Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 386 del 14/12/2021

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

386a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 14 DICEMBRE 2021

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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,

indi del vice presidente TAVERNA

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 388 del 20 dicembre 2021
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA-CAMBIAMO!-EUROPEISTI: Misto-I-C-EU; Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-PARTITO COMUNISTA: Misto-PC; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,30).

Si dia lettura del processo verbale.

PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 2 dicembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che in data 11 dicembre 2021 è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze

«Conversione in legge del decreto-legge 10 dicembre 2021, n. 209, recante misure urgenti finanziarie e fiscali» (2470).

Sulla scomparsa di Demetrio Volcic

ROJC (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROJC (PD). Signor Presidente, c'è una profonda tristezza nell'apprendere della scomparsa di Demetrio Volcic, pervasa dalla nostalgia per quel suo saper raccontare con il garbo e la sapienza dei grandi narratori, che sanno declinare la narrazione con poche e rarefatte parole. Un giornalista di rango, ma anche un vero intellettuale e un profondissimo conoscitore e narratore dell'Europa dell'Est e non solo. Indimenticabile il suo lavoro di cronista e testimone da Mosca, che sapeva entrare nelle case degli italiani con l'eleganza che lo contraddistingueva e anche con il suo inconfondibile accento.

Fu direttore del TG1 nel 1993.

Molti ricordano il suo lavoro al Senato, molti il suo lavoro al Parlamento europeo. Sento l'onore e la responsabilità di continuare al Senato nel suo solco e nella consapevolezza che il mutare dei tempi implica la necessità di conoscere un mondo che ci è vicino e che nel contempo sta cambiando in maniera repentina. Volcic sapeva sottendere quella dignità necessaria agli uomini, che ha saputo definire anche attraverso i simboli, spesso proscenio della narrazione degli accadimenti, simboli di un'Europa sconosciuta, quella della sconfinata Unione Sovietica, quella dei Balcani, quella della Polonia, della Cecoslovacchia, della Germania ancora divisa e della Mitteleuropa, di cui Volcic rappresentava di certo la sintesi. Un mondo plurimo, di cui raccontava con la capacità - lo si evince dai suoi libri - di fare accenni letterari colti e determinati.

Sono proprio questi gli archetipi della sua appartenenza. È stato uomo della Mitteleuropa e uomo di frontiera; ha fatto conoscere al mondo ciò che Manfred Halpern definisce come assunto dal significato storico, e cioè che cioè manca un confine ben definito tra la Penisola balcanica e il resto d'Europa, intendendo la Penisola balcanica come inizio di un mondo e un'Europa sconosciuta ai più, per le sue vastità, per le sue complessità, per le sue specificità e per la sua dimensione valoriale.

Importante il suo lavoro come senatore della XIII legislatura, eletto nel 1997, dopo l'improvvisa scomparsa di Darko Bratina, anche per rappresentare la minoranza slovena in Italia.

Suo il grande merito dell'approvazione della legge n. 38 del 2001 per la tutela degli sloveni in Italia, che è divenuta la loro e la nostra Magna Charta, con la quale ha scritto una delle grandi pagine della storia delle minoranze in Italia.

Chi gli fu collega ha un ricordo vivissimo del suo lavoro di parlamentare e ne rimarca la grande capacità di analisi della politica estera del vecchio Continente e di tutta l'Europa dell'Est, ma ne sottolinea anche la profonda umanità. Demetrio Volcic sapeva cogliere il senso di dignità, inteso come sofferenza e orgoglio intimo, che sfonda il muro di sangue e di dolore, perché concepito come essenza dell'esistenza, come interiorizzazione dell'essere uomini. Egli sapeva raccontare sottendendo questa Europa, per secoli esempio di convivenza, benché esposta alle incursioni e ai desideri espansionistici di altri, rimarcandone, seppur a volte in modo implicito, anche la grande carica culturale.

Lo riassume con queste parole Paolo Valentino sul «Corriere della sera»: «Colto e profondo, come sa esserlo solo un mitteleuropeo di confine nato a Lubiana, da padre triestino e madre goriziana. Ma ironico e disincantato come soltanto un lord inglese».

Chi ha seguito il suo lavoro e ha avuto l'onore di camminare sulla strada che egli ha tracciato ha il dovere di inchinarsi alla memoria di un grande maestro.

Gli sia lieve la terra. Naj počiva u miru. (Applausi).

Sulla scomparsa di Renato Turano

GIACOBBE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOBBE (PD). Signor Presidente, colleghe, colleghi, nel secondo dopoguerra molte famiglie lasciarono l'Italia alla ricerca di un futuro migliore per i loro figli e nipoti. Nella loro terra adottiva li aspettava una vita dura, piena di sacrifici, ma lo spirito era forte e la motivazione nobile.

I nostri connazionali nel mondo non solo hanno dimostrato di riuscire a superare le difficoltà, ma si sono integrati da protagonisti nel loro nuovo mondo, mantenendo - oserei dire, rafforzando - nel tempo il loro amore per l'Italia e l'attaccamento alla loro terra di origine.

In poche parole, è questa, care senatrici e cari senatori, la storia della nostra vita all'estero: la storia della famiglia Turano, genitori e tre figli che lasciarono la Calabria molti anni fa alla volta dell'America, dove con grandi sacrifici e duro lavoro hanno costruito una grande azienda, che impiega migliaia di lavoratori.

Oggi ricordiamo uno dei tre figli, il senatore Renato Turano, che purtroppo ci ha lasciati.

Parlamentare nella XV e nella XVII legislatura, eletto dai nostri connazionali dell'America settentrionale, Renato Turano era un uomo mite e umile, persona onesta e di stile, generosissimo con amici e conoscenti e rispettoso di tutti, anche di chi non la pensava come lui. Il senatore Turano era un acuto osservatore dei fenomeni politici dell'emigrazione; ha saputo rappresentare al meglio la realtà, le speranze, i bisogni e le energie degli italiani nel mondo e della sua terra natia, la Calabria.

Tra le tante iniziative promosse dal senatore Turano, ricordo l'accordo fra le università della Calabria e dell'Illinois, che ha permesso a molti giovani calabresi di studiare oltreoceano.

Renato Turano era per me un collega, ma soprattutto un amico. La sua storia e quella della sua famiglia incarnano e rappresentano l'immagine simbolica dell'emigrazione italiana oltreoceano. L'impegno politico e sociale lo ha portato in Parlamento, dove ha rappresentato la voce di tanti nostri connazionali. Il senatore Turano è un esempio di sacrificio e dedizione al lavoro e alla famiglia, a cui teneva tanto.

La lunga malattia che intrappolava il suo corpo non ne ha mai fermato la brillantezza di pensiero. Ricordo Renato, l'uomo, l'amico e il politico, sempre pratico nella risoluzione delle varie problematiche che si prospettavano, uomo saggio, intelligente e portavoce dei bisogni delle nostre comunità. Ci lascia un gentiluomo, una persona gentile e umana, ma soprattutto un amico.

Signor Presidente, mi permetta di dire questo: Renato, sei andato via senza clamore e con la solita eleganza che ti ha sempre contraddistinto. Ricorderemo la tua coerenza e la tua onestà nelle tue parole e azioni. Sentiremo la tua mancanza.

Signor Presidente, sono sicuro di interpretare il suo pensiero e quello di tutte le colleghe e di tutti i colleghi del Senato nell'esprimere sentite condoglianze alla famiglia del senatore Renato Turano. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Giacobbe, la Presidenza si associa al suo ricordo e a quello della senatrice Rojc.

Sull'aggressione ad una troupe della RAI in Romania

SBROLLINI (IV-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, a nome del Gruppo Italia Viva-PSI vorrei esprimere la nostra solidarietà alla bravissima giornalista della RAI Lucia Goracci e a tutta la troupe del TG1 per l'aggressione e il sequestro perpetrati ieri durante l'intervista a una parlamentare, una senatrice no vax rumena.

Durante l'intervista, la bravissima giornalista della RAI - che sappiamo è inviata in campi sempre più difficili, nelle zone di guerra - ha cercato di capire i motivi di quella realtà. Sappiamo infatti che la Romania è uno degli Stati europei dove ci sono il tasso più basso di vaccinati e il record di decessi. Ebbene, quando sono arrivate le domande e poi le risposte, c'è stata una reazione violenta che è andata oltre una aggressione solo verbale: la giornalista e la troupe sono stati picchiati, nonostante l'arrivo della polizia sul posto.

Visto l'esito, per fortuna favorevole, in serata, dobbiamo ringraziare l'ambasciata italiana e il nostro Governo, con il pronto intervento del sottosegretario Della Vedova nel chiedere immediatamente alla Romania di condannare l'atto.

Non è la prima volta che giornalisti, non solo italiani, si trovano in situazioni difficili e complesse. Credo che di fronte a episodi come questi, oltre a tutto che riguardano una bravissima giornalista, come Parlamento non possiamo rimanere in silenzio. Chiediamo ancora di più che ci sia un chiarimento fino in fondo tra il Governo italiano e quello della Romania.

La ringrazio, Presidente, per avermi dato la parola.

GALLONE (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, come Capogruppo in Commissione di vigilanza RAI e a nome di Forza Italia, mi associo all'intervento della collega Sbrollini.

Secondo noi, l'aggressione subita da Lucia Goracci, la bravissima giornalista del TG1, inviata di guerra, tra l'altro, e dalla sua troupe durante un'intervista a una senatrice rumena no vax - la qual cosa rende molto più gravi l'aggressione e il sequestro, perché compiuti da uno di noi, cioè da una rappresentante istituzionale - non solo, a nostro avviso, lede i principi universali della libertà di informazione, ma rischia anche di toccare i rapporti di amicizia tra Italia e Romania che non devono assolutamente essere lesi.

Quanto accaduto è inaccettabile, soprattutto, come dicevo, perché ha visto protagonista una rappresentante delle istituzioni di un Paese dell'Unione. Come ampiamente documentato dalle immagini, i nostri connazionali sono stati letteralmente sequestrati e malmenati dalla senatrice rumena e da persone a lei vicine, solo perché li hanno sottoposti a domande sul grave andamento epidemiologico del loro Paese. È poi incredibile che perfino la polizia locale abbia tenuto in ostaggio l'intera troupe, trattandone i membri da delinquenti e non da liberi cittadini europei che stavano svolgendo il loro lavoro in totale trasparenza.

Nel rinnovare la sua assoluta vicinanza alla giornalista, Lucia Goracci, agli operatori e a tutto il TG1, il Gruppo Forza Italia, in quest'Aula e in Commissione di vigilanza, chiede che a livello nazionale ed europeo si ottengano spiegazioni sull'accaduto.

Le semplici scuse, che tra l'altro non mi pare siano ancora pervenute - andrò a verificare - da parte di Bucarest, non possono bastare.

Rinnoviamo la solidarietà a Lucia Goracci dicendole che non è sola, né lei né la sua troupe. (Applausi).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Capigruppo ha approvato a maggioranza il calendario dei lavori fino al 24 dicembre.

Restano fermi gli argomenti già previsti nel calendario di questa settimana.

Nella seduta odierna, saranno discussi dalla sede redigente fino alla loro conclusione i disegni di legge in materia di reati contro il patrimonio culturale e di istigazione all'autolesionismo. Per tali provvedimenti, i Capigruppo hanno concordato di attribuire cinque minuti per le dichiarazioni di voto finale.

La mattinata di domani e la giornata di giovedì 16 saranno dedicate ai lavori delle Commissioni, in particolar modo della 5a Commissione permanente sul disegno di legge di bilancio.

Nel pomeriggio di domani avranno luogo le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 16 e 17 dicembre 2021. A conclusione del conseguente dibattito, potranno essere presentati strumenti di indirizzo.

Lunedì 20 dicembre, alle ore 12, sarà discusso il disegno di legge di delega al Governo in materia di disabilità, approvato dalla Camera dei deputati, collegato alla manovra finanziaria. I tempi saranno ripartiti in modo da consentire il voto finale, con la presenza del numero legale, prima dell'orario di inizio della cerimonia al Quirinale per gli auguri del Presidente della Repubblica alle alte cariche dello Stato.

Martedì 21 dicembre, a partire dalle ore 9,30, saranno discussi il rendiconto 2020 e il bilancio interno 2021 del Senato. L'ordine del giorno della seduta prevede inoltre, fino alla sua conclusione, la discussione generale del disegno di legge di bilancio dello Stato.

Le repliche e le votazioni relative alla seconda sezione si svolgeranno nella seduta di mercoledì 22 dicembre, con inizio alle ore 9,30. Seguiranno le ulteriori fasi procedurali (esame della prima sezione e Nota di variazioni, nonché voto finale).

Nella giornata di giovedì 23 dicembre e, se necessario, venerdì 24 sarà discusso il decreto-legge di attuazione del PNRR, ove approvato e trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati.

Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposta di modifica

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato a maggioranza - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 24 dicembre:

Martedì

14

dicembre

h. 16,30-20

- Disegno di legge n. 882 - Reati patrimonio culturale (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)

- Disegno di legge n. 2086 - Istigazione all'autolesionismo (dalla sede redigente)

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 16 e 17 dicembre 2021 (mercoledì 15, ore 16)

Mercoledì

15

"

h. 16

Lunedì

20

dicembre

h. 12

- Disegno di legge n. 2475 - Delega al Governo in materia di disabilità (approvato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di bilancio) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Doc. VIII, nn. 7 e 8 - Rendiconto 2020 e Bilancio interno 2021 del Senato (martedì 21, ore 9,30)

- Discussione generale disegno di legge n. 2448 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024

Martedì

21

"

h. 9,30

Mercoledì

22

dicembre

h. 9,30

- Seguito disegno di legge n. 2448 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024 (voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 152, Attuazione Piano nazionale ripresa e resilienza (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 5 gennaio 2022)

Giovedì

23

"

h. 9,30

Venerdì

24

"

h. 9,30

(se necessaria)

I termini di presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 2475 (Delega al Governo in materia di disabilità), n. 2448 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024), e n. … (Decreto-legge n. 152, Attuazione Piano nazionale ripresa e resilienza) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

Il calendario potrà essere integrato con le Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, sul disegno di legge n. 2469 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021).

Ripartizione dei tempi per la discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
in vista del Consiglio europeo del 16 e 17 dicembre 2021

(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)

Governo

30'

Gruppi 3 ore, di cui

M5S

32'

L-SP-PSd'Az

29'

FIBP-UDC

25'

Misto

25'+5'

PD

22'

FdI

17'+5'

IV-PSI

16'

Aut (SVP-PATT, UV)

14'

Dissenzienti

da stabilire

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 152, Attuazione Piano nazionale ripresa e resilienza)

(5 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

20'

Governo

20'

Votazioni

20'

Gruppi 4 ore, di cui

M5S

43'

L-SP-PSd'Az

39'

FIBP-UDC

34'

Misto

33'+5'

PD

29'

FdI

23'+5'

IV-PSI

21'

Aut (SVP-PATT, UV)

18'

Dissenzienti

da stabilire

CIRIANI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, intervengo per motivare il voto contrario del Gruppo Fratelli d'Italia al calendario proposto dai Gruppi di maggioranza.

La maggioranza ha proposto al Parlamento e ai Gruppi parlamentari un calendario per l'approvazione del PNRR e della legge di bilancio che non è a tappe forzate, bensì forzatissime, Presidente. Ci viene chiesto praticamente in sette giorni di approvare due documenti fondamentali per la vita politica, sociale ed economica di questo Paese. Ancora una volta, lo si fa calpestando il diritto-dovere dei parlamentari ad un esame approfondito non solo del testo del Governo, ma anche di tutti gli emendamenti depositati.

Il Gruppo Fratelli d'Italia, ancora prima che iniziasse la sessione di bilancio, ha chiesto più volte in Conferenza dei Capigruppo e in altre occasioni la possibilità di un confronto non ostruzionistico, ma vero con il Governo, come si fa tra i diversi Gruppi parlamentari che rappresentano esigenze differenti, ma rispettano i ruoli loro assegnati dalla politica.

Abbiamo depositato non migliaia di emendamenti, come hanno fatto i Gruppi di maggioranza, ma alcune centinaia. Dopodiché, il Governo ci ha chiesto di segnalare alcune decine di emendamenti da approfondire insieme. Noi lo abbiamo fatto e abbiamo chiesto relazioni tecniche al Governo, nonché di verificare se le coperture che avevamo individuato andavano bene anche all'Esecutivo, ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta. Questo non è il modo corretto con cui il Governo può approcciarsi all'unica forza di opposizione.

Se l'intendimento del Governo, dei Ministri e del relatore è quello di arrivare a domenica sera o notte o a lunedì mattina a dirci «la situazione è questa: prendere o lasciare», noi annunciamo sin d'ora che ci faremo sentire in Commissione. Tutti i nostri senatori sono iscritti a intervenire in Commissione e tutti i nostri senatori interverranno in Aula. Non rinunciamo a svolgere fino in fondo il ruolo che ci è stato assegnato, stante il nostro dovere di fare i parlamentari, dibattendo e discutendo di ciò che riteniamo giusto per il nostro Paese.

Ancora una volta, chiediamo al Governo se ha intenzione di discutere con noi (non di approvare tutto quello che diciamo, ma - lo ripeto - di discutere) su alcuni elementi qualificanti delle nostre proposte, che sono depositate e illustrate anche dalla nostra presidente Giorgia Meloni.

Sarà grave se questo confronto non avverrà per responsabilità unica e assoluta del Governo, che peraltro è assente o comunque in altre faccende affaccendato (anche questa è la dimostrazione dell'interesse che rivolge alle istanze dell'opposizione). (Commenti). Sottosegretario Sisto, stavo dicendo che il Governo ha un atteggiamento inaccettabile nei nostri confronti. Registro ancora una volta che il nostro tentativo di avere un atteggiamento responsabile nei confronti del Governo non viene ascoltato. Anzi, a gesti di responsabilità si risponde con gesti di maleducazione istituzionale e politica. Questo è quello che registriamo.

Ancora una volta, non votiamo un calendario che impone al Parlamento di approvare a scatola chiusa centinaia di articoli e proposte modificative su cui viene posta la fiducia. Chiediamo al Governo di assumersi la responsabilità di un confronto leale con l'opposizione. Finché questo non avverrà, noi useremo tutti gli strumenti che il Regolamento ci mette a disposizione per far sentire la nostra voce, che è l'unica voce di libertà e di opposizione che rimane in questo Parlamento. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Ciriani, registro la sua contrarietà e le motivazioni, però, se vuole un voto, deve fare una proposta da sottoporre all'Assemblea.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, propongo innanzitutto di rinviare la discussione del disegno di legge di delega sulla disabilità prevista per lunedì, consentendo un esame adeguato e più approfondito in Commissione del testo del Governo e di tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Senatore Ciriani, riassumendo, lei propone che nella giornata di lunedì non si tenga la seduta alle ore 12, con la previsione della discussione del disegno di legge di delega sulla disabilità.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Ciriani, volta a rinviare la discussione del disegno di legge di delega in tema di disabilità.

Non è approvata.

Discussione dalla sede redigente e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(882) Deputati ORLANDO e FRANCESCHINI. - Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,04)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 882, già approvato dalla Camera dei deputati.

Il relatore, senatore Mirabelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

MIRABELLI, relatore. Signor Presidente, il provvedimento oggi in discussione è stato approvato in 2a Commissione in sede redigente, interviene sul testo approvato alla Camera in prima lettura e si propone di riformare le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale, che oggi sono contenute prevalentemente nel codice dei beni culturali, inserendole nel codice penale. L'obiettivo del disegno di legge è di operare una profonda riforma della materia, ridefinendo l'assetto della disciplina nell'ottica di un tendenziale inasprimento del trattamento sanzionatorio, per prevenire e reprimere i reati contro i beni culturali.

In particolare, l'articolo 1 modifica il codice penale inserendo tra i delitti il titolo VIII-bis, rubricato «Dei delitti contro il patrimonio culturale», composto da diciannove nuovi articoli.

Signor Presidente, prima di consegnare il testo scritto della mia relazione, mi soffermo su tre questioni che sono state oggetto del lavoro della Commissione e delle modifiche che la Commissione ha apportato al disegno di legge della Camera. Innanzitutto, nel passaggio in Commissione si è aggiunta tra le condotte previste, punite nel primo articolo di questo provvedimento, quelle di chi si impossessa di beni culturali appartenenti allo Stato in quanto rinvenuti nel sottosuolo o nei fondali marini. Questi comportamenti sono puniti con la reclusione da tre a sei anni, prevedendo un aumento di pena tra i quattro e i dieci anni per chi commette il reato essendo in possesso di una concessione di ricerca.

In secondo luogo, la Commissione, rispetto alle questioni che riguardano l'autoriciclaggio dei beni culturali, ha aggiunto in questo articolo la non punibilità in alcuni casi delle condotte in cui i beni vengono destinati alla mera utilizzazione personale.

Infine, l'articolo 518-duodecies del codice penale punisce la distruzione, la dispersione, il deterioramento, il deturpamento, l'imbrattamento e l'uso illecito di beni culturali o paesaggistici. Al primo comma è prevista la reclusione, che la Commissione ha aumentato da due a cinque anni, prevedendo una multa fino a 15.000 euro per chiunque distrugge, disperde deteriora o rende inservibili o non fruibili beni culturali o paesaggistici.

Aggiungo che la Commissione ha introdotto un nuovo articolo, il 518- undecies, che dispone in ogni caso la confisca delle cose che hanno costituito oggetto del reato, o sono state destinate a commettere il reato, il profitto o il prezzo in caso di condanna o di patteggiamento per uno dei delitti previsti dal nuovo titolo.

Detto questo, si tratta di un importante provvedimento per il quale mi rimetto all'Assemblea e, poiché credo che la relazione racconti meglio il corposo provvedimento, chiedo l'autorizzazione ad allegare il testo scritto al Resoconto della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Il rappresentante del Governo non intende intervenire.

Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

SBROLLINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, oggi è una giornata importante, perché con questo disegno di legge si compie un passo avanti fondamentale per il nostro Paese, in particolare per la tutela del nostro prezioso patrimonio culturale e artistico.

Le ricchezze italiane sono motivo di orgoglio e tutto il mondo ce le invidia, nonostante non sempre, purtroppo, abbiamo saputo salvaguardare come avremmo dovuto questo grande straordinario patrimonio che noi abbiamo. Però con questo provvedimento stiamo facendo quel passo in più necessario e indispensabile in questo senso, come veniva ben spiegato poco fa dal relatore, senatore Mirabelli.

Il disegno di legge che ci apprestiamo a votare, come sappiamo, è già stato licenziato dall'altro ramo del Parlamento ed è stato approvato, con modifiche, dalla Commissione giustizia del Senato. Come già sottolineato, lo scopo è quello di riformare le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale che si trovano oggi contenute prevalentemente nel codice dei beni culturali, inserendole nel codice penale. L'obiettivo quindi è quello di operare una profonda riforma della materia, ridefinendo l'assetto della disciplina nell'ottica di un tendenziale inasprimento del trattamento sanzionatorio.

Le modifiche, le integrazioni e le innovazioni sono certamente inserite all'interno del codice penale, nel titolo VIII-bis, dedicato proprio ai delitti contro il patrimonio culturale, rendendo più organica la materia, ma anche introducendo una nuova fattispecie di reato, sia aumentando le pene vigenti, sia introducendo aggravanti quando oggetto di reati comuni siano i beni culturali. Anche la collocazione di questo nuovo titolo mi sembra emblematica; le nuove disposizioni vengono immediatamente dopo il titolo VIII, dedicato ai delitti contro l'economia pubblica, l'industria e il commercio, dunque in linea di continuità, nella più ampia ottica di una collocazione sistematica all'interno del codice.

Il disegno di legge oggi in approvazione rappresenta secondo noi un tassello fondamentale nella politica di tutela e valorizzazione dei beni culturali, lo dico sia come componente della 7a Commissione, ma soprattutto lo rivendico anche come rappresentante del Gruppo di cui mi onoro di far parte. Per noi la tutela e la valorizzazione dei beni artistici e culturali, che rappresentano una delle principali ricchezze del nostro Paese, non può essere messa in secondo piano, ma deve essere trattata come una priorità.

Se, dunque, l'approccio che si vuole portare avanti - e mi auguro si porti avanti anche oggi in quest'Aula, approvando definitivamente questo provvedimento - è quello di considerare questi temi in via prioritaria, vuol dire che siamo chiamati a compiere uno sforzo maggiore. Non è sufficiente rispettare e tutelare la storia e l'identità del nostro Paese in un'ottica conservativa, ma dobbiamo impegnarci affinché quello che rappresenta un unicum nel panorama mondiale venga valorizzato nel miglior modo possibile, trasformandolo in una straordinaria opportunità di sviluppo e di crescita.

Credo che il provvedimento in esame cerchi di andare in questa direzione, offrendo al nostro patrimonio artistico e culturale un impianto normativo di insieme, che sia in grado di apprestare misure organiche sia di prevenzione che di contrasto, a fronte di una costante crescita dei reati che interessano proprio il patrimonio artistico e culturale, peraltro in un contesto nazionale e internazionale che registra un aumento della presenza delle organizzazioni criminali e mafiose in questo campo e in certi casi anche delle organizzazioni terroristiche.

I lavori delle Commissioni, portati avanti prima alla Camera poi in questo ramo del Parlamento, hanno introdotto alcuni ritocchi in un quadro sostanzialmente intatto del provvedimento. Ne esce perciò un rafforzamento di misure più incisive e sicuramente più efficaci contro il furto, l'appropriazione indebita, la ricettazione, il riciclaggio e la detenzione illecita dei beni culturali. Sul quadro di insieme c'è sicuramente una portata innovativa in tutto il sistema del disegno di legge, quindi credo che sia la formula migliore oggi per rispondere ad un reato in continua crescita. Diventa quindi fondamentale oggi approvarlo, soprattutto dopo i due capisaldi che abbiamo a livello sovranazionale e nazionale, e mi riferisco alla Convenzione di Nicosia.

Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, visto che il tempo è già scaduto, dicendo che è un tassello importantissimo, che mi auguro possa essere votato all'unanimità e quindi in modo trasversale, difendendo i valori, i beni culturali e le opere d'arte come identità del nostro Paese. Per questo motivo esprimo il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI. (Applausi).

BALBONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore del disegno di legge in esame, perché, come tutti sappiamo, l'Italia è il Paese che maggiormente al mondo subisce le conseguenze negative del traffico illecito e della tratta dei beni culturali, storici e artistici.

Questo disegno di legge inserisce nel codice penale un titolo apposito, il titolo VIII-bis, con ben 19 articoli, dall'articolo 518 e seguenti, dal titolo: «Dei delitti contro il patrimonio culturale». Si tratta, quindi, di una sistemazione organica delle misure che vengono adottate contro il furto, l'appropriazione, il traffico, il riciclaggio, l'esportazione, l'importazione di beni artistici, recependo in gran parte la Convenzione di Nicosia che, come sappiamo, abbiamo approvato qui in Senato qualche settimana fa, ma attende ancora la ratifica da parte della Camera. Vorrei sottolineare, in particolare al Governo, che, per l'entrata in vigore della Convenzione occorre la ratifica di cinque Stati e attualmente solo quattro lo hanno fatto.

Quindi se l'Italia ratificasse urgentemente la Convenzione, automaticamente entrerebbe in vigore. Sarebbe molto importante perché essa prevede accordi internazionali, misure e procedure di controllo per le importazioni e le esportazioni, una particolare attenzione soprattutto alle operazioni che avvengono su Internet, la condivisione e l'interconnessione di banche dati nazionali e tutta una serie di misure che, accompagnate a quelle di carattere repressivo che entreranno in vigore con la presente legge, consentirebbero certamente di contrastare questo grave fenomeno. Esso, come già ricordava la collega che mi ha preceduto, trova poi l'interesse anche della criminalità organizzata e di quelle che vengono definite archeomafie, che utilizzano molto spesso il traffico illecito di beni culturali anche al fine di riciclare i loro proventi illeciti.

Da sottolineare a questo proposito una misura molto importante contenuta nel disegno di legge all'articolo 3, che consente l'attività sotto copertura anche ai fini del contrasto al traffico illecito dei beni culturali. Una misura molto appropriata perché chiaramente più si affina la capacità di delinquere della criminalità organizzata, più occorre mettere in campo strumenti adeguati per contrastarla.

Quindi noi, cari colleghi, che siamo un partito di patrioti, abbiamo a cuore l'enorme patrimonio culturale di cui dispone l'Italia. Un patrimonio che, certamente se valorizzato e tutelato, potrebbe consentire un impulso importante anche alla ripresa e allo sviluppo economico, al richiamo turistico dal mondo intero perché le nostre bellezze storiche, artistiche e architettoniche ci vengono invidiate e sono ammirate dal mondo intero. Allora noi, che siamo un partito di patrioti e che abbiamo a cuore l'interesse nazionale, non possiamo che condividere queste misure e dare loro il nostro convinto sostegno. (Applausi).

ROSSOMANDO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, finalmente approviamo un provvedimento atteso da tempo, nato su iniziativa del ministro della cultura Franceschini e dell'allora ministro della giustizia Orlando.

