Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 428 del 27/04/2022

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

428a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 27 APRILE 2022

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Presidenza del vice presidente TAVERNA,

indi del vice presidente ROSSOMANDO,

del vice presidente CALDEROLI

e del vice presidente LA RUSSA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-PARTITO COMUNISTA: Misto-PC; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente TAVERNA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,36).

Si dia lettura del processo verbale.

PISANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Discussione delle mozioni nn. 473 (testo 2), 480 e 481 sulla Conferenza sul futuro dell'Europa (ore 9,39)

Approvazione dell'ordine del giorno G1. Reiezione della mozione n. 480. Ritiro delle mozioni nn. 473 (testo 2) e 481

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00473 (testo 2), presentata dal senatore Alfieri e da altri senatori, 1-00480, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori, e 1-00481, presentata dal senatore Tosato e da altri senatori, sulla Conferenza sul futuro dell'Europa.

Ha facoltà di parlare il senatore Alfieri per illustrare la mozione n. 473 (testo 2).

ALFIERI (PD). Signor Presidente, intervengo per illustrare la mozione n. 473 (testo 2) sulla Conferenza sul futuro dell'Europa, che sta per terminare i propri lavori.

Nel pieno rispetto di quanto sta già facendo la Commissione politiche dell'Unione europea, presieduta dal collega Dario Stefano, in cui è in corso un'indagine conoscitiva sul tema con una serie di audizioni, che produrrà delle conclusioni, ci sembrava corretto, soprattutto da parte mia e da parte della vice presidente Taverna, essendo stati indicati dalla presidente Casellati come rappresentanti del Senato, quindi non dei Gruppi parlamentari, alla Conferenza sul futuro dell'Europa, lasciare una traccia del lavoro fatto.

Abbiamo ritenuto opportuno marcare un punto non tanto sulle conclusioni della Conferenza sul futuro dell'Europa ma su quello che tale Conferenza può rappresentare in termini di messaggio politico.

In Francia ci sono state le elezioni ed è stato rieletto il presidente Macron, che peraltro guida il semestre di Presidenza, il quale ha previsto, per il 9 maggio, un evento conclusivo della Conferenza sul futuro dell'Europa.

Cosa vogliamo fare noi della Conferenza sul futuro dell'Europa? Lo concepiamo come un mero talk a livello europeo in cui si sono confrontate delle idee da mettere poi da parte o approfittiamo di questo esperimento - che, come tutti gli esperimenti, ha pro e contro, pregi e difetti - di democrazia partecipativa, lo valorizziamo e lo portiamo in dote alla futura discussione e alle decisioni che dovranno prendere al Parlamento europeo i singoli Governi su come adattare e rafforzare gli strumenti europei? Ebbene, penso che le conclusioni della Conferenza non possano essere semplicemente messe da parte ma debbano avere un valore politico.

Voglio dire poche parole sulla Conferenza sul futuro dell'Europa.

Ero partito io stesso con talune perplessità su come potesse funzionare questo nuovo esperimento, anche perché si confrontavano livelli di partecipazione diversi: rappresentanti del Parlamento europeo, dei Parlamenti nazionali, della Commissione, dei Governi e anche di una parte di cittadini, individuati, certo, con un meccanismo che può essere discutibile, ma che sono portatori di proposte che vengono dal basso, anche di tipo diverso, a volte anche naif, ma che sono state discusse in panel europei e nazionali. Questo ha permesso di costruire una nuova modalità di confronto.

Nella dialettica che c'è in tutte le principali società europee sull'esigenza di ragionare su sistemi di democrazia diretta o di difendere e salvaguardare meccanismi di democrazia rappresentativa, pur ritenendo che gli esperimenti di democrazia diretta messi in campo in questi anni abbiano lasciato a desiderare, penso non si possa neanche fare una difesa a priori di una democrazia rappresentativa che è stanca e fa fatica a coinvolgere le istanze che arrivano dai cittadini; quindi, è opportuno provare a sperimentare anche meccanismi innovativi. La Conferenza è stato questo; all'inizio abbiamo avuto problemi di rodaggio: portare i cittadini dentro i meccanismi europei non era certamente facile; fargli esprimere un concetto in due minuti, nei tempi europei, inizialmente ha creato problemi, ma poi il rodaggio è stato superato e alla fine si è arrivati a delle conclusioni che verranno presentate proprio venerdì, in plenaria, a Strasburgo, che mostrano un'esigenza di rinnovamento dell'Europa.

Due messaggi emergono con grande chiarezza: da una parte, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti, una pandemia e una guerra nel cuore dell'Europa, ci dicono che è necessario che l'Europa abbia più strumenti e più risorse per affrontare le sfide che gli Stati singolarmente non sono più in grado di affrontare; dall'altra parte, viene avanzata una richiesta di armonizzazione per cui i diritti e le libertà iscritti nelle Carte costituzionali dei Paesi europei possano avere attuazione in maniera simile in tutti gli Stati europei.

In conclusione, vorremmo che quelle della Conferenza non rimanessero mere dichiarazioni scritte, ma che fossero il grimaldello per portare a un rafforzamento dell'Europa sia utilizzando le norme esistenti, quindi a trattati vigenti, sia con la possibilità di aprire una convenzione europea con la partecipazione dei rappresentanti dei Parlamenti nazionali per discutere su come rafforzare le istituzioni europee.

L'ultima convenzione europea risale al 2003-2004. È passato il mondo da allora, c'è stata una crisi economico-finanziaria, una pandemia e una guerra; cosa altro deve succedere per poter aprire una riflessione che coinvolga tutte le Istituzioni europee per il rafforzamento dell'Europa? Sappiamo, con la guerra nel cuore dell'Europa, cosa questo rappresenti e quanto sia importante per dare un segnale che abbiamo capito la lezione, e che l'Europa sa essere resiliente e rispondere alle sfide che ha davanti. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Vono per illustrare la mozione n. 481.

VONO (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, la mozione in discussione sul futuro dell'Europa, alla luce della crisi pandemica, prima, e dell'aggressione Ucraina, oggi, ha un significato di forte impatto dal momento che cominciano a vacillare molte delle sicurezze che credevamo consolidate, sulle quali si basavano i giudizi e le azioni politiche decisive degli Stati.

In un contesto così profondamente cambiato e in continua e imprevedibile trasformazione, in cui ogni certezza sembra venir meno, è importante per gli Stati dell'Unione europea coordinarsi per accreditarsi in una posizione autorevole e unitaria, ripensando proprio alla natura e agli scopi della stessa Unione europea.

La Conferenza sul futuro dell'Europa, che prevede la conclusione e la presentazione dei lavori tra qualche giorno, il 9 maggio 2022, ha visto lo svolgersi di interessanti dibattiti e confronti che hanno coinvolto, attraverso una sorta di fil rouge, la società civile e le autorità europee, nazionali, regionali e locali, su nove temi prioritari, spaziando dalle sfide ambientali all'economia di servizio delle persone, all'equità sociale, alla solidarietà intergenerazionale, alla trasformazione digitale, alla sicurezza, alle politiche di immigrazione, ai giovani. Tutti temi che, dibattendo sul ruolo dell'Europa nel mondo sotto svariati aspetti, hanno un unico comune denominatore: la democrazia. Proprio però la tanto invocata democrazia, della quale l'Europa dovrebbe essere la culla e la depositaria dei valori, e della quale dovremmo riscoprire, cari colleghi, il senso politico, filosofico e sociale, non può continuare ad essere utilizzata solo come parvenza, per dare colore ad un potere auto e mal gestito. Essa è invece la fonte da cui partire per riscoprire i rapporti e le relazioni secondo lealtà e correttezza per condurre insieme, in modo più operativo, i processi dell'Unione europea. Quei processi che, attraverso i lavori della Conferenza, devono rafforzare la capacità dell'Europa di realizzare le priorità politiche con maggiore armonizzazione della legislazione, applicazione reale dei principi di sussidiarietà, proporzionalità e trasparenza, da cui non si può prescindere se veramente vogliamo costruire insieme un'Europa che sia unita e autorevole.

In questo contesto particolare, in cui il ciclo economico mondiale si è indebolito, è necessario considerare le conseguenze che toccano l'Italia in modo diretto e non possiamo non considerare le variazioni in negativo del PIL che nel primo trimestre 2022, risentendo molto della variante Omicron e delle crescenti tensioni geopolitiche, sfociate nell'invasione dell'Ucraina, hanno influito in modo consistente anche in ambito sociale, riducendo il potere di acquisto delle famiglie, dovuto all'aumento generale dei prezzi, non solo delle materie prime e non solo nel settore energetico. Anche l'attività industriale è diminuita nel complesso del primo trimestre del 2022, tornando a livelli di poco inferiori a quelli precedenti lo scoppio della pandemia, creando disagi agli imprenditori, in particolar modo alle piccole e medie imprese, e difficoltà lavorative e occupazionali, malgrado gli aiuti diffusi con i vari provvedimenti legislativi. Fatti, questi, di cui bisogna tener conto, che non devono impedire però al nostro Paese di giocare un ruolo importante e di primo piano in Europa e con l'Europa, essendo ad ogni modo protagonista di una strategia politica ed economica che va oltre la semplice garanzia di sopravvivenza e deve guardare ad un orizzonte di lungo termine per prevenire e gestire al meglio gli imprevisti e garantire una graduale ripresa.

Questa premessa è per dire che la Conferenza sul futuro dell'Europa è il punto da cui partire, per condividere nuove regole di governance economica europea, con il coinvolgimento attivo del Parlamento europeo che, come ha avuto modo di dire qualche tempo fa anche il presidente Tajani, avrà - e ora necessariamente deve avere - il compito di guidare, ospitare e avanzare le proprie proposte. L'Europa è e deve essere il contenitore comune di esigenze diverse, per rafforzare la solidarietà e l'indipendenza strategica della stessa Unione europea, intervenendo con una politica economica unitaria, una difesa per la sicurezza comune, una politica energetica coordinata e dei meccanismi di stabilizzazione dei mercati a livello macroeconomico. (Richiami del Presidente).

Signor Presidente, mi avvio a concludere il mio intervento, che comunque consegnerò, richiamando le parole del nostro presidente Draghi: «La sovranità nazionale resta (...) l'elemento fondamentale di ciascun Governo, ma per le sfide che trascendono i confini nazionali, l'unico modo per difendere la sovranità è che noi europei la condividiamo all'interno dell'Unione europea». Esprimo quindi la convinzione e l'auspicio che insieme affronteremo questa difficile e coraggiosa sfida, legittimando l'Europa e aderendo ai principi fondanti e cardine della stessa Unione europea. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Malan per illustrare la mozione n. 480.

MALAN (FdI). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, questa Conferenza sul futuro dell'Europa è un'operazione davvero curiosa: mi chiedo quanti, al di fuori degli addetti ai lavori, se ne siano davvero interessati. Certamente non è stato un tema di discussione diffuso tra la gente e tra i cittadini, ma anche tra chi si occupa attivamente di politica. Doveva essere un esperimento di esercizio di democrazia partecipativa, ma ha mostrato molte ombre e dubbi sull'attendibilità di tutte le procedure e sulla percorribilità delle proposte pervenute e formulate.

Le modalità di lavoro sono state quelle di convocare 800 cittadini, scelti con metodo cosiddetto casuale da un'azienda specializzata in indagini di mercato. Per intendersi, si tratta di un'azienda specializzata nel vedere cosa i consumatori cercano in un prodotto, per fare in modo che i prodotti stessi vengano venduti più facilmente: è una cosa parecchio diversa dal coordinare persone, peraltro scelte a caso - come dicono - per formulare proposte che sono assolutamente politiche. Non per nulla ci sono state molte lamentele e perplessità, condivise da molti eurodeputati, da parlamentari nazionali e membri dei Governi nazionali, che hanno rilevato anche una scarsa attenzione alle procedure e addirittura l'impossibilità di verificare che i cittadini, trattandosi di riunioni da remoto, seguissero davvero i lavori.

Una delle cose curiose è che, benché la popolazione italiana sia pari al 14 per cento della popolazione dell'Unione europea, degli 800 partecipanti soltanto 22 sono italiani, cioè meno del 3 per cento. A fronte del 14 per cento della popolazione, meno del 3 per cento dei partecipanti è italiano. Chissà perché? Non si sa. Dunque, questi 800 partecipanti, di cui appunto 22 italiani, sono stati suddivisi in panel, utilizzando questo termine anche nella versione italiana, perché a quanto pare le parole commissione o gruppo di lavoro sono state ritenute non idonee ad esprimere il concetto nella nostra lingua. Questi quattro panel hanno dunque elaborato la bellezza di 368 proposte, denominate raccomandazioni. È piuttosto difficile capire come persone scelte a caso, che per di più non si incontrano fisicamente, senza votare - questa è un'altra particolarità - possano elaborare delle proposte. È evidente dunque che il grosso del lavoro è stato svolto dall'organizzazione, la cui presidenza era sotto l'egida della presidenza della Commissione europea, della presidenza del Consiglio europeo e della presidenza del Parlamento europeo, che a loro volta hanno designato tre rappresentanti: un francese, un belga e una croata.

L'approvazione definitiva avverrà sempre senza voti (per cui non si capisce bene come) nella sessione plenaria che si deve ancora svolgere, pertanto le proposte teoricamente non sono state ancora approvate, anche se è evidente che queste 368 raccomandazioni lo saranno, perché, dati i meccanismi particolari con cui sono già state elaborate, saranno approvate venerdì e sabato.

È quindi interessante leggere queste 368 proposte che sono tutte, veramente senza escluderne una, volte a un allargamento dei poteri dell'Unione europea, o assumendo funzioni che oggi sono degli Stati nazionali o degli enti locali, oppure imponendo a cittadini e aziende nuovi vincoli, nuove regole, nuovi condizionamenti. I Parlamenti e i Governi nazionali sono citati pochissime volte e soltanto per dire cosa deve essere loro imposto di fare. Faccio qualche esempio: tra le proposte, che finiscono per sembrare quasi unanimi, ci sono l'eutanasia, il matrimonio, indipendentemente dal sesso e - con un'espressione curiosa - dall'età adulta (che non capisco bene cosa voglia dire, ma spero non significhi ciò che temo), nonché naturalmente l'adozione, indipendentemente da chi forma questi nuclei familiari. Si avverte la smania di insegnare ai cittadini europei come devono pensare, perché ci sono campagne che, più che per informazione, servono per educare i cittadini a pensare in un certo modo, come è scritto esplicitamente.

Noi non pensiamo che sia questa la funzione dell'Unione europea; riteniamo che debba valorizzare le straordinarie qualità che hanno gli Stati membri, a cominciare dall'Italia, e non uniformarli in un grigiore indistinto. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore De Siano. Ne ha facoltà.

DE SIANO (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, la Conferenza sul futuro dell'Europa nasce per offrire a tutti i cittadini europei un'occasione per ragionare sulle sfide e le priorità dell'Europa e per riflettere sul futuro dell'Unione europea.

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea si sono impegnati ad ascoltare la voce degli europei e a dare seguito, nell'ambito delle rispettive competenze, alle raccomandazioni ricevute. L'Italia è stata, già nel 2020, fra i primi Stati membri ad offrire un contributo di idee su modalità, obiettivi e organizzazione della Conferenza, ma lo scenario negli ultimi due anni ha inevitabilmente modificato priorità e urgenze a cui ottemperare. La crisi pandemica prima e l'aggressione all'Ucraina oggi, hanno causato l'arresto, o almeno il rallentamento, di alcune politiche legate all'austerità in materia di discipline di bilancio comunitarie e modificato gli assetti sul piano delle relazioni internazionali, riportando alla luce la necessità di riaffermare l'assoluta centralità dell'Unione europea e di un potere politico comunitario coeso ed interventista.

Nove sono stati i gruppi di lavoro che hanno caratterizzato il dibattito sviluppatosi durante la Conferenza sul futuro dell'Europa. Queste le tematiche dei panel: un'economia più forte, giustizia sociale e occupazione, l'Unione europea nel mondo, valori e diritti, Stato di diritto, sicurezza, trasformazione digitale, democrazia europea, migrazione, istruzione, gioventù e sport. Da questo confronto è emersa la necessità, considerata l'attuale situazione internazionale, di rifondare il progetto europeo, affinché l'Unione, il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali tornino a essere la forza trainante capace di far fronte alle sfide e alle crisi future.

Di fronte allo sconvolgimento politico dovuto all'aggressione russa con l'invasione nei confronti dell'Ucraina, ma che ha investito l'intero continente, dovremmo forse ripensare alla natura e agli obiettivi dell'Unione europea, se non gettare le basi per una vera e propria rifondazione.

La Conferenza sul futuro dell'Europa dovrebbe, altresì, comportare un confronto sulle nuove regole per la governance economica europea, che preveda un coordinamento delle politiche fiscali nazionali con il coinvolgimento del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, con investimenti finanziari che abbiano come obiettivo non solo la stabilità economica, ma anche la sostenibilità, la crescita e la conservazione del tessuto sociale.

Auspichiamo che si arrivi ad una riforma delle regole di bilancio europee in chiave evolutiva rispetto al quadro normativo precedente, che riveda il progetto Next generation EU, orientando i propri obiettivi verso un finanziamento in tema di difesa, cybersicurezza, immigrazione, indipendenza energetica e tecnologica nei settori strategici e di conseguenza giunga ad una riforma unitaria sul finanziamento degli investimenti per la transizione digitale e ambientale.

Concludendo, citiamo il nostro presidente Tajani, il quale dice che se vogliamo una Europa che conti di più dobbiamo avere uno strumento perché conti di più all'interno della NATO. Ci auguriamo pertanto che le proposte avanzate trovino un'approvazione consensuale e coesa in quest'Aula e nell'appuntamento conclusivo del 29 e del 30 aprile a Strasburgo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, la Conferenza sul futuro dell'Europa è stata proposta nel 2019 e avrebbe dovuto iniziare i lavori il 9 maggio 2020 ma, a causa della pandemia, è stata rinviata al 9 maggio 2021. I suoi lavori sono durati un anno e si dovrebbero concludere il 9 maggio prossimo nel settantaduesimo anniversario della dichiarazione Schuman, la dichiarazione dell'allora Ministro degli esteri francesi, Robert Schuman che, il 9 maggio 1950, proponeva la creazione di una Comunità europea del carbone e dell'acciaio, i cui membri avrebbero appunto messo in comune la produzione di carbone e acciaio.

Lo ricordo perché oggi tale ricorrenza fa un certo effetto, se la contestualizziamo e se pensiamo alla questione cruciale ed emergenziale che l'Europa è l'Italia stanno affrontando, ovvero quella dell'approvvigionamento energetico, dell'uscita dalla dipendenza dal gas e dal petrolio russo e quella di fondare le premesse per una autonomia necessaria per una transizione ecologica, nonché per l'impiego delle energie rinnovabili.

Torniamo alla Conferenza, che avrebbe dovuto rilanciare il progetto europeo, coinvolgendo i cittadini europei e la società civile, e che, come ricordava il collega Malan, è organizzata dalle tre principali istituzioni europee: la Commissione, il Parlamento e il Consiglio, ed è coordinata da un comitato esecutivo. Insomma, nelle intenzioni si tratterebbe, come si legge nei documenti relativi alla Conferenza che io sono andata a visionare, di una occasione unica per ragionare sulle sfide e le priorità dell'Europa, come si legge sempre sul sito, attraverso un meccanismo di plenarie e di gruppi di lavoro.

Sono andata anche a controllare anche il numero delle riunioni. Ce ne sono state già sei, anche se le prime risultano antecedenti all'invasione russa dell'Ucraina. Dopo tale data il mondo è cambiato, l'assetto geopolitico sta cambiando e immagino che ciò abbia condizionato anche i lavori della Conferenza.

La prossima plenaria sarà a fine aprile e i lavori conclusivi, come detto, si svolgeranno il 9 maggio. Nelle plenarie della Conferenza si dibattono le raccomandazioni formulate dai panel nazionali dei Paesi europei e dei cittadini e i contributi raccolti dalla piattaforma digitale multilingue.

Tale piattaforma digitale sarebbe l'asse portante della Conferenza, di questo che, come ricordava il collega Malan, è un esperimento di democrazia partecipativa. Bellissima come idea: peccato che i numeri della partecipazione, nel metodo e nel merito anche dei contributi, siano un po' tristanzuoli e ci facciano sollevare perplessità e dubbi.

Quando il 9 maggio la Conferenza concluderà i lavori, il Consiglio, la Commissione e il Parlamento riceveranno le raccomandazioni contenute in una relazione, alcune delle quali - lo sottolineo - contengono chiare indicazioni sulla necessità di rivedere i trattati costitutivi dell'Unione europea. Voglio ricordare che l'ultima revisione in materia risale al 2007, con la firma del Trattato di Lisbona. Ma il punto è che Bruxelles dovrà scegliere se dare seguito alle proposte dei cittadini o se interpretare il documento finale comune come una sorta di direzione indicativa del lavoro - quindi, sostanzialmente una cosa inutile - senza intaccare né i trattati, né la struttura dell'Unione europea, a questo punto - mi permetto di dire - tradendo la fiducia dei cittadini.

In sostanza, sono molti e anche legittimi i dubbi da avanzare sull'esito della Conferenza: quell'occasione unica diventerebbe - forse lo è già - un'occasione sprecata. Ci sono dubbi anche sul metodo dei lavori, sulla rappresentatività e sul campione dei delegati, sui panel nazionali dei cittadini - solo sei Stati membri, infatti, ne hanno allestiti - e altri dubbi di cui parlava il collega Malan. Aggiungo ulteriori dubbi e perplessità, come ha fatto il nostro collega Carlo Fidanza, europarlamentare del Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei a Bruxelles, il quale ha chiesto di conoscere i costi, senza avere risposta alla sua interrogazione: quali budget sono stati utilizzati e quali costi sono previsti alla fine. Già si stima che la Commissione abbia speso ben 22 milioni di euro e il Parlamento 1,2 milioni, e potremmo continuare.

Allora sorge un dubbio sull'effettività della democrazia partecipativa, su come sia stata organizzata l'intera Conferenza e anche sul fatto che tutte le proposte di riforma dei trattati non verranno prese in considerazione. Ciò vuol dire che si rischia che questa occasione unica alla fine diventi un'occasione perduta, addirittura sprecata. Mi riferisco anche a quanto dichiarato recentemente in un'intervista dal presidente Giorgia Meloni: la Conferenza sul futuro dell'Europa, spesso richiamata con enfasi, rischia purtroppo di essere una grande occasione perduta, perché porta con sé un vizio di origine: un risultato preconfezionato avallato da qualche centinaio di volenterosi e rispettabili cittadini, che però di certo - scusate, cari colleghi - non possono rappresentare 450 milioni di europei.

Dobbiamo allora avere il coraggio di guardare la realtà e di chiamare le cose con il loro nome. Come diceva il collega Malan, c'è dietro il rischio dell'imposizione di un pensiero unico. E ancora una volta si ripropone una scelta di fondo ed è un'espressione che ho già usato intervenendo tempo fa in quest'Aula: cosa vuole fare l'Europa da grande? Questa era una buona occasione per capirlo, perché bisogna sempre distinguere tra la funzione, la missione e l'identità. È su questo che l'Europa si deve interrogare.

Noi abbiamo un nostro modello di Europa, come illustrato nella nostra mozione: una confederazione di Stati nazionali sovrani. L'Europa dovrebbe chiedere ai popoli, agli Stati membri, ma soprattutto ai cittadini se ritengono più interessante sapere - per esempio - cosa devono mangiare o non mangiare o - per esempio - cosa pulsa all'interno del cuore dei popoli europei. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà.

CIRINNA' (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, è molto importante che il Senato abbia deciso di dedicare una sessione di discussione ai risultati dei lavori della Conferenza sul futuro dell'Europa. Mi sembra un segnale di attenzione, comunque non scontato, verso le prospettive del processo di integrazione europea e, soprattutto, verso il tentativo di coinvolgere direttamente le cittadine e i cittadini dell'Unione europea nella definizione di fondamentali obiettivi di riforma.

Negli ultimi anni - lo abbiamo sentito anche negli altri interventi - l'Unione europea si è trovata di fronte a sfide epocali: prima tra tutte, la crisi economica del 2008, con il suo strascico di impoverimento, rabbia e paura; poi la crisi migratoria, tuttora in corso, che non possiamo, né dobbiamo dimenticare; a seguire la pandemia e - adesso - la guerra. In tutti questi passaggi l'Unione europea ha cercato con fatica di non farsi trovare impreparata e - come spesso è accaduto nella nostra storia - attraverso momenti di crisi ha trovato una nuova spinta propulsiva per rinnovarsi.

Si tratta di sfide legate da un unico filo rosso, e cioè la costruzione effettiva, reale e concreta di quella solidarietà sempre più stretta tra i popoli dell'Europa. Ho parlato di costruzione effettiva perché la solidarietà è tale solo se non è retorica e porta con sé effetti tangibili soprattutto nella vita delle cittadine e dei cittadini.

Nel caso della gestione degli effetti della crisi economica, la sfida della solidarietà non è stata combattuta fino in fondo. Pensiamo agli effetti durissimi delle condizionalità poste alle politiche di bilancio dei singoli Paesi e alle tante restrizioni. La sfida della solidarietà è però stata mancata anche per quel che riguarda la crisi migratoria, i cui effetti gravano ancora in maniera troppo sbilanciata sui Paesi dell'area mediterranea.

Le cose sono invece andate diversamente nella gestione della crisi pandemica, dove per la prima volta abbiamo assistito a un cambio di passo, con la formazione del debito comune finalizzato alla tutela della salute, allo sviluppo dell'economia e alla transizione ecologica.

Adesso, l'ultimo punto di crisi: la guerra. Come Europa ed europei siamo ancora immersi in 1.000 interrogativi in merito alla guerra, nella certezza - però - di voler mettere in campo ogni risorsa e iniziativa, a partire dalla costruzione di una difesa comune e di una politica estera efficace e unitaria, affinché l'Europa si rafforzi e diventi un vero strumento di pace. Ripeto: Europa come strumento di pace, che è proprio il motivo per cui è nata.

Ma l'Europa della pace non può che essere l'Europa della solidarietà e l'Europa della solidarietà è l'Europa che decide di essere protagonista della storia e che, con coraggio, fonda sulla difesa e sulla promozione dei diritti e della democrazia la sua identità e il suo ruolo storico.

I lavori della Conferenza sul futuro dell'Europa si collocano in questo quadro, cercando di rispondere a una domanda sola: quale Unione europea per il terzo millennio? La risposta a questa domanda è stata cercata valorizzando la partecipazione dei cittadini, con la creazione di una piattaforma digitale multilingue: un metodo innovativo, ma allo stesso tempo profondamente radicato nella nostra cultura democratica. Democrazia e partecipazione sono un passaggio obbligato per la costruzione sempre più ineludibile degli Stati Uniti d'Europa, che è il nostro fine come punto di arrivo di una solidarietà sempre più intensa tra Stati e popoli europei.

Tra i molti temi che sono stati affrontati nella Conferenza vorrei concentrarmi sulla garanzia dello Stato di diritto e dei diritti e sulle politiche migratorie. Su entrambi la Conferenza ha prodotto proposte importanti e avanzate, a testimonianza del fatto che la preoccupazione su questi temi è forte tra i cittadini e che, soprattutto, tali temi sono percepiti come identitari e qualificanti.

Senza diritti e senza solidarietà non può esserci l'Europa.

A quelle sette "Unioni" di cui ha parlato il nostro segretario Enrico Letta in un bellissimo articolo di qualche giorno fa sul «Foglio» se ne aggiunge, allora, un'altra, che tutte riassume e racchiude: l'Europa dei diritti, della libertà, dell'uguaglianza, della giustizia. Penso alle minacce allo stato di diritto che provengono in modo ormai sempre più sfacciato da alcuni Stati membri, come l'Ungheria e la Polonia. Anche su questo il gruppo di lavoro sui diritti e valori dell'Unione europea ha formulato proposte importanti, volte a rendere effettive le procedure di controllo del rispetto dello stato di diritto da parte degli Stati membri.

Come afferma una delle proposte, valori e diritti fondamentali devono essere davvero condizioni non negoziabili, condizioni irreversibili per l'accesso e la permanenza nell'Unione europea. Penso alla situazione dei diritti delle donne, soprattutto in Polonia, dove l'interruzione di gravidanza è diventata un diritto non più garantito e praticamente inesistente; un clima di terrore tra le donne e anche tra gli operatori sanitari troppo spesso provoca la morte di donne, anche giovani e giovanissime, alle quali non è consentito di interrompere la gravidanza. Abbiamo sentito e letto tutti delle donne profughe ucraine che, arrivate in Polonia, fuggono dagli orrori della guerra e non possono interrompere la gravidanza, neanche se frutto di una violenza subita proprio in guerra. Penso alla condizione delle persone LGBT in Polonia e in Ungheria, alla legislazione liberticida e oscurantista voluta da Orbán. Penso alla risposta orgogliosa del Parlamento europeo, che nel 2021 ha approvato ben tre risoluzioni sul tema, proclamando l'Unione zona libera per le persone LGBT. (Brusio).

Presidente, c'è un rumore incredibile.

PRESIDENTE. Richiamo tutti all'attenzione, ma è un'Assemblea abbastanza silenziosa.

CIRINNA' (PD). È una strategia, colleghe e colleghi, che riguarda da vicino anche il nostro Paese che, sulla questione LGBT, è ancora molto lontano, davvero molto lontano dagli standard europei; un Paese nel quale questa Assemblea ha ritenuto vergognosamente di affondare una legge contro i crimini d'odio; un Paese che continua a ignorare la domanda di riconoscimento e di tutela dei figli e delle figlie delle famiglie arcobaleno, nonostante la pronuncia della Corte costituzionale. Ricordo che anche la Corte di giustizia nel 2021 ha affermato che chi è genitore in un Paese deve esserlo in tutti gli altri Paesi.

In conclusione, signor Presidente, penso alle politiche migratorie: la parola d'ordine deve rimanere solidarietà. E la solidarietà deve essere uguale per tutti gli esseri umani. Chi è respinto alla frontiera, in pieno inverno, con gli idranti di acqua gelata, non ha davanti a sé l'Europa: ha davanti a sé semplicemente l'orrore, lo stesso orrore dei profughi ucraini, lo stesso orrore da cui ognuno vorrebbe scappare. (Applausi).

Poiché non ho concluso il mio intervento, chiedo di poter allegare il testo integrale.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà.

CANGINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, da giornalista sapevo che, per strappare un facile e sicuro applauso, era sufficiente parlar male della politica e dei politici. Ho cercato sempre di non farlo, ritenendo - come ritenevo e ritengo tuttora - che la politica siamo noi e delegittimare la politica indebolisce noi stessi e lo Stato a cui apparteniamo. Da parlamentare di centrodestra so che, per strappare un facile applauso, spesso è sufficiente parlar male dell'Europa ma, per le stesse ragioni per cui non parlavo e non parlo male della politica e dei politici, cerco di non parlar male dell'Europa. Volendo competere in un mondo globalizzato, l'Europa non può che diventare la nostra Patria: è sempre stato vero e lo è oggi più che mai.

Colleghi, è inutile nasconderci e mentire a noi stessi o, ancor peggio, al nostro elettorato.

L'Italia è uno Stato strutturalmente fragile, in un mondo in dissoluzione, ormai privo di un ordine geopolitico, alle prese con problemi colossali di ordine globale e che non può più contare sulla protezione e sulla guida degli Stati Uniti d'America, perché con tutta evidenza gli Stati Uniti si stanno ormai da anni ritirando dal mondo. In questo contesto, non è pensabile fare da soli: dare un'anima politica all'Europa economica è l'unica condizione per evitare che l'Italia diventi una colonia di uno dei due risorgenti e incombenti imperi, la Cina e la Russia; della Turchia temo che ci dovremo occupare di qui a poco.

Non è retorica dire che o si fa l'Europa ora o non la si farà più. Ma, per fare l'Europa politica, è necessario che la ragione europea sia preceduta dal sentimento europeista. È necessario che si faccia largo nella coscienza delle nazioni quel sentimento di cittadinanza comune che, con tutta evidenza, ancora non si è affermato. L'Europa è un frutto della ragione, un'idea, un concetto; vive nella testa di molti, ma non scalda il cuore di nessuno, non presuppone un'identità, non evoca un'appartenenza. È un'Europa tutta testa e niente sentimento - diceva Ralf Dahrendorf - e noi sappiamo bene quanto siano in realtà i sentimenti più della ragione a guidare la storia, quanto sia sentimentale più che razionale la scelta politica. Sappiamo anche che, senza un sentimento di identificazione nella comune Patria europea, difficilmente gli Stati membri cederanno quel surplus di politica all'Unione che solo potrà fare dell'Unione un soggetto attivo sulla scena globale, capace di una politica estera e di difesa comuni.

Qualcosa però sta cambiando. Sappiamo che la paura è il principale e il più potente tra i sentimenti e in questi anni abbiamo avuto e abbiamo paura, perché ci stiamo confrontando con degli spettri atavici come la morte e la miseria, e queste nostre paure sono state protette e governate dal nostro essere cittadini europei. Se abbiamo combattuto fianco a fianco una guerra sanitaria, stiamo fronteggiando le conseguenze economiche di quella guerra sanitaria, ci troviamo ora di fronte ad una guerra guerreggiata, con una dichiarazione di guerra subita dall'Occidente ai suoi valori, ai suoi principi, al suo sistema di alleanze. Tutto questo, colleghi, scatena sentimenti forti, obbliga a scelte strategiche importanti; scelte che identificano chi le compie; scelte che presuppongono e coinvolgono valori, principi, radici ed interessi.

Ora che abbiamo un nemico, è più facile riconoscere gli amici. Colleghi, è questo il momento di sfruttare i sentimenti e le sfide che la storia ci offre. È questo il momento - parafrasando Massimo D'Azeglio - di fare gli europei, condizione essenziale e non prescindibile per poter fare poi l'Europa politica, di cui mai come oggi abbiamo bisogno. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iwobi. Ne ha facoltà.

IWOBI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la Conferenza sul futuro dell'Europa è stato un momento di confronto auspicato e richiesto da diversi anni per portare proposte dal basso con il fine di migliorare e modificare il funzionamento dell'Europa, che non ha avuto il riscontro sperato per una serie di motivi. Sicuramente la pandemia ha allontanato ulteriormente le possibilità di incontri, di svolgere eventi fisici e ha contribuito a deviare la tensione del percorso della Conferenza. È però certo che il non ottimale risultato ottenuto riflette una percezione di lontananza dei cittadini europei nei confronti delle istituzioni europee, viste talvolta più come un castello di burocrati che come rappresentanti del popolo a servizio di tutti i cittadini europei.

Mi concentrerò sinteticamente su tre temi: democrazia europea, politica estera e difesa, lavoro.

Anzitutto, è evidente come il meccanismo intergovernativo dell'istituzione europea prevalga ancora nettamente sull'identità sovranazionale dell'Unione europea. La percezione comune è che, dall'ultima modifica dei trattati, siano stati compiuti più passi indietro che passi in avanti. Proprio per questo, come Gruppo parlamentare, nei vari documenti che abbiamo prodotto nel corso degli ultimi anni abbiamo spesso insistito sull'importanza di procedere a riforme strutturali dell'Unione. Occorre trovare il coraggio di sedersi al tavolo e modificare i trattati per arrivare a una Unione europea che sconfigga il suo deficit democratico e affronti quei temi di carattere socio-economico che, se irrisolti, continueranno a restare un fattore di divisione politica.

Anche per questo abbiamo richiesto e continuiamo a richiedere un maggiore ruolo per il Parlamento europeo, unico vero organo di rappresentanza, poiché eletto direttamente dai cittadini. È inammissibile che il Parlamento europeo abbia non il potere di iniziativa legislativa, ma soltanto un potere di proposta. L'alto tasso di astensione durante le elezioni europee è un campanello di allarme che continua a risuonare da decenni, e non ha trovato ad oggi risposte sufficienti da parte delle istituzioni europee. L'Unione europea deve essere la culla della partecipazione popolare e non un'istituzione che allontana ancora di più i cittadini dalla politica. (Applausi).

Occorre altresì ripensare al ruolo della Commissione europea, vero organo decisore delle sorti dell'Unione, procedendo verso un percorso che modifichi le elezioni del Presidente della Commissione e responsabilizzi realmente la Commissione nei confronti del Parlamento europeo; è essenziale, per migliorare di funzionamento dell'Unione, avvicinarla ai cittadini.

Stesso discorso per quanto riguarda la trasparenza e la pubblicità dei lavori di determinate riunioni interministeriali europee, come l'Ecofin. Ne abbiamo parlato spesso in quest'Aula e come Gruppo abbiamo sollevato il problema dei famosi vincoli di segretezza che accompagnano alcune decisioni fondamentali in ambito economico e monetario. Sono elementi che non contribuiscono a una democratizzazione dell'Unione e siamo certi che anche i padri fondatori del progetto europeo non sarebbero stati entusiasti di sapere quanto l'attuale apparato burocratico dell'Unione sia così differente dal sogno originario. (Applausi).

Per quanto riguarda la dimensione esterna dell'Unione europea, argomento del quale si è dibattuto spesso in Commissione esteri, dalle idee e dagli spunti usciti dalla Conferenza emergono evidenti timori per il mancato ruolo geopolitico dell'Unione europea: l'Europa non riesce a svolgere alcuna attività di deterrenza e mediazione rispetto a tematiche globali, che siano economiche o di sicurezza. E questo avviene nonostante il continente europeo continui a essere una delle principali economie e demografie del mondo. Le motivazioni di tale mancanza sono diverse e richiederebbero un lungo e approfondito dibattito: dalla lentezza nel prendere decisioni di vitale importanza alle differenti visioni e interessi geopolitici tra gli Stati membri, passando per una mancanza di coerenza strategica che impedisce all'Europa di sentirsi come un attore globale.

Spesso abbiamo visto l'Unione europea tentare di punire o minacciare in punto di diritto i suoi stessi Stati membri - pensiamo alla vicenda dell'Ungheria e della Polonia - e dimenticarsi dei gravi pericoli di sicurezza che si affacciano sul nostro Continente. Per quanto riguarda le relazioni con il mondo esterno, dai lavori della Conferenza emerge la volontà di impostare una maggiore cooperazione e un maggior dialogo con le controparti africane: personalmente accolgo con grande piacere tale volontà.

Nel corso di questi anni ci siamo impegnati molto su ogni provvedimento per portare i temi alla luce: su tutti abbiamo evidenziato l'importanza di un progetto strutturale come quello relativo alla lotta contro il prosciugamento del lago Ciad, bacino idrico che sostenta l'economia di tutto il Sahel. Investire come Unione europea in un progetto simile vuol dire letteralmente salvare il futuro di decine di milioni di persone e permettere alle stesse di vivere nel loro Paese.

L'Africa è un continente demograficamente giovane, che sconta problemi strutturali che ne limitano lo sviluppo economico. Decidere di cooperare con il Continente africano come Unione europea è fondamentale per numerosi aspetti. Vuol dire dare futuro a milioni di persone che intendono vivere nel loro Paese per contribuire alla loro crescita. Vuol dire impedire lo spopolamento di terre, interrompere l'emorragia di essere umani che rappresenta un disastro per il futuro dell'Africa stessa. Vuol dire occuparsi di immigrazione a priori (Applausi), non soltanto impedendo la partenza con metodi coercitivi, ma anche offrendo prospettive di sviluppo. Vuol dire contrastare le grandi ingerenze di una delle attuali potenze globali e territoriali nel Continente, con tutti i pericoli strategici che derivano da un'eccessiva penetrazione di tale potenza nei nostri confini meridionali. Vuol dire, infine, occuparsi della sicurezza: un'Africa più forte è un deterrente allo sviluppo del terrorismo jihadista, che si nutre di povertà e illusioni. Là l'Italia deve svolgere un ruolo primario e ricordare ai partner europei l'importanza dei confini meridionali e del rapporto con il Continente africano e costruire una leadership interna all'Unione europea, basata sulla nostra rete diplomatica che tutto il mondo ci invidia.

Infine, un breve cenno va al tema del lavoro, sul quale credo che in sede europea serva arrivare a una strategia complessiva, che possa bilanciare la tutela dei lavoratori con le esigenze del mercato del lavoro e dello sviluppo economico. Per questo sarà fondamentale avviare un percorso per ridurre sensibilmente il dumping fiscale del nostro Paese e dei Paesi membri; contrastare la delocalizzazione incentrata sul solo costo del lavoro; incentivare la ricerca e lo sviluppo delle imprese; generare occupazione e innalzare il livello di competitività dell'Unione rispetto a competitor globali.

