Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 418 del 24/03/2022
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
418a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 24 MARZO 2022
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Presidenza del vice presidente TAVERNA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-PARTITO COMUNISTA: Misto-PC; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente TAVERNA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 15).
Si dia lettura del processo verbale.
MONTEVECCHI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,04)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro dell'interno.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.
Il senatore Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03194 sulle misure di bilancio a sostegno della competitività delle imprese nella congiuntura attuale, per tre minuti.
FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, signor Ministro, il tema della nostra interrogazione riguarda la situazione economica del nostro Paese. A due anni di distanza dall'inizio della pandemia, con la conseguente crisi sanitaria ed economica, si è aggiunta purtroppo la guerra russo-ucraina, che sta determinando il forte rischio di una recessione complessiva nel Continente; nel nostro Paese, che ha un'economia più fragile e una più grossa dipendenza dal gas russo, tale rischio di recessione è però molto più forte. L'impennata dei prezzi dell'energia e del gas stanno producendo pesanti ripercussioni sulle imprese, ormai in grosse difficoltà nel mantenere la propria capacità produttiva e nel far fronte al pagamento delle spese relative alle utenze. Vi sono altresì ripercussioni sulle famiglie e sui lavoratori; i prezzi salgono, ma i salari restano sempre gli stessi.
L'extracosto stimato per le imprese italiane nel 2022, a causa solo dell'aumento dei prezzi delle tariffe elettriche ammonta a quasi 36 miliardi. Bisogna intervenire e bisogna farlo urgentemente. Tale evoluzione dello scenario energetico, secondo i calcoli effettuati dal Centro studi di Confindustria, comporta per la manifattura italiana un incremento dei costi per la fornitura di energia, che passano dagli 8 miliardi di euro circa nel 2019 ad oltre 20 miliardi di euro nel 2021 e ad oltre 37 nel 2022, ovvero un aumento del costo complessivo del 350 per cento nel 2021 e del 650 per cento rispetto ai costi del 2020. Così le imprese non potranno mai reggere.
Dal bilancio realizzato da Unioncamere-BMTI sull'evoluzione delle tariffe pagate nell'ultimo anno dalle piccole e medie imprese italiane del 13 gennaio 2022 emerge, inoltre, che a pesare sugli aumenti è il forte rincaro delle quotazioni internazionali del gas naturale, a causa degli squilibri nel mercato tra l'aumento della domanda mondiale di gas e le rigidità dell'offerta.
Considerato che le stime 2022 del Governo sulla crescita si sono ridotte intorno al 3 per cento rispetto al 4,7 per cento, vorremmo capire quali sono le azioni che il Governo metterà in campo. Quest'ultimo infatti è già intervenuto e sta intervenendo, ma, se non si agisce urgentemente, i rischi per il futuro saranno grandi.
PRESIDENTE. Il ministro dell'economia e delle finanze, dottor Franco, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
FRANCO, ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il Governo è consapevole dell'impatto inflazionistico riconducibile al repentino aumento dei prezzi di talune materie prime, ivi incluse quelle energetiche, anche in seguito allo scoppio del conflitto in Ucraina. Al fine di contenere i costi energetici, il Governo è intervenuto più volte a partire dall'estate scorsa, da ultimo con il cosiddetto decreto energia del 21 marzo, che ha stanziato 2,7 miliardi per ridurre le accise sui carburanti e sostenere la liquidità delle imprese più colpite dall'aumento del prezzo del gas e dell'energia elettrica. A questi si aggiungono ulteriori risorse a favore degli autotrasportatori per circa 560 milioni. Tali risorse si aggiungono a quelle previste da precedenti provvedimenti legislativi pari a circa 16 miliardi. Nel complesso gli interventi introdotti finora superano 19 miliardi; di questi circa 14 sono destinati ai primi due trimestri dell'anno in corso.
Il piano energetico del Governo prevede inoltre di ridurre la dipendenza italiana diversificando nel minor tempo possibile le fonti di approvvigionamento nel rispetto degli impegni in tema di decarbonizzazione. Tale piano risulta pienamente coerente con quello lanciato dalla Commissione europea per ridurre la dipendenza dell'Unione europea dalle forniture di gas russo prima del 2030.
Nel Programma di stabilità 2022 sarà messo a punto il quadro previsivo macroeconomico e di finanza pubblica e saranno considerati i fattori di rischio legati alla guerra in corso.
In sede europea si sta considerando con grande attenzione la proroga dell'applicazione della clausola generale di salvaguardia attualmente prevista a scadere al termine di quest'anno.
Per quanto concerne il quesito su eventuali ulteriori misure per le imprese, il Governo sta valutando il nuovo quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato adottato ieri dalla Commissione europea per sostenere l'economia nel contesto dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. In tale atto sono contemplati, entro determinati limiti e condizioni, interventi a favore delle imprese per esigenze di liquidità e misure compensative per i costi dell'energia, che appaiono in linea con gli interventi messi in campo dal Governo italiano con i recenti decreti-legge.
A favore delle imprese, in particolare di quelle di piccole e medie dimensioni, permangono peraltro condizioni particolarmente favorevoli per il rilascio di garanzie pubbliche sui finanziamenti. Per esigenze di liquidità determinate dall'aumento dei costi dell'energia, le garanzie sono gratuite fino al 30 giugno 2022. L'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche di finanza pubblica consentirà di valutare approfonditamente la necessità di ulteriori eventuali misure di sostegno alle imprese.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Faraone, per due minuti.
FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, sono soddisfatto della risposta del Governo. È stata certamente importante l'azione immediata da parte del Governo stesso rispetto alla crisi energetica figlia di questa guerra. Naturalmente non sono sufficienti le misure che abbiamo emanato. Ne dovremo prendere altre per evitare la recessione, parola che sembrava ormai tanto distante dal linguaggio corrente dell'ultimo periodo.
Tali misure dovranno essere prese anche per mantenere il consenso di cui il Governo gode in questo momento, per l'azione positiva che sta compiendo rispetto alla crisi internazionale in atto e rispetto anche alle misure economiche e alla gestione della pandemia. Consenso vuol dire evitare la crescita ulteriore di nuove pulsazioni nazionaliste, dell'euroscetticismo che spingerebbe a disgregare un valore che invece abbiamo ritrovato, e cioè l'unità europea. Quindi le due giornate e i provvedimenti che verranno presi dal Governo in seguito in Europa saranno assolutamente decisivi per mantenere quel consenso necessario per creare le condizioni affinché gli italiani possano avere le risposte che meritano.
PRESIDENTE. Il senatore De Bertoldi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03191 sull'introduzione di crediti di imposta volti a sostenere le imprese in seguito all'aumento dei costi dell'energia, per tre minuti.
DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, Fratelli d'Italia richiama l'attenzione del Governo Draghi e del Ministro su un tema di grande importanza: le nostre imprese e i nostri cittadini sono fiaccati dalla pandemia, dalla crisi energetica e dalla crisi internazionale. Hanno bisogno di risposte immediate e non di ulteriori problemi.
Quindi, signor Ministro, a proposito di energia, i crediti d'imposta che sono stai previsti anche nel recentissimo decreto Ucraina, per le imprese che hanno bisogno di energia e di gas, sono sicuramente condivisibili. Signor Ministro, noi chiediamo però un miglioramento, in termini sia di percentuale di intervento che di durata di tale intervento e di maggiore accessibilità alla misura. Ma soprattutto, signor Ministro, ci riferiamo a un tema gravissimo che in questo momento rischia di mandare davvero a gambe all'aria - come si suol dire - molte imprese italiane. Sto parlando del tema della limitazione alla cessione dei crediti d'imposta. Tale tema accomuna oggi i crediti dei bonus edilizi, i crediti del superbonus 110 per cento e i crediti d'imposta riconosciuti per la crisi energetica.
Questa limitazione, signor Ministro - mi creda - non serve a ridurre le frodi e sta penalizzando tutto il nostro Paese. Penalizza i cittadini, che oggi si trovano nell'impossibilità di andare avanti, di vedere i loro lavori terminare e che hanno spesso in pancia dei crediti che non riescono più a cedere perché nessuno più di compra. Penalizzano le imprese, che non riescono più a trovare banche che gli acquistino i crediti, a causa delle limitazioni alla circolazione dei crediti. Quindi siamo di fronte a rischio di fallimenti.
Signor Ministro, ho quasi concluso, ma le chiedo davvero da parte sua e del Governo che si possa intervenire su questi temi immediatamente.
Ribadisco a voce alta che, nel momento in cui ci sono la tracciabilità dei crediti, l'individuazione del credito e una piattaforma finanziaria sul quale girano, a cui si aggiungono i visti di conformità dei professionisti, a quel punto non ha alcun senso prevedere limitazioni alla cessione del credito.
Auspichiamo davvero, signor Ministro, con viva energia da parte sua, di cambiare la strada che ha portato, sta portando e porterà - ahimè - gravi problemi al nostro Paese. Non vogliamo limitazioni alla cessione dei crediti, ma chiediamo ovviamente controlli per tutti i bonus, come dimostra il fatto che nel superbonus 110 per cento non ci sono state frodi. Con quei controlli che ci sono nel superbonus 110 per cento, non ci saranno frodi negli altri bonus edilizi e neppure nei crediti di imposta per l'energia.
PRESIDENTE. Il ministro dell'economia e delle finanze, dottor Franco, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
FRANCO, ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, segnalo che con il decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, le misure agevolative finalizzate alla copertura dei maggiori oneri derivanti dall'incremento dei prezzi dei prodotti energetici sono state rafforzate proprio mediante crediti d'imposta. In particolare, l'articolo 3 ha previsto l'erogazione di un contributo, sotto forma di credito d'imposta, a favore delle imprese per l'acquisto di energia elettrica, pari al 12 per cento della spesa sostenuta nel secondo trimestre del 2022. All'articolo 4 è prevista l'erogazione di un contributo a favore delle imprese per l'acquisto di gas naturale, pari al 20 per cento della spesa sostenuta nel secondo trimestre del 2022. L'articolo 5 ha elevato la misura dei crediti d'imposta a favore delle imprese energivore e delle imprese a forte consumo di gas naturale rispettivamente al 25 e al 20 per cento, in luogo del 20 e del 15 per cento precedentemente previsti. L'articolo 18 ha previsto l'erogazione di un contributo, ancora sotto forma di credito d'imposta, per l'acquisto di carburanti per l'esercizio dell'attività agricola e della pesca, pari al 20 per cento della spesa sostenuta nel primo trimestre del 2022.
I crediti d'imposta sopracitati sono fruibili dalle imprese beneficiarie per il pagamento mediante compensazione dei tributi e dei contributi da esse dovuti; in particolare è possibile utilizzarli, tra l'altro, per il versamento delle ritenute che detti soggetti operano in qualità di sostituti d'imposta dell'IVA, delle imposte sui redditi, dell'Irap, dei contributi previdenziali e assistenziali, dei premi INAIL. Oltre all'utilizzo diretto che, tenuto conto della varietà e dell'ampiezza dei versamenti compensabili, sarà presumibilmente prevalente, è stato previsto che le imprese beneficiarie possano cedere i cosiddetti crediti d'imposta. Oltre la prima cessione, si prevede la possibilità di due ulteriori cessioni in favore di istituti di credito e altri intermediari finanziari.
Questa disciplina della cedibilità dei crediti risponde a due obiettivi: da un lato, a garantire il pieno esercizio delle facoltà riconosciute ai contribuenti beneficiari delle agevolazioni fiscali; dall'altro, ad attuare un efficace presidio antifrode, impedendo cessioni di credito effettuate da soggetti che non abbiano diritto al credito stesso. Si ricorda infatti che, nell'ambito delle cessioni dei bonus edilizi, sono stati riscontrati significativi fenomeni di frode. Si è quindi intervenuti a salvaguardia degli interessi erariali che non sarebbero adeguatamente tutelati ammettendo la facoltà di cedere i crediti senza limitazioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Bertoldi, per due minuti.
DE BERTOLDI (FdI). Signor Ministro, purtroppo devo dichiarare l'assoluta insoddisfazione per una risposta che temevo, ma che speravo potesse cambiare. Non c'è ragione obiettiva - lo dico e lo ribadisco, signor Ministro - per perseverare nell'errore. State perseverando - e lo state facendo davanti a 60 milioni di italiani - nell'errore di prevedere delle limitazioni alla cessione del credito, che non servono a nulla, perché nel superbonus 110 per cento le frodi sono praticamente ridotte allo zero. Nel momento in cui c'è un visto di conformità, laddove i professionisti che lo appongono sono ope legis assicurati e quindi responsabili nei confronti dello Stato, non c'è rischio di frodi. I limiti alla cessione dei crediti portano a un unico risultato, signor Ministro: a paralizzare il mercato. Oggi i plafond sono esauriti. Poste compra solo dai privati e le principali banche nazionali hanno esaurito la capacità fiscale e non comprano.
Le chiedo di riflettere davvero. Per il bene degli italiani, ponga fine all'assurda limitazione nella cessione dei crediti d'imposta. (Applausi).
PRESIDENTE. La senatrice Lupo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03189 sulla cessione della partecipazione del Ministero dell'economia nella compagnia aerea ITA Airways, per tre minuti.
LUPO (M5S). Signor Presidente, colleghi, apprezzo il fatto che il ministro Franco sia venuto in Aula a riferire sul vettore nazionale ITA Airways, di cui il Ministero che dirige detiene la proprietà.
Negli scorsi mesi abbiamo chiesto più volte di poterla ascoltare, Ministro, anche per avere ulteriori chiarimenti, niente di più, sulla trattativa condotta in Europa per arrivare alla nuova compagnia di bandiera. Mi limito a una brevissima cronistoria, visti i tempi.
Con il decreto-legge cosiddetto cura Italia è stata autorizzata la costituzione di una nuova società interamente controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze per l'esercizio dell'attività d'impresa nel settore del trasporto aereo di persone e merci; lo schema di piano industriale 2021-2025 di questa società è stato sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari di merito.
Approvato lo schema di piano dal consiglio di amministrazione della nuova società ITA Airways, lo stesso è stato trasmesso anche alla 8a Commissione permanente del Senato che ha fornito un parere favorevole, con osservazioni tecniche e di merito. Successivamente, in data 15 luglio 2021, la Commissione europea ha invece inviato alle istituzioni italiane una lettera nella quale ha valutato positivamente il piano industriale di ITA Airways, come modificato - e direi rimodificato - a seguito delle interlocuzioni avvenute tra i tecnici del Ministero e la UE. Dunque, il piano è stato approvato tenendo, sì, conto delle modifiche richieste dalla Commissione che non sono però note formalmente, ufficialmente e dettagliatamente a questo Parlamento.
Da ultimo, l'11 febbraio 2022, in Consiglio dei ministri è stato illustrato lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui viene avviato il processo di alienazione della partecipazione del Ministero dell'economia e delle finanze da ITA Airways. E lo stesso provvedimento, ora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, prevede che in una prima fase il Ministero mantenga una quota minoritaria e non di controllo di ITA Airways. Successivamente si potrebbe procedere alla dismissione di tutte le quote di partecipazione in ITA.
Apprendiamo da fonti di stampa che ci sarebbero proposte sul campo. Tuttavia, considerato che la costituzione di ITA e il conferimento di capitale da parte del Ministero dell'economia e delle finanze alla stessa ITA sono stati deliberati dal Parlamento, che si tratta di compagnia nazionale e lo stesso Parlamento ha ritenuto di contribuire a salvare questa compagnia o comunque ad avviare la nuova società, ci chiediamo quale sia la visione strategica del Ministero e del nostro Governo riguardo a questo vettore, che è un asset strategico per il nostro Paese.
Quindi, chiediamo di sapere quali siano le vostre visioni, oltre ovviamente a ufficializzare che molto probabilmente vorrete dismettere come quote azionarie. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'economia e delle finanze, dottor Franco, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
FRANCO, ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che regola l'alienazione di ITA è stato adottato l'11 febbraio.
A seguito della registrazione della Corte dei conti e della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il 3 marzo il Ministero ha trasmesso il DPCM ai vertici di ITA e avviato la procedura di selezione dei consulenti finanziari e legali, che si è conclusa il 17 marzo.
Il DPCM autorizza il MEF ad alienare una partecipazione di maggioranza definita non in termini quantitativi ma di risultato (la partecipazione che residua non deve essere di controllo); a farlo mediante un'offerta pubblica di vendita o una trattativa privata; ad alienare la partecipazione di minoranza residua in una fase successiva di cui non è definito l'orizzonte temporale.
Il DPCM stabilisce che le modalità dell'alienazione devono garantire la stabilità dell'assetto proprietario, la dimensione industriale dell'integrazione, la valorizzazione degli hub nazionali, lo sviluppo dei mercati strategici sul lungo raggio e le prospettive occupazionali. Stabilisce che, in caso di trattativa privata, le procedure debbano essere competitive, trasparenti e non discriminatorie. Prevede che debbano essere definiti appropriati accordi di governance per mantenere una partecipazione di minoranza. Il DPCM, quindi, pone l'accento su tre aspetti essenziali per ITA: la dimensione industriale (simile a una compagnia solida e redditizia); le prospettive di crescita della società (si ritengono cruciali l'accesso ai mercati strategici e l'operatività sul lungo raggio); l'occupazione (la crescita di ITA deve tradursi in sviluppo di occupazione di qualità e sostenibile).
Il MEF gestisce il processo di vendita, che è articolato su quattro fasi, che rappresentano la prassi di mercato. La prima fase consiste nell'individuazione della modalità di alienazione più efficace ai fini della valorizzazione della partecipazione dello Stato e degli obiettivi fissati nel DPCM. La seconda è la seguente: nel caso di trattativa privata, svolgimento di un'indagine di mercato per verificare l'esistenza di operatori e investitori interessati e invito a manifestare interesse. La terza fase è l'apertura della data room presso ITA, due diligence da parte dei soggetti interessati e ricezione di offerte vincolanti, inclusive dei piani industriali; la quarta: analisi delle offerte e scelta della controparte con la quale avviare i negoziati in esclusiva, svolgimento della trattativa e, previa esecuzione degli adempimenti necessari presso l'autorità di vigilanza, firma del contratto di compravendita e degli accordi di governance.
