Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 407 del 23/02/2022
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
407a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 23 FEBBRAIO 2022
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Presidenza del vice presidente LA RUSSA,
indi del presidente ALBERTI CASELLATI,
del vice presidente ROSSOMANDO
e del vice presidente CALDEROLI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)): Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)); Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-PARTITO COMUNISTA: Misto-PC; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
PRESIDENTE. Comunico che in data 22 febbraio è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge:
«Conversione in legge con modificazioni del decreto-legge 30 dicembre 2021, n 228, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi» (2536).
Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(2390) PARRINI ed altri. - Disposizioni in materia di tutela giurisdizionale nel procedimento elettorale preparatorio per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (ore 9,36)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2390.
La relazione è stata stampata e distribuita. Chiedo al relatore, senatore Parrini, se intende integrarla.
PARRINI, relatore. Signor Presidente, con il suo permesso e confidando nella comprensione dei colleghi, mi atterrei alla relazione depositata, riservandomi magari un breve intervento in fase di replica.
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare in discussione generale.
PARRINI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARRINI, relatore. Signor Presidente, non abuserò della facoltà che mi concede. Vorrei soltanto ringraziare i componenti della Commissione.
Abbiamo fatto un lavoro corale su questo provvedimento, del quale vorrei sottolineare soltanto una caratteristica: è il primo provvedimento con cui il Parlamento dà seguito in maniera organica e compiuta a un appello-monito della Corte costituzionale sulla necessità di aumentare le garanzie dei cittadini.
Mi pare un fatto significativo e spero che si possa avere una replica di questo tipo di comportamento anche in altre questioni sollevate dalla Corte e che sono alla nostra attenzione in questi giorni.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sull'emendamento, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
In attesa che decorra il termine di venti minuti dall'inizio della seduta di cui all'articolo 119 del Regolamento, sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 9,40, è ripresa alle ore 9,52).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato, sul quale invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
PARRINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 3.500.
BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.500, presentato dal relatore.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, la mia è una dichiarazione simbolica, perché non ho voce. Tuttavia, vorrei che la nostra posizione fosse chiara.
Il provvedimento che stiamo per votare nasce dalla sentenza della Corte costituzionale n. 48 del 2021, con cui la Consulta invitava a colmare una lacuna di tutela giurisdizionale del procedimento elettorale preparatorio per le elezioni politiche. (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, vi pregherei, visto che il collega ha un problema di abbassamento di voce, di lasciarlo parlare e di fare silenzio. Si può sempre consegnare il testo, senatore Bressa. In ogni caso, ho fatto alzare il volume del microfono.
BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). La ringrazio, signor Presidente.
È la prima volta che la Commissione ha utilizzato la previsione dell'articolo 139, comma 2, del Regolamento, chiedendo al Presidente l'assegnazione di una sentenza della Corte non di accoglimento; è questo un fatto molto importante. Fatto ancora più importante è che ci sia stata un'approvazione all'unanimità. Si tratta forse dell'esempio più completo e virtuoso del seguito dato a una sentenza della Corte.
Nel merito, è stata scelta l'opzione di introdurre una nuova materia di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. I tempi sono stati contenuti nel limite di dieci giorni e tutte le procedure sono tali da non inficiare l'esito delle elezioni. Direi che si è trattato di un ottimo lavoro.
SBROLLINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, membri del Governo, con il provvedimento che votiamo oggi poniamo finalmente rimedio a un indiscutibile quanto problematico vuoto di tutela presente nel nostro ordinamento in materia di procedimento preparatorio per le elezioni politiche, introducendo un apposito rito nel codice del processo amministrativo.
Permettetemi di dire che questo disegno di legge rappresenta la chiara dimostrazione che, quando c'è condivisione nel merito e nel metodo da parte di tutti i Gruppi parlamentari, i risultati non solo ci sono, ma ci sono anche in tempi celeri. Con questo provvedimento abbiamo dimostrato che il Parlamento può fare e bene. (Brusio).
Presidente, posso avere un po' di silenzio? Mi scusi, ma faccio fatica a intervenire.
PRESIDENTE. Senatrice Sbrollini, so che le sue parole meritano grande attenzione e spero ne siano convinti anche i colleghi, che pregherei di aiutarla a essere ascoltata abbassando il tono della voce o eliminando le chiacchiere.
SBROLLINI (IV-PSI). La ringrazio molto, signor Presidente.
Come sappiamo, il disegno di legge in esame costituisce un intervento molto puntuale, che intreccia la delicata materia del procedimento preparatorio per le elezioni con la questione del riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo e, più in generale, tra diritti soggettivi e interessi legittimi.
Come emerge anche dalla stessa relazione, si tratta di un intervento che nasce da una spinta esterna, quella della Corte costituzionale, che da ultimo, con la sentenza n. 48 del 2021, ha invitato il Parlamento a legiferare sul tema. È proprio con questa sentenza che la Corte costituzionale ha posto le basi per un profondo ripensamento del contenzioso sul procedimento preparatorio per le elezioni politiche. Lo ha fatto partendo dall'interpretazione dell'articolo 66 della Costituzione, che imputa alle Camere il cosiddetto giudizio sui titoli di ammissione dei propri componenti. Un'interpretazione maggiormente restrittiva vorrebbe che tutto il procedimento elettorale e le sue risultanze vedessero nelle Camere stesse il giudice del loro procedimento di formazione. Dobbiamo però fare i conti con lo sviluppo dell'ordinamento italiano sulle fasi preparatorie del procedimento elettorale, ossia quelle relative alla raccolta delle sottoscrizioni, alla presentazione delle candidature delle liste e dei simboli elettorali, ma in generale a tutti gli adempimenti precedenti all'apertura dei seggi, allo svolgimento delle consultazioni elettorali e allo scrutinio dei voti espressi che è da tempo in cerca di un giudice. È questo il vuoto che noi oggi dobbiamo colmare.
Questo giudice non possono essere le Camere, perché, comunque le si voglia considerare, non sono ontologicamente in grado di assicurare tutela piena, efficace e tempestiva alle situazioni soggettive e alle esigenze obiettive di rilievo costituzionale che vengono in gioco nel corso del procedimento preparatorio alle elezioni. Qualunque forma di tutela posticipata che intervenga a elezioni concluse si rivela del tutto inidonea a garantire l'interesse del candidato a partecipare a una determinata consultazione elettorale senza che medio tempore si sia prodotto un pregiudizio. Dunque, la soluzione offerta dalla Corte di coniugare in una lettera armonica l'articolo 66 e il principio supremo di accesso al giudice, almeno in relazione al procedimento elettorale preparatorio, è secondo noi equilibrata.
Su di essa la 1a Commissione ha lavorato alacremente in questi mesi - e per questo ringrazio ancora il presidente Parrini - proprio per prevedere finalmente una normativa ad hoc in materia di giurisdizione sul contenzioso elettorale posta in capo al giudice amministrativo.
Ringrazio la Commissione e più in generale questo Parlamento non solo perché abbiamo preso sul serio le osservazioni critiche del giudice delle leggi, ma anche per lo spirito di leale collaborazione che deve sempre contrassegnare i rapporti tra le istituzioni e anche per ragioni più concrete. È quanto mai indispensabile, anche e soprattutto in questo particolare momento storico e istituzionale, che il Parlamento conservi il proprio ruolo. Non possiamo permetterci di rinunciare a dare risposte adeguate alle sollecitazioni ripetute che provengono dall'esterno.
Il Parlamento non può rischiare di rimanere vittima - anzi, in questo caso, direi artefice - della propria autoemarginazione rispetto ad altri soggetti istituzionali.
Signor Presidente, mi avvio a concludere, dichiarando in questo modo il voto favorevole del Gruppo Italia Viva - PSI e mi auguro che questo modus operandi, che il Parlamento ha dimostrato di saper realizzare con il provvedimento in esame, possa essere esteso anche ad altri temi, su cui è necessario mettere mano immediatamente, affinché sia lo stesso Parlamento, nel ruolo che gli è proprio, a fornire risposte che non possono più attendere. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, il presente disegno di legge arriva all'esame dell'Assemblea dopo un lavoro proficuo fatto in Commissione e, peraltro, nasce da un disegno di legge firmato da rappresentanti di parecchi Gruppi. Ringrazio il presidente Parrini, relatore del provvedimento, e i colleghi che hanno collaborato alla stesura di questo testo, che risponde a una sentenza della Corte costituzionale che rilevava la carenza di tutela giurisdizionale nei procedimenti preparatori alle elezioni per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica.
Il procedimento preparatorio, in altre parole, è il fondamentale passaggio di presentazione dei simboli e delle liste. In questo modo ci saranno le stesse garanzie di oggi, con la stessa rapidità, e in più ci sarà anche un'ulteriore possibilità di tutelare gli interessi di qualche formazione e partito che vogliano presentare delle liste, fornendo un'ulteriore occasione per difendere e far valere i propri diritti. Si tratta di un aspetto non così noto al grande pubblico, ma sicuramente molto importante: sappiamo in passato di fatti problematici, che poi devono essere affrontati - come è stato detto poco fa - addirittura anche dopo che il risultato elettorale è stato acquisito, e cioè in tempi evidentemente non più adeguati.
A questo punto, che dire? Visto che si è sistemato anche l'aspetto delle normative elettorali, come Fratelli d'Italia riteniamo opportuno andare a votare e dare la parola agli italiani. Ciò eviterebbe al Governo di dover mettere la fiducia su tutti i provvedimenti che presenta (cioè la maggioranza di quelli che il Parlamento esamina), andando peraltro contro, con le continue richieste di fiducia, a quello che il presidente Mattarella ha detto nel suo discorso di insediamento. Lo hanno applaudito tutti e anche noi l'abbiamo applaudito su questo passaggio. Qualcuno, però, probabilmente non lo ha capito, perché continua a fare esattamente ciò che il Presidente ha chiesto di non fare, e non per un suo gusto personale, ma perché la Costituzione prevede un ruolo importante e decisivo per il Parlamento e, anzi, affida al Parlamento la facoltà e il potere di fare le leggi, ai sensi dell'articolo 70 della Costituzione.
Anche per questo il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del disegno di legge in esame, nella speranza che il procedimento elettorale, così modificato e perfezionato, possa essere messo in atto al più presto, per dare la parola agli italiani. (Applausi).
ROJC (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROJC (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, è molto importante la giornata odierna, che determina l'approvazione di un disegno di legge che ci riguarda tutti, partiti e cittadini, nel compito più alto che siamo chiamati a espletare: il nostro diritto di voto per decidere chi governerà il Paese.
Nel 2021 la Corte costituzionale ha rilevato alcune questioni importanti, nel contesto del cosiddetto contenzioso elettorale preparatorio, riferendosi alle controversie relative agli atti del «procedimento preparatorio alle elezioni, nel quale è inclusa la fase dell'ammissione delle liste o di candidati».
Del resto, è la Costituzione a dirci quali siano i principi della rappresentatività democratica e del libero esercizio del diritto di voto, interpretati dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell'uomo.
Sono stati i Costituenti a garantire l'autonomia delle Assemblee parlamentari nelle decisioni che riguardano controversie sui titoli di ammissione dei propri componenti e, dunque, di coloro che vengono proclamati eletti.
Vorrei citare ancora ciò che viene sottolineato nella sentenza n. 48 del 2021, già richiamata dagli altri colleghi. Come emerge dai lavori dell'Assemblea costituente, l'articolo 66 «non sottrae affatto al giudice ordinario, quale giudice naturale dei diritti, la competenza a conoscere della violazione del diritto di elettorato passivo nella fase antecedente alle elezioni, quando non si ragiona né di componenti eletti di un'assemblea parlamentare né dei loro titoli di ammissione». Il cosiddetto elettorato passivo rappresenta l'aspetto essenziale della partecipazione dei cittadini alla democrazia, che è un diritto politico e democratico fondamentale come da Costituzione.
La legge che ci accingiamo ad approvare, con il convinto voto a favore del Partito Democratico, viene a colmare un vuoto di tutela giurisdizionale che riguarda le elezioni più importanti, quelle politiche. Il Parlamento dà seguito a inviti della Corte costituzionale, ma anche dei Ministri dell'interno e degli esteri, condivisi da tutti i Gruppi parlamentari, intervenendo così in materia di procedimento preparatorio per le elezioni politiche.
Vorrei sottolineare in particolare l'articolo 3 che definisce i termini per gli adempimenti preelettorali in materia di esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini residenti all'estero, per evitare che vi siano, in seguito all'introduzione del nuovo ricorso giurisdizionale, decisioni troppo ravvicinate alla data delle elezioni. Tutti i termini, sin dall'indizione delle elezioni, sono anticipati di cinque giorni e alcuni sono stati ridotti.
Come ha rilevato la citata sentenza della Corte costituzionale, mancava dunque una disciplina legislativa tale da assicurare accesso tempestivo alla tutela giurisdizionale nei confronti di decisioni in ipotesi lesive del diritto, come ricusazioni di liste o dichiarazioni di incandidabilità, affermando la presenza «di una zona franca dalla giustizia costituzionale, e dalla giustizia tout-court, quantomeno nella sua dimensione effettiva e tempestiva, ciò che non è accettabile in uno Stato di diritto».
Il diritto all'esercizio di voto dei cittadini italiani, anche di quelli residenti all'estero, è uno dei cardini della nostra democrazia. Permettetemi di ricordare in quest'Aula, che oggi si accinge a colmare una mancanza importante, la necessità di garantire la rappresentanza parlamentare anche ai cittadini appartenenti alle minoranze storiche con adeguati provvedimenti di natura costituzionale, non ordinaria. La Costituzione infatti - come sappiamo - tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Per quella slovena, che mi onoro di rappresentare grazie al Partito Democratico, è previsto l'obbligo dello Stato di facilitare l'elezione di un rappresentante nelle due Camere. Garantire il diritto di tribuna rappresenterebbe un'importante implementazione della nostra democrazia tout-court.
Sarà dunque importante concepire la legge che stiamo per approvare come necessaria per assicurare una giustizia preelettorale che garantisca gli elettori nelle loro proposte e scelte, definendo un termine unico per tutti gli atti del procedimento preparatorio, per l'impugnazione o l'appello, tanto da rendere possibile la definizione dell'intero giudizio entro otto giorni dalla pubblicazione del provvedimento impugnato, mantenendo fermo il principio della sua definitività.
Il Parlamento fa proprio, dunque, il richiamo della Corte costituzionale, con l'auspicio, che facciamo nostro e che si legge nella relazione introduttiva, che questo disegno di legge possa inaugurare una nuova stagione di proficuo e costruttivo dialogo istituzionale tra il Parlamento e il giudice delle leggi. (Applausi).
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, non dobbiamo assolutamente sottovalutare il provvedimento, molto importante, che ci accingiamo a votare. Chiunque abbia avuto esperienza di presentazione delle liste elettorali e di ciò che a volte accade, anche dopo, con riferimento alle candidature e alle esclusioni, sa perfettamente che ci si muoveva in una sorta di limbo, in cui vi erano possibilità di ricorso alle commissioni elettorali e alla corte d'appello, ma con procedimenti francamente privi di certezza.
Su questo, per fortuna, è arrivata una giusta segnalazione della Corte costituzionale, con la sentenza n. 48 del 2021, con la quale la Consulta ha rilevato la mancanza di una disciplina legislativa che assicuri quello che è necessario nel momento in cui si presentano le liste e vi siano rilievi ed esclusioni, ossia l'accesso tempestivo alla tutela giurisdizionale nei confronti di decisioni che possono essere molto, ma molto lesive del diritto di elettorato passivo.
Badate che, in alcuni casi, e non rari, ciò ha influito molto sugli esiti elettorali complessivi. Tutto questo, infatti, ha un impatto sul momento più importante di un sistema democratico, quello delle elezioni, che non possiamo assolutamente sottovalutare.
La Corte ha mosso questo rilievo e ci ha segnalato con forza la mancanza di una disciplina legislativa in materia. Ringraziamo il presidente Parrini, che si è fatto carico dell'iniziativa legislativa, che poi è stata sottoscritta da tutti i Gruppi parlamentari, non solo per adempiere alla segnalazione fatta, ma anche per colmare finalmente questo che è un vero e proprio vuoto nel procedimento preparatorio per le elezioni politiche.
Il disegno di legge in esame introduce un apposito rito nel codice del processo amministrativo. Il procedimento viene delineato nell'articolato. Ovviamente stiamo parlando del procedimento elettorale preparatorio, che è esattamente quello su cui si è registrato e si registra attualmente il vuoto.
Peraltro, si introduce tra le materie di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e si sceglie il TAR del Lazio come tribunale amministrativo regionale competente.
Come potete evincere dall'articolo 2, si tratta di una procedura molto rapida, i cui termini sono assai brevi: due giorni per l'impugnazione e anche per il ricorso presso il Consiglio di Stato avverso il pronunciamento del TAR.
All'articolo 3 del disegno di legge si interviene, poi, per quanto riguarda i procedimenti elettorali preparatori con riferimento ai cittadini residenti all'estero.
Penso che sia un disegno di legge assolutamente necessario. Noi ci troviamo, tra l'altro, alla fine della legislatura. Ovviamente non perdo la speranza di poter mettere mano a una nuova legge elettorale, ma nel frattempo cerchiamo almeno di colmare i vuoti di tutela del procedimento preparatorio delle elezioni politiche, nel caso specifico dell'elettorato passivo, e, in generale, per la questione - a mio avviso più grave - relativa alla ricusazione delle liste.
Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali. (Applausi).
VITALI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, la proposta che stiamo valutando interviene in materia di procedimento preparatorio per le elezioni politiche, introducendo un apposito rito nel codice del processo amministrativo.
Come è stato detto ampiamente dai colleghi, questo intervento si è reso necessario a seguito di una sentenza della Corte costituzionale, la n. 48 del 2021, che aveva rilevato come fosse carente la tutela giurisdizionale in questo specifico settore.
La Corte ha, quindi, invitato il legislatore a porre rimedio a tale vacatio. In tal senso, questa proposta è stata sottoscritta da tutti i rappresentanti dei Gruppi all'interno della 1a Commissione. La posizione di Forza Italia è stata ampiamente illustrata in Commissione dal pregevole intervento del collega Pagano, che ha fornito un contributo qualificante e sostanziale alla stesura definitiva della proposta che oggi stiamo valutando.
In definitiva, l'intervento è sicuramente da accogliere in maniera favorevole, in quanto contiene semplificazioni al procedimento amministrativo in materia delicata e spesso oggetto di ricorsi, come quella del procedimento elettorale. Si interviene, sostanzialmente, sulla diminuzione dei termini previsti per i ricorsi e le decisioni. Si crea, in definitiva, un clima di maggiore serenità nel procedimento elettorale, in previsione di una competizione elettorale che deve basarsi esclusivamente sulle proposte e sui contenuti delle liste e dei candidati.
Il provvedimento introduce elementi di certezza all'interno del procedimento amministrativo che, in via complessiva, deve essere definito nel termine di otto giorni: tra ricorso, esito, ricorso in appello e decisione dell'appello; quindi, termini assolutamente brevi, compatibili con la materia sulla quale intervengono.
Per non ripetere ciò che è stato già detto in quest'Aula in sede di dichiarazioni di voto, nel ringraziare il collega Pagano per il lavoro svolto in Commissione, così come il relatore Parrini e tutti i colleghi che hanno dato un contributo importante, annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia su questo provvedimento. (Applausi).
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, il provvedimento che ci apprestiamo a votare si inserisce all'interno di un fecondo dialogo tra organi costituzionali, in particolare tra la Corte costituzionale e il Parlamento italiano. Il provvedimento rappresenta l'esito del lavoro armonico - questo devo sottolinearlo - della Commissione affari costituzionali, la quale ha raccolto la sollecitazione della Corte costituzionale contenuta in una sentenza del 2021.
La sentenza in questione delinea e chiarisce il rapporto tra l'articolo 66 della Costituzione e le norme che presidiano la presentazione delle liste elettorali.
Sul complesso delle norme citate - ricorda la Corte - si è consolidato un orientamento giurisprudenziale secondo il quale, rispetto alle decisioni dell'ufficio centrale, sussiste difetto assoluto di giurisdizione sia del giudice ordinario, sia del giudice amministrativo. In pratica, per quanto riguarda i contenziosi che nascono al momento della presentazione delle liste - osserva la Corte - la partita si gioca esclusivamente tra gli uffici elettorali e l'ufficio elettorale centrale e la Giunta delle elezioni.
La Corte costituzionale, però, ha chiarito - da un lato - che l'autodichia del Parlamento e la competenza esclusiva dello stesso non possono spingersi sino ai contenziosi che si instaurano prima dell'elezione, perché in quella fase ancora non sorge la necessità di difendere l'autonomia delle Camere che - come sappiamo - è alla base dell'autodichia. Nello stesso tempo - ricorda la Corte - l'attività decisoria degli uffici elettorali è un'attività amministrativa, non giurisdizionale (iurisdictio vuol dire pronunciarsi all'esito di un contenzioso in posizione di terzietà, applicando i principi fondamentali a tutela delle parti del processo). Gli uffici elettorali non svolgono attività giurisdizionale.
La Corte, in quella sentenza, ancorché abbia negato l'illegittimità costituzionale delle norme per cui si ricorreva, ha sottolineato dunque che c'è un vuoto di tutela - c'era e tra pochi minuti non ci sarà più - giacché, appunto, in presenza di un contenzioso all'esito della presentazione delle liste, nessun giudice degno di questo nome è chiamato a giudicare.
La Commissione affari costituzionali ha raccolto questa indicazione per mezzo dello strumento dell'affare assegnato e ha preparato un testo, che oggi propone all'Assemblea, il quale scioglie il nodo e affida al tribunale amministrativo il compito di decidere i contenziosi che dovessero sorgere all'esito della presentazione delle liste. In più, la Commissione è stata ben attenta a stabilire termini ridottissimi affinché le decisioni siano prese in tempo utile per consentire ai ricorrenti, eventualmente vittoriosi, di partecipare al procedimento elettorale. È ovvio, infatti, che qualunque decisione dovesse intervenire successivamente allo svolgimento delle elezioni sarebbe tardiva. Decidere tardi vuol dire non dare tutela a colui che invece ha ragione.
Questo provvedimento è dunque molto importante, sicuramente dal punto di vista tecnico, perché frutto di quel dialogo di cui ho parlato poc'anzi, ma anche perché consente di colmare una lacuna in ordine alla tutela degli interessi di noi tutti, non in quanto parlamentari, ma in quanto cittadini.
Per queste ragioni, dichiaro il voto favorevole della Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi).
PERILLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERILLI (M5S). Signor Presidente, il provvedimento al nostro esame ha un titolo che sembra annunciare un contenuto complesso, particolarmente tecnico («Disposizioni in materia di tutela giurisdizionale nel procedimento elettorale preparatorio per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica»).
Colleghi, è quindi un nostro dovere comunicare all'esterno di quest'Aula che si tratta di un provvedimento che fondamentalmente statuisce una questione semplice, ma molto importante - come è stato ricordato dai colleghi nei precedenti interventi - ovvero la necessità di dare seguito a un monito della Corte costituzionale. Quest'ultima, in una sua sentenza, ha ravvisato un vuoto di tutela giurisdizionale rispetto al contenzioso eventuale che si può creare nel procedimento elettorale preparatorio, per cui, nel caso di ricusazione di liste e incandidabilità, chi intende adesso ricorrere ha solo un rimedio di natura amministrativa, ovvero ricorrere all'ufficio centrale o all'ufficio nazionale elettorale.
La Corte costituzionale ha ravvisato, invece, la necessità di una tutela giurisdizionale forte che sia riconducibile - come è prescritto dal nostro ordinamento - a un giudice naturale che non può che essere il giudice amministrativo, come la stessa Consulta ha riconosciuto in precedenti sentenze.
La questione importante che si vuole qui sottolineare, in quanto presenta anche un carattere di attualità, è proprio il dialogo che c'è tra la Corte costituzionale e un altro organo costituzionale, quale il Parlamento. La Corte in molti casi ha indicato la strada da seguire al legislatore, pur rispettando i margini e la discrezionalità che, nel perseguire questo obiettivo, nel dibattito parlamentare il legislatore deve avere.
È importante perché la Corte costituzionale l'ha fatto in diversi modi, con sentenze anche recenti, stabilendo una data entro la quale sarebbe subentrata una pronuncia di incostituzionalità (ovvero, se il legislatore non avesse provveduto entro questa determinata data, sicuramente la Corte avrebbe dichiarato incostituzionale quel provvedimento). Abbiamo esempi molto specifici di questo, come la questione dell'ergastolo ostativo e quella dell'assistenza al suicidio. Ci sono, quindi, delle sentenze molto importanti che la Corte ha emesso, perché sta seguendo l'evoluzione della società e del nostro vivere quotidiano, che ha bisogno di regole. Questo invito al legislatore, pertanto, non può cadere nel vuoto, come spesso accade ed è accaduto in molti altri casi.
L'importanza di tale legge sta nel fatto che le forze politiche abbiano deciso, in maniera concreta e operativa, di dare seguito al monito della Corte costituzionale e di provvedere a colmare un vuoto. Naturalmente lo si è fatto - anch'io desidero rimarcarlo - a seguito di un'indagine in Commissione, un affare assegnato che ha dato l'occasione ai membri commissari di ascoltare costituzionalisti ed esperti, di farsi un'opinione, di leggere nei resoconti la storia della vicenda, di quello che è stato definito un nodo che è stato oggetto anche di una legge precedente, senza essere però mai veramente risolto.
Ora tutti coloro i quali, all'esito dell'approvazione definitiva di questa legge, dovranno ricorrere al proprio giudice per vedere soddisfatte eventuali controversie relative a diritti fondamentali - stiamo parlando di effettività di diritti politici e dell'elettorato passivo, che è un tema rilevantissimo - con il ricorso a un giudice amministrativo beneficeranno di quella tempestività che non può esserci in altri casi.
La Corte ha esaminato anche il ruolo che la Giunta preposta alle verifiche previste dall'articolo 66 della Costituzione può avere rispetto a questo. La differenza, però, è sostanziale: stiamo parlando di controversie che nascono prima che le elezioni politiche si tengano (quindi nel procedimento preparatorio), mentre la Giunta interviene determinando la correttezza delle elezioni (quindi, sostanzialmente, dei requisiti per l'eleggibilità), ma dopo le elezioni. Vi è pertanto non una sovrapposizione, ma una distinzione di ruoli che deve essere mantenuta.
La Corte, poi, si sofferma su un altro dato importante, sul quale il MoVimento 5 Stelle intende intervenire, ovvero la regolamentazione delle firme per la presentazione delle liste. Questo provvedimento esamina e colma il vuoto della tutela giurisdizionale, affidando al giudice amministrativo - e modificando il processo amministrativo - l'aspetto della tutela, ma mancano l'attuazione e il perseguimento dell'obiettivo della regolamentazione delle firme. È un fatto noto a tutti che i giovani movimenti politici e i nuovi partiti spesso non riescano, in tempi sempre variabili e con modalità sempre diverse, a presentare le firme necessarie per poter garantire l'effettiva rappresentatività dei propri cittadini e degli elettori che ne sono sostenitori. È quindi fondamentale rivedere la possibilità di garantire questo spazio e dobbiamo provvedere in tal senso. Intendo, con la nostra forza, presentare un disegno di legge per modificare, rendendola più semplice, la presentazione delle liste e garantire la rappresentatività, che è un obiettivo che non dobbiamo mai perdere e che è nel nostro DNA.
Signor Presidente, annuncio pertanto il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle a questo provvedimento, che spero sia il primo di una serie di misure che raccolgano altri moniti della Corte costituzionale, che intende dar seguito in maniera ancora più proficua a questa sorta di collaborazione tra organi costituzionali, così da andare al concreto e al pratico delle necessità della società. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
A questo punto, colleghi, dovremmo sospendere i lavori per la sanificazione dell'Aula. Se non vi sono però controindicazioni, anticiperei gli interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno, per poi sospendere e riprendere i lavori alle ore 12.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
ROMANO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANO (M5S). Signor Presidente, le cronache ci parlano di quotidiani infortuni sul lavoro, purtroppo anche mortali, e di aggressioni nei confronti di chi ha il compito di vigilare sul rispetto degli obblighi prevenzionistici.
Il Governo, con il recente decreto-legge n. 146 del 2021, si è mosso sul fronte della sicurezza negli ambienti di lavoro, riportando in capo allo Stato la totalità delle competenze e potenziando gli strumenti di contrasto allo sfruttamento e di tutela dei lavoratori. Tuttavia, mi preme rimarcare che i progetti di potenziamento ed efficientamento della vigilanza in materia di lavoro, previsti dal PNRR, non risultano finanziati. Appare inoltre paradossale che il personale dell'Ispettorato nazionale del lavoro e dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, a cui si applica per legge il contratto collettivo dei Ministeri, sia rimasto fuori dall'armonizzazione delle indennità di amministrazione disposta per il personale ministeriale.
È facile proclamare cordoglio per le vittime sul lavoro, vicinanza verso chi subisce un'offesa alla propria dignità di lavoratore e solidarietà nei confronti di chi tra mille difficoltà è chiamato a presidiare la legalità. Tuttavia, con la politica del costo zero rimangono i proclami, ma gli obiettivi non si raggiungono, danneggiando e beffando i cittadini che confidano nel perseguimento di quegli obiettivi.
Su entrambe le questioni appena evidenziate ho presentato due interrogazioni parlamentari, confidando in una pronta risposta, ma soprattutto in un impegno serio, non solo a parole, a tutela del lavoro e dei lavoratori. (Applausi).
MAUTONE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Esauriamo in questo modo i due interventi del MoVimento 5 Stelle, che ha una particolare predisposizione per gli interventi di fine seduta.
Ne ha facoltà.
MAUTONE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, all'ospedale Maggiore di Bologna è nato uno dei primi ambulatori dedicati a chi è guarito da una forma più grave di infezione da SARS-Cov-2, a partire dai pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva. Dopo la guarigione clinica, infatti, alcuni malati soffrono di effetti a lungo termine, il cosiddetto long Covid. Il centro nasce da un'idea dei medici dei reparti di terapia intensiva, ma si sviluppa per le richieste pressanti dei cittadini che soffrono di disturbi a lungo termine derivanti da questa grave patologia, con un coinvolgimento sintomatologico di diversi organi e apparati (respiratorio e cardiovascolare in primis), nonché dell'aspetto fisiatrico-riabilitativo e, non ultimo, di quello psicologico.
Da qui la necessità di programmare e organizzare un ambulatorio denominato post-long Covid center, capace di dare una risposta completa alle persone in difficoltà, a cui spesso manca un riferimento, evitando così loro di dover organizzare un giro lungo ed estenuante tra i diversi specialisti, e avendo al contrario un unico punto di riferimento. È necessario costruire un percorso governato e coordinato da questo ambulatorio, comprensivo delle diverse specialità e professionalità, capace di dare ai pazienti le giuste risposte ai bisogni di salute che essi richiedono.
La sintomatologia del long Covid - come scientificamente dimostrato - è multiforme nelle sue manifestazioni cliniche, complessa nella sua diagnosi e variabile nel suo approccio terapeutico. Tali manifestazioni cliniche comprendono anche difficoltà di deambulazione e fragilità nelle normali attività della vita quotidiana. In alcuni casi, anche il semplice alzarsi o vestirsi può diventare un problema. Elementi comuni sono inoltre stanchezza, facile affaticamento, difficoltà di concentrazione: tutti sintomi che possono avere una diversa gravità e capacità di incidere sulla qualità della vita. Vi sono anche strascichi di natura psicologica, come disturbi d'ansia e depressivi, tutti legati ai sogni vissuti all'interno delle terapie intensive. Occorre quasi sconfiggere un mostro importante che si è creato nella loro mente (questa la denominazione usata).
Mi domando e domando a tutti noi perché un cittadino di Bologna può disporre di un post-long Covid center, attrezzato e funzionante, e un cittadino campano o siciliano, solo per fare... (Il microfono si disattiva automaticamente). Posso finire, signor Presidente? La ringrazio.
Anche sulla spinta di queste semplici considerazioni ho presentato un provvedimento legislativo ed emendativo che prevede l'istituzione di un post-long Covid center in ogni ASL. Spero che questa mia iniziativa, da molti condivisa, sia accolta e possa realizzarsi.
PRESIDENTE. Sicuramente, e glielo auguro.
MAUTONE (M5S). Una risposta semplice e concreta... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi).
PRESIDENTE. Vi prego di rispettare i tempi degli interventi di fine seduta.
DRAGO (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DRAGO (FdI). Signor Presidente, colgo questa occasione per rappresentare quanto sta accadendo ormai da anni, anche se sicuramente la dinamica si è attualmente acuita.
Vengono diffusi dal Ministero dell'istruzione documenti e circolari in tutto il territorio nazionale, con liceità poetiche da parte dei dirigenti scolastici, con diciture che sono quelle note dell'ideologia gender, utilizzando ad esempio lo schwa, ormai noto, oppure l'asterisco.
Alla luce di questo, Presidente, vorrei avanzare due richieste. La prima è che il Governo intervenga immediatamente con documenti e circolari urgenti, affinché venga fatta chiarezza. La seconda è di poter discutere l'interrogazione 4-06228, già depositata il 4 novembre 2021 su questo tema.
PRESIDENTE. La ringrazio per l'estrema sintesi.
Sospendo la seduta fino alle ore 12.
(La seduta, sospesa alle ore 10,46, è ripresa alle ore 12,02).
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
Informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sulla crisi tra Russia e Ucraina e conseguente discussione (ore 12,02)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sulla crisi tra Russia e Ucraina».
Ha facoltà di parlare il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Di Maio.
DI MAIO, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, gentili senatrici, gentili senatori, a due settimane dalla mia ultima informativa al Parlamento torno a riferire oggi, in quest'Aula, della crisi ucraina: una crisi che ha subito una forte e preoccupante accelerazione, che mette a rischio la stabilità e la prosperità del mondo e, soprattutto, minaccia l'ordine internazionale e la libertà. La questione sul tavolo non può essere limitata a una mera disputa territoriale. Ad essere in gioco non è solo il pur importante quadro di sicurezza europeo. In discussione sono i nostri stessi valori fondamentali. Mostrarci arrendevoli oggi significherebbe pagare un prezzo molto caro domani: la nostra volontà di dialogo nella fermezza si basa proprio su questo convincimento.
Voglio anche sottolineare che nelle ultime settimane i principali leader occidentali hanno profuso ogni sforzo per raggiungere una soluzione diplomatica: lo dimostrano l'incontro, le telefonate tra Biden e Putin, i diversi contatti del presidente Draghi con Putin e Zelensky, la missione del presidente Macron in qualità di presidente di turno dell'Unione europea e la più recente visita del cancelliere Scholz a Kiev e a Mosca. Nonostante i vari tentativi, testimoniati da questi sforzi, che hanno interessato un notevole arco di tempo, al termine della tregua olimpica il Presidente della Federazione Russa ha deciso di violare l'integrità territoriale dell'Ucraina.
Stamattina ci siamo coordinati con il presidente Draghi circa i prossimi passi da compiere, per favorire una soluzione diplomatica. Siamo impegnati al massimo nei canali multilaterali di dialogo. Riteniamo tuttavia che non possano esserci nuovi incontri bilaterali con i vertici russi, finché non ci saranno segnali di allentamento della tensione: linea adottata nelle ultime ore anche dai nostri alleati e partner europei.
Riassumerò quindi gli ultimi sviluppi e le reazioni dell'Italia, dell'Unione europea e degli altri partner e attori internazionali.
Cercherò oggi qui di spiegare la direttrice della nostra azione e le prospettive verso cui continuiamo a lavorare. Come sapete, in un clima già caratterizzato da fortissime tensioni, la crisi fra Russia e Ucraina ha registrato un'ulteriore e drammatica tappa nella serata di lunedì, quando il presidente Putin, accogliendo un appello della Duma, ha firmato un decreto di riconoscimento delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk, in Ucraina orientale. Il provvedimento del Cremlino ha seguito di poche ore la riunione del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa russo, che aveva approvato all'unanimità lo stesso appello. La mossa era stata anticipata dal presidente Putin al presidente Macron e al cancelliere Scholz, in quanto rappresentanti del formato Normandia (di cui fanno parte Ucraina, Russia, Francia e Germania), principale quadro negoziale per l'attuazione degli accordi di Minsk.
La decisione di Mosca mina gravemente proprio gli accordi di Minsk che prevedono che le autorità di Donetsk e Lugansk siano subordinate a quelle di Kiev, seppur con ampie autonomie decisionali. Riconoscere l'indipendenza delle autoproclamate repubbliche separatiste lede l'integrità territoriale e la piena sovranità dell'Ucraina, già messa in discussione nel 2014 con l'annessione illegale della penisola di Crimea.
Condanniamo la decisione di Mosca di inviare nei territori delle due repubbliche separatiste un contingente di truppe con sedicenti funzioni di peacekeeping. È un gesto che rischia di esacerbare una situazione già molto tesa. Ricordo che si stima una presenza russa lungo i confini con l'Ucraina tra 170 e 190.000 unità. Inoltre, in questo contesto, desta molta preoccupazione la decisione delle autorità di Mosca e di Minsk di proseguire le esercitazioni congiunte che avrebbero dovuto concludersi domenica. Sono circa 30.000 le unità delle forze armate russe impegnate in queste attività di esercitazione.
Su richiesta del presidente Putin, ieri il consiglio della Federazione russa ha concesso l'autorizzazione a inviare forze militari russe all'estero. Inoltre, sempre ieri, in conferenza stampa Putin ha affermato di riconoscere le pretese di Donetsk e Lugansk sul territorio di tutto il Donbass, ben oltre la componente russofona presente nella regione, includendo quindi zone attualmente sotto il controllo delle forze armate ucraine e chiedendo per giunta il riconoscimento dell'annessione illegale della Crimea.
Questo duplice sviluppo rischia di aprire la strada a un'operazione militare su larga scala della Russia in Ucraina, che potrebbe essere preceduta o accompagnata da azioni ibride, incentrate soprattutto su eventuali attacchi cibernetici; analisi confermataci da fonti interne dell'Alleanza.
Resta inoltre elevata la preoccupazione di Kiev per le esercitazioni navali in corso nel Mar Nero e nel Mar d'Azov. Si tratta di esercitazioni senza precedenti anche per via del blocco del traffico marittimo che impedisce i flussi verso i porti ucraini.
In considerazione di questi possibili scenari abbiamo chiesto ai connazionali di lasciare immediatamente l'Ucraina con i mezzi commerciali disponibili. Ad ogni modo abbiamo deciso, in coordinamento con i nostri partner europei, di lasciare la nostra ambasciata a Kiev pienamente operativa.
Appena appreso del provvedimento adottato dal presidente Putin nella serata di lunedì, il Governo ha espresso pubblicamente la più ferma condanna, in quanto questo passo costituisce un grave ostacolo per la ricerca di una soluzione diplomatica alla gravissima crisi in corso. A fronte della decisione del Cremlino, abbiamo ribadito il sostegno dell'Italia all'integrità e alla piena sovranità territoriale dell'Ucraina nei suoi confini internazionalmente riconosciuti e rivolto un appello alle parti perché tornino al tavolo negoziale nei formati appropriati.
Iniziative unilaterali allontanano il raggiungimento di condizioni di stabilità e sicurezza nella regione. Ieri l'alto rappresentante europeo per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrel, con il nostro attivo sostegno, ha rilasciato una dichiarazione a nome dei 27 Stati membri dell'Unione europea di forte condanna della decisione russa di riconoscere le due repubbliche separatiste. Ha inoltre invitato Mosca a riconsiderare la decisione e a sedersi al tavolo negoziale nell'ambito del formato Normandia e del gruppo trilaterale di contatto dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).
L'Unione europea ieri ha adottato un pacchetto di misure restrittive nei confronti della Russia, che includono tre tipi di sanzioni: quelle che colpiscono individui, quelle che colpiscono entità responsabili della violazione dell'integrità territoriale dell'Ucraina, nonché lo stop a qualsiasi tipo di interscambio commerciale con le repubbliche separatiste.
Sempre ieri il presidente Biden ha firmato un ordine esecutivo che vieta nuovi investimenti, scambi e finanziamenti da parte di soggetti statunitensi verso, da o nelle regioni separatiste. Questo tipo di ordine conferisce l'autorità per imporre sanzioni a qualsiasi persona determinata a operare in quelle aree dell'Ucraina.
Nell'intervento pubblico di ieri sera il Presidente americano ha posto l'accento sulla compattezza degli alleati e ha confermato il pieno sostegno all'Ucraina a fronte di quella che Washington ritiene una minaccia di attacco imminente.
Il Regno Unito ha esteso alle repubbliche separatiste il regime sanzionatorio applicato alla Crimea: Londra ha sanzionato quattro banche russe coinvolte nel finanziamento dell'occupazione, nonché tre individui ritenuti molto vicini al Cremlino.
In questa situazione, che può cambiare rapidamente, è importante mantenere lo stretto coordinamento già in atto con i partner dell'Unione europea e con gli alleati della NATO. Lo dimostrano, da ultimo, il Consiglio affari esteri straordinario dell'Unione e la riunione tra i Ministri degli esteri dei Paesi G7, cui ho partecipato ieri a Parigi.
Sul piano NATO, il segretario generale Stoltenberg ha condannato, la stessa sera del 21 febbraio, la decisione russa, qualificandola come un'ulteriore erosione della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina e una violazione degli accordi di Minsk. Ha inoltre invitato Mosca a scegliere il percorso del confronto diplomatico e a ridurre il proprio dispositivo militare nell'area. Stoltenberg ha poi convocato, ieri mattina, una riunione straordinaria del Consiglio atlantico, per un confronto tempestivo tra alleati sugli ultimi sviluppi, a pochi giorni dalla ministeriale Difesa della NATO della scorsa settimana, cui ha partecipato il ministro Guerini, e in vista di possibili ulteriori riunioni internazionali.
Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite ha espresso la sua preoccupazione per la decisione russa relativa allo status di alcune aree delle regioni ucraine di Donetsk e Lugansk, chiedendo una soluzione pacifica del conflitto nell'Ucraina orientale, in coerenza con quanto indicato dal Consiglio di sicurezza nella risoluzione n. 2202 del 2015, che invitava tutte le parti ad attuare integralmente gli accordi di Minsk.
Signori senatori, la crisi russo-ucraina è naturalmente al centro dell'azione internazionale del nostro Paese. Ne ho discusso lunedì al Consiglio affari esteri di Bruxelles, al margine del quale abbiamo incontrato anche il ministro degli esteri ucraino Kuleba.
In qualità di Presidente del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, ho espresso pubblico sostegno alla dichiarazione del segretario generale del Consiglio d'Europa Burić, condannando con forza la decisione delle autorità russe di riconoscere le due entità separatiste, sottolineando che le iniziative unilaterali non sono una risposta alla crisi.
Ieri pomeriggio - come prima ricordavo - ho preso parte alla riunione dei Ministri degli esteri del G7, dedicata agli sviluppi della crisi, durante la quale ci siamo coordinati sulle misure restrittive da adottare in risposta alle azioni della Russia. La riunione straordinaria dei Ministri degli esteri dell'Unione europea, cui ho partecipato sempre a Parigi, ha poi avallato un articolato pacchetto di misure restrittive che - come già detto - include un bando a importazioni ed esportazioni e a investimenti nelle repubbliche separatiste, sanzioni economiche e finanziarie alla Russia e designazioni individuali di esponenti politici dei media, militari e operatori economici. Ulteriori misure restrittive potrebbero essere adottate in caso di altre azioni da parte russa.
Al riguardo, ricordo che l'Italia sta lavorando da mesi in ambito europeo, insieme agli Stati Uniti, per adottare un impianto di possibili sanzioni di varia natura e intensità, che siano improntate a efficacia e fermezza nel segnalare a Mosca gli elevatissimi costi e le conseguenze che una sua offensiva recherebbe. Per essere efficaci, le sanzioni devono fungere da deterrente contro ulteriori azioni militari ed essere, quindi - a nostra opinione - sostenibili, proporzionate, graduali e direttamente collegate a sviluppi concreti e oggettivi sul terreno.
Sappiamo bene che i nostri imprenditori, dal 2014 ad oggi, hanno sofferto pesanti perdite come conseguenza delle sanzioni e lavoreremo per contenere il più possibile l'impatto sui nostri interessi strategici ed economici.
Consapevoli di pagare un prezzo importante per la tutela di valori e principi comuni non negoziabili, siamo anche consci del valore deterrente delle misure restrittive, volto a impedire che la Russia alimenti ulteriormente la tensione sul terreno. Ciò comporterebbe un prezzo ancora più alto per tutti gli attori in gioco.
È fondamentale, in questa fase storica, alla luce delle ultime vicende, mostrare la compattezza di una Unione europea che non subisce condizionamenti rispetto ai suoi valori, come dimostra anche la decisione di ieri della Germania di sospendere il progetto Nord Stream 2. Ieri a Parigi si è anche discusso della possibilità di organizzare una riunione del Consiglio affari esteri a Kiev e abbiamo poi deciso di convocare gli ambasciatori russi nelle capitali europee per trasmettere un messaggio di fermezza.
