Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 409 del 25/02/2022

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 12,41).

Si dia lettura del processo verbale.

GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

PRESIDENTE. Comunico che in data 24 febbraio 2022 è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge:

«Conversione in legge con modificazioni del decreto-legge 7 gennaio 2022, n. 1, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza COVID-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore» (2542).

Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sul conflitto tra Russia e Ucraina e conseguente discussione (ore 12,44)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sul conflitto tra Russia e Ucraina».

Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la Rai.

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Draghi.

DRAGHI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatori, nella notte tra mercoledì e giovedì la Federazione Russa ha lanciato un'offensiva imponente nei confronti dell'Ucraina. L'aggressione è avvenuta subito dopo un messaggio con cui il presidente Putin ha annunciato un'operazione speciale mirata in Ucraina orientale, ed è stata preceduta da un attacco cibernetico capillare che ha paralizzato i siti governativi ucraini. L'invasione ha assunto subito una scala ampia e crescente. Le forze terrestri russe sono entrate in territorio ucraino da Nord-Est, Nord, Sud-Est e dalla costa sud, ed è stato chiuso alla navigazione il Mar d'Azov, isolando i porti di Mariupol e Berdyansk.

Abbiamo registrato esplosioni diffuse, anche nella regione di Leopoli, la più vicina alla frontiera con l'Unione europea. Forze anfibie russe sono sbarcate a Odessa, la principale città portuale, dove vi sono notizie di molte vittime. L'esercito russo prosegue con lanci di missili sulle principali città, anche quelle dell'Ucraina centro-occidentale. Una pioggia di missili è caduta la scorsa notte su Kiev, mentre l'esercito ha assediato varie città lungo la strada tra il confine e la città. L'esercito russo ha preso il controllo della zona della centrale nucleare di Chernobyl. L'Ucraina conta finora - ma sono dati già vecchi - 137 soldati uccisi e 316 feriti dall'inizio dell'attacco, e parla di 800 uomini persi dalle forze russe, che invece non hanno ancora fornito dati sulle vittime dell'invasione (ma questo non è corretto perché questa mattina il portavoce russo ha fornito dei dati sulle perdite).

L'offensiva ha già colpito in modo tragico la popolazione ucraina: il Ministero dell'interno ucraino registra vittime civili. Le immagini a cui assistiamo, di cittadini inermi costretti a nascondersi nei bunker e nelle metropolitane, sono terribili e ci riportano ai giorni più bui della nostra storia. Si registrano lunghe file di auto in uscita da Kiev e da altre città ucraine, soprattutto verso il confine con l'Unione europea. È possibile e probabile un ingente afflusso di profughi verso i Paesi europei limitrofi.

Il presidente ucraino Zelensky ha affermato la determinazione delle autorità ucraine a resistere e a rispondere al fuoco russo, e a rompere le relazioni diplomatiche con Mosca. Ieri sera ha emanato un decreto che dispone una mobilitazione generale di tutti gli uomini tra i diciotto e i sessant'anni di età, ai quali è stato fatto divieto di lasciare il Paese. Le operazioni rischiano di prolungarsi fino alla distruzione del sistema difensivo ucraino. Il Governo russo ha avanzato la proposta di trattative dirette con il Governo ucraino, e confermato che l'obiettivo è neutralizzare e demilitarizzare - e hanno aggiunto «denazificare» - l'Ucraina. Su questo non c'è nessun riscontro da parte ucraina.

L'ambasciata italiana a Kiev è aperta, pienamente operativa, e mantiene i rapporti con le autorità ucraine, in coordinamento con le altre ambasciate, anche a tutela degli italiani residenti. L'ambasciata resta in massima allerta ed è pronta a qualsiasi decisione. Abbiamo già provveduto a spostare il personale in un luogo più sicuro. Ai circa 2.000 connazionali presenti è stato raccomandato di seguire le indicazioni delle autorità locali e di valutare con estrema cautela gli spostamenti via terra dentro e fuori il Paese. Alla luce della chiusura dello spazio aereo e della situazione critica sul terreno, stiamo pianificando, in coordinamento con le principali ambasciate dell'Unione europea, un'evacuazione in condizioni di sicurezza.

Voglio ringraziare l'ambasciatore Pier Francesco Zazo e tutto il personale dell'ambasciata per la professionalità, la dedizione e il coraggio che stanno dimostrando in queste ore. (Applausi). Desidero ringraziare anche il ministro Di Maio, i diplomatici e tutto lo staff della Farnesina per il loro incessante impegno. (Applausi).

L'Italia condanna con assoluta fermezza l'invasione, che giudichiamo inaccettabile. L'attacco è una gravissima violazione della sovranità di uno Stato libero e democratico, dei trattati internazionali e dei più fondamentali valori europei.

Voglio esprimere, ancora una volta, la solidarietà del popolo e del Governo italiani alla popolazione ucraina e al presidente Zelensky. (L'Assemblea si leva in piedi. Applausi).

Il ritorno della guerra in Europa non può essere tollerato. L'agenda della Russia e del suo Presidente è però vasta, complessa e a lungo premeditata. Ho la sensazione di essere solo all'inizio di un profondo cambiamento nelle relazioni internazionali. Ciò che è in discussione è l'ordine internazionale che fu costruito alla fine della Seconda guerra mondiale: quel sistema di relazioni che ci ha accompagnato in questo lungo periodo complessivamente di crescita, prosperità e progresso. È questo sistema che oggi viene posto in discussione.

A tutto ciò che è successo l'Italia ha reagito subito: abbiamo convocato già nella mattinata di ieri al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale l'ambasciatore della Federazione Russa; abbiamo richiamato Mosca a cessare l'offensiva e a ritirare le forze in modo incondizionato; abbiamo ribadito il pieno sostegno italiano all'integrità territoriale e alla sovranità dell'Ucraina.

Sempre nella mattinata di ieri ho parlato con i vari leader europei: il presidente Macron, il cancelliere Scholz, il presidente del Consiglio europeo Michel, la presidente della Commissione europea von der Leyen. Con loro ho condiviso la ferma condanna di un attacco ingiustificato, non provocato, ai danni dell'Ucraina.

Nel primo pomeriggio ci siamo riuniti insieme agli altri leader del G7 e abbiamo adottato una dichiarazione di ferma condanna dell'aggressione russa, di richiamo alla cessazione delle ostilità e di ritorno alle trattative.

Nella serata di ieri ho partecipato al Consiglio europeo straordinario, cui ha preso parte anche il presidente Zelensky, durante il quale l'Unione europea ha espresso la sua condanna nei confronti della Russia e della Bielorussia. Devo dirvi che il collegamento con il presente Zelensky è stato veramente drammatico: è nascosto in qualche parte a Kiev e chiaramente ha detto che non aveva tempo di stare con noi, che l'Ucraina non ha più tempo e che egli stesso e la sua famiglia sono obiettivi delle forze di invasione. È stato un momento molto drammatico, che ha colpito tutti i partecipanti al Consiglio europeo.

Come ho detto, l'Unione europea in tale occasione ha espresso la sua condanna nei confronti della Russia e della Bielorussia, che è partner a tutti gli effetti nell'invasione che la Russia ha fatto.

