Sera" è tornato sul tema con un pezzo in cui analizza i contenuti della "campagna di disinformazione" del Ministero degli esteri russo, che, scrivono le giornaliste Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, ha due obiettivi: denunciare la "russofobia" e "dimostrare che le sanzioni contro la Russia danneggiano soprattutto i Paesi che le applicano". Su quest'ultimo punto si legge che "negli ultimi giorni la tesi accreditata più dalla rete filorussa è (…) che l'Ue è la vera vittima delle misure contro la Russia", cioè il "cavallo di battaglia" della portavoce del Ministero degli esteri russo Maria Zakharova, che ha avvertito come "per la mancanza di materie prime russe molti produttori di carta, vetro, cosmetici potrebbero dover chiudere". Per dimostrare che si tratta di "notizie false per scopi di propaganda" si citano un paio di "appartenenti al circuito della disinformazione" che rilanciano messaggi simili. Solo il giorno prima, però, proprio il "Corriere della Sera" aveva pubblicato un editoriale a firma di Sergio Romano dal titolo "Gli effetti indesiderati delle sanzioni in un mercato interconnesso", in cui si dice, tra le altre cose, che le misure contro Mosca sono "destinate a danneggiare contemporaneamente le aziende e i singoli operatori che con la Russia hanno importanti scambi commerciali". E che "l'Italia, tra questi, ha sempre avuto una posizione privilegiata". Parole che si possono condividere o meno, ma che sono frutto di un ragionamento evidentemente sfuggito al quotidiano, che gli ha dato spazio e visibilità sulle proprie pagine;

considerato inoltre che:

il 10 giugno 2022 il sottosegretario Franco Gabrielli ha divulgato un dossier di sette pagine intitolate "Hybrid Bulletin. Speciale disinformazione nel conflitto russo-ucraino, 15 aprile-15 maggio" e firmate dal "Dis, con i contributi di Aise, Aisi e Maeci" (i servizi segreti e il Ministero degli esteri). E di quei 9 nomi ne riporta solo tre, peraltro senza l'ombra di condotte illecite. E il sottosegretario Gabrielli ha anche assicurato che i sei nomi mancanti non sono all'attenzione dei Servizi;

nel bollettino trasmesso dal DIS al "Corriere della Sera" e poi al COPASIR non mancano solo sei nomi, ma alla luce del contenuto emerso nei giorni scorsi mancherebbe qualsiasi presupposto che giustifichi il bollettino stesso, in quanto il Governo (tramite il sottosegretario Gabrielli) e il Parlamento (tramite il COPASIR) da una parte assicurano di non indagare sulle opinioni di liberi cittadini sulla guerra, ma solo sulla "disinformazione" pilotata e coordinata da Mosca per "condizionare l'opinione pubblica italiana" e "orientare, o peggio boicottare, le scelte del governo" (come sostenuto dal "Corriere della Sera"), e dall'altra, invece, proprio dal report emergerebbe l'opposto, in quanto nel dossier non vengono citate fake news (a parte quella, se così si può definire, in cui si stima in "circa 80" i giornalisti uccisi in 8 anni di guerra civile in Donbass, mentre per il Dis "le vittime ammonterebbero a circa la metà", dove il circa e il condizionale rendono opinabile pure la rettifica),

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga opportuno assumere iniziative, nel rispetto della libertà di opinione e di stampa, per evitare che si crei un clima intimidatorio nei confronti di tutti coloro che esprimono un'opinione diversa da quella considerata mainstream, attraverso "elenchi di proscrizione" e "schedature" che riportano a tragici episodi avvenuti nel passato, in modo da evitare che in futuro possa replicarsi questo goffo tentativo di delegittimazione e discredito nei confronti giornalisti, politici e opinionisti che si discostano, appunto, dalle opinioni dominanti;

se ritenga grave la compilazione di report su presunte fake news (che avrebbero lo scopo di "boicottare le scelte di governo"), quando è del tutto evidente l'inesistenza delle stesse "false notizie", dossier che però con evidenza mettono in cattiva luce coloro che hanno un pensiero diverso su quanto sta accadendo.