In questa situazione, che potrebbe degenerare con gravissime conseguenze per la sicurezza del nostro continente, ritengo necessario continuare a compiere ogni sforzo possibile per preservare gli spiragli esistenti per una composizione pacifica della crisi. Dobbiamo evitare una guerra nel cuore dell'Europa. Come ha detto anche il presidente Draghi, la via del dialogo resta essenziale.
Con questo senso di urgenza e con l'obiettivo di tenere aperta la porta del dialogo, mi sono recato la settimana scorsa a Kiev e Mosca. Ho incontrato il ministro degli esteri ucraino Kuleba, il quale ha espresso apprezzamento per la concreta testimonianza della nostra solidarietà in un momento così delicato per il suo Paese. A lui ho ribadito il nostro convinto sostegno all'integrità territoriale e alla piena sovranità dell'Ucraina. L'Italia respinge il tentativo russo di ristabilire nel continente europeo sfere di influenza e sottolinea la validità del principio della porta aperta della NATO. Ho ricordato come la posizione italiana nei confronti della Russia sia anche volta a preservare un giusto equilibrio fra le esigenze di deterrenza e fermezza e la disponibilità a un dialogo costruttivo e genuino, volto a negoziare seriamente temi di comune interesse per disinnescare le tensioni.
Le autorità ucraine fanno affidamento sui rapporti che il nostro Paese ha saputo tessere con la Russia, malgrado le gravi tensioni fra Mosca e la comunità euroatlantica. Kiev chiede all'Italia di continuare a svolgere un'incisiva azione nei confronti del Cremlino nella direzione di una soluzione pacifica della crisi.
Come seguito concreto della visita a Kiev, stiamo valutando lo stanziamento di un contributo finanziario del valore di circa 110 milioni di euro, volto a sostenere la popolazione e l'economia ucraina in settori da concordare con le autorità di Kiev. Intendiamo, inoltre, stanziare un contributo per il comitato della Croce Rossa internazionale per interventi nel settore umanitario. Sono anche allo studio misure di sostegno alle forze armate ucraine attraverso la fornitura di materiali non letali, come - ad esempio - quelli per lo sminamento.
L'Italia ha sostenuto e continua a sostenere attività umanitarie di assistenza alla popolazione civile nel Donbass. Forniamo il nostro contributo agli organismi internazionali impegnati sul terreno.
Vorrei, inoltre, richiamare qui il nostro ruolo nell'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Voglio dire in questa Aula che sono fiero dei 15 italiani che continuano a prestare servizio nella missione speciale di monitoraggio dell'OSCE, dislocati anche in aree di conflitto in corso e di scambi di fuoco tra le parti. (Applausi).
Abbiamo a più riprese espresso l'impegno dell'Italia a continuare a sostenere il mandato della missione che - come sapete - svolge attività di rilevazione e trasparenza sul terreno. Gli osservatori individuano - ad esempio - le violazioni alle intese da entrambe le parti e monitorano eventuali provocazioni sotto falsa bandiera, che potrebbero esacerbare il conflitto.
Rilevano i danni a infrastrutture critiche e civili essenziali, i pericoli ambientali e l'impatto sulla popolazione di attività condotte dalle parti. Forniscono, per quanto possibile, un quadro credibile e neutrale di quel che accade in un contesto caratterizzato da una contrapposizione di narrative.
Il 17 febbraio mi sono poi recato a Mosca per incontrare il ministro degli esteri Lavrov. Nel corso dei colloqui abbiamo affrontato in dettaglio le questioni di più stringente attualità legate alla crisi in corso, all'architettura di sicurezza e alla stabilità strategica dell'Europa. Ho fatto presente al mio interlocutore la necessità di compiere ogni possibile sforzo per arrivare a una soluzione diplomatica.
Ho inoltre incoraggiato con forza la prosecuzione del dialogo tramite nuove riunioni del Consiglio NATO-Russia, dopo quella del 12 gennaio in ambito OSCE e a livello bilaterale con gli Stati Uniti.
Con riferimento alla possibile adesione dell'Ucraina alla NATO, ho ribadito la validità della politica della porta aperta come uno dei tratti fondamentali del Trattato di Washington, inclusa la libertà dell'Ucraina di compiere le proprie scelte di politica estera e di sicurezza nazionale.
Ho ricordato al mio interlocutore la natura essenzialmente difensiva della NATO e la prospettiva di una sicurezza continentale alla quale la Russia ha tutto l'interesse a partecipare in modo costruttivo, attraverso i meccanismi istituzionali esistenti, come - ad esempio - il Consiglio NATO-Russia e l'OSCE. Si tratta di concetti toccati anche nel corso dei colloqui telefonici dei giorni scorsi tra il presidente Draghi e i presidenti Putin e Zelenski.
L'Italia vuole continuare a dare un contributo concreto ed efficace alla ricerca di una soluzione diplomatica della crisi in corso, in cui sono in gioco nostri interessi vitali.
L'architettura di sicurezza in Europa è l'oggetto principale di alcune proposte avanzate dalla Russia agli Stati Uniti e alla NATO, che a loro volta hanno risposto prospettando proprie proposte messe a punto nel quadro di un importante coordinamento tra le due sponde dell'Atlantico; un coordinamento cui l'Italia ha dato un convinto contributo affinché venisse colta una possibile opportunità di confronto diplomatico e di dialogo con Mosca.
Sui media russi è stato diffuso un testo con le risposte di Mosca alle controproposte statunitensi. Auspichiamo che da Mosca giungano risposte anche alle proposte della NATO e che su tali basi - come ho già accennato - possa proseguire, nonostante le forti divergenze di principio, un confronto serio e costruttivo sugli importanti e concreti temi della sicurezza.
Con il nostro sostegno, l'Unione europea realizzerà programmi di capacity building per le forze di sicurezza ucraine, come concordato al Consiglio affari esteri di lunedì.
In ambito NATO l'Italia sta facendo la propria parte per rassicurare gli alleati del fianco Est, dal Baltico al Mar Nero. E consideriamo di contribuire ulteriormente all'adattamento della postura della NATO, di cui occorre mantenere salda l'unità e la credibilità sul piano politico-militare. In particolare, oggi siamo già presenti in Lettonia, con un contingente di circa 200 unità dell'Esercito, nell'ambito della enhanced forward presence, e svolgiamo attività di enhanced air policing in Romania con circa 130 unità di personale. Partecipiamo, inoltre, alla forza navale NATO di reazione immediata con importanti assetti marittimi nazionali per esercitazioni e attività di sorveglianza nel Mediterraneo e nel Mar Nero.
All'ultima Force generation conference del 17 gennaio abbiamo offerto ulteriori apporti, in particolare al gruppo marittimo permanente della NATO nel Mediterraneo. Questo impegno - insieme al nostro apporto alle missioni NATO in Kosovo e Iraq - fa dell'Italia attualmente il primo contributore di truppe dell'Alleanza. Siamo pronti a considerare nuove misure di rassicurazione per gli alleati sul fianco Sud-orientale e sono stati stabiliti contatti tecnici preliminari con le autorità ungheresi e bulgare.
L'attuale scenario di crisi si inserisce in un contesto di forte dipendenza sul piano energetico. Unione europea e Regno Unito importano complessivamente il 40 per cento del gas dalla Russia, ma anche Mosca dipende fortemente dagli introiti dell'export di energia e l'Europa è, per l'appunto, il suo miglior cliente.
Il gasdotto Nord Stream 2 offrirebbe alla Germania una rotta alternativa rispetto alla via ucraina, ma sempre legata alle forniture russe. Come sapete e come ho ricordato, il cancelliere Scholz, in risposta all'aggravarsi della crisi, ieri ha sospeso le procedure autorizzative del nuovo gasdotto. Il gas russo che arriva in Italia transita interamente per i gasdotti ucraini; una ragione in più per evitare il conflitto.
Disinnescare la minaccia sull'approvvigionamento via ucraina, che finora è stato per l'Italia regolare, significherebbe anche allentare le tensioni dei mercati che - come ben sappiamo - hanno riflessi sui prezzi del gas.
L'attuale impatto di questa crisi sui prezzi ci conferma l'esigenza di un coordinamento europeo nella fase non solo di stoccaggio del gas - iniziativa cui abbiamo già dato seguito negli ultimi mesi - ma anche e soprattutto di formazione dei contratti di fornitura. Una crisi del genere dovrebbe portare l'Europa, oltre ad aumentare gli sforzi sulle energie rinnovabili, ad accelerare il varo di una energy union per i contratti di fornitura del gas.
L'Italia sarà protagonista nel realizzare questo progetto. La sicurezza energetica del nostro continente passa attraverso la libertà e la sovranità di tutti gli attori europei.
In conclusione, signora Presidente, dobbiamo essere realisti: il susseguirsi degli eventi sta aggravando una situazione già di per sé delicata. È per questo che dobbiamo rimanere vigili, reattivi e pronti a fornire risposte efficaci da individuare e mettere in campo di concerto con i nostri partner europei e alleati. Malgrado la gravità del momento e gli ultimi sviluppi cui stiamo assistendo in queste ore, vogliamo continuare a concentrarci su ogni iniziativa diplomatica che possa scongiurare una guerra; una soluzione che riteniamo ancora possibile, anche se con margini che si riducono di giorno in giorno. Occorrerà, innanzitutto, compiere una valutazione approfondita soprattutto con Francia e Germania sulle reali prospettive del formato Normandia e del gruppo trilaterale di contatto, alla luce del duro colpo inflitto dalla Russia agli accordi di Minsk con il riconoscimento delle Repubbliche separatiste. Non faremo mancare il nostro contributo al negoziato e al confronto con la Russia sull'Ucraina e, più in generale, sulla sicurezza europea attraverso NATO e OSCE. Garantiremo, inoltre, un sempre maggiore coinvolgimento dell'Unione europea in un contesto di crisi che chiama in causa la sicurezza e la stabilità del nostro continente. Sosteniamo la ripresa di un'interlocuzione fra Unione europea e Russia a un livello adeguato alla gravità della crisi, valorizzando il ruolo dell'Europa, ruolo che non può solo comprendere la definizione delle misure restrittive, ma deve anche tradursi in una forte iniziativa politica.
Come ha osservato il presidente Mattarella in occasione del recente discorso di insediamento, da molti decenni i Paesi europei possono godere del dividendo di pace concretizzato dall'integrazione europea e accresciuto dal venir meno della guerra fredda. Non possiamo accettare che ora si alzi nuovamente il vento dello scontro in un continente che ha conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto). Signor Ministro, ci fa piacere sentire da lei che faremo di tutto per evitare la guerra, ma - come ha detto Noam Chomsky - la Russia è circondata dalle armi offensive degli Stati Uniti e nessun capo politico potrebbe tollerare che l'Ucraina si unisca a un'alleanza militare ostile. Qui sta il punto. Lo possiamo dire anche con le parole di Prodi del 2015, che molto più semplicemente disse che, se l'obiettivo era portare l'Ucraina nella NATO, allora si sarebbero create tensioni irreversibili.
Tanto la Russia quanto gli Stati Uniti hanno un approccio imperialista al di fuori dei propri confini, attraverso azioni militari e pressioni economiche sistematiche; usano il militarismo, l'aggressione e i legami economici per manovrare le relazioni internazionali e si criticano a vicenda per lo stesso comportamento. Gli Stati Uniti criticano giustamente la Russia di essere un'autocrazia, ma non hanno remore a rovesciare Governi democraticamente eletti se solo questi minacciano i loro interessi. Costruiscono e impongono basi militari; si impegnano in guerre; impongono ai propri alleati spese militari miliardarie, il 2 per cento del PIL, mentre tanti cittadini statunitensi - ma non solo - sono senza assistenza sanitaria, alloggi e sussistenza alimentare.
L'Ucraina è solo una pedina in questo gioco, ma il braccio di ferro anacronistico tra Russia e Stati Uniti pone l'Europa stessa, e l'Italia innanzitutto, nel mezzo come una pedina del Patto atlantico e mi sembra che questo non le sfugga, Ministro. A chi giova questa guerra, se non agli Stati Uniti per rafforzare la propria forza politica e militare e soppiantare la Russia nella fornitura di gas all'Europa con le proprie costosissime forniture di gas liquido? Le continue incursioni e pressioni degli Stati Uniti presso i Paesi dell'ex Unione Sovietica per un ingresso nella NATO negli ultimi decenni - diciamocelo - sono state un supporto sistematico alle violazioni degli accordi di Minsk e di quelle rassicurazioni che l'America e l'Occidente fecero all'indomani della caduta del Muro di Berlino alla Russia.
Di cosa si è trattato, signor Ministro, se non di sistematiche provocazioni che non potevano che portare alla situazione che viviamo qui e oggi, e ciò senza alcuna utilità per l'Europa, come lei riconosce?
Già in un articolo del 1997 sul «The New York Times», il diplomatico USA Kennan prefigurava lo scenario che si sta delineando oggi, con la crisi ucraina, come un errore fatale: un allargamento a Est dell'Alleanza atlantica fino ai confini della Russia si trasformerà - diceva - nel più grosso errore della politica americana dalla fine della guerra fredda; un errore grave e inutile, data la debolezza politica della Russia, e soprattutto controproducente per noi europei - e questo non le sfugge, signor Ministro - da tutti i punti di vista.
La NATO dovrebbe essere sciolta: dopo ottant'anni non è più plausibile e si dovrebbero costruire alleanze non militarizzate e non divisive per la pace e la cooperazione, con la solidarietà internazionale come principio guida, obiettivo della Carta delle Nazioni Unite.
L'atlantismo e l'allineamento alla NATO oggi ci pongono nella veste subordinata e non più tollerabile di colonie militari e culturali; il che nuoce a un'unione dei Paesi europei e alla loro economia sociale oltre ogni misura e ci impedisce di costruire l'unione dei popoli europei che vorremmo. Oggi sarebbe necessario che l'Italia chiedesse, insieme agli altri Paesi europei, di assumere l'impegno di dire no all'allargamento della NATO. So che è una scelta difficile, ma questa sarebbe una vera scelta di pace. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà.
NENCINI (IV-PSI). Signora Presidente, ministro Di Maio, onorevoli colleghi, è arrivato il momento di chiedersi se la profezia di un grande scrittore cecoslovacco, Milan Kundera, sia ancora attuale. Kundera sosteneva che la guerra in Europa fosse diventata antropologicamente impossibile, perché ormai la rottura fra Francia e Germania era stata completamente sanata. Quello era il focolaio delle grandi guerre europee per secoli. Sanata quella ferita, però, la crisi si è spalancata nel suo opposto, a specchio, e ha visto sempre - ripeto, sempre - come protagonista la Russia di Putin: la Cecenia, la Crimea, la Georgia, il sostegno dato nella crisi che si è aperta tra Armenia e Azerbaigian pochissimi mesi fa.
Signor Ministro, è preoccupante che lei abbia confermato - e l'ha fatto correttamente con una precisione cristallina e con chiarissime parole - che il conflitto in corso è una scheggia che può colpire a largo raggio. Sappiamo, cioè, che è una scheggia che può colpire dal punto di vista sia degli equilibri geostrategici, sia da quello economico, soprattutto nel cuore dell'Europa. È una situazione, se seguo le sue parole e il corso del suo ragionamento, non del tutto dissimile - il che non vuol dire che le conseguenze siano le stesse - a quella vissuta in Europa nel 1938: una profonda lesione del diritto internazionale; in secondo luogo, il riconoscimento - allora un po' di più - delle regioni separatiste, che avevano una vocazione nazionalista di un certo tipo; in terzo luogo, l'invasione, che allora fu piena, mentre oggi è un'invasione controllata. La differenza rispetto ad allora è che la Germania era una grande potenza economica e industriale, mentre la Russia è una potenza militare, ma è un nano economico. Non è una differenza da poco.
È anche tempo, però, di interpretare se quella Crimea, quella Cecenia, quella Georgia, quella Armenia e Azerbaijan nascondano qualcosa di diverso, e cioè se nascondano obiettivi di lungo periodo, essendo quello attuale di breve o di immediato periodo, e quindi un'idea che il vertice putiniano russo persegue con una certa tendenza e una certa costanza: allontanare la NATO dai suoi confini - ed è un fatto - allontanare le democrazie parlamentari dai suoi confini - ed è un altro fatto - e ragionare, come molti precedenti nei secoli passati, tornando a un'idea della grande Russia. Nel tempo, l'idea della grande Russia aveva tre obiettivi, che si sono variamente modificati e che oggi possiamo riassumere così: allontanare la NATO dai confini; contenere la pressione islamica da Sud (che esiste); controllare e vigilare sul rapporto e sulla politica di potenza della Cina ai confini orientali della Russia.
Oggi la Russia presidia in modo particolare il fronte che ci riguarda, con mezzi militari, ma soprattutto con una strategia economica che ci coinvolge direttamente. Il rischio per l'Occidente è quello di una tenaglia russo-cinese - lei non l'ha evocata, ma è un rischio che abbiamo di fronte - che potrebbe ridisegnare lo scenario geopolitico, con danni notevoli per gli interessi americani e naturalmente anche per gli interessi europei e occidentali.
Sappiamo benissimo che le politiche di difesa vengono determinate dalla politica estera, e non viceversa. È sulla base della politica estera che si stabilisce quali debbano essere le politiche di difesa. Lo dico perché chi si trova ad affrontare questa fase deve fare completamente a meno delle Nazioni Unite, le quali ormai sono diventate un organismo non commentabile, con parole apprezzabili e aggettivi giustificabili all'interno di un'Aula del Senato della Repubblica. Ma proprio per questo e anche per questo l'Unione europea deve stabilire che cos'è. Dalle mie parti si dice: o carne o pesce. Non è vero, infatti, che le politiche attuate con il PNRR e con i grandi investimenti abbiano stabilito un destino sicuro. Il destino sicuro potrebbe essere quello che questo Gruppo (Italia Viva-PSI) da tempo sostiene anche in Assemblea, e cioè creare un unico ministro delle finanze, un'unica politica della difesa e un'unica politica estera.
Questo è costruire un destino per l'Unione europea, per molti motivi, non ultimo - e vado verso la conclusione - perché sappiamo che il mondo post-Yalta è molto più complesso, articolato e complicato di quello precedente. Sappiamo che crescono le potenze regionali e che si sta acutizzando la sfida fra Cina e Stati Uniti. L'Europa non può essere soltanto un partner affidabile e un soggetto fondativo della NATO, perché i tre grandi ordini precedenti che hanno costruito la storia dell'Europa (Westfalia, Vienna e Yalta) sono scomparsi e sono destinati nel breve periodo a non ricomparire.
Noi - parlo dell'Italia - rischiamo più di altri, per l'influenza russo-turca nel Mediterraneo, perché abbiamo aperto, per il poco che potevamo, la strada alla via della seta - e potevamo utilizzare argomenti un po' più frenanti - e perché dipendiamo da una parte del mondo per le forniture di energia. Prima dei no vax c'erano i no TAP e oggi sono felice che quella categoria sia stata accantonata, se non messa nel cestino. Quindi ha ragione lei - e ho concluso - quando dice che l'Italia e l'Europa non devono mostrarsi arrendevoli e che bisogna lavorare per una soluzione politica.
A proposito delle sanzioni graduate, io nutro qualche dubbio sulla loro gradualità, perché, se vedo sanzioni che vanno a colpire i singoli e non ancora gli Stati, quando ammettiamo che è stata lesa la sovranità di uno Stato, mi chiedo se le sanzioni sui singoli possano essere bastevoli ad affrontare il problema e a circoscriverlo.
Quello che serve, in conclusione, se non vogliamo mostrarci arrendevoli, è una strategia di medio periodo che affronti decisamente, con l'Italia alla testa, il tema di cosa deve essere l'Europa: se carne o pesce. Per essere carne o pesce deve decidere di darsi una politica di difesa comune; di essere parte sì integrante della NATO, ma di farlo con l'autonomia che sia non soltanto quella di un libero mercato, ma anche di un insieme di Paesi che decidono di darsi un destino comune. Mi riferisco a quello che eravamo alla fine della Seconda guerra mondiale, grazie a grandi statisti popolari e cattolici; poi lo siamo diventati grazie a statisti che combinavano idee politiche diverse, tra le quali anche la mia.
Oggi, però, è tempo di prendere una decisione ulteriore, che esalti quella storia e la faccia evolvere, perché il tempo e la stagione che viviamo non sono e non saranno felicissimi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà.
LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, dopo di me il senatore Fazzolari illustrerà più diffusamente la posizione di Fratelli d'Italia. Io desidero solo sottolineare come in questi giorni, da parte anche della stampa e nel corso delle trasmissioni televisive, agli esponenti dei partiti politici si faccia una domanda imperfetta, chiedendo se siamo filorussi o a favore di qualcos'altro.
Per Fratelli d'Italia la risposta è molto semplice: non siamo né filorussi, né filocinesi, né filoarabi. Se proprio si vuole applicare il concetto del filo, che - come dice Giorgia Meloni - appartiene più ai burattini che alle forze politiche, siamo filoitaliani (Applausi). In questa fase ciò significa essere, senza se e senza ma, in una posizione di adesione alla NATO e al blocco occidentale. Su questo non si discute. Tuttavia, essere portati a salvaguardare gli interessi italiani significa anche esaminare non solo la posizione di oggi, per la quale - come ha detto il Ministro, con cui concordo - siamo certamente per la difesa a tutti i costi dell'integrità territoriale e politica degli Stati europei, l'Ucraina in testa in questo momento. Siamo anche interessati a capire perché si è arrivati a questo punto.
Io ricordo la vicenda di non molti anni fa, per quanto riguarda il rapporto di Putin con l'Italia, dell'amicizia politica e non solo personale con Berlusconi, vicenda nota e sulla quale è inutile ritornare. Ma ricordo che anche l'America di George Bush aveva allora un rapporto assolutamente diverso con Putin, tanto da potersi allora immaginare che la Russia potesse entrare nella NATO, e ce lo siamo dimenticati; mentre adesso, pur di non avere la NATO ai confini, Putin è quasi disposto a dichiarare una guerra terribile. Io sono un atlantista convinto, ma gli errori di alcune amministrazioni americane - segnatamente quelle di Obama e quella di Biden - vanno fortemente sottolineate, perché hanno drammatizzato il confronto con la Russia, avendo agevolato e spinto l'Ucraina alla richiesta di entrare nella NATO.
Molti anni fa ero Ministro della difesa e ricordo che alle riunioni NATO cui partecipavo espressi forti perplessità rispetto all'azione che già allora era cominciata di avvicinamento all'Ucraina, o meglio volta a favorire l'avvicinamento dell'Ucraina alla NATO fino a farcela entrare. Era, infatti, chiaro che i vantaggi erano assai minori dei pericoli che questo avrebbe potuto sicuramente comportare nei rapporti con la Russia.
Vi è poi il problema del ruolo che noi solleviamo da sempre. Lo ha fatto bene il senatore Nencini, forse memore del principale esponente del suo partito, Craxi, che seppe dare senso all'identità nazionale.
Forse è stato il primo sovranista d'Italia, Craxi, per quella famosa vicenda, di cui è inutile ricordare i contorni, in cui, di fronte all'arrivo delle truppe e degli aerei americani, mise i carabinieri attorno all'aeroporto. Mi chiedo però perché l'Unione europea, oggi, non possa immaginare un percorso, che auspichiamo da tempo, volto a darsi un ruolo politico, anziché un ruolo squisitamente indirizzato a imprimere in qualche modo linee di diversa pressione agli Stati nazionali, su altre materie.
A noi piacerebbe che l'Unione europea si concentrasse su una politica militare comune, su una politica estera comune e su una linea fiscale comune, e lasciasse poi più libertà alle singole nazioni. Invece anche questa volta registriamo l'assenza totale di una strategia diplomatica e geopolitica dell'Unione europea. Per noi, che siamo più europeisti di chi lo è a parole, ma europeisti nella sostanza, momenti come questo dimostrano la necessità che l'Unione europea si evolva, cammini e vada in una direzione assai diversa da quella che ha seguito fino ad ora.
Credo di aver esaurito il tempo a mia disposizione e dunque, restando sul tema oggi all'ordine del giorno, ribadisco che, se devo guardare al futuro della nostra Nazione e quindi dei nostri figli, vedo, immagino, spero e desidero un'Italia fortemente legata al mondo occidentale, che sappia tenere ai valori della libertà, della democrazia e dell'indipendenza, che qualcuno vorrebbe invece venissero sottaciuti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, le parole del ministro Di Maio, che ringrazio per la sua esposizione, danno il senso della gravità della situazione e dell'escalation che sta avvenendo ai confini con l'Ucraina, nel Donbass. L'ammassamento di truppe al confine e il dispositivo militare senza precedenti, dal punto di vista della marina militare russa, che stringe quasi in una sorta di blocco navale il Sud dell'Ucraina, fanno davvero preoccupare tutte le cancellerie europee e l'Alleanza atlantica.
Ancor più grave è la diretta televisiva andata in onda l'altro giorno, o meglio le due parti di tale diretta, in cui Putin ha mandato messaggi molto chiari. Da una parte, infatti, il riconoscimento delle autoproclamate repubbliche separatiste, che per otto anni non aveva riconosciuto, segna un punto di non ritorno, stracciando gli accordi di Minsk e surriscaldando la situazione a livelli che nel post-guerra fredda non avevamo visto. Basterebbe questo per dire che la sfida è davvero a livelli altissimi. Colpiscono le modalità, nel momento in cui dice che lo fa non tanto e non solo per dare una veste giuridica - è un'ossessione tipica della diplomazia russa quella di ritagliare un quadro giuridico, in cui poter definire e dire che si sta compiendo un'operazione di pace - e colpisce ancora di più l'ardita ricostruzione storica. Per dimostrare l'inesistenza della nazione Ucraina, infatti, torna indietro di dodici secoli, alla Rus' di Kiev, in qualche modo ricostruendo la storia. Lo fa parlando all'opinione pubblica russa, per dire che, se interverrà, lo farà per tutelare i fratelli russi oppressi. E lo fa soprattutto per indicare un suo disegno, con alle spalle non solo la bandiera russa, ma anche la bandiera dei Romanov, archiviando e prendendo a sberle i nemici del popolo dell'epoca dell'Unione Sovietica e in qualche modo presentandosi come epigono dell'impero zarista.
Invito chi non lo ha fatto a vedere il video in cui si vede uno dei capi dei servizi russi dell'intelligence venire bullizzato dallo stesso Putin, che lo accompagna a cambiare idea e a sposare la sua. È un messaggio chiaro alle opinioni pubbliche occidentali e alle cancellerie europee e atlantiche: qui sono io il capo, sono il Presidente della Repubblica, sono il capo dei servizi, sono il capo delle forze armate, non c'è suddivisione di poteri. E allora, davanti a questa prova di forza, serve un'adeguata risposta in termini di responsabilità da parte degli europei all'interno dell'Alleanza atlantica. Serve da parte delle classi dirigenti europee. Serve all'interno del nostro Parlamento da parte di tutte le classi dirigenti e anche qui dentro. Lo dico perché è bene mandare in soffitta sbandamenti e fascinazioni verso il regime autoritario russo che ha portato anche qualcuno qui dentro a dire addirittura «cederei volentieri due Mattarella in cambio di mezzo Putin». Inaccettabile. (Applausi). Tutto questo deve essere messo in soffitta. Resettiamo e apriamo una nuova fase, la fase della responsabilità.
Nel 1949 firmammo il Trattato dell'Alleanza atlantica non solo perché all'orizzonte si vedevano i rischi di un'instabilità dal punto di vista della sicurezza e della stabilità del nostro continente, di fronte all'Unione sovietica e al blocco sovietico, ma anche perché memori dell'oppressione nazifascista nei confronti delle democrazie liberali che si ritrovavano per una comunanza di valori e principi.
Non c'è spazio allora per distinguo, ambiguità e pericolose equidistanze. Noi sappiamo da che parte stare. (Applausi). Stiamo con le democrazie liberali e anche qui dentro non ci devono essere distinguo.
Lo dico perché abbiamo visto il modus operandi di Putin. Lo abbiamo visto nel momento in cui occupò nel 2008 la Georgia, arrivando a pochi chilometri da Tbilisi e creando una situazione di fatto in Abkhazia e nell'Ossezia del Sud. Così è stato in Transnistria e in Crimea. Ha utilizzato questi conflitti latenti, che hanno causato peraltro migliaia e migliaia di morti, per porre dei temi di ridiscussione degli equilibri internazionali. Lo fa per affermare le sfere di influenza e per ridiscutere l'architettura di sicurezza europea, su cui da parte occidentale e all'interno della NATO c'è disponibilità a discutere. Comprendo e capisco, infatti, che i missili Tomahawk nello scudo missilistico della Romania e della Bulgaria possono rappresentare un elemento di insicurezza da parte della Russia di Putin. Ma per noi lo possono essere i missili Iskander a Kaliningrad, a una manciata di chilometri dai confini polacchi, a meno di 100 chilometri da Danzica, che dovrebbe evocare qualcosa nella storia del nostro continente.
E allora, davanti alla richiesta di Putin di parlare da pari a pari con Biden e con Xi Jinping, con la richiesta di fondo di partecipare alla riscrittura di un nuovo ordine internazionale, valgono le cose che ha detto molto bene prima il senatore Nencini. Se vogliamo giocare la partita, è il momento di gettare il cuore oltre l'ostacolo, abbandonare l'idea in cui tutto noi possiamo fare in un'Europa a 27. Servono un'unione politica, una politica estera e una di sicurezza comune. (Applausi).
Di questo ne parleremo dopo: adesso è il momento dell'emergenza e della compattezza del fronte occidentale, atlantico e dei Paesi europei. Bene ha fatto ieri il Ministro, partecipando al consiglio informale, a rappresentare l'idea di un'Europa unita, che c'è perché non è vero che si sta andando in ordine sparso. Lo stiamo facendo sulle sanzioni e tutti noi siamo consapevoli del peso che potrebbero portare in prospettiva, in termini di rappresaglia del regime russo verso i nostri territori e la nostra imprenditoria. Tutti noi lo sappiamo e non lo si fa a cuor leggero. È però una scelta di deterrenza. Non si riporta al tavolo Putin con gli appelli al buon senso e al buon cuore: lo si riporta con la deterrenza. Ciò vuol dire stare nella NATO, prendere decisioni, essere pronti a rafforzare i dispositivi, ma soprattutto intervenire con le sanzioni che abbiamo ascoltato dal ministro Di Maio. Si tratta di sanzioni - diciamocelo - sicuramente più soft rispetto a quelle che il Governo giallo-verde, con l'allora ministro dell'interno e vice premier Salvini, ha prorogato per ben tre volte.
Lo voglio ricordare, affinché tutti noi sappiamo che, quando si sta in uno scenario internazionale complesso e si governa, si prendono anche decisioni complicate e difficili, che devono essere raccontate con onestà all'opinione pubblica. (Applausi).
Da questo punto di vista, noi sappiamo - e mi rivolgo a lei, ministro Di Maio - che dovremo fare un lavoro molto attento sulle sanzioni, definendole in maniera modulabile - come si sta facendo - a seconda della de-escalation e della escalation, in maniera molto flessibile, provando a diminuirne l'impatto sul nostro territorio. Immagino stiate già negoziando - me lo auguro, altrimenti l'invito va in questo senso - anche forme di compensazione per i Paesi e per i settori più colpiti.
Colgo l'occasione per ringraziare, tramite lei, i diplomatici, coloro che lavorano all'interno dell'OSCE, le persone che stanno nelle ambasciate più sensibili e, in particolare, il nostro corpo diplomatico a Kiev. Grazie davvero. Esprimo gratitudine, vicinanza e rispetto per il loro lavoro. (Applausi).
Analogamente, tramite il ministro Guerini, vogliamo manifestare da parte del Gruppo Partito Democratico la vicinanza e la gratitudine per il lavoro che stanno facendo i nostri contingenti NATO nei settori più esposti. (Applausi).
Noi saremo pronti a fare la nostra parte. Abbiamo consapevolezza della posta in gioco dal punto di vista militare e diplomatico. Serve il massimo sforzo nel dialogo e nella diplomazia, fino all'ultimo momento; per questo servirà anche mettere in campo azioni di deterrenza, perché il nostro obiettivo è la pace.
Vorrei concludere dicendo che questo - ma vale per tutti, anche per il mio partito - non è il momento di comizi di parte per guadagnare qualche voto in più. Ma è il momento dell'unità, per difendere le democrazie liberali e quei diritti e quelle libertà scolpiti nella nostra Costituzione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà.
FANTETTI (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC)). Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, noi della componente del Gruppo Misto-ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani)) abbiamo molto apprezzato l'impostazione della sua relazione e l'attività di Governo in queste tristi circostanze.
Vorremmo mettere l'accento, nell'ambito della discussione, su due profili che vengono trattati poco o male. Quello che viene trattato male è il ruolo dell'Europa, e ci arriverò. Quello che viene trattato poco riguarda i numeri in ballo.
Vorrei far notare a tutti noi che l'economia russa nel 2021 ha registrato un PIL di 1.480 miliardi di dollari, a fronte dei 2,3 trilioni, quindi 2.300 miliardi del 2013, quindi in fortissimo calo. Il dato si compara con i 1.900 miliardi di dollari dell'economia italiana: l'economia della Federazione russa è quindi circa il 30 per cento più piccola di quella dell'Italia ed è un terzo di quella della Germania. Il PIL pro capite in Russia, in calo fortissimo negli ultimi anni, è di circa 10.000 dollari per cittadino, al confronto con i 35.000 dollari per cittadino italiano e i 50.000 dollari per cittadino tedesco. In Russia il tasso di interesse principale ufficiale è al 9,5 per cento; l'inflazione ufficialmente è al 9 per cento; il rublo vale meno della metà di dieci anni fa.
Stiamo parlando di un'economia in crisi, rispetto alla quale, nella storia dell'umanità, è abbastanza frequente che sia registrato il caso di ricerca di diversivi esterni da parte degli autocrati responsabili della situazione socio-economica, che non facciamo fatica a riscontrare anche in questo ambito. Putin, insieme alla cerchia di oligarchi che si sono arricchiti intorno a lui, ha bisogno di prospettare un nemico esterno, che ha identificato nella NATO, rivendicando, con un discorso prolisso e completamente falso da un punto di vista di storico, addirittura attività di genocidio da parte degli ucraini nelle regioni di cui ha riconosciuto l'indipendenza. Ha bisogno di creare questo diversivo, per coprire la situazione economica e quindi sociale: l'aspettativa di vita in Russia e la gestione del Covid, infatti, sono fallimentari sotto tutti i punti di vista; diversivo che può essere individuato anche nell'occupazione, di fatto, della Bielorussia.
Sappiamo tutti, dalla storia del secolo precedente, che le truppe russe tendono ad arrivare e poi a rimanere in quei territori. Ma vi sono anche diversivi un po' più a oriente e questo certamente non lo vorremmo; e questi diversivi sono messi in atto da parte di sistemi autocratici che non riconoscono il valore della democrazia parlamentare e possono avere obiettivi ben più pericolosi. Questo è un primo profilo, che dobbiamo avere molto bene in mente quando analizziamo la situazione.
Un secondo profilo è quello della rappresentazione del ruolo dell'Europa. L'Europa c'è. C'è come gigante economico. L'Europa ha finanziato oltre 300 miliardi di investimenti diretti in Russia, a fronte di meno di 100 miliardi da parte dei russi in Europa, tra l'altro molto caratterizzati. L'Europa importa molto di più dalla Russia di quanto esporti.
L'Europa è un gigante economico, ma è un gigante anche politico, come si è visto nella capacità di mettere in campo una attività negoziale in capo al presidente Macron, che è Presidente di turno dell'Unione europea e per questo rappresentava l'Europa. Si è visto nella predisposizione della leadership tedesca di chiudere un progetto, che neanche la cancelliera Merkel aveva avuto il coraggio e il potere di fare, il Nord Stream 2. Si è visto ieri nell'allineamento di tanti Paesi, e questo è veramente uno dei pochi aspetti positivi della crisi. Penso - per esempio - ai polacchi, che hanno rapidamente considerato l'opportunità di rientrare nei ranghi europei e riconoscere lo Stato di diritto.
L'Europa c'è e noi siamo contenti che abbia una predisposizione non bellica rispetto alla gestione delle crisi internazionali. Noi abbiamo scelto di avere un ruolo militare all'interno della NATO. Ne siamo fieri e siamo contenti del ruolo che l'Italia riveste in tale ambito. L'Europa è un gigante anche politico, che continua a crescere. Se c'è una buona conseguenza del dibattito adesso in corso, anche qui al Senato, è che, da tanti punti di vista diversi, si chiede più Europa.
Ricordiamolo nei momenti in cui bisognerà stabilire qualche misura rilevante a livello di stoccaggio comune delle riserve energetiche. Ricordiamolo quando si dovrà decidere di dare atto allo strategy compass, e cioè a un nucleo di esercito comune. Ricordiamolo in tante situazioni in cui tendiamo a dare l'Europa per scontata e ad essere ipercritici, quando siamo estremamente beneficiari e, per fortuna, estremamente attivi in questo ambito. Situazioni di crisi come questa ci dimostrano quanto estemporaneo sarebbe rivendicare un ruolo come singolo Paese di 60 milioni di abitanti rispetto a una situazione strategica globale di crisi. L'Europa c'è e noi, come europeisti, ne siamo fieri.
La Federazione russa ha un problema, che è soprattutto economico finanziario, rispetto al quale i diversivi militari dovrebbero essere inquadrati più chiaramente. Nel frattempo, siamo consapevoli e ottimisti sul fatto che il Governo perseguirà ogni spazio possibile per evitare ulteriori estensioni del conflitto e che le sanzioni continueranno a essere sostenibili, proporzionate e graduali, in modo da non pesare più di tanto sulla nostra economia e sulla situazione socioeconomica del popolo russo, che è un popolo amico e continuerà a essere amico degli italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà.
SACCONE (FIBP-UDC). Signor Ministro, in premessa mi permetta di dire che il Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC condivide alla lettera la sua informativa di questa mattina; una posizione condivisa con il nostro Capogruppo in Commissione esteri, il senatore Aimi.
Signor Ministro, non voglio ripercorrere a livello cronologico tutti gli eventi che si sono succeduti in questo tempo, ma vorrei tentare di fare un ragionamento complessivo, con al centro delle domande. La prima domanda che mi viene da porre, e che si pongono soprattutto gli italiani fuori da questo Parlamento e da quest'Aula, in base anche ai molti commentatori in maggioranza stranieri, è la seguente: siamo dinanzi a un novello Hitler? Lo zar Putin, cioè, ripercorre storicamente le gesta infauste di Hitler?
Questa è la prima domanda che dobbiamo porci - ad esempio - partendo dalla Crimea, l'annessione (l'Anschluss), e poi ancora la maschera dell'indipendenza e dell'autodeterminazione dei popoli e, quindi, l'annessione vera e concreta del Donbass.
Se tutto ciò fosse vero - ed è fondato - le sanzioni graduali, con tutto il rispetto, signor Ministro, sono inadeguate e insufficienti. Se abbiamo questo scenario imminente dello spazio vitale di hitleriana memoria dinanzi a noi, francamente queste sanzioni non sono sufficienti. Se, al contrario, si tratta dell'ossessione - come l'ha definita questa mattina il presidente Prodi sul Foglio, se non sbaglio - di un uomo - e nel merito della particolarità dell'uomo - di avere la NATO nel suo cortile, allora, sì, quelle sanzioni sono efficaci e puntuali.
Si tratta di una distinzione dirimente che la comunità internazionale deve porsi, al netto delle politiche domestiche dei singoli Stati. Qui non si sta giocando: c'è la possibilità di un conflitto alle porte, anzi nel cuore dell'Europa.
Le Nazioni Unite intervengono quando ci sono conflitti bellici in giro per il mondo; quando si parla d'Europa - ho visto che è stato di recente convocato il Consiglio di sicurezza - è francamente avvilente vedere come non funzioni quell'organismo con i famosi diritti di veto reciproci. Se, allora, siamo in questa circostanza, dobbiamo dircelo chiaro e tondo: se siamo dinanzi a questa ossessione, ne vale la pena?
Il gioco al massacro che si sviluppa in Europa tra i pro Putin e i contro Putin è altrettanto avvilente. Qui non c'è alcuna discussione, non c'è una sola virgola che accomuni il nostro pensiero a quello dello zar Putin sulla concezione della democrazia, delle libertà individuali e - mi permetta di dire - dei diritti umani; non c'è alcuna comunanza di vedute. Dobbiamo però riflettere se le sanzioni hanno validità o meno: a nostro modo di vedere, hanno validità e hanno un costo. Bisogna spiegarlo fuori da qui, signor Ministro, perché il sondaggio che ho letto stamane da cui risulta che due italiani su tre non comprendono perché bisogna pagare, perché è necessario sacrificarsi per l'Ucraina, dimostra che il messaggio non è passato.
Qui non si sta difendendo esclusivamente il popolo ucraino: si stanno difendendo i valori fondanti della nostra civiltà e della nostra democrazia; si sta difendendo la pace che caratterizza l'Europa da oltre settant'anni. Ecco perché, purtroppo, dobbiamo porre in essere dei sacrifici. Poi c'è una distinzione tra sacrificio e sacrificio.
Il Governo inglese ha posto in essere alcune sanzioni per cinque banche e due oligarchi. Dobbiamo dircelo, cari amici: l'Italia e la Germania pagano un prezzo elevato, coerentemente ai valori tradizionali della cultura del nostro Paese, con il 90 per cento di importazione di gas (il 40 per cento per l'Italia). Quelle sanzioni gravano seriamente sulla nostra bilancia commerciale, dato che già paghiamo questo prezzo dal 2014. E allora sì che ne vale la pena, perché bisogna spiegare che non stiamo difendendo esclusivamente gli interessi di un popolo, ma stiamo difendendo le ragioni fondamentali della nostra unità.
Signor Ministro, non entro nel merito delle varie organizzazioni internazionali. L'Unione europea ha dimostrato di non essere adeguata nel momento della crisi energetica perché non siamo riusciti neanche a creare un'unità di intenti da contrapporre in un negoziato per pesare di più nella contrattazione; non siamo riusciti neanche a farlo. Adesso mi auguro che questa unità di intenti si manifesti seriamente e con coerenza sulle sanzioni, altrimenti il rischio è perdere fiducia nelle istituzioni dell'Unione europea.
Signor Ministro, vado su un altro tema proprio perché non dobbiamo dividerci; sarebbe sbagliato, sarebbe un punto di debolezza. Se il tema centrale fosse l'ossessione di Putin di avere la NATO nel suo cortile, allora potremmo anche rievocare un detto latino: se vuoi la pace, prepara la guerra. Ebbene, auspico di cuore che sia questo il tema; se fosse così, allora do il mio consiglio, come si fa con un amico.
Vede, Ministro, nei rapporti di amicizia - e grazie a Dio abbiamo alleati seri - è fondamentale essere chiari e autentici. E, se poniamo criticità ai nostri migliori alleati con cui abbiamo rapporti di fratellanza, e cioè gli Stati Uniti d'America, non lo facciamo perché qualcuno pensa che vogliamo denunciare trattati o posizionamenti, ma semplicemente poniamo delle criticità.
Vogliamo replicare una seconda Turchia nel cuore dell'Europa? È un dubbio che dobbiamo porci. Sarebbe facile per tutti semplificare: da una parte, i brutti e cattivi e, dall'altra, i buoni e belli. Semplificare, però, non è nella nostra cultura: purtroppo la nostra è una cultura complessa. Dunque, in previsione e con una visione - direi - di prospettiva, cosa vogliamo fare dei russi e della Russia? Vogliamo marginalizzarla e isolarla? Non vorrei richiamare la trappola di Tucidide, rievocata dal politologo americano Alison riferendosi alla competizione che porterebbe a uno scontro tra gli USA e la Cina. Di certo, però, se l'Europa non avrà una visione lungimirante fondata sulla sua cultura, difficilmente potremo avere un dialogo con i russi e rischieremo di catapultarli nelle mani, magari, della sfera di influenza cinese, che non mi pare sia compatibile con quella degli Stati Uniti d'America.
In conclusione, signor Ministro, noi siamo al suo fianco e al fianco di questo Governo. Auspichiamo che rimanga aperta - coerentemente con i nostri alleati - la speranza di un dialogo, perché siamo convinti che l'Europa possa fare la differenza ponendo in essere i suoi valori, al netto di quello che sta avvenendo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candura. Ne ha facoltà.
CANDURA (L-SP-PSd'Az). Signor Ministro, mi viene alla mente, in prima battuta, la frase del filosofo cinese - nonché condottiero - Sun Tzu, ovvero: «conosci il tuo nemico» (o quanto meno il tuo avversario). La prima considerazione che faccio è di carattere geografico. Sui giornali e anche qui tra di noi si parla di un fronte ucraino, ma la Russia ha una visione un po' diversa. Per la Russia, tutto l'arco geografico che va dalla penisola di Kola al Mare del Nord, passa per l'Europa Orientale ed arriva - passando attraverso il Mar Nero e il Mar d'Azov - al Medio Oriente, nel Mediterraneo orientale, è un unico fronte dal punto di vista securitario. Faccio questa considerazione geografica perché è cronaca di lunedì che l'incrociatore Ustinov - come ben saprà - navigava tra Calabria e Puglia in direzione Sud, sfilando davanti al porto militare di Taranto (nostra base), per poi fare rotta verso la Grecia e probabilmente verso il Mediterraneo orientale. Tutti questi movimenti di sottomarini davanti alla costa ucraina non hanno un significato militare-operativo diverso rispetto a quello di sottomarini e navi militari russe nel Mare del Nord o nel Mediterraneo, perché è tutto un unico teatro operativo, se così possiamo dire.