In conclusione, signor Presidente, mi aspetto che l'atto finale della Conferenza sia un punto di partenza per arrivare a un atto di coraggio degli Stati membri e delle istituzioni europee per una risposta che possa colmare l'immobilismo che si è registrato in Europa negli ultimi anni e che forse prima la pandemia e ora la guerra in corso stanno risvegliando.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Airola. Ne ha facoltà.

AIROLA (M5S). Signor Presidente, per molti analisti, storici, esperti di geopolitica, economisti, un'Europa unita, un'Europa federale o gli Stati Uniti d'Europa - come spesso si immaginano - sono un'impresa quasi impossibile, se non irrealizzabile. Questo continente, così diviso geograficamente da grandi fiumi, catene montuose, mare, ha addensato, all'interno di questi confini naturali, popoli anche diversi tra loro in grandi comunità più o meno omogenee culturalmente e linguisticamente nel corso dei secoli.

La storia, i nazionalismi, le guerre, i traumi subiti dai popoli europei hanno ulteriormente scavato il solco divisivo tra le Nazioni e ulteriormente recintato le attuali Nazioni europee.

Una sorta di unione monetaria, una politica scriteriata fatta di parametri finanziari algidi, numeri e austerity hanno concorso ad aumentare il sospetto e l'isolamento costruendo ulteriori muri - reali o meno - tra un Nord virtuoso e un Sud economicamente inaffidabile, un Est frammentato, conteso, marginalizzato, un Ovest isolato, con reciproche diffidenze; un Mar Mediterraneo, luogo di scambi millenari e di scambi di frontiera tra Europa e resto del mondo, ha reso uno stretto tratto di mare tra Francia e Inghilterra un oceano insuperabile. Non si può cambiare questa realtà fino a quando non si cambia punto di vista. E la grande consultazione popolare europea sul futuro dell'Europa si è mossa da presupposti finalmente nuovi e corretti: non più un'Europa concepita esclusivamente come insieme di Stati, Nazioni e Governi avversi a cedere sovranità, ma un'Europa dei popoli, che parte dai popoli per ricostituirsi unità.

Se già esiste un'unione dei popoli europei è quella di milioni di cittadini, giovani e meno giovani, che nel corso degli ultimi trent'anni hanno viaggiato attraverso l'Europa; amato, parlato, lavorato, studiato, partecipato a progetti di ricerca comuni nella condivisione e contaminazione interculturale tra i cittadini di questa grande civiltà europea. Sono loro a cancellare i confini; sono loro a convivere, vicini, valorizzando le preziose differenze e i tratti comuni.

Non potrà esistere un'Unione europea calata dall'alto, tantomeno in mezzo a pulsioni e forze centrifughe geopolitiche e potenze internazionali che mirano a dividere l'Europa o a controllarla piuttosto che a unirla. Questo perché un'Europa unita sarebbe un competitor internazionale imponente e potente; perché il nostro PIL può essere comparabile a quello dell'Asia e del Nord America.

Questo mondo straziato da guerre e divisioni si cambia non con gli interessi delle multinazionali e dei Governi, ma con obiettivi comuni dei popoli che vogliono pace e prosperità. Con una vera visione politica interna ed estera comune potremo allora ambire a una vera difesa comune europea. (Applausi).

Signor Presidente, i popoli riescono a essere uniti e convivere molto più delle Nazioni - ahimè - ed è giusto ripartire da lì, da noi cittadini italiani ed europei, così come il MoVimento 5 Stelle si è sempre posto nei riguardi degli altri popoli europei.

Lasciamoci alle spalle, colleghi, la parte di noi piegata e schiacciata dalla storia. Lasciamo volare quella della libertà e della condivisione comune che sempre la nostra storia ci racconta. Abbiamo passato millenni insieme. I confini non delle nostre identità ma delle nostre Nazioni dovranno lasciare il posto a una vera unione popolare europea e politica, economica e internazionale. Questi tempi così bui e tragici rendono urgente una presa di coscienza.

Oggi, come mai prima d'ora, è vitale superare le divisioni e camminare da soli senza che qualcuno ci tenga per mano, e questo solo un'Europa dei popoli può farlo, prima che sia troppo tardi. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno G1, a firma dei senatori Castellone, Tosato, Bernini, De Petris, Malpezzi, Faraone, Unterberger, Alfieri e Taverna, il cui testo è in distribuzione.

Chiedo conferma ai presentatori che le mozioni nn. 473 (testo 2) e 481 si intendono conseguentemente ritirate. Vedo cenni di assenso.

Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulla mozione n. 480 e sull'ordine del giorno G1.

DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signor Presidente, ringrazio i senatori per la discussione di questa mattina, per aver accompagnato i lavori della Conferenza sul futuro dell'Europa e per aver deciso nella fase finale di aprire la discussione e presentare le risoluzioni. Penso che questo esercizio sperimentale sia chiaramente criticabile; ho ascoltato infatti le critiche sulla partecipazione. Partiamo però da un punto fermo: è stato un esercizio inedito di partecipazione anche fuori dalle istituzioni, all'interno del Parlamento europeo e della Conferenza. Io ho partecipato ai panel, in cui la discussione è stata aperta a membri del Governo, dei Parlamenti nazionali, del Parlamento europeo e cittadini. Da questo punto di vista, rivolgendomi ai colleghi che sono stati più critici, posso dire che, seppur non è stato perfetto, per chi ha partecipato è stato un esercizio inedito, ma molto positivo. Almeno questa è l'impressione che io ne ho tratto.

È vero che la discussione, soprattutto nei tempi che abbiamo vissuto dopo la pandemia e lo scoppio della guerra, è stata incentrata su ciò che l'Europa debba fare rispetto a tali crisi e come meglio attrezzarsi per affrontarle e superare in positivo i limiti che i singoli Stati hanno di fronte alle crisi globali, come la pandemia o la crisi di sicurezza dovuta all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia di Putin.

Sono d'accordo con tutti i senatori che hanno ricordato l'importanza che questo esercizio non finisca però per essere messo nel cassetto - come diceva il presentatore di una delle mozioni - e che gli Stati e le istituzioni europee si assumano la responsabilità di dare o no un seguito. Certamente però deve esserci una espressione di volontà politica netta e chiara.

Le raccomandazioni sono tante: si tratterà di raccogliere quelle prioritarie e di definirle, ma soprattutto si tratterà - e questo sarà il compito del Consiglio europeo che raccoglierà quello che gli viene trasmesso dalla Presidenza a tre - di dare un seguito e risposte alle varie aspettative.

Venendo ai pareri, il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno G1 e parere contrario sulla mozione n. 480.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione della mozione e dell'ordine del giorno.

GARAVINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVINI (IV-PSI). Signor Presidente, esponenti del Governo, onorevoli colleghi, idee piene di entusiasmo e voglia di concorrere a delineare i futuri orizzonti dell'Europa; idee che testimoniano l'ambizione delle europee e degli europei di essere parte attiva all'interno di una realtà alla quale sentono di appartenere: c'è questo e molto di più tra le tante proposte arrivate dai lavori preparatori per la Conferenza sul futuro dell'Europa e il più bel segno dell'attaccamento ai nostri valori è il fatto che il tema che ha registrato il più alto livello di trattazione è quello della democrazia europea, risultando il primo argomento discusso, ancor più di clima e ambiente. Questo è il segno che la Conferenza sul futuro dell'Europa calamita un forte senso di appartenenza delle cittadine e dei cittadini dell'Unione europea, al punto da volerne mettere maggiormente in sicurezza le regole democratiche e di partecipazione.

La Conferenza si è configurata sostanzialmente come una grande lobby dal basso, realizzata attraverso eventi e dibattiti in tutta l'Unione e a tutti i livelli - europeo, nazionale, transazionale e regionale - con oltre 40.000 contributi, più di 200 cittadini per ogni panel dai diversi Stati membri, un terzo dei quali giovani tra i sedici e i venticinque anni. Si tratta insomma di un percorso davvero virtuoso, che ha visto anche l'Italia protagonista attiva, convinta sostenitrice della Conferenza come strumento per coinvolgere la gente nella costruzione di una visione per il domani dell'Unione europea. Il risultato di questo grande mare umano è un'ondata contagiosa di proposte, rappresentative della diversità e, al tempo stesso, dell'identità che caratterizza noi europei. Tutto questo ci parla di un'Europa che è piena di linfa vitale, attiva e attrattiva.

Adesso che la Conferenza volge al termine, serve dunque uno sforzo importante per dare un seguito alle conclusioni finali, scaturite da questo corale coinvolgimento della cittadinanza. Ecco perché l'auspicio è che la Conferenza sul futuro dell'Europa sfoci in una Convenzione costituente, che rafforzi il processo di integrazione europea. Dunque, a quindici anni dalla firma del Trattato di Lisbona, si avverte la necessità di dare il via a una nuova fase costituente, che ci consenta di riaprire il cantiere per una nuova costituzione europea, così da pervenire a una riforma dei trattati. L'obiettivo è quello di costruire una vera federazione europea, organizzata in modo decentrato, secondo il principio di sussidiarietà, coinvolgendo i territori locali e, al tempo stesso, anche secondo il principio di proporzionalità, con il costante rispetto dei diritti fondamentali. Lo strumento, analogamente a quanto già avvenuto nel 1990, prima del Trattato di Maastricht, potrebbe essere il ricorso ad assise parlamentari, così da ribadire l'importanza della democrazia rappresentativa, in sinergia e non in antitesi con la democrazia partecipativa espressa durante la Conferenza.

Ecco che la Conferenza sul futuro dell'Europa può diventare l'occasione per un processo di riforma importante, che tocchi diversi aspetti. Innanzitutto bisogna rafforzare il Parlamento europeo, assegnandogli un vero potere legislativo, che dia molto più peso all'unico organo democraticamente eletto. Bisogna poi abolire il voto all'unanimità all'interno del Consiglio europeo, togliendo così modo ad alcuni Stati di boicottare le decisioni che l'Europa intende intraprendere. Allo stesso modo, è necessario riconoscere all'Unione europea la possibilità di imposizione fiscale ed una capacità fiscale autonoma, così da aumentare il budget a sua disposizione, in modo da poter realizzare possibili investimenti pubblici europei e politiche solidali tra gli Stati, attraverso l'istituzione di un vero Ministro del tesoro europeo. Contemporaneamente, vanno rafforzati gli strumenti di condivisione dei rischi, pervenendo al completamento di un'unione bancaria e di un'unione fiscale, così come va adeguato il Patto di stabilità e crescita, facendo riferimento alla situazione attuale e dando priorità a crescita e sviluppo.

Bisogna poi perseguire un'autonomia strategica dell'Europa in diversi ambiti, trasferendo competenze dai singoli Stati all'Unione europea. I settori per i quali è utile che ci sia una competenza europea sono, in primis, quelli della salute, della difesa, della politica estera, della sicurezza, dell'approvvigionamento energetico, dell'import di materie prime e semiconduttori, così come pure della politica industriale, della tecnologia digitale e della cybersecurity.

Se a questi grandi compiti in Europa lavoreremo tutti insieme, potenziando le nostre forze e mettendo insieme le nostre risorse non solo economiche, saremo molto più efficaci e non solo l'Europa, ma anche ogni singolo Stato europeo, risulterà più forte. Bisogna poi ridisegnare le politiche migratorie dell'Unione europea, modificando il regolamento di Dublino, così come bisogna condizionare l'appartenenza all'Unione europea allo Stato di diritto.

Secondo noi l'ultima priorità, che è un peccato non esser riusciti a individuare e indicare anche nell'ordine del giorno comune, è la necessità di modificare anche il sistema elettorale per l'elezione del Parlamento europeo, prevedendo liste transnazionali e un sistema di candidati capofila. (Applausi). Allo stesso modo è auspicabile, come espresso anche da tanti contributi pervenuti alla Conferenza sul futuro dell'Europa, l'elezione diretta della presidenza della Commissione.

Tutti questi sono punti prioritari su cui sarebbe opportuno che si desse risposta ai tanti contributi pervenuti.

Grazie all'Europa per quasi settant'anni ci eravamo potuti dimenticare l'orrore della guerra; da settimane, invece, ai nostri confini stiamo assistendo all'inferno, al punto che ogni giorno emergono nuove atrocità. Adesso però forse proprio questa crudeltà risveglia nei cittadini una nuova consapevolezza di quanto sia importante la pace e quanto l'Europa sia nelle condizioni di fare per la pace e quindi anche quanto sia importante battersi per l'Europa intesa come straordinario incubatore, oltre che di pace, anche di civiltà, di cultura e di progresso. Con la guerra in corso si percepisce chiaramente quanto l'Europa non possa essere data per scontata: va difesa, ampliata e rivendicata. Mi auguro però che la guerra, una volta terminata (tutti ci auguriamo che questo avvenga il più presto possibile), consenta di avere una nuova ondata di europeismo, frutto della consapevolezza di quanto l'Europa sia stata preziosa, sia nella fase della pandemia sia adesso, in occasione della guerra. L'Unione è riuscita a rimettere in campo risposte innovative efficaci e soluzioni che erano inimmaginabili per anni, prima con la pandemia, mettendo in campo una serie di misure (come Sure, Next generation EU e mutualizzazione del debito), poi anche adesso, a seguito della guerra, con politiche europee compatte sulle sanzioni alla Russia, sull'isolamento politico di Putin e sull'accoglienza dei rifugiati ucraini. Allo stesso modo, l'Europa è riuscita a mettere in campo misure importanti (penso al voto sulla bussola strategica), dotandosi per la prima volta di un esercito comune europeo. È chiaro che è solo l'inizio, ma è la base di quell'Unione europea della difesa di cui si parlava da anni, senza mai pervenire a risvolti concreti.

Insomma, le crisi degli ultimi tre anni, legate prima alla pandemia e poi allo scoppio della guerra, hanno rappresentato per l'Unione europea un'opportunità per fare passi avanti consistenti. Sono ottimista che siano possibili ulteriori e imminenti sviluppi, così da avere un'Europa che non si limita a stare nel mezzo, perché non vuole rimanere schiacciata, ma è decisa ad essere interprete e guida dei nuovi equilibri internazionali, così che questi continuino ad essere ispirati ai valori di democrazia e libertà.

Pertanto, nel ringraziare i sottosegretari Della Vedova e Amendola, che dimostrano tutta la loro attenzione e disponibilità a che il Governo porti avanti le istanze espresse, e nel ringraziare anche i due relatori, la senatrice Taverna e il senatore Alfieri, che nella loro veste di espressione del Senato italiano hanno seguito i lavori, non solo mi limito ad esprimere il voto favorevole del Gruppo cui appartengo, ma ribadisco come questa possa essere un'occasione preziosa per rimarcare l'Europa che vogliamo: un'Europa che dia lavoro, benessere, cultura e diritti; un'Europa che garantisca un ambiente pulito e qualità della vita; un'Europa che ispiri fiducia e ottimismo; insomma, un'Europa che è e che rimane anche per il futuro forza di pace e di democrazia. (Applausi).

CIRIANI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, a conclusione del dibattito su questa Conferenza sul futuro dell'Europa, possiamo dire che almeno un fatto positivo esso l'ha portato: ci ha confermato che le più importanti istituzioni europee (la Commissione, il Parlamento e il Consiglio) sentono di non rappresentare adeguatamente le volontà dei cittadini. C'è una certa fatica a sentirsi davvero rappresentativi dei propri popoli e dei cittadini che li hanno eletti, altrimenti non si spiegherebbero questa volontà e questo progetto di costruire una sessione così lunga e complicata di ascolto dei cittadini e delle popolazioni. Per ascoltare e rappresentare le volontà dei cittadini, infatti, esistono già i Parlamenti nazionali e il Parlamento europeo. Evidentemente, in tutto questo qualcosa non funziona, se si è messa in piedi questa fase così complicata.

Peraltro, questa lunga Conferenza sul futuro dell'Europa, che, come ha spiegato anche la collega Rauti, ha avuto una gestazione lunghissima, complicata e molto travagliata, di fatto, nella sua costruzione e anche nel suo esito finale, replica gli stessi difetti e gli stessi limiti delle istituzioni che l'hanno voluta, cioè la lentezza burocratica terribile, la lontananza dalle attese e dalle sensibilità dei cittadini, l'astrattezza e, inevitabilmente, il grande velleitarismo.

Il problema, però, rimane quello cui facevo cenno prima, cioè a cosa serva una Conferenza sul futuro dell'Europa, che dovrebbe esprimere la volontà dei cittadini, quando per fare questo ci sono già i Parlamenti eletti. Mi pare un po' di risentire, in questi ragionamenti, ciò che sentivamo fino a pochi anni fa, quando una forza politica rappresentata oggi in Parlamento (anzi, la più importante forza politica rappresentata in Parlamento), diceva che bisognava bypassare il Parlamento che uno vale uno, che sarebbero stati Internet e i social media a determinare la politica del futuro. Sappiamo i danni che ha provocato questa vocazione, essa sì, autenticamente populista e demagogica della politica: la cancellazione dell'idea della delega, per cui si bypassa il Parlamento e si va direttamente ad ascoltare i cittadini.

Ma chi sono questi cittadini e chi ha dato loro il compito e l'onere di rappresentare integralmente la volontà e le idee dei loro concittadini? Questo nessuno lo ha spiegato, tant'è vero che, sia oggi sia al Parlamento europeo, abbiamo dichiarato che il percorso di selezione di questa audience e di questo panel di cittadini europei rimane molto misterioso, molto opaco e poco trasparente. D'altra parte, si tratta di una piccolissima rappresentanza della popolazione europea, scelta con criteri che ancora per noi rimangono molto poco trasparenti.

Un altro aspetto che inevitabilmente bisogna sottolineare, purtroppo e senza particolare compiacimento, è che di questa Conferenza sul futuro dell'Europa non si è praticamente mai sentito parlare, né nei media, né nei giornali, non nei telegiornali. Non ho riscontro di una sola persona incontrata in questi anni - e ne ho incontrate tantissime nella mia attività politica - che mi abbia chiesto cosa stesse succedendo alla Conferenza sul futuro dell'Europa. Questo perché, di fatto, quasi nessuno, tranne gli specialisti, sapeva della sua esistenza.

Nella prima formulazione della mozione presentata dai colleghi del Partito Democratico e del MoVimento 5 stelle c'era un'ipotesi che noi rigettavamo nettamente, cioè l'idea di promuovere automaticamente le proposte formulate in quella sede e di trasferirle alla volontà dei Parlamenti e poi del Governo. Era una proposta inaccettabile, perché il Parlamento non è il passacarte della Conferenza sul futuro dell'Europa e perché quelle proposte erano le più varie, le più eterogenee e anche le più contraddittorie.

Noi siamo qui a fare il nostro dovere, che è anche quello di discernere le proposte su cui abbiamo un parere positivo da quelle che naturalmente contrastiamo.

Quindi il rischio sarebbe quello di creare una confusione terribile e di promuovere provvedimenti tra loro contraddittori.

Però, visto che si parlava di grandi questioni e addirittura della revisione dei trattati che sono alla base dell'Unione europea, ci siamo permessi di volare altrettanto alti e abbiamo detto che, se di questo dobbiamo parlare, allora dobbiamo riparlare integralmente dell'assetto europeo, anche alla luce degli eventi storici che stanno accadendo ai confini dell'Unione europea (mi riferisco chiaramente all'Ucraina). Noi riteniamo che questo sia il momento di ribadire che l'Unione europea, così come si è strutturata nei decenni, non è quella che abbiamo immaginato. Il nostro è un modello diverso, confederale, in cui gli Stati mantengono largamente la propria sovranità, ma ne cedono quella fetta utile a creare un'Unione europea politica sulle grandi questioni che abbiamo messo nero su bianco nella nostra mozione: la sicurezza, la difesa, la politica estera e la geopolitica, la politica commerciale, la politica migratoria e demografica e le grandi questioni sanitarie legate a calamità naturali. È su questo che l'Europa dovrebbe sforzarsi e convergere.

Non è certo questa l'Europa che abbiamo conosciuto, che si è contraddistinta per una legislazione pervasiva, direi onnipervasiva, crescente e minuziosa; l'Europa si occupa di migliaia di questioni poco importanti, spesso dando fastidio ai cittadini e alle imprese, ma non si occupa e non si preoccupa delle grandi questioni, per cui rimane un gigante economico e un nano politico. È evidente che, se l'Europa vuole essere diversa e diventare protagonista dal punto di vista politico, deve avere una politica estera comune e, per fare questo, ha bisogno anche di un esercito e di una politica militare comuni; tutte cose che non ci sono e che, quando si affacciano, trovano subito la resistenza degli stessi partiti e degli stessi movimenti che invocano il protagonismo dell'Unione europea contro la Cina, contro gli Stati Uniti, eccetera.

La nostra mozione è un modo per ribadire la diversità del nostro approccio su queste grandi questioni, che non significa essere antieuropei, ma anzi perfettamente filoeuropei, in un'Europa diversa, più forte e anche più solidale, sulle grandi questioni e non su quelle piccole, alla ricerca di uno standard unico, che possa entrare nel dettaglio delle attività e della vita di tutti i cittadini, dalla Scandinavia fino al Mediterraneo.

Concludo, Presidente, con un riferimento alle radici storiche e culturali dell'Unione europea, che con una scelta assurda sono state cancellate dalle fondamenta dello Statuto dell'Unione europea stessa. Mi riferisco alle radici culturali classiche, giudaico-cristiane, del diritto romano, della filosofia greca, eccetera. Lo faccio perché casualmente, tra pochi minuti, discuteremo in questa stessa Aula della figura di San Francesco d'Assisi. Allora mi domando: l'Europa che conosciamo potrebbe essere la stessa, senza le radici medievali costruite da San Francesco e dalla cultura dei monaci, delle abbazie benedettine e del monachesimo? Quella cultura non è cattolica o cristiana, ma ha salvato la cultura classica e l'ha consegnata ai posteri. Noi non saremmo quello che siamo, se non avessimo questo alle spalle, anche la figura di San Francesco, con tutto quello che ha rappresentato per la storia dell'Italia e dell'Europa.

Quindi, colleghi, noi ci asterremo sull'ordine del giorno che la maggioranza ha proposto, perché - lo riconosciamo - è un passo indietro rispetto alla prima mozione, che era inaccettabile, ma rimangono grandi differenze rispetto alla visione strategica che avete esplicitato, che ci pare molto debole rispetto a quella che noi immaginiamo, che - lo ripeto - è il sogno di un'Europa diversa. Se l'Europa non si sveglia adesso, con quello che sta accadendo in Ucraina, credo che non si sveglierà mai. (Applausi).

ALFIERI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo voto favorevole all'ordine del giorno che abbiamo ideato insieme (e ringrazio, per la collaborazione e il lavoro fatto insieme, i diversi Gruppi della maggioranza), volto a impegnare il Governo - e a rafforzarlo al tempo stesso - nel momento in cui dovrà affrontare una serie di passaggi a seguito della conclusione della Conferenza sul futuro dell'Europa, con le decisioni che indicherà il Presidente di turno del semestre di Presidenza dell'Unione europea, Emmanuel Macron, appena rieletto, per fare in modo - ed è il primo punto - che la Conferenza sul futuro dell'Europa non sia solo una grande discussione e un talk europeo in cui si confrontano componenti diversi (parlamentari nazionali ed europei, membri dei Governi nazionali, esponenti della Commissione e la rappresentanza dei cittadini), ma sia invece un'occasione per testare un modello innovativo di partecipazione democratica.

In tutte le società europee vi è l'esigenza di rafforzare i sistemi di democrazia rappresentativa, che sono un po' stanchi e segnano il passo e, per dare risposte adeguate, hanno bisogno di un coinvolgimento sempre maggiore della società e di prestare attenzione alle pulsioni, alle ansie e alle preoccupazioni che emergono nelle opinioni pubbliche europee.

Come ho detto prima, la Conferenza sul futuro dell'Europa, con i pregi, i difetti e i limiti che sono stati evidenziati anche dalle forze di opposizione, rappresenta un pezzo di innovazione (c'è stata una fase di rodaggio) e penso valga la pena salvaguardare gli aspetti positivi dell'esperienza.

Passo al secondo punto. La Conferenza sul futuro dell'Europa può essere la spinta decisiva per affrontare il vero tema oggi presente in Europa, cioè la capacità dell'Unione europea e dei Paesi europei, nel loro complesso e nel loro essere collegiali, di rispondere a sfide internazionali cui i singoli Paesi non sono in più in grado di far fronte. Mi riferisco alla lotta ai cambiamenti climatici, all'uscita dalla crisi economica, al rincaro dei prezzi delle materie prime e dell'energia, alla lotta al fondamentalismo islamico e, soprattutto, alla questione cardine di un'Europa che non può essere solo gigante economico e protagonista nella definizione di accordi commerciali, per poi contare poco nelle grandi partite politico-diplomatiche (quindi il tema della politica estera e di difesa comune).

All'interno della Conferenza emergono, in maniera trasversale presso tutti i nove gruppi di lavoro, due grandi domande. La prima è la richiesta di un'Europa più forte, con più competenze e risorse sui temi che devono essere affrontati su scala europea, con un richiamo anche ai principi di sussidiarietà e proporzionalità. Se un tipo di funzione si svolge meglio a livello di amministrazioni locali, è bene che rimanga lì; se invece si è più bravi a svolgerla a livello nazionale, è bene che lì rimanga; infine, ci sono funzioni che devono essere svolte a livello europeo per rispondere alle grandi sfide di cui ho detto prima. Questa è una domanda molto forte.

La seconda domanda è di armonizzare e rendere simili una serie di politiche che riguardano l'attuazione e il rispetto di diritti e libertà fondamentali. Lo ha detto prima anche la collega Cirinnà nel suo intervento. Dobbiamo essere conseguenti e garantire che uno standard minimo sui diritti venga garantito, in maniera uguale, in tutti i territori dell'Unione europea. Per fare ciò dobbiamo prendere atto di un aspetto fondamentale: possiamo già fare alcune cose a trattati vigenti, modificando alcuni aspetti con le cosiddette norme passerella e le cooperazioni rafforzate per rendere l'Europa più forte. Per altre cose c'è invece bisogno della modifica dei trattati. Pertanto, nella speranza che ciò possa emergere il 9 maggio, durante la Festa dell'Europa a Strasburgo, quando ci sarà la grande manifestazione conclusiva della Conferenza sul futuro dell'Europa, servirà l'apertura di una convenzione europea, con la partecipazione anche dei rappresentanti dei Parlamenti nazionali, per la modifica dei Trattati. (Applausi).

Sarebbe un segnale molto forte ed è importante che lo si voti insieme, con tutte le forze di maggioranza, e che il Governo possa rappresentare questa linea. Dobbiamo dircelo chiaramente: l'ultima Convenzione europea è stata ormai più di quindici anni fa, in risposta al fallimento del Consiglio europeo agli inizi del 2000. Quello fu un Consiglio europeo importante e delicato, perché dava di fatto il via libera all'allargamento dell'Unione europea, alla fine di quella ferita che aveva diviso a metà l'Europa, con la guerra fredda. Sappiamo quanto sia stato importante l'allargamento, vedendolo a ritroso e vivendo le drammatiche fasi politiche di questi mesi.

Per permettere l'allargamento bisognava però modificare la governance europea, estendere a quante più materie possibile la decisione a maggioranza qualificata e limitare il voto all'unanimità su poche materie. Purtroppo questo non fu fatto; fu fatto, invece, un compromesso al ribasso. Da lì l'esigenza, l'anno dopo, nel 2001, con la dichiarazione di Laeken, di aprire l'ultima Convenzione europea, che portò poi al Trattato di Lisbona del 2007.

Ora sono passati quindici anni, abbiamo avuto una crisi economico-finanziaria senza precedenti (dal 2008 e negli anni successivi), i fenomeni legati alla globalizzazione sono entrati nelle nostre società e hanno aperto opportunità, ma molte volte hanno cambiato la vita delle persone sui nostri territori, in alcuni casi squassando le loro esistenze (perché ci sono anche gli effetti negativi della globalizzazione); abbiamo vissuto una pandemia che ha scosso tutto il continente europeo e ora viviamo una guerra devastante nel cuore dell'Europa. Cos'altro deve succedere perché l'Europa rafforzi alcune prerogative e soprattutto investa su una politica estera e su un sistema di difesa comune? Gli appelli alla pace e ai buoni sentimenti rischiano altrimenti di essere velleitari e in qualche modo ipocriti, se non siamo conseguenti nel costruire anche una via europea per rafforzare la politica estera e di difesa comune, per essere conseguenti rispetto a quello che diciamo e poter intervenire davvero nelle situazioni di crisi, come quella nel cuore dell'Ucraina. (Applausi).

Mi rivolgo soprattutto a chi ha dubbi rispetto agli atteggiamenti degli Stati Uniti: la politica estera statunitense ha anche supplito a nostre mancanze; le abbiamo delegato, accettando anche una sovranità limitata su alcuni aspetti, la garanzia della stabilità e della sicurezza nel nostro continente. Io penso che sia l'ora per l'Europa di rialzarsi e di investire nella dimensione della difesa europea, con una propria politica estera, che non può essere scissa da una difesa europea.

È evidente che questo lo possiamo fare dentro il quadro di una Convenzione europea che modifichi i trattati. Penso quindi che, se voteremo a favore di quest'ordine del giorno, avremo fatto tutti insieme un passo in avanti.

Ringrazio il presidente Alberti Casellati per aver indicato me, insieme al vice presidente Taverna, per rappresentare il Senato all'interno della Conferenza sul futuro dell'Europa. Penso che sia stata un'occasione per fare tutti un passo in avanti nel rafforzamento delle istituzioni europee, per rispondere alle grandi sfide nazionali e internazionali che non siamo più in grado di affrontare con le misure odierne. (Applausi).

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, le rivolgo i miei complimenti, insieme al senatore Alfieri, per il lavoro svolto in rappresentanza del Senato.

I lavori della Conferenza, occasione molto importante, si concluderanno il 9 maggio. Vorrei ricordare in questa sede le questioni su cui la Conferenza e i gruppi di lavoro hanno lavorato, su temi per noi assolutamente cruciali per il futuro dell'Europa, dalla lotta contro i cambiamenti climatici, all'economia al servizio dell'equità tra le persone, all'uguaglianza, alla solidarietà, alla trasformazione digitale, al ruolo dell'Unione europea e alle fondamenta democratiche.

Questa Conferenza si conclude nel pieno di uno sconvolgimento nel cuore stesso dell'Europa: la guerra e l'invasione russa dell'Ucraina. Credo che questo rilanci con ancora più forza le questioni sulle quali ci siamo soffermati in questi anni. Dico sempre: se non ora, quando? Ce lo siamo detti nell'affrontare la crisi pandemica e oggi è ancora più urgente capire quale ruolo si intenda dare fino in fondo all'Europa e quindi come l'Italia come Paese fondatore intenda concorrere a far sì che l'Europa abbia un ruolo sempre più forte.

In un momento così complicato e difficile, è ancor più evidente il fatto che l'Europa abbia una carenza ormai strutturale per quanto riguarda la politica estera. Se ne parla tanto, ma dobbiamo fare uno sforzo per capire quale contributo ci sentiamo di dare per costruire davvero una politica estera comune. In una situazione così drammatica, ribadiamo in questa sede la nostra posizione, ovvero che è sicuramente folle l'idea che i Paesi europei possano partire ognuno per sé con una corsa al riarmo, quando è da declinare con forza la necessità di una difesa comune, ma ancorata ad una politica estera comune. È in un momento come questo che l'Europa deve assolutamente essere in grado di svolgere efficacemente - e certamente in modo autonomo, quindi anche con un'assunzione di responsabilità molto forte - il ruolo di costruttrice e preparatrice della pace, perché questo è a mio avviso quello che risponde più pienamente ai valori di fondo dell'Unione europea.

Come abbiamo visto, ci sono altre questioni che si sono poste con forza: nell'affrontare la pandemia, l'Europa ha fatto un salto di qualità: per la prima volta si sono fatte cose che sembravano impossibili qualche tempo prima; basti pensare alla questione del debito comune, al recovery plan, a Next generation EU, che è un salto di qualità e un modello cui dobbiamo guardare adesso per affrontare le altre grandi emergenze che ci troviamo di fronte, conseguenti alla guerra, ma anche ai ritardi nell'investire (penso alla questione dell'autonomia energetica, che riguarda il nostro Paese, ma complessivamente l'Europa). Anche su questo fronte bisogna seguire quel modello che ha funzionato nella lotta alla pandemia e che sta funzionando per il nostro Paese. Questo è uno dei temi che abbiamo posto con forza, possiamo dire che Next generation EU è stato anche uno dei successi dell'Italia. Ebbene, oggi che siamo in piena crisi energetica, a maggior ragione bisogna superare i soliti egoismi e fare un passo in avanti seguendo lo stesso modello, quindi mettendo in campo strumenti comuni, come il price cap o un energy recovery che possa in qualche modo coordinare e far sì che si lavori in modo univoco.

Per fare questo, però, è fondamentale affrontare la scelta se rimettere in discussione o meno le scelte compiute con il patto di stabilità e crescita, a maggior ragione perché stiamo per affrontare una crisi tremenda. Il senatore Alfieri ha ricordato la crisi del 2008, quando l'Europa fu assolutamente incapace di mettere in campo misure che potessero aiutare e tutelare. Quello è l'esempio da non seguire assolutamente e invece oggi si pone con forza la necessità di fare un ulteriore salto di qualità e bisogna affrontare quello che non è mai stato affrontato e che ha rappresentato una sorta di tabù, ovvero la revisione dei trattati. Spero che anche il modello secondo il quale si è lavorato in questa Conferenza possa porre con forza la necessità di porre finalmente mano alla revisione dei trattati.

Abbiamo un'altra emergenza, che è sempre conseguente alla guerra: quella agroalimentare. Affrontiamo la crisi energetica, ma ci stiamo dimenticando dell'altra crisi, anch'essa di approvvigionamento. Nel campo della sicurezza alimentare ed agroalimentare l'Europa aveva posto questioni molto importanti, che sono state un elemento anche di orientamento rispetto al resto del mondo: penso ai programmi che aveva messo in campo, come Farm to fork, che legano insieme la sicurezza alimentare, l'agricoltura (come uno strumento anche per la lotta ai cambiamenti climatici e non solo come vittima), la qualità del cibo e la distintività dei modelli agroalimentari europei. Oggi bisogna stare molto attenti, perché il rischio è che alcuni limiti che erano stati posti - penso ad esempio a una serie di pesticidi e di elementi chimici messi al bando da ormai quindici o vent'anni in Europa - vengano sospesi a causa della crisi dell'approvvigionamento.

In questa crisi, l'Europa non solo non deve perdere tutti i passi in avanti che ha fatto, ma deve fare un'ulteriore sforzo, e può farlo superando una serie di limiti (parlavo prima della revisione dei Trattati): occorre però la forza per superarli. A me convince l'innovazione di un modello che ha visto nella questione della partecipazione e anche di una consultazione più ampia un elemento, a mio avviso, vincente. Il modo per fare questo grande passo in avanti e per superare il modello intergovernativo e il meccanismo dell'unanimità è quello di dare forza alla vera anima: il Parlamento europeo. Occorre dare molta più forza a quello che è l'elemento forte, democratico e di vera unificazione. Credo che questa sia un'altra delle questioni che consideriamo cruciali; stando a ciò che è emerso fino ad oggi dai lavori della Conferenza, è uno degli elementi portanti. C'è bisogno di più democrazia e di più diritti. Bisogna fare ulteriori passi in avanti sul fatto che i Paesi membri abbiano standard comuni, non soltanto dal punto di vista economico, ma anche da quello dei diritti, che sono l'elemento davvero unificante per il futuro dell'Europa.

Mi avvio alla conclusione. Le istituzioni europee nascono dal ripudio della guerra e dagli orrori del nazifascismo. Mi auguro che anche in questa situazione così difficile, complicata e drammatica della guerra si possa fare un grande passo in avanti e non indietro, perché è nei momenti di crisi che spesso questo è possibile. Speriamo davvero che questa grande sfida che è davanti a noi possa essere vinta. Possiamo farlo soltanto con un'Europa forte, rinnovata e che non rinunci ai propri valori e a svolgere il proprio ruolo, che, in questo caso, dev'essere quello di costruzione e di preparazione della pace. (Applausi).

GIAMMANCO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIAMMANCO (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Conferenza sul futuro dell'Unione europea, nel disegnare l'Europa delle nuove generazioni, ci impone di guardare innanzitutto al presente e alla drammatica realtà che stiamo vivendo a poche centinaia di chilometri dai nostri confini. La guerra in Ucraina sta facendo emergere con maggiore forza l'incompiutezza di un processo che era stato avviato dai padri fondatori dell'Unione e che oggi, più che mai, dovrebbe essere portato a compimento. Occasioni come questa Conferenza sono senz'altro importanti, ma serve un'accelerazione. La pandemia prima e adesso il conflitto innescato dalla Russia hanno dimostrato che serve un'Europa più forte, più democratica, più solidale e che sappia parlare con un'unica voce.

L'emergenza sanitaria e la guerra, con le tutte le ricadute economiche che hanno causato, e l'aumento incontrollato dei prezzi dell'energia e delle materie prime hanno confermato che l'Unione europea dispone del livello di governo minimo per affrontare le grandi sfide del futuro.

La guerra in Ucraina sembra aver portato assai indietro le lancette dell'orologio: sembra di essere tornati ai tempi della guerra fredda e della contrapposizione tra il blocco orientale e quello occidentale del mondo, spaccato nuovamente in due in un pericoloso bipolarismo che rischia di schiacciare l'Europa tra la Cina e gli Stati Uniti d'America.

Purtroppo sono lontani i tempi dell'accordo di Pratica di Mare, dove grazie all'intermediazione dell'Italia e dell'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fu firmato un impegno di collaborazione tra la NATO e la Russia di Putin. (Applausi). Era il 2002 e con lungimiranza Berlusconi lavorava già per includere la Federazione Russa in una nuova architettura di sicurezza europea. Si trattò di un accordo storico, che con l'impegno dei successivi Governi italiani e dell'Unione europea avrebbe potuto inaugurare una nuova epoca di alleanza e non più di contrapposizione tra Europa, Stati Uniti, Russia, Giappone e Australia; un'alleanza che sarebbe stata in grado di contenere l'espansionismo cinese, politico, economico e militare.

Purtroppo non è andata così. Oggi ciò che rischia di profilarsi, in assenza di un'Europa forte, solida e indipendente, è una guerra congelata, ovvero un conflitto che cessa sì, ma che in assenza di un trattato di pace può riprendere in qualsiasi momento. Per evitare uno scenario come questo, è fondamentale per l'Unione europea impegnarsi con maggior vigore, affinché si arrivi alla fine definitiva del conflitto. Non possiamo permettere che siano la Turchia di Erdogan o la Cina a costruire la pace in Europa. Rimaniamo atlantisti, ma la guerra non è a Washington, ma a poche ore di volo da Roma ed è nostro dovere - come ha già detto il presidente Berlusconi - tutelare la libertà e l'integrità territoriale dell'Ucraina, lavorando per la pace, per la democrazia e per la ricerca del dialogo. (Applausi).

Non possiamo permetterci che questa guerra diventi un conflitto solo temporaneamente congelato e che l'Europa ne esca indebolita. Il futuro dell'Unione europea dovrebbe essere ben diverso. L'Europa di domani deve recuperare un rinnovato protagonismo nello scacchiere internazionale e ciò deve andare di pari passo con il recupero dell'identità europea, quell'identità fatta di radici greche, romane, giudaico-cristiane e dei valori illuministi che stanno alla base delle nostre Costituzioni. La guerra in Ucraina ha dimostrato che la parola «identità», tanto spesso disprezzata dal mondo ultra-progressista, in realtà sia una parola importante, potente. Identità non significa nazionalismo, non significa schiacciare il prossimo in nome di una presunta superiorità; l'identità delle democrazie liberali è fatta di inclusione, di dialogo, di attenzione ai diritti e di tutela delle libertà. (Applausi).

Dobbiamo rivendicare con orgoglio le nostre radici, la cultura europea e occidentale, contro la cancel culture di chi vorrebbe instaurare una dittatura e non una sana tutela delle minoranze. Questo è un passaggio essenziale: non sono infatti solo le dittature o l'estremismo islamico a minacciare il nostro modello democratico, ma anche le spinte oscurantiste di chi abbatte le statue o vorrebbe censurare Dostoevskij.

Cultura e identità quindi, da un lato, politica e difesa estera comune dall'altro: è essenziale - lo ripetiamo da anni - la creazione di un esercito europeo. Senza esercito non esiste potere deterrente, né contrattuale. (Applausi). Senza esercito non esisteranno gli Stati Uniti d'Europa. Per fare ciò è fondamentale superare il voto all'unanimità del Consiglio europeo, che blocca troppe decisioni importanti.