Nel pomeriggio di oggi parteciperò a un vertice della NATO per coordinare il rafforzamento del fianco orientale e ribadire i principi alla base della nostra posizione.

Per quanto riguarda il piano bilaterale, stiamo definendo un pacchetto da 110 milioni di euro per aiuti finanziari all'Ucraina a scopi umanitari e di stabilizzazione macrofinanziaria, perché nel frattempo l'intero tessuto economico-sociale dell'Ucraina è stato distrutto. Questo risultato certamente Putin lo ha già raggiunto: i capitali sono tutti fuggiti, l'economia non funziona, i tecnici e la classe dirigente sono spariti; c'è stato un esodo imponente verso i Paesi limitrofi: in sostanza, ripeto, il tessuto economico-sociale dell'Ucraina non esiste più.

Nell'ambito della nostra Difesa si stanno predisponendo misure di assistenza, in particolare nel settore dello sminamento e della fornitura di equipaggiamento di protezione.

Il Governo italiano ha sempre auspicato, insieme ai suoi partner internazionali, di risolvere la crisi in modo pacifico e attraverso la diplomazia. Qualsiasi dialogo deve essere però sincero e, soprattutto, deve essere utile. Le violenze di questa settimana da parte della Russia rendono un dialogo di questo tipo nei fatti impossibile.

La nostra priorità oggi deve essere rafforzare la sicurezza del nostro Continente e applicare la massima pressione sulla Russia perché ritiri le truppe e torni al tavolo dei negoziati.

Dal punto di vista militare la NATO si è già attivata. Ieri si è riunito il Consiglio del Nord Atlantico, sulla base di quanto previsto dall'articolo 4 del Trattato di Washington, e ha approvato cinque piani di risposta graduale che, in questa prima fase, puntano a consolidare la postura di deterrenza a Est. Le fasi successive, vincolate a un'evoluzione dello scenario, prevedono l'assunzione di una postura di difesa e, in seguito, di ristabilimento della sicurezza.

I piani prevedono due aspetti fondamentali: l'incremento delle forze dispiegate in territorio alleato, con il transito delle unità militari sotto la catena di comando e controllo del Comandante supremo alleato in Europa, e l'utilizzo di regole di ingaggio predisposte per un impegno immediato.

Le forze italiane che prevediamo essere impiegate dalla NATO sono costituite da unità già schierate in zona di operazioni - circa 240 uomini attualmente schierati in Lettonia, assieme a forze navali e a velivoli in Romania - e da altre che saranno attivate su richiesta del Comando alleato. Per queste siamo pronti a contribuire con circa 1.400 uomini e donne dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica e con ulteriori 2.000 militari disponibili. Le forze saranno impiegate nell'area di responsabilità della NATO e non c'è nessuna autorizzazione implicita all'attraversamento dei confini.

L'Italia e la NATO vogliono trasmettere un messaggio di unità e solidarietà alla causa ucraina e di difesa dell'architettura di sicurezza europea.

Voglio ringraziare il ministro Guerini e le nostre Forze armate per la loro prontezza e preparazione. (Applausi. L'Assemblea e i rappresentanti del Governo si levano in piedi).

Per quanto riguarda le sanzioni, l'Italia è perfettamente in linea con gli altri Paesi dell'Unione europea, primi fra tutti Francia e Germania. Le misure sono state coordinate insieme ai nostri partner del G7, con i quali condividiamo pienamente strategia e obiettivi. Mercoledì sono state formalmente approvate le prime misure restrittive verso la Russia, in relazione alla decisione - questa è la fase iniziale - di riconoscere l'indipendenza dei territori di Donetsk e Lugansk. Queste misure consistono nel bando alle importazioni e alle esportazioni da entità separatiste, sul modello di quanto fu fatto nel 2014 in occasione dell'invasione e dell'annessione illegale della Crimea. Consistono anche in sanzioni economiche e finanziarie alla Russia, come il divieto di rifinanziamento del debito sovrano sul mercato secondario e il congelamento di asset di tre istituti bancari; in sanzioni mirate nei confronti di individui e entità, come gli oltre 300 membri della Duma che hanno proposto il riconoscimento dei territori separatisti e che hanno votato a favore.

In seguito all'invasione russa dei giorni scorsi, nel Consiglio europeo di ieri abbiamo approvato altre misure molto più stringenti e incisive, che erano in preparazione da settimane. Per questa preparazione vorrei ringraziare la Presidente e gli uffici della Commissione, perché è stato un lavoro estremamente complesso e coordinato con tutti gli altri alleati del G7. I relativi atti legislativi sono discussi in queste ore a Bruxelles, quindi potrò dare un resoconto soltanto parziale del loro contenuto. Questi saranno finalizzati in tempi rapidissimi (credo oggi stesso), comunque martedì ritornerò sul tema. Queste sanzioni includono misure finanziarie, come il divieto di rifinanziamento per banche e imprese pubbliche in Russia, il blocco di nuovi depositi bancari dalla Russia verso istituti di credito dell'Unione europea; misure sul settore dell'energia, mirate a impedire il trasferimento di tecnologie avanzate solitamente utilizzate nella raffinazione; misure nel settore dei trasporti, come il divieto di esportazione esteso a tutti i beni, le tecnologie, i servizi destinati al settore aereo; un blocco dei finanziamenti per nuovi investimenti in Russia e altre misure di controllo delle esportazioni; la sospensione degli accordi di facilitazione dei visti per passaporti diplomatici e di servizio russi. Prevediamo inoltre un secondo pacchetto, che includa membri della Duma non ancora sanzionati.

In questi giorni l'Unione europea ha dato prova della sua determinazione, della sua compattezza. Siamo pronti a misure ancora più dure nel caso queste non dovessero dimostrarsi sufficienti o proporzionate al dramma che sta avendo luogo in questi giorni.

Le sanzioni che abbiamo approvato e quelle che potremo approvare in futuro ci impongono di considerare con grande attenzione il loro impatto sulla nostra economia. (Applausi). La maggiore preoccupazione riguarda il settore energetico, che è già stato colpito dai rincari di questi mesi. Circa il 45 per cento del gas che importiamo proviene infatti dalla Russia, in aumento dal 27 per cento di circa dieci anni fa. Le vicende di questi giorni dimostrano l'imprudenza di non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi decenni. (Applausi).

In Italia abbiamo ridotto la produzione di gas da 17 miliardi di metri cubi all'anno nel 2000 a circa tre miliardi di metri cubi nel 2020, a fronte di un consumo nazionale che è rimasto costante, tra i 70 e i 90 miliardi di metri cubi circa. Dobbiamo procedere spediti sul fronte della diversificazione, per superare quanto prima la nostra vulnerabilità ed evitare il rischio di crisi future.