Ricordiamo alcuni dati: l'Italia possiede il più grande patrimonio culturale a livello mondiale con oltre 4.000 musei, 6.000 aree archeologiche, 85.000 chiese soggette a tutela e 40.000 dimore storiche censite; ha il primato internazionale per il numero dei siti dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'umanità e una posizione geografica che fin dall'antichità ha arricchito il nostro Paese di storia e di arte. Insomma l'Italia è la culla di un valore inestimabile in termini culturali. Ogni 100 chilometri quadrati in Italia si contano mediamente oltre 30 beni censiti, il 18 per cento del territorio italiano, più di 55.000 chilometri quadrati del territorio sono soggetti ad attività di tutela da parte dello Stato.

Voglio sottolineare ed aggiungere che sul fronte della tutela dei beni culturali, il nostro Paese è all'avanguardia perché il Comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, fondato nel 1969, è stato il primo Corpo di polizia ad occuparsi specificatamente di attività di prevenzione e repressione a tutela del patrimonio culturale italiano. I Carabinieri si sono distinti per le loro operazioni a tutela dell'arte anche nel resto del mondo, lavorando con l'ONU e l'UNESCO addirittura in Medio Oriente per difendere enormi tesori archeologici dall'ISIS.

Come infatti è già stato ricordato, la minaccia ai beni culturali viene non soltanto dalle organizzazioni criminali di natura internazionale, ma finanche dalle organizzazioni terroristiche. Abbiamo bisogno quindi di un'impostazione che sia ovviamente internazionale e da questo punto di vista mi unisco a chi ha già sottolineato la necessità di completare l'iter per la ratifica della Convenzione di Nicosia.

Aggiungo che il patrimonio culturale italiano, non solo per i numeri che ho evocato, ma per la ricchezza e il valore che ha, è la cifra identitaria del nostro Paese. Si tratta dunque di proteggere, tutelare e riconoscere un qualcosa che rappresenta, appunto, la cifra identitaria del nostro Paese, della nostra cultura, della nostra storia, ma ovviamente anche del nostro futuro, perché sappiamo che parliamo di crescita, di economia, di turismo, di luoghi di incontro.

Da quando abbiamo dovuto subire la tragedia della pandemia, con tutto ciò che essa si è portata dietro, guardiamo a molti valori e a molte situazioni con un occhio diverso. Sicuramente questo discorso vale anche con riferimento al patrimonio culturale, inteso come luoghi, come spazi, come patrimonio paesaggistico.

Da un lato, abbiamo imparato il valore di tutto questo, sentendone la mancanza ed essendone stati privati; dall'altro, non possiamo non pensare a tutti gli operatori di questo vastissimo campo, che sicuramente hanno pagato un prezzo altissimo, così come lo abbiamo pagato tutti noi come comunità, perché la cultura e il patrimonio che la sottende sono ovviamente una straordinaria occasione per ritrovarsi e per la socialità.

In conclusione, signor Presidente, si tratta di misure a protezione che, non solo inaspriscono le pene, ma individuano condotte adatte a colpire fenomeni che ormai sono moderni, organizzati e, come dicevo, transnazionali.

Tutelare dunque il patrimonio culturale italiano deve essere - com'è con il nostro voto di oggi - una priorità senza colori politici o bandiere di partito. Questa proposta, che finalmente - lo voglio sottolineare - giunge alla conclusione del suo iter dopo un percorso piuttosto tortuoso iniziato nel 2018, ci vede tutti in prima linea a difesa di una ricchezza unica, che rende il nostro Paese diverso da tutti gli altri - e ne siamo orgogliosi - e proprio per questo meritevole di norme e strumenti giuridici e sanzionatori adeguati. (Applausi).

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, il provvedimento al nostro esame, che si aspettava da molto tempo, è assolutamente necessario e fondamentale per il nostro Paese, visto che nel mondo siamo conosciuti proprio per la grandezza e la bellezza del nostro patrimonio artistico, culturale e per le nostre aree archeologiche. Abbiamo dei record assoluti da questo punto di vista per le opere d'arte, per un insieme di beni culturali che, tra l'altro, si integrano assolutamente con il nostro paesaggio. Non è un caso, infatti, che all'articolo 9 della Costituzione, nel quale abbiamo inserito di recente giustamente anche la tutela ambientale, i beni culturali e paesaggistici sono un tutt'uno e sono così perché il nostro Paese è storia e natura insieme.

Questo patrimonio ha subito negli anni molte aggressioni, il che significa che era un nostro dovere assoluto, come legislatori, mettere in campo una serie di disposizioni che, nel caso specifico, riguardano nuove misure in materia di reati contro il patrimonio culturale, che vanno ad aggiungersi ai reati ambientali: il relatore Mirabelli ricorderà certamente il lavoro che abbiamo fatto nella scorsa legislatura per inserirli finalmente nel nostro codice penale. Questo è un ulteriore passo in avanti sapendo che, peraltro, abbiamo un nucleo dei Carabinieri dedicato che negli anni si è iperspecializzato. Ha maturato un'esperienza fortissima per reprimere i reati contro i nostri beni culturali; ha lavorato anche all'estero in questo senso, come sappiamo perfettamente. Nonostante questo, il record è ancora notevole. La legge contiene la sistematizzazione e una riforma dei reati che si aspettava da tempo e che farà sì che saremo in grado di perseguirli in modo molto più preciso e accurato.

I dati sono comunque allarmanti. Ricordiamo, infatti, che solo nel 2017 ci sono stati 719 furti di opere d'arte (con una crescita del 26 per cento) e 1.136 denunce. Gli arresti sono ancora pochi, mentre sono stati fatti 850 sequestri. L'altra questione che il disegno di legge affronta è che costituiscono il nuovo e antico business della criminalità organizzata. Questo non lo dobbiamo mai dimenticare.

È evidente a tutti che, oltre alla repressione su cui interviene benissimo il disegno di legge, per tutelare il nostro patrimonio culturale bisogna mettere in campo anche un sistema di tutele e di protezione ancora più efficace. Nel disegno di legge poteva entrare - l'iter era iniziato anche nella scorsa legislatura - l'altro tassello che manca. Mi riferisco, per esempio, ai reati contro la flora e la fauna del nostro Paese. Torno a ripetere che l'Italia è storia e natura. Questa è l'identità più forte con beni culturali e beni paesaggistici. Penso soprattutto anche alla repressione del cemento illegale perché in alcune Regioni abbiamo ancora fenomeni molto forti di abusivismo che mettono a repentaglio il paesaggio e i beni culturali.

Questo disegno di legge va benissimo e ovviamente voteremo a favore. È una parte dell'intervento necessario perché credo che dobbiamo fare ancora molto per tutelare il più grande patrimonio artistico e culturale del mondo. (Applausi).

CANGINI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANGINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, credo che le Nazioni, così come gli individui, abbiano un carattere. Credo che il carattere delle Nazioni dipenda sostanzialmente dalle loro identità e dalle esperienze storiche che questi vivono, la biografia per le persone. Ogni Nazione ha una sua biografia.

L'identità nazionale tradizionalmente si compone di religione, etnia e cultura. Di questi tre elementi, a mio avviso, il più centrale, il più decisivo e quello che davvero fa la differenza è la cultura. Non lo dico per vezzo, ma perché la cultura, in fin dei conti, riassume ed è figlia degli altri elementi (l'etnia e la religione) e delle vicissitudini storiche più che ogni altra cosa. Rafforzare l'affezione di un Paese nei confronti del proprio patrimonio culturale vuol dire rafforzare l'identità nazionale. Questo è vero per qualsiasi Stato, ma in modo particolare per un Paese come l'Italia, non tanto e non solo per il primato dei siti che l'UNESCO considera patrimonio dell'umanità, ma perché dai codici latini al Rinascimento più di ogni altra Nazione abbiamo forgiato, o comunque contribuito a forgiare la cultura e l'identità europea e, quindi, la cultura e l'identità occidentali. Non è un caso che dalle cosiddette leggi Bottai del 1939, alla straordinaria attività dell'allora ministro Benedetto Croce nella valorizzazione del paesaggio, fino alla nostra Costituzione repubblicana, le istituzioni, che fossero monarchiche o repubblicane nessuna differenza c'è stata, abbiano trattato con particolare attenzione e cura i nostri beni culturali e la nostra cultura in senso lato.

Che questa tensione fosse e sia trasversale lo dimostrano gli atti dell'Assemblea costituente. Invito i colleghi che non l'avessero fatto a leggersi o a rileggersi i dialoghi tra un grande latinista comunista, Concetto Marchesi, e un giovane giurista democristiano che si chiamava Aldo Moro. Parlavano di questo, cioè di quello che divenne poi l'articolo 9 della Costituzione, che è un unicum nella storia costituzionale occidentale, perché abbiamo messo in Costituzione la tutela del nostro patrimonio. L'articolo 9 dice: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». L'abbiamo messo in Costituzione e l'abbiamo messo tra i principi fondamentali della nostra Costituzione.

Mi piace qui ricordare un discorso, un gran bel discorso che fece un Presidente della Repubblica, il Presidente della Repubblica italiana che più di ogni altro si è preoccupato di rivitalizzare il senso dell'identità nazionale e di rilegittimare una parola fino a quel momento proscritta, che era ed è la parola «Patria». Quel Presidente era Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2003, conferendo le medaglie d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte, Ciampi disse (vado a leggere): «È nel nostro patrimonio artistico, nella nostra lingua, nella capacità creativa degli italiani che risiede il cuore della nostra identità, di quella Nazione che è nata ben prima dello Stato e ne rappresenta la più alta legittimazione. L'Italia, che è dentro ciascuno di noi, è espressa nella cultura umanistica, dall'arte figurativa, dalla musica, dall'architettura, dalla poesia, dalla letteratura di un unico popolo. L'identità nazionale degli italiani si basa sulla consapevolezza di essere custodi di un patrimonio culturale unitario che non ha uguali nel mondo». E finiva così il discorso di Carlo Azeglio Ciampi: «La promozione della sua conoscenza e la tutela del patrimonio artistico non sono dunque un'attività fra le altre per la Repubblica, ma una delle sue missioni più proprie, pubblica e inalienabile per dettato costituzionale e per volontà di una identità millenaria». Sono queste le ragioni per cui un disegno di legge che ha due meriti, il primo formale e funzionale, ma importante, chiarire qual è e in cosa consiste il patrimonio culturale italiano e l'altro prevedere un corpo nuovo di reati per punire con la dovuta durezza chi attenta a questo patrimonio, non può che avere il voto favorevole di Forza Italia. (Applausi).

URRARO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URRARO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la tecnica di riforma normativa si inserisce in un attuale quadro normativo di tutela del patrimonio culturale, che è assicurata dalle disposizioni del decreto legislativo n. 42 del 2004 e da quelle del codice penale (ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio, furto, associazione per delinquere). È apparso lodevole l'intento di fornire una maggiore difesa alle violazioni che riguardano i beni del patrimonio culturale, anche perché nel decreto legislativo n. 42 del 2004 la tutela è apprestata con alcune contravvenzioni e alcuni delitti, con pene che apparivano relativamente inadeguate rispetto alla gravità degli illeciti ipotizzati. Di qui l'intero compendio di norme, tutte riconducibili alla sfera dei delitti e delle pene, che, seppur graduate in base alla gravità, appaiono talvolta di entità oggettivamente elevata, tenendo conto del fatto che alle aggravanti specifiche possono aggiungersi le aggravanti di parte generale.

Sotto il profilo della tecnica normativa occorre evidenziare che si sono introdotte nuove fattispecie di reato basate sull'oggetto del reato, con ciò facendo assurgere a reato specifico non il comportamento in sé, ma il comportamento legato a un oggetto, anche se è apparsa forse particolarmente eccessiva la parcellizzazione dei comportamenti sanzionati, con alcune difficoltà operative e interpretative a cui si è posto comunque rimedio. Numerosi sono gli aspetti positivi: la previsione della responsabilità delle società, la previsione del sequestro per equivalente, la previsione della confisca allargata di cui all'articolo 240-bis del codice penale; strumenti che hanno dato buona prova nel contrasto alla criminalità in altri ambiti.

La scelta della distrettualizzazione (l'opzione di attribuire la competenza in sede distrettuale per le indagini in materia di beni del patrimonio culturale) ha avuto una connotazione positiva, quella della centralizzazione delle indagini in capo a pochi uffici giudiziari, consentendo il migliore coordinamento investigativo e la gestione delle indagini, ma chiaramente presuppone un previo monitoraggio dell'effettiva efficacia di tale scelta, laddove questa esperienza, effettuata in altri settori, parimenti interessati dalle stesse disposizioni (si pensi agli articoli 640 e 615-ter del codice penale), non hanno sempre portato i risultati immaginati.

Peraltro, poiché alla competenza distrettuale non è accompagnata anche la previsione della competenza della direzione distrettuale antimafia, all'accentramento delle indagini non corrisponde anche la previsione di una più estesa possibilità investigativa, che poteva essere offerta laddove tali reati fossero inseriti tra quelli di competenza delle DDA. Si pensi all'ampliamento del possibile utilizzo delle intercettazioni e alla durata delle indagini, sempre che venisse effettuato un adeguato coordinamento con le disposizioni che afferiscono alla richiesta della proroga delle indagini.

Intanto è lodevole l'intento di riformare le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale, che si trovano oggi contenute prevalentemente nel codice dei beni culturali. Si interviene, in primo luogo e con molta evidenza, sull'articolo 240-bis del codice penale, ampliandolo, attraverso l'inserimento dei reati di ricettazione di beni culturali e di impiego di beni culturali provenienti da delitto, di riciclaggio di beni culturali, di autoriciclaggio di beni culturali e di attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali.

In particolare, l'articolo 518-bis del codice penale punisce il furto di beni culturali, con la reclusione da due a sei anni. L'articolo 518-ter punisce l'appropriazione indebita di beni culturali, la ricettazione di beni culturali, l'impiego di beni culturali provenienti da delitto, il riciclaggio degli stessi e l'autoriciclaggio. Una serie di previsioni puniscono, poi, analiticamente, con la reclusione da uno a quattro anni, la falsificazione in scrittura privata relativa ai beni culturali.

Insomma, una serie di disposizioni utili, importanti, che anche il quadro ordinamentale e giurisprudenziale portava a ritenere doverose. Per questo motivo, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi).

TRENTACOSTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TRENTACOSTE (M5S). Signor Presidente, il provvedimento all'esame di questa Assemblea nasce dalla volontà di tutelare il patrimonio culturale italiano, che costituisce il più ricco capitale di cui il Paese dispone, ma che spesso finisce per essere sottratto alla collettività.

Neanche l'emergenza sanitaria ha fermato i ladri di bellezza. Nel 2020, infatti, i Carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale hanno recuperato oltre mezzo milione di pezzi d'arte. È il dato di insieme del dossier «Attività operativa 2020» dell'unità specializzata dell'Arma, che in mezzo secolo di vita ha restituito al pubblico o ai legittimi proprietari più di 3 milioni tra oggetti d'arte e materiali archeologici. Solo lo scorso anno ha proceduto a 1.200 arresti e a 36.000 denunce.

Nonostante queste drammatiche statistiche, l'Italia è stato il primo Paese al mondo a dotarsi di regole in materia di tutela dei beni culturali, un ruolo guida ribadito con la ratifica della Convenzione di Nicosia nel maggio 2017. Il rapporto 2017 del Global financial integrity stima il traffico illecito di opere d'arte tra i sei e gli otto miliardi di dollari, rappresentando il 20 per cento del complesso dei crimini contro il patrimonio culturale. Secondo uno studio dell'associazione americana Save antiquities, l'80 per cento dei beni venduti nei mercati d'arte ha origini incerte, se non illegali, e secondo l'Interpol il volume d'affari generato dal traffico di beni culturali sarebbe inferiore solo al commercio di armi e droga. Sono numeri che dimostrano quanto il patrimonio culturale rappresenti un'immensa risorsa economica per le organizzazioni criminali.

L'Italia è il Paese maggiormente interessato da questo fenomeno e per tale ragione ha sempre legiferato per tutelare il proprio patrimonio culturale, ponendosi come Stato capofila nella prevenzione degli illeciti.

Come detto, la nostra Costituzione, all'articolo 9, sancisce che «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Questo principio fondamentale ha permesso al legislatore di inserire strumenti di prevenzione e repressione dei comportamenti lesivi del patrimonio culturale di natura penale. È pertanto indubbia la necessità di aggiornare la protezione diretta dei beni culturali, inserendola nel codice penale con una previsione sanzionatoria più decisa. Il provvedimento oggi in discussione va proprio in questa direzione, modificando direttamente il codice penale con il nuovo titolo VIII-bis rubricato «Dei delitti contro il patrimonio culturale», innalzando le pene esistenti e introducendo anche aggravanti se i reati comuni sono commessi contro i beni culturali.

La nuova legge intende dare, quindi, coerenza al sistema sanzionatorio e superare la divisione tra codice penale e codice dei beni culturali; introduce nuove specie di reato e aggravanti quando un oggetto di reati comuni sia il patrimonio culturale. Si inaspriscono inoltre le pene per i reati di danneggiamento, l'imbrattamento e l'uso illecito di beni culturali o paesaggistici. Le disposizioni penali si applicano anche ai fatti commessi all'estero ai danni del patrimonio nazionale.

Tra le novità, la riforma del codice penale interessa non solamente le persone fisiche, ma anche quelle giuridiche, ovvero enti e imprese operanti nel settore dell'arte.

Un'altra importante novità è rappresentata dal possibile impiego di agenti sotto copertura e la competenza della procura distrettuale per le indagini sul reato di attività organizzate per il traffico illecito di oggetti d'arte.

Colleghi, risorse essenziali come il nostro patrimonio culturale e paesaggistico, il settore dell'agroalimentare e l'artigianato locale hanno necessità di essere protetti e salvaguardati dalle organizzazioni criminali che lucrano a danno dell'immagine dell'Italia nel mondo.

Grazie all'approvazione di questo disegno di legge, il nostro Paese potrà dare nuovo impulso alla repressione dei reati contro il suo ricco patrimonio culturale che da sempre rappresenta un vanto nel mondo e la principale attrattiva turistica che genera ricadute economiche da preservare con il massimo impegno.

Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge:

(2086) PILLON ed altri. - Modifiche al codice penale in materia di istigazione alla violenza, all'autolesionismo e al suicidio(Relazione orale)(ore 17,47)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 2086.

Il relatore, senatore Pepe, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

PEPE, relatore. Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, c'è la necessità di dare un chiaro segnale che vada ad arginare la diffusione di giochi, sfide o altre forme di istigazione diretta o indiretta dei minori a condotte violente, autolesioniste o peggio al suicidio.

La legislazione vigente contempla l'istigazione al suicidio e l'istigazione a delinquere, ma tali condotte non coprono la fattispecie dell'istigazione all'autolesionismo e comunque lasciano esenti da pena i gestori delle piattaforme social che, pur avendo mezzi tecnici in grado di fronteggiare la diffusione di tali minacce - ma di fatto omettendo colposamente i dovuti controlli - permettono la circolazione dei contenuti istigatori. È pertanto necessario garantire la giusta pena a chi dolosamente o colposamente mette a rischio la vita o la salute dei nostri giovani e giovanissimi.

Il disegno di legge in esame è composto da cinque articoli: il primo introduce l'articolo 414-ter del codice penale, prevedendo, quale autonoma fattispecie di delitto che si pone in rapporto di specialità rispetto all'ipotesi dell'articolo 414, che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compia l'istigazione o l'apologia diretta o diffusa attraverso strumenti informatici o telematici o qualsiasi altro mezzo di comunicazione riguardo alla commissione di atti di violenza o di autolesionismo da parte di minorenni sia punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se la violenza o l'autolesionismo dovessero concretizzarsi, la pena della reclusione è aumentata da cinque a dodici anni.

Al successivo comma, la norma prevede la punibilità anche per chi, pur non essendo l'autore della istigazione o dell'apologia, intenzionalmente diffonda o agevoli la diffusione di questi atti. E la pena è anche in questo caso da uno a cinque anni.

L'articolo 2, invece, prevede una modifica dell'articolo 580 del codice penale, ovvero dell'articolo che contempla l'ipotesi di istigazione al suicidio; nel caso in cui l'istigazione al suicidio sia commessa con strumenti informatici o telematici, la pena è aumentata da un terzo alla metà.

L'articolo 3 prevede per il minore che abbia compiuto gli anni quattordici offeso da taluna delle condotte contemplate dall'articolo 414-ter o 580, terzo comma, del codice penale, nonché per il genitore, il tutore o il curatore del medesimo minore, la possibilità di inoltrare al titolare del trattamento o al gestore della piattaforma digitale un'istanza per l'oscuramento, la rimozione e il blocco delle immagini dei video o delle registrazioni audio o per l'adozione di idonee misure tecniche volte ad impedire l'identificazione diretta dell'offeso, facendo tuttavia salve le esigenze di conservazione dei dati ai soli fini probatori.

Il secondo comma dell'articolo 3 prevede poi che, qualora entro le ventiquattro ore successive al ricevimento dell'istanza di cui al comma 1, il titolare del trattamento o il gestore della piattaforma digitale non abbia comunicato di avere assunto l'incarico di provvedere all'oscuramento, alla rimozione o al blocco richiesto ed entro le quarantotto ore successive non vi abbia provveduto, o comunque nel caso in cui il titolare della piattaforma o il gestore della piattaforma e titolare del trattamento non sia riconoscibile, il minorenne che abbia compiuto i quattordici anni, i genitori, il tutore e curatore possa rivolgere al Garante per la privacy una segnalazione o un reclamo in modo da poter adottare tutti i provvedimenti sanzionatori previsti dalla normativa di settore.

L'articolo 4 prevede la punibilità di queste condotte anche nel caso in cui fossero commesse all'estero.

L'articolo 5 disciplina l'entrata in vigore.

Venendo ad alcune brevissime considerazioni finali, Presidente, è inutile rimarcare l'importanza di questo disegno di legge atteso da tantissime, anzi da tutte le famiglie italiane, il quale esce rafforzato dai lavori che ha svolto la 2a Commissione, perché licenziato all'unanimità da tutte le forze politiche che ne compongono la sua integrità.

Per questo mi corre l'obbligo - perché sentito e, non per assolvere a un mero adempimento di forma - di ringraziare tutti i componenti della Commissione. Da un lato, è giusto rivolgere un ringraziamento sentito a quei senatori che hanno voluto e depositato questo provvedimento e, quindi, alla componente di centrodestra di questa Assemblea, in modo particolare alla folta pattuglia della Lega, di Forza Italia, di Fratelli d'Italia e dell'UDC. Dall'altro lato, rivolgo, con la stessa forza, un analogo ringraziamento a tutti coloro che rappresentano le forze di centrosinistra, al MoVimento 5 Stelle, che hanno collaborato insieme a tutti quanti noi in maniera responsabile e con buonsenso, contribuendo a migliorare il testo originario rispetto a quello poi varato dalla stessa Commissione.

L'auspicio è che questo provvedimento possa diventare quanto prima legge dello Stato e in tal caso, dopo averla messa nella disponibilità delle famiglie, a tutela dei nostri ragazzini e delle nostre ragazzine, potremo dire di aver reso un buon servizio al nostro Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.

Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.

Come segnalato, ricordo che c'è un refuso all'articolo 1: va inserito uno spazio tra le parole «reclusione» e «da».

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

CUCCA (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, il provvedimento che ci apprestiamo a votare oggi si rende necessario alla luce di un quadro sempre più drammatico che vede giovani ragazzi provocarsi lesioni più o meno gravi, addirittura in qualche caso arrivando al suicidio, il più delle volte all'esito di sfide scellerate che si svolgono in Rete.

Spesso le difficoltà - come è stato confermato anche da una recente sentenza del tribunale di Milano dello scorso giugno - è la qualificazione giuridica che si può dare a questi comportamenti istigatori. Si pensi al cosiddetto blue whale, cioè quella serie di richieste, indirizzate da un amministratore a un partecipante a una discussione in rete, finalizzate il più delle volte a determinate prove che comportano atti di autolesionismo - come, ad esempio, tagliarsi le vene - o estremamente pericolosi - come arrampicarsi su un cornicione - per poi esporre i filmati in Rete.

L'aspetto sociologicamente più rilevante del fenomeno, che assume le caratteristiche di una sorta di cyberbullismo (ovviamente estremo), è che farebbe leva sulla bassa autostima, sulla fragilità e sull'instabilità emotiva dei soggetti coinvolti.

Ciò contribuisce anche a spiegare il fenomeno secondario costituito dalla psicosi da blue whale, che si è diffusa moltissimo nell'ultimo periodo tra i teenager e le loro famiglie, proprio per il timore che si ha dell'adescamento in Rete nei loro confronti.

Il fenomeno è purtroppo molto diffuso ed estremamente pericoloso, che non trova però nel nostro sistema una qualificazione giuridica ben precisa. Infatti, sebbene i compiti assegnati ai ragazzi che si prestano a fare questo gioco siano spesso finalizzati al suicidio del partecipante, qualora non si realizzi l'intento criminoso (ossia la morte del giocatore) non si può considerare configurato il reato di istigazione al suicidio. La legislazione attuale prevede una serie di condotte che si sostanziano nell'istigazione a delinquere e al suicidio, ma nessuna delle condotte attualmente previste dal nostro sistema penale prevede un'istigazione al compimento di autolesionismo.

È per questo, proprio per mettere fine a questa situazione, che è intervenuto il provvedimento in esame, che - a mio parere - è estremamente importante; non a caso questa Assemblea lo sta votando praticamente all'unanimità, solo con qualche astensione. Tra l'altro, si prevede la nuova figura di reato come ipotesi residuale, perché si dice «qualora non costituisca più grave reato».

La scelta rilevante è stata anche quella di prevedere obblighi in capo ai titolari del trattamento e ai gestori delle piattaforme. Ai messaggi pericolosi veicolati attraverso moltissime piattaforme social deve essere dato un freno, ed è anche questo l'intento della normativa in esame: a tal fine è stata inserita l'espressa previsione che, qualora sia stata posta in essere una delle condotte previste dal nuovo articolo 414-ter del codice penale, il genitore, il tutore o il curatore può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore della piattaforma un'apposita istanza per l'oscuramento o la rimozione delle immagini, salvo la conservazione ai fini probatori per un periodo di nove mesi.

In questo senso, sento il dovere di manifestare qui qualche perplessità, perché - a mio parere - una durata di nove mesi non è comunque sufficiente per garantire la sicurezza in termini probatori. Ho eccepito, inoltre, in Commissione il termine di quarantott'ore previsto affinché il materiale venga rimosso dalla piattaforma digitale.

Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 18,03)

(Segue CUCCA). E questo termine è evidentemente eccessivamente ampio, considerato - ad esempio - che piattaforme come Tik Tok o Instagram prevedono che determinate immagini in un tempo infinitesimale (molto meno di un secondo) vengono cancellate automaticamente. Lasciare quarantott'ore questo materiale sulla Rete può essere davvero pericoloso per l'educazione, la cura e soprattutto la protezione dei minori coinvolti in siffatte vicende.

Per il momento è stato fatto sicuramente un notevole passo avanti. Speriamo che non accadano episodi come quelli che siamo costretti a vedere tutti i giorni e che il suddetto intervallo di tempo possa essere riconsiderato in un secondo momento con un intervento che lo abbrevi ulteriormente. È evidente però che non basta quello che stiamo facendo. C'è davvero necessità di una migliore prevenzione, di una miglior cura dei minori, di prevedere misure che possano assistere i ragazzi che, soprattutto dopo il periodo della pandemia, hanno subito fenomeni depressivi che li hanno portati a frequentare i social e questo genere di sfide. Dovremmo intervenire con un altro intervento legislativo importante, in maniera tale da curare, molto più di quanto abbiamo fatto fino ad oggi, la salute fisica e mentale dei nostri figli e dei minori.

Per i motivi esposti, il Gruppo Italia Viva-Partito Socialista Italiano voterà convintamente a favore di questo provvedimento, auspicando però che sia solo il primo passo, perché davvero su questa materia c'è bisogno di fare tanto altro e credo che sia nostro dovere mettere in atto tutte le azioni necessarie per prevenire questi fenomeni gravissimi. (Applausi).

RAUTI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, Fratelli d'Italia ha sottoscritto il disegno di legge d'iniziativa del senatore Pillon, che ringrazio per l'iniziativa e la condivisione, e lo ha sostenuto e anche rafforzato in Commissione giustizia con il contributo del collega Balboni.

Sosteniamo tale provvedimento convintamente anche oggi, perché il disegno di legge n. 2086, contenente modifiche al codice penale in materia di istigazione alla violenza, all'autolesionismo e al suicidio, colma un vuoto legislativo e punta a tutelare i minori, sempre più esposti sui social ai rischi rappresentati da sfide pericolose e da giochi chi si sono rivelati talvolta anche mortali.

Purtroppo non sono mancati i casi di cronaca a ricordarcelo, e si tratta non di numeri o di notizie stampa, ma di bambini che sono rimasti vittime inconsapevoli e involontarie di queste sfide portate fino all'atto estremo ed ultimo del suicidio: tragedie di giochi letali come masticare capsule di detersivo, oppure la sfida dello spaccatesta, o ancora le prove di apnea fino al soffocamento: episodi che hanno fatto emergere un mondo sommerso di sfide maledette e anche un vuoto normativo che abbiamo il dovere di colmare. La legislazione vigente, infatti, contempla l'istigazione al suicidio, così come l'istigazione a delinquere, ma tali condotte non comprendono la fattispecie sempre più diffusa, purtroppo, dell'istigazione all'autolesionismo, e questo rappresenta il vulnus normativo da correggere. Bisogna intervenire rispetto ad una sorta di far west che corre sul web, responsabilizzando i gestori delle piattaforme social, inducendoli ad usare tutti i mezzi tecnici necessari per fronteggiare tali rischi e per stroncare sul nascere la diffusione di atteggiamenti emulativi e l'escalation.