L'avvio e il progressivo rafforzamento dell'attività di ITA, assieme alla presenza di più soggetti apparentemente interessati al suo acquisto, dovrebbero assicurare il successo dell'operazione. Il MEF terrà il Parlamento costantemente informato. Siamo pienamente disponibili, a livello politico e tecnico, a essere auditi in relazione al processo di dismissione ora avviato, quando il Parlamento lo riterrà opportuno. Occorrerà naturalmente assicurare il rigoroso rispetto delle norme che regolano il corretto funzionamento dei mercati.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Lupo, per due minuti.
LUPO (M5S). Signor Ministro, la ringrazio per aver fatto anche lei la cronistoria, come avevo fatto io in premessa. A me quello che interessava sapere, sinceramente, non è la parte tecnica relativa a come si è formato l'inizio di questo percorso, ma la visione strategica che il Paese ha del vettore. E, quando parlo di visione strategica, la vedo a 360 gradi. Visione strategica vuol dire capire se si ha intenzione di consolidare il mercato e se si parla di alleanze commerciali, prima che strutturali, cercando di dare degli spazi al nostro vettore di bandiera. Dire che facciamo dei tratti di lungo raggio, senza pensare a un consolidamento del mercato, la vedo un po' difficile. Per consolidare bisogna fare un'alleanza strategica e commerciale con altri vettori di linea e naturalmente, per fare ciò, bisogna eliminare la parte tecnica e andare a fondo nel funzionamento del mercato.
Il passato della compagnia di bandiera è effettivamente molto particolare, anche a causa della politica, ma soprattutto, purtroppo, a causa di scelte strategiche sbagliate. Per questo, signor Ministro, visto che in Commissione abbiamo chiesto il suo intervento, le chiedo la gentilezza di venire in audizione in Commissione. Ci farebbe una grande cortesia. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore D'Arienzo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03192 sulle recenti manifestazioni e rievocazioni di matrice neofascista, in particolare nella città di Verona, per tre minuti.
D'ARIENZO (PD). Signora Ministra, in diverse occasioni - come molti sanno - Verona è stata teatro di iniziative di vario genere e di manifestazioni e aggressioni politiche, entrambe di stampo nazi-fascista, tali da far apparire la città come il fulcro politico di questo tipo di organizzazioni. In realtà Verona, che è medaglia d'oro al valore della Resistenza, non è una città fascista - come semplicisticamente viene ripetuto - ma viene trascinata nelle cronache di questa natura da alcuni, pochi soggetti, tra i quali io personalmente distinguo sempre le menti dalle braccia, un po' come accade dappertutto e come è accaduto anche nel caso dell'aggressione alla sede nazionale della CGIL.
In realtà, tutti e due sono pericolosi per la democrazia. A Verona sono arrivati ad aggredire anche le Forze dell'ordine, il 28 ottobre 2020, durante una manifestazione che aveva a che vedere con la pandemia. Il pericoloso attivismo di queste organizzazioni, che rischia di essere valutato dalle istituzioni e dagli enti locali, fa sì che si possa creare la convinzione della legittimità di detti comportamenti, creando peraltro condizioni ripetibili anche in altre realtà.
Credo quindi sia pericoloso ritenere che il fenomeno sia limitato solo alla città di Verona, perché sono oggettive le saldature politiche nell'estrema destra in tutto il territorio nazionale, oltre al contagio che queste gravi manifestazioni possono provocare in giro per il Paese.
Ovviamente lei ha compiti di prevenzione e di repressione, ma serve un impegno anche culturale che non si può chiedere al Ministro dell'interno e men che meno alle Forze dell'ordine. Per quanto riguarda però le sue competenze, la richiesta è di capire e sapere quali iniziative sono in campo per garantire un efficace contrasto contro questa pericolosa insidia, al fine di scongiurare il ripetersi di episodi di violenza che mettono in gioco anche la vita delle persone e di contrastare queste iniziative commemorative, rispettando pienamente i valori della nostra Costituzione nata dalla Resistenza. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, consigliere di Stato Lamorgese, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
LAMORGESE, ministro dell'interno. Signor Presidente, premetto che, con riguardo ai disordini verificatesi nel 2020, che videro coinvolti soggetti vicino a CasaPound, Forza Nuova, nonché tifosi dell'Hellas Verona, lo sviluppo delle indagini, tuttora in corso, ha consentito il deferimento di 15 soggetti, tra cui alcuni minorenni, per gravi reati quali devastazione, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravate.
Venendo ora ai fatti più recenti in merito all'aggressione avvenuta l'8 febbraio scorso nel quartiere Veronetta da parte di alcuni militanti di CasaPound-Blocco studentesco in danno di due persone, le attività investigative hanno finora portato alla denuncia di sette attivisti del movimento, tre dei quali per delitti di lesione aggravata, violenza privata e minaccia in concorso.
Per quanto riguarda la manifestazione svoltasi lo scorso 10 febbraio in occasione della "Giornata del ricordo", segnalo che si tratta di un'iniziativa organizzata da un sodalizio divenuto ufficialmente dagli anni Novanta un'associazione culturale, con un proprio statuto regolarmente depositato e registrato. Durante tale manifestazione, sempre preavvisata, che si tiene ogni 10 febbraio a partire dagli anni 2000, non si sono verificati particolari episodi di turbativa dell'ordine e della sicurezza pubblica. Si precisa, però, che al di là degli episodi evocati dai parlamentari interroganti, la rete della Digos segue con particolare e costante attenzione l'attività di gruppi ed esponenti della destra radicale.
In questo senso si segnala che, nella provincia di Verona, il 4 marzo è stato sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per un anno un noto dirigente del locale movimento Forza Nuova. Inoltre, lo scorso 8 Marzo nella stessa provincia sono state eseguite perquisizioni nei confronti di 23 militanti di CasaPound, di cui due minorenni responsabili di una violenta aggressione commessa recentemente in danno di cinque minori riconducibili alle cosiddette baby gang. Gli estremisti di destra sono stati deferiti per i reati di lesioni personali pluriaggravate e violenza privata aggravata.
Riferisco che per prevenire ulteriori criticità sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica sono stati pianificati, in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, specifici servizi di controllo ad ampio raggio sul territorio, nonché azioni di monitoraggio dei siti Internet e delle reti social, al duplice scopo di intercettare tempestivamente segnali di possibili condotte violente e di assicurare il rispetto più rigoroso delle disposizioni della legge Mancino.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore D'Arienzo, per due minuti.
D'ARIENZO (PD). La ringrazio, signora Ministra, perché rilevo dalla sua risposta che lo Stato è presente ed è la cosa più importante.
Ribadisco che è semplicistico ridurre l'attivismo dell'estrema destra in particolare in una città, perché il contagio purtroppo riguarda l'intero Paese, ma lo Stato deve fare di tutto per impedire il radicamento, il proselitismo e ogni forma di espressione pubblica, perché non è democratico garantire voce a chi incita alla violenza e a chi si richiama a criminali che hanno portato i forni crematori e le leggi razziali Questa non è democrazia.
Ritengo quindi che non bisogna allarmarsi solo quando appare uno striscione, che è l'evidenza esterna: nel nostro Paese e non soltanto nella città di Verona, molto accade sotto traccia, quindi il contrasto alla cultura fascista e alla sua diffusione si ottiene anche con la presenza costante delle istituzioni repubblicane.
La prego quindi di valutare, signora Ministra, in presenza di un ulteriore ed eventuale fatto grave anche la sua presenza all'interno del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.
PRESIDENTE. Il senatore De Falco ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02978 sulle procedure per le visite ai centri di permanenza per il rimpatrio, per tre minuti.
DE FALCO (Misto). Signor Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare il signor Ministro per la sua presenza. Con alcuni colleghi parlamentari, sia senatori, sia deputati, stiamo cominciando a dare un senso a questo mandato parlamentare, che altrimenti, per la schiacciante preponderanza del Governo nei confronti del Parlamento, di senso ne avrebbe davvero poco.
Adesso le chiedo quindi, signor Ministro, di farci capire il perché di quanto sto per illustrare. Il suo Ministero è responsabile della catena di comando che poi controlla i gestori dei centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), ossia quei luoghi di detenzione senza legge che pure abbiamo in Italia, in analogia con quanto accade nella tanto vituperata Libia.
Per questi luoghi, tra l'altro, la legge è chiarissima, e le faccio il seguente richiamo normativo: l'articolo 67 della legge n. 345 del 1975, sull'ordinamento penitenziario (che si applica de plano anche a questi centri, in base all'articolo 19 del decreto-legge n. 13 del 2017), indica tra coloro che possono visitare le carceri senza necessità di autorizzazione, signor Ministro, e quindi senza alcuna procedura autorizzativa anche i membri di questo Parlamento.
Ebbene, questo diritto soggettivo pieno, com'è stato definito dal TAR della Sicilia, si estende, sempre per legge (in base al secondo comma del suddetto articolo 67), a tutti coloro che, su scelta del parlamentare - e non della questura, né della prefettura, come riterrebbe il dottor Piantedosi - lo accompagnano, coadiuvandolo nell'espletamento del mandato ispettivo.
Il 24 aprile 2021 sono entrato al CPR di Roma, contattando preventivamente il prefetto, dottor Piantedosi, il quale, dopo la comunicazione - perché questo occorre - mi ha fatto entrare. Successivamente, però, per altre tre volte - forse in conseguenza del rapporto ispettivo e forse, devo pensare, in conseguenza di qualche malessere della sua amministrazione - ha proibito di entrare a me e ai miei accompagnatori, assumendo che non erano i miei collaboratori parlamentari. Ma che c'entra? L'accompagnatore lo scelgo io - lo sceglie il parlamentare - e nella legge non c'è per l'Amministrazione dell'interno alcun ambito di discrezione in questo campo.
Le chiedo allora sinteticamente, visto che è pochissimo il tempo, perché la sua amministrazione pervicacemente si ostini a violare la legge. Perché? Sulla base di quali disposizioni? Ho parlato anche con il suo capo di Gabinetto, dottor Frattasi. (Richiami del Presidente).
Concludo, signor Presidente: voglio e vogliamo quindi capire, noi parlamentari, come si permette il suo Ministero di violare la legge ripetutamente e reiteratamente. (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, consigliere di Stato Lamorgese, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
LAMORGESE, ministro dell'interno. Al seguito dell'estensione ai CPR della disciplina dettata agli istituti penitenziari dalla legge richiamata dall'onorevole senatore interrogante, possono accedere ai CPR, oltre ai parlamentari, anche coloro che li accompagnano in ragione del loro ufficio. Anche per tali soggetti vige il medesimo principio secondo cui non occorre alcuna preventiva autorizzazione amministrativa.
Considerata l'evidente affinità delle situazioni comportanti l'accesso e delle sottostanti esigenze di sicurezza e di tutela della riservatezza, trovano applicazione anche per i CPR le modalità stabilite per gli istituti carcerari dalla circolare del Ministero della giustizia, dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, del 7 novembre 2013. Secondo questa circolare, per gli accompagnatori è necessario che venga addotta l'esistenza di un rapporto di collaborazione professionale stabile e continuativa con i parlamentari, non essendo sufficiente a integrare tale forma di rapporto una qualunque episodica collaborazione. A questo scopo la circolare prevede che, prima che l'accesso abbia inizio, devono essere raccolte, utilizzando un'apposita modulistica, le attestazioni scritte con le quali gli interessati precisino sotto la propria responsabilità quale sia il rapporto intercorrente con il collaboratore.
Nelle reiterate interlocuzioni intercorse nel pomeriggio del 4 dicembre tra il senatore De Falco e vari rappresentanti dell'Amministrazione dell'interno è stata chiaramente indicata la necessità che venissero applicate le disposizioni contenute nella circolare del Ministero della giustizia, anche nella parte in cui prevedono che i parlamentari presentano l'attestazione di cui abbiamo detto. È stato posto a disposizione del senatore De Falco, da parte del personale della questura in servizio presso il CPR di Ponte Galeria, il modulo in cui il parlamentare avrebbe dovuto, in applicazione delle previsioni, dichiarare il tipo di qualificata relazione sussistente con le persone che lo accompagnavano.
Il senatore De Falco, dopo aver rifiutato in un primo momento la presentazione del modulo, ha successivamente accondisceso alla richiesta, tuttavia producendo una dichiarazione in cui le persone che avrebbero dovuto seguirlo nell'accesso venivano genericamente indicate come accompagnatori, senza altra specificazione riguardo al rapporto con esse intercorrente. La prefettura di Roma, pertanto, non autorizzava l'ingresso degli accompagnatori. Il senatore De Falco chiedeva che gli venisse rilasciata un'attestazione delle motivazioni del diniego di ingresso, incombenza a cui ha provveduto il responsabile del personale di polizia presente sul posto.
Concludo evidenziando che dallo svolgimento dei fatti non è ravvisabile alcuna forma di impedimento o limitazione al pieno esercizio delle prerogative parlamentari sempre riconosciute, essendo stata sempre garantita al senatore De Falco la possibilità di accedere al CPR con le modalità che ho appena illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Falco, per due minuti.
DE FALCO (Misto). Signor Presidente, le cose non sono andate come sostiene la signora Ministro. È vero, infatti, che esiste questa circolare di cui parla, ma intanto una circolare che restringa il diritto-dovere del parlamentare stabilito con legge primaria è aberrante. Una circolare potrebbe stabilire i modi, le modalità, ma non può costituire una procedura, laddove la norma stessa esclude che possa esservi qualunque tipo di autorizzazione preventiva. Lo afferma anche il TAR della Sicilia. L'amministrazione non ha facoltà di discriminare in alcun modo.
Peraltro, nella circostanza del 4 dicembre, dopo nove ore di attesa (se non sbaglio), ho firmato tutto quello che mi veniva detto. Il dottor Piantedosi mi chiese una dichiarazione di mio pugno che io ho fatto; chiese altresì che gli accompagnatori scrivessero sul modulo a cui fa riferimento; lo hanno fatto specificando che erano accompagnatori ai sensi dell'articolo 67 della legge sull'ordinamento penitenziario. Cosa volete di più? Volete che vi avvertiamo per fare le ispezioni? Cosa volete di più? Volete impedire al parlamentare anche questo? Volete sopprimere, chiudere ogni ambito ispettivo dopo quello legislativo? È assurdo. Avete torto. Voi non potete conculcare il diritto-dovere del parlamentare. Non lo potete fare. Andremo avanti, andremo nelle sedi giudiziarie, signora Ministro. Perderete, perché voi siete il Governo, non il Paese.
PRESIDENTE. Il senatore Dal Mas ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03190 sulle misure per gestire l'afflusso di profughi provenienti dall'Ucraina, per tre minuti.
DAL MAS (FIBP-UDC). Signora Presidente, signora Ministro, l'interrogazione ha lo scopo di approfondire le questioni afferenti ai fatti drammatici di questi giorni, che vedono il nostro Paese impegnato in maniera assolutamente condivisibile, dal mio punto di vista, in uno sforzo esemplare di accoglienza diffusa dei circa 60.000 (o forse più) profughi attualmente provenienti dall'Ucraina, considerando che ci sono oltre 4 milioni di persone in movimento da quel Paese.
Si tratta di un'immigrazione particolare e temporanea, fatta di persone che stanno scappando dalla guerra. All'interno di queste cifre, c'è un dato molto importante e significativo relativo alla presenza di minori e donne. Ci sono infatti minori non accompagnati e chiederemo la dovuta attenzione anche per sostenere lo sforzo che i Comuni dovranno affrontare per la loro sussistenza e il loro accoglimento.
Ci sono anche questioni afferenti alle esigenze di natura sanitaria, in quanto parliamo di bambini che non hanno, di fatto, una copertura di tipo vaccinale tradizionale come la nostra e non solo rispetto al Covid. Pertanto, sono bambini potenzialmente esposti e che espongono la comunità di accoglienza a delle situazioni di rischio. La mia interrogazione è pertanto rivolta anche a conoscere questi aspetti.
Termino l'esposizione con un ultimo riferimento al Friuli-Venezia Giulia, che è la Regione di confine, più esposta, in questo momento, all'arrivo e al transito degli ucraini e che ha funzioni di coordinamento. Tra un po', con il tempo buono, ci sarà il rischio dell'aumento del flusso dalla rotta balcanica e non vogliamo che queste situazioni si incrocino.
Chiedo anche a lei, signor Ministro, se avete delle previsioni al riguardo e state facendo delle valutazioni.
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, consigliere di Stato Lamorgese, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
LAMORGESE, ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, con riguardo al primo delicatissimo tema inerente ai minori, desidero ricordare l'immediata adozione di un'ordinanza di protezione civile con la quale è stato individuato nella figura del capo del dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno il commissario delegato al coordinamento delle misure di accoglienza e assistenza in favore dei minori stranieri non accompagnati provenienti dall'Ucraina.
Una delle esigenze maggiormente avvertite è ottenere un completo censimento del fenomeno, soprattutto incrementando i controlli alla frontiera, perché venga neutralizzato il pericolo di zone d'ombra che favoriscano interessi e traffici criminali. Posso affermare, al riguardo, che tutti i minori che varcano la frontiera vengono identificati e che è stata garantita anche la possibilità che i minori entrati in Italia in età scolare possano avere accesso alle attività scolastiche.
Proprio nella mattinata odierna, in esito a un confronto con il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, la ministra Gelmini, il Ministro dell'istruzione e il commissario Curcio, è emerso che sono più di 5.000 i bambini ucraini che hanno già avuto un primo contatto con le nostre istituzioni scolastiche e per i quali si è dato vita a una prima forma di inserimento e integrazione nel nostro Paese.
Attualmente risultano inseriti nel circuito dell'accoglienza 277 minori, di cui 192 presso famiglie autorizzate dal tribunale per i minorenni e 82 presso strutture autorizzate sempre da detto tribunale.