Il Governo segue in modo costante i flussi di gas, in stretto coordinamento con le istituzioni europee. Abbiamo riunito diverse volte il Comitato di emergenza gas, per regolamentare e analizzare i dati operativi e gli scenari possibili. Gli stoccaggi italiani beneficiano dell'aver avuto, a inizio inverno, una situazione migliore rispetto a quella di altri Paesi europei e, anche grazie alla qualità delle infrastrutture di cui disponiamo, il livello di riempimento aveva raggiunto il 90 per cento alla fine del mese di ottobre, mentre gli altri Paesi europei erano intorno al 75 per cento. Gli stoccaggi sono stati poi utilizzati a pieno ritmo e nel mese di febbraio hanno già raggiunto il livello che hanno generalmente a fine marzo. Questa situazione, che sarebbe stata più grave in assenza di infrastrutture e di politiche adeguate, è simile a quella che vivono altri Paesi europei, tra cui la Germania. La fine dell'inverno e l'arrivo delle temperature più miti ci permettono di guardare con maggiore fiducia ai prossimi mesi, ma dobbiamo intervenire per migliorare ulteriormente la nostra capacità di stoccaggio per i prossimi anni. L'Italia è impegnata inoltre a spingere l'Unione europea nella direzione di meccanismi di stoccaggio comune, che aiutino tutti i Paesi a fronteggiare momenti di riduzione temporanea delle forniture. Ci auguriamo che questa crisi possa accelerare finalmente una risposta positiva su questo tema.

Il Governo è comunque al lavoro per approntare tutte le misure necessarie per gestire al meglio una possibile crisi energetica. Ci auguriamo che questi piani non siano necessari, ma non possiamo farci trovare impreparati. Le misure di emergenza includono una maggiore flessibilità dei consumi di gas, sospensioni nel settore industriale e regole sui consumi di gas nel settore termoelettrico, dove pure esistono misure di riduzione del carico. Il Governo è al lavoro inoltre per aumentare le forniture alternative. Intendiamo incrementare il gas naturale liquefatto importato da altre rotte, come gli Stati Uniti. Il presidente americano Biden ha offerto la sua disponibilità a sostenere gli alleati con maggiori rifornimenti e voglio ringraziarlo per questo. Tuttavia la nostra capacità di utilizzo è limitata dal numero ridotto di rigassificatori che sono in funzione oggi. Per il futuro è quanto mai opportuna una riflessione anche su queste infrastrutture. (Applausi).

Il Governo intende poi lavorare per incrementare i flussi da gasdotti non a pieno carico, come il TAP dall'Azerbaijan, il Transmed dall'Algeria e dalla Tunisia e il Greenstream dalla Libia. Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell'immediato. Il Governo è pronto a intervenire per calmierare ulteriormente il prezzo dell'energia, ove questo fosse necessario (e credo che sarà necessario). (Applausi). Per il futuro la crisi ci obbliga a prestare maggiore attenzione ai rischi geopolitici che pesano sulla nostra politica energetica e a ridurre la vulnerabilità delle nostre forniture. Voglio ringraziare il ministro Cingolani per il lavoro che svolge quotidianamente su questo tema così importante per il nostro futuro. (Applausi).

Ho parlato del gas, ma la risposta più valida nel lungo periodo sta nel procedere spediti, come stiamo facendo, nella direzione di un maggiore sviluppo delle fonti rinnovabili (Applausi), anche e soprattutto con una maggiore semplificazione delle procedure per l'installazione degli impianti. Occorre osservare che il limite ad una rapida espansione delle rinnovabili non sono le tecnologie, la disponibilità di materiali e i costi stessi, ma è la complessità delle procedure autorizzative. (Applausi). Dobbiamo necessariamente superare queste complessità, almeno in parte. Alcune di esse sono legittimi passaggi di controllo, ma sono di una complessità straordinaria, per cui tutto quanto sta sperimentando un rallentamento di cui il ministro Cingolani vi può rendere informati ad ogni occasione, come credo stia già facendo.

Il gas resta tuttavia essenziale come combustibile per la transizione nella quale siamo. (Applausi). Dobbiamo rafforzare il Corridoio Sud, migliorare la nostra capacità di rigassificazione e aumentare la produzione nazionale a scapito delle importazioni. Il gas prodotto in Italia non è infatti solo più gestibile, ma è meno caro.

La crisi di portata storica che l'Italia e l'Europa hanno davanti potrebbe essere lunga e difficile da ricomporre, anche perché sta confermando l'esistenza di profonde divergenze sulla visione dell'ordine internazionale mondiale; divergenze che non sarà facile comporre.

Il Governo intende lavorare senza tregua, in stretto coordinamento con gli alleati, per dare ai cittadini le risposte che cercano in questo momento di grave incertezza. Per farlo, è essenziale il vostro appoggio, della maggioranza e anche dell'opposizione. (Applausi). In queste ore mi sono arrivate dichiarazioni di sostegno da tutti i gruppi politici e dai loro leader. Vorrei ringraziarli tutti. Vi sono sinceramente grato, perché il Parlamento è il centro della nostra democrazia, la casa di tutti gli italiani (Applausi) e la sua vicinanza esprime la vicinanza del Paese.

Davanti alle terribili minacce che abbiamo di fronte, per essere uniti con l'Ucraina e con i nostri alleati dobbiamo prima di tutto restare uniti fra noi. Grazie. (Prolungati applausi. L'Assemblea si leva in piedi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà.

CRUCIOLI (Misto). Signor Presidente, è un fatto incontrovertibile che ieri la Russia abbia scatenato un violentissimo attacco, provocando morti e sofferenza e lasciando tutto il mondo senza fiato per la paura di una possibile escalation nucleare.

Questa invasione va certamente condannata perché noi ripudiamo la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Tuttavia, Presidente, lei, nella relazione che ha pronunciato, non è stato oggettivo.

O meglio, lei ha peccato di un pericoloso strabismo, evidenziando le responsabilità russe, ma tacendo quelle della NATO. La guerra in Ucraina era già presente dal 2014: da otto anni in Donbass piovono bombe ucraine, non evidenziate e anzi in alcuni casi benedette dall'Occidente, che hanno provocato più di 14.000 morti, di cui molti civili. Mi chiedo perché lei non abbia citato questi dati, che costituiscono l'antefatto dell'attacco russo di questi giorni. Quella del Donbass era forse una guerra che si poteva tollerare o condannare di meno, solo perché in quel caso le vittime dell'aggressione erano filorusse e gli attacchi non disturbavano, ma anzi erano funzionali alla strategia dell'Alleanza atlantica? No, non si può condannare l'attacco russo senza condannare anche le violenze subite dalle popolazioni che chiedevano l'indipendenza. La guerra va condannata sempre, non solo quando fa comodo e soprattutto occorre agire concretamente per evitarla: il contrario di ciò che l'Occidente ha ipocritamente fatto in questo caso, spingendo sempre più per l'allargamento della NATO troppo vicino a Mosca, minacciando di rompere l'equilibrio strategico che regola i rapporti tra le potenze nucleari.