Le modifiche proposte dal disegno di legge agli articoli del codice penale, in particolare 414 e 580, puntano a introdurre pene e sanzioni per chi, con dolo o colpa, espone al rischio la salute della vita dei minori. Si prevede altresì l'aumento di pena per l'istigazione al suicidio attraverso strumenti telematici e informatici, nonché la punizione delle condotte commesse all'estero.

Cari colleghi, siamo consapevoli che l'approvazione di questo disegno di legge non sia la panacea ma una goccia nel mare, anzi in quello stagno senza regole rappresentato dai social, ed enormi restano le criticità e le questioni irrisolte. Tuttavia, siamo anche consapevoli che questo strumento legislativo impone finalmente paletti importanti, segna un perimetro di rispetto delle regole di vigilanza, di controllo e di responsabilità che chiama in causa gli utenti e i genitori dei minori, ma soprattutto - attenzione, colleghi - chiama in causa le aziende digitali, quei colossi multinazionali che hanno fatturati da capogiro e non pagano le tasse in base al fatturato. (Applausi).

Sono aziende che giganteggiano nel web, ma sono dei nani per i contributi al fisco italiano. È per questo che Fratelli d'Italia ha proposto già in passato che i colossi del web paghino le tasse in base al numero degli accessi alle loro piattaforme ed è ridicola quell'aliquota del 3 per cento della web tax che invece li favorisce.

Torno al tema e vado a concludere, chiedendole un minuto in più, Presidente. Il richiamo esplicito è rivolto ai gestori di piattaforma, ai giganti del web, perché questo è il vulnus giuridico: non sono previste pene per omesso controllo e per chi non si assume la responsabilità di fronteggiare la circolazione di contenuti istigatori o minacciosi.

Fratelli d'Italia vota convintamente a favore del provvedimento per i suoi contenuti e anche per quel messaggio che lancia a tutte quelle lobby che ritengono più importante la privacy rispetto alla lotta agli orchi nell'ambito della pedopornografia. (Applausi).

Il voto di Fratelli d'Italia sarà quindi favorevole, perché il diritto dei minori alla propria integrità psicofisica rappresenta un valore assoluto che merita di essere tutelato con ogni mezzo, perché dalla morte di un bambino nessuno può sentirsi assolto. (Applausi).

Presidente, le chiedo di poter allegare la restante parte del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

MIRABELLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MIRABELLI (PD). Signor Presidente, il Partito Democratico voterà convintamente a favore del presente disegno di legge che, in Commissione, abbiamo contribuito a definire e migliorare. È un provvedimento che copre un vuoto legislativo in un momento in cui si moltiplicano gli episodi di autolesionismo, i rischi di autolesionismo tra i minori provocati da fenomeni generati dall'imitazione, dalle sfide, operati spesso utilizzando la Rete e i social.

È giusto punire chi istiga atti di violenza o autolesionismo. Dobbiamo partire da questo. E, dall'altra parte, è giusto - come fa il presente disegno di legge - responsabilizzare i gestori delle piattaforme informatiche, prevedendo la necessità di mettere in campo tutte le misure tecnologiche possibili per oscurare e rimuovere i contenuti pericolosi, ma soprattutto prevedendo l'immediata rimozione dei contenuti segnalati dagli stessi minori, dai genitori o dalle autorità.

Signor Presidente, si interviene su un fenomeno particolarmente pericoloso, in cui spesso il prezzo lo pagano i più deboli, i più piccoli. È un fenomeno che si produce violando le regole minime di comportamento. Noi invece interveniamo non violando le libertà, ma con equilibrio, mettendo in campo strumenti di repressione, ma soprattutto di prevenzione.

Col voto di oggi - lo ripeto - colmiamo un vuoto, colmiamo una lacuna e guardiamo all'interesse dei minori. Interveniamo per arginare un fenomeno che, seppure nuovo, ha già prodotto troppi danni e lutti, sapendo che accanto alla nostra azione normativa serve la piena consapevolezza in chi usa e gestisce le piattaforme e i social network della loro delicatezza e pericolosità, soprattutto per i minori. Se si usano impropriamente e irresponsabilmente possono essere strumenti pericolosi e non la straordinaria opportunità di comunicazione che spesso sono. Il disegno di legge in esame aiuta a segnare questa distinzione e il PD lo voterà convintamente (Applausi).

GRASSO (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, colleghi, annuncio il voto favorevole di Liberi e Uguali al disegno di legge che reca modifiche al codice penale in materia di istigazione alla violenza, all'autolesionismo, al suicidio e prevede una nuova formulazione per un reato già presente nel codice penale e la individuazione di tempistiche definite per la rimozione e il blocco delle immagini, dei video, delle registrazioni online, più un nuovo reato, quello dell'autolesionismo.

Siamo favorevoli perché riteniamo che, in qualche misura, l'aggiornamento di queste norme possa essere di qualche utilità, ma allo stesso tempo non possiamo sottrarci, almeno di tanto in tanto, a un obbligo di verità in quest'Aula. Nei casi in cui queste norme saranno applicate e utili, infatti, avremo la certezza di essere arrivati tardi e io penso anche con lo strumento sbagliato.

Non sarà il codice penale - credo - a migliorare la vita delle ragazze e dei ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni, a cui le norme in esame sono dedicate. Non sarà con la criminalizzazione di Internet, dei social network - come avvenuto ieri con i fumetti, quando eravamo più giovani - dei videogiochi o dei cartoni animati giapponesi che risolveremo la grande questione della salute psicofisica dei giovani, soprattutto dopo i lunghi mesi di isolamento dovuti alle conseguenze sociali della pandemia.

So bene che norme come quelle al nostro esame hanno il grande pregio di essere a costo zero. Ma, se vogliamo davvero prenderci cura del benessere psicofisico delle nuove generazioni, dovremo impegnarci profondamente su una rete di cure e assistenza che passi dai servizi scolastici a quelli sanitari; su una diffusione capillare di centri sportivi, ricreativi e associativi di ogni forma e natura. Dovremo impegnarci per un maggiore ascolto e un maggior coinvolgimento delle famiglie e delle agenzie educative, al fine di garantire maggiore attenzione e cura nei confronti dei nostri ragazzi.

Ribadendo il voto favorevole, dico a me stesso, ma anche a tutti voi, che molto c'è ancora da fare e che è nostro dovere precipuo farlo. (Applausi).

CALIENDO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole di Forza Italia al disegno di legge al nostro esame, ringraziando a nome del mio Gruppo i suoi presentatori, tra cui suoi stessi esponenti. Si tratta infatti di un problema che credo ognuno di noi abbia affrontato e risolto in solitudine, trovandosi di fronte alle notizie di atti di autolesionismo da parte di minori; una situazione che probabilmente molte volte viene risolta dicendo che non ci sono più i valori che una volta i giovani avevano nella famiglia e nella società, non c'è più quel calore umano che veniva dalla partecipazione collettiva.

Credo che invece la norma che verrà oggi approvata abbia un suo significato: il Senato della Repubblica e mi auguro il Parlamento nella sua interezza al più presto condannano gli atti di autolesionismo, perché sono contro le regole stabilite dalla nostra Costituzione. Il valore della persona, affermato nell'articolo 2, non significa solo la difesa di colui che ha una reazione nei confronti di aggressione da parte di terzi. È ancora più grave la mentalità che viene introdotta da certi atteggiamenti e certe organizzazioni che si muovono sui social per convincere i giovani a fare delle cose che, non appena poi ascoltiamo come vengono sviluppate, ci sembrano incredibili.

È questa la ragione del primo articolo del provvedimento, volto a punire l'istigazione alla violenza e all'autodeterminazione in danno di minori. Non ci rendiamo conto molte volte che la società si slabbra nel momento in cui si accetta l'idea che il minore possa essere indotto a compiere atti di autolesionismo, come quelli che abbiamo visto realizzarsi in alcuni Paesi al di là dell'Oceano, in America, come il lancio da un balcone o dall'ultimo piano per verificare la possibilità di salvarsi.

Questa normativa non bastava soltanto dal punto di vista della repressione penale. Tenete conto che, con l'articolo 4, viene introdotto il principio in base al quale per qualsiasi cittadino italiano o straniero che in terra di Paesi diversi dal nostro compie delitti di istigazione o altri, richiamati all'articolo 5, è prevista la possibilità di giurisdizione del nostro Paese su fatti di una gravità estrema.

Da ultimo, non si è guardato soltanto alla responsabilità penale o a dare un'indicazione di serietà ai nostri giovani, ma anche a una necessità di intervento sui gestori delle piattaforme digitali, che saranno obbligati ad attivare delle interdizioni da applicare direttamente anche su segnalazione di un quattordicenne, e questa è la novità.

Signor Presidente, ribadisco il voto favorevole di Forza Italia con l'auspicio che il disegno di legge in esame trovi applicazione al più presto. (Applausi).

PILLON (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio tutta l'Aula del Senato per il voto che è stato espresso sugli articoli e ringrazio in anticipo per il voto che sarà espresso - mi auguro all'unanimità - sul provvedimento.

Dedico questo voto ai genitori e alla sorella di Antonella, la bambina di dieci anni di Palermo, che il 21 gennaio 2021 è stata ritrovata in bagno, dopo essersi legata una corda al collo in diretta con altri partecipanti a una sfida disgraziata che si chiama blackout challenge e che le ha tolto la vita.

Dedico questo voto anche al bambino di undici anni di Napoli che si è lanciato nel vuoto il 30 settembre 2020 per seguire l'uomo nero e, prima di buttarsi dal balcone di casa, ha lasciato un biglietto per i genitori: «Mamma, papà, vi amo. Devo seguire l'uomo con il cappuccio nero. Non ho più tempo. Perdonatemi»: la sfida in questo caso era Jonathan Galindo.

Dedico il voto di quest'oggi a Igor, ragazzino di quattordici anni, trovato impiccato a Milano dopo essersi fatto coinvolgere in un'altra challenge, la hangout challenge. Nel 2017 un'altra bambina di Palermo, a dodici anni, è morta durante la sfida della blue whale challenge.

Cari colleghi, care colleghe, è un fenomeno drammatico, in costante aumento e il 96 per cento dei genitori è all'oscuro del fatto che i propri figli partecipino a questo tipo di sfide sui social.

Un ragazzino su quattro tra gli undici e i quattordici anni ha visto intenzionalmente immagini di ragazzini o ragazzine che si autoprocurano ferite; l'80 per cento dei giovani che ha condotte di autolesionismo ha trovato le informazioni sul web; il 18 per cento degli adolescenti dagli undici ai tredici anni pratica l'autolesionismo a causa del web. L'età media in cui ragazzini cominciano a praticarsi ferite è di 12,8 anni. Da ottobre 2020 ad oggi abbiamo avuto un più 30 per cento di ricoveri psichiatrici per atti di autolesionismo da parte di minori e per tentati suicidi e solo all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma c'è stato un incremento del 65 per cento di ricoveri per tentato suicidio o per autolesionismo.

Questa legge ovviamente non risolverà tutti i problemi, ma è un altro passo nella giusta direzione per tutelare i nostri bambini e i nostri ragazzi.

Tecnicamente abbiamo introdotto nell'ordinamento giuridico italiano la fattispecie di istigazione all'autolesionismo, che non c'era. Chiunque vada a istigare i nostri ragazzi all'autolesionismo, finché non sarà in vigore questa legge, è esente da pena perché non vi è un reato previsto. L'augurio è, quindi, che questa norma, oltre a essere approvata oggi qui al Senato, compia presto il suo iter anche alla Camera per diventare legge dello Stato il prima possibile.

Con questa norma abbiamo previsto anche la punibilità di condotte commesse all'estero perché molto spesso gli aguzzini si nascondono all'estero. Siamo convinti che sia una norma giusta e che il prima possibile debba diventare legge dello Stato.

Ringrazio tutte le forze politiche e, in particolare, consentitemi un ringraziamento speciale a coloro che hanno firmato con me questo disegno di legge, alla senatrice Evangelista, ai colleghi della Commissione giustizia Balboni, Cucca, Mirabelli, Caliendo, Grasso e agli altri Capigruppo. Difendiamo insieme i nostri bambini. (Applausi).

EVANGELISTA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EVANGELISTA (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, blackout, eye balling, Jonathan Galindo, blue whale, Momo sono tra i tanti giochi delle sfide on line che negli ultimi anni hanno sconcertato l'opinione pubblica. I protagonisti, ossia le vittime, sono i nostri adolescenti.

Si tratta di prove di coraggio che spingono i giovanissimi a superare i loro limiti sfidando anche la morte. Di fatto in questi giochi online un secondo in più o in meno separa la vita dalla morte. Nella maggior parte dei casi tutto inizia con una semplice richiesta di amicizia su Instagram, Tik Tok o Facebook del tipo: vuoi giocare con me? Una volta accettato l'invito inizia la gara, che di regola è organizzata in più step, con difficoltà di volta in volta sempre maggiori, fino a raggiungere l'autolesionismo o, nei casi più tragici, la morte.

È doveroso, seppur doloroso, ricordare l'ennesimo episodio di cronaca che ha visto protagonista il suicidio di un bambino napoletano di undici anni il quale, prima di gettarsi dall'undicesimo piano, scriveva ai suoi genitori: «mamma, papà, vi amo, ma devo seguire l'uomo con il cappuccio». L'uomo incappucciato non era altro che Jonathan Galindo.

Colleghi, la diffusione negli ultimi anni di provider in grado di connettersi a Internet ha di fatto ingenerato nei ragazzi la percezione che esistano luoghi in cui l'impunità è la regola, aumentando esponenzialmente le possibilità di venire a contatto con simili pratiche. L'accesso generalizzato alla rete nella forma di immagini, video, blog e chat on line se effettuato senza le dovute accortezze può esporre l'adolescente al rischio di imbattersi in contenuti non adatti al proprio stato di sviluppo psicofisico.

I dati condivisi dagli auditi in Commissione giustizia sono allarmanti. Un giovane su quattro con età compresa tra gli undici e i quattordici anni ha affermato di avere visto intenzionalmente in rete immagini di altri ragazzi che si auto affliggono ferite. Il 60 per cento ha dichiarato di aver condiviso immagini di comportamenti autolesionistici sui social network. Al riguardo ricordiamo che l'emergenza pandemica ha ulteriormente peggiorato questo quadro: si rileva che il 65 per cento dei ragazzi arrivati al pronto soccorso del Bambino Gesù di Roma da ottobre ad oggi ha tentato il suicidio o ha praticato un autolesionismo marcato.

Le motivazioni che portano un soggetto ad autoaffliggersi sofferenze sono diverse. Mettere in atto comportamenti autolesivi significa tramutare in sofferenza fisica e, quindi, in una forma più reale e più facilmente gestibile una sofferenza emozionale che non si sa come altro gestire. Spesso l'autolesionismo viene inteso anche come spia del suicidio.

Il disegno di legge approvato in Commissione giustizia in sede redigente si inserisce nel quadro appena delineato prevedendo una duplice tutela nei confronti dei minori che subiscono l'istigazione alla violenza o all'autolesionismo. Da un lato, è riconosciuta come autonoma fattispecie di reato la commissione in danno di un minore delle condotte sopra menzionate, unitamente alla previsione di un'aggravante, inserita nel delitto di istigazione al suicidio, se commessa mediante strumenti informatici o telematici; dall'altro, al fine di impedire la diffusione di immagini video o di registrazioni audio relative alle condotte di autolesionismo e istigazione al suicidio commesse con strumenti informatici o telematici, si procedimentalizza il meccanismo di oscuramento, rimozione o blocco in capo ai titolari del trattamento o ai gestori di piattaforme digitali.

Ringrazio naturalmente tutti i colleghi per aver portato a casa questo provvedimento, in particolare il senatore Pillon, primo firmatario, e tutti gli altri membri della Commissione giustizia. Ricordo in particolare l'approvazione di un emendamento a mia firma, che tende a supplire a una lacuna prevedendo un'armonizzazione della suddetta normativa con quanto già previsto dalla legge sul cyberbullismo e con il meccanismo previsto per la tutela verso il revenge porn. Nello specifico, il titolare del trattamento o il gestore della piattaforma digitale che non proceda, entro quarantotto ore dal ricevimento dell'istanza, alla rimozione, all'oscuramento o al blocco dei contenuti può esservi costretto sulla base di un provvedimento del Garante della privacy.

In conclusione, Presidente, la tutela dei ragazzi costituisce il principale investimento di ogni comunità civile. Il MoVimento 5 Stelle si schiererà sempre al loro fianco e per questo motivo dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle e chiedo l'autorizzazione a depositare il testo del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso, senatrice Evangelista.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

MOLLAME (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MOLLAME (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio cordoglio ai parenti delle vittime e a tutta la cittadinanza di Ravanusa. Una terribile esplosione ha causato sette vittime; al momento ci sono ancora due dispersi. Si tratta di vittime assolutamente innocenti. Oggi, mentre parliamo di problematiche connesse alle esigenze di avere il gas e l'energia, probabilmente per una rete vetusta, probabilmente anche per qualche lieve dissesto idrogeologico, è successa una tragedia.

Tutta la Sicilia in queste ultime settimane è stata attraversata da grandi fenomeni di piogge e un'altra tragedia si può dire che sia stata evitata per poco: quella del crollo dell'attraversamento del fiume San Bartolomeo, nel territorio di Castellammare del Golfo. Anche lì una piena, causata dalle enormi piogge, probabilmente ha scalzato gli argini e ha fatto crollare l'attraversamento su una statale. Sarà mia cura intervenire presso il Ministero delle infrastrutture, perché si possa trovare subito una soluzione, verosimilmente con un commissario ad acta.

Volevo sottolineare anche un aspetto che ritengo molto importante. Da qualche decennio abbiamo abbandonato un costume e una cultura, quelli della manutenzione. Urge che il Governo adotti provvedimenti di manutenzione ordinaria e straordinaria per tutte le infrastrutture del nostro territorio. (Applausi).

CORRADO (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORRADO (Misto). Signor Presidente, colleghi, il 2021 si chiude con l'approvazione del disegno di legge n. 882 sui reati contro il patrimonio culturale, a firma dello stesso onorevole Franceschini che ha distrutto il Ministero per i beni culturali. Non posso non sottolineare, perciò, il carattere propagandistico che tale operazione, in sé meritoria, assume per il suo tempismo. Come altre in corso, infatti, essa è funzionale ad accreditare la candidatura al Quirinale, come benemerito della cultura, di questo soggetto paradossale.

Vengo alla Reggia di Caserta. Colleghi, se i depositi dei musei statali contengono tesori che la stessa vulgata ministeriale definisce «nascosti e dimenticati», accusandosi così di negligenza, ciò che ora comincia a uscire da quei magazzini - ovviamente per merito dei super direttori, emanazioni dirette del "Sinistro della cultura" - non può che essere eccezionale, fantastico, meraviglioso, sublime e, ovviamente, inatteso.

Così, il 1° ottobre scorso, la Reggia di Caserta ha presentato alla stampa l'ultima scoperta, nascosta e dimenticata anch'essa: la scultura di un infante addormentato. La direttrice della Reggia, secondo la narrazione del ritrovamento della reliquia proposta ai fedeli (cioè a noi tutti, perché ci viene chiesto, appunto, di credere per fede ad una verità rivelata), l'ha notata per prima e, invece di rivolgersi all'ufficio di inventario, dove l'ultima schedatura del pezzo, disponibile anche online, è del 1987 e non di duemila anni fa, ha coinvolto la storica dell'arte che, guarda caso, è responsabile della comunicazione, la quale ha subito pensato potesse essere opera di Giuseppe Sammartino, il più grande scultore napoletano del Settecento. E, scoprendo l'autore di un'effige perduta di Carlo Tito, il primogenito maschio di Ferdinando IV e Maria Carolina di Napoli, ha identificato l'infante con il piccolo Borbone. In realtà, nulla assicura che la scultura sia di Sammartino e che rappresenti l'erede al trono. Ma, invece di aprire un dibattito scientifico al riguardo, alla stampa e al pubblico l'identità dello scultore e dell'infante sono state date per assolutamente certe.

Eppure il codice etico dei musei impone di fare ogni sforzo per assicurare innanzitutto la credibilità degli stessi. Siamo, invece, di fronte ad una baracconata, paragonabile a quelle di Pompei. Infatti, il direttore Osanna ha subito proposto un grande progetto «Reggia di Caserta», da finanziare con i denari del PNRR.

E che dire di Napoli, dove il Museo nazionale sembra oggi un supermercato al sabato sera, con le sale e le pareti piene di spazi vuoti a causa della spedizione all'estero di molte opere, anche identitarie? Il mosaico di Alessandro si è salvato solo perché il restauro lo ha svelato più fragile e bisognoso di cure di quanto credesse chi voleva staccarlo dalla parete e mandarlo a Tokyo.

Insomma, l'anno si chiude con una nota positiva (l'approvazione del disegno di legge n. 882), ma le negative sono preponderanti. Né posso dimenticare che per me si chiude con 130 interrogazioni al ministro del "Minc" Franceschini e solo 16 risposte, tutte indecorose. Speriamo nel 2022. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatrice, lei sa che si assume la responsabilità di ciò che dice.

MAUTONE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAUTONE (M5S). Signor Presidente, vorrei ricordare questa sera una vittima innocente di camorra, Giuseppina Guerriero. A lei è stato intitolato il parco comunale di Faibano di Marigliano, la mia città. È stato intitolato proprio a lei, vittima innocente di camorra.

Giuseppina, madre di quattro figli, il 2 settembre 1998, all'età di quarantatré anni, fu uccisa dalla fatalità e dalla furia omicida, durante un agguato di camorra. Una pioggia di proiettili impazziti, tipici degli scontri e delle faide camorristiche, la colpì mentre, per casualità, era a bordo della sua auto.

Quanti lutti, quanto sangue innocente è stato sparso in tanti, troppi agguati camorristici. Vittime come Giuseppina, la cui unica colpa è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Il suo sacrificio, che la nostra comunità ha voluto ricordare con una cerimonia molto intensa e partecipata, in cui ha intitolato alla sua memoria questo parco, non può e non deve essere dimenticato.

Questa iniziativa non vuole solo essere una mera commemorazione, ma anche lanciare un segnale forte della presenza dello Stato nei nostri territori. Un messaggio chiaro, per ribadire il contrasto e la lotta ad ogni forma di violenza e di sopruso. (Applausi). Questo parco, dove bambini e famiglie giocano, passeggiano e passano momenti di spensieratezza e di relax ha lo stesso significato delle case e dei terreni confiscati alla camorra e divenuti luoghi di aggregazione per bambini con disabilità o sedi di cooperative sociali che coinvolgono tanti giovani in difficoltà delle nostre collettività.

Momenti come questi rappresentano un segnale importante nella lotta alla camorra e per non dimenticare il sacrificio di chi ne è rimasta vittima innocente. (Applausi).

MARINELLO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINELLO (M5S). Signor Presidente, voglio iniziare questo mio intervento con l'esprimere la solidarietà di tutto il Gruppo MoVimento 5 Stelle per la comunità di Ravanusa, che in questi giorni è stata colpita da una grave tragedia per l'esplosione che si è verificata.

Siamo tutti vicini alle famiglie delle vittime e questi episodi devono fare riflettere molto, con la speranza che non si verifichino più.

Il mio intervento di stasera nasce dalle numerose segnalazioni pervenute che voglio portare all'attenzione dell'Assemblea e dell'opinione pubblica in merito a una pesante situazione che sta riguardando l'ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca relativamente alla ormai cronica e grave carenza di personale medico.

Conosco molto bene la realtà di quell'ospedale, avendo svolto al suo interno la mia trentennale attività professionale di medico nell'area di emergenza, e già durante la mia esperienza mi sono trovato a operare da solo coadiuvato da infermieri ausiliari, che ringrazio ancora per la loro instancabile professionalità, unita alla grande abnegazione al lavoro.

Questa situazione, che continua a permanere anche al momento attuale, ovviamente ha forti ripercussioni sulla possibilità del medico di assistere in modo adeguato i pazienti, e si è ulteriormente aggravata con la chiusura del pronto soccorso di Ribera, che ha determinato un ulteriore ampliamento del bacino che gravita sul pronto soccorso di Sciacca.

Quindi, nel ribadire la mia assoluta contrarietà alla chiusura del pronto soccorso di Ribera, è necessario rafforzare, sia dal punto di vista delle attrezzature sia, principalmente, da quello del personale, il pronto soccorso dell'ospedale di Sciacca. Infatti, alla normale attività quotidiana nell'area di emergenza-urgenza il medico si può trovare nella situazione di eseguire un orientamento diagnostico e quindi terapeutico da un sintomo spesso solo riferito, espletando il proprio operato anche su più pazienti contemporaneamente accorsi in ospedale bisognosi di cure. Ecco, quindi, che le possibilità di concentrarsi sul paziente e di confrontarsi con un altro collega sono le condizioni minime affinché l'assistenza venga svolta nel migliore dei modi.

È ovvio che la carenza del personale medico è un'evenienza assolutamente da scongiurare nell'interesse esclusivo del paziente. Le soluzioni concrete che si possono adottare sono, quindi, bandire concorsi pubblici per coprire tutti i posti vacanti in organico e garantire la presenza in aree di emergenza-urgenza di almeno tre medici per turno, con adeguato personale infermieristico e ausiliario, assicurando così un'adeguata assistenza anche al paziente che resta al pronto soccorso in osservazione breve per il completamento dell'iter diagnostico così da poter determinare la sua dimissione o il ricovero.

Concludo con il mio fermo auspicio che le autorità sanitarie locali intervengano in modo definitivo sulla carenza dei medici all'ospedale di Sciacca adottando urgentemente i concreti provvedimenti che ho prima evidenziato. (Applausi).

SACCONE (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, vorrei portare in quest'Aula il dramma che stanno vivendo quasi 300 famiglie di Jesi dell'azienda Caterpillar, una multinazionale statunitense che ha avuto la drammatica notizia di comunicare, con modalità grottesche e indegne, il licenziamento di quasi 300 dipendenti.

Lo riteniamo totalmente inaccettabile anche perché non vi sono le condizioni: si tratta di un'azienda ritenuta da «Fortune», la rivista internazionale, tra le prime 100 aziende produttive di qualità nel mondo.

Mi chiedo e chiedo a quest'Assemblea se è questa la modalità, ovvero quella di licenziare le persone con il direttore generale accompagnato dai bodyguard. Siamo passati dagli sms ai bodyguard. Questa modalità ci offende e offende la dignità della persona.

Questa è un'azienda che ha addirittura triplicato il turno di lavoro, quindi non c'è assolutamente un problema di domanda.

Chiediamo urgentemente l'intervento del ministro dello sviluppo economico Giorgetti, ma allo stesso tempo chiediamo, signor Presidente, che intervenga il Ministero degli affari esteri, perché i diplomatici, gli ambasciatori di un Paese alleato, che gode della nostra massima stima, quando vanno all'estero tutelano gli interessi economici. Pertanto vorremmo che anche i nostri diplomatici, anche il nostro Ministero degli affari esteri, attraverso una moral suasion, coinvolgesse l'ambasciata degli Stati Uniti affinché il comportamento indegno da parte di questa multinazionale venga fermato e si dia serenità a queste famiglie che non meritano un trattamento del genere.

CUCCA (IV-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, devo dire che svolgo questo intervento con un po' di imbarazzo, perché stiamo parlando purtroppo della scomparsa di un senatore che ha dato lustro alla politica sarda, giungendo veramente dal niente, come avrò modo di dire a breve, a diventare addirittura Capogruppo del Partito Popolare nel Parlamento europeo. Nei giorni scorsi è deceduto a Nuoro il senatore Giosué Ligios. Per capire chi era, basta ricordare che il senatore Ligios è stato semianalfabeta fino all'età di vent'anni. Appartenente a una famiglia umilissima di soli pastori, a vent'anni ha deciso, con grande e forza e grande coraggio, di riscattarsi e si è messo a studiare ponendosi anche contro l'indirizzo della sua famiglia, basti pensare che raccontava che uno dei fratelli aveva dato i suoi libri in pasto ai maiali. Eppure, nonostante quel gesto, quello stesso fratello successivamente, quando ha capito qual era la forza, la tenacia e la volontà di arrivare da parte del fratello, lo ha aiutato economicamente a completare gli studi. In pochi mesi ha preso la licenza elementare, la licenza media, quella superiore ed è andato a studiare all'università laureandosi in agraria.

Questa sua visione gli ha aperto, ovviamente, un mondo nuovo e gli stessi studi di agraria lo hanno avvicinato ancora di più alla comunità sarda. Si è avvicinato al mondo della Democrazia Cristiana, che allora era rappresentato da figure emblematiche importantissime nuoresi, Padri costituenti come sono stati il senatore Antonio Monni e il senatore Salvatore Mannironi, che è stato anche Ministro della Repubblica, oltre ad aver ricoperto vari incarichi da Sottosegretario.