L'altra considerazione geografica che vorrei fare è che giustamente parliamo di Ucraina in termini di sovranità violata, di problemi economici e sociali - ci sono profughi, morti e feriti - ma per la Russia il problema è di nuovo securitario. Tutte le invasioni che storicamente il popolo russo ha subito vengono da Ovest. È chiaro che Napoleone e Adolf Hitler non sono sicuramente l'Europa di oggi e non ci rappresentano in alcun modo. Ma, dal punto di vista psicologico, l'appoggio della popolazione russa al presidente Putin - qualcuno l'ha chiamato lo zar - deriva da questo. La sindrome di accerchiamento non è qualcosa di teorico o un capriccio dei giornali, ma è qualcosa di sentito all'interno della popolazione russa. Ed è un fattore importantissimo, se auspichiamo una democratizzazione della Russia. E, quando ci confrontiamo con essa, dobbiamo tenere conto per forza di cose della visione del nostro competitor. Lo facciamo in una relazione di amicizia e lo facciamo anche quando si combatte: si deve conoscere il proprio nemico. Il fatto poi che dall'Asia arrivi il precetto «conosci il tuo nemico», e in Europa Socrate dicesse «conosci te stesso», sottolinea di nuovo la diversità di visione della vita e dell'uomo tra due culture.
Parliamo, quindi, in questa visione, anche del manifestarsi delle intenzioni. Il riconoscimento della sovranità e dell'indipendenza di queste due Repubbliche è una violazione della legittima sovranità dell'Ucraina. L'Ucraina non è parte della NATO, ma il 12 giugno del 2020 l'Ucraina è diventata opportunity partner della NATO.
Non è un ruolo di partner nel senso di alleato, ma ha lo scopo di garantire l'interoperabilità tra i sistemi militari del Paese partner e del resto dell'Alleanza. Chiaramente, se mi metto dal punto di vista russo come declinato poc'anzi, non posso vedere in questo qualcosa di indirizzato alla pace e alla collaborazione. Mi fa piacere - è un principio sacro - che lei abbia parlato del principio della porta aperta: la NATO è aperta a tutti gli Stati che ne vogliono far parte. È giusto che sia aperta ed è giusto che l'Ucraina, con un Governo democratico, chieda di farne parte.
Anche il consiglio NATO-Russia - ricordo il vertice di Pratica di Mare del 2003 - aveva iniziato un percorso che sembrava estremamente promettente, ma non tutti i Paesi del mondo sono d'accordo, anche a Occidente, con questa visione, che io condivido. Qui ci aiuta un inglese che sicuramente lei conosce: è Halford Mackinder, grande padre della geopolitica, che parlava di Heartland, il cuore della Terra, il continente euroasiatico. Chi controlla il continente eurasiatico, che va da Vladivostok alle sponde dell'Atlantico, controlla il mondo. È chiaro che la priorità, per chi non fa parte e non controlla tutto questo continente, diventa opporsi al fatto che questa immensa massa si coalizzi, si coaguli. Di qui la necessità di una Russia nemico e di un Occidente separato dalla Russia.
Quello che sto dicendo è che la democratizzazione e l'amicizia devono essere qualcosa che viene da entrambe le parti e non da una sola. Ciò che la Russia sta facendo in Ucraina è assolutamente illegittimo, dal punto di vista del diritto internazionale: ben vengano le sanzioni, che però devono avere un effetto sulla Russia e non sui nostri cittadini. Prima ho sentito parlare qualcuno di sacrifici per l'imprenditoria. Ebbene, guardate che un sacrificio per un imprenditore, italiano come di un altro Paese, non è il sacrificio di un estraneo: l'imprenditore aumenta i prezzi delle merci, licenzia, fallisce. Queste sono le reazioni di fronte a una crisi del genere. Fatto ciò, sono i nostri cittadini a pagare. Di conseguenza, auspico che lo Stato italiano, nel momento in cui le sanzioni verranno declinate, dia una mano a quei settori dell'economia italiana colpiti dagli effetti di tali sanzioni.
Sottolineo un secondo elemento, storicamente parlando. Nel 2014 sono state emanate delle sanzioni in particolare nel settore agroalimentare - io sono veneto - che hanno colpito duramente il tessuto economico del Nord-Est del Paese. La Russia in quel periodo importava circa il 32 per cento di foodstuff, dei materiali alimentari, dall'estero. Sapete qual è stata la reazione alle sanzioni? Nel 2021 hanno importato il 12 per cento: li abbiamo aiutati a essere autonomi. Le patate comprate prima in Europa centrale vengono comprate dal Kazakhistan. Non so se quelle sanzioni abbiano avuto l'effetto auspicato; sulla nostra economia sono state disastrose. Al fine di ispirare buona volontà alla Russia e a Putin, ho più di qualche dubbio.
C'è una cosa che vorrei sottolineare: la questione dell'energia e del coordinamento dell'Unione europea, signor Ministro. La Francia e la Germania hanno due mix energetici completamente diversi: la Germania sta dismettendo il nucleare e il carbone, affidandosi al gas per la transizione ecologica, così come richiesto dalla tassonomia di recente approvata dall'Unione europea; la Francia invece prosegue sul nucleare. Possiamo ben capire che la strategia energetica e la strategia verso la Russia di questi due Paesi non può essere compatibile e non può esserlo nemmeno con la nostra. Di conseguenza, parlare di una strategia comune dell'Unione europea mi fa un po' sorridere: come può esserci una strategia comune dell'Unione europea anche solo sul piano energetico?
Sono d'accordo con lei, signor Ministro: bisogna attrezzarsi per affrontare le crisi non solo dal punto di vista geopolitico, ma anche sul lato della domanda e dell'offerta. Ma, quando abbiamo una capacità di stoccaggio del gas in tutta Europa pari a meno di un quinto del consumo annuale, dove possiamo andare?
Non si può assolutamente risolvere questo problema, perché le energie alternative rinnovabili arriveranno tra qualche anno, quando avremo risolto i problemi di accumulazione e trasmissione dell'energia, con la tecnologia. Ma l'energia è come l'aria che respiriamo: non ne abbiamo bisogno fra cinque, dieci o quindici anni, ma ne abbiamo bisogno subito. Quindi non è corretto - a mio avviso - affidarci alle energie rinnovabili di domani per risolvere un problema che oggi può strangolare la nostra economia; e questo semplicemente perché è evidente. Basta vedere quello che sta succedendo in Italia con il caro bollette, che è legato a un andamento dei prezzi dovuto alla crisi geopolitica, e non solo. Sarebbe auspicabile, in ambito europeo, ridiscutere i ritmi della transizione ecologica: il 2035 si avvicina e non come una data di speranza, ma come una minaccia.
Mi scuso se mi sono dovuto interrompere per problemi di respirazione. La ringrazio, signor Ministro, e auspico che lei difenda l'Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà.
FERRARA (M5S). Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare il Ministro per la consueta celerità con cui si è reso disponibile a fornire l'informativa e per i suoi tentativi di dialogo con Kiev e Mosca.
La decisione della Russia di riconoscere le due regioni secessioniste del Donbass costituisce una palese violazione del diritto internazionale e dell'integrità territoriale dell'Ucraina. È quindi naturale e doveroso che la comunità internazionale non rimanga inerte. Ed è corretto che l'Europa abbia reagito con sanzioni mirate, a tutela della legalità internazionale e della pace nel vecchio continente, messa a rischio da questa iniziativa; un'iniziativa che ha cancellato unilateralmente gli avanzamenti fatti con gli accordi di Minsk, sebbene le loro previsioni non siano mai state del tutto applicate.
L'Europa, in considerazione della sua drammatica storia, non può tollerare che i confini di uno Stato sovrano vengano modificati con le minacce, e non può tollerare annessioni di fatto, giustificate da un nazionalismo anacronistico. (Applausi). Bisogna tenere in considerazione la sovranità degli Stati e la libertà di scelta dell'Ucraina in relazione a una possibile adesione a un'alleanza militare, come il Patto atlantico, o a un'alleanza politica e commerciale, come l'Unione europea. I cittadini ucraini non possono e non devono vivere sotto minaccia armata, ma devono essere liberi di volgere lo sguardo dove desiderano.
L'Ucraina è un Paese già in serie difficoltà economiche e la tensione, che sta allontanando gli investitori, sta aggravando ulteriormente la condizione dell'economia nazionale. Tuttavia, per poter comprendere l'attualità e declinarla in maniera oggettiva, credo sia indispensabile conoscere il percorso storico che ci ha condotto al presente. Come siamo arrivati a questa situazione?
Nel 1991, durante i colloqui tra Stati Uniti e Unione Sovietica sulla riunificazione della Germania, fu promesso all'allora presidente Gorbačëv che la NATO non si sarebbe estesa verso Est nemmeno di un pollice, nelle parole del segretario di Stato James Baker. Se oggi si consulta una cartina politica dell'Europa orientale, si evince che tale promessa, fatta nel 1991 e reiterata due anni dopo a Boris Eltsin, è stata disattesa. In questi decenni l'espansione della NATO, che obiettivamente a oggi già lambisce i confini russi, ha generato nell'opinione pubblica russa e nelle istituzioni di Mosca una sindrome dell'accerchiamento. Gli Stati Uniti, mediante la NATO, hanno inglobato nell'Alleanza, uno dopo l'altro, quasi tutti i Paesi dell'ex Patto di Varsavia, fino ad aprire le porte a due Stati chiave dal punto di vista geopolitico per la Russia: Georgia e Ucraina.
E così la strategia del presidente Putin va al di là del Donbass e dell'Ucraina e punta a rivedere gli equilibri geopolitici europei post-guerra fredda, scaturiti dall'umiliante sconfitta dell'Unione sovietica: quella pax americana architettata dalla potenza vincitrice in un momento storico che sembrava sancire il trionfo definitivo dell'unipolarismo americano e con esso addirittura la fine della storia, come scrisse Francis Fukuyama. Questa tesi è stata smentita dai fatti, come riconosciuto dallo stesso autore.
Oggi, trent'anni dopo, viviamo in un mondo multipolare, in cui la Russia è tornata a essere un attore geopolitico non relegabile al piano regionale. Da anni Putin ha posto una linea rossa, chiedendo agli Stati Uniti di non far entrare Ucraina e Georgia nella NATO, per scongiurare che missili nucleari potessero essere dislocati a pochi chilometri da Mosca. Si tratta di una richiesta comprensibile come quella che, a parti inverse, potrebbero fare gli Stati Uniti, chiedendo di non far entrare il Messico o il Canada in una potente alleanza militare antiamericana. Il cambiamento alla guida dell'Ucraina del 2014 e poi la decisione degli Stati Uniti di Trump di uscire nel 2018 dal Trattato sulle forze nucleari a medio raggio sono state per Mosca un ulteriore motivo di preoccupazione.
A mio avviso, nell'ambito di un tentativo di preservare un negoziato che penso sia ancora possibile, sarebbe opportuno non ignorare questi fatti storici. Individuare una soluzione diplomatica deve rimanere l'obiettivo principale di tutti gli attori coinvolti. Anche se oggi è labile, se si spegne la luce della diplomazia il rischio potrebbe essere una degenerazione in una probabile, magari parziale, invasione russa dell'Ucraina. Tale scenario sarebbe intollerabile per tutti coloro che credono nella libertà e nella inviolabilità della sovranità degli Stati.
Russia, Stati Uniti e Unione europea dovrebbero convocare una conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, finalizzata a scrivere un nuovo trattato di Helsinki, come quello che nel 1975 garantì la coesistenza pacifica dei due blocchi; una nuova intesa sul dispiegamento degli armamenti strategici e sui limiti dell'espansione della NATO, che potrebbe prevedere come soluzione una garanzia di neutralità per l'Ucraina, sul modello finlandese. Questo al fine di scongiurare ulteriori avanzate russe su un territorio sovrano come quello dell'Ucraina.
Io temo che, tra chi soffia sul fuoco da una parte e dall'altra, sia l'Europa a rischiare di bruciarsi. Questa crisi può pregiudicare non solo la stabilità e la pace del nostro continente, ma può anche avere ripercussioni molto serie dal punto di vista economico. In caso di ulteriore degenerazione, avremmo un'esponenziale impennata dei prezzi dell'energia e dei carburanti, che sarebbe insostenibile per i nostri cittadini e per le attività produttive; per non parlare dei gravissimi contraccolpi che sanzioni commerciali ed energetiche avrebbero sul nostro sistema economico e sulle nostre aziende. È noto anche ai meno esperti di politica internazionale che il nostro Paese non è autosufficiente dal punto di vista energetico e che quasi la metà del gas necessario lo importiamo dalla Russia. Questo dovrebbe spingerci ancor di più ad accelerare la trasformazione energetica e a puntare sulle energie rinnovabili e noi, come MoVimento 5 Stelle, con iniziative come le comunità energetiche e il superbonus, stiamo indicando il percorso da seguire. (Applausi). Con un'economia già molto provata dalla pandemia, sarebbe davvero devastante affrontare l'ennesima emergenza.
Per tutte queste ragioni - come ha detto Papa Francesco - bisogna sempre fare ogni sforzo necessario per la pace; bisogna tenere aperta la porta del dialogo per avviare una de-escalation e intavolare un negoziato che garantisca le esigenze di sicurezza di tutti gli attori coinvolti, nel rispetto del diritto internazionale. Io credo che in questo momento siano due gli attori che devono essere centrali: l'Unione europea e l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); la prima restando unita e cooperando con uno spirito di comunità, ponendosi finalmente come mediatore e dimostrando quell'unità politica internazionale che da tempo si persegue; l'OSCE continuando ad impegnarsi per ripristinare il dialogo tra le parti ed evitare scenari che sarebbero nefasti per tutti, possibilmente anche aumentando il numero dei delegati che svolgono un ruolo fondamentale nella missione di monitoraggio.
Concludo il mio intervento ricordando che la popolazione mondiale da ben due anni è in guerra con un nemico invisibile, che ha causato la morte di milioni di persone, mettendo a dura prova il sistema sanitario e quello economico. Reputo che i cittadini abbiano diritto a un periodo di pacificazione, tranquillità e serenità. Pertanto, mi auguro che la politica, quella che sa volare alto, possa prevalere e non commettere i soliti errori che la storia ci avrebbe dovuto insegnare a non replicare. (Applausi).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 13,30)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà.
GARAVINI (IV-PSI). Signor Presidente, signor Ministro, esponenti del Governo, onorevoli colleghi, i confini dell'Europa e della NATO non possono essere definiti con le armi e neanche con le minacce. Ecco perché sanzioni immediate e una risposta compatta di tutti gli alleati occidentali - dall'Alleanza atlantica all'Unione europea - rappresentano la reazione più giusta ed efficace nei confronti della decisione del Cremlino; quel Cremlino che, riconoscendo le repubbliche separatiste del Donbass, ha calpestato il diritto internazionale.
Putin ha compiuto un atto gravissimo, una palese violazione dell'integrità territoriale dell'Ucraina e del Protocollo di Minsk, e con le sue parole dello scorso lunedì sera ha attaccato non soltanto l'Ucraina, ma anche - apertamente - gli interi equilibri del diritto internazionale, sfregiando in modo palese lo Stato di diritto. Ledere la sovranità territoriale di un Paese vicino non è accettabile, così come non si può tollerare che un Paese pretenda di imporre a un altro come orientare la propria politica estera.
Bene, quindi, che tutte le istituzioni europee si siano espresse da subito per una posizione di unità, fermezza e determinazione, in piena solidarietà con l'Ucraina, e che si siano previste sanzioni immediate e mirate sulle quali si era già iniziata un'opera di definizione in via preliminare tra i diversi partner europei. In questa fase non ci si può permettere distinguo, nonostante la consapevolezza che prevedere sanzioni per colpire la Russia significhi, di riflesso, colpire anche le nostre imprese, italiane ed europee.
L'Italia è il secondo Paese europeo per esportazioni in Russia dopo la Germania. Dunque, è facile immaginare quali ricadute negative potranno derivare dall'adozione di una serie di sanzioni. Non è un caso che proprio Italia e Germania abbiano chiesto in sede comunitaria dei contrappesi per compensare i danni prodotti dall'introduzione delle sanzioni in determinati Paesi. È positivo averlo fatto, ma non possiamo rinunciare alle sanzioni solo per egoismo nazionale. Qui sono in ballo questioni più grandi degli interessi dei singoli Paesi.
Se lasciassimo Putin libero di agire indisturbato, sul medio-lungo periodo le ricadute sarebbero molto gravi, come ci insegna la storia. Si sta riproponendo lo stesso copione già messo in atto da Putin in altre due occasioni: nel 2014 con l'occupazione della Crimea e, prima ancora, nel 2008 con l'aggressione della Georgia, che si risolse con l'annessione alla Federazione russa di due regioni con tendenze separatiste.
Quanto già successo in passato ci dimostra che Putin, se non è costretto a confrontarsi con degli argini, adotta iniziative di politica estera via via più rischiose. Ecco perché, se non ci dovesse essere una risposta ferma e decisa da parte della comunità internazionale, dovremmo aspettarci ulteriori conseguenze anche in futuro. Putin sta scommettendo proprio su questo, e cioè sull'inattivismo dell'Occidente, provocato da eventuali spaccature interne.
Al più tardi da lunedì scorso, dalle dichiarazioni tenute dopo il Consiglio di sicurezza russo, sappiamo per certo come Putin stia perseguendo l'obiettivo di ridisegnare gli equilibri di forza tra Russia, Unione europea, Stati Uniti e NATO a suo beneficio. Nell'intervento con cui ha annunciato il riconoscimento dell'indipendenza del Donbass, Putin ha preteso di riscrivere la storia: dalla caduta dell'Unione Sovietica ad oggi, arrivando addirittura a sostenere che l'Ucraina non sia mai esistita come Stato indipendente. Nel tentativo di giustificare la guerra, ha dato al mondo la sua visione di una Russia imperiale che intende restaurare quei poteri di influenza nei confronti di Paesi satelliti che erano usuali all'epoca anteriore la caduta del Muro di Berlino. Putin non solo esige lo status di permanente neutralità dell'Ucraina, ma vorrebbe anche che la NATO ritirasse le proprie truppe dai Paesi dell'Europa orientale, limitando la sua presenza operativa ai confini del 1997.
Con una crescente strategia della tensione, nelle settimane scorse, la Russia ha insistito nell'offrire una prova di forza della sua potenza nel tentativo di ripristinare quel modus operandi che era tipico dell'Unione sovietica durante gli anni della guerra fredda, quando l'URSS si poteva permettere di fare il bello e il cattivo tempo sui Paesi rientranti nella sua orbita geopolitica; un atteggiamento volto a logorare l'Occidente, a spaccare la NATO e a indebolirne l'azione. Oggi però non siamo più ai tempi della guerra fredda. Oggi è normale che ciascun Paese possa definire per conto proprio se vuole entrare o meno in un'organizzazione internazionale, senza dover temere che un altro Stato si intrometta e si permetta di sindacare sulla questione. Ecco che è importante che, da parte dell'Occidente, si sia mantenuta in queste settimane la stessa linea in modo compatto, volto a dare un messaggio chiaro: l'integrità territoriale dei singoli Paesi non può essere messa in discussione. La sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina, così come di qualsiasi altro Paese, vanno salvaguardate con fermezza.
Le pretese avanzate dalla Russia nel corso delle ultime settimane e in queste ore non sono ricevibili, a maggior ragione dal momento che cerca di estorcerle con l'uso della forza, attraverso una progressiva strategia della tensione. Si tratta di provocazioni senza precedenti che vanno affrontate con la più grande determinazione e fermezza da parte di tutte le democrazie occidentali. Se è positivo che nel corso delle ultime settimane l'Occidente abbia parlato con una voce sola, operando per la pace e la stabilità, adesso è necessario continuare a farlo attraverso l'adozione di sanzioni risolute.
Pochi minuti fa, signor Presidente, ho ricevuto il messaggio di un nostro connazionale che vive in Ucraina, che mi scrive che la situazione sta precipitando; gli ucraini non hanno intenzione di rispondere militarmente alla presenza russa nel Donbass, ma si stanno intensificando le azioni degli indipendentisti per provocare una reazione dell'esercito ucraino, che serva poi da pretesto alla Russia per l'attacco militare. La gente si aspetta una campagna di attentati fatti apposta all'interno del Paese per provocare una reazione e che i bersagli saranno scuole, supermercati e ospedali per fare il maggior numero di vittime possibili. Ecco anche questa testimonianza negli ultimi minuti ci dice che dobbiamo mettere in campo tutti i possibili strumenti volti a scongiurare lo scoppio della guerra. Bisogna dimostrare a Putin la fermezza dell'Occidente.
Le immagini della colonna di blindati russi che entra nel Donbass sono uno schiaffo al principio di sovranità nazionale. Tra l'altro, si tratta per lo più di mezzi di colore bianco, come quelli adottati dall'ONU nelle operazioni di peacekeeping, a testimonianza della retorica putiniana di un presunto intervento di pace, che tutto è tranne che un intervento di pace.
Ecco che l'Europa e la NATO non possono tollerare provocazioni come queste, anche a costo di rischiare dei contraccolpi economici; un pericolo che dobbiamo accettare di dover correre, come ha fatto - ad esempio - e va apprezzata, la Germania, sospendendo il gasdotto Nord Stream 2 e dimostrando in questo modo che i valori democratici per noi europei non possono venire dopo le logiche economiche e che l'Europa non è ricattabile. (Applausi).
Ecco perché è stata positiva la risposta data nelle ultime settimane con la rigorosa politica della deterrenza - da un lato - e con il mantenimento del dialogo con la Russia, dall'altro; strategia alla quale anche l'Italia molto opportunamente ha contribuito, nel solco della più profonda tradizione atlantista, consapevole anche del rischio che la Russia, accanto all'uso diretto della forza militare, non esiti a ricorrere anche a una guerra ibrida. È un ulteriore pericolo che si unisce al rischio e all'ambizione molto forte di Putin di affermare gli interessi nazionali russi su scala globale, in una sorta di nazionalismo imperialista, reso ancora più problematico dal contemporaneo riavvicinamento della Russia alla Cina.
Ecco che, oltre agli effetti disastrosi che il conflitto in corso in Ucraina rischia di avere in termini di costi di vite umane e di distruzioni materiali, resta il gigantesco problema di come gestire la questione degli equilibri internazionali a lungo termine. Si pone cioè la questione di come ripensare una nuova architettura per la sicurezza a livello globale, in cui ci sia posto anche per la Russia laddove Putin si allontani dalle sue ambizioni imperialiste e si renda disponibile a sedersi di nuovo al tavolo del dialogo.
In uno scenario di questo tipo l'Italia deve essere protagonista, insieme all'Europa.
Anch'io mi unisco alle considerazioni dei colleghi che mi hanno preceduto sulla necessità che, ora più che mai, l'Europa si doti di una difesa comune europea, che ci consenta di operare per la pace e di contrastare anche quei venti di guerra che purtroppo sono a noi così vicini. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fazzolari. Ne ha facoltà.
FAZZOLARI (FdI). Signor Ministro, la ringrazio per essere qui in Aula.
Noi, come forza di opposizione patriottica, non faremo oggi attacchi pretestuosi, ma proveremo a dare il nostro contributo. La ringrazio se mi ascolterà con attenzione, nonostante la desolazione di un'Aula vuota, mentre si parla di temi come questi, a testimonianza di un Occidente inadeguato a determinate sfide.
Prima di ogni cosa voglio rappresentare la vicinanza mia personale e quella di Fratelli d'Italia ai molti ucraini e russi che vivono in Italia e che in questo momento vivono con grande apprensione quello che sta succedendo, a prescindere dalle responsabilità dei relativi Governi. (Applausi).
Un ringraziamento va ai nostri diplomatici e ai nostri funzionari a Kiev e un ringraziamento a lei, Ministro, per aver lasciato aperta l'ambasciata: è un segnale importante di presenza, che si ripete dopo quello già dato in Afghanistan e che dà lustro alla nostra Nazione.
Con tutto il rispetto, però, devo dire che avremmo preferito avere un Ministro degli esteri con maggiore esperienza ad affrontare una crisi come questa. Lei ha detto che si è confrontato con il ministro Lavrov, diplomatico da prima che lei nascesse, persona di enorme spessore. Lei è una persona intelligente e preparata e sarà d'accordo con me che, in un contesto come quello, magari sarebbe stato più adeguato un Giulio Terzi Di Sant'Agata o l'ambasciatore Vattani o altri aventi lo stesso standing di Lavrov. Purtroppo il Governo dei migliori, al di là del nome che si è dato, ha scelto le sue caselle in base ad altre logiche e poi lo paghiamo in contesti come questo.
L'Italia arriva impreparata e, ancora peggio, arriva impreparata l'Unione europea, ancora una volta gigante burocratico, nano geopolitico e a livello internazionale. Quello che succede in Ucraina è anche figlio della debolezza europea.
In questo contesto è importante la chiarezza e, allora, voglio dire subito che Fratelli d'Italia sostiene un'Italia pienamente parte del blocco occidentale, pienamente parte dell'Alleanza atlantica, senza ambiguità. La nostra non è una scelta tattica o di convenienza: è la consapevolezza di far parte di un mondo occidentale dalle comuni radici, dalle comuni visioni filosofiche, figlio delle radici classiche e cristiane europee, che appartengono all'Europa e a tutti i Paesi di cultura europea. Questa è la nostra appartenenza all'Occidente. Non abbiamo mai strizzato l'occhio alla Cina, alle monarchie islamiche del Golfo, alla Russia: la nostra scelta di campo è chiara e netta.
Allo stesso modo, da sempre sosteniamo il rispetto del diritto internazionale, consapevoli che è l'unico strumento per impedire lo scoppiare di guerre e conflitti e anche per una ragione di opportunità: il diritto internazionale difende gli Stati meno potenti e, purtroppo, da molto tempo, l'Italia e l'Europa non sono tra le superpotenze di questo pianeta. Quindi, a maggior ragione, l'Italia e l'Europa devono con forza e sempre sostenere il diritto internazionale.
Siamo, però, stati facili profeti quando, in occasione della guerra in Serbia per il Kosovo, avevamo detto che stavamo creando un precedente pericoloso. Risolvere una crisi, anche se gravissima e sanguinaria, ridisegnando i confini di uno Stato europeo, sarebbe stato un precedente usato da altri in Europa. Ed è esattamente quanto sta facendo la Russia, citando il caso Kosovo quando si tratta di ridisegnare i confini per risolvere una situazione di conflitto armato.
Con la stessa chiarezza, però, noi ci chiediamo se la strada seguita finora da parte della NATO e dell'Occidente sia quella più opportuna. Se si è arrivati dagli accordi di Pratica di Mare del 2002, con una vicinanza tra NATO e Russia, ad una situazione di guerra alle nostre porte, qualcosa si è sbagliato. È un dato di fatto.
L'obiettivo, secondo Fratelli d'Italia - ma credo sia obiettivo condiviso da tutti gli europei - è arrivare a una pace definitiva tra l'Europa e la Russia per una serie di motivi. Per raggiungere questo obiettivo ambizioso bisogna riuscire a conciliare due esigenze molto diverse tra loro: da una parte, le esigenze dei Paesi dell'Est europeo, giustamente preoccupati dall'imperialismo russo, che hanno conosciuto sulla loro pelle più e più volte nell'arco della storia e, da ultimo, si sono liberati dal giogo sovietico solamente nel 1990. Da un punto di vista storico, vuol dire ieri. È chiaro, quindi, che tali Paesi sono preoccupati e spaventati. Dovremmo ricordarci del debito che abbiamo nei confronti dei Paesi dell'Est, da noi consegnati alla dittatura comunista in cambio della nostra libertà, quando, con troppa semplicità, attacchiamo la Polonia, l'Ungheria e il blocco di Visegrad. Se hanno qualche ritardo di democrazia, forse è perché li abbiamo consegnati al blocco sovietico per mezzo secolo. (Applausi).
È un discorso che vale ancora di più per l'Ucraina. Putin ha fatto una lunga ricostruzione storica, in parte anche vera, della vicinanza tra i due popoli. Egli ha, però, omesso di ricordare un evento storico.
Signor Ministro, se però mi ascolta, magari è più utile per tutti noi.
PRESIDENTE. Senatore Fazzolari, sinceramente il suo richiamo è inopportuno, perché il Ministro le stava assolutamente prestando attenzione. La Presidenza è molto vigile, da questo punto di vista, sulla tenuta dell'Aula. Se la sua era una enfasi retorica, la prendiamo come tale. Prosegua pure.
FAZZOLARI (FdI). E noi siamo molto felici della ferma vigilanza della Presidenza.
Putin ha fatto una lunga ricostruzione storica, in parte vera, dei rapporti tra Russia e Ucraina, dei rapporti tra due popoli tra loro molto affini. Egli, però, ha omesso di ricordare le parentesi dolorose del rapporto tra questi due popoli, prima fra tutti quello del genocidio ucraino, l'holodomor, il genocidio per fame che i comunisti sovietici hanno imposto negli anni Trenta all'Ucraina per piegarla al nuovo modello bolscevico. Anche questo dobbiamo ricordare quando parliamo di Russia e Ucraina.
Dall'altra parte, però, c'è una superpotenza che chiede garanzie sulla propria sicurezza. Sotto questo aspetto, purtroppo, abbiamo dato sponda alle preoccupazioni russe. Noi abbiamo vinto la guerra fredda grazie allo scudo spaziale di Reagan, che era in parte un bluff, ma che ha funzionato. Eravamo in grado di colpire l'Unione Sovietica e l'Unione Sovietica non era in grado di colpire l'Occidente. Questo ha comportato una corsa agli armamenti da parte dell'Unione Sovietica, che l'economia sovietica non ha retto, ed ha quindi subito un tracollo proprio a causa dello scudo spaziale annunciato da Reagan.
Oggi noi vogliamo fare di più. Vogliamo riuscire ad avere un assetto della NATO tale da rendere inoffensiva la Russia; tale, cioè, da poter colpire le sue città vitali prima che la Russia abbia il tempo di reagire.
Ora, non siamo arbitri in questa partita: siamo di parte. Abbiamo vinto due a zero la guerra fredda. Se possiamo vincere sei a zero, siamo felici; otto a zero, dieci a zero, siamo d'accordo; basta che poi non facciamo due a due e perdiamo due a tre, ed è qui la nostra preoccupazione.
Siamo certi di essere in grado di rendere inoffensiva una potenza che ha 6.500 testate atomiche e 145 milioni di abitanti, che è il più ampio Stato del mondo da un punto di vista geografico? Se ne siamo certi, bene. Noi non ne siamo così certi per una serie di motivi: innanzitutto, è la potenza della Russia, come abbiamo già detto; in secondo luogo, la Russia ha già dato dei segnali rispetto al fatto che non era disposta a determinate concessioni. Lo ha fatto in Georgia con una situazione molto simile a quella ucraina: la Georgia, in procinto di entrare nella NATO, è stata occupata militarmente dalla Russia e l'Occidente non ha reagito.
Il terzo motivo più grave è stato il segno di debolezza dell'Occidente e, in particolare, dell'amministrazione Biden. Parliamo di numeri, Ministro, che, se ragioniamo insieme, possono essere utili, magari, anche in qualche colloquio internazionale.
Biden ha annunciato alla sua opinione pubblica e al mondo intero che 3.000 morti americani in vent'anni di conflitto in Afghanistan erano un costo in termini di vite troppo elevato da sostenere, tanto che ha portato a un ritiro disordinato e vergognoso dall'Afghanistan. Ripeto: 3.000 morti in vent'anni.
Gli ucraini, in una guerra definita a bassa intensità, in pochi anni hanno avuto 14.000 morti nel Donbass: questi sono i rapporti.
Tutti gli esperti stimano che un qualunque conflitto terrestre, anche solo con armi convenzionali, porterebbe a decine di migliaia di morti in pochi giorni. Allora, come fa l'Occidente a dire contestualmente che non è disposto a sostenere un costo di 3.000 morti in vent'anni e far credere che sarebbe disposto ad avere 50.000 morti in pochi giorni? Ecco come ci siamo esposti alla reazione russa, con un'amministrazione americana incapace. Dobbiamo avere la forza di dirlo. Con Trump non sarebbe successo, e non lo dico io, ma lo dicono oggi molti negli Stati Uniti. Trump non avrebbe prestato il fianco a questa debolezza.
Parliamo degli americani che sono quelli che fanno sempre gran parte del lavoro per l'Occidente. E se poi vogliamo parlare dell'Occidente, siamo messi ancora peggio.
Un'Europa impoverita dal Covid, che impone l'obbligo vaccinale e di andare in giro con le mascherine e con il green pass, con quale credibilità parla di guerra? Al fronte si va con le FFP2 e si rispetta il distanziamento sociale? (Applausi). Cerchiamo di essere credibili. Sulla linea del fronte e con il green pass: certo che poi prestiamo il fianco a chi pensa di poter fare delle prepotenze all'Occidente. In tutto questo contesto l'Europa è davvero sempre inadeguata.
Ministro, le chiedo di protestare ufficialmente a nome dell'Italia con Borrell, responsabile della politica estera europea, che si permette di fare dei tweet idioti dicendo che, con le sanzioni, niente shopping a Milano per i russi. Lì la gente sta morendo, lì la gente combatte e noi abbiamo un pagliaccio che dice niente shopping a Milano? È questa la reazione dell'Occidente?
Le chiedo di far sentire la voce dell'Italia. Quando l'Europa parla di una situazione drammatica lo fa con serietà.
PRESIDENTE. Senatore, naturalmente gli appellativi vanno contenuti.
FAZZOLARI (FdI). Lei faccia il Presidente.
PRESIDENTE. Non è questo il punto. Recupererà poi il suo tempo. Non manco di sottolineare più volte che, per la vis polemica, esiste un vocabolario di cui i senatori hanno un'ampissima disponibilità e a cui possono attingere con la loro sapienza.
FAZZOLARI (FdI). Il termine pagliaccio non è un termine…
PRESIDENTE. Benissimo, ma la invito a concludere. Si assume la responsabilità di quello che dice.
FAZZOLARI (FdI). Ma certo che mi assumo la responsabilità di quello che dico. Chi altro si assume la responsabilità? Lei? (Applausi).
PRESIDENTE. La invito a concludere.
FAZZOLARI (FdI). Se si prendesse la briga di informarsi sulla storia del nostro Gruppo, saprebbe che non ci spaventiamo per la responsabilità di dire «pagliaccio» a qualcuno.
A proposito di inadeguatezza nel gestire determinati contesti, ministro Di Maio, nel 2019 ho presentato un'interrogazione parlamentare a lei indirizzata, perché ha inserito l'Ucraina tra gli Stati sicuri di provenienza degli immigrati illegali. Questo vuol dire che la persona ucraina trovata senza permesso di soggiorno poteva essere presa e rimandata in patria perché il Paese era sicuro, mentre c'era una guerra. Le ho chiesto come fosse possibile che la badante ucraina senza permesso di soggiorno venisse rispedita in Ucraina, dove c'era la guerra, e lei non avesse inserito tra i Paesi sicuri il Pakistan, l'Egitto, la Nigeria, la Costa d'Avorio, il Bangladesh, dove non ci sono guerre.
Ebbene, cerchiamo di vivere anche con più serietà i nostri confini orientali: se in Ucraina c'è la guerra, l'Ucraina non è un Paese sicuro; oppure in Ucraina non c'è la guerra e allora è un Paese sicuro, ma non può dire contestualmente le due cose. Le chiedo quindi, a margine di questo, di eliminare l'Ucraina dall'elenco dei Paesi sicuri, in modo da evitare di rimpatriare le badanti ucraine e di inserirvi magari il Pakistan, in modo che possiamo rimpatriare chi sbarca illegalmente sulle nostre coste senza averne alcun titolo. (Applausi).
In conclusione, è giusto compiere ogni sforzo per lavorare alla pace. L'Europa ha poche armi a disposizione, tra queste forse le sanzioni, sempre se le sanzioni colpiscono più la Russia di quanto non ci colpiscono loro; altrimenti diventano delle prese in giro per tutti, in primo luogo per gli ucraini e per chi sostiene quella situazione. Inoltre, sostegno ai Paesi dell'Est Europa ancora una volta minacciati dall'imperialismo russo (basta con gli attacchi pretestuosi al blocco di Visegrad); condanna della violazione del diritto internazionale da parte russa per il riconoscimento delle Repubbliche separatiste del Donbass; un piano di autonomia energetica dell'Unione europea, perché possiamo parlare quanto vogliamo della cattiva Russia, ma poi dalla Russia dobbiamo comprare il gas, altrimenti spegniamo la luce nelle nostre case. E, soprattutto, va rispettato l'impegno del parametro del 2 per cento delle spese militari della NATO: si continua a parlare di Alleanza atlantica e di adesione alla NATO, ma Fratelli d'Italia è l'unico partito che ha sempre pagato il costo elettorale e di impopolarità di dire che non si risparmia sulle spese militari, che la libertà ha un costo e quel costo è la capacità di un popolo di difendersi. Esiste il parametro del 2 per cento del PIL per ogni Stato membro della NATO, che l'Italia continua sistematicamente a non rispettare. E, proprio in virtù di una situazione di tensione, chiediamo almeno che, già dalla prossima legge finanziaria, si preveda di rispettare il parametro del 2 per cento del PIL.
Da veri europeisti abbiamo a cuore questa Europa. Abbiamo a cuore la pace e i confini dell'Europa, ancora una volta messi in pericolo dall'inadeguatezza di questa Unione europea. Ancora una volta, il modello confederale sostenuto dai conservatori europei presieduti da Giorgia Meloni, vale a dire un modello con un'Europa che collabora in tema di politica estera, di difesa, di difesa dei confini, e affronta le grandi sfide della nostra epoca, è la strada che dobbiamo perseguire. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signora Presidente, ringrazio molto il ministro Di Maio per l'accuratezza della sua analisi, che condivido; un'analisi difficile di una questione oggettivamente molto complessa. Ma prima di entrare nel merito delle gravi vicende dell'Ucraina, voglio esporre cinque punti preliminari che mi sembrano necessari: il primo è che le relazioni tra gli Stati non possono che essere regolate dal diritto internazionale e dagli impegni giuridici e politici assunti dalle Nazioni. (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di fare silenzio e osservare una certa reciprocità. Sta intervenendo il senatore Zanda.
ZANDA (PD). Il secondo punto è che l'integrità territoriale degli Stati è sacra. Il terzo punto: prioritariamente, finché c'è il tempo, le controversie internazionali vanno risolte con la diplomazia e con tutti gli strumenti della pace.
Il quarto punto: l'Italia è membro della NATO e fondatore dell'Unione europea e, in una vicenda grave come quella dell'Ucraina, deve concordare con i suoi alleati tutte le iniziative da assumere.
Quinto punto: le sanzioni nei confronti della Russia devono essere proporzionate alla gravità dei suoi comportamenti, ed è così che l'Unione europea e gli Stati Uniti hanno iniziato a fare.
Ma devo dire che ho molta difficoltà a valutare le drammatiche vicende dell'Ucraina e del Donbass fuori dal più ampio contesto della forte instabilità globale del tempo che stiamo vivendo. Posso sbagliare. Anzi, mi auguro fortemente che le cose non stiano come temo. Ma vedo il rischio che un piano inclinato, nel quale sempre più velocemente larga parte del pianeta sta scivolando, ci conduca verso una condizione di guerra il cui esito oggi nessuno, nemmeno l'Europa, è in grado di prevedere. In questo momento, ragionando a posteriori, è molto facile - è stato fatto anche in quest'Aula, oggi, da più senatori intervenuti - denunciare errori commessi da noi e dai nostri alleati sulla vicenda dell'Ucraina. Ma è un calcolo sbagliato, perché sono i semplici fatti a chiarire chi è l'aggredito e chi è l'aggressore (Applausi), chi vuole la pace e chi vuole la guerra.
Chiunque abbia ascoltato le dichiarazioni televisive del presidente Putin, non può non aver capito che la decisione unilaterale assunta contro il diritto internazionale di riconoscere e, di fatto, annettere il Donetsk e il Lugansk era già stata presa da tempo. Chiunque abbia osservato la freddezza del suo sguardo e soppesato con attenzione il senso delle sue parole, non può non aver compreso che quell'armata di 150.000 soldati russi, quegli aerei, i missili ipersonici, le navi e i sottomarini atomici dislocati intorno all'Ucraina sono lì non per fare delle esercitazioni estive di routine, ma per minacciare l'invasione dell'Ucraina e, se servisse, per realizzarla. C'è stata molta doppiezza in questi comportamenti. Mentre accusava la NATO di volersi espandere ad Est, avvicinandosi sempre di più ai suoi confini, in realtà era proprio la Russia di Putin che stava progettando e attuando lo spostamento verso l'occidente dei suoi confini, E ora lo ha fatto.
Raramente abbiamo assistito a operazioni di disinformazione così significativamente raffinate e così ampiamente ramificate. Ma nessuna disinformazione, per quanto abile, può alterare la realtà dei fatti: gli attentati mirati, le incursioni cibernetiche, l'incitazione al separatismo, le manovre dell'intelligence, le truppe mercenarie confermano un metodo che oggi viola il diritto internazionale e i confini dell'Ucraina; ma, più in generale, deve purtroppo interrogarci sulla sicurezza del pianeta.
Questo è il piano inclinato sul quale stiamo scivolando: l'Afghanistan, la Siria, la Libia, le flotte militari russe e turche nel Mediterraneo, la presenza russa e cinese nell'Africa subsahariana, la Corea del nord, Hong Kong e Taiwan, le tensioni nell'Oceano Indo-Pacifico e infine la Crimea, la Georgia, la Transnistria e ora l'Ucraina, nei cui confronti è stato messo in atto, con la forza delle armi, un vero e proprio atto di guerra, come lo ha definito il commissario europeo Reynders. Cosa lega tra loro fatti politicamente tanto diversi e geograficamente così distanti?
Il punto in comune è la rapidità con cui rivendicazioni territoriali, contrasti economici, concorrenze commerciali e aspirazioni geostrategiche si trasformano in confronti militari, fino a diventare vere e proprie guerre. L'Italia e l'Europa vogliono la pace e la coesistenza pacifica, ma sanno che la strada per conservarle è faticosa e piena di insidie. E sanno anche che solo la verità può aiutare la pace, così come sanno che le aggressioni internazionali vanno chiamate con il loro nome.
Nella seconda metà del XX secolo, il confronto tra Oriente e Occidente ha visto come protagonisti due grandi ideologie, che si controllavano a vicenda nel terrore che si rompesse quell'equilibrio nucleare che garantiva la pace. Il XXI secolo mostra una realtà molto diversa: la storia non è finita, ma sono scomparse le ideologie che conoscevamo; il mondo si è frantumato; in varie parti del pianeta sono addirittura nate forme di convivenza tra il socialismo e il capitalismo che, nel secolo scorso, erano i grandi nemici. E adesso Putin sostiene che l'idea liberale è diventata obsoleta e che i regimi autoritari avranno la meglio sulle democrazie.
In fondo, è questo il conflitto che nel nostro tempo ha sostituito la lotta tra le ideologie. Da una parte, ci sono le democrazie liberali, con i loro limiti e la loro forza; dall'altra, i regimi autoritari, con la spregiudicatezza e la rapidità delle loro decisioni. Oggi è vicino a dieci il numero delle nazioni che dispongono della bomba atomica e, mentre noi nel Senato italiano dibattiamo sulla pace e sulla guerra, sono in atto nel mondo alcune decine di guerre vere, piccole e grandi. Se vogliamo una coesistenza pacifica, questo è il piano inclinato che dobbiamo rovesciare e, per farlo oggi, ci è data una sola strada: la strada del rafforzamento dell'Europa e della NATO, la strada dell'unità politica dell'Europa, la strada di una sua vera politica di difesa cui hanno già accennato in quest'Aula i senatori Nencini, Alfieri e anche il senatore La Russa, il cui intervento ho apprezzato e che mi è parso di diversa linea rispetto a quello del senatore Fazzolari, del suo Gruppo, che ha parlato dopo di lui.
Se, di fronte alla necessità di imporre alla Russia sanzioni proporzionate al suo atto di guerra contro l'Ucraina, l'Europa si mostrerà unita non solo formalmente, ma anche sostanzialmente, vorrà dire che siamo sulla buona strada. La decisione di Scholz di sospendere il gasdotto Nord Stream non è solo una sanzione economica, ma ha anche un grande valore politico, perché ci dice che oggi gli interessi nazionali devono passare in secondo piano rispetto all'interesse complessivo dell'Europa e della sua democrazia liberale.
Chiudo, Presidente, ricordando che pochi giorni fa nelle librerie italiane è iniziata la distribuzione di un bel libro dello storico Florian Illies, che racconta, con molta sapienza, la fanciullesca incoscienza e la colpevole distrazione con cui gran parte dei gruppi dirigenti europei visse il decennio del secolo scorso che precedette l'Olocausto e la Seconda guerra mondiale. Nessuno seppe vedere o volle guardare la tragedia verso la quale l'Europa stava precipitando. È un bel libro, di cui credo che oggi sia molto utile consigliare la lettura. (Applausi).