Quanto alle preoccupazioni di carattere sanitario, già con ordinanza n. 873 di inizio marzo, il capo del dipartimento della protezione civile ha disposto prescrizioni in materia di profilassi anti-Covid e vaccinazioni anche per altre malattie e di isolamento fiduciario dei profughi ucraini. Nel decreto-legge n. 21 appena varato è stato assicurato lo stanziamento di risorse finanziarie da destinare alle Regioni per le prestazioni sanitarie a cui accederanno i profughi ucraini non appena, con il rilascio della protezione temporanea, verranno iscritti al Servizio sanitario nazionale. Nello stesso decreto sono state anche previste forme straordinarie di sostegno all'accoglienza degli sfollati, attivando e valorizzando in sussidiarietà il contributo di Regioni, Comuni e terzo settore.
In relazione al rischio di uso improprio di risorse paventato dagli interroganti, si stanno attivando tutte le procedure previste dal quadro normativo ed emergenziale a disposizione per coniugare l'esigenza della celerità e flessibilità nell'approntamento delle strutture con il mantenimento di livelli di controllo tali da scongiurare i rischi di sviamento degli stanziamenti verso destinazioni non consentite. A titolo di esempio, con riferimento al sistema di accoglienza e integrazione, l'ordinanza di protezione civile n. 872 del 4 marzo ha autorizzato gli enti locali ad attivare posti di accoglienza in deroga ad alcune norme di settore ma facendo salvo, in ogni caso, il rispetto dei principi di economicità, efficacia, correttezza e trasparenza, nonché le disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Dal Mas, per due minuti.
DAL MAS (FIBP-UDC). Ad ascoltarla, dovrei dichiararmi soddisfatto. Ovviamente, sarebbe una ragione di soddisfazione per il Paese se tutto funzionasse bene come ci auguriamo e questa crisi si risolvesse velocemente e presto. Purtroppo, le difficoltà ci sono e le preoccupazioni, signora Ministro, sono fondate. Il cittadino italiano si trova a dover affrontare le emergenze quotidiane come il caro bollette e ha difficoltà a pagare i costi dell'energia, della luce e del gas e si trova oggi anche a farsi carico di questo nuovo problema. Aggiungo che a mio parere è giusto che sia così, perché sono un sostenitore convinto di questa tesi, cioè del fatto che il Paese di cui parliamo, l'Ucraina, è stato aggredito dalla Russia e credo che nostro dovere sia difendere la libertà e il principio di autodeterminazione dei popoli. A fronte di questo, però, chiedo e spero che il Governo abbia la consapevolezza e la certezza che ci sono situazioni rispetto alle quali dobbiamo agire con velocità e rapidità. Il Friuli-Venezia Giulia oggi è una Regione di transito per questa rotta - ci auguriamo temporanea - per gli ucraini e sta sopportando un peso difficile. Vi chiediamo pertanto un particolare sostegno e vorremmo sapere se all'interno dei 450 milioni dell'ultimo decreto per l'Ucraina avete previsto una distribuzione delle risorse in relazione al diverso peso che grava sulle diverse Regioni, con riferimento alla domanda che sta avanzando in questo momento. Mi riferisco in modo particolare al Friuli, ma in misura diversa anche alla Lombardia o alla Sicilia. Ci sono situazioni ed esigenze diverse e vi chiedo e vi chiederò di approfondire questo tema, perché francamente dal decreto-legge ancora non abbiamo compreso esattamente la ripartizione di queste risorse.
PRESIDENTE. Il senatore Zuliani ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03193 sui criteri di riparto tra i Comuni dei fondi per lo sviluppo di aree svantaggiate, per tre minuti.
ZULIANI (L-SP-PSd'Az). Ministro Lamorgese, si evidenzia in premessa che l'articolo 28 del decreto-legge del 1° marzo 2022, n. 17, recante misure urgenti per il contenimento dei costi dell'energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili, per il rilancio delle politiche industriali, il cosiddetto decreto energia, in conversione alla Camera dei deputati, stanzia ulteriori 905 milioni di euro complessivi, aggiuntivi rispetto ai 3,3 miliardi di euro già stanziati per consentire lo scorrimento della graduatoria delle opere ammissibili e non finanziate di quel decreto del Ministero dell'interno del 30 dicembre 2021, relativo a contributi destinati ai Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti per investimenti della rigenerazione urbana di cui all'articolo 1, comma 42 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, confluiti nella Missione 5-Inclusione e coesione, Componente 2-Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore, Investimento 2.1-Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tale intervento integrativo si è reso necessario anche e soprattutto alla luce dell'introduzione tra i parametri di riparto dell'indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM), il cui peso specifico ha determinato l'esclusione dalla graduatoria di numerosi Comuni del Nord.
La legge 30 dicembre 2021, n. 234, legge di bilancio per il 2022, ha istituito, all'articolo 1, comma 581, un fondo con una dotazione di 50 milioni di euro, destinato ai Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, che abbiano subito una riduzione di oltre il 5 per cento della popolazione rispetto al 2011, che abbiano un reddito medio pro capite inferiore di oltre 3.000 euro rispetto alla media nazionale, e che abbiano l'IVSM superiore alla media nazionale.
Il decreto attuativo non è stato ancora pubblicato, ma, nelle proiezioni sviluppate dall'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI), si evidenzia come anche in questo caso i Comuni situati nelle Regioni del Nord siano gravemente danneggiati da questo criterio di riparto: solo il 2,7 per cento dei Comuni delle Regioni del Nord avrebbe accesso a questo fondo, per lo 0,7 per cento dei fondi stanziati.
Considerato che, nella consapevolezza dell'importanza del sostegno allo sviluppo delle aree territoriali economicamente svantaggiate, si ritiene altresì altrettanto importante, anche e soprattutto alla luce della grave crisi economica dell'ultimo biennio, e che, dalla crisi internazionale, è presumibile che si prolungherà per un periodo non brevissimo, sviluppare una politica di redistribuzione più equa dei contributi statali agli enti locali, per sostenerne lo sviluppo su tutto il territorio nazionale.
Pertanto si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire tempestivamente sulla definizione dei criteri di riparto delle risorse destinate agli enti locali, tenendo in seria considerazione l'obiettivo della coesione territoriale nel rispetto di un'equa distribuzione delle risorse, al fine di evitare il ripetersi di situazioni di disparità come già accaduto in occasione del riparto delle risorse relative ai progetti di rigenerazione urbana. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, consigliere di Stato Lamorgese, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
LAMORGESE, ministro dell'interno. Signor Presidente, il tema sollevato dagli interroganti è già stato oggetto di un primo intervento di rifinanziamento. Infatti il decreto-legge n. 17 dello scorso primo marzo ha incrementato significativamente le risorse finanziarie per circa un miliardo di euro, consentendo lo scorrimento della graduatoria e il finanziamento di tutti i progetti presentati dai Comuni e considerati ammissibili. Come è ampiamente noto, i criteri di selezione dei progetti di rigenerazione urbana sono stati definiti in attuazione dell'articolo 1, comma 581, della legge n. 234 del 2021, la legge di bilancio per il 2022, tra i quali figura quello ricordato dagli onorevoli interroganti che fa riferimento all'indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM), così come definito dall'Istat. Un'eventuale modifica potrebbe pertanto essere effettuata soltanto con analogo strumento normativo.
Si tratta di un criterio che il legislatore ha individuato in ragione dell'oggettiva necessità di riconoscere una preferenza alle realtà locali più svantaggiate, in coerenza con la finalità dell'intervento legislativo, che è stato anche valutato come rispondente agli obiettivi strategici del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
Pertanto sulla base di tale dato normativo, con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con Presidenza del Consiglio dei ministri, dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, di imminente perfezionamento, saranno finanziate ulteriori 541 opere precedentemente rimaste escluse per incapienza dei fondi.
Informo che i Comuni che beneficeranno dello scorrimento della graduatoria, per effetto delle disposizioni appena ricordate, sono complessivamente 169, di cui 146 del Nord, 14 del Sud e delle Isole e 9 del Centro Italia.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Zuliani, per due minuti.
ZULIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, mi dichiaro parzialmente soddisfatto. La Ministra ci ha spiegato che servirebbe un intervento legislativo per legiferare in tal senso e garantire un'assegnazione sul riparto al 40-60 per cento. È necessario secondo noi proseguire con questo intervento legislativo perché, dati alla mano - di ANCI Lombardia, non della Lega - si evince che, al di là dei Comuni che vengono finanziati e dei quali ci ha parlato il Ministro, andremmo a non rispettare il riparto 40 per cento Sud e 60 per cento Nord ma non perché abbiamo qualcosa contro i territori del Sud, perché non è così, ma perché ad esempio, anche in una recente audizione del ministro Bianchi, il senatore Candiani, firmatario dell'interrogazione, ha detto giustamente che si rischia di creare delle tensioni sociali che in questo momento assolutamente non servono. Ricordiamo infatti che mentre per il Molise vengono dati 6 euro pro capite per abitante, nella Regione Lombardia 4 millesimi per abitante, 6 millesimi in Veneto e 12 in Emilia Romagna e in Piemonte. Chiediamo un impegno al Governo per un automatismo che vada a garantire il rispetto di questo riparto. (Applausi).
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
RUSSO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, immaginate automobili sfrecciare tra le curve e i tornanti polverosi delle Madonie alla stratosferica, per i tempi, velocità di 50 chilometri l'ora. Straordinaria doveva essere la sensazione che gli abitanti e il pubblico provavano assistendo alla prima Targa Florio sul ciglio di quelle strade che vedevano transitare, nel lontano 1906, solo muli, carretti e forse qualche carrozza.
Quello della velocità fu proprio il sogno di Vincenzo Florio, che insieme alla sua famiglia aveva immaginato di lanciare la Sicilia verso il futuro. Lo aveva realmente fatto non solo attraverso le manifestazioni sportive che celebravano il nuovo secolo - la Targa Florio, il giro aereo di Sicilia e le regate veliche - ma soprattutto grazie allo slancio che tra i secoli XIX e XX la famiglia Florio diede all'imprenditoria legata al commercio navale, alla pesca, alla trasformazione del tonno, alla produzione del vino e, non da ultimo, anche grazie al mecenatismo culturale della stessa famiglia Florio che ha regalato alla Sicilia gioielli dell'arte Liberty: una tra tutte Villa Igiea. Mecenatismo che è addirittura arrivato a finanziare l'Expo organizzato a Palermo nel 1891 il cui allestimento fu affidato a Ernesto Basile. In questo contesto donna Franca Florio, cognata di Vincenzo, premiava Cagno, il primo vincitore della targa, con un bassorilievo addirittura firmato Lalique.
Da allora il successo della Targa Florio fu leggendario: dapprima inserita nel campionato mondiale, attirando partecipanti e pubblico di tutto il mondo, e dal 1977 trasformata in versione rally, disputata sino ai nostri giorni, la manifestazione richiama ancora migliaia di appassionati sul circuito e l'attenzione di tante case automobilistiche che sul percorso testano e presentano i nuovi modelli.
Il circuito e il complesso delle tribune sono già stati riconosciuti come patrimonio storico-culturale dalla Regione Siciliana e ad un percorso di valorizzazione degli stessi si impegnano da tempo l'Automobile club d'Italia, la Città metropolitana di Palermo e il Comune di Termini Imerese sul cui territorio insistono le tribune e i Comuni delle Madonie attraversati dal percorso: Cerda, Caltavuturo, Castellana, Petralia Sottana e Soprana, Sclafani Bagni, Castelbuono, Collesano Campofelice di Roccella, Scillato e Geraci Siculo.
Questo percorso di tutela e valorizzazione che ad oggi vede anche un progetto presentato dalla Città metropolitana a valere sul PNRR volto alla creazione di un parco dedicato alla Targa Florio ed all'automobilismo denominato Floriopoli, rischia di essere sfregiato dalla costruzione, su una parte del percorso, di una rotonda a servizio delle opere legate al progetto di Rete ferroviaria italiana (RFI) in seno al progetto relativo al raddoppio della ferrovia Palermo-Catania-Messina. In tale senso verrebbe modificato non solo il tracciato ma che il paesaggio legato alla storia che vi ho raccontato.
Per questo insieme al sindaco e alla giunta della città di Termini Imerese, oggi chiediamo - io tra l'altro con una interrogazione - una variante di progetto che senza inficiare l'importante progetto di raddoppio ferroviario, possa spostarne le opere di viabilità connesse al fine di non pregiudicare il circuito della Targa Florio. Facciamo nostra la volontà di Vincenzo Florio che ci raccomandava: «continuate la mia opera, perché l'ho creata per sfidare il tempo». (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 29 marzo 2022
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 29 marzo, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,04).
Allegato A
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sulle misure di bilancio a sostegno della competitività delle imprese nella congiuntura attuale
(3-03194) (23 marzo 2022)
Faraone. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
a due anni di distanza dall'inizio della pandemia, con conseguente crisi sanitaria ed economica, si è aggiunta la guerra russo-ucraina, che sta determinando il forte rischio di una recessione globale che, per almeno due trimestri, può portare in recessione tecnica anche il nostro Paese;
l'impennata dei prezzi dell'energia e del gas sta producendo pesanti ripercussioni sulle imprese, oramai in forte difficoltà nel mantenere la propria capacità produttiva e nel far fronte al pagamento delle spese relative alle utenze;
nel comunicato dell'8 gennaio 2022, la CGIA ha segnalato che, rispetto al 2019, l'extra costo stimato che le imprese italiane sosterranno nel 2022, a causa solo dell'aumento del prezzo delle tariffe elettriche, ammonta a quasi 36 miliardi di euro;
tale evoluzione dello scenario energetico, secondo i calcoli effettuati dal centro studi di Confindustria, comporta per la manifattura italiana un incremento dei costi per la fornitura di energia, che passano dagli 8 miliardi di euro circa nel 2019 ad oltre 20 miliardi di euro nel 2021 e ad oltre 37 nel 2022, ovvero un aumento del costo complessivo del 350 per cento nel 2021 e del 650 per cento rispetto ai costi del 2020;
dal bilancio realizzato da Unioncamere-BMTI sull'evoluzione delle tariffe pagate nell'ultimo anno dalle piccole e medie imprese italiane del 13 gennaio 2022 emerge, inoltre, che a pesare sugli aumenti è il forte rincaro delle quotazioni internazionali del gas naturale, a causa degli squilibri nel mercato tra l'aumento della domanda mondiale di gas e le rigidità dell'offerta;
ai picchi di dicembre 2021, le quotazioni del gas naturale al TTF, il mercato olandese di riferimento per l'Europa, si sono attestate a fine gennaio 2022 sugli 85 euro per megawatt, di fatto quadruplicate rispetto ad un anno fa;
considerato che:
l'inflazione e l'invasione russa in Ucraina hanno ridotto le stime 2022 del Governo sulla crescita intorno al 3 per cento rispetto al 4,7 per cento fissato come obiettivo nel programma di finanza pubblica dell'ottobre 2021;
Fitch, in linea con le ultime indicazione dell'OCSE, ha calcolato in 1,5 punti di PIL il "freno tirato" sulla crescita dell'Eurozona, che quindi per l'agenzia di rating arriverebbe al 3 per cento invece del 4,5 per cento ipotizzato;
la nota congiunturale del centro studi REF diffusa qualche giorno fa, accanto al tema dell'inflazione e dell'Ucraina, ricorda anche la ripresa dei contagi, che in Cina produce nuovi lockdown e torna a inceppare le catene globali della produzione di beni,
si chiede di sapere quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per sostenere le piccole e medie imprese, la cui capacità produttiva è fortemente penalizzata dall'impennata dei prezzi dell'elettricità e del gas, e, in particolare, al fine di prevedere nuovi stanziamenti a favore delle imprese, quali misure siano allo studio del Governo al fine di proseguire nel percorso di mitigazione degli effetti negativi citati.
Interrogazione sull'introduzione di crediti di imposta volti a sostenere le imprese in seguito all'aumento dei costi dell'energia
(3-03191) (23 marzo 2022)
de Bertoldi, Ciriani. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
oltre due anni di pandemia da COVID-19 hanno messo in ginocchio le attività produttive, generando una crisi economica da cui le imprese stanno faticosamente riemergendo;
l'aumento della domanda, essenziale per la ripresa economica, ha contribuito ad aggravare la crisi energetica che ha portato a raddoppiare se non a triplicare i costi di elettricità e gas;
il livello della crisi economica si è aggravato con la guerra in Ucraina, tragedia umana che si è sommata all'emergenza pandemica e alla crisi energetica a livello globale;
l'aumento dei costi delle materie prime, in particolare di gas ed energia elettrica, ha portato ad un aumento esponenziale dei costi di produzione per le aziende, con conseguenze difficilmente rimediabili, se non irreversibili, sulla nostra economia, già messa a dura prova, con inevitabili ripercussioni sui consumi e sull'occupazione;
considerato che:
le iniziative intraprese fino ad oggi dal Governo per fronteggiare effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas non sono sufficienti a garantire la sopravvivenza delle imprese e la capacità produttiva nazionale;
si ritengono necessarie misure volte a sostenere le imprese italiane, quali l'introduzione di crediti d'imposta volti a compensare i maggiori oneri derivanti dall'aumento dei costi dell'energia, dei quali deve essere garantita la libera circolazione, evitando gli errori che hanno caratterizzato la cessione dei crediti fiscali relativi al cosiddetto superbonus nel settore edilizio, le cui continue modifiche normative e la limitazione a sole tre cessioni hanno generato forti elementi di incertezza nel mercato del credito, frenando in modo considerevole l'avanzamento di interventi agevolati già programmati e ponendo in una situazione di stallo contribuenti ed imprese in procinto di mettere a punto nuovi interventi;
si ritiene, infatti, che le limitazioni alla circolazione dei crediti fiscali portino, inevitabilmente, ad una minore flessibilità del mercato dei crediti, che non necessariamente risolve le problematiche legate ad abusi e frodi, contro le quali la strada da seguire non è quella di limitare i soggetti titolati ad acquisire o scambiare i crediti, quanto piuttosto quella di introdurre un sistema che garantisca, attraverso una piattaforma finanziaria, l'identificabilità e la continua tracciabilità delle cessioni dei crediti fiscali stessi,
si chiede di sapere se, alla luce di quanto riportato, il Ministro in indirizzo non ritenga necessario introdurre misure urgenti volte a sostenere le imprese italiane, e dunque l'economia nazionale, attraverso l'introduzione di crediti d'imposta per coprire i maggiori oneri derivanti dall'aumento dei costi dell'energia, evitando tuttavia le limitazioni alla loro libera circolazione introdotte per la cessione dei crediti fiscali relativi al cosiddetto superbonus.