L'Europa del futuro, inoltre, dovrà superare la diffidenza dei cittadini nei confronti delle sue istituzioni, cittadini che dovranno essere maggiormente coinvolti nei suoi processi decisionali. In tal senso, Forza Italia propone da tempo di attribuire l'iniziativa legislativa al Parlamento europeo, unico al mondo a non poter fare proposte di legge. Sarebbe anche necessaria l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea, in modo che possa essere espressione della volontà popolare.

Per quanto riguarda poi le sfide economiche che dovremo affrontare, servirà mettere definitivamente in soffitta le politiche di austerity, che hanno caratterizzato il recente passato e imposto misure "lacrime e sangue", che hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza e si sono abbattute come clave su famiglie e imprese. Le regole del Patto di stabilità e crescita andranno aggiornate in quest'ottica.

La Conferenza dovrebbe valutare due modifiche sostanziali: da un lato, rendere chiaro che alcuni investimenti pubblici vanno scomputati dal vincolo sulla spesa degli Stati; dall'altro, si dovrebbe mettere a regime la capacità di indebitamento del bilancio europeo per finanziare le spese pubbliche decise a livello comunitario. Servirà sicuramente proseguire con l'emissione di titoli europei per dare risposte alla crisi.

Da tempo Forza Italia sostiene la necessità di bond europei e la storia ci ha dato ragione. (Applausi). Adesso chiediamo un nuovo recovery per intervenire sull'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime.

Una politica comune dell'energia a questo punto non è più rinviabile, per non costringere le aziende a trasferire sui consumatori l'aumento dei costi e per evitare che le famiglie - come ha già denunciato la Banca centrale europea nelle scorse ore - siano costrette addirittura ad attingere ai loro risparmi per pagare le bollette e per far fronte alle spese quotidiane. (Applausi).

L'indipendenza energetica e agroalimentare dovranno diventare obiettivi primari dell'Unione del futuro. A tal proposito, solo un inciso, colleghi: apprezziamo che il MoVimento 5 Stelle si sia ravveduto e che adesso i suoi esponenti di Governo vadano in Azerbaijan per chiedere di aumentare la portata del TAP, quello stesso TAP che osteggiavano con forza. (Applausi). È necessario inoltre lavorare per l'armonizzazione fiscale tra i Paesi europei.

La frammentazione tra gli Stati membri sul piano fiscale è un elemento da correggere perché crea distorsioni (Applausi) e avvantaggia alcuni Stati a discapito di altri, e questo non possiamo più consentirlo.

Presidente, concludo sottolineando che questa è l'Europa che vorremmo.

La tradizione europeista di Forza Italia non può che incentivare l'Unione a fare meglio e a fare presto; vogliamo, quindi, convintamente votare questo ordine del giorno perché non solo in questo Parlamento, ma anche in quello europeo, e con la grande famiglia del Partito Popolare Europeo a cui apparteniamo, lavoriamo da sempre affinché gli Stati Uniti d'Europa non siano più solamente un progetto, ma diventino finalmente una realtà. (Applausi).

BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, da tempo seguiamo con attenzione i lavori della COFE sia come partito che come Commissione politiche dell'Unione europea. Credo quindi sia utile ricordare a quest'Assemblea che tutta questa serie di dibattiti e discussioni è stata avviata su iniziativa dei cittadini dell'Unione per consentire a chiunque in Europa di condividere le proprie idee e di contribuire a plasmare il nostro futuro attraverso l'Europa.

Il risultato finale di questo grande lavoro, che ha coinvolto ben 52.433 partecipanti sulla piattaforma e ha dato sviluppo a 6.481 eventi online, organizzati producendo ben 17.770 idee di proposta raccolte, sarà presentato i prossimi 29 e 30 aprile proprio a Strasburgo. Tra pochi giorni quindi avremo a disposizione molto materiale sul quale dibattere, confrontarci e lavorare per un eventuale futuro dell'Europa migliore. Per questo mi viene spontaneo chiedere prima all'Assemblea e poi a me stesso se sia utile parlarne oggi.

Colleghi, sono sempre molto rispettoso del lavoro di Commissione e vedo in questo passaggio un'inutile forzatura: stiamo bypassando, a mio giudizio un po' in modo irrispettoso, il lavoro iniziato da tempo attraverso un affare assegnato alla mia Commissione, quella delle politiche dell'Unione europea, portando in Aula oggi un ordine del giorno senza tenere conto di ciò che è stato fatto dalla nostra Commissione.

Su questa voglia di metterci la bandierina, di fronte a tutta questa ansia da prestazione non posso che fare delle riflessioni, e mi perdoneranno le nostre figure indicate dal Senato, però personalmente credo che questo strano, se non bizzarro, modo di lavorare serva più ad alcuni partiti di Governo per valorizzare e dare visibilità ad alcuni senatori più che da una reale necessità per affrontare nel merito il futuro europeo. Permessa - questa - che ci tenevo a fare per correttezza proprio verso la Commissione e verso il lavoro che stiamo facendo come Commissione. Ma torniamo alla Conferenza sul futuro dell'Europa.

Non sono mancate critiche - sul metodo più che nel merito - a questa mole di lavoro; critiche che sono passate dalle modalità di consultazione di lavoro dei cittadini europei, che hanno lamentato in più occasioni la poca trasparenza sulla promulgazione delle idee e la poca affidabilità dell'effettiva partecipazione degli eventi online. (Applausi).

C'è stata effettivamente poca pubblicità da parte delle Istituzioni europee sulla Conferenza e per questo, a mio giudizio, anche se i numeri che ho letto prima possono sembrare elevati, c'è stata effettivamente poca partecipazione, segno anche della totale percezione di lontananza e di sfiducia da parte dei cittadini europei nei confronti delle Istituzioni europee stesse.

Non serve solo un'Europa diversa servono anche europei diversi. Poteva essere un ottimo esperimento di democrazia e trasparenza dell'Unione europea e una buona occasione, ma non è perfettamente riuscito, forse a causa anche della pandemia che ha sicuramente complicato l'andamento dei lavori.

Le idee e i contributi raccolti sulla piattaforma digitale multilingue hanno riguardato nove argomenti principali: cambiamento climatico e ambiente, salute, economia più forte, giustizia sociale e occupazione, l'Unione europea nel mondo, valori e diritti, Stato di diritto e sicurezza, trasformazione digitale, democrazia europea, migrazione, istruzione, cultura, gioventù e sport. Tra tutti questi punti, la ripresa economica è uno dei temi che ha registrato la più alta partecipazione sulla piattaforma, viste le recenti difficoltà causate dalla crisi pandemica e dalle tensioni geopolitiche. Noi, come Lega, nelle varie risoluzioni e mozioni presentate nel corso di questa legislatura abbiamo sempre ribadito per iscritto che per noi risulta fondamentale avviare un dibattito al fine di delineare un ripensamento dei parametri di convergenza stabiliti dal Trattato di Maastricht e, allo stesso tempo, prevedere l'esclusione degli investimenti produttivi e di quelli per la messa in sicurezza del territorio, degli investimenti infrastrutturali e di quelli a favore della crescita demografica riguardanti la tematica ambientale, dal computo dei parametri utili al pareggio di bilancio, dal rapporto deficit PIL, al fine di permettere anche ai Paesi che devono perseguire la ristrutturazione del debito di rilanciare l'economia investendo in settori strategici.

Altro tema affrontato a noi molto caro è stato quello della migrazione: numerose opinioni emerse in sede di dibattito nella Conferenza chiedono partenariati bilaterali più forti tra i singoli Stati membri e i Paesi dell'Africa al fine di affrontare questioni legate alla migrazione. Sono state sollevate preoccupazioni in merito ai rischi causati dai flussi migratori extra europei di tenuta della civiltà europea e della stabilità politica.

Numerosi partecipanti hanno inoltre posto l'attenzione sul ricorso alla migrazione illegale come arma. Credo che qui sia importante ricordarsi dell'esempio di Turchia o Bielorussia. È importante non dimenticare. Noi, come Lega, abbiamo messo per iscritto più volte proposte fondamentali per ripensare la gestione dell'immigrazione in Europa. È essenziale contrastare in ogni modo possibile il traffico di esseri umani. (Applausi). È essenziale porre in cima alle varie riforme in materia di migrazione e di sicurezza un principio cardine: disincentivare le partenze.

È inoltre utile sostenere la creazione nei Paesi di transito e appartenenza di appositi centri in cui avviare gli immigrati al fine di verificare subito l'eventuale sussistenza dei requisiti richiesti per essere ammessi alla concessione del diritto d'asilo e impegnarsi in ambito europeo all'effettivo rispetto della direttiva sui rimpatri e degli accordi di riammissione stipulati anche a livello comunitario, sostenendo una loro implementazione.

Sul piano ambientale con il green deal l'Unione europea si è impegnata a raggiungere l'obiettivo di neutralità climatica al 2050 e la nuova legge europea sul clima, entrata in vigore a luglio 2021, rappresenta proprio lo strumento che trasforma tale impegno politico in obbligo vincolante. È necessario prevedere risorse adeguate, evitare che il piano europeo si tramuti esclusivamente in finanziamento a perdere della transizione nei Paesi maggiormente inquinanti e un onere eccessivo invece per gli altri Paesi, in particolare per il comparto industriale dell'Italia.

Sul piano energetico l'energia nucleare è stata inserita dalla Commissione europea nella tassonomia, riconoscendola come una tecnologia sostenibile per il raggiungimento degli obiettivi ambientali. L'Agenzia internazionale per l'energia, non la Lega, ha evidenziato che per il raggiungimento dell'obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 sarà necessario incrementare la quota di energia nucleare a livello globale. Al riguardo è utile aprire prima possibile un dibattito serio e non più ideologico. (Applausi). Anche se questo non è contenuto nel dispositivo in votazione, non possiamo far finta di niente.

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,40)

(Segue BOSSI Simone). Oggi più che mai questi sono temi che ci portano ad una revisione dei tempi della transizione ecologica; infatti, dopo quanto sta succedendo, crediamo sia più che necessario affrontarli. L'Italia è uno dei Paesi maggiormente in difficoltà per la recente crisi in Ucraina e ciò ha messo in evidenza la necessità di avere un sistema energetico nazionale sicuro, stabile ed indipendente, anche supportando il recupero del gap tecnologico e del know-how avanzato sul nucleare di ultima generazione, attraverso collaborazioni, attività di cooperazione, scambi di personale scientifico, progetti internazionali ed europei, rafforzando le istituzioni che operano nella sicurezza nucleare e nella radioprotezione.

Infine, signora Presidente, possiamo dire che la Conferenza in sé è stata un'ottima idea, ma probabilmente a nostro giudizio l'esperimento non è riuscito benissimo. Prevedere una partecipazione dal basso che coinvolga cittadini, comunità locali, società civile nel processo di ripensamento e riforma dell'Unione deve essere la base per il nostro approccio all'Unione europea del futuro. È importante, da una parte, rafforzare la legittimazione democratica delle istituzioni europee, dando maggiore importanza al Parlamento, unico organo eletto a suffragio universale diretto, e allo stesso tempo promuovere una maggiore trasparenza degli altri organi, dalla Commissione alle varie formazioni del Consiglio dell'Unione europea. Penso in special modo al Consiglio economia e finanza (Ecofin), istituto essenziale che decide strategie politiche ed economiche di uno Stato membro. Questa, e una maggiore partecipazione dal basso che non sia una tantum, sono idee di chi realmente vuole migliorare l'istituzione europea.

Per tutti questi motivi voteremo l'ordine del giorno di maggioranza, che in parte va in questa direzione, consapevoli che le tematiche da inserire e da discutere in ambito europeo sono ancora tante. (Applausi).

TAVERNA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TAVERNA (M5S). Signor Presidente, è un piacere essere qui in occasione della discussione di questo ordine del giorno, anche per il ruolo di rappresentante del Parlamento italiano presso l'assemblea plenaria della Conferenza sul futuro dell'Europa, che ricopro insieme al collega Alfieri. (Brusìo in Aula)

PRESIDENTE. Colleghi, consentiamo alla collega di svolgere il suo intervento.

TAVERNA (M5S). Comprendo che forse non si colga l'importanza di questo grande e unico esperimento nel suo genere, perché è stato un esperimento di democrazia partecipativa che ha visto davvero al centro i cittadini. È un esperimento del quale il MoVimento 5 Stelle si è fatto anche portatore sano in tempi non sospetti e che oggi viene replicato in maniera così importante in consessi internazionali che hanno riguardato, seguendo i suggerimenti, una serie di argomenti tra i quali ha acquisito centralità lo sconvolgimento avvenuto nel cuore dell'Europa per l'invasione ingiustificata della Russia ai danni dell'Ucraina; numerosi sono stati gli argomenti di interesse da parte dei panel dei cittadini, che hanno voluto portare la loro voce all'interno dell'Europa. Si è parlato principalmente di cambiamento climatico e ambiente, salute, democrazia e valori europei, diritti e Stato di diritto, sicurezza; rafforzamento economico, giustizia sociale, lavoro ed educazione, sport e trasformazione digitale.

Quando parliamo di cambiamento climatico e ambiente, ho il piacere di ricordare alla senatrice Giammarco che non ci siamo pentiti delle nostre posizioni; probabilmente qualcun altro si dovrebbe pentire di non aver investito, nei venti anni trascorsi, in rinnovabili che avrebbero reso l'Italia un Paese energeticamente indipendente e non nelle gravi situazioni alle quali oggi dobbiamo far fronte. (Applausi).

Sarebbe stato abbastanza comune oggi concentrarsi su alcune tematiche. Personalmente ho fatto parte di un working group legato alla salute, nel quale i cittadini europei chiedevano fortemente da parte dell'Europa un'attenzione a livello di comunità anche nei confronti della salute.

Si è posta l'attenzione su un tema del quale, forse perché sommersi da problematiche che possono sembrare maggiori, non si parla sufficientemente: questa nostra Europa è un Paese vecchio, un Paese anziano, un Paese che ha necessità di un'attenzione maggiore su quelle che sono le politiche verso i longevi.

In particolare, si è posta molta attenzione sul cibo sano e su uno stile di vita sano, al fine di accompagnare i nostri concittadini a un invecchiamento sano, a un sano rapporto con l'alimentazione. Dobbiamo guardare a una nutrizione adeguata. Sono queste le priorità, per assurdo, che vengono dal basso verso l'alto.

È l'ascolto di questi suggerimenti che dovrebbe farci pensare che, oggi più che mai, le sfide alle quali siamo posti davanti sono sfide che nascono da una pandemia, alla quale l'Unione europea ha dato una risposta imponente. Tali sfide oggi riguardano il pericolo che corrono anche i nostri valori.

Ricordo proprio questa frase: le sfide poste dalla perdurante emergenza pandemica e ora dal conflitto in Ucraina hanno reso evidente la necessità di una più efficace azione dell'Unione europea a difesa dei suoi valori fondamentali.

I valori fondamentali sono quelli della democrazia. Quando parliamo di democrazia partecipata, parliamo dell'ascolto, parliamo di spogliarci delle nostre presunte ambizioni di sapere esattamente che cosa serva agli altri senza averli ascoltati, perché crediamo di essere gli unici portatori di una verità. Invece, quei cittadini ci hanno chiesto di essere ascoltati. Hanno chiesto che questa Europa sia veramente l'Europa dei popoli, alla quale, grazie anche alle battaglie del MoVimento 5 Stelle, oggi si guarda; verso un'unità di popoli, che tenda, non più a concentrarsi solamente sull'economia, ma sulle reali necessità dei nostri cittadini, che vogliamo rappresentare. (Applausi).

Per raggiungere questi importanti obiettivi, la Conferenza sul futuro dell'Europa è solamente un punto di partenza. Dobbiamo intraprendere un serio processo di riforma, non da ultimo proprio per quanto concerne i suoi processi decisionali, incluso un percorso di revisione dei trattati. Sembravano monoliti immodificabili; invece oggi la realtà dei fatti ci porta a dire che devono essere modificati. E resta fondamentale l'impegno che oggi assumiamo anche grazie a questo ordine del giorno.

A nostro avviso il Governo deve sostenere, in linea con il ruolo storicamente svolto dall' Italia dall'avvio del processo di integrazione pacifica dell'Europa, gli esiti della Conferenza e farsi promotore di tutte le iniziative di riforma ispirate dalla consultazione dei cittadini e delle istituzioni, ivi inclusa proprio una procedura di revisione ordinaria dei trattati, attraverso la convocazione di una convenzione, cui partecipino anche i rappresentanti dei Parlamenti nazionali, come previsto dall'articolo 48 del Trattato dell'Unione Europea.

Alla luce di quanto descritto, in ragione delle enormi sfide che si profilano all'orizzonte (ma ogni sfida può essere anche un'opportunità), ritengo che questa esperienza di democrazia diretta debba costituire la bussola attraverso cui orientare future azioni di sempre più vasta portata a beneficio di tutti i cittadini europei.

Il mio voleva essere veramente un ringraziamento a quest'Assemblea, per aver posto l'attenzione su un percorso così importante. Concludo con le parole di Altiero Spinelli: «La Federazione europea non ci si presentava come una ideologia. Non si proponeva di colorare in questo o in quel modo con potere esistente. Era la sobria proposta di creare un potere democratico europeo».

Annuncio, quindi, il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 480, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dai senatori Castellone, Tosato, Bernini, De Petris, Malpezzi, Faraone, Unterberger, Alfieri e Taverna.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Discussione e approvazione, in seconda deliberazione, del disegno di legge costituzionale:

(865-B) INIZIATIVA POPOLARE. - Modifica all'articolo 119 della Costituzione, concernente il riconoscimento delle peculiarità delle Isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall'insularità (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato e dalla Camera dei deputati) (Seconda deliberazione del Senato) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 11,51)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge costituzionale n. 865-B, approvato, in prima deliberazione, dal Senato e dalla Camera dei deputati.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 123 del Regolamento, in sede di seconda deliberazione, il disegno di legge costituzionale, dopo la discussione generale, sarà sottoposto solo alla votazione finale per l'approvazione nel suo complesso, previe dichiarazioni di voto.

Avverto altresì che, ai sensi dell'articolo 138, primo comma, della Costituzione, in seconda deliberazione, il disegno di legge costituzionale sarà approvato se nella votazione finale otterrà il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti del Senato.

Il relatore, senatore Garruti, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

GARRUTI, relatore. Signora Presidente, il disegno di legge costituzionale in titolo introduce in Costituzione il riconoscimento del grave e permanente svantaggio derivante dall'insularità. Rammento che il provvedimento è stato approvato in prima deliberazione dal Senato il 3 novembre 2021 e dalla Camera lo scorso 30 marzo. Inoltre, non essendo state apportate modifiche al lavoro svolto in prima lettura al Senato, è ora possibile procedere - come lei ha ricordato - alla seconda deliberazione richiesta dall'articolo 138 della Costituzione, che non prevede la possibilità di apportare modifiche, ma che richiede una maggioranza qualificata per l'approvazione.

Per quanto riguarda l'andamento dell'esame in prima deliberazione, ricordo che il testo è stato definito dalla Commissione affari costituzionali del Senato, partendo da una proposta di iniziativa popolare, e che è stato svolto un articolato ciclo di audizioni informali che ha coinvolto, tra gli altri, costituzionalisti, rappresentanti di enti territoriali insulari ed esponenti di numerose associazioni e comitati.

Nel merito, alla luce del dibattito svoltosi in sede referente, le modifiche sono volte a evitare che il termine "insularità" in Costituzione sia considerato esclusivamente come fonte di svantaggio e di conseguenti ristori di tipo economico e finanziario. Per tale ragione, va ricordato che un riferimento esplicito alla dimensione dell'insularità era già presente all'interno della Costituzione prima della controversa riforma del Titolo V del 2001, all'articolo 119, e che oggi viene riproposto nell'accezione di una valorizzazione delle isole, che manifestano una peculiare forma di identità. Isolani, infatti, è anche un modo di essere di alcuni milioni di abitanti, con le loro specificità di carattere culturale, storico e naturalistico, che non possono né devono essere isolate. In sostanza, inseriamo una tessera fondamentale di ricomposizione nel mosaico di una Repubblica concretamente equa e solidale.

In definitiva, Presidente, il testo approvato dal Senato e dalla Camera si compone di un unico articolo, che - come detto - modifica l'articolo 119 della Costituzione, prevedendo che la Repubblica riconosca le peculiarità delle isole e promuova misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Pizzol. Ne ha facoltà.

PIZZOL (L-SP-PSd'Az). Signora Presidente, colleghi senatori, Governo, in seguito a un disegno di legge di iniziativa popolare oggi modifichiamo l'articolo 119 della Costituzione, aggiungendovi un comma con il quale la Repubblica italiana riconosce la peculiarità delle isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità.

Non si tratta di una riforma costituzionale di carattere meramente risarcitorio. Infatti, essa consentirà di guardare alle isole grandi e piccole come un patrimonio da valorizzare non solo dal punto di vista turistico, ma anche nelle sue peculiarità culturali, linguistiche e delle biodiversità, quindi in tutto ciò che costituisce elemento di ricchezza e diversità del nostro Paese. L'integrazione di questo principio costituzionale e i successivi strumenti legislativi ci consentiranno di avere i dispositivi per colmare il divario (o almeno una parte di esso) che separa cose e persone delle isole maggiori e minori del nostro Paese dal resto dei cittadini italiani.

Pensiamo alla Sicilia e alla Sardegna e alle gravi difficoltà di collegamenti con la terraferma, con aggravio dei costi dei trasporti di persone, merci e servizi che garantiscono la continuità territoriale. Vi sono criticità anche nell'approvvigionamento idrico, nelle condizioni abitative e nello smaltimento dei rifiuti, per non parlare del peso delle emergenze sanitarie o degli incendi, dove la celerità dell'intervento ne determina l'efficacia.

Anche Venezia, dove abito, con le tante isole e isolette, affronta molte delle problematiche citate. Ci sono davvero tante difficoltà nella vita quotidiana degli abitanti, tali da penalizzarli. Non ultimo, c'è il fattore tempo, che, con i trasporti, si dilata notevolmente nel compimento delle normali faccende quotidiane che in terraferma si compiono in metà tempo.

Spesso nei territori insulari si riscontrano anche altri tipi di disagio, come maggiori tassi di invecchiamento della popolazione residente, visto che le minori opportunità economiche incentivano lo spostamento dei giovani verso la terraferma. Ne conseguono ridotti tassi di occupazione e una minore qualificazione professionale della forza-lavoro, oltre a disoccupazione e spopolamento, incentivati anche dalla carenza infrastrutturale e dall'alto costo dei trasporti.

La Repubblica italiana è finalmente chiamata a riconoscere la peculiarità delle isole e il loro intrinseco sfavore e ne promuove le misure necessarie per rimuovere gli svantaggi connessi a questa condizione, manifestando quindi l'esigenza che tutta la comunità nazionale riconosca questa condizione e assicuri ogni azione necessaria per garantire agli abitanti delle isole pari opportunità e pari diritti di cittadinanza. Questo è un passo doveroso nei confronti di tutti coloro che nascono e crescono nelle isole, sottolineando come le modifiche apportate in Senato abbiano mirato a evitare che il termine "insularità" fosse considerato in Costituzione esclusivamente come fonte di svantaggio e collegato a meri ristori di tipo economico e finanziario.

Per questo motivo, è stato inserito il riferimento al riconoscimento delle peculiarità delle isole, espressione con un'accezione ampia e inclusiva della promozione delle specificità, che sottende anche a una valorizzazione di carattere culturale, storico e naturalistico di questi territori. Credo che gli abitanti delle nostre isole potranno in futuro apprezzare le modifiche costituzionali che oggi ci stiamo accingendo ad approvare. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà.

EVANGELISTA (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui oggi per la terza lettura di questo disegno di legge costituzionale. Sono già intervenuta in quest'Assemblea in occasione della prima lettura, spiegando nel dettaglio il disegno di legge.

Voglio oggi fare un breve intervento di sintesi per ricordare l'importanza di questo provvedimento. Si tratta di un vero e proprio riconoscimento storico del principio di insularità.

Con questo disegno di legge, infatti, ci apprestiamo ad approvare una proposta di legge popolare, che nasce grazie alla firma di 200.000 cittadini isolani, sardi e siciliani, ma non soltanto: c'è stato infatti anche l'impegno delle Giunte regionali sarda e siciliana. Voglio in particolare ringraziare, a questo proposito, l'assessore regionale Michele Cossa e soprattutto il compianto Roberto Frongia, l'assessore ai lavori pubblici, che si era speso per portare avanti questo disegno di legge fin dal 2017.

Con il disegno di legge in esame modifichiamo l'articolo 119 della Costituzione, reinserendo il principio di insularità. Ricordiamo, infatti, che la riforma del Titolo V aveva soppresso questo principio, presente invece fin dall'origine nella nostra Costituzione. Oggi lo vogliamo addirittura rafforzare. Infatti sottolineiamo che l'insularità non è semplicemente uno svantaggio naturale delle isole, ma una peculiarità delle stesse e soprattutto vogliamo impegnare la Repubblica, lo Stato, il Governo ad adottare misure concrete per superare i numerosi gap che riguardano le isole, specialmente quelli infrastrutturali.

A questo proposito, voglio ricordare che la Sardegna ha bisogno di importanti interventi sotto questo profilo e che abbiamo ancora strade molto pericolose. Non abbiamo una ferrovia statale in tutta la costa est dell'isola; infatti, la ferrovia statale attraversa soltanto l'altra parte dell'isola e questo rappresenta un notevole gap per i nostri cittadini. Ma i gap per le isole sono anche altri: abbiamo un paesaggio naturale da tutelare, con ecosistemi molto fragili. Quindi, attenzione anche all'ambiente.

Questo provvedimento vuole sollecitare lo Stato ad adottare misure che siano davvero strutturali: non soltanto la necessaria compensazione economica, con oneri che poi sono sempre a carico dei cittadini, ma anche veri e propri investimenti. A questo proposito voglio ricordare che l'ultima legge di bilancio, quella per il 2022, ha previsto 100 milioni di euro per le isole, ma naturalmente non basteranno; ogni anno bisognerà stanziare dei fondi per superare questi svantaggi.

Voglio concludere, signor Presidente, ringraziando tutti coloro che se ne sono occupati, in particolare i senatori, e auspicando che davvero il principio di insularità venga declinato dal nostro legislatore con interventi concreti. Non basta soltanto l'intervento statale, ma auspichiamo anche una normativa europea in questo senso. (Applausi).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,02)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Papatheu. Ne ha facoltà.

PAPATHEU (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, mi preme ringraziare innanzitutto chi oggi ci ha permesso di arrivare qui, ovvero i cittadini, i sindaci e chi si è fatto promotore di questa iniziativa, che ha raggiunto le 200.000 firme: un risultato importante, cui ovviamente hanno contribuito anche le forze politiche presenti, che oggi voglio ringraziare in maniera particolare. In effetti, nella vita reale, quando esco, vado al bar, viaggio, sono per strada, la mia condizione di siciliana suscita in me grande fascinazione. Questo naturalmente grazie alla storia della mia Sicilia, che vanta insediamenti greci, che hanno scelto proprio la Sicilia come prima colonia, ma anche grazie alla letteratura: voglio evidenziare che la maggior parte della letteratura è siciliana.

Eppure questi elementi di fascinazione e di orgoglio diventano spesso, invece, motivo di umiliazione e a volte di difficoltà. Quando entro nelle Commissioni, il fatto di essere meridionale, di lavorare e vivere al Sud e, ancor di più, di essere isolana, con tutto quanto ne consegue, mi fa sentire in uno stato di difficoltà, quasi con il cappello in mano. Tuttavia, oggi quello che è stato riconosciuto dai nostri Padri costituenti, dall'Europa e dall'Italia tutta si traduce in un provvedimento importante.

Quelle stesse persone che fuori mi apprezzano e magari in qualche Commissione, invece, soffrono la mia presenza solo perché sono meridionale e quindi difendo sempre le ragioni del Meridione, mi sembra che vivano in uno stato confusionale, perché l'insularità è un dato di fatto. Mi preme ringraziare in particolare i colleghi del Gruppo di Forza Italia, cui veramente posso dire orgogliosamente di appartenere, che hanno la maggiore responsabilità di questo risultato, a cominciare dalla nostra presidente, Anna Maria Bernini (Applausi) che è stata per noi, insieme al senatore Floris e anche alla presidente Casellati ovviamente, la protagonista di questo provvedimento.

L'insularità, come hanno espresso bene i miei colleghi, è un diritto che è stato riconosciuto anche grazie a studi nazionali, non siciliani o sardi, o delle isole minori, che hanno confermato che per noi isolani il costo vita è più elevato del 20 per cento, con un costo annuo che va dai 3.000 ai 5.000 euro per ognuno di noi. Questo provvedimento quindi è importante e spero venga accolto dal Governo anche come un monito a porre attenzione a quelli che saranno da oggi in avanti i provvedimenti che verranno presi, soprattutto per portare in Europa quelli che permettono la vera coesione sociale. Oggi queste differenze sono legate a dei dati importanti, perché rappresentano gli interessi di 6,5 milioni di italiani che vivono nelle isole, il dato più importante a livello di Unione europea dopo la Brexit. Oggi abbiamo la possibilità di far approvare questo testo e di tornare alla volontà dei Padri costituenti, cioè un'uguaglianza tra Nord e Sud, ma a questo punto aggiungo "isole comprese". (Applausi).

Le peculiarità sono evidenti: dalle infrastrutture all'energia, dalle reti alla sanità, e soprattutto il grave problema dello spopolamento, visti i tassi di immigrazione che nelle isole sono i più alti di tutti. Riconoscimento dell'insularità significa quindi riduzione degli oneri derivanti da tale discontinuità territoriale, con persone e merci che potranno muoversi finalmente con minori costi. Spero che il Governo faccia valere questa posizione anche in Europa e che la faccia valere anche a livello nazionale, da un punto di vista economico ma anche fiscale. L'obiettivo non è, come è stato finora per tutti noi meridionali isolani, andare sempre col cappello in mano, ma pretendere il riconoscimento di un diritto. Oggi questo diritto ci viene riconosciuto ed è per questo che ringrazio il Governo e voglio citare il testo dell'articolo 1, che all'articolo 119 della Costituzione, dopo il quinto comma, inserisce il seguente: « La Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità ».

Questo porterà un importante cambiamento per chi ci ascolta. Le Regioni insulari presentano caratteristiche geografiche, economiche, demografiche e sociali specifiche che comportano sfide uniche nel quadro dell'applicazione delle politiche europee: dimensioni ridotte, quindi superficie, popolazione, economia, mercato locale ridotti (con conseguenti grandi difficoltà a realizzare economie di scala), costi di trasporto elevati, relazioni industriali molto complicate che non consentono uno sviluppo come quello del Nord, deficit di competenza imprenditoriale, di infrastrutture e di offerta di servizi per le imprese rispetto al Nord, compressione dei servizi sociali e formativi ai cittadini, che di recente subiscono - quelli delle isole mediterranee - il fenomeno migratorio in termini più massicci.

A questo punto penso di non dover ripetere quello che è già stato detto, ma voglio evidenziare che questo provvedimento ha avuto il consenso di tutte le forze politiche, con i voti favorevoli sia in prima lettura che in seconda fra Camera e Senato e per questo ringrazio, perché abbiamo dimostrato che la politica non fa schifo come spesso sentiamo. Non siamo qui per prendere like o per aumentare il numero dei nostri follower come degli influencer: siamo qui per fare una politica che metta al centro i problemi dell'Italia tutta, da Nord a Sud, isole comprese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Doria. Ne ha facoltà.

DORIA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi è una giornata molto importante perché torna in Aula il provvedimento che riguarda l'inserimento del principio di insularità nella Costituzione e vede quindi impegnati in prima linea quei parlamentari siciliani e sardi che l'insularità l'hanno sempre vissuta ed anche subita. Se, da una parte, l'insularità e la sua lontananza dal continente - come usiamo dire noi - è stata a mio avviso un'occasione per la Sardegna per essere un laboratorio della genetica che ha selezionato genomi che hanno regalato alla nostra terra l'epiteto di terra dei centenari, riconosciuta in tutto il mondo, dall'altra parte oggi tale condizione di insularità viene vissuta come uno svantaggio ed una palla al piede allo sviluppo economico della società sarda.

Basta anche leggere i giornali di oggi, che danno risalto alla problematica dei trasporti marittimi ed aerei determinata dall'incertezza dei vettori impegnati in una continuità territoriale sui generis, che nulla ha a che fare con quella delle altre regioni europee, nonché dai rincari delle tariffe troppo alte sia per i passeggeri che per le merci: fattore, questo, determinante per limitare ed impedire la crescita tanto attesa. Esistono delle chiare responsabilità che vanno ricercate in un atteggiamento matrigno da parte dello Stato italiano e delle istituzioni europee, che continuano a calpestare i diritti di un popolo, nonché la sua autonomia speciale come Regione, a differenza di molte altre, anche italiane.

Oggi non vuole essere il momento delle recriminazioni, ma quello della presa di coscienza e della lotta per il riconoscimento dei diritti inalienabili. Per completezza cito solo due punti ancora irrisolti che devono rappresentare i nostri cavalli di battaglia per le prossime lotte politiche e che consentiranno alle nostre isole di poter competere ad armi pari con le altre regioni d'Europa: l'inserimento della Sardegna e della Sicilia nell'elenco delle regioni europee disagiate e il riconoscimento per la Sardegna della minoranza linguistica, ovvero la lingua sarda, parlata da più di un milione di italiani e con essa della rappresentanza parlamentare di default, come avviene per altre realtà come la Val d'Aosta o il Trentino-Alto Adige, non succubi del solo sbarramento del 3 per cento.

All'atto della costituzione della Comunità economica europea, nello scrivere i Trattati, chi ci ha preceduto ha ben pensato di tutelare le Regioni che, per ragioni geografiche di insularità, potessero essere disagiate rispetto a quelle continentali e per le quali vi fossero deroghe sia per gli aiuti di Stato che per le regole dei trasporti marittimi ed aerei, consentendo una certa deregulation. Peccato che, mentre per tanti Stati europei si sia provveduto ad elencare le regioni che potremmo definire disagiate (le Azzorre per il Portogallo, la Corsica ed anche i territori d'Oltremare per la Francia, le Baleari e le Canarie per la Spagna, le isole Faroe per la Danimarca), l'Italia non ha indicato nessuna regione. Pertanto, noi in Sardegna, ad esempio, viviamo quello stato di svantaggio perenne rispetto alla nostra vicina Corsica, che si traduce in una minore capacità produttiva e di benessere sociale, e che spinge i nostri conterranei a ricercarlo emigrando.

L'ascesa politica del presidente Draghi ci ha illuso che il suo prestigio internazionale potesse essere messo al servizio della nostra causa, ma forse, rappresentando col nostro 1.600.000 abitanti le dimensioni di due grossi quartieri romani, non rappresentiamo una massa critica sufficiente e degna di rispetto.

Oggi vuole però essere un giorno benaugurale che ci consenta di aggiungere un nuovo tassello per migliorare la nostra Costituzione e cercare di renderla più equa e solidale. Convintamente sosterremo questo provvedimento. Grazie e Fortza Paris. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Trentacoste. Ne ha facoltà.

TRENTACOSTE (M5S). Signor Presidente, la Sicilia e la Sardegna, come le isole minori, scontano un grave divario socio-economico rispetto al resto d'Italia, l'Italia continentale. I principali indicatori restituiscono, infatti, un quadro allarmante per la presenza di forti squilibri occupazionali, un'elevata quota di popolazione a rischio povertà, maggiori costi per i trasporti, una grave sperequazione infrastrutturale e una generale condizione di arretratezza delle strutture produttive, almeno per le isole maggiori. Non a caso, il testo originario della Costituzione contemplava, al terzo comma dell'articolo 119, un puntuale riferimento all'insularità. Le isole, percepite come realtà svantaggiate dal punto di vista geografico, erano infatti destinatarie di specifici contributi da parte dello Stato centrale.

Signor Presidente, oggi poniamo rimedio ad una svista occorsa nel 2001, con la riforma del Titolo V, non sempre felice, quando ci si dimenticò di quei cittadini italiani costretti a una disparità sociale derivante dal territorio in cui vivono. Con questo disegno di legge costituzionale di iniziativa popolare, promosso nel 2018, si corregge tale disuguaglianza, assicurando agli abitanti di quei territori il sostegno della Repubblica e riconoscendo le peculiarità delle isole al fine di promuovere le misure necessarie a ridurre gli svantaggi derivanti da tale limite geografico. L'obiettivo di questa modifica, però, non è la semplice rivendicazione economica, quanto piuttosto la definizione di una specifica finalizzazione delle risorse per garantire la rimozione delle cause di tale svantaggio.

Come detto, l'Italia dopo la Brexit è divenuto il primo Paese europeo per numero di cittadini insulari, con oltre 6,6 milioni di abitanti, il 12 per cento circa della popolazione italiana sugli oltre 17 milioni di insulari europei. In virtù di un dato così sostanziale, è necessario porre la condizione di insularità tra le priorità politiche pubbliche. Questo è quanto emerge dal rapporto definitivo sulla «Stima dei costi dell'insularità per la Sicilia», pubblicato nel 2021 dall'assessorato all'economia della Regione siciliana e trasmesso al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, che stima una perdita di PIL di circa 6 miliardi di euro l'anno, con un aggravio pro capite che varia tra i 600 e i 2.000 euro: cifre non indifferenti per un abitante siciliano, specie per alcune categorie di lavoratori, come gli agricoltori o gli artigiani, costretti ad affrontare ogni giorno spese maggiori rispetto al concorrente di altre Regioni, dal costo per il trasporto delle merci al caro delle materie prime necessarie alla produzione.

La discontinuità territoriale determina una vera e propria tassa occulta per i cittadini e le imprese siciliane, così come quelle sarde, quantificata in circa 6 miliardi annui. Le caratteristiche geografiche, economiche, demografiche e sociali specifiche penalizzano le Regioni insulari per una serie di fattori, quali un mercato locale limitato e difficoltà a realizzare economia di scala, relazioni tra i distretti industriali poco sviluppati, deficit infrastrutturale e di offerta locale di servizi per le imprese. Tutte queste cause stanno portando migliaia di cittadini a trasferirsi nelle Regioni del Nord Italia in cerca di opportunità economiche migliori e minori costi di impresa, determinando in tal modo lo spopolamento dei territori insulari, in particolare delle aree interne e io ne sono testimone diretto.

Allo stesso modo, tutti noi ricordiamo il dibattito scaturito a seguito delle segnalazioni dei pendolari isolani sul caro-voli durante le festività, un problema anch'esso strutturale del nostro Paese, al quale il Governo Conte 2 tentò di porre rimedio con misure specifiche per i residenti siciliani e sardi. In particolare, con riguardo ai diritti di continuità territoriale dei siciliani, si richiese che fosse assentito un regime di riduzione del costo dei trasporti aerei e marittimi, come avviene già per la Sardegna, anche mediante la predisposizione delle necessarie risorse finanziarie.

Colleghi, questo e tanti altri aspetti della vita giornaliera di ogni abitante delle isole non possono essere gravati da costi aggiuntivi che penalizzano la loro vita quotidiana. Ecco perché questi altri provvedimenti - penso anche al disegno di legge istitutivo delle zone franche montane in Sicilia, fermo in Commissione finanze del Senato anche a causa dell'indisponibilità da parte del presidente Musumeci e dell'assessore Armao ad individuare le somme da destinare a questo specifico disegno di legge - più che mai oggi rappresentano una priorità per dare ai nostri territori una prospettiva di crescita, contrastando il decremento demografico e la desertificazione economica, accelerati dall'emergenza sanitaria e, per ultimo, dall'attuale crisi geopolitica.

Colleghi, oggi voglio considerare questo passaggio parlamentare come il primo atto di un percorso diretto a compensare la condizione di insularità e necessario a far fronte al divario e agli oneri occulti che gravano su ogni cittadino o impresa residente nelle isole, dando così una risposta ai cittadini italiani che affrontano difficoltà strutturali e permanenti proprie di tali territori, tali da comportare costi aggiuntivi che gravano sulle loro prospettive di crescita e su quelle delle generazioni future. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Poiché il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica, passiamo alla votazione finale.

CUCCA (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, rappresentante del Governo, care colleghe e cari colleghi, cercherò di impegnare il minor tempo possibile su questo tema, anche se mi rendo conto che oggi stiamo facendo un ulteriore passo avanti per il raggiungimento di un traguardo che chi abita nelle isole - come me - e chi conosce le condizioni in cui vivono gli isolani sa essere un traguardo storico.