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI(ore 14,10)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, noi siamo assolutamente d'accordo con la linea assunta dal nostro Governo, che il ministro Di Maio è venuto ad illustrare - e di questo lo ringrazio - attraverso una compiuta e ampia relazione, così come con le posizioni assunte dal Presidente del Consiglio che io riassumerei - mi scuso per la sintesi - nell'assoluta determinatezza della condanna del gravissimo atto compiuto da Putin, che attenta all'integrità e alla sovranità territoriale di un Paese.
Contemporaneamente a un'assoluta e ferma condanna occorre però tenere aperta la strada del dialogo. Rifacendomi all'interessante intervento del senatore Zanda, per me la grande differenza tra l'essenza di un regime democratico e liberale e le dittature è che nei regimi democratici la strada principale per comporre i conflitti è assolutamente quella del negoziato, del dialogo, dell'apertura, del costruire ponti e non certamente quella di alzare i muri. A mio avviso, in questa vicenda, ancor di più nelle ultime ore drammatiche che il Ministro ci ha ben descritto, dovremmo mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione della diplomazia per provare ad aprire quella che può sembrare una strada che si è andata stringendo sempre di più, ma che noi dobbiamo avere la capacità di forzare.
Certo, ogni volta che c'è una crisi - oramai siamo abituati - in quest'Aula, giustamente, invochiamo e ci rammarichiamo del fatto che l'Unione europea non abbia una politica estera e di difesa comune, né una politica energetica comune. Tuttavia, proprio perché ce ne accorgiamo sempre quando ci sono le crisi, non possiamo rinunciare anche a svolgere questo nostro ruolo all'interno dell'Europa. A me sembra che questa sia l'unica strada che al momento possiamo percorrere in risposta ai nazionalismi.
Tutti abbiamo ascoltato il lungo discorso di Putin improntato all'ipernazionalismo: la grande Russia, siamo tornati agli zar Romanov. Si tratta, quindi, di un nazionalismo che sentiamo crescere, ma che è cresciuto anche dentro la nostra Europa. Si tratta di un frutto avvelenato che si mette di traverso sulla strada di una politica europea comune proprio nella difesa, nella politica estera e in altri ambiti. L'abbiamo visto crescere anche all'interno dell'Europa, in particolare nei Paesi nati dal crollo dell'Unione Sovietica, e quel nazionalismo esasperato è cresciuto anche all'interno dell'Ucraina. Ci siamo arrivati in modo esasperato: ci sono motivi storici, a partire dai milioni di morti per fame, al fatto che in Ucraina avevano accolto l'esercito neonazista come un esercito liberatore. I motivi storici sono tanti e la storia non bisogna mai dimenticarla, perché forgia lo spirito dei popoli.
Anche lì c'è quel nazionalismo crescente che ha portato alla riabilitazione di un criminale come Bandera, con monumenti e tutto il resto. Bisogna ricordarsene perché non possiamo approvare il provvedimento sui viaggi della memoria e poi dimenticare quanto accade. Dobbiamo farlo soprattutto noi, che siamo uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea e che crediamo nei suoi valori fondanti quali libertà, democrazia e solidarietà.
C'è poi la questione delle risorse. Non dimentichiamo che il piano inclinato verso cui - come ha detto il senatore Zanda con preoccupazione - il mondo rischia di scivolare è legato alla competizione sulle risorse. Noi continuiamo a discutere di politica estera, ma non capiamo che ci avviamo sempre di più verso la competizione e la guerra per il controllo delle risorse. Certo, c'è l'imperialismo russo, ma molto si giocherà sulla questione energetica, che è la nostra preoccupazione.
Quale strada percorrere? Io potrei sottoscrivere l'intervento del collega Ferrara, che ringrazio per la sua esposizione. Penso che il modello che egli ha indicato, ossia la Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa di Helsinki del 1975, è quello che dovremmo perseguire. Anche la questione del diritto o meno dell'Ucraina di chiedere di entrare nella NATO, nonché il tema dei confini devono essere affrontati nell'ambito di una conferenza e di un negoziato, dove rimettere al centro la sicurezza nostra e di tutti i popoli (dai Paesi baltici, alla Georgia, alla Crimea, alla Russia). Questo è il punto: occorre avere la forza di rimettere in campo gli strumenti del negoziato, della diplomazia e delle conferenze per una questione di sicurezza e coesistenza pacifica che riguarda tutti noi.
Sono stati fatti degli errori in passato? Probabilmente sì, ma non voglio tornarci sopra. Questo è ciò che ci troviamo davanti oggi.
Io sono una pacifista e lo sarò sempre. Pertanto, dirò fino alla fine - essendo realista e, quindi, pacifista - che mai metteremo da parte la strada della diplomazia e ci arrenderemo ai rumori della guerra. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà.
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi anzitutto di affrontare una questione importante.
È giusto parlare nei momenti di crisi di politica estera e lo stiamo facendo oggi per un'azione veramente pericolosa. Tuttavia, sarebbe bello se quest'Assemblea fosse coinvolta più spesso nel parlare di politica estera. L'ultima volta ciò è accaduto con riferimento alla situazione afghana e oggi ci troviamo a parlare dell'Ucraina.
Io penso che la grandezza di un Paese si misura dalla politica estera. Magari in quest'Aula potremmo parlare di più per trovare delle soluzioni e delle idee da suggerire al Ministro degli affari esteri e al presidente Draghi, in quanto è attraverso queste scelte che si determina la grandezza o meno del nostro Paese.
Io sono stato assai contento quando il presidente Draghi è stato molto deciso, risoluto e pragmatico nel difendere il presidente Ursula von der Leyen con riguardo alla questione turca, con una prova di diplomazia internazionale e decisione del nostro Paese. In questi momenti ci si sente orgogliosi di appartenere a un Paese che si vuol far rispettare anche all'estero.
Veniamo alla situazione attuale: l'economia si è appena rimessa in moto, ripartendo dopo due anni difficili. Vi è però anche una grande competizione sulle materie prime, una corsa molto importante agli armamenti, la tensione nel Mar Cinese orientale e la crisi in Ucraina. Bisogna avere chiara la situazione di quanto sta succedendo, per poi dare delle risposte. Ho ascoltato oggi molte sentenze da parte dei colleghi. Ritengo però che, a volte, sentenziare ed esprimere giudizi blocchi anche la diplomazia. Lei, Ministro, ha detto che la diplomazia - anche la nostra - sta facendo un ottimo lavoro. Sono molto contento e ringrazio tutti i nostri diplomatici e il personale che si sta prodigando per trovare una soluzione. Come lei ha detto, bisogna usare molto la diplomazia ed essere pragmatici per evitare un conflitto, che - mi auguro di no - potrebbe essere alle porte di casa.
Penso, in sintesi, come primo punto, che nessuno di noi sia favorevole alla guerra. Oggi, all'unanimità, siamo tutti contrari a qualsiasi atto di guerra; tutti in questa Aula, ma anche nel mondo reale del nostro Paese.
Secondo punto: la stragrande maggioranza di quest'Aula, così come la mia visione personale e del mio Gruppo, ritiene che, essendo nel Patto Atlantico, esso vada rispettato.
Terzo punto: bisogna però ascoltare e comprendere la volontà dei popoli che vanno rispettati, come ha sancito l'ONU nel 1966 con il Patto internazionale sui diritti civili e politici, recepito nel nostro Paese nel 1976.
Stavo facendo il conto degli attori dell'attuale situazione e dei loro interessi diversi e contrapposti. Abbiamo gli interessi italiani, quelli dell'America, della Russia, dell'Europa, dei Paesi del Patto Atlantico, dell'Ucraina e poi anche gli interessi del popolo della Crimea e del Donbass. Ci sono vari attori e, quando uno fa diplomazia, esprimere - come ho sentito oggi - certe sentenze non aiuta. È necessario trovare la sintesi dei vari interessi, il punto di incontro. Bisogna mettersi nei panni di quegli attori per trovare la sintesi ed evitare qualcosa di assolutamente disastroso che potrebbe essere la guerra, ma potrebbero anche essere - sono altrettanto disastrose - le sanzioni economiche, sulle quali naturalmente il Paese deciderà. Io non voglio dire che siamo contrari, e sono da considerare i dati di guerra. Bisogna però pensare anche alle ripercussioni di tali sanzioni. È facile, per chi le firma, fissare le sanzioni, ma poi esse hanno ripercussioni nel Paese reale; hanno ripercussioni nel popolo delle imprese, magari dei dipendenti degli imprenditori, delle aziende che chiudono proprio perché subiscono le loro conseguenze. Il Paese deciderà, ma stiamo attenti a stabilire sanzioni, ragionando anche nell'interesse del nostro Paese.
Signor Ministro, in conclusione, da parte nostra grande spazio e grande lavoro alla diplomazia per riuscire ad ascoltare tutti gli attori che ho elencato prima - sicuramente ne ho dimenticato qualcuno, limitandomi a quelli più importanti - per trovare una soluzione che vada bene a tutti i Paesi interessati. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà.
CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, stiamo seguendo con grande apprensione le notizie delle ultime ore, a cominciare ovviamente dall'annuncio del presidente Putin sul riconoscimento dei due territori separatisti di Donetsk e Lugansk.
Ancora più sgomento suscitano le notizie secondo le quali i primi convogli militari russi stanno facendo ingresso in territori che ricadono nella sovranità ucraina. Abbiamo per questo apprezzato la più ferma condanna delle decisioni prese dalla Russia da parte del Governo, a partire dal presidente Draghi, e da parte sua.
In queste ore deve essere chiaro il sostegno dell'Italia alla sovranità democratica e all'integrità territoriale dell'Ucraina. Lei, Ministro, è stato molto netto nel ribadire l'importanza di mantenere la compattezza europea e il costante coordinamento con i nostri alleati, obiettivi cui sta lavorando e contribuendo da settimane.
Abbiamo seguito il susseguirsi di riunioni ad alto livello tra Ministri degli esteri, prime tra tutte quella di ieri del G7, e la riunione straordinaria del Consiglio degli affari esteri di Parigi. La sua informativa oggi ci ha offerto un quadro aggiornato e chiaro della situazione, delle nostre prese di posizione e della prospettiva, quella del dialogo nella fermezza, verso cui cerchiamo di orientare una crisi che può ulteriormente aggravarsi e arrecare danni gravissimi alla stabilità e alla prosperità del nostro continente.
Il Gruppo MoVimento 5 Stelle sostiene in modo convinto la condotta finora tenuta dal Governo e ribadisce con forza l'appello di tutta l'Unione europea, pronunciato ieri dall'alto rappresentante Borrell. Dobbiamo essere pronti ad adottare rapidamente sanzioni politiche ed economiche mirate, ribadendo il nostro pieno sostegno e il nostro impegno per l'indipendenza, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti. Nel farlo, invitiamo la Russia a revocare il riconoscimento delle aree non controllate dal Governo ucraino nelle regioni di Donetsk e Lugansk; a mantenere i propri impegni; a rispettare il diritto internazionale e a tornare alle discussioni nell'ambito del formato Normandia e del Gruppo di contatto trilaterale. Sono queste le dichiarazioni dell'Alto rappresentante che noi condividiamo.
L'apprezzamento per l'incessante sforzo diplomatico suo e di tutto il Governo convive con la nostra preoccupazione per gli scenari cupi che sembrano aprirsi proprio ora che l'Europa stava cercando, con grande fatica, di sollevarsi dalla grave crisi economica provocata dalla pandemia.
Gli approvvigionamenti energetici potrebbero subire gravi ripercussioni, a seguito di un ulteriore precipitare della crisi. Penso - ad esempio - al peso che gli approvvigionamenti dalla Russia e transitanti dall'Ucraina hanno in relazione al fabbisogno energetico dell'Italia e di tutti gli altri Paesi europei.
La nostra attenzione, Ministro, va - come lei ha detto - anche agli italiani che si trovano in questo momento in Ucraina. Senza creare allarmismi, abbiamo preso nota dell'impegno della Farnesina e del Governo a loro tutela.
Da settimane la leadership ucraina denuncia il costo anzitutto economico di questa crisi, le cui ripercussioni - come confermato dalla sua informativa di oggi - iniziano a farsi evidenti anche in Russia. Chiediamo, quindi, che l'Italia possa assicurare il mantenimento del suo sostegno all'Ucraina anche con prestiti e aiuti di emergenza.
Quella degli ultimi giorni è anche una guerra di informazione, una guerra di narrative contrapposte. Per questo apprezziamo il ruolo sempre improntato al dialogo e alla trasparenza, impostato dal nostro Paese nei suoi contatti con la Russia, con l'Ucraina e con gli alleati. Il dialogo deve continuare a rivestire un ruolo centrale. È, infatti, l'unico antidoto alla disinformazione che accompagna le cronache di questi giorni. È l'unico metodo per cercare di ricondurre tutte le parti al tavolo del negoziato; tavolo che è stato abbandonato pericolosamente da parte russa.
Il dialogo tra Stati Uniti e NATO - da una parte - e Federazione Russa - dall'altra - sulle proposte russe relative alle garanzie di sicurezza in Europa ha dimostrato che un confronto concreto può ancora essere aperto. Sta alla Russia adesso riprendere la strada del dialogo politico-diplomatico, nonostante gli ultimi sviluppi vadano purtroppo nel senso opposto.
Proprio per questo sosteniamo gli sforzi tesi a sensibilizzare Mosca, affinché risponda in maniera positiva alla disponibilità alleata a un confronto serio e concreto; sforzi che l'Italia, signor Ministro, deve continuare a profondere.
A garanzia della sopravvivenza di un canale di dialogo, riteniamo importante fare affidamento - come lei ha detto - sulla missione OSCE e sul ruolo degli osservatori presenti nell'Ucraina orientale, alcuni dei quali oltre la linea di contatto tra l'area sotto il controllo governativo e quella controllata dalle autorità separatiste.
La presenza italiana lì è un altro simbolo della nostra determinazione a non dividere mai pace e sicurezza; un impegno per il quale l'OSCE offre i migliori strumenti. L'approccio onnicomprensivo alla sicurezza che caratterizza l'OSCE porta il nostro ragionamento anche alla Bielorussia, parte imprescindibile di questa equazione. Chiediamo, per questo, al Governo di continuare a vigilare in merito all'imminente referendum sulla riforma della Costituzione, che potrebbe addirittura favorire il dispiegamento di armi nucleari sul territorio bielorusso.
Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, stiamo affrontando una delle più gravi crisi per la sicurezza dell'Europa dalla fine della Guerra fredda. In questo momento, il Parlamento deve garantire al Governo tutto il sostegno necessario a una difficilissima azione di mediazione. L'Italia gioca un ruolo fondamentale grazie alla sua salda appartenenza all'Alleanza atlantica; grazie all'azione in ambito dell'Unione europea e ai rapporti strutturati con Russia e Ucraina, non solo sul piano economico e commerciale. Al Governo, signor Ministro, va dunque tutto il convinto appoggio da parte del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FIBP-UDC). Signor Presidente, ringrazio prima di tutto lei per la sua disponibilità. La concomitanza di voto in Commissioni dove era necessaria la presenza del numero legale, infatti, ha richiesto un'inversione dell'ordine degli interventi. Ringrazio anche i colleghi che hanno accettato questa modifica, dovuta a lavori parlamentari in contemporanea alla seduta di Assemblea.
Signor Ministro, il Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC - come tutti i Gruppi parlamentari - ovviamente condivide l'azione del Governo e il fatto che si debbano assumere delle decisioni in sede internazionale; questo perché le violazioni che sono state compiute sono evidenti. Se ne è discusso e non devo sottolinearle una volta di più.
Tuttavia, voglio utilizzare questa occasione, signor Ministro, per fare qualche riflessione aggiuntiva. Questo scenario non è inedito. Abbiamo tutti studiato a scuola la guerra di Crimea. C'era ancora il Regno di Sardegna e Cavour mandò i suoi soldati, per far sì che il Regno di Sardegna potesse poi sedersi ai tavoli internazionali e così trovare appoggio nelle guerre d'indipendenza.
La guerra di Crimea si combatteva tra Paesi occidentali, che combattevano con i russi per il controllo degli sbocchi verso il Mediterraneo e per alcuni luoghi santi che erano stati occupati. La Crimea, comunque, sta lì. Dal 1853 sono passati quasi due secoli, ma evidentemente è una zona complicata, una zona dove i conflitti si sono poi rinnovati nel tempo. Dico ciò perché, altrimenti, sembra che sia uno Stato canaglia, che a un certo punto fa una ritorsione, e perché ce ne sono nel mondo, purtroppo. È una grande, enorme tragedia della storia, invece, che si è proposta anche in forma di conflitti nel corso dei secoli.
Dopodiché, la Russia è la Russia. Ha avuto le sue trasformazioni. Si è liberata, per fortuna, da quella fase, lunga e orrenda per il pianeta, dell'Unione Sovietica. La Merkel, però, disse qualche anno fa che Putin, come molti russi, ragiona nel XXI secolo con una mentalità da XIX, riproponendo alcune questioni storiche, quale l'influenza di geopolitica, che fanno parte - piaccia o meno - della storia dell'umanità.
Il mondo, signor Ministro, non è come noi vorremmo. Il mondo è com'è, con tutte le sue problematiche e con tutte le questioni che penso anche lei, in questa esperienza, avrà potuto imparare a valutare diversamente rispetto, forse, a un tempo quando ci si basava più su impressioni personali.
Gennaro Sangiuliano oggi ha scritto un bell'articolo - glielo segnalo - su «Il Sole 24 Ore» - ha scritto anche una bella biografia di Putin - e il titolo che ha dato il quotidiano è «La sindrome dell'assedio». Bisogna anche calarsi in quel contesto storico.
Quando ci sono delle parate a Mosca, molti sfilano con le foto dei loro genitori, dei loro nonni, che esibiscono alla fine delle parate; prima passano le forze armate, inquadrate in maniera geometrica, e poi passa il popolo. Una volta Putin è sceso dal palco e ha sfilato con la foto del padre: era stato coinvolto, come tante generazioni russe, nelle tragedie del secolo passato. Quindi, l'ossessione c'è sulla storia russa. Adesso non voglio ritornare indietro: ho già citato la guerra di Crimea nel 1853 e potrei parlare di Napoleone o delle vicende della Seconda guerra mondiale, che la Russia ha risolto anche grazie alla sua enorme dimensione e al generale inverno. Quindi, questa è una questione che c'è nella storia, nell'agenda dei popoli, e la si può affrontare in vari modi. Noi non riteniamo si debba affrontare con un conflitto. Ha fatto bene lei a sottolineare l'impegno del Governo. Il dialogo è essenziale e si deve continuare sulla via del dialogo, tenendo conto, tuttavia, delle condizioni storiche esistenti.
Giorni fa il generale Arpino, che è stato un apprezzato capo di stato maggiore delle Forze armate italiane, in un'intervista su un giornale, ha ricordato come dovremmo portare la Russia verso di noi: San Pietroburgo, la città di Putin, è Occidente; Putin è nato a San Pietroburgo e sa benissimo dove comincia e dove finisce l'Occidente; anche gli architetti italiani l'hanno modellata per quella che è. Quindi, bisogna un po' approfondire le ragioni della storia, capire le ossessioni e gli intrecci di storia e di civiltà, nonché gli scontri che ci sono stati, come quello in atto.
Non capisco perché i vari Governi italiani abbiano avuto realpolitik con la Cina - lei è stato un protagonista - la via della seta. Quando si è votato in Cina l'ultima volta, signor Ministro? Qual è il grado di democrazia in Cina? Quali sono i diritti garantiti in Cina ad alcune minoranze e ad alcuni popoli? Zero. Eppure, tutti sono genuflessi davanti alla Cina, Hong Kong, e potrei fare elenchi. Quindi, anche questa realpolitik in alcuni casi si applica, in altri no. Poi, bisogna difendere i popoli, gli ucraini, i loro confini, per carità, ma il mondo è complicato. Chissà gli uiguri o i cittadini di Hong Kong cosa pensano dell'ipocrisia del mondo occidentale che non è di oggi, che c'è sempre stata, anche nel passato. Pensiamo ai trattati di Monaco, e potremmo citare tante cose strane.
C'è poi il problema di indipendenza energetica: facciamo sanzioni differenziate, altrimenti comminiamo la sanzione ai nostri popoli. Piaccia o non piaccia, il 40-50 per cento del nostro gas arriva dalla Russia, e arriva con condutture per cui apri il rubinetto e quel gas arriva diretto. Proviamo a importarlo da altre parti del mondo, con le navi e i rigassificatori che non si fanno.
Riflettiamo - oggi lo fa Galli Della Loggia - sugli errori fatti: l'autonomia energetica dell'Italia e dell'Europa è un obiettivo che molti hanno ostacolato negli anni. (Applausi). Una volta ci sarà lo shock petrolifero con gli sceicchi, una volta il conflitto in Ucraina. Non so che cosa succederà nel 2148, ma forse ci sarà una crisi energetica. Non sono Nostradamus, ma ho studiato la storia.
Ricordo - qualcuno più grande lo ricorderà - le domeniche a piedi degli anni Settanta, e non quelle ecologiche, perché c'era la prima crisi petrolifera; poi ci fu la seconda con la guerra Iran-Iraq. Quindi, quando programmiamo l'indipendenza energetica? No alle trivelle, no a questo, no a quell'altro. È un tema che va affrontato, che non risolve il problema dell'energia domani mattina e delle bollette, per le quali servono i soldi ora e subito del Governo, come Forza Italia ha chiesto. Ma possiamo andare avanti per anni e anni o fino alla prossima tappa della storia con 5 miliardi alla settimana?
Il tema energetico va posto perché emerge. Ci può essere una crisi nel mondo e la si deve poter affrontare senza dipendere da altri. Peraltro, rispetto alle sanzioni, state anche attenti: abbiamo perso 10 miliardi di export con le altre sanzioni alla Russia per la Crimea e non li abbiamo mai recuperati.
Esportiamo mobili - perfino il tavolone con cui Putin tiene a distanza gli altri statisti è stato realizzato in Lombardia - prodotti agroalimentari e le calzature di Fermo. Quindi, subiamo dei danni.
I turisti russi che vengono da noi spenderanno anche in contanti. Diciamolo anche al Governo: i contanti non sono poi così maledetti quando vengono a pagare i nostri camerieri, i nostri albergatori, i nostri marinai. (Applausi).
Non facciamoci, quindi, le autosanzioni.
Quanto agli americani, sapete cos'è la dottrina Monroe? Un Presidente americano dell'Ottocento, già Segretario di Stato - credo che gliene abbiano parlato alla Farnesina - stabilì che quello che accadeva nell'emisfero americano era competenza loro. Quando nel 1962 i russi portarono i missili a Cuba, John Fitzgerald Kennedy - osannato quasi come un santo, un uomo della pace - minacciò la Terza guerra mondiale, fino a quando i russi non si portarono via i missili. È proprio indispensabile ipotizzare che l'Ucraina debba entrare nella NATO? Anche questo è un fatto che va considerato. È bello l'allargamento dell'Europa ad Est, frutto della fine del comunismo in cui molti credevano ancora in Italia, ma l'ingresso nella NATO è una minaccia inutile, perché bisogna anche tenere conto delle ossessioni altrui.
Dobbiamo ricordare che si può fare un'altra politica. Mi richiamo allo spirito di Pratica di Mare: vent'anni anni fa, un Presidente del Consiglio come Silvio Berlusconi, con la realpolitik, dialogava con l'Oriente e con l'Occidente. Il più grande Presidente filoamericano, che al Congresso americano ringraziò gli americani per aver liberato il nostro Paese più volte dal rischio di dittature e di aggressioni o di dittature interne, Berlusconi ebbe una standing ovation ripetuta in quel consesso. Non prendiamo, quindi, lezioni di atlantismo e di lealtà da nessuno. (Applausi). Ma c'è anche la realpolitik, perché Berlusconi portò Putin - non Attila - al tavolo di Pratica di Mare, agli accordi NATO-Federazione russa. Quella è la strada che va presa.
Lei ha citato nel suo intervento i tavoli e i negoziati, ma ci vuole la capacità politica che forse oggi manca per gestire questi processi e Silvio Berlusconi l'ha avuta questa capacità ed è un riconoscimento che il Paese e la comunità internazionale gli devono. (Applausi). Lo stesso fece con Gheddafi e - guarda caso - dalla Russia e dalla Libia arriva l'energia italiana. Anche Gheddafi era antipaticissimo e adesso lei quante telefonate deve fare per parlare con la Libia? Era meglio Westminster in Libia al posto di Gheddafi, ma il mondo non è come noi vogliamo, è come è e quindi Berlusconi parlava con Putin, con Bush e con Gheddafi.
Ci vuole la capacità per gestire le crisi internazionali. Oggi non ci manca, signor Ministro, solo il gas: ci manca anche la leadership nell'Occidente, e non voglio dire solo in Italia.
Auguriamo quindi al Governo di riuscire ad affrontare queste vicende; di guardare ai precedenti della storia e di essere ancorati nell'Occidente, nella NATO, in questa realtà. Gli auguro anche di dialogare con il mondo com'è e di farsi carico delle ossessioni altrui. La NATO è talmente forte che non ha bisogno di spingersi oltre confine. Anzi, noi siamo contenti che molti stiano invece nell'Unione europea, anche se poi, invece di festeggiare che l'Ungheria e la Polonia non stiano sotto l'Unione sovietica che non c'è più, qualcuno le vorrebbe cacciare dall'Europa. Non facciamo le espulsioni sbagliate e le acquisizioni inopportune. Equilibrio, serietà: lo spirito di Pratica di Mare è la via del futuro della comunità internazionale. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
Al fine di procedere alla sanificazione dell'Aula, sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15,45.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 14,44, è ripresa alle ore 15,47).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO
Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(1402) BALBONI ed altri. - Introduzione del reato di omicidio nautico e del reato di lesioni personali nautiche (Relazione orale)(ore 15,47)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1402.
Il relatore, senatore Cucca, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
CUCCA, relatore. Signora Presidente, signori membri del Governo, stimate colleghe e stimati colleghi, oggi stiamo affrontando un tema estremamente delicato, che si era posta da più parti la necessità di affrontare. Nella scorsa legislatura abbiamo approvato il testo sul cosiddetto omicidio stradale. Chi c'era e chi lo ricorda sa che quel testo originariamente prevedeva anche una parte che riguardava il cosiddetto omicidio nautico, che poi venne stralciata, perché si ritenne che sarebbe stato meglio affrontare il tema in maniera isolata e autonoma rispetto all'omicidio stradale, che tanti problemi ha posto. Quindi si era deciso di stralciare tutta quella parte.
Debbo dire che, nonostante il testo sull'omicidio stradale abbia davvero tante criticità, che conosciamo e che affrontiamo nella quotidianità, è tuttavia innegabile che si sia ottenuto il risultato di diminuire in maniera assolutamente sensibile il numero dei morti a seguito di queste vicende, in particolare le morti del sabato sera. Il provvedimento è servito davvero a porre un po' di rimedio; certamente è una legge che va rivisitata, ma altrettanto certamente abbiamo la consapevolezza che un po' di risultati li ha portati.
Debbo dire che però si sentiva moltissimo anche nel campo della nautica l'esigenza di una maggiore sicurezza, in particolare durante i mesi estivi. Sempre più spesso assistiamo al ripetersi di incidenti gravi, in mare o nei laghi, che mettono a repentaglio la tranquillità, l'incolumità e la vita dei bagnanti e, più genericamente, di coloro che amano il mare, l'acqua e i laghi.
Anche di recente, nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario nel distretto della corte d'appello di Brescia, era stato ricordato il caso del bruttissimo incidente nautico che l'estate scorsa sul lago di Garda era costato la vita a due giovani, Greta Nedrotti e Umberto Garzarella, che erano morti travolti da un motoscafo guidato da due tedeschi che oggi si trovano a processo. Proprio in sede di inaugurazione dell'anno giudiziario il procuratore generale di Brescia aveva auspicato che si mettesse finalmente mano a questo tema che è estremamente sensibile.
Andar per mare, infatti, non è semplice e nonostante la mole di traffico sia notevolmente inferiore rispetto a quella dei mezzi che circolano sulle strade, sicuramente per farlo occorre una preparazione specifica che spesso e volentieri non si ha. Badate, inoltre, che spesso e volentieri chi circola per mare ha per le mani delle vere e proprie armi che, tra l'altro, si possono tranquillamente condurre senza nessuna patente: si pensi alle moto d'acqua di piccola cilindrata, ma soprattutto ai gommoni che spesso sono dotati di motori potenti da 40 cavalli, quindi sono estremamente veloci, e sono affidati alla guida di persone giovanissime e inesperte, che non conoscono le regole del mare, dove ci sono norme precise da rispettare. Queste situazioni creano spessissimo delle condizioni di pericolo per i bagnanti che si trovano sulla battigia, magari con i bambini, che si vedono sfrecciare davanti gommoni rapidissimi che, come dicevo, ne mettono a repentaglio l'incolumità.
Abbiamo quindi raccolto l'istanza del primo firmatario del presente disegno di legge, il senatore Balboni, che con pervicacia - in questo senso bisogna rivolgergli un ringraziamento - ha sostenuto la necessità di discuterlo e portarlo all'attenzione dell'Assemblea. In generale, infatti, agli incidenti che capitano in mare si applicava la disciplina generale sull'omicidio e sulle lesioni colpose; adesso invece si è messo mano alla materia e si è elaborata una sorta di provvedimento speculare a quello sull'omicidio stradale, che aggrava le pene soprattutto per i fatti più gravi. Era anche inconcepibile che ci fossero delle situazioni di omicidio stradale punite addirittura fino a diciotto anni (sappiamo che sono casi molto particolari e abbastanza rari), rispetto invece a un incidente in mare conclusosi con la morte di qualcuno che, come spesso accade, può essere punito con la pena di sei mesi di reclusione.
Con il presente disegno di legge si è quindi inteso colmare una vera e propria lacuna normativa, che è inaccettabile perché, come dicevo, non risponde ai criteri di proporzionalità per i motivi che ho testé detto. Tra l'altro, l'atteggiamento psicologico del reo è ancora più inaccettabile ove si pensi che la medesima persona responsabile della morte di un'altra, se è alla guida di un'automobile può essere punita astrattamente con una pena fino a diciotto anni di reclusione, invece nel caso degli incidenti in mare con una pena di sei mesi.
In quest'ottica, quindi, diventa determinante incidere non solo sull'entità della pena e sulle misure che ne garantiscano l'immediata efficacia, ma soprattutto sul corretto inquadramento dell'approccio psicologico di chi, consapevole della pericolosità della propria condotta (come vi dicevo, purtroppo non tutti hanno consapevolezza di avere tra le mani un'arma), ne accetta il rischio in spregio delle pressoché inevitabili conseguenze e soprattutto in spregio della valutazione della vita e dell'incolumità altrui.
Con il disegno di legge in discussione si propone quindi di introdurre una disciplina comportamentale in caso di incidente nautico il più possibile conforme a quella vigente per le lesioni personali stradali gravi o gravissime, pertanto anche nei casi in cui la morte e le lesioni siano determinate da soggetti alla guida di imbarcazioni a motore. Come dicevo, è una sorta di provvedimento speculare a quello che riguarda l'omicidio e le lesioni stradali.
Con questo provvedimento abbiamo anche colto l'occasione per risolvere alcune criticità emerse dall'applicazione della normativa sull'omicidio e, in particolare, sulle lesioni stradali, intervenendo, nei limiti dello stretto necessario, su alcune disposizioni sia sostanziali, che procedurali. A questo riguardo, voglio dire che sicuramente non si tratta della panacea di tutti i mali, però era certamente necessario un primo intervento e poi, come sempre, cercheremo via via di sistemare ancora meglio questi due provvedimenti.
Signor Presidente, ho già ringraziato il senatore Balboni, primo firmatario del provvedimento, e vorrei ora rimarcare l'atteggiamento collaborativo che si è avuto durante l'esame del disegno di legge. La Commissione ha istituito un sottocomitato e tutti i suoi membri hanno lavorato alla stesura del testo che viene ora sottoposto all'Assemblea. Si è davvero lavorato in un clima di fattiva collaborazione.
Non si può pertanto non ringraziare tutti i membri della Commissione, il presidente Ostellari che ha accolto di buon grado questa proposta e il Governo per il suo atteggiamento collaborativo. Il sottosegretario Sisto ha seguito ed è stato sempre presente ai lavori e a lui va il nostro ringraziamento perché stiamo effettivamente colmando una lacuna del sistema.
Il provvedimento - lo sappiamo - non è certamente il meglio, ma con esso mettiamo intanto un po' di ordine in una materia molto sentita e delicata soprattutto nei mesi estivi, consentendo alle famiglie di stare più tranquille sul bagnasciuga. Avremo infatti la possibilità di applicare sanzioni molto più gravi per chi si mette alla guida di mezzi pericolosi, consapevole delle conseguenze cui va incontro.
In ultimo, un ringraziamento molto sentito va al dottor Buonomo e al dottor Ruscica, che come sempre hanno collaborato in maniera molto attiva, aiutandoci nella stesura del testo finale con grandissima professionalità e competenza. Quindi, credo sia doveroso da parte di tutti quanti noi formulare un ringraziamento sentito anche a loro. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà.
RUSPANDINI (FdI). Signor Presidente, prendo la parola su questo tema estremamente delicato.
Con il disegno di legge a prima firma del senatore Balboni il Gruppo Fratelli d'Italia dimostra, ancora una volta, di essere un'opposizione costruttiva, che noi definiamo patriottica perché di qualità e responsabile. È per questo che oggi ci proponiamo di estendere la disciplina delle norme penali previste per l'omicidio stradale e le lesioni gravi e gravissime ai conducenti delle imbarcazioni a motore.
Come amiamo ricordare, il Parlamento, se messo alla prova e in condizioni di lavorare, sa dare delle risposte ed è per questo che voglio ringraziare pubblicamente il senatore Balboni per la sua sensibilità e per il lavoro svolto, volto a perfezionare il quadro normativo, che aveva bisogno di questa impostazione.
Nel mare, infatti, per una serie di motivi preoccupanti che non sto qui a elencare, non esiste sicurezza e si rischia troppe volte la vita. Come detto anche dal relatore, i giornali e i quotidiani riportano le tante tragedie che soprattutto nei periodi estivi si verificano nei laghi e nei mari e in cui troppo spesso perdono la vita i minori. Le ragioni sono tantissime, tra cui l'incuria. La Guardia costiera non ha mezzi, né uomini per provvedere alla sicurezza dei cittadini.
Ecco perché diventa indispensabile una legge che introduca il reato di omicidio nautico e che lo regoli con la medesima disciplina prevista per l'omicidio stradale. Nel disegno di legge al nostro esame i diportisti al timone di imbarcazioni a motore sotto l'effetto, per esempio, di alcol o di sostanze stupefacenti, che causino la morte di una persona o procurino gravissime lesioni, sono considerate alla stregua del conducente dell'automobile che commette lo stesso reato. Sembra a tutti, non solo a me, credo, palesemente folle e inaccettabile che il responsabile di una morte alla guida di un'automobile rischi diciotto anni di galera, mentre invece se è alla guida di una barca, rischia una condanna che può essere anche di soli sei mesi. Era presente un vulnus nel nostro ordinamento che ci siamo presi la responsabilità di provare a colmare.
Ringrazio per tale ragione il Gruppo Fratelli d'Italia e il senatore Balboni; serviva una pezza che potesse mettere al riparo la vita di migliaia e migliaia di cittadini. È un segnale forte proprio perché si tratta di una norma che può fungere da deterrente per un invito alla prudenza a chiunque si metta alla guida di un'imbarcazione. Condivido le parole del relatore che ricordava che sempre più spesso questi motoscafi ad altissima velocità vengono utilizzati anche da persone sprovviste di patenti ed anche - diciamo così - capacità dell'uso dello stesso veicolo. Si è un po' larghi dal punto di vista della permissività nell'utilizzo di queste potenti imbarcazioni soprattutto durante l'estate.
Il disegno di legge al nostro esame - voglio sottolinearlo - presenta un altro aspetto importantissimo che è quello sollevato dall'avvocatura delle camere penali, che fa seguito ad una proposta di legge del nostro capogruppo Ciriani, volta ad alleviare l'ingolfamento dei tribunali e dare la possibilità di risolvere piccoli conflitti privati in maniera bonaria, soprattutto quelli riguardanti gli incidenti stradali. È un altro segno di civiltà che mostra come il disegno di legge vada davvero nella direzione giusta. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà.
PIARULLI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nel rapporto sul diporto nautico in Italia del 2019 aveva registrato nell'ultimo triennio un numero di sinistri nautici pari a 742, con 32 morti e 154 feriti. Le ragioni che stanno a fondamento dell'intervento normativo sono quindi rinvenibili nella necessità di dotarsi di strumenti normativi adeguati al fine di migliorare i livelli di sicurezza della navigazione. Infatti la stessa pratica delle attività di navigazione, da una parte, e i dati riportati relativamente agli indici di sinistrosità dall'altra, rendono evidente la necessità del provvedimento legislativo.
L'esame in Commissione giustizia ha visto la costituzione di un comitato ristretto, cui ho partecipato in prima persona quale rappresentante del Gruppo MoVimento 5 Stelle, volto ad elaborare un testo condiviso da sottoporre all'attenzione della Commissione in sede plenaria. Il risultato è stato quello di un testo che ha assorbito in larghissima parte, direi quasi la totalità, gli emendamenti presentati dal Gruppo MoVimento 5 Stelle. Nel conferimento del mandato al relatore si è addirittura raggiunta l'unanimità.
L'intervento riformatore ha equiparato l'omicidio e le lesioni colpose stradali a quelle relative alla navigazione marittima. Era, infatti, illogico, da un punto di vista sanzionatorio, in relazione ai principi di proporzionalità e adeguatezza della sanzione, punire in maniera differente condotte pressoché identiche, compiute in contesti assimilabili. Sebbene per strada sia molto più semplice e frequente essere coinvolti in una collisione tra veicoli, il bene giuridico tutelato è il medesimo: la vita umana e la sicurezza della circolazione.
L'uguale comportamento che comporta la morte di una persona, in base alla normativa vigente, può essere, in caso di omicidio stradale, punito con la pena della reclusione fino a un massimo di diciott'anni, invece, in caso di omicidio avvenuto in relazione alle norme relative alla navigazione, con una pena assolutamente più modesta. Non è prevista nel nostro ordinamento una fattispecie penale ad hoc. Infatti, chi pone in essere una condotta spericolata, in spregio delle regole di prudenza e di navigazione, ad esempio avvicinandosi a tutta velocità e in stato di ebbrezza in motoscafo alla costa piena di bagnanti, al punto da prefigurarsi la possibilità di uccidere, allo stato attuale non può essere punito con la stessa norma dell'omicidio stradale, se non attraverso una serie di complicate valutazioni giuridiche in ordine all'elemento psicologico del reato, con cui la pena potrebbe essere aumentata.
Per questo era ed è urgente l'adeguamento dell'omicidio nautico a quello stradale.
Un ulteriore aspetto che intendo segnalare è la previsione dell'aggravante in caso di omicidio e lesioni stradali o nautici commessi in stato di alterazione, dovuta all'assunzione di sostanze stupefacenti ovvero in stato di ebbrezza da assunzione di alcolici. Anche questo tema è stato ricompreso nel disegno di legge.
Concludendo, è compito del legislatore tutelare la circolazione delle persone in tutte le modalità in cui essa avvenga, proprio a tutela della incolumità pubblica e del singolo individuo. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare.
PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo brevemente per dare contezza dell'emendamento 1.2, che mira a sostituire, ovunque sia riportata, l'espressione «unità da diporto» con l'espressione «natante, imbarcazione o nave». Questo perché, facendo riferimento esclusivamente alle unità da diporto, verrebbero escluse le unità che hanno finalità commerciali e ci sarebbe un'ingiustificabile esenzione rispetto alla pena. Con la definizione generica di «natante», che, come noto, è l'unità fino a 10 metri, di «imbarcazione», che, come noto, è l'unità da 10 a 24 metri, e «nave», che è la definizione giuridica di unità oltre i 24 metri, noi abbiamo abbracciato tutto quanto è da considerarsi unità navale, sia essa commerciale o da diporto.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
CUCCA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 1.2.
SISTO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.1 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Pillon.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
EVANGELISTA (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EVANGELISTA (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il testo della petizione lanciata su Change.org, che ha raccolto più di 130.000 firme, così recita: «Il 19 giugno 2021 due ragazzi erano in barca a Salò, di sera, come tante persone al lago di Garda e in tutti i laghi e mari italiani. Erano tranquilli e si godevano la serata estiva e mai avrebbero pensato che un motoscafo potesse letteralmente passargli sopra uccidendo Umberto sul colpo e sbalzando Greta in acqua, provocandole numerose fratture e causandone la morte per annegamento».
L'incidente è quello di Umberto Garzarella e Greta Nedrotti, trentasette e venticinque anni rispettivamente, due amici travolti da un motoscafo di proprietà di due manager tedeschi la notte del 19 giugno del 2021 sul lago di Garda, nei pressi di Salò.
Credo sia importante partire da qui, signor Presidente, colleghi, non solo dalla tragedia, purtroppo non la sola, ma anche dalla richiesta, gridata a gran voce, di fare qualcosa affinché simili fatti possano trovare una risposta sanzionatoria adeguata. Oggi, in quest'Aula, stiamo finalmente per concludere un percorso molto travagliato, durato anni, che ha visto il tentativo da parte di questo Parlamento, già dalla scorsa legislatura, di colmare un vuoto normativo con riferimento alla fattispecie di omicidio nautico.
Parlare di lacuna normativa che deve essere colmata è una scelta obbligata, vista la necessità di tutelare il bene primario che il nostro ordinamento è chiamato a proteggere, ossia la vita e l'integrità fisica. Il legislatore ha il compito di approntare un'adeguata tutela al bene della vita. Nel caso specifico, ha il compito di farlo quando una condotta violativa delle regole che governano la navigazione marittima ha come conseguenza la morte o le lesioni di una persona.
Nel caso di specie, non è pensabile mutuare, come è stato fatto finora, la disciplina e il trattamento sanzionatorio dell'omicidio colposo semplice, quello di cui all'articolo 589 del codice penale, che prevede una pena da sei mesi a cinque anni. Pene troppo basse che, infatti, all'epoca, per il fatto che ho citato prima, non consentirono il fermo del signore tedesco.
Questo perché diventa indispensabile differenziare la tutela penale per settori, almeno quando le peculiarità del contesto, dello strumento adoperato e delle modalità siano tali da necessitare di una maggiore effettività sanzionatoria.
È compito dunque del legislatore tutelare la circolazione delle persone in tutte le modalità in cui ciò avvenga, ed è per questo che l'estensione delle norme penali previste per l'omicidio stradale e per le lesioni personali stradali gravi o gravissime era un passaggio obbligato anche ai casi in cui la morte e le lesioni siano causati da soggetti, appunto, alla guida di imbarcazioni.
La vita e l'integrità fisica possono essere messe a repentaglio allo stesso modo sia che ciò sia conseguenza della violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale sia che l'evento morte o le lesioni siano causati dalla violazione della disciplina sulla navigazione marittima o interna. Bene dunque che le fattispecie di omicidio nautico e di lesioni nautiche ricadano oggi nell'ambito degli articoli 589-bis e 590-bis del codice penale, che attualmente disciplinano la sola fattispecie di omicidio stradale e lesioni stradali, ma che con questo disegno di legge abbracceranno anche le omologhe ipotesi realizzate con unità da diporto, in violazione delle norme che disciplinano la navigazione marittima.
Anche volendo per un momento mettere in disparte le questioni più strettamente giuridiche, c'è un dato numerico che non possiamo permetterci di ignorare. I dati che ci vengono forniti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nel rapporto «Il diporto nautico in Italia» del 2020 ci parlano di un aumento esponenziale dei sinistri nautici nel comparto della navigazione, per un totale di 287 con ben 65 vittime. Il dato - che include diverse tipologie di incidenti registrati - risulta, purtroppo, in costante crescita.
L'ormai estesa pratica delle attività di navigazione, da una parte, e i dati riportati sugli indici di sinistrosità, dall'altra, non possono che rendere evidente e impellente la necessità di intervenire con strumenti normativi adeguati, al fine di migliorare i livelli di sicurezza della navigazione su acque marine lacuali e fluviali.
Senza entrare nel dettaglio delle singole previsioni, su cui si sono soffermati già ampiamente i miei colleghi - i senatori che mi hanno preceduto e il relatore, Giuseppe Luigi Cucca, che ringrazio - mi preme sottolineare come la strada seguita da questo provvedimento sia stata quella di recepire, all'interno della disciplina della navigazione e del diporto nautico, la medesima impostazione seguita dalla disciplina della circolazione stradale, anche con riferimento alle regole e alle sanzioni previste per la guida sotto l'effetto di alcol e in stato di alterazione psicofisica, derivante dall'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope.
Anche in questo caso voglio ricordare che il signore tedesco si rifiutò all'epoca di sottoporsi agli esami del sangue per accertare se avesse assunto droghe o alcol.
Permettetemi di dire che questo risultato non era oggi così scontato, anche per le difficoltà che si sono manifestate lungo il percorso di approvazione, come ho ricordato all'inizio del mio intervento.