Interrogazione sulla cessione della partecipazione del Ministero dell'economia nella compagnia aerea ITA Airways
(3-03189) (23 marzo 2022)
Lupo, Anastasi, De Lucia, Naturale, Quarto, Castaldi, Romano, Montevecchi, Maiorino, Trentacoste. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
con l'articolo 79 del decreto-legge n. 18 del 2020, come modificato dall'articolo 202 del decreto-legge n. 34 del 2020 e dall'articolo 87 del decreto-legge n. 104 del 2020, è stata autorizzata la costituzione di una nuova società interamente controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze, ovvero controllata da una società a prevalente partecipazione pubblica anche indiretta, per l'esercizio dell'attività d'impresa nel settore del trasporto aereo di persone e merci;
l'articolo 79 ha fissato per legge il capitale sociale iniziale della società a 20 milioni di euro e ha previsto che il consiglio di amministrazione della società rediga ed approvi, entro 30 giorni dalla costituzione, un piano industriale di sviluppo e ampliamento dell'offerta, che includa strategie strutturali di prodotto, precisando che lo stesso piano industriale sia trasmesso alla Commissione europea per le valutazioni di competenza. La società procede all'integrazione o alla modifica del piano industriale, tenendo conto della decisione della Commissione europea;
in data 21 dicembre 2020, il consiglio di amministrazione della nuova società, ITA Airways, ha approvato lo schema di piano industriale 2021-2025, trasmesso poi alle Camere per l'espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari e inviato alle autorità europee;
il 23 febbraio 2021 l'8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato ha approvato un parere favorevole con osservazioni allo schema di piano industriale 2021-2025 della nuova società ITA;
in data 15 luglio 2021 la Commissione europea ha inviato alle istituzioni italiane una lettera nella quale ha valutato positivamente il piano industriale di ITA, come modificato a seguito delle interlocuzioni avvenute;
il consiglio di amministrazione di ITA, il 15 luglio 2021, sotto la presidenza di Alfredo Altavilla, ha approvato le linee del piano industriale 2021-2025, che include le variazioni richieste dalla Commissione europea;
l'articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 332 del 1994 prevede che l'alienazione delle partecipazioni sia effettuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia, di concerto con il Ministro delle attività produttive, con modalità trasparenti e non discriminatorie, finalizzate anche alla diffusione dell'azionariato tra il pubblico dei risparmiatori e degli investitori istituzionali;
l'11 febbraio 2022 in Consiglio dei ministri è stato illustrato lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui viene avviato il processo di alienazione della partecipazione del Ministero dell'economia da ITA;
da quanto si apprende da fonti di stampa, il citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri prevede che in una prima fase il Ministero mantenga una quota minoritaria, ma non di controllo di ITA. Successivamente, si potrebbe procedere alla dismissione di tutte le quote di partecipazione in ITA;
considerato che:
la costituzione di ITA e il conferimento di capitale da parte del Ministero dell'economia alla stessa ITA è stata deliberata dal Parlamento;
sullo schema di piano industriale di ITA è stato votato il parere da parte dell'8ª Commissione permanente del Senato,
si chiede di sapere:
quale progetto il Ministro in indirizzo abbia per la società ITA Airways e quale strategia intenda adottare, anche alla luce dei contenuti del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;
quali concrete iniziative stia assumendo, per i profili di propria competenza, relativamente alla strategicità del nuovo vettore di bandiera ITA;
se non ritenga che il Parlamento debba essere informato di tutte le decisioni assunte in tutte le fasi del processo.
Interrogazione sulle recenti manifestazioni e rievocazioni di matrice neofascista, in particolare nella città di Verona
(3-03192) (23 marzo 2022)
D'Arienzo, Malpezzi, Ferrazzi, Biti. - Al Ministro dell'interno -
Premesso che:
in diverse occasioni la città di Verona è stata teatro di iniziative riconducibili idealmente ai protagonisti del nazismo e del fascismo, molte delle quali non autorizzate. Certamente, tra le città italiane, Verona spicca per la dinamicità politica ed organizzativa di gruppi apertamente riconducibili alla mortifera cultura nazifascista;
ci sono stati anche gravi episodi di aggressioni di stampo politico verso avversari politici e forze dell'ordine. Si ricordano, tra gli altri, i fatti del 28 ottobre 2020, quando gruppi neofascisti tentarono di mettersi alla testa della protesta contro le misure straordinarie di contrasto alla pandemia, cingendo d'assedio il centro storico della città con una manifestazione non autorizzata sfociata in una vera e propria guerriglia urbana;
recentemente, sembrerebbe anche che il Comune di Verona abbia dato autorizzazione all'organizzazione "Veneto fronte skinhead", di chiara matrice neofascista, di recarsi in piazza per una cerimonia commemorativa nell'ambito del giorno del Ricordo del 10 febbraio 2022, giornata istituita dalla legge 30 marzo 2004, n. 92, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale, sovente strumentalizzata, tradendone lo spirito originario, da parte delle forze neofasciste, per effettuare propaganda politica in chiave antidemocratica e apologetica del fascismo;
tale evento è stato preceduto da episodi di grave violenza, in quanto, nei giorni precedenti alla manifestazione, tre persone hanno minacciato una cittadina veronese intenta a rimuovere manifesti con contenuto neofascista del "Blocco studentesco", organizzazione affiliata a "Casa Pound", e ferito un altro cittadino accorso in aiuto, infliggendogli fratture multiple al naso e contusioni, con una prognosi di 30 giorni;
si ravvede il chiaro intento di impossessarsi politicamente di alcuni temi sensibili con finalità di proselitismo;
in questo contesto di violenza e intimidazione della cittadinanza da parte delle organizzazioni neofasciste, desta scalpore anche il patrocinio concesso dalla Regione Veneto e da alcuni Comuni al concorso "Piccola Caprera", che, secondo il sito web dedicato, "nasce dal desiderio di ricordare l'eroica figura del Maggiore Fulvio Balisti, unitamente ai suoi eccezionali volontari giovani fascisti", rivolto anche agli alunni della scuola primaria e secondaria;
il pericoloso attivismo di organizzazioni riconducibili idealmente al nazismo e al fascismo rischia di essere sottovalutato dalle istituzioni locali e si teme che questa scarsa sensibilità possa ingenerare la convinzione della legittimità di simili comportamenti creando condizioni ripetibili anche in altre realtà;
considerato che qualsiasi fenomeno di violenza, minacce, intimidazioni, nonché operazioni culturali, riconducibile alla matrice culturale neofascista si pone in aperta contraddizione con la storia costituzionale della Repubblica italiana, che trae origine dalla vicenda della Resistenza e dell'antifascismo, e va pertanto contrastato con interventi sia culturali che di pubblica sicurezza,
si chiede di sapere quali attività il Ministro in indirizzo ritenga opportuno porre in essere per garantire l'efficace contrasto contro l'insidioso fenomeno descritto, ben radicato nella realtà territoriale veronese, al fine di scongiurare il ripetersi di episodi di violenza a danni della cittadinanza e di contrastare le iniziative commemorative organizzate da individui o gruppi, facenti riferimento alla matrice culturale neofascista, nel pieno rispetto dello spirito antifascista della Costituzione della Repubblica italiana.
Interrogazione sulle procedure per le visite ai centri di permanenza per il rimpatrio
(3-02978) (14 dicembre 2021)
De Falco, La Mura, Fattori, Nugnes. - Al Ministro dell'interno -
Premesso che:
l'articolo 67, comma 1, lettera b), della legge n. 345 del 1975 sull'ordinamento penitenziario tra coloro che possono visitare le carceri senza necessità di autorizzazione indica anche "i membri del Parlamento";
al comma 2 precisa che "L'autorizzazione non occorre nemmeno per coloro che accompagnano le persone di cui al comma precedente per ragioni del loro ufficio";
l'articolo 19, comma 3, del decreto-legge n. 13 del 2017, estende il disposto dell'articolo 67 anche ai centri per la permanenza e rimpatrio (CPR);
considerato che:
il primo firmatario della presente interrogazione, in forza della prerogativa di legge, ha effettuato alcune visite ispettive ai CPR;
dopo la prima visita al CPR di Roma del 24 aprile 2021, da cui è scaturito l'atto di sindacato ispettivo 4-05386, pubblicato il 5 maggio 2021, ancora senza risposta, il primo firmatario della presente si è ripresentato allo stesso centro il 13 maggio e poi il 16 novembre, sempre con lo stesso accompagnatore con cui era entrato senza alcun problema il 24 aprile, ed ancora il 4 dicembre 2021, quando si era presentato con altri due accompagnatori;
nonostante la chiarezza della legge, in tutte le circostanze indicate successivamente al 24 aprile, si è visto opporre un costante, immotivato ed illegittimo rifiuto sia dai responsabili della vigilanza del centro, ma anche da parte del dottor Piantedosi, prefetto di Roma e, nell'ultima occasione, dal capo di gabinetto del Ministro in indirizzo prefetto Frattasi;
l'illegittimo rifiuto del 4 dicembre, oltre ad inibire indebitamente la piena esplicazione del mandato, assume connotazione ancora più grave in considerazione del fatto che quell'accesso era funzionale all'acquisizione di informazioni circa il decesso del giovane tunisino Wissen Ben Abdellatif, già ristretto a Ponte Galeria, avvenuto il 28 novembre 2021;
considerato che:
in ogni circostanza il rifiuto di consentire l'accesso agli accompagnatori è stato illecito ed illegale, poiché la norma di legge esclude che l'amministrazione possa esercitare qualsiasi forma di discrezionalità nei confronti del diritto soggettivo pieno del parlamentare in visita ispettiva e dei suoi accompagnatori;
il capo di gabinetto Frattasi il 4 dicembre 2021 ha chiesto telefonicamente al primo firmatario della presente interrogazione di redigere una sorta di dichiarazione di propria mano, sebbene non prevista dalla legge;
a tale pretesa egli ha aderito, pur di portare a compimento l'ispezione, redigendo un manoscritto in cui indicava il nome degli accompagnatori ex articolo 67 della legge sull'ordinamento penitenziario;
analogamente, come richiesto, ciascuno degli accompagnatori ha proceduto a redigere una dichiarazione indicando di rivestire tale funzione ai sensi di legge;
ciononostante, la polizia ha impedito l'accesso agli ausiliari, rispondendo che "non si autorizza l'accesso dell'accompagnatore del Senatore de Falco, in quanto lo stesso [il collaboratore si intende] si è rifiutato di firmare la modulistica (...) circa lo status di collaboratore";
invero, gli accompagnatori hanno utilizzato la modulistica che è stata loro consegnata, specificando di essere accompagnatori del parlamentare, come impone la legge,
si chiede di sapere per quale motivo la catena di comando del Ministero dell'interno che fa capo al Ministro in indirizzo in maniera tanto pervicace rifiuti di applicare la legge, con ciò impedendo reiteratamente al primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo di espletare appieno il proprio mandato parlamentare, anche esercitando il diritto dovere di ispezione nei confronti di strutture del Ministero.
Interrogazione sulle misure per gestire l'afflusso di profughi provenienti dall'Ucraina
(3-03190) (23 marzo 2022)
Bernini, Dal Mas, Galliani, Gallone, Giammanco, Mallegni, Mangialavori, Rizzotti, Ronzulli, Aimi, Alderisi, Barachini, Barboni, Berardi, Binetti, Boccardi, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Cesaro, Craxi, Damiani, De Bonis, De Poli, De Siano, Fazzone, Ferro, Floris, Gasparri, Ghedini, Giro, Alfredo Messina, Modena, Pagano, Papatheu, Paroli, Perosino, Saccone, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Stabile, Tiraboschi, Toffanin, Vitali, Vono. - Al Ministro dell'interno -
Premesso che:
il conflitto in Ucraina ha avuto come conseguenza immediata quella dell'afflusso di 3,3 milioni di profughi diretti verso l'Europa, ed altri 300.000 verso la Russia, con numeri destinati a crescere;
l'afflusso verso le nazioni europee ha interessato anche l'Italia, dove sinora sono arrivate circa 60.000 persone, soprattutto donne e bambini;
il Governo ha introdotto apposite disposizioni agli articoli 31-35 del decreto-legge n. 21 emanato il 22 marzo e ora all'esame del Senato (AS 2564);
in particolare sono previste disposizioni per l'accoglienza diffusa, il sostentamento e il contributo per l'accesso al SSN, il coordinamento dell'attività del Dipartimento della protezione civile attraverso la definizione di forme di accoglienza diffusa da attuare mediante i Comuni, gli enti del terzo settore, i centri di servizio per il volontariato, le associazioni e gli enti religiosi, nonché a definire forme di sostentamento per l'assistenza delle persone titolari della protezione temporanea, che abbiano trovato autonoma sistemazione e a riconoscere alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano un contributo per l'accesso al Servizio sanitario nazionale per richiedenti e titolari della protezione temporanea (per un massimo di 100.000 persone);
per l'attuazione di queste misure sono stati stanziati 428 milioni di euro per l'anno in corso, in larga parte presi dal Fondo per le emergenze nazionali;
il decreto prevede inoltre disposizioni che consentono, sino al 4 marzo 2023, l'esercizio temporaneo delle qualifiche professionali sanitarie e della qualifica di operatore socio-sanitario ai professionisti cittadini ucraini in arrivo,
si chiede di sapere quali siano le misure che il Governo intenda adottare per: a) tutelare i minori, soprattutto non accompagnati, attraverso la loro identificazione certa e contrastando ogni possibile azione di traffico dei soggetti più indifesi, tenendo anche conto che l'Ucraina ha la pediatria oncologica più alta d'Europa; b) garantire le medesime profilassi in materia di COVID-19 previste per tutti gli italiani; c) ottimizzare, puntualmente, la gestione dei profughi ucraini e distinguerli dai flussi di immigrazione economica e di minori non accompagnati della rotta balcanica, attraverso il Friuli-Venezia-Giulia, che, di norma, aumenta con la buona stagione e quindi, anche nella distribuzione delle risorse economiche, rivolgere particolare attenzione alle Regioni che subiscono il maggiore flusso; d) garantire un corretto e controllato uso delle ingenti risorse finanziarie ora stanziate ed evitare che finiscano per essere destinate ad altri scopi meno nobili, alimentando azioni speculative ovvero criminali.
Interrogazione sui criteri di riparto tra i Comuni dei fondi per lo sviluppo di aree svantaggiate
(3-03193) (23 marzo 2022)
Zuliani, Romeo, Candiani. - Al Ministro dell'interno -
Premesso che:
l'articolo 28 del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, recante misure urgenti per il contenimento dei costi dell'energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali, detto "decreto energia", attualmente in corso di conversione alla Camera dei deputati, stanzia ulteriori 905 milioni di euro complessivi, aggiuntivi rispetto ai 3,3 miliardi già stanziati, per consentire lo scorrimento della graduatoria delle opere ammissibili e non finanziate di cui al decreto del Ministero dell'interno 30 dicembre 2021, relativo ai contributi destinati ai Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti per investimenti della rigenerazione urbana di cui all'articolo 1, comma 42, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, confluiti nella missione 5 "Inclusione e coesione", componente 2 "Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore", investimento 2.1 "Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale" del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR);
l'intervento integrativo si è reso necessario anche e soprattutto alla luce dell'introduzione tra i parametri di riparto dell'indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM), il cui peso specifico ha determinato l'esclusione dalla graduatoria di numerosi Comuni del Nord;
la legge 30 dicembre 2021, n. 234, legge di bilancio per il 2022, ha istituito, all'articolo 1, comma 581, un fondo con una dotazione di 50 milioni di euro, destinato ai Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, che abbiano subito una riduzione di oltre il 5 per cento della popolazione rispetto al 2011, che abbiano un reddito medio pro capite inferiore di oltre 3.000 euro rispetto alla media nazionale, e che abbiano l'IVSM superiore alla media nazionale;
il decreto attuativo non è stato ancora pubblicato, ma, nelle proiezioni sviluppate da ANCI, si evidenzia come anche in questo caso i comuni situati nelle regioni del Nord siano gravemente danneggiati da questo criterio di riparto: solo il 2,7 per cento dei comuni delle regioni del Nord avrebbe accesso a questo fondo, per lo 0,7 per cento dei fondi stanziati;
considerato che, nella consapevolezza dell'importanza del sostegno allo sviluppo delle aree territoriali economicamente svantaggiate, si ritiene altresì altrettanto importante, anche e soprattutto alla luce della grave crisi economica dell'ultimo biennio, e che, dalla crisi internazionale, è presumibile che si prolungherà per un periodo non brevissimo, sviluppare una politica di redistribuzione più equa dei contributi statali agli enti locali, per sostenerne lo sviluppo su tutto il territorio nazionale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire tempestivamente sulla definizione dei criteri di riparto delle risorse destinate agli enti locali, tenendo in seria considerazione l'obiettivo della coesione territoriale nel rispetto di un'equa distribuzione delle risorse, al fine di evitare il ripetersi di situazioni di disparità come già accaduto in occasione del riparto delle risorse relative ai progetti di rigenerazione urbana.
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Accoto, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Faggi, Ferrero, Floridia, Fregolent, Giacobbe, Ginetti, Malan, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pazzaglini, Pichetto Fratin, Pirro, Pisani Giuseppe, Pucciarelli, Ronzulli, Segre, Sileri, Sudano e Vaccaro.
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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Girotto, per attività della 10ª Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Valente, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere; Casini, per partecipare a un incontro internazionale; Alfieri, per partecipare a una Conferenza parlamentare.
Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i Senatori: Ferro, Grassi e Puglia.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia, con lettera in data 23 marzo 2022, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
7a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Barbaro;
10a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Barbaro.
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Gaudiano Felicia
Modifica all'articolo 2 della legge 27 maggio 1949, n. 260, che reintroduce la festività del 2 novembre (2503)
previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)
(assegnato in data 23/03/2022);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Balboni Alberto ed altri
Estensione del regime agevolato previsto per le controversie di lavoro alle procedure di recupero del credito per compensi delle professioni ordinistiche (2385)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro)
(assegnato in data 23/03/2022);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Ferro Massimo ed altri
Modifiche alla legge 13 dicembre 1989, n. 401, e al codice penale, in materia di lesioni personali e omicidio preterintenzionale in danno di arbitri o di altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica delle manifestazioni sportive (2490)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali)
(assegnato in data 23/03/2022);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Drago Tiziana Carmela Rosaria ed altri
Determinazione e campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) (2359)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 23/03/2022);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Pepe Pasquale ed altri
Disposizioni in materia di zone economiche speciali, regimi fiscali e procedimentali (2532)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 23/03/2022);
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
Sen. Cangini Andrea ed altri
Disposizioni in materia di tutela del minore e di vendita di strumenti di telefonia o di comunicazione elettronica (2273)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali)
(assegnato in data 23/03/2022);
11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Sen. Garavini Laura
Disposizioni relative all'istituzione del congedo parentale a seguito di un aborto spontaneo o di una morte perinatale (2509)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanità)
(assegnato in data 23/03/2022);
Commissioni 2ª e 12ª riunite
Sen. Pittella Gianni ed altri
Disposizioni per la tutela della salute, per la regolamentazione del consumo, della produzione e del commercio della cannabis e dei suoi derivati, nonché per la prevenzione e la ricerca in materia di uso di sostanze psicoattive (2529)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 23/03/2022).
In sede referente
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Gov. Conte-II: Ministro affari esteri e coop. inter.le Di Maio ed altri
Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, con Allegati, fatta a Stoccolma il 22 maggio 2001 (2560)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanità), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
C.2806 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.531, C.1360)
(assegnato in data 23/03/2022);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Gov. Draghi-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Di Maio ed altri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e l'Istituto forestale europeo riguardante lo stabilimento in Italia di un ufficio sulla forestazione urbana, con Allegato, fatto a Helsinki il 15 luglio 2021 (2561)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali)
C.3318 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 23/03/2022).
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro della cultura, con lettera del 22 marzo 2022, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 2570 del centro di responsabilità «Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali» dello stato di previsione del Ministero della cultura per l'anno 2022, relativo ai contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 375).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 24 marzo 2022, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale al dottor Antonino Di Liberto, nell'ambito del Ministero dell'istruzione.
Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, trasmissione di atti. Deferimento
Il Presidente della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha inviato, in applicazione dell'articolo 13, comma 1, lettera n), della legge 12 giugno 1990, n. 146, e successive modificazioni, copia dei verbali dal n. 1249 al n. 1257 relativo alle sedute tenutesi nei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre 2021.
I predetti verbali sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente (Atto sciopero n. 11).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 24 marzo 2022, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
della Fondazione Human Technopole (FHT) per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XV, n. 539);
della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia - IIT per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 540).
Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni. Deferimento
Il Difensore civico della Regione Basilicata, con lettera in data 22 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione (Doc. CXXVIII, n. 29)
Il Difensore civico della Regione Lazio, con lettera in data 22 marzo 2022, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione (Doc. CXXVIII, n. 30)
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Corti e Campari hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03198 del senatore Briziarelli.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 18 al 24 marzo 2022)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 139
FERRARA ed altri: sulle circostanze della scomparsa del militare italiano David Tobini in Afghanistan (4-05900) (risp. GUERINI, ministro della difesa)
GARAVINI: sul concorso per ufficiali dell'Esercito bandito nel 2020 (4-06476) (risp. GUERINI, ministro della difesa)
MALLEGNI: sui rapporti tra Italia ed Emirati arabi uniti (4-05724) (risp. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale)
PILLON: sui congedi di paternità (4-06119) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione)
Interpellanze
BARBARO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
l'art. 10, comma 3, del decreto-legge n. 78 del 2015 recante "Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali", ha definito la sostituzione della carta di identità cartacea con la nuova carta di identità elettronica (CIE), precedentemente sperimentata da alcuni Comuni d'Italia negli anni addietro;
tale formato di documento, pur avendo caratteristiche di maggiore sicurezza, nonché la capacità di rappresentare maggiori dati rispetto al vecchio formato, ha la peculiarità di essere sensibilmente più piccolo di dimensioni: ciò comporta che, graficamente, in confronto al modello precedente, appaiono meno leggibili i testi e meno percepibile la fotografia del titolare; la CIE misura infatti 85,6 millimetri di larghezza per 54 millimetri di altezza, a differenza della carta di identità tradizionale che, aperta, misura 154 per 116 millimetri;
è ultroneo segnalare l'uso frequente della carta di identità da parte dei cittadini, che quasi quotidianamente trovano necessario esibire il documento per i più svariati motivi, come la fruizione di servizi, l'accesso ad uffici, finanche l'acquisto di prodotti. Una impostazione grafica più leggibile renderebbe più semplice e spedita la verifica del documento,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda promuovere azioni volte a modificare gli standard grafici della CIE, al fine di rendere maggiormente interpretabili i dati riportati sul documento e più grandi i caratteri tipografici.
(2-00102)
Interrogazioni
CORRADO, ANGRISANI, LANNUTTI, GRANATO - Al Ministro della cultura. - Premesso che il 26 gennaio 2022, con apposito comunicato stampa, il Ministero della cultura rendeva noti i nomi dei 6 vincitori della selezione pubblica internazionale non concorsuale indetta qualche mese prima perché il direttore generale Musei, professor Massimo Osanna, potesse scegliere, nelle terne uscite dalle commissioni giudicatrici, i direttori di 6 tra parchi e musei statali di rilevante interesse nazionale, come tali dotati di autonomia speciale: i parchi archeologici di Paestum e Velia, di Sepino, di Cerveteri e Tarquinia, nonché il Museo delle civiltà, il Museo nazionale dell'arte digitale e della Pinacoteca di Siena;
considerato che:
a distanza di oltre 20 giorni dalla presa di servizio, intervenuta il 1° marzo, la Corte dei conti, forse anche in ragione delle polemiche che hanno accompagnato, tra le altre, la scelta del dottor Enrico Rinaldi alla direzione del parco archeologico di Sepino, non solo ha chiesto puntuali spiegazioni alla Direzione generale musei circa l'intero iter della selezione, ma non ha ancora ammesso a registrazione e vistato i 6 decreti di nomina dei vincitori, datati ai primi di febbraio;
ne deriva che i 6 neo-direttori, neppure dipendenti del Ministero, si trovano tuttora in una specie di limbo, impossibilitati a firmare legittimamente alcunché fino a quando non saranno autorizzati dalla validazione della Corte a svolgere le funzioni proprie del loro ruolo;
valutato che agli interroganti risulterebbe che, in attesa del visto di legittimità, in almeno uno dei sei istituti, il professor Osanna, senza preventivamente avocare a sé le funzioni dirigenziali né emanare apposito decreto di nomina per delegarle ad altri, bensì con una breve nota del 22 marzo neppure firmata digitalmente, avrebbe delegato ad un funzionario, a partire dal 23, l'ordinaria amministrazione, la contabilità e gli atti finanziari,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto riferito e se sia in grado di precisare se in tutti e sei gli istituti autonomi coinvolti il direttore generale Musei abbia delegato a funzionari, con le modalità non conformi alla procedura amministrativa regolare descritte, le funzioni dei neo-direttori non ancora legittimati a svolgerle;
se abbia contezza di atti firmati dai 6 dirigenti nel periodo 1°-22 marzo, evidentemente a rischio di inefficacia se non di nullità, soprattutto nei parchi e musei dove, diversamente da quelli appena istituiti (e dunque esistenti, per ora, solo sulla carta, come Sepino e Cerveteri-Tarquinia), è possibile siano stati siglati contratti, impegni di spesa eccetera;
se non condivida la necessità e l'urgenza di prendere espressamente le distanze da quella che a giudizio degli interroganti costituisce una patente insipienza amministrativa che rischia di tradursi anche in danni per le casse dello Stato, oltre che in un irreparabile vulnus per l'immagine del Ministero della cultura, già compromessa dalle forzature che hanno consentito a più riprese alla Direzione generale musei, complice una disciplina di selezione dei direttori degli istituti autonomi quanto meno opinabile, di condurre in porto nomine che agli interroganti appaiono essenzialmente fiduciarie, slegate cioè dalla valutazione di competenze e meriti oggettivi.
(3-03200)
CORRADO, ANGRISANI, LANNUTTI, GRANATO - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
risulta agli interroganti che molti dei 3.236 ammessi alla prova orale del concorso pubblico per il reclutamento di 1.052 assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza (AFAV) nel Ministero della cultura, indetto nell'autunno 2019 (alla prova preselettiva parteciparono in 209.729) e prossimo a concludersi con la formulazione della graduatoria definitiva, siano rimasti amareggiati per la scarsa organizzazione, la disparità di trattamento e la soggettività riscontrate nella gestione della seconda prova d'esame da parte delle 11 sotto-commissioni territoriali RIPAM;
ciò nonostante, poiché il capo di Gabinetto del ministro, Lorenzo Casini, ha dichiarato più volte ai sindacati, da ultimo lo scorso febbraio (si veda "Circolare 1745 Resoconto incontro OO.SS - Amministrazione dell'11.03.2022 - Coordinamento Nazionale UILPA-BACT" su "uilbac"), l'intenzione di far scorrere le graduatorie "non appena possibile", i malumori sono rimasti sottotraccia e, anche da parte dei candidati idonei non vincitori convinti di avere subito qualche torto, non sono stati presentati ricorsi, sul presupposto che, essendo la lacuna dell'organico per quella qualifica ben superiore alle tremila unità (7.222, si stima), la promessa di Casini potesse ritenersi attendibile ed egli potesse effettivamente assumere impegni a nome e per conto del Ministro;
considerato che:
Lorenzo Casini, eletto l'11 marzo Presidente della Lega calcio Serie A, ha lasciato il Ministero della cultura, sostituito da Annalisa Cipollone, già capo dell'Ufficio legislativo. Il passaggio ad altro prestigioso incarico, lontano dal Ministero della cultura, e le voci sull'intenzione di fare altrettanto da parte del Segretario generale, inducono anche i più ottimisti a sospettare che al Ministero "l'abbandono nave sia già stato dichiarato", con qualche mese di anticipo sulla fine naturale della XVIII Legislatura;
da qui la crescente, e ad avviso degli interroganti legittima, preoccupazione di potenziali vincitori e idonei del concorso per 1.052 AFAV, già "ostaggi" dello Stato per più di due anni, ai quali la proverbiale scarsa coerenza dei politici comincia a far temere che, complice l'uscita di scena dei vertici politico-amministrativi del Ministero, le promesse di assunzione dei non vincitori difficilmente saranno mantenute; quanto ai vincitori, solo qualche mese fa al Ministero mancava ancora l'autorizzazione ad assumere per oltre 400 unità delle 1.052 previste,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, a fronte dei legittimi timori per il futuro nutriti dagli aspiranti AFAV, che in questi giorni vedono scomparire gli interlocutori con cui avevano creduto di stabilire solidi rapporti, possa rilasciare una dichiarazione ufficiale che confermi, oltre all'assunzione dei vincitori, l'intenzione di procedere allo scorrimento delle graduatorie degli idonei, prima e senza che tale ipotesi, trascinandosi la questione, possano innescarsi deplorevoli "compravendite elettorali" in vista delle elezioni politiche del 2023;
se convenga che mantenere gli impegni assunti con il futuro personale AFAV, oltre che doveroso per colmare la grave lacuna di organico, sarebbe anche opportuno, perché attingere alla graduatoria di un concorso pubblico consentirebbe al Ministero di non ricorrere alle esternalizzazioni e con quelle esporsi al rischio di una gestione privatistica di eventuali future assunzioni, prevenendo così anche le possibili censure della Corte dei conti che, nella deliberazione n. 22/2022 del 23 febbraio 2022 sulla convenzione tra il museo statale "Vittoriano e Palazzo Venezia" e ALES S.p.A., ha deplorato il ricorso a quella società in house identificando in essa, lo strumento di un potenziale vulnus ai principi dell'articolo 97, comma quarto, della Costituzione.
(3-03202)
NUGNES, LA MURA, ANGRISANI, MORRA, ABATE, LEZZI, DESSI', MORONESE, LANNUTTI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:
lo scorso 3 marzo 2022, Alessandro Orsini, professore associato dell'università LUISS "Guido Carli" e direttore e fondatore dell'Osservatorio sulla sicurezza internazionale, nel corso della trasmissione televisiva "Piazza pulita", dopo avere condannato l'invasione russa e espresso solidarietà al popolo ucraino, ha esposto dubbi sul modo in cui la NATO e la UE hanno gestito la crisi ucraina nel periodo 2014-2022;
a seguito di tali dichiarazioni, in data 4 marzo 2022, la LUISS diffondeva un comunicato stampa con cui censurava di fatto il professor Orsini, invitando "soprattutto chi ha responsabilità di centri di eccellenza come l'Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale, ad attenersi scrupolosamente al rigore scientifico dei fatti e dell'evidenza storica, senza lasciar spazio a pareri di carattere personale che possano inficiare valore, patrimonio di conoscenza e reputazione dell'intero Ateneo";
tale comunicato ha suscitato critiche in diversi prestigiosi ambienti culturali del nostro Paese, e ha altresì indotto alcuni docenti dell'università di Milano "Statale" a stendere una petizione a sostegno del professor Orsini, indirizzata al Ministro in indirizzo, che ha visto la raccolta di oltre 2.300 firme. La petizione recita: "Il Professor Alessandro Orsini, Direttore e fondatore dell'Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss, è stato censurato dalla sua università, la Luiss 'Guido Carli', per le sue analisi sulla guerra in Ucraina svolte a Sky Tg 24 e a 'Piazza Pulita' su la 7. Le analisi di Orsini non hanno alcunché di censurabile. Si fondano su studi scientifici rigorosi e sulle più accreditate teorie delle relazioni internazionali. Esprimiamo la nostra solidarietà ad Alessandro Orsini e denunciamo il clima di oscurantismo";
il 7 marzo, la FLC CGIL ha indirizzato una lettera al Ministro e al Consiglio universitario nazionale (CUN) in cui, oltre a condannare il comunicato stampa dell'ateneo e sollecitare questi organismi a vigilare sui diritti costituzionali ed il pluralismo nelle università, ha ribadito che: "Vorremo qui ricordare che in Italia esiste non solo la libertà di opinione per tutti i suoi cittadini, conquistata con la Resistenza e la Costituzione, ma che proprio nell'alveo di quella battaglia, contro l'imposizione nelle università di un pensiero unico di regime, si è stabilito con l'articolo 33 che l'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. Un articolo, cioè, che garantisce ai docenti universitari piena libertà di pensiero, ricerca e divulgazione, proprio in virtù dell'autonoma determinazione non solo delle proprie opinioni ma anche delle proprie attività di studio, anche nel quadro di un indipendente definizione dei parametri scientifici all'interno delle proprie comunità e correnti di ricerca, al di là di ogni supervisione e di ogni specifica contingenza politica";
nel ricordare infine che, nel sistema radiotelevisivo, il rischio di censura è regolamentato da disposizioni contenute nella legge 6 agosto 1990, n. 223 ("legge Mammì"). L'art. 30, comma 3, impone alla rete, sia pubblica che privata, un controllo sul contenuto dei programmi, ma al solo scopo di impedire la commissione dei reati di pubblicazione e spettacoli osceni (art. 528 del codice penale), di pubblicazione lesiva del sentimento di fanciulli e adolescenti, di pubblicazione impressionante o raccapriccianti: in linea con quanto sancito dall'art. 21, comma quarto, della Costituzione laddove vieta manifestazioni contrarie al "buon costume",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti e quali iniziative intenda intraprendere, volte alla condanna dello strumento di censura contrario ai dettami costituzionali con il fine di rimuovere questo pericoloso precedente e di garantire nel nostro Paese la libertà di espressione oltremodo a riguardo dei professori italiani che non possono, né dovrebbero, essere censurati per dichiarazioni e teorie esposte sulla base della propria attività di ricerca.