Da anni ci si proponeva di superare gli svantaggi derivanti dalla condizione di insularità e oggi finalmente si intravede, appunto, la striscia del traguardo e auspichiamo che in tempi brevissimi, dopo l'approvazione odierna in Senato, si arrivi anche all'approvazione alla Camera.

Credo sia doveroso associarmi ai ringraziamenti che sono stati già fatti dalla collega Evangelista in precedenza, perché questo provvedimento, auspicato da tanto tempo, oggi inizia a delinearsi nella sua interezza, e devo ammettere che lo dobbiamo alla caparbietà del compianto assessore regionale Frongia, che ha seguito passo passo l'avvio dell'iter, e anche ai suoi colleghi di partito: gli ex parlamentari Massimo Fantola e Michele Cossa, ai quali davvero tutti noi dobbiamo un ringraziamento. Ringraziamento che credo debba essere formulato da parte mia anche ai colleghi sardi che hanno seguito il provvedimento: mi riferisco in particolare all'onorevole Floris con cui ho parlato ieri sera, che, purtroppo, per motivi di salute non è presente oggi in Aula, che era tanto dispiaciuto di non poter partecipare a quello che noi sardi sentiamo come un provvedimento davvero molto importante, perché forse si stanno creando le condizioni per colmare quel divario del quale ci lamentiamo in continuazione; è diventato quasi un tormentone il fatto di piangersi addosso per il divario esistente.

Noi sardi in particolare - ma è siciliani non sono da meno, e gli isolani in genere - siamo persone dal carattere forte; persone abituate a lavorare a testa bassa e a non pretendere mai troppo. E voglio sottolineare ancora questo aspetto.

Inizialmente si era pensato da parte di alcuni che si stesse chiedendo una corresponsione di danaro: non si chiede questo. Si chiede semplicemente il rispetto di quelle condizioni sostanzialmente paritarie che erano state ideate dai Padri costituenti, che pensavano alla coesione nazionale e alla parità di trattamento di tutte le Regioni, dal Nord al Sud, isole comprese, come si è soliti dire. Bene, con questo provvedimento gli isolani non stanno chiedendo danaro; chiedono semplicemente di colmare quegli svantaggi con i quali abbiamo a che fare quotidianamente. Badate, dico abbiamo coinvolgendo tutti voi, perché quegli svantaggi sono gli stessi che dovete affrontare nel momento in cui decidete di venire, per esempio, in Sardegna, e sapete perfettamente - se ne parla quotidianamente sui giornali - quali sono i costi che vanno affrontati per raggiungere la Sardegna.

Il problema della continuità territoriale della Sardegna - che, guarda caso, in Corsica è stato affrontato e risolto in tempi brevi - è ancora campato per aria. Crediamo che questo sia il primo vero passo perché si possa arrivare ad assicurare continuità territoriale non solo delle persone, ma anche delle merci tra la Penisola e la Sardegna, che consenta in buona sostanza lo sviluppo economico. Insomma, chiediamo di partire dalle medesime condizioni di tutte le altre Regioni d'Italia.

Questo è il percorso che il provvedimento al nostro esame intende avviare ed è per questo motivo che sono molto soddisfatto. Questa mattina, quando ancora ero indeciso se intervenire o no, ragionavo che effettivamente - non mi vergogno a dirlo - è anche con un po' di emozione che affronto questo momento, che per gli isolani può definirsi davvero storico. Avere l'opportunità, grazie al mandato parlamentare che mi è stato conferito, di partecipare a questo momento mi riempie oggettivamente di soddisfazione e anche di orgoglio.

Come ho già detto, i divari e le differenze sono tanti. Ovviamente, quando saremo tutti davvero sullo stesso piano grazie alle misure che lo Stato, il Paese, il Governo nazionale dovranno adottare anche nei confronti dei territori insulari per colmare i divari di cui ho parlato, toccherà a noi, alla nostra voglia di lavorare e di fare, metterci sullo stesso piano e raggiungere gli obiettivi di cui da tempo ci facciamo carico, ma che abbiamo oggettive difficoltà a raggiungere.

È un momento molto particolare, ma credo che tutti quanti voi abbiate compreso l'importanza di questo ragionamento. Come detto, in nome di quella coesione nazionale che spesso sbandieriamo, ma che altrettanto spesso dimentichiamo, dovremmo invece farci carico tutti insieme e capire l'importanza del provvedimento che andiamo ad approvare. Mi auguro anche che, in tempi brevissimi, ci sia l'approvazione da parte della Camera, per poter poi partire tutti insieme per il miglioramento dell'economia, non solo locale, ma anche nazionale. Sicuramente potremo raggiungere i risultati che speriamo.

Vorrei rilevare, solo a titolo esemplificativo, facendo riferimento al mio territorio, che è quello che conosco meglio, che guardando una cartina della Sardegna con lo stato delle ferrovie, ci si rende conto anzitutto che non c'è elettrificazione. Pensate solo a questo. Inoltre metà della Sardegna, tutta la sua parte orientale, non ha ferrovie. Vivo in un capoluogo di provincia, un piccolo paese, paesone diciamo, di 37.000 abitanti, dove c'è una ferrovia a scartamento ridotto. Stiamo battagliando e cercando, anche attraverso i fondi del PNRR, o comunque attraverso fondi europei che pare ci siano, di metterci alla pari con il resto d'Italia anche sotto il profilo della rete ferroviaria.

Ecco, quando parlo di svantaggi dei nostri territori, parlo di questo. Oggi stiamo andando avanti. Ringrazio tutti quanti voi, anche per la volontà che avete dimostrato, per la condivisione di questo importante provvedimento e annuncio ovviamente il voto favorevole da parte del Gruppo di Italia Viva-Partito Socialista Italiano. Sento davvero, in questo momento, di voler chiudere, ancora una volta, con un motto che non è solo del Partito Sardo d'Azione. Il nostro collega, Carlo Doria, lo ripete ad ogni suo intervento e questa volta credo che sia davvero utile chiudere il mio intervento con quel grido che era della Brigata Sassari, che è costato la vita a tanti giovanissimi, ma che riunisce tutti i sardi che si sentono davvero tali all'interno però di un'Italia coesa: Fortza Paris. (Applausi).

LA PIETRA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, siamo alla terza lettura di questo provvedimento di iniziativa popolare che ci porta alla modifica dell'articolo 119 della Costituzione, inserendo un concetto molto importante: il diritto di tutti i cittadini che vivono nelle isole di avere le stesse possibilità e condizioni di vita che hanno i cittadini che vivono sul Continente.

Non posso allora che ribadire fondamentalmente quanto abbiamo già detto durante la prima lettura in quest'Aula a novembre del 2021.

Questo è un atto importante, che riconosce a questi cittadini la difficoltà di vivere in questi territori, seppur bellissimi. Penso quindi che il provvedimento in discussione possa di fatto sancire i diritti paritetici che devono avere, come quello all'istruzione, alla salute e soprattutto il diritto di poter svolgere la propria attività lavorativa e di vita come gli altri cittadini.

Sappiamo che sussistono ancora forti elementi di discriminazione sul piano sostanziale nei confronti delle comunità delle isole, però dobbiamo anche sottolineare che all'interno di tali comunità isolane ci sono condizioni differenti. Mi riferisco a chi vive nelle isole maggiori, come la Sicilia e la Sardegna, rispetto ai cittadini che invece vivono nelle isole minori. Sappiamo quali sono le criticità che si propongono con maggiore frequenza, che credo siano ben note a tutti: i trasporti, l'approvvigionamento idrico, l'assistenza sanitaria, l'istruzione, condizioni abitative e smaltimento dei rifiuti, dissesto idrogeologico e anche la desertificazione demografica, solo per citare le più eclatanti. Se, dunque, si vuole arrestare questo processo di desertificazione delle nostre isole (mi riferisco in particolare a quelle minori, ma comunque ci sono difficoltà soprattutto per i giovani anche per le isole maggiori), dobbiamo attuare degli interventi diretti, concreti. Al riguardo mi chiedo, per esempio, che fine ha fatto la legge quadro sulle isole, che è stata approvata in Commissione e che ancora non mi sembra sia stata attuata concretamente.

Pertanto, sicuramente la modifica all'articolo 119 della Costituzione va in questa direzione, ma dobbiamo essere fattivi nel redigere atti amministrativi che aiutino tutti i cittadini che vivono in queste isole e quindi predisporre azioni concrete per rilanciare l'economia. Questo, colleghi, non deve essere considerato un privilegio per questi cittadini, ma l'unico rimedio per compensare le difficoltà di chi vive nelle isole, dove i costi di produzione sono molto più alti che nel resto d'Europa a causa della carenza di infrastrutture; pertanto all'interno di questi territori deve essere attuato anche un piano di progettazione infrastrutturale.

Vorrei altresì ribadire un aspetto che ho citato prima. Credo che per onestà intellettuale occorra evidenziare che all'interno dell'insularità ci sono delle differenziazioni tra chi vive nelle due isole maggiori. Ho sentito i miei colleghi della Sardegna e della Sicilia parlare con enfasi di questo, ma dobbiamo pensare anche a chi vive nelle isole minori. Parliamo di circa 150.000 abitanti dispersi in circa 40 isole, perché questa è la configurazione geografica della nostra Nazione. Da questo punto di vista dobbiamo avere un ulteriore occhio di riguardo, perché molto spesso nelle isole minori mancano anche servizi essenziali, scuole, ospedali, pronti soccorso e reti per l'acqua potabile. Credo che, anche grazie al provvedimento in esame, forse ci sarà una maggiore attenzione, che però deve sostanziarsi in atti concreti, con investimenti e con risorse che vadano in queste direzioni.

Ciò detto, signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo di Fratelli d'Italia. (Applausi).

PARRINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARRINI (PD). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico al presente disegno di legge di riforma costituzionale, perché per noi si tratta di un atto importante.

Dato che siamo in seconda lettura, cercherò di riassumere le ragioni che rendono il percorso parlamentare di questo provvedimento speciale e significativo. Non soltanto siamo dinanzi a una riforma costituzionale, ma per la prima volta siamo di fronte ad una modifica costituzionale che rispecchia interamente i contenuti di una proposta di legge di iniziativa popolare, nata da un comitato promotore che ha fatto pressione in senso positivo sul Parlamento ed è riuscito a portare all'attenzione del Parlamento una questione indubbiamente rilevante.

Noi dobbiamo sapere che oggi, in qualche maniera, colmiamo una lacuna e ripariamo quello che può essere definito un torto. Nella riforma costituzionale del 2001, quando fu cambiato il Titolo V, venne tolto qualsiasi riferimento al principio di insularità, che invece era presente nella formulazione originaria della nostra Costituzione, all'articolo 119. Ed era giustamente presente.

Quel torto oggi viene sanato. Secondo me, è importante che sia sanato ed è importante che sia sanato nel modo in cui lo facciamo con questa riforma, con la formulazione del nuovo articolo 119, e anche sulla base della discussione che abbiamo fatto per arrivare a tale formulazione. Quel che mi preme dire è che, nella formulazione del nuovo articolo 119, noi non riconosciamo il principio di insularità soltanto perché le isole hanno una particolare vulnerabilità e sono portatrici di svantaggi. Riconosciamo il principio di insularità perché le isole sono portatrici di peculiarità rilevanti, che fanno parte della storia del nostro territorio e della nostra cultura.

Ovviamente, quando si fa un atto di questo tipo, si deve esprimere - a mio avviso - soddisfazione per il fatto che trova sanzione, a livello costituzionale, un principio importante; per il fatto che ci si allinea a una regola pacificamente riportata in tutti i più importanti trattati a livello continentale: a partire dall'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ma il principio era già presente nel Trattato di Amsterdam del 1997, come sappiamo bene.

Soprattutto, questa nostra azione costituisce un impegno poi, in sede di legislazione ordinaria e di atti pratici quotidiani, a dar corso a azioni conseguenti con il principio che si esprime e questa opportunità non dovremmo assolutamente mancarla nei prossimi mesi e anni.

Come Presidente della Commissione affari costituzionali, osservo anche, perché è tema che mi preme e non potrei non notare, che questa è la quarta riforma costituzionale che in questa legislatura riusciamo a fare. Arriviamo oggi molto vicini al traguardo. Sono ottimista e credo che non ci saranno problemi. Ce n'è una quinta, che ha già avuto un primo voto nel nostro ramo parlamentare.

Conosciamo tutti le difficoltà, la situazione estremamente complessa nella quale in questa legislatura ci siamo trovati per far procedere il nostro lavoro sul terreno delle riforme istituzionali. Queste difficoltà non ce le nascondiamo. Sappiamo che pongono dei limiti alla nostra azione e ci consentono di fare meno di quello che vorremmo fare. Io credo, però, che, in questo terreno accidentato, essere riusciti a portare avanti queste iniziative sia cosa non priva di importanza.

Per dette ragioni, rinnovo la dichiarazione di voto favorevole del Gruppo Partito Democratico a questa iniziativa di riforma costituzionale, ovviamente esprimendo un ringraziamento, a partire dai cittadini sardi che hanno animato il comitato promotore e dai senatori della Sardegna che hanno costituito il fattore di spinta più forte per questa iniziativa. E rinnovo il favore del Partito Democratico alla riforma costituzionale di modifica dell'articolo 119, che riconosce la posizione di svantaggio e le peculiarità - lo ribadisco - delle Regioni insulari del nostro Paese. (Applausi).

RUOTOLO (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUOTOLO (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, eccoci dunque al secondo passaggio del disegno di riforma di questa legge costituzionale così importante per i nostri territori. Già nella dichiarazione di voto che facemmo come Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali, in sede di prima lettura, definimmo questo come avvenimento importantissimo, in quanto l'arrivo all'attenzione dell'Assemblea del testo era frutto di una iniziativa popolare, come ha ricordato il collega Parrini; una eccezione alla triste regola delle leggi a iniziativa popolare, che non vengono mai discusse e approvate dalle Assemblee.

Il disegno di legge di riforma costituzionale che ci accingiamo a votare cerca, dunque, di porre rimedio a un errore molto grave e pesante, compiuto nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione, che, con la nuova formulazione dell'articolo 119, ha portato alla scomparsa di qualsiasi riferimento alla valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole come finalità prioritaria. Si pone quindi non solo il concetto di insularità, ma anche la questione forte e urgente del riequilibrio degli interventi a favore del Mezzogiorno e delle isole. Non c'è dubbio che, con l'approvazione di questa legge costituzionale, si accendono i riflettori sulla condizione di disagio e di emarginazione che vivono le comunità che abitano le nostre isole.

Quando parliamo di isole, pensiamo subito a quelle più grandi, come la Sardegna e la Sicilia. Ma noi siamo anche il Paese delle piccole isole. Proprio in questi giorni ho ricevuto un'email dai promotori di una raccolta di firme tra i cittadini delle isole Eolie, che combattono contro il ridimensionamento del loro ospedale e pongono il tema del diritto alla salute uguale per tutti. Conosciamo purtroppo cosa hanno significato i tagli indiscriminati alla sanità pubblica nell'era pre-Covid. Senza entrare nel merito della questione, l'ho voluta ricordare oggi per sottolineare l'importanza del riconoscimento delle peculiarità delle isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall'insularità.

Questo di oggi è un primo passo, che ci consente di ottenere il giusto riconoscimento dello svantaggio in sede europea e, quindi, la possibilità di accedere a misure di riequilibrio. Ma non potremo considerarci soddisfatti fino a quando quello che stiamo per modificare nella nostra Costituzione non si tradurrà in misure concrete a sostegno delle nostre comunità.

Colleghe e colleghi, consentitemi di tornare su un punto centrale: con la riforma del Titolo V della Costituzione si è fatto un passo indietro rispetto allo stesso dibattito che ci fu nell'Assemblea costituente, dove si posero il problema di riconoscere la specificità della condizione di svantaggio derivante dall'insularità. Oggi dunque in un certo senso facciamo pace con le isole. Ho citato la questione della sanità, ma vorrei ricordarvi anche la questione dei trasporti. Per quanto riguarda le reti stradali, dato indice 100 per l'Italia, è 87,1 per il Mezzogiorno e 45,59 per la Sardegna. Per quanto riguarda le reti ferroviarie, l'indice 100 per l'Italia significa 87,81 per il Mezzogiorno e 15,06 per la Sardegna. Non mi fermo qui, perché, oltre alla sanità e alle infrastrutture, c'è anche l'ambiente: sappiamo che le isole sono ecosistemi più fragili, particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Poi abbiamo il problema fortissimo della disoccupazione e dello spopolamento, questioni che negli ultimi anni si sono particolarmente aggravate.

Questo disegno di legge fondamentale non è soltanto la formale trascrizione di una condizione geografica all'interno della Carta costituzionale, ma è anche il riconoscimento, nella nostra Costituzione, degli svantaggi oggettivi ad essa connessi - questo è il punto - che pone con forza la questione del rispetto dell'articolo 3 e, quindi, del riequilibrio. È un tema certamente nazionale, che riguarda la nostra identità, fatta di isole grandi come la Sardegna e la Sicilia, ma anche di quelle piccole (pensiamo all'arcipelago Toscano, alle isole Pontine, alle isole Eolie). È pertanto un nostro tema caratteristico e identitario, ma anche europeo. Vi sono ritardi da colmare molto forti.

Quindi il riconoscimento della condizione di insularità e il suo inserimento -finalmente - anche in Costituzione, dopo la sua cancellazione con la riforma del Titolo V, sono certamente un passo molto importante, un riconoscimento costituzionale dello svantaggio e un impegno della Repubblica al riequilibrio.

Per questo motivo, voteremo convintamente a favore del disegno di legge in esame, in cui vi è davvero un impegno a sanare questo svantaggio e mettere in campo tutti i provvedimenti necessari per il riequilibrio. (Applausi).

PAGANO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGANO (FIBP-UDC). Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia voterà a favore della riforma costituzionale, a cui siamo particolarmente legati da un sentimento di primogenitura.

Come mi ricordava la presidente Bernini pochi minuti fa, questo provvedimento nasce proprio per volontà del Gruppo Forza Italia e del nostro collega, senatore Floris, che oggi - è stato ricordato poco fa dal rappresentante di Italia Viva, senatore Cucca - manca per motivi di salute e a cui vanno i nostri auguri di pronta guarigione. (Applausi). Lo voglio ricordare perché sarebbe dovuto essere lui a fare la dichiarazione di voto, ma io prendo il suo posto perché penso che sia assolutamente fondamentale sottolineare alcuni aspetti di questa riforma costituzionale che, per la verità, qualche collega oggi ha già richiamato.

Mi ha fatto piacere sentire il Presidente della Commissione affari costituzionali, appartenente al Gruppo Partito Democratico, ricordare come si sani così il vulnus che si aprì nel momento in cui si approvò la riforma del Titolo V della Costituzione. Siccome quella è una riforma voluta proprio dal centrosinistra, mi fa piacere che sia un esponente proprio del Partito Democratico a rammentarlo.

È vero, in quell'occasione si smarrì l'idea, benché se ne fosse discusso nei dibattiti parlamentari e in Commissione, di inserire all'interno della nostra Carta costituzionale il concetto di insularità. Fu un'occasione perduta. Si sono persi degli anni e finalmente in questa legislatura riusciamo oggi, con soddisfazione, a colmare quel vulnus e a sanare quell'errore che fu commesso qualche anno fa.

Per la verità, già ai tempi dell'Assemblea costituente si discusse di come le isole italiane dovessero essere tenute in considerazione dalla nostra Costituzione. Ebbene, questo purtroppo non si riuscì a farlo, ma riusciamo a farlo oggi con un provvedimento di riforma costituzionale.

È questo un ambito dove io personalmente ritengo assolutamente necessario legiferare con una riforma costituzionale. Come ho sempre affermato in quest'Aula, così come in Commissione, se si vuole modificare la nostra Costituzione, bisogna intervenire sulla sua interezza, tenendo in considerazione ogni aspetto e ogni articolo di ciascun Titolo affinché gli equilibri che sorreggono la Carta costituzionale - è una delle più belle del mondo - non possano essere incrinati e, quindi, barcollare con interventi spot come quello riguardante la riduzione del numero di parlamentari, che ha certamente modificato in peius la nostra Costituzione. (Applausi). Fu commesso un errore grave, dando in pasto come alimento dell'antipolitica una riduzione di rappresentanza dei territori. Anche le nostre isole avranno una rappresentanza territoriale inferiore, caro collega Cucca, così come le Regioni minori. Paradossalmente, si sono avvantaggiate in modo asimmetrico le Regioni più forti a svantaggio di quelle più deboli, meno popolose e, quindi, meno rappresentate in Parlamento; e ancor peggio è per quelle insulari, che vengono ovviamente gravemente lese da quel provvedimento sbagliato, di cui forse oggi i rappresentanti di questa Assemblea, anche quelli che promossero quella riforma, sono ampiamente pentiti.

Ma torniamo alla questione dell'insularità. È chiaro ed evidente che essere circondati dalle acque incide negativamente sugli scambi, sul commercio, sul trasporto di persone e merci. Alcuni hanno parlato di un profondo senso di appartenenza. Ricordo le parole del collega Cucca: mi è piaciuto molto il suo intervento, soprattutto quando ha spiegato, da sardo quale è (orgogliosamente sardo), da quanto tempo sia alta la voce dei sardi - e non solo, anche dei siciliani, ma dei sardi in misura maggiore - e di quanto si senta l'handicap del vivere in un'isola circondata completamente alle acque, che provoca chiaramente dei deficit e dei problemi in tutti i settori dell'economia, degli scambi commerciali, del trasporto delle persone. Il senatore ha citato un problema grave, che riguarda non solo le strade e le autostrade, ma anche e soprattutto le ferrovie. Credo che questo sia un aspetto non secondario.

È giusto ricordare, da costituzionalista quale sono - come faceva poco fa anche il collega Parrini - che ci sono altri casi in Europa in cui invece il tema delle isole è stato affrontato in modo serio sin dall'inizio dalle rispettive Costituzioni. Il caso più importante e significativo, quello che forse è stato affrontato in modo più chiaro e più evidente, con maggiore impeto e maggiore volontà di soluzione, è quello spagnolo: la Spagna ha inserito nella propria Carta costituzionale ben quattro articoli che si occupano del principio dell'insularità. La Spagna è il tipico Paese del regionalismo differenziato e ha riservato un ruolo particolare alle isole, stabilendo in modo chiaro il ruolo e la funzione strategica delle isole, l'identità e la specialità degli abitanti delle isole, del loro modo di vivere e di lavorare, che sicuramente si è formato nel corso dei secoli e che quindi ha una specificità rispetto agli altri popoli della terraferma. A loro deve essere assicurata la libera circolazione - come dicevo poco fa - dei beni, dei trasporti e delle persone e non può esservi una differenza, una disparità di trattamento tra loro e chi vive sulla terraferma.

Un altro caso, pure importante, di un Paese che sicuramente ha tenuto in considerazione l'insularità è quello del Portogallo: l'isola di Madeira e le isole Azzorre hanno una loro specificità; non sono soltanto le uniche regioni portoghesi a legiferare - cosa che non hanno possibilità di fare le province che sono sulla terraferma del Portogallo - ma hanno anche una specificità inserita nella Costituzione portoghese.

Noi arriviamo un po' in ritardo rispetto a questi nostri cugini europei.

Ma cosa, in conclusione, determina una norma costituzionale? È soltanto una enunciazione di principio? Vogliamo tenere conto dell'insularità: cosa significa? Cosa, di fatto, provoca nella nostra struttura e nel nostro ordinamento costituzionale e normativo? Innanzitutto tutte le norme e le leggi in contrasto o in violazione con la concezione di insularità e la loro derivazione costituzionale possono essere oggetto di scrutinio di costituzionalità e, quindi, possono essere impugnate e dichiarate illegittime dalla nostra Corte costituzionale. E questo non è poco. Se una norma fino ad oggi poteva essere in contrasto con questo principio e non essere dichiarata incostituzionale, dal momento in cui la Camera dei deputati approverà in quarta lettura questa riforma costituzionale la stessa norma potrà essere dichiarata illegittima a livello costituzionale. Questo è il primo aspetto, la prima conseguenza evidente di una riforma costituzionale di tal fatta. Ma non è solo questo.

Una norma di questo tipo - è l'aspetto che forse a me piace di più - ha lo scopo di sensibilizzare il legislatore ad assumere comportamenti e scelte legislative virtuose e, quindi, norme promozionali per lo sviluppo strutturale delle isole (mi riferisco per esempio alle ferrovie). Una norma del genere deve certamente essere da stimolo al legislatore perché si cerca di provvedere a quegli handicap.

Un ultimo cenno prima di concludere il mio intervento: non dimentichiamoci delle cosiddette isole minori, nessuno ne ha parlato, ma l'Italia è caratterizzata da tantissime isole minori (Applausi), completamente circondate dalle acque, piccole, dove vivono delle realtà che non possiamo dimenticare, dall'arcipelago pontino a quello delle isole campane a quello delle Egadi a quello toscano, alle Eolie, alle Tremiti. Sono tantissime le persone che vivono in quelle piccole isole che non vanno dimenticate, ma al contrario supportate.

Dichiaro, quindi, il voto favorevole del Gruppo Forza Italia al provvedimento in esame. (Applausi).

LUNESU (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUNESU (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, oggi in quest'Aula si compirà quel passo avanti tanto atteso da noi isolani: la terza lettura della proposta di legge di iniziativa popolare, in modo da riconoscere alle isole come Sardegna e Sicilia lo svantaggio naturale derivante dall'insularità e instaurare le misure necessarie per garantire un'effettiva parità e un reale godimento dei diritti individuali inalienabili, principio eliminato nel 2001 - come già è stato detto - con la riforma del Titolo V. Ringrazio il Presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, senatore Parrini, e i suoi componenti, per aver dato parere favorevole al testo.

Al voto di oggi, che auspico unanime, seguirà l'ultimo passaggio alla Camera che, se avverrà entro l'estate, ci porterà presto al traguardo atteso. Gentile Presidente, gentili senatori, non potete immaginare quanto per noi sardi sia importante l'approvazione di questo disegno di legge che aggiunge all'articolo 119 il seguente comma: «La Repubblica riconosce la peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità».

Sono diversi i punti essenziali che voglio citare. Fra questi, cito l'estensione a tutti gli enti territoriali, e non solo alle Regioni come previsto attualmente, l'autonomia di entrata e di spesa, in modo che godano di risorse autonome e possano fissare e applicare tributi ed entrate propri; la domanda di legge statale, l'istituzione di un fondo perequativo assente nel testo previgente è coerente con la logica del decentramento fiscale in cui i territori sono responsabilizzati, nelle scelte di spesa e nelle decisioni relative, del loro finanziamento; intervento di sostegno di territori in cui le entrate non sono adeguate ed è perciò motivo di minore sviluppo; minore crescita misurata attraverso la minore capacità fiscale e non dalla inefficienza amministrativa dell'ente territoriale; risorse statali aggiuntive, interventi speciali in favore di tali enti al fine di perseguire una delle seguenti finalità: promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, rinnovare gli squilibri economici e favorire l'esercizio dei diritti delle persone. È proprio l'esistenza della condizione geografica, l'insularità, che ne costituisce la specialità, che si riflette sui settori dell'economia, sul modo di fare impresa, sul costo dei trasporti e, in un periodo in cui ovunque l'innovazione digitale viene applicata alle nuove tecnologie per una forte propensione al cambiamento, non è semplice - credetemi - per noi. Per questo urge intervenire e questa legge sarà un ottimo strumento, un'ottima misura che dovrà necessariamente essere riempita di contenuti. Lo Stato dovrà successivamente farsi portatore di questo progetto. I cittadini sardi hanno capito che per le isole si aprirà un nuovo scenario che ha visto coinvolti, oltre ai rappresentanti istituzionali, i Comuni, le università, le associazioni sindacali e di categoria, le scuole, i circoli degli emigrati e che prevede le pari opportunità soprattutto nel mondo del lavoro, dove si competerà a pari condizioni di partenza.

È una battaglia in sinergia con la Sicilia, il concetto è di una insularità consapevole, dove le tutele del paesaggio, degli usi civici, della lingua e della cultura possono avere un adeguato riconoscimento.

Voglio sottolineare come da questa importante iniziativa - nata circa cinque anni fa con una proposta forte e decisa attraverso la raccolta di 200.000 firme; la promozione di un referendum; il comitato promotore guidato dal compianto onorevole Frongia; il comitato scientifico diretto dalla professoressa Mongiu; l'istituzione di una commissione speciale regionale presieduta dall'onorevole Michele Costa e il prosieguo intanto dell'iter parlamentare del disegno di legge costituzionale - si siano inserite numerose iniziative legislative da parte del Consiglio regionale e dei parlamentari sardi di tutte le compagini politiche, che hanno in modo determinante rafforzato l'esigenza di voler colmare il gap dovuto al grave svantaggio naturale con una compattezza che raramente si riscontra.

Come rappresentante parlamentare, non posso tollerare che un'isola produttiva debba partire con un deficit enorme come quello che ha oggi. C'è il problema energetico, dovuto in primis alla mancanza di metano, e del trasporto dell'energia con costi elevatissimi, che vale anche per i rifiuti e per la loro gestione. In un momento come questo, in cui il caro bollette mette in ginocchio l'Italia e vengono colpite non solo famiglie e imprese, il caro energia colpisce anche gli enti locali, con il rischio di tagli per i servizi. Immaginiamo quali siano le conseguenze per chi parte svantaggiato.

Nei territori insulari non abbiamo alcuna possibilità di colmare la discontinuità territoriale con interventi infrastrutturali. Servono interventi immateriali, che tengano conto della loro natura. Il regime degli aiuti di Stato è spesso inefficace e non è in grado di sostenere le imprese. Servono dispositivi giuridici mirati e normative europee specifiche in grado di orientare la futura politica verso il settore dei trasporti e delle energie a lungo termine.

Per questi motivi, il riconoscimento del principio di insularità in Costituzione ha raccolto il consenso di tutta la società civile e non solo. Rappresenta una battaglia politica e sociale trasversale. Unisce tutti gli schieramenti politici sardi, le associazioni culturali, le imprese, il mondo del volontariato, la cultura e lo sport. Perciò, a nome del mio Gruppo, con tanto orgoglio dichiaro il voto favorevole. (Applausi).

FENU (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FENU (M5S). Signor Presidente, non l'ho fatto nell'intervento in prima lettura del disegno di legge costituzionale, ma intendo farlo adesso: oltre a ringraziare tutti i promotori dell'iniziativa popolare e i colleghi parlamentari, in particolare i senatori sardi che non hanno mai fatto mancare il loro sostegno alla proposta, intendo rivolgere un pensiero e un ringraziamento a Roberto Frongia, che è stato tra i principali promotori del disegno di legge di iniziativa popolare, che ho avuto l'onore di conoscere e apprezzare e che ora non c'è più. Era un eccellente politico e un sardo.

Tra le caratteristiche che spesso vengono attribuite a noi sardi ci sono la testardaggine e la diffidenza. Credo che queste caratteristiche siano più onestamente traducibili in una forte determinazione e in una spiccata autonomia di pensiero. Roberto Frongia aveva queste caratteristiche, a cui aggiungerei l'onestà. Sono elementi che attribuirei anche ai colleghi qui in Senato, che in questo frangente ci hanno consentito, pur essendo in pochi, di conquistare il consenso di tutti i colleghi e anche dei non isolani. Caratteristiche come l'autonomia di pensiero e un certo sguardo scettico verso tesi troppo facili dovremmo in qualche modo assumere un po' tutti, soprattutto in frangenti delicati per il futuro del nostro Paese, come quello che stiamo vivendo.

Dall'eliminazione del già nominato comma terzo dell'articolo 119 e con la riforma costituzionale del Titolo V, siamo andati incontro, pur confidando nel diritto comunitario e nell'integrazione dei suoi principi, come quello nazionale, a una diluizione della missione costituzionale circa il riequilibrio delle zone d'Italia. Togliere dalla Carta costituzionale la specificazione nei confronti delle isole e del Mezzogiorno ha portato a disconoscere una condizione di fatto. Quindi mi chiedo: tutti i dati che abbiamo a disposizione non ci dimostrano forse uno svantaggio amministrativo, politico, infrastrutturale ed economico del Sud e delle isole?

Non siamo forse tutti consapevoli di quanto manchi a molti dei nostri concittadini per poter esprimere tutto il loro potenziale? Quanti dei nostri ragazzi e ragazze sardi e siciliani, che studiano o lavorano fuori dalla Regione, sono costretti a fare salti mortali semplicemente per poter tornare a casa a rivedere le loro famiglie? Credo che questa norma sia utile per eliminare certe storture.

Il nostro sviluppo storico ha fatto sì che le energie dei nostri concittadini fossero concentrate in altre zone d'Italia. Per troppo a lungo - anche tutt'ora è così - le isole hanno registrato infatti flussi di emigrazione a livelli non degni del Paese che siamo. Il principio di insularità non può essere sottovalutato.

Quanto detto finora circa le evidenti sperequazioni sia negli investimenti pubblici che privati ha costretto le isole - e vorrei estendere il concetto a tutto il Sud - ad una condizione di sostanziale subalternità rispetto al resto del Paese. Tutto questo, però, non ha comportato un depauperamento dello spirito di suoi cittadini. Il principio di insularità è una certa resilienza e rappresenta un filo rosso che unisce tutti i popoli isolani: lo vediamo ovunque nel mondo e lo rintracciamo come tratto preponderante, insieme alle istanze di autonomia.

L'inserimento in Costituzione di un riconoscimento di queste peculiarità realizza - da un lato - un passo in avanti in più verso l'uguaglianza sostanziale e - dall'altro - un impegno da parte della Repubblica affinché certe mancanze vengano colmate. Questa modifica si insinua in un discorso più ampio che riguarda il modo in cui guardiamo noi stessi in quanto comunità per cui lo sviluppo, se non distribuito, può aver senso solo per le statistiche grezze. Sono le comunità, infatti, il cuore dei nostri mercati ed è da lì che nascono le energie e le intelligenze che vanno ad alimentare le nostre imprese e le nostre istituzioni. Una distribuzione disomogenea delle opportunità non è sbagliata solo da un punto di vista etico, quanto proprio dal punto di vista della teoria economica.

La dispersione a cui vanno incontro i nostri giovani, che si scontrano con una mancanza di opportunità e hanno come unica prospettiva l'emigrazione, spinge alcuni a intraprendere salti nel buio ed altri, soprattutto quelli che restano, semplicemente ad abbassare le loro aspettative. Credo che sia nello spirito di questa Carta costituzionale la possibilità di permettere a chiunque di ottenere quanto desidera dalla vita, o perlomeno provarci.

In conclusione, il MoVimento 5 Stelle ha creduto molto in questo disegno di legge. Per questo ringrazio i colleghi, a partire dai componenti della Commissione affari costituzionali, e il relatore, senatore Vincenzo Garruti, e annuncio il convinto voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 138, primo comma, della Costituzione, dovendosi procedere alla votazione di un disegno di legge costituzionale, in sede di seconda deliberazione è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti del Senato.

Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo per la seconda deliberazione sul disegno di legge costituzionale, composto del solo articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva in seconda deliberazione con la maggioranza dei suoi componenti. (v. Allegato B). (Applausi).

Come da accordi intercorsi per le vie brevi, la seduta è sospesa per la sanificazione e riprenderà alle ore 16.

(La seduta, sospesa alle ore 13,10, è ripresa alle ore 16,01).

Presidenza del vice presidente LA RUSSA

Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge:

(2414) Disposizioni per la celebrazione dell'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi (Relazione orale)(ore 16,01)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 2414.

Il relatore, senatore Cangini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

CANGINI, relatore. Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, discutiamo oggi nell'Aula del Senato la legge di iniziativa governativa per celebrare nel 2026 la ricorrenza dell'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi. A questo fine è prevista l'istituzione di un comitato nazionale presso il Ministero della cultura, cui è affidata l'elaborazione del piano delle iniziative celebrative. Il comitato è formato da venti componenti, cui possono aggiungersene ulteriori tre, nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. I membri del comitato sono scelti tra esponenti della cultura italiana e internazionale che possiedono comprovate competenze riguardo lo studio della vita e delle opere del santo di Assisi. Il presidente del comitato nazionale è nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri. Per quanto riguarda gli altri componenti, due sono designati dal Ministro della cultura, due dal Ministro del turismo, tre dal Ministro dell'istruzione d'intesa con il Ministro dell'università, uno dal Ministro degli affari esteri, due dalla Conferenza unificata, due dalla Regione Umbria, due dal Comune di Assisi, uno dal vescovo della diocesi Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, due dalla Conferenza dei ministri generali del primo ordine francescano e del terzo ordine regolare e uno dalla Società internazionale di studi francescani. Del comitato nazionale è componente di diritto il sindaco del Comune di Assisi.

Al comitato è attribuito un contributo di 4.510.000 euro per gli anni dal 2022 al 2028. Potranno ora esservi destinati anche altri contributi di enti pubblici e privati, lasciti, donazioni, liberalità di altro tipo.

Le attività riguardano le manifestazioni celebrative, saranno di carattere culturale, ma anche volte a favorire lo sviluppo economico dei territori interessati con ricadute evidentemente positive per quanto riguarda il comparto turistico.

Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della cultura, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro del turismo e della Conferenza unificata, saranno stabiliti i criteri di assegnazione e di ripartizione annuale del contributo per la realizzazione del programma culturale relativo alla vita, all'opera e ai luoghi legati alla figura di San Francesco. Il programma dovrà comprendere, tra l'altro, la pubblicazione e l'edizione delle fonti sulla vita, sull'opera di San Francesco d'Assisi e sulle origini dell'ordine francescano a cura della Società internazionale di studi francescani, in coordinamento con l'Edizione nazionale delle fonti francescane; la pubblicazione del catalogo medievale del fondo antico comunale; la catalogazione del fondo antico dei libri a stampa della biblioteca comunale, conservati presso il convento di Assisi.

Colleghi, aggiungo soltanto una considerazione di carattere personale. Non occorre aver ricevuto il dono della fede per comprendere l'importanza simbolica della figura di San Francesco, simbolo dell'Italia e suo patrono - come sappiamo - simbolo della tutela e della protezione dell'ambiente, tema quanto mai attuale, così come il tema della pace, parola forse oggi un po' abusata, ma evidentemente di stretta attualità; direi anche simbolo del libero arbitrio, avendo il santo scelto di rinunciare ai privilegi della propria nascita e alle proprie ricchezze e avendo scelto un tipo di vita coerente con il proprio ideale. È simbolo della vita, forse, perché il «Cantico delle creature» nella sua apparente ingenuità, è di fatto un inno alla vita, alla bellezza e all'armonia del cosmo e un incoraggiamento ad accettare la vita in tutte le sue manifestazioni, sorella morte compresa. (Applausi).

PRESIDENTE. Ci uniamo alla sensibilità manifestata nell'intervento del senatore Cangini.

Il rappresentante del Governo non intende intervenire.

Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo formulato dalla Commissione.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

SBROLLINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, il 3 ottobre 2026 celebreremo un anniversario importante, gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, che rappresenta in tutto il mondo i valori universali di pace, fratellanza ed ecumenismo tra i popoli. È proprio sulla valenza mondiale dei valori che ha incarnato e continua ad incarnare San Francesco che si fonda il provvedimento in esame.

San Francesco è un santo conosciuto e amato nel mondo per le sue scelte di vita: povertà, vicinanza e aiuto ai più fragili, ricerca incessante della pace. La sua storia, i suoi valori e i suoi insegnamenti costituiscono un pezzo della nostra storia e il disegno di legge in esame ci fornisce l'opportunità di ricordarlo con solennità.

È indicativo - e su questo vorrei soffermarmi - l'articolo 1 del disegno di legge, cioè l'affermazione della finalità di promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica, ma anche la valorizzazione e la tutela del patrimonio storico e artistico dell'Italia che, insieme, fungono da quadro di sistema nel quale si inserisce la proposta di celebrare questa importante figura attraverso l'istituzione di un comitato nazionale ad hoc. Tale comitato nasce proprio con il compito di celebrare un programma culturale che metta in luce la vita, l'opera e ovviamente i luoghi legati alla figura di San Francesco, attraverso manifestazioni scientifiche e culturali. Si tratta di un'occasione rara per il nostro Paese e in più, nello specifico, per i luoghi che sono direttamente coinvolti.