Egli, come dicevo, si avvicinò quindi alla politica e in pochi anni ha bruciato le tappe ed è stato un protagonista della vita politica sarda. Nel 1964 è stato presidente della Provincia di Nuoro, consigliere regionale nel 1969, assessore regionale, senatore per tre legislature e Sottosegretario al tesoro, europarlamentare per tre mandati ed eletto anche Capogruppo del Partito Popolare in Europa (che non è esattamente un incarico di poco rilievo).

Ovviamente, nella sua umiltà, è stato sempre vicino alla comunità sarda, è stato sempre in mezzo ai più umili, dei quali conosceva bene le problematiche, come conosceva bene le problematiche del territorio ed ha dato davvero lustro alla vita politica sarda. Quando si parla di lui, usare il termine «straordinario» non è più retorica. È effettivamente dovere di tutti quanti noi onorare la sua memoria e mi dispiace - ripeto - che si finisca a parlare di un uomo che ha manifestato talmente tanta grandezza in un'Aula vuota, ma credo fosse comunque doveroso farlo. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 15 dicembre 2021

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 15 dicembre, alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,50).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE

Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale (882)

ARTICOLI DA 1 A 7 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE

Art. 1.

Approvato

(Modifiche al codice penale)

1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 240-bis, primo comma, le parole: « e 517-quater » sono sostituite dalle seguenti: « , 517-quater, 518-quater, 518-quinquies, 518-sexies e 518-septies »;

b) dopo il titolo VIII del libro secondo è inserito il seguente:

« TITOLO VIII-BIS

DEI DELITTI CONTRO IL PATRIMONIO CULTURALE

Art. 518-bis. - (Furto di beni culturali). - Chiunque si impossessa di un bene culturale mobile altrui, sottraendolo a chi lo detiene, al fine di trarne profitto, per sé o per altri, o s'impossessa di beni culturali appartenenti allo Stato in quanto rinvenuti nel sottosuolo o nei fondali marini, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 927 a euro 1.500.

La pena è della reclusione da quattro a dieci anni e della multa da euro 927 a euro 2.000 se il reato è aggravato da una o più delle circostanze previste nel primo comma dell'articolo 625 o se il furto di beni culturali appartenenti allo Stato, in quanto rinvenuti nel sottosuolo o nei fondali marini, è commesso da chi abbia ottenuto la concessione di ricerca prevista dalla legge.

Art. 518-ter. - (Appropriazione indebita di beni culturali). - Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria di un bene culturale altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 516 a euro 1.500.

Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata.

Art. 518-quater. - (Ricettazione di beni culturali). - Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta beni culturali provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farli acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e con la multa da euro 1.032 a euro 15.000.

La pena è aumentata quando il fatto riguarda beni culturali provenienti dai delitti di rapina aggravata ai sensi dell'articolo 628, terzo comma, e di estorsione aggravata ai sensi dell'articolo 629, secondo comma.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando l'autore del delitto da cui i beni culturali provengono non è imputabile o non è punibile ovvero quando manca una condizione di procedibilità riferita a tale delitto.

Art. 518-quinquies. - (Impiego di beni culturali provenienti da delitto). - Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dagli articoli 518-quater e 518-sexies, impiega in attività economiche o finanziarie beni culturali provenienti da delitto è punito con la reclusione da cinque a tredici anni e con la multa da euro 6.000 a euro 30.000.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando l'autore del delitto da cui i beni culturali provengono non è imputabile o non è punibile ovvero quando manca una condizione di procedibilità riferita a tale delitto.

Art. 518-sexies. - (Riciclaggio di beni culturali). - Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce beni culturali provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da cinque a quattordici anni e con la multa da euro 6.000 a euro 30.000.

La pena è diminuita se i beni culturali provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando l'autore del delitto da cui i beni culturali provengono non è imputabile o non è punibile ovvero quando manca una condizione di procedibilità riferita a tale delitto.

Art. 518-septies. - (Autoriciclaggio di beni culturali). - Chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, beni culturali provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l'identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 6.000 a euro 30.000.

Se i beni culturali provengono dalla commissione di un delitto non colposo, punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni, si applicano la reclusione da due a cinque anni e la multa da euro 3.000 a euro 15.000.

Fuori dei casi di cui ai commi primo e secondo, non sono punibili le condotte per cui i beni vengono destinati alla mera utilizzazione o al godimento personale.

Si applica il terzo comma dell'articolo 518-quater.

Art. 518-octies. - (Falsificazione in scrittura privata relativa a beni culturali).- Chiunque forma, in tutto o in parte, una scrittura privata falsa o, in tutto o in parte, altera, distrugge, sopprime od occulta una scrittura privata vera, in relazione a beni culturali mobili, al fine di farne apparire lecita la provenienza, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

Chiunque fa uso della scrittura privata di cui al primo comma, senza aver concorso nella sua formazione o alterazione, è punito con la reclusione da otto mesi a due anni e otto mesi.

Art. 518-novies. - (Violazioni in materia di alienazione di beni culturali). - È punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da euro 2.000 a euro 80.000:

1) chiunque, senza la prescritta autorizzazione, aliena o immette sul mercato beni culturali;

2) chiunque, essendovi tenuto, non presenta, nel termine di trenta giorni, la denuncia degli atti di trasferimento della proprietà o della detenzione di beni culturali;

3) l'alienante di un bene culturale soggetto a prelazione che effettua la consegna della cosa in pendenza del termine di sessanta giorni dalla data di ricezione della denuncia di trasferimento.

Art. 518-decies. - (Importazione illecita di beni culturali). - Chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati previsti dagli articoli 518-quater, 518-quinquies, 518-sexies e 518-septies, importa beni culturali provenienti da delitto ovvero rinvenuti a seguito di ricerche svolte senza autorizzazione, ove prevista dall'ordinamento dello Stato in cui il rinvenimento ha avuto luogo, ovvero esportati da un altro Stato in violazione della legge in materia di protezione del patrimonio culturale di quello Stato, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 5.165.

Art. 518-undecies. - (Uscita o esportazione illecite di beni culturali). - Chiunque trasferisce all'estero beni culturali, cose di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, bibliografico, documentale o archivistico o altre cose oggetto di specifiche disposizioni di tutela ai sensi della normativa sui beni culturali, senza attestato di libera circolazione o licenza di esportazione, è punito con la reclusione da due a otto anni e con la multa fino a euro 80.000.

La pena prevista al primo comma si applica altresì nei confronti di chiunque non fa rientrare nel territorio nazionale, alla scadenza del termine, beni culturali, cose di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, bibliografico, documentale o archivistico o altre cose oggetto di specifiche disposizioni di tutela ai sensi della normativa sui beni culturali, per i quali siano state autorizzate l'uscita o l'esportazione temporanee, nonché nei confronti di chiunque rende dichiarazioni mendaci al fine di comprovare al competente ufficio di esportazione, ai sensi di legge, la non assoggettabilità di cose di interesse culturale ad autorizzazione all'uscita dal territorio nazionale.

Art. 518-duodecies. - (Distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici). - Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende in tutto o in parte inservibili o non fruibili beni culturali o paesaggistici propri o altrui è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 2.500 a euro 15.000.

Chiunque, fuori dei casi di cui al primo comma, deturpa o imbratta beni culturali o paesaggistici propri o altrui, ovvero destina beni culturali a un uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico ovvero pregiudizievole per la loro conservazione o integrità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 1.500 a euro 10.000.

La sospensione condizionale della pena è subordinata al ripristino dello stato dei luoghi o all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna.

Art. 518-terdecies. - (Devastazione e saccheggio di beni culturali e paesaggistici). - Chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo 285, commette fatti di devastazione o di saccheggio aventi ad oggetto beni culturali o paesaggistici ovvero istituti e luoghi della cultura è punito con la reclusione da dieci a sedici anni.

Art. 518-quaterdecies. - (Contraffazione di opere d'arte). - È punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 3.000 a euro 10.000:

1) chiunque, al fine di trarne profitto, contraffà, altera o riproduce un'opera di pittura, scultura o grafica ovvero un oggetto di antichità o di interesse storico o archeologico;

2) chiunque, anche senza aver concorso nella contraffazione, alterazione o riproduzione, pone in commercio, detiene per farne commercio, introduce a questo fine nel territorio dello Stato o comunque pone in circolazione, come autentici, esemplari contraffatti, alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura o grafica, di oggetti di antichità o di oggetti di interesse storico o archeologico;

3) chiunque, conoscendone la falsità, autentica opere od oggetti indicati ai numeri 1) e 2) contraffatti, alterati o riprodotti;

4) chiunque, mediante altre dichiarazioni, perizie, pubblicazioni, apposizione di timbri o etichette o con qualsiasi altro mezzo, accredita o contribuisce ad accreditare, conoscendone la falsità, come autentici opere od oggetti indicati ai numeri 1) e 2) contraffatti, alterati o riprodotti.

È sempre ordinata la confisca degli esemplari contraffatti, alterati o riprodotti delle opere o degli oggetti indicati nel primo comma, salvo che si tratti di cose appartenenti a persone estranee al reato. Delle cose confiscate è vietata, senza limiti di tempo, la vendita nelle aste dei corpi di reato.

Art. 518-quinquiesdecies. - (Casi di non punibilità). - Le disposizioni dell'articolo 518-quaterdecies non si applicano a chi riproduce, detiene, pone in vendita o altrimenti diffonde copie di opere di pittura, di scultura o di grafica, ovvero copie o imitazioni di oggetti di antichità o di interesse storico o archeologico, dichiarate espressamente non autentiche, mediante annotazione scritta sull'opera o sull'oggetto o, quando ciò non sia possibile per la natura o le dimensioni della copia o dell'imitazione, mediante dichiarazione rilasciata all'atto dell'esposizione o della vendita. Non si applicano del pari ai restauri artistici che non abbiano ricostruito in modo determinante l'opera originale.

Art. 518-sexiesdecies. - (Circostanze aggravanti). - La pena è aumentata da un terzo alla metà quando un reato previsto dal presente titolo:

1) cagiona un danno di rilevante gravità;

2) è commesso nell'esercizio di un'attività professionale, commerciale, bancaria o finanziaria;

3) è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio, preposto alla conservazione o alla tutela di beni culturali mobili o immobili;

4) è commesso nell'ambito dell'associazione per delinquere di cui all'articolo 416.

Se i reati previsti dal presente titolo sono commessi nell'esercizio di un'attività professionale o commerciale, si applicano la pena accessoria di cui all'articolo 30 e la pubblicazione della sentenza penale di condanna ai sensi dell'articolo 36.

Art. 518-septiesdecies - (Circostanze attenuanti). - La pena è diminuita di un terzo quando un reato previsto dal presente titolo cagioni un danno di speciale tenuità ovvero comporti un lucro di speciale tenuità quando anche l'evento dannoso o pericoloso sia di speciale tenuità.

La pena è diminuita da un terzo a due terzi nei confronti di chi abbia consentito l'individuazione dei correi o abbia fatto assicurare le prove del reato o si sia efficacemente adoperato per evitare che l'attività delittuosa fosse portata a conseguenze ulteriori o abbia recuperato o fatto recuperare i beni culturali oggetto del delitto.

Art. 518-duodevicies. - (Confisca). - Il giudice dispone in ogni caso la confisca delle cose indicate all'articolo 518-undecies, che hanno costituito l'oggetto del reato, salvo che queste appartengano a persona estranea al reato. In caso di estinzione del reato, il giudice procede a norma dell'articolo 666 del codice di procedura penale. La confisca ha luogo in conformità alle norme della legge doganale relative alle cose oggetto di contrabbando.

Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti previsti dal presente titolo, è sempre ordinata la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persone estranee al reato.

Quando non è possibile procedere alla confisca di cui al secondo comma, il giudice ordina la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità delle quali il reo ha la disponibilità, anche per interposta persona, per un valore corrispondente al profitto o al prodotto del reato.

Le navi, le imbarcazioni, i natanti e gli aeromobili, le autovetture e i motocicli sequestrati nel corso di operazioni di polizia giudiziaria a tutela dei beni culturali sono affidati dall'autorità giudiziaria in custodia giudiziale agli organi di polizia che ne facciano richiesta per l'impiego in attività di tutela dei beni medesimi.

Art. 518-undevicies. - (Fatto commesso all'estero). - Identico »;

c) dopo l'articolo 707 è inserito il seguente:

« Art. 707-bis. - (Possesso ingiustificato di strumenti per il sondaggio del terreno o di apparecchiature per la rilevazione dei metalli). - È punito con l'arresto fino a due anni e con l'ammenda da euro 500 a euro 2.000 chi è colto in possesso di strumenti per il sondaggio del terreno o di apparecchiature per la rilevazione dei metalli, dei quali non giustifichi l'attuale destinazione, all'interno di aree e parchi archeologici, di zone di interesse archeologico, se delimitate con apposito atto dell'amministrazione competente, o di aree nelle quali sono in corso lavori sottoposti alle procedure di verifica preventiva dell'interesse archeologico secondo quanto previsto dalla legge ».

Art. 2.

Approvato

(Modifica all'articolo 9, comma 1, della legge 16 marzo 2006, n. 146, in materia di operazioni sotto copertura)

1. All'articolo 9, comma 1, della legge 16 marzo 2006, n. 146, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente:

« b-bis) gli ufficiali di polizia giudiziaria degli organismi specializzati nel settore dei beni culturali, nell'attività di contrasto dei delitti di cui agli articoli 518-sexies e 518-septies del codice penale, i quali nel corso di specifiche operazioni di polizia e, comunque, al solo fine di acquisire elementi di prova, anche per interposta persona, compiono le attività di cui alla lettera a) ».

Art. 3.

Approvato

(Modifica al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, in materia di responsabilità delle persone giuridiche)

1. Dopo l'articolo 25-sexiesdecies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono inseriti i seguenti:

« Art. 25-septiesdecies. - (Delitti contro il patrimonio culturale). - 1. In relazione alla commissione del delitto previsto dall'articolo 518-novies del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da cento a quattrocento quote.

2. In relazione alla commissione dei delitti previsti dagli articoli 518-ter, 518-decies e 518-undecies del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da duecento a cinquecento quote.

3. In relazione alla commissione dei delitti previsti dagli articoli 518-duodecies e 518-quaterdecies del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da trecento a settecento quote.

4. In relazione alla commissione dei delitti previsti dagli articoli 518-bis, 518-quater e 518-octies del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da quattrocento a novecento quote.

5. Nel caso di condanna per i delitti di cui ai commi da 1 a 4, si applicano all'ente le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a due anni.

Art. 25-duodevicies. - (Riciclaggio di beni culturali e devastazione e saccheggio di beni culturali e paesaggistici). - 1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dagli articoli 518-sexies e 518-terdecies del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da cinquecento a mille quote.

2. Se l'ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei delitti indicati al comma 1, si applica la sanzione dell'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attività ai sensi dell'articolo 16, comma 3 ».

Art. 4.

Approvato

(Modifica alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, in materia di aree protette)

1. Il comma 3 dell'articolo 30 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, è sostituito dal seguente:

« 3. In caso di violazioni costituenti ipotesi di reati perseguiti ai sensi del titolo VIII-bis del libro secondo o dell'articolo 733-bis del codice penale, il sequestro di quanto adoperato per commettere gli illeciti ad essi relativi può essere disposto, in caso di flagranza, anche dagli addetti alla sorveglianza dell'area protetta, al fine di evitare l'aggravamento o la continuazione del reato. Il responsabile è obbligato a provvedere alla riduzione in pristino dell'area danneggiata, ove possibile, e comunque è tenuto al risarcimento del danno ».

Art. 5.

Approvato

(Abrogazioni)

1. All'articolo 635, secondo comma, numero 1, del codice penale, le parole: « o cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate » sono soppresse.

2. Sono abrogate le seguenti disposizioni:

a) il secondo periodo del secondo comma dell'articolo 639 del codice penale;

b) gli articoli 170, 173, 174, 176, 177, 178 e 179 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Art. 6.

Approvato

(Clausola di invarianza finanziaria)

1. Le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione delle disposizioni della presente legge con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 7.

Approvato

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE

Modifiche al codice penale in materia di istigazione alla violenza, all'autolesionismo e al suicidio (2086)

ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE

Art. 1.

Approvato

(Introduzione dell'articolo 414-ter del codice penale)

1. Dopo l'articolo 414-bis del codice penale è inserito il seguente:

« Art. 414-ter. - (Istigazione alla violenza o all'autolesionismo in danno dei minori) - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compia l'istigazione o l'apologia, diretta o diffusa attraverso strumenti informatici o telematici o con qualsiasi altro mezzo di comunicazione, riguardo alla commissione di atti di violenza o di autolesionismo da parte di minorenni, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La pena è della reclusione da cinque a dodici anni se l'atto di violenza o di autolesionismo da parte di minorenni si verifica.

Nei casi di cui al comma precedente, chiunque, pur non essendo l'autore dell'istigazione o dell'apologia, intenzionalmente la diffonde o ne agevola in qualsiasi modo la diffusione è punito con la reclusione da uno a cinque anni ».

Art. 2.

Approvato

(Modifica all'articolo 580 del codice penale)

1. All'articolo 580 del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente comma:

« Le pene sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso mediante strumenti informatici o telematici.

Art. 3.

Approvato

(Obblighi in capo ai titolari del trattamento e ai gestori di piattaforme digitali)

1. Il minore che abbia compiuto gli anni quattordici offeso da taluna delle condotte di cui agli articoli 414-ter, poste in essere mediante strumenti informatici o telematici, o 580, terzo comma, del codice penale, come introdotti dagli articoli 1 e 2 della presente legge, nonché il genitore o tutore o curatore del medesimo minore, può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore della piattaforma digitale un'istanza per l'oscuramento, la rimozione o il blocco delle immagini, dei video o delle registrazioni audio, previa conservazione dei dati originali per nove mesi a fini probatori, e per l'adozione di idonee misure tecniche volte a impedire l'identificazione diretta dell'offeso.

2. Qualora, entro le ventiquattro ore successive al ricevimento dell'istanza di cui al comma 1, il titolare del trattamento o il gestore della piattaforma digitale non abbia comunicato di avere assunto l'incarico di provvedere all'oscuramento, alla rimozione o al blocco richiesto ed entro quarantotto ore successive non vi abbia provveduto, o comunque nel caso in cui non sia possibile identificare il titolare del trattamento o il gestore della piattaforma digitale, l'interessato può rivolgere analoga richiesta, mediante segnalazione o reclamo, al Garante per la protezione dei dati personali, il quale, entro quarantotto ore dal ricevimento della richiesta, provvede ai sensi dell'articolo 58 del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, e degli articoli 143 e 144 del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

Art. 4.

Approvato

(Modifica all'articolo 7 del codice penale)

1. All'articolo 7 del codice penale, dopo il numero 5 sono aggiunti i seguenti:

« 5-bis. delitti di istigazione alla violenza o all'autolesionismo ai danni di minorenni;

5-ter. delitti di istigazione, eccitazione o aiuto al suicidio mediante strumenti informatici o telematici ».

Art. 5.

Approvato

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

Allegato B

Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 882 e sui relativi emendamenti

La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione,esaminato il testo proposto all'Assemblea dalla Commissione di merito per il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2086 e sui relativi emendamenti

La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione,esaminato il testo proposto all'Assemblea dalla Commissione di merito per il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

Testo integrale della relazione orale del senatore Mirabelli sul disegno di legge n. 882

Il testo che discutiamo oggi, approvato in 2a Commissione, in sede redigente interviene sul testo approvato alla Camera in prima lettura e si propone di riformare le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale, oggi contenute prevalentemente nel codice dei beni culturali (decreto legislativo n. 42 del 2004), inserendole nel codice penale. L'obiettivo della proposta di legge è quello di operare una profonda riforma della materia, ridefinendo l'assetto della disciplina nell'ottica di un tendenziale inasprimento del trattamento sanzionatorio per prevenire e reprimere i reati contro i beni culturali.

L'articolo 1 modifica il codice penale, inserendo tra i delitti il titolo VIII-bis, rubricato "Dei delitti contro il patrimonio culturale", composto da 18 nuovi articoli (da 518-bis a 518-undecies). In particolare, la riforma inserisce nel codice penale le seguenti disposizioni.

L'articolo 518-bis del codice penale punisce il furto di beni culturali con la reclusione da tre a sei anni (pena significativamente più elevata rispetto a quella prevista per il furto). La condotta consiste nell'impossessamento di un bene culturale altrui, sottraendolo a chi lo detiene, con la finalità di trarne un profitto per sé o per altri. In presenza di circostanze aggravanti, quali quelle già individuate dal codice penale per il reato di furto o dal codice dei beni culturali (quando i beni rubati appartengono allo Stato o il fatto è commesso da chi abbia ottenuto una concessione di ricerca, ex art. 176), la pena della reclusione va da quattro a dieci anni. Nel passaggio in Commissione si è aggiunta tra le condotte previste tra quelle punite in questo articolo quelle di "chi si impossessa di beni culturali appartenenti allo Stato in quanto rinvenuti nel sottosuolo o nei fondali marini" punite con la reclusione da due a sei anni prevedendo un aumento di pena dai quattro a dieci anni per chi commette il reato essendo in possesso di una concessione di ricerca.

L'articolo 518-ter del codice penale punisce l'appropriazione indebita di beni culturali con la reclusione da uno a quattro anni. Con questo nuovo delitto si punisce chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria di un bene culturale altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso. Il delitto è aggravato se il possesso dei beni è a titolo di deposito necessario.

L'articolo 518-quater del codice penale punisce la ricettazione di beni culturali con la reclusione da quattro a dieci anni. La disposizione riproduce, inasprendo la sanzione penale ed eliminando le circostanze aggravanti e attenuanti, contenuto dell'articolo 648 del codice penale; si prevede però, diversamente dalla fattispecie generale di ricettazione, che il delitto trovi applicazione anche quando l'autore del delitto da cui i beni culturali provengono non è imputabile o non è punibile, ovvero quando manca una condizione di procedibilità.

L'articolo 518-quinquies del codice penale punisce con la reclusione da cinque a tredici anni l'impiego illecito di beni culturali. La fattispecie riguarda chiunque - salvi i casi di concorso di reato, di ricettazione e di riciclaggio - impiega illecitamente in attività economiche e finanziarie beni culturali provenienti da delitto. Il delitto è aggravato quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale ed è attenuato se il fatto è di particolare tenuità. Anche in questo caso la fattispecie si applica anche quando l'autore del delitto, da cui il bene culturale proviene, non è imputabile o non è punibile, ovvero quando manca una condizione di procedibilità.

L'articolo 518-sexies del codice penale punisce con la reclusione da cinque a quattordici anni il riciclaggio di beni culturali: la condotta è mutuata dal delitto di riciclaggio di cui all'articolo 648-bis del codice penale, ma la pena è inasprita. È confermata anche l'aggravante quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale. Inoltre, la fattispecie trova applicazione anche quando l'autore del delitto da cui i beni culturali provengono non è imputabile o non è punibile, ovvero quando manca una condizione di procedibilità. Si rileva che per i nuovi delitti di furto, appropriazione indebita, ricettazione e riciclaggio di beni culturali, il legislatore prevede la sola pena detentiva e non anche, come previsto per le corrispondenti fattispecie comuni, pena detentiva e pena pecuniaria.

L'articolo 518-septies del codice penale punisce l'autoriciclaggio di beni culturali con la reclusione da tre a dieci anni. La disposizione riproduce, aumentando la pena detentiva ed eliminando la pena pecuniaria, l'articolo 648-ter del codice penale che dispone in materia di autoriciclaggio. Analogamente alla fattispecie generale, la pena è più lieve (reclusione da due a cinque anni) se i beni culturali provengono dalla commissione di un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. È prevista una aggravante quando il fatto è commesso nell'esercizio di attività professionali, ed un'attenuante per colui che si sia adoperato per ridurre la portata del danno, per assicurare le prove e il recupero dei beni culturali. Anche in questo caso il delitto si applica a prescindere dalla non imputabilità dell'autore del reato presupposto o dalla mancanza di una condizione di procedibilità.

La Commissione ha aggiunto la non punibilità, negli ultimi due casi, delle condotte per cui i beni vengono destinati alla mera utilizzazione personale.

L'articolo 518-octies del codice penale punisce con la reclusione da uno a quattro anni la falsificazione in scrittura privata relativa a beni culturali. Si tratta di punire la condotta di colui che forma una scrittura privata falsa o altera sopprime o occulta una scrittura vera in relazione a beni culturali mobili, al fine di farne apparire lecita la provenienza. Si tratta di una norma innovativa nel nostro ordinamento, mutuata da una disposizione della Convenzione di Nicosia (art. 9).

L'articolo 518-novies del codice penale punisce le violazioni in materia di alienazione di beni culturali con la reclusione fino a due anni e la multa fino a 80.000 euro. Il provvedimento sposta nel codice penale, innalzandone la pena, l'attuale fattispecie contenuta nell'articolo 173 del codice dei beni culturali.

L'articolo 518-decies punisce l'importazione dei beni culturali provenienti dal diritto o da ricerche provenienti con la reclusione da due a sei anni.

L'articolo 518-undecies del codice penale punisce con la reclusione da uno a quattro anni o con la multa da 258 a 5.165 euro esportazione illecite di beni culturali. La proposta di legge inserisce nel codice penale, conservando la pena e operando alcune modifiche, il delitto di cui all'articolo 174 del codice dei beni culturali, che punisce l'illecita uscita o esportazione di beni culturali, senza attestato di libera circolazione o licenza di esportazione, ovvero il mancato rientro dei beni di cui sia stata autorizzata l'uscita, alla scadenza del termine previsto. Nel caso in cui il reato sia commesso da «chi esercita attività di vendita al pubblico o di esposizione a fine di commercio di oggetti culturali», è prevista la pena accessoria dell'interdizione da una professione o da un'arte, ai sensi dell'articolo 30 del codice penale e la pubblicazione della sentenza di condanna ai sensi dell'articolo 36 del codice penale.

L'articolo 518-duodecies del codice penale punisce la distruzione, la dispersione, il deterioramento, deturpamento, l'imbrattamento e l'uso illecito di beni culturali o paesaggistici. Al primo comma è prevista la reclusione che la Commissione ha alzato da due a cinque anni e una multa fino a 15.000 euro per chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende inservibili o infruibili beni culturali o paesaggistici; al secondo comma, invece, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni colui che, invece, deturpa, imbratta o fa di tali beni un uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico o pregiudizievole della loro conservazione. La riforma qualifica dunque come autonome fattispecie penali, di natura delittuosa, le aggravanti e le contravvenzioni attualmente previste dal codice penale (articoli 635, 639, 733 e 734 del codice penale) e subordina la concessione della sospensione condizionale della pena all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività.

L'articolo 518-terdecies punisce con la reclusione da dieci a sedici anni la devastazione e il saccheggio di beni culturali.

L'articolo 518-quaterdecies del codice penale punisce con la reclusione da uno a cinque anni e la multa fino a 10.000 euro la contraffazione di opere d'arte: la riforma inasprisce la pena e sposta nel codice penale l'attuale delitto di contraffazione previsto dall'articolo 178 del Codice dei beni culturali.

L'articolo 518-quinquiesdecies casi di non punibilità.

L'articolo 518-sexiesdecies diventa quello che reca le circostanze aggravanti. Pertanto, la pena è aumentata da un terzo alla metà quando un reato previsto nel titolo della legge avente ad oggetto beni culturali o paesaggistici: cagioni un danno di rilevante gravità; è commesso nell'esercizio di un'attività professionale, commerciale, bancaria o finanziaria; è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio, preposto alla conservazione o alla tutela di beni culturali mobili o immobili; è commesso nell'ambito dell'associazione per delinquere di cui all'articolo 416. In caso di esercizio di un'attività professionale, dovrà essere applicata anche la pena accessoria della interdizione da una professione o da un'arte oltre alla pubblicazione della sentenza di condanna.

L'articolo 518-septiesdecies reca circostanze attenuanti prevedono la diminuzione della pena di un terzo quando un reato previsto del titolo della legge - avente ad oggetto beni culturali o paesaggistici cagioni un danno di speciale tenuità ovvero comporti un lucro di speciale tenuità, quando anche l'evento dannoso o pericoloso sia di speciale tenuità.

La pena è diminuita da un terzo a due terzi nei confronti di chi abbia consentito l'individuazione dei correi.

Il nuovo articolo 518-duodecies, introdotto in Commissione, dispone in ogni caso la confisca delle cose che hanno costituito l'oggetto del reato o sono state destinate a commettere il reato, il profitto o il prezzo, in caso di condanna o patteggiamento per uno dei delitti previsti dal nuovo titolo.

L'articolo 518-undecies dispone l'applicabilità delle disposizioni penali a tutela dei beni culturali anche ai fatti commessi all'estero in danno del patrimonio culturale nazionale.

L'articolo 1 del provvedimento in oggetto, infine, inserisce nel codice penale - al di fuori del nuovo titolo VIII-bis - una nuova contravvenzione: l'articolo 707-bis, rubricato "Possesso ingiustificato di strumenti per il sondaggio del terreno o per la rilevazione dei metalli", la cui fattispecie è punita con l'arresto fino a due anni.

Il nuovo articolo 2 modifica la disciplina delle attività sotto copertura, di cui all'articolo 9 della legge n. 146 del 2006, per prevederne l'applicabilità anche alle indagini sul delitto di attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali, previsto dall'articolo 518-sexiesdecies, quando siano svolte da ufficiali di polizia giudiziaria degli organismi specializzati nel settore dei beni culturali.