(3-03203)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
per contrastare le frodi nel settore delle agevolazioni fiscali ed economiche, il 27 gennaio 2022 è stato approvato il decreto-legge n. 4 recante "Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19, nonché per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico" (cosiddetto Decreto Sostegni-ter);
all'indomani dell'entrata in vigore del "sostegni-ter", si è di fatto fermata la corsa alle agevolazioni edilizie, un blocco che adesso rischia di far perdere quote dei bonus e dei superbonus spettanti a centinaia di famiglie e imprese;
con il decreto-legge n. 34 del 2020 il Governo aveva garantito il diritto al bonus edilizio, con un'erogazione certa dei crediti in tempi congrui da permettere il finanziamento dei cantieri, quando l'adempimento delle formalità, visto di conformità ed asseverazione, fosse stato fatto con rigore. Ma, con l'entrata in vigore del "sostegni-ter", alcuni istituti di credito hanno deciso bloccato le pratiche di coloro che avevano ceduto il credito relativamente alle spese sostenute nel 2021. Poste Italiane è uno di questi istituti, che, come altri, ha riaperto la piattaforma per superbonus e bonus casa dal 7 marzo 2022, ma non offre più la possibilità di optare per la cessione del credito per le spese 2021. Infatti, il servizio di Poste Italiane è stato riattivato solo per le spese sostenute nel 2022, in relazione alle prime cessioni e per le quote annuali fruibili dal 2023, relative anche a rate residue di spese sostenute negli anni precedenti. Restano fuori, dunque, le prime cessioni del credito relative a spese sostenute nel corso del 2021, per le quali negli ultimi giorni stanno arrivano le comunicazioni di rifiuto;
inoltre, per coloro che avevano optato per la cessione del credito tramite Poste Italiane relativamente alle spese sostenute nel 2021, i tempi per individuare nuovi operatori interessati all'acquisto delle somme sono diventati troppo stretti. Una via che potrebbe apparire percorribile è l'utilizzo della prima quota della detrazione spettante in dichiarazione dei redditi 2022, per poi effettuare la cessione del credito per le rate successive derivanti dal superbonus e dai bonus casa. Una possibilità, però, che lascia fuori gli incapienti, che rischiano così di perdere una parte del credito, se non tutto, maturato in relazione alle spese sostenute nel 2021;
considerando l'entità dei lavori potenzialmente agevolabili con il superbonus, uniti a quelli rientranti nelle detrazioni ordinarie, le somme che gli incapienti potrebbero perdere sono tutt'altro che irrilevanti;
considerato che, a quanto risulta all'interrogante:
uno studio commercialista di Milano si è visto da solo rifiutare 104 pratiche da Poste Italiane, benché la documentazione fosse conforme alla norma, per un totale di 13 milioni di euro. I rifiuti in tutta Italia riguarderebbero parecchie migliaia di pratiche e, a quanto risulta, anche l'Agenzia delle Entrate ne sarebbe al corrente;
Poste Italiane, addirittura, pur di liberarsi dei crediti che aveva in casa, ha preferito respingere con un'email centinaia di contratti stipulati a partire da ottobre 2021, con cui si era impegnata ad accettare i crediti entro 20 giorni lavorativi, eccezion fatta solo nel caso in cui entro 60 giorni il credito non fosse risultato ceduto o nel caso in cui il credito ceduto fosse stato diverso da quello contrattato;
solo per chiarire l'entità del danno arrecato, si cita il caso del signore A.T., che nel 2021 aveva avviato la ristrutturazione di una bifamiliare, dove vive assieme ai suoi genitori ottantenni. A.T. aveva ceduto a Poste Italiane crediti per 150.000 euro per ciascun appartamento. Dopo il decreto "Sostegni-ter" di gennaio tali crediti non sono stati più erogati. A quel punto hanno cercato altre soluzioni, ma purtroppo le due famiglie non hanno trovato alcun istituto di credito che accettasse il loro credito del 2021. La perdita immediata per le due famiglie è stata di 30.000 euro ciascuna, non essendo in grado di portare in deduzione tali importi. Da quasi tre mesi le due famiglie vivono con l'angoscia di poter perdere la casa, dovendo ancora pagare quasi 200.000 euro per completare i lavori di ristrutturazione. A questo si aggiunge l'impossibilità di cedere le rimanenti rate, prima di aver presentato la dichiarazione dei redditi;
considerato inoltre che:
in 5a Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato è stato approvato un emendamento al Decreto Sostegni-ter che proroga la scadenza dal 7 al 29 aprile. Una proroga che appare non solo inutile, dato che ormai nessun istituto accetta più crediti 2021, ma dannosa, perché non si potrà presentare la dichiarazione dei redditi prima del 29 maggio e quindi non sarà possibile cedere le rate successive dei crediti 2021 prima di fine giugno 2022;
a danno, poi, si aggiunge danno, se si considera che il termine del 30 giugno 2022 per il raggiungimento del 30 per cento dei lavori per le unifamiliari è impossibile da raggiungere se i cantieri sono fermi per mancanza di fondi,
si chiede di sapere:
se non si ritenga utile prorogare al secondo anno successivo la scadenza per la cessione dei crediti edilizi o, in alternativa, permettere di detrarre l'anno successivo o di cedere ad un intermediario finanziario la quota di crediti non portati in detrazione in dichiarazione dei redditi;
se non sia il caso di eliminare le scadenze del 30 per cento dei lavori al 30 giugno 2022 e gli altri limiti del 30 per cento, tenuto conto che ci si trova ancora in un periodo di pandemia e che basta che qualche operaio sia positivo al COVID-19 per bloccare per settimane un cantiere;
se il Ministro in indirizzo non ritenga utile permettere ai cantieri già avviati di poter terminare i lavori senza vincoli temporali e modifiche che ne compromettano il finanziamento. La modifica dei contributi per il bonus mobili e del bonus facciate che, a partire dal primo gennaio 2022, hanno visto una sostanziale riduzione, ha comportato improvviso aggravio di costo per coloro che avevano già sottoscritto dei contratti di appalto ed ordinato mobili per le proprie case. Sarebbe stato sufficiente applicare le nuove aliquote a partire dai cantieri avviati a partire dal 2022.
(3-03204)
MONTEVECCHI, VANIN, CORBETTA, PAVANELLI, TRENTACOSTE, CASTALDI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
come si apprende da numerosi articoli di stampa, tra cui dal "Corriere della Sera", edizione di Roma, del 18 marzo 2022, "Palazzo Venezia e Vittoriano: «La società dei Beni culturali è illegittima e fonte di sprechi»", la sezione regionale di controllo per il Lazio della Corte dei Conti ha mosso una serie di contestazioni, richiamando anche l'attenzione dell'Antitrust, sul contratto di affidamento stipulato a dicembre 2021 tra ALES S.p.A. e il Ministero della cultura, per i servizi di supporto finalizzati alla realizzazione di un progetto per il rafforzamento della capacità amministrativa e gestionale del Vittoriano e Palazzo Venezia;
la Corte dei Conti, sezione controllo, chiamata ad approvare detto contratto, ha formulato una serie di osservazioni in relazione all'oggetto del contratto, all'iter procedurale che ha portato alla stipula della convenzione e alla valutazione di congruità dell'offerta economica della società, anche con riguardo alla natura di alcune voci di costo;
il Ministero della cultura ha reso i chiarimenti il 3 febbraio 2022, trasmettendo ulteriore documentazione;
con la deliberazione n. 22/2022/PREV del 23 febbraio 2022 la Corte dei Conti ha ritenuto non superate le criticità in merito al contratto, nonostante i chiarimenti forniti dal Ministero in ordine alla legittimità della convenzione esaminata;
considerato che:
nella relazione la Corte dei Conti ha rilevato profili di illegittimità del rapporto tra il Ministero e ALES S.p.A. con riguardo all'art. 1-ter, comma 1, del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104 (convertito, con modificazioni, dalla legge 18 novembre 2019, n. 132, modificato dall'art. 1, comma 930, della legge 30 dicembre 2020, n. 178), anche in riferimento all'articolo 97, comma quarto, della Costituzione. La norma in parola consente al Ministero della cultura di avvalersi della società in house, nelle more dell'espletamento delle procedure concorsuali ivi previste, per attività di "supporto" tecnico, amministrativo e contabile;
secondo quanto si legge nella relazione della Corte dei Conti, il disciplinare allegato alla convenzione inquadra il progetto previsto per il Vittoriano e Palazzo Venezia in una più estesa azione del Ministero "finalizzata all'ampliamento del sistema dei servizi e l'incremento della qualità dei beni offerti alla fruizione, attraverso attività di supporto a quelle istituzionali e, nello specifico, tramite la realizzazione di obiettivi finalizzati al rafforzamento della capacità amministrativa e gestionale degli uffici", ma dalla documentazione (richiesta di interpello al personale interno, richiesta di offerta economica indirizzata alla società, disciplinare tecnico) è emersa la necessità di mettere a disposizione dell'Istituto 16 figure professionali amministrative e tecniche equivalenti a quelle di funzionari e assistenti amministrativi dei ruoli ministeriali, rivelatisi indisponibili nelle dotazioni organiche interne che pure prevedono (decreto ministeriale 13 gennaio 2021, n. 34) l'assegnazione al Vittoriano e a Palazzo Venezia di 56 unità, di cui 19 dell'area tecnica e amministrativa;
la spesa complessiva della convenzione tra Ministero e ALES S.p.A. ammonta, in media, a 66.325 euro per persona che moltiplicata per 16 profili necessari al Vittoriano e a Palazzo Venezia, porta ad un costo totale di oltre 1 milione di euro;
considerato inoltre che:
alla luce dei dati suddetti, la Corte dei Conti ha rilevato che il perimetro delle attività oggetto della convenzione è risultato, "di dubbia compatibilità con il mero "supporto tecnico, amministrativo e contabile", a carattere straordinario e transitorio, consentito dalla norma;
inoltre, secondo quanto affermato dalla magistratura contabile, appare del tutto evidente che il reiterato ricorso ai servizi resi dal personale impiegato da ALES, nel contesto di grave carenza di profili professionali amministrativi e contabili dell'Istituto, tende a rendere sempre più sottile il già labile confine tra i servizi di "supporto" e lo svolgimento dell'ordinaria attività amministrativa, tanto più in considerazione del fatto che non sono state neppure intraprese, a seguito dell'indisponibilità di professionalità proprie del Ministero, procedure di comando o altre forme di utilizzo temporaneo, a norma di legge, almeno per profili fungibili e non specialistici, di personale nei ruoli di altre amministrazioni;
valutato che:
a parere degli interroganti nel corso degli anni si è venuto a creare un sistema monopolistico in capo ad ALES S.p.A., la quale non solo incanala risorse ingenti e funzioni rilevanti ben oltre quello che la norma le consentirebbe, ma pare anche detenere una sorta di canale preferenziale nel reclutamento del personale a fronte di lungaggini, talvolta ingiustificate, nelle procedure concorsuali pubbliche, privando così il Ministero di importanti funzioni;
inoltre, non appare chiaro quale sia l'effettivo risparmio per la pubblica amministrazione nell'applicazione delle suddette modalità operative,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga opportuno mettere in campo per trovare un'effettiva soluzione a fronte delle criticità segnalate dalla Corte dei conti;
se non valuti opportuno ridimensionare il ricorso ad ALES S.p.A. facendola nuovamente rientrare nell'alveo di attività esclusivamente di supporto tecnico-amministrativo e contabile;
se stia adottando iniziative volte ad accelerare le necessarie procedure concorsuali, scongiurando il rischio di eventuali ed ulteriori sperequazioni potenzialmente incostituzionali nel reclutamento del personale.
(3-03205)
DE BERTOLDI - Ai Ministri della transizione ecologica e dello sviluppo economico. - Premesso che:
nel corso del programma televisivo "Fuori dal coro" del 13 marzo 2022, è stato trasmesso un servizio, che mostrava a 10 miglia della costa delle Marche una delle tante piattaforme marine di estrazione di gas naturale presenti nel mar Adriatico, completamente inattiva, utilizzata al fine dell'esplorazione di potenziali giacimenti di idrocarburi;
il servizio televisivo ha evidenziato come in Italia, siano attualmente presenti 752 pozzi di estrazione del gas completamente inattivi, presenti ovunque sul territorio nazionale: dall'Emilia-Romagna, alla laguna di Venezia e lungo le coste di Abruzzo e le Marche, fino alla Sicilia;
nella regione marchigiana, in particolare a San Benedetto del Tronto, è presente una piattaforma petrolifera denominata "Fabrizia 1", e, incrociando i dati presenti sul sito internet del Ministero dello sviluppo economico, si conferma l'esistenza di un pozzo produttivo non erogante, che dimostra effettivamente l'esistenza del gas e pertanto pronto per essere estratto, senza che tuttavia nessuno provveda in tal senso; così come anche la piattaforma petrolifera "Davide", presente anch'essa nelle Marche, evidenzia che i pozzi produttivi eroganti siano addirittura quattro, come sostenuto dallo stesso servizio televisivo, che ha aggiunto inoltre come ci siano 140 miliardi di metri cubi di gas presenti in Italia, ma non ancora estratti (come rilevato dai dati presenti su sito internet dello stesso Ministero, che riporta una mappa geografica del nostro Paese in cui si rileva come quasi tutti i pozzi siano produttivi, ma non eroganti);
negli ultimi anni il crollo dell'estrazione del gas è stato vertiginoso, ha proseguito il programma, considerato che nel 2000 nel mare Adriatico si estraevano 17 miliardi di metri cubi all'anno, mentre attualmente l'estrazione è pari a soltanto 800 milioni di metri cubi, ovvero il 95 per cento in meno;
desta sconcerto e sfiducia, ha sostenuto ancora il servizio televisivo, la condizione attuale legata all'estrazione di idrocarburi del nostro Paese, considerato come, nonostante vi sia un potenziale minerario notevole, nello scorso anno sia stato estratto dal sottosuolo nazionale soltanto per 3,34 miliardi di metri cubi, sebbene esista una quantità rilevantissima di gas naturale a disposizione (in Sicilia sono presenti due piattaforme di estrazione del gas, anch'esse inattive, denominate "Cassiopea" e "Argo", in grado di produrre 10 miliardi di metri cubi all'anno di gas);
nel caso in cui si riattivassero i pozzi di estrazione del gas, secondo quanto sostenuto dall'ingegner Michelangelo Tortorella, amministratore della DG impianti ed esponente di Assomineraria, si potrebbero produrre in Italia 30 miliardi di metri cubi in un anno, ovvero 10 volte in più rispetto a quanto prodotto attualmente;
a giudizio dell'interrogante, risultano inspiegabili le ragioni per le quali non si provveda in tempi rapidi a riattivare tutti i pozzi di estrazione del gas, già disponibili e soprattutto produttivi, specie in un momento particolarmente difficile e grave come quello attuale, legato agli scenari internazionali connessi alla guerra in corso tra Russia e Ucraina, che coinvolge direttamente l'intera Europa e in particolare il nostro Paese, dal punto di vista dell'approvvigionamento energetico;
risulta sconcertante, a parere dell'interrogante, anche la dichiarazione dello stesso ingegner Tortorella, il quale ha dichiarato che la situazione è complessivamente immobile a causa della mancanza di un sostegno autorizzativo, in quanto nessuno acconsente all'estrazione di 30 miliardi di metri cubi di gas, con la conseguenza che il gas domestico estratto attualmente è pari soltanto al 6 per cento, mentre per il 94 per cento è importato dall'estero; inoltre, dal punto di vista economico, l'estrazione in Italia ha un onere pari a 5 centesimi a metro cubo, mentre invece si spendono 70 centesimi a metro cubo per il gas importato dall'estero, ovvero da Paesi quali Russia, Algeria e Libia,
si chiede di sapere:
quali valutazioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto;
quali siano le motivazioni per le quali le piattaforme di estrazione di gas naturale presenti nel nostro Paese siano attualmente inattive, nonostante il servizio televisivo confermi invece le enormi potenzialità di gas esistenti nel territorio nazionale, in grado di soddisfare ampiamente il fabbisogno nazionale;
se non convengano che, in relazione alla gravissima situazione geopolitica ed economica internazionale, connessa al conflitto in corso, che sta determinando gravi conseguenze sul piano energetico, economico e industriale, per il nostro Paese, tali da indurre il Governo ad adottare misure urgenti per fronteggiare tali difficoltà, sia urgente e indifferibile adottare interventi volti a riattivare tutti i pozzi di estrazione del gas presenti, al fine di ridurre fortemente la dipendenza energetica verso i Paesi esteri e risparmiare notevoli risorse finanziarie, da destinare invece alle famiglie e alle imprese nazionali, unitamente a rivedere profondamente le politiche industriali, la cui programmazione soprattutto negli ultimi anni è stata a giudizio dell'interrogante ampiamente insufficiente.
(3-03206)
ROMEO, FREGOLENT, CANTU', BAGNAI - Al Ministro della salute. -
(3-03207)
(Già 4-06564)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
CUCCA, SBROLLINI, NENCINI, MARINO, EVANGELISTA, GARAVINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
il "decreto flussi" è l'atto con cui, in base a quanto previsto dal decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, testo unico dell'immigrazione (emanato in virtù della delega contenuta nell'articolo 47, comma 1, della legge 6 marzo 1998, n. 40, recante la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), annualmente, il Governo italiano determina le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato, sulla base dei criteri generali individuati nel documento programmatico triennale relativo alla politica dell'immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato;
emanato con la forma del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ha l'obiettivo di contrastare l'immigrazione clandestina e offre la possibilità ai cittadini non dell'Unione europea di entrare in Italia, in base alle quote d'ingresso ivi previste, per svolgere lavoro subordinato, autonomo e stagionale;
l'ingresso e il soggiorno degli stranieri all'interno delle quote annuali stabilite con il decreto flussi sono disciplinati dal richiamato testo unico dell'immigrazione;
in particolare, il comma 4 dell'articolo 3 prevede che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti il comitato per il coordinamento e il monitoraggio, di cui all'articolo 2-bis, comma 2, la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e le competenti Commissioni parlamentari, siano annualmente definite, entro il termine del 30 novembre dell'anno precedente a quello di riferimento del decreto, sulla base dei criteri generali individuati nel documento programmatico, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per lavoro autonomo, tenuto conto dei ricongiungimenti familiari e delle misure di protezione temporanea eventualmente disposte ai sensi dell'articolo 20. Prevede, inoltre, che qualora se ne ravvisi l'opportunità, ulteriori decreti possano essere emanati durante l'anno, e che i visti di ingresso ed i permessi di soggiorno per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per lavoro autonomo, sono rilasciati entro il limite delle quote predette. In caso di mancata pubblicazione del decreto di programmazione annuale, il Presidente del Consiglio dei ministri può provvedere in via transitoria, con proprio decreto;
considerato che:
per l'anno 2022, il decreto flussi 2022 (datato 21 dicembre 2021), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 gennaio 2022, stabilisce in 69.700 unità il numero massimo dei cittadini non comunitari che possono entrare in Italia per lavoro subordinato;
gli atleti e le atlete non comunitarie possono entrare in Italia con il visto lavoro subordinato per lo sport;
il limite massimo degli ingressi degli atleti e atlete non appartenenti alla UE impegnati nell'attività agonistica di alto livello è annualmente fissato con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, su proposta del CONI;
l'articolo 20 del testo unico dell'immigrazione prevede la possibilità di adottare misure straordinarie di accoglienza, anche in deroga alle disposizioni della stessa legge, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all'Unione europea,
si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non intenda intervenire per annullare la richiesta di visto lavoro subordinato per lo sport per tutte le atlete e tutti gli atleti provenienti dall'Ucraina, al fine di consentire loro di disputare i campionati, anche di massimo livello, nel territorio italiano, nonché di escludere tutte le tasse di tesseramento alle federazioni, lasciando a carico delle federazioni o delle società ospitanti gli oneri relativi ai trasferimenti dall'Ucraina all'Italia, il sostentamento e l'assistenza in Italia delle persone interessate.