Sono molto soddisfatta dunque di tutto il lavoro compiuto dai colleghi della Commissione giustizia, in particolare dal senatore Balboni, primo firmatario di questo disegno di legge, che ringrazio, anche attraverso i miglioramenti che sono stati fatti in sede di comitato ristretto. Rivolgo di nuovo un ringraziamento al relatore, senatore Cucca, che si è speso con forza affinché questo risultato venisse conseguito.
Signor Presidente, concludo dicendo che con questo provvedimento abbiamo finalmente la possibilità di colmare un importante vulnus di tutela, ponendo fine alla disparità di trattamento tra omicidio nautico e omicidio stradale e fornendo finalmente una risposta penale adeguata di fronte ai tragici eventi che si sono purtroppo moltiplicati negli ultimi mesi e negli ultimi anni.
Per tutti questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI. (Applausi).
BALBONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, cari colleghi, consentitemi innanzitutto di ringraziare il presidente Ostellari, il relatore, senatore Cucca e tutti i colleghi della Commissione, perché è vero che sono il primo firmatario di questo disegno di legge, ma in realtà il testo è frutto del lavoro di tutta la Commissione, in particolare del comitato ristretto che ci ha lavorato e sono stati recepiti tanti suggerimenti importanti per licenziare un testo che è più importante di quello che si possa credere. Il traffico nautico, infatti, negli ultimi decenni, ma soprattutto negli ultimi anni, è diventato molto intenso, le nostre spiagge, i nostri lidi, le nostre coste, il nostro mare sono frequentati per molti mesi all'anno da milioni di bagnanti, di utenti, di diportisti, senza contare, ovviamente, tutto il traffico commerciale, anch'esso in esponenziale aumento. Tutto questo, ovviamente, comporta un aumento dei rischi che un mezzo a motore, anche se viaggia sull'acqua, può rappresentare per altri che si trovano su altri mezzi a motore e soprattutto per chi si trova in acqua.
Credo che tutti abbiamo assistito a comportamenti assolutamente pericolosi ed imprudenti, abbiamo visto molto spesso sulle nostre spiagge moto d'acqua, gommoni o fuoribordo arrivare fin sulla battigia a tutta velocità, magari a volte facendo lo slalom tra i bagnanti, anche tra i bambini che facevano il bagno a pochi metri dalla riva e purtroppo ogni anno si susseguono incidenti mortali o anche, se non mortali, molto gravi, perché l'impatto di un'elica su una persona a volte lascia segni per tutta la vita e invalidità anche molto gravi. Si tratta di lesioni che comportano molto spesso una invalidità permanente anche molto elevata.
Era quindi necessario colmare quello che giustamente il relatore ha evidenziato come un vulnus, una lacuna nel nostro ordinamento giudiziario, perché è ovvio che il sentimento di giustizia di tutti noi si ribella nel momento in cui vede trattato in modo così differente un omicidio colposo o una lesione colposa grave che incide sullo stesso identico bene giuridico protetto, che è la vita e l'incolumità delle persone. Non si capisce perché, se l'omicidio o la lesione colposa viene provocata violando le norme del codice della strada si può arrivare a pene anche altissime in presenza di aggravanti come la guida in stato di ebbrezza, mentre se si violano le norme del codice della navigazione si deve applicare una disciplina tutta diversa, per cui - anche come ricordavano altri colleghi prima di me - alla fine si arriva a una pena di pochi mesi.
È notizia di pochi giorni fa la sentenza del tribunale di Tempio Pausania che ha condannato a otto mesi di reclusione, con tutti i benefici di legge (sospensione condizionale) il conducente di un fuoribordo che ha ucciso un sub mentre stava facendo pesca subacquea a pochi metri dalla riva col suo pallone di segnalazione. Immaginate la costernazione dei familiari, dei figli, della moglie di fronte ad una pena così esigua. Sono cose veramente inaccettabili. C'era quindi questa lacuna da colmare.
Ovviamente non possiamo arrivare a dire che approvando questo disegno di legge otterremo il risultato di risolvere immediatamente il pericolo per chiunque entri in acqua o stia in mare, perché c'è un lavoro culturale, di educazione e di prevenzione da fare. Esattamente come per gli utenti della strada, anche nei confronti di chi va in mare bisogna fare un'opera che sia di educazione e di sensibilizzazione. Molto spesso, infatti, chi oggi va in mare può condurre un'imbarcazione fino a 40 cavalli senza alcuna nozione, senza conoscere le regole, senza sapere nemmeno come si conduce quel mezzo; basta che vada al primo imbarcadero e affitti un'imbarcazione di questo genere. Sarebbe come consentire a una persona senza patente di guida stradale di poter condurre per le strade della nostra città una utilitaria, anche non di piccola cilindrata, perché i fuoribordo oggi sono molto potenti e tra l'altro troppo spesso vengono manipolati per aumentarne la potenza.
È chiaro quindi che c'è un discorso molto più ampio da fare. Come l'istituzione dell'omicidio stradale ha portato a una significativa riduzione degli incidenti gravi, gravissimi e soprattutto mortali, sono convinto che, se adeguatamente pubblicizzata, anche l'istituzione dell'omicidio nautico porterà un beneficio. È chiaro che se soprattutto giovani e giovanissimi, ma comunque persone che non hanno nemmeno idea dei pericoli che provocano portando un'imbarcazione soprattutto vicino a riva, sanno che, anziché rischiare in caso di disgrazia sei mesi, otto mesi, un anno con la condizionale (soprattutto se hanno abusato di alcol o di sostanze stupefacenti), con questo disegno di legge - se, come mi auguro, sarà approvato anche nell'altro ramo del Parlamento, magari prima dell'inizio della stagione balneare - rischiano qualche anno, saranno indotti inevitabilmente a una maggiore prudenza e a una maggiore stima delle azioni che stanno facendo.
Ripeto, questo è un disegno di legge che sono felice di aver prodotto come input, ma è il risultato di tutte le forze politiche presenti in Commissione, che hanno lavorato tutte insieme per arrivare a questo testo. È importante che, insieme a questo risultato, abbiamo avuto l'occasione di cogliere anche l'invito che la Corte di cassazione ha fatto oltre un anno fa a rimodulare la perseguibilità nei confronti delle lesioni colpose stradali (a questo punto anche nautiche). Come ha detto la Cassazione in quella famosa sentenza, è irragionevole che sempre e comunque ci sia la perseguibilità d'ufficio; e noi siamo intervenuti anche su questo aspetto.
Tra l'altro, è una riforma che era già anticipata anche nella legge delega che abbiamo approvato pochi mesi fa, per cui le lesioni colpose non aggravate con questa riforma saranno perseguibili a querela e non saranno più perseguibili d'ufficio. Questo comporterà anche una maggiore facilità nell'ottenimento del risarcimento del danno. È chiaro infatti che molto spesso al danneggiato, a chi ha subito una lesione - stiamo parlando di lesioni, non di omicidio -, anziché una pena che poi rimane il 99 per cento delle volte soltanto scritta nel certificato penale e non va oltre, la cosa che interessa di più è ottenere il risarcimento del danno che ha subito. Con questa modifica rendiamo anche più facile un percorso che porti al risarcimento, quindi anche, come sottolineava il collega Ruspandini poco fa, a un maggior alleggerimento del carico dei nostri tribunali che, come sappiamo, hanno già abbastanza da fare, senza sovraccaricare di ulteriori processi questioni che possono essere risolte tra le parti.
Signor Presidente, concludo esprimendo davvero la mia soddisfazione perché oggi credo che la politica abbia dimostrato che, quando si vuole e quando si sa bene qual è l'obiettivo, si può lavorare tutti insieme per ottenere un risultato nell'interesse di tutta la nostra collettività. Chissà che la prossima estate, fra pochi mesi, le mamme, i bagnanti e i bambini possano avere un po' più di tranquillità nel godersi il nostro meraviglioso mare. (Applausi).
MIRABELLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRABELLI (PD). Signora Presidente, molto brevemente, credo anch'io che quello che voteremo oggi sia un provvedimento importante. Forse lo portiamo in Aula con qualche ritardo colpevole, ma è sicuramente un provvedimento che copre un vuoto legislativo che c'è nel Paese, così come è stato ricordato. Vorrei ringraziare il relatore Cucca, ma soprattutto il senatore Balboni, per la passione, l'impegno e la determinazione che ha messo nel portare avanti questo provvedimento, che - ripeto - è un provvedimento che copre un vuoto legislativo.
È stato evidentissimo in queste ultime estati e in questi ultimi anni che c'era qualcosa che non andava nella nostra normativa. Era evidente di fronte ai fatti di cronaca che si sono succeduti, in cui abbiamo visto incidenti e diverse morti di persone investite da chi utilizzava impropriamente il proprio natante, spesso sotto l'effetto di sostanze o di alcol. Ricordo la tragedia sul lago di questa estate e altre vicende.
Con questa legge penso che si faccia un passo in avanti, non soltanto per colpire l'uso improprio e l'omicidio nautico; si fa qualcosa in più. È vero che noi prendiamo la normativa dell'omicidio stradale e ne costruiamo una analoga per l'omicidio nautico, ma - come è stato detto in diversi interventi - diamo anche un messaggio molto chiaro: ci sono delle regole da rispettare per andare in mare e quelle regole vanno rispettate. I natanti e il mare possono essere fonti di pericolo. È vero, non c'è la frequenza che c'è in una strada di città e non c'è il pericolo costante che ci può essere in una strada di una grande città; ma non vedere e non capire che anche in mare e anche in un lago ci possono essere dei pericoli concreti di fare del male è un problema su cui bisogna ricostruire un'attenzione e una cultura. Grazie a questo provvedimento mi pare che lo facciamo, così come diciamo chiaramente che è colpevole e pericoloso navigare dopo aver abusato di alcol e di altre sostanze.
Aggiungo, prima di concludere: bene anche il fatto che con questo testo modifichiamo in parte la legge sull'omicidio stradale. Come diceva poco fa il senatore Balboni, l'eliminazione della procedibilità d'ufficio per le lesioni colpose è un passo in avanti, che credo sia positivo. Mi fermo qui; molte cose sono già state dette. Credo anch'io che oggi l'impegno di tutte le forze politiche e dei Gruppi in Parlamento debba essere quello di approvare al più presto il provvedimento in via definitiva alla Camera, dopo il lungo lavoro di sintesi e di condivisione che è stato fatto in questo ramo del Parlamento. Ovviamente, per il tenore della dichiarazione di voto, è chiaro che noi voteremo a favore. (Applausi).
GRASSO (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, colleghi, purtroppo i recenti fatti di cronaca riportano le drammatiche morti causate da incidenti avvenuti nei nostri mari, nei nostri laghi, di fronte ai nostri litorali e confermano la necessità di introdurre nel codice penale il delitto di omicidio nautico come fattispecie autonoma di reato, estendendo la disciplina già prevista per l'omicidio stradale e accorpando i due reati in un unico identico articolo.
Nel corso della scorsa legislatura il Parlamento aveva già approvato la legge 23 marzo 2016, n. 41, che ha introdotto nel codice penale i delitti di omicidio stradale e di lesioni personali stradali, entrambi punibili a titolo di colpa. È stata una norma fortemente voluta dalle forze politiche in risposta a dei casi che hanno veramente creato emozione nell'opinione pubblica e un'esigenza di giustizia sociale. Con vari sforzi interpretativi, per il vero i giudici hanno sempre tentato di punire con il massimo delle pene coloro i quali si pongono alla guida sotto effetto di alcol e stupefacenti. Tuttavia, se il legislatore è arrivato a rivedere la politica criminale del fenomeno dell'infortunistica stradale è perché si erano raggiunti livelli di pericolosità non più contrastabili con il quadro normativo antecedente al 2016, basato su fattispecie di illecito penale caratterizzate dall'elemento psicologico della colpa per lo più specifica, in quanto correlata alle violazioni di norme di comportamento del codice della strada. Non esisteva nel nostro ordinamento giuridico un'autonoma considerazione del fenomeno, la cui tutela era affidata soltanto a ipotesi di reato non dolose, sebbene aggravate mediante la previsione di singole circostanze aggravanti. In altre parole, l'omicidio colposo commesso mediante la violazione delle norme del codice della strada rimaneva un'ipotesi aggravata di omicidio colposo, mentre la nuova previsione ha integrato una ipotesi autonoma di reato.
Il cuore della costruzione di queste norme è quindi l'individuazione di un corretto inquadramento dell'approccio psicologico di chi, consapevole della pericolosità della propria condotta, ad esempio il mettersi alla guida dopo aver assunto alcol o stupefacenti, ne accetta il rischio in totale dispregio delle possibili conseguenze. Questo secondo le categorie riconosciute dalla dottrina e dalla giurisprudenza che aggravano la responsabilità nei casi di colpa con previsione.
Oggi, a distanza di sei anni dall'approvazione di quelle norme, noi torniamo a occuparcene. Il testo che esaminiamo, infatti, estende la disciplina già prevista anche ai casi in cui ci si ponga alla guida di un natante, di un'imbarcazione o di una nave (secondo l'emendamento che è stato appena approvato) e si tratta di una equiparazione a mio avviso più che corretta.
Tuttavia è stato ancor più importante sfruttare l'occasione per correggere alcuni aspetti della disciplina introdotta nel 2016, migliorandola.
Nel caso di lesioni personali gravi e gravissime colpose, non aggravate dall'aver assunto sostanze stupefacenti o alcoliche, si è ad esempio introdotta la procedibilità a querela della persona offesa, evitando così di dover procedere d'ufficio per i casi meno gravi. Come è stato detto anche dal senatore Balboni, che ha dato forza all'iniziativa con la sua insistenza e pervicacia, l'introduzione della querela favorisce le ipotesi transattive tra le parti e una deflazione del carico giudiziario. Abbiamo quindi approfittato dell'equiparazione dell'omicidio nautico a quello stradale per effettuare queste correzioni che ormai da tempo erano inevitabili e sentite dall'opinione pubblica.
È poi importante la modifica della disciplina dell'arresto obbligatorio in flagranza nei casi di omicidio stradale (e, quindi, oggi anche nautico) laddove è stato correttamente specificato che tale forma di arresto obbligatorio non è prevista per quei conducenti che si siano immediatamente fermati adoperandosi per prestare o attivare i soccorsi. La disciplina precedente non prevedeva questo caso. In tal modo si sono distinti i comportamenti di chi si allontana dal luogo dell'evento senza prestare alcun soccorso e che va arrestato obbligatoriamente da quelli di chi, invece, si è allontanato ma solo dopo essersi attivato per soccorrere le vittime dell'incidente. Sono delle situazioni assolutamente diverse, che vanno quindi disciplinate in maniera diversa.
Da ultimo, vorrei rivolgere l'apprezzamento che ho già espresso all'iniziativa del senatore Balboni anche al lavoro che si è svolto in Commissione giustizia, anche attraverso il comitato ristretto di cui ho fatto parte. C'è stata una comune volontà e il risultato finale mi sembra essere assolutamente soddisfacente, il che non sempre è scontato.
Riteniamo che il provvedimento possa contribuire a una maggiore sicurezza dei cittadini anche nell'ambito dei nostri mari e laghi e che - soprattutto - si possa arrivare a una maggiore informazione ed educazione sul piano del rispetto delle norme non solo stradali, ma anche nautiche. Annuncio pertanto il voto favorevole della componente Liberi e Uguali-Ecosolidali del Gruppo Misto. (Applausi).
DAL MAS (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAL MAS (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Sottosegretario, mi associo in linea generale a ciò che è stato detto, ma lo faccio sine ira et studio perché credo che ci siano delle cose sulle quali possiamo e avremmo potuto riflettere, probabilmente in ordine non all'esito finale del disegno di legge, ma alla storia anche recente. Mi riferisco, in modo particolare, alla legge 23 marzo 2016, n. 41, che ha istituito l'omicidio stradale. Allora, nel corso dei lavori parlamentari, si decise di espungere la materia relativa a tutto ciò che accadeva in mare, affidandola al codice della navigazione.
Oggi diamo una risposta, ma allora evidentemente il problema c'era. L'articolo 589 del codice penale, al primo comma, afferma che «chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni». Troppo poco. Poi ci sono le circostanze aggravanti e sappiamo che la giurisprudenza, proprio rispetto alle questioni afferenti alla circolazione stradale, ha stabilito che a chi in una condizione di ebbrezza o di assunzione di stupefacenti, si pone alla guida, non si può applicare automaticamente la fattispecie del dolo eventuale, bisogna restare dentro la colpa e l'aggravante prevista dall'originaria formulazione dell'articolo 589. Tale formulazione al massimo poteva prevedere quanto stabilito dal comma 3, dell'articolo 61 del codice penale, e cioè la circostanza aggravante comune dell'aver agito con previsione dell'evento. Tolto questo e tolto l'altro fatto, cioè che si parlava di sinistri o delitti avvenuti in ambito di circolazione stradale, si evitava che la formulazione dell'articolo 589 entrasse nell'alveo delle compensazioni del bilanciamento delle circostanze aggravanti.
Pertanto il legislatore, dopo quattro anni di discussione, è arrivato ad un testo condiviso fino a un certo punto. Credo infatti che quella norma fu approvata con la fiducia. Oggi invece la fiducia in ordine al provvedimento è generale, senatore Balboni.
Mi pongo però il problema relativo all'eccessivo ricorso all'inasprimento della pena, alla figura penale, ad una sorta di panpenalismo strisciante che deve risolvere tutti i problemi (Applausi), quando dal punto di vista educativo siamo in ritardo. Dobbiamo cominciare a verificare cosa ha prodotto la norma sull'omicidio stradale del 2016. Al riguardo vorrei proporvi dei dati, tralasciando la parte giuridica relativa alla costituzionalità e agli articoli 3 e 25, secondo e terzo comma, della Costituzione. Dal punto di vista statistico, i dati Istat mostrano come a partire dal 1990 si sia registrata una netta diminuzione degli omicidi stradali e una costante riduzione degli stessi dal 2001. Nel 2001 si registrarono 7.096 vittime. Tale dato registrò poi un notevole decremento fino a scendere a 4.100 nel 2010, 3.428 nel 2015 e 3.283 nel 2016, anno in cui è stato approvato in via definitiva dal Senato il disegno di legge sull'omicidio stradale.
Dal punto di vista effettivo, aggiungo un ulteriore e recente dato: negli ultimi anni si è registrato un significativo incremento dei sinistri collegati all'uso di sostanze stupefacenti e alla guida in stato di ebbrezza dei nostri giovani. Questo è il dato preoccupante. (Applausi). È un dato che appartiene al comportamento, alla società e alla sua evoluzione.
Il senatore Balboni è intervenuto colmando un vuoto, in relazione alla materia, applicando lo stesso ragionamento svolto allora, che il Parlamento ha fatto per l'omicidio stradale, applicandolo in una zona vuota e colmando uno spazio. Sarà sufficiente tutto questo ad introdurre nuovi comportamenti? Siamo convinti che ricorrendo sempre all'inasprimento delle pene e all'individuazione di nuove fattispecie, riusciamo ad incidere profondamente sulla società? No, non credo sia così facile. Prendiamolo però per buono ed è per questo che dico sine ira et studio.
Condivido quindi questo disegno di legge, che il mio Gruppo appoggia, ma lo faccio con queste riserve, probabilmente non condivise da alcuni colleghi, ma che credo attengano all'ordine fattuale, per così dire. Del resto, come qualcuno suggerisce, i dati statistici vanno un po' in controtendenza rispetto all'individuazione di nuove figure di reato.
L'articolo 589-bis del codice penale viene a embricare al suo interno, non solo l'omicidio stradale, ma anche l'omicidio nautico e quindi la violazione delle norme sulla navigazione. Il tema è questo: dal punto di vista del principio di legalità - permettetemi di dirlo - continuo ad avere qualche dubbio sulla tassatività della fattispecie del comportamento penale. La giurisprudenza è chiarissima: un evento deve essere conseguente a un comportamento e qual è il comportamento conseguente alla violazione di una norma della circolazione stradale piuttosto che del codice della navigazione?
Per questo il legislatore - mi pare fosse Rocco al tempo - all'articolo 589 del codice penale fa riferimento a «chiunque cagiona (...) la morte di un uomo». Poi ci sono le circostanze aggravanti, a effetto speciale, ci sono le circostanze soggette a bilanciamento e quelle non soggette a bilanciamento.
Pertanto, per tagliare la testa al toro, abbiamo previsto una nuova figura di reato, inserendo l'articolo 589-bis, che oggi andiamo a colmare e a questo punto dico giustamente.
Se forse è criticabile l'atteggiamento di allora, oggi almeno andiamo a mettere una pezza rispetto a un'ipotesi che non era stata considerata. Allora il legislatore decise di non intervenire perché non sapeva come affrontare la questione, mentre oggi la questione è stata affrontata egregiamente. Anche negli interventi che mi hanno preceduto sono stati ricordati gli articoli 2 e 3 del disegno di legge, l'intervento in ordine all'omicidio stradale, al profilo delle lesioni o della non obbligatorietà dell'arresto rispetto a chi mantiene un atteggiamento di tipo collaborativo.
Avendo esaurito il tempo a mia disposizione, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC. (Applausi).
PILLON (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la nautica è uno dei settori in cui il nostro Paese è eccellenza mondiale. Noi produciamo natanti, imbarcazioni e navi di eccellenza, ma siamo anche uno dei Paesi che maggiormente fruiscono dei benefici della nautica e non solo. Pensiamo alle attività della pesca sportiva, allo snorkeling, alle immersioni, al diving, all'apnea, alla nautica da diporto, di cui ho parlato anche prima, ma pensiamo anche alla semplice nuotata che nei nostri quasi 9.000 chilometri di costa è sempre un piacere fare, sia nelle acque marittime, sia nelle acque interne dei nostri laghi e dei nostri fiumi.
Siamo convinti che questa legge contribuirà a garantire sicurezza a questo tipo di attività. Siamo convinti che queste norme incrementeranno la sicurezza in uno degli asset principali del Paese. Ci sono tratti di mare, di costa, anche di laghi e di fiumi, splendidi, che tuttavia sono fortemente trafficati e che diventano - ahimè - pericolosi. Abbiamo sentito gli esempi che sono stati fatti, ma credo che a ciascuno di noi sia capitato almeno una volta nella vita di farsi una nuotata e di vedersi sfrecciare molto vicino una moto d'acqua, un gommone lanciato ad alta velocità e quant'altro. Dobbiamo garantire la sicurezza, anche della navigazione.
È vero ciò che diceva, però, il senatore Dal Mas e su questo sono d'accordo. Non possiamo entrare in un'ottica panpenalistica. Non è che con questa norma, che va a incrementare le pene per chiunque commetta il reato di omicidio nautico colposo oppure di lesioni nautiche colpose, abbiamo risolto il problema. Non è la bacchetta magica e credo che il Parlamento dovrebbe cogliere questa occasione per andare ad approfondire anche altre norme che, al di là del dettato penale, contribuiscano a incrementare la sicurezza di tutte quelle meravigliose attività correlate all'acqua del mare, all'acqua dei nostri fiumi e dei nostri laghi.
Siamo convinti che da questa maggiore sicurezza della navigazione, ma anche del godimento delle nostre acque, deriverà un grande vantaggio anche per tutte le imprese sportive che vivono di tale attività, che vivono di turismo, che vivono di pesca, che vivono di attività sportive legate alla navigazione.
Un altro importantissimo principio, che abbiamo ribadito in questa norma e sono convinto che sia importante restituire in questa Aula, è che non si guida ubriachi, che non si guida in stato di intossicazione o di stupefazione. Sotto l'effetto appunto di sostanze psicotrope, non ci si pone alla guida di nessun veicolo. La vita, la sicurezza, l'incolumità delle altre persone e della nostra persona non deve essere messa a rischio e questa norma lo ribadisce ulteriormente.
Proprio oggi in Commissione infanzia abbiamo approvato l'esito di un'indagine conoscitiva sulle dipendenze dei giovani. Purtroppo, non abbiamo fatto altro che riscontrare come ci sia un aumento delle dipendenze anche da sostanze stupefacenti, da sostanze psicotrope, da alcol. Questa norma dà un segnale chiaro, anche ai giovani che magari vorrebbero farsi un giro con la moto d'acqua. Essi, però, devono sapere che non ci si mette alla guida di veicoli in stato di alterazione da alcol e da droga, perché questo è un rischio per la propria e per l'altrui salute.
Come Gruppo Lega voteremo con convinzione questa norma. Mi sento di ringraziare, come già è stato fatto, in primis il senatore Balboni, che ha presentato questa proposta, adottata da tutte le forze politiche in Commissione giustizia. Desidero ringraziare il relatore Cucca, il presidente Ostellari e il sottosegretario Sisto, che tanto ha fatto perché questa norma giungesse in Aula.
Ci sono due aspetti che vorrei illustrare ai colleghi prima di concludere. Un primo aspetto, che è importante sottolineare, è che abbiamo colto l'occasione per sistemare due norme del codice penale legate alla circolazione stradale che ponevano seri problemi nelle aule di tribunale. Chiunque abbia l'onore di svolgere la professione forense sa che la riforma dell'omicidio stradale e delle lesioni stradali aveva due limiti notevoli: un primo limite era dato dalla procedibilità d'ufficio di tutti i reati. Chi esercita la professione forense sa di cosa stiamo parlando: paradossalmente, questo diventava un limite. Nel momento in cui, di fronte magari a lesioni anche lievi, era comunque disposta la procedibilità d'ufficio del procedimento penale, la persona offesa si trovava ad avere un'arma in meno nella contrattazione con l'assicurazione per ottenere un risarcimento congruo, adeguato e in tempi brevi.
Restituire alla persona offesa l'arma della possibilità di rimettere la querela diventa utile per consentire alla stessa, ovvero a coloro che hanno subito ferite, malattia, a causa dell'incidente per colpa altrui, di avere un ulteriore strumento per ottenere il giusto risarcimento. Questa è una prima norma che abbiamo sistemato.
C'è una seconda norma che è stata messa a punto e che pure, a mio avviso, è importante che sia stata rimaneggiata dal Parlamento: quella relativa all'arresto in flagranza.
Confliggeva con ogni norma di buonsenso prevedere l'arresto in flagranza per colui che, a titolo di colpa, non certo a titolo di dolo, avesse causato - ovviamente contro la sua volontà - un incidente stradale e si fosse fermato per garantire l'immediato soccorso alla vittima. È contro ogni logica che quella persona, che certamente ha commesso un reato e che quindi sarà giudicato, venga trascinata via in manette dopo che si è fermata per dare assistenza alla vittima e garantire l'arrivo immediato dei soccorsi. È chiaramente contro ogni buonsenso, oltre al fatto che quella previsione paradossalmente favoriva la fuga perché, piuttosto che essere arrestato, a quel punto qualcuno aveva la tentazione malsana di fuggire, di allontanarsi.
Se questa norma sarà approvata anche dalla Camera - e siamo convinti che ciò accadrà - finalmente la persona che ha causato il sinistro, come che sia, non verrà arrestata in flagranza se, però, si fermerà a prestare assistenza, a chiamare i soccorsi, attenderà il loro arrivo e darà il necessario aiuto alla persona offesa. Questo è chiaramente un incentivo affinché si ponga fine al terribile fenomeno degli incidenti stradali con la fuga di colui che li ha causati. Credo quindi che questa sia una norma decisamente di buonsenso, che va a sanare un vulnus.
Mi fermo qua, Presidente. Non posso che augurarmi che in questo scorcio di legislatura la Camera dei deputati trovi il tempo per approvare in via definitiva questo disegno di legge. (Applausi).
D'ANGELO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANGELO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò concisa, anche perché gli interventi dei colleghi sono entrati tutti nel merito del provvedimento.
Come più volte affermato nel corso del dibattito, vorrei evidenziare la finalità del disegno di legge in particolare, ovvero l'equiparazione sostanziale della normativa relativa all'omicidio e alle lesioni stradali all'ambito nautico. Il testo è pertanto volto a colmare il vulnus, rilevato da tutti dopo che, in effetti, era stato approvato il reato di omicidio stradale.
Questa evidenza si ripropone spesso durante il periodo estivo, quando ovviamente il flusso dei natanti è più cospicuo, ma anche in altri periodi in cui, per esempio, si hanno evidenti situazioni di pericolo per i natanti, come è accaduto nel Lago di Como, nel Lago Maggiore e così via. Quindi, l'esigenza sottesa al disegno di legge è chiara a tutti: prevedere una fattispecie penale ad hoc per i delitti colposi di omicidio e lesioni avvenuti per mezzo di una unità da diporto.
Per unità da diporto si intende tutti i mezzi che vanno al di sopra della sfera acquea nei laghi, nei mari, nei fiumi, quindi anche le nuove tecnologie: le moto ad acqua e quant'altro possa essere dotato di motore o remi. Si va pertanto a coprire un'ampia gamma di tipologie di mezzi.
La risposta sanzionatoria al bene giuridico tutelato è proprio l'integrità fisica, che era irragionevolmente compromessa nel caso di fatti avvenuti proprio in circostanze riferibili al codice della navigazione; quindi, c'era una disparità di trattamento fra utenti della strada e utenti terracquei.
Era quindi irragionevole dal punto di vista della proporzionalità, ma anche della sanzione prevista, perché ovviamente erano previste disposizioni difformi a seconda che il fatto fosse posto in essere con il mezzo di un autoveicolo piuttosto che di un'imbarcazione, quindi in casi di condotte pressoché identiche risultava una sanzione difforme.
Devo dire che in Commissione si è svolto un lavoro corale, tant'è che si è arrivati anche alla costituzione di un comitato ristretto, che ovviamente ringrazio insieme alla figura del relatore, che ha fatto un lavoro di sintesi per poter giungere a questo testo, poi votato all'unanimità. Aggiungo anche che mi fa piacere che molti degli spunti emendativi presentati dal mio Gruppo, il MoVimento 5 Stelle, siano poi diventati parte integrante del testo stesso, come ad esempio la fattispecie penale ad hoc, oppure l'aggravante per il fatto commesso in stato di ebbrezza alcolica o alterazione psicofisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti, la procedibilità a querela nei casi di lesioni colpose sulla circolazione stradale, l'inserimento della fattispecie nel catalogo dei delitti per i quali è disposto l'arresto obbligatorio in flagranza, nonché la norma transitoria. Sono tutti temi trattati negli emendamenti presentati dal mio Gruppo che sono stati fatti parte integrante del testo oggi in discussione.
È sicuramente giusto e meritevole di attenzione intervenire dal punto di vista normativo su questo tema, anche per dare un segnale forte affinché si crei un ulteriore deterrente che inviti alla prudenza chiunque si metta alla guida non solo di un autoveicolo, ma anche di un natante.
Per queste ragioni, dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
DE FALCO (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. (Commenti).
Colleghi, abbiamo proceduto celermente ed abbiamo esaurito gli interventi addirittura prima del tempo concesso.
DE FALCO (Misto). La ringrazio, Presidente, ringrazio anche tutti i colleghi, perché sono veramente simpatici.
Voterò contro questo provvedimento essenzialmente per alcuni motivi e vorrei mi fosse consentito esprimere e dichiarare. In primo luogo, si rientra ancora una volta in una tecnica legislativa parcellizzante in cui, anziché creare le giuste aggravanti alla fattispecie di reato, si creano sempre nuove figure di reato e questo, come poi si vede anche dalla stesura dell'articolato, crea una notevole difficoltà. Questo provvedimento è scritto in maniera pessima; in particolare l'articolo 3, di cui vorrei leggere un rigo, secondo me è anche incostituzionale, perché crea una vera e propria reformatio in peius, consentendo ai fatti commessi prima dell'entrata in vigore di questa norma di essere oggetto di querela dalla data di entrata in vigore di questa norma. Si badi bene che oggi in particolare i fatti marittimi - o nautici - in realtà sono punibili a querela, sicché non si può ritenere che una procedibilità d'ufficio sia sostituita da una procedibilità a querela e quindi si recuperano i fatti, ma in realtà si dà oggi il termine per cominciare a porre querela per fatti precedenti e questo è incostituzionale.
Vorrei però dire anche un'altra cosa. Se davvero ci tenete alla sicurezza, allora dotate le amministrazioni che devono fare i controlli del personale e dei mezzi, perché l'unico modo per garantire la sicurezza in mare è fare continui controlli, far vedere la presenza, evitare che ci siano comportamenti indisciplinati pericolosi. L'unico modo di fare prevenzione è attraverso il controllo; non attraverso norme che rimangono su carta e poi in questo caso creano pure problematiche di carattere giuridico.
Se davvero volete evitare di fare carta e volete fare sicurezza, il Governo dia disposizioni affinché i controlli siano efficaci ed effettivi; si eviti di controllare soltanto le ONG; controllate le barche da diporto, controllate il traffico: questo bisogna fare. Bisogna fare le persone serie. Queste norme sono carta e servono a mettere la coscienza a posto, ma non consentono di raggiungere un più elevato standard di sicurezza.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Discussione dalla sede redigente e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(1201) Deputato BARONI ed altri. - Disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,12)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 1201, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Pisani Giuseppe, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
PISANI Giuseppe, relatore. Signor Presidente, il disegno di legge in esame, approvato in prima lettura alla Camera dei deputati e successivamente, con modifiche, dalla 12a Commissione del Senato in sede redigente, tratta il tema della trasparenza e il diritto alla conoscenza dei rapporti aventi rilevanza economica o di vantaggio che intercorrono tra le imprese produttrici di farmaci, strumenti, apparecchiature, beni e servizi anche non sanitari, e i soggetti che operano nel settore della sanità.
L'articolo 1 prevede che le disposizioni in esame determinano il livello essenziale delle prestazioni concernenti il diritto alla conoscenza dei rapporti tra le imprese e i soggetti operanti nel settore della salute. A tale proposito viene richiamato l'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, che attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni.
L'articolo 2 reca le nozioni e precisa i termini, cioè il significato di impresa produttrice, di soggetti che operano nel settore della salute e di organizzazioni sanitarie.
L'articolo 3 prevede un regime obbligatorio di pubblicità: per le convenzioni e le erogazioni in denaro, beni, servizi o altre utilità effettuate da un'impresa produttrice in favore di un soggetto operante nel settore della salute; per le convenzioni e le erogazioni di denaro, beni, servizi, effettuate da un'impresa produttrice in favore di una organizzazione sanitaria; per gli accordi delle imprese produttrici con i soggetti operanti nel settore della sanità, che producono vantaggi diretti o indiretti consistenti nella partecipazione a convegni, eventi formativi, comitati, commissioni, organi consultivi e quant'altro.
La pubblicità reca i dati inerenti il periodo temporale, la natura, la causa dell'accordo, della convenzione o dell'erogazione e i relativi valori economici ed è effettuata a cura dell'impresa produttrice, mediante comunicazione dei dati medesimi al registro pubblico telematico istituito ai sensi del successivo articolo 5. (Brusio).
Presidente, le chiedo scusa, io cerco di coprire con la mia voce il brusio che ho alle mie spalle.
PRESIDENTE. Ha ragione, senatore Pisani. Colleghi, siamo molti in Aula e questo ci suggerisce di abbassare considerevolmente il volume della voce.
PISANI Giuseppe, relatore. Signor, Presidente, l'articolo 4 richiede una comunicazione annua al registro pubblico telematico da parte delle imprese produttrici, qualora uno o più soggetti operanti nel settore della salute o una o più organizzazioni sanitarie ricorrano in una delle seguenti condizioni: siano titolari di azioni o di quote del capitale della società ovvero di obbligazioni dalla stessa emesse oppure abbiano percepito dalla società, nell'anno precedente, corrispettivi per la concessione di licenze per l'utilizzazione economica di diritti di proprietà industriale o intellettuale.
L'articolo 5 prevede l'istituzione, nel sito Internet istituzionale del Ministero della salute, di un registro pubblico telematico denominato "Sanità trasparente", liberamente accessibile per la consultazione. L'istituzione del registro deve aver luogo entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente disciplina. L'istituzione è preceduta dall'emanazione di un decreto del Ministro della salute, sentiti l'Agenzia per l'Italia digitale, l'Autorità nazionale anticorruzione e il Garante per la protezione dei dati personali. Le determinazioni del decreto ministeriale devono essere improntate a: facilità di accesso, semplicità della consultazione, comprensibilità dei dati e omogeneità della loro presentazione, previsione di funzioni per la ricerca semplice e avanzata e per l'estrazione delle comunicazioni secondo gli standard degli open data. Il comma 9 dell'articolo 5 provvede alla quantificazione dell'onere finanziario derivante dal presente articolo.
L'articolo 6, al comma 1, specifica che le imprese produttrici sono responsabili della veridicità dei dati contenuti nelle comunicazioni. Il successivo comma 2 commina all'impresa produttrice che ometta di eseguire la comunicazione telematica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma di 1.000 euro per ciascuna comunicazione omessa, aumentata di venti volte l'importo dell'eventuale erogazione alla quale si riferisca l'omissione. Il comma 3 dello stesso articolo 6 prevede, per l'impresa produttrice che ometta di trasmettere le comunicazioni di cui all'articolo 4, commi 1 e 3, nel termine ivi indicato, una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.
Ai sensi del successivo comma 5, all'impresa produttrice che fornisca notizie false nelle comunicazioni si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 5.000 a 100.000 euro. Gli atti di irrogazione delle sanzioni sono pubblicati in un'apposita sezione del registro pubblico telematico. Il Ministero della salute pubblica in formato aperto tali atti nella prima pagina del proprio sito Internet istituzionale, per un periodo non inferiore a novanta giorni, con l'indicazione dei nomi delle imprese produttrici che non abbiano trasmesso le comunicazioni dovute ovvero che abbiano fornito notizie false nelle comunicazioni.
Il comma 9 specifica che è consentita la segnalazione al Ministero della salute delle condotte poste in essere in violazione della presente disciplina. In base al comma 10, l'amministrazione finanziaria e il Corpo della guardia di finanza verificano l'esecuzione degli obblighi previsti dalla presente disciplina. Il comma 12 prevede che gli introiti derivanti dalla riscossione delle sanzioni di cui al presente articolo 6 affluiscano all'entrata del bilancio dello Stato; il 50 per cento di tali risorse è destinato, nell'anno di riferimento, al miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia delle attività di vigilanza svolte ai sensi del comma 8.
L'articolo 7 prevede che il Ministro della salute trasmetta alle Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni della presente disciplina.
L'articolo 8 reca le clausole di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica. L'articolo 9 reca le norme transitorie, le quali specificano che gli obblighi di comunicazione stabiliti dall'articolo 3 si applicano a decorrere dal secondo semestre successivo a quello in corso alla data di pubblicazione dell'avviso previsto dall'articolo 5, comma 1, e che gli obblighi di comunicazione stabiliti dall'articolo 4 si applicano a decorrere dal secondo anno successivo a quello in corso alla data di pubblicazione del suddetto avviso.
In ultimo, signora Presidente, mi consenta di porgere il mio sentito ringraziamento al personale dei servizi del Senato, che ci mette sempre nelle condizioni di lavorare al meglio, a tutti i colleghi della Camera, ai colleghi della 12a Commissione e a tutti coloro che hanno collaborato alla stesura di questo provvedimento, che è stato sempre fortemente voluto e sostenuto dalla nostra forza politica. Il disegno di legge in esame costituisce infatti un altro passo avanti molto importante sul percorso della massima trasparenza della pubblica amministrazione nei confronti di noi cittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica.
Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
PARENTE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARENTE (IV-PSI). Signor Presidente, il voto all'unanimità - o quasi - degli articoli testimonia la volontà del Senato di approvare il provvedimento in esame, che contiene tre concetti importanti, strettamente legati tra loro: il diritto alla conoscenza, la sanità trasparente e il Registro pubblico telematico.
Il disegno di legge che, come è stato ricordato dal relatore, è stato approvato in prima lettura alla Camera e successivamente, con alcune modifiche della 12ª Commissione, in Senato in sede redigente, concerne la trasparenza e il diritto di conoscenza dei rapporti aventi rilevanza economica intercorrenti tra le imprese produttrici e i soggetti che operano nel settore della salute.
Il comma 1, dell'articolo 1 afferma un concetto fondamentale. Sappiamo che la tutela della salute è materia che, secondo la nostra Costituzione, rientra nell'ambito della competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni, cui spetta la determinazione del livello essenziale delle prestazioni concernenti il diritto alla conoscenza dei rapporti tra le imprese e i soggetti che operano nel settore della salute. Il diritto alla conoscenza diventa pertanto livello essenziale di prestazioni ed è un concetto molto importante. Al riguardo, viene richiamato l'articolo 117, comma 2, lettera m), della nostra Costituzione, che attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantite su tutto il territorio nazionale.
È poi prevista l'istituzione sul sito Internet del Ministero della salute di un Registro pubblico telematico.
Perché ritengo che questi concetti siano fondamentali e aprano o rafforzino la strada anche per noi legislatori nazionali a tener fede alla Costituzione e, allo stesso tempo, a garantire il diritto alla salute costituzionalmente sancito all'articolo 32, legiferando in maniera ancora più forte in tema di livelli essenziali di assistenza (LEA) e livelli essenziali delle prestazioni (LEP)? Penso al tema della medicina territoriale - è qui presente il Sottosegretario - e allo sforzo che il Ministero sta compiendo per considerare i livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni nella medicina territoriale. Il provvedimento rafforza la garanzia del diritto alla salute e alla conoscenza dei cittadini in tutto il territorio nazionale.
Anche la trasparenza è necessaria dopo tante sofferenze della cittadinanza, soprattutto durante l'epidemia e adesso che iniziamo a uscirne.
Naturalmente è necessaria anche la parte sanzionatoria del provvedimento, che pure c'è, ma ricordiamo che non partiamo da zero in tema di trasparenza e adempimenti, in quanto lo stesso disegno di legge richiama il codice di comportamento dei dipendenti pubblici, già esistente. Ritengo fondamentale il diritto positivo alla conoscenza e quindi, anche qui, dobbiamo andare avanti, a seguito dell'epidemia, su questo concetto elaborando un'impalcatura normativa. Penso, per esempio, alla trasparenza e alla necessità della messa a disposizione dei dati (non intendo, naturalmente, i dati dei singoli cittadini che, come sappiamo, sono coperti dalla privacy). Penso anche allo sforzo che si sta compiendo per implementare il Fascicolo sanitario elettronico, anche se durante l'epidemia non è sempre stato così. Sarebbe stato necessario mettere a disposizione dei centri di ricerca e della cittadinanza dati trasparenti non solo perché i cittadini potessero comprendere quello che stava succedendo, ma anche affinché i centri di ricerca, anche autonomi, potessero intervenire sulla situazione epidemiologica.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,30)
(Segue PARENTE). Sappiamo che l'oro importante di questo nostro tempo è rappresentato dai dati, la cui messa a disposizione è la più alta forma di democrazia che un Paese può avere.
Come Italia Viva esprimeremo un voto favorevole sull'importante provvedimento al nostro esame, con l'auspicio che i concetti in esso contenuti offrano la possibilità di incrementare la nostra legislazione anche in altri campi per garantire il diritto alla conoscenza, la trasparenza e l'accesso ai siti all'intera cittadinanza.
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del provvedimento al nostro esame. A volte accade che i colleghi aggettivino il voto favorevole, aggiungendo ad esempio convintamente. Noi possiamo dire che voteremo il provvedimento serenamente, nel senso che seppure esso rappresenta il primo passo di un percorso, sicuramente necessario ed, anzi, assolutamente indispensabile, non lo riteniamo un provvedimento esaustivo o comunque in grado di contrastare di per sé il problema della corruzione nelle transazioni di natura sanitaria. Il danaro dentro la sanità è tanto, tantissimo. Le Regioni mediamente destinano alla sanità una cifra compresa tra il 70 e l'80 per cento del proprio bilancio. Aver ad esse trasferito la sanità o gran parte della materia sanitaria è stato sicuramente un provvedimento positivo perché ha differenziato il rischio, frazionandolo. Lasciare l'enorme massa di danaro della sanità in capo ad un unico soggetto evidentemente, come la storia della prima Repubblica ci ha insegnato, era un problema enorme; frazionandolo su tutte le Regioni abbiamo almeno diviso il monte a rischio corruzione del capitale destinato alla sanità.
Per dare ai colleghi un'idea di cosa stiamo parlando, vorrei rilevare che nel 2020 i dati relativi ai casi di corruzione riportati dalle principali testate giornalistiche nazionali mostravano il settore della sanità al secondo posto. Vale a dire che circa il 17,33 per cento dei casi di corruzione riportati dai media italiani si è verificato nel settore sanitario. Si tratta di circa 117 casi. È evidente che il dato è approssimato per difetto, trattandosi dei casi di corruzione arrivati alla conoscibilità e quindi «scoperti». Rispetto a questo dato è il sommerso che ci preoccupa.
La corruzione in sanità è tanto diffusa quanto più pericolosa perché danneggia il cittadino oltre che le casse dello Stato. Lo danneggia comportando cure scadenti, liste d'attesa interminabili, medici che utilizzano dispositivi scelti non per la loro qualità, ma per il profitto che possono trarne, più o meno legittimamente, più o meno in modo trasparente. Pensiamo anche ai percorsi assistenziali addirittura influenzati dal possibile tornaconto economico. Colleghi, è infatti inutile negare che la dimensione pubblica della sanità non la mette certamente al riparo, ad esempio, dalle incursioni delle big pharma o comunque dei fornitori di farmaci, di device, di supporti informatici e programmi. Tutto un mondo che afferisce al Sistema sanitario nazionale e che da esso trae linfa vitale.