(4-07138)

PARAGONE, DE VECCHIS, GIARRUSSO, MARTELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

stando a quanto si apprende da organi di stampa, nelle scorse settimane si sarebbe tenuto un incontro riservato fra il Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi e il CEO mondiale di "Uber", azienda che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato mettendo in collegamento diretto passeggeri e autisti;

la riunione si sarebbe tenuta appena poche ore prima della presentazione alla stampa dell'accordo tra l'italiana "ItTaxi" e la multinazionale californiana e contestualmente all'esame parlamentare del disegno di legge concorrenza che prevede, in uno dei suoi articoli, una vera e propria riforma del settore del trasporto pubblico non di linea, che andrà a discapito del settore dei taxi;

come si legge nel comunicato stampa congiunto delle sigle sindacali Ugl-taxi, Federtaxi-Cisal, Usb-taxi, Uritaxi, Ati-taxi, Unimpresa, Fast Confsal-taxi, Tam, Claai, Satam, Or.s.a.-taxi, Uti e Atlt "ad oggi, a sedici mesi dall'insediamento del Governo Draghi nessuno a livello istituzionale ha incontrato i rappresentanti dei lavoratori del mondo taxi, nonostante numerose e reiterate richieste di confronto e due inevitabili fermi nazionali di categoria, per chiedere la conclusione dell'iter normativo di riforma del comparto già avviato nel 2019, ed in particolare la regolamentazione dell'attività delle piattaforme di intermediazione digitale";

considerato che:

Uber è un'applicazione mobile nata nel 2009 per collegare gli utenti con gli "autisti pagati a cottimo come i rider" ed è del tutto evidente la differenza fra gli autisti di Uber e i tassisti che, ad esempio, in una città come Roma, devono sottostare a regole molto rigide e possono esercitare la professione soltanto se in possesso di una licenza il cui costo è molto elevato, requisito non richiesto agli autisti della multinazionale. Per tale ragione, a parere degli interroganti, si tratterebbe di una vera e propria concorrenza sleale legalizzata quella esercitata ai danni della categoria dei tassisti;

alle condizioni date, se si volesse realmente liberalizzare il mercato, senza favorire alcuna delle parti, si dovrebbe almeno rimborsare il costo della licenza a chi lo abbia già pagato o lo stia pagando, affinché il mercato possa realmente partire da una base concorrenziale;

visto che, se la notizia del colloquio fra Draghi e il management di Uber, azienda che non paga le tasse in Italia e che in passato ha violato le norme dei Paesi in cui opera, ricevendo anche diverse condanne, fosse confermata si disegnerebbe un quadro gravissimo, così come evidenziato anche nel comunicato sindacale,

si chiede di sapere se si ritenga opportuno chiarire con urgenza sia la vicenda sia la linea del Governo in materia di concorrenza e liberalizzazione del settore del trasporto.

(4-07139)

LANNUTTI, CRUCIOLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il 3 giugno 2022 il presidente della seconda sezione della Corte d'Appello di Cagliari ha chiuso il processo per peculato aggravato nei confronti di 22 dei 25 esponenti politici regionali, condannati tutti a pene comprese tra un anno e quattro mesi e due anni e tre mesi di reclusione. Gli ex consiglieri regionali erano accusati di aver usato in maniera illecita una parte dei fondi destinati ai gruppi consiliari della XIII Legislatura, dal 2004 al 2009;

già nelle motivazioni della sentenza di primo grado i giudici avevano scritto che i reati sarebbero stati prescritti a dicembre del 2021, ma su tutti pendevano ancora gli effetti dei sei mesi di sospensione cautelare previsti dalla "legge Severino", che sono quindi cessati;

tra i 22 esponenti politici che hanno beneficiato della prescrizione c'è anche Giacomo Spissu, condannato, nel settembre 2021, a due anni, un mese e 15 giorni di carcere. Per la vicenda, la Corte dei conti sarda aveva condannato il politico a rifondere 42.314 euro di danno erariale, contestandogli di non aver prodotto i giustificativi delle spese sostenute coi fondi del gruppo tra aprile del 2005 e marzo del 2009 e di aver ordinato, nello stesso periodo, 43 bonifici a proprio favore dei conti dei gruppi politici di cui ha fatto parte in quel periodo, per un totale di 60.590 euro. Da questa somma però i giudici contabili avevano detratto il trenta per cento, riconoscendo che alle spese avevano partecipato altri consiglieri;