(3-03201)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
FREGOLENT, ROMEO, CANTU', DORIA, LUNESU, MARIN - Al Ministro della salute. - Premesso che:
l'oncologia sta attraversando un profondo cambiamento basato sull'acquisizione di informazioni meccanicistiche sullo stato di malattia e l'uso conseguente di terapie mirate (personalizzate e di precisione). Il nuovo paradigma oncologico si basa sui test next generation sequencing (NGS) per la profilazione genetica tramite biopsia solida e anche biopsia liquida. Questi nuovi test sono in grado di analizzare fino ad oltre 300 mutazioni geniche in una singola analisi e di fornire dati anche sul tumor mutational burden;
anche l'Unione europea, nell'Europe's beating cancer plan, ha richiamato l'importanza dei test NGS, evidenziando la loro importanza per ottenere profili genetici rapidi ed efficienti delle cellule tumorali, così da permettere ai centri specialistici di condividere i profili oncologici e di adottare approcci diagnostico-terapeutici identici o analoghi per i pazienti con profili oncologici comparabili;
il primo finanziamento ai test NGS per la profilazione genomica dei tumori è stato inserito, durante la fase emendativa al Senato, all'interno del "decreto ristori" (art. 19-octies). L'importo stanziato era pari a 5 milioni di euro per l'anno 2021 per consentire il miglioramento dell'efficacia degli interventi di cura e delle procedure. Il comma 2 dell'art. 19-octies ha poi previsto che il Ministero della salute adottasse, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze ed entro 60 giorni dalla conversione in legge, un decreto per definire le modalità di riparto e di attuazione della norma. Il 22 febbraio 2021 sono scaduti i termini prescritti e, tuttavia, il decreto non è stato adottato, non consentendo pertanto il finanziamento dei test NGS;
in attesa dell'emanazione del provvedimento ulteriori traguardi sono stati raggiunti. Invero, un emendamento approvato al disegno di legge di bilancio per il 2022 ha infatti istituito il fondo per i test di next generation sequencing, con una dotazione di 5 milioni di euro per gli anni 2022 e 2023 (art. 1, comma 684);
accanto all'assenza del decreto attuativo, ci sono altre criticità che rendono urgente intervenire sul fondo. A differenza del 2021, infatti, al giorno d'oggi sono diverse le terapie oncologiche di precisione che sono state approvate e hanno ottenuto il rimborso da parte di AIFA. Questi trattamenti sono quindi al momento disponibili e potrebbero aiutare moltissimi pazienti, senonché il loro utilizzo è subordinato all'indagine genomica dei tumori tramite NGS;
il volume potenziale dei pazienti suscettibili di una profilazione mediante NGS risulta complessivamente di circa 20.536 casi per anno (dati AIOM, AIRTUM, SIAPEC-IAP, "I numeri del cancro in Italia" 2020), il costo totale stimato si aggira intorno ai 23.616.400 euro. Da qui l'esigenza di estendere l'azione del fondo, tanto in termini di dotazione quanto in termini di orizzonte temporale;
il paradosso è che esistono terapie già approvate e rimborsate da AIFA che richiedono l'indagine genomica per essere utilizzate, e le difficoltà di utilizzo delle terapie sono dovute al fatto che queste prestazioni diagnostiche non sono ancora coperte dal SSN,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e urgente procedere all'emanazione del decreto attuativo per consentire il finanziamento dei test NSG, al fine di garantire l'accesso a tutti i pazienti eleggibili, nonché prevedere un'implementazione del fondo tenendo conto del volume potenziale dei pazienti suscettibili di una profilazione mediante NGS.
(4-06782)
DE POLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
la legge 30 dicembre 2018, n. 145, come novellata dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, ed integrata dalla legge di bilancio per il 2020 (legge 27 dicembre 2019, n. 160), dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e dalla legge 30 dicembre 2020, n. 178, ha istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze il fondo indennizzo risparmiatori (FIR), chiamato ad indennizzare i risparmiatori che hanno subito un pregiudizio ingiusto da parte di banche e controllate con sede legale in Italia, poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018;
due sono i requisiti per accedere al fondo con regime forfettario: possedere un reddito inferiore ai 35.000 euro o un patrimonio mobiliare inferiore a 100.000 euro;
CONSAP con due comunicati datati 19 giugno e i 6 agosto 2020 ha previsto, in caso di erronea indicazione dei presupposti sul reddito, il passaggio dal regime forfettario a quello ordinario;
a seguito di controlli da parte dell'Agenzia delle entrate, sono stati molti i ricorsi "rigettati" per mancanza dei requisiti richiesti, senza consentire ai ricorrenti il previsto passaggio al regime ordinario;
solo oggi CONSAP sta chiedendo i documenti per provare le violazioni massive, non richiesti e previsti in precedenza e non reperibili e non trasmissibili dalle banche in tempi brevi, stante il lungo lasso di tempo trascorso dagli acquisti degli strumenti finanziari;
considerato che il termine di scadenza del 15 marzo 2022, così come introdotto dalla legge di bilancio per il 2022, è stato prorogato dal decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228 ("milleproroghe"), convertito dalla legge 25 febbraio 2022, n. 15, al 1° maggio 2022,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno adottare un provvedimento che consenta l'accesso al regime ordinario a coloro che non hanno i requisiti per il regime forfettario, come stabilito fin all'inizio, e che preveda nell'attività di valutazione delle violazioni massive, qualora fosse impossibile l'acquisizione di tutti i documenti richiesti, non previsti in precedenza e non reperibili, l'utilizzo della documentazione disponibile, considerato che in molti casi si tratta di superamenti minimi che coinvolgono principalmente risparmiatori anziani che hanno semplicemente commesso un errore in buona fede.
(4-06783)
DE POLI - Ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che
il settore delle costruzioni è stato investito da un ulteriore, repentino ed incontrollabile aumento dei prezzi di diverse materie prime e fonti di energia, aggravato, fra l'altro, dal conflitto russo-ucraino in corso;
i principali centri di trasformazione siderurgici, impianti per la produzione di laterizi, conglomerati bituminosi e cementizi, isolanti, materie plastiche, prodotti ceramici ed in generale di tutti i materiali utilizzabili in edilizia hanno sospeso o stanno decidendo di sospendere l'attività;
tale situazione contingente costringe gli operatori a cercare immediate soluzioni a fronte della difficoltà a gestire i cantieri in corso e garantire il regolare svolgimento delle commesse;
i cantieri in tutta Italia, da Nord a Sud, rischiano di chiudere: solo a Padova, secondo quanto ha dichiarato il presidente locale dell'ANCE, sono 3.600 i cantieri a rischio;
la norma che consentirebbe alle imprese la possibilità di prorogare o sospendere i lavori per i rincari insostenibili delle materie prime è stata, inspiegabilmente, eliminata dall'ultimo decreto energia,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non reputino necessario supportare le imprese in questo momento di grave difficoltà introducendo una normativa che renda possibile la sospensione dei lavori da parte dell'impresa qualora si trovi nell'impossibilità di reperire le materie prime necessarie alla realizzazione delle lavorazioni oggetto dell'affidamento.
(4-06784)
DE POLI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze. - Premesso che
gli effetti negativi della grave situazione determinata dalla guerra in Ucraina, dall'aumento delle materie prime, dai rincari energetici e dalla chiusura di importanti mercati di sbocco stanno colpendo pesantemente anche molti settori dell'artigianato e i lavoratori del comparto;
il tessuto socio-economico è fatto soprattutto di piccole aziende artigiane che necessitano di un'azione di sostegno da parte dello Stato,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non reputino essenziale il rifinanziamento delle prestazioni straordinarie a favore delle imprese artigiane, a tutela delle piccole aziende artigiane che rappresentano un elemento portante del tessuto socio-economico del nostro Paese.
(4-06785)
CORRADO, TRENTACOSTE, VANIN, GRANATO, ANGRISANI - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. -
(4-06786)
(Già 3-02281)
CORRADO - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. -
(4-06787)
(Già 3-02295)
CORRADO, ANGRISANI, ABATE, MORRA - Al Ministro della cultura. -
(4-06788)
(Già 3-02370)
CORRADO, GRANATO, ANGRISANI, LANNUTTI - Ai Ministri della transizione ecologica e della cultura. -
(4-06789)
(Già 3-02389)
CORRADO, GRANATO, ANGRISANI, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06790)
(Già 3-02390)
CORRADO, GRANATO, ANGRISANI - Al Ministro della cultura. -
(4-06791)
(Già 3-02392)
CORRADO, GRANATO, ANGRISANI - Al Ministro della cultura. -
(4-06792)
(Già 3-02407)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, MORRA - Al Ministro della cultura. -
(4-06793)
(Già 3-02434)
RIZZOTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
l'interrogazione 4-05613, presentata in data 9 giugno 2021, aveva messo in luce il problema della mancanza di una definizione e di percorsi regolatori precisi per i nanofarmaci, sottolineando in particolar modo la criticità rappresentata dai nanosimilari;
un nanofarmaco è un prodotto non biologico complesso con almeno una dimensione in scala nanometrica il cui principio attivo è composto o combinato con strutture diverse, strettamente correlate e spesso nanoparticolate, che le metodologie analitiche scientifiche non sono sempre in grado di identificare, isolare o quantificare completamente;
la dimensione ridotta dei nanofarmaci permette loro di attraversare barriere specifiche all'interno del corpo umano veicolando il principio attivo nel bersaglio del farmaco, trattando con maggiore precisione ed efficacia alcune patologie quali la scleorsi multipla, la schizofrenia, la carenza marziale e alcune patologie oncologiche e nefrologiche;
le loro particolari proprietà fisico-chimiche consentono di offrire delle soluzioni terapeutiche di grande impatto per i pazienti, ma allo stesso tempo rendono l'inquadramento di questi prodotti piuttosto complesso, non appartenendo alla classe dei farmaci complessi non biologici, ma condividendo allo stesso tempo con essi alcune complessità;
queste difficoltà hanno determinato finora una totale assenza di linee guida e protocolli per la corretta regolamentazione dei prodotti nanofarmaceutici, che vengono oggi valutati talvolta come farmaci biologici, talvolta come farmaci tradizionali, se non addirittura con procedure ibride che non garantiscono la giusta sicurezza per i pazienti;
il numero di domande contenenti prodotti a base di nanomateriali sottoposte all'attenzione del Centre for drug evaluation and research della Food and drug administration è aumentato considerevolmente nel corso degli anni: dal 2012 al 2015 sono più di 20 le domande annuali che vengono presentate per questa tipologia di prodotti;
tra gli obiettivi dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) vi è quello di tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e per raggiungere tale scopo è necessario che ogni medicinale sia adeguatamente inquadrato dal punto di vista regolatorio;
questo problema appare ancora più centrale con riferimento ai nanosimilari, prodotti sulla base di nanofarmaci di riferimento quando il loro brevetto è scaduto. Non è infatti previsto, né a livello europeo né tantomeno a livello nazionale, alcun processo autorizzativo per i nanosimilari, come esiste invece per i farmaci biosimilari, e dunque allo stato attuale non è possibile garantire che le copie degli originator rispondano a determinati criteri di produzione, sicurezza ed efficacia;
a causa della loro natura complessa, i nanofarmaci non possono essere facilmente ed esattamente riprodotti. Per questo motivo, i nanosimilari possono presentare differenze clinicamente rilevanti rispetto ai propri originator in termini di qualità, proprietà biologiche e profili terapeutici;
a tal proposito, sarebbe opportuno che l'esistenza di un rapporto di equivalenza terapeutica tra il nanofarmaco di riferimento e i suoi nanosimilari sussista solo ove riconosciuto dall'AIFA;
allo stesso modo, data una relativa assimilabilità di casistiche con i farmaci biologici, si dovrebbe prevedere, con riferimento alle procedure d'acquisto, che non possano essere posti in gara nel medesimo lotto principi attivi differenti, anche se aventi le stesse indicazioni terapeutiche;
è pertanto necessario intervenire con l'obiettivo di sopperire alle lacune legislative e regolatorie attuali, puntando a stabilire una definizione univoca di nanofarmaco che consenta di superare ogni possibile incertezza dal punto di vista giuridico, fornendo basi solide agli stakeholder del settore (pazienti, clinici, ricercatori, regolatori e industria) e promuovendo così il pieno sviluppo e il raggiungimento del potenziale di questa tecnologia innovativa;
anche a livello europeo si stanno compiendo i primi sforzi in questa direzione grazie all'azione della European alliance for access to safe medicines che, in collaborazione con le altre associazioni della Nanomedicines regulatory coalition, ha lanciato una petizione per invitare la Direzione generale salute e sicurezza alimentare della Commissione europea e le autorità regolatorie a una più puntuale regolamentazione del settore nanofarmaceutico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda dar seguito alle richieste di cui sopra, a partire dalla definizione di prodotto nanofarmaceutico, anche al fine di garantire il più alto standard possibile di controllo della produzione;
in che modo intenda agire per garantire un'adeguata regolamentazione dei prodotti nanofarmaceutici, riconoscendo ad AIFA la competenza di deliberare sull'eventuale esistenza di rapporti di equivalenza terapeutica tra il nanofarmaco di riferimento e i suoi nanosimilari, ribadendo il divieto di sostituibilità automatica e impedendo la messa a gara nello stesso lotto di prodotti aventi principi attivi differenti.
(4-06794)
CORRADO, MORRA, GRANATO, ANGRISANI, LANNUTTI, LEZZI - Al Ministro della cultura. -
(4-06795)
(Già 3-02479)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06796)
(Già 3-02476)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06797)
(Già 3-02477)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06798)
(Già 3-02478)
CORRADO, LANNUTTI, GRANATO, ANGRISANI - Al Ministro della cultura. -
(4-06799)
(Già 3-02493)
CORRADO, GRANATO, ANGRISANI, LANNUTTI - Ai Ministri della cultura e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -
(4-06800)
(Già 3-02537)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI, DE LUCIA - Al Ministro della cultura. -
(4-06801)
(Già 3-02556)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06802)
(Già 3-02557)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06803)
(Già 3-02597)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06804)
(Già 3-02598)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06805)
(Già 3-02605)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06806)
(Già 3-02608)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Ai Ministri della difesa e della cultura. -
(4-06807)
(Già 3-02636)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06808)
(Già 3-02637)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Ai Ministri della cultura e della transizione ecologica. -
(4-06809)
(Già 3-02641)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06810)
(Già 3-02643)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Ai Ministri della cultura e dell'interno. -
(4-06811)
(Già 3-02670)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06812)
(Già 3-02671)
CORRADO - Ai Ministri della cultura e del lavoro e delle politiche sociali. -
(4-06813)
(Già 3-02850)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06814)
(Già 3-02864)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06815)
(Già 3-02881)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06816)
(Già 3-02884)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06817)
(Già 3-02885)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06818)
(Già 3-02923)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06819)
(Già 3-02924)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06820)
(Già 3-02925)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI, MORRA, MARILOTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06821)
(Già 3-02935)
GIROTTO, GALLICCHIO, GUIDOLIN, TRENTACOSTE, LANZI, PISANI Giuseppe, MAIORINO, VANIN, QUARTO, CROATTI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della transizione ecologica e della difesa. - Premesso che:
il primo firmatario del presente atto, con interrogazione 4-05339, pubblicata in data 22 aprile 2021, esponeva la necessità di chiarire una serie di aspetti operativi e di controllo nell'ambito dell'applicazione all'accordo di cooperazione sottoscritto nel 2002 dall'Italia e dalla Russia, relativo allo smantellamento dei sommergibili nucleari radiati dalla Marina militare russa e per la gestione sicura dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito;
l'interrogazione a oggi non ha ricevuto risposta;
considerato che:
l'argomento è stato oggetto di interesse dell'articolo di stampa titolato "Scorie russe a caro prezzo", a firma di Sergio Rizzo, pubblicato il 22 marzo 2022 su "Milano Finanza", in cui vengono riportate ulteriori informazioni rispetto a tale accordo e alla sua successiva gestione, in particolare che esso sarebbe stato prorogato per tre volte, con l'ultima proroga biennale avvenuta nel giugno 2021, con conseguente aumento dei costi;
l'Italia e l'Europa, a seguito del conflitto tra l'Ucraina e la Federazione russa, hanno imposto a quest'ultima importanti sanzioni economiche, inclusi, a mero titolo esemplificativo, il blocco del sistema SWIFT e il divieto di transazioni con alcune imprese statali,
si chiede di sapere se corrisponda al vero quanto riportato rispetto all'ulteriore proroga del suddetto accordo, e, in tal caso, se si ritenga opportuno adottare, nell'ambito del nuovo scenario politico, la sua interruzione.