L'articolo 3 modifica il decreto legislativo n. 231 del 2001, introducendo il nuovo articolo 25-quaterdecies, rubricato "Delitti contro il patrimonio culturale" prevedendo la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche quando i delitti contro il patrimonio culturale siano commessi nel loro interesse o a loro vantaggio.

L'articolo 7 modifica la legge n. 394 del 1961 in materia di aree protette.

L'articolo 5 abroga alcune disposizioni del codice penale e del codice dei beni culturali, con finalità di coordinamento del nuovo quadro sanzionatorio penale con la normativa vigente.

L'articolo 6, infine, reca la clausola di invarianza finanziaria della riforma.

L'articolo 7 prevede l'entrata in vigore della riforma il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Integrazione alla dichiarazione di voto della senatrice Rauti sul disegno di legge n. 2086

Dalla morte di un bambino nessuno può sentirsi assolto. Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore di questo provvedimento per le modifiche che introduce a livello normativo, per il richiamo alla responsabilità che lancia e perché invia anche un messaggio a quelle lobby pericolose che ritengono che la tutela della privacy sia più importante della lotta agli orchi, della lotta contro la pedofilia e contro i crimini sessuali sui minori, o ancora, appunto, sulle forme di istigazione all'autolesionismo.

Non è un mistero per nessuno che il codice europeo per le comunicazioni elettroniche, con le disposizioni stabilite dalla normativa europea e-privacy per combattere la pedopornografia online, ha messo fuori legge quelle tecnologie che permettevano di individuare i crimini sessuali contro i minori, divieti assurdi che, sotto il paravento della privacy, coprono l'adescamento e gli abusi sui minori in rete.

Per Fratelli d'Italia il diritto dei minori alla propria integrità psicofisica rappresenta un valore assoluto che merita di essere tutelato.

Testo integrale della dichiarazione di voto della senatrice Evangelista sul disegno di legge n. 2086

Onorevoli colleghi, "Blackout", "Eye Balling", "Jonathan Galindo", "Blu Whale", "Momo". Questi, tra i tanti, i giochi delle sfide on-line che negli ultimi anni hanno sconcertato l'opinione pubblica, ove i protagonisti, ossia le vittime, sono i nostri adolescenti.

Si tratta di prove di coraggio che spingono i giovanissimi a superare i loro limiti, sfidando anche la morte. Perché di fatto, in tali challenge, un secondo in più o in meno separa la vita dalla morte.

Nella maggior parte dei casi tutto inizia con una semplice richiesta di amicizia su Instagram, Tik Tok o Facebook: "Vuoi giocare con me?". Una volta accettato l'invito inizia la gara, che, di regola, è organizzata in più step con difficoltà di volta in volta sempre maggiori, sino a raggiungere l'autolesionismo, ovvero, nei casi più tragici, la morte.

È doveroso, seppur doloroso, ricordare l'ennesimo episodio di cronaca che ha visto protagonista il suicidio di un bambino napoletano di 11 anni, il quale, prima gettarsi dall'undicesimo piano scriveva ai suoi genitori: "Mamma, papà, vi amo ma devo seguire l'uomo col cappuccio". L'uomo incappucciato non era altro che Jonathan Galindo.

La diffusione, negli ultimi anni, di provider in grado di connettersi ad Internet, hanno di fatto ingenerato nei ragazzi la percezione che esistano luoghi in cui l'impunità è la regola, aumentando esponenzialmente le possibilità di venire a contatto con simili pratiche. L'accesso generalizzato alla Rete nella forma di immagini, video, blog e chat online, infatti, se effettuato senza le dovute accortezze, può esporre l'adolescente al rischio di imbattersi in contenuti non adatti al proprio stato di sviluppo psicofisico.

I dati condivisi dagli auditi in Commissione giustizia sono allarmanti. Un giovane su quattro, con età compresa tra gli 11 e i 14 anni ha affermato di aver visto intenzionalmente in Rete immagini di altri ragazzi che si autoinfliggono ferite ed il 60 per cento ha dichiarato di aver condiviso immagini di comportamenti autolesionistici sui social network. Su circa 8.000 adolescenti, nella fascia di età che va dagli 11 ai 13 anni, i comportamenti autolesionistici sono stimati al 18 per cento; l'età media in cui iniziano tali comportamenti devianti è stimata intorno ai 13 anni. Il dato ancor più sconcertante e preoccupante è che il 96 per cento dei genitori è all'oscuro del problema. L'emergenza pandemica ha ulteriormente peggiorato tale quadro. Al riguardo, si rileva che il 65 per cento dei ragazzi arrivati al Pronto soccorso del Bambino Gesù di Roma, da ottobre ad oggi, ha tentato il suicidio o praticato un autolesionismo marcato.

L'autolesionismo - "danneggiamento del proprio corpo attraverso lesioni autoinflitte dirette e intenzionali" - è un'etichetta diagnostica che racchiude comportamenti e vissuti anche diversi tra loro, ma tutti accomunati da una medesima finalità, ossia quella di provocare l'autoannullamento.

Le motivazioni che portano un soggetto ad autoinfliggersi sofferenze sono diverse. Innanzitutto, mettere in atto comportamenti autolesivi significa tramutare in sofferenza fisica e, quindi, in una forma più reale e più facilmente gestibile, una sofferenza emozionale che non si sa come altro gestire. Il dolore fisico autoprocuratosi, in questo modo, va a sostituire temporaneamente quello interiore. Ulteriore causa dell'autolesionismo può rinvenirsi nella punizione autoinflitta. Ed invero, è stato riscontrato che tra l'auto-criticismo ed i comportamenti di auto-danneggiamento esiste una relazione causale, laddove l'autolesionismo può costituire una forma di comunicazione del proprio disagio.

L'autolesionismo viene inteso anche come spia del suicidio. Del resto, i comportamenti suicidari sono forme estreme di autolesionismo, che si collocano al termine del continuum delle condotte autolesive. Secondo lo psicologo americano, T.E. Joiner, l'interconnessione tra gesti autolesivi e tentativi di suicidio si spiegherebbe sulla base di due elementi indispensabili per cercare di togliersi la vita: il desiderio di uccidersi e la capacità di attuare comportamenti per concretizzare tale desiderio. Solo la progressiva desensibilizzazione al dolore fisico attraverso ripetute pratiche di auto-danneggiamento potrebbe, quindi, favorire la messa in atto del gesto estremo.

Il disegno di legge approvato in Commissione giustizia in sede redigente si inserisce nel quadro appena delineato prevedendo una duplice tutela nei confronti dei minori che subiscono l'istigazione alla violenza o all'autolesionismo. Da un lato, è riconosciuta come autonoma fattispecie di reato 1a commissione in danno di un minore delle condotte sopra menzionate, unitamente alla previsione di un'aggravante inserita nel delitto di istigazione al suicidio se commessa mediante strumenti informatici o telematici; dall'altro, al fine di impedire la diffusione di immagini, video o registrazioni audio relative alle condotte di autolesionismo o istigazione al suicidio, commessi con strumenti informatici o telematici, si procedimentalizza il meccanismo di oscuramento, rimozione o blocco in capo ai titolari del trattamento e ai gestori di piattaforme digitali.

Il testo originario del disegno di legge introduceva una responsabilità per omissione colposa a carico del responsabile del sistema informatico o telematico che non avesse effettuato il monitoraggio dei contenuti ivi presenti, al fine di scongiurare il verificarsi delle fattispecie di nuova introduzione, così ponendosi in contrasto con la vigente disciplina comunitaria in materia di responsabilità delle piattaforme. Infatti, il regime speciale di esenzione di responsabilità per le piattaforme impone l'assenza di obblighi generali di sorveglianza o di accertamento attivo dei fatti. Ciò prevedendo che una responsabilità possa essere loro ascritta soltanto ove i contenuti illeciti siano generati da esse stesse o elaborati sotto la loro responsabilità editoriale.

L'approvazione di un emendamento a mia prima firma tende a supplire a tale lacuna prevedendo un'armonizzazione della suddetta normativa a quanto previsto sia dalla legge sul cyberbullismo, che dal meccanismo previsto per la tutela avverso il revenge porn. Nello specifico, il titolare del trattamento, o il gestore della piattaforma digitale che non proceda, entro le 48 ore dal ricevimento dell'istanza, alla rimozione, oscuramento o al blocco del contenuti, può esserne costretto sulla base di un provvedimento del Garante della Privacy.

La tutela dei ragazzi costituisce il principale investimento di ogni comunità civile. Il Movimento 5 Stelle si schiererà sempre al loro fianco. Per questo, Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Movimento 5 Stelle.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione:

Disegno di legge n. 2086

sulla votazione finale, il senatore Giuseppe Pisani avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Berardi, Bini, Borgonzoni, Campagna, Castaldi, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Fazzone, Floridia, Galliani, Ghedini, Laniece, Mangialavori, Mantovani, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Romano, Ronzulli, Santangelo, Segre, Sileri, Turco e Vaccaro.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Vallardi, per attività della 9ª Commissione permanente; Arrigoni, Castiello, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Fantetti, Garavini, Giacobbe, Merlo e Petrocelli, per attività del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero.

Gruppi parlamentari, denominazione di componente

La Presidente del Gruppo Misto, con lettera in data 2 dicembre 2021, ha comunicato che il senatore Merlo ha costituito all'interno del Gruppo la componente "MAIE".

Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione

Con lettera in data 5 dicembre 2021, il senatore Grimani ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare Italia Viva - P.S.I. e di aderire al Gruppo Misto.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

La Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

4a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Barboni;

8a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Boccardi, cessa di farne parte il senatore Barboni.

Con lettera in data 3 dicembre 2021, il Presidente del Gruppo parlamentare Italia Viva - PSI ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

5a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Faraone;

7a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice Sbrollini;

10a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Sbrollini, cessa di farne parte il senatore Faraone.

Il Presidente del Gruppo parlamentare Italia Viva - PSI ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Renzi;

12a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Renzi.

La Presidente del Gruppo Misto, con lettera in data 7 dicembre 2021, ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:

5a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Sbrana;

9a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice Sbrana.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), nella seduta del 30 novembre 2021, ha approvato, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento:

una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla grave situazione di degrado di due castelli piemontesi (Doc. XXIV, n. 56);

una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sui materiali e le caratteristiche degli allestimenti museali (Doc. XXIV, n. 57).

I predetti documenti sono inviati al Ministro della cultura.

Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato, in data 13 dicembre 2021, ha chiamato a far parte della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza la senatrice Modena, in sostituzione della senatrice Minuto, cessata dal mandato parlamentare.

Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato, in data 13 dicembre 2021, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico il senatore Michele Boccardi in sostituzione della senatrice Carmela Minuto, cessata dal mandato parlamentare.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale

Ministro della difesa

Ratifica ed esecuzione dello Scambio di Note emendativo dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Qatar sulla cooperazione nel settore della difesa, del 12 maggio 2010, fatto a Doha il 9 luglio e il 22 ottobre 2019 (2471)

(presentato in data 10/12/2021)

C.2737 approvato dalla Camera dei deputati;

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale

Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati:

a) Trattato di cooperazione giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay, fatto a Montevideo il 1° marzo 2019;

b) Trattato sul trasferimento delle persone condannate tra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay, fatto a Montevideo il 1° marzo 2019 (2472)

(presentato in data 10/12/2021)

C.3241 approvato dalla Camera dei deputati;

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Laboratorio europeo di biologia molecolare relativo al Programma del Laboratorio europeo di biologia molecolare a Monterotondo, con Allegato, fatto a Heidelberg il 15 aprile 2021 e a Roma il 4 maggio 2021 (2473)

(presentato in data 10/12/2021)

C.3242 approvato dalla Camera dei deputati;

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro per le disabilità

Delega al Governo in materia di disabilità (2475)

(presentato in data 13/12/2021)

C.3347 approvato dalla Camera dei deputati. (assorbe C.424, C.1884, C.3108, C.3361).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro dello sviluppo economico

Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (2469)

(presentato in data 03/12/2021);

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro dell'economia e delle finanze

Conversione in legge del decreto-legge 10 dicembre 2021, n. 209, recante misure urgenti finanziarie e fiscali (2470)

(presentato in data 11/12/2021);

DDL Costituzionale

senatrice Biti Caterina

Modifica all'articolo 9 della Costituzione, in materia di promozione dello sport (2474)

(presentato in data 07/12/2021);

senatore Misiani Antonio

Ordinamento della giurisdizione tributaria (2476)

(presentato in data 10/12/2021);

senatore Faraone Davide

Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (2477)

(presentato in data 09/12/2021);

DDL Costituzionale

senatore Augussori Luigi

Modifiche all'articolo 32 della Costituzione in materia di promozione della pratica sportiva (2478)

(presentato in data 13/12/2021).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

5ª Commissione permanente Bilancio

Gov. Draghi-I: Pres. Consiglio Draghi, Ministro economia e finanze Franco

Conversione in legge del decreto-legge 10 dicembre 2021, n. 209, recante misure urgenti finanziarie e fiscali (2470)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanità)

(assegnato in data 13/12/2021);

11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Gov. Draghi-I: Pres. Consiglio Draghi, Ministro disabilità Stefani

Delega al Governo in materia di disabilità (2475)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 12ª (Igiene e sanità), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.3347 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.424, C.1884, C.3108, C.3361)

(assegnato in data 13/12/2021).

Affari assegnati

In data 3 dicembre 2021 è stato deferito alla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulla questione inerente all'uso del glifosato in agricoltura (Atto n. 1020).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro della cultura, con lettera del 6 dicembre 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 13 febbraio 2020, n. 15 - lo schema di decreto ministeriale recante adozione del Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura, per gli anni 2021-2023 (n. 339).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente e, per i profili finanziari, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i pareri entro 30 giorni dall'assegnazione.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera in data 2 dicembre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2018, per i progetti "Sviluppo rurale inegrato a favore della sicurezza alimentare in Shan State Myanmar"; "Sicurezza aliemtare nella regione andina di Cochabamba in Bolivia"; "Progetto nutrizionale a Maratane - Nampula - Mozambico".

Il predetto documento è trasmesso, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 7a Commissione permanente, competente per materia.

Il Ministro della salute, con lettere in data 1 dicembre 2021, ai sensi dell'articolo 1, comma 16-bis, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso:

i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riportati nel verbale del 12 novembre 2021, della Cabina di regia istituita ai sensi del medesimo decreto (Atto n. 1021);

i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riportati nel verbale del 19 novembre 2021, della Cabina di regia istituita ai sensi del medesimo decreto (Atto n. 1022);

i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riportati nel verbale del 26 novembre 2021 della Cabina di regia istituita ai sensi del medesimo decreto; ha altresì trasmesso l'ordinanza del 26 novembre 2021, recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 nella Regione Friuli-Venezia Giulia", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 2021, n. 283 (Atto n. 1023);

l'ordinanza del 26 novembre 2021, recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", pubblicate rispettivamente sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 2021, n. 283 (Atto n. 1024).

La predetta documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro della giustizia, con lettera in data 2 dicembre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dal Ministero della giustizia, riferita all'anno 2020.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 2a e alla 5a Commissione permanente (Doc. CLXIV, n. 37).

Con lettere in data 22, 26 novembre e 3 dicembre 2021 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Valtopina (Perugia), Cicerale (Salerno), Tartano (Sondrio), Casapane (Roma), Calatabiano (Catania), Bolognetta (Palermo) e Partinico (Palermo).

Governo, comunicazioni dell'avvio di procedure di infrazione

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per le politiche e gli affari europei, con lettere in data 24 e 30 novembre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le seguenti comunicazioni concernenti l'avvio di procedure d'infrazione ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - notificate, rispettivamente, il 12 e 24 novembre 2021 - che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni permanenti, nonché alla 14a Commissione permanente:

comunicazione dell'avvio della procedura di infrazione n. 2021/2170 sulla non completa trasposizione della direttiva 2014/56/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati (Procedura di infrazione n. 123) - alla 2a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;

comunicazione dell'avvio della procedura di infrazione n. 2021/0532 sul mancato recepimento della direttiva delegata (UE) 2021/647 della Commissione del 15 gennaio 2021 che modifica, adeguandolo al progresso scientifico e tecnico, l'allegato III della direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'esenzione relativa all'uso di determinati composti di piombo e cromo esavalente negli iniziatori elettrici e elettronici di esplosivi per uso civile (professionale) - alla 2a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente (Procedura di infrazione n. 124).

Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione

Il Ministro della transizione ecologica, con lettera in data 24 novembre 2021, ha trasmesso, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sulla procedura di infrazione n. 2021/0450, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2019/1161 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, che modifica la direttiva 2009/33/CE relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a, alla 8a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 121/1).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla trasparenza e al targeting della pubblicità politica (COM(2021) 731 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Unione dei mercati dei capitali - Risultati conseguiti un anno dopo il piano d'azione (COM(2021) 720 definitivo), alla 6a Commissione permanente e, per il parere, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Risposta alla strumentalizzazione dei migranti avallata dallo Stato alle frontiere esterne dell'UE (JOIN(2021) 32 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni - Affrontare insieme le sfide attuali e future poste dalla COVID-19 (COM(2021) 764 definitivo), alla 12a Commissione permanente e, per il parere, alla 1a e alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale, al Comitato delle regioni e alla Banca europea per gli investimenti - Analisi annuale della crescita sostenibile 2022 (COM(2021) 740 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 1a, alla 6a, alla 7a, alla 8a, alla 10a, alla 11a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Strategia dell'UE per il suolo per il 2030 - Suoli sani a vantaggio delle persone, degli alimenti, della natura e del clima (COM(2021) 699 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione - Documenti programmatici di bilancio 2022: valutazione globale (COM(2021) 900 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Proteggere l'integrità delle elezioni e promuovere la partecipazione democratica (COM(2021) 730 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Una politica della concorrenza pronta a nuove sfide (COM(2021) 713 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 236 del 24 novembre 2021, depositata il successivo 7 dicembre, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 8, del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, recante "Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi, di realizzazione di collegamenti digitali, di esecuzione della decisione (UE, EURATOM) 2020/2053 del Consiglio, del 14 dicembre 2020, nonché in materia di recesso del Regno Unito dall'unione europea", convertito, con modificazioni, nella legge 26 febbraio 2021, n. 21.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a e alla 12a Commissione permanente (Doc. VII, n. 131).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 30 novembre, 1° e 9 dicembre 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 13a Commissione permanente (Doc. XV, n. 493);

della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza a favore dei dottori Commercialisti (CNPADC) per gli esercizi 2018, 2019 e 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 494);

del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XV, n. 495);

dell'Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Veterinari (ENPAV) per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 496);

di ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internalizzazione delle imprese italiane, per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 497);

del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 498);

di Poste Italiane S.p.A. per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 499).

Corte di cassazione, trasmissione di ordinanze su richieste di referendum

Il Vice Presidente dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte Suprema di cassazione, con lettera in data 1° dicembre 2021, ha trasmesso, ai sensi degli articoli 13 e 32 della legge 25 maggio 1970, n. 352, copia autentiche delle ordinanze, emesse dall'Ufficio in data 29 novembre 2021, con le quali si dichiarano conformi a legge le richieste di referendum popolare abrogativo sui quesiti individuati dalle seguenti denominazioni:

Abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi;

Limitazione delle misure cautelari: abrogazione dell'ultimo inciso dell'articolo 274, comma 1, lettera c), del codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale;

Separazione delle funzioni dei magistrati. Abrogazione delle norme in materia di Ordinamento giudiziario che consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa nella carriera dei magistrati;

Responsabilità civile diretta dei magistrati: abrogazione di norme processuali in tema di responsabilità civile dei magistrati per danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie;

Abrogazione di norme in materia di elezione dei componenti togati del Consiglio Superiore della magistratura;

Partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari. Abrogazione di norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte.

Questi documenti sono depositati presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

Sono pervenuti al Senato i seguenti voti regionali:

della Regione Toscana, in merito alla presa di distanza dagli insulti e minacce di morte espressi contro il leader Matteo Renzi durante il comizo elettorale di Giuseppe Conte a Montevarchi e piena solidarietà nei confronti dell'ex premier Renzi per quanto accaduto. Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (n. 74);

della Regione Lombardia, concernente le azioni di sostegno al popolo afghano. Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 3a Commissione permanente(n. 75).

Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Presidente dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), con lettera in data 1° dicembre 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, comma 5-ter, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, la relazione sull'attività svolta dall'Istituto stesso in materia di interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole nell'anno 2020.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XCII, n. 5).

Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 23 novembre 2021, ha inviato il testo di 9 documenti, approvati dal Parlamento stesso nella tornata dal 18 al 21 ottobre 2021, deferiti, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia:

risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai gestori di crediti e agli acquirenti di crediti e che modifica le direttive 2008/48/CE e 2014/17/UE, alla 2a, alla 6a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 1008);

risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2009/103/CE concernente l'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell'obbligo di assicurare tale responsabilità, alla 8a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 1009);

risoluzione sulla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2021 dell'Unione europea per l'esercizio 2021 - Aggiornamento delle entrate in seguito all'entrata in vigore il 1° giugno 2021 della decisione (UE, Euratom) 2020/2053 del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea, alle previsioni rivedute relative alle risorse proprie e altre entrate, alla 5a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 1010);

risoluzione su una strategia "Dal produttore al consumatore" per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente, alla 9a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 1011);

risoluzione sulla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2022, alla 5a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 1012);

risoluzione sulla trasparenza dell'UE sullo sviluppo, l'acquisto e la distribuzione dei vaccini contro la COVID-19, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 1013);

risoluzione sulla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2021 in programma a Glasgow, Regno Unito (COP26), alla 13a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 1014);

risoluzione sui Pandora papers: implicazioni per gli sforzi volti a contrastare il riciclaggio di denaro e l'evasione e l'elusione fiscale, alla 2a, alla 3a, alla 6a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 1015);

risoluzione sulla crisi dello Stato di diritto in Polonia e il primato del diritto dell'UE, alla 1a, alla 2a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 1016).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, in data 6 dicembre 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a misure nei confronti degli operatori di trasporto che agevolano o praticano la tratta di persone o il traffico di migranti in relazione all'ingresso illegale nel territorio dell'Unione europea (COM(2021) 753 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 6 dicembre 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3a, 8a e 14a.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Coltorti e Trentacoste hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06349 della senatrice Montevecchi ed altri.

Interrogazioni, integrazione dei Ministri competenti

L'interrogazione 4-06336, del senatore Pesco ed altri, rivolta al Ministro della giustizia, è rivolta anche al Ministro dell'economia e delle finanze.

Mozioni

ALFIERI, BITI, MALPEZZI, FERRARI, MIRABELLI, COLLINA, D'ARIENZO, CIRINNA', MARCUCCI, ROSSOMANDO, ROJC, ZANDA - Il Senato,

premesso che:

il 4 novembre 2020 le forze armate dell'Etiopia, sostenute dall'Esercito eritreo e dalla polizia regionale amara, hanno occupato il capoluogo del Tigray, Macallè, sconfiggendo apparentemente il Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF). Il 28 giugno 2021, dopo 8 mesi di guerra, il Governo federale ha abbandonato la città. Quella che nelle intenzioni del Governo di Addis Abeba doveva essere una rapida operazione di polizia si è, invece, trasformata in un conflitto civile su larga scala, suscettibile di rimettere in discussione sia l'assetto dell'Etiopia che l'intero assetto geopolitico del Corno d'Africa;

l'occupazione del Tigray nel novembre 2020 ha rappresentato l'apice dello scontro in atto sin dal 2018, anno dell'ascesa al potere del primo ministro Abiy Ahmed, tra il Governo federale di Addis Abeba e l'amministrazione regionale a Macallè. La leadership tigrina, infatti, non ha mai accettato la sconfitta elettorale. Forte della superiorità militare delle proprie forze di sicurezza regionali, aveva impedito ogni tentativo d'intromissione delle autorità federali nelle questioni interne del Tigray, respingendo i mandati d'arresto emanati dalla procura contro alti ufficiali del partito. L'occasione dello scontro armato si è avuta nel settembre 2020, quando il TPLF ha sfidato il provvedimento di rinvio delle elezioni disposto dal Parlamento federale a causa dell'emergenza epidemiologica da COVID-19;

dopo un iniziale successo delle forze governative, i combattenti tigrini hanno riconquistato la città di Macallè ed esteso il conflitto ad altre province, prendendo il controllo di due centri nevralgici come Dessie e Kombolchoa, e giungendo oramai a poche centinaia di chilometri dalla capitale Addis Abeba;

a quanto detto si aggiunga che anche i ribelli Oromo dell'Oromo liberation front si sono schierati contro il Governo centrale e il 5 novembre è nata un'alleanza tra 9 gruppi armati etiopi, tutti uniti in chiave antigovernativa;

considerato che:

secondo quanto riportato da un'indagine congiunta della Commissione etiope per i diritti umani e dell'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, tutte le parti in causa hanno commesso violazioni dei diritti umani e crimini efferati quali uccisioni illegali, esecuzioni, torture e non da ultimo violenze sessuali diffuse e sistematiche. Al riguardo, Mark Lowcock, coordinatore dei soccorsi di emergenza delle Nazioni Unite, ha dichiarato che "non c'è dubbio che la violenza sessuale sia usata in questo conflitto come arma di guerra, come mezzo per umiliare, terrorizzare e traumatizzare un'intera popolazione oggi e una generazione successiva domani";

l'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha affermato che il conflitto "è continuato senza sosta e rischia di estendersi all'intero Corno d'Africa". A fine agosto è intervenuto anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha sottolineato come siano in gioco l'unità dell'Etiopia e la stabilità dell'intera regione;

di tutta risposta alle continue denunce degli organismi internazionali, sette funzionari, tra cui operatori del fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia e dell'ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA), sono stati accusati di "ingerenza" negli affari interni dell'Etiopia e invitati a lasciare il Paese africano. A fronte della chiusura di qualunque corridoio d'accesso alla regione del Tigray e del perdurare delle ostilità, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni al Governo centrale presieduto da Abiy Ahmed, che al momento della sua elezione nel 2018 contava sul sostegno politico e finanziario degli Stati Uniti e dell'Unione europea. Come noto, la pace con l'Eritrea, la liberazione di giornalisti e attivisti politici, le promesse di libere elezioni e di liberalizzazione dell'economia gli erano valse l'apertura di linee di credito presso la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, nonché il premio Nobel per la pace nel 2019;

a seguito delle sanzioni, l'Esecutivo etiope per reperire tecnologie militari si è rivolto ad altri Paesi, in particolare alla Russia e alla Turchia;

da ultimo non si può tacere la preoccupazione dei principali attori internazionali, vista la rilevanza che l'Etiopia riveste a livello sia politico che strategico per la stabilità dell'intero Corno d'Africa. Il conflitto in atto, infatti, rischia di far riemergere antichi conflitti interetnici per anni rimasti silenti nell'area;

considerato, inoltre, che:

come abitualmente accade, la guerra civile tra le forze federali e quelle regionali sta colpendo soprattutto la popolazione civile provocando una catastrofe umanitaria. A riprova di quanto esposto, si pensi all'ultimo report dell'UNOCHA, secondo il quale sono 5 milioni e 200.000 le persone che necessitano di derrate alimentari e 400.000 di queste vivono in condizioni di carestia; il report parla, inoltre, anche di 200.000 bambini privati in questi mesi di fondamentali vaccinazioni. Sono numeri che rendono la portata della catastrofe umanitaria in atto nel Paese etiope e destinati ad un inesorabile incremento visto il permanere delle ostilità e l'acuirsi del conflitto;

l'USAID, l'agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo alimentare, ha dichiarato che da agosto i rifornimenti di aiuti umanitari e i convogli di cibo sono stati bloccati e non riescono più ad aver acceso al Tigray. I militari bloccano, infatti, l'accesso alle vie di comunicazione impedendo la distribuzione di cibo e aiuti nella regione,

impegna il Governo:

1) ad adoperarsi in tutte le sedi multilaterali, a partire dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, al fine di ottenere quanto prima un cessate il fuoco di tutte le parti coinvolte nel conflitto etiope, nonché a mettere in campo tutte le iniziative utili al fine salvaguardare la sicurezza della popolazione civile;

2) ad intraprendere tutte le iniziative necessarie nelle sedi internazionali per consentire agli operatori umanitari l'accesso a tutte le aree del Paese, al fine di garantire l'approvvigionamento degli aiuti umanitari necessari per porre rimedio alle conseguenze della guerra civile e della drammatica carestia in atto.

