Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 421 del 31/03/2022

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

421a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

GIOVEDÌ 31 MARZO 2022

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Presidenza del vice presidente TAVERNA,

indi del vice presidente CALDEROLI

e del vice presidente LA RUSSA

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 422 del 5 aprile 2022
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-PARTITO COMUNISTA: Misto-PC; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente TAVERNA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).

Si dia lettura del processo verbale.

GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(2562) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina (Approvato dalla Camera dei deputati)(ore 9,38)

Discussione e approvazione della questione di fiducia

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2562, già approvato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta di ieri ha avuto luogo la discussione generale e il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2562, di conversione del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.

Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.

È iscritta a parlare la senatrice Lezzi. Ne ha facoltà.

LEZZI (Misto). Signora Presidente, colgo l'occasione di parlare per questi cinque minuti, chiarendo che purtroppo con la conversione di questo decreto-legge verrà approvato e certificato quell'ordine del giorno approvato alla Camera che dà il via all'aumento delle spese militari per il 2 per cento del PIL. Secondo me è il momento di fare una riflessione molto seria anche su questo Governo, perché quell'ordine del giorno è valido ed è stato approvato dall'intera maggioranza. Il Governo purtroppo ne potrà prendere atto nella stesura del DEF, all'interno del quale, però, verrà indicato anche tutto il percorso di riduzione del debito, di spending review.

Già nei documenti di bilancio sono state indicate - ad esempio - maggiori entrate, prendendole dalle piccole e medie imprese (PMI) con la compliance, per 12 miliardi ulteriori all'anno. Quasi il 40 per cento delle piccole imprese non riesce più a pagare i debiti e questo accade dalla fine dell'anno scorso, quando si implorava, da parte di tutto il tessuto produttivo, uno scostamento di bilancio. Eppure, questo non avviene, perché Draghi pretende comunque di ridurre il debito.

Di fronte a tutto questo, si parla di aumento di spese militari. Anziché fare una vera battaglia per un esercito europeo per rifunzionalizzare, razionalizzare e diminuire la spesa per spese militari, si aumenta o si accetta il pannicello caldo dello spalmare in comode rate, a carico degli italiani, quelli che poi saranno comunque 12 miliardi di euro in più a regime. Volevo specificare questo aspetto, perché è una questione molto seria.

Il provvedimento prevede anche la deroga per l'apertura delle centrali a carbone e, quindi, vorrei evidenziare un altro aspetto. Draghi ha detto di essere sorpreso della ragione per cui, dal 2014, è aumentata la dipendenza russa. Eppure, dovrebbe chiederne conto a Italia Viva che, insieme ai Governi Letta e Monti, ha agevolato i combustibili fossili, diminuendo le installazioni delle rinnovabili fino al 92 per cento. Oggi avremmo un fabbisogno inferiore di oltre 10 miliardi di metri cubi, se avessimo mantenuto il percorso attuato tra il 2008 e il 2013.

Dovrebbero chiedere scusa agli italiani, mentre ora fanno la ola tutti contenti per i nuovi gasdotti, il nuovo gas e le nuove dipendenze che provengono anche dall'Azerbaigian, omettendo però di dire che quel Paese, poche settimane prima dell'aggressione della Russia, aveva stipulato un accordo con Mosca per subordinare maggiori esportazioni nei confronti dell'Occidente al volere di Putin. Questo però non si dice.

È indecente e scandaloso, anziché insistere sulle rinnovabili, pensare di più a ottemperare a un'intesa (quella con la NATO per l'aumento fino al 2 per cento è, infatti, un'intesa e non un trattato).

La pandemia ha mostrato tutte le fragilità del nostro Paese: dalla sanità, all'istruzione, al trasporto pubblico locale. Eppure, anziché incidere su una maggiore spesa corrente per aumentare gli stipendi degli insegnanti ed eliminare o almeno abbassare - finalmente - il precariato dei ricercatori, ci si concentra su un argomento come l'aumento delle spese militari.

Anche se nei Governi Conte I e Conte II quella spesa è stata aumentata, dopo la pandemia si è rivelato un altro mondo, che ci deve indurre a rivedere tutte le intese passate e chiedere una diminuzione di tali spese tramite la loro razionalizzazione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà.

CRUCIOLI (Misto). Signor Presidente, qui oggi l'Alternativa rappresenta l'ampia parte del popolo italiano che non vuole l'invio di armi, né l'aumento delle spese militari.

Il Governo prosegue invece nel fomentare l'odio e la guerra, mentre dovrebbe promuovere iniziative di pace. Il presidente Draghi, in particolare, più che un nonno al servizio delle istituzioni appare un nonno al servizio della guerra, proprio come il suo omologo Biden. Degno nipotino di questi due arzilli guerrafondai è il ministro degli esteri Di Maio, che più che un Ministro a 5 stelle sembra un Ministro a stelle e strisce.

L'Alternativa non vi seguirà in questa politica di guerra e voterà no a quest'ennesima fiducia.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.

Passiamo alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2562, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Signora Presidente, poiché questo è un dibattito sulla politica internazionale, oltre a essere ovviamente legato alla fiducia al Governo, mi consenta di iniziare il mio intervento con un pensiero indirizzato a un grande esperto di politica internazionale, un grande amico di molti di noi e un professionista che ha onorato la professione del giornalismo, che è Franco Venturini, venuto a mancato ieri. (Applausi). Mi fa molto piacere che il Senato, con questo applauso, gli indirizzi un saluto e anche un ringraziamento.

Stiamo legando naturalmente la fiducia al Governo Draghi, che il Gruppo Per le Autonomie voterà convintamente, a un provvedimento che - solo perché non ci siano equivoci - riassumo nei suoi punti fondamentali: cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamento militare all'Ucraina, la Nazione che è stata aggredita; potenziamento del dispositivo NATO nell'area; provvedimenti di urgenza in ordine agli approvvigionamenti energetici; accoglienza dei profughi e misure a favore di imprese che esportano in Russia, Ucraina e Bielorussia.

Il merito di questo provvedimento è difficilmente contestabile. Si è imbastita una polemica - secondo me è stata la classica tempesta in un bicchier d'acqua - sul tema dell'aumento delle spese militari, che peraltro saranno contenute nei prossimi provvedimenti e non in questo, a seguito di un ordine del giorno che i colleghi di Fratelli d'Italia avevano presentato.

Noi abbiamo votato convintamente quell'ordine del giorno e voglio dire ai colleghi di Fratelli d'Italia che la loro posizione e la gestione di quest'ordine del giorno fa loro onore, perché, essendo una forza di opposizione, hanno fatto prevalere un contributo positivo e privo di aspetti di polemica politica. In questo momento così delicato per le sorti dell'umanità, dell'Europa e dell'Italia hanno fatto uno sforzo di unità nazionale. La ritengo una prova di maturità per tutti, maggioranza e opposizione.

Ritengo inoltre - e lo devo dire con una certa amarezza - che certi toni che si sono sentiti anche in questi giorni all'interno della maggioranza, sono più indicativi di aspettative elettorali che provenienti da lucide analisi di carattere politico. (Applausi).

Colleghi, i fatti sono chiari: nel 2014 la Russia ha annesso in modo illegale la Crimea. Nei mesi successivi ha occupato e, di fatto, annesso in modo illegale parte della regione del Donbass. Molti hanno sperato che questa fosse la parola fine al contenzioso tra Russia e Ucraina e che Putin fosse appagato dal risultato raggiunto. Forse anche io ero tra quelli - voglio essere onesto - perché non l'hanno sperato gli altri, ma lo abbiamo sperato tutti.

L'Occidente ha girato la testa dall'altra parte. Sarà la storia a spiegare e a dare un voto al nostro atteggiamento, ma oggi sto solo fotografando la situazione. Dopo alcuni anni nessuno di noi, solo pochi mesi fa, avrebbe pensato alla possibilità di un'azione sul territorio ucraino, con migliaia di carri armati che puntano a Kiev o a Leopoli. Questo, colleghi, è avvenuto. Apriamo gli occhi.

Vedendo il dibattito politico di questi giorni, ho la sensazione che qualcuno abbia preso degli abbagli e continui a voler pervicacemente tenere chiusi gli occhi. Si contesta il fatto che forniamo armi di difesa, come Paesi NATO, all'Ucraina. Colleghi, ma la nostra Repubblica è nata sulla Resistenza e sulla lotta al fascismo. (Applausi). Noi abbiamo combattuto e onorato, con le medaglie d'oro al valor militare, i resistenti che hanno combattuto, evidentemente con le armi, non con le parole, contro i nazisti che occupavano l'Italia e contro i fascisti che si erano arroccati a Salò.

Tutto questo fa parte della storia dolorosa di un popolo e anche di una divaricazione tragica che ha spezzato le famiglie all'interno del suolo nazionale, al punto che proprio negli ultimi anni in fondo si è riusciti a pervenire a una memoria condivisa e a una valutazione unitaria di questi fatti. Rispetto al dramma che stanno vivendo gli ucraini e ai bambini soli che scappano, sono terrorizzato dalla possibilità di traffico, abusi o commercio di bambini, come di donne. E questo purtroppo è un rischio permanente per l'esodo di migliaia di persone che fuggono dalle loro case e cercano accoglienza nei Paesi vicini, a cui ci dobbiamo inchinare, colleghi.

Negli ultimi mesi abbiamo avuto tante volte polemiche con la Polonia, perché vedevamo alcuni atteggiamenti che non ci piacevano, ma i polacchi sono straordinari! Nelle loro città centinaia di migliaia di persone stanno arrivando dall'Ucraina e vengono ospitate dalle famiglie. L'Europa in questa vicenda sta dando anche il meglio di sé e io credo che in questo frangente dobbiamo avere il senso della storia. Tante volte i fatti più drammatici provocano anche del bene e in questo caso il bene è che ci siamo risvegliati e che l'Europa oggi capisce quanto drammaticamente avesse ragione Alcide De Gasperi - delle cui memorie è stata custode gelosa la signora Maria Romana, deceduta proprio nei giorni scorsi - a dire che ci volevano una comunità di difesa e una politica estera comune. Lo statista trentino diceva che l'Europa non può avere solo un'anima monetaria o economica, ma deve avere anche una dimensione e un cuore politici. (Applausi).

Oggi, colleghi, ce ne rendiamo conto e c'è da commuoversi a vedere che gli ucraini al centro del loro negoziato, accettando di non porre la loro candidatura alla NATO, chiedono di essere parte della famiglia europea, perché la loro cultura, la loro storia e il loro percorso li porta a volere un destino condiviso con noi.

Tutto questo sta capitando e noi dovremmo far finta che non capiti? Qualcuno si chiede perché aumentare le spese militari oggi. Ciò accade perché purtroppo le nostre analisi su Putin erano sbagliate e ci siamo illusi che fosse possibile andare avanti implementando le spese militari, come peraltro ha fatto giustamente anche il Governo Conte, in modo non particolarmente vibrante, ma purtroppo oggi ci sono stati dei fatti. Se guardiamo la realtà, questi fatti ci conducono ad atteggiamenti chiari.

Vorrei concludere il mio intervento, signor Presidente, con una considerazione. Armi o riarmi per cosa, per offendere? Perché l'Italia e la NATO progettano l'invasione di un Paese? Le armi servono a tenere un equilibrio che porti alla pace perché, se vuoi preparare la pace, devi essere pronto ad affrontare l'insidia e a evitare che dittatori ai margini dell'Europa siano tentati, in presenza di uno squilibrio militare, di fare ciò che hanno fatto in Ucraina. Colleghi, è una realtà amara, ma il senso di responsabilità che la politica ha è di assumere laicamente le proprie decisioni, anche quando sono dolorose.

Per questo il Gruppo per le Autonomie vota convintamente la fiducia al Governo Draghi. (Applausi).

FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, credo che la politica italiana a volte ami farsi del male e ami trasmettere il peggio di sé, anche quando unitariamente e trasversalmente approva provvedimenti importanti e positivi, come quello che ci accingiamo a votare stamattina.

Un cittadino che non avesse letto il testo del decreto-legge n. 14 del 2022, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina, dal dibattito pubblico, televisivo e giornalistico, ma anche dal dibattito svoltosi in quest'Aula, avrebbe da pensare di trovarsi di fronte a un Governo e a forze parlamentari maggioritarie, presenti in Senato e anche alla Camera, di pazzi guerrafondai, che vogliono armarsi fino ai denti per combattere i russi e che, per finanziare le armi e l'esercito, sono disponibili ad affamare il popolo pur di ottenere il risultato. Questa è la narrazione che demagoghi e populisti vogliono far passare in questo Paese.

Gli italiani che non hanno avuto la possibilità di leggere il decreto-legge non sanno che invece il provvedimento ha tutta un'altra storia, un'altra narrazione, opposta a quella raccontata. Ci sono, sì, gli articoli 1 e 2, che prevedono un rafforzamento e un'organizzazione migliore della nostra presenza sul fianco Est dell'Alleanza. C'è altresì la previsione della cessione alle autorità governative dell'Ucraina a titolo gratuito di mezzi e materiali di equipaggiamento militare non letali di protezione (misura poi aggiornata con l'articolo 2-bis, che prevede, previa nostra autorizzazione, la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari che servono alla resistenza ucraina per difendersi da un'aggressione). C'è però anche l'articolo 3, che prevede interventi di assistenza e cooperazione in favore della popolazione ucraina. C'è l'articolo 4, che garantisce maggiore sicurezza alle nostre ambasciate esposte ai pericoli, viste le tensioni ucraine. E ancora c'è l'articolo 5, che prevede maggiore sicurezza per i nostri connazionali all'estero in situazione di emergenza. Sempre questo decreto-legge si occupa poi di energia e di gas, incentivando l'uso delle rinnovabili. C'è il sostegno alle imprese che negli ultimi anni hanno investito in Ucraina, Bielorussia e Russia. Infine, Presidente, sono previste misure per favorire l'accoglienza dei cittadini ucraini che scappano dalla guerra.

Tutto quello di cui si parla invece quando si fa riferimento a questo decreto-legge è il tema del 2 per cento sulle spese militari, che però non vi rientra. C'è stato un ordine del giorno, approvato alla Camera a stragrande maggioranza, con il voto del MoVimento 5 Stelle e di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, che prevede semplicemente il rispetto degli impegni presi con la NATO e con le organizzazioni internazionali.

Qui intanto però - al contrario di quello che diceva il senatore Casini, che parlava di tempesta in un bicchier d'acqua quasi casuale - credo si sia voluto montare un set cinematografico per far vedere un film completamente fuori dalla realtà, che parte dalla lettura dei sondaggi. Basta vedere il «Fatto Quotidiano» di oggi, che riporta, stampata in prima pagina, la percentuale di italiani che sarebbero contrari a una maggiore spesa militare. Si è partiti da lì per dire che si era contrari a un investimento maggiore sulle spese militari, costruendo addirittura, sempre in questo film, il fatto che togliamo quelle risorse ad altri interventi che sarebbero stati utili per fronteggiare la crisi economica e sociale presente nel nostro Paese. Quindi, in piena crisi economica, in piena crisi di sicurezza nel nostro Continente e in piena crisi sociale, c'è chi pensa alla crisi di Governo e c'è chi pensa di costruire propaganda attorno a una situazione triste e che ci mette in condizioni di enorme difficoltà. Credo che nessuno avrebbe mai voluto svolgere un dibattito parlamentare per organizzare un Paese che deve gestire la sua sicurezza, messa a repentaglio da una guerra che è a due ore di volo da Milano.

Credo che ci voglia invece responsabilità da parte delle forze politiche. Ritengo che bisogni evitare qualsiasi propaganda, nonostante le elezioni si stiano avvicinando, e mostrare responsabilità nell'affrontare insieme questa crisi, come faremo approvando il provvedimento in esame, che sarà votato dalla stragrande maggioranza dei parlamentari.

Ancora di più, gli impegni di cui parliamo con la NATO abbiamo riconosciuto trasversalmente essere validi e negli anni lo abbiamo dimostrato con i fatti concreti, perché dalla dichiarazione del 2014 sono passati tanti Governi: il Governo Renzi a Varsavia ha confermato l'impegno del 2 per cento sulle spese militari; il Governo Conte due volte, nel 2018 e nel 2019, ha confermato quegli impegni, incrementando la spesa militare da 21 a 24,6 miliardi di euro, giustamente, perché gli impegni si rispettano e perché la difesa del nostro Paese dev'essere affidata non ad altri, ma a noi stessi e agli impegni internazionali che prendiamo con altri. Infine, l'impegno è stato confermato nel 2021 dal Governo Draghi. Quindi, aprire un dibattito su questo tema è veramente surreale e anche propagandistico.

Dobbiamo rispettare gli impegni internazionali, intanto perché siamo persone serie e siamo un Paese che sugli impegni costruisce la sua credibilità, e poi perché credo che il rispetto degli impegni ci renderà protagonisti nel necessario processo di pace che si dovrà innescare il prima possibile. Il nostro Paese e l'Europa non dovranno essere marginali. Le spese militari dovremo prevederle con il DEF, e non con questo provvedimento; in quella sede dovremo verificare quanto e come, e lì ci confronteremo.

Il tema che però mi dà parecchio fastidio - lo sentivo anche negli interventi in chiusura della discussione generale - è l'idea che si vogliano utilizzare queste risorse per armare il Paese togliendole ai sussidi per la disoccupazione, agli ospedali o alle scuole. In piena retorica populista si cerca di far passare questo messaggio, mentre con quelle risorse andremmo a pagare - lo spiegherei a tutti quelli che non conoscono la materia oppure la conoscono e fingono di non conoscerla - 170.000 militari e 20.000 civili che si occupano della nostra sicurezza (ne abbiamo persi 40.000 negli ultimi dieci anni). Poi ci sono gli investimenti nell'industria (soltanto 1.100 persone occupate nel novarese per la realizzazione degli F-35) e sulla cybersecurity. Gli investimenti sulla sicurezza non vanno in un secchio bucato dove si perdono, ma servono al Paese e alla nostra sicurezza.

Signor Presidente, nessuno sta sostenendo una violenta corsa al riarmo, ma dobbiamo dotarci di strumenti per una politica estera e di difesa comune europea e dare strumenti maggiori alla NATO. Lo diciamo tutti, ma poi, quando dobbiamo mettere in campo i provvedimenti, c'è il fuggi fuggi. La Libia, la Siria, l'Afghanistan e l'Ucraina sono campanelli d'allarme. Quanti ne devono suonare ancora per comprendere che è necessario intervenire sulla nostra sicurezza e organizzare al meglio l'azione dell'Unione europea? La pace è una priorità per tutti i democratici, ma nessuno può coprire gli occhi e non accorgersi che c'è la guerra, e la sicurezza diventa un tema strategico anche per la nostra economia. Non si può lavorare per la pace senza avere strumenti efficaci di sicurezza.

Signor Presidente, naturalmente non spegneremo il megafono di questi demagoghi sperando nella loro responsabilità. Spegneremo il megafono soltanto se l'Europa e l'Italia metteranno in campo misure per fronteggiare l'emergenza economica. Bisognerà mettere un tetto al costo del gas e prevedere un nuovo recovery, che assista i Paesi più penalizzati da questa crisi. Come al solito, tra quei Paesi c'è l'Italia per la sua dipendenza dal gas e, quindi, dovremo prevedere questo intervento.

In conclusione, votiamo con convinzione il disegno di legge di conversione del decreto-legge al nostro esame. La democrazia e la libertà esprimono principi universali che non hanno confini geografici. E chi, in nome di uno pseudopacifismo, chiede agli ucraini di arrendersi e ai Paesi occidentali di non fornire alcun aiuto alla resistenza ucraina chiede agli ucraini, nei fatti, di rinunciare alla democrazia e alla libertà per paura che la guerra possa arrivare da noi e possano essere messe in discussione la nostra libertà e la nostra democrazia. Non c'è nulla di nobile in questo pseudopacifismo, tanto intriso di egoismo. (Applausi).

RAUTI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, il mondo è cambiato dopo il 24 febbraio: l'aggressione militare della Russia nei confronti dell'Ucraina ha spezzato un ordine geopolitico mondiale e ha anche messo in crisi un paradigma di sicurezza dell'intero Occidente. È una guerra in Europa e i Paesi europei rafforzano le proprie strutture di difesa e sicurezza, accolgono - alcuni Paesi più di altri - i rifugiati ucraini e inviano aiuti e sistemi d'arma. Di fronte alla crisi ucraina l'Europa si è trovata costretta a fare i conti con la prolungata assenza di una politica estera, con la debolezza delle sue diplomazie e con la mancanza di una forza di difesa comune. La diplomazia italiana non ha avuto un ruolo di primo piano nello scenario di tensione e di crisi che preludeva allo scoppio della guerra. Siamo stati - diciamolo - piuttosto assenti e silenti, ma anche un po' marginalizzati in quei tentativi internazionali, poi falliti, di trovare una soluzione diplomatica.

Dopo lo scoppio della guerra, il Governo italiano si è impegnato con una risoluzione importante, sostenuta anche da Fratelli d'Italia, che condanna l'aggressione della Russia, condivide la decisione europea delle sanzioni alla Russia e stabilisce il diritto di accoglienza per rifugiati ucraini. Ancora, il primo decreto Ucraina - sappiamo che ce ne saranno altri - viene approvato alla Camera direi quasi all'unanimità, comunque ad amplissima maggioranza, con il voto favorevole di Fratelli d'Italia: un voto favorevole - sia chiaro - non al Governo, ma ai contenuti del decreto; un voto, il nostro, che esprime la condanna dell'attacco militare russo contro l'Ucraina e contro il suo popolo; attacco alla sovranità nazionale, alla libertà, all'indipendenza e al diritto di quel popolo all'autodeterminazione.

La nostra posizione è stata netta da subito e non l'abbiamo mai cambiata, una scelta di campo inevitabile, inesorabile: da un lato, i carri armati e, dall'altro, la popolazione civile; da un lato, l'aggressore e, dall'altro, l'aggredito. E pur confidando sempre nelle diplomazie, nei negoziati e nella risoluzione di conflitti con il diritto internazionale, ci sono momenti - come questo - in cui non c'è spazio per i tentennamenti, per i distinguo sofisticati e per una sorta di pacifismo peloso. Noi non faremo mai l'elogio della guerra, ne siamo atterriti, come tutti, e ne siamo orripilati, ma non accettiamo neppure - voglio essere chiara - chi pretende la resa degli ucraini come un dovere. (Applausi).

Solo il popolo ucraino può reclamare il diritto alla resa, così come può essere il solo a esercitare il proprio diritto di difendersi e di difendere la sua sovranità nazionale. (Applausi). Noi pensiamo che l'aggredito debba contare sulla solidarietà e sugli aiuti delle democrazie occidentali.

Torno al decreto-legge, approvato anche con il voto di Fratelli d'Italia alla Camera: si tratta di un consenso dettato dalla crisi ucraina e dall'emergenza in cui siamo precipitati. È un decreto-legge che prevede - lo ricordo a chi oggi fa finta di dimenticarlo - aiuti anche militari e la partecipazione di personale militare al potenziamento dei dispositivi NATO esistenti, come - per esempio - il dispiegamento delle forze dell'Alleanza nelle Repubbliche baltiche, la sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza, il dispositivo di sorveglianza navale e altro.

Come abbiamo denunciato tanto alla Camera quanto in Senato in sede di Commissione, cercando di emendare, senza riuscirvi, il testo in questo senso, in questo decreto-legge mancano interventi per tutelare le famiglie e le imprese italiane dal caro bollette. Mancano interventi, presenti peraltro in tutti i nostri emendamenti, su cui la Commissione bilancio ha espresso un parere contrario, per sostenere imprese e famiglie contro il caro bollette. Avete anche bocciato l'emendamento sui minori non accompagnati. (Applausi).

Ci poniamo, allora, tante domande. Non avete voluto affrontare il danno dovuto al rimbalzo economico delle sanzioni, che ricade sull'Italia, sul nostro commercio e sulle nostre imprese. Così, mentre la Germania decide di innalzare le spese militari alla soglia del 2 per cento del PIL annuo e di creare addirittura un fondo speciale di 100 miliardi di euro dedicato agli armamenti; e mentre la Francia sceglie di incrementare gli investimenti nella sicurezza e nella difesa, in Italia il presidente Draghi - per l'esattezza, al Consiglio europeo di Versailles - ribadisce il rispetto degli impegni, non vincolanti, ma comunque sottoscritti con gli alleati già nel 2006 - lo ricordo - e rilanciati nel Vertice in Galles del 2014, ovvero quelli del 2 per cento del PIL per le spese della difesa. Il Governo quindi ribadisce vecchi impegni e ne assume di nuovi; lo fa alla Camera il 16 marzo anche approvando un ordine del giorno collegato al decreto-legge sull'Ucraina, che lo impegna a incrementare progressivamente le spese della difesa verso il traguardo, appunto, del 2 per cento del PIL.

Chiariamo che noi nel 2020 eravamo, nella graduatoria mondiale, al 102° posto e, quindi, forse dovremmo fare qualcosa.

Il Governo assume una postura precisa. Esistono - le ho qui - decine di dichiarazioni, che potrei naturalmente rinovellare, sulle posizioni prese dal Presidente del Consiglio e dal Ministro della difesa; nel giro di pochi giorni però, a un certo punto, cambia tutto e ci troviamo ad oggi. Il Governo italiano si avvita su se stesso, fa due passi avanti e uno indietro, oscilla, barcolla. Siamo qui senza un relatore e - paradossalmente - con la richiesta di un voto di fiducia con cui, sostanzialmente - diciamolo - più che mai il Governo sconfessa se stesso. (Applausi).

Voglio ricordare che il nostro ordine del giorno - per chi non l'avesse letto e l'avesse solo raccontato - non indicava un termine temporale negli impegni, in cui non c'è scritto «2024», e questo ha la sua importanza. Inoltre, si chiedeva di essere coerenti con quanto già sostenuto.

Arrivo quindi alla conclusione. Quelle risorse servono per le caserme, per gli equipaggiamenti, per la formazione, per le basi aeree, per gli hangar, per tutto ciò che nella difesa va anche rimodernato; servono per le sfide cyber. Ecco a cosa servono gli aumenti di spesa! (Applausi).

Cari colleghi della Lega, mi rivolgo anche a voi. La nostra scelta oggi di non votare la fiducia sul decreto Ucraina è facile, perché voi non meritate la nostra fiducia. La nostra è una scelta obbligata: si chiama coerenza. Avremmo votato anche al Senato, come alla Camera, a favore di questo disegno di legge di conversione del decreto-legge, se avesse avuto un normale percorso, con emendamenti, ordini del giorno, miglioramenti o un confronto. Al contrario, il ricorso all'ennesimo voto di fiducia, su una materia così condivisa e sensibile, sconfessa il Governo stesso che quella fiducia chiede. Già ieri il presidente Ciriani e il vice presidente La Russa hanno affermato le contraddizioni contenute nella richiesta di voto di fiducia.

La nostra scelta è obbligata e facile. Quello che invece mi chiedo e vi chiedo è la vostra scelta. Per voi è più difficile, o almeno dovrebbe esserlo, perché mi chiedo quale voto di fiducia stiate esprimendo. Per quale Governo votate la fiducia, voi che siete forze così variegate? A quale Governo state dando la fiducia? Al Governo che ha accolto, senza riformularlo, l'incriminato ordine del giorno di Fratelli d'Italia (eppure è storia)? Oppure al Governo del ministro Di Maio, che non si è espresso e non sappiamo cosa pensi? O al Governo del ministro Guerini, che ha cercato una scappatoia con la matematica, prevedendo il termine del 2028 (certo, viene dopo il 2024, per carità)?

Qual è il Governo cui date la fiducia? È forse il Governo Conte, che ha aumentato del 17 per cento le spese militari durante il suo mandato? Qual è il Governo cui date la fiducia? Quello che afferma una cosa e si smentisce il giorno dopo? Qual è il vostro Governo? (Applausi). Vi ha detto bene il presidente Draghi, affermando - mi avvio a concludere, signora Presidente - che, se si mettono in discussione gli impegni assunti in un momento così delicato alle porte dell'Europa, viene meno il patto di maggioranza. Di questo dovete prendere atto.

La vostra non è una forza di Governo, è una sommatoria che non è una sintesi, che non ha una politica estera e che è piena di contraddizioni. Prendete atto di questo e delle sue conseguenze. (Applausi).

ALFIERI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD). Signor Presidente, intervengo per esprimere il convinto sostegno del Gruppo Partito Democratico alla fiducia sul cosiddetto decreto Ucraina.

Parto da una considerazione. Putin ha commesso due gravi errori di valutazione. Il primo è stato quello di sottovalutare la fierezza e la resistenza del popolo ucraino e il secondo quello di contare sulle differenze di veduta dei partner europei e sull'atteggiamento degli Stati Uniti. Qualche ragione ce l'aveva anche, perché i precedenti non deponevano a favore: il dialogo a Doha con i talebani; il ritiro affrettato dall'Afghanistan; il ritiro dalla Siria, lasciando i curdi da soli, e il disimpegno nel Mediterraneo davano l'idea che Putin potesse attaccare l'Ucraina senza avere una resistenza assertiva da parte dell'Alleanza atlantica. Così non è stato.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,17)

(Segue ALFIERI). I Paesi europei hanno reagito all'unisono e sono state assunte misure importanti, con l'innalzamento dei dispositivi NATO in tutto il fianco Est. Abbiamo visto le decisioni che sono state prese anche dal nostro Paese, concordate con i partner europei. Oggi donne e uomini dell'Esercito italiano sono nei Paesi baltici, in Romania e andranno in Ungheria: a loro vanno il nostro riconoscimento e la nostra vicinanza. (Applausi).

Allo stesso tempo, insieme ai partner europei, abbiamo adottato sanzioni senza precedenti. Io penso che vada a spazzata via anche la retorica del non funzionamento delle sanzioni; certamente quelle sulla Crimea, adottate dopo il 2014, erano un po' all'acqua di rose. Quelle attuali sono davvero pervasive, soprattutto quelle sulla valuta e sulle transazioni finanziarie. Sono sanzioni che, purtroppo, avranno conseguenze sui nostri Paesi, per cui è da apprezzare il lavoro che sta facendo anche la diplomazia italiana a Bruxelles per costruire meccanismi di compensazione per i Paesi e i settori più colpiti.

Vi è poi la decisione - forse la più difficile - di inviare anche aiuti militari e qui arrivo al decreto Ucraina. Penso che abbia fatto bene il collega Faraone a ricordarlo: noi abbiamo la capacità di concentrarci solo su alcuni aspetti, mentre sappiamo che il decreto Ucraina contiene al suo interno parecchi provvedimenti.

Il primo è il sostegno economico-finanziario: l'Ucraina ha bisogno di essere sostenuta nei suoi fondamentali economici e finanziari e l'Italia ha garantito subito un aiuto e un sostegno, così come lo farà in termini di cooperazione non appena ci sarà un cessate il fuoco, che noi ci auguriamo, dopo il quale la nostra cooperazione potrà essere presente in quel Paese con un corpo di eccellenza.

A proposito di quello che fa la Difesa e del rischio caricatura che a volte se ne fa, noi abbiamo un corpo di eccellenza all'interno del nostro Esercito, che è quello che va a fare sminamento umanitario negli altri Paesi. Noi abbiamo previsto di andare in Ucraina, che è il terzo Paese più minato al mondo, a togliere le armi, e non a portarle. (Applausi).

Noi facciamo solo in maniera straordinaria un intervento di modifica della legge n. 185 del 1990, limitato a permettere al popolo ucraino di esercitare il sacrosanto diritto alla legittima difesa. Noi ci muoviamo - lo voglio ricordare ancora una volta - nell'ambito dell'articolo 11 della Costituzione, di cui alcuni purtroppo si limitano a leggere solo il primo comma e non l'interezza, perché i Padri costituenti in maniera saggia avevano previsto e avevano inserito un valore per noi fondamentale, quello della pace. Quindi noi ripudiamo, come Repubblica italiana, la guerra come strumento di offesa, ma accettiamo le limitazioni di sovranità proprio per far nascere quella che poi è diventata l'Organizzazione delle Nazioni Unite, che all'articolo 51 prevedeva l'affidamento del monopolio dell'utilizzo della forza, proprio per evitare che i Paesi si facessero la guerra, al Consiglio di sicurezza. Ma coloro che avevano scritto la carta delle Nazioni Unite, siccome c'era il diritto di veto dei Paesi vincitori della Seconda guerra mondiale, prima che il Consiglio di sicurezza ristabilisse la pace e risolvesse le controversie internazionali, avevano già previsto, per il Paese aggredito - quindi non nel caso di due Paesi in guerra, ma nel caso di un Paese aggressore e un Paese aggredito - la possibilità di esercitare il sacrosanto diritto alla legittima difesa. E, siccome in questo caso c'è un Paese aggredito, noi esercitiamo la prerogativa che abbiamo di aiutarli e di sostenerli. E questo lo prevediamo all'interno del decreto Ucraina. (Applausi).

Poi c'è la parte più importante, che è l'orgoglio del nostro Paese, di cui si parla pochissimo, anche sui giornali e sui media. È quello che abbiamo fatto per attivare per la prima volta dal 2001 - ringrazio il ministro Lamorgese per il lavoro che ha svolto a Bruxelles - la direttiva 50, che prevede un meccanismo di protezione temporanea automatico. Questo è stato un cambio epocale: vi ricorderete tutte le discussioni dopo la crisi in Siria, quando arrivavano sulle nostre coste migranti in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni politiche e non abbiamo potuto attivarla. Oggi, per la prima volta, chi scappa dalla guerra è automaticamente accolto dai Paesi europei, perché noi, nei nostri principi e valori, scriviamo che le persone che fuggono dalla guerra devono poter essere accolte. Questo è un punto fondamentale, su cui l'Italia si è battuta e ha costruito un sistema di accoglienza poderoso.

Vorrei ringraziare i nostri amministratori locali, la Protezione civile, i prefetti e tutti i soggetti che si stanno facendo carico dell'accoglienza. (Applausi). Da questo punto di vista sono molto soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto in Commissione. Ringrazio per il lavoro di coordinamento e di guida la presidente Pinotti, in un passaggio non facile di approvazione di questo decreto. (Applausi). Abbiamo parlato, all'interno della Commissione, di come aumentare il sostegno. Il Partito Democratico si è speso molto, a partire dalla nostra capogruppo Malpezzi, per costruire un sistema di accoglienza che si facesse carico interamente, a livello statale, dei costi dei minori non accompagnati, che sono la parte più fragile in un conflitto. Il viaggio di arrivo in Italia è complicato e difficile: c'è bisogno di psicologi, c'è bisogno di mediatori culturali, c'è bisogno di sostegno scolastico; c'è bisogno di avere tutte le risorse necessarie perché gli enti locali possano permettere un'accoglienza, possano permettere che i bambini vadano a scuola e l'accesso alle cure sanitarie. Noi questo l'abbiamo scritto nel decreto e di questo stiamo discutendo. Mi dispiace che molto spesso si parli solo delle spese militari e non dello sforzo impressionante e grandioso, di cui dobbiamo essere grati, che viene fatto invece sul fronte dell'accoglienza. (Applausi).

Vorrei condividere una riflessione, insieme a voi, sulla risposta alla sfida che viene posta alle democrazie liberali.

Oggi la guerra dell'aggressore russo nei confronti del popolo ucraino è una minaccia alle democrazie liberali. Questa è la posta in gioco e occorre riflettere sul fatto che i principi e i valori in cui crediamo, quelli delle democrazie liberali, non sono per sempre, ma sono una conquista di ogni giorno e vanno coltivati e difesi.

Voglio fare una domanda, rivolgendomi anche a noi che sediamo nelle Aule parlamentari e siamo classe dirigente di questo Paese: quanto siamo disposti a spenderci e, quindi, a spendere per difendere la nostra democrazia e i nostri valori? Penso che questo sia un dibattito maturo che un Paese come il nostro deve fare.

Desidero pertanto porre il tema dell'obiettivo che ci siamo dati del 2 per cento. Bene la gradualità e anche che questa sia stata l'occasione in cui il ministro Guerini ha ribadito ciò che aveva già detto nel 2019, ossia che vi sarebbe stata gradualità. (Applausi). Nessuno può pensare che gli obiettivi verranno raggiunti in pochissimo tempo. Oggi l'obiettivo del 2 per cento è patrimonio di tutti. Abbiamo fatto un passo in avanti e siamo consapevoli che quelli sono impegni presi a livello internazionale e su di essi si misura la credibilità del nostro Paese.

Signor Presidente, mi permetta una battuta finale. Oggi quelle spese non servono e rischieremmo di fare una caricatura per comprare mitragliatori e blindati. Oggi si chiede uno sforzo importante alla Difesa, che è stata caricata di nuovi compiti non solo in termini di sicurezza interna (ad esempio, l'operazione «Strade Sicure») e per il lavoro straordinario fatto dalla sanità militare e dal generale Figliuolo, che ringraziamo perché proprio oggi termina il suo compito. (Applausi). Ci sono anche gli impegni nel nuovo dominio cyber e dello spazio e negli investimenti dual use, che saranno utili per il civile, in infrastrutture strategiche e investimenti importanti. Questa è la nuova sfida della Difesa, un pezzo importante dell'innovazione tecnologica del nostro Paese.

Usciamo dalle caricature e pensiamo che questi investimenti devono servire alla costruzione della difesa e della politica estera europee. Ha detto bene il presidente Casini. Ieri abbiamo commemorato Maria Romana, figlia di Alcide De Gasperi, che morì nel 1954. Pochi giorni dopo il generale De Gaulle, poi Presidente della Repubblica francese, affossò il progetto della comunità europea di difesa (CED). Dobbiamo ripartire da lì perché, mettendo insieme le donne e gli uomini dei nostri eserciti e costituendo la difesa europea, si potrà costruire una politica estera europea. Saremo così non più solo un gigante economico e commerciale, ma anche una potenza politico-diplomatica che potrà giocare la sua e affermare i diritti, i principi e i valori tipici delle democrazie liberali. In caso contrario, saremo solo bravi a declamare la tutela dei principi e dei valori che a noi sono cari, senza essere conseguenti nel praticarli. (Applausi).

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, i senatori della componente Liberi e Uguali-Ecosolidali voteranno la fiducia posta sul provvedimento in esame.

Il decreto-legge è la risposta giusta che dovevamo dare davanti a quella che è un'aggressione imperialista, perché bisogna dire le cose per quelle che sono. È anche giusto che nel provvedimento, pur essendovi alcune cose distoniche, vi sia una cura importante su ciò che sappiamo fare meglio, ossia solidarietà, accoglienza e messa in campo di tutte le risorse necessarie per aiutare il popolo ucraino e tutti coloro che stanno vivendo una situazione assolutamente drammatica.

Ho fatto questa premessa perché credo che oggi sia doveroso fare tra noi una riflessione.

Ho sentito parlare molto, anche nell'ultimo intervento, di valori e di principi. Io vorrei fare, molto semplicemente, alcune osservazioni. Investiti dalla pandemia, noi ci siamo detti, tutti quanti insieme, che dovevamo imparare la lezione, che dovevamo affrontare l'emergenza Covid-19 con l'obiettivo di cambiare tutto.

Dovevamo non solo cambiare la sanità, ma anche definire come mettere in campo politiche che avessero veramente a cuore la cura delle persone ed effettivamente una modalità diversa di scegliere gli investimenti nel nostro Paese.

In corrispondenza della grave emergenza della pandemia, in corrispondenza anche con l'altra crisi, che tutti oggi continuano a dimenticare, che è l'emergenza dei cambiamenti climatici, ci siamo detti che dovevamo mettere in campo, tutti insieme, in un grande sforzo di cooperazione a livello internazionale, un'idea molto diversa del nostro modo di concepire l'economia e lo sviluppo, di come scegliere gli investimenti, perché questo era l'unico modo per assicurare un futuro di pace per l'umanità.

Quello che è accaduto è certamente uno spartiacque. Sembriamo ripiombati indietro, non di dieci, venti o trent'anni, ma molto di più. Se andate a rivedere tutto il dibattito svolto sui vari decreti relativi all'emergenza Covid-19, avevamo giurato che non saremmo mai ritornati a come eravamo prima. Invece, stiamo tornando peggio di prima. Oggi l'aggressione e la guerra ci stanno riportando indietro. Io avverto anche una messa in discussione degli obiettivi che comunemente c'eravamo dati. Li sento rimessi in discussione nell'atteggiamento culturale e in quello politico.