Questa serie di importanti avvenimenti, che farà seguito al Giubileo del 2025, rappresenta infatti un evento di importanza strategica, per cui la città di Assisi, ma anche la tutta la Regione Umbria devono farsi trovare pronte, visto che ci sarà un forte aumento di flussi turistici, con ricadute molto positive per tutto il territorio nazionale. Grazie ai fondi destinati dal disegno di legge in argomento, Assisi e l'Umbria hanno un'occasione unica per essere al centro del mondo, investire e cogliere l'opportunità di rilanciare il turismo e l'economia. Si tratta di una grande opportunità non solo per rivitalizzare il turismo, ma per far conoscere quei valori e quell'insegnamento nei luoghi di San Francesco d'Assisi.

Fondamentale è anche l'attenzione agli aspetti del messaggio francescano riguardanti proprio il rispetto e la cura dell'ambiente, il dialogo tra le religioni e la pacifica convivenza tra i popoli. Per questo è doveroso ringraziare oggi il Governo per l'importante stimolo fornito con questo disegno di legge, ma vorrei anche ringraziare i relatori, il senatore Nencini e il senatore Cangini, per il lavoro fatto in 7a Commissione, insieme anche al sindaco di Assisi, che fin da subito ha dato il suo prezioso contributo per la buona riuscita dei lavori parlamentari.

Per l'importanza, prima di tutto sicuramente simbolica, del provvedimento in esame, non faccio altro che esprimere il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI. (Applausi).

ZAFFINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, con il provvedimento in esame sostanzialmente il Parlamento, il Governo e lo Stato compiono una sorta di atto dovuto, cioè celebrano in realtà un'occasione tecnica, meccanica, per così dire, ossia l'anniversario degli otto secoli dalla morte di Francesco d'Assisi, avvenuta il 3 ottobre del 1226.

Signor Presidente, immagino però che nell'idea di tutti noi questa celebrazione esca dalla parte squisitamente celebrativa per abbracciare quello che in realtà celebriamo, cioè un sistema di valori che, nel tempo, la figura di Francesco ha rappresentato e materializzato. Il tutto in una città, in un territorio, in una Regione e in una Nazione quale l'Italia, di cui Francesco è patrono, evidentemente unanimemente riconosciuto, che vivono questa realtà e cercano di trasferirla e di tramandarla.

Io vengo dall'Umbria e ho vissuto per alcuni anni ad Assisi: colleghi, vi posso testimoniare che, in realtà, in quei luoghi si respira quello che Giovanni Paolo II definiva lo spirito di Assisi; ora, è veramente complicato descrivere come agire per riuscire a materializzarlo nell'utilizzo delle risorse messe a disposizione. L'obiettivo è trovare un aggancio, anche solo in un momento celebrativo, tra un atto dovuto, che noi ovviamente approviamo ed apprezziamo (e anticipo che voteremo a favore), compiuto dal Governo e dallo Stato rispetto alla necessità di mettere a disposizione strutture organizzative ed economico-finanziarie per celebrare degnamente, nell'arco di più anni, l'importantissima ricorrenza e un sistema di valori che, oggi più che mai, risulta assolutamente indispensabile assorbire, trasferire, tramandare e accogliere in pieno nella vita di tutti i giorni, nel governo degli Stati e dei destini delle comunità che si riconoscono negli Stati, ad esempio, oggi d'Europa: è impresa veramente ardua e difficile, che resta in capo a questo comitato, sul quale noi raccomandiamo e chiediamo massima attenzione, signor Presidente, perché avrà l'arduo compito di uscire da una vuota celebrazione degli otto secoli di ricorrenza dalla morte del santo per entrare, invece, in una logica di preservazione e trasferimento di valori indispensabili, in questo momento storico più che mai, oggi più che mai.

Non è scontato che ciò accada, colleghi. Non per polemica, ricordo e cito un passaggio (qui c'è la collega Modena, che visse da protagonista quella stagione): quando ero consigliere regionale della Regione Umbria, scrivemmo una riedizione dello statuto regionale, che è una sorta di Costituzione della comunità regionale dell'Umbria (ripeto che lo ricordo non per vis polemica, ma solo per aiutare a capire la difficoltà di trasferire questi valori in modo assolutamente condiviso); ebbene, non riuscimmo a indicare, nell'articolo 1 dello statuto della Regione, quelli rappresentati da Francesco e da Benedetto come valori fondanti della comunità regionale dell'Umbria. Non ci riuscimmo. Noi eravamo all'opposizione e la maggioranza dell'epoca individuò nella figura di Capitini colui che incarnava i valori di pace che la città di Assisi, ma anche tutta la comunità regionale, ovviamente condividono in modo assolutamente diffuso.

Bene (ripeto che non lo dico per vis polemica): oggi il nuovo statuto dell'Umbria, in fase di elaborazione, conterrà quella citazione. Credo che questo sia assolutamente necessario e indispensabile, perché i simboli, le figure retoriche, le immagini, le storie e le tradizioni debbono essere citate, tramandate, conosciute e rappresentate alle giovani generazioni, a chi viene dopo. Se la figura di Francesco e i valori che ha rappresentato, che sono esplosi nella loro importanza nel corso dei secoli, oggi assurgono a tale importanza, è perché appunto dobbiamo essere capaci di trasferirli nel condiviso, assolutamente al di fuori dalla dinamica delle discussioni politiche di parte. Mi auguro che tutto questo riesca a farlo questo comitato, a cui sono demandati un programma organizzativo, un sistema di eventi e la necessità di adottare decisioni e provvedimenti utilizzando risorse che, per quanto mi riguarda, mi sembrano congrue e che saranno utili per agire su questi versanti.

Sapete, colleghi, per darvi un dato, dove compare per la prima volta la parola «Italia» nell'arte italiana? Nella basilica superiore di Assisi, negli affreschi di Cimabue. Giotto, Simone Martini e Cimabue tramandano questi valori in modo visivo e plastico; allo stesso modo, credo che, con diversi strumenti e con diverse logiche, debba farlo questo comitato, a cui evidentemente presteremo grande attenzione, nel controllare quello che accade e nell'indirizzarne l'attività. Al Governo la raccomandazione di provvedere con grande attenzione alla sua formazione, evitando che possa rappresentare un semplice mezzo di spartizione di incarichi, peraltro non retribuiti, ancorché importanti, e facendo sì che diventi invece un'occasione per contribuire, in modo ampiamente condiviso, alla formulazione di un programma di eventi che possa dare senso alla ricorrenza. Buon lavoro. (Applausi).

*VERDUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERDUCCI (PD). Signor Presidente, ringrazio tutti i colleghi, il Governo e i relatori. In particolare, voglio dire grazie al Governo e - permettetemi - soprattutto al ministro Franceschini, che ha voluto con forza questo provvedimento, annunciato proprio nei giorni della ricorrenza del santo, lo scorso ottobre, e nato da un incontro e da un ascolto. L'incontro è avvenuto il 17 maggio 2021, tra la sindaca di Assisi Stefania Proietti, che ringrazio e che saluto, e il ministro Franceschini. Da quell'incontro una lettera e da quella lettera un lavoro che oggi approda qui, in quest'Aula, un lavoro importante. Ciò che rende particolarmente significativo questo disegno di legge è la volontà di andare molto oltre la celebrazione di Francesco d'Assisi, a ottocento anni dalla morte, per costruire, intorno alla sua figura, alla vita, all'opera e ai luoghi, un vero programma culturale, che rimanga nel tempo e che duri cinque anni, com'è scritto nella legge, dal 2022 al 2027. Questi sono gli anni, nella ricorrenza del centenario, che scandiscono le fasi salienti della vita di San Francesco. Un programma culturale che resti nel tempo successivo, che permetta la crescita dei tanti territori coinvolti, dando vita a sinergie nuove che tengano insieme le scuole, le università, gli istituti di formazione artistica e musicale e che coinvolgano i centri di studi europei e internazionali.

Francesco è infatti figura fondativa della cultura non solo italiana, ma europea. La figura di Francesco appartiene al mondo intero e il suo messaggio è universale e sta nella potenza evocativa della sua vita e del suo esempio, nella testimonianza rivoluzionaria della radicalità del Vangelo e della vita cristiana vissuta. Tutto questo si è nel tempo consolidato in un nome - Francesco - che ha assunto il significato di una scelta di vita e di un pronunciamento di intenti.

Ciò è stato dimostrato da Jorge Bergoglio quando, appena salito al soglio pontificio nel marzo 2013, mostrandosi dal balcone di San Pietro, ha detto di aver scelto il nome di Francesco per il suo pontificato: in quella scelta ha enunciato un programma di intenti e una costellazione di valori di riferimento, suscitando una grande emozione in tutto il mondo e non solo nelle comunità cattoliche, perché c'è un sentimento molto diffuso che lega milioni di persone ovunque nel mondo al santo di Assisi.

La sua forza sta nella sua attualità, che è l'attualità del Vangelo: costruire comunità, stare dalla parte degli ultimi, degli emarginati e degli esclusi imparare dai "piccoli" e dai "poveri". C'è in questo un'etica rivoluzionaria, tanto più oggi, in società dominate da un consumismo asfissiante, che è esasperato dalla rivoluzione tecnologica e digitale. Eppure questa è un'etica necessaria, che chiama in causa un nuovo modello di sviluppo, sostenibile e rispettoso del pianeta, del creato, e del futuro delle nuove generazioni; un'etica ancor più necessaria oggi dentro la temperie della pandemia. «Non possiamo pretendere di essere sani in un mondo malato»: è una frase di Papa Francesco che racchiude il significato dei tempi che viviamo e dell'impegno a cui siamo chiamati.

In Francesco, vissuto ottocento anni fa, c'è una visione del futuro che è straordinariamente innovativa. Per noi italiani, per noi nati nei borghi a ridosso degli Appennini che uniscono Umbria, Marche, Toscana, Lazio e Abruzzo, dove c'è ancora il retaggio delle comunanze contadine e di una solidarietà tra le persone che è tutt'uno con la cura dell'ambiente e del paesaggio, la figura di Francesco è familiare: sembra di vederla e ritrovarla nelle innumerevoli rappresentazioni del presepe.

La figura di Francesco c'è ancora nelle parole del «Cantico delle creature», da lui scritto in volgare, che si ritrovano nel nostro vocabolario. Nel vocabolario volgare del «Cantico delle creature» c'è l'origine della lingua madre italiana e anche l'inizio della nostra identità. Percorrendo alcuni luoghi può accadere di trovarli intatti come otto secoli fa, lungo il tragitto dei cammini francescani che questo disegno di legge richiama per costruire una mappa da esplorare e un patrimonio da far conoscere ancora di più. Questi cammini partono da Assisi e poi tornano nuovamente ad Assisi, come fece Francesco.

C'è un legame indissolubile tra Francesco e Assisi: tutto ad Assisi parla di Francesco, con un legame simbolico e totalizzante. Ciò è merito dei cittadini di Assisi: un popolo che ha sempre amato Francesco, dall'inizio, senza mai disconoscerlo, neanche nei primi suoi gesti di rottura rivoluzionaria. In quanto luogo sacro, Assisi è essa stessa capitale universale del cristianesimo, della cristianità e dei valori universali di amicizia, fratellanza, condivisione, multiculturalismo, inclusione e pace, che sono tutt'uno con i valori laici di libertà, fraternità ed eguaglianza che, con il linguaggio dei moderni, chiamiamo democrazia e repubblica. Assisi è un luogo extraterritoriale, perché appartiene al mondo.

Giovanni Paolo II coniò l'espressione «spirito di Assisi» per indicare un modello di dialogo tra i popoli e le religioni, che fu alla base dell'incontro ecumenico del 1986, il primo tra i rappresentanti di tutte le religioni cristiane e di tutte le religioni mondiali, per pregare la pace in un tempo di guerra fredda e di innumerevoli conflitti, un tempo che pensavamo fosse stato superato per sempre e che adesso torna, ancora più drammatico di allora. Quella fu una giornata storica, cui ne sono seguite molte altre. Ma ottocento anni fa, nel pieno di un periodo storico altrettanto e più drammatico di quello odierno, segnato dalla guerra in nome di Dio, le crociate, Francesco volle dimostrare che non esistono confini, né materiali, né culturali. Egli andò in Egitto e volle incontrare il sultano. Papa Francesco ha scritto, nell'enciclica «Fratelli tutti», dedicata al santo di Assisi: «La storia sta dando segni di un ritorno all'indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi (...). E questo ci ricorda che ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti», perché «la giustizia e la solidarietà non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistate ogni giorno».

E Assisi, dagli anni Sessanta, in nome di Francesco, è un simbolo di tutto questo, di questa conquista, giorno dopo giorno; è capitale laica della pace, il luogo in cui si radunano i cortei dei movimenti per la pace. Oggi che la guerra insanguina nuovamente l'Europa, nei giorni in cui la popolazione ucraina è invasa e aggredita senza alcuna giustificazione, in questo tempo più che mai, ha significato far vivere il pensiero di Francesco. Oggi più che mai Francesco interroga chi come noi è chiamato a responsabilità gigantesche, a fare scelte; "Francesco rifiuta la guerra, ogni guerra, soprattutto la guerra santa", come ha scritto in un bellissimo testo Carlo Maria Martini.

Signor Presidente, colleghi, a noi non tocca una celebrazione pagana e anacronistica, né sarà il senso di questa legge; a noi tocca far vivere il suo insegnamento. Non basta pronunciare la parola «pace», ma serve fare tutto il necessario per costruire la pace.

Con questo spirito, votiamo a favore di questo disegno di legge. (Applausi).

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, noi voteremo convintamente a favore di questo disegno di legge. Questa dichiarazione di voto è un'occasione importante anche per lasciare agli atti alcune riflessioni.

Vorrei richiamare in questa sede l'articolo 1 di questo disegno di legge: «La Repubblica, nell'ambito delle finalità di promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica, nonché di valorizzazione e di tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione, a essa attribuite dalla Costituzione, celebra la figura di San Francesco d'Assisi nella ricorrenza dell'ottavo centenario della morte, che cade nell'anno 2026».

Francesco d'Assisi però è stato molto di più: proprio nell'ambito della valorizzazione del suo messaggio e della tutela del patrimonio storico e artistico, vorrei ricordare che questo è anche l'anno in cui è entrata in vigore la riforma costituzionale che ha inserito la tutela dell'ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali in Costituzione. A mio avviso, è uno degli elementi portanti di questo inizio di celebrazioni.

San Francesco d'Assisi - vorrei ricordarlo - non è soltanto il patrono d'Italia, ma è in qualche modo il patrono della natura di questo nostro Paese e degli animali. Questo è ciò che ci ha voluto dire nell'esempio più incredibile, dal punto di vista non solo letterario, ma anche del messaggio evangelico, che è il «Cantico delle creature». Non è un caso che Papa Francesco, che è stato il primo Papa ad assumere il nome di Francesco, abbia iniziato la sua enciclica «Laudato si'» riprendendo con forza quell'esempio, perché per molto tempo, anche nella storia della Chiesa, quel messaggio non è stato ben compreso e non è stato recuperato in pieno. In quell'enciclica papale si è voluto recuperare con forza, fare proprio ed ampliare il messaggio di Francesco d'Assisi e la sua missione evangelica. L'incipit dell'enciclica recita: «"Laudato si', mi' Signore", cantava San Francesco d'Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: "Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba". Questa sorella protesta per il male che le provochiamo». Gli animali, gli esseri viventi e la natura protestano per quello che abbiamo prodotto in questi anni.

Nell'ambito di questo disegno di legge sulle celebrazioni per l'ottavo centenario della morte di San Francesco, non dobbiamo dimenticare il messaggio principale e quindi dobbiamo celebrare non soltanto il percorso, la storia, l'identità e la meraviglia di quei luoghi (dunque l'aspetto culturale e religioso), ma anche uno dei messaggi principali di San Francesco, che ha segnato il tentativo di spostare la visione antropocentrica di allora, che ha continuato in qualche modo a contraddistinguere anche in seguito la dottrina della Chiesa. È stata un'operazione incredibile, per molto tempo ancora dimenticata, ma oggi abbiamo l'occasione, in questi cinque anni di celebrazione, di far rivivere questo messaggio fondamentale che Papa Francesco, con l'enciclica «Laudato si'» ha voluto riprendere con forza, anche con l'assunzione del nome di Francesco, quando è stato eletto Papa.

Ho letto in questi giorni, dopo la marcia Perugia-Assisi, di una sorta di ricostruzione interpretativa della figura di Francesco come soldato. Francesco d'Assisi è stato il combattente per la natura, ma durante la quinta crociata si è recato in Palestina per incontrare il sultano d'Egitto, il nipote di Saladino, non solo per essere testimone di pace, ma per mettere il proprio corpo in gioco per poter costruire un percorso di pace, inaugurando il dialogo tra le principali religioni monoteiste. Non a caso Assisi, per tutti coloro che credono in questi valori, è storicamente il centro di questo spirito.

Mi auguro quindi che nel comitato nazionale dedicato a queste celebrazioni ci sia una grande cura nel fare in modo che questo messaggio sia un elemento costante. In questo momento particolare della nostra storia, con la guerra nel cuore dell'Europa, credo sia importantissimo quello che votiamo oggi, nel senso di recuperare questo grande messaggio di San Francesco d'Assisi, che è un messaggio di pace con gli uomini, contro le guerre e di pace con la natura, perché questo è quello che ci ha voluto dire in tutti questi secoli e questo è il senso del suo messaggio e del suo esempio.

Con queste piccole riflessioni, annuncio il voto favorevole dei senatori della componente LeU-Ecosolidali del Gruppo Misto. (Applausi).

MODENA (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, oggi ci accingiamo ad approvare un atto che, a mio avviso, è importante e porterà dei frutti sicuramente positivi. Avevamo chiesto una legge speciale - chiamiamola così - per Assisi durante il periodo della campagna elettorale della città, e quella richiesta fu accolta dal Governo, che presentò una normativa non attraverso un decreto-legge, ma comunque mediante la sua iniziativa legislativa.

Forza Italia ha seguito e voterà a favore dell'istituzione del comitato e soprattutto delle sue finalità. Consentitemi di ringraziare in modo particolare il relatore, il nostro amico Andrea Cangini, che ha seguito il provvedimento in Commissione, e il collega Saccone, qui al mio fianco, che l'ha seguito all'interno della Commissione bilancio.

Ho ascoltato i colleghi e credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che San Francesco e Assisi fanno parte di noi. Assisi, in modo particolare, è San Francesco; l'Umbria è San Francesco, ma anche l'Italia. San Francesco è infatti il patrono d'Italia e porta quei messaggi cui avete accennato, con riferimento all'ambiente, ma anche al dialogo tra le religioni, poiché preparò da questo punto di vista i tentativi di rapporti interreligiosi sia durante la quinta crociata, sia durante l'assedio di Damietta.

San Francesco, oltre che patrono d'Italia, oltre che essere Assisi e rappresentare tutti i valori che ho già in parte sentito menzionare in quest'Aula, è Umbria: non dobbiamo dimenticare che San Francesco ebbe grande importanza ad Assisi prima di tutto, ma anche in tutta la nostra regione. Voglio ricordare l'episodio del lupo di Gubbio, il fatto che partecipò a una guerra storica fra Perugia e Assisi, nella quale gli assisani persero a Collestrada (faceva parte sicuramente di un pezzo di storia di quel momento). Penso alla città di Foligno e al Ducato di Spoleto, dove il padre faceva il mercante. Penso anche ai luoghi dove ha fatto sicuramente delle opere straordinarie: il primo presepe vivente, ad esempio, è stato realizzato a Greccio, su una strada che porta a Stroncone. Ricordo inoltre che ha pregato in molte parti dell'Umbria: l'Isola Maggiore, l'eremo sul monte Subasio. È stato presente nelle località di Cannara, Bevagna, Bastia Umbra; insomma, in tutta l'Umbria.

Il disegno di legge in esame rappresenta pertanto per noi una serie di valori importanti ed è frutto di una volontà comune delle forze politiche, perché è giusto che sia così in una situazione del genere. Soprattutto, a mio avviso, San Francesco è sicuramente il soggetto a cui possiamo ispirarci ora, sia da un punto di vista laico, sia soprattutto religioso.

È verissimo che quello che ha caratterizzato la sua figura è stata proprio la volontà di andare a promuovere il dialogo tra diverse religioni ed è una delle sue caratteristiche dal punto di vista dell'esperienza storica. È vero che il messaggio francescano ha moltissime sfaccettature ed è vero che - com'è scritto peraltro nel disegno di legge - ha ad oggetto l'ambiente, il dialogo tra le religioni, la pacifica convivenza, ma Francesco, oltre sicuramente al messaggio che ha voluto mandare con il bellissimo «Cantico delle creature», è anche la persona che accolse e abbracciò il lebbroso. Forse questa è una delle lezioni più importanti che possiamo assumere dalla sua storia e dall'insegnamento che ci ha voluto lasciare.

Poi, ovviamente, San Francesco significa arte, turismo e un patrimonio artistico importantissimo. Un collega prima citava Cimabue, Giotto, la Porziuncola e beni artistici di cui giustamente il disegno di legge ha previsto anche il restauro. Siamo favorevoli anche a questo e al fatto che vi sia l'elaborazione di un programma culturale relativo alla vita, all'opera e ai luoghi legati alla figura di San Francesco: una visione completa, a 360 gradi, come del resto dev'essere la celebrazione del patrono d'Italia.

Quindi, con soddisfazione, ringrazio anche il Gruppo che mi ha dato la possibilità di fare la dichiarazione di voto, che non può che essere convintamente favorevole per il comitato per San Francesco e quindi per Assisi, l'Umbria tutta e la nostra Italia. (Applausi).

ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, Governo, rivolgo un ringraziamento ai relatori, il senatore Nencini e il senatore Cangini, e al Governo, nella persona del nostro sottosegretario Lucia Borgonzoni, per avermi coinvolta come parte attiva in questo percorso, quale parlamentare umbro. Ringrazio la presidente Donatella Tesei: insieme a lei abbiamo seguito con attenzione tutto l'iter di questo disegno di legge che ha portato avanti fino ad oggi e va a confermare che, da quando siamo stati eletti, ci stiamo spendendo per la valorizzazione del nostro territorio. Questo disegno di legge è molto importante anche in questa chiave.

Ci accingiamo a votare oggi un provvedimento che arriva dopo un percorso condiviso con tutti gli attori coinvolti, fatto di confronti, riunioni e proposte. Siamo riusciti ad arrivare a una sintesi in maniera molto rapida, grazie alla collaborazione fattiva di ogni componente politica, religiosa, spirituale ed istituzionale. Permettetemi di esprimere grande soddisfazione per l'accoglimento in Commissione degli emendamenti presentati, che nelle attività celebrative rafforzano la presenza del territorio che ha visto nascere e crescere San Francesco.

L'Umbria è una terra che ha dato i natali a molti santi e che è profondamente legata alle sue radici culturali e cristiane, in particolare alla figura di San Francesco. (Applausi). È vero che San Francesco è il patrono d'Italia e non rappresenta solo Assisi o l'Umbria, ma come umbri siamo orgogliosi che sia nato e abbia vissuto nella nostra Regione. Siamo orgogliosi di trovare le sue tracce nelle tante località che Francesco ha toccato nel suo cammino e che ha elencato la nostra collega, ma siamo consapevoli che la sua eredità spirituale e il suo messaggio non ci appartengono. Il messaggio francescano è infatti un vero patrimonio dell'umanità, talmente attuale da inserirlo nel disegno di legge in esame. Un provvedimento che all'articolo 1 recita che la Repubblica celebra la figura di San Francesco d'Assisi nella ricorrenza dell'ottavo centenario della morte non può che incontrare la nostra approvazione, perché celebrare Francesco vuol dire riconoscere il valore delle nostre radici, del nostro patrimonio storico e culturale; vuol dire lasciarlo in eredità alle generazioni future e condividerlo con il resto del mondo. Non dimentichiamo, infatti, che la figura di San Francesco è nota e amata anche all'estero.

Il disegno di legge prevede l'istituzione del comitato nazionale, con il compito di elaborare un programma culturale relativo alla vita, all'opera e ai luoghi legati alla figura del santo, comprensivo di attività di restauro di cose sottoposte a tutela dei beni culturali e del paesaggio, nonché attività di ricerca, editoriali, formative, espositive e di organizzazione e gestione di manifestazioni in ambito culturale, storico, letterario, scientifico e artistico di elevato valore. Tutto ciò in una prospettiva moderna come moderna è la figura di Francesco. Una prospettiva di internazionalizzazione, di promozione turistica e di innovazione tecnologica, ma soprattutto, come accennato, focalizzando l'attenzione sugli aspetti del messaggio francescano riguardanti il rispetto e la cura dell'ambiente, il dialogo tra le religioni e la pacifica convivenza tra i popoli.

Un messaggio attuale, oggi più che mai in questo momento storico; una figura a cui votarsi con fede autentica, nella speranza che la sua protezione possa avvolgere tutti i popoli, oggi tormentati da eventi ai quali mai ci saremmo aspettati di assistere e di vivere. (Applausi).

Tra le finalità, la principale sarà quella di divulgare in Italia e all'estero la conoscenza del pensiero e dell'opera dell'uomo e del santo, che ha saputo lasciare una traccia indelebile nel suo cammino. Tutto ciò sarà possibile anche attraverso il coinvolgimento dei settori della formazione scolastica, dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, dell'università e della ricerca; ma il comitato avrà anche il compito di elaborare programmi volti a promuovere attività culturali connesse alla celebrazione coinvolgendo enti pubblici o privati di comprovata esperienza.

Altra importante funzione sarà quella di predisporre programmi tesi a favorire processi di sviluppo culturale nel territorio, di valorizzazione e promozione turistica dei luoghi e dei cammini francescani e di promozione commerciale in ambito culturale connessi alla celebrazione.

Da ultimo - ma non per importanza - vi saranno rilevanti pubblicazioni editoriali di indubbio valore storico e culturale.

Alla luce di quanto sopra esposto, dichiaro il voto favorevole dei senatori del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo D'Azione al provvedimento all'attenzione dell'Assemblea. (Applausi).

PAVANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAVANELLI (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei ringraziare il Governo e tutta la Commissione istruzione pubblica, beni culturali per l'esame di questo disegno di legge ora all'approvazione dell'Assemblea.

Celebrare la figura di San Francesco d'Assisi in occasione dell'ottavo centenario della sua morte, che cadrà nel 2026, ha un valore che va molto oltre la semplice commemorazione storica.

La figura di Francesco investe la spiritualità e la fede, oltrepassando il sentimento religioso. Lo dico da cittadina dell'Umbria, la terra che forse più di ogni altra avverte il legame profondo con la figura di Francesco; ma lo dico da cittadina italiana e del mondo, visto il riflesso straordinario che la luce del suo pensiero ha trasmesso e continua a trasmettere da quasi ottocento anni all'intera umanità.

Oggi più che mai abbiamo il bisogno concreto, la necessità viva di confrontarci con quello che è stato uno dei più grandi intellettuali della storia umana.

La pandemia, prima, e la guerra, poi, rappresentano fenomeni globali, che mai come oggi ci interrogano sul futuro della nostra comunità.

Cosa possiamo fare davanti alle sofferenze che ricadono in maniera così pesante sui nostri fratelli?

E ancora: come possiamo ripensare il nostro rapporto con il pianeta e con coloro che con noi lo condividono? Il pensiero di Francesco e la sua stessa storia personale ci costringono a fare i conti con tutto questo, con i nostri fallimenti e con il lavoro per costruire un futuro migliore. Il suo pensiero ci insegna altresì l'importanza della cooperazione umana e della solidarietà globale, ricordandoci la relazione intima e profonda tra l'uomo e la natura. Questo è uno degli aspetti più autentici e, al tempo stesso, più rivoluzionari del pensiero di Francesco: il pianeta ci precede e ci è stato dato, non siamo padroni della Terra, ma semplici amministratori. (Applausi).

Le distorsioni di un modello economico che pone il denaro al centro di tutto e le degenerazioni dell'agire umano, come la guerra, nascono proprio dal presupposto falso che siamo proprietari della Terra e dunque possiamo sfruttarla per i nostri interessi e la nostra crescita. Ebbene, Francesco ci dice l'esatto opposto e ci ricorda le nostre responsabilità verso gli altri e verso il mondo. Oggi la natura soffre e ci avverte che ci stiamo avvicinando a soglie pericolose. La guerra procede spedita e non è lontana dal punto di non ritorno. Abbiamo ancora la possibilità di sistemare gli errori del passato e dirigerci verso un nuovo orizzonte di pace e verso un modello di progresso più solidale, sostenibile ed inclusivo. Bisogna però fare presto. Sono questi i valori che ispirano ogni giorno l'agire della forza politica che rappresento, il MoVimento 5 Stelle. Non è un caso che la nostra data di nascita sia proprio il 4 ottobre, giorno del patrono d'Italia e delle celebrazioni di San Francesco d'Assisi. (Applausi).

A Francesco, con umiltà, ci ispiriamo quando diciamo che nessuno deve rimanere indietro, quando affermiamo che è necessario lavorare insieme e sognare in grande per ideare un nuovo mondo in cui la guerra, la disoccupazione, la povertà, le disuguaglianze, la fame e l'esclusione dall'assistenza sanitaria necessaria non siano più un destino con cui fare i conti, ma un ricordo del passato.

Tutto questo e molto altro ci insegna San Francesco d'Assisi. Per questo, a nome nel MoVimento 5 Stelle, annuncio il voto favorevole al provvedimento e il pieno appoggio al percorso di celebrazione per l'ottavo centenario della sua morte, che vedrà coinvolte Assisi, l'Umbria e l'Italia intera, come è giusto che sia. (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BINETTI (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio).

BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, attendo un secondo prima di iniziare il mio intervento, affinché ci sia silenzio.

PRESIDENTE. La invito a procedere, senatrice Binetti, gli interventi di fine seduta non presuppongono l'attenzione dei colleghi.

BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, vorrei sollecitare la risposta ad alcune interrogazioni, che hanno ad oggetto l'università. Concretamente abbiamo votato, alcuni giorni fa, un disegno di legge che consente agli studenti, in modo del tutto innovativo, di potersi iscrivere a due corsi di laurea contemporaneamente, immaginando in questo una serie di opportunità che si aprono agli studenti stessi. Peccato però che a questa riforma non abbiano corrisposto perlomeno altre due riforme, che sarebbero state auspicabili. (Brusio. Richiami del Presidente). La prima riguarda i modelli di selezione dei docenti: sono riportati in questi giorni sulla stampa alcuni scandali che riguardano i concorsi e le dinamiche concorsuali. L'altra riforma riguarda la specificità dei processi formativi degli studenti, perché sono in corso di svolgimento alcuni concorsi, con modalità ambigue di formulare i criteri di iscrizione, per cui, ad esempio, per quanto riguarda la facoltà di medicina e in particolare il settore MED/48, l'ambiguità della formulazione renderebbe possibile partecipare a concorsi che sono specificatamente dedicati a professionisti provenienti dal mondo delle professioni sanitarie, anche a persone che hanno altri profili professionali.

A me dispiace molto, signor Presidente, che lei non abbia voluto accogliere il mio desiderio di maggiore attenzione e concentrazione, perché lei sa meglio di me che il discorso sull'università, la ricerca, lo sviluppo e la formazione costituisce quasi il quarto asse del PNRR, ossia quel contesto di sviluppo del futuro del Paese che passa necessariamente per un'attività di ricerca e di formazione coerente con questi valori. Chiedo quindi che ci sia una risposta adeguata e pronta da parte del ministro Messa a interrogazioni che ormai si stanno accumulando con eccessiva concentrazione e potrebbero significare un eccesso di disinteresse su punti concreti, che riguardano la nostra vita accademica.

MAUTONE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAUTONE (M5S). Signor Presidente, nel progetto «Mom, I see war», che reputo estremamente significativo e commovente, i bambini ucraini disegnano gli orrori della guerra. Le tante immagini di morte e di sangue che riempiono tristemente i disegni dei bambini ucraini fotografano fedelmente le tragedie, i dolori, le atrocità e lo squallore della guerra che ha sconvolto la loro terra natia e le loro vite. Gli orrori della guerra, visti attraverso gli occhi tristi, quasi increduli, dei bambini, testimoni innocenti di una tragedia immane e assurda, coincidono perfettamente con le atrocità delle immagini televisive. Si tratta di disegni realizzati nei rifugi sotterranei, mentre cadevano le bombe, o nelle dimore temporanee, trovate nei Paesi come il nostro, che li hanno accolti e ospitati a braccia aperte e col cuore in mano. Sono bambini stremati, stanchi, che sfuggono sotto le bombe dal loro Paese e dalle loro città distrutte e divorate dai bombardamenti e dalle fiamme. Sono disegni di morte e di sangue che scorre nelle strade, di fucili e di cannoni sempre pronti a sparare, tutti fatti dai bambini, spesso separati dai loro genitori, per salvarli dalla morte. Il rosso è il colore dominante in questi disegni, tutti percorsi da una vena di profonda tristezza, ma anche da una luce di speranza.

Questi disegni raccolti dal progetto «Mom, I see war» (Mamma, io vedo la guerra) danno, in modo crudele ma reale, l'immagine della tristezza e delle sofferenze viste attraverso gli occhi innocenti, semplici e incolpevoli dei bambini. Questi flash hanno un profondo significato: rompere silenzi e condividere rabbia e dolore. Bambini coraggiosi e forti nell'animo, capaci di comunicare meglio attraverso i loro disegni il loro stato d'animo, le loro emozioni sincere ed autentiche.

Signor Presidente, il progetto di cui sopra chiede a tutti i bambini del mondo di condividere questi disegni e il dolore che essi rappresentano, di rompere il silenzio e pensare che i bambini della comunità internazionale li sostengono in questi momenti difficili e bui; raccogliere i fondi necessari per aiutare chi è in condizioni di estrema difficoltà. Questa è la grande speranza di questo progetto: ricostruire un puzzle sofferto, triste, ma reale, attraverso gli occhi e la sensibilità dei bambini. «Peace not war» (Pace e non guerra), «God, save Ukraine» (Dio, salva l'Ucraina) sono solo alcune delle frasi più significative che si ripetono nei disegni e nelle immagini. La speranza dei bambini e di tutto il popolo ucraino è che tutto il mondo possa vedere ciò che sta vivendo un popolo che la follia lucida e l'esaltazione vogliono annientare. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 10 maggio 2022

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 10 maggio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,08).

Allegato A

MOZIONI

Mozioni sulla Conferenza sul futuro dell'Europa

(1-00473) (testo 2) (26 aprile 2022)

Alfieri, Taverna, Castellone, Malpezzi, De Petris, Garavini, Unterberger, Casini, Stefano, Ferrara, Zanda, Nocerino, Porta. -

Ritirata

            Il Senato,

                    premesso che:

            il 9 maggio 2022, in occasione dell'anniversario della dichiarazione Schuman, la Conferenza sul futuro dell'Europa concluderà i suoi lavori;

            la conferenza ha rappresentato il primo grande dibattito civico su scala continentale con il coinvolgimento del Parlamento europeo, dei parlamenti nazionali, dei governi degli Stati membri, della Commissione europea, a fianco di rappresentanti dei cittadini, un terzo dei quali giovani, delle autorità e dei governi regionali, delle parti sociali e di molteplici organizzazioni della società civile;

            i lavori della conferenza sono stati caratterizzati da un'ampia consultazione dei cittadini che si è realizzata a livello sia europeo sia nazionale;

            le raccomandazioni prodotte dai panel dei cittadini europei, di quelli nazionali (e fra questi quello italiano) ed i contributi raccolti attraverso lo strumento dalla piattaforma digitale multilingue (che ha favorito l'accesso di tutti i cittadini dei Paesi europei a questo ambizioso esperimento di democrazia partecipativa) sono stati oggetto di dibattito e confronto nell'ambito di 9 gruppi di lavoro tematici: "Cambiamento climatico e ambiente", "Salute", "Un'economia più forte, giustizia sociale e occupazione", "L'Unione europea nel mondo", "Valori e diritti, Stato di diritto, sicurezza", "Trasformazione digitale", "Democrazia europea", "Migrazione" e "Istruzione, gioventù e sport";

            i gruppi si sono riuniti il 22 ottobre e il 17 dicembre 2021, il 21 gennaio, l'11 marzo, il 25 marzo e, da ultimo, il 7 aprile 2022 in vista dell'elaborazione di una lista di proposte consolidate da sottoporre all'approvazione della sessione plenaria della conferenza di fine aprile;

                    considerato che:

            dai contributi dei panel dei cittadini è emersa la consapevolezza che il futuro dell'Europa richiede iniziative che possono essere sviluppate, nel rispetto del principio di sussidiarietà, meglio a livello dell'Unione europea piuttosto che a livello nazionale;

            le sfide poste dalla perdurante emergenza pandemica e ora dal conflitto in Ucraina hanno reso evidente la necessità di una più efficace azione dell'Unione europea, a difesa dei suoi valori fondamentali;

            le proposte elaborate dai gruppi di lavoro che la plenaria della conferenza esaminerà a fine aprile prospettano non solo la ridefinizione di alcune politiche e normative europee ma anche modifiche ai trattati vigenti (segnatamente in materia di politica estera e di difesa, tutela dei diritti e protezione della salute pubblica),

                    impegna il Governo:

            1) a promuovere una maggiore cooperazione interparlamentare tra il Parlamento europeo ed i parlamenti nazionali ed un maggior dialogo tra le istituzioni ed i cittadini;

            2) a informare il Parlamento circa gli esiti della Conferenza, aggiornandolo costantemente sulle iniziative che si intenderà porre in essere per dare seguito alle conclusioni adottate, garantendo una costante interlocuzione con le competenti Commissioni parlamentari, nonché assicurando un pieno coinvolgimento delle autonomie territoriali;

            3) a sostenere, in linea con il ruolo storicamente svolto dall'Italia sin dall'avvio del processo di integrazione pacifica dell'Europa, gli esiti della conferenza e a farsi promotore di tutte le iniziative di riforma ispirate dalla consultazione dei cittadini e delle istituzioni, utilizzando tutte le potenzialità degli attuali Trattati ivi inclusa la possibilità di avviare una procedura di revisione ordinaria, al fine di rivedere le procedure decisionali per consentire una risposta tempestiva e coordinata ed una migliore gestione delle crisi, attraverso la convocazione di una convenzione cui partecipino anche rappresentanti dei parlamenti nazionali come previsto dall'articolo 48 del Trattato sull'Unione europea.

(1-00480) (26 aprile 2022)

Ciriani, Rauti, Balboni, Barbaro, Calandrini, de Bertoldi, De Carlo, Drago, Fazzolari, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Malan, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini. -

Respinta

            Il Senato,

                    premesso che:

            la Conferenza sul futuro dell'Europa è un'iniziativa congiunta del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione per ascoltare la voce dei cittadini europei, consentendo loro di esprimersi sul futuro dell'Europa, attraverso una serie di discussioni e dibattiti;

            i Presidenti dei tre organismi si sono assunti l'impegno di ascoltare la voce degli europei e dare seguito, nell'ambito delle rispettive competenze, alle raccomandazioni scaturite dalla conferenza;

            l'intenzione era quella di offrire ai cittadini di tutta Europa la possibilità di condividere le loro idee tramite una piattaforma digitale ma anche attraverso eventi a livello europeo, nazionale, regionale e locale sulle sfide e le priorità dell'Europa;

            entro i primi di maggio 2022 la conferenza concluderà i lavori, fornendo a orientamenti sul futuro dell'Europa;

            la Conferenza sul futuro dell'Europa voleva rappresentare un esperimento di esercizio di democrazia partecipativa che purtroppo ha mostrato molte ombre e dubbi sulla percorribilità a livello istituzionale delle proposte pervenute;

                    considerato che:

            le modalità di consultazione e di lavoro dei cittadini, suddivisi in panel, hanno suscitato lamentele e perplessità, condivise anche da molti eurodeputati, parlamentari e membri dei governi nazionali che hanno rilevato anche la scarsa attenzione alle procedure e l'impossibilità di verifica che i partecipanti collegati on line seguissero davvero i lavori;

            i cittadini partecipanti sono stati selezionati in modo casuale da una società di sondaggi indipendente, la "Kantar Belgium SA": 200 cittadini per ogni panel di cui 22 italiani per un totale di 800 cittadini europei, di cui 80 (20 per ogni panel) sono i rappresentanti nella riunione plenaria;

            i panel tengono conto dei contributi raccolti attraverso la piattaforma digitale multilingue e alimentano i lavori della sessione plenaria della conferenza mediante la formulazione di una serie di raccomandazioni a cui l'Unione dovrà dare seguito;

            dubbi sono stati avanzati dai delegati della cittadinanza in merito alla mancanza di trasparenza nella procedura in base alla quale il corpus delle conclusioni dovrebbe basarsi sul consenso di tutte le componenti della plenaria, senza procedere ad alcuna votazione, non essendo, peraltro, chiaro in che modo, cui si è aggiunto il timore di molti di venire estromessi, di fatto, dal processo che trasformerà le idee dei panel in proposte concrete;

            tutto ciò mina sensibilmente la credibilità della Conferenza stessa,

                    impegna il Governo:

            1) a sostenere un nuovo sistema basato su un modello confederale, con Stati sovrani che, sulla base di un trattato di diritto internazionale, si uniscano dando vita a un soggetto di diritto internazionale fondato sull'accordo dei partecipanti: all'interno della Confederazione restano intatte la sovranità e l'indipendenza dei singoli Stati, i cui rapporti reciproci sono regolati sia dal diritto internazionale che dal diritto derivato emanato dagli organi comuni;

            2) ad individuare gli ambiti di intervento che siano riservati alle istituzioni sovranazionali quali sicurezza, difesa, politica estera e geopolitica, politica commerciale, politica migratoria e demografica, crisi pandemiche e calamità naturali;

            3) ad inserire, nel nuovo patto confederale, chiari riferimenti al processo di edificazione della civiltà europea, alle radici culturali classiche e giudaico-cristiane, al diritto romano, alla filosofia greca.