Esattamente come gli Stati Uniti nel 1962 non potevano tollerare che l'Unione Sovietica installasse missili balistici a Cuba, così era facile prevedere che la Russia avrebbe reagito violentemente davanti al rischio di veder trasformata l'Ucraina nella piattaforma d'arma più avanzata della NATO. Del resto, le tre condizioni poste dalla Russia per sventare il conflitto avrebbero meritato ben più seria discussione: riconoscimento dei territori proclamatisi indipendenti, ritiro della richiesta ucraina di adesione alla NATO, conseguente smilitarizzazione della regione. Quali di queste condizioni è stata giudicata irricevibile e perché? Non ho sentito alcun dibattito su questi punti: si è preferito che la situazione degenerasse fino al punto attuale. Se vogliamo realmente perseguire la pace, dobbiamo dire la verità e avere il coraggio di riconoscere che l'aggressione russa è figlia di molti padri e di contrapposte mentalità imperialiste: certamente quella russa, che non ha mai esitato ad utilizzare i carri armati per difendere i propri interessi, ma anche quella americana, interessata ad impedire stretti rapporti commerciali e politici tra l'Europa continentale e la Russia. Non è un caso che il primo effetto di questa crisi è stato lo stop al gasdotto Nord Stream 2, che avrebbe dovuto collegare Russia e Germania e che da sempre è avversato dagli Stati Uniti.

In conclusione, signor Presidente del Consiglio, la invito a recuperare autonomia di giudizio, per ponderare meglio la posizione che dovrà assumere l'Italia e che a nostro avviso dovrebbe comprendere: in primo luogo la richiesta di immediato cessate il fuoco, offrendoci come mediatori neutrali per il superamento del conflitto in corso; in secondo luogo l'indisponibilità all'invio di nostre truppe al confine con la Russia; in terzo luogo il fermo diniego a sanzioni, come l'embargo su gas e petrolio o l'esclusione delle banche russe dal sistema finanziario internazionale, che sarebbero deleterie soprattutto per i cittadini italiani, già stremati dalla crisi economica attraversata dal nostro Paese.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bressa. Ne ha facoltà.

BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, non si può parlare «di assimilazione progressiva delle minoranze linguistiche. Questa non è la nostra politica. E, se ciò fosse fatto, non solo non sarebbe utile alla Nazione, ma alla lunga ne comprometterebbe gli interessi, oltre che la dignità». Un Paese, «se libero, non sa essere ingiusto e sopraffattore». Queste sono le parole di Aldo Moro, nel suo intervento parlamentare del 15 settembre 1966 sulla questione dell'autonomia dell'Alto Adige. Noi siamo il Gruppo Per le Autonomie e per noi autonomia è libertà e dignità, rispetto e responsabilità, esattamente l'opposto delle motivazioni che hanno guidato le scelte di Putin per annientare l'autonomia dell'Ucraina e che hanno prodotto quello che Stoltenberg ha definito il conflitto più pericoloso dal 1945, perché, come ha fatto notare il «The Wall Street Journal», Putin non vuole far parte dell'attuale ordine internazionale, vuole farlo esplodere.

Siamo al più terribile e devastante episodio di quella guerra mondiale a pezzi evocata da Papa Francesco.

La gravità delle azioni di Putin per affermare il suo disegno neo imperiale non va vista come un fatto a sé, ma va ricollegata agli altri fronti di tensione e di scontro - le pretese della Cina su Taiwan, le ambizioni ottomane della Turchia, il revanscismo dell'India - e al fatto che, al di là del teatro degli scontri, ci si combatte anche attraverso le ritorsioni economiche, commerciali e finanziarie.

È questa interdipendenza che ci deve preoccupare, questa catena di eventi e dei comportamenti che rende difficile - se non, in alcuni casi, addirittura impossibile - calcolarne le conseguenze.

Una cosa è certa: la Realpolitik non deve e non può prevalere sullo stato di diritto: noi siamo e saremo sempre per lo stato di diritto. Siamo e saremo sempre per le sanzioni verso chi non lo rispetta; sanzioni che in questo caso devono essere durissime.

Emmanuel Macron, nel discorso di insediamento del semestre di Presidenza francese dell'Unione europea ha detto: «La fine dello Stato di diritto corrisponde al regno dell'arbitrario (…) il segnale di un ritorno ai regimi autoritari. Desidero pertanto che siano consolidati i nostri valori di europei».

È in nome di questi valori di europei che la condanna delle azioni di Putin va espressa in modo forte e chiaro, cosa che il Consiglio supremo di difesa ha fatto e che questo Parlamento si accinge a fare, sapendo che non è in gioco solo la sorte dell'Ucraina, ma l'assetto dell'Europa intera. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-PSI). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, siamo con lei, siamo con il Governo e apprezziamo il tono delle sue dichiarazioni e l'appello finale che ha fatto all'unità.

Utilizzerò i cinque minuti a disposizione per cinque flash. Il primo: non credo che Putin stia cercando nel passato le motivazioni dell'intervento di questi giorni in Ucraina; non credo, cioè, che, al di là dell'armamentario ideologico e dei discorsi che ha fatto, egli immagini di riscrivere la storia. Putin ha in testa un disegno per il futuro, non per il passato, e se vogliamo cercare la base ideologica del suo intervento si vada a rileggere il documento firmato insieme da Putin e Xi Jinping il 4 febbraio 2022 a Pechino: c'è l'idea di cambiare l'ordine mondiale. Questo è il punto in discussione; se non partiamo da qui non cogliamo la gravità della situazione che stiamo vivendo.

Il secondo punto: se è vero questo principio, la NATO e l'Unione europea vivono un momento di sfida enorme. Non lo stanno facendo contro la NATO e l'Unione europea, semplicemente non le considerano. C'è l'idea di organizzare e costruire un nuovo mondo che parta dalle oggettive difficoltà della NATO - ricordiamo le parole di Macron, due anni e mezzo fa, sulla morte cerebrale della NATO - e che immagini, come diceva giustamente il collega Bressa qualche istante fa, altri soggetti protagonisti a livello istituzionale, dall'India al Sud-Est Asiatico (e non soltanto Sud-Est). Dunque, la NATO e l'Unione Europea parlino con una voce sola.

Nel nostro piccolo abbiamo fatto una proposta: ci sia un inviato speciale dell'Unione europea e della NATO che sia possibilmente lo stesso. Per questo abbiamo proposto una figura autorevole e credibile qual è quella di Angela Merkel.

Terzo punto: le sanzioni sono inevitabili, lo dicono tutti, sono giuste. C'è un dato di fatto che il presidente Draghi ha ricordato molto giustamente: le sanzioni le paghiamo anche noi, e se è vero che l'Unione europea ha costituito un fondo da 5,4 miliardi di euro per l'emergenza Brexit, è altrettanto vero che occorre un fondo quantomeno doppio per agevolare e in qualche modo aiutare le aziende che saranno colpite dalle sanzioni in Italia e nel resto d'Europa; anche su questo si dimostra la solidarietà.

Quarto punto: sull'energia condividiamo dalla A alla Z ciò che ha detto il presidente Draghi; non c'è da aggiungere altro se non che attendere che i provvedimenti che il Governo vorrà attuare siano portati in Parlamento. Noi da subito, signor Presidente, le assicuriamo il nostro sostegno convinto e determinato.