Proprio perché è accaduto quello che è accaduto - una aggressione violenta, non solo ingiustificabile, ma anche grave e pericolosa - proprio in virtù di quegli obiettivi e di quei principi contenuti nell'articolo 11 della nostra Costituzione, che bisogna leggere tutto e con il significato giusto, noi dovremmo oggi discutere di come il nostro Paese si mette in gioco, si mette a disposizione, per costruire un percorso di pace, un percorso per arrivare a una conferenza: ieri il senatore Errani evocava la Conferenza di Helsinki. Bisogna, dunque, discutere di come ci si rimette in cammino per garantire un percorso di sicurezza, a livello europeo e internazionale. Questa è la riflessione e la questione che noi oggi dovremmo affrontare con grande serietà.

Il nostro Paese, in tutta la storia della Repubblica, ha avuto questo ruolo o ha provato a svolgere questo ruolo. Io devo dire, con estrema franchezza, che in tale situazione drammatica ho visto meno questa propensione da parte del nostro Paese. Credo sia nostro dovere mettersi in gioco, per costruire non solo un percorso di cessate il fuoco, che è la cosa più urgente, e di aiuto alle trattative, ma anche per costruire quelle che, una volta, erano considerate conferenze di pace, ma che siano comunque conferenze della sicurezza a livello europeo.

Perché dico, invece, che nella discussione di questo decreto sono state fatte delle operazioni assolutamente sbagliate? Qui si accusa il MoVimento 5 Stelle di aver fatto un'operazione strumentale. Ora, io voglio dirlo con estrema franchezza: ma che senso aveva presentare alla Camera un ordine del giorno che metteva insieme la questione del decreto Ucraina con la questione delle armi e dell'aumento delle spese militari? Quella, sì, è una scelta assolutamente sbagliata, nei tempi nei modi.

Come si vede, altri erano i luoghi in cui discutere della difesa comune europea, di come diamo il nostro apporto a un livello di cooperazione sapendo che, quando discutiamo di difesa comune europea, dobbiamo capire qual è la politica estera comune europea. È vero, infatti, che in questa situazione abbiamo reagito bene a livello unitario. Tuttavia, come il senatore Alfieri sa perfettamente, questo non è affatto scontato. Come non è affatto scontato che poi avremo una politica estera comune, perché prima viene la politica e poi si mettono in campo gli strumenti che devono garantire la sicurezza e la difesa comune. A mio avviso, queste sono le riflessioni da fare e non accusateci di essere delle anime belle: non è questo il punto.

Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,37)

(Segue DE PETRIS). Io però ho pensato davvero e seriamente - purtroppo mi devo pentire, insieme con tanti altri - che quanto ci è accaduto con il Covid - e ci riaccadrà se non cambiamo - fosse uno spartiacque dopo il quale ci saremmo finalmente impegnati tutti quanti per cambiare l'idea di Stato, cambiare l'idea di sanità, per spostare risorse per gli aiuti alle persone. Non mi piace, invece, l'idea di essere ripiombati in una discussione che vede non l'orizzonte di pace, ma soltanto alcune corse che non mi piacciono davvero e toni bellici. Peraltro, anche la discussione sulle armi non è stata certamente all'insegna di chi voleva davvero una politica di sicurezza e di pace per il mondo. (Applausi).

GASPARRI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, l'andamento dei lavori parlamentari è stato alquanto contraddittorio, perché siamo passati da un incontro informale in videoconferenza con il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky, alla presenza di deputati e senatori, alla melina quasi da ostruzionismo parlamentare nelle Commissioni, e questo non è stato molto serio. Abbiamo visto che la Commissione bilancio, per vari impegni, ma forse anche per volontà di taluni, non ha espresso il suo parere e che le Commissioni esteri e difesa non hanno potuto completare il loro lavoro. Mi sembra che questo denoti scarsa serietà. Non credo che tutto ciò sia accaduto per il merito del decreto-legge, perché su di esso sono tutti d'accordo. Inoltre, ricordiamo anche all'opinione pubblica che il decreto-legge riguarda non armamenti o disarmo, ma la partecipazione del personale militare italiano a dispositivi della NATO, la cessione di materiali di armamento alle Forze armate ucraine e tutta una serie di procedure che dovremo integrare - perché i soldi non bastano - per l'assistenza e l'accoglienza dei profughi; in più vi sono altre vicende sulle quali non c'è contestazione.

Abbiamo assistito a quelli che oggi il «Corriere della Sera» definisce i tentativi di sopravvivenza di un populismo in declino. Questo è successo. C'è stato un uso strumentale di questa discussione per alimentare altro e devo dire che tanto più forte è stato questo tentativo, quanto con le urla si voleva coprire quello che era successo alla Camera dei deputati. Cari colleghi, l'ordine del giorno, che nella sostanza è stato riproposto dalla senatrice Rauti, alla Camera è stato approvato - pensate un po' - con 391 voti a favore e 19 contro; tra i firmatari c'erano alcuni parlamentari del Gruppo MoVimento 5 Stelle: Rizzo, Di Sarno, D'Uva e Aresta e oggi Di Sarno in un'intervista sul «Corriere della Sera» conferma quella scelta.

Quindi siate seri. Al Senato avete cercato di coprire quello che avete fatto alla Camera. (Applausi). Al Senato l'ordine del giorno è stato accolto in Commissione; la fiducia non ne consente la riproposizione in Aula, ma alla Camera è stato votato dall'Assemblea, mentre in Senato è stato accolto in Commissione. Esso impegna l'Italia a raggiungere nel futuro il famoso 2 per cento di spese per la difesa. Vorrei anche ricordare che quell'impegno è stato assunto in sedi internazionali dall'Italia e non riguarda questo Governo, ma coinvolge un arco temporale di una decina d'anni; dovremo realizzarlo nel tempo, nel 2024 o nel 2028, secondo cosa consente la situazione.

Se c'è il Covid o ci sono altre emergenze, l'agenda economica cambia, amici miei. È inutile dire allora che abbiamo vinto sul 2028. Il futuro è un'incognita, il Patto di stabilità è stato sospeso, l'Europa rivede le regole. Dio sa che cosa accadrà negli anni futuri che ci auguriamo siano migliori.

Voglio ricordare - come è stato detto in questi giorni - che il Governo guidato da Conte ha fatto aumentare del 17 per cento le spese per la difesa, che sono passate dai 21 miliardi del 2018 ai 24,6 miliardi del 2021, registrando un aumento del 17 per cento. Il presidente Draghi, accusato di essere guerrafondaio, ha incrementato del solo 5 per cento, un terzo e anche meno di Conte.

Riteniamo allora che l'utilità della difesa sia fondamentale. È inutile applaudire i militari e il popolo in divisa e scordarsi che, senza le Forze armate, non ci sarebbe soccorso nelle calamità, non ci sarebbero vaccini contro il Covid, non ci sarebbero mille e mille occasioni di intervento in Italia e all'estero per la pace, la sicurezza e la libertà. (Applausi).

Amici del Governo, quando tornate a casa, fate non una carezza ai vostri figli, ma una telefonata a Draghi perché giace a Palazzo Chigi un DPCM per dare attuazione al nuovo contratto del comparto sicurezza e difesa. Il ministro Brunetta del nostro partito lo ha rinnovato, il Governo dia i soldi al personale in divisa per il contratto che è stato firmato. (Applausi). Parole, non solo applausi. Altrimenti ci commuoviamo, applaudiamo e poi non si firma il DPCM. Ci vogliono cinque minuti e lo dico pubblicamente anche al sottosegretario Garofoli.

Noi riteniamo che non si tratti di spendere in armi, semmai con le armi traffica qualcun altro. Vorremmo sapere da Leonardo, da Profumo e D'Alema cosa sta accadendo in Colombia. Lì casomai c'è qualcosa di poco chiaro che riguarda il commercio d'armi. (Applausi).

Non voglio dire che Conte sia un signore della guerra, ma sapete qual è stato il Governo più pacifico e pacifista degli ultimi quindici anni? Pensate un po': è stato il Governo guidato da Silvio Berlusconi, che non ha armato eserciti; ha parlato con Gheddafi, con Putin, con l'America e l'Europa, ottenendo applausi e ascolto ovunque (Applausi), cercando anche di bloccare quella guerra in Libia che si è rivelata un tragico errore. Gheddafi era pessimo, ma tre Gheddafi al posto di uno sono molto peggio, cari colleghi. Quindi quel Governo che, a Pratica di Mare, metteva a sedere Bush e Putin ha fatto, per la pace e la coesistenza pacifica dei popoli, molto, molto di più dei Governi successivi.

Noi abbiamo oggi bisogno di più Kissinger che di Biden. Ricordo infatti Biden e quel discorso infuocato, rivolto forse ai sondaggi americani. Conte parlava al popolo dei click della Rete e Biden ai sondaggi americani e il mondo e l'Italia vanno un po' peggio. L'Europa deve andare avanti. È stata decisa la bussola strategica per creare l'Esercito comune europeo e oggi in un'intervista il generale Graziano, un italiano a cui siamo grati, che presiede il Comitato militare dell'Unione europea, ci dice che l'Unione europea non può più ignorare la dimensione militare. Vuol dire fare guerre? No: vuol dire difendersi dalle aggressioni che ci sono. L'aggressione all'Ucraina è a pochi chilometri dalle nostre case. L'Europa si deve ricordare che nacque con la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA) perché serviva l'energia. Tentò di fare la Comunità europea di difesa (CED), ma la Francia non volle. Oggi la tragedia ucraina ci ricorda che senza difesa, senza energia e senza produzioni agroalimentari, non ci sono libertà e indipendenza. (Applausi). È di questo che oggi stiamo discutendo, aiutando gli ucraini, ma anche noi stessi. L'Europa lo aveva intuito, ma poi ognuno si è fatto la politica energetica per conto suo; De Gaulle pensava di difendersi da solo con la force de frappe e la sua bomba atomica.

Noi vi proponiamo questa agenda che farà risparmiare. Una difesa europea farà infatti risparmiare gli Stati; oggi spenderemo di più, ma spenderemo meno domani, quando avremo tecnologie comuni, quando con la cyber security - anche a questo servono quegli investimenti - tuteleremo meglio le aziende pubbliche e private e le amministrazioni. Oggi dobbiamo discutere di questo.

Occorre allora un'Europa che difenda i suoi popoli e quelli confinanti; una Europa che si occupi - l'ho già detto a Draghi l'altro giorno - più delle coste di Odessa che di perseguitare i bagnini di Rapallo, perché ci sono coste e coste. Qui si perdono mesi, signor Sottosegretario, a fare regole astruse e non ci si occupa, anche a livello europeo, delle questioni reali. Occorre un'Europa, quindi, che sia un gigante che difende - non un burocrate che opprime - i popoli europei e i popoli che guardano con fiducia all'Europa.

Votando la fiducia, facciamo convintamente una scelta perché, al di là di questo decreto-legge che riguarda il sostegno al popolo ucraino con le armi e l'assistenza ai profughi, siamo di fronte a questioni essenziali, quelle che affrontammo al Governo a Pratica di Mare e altrove, con la forza del dialogo e non con i bombardamenti. Tali questioni non sono più eludibili.

Il decreto-legge si occupa di questioni umanitarie e militari, ma ci sono altre questioni essenziali: la difesa dell'Italia e dei popoli aggrediti, l'affidabilità dei rapporti internazionali, il rispetto degli impegni che riguardano la Nazione nella sua continuità e non i Governi che cambiano nel tempo. Quindi, oggi il centrodestra, sia pure con sfumature diverse, ha dimostrato una visione comune. Il campo largo, colleghi - lo dico anche ai colleghi del Partito Democratico - è un campo minato, pieno di contraddizioni. Quindi, noi votiamo la fiducia al Governo che c'è, ma oggi dimostriamo quale sarà, con il centrodestra, il Governo che ci sarà, che difende la sicurezza, la libertà, l'affidabilità: non certo il Governo della guerra, ma il Governo della sicurezza, il Governo di Pratica di Mare. (Applausi).

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la Lega voterà la fiducia al Governo e, se questa non fosse stata posta, avrebbe comunque votato a favore del provvedimento al nostro esame, perché la nostra posizione è chiara: ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, l'Ucraina ha il diritto-dovere di difendersi (Applausi). Il Governo italiano ha il dovere di prestare tutto l'aiuto necessario al popolo ucraino, (Applausi), aiuti militari compresi, anche rispettando - questo è doveroso ricordarlo - il Patto atlantico. Quindi, è giusto rispettare gli accordi internazionali, perché una difesa comune europea è necessaria non solo per una maggiore integrazione europea, ma anche e soprattutto come effetto di deterrenza per quelli che possono essere attacchi presenti o futuri. (Applausi). Questo è fondamentale.

La Lega, allo stesso tempo, a differenza di altri, ha chiesto di moderare i toni. Per quale motivo? Il mondo in questo momento sta camminando su una sottile linea rossa che può farci precipitare in una escalation del conflitto e portarci verso la Terza guerra mondiale. Quindi, occorre dosare bene le parole che si pronunciano e stare molto attenti alle azioni che si vogliono intraprendere: questo è il motivo per cui abbiamo detto di moderare i toni. (Applausi). Ci ha fatto un po' sorridere un certo furore bellicista, magari da parte di alcuni personaggi anche della stampa: qualcuno li definisce i guerrieri da salotto, i guerrieri da divano, insomma coloro che ricalcano perfettamente la tradizione italiana sintetizzata nella frase "Armiamoci e partite". Torniamo nel nostro alveo naturale, che è quello della diplomazia: questa è la parola che noi abbiamo usato. Vogliamo vedere un'Italia che sia in prima linea sul fronte diplomatico e siamo contenti che il presidente Draghi e il Governo abbiano intrapreso questa iniziativa.

La telefonata del premier Draghi sia con Zelensky, sia con Putin, è stata assolutamente importante. Il premier ha detto che vogliamo parlare di pace. (Applausi).

L'obiettivo è il negoziato che ci deve, sì, portare a un accordo, che poi avrà delle garanzie internazionali, ma la strada da intraprendere è questa. Quindi, il Governo faccia quello che è giusto fare e che è contenuto in questo decreto-legge, ma dall'altra parte spinga la sua azione - come sta facendo - anche e soprattutto sul fronte diplomatico.

È giusto aiutare i profughi e anche su questo il decreto contiene misure importanti: per la maggior parte sono donne e bambini che scappano dalle bombe - sia chiaro - e quindi è giusto aiutarli. Anzi, a tal proposito, come Lega, ma insieme a tutte le forze di maggioranza, abbiamo chiesto e ottenuto - c'è un impegno preciso del Governo - che sui minori non accompagnati, per venire incontro alle esigenze dei sindaci, lo Stato si faccia carico integralmente delle spese, proprio per aiutare i Comuni più piccoli. (Applausi).

Inoltre, chiediamo al Governo - è un impegno che riguarderà soprattutto i prossimi decreti, a partire dal decreto cosiddetto "taglia prezzi" - che ci sia la volontà di aiutare anche le nostre famiglie e le nostre imprese. (Applausi). Questo è il punto.

Tra i titoli di alcuni quotidiani di oggi vi è «Piccole e medie imprese alla canna del gas», e si parla di caro energia e caro carburante: non si può pensare - e lo diciamo al Governo con tutto il rispetto - che lo sconto carburante possa durare trenta giorni. Bisogna prorogarlo, va prorogato. (Applausi).

Non possiamo pensare di non poter aiutare alcune imprese che stanno chiudendo, perché non riescono più a stare in piedi. L'ultima volta abbiamo parlato del ceto medio, di molte famiglie che sono in crisi. Ieri è stato diffuso un dato secondo cui molti non riescono neanche più a pagare le bollette, perché non hanno i soldi e non le pagano. Bisogna fare un intervento, ma il Governo obietta che al Ministero dell'economia e delle finanze di soldi non ce ne sono, perché tutto quello che si poteva raccogliere è stato raccolto per il decreto energia alla Camera e per il "taglia prezzi" al Senato. Bene, comprendiamo questo. Bisogna allora intervenire presso l'Unione europea affinché consenta agli Stati dell'Europa di fare lo scostamento di bilancio, perché non possiamo non dare risorse alla nostra economia, a meno che non vogliamo far chiudere le imprese e mandare in povertà la stragrande maggioranza del nostro popolo. Io non penso che sia questo l'obiettivo dell'Unione europea. Quindi, a maggior ragione, occorre insistere sulla volontà di trovare queste risorse.

Come dicevamo, è giusto tutto quello che è stato fatto. Vanno bene anche le misure che il Governo ha messo in campo per sostenere le nostre famiglie ma, sapendo che non sono sufficienti, occorre fare di più. È l'impegno che noi chiediamo al Governo e con questo ribadiamo il nostro voto favorevole alla fiducia e al provvedimento in esame. (Applausi).

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, ieri «Il Sole 24 Ore» pubblicava un dato inquietante, e cioè che il 15 per cento delle famiglie italiane non riesce e non riuscirà a pagare le bollette. Interi settori sono in ginocchio, settori che erano già stati colpiti dalla crisi economica post pandemica e adesso stanno soffrendo per il caro energia e l'aumento del costo delle materie prime.

Eppure, Presidente, per tutte le altre forze politiche al centro dell'agenda in questi giorni sembra ancora esserci il tema delle aumentate spese militari.

Anche il dibattito su questo provvedimento è stato inquinato da chi provava a confondere i piani.

Signor Presidente, portare in Assemblea questo disegno di legge senza il relatore è servito per far decadere quell'ordine del giorno di opposizione che era stato approvato in Commissione sull'aumento straordinario delle spese militari, che ci vedeva fermamente contrari. Abbiamo così sgomberato il campo da tutte quelle confusioni strumentali tra cose che non erano collegate tra loro. Da un lato, infatti, c'è il decreto-legge Ucraina, che stanzia fondi, risorse e anche aiuti militari per l'Ucraina; dall'altro, invece, c'è il discorso delle scelte di bilancio nel settore della difesa, che devono essere discusse e approfondite nelle sedi opportune, senza fughe in avanti e senza provocatorie forzature. (Applausi).

Abbiamo così ristabilito la normalità di un iter legislativo che rischiava di essere dirottato su argomenti che erano estranei a questo provvedimento.

Tuttavia, Presidente, mi domando cosa sarebbe successo senza la nostra strenua resistenza. Ecco a cosa serve esserci. Ecco a cosa serve il MoVimento 5 Stelle (Applausi): a difendere sempre i cittadini e il Paese, in questo caso da chi, sfruttando l'onda emotiva di una guerra in corso, cercava di perseguire interessi che poco hanno a che vedere con la sicurezza del Paese e tanto, invece, hanno a che vedere con i profitti dell'industria militare.

Per la difesa del Paese non occorre investire adesso 12 miliardi di euro senza aver prima razionalizzato, ottimizzato, efficientato i tanti fondi che già investiamo in difesa. Non mi stanco mai di ricordare che l'Europa attualmente spende per la difesa 230 miliardi di dollari l'anno, cioè quattro volte più della Cina e poco meno della Russia. A cosa serve investire altre risorse se non ottimizziamo la spesa che già sosteniamo? E lo dico soprattutto se si considera - come mi sembra di sentire da tutte le altre forze politiche - che l'obiettivo deve essere quello di una difesa comune europea ed eventualmente di una emissione di debito comune europeo per finanziare detti costi.

Mi lasci, Presidente, esprimere anche soddisfazione per le parole di ieri del ministro Guerini che, dopo aver detto che doveva essere raggiunto il 2 per cento del PIL in spese per la difesa entro il 2024, oggi parla invece di un aumento graduale e progressivo, eventualmente entro il 2028. (Applausi), venendo quindi incontro alle nostre richieste di gradualità e sostenibilità nel raggiungimento di questi obiettivi, che non possono prescindere dall'attuale mutato scenario socio-economico.

Veniamo ora al provvedimento in esame, il decreto-legge Ucraina, che prevede una serie di misure a supporto dei settori più colpiti da questa guerra, a supporto dei nostri imprenditori, che hanno rapporti commerciali con l'Ucraina e la Russia, e soprattutto a supporto dell'Ucraina, tra cui anche l'invio di armi ed equipaggiamenti militari, per consentire al popolo ucraino l'esercizio del diritto di legittima difesa, sancito dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

È chiaro, Presidente, che la scelta di inviare armi è stata per noi sofferta, soprattutto per motivi etici, che fanno appello alla coscienza personale di ognuno di noi. Ma non abbiamo ignorato quell'esigenza morale a non voltarsi dall'altra parte, a non lasciare solo il popolo ucraino aggredito dalla Russia di Putin.

A questo si aggiunge anche la riflessione strategica di innegabile fondatezza -soprattutto alla luce degli sviluppi militari - che, senza il supporto concreto, anche militare, che l'Europa ha fornito dal primo giorno di questo conflitto, probabilmente la resistenza ucraina non sarebbe stata in grado di fermare l'avanzata militare della Russia, costringendola a mollare la presa su Kiev per ripiegare su obiettivi militari più limitati. Senza questa resistenza, probabilmente, i russi avrebbero ottenuto sul campo successi militari tali da trasformare il tavolo delle trattative in un tavolo di resa.

D'altro canto però, signora Presidente, siamo preoccupati per il rischio che tutte queste armi finiscano nelle mani sbagliate, com'è già accaduto in Afghanistan o nei Balcani. Il MoVimento 5 Stelle chiede allora al Governo di vigilare con attenzione sulle modalità di consegna e sugli effettivi destinatari finali di queste forniture, cercando per quanto possibile di tracciarle, proprio per scongiurare che le armi vadano nelle mani sbagliate.

C'è poi l'aspetto più importante di questo provvedimento, quello umanitario, a sostegno dell'accoglienza e dell'invio di aiuti umanitari alla popolazione ucraina. Sono più di 80.000 i rifugiati arrivati nel nostro Paese.

Noi riteniamo che vada rafforzata la rete di solidarietà che si è attivata in Italia e per questo abbiamo depositato, sia in Parlamento, nei Consigli regionali e comunali, una mozione finalizzata proprio a supportare la rete di solidarietà, che chiede di istituire un fondo a sostegno dei Comuni e delle associazioni del terzo settore che sono impegnate nell'accoglienza e nell'assistenza. Si tratta di una mozione che chiede di risolvere l'emergenza abitativa in corso e di garantire concreto supporto sanitario e psicologico, soprattutto ai più fragili, agli anziani e ai bambini, che sono le prime vittime della guerra.

Abbiamo anche ottenuto - come ripetuto dai miei colleghi in Aula - l'impegno del Governo a farsi carico totalmente di tutte le spese per i minori non accompagnati.

Vanno anche favoriti i ricongiungimenti familiari e vanno semplificate tutte le procedure burocratiche per l'accoglienza dei cittadini ucraini, soprattutto degli anziani e dei più fragili.

Signora Presidente, sappiamo che ci aspettano settimane difficili e auspichiamo con forza che si possa tornare quanto prima a parlare di pace.

Oggi voteremo convintamente a favore di questo provvedimento, su cui la fiducia non è mai stata messa in discussione, né tantomeno sono in discussione la nostra fiducia al Governo o la certezza che l'Europa e la NATO vadano sempre difese e rafforzate. (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo gentilmente di abbassare il tono della voce.

Prego, senatrice.

CASTELLONE (M5S). Mi lasci dire, signora Presidente, che è davvero triste sentir definire populista chi sta dicendo che non possiamo rischiare di sottrarre risorse a settori che sono in ginocchio e a riforme che questo Paese doveva fare un decennio fa per investire in armi.

Noi oggi allora voteremo con convinzione a favore del disegno di legge in esame, andando avanti con lo spirito costruttivo che ci ha sempre contraddistinto, avendo chiare quali sono le priorità per i cittadini e per il Paese. (Applausi).

DESSI' (Misto-PC). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

DESSI' (Misto-PC). Signora Presidente, se a qualcuno è sembrata spropositata la veemenza con cui alcuni giornalisti ed editorialisti italiani o tanti partiti hanno attaccato il movimento pacifista o semplicemente chi criticava la scelta del Governo italiano di inviare armi all'Ucraina, la risposta - almeno in parte - potrebbe essere la famosa frase tipica del giornalismo investigativo «follow the money», vale a dire «segui il denaro», ripetuta spesso dal compianto giudice Falcone.

Pensiamo alla più famosa famiglia italiana, gli Agnelli-Elkann, che oggi può tranquillamente produrre auto o scarpe, avere una squadra di calcio, controllare il gruppo Gedi e, nello specifico, dodici quotidiani, otto periodici, quattro emittenti radiofoniche e ventitré testate digitali e contemporaneamente, attraverso il consorzio OTO Melara, essere capofila nell'industria nazionale degli armamenti terrestri, che produce blindati Centauro II e, attraverso la partecipazione in Rolls Royce, nel programma Tempest, aerei da caccia.

Soldi, soldi, soldi e sempre soldi. Nel 2019 i fatturati delle prime 25 aziende al mondo del settore hanno toccato quota 400 miliardi di dollari, in crescita, e naturalmente la politica non può far finta di niente.

C'è chi in questi giorni si è chiesto come mai - per esempio - stranamente, il più controverso degli ordini del giorno in discussione sia stato proposto non dalla maggioranza, bensì da quella che si definisce, millantando la realtà, unica forza di opposizione. È giusto ricordare chi è Guido Crosetto, parlamentare di questa legislatura, che si è dimesso per andare a fare il presidente di Aiad.

Non è conosciutissima come organizzazione: è la Federazione, membro di Confindustria, in rappresentanza delle aziende italiane per l'aerospazio, la difesa e la sicurezza. Questa è la definizione tratta dal sito: «Accoglie nel proprio ambito la quasi totalità delle imprese nazionali, ad alta tecnologia, che esercitano attività di progettazione, produzione, ricerca e servizi nei comparti: aerospaziale civile e militare, comparto navale e terrestre militare e dei sistemi elettronici ad essi ricollegabili. L'Aiad mantiene stretti e costanti rapporti con organi e istituzioni nazionali, internazionali o in ambito NATO al fine di promuovere, rappresentare e garantire gli interessi dell'industria che essa rappresenta»; interessi, signora Presidente, che sono soldi, come dicevamo prima.

Il vicepresidente è un ex parlamentare del PD, Andrea Manciulli, che naturalmente non è il solo democratico innamorato delle armi. Abbiamo sentito nei giorni scorsi l'ex leader Massimo D'Alema favoleggiare al telefono con i suoi amici provvigioni milionarie sulla vendita di strumenti e di armi da guerra. Lui però ormai è vecchio, è stato rottamato; il nuovo è Alessandro Profumo, l'amministratore delegato di Leonardo, ex Monte dei Paschi di Siena e Unicredit, nominato dai Governi Renzi e Gentiloni nella scorsa legislatura e dal ministro Padoan, che ha preso il suo posto in banca: un giro di giostra tra amici, come si direbbe. Lo stesso vale per la Fondazione Med-Or, nata sempre su iniziativa di Leonardo, che ha come presidente l'ex ministro del PD e delegato ai Servizi segreti Marco Minniti.

Insomma, intorno al mondo delle armi c'è spazio per tutti e - per non fare torto a nessuno - è giusto ricordare che in Leonardo lavora anche il fratello del ministro Giorgetti, Francesco, dirigente nel settore elicotteri, e da poco è stato assunto il figlio ormai cinquantenne del sottosegretario Tabacci; insomma, un'assunzione per merito, ne siamo sicuri. Per i "tengo famiglia" in Italia c'è sempre spazio, o aerospazio - se mi consente la battuta, signora Presidente - e non fa nulla se questa smania militarista provocherà morti, soprattutto innocenti, e trascinerà l'Italia, in qualità di Nazione cobelligerante, in una crisi economica e di sistema senza precedenti.

Concludo, signora Presidente, perché le guerre non le fanno solo i fabbricanti d'armi e i commessi viaggiatori che le vendono, ma anche le persone come voi, le famiglie come la vostra, che vogliono, vogliono, vogliono e non si accontentano mai. (Applausi). Le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini e i braccialetti, le pellicce e tutti i c... costano molto e, per procurarseli, qualcuno bisogna depredare. Lo diceva Alberto Sordi in un famoso film, "Finché c'è guerra c'è speranza", ed era il 1974. Sono passati quarant'anni, ma non abbiamo imparato niente. Ci avete fregato anche stavolta. (Applausi).

LANNUTTI (Misto-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

LANNUTTI (Misto-IdV). Signora Presidente, l'incubo di un conflitto atomico è tornato a incombere sull'umanità, dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Sono 90 i milioni di morti, nel caso di una guerra nucleare che non avrebbe vincitori: è la spaventosa simulazione del Program on science and global security (SGS) dell'Università americana di Princeton. Noi ripudiamo la guerra: ho sentito dire anche in quest'Aula. Peccato che poi si ubbidisce, come tanti soldatini, alla dottrina USA-NATO, quella dei famigerati esportatori di democrazia nel mondo con le bombe, che in ducentoquarantasei anni dall'inizio della loro esistenza, nel 1776, sono stati in guerra perenne per ducentoventisei anni, dalle prime guerre d'indipendenza a quelle con gli indiani nativi americani, cacciati con ignominia dalle loro terre, fino al Vietnam, l'Iraq, la Siria e l'Afghanistan.

Chiunque si differenzia dal pensiero unico, che non ammette critiche, viene accusato di essere un fiancheggiatore di Putin, come accaduto in questi giorni bui perfino al direttore di "Avvenire", Andrea Tarquini, accusato dal giornalista Rampini del "Corriere della sera", testualmente: «Sei uno dei tanti che lavorano per Putin».

Non è così. Nessuno di noi fa il tifo per i dittatori, neppure quelli ammantati dalla patina apparente della democrazia, quei dittatori finanziari che ci sono stati imposti. Rivendico però di tifare per la diplomazia e trattative che portino alla pace.

Da laici facciamo nostri gli accorati appelli di Papa Francesco. Ha detto che è una pazzia l'aumento della spesa per le armi al 2 per cento e che si è vergognato: questo ha detto ed è stato perfino censurato dal TG1. Da un sondaggio recente emerge che oggi quasi il 73 per cento degli intervistati non è d'accordo con la decisione del Governo Draghi sull'aumento delle spese militari. Basta questo dato per dire che il Governo e i media embedded arruolati dai guerrafondai non rappresentano gli interessi degli italiani, costretti a pagare gli alti costi delle sanzioni alla Russia e le politiche restrittive dei loro calpestati diritti.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Lannutti.

LANNUTTI (Misto-IdV). Signor Presidente, concludo con delle parole di Bertrand Russell: «La guerra non stabilisce chi ha ragione, ma solo chi sopravvive». Mi auguro prevalga la ragione sull'immane follia della guerra che non avrebbe vincitori, soprattutto la terza guerra. (Applausi).

PARAGONE (Misto-IpI-PVU). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PARAGONE (Misto-IpI-PVU). Signor Presidente, da una parte c'è il Paese aggressore e, dall'altra, il Paese aggredito ed è un fatto.

Poi c'è un altro fatto: al primo inviamo soldi freschi ogni giorno come controprestazione per la vendita quotidiana di quel 40 per cento di gas che ci serve. Al secondo mandiamo armi per resistere all'offensiva russa alimentata con i soldi che diamo ai russi perché compriamo il gas russo. Ve ne siete resi conto?

Se davvero fosse trasparente e coerente, il Governo dovrebbe interrompere l'acquisto del gas russo ora e adesso, ma non lo può fare, perché negli ultimi decenni con Putin abbiamo fatto affari noi, la Germania e l'Europa. Questo è un fatto.

Dite che volete la pace. Bene: se i fatti stanno in questi termini essenziali, non c'è altro modus operandi che insistere con il tavolo di mediazione ed essere credibili; che sia un tavolo che escluda l'invio delle armi, che la maggioranza degli italiani respinge, gli stessi italiani che aprono le porte di casa ai profughi, ma che restano fuori dalla vostra protezione in tema di caro-vita, caro-benzina e caro-energia; un tavolo che escluda parole come killer e macellaio e che, finché si media, escluda anche i tribunali per crimini di guerra e la possibilità di rovesciare un Presidente che ancora gode del massimo consenso nel suo Paese.

La mediazione porterà alla pace possibile, non a quella assoluta. E in questa pace possibile Putin non potrà uscire come uno sconfitto, a meno che non pensiate di eliminarlo politicamente o fisicamente con una guerra lunga, violenta e imprevedibile.

Se volete far uscire gli ucraini della guerra, ogni minuto dev'essere pensato su quale mediazione. Se non volete allargare la guerra in Europa, quella indicata nel cosiddetto decreto Ucraina non è la strada giusta. Non è dando armi all'Ucraina o accelerando sull'esercito comune europeo (di cui non si è mai parlato in un dibattito democratico) che arriveremo alla pace possibile. Così si alimenta lo scontro. E se lo scontro non si fermerà, allora i nostri figli - a cui avete raccontato l'Europa della pace - saranno costretti a indossare un'uniforme e imbracciare quelle armi il cui traffico ingrassa il PIL mondiale.

Diceva Gaber: «Mi fa male chi dice che gli fa male chi muore e fa finta di niente sul traffico di armi, che è uno dei pilastri su cui si basa il nostro amato benessere».

Se volete allargare il conflitto e portarlo in Europa, non lo farete con il voto di Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano.

GRANATO (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

GRANATO (Misto). Signor Presidente...

PRESIDENTE. Colleghi, abbassate quei cartelli. Prego gli assistenti parlamentari di intervenire.

Prego, senatrice Granato.

GRANATO (Misto). Signor Presidente, quello di oggi è il 42° decreto-legge che verrà certamente convertito con votazione di fiducia. Ed esso verrà approvato anche da tutte quelle forze politiche che si professano contrarie ai conflitti e all'invio di armi e che si professano favorevoli a percorrere la strada della diplomazia.

Sono sempre quelle forze però che, anche nell'ultima occasione, hanno votato la risoluzione per l'invio delle armi, in funzione della quale sono stati assunti impegni in tal senso da questo Governo. Oggi quindi quelle persone hanno l'occasione di dimostrare la coerenza che finora non hanno dimostrato nei confronti di quello che dichiarano pubblicamente in Aula e votare no, contro la fiducia a questo Governo.

Tale Governo ci sta portando, purtroppo, anche ad essere parte cobelligerante in un conflitto, nostro malgrado e malgrado l'opinione di oltre il 50 per cento degli italiani, pur male informati dalla propaganda che si fa attraverso le testate mainstream. Purtroppo, questo Governo e questa maggioranza sono totalmente dissociati dal sentire comune del Paese e lavorano sempre contro l'interesse pubblico, non importandosene di tutto e di tutti.

Le armi stanno andando a finire nelle mani di eserciti irregolari, che oltretutto portano avanti una ideologia neonazista e stanno compiendo stragi, non solo di militari russi, ma anche di civili filorussi. Noi ci stiamo rendendo complici, in un momento in cui ci sono aperture diplomatiche tra la Russia e l'Ucraina, di un atto gravissimo, quello di dare armi a eserciti che resteranno quindi armati anche con le nostre armi e che useranno contro i civili filorussi, accendendo e tenendo vivi altri focolai di guerra.

Pertanto questo conflitto, anche se si dovesse risolvere temporaneamente per le vie diplomatiche, è destinato prima o poi ad esplodere. È quello che vogliono gli Stati Uniti ed è quello che vuole la NATO, perché è quello che è stato programmato nell'agenda che si deve portare avanti. (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.

Invito nuovamente gli assistenti parlamentari - mi dispiace debbano essere impegnati in tale attività - a rimuovere i cartelli dall'Aula. Li ringrazio, come pure ringrazio il senatore Questore per il suo contributo. Colleghi, vi invito ad agevolare chi sta lavorando.

Votazione nominale con appello

PRESIDENTE. Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2562, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.

Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.

Ricordo che è necessario evitare assembramenti al centro dell'emiciclo e in prossimità dell'accesso al banco della Presidenza.

I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.

(È estratto a sorte il nome della senatrice Lonardo).

Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dalla senatrice Lonardo.

GIRO, segretario, fa l'appello.

(Nel corso delle operazioni di voto assume la Presidenza il vice presidente CALDEROLI - ore 11,43 -).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.

(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).

Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 2562, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori presenti

249

Senatori votanti

249

Maggioranza

125

Favorevoli

214

Contrari

35

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 14.

Sospendo la seduta fino alle ore 15.

(La seduta, sospesa alle ore 12,01, è ripresa alle ore 15).

Presidenza del vice presidente LA RUSSA

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro della difesa, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.

Il senatore Zanda ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03221 sulle iniziative per la costituzione di un sistema europeo di difesa e sicurezza, per tre minuti.

ZANDA (PD). Signor Ministro della difesa, considero molto importante che proprio oggi il Senato possa rivolgersi a lei sul tema della difesa europea.

Dico in premessa che considero le Forze armate uno strumento di pace e anzi nel nostro Paese, anche i sensi della nostra Costituzione, uno dei principali strumenti di pace di cui esso dispone e ne dispone esclusivamente con funzione di difesa.

Varie volte in questa legislatura ho richiamato - devo dire con un discreto isolamento - l'urgenza di una più completa unità politica dell'Europa, con priorità nella politica estera e di difesa comune. La guerra della Russia di Putin in Ucraina ha fatto riemergere quasi all'unanimità nel mondo politico italiano il tema della difesa europea, che in verità dagli anni Cinquanta era stato praticamente riservato solo agli specialisti. Lei, signor Ministro, ha detto recentemente, e non soltanto una volta, che il tema della difesa europea è un tema politico prima che tecnico-militare e io condivido questa sua considerazione, perché è la stessa struttura istituzionale e politica dell'Unione europea a rendere complessa la creazione di una vera Forza armata europea.

I nodi da sciogliere prioritariamente sono tanti: sono d'accordo tutti i 27 componenti dell'Unione? Quale autorità politica e democratica dovrebbe guidare le Forze armate europee? Ci serve un'Europa a due velocità? La regola dell'unanimità è compatibile con una politica estera e di difesa comune?

Non le chiedo di rispondere a tutte queste domande, ma sarei molto rassicurato dal sapere da lei che il Governo italiano sta lavorando per sciogliere diplomaticamente tutti questi nodi e la ringrazio sin d'ora per la sua risposta. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro della difesa, onorevole Guerini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

GUERINI, ministro della difesa. Signor Presidente, onorevoli senatori, più volte ho avuto modo di ribadire - come ricordato dal senatore interrogante - che il tema della difesa comune europea è sempre stato presente nell'agenda del Dicastero e del nostro Governo.

Se l'Unione europea, infatti, vuole essere un attore globale, deve dotarsi di una politica estera e di difesa comune, che consenta un'autonomia strategica a tutto campo. Si tratta di un obiettivo ambizioso e che presuppone un percorso impegnativo, innanzitutto dal punto di vista politico. Lungo questo percorso, un passo fondamentale - direi addirittura storico - è stato compiuto esattamente una settimana fa, il 24 marzo, con l'adozione formale, da parte del Consiglio europeo, della bussola strategica, un documento che rappresenta il culmine di un lavoro durato circa due anni, e che rappresenta un'occasione unica per il rafforzamento della politica di sicurezza e difesa dell'Unione europea.

Il documento, che ha visto i contributi di pensiero di tutti gli Stati membri, segna un autentico spartiacque in tema di sicurezza collettiva. Prevede una corposa serie di provvedimenti, da implementare alle scadenze previste, da oggi sino al 2030, che afferiscono a quattro aree ben definite: la capacità di agire in contesti di prevenzione e gestione delle crisi; la capacità di proteggere, con particolare riferimento al libero accesso nei domini marittimo, cibernetico e spaziale; l'investimento in termini di sviluppo di capacità congiunte in ambito Unione; il rafforzamento dei rapporti di partenariato.

In quest'ottica - e vengo al quesito rivoltomi - un ruolo fondamentale riveste la previsione volta a costituire una forza di intervento rapido di 5.000 militari per tipologie di crisi differenziate, con capacità di operare anche in ambiente non permissivo. Si tratta di una capacità interforze con assetti terrestri, aerei e navali, che dovrà raggiungere entro il 2025 la piena operatività, grazie anche all'istituzione di un'unità di pianificazione militare e capacità di condotta.

La dimensione delle forze, tuttavia, non esaurisce lo spettro delle capacità di cui l'Unione si deve dotare per essere credibile e competitiva e per acquisire l'autonomia strategica menzionata dall'interrogante.

Una direzione altrettanto fondamentale, lungo la quale è necessario perseverare, riguarda il settore della ricerca e dello sviluppo, che, per l'industria nazionale della difesa, rappresenta un'opportunità di cooperazione e, nel contempo, di affermazione del proprio know how.