Spissu, classe 1950, ha ricoperto negli anni diversi ruoli di prestigio in ambito politico e sindacale, tra cui: segretario confederale della CGIL dal 1980 al 1990, segretario generale della stessa Confederazione dal 1984 al 1990, sindaco di Sassari dal 1994 al 1995, consigliere regionale, presidente del Consiglio regionale sardo dal 2004 al 2008;

considerato che poche ore dopo la prescrizione, all'ex presidente regionale Spissu è stato affidato l'incarico di presidente della Fondazione Banco di Sardegna, subentrando ad Antonello Cabras, che era in carica da 9 anni. Nel congedarlo, il Comitato di indirizzo ha ringraziato Cabras per i risultati raggiunti, tra cui il "consolidamento e l'incremento del patrimonio dell'ente e la costante e progressiva crescita della capacità erogativa a favore dei settori di intervento della Fondazione". Del resto, i numeri contenuti nel bilancio dei dieci anni di attività parlano chiaro: dal 2012 al 2022 la Fondazione «ha effettuato a beneficio del territorio regionale sardo» erogazioni per oltre 203 milioni di euro, finanziando più di 8.900 progetti. Non solo. «In 10 anni il Patrimonio finanziario della Fondazione, valorizzato a mercato, ha registrato una crescita media annua composta del 3,9% - si legge nel rapporto sui dieci anni di attività -, passando dagli 865 milioni di euro del 2012 agli attuali 1.219 milioni di euro, significativamente superiore al tasso di inflazione dello stesso periodo». Solo nel corso del 2021 l'ente isolano ha erogato 18,5 milioni di euro a favore dei tradizionali settori di intervento in ambito sociale. Attivati 1.269 progetti, per un importo complessivo di 25,2 milioni di euro;

considerato, infine, che uno dei cinque quesiti referendari sottoposti al voto popolare il 12 giugno scorso intendeva modificare la riforma Severino in materia di incandidabilità dei condannati per reati non colposi a tutte le cariche pubbliche elettive e di divieto a ricoprire le cariche di presidente e componente del consiglio di amministrazione di consorzi, dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, di aziende speciali e istituzioni nonché degli organi esecutivi delle comunità montane (decreto legislativo n. 235 del 2012), e con la cosiddetta "riforma Cartabia" è stata reintrodotta la precedente disciplina meno rigorosa della prescrizione (legge n. 134 del 2021); si tratta di indirizzi che, ad avviso degli interroganti, allontanano continuamente dalla giustizia quella che una volta veniva chiamata "la questione morale",

si chiede di sapere se il Governo, nell'ambito delle proprie attribuzioni, ritenga la scelta di affidare una carica di prestigio all'ex presidente Spissu accettabile e opportuna, considerato che la Fondazione ogni anno eroga milioni e milioni di fondi per diverse iniziative e ha necessità di essere guidata da una figura ineccepibile e non pare agli interroganti adeguata la figura di chi abbia beneficiato della prescrizione per reati come il peculato e la truffa ai danni dello Stato.

(4-07140)

FAZZOLARI, ZAFFINI, BARBARO, PETRENGA Giovanna, RAUTI Isabella, GARNERO SANTANCHÈ Daniela, LA PIETRA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il 2 giugno 2022, nella cittadina di Peschiera del Garda (Verona) ha avuto luogo un evento dal titolo "L'Africa a Peschiera";

organizzato grazie al passaparola su "Tik Tok", uno dei social network più diffusi tra i giovani, l'evento ha visto la partecipazione di molti ragazzi, in prevalenza di origine africana (maghrebina in particolare), in buona parte immigrati di seconda generazione;

la situazione è sembrata fin da subito difficilmente gestibile, per la numerosità dei partecipanti al raduno e per le parole d'ordine che sui social network erano rimbalzate come una specie di guida per i partecipanti, frasi come "andiamo a riconquistare Peschiera", "questo è territorio nostro", oppure "l'Africa deve venire qui"; per finire con il chiaro invito rilanciato con le parole "Facciamo la guerra, comanda l'Africa";

il clima si è da subito incendiato, tra furti, risse e danneggiamenti, per poi diventare totalmente ingestibile con il susseguirsi degli arrivi di partecipanti a quello che può essere definito un vero e proprio rave da strada;

nel clima di terrore generatosi, ben descritto dai turisti, dai residenti e dai commercianti di Peschiera del Garda, i quali hanno parlato di vere e proprie scene di guerriglia, è risultato indispensabile l'intervento dei reparti antisommossa che, nel pomeriggio, sono intervenuti per cercare di ripristinare una situazione ormai fuori controllo;