Il Covid non ha semplificato il tema, anzi se possibile lo ha peggiorato perché ha aumentato la linfa vitale e le destinazioni di danaro alla sanità, allargando il campo a possibili incursioni e corruzioni.
Un gruppo di ricercatori, impegnato a facilitare l'accesso ai dati per migliorare la trasparenza in sanità, ha stimato che nel triennio 2017-2019 i finanziamenti destinati in modo trasparente dalle principali società farmaceutiche ammontano a circa un miliardo di euro; tutto questo in forma di donazioni, ristoro di spese di viaggio, compensi per consulenze, organizzazione di eventi, presidi ospedalieri e centri di ricerca.
Questa enorme mole di danaro, ripeto, trasparente e anch'essa evidentemente inferiore alla realtà in quanto approssimata certamente per difetto, dà l'idea di quanto sia necessario rendere il più possibile trasparente quanto accade nei rapporti che comportano esborso finanziario in sanità.
Il testo del provvedimento in esame, che presenta qualche ombra, ma che ci trova complessivamente favorevoli, tant'è che noi, come ho detto, serenamente ne voteremo l'approvazione, detta alcune regole di conoscibilità, nel presupposto che quello che è trasparente è di per sé legittimo. Va bene, visto che lo abbiamo fatto in tanti altri settori, come, per esempio, con le fondazioni della politica, con i rapporti bancari, con la famosa trasparenza nelle transazioni finanziarie. Proprio perché ci sono questi precedenti, abbiamo visto però che il solo fatto della conoscibilità e della pubblicazione in un sito Internet o su una pagina Facebook delle transazioni che attengono ai movimenti finanziari in sanità non comporta di per sé soluzione.
Quanto stiamo facendo con questo provvedimento è un primo importante passo. Esisteva una lacuna ed è stato opportuno colmarla; ora, però, è evidente che servono ulteriori riforme di sistema, perché purtroppo non c'è altro modo per costringere a una sostanziale - non a caso uso questo aggettivo - correttezza gli operatori del settore. L'unico modo che ci è dato è eliminare i lacci e i lacciuoli, così definiti da qualcuno prima di me, delle regole di mercato, rendendo cioè il più possibile le transazioni disponibili a tutti, allargando quindi al massimo le liste dei fornitori, con mille altri accorgimenti possibili, lasciando al mercato la possibilità di autoregolarsi sulla base della famosa legge della domanda e dell'offerta che alla fine, a mio avviso, è l'unica vera forma per garantire trasparenza. È evidente infatti che, partecipando a un sistema di gare e di forniture trasparenti, più si allarga la platea degli attori, più gli stessi si controllano a vicenda.
Ripeto, con questo disegno di legge non risolviamo il problema. Abbiamo fatto bene ad affrontarlo e siamo stati assolutamente concordi e favorevoli, ma molto e molto di più c'è evidentemente da fare. Pensate a tutto quanto è accaduto con la vicenda dei vaccini; pensate a quanto ci lascia perplessi e interdetti la vicenda dei famosi dieci vaccini acquistati per ogni cittadino europeo, secondo quanto pubblicato sul sito dell'Unione europea, anche se, a domanda diretta alla funzionaria addetta a queste transazioni, il sottoscritto non ha ricevuto risposta. Pensate a quanto c'è ancora da fare.
Con questo provvedimento abbiamo trattato un pezzettino del problema, ma deve essere evidentemente approfondito meglio; va ampliata una cultura che sostanzialmente dice che il denaro che serve per la salute pubblica è doppiamente prezioso e che chi se ne appropria in modo fraudolento e illegittimo commette un doppio e triplo reato rispetto a una norma di carattere generale che rende - o dovrebbe rendere - questo denaro veramente sacro e intoccabile. (Applausi).
BOLDRINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOLDRINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi approviamo, in questa sede, un testo che arriva dal 2019, anno in cui è stato approvato dalla Camera. Dico ciò perché, nel frattempo, nel mondo è arrivata la pandemia ed è successo di tutto. Devo dire, però, che, nonostante tutto, mi sembra che, anche dal punto di vista della consequenzialità, questa legge arrivi a compimento nel momento giusto, posto che dovrà avere l'ultimo allineamento alla Camera, perché alcuni emendamenti sottoposti dalla Commissione bilancio vedranno un altro piccolo passaggio alla Camera.
Siamo, però, al punto giusto, perché questa legge concerne la materia della trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie, garantisce cioè il diritto alla conoscenza di quei rapporti aventi rilevanza economica o di vantaggio tra loro interrotti. Quindi di rapporti fra chi fornisce farmaci, strumenti, apparecchiature, beni e servizi, anche non sanitari, ed i soggetti che operano nel settore della salute ivi comprese le organizzazioni sanitarie.
Credo che davvero la mente di tutti subito corra a quanto sta avvenendo con i grandi investimenti che si stanno facendo in sanità. Tutti, dunque, abbiamo la mente che corre al PNRR e a tutti i progetti che si stanno mettendo in campo.
Questa proposta è stata ben esaminata alla Camera dei deputati, perché è vero che è arrivata nel 2019, ma ha avuto la sua germinazione nel passato ed è stata lavorata molto approfonditamente. Anche a me, a questo punto, corre volentieri l'obbligo di riconoscere ai colleghi della Camera, del Gruppo PD, di avere lavorato per migliorare il testo in maniera fattiva, con documenti, valutazione ed emendamenti, producendo un testo sicuramente migliorato ed in condizioni di essere giudicato positivamente anche dal nostro Gruppo, che in effetti, come ha votato favorevolmente alla Camera, così ha fatto anche nella nostra Commissione in Senato.
Quindi, tutti, fin dalla prima volta che il testo è arrivato in Commissione, abbiamo riconosciuto che doveva essere accolto. Devo dire che questa proposta di legge è esplicitamente ispirata al sunshine act americano ed infatti, fra di noi, nei corridoi, la chiamiamo sunshine act. Questo perché esso parla di trasparenza, ma ha una derivazione statunitense e da altre leggi che sono state varate negli scorsi anni in diversi Stati europei.
Era una sorta di vuoto normativo per noi, perché, appunto, si parla esplicitamente di sanità. Avevamo già delle altre leggi, come la n. 241 del 1990: chi non la conosce. Ancora, il cosiddetto decreto trasparenza, sul rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione. Quindi, avevamo già delle norme. Ma questo disegno di legge viene a colmare un vuoto normativo per quanto riguarda proprio i rapporti stretti fra le organizzazioni e le persone che lavorano nella sanità e le imprese produttrici.
Anche su questo, però, non veniamo dall'anno zero, perché ricordo molto bene che l'Autorità nazionale anticorruzione nel 2014 aveva già varato un piano anticorruzione al 2015-2016, che prevedeva per la prima volta, e lo sottolineo, una sezione dedicata agli acquisti in sanità. Sezione che era appunto prodromica alle fondamenta di questa legge, poi arrivata a definizione con questa norma.
L'avvio dell'attività anticorruzione, con i piani nazionali del 2015 e 2016, ha sostanzialmente prodotto anche effetti politici, culturali e istituzionali, che la maggioranza ha condiviso, con voti all'unanimità, e che consente oggi di approvare questa norma. Era maturo il tempo, sicuramente, ma è una norma anche sistemica. In questo modo si è colto il senso di una storia che uno scenario internazionale stava già scrivendo.
La principale causa dei fenomeni di corruzione in salita risiede proprio nel cattivo funzionamento e nella mancanza di trasparenza della macchina amministrativa e tecnica di supporto alle cure.
L'applicazione di questa legge potrà almeno parzialmente contribuire a ridurre i rischi connessi alla cattiva gestione e magari disinnescare l'improvvisazione amministrativa, perché a volte succede anche quello: l'opacità dei processi e l'indifferenza di chi, con il proprio silenzio, a volte accompagnano i percorsi illeciti, molto spesso perché privo di tutele. C'è anche questo da dire.
Quindi, la lotta alla corruzione è comune a diverse norme; abbiamo dovuto approvare anche il decreto antifrode in relazione al bonus facciate. Ogni tanto dobbiamo rincorrere con queste norme un'interpretazione sbagliata nella condivisione di percorsi con lo Stato, ed è il senso civico che viene mancare, purtroppo, sia nei nostri cittadini sia in coloro che rivestono ruoli importanti nella pubblica amministrazione. Quindi, combattere la pratica odiosa della corruzione è doveroso e deve continuare ad essere uno degli obiettivi principali delle azioni di tutti i Governi e del Parlamento.
Per questa ragione, credo sia assolutamente doveroso offrire la nostra piena collaborazione e disponibilità a migliorare questo modo di agire, ed è ciò che si farà senz'altro con questa legge.
Per noi è importante mettere l'accento sulla sanità. Come vi dicevo, stanno arrivando provvedimenti importanti; avete visto i fondi che sono stati messi a disposizione. In questo ci aiutano moltissimo i sistemi di monitoraggio messi in piedi dalle cabine di regia istituite dal nostro Governo. Sto pensando anche e soprattutto alla Conferenza Stato-Regioni dove sono stati raggiunti accordi importanti per una programmazione a stretto contatto anche con il privato. Tutto quello che andremo a mettere in pratica con i fondi messi a disposizione dal PNRR, a seguito di accordi ben precisi, passerà attraverso accordi anche con il privato.
Credo che in questo momento avere a disposizione una norma aggiuntiva - ricordo che esistevano già norme al riguardo - che interviene ulteriormente per combattere la corruzione sia importante, anzi determinante.
Il Partito Democratico, come dicevo, ha ben collaborato alla Camera; lo ho fatto sin dall'incardinamento del testo in Commissione sanità. Poi, purtroppo, ribadisco che per due anni abbiamo avuto altro a cui pensare con l'emergenza e i relativi decreti-legge, ma adesso è giusto portare a compimento norme che sono necessarie in questo specifico momento.
È per questo, Presidente, che dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi).
ERRANI (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il nostro è un voto favorevole a questo provvedimento: un testo importante che, comunque, costituisce un primo passo in relazione alla trasparenza di un rapporto tra mercato e sanità che è molto complesso e non è risolvibile solo ed esclusivamente con questo tipo di intervento legislativo.
Condivido quanto detto da diversi colleghi e colleghe; voglio solo fare alcuni esempi. Se il contratto sui vaccini dell'Europa con le grandi case farmaceutiche non è pubblicabile né conoscibile abbiamo un problema. Se, ancora, la normativa sui dispositivi medici - non mi riferisco ai dispositivi di protezione individuale, ma ad altri dispositivi medici, per esempio in relazione al trapianto d'anca e via dicendo - non ha criteri di valutazione qualitativi, perché in questo Paese non abbiamo ancora uno standard di criteri qualitativi sui dispositivi medici (per me questo è un vulnus serissimo perché stiamo parlando di dispositivi medici che vanno dalla valvola cardiaca alla protesi d'anca e a tutto il resto) è un problema.
È un problema che si risolve con un intervento normativo urgente e questo richiede una determinazione politica, perché tutti ben comprendiamo che la spinta delle lobby va esattamente nella direzione opposta. È un problema che non si risolve semplicemente con la trasparenza, pubblicando le attività, perché si presenterà in forme sempre più strategiche ed economicamente rilevanti rispetto a tutti i farmaci innovativi che definiranno la possibilità di vivere o meno degli anni in più, di risolvere o meno malattie considerate fino ad oggi incurabili e che saranno curabili, ma con costi assolutamente inavvicinabili, se non si cambia il rapporto tra big pharma e i sistemi pubblici, sul piano europeo, come minimo.
Se non ci vogliamo semplicemente salvare la coscienza, questa legge è uno stimolo per affrontare finalmente questa discussione alla luce del sole, perché è giusto quello che diceva il senatore Zaffini: una cosa sono le pulizie delle ASL e degli ospedali, perché in quel caso più è larga l'offerta, più ci si può mettere in competizione sul mercato; un'altra cosa sono quelle prestazioni che non sono a mercato, di fatto, ma che impropriamente seguono logiche distorte di mercato, perché se abbiamo a disposizione il farmaco per curare l'epatite B o l'epatite C e lo abbiamo pagato esattamente 36 volte più di quello che lo hanno pagato altri Stati, questo è un problema che non è risolvibile allargando l'offerta.
Questa legge è assolutamente positiva, ma dovremmo aver imparato qualcosa dall'emergenza Covid - almeno lo auspico, perché mi sembra che rispetto al dibattito della fase iniziale dell'emergenza Covid già molta acqua sia passata sotto i ponti - e la cosa mi preoccupa. Dobbiamo quindi ridefinire la funzione pubblica della sanità, ribadire che non è possibile mettere la sanità a mercato; dobbiamo essere coerenti e fare finalmente un processo di riforma reale della sanità, che è assolutamente indispensabile. Questo processo di riforma non può essere, a mio parere, più rinviato.
La sfida - badate bene - non è semplicemente il Covid e non è solo vincere la battaglia delle liste d'attesa, benché sia un tema più che significativo oggi, dopo il Covid e con il rinvio di tutte le prestazioni sanitarie programmate.
Il tema è quello di costruire un nuovo impianto, altrimenti le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti. È un mercato che va assolutamente regolato a monte, se vogliamo guardare avanti e avere la sanità pubblica come faro fondamentale del diritto di cittadinanza in questo Paese. Vedo che da questo punto di vista siamo ancora troppo fragili e deboli; per riuscire a dire che le aziende farmaceutiche devono pagare il payback, che ora vale in questo Paese 2,4 miliardi, bisogna proprio insistere - fatemelo dire così - e questo è un problema. Lo dico al Governo, alla maggioranza, all'opposizione, a tutti noi.
Vogliamo fare un salto di qualità in sanità? C'è bisogno di una riforma ed è arrivato forse il momento di discuterne seriamente in quest'Aula. (Applausi).
BINETTI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, stiamo toccando un tema cruciale, che tutti noi abbiamo vissuto sulla nostra pelle in questi due anni e mezzo, che ci hanno spalancato finestre di estrema generosità nel mettere la propria vita al servizio degli altri - l'abbiamo visto domenica scorsa, nella giornata dei camici bianchi -, ma che ci hanno anche rivelato orizzonti di una corruzione così miserabile, fatta sulla pelle della gente, che ci ha profondamente scandalizzato tutti. Credo che finché conserviamo la capacità di scandalizzarci, che poi è la capacità di indignarci davanti a quella strumentalizzazione della vita umana ridotta a bene di mercato, forse ancora abbiamo una speranza grande e forte davanti a noi.
Il disegno di legge in esame ha un grande merito: è uno dei pochi disegni di legge di iniziativa parlamentare che realmente abbia viaggiato sul doppio binario. Potrebbe passare alla storia, perché è stato di iniziativa parlamentare dei colleghi della Camera, è approdato al Senato, dove abbiamo avuto il coraggio di modificarlo, ed oggi lo approveremo nella versione modificata, perché abbiamo avuto la profonda convinzione che rimandandolo alla Camera sarebbe stato approvato in tempi brevi. Questo vuol dire uno stile di lavoro parlamentare maturo, ma disgraziatamente in questa legislatura è un'operazione quasi eccezionale, e va dato atto alle Commissioni sanità delle rispettive Camere di aver lavorato con un profondo rispetto per la dignità del proprio ruolo di parlamentari.
Detto questo, vorrei evidenziare che, in fondo, il binario su cui si costruisce questo disegno di legge è molto semplice da dire e difficilissimo poi da tradurre in pratica, come proverò a dimostrare. Il primo punto di questo binario è il diritto del cittadino - non dico nemmeno il diritto del paziente, attenzione - a sapere. Il secondo punto è l'obbligo dell'azienda di informare correttamente di tutte quelle destinazioni di beni che in qualche modo non sono oggetto di una transazione lineare, regolare, trasparente. Perché questo è importante? Quando, tanti anni fa, ero un giovane medico, le forme di corruzioni più facili, le più identificabili, erano quelle per cui la casa farmaceutica in qualche modo faceva e facilitava quello che noi chiamavamo il turismo congressuale: offriva a una persona di poter andare con l'idea di presentare una documentazione oppure semplicemente di partecipare a un congresso a un convegno.
Lo si faceva cercando di enfatizzare la formazione dei più giovani, per metterli a contatto con contesti internazionali, e ci si muoveva poco più che in questa dinamica. Poi abbiamo scoperto che queste forme, invece di vedere nel medico il garante della lealtà del rapporto tra un'azienda che produce farmaci e la sua destinazione naturale al paziente, inserivano dei costi impropri, che erano i costi del proprio turismo congressuale. Ma ci siamo resi conto presto che questa forma ogni tanto è tutt'ora presente; e la chiamo forma di corruzione, quando questo è una sorta di scambio, perché non è che il viaggio pagato o il benefit assegnato avvenissero senza chiedere niente in cambio. Adesso si utilizza spesso la formula che dice che questo è avvenuto al di là di ogni richiesta impropria; è una formula che troviamo molte volte in tutte le elargizioni («questo congresso è stato organizzato con il contributo totalmente gratuito»). Ma sappiamo tutti che totalmente gratuito è una parola un po' difficile anche da dire. Tutte queste erano le piccole forme del quotidiano di una corruzione che maturava dietro a piccoli beni di scambio.
Poi però ci siamo resi conto che, laddove veramente questo tipo di corruzione raggiungeva cifre e importi molto più elevati, essa riguardava per esempio la ristrutturazione di un ospedale o l'aggiornamento del parco tecnologico. Sappiamo con quanta velocità oggi la tecnologia produce continuamente nuovi strumenti e come questi nuovi strumenti possano avere dei costi altissimi, che possono essere offerti a condizioni apparentemente vantaggiose, qualche volta realmente vantaggiose (ma più spesso apparentemente vantaggiose), dietro un bene secondario che l'azienda che produce questi strumenti richiede (non più necessariamente l'azienda farmaceutica).
Ricordo qualche anno fa - qualcuno di voi forse lo ricorderà ancora - il famoso scandalo delle valvole cardiache. Venivano prese valvole di basso profilo e di basso costo, che inevitabilmente non garantivano il risultato clinico atteso, perché si lucrava sulla differenza dei costi. Ecco, diciamo che il livello della corruzione cresce. Poco fa il collega Errani ha citato la mancata trasparenza o perlomeno la non conoscenza dei contratti che sono stati stipulati per esempio rispetto ai vaccini; una dimensione pazzesca, se pensiamo soltanto a quanti vaccini sono stati somministrati. Noi abbiamo il 91 per cento della popolazione che ha ricevuto per lo meno tre vaccini; quindi pensiamo solo in Italia, ma pensiamo anche nel mondo intero. Ci rendiamo conto che lì può crescere di molto il livello tra il bene offerto, il bene pagato e il valore lucrato.
Penso anche, nel piccolo, a una cosa che è successa in questi ultimi mesi rispetto ai tamponi. Voi sapete che il meccanismo che noi stessi abbiamo voluto, come un meccanismo importante per garantire salute alle persone, cioè il controllo sui tamponi giorno per giorno (con la televisione che ci dice quanti tamponi sono stati fatti), ha rappresentato in grandissima parte un costo a carico delle famiglie (e quindi sappiamo anche la difficoltà). Ma la cosa peggiore è stato il commercio dell'informazione deviata rispetto al risultato di questi vaccini.
Allora, dove voglio arrivare con questo? Voglio arrivare a una cosa che è molto semplice, così come era semplice all'inizio la premessa: il diritto alla conoscenza e l'obbligo alla trasparenza. Dobbiamo riscoprire una dimensione etica, che non è solo l'etica medica, cioè l'obbligo di garantire al paziente il miglior servizio possibile, ma è un'etica che molto spesso è farmaco-etica e che molto spesso tocca il tema del rapporto tra etica ed economia.
Se non ci rendiamo conto del livello degli interessi economici, anche da questo punto di vista c'è il rischio di aver lucrato sulla pelle delle persone con la malintenzionata idea di ottenere guadagno per sé e ciò ha anche una sua implicazione, nel senso che molto spesso abbiamo lucrato su una sciatteria di prodotti acquistati senza che fossero all'altezza della situazione. Alle volte l'oggetto della corruzione nasce dall'aver offerto un prodotto di minore qualità, a volte anche di cattiva qualità, a una persona che si aspettava di ricevere qualcosa che giovasse alla propria salute.
Si tratta di una dimensione etica che va riscoperta lungo tutta la filiera, che può essere oggetto di una sorta di emorragia e di perdita di dimensione etica della transazione. Il provvedimento lo fa passo passo, a cominciare dalla cosa più semplice, parlando di importi pari a 100 euro (e oggi sappiamo quanto possono essere pochi 100 euro, a meno di non moltiplicarli per tutte le funzioni); inizialmente però si parlava addirittura di 10 euro. Non si tratta solo di questo; dobbiamo percorrere l'intera filiera della potenziale corruzione per innestare quella rivoluzione che parte davvero dal rispetto per la persona e per le persone più fragili. (Applausi).
LUNESU (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUNESU (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il disegno di legge in esame è stato approvato in prima lettura dalla Camera, come è già stato ricordato dalle colleghe, ed ora è stato migliorato con il passaggio al Senato proprio su quegli aspetti che potevano sollevare delle criticità.
Parliamo di un tema molto importante, la trasparenza sanitaria. Il disegno di legge contiene la trasparenza ed il diritto alla conoscenza dei rapporti aventi rilevanza economica o di vantaggio intercorrenti tra le imprese produttrici di farmaci, strumenti, apparecchiature, beni e servizi anche non sanitari e di soggetti che operano nel settore della salute, ivi comprese le organizzazioni sanitarie. Nel corso degli ultimi anni il principio della trasparenza è stato approfondito ed analizzato da molteplici punti di vista. Nel nostro partito siamo veramente convinti che la trasparenza sia importante e utile se consente a tutti i cittadini di conoscere, di comprendere l'impiego delle risorse pubbliche, di valorizzarne le finalità, i costi in relazione alle performance, stimolando l'appropriatezza e la comparazione tra provider e territori, incoraggiando la ricerca dell'eccellenza, individuando le responsabilità ed i ruoli di ogni soggetto istituzionale pubblico profit e non profit.
L'esigenza di trasparenza potrebbe in più di un'occasione scontrarsi con il diritto che si ha alla tutela dei dati, ma a questo proposito sono tante le norme e le disposizioni che intervengono proprio nell'ambito del contrasto a fenomeni di corruzione e conflitto di interessi. Tuttavia, una norma sulla trasparenza non deve mai essere confusa con una norma punitiva. Non è questo il senso del provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea, anche se siamo consapevoli che esistono situazioni poco chiare, che talvolta possono portare anche a dei fenomeni di corruzione. Provvedimenti come quello in esame vanno nel senso di rafforzare il rapporto di lealtà con i cittadini. Anche l'accessibilità ai dati e ai documenti ha lo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, di promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche.
Molteplici sono i provvedimenti che vanno in questa direzione: dal codice di comportamento dei dipendenti pubblici al piano anticorruzione, dall'introduzione del patto di integrità tra ministrazioni pubbliche ed imprese partecipanti alle gare all'articolo 13 del disegno di legge concorrenza in questi giorni all'esame delle competenti Commissioni del Senato.
A proposito dell'articolo 13 del disegno di legge concorrenza, che dovrà arrivare in Aula, l'obiettivo del PNRR è, con riguardo all'erogazione dei servizi a livello regionale in ambito sanitario, introdurre modalità e criteri più trasparenti nel sistema di accreditamento, al fine di favorire verifiche e revisioni periodiche dello stesso su risultati qualitativi effettivamente conseguiti dagli operatori. Sono tutti provvedimenti che mirano a un puntuale tracciamento delle risorse per evitare possibili situazioni di conflitto di interesse e a garantire che le risorse vengano allocate in modo efficace.
Nel dettaglio, il provvedimento trasmesso dalla Camera deputati è stato modificato prevedendo l'aumento degli importi per i quali è previsto l'obbligo della pubblicità. Dovranno pertanto essere pubblicati, per ogni singolo operatore, le utilità che abbiano un valore unitario superiore a 100 euro per singola donazione, per un totale annuo complessivo maggiore di 1.000 euro. Per ogni organizzazione sanitaria dovrà invece essere data apposita pubblicità delle erogazioni o utilità di valore unitario maggiore di 1.000 euro e fino a 2.500 euro. Oltre a questo, le modifiche introdotte prevedono la pubblicità anche delle eventuali convenzioni. Per il resto, il provvedimento è rimasto sostanzialmente quello già approvato dai colleghi della Camera.
Sicuramente l'istituzione del Registro pubblico telematico avrà un ruolo fondamentale nel tracciamento dei dati ed auspichiamo quindi che la misura entri davvero in vigore nel termine di sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che avverrà dopo il successivo passaggio dei provvedimenti alla Camera dei deputati.
Per tutti questi motivi, dichiaro il voto favorevole al provvedimento del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi).
MAUTONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAUTONE (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, il disegno di legge che siamo per votare reca disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici e i soggetti che operano a qualunque titolo nel pianeta salute, da un lato, e le varie organizzazioni e aziende sanitarie e istituti di ricovero e cura, dall'altro.
Parliamo di un provvedimento che rappresenta un atto dovuto nei confronti dei cittadini, a maggior ragione in questo particolare periodo della pandemia, in cui tali rapporti sono ancora più frequenti e stretti. È allora necessaria una lente di ingrandimento che metta a fuoco e chiarisca le procedure amministrative e le modalità nella fornitura di materiali, attrezzature e farmaci da parte di aziende produttrici o soggetti privati alle aziende sanitarie pubbliche o a strutture private. Questa lente di ingrandimento è contenuta nel provvedimento in esame.
Sunshine act: atti alla luce del sole. Quest'espressione rappresenta in maniera semplice e concisa questa misura e la necessità da cui essa scaturisce. Il termine stesso, appunto, racchiude il significato profondo del provvedimento e le sue finalità: trasparenza, tracciabilità e opportunità concreta di prevenire e contrastare eventuali fenomeni di corruzione e degrado, frutto di deriva oscurantistica nell'azione amministrativa in sanità. È un diritto dei cittadini conoscere in tempo reale e in modo palese i rapporti di rilevanza economica tra le imprese produttrici di farmaci, strumenti e apparecchiature scientifiche, beni e servizi sanitari e non solo e coloro che operano nel pianeta salute.
Questi ultimi, per il ruolo che ricoprono, dovrebbero tutelare la salute dei cittadini in tutti i modi e mantenere comportamenti lineari, corretti ed equilibrati nelle loro azioni e decisioni. La trasparenza dei rapporti in sanità, come d'altronde in tutti gli altri campi della vita pubblica, è una condizione imprescindibile per un cambiamento radicale nella gestione migliore della res publica. Un obiettivo indispensabile per provare finalmente, ma soprattutto riuscire a riconquistare la fiducia dei cittadini, risvegliando il rispetto nelle Istituzioni e la sensazione di vivere in una collettività capace di tutelare lo Stato di diritto del singolo e delle persone più fragili.
L'augurio di tutti è che questa svolta crei le condizioni ottimali affinché ognuno si senta spronato e, oserei dire, quasi obbligato ad attuare dei comportamenti e delle azioni rispettosi degli altri, moralmente ed eticamente irreprensibili ed, infine, nel profondo del suo animo e della sua mente maturi la consapevolezza che lo Stato c'è, è presente, anche attivando i meccanismi e le tutele amministrative e giudiziarie per salvaguardare l'onestà, la legalità e la trasparenza dei tanti cittadini onesti di fronte ai pochi autori di atti fraudolenti, che fanno un uso fuorviato e distorto del potere e della posizione privilegiata occupata. Uno status ottenuto spesso non per professionalità o competenza, ma semplicemente per l'appartenenza a carrozzoni politici, che può favorire scelte clientelari o interessi personali.
Tutte le persone che per l'incarico ricoperto hanno responsabilità nella gestione delle risorse o decidono in materia di farmaci e dispositivi tecnologici, nella programmazione di ricerca e sperimentazione, gli stessi componenti delle commissioni giudicatrici per l'acquisto di beni e servizi nel settore sanitario, e l'elenco potrebbe non fermarsi qui, in sintesi tutti quelli che operano del pianeta sanità hanno una grande responsabilità morale e civile verso la collettività.
Tutte le erogazioni di denaro, le convenzioni e gli accordi tra le imprese produttrici e i soggetti di cui sopra devono essere resi pubblici e trasparenti. Nel sito Internet istituzionale del Ministero della salute con il provvedimento al nostro esame è previsto un registro pubblico telematico, denominato «Sanità trasparente», liberalmente e rapidamente accessibile e consultabile da parte di tutti. Nel sito saranno riportati gli enti coinvolti e le imprese produttrici, queste ultimi responsabili della veridicità dei dati contenuti.
Il MoVimento 5 Stelle si è sempre battuto per la trasparenza, la legalità e il rispetto dei ruoli dei ruoli decisionali ed istituzionali, ribadendo che chi viene chiamato a ricoprirli ha l'onore e l'onere di rappresentare e rispettare i cittadini. (Applausi).
La trasparenza - così sbandierata da tanti e da più parti, molte volte a sproposito - deve essere nella realtà vera, palpabile e verificabile a tutti i livelli e in qualsiasi momento. Questo provvedimento può diventarne la dimostrazione tangibile. La trasparenza deve contraddistinguere sempre l'operato sia della classe politica sia della classe dirigente e degli amministratori; solo così si può far rinascere ed alimentare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Il MoVimento 5 Stelle ha sempre denunciato pubblicamente distorsioni, mancanze e abusi di potere da parte di chi sotto banco, in modo ambiguo o più o meno palese, non adempie al suo ruolo ed utilizza la posizione occupata per favorire lobby, amici degli amici o semplicemente i suoi personali interessi.
Questo intervento normativo, promosso e fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle, in sintesi allinea l'Italia ad altri importanti Paesi come la Francia e gli Stati Uniti, ponendola al contempo all'avanguardia sul fronte della trasparenza, del contrasto ai conflitti d'interesse e della prevenzione della corruzione in sanità. (Applausi). Più trasparenza equivale a maggiore disponibilità di risorse per il diritto alla salute degli italiani.
Questo provvedimento, signor Presidente - e vado a concludere - pur essendo solo un primo passo, serve a fare chiarezza e a dare ai cittadini la consapevolezza che i soldi pubblici, nel nostro caso appunto in campo sanitario, sono spesi nel rispetto della legalità.
Questa è la strada da seguire, la strada indicata dal MoVimento 5 Stelle, per cui il nostro non può che essere un voto favorevole a questo disegno di legge. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 24 febbraio 2022
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 24 febbraio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,22).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Disposizioni in materia di tutela giurisdizionale nel procedimento elettorale preparatorio per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (2390)
ARTICOLI DA 1 A 3 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato
(Modifiche agli articoli 126, 133 e 135 del codice del processo amministrativo)
1. Al codice del processo amministrativo, di cui all'allegato 1 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 126, al comma 1 è premesso il seguente:
« 01. Ferma restando la competenza delle Camere per la convalida dell'elezione dei propri componenti, il giudice amministrativo ha giurisdizione nel procedimento elettorale preparatorio per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica ».
b) all'articolo 133, comma 1, dopo la lettera z-septies) è aggiunta la seguente:
« z-octies) le controversie concernenti gli atti del procedimento elettorale preparatorio per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica »;
c) all'articolo 135, comma 1, dopo la lettera m) è inserita la seguente:
« m-bis) le controversie di cui all'articolo 133, comma 1, lettera z-octies) ».
Art. 2.
Approvato
(Rito relativo al procedimento elettorale preparatorio per le elezioni politiche)
1. Nel titolo VI del libro quarto del codice del processo amministrativo, di cui all'allegato 1 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, dopo il Capo I è inserito il seguente:
« Capo I-bis.
RITO RELATIVO AL PROCEDIMENTO ELETTORALE PREPARATORIO PER LE ELEZIONI POLITICHE
Art. 128-bis.
(Giudizio avverso gli atti di esclusione dal procedimento preparatorio per le elezioni politiche)
1. Il ricorso avverso gli atti del procedimento elettorale preparatorio per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, concernenti i contrassegni, le liste, i candidati, i collegamenti, inclusi gli atti di accertamento dell'incandidabilità previsti dall'articolo 2 del testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, di cui al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, è proposto inderogabilmente innanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma.
2. Il ricorso, nel termine di due giorni dalla pubblicazione, anche mediante affissione, o dalla comunicazione, se prevista, degli atti impugnati, deve essere, a pena di decadenza:
a) notificato, direttamente dal ricorrente o dal suo difensore, esclusivamente mediante consegna diretta o posta elettronica certificata, all'indirizzo dell'ufficio che ha emanato l'atto impugnato, al Ministero dell'interno e, ove possibile, agli eventuali controinteressati; in ogni caso, l'ufficio che ha emanato l'atto impugnato rende pubblico il ricorso mediante affissione di una sua copia integrale in appositi spazi all'uopo destinati sempre accessibili al pubblico e pubblicazione nel proprio sito internet istituzionale; tale pubblicazione ha valore di notifica per pubblici proclami per tutti i controinteressati;
b) depositato presso la segreteria del tribunale, che provvede a pubblicarlo nel sito internet della giustizia amministrativa e ad affiggerlo in appositi spazi.
3. Le parti indicano, rispettivamente nel ricorso o negli atti di costituzione, l'indirizzo di posta elettronica certificata da valere per ogni eventuale comunicazione e notificazione.
4. L'udienza di discussione si celebra, senza possibilità di rinvio anche in presenza di ricorso incidentale, nel termine di due giorni dal deposito del ricorso, senza avvisi. Alla notifica del ricorso incidentale si provvede con le forme previste per il ricorso principale.
5. Il giudizio è deciso all'esito dell'udienza con sentenza in forma semplificata, da pubblicare nello stesso giorno; la relativa motivazione può consistere anche in un mero richiamo delle argomentazioni contenute negli scritti delle parti che il giudice ha inteso accogliere e far proprie.
6. La sentenza non appellata è comunicata senza indugio dalla segreteria del tribunale all'ufficio che ha emanato l'atto impugnato.
7. Il ricorso di appello al Consiglio di Stato, nel termine di due giorni dalla pubblicazione della sentenza, deve essere, a pena di decadenza:
a) notificato, direttamente dal ricorrente o dal suo difensore, esclusivamente mediante consegna diretta o posta elettronica certificata, all'indirizzo dell'ufficio che ha emanato l'atto impugnato, al Ministero dell'interno e, ove possibile, agli eventuali controinteressati; in ogni caso, l'ufficio che ha emanato l'atto impugnato rende pubblico il ricorso mediante affissione di una sua copia integrale in appositi spazi all'uopo destinati sempre accessibili al pubblico e pubblicazione nel proprio sito internet istituzionale; tale pubblicazione ha valore di notifica per pubblici proclami per tutti i controinteressati; per le parti costituite nel giudizio di primo grado la trasmissione si effettua presso l'indirizzo di posta elettronica certificata indicato negli atti difensivi ai sensi del comma 3;
b) depositato in copia presso il tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, che provvede ad affiggerlo in apposito spazio;
c) depositato presso la segreteria del Consiglio di Stato, che provvede a pubblicarlo sul sito internet della giustizia amministrativa e ad affiggerlo in appositi spazi.
8. Nel giudizio di appello si applicano le disposizioni del presente articolo ».
9. Per i ricorsi avverso gli atti concernenti il procedimento elettorale preparatorio per il voto nella circoscrizione Estero, i termini di cui ai commi 2 e 7 del presente articolo sono ridotti di un giorno ».
Art. 3.
Approvato nel testo emendato
(Modifiche di termini del procedimento elettorale preparatorio per le elezioni politiche)
1. Al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 11, terzo comma, le parole: « 45° giorno » sono sostituite dalle seguenti: « cinquantesimo giorno »;
b) all'articolo 14-bis, comma 5, le parole: « Entro il trentesimo giorno » sono sostituite dalle seguenti: « entro il trentacinquesimo giorno »;
c) all'articolo 15, primo comma, le parole: « non prima delle ore 8 del 44° e non oltre le ore 16 del 42° giorno » sono sostituite dalle seguenti: « non prima delle ore 8 del quarantanovesimo giorno e non oltre le ore 16 del quarantasettesimo giorno »;
d) all'articolo 17:
1) al primo comma, le parole: « 36° giorno » sono sostituite dalle seguenti: « quarantunesimo giorno »;
2) al secondo comma, le parole: « 33° giorno » sono sostituite dalle seguenti: « trentottesimo giorno »;
e) all'articolo 20, primo comma, le parole: « dalle ore 8 del 35° giorno alle ore 20 del 34° giorno » sono sostituite dalle seguenti: « dalle ore 8 del quarantesimo giorno alle ore 20 del trentanovesimo giorno »;
f) all'articolo 23, secondo comma, le parole: « entro 48 ore » sono sostituite dalle seguenti: « entro 24 ore ».
g) all'articolo 92, primo comma, numero 3), le parole: « dalle ore 8 del trentacinquesimo giorno alle ore 20 del trentaquattresimo giorno » sono sostituite dalle seguenti: « dalle ore 8 del quarantesimo giorno alle ore 20 del trentanovesimo giorno ».
2. All'articolo 4, comma 2, del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, a le parole: « quarantacinquesimo giorno » sono sostituite dalle seguenti: « cinquantesimo giorno ».
3. All'articolo 8, comma 1, della legge 27 dicembre 2001, n. 459, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) alla lettera d), le parole: « dalle ore 8 del trentacinquesimo giorno alle ore 20 del trentaquattresimo giorno » sono sostituite dalle seguenti: « dalle ore 8 del quarantesimo giorno alle ore 20 del trentanovesimo giorno »;
b) dopo la lettera d) sono aggiunte le seguenti:
« d-bis) i termini previsti dall'articolo 16, quarto comma, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 per la presentazione e la decisione delle opposizioni aventi ad oggetto i contrassegni sono ridotti a 24 ore;
d-ter) i termini previsti dall'articolo 23, secondo e sesto comma, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 per la presentazione e la decisione dei ricorsi contro le decisioni di eliminazione di liste o di candidati sono ridotti, rispettivamente, a 24 ore e al giorno successivo. ».
EMENDAMENTO
3.500
Il Relatore
Approvato
Al comma 3, lettera b), sostituire il capoverso «d-ter)» con il seguente:
«d-ter) il termine previsto dall'articolo 23, sesto comma, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 per la decisione dei ricorsi contro le decisioni di eliminazione di liste o di candidati è ridotto al giorno successivo».
ARTICOLI 4 E 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 4.
Approvato
(Disposizioni di coordinamento)
1. All'articolo 129 del codice del processo amministrativo, di cui all'allegato 1 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: « tre giorni » sono sostituite dalle seguenti: « due giorni »;
b) al comma 3, lettera a), le parole: « mediante consegna diretta, posta elettronica certificata o fax » sono sostituite dalle seguenti: « mediante consegna diretta o posta elettronica certificata »;
c) al comma 4, le parole: « o il numero di fax » sono soppresse;
d) al comma 5, le parole: « tre giorni » sono sostituite dalle seguenti: « due giorni »;
e) al comma 8, lettera a), le parole: « mediante consegna diretta, posta elettronica certificata o fax » sono sostituite dalle seguenti: « mediante consegna diretta o posta elettronica certificata » e le parole: « o il numero di fax » sono soppresse.
Art. 5.
Approvato
(Disposizioni finanziarie)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate alla relativa attuazione vi provvedono con le sole risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Introduzione del reato di omicidio nautico e del reato di lesioni personali nautiche (1402)
ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato nel testo emendato
1. L'articolo 589-bis del codice penale è sostituito dal seguente:
« Art. 589-bis. - (Omicidio stradale o nautico) - Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o della navigazione marittima o interna è punito con la reclusione da due a sette anni.
Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore o di una unità da diporto in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nonché degli articoli 53-bis, comma 2, lettera c), e 53-quater del codice della nautica da diporto, di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da otto a dodici anni.
La stessa pena si applica al conducente di un veicolo a motore di cui all'articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, o di una unità da diporto di cui all'articolo 53-ter, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, il quale, ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e 53-bis, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa la morte di una persona.
Salvo quanto previsto dal terzo comma, chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore o di una unità da diporto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e 53-bis, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
La pena di cui al quarto comma si applica altresì:
1) al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa la morte di una persona;
2) al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un'intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa la morte di una persona;
3) al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni per colpa la morte di una persona.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti la pena è aumentata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o, ad eccezione delle ipotesi di cui al quinto comma, di patente nautica, ove prescritta, o con patente sospesa o revocata, ovvero nel caso in cui il veicolo a motore o l'unità da diporto sia di proprietà dell'autore del fatto e tale veicolo o unità da diporto sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l'evento non sia esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora il conducente del veicolo o dell'unità da diporto cagioni la morte di più persone, ovvero la morte di una o più persone e lesioni a una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni diciotto ».
2. Alla rubrica dell'articolo 589-ter del codice penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « e nautico ».
3. L'articolo 590-bis del codice penale è sostituito dal seguente:
« Art. 590-bis - (Lesioni personali stradali o nautiche gravi o gravissime) - Chiunque cagioni per colpa ad altri una lesione personale con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o della navigazione marittima o interna è punito con la reclusione da tre mesi a un anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime.
Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore o di una unità da diporto in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nonché degli articoli 53-bis, comma 2, lettera c), e 53-quater del codice della nautica da diporto, di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa a taluno una lesione personale, è punito con la reclusione da tre a cinque anni per le lesioni gravi e da quattro a sette anni per le lesioni gravissime.
La stessa pena si applica al conducente di un veicolo a motore di cui all'articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, o di una unità da diporto di cui all'articolo 53-ter, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, il quale, ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e 53-bis, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime.
Salvo quanto previsto dal terzo comma, chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore o di una unità da diporto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e 53-bis, comma 2, lettera b) del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, cagioni per colpa a taluno lesioni personali, è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a tre anni per le lesioni gravi e da due a quattro anni per le lesioni gravissime.
Le pene di cui al quarto comma si applicano altresì:
1) al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime;
2) al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un'intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime;
3) al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni per colpa a taluno lesioni personali gravi o gravissime.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti la pena è aumentata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o, ad eccezione delle ipotesi di cui al quinto comma, di patente nautica, ove prescritta, o con patente sospesa o revocata, ovvero nel caso in cui il veicolo a motore o l'unità da diporto sia di proprietà dell'autore del fatto e tale veicolo o unità da diporto sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l'evento non sia esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora il conducente del veicolo o dell'unità da diporto cagioni lesioni a più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni sette.
Nei casi di cui al primo e al quinto comma il delitto è punibile a querela della persona offesa ».
4. Alla rubrica dell'articolo 590-ter del codice penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « e nautiche ».
EMENDAMENTI
1.2
Approvato
Sostituire, ovunque ricorrano, le parole: «unità da diporto» con le seguenti: «natante, imbarcazione o nave».
ARTICOLI 2 E 3 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 2.
Approvato
1. All'articolo 380, comma 2, del codice di procedura penale, la lettera m-quater) è sostituita dalla seguente:
« m-quater) delitto di omicidio colposo stradale previsto dall'articolo 589-bis, secondo e terzo comma, del codice penale, salvo che il conducente si sia immediatamente fermato, adoperandosi per prestare o attivare i soccorsi ».
Art. 3.
Approvato
1. Per i delitti perseguibili a querela della persona offesa, di cui all'articolo 590-bis, primo e quinto comma, del codice penale, come sostituito dall'articolo 1 della presente legge, commessi prima della data di entrata in vigore della presente legge, il termine per la presentazione della querela decorre dalla predetta data, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato.
2. Se è pendente il procedimento, il pubblico ministero, nel corso delle indagini preliminari, o il giudice, dopo l'esercizio dell'azione penale, anche, se necessario, previa ricerca anagrafica, informa la persona offesa dal reato della facoltà di esercitare il diritto di querela e il termine decorre dal giorno in cui la persona offesa è stata informata.
DISEGNO DI LEGGE
Disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie (1201)
ARTICOLI DA 1 A 9 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE
Art. 1.
Approvato
(Princìpi generali)
1. Le disposizioni della presente legge, nell'ambito della tutela della salute, in attuazione dei princìpi contenuti negli articoli 32, 41 e 97 della Costituzione, determinano, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, il livello essenziale delle prestazioni concernenti il diritto alla conoscenza dei rapporti tra le imprese e i soggetti operanti nel settore della salute.
2. Le disposizioni della presente legge, per finalità di trasparenza nonché di prevenzione e contrasto della corruzione e del degrado dell'azione amministrativa, garantiscono il diritto alla conoscenza dei rapporti, aventi rilevanza economica o di vantaggio, intercorrenti tra le imprese produttrici di farmaci, strumenti, apparecchiature, beni e servizi, anche non sanitari, e i soggetti che operano nel settore della salute o le organizzazioni sanitarie.
3. Resta comunque salva l'applicazione delle disposizioni del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 62, recante il codice di comportamento dei dipendenti pubblici, nonché delle disposizioni del titolo VIII del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219.
Art. 2.