In quest'ottica, la Difesa italiana dovrà saper raccogliere la sfida di una funzionale integrazione comunitaria, sia attraverso il rafforzamento del ruolo dell'Italia nelle iniziative dello European defence fund (EDF), partecipandovi attivamente, in maniera qualificata e presidiandone i futuri potenziali sviluppi; sia perseguendo una piena integrazione civile e militare nel campo della ricerca, rimuovendo ogni residua distinzione concettuale, programmatica e finanziaria, che non paga, rispetto al valore aggiunto che si può ottenere dalla sinergia di tutte le risorse a disposizione.

Al fine di sostenere questi obiettivi strategici, avvierò a breve i lavori di un tavolo di coordinamento per la politica industriale che ho di recente istituito.

Ed è nell'ottica di questa integrazione comunitaria, onorevoli senatori, che ogni singola iniziativa deve essere ricondotta se vogliamo confermarci attori credibili e affidabili in un'Europa credibile e affidabile, consapevole delle responsabilità che derivano dallo scenario internazionale nel quale ci troviamo e che, specialmente nell'attuale momento storico, siamo chiamati ad assumerci; anche sul piano degli investimenti e delle risorse dedicate. È un percorso che va affrontato con gradualità e costanza, tenendo certamente conto dei vincoli finanziari, ma mantenendo ben chiara la direzione di marcia che l'Italia intende perseguire.

Per raggiungere un adeguato livello di capacità strategiche comuni e una base tecnologica e industriale condivisa, sono certamente necessarie scelte politiche chiare e determinate e risorse conseguenti da parte di tutti gli Stati membri. Su questo, anche alla luce del dibattito di questi giorni, voglio assicurare che l'Italia sta facendo e continuerà sempre di più a fare, senza alcun tentennamento, la sua parte. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Zanda, per due minuti.

ZANDA (PD). Signor Ministro, la ringrazio per la sua risposta che naturalmente approvo, così come considero importanti le iniziative prese dall'Unione europea anche su impulso dell'Italia. Confido che il Governo italiano, lei personalmente, e la nostra diplomazia continueranno in questa opera che ha un'importanza strategica per il futuro non solo del nostro Paese ma anche dell'Europa.

Aggiungo soltanto la grande importanza che ha in questo quadro anche il tentativo di arrivare a una maggiore integrazione delle industrie europee degli armamenti che - come lei certamente sa - costituiscono una parte molto rilevante di questo processo, la cui integrazione può portare non soltanto a una riduzione di spese, ma anche a un miglioramento molto consistente della qualità dei nostri armamenti. (Applausi).

PRESIDENTE. La senatrice Toffanin ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03226 sulle prospettive di riforma del mercato del lavoro, per tre minuti.

TOFFANIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Ministro del lavoro, Marco Biagi, che vogliamo ricordare nel mese in cui ricorre l'anniversario della sua tragica morte, aveva intuito già vent'anni fa l'evoluzione del mercato del lavoro e la necessità di tutelarne la flessibilità. Marco Biagi sottolineava sempre la necessità di modernizzare il lavoro, la sua cultura e i suoi significati, perché - ricordiamo - il lavoro va adattato al contesto economico e sociale, e lo abbiamo visto purtroppo durante la pandemia.

Come faceva Marco Biagi, non dobbiamo negare la realtà e girare la testa dall'altra parte. Forza Italia si è sempre ispirata a questa visione. Ecco perché, mai come in questo momento, siamo a ribadire con determinazione la necessità di rivedere un sistema lavoro che tenga conto del mondo delle imprese in sofferenza, e nel contempo in evoluzione, ma anche dei giovani che vogliono fare esperienze diverse e mettersi alla prova in un mercato del lavoro dinamico, ma anche per chi nel nostro Paese allo stato attuale permane solo temporaneamente.

Il quadro che si è delineato dopo la pandemia e ora con la guerra è molto complesso. Il forte aumento dei costi delle materie prime e dell'energia sta costringendo le imprese a modificare tempi e modi della produzione, addirittura anche a interromperla in molti casi. In questi contesti macroeconomici - secondo quanto risulta dalle anticipazioni di stampa - le previsioni di crescita del PIL nel DEF 2022 saranno di circa due punti percentuali inferiori rispetto a quelle ipotizzate qualche mese fa nella NADEF: un dato che farà vedere i suoi effetti in tutti i settori e, quindi, anche nel lavoro.

Proprio in questi giorni, dai risultati della ricerca dell'università LUISS e del progetto europeo Mospi presentati dall'INAPP, si apprende che l'Italia si è aggiudicata la maglia nera per le politiche attive del lavoro rispetto agli altri Paesi europei. E questo perché nel nostro sistema di welfare risultano scarsi investimenti in capitale umano, formazione, conciliazione vita-lavoro, mentre risultano sempre più elevati i nostri investimenti in politiche passive, che assorbono fino al 16,3 per cento del PIL.

Signor Ministro, a quanto evidenziato dalla stampa, lei avrebbe dichiarato in un convegno, tenutosi proprio qui in Senato nei giorni scorsi, che dobbiamo domandarci se non sia arrivato il momento di ridurre le tipologie contrattuali che prevedono una forte precarietà del lavoro. A questo punto Forza Italia, da sempre attenta a seguire le dinamiche del mondo dell'impresa e del mercato del lavoro, le chiede, signor Ministro, se non sia invece il caso di perseguire politiche di flessibilità attraverso una revisione del decreto-legge cosiddetto dignità, la reintroduzione di strumenti come i voucher, rafforzando la contrattazione di prossimità per garantire il lavoro con tutele e in sicurezza.

PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Orlando, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

ORLANDO, ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, ringrazio gli interroganti per aver posto un tema che investe la complessa questione delle dinamiche occupazionali, e li ringrazio anche per aver richiamato la figura di Marco Biagi, a vent'anni dalla sua barbara uccisione.

Biagi - come lei ricordava, senatrice Toffanin - invitava a partire dalla realtà concreta e allora partiamo da essa. Dall'analisi della nota trimestrale sulle tendenze dell'occupazione relativa al quarto trimestre 2021, elaborata recentemente dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, insieme a Istat, INPS, INAIL e ANPAL, emerge un quadro abbastanza chiaro. L'occupazione presenta una rilevante crescita congiunturale e tendenziale. In particolare, l'occupazione dipendente è in aumento, così come prosegue la crescita, seppur in rallentamento, delle posizioni lavorative a tempo indeterminato. Cresce in modo particolarmente sostenuto la dinamica delle posizioni a tempo, che comprendono anche il lavoro in somministrazione e a chiamata. In questo contesto, il 39,5 per cento delle posizioni lavorative attivate a tempo determinato ha una durata prevista fino a trenta giorni (il 13,3 per cento un solo giorno), il 29,1 per cento da due a sei mesi, e soltanto lo 0,9 per cento supera un anno. Nel complesso, si riscontra un aumento dell'incidenza delle attivazioni dei contratti di brevissima durata (26,3 per cento fino a una settimana, +3,7 punti rispetto al 2020), e di quelli da uno a sei mesi (+5,8 punti) e al contempo un veloce tasso di estinzione degli stessi.

I dati ci restituiscono, quindi, un quadro non certo di rigidità contrattuale e si registra un incremento della flessibilità contrattuale e dell'utilizzo dei contratti atipici.

Inoltre, in Italia il part time involontario - secondo i dati Eurostat riferiti al 2020 - è al 66 per cento (la percentuale più alta in Europa). Contestualmente, risultano di particolare criticità i dati sul livello medio dei salari, che mostrano un evidente arretramento delle retribuzioni per le categorie più fragili del nostro mercato del lavoro, quali le donne, i giovani, i lavoratori del Mezzogiorno e i lavoratori con bassa qualificazione professionale. Occorre quindi intervenire su alcuni problemi strutturali endemici del nostro mercato del lavoro, quale la forte disoccupazione giovanile e di genere, i periodi di transizione tra scuola e lavoro, tra i più lunghi d'Europa, il disallineamento tra domanda e offerta, il fenomeno della povertà lavorativa. Su tutto questo si sta cimentando l'impegno del Governo e delle risorse del PNRR.

In Italia un quarto dei lavoratori ha una retribuzione individuale bassa e più di un lavoratore su dieci si trova in una situazione di povertà. La povertà lavorativa è spesso collegata a salari insufficienti, ma è anche il risultato di un processo che riguarda i tempi di lavoro. Infatti, non solo la mancanza del lavoro in assoluto, ma la carenza di lavoro qualificato, ben pagato e con continuità lavorativa è all'origine dei fenomeni di povertà e di emarginazione sociale. La pandemia da Covid-19 ha presumibilmente esacerbato il fenomeno, esponendo a più alti rischi di disoccupazione chi aveva contratti atipici.

In questo contesto, un intervento di razionalizzazione delle tipologie contrattuali dovrebbe essere orientato ad arginare il lavoro precario, piuttosto che a introdurre ulteriori clausole di flessibilità. Ricordo che il Pilastro europeo dei diritti sociali stabilisce che deve essere promossa la transizione a forme di lavoro a tempo indeterminato, evitando quanto più possibile il ricorso a forme di lavoro che conducano a condizioni instabili.

Inoltre, i processi di transizione e l'incidenza delle nuove tecnologie hanno bisogno di un grande investimento in formazione sul capitale umano proprio per evitare il rischio che la flessibilità del lavoro si trasformi in ulteriori forme di precarietà. Per dirla in altre parole, a fronte di un investimento di 5 miliardi tra politiche attive e formazione, c'è da chiedersi se questo sia compatibile con dei titoli contrattuali che prevedano un giorno di lavoro o giorni di lavoro. Questa credo sia la domanda che ci dobbiamo fare tutti, superando l'ideologia e guardando allo stato dell'arte del mercato del lavoro in Italia.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Toffanin, per due minuti.

TOFFANIN (FIBP-UDC). Signor Ministro, la ringrazio per la risposta, ma devo esprimere la mia insoddisfazione. È evidente che, pur facendo parte di una stessa maggioranza, le visioni sono diverse, ma l'andamento economico ed anche - lo ribadiamo - la transizione ecologica e digitale in atto necessitano di un mercato del lavoro non ingessato.

I dati che lei ha citato sono riferiti ai tempi della pandemia e non contemplano i tempi attuali del conflitto. Le conseguenze di quello che stiamo vivendo e abbiamo vissuto si faranno sentire per anni. Purtroppo, noi dobbiamo semplificare e liberalizzare il lavoro al massimo; non possiamo più permetterci altri blocchi del licenziamento per garantire il lavoro.

Signor Ministro, lei non ha risposto rispetto a forme di lavoro che non riguardano certo la struttura di un lavoro non regolare. Nel quotidiano c'è bisogno di avere la possibilità di retribuire anche le piccole prestazioni e pensiamo ai voucher. È maggiore il bisogno di avere un contratto a tempo determinato, piuttosto che non averlo: queste sono scelte che vanno in una direzione o in un'altra, ma in questo momento, signor Ministro, è lo Stato che si deve occupare di supplire laddove la contrattazione a tempo indeterminato non può esserci, attraverso delle garanzie e delle tutele che vanno anche in un sistema di riforma della previdenza, che tenga conto di questa non continuità lavorativa, di mancanza di tutele e di garanzie per i giovani per aiutarli ad acquistare la prima casa. Insomma, manca un sistema di welfare che deve sostenere l'attività lavorativa, anche non continuativa.

Spero, signor Ministro, che ci sia la possibilità di avere un momento di confronto più ampio con lei.

Forza Italia ribadisce che non vuole altri percettori di reddito di cittadinanza, non vuole lavoro in nero, ma vuole poter garantire il lavoro per tutti in sicurezza.

PRESIDENTE. La senatrice Unterberger ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03224 sul rispetto delle norme sanitarie nel trasporto degli animali, per tre minuti.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, ministro Speranza, dall'inchiesta avviata nel giugno 2020 dal Parlamento europeo sulle denunce di infrazione sul trasporto degli animali è emerso che le norme del settore, in particolare il Regolamento n. 1 del 2005 del Consiglio, sono obsolete e poco applicate dagli Stati membri. Le violazioni più evidenti riguardano la non conformità dei mezzi di trasporto - gli animali sono spesso costretti a viaggiare in condizioni di sovraffollamento con cibo e acqua insufficienti ed esposti a temperature estreme - e i tempi di percorrenza prolungati.

Per queste ragioni la Commissione speciale UE ha formulato delle raccomandazioni indirizzate alla Commissione europea e agli Stati membri. Si è chiesto di intensificare i controlli e di favorire il trasporto di carne rispetto a quello di animali vivi, di rivedere il Regolamento del 2005 e di nominare un Commissario UE responsabile del benessere degli animali.

Per il trasporto di animali vivi al di fuori dell'Unione si è chiesto di limitare le esportazioni ai Paesi in grado di garantire gli standard europei, fino all'introduzione di un divieto di esportazione nei Paesi dove la macellazione avviene secondo pratiche che implicano sofferenze estreme e prolungate. Infine, si è suggerito di incentivare l'utilizzo di strumenti alternativi al trasporto verso la macellazione, come i mattatoi mobili e la macellazione nelle fattorie, valorizzando un approccio più territoriale in linea con la strategia Farm to fork. Tra le opzioni c'è anche l'invito a valutare l'introduzione di un sistema di etichettatura del benessere animale che tenga conto anche delle condizioni di trasporto e macellazione.

Ciò premesso, signor Ministro, le chiedo di sapere quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di garantire una più efficace applicazione del Regolamento (CE) da parte dei trasportatori italiani; se non ritenga che l'Italia debba urgentemente schierarsi contro l'esportazione di animali vivi verso i Paesi che non rispettano gli standard minimi su allevamento e macellazione e se non intenda valutare l'introduzione di un sistema di etichettatura del benessere animale per i prodotti di origine e di derivazione animale che tenga conto anche delle condizioni di trasporto e macellazione.

PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Speranza, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SPERANZA, ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio la senatrice interrogante per aver posto l'attenzione su un tema che ritengo particolarmente delicato come quello del benessere animale nel nostro Paese e anche naturalmente a livello europeo.

L'allargamento dell'Unione a nuovi Stati e l'incremento degli scambi commerciali tra i Paesi comunitari ed extracomunitari hanno fatto registrare un sensibile aumento del numero di imprese che esercitano l'attività di trasporto su strada di animali vivi in territorio italiano, sia come luogo di destinazione che come luogo di transito.

Al fine di contrastare le irregolarità inerenti al trasporto degli animali, fin dal 2011 è stato stipulato un accordo col Ministero dell'interno, dipartimento della pubblica sicurezza, direzione centrale per la Polizia stradale, sui controlli relativi alla regolarità del trasporto, organizzati in collaborazione con le ASL e gli uffici periferici del Ministero della salute a beneficio sempre degli animali.

Tali controlli, oltre alle funzioni di verifica cui sono direttamente finalizzati, hanno rappresentato anche un deterrente per i trasportatori, tanto più se si considera che sono stati effettuati sulle più importanti direttrici stradali nazionali.

Il 25 marzo scorso il Ministero della salute, a seguito di una riunione con le maggiori associazioni di protezione animale, ha trasmesso una nota alle Regioni, alle Province autonome, agli uffici veterinari per gli adempimenti degli obblighi comunitari e al Ministero dell'interno (dipartimento di pubblica sicurezza), per chiedere di intensificare i controlli su strada e sulle strutture di macellazione durante il periodo pasquale, che comporta una movimentazione cospicua di animali provenienti proprio dall'estero.

In particolare, è stata prevista una pianificazione dei controlli congiunti su strada in collaborazione con la Polizia stradale, anche su rotte eventualmente diverse da quelle tradizionali provenienti dall'Est Europa, chiedendo inoltre di porre particolare attenzione alla densità di carico, alla presenza di animali non idonei al trasporto, alla funzionalità e idoneità del sistema di abbeveraggio in relazione alle specie, all'età, al rispetto dei tempi di viaggio e di sosta. Ricordo inoltre che l'Italia è stato uno dei pochi Paesi ad aver preventivamente vietato il trasporto sul territorio nazionale durante i periodi in cui si registrano alte temperature, oltre i 30 gradi. Al riguardo, il 3 luglio 2019 il Ministero della salute ha trasmesso una nota alle Regioni, con la quale ha chiesto una pianificazione corretta e adeguata dei viaggi lunghi, sia attraverso i Paesi dell'Unione europea che verso i Paesi terzi, via terra o via mare, ponendo particolare attenzione all'idoneità degli animali al trasporto, al rispetto delle soste, ai tempi di riposo, di abbeverata e di alimentazione. Con specifico riguardo all'organizzazione dei viaggi, è stata altresì rappresentata la necessità di organizzarli durante le ore più fresche della giornata, possibilmente notturne, tenendo in considerazione lo stato fisiologico degli animali.

Da ultimo, il Ministero della salute continuerà a partecipare al processo di revisione della normativa di settore a livello comunitario e ad attuare tutte le misure previste dall'ordinamento unionale e nazionale a tutela del benessere degli animali, nello spirito della strategia one health che guida proprio il nostro Ministero.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Unterberger, per due minuti.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Ministro, sono parzialmente soddisfatta della sua risposta. Apprezzo la sua sensibilità, ma penso che si dovrebbe fare di più. L'Unione europea già da tanto tempo ha dichiarato che gli animali sono esseri senzienti e che devono essere trattati al riguardo, mentre l'ordinamento italiano li dichiara ancora beni mobili. La sofferenza degli animali non deve essere un effetto collaterale del nostro consumo di carne; dobbiamo fare qualcosa e dobbiamo soprattutto vietare l'export di animali in Paesi dove non viene rispettato un minimo di tutela per la loro salute e il loro benessere.

PRESIDENTE. La senatrice Parente ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03223 sul contributo di sanitari russi alla lotta contro il Covid-19 nella primavera 2020, per tre minuti.

PARENTE (IV-PSI). Signor Presidente, signor Ministro, parliamo della missione "Dalla Russia con amore", con cui un gruppo di scienziati e militari russi, nella primavera del 2020, si è recato a Bergamo per portare ufficialmente aiuti sanitari. Della questione, come sa, si discute molto in Italia dopo la terribile aggressione della Russia all'Ucraina e soprattutto a seguito delle parole di Aleksey Paramonov, direttore del dipartimento europeo del Ministero degli esteri russo, secondo il quale l'Italia starebbe dimostrando ingratitudine per l'aiuto ricevuto dalla Russia.

È allora proprio di questo aiuto che vogliamo parlare con lei oggi, signor Ministro, per chiederle lumi. Ci sono in queste settimane varie inchieste giornalistiche al riguardo, ma pensiamo che questa sia la sede opportuna per domandarle una sua ricostruzione, in merito soprattutto a quanto lei abbia seguito la missione russa, alla scarsa presenza di sanitari nella delegazione (32 su 104, se è vero), all'eventuale richiesta della rappresentanza russa di dati sensibili sanitari dei nostri concittadini, alla possibile intrapresa di ricerca e studi sul Covid e con quali garanzie di sicurezza.

Infine le chiediamo, signor Ministro, se fosse a conoscenza dei contenuti dell'accordo siglato nell'aprile 2021 tra l'istituto Spallanzani di Roma e l'istituto Gamaleya di Mosca. Domandiamo a lei queste informazioni perché lei possa aiutare noi parlamentari e la nostra cittadinanza a capire cosa sia successo in quei primi terribili mesi di epidemia, con l'offerta di aiuto dei russi, e se non si sia peccato quantomeno di superficialità sui possibili risvolti che la vicenda avrebbe potuto avere, dal momento che anche autorevoli voci di politici esprimono dubbi in proposito, a cominciare da Gori, sindaco di Bergamo, territorio nel quale la missione russa si è svolta, che recentemente si è così espresso: «Va ricordato che a Pratica di Mare arrivarono più generali che medici. Fu aiuto, propaganda o intelligence?».

PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Speranza, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SPERANZA, ministro della salute. Signor Presidente, senatrice Parente, in merito a questa interrogazione mi limiterò a riportare solo gli elementi a mia conoscenza, anche alla luce di atti parlamentari già formalizzati a seguito di precedenti iniziative ispettive da parte del Parlamento, essendo il cuore delle questioni poste non strettamente di competenza del Ministero della salute.

La genesi dell'iniziativa di cooperazione russa avvenne a seguito di un colloquio tra il Presidente del Consiglio italiano e il Presidente russo e, poi, tra i due Ministri della difesa. Quei colloqui erano stati preceduti da contatti a livello diplomatico attraverso le due ambasciate, a Roma e Mosca. Il coordinamento degli aiuti, come quelli arrivati da numerosi altri Paesi in quelle giornate non semplici per l'Italia, è stato gestito dalla Protezione civile.

Il team russo, a quanto risulta, è rimasto in Italia dal 22 marzo al 7 maggio ed era composto da 104 unità, di cui 32 operatori sanitari, 52 bonificatori e poi personale di assistenza e interpretazione linguistica. Sono state costituite squadre miste con personale militare italiano del 7° Reggimento difesa «Cremona» di Civitavecchia. In coordinamento con i servizi sanitari della Regione Lombardia è stata poi avviata un'attività di disinfezione e bonifica, in modo particolare delle residenze sanitarie assistenziali nell'area del bergamasco. Il personale sanitario sopra menzionato è stato impegnato presso il campo degli Alpini situato in prossimità dell'ospedale «Papa Giovanni XXIII» di Bergamo.

Per quanto riguarda le donazioni giunte insieme al team russo, la Protezione civile ha dichiarato di aver ricevuto 521.800 mascherine, 30 ventilatori polmonari, 1.000 tute protettive, 2 macchine per analisi tamponi, 10.000 tamponi veloci e 100.000 tamponi ordinari.

Sull'accordo di collaborazione tra l'istituto «Lazzaro Spallanzani» e l'istituto «Gamaleya», che oggi è stato sospeso, ricordo che esso rientra tra le iniziative autonome di collaborazione internazionale dei nostri istituti di ricerca.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Parente, per due minuti.

PARENTE (IV-PSI). Signor Ministro, la ringrazio per la sua risposta, che chiarisce alcune cose importanti riguardanti la sua competenza.

Per quanto mi riguarda, sono parzialmente soddisfatta per le questioni che ha chiarito e soddisfatta per quelle che riguardano la sua competenza.

È chiaro che emerge un dato fondamentale, ossia che un'operazione del genere doveva essere gestita a priori, indipendentemente dalla gravità del momento, senza accettare sic et simpliciter un non meglio identificato aiuto e in assenza di un'organizzazione precisa.

Come ho detto prima, si è quantomeno peccato di superficialità e di mancanza di chiarezza su quante persone sarebbero giunte e con quali competenze e sul perché tanti militari.

Lei ci ha chiarito in merito all'aspetto dell'autonomia nella collaborazione tra l'istituto «Lazzaro Spallanzani» e l'istituto «Gamaleya». Credo che, per le sue competenze, abbia detto quello che poteva dire.

PRESIDENTE. Il senatore Zaffini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03225 sulla revisione della strategia vaccinale contro il coronavirus, per tre minuti.

ZAFFINI (FdI). Signor Ministro, il tema dell'interrogazione è la quarta dose del vaccino. Si tratta, come sa, di un tema controverso, su cui insistono pareri discordanti della comunità scientifica, tra i quali sembrerebbero prevalere quelli che attribuiscono alla quarta dose nessuna efficacia soprattutto nei confronti delle ultime varianti Omicron e Omicron 2.

Da ultimo, oggi, con dichiarazioni anche abbastanza nette, il professor Caruso, presidente della Società italiana di virologia, dice che in questo momento fare una quarta dose di vaccino anti-Covid-19 con farmaci vecchi di almeno due anni e indirizzati a contrastare un ceppo virale che ormai non è più presente nel mondo è una cosa assurda dal punto di vista teorico.

Il professor Caruso si chiede anche se questa vicenda sia legata a un momento di difficoltà dell'industria farmaceutica, cioè quella di non fornirci un vaccino di seconda generazione; oppure, in maniera più cattiva, se dobbiamo immaginare che ci siano depositi da svuotare.

Signor Ministro, che esistano depositi da svuotare è legittimo sospettarlo, visto che, ancora pochi minuti fa, ho estratto dal sito della Commissione europea la conferma della circostanza che sono stati acquistati 4,2 miliardi di dosi di vaccino, su una popolazione europea che non arriva a mezzo miliardo di persone. Sono all'incirca 10 dosi di vaccino (del vecchio vaccino, evidentemente) a testa, che non si capisce bene a cosa dovrebbero servire.

Oggi un quotidiano importante, "Il Fatto", scrive che la quarta dose serve a smaltire le giacenze di Pfizer. Al di là di quello che possa essere il controverso mondo della comunità scientifica - e non la invidio, signor Ministro, nel dover interpretare messaggi assolutamente contrastanti - bisogna dire che questo ramo del Parlamento ha approvato un ordine del giorno, su parere favore del Governo, il 7 gennaio scorso, che sollecitava la necessità di effettuare uno screening anticorpale prima di procedere alla quarta dose, quindi la seconda dose booster, al fine di valutare se il soggetto al quale viene inoculata abbia già un suo patrimonio anticorpale immunizzante.

Qualora questo screening generale e complessivo avesse delle difficoltà, soprattutto in termini temporali e di costi, sarebbe assolutamente importante, signor Ministro, rivedere la strategia, garantendo almeno che quest'analisi individuale venga effettuata a richiesta del soggetto, specialmente per quelle categorie che dovessero essere sottoposte ad obbligo vaccinale.

PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Speranza, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SPERANZA, ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio gli interroganti per aver posto un tema molto importante, su cui, tra l'altro, c'è stata una riunione martedì a livello di Ministri della salute.

Mi sia permesso, intanto, proprio in questo giorno particolare, il 31 marzo, l'ultimo del nostro stato di emergenza, di esprimere gratitudine al generale Figliuolo e in modo particolare al comitato tecnico-scientifico (CTS), per il contributo importante che hanno dato in questi mesi. (Applausi).

I numeri della campagna italiana sono straordinari e ci collocano tra i primi Paesi del mondo: siamo al 91,37 per cento di prime dosi, all'89,83 per cento di seconde dosi e oltre 38.807 milioni hanno fatto anche il booster. Sono proprio questi numeri che ci hanno consentito di evitare nel nostro Paese chiusure che, ahimè, ci sono state anche in questi mesi dell'autunno e dell'inverno.

Come si diceva, è aperta una discussione sulla quarta dose. Alcuni Paesi europei hanno già iniziato a dare indicazioni. La Germania ha dato un'indicazione di quarta dose sopra i settant'anni; la Francia sopra gli ottant'anni; la Gran Bretagna sopra i settantacinque anni. Nelle ultime ore, anche negli Stati Uniti si è data una indicazione, attraverso la Food and drug administration (FDA), di quarta dose sopra i cinquant'anni.

Alla riunione dei Ministri della salute di martedì ho fatto una proposta, nel primo intervento durante la discussione su questa materia. Ho chiesto ai miei colleghi europei di non procedere in ordine sparso, ma di valutare, sulla base dell'evidenza scientifica, un solo orientamento da tenere in tutti i Paesi europei. Infatti, una differenza tra i Paesi europei, che sinceramente non appare essere comprensibile, non ci aiuta a dare un messaggio positivo rispetto a questa campagna di vaccinazione.

Alla mia proposta ha risposto positivamente larghissima parte dell'Unione e la riunione si è chiusa con un mandato alla Commissaria europea di sentire l'European centre for disease prevention and control (ECDC) e l'European medicines Agency (EMA) per arrivare in un tempo breve, possibilmente sette giorni, ad una proposta unitaria su questa materia. È una proposta che chiaramente dovremmo valutare chiaramente sul piano scientifico, perché ribadisco che queste scelte non sono di natura politica, ma di natura scientifica.

Quanto alla vicenda della risposta anticorpale, ho visto con attenzione il lavoro fatto anche in Senato, però desidero segnalare che il nostro CTS ha più volte espresso un'opinione secondo cui non è sufficiente il titolo anticorpale per valutare la risposta immunitaria di una singola persona e sarà evidentemente un tema su cui dovremo ancora confrontarci con la nostra comunità scientifica.

In conclusione, desidero ribadire che la campagna di vaccinazione è e resta lo strumento decisivo con cui affrontare questa fase diversa del Covid e anche in questa sede vorrei invitare tutte le persone che non hanno ancora fatto la terza dose nel nostro Paese a farla, perché è particolarmente importante per avere un livello più alto di protezione. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Zaffini, per due minuti.

ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, non abbiamo una grande fiducia in quello che potrà decidere l'Europa e, nel mio modesto ruolo, ho anche poca fiducia in quello che può uscire dal CTS, visto quanto è accaduto negli ultimi due anni.

Mi preme tuttavia puntualizzare che le strade sono due, non ce ne sono di più: o scegliamo di lasciar circolare liberamente il virus, posto che da più parti viene sospettato che ormai si sia endemizzato, come mi sembra stiamo facendo, visto che il numero dei tamponi si è abbattuto e abbiamo mollato le barriere di ingresso, oppure l'altra strada è quella di continuare a vaccinare la popolazione per ostacolare l'insorgere del virus nell'organismo. Tuttavia, dobbiamo farlo con vaccini di seconda generazione, che ad esempio garantiscono una memoria cellulare polmonare, come da più parte viene sollecitato.

Il vecchio vaccino è assolutamente inutile: la seconda dose ha avuto una durata molto inferiore rispetto alla prima, la terza (booster) ne ha avuta una di sette-dieci settimane nella copertura virale e la quarta sarebbe ancora meno immunizzante.

Signor Ministro, portiamo avanti lo studio e sollecitiamo l'elaborazione del nostro vaccino, quello dell'Istituto superiore di sanità, che agisce sulla proteina N; come sa, ne abbiamo parlato e anche a questo proposito abbiamo provato un ordine del giorno. Ho avuto un colloquio col dottor Brusaferro dal quale non ho ricavato tutto questo entusiasmo. Servono, signor Ministro, una maggiore consapevolezza e un maggior protagonismo da parte sua. In quest'ultimo periodo di gestione del virus, probabilmente in limine mortis della pandemia, signor Ministro, riuscirà a farci riscoprire un po' di speranza. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Bagnai ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03220 sulla procedura di monitoraggio addizionale sui prodotti vaccinali contro il Covid-19, per tre minuti.

BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, il legislatore europeo stabilisce un principio di buon senso: quanto meno si sa di un farmaco, quante minori sono le evidenze cliniche disponibili, tanto maggiore dev'essere la cura nel monitorare le eventuali reazioni avverse. Si chiama monitoraggio addizionale, è stato introdotto nella legislazione europea nel 2010 ed è stato disciplinato in Italia a partire dal 2015.

Il monitoraggio addizionale richiede due cose abbastanza ovvie: in primo luogo, si raccomanda agli operatori sanitari di segnalare qualsiasi sospetta reazione avversa; in secondo luogo, le case farmaceutiche devono descrivere in modo chiaro nei foglietti illustrativi le modalità con cui operatori sanitari e pazienti possono segnalare gli effetti collaterali.

È un vero peccato non cogliere le occasioni in cui il legislatore europeo si regola secondo buon senso; abbiamo perso questa occasione del caso del regolamento europeo n. 953 del 2021, che nell'introdurre il lasciapassare verde insiste sulla necessità di non farne un uso discriminatorio (indicazione platealmente disattenta nel nostro paese). Purtroppo, anche le norme sul monitoraggio addizionale risultano sostanzialmente disapplicate durante la pandemia, in particolare dal sito dell'European medicines agency (EMA)risulta che sono soggetti a questo monitoraggio tutti i vaccini Covid-19 attualmente impiegati in Italia, per il semplice motivo che la loro autorizzazione all'immissione in commercio è condizionata, ai sensi del regolamento europeo n. 507 del 2006. Si tratta, infatti, di farmaci che rispondevano a esigenze mediche insoddisfatte e quindi andavano introdotti in commercio, ma per i quali non si disponeva ancora di dati completi su sicurezza ed efficacia e quindi andavano monitorati con più attenzione. Tuttavia, i foglietti illustrativi dei vaccini Covid-19 in Italia contravvengono le espresse disposizioni dell'EMA, non riportando chiaramente le modalità di segnalazione degli effetti avversi. Inoltre, non si conoscono iniziative dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) volte a sensibilizzare il personale sanitario rispetto ai suoi obblighi nel quadro del monitoraggio addizionale, né, più in generale, se e in che modo si sia provveduto da parte dell'Aifa all'obbligo di avviare programmi di monitoraggio addizionale.

L'inerzia dell'Aifa nel sensibilizzare i cittadini è notevole. Le faccio un esempio: l'ultimo tweet in cui l'Agenzia cita il portale di farmacovigilanza www.vigifarmaco.it risale al 23 novembre 2018. Per tutta la pandemia l'Aifa ha sostanzialmente taciuto, come se le segnalazioni fossero un fastidio da disincentivare e non un elemento prezioso e imprescindibile per assicurare il progresso della scienza. Immagino che il negazionismo degli effetti collaterali sia sembrato a qualcuno una buona idea. Invece è una pessima idea e un grave errore di comunicazione perché suscita e legittima le paure più irrazionali.

Per questo, signor Ministro, ci interessano i suoi chiarimenti sul monitoraggio addizionale. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Speranza, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SPERANZA, ministro della salute. Signor Presidente, come ho già detto, i vaccini sono stati davvero uno strumento essenziale per aprire una fase nuova nel nostro Paese, in Europa, ma anche a livello planetario. Credo davvero che i numeri siano molto chiari e molto netti a livello mondiale. Abbiamo superato 11 miliardi di dosi somministrate a livello planetario. Stiamo parlando di un numero davvero impressionante. In Italia arriveremo nelle prossime ore a superare 136 milioni di dosi somministrate.

Da ogni angolo del mondo tutti gli studi che arrivano testimoniano come si tratti di un vaccino efficace e sicuro che sta davvero contribuendo ad aprire una fase diversa.

L'EMA, in collaborazione con le autorità competenti degli Stati membri, stila e aggiorna periodicamente la lista dei farmaci che devono essere sottoposti a monitoraggio addizionale che - come è noto - rappresenta un sistema dedicato volto a migliorare la segnalazione delle reazioni avverse.

Rammento che tutti gli operatori sanitari attivi nell'ambito della campagna di vaccinazione contro il Covid-19 presso i nostri centri di vaccinazione, studi medici di medicina generale o anche farmacie, sono stati adeguatamente formati sia per la somministrazione che per il monitoraggio di eventuali reazioni. Le segnalazioni per eventi avversi sono dunque gestite direttamente dagli operatori sanitari che ben conoscono le procedure in caso di eventi avversi e le modalità di invio delle relative segnalazioni.

L'Aifa ha contribuito con l'Istituto superiore di sanità alla realizzazione di percorsi di formazione che hanno trattato specificamente il modulo per la segnalazione delle sospette reazioni avverse. Ricordo che le attività di vaccinovigilanza si basano su un sistema concorrente di farmacovigilanza passiva e attiva: la prima incentrata sulla sorveglianza delle segnalazioni spontanee di sospetti; la seconda sulla raccolta di informazioni attraverso opportuni studi indipendenti.

Le segnalazioni spontanee provengono sia da figure professionali del settore sanitario che da cittadini e sono inserite nella rete nazionale di farmacovigilanza dai responsabili locali di farmacovigilanza che contribuiscono, insieme ai centri regionali e all'Aifa, al corretto funzionamento del sistema nazionale di farmacovigilanza. Tale attività rappresenta un obbligo disciplinato dal decreto del 30 aprile 2015 e ha l'obiettivo di evidenziare in tempi rapidi potenziali nuove informazioni di sicurezza che meritano di essere ulteriormente approfondite e studiate.

Confermo che il monitoraggio addizionale dei vaccini anti Covid è allo stato operante e - come riportato sul sito istituzionale dell'Aifa - comprende tra l'altro le seguenti azioni: il monitoraggio quotidiano delle segnalazioni di sospetto evento avverso dopo vaccinazione per Covid-19 da parte di un team dedicato di dirigenti sanitari operanti nell'area di vigilanza dell'Aifa, caratterizzato dall'interazione continua tra i vari attori coinvolti nella loro raccolta e gestione e i segnalatori, al fine di incrementare la quantità delle informazioni secondo criteri standardizzati e comunemente accettati a livello globale; l'invito alla segnalazione nell'ambito della pagina dedicata ai vaccini anti Covid presente sul portale; le attività di approfondimento di specifiche tematiche di sicurezza, in collaborazione con i centri regionali di farmacovigilanza e i dipartimenti regionali di prevenzione oggetto di specifiche pubblicazioni dei rapporti della sorveglianza dei vaccini Covid-19; la promozione e lo studio di uno sviluppo di farmaco epidemiologia in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità in tema di sicurezza dei vaccini anti Covid-19. Se in questi giorni ci stiamo riappropriando progressivamente a livello europeo dei nostri spazi di vita e di libertà, è sicuramente merito di vaccini efficaci e sicuri.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Bagnai, per due minuti.

BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Ministro, detto con un sorriso invisibile causa mascherina, la sua risposta non supera tutte le mie perplessità, onestamente, ma questo non è un problema. Credo siano un pochino più problematici i crescenti segnali di insoddisfazione che provengono dalle aule di giustizia. Le faccio un esempio: il consiglio di giustizia amministrativa della Regione Siciliana, nella sua ordinanza n. 351 del 2022, cita espressamente «la inadeguatezza della farmacovigilanza attiva e passiva» fra i motivi di non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4 del decreto-legge n. 44 del 2021, nella parte in cui questo prevede l'obbligo vaccinale per il personale sanitario. Questo perché, secondo la Corte costituzionale, l'obbligatorietà di un vaccino è legittima solo se, tra l'altro, si prevede che esso non incida negativamente sullo stato di salute del paziente, fatte salve le conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili. Ma in assenza di una farmacovigilanza adeguata, questa valutazione è in re ipsa preclusa.

Le risparmio l'elenco dei provvedimenti giurisdizionali che stanno censurando l'attuale impianto di lotta alla pandemia. In particolare, il tema del bilanciamento tra il diritto alla salute e quello al lavoro è oggetto di un numero crescente di ordinanze dei TAR, che deprecano la logica ricattatoria sottostante al decreto-legge n. 44 del 2021 - la stessa logica rivendicata ieri con forza e con la consueta freschezza dal ministro D'Incà - schierandosi, i tribunali, a difesa dell'articolo 1 della Costituzione.

Vede, signor Ministro, l'esigenza di dibattere su questioni controverse è l'essenza incomprimibile della politica. Soffocando il dibattito nelle Aule parlamentari, siete riusciti solo a spostarlo in quelle dei tribunali, dove il Governo è sempre più spesso soccombente perché lì purtroppo, signor Ministro, non è possibile tirare dritto ponendo la questione di fiducia.

Le faccio pertanto i miei migliori auguri per il suo impegno, ringraziandola per esso e per la sua disponibilità. (Applausi).

PRESIDENTE. La senatrice Pirro ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03222 sulle misure per la riduzione delle liste di attesa per le prestazioni sanitarie, per tre minuti.

PIRRO (M5S). Signor Ministro, negli ultimi due anni tutti i nostri sforzi sono stati volti a contrastare l'emergenza del Covid-19. Tutto il nostro sistema sanitario è stato fortemente impattato e si è dedicato alla cura dei pazienti Covid. Questo ha comportato, d'altra parte, che in periodi più o meno lunghi, a seconda delle varie Regioni, siano state sospese tutte le attività per visite ed esami relative a tutte le altre patologie che non erano il Covid. Ciò ha avuto delle ripercussioni pesanti dal punto di vista della salute dei nostri concittadini, soprattutto nel campo della prevenzione, con un forte impatto - ad esempio - sulla riduzione degli screening. Solo in campo oncologico questo ha comportato mediamente una riduzione, rispetto alla media delle prestazioni del 2019, di oltre il 30 per cento degli esami. Anche il ritardo nelle diagnosi ha impattato, secondo una stima, su oltre 16.000 casi, che vengono diagnosticati più tardi con una prognosi che può diventare infausta e comunque con cure che diventano più lunghe e faticose. Questo solo in campo oncologico, perché poi le patologie che hanno avuto delle ripercussioni sono tante e penso - ad esempio - al ritardo nelle diagnosi di autismo che tanti problemi può comportare. Come lei sa benissimo, prima si riescono a identificare i casi, più si può intervenire e assicurare una vita migliore, soprattutto ai bambini.