(1-00439)

Interrogazioni

TURCO, PIRRO, L'ABBATE - Ai Ministri della transizione ecologica, della salute e dello sviluppo economico. - Premesso che:

uno studio pubblicato sulla rivista scientifica "Environmental research" ha dimostrato l'incremento di mortalità nei quartieri di Taranto interessati dall'attività industriale. La ricerca, dal titolo "Utilizzo dei dati demografici comunali per la stima della mortalità nelle città sottoposte ad elevata pressione ambientale: risultato del primo studio sui quartieri di Taranto dal 2001 al 2020", è stata condotta dalla Società italiana di medicina ambientale (SIMA) e dall'università di Bari "Aldo Moro" ed è la prima ad essersi basata sul conteggio delle schede anagrafiche comunali;

nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Città vecchia-borgo a nord di Taranto, più vicini all'area industriale, è stato rilevato un eccesso statisticamente significativo di 1.020 decessi, tra uomini e donne, nel periodo 2001-2020, rispetto ai dati degli altri quartieri e delle altre città della regione, con un picco del 68 per cento di eccesso di mortalità rilevato nel 2019 in persone di sesso maschile tra i residenti del quartiere Paolo VI;

considerato che:

l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA) della Puglia ha pubblicato una relazione nella quale vengono riportati i dati di monitoraggio della qualità dell'aria aggiornati al 2020, registrati nelle aree di Taranto e Statte, attestando che nessun limite di legge previsto dal decreto legislativo n. 155 del 2010 è stato superato nell'intervallo osservato. Nella stessa relazione sono state evidenziate criticità: aumento della media annua del benzene nel 2020 rispetto al 2019, probabilmente imputabile all'obsolescenza degli impianti dello stabilimento siderurgico; superamento del valore limite orario del biossido di zolfo, attribuibile alle operazioni di colata della loppa; numerosi picchi orari tra gennaio e febbraio 2020 superiori alla soglia olfattiva per l'idrogeno solforato (inquinante non normato);

l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), a settembre 2021, dopo oltre 15 anni, ha pubblicato le nuove linee guida sulla qualità dell'aria (AQG 2021), che presentano dei valori critici per gli inquinanti normati sostanzialmente inferiori rispetto a quelli del decreto legislativo n. 155;

le nuove linee guida sottoscritte da oltre 100 società medico-scientifiche di tutto il mondo, inclusa una decina di italiane, tra cui il progetto CCM RIAS Rete italiana ambiente e salute, hanno potuto dimostrare e documentare la crescente influenza negativa dell'inquinamento atmosferico sulla salute;

sussiste un eccessivo disallineamento tra i valori critici contemplati dal decreto legislativo n. 155 e i parametri delle linee guida dell'OMS, a tal punto che l'Istituto superiore di sanità, sul suo sito, ha auspicato la necessità di ridurre il livello di inquinamento dell'aria in tempi non troppo lontani;

le linee guida dell'OMS hanno rivisto, ad esempio, al ribasso la media annuale del particolato fine (Pm2.5) portandolo da 10 a 5 microgrammi per metro cubo, quella del particolato inalabile (Pm10) da 20 a 15 microgrammi per metro cubo, così come per il biossido di azoto riducendolo da 40 a 10 microgrammi per metro cubo e per il monossido di carbonio viene suggerito il limite giornaliero di 4 microgrammi per metro cubo;

la stessa OMS ha potuto accertare dalle pubblicazioni scientifiche sull'argomento, i cui risultati sono stati confrontati e valutati attraverso un accurato processo di peer review effettuato anche da esperti esterni all'organizzazione, che l'esposizione prolungata anche a bassi livelli degli inquinanti costituisce un pericolo per la salute umana e che, di fatto, non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio non aumenta;

considerato infine che:

il prossimo piano industriale dello stabilimento siderurgico di Taranto, così come il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA), non può non considerare l'incidenza della mortalità nelle aree prossime all'area industriale, né i nuovi valori critici raccomandati dalle nuove linee guida dell'OMS, nonché quanto accertato dalla stessa OMS sull'esposizione prolungata dei cittadini anche a bassi livelli di inquinamento;

la valutazione del danno sanitario (VDS), contenuta nel cosiddetto decreto Balduzzi-Clini (decreto ministeriale 24 aprile 2013), è una misura superata, perché poco efficace a prevenire gli effetti degli inquinanti sull'ambiente e sulla salute, e inidonea a valutare il danno sanitario in caso di valori soglia al di sotto dei limiti di legge per ciascuno degli inquinanti presi in esame;

sul tema, nel gennaio 2019, il primo firmatario della presente interrogazione ha depositato il disegno di legge AS 1011 avente ad oggetto l'introduzione della valutazione preventiva e integrata dell'impatto ambientale e sanitario (VIIAS), in una logica di prevenzione del danno ambientale e sanitario;

in data 22 luglio 2021, ha anche presentato l'interrogazione 3-02740, che ad oggi non ha ricevuto risposta, sull'opportunità di introdurre strumenti di valutazione preventiva dell'impatto sanitario e ambientale per contrastare e prevenire gli effetti negativi prodotti dagli inquinanti delle aree a forte impatto industriale, così come di rivedere i limiti di legge degli inquinanti e i relativi intervalli di rilevazione, a maggiore salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica,

si chiede di sapere:

quali siano i tempi di adeguamento dei valori limite degli inquinanti previsti dal decreto legislativo n. 155 del 2010 alle nuove linee guida sulla qualità dell'aria, recentemente pubblicate dall'OMS;

se i Ministri in indirizzo intendano introdurre strumenti di valutazione preventiva dell'impatto sulla salute pubblica e sull'ambiente, soprattutto in relazione al futuro piano industriale in corso di definizione da parte di Acciaierie d'Italia.

(3-02973)

ROJC, ALFIERI, FEDELI, MARCUCCI, STEFANO, CIRINNA', FERRAZZI, IORI, VERDUCCI, PITTELLA, ROSSOMANDO, VALENTE, BITI, D'ARIENZO, BOLDRINI, PARRINI, RAMPI, MISIANI, PINOTTI, GIACOBBE, D'ALFONSO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

in Bosnia Erzegovina, Stato nato 30 anni fa dall'implosione della Jugoslavia, si moltiplicano i segnali d'allarme;

il Paese costituisce in sé una "piccola Jugoslavia", con le componenti serba, croata e musulmana, e ne riproduce le stesse linee di frattura;

dopo gli accordi di Dayton, negoziati nel 1995 sotto l'egida degli Stati Uniti per mettere fine alla guerra più crudele vissuta dall'Europa dopo il 1945, la Bosnia ha mantenuto un equilibrio fragile che oggi è seriamente compromesso;

la minaccia è quella del collasso di uno Stato basato su due entità: da un lato la parte serba (Republika Srpska), dall'altro la federazione croato-musulmana;

il leader serbo di Bosnia, Milorad Dodik, avanza da anni rivendicazioni nazionaliste. Ora tali minacce hanno assunto carattere separatista con inevitabili conseguenze sul futuro assetto del Paese;

le rivendicazioni nascono come rappresaglia all'introduzione di una legge che vieta il negazionismo del genocidio di Srebrenica e la glorificazione dei criminali di guerra;

nella prima metà di dicembre, il Parlamento della Republika Srpska, ovvero l'entità politica dei serbi di Bosnia, dovrebbe discutere le norme che spianano la strada alla "riconquista" da parte delle autorità di Banja Luka delle competenze su fisco, giustizia, sicurezza e difesa, da sottrarre allo Stato centrale, in quella che molti considerano una secessione di fatto;

Dodik ha inoltre assicurato di avere l'appoggio di Russia e Cina e di poter contare inoltre sul sostegno di Orban e del leader turco Erdogan, che avrebbe già assicurato a Sarajevo il suo appoggio all'integrità della Bosnia;

recentemente l'alto rappresentante UE per gli esteri e la politica di sicurezza, Borrell, ha dichiarato che qualcuno lavora in Bosnia per minare "26 anni di pace e stabilità";

anche la NATO ha espresso "preoccupazione" per la situazione bosniaca e il ministro tedesco per gli affari europei, Michael Roth, ha evidenziato che la situazione in Bosnia rappresenta "una minaccia per la pace e la stabilità dell'intera Europa";

è del tutto evidente che, annunciando il ritiro dei suoi rappresentanti dalle istituzioni bosniache comuni e l'intenzione di creare organismi separati per gestire giustizia, tassazione, sanità e perfino un proprio esercito, Dodik sta provocando la disintegrazione della Bosnia Erzegovina come uscita dagli accordi di Dayton del 1995,

si chiede di sapere:

quale valutazione abbia fatto il Governo italiano rispetto alla politica di penetrazione nell'area dei Balcani occidentali dell'influenza di soggetti quali i Paesi a guida sovranista in rapporto coordinato con l'attivismo espansionista della Russia, nonché di potenze come la Cina, che considera l'area come una porta d'ingresso all'Europa, e la Turchia che esercita pressioni attraverso il controllo della rotta balcanica;

quali urgenti iniziative intenda prendere, autonomamente e in seno alle istituzioni europee, al fine di consentire alla Bosnia Erzegovina di proseguire un processo di pacificazione nell'ambito della complessiva integrazione europea dei Balcani occidentali auspicata dalla UE, disinnescando i pericolosi propositi secessionisti palesati dal leader bosniaco Milorad Dodik;

se non ritenga indispensabile, anche alla luce di un evidente primario interesse nazionale, agire sugli organismi UE e nelle sedi dell'Alleanza atlantica per focalizzare l'attenzione su un'area geopoliticamente strategica e sensibile, accelerare le progettualità della Western Balkan initiative, abbandonando reticenze e timidezze e, in conclusione, se non sia necessario anche un pronunciamento formale del Governo italiano.

(3-02976)

ZAFFINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

ad inizio 2020 l'Italia e l'Europa sono stati travolti dalla pandemia da COVID-19, e l'Organizzazione mondiale della sanità raccomandava tre azioni: la necessità di testare la presenza del virus nella popolazione (il testing); la necessità di tracciare i positivi in modo da isolare i focolai; la necessità di trattare il virus con adeguate terapie (strategia delle 3T);

l'Italia, rispetto a tali macromisure per affrontare la pandemia, ha fallito su tutte e tre, nonostante l'ordine del giorno unitario sull'emergenza sanitaria da COVID-19, sottoscritto da tutti i Gruppi parlamentari e approvato all'unanimità in data 9 giugno 2020, che impegnava il Governo: "1) a rendere noti gli studi per la validazione dei test sierologici riconosciuti, dal gruppo di lavoro costituito per lo studio nazionale di sieroprevalenza al fine di evitare che persistano sul mercato kit non rispondenti ai criteri di qualità; 2) a valutare le metodologie per individuare potenziali donatori di anticorpi IgG e IgM contro il SARS-CoV 2 e a valutare la possibilità di raccoglierli in una banca nazionale di plasma immune, sul modello di quanto già realizzato con l'indagine di sieroprevalenza; 3) a prevedere la creazione di una piattaforma digitale dove convogliare tutti i dati regionali relativi alle indagini sierologiche svolte, al fine di valorizzare il patrimonio informativo derivante da tali dati, in aggiunta alle evidenze generate dall'indagine sierologica nazionale attualmente in corso; 4) a definire in tempi rapidi il fabbisogno di test molecolari per la fase 2 e programmare efficaci strategie di approvvigionamento; 5) a valutare, d'intesa con le Regioni, iniziative per assicurare la disponibilità di test molecolari realmente rapidi per la ricerca di RNA virale al fine di poterli utilizzare per la diagnosi precoce di infetti in strutture sanitarie per acuti e cronici, incluse le strutture di lungo degenza, le strutture di comunità e quelle che ospitano soggetti con fragilità psichica e fisica; 6) ad aggiornare, ove necessario, le linee guida per l'utilizzo dei test molecolari e sierologici, che tutte le Regioni dovranno seguire, sull'intero territorio nazionale introducendo precise disposizioni al fine di individuare i soggetti per i quali l'effettuazione dei test è fortemente raccomandata; 7) ad aggiornare, in base all'evoluzione delle nuove conoscenze e delle condizioni, le linee guida ed i protocolli per assicurare agli operatori regole certe, semplici ed efficaci a contrastare la diffusione del virus, anche per quanto attiene alla sanificazione degli ambienti";

in particolare l'aver effettuato fin dall'inizio un numero irrilevante di test e tamponi ha lasciato in circolazione un grande numero di soggetti asintomatici o paucisintomatici; poi, più recentemente, non aver sufficientemente sequenziato (come il professor Rezza e il dottor Brusaferro hanno affermato in 12a Commissione permanente durante l'audizione del 22 giugno 2021) ha portato il nostro Paese a non cercare ed isolare le varianti.

nei giorni successivi a quell'audizione in Aula del Senato della Repubblica il presidente Draghi, rispondendo all'intervento dell'interrogante in Aula del 23 giugno, aveva promesso un'accelerazione sul sequenziamento dei ceppi virali per "individuare con prontezza le nuove varianti";

"sequenziare", infatti, significa analizzare un campione per rilevare le caratteristiche del materiale genetico del virus, informazioni che mostrano come riesce a entrare nell'organismo e sfruttare le cellule per replicarsi;

l'Italia, però, sequenzia molto poco sin dal marzo 2020. L'obiettivo fissato dall'ECDC e raccomandato dall'OMS è di processare il target minimo del 5 per cento dei tamponi positivi.

i dati italiani disponibili sulla banca dati internazionale Gisaid, dove vengono caricati i risultati delle analisi dei test, sono desolanti: appena 76.029 sequenze di SARS-CoV-2 depositate dal 10 gennaio 2020, l'1,53 per cento del totale dei tamponi positivi;

negli ultimi 90 giorni, l'Italia ha caricato sulla piattaforma Gisaid il 2,87 per cento delle sequenze genetiche dei tamponi risultati positivi. Tradotto: i laboratori italiani hanno genotipizzato 12.746 casi di infezione;

e nelle ultime settimane la macchina sembra essersi inceppata, tanto da spingere l'Istituto superiore di sanità a mettere nero su bianco nel bollettino del 13 novembre: "Si è osservata una diminuzione significativa delle sequenze depositate sulla piattaforma I-Co-Gen";

è importante sottolineare, tuttavia, che il mantenimento di un adeguato livello di sequenziamento è indispensabile al fine di seguire le dinamiche di sviluppo delle diverse varianti, per una loro pronta identificazione e per il successivo monitoraggio di mutazioni che potrebbero avere un impatto significativo sulla trasmissibilità dell'infezione e sull'efficacia delle vaccinazioni. Una necessità oggi pressante, alla luce della scoperta della ennesima variante "sudafricana", ribattezzata Omicron dall'OMS;

considerato che:

in Europa, il Regno Unito ha sequenziato da solo quasi 1,3 milioni di test, pari al 12,9 per cento dei test positivi registrati sul proprio territorio, la Danimarca ha sequenziato 212.216 tamponi positivi su 462.427 casi registrati sul proprio suolo. Anche Svezia, Svizzera, Austria, Finlandia, Irlanda, Lituania, Norvegia e Slovenia, oltre ai piccoli Lussemburgo e Islanda, si attestano fra il 5 ed il 10 per cento di tamponi sequenziati;

con un'ordinanza del 10 luglio 2021 il commissario Figliuolo ha nominato l'ISS "soggetto attuatore" di una rete nazionale per il sequenziamento, stanziando 4,3 milioni di euro per la manutenzione della piattaforma I-Co-Gen e dei laboratori scelti nelle regioni per effettuare i sequenziamenti,

si chiede di sapere:

quali siano le motivazioni per le quali la rendicontazione pervenuta dalle Regioni è ancora all'esame e, pertanto, non si è ancora proceduto a sviluppare la piattaforma I-Co-Gen e potenziare i laboratori per effettuare i sequenziamenti;

perché, dopo quasi 2 anni di pandemia e ripetute denunce fatte anche con interventi d'Aula dall'interrogante durante la seduta del 23 giugno 2021, non si sia proceduto al rafforzamento di tali strutture al fine di dotare l'Italia di una programmazione seria per individuare tempestivamente le nuove varianti in modo da gestire le successive fasi con necessario anticipo cessando così di "rincorrere il virus", atteggiamento che sembra protrarsi dall'inizio della pandemia.

(3-02977)

LANNUTTI, VANIN, ANGRISANI, ABATE, CASTALDI, CROATTI, CRUCIOLI, MININNO, GIANNUZZI, GRANATO, LA MURA, DI MICCO, ORTIS, LEZZI, BOTTO - Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

in data 14 ottobre 2021 è stato stipulato un accordo ("Accordo") tra il Ministero delle infrastrutture e la società Autostrade per l'Italia S.p.A. (ASPI), controllata da Atlantia S.p.A., in cui il Ministero, parte pubblica, ha deciso di rinunciare alla procedura di risoluzione per inadempimento avviata con nota del 16 agosto 2018, subito dopo il tragico evento verificatosi due giorni prima con il cedimento di una sezione del viadotto Polcevera sull'Autostrada A10, in concessione ad ASPI, che ha provocato la morte di 43 persone. È stato istituito anche un gruppo di lavoro interistituzionale (decreto ministeriale n. 119 del 29 marzo 2019), con mandato di accertare la sussistenza dell'inadempimento del concessionario, che è stata riscontrata il 28 giugno 2019, come pure sono stati appurati i presupposti per la risoluzione della convenzione sottoscritta il 12 ottobre 2007 tra ANAS ed ASPI;

l'art. 9 della Convenzione 12 ottobre 2007 prevedeva, al comma 1, l'ipotesi di decadenza del concessionario nel caso, fra gli altri, di grave inadempienza agli obblighi previsti alla lettera b) del comma 1, dell'art. 3 della medesima Convenzione. A sua volta, l'art. 3, comma 1, lett. b), prevedeva l'obbligo del concessionario di provvedere, a propria cura e spese, al mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse, attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse;

l'Avvocatura Generale dello Stato, con parere del 19 ottobre 2020, ha confermato la sussistenza di "profili di grave inadempimento agli obblighi di manutenzione e custodia" a carico del concessionario. A simili conclusioni è giunta anche la magistratura inquirente penale la quale, come pubblicato da tutti gli organi di stampa, per il tragico evento ha chiesto il rinvio a giudizio 59 persone, nonché di ASPI (e anche SPEA), in ragione di plurimi fatti di reato riconducibili alla colposa omissione della dovuta e programmata manutenzione del viadotto. È pertanto evidente che al momento della stipula dell'Accordo del 14 ottobre 2021 sussisteva già la condizione contrattualmente individuata per procedere alla pronuncia, da parte dell'Amministrazione concedente, della decadenza di ASPI dalla Convenzione del 12 ottobre 2007;

il comma 3 dell'art. 9 di quella Convenzione prevedeva un criterio di quantificazione dell'indennizzo in favore del concessionario decaduto da quantificarsi in base al "valore attuale netto dei ricavi di gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione". Su tale criterio è intervenuto il Governo con l'art. 35 del decreto-legge 30 dicembre 2019 n. 162, stabilendo che "qualora l'estinzione della concessione derivi da inadempimento del concessionario si applica l'art. 176, comma 4, lett. a) del Dlgs 18.04.2016 n. 50, anche in sostituzione delle eventuali clausole convenzionali, sostanziali e procedurali difformi, anche se approvate per legge, da intendersi come nulle ai sensi dell'art. 1419, secondo comma, del codice civile". Con il richiamo all'art. 176 del Codice degli Appalti (decreto legislativo n. 50 del 2016), in sostanza, il Governo ha modificato il criterio dell'indennizzo del concessionario decaduto, sostituendo quello del riconoscimento del mancato utile con quello, ben più contenuto, del solo valore delle opere realizzate, al netto degli ammortamenti. Alla luce della sostituzione autoritativa della clausola prevista dall'art. 9, comma 3, della Convenzione 12 ottobre 2007, l'Amministrazione aveva evidente convenienza, oltre che diritto, a perseguire la strada della risoluzione o decadenza per inadempimento del concessionario, anche perché l'ultima parte del comma 3 dell'art. 9 della citata convenzione (disposizione questa non attinta dalla modifica autoritativa disposta con il menzionato art. 35 del decreto-legge n. 162 del 2019) espressamente prevedeva che l'importo da corrispondere al concessionario dichiarato decaduto per grave inadempienza dovesse essere decurtato, a titolo di penale, di una somma pari al 10 per cento dello stesso, facendo poi "salvo il maggior danno subito dal Concedente per la parte eventualmente eccedente la predetta penale forfettaria". In tal modo la convenzione riconosceva all'amministrazione concedente la possibilità di imputare alla controparte inadempiente l'enorme danno economico (comprendente anche quello per la lesione all'immagine) provocato direttamente e mediatamente dalla tragica vicenda del crollo del viadotto Polcevera. Invece, con l'accordo del 14 ottobre 2021 l'Amministrazione pubblica ha deciso di rinunciare al diritto di azionare la decadenza del concessionario e il conseguente profilo risarcitorio, assoggettandosi ad una operazione che manifesta evidenti profili di sudditanza nei confronti della controparte privata. Sudditanza rintracciabile nelle premesse dell'accordo del 14 ottobre 2021 ai punti xl, xli, xlii, che amplificano elementi qualificati come profili di criticità, che tuttavia tali non possono essere considerati. Tra questi, la difficoltà a reperire nuovi operatori in sostituzione di ASPI (pertanto l'Amministrazione pubblica dovrebbe evitare in modo assoluto ogni forma di successione nell'affidamento di concessioni, fino alla scadenza naturale delle stesse), o l'invito a evitare la discontinuità nella gestione;

considerato che con l'accordo 14 ottobre 2021 non solo l'Amministrazione pubblica ha rinunciato alla procedura di decadenza del concessionario e alla conseguente legittima richiesta di integrale risarcimento dei danni, ma tale rinuncia è subordinata al perfezionamento del negozio di acquisto della quasi totalità del capitale sociale del concessionario medesimo. Peraltro con un'operazione alquanto "originale", anziché perseguire la responsabilità contrattuale della sua controparte, lo Stato non solo ne acquista la proprietà, ma lo fa a incredibili condizioni economiche: prezzo di acquisto del pacchetto azionario pari all'88,06 per cento di ASPI per un equivalente di 9,1 miliardi di euro; accollo del debito di ASPI pari a 8,8 miliardi; accollo degli indennizzi conseguenti al crollo del ponte "Morandi" pari a 3,4 miliardi (cifra peraltro equivalente a quella prevista dall'art. 3 dell'accordo 14 ottobre 2021 come quota di investimenti imposti dal Ministero ad ASPI in forma di indennizzo risarcitorio dell'interesse pubblico), per un costo totale pari a 21,3 miliardi di euro. Peraltro l'Amministrazione pubblica ha ritenuto di quantificare il valore del pacchetto azionario non in base ai dati nel Piano economico e finanziario vigente alla data di pendenza della procedura di rescissione in danno (PEF 2013), bensì al nuovo PEF che avrebbe dovuto attivarsi a seguito dell'atto transattivo 14 ottobre 2021. Questo escamotage negoziale ha consentito alla società proprietaria di ASPI, Atlantia S.p.A., di ottenere il sostanziale aggiramento del contenuto normativo dell'art. 35 del decreto-legge n. 162 del 2019, e di conquistare un corrispettivo finanziario di molto superiore a quello che avrebbe potuto ottenere in base al criterio previsto dall'art. 176, comma 4, lett. a) del Codice degli Appalti, giacché equiparato ai ricavi previsionali del nuovo PEF, ed ulteriormente accresciuto degli ingenti debiti ASPI. Se il Ministero avesse portato a compimento l'intrapreso procedimento di decadenza dalla concessione, avrebbe al più dovuto corrispondere ad ASPI 13,8 miliardi di euro, con i quali, però, ASPI avrebbe dovuto pagare il debito pregresso (per 8,8 miliardi) e i danni provocati dal crollo del ponte "Morandi" (per 3,4 miliardi),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo ritengano che vada ripristinata la procedura rescissoria e risarcitoria prevista dalla convenzione del 12 ottobre 2007, il cui costo di indennizzo a carico dello Stato è di certo ampiamente inferiore al generoso importo versato ad Atlantia;

se intendano intervenire per ricostruire la catena delle responsabilità alla luce degli aspetti critici descritti, chiaramente lesivi dei principi di prudenza e convenienza della gestione amministrativa, che si sono concretizzati in artifizi capaci di veicolare verso soggetti privati finanziamenti o contributi o comunque erogazioni dello Stato del tutto ingiustificati, costituenti profitto per i privati beneficiari con equivalente danno per le casse dello Stato, secondo uno schema operativo che sembra sovrapponibile a quello previsto dall'art. 640-bis del codice penale.

(3-02979)

LANNUTTI, ANGRISANI, CASTALDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

in caso di mancato versamento periodico dell'IVA, prima di provvedere alla formazione del ruolo per la riscossione coattiva, l'Agenzia delle entrate e riscossione procede inviando al contribuente una lettera di compliance, quale strumento finalizzato ad incentivare l'adempimento spontaneo, che consente al contribuente di rimettersi in regola, beneficiando della riduzione delle sanzioni con ravvedimento operoso;

come secondo atto, l'Agenzia invia una "comunicazione di irregolarità" che, come spiega la stessa Agenzia sul proprio sito consultabile dai contribuenti, "sono emesse a seguito dell'attività di controllo sulle dichiarazioni fiscali, sulla base dei dati dichiarati dal contribuente o, comunque, in possesso dell'Agenzia delle entrate (c.d. controllo automatico). Le stesse comunicazioni possono derivare da controlli diretti a verificare la correttezza dei dati indicati nelle dichiarazioni e dei versamenti delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti attraverso un riscontro con la documentazione richiesta al contribuente oppure incrociando i dati presenti nelle dichiarazioni presentate anche da altri soggetti o trasmessi per legge all'Agenzia (c.d. controllo formale). Se il contribuente riconosce la validità della contestazione può regolarizzare la propria posizione mediante il pagamento, entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, di una sanzione ridotta (10 % per le comunicazioni da controllo automatico, 20 % per quelle da controllo formale), oltre che dell'imposta oggetto della rettifica e dei relativi interessi";

se il contribuente non provvede ad estinguere il proprio debito dopo aver ricevuto le due comunicazioni descritte, l'Agenzia delle entrate provvede alla formazione del ruolo per la riscossione coattiva, applicando la sanzione del 30 per cento;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

ad alcuni contribuenti sono state notificate cartelle di pagamento relative a ruoli emessi per le liquidazioni periodiche 2018 riguardanti i versamenti periodici dell'IVA. Nelle cartelle viene riportato quanto segue: "Comunicazione degli esiti del controllo predisposto in data 12-03-2019", senza alcuna indicazione di un'avvenuta consegna al contribuente;

i contribuenti non hanno però ricevuto né una lettera di compliance, né una comunicazione di irregolarità. Nonostante questo, l'Agenzia delle entrate ha provveduto ugualmente alla formazione del ruolo per la riscossione coattiva;

i contribuenti hanno utilizzato il canale principale di assistenza messo a disposizione dall'Agenzia, il CIVIS, per capire quanto fosse accaduto e si sono visti rispondere che le comunicazioni di irregolarità risultano come consegnate, e ciò per avvenuta giacenza o addirittura per rifiuto del destinatario al ritiro;

a seguito della risposta del CIVIS, ai contribuenti non rimane che recarsi fisicamente presso l'Agenzia delle entrate per discutere con il funzionario di riferimento. Allo stato attuale però è molto complicato prenotare un appuntamento se non impossibile, anche per un professionista, a causa delle misure anti COVID;

in casi come questo, al contribuente non resta che proporre un ricorso tributario per veder riconosciuto l'annullamento della cartella o quantomeno la riduzione delle sanzioni. Oppure, in caso di importi limitati, pagare sommessamente la cartella, perché comunque un eventuale processo tributario ha un costo per il contribuente,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto;

se ritenga di dover verificare ed eventualmente intervenire con la massima urgenza per accertare la regolarità della procedura intrapresa dall'Agenzia delle entrate, che non solo penalizza i contribuenti in un momento di grande difficoltà dovuto alla pandemia, ma che, da quanto descritto, potrebbe addirittura rappresentare un vero e proprio sopruso da parte della stessa Agenzia.