Approvato
(Definizioni)
1. Ai fini della presente legge si intende:
a) per « impresa produttrice »: qualunque soggetto, anche appartenente al Terzo settore, che, direttamente o nel ruolo di intermediario o di impresa collegata, esercita un'attività diretta alla produzione o all'immissione in commercio di farmaci, strumenti, apparecchiature, beni o servizi, anche non sanitari, ivi compresi i prodotti nutrizionali, commercializzabili nell'ambito della salute umana e veterinaria, ovvero all'organizzazione di convegni e congressi riguardanti i medesimi oggetti;
b) per « soggetti che operano nel settore della salute »: i soggetti appartenenti all'area sanitaria o amministrativa e gli altri soggetti che operano, a qualsiasi titolo, nell'ambito di un'organizzazione sanitaria, pubblica o privata, e che, indipendentemente dall'incarico ricoperto, esercitano responsabilità nella gestione e nell'allocazione delle risorse o intervengono nei processi decisionali in materia di farmaci, dispositivi, tecnologie e altri beni, anche non sanitari, nonché di ricerca, sperimentazione e sponsorizzazione. Sono equiparati ai soggetti che operano nel settore della salute i professionisti iscritti nell'Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici, di cui all'articolo 78 del codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, gestito dall'Autorità nazionale anticorruzione, e selezionabili per le procedure ad evidenza pubblica per l'acquisto e la produzione di beni e servizi nel settore sanitario;
c) per « organizzazione sanitaria »: le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, le aziende ospedaliere universitarie, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e qualunque persona giuridica pubblica o privata che eroga prestazioni sanitarie, i dipartimenti universitari, le scuole di specializzazione, gli istituti di ricerca pubblici e privati e le associazioni e società scientifiche del settore della salute, gli ordini professionali delle professioni sanitarie e le associazioni tra operatori sanitari, anche non aventi personalità giuridica, i soggetti pubblici e privati che organizzano attività di educazione continua in medicina nonché le società, le associazioni di pazienti, le fondazioni e gli altri enti istituiti o controllati dai soggetti di cui alla presente lettera ovvero che li controllano o ne detengono la proprietà o che svolgono il ruolo di intermediazione per le predette organizzazioni sanitarie.
Art. 3.
Approvato
(Pubblicità delle erogazioni, delle convenzioni e degli accordi)
1. Sono soggette a pubblicità secondo le disposizioni del presente articolo le convenzioni e le erogazioni in denaro, beni, servizi o altre utilità effettuate da un'impresa produttrice in favore:
a) di un soggetto che opera nel settore della salute, quando abbiano un valore unitario maggiore di 100 euro o un valore complessivo annuo maggiore di 1.000 euro;
b) di un'organizzazione sanitaria, quando abbiano un valore unitario maggiore di 1.000 euro o un valore complessivo annuo maggiore di 2.500 euro.
2. Sono altresì soggetti a pubblicità gli accordi tra le imprese produttrici e i soggetti che operano nel settore della salute o le organizzazioni sanitarie, che producono vantaggi diretti o indiretti, consistenti nella partecipazione a convegni, eventi formativi, comitati, commissioni, organi consultivi o comitati scientifici ovvero nella costituzione di rapporti di consulenza, docenza o ricerca.
3. La pubblicità delle erogazioni, delle convenzioni e degli accordi di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo è effettuata a cura dell'impresa produttrice mediante comunicazione dei dati relativi all'erogazione, alla convenzione o all'accordo, da inserire nel registro pubblico telematico istituito ai sensi dell'articolo 5. La comunicazione di cui al presente comma è trasmessa in formato elettronico secondo le modalità stabilite dal decreto del Ministro della salute di cui all'articolo 5, comma 7. Qualora l'impresa produttrice abbia sede all'estero, l'adempimento può essere eseguito dal rappresentante della stessa in Italia.
4. La comunicazione di cui al comma 3 indica, per ciascuna erogazione, convenzione o accordo:
a) i seguenti dati identificativi del beneficiario dell'erogazione o della controparte della convenzione o dell'accordo:
1) il cognome e il nome, il domicilio professionale e la qualifica, qualora il beneficiario o la controparte sia una persona fisica;
2) la ragione sociale, la sede e la natura dell'attività, qualora il beneficiario o la controparte sia una persona giuridica;
b) il codice fiscale o la partita dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) del beneficiario o della controparte;
c) la data dell'erogazione o il periodo di riferimento della convenzione o dell'accordo;
d) la natura dell'erogazione o della convenzione o dell'accordo;
e) l'importo o il valore dell'erogazione ovvero la remunerazione della convenzione o dell'accordo; nel caso di beni, servizi o altre utilità, è indicato il valore di mercato;
f) la causa dell'erogazione, della convenzione o dell'accordo;
g) il soggetto, identificato mediante i dati di cui alle lettere a) e b), che, in qualità di intermediario, abbia definito le condizioni dell'erogazione o i termini della convenzione o dell'accordo o, comunque, abbia intrattenuto i rapporti con il beneficiario o la controparte per conto dell'impresa produttrice, anche qualora si tratti di un dipendente dell'impresa medesima;
h) il numero di iscrizione del beneficiario o della controparte al proprio ordine professionale.
5. La comunicazione prevista dal comma 3 è eseguita, per le erogazioni effettuate e gli accordi e le convenzioni instaurati in ciascun semestre dell'anno, entro la conclusione del semestre successivo. In caso di superamento dei limiti annui di valore indicati al comma 1 nel corso dell'anno, la comunicazione è eseguita entro il semestre successivo a quello nel quale è intervenuto il superamento.
Art. 4.
Approvato
(Comunicazione delle partecipazioni azionarie, dei titoli obbligazionari e dei proventi derivanti da diritti di proprietà industriale o intellettuale)
1. Le imprese produttrici costituite in forma societaria, entro il 31 gennaio di ogni anno, comunicano al Ministero della salute i dati identificativi di cui all'articolo 3, comma 4, lettere a) e b), dei soggetti che operano nel settore della salute e delle organizzazioni sanitarie per i quali ricorra una delle seguenti condizioni:
a) siano titolari di azioni o di quote del capitale della società ovvero di obbligazioni dalla stessa emesse, iscritti per l'anno precedente, rispettivamente, nel libro dei soci o nel libro delle obbligazioni;
b) abbiano percepito dalla società, nell'anno precedente, corrispettivi per la concessione di licenze per l'utilizzazione economica di diritti di proprietà industriale o intellettuale.
2. La comunicazione di cui al comma 1 indica, per ciascun titolare:
a) per le azioni o quote del capitale e per le obbligazioni quotate in mercati regolamentati, il valore determinato ai sensi dell'articolo 9, comma 4, lettera a) o b), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
b) per le obbligazioni non quotate in mercati regolamentati, il valore nominale complessivo dei titoli posseduti, distinto per ciascuna emissione, con l'indicazione del rendimento annuo;
c) i proventi da azioni, quote di capitale e obbligazioni percepiti dal titolare nell'anno;
d) i proventi da diritti di proprietà industriale o intellettuale percepiti dal titolare nell'anno.
3. Nella comunicazione di cui al comma 1 del presente articolo è altresì indicato se il valore complessivo delle azioni o delle quote costituisca una partecipazione qualificata definita ai sensi dell'articolo 67, comma 1, lettera c), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
4. La comunicazione di cui al comma 1 è trasmessa in formato elettronico secondo le modalità stabilite dal decreto del Ministro della salute di cui all'articolo 5, comma 7.
5. Nel caso previsto dal comma 3 del presente articolo, la comunicazione di cui al comma 1 è pubblicata a cura del Ministero della salute in un'apposita sezione del registro pubblico telematico istituito ai sensi dell'articolo 5.
6. Qualora le azioni, quote od obbligazioni di cui al presente articolo siano attribuite al soggetto che opera nel settore della salute o all'organizzazione sanitaria dall'impresa produttrice a titolo gratuito o quale corrispettivo, anche parziale, di prestazioni rese dagli stessi, resta fermo l'obbligo di comunicazione previsto dall'articolo 3. A tale fine, il valore della partecipazione o dell'obbligazione è determinato ai sensi del comma 2 del presente articolo.
Art. 5.
Approvato
(Registro pubblico telematico)
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge è istituito nel sito internet istituzionale del Ministero della salute il registro pubblico telematico denominato « Sanità trasparente ». La data di inizio del funzionamento del registro è comunicata mediante avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
2. Nel registro pubblico telematico sono pubblicate le comunicazioni di cui all'articolo 3 e, in distinte sezioni, i dati risultanti dalle comunicazioni di cui all'articolo 4 e gli atti di irrogazione delle sanzioni di cui all'articolo 6, comma 7.
3. Il registro pubblico telematico è liberamente accessibile per la consultazione ed è provvisto di funzioni che permettano la ricerca e l'estrazione delle comunicazioni, dei dati e degli atti di cui al comma 2 secondo gli standard degli open data.
4. Le comunicazioni pubblicate ai sensi del presente articolo sono consultabili per cinque anni dalla data della pubblicazione. Decorso tale termine esse sono cancellate dal registro pubblico telematico.
5. I dati pubblicati nel registro pubblico telematico possono essere riutilizzati solo alle condizioni previste dalla normativa sul riutilizzo di documenti nel settore pubblico, di cui al decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36. Resta fermo che, ove si tratti di informazioni riferite a persone fisiche, il riutilizzo dei dati pubblicati deve avvenire in termini compatibili con gli scopi originari per i quali le stesse informazioni sono state raccolte dal Ministero della salute.
6. Con la stipulazione delle convenzioni o degli accordi, di cui rispettivamente ai commi 1 e 2 dell'articolo 3, ovvero con l'accettazione delle erogazioni, di cui al medesimo comma 1 dell'articolo 3, da parte dei soggetti che operano nel settore della salute e delle organizzazioni sanitarie, nonché con l'acquisizione delle partecipazioni azionarie, dei titoli obbligazionari e dei proventi derivanti da diritti di proprietà industriale o intellettuale, di cui all'articolo 4, comma 1, s'intende prestato il consenso alla pubblicità e al trattamento dei dati da parte dei predetti soggetti e organizzazioni, per le finalità di cui al presente articolo. Le imprese produttrici sono comunque tenute a fornire un'informativa ai soggetti che operano nel settore della salute e alle organizzazioni sanitarie, specificando che le comunicazioni di cui ai commi precedenti sono oggetto di pubblicazione nel sito internet istituzionale del Ministero della salute. Sono fatti salvi i diritti degli interessati di cui agli articoli 15, 16, 17, 18, 19 e 21 del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, nonché le forme di tutela di natura giurisdizionale e amministrativa ivi previste.
7. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro della salute, sentiti l'Agenzia per l'Italia digitale, l'Autorità nazionale anticorruzione e il Garante per la protezione dei dati personali, sono determinati la struttura e le caratteristiche tecniche del registro pubblico telematico nonché i requisiti e le modalità per la trasmissione delle comunicazioni e l'inserimento dei dati, secondo i seguenti criteri:
a) facilità di accesso;
b) semplicità della consultazione;
c) comprensibilità dei dati e omogeneità della loro presentazione;
d) previsione di funzioni per la ricerca semplice e avanzata e per l'estrazione dei dati.
8. Con il decreto di cui al comma 7 sono altresì stabiliti i modelli per le comunicazioni di cui agli articoli 3 e 4 ed eventuali ulteriori elementi da indicare nelle medesime comunicazioni.
9. Agli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo, pari a 300.000 euro per l'anno 2022 e a 50.413 euro annui a decorrere dall'anno 2023, si provvede, quanto a 300.000 euro per l'anno 2022, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa recata dall'articolo 34-ter, comma 5, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, iscritta nello stato di previsione del Ministero della salute per l'anno 2022, e, quanto a 50.413 euro annui a decorrere dall'anno 2023, mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2022-2024, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2022, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della salute.
10. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 6.
Approvato
(Vigilanza e sanzioni)
1. Le imprese produttrici sono responsabili della veridicità dei dati contenuti nelle comunicazioni di cui agli articoli 3 e 4.
2. All'impresa produttrice che omette di eseguire la comunicazione telematica di cui all'articolo 3, nel termine ivi previsto, si applica, per ciascuna comunicazione omessa, la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma di 1.000 euro aumentata di venti volte l'importo dell'erogazione alla quale si riferisce l'omissione.
3. All'impresa produttrice che omette di trasmettere la comunicazione di cui all'articolo 4, comma 1, nel termine ivi indicato, ovvero omette, ricorrendone i presupposti, l'indicazione di cui al comma 3 del medesimo articolo, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 5.000 a 50.000 euro.
4. Nel caso in cui l'impresa produttrice fornisca informazioni incomplete nelle comunicazioni di cui agli articoli 3 e 4, le stesse devono essere integrate entro il termine di novanta giorni. Nel caso in cui l'integrazione non venga effettuata nel termine stabilito, si applicano le sanzioni previste, rispettivamente, dai commi 2 e 3 del presente articolo.
5. Salvo che il fatto costituisca reato, all'impresa produttrice che fornisce notizie false nelle comunicazioni di cui agli articoli 3 e 4 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 5.000 a 100.000 euro.
6. All'impresa produttrice con un fatturato annuo inferiore a un milione di euro, le sanzioni di cui ai commi 2, 3 e 5 si applicano in misura pari alla metà degli importi definiti dai predetti commi, purché tale impresa non sia controllata, collegata o vincolata da rapporti di fornitura o subfornitura con altre imprese produttrici.
7. Gli atti di irrogazione delle sanzioni previste dal presente articolo sono pubblicati in un'apposita sezione del registro pubblico telematico di cui all'articolo 5. Il Ministero della salute pubblica, in formato aperto, tali atti nella prima pagina del proprio sito internet istituzionale, per un periodo non inferiore a novanta giorni, con l'indicazione dei nomi delle imprese produttrici che non abbiano trasmesso le comunicazioni dovute ovvero che abbiano fornito notizie false nelle comunicazioni.
8. Il Ministero della salute esercita le funzioni di vigilanza sull'attuazione della presente legge, avvalendosi del Comando carabinieri per la tutela della salute, e applica le sanzioni amministrative previste dal presente articolo.
9. In conformità alle disposizioni di cui alla legge 30 novembre 2017, n. 179, è consentita la segnalazione al Ministero della salute delle condotte poste in essere in violazione della presente legge. Con il decreto di cui all'articolo 5, comma 7, sono disciplinate le modalità per l'attuazione del presente comma.
10. L'amministrazione finanziaria e il Corpo della guardia di finanza, nell'ambito delle attività di controllo effettuate nei riguardi delle imprese produttrici, verificano l'esecuzione degli obblighi previsti dalla presente legge. Qualora accertino irregolarità od omissioni, salvo che il fatto costituisca reato, ne informano il Ministero della salute per i fini di cui al comma 8.
11. Per l'accertamento, la contestazione e l'irrogazione delle sanzioni amministrative di cui al presente articolo si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni contenute nel capo I, sezioni I e II, della legge 24 novembre 1981, n. 689.
12. I proventi derivanti dalla riscossione delle sanzioni di cui al presente articolo affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati, in misura pari al 50 per cento, ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero della salute ed essere destinati, nell'anno di riferimento, al miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia delle attività di vigilanza svolte ai sensi del comma 8.
Art. 7.
Approvato
(Relazione alle Camere)
1. Il Ministro della salute trasmette alle Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni della presente legge.
Art. 8.
Approvato
(Disposizioni finanziarie)
1. Ad esclusione delle attività di cui all'articolo 5, le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione della presente legge nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 9.
Approvato
(Disposizioni finali)
1. Gli obblighi di comunicazione previsti dall'articolo 3 si applicano a decorrere dal secondo semestre successivo a quello in corso alla data di pubblicazione dell'avviso previsto dall'articolo 5, comma 1.
2. Gli obblighi di comunicazione previsti dall'articolo 4 si applicano a decorrere dal secondo anno successivo a quello in corso alla data di pubblicazione dell'avviso previsto dall'articolo 5, comma 1.
Allegato B
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 2390
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1402 e sui relativi emendamenti
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
Esaminati altresì i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1201
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Auddino, Bagnai, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Biti, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Cattaneo, Causin, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Donno, Ferrero, Floridia, Galliani, Ghedini, Giacobbe, Ginetti, Lorefice, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Nannicini, Napolitano, Nisini, Pianasso, Pichetto Fratin, Pizzol, Porta, Pucciarelli, Rauti, Ronzulli, Sciascia, Segre e Sileri.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Taverna, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE; Anastasi, Paroli e Pinotti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.
Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Caliendo e Floris.
Gruppi parlamentari, nuova denominazione di componente
La Presidente del Gruppo Misto, con lettera in data 22 febbraio 2022, ha comunicato che la componente "IDEA-CAMBIAMO!-EUROPEISTI-NOI DI CENTRO (Noi Campani)" cambia la propria denominazione in "ITALIA AL CENTRO (IDEA-CAMBIAMO!, EUROPEISTI, NOI DI CENTRO (Noi Campani))".
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, con lettera in data 22 febbraio 2022, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
9a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Centinaio, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Rufa;
11a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Centinaio, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Rufa.
Commissioni permanenti, approvazione di documenti
La 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), nella seduta del 15 febbraio 2022, ha approvato, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato concernente la prima Relazione sulle iniziative finanziate con le risorse del fondo destinato a interventi di sostegno alle popolazioni appartenenti a minoranze cristiane oggetto di persecuzioni nelle aree di crisi, riferite all'anno 2019 (Doc. XXIV, n. 62).
Il predetto documento è inviato al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Presidente del Consiglio dei ministri
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi (2536)
(presentato in data 22/02/2022)
C.3431 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Maiorino Alessandra
Modifiche alla legge 20 febbraio 1958, n. 75, nonché in materia di abolizione della prostituzione (2537)
(presentato in data 21/02/2022);
DDL Costituzionale
senatori Gallone Maria Alessandra, Galliani Adriano, Toffanin Roberta
Modifica dell'articolo 32 della Costituzione in materia di diritto allo sport (2538)
(presentato in data 23/02/2022);
Regione Sicilia
Disposizioni concernenti l'isituzione di un fondo di solidarietà per l'erogazione di contributi a fondo perduto in favore delle imprese dissequestrate (2539)
(presentato in data 22/02/2022).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Gov. Draghi-I: Pres. Consiglio Draghi ed altri
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi (2536)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanità), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
C.3431 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 22/02/2022).
Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli
In data 23/02/2022 la 12ª Commissione permanente Sanità ha presentato nuovamente il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per il disegno di legge:
dep. Baroni Massimo Enrico ed altri "Disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie" (1201)
(presentato in data 08/04/2019) C.491 approvato dalla Camera dei deputati.
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento
La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 40 dell'11 gennaio 2022, depositata il successivo 22 febbraio, con la quale dichiara la Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, convertito, con modificazioni, in legge 18 dicembre 2020, n. 176, nella parte in cui non prevede che il provvedimento del Capo del Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri sia adottato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano; dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 19-octies, comma 2, del d.l. n. 137 del 2020, come convertito, nella parte in cui non prevede che il decreto del Ministero della salute, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sia adottato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano; dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, del d.l. n. 137 del 2020, come convertito, promossa, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, della Regione Campania con il ricorso indicato in epigrafe; dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 6-bis, comma 16, del d.l. n. 137 del 2020, come convertito, promosse, in riferimento agli artt. 117, terzo e quarto comma, 118, 119, nonché al principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost., dalla Regione Campania con il ricorso indicato in epigrafe; dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 19-septies, comma 4, del d.l. n. 137 del 2020, come convertito, promossa, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, 118, 119, nonché al principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost., dalla Regione Campania con il ricorso indicato in epigrafe.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 5a, alla 6a, alla 7a e alla 12a Commissione permanente (Doc. VII, n. 139).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Giuseppe Pisani ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03087 del senatore Romano e della senatrice Pavanelli.
Interrogazioni
MININNO, ROMANO, GIANNUZZI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, della salute e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'articolo 4-quater del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, come introdotto dall'articolo 1 del decreto-legge 7 gennaio 2022, n. 1, ha previsto, dall'8 gennaio e fino al 15 giugno 2022, l'obbligo di vaccinazione per la prevenzione dell'infezione da SARS-CoV-2 ai cittadini italiani e degli altri Stati membri dell'Unione europea residenti nel territorio dello Stato, che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età;
l'articolo 4-quinquies, come introdotto dall'articolo 1 del decreto-legge n. 1 del 2022, ha previsto, a decorrere dal 15 febbraio 2022, per tutti i lavoratori pubblici e privati ai quali si applica l'obbligo vaccinale di cui all'articolo 4-quater, il possesso e l'esibizione della certificazione verde COVID-19 di vaccinazione o di guarigione (cosiddetto green pass rafforzato) per l'accesso ai luoghi di lavoro;
con messaggio n. 721 del 14 febbraio 2022 l'INPS, d'intesa con il Ministero della salute e con SOGEI, afferma che il datore di lavoro, sia pubblico sia privato, può verificare il possesso del green pass del solo personale dipendente effettivamente in servizio, di cui è previsto l'accesso ai luoghi di lavoro, con esclusione degli assenti dal servizio e dei dipendenti in lavoro agile;
con lo stesso messaggio l'INPS sostiene che il datore di lavoro debba procedere alla verifica del rispetto dell'obbligo vaccinale da parte del personale dipendente e, per giunta, a prescindere dalla presenza o meno del personale sul luogo di lavoro;
il comma 2 dell'articolo 4-quinquies del decreto-legge n. 44 attribuisce al datore di lavoro l'onere della verifica del possesso della certificazione verde COVID-19 rafforzata da parte dei soggetti sottoposti all'obbligo di vaccinazione;
viceversa, la legge non dispone che il datore di lavoro possa (né tantomeno debba) procedere alla verifica del rispetto dell'obbligo vaccinale da parte del personale dipendente ultra cinquantenne;
ritenuto che la verifica del rispetto dell'obbligo vaccinale prescinde dall'accesso sul luogo di lavoro e compete agli organi deputati ad accertare e contestare l'eventuale illecito amministrativo, previsto dall'articolo 4-sexies del decreto-legge n. 44, come introdotto dall'articolo 1 del decreto-legge n. 1 del 2022,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto disposto dall'INPS con il messaggio n. 721 del 14 febbraio 2022, in merito al presunto dovere dei datori di lavoro di verifica del rispetto dell'obbligo vaccinale da parte del personale dipendente ultra cinquantenne, in violazione del dettato normativo e delle indicazioni in materia di protezione dei dati personali, e quali iniziative intendano adottare per impedire condotte irregolari e illecite da parte del medesimo Istituto e dei datori di lavoro.
(3-03118)
D'ALFONSO, LAUS, PITTELLA, GRIMANI - Al Ministro dell'istruzione. -
(3-03119)
(Già 4-06632)
MARCUCCI, MANCA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della transizione ecologica. - Premesso che:
l'articolo 119, comma 8-ter, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 ("decreto rilancio"), come introdotto dall'articolo 1, comma 28, lettera f), della legge 30 dicembre 2021, n. 234 (legge di bilancio per il 2022), prevede che "per gli interventi effettuati nei comuni dei territori colpiti da eventi sismici verificatisi a far data dal 1° aprile 2009 dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza, la detrazione per gli incentivi fiscali di cui ai commi 1-ter, 4-ter e 4-quater (cosiddetto "Superbonus") spetta in tutti i casi disciplinati dal comma 8-bis, per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025, nella misura del 110 per cento";
i citati commi 1-ter, 4-ter e 4-quater del decreto-legge n. 34 del 2020 prevedono, rispettivamente, che: nei Comuni dei territori colpiti da eventi sismici, l'incentivo di cui al comma 1 spetta per l'importo eccedente il contributo previsto per la ricostruzione; in determinati comuni, i limiti delle spese ammesse alla fruizione degli incentivi fiscali "eco bonus" e "sisma bonus", sostenute entro il 30 giugno 2022, sono aumentati del 50 per cento per gli interventi di ricostruzione riguardanti i fabbricati danneggiati dal sisma; nei comuni dei territori colpiti da eventi sismici verificatisi a far data dal 1° aprile 2009 dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza, gli incentivi di cui al comma 4 spettano per l'importo eccedente il contributo previsto per la ricostruzione;
considerato che:
la risoluzione n. 8/E dell'Agenzia delle entrate del 15 febbraio 2022 ha stabilito che la predetta disposizione "si applica alle spese sostenute per gli interventi ammessi al Superbonus per i quali sia prevista anche l'erogazione di contributi per la riparazione o ricostruzione a seguito di eventi sismici", e che i contributi sono esclusi nei casi in cui "il danno sia preesistente all'evento sismico in seguito al quale è stato dichiarato lo stato di emergenza, per cui non sussiste il nesso di causalità diretta" e "il livello del danno non sia tale da determinare l'inagibilità del fabbricato (scheda AeDES con esito di agibilità corrispondente ad A, D, F)", con la conseguenza che la disposizione "non si applica nel caso di interventi effettuati su edifici che seppure ubicati nei Comuni dei territori colpiti da eventi sismici richiamati dalla norma non hanno, tuttavia, subìto danni derivanti da tali eventi";
la risoluzione, inoltre, chiarisce che, nel rispetto dello spirito del citato articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020, sono esclusi dalle predette misure gli "immobiliari riconducibili ai cosiddetti 'beni relativi all'impresa' (articolo 65 del TUIR) o a quelli strumentali per l'esercizio di arti o professioni (articolo 54, comma 2, del TUIR)";
i limiti posti dalla risoluzione dell'Agenzia delle entrate, come denunciato dalle istituzioni locali e dai cittadini interessati dalla misura, appaiono estremamente penalizzanti in ragione di un'erronea interpretazione delle norme in esame, che se seguita escluderebbe ab origine la possibilità di ottenere i superbonus in assenza di danni provocati all'edificio dal sisma, addirittura per gli interventi eseguiti prima dell'intervento normativo di proroga,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti;
se non ritenga che la risoluzione n. 8/2022 adottata dall'Agenzia dell'entrate sia eccessivamente penalizzante per i soggetti interessati e viziata da una erronea interpretazione dell'articolo 1, commi 1-ter e 4-quater del decreto-legge n. 34 del 2020 e che alla luce di una corretta interpretazione degli stessi la proroga sia effettiva, come riportato dall'articolo 119, comma 8-ter, del medesimo decreto-legge, per gli interventi effettuati nei comuni dei territori colpiti da eventi sismici verificatisi a far data dal 1° aprile 2009, dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza.
(3-03120)
CIRINNA', MALPEZZI, MIRABELLI, ROSSOMANDO, BITI, D'ARIENZO, FERRARI, MARCUCCI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
l'articolo 1 della legge 26 novembre 2010, n. 199, dispone, in via generale, che "la pena detentiva non superiore a diciotto mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena, è eseguita presso l'abitazione del condannato o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, di seguito denominato 'domicilio'"; la medesima disposizione individua i casi nei quali l'esecuzione della pena presso il domicilio del condannato non è ammessa, ovvero i casi nei quali alla detenzione domiciliare devono applicarsi particolari cautele, come nel caso di condannato che sia alcoldipendente o tossicodipendente;
in considerazione dell'impatto dell'emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di COVID-19 in ambito penitenziario, l'articolo 30 del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, ha ulteriormente esteso l'applicabilità dell'articolo 1 della legge n. 199 del 2010; l'efficacia della disposizione, dapprima temporalmente circoscritta al 31 luglio 2021, è stata successivamente prorogata al 31 dicembre 2021 e infine, per effetto dell'articolo 16, comma 1, del decreto-legge 24 dicembre 2021, n. 221, al 31 marzo 2022;
la preferenza del legislatore va pertanto con chiarezza nella direzione di privilegiare il ricorso alla detenzione domiciliare nell'ultimo periodo di esecuzione della pena; e ciò, con ogni evidenza, tanto a fini deflattivi e di contenimento del sovraffollamento carcerario, quanto ai fini di agevolare il percorso di reinserimento sociale del condannato, in linea con l'articolo 27 della Costituzione, ma anche, con specifico riferimento all'articolo 30 del decreto-legge n. 137 del 2020, ai fini di contenere l'impatto dell'emergenza sanitaria sulle condizioni di detenzione e limitare la diffusione dei contagi da COVID-19 in carcere; obiettivi tanto più condivisibili, se solo si considera la gravità del disagio sofferto dalle persone detenute e il preoccupante aumento, a partire dal 2020, del tasso di suicidi in carcere;
in conseguenza di tale preferenza, le disposizioni richiamate enumerano con precisione i limiti all'applicabilità dell'esecuzione in forma domiciliare della pena detentiva residua, identificandoli con la commissione di delitti particolarmente gravi, l'essere il condannato delinquente abituale, professionale o per tendenza ai sensi degli articoli 102, 105 e 108 del codice penale, l'essere il condannato sottoposto a misure di sorveglianza particolare, ovvero ancora la mancata disponibilità di luogo idoneo all'esecuzione domiciliare della pena detentiva;
in ogni caso, il magistrato di sorveglianza, competente a provvedere sulla richiesta di esecuzione domiciliare della pena, dispone di un margine di discrezionalità circoscritto alla verifica dei limiti posti dalle medesime disposizioni all'applicabilità della misura alternativa; solo in due ipotesi si prevede che il magistrato possa denegare la misura alternativa qualora sussista la "concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga" ovvero sussistano "specifiche e motivate ragioni per ritenere che il condannato possa commettere altri delitti" (articolo 1, comma 1, lett. d), della legge n. 199 del 2010); e che parimenti la misura alternativa venga adottata salvo che il magistrato "ravvisi gravi motivi ostativi alla concessione della misura" (articolo 30, comma 2, del decreto-legge n. 137 del 2020);
i dati elaborati dal Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria e resi disponibili sul sito del Ministero della giustizia rivelano un ricorso non omogeneo all'esecuzione domiciliare della pena detentiva residua nelle diverse regioni; in particolare, un'analisi non ufficiale dei dati mostra, per un verso, una percentuale media di ricorso all'esecuzione domiciliare della pena detentiva ex art. 1 della legge n. 199 del 2020 che si aggira, negli anni, attorno al 67,5 per cento del numero delle persone attualmente detenute; tuttavia, a fronte di una percentuale media discretamente elevata, in molte regioni essa si ferma al di sotto del 50 per cento;
nel caso della regione Lazio, ad esempio, un tasso di sovraffollamento attorno al 6 per cento si accompagna a una percentuale complessiva di detenuti sottoposti all'esecuzione domiciliare della pena residua pari, negli anni, al 47,88 per cento delle persone attualmente detenute; sempre nel Lazio, i dati elaborati dal Garante regionale per i detenuti al 31 dicembre 2021 rivelano che il numero di persone attualmente detenute con pena residua inferiore a un anno o compresa tra uno e due anni ammonta a 1.579, a fronte di un saldo negativo tra capienza regolamentare e persone attualmente detenute che ammonta, al 31 dicembre 2021, a 823; nel circondario di Roma, in particolare, dati forniti dal medesimo ufficio del Garante rivelano una significativa contrazione della percentuale di procedimenti definiti, rispetto al carico di lavoro, dal locale Tribunale di sorveglianza, scesa dal 47 per cento del 2020 al 27 per cento del 2021; si osserva che, al contrario, la medesima percentuale è rimasta sostanzialmente invariata con riferimento all'attività del Tribunale di sorveglianza di Napoli ed è addirittura aumentata a Milano e a Torino;
alla luce di quanto esposto, e attesa la peculiare importanza del ricorso all'esecuzione domiciliare della pena detentiva residua, in uno con il potenziamento di tutte le misure alternative alla detenzione, ai fini del contenimento del sovraffollamento carcerario e della piena attuazione dell'articolo 27 della Costituzione, assume particolare urgenza la predisposizione di un'analisi statistica ufficiale dei dati disponibili, che evidenzi le discrasie nell'applicazione delle misure di cui all'articolo 1 della legge n. 199 del 2010 e all'articolo 30 del decreto-legge n. 137 del 2020, ma anche, più in generale, il tasso di accoglimento delle richieste di misure alternative alla detenzione nei diversi distretti di Corte d'appello, anche al fine di disporre le opportune verifiche mediante ispezioni,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della non uniforme applicazione dell'esecuzione domiciliare della pena residua e delle altre misure alternative alla detenzione da parte dei Tribunali di sorveglianza e se intenda disporre, al riguardo, adeguata ricognizione statistica, anche al fine di individuare casi che, come quelli indicati esemplificativamente, possano giustificare una più penetrante verifica di carattere ispettivo.
(3-03122)
ZAFFINI, RAUTI, FAZZOLARI, DRAGO, PETRENGA, GARNERO SANTANCHE', LA PIETRA, TOTARO - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il vaccino "Spikevax" (Moderna) è stato il secondo vaccino COVID-19 autorizzato da AIFA in Italia (il 7 gennaio 2021);
AIFA ha raccomandato la somministrazione della seconda dose, a distanza di 4 settimane (e comunque non oltre 42 giorni) dopo la prima dose, per completare il ciclo di vaccinazione;
nella circolare 11 novembre 2021 "Aggiornamento delle indicazioni sulla somministrazione di dosi 'booster' nell'ambito della campagna di vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19" il Ministero della salute raccomanda la somministrazione del terzo richiamo "booster", qualora effettuato con Spikevax di Moderna, con 50 microgrammi in 0,25 millilitri, pari a metà dose;
considerato che:
il 6 ottobre 2021 Israele ha lanciato l'allarme per la maggior frequenza di miocarditi nei giovani under 30 (articoli poi pubblicati nel "New England journal of medicine" il 2 dicembre 2021);
numerosi Paesi europei, tra cui Francia e Germania, hanno sconsigliato la somministrazione del vaccino Spikevax (Moderna) agli under 30 per motivi precauzionali dovuti ad un eccesso di miocarditi e pericarditi anche rispetto al vaccino Pfizer;
il 3 dicembre 2021 l'Agenzia europea dei medicinali ha aggiornato il riassunto delle caratteristiche di prodotto per entrambi i vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna), formalmente indicando le reazioni di miocardite e pericardite come eventi avversi con frequenza inferiore a uno su 10.000 e tale aggiornamento è avvenuto a seguito dei risultati di due ampi studi farmaco epidemiologici condotti in Francia, dove tra il 15 maggio e 31 agosto sono stati identificati 919 casi di miocardite e 917 casi di pericardite;
il 5 gennaio 2022 l'advisory committee on immunization practices (ACIP) del CDC americano ha pubblicato dati relativi alle miocarditi nei minori riportando incidenze paragonabili a quelle riscontrate in Europa;
il 25 gennaio 2022 il "Journal of American medical association" ha pubblicato un lungo articolo sul rischio di miocardite da vaccino nei giovani al di sotto dei 24 anni, concludendo che il rischio di sviluppare tale reazione avversa era aumentato soprattutto dopo la seconda dose ed in particolare negli adolescenti e giovani maschi, e concludeva affermando che tale rischio deve essere formalmente considerato nel contesto degli eventuali benefici della vaccinazione;
i rischi di eventi di miocardite a seguito della dose booster (terza dose) non sono stati ancora considerati nella valutazione del rapporto tra beneficio e rischio da parte dell'Agenzia europea dei medicinali, la quale infatti prudenzialmente e ad avviso degli interroganti molto opportunamente, raccomanda la dose booster esclusivamente nei maggiorenni o nei minori severamente compromessi;
AIFA invece, inspiegabilmente, ha unilateralmente deciso di autorizzare la dose booster in tutti i minori in aperto contrasto con le indicazioni europee,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni per cui il Governo non ha promosso e tuttora non ha avviato una campagna di sensibilizzazione sui rischi di infiammazione cardiaca post vaccino, ben accertati a seguito della vaccinazione nei giovani adulti, posto che la diagnosi e le conseguenti terapie sono "tempo dipendenti";
perché il Governo italiano, al pari di quelli di altri Paesi europei (fra cui Francia e Germania), non sconsigli in via prudenziale l'utilizzo del vaccino Spikevax negli under 30;
perché abbia autorizzato l'utilizzo della dose booster nei minori, con l'utilizzo del vaccino Spikevax di Moderna, in difformità dalla valutazione ufficiale dell'EMA ed in difformità rispetto ai dati riportati condivisi dalla comunità scientifica.
(3-03123)
ZAFFINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il numero di decessi per COVID-19, oggi, viene presentato quasi come una nota a margine di una narrativa tutta positiva della situazione, facendo volutamente perdere la drammaticità vissuta durante tutto il periodo di pandemia;
a due anni dall'inizio della pandemia, si sono superati i 5,6 milioni di morti COVID nel mondo. L'Italia registra, oggi, 151.684 decessi legati al COVID dall'inizio della pandemia, il numero più alto nell'Unione europea e l'ottavo nel mondo. Sopra ci sono gli Stati Uniti, il Brasile, l'India, la Russia, il Messico, il Perù, che per popolazione totale e conformazione territoriale non possono certo essere paragonati alla nostra penisola;
l'unico Paese assimilabile all'Italia che ha più morti è il Regno Unito, al settimo posto, con uno stacco di circa 10.000 unità. Germania e Francia dichiarano meno morti, così come la Spagna, la Grecia e il Portogallo, gli Stati baltici e mitteleuropei. Eppure è noto che molte zone d'Europa sono state colpite dal coronavirus con ondate particolarmente difficili anche per la tenuta degli ospedali;
l'età media più alta degli italiani, l'organizzazione territoriale delle aziende sanitarie e la diversa conformazione della città, tanto per citare alcuni tra i fattori presi in considerazione dagli studi sui contagi, non bastano a giustificare un numero così alto di morti in Italia;
considerato che:
le scelte fatte dai Governi italiani sono state tra le più severe d'Europa: tra il 31 gennaio e il 1° febbraio 2020, l'Italia è stata il primo Paese europeo a bloccare i voli diretti da e verso la Cina, con una delle misure più drastiche nella UE. Il 23 febbraio il Consiglio dei ministri ha emanato il decreto-legge n. 6, che sanciva la chiusura totale dei comuni con focolai attivi e la sospensione di manifestazioni ed eventi sugli stessi comuni; nei giorni successivi il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte ha emanato una serie di decreti attuativi in cui le misure di restrizione si fanno progressivamente più ferree ed estese via via all'intero territorio nazionale; dal 26 novembre 2021 al 4 febbraio 2022 il Governo Draghi ha emanato 5 decreti-legge volti al contenimento dell'epidemia, l'uno più restrittivo dell'altro. Essi hanno introdotto oltre all'obbligo vaccinale per gli over 50 anche un numero molto elevato di previsioni circa l'uso delle certificazioni verdi, sia base che rafforzate, necessarie per gli spostamenti e per l'accesso alla quasi totalità dei servizi e delle attività sul territorio nazionale;
l'Italia, in questo momento, tra tutti i Paesi dell'Unione è quella che fa più vaccini in rapporto alla popolazione, considerando prime, seconde e terze dosi. Infatti, al 91,12 per cento, pari a 49.212.974 abitanti, della popolazione over 12 è già stata somministrata la prima dose di vaccino. L' 88,72 per cento della popolazione over 12, pari a 47.917.549 persone, ha completato il ciclo vaccinale. Inoltre, il 93,70 per cento della popolazione over 12, pari a 50.609.258 abitanti, ha almeno una dose di vaccino e è guarito da 6 mesi al massimo;
l'emergenza pandemica ha mostrato tutta la debolezza del sistema sanitario nazionale, quanto nella medicina territoriale quanto in quella ospedaliera. Il servizio sanitario nazionale è arrivato alla pandemia due anni fa in condizioni di debolezza assoluta nell'organico e nei macchinari: ci sono 53.000 infermieri in meno rispetto a quelli che servirebbero e 10.000 medici in meno; inoltre, dall'ultimo rapporto del Ministero della salute, risulta che in Italia negli ospedali pubblici e privati convenzionati in media il 36 per cento dei macchinari ha più di 5 anni e il 32 per cento oltre 10. Una carenza che si traduce in un servizio più scadente, e tempestività e qualità dell'assistenza ne risentono,
si chiede di sapere:
quali siano i veri motivi, nonostante la rigidità delle misure adottate di contenimento delle libertà, per i quali l'Italia continua a registrare un numero di morti (la media si aggira intorno ai 400 al giorno ed i 2.500 a settimana) così alto;
quali siano i motivi per cui il Ministro in indirizzo non ha sostenuto, fin dall'inizio dell'emergenza, un intervento massiccio di rafforzamento della medicina di base e territoriale, ancora oggi insufficiente.
(3-03124)
MONTEVECCHI, DE LUCIA, MATRISCIANO, PESCO, CATALFO, ROMANO, AIROLA, PIRRO, RUSSO, VANIN, GAUDIANO, LANZI, LEONE, PAVANELLI, PRESUTTO, RICCIARDI, TRENTACOSTE, CROATTI - Ai Ministri della cultura e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
la 66a edizione dell'"Eurovision song contest", festival musicale internazionale che ha visto vincere i Maneskin nell'edizione del 2021, si svolgerà a Torino dal 10 al 14 maggio 2022;
il Comune di Torino ha lanciato l'annuncio "Giovani x Torino" per la selezione di 600 giovani under 30, prevedendo lo svolgimento di una serie di attività di volontariato dal 1° aprile al 20 maggio;
nell'annuncio viene esplicitato che le figure ricercate si occuperanno di attività quali "gestione flussi e servizi al pubblico interni alle sedi e nelle aree esterne, informazioni sulle sedi e turistiche, accoglienza delegazioni, presidi sala stampa e delegation area, accrediti, trasporti, collaborazione in segreteria volontari, attaché che prevede di entrare in contatto con una delegazione designata";
considerato che:
l'annuncio ha suscitato numerose polemiche. Alcune associazioni, come "Bauli in piazza", lamentano, ancora una volta, come si stia sostituendo il lavoro retribuito con l'opera di volontari, penalizzando ulteriormente le professionalità del settore, già fortemente provate a causa dell'emergenza sanitaria. Ancora, la mancanza di know how specializzato non garantirebbe i migliori standard qualitativi in termini di sicurezza;
le professioni culturali, in particolare quelle legate al mondo spettacolo, sono state oggetto di approfondimenti tecnici anche grazie ad un'indagine conoscitiva in materia di lavoro e previdenza nel settore dello spettacolo, svolta alla Camera dei deputati. Il documento fa emergere le criticità che oggi alcune associazioni denunciano e emerge con dati chiari ed univoci l'urgenza di garantire più tutele ai lavoratori dello spettacolo;
il volontariato non può sovrapporsi e sostituirsi al lavoro professionale e l'organizzazione di eventi della portata dell'Eurovision, ad opinione degli interroganti, deve garantire i migliori standard di sicurezza, raggiungibili dunque solo da professionisti del comparto,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano agire celermente nei confronti delle autorità competenti per ottenere informazioni più accurate sulle mansioni che l'amministrazione intende affidare ai volontari e quali azioni ulteriori intendano intraprendere per garantire che mansioni, che richiedono competenze, siano effettivamente svolte da professionisti.