È vero che negli ultimi due anni abbiamo stanziato circa un miliardo per far fronte a tutti questi ritardi in due diversi provvedimenti, nel 2020 e nell'ultima legge di bilancio, e le Regioni dovevano stilare un piano operativo regionale per il recupero delle liste d'attesa.

Quindi, a fronte di tutto questo, le chiedo quali interventi intenda mettere in atto il nostro Governo per ridurre il più velocemente possibile le liste d'attesa e se non si ritenga opportuno ricorrere allo strumento dello scostamento di bilancio per fare interventi più corposi di sostegno, per ovviare al problema e incrementare il personale sanitario che deve essere dedicato a questa attività.

PRESIDENTE. Il ministro della salute, onorevole Speranza, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SPERANZA, ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio la senatrice Pirro e tutti i sottoscrittori di questa interrogazione per aver posto un tema che ritengo particolarmente decisivo per il futuro del nostro Servizio sanitario nazionale.

Non vi è alcun dubbio che, durante le diverse ondate degli ultimi due anni non semplici di pandemia, nei momenti più difficili ci siano stati rallentamenti delle attività di screening, delle attività di visite mediche e anche delle attività di interventi chirurgici che non erano strettamente urgenti. È una priorità quella di lavorare nelle prossime settimane - lo stiamo iniziando a fare - dentro un quadro epidemiologico che ci auguriamo possa non far più riscontrare la pressione ospedaliera che abbiamo vissuto in passato, con un'attività forte di recupero di questi ritardi.

In ben due occasioni - come lei ricordava - abbiamo stanziato mezzo miliardo, in tutto circa un miliardo, proprio per il recupero di questi ritardi. La prima volta nel decreto-legge n. 104 del 2020, il famoso decreto "agosto", e la seconda volta proprio con l'ultima legge di bilancio, approvata dalle Camere nel dicembre del 2021. Si tratta - come dicevo - di un miliardo e, quindi, di una cifra non banale, ma molto significativa. La mia personale opinione è che bisognerà ancora investire su questo fronte, perché è una priorità assoluta: il problema delle liste di attesa non nasce con il Covid, ma era antecedente. Resta una grande questione su cui dobbiamo lavorare.

Più in generale sulle risorse, che lei ha posto come tema centrale, voglio ricordare che solo due anni e mezzo fa - io sono diventato Ministro nel settembre del 2019 - sul Fondo sanitario nazionale c'erano 114 miliardi e si metteva mediamente un miliardo in più all'anno. Oggi, con la legge di bilancio, siamo arrivati a 124 miliardi: 10 miliardi in più in poco più di due anni e mezzo. Non si era mai visto un salto così significativo di investimenti ordinari sul nostro Servizio sanitario nazionale.

Ci sono poi i 20 miliardi del PNRR e c'è per la prima volta un investimento sul PON salute di 625 milioni. Siamo di fronte a un cambio di rotta: si chiude la stagione dei tagli e si ricomincia a investire. Bisognerà sicuramente fare ancora di più e la mia personale opinione è che, per questo obiettivo di rafforzamento del nostro Servizio sanitario nazionale, sarà decisiva un'alleanza molto forte tra Governo e Parlamento, perché ci sono più risorse, ma ne serviranno sicuramente ancora di più.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Pirro, per due minuti.

PIRRO (M5S). Signor Ministro, sono confortata e mi dichiaro soddisfatta della sua risposta. Sappia che da parte nostra avrà sempre tutto l'appoggio per quanto riguarda l'obiettivo di migliorare e supportare in ogni modo il Servizio sanitario nazionale.

Insieme dobbiamo far sentire la nostra voce su tutto il territorio, perché anche in questo caso ci sono Regioni in ritardo che stanno sfruttando le risorse cospicue che abbiamo messo a disposizione in maniera più rapida e più efficace, e ce ne sono altre che invece pare siano un po' meno efficienti da questo punto di vista. Quindi, cerchiamo di vigilare al riguardo su questo e di usare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per spingerle a mettere in atto tutti gli interventi necessari nel più breve tempo possibile, in questo come in altri campi. C'è anche il problema - per esempio - delle RSA che sono chiuse e delle visite. Nonostante le norme che insieme abbiamo approvato e messo a disposizione, si registrano ancora delle lungaggini. Quindi, teniamo alta l'attenzione su tutto quello che riguarda la sanità.

Mi permetto solo di ricordarle un'ultima cosa che non riguarda l'oggetto dell'interrogazione, ma un problema che ci è stato sollevato e riguarda le ricette dematerializzate, su cui c'è bisogno di intervenire. Speriamo che questo possa avvenire nel più breve tempo possibile. Abbiamo fatto un salto in avanti, purtroppo a causa del Covid, ma non facciamo passi indietro adesso che finalmente l'emergenza sta finendo ed è emblematico che siamo qui a parlarne proprio oggi che è l'ultimo giorno dello stato di emergenza.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

DRAGO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DRAGO (FdI). Signor Presidente, approfitto del tempo a mia disposizione per portare a conoscenza dell'Aula quanto sta avvenendo in merito alla questione docenti non vaccinati, in seguito alla pubblicazione del decreto-legge n. 24 del 2022, il cosiddetto decreto riaperture.

Ai docenti che hanno scelto di non vaccinarsi non sarà data la possibilità del rientro in classe, ma saranno destinati ad altre mansioni. Inizialmente si pensava che queste mansioni fossero di altro tipo, con un inquadramento, ad esempio, come personale ATA. In verità, però, nella risposta ad un'interrogazione presentata proprio ieri alla Camera, il Governo ha rappresentato che la destinazione per questi docenti, sempre con l'obiettivo di non consentire loro il contatto con i ragazzi, potrebbe essere quella di programmazione, progettazione, o addirittura aggiornamento e formazione, con conseguente sostituzione per l'attività didattica con supplenti.

Sorgono allora alcune domande. Il provvedimento pare essere finalizzato ad un'attività educativa, nel senso che è diseducativo fare rientrare in classe i docenti non vaccinati. In verità tutto nacque col decreto n. 172 del 15 dicembre 2021, che stabilì l'obbligo vaccinale per il personale della pubblica amministrazione - quindi anche per i docenti - con impossibilità di rientro fino al 15 giugno.

Se si ritiene diseducativo l'ingresso in classe dei docenti non vaccinati, credo che di fatto fu applicata una discriminazione a monte nel non permettere a questi docenti di poter svolgere la loro attività e scegliere liberamente se vaccinarsi o meno. Tra l'altro è noto a tutti che, sia vaccinati che non vaccinati, si possa essere veicolo di trasmissione, per cui decade la stessa ipotesi che i non vaccinati possano arrecare danno ed essere delle mine vaganti, anche perché chi esclude il fatto che i supplenti non possano essere a loro volta essere dei veicoli di trasmissione del virus?

Un'ultima questione riguarda la famigerata continuità didattica. Adesso viene avanzata l'osservazione sul fatto che rimarrebbero due mesi di scuola; già per quattro mesi i ragazzi hanno avuto dei docenti supplenti, ma vorrei rappresentare che la continuità didattica è stata recisa proprio a dicembre.

Concludo ponendo all'attenzione dell'opinione pubblica, di quest'Aula e del Governo la necessità di ripristinare la situazione originaria. Vorrei offrire inoltre una possibile lettura che potrebbe essere quella di finire di parlare di continuità didattica, pensando che esiste anche la continuità disciplinare.

LANNUTTI (Misto-IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (Misto-IdV). Signor Presidente, a gennaio scorso il gruppo Gedi, che edita tramite Exor, la cassaforte degli Agnelli, «La Repubblica», «La Stampa», «Il Secolo XIX» e diversi periodici, è stato oggetto di un sequestro per 30 milioni di euro in merito a una presunta truffa per far ottenere il pensionamento anticipato a 70 dipendenti del gruppo, che non ne avrebbero avuto diritto.

Tra il 2008 e il 2020 il settore dell'editoria ha svuotato le redazioni giornalistiche più anziane e più costose con 1.145 prepensionamenti. Le pensioni medie di anzianità dei giornalisti superano 80.000 euro l'anno, quelle anticipate 78.000, superando spesso anche i 100.000 euro. Nel 2020 il valore medio di contribuzione per un giornalista era di circa trent'anni, contro i trentasette degli ex INPDAP passati all'INPS. La gestione non proprio assennata dell'INPGI negli ultimi anni si è mangiata il patrimonio, sceso da 2,4 miliardi di euro ad appena 900 milioni, con una perdita secca di 1,5 miliardi (650.000 euro al giorno). Ma, come sempre accade nella patria del capitalismo di relazione, al 1° luglio 2020, mentre l'INPS succederà nei rapporti attivi e passivi dell'INPGI uno in base all'ultima legge di bilancio, che regolamenta tutte le forme di previdenza obbligatoria, nulla viene menzionato su un istituto contrattuale denominato "ex fissa", prestazione previdenziale integrativa, firmato il 15 luglio 1985 da FIEG, FNSI e Intersind. Nell'atto istitutivo di quel fondo era stata creata una gestione separata, dove gli editori dovevano versare un contributo obbligatorio dell'1,5 per cento delle retribuzioni, con analoghe modalità previste per le assicurazioni sociali obbligatorie. Il fondo "ex fissa" è stato riconosciuto dall'articolo 59 della legge n. 449 del 1997, che lo ha definito fondo integrativo di previdenza per i giornalisti professionisti. Poiché si stima che siano oltre 2.000 i giornalisti coinvolti, per un importo di 140 milioni, il pagamento "ex fissa" consentirebbe di incamerare imposte per 60 milioni di euro. Poiché FNSI e FIEG hanno concordato che dal 1° luglio tale contribuzione non convergerà più nel fondo INPGI, ma in un soggetto di nuova creazione, non è dato ancora sapere cosa ne sarà di quei 140 milioni di euro.

Chiudo, signor Presidente, ringraziandola e ricordando una frase di Ernesto Rossi, tratta dal volume «Settimo: non rubare», sintesi perfetta della degenerazione e interdipendenza del capitalismo italiano con politica, industria, banche e grande stampa, con un riuscito slogan: "privatizzare gli utili, socializzare le perdite". Addossandole, come nel caso INPGI, alla fiscalità generale. La ringrazio molto, signor Presidente.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 5 aprile 2022

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 5 aprile, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 16,08).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE DISCUSSO AI SENSI DELL'ARTICOLO 44, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina (2562)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI, SUL QUALE IL GOVERNO HA POSTO LA QUESTIONE DI FIDUCIA

Art. 1.

1. Il decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.

2. Il decreto-legge 28 febbraio 2022, n. 16, è abrogato. Restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del medesimo decreto-legge n. 16 del 2022.

3. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

________________

N.B. Approvato, con voto di fiducia, il disegno di legge composto del solo articolo 1.

Allegato

MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 25 FEBBRAIO 2022, N. 14

Dopo l'articolo 2 sono inseriti i seguenti:

« Art. 2-bis. - (Cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari) - 1. Fino al 31 dicembre 2022, previo atto di indirizzo delle Camere, è autorizzata la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, in deroga alle disposizioni di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185, agli articoli 310 e 311 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e alle connesse disposizioni attuative.

2. Con uno o più decreti del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definiti l'elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari oggetto della cessione di cui al comma 1 nonché le modalità di realizzazione della stessa, anche ai fini dello scarico contabile.

3. Il Ministro della difesa e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con cadenza almeno trimestrale, riferiscono alle Camere sull'evoluzione della situazione in atto anche alla luce di quanto disposto dai commi 1 e 2 del presente articolo.

Art. 2-ter. - (Vendita di materiali di autodifesa a giornalisti e fotoreporter nell'ambito del conflitto tra Russia e Ucraina) - 1. Fino al 31 dicembre 2022 le persone fisiche iscritte all'albo dei giornalisti, in qualità di professionisti o di pubblicisti, nonché coloro che svolgono la professione di fotoreporter o videoperatore, in deroga a quanto previsto dall'articolo 28 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, possono acquistare, previo nulla osta del questore competente per il luogo di residenza, giubbotti antiproiettile ed elmetti per esigenze di autodifesa nell'esercizio delle rispettive professioni nel territorio ucraino.

2. Il nulla osta rilasciato dal questore deve essere esibito alle competenti autorità doganali e di frontiera all'atto dell'uscita e del rientro nel territorio dello Stato.

3. Il nulla osta abilita al trasporto dei predetti materiali nei trasferimenti che i soggetti di cui al comma 1 devono effettuare per raggiungere la frontiera dello Stato e in quelli dalla frontiera stessa al luogo di residenza.

4. Resta vietato il porto del materiale di cui al comma 1 da parte dei giornalisti professionisti e dei pubblicisti nonché di coloro che svolgono la professione di fotoreporter o videoperatore nel territorio dello Stato ».

All'articolo 3:

al comma 1, secondo periodo, dopo le parole: « sono deliberati » sono inserite le seguenti: « , informando le Commissioni parlamentari competenti, ».

All'articolo 4:

al comma 2, le parole: « 1 milione di euro per l'anno 2022 per l'invio di dieci » sono sostituite dalle seguenti: « 2 milioni di euro per l'anno 2022 per l'invio di ».

All'articolo 5:

al comma 1, le parole: « 1 milione » sono sostituite dalle seguenti: « 1,5 milioni »;

al comma 3, le parole: « all'articolo 14, comma 2, del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2021, n. 21 » sono sostituite dalle seguenti: « all'articolo 24, comma 4, del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120 ».

Dopo l'articolo 5 sono inseriti i seguenti:

« Art. 5-bis. - (Disposizioni per l'adozione di misure preventive necessarie alla sicurezza del sistema nazionale del gas naturale) - 1. Al fine di fronteggiare l'eccezionale instabilità del sistema nazionale del gas naturale derivante dalla guerra in Ucraina e di consentire il riempimento degli stoccaggi di gas per l'anno termico 2022-2023, possono essere adottate le misure finalizzate all'aumento della disponibilità di gas e alla riduzione programmata dei consumi di gas previste dal piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale, di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 18 dicembre 2019, adottato ai sensi dell'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93, a prescindere dalla dichiarazione del livello di emergenza. Le misure di cui al primo periodo sono adottate mediante provvedimenti e atti di indirizzo del Ministro della transizione ecologica. Delle predette misure è data comunicazione nella prima riunione del Consiglio dei ministri successiva all'adozione delle misure medesime.

2. In caso di adozione delle misure finalizzate a ridurre il consumo di gas naturale nel settore termoelettrico ai sensi del comma 1, la società Terna Spa predispone un programma di massimizzazione dell'impiego degli impianti di generazione di energia elettrica con potenza termica nominale superiore a 300 MW che utilizzino carbone o olio combustibile in condizioni di regolare esercizio, per il periodo stimato di durata dell'emergenza, fermo restando il contributo degli impianti alimentati a energie rinnovabili. La società Terna Spa trasmette con periodicità settimanale al Ministero della transizione ecologica e all'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente un programma di utilizzo degli impianti di cui al primo periodo ed effettua il dispacciamento degli impianti medesimi, nel rispetto dei vincoli di sicurezza della rete, in modo da massimizzarne l'utilizzo nonché assimilandoli alle unità essenziali per la sicurezza del sistema elettrico. L'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente definisce i corrispettivi a reintegrazione degli eventuali maggiori costi sostenuti dai predetti impianti.

3. Tenuto conto della finalità di cui al comma 1 e della situazione di eccezionalità che giustifica la massimizzazione dell'impiego degli impianti di cui al comma 2, a tali impianti si applicano esclusivamente i valori limite di emissione nell'atmosfera e le regole sulla qualità dei combustibili previsti dalla normativa eurounitaria, in deroga a più restrittivi limiti eventualmente prescritti a livello nazionale in via normativa o amministrativa.

4. Il programma di cui al comma 2 può comprendere l'utilizzo degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da bioliquidi sostenibili, prevedendo, esclusivamente durante il periodo emergenziale, anche l'alimentazione tramite combustibile convenzionale, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, fermo restando quanto disposto dal comma 3 del presente articolo. La deroga di cui al primo periodo è concessa nell'ambito dei provvedimenti di cui al comma 1 esclusivamente qualora risulti che l'alimentazione a biocombustibili non sia economicamente sostenibile rispetto all'alimentazione a combustibile tradizionale e non consenta l'esercizio degli impianti, considerando la disponibilità e i prezzi dei biocombustibili e l'attuale livello degli incentivi. Fermo restando che l'erogazione dei predetti incentivi è sospesa per il periodo emergenziale di alimentazione a combustibile tradizionale, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente definisce i corrispettivi a reintegrazione degli eventuali maggiori costi rispetto ai proventi derivanti dalla vendita di energia sul mercato elettrico, strettamente necessari per sostenere l'esercizio dei predetti impianti nel periodo emergenziale ed effettivamente sostenuti a partire dalla data di entrata in vigore dei provvedimenti di cui al comma 1.

5. Nelle ipotesi di cui al comma 2, il Ministro della transizione ecologica adotta le necessarie misure per incentivare l'uso delle fonti rinnovabili.

6. Sino all'adozione dei provvedimenti e degli atti di indirizzo di cui al comma 1 non è riconosciuto alcun corrispettivo a reintegrazione degli eventuali maggiori costi di gestione e di stoccaggio sostenuti dagli impianti di produzione di energia elettrica alimentati con i combustibili di cui al presente articolo.

Art. 5-ter. - (Misure a favore di imprese che esportano o hanno filiali o partecipate in Ucraina, nella Federazione russa o in Bielorussia) - 1. Alle domande di finanziamento per il sostegno a operazioni di patrimonializzazione, presentate ai sensi dell'articolo 2, primo comma, del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394, da imprese che hanno realizzato, negli ultimi tre bilanci depositati, un fatturato medio, derivante da operazioni di esportazione diretta verso l'Ucraina, la Federazione russa e la Bielorussia, pari almeno al 20 per cento del fatturato aziendale totale, si applicano le seguenti disposizioni:

a) in deroga all'articolo 11, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, è ammesso il cofinanziamento a fondo perduto di cui all'articolo 72, comma 1, lettera d), del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27;

b) la percentuale di cofinanziamento a fondo perduto di cui alla lettera a) non è superiore al 40 per cento dell'intervento complessivo di sostegno.

2. Per i finanziamenti agevolati concessi ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394, in favore delle imprese di cui al comma 1 del presente articolo nonché di quelle che hanno filiali operative o partecipate dirette in Ucraina, nella Federazione russa o in Bielorussia può essere disposta una sospensione fino a dodici mesi del pagamento della quota capitale e degli interessi delle rate in scadenza nel corso dell'anno 2022, con conseguente traslazione del piano di ammortamento per un periodo corrispondente.

3. Le misure di cui ai commi 1 e 2 si applicano fino al 31 dicembre 2022, secondo condizioni e modalità stabilite con una o più deliberazioni del Comitato agevolazioni di cui all'articolo 1, comma 270, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, tenuto conto delle risorse disponibili e dell'ammontare complessivo delle domande presentate. L'efficacia del presente articolo è subordinata all'autorizzazione della Commissione europea ai sensi dell'articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Art. 5-quater. - (Accoglienza dei profughi provenienti dall'Ucraina) - 1. Per far fronte alle eccezionali esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini in conseguenza del conflitto bellico in atto in quel Paese, le risorse iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'interno relative all'attivazione, alla locazione e alla gestione dei centri di trattenimento e di accoglienza sono incrementate di 54.162.000 euro per l'anno 2022.

2. Le risorse di cui al comma 1 sono utilizzate in via prioritaria per la copertura delle spese necessarie per l'accoglienza delle persone vulnerabili di cui all'articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, provenienti dall'Ucraina.

3. Per le medesime finalità di cui al comma 1 è autorizzata l'attivazione di ulteriori 3.000 posti nel Sistema di accoglienza e integrazione, di cui all'articolo 1-sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39. Ai fini dell'attuazione del presente comma è destinata quota parte del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, di cui all'articolo 1-septies del citato decreto-legge n. 416 del 1989, nella misura di euro 37.702.260 per l'anno 2022 e di euro 44.971.650 per ciascuno degli anni 2023 e 2024.

4. All'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2021, n. 205, le parole da: "richiedenti asilo" fino a: "medesimi richiedenti" sono sostituite dalle seguenti: "profughi provenienti dall'Afghanistan e dall'Ucraina in conseguenza delle crisi politiche e militari in atto, al fine di consentire per i medesimi".

5. All'articolo 7 del decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2021, n. 205, dopo il comma 1 è inserito il seguente:

"1-bis. Con la progressiva attivazione dei posti di cui al comma 1, si provvede, fatte salve sopraggiunte esigenze, al trasferimento dei beneficiari dalle strutture di cui agli articoli 9 e 11 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, alle strutture del SAI, nel limite dei posti disponibili".

6. All'articolo 1, comma 390, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, le parole da: "dei richiedenti asilo" fino a: "Afghanistan" sono sostituite dalle seguenti: "dei richiedenti asilo e delle persone in fuga dalle crisi politiche e militari in atto in Afghanistan e in Ucraina".

7. I cittadini ucraini di cui al comma 1 possono essere accolti, a decorrere dall'inizio del conflitto bellico, nelle strutture di cui agli articoli 9 e 11 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, nonché nel Sistema di accoglienza e integrazione, di cui all'articolo 1-sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, anche se non in possesso della qualità di richiedente protezione internazionale o degli altri titoli di accesso previsti dalla normativa vigente.

8. Per l'anno 2022 non si applica l'articolo 1, comma 767, secondo periodo, della legge 30 dicembre 2018, n. 145. Al fine di provvedere al soddisfacimento di eventuali ulteriori esigenze rispetto a quanto indicato al comma 1, per l'anno 2022 sono autorizzate variazioni compensative tra gli stanziamenti dei capitoli di bilancio iscritti nello stato di previsione del Ministero dell'interno, nell'ambito del programma "Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose" della missione "Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti", da adottare ai sensi dell'articolo 33, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

9. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari ad euro 54.162.000 per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

Art. 5-quinquies. - (Misure a sostegno degli studenti, dei ricercatori e dei docenti di nazionalità ucraina che svolgono attività di studio o ricerca presso le università, le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e gli enti di ricerca) - 1. Al fine di promuovere iniziative di sostegno in favore degli studenti di nazionalità ucraina iscritti, ovvero aderenti al programma Erasmus, presso le università, anche non statali, legalmente riconosciute, ammesse al contributo di cui alla legge 29 luglio 1991, n. 243, e le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, nonché dei dottorandi, dei ricercatori e dei professori di nazionalità ucraina che partecipano, a qualsiasi titolo, alle attività delle predette università e istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica o degli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell'università e della ricerca, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca, un apposito fondo con una dotazione di 1 milione di euro per l'anno 2022. Il fondo di cui al primo periodo è destinato, per le iniziative ivi indicate, anche in favore dei soggetti di cui all'articolo 1, comma 390, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, come modificato dall'articolo 5-quater del presente decreto, nonché dei soggetti ai quali, in conseguenza della crisi politica e militare in atto in Ucraina, sia stata concessa la protezione internazionale, anche temporanea. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge 28 febbraio 2022, n. 16, sono definite la ripartizione tra le università, le istituzioni e gli enti di cui al primo periodo nonché le modalità di utilizzazione delle risorse di cui al primo periodo, anche attraverso la previsione di borse di studio ovvero di altri strumenti e servizi di diritto allo studio. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 1 milione di euro per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2022-2024, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2022, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'università e della ricerca ».

All'articolo 6:

al comma 1:

all'alinea, le parole: « euro 177.681.253 » sono sostituite dalle seguenti: « euro 179.181.253 »;

dopo la lettera c) è inserita la seguente:

« c-bis) quanto a 1,5 milioni di euro per l'anno 2022, mediante corrispondente riduzione del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2022-2024, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2022, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ».

ARTICOLI DA 1 A 7 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Articolo 1.

(Partecipazione di personale militare al potenziamento di dispositivi della NATO)

1. È autorizzata, fino al 30 settembre 2022, la partecipazione di personale militare alle iniziative della NATO per l'impiego della forza ad elevata prontezza, denominata Very High Readiness Joint Task Force (VJTF).

2. È autorizzata, per l'anno 2022, la prosecuzione della partecipazione di personale militare al potenziamento dei seguenti dispositivi della NATO:

a) dispositivo per la sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza;

b) dispositivo per la sorveglianza navale nell'area sud dell'Alleanza;

c) presenza in Lettonia (Enhanced Forward Presence);

d) Air Policing per la sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza.

3. Si applicano le disposizioni di cui ai capi III, IV e V della legge 21 luglio 2016, n. 145.

4. Per le finalità di cui al comma 1, è autorizzata la spesa di euro 86.129.645 per l'anno 2022. Per le finalità di cui al comma 2, è autorizzata la spesa di euro 67.451.608 per l'anno 2022 e di euro 21.000.000 per l'anno 2023.

Articolo 2.

(Cessione di mezzi ed equipaggiamenti militari non letali di protezione)

1. È autorizzata, per l'anno 2022, la spesa di euro 12.000.000 per la cessione, a titolo gratuito, di mezzi e materiali di equipaggiamento militari non letali di protezione alle autorità governative dell'Ucraina.

Articolo 2-bis.

(Cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari)

1. Fino al 31 dicembre 2022, previo atto di indirizzo delle Camere, è autorizzata la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, in deroga alle disposizioni di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185, agli articoli 310 e 311 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e alle connesse disposizioni attuative.

2. Con uno o più decreti del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definiti l'elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari oggetto della cessione di cui al comma 1 nonché le modalità di realizzazione della stessa, anche ai fini dello scarico contabile.

3. Il Ministro della difesa e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con cadenza almeno trimestrale, riferiscono alle Camere sull'evoluzione della situazione in atto anche alla luce di quanto disposto dai commi 1 e 2 del presente articolo.

Articolo 2-ter.

(Vendita di materiali di autodifesa a giornalisti e fotoreporter nell'ambito del conflitto tra Russia e Ucraina)

1. Fino al 31 dicembre 2022 le persone fisiche iscritte all'albo dei giornalisti, in qualità di professionisti o di pubblicisti, nonché coloro che svolgono la professione di fotoreporter o videoperatore, in deroga a quanto previsto dall'articolo 28 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, possono acquistare, previo nulla osta del questore competente per il luogo di residenza, giubbotti antiproiettile ed elmetti per esigenze di autodifesa nell'esercizio delle rispettive professioni nel territorio ucraino.

2. Il nulla osta rilasciato dal questore deve essere esibito alle competenti autorità doganali e di frontiera all'atto dell'uscita e del rientro nel territorio dello Stato.

3. Il nulla osta abilita al trasporto dei predetti materiali nei trasferimenti che i soggetti di cui al comma 1 devono effettuare per raggiungere la frontiera dello Stato e in quelli dalla frontiera stessa al luogo di residenza.

4. Resta vietato il porto del materiale di cui al comma 1 da parte dei giornalisti professionisti e dei pubblicisti nonché di coloro che svolgono la professione di fotoreporter o videoperatore nel territorio dello Stato.

Articolo 3.

(Disposizioni urgenti di semplificazione delle procedure per gli interventi di assistenza o di cooperazione in favore dell'Ucraina)

1. Per gli interventi di assistenza o di cooperazione in favore delle autorità e della popolazione dell'Ucraina, fino al 31 dicembre 2022, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo sono autorizzati a procedere in deroga alla legge 11 agosto 2014, n. 125, alle relative disposizioni attuative e a ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonché dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea. Gli interventi di cui al presente articolo sono deliberati, informando le Commissioni parlamentari competenti, dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale o dal Vice Ministro delegato ai sensi dell'articolo 11, comma 3, della legge 11 agosto 2014, n. 125.

Articolo 4.

(Disposizioni urgenti per la funzionalità e la sicurezza degli uffici e del personale all'estero)

1. Per il potenziamento della protezione degli uffici all'estero e del relativo personale e degli interventi a tutela dei cittadini e interessi italiani realizzati dai medesimi uffici, la dotazione finanziaria delle ambasciate e degli uffici consolari di prima categoria è incrementata di 10 milioni di euro per l'anno 2022. Nei limiti dell'importo di cui al primo periodo, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è autorizzato a provvedere alle spese per il vitto e per l'alloggio del personale e dei cittadini, che, per ragioni di sicurezza, sono alloggiati in locali indicati dal Ministero o dal capo della rappresentanza diplomatica o dell'ufficio consolare.

2. È autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per l'anno 2022 per l'invio di militari dell'Arma dei carabinieri ai sensi dell'articolo 158 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, a tutela degli uffici all'estero maggiormente esposti e del relativo personale in servizio. Ai predetti militari si applica il trattamento economico di cui all'articolo 170, quinto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18. Nelle more dell'istituzione dei posti di organico, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è autorizzato a corrispondere anticipazioni per l'intero ammontare spettante ai sensi del secondo periodo.

Articolo 5.

(Disposizioni urgenti per l'Unità di crisi del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale)

1. Per il potenziamento delle attività realizzate dall'Unità di crisi del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale a tutela degli interessi italiani e della sicurezza dei connazionali all'estero in situazioni di emergenza, è autorizzata la spesa di euro 1,5 milioni per l'anno 2022.

2. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 9 del decreto-legge 31 maggio 2005, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 152, è incrementata di euro 100.000 per l'anno 2022.

3. Per l'Unità di crisi del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale i termini di cui all'articolo 24, comma 4, del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, sono differiti rispettivamente al 31 dicembre 2022 e al 31 marzo 2023.

Articolo 5-bis.

(Disposizioni per l'adozione di misure preventive necessarie alla sicurezza del sistema nazionale del gas naturale)

1. Al fine di fronteggiare l'eccezionale instabilità del sistema nazionale del gas naturale derivante dalla guerra in Ucraina e di consentire il riempimento degli stoccaggi di gas per l'anno termico 2022-2023, possono essere adottate le misure finalizzate all'aumento della disponibilità di gas e alla riduzione programmata dei consumi di gas previste dal piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale, di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 18 dicembre 2019, adottato ai sensi dell'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93, a prescindere dalla dichiarazione del livello di emergenza. Le misure di cui al primo periodo sono adottate mediante provvedimenti e atti di indirizzo del Ministro della transizione ecologica. Delle predette misure è data comunicazione nella prima riunione del Consiglio dei ministri successiva all'adozione delle misure medesime.

2. In caso di adozione delle misure finalizzate a ridurre il consumo di gas naturale nel settore termoelettrico ai sensi del comma 1, la società Terna Spa predispone un programma di massimizzazione dell'impiego degli impianti di generazione di energia elettrica con potenza termica nominale superiore a 300 MW che utilizzino carbone o olio combustibile in condizioni di regolare esercizio, per il periodo stimato di durata dell'emergenza, fermo restando il contributo degli impianti alimentati a energie rinnovabili. La società Terna Spa trasmette con periodicità settimanale al Ministero della transizione ecologica e all'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente un programma di utilizzo degli impianti di cui al primo periodo ed effettua il dispacciamento degli impianti medesimi, nel rispetto dei vincoli di sicurezza della rete, in modo da massimizzarne l'utilizzo, nonché assimilandoli alle unità essenziali per la sicurezza del sistema elettrico. L'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente definisce i corrispettivi a reintegrazione degli eventuali maggiori costi sostenuti dai predetti impianti.

3. Tenuto conto della finalità di cui al comma 1 e della situazione di eccezionalità che giustifica la massimizzazione dell'impiego degli impianti di cui al comma 2, a tali impianti si applicano esclusivamente i valori limite di emissione nell'atmosfera e le regole sulla qualità dei combustibili previsti dalla normativa eurounitaria, in deroga a più restrittivi limiti eventualmente prescritti a livello nazionale in via normativa o amministrativa.

4. Il programma di cui al comma 2 può comprendere l'utilizzo degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da bioliquidi sostenibili, prevedendo, esclusivamente durante il periodo emergenziale, anche l'alimentazione tramite combustibile convenzionale, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, fermo restando quanto disposto dal comma 3 del presente articolo. La deroga di cui al primo periodo è concessa nell'ambito dei provvedimenti di cui al comma 1 esclusivamente qualora risulti che l'alimentazione a biocombustibili non sia economicamente sostenibile rispetto all'alimentazione a combustibile tradizionale e non consenta l'esercizio degli impianti, considerando la disponibilità e i prezzi dei biocombustibili e l'attuale livello degli incentivi. Fermo restando che l'erogazione dei predetti incentivi è sospesa per il periodo emergenziale di alimentazione a combustibile tradizionale, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente definisce i corrispettivi a reintegrazione degli eventuali maggiori costi rispetto ai proventi derivanti dalla vendita di energia sul mercato elettrico, strettamente necessari per sostenere l'esercizio dei predetti impianti nel periodo emergenziale ed effettivamente sostenuti a partire dalla data di entrata in vigore dei provvedimenti di cui al comma 1.

5. Nelle ipotesi di cui al comma 2, il Ministro della transizione ecologica adotta le necessarie misure per incentivare l'uso delle fonti rinnovabili.

6. Sino all'adozione dei provvedimenti e degli atti di indirizzo di cui al comma 1 non è riconosciuto alcun corrispettivo a reintegrazione degli eventuali maggiori costi di gestione e di stoccaggio sostenuti dagli impianti di produzione di energia elettrica alimentati con i combustibili di cui al presente articolo.

Articolo 5-ter.

(Misure a favore di imprese che esportano o hanno filiali o partecipate in Ucraina, nella Federazione russa o in Bielorussia)

1. Alle domande di finanziamento per il sostegno a operazioni di patrimonializzazione, presentate ai sensi dell'articolo 2, primo comma, del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394, da imprese che hanno realizzato, negli ultimi tre bilanci depositati, un fatturato medio, derivante da operazioni di esportazione diretta verso l'Ucraina, la Federazione russa e la Bielorussia, pari almeno al 20 per cento del fatturato aziendale totale, si applicano le seguenti disposizioni:

a) in deroga all'articolo 11, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, è ammesso il cofinanziamento a fondo perduto di cui all'articolo 72, comma 1, lettera d), del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27;

b) la percentuale di cofinanziamento a fondo perduto di cui alla lettera a) non è superiore al 40 per cento dell'intervento complessivo di sostegno.

2. Per i finanziamenti agevolati concessi ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394, in favore delle imprese di cui al comma 1 del presente articolo nonché di quelle che hanno filiali operative o partecipate dirette in Ucraina, nella Federazione russa o in Bielorussia può essere disposta una sospensione fino a dodici mesi del pagamento della quota capitale e degli interessi delle rate in scadenza nel corso dell'anno 2022, con conseguente traslazione del piano di ammortamento per un periodo corrispondente.

3. Le misure di cui ai commi 1 e 2 si applicano fino al 31 dicembre 2022, secondo condizioni e modalità stabilite con una o più deliberazioni del Comitato agevolazioni di cui all'articolo 1, comma 270, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, tenuto conto delle risorse disponibili e dell'ammontare complessivo delle domande presentate. L'efficacia del presente articolo è subordinata all'autorizzazione della Commissione europea ai sensi dell'articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Articolo 5-quater.

(Accoglienza dei profughi provenienti dall'Ucraina)

1. Per far fronte alle eccezionali esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini in conseguenza del conflitto bellico in atto in quel Paese, le risorse iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'interno relative all'attivazione, alla locazione e alla gestione dei centri di trattenimento e di accoglienza sono incrementate di 54.162.000 euro per l'anno 2022.

2. Le risorse di cui al comma 1 sono utilizzate in via prioritaria per la copertura delle spese necessarie per l'accoglienza delle persone vulnerabili di cui all'articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, provenienti dall'Ucraina.

3. Per le medesime finalità di cui al comma 1 è autorizzata l'attivazione di ulteriori 3.000 posti nel Sistema di accoglienza e integrazione, di cui all'articolo 1-sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39. Ai fini dell'attuazione del presente comma è destinata quota parte del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, di cui all'articolo 1-septies del citato decreto-legge n. 416 del 1989, nella misura di euro 37.702.260 per l'anno 2022 e di euro 44.971.650 per ciascuno degli anni 2023 e 2024.

4. All'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2021, n. 205, le parole da: « richiedenti asilo » fino a: « medesimi richiedenti » sono sostituite dalle seguenti: « profughi provenienti dall'Afghanistan e dall'Ucraina in conseguenza delle crisi politiche e militari in atto, al fine di consentire per i medesimi ».

5. All'articolo 7 del decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2021, n. 205, dopo il comma 1 è inserito il seguente:

« 1-bis. Con la progressiva attivazione dei posti di cui al comma 1, si provvede, fatte salve sopraggiunte esigenze, al trasferimento dei beneficiari dalle strutture di cui agli articoli 9 e 11 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, alle strutture del SAI, nel limite dei posti disponibili ».

6. All'articolo 1, comma 390, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, le parole da: « dei richiedenti asilo » fino a: « Afghanistan » sono sostituite dalle seguenti: « dei richiedenti asilo e delle persone in fuga dalle crisi politiche e militari in atto in Afghanistan e in Ucraina ».

7. I cittadini ucraini di cui al comma 1 possono essere accolti, a decorrere dall'inizio del conflitto bellico, nelle strutture di cui agli articoli 9 e 11 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, nonché nel Sistema di accoglienza e integrazione, di cui all'articolo 1-sexies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, anche se non in possesso della qualità di richiedente protezione internazionale o degli altri titoli di accesso previsti dalla normativa vigente.

8. Per l'anno 2022 non si applica l'articolo 1, comma 767, secondo periodo, della legge 30 dicembre 2018, n. 145. Al fine di provvedere al soddisfacimento di eventuali ulteriori esigenze rispetto a quanto indicato al comma 1, per l'anno 2022 sono autorizzate variazioni compensative tra gli stanziamenti dei capitoli di bilancio iscritti nello stato di previsione del Ministero dell'interno, nell'ambito del programma « Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose » della missione « Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti », da adottare ai sensi dell'articolo 33, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

9. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari ad euro 54.162.000 per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

Articolo 5-quinquies.

(Misure a sostegno degli studenti, dei ricercatori e dei docenti di nazionalità ucraina che svolgono attività di studio o ricerca presso le università, le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e gli enti di ricerca)

1. Al fine di promuovere iniziative di sostegno in favore degli studenti di nazionalità ucraina iscritti, ovvero aderenti al programma Erasmus, presso le università, anche non statali, legalmente riconosciute, ammesse al contributo di cui alla legge 29 luglio 1991, n. 243, e le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, nonché dei dottorandi, dei ricercatori e dei professori di nazionalità ucraina che partecipano, a qualsiasi titolo, alle attività delle predette università e istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica o degli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell'università e della ricerca, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca, un apposito fondo con una dotazione di 1 milione di euro per l'anno 2022. Il fondo di cui al primo periodo è destinato, per le iniziative ivi indicate, anche in favore dei soggetti di cui all'articolo 1, comma 390, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, come modificato dall'articolo 5-quater del presente decreto, nonché dei soggetti ai quali, in conseguenza della crisi politica e militare in atto in Ucraina, sia stata concessa la protezione internazionale, anche temporanea. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge 28 febbraio 2022, n. 16, sono definite la ripartizione tra le università, le istituzioni e gli enti di cui al primo periodo nonché le modalità di utilizzazione delle risorse di cui al primo periodo, anche attraverso la previsione di borse di studio ovvero di altri strumenti e servizi di diritto allo studio. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 1 milione di euro per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2022-2024, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2022, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'università e della ricerca.

Articolo 6.

(Disposizioni finanziarie)

1. Agli oneri derivanti dall'attuazione degli articoli 1, 2, 4 e 5, commi 1 e 2, pari a euro 179.181.253 per l'anno 2022 e a euro 21.000.000 per l'anno 2023, si provvede:

a) quanto a 165.681.253 euro per l'anno 2022 e a 21.000.000 euro per l'anno 2023, mediante corrispondente riduzione delle risorse del fondo di cui all'articolo 4 della legge 21 luglio 2016, n. 145;

b) quanto a 6 milioni di euro per l'anno 2022, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;

c) quanto a 6 milioni di euro per l'anno 2022, mediante le maggiori entrate derivanti dalla restituzione da parte delle competenti organizzazioni internazionali dei contributi per il sostegno alle forze armate e di sicurezza afghane, già erogati alle predette organizzazioni in applicazione dei provvedimenti di autorizzazione delle missioni internazionali adottati fino all'anno 2020, che sono versate all'entrata del bilancio dello Stato e sono acquisite all'erario;

c-bis) quanto a 1,5 milioni di euro per l'anno 2022, mediante corrispondente riduzione del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2022-2024, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2022, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;

d) quanto a 19.355.333 euro per l'anno 2022, in termini di fabbisogno e indebitamento netto, mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate derivanti dagli articoli 1, commi 1 e 2, 4, comma 2, e 5, comma 2.

2. Entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell'economia e delle finanze, su richiesta delle amministrazioni interessate, dispone l'anticipazione di una somma non superiore al settantacinque per cento della spesa quantificata nella relativa relazione tecnica, a valere sugli stanziamenti di cui al presente articolo.

3. Ai fini dell'immediata attuazione delle disposizioni recate dal presente decreto, il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Il Ministero dell'economia e delle finanze, ove necessario, può disporre il ricorso ad anticipazioni di tesoreria, la cui regolarizzazione è effettuata con l'emissione di ordini di pagamento sui pertinenti capitoli di spesa.

Articolo 7.

(Entrata in vigore)

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO NON PRESI IN CONSIDERAZIONE A SEGUITO DELLA POSIZIONE DELLA QUESTIONE DI FIDUCIA SULL'ARTICOLO UNICO DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE

1.1

Angrisani, Crucioli

Precluso

Sopprimere l'articolo.

1.2

Granato

Precluso

Sopprimere l'articolo.

1.3

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 1, premettere il seguente: «01. Le partecipazioni alle iniziative NATO di cui al presente articolo sono vincolate a finalità esclusivamente difensive entro i confini dei Paesi membri dell'Alleanza atlantica. Gli assetti e i contingenti impegnati non partecipano ad alcuna operazione militare nei Paesi non appartenenti alla NATO.».

1.4

La Mura, Nugnes, Moronese, Angrisani, Lannutti, Lezzi, Granato, Sbrana

Precluso

Al comma 1, premettere il seguente: «01. Le partecipazioni alle iniziative NATO di cui al presente articolo sono vincolate a finalità esclusivamente difensive entro i confini dei Paesi membri dell'Alleanza atlantica. Gli assetti e i contingenti impegnati non partecipano ad alcuna operazione militare nei Paesi non appartenenti alla NATO.»

1.5

Angrisani, Crucioli

Precluso

Sopprimere il comma 1.

1.6

Granato

Precluso

Sopprimere il comma 1.

1.7

La Mura, Nugnes, Moronese, Angrisani, Lannutti, Lezzi, Granato, Sbrana

Precluso

Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, per finalità non offensive e comunque rientranti nei soli territori dei Paesi membri della NATO.»

1.8

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, per finalità non offensive e comunque rientranti nei soli territori dei Paesi membri della NATO.».

1.9

Angrisani, Crucioli

Precluso

Dopo il comma 1, inserire il seguente: «1-bis. La consistenza massima del contingente nazionale di cui al comma 1 è limitata a 700 unità, 40 mezzi terrestri, 1 mezzo navale, 2 mezzi aerei.».

1.10

Angrisani, Crucioli

Precluso

Sopprimere il comma 2.

1.11

Granato

Precluso

Sopprimere il comma 2.

1.12

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 2, sopprimere la lettera a).

1.13

Granato

Precluso

Al comma 2, sopprimere la lettera a).

1.14

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 2, sopprimere la lettera b).

1.15

Granato

Precluso

Al comma 2, sopprimere la lettera b).

1.16

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 2, sopprimere la lettera c).

1.17

Granato

Precluso

Al comma 2, sopprimere la lettera c).

1.18

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 2, sopprimere la lettera d).

1.19

Granato

Precluso

Al comma 2, sopprimere la lettera d).

1.22

Angrisani, Crucioli

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente: «2-bis. Le partecipazioni di personale militare di cui ai commi 1 e 2 sono limitate a finalità strettamente difensive e in nessun caso possono essere impiegate al di fuori dei Paesi membri della NATO o svolgere operazioni che abbiano compimento al di fuori dei confini di questi.».

1.23

Nugnes, La Mura

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente: «2-bis. Le partecipazioni di personale militare di cui ai commi 1 e 2 sono limitate a finalità strettamente difensive e in nessun caso possono essere impiegate al di fuori dei Paesi membri della NATO o svolgere operazioni che abbiano compimento al di fuori dei confini di questi.».

1.20

Nugnes, La Mura

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente: «2-bis. La partecipazione di personale militare di cui al comma 2 è vincolata e finalizzata esclusivamente ad attività difensive e comunque rientranti nei soli territori dei Paesi membri della NATO.».

1.21

Angrisani, Crucioli

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

      «2-bis. La partecipazione di personale militare di cui al comma 2 è vincolata e finalizzata esclusivamente ad attività difensive e comunque rientranti nei soli territori dei Paesi membri della NATO.».

1.24

Granato

Precluso

Sopprimere i commi 3 e 4.

G1.1

Rauti, Petrenga

Precluso

Il Senato,

           in sede di esame e conversione del decreto legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina,

        premesso che:

           l'Italia spende attualmente per gli armamenti l'1,4 per cento del PIL, ponendosi al 102° posto nella classifica mondiale;

            il 2 per cento del PIL da dedicare alle spese per la difesa è l'obiettivo fissato dalla NATO in un accordo informale del 2006 e rilanciato nel 2014 al vertice dei Capi di Stato in Galles, con un traguardo fissato al 2024;

            il medesimo obiettivo del 2 per cento del PIL è quello stabilito per tutti i Paesi membri dell'Alleanza atlantica;

            in Italia il 16 marzo la Camera dei Deputati ha approvato a maggioranza un ordine del giorno  collegato al decreto Ucraina, che impegna il Governo a un incremento delle spese per la Difesa verso il 2 per cento del PIL;

            si ricorda che già a settembre 2021, dopo il ritiro delle truppe impegnate nella missione internazionale di pace in Afghanistan, il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, aveva dichiarato «ci dobbiamo dotare di una difesa più significativa. È chiarissimo che bisognerà spendere molto di più»;

            più recentemente, lo stesso Presidente del Consiglio ha ribadito, in sede di comunicazioni al Parlamento in vista dell'imminente Consiglio Europeo, che i padri fondatori dell'Unione europea «avevano progettato la Comunità europea di difesa (...). Ed è proprio per questo che noi vogliamo creare una difesa europea. Ed è per questo che noi vogliamo adeguarci all'obiettivo del 2% che abbiamo promesso nella Nato»;

        impegna il Governo:

            a dare seguito all'ordine del giorno approvato a maggioranza alla Camera dei Deputati lo scorso 16 marzo nonché alle dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio, in merito alla necessità di incrementare le spese per la Difesa puntando al raggiungimento dell'obiettivo del 2 per cento del PIL.

1.0.1

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 1-bis

(Incremento del fondo per esigenze di difesa nazionale)

        1. A decorrere dal 2022 e relativamente agli accadimenti in corso in Ucraina, è previsto l'incremento di 500 milioni di euro del fondo previsto per esigenze legate alla difesa nazionale di cui all'articolo 615 del decreto legislativo n. 66 del 15 marzo 2010, recante codice dell'ordinamento militare.

        2. Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 1 si provvede tramite definanziamento di pari valore del fondo previsto per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

2.1

Paragone, De Vecchis, Giarrusso, Martelli

Precluso

Sopprimere l'articolo.

2.2

Nugnes, La Mura

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole da: «mezzi» fino a: «dell'Ucraina» con le seguenti: «beni di prima necessità e di sostentamento per la popolazione civile nelle aree interessate dal conflitto».

2.3

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole da «mezzi» fino a «dell'Ucraina» con le seguenti: «beni di prima necessità e di sostentamento per la popolazione civile nelle aree interessate dal conflitto».

2-bis.1

Angrisani, Crucioli

Precluso

Sopprimere l'articolo.

2-bis.2

Granato

Precluso

Sopprimere l'articolo.

2-bis.3

La Mura, Nugnes, Moronese, Angrisani, Lannutti, Lezzi, Granato, Sbrana

Precluso

Sopprimere l'articolo.

2-bis.4

Paragone, De Vecchis, Giarrusso, Martelli

Precluso

Sopprimere l'articolo.

2-bis.29

Angrisani, Crucioli

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art 2-bis.

        1. Fino al 31 dicembre 2022, previo atto di indirizzo delle Camere, è autorizzata la cessione di mezzi ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, in deroga alle disposizioni di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185, e agli articoli 310 e 311 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e alle connesse disposizioni attuative, subordinata alla condizione che per la loro consegna non vi sia alcun ricorso a contractor e che per la stessa le Camere ricevano ogni volta preliminare informativa del presidente del Consiglio contenente rassicurazione che non si dia luogo, da parte del cedente, ad invasioni di territori esterni all'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord.

        2. Con uno o più decreti del Ministro della difesa, di concerto con i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze, sono definiti l'elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari oggetto della cessione di cui al comma 1 nonché le modalità di realizzazione della stessa, anche ai fini dello scarico contabile, nel rispetto della condizione di cui al comma primo.».

2-bis.5

Granato

Precluso

Sopprimere il comma 1.

2-bis.6

Angrisani, Crucioli

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

        a) sostituire il comma 1 con il seguente: «1. Fino al 31 dicembre 2022, previo atto di indirizzo delle Camere, è autorizzata la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, ad uso esclusivamente difensivo»;

        b) dopo il comma 2, inserire il seguente: «2-bis. Sono esclusi dall'elenco di cui al comma 2 i materiali di armamento di cui all'articolo 2, comma 2, della legge 9 luglio 1990, n. 185.».

2-bis.7

La Mura, Nugnes, Moronese, Angrisani, Lannutti, Lezzi, Granato, Sbrana

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

           a) sostituire il comma 1 con il seguente: «1. Fino al 31 dicembre 2022, previo atto di indirizzo delle Camere, è autorizzata la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari non lesivi in favore delle autorità governative dell'Ucraina, ad uso esclusivamente difensivo.»;

            b) dopo il comma 2, inserire il seguente: «2-bis. Sono esclusi dall'elenco di cui al comma 2 i materiali di armamento di cui all'articolo 2, comma 2, della legge 9 luglio 1990, n. 185»

            .

2-bis.8

Granato

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole «31 dicembre 2022» con le seguenti: «31 marzo 2022».

2-bis.9

Granato

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «31 dicembre 2022» con le seguenti: «3 aprile 2022».

2-bis.10

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «31 dicembre 2022» con le seguenti: «30 aprile 2022».

2-bis.11

La Mura, Nugnes, Moronese, Angrisani, Lannutti, Lezzi, Granato, Sbrana

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «31 dicembre 2022» con le seguenti: «30 aprile 2022».

2-bis.12

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «31 dicembre 2022» con le seguenti: «30 maggio 2022».

2-bis.13

Granato

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «31 dicembre 2022» con le seguenti: «31 maggio 2022».

2-bis.14

La Mura, Nugnes, Moronese, Angrisani, Lannutti, Lezzi, Granato, Sbrana

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «31 dicembre 2022» con le seguenti: «31 maggio 2022».

2-bis.15

Nugnes, La Mura

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «1 dicembre 2022» con le seguenti: «30 giugno 2022».

2-bis.16

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «31 dicembre 2022» con le seguenti: «30 giugno 2022».

2-bis.17

Granato

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «31 dicembre 2022» con le seguenti: «30 giugno 2022».

2-bis.18

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «in deroga alle» con le seguenti: «nei limiti consentiti dalle».

2-bis.19

Nugnes, La Mura

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «in deroga alle» con le seguenti: «nei limiti consentiti dalle».

2-bis.20

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 1, aggiungere in fine le seguenti parole: «, nei limiti della consistenza massima stabilita nel medesimo atto di indirizzo delle Camere.».

2-bis.21

Nugnes, La Mura

Precluso

Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, nei limiti della consistenza massima stabilita nel medesimo atto di indirizzo delle Camere.».

2-bis.22

Granato

Precluso

Sopprimere i commi 2 e 3.

2-bis.23

Angrisani, Crucioli

Precluso

Al comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «I decreti di cui al precedente periodo sono immediatamente trasmessi alle Camere che li approvano secondo i rispettivi regolamenti.».

2-bis.24

Nugnes, La Mura

Precluso

Al comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo:«I decreti di cui al precedente periodo sono immediatamente trasmessi alle Camere che li approvano secondo i rispettivi regolamenti.».

2-bis.25

Rauti, Urso

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

        «2-bis. Al termine del periodo di cui al comma 1 e comunque venute meno le esigenze di sicurezza della Repubblica, il Governo trasmette alle Commissioni parlamentari competenti una relazione a titolo informativo circa la spesa sostenuta in tale periodo per le cessioni autorizzate dal presente articolo.».

2-bis.26

Crucioli, Angrisani

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

       «2-bis. L'elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari oggetto della cessione di cui al comma 1 è sottoposto al previo passaggio delle competenti Commissioni parlamentari.».

2-bis.27

Nugnes, La Mura

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

      «2-bis. L'elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari oggetto della cessione di cui al comma 1 è sottoposto al previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.».

2-bis.28

Rauti, Urso

Precluso

Sostituire il comma 3 con il seguente:

        «3. Il Ministro della difesa, di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, riferiscono alle Camere sull'evoluzione degli accadimenti in atto in Ucraina con cadenza almeno trimestrale, anche alla luce di quanto previsto dai commi 1 e 2 del presente articolo.».

2-ter.1

Rauti, Urso

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 2-ter

(Cessione di equipaggiamenti militari non letali di protezione dei giornalisti)

        1. Fino al 31 dicembre 2022, è autorizzata la cessione di equipaggiamenti militari non letali, quali giubbotti antiproiettili ed elmetti, per la sicurezza dei giornalisti e fotoreporter inviati per motivi di servizio sul territorio ucraino.  Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 10 milioni di euro per il 2022, si provvede ai sensi dell'articolo 6.».

        Conseguentemente, all'articolo 6, comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

        a) sostituire l'alinea con il seguente: «Agli oneri derivanti dall'attuazione degli articoli 1, 2, 2-ter, 4 e 5, commi 1 e 2, pari a euro 187.681.253 per l'anno 2022 e a euro 21.000.000 per l'anno 2023, si provvede:»;

        b) alla lettera b), sostituire le parole: «6 milioni di euro per l'anno 2022» con le seguenti: «16 milioni di euro per l'anno 2022».

2-ter.0.1

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 2-quater

(Disposizioni in materia di rafforzamento dello strumento militare nazionale)

        1. È autorizzata la spesa di 80 milioni di euro per il 2022, al fine di rafforzare lo strumento di difesa militare nazionale da parte del Ministero della difesa e ferme restando le disposizioni in materia di partecipazione militare in sostegno dell'Ucraina. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 80 milioni di euro per il 2022, si provvede ai sensi dell'articolo 6.».

        Conseguentemente, all'articolo 6, comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

           a) sostituire l'alinea con il seguente: «Agli oneri derivanti dall'attuazione degli articoli 1, 2, 2-quater, 4 e 5, commi 1 e 2, pari a euro 259.181.253 per l'anno 2022 e a euro 21.000.000 per l'anno 2023, si provvede»;

           b) alla lettera b), sostituire le parole: «6 milioni di euro per l'anno 2022» con le seguenti: «86 milioni di euro per l'anno 2022.».

3.0.1

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 3-bis

(Misure urgenti per l'affidamento di minori di nazionalità ucraina)

        1. I tribunali dei minorenni, fino al 31 dicembre 2022 e comunque fino alla conclusione dello stato di emergenza connessa agli accadimenti in Ucraina, hanno la facoltà di predisporre l'affidamento temporaneo familiare dei minorenni sfollati di nazionalità ucraina.

        2. Le famiglie residenti in Italia che manifestano la volontà di accogliere uno o più minori di nazionalità ucraina sono tenute a presentare la dichiarazione di disponibilità presso il comune in cui risiedono.

        3. Entro i 15 giorni successivi alla presentazione della domanda, i servizi sociali e assistenziali degli enti locali, singoli o associati, anche avvalendosi dell'ausilio delle aziende sanitarie locali e ospedaliere, svolgono le seguenti attività:

            a) rilascio delle informazioni sull'affido e sul relativo iter;

            b) raccolta delle informazioni relative alle caratteristiche dei soggetti affidatari ai fini della tutela dei minori quali la situazione personale, familiare e sanitaria, le motivazioni che determinano la loro volontà di prendere in affido uno o più minori di nazionalità ucraina, l'ambiente sociale in cui essi saranno inseriti, le reali capacità dei soggetti affidatari di saper far fronte alle esigenze dei minori, la loro capacità di accogliere un minore con caratteristiche particolari, nonché l'acquisizione di qualsiasi altro elemento utile;

            c) valutazione dell'idoneità all'affidamento per i soggetti richiedenti tramite la redazione di una relazione sugli elementi di cui alla lettera b).

        4. ai Comuni è affidata la redazione e il periodico aggiornamento di una lista dei nuclei familiari idonei all'affido dei minori sfollati di nazionalità ucraina che trasmettono al tribunale per i minorenni competente territorialmente.

        5. Tramite provvedimento motivato, l'affidamento viene disposto dal tribunale per i minorenni, fissandone le modalità e la durata che non può superare i sei mesi, fatta salva la facoltà di proroga.

        6. La responsabilità del programma di affidamento e della sua vigilanza è affidata al servizio sociale competente territorialmente, il quale è tenuto a dare immediata comunicazione al tribunale per i minori di qualsiasi evento particolarmente rilevante. Ai fini del monitoraggio del programma di affidamento, il servizio sociale competente è tenuto a presentare una relazione con cadenza trimestrale.».

5.1

Rauti, Urso

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «1,5 milioni» con le seguenti «3 milioni».

        Conseguentemente ai maggiori oneri derivanti si provvede mediante definanziamento di pari valore del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

5.0.1

Vescovi, Iwobi, Lucidi, Candura, Fusco, Pepe

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5.1

(Inviato speciale per l'Ucraina)

        1. Al fine di consentire una più efficace partecipazione italiana ai negoziati internazionali relativi alla situazione in Ucraina, ivi incluse le trattative per delineare il futuro assetto del Paese, le iniziative di cooperazione economica e culturale, il sostegno al processo di ricostruzione, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale nomina l'inviato speciale per l'Ucraina.

        2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale assicurano il supporto tecnico e organizzativo all'inviato di cui al comma 1 nell'ambito delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

        3. L'inviato speciale è individuato nell'ambito del personale di livello dirigenziale dipendente di amministrazioni pubbliche, dando particolare rilievo alle specifiche competenze ed esperienze professionali pregresse attinenti al quadro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Per lo svolgimento delle funzioni non spettano emolumenti o compensi, comunque denominati, aggiuntivi oltre a quelli già in godimento, ferma restando la corresponsione del trattamento economico di missione nei limiti spettanti conformemente all'ordinamento di appartenenza.».

5-bis.1

La Mura, Nugnes, Moronese, Angrisani, Lannutti, Lezzi, Granato, Sbrana

Precluso

Sopprimere l'articolo.

5-bis.2

De Petris, Buccarella, Errani, Grasso, Laforgia, Ruotolo

Precluso

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 5-bis

            (Piano straordinario di interventi in campo energetico e nomina Commissario straordinario)

        1. Considerata l'attuale situazione di crisi energetica e la necessità ed urgenza di introdurre misure finalizzate al contenimento, anche nel lungo termine, degli effetti degli aumenti dei prezzi dei prodotti energetici, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è nominato un Commissario straordinario per l'autorizzazione, in via d'urgenza, entro il 30 giugno 2022, di almeno 60 GW di impianti a fonte rinnovabile da realizzare entro due anni dalla data di rilascio del titolo autorizzativo. La durata dell'incarico del Commissario straordinario è di dodici mesi e può essere prorogata o rinnovata non oltre la data del 31 dicembre 2024.

        2. Con il medesimo decreto di cui al comma 1 sono individuati i criteri di selezione dei progetti da autorizzare.

        3. Con uno o più decreti il Ministero della transizione ecologica potrà individuare altre tipologie di interventi rispetto ai quali il Commissario straordinario potrà esercitare i medesimi poteri in deroga.

        4. Il Commissario straordinario può nominare, con proprio provvedimento, un sub-commissario per ogni regione, che può essere individuato sia nella figura del Presidente di regione che di un assessore.

        5. I soggetti interessati possono presentare propri progetti anche già oggetto di richiesta di autorizzazione, ed i cui procedimenti non siano conclusi al momento dell'entrata in vigore della presente disposizione, con le modalità che saranno previste con il decreto di nomina del Commissario straordinario.

        6. L'autorizzazione dei progetti da parte del Commissario straordinario, o dei sub-commissari, sostituisce, ad ogni effetto di legge, ogni autorizzazione, parere, visto e nulla osta occorrenti, fatta eccezione per quelli relativi alla tutela ambientale, per i quali i termini dei relativi procedimenti sono fissati in trenta giorni, e per quelli relativi alla tutela di beni culturali e paesaggistici, per i quali il termine di adozione dell'autorizzazione, parere, visto e nulla osta è fissato nella misura massima di trenta giorni dalla data di ricezione della richiesta. Decorsi i predetti termini, ove l'autorità competente non si sia pronunciata, detti atti si intendono rilasciati. L'autorità competente può altresì chiedere chiarimenti o elementi integrativi di giudizio; in tal caso il termine di cui al precedente periodo è sospeso fino al ricevimento della documentazione richiesta e, a partire dall'acquisizione della medesima documentazione, per un periodo massimo di trenta giorni, decorso il quale i chiarimenti o gli elementi integrativi si intendono comunque acquisiti con esito positivo. Tutti i suddetti pareri non sono vincolanti.

        7. Ai fini della celere conclusione dei processi autorizzativi, il Commissario straordinario e i subcommissari operano in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale. Per le occupazioni di urgenza e per le espropriazioni delle aree occorrenti per l'esecuzione dei progetti, il Commissario straordinario e i subcommissari, con proprio decreto, provvedono alla redazione dello stato di consistenza e del verbale di immissione in possesso dei suoli anche con la sola presenza di due rappresentanti della regione o degli enti territoriali interessati, prescindendo da ogni altro adempimento. Anche nelle more dell'adozione del decreto di cui al presente comma, il Commissario straordinario dispone l'immediata immissione nel possesso delle aree, da lui stesso individuate e perimetrate, necessarie per l'esecuzione dei lavori, autorizzando ove necessario anche l'accesso per accertamenti preventivi a favore delle imprese chiamate a svolgere le attività di realizzazione degli impianti, con salvezza dei diritti dei terzi da far valere in separata sede e comunque senza che ciò possa ritardare l'immediato rilascio di dette aree da parte dei terzi.

        8. Il Commissario straordinario, attraverso i subcommissari e le rispettive strutture regionali, monitora la realizzazione degli impianti autorizzati che dovranno essere realizzati entro due anni dalla data di rilascio del titolo autorizzativo. Il Commissario straordinario trasmette, ogni sei mesi, al Presidente del Consiglio dei ministri lo stato di avanzamento dei procedimenti autorizzativi dei progetti e della relativa realizzazione.

        9. Al Commissario straordinario è attribuito un compenso, determinato con il decreto di cui al comma 1 nella misura di cui all'articolo 15, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Per l'esercizio dei compiti assegnati, il Commissario straordinario si avvale della Commissione VIA-VAS e della Commissione Tecnica PNRR-PNIEC.

        10. I subcommissari, nell'esercizio delle loro funzioni di cui al presente articolo, si avvalgono delle strutture regionali competenti in materia di politiche energetiche e ambientali.
11. Il Commissario straordinario può avvalersi direttamente anche delle strutture regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano di cui al comma 10.».

5-bis.3

Angrisani, Crucioli

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

        a) al comma 1, sopprimere le parole «a prescindere dalla dichiarazione del livello di emergenza».

        b) al comma 2, sopprimere l'ultimo periodo.

5-bis.4

La Mura, Nugnes, Moronese, Angrisani, Lannutti, Lezzi, Granato, Sbrana

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

           a) al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole «, a prescindere dalla dichiarazione del livello di emergenza»;

            b) al comma 2 sopprimere il terzo periodo.

5-bis.5

De Petris, Buccarella, Errani, Grasso, Laforgia, Ruotolo

Precluso

Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole «a prescindere dalla dichiarazione del livello di emergenza».

5-bis.6

La Mura, Nugnes, Moronese, Angrisani, Lannutti, Lezzi, Granato, Sbrana

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

           a) al comma 1, secondo periodo, dopo le parole «sono adottate» aggiungere le seguenti: «, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia,»;

            b) al comma 2, secondo periodo, dopo le parole «all'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente» aggiungere le seguenti: «e alle Commissioni parlamentari competenti in materia».

5-bis.7

Angrisani, Crucioli

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

        a) al comma 1, dopo le parole: «sono adottate», aggiungere le seguenti: «previo parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia»;

            b) al comma 2, secondo periodo, dopo le parole: «Autorità di regolazione per energia reti e ambiente» aggiungere le parole: «e alle Commissioni parlamentari competenti in materia».

5-bis.8

Crucioli, Angrisani

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

        a) dopo il comma 1, inserire il seguente: «1-bis. Le misure adottate ai sensi del comma 1 al fine di conseguire la riduzione programmata dei consumi devono prevedere, in particolare, la riduzione di un grado di riscaldamento negli usi civili, l'incentivazione della sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore, lo svolgimento di campagne di sensibilizzazione del risparmio nel settore elettrico, la soppressione degli sconti fiscali oggi garantiti ai consumi di gas per la mobilità»;

        b) al comma 2, primo periodo, sostituire le parole «In caso di adozione delle misure finalizzate a ridurre il consumo di gas naturale nel settore termoelettrico ai sensi dei comma 1,» con le seguenti: «In caso di adozione delle misure finalizzate a ridurre il consumo di gas naturale nel settore termoelettrico ai sensi dei commi 1 ed 1-bis,».

5-bis.9

Nugnes, La Mura

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

            a) dopo il comma 1 inserire il seguente: «1-bis. Le misure adottate ai sensi del comma 1 al fine di conseguire la riduzione programmata dei consumi devono in particolare prevedere la riduzione di un grado di riscaldamento negli usi civili, l'incentivazione della sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore, lo svolgimento di campagne di sensibilizzazione del risparmio nel settore elettrico, la soppressione degli sconti fiscali oggi garantiti ai consumi di gas per la mobilità.»;

            b) al comma 2, primo periodo, sostituire le parole: «In caso di adozione delle misure finalizzate a ridurre il consumo di gas naturale nel settore termoelettrico ai sensi del comma 1», con le seguenti: «In caso di adozione delle misure finalizzate a ridurre il consumo di gas naturale nel settore termoelettrico ai sensi dei commi 1 ed 1-bis.».

5-bis.10

Nugnes, La Mura

Precluso

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

      «1-bis. Le risorse di cui al comma 1 sono utilizzate in via prioritaria per la copertura delle spese necessarie per accogliere e assistere donne, bambini, malati oncologici e gli altri soggetti gravemente malati provenienti dall'Ucraina, al fine di garantire loro le necessarie cure e il dovuto sostegno psicologico e sanitario.»

5-bis.11

De Petris, Buccarella, Errani, Grasso, Laforgia, Ruotolo

Precluso

Al comma 2, primo periodo, dopo le parole: «300MW» inserire le seguenti: «che risultino in possesso di autorizzazione integrata ambientale».

5-bis.12

De Petris, Buccarella, Errani, Grasso, Laforgia, Ruotolo

Precluso

Al comma 2 sopprimere l'ultimo periodo.

5-bis.13

De Petris, Buccarella, Errani, Grasso, Laforgia, Ruotolo

Precluso

Sopprimere il comma 3.

5-bis.14

La Mura, Nugnes, Moronese, Buccarella, Angrisani, Lannutti, Lezzi, Granato, Sbrana

Precluso

Sopprimere il comma 3.

5-bis.17

De Petris, Buccarella, Errani, Grasso, Laforgia, Ruotolo

Precluso

Al comma 3, sopprimere la parola: «esclusivamente» e sostituire le parole: «in deroga a» con le seguenti «nonché i».

5-bis.15

Crucioli, Angrisani

Precluso

Al comma 3, apportare le seguenti modificazioni:

        a) sopprimere la parola: «esclusivamente»;

        b) sostituire le parole: «in deroga a» con le seguenti «ed inoltre i».

5-bis.16

Nugnes, La Mura

Precluso

Al comma 3, apportare le seguenti modificazioni:

        a) sopprimere la parola: «esclusivamente»;

        b) sostituire le parole: «in deroga a» con le seguenti:  «ed inoltre i»

5-bis.18

De Petris, Buccarella, Errani, Grasso, Laforgia, Ruotolo

Precluso

Sopprimere il comma 4.

5-bis.0.1

De Petris, Buccarella, Errani, Grasso, Laforgia, Ruotolo

Precluso

Dopo l'articolo inserire il seguente:

«Art. 5-bis.1

(Piano straordinario di interventi in campo energetico e nomina Commissario straordinario)

        1. Considerata l'attuale situazione di crisi energetica e la necessità ed urgenza di introdurre misure finalizzate al contenimento, anche nel lungo termine, degli effetti degli aumenti dei prezzi dei prodotti energetici, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è nominato un Commissario straordinario per l'autorizzazione, in via d'urgenza, entro il 30 giugno 2022, di almeno 60 GW di impianti a fonte rinnovabile da realizzare entro due anni dalla data di rilascio del titolo autorizzativo. La durata dell'incarico del Commissario straordinario è di dodici mesi e può essere prorogata o rinnovata non oltre la data del 31 dicembre 2024.

        2. Con il medesimo decreto di cui al comma 1 sono individuati i criteri di selezione dei progetti da autorizzare.

        3. Con uno o più decreti il Ministero della transizione ecologica potrà individuare altre tipologie di interventi rispetto ai quali il Commissario straordinario potrà esercitare i medesimi poteri in deroga.

       4. Il Commissario straordinario può nominare, con proprio provvedimento, un sub-commissario per ogni regione, che può essere individuato sia nella figura del Presidente di regione che di un assessore.

       5. I soggetti interessati possono presentare propri progetti anche già oggetto di richiesta di autorizzazione, ed i cui procedimenti non siano conclusi al momento dell'entrata in vigore della presente disposizione, con le modalità che saranno previste con il decreto di nomina del Commissario straordinario.

       6. L'autorizzazione dei progetti da parte del Commissario straordinario, o dei sub-commissari, sostituisce, ad ogni effetto di legge, ogni autorizzazione, parere, visto e nulla osta occorrenti, fatta eccezione per quelli relativi alla tutela ambientale, per i quali i termini dei relativi procedimenti sono fissati in trenta giorni, e per quelli relativi alla tutela di beni culturali e paesaggistici, per i quali il termine di adozione dell'autorizzazione, parere, visto e nulla osta è fissato nella misura massima di trenta giorni dalla data di ricezione della richiesta. Decorsi i predetti termini, ove l'autorità competente non si sia pronunciata, detti atti si intendono rilasciati. L'autorità competente può altresì chiedere chiarimenti o elementi integrativi di giudizio; in tal caso il termine di cui al precedente periodo è sospeso fino al ricevimento della documentazione richiesta e, a partire dall'acquisizione della medesima documentazione, per un periodo massimo di trenta giorni, decorso il quale i chiarimenti o gli elementi integrativi si intendono comunque acquisiti con esito positivo. Tutti i suddetti pareri non sono vincolanti.

        7. Ai fini della celere conclusione dei processi autorizzativi, il Commissario straordinario e i subcommissari operano in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale. Per le occupazioni di urgenza e per le espropriazioni delle aree occorrenti per l'esecuzione dei progetti, il Commissario straordinario e i subcommissari, con proprio decreto, provvedono alla redazione dello stato di consistenza e del verbale di immissione in possesso dei suoli anche con la sola presenza di due rappresentanti della regione o degli enti territoriali interessati, prescindendo da ogni altro adempimento. Anche nelle more dell'adozione del decreto di cui al presente comma, il Commissario straordinario dispone l'immediata immissione nel possesso delle aree, da lui stesso individuate e perimetrate, necessarie per l'esecuzione dei lavori, autorizzando ove necessario anche l'accesso per accertamenti preventivi a favore delle imprese chiamate a svolgere le attività di realizzazione degli impianti, con salvezza dei diritti dei terzi da far valere in separata sede e comunque senza che ciò possa ritardare l'immediato rilascio di dette aree da parte dei terzi.

        8. Il Commissario straordinario, attraverso i subcommissari e le rispettive strutture regionali, monitora la realizzazione degli impianti autorizzati che dovranno essere realizzati entro due anni dalla data di rilascio del titolo autorizzativo. Il Commissario straordinario trasmette, ogni sei mesi, al Presidente del Consiglio dei ministri lo stato di avanzamento dei procedimenti autorizzativi dei progetti e della relativa realizzazione.

        9. Al Commissario straordinario è attribuito un compenso, determinato con il decreto di cui al comma 1 nella misura di cui all'articolo 15, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Per l'esercizio dei compiti assegnati, il Commissario straordinario si avvale della Commissione VIA-VAS e della Commissione Tecnica PNRR-PNIEC.

       10. I subcommissari, nell'esercizio delle loro funzioni di cui al presente articolo, si avvalgono delle strutture regionali competenti in materia di politiche energetiche e ambientali.

        11. Il Commissario straordinario può avvalersi direttamente anche delle strutture regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano di cui al comma 10.»

5-ter.1

Angrisani, Crucioli

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

           a) dopo il comma 1, inserire il seguente: «1-bis. Il fondo istituito ai sensi ai sensi dell'articolo 2, primo comma, del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394, è incrementato di 150 milioni di euro per il 2022 e 200 milioni di euro per il 2023. Agli oneri derivanti dal presente comma si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, di cui all'articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198.»;

            b) al comma 3, sopprimere l'ultimo periodo.

G5-ter.1

Candiani, Iwobi, Vescovi, Lucidi, Candura, Fusco, Pepe

Precluso

Il Senato

            in sede d'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina;        

        premesso che:

            il Presidente della Federazione Russa il 1° marzo 2022 ha adottato il proprio Decreto n. 81 "Sulle misure temporanee aggiuntive di carattere economico per il sostegno della stabilità finanziaria della Federazione Russa", seguito il 5 marzo 2022 dall'ordinanza n. 430 del Governo della Federazione Russa, per causa delle quali tutte le operazioni che determinano il trasferimento o l'insorgere del diritto di proprietà su titoli (ivi incluse azioni e obbligazioni) e immobili effettuate con soggetti, ovvero imprese e persone fisiche, italiane (in quanto provenienti da paese definito "ostile"), al fine di poter essere perfezionate, vengono subordinate ad uno speciale nullaosta che dove essere rilasciato da una commissione governativa presieduta dal Ministro delle Finanze e composta da rappresentanti dell'Amministrazione, del Presidente, del Ministero dello Sviluppo Economico e della Banca Centrale;

            a tal riguardo non vi sono attualmente né regolamenti attuativi né procedure funzionali a determinare modalità di rilascio di tali nullaosta né, tantomeno, la cadenza delle riunioni di siffatta commissione;

            in questo contesto tale normativa pone un sostanziale vincolo di indisponibilità su tutti i beni di proprietà dei cittadini e delle imprese italiane situati in Russia il che, di fatto, equivale evidentemente ad una sorta di "sequestro" o "congelamento" di tutto il patrimonio situato in Russia intestato agli stessi soggetti italiani;

            tale misura costituisce una chiara forma di ritorsione rispetto al "congelamento" di buona parte del fondo sovrano russo da parte delle banche centrali dell'UE;

            tutti gli asset intestati a cittadini italiani in Russia si trovano di conseguenza "in ostaggio" ed è necessario quindi che il Governo italiano ponga nella dovuta considerazione anche questa situazione;

            in questo complesso contesto internazionale è necessario che il Paese non si dimentichi dei propri cittadini e delle imprese italiane che operano in Russia e che si trovano in prima linea sul fronte della guerra economica in corso, subendo sulla propria pelle gli effetti sia delle sanzioni UE, sia di quelle russe.

        Tutto ciò valutato e considerato, impegna il Governo:

            a tutelare le imprese e i cittadini italiani operanti e residenti in Russia, individuando a tal riguardo anche adeguate misure di supporto e ristoro laddove di fatto i medesimi soggetti italiani, nonostante la normativa internazionale sulla tutela degli investimenti, dovessero subire pregiudizio economico a causa di misure ritorsive russe quali nazionalizzazione, requisizione, esproprio o sequestro.

5-ter.0.1

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1.

(Misure di sostegno alle imprese gravate dalla crisi in Ucraina)

        1. Per le imprese che effettuano operazioni di esportazione diretta verso l'Ucraina, la Federazione Russa o la Bielorussia che hanno realizzato un fatturato medio pari ad almeno il 10 percento del fatturato aziendale totale negli ultimi tre bilanci depositati, si applicano le seguenti disposizioni:

            a) è ammesso, in deroga all'articolo 11, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, il cofinanziamento a fondo perduto di cui all'articolo 72, comma 1, lettera d) del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, alle imprese che hanno presentato domanda di finanziamento per sostegno ad operazioni di patrimonializzazione, ai sensi dell'articolo 2, primo comma, del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394;

            b) il limite alla concessione di cui alla lettera a) è fissato ad un tetto massimo del 40 percento dell'intervento di sostegno nella sua totalità;

        2. Per le imprese di cui al comma 1 è prevista la possibilità di sospendere fino a 12 mesi il pagamento della quota capitale e degli interessi delle rate in scadenza nel corso dell'anno 2022 per tutti i finanziamenti agevolati concessi ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394. Il piano di ammortamento viene traslato per un periodo di tempo corrispondente.

        3. Le misure di cui ai commi 1 e 2 trovano applicazione, tenuto conto del numero complessivo delle domande presentate nonché delle risorse disponibili, fino al 31 dicembre 2022 tramite una o più deliberazioni del Comitato agevolazioni di cui all'articolo 1, comma 270, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, le quali dettano le condizioni e le modalità necessarie per la loro attuazione. Ai fini dell'efficacia del presente articolo, è necessaria l'autorizzazione della Commissione europea secondo quanto disposto dall'articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.».

5-ter.0.2

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1

(Misure a sostegno del settore fotovoltaico)

        1. Al fine di mitigare gli effetti avversi dei rincari dei prodotti energetici, nonché al fine di raggiungere l'autonomia energetica, si dispone quanto segue:

            a) è prevista l'erogazione di un credito d'imposta per l'installazione di pannelli fotovoltaici pari al 60 percento del costo totale d'installazione da utilizzare in 5 quote annuali. L'erogazione di tale contributo non è soggetta a limitazioni dovute alla situazione patrimoniale del richiedente, ai metri quadri dell'impianto, alla classe catastale dell'immobile di riferimento;

            b) i privati possono stipulare contratti di associazione tra privati al fine di installare pannelli fotovoltaici, dislocati su tutto il territorio nazionale, per la produzione di energia elettrica da cedere al gestore elettrico nazionale. La cessione dell'energia prodotta costituisce titolo per ottenere l'acquisto di energia per fini privati a un prezzo calmierato pari al 20 percento del valore di mercato.  È prevista altresì per i privati la possibilità di usare l'energia prodotta su un'immobile di proprietà presso altre unità immobiliari dello stesso proprietario.

       2. Il Governo è autorizzato ad adottare uno o più atti normativi per dare attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo. Ai maggiori oneri derivanti dalla seguente disposizione si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo per il reddito di cittadinanza di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.».

5-ter.0.3

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1

(Fondo per il sostegno alle imprese italiane esportatrici verso l'Ucraina e la Federazione Russa)

        1. È prevista l'istituzione di un fondo pari a 170 milioni di euro per l'anno 2022 al fine di sostenere le imprese esportatrici colpite dalla crisi in Ucraina tramite finanziamenti a fondo perduto.

        2. L'accesso al fondo di cui al comma 1, è concesso esclusivamente alle imprese aventi sede legale in Italia le quali hanno condotto attività di esportazione pari o superiori al 10 per cento del proprio fatturato in Ucraina o nella Federazione Russa nell'anno 2021.

        3. L'erogazione del fondo di cui al comma 1 è disposta con decreto attuativo del Ministero dell'economia e delle finanze entro 30 giorni dall'entrata in vigore della presente legge.».

5-ter.0.11

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1

(Esenzione dal pagamento dell'IVA sulle bollette di fornitura energetica per le famiglie)

        1. Le famiglie residenti in Italia sono esentate dal versamento dell'IVA sulle bollette di fornitura energetica maturate a partire dall'entrata in vigore del presente decreto.