(3-02980)

DE BONIS - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute. - Premesso che:

il 9 dicembre 2021 il Parlamento europeo si è espresso in merito al report sul "Beating cancer plan" realizzato dalla Commissione UE (e che poi sarà vagliato nei primi mesi del 2022 in sessione plenaria del Parlamento, il cui orientamento sarà trasferito alla Commissione europea che provvederà a istituire un piano con diverse iniziative legislative a partire dal 2022);

il piano potrebbe complicare non poco le cose al comparto dei vini, soprattutto in termini di risorse alla promozione, proprio adesso che l'industria guarda con soddisfazione ad un anno di recupero e alle prossime festività che dovrebbero rendere ancora più forte la riscossa del vino rispetto ai primi due anni di pandemia;

la viticoltura e? diffusa in tutta l'Unione europea e conta più di 3,2 milioni di ettari vitati e 2,5 milioni di aziende vitivinicole, le quali impiegano una forza lavoro molto ampia, con circa 3 milioni di posti di lavoro diretti a cui si aggiungono quelli indiretti. L'Italia, che detiene il 20 per cento del vigneto europeo, è il primo produttore ed esportatore mondiale di vino in volume di un settore che offre un enorme contributo socioeconomico in favore delle aree rurali fragili del Paese. La bilancia commerciale con l'estero si chiuderà quest'anno con un saldo attivo di oltre 6,5 miliardi di euro per un comparto che rappresenta uno dei principali brand del made in Italy;

vi è, dunque, una forte preoccupazione da parte di tutto il settore vitivinicolo italiano e, benché sia giusto e doveroso sostenere qualsiasi iniziativa di contrasto al consumo smodato di alcol, il rapporto sul Beating cancer plan mette a forte rischio il futuro di una componente fondamentale della dieta mediterranea come il vino, che solo in Italia fornisce occupazione a 1,3 milioni di persone;

nel testo si afferma indistintamente come "non esista un livello sicuro di consumo di alcol quando si parla di prevenzione del cancro" e "incoraggia la Commissione Ue e gli Stati membri a promuovere azioni per ridurre e prevenire danni causati dall'alcool nel contesto di una modificata strategia europea sull'alcool". Tra queste, la richiesta di introdurre etichette di avvertenza sanitaria, del divieto di pubblicità, del divieto di sponsorizzazione di eventi sportivi, dell'aumento della tassazione e della revisione della politica di promozione;

l'Europa ha il dovere di proporre politiche volte a minimizzare i rischi correlati alla malattia ma, ad avviso dell'interrogante, non è censurando il consumo, in ogni genere e grado, che si risolve il problema. Occorre tenere conto delle specificità del vino, che in Italia, e non solo, è sinonimo di moderazione: l'Italia è, secondo Eurostat, tra i principali consumatori del continente e allo stesso tempo ultimi in Europa, dopo Cipro, per episodi di consumo smodato di alcol. Inoltre, non è accettabile che nel report non vi sia il minimo cenno alla parola vino e a una cultura di un consumo responsabile che è l'antitesi del binge drinking;

in Italia, e a livello europeo, il settore e? già da tempo fortemente impegnato nella promozione di un consumo moderato durante i pasti nell'ambito di uno stile di vita sano, anzi, un buon bicchiere di vino è salutare e, in più, non vi sono evidenze scientifiche che il consumo moderato nell'ambito della dieta mediterranea sia dannoso. In Italia, negli ultimi 35 anni, il consumo pro capite di vino si è ridotto di quasi il 50 per cento e porre come target una diminuzione generale della popolazione che beve alcol, composta per la maggioranza dei casi da consumatori moderati, non aiuterà a raggiungere gli obiettivi della strategia;

i vini biologici, inoltre, rappresentano una delle eccellenze spesso ricercate non solo dai nostri consumatori ma anche all'estero, un prodotto "trendy" grazie all'elevata qualità ed al fatto di ben rappresentare i profumi e le fragranze di un territorio, quello italiano, ricco di cultura, paesaggi, storia e biodiversità;

la forte richiesta di salute dei cittadini che si rispecchia nella ricerca di prodotti sempre più genuini, le cui tecniche di produzione siano il più rispettose possibile degli equilibri naturali, fa da spinta verso il biologico specie nel Mezzogiorno dove le condizioni microclimatiche sono più favorevoli. La viticoltura biologica nel Sud si presta particolarmente per una maggiore attenzione alla tutela dell'equilibrio naturale del vigneto e dell'ambiente circostante, evitando l'uso di fertilizzanti, insetticidi e diserbanti chimici e contribuendo, con le sue pratiche, al mantenimento della fertilità del suolo;

nell'ambito dell'agricoltura biologica, la viticoltura riveste un ruolo sempre più strategico e di primo piano in Europa ed in Italia, e rappresenta la vera "transizione ecologica";

considerato che:

nonostante alcuni emendamenti (presentati soprattutto da europarlamentari italiani) abbiano evidenziato il ruolo positivo della dieta mediterranea, inserito il concetto di etichettatura digitale, ritirato il riferimento al "Nutriscore" e sottolineato che la priorità sull'alcol dovrebbe essere quella di evitare il consumo rischioso e pesante, rimane il paradosso di come da un lato l'Unione europea sostenga il settore del vino con gli strumenti della politica agricola comune, dall'altro manifesti l'intenzione di reprimerne lo sviluppo e la competitività su scala globale mettendo in discussione l'impianto degli aiuti legati alla promozione;

la Comité européen des entreprises des vins (CEEV) ribadisce l'importanza che tutte le politiche siano basate sulla scienza e sulle prove e invita il Parlamento europeo a riconsiderare l'affermazione contenuta nel progetto di relazione della BECA (la Commissione anti cancro per del Parlamento UE) secondo cui non esiste un "livello sicuro di consumo di alcol". Non ci sono dati scientifici a sostegno di un aumento del rischio di cancro quando il vino viene consumato con moderazione, durante i pasti, come parte della dieta mediterranea e come parte di uno stile di vita sano. Il cancro, come sottolinea il sindacato europeo delle imprese vinicole, è una malattia multifattoriale e i fattori di rischio del cancro devono essere valutati nel contesto dei modelli culturali, del bere, del mangiare e dello stile di vita. L'evidenza scientifica indica che bere vino con moderazione, ai pasti, come parte di una dieta di stile mediterraneo, può contribuire a una maggiore aspettativa di vita e una minore incidenza di malattie importanti come le malattie cardiovascolari, il diabete e il cancro;

l'ipotesi "nessun livello sicuro" si basa su un singolo studio, "Global burden of diseases" pubblicato da "The Lancet" nel 2018, che è stato duramente criticato dalla comunità scientifica per i suoi difetti di analisi. Si tratta di uno studio di modellazione basato su ipotesi e che non prende in considerazione lo stile di vita, non presenta tutte le prove scientifiche esistenti e, di conseguenza, non può essere l'unica base per trarre conclusioni sul consumo di alcol e il rischio di cancro,

si chiede di sapere quali iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo affinché vengano riconsiderate le affermazioni contenute nel progetto di relazione della BECA e venga posto l'accento solo sul consumo nocivo, poiché la maggior parte delle prove europee e internazionali mostrano una chiara correlazione tra il consumo moderato come parte di una dieta e di uno stile di vita sani e gli esiti positivi per la salute. Come italiani ed europei, si dovrebbe essere orgogliosi della nostra cultura gastronomica, di cui il vino è una componente inestricabile. Promuovere questo stile di vita più che porre divieti è di gran lunga preferibile a soluzioni normative semplicistiche e in definitiva inefficaci.

(3-02981)

DE BERTOLDI, LA PIETRA - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

da informazioni in possesso degli interroganti, la categoria professionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili evidenzia una serie di difficoltà applicative in relazione alle disposizioni contenute nel decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 ottobre 2021, n. 147, in particolare all'articolo 3, comma 3;

la disposizione in oggetto (che istituisce la piattaforma telematica nazionale e nomina dell'esperto) indica che presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di ciascun capoluogo di regione e delle province autonome di Trento e di Bolzano sia formato (con le modalità di cui al comma 5) un elenco di esperti nel quale possono essere inseriti: gli iscritti da almeno cinque anni all'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e all'albo degli avvocati che documentano di aver maturato precedenti esperienze nel campo della ristrutturazione aziendale e della crisi d'impresa;

dall'applicazione della citata disposizione, evidenziano le categorie dei commercialisti e degli avvocati, risulterebbe che l'esperto autorizzato ad intervenire nella procedura della composizione negoziata, possa essere sia un dottore commercialista, che un avvocato;

da tali osservazioni, i medesimi professionisti rilevano come le disposizioni richiamate, per come formulate in sede di conversione del decreto-legge, destino dubbi e appaiano complesse in relazione alla stesura e conducano ad evidenti difficoltà interpretative, determinando ambiguità nella loro effettiva applicazione, considerato che la rappresentazione sembrerebbe che per poter aderire alla composizione negoziata, l'imprenditore deve essere necessariamente sia commerciale, che agricolo ed inoltre, al fine dell'iscrizione nella piattaforma esposta, sembrerebbe sia necessario essere abilitati sia alla professione di dottore commercialista, che a quella forense;

a giudizio degli interroganti, le criticità evidenziate da parte delle categorie dei dottori commercialisti ed esperti contabili appaiono certamente condivisibili e pertinenti e rischiano di causare palesi disagi e impedimenti nello svolgimento della loro professione, in particolare con riferimento alla disposizione relativa all'articolo 3, comma 3, che (per effetto del testo modificato in sede di conversione del decreto-legge) annulla di fatto il requisito riconosciuto di diritto dai dottori commercialisti e degli esperti contabili, sul possesso di esperienze nel campo della ristrutturazione aziendale e della crisi d'impresa, obbligando quest'ultima categoria (rispetto alla volontà stabilita dal legislatore estensore della norma citata) a documentare tali esperienze al pari degli avvocati e dei consulenti del lavoro,

si chiede di sapere:

quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;

se, in considerazione delle criticità richiamate, in relazione alle difficoltà interpretative, non ritenga opportuno prevedere interventi correttivi finalizzati a rendere maggiore chiarezza in ordine alle disposizioni previste dal decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118 riguardo all'articolo 3, comma 3;

in caso affermativo, quali iniziative di competenza urgenti e necessarie intenda intraprendere, al fine d'introdurre interventi normativi volti a chiarire l'esatta interpretazione delle disposizioni riportate, attraverso le modifiche orientate nel senso indicato in premessa.

(3-02982)

MALAN - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

nella totale mancanza di informazione al Parlamento, nonostante le numerose interrogazioni in proposito, rimaste senza risposta, risulta sia in avanzata preparazione l'operazione di cessione delle quote possedute da Atlantia S.p.A. in Autostrade per l'Italia S.p.A. (ASPI) a una cordata di investitori guidata da Cassa depositi e prestiti;

fondamentale per tale operazione è l'accordo stipulato in data 14 ottobre 2021 con ASPI, in cui il Ministero delle infrastrutture rinuncia alla risoluzione della convenzione con ASPI per inadempimento, nonostante l'Avvocatura Generale dello Stato, con parere del 19 ottobre 2020 avesse confermato la sussistenza di "profili di grave inadempimento agli obblighi di manutenzione e custodia" a carico del concessionario e la magistratura abbia chiesto il rinvio a giudizio di numerose persone fisiche, nonché di ASPI, per il crollo del Ponte "Morandi";

tale soluzione sarebbe stata estremamente meno onerosa per lo Stato ovvero per il futuro utente autostradale, comportando il solo obbligo da parte dello Stato di corrispondere al concessionario il valore delle opere realizzate al netto degli ammortamenti, in virtù dell'art. 35 del decreto-legge n. 162 del 2019;

si sarebbe trattato di 13,8 miliardi, con i quali però ASPI avrebbe dovuto farsi carico dei propri 8,8 miliardi di debiti e dei 3,4 miliardi di danni del Ponte Morandi; peraltro, la stessa convenzione del 2007 stabiliva che quanto dovuto al concessionario dichiarato decaduto per grave inadempienza dovesse essere decurtato, a titolo di penale, di una somma pari al 10 per cento dello stesso, facendo poi salvo il maggior danno subito dal concedente per la parte eventualmente eccedente la predetta penale forfettaria;

il danno per l'Italia, anche in termini di immagine, è facilmente valutabile come ben superiore ai 3,4 miliardi; difficilmente, dunque, l'esborso totale poteva superare i 12 miliardi;

rinunciato alla risoluzione per inadempienza, si è del tutto ignorata la possibilità di recesso prevista dall'articolo 9-bis della convenzione unica del 2007, che avrebbe consentito allo Stato, con un esborso di 13,8 miliardi di euro, di tornare in pieno possesso dell'attuale rete ASPI, con la possibilità di mettere a gara la concessione, eventualmente spacchettata in tre al fine di una maggiore concorrenza, per la ordinaria durata di 30 anni e ottenere decine di miliardi da investire in nuove infrastrutture, oppure abbattere drasticamente i pedaggi, con beneficio per la competitività del sistema Italia e per gli utenti;

infatti, l'offerta presentata da CDP valuta che nel solo residuo periodo della concessione, fino al 2038 i flussi di cassa siano in grado di ammortizzare e remunerare un prezzo di acquisto di 9 miliardi di euro, il rientro da un debito pregresso di 10 miliardi, erogare il risarcimento di 3,4 miliardi per il Ponte Morandi ed effettuare investimenti per 13,5 miliardi in nuove opere, oltre a coprire il rischio di causa per contenziosi in essere, per un totale di 35,9 miliardi di euro;

si è passati invece a ciò che nei viene definita operazione di riassetto societario del concessionario ad esito delle autonome negoziazioni tra il concessionario, Atlantia S.p.A. e Cassa depositi e prestiti S.p.A. e gli investitori dalla stessa graditi;

tale riassetto, in uno Stato dove la concorrenza è riconosciuta principio fondante, così come nell'Unione europea, avrebbe dovuto essere trasparente e aperto; a tal fine, da notizie di stampa risulta che ASPI aveva messo a disposizione dei possibili acquirenti una "data room", in seguito chiusa, nella quale mancava però gran parte delle informazioni richieste dalle controparti e impedendo una valutazione;

ma tra i documenti vi era l'atto di transazione del 14 ottobre 2021, nel quale era precisato che il l'accordo avrebbe potuto concludersi unicamente a condizione che ASPI subisse un riassetto societario che consentisse a Cassa depositi e prestiti il controllo azionario; in pratica, in vari modi, si è allontanata la maggior parte dei possibili investitori;

le condizioni previste da tale riassetto emergono così quali incredibilmente favorevoli ad Atlantia, a spese dei futuri utenti delle autostrade di ASPI destinati a ripagare con pedaggi molto più alti di quanto sarebbe possibile l'esborso a carico della cordata CDP così articolato: acquisto del pacchetto di Atlantia in ASPI, l'88,06 per cento delle azioni, al prezzo di 9,1 miliardi, accollo degli 8,8 miliardi di debiti di ASPI (contratti principalmente per le avvenute distribuzioni dei dividendi agli azionisti);

accollo dei 3,4 miliardi di indennizzi per i danneggiati dal crollo del Ponte Morandi, con un esborso totale a favore di Atlantia di 21,3 miliardi; si è così aggirato, a danno dell'interesse pubblico, l'articolo 35 del decreto-legge n. 162 del 2019;

tutta questa costosissima operazione, lungi dal riportare sotto il controllo dello Stato i quasi tremila chilometri di autostrade della rete ASPI, di proprietà dello Stato e ampiamente pagati dagli utenti, come sarebbe avvenuto con la risoluzione per inadempienza o con il recesso, avrebbe il solo risultato di passare da una proprietà privata, Atlantia, a una proprietà a maggioranza privata, poiché CDP avrebbe solo il 51 per cento di quell'88,06 per cento delle azioni di ASPI oggi in mano ad Atlantia, cioè il 44,91 per cento dell'intera società, mentre il 55,09 per cento sarebbe nelle mani dei due investitori scelti con criterio ignoto dalla stessa CDP e degli altri privati, che già oggi possiedono l'11,94 per cento che non è di Atlantia;

altro aspetto paradossale è che con il citato "riassetto societario" si accollerebbero al sistema Italia 21,3 miliardi per una parte, sia pure importante, dei beni di Atlantia, che tutta intera oggi capitalizza meno di 14 miliardi,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo, per i profili di finanza pubblica, sulla rinuncia sia alla strada della risoluzione per inadempienza, sia a quella del recesso;

se ritenga sia opportuno caricare sugli utenti di gran parte della rete autostradale 7,5 miliardi più di quanto sarebbe possibile, con conseguente perdita di competitività dell'intero sistema-Paese, al fine di dare la maggioranza dell'azionariato di una delle infrastrutture strategiche della nazione a investitori privati in gran parte stranieri;

quali ritenga possano essere i riflessi di carattere finanziario degli aumenti dei pedaggi proposti da ASPI fino al 2038 dopo che già negli scorsi 14 anni su quella rete sono stati oltre il doppio dell'inflazione, con particolare riguardo al drenaggio di grandi somme di denaro dal "sistema Italia";

perché siano stati favoriti alcuni investitori rispetto ad altri, a scapito della trasparenza, della concorrenza e dunque dell'interesse pubblico.

(3-02983)

DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

secondo quanto risulta da un articolo pubblicato il 4 dicembre 2021 dal settimanale "Milano Finanza", i principali istituti di credito nazionali avrebbero ripreso ad aumentare gli oneri che gravano sui conti correnti bancari, nonché a rivedere le nuove modalità di calcolo delle commissioni addebitate per il prelievo presso i bancomat in senso ancora più sfavorevole nei riguardi dei correntisti, al fine di migliorare il quadro del bilancio da parte delle stesse banche;

l'articolo del quotidiano economico, esaminando in modo dettagliato le commissioni che pesano sui conti correnti (confrontandole tra la situazione attuale e i mesi di febbraio e giugno scorsi) offrendo uno spaccato esemplificativo delle offerte destinate a famiglie e giovani (prevedendo sia un'operatività solo on line, che le operazioni svolte presso lo sportello bancario) ha infatti evidenziato come dall'analisi svolta emerga un quadro penalizzante per i correntisti italiani, considerato che in molti casi i costi risultano aumentati, fino a raddoppiare nel giro di soli dieci mesi, arrivando a superare la soglia psicologica dei cento euro;

il medesimo articolo rileva ancora che i risparmiatori italiani rischiano di essere ulteriormente penalizzati dall'imminente revisione della liberalizzazione degli oneri che gravano sui prelievi dagli sportelli bancomat, le cui nuove disposizioni attribuiscono (previo via libera dell'Autorità del Garante della concorrenza e del mercato) per ogni banca, la determinazione della commissione che i clienti degli altri istituti dovranno sostenere per prelevare (a differenza di quanto accade oggi, in cui al momento in cui si effettua l'operazione si conosce l'esatto ammontare del costo);

le citate osservazioni, a giudizio dell'interrogante, ove confermate, rischiano di determinare ulteriori penalizzazioni nei riguardi dei contribuenti, vessati da tempo da un sistema bancario, il cui rapporto con i correntisti risulta storicamente impostato su diffidenze e incomprensioni, a causa di un quadro regolatorio spesso opaco e scarsamente trasparente;

al riguardo l'interrogante evidenzia altresì che i correntisti bancari, già sfavoriti dai tassi d'interesse negativi applicati sui conti correnti e dai nuovi contributi da versare al fondo anticrisi, ove fossero effettivamente introdotti nelle prossime settimane, tali ulteriori aggravi determinati da costi e oneri bancari indubbiamente discutibili, rischiano di accrescere pesantemente i livelli di crisi finanziaria che gravano sulle famiglie e le imprese, con prevedibile allungamento dei tempi per una ripresa economica solida e duratura,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se intenda confermare le notizie contenute nell'articolo pubblicato dal quotidiano economico "Milano Finanza", ossia che i costi e le commissioni dei conti correnti subiranno nel breve periodo ulteriori aumenti;

in caso affermativo, se non convenga che tali incrementi rischino di penalizzare ulteriormente le famiglie e le imprese, già costrette a fronteggiare i gravissimi effetti determinati dalla pandemia;

quali iniziative di competenza intenda infine intraprendere, al fine di evitare gli aumenti dei costi addebitati ai correntisti, in considerazione che tale decisione appare all'interrogante irragionevole e fortemente punitiva, nei riguardi dei correntisti italiani, i cui oneri per la tenuta dei conti correnti risultano già fra i più alti in Europa.

(3-02984)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

VITALI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

dal segretario generale della UILM, Rocco Palombella, si apprende che Leonardo S.p.A. intende annunciare, in modo unilaterale, la cassa integrazione ordinaria a partire dal 3 gennaio 2022 per oltre 3.400 lavoratori di Grottaglie (Brindisi), Pomigliano d'Arco, Nola (Napoli) e Foggia;

a giudizio dell'interrogante si tratta di un provvedimento che rivela l'assenza di una strategia industriale e di un piano in grado di prevenire un disastro occupazionale, principalmente poiché gli impianti si trovano nel Sud Italia;

a febbraio 2020 l'interrogante aveva presentato un atto di sindacato ispettivo urgente (3-01409), perché dall'esame della situazione commerciale della divisione aerostrutture di Leonardo si evinceva che sul programma 767 la Boeing aveva inviato varie contestazioni per cattiva qualità dei prodotti realizzati a Pomigliano d'Arco ed aveva stornato 100 milioni di euro dalla sua commessa, il che comportava per Leonardo una perdita che raggiungeva 200 milioni di euro circa di mancati introiti;

si evidenzia una catastrofe annunciata dovuta ad un immobilismo che dura da anni in una divisione, quella di aerostrutture, fondamentale per il futuro del nostro Paese e per la stessa Leonardo che non può ricadere, a maggior ragione durante il periodo delle feste, su migliaia di famiglie italiane,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione, come intendano affrontare la conclamata crisi aziendale per salvaguardare i livelli occupazionali e per chiedere all'azienda il ritiro della procedura di cassa integrazione guadagni ordinaria e l'apertura di un tavolo sulle prospettive industriali e sugli investimenti necessari.

(3-02974)

DE FALCO, NUGNES - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

nei giorni scorsi notizie giornalistiche hanno rivelato alcuni contenuti dell'intervento del presidente di ITA Airways, Alfredo Altavilla, espressi durante una riunione con dirigenti di quella società il 1° ottobre 2021;

in quella riunione Altavilla annunciava di aver già deciso di licenziare metà dei 1.077 dipendenti provenienti da Alitalia al termine dei quattro mesi di prova previsti, senza tuttavia né indicare, né far riferimento alcuno a specifici addebiti, relativi a comportamenti censurabili dei lavoratori da licenziare, peraltro non individuati;

tale dichiarazione, a parere degli interroganti, oltre a rappresentare una vera e propria prova di un atteggiamento antisindacale, contraddice anche gli impegni assunti dalla società e trasfusi nel "piano industriale", sul quale le Commissioni competenti di Camera e Senato hanno espresso i rispettivi pareri, e indica, viceversa, un progetto di ampliamento dell'occupazione, con il graduale riassorbimento della maggior parte dei lavoratori di Alitalia, del settore "aviation" e non solo;

considerato che, a giudizio degli interroganti:

Altavilla si sta servendo in modo improprio dello strumento normativo contenuto nell'articolo 7 del "decreto infrastrutture" (decreto-legge n. 121 del 2021), convertito dalla legge n. 156, il quale, pur consentendo in modo iniquo ed aberrante l'aggiramento delle tutele del lavoro e della necessaria instaurazione di relazioni sindacali, come previsto nel nostro ordinamento all'articolo 2112 del codice civile, non può essere usato addirittura al fine di sottoporre i lavoratori a quello che gli interroganti considerano un ricatto dichiaratamente antisindacale;

si tratta, a parere degli interroganti, di una grave responsabilità del Governo, che non solo ha creato una norma aberrante, peraltro sulla base di una decisione della Commissione europea tuttora segreta, ma che, inoltre, rimane inspiegabilmente in silenzio dinanzi a comportamenti di tale gravità posti in essere in suo "nome e conto";

è anche grave che in entrambe le Camere, prima nelle Commissioni e poi nelle Aule, siano state respinte le richieste di trasparenza, presentate attraverso un ordine del giorno in Senato ad iniziativa del primo firmatario della presente interrogazione, con contenuto analogo ad altro atto presentato alla Camera, entrambi atti volti, a norma dell'articolo 72 della Costituzione, a esaminare il provvedimento nell'ambito della procedura di conversione in legge del decreto;

era, infatti, chiaro che l'articolo 7 del decreto infrastrutture, nella fase genetica del rapporto di lavoro, in discontinuità attraverso la finzione della "cessione di parte del ramo d'azienda", avrebbe consentito al presidente ed al gruppo dirigente di ITA di godere di una vera e propria supremazia contrattuale, nel selezionare i dipendenti da assumere, o, senza un giusto criterio, da non assumere. Si tratta di decisioni che non devono basarsi sull'arbitrio, e devono essere svincolate da criteri oggettivi predeterminati;

addirittura si verifica ora che tale abnorme potere viene usato anche nella fase di gestione dei rapporti di lavoro, attraverso un illecito comportamento antisindacale apertamente dichiarato ed ingiustificabile;

a parere degli interroganti, si è creato un gravissimo precedente, un vero e proprio modello paradigmatico che potrà essere utilizzato in futuro da altre aziende, per isolare i lavoratori, lasciandoli per così dire "nudi" ed indifesi con le proprie esigenze personali e familiari di vita, senza alcuna protezione, come parte debole, sia nella fase della trattativa precontrattuale, sia pure successivamente, nella fase di gestione del rapporto, consentendo un totale illecito e ingiusto arbitrio a questi nuovi "padroni delle ferriere", anche se, come nel caso di ITA, si trattasse di azienda di piena proprietà statale;

visto che:

nelle registrazioni della riunione della società ITA, il dottor Altavilla esprime contenuti inaccettabili e, si ripete, a parere degli interroganti, illeciti, e, inoltre, manifesta una voragine di ignoranza rispetto al settore dell'aviazione civile;

quanto esposto viene confermato anche dall'iniziativa di ITA, che in quanto tale non può che essere attribuita al presidente, di una lettera inviata in data 24 novembre 2021 al giornale "il Fatto Quotidiano", nella quale la società chiedeva di non rivelare quanto detto dal presidente alla riunione del 1° ottobre 2021, poiché il rilancio della compagnia avrebbe necessitato de "il massimo supporto possibile di tutti, compresi gli organi di stampa", evidenziando una visione in chiaro contrasto con la funzione essenziale di controllo ed informazione che la stampa libera deve sempre svolgere;

in ultimo si osserva che la proprietà pubblica della società impone al Governo di chiarire la propria posizione in ordine alla missione attribuita a quel dirigente scelto sotto la responsabilità del Governo stesso,

si chiede di sapere:

quale sia il contenuto della decisione della Commissione europea cui fa riferimento il "decreto infrastrutture" e la norma con cui è aggirato, di fatto, l'articolo 2112 del codice civile, con la conseguente distruzione dei diritti dei lavoratori e la mortificazione dei diritti sindacali;

quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere i Ministri in indirizzo nei confronti delle dichiarazioni del presidente di ITA;

infine, quale sia effettivamente la latitudine del mandato conferito al presidente di ITA e se gli consenta di porre in essere le azioni da lui intraprese alla guida dell'azienda di proprietà pubblica ITA Airways.

(3-02975)

DE FALCO, LA MURA, FATTORI, NUGNES - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

l'articolo 67, comma 1, lettera b), della legge n. 345 del 1975 sull'ordinamento penitenziario tra coloro che possono visitare le carceri senza necessità di autorizzazione indica anche "i membri del Parlamento";

al comma 2 precisa che "L'autorizzazione non occorre nemmeno per coloro che accompagnano le persone di cui al comma precedente per ragioni del loro ufficio";

l'articolo 19, comma 3, del decreto-legge n. 13 del 2017, estende il disposto dell'articolo 67 anche ai centri per la permanenza e rimpatrio (CPR);

considerato che:

il primo firmatario della presente interrogazione, in forza della prerogativa di legge, ha effettuato alcune visite ispettive ai CPR;

dopo la prima visita al CPR di Roma del 24 aprile 2021, da cui è scaturito l'atto di sindacato ispettivo 4-05386, pubblicato il 5 maggio 2021, ancora senza risposta, il primo firmatario della presente si è ripresentato allo stesso centro il 13 maggio e poi il 16 novembre, sempre con lo stesso accompagnatore con cui era entrato senza alcun problema il 24 aprile, ed ancora il 4 dicembre 2021, quando si era presentato con altri due accompagnatori;

nonostante la chiarezza della legge, in tutte le circostanze indicate successivamente al 24 aprile, si è visto opporre un costante, immotivato ed illegittimo rifiuto sia dai responsabili della vigilanza del centro, ma anche da parte del dottor Piantedosi, prefetto di Roma e, nell'ultima occasione, dal capo di gabinetto del Ministro in indirizzo prefetto Frattasi;

l'illegittimo rifiuto del 4 dicembre, oltre ad inibire indebitamente la piena esplicazione del mandato, assume connotazione ancora più grave in considerazione del fatto che quell'accesso era funzionale all'acquisizione di informazioni circa il decesso del giovane tunisino Wissen Ben Abdellatif, già ristretto a Ponte Galeria, avvenuto il 28 novembre 2021;

considerato che:

in ogni circostanza il rifiuto di consentire l'accesso agli accompagnatori è stato illecito ed illegale, poiché la norma di legge esclude che l'amministrazione possa esercitare qualsiasi forma di discrezionalità nei confronti del diritto soggettivo pieno del parlamentare in visita ispettiva e dei suoi accompagnatori;

il capo di gabinetto Frattasi il 4 dicembre 2021 ha chiesto telefonicamente al primo firmatario della presente interrogazione di redigere una sorta di dichiarazione di propria mano, sebbene non prevista dalla legge;

a tale pretesa egli ha aderito, pur di portare a compimento l'ispezione, redigendo un manoscritto in cui indicava il nome degli accompagnatori ex articolo 67 della legge sull'ordinamento penitenziario;

analogamente, come richiesto, ciascuno degli accompagnatori ha proceduto a redigere una dichiarazione indicando di rivestire tale funzione ai sensi di legge;

ciononostante, la polizia ha impedito l'accesso agli ausiliari, rispondendo che "non si autorizza l'accesso dell'accompagnatore del Senatore de Falco, in quanto lo stesso [il collaboratore si intende] si è rifiutato di firmare la modulistica (...) circa lo status di collaboratore";

invero, gli accompagnatori hanno utilizzato la modulistica che è stata loro consegnata, specificando di essere accompagnatori del parlamentare, come impone la legge,

si chiede di sapere per quale motivo la catena di comando del Ministero dell'interno che fa capo al Ministro in indirizzo in maniera tanto pervicace rifiuti di applicare la legge, con ciò impedendo reiteratamente al primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo di espletare appieno il proprio mandato parlamentare, anche esercitando il diritto dovere di ispezione nei confronti di strutture del Ministero.