le numerose violenze perpetrate a danno di persone, automobili, esercizi commerciali, stabilimenti balneari e quant'altro, puntualmente riprese e diffuse sui social network dagli stessi autori come stellette da appuntare sulla divisa, sono state la premessa per i gravissimi episodi che si sono poi verificati alla stazione e sui treni che dalla stessa località transitavano, carichi di persone che avevano trascorso la giornata nei pressi di Peschiera;

in particolare, su un treno regionale diretto a Milano, sei ragazze italiane, tutte minorenni, sono state oggetto di violenza da parte di gruppi di giovani di origine africana, che le hanno ripetutamente molestate verbalmente e fisicamente, palpeggiandole nelle parti intime per diverso tempo, impedendo loro di divincolarsi dalla stretta che il branco criminale aveva organizzato;

la dinamica dell'episodio è tristemente analoga a quella andata in scena a Milano la notte di Capodanno, quando diverse ragazze furono oggetto di violenze sessuali poste in essere proprio da gruppi criminali di immigrati o italiani di origine araba o nordafricana, che agirono con modalità tipiche del "Taharrush gamea", termine arabo che indica forme di molestia collettiva e di aggressione nei confronti delle donne fino alla violenza sessuale: stessa dinamica, stesse azioni premeditate e coordinate, stessa composizione dei gruppi criminali, che agiscono non solo per perpetrare violenze, ma anche e soprattutto per rivendicare e affermare un modello di società estraneo alla nostra cultura; un modello di società, tipico del fondamentalismo islamico, che non riconosce alle donne la parità dei diritti rispetto agli uomini;

considerato che:

da quanto emerso sui media, i sindaci di Peschiera del Garda e di Castelnuovo del Garda avevano allertato il Ministero dell'interno e il prefetto già il 30 maggio, tre giorni prima del raduno, proprio ipotizzando possibili problemi di ordine pubblico, vista l'eco della manifestazione e le intenzioni non propriamente turistiche dei possibili partecipanti;

a un'interrogazione a prima firma dell'interrogante dello scorso 11 gennaio (4-06431) sulle violenze di Capodanno a Milano, il Ministero dell'interno, per voce del Sottosegretario di Stato Molteni, ha risposto in data 4 febbraio confermando che le violenze poste in atto fossero riconducibili proprio al "Taharrush gamea", di fatto riconducendole a un unico disegno criminale e legandole a una generale impostazione culturale di chi se ne rese protagonista;

la manifestazione si è caratterizzata per una surreale matrice di rivendicazione etnica, come d'altra parte il titolo dell'evento e le parole d'ordine dello stesso lasciavano ampiamente presagire, e i ripetuti insulti alle donne bianche in spiaggia, nei locali o sui treni ("su questo treno non salgono i bianchi" si sono sentite ripetere molte ragazze) sono stati solamente la conferma di quanto in realtà ampiamente prevedibile;

nonostante ciò e nonostante il gravissimo precedente di Milano, nulla risulta essere stato fatto per prevenire le violenze che poi si sono drammaticamente materializzate,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga di inquadrare gli accadimenti di Peschiera del Garda all'interno del contesto del "Taharrush gamea", così come gli episodi di Milano o del Capodanno di sei anni fa a Colonia e in diverse altre città europee;

per quale motivo siano stati ignorati o, nella migliore delle ipotesi, sottovalutati gli allarmi lanciati dai sindaci dei Comuni sul cui territorio si sono concentrati i partecipanti all'evento "L'Africa a Peschiera", con le gravi conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti e che hanno messo a serio repentaglio l'incolumità delle ragazze vittime di violenza sessuale sul treno e delle altre persone coinvolte loro malgrado nelle violenze perpetrate dalle bande di immigrati;

se non intenda, anche alla luce delle devastazioni di questa manifestazione e di quelle dei rave party illegali sempre più spesso organizzati sul territorio italiano, monitorare l'organizzazione di eventi di questo tipo al fine di impedirne l'effettiva realizzazione, o almeno di garantire che il loro svolgimento non contravvenga le leggi dello Stato e non danneggi beni sia pubblici che privati;

quali misure urgenti intenda adottare per scongiurare il rischio che simili violenze si ripetano e per proteggere la popolazione, soprattutto femminile, da rapine, abusi, molestie e violenza sessuale in occasione di manifestazioni di piazza e contesti affollati.