Quinto e ultimo punto prima della conclusione: forse qualche Paese dell'area Visegrád, quando vedrà arrivare qualche centinaio di migliaia di profughi, capirà che il sistema di accoglienza dell'immigrazione basato sull'accordo di Dublino non funziona più. Noi viviamo con grandissima sofferenza la catastrofe umanitaria in corso in Ucraina. Questa catastrofe umanitaria farà arrivare i profughi alle porte di quei Paesi, che per anni hanno voltato la testa all'Italia e agli altri Paesi del Mediterraneo, respingendo le modifiche dell'accordo di Dublino. Sono cinque delle tante questioni che si pongono davanti a noi.

Signor Presidente del Consiglio, io sono d'accordo con lei. Non credo che Putin abbia fatto un colpo a sorpresa. È un'operazione pianificata scientificamente, partita, a mio giudizio, quando il Presidente russo ha visto l'atteggiamento della comunità occidentale in Afghanistan. Nel 2013 l'amministrazione Obama non interviene in Siria e sei mesi dopo i russi intervengono in Crimea. Dopo ciò che è accaduto in Afghanistan, sei mesi dopo è arrivata l'Ucraina.

È fondamentale che tutti noi ci stringiamo di fronte al presidente del Consiglio Draghi e al presidente Mattarella, per portare alta e forte la voce dell'Italia e dell'Europa. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, presidente Draghi, colleghi del Senato, signori del Governo, quanto è avvenuto in queste ore e sta ancora avvenendo in Ucraina, per diretta e precisa responsabilità della Russia di Putin, è senza dubbio gravissimo. All'improvviso, ci sembra di vivere un incubo. Ci troviamo di fronte a un crocevia drammatico della storia, con scene che pensavamo consegnate per sempre al nostro passato.

La storia ci pone di fronte a un crocevia e ad una accelerazione brutale, davvero drammatica, perché spazza via, in un solo momento, le illusioni di chi, dopo la logica dei blocchi, dopo la guerra fredda, dopo la caduta del muro di Berlino, aveva immaginato che la storia avrebbe avuto un percorso lineare, la marcia trionfale delle democrazie, delle libertà e dei diritti. Non è stato così e non è così. La democrazia sta arretrando ed è nostro dovere difenderla in ogni angolo del mondo. (Applausi).

Questo crocevia, però, signor Presidente, colleghi, spazza via anche le teorie di chi, in questi anni, pensava che il mondo, il pianeta e le grandi questioni geopolitiche potessero essere regolate soltanto dal business, dal mercato o dai buoni sentimenti, volgendo lo sguardo da un'altra parte per non vedere la realtà così com'è; o le teorie di chi spiegava che potevano esistere liberi Stati disarmati, mentre, ancora una volta, la storia insegna che gli Stati si fondano sui numeri, sulla forza e anche sugli eserciti, senza i quali sono innanzitutto gli innocenti a soccombere.

Presidente Draghi, oggi, qui in Senato, anche per il Gruppo Fratelli d'Italia, per la nostra presidente Giorgia Meloni, è innanzitutto il giorno del dolore per le vittime civili, per le vittime militari e per le sofferenze inferte alla popolazione. Ed è il giorno anche per noi, soprattutto per noi, se ce lo consentite, dell'omaggio ai patrioti ucraini che stanno combattendo, da soli, una guerra disperata. Stanno combattendo, da soli, una guerra disperata! (Applausi).

Politicamente, però, per noi questa giornata, in Senato come alla Camera, è la giornata della responsabilità, delle decisioni e dell'unità: dell'unità del nostro Paese, dell'unità dell'Unione europea; vorrei dire dell'unità di tutto il mondo libero. Sono doveri cui noi, come Gruppo, di sicuro non intendiamo sottrarci. Abbiamo, però, signor Presidente, la necessità di dire - non oggi, perché questa giornata è dedicata ad altro - che presto arriverà anche il momento di fare i conti con i nostri errori e con le nostre colpe. Errori e colpe, infatti, ce ne sono stati ed è inutile negarlo, come è inutile nascondere la polvere sotto il tappeto. Voglio fare riferimento al fallimento della nostra azione diplomatica nazionale e internazionale, alla fallimentare politica estera americana di Biden, al ritiro precipitoso e vergognoso, sei mesi fa, dall'Afghanistan, con gli alleati della NATO avvisati pochi giorni o poche ore prima, al ruolo che vuole o può svolgere la NATO in questo momento, che ancora non abbiamo compreso; infine voglio fare riferimento al fatto che non esiste un'Unione europea che svolga un'attività comprensibile e percettibile dal punto di vista militare. L'Unione europea militarmente non esiste, semplicemente.

Voglio fare un unico riferimento invece alla nostra politica domestica, alle questioni che riguardano il nostro Paese e lo devo fare in questo momento, perché l'ha fatto anche lei, presidente Draghi. La politica energetica dell'Italia negli ultimi anni è stata semplicemente sconsiderata (Applausi). Abbiamo assegnato e affidato i rifornimenti energetici di un Paese del G7, la seconda manifattura europea, a Paesi politicamente pericolosi e nei migliori dei casi politicamente instabili. Abbiamo rinunciato a un piano energetico di sicurezza nazionale per inseguire il politicamente corretto, per inseguire un ambientalismo di carattere ideologico. Abbiamo cioè affidato la sicurezza del nostro Paese e delle nostre imprese a chi vive la politica come fosse Alice nel Paese delle meraviglie.

Oggi però - lo ripeto ancora una volta - non è il giorno per queste discussioni, che pure presto dovremo fare. Oggi è giorno per noi, per il nostro Gruppo, per la nostra forza politica, per ribadire - affinché sia chiaro e non ci siano ombre - che chi decide unilateralmente di aggredire con le armi in pugno un Paese confinante si mette immediatamente e automaticamente dalla parte del torto e che non esistono ragioni di carattere politico, di carattere geopolitico, di carattere storico, di carattere pseudo-storico, motivi recenti o passati per giustificare una guerra di aggressione.

Presidente e colleghi, il Gruppo Fratelli d'Italia rappresenta in quest'Aula l'unica opposizione, ma abbiamo sempre definito la nostra opposizione nazionale, patriottica e assolutamente responsabile. Saremo, come forza di opposizione, al fianco delle Istituzioni di Governo italiane, europee e internazionali in questo momento epocale, per il semplice motivo che sarebbe impossibile, oltre che sbagliato, scegliere di non schierarci.

Mi è capitato di leggere ieri un intervento di Angela Merkel, pronunciato - credo - al Parlamento europeo due anni fa in occasione di una crisi grave come questa - forse più grave, non lo so, lo vedremo - cioè la crisi pandemica. Sono parole che si possono adattare perfettamente anche alla crisi odierna. La cancelliera diceva in quell'occasione che l'Europa non è tale se non ci si sostiene l'uno con l'altro nel momento in cui un'emergenza, di cui nessuno ha colpa, ci colpisce. Riferendosi a quella crisi, aggiungeva che abbiamo anche il compito di mostrare chi vogliamo essere come Europa.

Lo voglio ricordare perché non possono esserci figli e figliastri anche nella gestione e nelle conseguenze di questa crisi e perché ho trovato fuori luogo anche da parte del senatore Renzi il continuo rinvio polemico, in questi momenti, alle posizioni assunte da Stati coraggiosi come quello polacco, che hanno provato sulla loro pelle le ferite del comunismo e che ospitano tutt'oggi centinaia di migliaia di profughi provenienti dall'Ucraina. (Applausi).