        2. Le misure di cui al comma precedente si applicano fino alla cessazione della dichiarazione dello stato di emergenza in relazione all'esigenza di assicurare soccorso ed assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto, deliberata dal Consiglio dei Ministri il 28 febbraio 2022. Il Governo è autorizzato ad adottare uno o più atti normativi per dare attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo. Ai maggiori oneri derivanti dalla seguente disposizione si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo per il reddito di cittadinanza di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.».

5-ter.0.4

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1

(Esenzione dal pagamento dell'IVA sulla parte di prezzo in eccesso delle bollette di fornitura energetica per le famiglie)

        1. Le famiglie residenti in Italia sono esentate dal versamento dell'IVA dovuta sulla parte di prezzo in eccesso rispetto al prezzo praticato al 31.12.2021 al costo della fornitura energetica a partire dall'entrata in vigore del presente decreto.

        2. Le misure di cui al comma precedente si applicano fino alla cessazione della dichiarazione dello stato di emergenza in relazione all'esigenza di assicurare soccorso ed assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto, deliberata dal Consiglio dei Ministri il 28 febbraio 2022. Il Governo è autorizzato ad adottare uno o più atti normativi per dare attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo. Ai maggiori oneri derivanti dalla seguente disposizione si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo per il reddito di cittadinanza di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.».

5-ter.0.10

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1

(Esenzione dal pagamento dell'IVA sulle bollette di fornitura energetica per le imprese)

        1. Le imprese con sede legale in Italia sono esentate dal versamento dell'IVA sulle bollette di fornitura energetica maturate a partire dall'entrata in vigore del presente decreto.

        2. Le misure di cui al comma precedente si applicano fino alla cessazione della dichiarazione dello stato di emergenza in relazione all'esigenza di assicurare soccorso ed assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto, deliberata dal Consiglio dei Ministri il 28 febbraio 2022. Il Governo è autorizzato ad adottare uno o più atti normativi per dare attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo. Ai maggiori oneri derivanti dalla seguente disposizione si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo per il reddito di cittadinanza di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.».

5-ter.0.5

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1

(Esenzione dal pagamento dell'IVA sulla parte di prezzo in eccesso delle bollette di fornitura energetica per le imprese)

        1. Le imprese con sede legale in Italia sono esentate dal versamento dell'IVA dovuta sulla parte di prezzo in eccesso rispetto al prezzo praticato al 31.12.2021 al costo della fornitura energetica a partire dall'entrata in vigore del presente decreto.

        2. Le misure di cui al comma precedente si applicano fino alla cessazione della dichiarazione dello stato di emergenza in relazione all'esigenza di assicurare soccorso ed assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto, deliberata dal Consiglio dei Ministri il 28 febbraio 2022. Il Governo è autorizzato ad adottare uno o più atti normativi per dare attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo. Ai maggiori oneri derivanti dalla seguente disposizione si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo per il reddito di cittadinanza di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.».

5-ter.0.6

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1

(Esenzione dal pagamento dell'IVA sulle bollette di fornitura energetica per le imprese a forte consumo energetico)

        1. Le imprese che, nell'annualità di riferimento abbiano utilizzato, per lo svolgimento della propria attività, almeno 2,4 gigawattora di energia e che versano nella condizione per cui il rapporto tra il costo effettivo del quantitativo complessivo dell'energia utilizzata per lo svolgimento della propria attività e il valore del fatturato non sia risultato inferiore al 3%, con sede legale in Italia, sono esentate dal versamento dell'IVA sulle bollette di fornitura energetica maturate a partire dall'entrata in vigore del presente decreto.

        2. Le misure di cui al comma precedente si applicano fino alla cessazione della dichiarazione dello stato di emergenza in relazione all'esigenza di assicurare soccorso ed assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto, deliberata dal Consiglio dei Ministri il 28 febbraio 2022. Il Governo è autorizzato ad adottare uno o più atti normativi per dare attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo. Ai maggiori oneri derivanti dalla seguente disposizione si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo per il reddito di cittadinanza di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.».

5-ter.0.7

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1

(Esenzione dal pagamento dell'IVA sulla parte di prezzo in eccesso delle bollette di fornitura energetica per le imprese a forte consumo energetico)

        1. Le imprese che, nell'annualità di riferimento abbiano utilizzato, per lo svolgimento della propria attività, almeno 2,4 gigawattora di energia e che versano nella condizione per cui il rapporto tra il costo effettivo del quantitativo complessivo dell'energia utilizzata per lo svolgimento della propria attività e il valore del fatturato non sia risultato inferiore al 3 per cento, con sede legale in Italia sono esentate dal versamento dell'IVA dovuta sulla parte di prezzo in eccesso rispetto al prezzo praticato al 31.12.2021 al costo della fornitura energetica a partire dall'entrata in vigore del presente decreto.

        2. Le misure di cui al comma precedente si applicano fino alla cessazione della dichiarazione dello stato di emergenza in relazione all'esigenza di assicurare soccorso ed assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto, deliberata dal Consiglio dei Ministri il 28 febbraio 2022. Il Governo è autorizzato ad adottare uno o più atti normativi per dare attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo. Ai maggiori oneri derivanti dalla seguente disposizione si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo per il reddito di cittadinanza di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.».

5-ter.0.8

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1

(Misure a sostegno delle aziende a forte consumo di energia)

        1. Per le imprese che, nell'annualità di riferimento abbiano utilizzato, per lo svolgimento della propria attività, almeno 2,4 gigawattora di energia e che versano nella condizione per cui il rapporto tra il costo effettivo del quantitativo complessivo dell'energia utilizzata per lo svolgimento della propria attività e il valore del fatturato non sia risultato inferiore al 3 per cento, è prevista l'erogazione di un contributo a fondo perduto pari al 70 per cento delle spese sostenute per l'acquisto di energia elettrica da impiegare nella produzione.

        2. Le misure di cui al comma precedente si applicano fino alla cessazione della dichiarazione dello stato di emergenza in relazione all'esigenza di assicurare soccorso ed assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto, deliberata dal Consiglio dei Ministri il 28 febbraio 2022. Il Governo è autorizzato ad adottare uno o più atti normativi per dare attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo. Ai maggiori oneri derivanti dalla seguente disposizione si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo per il reddito di cittadinanza di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.».

5-ter.0.9

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-ter.1

(Misure a sostegno delle imprese agricole)

        1. Per le aziende che operano nella lavorazione di prodotti a base di grano e mais, al fine di contenere l'aumento dei costi dovuto al rincaro dei prezzi delle suddette materie prime, è prevista l'erogazione di un contributo a fondo perduto pari al 70 per cento delle spese sostenute per l'acquisto di grano e mais da impiegare nella produzione.

        2. Le misure di cui al comma precedente si applicano fino alla cessazione della dichiarazione dello stato di emergenza in relazione all'esigenza di assicurare soccorso ed assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto, deliberata dal Consiglio dei Ministri il 28 febbraio 2022. Il Governo è autorizzato ad adottare uno o più atti normativi per dare attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo. Ai maggiori oneri derivanti dalla seguente disposizione si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo per il reddito di cittadinanza di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.».

5-quater.1

Nugnes, La Mura

Precluso

Al comma 1, sopprimere le parole: «di trattenimento e».

5-quater.2

Rauti, Urso

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «54.162.000 euro per l'anno 2022» con le seguenti: «204.162.000 euro per l'anno 2022».

      Conseguentemente, al comma 9, sostituire le parole: «Agli oneri derivanti dal comma 1, pari ad euro 54.162.000 per l'anno 2022, si provvede» con le seguenti: «Agli oneri derivanti dai commi 1 e 3, pari complessivamente a euro 241.864.260 per l'anno 2022 e a euro 44.971.650 per ciascuno degli anni 2023 e 2024, si provvede».

5-quater.3

Bernini, Ronzulli, Galliani, Gallone, Giammanco, Mallegni, Mangialavori, Rizzotti, Aimi, Alderisi, Barachini, Barboni, Berardi, Binetti, Boccardi, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Cesaro, Craxi, Dal Mas, De Bonis, De Poli, De Siano, Fazzone, Ferro, Floris, Ghedini, Giro, Alfredo Messina, Modena, Pagano, Papatheu, Paroli, Perosino, Saccone, Sciascia, Schifani, Serafini, Siclari, Stabile, Tiraboschi, Toffanin, Vitali, Vono

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

        a) dopo il comma 1, inserire il seguente:

        «1-bis. Per far fronte alle esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini di cui al comma 1, i Comuni possono avvalersi delle risorse loro destinate per l'attuazione di misure di contrasto all'emergenza epidemiologica da Covid-19 e non utilizzate alla data del 31 marzo 2022.»

        b) dopo il comma 3, inserire i seguenti:

        «3-bis. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della protezione civile è istituito il Fondo per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati, di seguito denominato «Fondo», con una dotazione iniziale di 36,5 milioni di euro per l'anno 2022. Ai relativi oneri, pari a 36,5 milioni di euro per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

        3-ter. Le spese sostenute dai Comuni per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati che arrivano sul territorio nazionale in conseguenza del conflitto bellico in atto in Ucraina sono a carico del Fondo di cui al comma 3-bis

5-quater.4

Garavini, Faraone

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

          a) dopo il comma 1, inserire il seguente:

        «1-bis. Per far fronte alle esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini di cui al comma 1, i Comuni possono avvalersi delle risorse loro destinate per l'attuazione di misure di contrasto all'emergenza epidemiologica da Covid-19 e non utilizzate alla data del 31 marzo 2022»;

          b) dopo il comma 3, inserire i seguenti:

        «3-bis. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della protezione civile è istituito il Fondo per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati, di seguito denominato «Fondo», con una dotazione iniziale di 36,5 milioni di euro per l'anno 2022. Ai relativi oneri, pari a 36.5 milioni di euro per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

            3-ter. Le spese sostenute dai Comuni per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati che arrivano sul territorio nazionale in conseguenza del conflitto bellico in atto in Ucraina sono a carico del Fondo di cui al comma 3-bis.».

5-quater.5

Malpezzi, Ferrari, Biti, Mirabelli, D'Arienzo, Collina, Cirinnà, Rossomando, Marcucci, Parrini, Alfieri, Pinotti, Valente, Vattuone, Porta, Rojc, Zanda

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

        a) dopo il comma 1, inserire il seguente:

        «1-bis. Per far fronte alle esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini di cui al comma 1, i Comuni possono avvalersi delle risorse loro destinate per l'attuazione di misure di contrasto all'emergenza epidemiologica da Covid-19 e non utilizzate alla data del 31 marzo 2022.»;

        b) dopo il comma 3, inserire i seguenti:

        «3-bis. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della protezione civile è istituito il Fondo per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati, di seguito denominato «Fondo», con una dotazione iniziale di 36,5 milioni di euro per l'anno 2022. Ai relativi oneri, pari a 36,5 milioni di euro per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

        3-ter. Le spese sostenute dai Comuni per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati che arrivano sul territorio nazionale in conseguenza del conflitto bellico in atto in Ucraina sono a carico del Fondo di cui al comma 3-bis.».

5-quater.9

Pergreffi, Iwobi, Vescovi, Lucidi, Candura, Fusco, Pepe

Precluso

Al comma 3, apportare le seguenti modificazioni:

        a) sostituire le parole: «3.000 posti» con le seguenti: «6.000 posti, di cui 3.000 per accoglienza ordinaria, 2.000 per minori stranieri non accompagnati e 1.000 per persone con disagio psicologico e/o con necessità di assistenza sanitaria»;

        b) sostituire le parole «37.702.260 per l'anno 2022 e di euro 44.971.650 per ciascuno degli anni 2023 e 2024» con le seguenti: «75.404.520 per l'anno 2022 e di euro 89.943.300 per ciascuno degli anni 2023 e 2024».

5-quater.10

Berardi

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

        a) al comma 3 sostituire le parole: «3.000 posti» con le seguenti: «6.000 posti, di cui 3.000 per accoglienza ordinaria, 2.000 per minori stranieri non accompagnati e 1.000 per persone con disagio psicologico e/o con necessità di assistenza sanitaria»;

        b) sono rivisti di conseguenza gli oneri derivanti di cui al comma 9.

5-quater.11

Pacifico, Causin

Precluso

Apportare le seguenti modificazioni:

        a) al comma 3 sostituire le parole: «3.000 posti» con le seguenti: «6.000 posti, di cui 3.000 per accoglienza ordinaria, 2.000 per minori stranieri non accompagnati e 1.000 per persone con disagio psicologico e/o con necessità di assistenza sanitaria»;

        b) sono rivisti di conseguenza gli oneri derivanti di cui al comma 9.

5-quater.6

Castellone, Catalfo, Vanin, Garruti, D'Angelo, Ferrara, Marco Pellegrini, Gaudiano, Mantovani, Trentacoste, Gallicchio, Agostinelli, Airola, Anastasi, Auddino, Bottici, Campagna, Castaldi, Castiello, Cioffi, Coltorti, Corbetta, Crimi, Croatti, De Lucia, Dell'Olio, Di Girolamo, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Endrizzi, Fede, Fenu, Girotto, Guidolin, L'Abbate, Lanzi, Leone, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lupo, Maiorino, Marinello, Matrisciano, Mautone, Montevecchi, Naturale, Nocerino, Pavanelli, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pirro, Giuseppe Pisani, Presutto, Puglia, Quarto, Ricciardi, Romagnoli, Romano, Russo, Santangelo, Santillo, Taverna, Toninelli, Turco, Vaccaro

Precluso

Dopo il comma 3, inserire i seguenti:

        «3-bis. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della protezione civile è istituito il Fondo per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati, di seguito denominato "Fondo", con una dotazione iniziale di 36,5 milioni di euro per l'anno 2022. Ai relativi oneri, pari a 36,5 milioni di euro per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

        3-ter. Le spese sostenute dai Comuni per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati che arrivano sul territorio nazionale in conseguenza del conflitto bellico in atto in Ucraina sono a carico del Fondo di cui al comma 3-bis.

        3-quater. Per far fronte alle esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini di cui al comma 1, i Comuni possono avvalersi delle risorse loro destinate per l'attuazione di misure di contrasto all'emergenza epidemiologica da Covid-19 e non utilizzate alla data del 31 marzo 2022.»

5-quater.7

De Petris, Buccarella, Errani, Grasso, Laforgia, Ruotolo

Precluso

Dopo il comma 3, inserire i seguenti:

        «3-bis. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della protezione civile è istituito il Fondo per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati, di seguito denominato «Fondo», con una dotazione iniziale di 36,5 milioni di euro per l'anno 2022. Ai relativi oneri, pari a 36,5 milioni di euro per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

        3-ter. Le spese sostenute dai Comuni per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati che arrivano sul territorio nazionale in conseguenza del conflitto bellico in atto in Ucraina sono a carico del Fondo di cui al comma 3-bis.

        3-quater.  Per far fronte alle esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini di cui al comma 1, i Comuni possono avvalersi delle risorse loro destinate per l'attuazione di misure di contrasto all'emergenza epidemiologica da Covid-19 e non utilizzate alla data del 31 marzo 2022.».

5-quater.8

Steger, Unterberger, Durnwalder, Laniece

Precluso

Dopo il comma 3, inserire i seguenti:

        «3-bis. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della protezione civile è istituito il Fondo per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati, di seguito denominato "Fondo", con una dotazione iniziale di 36,5 milioni di euro per l'anno 2022. Ai relativi oneri, pari a 36,5 milioni di euro per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

        3-ter. Le spese sostenute dai Comuni per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati che arrivano sul territorio nazionale in conseguenza del conflitto bellico in atto in Ucraina sono a carico del Fondo di cui al comma 3-bis.

        3-quater. Per far fronte alle esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini di cui al comma1, i Comuni possono avvalersi delle risorse loro destinate per l'attuazione di misure di contrasto all'emergenza epidemiologica da Covid-19 e non utilizzate alla data del 31 marzo 2022.»

5-quater.12

Pergreffi, Iwobi, Vescovi, Lucidi, Candura, Fusco, Pepe

Precluso

Dopo il comma 7, inserire il seguente:

        «7-bis. A decorrere dall'inizio del conflitto bellico, ai Comuni che accolgono i minori non accompagnati provenienti dall'Ucraina, il Ministero dell'Interno provvede mensilmente, per il tramite delle Prefetture, al rimborso totale delle spese sostenute per l'affidamento di minori a comunità di tipo familiare o di istituti di assistenza. Ai fini dell'attuazione del seguente comma è destinata quota parte del Fondo per l'accoglienza dei minori non accompagnati istituito nello stato di previsione del Ministero dell'interno ai sensi dell'articolo 1, comma 181, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, nella misura di euro di 40 milioni per l'anno 2022 e di 40 milioni per l'anno 2023.»

5-quater.13

Rauti, Urso

Precluso

Dopo il comma 7, inserire il seguente:

        «7-bis. Con uno o più decreti del Ministro dell'interno, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, è definito un protocollo nazionale operativo e giuridico per la presa in carico e l'accoglienza di minori e donne provenienti dall'Ucraina, con particolare riguardo ai minori non accompagnati, e l'attuazione di programmi di supporto psicologico, di integrazione nella comunità e di sicurezza sanitaria.».

5-quater.14

Rauti, Urso

Precluso

Dopo il comma 7, inserire il seguente:

        «7-bis. Presso il Ministero dell'Interno è istituito un Tavolo Tecnico con la partecipazione degli Enti locali, dei rappresentanti del Forum Nazionale Terzo Settore e delle reti nazionali impegnate nell'accoglienza degli interventi in materia di accoglienza dei profughi provenienti dall'Ucraina al fine di definire la programmazione e co-progettazione dei medesimi interventi.».

5-quater.15

Drago, Rauti

Precluso

Dopo il comma 7 aggiungere il seguente:

        «7-bis. L'accoglienza dei minori non accompagnati rientranti tra i cittadini ucraini di cui al comma 1 viene svolta preliminarmente da realtà ucraine del Terzo Settore presenti in Italia e preposte alla tutela di minori, secondo pertinenza territoriale.»

G5-quater.1

Alfieri, Malpezzi, Fedeli, Ferrari, Mirabelli, Biti, Collina, D'Arienzo, Cirinnà, Marcucci, Rossomando

Precluso

Il Senato,

          in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina (A.S. 2562),

        premesso che:

           nel corso dell'informativa alle Camere del 1° marzo 2022, il Presidente del Consiglio Mario Draghi, ha rilevato come la Russia per giustificare l'invasione dell'Ucraina abbia usato il pretesto di "un'operazione militare speciale" iniziando così una guerra dagli esiti incerti che mina le fondamenta dell'ordine internazionale consolidato dopo la Seconda Guerra Mondiale;

            in un mese circa di bombardamenti da parte dell'esercito russo, le vittime civili in Ucraina sono oltre 2.000, tra le quali centinaia di bambini da ultimo, il piccolo Kirill che ha perso la vita, a soli 18 mesi, lo scorso 6 marzo e come riportato da diverse organizzazioni umanitarie è altamente probabile che il reale numero delle vittime civili di guerra sia molto più alto secondo l'OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari). Occorre evidenziare come la maggior parte delle vittime dell'invasione sia dovuta all'uso incontrollato e massiccio delle armi esplosive all'interno delle zone urbane, in particolare nelle città di Volnovakha, Mariupol, Chernihiv, Kharkiv e Kiev, dove sono stati riportati attacchi con artiglieria pesante e razzi a sistema di lancio multiplo;

            l'impatto della guerra sulle infrastrutture vitali sembra peggiorare di giorno in giorno: oltre 650.000 persone sono rimaste senza energia elettrica e 130.000 senza gas e secondo gli ultimi dati UNHCR, 1,7 milioni sono già fuggite dall'Ucraina verso i Paesi limitrofi cui si sommerebbero fino a 6.7 milioni di sfollati interni;

            lo scorso 28 febbraio il Governo ha deliberato lo stato di emergenza umanitaria, fino al 31 dicembre 2022, in relazione all'esigenza di assicurare soccorso e assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto;

            rilevato che:

        il conflitto russo-ucraino è solo l'ultimo, in ordine cronologico, delle diverse guerre in corso ancora oggi in molte parti del mondo che, come riportato nell' "Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo" curato dall'Osservatorio internazionale sulle vittime civili dei conflitti, continuano a mietere ancora numerose vittime tra le popolazioni civili;

            come riportato dalla ONG inglese AOAV - Action on armed violence - quando le armi ad alto impatto esplosivo sono state usate in aree popolate, in media nove morti e feriti su dieci sono civili;

            il 25 gennaio 2022 l'ambasciatore Maurizio Massari, Rappresentante permanente dell'Italia presso le Nazioni Unite, nel corso del dibattito in Consiglio di Sicurezza "Protezione dei civili nei conflitti armati: Guerra in città - protezione dei civili in ambiente urbano", ha dichiarato che "i civili continuano a rappresentare la stragrande maggioranza delle vittime nei conflitti armati e sono ampiamente colpiti da gravi violazioni delle leggi umanitarie internazionali e dei diritti umani. La pandemia Covid-19 sta esacerbando questa situazione, poiché molti dei civili colpiti sono anche più esposti agli effetti del virus";

            l'ambasciatore ha inoltre dichiarato che "il rispetto del diritto internazionale umanitario deve essere garantito in ogni momento e in ogni circostanza e l'Italia condanna fermamente l'uso di armi esplosive con effetti ad ampio raggio in aree popolate, che causano insopportabili distruzioni urbane e sofferenze umane";

            come ricordato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della prima celebrazione della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo -istituita con legge 25 gennaio 2017, n.9 - bisogna "promuovere la cultura della pace e del ripudio della guerra, così come sancito dall'articolo 11 della nostra Carta Costituzionale" ma, soprattutto "condividere una riflessione profonda sulle atroci conseguenze dei bombardamenti e delle devastazioni di centri abitati intensamente popolati";

            il Presidente Mattarella ha esortato a mobilitare le coscienze dei più giovani "contro ogni forma di barbarie e tenere viva la memoria degli orrori delle guerre e dei conflitti, rispondendo alle grandi sfide contemporanee che minano la pace, la concordia e la prosperità dei popoli";

            la legislazione italiana sulla tutela e il sostegno alle vittime civili dei conflitti è considerata tra le più avanzate al mondo e ha istituito, con la citata legge 25 gennaio 2017, n. 9, la Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo;

        impegna il Governo

            a promuovere e sostenere ogni iniziativa diretta al consolidamento della pace e della cooperazione internazionale, attraverso la valorizzazione della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo;

            a rafforzare il proprio impegno nei confronti delle vittime civili di guerra provvedendo, in uno dei prossimi provvedimenti utili, allo stanziamento di risorse strutturali volte a: documentare le violazioni dei diritti umani in Ucraina e nel mondo; mantenere un archivio della memoria individuale e collettiva delle vittime civili delle guerre e proteggere i diritti delle vittime e prevenire il ripetersi di tali abusi in futuro;

            a sostenere il processo diplomatico per la negoziazione del testo della Dichiarazione politica internazionale sulle armi esplosive allo scopo di garantire protezione ai civili nei conflitti armati, promossa dalle Rete Internazionale contro le Armi Esplosive INEW, di cui la campagna italiana "Stop alle bombe sui Civili" è parte e alla quale hanno aderito già centinaia di Comuni italiani.

G5-quater.2

Craxi, Garavini

Precluso

Il Senato,

            in sede d'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina;

      premesso che:

            nel corso dell'informativa alle Camere del 1° marzo 2022, il Presidente del Consiglio Mario Draghi, ha rilevato come la Russia per giustificare l'invasione dell'Ucraina abbia usato il pretesto di "un'operazione militare speciale" iniziando così una guerra dagli esiti incerti che mina le fondamenta dell'ordine internazionale consolidato dopo la Seconda Guerra Mondiale;

            in settimane di bombardamenti da parte dell'esercito russo, le vittime civili in Ucraina sono oltre 2.000, tra le quali centinaia di bambini da ultimo, il piccolo Kirill che ha perso la vita, a soli 18 mesi, lo scorso 6 marzo e le organizzazioni umanitarie riportano che il reale numero delle vittime civili di guerra è probabilmente molto più alto

            secondo l'OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari), la maggior parte delle vittime è dovuta all'uso incontrollato e massiccio delle armi esplosive all'interno delle zone urbane, in particolare nelle città di Volnovakha, Mariupol, Chernihiv, Kharkiv e Kiev, dove sono stati riportati attacchi con artiglieria pesante e razzi a sistema di lancio multiplo.

        l'impatto della guerra sulle infrastrutture vitali sembra peggiorare di giorno in giorno: oltre 650.000 persone sono rimaste senza energia elettrica e 130.000 senza gas e secondo gli ultimi dati UNHCR, 1,7 milioni sono già fuggite dall'Ucraina verso i Paesi limitrofi cui si sommerebbero fino a 6.7 milioni di sfollati interni.

        lo scorso 28 febbraio l'Esecutivo ha deliberato lo stato di emergenza umanitaria, fino al 31 dicembre 2022, in relazione all'esigenza di assicurare soccorso e assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto.

        evidenziato inoltre che:

        il conflitto russo-ucraino è solo l'ultimo, in ordine cronologico, delle diverse guerre in corso ancora oggi in molte parti del mondo che, come riportato nell' "Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo" curato dall'Osservatorio internazionale sulle vittime civili dei conflitti, continuano a mietere ancora numerose vittime tra le popolazioni civili;

            come riportato dalla ONG inglese AOAV - Action on armed violence - quando le armi ad alto impatto esplosivo sono state usate in aree popolate, in media nove morti e feriti su dieci sono civili;

            il 25 gennaio 2022 l'ambasciatore Maurizio Massari, Rappresentante permanente dell'Italia presso le Nazioni Unite, nel corso del dibattito in Consiglio di Sicurezza "Protezione dei civili nei conflitti armati: Guerra in città - protezione dei civili in ambiente urbano", ha dichiarato che "i civili continuano a rappresentare la stragrande maggioranza delle vittime nei conflitti armati e sono ampiamente colpiti da gravi violazioni delle leggi umanitarie internazionali e dei diritti umani. La pandemia Covid-19 sta esacerbando questa situazione, poiché molti dei civili colpiti sono anche più esposti agli effetti del virus";

            l'ambasciatore ha inoltre dichiarato che "il rispetto del diritto internazionale umanitario deve essere garantito in ogni momento e in ogni circostanza e l'Italia condanna fermamente l'uso di armi esplosive con effetti ad ampio raggio in aree popolate, che causano insopportabili distruzioni urbane e sofferenze umane";

            come ricordato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della prima celebrazione della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo - istituita con legge 25 gennaio 2017 n.9 - bisogna "promuovere la cultura della pace e del ripudio della guerra, così come sancito dall'art. 11 della nostra Carta Costituzionale" ma, soprattutto "condividere una riflessione profonda sulle atroci conseguenze dei bombardamenti e delle devastazioni di centri abitati intensamente popolati";

            il Presidente Mattarella ha esortato a mobilitare le coscienze dei più giovani "contro ogni forma di barbarie e tenere viva la memoria degli orrori delle guerre e dei conflitti, rispondendo alle grandi sfide contemporanee che minano la pace, la concordia e la prosperità dei popoli";

            la legislazione italiana sulla tutela e il sostegno alle vittime civili dei conflitti è considerata tra le più avanzate al mondo e ha dato vita all'istituzione, tramite la legge 25 gennaio 2017 n. 9, della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo.

        impegna il Governo

            a promuovere e sostenere ogni iniziativa diretta al consolidamento della pace e della cooperazione internazionale, attraverso la valorizzazione della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo;

            a rafforzare il proprio impegno nei confronti delle vittime civili di guerra e valutare la possibilità del reperimento di risorse strutturali volte a: documentare le violazioni  dei diritti umani in Ucraina e nel mondo; mantenere un archivio della memoria individuale e collettiva delle vittime civili delle guerre e proteggere i diritti delle vittime e prevenire il ripetersi di tali abusi in futuro;

            a sostenere il procedimento diplomatico negoziale per l'adozione della Dichiarazione politica internazionale sulle armi esplosive, promossa dalle Rete Internazionale contro le Armi Esplosive INEW allo scopo di garantire maggiore protezione dei civili nei conflitti armati, di cui la campagna italiana "Stop alle bombe sui Civili" è parte e alla quale hanno aderito già centinaia di Comuni italiani.

G5-quater.3

Castellone, Catalfo, Vanin, Garruti, D'Angelo, Ferrara, Marco Pellegrini, Gaudiano, Mantovani, Trentacoste, Gallicchio, Agostinelli, Airola, Anastasi, Auddino, Bottici, Campagna, Castaldi, Castiello, Cioffi, Coltorti, Corbetta, Crimi, Croatti, De Lucia, Dell'Olio, Di Girolamo, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Endrizzi, Fede, Fenu, Girotto, Guidolin, L'Abbate, Lanzi, Leone, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lupo, Maiorino, Marinello, Matrisciano, Mautone, Montevecchi, Naturale, Nocerino, Pavanelli, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Pirro, Giuseppe Pisani, Presutto, Puglia, Quarto, Ricciardi, Romagnoli, Romano, Russo, Santangelo, Santillo, Taverna, Toninelli, Turco, Vaccaro

Precluso

Il Senato,

            in sede d'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina;

        premesso che:

            l'articolo 5-quater del decreto legge in esame reca disposizioni in materia di accoglienza dei profughi provenienti dall'Ucraina;

            in particolare il comma 1 del citato articolo stabilisce l'incremento di 54.162.000 euro per l'anno 2022 delle risorse iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'interno relative all'attivazione, alla locazione e alla gestione dei centri di trattenimento e di accoglienza per far fronte alle eccezionali esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini in conseguenza del conflitto bellico in atto;

        impegna il Governo:

            ad istituire presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della protezione civile, a tal fine provvedendo a stanziare le opportune risorse, un Fondo per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati, al cui carico possano essere poste le spese sostenute dai Comuni per l'accoglienza e l'assistenza dei minori ucraini non accompagnati che arrivano sul territorio nazionale in conseguenza del conflitto bellico in atto;

            a prevedere che, per far fronte alle esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini di cui al comma 1 dell'articolo di cui in premessa, i Comuni possano avvalersi delle risorse loro destinate per l'attuazione di misure di contrasto all'emergenza epidemiologica da Covid-19 e non utilizzate alla data del 31 marzo 2022.

G5-quater.4

Catalfo, Vanin, L'Abbate, Di Girolamo, Fede, Marinello, Russo, Pavanelli, Guidolin, Croatti, Matrisciano, Leone, Montevecchi

Precluso

Il Senato,

            in sede d'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina;

        premesso che:

            l'articolo 5-quater del decreto legge in esame reca disposizioni in materia di accoglienza dei profughi provenienti dall'Ucraina;

        considerato che:

            molte amministrazioni pubbliche a vari livelli si trovano e si troveranno in misura sempre maggiore nella necessità di far fronte alle eccezionali esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini in conseguenza del conflitto bellico in atto;

            i programmati interventi di accoglienza, assistenza sociale, inserimento nei servizi scolastico-educativi e inserimento lavorativo dei profughi richiede l'impiego di personale dotato di specifiche competenze;

        impegna il Governo:

            a porre in essere appositi provvedimenti normativi volti ad autorizzare le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ad avviare, anche in deroga ai limiti assunzionali previsti dalla normativa vigente, specifiche procedure concorsuali, anche secondo le modalità semplificate di cui all'articolo 10 del decreto legge 1 aprile 2021, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76 e previo scorrimento di graduatorie in corso di validità, per l'assunzione, anche a tempo determinato, di personale con la qualifica di mediatore culturale ed in possesso delle necessarie competenze linguistiche.

G5-quater.5

Ciriani, Rauti, Urso

Precluso

Il Senato,

           in sede di esame e conversione del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina,

        premesso che:

            il provvedimento in esame reca una serie di disposizioni volte fronteggiare la grave crisi internazionale in atto in Ucraina; 

            l'articolo 5-quater introduce norme per l'accoglienza dei profughi provenienti dall'Ucraina, incrementando lo stanziamento di risorse già iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'interno ed autorizzando l'attivazione di ulteriori 3.000 posti nel sistema di accoglienza e integrazione;

            sono numerose le società di trasporto e organizzazioni private che, dall'inizio del conflitto in Ucraina, si sono attivate per favorire il trasferimento dei civili in fuga;

            alla luce della necessità di favorire, nella gestione dell'emergenza e nell'ambito delle missioni umanitarie attivate a tutti i livelli, una efficace integrazione e cooperazione pubblico-privato, risulta necessario sostenere gli operatori del settore dell'autotrasporto impegnati nelle missioni umanitarie di sostegno alla popolazione ucraina;

            sono numerosi i Paesi che, sia nell'Unione europea che in area extra-UE, hanno adottato misure derogatorie o sospensive volte a facilitare l'espletamento delle missioni umanitarie di aiuto alla popolazione ucraina;

            in particolare Austria, Francia, Polonia hanno già provveduto alla sospensione dei pedaggi autostradali per chi trasporta rifugiati ucraini o beni di soccorso umanitario per l'Ucraina;

        impegna il Governo:

        a provvedere all'esenzione del pedaggio autostradale in favore dei veicoli impegnati in attività a carattere umanitario volte a favorire il trasferimento di profughi ucraini in fuga dalle zone interessate dal conflitto bellico in atto, nonché in ulteriori attività umanitarie finalizzate a sostenere la popolazione ucraina.

5-quater.0.1

Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-quater.1

(Misure per il rientro in sicurezza e il sostegno economico dei connazionali italiani rimpatriati da Ucraina e Russia in conseguenza del conflitto o delle sanzioni)

        1. Al fine di garantire il rientro in sicurezza dei connazionali italiani residenti in Ucraina e in Russia e interessati dalle conseguenze del conflitto o delle sanzioni ad esso correlate, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale adotta ogni iniziativa idonea ad agevolare il rientro in sicurezza sul territorio nazionale.

        2. Al fine di promuovere iniziative di sostegno economico in favore dei connazionali di cui al comma 1, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, un Fondo con dotazione pari a 5 milioni di euro per il 2022, da ripartire secondo modalità stabilite da un successivo decreto ministeriale da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Agli oneri conseguenti si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»

5-quinquies.1

Rauti, Urso

Precluso

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. Per i giovani di nazionalità ucraina in età scolare è garantito l'accesso, senza limitazioni, ai servizi scolastici italiani unitamente alle iniziative di doposcuola, sportive e ludiche, al fine di favorire il superamento dei traumi psicologici e dei disagi legati agli eventi bellici attualmente in corso.».

5-quinquies.0.3

Ciriani, Rauti, Urso

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-sexies

(Esenzione dal pagamento delle tariffe di pedaggio autostradale per i veicoli impegnati in attività umanitarie in Ucraina)

        1. I veicoli impegnati in attività a carattere umanitario volte a favorire il trasferimento di profughi ucraini in fuga dalle zone interessate dal conflitto bellico in atto, nonché in ulteriori attività umanitarie finalizzate a sostenere la popolazione ucraina, sono esentati dal pagamento dei pedaggi autostradali.

        2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, valutati in 1 milione di euro per l'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente di cui alla tabella A, rubrica del Ministero dell'economia e delle finanze, della legge 30 dicembre 2021, n. 234.»

6.1

Rauti, Urso

Precluso

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

        «2-bis. Per l'integrale copertura delle risorse erogate per l'assistenza finanziaria a dono, nella forma di sostegno al bilancio generale dello Stato ucraino, è autorizzata la spesa di 110 milioni di euro per il 2022 da assegnare all'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione della presente disposizione, pari ad euro 110 milioni per il 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO

Interrogazione sulle iniziative per la costituzione di un sistema europeo di difesa e sicurezza

(3-03221) (30 marzo 2022)

Zanda, Alfieri, Malpezzi, Ferrari, Mirabelli, Biti, Collina, Cirinnà, D'Arienzo, Marcucci, Rossomando, Porta, Vattuone. - Al Ministro della difesa -

                    Premesso che:

            il difficile ritiro delle truppe NATO dall'Afghanistan, il permanente stato di guerra in Siria, lo stato di instabilità in Libia, il fronteggiarsi delle flotte militari russe e turche nel Mediterraneo, la presenza russa e cinese nell'Africa subsahariana, le tensioni nell'oceano Indo-Pacifico e infine la Crimea, la Georgia, le drammatiche vicende del Donbass fino all'invasione dell'Ucraina hanno portato a sconvolgimenti geopolitici mondiali che riguardano direttamente anche l'Europa, la sua democrazia e il modo in cui la UE possa trovarsi a doversi difendere in contesti sempre più pericolosi;

            gli assetti mondiali della fine di questo primo ventennio degli anni 2000 sono di gran lunga più complessi e articolati di quelli definiti nello scorso secolo all'esito della seconda guerra mondiale. Di fronte al moltiplicarsi di scontri militari e di veri e propri scenari di guerra si impone come non più rinviabile il ripensamento dell'Europa tutta e del suo essere presente quale attore politico decisivo in questi scenari. Occorre una profonda riflessione, sia nei contesti internazionali sia a livello nazionale, per ripensare i modelli di intervento UE e la necessità di un suo approccio geostrategico, multidimensionale, coerente, efficace e soprattutto condiviso;

            il mutato contesto internazionale evidenzia l'urgenza del rafforzamento di iniziative comuni di politica estera e di difesa europee, che rendano, attraverso azioni strutturali, l'Unione in grado di parlare e di difendersi con una voce singola, autorevole e credibile;

            l'Unione europea è chiamata dunque, dopo il difficile ritiro afghano e la drammatica invasione dell'Ucraina, a definire la propria autonomia strategica, valorizzando al massimo le peculiarità e gli strumenti che le sono propri. Occorre, pertanto, una rapida definizione di politiche estera e di difesa comune per fronteggiare le emergenze attuali certamente, ma da intendersi anche quale tassello fondamentale e necessario per la costruzione di un'Europa in grado di difendere con efficacia la sua democrazia e di competere sulla scena mondiale;

            appare come non più rinviabile una promozione dello sviluppo e dell'acquisizione di capacità militari europee che va costruita con chiarezza, quale naturale e coerente azione di rafforzamento del pilastro europeo dell'Alleanza atlantica e con l'intento di consentire all'Europa di contribuire in maniera sostanziale ed efficace alla sicurezza e alla stabilità globale;

            una politica di difesa comune, dunque, che passi anche attraverso la predisposizione di forze prontamente operative in grado di difendere la democrazia del continente e la sicurezza dei cittadini europei, nonché di rispondere in maniera efficace a tutto lo spettro delle crisi che l'Unione europea si potrebbe trovare a dover affrontare già nel prossimo futuro,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, mediante iniziative di propria competenza, adoperarsi in tutte le sedi dell'Unione, secondo le regole della democrazia europea, per l'adozione di definite e articolate politiche estera, di difesa e di sicurezza comuni, anche mediante la costituzione di adeguati contingenti armati, al fine di garantire un'autonomia strategica dell'Europa di fronte al continuo moltiplicarsi di scenari di crisi internazionali.

Interrogazione sulle prospettive di riforma del mercato del lavoro

(3-03226) (30 marzo 2022)

Bernini, Toffanin, Galliani, Gallone, Giammanco, Mallegni, Mangialavori, Rizzotti, Ronzulli, Aimi, Alderisi, Barachini, Barboni, Berardi, Binetti, Boccardi, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Cesaro, Craxi, Dal Mas, Damiani, De Bonis, De Poli, De Siano, Fazzone, Ferro, Floris, Gasparri, Ghedini, Giro, Alfredo Messina, Modena, Pagano, Papatheu, Paroli, Perosino, Saccone, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Stabile, Tiraboschi, Vitali, Vono. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali -

                    Premesso che:

            a 20 anni dalla sua tragica morte, l'eredità di Marco Biagi porta una serie di norme inderogabili coincidente sostanzialmente con il diritto europeo del lavoro (statuto dei lavoratori), mentre per tutto il resto è opportuno fare rinvio alla contrattazione di prossimità, che si differenzia dalle regole generali definite da leggi o contratti nazionali in funzione del reciproco adattamento delle parti contraenti, al fine di perseguire obiettivi condivisi come l'incremento di un'occupazione di qualità;

            due anni di emergenza pandemica hanno fatto registrare la chiusura di molte attività economiche e la perdita di migliaia di posti di lavoro, con una particolare penalizzazione del lavoro femminile;

            oggi, la crisi economica prosegue a causa delle tendenze al rialzo a livello internazionale dei costi delle materie prime e degli effetti del conflitto ucraino sull'aumento del costo dell'energia, riverberandosi sui bilanci delle imprese e quindi anche sul mondo del lavoro, posto che molte aziende sono costrette a modificare i tempi e i modi della produzione, e in alcuni casi addirittura di interromperla;

            in questi contesti macroeconomici, secondo quanto risulta dalle anticipazioni di stampa, anche il Governo avrebbe rivisto le stime di crescita del prodotto interno lordo, al 2,8 per cento rispetto al 4,7 per cento previsto nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza del 2021, preconizzando, nel DEF 2022 che si accinge a presentare alle Camere, un peggioramento delle previsioni anche sul mondo del lavoro;

            la risposta non può quindi essere quella di introdurre nuovi limiti normativi alle tipologie contrattuali flessibili, né tantomeno quella di puntare unicamente al contratto a tempo indeterminato;

            tantomeno la risposta può essere il potenziamento dei centri pubblici per l'impiego, che hanno dimostrato di non avere gli strumenti per ridurre il mis-matching tra domanda e offerta di lavoro, in particolare ove riferito ai percettori di reddito di cittadinanza;

            durante la pandemia i giovani hanno dimostrato di non aspirare al posto fisso ma di ambire a sviluppare diverse competenze ed esperienze nel corso della loro vita professionale ed è quindi necessario disporre ulteriori investimenti nelle competenze per aumentare i tassi di occupazione,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda prevedere l'introduzione di ulteriori flessibilità regolate, anche attraverso l'introduzione dei voucher per determinate tipologie di lavoro, rivedere le causali del "decreto dignità", rafforzare la contrattazione di prossimità, adottare in sostanza un corpus di norme che aumenti e non riduca la dinamicità del mercato del lavoro e quindi la possibilità di trovare un impiego.