(4-07141)

DE BERTOLDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della cultura. - Premesso che:

nell'ambito dell'organizzazione di eventi non ricorrenti di qualsiasi genere (sportivo o culturale ad esempio) vengono spesso utilizzati fondi pubblici, senza che tali finanziamenti risultino pubblicati successivamente e resi noti all'opinione pubblica in generale, generando pertanto l'impressione che le medesime iniziative pubbliche siano totalmente organizzate e sostenute, attraverso risorse provenienti da soggetti privati, in particolare con riferimento alle attività di sponsorizzazioni e di pubblicità;

tali ambiguità, a giudizio dell'interrogante, stanno determinando incertezze nell'ambito delle procedure, anche comunicative e delle regole che gli operatori del settore devono seguire, nell'ambito dei metodi da seguire, in relazione a quanto richiamato,

si chiede di sapere quale sia la disciplina normativa da osservare, nell'ambito degli eventi finanziati con fondi pubblici o parapubblici, che dispone l'obbligatorietà di rendere noto il finanziamento anche attraverso risorse private o in caso di assenza di adeguate disposizioni, se il Governo non ritenga opportuno introdurre una norma ad hoc, volta a regolamentare richiamato.

(4-07142)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-03383 del senatore De Bertoldi, sugli alloggi destinati al personale delle forze dell'ordine nelle province di Trento e di Bolzano;

2ª Commissione permanente(Giustizia):

3-03357 del senatore Cucca, su riunioni presso il Ministero in merito alla riorganizzazione della giustizia in Sardegna;

3ª Commissione permanente(Affari esteri, emigrazione):

3-03385 della senatrice Drago, sull'esercizio dell'attività della navigazione e della pesca in sicurezza nel Mediterraneo;

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-03344 del senatore Calandrini, sulla rateizzazione delle cartelle esattoriali in scadenza;

3-03381, 3-03382 e 3-03384 del senatore De Bertoldi, rispettivamente sulla compilazione della dichiarazione sostitutiva sui redditi da parte degli operatori economici, con particolare riguardo alla questione degli aiuti ricevuti dallo Stato, sulla proroga dei termini per l'autodichiarazione sugli aiuti COVID e sulle dichiarazioni dei redditi dei cittadini in merito alla fruizione di bonus edilizi;

7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-03364 della senatrice Corrado ed altri, sull'archivio di Stato di Barletta-Andria-Trani;

3-03372 della senatrice Montevecchi ed altri, sulla gestione delle fondazioni lirico-sinfoniche, con particolare riferimento al Maggio fiorentino;

3-03377 della senatrice Corrado ed altri, su presunte scorrettezze in seno al corpo docente dell'Università di Napoli "L'Orientale";

8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):

3-03373 del senatore D'Alfonso, sui collegamenti stradali tra la città di Teramo e il cimitero monumentale di Cartecchio;

10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):

3-03366 del senatore Fenu, sulla presentazione delle domande per le agevolazioni per progetti di ricerca e sviluppo da parte di medie e piccole imprese.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 436ª seduta pubblica del 24 maggio 2022, a pagina 49, sotto il titolo "Congedi e missioni", alla quinta riga del secondo paragrafo, prima della parola: "Vescovi" inserire le seguenti: "Bottici e Piarulli, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto";".

Nel Resoconto stenografico della 437ª seduta pubblica del 25 maggio 2022, a pagina 104, sotto il titolo "Congedi e missioni", all'ultima riga del secondo paragrafo, dopo la parola: "straniere" inserire le seguenti: "; Bottici, Piarulli e Vescovi, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto"".

Conseguentemente:

- inserire nelle caselle relative a tutte le votazioni della senatrice Bottici un asterisco che richiami la seguente nota da pubblicare in calce alla medesima pagina: "(*) La senatrice Laura Bottici è in missione, e non dunque assente come figura dal prospetto della votazione.";

- inserire nelle caselle relative a tutte le votazioni della senatrice Piarulli un asterisco che richiami la seguente nota da pubblicare in calce alla medesima pagina: "(*) La senatrice Angela Anna Bruna Piarulli è in missione, e non dunque assente come figura dal prospetto della votazione.";

- inserire nelle caselle relative a tutte le votazioni del senatore Vescovi un asterisco che richiami la seguente nota da pubblicare in calce alla medesima pagina: "(*) Il senatore Manuel Vescovi è in missione, e non dunque assente come figura dal prospetto della votazione.".

Nel Resoconto stenografico della 438ª seduta pubblica del 30 maggio 2022, a pagina 233, alla penultima riga, sostituire le parole: "mozione 1-00486" con le seguenti: "mozione 1-00489".