Signor Presidente del Consiglio, proprio in virtù di quello che lei ha detto, dei rischi che corriamo e delle sfide che dobbiamo affrontare, le chiediamo di rappresentare innanzitutto presso gli alleati europei gli interessi del nostro Paese, le speranze, le richieste dei nostri cittadini e anche le legittime preoccupazioni delle nostre imprese e dei nostri imprenditori, che rischiano di pagare un prezzo caro, forse il più caro di tutti, in vista delle inevitabili ritorsioni di carattere economico. Le chiediamo, come forza responsabile di opposizione, di agire secondo il realismo politico che ci spinge a soluzioni lungimiranti, ma anche di ricordare che la politica è fatta di ideali che ci spingono a scelte coraggiose, a difesa dell'idea innata che abbiamo di libertà, che va difesa ogni giorno a Roma come a Kiev. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD). Signor Presidente, è molto importante questa sua informativa in Parlamento, che precede le comunicazioni di martedì, perché dà ancora più forza all'azione che il Governo sta svolgendo con determinazione in questo momento drammatico e per quella vicinanza che lei prima ha richiamato.

Quello della Russia contro l'Ucraina è un atto di guerra, un attacco condotto su larga scala, gravissimo e ingiustificato, che viola le regole alla base della convivenza pacifica e civile della comunità internazionale. Un atto di guerra tanto più grave perché accade nel cuore dell'Europa settant'anni dopo l'ultimo grande conflitto che ha coinvolto una potenza mondiale. Un atto criminale che provocherà enormi sofferenze con la perdita di vite umane, militari e civili, come sta purtroppo già accadendo in queste ore.

Esprimo, a nome del Gruppo Partito Democratico, tutta la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ucraino per il dramma che sta vivendo. (Applausi). Siamo pronti a fare la nostra parte per tutto il sostegno umanitario necessario, sia con gli aiuti alla cooperazione, sia per l'accoglienza di chi sta scappando dalla guerra. Esprimo solidarietà anche ai cittadini ucraini che vivono nel nostro Paese e che ieri si sono mobilitati con noi in molte piazze italiane. E poi un ringraziamento a tutto il nostro personale rimasto presso la nostra ambasciata a Kiev. (Applausi).

Non c'è alcun dubbio che ora serva una risposta ferma e coesa; non è il tempo delle divisioni e lo abbiamo detto anche qui. Come Parlamento, sono certa che appoggeremo tutte le decisioni del Governo, comprese quelle che prevedono un rafforzamento del fronte orientale attraverso l'impiego militare italiano nei Paesi NATO più esposti. A tali militari - lo chiedo al ministro Guerini - vogliamo far sentire tutta la nostra vicinanza e la consapevolezza dell'importanza della loro missione. (Applausi). Sosterremo con convinzione anche le decisioni che sono state adottate e che verranno implementate nei prossimi giorni in merito alle sanzioni. Le sanzioni non si mettono mai a cuor leggero e per questo dobbiamo lavorare per definire sistemi di compensazione per i Paesi e i settori più colpiti. Crediamo, nel frattempo, che sia indispensabile allungare la sospensione del Patto di stabilità per sostenere il peso di queste sanzioni che - lo ripeto - sono inevitabili, devono essere dure, ma devono anche aiutare chi si sta impegnando - e l'Europa questo lo sta facendo - per provare a trovare una soluzione.

Deve essere chiaro a tutti che il rafforzamento delle sanzioni e il rafforzamento dei dispositivi NATO sono il messaggio più chiaro che possiamo mandare a Putin sul fatto che l'Unione europea, che sta dimostrando grande compattezza, e l'Alleanza atlantica non arretrano di fronte all'aggressione armata a uno Stato indipendente e a una democrazia liberale. È una precisa scelta di deterrenza e anche l'unica via possibile per provare a riportare la crisi sul piano politico e della diplomazia.

Deve quindi uscire da quest'Aula una condanna ferma e unanime contro l'aggressione russa, oltre alla compattezza sugli strumenti di deterrenza da adottare. Sappiamo molto bene da che parte stare: dalla parte della democrazia e della libertà. Abbiamo tutti il dovere di condannare perché sono in pericolo non soltanto la democrazia e la libertà del popolo ucraino, ma un'idea di mondo. Di fronte alla sfida tra democrazia e autocrazia, tra sopraffazione e violenza, da una parte, e dialogo e diplomazia, dall'altra, non può esserci il minimo tentennamento. Sappiamo esattamente da che parte stare. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Presidente Draghi, siamo con lei e in questo momento difficile sosterremo il Governo in tutte le decisioni che saranno prese.

L'aggressione russa all'Ucraina è un fatto di una gravità inaudita, non giustificabile e senza alcuna attenuante; è una violazione violenta e palese del diritto e della legalità internazionale. Evidentemente, è proprio ciò che si voleva mettere in discussione. Si tratta di un atto di guerra che nega il principio, per noi sacro, di autodeterminazione dei popoli. Non che sia la prima volta, purtroppo, ma - ancora una volta - questo è stato fatto con forza.

Presidente Draghi, abbiamo sperato fino alla fine, anche nel dibattito che si è svolto qui l'altro giorno, che la strada della diplomazia potesse fermare questa escalation, ma evidentemente - è così - Putin fin dall'inizio non aveva previsto alternativa alcuna all'opzione bellica. È infatti evidente che il suo obiettivo, ammantato da una nuova narrazione ipernazionalista, è di mettere in discussione l'equilibrio internazionale. Su ciò sta lavorando da molto tempo, anche sul fronte di alleanze come quella con la Cina.

Questo è certamente un giorno tragico per il popolo ucraino e un giorno difficile e buio per l'Europa, perché non avremmo mai voluto rivedere la guerra ai confini del nostro Continente.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà al popolo ucraino. Ancora una volta, purtroppo, come sempre accade nelle guerre (quelle di oggi e quelle di ieri, che hanno costellato la storia dell'umanità), sarà la popolazione civile a pagare il prezzo più alto. Dobbiamo pertanto mettere in campo tutte le azioni di sostegno dal punto di vista umanitario: aprire i corridoi umanitari e farci carico di un'operazione vera e forte di solidarietà, che oggi è davvero urgente.

La reazione della comunità internazionale e dell'Europa deve essere assolutamente ferma e unita. Adesso è arrivato questo primo pacchetto di sanzioni che, come lei, presidente Draghi, ha giustamente sottolineato, avrà un costo per il nostro Paese.

Bisogna avere, soprattutto in Europa, la stessa capacità unitaria e di solidarietà che si è dimostrata nella lotta al Covid; negli ultimi due anni terribili l'Europa ha dimostrato di poter essere unita e solidale tra tutti i Paesi. Ci deve essere solidarietà tra i Paesi e con il nostro popolo perché, ancora una volta, bisognerà aiutare e sostenere per consentire il superamento di questo momento difficile.