(4-06822)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
(4-06823)
(Già 3-02866)
RUFA, BRIZIARELLI, DORIA - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
a norma dell'articolo 48 del decreto legislativo n. 22 del 1997, l'Italia ha istituito il Consorzio obbligatorio per il riciclo dei rifiuti di beni in polietilene, "PolieCo";
il comma 14 di detto articolo prevede che "chiunque, in ragione della propria attività, detiene rifiuti di beni in polietilene è obbligato a conferirli a uno dei consorzi riconosciuti o direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dai consorzi stessi";
in virtù di tale articolo si è costituito il Consorzio PolieCo, le cui disposizioni regolamentari prevedono, a carico dei produttori di materie prime in polietilene e dei trasformatori di beni in polietilene, l'obbligo di versare un contributo commisurato alle quantità immesse sul mercato;
fin dalla sua origine, nei confronti di tale normativa e dell'operato del PolieCo, sono stati sollevati dubbi e perplessità, in particolare in merito alla norma di legge, allo Statuto ed al regolamento del Consorzio, e quindi alla coerenza del corpus normativo che ha portato molte aziende produttrici di beni in polietilene a non aderire allo stesso;
ciononostante, il Parlamento italiano ha provveduto, con legge 23 marzo 2001, n. 93, ad introdurre un sistema sanzionatorio sia per la mancata adesione al Consorzio ex art. 48 del decreto legislativo n. 22 del 1997, che per il mancato pagamento dei contributi, ribadendo il carattere monopolistico del Consorzio per il riciclo dei rifiuti di beni in polietilene;
considerato che:
gli Stati membri sono tenuti ad adottare una legislazione compatibile con il diritto comunitario e la Commissione è chiamata ad interviene per garantire il corretto funzionamento del mercato interno e dei meccanismi di concorrenza nel rispetto dell'obiettivo legislativo di un livello elevato di tutela ambientale;
la pertinente giurisprudenza comunitaria in materia ambientale (decisione della Commissione 20/04/01 - caso DSD - C(2001)1006, decisione della Commissione 15/06/01 - Caso Eco-Emballages - C(2001)1611) stabilisce che i consorzi che recuperano rifiuti non possono costituire un monopolio, che le imprese devono poter scegliere tra diversi sistemi di recupero e che non si può far pagare un corrispettivo in assenza di un servizio;
già nel 2001, il Parlamento europeo aveva presentato interrogazione scritta, E-2362/01 a prima firma Amalia Sartori (PPE-DE), per chiedere alla Commissione europea quali misure intendesse mettere in atto per sollecitare lo Stato italiano ad intervenire per modificare il decreto legislativo n. 22 del 1997 istitutivo di PolieCo e per richiedere allo stesso di avviare un'indagine preliminare nei confronti di PolieCo per verificare un eventuale abuso di posizione dominante;
alla richiamata interrogazione, l'allora commissario Monti aveva risposto in maniera poco esaustiva, e senza evidenti conseguenze, riferendo che la Commissione avrebbe contattato "le autorità italiane (tra cui l'Autorità garante della concorrenza) per informarle degli interrogativi sollevati dagli onorevoli parlamentari e per sollecitare una prima risposta in merito",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire affinché venga verificata la necessaria coerenza della posizione di PolieCo rispetto alla normativa nazionale e soprattutto con il diritto comunitario, e quindi garantire il rispetto delle norme e gli equilibri di mercato interno e della concorrenza e soprattutto scongiurare interventi da parte della Commissione europea.
(4-06824)
AIMI, GALLONE, CANGINI, GASPARRI, RIZZOTTI, BOCCARDI, GALLIANI, MALLEGNI, CESARO, PEROSINO, PAPATHEU, PAGANO, SICLARI, BARBONI, VITALI, BINETTI, GIAMMANCO, CALIENDO, BERARDI, VONO - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
nel 1987 si svolsero le elezioni per 5 referendum abrogativi, dei quali tre su tematiche nucleari, ma senza che fosse previsto esplicitamente l'abbandono del nucleare. L'onda emotiva suscitata dall'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, che accompagnò quella campagna elettorale, indusse il popolo italiano a schierarsi contro ogni forma di presenza nucleare, segnandone di fatto il declino nel nostro Paese. Il sentimento antinucleare sviluppatosi portò quindi, tra il 1987 e il 1990, a chiudere definitivamente le centrali rimaste attive;
nel 1986, anno in cui si verificò l'incidente a Chernobyl, in Italia stavano per diventare operativi i laboratori nazionali del Gran Sasso, che per dimensioni e ricchezza della strumentazione scientifica sono il centro di ricerca sotterraneo più grande e più importante del mondo. Sono stati progettati e costruiti con lo scopo di sfruttare la protezione dalla radiazione cosmica, ottenuta con gli oltre 1.400 metri di montagna sovrastanti. La progettazione di questi laboratori ha dimostrato dunque che la particolare natura delle rocce garantisce la quasi completa gestione della radioattività, impedendo fughe. Tale esperienza ha indotto scienziati e tecnici autorevoli a sostenere la possibilità di costruire centrali nucleari ecologiche, se realizzate alla giusta profondità;
al contrario del nostro Paese, oggi vi sono nel mondo oltre 400 reattori nucleari in attività, come per esempio in Francia dove sono presenti 58 reattori distribuiti su 19 centrali, che coprono circa il 30 per cento del fabbisogno nazionale di energia;
la costruzione di centrali nucleari sotterranee, secondo quanto stabilito da dati tecnici, in passato venne esclusa perché aveva costi elevatissimi rispetto ad una centrale in superficie. Oggi, invece, con la nuova tecnologia, i costi e i tempi di realizzazione sarebbero di gran lunga inferiori, consentendo al nostro Paese di soddisfare almeno la metà del fabbisogno energetico nazionale. Una centrale nucleare in superficie può costare tra i 9 e gli 11 miliardi di euro, tenendo presente che la spesa per la sicurezza incide per circa il 30-40 per cento, costo eliminato nel caso di impianti sotterranei, con zero impatto ambientale e minore consumo di suolo;
per come scientificamente dimostrato le centrali a fissione nucleare potrebbero produrre energia elettrica sicura e pulita, soprattutto perché sicurezza e scorie non rappresentano più dei problemi se realizzate nei sotterranei, in quanto si garantisce non solo la sicurezza rispetto a fenomeni naturali quali terremoti o tsunami, ma anche da attacchi terroristici o in caso di guerra dai missili, e addirittura si eliminano i rischi di danno in caso di fusione del nocciolo, con una spesa di realizzazione, incluso lo smantellamento dopo 60 anni di vita e lo stoccaggio delle scorie in profondità per almeno il 50 per cento in meno rispetto ad un impianto in superficie;
dalle stime effettuate la SOGIN, incaricata dello smantellamento delle centrali nucleari italiane, prevede un costo di circa un miliardo di euro, al contrario di quello per un deposito sotterraneo che si attesta intorno alla metà dell'importo, consentendo allo stesso tempo lo stoccaggio anche di scorie ad alta attività;
tali impianti sotterranei offrirebbero intanto un elevato livello di sicurezza poiché vengono annullati i rischi di danni in caso di eventi sismici, allo stesso tempo con le nuove tecnologie di scavo i costi per la costruzione verrebbero abbattuti di circa il 30 per cento e lo stoccaggio delle scorie in cavità a 200-300 metri di profondità annullerebbe qualsiasi pericolo;
nella piena consapevolezza che le sole energie alternative non potranno rappresentare una soluzione risolutiva, sarebbe altresì opportuno un supplemento di valutazione anche sull'adozione di nuove tecnologie per il ripristino del nucleare, come gli small modular reactor, reattori di piccole dimensioni e produzione energetica ridotta, capaci di modificare la generazione di energia nucleare abbattendo spazio, tempi e costi di costruzione, oltre a produrre meno scorie da smaltire. Dopo oltre un trentennio di scelte non fatte, a giudizio degli interroganti a causa di ideologie ambientaliste sbagliate, il nostro Paese ha bisogno di una seria e rapida riflessione che induca a scelte in tal senso,
si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo abbia messo in campo al fine di valutare concretamente la possibilità di costruire centrali nucleari sotterranee, alla luce della profonda crisi energetica a cui il nostro Paese sta andando incontro.
(4-06825)
PELLEGRINI Marco, NATURALE, MANTOVANI, LANZI, AGOSTINELLI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:
l'aceto balsamico di Modena è uno dei prodotti dell'eccellenza enogastronomica italiana e la sua produzione, per tradizione centenaria e per regolamenti vigenti, avviene nelle province di Modena e Reggio Emilia;
ai sensi del regolamento (CE) n. 583/2009 della Commissione delle Comunità europee del 3 luglio 2009, recante "iscrizione di una denominazione nel registro delle denominazioni d'origine protette e delle indicazioni geografiche protette", è stata riconosciuta l'IGP aceto balsamico di Modena;
il prodotto è commercializzato nelle due tipologie "aceto balsamico di Modena IGP" e "aceto balsamico di Modena IGP invecchiato" ed è prodotto utilizzando mosti d'uva dei vitigni di Albana, Ancellotta, Fortana Lambrusco, Montuni, Sangiovese e Trebbiano, parzialmente fermentati o cotti e concentrati. Almeno una delle fasi del processo produttivo deve, necessariamente, avvenire nelle suddette province, come statuisce il disciplinare di produzione;
dopo la registrazione dell'IGP, in alcune regioni italiane è iniziata o è stata incrementata la produzione di mosti dei suddetti vitigni, che costituiscono l'ingrediente base per l'aceto balsamico IGP. La Puglia, in particolare, è la regione che produce una gran parte dei mosti, con una quota superiore al 30 per cento del totale destinato all'IGP;
nonostante il riconoscimento dell'IGP da parte della Commissione europea, la tutela dell'unicità e della particolarità di questo prodotto sui mercati europei non è agevole, atteso che legislazioni di alcuni Paesi membri consentono l'uso del termine "aceto balsamico" come standard di prodotto. E, infatti, durante l'esame della richiesta dell'IGP dell'aceto balsamico di Modena, la Germania, la Grecia e la Francia espressero contrarietà al riconoscimento in quanto, a loro parere, la terminologia "aceto balsamico" era già utilizzata nei rispettivi Stati per identificare produzioni locali. In particolare, i rappresentati della Germania evidenziarono che l'IGP "aceto balsamico di Modena" avrebbe pregiudicato l'esistenza delle denominazioni Balsamessig/aceto balsamico. Per i francesi, l'"aceto balsamico di Modena" non disponeva di reputazione propria, distinta da quella dell'"aceto balsamico tradizionale di Modena DOP". I greci, infine, reclamavano una già esistente produzione di aceto balsamico sul proprio territorio, commercializzato anche con i termini "balsamico" o "balsamon" e rimarcavano le conseguenze sfavorevoli che avrebbe avuto l'IGP aceto balsamico di Modena sul futuro dei loro prodotti;
la Commissione, ciononostante, autorizzò la registrazione dell'IGP statuendo, in tal modo, che la denominazione aceto balsamico di Modena possedeva una propria specifica e ben individuata reputazione e che comunque l'IGP veniva conferita all'intera denominazione "aceto balsamico di Modena";
le difficoltà di tutela permangono e si evincono, a solo titolo di esempio, anche dalla vicenda dell'azienda tedesca Balema, produttrice e distributrice di "aceto balsamico" in Germania, che è stata convenuta innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea dal consorzio di tutela dell'aceto balsamico di Modena. Ebbene, con sentenza del 4 dicembre 2019, la Corte ha sentenziato la piena utilizzabilità del termine aceto balsamico, in tal modo consentendo l'utilizzo libero dei termini "aceto" e "balsamico" congiuntamente o disgiuntamente, rendendo sempre più difficoltosa la tutela dell'aceto balsamico di Modena;
la Slovenia ha chiesto il riconoscimento UE della norma tecnica per la produzione di "aceto balsamico" avviandone la produzione e la commercializzazione anche in Italia;
considerato che:
l'aceto balsamico sloveno rappresenta oggi una grave minaccia per la tutela dell'IGP, nonché per i produttori e viticultori italiani;
il consorzio di tutela dell'aceto balsamico di Modena, riconosciuto dal 2014 dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha il compito di tutelare, vigilare e promuovere la produzione e la commercializzazione dell'aceto balsamico di Modena e di difendere i consumatori e i produttori dai prodotti contraffatti o imitativi e, in definitiva, di tutelare in ogni sede l'unicità e la particolarità del prodotto e di proteggerlo dalla concorrenza sleale del cosiddetto Italian sounding,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
quali iniziative abbia intrapreso, anche su invito o impulso del consorzio di tutela, per contrastare l'autorizzazione della norma tecnica slovena, presente sin dal 2004 nella Gazzetta Ufficiale slovena, volta a generalizzare l'uso della menzione "aceto balsamico";
se intenda avvalersi di quanto previsto dall'art. 259 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, atteso che la norma slovena, a parere degli interroganti, viola regolamenti comunitari, in particolare quelli a tutela del consumatore, della proprietà intellettuale, del riavvicinamento delle legislazioni nazionali e della politica agricola comune.
(4-06826)
BUCCARELLA, DE PETRIS, LAFORGIA, ANGRISANI, CORRADO, LEZZI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:
l'aggiornamento delle graduatorie provinciali per le supplenze e delle graduatorie ad esaurimento è un passaggio fondamentale che regola l'assegnazione delle supplenze annuali negli istituti scolastici di ogni ordine e grado. La posizione in cui si colloca ogni singolo insegnante, docente ed educatore del comparto precario dipende dai titoli conseguiti e dalle giornate lavorative maturate fino alla data del rinnovo delle graduatorie stesse, circostanza che non si verifica mai con cadenza annuale. I punteggi accumulati, quindi, concedono l'opportunità di aspirare a posti annuali vacanti, non coperti da personale di ruolo; le aspirazioni degli iscritti nelle graduatorie, quindi, si avvicineranno alle posizioni scoperte più appetibili quanto più sarà alto il rating personale;
il rinnovo delle graduatorie ad esaurimento (con validità triennale) è previsto dal 21 marzo al 4 aprile 2022, fattispecie normata dal decreto ministeriale n. 60 del 10 marzo 2022. Le graduatorie provinciali per le supplenze, invece, sono in attesa di una paritetica ordinanza che sarà prodotta non appena il decreto-legge n. 4 del 2022, ora al vaglio della Camera dei deputati, verrà convertito in legge. La contingenza che collega l'aggiornamento delle stesse graduatorie provinciali al "decreto sostegni ter" soggiace nell'accoglimento di un emendamento durante la discussione del provvedimento presso quel ramo del Parlamento, con il quale si prevede la riapertura delle graduatorie provinciali entro questa primavera;
considerato che:
in molte università italiane è in corso di svolgimento il VI ciclo del tirocinio formativo attivo (TFA), corso universitario annuale finalizzato al conseguimento della specializzazione e conseguente abilitazione, per quanto concerne la classe di concorso per il sostegno scolastico, corso al quale partecipano molti docenti, insegnanti ed educatori che sono inseriti nelle graduatorie. È fondamentale evidenziare che il VI ciclo è stato strutturato sulla base delle disposizioni contenute in vari decreti ministeriali, tra i quali il decreto ministeriale n. 755 del 6 luglio 2021;
all'art. 4, comma 10, del decreto ministeriale n. 60 del 2022 si legge: "Possono richiedere l'inserimento con riserva negli elenchi del sostegno i soggetti iscritti ai percorsi di specializzazione all'insegnamento di sostegno avviati entro l'a.a. 2021/2022 e i soggetti che hanno in corso di riconoscimento, alla data di scadenza delle istanze di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, il titolo di specializzazione sul sostegno conseguito all'estero. La riserva si scioglie positivamente nel caso di conseguimento/riconoscimento del relativo titolo di specializzazione entro il 15 luglio 2022. Con successivo avviso della competente Direzione generale saranno fornite le istruzioni relative a tempi e modalità di scioglimento della riserva". È da sottolineare che la data del 15 luglio 2022 indicata dal Ministero dell'istruzione, come termine ultimo entro cui sciogliere la riserva collegata al conseguimento del titolo di specializzazione sul sostegno scolastico, è in contrasto con il decreto ministeriale n. 755/2021 che, all'art. 1, comma 6, novella: "In deroga a quanto disposto dall'art. 3 comma 3 del decreto 8 febbraio 2019, n. 92, i corsi di cui al presente ciclo dovranno concludersi, in ragione delle tempistiche previste per gli adempimenti procedurali, entro il mese di luglio 2022", e non dunque entro il 15 luglio 2022 come prescritto dal decreto ministeriale n. 60/2022 all'art. 4, comma 10;
considerato inoltre che:
i termini dell'aggiornamento delle graduatorie provinciali per le supplenze e, conseguentemente, lo scioglimento delle riserve dei titoli in fase di conseguimento, a parere degli interroganti, probabilmente si adeguerà ai criteri già decisi per le graduatorie ad esaurimento, e potrebbe concretizzare un'eventuale coercizione nei confronti di coloro che, iscritti alle graduatorie per supplenti chiamati ad aggiornare i propri titoli, conseguiranno la specializzazione anche oltre il 15 luglio 2022, ma pur sempre entro il termine della fine dello stesso mese come previsto, in ogni caso, dal Ministero dell'istruzione nel decreto ministeriale n. 755 del 2021;
se, eventualmente, un corsista del VI ciclo del tirocinio non avrà la possibilità di inserire il titolo nei termini dell'aggiornamento primaverile e sciogliere la riserva entro il 15 luglio, stanti le circostanze attuali, questo implicherà l'inserimento in coda alla graduatoria in cui è iscritto e questa posizione sarà valevole per l'intera durata pluriennale delle graduatorie, al netto di ricorsi legali favoriti dal contrasto tra i decreti ministeriali che regolano l'erogazione del VI ciclo e la chiusura dei termini per lo scioglimento delle riserve per l'inserimento dello stesso titolo per l'aggiornamento delle graduatorie,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se ritenga opportuno procedere con la massima sollecitudine a risolvere la mancata armonizzazione normativa tra i decreti ministeriali n. 755 del 2021 e n. 60 del 2022, in relazione al termine del 15 luglio 2022 inerente allo scioglimento della riserva dei titoli in fase di conseguimento, in maniera tale da evitare ai corsisti del VI ciclo del TFA di patire le conseguenze di un disorientamento normativo a conclusione di un percorso formativo universitario comunque strutturato a norma del citato decreto ministeriale n. 755 e di rischiare di non veder pienamente riconosciuta la propria specializzazione, conseguita a norma di legge, per l'intera durata biennale o triennale delle graduatorie provinciali per le supplenze e quelle ad esaurimento.
(4-06827)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-03204 del senatore Lannutti, sulla possibilità di cessione dei crediti per l'utilizzo dei bonus edilizi;
7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-03205 della senatrice Montevecchi ed altri, sul ricorso alla società in house ALES S.p.A.;
10ª Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):
3-03206 del senatore De Bertoldi, sulla presenza di gas naturale nel sottosuolo italiano.