(1-00481) (26 aprile 2022)

Tosato, Bernini, Candiani, Giammanco, Simone Bossi, De Siano, Casolati, Cesaro, Vono. -

Ritirata

            Il Senato,

                    premesso che:

            la "Conferenza sul futuro dell'Europa" si è svolta tramite una serie di dibattiti e discussioni, avviati su iniziativa dei cittadini e della società civile, che ha coinvolto le autorità europee, nazionali, regionali e locali, con lo scopo di condividere idee e proposte per migliorare il funzionamento dell'Unione europea;

            il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea si sono impegnati ad ascoltare la voce dei cittadini europei e a dare seguito, nell'ambito delle rispettive competenze, alle raccomandazioni formulate dagli stessi all'interno dei panel europei e nazionali;

            le idee e i contributi raccolti sulla piattaforma digitale multilingue hanno riguardato 9 argomenti principali: "Cambiamento climatico e ambiente", "Salute", "Un'economia più forte, giustizia sociale e occupazione", "L'Unione europea nel mondo", "Valori e diritti, Stato di diritto, sicurezza", "Trasformazione digitale", "Democrazia europea", "Migrazione" e "Istruzione, gioventù e sport";

            la sessione finale della plenaria della conferenza è prevista per il 29-30 aprile a Strasburgo; in quell'occasione le proposte dovrebbero essere approvate dalla plenaria su base consensuale. Il comitato esecutivo includerà tali proposte nella relazione finale della conferenza; la relazione sarà trasmessa ai presidenti delle istituzioni europee il 9 maggio a Strasburgo, in occasione della cerimonia di chiusura della conferenza;

            considerando che:

            sul piano ambientale, con il green deal, l'Unione europea si è impegnata a raggiungere l'obiettivo di neutralità climatica al 2050 e la nuova legge UE sul clima entrata in vigore a luglio 2021 rappresenta lo strumento che trasforma tale l'impegno politico in obbligo vincolante: è necessario prevedere risorse adeguate evitare che il piano europeo si tramuti esclusivamente in un finanziamento a perdere della transizione energetica dei Paesi maggiormente inquinanti e un onere eccessivo per gli altri Paesi, in particolare per il comparto industriale dell'Italia, sottolineando altresì come il percorso di transizione ecologica debba essere necessariamente sostenibile sotto un punto di vista economico e sociale;

            l'energia nucleare è stata inserita dalla Commissione europea nella tassonomia, riconoscendola quindi come una tecnologia sostenibile per il raggiungimento di obiettivi ambientali, e l'Agenzia internazionale per l'energia (IEA) ha evidenziato che per il raggiungimento dell'obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 sarà necessario incrementare la quota di energia nucleare a livello globale;

            l'Italia è uno dei Paesi messo maggiormente in difficoltà dalla recente crisi in Ucraina che ha messo in evidenza la necessità di avere un sistema energetico nazionale sicuro, stabile e indipendente anche supportando il recupero del gap tecnologico e il know how avanzato sul nucleare di ultima generazione, attraverso collaborazioni, attività di cooperazione, scambi di personale scientifico, progetti internazionali e europei, rafforzando le istituzioni che operano per la sicurezza nucleare e la radioprotezione;

            per quanto concerne la sanità si evidenzia la necessità di prevedere una cooperazione più efficiente fra gli Stati membri e le istituzioni a livello della UE, al fine di affrontare le nuove sfide sanitarie comuni e garantire a tutti una vita lunga e sana. L'invecchiamento e l'aumento di malattie croniche come cancro, diabete, malattie cardiache e malattie del cervello, che richiedono diversi tipi di trattamento, stanno aumentando i costi a livelli potenzialmente insostenibili, con il rischio di un accesso diseguale alle cure per le persone in tutta l'Unione europea;

            l'obiettivo è sviluppare a livello comunitario una migliore diagnostica e terapie più efficaci, utilizzando approcci di medicina personalizzata al fine di migliorare l'assistenza sanitaria e il benessere e adottare tecnologie sanitarie innovative, come quelle digitali; è necessario, invero, adottare delle azioni comuni volte a proteggere e migliorare la salute dei cittadini della UE, sostenere la modernizzazione dell'infrastruttura sanitaria, migliorare l'efficienza dei sistemi sanitari europei, rafforzare le misure di preparazione e risposta alle minacce per la salute a carattere transfrontaliero;

            tra i principali temi vi è quello della lotta contro il cancro, considerato che il cancro, seconda causa di mortalità nei Paesi UE, è tra i principali fattori di morte prematura nell'Unione. Questa patologia incide non solo sulla salute e sul benessere dei singoli individui ma anche sui sistemi sanitari e sociali, sui bilanci pubblici nonché sulla produttività e sulla crescita dell'economia, che comprende una forza lavoro in salute;

            inoltre, è indispensabile prevedere, nell'ambito delle misure volte a migliorare insieme i sistemi sanitari e assistenziali, lo stanziamento di fondi volti ad assicurare per tutti l'accesso all'assistenza nel campo della salute mentale, indipendentemente dal reddito e dall'età, soprattutto in considerazione dell'impatto sulla popolazione, ed in particolare sui giovani, che ha avuto l'epidemia da COVID-19; altro tema fondamentale è quello della ricerca: devono essere aumentati gli investimenti al fine di promuovere e sostenere l'innovazione e la ricerca in ambito sanitario specie rispetto allo studio di tecnologie biomediche innovative;

            le discussioni hanno dato ampio risalto alla tutela dei diritti delle persone con disabilità; risulta essenziale prevedere il pieno e uguale godimento di tutti i diritti e di tutte le libertà da parte delle persone con disabilità, adottando misure concrete volte a promuovere, tra l'altro, l'accessibilità universale degli spazi e degli edifici, l'inclusione lavorativa e la partecipazione attiva alla vita politica e sociale, in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia con legge 3 marzo 2009, n. 18;

            la ripresa economica è uno dei temi che ha registrato la più alta partecipazione sulla piattaforma, viste le recenti difficoltà causate dalla crisi pandemica e dalle tensioni geopolitiche;

            risulta pertanto fondamentale avviare un dibattito al fine di delineare un ripensamento dei parametri di convergenza stabiliti dal Trattato di Maastricht, e al contempo prevedere l'esclusione degli investimenti produttivi e quelli per la messa in sicurezza del territorio, ovvero degli investimenti infrastrutturali, di quelli in favore della crescita demografica e riguardanti la tematica ambientale, dal computo dei parametri utili al pareggio di bilancio e del rapporto tra deficit e PIL, al fine di permettere, anche ai Paesi che devono perseguire la ristrutturazione del debito, di rilanciare l'economia investendo in settori strategici; si ritiene importante prevedere una messa a regime della capacità d'indebitamento del bilancio europeo per finanziare le spese pubbliche decise a livello comunitario, e al contempo sviluppare un percorso che porti ad un nuovo piano economico comune finalizzato a contenere i prezzi dell'energia e delle materie prime;

            appare essenziale la necessità di ricercare una maggiore armonizzazione fiscale tra i Paesi europei. La frammentazione economica tra gli Stati membri sul piano fiscale rappresenta un elemento da correggere poiché crea distorsioni ed avvantaggia alcuni Stati rispetto ad altri, che possono diversificare le linee di politica economica in senso più vantaggioso rispetto ad altri; è necessario pertanto procedere ad armonizzare, fin dove possibile, le aliquote fiscali, rendendole comuni e permettendo così una parità di trattamento tra cittadini e imprese in Unione europea;

            numerosi contributi nell'ambito del tema "L'UE nel mondo" chiedono all'Unione di rafforzare il suo ruolo di attore globale, in particolare alla luce delle sfide globali e sulla scena internazionale; il processo decisionale della UE viene infatti considerato lento e piuttosto inefficace quando si tratta di agire rapidamente in risposta a una sfida immediata;

            i contributori sulla piattaforma hanno discusso del parere secondo cui l'Unione europea dovrebbe elaborare una strategia in materia di investimenti esteri per contrastare l'influenza della Cina a livello mondiale, in particolare nei Paesi in via di sviluppo; al contempo risulta fondamentale sviluppare politiche comunitarie coraggiose che proteggano le nostre imprese dagli attacchi predatori provenienti da determinati Paesi extraeuropei;

            un tema estremamente dibattuto è stato quello relativo alla necessità di rafforzare il potere di coercizione dell'Unione, anche tramite un rafforzamento dello strumento militare. Nei dibattiti sul tema sono emerse opinioni divergenti riguardo alla creazione di un esercito europeo, che rischia di sovrapporsi alla struttura dell'Alleanza atlantica. Appare al contempo urgente selezione nuovi progetti per la difesa da attivare e dei consorzi cui partecipare, o dei quali promuovere l'aggregazione, in funzione dell'interesse, nazionale ed europeo, a conservare ed accrescere le capacità industriali e tecnologiche;

            numerose opinioni emerse in sede di dibattito chiedono partenariati bilaterali più forti tra i singoli Stati membri e i Paesi dell'Africa al fine di affrontare questioni legate alla migrazione; vengono sollevate preoccupazioni in merito ai rischi, causati dai flussi migratori extraeuropei, di tenuta della civiltà europea e della stabilità politica; numerosi partecipanti hanno inoltre posto l'attenzione sul ricorso alla migrazione illegale come arma;

            si ritiene pertanto importante contrastare in ogni modo possibile il traffico di esseri umani, e porre in cima alle varie riforme in materia di immigrazione e sicurezza il principio del disincentivo alla partenza come priorità per l'approccio a tale materia; è utile conseguentemente sostenere la creazione nei Paesi di transito e partenza di appositi centri in cui avviare gli immigrati al fine verificare subito l'eventuale sussistenza dei requisiti richiesti per essere ammessi alla concessione del diritto d'asilo e impegnarsi in ambito europeo all'effettivo rispetto della direttiva sui rimpatri e degli accordi di riammissione stipulati anche a livello comunitario sostenendo una loro implementazione;

            nei vari panel si è inoltre discusso il concetto di valori europei in quanto principi guida; risulta pertanto essenziale riscoprire i principi cardine della civiltà europea, basata su radici classiche e giudaico-cristiane, e sviluppare un percorso articolato attorno al riconoscimento della diversità e della complementarità dell'altro come valore essenziale per la stabilità della vita comunitaria; va evitato altresì l'uso di qualsiasi forma di condizionalità economica e politica, basata sull'imposizione di un modello sociale transnazionale confliggente con i riferimenti valoriali e culturali dei singoli Stati membri, affinché l'Unione non si trasformi in uno strumento di ricatto politico e ingerenza sproporzionata nella sfera degli interessi nazionali dei singoli Stati membri;

            anche il settore dell'agroalimentare e dell'enogastronomia può essere considerato un elemento fondante dei sistemi valoriali europei, riconoscendo la tutela e la diffusione di modelli alimentari che, basati sui principi della dieta mediterranea, assicurino attraverso l'utilizzo di un'etichetta di origine la qualità e la sicurezza degli alimenti, come unica e valida alternativa a modelli basati su sistemi di etichettatura a semaforo, come il "nutriscore", fuorvianti per i consumatori finali, e salvaguardando le eccellenze agroalimentari fondate sulla biodiversità; a tal fine risulta pertanto essenziale tutelare i produttori e le imprese nazionali dell'intero settore agroalimentare, della pesca a dell'enogastronomia, superando definitivamente criteri restrittivi basati su aspetti quantitativi, puntando invece sulla ricerca della sempre maggiore qualità ed eccellenza;

            molti eventi organizzati nel quadro della conferenza hanno avuto come focus la "democrazia europea", per consentire una valutazione sul futuro del sistema democratico della UE; sul tema è importante promuovere il rafforzamento della legittimazione democratica delle istituzioni europee proponendo l'attribuzione al Parlamento europeo, unico organo eletto a suffragio universale diretto, anche del potere di iniziativa legislativa, garantire maggiore trasparenza per quanto riguarda l'azione della Commissione europea in tale ambito e al contempo prevedere meccanismi di elezione diretta del Presidente della Commissione; in un'ottica di avvicinamento dei cittadini, e per generare un rinnovato sentimento di appartenenza, alle istituzioni europee, è altresì necessario sostenere una politica di decentramento degli organismi comunitari, prevedendo un maggior ruolo e una capillare distribuzione anche delle Agenzie europee, in grado di esaltare le peculiarità di ogni singolo Stato membro, a partire dall'assegnazione a Roma dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione e la cultura,

            impegna il Governo a promuovere in tutte le sedi competenti processi di partecipazione democratica dei cittadini europei, volti a consentire una più attiva e costruttiva partecipazione alle scelte politiche del corpo elettorale, con particolare riguardo alle giovani generazioni, anche attraverso iniziative di riforma dei Trattati, che possano riscoprire gli obiettivi che erano stati fissati alla nascita del progetto politico europeo.

ORDINE DEL GIORNO

G1

Castellone, Tosato, Bernini, De Petris, Malpezzi, Faraone, Unterberger, Alfieri, Taverna

Approvato

Il Senato,

            in vista dei lavori conclusivi della Conferenza sul futuro dell'Europa previsti il prossimo 9 maggio 2022, anniversario della Dichiarazione di Schuman;

            alla luce del lavoro svolto, che ha posto particolare attenzione su:

        piano ambientale: con il green deal l'Unione europea si è impegnata a raggiungere l'obiettivo di neutralità climatica al 2050; questo ambizioso processo di transizione ecologica dovrà garantire piena sostenibilità economica e sociale, promuovere nuovi investimenti sulle energie rinnovabili, creare una comune piattaforma europea di approvvigionamento e, alla luce del mutato e delicato scenario internazionale, favorire investimenti in ricerca e sviluppo nel campo dell'energia sostenibile e duratura;

        piano sanitario: necessità di prevedere una cooperazione più efficiente fra gli Stati membri e le istituzioni comunitarie al fine di affrontare le nuove sfide sanitarie comuni correlate all'invecchiamento della popolazione, all'aumento di malattie croniche e alle minacce globali, scongiurando, attraverso la modernizzazione dei sistemi sanitari, il rischio di un accesso diseguale dei cittadini europei, in particolare dei disabili e dei soggetti più fragili, alle cure;

        piano economico e fiscale: necessità di ripensare il modello di governance economica e fiscale dell'UE, con l'obiettivo di continuare a garantire, nonostante le tensioni geopolitiche in atto, crescita e coesione sociale, attraverso: il rafforzamento della capacità d'indebitamento del bilancio europeo per finanziare investimenti in settori strategici; la revisione delle regole del Patto di stabilità e crescita; politiche di contenimento dei prezzi dell'energia e delle materie prime; una maggiore armonizzazione fiscale finalizzata alla parità di trattamento tra cittadini e imprese nell'UE;

        piano della difesa europea: necessità di rafforzare una politica comune per la difesa attraverso investimenti strategici che rendano più efficiente e moderno lo strumento militare europeo, selezionando nuovi progetti per la difesa e individuando consorzi cui partecipare, o dei quali promuovere l'aggregazione, in funzione dell'interesse nazionale ed europeo per conservare ed accrescere le capacità industriali e tecnologiche del settore. Il tutto al fine di promuovere una reale capacità dell'Unione europea come attore globale in grado di confrontarsi col nuovo contesto internazionale;

        piano agroalimentare: necessità di promuovere politiche di valorizzazione delle eccellenze agroalimentari basate sulla biodiversità e su modelli alimentari riconducibili ai principi della dieta mediterranea. Al fine di tutelare i produttori e le imprese nazionali dell'intero settore agroalimentare, della pesca e dell'enogastronomia, superando i criteri restrittivi basati su aspetti quantitativi e puntando sulla ricerca di una sempre maggiore qualità;

        piano delle politiche migratorie: necessità di superare il Regolamento di Dublino in un'ottica di una più equa condivisione di responsabilità tra tutti i Paesi europei; sviluppare nuovi partenariati con i Paesi africani aumentando gli investimenti dell'Unione europea di cooperazione economica nell'area anche al fine di contrastare il fenomeno della tratta di esseri umani;

        considerato che:

            molti eventi organizzati nell'ambito della Conferenza hanno messo in evidenza l'esigenza di rafforzare 1a legittimazione democratica delle istituzioni europee attraverso: l'attribuzione al Parlamento europeo - unico organo eletto a suffragio universale - anche del potere d'iniziativa legislativa; l'individuazione di meccanismi per l'elezione diretta del Presidente della Commissione; l'individuazione per le elezioni europee di un modello di voto uniforme per tutti gli Stati membri; la promozione di iniziative di sensibilizzazione volte a generare un rinnovato sentimento di appartenenza alle istituzioni europee; il sostegno al decentramento degli organismi comunitari,

        impegna il Governo:

            a promuovere una maggiore cooperazione interparlamentare tra il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali;

            a informare il Parlamento circa gli esiti della Conferenza, aggiornandolo costantemente sulle iniziative che si intenderanno porre in essere per dare seguito alle conclusioni adottate, garantendo una costante interlocuzione con le competenti Commissioni parlamentari, nonché assicurando un pieno coinvolgimento delle autonomie territoriali;

            a promuovere le proposte di cui in premessa, emerse dalla Conferenza, per rafforzare l'azione dell'Unione europea, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, utilizzando tutte le potenzialità degli attuali Trattati, ivi inclusa la possibilità di avviare una procedura di revisione ordinaria, attraverso la convocazione di una convenzione cui partecipino anche rappresentanti dei Parlamenti nazionali (articolo 48 del Trattato sull'Unione europea) al fine di consentire una risposta tempestiva e coordinata per una migliore gestione delle crisi.

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Modifica all'articolo 119 della Costituzione, concernente il riconoscimento delle peculiarità delle Isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall'insularità (865-B)

________________

N.B. Il Senato approva in seconda deliberazione il disegno di legge composto del solo articolo 1.

ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO IN PRIMA DELIBERAZIONE DAL SENATO DELLA REPUBBLICA E DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

1. All'articolo 119 della Costituzione, dopo il quinto comma è inserito il seguente:

« La Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità ».

DISEGNO DI LEGGE

Disposizioni per la celebrazione dell'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi (2414)

ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE

Art. 1.

Approvato

(Finalità)

1. La Repubblica, nell'ambito delle finalità di promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica, nonché di valorizzazione e di tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione, a essa attribuite dalla Costituzione, celebra la figura di San Francesco d'Assisi nella ricorrenza dell'ottavo centenario della morte, che cade nell'anno 2026.

Art. 2.

Approvato

(Istituzione e finanziamento del Comitato nazionale)

1. Per le finalità di cui all'articolo 1 è istituito il Comitato nazionale per la celebrazione dell'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi, di seguito denominato « Comitato nazionale », a cui è attribuito un contributo di 4.510.000 euro per gli anni dal 2022 al 2028.

2. Il contributo di cui al comma 1 è autorizzato nella misura di 200.000 euro per l'anno 2022, 500.000 euro per l'anno 2023, 500.000 euro per l'anno 2024, 1 milione di euro per l'anno 2025, 2 milioni di euro per l'anno 2026, 300.000 euro per l'anno 2027 e 10.000 euro per l'anno 2028.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della cultura, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro del turismo, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono stabiliti i criteri di assegnazione e di ripartizione annuale del contributo di cui al comma 1, nei limiti delle risorse autorizzate per ciascun anno dal comma 2, in ragione delle esigenze connesse al programma culturale di cui all'articolo 4, comma 2.

4. Al Comitato nazionale possono altresì essere destinati contributi di enti pubblici e privati, lasciti, donazioni e liberalità di ogni altro tipo.

Art. 3.

Approvato

(Composizione e funzionamento del Comitato nazionale)

1. Il Comitato nazionale è formato da venti componenti nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Il presidente del Comitato nazionale è nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri. Gli altri componenti sono designati: due dal Ministro della cultura, due dal Ministro del turismo, tre dal Ministro dell'istruzione e dal Ministro dell'università e della ricerca d'intesa tra loro, uno dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, due dalla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, due dalla regione Umbria, due dal comune di Assisi, uno dal vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, due dalla Conferenza dei ministri generali del primo ordine francescano e del terzo ordine regolare e uno dalla Società internazionale di studi francescani associazione di promozione sociale, con sede in Assisi. Del Comitato nazionale è altresì componente di diritto il sindaco del comune di Assisi.

3. I componenti del Comitato nazionale sono scelti tra esponenti della cultura italiana e internazionale aventi comprovata competenza e conoscenza della vita e delle opere di San Francesco d'Assisi, nonché tra rappresentanti di enti pubblici, privati ed ecclesiastici con personalità giuridica nell'ordinamento della Chiesa cattolica che, per le finalità statutarie o per l'attività culturale o di culto svolta, abbiano maturato una specifica competenza e conoscenza della figura da celebrare o che siano particolarmente coinvolti nella celebrazione per l'ambito territoriale, turistico o istituzionale in cui agiscono.

4. Il decreto di cui al comma 1 determina, altresì, le modalità di funzionamento e di scioglimento del Comitato nazionale.

5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della cultura, di concerto con il Ministro del turismo, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, possono essere nominati ulteriori componenti del Comitato nazionale, fino a un numero massimo di tre, nel rispetto di quanto stabilito dal comma 3.

6. Ai componenti del Comitato nazionale non è corrisposto alcun compenso, gettone di presenza o altro emolumento comunque denominato. Essi hanno diritto al solo rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate per le attività strettamente connesse al funzionamento del Comitato, secondo la normativa vigente. Le spese per il funzionamento sono poste a carico del contributo di cui all'articolo 2.

7. Il Comitato nazionale è sottoposto alla vigilanza del Ministero della cultura. A tale fine, il Comitato elabora e trasmette al Ministero, con cadenza annuale, rendiconti sull'utilizzo del finanziamento ricevuto, nonché l'ulteriore documentazione eventualmente richiesta dal medesimo Ministero.

8. Il Comitato nazionale opera presso il Ministero della cultura. Esso assicura l'integrazione e la coerenza del programma culturale di cui all'articolo 4, comma 2, con le attività del Comitato per gli anniversari di interesse nazionale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Art. 4.

Approvato

(Durata e compiti del Comitato nazionale)

1. Il Comitato nazionale opera a decorrere dalla data di adozione del decreto di nomina di cui all'articolo 3, comma 1, e resta in carica fino alla data del 30 aprile 2028.

2. Il Comitato nazionale ha il compito di elaborare un programma culturale relativo alla vita, all'opera e ai luoghi legati alla figura di San Francesco d'Assisi, comprendente attività di restauro di cose mobili o immobili sottoposte a tutela ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonché attività di ricerca, editoriali, formative, espositive e di organizzazione e gestione di manifestazioni in ambito culturale, storico, letterario, scientifico e artistico di elevato valore, in una prospettiva di internazionalizzazione, di promozione turistica e di innovazione tecnologica nonché di attenzione agli aspetti del messaggio francescano riguardanti il rispetto e la cura dell'ambiente, il dialogo tra le religioni e la pacifica convivenza tra i popoli, al fine di divulgare in Italia e all'estero, anche mediante piattaforme digitali, la conoscenza del pensiero, dell'opera, della cultura e dell'eredità del personaggio. In particolare, il Comitato nazionale ha il compito di:

a) elaborare il piano delle iniziative culturali per la divulgazione e la diffusione della conoscenza della vita e dell'opera di San Francesco d'Assisi, anche con riferimento ai settori della formazione scolastica, dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, dell'università e della ricerca, tenendo conto degli eventuali riflessi della sua opera in ambito internazionale;

b) predisporre il piano economico sulla base delle risorse finanziarie assegnate dalla presente legge e tenendo conto degli eventuali contributi, lasciti, donazioni e liberalità di cui all'articolo 2, comma 4;

c) elaborare programmi volti a promuovere attività culturali connesse alla celebrazione, da realizzare attraverso il coinvolgimento di enti pubblici o privati, dotati di comprovata esperienza, capaci di apportare ogni utile contributo o risorsa economica;

d) predisporre programmi intesi a favorire processi di sviluppo culturale nel territorio, nonché di valorizzazione e promozione turistica dei luoghi e dei cammini francescani e di promozione commerciale in ambito culturale connessi alla celebrazione.

3. Nell'ambito dei programmi di cui al comma 2, lettera c), sono ricomprese:

a) la pubblicazione dell'edizione delle fonti sulla vita e sull'opera di San Francesco d'Assisi e sulle origini dell'Ordine francescano fino al XIV secolo, a cura della Società internazionale di studi francescani associazione di promozione sociale, con sede in Assisi, che vi provvede in coordinamento con l'Edizione nazionale delle fonti francescane, di cui al decreto del Ministro per i beni e le attività culturali 2 agosto 2007;

b) la pubblicazione del catalogo dei codici medievali del Fondo antico comunale e la catalogazione del Fondo antico dei libri a stampa della Biblioteca comunale conservati presso il Sacro Convento in Assisi, a cura della Società internazionale di studi francescani, in collaborazione con il medesimo Sacro Convento.

4. I piani di cui alle lettere a) e b) e i programmi di cui alle lettere c) e d) del comma 2 sono sottoposti all'approvazione del Ministero della cultura e del Ministero del turismo.

Art. 5.

Approvato

(Disposizioni finanziarie)

1. Agli oneri derivanti dall'articolo 2, comma 2, pari a 200.000 euro per l'anno 2022, 500.000 euro per l'anno 2023, 500.000 euro per l'anno 2024, 1 milione di euro per l'anno 2025, 2 milioni di euro per l'anno 2026, 300.000 euro per l'anno 2027 e 10.000 euro per l'anno 2028, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

 

 

Allegato B

Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 2414

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

Testo integrale dell'intervento della senatrice Cirinnà nella discussione sulle mozioni 1-00473 (testo 2), 1-00480 e 1-00481

Signor Presidente, colleghe e colleghi, è molto importante che il Senato abbia deciso di dedicare una sessione di discussione ai risultati dei lavori della Conferenza sul futuro dell'Europa. Mi sembra un segnale di attenzione - non scontato - verso le prospettive del processo di integrazione europea e, soprattutto, verso il tentativo di coinvolgere direttamente le cittadine e i cittadini dell'Unione nella definizione di fondamentali obiettivi di riforma.

Negli ultimi anni, l'Unione europea si è trovata di fronte a sfide epocali. Prima la crisi economica del 2008, con il suo strascico di impoverimento, rabbia, paura. Poi la crisi migratoria, tuttora in corso (e non possiamo né dobbiamo dimenticarlo). Poi, la pandemia. Adesso la guerra.

In tutti questi passaggi, l'Unione europea ha cercato - con fatica - di non farsi trovare impreparata e, come spesso è accaduto nella nostra storia, attraverso momenti di crisi ha trovato nuova spinta.

Sono sfide legate da un unico filo rosso, e cioè la costruzione effettiva di quella "solidarietà sempre più stretta tra i popoli dell'Europa".

Costruzione effettiva, ho detto, perché la solidarietà è tale solo se non è retorica, ma porta con sé effetti tangibili, soprattutto nella vita delle cittadine e dei cittadini.

Nel caso della gestione degli effetti della crisi economica, la sfida della solidarietà non è stata combattuta fino in fondo: pensiamo agli effetti - durissimi - della condizionalità delle politiche di bilancio.

Ma la sfida della solidarietà è stata mancata anche per quel che riguarda la crisi migratoria, i cui effetti gravano ancora in maniera troppo sbilanciata sui Paesi dell'area del Mediterraneo.

Diversamente sono andate le cose nella gestione della pandemia. Lì abbiamo visto davvero un cambio di passo, con la formazione di debito comune finalizzato alla tutela della salute, sviluppo dell'economia, alla transizione ecologica. Sulla guerra, infine, come europee ed europei siamo ancora immersi in mille interrogativi, con la certezza però di volere mettere in campo ogni risorsa e ogni iniziativa, a partire dalla costruzione di una difesa comune e di una politica estera efficace e unitaria, affinché l'Europa si rafforzi come strumento di pace. Per quello, cioè, per cui è nata.

Ma l'Europa della pace è l'Europa della solidarietà. E l'Europa della solidarietà è l'Europa che decide di essere protagonista della storia. Un'Europa che decide, con coraggio, di fondare sulla difesa e sulla promozione dei diritti e della democrazia la sua identità e il suo ruolo storico.

I lavori della Conferenza sul futuro dell'Europa si collocano in questo quadro, cercano di rispondere a una domanda sola: quale Unione europea per il XXI secolo?

La risposta a questa domanda è stata cercata valorizzando la partecipazione dei cittadini, con la creazione di una piattaforma digitale multilingue. Un metodo innovativo, ma allo stesso tempo profondamente radicato nella nostra cultura democratica.

Democrazia e partecipazione sono un passaggio obbligato per la costruzione, sempre più ineludibile, degli Stati Uniti d'Europa come punto di arrivo di una solidarietà sempre più intensa tra Stati e popoli europei.

Tra i molti temi che sono stati affrontati dalla Conferenza, vorrei concentrarmi sulla garanzia dello stato di diritto e dei diritti, e sulle politiche migratorie. Su entrambi, la Conferenza ha prodotto proposte importanti e avanzate, a testimonianza del fatto che la preoccupazione su questi temi è forte tra i cittadini e che, soprattutto, questi temi sono percepiti come identitari e qualificanti. Senza diritti e senza solidarietà non può esserci Europa, insomma. A quelle sette Unioni di cui ha parlato Enrico Letta in un bellissimo articolo di qualche settimana fa sul «Foglio», se ne aggiunge allora un'altra, che tutte le riassume e le racchiude: l'Europa dei diritti, della libertà, dell'eguaglianza e della giustizia.

Penso alle minacce allo stato di diritto che provengono, in modo ormai sempre più sfacciato, da alcuni Stati membri come Ungheria e Polonia. Anche su questo il gruppo di lavoro su diritti e valori dell'UE ha formulato proposte importanti, volte a rendere effettive le procedure di controllo del rispetto dello Stato di diritto da parte degli Stati membri. Come afferma una delle proposte, valori e diritti fondamentali devono essere davvero condizioni "non negoziabili e irreversibili" per l'accesso - e per la permanenza - nell'Unione.

Penso allora alla situazione dei diritti delle donne, soprattutto in Polonia, dove l'interruzione di gravidanza è diventata un diritto non garantito e praticamente inesistente: un clima di terrore, tra le donne e anche tra gli operatori sanitari, che troppo spesso provoca la morte di donne anche giovani e giovanissime, alle quali non è consentito di interrompere la gravidanza nemmeno in situazioni di grave pericolo per la vita e la salute. Penso alle profughe ucraine che, arrivate in Polonia fuggendo agli orrori della guerra, non possono interrompere la gravidanza, anche se frutto di violenza subita proprio in guerra.

Penso alla condizione delle persone LGBT+ in Polonia e in Ungheria, alla legislazione liberticida e oscurantista voluta da Orban. E penso alla risposta orgogliosa del Parlamento europeo che, nel 2021, ha approvato ben tre risoluzioni sul tema, proclamando l'Unione "zona di libertà per le persone LGBT+". L'azione del Parlamento europeo è peraltro coerente con quella della Commissione, che fin dal 2019 ha avviato una solidissima strategia per l'inclusione e l'eguaglianza delle persone LGBT+.

Una strategia, colleghe e colleghi, che riguarda da vicino anche il nostro Paese che, sulla questione LGBT+ è ancora molto lontano - lasciatemelo dire! - da standard europei.

Un Paese, il nostro, che non si è saputo dotare di una legge contro i crimini d'odio, e in quest'Aula lo ricordiamo bene purtroppo; un Paese che continua a ignorare la domanda di riconoscimento e tutela delle figlie e dei figli delle famiglie arcobaleno, nonostante gli appelli al Parlamento formulati dalla stessa Corte costituzionale. E nonostante le indicazioni chiarissime che provengono dall'Unione europea. Nella strategia della Commissione, che ho richiamato poco fa, si legge testualmente che "chi è genitore in un Paese deve esserlo in tutti i Paesi"; e lo stesso principio è stato affermato da un'importante sentenza della Corte di giustizia del 2021. Mi chiedo allora come sia possibile che nonostante moltissime sentenze della Corte di cassazione in Italia sia ancora difficilissimo ottenere la trascrizione di atti di nascita stranieri con due mamme, per esempio. E potrei continuare.

Penso infine alle politiche migratorie. Anche su questo il gruppo di lavoro della Conferenza ha svolto un lavoro eccellente, e desidero ringraziare il collega Alfieri che tanto si è speso. Su questo tema la parola d'ordine, di nuovo, è solidarietà. Solidarietà verso chi arriva, nel pieno rispetto dei diritti umani e quindi garanzia di vie di accesso sicure, sulla rotta di mare e anche su quella di terra: non vorremmo vedere mai più le immagini di persone che attraversano boschi e montagne sulle frontiere orientali rischiando l'assideramento. E non vorremmo davvero più vedere la polizia di uno Stato membro dell'UE - la Polonia, ancora - che respinge in pieno inverno queste persone usando gli idranti valori su cui dovrebbe fondarsi l'Unione. Ma solidarietà è anche quella tra gli Stati membri, nelle politiche di accoglienza, asilo e integrazione.

Mi auguro, colleghe e colleghi, che il lavoro della Conferenza sul futuro dell'Europa possa essere adeguatamente valorizzato, anche attraverso l'impulso a un processo serio e solido di revisione dei trattati.

Il Partito Democratico è impegnato a tutti i livelli per il raggiungimento di questo obiettivo, in cui crediamo molto. Per un'Unione europea capace di decidere, superando le troppe rigidità istituzionali, a partire dal diritto di veto. Per un'Unione europea protagonista della storia. Per un'Unione dei diritti della solidarietà. Grazie.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Auddino, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Briziarelli, Caliendo, Candiani, Carbone, Cattaneo, Causin, Centinaio, Cerno, Corbetta, Corti, De Poli, Di Marzio, Donno, Fattori, Fazzolari, Floridia, Floris, Galliani, Garnero Santanchè, Ghedini, Giacobbe, Grassi, Lupo, Mantovani, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Morra, Napolitano, Nisini, Parente, Piarulli, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Ronzulli, Russo, Saponara, Sciascia, Segre, Siclari, Sileri, Vanin e Vitali.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Valente, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere; Marilotti, per attività della Commissione per la Biblioteca e per l'Archivio storico; Pinotti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Di Micco, Perilli, Rampi, Rizzotti e Vescovi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

È considerato in missione il senatore: Buccarella, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Bruzzone, Ferrero, Lonardo, Mangialavori, Marinello e Romeo.

Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i Senatori:

Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Valente, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere; Marilotti, per attività della Commissione per la Biblioteca e per l'Archivio storico; Pinotti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Di Micco, Perilli, Rampi, Rizzotti e Vescovi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione i senatori: Buccarella, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Giammanco, per attività della 14ª Commissione permanente.

Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Bruzzone, Ferrero, Lonardo, Mangialavori, Marinello e Romeo.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro della giustizia

Deleghe al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (2595)

(presentato in data 27/04/2022)

C.2681 approvato dalla Camera dei deputati. (assorbe C.226, C.227, C.489, C.976, C.989, C.1156, C.1919, C.1977, C.2233, C.2517, C.2536, C.2691, C.3017).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Russo, Ferrara, Trentacoste, Croatti e Vanin hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06936 della senatrice Leone.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 22 al 28 aprile 2022)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 143

BALBONI, DE CARLO: sulla situazione degli uffici giudiziari veneziani (4-06602) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia)

BONINO ed altri: sull'indagine della Corte penale de L'Aja per crimini di guerra in Ucraina (4-06715) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

BOTTO ed altri: sui ritardi del processo per il crollo del ponte Morandi a causa delle carenze di organico degli uffici giudiziari (4-06541) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia)

BRIZIARELLI: sulle criticità del penitenziario di Orvieto (4-06527) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia)

CASTIELLO: sulla situazione del Tribunale di Vallo della Lucania (4-06529) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia)

D'ANGELO ed altri: sull'incompatibilità tra l'iscrizione all'albo degli avvocati e la condizione di dipendente degli uffici per il processo (4-06485) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia)

GASPARRI: sull'applicazione del nuovo contratto del comparto sicurezza e difesa (4-06868) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione)

PARAGONE: sull'impossibilità per i cittadini senza green pass rafforzato di recarsi negli uffici per sporgere denunce (4-06618) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia)

ROMANO ed altri: sull'armonizzazione delle indennità di amministrazione spettanti al personale ministeriale (4-05207) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione)

Interrogazioni

BOLDRINI, D'ARIENZO, D'ALFONSO, TARICCO, ASTORRE, PITTELLA, FEDELI, VERDUCCI, PORTA, LAUS, STEFANO, ROJC, FERRAZZI, MARCUCCI, CIRINNA' - Al Ministro della salute. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

in data 14 aprile 2022 la Giunta regionale del Veneto ha approvato, trasmettendola alla competente commissione consiliare per gli adempimenti conseguenti, una delibera che, sostituendo integralmente la delibera di Giunta n. 305 del 16 marzo 2021, definisce un percorso di formazione complementare in assistenza sanitaria per gli operatori sociosanitari operanti nelle RSA e nelle strutture semiresidenziali; la delibera n. 305/2021 era stata sospesa in via cautelare dal TAR e dal Consiglio di Stato, a seguito del ricorso presentato dalla Federazione nazionale degli ordini professioni infermieristiche, nonché dagli ordini professionali delle professioni infermieristiche del Veneto e con intervento del MIGEP, organizzazione rappresentativa del personale appartenente al profilo di operatore sociosanitario;

l'adozione delle due delibere richiamate si lega alle difficoltà dei datori di lavoro privati e dei gestori di strutture residenziali, conseguente alla carenza di infermieri e alle difficoltà dei bilanci;

dopo un'iniziale opposizione, che, come ricordato, determinò anche un ricorso in sede giurisdizionale, gli ordini delle professioni infermieristiche del Veneto hanno mutato parere e, in data 7 febbraio 2022, hanno firmato un accordo con la Regione per trasferire parte delle loro competenze agli operatori sociosanitari; tale accordo precede l'adozione della delibera della Giunta regionale del 14 aprile 2022;

considerato che:

la delibera richiamata ha dirette conseguenze in materia di organizzazione del lavoro e, dunque, di contrattazione collettiva; tuttavia, essa è stata adottata all'esito di un processo concertativo dal quale sono state escluse le organizzazioni sindacali dalla Regione, venendo invece coinvolti gli ordini professionali, ai quali è però inibita per legge qualsiasi competenza in materia contrattuale;

l'accordo tra Regione Veneto e ordini delle professioni infermieristiche del Veneto (strettamente connesso, come si è visto, alla delibera di Giunta del 14 aprile 2022) sembrerebbe andare oltre i contenuti dell'accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, relativo alla figura degli operatori sociosanitari con funzioni complementari; essa, infatti, amplia ulteriormente le competenze di tipo infermieristico che potrebbero essere esercitate dagli OSS, senza che a tal fine sia previsto un loro diverso inquadramento economico e normativo e senza tutelarli in alcun modo da rischi collegati all'eventuale esercizio abusivo di una professione sanitaria;

l'accordo e la delibera, dunque, fanno fronte a un'esigenza reale (la carenza di personale) con mezzi del tutto inadeguati; in particolare, andando oltre quanto previsto dall'accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, finiscono per configurare una nuova figura professionale, senza adeguate tutele in termini di inquadramento, con ogni connesso rischio in termini di vertenze dinanzi al giudice del lavoro per competenze superiori autorizzate, o meglio obbligate, e non retribuite,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali fatti e se non ritenga di intervenire, per quanto di sua competenza, nei confronti della Regione Veneto e delle altre Regioni che vogliano intraprendere percorsi analoghi, anche al fine di delineare un percorso unitario con il coinvolgimento delle Regioni e Province autonome e gli altri dicasteri interessati, il quale definisca in maniera concertata e condivisa (in caso, anche per mezzo di una revisione dell'accordo del 16 gennaio 2003) quali ulteriori competenze possano esercitare gli operatori sociosanitari, previa ulteriore formazione teorica e pratica.