Quanto alla crisi energetica, già stavamo pagando dei costi. Adesso il problema che abbiamo di fronte a noi è molto grande. Presidente Draghi, sono stati fatti errori nel passato, ma non solo sulle diversificazioni, perché alla fine gli approvvigionamenti li abbiamo sempre presi in teatri instabili, pericolosi e di guerra.

In questo momento, una volta per tutte, dobbiamo assumerci in Parlamento la responsabilità di un piano eccezionale e straordinario sulle rinnovabili, che sono pulite, e non solo perché non inquinano l'ambiente, ma anche perché non sono macchiate di sangue, perché non calpestano i diritti umani. (Applausi).

Questo è quanto siamo in grado di fare fino in fondo. Sappiamo di dover passare per un altro periodo di transizione, ma questa deve essere la nostra direttiva di marcia.

Se poi si vuole un nuovo riequilibrio, signor Presidente, dobbiamo lavorare ancora, questa volta, per rimettere in campo una capacità di risposta che non sia la guerra, ma siano gli strumenti per dare un nuovo equilibrio di pace al mondo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bernini. Ne ha facoltà.

BERNINI (FIBP-UDC). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori membri del Governo, colleghi, voglio esprimere prima di tutto la profonda vicinanza di tutti noi del Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC al popolo ucraino (Applausi), alla comunità ucraina che vive in Italia e ai 2.500 cittadini italiani che vivono in Ucraina, nonché alle nostre Forze armate che operano sotto l'egida della NATO nei Paesi confinanti e alle loro famiglie, cui va tutta la nostra riconoscenza. (Applausi).

Naturalmente, seguendo il filo rosso dei suoi ringraziamenti, presidente Draghi, un particolare ringraziamento va anche a tutto il personale diplomatico, di ambasciata, in particolare all'ambasciatore Zazo, che ha deciso di restare e di non andarsene. (Applausi).

L'invasione dell'Ucraina, Paese sovrano, è un'aggressione ingiustificabile che viola tutto: diritto internazionale, diritti umani, principio di autodeterminazione dei popoli. È un atto di guerra che ci riporta ai giorni più oscuri del secolo breve e che ci chiama a una condanna totale. Su questo vogliamo essere molto chiari: la condanna è totale, perché c'è un popolo dell'Europa geografica che si vede risucchiato in un passato orribile, che vede cadere sotto i missili i propri figli. Colleghi, quel popolo siamo noi; quelle madri sono le nostre madri, perché la guerra è qui - come ricordava la collega Malpezzi - è nel cuore dell'Europa e, quindi, al cuore dell'Europa e come tale noi la sentiamo.

Signor Presidente - come ha detto anche lei - temiamo che la Russia non si fermerà fino a quando non avrà raggiunto gli obiettivi che lo stesso Putin ha dichiarato di voler conseguire. Ebbene, anche la nostra risposta dovrà essere altrettanto conseguente.

È il momento di dimostrare che la NATO non ha - ed evoco il collega Renzi - l'elettroencefalogramma piatto, che l'Europa non è solo un'espressione geografica - qua torniamo un po' più indietro - ricattabile prima con i migranti bielorussi e adesso con i carri armati di Putin. No, niente di tutto questo, collega. La solidarietà tra le due sponde dell'Atlantico non è un retaggio storico-culturale, no. A trentatré anni dalla caduta del muro di Berlino e a vent'anni dalla distensione di Pratica di Mare (Applausi), dobbiamo impedire una nuova cortina di ferro.

Signor Presidente, colleghi, l'imperialismo è stato sconfitto principalmente dalla storia e non possiamo permettere che ritorni sotto altre forme. L'Occidente non può accettare una stagione di disordine mondiale che ponga tutte le democrazie sotto potenziale assedio. Lo stesso esempio della Cina su Taiwan si dimostra quanto il sintomo di questa malattia sia vicino, sia qui, ora.

L'obiettivo è dunque fermare subito le armi con una deterrenza durissima - come ha detto lei e come hanno detto tutti i colleghi che mi hanno preceduto - con il pacchetto di sanzioni che lei ha tratteggiato - quindi sanzioni ferme, mirate, ma soprattutto unitarie perché, se così non fossero, non avrebbero senso - che dovrà certificare l'isolamento economico della Russia e naturalmente colpire al cuore politico e finanziario i suoi oligarchi. Si tratta di sanzioni che il presidente Biden dice dover essere devastanti, ma - mi rivolgo a tutti i colleghi, ma mi sembra che la preoccupazione sia comune - bisogna fare attenzione ai confini della devastazione (Applausi), affinché non arrivino oltre il desiderato.

Mi sembra di capire che le nostre preoccupazioni sono comuni; tutti i colleghi che mi hanno preceduto le hanno evocate e, quindi, faccio in fretta a farle correre su di un doppio binario. Il primo riguarda l'escalation di violenza che vede soffrire e morire vittime innocenti, come lo sono tutti i caduti di guerra; il secondo è per il riverbero che le sanzioni avranno sul nostro popolo, che sta vivendo queste ore con grande partecipazione emotiva. Il nostro è un popolo già indebolito da due anni di pandemia.

Noi, signor Presidente del Consiglio, siamo con lei. Attraverso queste nostre parole il presidente Berlusconi e Forza Italia tutta le rinnovano sostegno e fiducia, certi che, anche grazie all'appoggio di questo Parlamento, oggi assolutamente unito, lei saprà rendere possibile insieme alla comunità internazionale ciò che oggi sembra così difficile. In conclusione, se tutto può essere perduto con la guerra, nulla è mai perduto con la pace (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, questo è il momento dell'unità, della preghiera. Ogni parola che porti fuori dalla comunione d'intenti è fuori luogo, sia in Italia che all'estero. Polemizzare su questioni nazionali, su questioni interne, su questioni economiche, su questioni sanitarie quando ci sono dei bimbi in fuga dalla guerra è qualcosa che nessuno merita, che il Paese non merita. (Applausi). Conto, quindi, che la settimana prossima ci sia una risoluzione comune di tutto il Parlamento, perché di fronte alle bombe non ci sono maggioranza e opposizione; di fronte alle bombe c'è il no alla guerra di tutti, senza se e senza ma. Mi rifiuto pertanto di pensare che ci siano documenti diversi.

Sicuramente chi aggredisce è il colpevole e chi è aggredito va difeso. Sicuramente bisogna partire dai più deboli. Al di là dei principi faccio un esempio, con cui ho avuto modo di relazionarmi stamattina: i bimbi. Ci sono quindici bimbi malati di cancro ricoverati in ospedale a Kiev e quattro nascosti in appartamento, seguiti dalla fondazione italiana Soleterre. Approfitto non solo di questi minuti nell'Aula del Senato, ma anche di qualcuno che fosse davanti alla televisione, in attesa che la diplomazia e gli Stati facciano la loro parte: oggi si può aiutare, si può intervenire, si devono salvare e soccorrere quei bambini e l'Italia ha il dovere di spalancare le porte a chi scappa dalla guerra vera, ai profughi veri. (Applausi). Spesso si parla di profughi finti e di guerre finte. Questi sono profughi veri in fuga da una guerra vera.