Interrogazione sul rispetto delle norme sanitarie nel trasporto degli animali

(3-03224) (30 marzo 2022)

Unterberger, Laniece, Bressa, Casini, Steger, Durnwalder. - Al Ministro della salute -

                    Premesso che:

            secondo il nuovo approccio delineato nell'ambito del "green deal" europeo, la strategia "Farm to fork" promuove un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente, attraverso il minor consumo di carne e la limitazione del trasporto degli animali;

            l'inchiesta del Parlamento europeo, avviata nel giugno 2020 per indagare sulle denunce di infrazione e di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto UE sul trasporto degli animali, ha recentemente concluso che le norme UE in questo settore, in particolare il regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio, sono obsolete, fuorvianti e, soprattutto, poco applicate all'interno dei Paesi membri;

            stando a quanto emerge dal documento conclusivo della commissione d'inchiesta sulla protezione degli animali durante il trasporto, le violazioni più evidenti riguardano la non conformità dei mezzi alle disposizioni del regolamento (CE) n. 1/2005: gli animali sono troppo spesso costretti a viaggiare in condizioni di sovraffollamento, con dispositivi di abbeveraggio insufficienti e senza cibo, esposti a temperature estreme e tempi di percorrenza prolungati;

            avendo riscontrato gravi carenze nell'applicazione della normativa vigente, la commissione speciale UE ha formulato delle raccomandazioni, chiedendo alla Commissione europea e agli Stati membri, innanzitutto, di intensificare i loro sforzi affinché sia garantito il benessere degli animali durante il trasporto, di favorire il trasporto di carne rispetto a quello di animali vivi, di rivedere il regolamento (CE) n. 1/2005, secondo il vaglio di adeguatezza della legislazione europea e di attribuire una responsabilità più chiara ed esplicita in seno alle istituzioni UE, attraverso la nomina di un commissario UE responsabile del benessere degli animali;

            per quel che riguarda il trasporto al di fuori dalla UE, la commissione d'inchiesta ha esortato a limitare le esportazioni di animali vivi ai Paesi in grado di garantire e rispettare gli standard europei sul benessere degli animali, in linea con la sentenza del 2015 della Corte di giustizia dell'Unione europea (causa C 424/13), secondo cui la protezione degli animali trasportati non deve limitarsi al territorio degli Stati membri, ma bensì proseguire al di fuori di tale territorio, constatando altresì come il controllo rigoroso del trasporto di animali destinati e provenienti da Paesi terzi possa ridurre la concorrenza sleale a scapito dei produttori della UE e incoraggiare i Paesi terzi a migliorare le loro legislazioni in materia di trasporto di animali;

            con riferimento, in particolare, ai partner commerciali dell'Unione, il Parlamento europeo si è detto più volte preoccupato per le persistenti segnalazioni di problemi relativi al trasporto di animali vivi in determinati Paesi terzi, dove la macellazione avviene, secondo pratiche ben note agli allevatori e trasportatori europei, che implicano sofferenze estreme e prolungate, in violazione delle norme internazionali previste dall'OIE sul benessere degli animali, invitando la Commissione ad esigere, nei negoziati commerciali bilaterali con i Paesi terzi, il rispetto delle norme UE relative al benessere degli animali e esortando all'introduzione di un divieto di esportazione nei casi più gravi;

            quanto ai viaggi estenuanti verso la macellazione, la commissione speciale ha suggerito di incentivare l'utilizzo di strumenti alternativi, quali i mattatoi mobili e la macellazione nelle fattorie, specie nelle regioni con un'elevata concentrazione di animali, migliorando i mezzi di sussistenza nelle zone rurali e valorizzando un approccio più territoriale al benessere degli animali negli allevamenti e durante il trasporto, in linea con la strategia "Farm to fork";

            in ultimo, ha sollecitato la Commissione europea a presentare urgentemente, entro il 2023, un piano d'azione che identifichi i fattori determinanti del trasporto di animali e proponga azioni politiche concrete, volte alla transizione verso un sistema più efficiente, economico ed etico, che favorisca, tra l'altro, il trasporto di materiale genetico (sperma ed embrioni), anziché di animali da riproduzione, e di carcasse e carne, anziché di animali destinati al macello;

            tra le opzioni messe in campo, c'è l'invito alla Commissione UE e agli Stati membri a valutare la possibilità di introdurre un sistema di etichettatura del benessere animale trasparente e armonizzato per i prodotti di origine e di derivazione animale, che tenga conto anche delle condizioni di trasporto e macellazione;

            considerato altresì che:

            stando a quanto affermato dalla presidente della commissione che ha curato la relazione conclusiva, la commissione d'inchiesta "non avrebbe mai visto la luce se non fosse stato per l'incessante pressione da parte della società civile, dei cittadini preoccupati e stanchi di leggere sui giornali notizie sul trasporto degli animali", il che evidenzia come una larga maggioranza di cittadini europei chieda un tempestivo miglioramento delle condizioni attuali, dovute alla scarsa applicazione della legislazione UE all'interno degli Stati membri;

            secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia della UE, gli Stati membri possono introdurre disposizioni relative al benessere degli animali durante il trasporto più rigorose a livello nazionale, a condizione che queste siano conformi agli obiettivi stabiliti dall'Unione europea,

            si chiede di sapere quali siano le iniziative che il Ministro in indirizzo, anche alla luce dei recenti ammonimenti del Parlamento europeo, intende intraprendere al fine di garantire una più efficace applicazione del regolamento (CE) n. 1/2005 da parte dei trasportatori italiani e se, considerate le denunce di gravi e ripetute violazioni della legislazione UE in materia di trasporto degli animali, di maltrattamenti e abusi su animali provenienti dall'Italia e destinati all'allevamento o alla macellazione in Paesi terzi (i cui standard di protezione degli animali sono da ritenersi assolutamente non conformi a quelli minimi previsti dalla legislazione europea), non ritenga che l'Italia debba urgentemente schierarsi contro l'esportazione degli animali verso tali Paesi, ponendo fine a pratiche cruente e sofferenze del tutto inaccettabili, nonché valutare l'introduzione di un sistema di etichettatura del benessere animale trasparente per i prodotti di origine e di derivazione animale, che tenga conto anche delle condizioni di trasporto e macellazione.

Interrogazione sul contributo di sanitari russi alla lotta contro il Covid-19 nella primavera 2020

(3-03223) (30 marzo 2022)

Parente, Faraone, Bonifazi, Carbone, Conzatti, Cucca, Evangelista, Garavini, Ginetti, Magorno, Marino, Nencini, Renzi, Sbrollini. - Al Ministro della salute -

                    Premesso che:

            il 22 marzo 2020, agli albori dello scoppio dell'epidemia da SARS-CoV-2 in Italia, in una situazione già devastante, con oltre 80.000 contagi e più di 8.000 decessi, all'aeroporto di Pratica di mare è sbarcato un contingente militare russo composto da 13 quadrireattori, ai quali se ne aggiunsero in seguito altri quattro, e 104 componenti, di cui la maggior parte erano militari e solamente 32 tra medici ed infermieri;

            il contingente russo aveva l'obiettivo di portare supporto ed aiuto nelle primissime fasi dell'epidemia nella provincia di Bergamo, l'allora più colpita e primo focolaio dell'epidemia;

            la missione era stata concordata dall'allora Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte nel corso di un colloquio telefonico con il Presidente russo, Vladimir Putin, ed è stata dichiarata conclusa dopo meno di due mesi, il 7 maggio 2020;

            il 1° aprile 2020, alla Camera dei deputati, è stata presentata un'interrogazione indirizzata al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lo scopo di ricevere maggiori informazioni sull'accordo alla base dell'operazione, sul personale e sulle attrezzature arrivate in Italia. La riposta, a giudizio degli interroganti insoddisfacente e lacunosa, è arrivata sei mesi dopo, il 12 ottobre 2020, dal viceministro degli affari esteri, e ha rivelato che i Russi hanno consegnato all'Italia solamente 521.800 mascherine, 30 ventilatori polmonari, 1.000 tute protettive, 2 macchine per analisi tamponi, 10.000 tamponi rapidi e 100.000 molecolari: numeri troppo esigui, risultati utili solamente per far fronte alle esigenze di una giornata;

                    considerato che:

            un altro aspetto controverso emerso recentemente è quello legato alle spese sostenute da palazzo Chigi. Invero, risulta che il ponte aereo con Mosca sarebbe stato pagato dal Governo italiano e che sono stati elargiti circa 100.000 euro per ogni volo, per un totale di oltre mezzo milione di euro, e più di 400.000 euro da parte della Regione Lombardia per garantire vitto e alloggio al contingente russo. Si stima che il costo totale dell'operazione sia intorno ai 3 milioni di euro sostenuti dal Governo italiano;

            inoltre la questione è stata oggetto di una richiesta di informazioni al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) e di chiarimenti durante le audizioni del Ministro della difesa e dei direttori dell'AISE e dell'AISI;

            considerato, inoltre, che, a giudizio degli interroganti:

            i fatti esposti acquisiscono ora una particolare rilevanza, alla luce della drammatica situazione che sta coinvolgendo l'intero continente europeo a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina, nonché dopo le parole dell'ex console russo a Milano, ora alto funzionario del Ministero degli esteri, Aleksej Vladimirovich Paramonov, che ha minacciato il Governo italiano di pesanti ritorsioni nel caso in cui si continui a perseguire la strada europea delle sanzioni;

            a distanza di due anni dalla vicenda e dopo l'invasione dell'Ucraina, emergono dubbi e sospetti sulla collaborazione allora offerta dal Cremlino e sui reali obiettivi del contingente russo, composto solo in parte da medici. Questo lascia aperto il mistero sugli accordi stretti in quell'occasione dal Governo italiano e quello russo. Invero, il sospetto emerso in queste settimane è quello che vedrebbe la Russia aver usato la missione con lo scopo di inviare un'intelligence sanitaria in grado di sviluppare un vaccino contro il virus da SARS-CoV-2, il vaccino Sputnik, partendo da un campione di virus prelevato in Italia;

            in un tweet del 5 marzo 2022 il sindaco di Bergamo Giorgio Gori si chiedeva: "Col senno di poi è inevitabile tornare alla missione russa in Italia della primavera 2020. Sono testimone dell'aiuto prestato a Bergamo dai medici del contingente, ma va ricordato che a Pratica di Mare arrivarono più generali che medici. Fu aiuto, propaganda o intelligence?";

            anche nel corso della riunione del COPASIR in data 23 marzo 2022 è stata avanzata la richiesta di audire l'ex presidente Conte sulla missione;

            se i fatti esposti fossero accertati, si paleserebbe una chiara lesione della politica interna nazionale, tanto più se portata avanti in assenza di un pieno coinvolgimento del Consiglio dei ministri, avendo agito l'ex presidente Conte, ad avviso degli interroganti, tramite iniziative del tutto personali e non condivise con i suoi ministri,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se, all'epoca dei fatti, abbia coordinato e supervisionato la missione russa nella città di Bergamo;

            se sia a conoscenza del fatto che la delegazione russa in quei due mesi abbia avuto accesso ai dati sensibili riguardo ai pazienti affetti da COVID presenti nelle strutture sanitarie italiane;

            se fosse a conoscenza dei contenuti dell'accordo siglato nell'aprile 2021 tra l'istituto "Spallanzani" di Roma e l'istituto "Gamaleya" di Mosca;

            se siano stati condotti studi e ricerche sul COVID rispettando le regole di sicurezza medico-biologiche vigenti nel nostro Paese.

Interrogazione sulla revisione della strategia vaccinale contro il coronavirus

(3-03225) (30 marzo 2022)

Zaffini, Ciriani. - Al Ministro della salute -

                    Premesso che:

            l'elevatissima circolazione di varianti COVID-19, sempre più diffuse, ha determinato una casistica di cui il Governo non ha finora saputo tener conto nell'estensione della campagna vaccinale; inoltre l'elevata incidenza dei casi di COVID-19 non diagnosticati, perché del tutto asintomatici o paucisintomatici, determina di fatto la libera circolazione del virus;

            l'idea di somministrare la quarta dose non trova consenso unanime da parte della scienza, ed anzi sembrano prevalere gli scettici circa il prosieguo della campagna vaccinale con la somministrazione di ulteriore dosi di vaccino originario (ad esempio il virologo Crisanti);

            Pfizer e Moderna si inseriscono, a parere degli interroganti, inopportunamente nel dibattito "suggerendo" di somministrare la quarta dose a tutta la popolazione per proteggerla da morti e ricoveri;

            in data 29 marzo, la Food and drug administration degli Stati Uniti ha autorizzato una seconda dose di richiamo (quindi una quarta dose) dei vaccini Pfizer o Moderna contro il COVID per le persone over 50 e per alcuni individui immunocompromessi;

            l'Europa non ha ancora una posizione, tanto che EMA non si è ancora espressa, ma alcuni Stati sembrano aver già deciso il proprio orientamento, come, ad esempio, la Gran Bretagna, che sta pensando di estenderlo ai maggiori di 75 anni, la Francia agli over 80 e la Germania a coloro che hanno più di 70 anni;

            a livello europeo, pur con grave ritardo, si sta lavorando per avere una posizione univoca su tempi e fasce generazionali a cui somministrare la quarta dose, evitando fughe in avanti dei singoli Stati;

                    considerato che:

            secondo studi pubblicati sia sulla rivista "The Lancet" in data 5 marzo 2022 che sul "New England journal of medicine" in data 2 marzo 2022, "coloro che hanno effettuato il ciclo primario di vaccinazione con il vaccino AstraZeneca presentano una modesta efficacia vaccinale contro la variante delta (diventa inferiore al 50 per cento dopo 20 settimane) ed una efficacia praticamente nulla contro la variante omicron (sempre sotto al 50 per cento, anche immediatamente dopo il vaccino). Somministrando una dose booster con qualunque vaccino si ristabilisce una transitoria efficacia contro la delta; al contrario, una qualunque dose booster fa perdere efficacia contro la omicron entro 10 settimane dalla somministrazione";

            "coloro che hanno effettuato il ciclo primario di vaccinazione con il vaccino Pfizer (ed in maniera simile coloro che hanno ricevuto il vaccino Moderna) mantengono una moderata efficacia (fino al 62 per cento a 25 settimane) contro la variante delta (che tuttavia è ormai scomparsa) ma presentano solamente una modesta protezione contro la variante omicron (65 per cento dopo 4 settimane dalla seconda dose), la quale diventa inferiore al 50 per cento già tra la quinta e nona settimana post seconda dose ed è del 30 per cento a 10 settimane e praticamente nulla nelle settimane successive. Allo stesso modo, la dose booster determina un modesto aumento della immunità (55 per cento) fino alla nona settimana, ma dalla decima settimana in poi la protezione torna ad essere inferiore al 50 per cento";

            dopo sole 10 settimane dalla dose booster (terza dose) la protezione è inferiore alla soglia considerata proteggente per ciascun vaccino, con l'eventuale quarta dose che avrebbe nella migliore delle ipotesi lo stesso andamento, e questo deve essere tenuto in considerazione in ogni politica vaccinale, a meno di voler vaccinare ogni singolo individuo per ben 5-6 volte all'anno;

            i vaccini somministrati fino ad oggi per le prime tre dosi producono solo una sottoclasse di anticorpi, cioè quelli neutralizzanti e non generano alcuna memoria immunitaria a livello polmonare, come servirebbe in questa fase della pandemia, procurando vaccini di seconda generazione;

            la scelta di ignorare il testing anticorpale come parametro utile per lo screening dei soggetti da sottoporre a ciclo di vaccinazione primaria e dell'eventuale booster risulta oltremodo incomprensibile, se si considera che per determinare l'efficacia dei vaccini durante tutta la sperimentazione è stato utilizzato come parametro di riferimento proprio la relativa risposta anticorpale ritenuta alla base della immunità vaccinale (come segnalato dai report EMA ed AIFA);

            ciò nonostante, se risultasse difficile, anche per tempistica, organizzare uno screening di massa, deve venire quantomeno garantito, a richiesta dal Servizio sanitario nazionale, la valutazione individuale degli anticorpi immunizzanti ai soggetti che saranno chiamati ad effettuare la seconda dose di richiamo booster,

            si chiede di sapere quale sia l'intendimento del Governo circa una possibile revisione della strategia vaccinale, prevedendo il ricorso ai test per le risposte anticorpali come strumento utile alla pianificazione delle somministrazioni della quarta dose, come da impegno nell'ordine del giorno G/2542/11/1 e 12 approvato in sede di conversione del decreto-legge 7 gennaio 2022, n. 1, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza COVID-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore.

Interrogazione sulla procedura di monitoraggio addizionale sui prodotti vaccinali contro il Covid-19

(3-03220) (30 marzo 2022)

Bagnai, Fregolent, Cantù. - Al Ministro della salute -

                    Premesso che:

            il regolamento (UE) n. 1235/2010 ha introdotto nell'art. 23 del regolamento (CE) n. 726/2004 il concetto e l'ambito di applicazione del cosiddetto "monitoraggio addizionale", ulteriormente modificato dal successivo regolamento (UE) n. 1027/2012;

            come illustrato dalla "Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'esperienza acquisita dagli Stati membri e dall'agenzia europea per i medicinali riguardo all'elenco dei medicinali per uso umano soggetti a monitoraggio addizionale" COM (2019) 591 definitiva, il monitoraggio addizionale è finalizzato a migliorare la segnalazione delle reazioni avverse ai medicinali per i quali la base di evidenze cliniche deve essere ulteriormente sviluppata, con l'obiettivo principale di raccogliere informazioni il più precocemente possibile per fornire ulteriori indicazioni sull'uso sicuro ed efficace di tali medicinali;

            l'art. 12 del decreto ministeriale 30 aprile 2015, rubricato "Procedure operative e soluzioni tecniche per un'efficace azione di farmacovigilanza", disciplina il monitoraggio addizionale, specificando che per i medicinali ad esso sottoposti il foglietto illustrativo riporta anche un testo standard che invita espressamente i pazienti a riferire eventuali sospette reazioni avverse al proprio medico, al proprio farmacista, ad altro operatore sanitario o direttamente al sistema nazionale di farmacovigilanza, specificando i vari mezzi di segnalazione disponibili (segnalazione elettronica, recapito postale, ovvero altri);

            i vaccini COVID-19 attualmente impiegati in Italia hanno ricevuto un'autorizzazione all'immissione in commercio condizionata ai sensi del regolamento (CE) n. 507/2006, trattandosi di farmaci che rispondevano ad esigenze mediche insoddisfatte, ma per i quali non si disponeva ancora di dati completi su sicurezza ed efficacia (art. 4 del regolamento);

            per questo motivo tutti i prodotti in questione sono tuttora sottoposti a monitoraggio addizionale, come risulta dalla "List of medicinal products under additional monitoring", documento EMA/245297/2013 Rev. 96 del 21 gennaio 2022, il che implica tra l'altro che agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi sospetta reazione avversa;

            contrariamente a quanto richiesto dal citato decreto ministeriale 30 aprile 2015, i foglietti illustrativi dei vaccini COVID-19, reperibili sul sito internet di AIFA, non specificano i vari mezzi di segnalazione disponibili per il paziente, ma rinviano all'allegato V, cioè al documento EMA/67830/2013, versione 24, del 20 gennaio 2022, che a sua volta riporta la lista dei recapiti dei sistemi nazionali di segnalazione degli effetti avversi;

            questo rinvio è espressamente proibito dallo stesso documento EMA/67830/2013, in cui si legge che "nei materiali stampati non deve essere fatto alcun riferimento all'Appendice V. Nelle versioni stampate andranno riportati solo gli effettivi dettagli ai sistemi di segnalazione nazionale degli Stati Membri";

            fino ad oggi AIFA si è limitata a prendere atto delle segnalazioni di sospette reazioni avverse senza adottare apparentemente alcuna iniziativa volta a verificare che gli operatori sanitari effettivamente segnalassero tutte le reazioni riscontrate né è possibile riscontrare sul sito dell'istituto in che modo si sia provveduto all'obbligo di avviare programmi di monitoraggio addizionale delle sospette reazioni avverse;

            conseguentemente, gli stessi dati AIFA evidenziano come i tassi di segnalazione per tutti i vaccini COVID-19 siano crollati a livelli minimi in Italia dopo un picco iniziale, inoltre i rapporti pubblicati finora sono meramente descrittivi e non contengono alcun riferimento comparativo ai dati europei (EUDRA Vigilance), né tantomeno alle migliori esperienze internazionali (VAERS, V-Safe),

            si chiede di sapere se al Ministro in indirizzo risulti quali iniziative siano state concretamente prese da AIFA per implementare, nel caso dei vaccini COVID-19, il monitoraggio addizionale espressamente richiesto dalla normativa europea, nonché per rendere i medici e gli altri operatori sanitari consapevoli del significato del monitoraggio addizionale e del loro ruolo in questo contesto, sensibilizzando i cittadini sulla necessità di cooperare col servizio di farmacovigilanza.

Interrogazione sulle misure per la riduzione delle liste di attesa per le prestazioni sanitarie

(3-03222) (30 marzo 2022)

Pirro, Castellone, Endrizzi, Marinello, Mautone, Giuseppe Pisani. - Al Ministro della salute -

                    Premesso che:

            il Servizio sanitario nazionale negli ultimi due anni ha impegnato tutte le energie per affrontare l'emergenza COVID-19. L'ondata pandemica si è abbattuta pesantemente sul sistema sanitario con la sospensione di visite ed esami per le malattie non COVID e le ripercussioni sulla prevenzione sono state impattanti con una notevole riduzione degli screening in molte Regioni;

            l'ultimo report dell'Osservatorio nazionale screening, che ha analizzato i dati dal 1° gennaio 2020 al 31 maggio 2021, ha evidenziato che le prestazioni effettuate tra gennaio 2020 e maggio 2021 si sono ridotte rispetto al 2019 del 35,6 per cento per il cancro della cervice, del 28,5 per cento per il cancro della mammella, del 34,3 per cento per il cancro del colon retto. La stima delle lesioni tumorali che potrebbero subire un ritardo diagnostico è invece pari a 3.504 lesioni CIN2+, 3.558 carcinomi mammari, 1.376 carcinomi colonrettali e oltre 7.763 adenomi avanzati del colon-retto;

                    considerato che:

            il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, all'articolo 29, ha previsto "Disposizioni urgenti in materia di liste di attesa". In particolare, al fine di corrispondere tempestivamente alle richieste di prestazioni ambulatoriali, screening e di ricovero ospedaliero non erogate nel periodo dell'emergenza epidemiologica conseguente alla diffusione del virus SARS-CoV-2, e contestualmente allo scopo di ridurre le liste di attesa, e nel rispetto dei principi di appropriatezza e di efficienza dei percorsi di cura, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono a presentare al Ministero della salute e al Ministero dell'economia e delle finanze un piano operativo regionale per il recupero delle liste di attesa, con la specificazione dei modelli organizzativi prescelti, dei tempi di realizzazione e della destinazione delle risorse;

            la legge di bilancio per il 2022 ha previsto, altresì, che, per garantire la piena attuazione del piano, le Regioni potevano presentarlo entro il 31 gennaio 2022 (data prorogata poi ulteriormente al 24 febbraio 2022) per una spesa complessiva di ulteriori 500 milioni di euro, a valere sul livello di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale. Si ricorda che tale autorizzazione di spesa include l'importo massimo di 150 milioni di euro per il coinvolgimento anche delle strutture private accreditate;

            garantire a tutti i cittadini prestazioni sanitarie in tempi rapidi è fondamentale e gli effetti della pandemia sulle liste d'attesa richiede azioni concrete,

            si chiede di sapere quali interventi intenda mettere in atto il Governo per ridurre velocemente le liste d'attesa e se non ritenga opportuno prevedere uno scostamento di bilancio e interventi per incrementare il personale sanitario.

 

Allegato B

Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo disegno di legge n. 2562 e sui relativi emendamenti

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata, di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di Contabilità e finanza pubblica, positivamente verificata, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

Esaminati gli emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.24, 1.0.1, 2-ter.l, 2-ter.0.1, 5.1, 5-bis.0.1, 5-bis.2, 5-bis.3, 5-bis.4, 5-bis.5, 5-bis.8, 5-bis.9, 5-bis.10, 5-bis.11, 5-bis.12, 5-bis.13, 5-bis.14, 5-bis.15, 5-bis.16, 5-bis.17, 5-bis.18, 5-ter.l, 5-ter.0.1, 5-ter.0.2, 5-ter.0.3, 5-ter.0.4, 5-ter.0.5, 5-ter.0.6, 5-ter.0.7, 5-ter.0.8, 5-ter.0.9, 5-ter.0.10, 5-ter.0.11, 5-quater.0.1, 5-quater.2, 5-quater.3, 5-quater.4, 5-quater.5, 5-quater.6, 5-quater.7, 5-quater.8, 5-quater.9, 5-quater.10, 5-quater.11, 5-quater.12, 5-quater.13, 5-quater.14, 5-quinquies.l, 5-quinquies.0.3 e 6.1.

Sull'emendamento 5-quater.15 il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento di una clausola di invarianza finanziaria.

Il parere è di semplice contrarietà sulle proposte 1.1, 1.2, 1.5, 1.6, 1.10, 1.11, 2.1, 3.0.1 e 5.0.1.

Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti.

La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché i relativi emendamenti, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Auddino, Barachini, Battistoni, Bellanova, Berardi, Bini, Bongiorno, Bonifazi, Borgonzoni, Bossi Umberto, Campagna, Casolati, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Cirinnà, Coltorti, Cucca, De Lucia, De Poli, Di Marzio, Donno, Fazzolari, Ferrero, Ferro, Floridia, Galliani, Garavini, Garruti, Ghedini, Lomuti, Lupo, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Ortis, Pichetto Fratin, Pisani Giuseppe, Pizzol, Pucciarelli, Ronzulli, Schifani, Sciascia, Segre, Siclari, Sileri, Stabile e Vitali.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Biti, Bottici, Piarullli e Vescovi, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto", Augussori, Ferrara, Mallegni, Mollame e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE.

Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Grassi, Iwobi, Pazzaglini, Pianasso, Pillon e Rizzotti.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier-Psd'Az ha comunicato che il senatore De Angelis entra a far parte dell'11a Commissione permanente.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Russo Loredana, Castellone Maria Domenica, De Petris Loredana, Naturale Gisella, L'Abbate Patty, Toninelli Danilo, Pirro Elisa, Mautone Raffaele, Marinello Gaspare Antonio, Vanin Orietta, Garruti Vincenzo, Trentacoste Fabrizio, Gaudiano Felicia, Perilli Gianluca, Pavanelli Emma, Maiorino Alessandra, Leone Cinzia, Nocerino Simona Nunzia, De Lucia Danila, Quarto Ruggiero, Anastasi Cristiano

Modifiche alla legge 14 agosto 1991, n. 281, in materia di animali di affezione e di prevenzione del randagismo (2573)

(presentato in data 30/03/2022).

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 29 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 4 della legge 11 dicembre 1984, n. 839, gli atti internazionali firmati dall'Italia nel periodo 16 settembre 2021-15 dicembre 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Atto n. 1139).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 24 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, la relazione sull'attività svolta dalla SIMEST SpA, quale gestore dei Fondi per il sostegno finanziario all'esportazione e alla internazionalizzazione del sistema produttivo italiano, nell'anno 2020.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XXXV-bis, n. 3).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 79 del 23 febbraio 2022, depositata il successivo 28 marzo, con la quale la Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 55 della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), nella parte in cui, mediante rinvio all'art. 300, secondo comma, del codice civile, prevede che l'adozione in casi particolari non induce alcun rapporto civile tra l'adottato e i parenti dell'adottante.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 145).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 29 marzo 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 7, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, la prima relazione della Corte dei conti sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), aggiornata al 15 marzo 2022.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti (Doc. CCLXIII-bis, n. 1).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, in data 30 marzo 2022, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità e che modifica la direttiva (UE) 2019/1937 (COM(2022) 71 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 30 marzo 2022. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 11a, 13a e 14a.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 25 al 31 marzo 2022)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 140

FREGOLENT, PILLON: sulla vicenda di un affido temporaneo di un bambino con disabilità della provincia di Treviso (4-06457) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia)

GASPARRI: su un caso di maltrattamento di una donna a Perugia (4-06322) (risp. CARTABIA, ministro della giustizia)

MAFFONI: sulla vicenda di un minore sottratto alla madre e portato in Perù dal padre (4-06642) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

MALAN: sul caso di sottrazione di una minore italo-ecuadoregna (4-06215) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

NUGNES, LA MURA: sulle condizioni di carcerazione del leader curdo Abdullah Ocalan (4-06555) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

PITTONI ed altri: sul divieto di utilizzo di lettere o simboli fonetici per ragioni di inclusività (4-06704) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione)

Interrogazioni

MANTOVANI, TONINELLI, PELLEGRINI Marco, D'ANGELO, CIOFFI, FENU, DONNO, CORBETTA, RICCIARDI, CROATTI, VANIN, PRESUTTO, LOREFICE, TRENTACOSTE, ROMAGNOLI, MAUTONE, ROMANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale e per la pubblica amministrazione. - Premesso che:

il 28 gennaio 2022 è stato pubblicato il bando per la realizzazione del polo strategico nazionale (PSN). La proposta messa a gara prevede l'investimento di 723 milioni di euro da parte del soggetto aggiudicatario per l'erogazione di servizi di "public" e "private" cloud in grado di garantire la supervisione e il controllo da parte delle autorità preposte su dati e servizi strategici. La gara europea, bandita con la vigilanza collaborativa dell'Autorità nazionale anticorruzione, prevede in particolare l'affidamento della realizzazione e della gestione di un'infrastruttura ad alta affidabilità, localizzata sul territorio nazionale e idonea ad ospitare dati e servizi pubblici considerati critici o strategici, garantendo massima sicurezza, continuità e affidabilità;

al fine di garantire la massima partecipazione, in data 14 marzo 2022, il termine per la presentazione delle offerte è stato prorogato sino al 21 marzo 2022. Le ultime notizie danno come favorito per l'aggiudicazione finale della gara, un soggetto costituito da TIM, Leonardo, Cassa depositi e prestiti e SOGEI, che sarebbe stato promosso dal Ministero per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, come si legge on line su "ilfattoquotidiano" il 21 marzo 2022;

considerato che:

come riportato nel citato articolo di stampa e rilevato dagli interroganti, nella procedura e nel progetto del PSN sarebbero emerse diverse criticità. In primo luogo, non ci sarebbe stata sufficiente trasparenza sui metodi e i criteri che hanno guidato le decisioni politiche dell'amministrazione, senza la presenza di alcun dibattito politico di rilievo;

un'altra criticità riguarda la dipendenza del progetto dai big tech americani (Microsoft, Google e Oracle), che già condizionano il mercato digitale, attraverso un forte grado di concentrazione in tale settore;

nel "vademecum per il concorrente", allegato n. 1 della documentazione relativa al bando di gara, viene esplicitamente richiesto ai partecipanti di fornire i "nominativi degli Hyperscaler (o CSP) e relativi servizi cloud per la fornitura di servizi negli ambiti Public Cloud PSN Managed, Secure Public Cloud, Hybrid Cloud on PSN Site". Tali servizi poggiano su architetture software di concezione e gestione extra europea e, anche se concesse in licenza, non essendo fornito il codice sorgente, non consentono un adeguato controllo della loro attività, con una conseguente mancata tutela della titolarità, della sicurezza e della sovranità dei dati e dei metadati;

nel progetto si prende in considerazione il rischio di "lock-in" solo a livello di infrastruttura, ma non viene preso in considerazione il "vendor lock-in" che l'adozione delle piattaforme in public cloud inevitabilmente comporta da un punto di vista di servizio. Se i carichi applicativi vengono vincolati a funzionalità, configurazioni e API di tecnologie proprietarie, in mancanza di standard aperti, il "vendor lock-in" diventa inevitabile, anche in presenza di un approccio multicloud;

mentre l'Europa ha intrapreso da circa 3 anni una molteplicità di iniziative allo scopo di promuovere una propria autonomia tecnologica nel digitale, in generale e specificatamente nel cloud (come il progetto Gaia X), nel progetto PSN non si farebbe alcun accenno a queste iniziative. In generale sembra che non ci sia l'ambizione di coordinarsi con gli altri partner europei per il buon esito del PSN;

come attualmente configurato, esso non riesce a colmare il ritardo in competenze e autonomia tecnologica nel digitale dell'Italia. Come riportato nell'articolo di stampa e a parere degli interroganti, si rischia di perdere un'occasione irripetibile per sostenere la ricerca, la formazione, l'occupazione qualificata e soluzioni innovative a livello tecnologico e di politica industriale per il nostro Paese,

si chiede di sapere:

quale sia la posizione del Governo in relazione alla strategia digitale europea e al suo obiettivo di realizzare una sovranità digitale europea, non solo a livello di controllo sui dati, ma di sviluppo di tecnologie;

quale sia il rapporto tra il PSN e tale strategia europea e quale contributo, in termini di risorse economiche, si intenda dare al suo sviluppo e successo, al fine di consentire una maggiore autonomia nel campo digitale e nell'ambito delle tecnologie di cloud computing;

se si reputi sufficientemente trasparenti i metodi e i criteri che hanno determinato le decisioni politiche sul PSN e se consideri, senza un opportuno coordinamento con gli altri partner europei, l'attuale progetto del PSN eccessivamente dipendente dai big tech americani;

se la durata della concessione di un'infrastruttura così strategica e di portata generale ad un soggetto monocratico, stabilita in 13 anni, non rischi di essere una scelta sbagliata a fronte del forte dinamismo tecnologico di queste tecnologie e della necessità di sollecitare un maggiore impulso da parte di diversi e molteplici attori di mercato a livello nazionale ed europeo;

se si ritenga che sia un requisito effettivamente indispensabile per partecipare alla gara la collaborazione degli hyperscaler e se non ritenga che l'uso dei loro servizi non comporti rischi per l'indipendenza tecnologica del nostro Paese;

in che modo, allo scopo di garantire la sovranità delle applicazioni e dei dati, si intenda assicurare che le tecnologie usate dagli hyperscaler, nativamente ipercentralizzate, siano effettivamente utilizzabili nella nuova configurazione decentralizzata, come prevista nel PSN;

se si ritenga opportuno destinare le somme già stanziate per le sole licenze per virtualizzatori, in previsione di una lievitazione ulteriore delle royalty che andranno agli hyperscaler americani e in presenza di alternative valide (open source) che potrebbero consentire la realizzazione di investimenti in ricerca, sviluppo e formazione;

se non si ritenga opportuno richiedere l'adesione a standard aperti e l'obbligo di sistemi non proprietari per la gestione dei carichi applicativi, ai sensi della normativa nazionale di riferimento e in coerenza con le linee strategiche europee che indicano open source e open standard come soluzioni da privilegiare nei sistemi digitali delle pubbliche amministrazioni europee;

come si coordinerà il PSN con i diversi cloud tematici, locali, regionali e nazionali (GARR, CSI, CINECA, eccetera), che rischiano di perdere investimenti, posti di lavoro ed eccellenze.

(3-03229)

GRIMANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

Assicurazioni Generali S.p.A. detiene 70 miliardi di debito pubblico italiano;

come noto il consiglio di amministrazione uscente della compagnia ha deliberato di presentare una propria lista di candidati, in vista del rinnovo degli organi sociali, cui sarà chiamata l'assemblea dei soci del prossimo 29 aprile 2022;

risulta anche da commenti pubblicati dalla stampa che la lista dei candidati al consiglio sia stata istruita anche sentendo il socio di maggioranza relativa Mediobanca, tanto è vero che il suo amministratore delegato, dottor Alberto Nagel, avrebbe dichiarato di conoscere in anticipo che un rappresentante del socio sarebbe stato eletto e, in effetti, il dottor Rebecchini, dirigente di Mediobanca, risulterebbe al terzo posto nella citata lista del consiglio;

risulta, altresì, all'interrogante che in vista dell'appuntamento assembleare, sin dall'autunno scorso, il socio Mediobanca avrebbe preso a prestito oltre il 4 per cento del capitale per rafforzare i propri voti a sostegno della lista del consiglio, quando ancora quest'ultima era ben lungi dall'essere stata presentata. Peraltro, tale operazione di prestito sarebbe avvenuta in violazione delle regole al di fuori di qualsiasi controllo della CONSOB;

risulta, ancora, che proprio in funzione del prossimo appuntamento assembleare, la compagnia, senza rendere nota tale circostanza al mercato, avrebbe incrementato o comunque rafforzato le relazioni in essere con alcuni fondi azionisti, affidando loro mandati del valore di decine di milioni di curo. Tra tali fondi, peraltro, vi sarebbero Amundi e Blackrock;

ancora non è chiaro come la compagnia si sia mossa nel passato e intenda muoversi rispetto agli asset detenuti nella Federazione russa e alle attività che essa gestisce e svolge in quel mercato;

rispetto a tutto quanto descritto, risulterebbe una totale inazione da parte della CONSOB,

si chiede di sapere se siano stati rispettati gli obblighi informativi a carico della CONSOB nei confronti del Governo, previsti dall'articolo 1 del decreto-legge n. 95 del 1974 e comunque quali iniziative s'intenda assumere a tutela del mercato.