(3-03291)

CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI, MORRA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il sistema della documentazione antimafia, previsto dal codice antimafia (decreto legislativo n. 159 del 2011), rappresenta una forma di tutela avanzata contro il fenomeno della penetrazione delle mafie nell'economia legale, potendosi l'interdittiva antimafia definire "frontiera avanzata" del contrasto al fenomeno mafioso (si veda la sentenza n. 3641 dell'8 giugno 2020 del Consiglio di Stato);

nel quadro delle misure volte a contrastare la presenza delle organizzazioni criminali nelle attività economiche, la legge n. 190 del 2012 ha istituito presso ogni prefettura l'elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa (cosiddetta white list), al fine di rendere più efficaci i controlli antimafia nei comparti maggiormente a rischio. L'iscrizione nella white list ha l'effetto di soddisfare i requisiti per la comunicazione e l'informazione antimafia e il presupposto per l'iscrizione è che l'impresa non sia soggetta a "tentativi di infiltrazione mafiosa";

ai fini dell'aggiudicazione degli appalti, qualora non si tratti di attività di cui agli elenchi indicati, è sufficiente l'accesso alla banca dati nazionale antimafia (BDNA), al fine di acquisire la documentazione antimafia "prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti relativi a lavori, servizi e forniture pubbliche" (articolo 83, comma 1, del decreto legislativo n. 159 del 2011). Decorso il termine di 30 giorni dalla consultazione della BDNA, le amministrazioni aggiudicatrici possono procedere alla stipulazione del contratto;

le modalità relative all'istituzione e all'aggiornamento presso ciascuna prefettura dell'elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, operanti nei settori esposti maggiormente a rischio, nonché le attività di verifica da svolgersi per l'accertamento dei requisiti richiesti per l'iscrizione nel medesimo elenco sono indicate nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 aprile 2013 (aggiornato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 novembre 2016);

esse consistono nell'assenza di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all'art. 67 del codice antimafia e nell'assenza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell'impresa, tra i quali sono espressamente indicati gli accertamenti che devono essere disposti dal prefetto, anche avvalendosi dei poteri di accesso e di accertamento delegati dal Ministro dell'interno e quelli da effettuarsi in altra provincia a cura dei prefetti competenti su richiesta del prefetto procedente (art. 84, comma 3, del codice antimafia);

considerato che:

alla luce di quanto sopra, l'iscrizione negli elenchi è disposta dalla prefettura competente secondo due modalità. Se l'impresa è un soggetto già censito nella banca dati nazionale unica, e non sono trascorsi 12 mesi dalle verifiche già effettuate, all'esito della consultazione della medesima è possibile rilasciare immediatamente l'informazione antimafia liberatoria. Se invece l'impresa non è tra i soggetti ivi censiti, oppure qualora gli accertamenti antimafia siano stati effettuati in data anteriore ai 12 mesi precedenti, la prefettura competente effettua le necessarie verifiche, anche attraverso il Gruppo interforze di cui all'art. 5, comma 3, del decreto del Ministro dell'interno 14 marzo 2003;

la norma indica che le verifiche citate si devono effettuare anche "qualora emerga l'esistenza di taluna delle situazioni di cui agli articoli 84, comma 4, e 91, comma 6, del codice antimafia", ovvero a seguito di accertamenti disposti dal prefetto, avendo egli desunto il tentativo di infiltrazione mafiosa anche da eventuali connessioni con reati strumentali all'attività delle organizzazioni criminali unitamente a concreti elementi da cui risulti che l'attività d'impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata, nonché dall'accertamento delle violazioni degli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari;

il prefetto estende gli accertamenti pure ai soggetti che risultano in grado di determinare in qualsiasi modo le scelte o gli indirizzi dell'impresa e, per le imprese costituite all'estero e prive di sede secondaria nel territorio dello Stato e nei riguardi delle persone fisiche che esercitano poteri di amministrazione, di rappresentanza o di direzione (si veda l'art. 91, comma 5, del codice antimafia);

valutato che per quanto indicato, è chiaro che l'iscrizione nella white list o gli accertamenti da rinnovarsi ogni 12 mesi sulle società inserite nella BDNA soggiacciono a puntuali ed approfondite verifiche che i prefetti devono svolgere per accertare che non vi siano "concreti elementi da cui risulti che l'attività d'impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata", avvalendosi dei poteri di accesso e di accertamento delegati dal Ministro dell'interno e che coinvolgano anche espressamente prefetti di altre province qualora necessario,

si chiede di sapere:

se, vista la fondamentale attività di prevenzione delle infiltrazioni mafiose che grava sulle prefetture, queste abbiano sufficiente personale espressamente preposto e coerentemente organizzato nella verifica di elementi concreti, atti ad escludere che l'attività d'impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata, anche alla luce del fatto che lo standard di accertamento richiesto per l'iscrizione nelle cosiddetta white list è analogo a quello che presiede alle informative antimafia;

quali siano le attività formative e di aggiornamento per il personale in carico alle prefetture in materia di analisi delle infiltrazioni criminali e contrasto alla criminalità organizzata, che ne garantiscano le capacità professionali a supporto delle attività del prefetto;

se le informazioni antimafia contenute nella BDNA possano sempre dare garanzia di aggiornamento e quindi siano in grado di assicurare l'estraneità da contesti mafiosi o da possibile agevolazione di attività criminose delle società che richiedono di poter contrarre con la pubblica amministrazione.

(3-03292)

MARILOTTI, CERNO, MARCUCCI, FEDELI, MANCA, STEFANO, IORI, BOLDRINI, RAMPI, ROJC, TARICCO, VALENTE - Ai Ministri dello sviluppo economico, della transizione ecologica, dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

l'ENEL, nell'ambito del progetto di trasformazione della Sardegna in una regione verde entro il 2030, in coerenza con la programmazione energetica nazionale e gli obiettivi climatici cui il Paese si è impegnato in sede europea e internazionale, ha disposto la chiusura entro il 2025 della centrale termoelettrica a carbone di Portovesme, luogo che dagli anni '60 del secolo scorso ha alimentato la maggior parte del fabbisogno di energia elettrica della regione;

in altre parti d'Europa, in particolare in Germania, d'Italia e della stessa Sardegna, la fuoriuscita dal carbone vede l'impegno diretto delle aziende energetiche, indipendentemente dal fatto che l'azionista sia pubblico o privato, in progetti di temporanea sostituzione del carbone con il gas, considerato dalle disposizioni europee quale cruciale fonte di transizione, e di riconversione delle centrali in siti di produzione di energia a zero emissioni, inclusi gli impianti a fonti rinnovabili, nonché in siti di produzione di idrogeno o parchi di batterie;

a quanto si apprende, nonostante l'impellente fabbisogno di energia prodotta internamente a causa della crisi in Ucraina, ENEL resterebbe intenzionata a non convertire la centrale di Portovesme in un impianto a gas, e sia Terna che il Ministero dello sviluppo economico non riterrebbero tale centrale essenziale per il fabbisogno energetico del Paese;

l'operato di ENEL si pone in netto contrasto con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sull'assetto energetico della Sardegna, recentemente varato dal Governo, che prevede che nella transizione energetica sia necessario realizzare nuovi impianti di generazione pari a 550 megawatt di potenza elettrica, sia onshore che offshore, anche alimentati con il gas, per garantire la sicurezza della rete sarda. In tale contesto si registra un assurdo scontro tra ENEL e SNAM, che ricade sui sardi, rispetto al quale si è in attesa di interventi da parte del comune azionista pubblico e del Governo;

la chiusura della centrale comporterebbe un impatto sociale sul territorio stimabile nella perdita di circa 500 posti di lavoro fra occupati diretti e indiretti e in danni economici sul tessuto produttivo del Sulcis, già in grave difficoltà per la non risolta crisi derivante dal processo di deindustrializzazione iniziato lo scorso decennio;

a Portovesme sono localizzate importanti industrie metallurgiche a forte consumo di energia, di cui il Governo ha riconosciuto la rilevanza per l'economia nazionale, anche con la sottoscrizione di contratti di sviluppo, che avrebbero bisogno di un afflusso di energia costante e a basso costo. Al contrario, anche in ragione dell'attuale quadro di incertezza e di aumento dei prezzi, queste industrie si trovano costrette a programmare riduzioni della produzione e alla messa in cassa integrazione di molte centinaia di lavoratori;

considerato che:

Portovesme è il luogo che dagli anni '60 ha alimentato la maggior parte del fabbisogno di energia elettrica della Sardegna;

in particolare, a Portovesme ENEL ha già in passato chiuso due centrali elettriche e si è liberata degli impianti cedendoli a soggetti terzi con operazioni immobiliari che hanno accentuato il degrado ambientale, non hanno prodotto nuova occupazione e hanno lasciato relitti che occupano improduttivamente aree industriali a forte densità infrastrutturale;

l'operato di ENEL sul territorio è caratterizzato da inaccettabili irresponsabilità, in quanto è stato trasformato nel giro di pochi anni da un polo storicamente strategico per la produzione di energia da carbone a un luogo ove procedere alla realizzazione di un impianto eolico, fortemente invasivo verso aree di pregio naturale e paesaggistico e con minime ricadute occupazionali ed economiche, fino all'attuale prospettiva del completo abbandono;

tale condotta socialmente irresponsabile è inaccettabile da parte di un grande gruppo industriale con importanza strategica nel nostro Paese, a maggior ragione considerata la partecipazione pubblica pari al 23,6 per cento,

si chiede di sapere quali iniziative intendano adottare i Ministri in indirizzo, anche nella duplice veste di responsabili della politica economica del Paese e di azionista, affinché ENEL sia ricondotta a farsi carico della responsabilità sociale verso il territorio del Sulcis, come già avvenuto in passato e sin dalla sua costituzione con progetti di riconversione con una ricaduta occupazionale sul territorio, promuovendo ogni iniziativa utile al rafforzamento della produzione energetica in Sardegna nel rispetto della continuità occupazionale dei siti in via di dismissione.

(3-03293)

D'ALFONSO, COMINCINI, PITTELLA, GRIMANI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

l'Abruzzo è interessato, tra gli altri, da un progetto di raddoppio della linea ferroviaria Roma-Pescara che riguarda, nello specifico, 2 tratte: interporto d'Abruzzo-Manoppello (lotto 1) e Manoppello-Scafa (lotto 2). L'opera è parte del programma di "velocizzazione della linea ferroviaria Roma-Pescara", inserito nel piano nazionale di ripresa e resilienza (Next generation Italia);

l'intervento di raddoppio della linea interporto d'Abruzzo-Manoppello, corrispondente al lotto 1, rischia di pregiudicare i diritti dei cittadini, in particolare della zona Brecciarola, popolosa frazione del comune di Chieti. Inoltre, l'intervento di raddoppio della linea Manoppello-Scafa, corrispondente al lotto 2, rischia di impattare in maniera significativa sull'assetto urbano e sulla vita dei residenti della zona di Manoppello scalo potenzialmente anche recando grave pregiudizio al diritto alla salute e ai servizi di trasporto pubblico locale;

è stata attivata per il progetto la procedura di dibattito pubblico, prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 76 del 2018, per le grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale che hanno un impatto sull'ambiente, sulle città e sull'assetto del territorio, poiché opera fondamentale per collegare il Tirreno all'Adriatico, ma oggetto di conflitto tra i portatori di interesse;

con motivazioni puntuali, già espresse in sede di dibattito pubblico, nonostante lo scarso coinvolgimento della Regione, le amministrazioni comunali di Chieti e Manoppello hanno trasmesso nel mese di marzo 2022 al comitato VIA due specifici dossier, per ciascun lotto, in cui sono illustrate le ragioni negative sulla fattibilità del progetto presentato da RFI-Italferr;

le amministrazioni comunali di Chieti e Manoppello, richiamandosi a quanto già asserito dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, denunciano l'insostenibilità ambientale dell'opera, la compromissione dell'assetto viario, la violazione di vincoli urbanistici e paesistici ed in ultimo il depotenziamento dell'interporto rispetto alle ingenti risorse già spese per la sua realizzazione. Hanno proposto anche con il sostegno di comitati di cittadini e associazioni presenti sul territorio un tracciato alternativo, che consiste nel raddoppio in affiancamento all'interporto, per il quale esiste già una linea di raccordo, e prosecuzione verso la direttrice di Alanno-Scafa, eliminando per tale via il problema del passaggio della ferrovia nel centro abitato come, peraltro, già stabilito da una convenzione del 2007 sottoscritta da Regione e Rete ferroviaria italiana;

RFI-Italferr ha redatto un nuovo studio basato sulle indicazioni recepite con la proposta di progetto "ipotesi variante dei cittadini" approfondito e discusso nel mese di marzo nel corso del terzo tavolo tecnico itinerante tenutosi nel contesto del dibattito pubblico sul raddoppio della ferrovia Roma-Pescara;

considerato che:

nel titolo V della Costituzione, la competenza legislativa per le opere e le infrastrutture, indipendentemente dalla distinzione fra opere di interesse statale e regionale, è attribuita alle Regioni, ed è soggetta solo ai limiti generali del rispetto della Costituzione, degli obblighi internazionali e delle norme europee;

per quanto riguarda, nello specifico, "grandi reti di trasporto e navigazione", dai "porti e aeroporti civili", e impianti di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia, la potestà legislativa è attribuita alle Regioni, ma il legislatore statale conserva la potestà di dettare principi fondamentali per la legislazione regionale (articolo 117, terzo comma, della Costituzione);

lo Stato ha altresì potestà legislativa in materia di "governo del territorio", seppur limitata alla determinazione dei principi fondamentali per cui verosimilmente deve limitarsi a fissare regole generali, nonché a definire i principi della disciplina dei procedimenti con i quali si individuano le grandi opere e si provvede alla loro localizzazione, ad esempio il principio della concertazione fra le amministrazioni interessate mediante intese, accordi di programma, conferenze dei servizi;

nel caso della localizzazione delle grandi opere e infrastrutture, l'esercizio delle funzioni amministrative non appare esaustivamente riconducibile alla materia delle "opere pubbliche", nella quale la competenza legislativa statale è limitata alla sola determinazione dei principi fondamentali, trovandosi al confine con numerose altre materie, alcune affidate alla legislazione statale esclusiva, altre a quella concorrente, altre ancora alla legislazione regionale piena o residuale;

nella sentenza n. 303 del 2003 la Corte costituzionale afferma che la mancata elencazione dei "lavori pubblici" nel testo dell'articolo 117 della Costituzione "non implica che essi siano oggetto di potestà legislativa residuale delle regioni. Al contrario, si tratta di ambiti di legislazione che non integrano una vera e propria materia, ma si qualificano a seconda dell'oggetto al quale afferiscono e pertanto possono essere ascritti di volta in volta a potestà legislative esclusive dello Stato ovvero a potestà legislative concorrenti";

la citata sentenza ha affermato, per la prima volta, che il principio di sussidiarietà, ovvero il criterio "mobile" di allocazione delle competenze amministrative enunciato nell'articolo 118 della Costituzione, può essere applicato alla funzione legislativa, purché ricorrano l'esigenza di soddisfare un interesse nazionale indivisibile, da tutelare in base all'articolo 5 della Costituzione e il coinvolgimento procedimentale del livello territoriale interessato, nel rispetto del principio di leale collaborazione;

la previsione di meccanismi di accelerazione di decisioni unitarie a livello statale necessita della previsione di idonei strumenti di garanzia dell'effettività della partecipazione delle Regioni e degli enti locali nella disciplina delle conferenze dei servizi che valgano ad evitare il rischio di una gestione puramente rituale della procedura di concertazione;

l'attivazione del procedimento di concertazione dovrebbe spettare alla Regione interessata poiché, non rientrando più la materia nell'ambito della competenza esclusiva dello Stato, è possibile ammettere un ruolo preminente di quest'ultimo solo se legittimato da esigenze di gestione unitaria, che certamente si hanno nel caso dell'approvazione di un piano programma nazionale di opere e infrastrutture o nella definizione della rete nazionale di trasporto o di navigazione, ma non nella concreta scelta fra le alternative localizzative compatibili con gli stessi e coerenti con i loro vincoli tecnici e economico-finanziari,

si chiede di sapere:

quali iniziative, di propria competenza, il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire un'equilibrata e differente organizzazione del procedimento di localizzazione delle singole opere o impianti all'interno del territorio di ciascuna Regione riducendo, per tale via, il notevole contenzioso in materia di realizzazione di opere e lavori pubblici dinnanzi alla Corte costituzionale;

se non ritenga opportuno che sia avviata una riflessione orientata a risolvere, anche a livello costituzionale, casi come quello descritto, in modo che la procedura concertativa interessi oltre allo Stato la Regione e gli enti locali nel cui territorio deve essere localizzata l'infrastruttura, e che l'intesa o l'accordo intervenga fra di loro, con un vincolo di risultato, con l'onere di presentare proposte alternative coerenti con il piano o programma nazionale e con l'obbligo di deliberare entro termini certi, ragionevoli e compatibili con la tempistica prevista.

(3-03294)

STEFANO, VERDUCCI, PITTELLA, ASTORRE, MARGIOTTA, D'ALFONSO, ROJC, BOLDRINI, FEDELI, PORTA, LAUS, FERRAZZI, IORI, MANCA, ROSSOMANDO, VALENTE, FERRARI, CERNO, BOCCARDI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

il batterio Xylella fastidiosa è presente ormai da 10 anni in alcune zone della Puglia ed è diventato un fattore tanto determinante quanto strutturale per quei territori che patiscono un indebolimento della capacità produttiva dei terreni ed un conseguente impoverimento;

la scienza, finora, non è stata in grado di fornire una soluzione definitiva alla piaga del disseccamento degli ulivi determinato dal batterio, per cui non si può più trattare questo tipo di fenomeno come un'eccezionalità che determina uno stato di calamità improvviso, ma piuttosto nell'ottica di uno svantaggio strutturale, ossia di un ostacolo biofisico che aggredisce la produzione agricola, con effetti e ricadute negative in ambito economico, sociale, ambientale, culturale e turistico;

con il decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali 8 giugno 2020, recante "Adozione della metodologia per l'identificazione delle aree soggette a vincoli naturali significativi diverse dalle aree montane e relativi elenchi", diversi Comuni pugliesi che insistono nei territori colpiti dalla Xylella fastidiosa sono stati esclusi dall'elenco di zone svantaggiate;

ritenuto che le aziende agricole che si trovano a contatto e in prima linea nell'azione di contrasto al batterio, dopo il danno di aver subito, nel corso degli ultimi anni, la perdita di capacità produttiva e di fatturato non possono vedersi sottratte anche quelle minime agevolazioni di cui godrebbero nei bandi in conseguenza dell'emanazione del suddetto decreto ministeriale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario disporre, con urgenza, un aggiornamento dell'elenco dei Comuni allegato al decreto ministeriale 8 giugno 2020, riservando lo status di zona svantaggiata ai Comuni nell'area territoriale dove è presente la Xylella fastidiosa almeno fino a quando, e se, la condizione ambientale e quella produttiva non saranno tornate al periodo precedente all'arrivo del batterio.

(3-03295)

CALANDRINI, ZAFFINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

appare assolutamente importante porre l'attenzione su un argomento che riguarda molte donne malate di tumore al seno di tipo "triplo negativo" con metastasi diffuse e che non hanno risposto a due linee chemioterapiche. Tra i tumori della mammella, il sottotipo triplo negativo è caratterizzato da una maggiore aggressività sia biologica che clinica. Dopo la prima linea di terapia nella malattia metastatica, la chemioterapia rappresenta essenzialmente l'unica arma disponibile con risultati estremamente insoddisfacenti per moltissime pazienti;

la prognosi dei pazienti con tumore della mammella metastatico triplo negativo è spesso infausta con una sopravvivenza mediana inferiore rispetto agli altri sottotipi biologici;

il dato oramai acquisito dalla comunità scientifica indica che la malattia non dipende né dagli estrogeni, né dal progesterone, non è, pertanto, ormone dipendente, né dal fattore di crescita umano: a nulla vale, quindi, utilizzare terapie che hanno la funzione di bloccare tali ormoni. Questo è uno dei motivi per cui il triplo negativo è considerato, in genere, clinicamente il più aggressivo dei tumori al seno, sebbene non tutti si comportino allo stesso modo. Colpisce prevalentemente donne giovani, spesso con mutazioni nel gene BRCA1 e per cui è alta la possibilità di recidive e metastasi;

l'agenzia statunitense Food and drug administration ha concesso un'approvazione accelerata al farmaco Sacituzumab per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma mammario triplo negativo che si è diffuso ad altre parti del corpo, che abbiano ricevuto in precedenza almeno due terapie;

l'EMA ha autorizzato l'immissione in commercio di Sacituzumab per il cancro alla mammella. Si tratta di un coniugato anticorpo-farmaco, capostipite della sua classe, diretto contro l'antigene di superficie anti-trofoblasto 2 (Trop-2). È indicato come trattamento di pazienti adulte con cancro della mammella triplo negativo (TNBC) non operabile o metastatico che hanno ricevuto due o più precedenti terapie sistemiche, di cui almeno una per malattia in stadio avanzato;

i risultati di efficacia di questa molecola, confrontato con le diverse chemioterapie oggi disponibili, hanno dimostrato un raddoppio delle probabilità di sopravvivenza e un tasso di risposta 7 volte superiore;

si tratterebbe pertanto di un farmaco di nuova concezione che, tramite un anticorpo che riconosce una proteina espressa specificamente dal tumore, porta con sé un potente chemioterapico in grado di eliminare le cellule tumorali, riducendo l'esposizione dei tessuti sani, tuttavia, per motivi burocratici ha ancora scarsa circolazione tra gli ospedali oncologici;

inoltre, risulta che Sacituzumab è stato recentemente incluso nelle linee guida ESMO, Società europea oncologia medica per la pratica clinica, aggiornate come opzione di trattamento preferita per il cancro della mammella triplo negativo metastatico dopo i taxani;

il via libera della Commissione europea si è basato sui risultati dello studio di fase III "Ascent" in cui Sacituzumab ha ridotto il rischio di morte del 49 per cento e ha prolungato la sopravvivenza globale mediana a 11,8 mesi, rispetto ai 6,9 mesi con la chemioterapia scelta dal medico;

sia medici oncologi del IRCCS "Regina Elena" di Roma, che dello IEO, Istituto europeo oncologico di Milano, che del policlinico universitario Campus biomedico sono concordi nell'eseguire il trattamento con tale farmaco, nella situazione di malattia al seno di tipo "triplo negativo";

tuttavia gli stessi medici degli istituti indicati di eccellenza italiana nella cura oncologica rappresentano le enormi difficoltà nell'approvvigionamento;

in particolare medici oncologici dell'IFO asseriscono che da circa tre mesi hanno presentato domanda alla casa produttrice, ma senza riscontri; sanitari dello IEO di Milano hanno chiarito che vi è uno shortage e una priorità data ai Paesi dove il farmaco è approvato, mentre sanitari del Campus biomedico, ove interpellati da pazienti candidati all'utilizzo del farmaco, hanno chiarito che esso sarebbe disponibile nella struttura per uso compassionevole, ma al momento l'accesso al farmaco è limitato da una lunga lista d'attesa;

ad ulteriore conferma delle difficoltà, emerge dalla recente corrispondenza tra medici del IRCCS istituto nazionale tumori "Regina Elena" e l'ente che gestisce le liste di attesa che Sacituzumab, essendo approvato solo in alcuni Paesi, è attualmente disponibile solo in un numero limitato di posti per far accedere i pazienti tramite il programma di uso compassionevole o accesso anticipato. Il programma sarebbe stato istituito per venire incontro alle immense necessità delle donne con TNBC metastatico in tutto il mondo, che non sono in condizione di partecipare a studi clinici. Ogni singola richiesta verrebbe valutata in base all'ordine in cui viene ricevuta. Tuttavia si verificano plurimi casi in cui sfortunatamente viene negato l'accesso ai pazienti richiedenti al programma, perché tutti i posti disponibili in Italia sono occupati;

a parere degli interroganti questa opzione terapeutica dovrebbe essere rapidamente valutata dall'AIFA e in caso resa effettivamente fruibile in concerto con il sistema delle Regioni nei tempi più brevi possibili anche dalle pazienti italiane: si tratta di effettuare una corsa contro il tempo, poiché tale farmaco potrebbe salvare o migliorare la vita di tante donne;

è di tutta evidenza la necessità di superare l'attuale situazione di impasse burocratico e di assicurare al più presto la disponibilità del farmaco nel territorio nazionale, alla pari di quanto già avviene da diverso tempo in altri Paesi, al fine di tutelare pienamente il diritto alla salute,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo intenda procedere al fine di garantire, nel più breve tempo possibile, la disponibilità del farmaco Sacituzumab sul territorio nazionale a carico del servizio sanitario nazionale;

se non ritenga di intervenire verso l'Agenzia italiana del farmaco mettendo a disposizione, ove necessario, maggiori risorse e più opportuni strumenti, al fine di rendere più veloce la procedura di verifica del farmaco.

(3-03296)

ANGRISANI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

l'articolo 16-ter, comma 5, del decreto-legge n. 162 del 2019 ha stabilito che, al fine di sopperire con urgenza alla carenza di segretari comunali e provinciali, il Ministero dell'interno organizzasse, in riferimento alla procedura per l'ammissione di 291 borsisti al sesto corso concorso selettivo di formazione ("Coa6") per il conseguimento dell'abilitazione richiesta ai fini dell'iscrizione di 224 segretari comunali nella fascia iniziale dell'albo nazionale dei segretari comunali e provinciali, una sessione aggiuntiva del corso concorso previsto dall'articolo 13, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 465 del 1997, destinata a 223 borsisti (ai fini dell'iscrizione di ulteriori 172 segretari comunali nella fascia iniziale dell'albo);

il successivo comma 8 ha stabilito che l'iscrizione dei vincitori della sessione aggiuntiva fosse comunque subordinata al conseguimento della relativa autorizzazione all'assunzione;

per tale ragione, sulla base delle graduatorie allegate al decreto del vice capo dipartimento vicario, direttore centrale per le autonomie, del 26 luglio ottobre 2021, i candidati partecipanti al sesto corso concorso "Coa6", all'esito dello svolgimento delle prove orali, sono stati ammessi alla partecipazione di due sessioni distinte (SO, sessione ordinaria, e SA, sessione aggiuntiva);

valutato che:

con decreto del vice capo dipartimento vicario del 18 ottobre 2021, sono stati ammessi alla partecipazione del corso di formazione della sessione aggiuntiva del "Coa6" 223 borsisti;

la sessione aggiuntiva, avviata nel mese di novembre 2021, si concluderà il 15 luglio 2022, con il deposito di un elaborato finale da parte dei candidati, a conclusione di un percorso di formazione articolato in 6 mesi di didattica e 2 mesi di tirocinio pratico, cui seguirà una verifica finale;

visto che con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 settembre 2021, registrato alla Corte dei conti il 16 dicembre 2021, è stato autorizzato il Ministero dell'interno ad assumere ulteriori 67 unità di segretari comunali mediante iscrizione all'albo degli idonei non vincitori della sessione ordinaria del sesto corso concorso di formazione, attraverso lo scorrimento della relativa graduatoria finale (assicurando, dunque, l'iscrizione per i 291 partecipanti al corso della sessione ordinaria, che si concluderà con una verifica finale che avrà luogo entro il mese di giugno 2022);

considerato che:

in ragione della notevole carenza di segretari comunali in servizio, in primo luogo nella fascia iniziale dell'albo (fascia "C") e delle numerose sedi vacanti, soprattutto nei comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti, appare necessario permettere l'iscrizione nella fascia iniziale dell'albo dei segretari comunali e provinciali dei 223 borsisti della sessione aggiuntiva;

con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 marzo 2022 è stato autorizzato il Ministero ad assumere 171 unità di segretari comunali mediante iscrizione all'albo dei vincitori della sessione aggiuntiva del sesto corso concorso,

si chiede di sapere se sia già stata avviata l'istanza, ed eventualmente entro quale termine verrà adottato il relativo provvedimento, per l'autorizzazione all'assunzione delle restanti unità di segretari comunali mediante iscrizione all'albo degli idonei non vincitori della sessione aggiuntiva del sesto corso concorso di formazione, attraverso lo scorrimento della graduatoria finale del corso, in modo da sopperire quanto più celermente possibile alle notevoli carenze di personale in servizio presso gli enti locali di minori dimensioni.

(3-03297)

GRANATO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

nel suo rapporto annuale alla US Securities and exchange commission (l'ente americano regolatore sulla sicurezza del mercato), la Biontech (parte 1, paragrafo D) sostiene: "We may not be able to demonstrate sufficient efficacy or safety of our COVID-19 vaccine and/or variant-specific formulations to obtain permanent regulatory approval in the United States, the United Kingdom, the European Union, or other countries where it has been authorized for emergency use or granted conditional marketing approval";

il testo tradotto è il seguente: "Potremmo non essere in grado di dimostrare l'efficacia o la sicurezza sufficienti del nostro vaccino COVID-19 e/o delle formulazioni specifiche per la variante per ottenere l'approvazione normativa permanente negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell'Unione europea o in altri paesi in cui è stato autorizzato per un uso di emergenza o concessa l'approvazione alla commercializzazione condizionale";

valutato che i "no vax" hanno tentato in tutti i modi di far capire ai cittadini italiani quella che l'interrogante considera la truffa e gli abusi che il Governo italiano stava perpetrando ai loro danni, hanno pagato e stanno pagando con sospensioni dal lavoro ed esclusione dalla società civile la verità che hanno sempre professato e difeso, a tutela della dignità della persona umana, opponendosi a questa sperimentazione che l'interrogante considera vergognosa,

si chiede di sapere:

quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo sui fatti riportati;

in base a quali dati scientifici sia stata proseguita nel nostro Paese la campagna di vaccinazione con le terze e le quarte dosi di somministrazione, anche attraverso l'inoculazione di farmaci sperimentali della società Biontech.

(3-03298)

TOFFANIN, PEROSINO, SCIASCIA - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

a causa della pandemia sono rimaste bloccate per molto tempo le pratiche finalizzate alle dovute verifiche nell'ambito del credito d'imposta in ricerca e sviluppo, le quali avrebbero permesso l'autorizzazione alla fruizione del credito;

le attività di verifica hanno recentemente ripreso il loro corso e l'amministrazione finanziaria ha provveduto ai controlli sulla fruizione del credito d'imposta in ricerca e sviluppo, disciplinato dall'art. 3 del decreto-legge n. 145 del 2013, recante "interventi urgenti di avvio del piano 'Destinazione Italia', per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per la riduzione dei premi RC-auto, per l'internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, nonché misure per la realizzazione di opere pubbliche ed EXPO 2015" e relativo al decreto ministeriale di attuazione 27 maggio 2015, nella versione antecedente all'analoga e più ampia disciplina prevista dall'art. 1, commi 198 e seguenti, della legge n. 160 del 2019 (legge di bilancio per il 2020) e relativo decreto del Ministero dello sviluppo economico 26 maggio 2020;

nell'ambito di tali controlli, l'Agenzia recupera il credito d'imposta utilizzato in compensazione, contestando sia il requisito della "novità" che connota gli investimenti agevolati e sia la mancanza di informazioni che l'impresa è tenuta a fornire in relazione ai costi di ricerca e sviluppo nell'attivo dello stato patrimoniale con una nota integrativa e nella relazione sulla gestione (articoli 2424, 2426, n. 5, 2427, n. 3 e 2428, comma 3, n. 1, del codice civile come modificati dal decreto legislativo n. 139 del 2015);

molte imprese si sono accorte solo a posteriori di avere i requisiti per accedere al credito d'imposta e per tale motivo hanno presentato in un secondo momento la dichiarazione integrativa allo scopo di recuperare gli oneri sostenuti e imputati nei precedenti bilanci ed eleggibili al medesimo credito (come consentito dall'Agenzia, si veda la circolare n. 13 del 27 aprile 2017);

né l'art. 3 del decreto-legge n. 145 del 2013, né il regolamento di attuazione del Ministero dello sviluppo economico prevedono alcun adempimento da espletare, a pena di decadenza, in sede di redazione del bilancio d'esercizio. Pertanto, anche in difetto di indicazione dei costi di sviluppo nella nota integrativa e nella relazione sulla gestione, il beneficio non può essere disconosciuto. La stessa Agenzia afferma che perfino l'omessa compilazione del quadro RU della dichiarazione, ove indicare il credito spettante, non rappresenta una causa di decadenza dall'agevolazione, invero non prevista dalla legge, come tale rimediabile con apposita dichiarazione integrativa a favore,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda verificare le richieste che hanno riscontrato tali difficoltà e rivedere il loro iter burocratico;

se ritenga necessario che alle imprese coinvolte da tali problematiche sia data la possibilità di accedere al credito d'imposta ricerca e sviluppo, nei casi in cui siano legittimate ad ottenerlo.

(3-03299)

FEDELI, LAUS, D'ARIENZO, CIRINNA', MARCUCCI, ROSSOMANDO, NANNICINI, ASTORRE, BOLDRINI, COMINCINI, D'ALFONSO, FERRAZZI, IORI, MARGIOTTA, PARRINI, PITTELLA, PORTA, ROJC, STEFANO, VATTUONE, VERDUCCI - Ai Ministri per la pubblica amministrazione e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

l'articolo 1, comma 134, della legge 30 dicembre 2021, n. 234 (legge di bilancio per il 2022), ha reso strutturale, dall'anno 2022, il congedo di paternità obbligatorio pari a 10 giorni per il padre lavoratore dipendente di cui all'articolo 4, comma 24, lettera a), della legge 28 giugno 2012, n. 92, recante disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita;

il congedo attualmente si applica solo ai dipendenti privati, mancando per i dipendenti pubblici il relativo provvedimento attuativo di cui all'articolo 1, comma 8, della citata legge n. 92 del 2012, che stabilisce che "il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, individua e definisce, anche mediante iniziative normative, gli ambiti, le modalità e i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche";

nonostante il legislatore sia intervenuto più volte sulla norma, aumentando, di volta in volta, il numero di giorni destinati al congedo obbligatorio di paternità, previsto inizialmente, in via sperimentale, per gli anni 2013, 2014 e 2015, tale misura non è stata mai estesa ai dipendenti pubblici;

si tratta di un'ingiustificata disparità di trattamento poiché le tutele connesse alla genitorialità non possono essere subordinate alla natura, pubblica o privata, del datore di lavoro;

premesso inoltre che:

a tal fine sono state presentate negli anni diverse interrogazioni, fra cui l'interrogazione 3-02320, a prima firma del sen. D'Arienzo, successivamente trasformata nell'interrogazione 4-05365, cui il Ministro per la pubblica amministrazione, Brunetta, ha risposto in data 18 maggio 2021;

nella risposta all'interrogazione si legge: "Invero, l'estensione del congedo di paternità ai dipendenti pubblici è suscettibile di comportare ulteriori oneri economici a carico della finanza pubblica, al momento non quantificabili. Tale circostanza ha evidentemente impedito, fino ad oggi, di dare attuazione alle misure previste dal menzionato articolo 1, comma 8, della legge n. 92 del 2012, che sono finalizzate ad individuare e definire gli ambiti, le modalità ed i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche. (...) È preciso obiettivo del Ministro inquadrare la fattispecie in un più ampio contesto di riforma del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, avviando al più presto una revisione completa e sistemica di tutta la normativa relativa al sostegno alle famiglie e un'armonizzazione della disciplina sui congedi parentali in ambito pubblico e ambito privato";

nonostante questa risposta, a quasi un anno di distanza, la situazione è rimasta invariata e continua a mancare il provvedimento attuativo da parte del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri;

considerato che:

la direttiva europea (UE) 2019/1158 relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza si pone l'obiettivo di conseguire la parità tra uomini e donne per quanto riguarda le opportunità sul mercato del lavoro e il trattamento sul lavoro, per agevolare la conciliazione tra lavoro e vita familiare per i lavoratori che sono genitori o i prestatori di assistenza. A riguardo, l'articolo 4 prevede che gli Stati membri adottino misure necessarie per garantire al padre il diritto a un congedo di paternità di 10 giorni lavorativi, senza distinzioni tra i lavoratori;

è all'esame della 11ª Commissione, in sede consultiva, lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1158 relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza (Atto del Governo n. 378),

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano doveroso intervenire, seppur tardivamente, al fine di estendere il congedo di paternità ai dipendenti pubblici, eliminando così una palese disparità di trattamento tra padri dipendenti privati e padri dipendenti pubblici e dando finalmente attuazione a quanto previsto dalla legge e dalla direttiva europea citate, nonché seguito a quanto dichiarato dal ministro Brunetta lo scorso anno in risposta a un'interrogazione sul tema.

(3-03300)

CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

nel centro storico di Como, precisamente in via Diaz, la quota comunale dell'ex monastero che fu sede dell'Intendenza di finanza è stata venduta nel 2008, a trattativa privata e per soli 538.000 euro, con una delibera di Giunta oggi all'attenzione della Procura della Repubblica e della Corte dei conti ("Intendenza di finanza. Sospetto danno erariale" su "laprovinciadicomo");

nel 2020, nel cantiere per la ristrutturazione di quell'edificio, è emerso, tra le altre vestigia della civitas fondata da Giulio Cesare superstiti nel cortile interno, anche un pavimento a mosaico di I-II sec. d.C. con decorazione geometrica policroma ("E nel centro di Como spunta un pavimento romano" su "laregione.ch");

considerato che:

della decisione della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Sondrio e Varese, che a fine scavo ha disposto di reinterrare i ruderi dell'edificio cui appartiene la stanza con il rivestimento musivo, senza procedere allo strappo, al trasporto e alla sistemazione del medesimo nel museo "Giovio", non è stata data notizia in tempo reale alla comunità comasca, né sembra che sia stato fatto alcun tentativo per reperire (interamente o in parte), interpellando il Comune o sponsor privati, la somma necessaria ad eseguire la delocalizzazione;

la richiesta di informazioni in merito avanzata, ai primi del 2021, dalla redazione di un quotidiano locale in ragione del diritto d'informazione sembra avere prodotto reiterati rifiuti da parte dell'ufficio territoriale del Ministero della cultura, pur senza smentite. Solo la pubblicazione, a marzo 2022, di un articolo scientifico completo di documentazione fotografica sulla "Rivista archeologica comense" ha reso di dominio corrente l'intero iter, dalla scoperta al reinterro conservativo, suscitando le accese polemiche oggi in corso;

voci non verificabili sostengono che per l'eventuale strappo del mosaico la Soprintendenza calcolasse una spesa prossima ai 100.000 euro, somma indisponibile ma che la proprietà si sarebbe detta disposta a sborsare in cambio dell'autorizzazione, ovviamente negata, a realizzare alcuni box;

valutato che l'alienazione del 2008 non ha procurato solo un possibile danno erariale alle casse comunali per l'esiguità della somma ricavata dalla vendita di 280 metri quadri in piena città murata, ma ha anche impedito di utilizzare tali spazi per ampliare la confinante biblioteca civica. Da ultimo, poi, c'è stata la rinuncia del Comune, in cambio di 115.000 euro, al diritto decennale d'uso di un'area attigua alla biblioteca che, ove attrezzata per far fronte alle esigenze di quella, sarebbe poi tornata comunque in mano privata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto riferito;

se dietro la rinuncia, da parte della Soprintendenza, a delocalizzare il mosaico di via Diaz vi sia il progetto di reperire fondi per musealizzarlo in situ, in futuro, o la "semplice" volontà di conservarlo (inaccessibile, però, e sommerso dall'acqua di falda) lasciando che sia inglobato nella nuova fabbrica;

se, data l'entità dei resti archeologici superstiti, sia stata valutata, e per quali ragioni sia stata scartata, l'ipotesi di espropriare almeno l'area del cortile, al fine di assicurarne la pubblica fruizione di un lembo, almeno, della città romana.

(3-03301)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DE POLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

la lunga assenza di precipitazioni in Veneto, inferiori del 58 per cento rispetto alla media del periodo, ha provocato ingenti danni all'agricoltura, mettendo a rischio le semine, in particolare del mais e della soia, le principali colture tanto della bassa che dell'alta Padovana;

a causa del cambiamento climatico si assiste ad eventi climatici estremi con precipitazioni brevi ed intense e rapidi passaggi dal maltempo alla siccità,

si chiede di sapere se il Governo non reputi necessario: riconoscere lo stato di emergenza in Veneto, prevedendo un immediato e adeguato sostegno economico alle aziende agricole interessate; predisporre un piano di investimenti per ridurre i rischi legati ai fenomeni climatici estremi ed in particolare a carattere siccitoso adottando una strategia per l'efficientamento del sistema degli invasi; destinare al comparto irriguo parte delle risorse del PNRR per un'innovativa distribuzione dell'acqua che possa mitigare le drammatiche conseguenze della siccità sul comparto.