(3-03125)
ZAFFINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
l'elevatissima circolazione della variante "omicron" ha determinato una casistica di cui questo Governo non ha finora tenuto conto nell'estensione della campagna vaccinale, ossia quella dei casi di COVID-19 non diagnosticati perché del tutto asintomatici o paucisintomatici;
di fatto, la misurazione dei titoli anticorpali nei soggetti che si sono infettati, nel nostro Paese, non è mai stata contemplata come strumento per valutare la necessità o meno di somministrare vaccino e booster in modo mirato invece che "a tappeto";
fra le FAQ pubblicate sul sito del Ministero della salute, ce ne sono alcune che meritano, in tal senso, particolare attenzione;
alla domanda 10 "Le persone che hanno già avuto il Covid-19 possono essere vaccinate?" si legge: "Sì, la vaccinazione è raccomandata anche per le persone che hanno già avuto l'infezione da SARS-CoV-2, sia in maniera sintomatica che asintomatica entro 6 mesi dalla documentata infezione". La risposta non è corredata da alcun documento a supporto che motivi la raccomandazione sulla base di evidenze scientifiche sul calo dei titoli anticorpali sviluppati naturalmente nel lasso di tempo indicato dalla contrazione dell'infezione. Peraltro tale la raccomandazione è stata tramutata in obbligo attraverso l'imposizione del green pass rafforzato;
alla domanda 21 "Ho contratto l'infezione dopo aver completato il ciclo primario, devo comunque fare il richiamo ("booster")?" la risposta è "Si, a distanza di almeno 4 mesi (120 giorni) dall'infezione". La risposta in questo caso è supportata da tre circolari in cui però la necessità del booster in chi ha contratto l'infezione non risulta motivata sulla base di evidenze scientifiche sul calo dei titoli anticorpali sviluppati naturalmente nel lasso di tempo indicato dalla contrazione dell'infezione, ma sulla base "dell'impatto epidemiologico correlato alla maggiore diffusione della variante B.1.1.529 (omicron) e sulla efficacia della dose booster nel prevenire forme sintomatiche di COVID-19 sostenute dalla citata variante": di fatto anche il booster viene somministrato a prescindere dalla quantità dei titoli anticorpali sviluppati naturalmente in seguito all'infezione. A questo proposito giova ricordare che la letteratura scientifica ha inequivocabilmente dimostrato come gli attuali vaccini presentino il fenomeno della "waning immunity"(ovvero perdita di efficacia nel corso del tempo) e la specifica variante omicron sia responsabile del cosiddetto immune evasion, ovvero della capacità di sfuggire alla protezione immunitaria offerta dalle attuali formulazioni vaccinali. Inoltre, le pubblicazioni scientifiche pubblicate in riviste mediche del calibro di "The Lancet", già dall'ottobre 2021 (quando omicron non era ancora presente), hanno evidenziato con estrema chiarezza come non vi siano dati di superiore efficacia della dose booster nella fascia di età 12-39 anni nella popolazione israeliana. Non si comprende, pertanto, come mai la raccomandazione per l'esecuzione del booster sia ancora vigente nonostante la sua inutilità per bloccare proprio la variante omicron e come mai, in ogni caso, non sia stata limitata esclusivamente alle fasce di età superiori ai 40 anni;
nella vicina Svizzera, dal 16 novembre 2021 (e fino al 17 febbraio 2022, giorno in cui la certificazione verde è stata abolita) in caso di un risultato positivo ad un test anticorpale eseguito da un laboratorio certificato, è stato possibile ottenere un certificato COVID di guarigione della validità di 90 giorni. La determinazione degli anticorpi post infezione attraverso il test garantiva gli stessi diritti delle vaccinazioni purché tale determinazione venisse ripetuta ogni tre mesi;
la scelta di ignorare il testing anticorpale come parametro utile per lo screening dei soggetti da sottoporre a ciclo di vaccinazione primaria e dell'eventuale booster risulta oltremodo incomprensibile se si considera che per determinare l'efficacia dei vaccini durante tutta la sperimentazione è stato utilizzato come parametro di riferimento proprio la risposta anticorpale ritenuta alla base della immunità vaccinale. Giova infatti ricordare che dalla lettura dello European public assessment report, per il vaccino Comirnaty si è considerato proteggente un aumento del titolo di anticorpi neutralizzanti (misurato un mese dopo la seconda dose) superiore a 4 volte il valore pre vaccinazione. A tale proposito si ricorda che ad oggi non ci sono studi che possano ragionevolmente escludere che le reazioni avverse post vaccinazione, evidenziate anche nell'ultimo rapporto AIFA, non siano dovute ad una preesistente elevata immunizzazione individuale che, associata ad un'over stimolazione del sistema immunitario attraverso vaccinazioni "al buio", possa essere stata concausa delle stesse reazioni avverse;
rispetto all'obbligo vaccinale imposto tramite il green pass rafforzato si ricorda che il decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, "Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci", all'art. 1, comma 2, recita: "L'avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante, ai sensi dell'articolo 1 del decreto del Ministro della Sanità 15 dicembre 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 6 dell'8 gennaio 1991, ovvero dagli esiti dell'analisi sierologica, esonera dall'obbligo della relativa vaccinazione". In altri termini, se la sierologia è positiva, il nostro ordinamento prevedrebbe l'esonero dalle vaccinazioni, ma questa previsione non si applica per il coronavirus;
ad oggi non è possibile rinvenire in nessun canale del sito del Ministero alcuna pubblicazione scientifica o report che indichi, per singole fasce di età, i dati numerici della mortalità per COVID-19, e non con COVID-19, e quelli relativi allo sviluppo della malattia severa e del long COVID in soggetti sani e in soggetti con patologie pregresse e comorbilità;
il mondo scientifico è sempre più orientato a ritenere fondamentale ricorrere al ciclo vaccinale completo per proteggere i soggetti con vari gradi di fragilità, per età, patologie pregresse e comorbilità, mentre rimarrebbe del tutto insensato vaccinare chiunque a prescindere da una composita valutazione dei rischi, soprattutto contro un virus ad RNA che si sapeva dall'inizio essere estremamente mutevole e che ad oggi ha manifestato, in appena due anni dalla comparsa, oltre 3.000 varianti contro le appena 129 varianti (meglio conosciute come ceppi) del virus influenzale negli ultimi cento anni;
negli ultimi mesi la ricerca si è concentrata sulla messa a punto e sperimentazione di un vaccino diverso da quelli fin qui autorizzati a mRNA, detto "vaccino universale", che possa cioè superare l'incognita varianti risultando efficace su numerose e diverse proteine virali, pertanto a prescindere dalle mutazioni della proteina Spike;
alla luce di quanto sopra, se poi si approfondiscono i rischi di reazioni avverse (che aumentano percentualmente al decrescere dell'età), appare del tutto priva di fondamento anche la decisione di somministrare il booster ai minori di 18 anni, somministrazione tuttora non autorizzata, in questa fascia di età, nemmeno nei documenti ufficiali dell'Agenzia europea dei medicinali (EMA), unica responsabile della valutazione del rapporto tra beneficio e rischio dei farmaci e vaccini mediante procedura centralizzata. Al contrario, EMA fornisce come indicazione quella di disporre di maggiori dati sulla vaccinazione prima di procedere in tal senso,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda rivedere la strategia vaccinale prevedendo il ricorso ai test per le risposte anticorpali come strumento utile alla pianificazione delle somministrazioni;
se intenda garantire la trasparenza dell'informazione sulle evidenze scientifiche disponibili dedicando un'apposita sezione del sito del Ministero alla pubblicazione di report che diano conto, per singole fasce di età, dei dati numerici della mortalità per COVID-19, e non con COVID-19, nonché di quelli relativi allo sviluppo della malattia severa e del long COVID in soggetti sani e in soggetti con patologie pregresse e comorbilità;
se intenda sospendere la somministrazione del booster ai minorenni in assenza di ulteriori dati sulle vaccinazioni che supportino tale scelta secondo le indicazioni fornite dall'EMA o, in caso contrario, rendere noti i dati scientifici a supporto della arbitraria scelta italiana di somministrare il booster ai minori.
(3-03126)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
DE FALCO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:
il 1° dicembre 2021 ITA Airways ha annunciato l'ordine di 28 aeromobili ad Airbus: sette A220, undici A320neo e dieci A330neo;
dal listino prezzi di Airbus si apprende che l'A220 ha prezzo pari a circa 77 milioni di dollari, che moltiplicati per 7 danno un totale di circa 520 milioni di dollari. Invece, l'A320 ha un prezzo che varia da 101 a 110,6 milioni di dollari l'uno. La spesa, dunque, si aggirerebbe tra un miliardo e 100 milioni ed un miliardo e 216 milioni di dollari. Infine, l'A330 ha un prezzo che oscilla da 238,5 e 296,4 milioni di dollari e quindi la spesa si aggirerebbe tra i 2 miliardi e 380 milioni a poco più di 3 miliardi dollari;
pertanto, la spesa complessiva si aggira tra un minimo di 4 ad un massimo di 4,7 miliardi di dollari, ovvero, al cambio del 23 febbraio 2022, tra 3 miliardi e 500 milioni e 4 miliardi e 150 milioni di euro;
inoltre, il 18 febbraio 2022 ITA ha annunciato una partnership con German Airways, per un accordo di "west lease", su nuove tratte che saranno attivate dal 28 marzo tra Milano Linate e London City, e tra Lussemburgo e Ginevra. La German Airways fornirebbe una prestazione di servizio, non la disponibilità effettiva dei velivoli, operando i voli per conto di ITA e quindi con il codice IATA della compagnia italiana, ma utilizzando la struttura, i velivoli per il corto raggio, personale ed accessori (assicurazione, mantenimento, eccetera) in tutto e per tutto tedeschi;
inoltre è stato emanato un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, che consente la privatizzazione di ITA, già più volte annunciata dal suo presidente esecutivo, Altavilla;
si deve tenere anche conto della scadenza imminente per la presentazione delle offerte per l'acquisto delle attività di manutenzione ed handling da Alitalia SAI in amministrazione straordinaria, per le quali la Commissione europea permetterebbe ad ITA una partecipazione di minoranza nella prima e di maggioranza nella seconda;
considerato che:
ITA Airways è una compagnia totalmente pubblica e quindi è indispensabile che vi sia assoluta chiarezza circa l'impiego delle risorse, il loro effettivo ammontare, nonché la tipologia dei contratti stipulati e dei finanziamenti ottenuti;
lascia perplessi che si stia procedendo ora all'acquisto degli aeromobili, con un esborso per le finanze pubbliche che andrà a vantaggio solo di soggetti privati a cui, stante il decreto del Governo, passerà il controllo di ITA;
risulta che ITA non abbia disponibilità sufficienti per affrontare gli impegni annunciati per l'acquisto di tali aeromobili il cui prezzo di listino supera ampiamente il presunto valore dell'intera ITA, motivo per il quale è quindi necessario sapere dove si intende reperire le risorse occorrenti;
non è nemmeno chiara la ragione per la quale ITA stia aprendo le nuove tratte con impiego di mezzi e personale di German Airways a spese dell'erario dello Stato, lasciando in cassa integrazione, sempre a spese dell'Erario, 300 lavoratori che avrebbero potuto essere impiegati nei nuovi voli, operati con la stessa tipologia di aeromobili (Embraer) che erano in possesso di Alitalia e che ITA ha deciso di non rilevare;
tenuto conto che dal 15 ottobre 2021 alla fine di gennaio 2022 ITA ha perso 170 milioni di euro, più di 2 milioni al giorno, come hanno ammesso i vertici della compagnia aerea in un'audizione presso le Commissioni competenti di Camera e Senato, ovvero più di quanto non perdesse tutta Alitalia prima del rilancio,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda chiarire chi garantisce l'acquisto dei velivoli;
quale sia il prezzo effettivo per l'acquisto dei 28 aeromobili;
quale sia la scelta strategica per cui ITA debba acquistare degli aeromobili prima che sia ceduta la sua proprietà;
quale siano le ragioni che hanno determinato la scelta di acquistare la suddetta tipologia di aeromobili, rivolgendosi ad Airbus più che ad altre case costruttrici, la cui filiera produttiva è presente anche in Italia e attraversa un momento di crisi;
quale sia la logica di quell'acquisto degli aeromobili, peraltro a fronte dell'emanato decreto di privatizzazione, così come della partnership con German Airways, iniziative entrambe onerose per il bilancio dello Stato, con un appesantimento di spese che dovrebbero, invece, competere ai soggetti privati che decidessero di acquistare ITA derivante dall'enorme ridimensionamento di Alitalia SAI in amministrazione straordinaria;
se non si ritenga che sussista l'opportunità di sostenere la caducazione del decreto appena emanato;
se, infine, non si ritenga di dover sostituire i vertici di ITA, che si dimostrano ad avviso dell'interrogante sempre più inadeguati e responsabili sia delle perdite gravissime subite dalla compagnia in pochi mesi di vita, nonostante i tagli operati (in particolare la riduzione di personale che grava ora, a zero ore, sulle casse dello Stato), sia di operazioni a giudizio dell'interrogante evidentemente scellerate come quelle con Airbus e German Airways, nonché di bloccare quelle operazioni che appaiono prive di qualunque razionalità, soprattutto nella prospettiva di privatizzazione, quale allo stato si profila entro breve termine.
(3-03121)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PILLON - Al Ministro della giustizia. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
in data 17 ottobre 2020, Angela Maria Sartini, assessore per le politiche di genere e le pari opportunità del Comune di Orvieto, sporgeva denuncia nei confronti dell'ex assessore Massimo Gagnarini e di altri otto cittadini per "commenti gravemente lesivi della sua reputazione", ricevuti a seguito della sua partecipazione a una manifestazione organizzata a Orvieto per protestare contro la proposta di legge Zan ("Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere"), allora in discussione alla Camera dei deputati;
infatti, il giorno della manifestazione, il consigliere comunale Cristina Croce pubblicava sulla sua pagina "Facebook" alcune foto della manifestazione, che ritraevano anche l'assessore Sartini, scatenando una discussione a mezzo social con centinaia di post, alcuni dei quali gravemente diffamatori;
in particolare, la Sartini veniva apostrofata dall'ex assessore Gagnarini "assessore del nulla" e "omofoba, razzista", ovvero veniva definita da altri commentatori "inqualificabile (...) altro che clericofascista";
infine, in data 10 febbraio 2022, il giudice per le indagini preliminari ordinava l'archiviazione del procedimento;
nel provvedimento del giudice Simona Tordelli si legge che i post censurati devono essere contestualizzati "alla luce del comportamento obiettivamente inopportuno tenuto dalla Sartini nella vicenda, la quale, dotata di una carica istituzionale, ben avrebbe dovuto astenersi dal partecipare, anche a titolo personale, ad una manifestazione politica espressiva di una ideologia indiscutibilmente antitetica rispetto alle funzioni dalla stessa esercitate in materia di prevenzione e contrasto alla discriminazione di genere";
il giudice prosegue scrivendo: "Non è un caso che lo stesso sindaco del Comune di Orvieto abbia pubblicamente censurato la condotta di Sartini riferendo, in una lettera aperta, di averla convocata e di averle rammentato che gli assessori pur avendo avuto un preciso mandato politico dagli elettori, hanno il dovere di rappresentare e tutelare tutti i cittadini della loro comunità";
considerato sconcertante il principio per cui il partecipare a una manifestazione politica da parte di una persona possa a qualunque titolo fungere da scriminante per reati commessi nei suoi confronti e ancor più sconcertante che nel nostro ordinamento non sia lecito per un politico partecipare a manifestazioni politiche di colore non gradito al magistrato di turno,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda e se intenda attivare relative iniziative di carattere ispettivo.
(4-06639)
CALIGIURI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:
sono numerosi i ricorsi che hanno denunciato presunte irregolarità durante le prove orali del concorso per dirigente scolastico, di cui al decreto del direttore generale n. 1259 del 23 novembre 2017;
il concorso, appena conclusosi, ha creato un contingente di 2.900 nuovi dirigenti scolastici rispondendo, nonostante il denaro investito, solo in parte alla situazione emergenziale delle reggenze nella scuola italiana;
difatti, nonostante gli iscritti al concorso fossero 35.044, di questi solo 3.795 hanno superato la prova scritta, e di questi solo 371 sono stati bocciati all'orale;
tra le irregolarità riscontrate, i ricorrenti evidenziano come, durante lo svolgimento delle prove, diversi commissari nominati nelle commissioni del concorso fossero incompatibili ex articolo 1, comma 217, della legge 28 dicembre 2015, n. 208;
al fine di garantire una valutazione oggettiva, equilibrata e sostanzialmente uniforme di tutti i candidati alla prova orale, il Ministero dell'istruzione ha provveduto a nominare 37 sottocommissioni le quali, prima dell'inizio delle prove, avrebbero avuto una griglia di valutazione unica ed uguale per tutti, nonché i quesiti da sottoporre ai singoli candidati, in accordo con la commissione in seduta plenaria;
in data 17 marzo 2019, il Ministero ha deciso di mutare la procedura di valutazione e di elaborazione dei quesiti stabilendo che le domande potessero essere formulate direttamente dalle sottocommissioni senza preventivo accordo con la commissione in seduta plenaria e rendendo quindi vaga l'intera procedura, mettendo a rischio la trasparenza e la parità di trattamento dei candidati, senza la garanzia di una valutazione corretta, ponderata ed imparziale di tutti i candidati,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda fornire chiarimenti in merito alle procedure del citato concorso per dirigente scolastico;
se si intenda procedere a nuove fasi di reclutamento di personale dirigente al fine di risolvere l'atavico problema delle reggenze e al fine di tutelare le esigenze di economicità dell'azione amministrativa e di prevenire le ripercussioni sul sistema scolastico dei possibili esiti del contenzioso pendente relativo ai concorsi per dirigente scolastico, valutando la possibilità di ammettere coloro i quali abbiano sostenuto la prova orale del concorso per dirigente scolastico a un corso intensivo di formazione con prova finale, come già disciplinato dall'articolo 1, comma 88, della legge n. 107 del 2015.
(4-06640)
MERLO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
con la circolare n. 6497 datata 6 ottobre 2021 il Ministero dell'interno ha preso posizione e ha fornito agli ufficiali di stato civile dei Comuni italiani le linee interpretative sulla questione del riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis a stranieri di ceppo italiano, come richiamate dalle due sentenze di merito citate nella medesima circolare;
nella circolare, sulla base di tali due sentenze emesse, tra le innumerevoli di senso contrario, dalla Corte di appello di Roma, si stabilisce che, in base alla "grande naturalizzazione" brasiliana del 1889, nel caso di un cittadino italiano emigrato in Brasile a fine del XIX secolo, si configuri inequivocabilmente l'accettazione tacita dell'avvenuto acquisto della cittadinanza brasiliana e la contestuale rinuncia tacita a quella italiana alla luce dell'art. 11 del codice civile italiano del 1865;
nella sostanza, sulla base della giurisprudenza citata, viene richiesto agli ufficiali di stato civile dei Comuni italiani di stabilire un ordine di trattazione nelle domande di cittadinanza, dando priorità alla definizione delle pratiche di cittadinanza per ius sanguinis nelle quali sia vantata discendenza da dante causa non interessato dalla grande naturalizzazione brasiliana del 1889, lasciando le pratiche interessate dalla stessa alla trattazione ad un momento successivo determinandone una "sospensione",
considerato che:
la "grande naturalizzazione" del 1889-1891, introdotta dal Governo provvisorio brasiliano e successivamente confermata nell'art. 69 dalla Costituzione brasiliana del 1891, prevedeva che tutti gli stranieri di qualsiasi parte del mondo, presenti in territorio brasiliano alla data del 15 novembre 1889, giorno di proclamazione della Repubblica, avrebbero ottenuto la naturalizzazione automatica brasiliana a meno che non avessero manifestato entro 6 mesi, dinanzi ai propri consolati, la volontà di permanere cittadini della nazione di origine;
per la dottrina e la comunità internazionale, questo meccanismo di presunzione tacita del consenso fu ritenuto del tutto privo di fondamento giuridico poiché contrario ai principi internazionali di libertà individuale;
la giurisprudenza italiana, con riferimento alla grande naturalizzazione brasiliana, ha ribadito che il diritto soggettivo permanente ed imprescrittibile dello status di cittadino non si può perdere automaticamente in caso di mancato esercizio di una rinuncia espressa ad una cittadinanza imposta per naturalizzazione di massa da uno Stato estero;
ritenuto che:
l'orientamento giurisprudenziale italiano è quasi del tutto univoco in senso opposto alle sentenze menzionate nella circolare (si veda, a titolo informativo, la recentissima sentenza dell'8 ottobre 2021, sezione I civile, della stessa Corte di appello di Roma, successiva a quelle oggetto della circolare, la quale sul medesimo argomento ritiene che la perdita di cittadinanza in base al codice civile del 1865 potesse avvenire solo sulla base di un esplicito atto d'impulso del cittadino italiano e non per decreto generale del Paese "ospitante", come menzionato alle pagine 4 e 5 della sentenza);
non è possibile provare che sia stata garantita la conoscibilità del decreto;
in sostanza, il provvedimento è da considerarsi illegittimo (a sostegno della propria tesi la Corte di appello richiama inoltre una sentenza della Corte di cassazione di Napoli del 5 ottobre 1907, dove si affermava, tra altro che: "il difetto di dichiarazione contraria all'accettazione della cittadinanza brasiliana non pure riusciva inefficace a provare la rinunzia alla nazionalità d'origine, ma violava altresì la libertà della scelta, in quanto vincolano alla forma negativa del silenzio l'espressione positiva di voler abbandonare l'antica cittadinanza ed acquistarne una nuova");
appare non del tutto aderente ai principi alla base del procedimento amministrativo l'adozione di un provvedimento di "sospensione" sine die delle decisioni in merito alle richieste di cittadinanza per ius sanguinis che rientrano nella casistica della circolare,
si chiede di sapere:
visto che la giurisprudenza sull'argomento risulta quasi del tutto univoca in senso opposto al tenore della circolare, con quali motivazioni il Ministro in indirizzo abbia scelto linee interpretative meno favorevoli con riguardo all'ordine di trattazione delle pratiche di cittadinanza, in particolare per le domande di cittadinanza per ius sanguinis che riguardano i discendenti di emigrati italiani interessati dalla "grande naturalizzazione" brasiliana del 1889;
se intenda riconsiderare la propria posizione con riferimento all'ordine di trattazione delle pratiche di cittadinanza per ius sanguinis.
(4-06641)
MAFFONI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della giustizia. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
il minore M.Z.M., con cittadinanza italiana, nato a Brescia il 7 marzo 2010, figlio di L.A.Z.H. nato a Lima (Perù) e di A.M., è oggetto di una disputa sull'affido tra i genitori;
in data 23 agosto 2014 il minore doveva rientrare dal Perù accompagnato dal padre;
da tale data il minore non è mai rientrato in Italia e la madre ha potuto incontrare il figlio solo recandosi in Perù e richiedendo ogni volta il diritto di visita all'autorità peruviana; l'ultimo incontro risale al maggio 2019;
la signora A.M. ha ottenuto in Italia una sentenza di separazione con affido esclusivo del figlio e ordine di riconsegnare lo stesso alla madre, oltre a una condanna in sede penale a carico di Z. con diritto di risarcimento per lei e il figlio;
l'iter giudiziario per la restituzione del minore secondo la convenzione de L'Aja del 1980 è stato tempestivamente attivato e la giustizia peruviana ha accolto la domanda di restituzione, tuttavia tale decisione è stata impugnata dal padre avanti la Corte di cassazione peruviana, la quale ha tenuto udienze nell'ottobre 2019 senza però emettere una sentenza,
si chiede di sapere che cosa intendano fare i Ministri in indirizzo in merito a questa gravosa situazione che sta negando ad un minore, nostro connazionale, di far rientro in Italia il prima possibile.
(4-06642)
LANNUTTI, ANGRISANI, BOTTO, VANIN - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
il decreto attuativo del PNRR (decreto-legge n. 152 del 2021) contiene una sezione (artt. 20-23) dedicata ai temi dell'efficientamento energetico, rigenerazione urbana, mobilità sostenibile, messa in sicurezza degli edifici e del territorio e coesione territoriale, oltre a modifiche in materia di tutela. All'art. 21 si definiscono i "piani integrati" a favore delle Città metropolitane, con l'assegnazione di risorse volte a favorire una migliore inclusione sociale, promuovere la rigenerazione urbana, sostenere progetti legati alle smart city, e al comma 3 "le risorse sono ripartite tra le città metropolitane in base al peso della radice quadrata della popolazione residente in ciascuna area metropolitana, moltiplicata per il quadrato della mediana dell'indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM)";
il decreto costituisce una sezione con dotazione di 272 milioni di euro per l'attuazione della linea progettuale piani integrati, BEI, fondo dei fondi - M5C2 - intervento 2.2 b) del PNRR; autorizza il cofinanziamento dei progetti ricompresi nei piani, con oneri a carico del bilancio dei soggetti attuatori, mediante stipula di mutui con BEI, CEB, CDP e sistema bancario. Per ciascun ente attuatore restano ferme le disposizioni specifiche che pongono limiti qualitativi o quantitativi all'accensione di mutui o al ricorso ad altre forme di indebitamento per ciascun ente, nonché l'obbligo del rispetto degli equilibri di cui ai decreti legislativi n. 118 del 2011 e n. 267 del 2000. Prevede (entro 150 giorni dall'entrata in vigore) un decreto interministeriale (Ministero dell'interno e Ministero dell'economia e delle finanze) che assegni le risorse ai soggetti attuatori per ciascun progetto integrato oggetto di finanziamento e per i singoli interventi che ne fanno parte (identificati da CUP); uno specifico "atto di adesione ed obbligo" contenente i criteri, indirizzi ed i relativi obblighi che regolano il rapporto con i soggetti attuatori; i due atti inoltre disciplinano i termini di avvio e conclusione dei lavori (marzo 2026), le modalità di erogazione e revoca delle risorse, i contenuti essenziali della documentazione di gara per il rispetto DNSH (do not significant harm); i soggetti attuatori devono poi assicurare l'alimentazione tempestiva del sistema di monitoraggio per la rilevazione dei dati di avanzamento attuativo degli interventi finanziati; l'oggetto di finanziamento sono gli elementi anagrafici e identificativi dell'operazione, della localizzazione, dei soggetti correlati all'operazione, delle informazioni inerenti le procedure di affidamento dei lavori, dei costi previsionali e delle relative voci di spesa, degli avanzamenti fisici, procedurali e finanziari, dei milestone e target collegati e di ogni altro elemento necessario richiesto dalla regolamentazione attuativa del PNRR; devono poi conservare gli atti e la relativa documentazione giustificativa su supporti informatici adeguati e renderli disponibili per le attività di controllo e di audit, ivi inclusi quelli relativi all'individuazione delle progettualità;
visto che con il decreto 6 dicembre 2021 il Ministro in indirizzo ha approvato il modello con il quale le Città metropolitane, in attuazione della linea progettuale piani integrati - M5C2 - investimento 2.2 nell'ambito del PNRR, individuano gli interventi finanziabili per investimenti in progetti relativi a piani urbani integrati ed inviano le stesse via PEC, usando il fac simile ministeriale entro il 7 marzo 2022. Inoltre, il decreto contiene il fac simile di modello di presentazione delle proposte progettuali integrate, con il quale le Città metropolitane interessate comunicano le proposte progettuali, complete dei CUP identificativi dei singoli interventi, del cronoprogramma dei lavori, dei relativi soggetti attuatori nonché dei target di riferimento, per la realizzazione degli interventi integrati. Il decreto, poi, apre alla possibilità di partecipazione dei privati, attraverso il fondo ripresa resilienza Italia, di cui all'articolo 8, nel limite massimo del 25 per cento del costo totale dell'intervento; presenza facoltativa di start up di servizi pubblici nella proposta progettuale; coprogettazione con il terzo settore;
verificato che:
con la missione 5, componente 2, nell'ambito dell'investimento 2.2 del PNRR sono previsti investimenti per i piani urbani integrati (general project), per un ammontare complessivo pari a 2.493,79 milioni di euro per il periodo 2022-2026, cifra integrata con il fondo complementare per altri 210 milioni di euro per un importo complessivo di 2.703.790.000 di euro;
nel PNRR si prevede che le 14 Città metropolitane debbano completare entro il 2026 gli interventi di pianificazione integrata in almeno una delle tre dimensioni seguenti: manutenzione per il riutilizzo e la rifunzionalizzazione di aree pubbliche e di edifici pubblici esistenti; miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale, anche mediante la ristrutturazione di edifici pubblici; miglioramento della qualità ambientale e del profilo digitale delle aree urbane mediante il sostegno alle tecnologie digitali e alle tecnologie con minori emissioni di anidride carbonica. Il conseguimento soddisfacente dell'obiettivo dipende anche dal conseguimento soddisfacente di un obiettivo secondario: completamento degli interventi di pianificazione integrata che coprono un'area di almeno 3 milioni di metri quadrati da parte di tutte le 14 Città metropolitane;
il piano di investimenti deve stabilire una serie di criteri in linea con gli obiettivi del dispositivo di ripresa e resilienza (RRF) e il principio "non arrecare un danno significativo" (DNSH). I progetti devono fare riferimento ai seguenti tipi di interventi: a) manutenzione per il riutilizzo e la rifunzionalizzazione delle aree pubbliche; b) miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale; c) miglioramento della qualità ambientale e del profilo digitale delle aree urbane. Alla Commissione europea bisogna fornire: a) copia dei piani adottati per la riqualificazione urbana; b) relazione che illustri come le azioni previste nella rigenerazione urbana contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi evidenziati nella descrizione del CID e nella milestone; c) copia della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del diritto primario e del diritto derivato fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi descritti nel CID e riferimento alle disposizioni in materia che ne indicano l'entrata in vigore; d) dettagli specifici contenenti informazioni rilevanti su come è assicurato il rispetto del principio DNSH;
ritenuto, ad avviso degli interroganti, che:
il Ministero, nell'assegnare le risorse alle 14 Città metropolitane, ha utilizzato per la ripartizione l'indice di vulnerabilità sociale calcolato dall'ISTAT a partire da livello di istruzione, strutture familiari, condizioni abitative, partecipazione al mercato del lavoro e le condizioni economiche. Pertanto l'indicatore favorisce l'allocazione delle risorse in alcune aree geografiche penalizzandone altre;
la diffusione del digitale nelle amministrazioni locali si presenta a "macchia di leopardo", come evidenziato anche dal recente studio dell'ISTAT che mostra un Paese a velocità multipla con situazioni in alcuni casi molto eterogenee fra loro, sia in termini di spesa ICT che di risultati conseguiti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga sufficiente quanto previsto dall'art. 21, comma 3, del decreto-legge n. 152 del 2021, per la ripartizione delle risorse per ottemperare alle dimensioni previste dal PNRR;
quali azioni intenda mettere in campo per favorire il monitoraggio effettivo tra il soggetto responsabile (Ministero) il soggetto attuatore ed erogatore (le 14 Città metropolitane) e le diverse strutture amministrative dei Comuni, nel qual caso possono diventare il soggetto attuatore;
se intenda stabilire obiettivi e traguardi anche per i 210 milioni di euro stanziati per i piani urbani integrati ancora assenti nel fondo complementare.
(4-06643)
LANNUTTI, ABATE, ANGRISANI, CRUCIOLI, GIANNUZZI, ROMANO, MANTERO, MANTOVANI, RICCIARDI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
per l'emergenza epidemiologica da COVID-19 che si è diffusa in Italia da fine febbraio 2020, il Ministro in indirizzo ha nominato consigliere per le relazioni dell'Italia con gli organismi sanitari internazionali il professor Walter Ricciardi, assegnandogli un ruolo determinante anche nel fornire indicazioni per il contenimento del contagio in tutto il territorio nazionale;
in questi giorni il professor Ricciardi ha dichiarato alla stampa che "la pandemia è ancora presente nel mondo, basta vedere quello che sta succedendo a Hong Kong, dove esiste un sistema sanitario evoluto: 30.000 casi al giorno e non riescono a gestirli. In Italia grazie a vaccinazioni e uso del green pass abbiamo riconquistato un buon grado di libertà. Ora bisogna mantenerla". In realtà, i dati di Hong Kong dicono che vi è stato un record pari a 7.500 contagi. Inoltre, dopo l'annuncio del commissario straordinario per l'emergenza COVID-19, il generale Francesco Paolo Figliuolo, dell'avvio della nuova campagna di vaccinazione per gli immunodepressi a partire dal 1° marzo 2022, Ricciardi ha rincarato la dose, sottolineando la necessità di una quarta dose "che è probabile che in autunno sarà utile a tutti";
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
il professor Ricciardi era stato nominato presidente dell'Istituto superiore di sanità (ISS) nel 2015 dall'allora Governo Renzi. Ha poi rassegnato le sue dimissioni, a inizio 2019, qualche mese prima della fine del suo incarico, nelle mani dell'allora Ministro della salute, per le sue posizioni favorevoli alle vaccinazioni, emerse anche dalle inchieste giornalistiche che avevano svelato un presunto conflitto di interessi nel suo ruolo di presidente dell'ISS per aver collaborato con alcune società di lobbying nel settore farmaceutico e, in particolare, in quello dei vaccini, sia perché il Ministro aveva revocato tutti gli incarichi dei membri non di diritto del Consiglio superiore di sanità da lui nominati;
come commissario e presidente dell'ISS, Ricciardi ha promosso l'allargamento dell'obbligo vaccinale imposto ai bambini, attraverso il piano nazionale sui vaccini, apripista della "legge Lorenzin" (legge n. 3 del 2018), In particolare, Ricciardi avrebbe voluto l'imposizione di 13 vaccini (pneumococco, meningococco B e C), invece dei 10 passati poi con la legge;
per questo piano vaccinale nazionale 2016-2018 e il conflitto di interessi che ne scaturiva, in quanto il professor Ricciardi riceveva contestualmente finanziamenti e sponsorizzazioni da aziende farmaceutiche produttrici di vaccini, il Codacons fece un volantino che metteva in evidenza questo conflitto di interessi, per il quale il Ricciardi denunciò Carlo Rienzi per diffamazione. Il giudice emise poi una sentenza di assoluzione a favore di Rienzi perché "il fatto non sussiste", motivando che la sponsorizzazione riportata nel volantino era "oggettivamente dimostrata";
la giornalista Giulia Innocenzi ha pubblicato un documento, disponibile on line, in cui si spiega che il professor Ricciardi ha stilato gli HTA (health technology assessment), cioè la valutazione dell'impatto sulla salute, di una serie di vaccini per le case farmaceutiche. Inoltre, Innocenzi cita la lista che Ricciardi presentò alla Commissione europea in merito alle sue collaborazioni: Novartis per il vaccino MenB (2012); Menarini per il vaccino Nebivololo (2012); Menarini per il farmaco con Remimazolam (2012); IBSA per il vaccino Fostimon (2012); GlaxoSmithKline per il vaccino con Belimumab (2011); Pfizer per il vaccino Enbrell (2011); Pfizer per il vaccino PCV13 (2011); Astellas Pharma per il vaccino Mycamine (2010); Amgen Dompé per il vaccino Prolia (2010); Wyeth Lederle per il vaccino Prevenar (2009); Novartis per il vaccino Lucentis (2009); Sanofi Pasteur per il vaccino Gardasil (2008); GlaxoSmithKline per il vaccino Syn orix (2008); GlaxoSmithKline per il vaccino Lapatinib (2008); GlaxoSmithKline per il vaccino HPV (2007);
tenuto conto infine che il professor Ricciardi ha tentato anche di intraprendere la carriera politica. Risulta infatti agli interroganti che sia stato socio fondatore di "Italia Futura" di Luca Cordero di Montezemolo; si sia candidato nel 2013 con la lista "Scelta civica" di Mario Monti, senza successo, e attualmente sia responsabile per la sanità di "Azione", il partito di Carlo Calenda,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati;
se sia riscontrabile per il ruolo di consigliere del Ministro il pieno rispetto, formale e sostanziale, della normativa in materia di conflitti di interessi e di trasparenza;
se, in una materia così delicata come quella delle vaccinazioni e in un contesto così difficile come quello creato dalla pandemia, non sia opportuno evitare ogni possibile situazione di interessi in conflitto;
quali iniziative intenda adottare per evitare di minare la credibilità delle decisioni pubbliche in materia di vaccinazione e di indipendenza degli organi tecnico-scientifici, considerando anche gli eventuali interessi di parte che potrebbero, gioco forza, essere rappresentati.
(4-06644)
RAUTI, IANNONE, PETRENGA - Ai Ministri della difesa e della transizione ecologica. - Premesso che:
la notizia dell'arrivo di 213 container della "SRA" di Polla sbarcati domenica 20 febbraio 2022 nel porto di Salerno è destinata ad assumere una portata di interesse nazionale;
la Regione Campania, il 15 febbraio 2022, ha approvato lo schema di accordo con la Provincia di Salerno e l'ente d'ambito territoriale sul rimpatrio dei rifiuti stoccati illegalmente in Tunisia e, secondo quanto hanno fatto sapere dalla stessa Regione Campania: "L'accordo prevede che i container saranno prelevati dal porto di Salerno e trasportati nell'area militare di Persano, ove saranno stoccati per un periodo strettamente necessario alle operazioni di analisi, in vista del loro trasferimento presso impianti di trattamento finale fuori regione"; sono numerose, però, le perplessità su tale operazione, i cui contorni rimangono ancora opachi, così come appare difficile credere che i rifiuti tunisini saranno stoccati a Persano per un periodo limitato, come, purtroppo, hanno ampiamente dimostrato le esperienze pregresse e la storia di questa terra;
premesso altresì che il sindaco di Serre, contrariato da tale scelta, ha attaccato l'amministrazione regionale dichiarando che la decisione sarebbe stata assunta all'insaputa del Comune e che egli stesso l'avrebbe appresa dalla stampa;
considerato che:
non è accettabile che in una riserva naturale o anche solo a ridosso di essa vengano fatti stazionare rifiuti di qualsiasi genere; senza considerare che Serre ha già "servito" l'intera regione con la discarica di Macchia Soprana e con lo stoccaggio di ecoballe a Persano, pagando un prezzo elevatissimo con la presenza concentrata di discariche. È, inoltre, di questi giorni la notizia del rinvio a giudizio dei 18 imputati, accusati a vario titolo di associazione per delinquere aggravata, finalizzata al traffico illecito di rifiuti ecotossici, speciali e pericolosi, con la costituzione e gestione di numerose discariche abusive nella piana del Sele nell'ambito dell'operazione "Gold Business" condotta dai militari della compagnia di Eboli, culminata il 22 febbraio 2021 con 14 arresti;
è parimenti inaccettabile che questi rifiuti vengano stoccati a ridosso di un'oasi naturale e, per giunta, in un'area dell'Esercito, mortificando il personale e il ruolo istituzionale che ricopre. E dovrebbe essere interesse pubblico preservare le aree demaniali militari e non violarle, trasformandole in discariche; inoltre, le istituzioni locali stanno facendo un grande sforzo per rilanciare la vocazione agricola e turistica del territorio lungo il corso del Sele e tale ultima scelta della Regione Campania va nella direzione diametralmente opposta, nel silenzio delle istituzioni nazionali,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei gravi fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano assumere al riguardo, anche al fine di preservare l'area demaniale militare di Persano e tutto il territorio della piana del Sele.
(4-06645)
CANGINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
ANAOO-Assomed, l'associazione dei medici e dirigenti sanitari italiani, stima che nel quadriennio 2019-2023 si potrebbe arrivare a un deficit di 10.173 medici, frutto dello squilibrio fra 32.501 pensionamenti e gli appena 22.328 nuovi specialisti che opteranno per il servizio sanitario nazionale;
da anni si registra un insufficiente numero di borse di formazione in medicina generale, che acuisce il problema della mancanza dei medici di base nell'intero territorio nazionale;
il protrarsi dell'emergenza sanitaria ha determinato ricadute sulla società, acuendo tutte le non risolte criticità di sistema: sono sempre vive nelle regioni le questioni della mancanza di medici e dell'esternalizzazione del servizio sanitario, la questione complessa e fiduciaria del rapporto con il proprio medico e la carenza di medici di base, il tema delle prestazioni sanitarie e le distanze da colmare per raggiungere le sedi per la somministrazione;
con riguardo alla provincia di Fermo, già dall'anno 2019, si sono riscontrate le seguenti criticità: una diminuzione consistente dei medici di famiglia per raggiunti limiti di età e un lento ricambio generazionale; pochi medici di medicina generale; il venire meno di medici nel servizio sanitario di urgenza ed emergenza medica; persone costrette a curarsi fuori dal comune di residenza; la questione di come garantire un servizio sanitario base in quei piccoli comuni che sorgono in aree montane e che sono distanti da strutture sanitarie attrezzate,
si chiede di sapere, tenuto conto dell'oggettiva mancanza di medici in Italia, se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno: valutare con più attenzione gli effetti negativi che il numero chiuso per l'accesso alla facoltà di medicina determina sul servizio sanitario, soprattutto gli effetti negativi che ne discendono per i piccoli comuni, che devono fronteggiare il problema serissimo della mancanza di guardie mediche; valutare la possibilità di non richiedere la prova selettiva d'ingresso alla facoltà di medicina per gli studenti residenti da almeno 5 anni in comuni montani con meno di 5.000 abitanti; poiché i tagli prodotti nella sanità hanno avuto conseguenze negative per la medicina di base, rendendola poco avvicinabile anche dai neo laureati che sempre più spesso, nonostante ben formati in Italia, vanno all'estero per l'esercizio della loro professione, valutare di finanziare adeguatamente e snellire le procedure di accesso alle scuole di specializzazione per i neo laureati.
(4-06646)
RIZZOTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
l'ingresso sul mercato dei farmaci biosimilari ha rappresentato un'opportunità straordinaria nella cura di molte patologie gravi e croniche, consentendo di ampliare il numero di pazienti trattati con terapie biologiche di comprovata qualità ed efficacia, stimolando la concorrenza e riducendo l'impatto economico a carico del SSN: secondo un report della fondazione "The Bridge", per la sola classe dei farmaci anti TNF, il risparmio generato dall'uso del biosimilare è stato di 163 milioni di euro nel 2019 e di quasi 58 milioni nel primo quadrimestre del 2020. Benefici, questi, ancora più tangibili in una fase critica come quella che il sistema sta vivendo a causa della pandemia da COVID-19;
al fine di garantire un equilibrio tra le esigenze di salvaguardia della spesa pubblica e la garanzia della libertà prescrittiva del medico attraverso la disponibilità di un novero ampio di terapie tra cui scegliere, la legge n. 232 del 2016 (modificando l'articolo 15, comma 11-quater, del decreto-legge n. 95 del 2012) ha specificato ulteriormente le modalità di ricorso all'accordo quadro per l'acquisto di farmaci biologici a brevetto scaduto, per i quali vi siano in commercio almeno tre biosimilari;
la norma prescrive infatti che i pazienti debbano essere trattati con uno dei primi tre farmaci nella graduatoria dell'accordo quadro, classificati secondo il criterio del minor prezzo o dell'offerta economicamente più vantaggiosa;
l'accordo quadro rappresenta quindi uno strumento agile per stimolare il confronto competitivo tra tutti gli operatori, con ricadute positive dal punto di vista economico, ma soprattutto per tutelare la libertà prescrittiva del clinico, attraverso la compresenza di un numero adeguato di opzioni terapeutiche fissato dalla legge in tre prodotti aggiudicatari;
oggi, tuttavia, pervengono numerose segnalazioni da diverse regioni in cui si dà conto di un trend di interpretazione discrezionale dell'accordo quadro, attraverso la formulazione di atti e procedure, formali o sostanziali, con sola finalità economicistica, volti ad indirizzare la scelta prescrittiva del clinico esclusivamente sul primo classificato della graduatoria, esponendo così i pazienti a switch multipli e frequenti che possono creare disagio e disorientamento, a fronte di risparmi spesso di minima entità;
così facendo, si mortifica il principio ispiratore della norma, che è quello di garantire sì la razionalizzazione della spesa, ma anche e soprattutto di salvaguardare la libertà prescrittiva del medico, importante anche per il corretto monitoraggio dell'uso del biosimilare nella pratica clinica, e a tutela dell'appropriatezza terapeutica e della salute del paziente;
nell'ottica di un'adeguata gestione del paziente, l'autonomia prescrittiva del clinico è un atto imprescindibile, ed è quindi fondamentale vigilare sulla corretta applicazione della normativa sull'accordo quadro per scongiurare il rischio che lo sbilanciamento delle priorità verso il conseguimento di risparmi minimi porti a conseguenze più gravi nel lungo periodo dal punto di vista degli esiti di salute dei pazienti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo fenomeno e quali iniziative intenda avviare per tutelare l'autonomia prescrittiva, assicurando che i clinici siano posti nelle condizioni di continuare a prescrivere liberamente una tra le opzioni terapeutiche aggiudicatarie dell'accordo quadro.
(4-06647)
STABILE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
Damjan Nacini, segretario regionale del CONAPO del Friuli-Venezia Giulia, il sindacato autonomo dei Vigili del fuoco, ha dichiarato che sono troppo pochi i vigili del fuoco che il Ministro dell'interno sta per destinare al Friuli-Venezia Giulia;
in questi giorni il Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero ha reso noti i numeri dei pompieri neoassunti che stanno terminando il corso di formazione e che, a breve, saranno destinati nei vari comandi d'Italia, ma per il Friuli-Venezia Giulia si tratta di numeri insufficienti;
oggi la regione ha una carenza di 176 unità tra le varie qualifiche così ripartite: comando di Pordenone, 32 unità in meno; comando di Udine, 51 unità in meno; comando di Gorizia, 36 unità in meno; comando di Trieste, 35 unità in meno: 11 specialisti nautici e 11 del nucleo sommozzatori in meno;
sono previste invece soltanto 20 unità, dieci a Trieste, cinque a Gorizia, tre a Udine e due a Pordenone;
la situazione è veramente drammatica, ci sono numerose difficoltà a gestire i servizi e a volte è necessario chiudere dei distaccamenti per riuscire a formare le squadre di soccorso almeno nelle sedi centrali, come ad esempio succede spesso nell'ex provincia di Udine con la chiusura del distaccamento di Cividale del Friuli per carenza di personale;
da mesi nei distaccamenti dei Vigili del fuoco friulani si ritrovano solo in quattro unità a prestare servizio al posto delle cinque previste da decreto ministeriale;
in questo modo si mette a rischio sia l'efficacia degli interventi che il livello di sicurezza degli operatori,
si chiede di sapere quali interventi urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per aumentare le unità da destinare alla regione per supportare la attuale grave carenza di organico nei comandi provinciali.
(4-06648)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-03119 del senatore d'Alfonso ed altri, sul progetto di demolizione e di ricostruzione del liceo "Marconi" di Pescara;
11ª Commissione permanente(Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):
3-03118 del senatore Mininno ed altri, sulla verifica del possesso del cosiddetto green pass rafforzato da parte degli ultracinquantenni sul luogo di lavoro;
3-03125 della senatrice Montevecchi ed altri, sulla selezione di 600 volontari da parte del Comune di Torino per mansioni correlate all'organizzazione dell'Eurovision song contest;
12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-03123 del senatore Zaffini ed altri, sulla frequenza di miocarditi nei giovani under 30 a seguito di vaccinazione anti COVID;
3-03124 del senatore Zaffini, sull'alto numero di vittime per coronavirus in Italia;
3-03126 del senatore Zaffini, sulla mancanza di dati relativi alle analisi degli anticorpi contro il coronavirus in Italia.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 3-03113 del senatore De Falco.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 406a seduta pubblica del 22 febbraio 2022, a pagina 5, alla penultima riga, dopo la parola: "africana", aggiungere la seguente: "(PSA)".