Occorre quindi unità. A maggior ragione stona come l'Unione europea, sotto i cui occhi accadeva tutto quello che stiamo vedendo adesso (missili, bombe, sangue, morti), nei mesi passati se la prendesse con la Polonia o con l'Ungheria. Le aggressioni altrui dipendono anche dalla debolezza e dalle fughe dell'Occidente: se si scappa dall'Afghanistan e dalla Libia, se si scappa dalla propria responsabilità e si creano dei vuoti, nella storia e nella vita i vuoti li riempie qualcun altro e, se questo qualcun altro è aggressivo, dobbiamo guardare in casa nostra (Applausi).

È fondamentale il ruolo del Vaticano, del Santo Padre: diplomazia, soccorso e, per chi crede, preghiera. Parlo di diplomazia perché, se alla guerra si risponde con la guerra, non si sortisce alcun risultato positivo; se servono le sanzioni, le si applichino - per carità di Dio - ma in questo momento Zelensky ha chiesto un dialogo con Putin, Putin ha chiesto un dialogo con Zelensky; la Francia si fa avanti. Signor Presidente del Consiglio, lei rappresenta un Paese che sul dialogo, sull'equilibrio e sulla mediazione ha fondato la sua cultura; qualcuno l'ha attaccata nei giorni scorsi in maniera vergognosa. L'Italia è espressione di dialogo e di equilibrio. Si faccia avanti e porti avanti il peso del nostro Paese, a nome di tutti. (Applausi).

Qua non siamo al derby; in qualche trasmissione televisiva si diceva che quello ha strizzato l'occhio a Putin, questo è filorusso, quello è antirusso, quello è filonazista, quello è antinazista. Ci sono le bombe, ci sono 100.000 persone in fuga, ci sono risposte da dare. Non si tratta di fare la gara a chi urla di più.

La sua pacatezza e la sua compostezza, che rappresentano la storia di equilibrio italiana, da Aldo Moro a Craxi, a Prodi, a Berlusconi, le porti avanti, perché siamo nel giusto. Il dialogo non è mai sconfitto in partenza. (Applausi). Io ho idee diverse su altri temi, ma su questo dobbiamo essere compatti.

Un accenno al volo sulle fughe: indegna la fuga in Afghanistan, indegna la fuga dalla Libia, indegna la fuga italiana negli anni scorsi da un'autosufficienza energetica che è fondamentale. Vanno bene le rinnovabili, va bene produrre più gas, ma non possiamo essere l'unico dei grandi Paesi al mondo che dice no al nucleare per motivi ideologici che non hanno più alcun senso di esistere sulla faccia della terra. (Applausi).

Un ultimo accenno: sono partito dai bambini e chiudo con i bambini. Guardiamo la demografia, Presidente: il primo Paese europeo nell'elenco della popolazione arriva al diciannovesimo posto, la Germania. L'Italia è al ventiquattresimo posto. Fra i primi trenta Paesi al mondo per popolazione, l'Unione europea, che si spegne, che si vergogna delle sue radici e fugge, ha solo quattro Paesi sui primi trenta per popolazione. Il futuro di orribile tragedia, che dobbiamo fermare con ogni mezzo necessario, passa dalla pace, dai bambini e dalla famiglia. Se lavoriamo insieme, ce la facciamo.

Presidente, porti il nome dell'Italia ovunque nel nome del dialogo. A noi la guerra non piace mai. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, signor presidente Draghi, Governo, colleghi, innanzitutto voglio esprimere, a nome del MoVimento 5 Stelle, la massima solidarietà e vicinanza alla popolazione ucraina. (Applausi).

La violenta aggressione militare russa contro l'Ucraina, con l'appoggio della Bielorussia, è un atto gravissimo e ingiustificabile, che il MoVimento 5 Stelle condanna con fermezza, chiedendo alla Russia di interrompere immediatamente tutte le operazioni militari. Tacciano le armi e la parola torni subito alla diplomazia. Nessuna istanza geopolitica può essere risolta con l'uso della forza. La guerra - come recita la nostra Costituzione - non può essere il mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L'unica strada è data dal dialogo e dalla diplomazia.

Questo, Presidente, è anche il momento per dimostrare la forza dell'Unione europea: non delle singole cancellerie, ma dell'Unione in quanto tale, dell'Unione come potenza che parla una sola voce e con una sola strategia. L'immediato cessate il fuoco deve essere però anche l'obiettivo di tutta la comunità internazionale, che per questo deve lavorare senza sosta. Qualche giorno fa Papa Francesco ha detto che l'umanità, che si vanta di andare avanti nella scienza e nel progresso, va indietro nel tessere la pace. E questo ci fa vergognare tutti.

La storia, Presidente, non può e non deve tornare indietro. È inaccettabile che nel 2022 si scateni una guerra nel cuore dell'Europa, tanto più dopo una drammatica pandemia e una durissima crisi economica. (Applausi). Stiamo uscendo faticosamente da una crisi che ha messo in ginocchio la nostra economia, le nostre famiglie, le nostre imprese. E ora questa guerra rischia di minare nel profondo la difficile ripartenza post-pandemica e di far sprofondare l'Italia e l'Europa in uno scenario economico drammatico, con rincari a catena già visibili, dall'energia ai carburanti, fino ai beni di prima necessità, compresi quelli alimentari.

Per scongiurare questo scenario economico, Presidente, il MoVimento 5 Stelle chiede al Governo di farsi portavoce in Europa della proposta di rendere strutturale il Next generation EU, la prima vera emissione di debito comune europeo. (Applausi).

Per questo proponiamo una declinazione del recovery fund come recovery energy fund: un meccanismo di sostegno e compensazione solidaristico che tenga conto delle diverse esposizioni nazionali, in grado di rispondere in modo proporzionale ai danni economici subiti da ogni Paese.

Le notizie delle ultime ore che parlano di un crescente numero di vittime civili descrivono in modo drammatico quanto sia concreto il rischio di un bagno di sangue e di una tragedia umanitaria di proporzioni inaudite. Vedere le madri di Kiev cucire sui vestiti dei propri figli le etichette con indicato il proprio gruppo sanguigno mi ha fatto venire in mente le parole strazianti di Gino Strada: la guerra piace ai politici che non la conoscono, piace a chi ha interessi economici, che se ne sta ben distante. Chi invece conosce la guerra si fa un'idea molto presto, perché le guerre vengono dichiarate dai ricchi e potenti, che poi mandano a morire i figli dei poveri. (Applausi).

E allora, Presidente, l'Europa unita, nata sulle macerie della Seconda guerra mondiale, si mobiliti per raggiungere un immediato cessate il fuoco e l'Italia, fondata sul ripudio della guerra, si ponga alla testa degli sforzi diplomatici europei per far tacere le armi e ridare la parola alla diplomazia.

Il MoVimento 5 Stelle, da sempre pacifista, oggi chiede al Governo di impegnarsi... (Alcuni senatori del Gruppo M5S sollevano bandiere recanti la scritta «Pace»).

PRESIDENTE. Togliete le bandiere! Mi sembra una cosa francamente inutile e anche inopportuna in questo momento.

Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri, che ringrazio per la disponibilità.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 1° marzo 2022

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 1° marzo, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 14,02).