(4-06955)

PAVANELLI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'art. 10, comma 1, della legge 8 marzo 2017, n. 24, prevede che le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private debbano essere provviste di copertura assicurativa o di altre analoghe misure per la responsabilità civile verso terzi e per la responsabilità civile verso prestatori d'opera, ai sensi dell'articolo 27, comma 1-bis, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, anche per danni cagionati dal personale a qualunque titolo operante presso le strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche e private, compresi coloro che svolgono attività di formazione, aggiornamento nonché di sperimentazione e di ricerca clinica;

il comma 4 sancisce che: "Le strutture di cui al comma 1 rendono nota, mediante pubblicazione nel proprio sito internet, la denominazione dell'impresa che presta la copertura assicurativa della responsabilità civile verso i terzi e verso i prestatori d'opera di cui al comma 1, indicando per esteso i contratti, le clausole assicurative ovvero le altre analoghe misure che determinano la copertura assicurativa";

considerato che:

in data 27 ottobre 2020 si è concluso il progetto sperimentale di autoritenzione parziale del rischio sanitario, per la gestione del contenzioso da responsabilità sanitaria delle aziende sanitarie regionali, attivato dalla Regione Umbria a partire dal 27 ottobre 2013, inizialmente per un triennio, sulla base della legge regionale n. 8 del 2013 e della delibera della Giunta regionale n. 438/2013, e prorogato per un ulteriore quadriennio, dal 27 ottobre 2016 al 27 ottobre 2020, sulla base della legge regionale n. 5 del 2016, con formale designazione dell'azienda ospedaliera di Perugia quale capofila nella gestione della fase sperimentale;

alla stessa data è scaduto il contratto di polizza assicurativa, stipulato in data 27 ottobre 2016, dall'azienda ospedaliera di Perugia, in qualità di capofila, con la compagnia AmTrust di Milano per la copertura del rischio catastrofale delle aziende sanitarie regionali relativamente ai sinistri da responsabilità sanitaria di valore superiore a 700.000 euro;

considerato inoltre che:

con la delibera del direttore generale n. 1813 del 27 ottobre 2020 l'azienda ospedaliera di Perugia, in qualità di capofila, sulla base di una serie di valutazioni emerse all'esito di un confronto tra la Regione Umbria e le aziende sanitarie regionali, dava atto di quanto stabilito in accordo con la Regione per la gestione del contenzioso da responsabilità sanitaria delle aziende sanitarie regionali successivamente al 27 ottobre 2020, data di conclusione del progetto di autoritenzione parziale e di scadenza della polizza catastrofale, stabilendo pertanto di: non addivenire alla proroga della polizza in scadenza al 27 ottobre 2020; avviare, nelle more delle valutazioni e delle iniziative necessarie in merito alla possibilità di acquisizione di una nuova polizza assicurativa RCT-O, una fase transitoria di gestione dei sinistri in autoritenzione completa, di cui l'azienda ospedaliera di Perugia riveste il ruolo di capofila e i cui oneri risarcitori e di gestione ricadono, per le posizioni di valore stimato entro 70.000 euro, sui bilanci delle aziende direttamente coinvolte, per i sinistri di valore superiore a 70.000 euro su apposito fondo regionale;

con delibera di Giunta regionale n. 271 del 31 marzo 2021, nell'ambito dell'assegnazione degli obiettivi ai direttori generali delle aziende sanitarie regionali per l'anno 2021, è stato fissato l'obiettivo di risk management (TR12) che prevede l'attivazione di almeno il 10 per cento delle azioni con contenimento dei rischi a seguito dell'analisi dei sinistri;

la deliberazione della Giunta regionale n. 1238 del 10 dicembre 2021, avente ad oggetto "Gestione del contenzioso da responsabilità sanitaria delle Aziende Sanitarie Regionali in esito alla conclusione [in data 27.10.2020] del progetto sperimentale di autoritenzione parziale del rischio sanitario", ha stabilito di proseguire nella gestione in autoritenzione completa dei sinistri da responsabilità sanitaria delle aziende sanitarie regionali secondo il modello: gestione dei sinistri in autoritenzione completa con S.I.R. di 150.000 euro a carico dell'azienda sanitaria coinvolta nel sinistro; gestione del sistema in autoritenzione completa coordinata mediante una struttura multilivello costituita da un livello sovraziendale con funzioni valutative, consultive e di supporto alle singole aziende sanitarie, gestito da un comitato di valutazione sinistri e da un livello aziendale rappresentato dagli uffici delle aziende sanitarie deputate alla gestione amministrativa dei sinistri ed all'effettuazione dell'istruttoria amministrativa e medico legale di competenza aziendale;

considerato infine che:

l'azienda ospedaliera di Perugia, quella di Terni e le aziende sanitarie e ospedaliere dell'Umbria risultano sprovviste dalla copertura assicurativa per sinistri catastrofali: una situazione critica, che espone il personale sanitario a rischi per sinistri ingenti;

come emerge dagli atti menzionati, attualmente le aziende e, in ultima istanza, la Regione Umbria hanno assunto in toto il peso economico potenziale del rischio da risarcimento, che, come noto, soprattutto nel caso di risarcimento danni da responsabilità medica, può avere valori di causa estremamente elevati;

la fase indicata come transitoria di autoritenzione completa prosegue da oltre un anno, interessando già due anni dal punto di vista amministrativo e contabile;

la direzione regionale è espressamente onerata di adottare i provvedimenti idonei e opportuni per la costituzione di apposito fondo regionale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato;

se ritenga di attivarsi nelle sedi di competenza per conoscere quali siano i motivi che giustifichino tale stato di fatto e affinché sia risolta la grave problematica, considerato che la sanità umbra è senza la copertura assicurativa da due anni e questo comporta spese smisurate per ospedali e aziende sanitarie in termini di risarcimento del danno per errore medico sanitario;

se, analogamente a quanto narrato per la Regione Umbria, risultino aziende sanitarie e ospedaliere di altre Regioni senza copertura assicurativa.

(4-06956)

ROMEO, CANTU', FREGOLENT, DORIA, LUNESU, MARIN - Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il decreto-legge 7 gennaio 2022, n. 1, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza COVID-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore, ha introdotto l'obbligo di vaccinazione contro il COVID-19 per gli ultracinquantenni, prevedendo l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria di 100 euro in caso di inosservanza dell'obbligo. L'articolo 1, al comma 2, statuisce che l'obbligo non sussiste, per cui la somministrazione del vaccino può essere tralasciata o differita, in ipotesi di pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale dell'assistito, ovvero dal medico vaccinatore, nel rispetto della disciplina ministeriale in materia;

la sanzione amministrativa pecuniaria di 100 euro scatta per i soggetti che, entro il 1° febbraio 2022, non abbiano iniziato il ciclo vaccinale primario, non abbiano effettuato la dose di completamento del ciclo vaccinale primario nel rispetto delle indicazioni e nei termini previsti con circolare del Ministero della salute, non abbiano effettuato la dose di richiamo (booster) successiva al ciclo vaccinale primario entro i termini di validità delle certificazioni verdi;

il sistema sanzionatorio prevede che attraverso l'Agenzia delle entrate-riscossione, il Ministero della salute comunica ai non adempienti l'avvio del procedimento, invitandoli, entro 10 giorni dalla ricezione, a comunicare all'ASL competente per territorio l'eventuale certificazione afferente al differimento o all'esenzione dall'obbligo vaccinale, oppure ulteriore motivo di assoluta e oggettiva impossibilità. Negli stessi 10 giorni, i medesimi inadempienti hanno l'onere di comunicare all'Agenzia delle entrate-riscossione l'avvenuta presentazione di detta documentazione e la ASL competente per territorio trasmette all'Agenzia, entro 10 giorni dalla ricezione della comunicazione dei destinatari, previo eventuale contraddittorio con l'interessato, un'attestazione relativa alla mancata sussistenza dell'obbligo vaccinale, oppure all'impossibilità di adempiervi; ove la ASL competente non confermi l'insussistenza dell'obbligo vaccinale, ovvero l'impossibilità di adempiervi, verrà notificato un avviso di addebito all'inadempiente, con valore di titolo esecutivo. Per l'eventuale opposizione alla sanzione la competenza appartiene al giudice di pace;

il Ministero della salute ha inviato all'Agenzia gli elenchi delle persone che non si sono sottoposte al vaccino (si tratterebbe di una platea di circa 1,8 milioni di over 50) e, dopo la verifica, si prevede l'invio delle cartelle. Al momento sarebbero in via di spedizione circa 600.000 avvisi;

considerato che:

il database non risulta affidabile posto che sono state notificate multe a persone decedute e a persone vaccinate, anche in altri Paesi;

emerge la necessità di approfondire attentamente, anche per la rilevanza dei dubbi di incostituzionalità da più parti sollevati, i profili formali e sostanziali incidenti ictu oculi in punto di legittimità del procedimento sanzionatorio, in particolare per la parte in cui le disposizioni non prevedono l'espressa esclusione dalla sottoscrizione del consenso informato, posto che, se di obbligo vaccinale (anche in forma surrettizia) si tratta, non ci può essere prescrizione di consenso informato dovendo lo Stato assumersi integralmente la responsabilità per eventuali effetti avversi, salvo l'esercizio del diritto di rivalsa da parte dello Stato nei confronti del produttore ad ogni conseguente effetto di ragionevole certezza di efficacia, durata e sicurezza, al fine di ristabilire un rapporto di fiducia tra Stato e cittadino;

dei 1,8 milioni soggetti over 50 che non risultano vaccinati, circa 800.000 sono guariti dal COVID-19; spetterà, dunque, a questi ultimi procedere alla comunicazione alle ASL di competenza, con una procedura non proprio agevole, per evitare la multa da 100 euro,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno ed urgente sospendere, almeno per 6 mesi, l'invio degli avvisi di addebito delle sanzioni, in attesa dei chiarimenti necessari, al fine di evitare un aumento del contenzioso, considerato che la procedura di richiesta all'azienda sanitaria e di verifica da parte di quest'ultima ai fini dell'accertamento dell'effettiva ipotesi di esenzione è un procedimento ostico che comporterà lungaggini in termini di controlli, valutando, altresì, di rimuovere fattispecie di obbligo vaccinale correlate al consenso informato, posto che non vi può essere obbligo vaccinale nemmeno in forma surrettizia senza che sia preceduto da assunzione di piena responsabilità da parte dello Stato.

(4-06957)

AIMI, CANGINI, GALLIANI, CRAXI, BINETTI, FERRO, BARBONI, DE SIANO, PAGANO, PEROSINO, PAPATHEU, RIZZOTTI, DAL MAS, STABILE, DE BONIS, BERARDI, CALIGIURI, TIRABOSCHI, GIAMMANCO, PAROLI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

da autorevoli fonti si apprende che nella la notte tra venerdì 22 e sabato 23 aprile 2022, oltre dieci giovani sotto i 30 anni si sono affrontati in una maxi rissa lungo una via centrale di Carpi (Modena), in una zona dove normalmente si svolge il mercato alimentare;

durante lo scontro sono comparse armi pericolosissime, come un machete, mazze da baseball e bastoni di legno. Un giovane, colpito dalla lama del machete, ha rischiato l'amputazione di una mano;

sul posto sono tempestivamente intervenuti, a seguito di una segnalazione, gli agenti della squadra volante del commissariato che sono riusciti a identificare e denunciare per rissa sei cittadini stranieri maggiorenni;

a seguito dei fatti, cinque ragazzi tra i 25 e i 27 anni, in maggioranza di nazionalità pakistana, si sono presentati al pronto soccorso;

stanti le prime ricostruzioni e le testimonianze rese da alcuni residenti della zona, la rissa sarebbe scoppiata tra due gruppi rivali;

i residenti sono sempre più preoccupati dato che tali episodi risultano essere sempre più frequenti,

si chiede di sapere:

se i Ministro in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative di competenza intenda promuovere per riportare sicurezza e legalità a Carpi e nel modenese;

se intenda adottare iniziative di competenza al fine di potenziare gli organici delle forze dell'ordine e incrementare così il presidio sul territorio, anche attraverso il ricorso al personale militare dell'operazione "Strade sicure";

atteso che i "protagonisti" di tali episodi di violenza sono spesso cittadini stranieri, quali azioni anche di carattere normativo intenda promuovere per prevedere anche la tempestiva espulsione di soggetti socialmente pericolosi.

(4-06958)

BAGNAI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute. - Premesso che:

il decreto-legge 7 gennaio 2022, n. 1, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza COVID-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore, ha introdotto l'obbligo di vaccinazione contro il COVID-19 per gli ultracinquantenni, prevedendo l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria di 100 euro in caso di inosservanza dell'obbligo. L'articolo 1, al comma 2, statuisce che l'obbligo non sussiste, per cui la somministrazione del vaccino può essere tralasciata o differita, in ipotesi di pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale dell'assistito, ovvero dal medico vaccinatore, nel rispetto della disciplina ministeriale in materia;

la sanzione amministrativa pecuniaria di 100 euro scatta per i soggetti che, entro il 1° febbraio 2022, non abbiano iniziato il ciclo vaccinale primario, non abbiano effettuato la dose di completamento del ciclo vaccinale primario nel rispetto delle indicazioni e nei termini previsti con circolare del Ministero della salute, non abbiano effettuato la dose di richiamo (booster) successiva al ciclo vaccinale primario entro i termini di validità delle certificazioni verdi;

il sistema sanzionatorio prevede che attraverso l'Agenzia delle entrate-riscossione, il Ministero della salute comunica ai non adempienti l'avvio del procedimento, invitandoli, entro 10 giorni dalla ricezione, a comunicare all'ASL competente per territorio l'eventuale certificazione afferente al differimento o all'esenzione dall'obbligo vaccinale, oppure ulteriore motivo di assoluta e oggettiva impossibilità. Negli stessi 10 giorni, i medesimi inadempienti hanno l'onere di comunicare all'Agenzia delle entrate-riscossione l'avvenuta presentazione di detta documentazione e la ASL competente per territorio trasmette all'Agenzia, entro 10 giorni dalla ricezione della comunicazione dei destinatari, previo eventuale contraddittorio con l'interessato, un'attestazione relativa alla mancata sussistenza dell'obbligo vaccinale, oppure all'impossibilità di adempiervi; ove la ASL competente non confermi l'insussistenza dell'obbligo vaccinale, ovvero l'impossibilità di adempiervi, verrà notificato un avviso di addebito all'inadempiente, con valore di titolo esecutivo. Per l'eventuale opposizione alla sanzione la competenza appartiene al giudice di pace;

il Ministero della salute ha inviato all'Agenzia gli elenchi delle persone che non si sono sottoposte al vaccino (si tratterebbe di una platea di circa 1,8 milioni di over 50) e, dopo la verifica, si prevede l'invio delle cartelle. Al momento sarebbero in via di spedizione circa 600.000 avvisi;

considerato che:

il database non risulta affidabile posto che sono state notificate multe a persone decedute e a persone vaccinate, anche in altri Paesi;

emerge la necessità di approfondire attentamente, anche per la rilevanza dei dubbi di incostituzionalità da più parti sollevati, i profili formali e sostanziali incidenti ictu oculi in punto di legittimità del procedimento sanzionatorio, in particolare per la parte in cui le disposizioni non prevedono l'espressa esclusione dalla sottoscrizione del consenso informato, posto che, se di obbligo vaccinale (anche in forma surrettizia) si tratta, non ci può essere prescrizione di consenso informato dovendo lo Stato assumersi integralmente la responsabilità per eventuali effetti avversi, salvo l'esercizio del diritto di rivalsa da parte dello Stato nei confronti del produttore ad ogni conseguente effetto di ragionevole certezza di efficacia, durata e sicurezza, al fine di ristabilire un rapporto di fiducia tra Stato e cittadino;

dei 1,8 milioni soggetti over 50 che non risultano vaccinati, circa 800.000 sono guariti dal COVID-19; spetterà, dunque, a questi ultimi procedere alla comunicazione alle ASL di competenza, con una procedura non proprio agevole, per evitare la multa da 100 euro,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno ed urgente sospendere, almeno per 6 mesi, l'invio degli avvisi di addebito delle sanzioni, in attesa dei chiarimenti necessari, al fine di evitare un aumento del contenzioso, considerato che la procedura di richiesta all'azienda sanitaria e di verifica da parte di quest'ultima ai fini dell'accertamento dell'effettiva ipotesi di esenzione è un procedimento ostico che comporterà lungaggini in termini di controlli, valutando, altresì, di rimuovere fattispecie di obbligo vaccinale correlate al consenso informato, posto che non vi può essere obbligo vaccinale nemmeno in forma surrettizia senza che sia preceduto da assunzione di piena responsabilità da parte dello Stato.

(4-06959)

LANNUTTI, GIANNUZZI, ANGRISANI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:

secondo quanto riportato nei giorni scorsi da "il Fatto Quotidiano", la RAI avrebbe assegnato una striscia quotidiana d'approfondimento serale al giornalista Marco Damilano. A partire dalla prossima stagione televisiva, l'ex direttore de "l'Espresso" sarà ogni sera sugli schermi di RAI3 per raccontare agli italiani l'attualità, 10 minuti al giorno, nella pregiata fascia di access prime time. Per questo impegno, la RAI avrebbe trovato un accordo con Damilano da 50.000 euro mensili, in pratica 2.000 euro a puntata. Con un calcolo approssimativo, circa 200 euro al minuto, vista la durata flash della trasmissione;

la RAI ha smentito quanto riportato dai media e ha parlato di un compenso annuale inferiore al tetto dei 240.000 euro lordi consentiti per l'emittente pubblica, senza però rendere noto l'ammontare esatto del compenso e soprattutto senza specificare con quale ruolo sia stato ingaggiato l'ex direttore de l'Espresso per condurre la striscia quotidiana su RAI3;

considerato che:

la RAI controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze ha 12.711 dipendenti di cui 2.029 sono giornalisti (erano 1.838 al 30 giugno 2020). Nell'attuale stagione radiotelevisiva (2021-2022) le reti RAI hanno ricreato le redazioni dei rispettivi programmi, facendo ricorso ancora una volta a nuove prime utilizzazioni di figure giornalistiche. Un comportamento in aperto contrasto con l'obiettivo annunciato dal nuovo amministratore delegato Carlo Fuortes di contenimento dei costi. Peraltro il blocco delle prime utilizzazioni era un impegno preso dall'azienda, ricordato più volte da Usigrai, il sindacato dei giornalisti RAI, nell'ambito degli accordi per la stabilizzazione contrattuale degli oltre 200 giornaliste e giornalisti precari, ma anche per evitare che giornalisti della televisione di Stato, bravi e con lunga esperienza alle spalle, siano tenuti a casa;

la RAI è controllata al 99,56 per cento dal Ministero dell'economia ed è quindi, di fatto, una società partecipata pubblica, che, stando ai dati più recenti disponibili, negli ultimi anni ha chiuso in perdita i bilanci d'esercizio (nel 2019 la perdita netta finale è aumentata da 37,4 a 54,6 milioni, mentre quello al 31 dicembre 2020 ha chiuso con una perdita di 20.704.126 euro),

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e se intenda assumere iniziative, per quanto di competenza.

(4-06960)

ARRIGONI, ROMEO, RIPAMONTI, BERGESIO, BRIZIARELLI, BRUZZONE, PAZZAGLINI - Ai Ministri della transizione ecologica e dello sviluppo economico. - Premesso che:

la guerra in Ucraina ha provocato, tra l'altro, una grave emergenza energetica per l'Italia e per l'Europa; è aumentata, infatti, la tensione del mercato per i rincari delle materie prime provocati dallo squilibrio tra domanda e offerta, verificatosi dopo la fine della fase più acuta della pandemia e il veloce riavvio delle attività produttive in un momento di generale calo di consegne e dispense;

le sanzioni decise contro la Russia hanno generato conseguenze pesanti anche per gli Stati UE, creando perdite di produzione, blocchi delle attività, deindustrializzazione e problemi occupazionali, ponendo in evidenza tutte le problematiche causate dalla dipendenza degli Stati europei dalle fonti fossili russe per il 45 per cento delle importazioni;

i due maggiori importatori netti della UE di gas naturale sono Germania e Italia;

industrie e sindacati tedeschi, con una posizione comune, si sono opposti all'imposizione di un embargo e hanno presagito conseguenze molto più gravi per la Germania che per la Russia; uno studio commissionato dal Governo tedesco stima che l'embargo totale della UE verso il petrolio e il gas russo fermerebbe la crescita tedesca del 2022 al 1,9 per cento (contro il 2,9 per cento dell'anno scorso) per poi trasformarsi in recessione nel 2023, con un calo del PIL del 2,2 per cento; la Germania non potrebbe raggiungere l'indipendenza dal gas russo prima dell'estate 2024;

urge una profonda modifica del piano energetico europeo; le recenti iniziative adottate in sede europea, con il piano "Repower EU" sono finalizzate a rendere l'Europa indipendente dai combustibili fossili e dal gas russo; tuttavia, occorre che la UE riveda il proprio cronoprogramma verso l'indipendenza dalle fonti fossili e coinvolga il complesso degli Stati membri, facenti parte della rete europea del gas, non solo verso un'indipendenza dalle importazioni del gas russo ma anche verso una revisione delle possibilità di sfruttamento delle proprie risorse di fonti fossili per il periodo transitorio;

Grecia e Danimarca hanno già preso provvedimenti per rendersi indipendenti in breve tempo dalle importazioni di gas dalla Russia;

in particolare, il piano della Danimarca prevede l'accelerazione sulle rinnovabili, l'annullamento della decisione del dicembre 2020 sull'interruzione immediata delle nuove esplorazioni, che aveva l'obiettivo di azzerare gradualmente le estrazioni entro il 2050, e il raggiungimento dell'indipendenza del Paese già dal prossimo anno attraverso l'incremento della produzione di gas proveniente dai giacimenti del mare del Nord; è anche ripartito il progetto del gasdotto di 900 chilometri "Baltic pipe", destinato principalmente ad aiutare la Polonia di ridurre la dipendenza dal gas russo, superando le preoccupazioni delle autorità ambientali riguardo agli impatti sulle comunità locali;

sarebbe necessario che anche l'Italia sfruttasse a pieno le proprie risorse di gas, anche rivedendo alcuni vincoli imposti dal piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee adottato con il decreto ministeriale 28 dicembre 2021;

in Italia sono presenti 3 rigassificatori e 1.298 punti di estrazione, con 140 piattaforme in mare, ma sono inattivi ben 752 pozzi di estrazione; la nostra produzione di gas nel 2021 ha coperto solo il 4 per cento del fabbisogno nazionale, per 3,0 miliardi di metri cubi di gas, molto ridotta rispetto ai 15 miliardi di metri cubi del 2001 (corrispondenti al 21 per cento del fabbisogno nazionale) e contro un potenziale teorico di circa 30 miliardi di metri cubi all'anno;

solo i due pozzi di "Cassiopea" e "Argo" del canale di Sicilia avrebbero un potenziale di 10 miliardi di metri cubi all'anno, mentre i pozzi dell'alto Adriatico, quasi tutti inattivi, garantirebbero dai 10 ai 15 miliardi di metri cubi all'anno, contro i soli 800 milioni di attuali;

eppure la Croazia, con sole 19 piattaforme e 50 pozzi di estrazione, nello stesso mare dell'alto Adriatico, e un solo rigassificatore copre il 70 per cento del proprio fabbisogno di gas e prevede di raggiungere l'autosufficienza tra qualche anno, con nuove autorizzazioni per ricerche e coltivazioni;

l'Italia è molto lontana dal raggiungimento dell'autosufficienza di gas, anche in considerazione delle notizie di stampa che rivelano la bocciatura da parte del Ministero della transizione ecologica di 37 progetti di ricerca (27 a terra e 10 a mare) e di 45 nuovi impianti, e ciò, nonostante il gas di importazione, oltre a generare maggiori perdite ed emissioni in atmosfera con danni all'ambiente, ha un costo di 70 centesimi al metro cubo contro i 5 centesimi al metro cubo di quello nazionale e con gravi ulteriori perdite di entrate per i territori e per lo Stato in investimenti e royalty e maggiori impatti per trasporti e dispersioni sull'ambientale,

si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti i Ministri in indirizzo intendano adottare per garantire l'affrancamento dell'Italia dal gas russo e, soprattutto, per incrementare la produzione italiana di gas sfruttando le riserve che offre il sottosuolo nazionale al fine di ridurre l'elevata dipendenza energetica del Paese dall'estero.

(4-06961)

CANDIANI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

la direzione centrale per l'amministrazione generale del Dipartimento dei Vigili del fuoco ha indetto un concorso pubblico, per titoli ed esami, a 300 posti per la qualifica di vigile del fuoco del Corpo nazionale ed ha indicato dettagliatamente le modalità operative per lo svolgimento della prova preselettiva, che si svolgerà esclusivamente da remoto;

i candidati per partecipare alla preselezione devono avere a disposizione un computer, collegato alla rete elettrica e connesso a internet con una rete stabile e utilizzata in via esclusiva, avere uno smartphone con un sistema operativo aggiornato, e devono configurare la propria postazione seguendo indicazioni ben precise, posizionando il dispositivo mobile su un supporto alle proprie spalle, alla distanza di circa 60 centimetri con un'angolazione rispetto alla scrivania di 45 gradi, che riprenda l'intero svolgimento della prova;

la verifica della regolarità di tutte le condizioni spetta al proctor, responsabile di aula, e alla commissione verificatrice, che in qualunque momento, anche durante lo svolgimento della prova, possono chiedere al candidato di muovere il dispositivo mobile con la telecamera ed effettuare un controllo dell'ambiente circostante;

si resta in attesa di conoscere quale sarà il numero dei proctor impiegati per sorvegliare circa 4.000 candidati, e da quanti candidati sarà composta ogni aula per rendere fattibile un vero e costante controllo dei monitor ed un'eventuale verifica di anomalie o irregolarità da parte di un candidato;

alla luce di tutto ciò, appare evidente che la modalità scelta per la prova preselettiva del concorso pubblico per vigile del fuoco è, in primo luogo, a parere dell'interrogante discriminante, perché non garantisce l'accesso a tutti, presupponendo il possesso di strumenti tecnici e informatici da parte di tutti i candidati e non tiene conto del divario digitale tuttora esistente sul territorio nazionale, che non assicura una copertura internet in modo uniforme;

in secondo luogo, la modalità di controllo a distanza di tutte le dettagliate strumentazioni tecniche e la regolarità della configurazione della stanza non garantiscono parità di trattamento per tutti i candidati e, salvo l'impiego di centinaia di proctor, appaiono approssimative e pertanto soggette a innumerevoli ricorsi e, conseguentemente, ad incredibili ritardi procedurali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga che la procedura scelta per l'espletamento della prova preselettiva per il concorso per vigile del fuoco, nonostante non tenga conto delle difficoltà di supporto tecnico e informatico e del divario digitale nazionale, sia conforme al dettato costituzionale, che garantisce la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale per l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese;

se non ritenga opportuno intervenire per far sì che il concorso sia svolto con modalità che garantiscano la tempestività, l'economicità e la regolarità di espletamento, limitando le possibilità che numerosi ricorsi da parte dei candidati portino ad un ritardo per la conclusione dell'iter di reclutamento.

(4-06962)

RICHETTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione. - Premesso che:

l'Ispettorato nazionale del lavoro è un'agenzia del Governo italiano istituita dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 149, in attuazione della delega contenuta nella legge 10 dicembre 2014, n. 183;

l'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo ha stabilito che "Al personale dirigenziale e non dirigenziale di ruolo dell'Ispettorato si applica, rispettivamente, la contrattazione collettiva dell'Area I e la contrattazione collettiva del comparto Ministeri", anche in considerazione del fatto che il personale dipendente del nuovo INL era già da diverso tempo dipendente del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

il comma 143 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, ha previsto che "al fine di perseguire la progressiva armonizzazione dei trattamenti economici accessori del personale appartenente alle aree professionali e del personale dirigenziale dei Ministeri, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze un fondo da ripartire, con dotazione pari a 80 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2021" e che tale fondo, a partire dal 2020 "può essere alimentato con le eventuali somme (...) che si rendono disponibili e seguito del rinnovo dei contratti del pubblico impiego precedenti al triennio contrattuale 2019-2021";

lo stesso comma 143, infine, stabilisce la perequazione delle indennità di amministrazione del personale appartenente alle aree professionali dei Ministeri al fine di ridurne il differenziale e per l'armonizzazione dei fondi per la retribuzione di posizione e di risultato delle medesime amministrazioni;

considerato che:

il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 dicembre 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 11 marzo 2022, serie generale, n. 59, anche in attuazione del comma 143, ha stabilito, ai fini della progressiva armonizzazione dei trattamenti economici accessori del personale appartenente alle aree professionali e dirigenziali dei Ministeri, un incremento delle indennità di amministrazione e dei fondi per la retribuzione di posizione e di risultato;

fra le amministrazioni individuate dal decreto non è però annoverato l'Ispettorato nazionale del lavoro, costola del Ministero del lavoro, nonostante al suo personale, come premesso, sia applicata la medesima contrattazione collettiva prevista per il personale dipendente dei Ministeri;

all'Ispettorato è stata inoltre preclusa, senza piena osservanza dei criteri dettati sia dalla legge 10 dicembre 2014, n. 183, che dall'articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in cui si prevede l'applicazione del più favorevole contratto delle agenzie fiscali e, contestualmente, è stato escluso dalle amministrazioni destinatarie degli incrementi individuati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;

l'esclusione dell'Ispettorato dalle amministrazioni individuate dal decreto stona ancor di più alla luce dell'ampliamento delle competenze e delle responsabilità, anche sociali, previsto dalle nuove disposizioni normative in materia di tutela e sicurezza sul lavoro di cui al decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, relative alla sicurezza sul lavoro e a contrasto dell'incremento del fenomeno delle "morti bianche";

tali competenze si sono aggiunte alle già numerose funzioni in capo all'Ispettorato e il personale tutto ha adottato diverse iniziative di protesta con larghissima partecipazione proprio per richiamare l'attenzione collettiva e politica;

i dipendenti dell'Ispettorato, chiamati quotidianamente a difendere i diritti di tutti i lavoratori, paradossalmente non vengono tutelati nemmeno dal proprio datore di lavoro, lo Stato italiano, pur avendo il pieno diritto, scaturente anche dall'articolo 36 della Costituzione, ad ottenere il giusto riconoscimento del quantum dovuto risultato della contrattazione collettiva di riferimento,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo abbiano intenzione di adottare i provvedimenti necessari a favorire il superamento di questa iniquità;

se si preveda, quindi, il riconoscimento dell'indennità di amministrazione armonizzata al pari dei dipendenti ministeriali riferita sia al triennio 2019-2021 che all'anno corrente.

(4-06963)

PERGREFFI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

con il decreto direttoriale n. 703 del 20 aprile 2022, il Ministero dell'università e della ricerca ha approvato gli esiti delle valutazioni delle proposte di intervento per la creazione e il rafforzamento di "ecosistemi dell'innovazione", costruzione di "leader territoriali di R&S" di cui al decreto direttoriale 30 dicembre 2021, n. 3277;

il bando prevedeva che potessero essere ammissibili 12 proposte progettuali con una dotazione di circa 120 milioni di euro ciascuna per il prossimo triennio e per garantire un'equa distribuzione degli investimenti sul territorio nazionale, 7 progetti dovevano pervenire da atenei del Centro-Nord e 5 da quelli del Sud;

l'università degli studi di Brescia e l'università degli studi di Bergamo sono state le uniche a presentare un progetto congiunto coinvolgendo un vasto raggruppamento di soggetti, fra cui, oltre a politecnico di Milano, università di Verona, Trento e Bolzano, CNR e ENEA, le camere di commercio di Brescia, Bergamo, Trento, Verona e Vicenza e le confederazioni industriali di Brescia, Bergamo, Lecco, Verona, Vicenza e Trento;

il progetto "The manufacturing alliance -The MA" ha la finalità di portare avanti attività di trasferimento tecnologico, valorizzazione della ricerca, supporto alla creazione di startup e scale-up delle realtà esistenti, nonché di fare formazione sui bisogni delle aziende della prossima generazione e proporre la valorizzazione rigenerativa dei territori;

obiettivo del progetto è quello di valorizzare, anche con riguardo all'impatto ambientale, territoriale e sociale, le eccellenze nazionali ed europee che contraddistinguono gli ecosistemi industriali del Nord Italia nel settore manifatturiero;

ad oggi questo progetto, ottavo nella graduatoria delle università del Centro-Nord, è il primo dei non ammessi, benché su 12 progetti finanziabili ne siano stati ammessi soltanto 11, di cui 7 delle università del Nord e solo 4 di quelle del Centro-Sud;

sembrerebbe dunque che nessuno degli altri progetti presentati dalle università del Sud abbia ottenuto il punteggio minimo per risultare idoneo al bando; pertanto, se si scorresse la graduatoria complessiva, il progetto delle università di Bergamo e Brescia potrebbe essere finanziato;

i rettori degli atenei di Bergamo e Brescia e tutti i rappresentanti della filiera coinvolta manifestano grande dispiacere, dal momento che il progetto rappresentava un'opportunità di rilancio e valorizzazione di un intero settore del Paese che, a seguito della pandemia e ora della crisi energetica, vive un momento di enorme difficoltà,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, al fine di privilegiare e rispettare la qualità dei progetti di ricerca destinatari di finanziamento, intenda procedere all'ammissibilità del dodicesimo progetto, utilizzando la graduatoria generale di merito stilata dalla commissione;

nel caso in cui il progetto venga definitivamente escluso per dare priorità ad un progetto di un'università del Sud, benché abbia conseguito un punteggio inferiore, se non ritenga opportuno finanziarlo diversamente in considerazione dell'alto valore che assicurerebbe al territorio.

(4-06964)

LANNUTTI, CRUCIOLI, ANGRISANI, ABATE, GRANATO, CORRADO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute. - Premesso che:

secondo "il Fatto Quotidiano" del 27 aprile 2022, il commissario per l'emergenza Francesco Paolo Figliuolo, nominato il 1° marzo 2021, dall'insediamento non avrebbe ancora rendicontato le spese da lui autorizzate dall'inizio dell'incarico. Con il superamento dello stato di emergenza, dal 1° aprile 2022 il generale Figliuolo non è più commissario straordinario;

l'articolo a firma di Ilaria Proietti evidenzia che neppure i costi di ristrutturazione della sede della struttura commissariale, palazzo Caprara in via XX Settembre a Roma, sono stati rendicontati, tanto che la giornalista ipotizza che i soldi per rimettere a nuovo quello che viene chiamato "palazzo Figliuolo", a due passi dal Quirinale, potrebbero essere stati attinti proprio dai fondi per l'emergenza COVID-19;

il 20 febbraio 2022, il quotidiano "la Repubblica" ha pubblicato l'inchiesta "Il conto del Covid", nella quale si sostiene che l'elenco delle spese sostenute in questi due anni, dal Dipartimento della protezione civile e dai commissari straordinari, ammonterebbe a 4,36 miliardi di euro;

considerato che:

l'articolo 122, comma 8, del decreto-legge n. 18 del 2020 ha previsto l'esenzione dal controllo della Corte dei conti, nonché dalla disciplina del controllo di regolarità amministrativa e contabile, interno alla Presidenza del Consiglio dei ministri, per i contratti di acquisto di beni strumentali o per gli atti negoziali stipulati dal commissario straordinario per l'emergenza epidemiologica;

anche la responsabilità contabile e amministrativa sarebbe stata "limitata ai soli casi in cui sia stato accertato il dolo del funzionario o dell'agente che li ha posti in essere o che vi ha dato esecuzione". La disposizione specifica però che sono "fatti salvi gli obblighi di rendicontazione" che, a questo punto, acquistano straordinaria importanza a fronte di una considerevole spesa di risorse pubbliche sottratta ai più elementari principi di controllo e vigilanza nonché, in alcuni casi, alle procedure di evidenza pubblica;

il richiamo alla rendicontazione è presente nell'articolo 34 del decreto-legge n. 73 del 2021, che, tra l'altro, vincolava il trasferimento di 1.650 milioni di euro per gli interventi di competenza del commissario straordinario alla "previa presentazione, da parte del medesimo, di rendiconto amministrativo relativo alla gestione successiva al 1° marzo 2021". Sarebbe stato quindi necessario un puntuale rispetto degli obblighi di rendicontazione che, allo stato attuale, però, sarebbero stati limitati al solo rispetto degli adempimenti relativi all'amministrazione trasparente di cui al decreto legislativo n. 33 del 2013, peraltro rispettati parzialmente e con gravi ritardi;

considerando infine che a tutt'oggi non è stato pubblicato un rendiconto vero e proprio della spesa sostenuta dalla struttura commissariale, essendo stati pubblicati nella sezione "amministrazione trasparente" solo gli elenchi delle spese relative (unicamente dei quattro trimestri 2021 e il primo trimestre 2022, a partire dal 1° marzo 2021), privi delle motivazioni di necessità e urgenza che hanno determinato quelle spese nonché delle modalità di assegnazione degli approvvigionamenti, dimostrando quindi la scarsa trasparenza nella gestione dei conti della struttura commissariale,

si chiede di sapere quali iniziative si intenda adottare, anche di natura normativa, per garantire la massima trasparenza delle spese sostenute dalla struttura commissariale durante l'emergenza da COVID-19, producendo un rendiconto completo e comprensivo delle motivazioni che hanno reso necessarie e urgenti le spese nonché delle modalità di assegnazione degli approvvigionamenti, anche per fugare ogni dubbio sui fondi utilizzati per la ristrutturazione del prestigioso palazzo Caprara, che il Governo Gentiloni, nel 2017, aveva deciso di vendere al Qatar per la considerevole cifra di 50 milioni di euro, in linea con la spending review.

(4-06965)

GRANATO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

ad opinione dell'interrogante il Governo non ha dato agli italiani la possibilità di informarsi in modo imparziale sul conflitto in corso in Ucraina oscurando i maggiori siti informativi di una delle parti coinvolte;

il nostro Paese è tra i 5 maggiori contribuenti (con Regno Unito, Francia, Stati Uniti e Germania) al bilancio ordinario dell'OSCE, l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa;

secondo quanto appreso dall'interrogante da alcune notizie di stampa, nella sede ucraina dell'OSCE a Mariupol, in Primorsky boulevard 25, sarebbero stati trovati non solo un archivio con decine di faldoni con rapporti OSCE dal 2014, con documentati crimini ucraini contro la popolazione russofona poi nascosti nei rapporti ufficiali della missione in Ucraina ma, soprattutto, diverse casse di munizioni e granate italiane, con mittente "COVID DIFESA, via di Centocelle 301", provenienti dal deposito munizioni di Villabona e spedite dall'aeroporto militare di Pratica di mare a quello polacco di Rzeszow, a 100 chilometri dal confine ucraino,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti intenda avviare il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, per far luce sui rapporti secretati dall'OSCE in Ucraina dal 2014 sui crimini ai danni della popolazione russofona;

come sia stato possibile, ove confermato, che l'OSCE, quale organizzazione terza di monitoraggio e con il mandato di contribuire a ridurre le tensioni e a promuovere la pace in Ucraina, possa esser stata coinvolta nell'ambito di un'attività di deposito di armi italiane per una delle parti in conflitto.

(4-06966)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-03297 della senatrice Angrisani, sulle procedure per far fronte alla carenza di segretari comunali;

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-03299 della senatrice Toffanin ed altri, sulla possibilità di accedere al credito d'imposta per ricerca e sviluppo da parte delle aziende;

7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-03301 della senatrice Corrado ed altri, sulla valorizzazione del pavimento a mosaico del I-II sec. d.C. rinvenuto nel centro storico di Como;

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-03294 del senatore D'Alfonso ed altri, sulle forme di coinvolgimento degli enti locali nei progetti infrastrutturali alla luce del raddoppio della linea ferroviaria Roma-Pescara;

11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-03300 della senatrice Fedeli ed altri, sul congedo di paternità per i lavoratori dipendenti pubblici;

12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):

3-03291 della senatrice Boldrini ed altri, sulla definizione di un percorso di formazione complementare in assistenza sanitaria per gli operatori sociosanitari operanti nelle RSA e nelle strutture semiresidenziali del Veneto.