(3-03230)

LA MURA, MORONESE, NUGNES, LEZZI, MORRA, LANNUTTI, DI MICCO, GIANNUZZI, ANGRISANI, ABATE - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione. - Premesso che:

l'art. 1 della legge 5 aprile 1985, n. 124, ha consentito assunzioni di personale operaio con contratto a tempo indeterminato e a tempo determinato a supporto del Corpo forestale dello Stato per la conservazione e la protezione dei beni indicati negli articoli 68 e 83 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616;

la norma, stabilendo che "Le assunzioni e il trattamento economico sono regolati dalle norme sulla disciplina del contratto collettivo nazionale di lavoro e da quelle sul collocamento", ha riconosciuto natura privatistica al rapporto di lavoro del personale operaio;

in seguito, l'art. 5 della legge 6 febbraio 2004, n. 36, ha previsto la possibilità di assumere il personale operaio a supporto delle attività istituzionali del Corpo forestale dello Stato, e non solo di quelle di conservazione e protezione dei beni indicati negli articoli 68 e 83, chiarendo così che gli operai contribuiscono alle attività istituzionali. Tuttavia, la norma non ha operato alcuna modifica in ordine alla natura giuridica del rapporto di lavoro, che ha continuato ad essere sottoposto al contratto collettivo nazionale di lavoro per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria;

la situazione è rimasta immutata anche a seguito dell'entrata in vigore della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, il cui articolo 18, nel prevedere il subentro dell'Arma dei Carabinieri nei rapporti giuridici attivi e passivi del Corpo forestale dello Stato, non ha sviluppato un percorso, né di salvaguardia né di progressiva valorizzazione delle professionalità esistenti;

considerato che:

gli operai svolgono mansioni di diversa natura. Ad esempio, ci sono operai agrari e forestali, quelli che svolgono l'attività di falegname, gli operatori esperti antincendio e per attività di divulgazione ed educazione ambientale, gli operai addetti ai terminali evoluti e all'acquisizione e registrazione dei dati, e gli operai che svolgono la funzione di assistente tecnico di laboratorio di analisi;

inoltre, nel corso degli anni è stato assunto anche personale altamente specializzato, in possesso dei medesimi titoli di studio richiesti per i funzionari appartenenti ai ruoli, come il diploma di laurea in psicologia, economia, ingegneria ed altro, per prestare servizio non solo presso i 28 uffici territoriali per la biodiversità sul territorio italiano, ma anche negli uffici dei comandi regionali e provinciali, nella scuola di formazione di Cittaducale, negli uffici dell'ispettorato generale anche in assegnazione presso gli uffici del gabinetto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nonché alla Corte dei conti;

gli operai forestali corrispondono a circa il 18 per cento del personale di ruolo in servizio al 31 dicembre 2016 e a circa il 15 per cento della dotazione organica. Delle 1.400 unità, che fino al 31 dicembre 2016 svolgevano il loro operato alle dipendenze del Corpo forestale dello Stato, circa 120 operai sono assunti con contratti di lavoro a tempo determinato, 1.007, invece, sono stati assunti da O.T.D. a O.T.I. il 1° novembre 2008, contravvenendo alle norme sulla stabilizzazione del personale a tempo determinato nella pubblica amministrazione disposta nell'articolo 1, commi 519 e 521, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), il restante personale è stato assunto a tempo indeterminato ai sensi dell'articolo 1 comma 4 della legge 5 aprile 1985, n. 124, prima della legge finanziaria per il 2007;

ad avviso degli interroganti appare irragionevole assoggettare ad un diverso regime giuridico il rapporto di lavoro degli operai forestali rispetto a quello del personale appartenente ai ruoli, atteso che le mansioni svolte dal personale operaio derivano dallo svolgimento di compiti istituzionali e concorrono alla realizzazione degli interessi della collettività;

la necessità di rivedere la natura giuridica del rapporto di lavoro risulta impellente, alla luce della necessità di salvaguardare professionalità preziose anche in vista degli impegni che l'Italia ha assunto con il piano nazionale di ripresa e resilienza, e, in particolare, nella missione 2 "rivoluzione verde e transizione ecologica";

di recente, a conclusione di un'indagine che ha riguardato una pluralità di soggetti, tra cui il sindaco di Sabaudia (Latina), sarebbe emerso che gli operai forestali venivano impiegati per svolgere lavori presso il Comune nell'ambito di uno scambio di favori, come riportato, ad esempio, dal giornale on line "iltempo" del 22 febbraio 2022;

ad avviso degli interroganti, il verificarsi di situazioni di questo tipo è favorito dall'attuale qualificazione giuridica del rapporto di lavoro del personale operaio, atteso che è sufficiente una disposizione di servizio per impiegare gli operai presso soggetti terzi, siano essi pubblici o privati;

in sede di esame del disegno di legge AS 2448 "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024", il Governo ha approvato l'ordine del giorno G/2448/200/5, presentato dalla prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo, contenente l'impegno a valutare l'opportunità di intraprendere iniziative dirette a consentire che il personale operaio sia inserito in sovrannumero nei ruoli del Ministero della difesa e inquadrato nel contratto collettivo nazionale di lavoro di diritto pubblico applicato al personale ministeriale,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti o di altri elementi al riguardo e se ritengano, nei limiti delle proprie competenze, in ossequio all'impegno assunto in forza del citato ordine del giorno, di assumere iniziative dirette a consentire che il personale operaio sia inserito in sovrannumero nei ruoli del Ministero della difesa e inquadrato nel contratto collettivo nazionale di lavoro di diritto pubblico applicato al personale ministeriale.

(3-03231)

CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

alla periferia ovest di Terni, l'area denominata "Maratta", che il piano regolatore comunale (PRG) vigente, approvato il 15 dicembre 2008, destinava, in quanto zona D4F, ad infrastrutture tecniche per industria e artigianato, nonché a verde pubblico in parchi territoriali, con relative viabilità e parcheggi (zone F) e a spazi pubblici attrezzati a parco (zone G), è oggetto, al presente, di un'accesa controversia a causa di una proposta di variante parziale;

se accolta, detta proposta, che coinvolge 43 particelle del foglio catastale n. 82, sacrificherebbe superfici già votate a verde e parcheggi alla viabilità interna della zona e ad un più funzionale innesto di quella nella strada di Maratta bassa, che con il completamento dell'anello viario sarebbe sgravata dal traffico in uscita verso nord;

l'anello, però, ricade in gran parte, così come una fascia di parcheggi, sulle particelle assoggettate a vincolo archeologico ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, recante il "Codice dei beni culturali e del paesaggio", con previsione nel PRG di destinazione a parco archeologico (zona F43) per la presenza di un insediamento pre-romano esteso a nord e a sud della strada statale 675, scoperto alla fine del secolo scorso e parzialmente indagato dalla competente Soprintendenza a partire dal 1999, mediante saggi di scavo, che ha restituito importanti stratigrafie relative alle fasi di occupazione protostorica e arcaica;

quanto alla proprietà dell'area, risulta all'interrogante che nel 2008 il Comune di Terni assegnò direttamente un'area PAIP alla società Edilstart, in violazione del regolamento comunale, sul presupposto che, realizzando quella un museo dello sport accanto alle previste aree commerciali, la cessione di detta superficie rispondesse all'interesse pubblico. Il progetto, però, non fu eseguito e la proprietà passò dalla Edilstart alla Cosmo S.p.A., quindi alla MareBlu S.p.A., che oggi la detiene;

considerato che:

la variante parziale al PRG, redatta dalla Direzione urbanistica del Comune su mandato della Giunta (10 gennaio 2019) a seguito di un'istanza della Cosmo S.p.A., sottrarrebbe al futuro parco archeologico ben 2.850 metri quadrati, intaccando anche parte dell'area assoggettata a vincolo diretto con decreto del direttore regionale dell'Umbria datato 20 giugno 2008, valutata di particolare interesse scientifico;

in sede di conferenza dei servizi, però, con nota del 10 gennaio 2020, l'Ufficio di tutela territoriale del Ministero della cultura (allora guidato da Marica Mercalli), pur cosciente dell'altissimo rischio archeologico di Maratta, non ha respinto recisamente il progetto comunale, riconoscendolo incompatibile con le patenti esigenze di tutela e conoscenza, ma ha prescritto l'esecuzione di un'indagine preliminare estensiva, riservandosi di rendere il parere sulla fattibilità dell'intervento edificatorio all'esito della stessa. Uguale valutazione e prescrizione ha espresso il soprintendente ABAP in carica, Elvira Cajano, nella nota del 28 aprile 2021;

valutato che:

non solo l'antichità dell'antropizzazione di Maratta, ma anche la sua natura di insediamento sparso di valle, sorto per di più in ambiente paludoso e con notevole differenza stagionale del livello delle acque, rendono il caso ternano assai peculiare, nel quadro del popolamento dell'Umbria meridionale protostorica. Tracce di attività produttive e di pratiche rituali sembrano inoltre poter restituire, a patto di dare spazio e tempo alla ricerca scientifica, una realtà più complessa di quella che ci si attenderebbe dalla mera destinazione ad uso residenziale del sito;

numerose e autorevoli voci, sia della politica locale (il consigliere comunale Michele Rossi, ad esempio, ha scritto al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della cultura) sia dell'associazionismo culturale locale, si stanno levando a favore della difesa dell'area di Maratta dall'intervento necessariamente invasivo previsto dalla citata variante, consapevoli dell'interesse superiore di preservarla per consentire allo Stato e agli enti locali, quando finalmente vorranno assumersi le proprie responsabilità, di recuperare e mettere massimamente in valore i suoi "tesori";

l'11 marzo 2022 il problema è stato trattato in un convegno ad hoc (si veda "Area archeologica di Maratta: a Terni un convegno dedicato" su "umbriaON") e il 24 l'archeologa ternana Valentina Leonelli è stata audita in I Commissione al Consiglio comunale, su sua richiesta, per esporre nel merito le ragioni della tutela e le rilevanti prospettive di valorizzazione a fini culturali dell'area di Maratta (si veda "Nuovo Globo Maratta, appelli e lacrime: 'Lì sotto la Terni che attende luce da millenni'" su "Umbria24"),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto e non ritenga di investire la competente Direzione generale ABAP, nonché il Consiglio superiore dei beni culturali, del compito di valutare se sia lecito che a Maratta di Terni, qualora fosse approvata la variante al PRG prodromica alla costruzione di un centro commerciale, che ridurrebbe considerevolmente l'estensione della superficie destinata a parco archeologico, si compiano operazioni preliminari che sottoporrebbero l'area vincolata ad uno stress potenzialmente fatale;

se non condivida il timore di quanti reputano che una posizione debole della Soprintendenza ABAP dell'Umbria, qual è l'attuale, conciliante ad ogni costo con le pretese dei privati, potrebbe causare un danno irreversibile a vestigia che, non avendo carattere monumentale, e considerata anche la quota di affioramento alquanto superficiale, rischiano di essere spazzate via insieme ad una pagina non altrimenti recuperabile della storia di Terni e dell'Italia centrale, procurando un danno irreversibile al patrimonio culturale del Paese.

(3-03232)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

FATTORI, DE FALCO - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

la Leonardo S.p.A., azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell'aerospazio e della sicurezza, ha come suo maggiore azionista il Ministero dell'economia e delle finanze, che possiede una quota di circa il 30 per cento. Da oltre un secolo al fianco delle forze armate, fornisce sistemi di difesa, leader nell'aerospazio difesa e sicurezza;

con un comunicato stampa Leonardo ha annunciato un piano "di ristrutturazione ed efficientamento" della propria divisione elettronica, che prevede la chiusura di 11 siti in tutta Italia, tra cui quello di Pomezia (Roma), finora definito dalla stessa Leonardo "di grande modernità";

considerato che:

la società è economicamente florida, è da sempre protagonista dei principali programmi strategici internazionali e partner tecnologico di governi, amministrazioni, istituti e imprese. Si stima che il suo portafoglio ordini del 2020 arrivi a 13,8 miliardi di euro;

la "transumanza" di donne e uomini verso la sede di Roma in via Tiburtina appesantirebbe un'area già messa alla prova dal flusso quotidiano di mezzi pubblici, mezzi pesanti, auto private. Inoltre tale operazione impoverirebbe ulteriormente un territorio, quello di Pomezia, che nel corso degli anni ha visto il trasferimento di numerosi centri produttivi e di servizi (come i dipartimenti di prevenzione della ASL 6 o la sede medico-legale dell'INPS),

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano agire per quanto di loro competenza, essendo la Leonardo un'azienda a partecipazione statale, per evitare la chiusura dello stabilimento di Pomezia e i ricordati spostamenti delle persone che vi prestano la propria attività.

(4-06869)

TONINELLI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

dal 2016 è attivo presso l'ospedale di Cremona un percorso unitario e completo, interamente dedicato alla senologia oncologica, denominato "Area donna", che, attraverso la multidisciplinarietà dell'assistenza, consente la completa integrazione tra tutte le strutture dedicate alla salute della donna nella sua globalità: dalla prevenzione, alla diagnosi precoce, fino al trattamento chirurgico oncologico e plastico dei tumori della mammella e dell'apparato genitale femminile;

la scelta di collocare una struttura di tale importanza strategica a Cremona non fu casuale dal momento che, in quest'area, il tasso di mortalità registrato per le malattie oncologiche è, ancora oggi, in assoluto il più alto rispetto al resto d'Italia, con un'incidenza di decessi nettamente più alta rispetto a tutte le altre regioni della penisola, essendo la stessa Cremona la seconda città più inquinata d'Europa, secondo quanto dichiarato lo scorso 17 giugno 2021 dall'AEA (Agenzia europea dell'ambiente);

il centro rappresenta, da anni, non solo un punto di riferimento essenziale per le donne del territorio che possono accedere a un percorso unico di presa in carico dalla diagnosi alla guarigione, ma anche un fiore all'occhiello della sanità cremonese rientrando, tra l'altro, tra le 20 strutture che in Italia sono certificate, a livello europeo, con il bollettino "Eusoma" da parte dell'European society of breast cancer specialists, il massimo organismo scientifico europeo che si occupa di tumore al seno e che assegna tale riconoscimento solo alle breast unit che soddisfano determinati livelli di qualità, multidisciplinarità e numero di interventi;

considerato che:

nel mese di agosto 2021 è stato approvato dalla Regione Lombardia il nuovo piano organizzativo aziendale strategico (POAS) presentato dall'ASST di Cremona che prevede la riorganizzazione e l'accorpamento di alcune unità operative e che vede il percorso "Area donna" non più come una realtà facilitata e protetta ma con delle prestazioni che dovranno ora essere svolte in condivisione con altre aree oncologiche nell'ambito di un più vasto "cancer center", di fatto smembrando un percorso unitario e virtuoso che contribuiva a garantire una certa "serenità" alle donne almeno sotto il profilo della continuità e della specificità del percorso di cura;

la situazione è già particolarmente drammatica per l'enormità dei tempi d'attesa per l'esecuzione, presso il medesimo ospedale, di semplici ma fondamentali esami di radiologia diagnostica come la mammografia o l'ecografia dell'addome completo a causa di agende del tutto bloccate da ormai 5 anni che costringono i pazienti a rivolgersi, sempre più spesso, a strutture limitrofe e, in extremis, al privato, con la conseguenza di frammentare il percorso diagnostico ed allungare i tempi di gestione della malattia;

l'abbandono da parte di tre radiologhe, sempre nell'ambito di un processo di ridimensionamento ormai avviato di Area donna, ha già compromesso la possibilità della struttura di erogare le mammografie, tra l'altro gratuite, obbligando tante pazienti a rivolgersi alla LILT locale, con un calo degli esami rispetto al 2019 di circa il 33,70 per cento (pari a 5.431 esami in meno),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali misure di competenza intenda adottare nell'ottica di salvaguardare l'interesse delle pazienti oncologiche, che rischia di essere tristemente trascurato nell'ambito di un'attività di riorganizzazione sanitaria da parte della Regione Lombardia che, ad avviso dell'interrogante, sempre più spesso, trascura la persona e i suoi bisogni.

(4-06870)

GASPARRI, MALLEGNI - Ai Ministri dello sviluppo economico e della difesa. - Premesso che:

in questi giorni sono emerse vicende complesse relative alla possibile vendita di armamenti di vario tipo prodotto dalla società italiane Leonardo e Fincantieri alla Colombia;

sono in corso delle verifiche su questi fatti da parte delle citate società;

la 4a Commissione permanente (Difesa) del Senato si sta occupando dell'import-export di armi con la procedura dell'affare assegnato;

tale attività deve avvenire nel quadro delle norme vigenti, che prevedono un rapporto diretto tra Governi, non consentendo improprie attività di intermediazione,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo sull'operato delle società a partecipazione pubblica, Leonardo e Fincantieri, nella vicenda relativa alla possibile vendita di armamenti alla Colombia;

se risulti ai Ministri in indirizzo, secondo quanto già emerso, che Leonardo avesse già un'interlocuzione con la Colombia di cui aveva interessato lo Stato italiano tramite il Ministero della difesa, prima che si fosse attivato in Leonardo un canale parallelo con l'ex Presidente del Consiglio dei ministri, Massimo D'Alema, intervenuto nel quadro di sue attività volte a promuovere l'attività di imprese italiane;

se risulti altresì, sempre stando a quanto emerso da organi di stampa, che Leonardo abbia predisposto una bozza di contratto mai perfezionata, destinata allo studio legale Robert Allen Law di Miami, segnalato da D'Alema quale intermediario dell'operazione;

se tale bozza, che ha avuto ampio risalto nei programmi di informazione, prevedesse per Allen un incarico di vendita alla Colombia di un minimo di 6 aerei M-346 per un importo "superiore a 350 milioni di euro" e un compenso, sotto forma di success fee, pari al "2 % del venduto" senza un tetto;

se tale accordo, non perfezionato a causa dell'attenzione mediatica, sia stato scritto nonostante Leonardo avesse già una collaborazione con un'altra società come intermediario ufficiale in Colombia;

se con tale società, la colombiana "Aviatek" di Louis Zapata, Leonardo abbia perfezionato già nell'aprile 2021 un contratto di promozione commerciale per la vendita di 5 aerei M346 allo Stato colombiano;

se tale contratto avesse previsto le seguenti condizioni per Aviatek: 4 per cento del venduto con un CAP, un tetto massimo di 10 milioni di euro.

(4-06871)

LANIECE - Al Ministro della salute. - Premesso che:

il piede diabetico, fonte di sofferenza per il paziente e di aumento dei costi sociali, rappresenta un quadro clinico complesso ad elevato rischio di amputazione, che richiede un approccio multidisciplinare quanto più tempestivo possibile;

tra le figure che compongono il team assistenziale e di cura del piede diabetico, le linee guida nazionali ed internazionali annoverano il podologo come elemento imprescindibile in grado di intervenire nelle fasi precoci della patologia, identificando le condizioni cliniche che necessitano di approfondimento specialistico e incidendo sul tempo e sui costi di gestione;

le stesse linee guida dell'IWGDP ("International world group of diabetic foot") e della SID (Società italiana di diabetologia) collocano il podologo nei 3 livelli di gestione del piede diabetico, dove nel primo livello affianca il medico di base per un'assistenza territoriale capillare, mentre nel secondo e terzo livello è inserito nell'équipe multidisciplinare che lavora nelle fasi acute della patologia;

considerato che:

questo quadro prospettato dalle evidenze scientifiche non è però suffragato dai fatti: a causa dell'assenza delle prestazioni podologiche all'interno del nomenclatore tariffario nazionale dei LEA, il podologo è assente dall'équipe di gestione del piede diabetico su tutto il territorio italiano, salvo sporadiche realtà regionali che hanno previsto la figura del podologo nei centri di secondo e terzo livello;

ad esempio, nell'atto deliberativo n. 698 del 19 luglio 2016 della Regione Toscana, il percorso diagnostico terapeutico assistenziale fa riferimento all'introduzione del podologo territoriale, permettendo la realizzazione di progetti sperimentali di collaborazione con le associazioni di pazienti e le strutture della rete diabetologica: queste esperienze hanno prodotto un incremento degli accessi ad ambulatori specialistici di pazienti ad alto rischio ulcerativo (166 per cento), una contestuale riduzione di accessi impropri (del 56 per cento) e un'azione di monitoraggio costante attraverso lo screening delle complicanze, fungendo da sentinella attiva anche in periodo pandemico;

tenuto conto infine che:

un modello di integrazione del podologo sul territorio si rende particolarmente necessario anche a fronte dei previsti interventi di riorganizzazione della sanità in ottica di maggiore prossimità e domiciliarità delle cure dettati dall'emergenza sanitaria da COVID-19;

un modello di integrazione del podologo sul territorio non sarà concretizzabile sino a quando le prestazioni podologiche non saranno presenti nei LEA,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e se non ritenga necessario integrare le prestazioni podologiche nel nomenclatore tariffario dei livelli essenziali di assistenza.

(4-06872)

PILLON - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

nel mese di gennaio 2022, a seguito dell'entrata in vigore del decreto-legge 7 gennaio 2022, n. 1, era stata lanciata on line la petizione "No alla DAD per gli studenti senza green pass", che chiedeva il ritiro delle disposizioni contenute nell'art. 4 del decreto, riguardanti la gestione dei casi di positività all'infezione da SARS-CoV-2 nel sistema educativo, scolastico e formativo, con particolare riferimento alla previsione secondo cui, nelle classi delle scuole medie in cui si accertino due casi di positività, siano ammessi all'insegnamento in presenza solo gli studenti negativi al COVID, che esibiscano certificato verde rafforzato, mentre gli altri studenti siano obbligati a seguire le lezioni in modalità di didattica a distanza;

a lanciare la petizione era stato il gruppo "Scuola uguale x tutti", costituitosi sui social network, che conta quasi 1.500 iscritti sulla sua pagina "Facebook";

a partire dall'8 febbraio 2022 alcuni rappresentanti del gruppo avevano tentato di mettersi in contatto con il Ministro in indirizzo per chiedere un confronto pubblico sul contenuto della citata petizione, nonché della petizione "No alla discriminazione nella scuola", riguardante sempre le normative assunte a quel tempo dal Governo in materia di gestione dell'emergenza in ambito scolastico (le due petizioni hanno registrato insieme più di 10.000 firme);

nonostante la richiesta di confronto sia stata reiterata a mezzo mail, a mezzo PEC e a mezzo di raccomandate postali, non era pervenuto alcun riscontro da parte del Ministro in indirizzo, neppure per motivare il diniego alla richiesta;

invero, il professor Saverio Mauro Tassi, rappresentante di "Scuola uguale x tutti", docente di filosofia, storia ed educazione civica al liceo scientifico statale "Einstein" di Milano, al fine di sostenere la richiesta di pubblico confronto, aveva portato avanti due scioperi della fame, uno a febbraio 2022 della durata di 12 giorni, un altro a marzo 2022, per 20 giorni;

inoltre, dal 7 marzo 2022, il professor Tassi dorme in una tenda piantata davanti alla scuola in cui lavora, per ottenere un confronto col Ministro o quanto meno una risposta motivata alle richieste inviategli;

sempre il professor Tassi, il 14 febbraio scorso, aveva avuto un colloquio telefonico in viva voce, alla presenza di funzionarie dell'USR della Lombardia, con il direttore dottoressa Celada, la quale si sarebbe impegnata a riferire la richiesta di "Scuola uguale x tutti" al Ministro, tramite una relazione ufficiale;

considerato che, nonostante i successivi provvedimenti assunti dal Governo, il tema del rischio di discriminazione tra studenti in ambito scolastico non si esaurisce, ma rimane certamente un problema sentito e di grande attualità, sia in ambito politico che nella società civile e che, pur auspicando il contrario, potrebbe riproporsi in un prossimo futuro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda accogliere la richiesta di pubblico confronto con i rappresentanti di "Scuola uguale x tutti" o, perlomeno, se intenda motivare la mancata risposta alle istanze più volte da questi avanzate.

(4-06873)

ROJC - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il comma 103 dell'art. 1 della legge 31 dicembre 2021, n. 234, stabilisce che "Al fine di garantire la tutela delle prestazioni previdenziali in favore dei giornalisti, con effetto dal 1° luglio 2022, la funzione previdenziale svolta dall'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani 'Giovanni Amendola' (INPGI) ai sensi dell'articolo 1 della legge 20 dicembre 1951, n. 1564, in regime sostitutivo delle corrispondenti forme di previdenza obbligatoria, è trasferita, limitatamente alla gestione sostitutiva, all'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) che succede nei relativi rapporti attivi e passivi";

il comma 113 stabilisce che "Al fine di favorire una rapida ed efficace integrazione delle funzioni, è costituito un Comitato di integrazione composto dal direttore generale e da tre dirigenti dell'INPGI, in carica alla data del 31 dicembre 2021, nonché da quattro dirigenti incaricati di funzioni di livello dirigenziale generale dell'INPS, coordinati dal direttore generale dell'INPS, con il compito di pervenire all'unificazione delle procedure operative e correnti entro il 31 dicembre 2022"; il comitato esercita tali funzioni fino al 30 giugno 2022;

la prestazione "ex fissa" è una "prestazione previdenziale integrativa di natura contrattuale", come si legge nell'atto di nascita della convenzione sull'ex fissa del 15 luglio 1985 firmato da FIEG, FNSI e Intersind;

nell'atto istitutivo del fondo è stata creata una gestione speciale presso l'INPGI, dove gli editori devono versare il contributo obbligatorio "con le stesse modalità previste per le assicurazioni sociali obbligatorie";

si stima che siano oltre 2.000 i giornalisti in attesa di ricevere questa prestazione, per un importo lordo vicino ai 140 milioni di euro, il cui pagamento consentirebbe allo Stato di incamerare imposte per circa 50 milioni; quantunque non iscritto alla COVIP, che all'epoca non esisteva, il fondo ex fissa ha ricevuto riconoscimento ufficiale con l'art. 59, comma 28, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, che lo ha definito "fondo integrativo di previdenza per i giornalisti professionisti";

il fondo è citato in 15 relazioni della Corte dei conti relative ai bilanci INPGI dal 1996 al 2019, in cui è definito "fondo integrativo di previdenza dei giornalisti italiani" o "fondo di previdenza integrativa dei giornalisti" oppure "fondo contrattuale denominato ex fissa" o "fondo integrativo contrattuale ex fissa";

il fondo ex fissa è stato considerato previdenza e non retribuzione differita dalla sentenza della Corte di cassazione n. 6137 del 9 marzo 2017;

tenuto conto che, sulla base della convenzione sull'ex fissa del 15 luglio 1985, è fatto obbligo ai datori di lavoro versare al fondo un contributo addizionale dell'1,50 per cento; tali somme continuano a affluire al fondo speciale ex fissa amministrato dall'INPGI;

considerato che le parti sociali avevano introdotto presso l'INPGI dall'aprile 2009 un fondo contrattuale addizionale (0,60 per cento della retribuzione imponibile, di cui lo 0,50 per cento a carico del datore di lavoro e lo 0,10 per cento a carico del giornalista dipendente) a contabilità separata, per "far fronte alle finalità sociali che le parti, nell'esercizio della propria autonomia, valuteranno come meritevoli di tutela";

dato atto, altresì, che tale fondo dovrebbe avere una dotazione attiva di circa 40 milioni di euro,

si chiede di sapere:

quale sia la situazione reale dei crediti maturati dai giornalisti aventi titolo a percepire l'indennità cosiddetta ex fissa, sia ante 2015 che dal 1° gennaio 2015, data di entrata in vigore dell'accordo del 24 giugno 2014 di gestione speciale;

quante entrate lo Stato ricaverebbe di IRPEF dal pagamento di tutto il debito ex fissa che ammonterebbe a circa 50-60 milioni di euro;

a quanto ammonti il debito complessivo dell'ex fissa e quanti siano i giornalisti pensionati creditori che attendono anche dal settembre 2010;

dove sia collocato il fondo e dove lo sarebbe dopo il 1° luglio 2022;

quali iniziative, per quanto di rispettiva competenza, intendano adottare al fine di salvaguardare una forma di risparmio costituzionalmente garantita dei giornalisti in attività e in pensione beneficiari del fondo integrativo ex fissa.

(4-06874)

SANTANGELO, LANZI, MARINELLO, DI GIROLAMO, PELLEGRINI Marco, LEONE, CROATTI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

la legge n. 160 del 2019 (legge di bilancio per il 2020), all'articolo 1, commi 29 e seguenti, ha messo a regime fino al 2024 una forma di finanziamento in favore dei Comuni introdotta in prima istanza con l'articolo 30 del decreto-legge n. 34 del 2019 ("decreto crescita"), che prevede lo stanziamento di un contributo finalizzato alla realizzazione di opere pubbliche in materia di efficientamento energetico, ricomprendendo gli interventi volti all'efficientamento dell'illuminazione pubblica, al risparmio energetico degli edifici di proprietà pubblica e di edilizia residenziale pubblica, nonché l'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, ovvero in materia di sviluppo territoriale sostenibile, laddove tale formula fa riferimento agli interventi in materia di mobilità sostenibile, quelli per l'adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale e anche l'abbattimento delle barriere architettoniche;

lo stanziamento complessivo delle risorse per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024 è pari a 500 milioni di euro. Come criterio di ripartizione tra i Comuni è stato individuato quello demografico, ovverosia basato sulla popolazione residente. Di conseguenza, ai Comuni con popolazione inferiore o uguale a 5.000 abitanti è assegnato un contributo pari a 50.000 euro, ai quelli con popolazione compresa tra 5.001 e 10.000 abitanti viene assegnato un contributo pari a 70.000 euro, ai Comuni, come quello di Trapani, con popolazione compresa tra 50.001 e 100.000 abitanti viene assegnato un contributo pari a 170.000 euro, e così via fino alla soglia massima di 250.000 euro di contributo per i Comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti. Il contributo assegnato per ciascuna soglia è stato raddoppiato per l'anno 2021 ad opera dell'articolo 47 del decreto-legge n. 104 del 2020. Di conseguenza, ai Comuni con popolazione compresa tra 50.001 e 100.000 abitanti viene assegnato un contributo pari a 340.000 euro;

con due successivi decreti risalenti rispettivamente al 30 gennaio 2020 e all'11 novembre 2020, il Ministero dell'interno ha proceduto all'assegnazione delle risorse ai Comuni, per un ammontare complessivo di un miliardo di euro. L'erogazione avviene in due differenti momenti: la prima quota integrativa, pari al 50 per cento, previa verifica dell'avvenuto inizio dei lavori entro il 15 settembre 2021 da effettuare tramite sistema di monitoraggio delle opere pubbliche (MOP) della banca dati delle pubbliche amministrazioni (BDAP). Quindi, l'unico requisito da soddisfare per ottenere il contributo è rappresentato dall'inizio dei lavori entro il 15 settembre 2021;

l'articolo 6 del citato decreto del Ministero dell'interno 30 gennaio 2020, in conformità con quanto disposto dall'articolo 1, comma 36, della legge n. 160 del 2019, assegna allo stesso Ministero dell'interno in collaborazione con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un controllo a campione sulle opere pubbliche oggetto del contributo;

nell'ambito di tale finanziamento, il Comune di Trapani ha avviato il progetto recante "lavori di manutenzione straordinaria finalizzati all'abbattimento delle barriere architettoniche e percettive della via G.B. Fardella nel tratto compreso tra gli incroci con la via A. Scontrino e la via Marsala" presentato nel settembre 2021;

tuttavia, la realizzazione del progetto, sin dall'inizio dei lavori e in misura crescente dal momento che lo stato di avanzamento consentiva un primo parziale riscontro anche visivo, ha destato non poche perplessità nella cittadinanza fino a divenire nell'ultimo mese il principale argomento di dibattito per i media e le istituzioni locali. Dibattito che ha acquisito rilievo nazionale il 23 marzo 2022 a seguito del servizio dal titolo "Profondo rosso a Trapani" mandato in onda nel corso del programma "Striscia la Notizia". Più nel dettaglio, il servizio solleva diverse criticità sull'opera risultante dalla parziale realizzazione dei lavori e in particolare sulla conformità delle nuove infrastrutture tattili con le disposizioni di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992 (codice della strada). Tra gli interrogativi sollevati dal servizio dell'inviata Stefania Petyx, si riscontra, ad esempio, la presenza di un tombino collocato nel mezzo dei percorsi tattili e il rapido deperimento dei mattoni carrabili della pista tattile collocati presso negli attraversamenti pedonali. Ma a destare maggiore perplessità sarebbe la mancata conformità con la normativa codicistica degli attraversamenti pedonali, realizzati con strisce bianche su fondo rosso. L'opera appare in contrasto con l'articolo 137 del regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada adottato con decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992 laddove si prevedono come colorazioni della segnaletica orizzontale il bianco, il giallo, l'azzurro o il giallo alternato con il nero;

a riprova, si cita altresì l'art. 145 del regolamento, a norma del quale "Gli attraversamenti pedonali sono evidenziati sulla carreggiata mediante zebrature con strisce bianche parallele alla direzione di marcia dei veicoli" nonché l'art. 155 precisante che "Nessun altro segno non rimovibile è consentito sulle carreggiate stradali, soggette a pubblico transito all'infuori di quelli previsti dalle presenti norme". Interpretazione confermata anche dal decreto ministeriale n. 777 del 2006 del Ministero dei trasporti (direttiva sulla corretta ed uniforme applicazione delle norme del codice della strada in materia di segnaletica e criteri per l'istallazione e la manutenzione), che sottolinea come l'illusione che l'attraversamento pedonale così realizzato risulti meglio visibile è presto smentita dal tempo e dall'immediata constatazione che utilizzando un qualsiasi colore di fondo diverso dal grigio scuro o dal nero del conglomerato bituminoso si riduce il rapporto di contrasto tra i colori e si riduce quindi anche la visibilità dell'attraversamento. A suggellare tale divieto anche l'orientamento consolidato della giurisprudenza contabile espresso con sentenza della Corte dei conti, sezione del Veneto, n. 38 depositata il 14 marzo 2017;

nel servizio, il sindaco di Trapani, intervistato dall'inviata di Striscia la Notizia, Stefania Petyx, afferma di avere ricevuto il parere favorevole da parte dei vigili urbani sulle opere realizzate. Tuttavia di tale parere non v'è traccia tra la documentazione ostesa dal Comune di Trapani in ottemperanza all'istanza di accesso agli atti avanzata dalla consigliera comunale Anna Garuccio. Dalla medesima documentazione è emerso, altresì, che gli attraversamenti pedonali rialzati posti sulla via Fardella e indicati nel computo metrico estimativo progettuale non soddisferebbero i requisiti di lunghezza minima previsti dalla normativa di riferimento. Nel caso, invero, si tratterebbe di dossi. A tal riguardo si richiama la circolare n. 3698/2001 del Ministero dei lavori pubblici dov'è espressamente affermato che "La lunghezza interessata dal rialzo supera in genere quella dei normali veicoli (10-12 m), in caso contrario vengono classificati come dossi". Tuttavia, dai rilievi effettuati sul luogo, si è stabilito che l'altezza di tali manufatti, che oscilla tra i 10 e i 14 centimetri, li rende non conformi alla disposizione di cui all'articolo 179 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 495 che ne indica la misura massima in 7 centimetri nelle strade a 30 chilometri orari come la via Fardella;

dalle copiose notizie di stampa pubblicate dai media locali vengono riportate ulteriori criticità notate dai cittadini nell'esecuzione dei lavori, come ad esempio: il rapido deperimento di alcune mattonelle tattili che si erano frantumate nei giorni seguenti alla loro installazione; il numero spropositato di attraversamenti pedonali (74) in una strada di 1.200 metri e il fatto che sul 60 per cento di questi insistono tombini o caditoie (fattispecie non prevista dal progetto); il notevole ritardo sul completamento dei lavori, attualmente in corso, inizialmente previsto per metà gennaio,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire ai sensi dell'art. 1, comma 36, della legge n. 160 del 2019 ovvero tramite propri autonomi poteri ispettivi, al fine di eseguire un controllo sulla realizzazione dei lavori di abbattimento delle barriere architettoniche da parte del Comune di Trapani per verificare che essi siano realizzati a regola d'arte e conformemente alle disposizioni del codice della strada nonché del relativo regolamento attuativo.

(4-06875)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il comma 103 dell'art. 1 della legge 31 dicembre 2021, n. 234 (legge di bilancio per il 2022), stabilisce che "al fine di garantire la tutela delle prestazioni previdenziali in favore dei giornalisti, con effetto dal 1° luglio 2022, la funzione previdenziale svolta dall'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani 'Giovanni Amendola' (INPGI) ai sensi dell'articolo 1 della legge 20 dicembre 1951, n. 1564, in regime sostitutivo delle corrispondenti forme di previdenza obbligatoria, è trasferita, limitatamente alla gestione sostitutiva, all'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) che succede nei relativi rapporti attivi e passivi";

inoltre, il comma 113 stabilisce che "al fine di favorire una rapida ed efficace integrazione delle funzioni, è costituito un Comitato di integrazione composto dal direttore generale e da tre dirigenti dell'INPGI, in carica alla data del 31 dicembre 2021, nonché da quattro dirigenti incaricati di funzioni di livello dirigenziale generale dell'INPS, coordinati dal direttore generale dell'INPS, con il compito di pervenire all'unificazione delle procedure operative e correnti entro il 31 dicembre 2022" e che il comitato esercita tali funzioni fino al 30 giugno 2022;

la prestazione chiamata ex fissa è una "prestazione previdenziale integrativa di natura contrattuale", come si legge nell'atto di nascita della convenzione sull'ex fissa del 15 luglio 1985 firmato da FIEG, FNSI e Intersind;

nell'atto istitutivo del fondo gli editori devono versare il contributo obbligatorio "con le stesse modalità previste per le assicurazioni sociali obbligatorie". In altre parole convergono nel fondo costituito presso l'INPGI regolato dal cosiddetto allegato G del contratto di lavoro giornalistico e dedicato al pagamento di questa indennità, l'1,5 per cento delle retribuzioni dei giornalisti in attività;

si stima che siano oltre 2.000 i giornalisti titolari di questa prestazione, per un importo lordo vicino ai 140 milioni di euro, il cui pagamento peraltro consentirebbe al fisco di incamerare imposte per circa 50-60 milioni di euro;

la Federazione nazionale degli editori (FIEG) e la Federazione nazionale del sindacato dei giornalisti (FNSI) hanno concordato che, a far data dal prossimo 1° giugno 2022, questa contribuzione convergerà non più nel fondo INPGI, ma in un soggetto di nuova creazione;

in questo conto verrebbe dirottato anche il 70 per cento delle somme contenute nel fondo contrattuale con finalità sociali (normato dall'allegato O del contratto). Salvo errori, poiché nell'ultimo bilancio consuntivo INPGI approvato si parla di una cifra di poco superiore ai 60 milioni di euro, questo significa che verrebbero utilizzati circa 40 milioni per pagare i creditori dell'ex fissa, dando la precedenza a quanti sono disponibili a "rottamare" il proprio credito in cambio di un pagamento immediato;

secondo altre valutazioni, la somma che verrebbe messa a disposizione complessivamente nel nuovo fondo al di fuori dall'INPGI non sarebbe di 60 milioni (come risulta nel bilancio 2020), ma dovrebbe aggirarsi attorno ai 38-39 milioni di euro, perché una parte resterebbe a disposizione per i prepensionamenti fino ai conteggi finali al 30 giugno 2022 al momento del passaggio dell'INPGI 1 nell'INPS. Pertanto il 70 per cento di 38-39 milioni dovrebbe equivalere a 26-27 milioni di euro lordi a disposizione dei creditori ex fissa;

considerato inoltre che:

il fondo ex fissa è citato in 15 relazioni della Corte dei conti relative ai bilanci INPGI dal 1996 al 2019, in cui è definito "fondo integrativo di previdenza dei giornalisti italiani" o "fondo di previdenza integrativa dei giornalisti" oppure "fondo contrattuale denominato ex fissa" o "fondo integrativo contrattuale ex fissa";

il fondo ex fissa è stato considerato previdenza e non retribuzione differita, anche dalla sentenza della Corte di cassazione n. 6137 del 9 marzo 2017;

tenuto conto che sulla base della convenzione sull'ex fissa del 15 luglio 1985 è fatto obbligo ai datori di lavoro versare al fondo un contributo addizionale dell'1,50 per cento, pertanto tali somme continuano a affluire al fondo speciale ex fissa amministrato dall'INPGI;

considerato infine che:

dal 2014, ai giornalisti dipendenti RAI titolari dell'ex fissa i crediti maturati vengono saldati direttamente dall'azienda e per di più con un tetto molto più favorevole rispetto a tutti gli altri, per i quali il tetto, nel 2014, è stato fissato a 65.000 euro lordi;

a far data dal primo luglio 2022 l'INPS succederà nei rapporti attivi e passivi dell'INPGI 1, ma mentre in base all'art. 1, comma 109, della legge di bilancio per il 2022 appaiono regolamentate tutte le forme di previdenza obbligatoria, ai sensi dell'art. 1, comma 8, della suddetta legge appaiono regolamentati i trattamenti di disoccupazione e di cassa integrazione guadagni, ai sensi del comma 9 è regolamentata l'assicurazione infortuni che passerà alla gestione dell'INAIL, nulla viene menzionato sulle sorti del fondo contrattuale ex fissa,

si chiede di sapere:

quale sia la situazione reale dei crediti maturati dai giornalisti aventi titolo a percepire l'indennità cosiddetta ex fissa;

quali iniziative, per quanto di rispettiva competenza, i Ministri in indirizzo intendano adottare, al fine di salvaguardare questa forma di risparmio costituzionalmente garantita dei giornalisti in attività e in pensione, beneficiari appunto del fondo integrativo ex fissa;

se non ritengano utile adoperarsi per garantire ai giornalisti titolari i contributi addizionali ex fissa, al fine di assicurarsi imposte da versare al fisco per svariati milioni di euro.

(4-06876)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-03230 del senatore Grimani, sull'attività di vigilanza sul rinnovo delle cariche sociali e sulla gestione dei rapporti con gli azionisti di Assicurazioni Generali;

11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-03231 della senatrice La Mura ed altri, sull'inquadramento nei ruoli del Ministero della difesa del personale a contratto di supporto all'ex Corpo forestale dello Stato.