(3-02978)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MARTELLI, PARAGONE, GIARRUSSO - Al Ministro della salute. - Premesso che il virus respiratorio sinciziale (RSV) è un virus a RNA molto pericoloso per i neonati e i bambini di pochi mesi, in quanto può causare bronchiti e bronchioliti gravi, tali da comportare insufficienza respiratoria severa sino al decesso;

considerato che:

si ha notizia che i reparti di neonatologia e pediatria di tutta Italia sono in affanno per il grande numero di ricoveri di neonati affetti da infezione dovuta al virus, fatto alquanto inusuale anche rispetto al recente passato;

tra questi casi si sono verificati anche vari decessi in varie città italiane;

è certezza medica che la madre stessa produce gli anticorpi necessari alla protezione del neonato e li trasmette al neonato tramite il cordone ombelicale nella vita fetale e tramite l'allattamento dopo il parto,

si chiede di sapere:

se sia in corso un monitoraggio volto a stabilire se ci sia correlazione, ed eventualmente in quale misura, fra i neonati colpiti dall'infezione RSV e le madri sottoposte a vaccinazione anti COVID in gravidanza;

se sia in corso di implementazione un test volto a distinguere il virus RSV e dal virus SARS-CoV-2.

(4-06351)

BITI, PARRINI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

la linea ferroviaria Faentina collega la città di Firenze alla zona del Mugello, rivestendo un ruolo fondamentale nel garantire la mobilità degli abitanti della città metropolitana di Firenze e nel garantire adeguato collegamento tra l'area settentrionale della città metropolitana e il capoluogo fiorentino;

tale linea è da tempo interessata da numerosi ritardi e cancellazioni e le autorità locali, nelle persone dei molti sindaci della zona, hanno interessato la Regione Toscana e Trenitalia, oltre al prefetto, "per palesare la situazione che vivono gli utenti della linea", ovvero una situazione di pesanti disservizi per gli utenti di tutta l'area metropolitana, consistenti in ritardi di oltre 70 minuti, informazione all'utenza carente o assente, corse soppresse;

tenuto conto che:

le risorse destinate a questa linea ferroviaria e frutto di un protocollo d'intesa firmato nel 2017 da tutti i soggetti competenti ci sono e ammontano a 47 milioni di euro, ripartiti in 31 milioni come compensazione per l'alta velocità e 16 milioni da parte di Rete ferroviaria italiana, ma attualmente non si è dato seguito a questi impegni, lasciando questa parte di territorio senza interventi sulla rete e sul miglioramento del servizio;

in data 3 dicembre 2021 gli organi d'informazione locale della Toscana hanno dato conto di una mobilitazione dei sindaci di Borgo San Lorenzo, Marradi, Scarperia e San Piero, Vaglia e Fiesole (tutti in provincia di Firenze), che li vedrà impegnati in un sit-in previsto per il 10 dicembre di fronte alle sedi fiorentine di Trenitalia e Rete ferroviaria italiana;

ritenuto di dover sostenere gli sforzi dei sindaci e delle autorità locali nel pretendere adeguati collegamenti di trasporto pubblico e assenza di disservizi sulla linea ferroviaria, anche in considerazione degli obiettivi politici di imprescindibile sostegno al trasporto pubblico e al collegamento infrastrutturale delle diverse aree del Paese,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

che cosa intenda fare affinché le legittime proteste dei sindaci vengano ascoltate, anche attraverso il necessario e quantomai urgente dialogo con Trenitalia e Rete ferroviaria italiana e, in ogni caso, al fine di garantire effettivamente gli investimenti da tempo concordati sulla tratta ferroviaria della Faentina.

(4-06352)

VANIN, ENDRIZZI, TRENTACOSTE, PRESUTTO, CROATTI - Ai Ministri della cultura e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

è in fase di ultimazione, a quasi 20 anni dall'avvio della costruzione, il sistema di dighe mobili alle bocche di porto di Venezia progettato per regolare le maree in laguna (cosiddetto sistema Mose) e, dopo innumerevoli vicissitudini amministrative e una prolungata fase sperimentale, gradualmente l'opera pubblica sta entrando in esercizio;

a regime, tuttavia, il sistema Mose è destinato ad attivarsi solo quando il livello di marea raggiunge la quota di 110 centimetri sul medio mare, per cui non tutta la città di Venezia verrà protetta dalle acque alte, essendoci alcune limitate zone del centro storico a una quota inferiore;

fra queste l'insula di San Marco, che, nel corso degli anni, è stata oggetto di un'intensa attività di progettazione per la sua messa in sicurezza;

il consorzio Venezia nuova è il concessionario del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili - Provveditorato Interregionale per le opere pubbliche del Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, in forza della convenzione generale rep. n. 7191 del 4 ottobre 1991 e successivi atti aggiuntivi per lo studio, la sperimentazione, la progettazione e la realizzazione degli interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi indicati dalla legge n. 798 del 1984, recante nuovi interventi per la salvaguardia di Venezia;

nell'ambito della convenzione il consorzio nel 2017 commissionava un progetto che risolvesse alla radice il problema delle acque alte nell'insula di San Marco, senza comprometterne il valore storico e monumentale. Tale progetto, successivamente presentato e autorizzato, prevede: l'innalzamento del bordo del molo di San Marco; un sistema di pompe per scaricare le acque piovane e del sottosuolo; la conservazione della pavimentazione storica della piazza ottimizzando i cunicoli sottostanti; il posizionamento di valvole di non ritorno agli angoli del complesso monumentale;

nelle more della realizzazione del progetto, data l'urgenza di mettere in sicurezza la basilica di San Marco e le sue preziose testimonianze storiche, anche a seguito dell'acqua alta eccezionale del 12 novembre 2019, è stato predisposto un ulteriore progetto "provvisionale", che si sostanzia in una serie di barriere di vetro da posizionare tutto intorno al tempio marciano per un totale di 130 metri lineari;

considerato che:

i lavori per realizzare le opere previste nel progetto "provvisionale" sono iniziati da alcune settimane e prevedono la rimozione della pavimentazione storica di piazza San Marco e scavi da mezzo metro a un metro e mezzo di profondità;

il "Corriere del Veneto" del 29 ottobre 2021 riferisce che durante i lavori di scavo sono stati rinvenuti innumerevoli scheletri, composti da teschi e ossa corporali, risalenti presumibilmente al periodo compreso tra il 1300 e il 1400;

l'articolo di stampa parla di un "cassone di giornata" che contiene ossa umane e 5 teschi, non il modo archeologico di recupero scientifico di resti scheletrici umani;

il quotidiano riporta anche il rinvenimento di pavimenti antichi sul fronte della basilica, che dovrebbero risalire al 1300, come testimonia la presenza di piccoli mattoni denominati "altinelle" in riferimento alla città romana di Altino;

lo stesso quotidiano, inoltre, allega ampia documentazione fotografica relativa ai lavori, da cui si evince che questi ultimi vengono eseguiti anche mediante strumenti meccanici e ruspe,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

se sia stata effettuata la verifica preventiva dell'interesse archeologico ai sensi dell'art. 28, comma 4, del decreto legislativo n. 42 del 2004 e dell'art. 25 del decreto legislativo n. 50 del 2016 per i lavori;

se i lavori di scavo preventivati dal progetto siano stati debitamente controllati dagli archeologi in servizio presso la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per Venezia e laguna e, avendo rinvenuto materiale scheletrico umano da asportare, si siano fatti affiancare da antropologi per i necessari rilievi e recupero scientifico dei resti ossei;

come e dove si sia provveduto alla messa in sicurezza dei reperti raccolti e se sia prevista un'attività di catalogazione, analisi e restauro;

per gli elementi architettonici, se ne sia prevista la demolizione, il reinterro, lo smontaggio, il rimontaggio, la musealizzazione in altra sede rispetto a quella di rinvenimento o se sia previsto l'integrale mantenimento del sito;

se l'effettuazione dei lavori con strumenti meccanici e ruspe sia compatibile con le misure di conservazione e di tutela previste dal codice dei beni culturali e del paesaggio.

(4-06353)

FERRAZZI, PITTELLA, FEDELI, D'ARIENZO, BOLDRINI, CERNO, STEFANO, IORI, CIRINNA', ALFIERI, D'ALFONSO, GIACOBBE, ROJC, MARCUCCI, MARGIOTTA, TARICCO, PINOTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

il 6 dicembre 2021 ai 605 lavoratori della Speedline S.r.l. di Santa Maria di Sala (Venezia), azienda specializzata nella produzione di cerchioni per automobili, fornitrice di case come Ferrari e Porsche, è stata comunicata (nel corso di una riunione con una dirigente dell'azienda e due avvocati di studi legali esterni, con l'inopportuna assenza della proprietà, il gruppo svizzero Ronal) la decisione di cessare le attività dello stabilimento entro la fine del 2022 e delocalizzare la produzione verso un altri Paesi europei;

tale decisione, presa senza un previo confronto con i dipendenti, le organizzazioni di rappresentanza sindacale, gli enti locali, sarà destinata non solo a privare i dipendenti del proprio posto di lavoro, lasciandoli senza alcuna prospettiva occupazionale, ma anche a mettere a repentaglio l'intero indotto, che consta di circa 150 addetti, e a far perdere al tessuto imprenditoriale locale un'importante presenza produttiva con la relativa esperienza accumulata nel corso degli oltre 45 anni di attività;

la decisione di delocalizzare si scontra, inoltre, con gli impegni presi dall'azienda a favore della realizzazione di investimenti sul territorio. Impegni precisi, a cui l'azienda si era formalmente impegnata a corrispondere, anche a fronte del supporto ottenuto da parte delle istituzioni pubbliche;

le rappresentanze sindacali si sono prontamente attivate nell'organizzare un incontro presso l'unità di crisi della Regione Veneto in collegamento con il Ministero dello sviluppo economico e nel richiedere l'avvio di un tavolo di confronto a livello nazionale presso il medesimo Ministero;

considerato che la crisi aziendale che ha colpito la Speedline S.r.l. rientra in una più generale crisi della catena di approvvigionamento del settore automobilistico, che ha visto in Italia, nei mesi scorsi, ulteriori casi di crisi, quali quelli che hanno investito la Gianetti Ruote S.r.l. di Ceriano Laghetto (Monza Brianza), la GKN Driveline Firenze S.p.A. di Campi Bisenzio (Firenze) e la Timken Italia S.r.l. di Villa Carcina (Brescia), e richiede pertanto l'adozione di una strategia coerente a livello nazionale per tutelare i lavoratori e la capacità produttiva dei territori,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno dare seguito con urgenza alla richiesta delle rappresentanze sindacali di convocare un tavolo di confronto presso il Ministero dello sviluppo economico, e contestualmente adottare ogni iniziativa utile al fine di salvaguardare l'occupazione dei lavoratori della Speedline S.r.l. e del consistente indotto.

(4-06354)

VESCOVI, IWOBI, LUCIDI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

la diga del Moncenisio (costruita nel periodo 1963-1968) chiude a sud il lago del Moncenisio, nella val di Susa, ed è del tipo cosiddetto "a materiale sciolto", con utilizzo di calcari metamorfici e da terra;

sia il lago che la diga si trovano in territorio francese, nonostante siano situati nella val di Susa sul versante italiano del colle del Moncenisio, e facciano parte del bacino idrografico del Po;

la motivazione di ciò si ritrova nelle clausole del Trattato di Parigi del 1947, che, all'articolo 2, ridisegna alcune aree del confine tra Francia e Italia; in particolare, al comma 2, viene posta in revisione proprio la zona del Moncenisio;

considerato che, durante il periodo in cui era situato in territorio italiano, il lago del Moncenisio misurava circa 2 chilometri in lunghezza e circa 850 metri in larghezza, e sul lato sud presentava una diga di contenimento in calcestruzzo armato costruita nel 1921; il lago attuale ha dimensioni maggiori, essendo lungo circa 5 chilometri e largo circa 3;

il lago contiene, al massimo livello, circa 320 milioni di metri cubi di acqua, ed è sbarrato da una diga alta circa 120 metri, lunga circa 1.400 metri, larga circa 460 metri alla base e circa 12 metri alla sommità in materiale naturale nel suo lato sud, costruita nel 1968; inoltre durante i mesi invernali il lago è completamente coperto dal ghiaccio, con conseguente aumento della spinta orizzontale sulla diga;

valutato che, secondo quanto risulta agli interroganti, nel corso del 2020 è stato elaborato il documento tecnico del progetto "ReSba" (Resilienza sugli sbarramenti) nell'ambito dell'"Objectif coopération territoriale européenne franco-italienne 2014-2020 (Alpes)", con il quale si sta iniziando a prendere coscienza dei rischi reali connessi con la presenza dello sbarramento del Moncenisio; in particolare, a pag. 9 è riportato che "L'invaso a uso idroelettrico del Moncenisio ha caratteristiche uniche nel contesto territoriale transfrontaliero; esso è ubicato completamente in territorio francese, ad una quota di 10 poco inferiore a 2000 m. s.l.m., ma gli effetti principali di un eventuale crollo del corpo di diga interesserebbero quasi esclusivamente il territorio italiano";

con deliberazione della Giunta regionale 26 marzo 2021, n. 7-3021, la Regione Piemonte ha approvato il piano di emergenza diga (PED) relativo alla diga transfrontaliera del Mont Cenis (Moncenisio) a Lanslebourg (Francia); il PED si basa su scenari di rischio legati alle criticità indotte sull'asta torrentizia del torrente Cenischia a seguito dell'apertura degli scarichi di fondo dello sbarramento di ritenuta e dell'ipotetica rottura, anche parziale e progressiva, dello sbarramento stesso; questa eventualità, caratterizzata da un basso grado di probabilità di accadimento, avrebbe potenziali effetti devastanti che si rifletterebbero con particolare gravità sulla popolazione e sulle attività antropiche;

come si legge nel PED, l'ENEL (gestore dell'utilizzazione idroelettrica per l'Italia) aveva condotto un primo studio di valutazione dello scenario che si estendeva fino alla città di Torino nel punto di confluenza tra Dora Riparia e fiume Po; ENEL poi nel 2009 ha aggiornato, secondo le ultime disposizioni nazionali, lo scenario di rottura della diga, che riporta il percorso di un'onda di piena distruttiva e di allagamenti che interessano il torrente Cenischia, la Dora Riparia e il fiume Po fino alla confluenza con il fiume Tanaro, in località Isola Sant'Antonio; lo scenario interesserebbe tre province piemontesi, Torino, Vercelli, Alessandria con allagamenti in 66 territori comunali e con una evacuazione cautelativa di circa 300.000 abitanti;

tale evento per l'impatto che avrebbe sul territorio piemontese si configurerebbe secondo quanto delineato nell'articolo 7 del decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018 (detto "codice della protezione civile") come un evento di tipo C e quindi "emergenze di rilievo nazionale";

rilevato infine che, nel caso di rottura completa o parziale della diga, dati i valori fisici in gioco, non sono ipotizzabili misure di contenimento o di prevenzione realistiche e efficaci che possano ridurre in modo sensibile l'impatto dell'evento; unica soluzione, estremamente complicata sul piano logistico, in grado di salvaguardare l'incolumità della popolazione sarebbe l'evacuazione completa dei comuni nel momento della percezione dell'imminente cedimento parziale o totale della diga,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti, quali iniziative vogliano porre in essere per valutare concretamente se gli elementi citati in premessa possano rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale, e se intendano intraprendere azioni diplomatiche con la controparte francese in merito alla gestione della diga del Moncenisio.

(4-06355)

NUGNES, LA MURA, FATTORI, MANTERO, DE FALCO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

recentemente "Il Fatto Quotidiano" ha rivelato in un suo articolo, che nel corso del Comitato direttivo del 1° ottobre 2021 il presidente di ITA Airways, compagnia di proprietà al 100 per cento del Ministero dell'economia, avrebbe dichiarato la volontà di licenziare la metà dei 1.077 dipendenti assunti da Alitalia al termine del loro periodo di prova;

la registrazione del discorso, che si può ascoltare sul sito del giornale, pieno zeppo di insulti e toni aspri rivolti ai propri dirigenti, con cui il presidente di ITA, Alfredo Altavilla, avrebbe annunciato tale intenzione, conferma l'opinione degli interroganti circa la sua totale inadeguatezza al ruolo, non avendo svolto peraltro lo stesso manager alcun precedente incarico nel settore del trasporto aereo, ma essendo stato invece designato alla carica di presidente su indicazione di un consulente del Presidente del Consiglio dei ministri;

lo stesso quotidiano informa che alla richiesta di un commento delle parole del presidente da parte de "Il Fatto Quotidiano", ITA Airways avrebbe chiesto di non pubblicare la notizia appresa, dal momento, scrive la stessa "la suddetta pubblicazione recherebbe un danno in un momento delicato di rilancio di un'azienda strategica per il paese?e necessita del massimo supporto possibile da tutti compresi gli organi di stampa";

dalle parole del presidente emergerebbe un disegno teso a mortificare la forza lavoro, con retribuzioni inadeguate e aumento dell'orario di lavoro e la volontà di liberarsi del personale con maggior livello di sindacalizzazione, in palese violazione dell'articolo 39 della Costituzione e dall'art. 15 della legge n. 300 del 1970;

secondo indiscrezioni di cui si chiede conferma ai Ministri competenti, ITA Airways avrebbe assegnato un appalto milionario (circa 100 milioni di euro) per il rifacimento delle poltrone a bordo degli aerei a tre società straniere: due aziende francesi, la Safran (Parigi) e Stelia Aerospace (Tolosa), nonché ad una irlandese, la Thompson Aero Seating,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo risultino a conoscenza dei fatti esposti;

se ritengano vantaggioso ed adeguato che un'azienda pubblica, sostenuta dalla collettività del nostro Paese, possa selezionare aziende straniere a fronte di una vasta gamma di offerte sul mercato di prodotti italiani, peraltro di qualità e di pregiatissimo stile;

se siano state opportunamente valutate le ricadute economiche ed occupazionali anche sull'indotto di tale scelta e se il Ministro dell'economia e delle finanze intenda procedere all'immediata rimozione del presidente Altavilla.

(4-06356)

D'ARIENZO, GIACOBBE, FEDELI, ROJC, D'ALFONSO, MARCUCCI, VATTUONE, TARICCO, LAUS, PITTELLA, BOLDRINI, ASTORRE, FERRAZZI, IORI, PINOTTI, ROSSOMANDO, STEFANO, VERDUCCI - Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

l'articolo 1, comma 715, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021), ha istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un fondo con una dotazione di 500 milioni di euro per l'anno 2021, destinato alla compensazione, nel limite di 450 milioni di euro, dei danni subiti dai gestori aeroportuali in possesso del prescritto certificato in corso di validità rilasciato dall'Ente nazionale dell'aviazione civile (ENAC) e, nel limite di 50 milioni di euro, dei danni subiti dai prestatori di servizi aeroportuali di assistenza a terra in possesso del prescritto certificato in corso di validità rilasciato dall'ENAC;

l'articolo 73 del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106 (misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali), ha incrementato il fondo di ulteriori 300 milioni di euro per l'anno 2021, destinati alla compensazione, nel limite di 285 milioni di euro, dei danni subiti dai gestori aeroportuali in possesso del prescritto certificato in corso di validità rilasciato dall'ENAC e, nel limite di 15 milioni di euro, dei danni subiti dai prestatori di servizi aeroportuali di assistenza a terra in possesso del prescritto certificato in corso di validità rilasciato dall'ENAC;

l'articolo 1, comma 718, della legge di bilancio per il 2021 ha previsto che i contenuti, il termine e le modalità di presentazione delle domande di accesso al contributo, e i criteri di determinazione e di erogazione del contributo stesso sono definiti con uno o più decreti del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare previo parere delle competenti Commissioni parlamentari;

nonostante l'urgenza richiesta dal caso di specie, lo schema di decreto ministeriale recante modalità attuative per la compensazione dei danni subiti a causa dell'emergenza da COVID-19 dai gestori aeroportuali e dai prestatori dei servizi aeroportuali di assistenza a terra è stato presentato dal Ministero alle competenti Commissioni parlamentari solo in data 31 ottobre 2021, più di 10 mesi dopo l'approvazione della legge di bilancio per il 2021;

dieci giorni dopo, in data 10 novembre 2021, l'8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato della Repubblica ha esaminato l'atto del Governo e ha espresso il proprio parere favorevole;

analogamente, alla stessa data, la V Commissione (Bilancio) e la IX Commissione (Trasporti) della Camera dei deputati, quest'ultima con condizione e osservazioni, hanno espresso il proprio parere favorevole;

a circa un mese di distanza dall'espressione dei pareri da parte delle competenti Commissioni parlamentari il decreto ministeriale non è stato ancora emanato;

considerato che:

le risorse complessivamente stanziate, pari a 800 milioni di euro per l'anno 2021, costituiscono un importante intervento volto a mitigare gli effetti economici sull'intero settore aeroportuale derivanti dall'emergenza epidemiologica;

a un anno dall'introduzione delle norme nella legge di bilancio per il 2021, resta di massima urgenza che il decreto ministeriale sia adottato rapidamente e sia posto in essere ogni atto necessario alla tempestiva corresponsione dei contributi alle imprese beneficiarie,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano quanto mai necessario e urgente, al fine di sostenere uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia, emanare tempestivamente il decreto ministeriale per consentire una rapida erogazione delle risorse stanziate dalla legge di bilancio per il 2021 e dal decreto-legge n. 73 del 2021, recuperando l'enorme ritardo accumulatosi tra l'approvazione di tali norme e la presentazione dell'atto del Governo alle Camere per l'ottenimento del parere;

quali siano le ragioni che spiegano la lentezza del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili nel predisporre lo schema di decreto ministeriale da presentare alle competenti Commissioni parlamentari.

(4-06357)

MALAN, CIRIANI, RAUTI, BALBONI, BARBARO, CALANDRINI, DE BERTOLDI, DE CARLO, DRAGO, FAZZOLARI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, LA RUSSA, MAFFONI, NASTRI, PETRENGA, RUSPANDINI, TOTARO, URSO, ZAFFINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

il quotidiano "Il Messaggero", insieme a molti altri, riporta in data 10 dicembre 2021 la notizia secondo la quale presso la Commissione europea sarebbe allo studio e in avanzatissima redazione una direttiva che dall'anno 2027 vieterebbe la compravendita e l'affitto di abitazioni che abbiano una classificazione energetica sotto la classe E con successivo passaggio alla classe D e poi alla C;

la compravendita resterebbe possibile solo dall'impegno tassativo da parte del compratore di effettuare entro 3 anni i lavori necessari a raggiungere la classe richiesta;

la grandissima maggioranza delle abitazioni in Italia rientrerebbe in questi divieti;

decine di milioni di italiani si troverebbero così in qualche modo espropriati del proprio immobile poiché il suo valore di mercato scenderebbe drasticamente, talora fino a zero;

moltissimi di quei cittadini non sarebbero in grado di pagare i lavori necessari a una riclassificazione energetica, sempre che tali lavori siano possibili; coloro che per qualsiasi ragione si trovassero impossibilitati a pagare le rate di mutuo non avrebbero neppure la possibilità di vendere l'immobile che dunque finirebbe in mano alle banche;

molto spesso, grandi gruppi finanziari, specialmente stranieri, sarebbero gli unici a poter acquistare con l'impegno di fare le spese necessarie nei 3 anni seguenti, determinando il passaggio di immobili del valore di centinaia di miliardi di euro dalle mani di piccoli proprietari a quelle di multinazionali o comunque di poche persone o gruppi con grandi possibilità finanziarie o direttamente alle banche;

in molti casi non ci sarebbe alcun riflesso sulle emissioni o sul consumo energetico, ad esempio quando si tratta di abitazioni destinate a soggiorni estivi in località di collina o montagna dove non si usa né riscaldamento né aria condizionata;

il preoccupante aumento dei costi di energia elettrica e gas costituisce già di per sé un incentivo più che sufficiente a effettuare lavori che riducano i consumi energetici,

si chiede di sapere:

se le notizie riportate dai giornali a proposito della direttiva "Green" sulle abitazioni corrispondano al vero e quali siano i contenuti del documento e i tempi previsti per il suo esame e approvazione;

se si intenda sostenere o opporsi al divieto di compravendita e affitto delle unità abitative con classificazione energetica al di sotto di una certa categoria.

(4-06358)

DE VECCHIS - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il fenomeno delle occupazioni abusive si presenta con connotazioni differenziate e diversificate sull'intero territorio nazionale e riveste profili di particolare complessità;

in alcuni casi, infatti, gli occupanti sono nuclei familiari in condizioni di disagio economico e sociale, mentre in altri sono riconducibili a settori dell'antagonismo di diversa estrazione ideologica o gruppi di matrice anarchica, anche nell'ambito della cosiddetta campagna per il diritto all'abitare;

una realtà così articolata, che determina varie forme di illegalità diffusa, impone un approccio attento e ponderato da parte delle molteplici amministrazioni, senza dimenticare che, in un'ottica realmente preventiva, risulta fondamentale lo sviluppo di politiche che sappiano dare risposta alle situazioni di marginalità e di emergenza abitativa, mantenendo fermo il rispetto rigoroso della legge e la salvaguardia dei diritti dei proprietari;

in tale contesto, una puntuale ed efficace programmazione degli sgomberi richiede una scrupolosa e complessa attività preparatoria e di monitoraggio, anche alla luce del fatto che molte delle operazioni di sgombero producono criticità sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica,

si chiede di sapere, con particolare riferimento al territorio della città di Roma, al fine di verificare che venga seguita una certa linearità degli sgomberi, nel rispetto dell'ordine pubblico nonché degli ordini di priorità, quali siano gli sgomberi prioritari dei centri sociali attualmente occupati, con l'obiettivo di controllare gli interventi programmati e monitorare, in chiave di prevenzione, il consolidarsi di situazioni di illegalità diffusa.

(4-06359)

OSTELLARI - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:

60.000 tonnellate di CSS combustibile potrebbero essere annualmente bruciate nel cuore del parco dei Colli Euganei in Veneto, trasformando una delle più significative bellezze naturali d'Europa nel ricettore finale del derivato dal rifiuto secco indifferenziato proveniente da tutta Italia e non solo;

il comune di Monselice (Padova) conta circa 17.400 abitanti, il suo centro storico, un autentico museo a cielo aperto ricco di dimore storiche, con il santuario giubilare delle Sette chiese e il mastio Federiciano sulla sommità, è collocato nell'angolo sud orientale del parco regionale dei Colli Euganei, alle pendici del monte Ricco e tutt'intorno al colle della Rocca;

il parco Colli Euganei rientra della rete "Natura 2000" (Colli Euganei, monte Lozzo, monte Ricco), area caratterizzata dalla presenza di un sito tutelato dall'UNESCO, ossia il lago della Costa di Arquà Petrarca;

nel territorio comunale di Monselice ha sede la cementeria di Monselice, impianto industriale di proprietà di Buzzi Unicem S.p.A. per la produzione di clinker e leganti idraulici, che opera sulla base dell'autorizzazione integrata ambientale della Provincia di Padova n. 223/IPPC/2013 del 13 settembre 2013; l'impianto insiste nell'ambito del parco regionale dei Colli Euganei e, segnatamente, all'interno delle "aree di riconversione fisica e funzionale" di cui all'art. 5 delle norme tecniche di attuazione del piano ambientale del parco, in zona classificata urbanisticamente in parte come industriale D4, zona industriale per i cementifici ed in parte in zona agricola E2, attività zona impropria n. 15 insediamenti produttivi, commerciali e alberghieri;

il piano ambientale del parco, adottato con deliberazione del consiglio dell'ente parco n. 1 in data 6 maggio 1994, qualifica il cementificio come impianto produttivo "ad alto impatto ambientale" e ne prescrive l'assoluta incompatibilità con le finalità del parco (art. 19, comma 1, lett. c)), ponendo l'obiettivo della "rimozione degli impianti e delle infrastrutture incompatibili esistenti" all'interno del parco e della "cessazione delle relative attività" (art. 3, comma 2, lett. b));

ARPAV ha effettuato analisi sui terreni nelle aree di ricaduta dei fumi della cementeria, all'interno della scuola "G. Cini" e sul sentiero del monte Ricco registrando superamenti della soglia di contaminazione delle diossine e alte presenze di PCB e IPA;

l'eventuale introduzione del CSS comporterebbe un aumento, di un fattore pari ad almeno 100, della percentuale di cloro (anticipatore della diossina) contenuta nel combustibile, rispetto all'attuale pet-coke, a causa dell'elevata quantità di plastica presente nel rifiuto indifferenziato, oltre a presentare un maggiore rischio di emissioni di metalli pesanti, con caratteristiche tossiche e cancerogene;

nelle immediate vicinanze del camino della cementeria sono presenti attività agricole di pregio, vigneti e uliveti, e a soli 1.800 metri insiste il laghetto di Arquà Petrarca, sito protetto dall'UNESCO nonché risorsa unica per i preziosi fanghi naturali destinati alle cure termali del distretto euganeo;

pur riconoscendo l'importanza di utilizzo del CSS combustibile di alta qualità, si ritiene che consentire l'utilizzo di CSS da parte della cementeria sita nel perimetro del parco regionale Colli Euganei non sia compatibile con la specifica tutela ambientale di cui il parco è portatore e che l'utilizzo di CSS non appare conforme agli obiettivi del piano ambientale che sono quelli della "progressiva riduzione degli impatti ambientali degli impianti di cementeria influenti sulla situazione ambientale del Parco",

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, per quanto di sua competenza, non intenda adottare opportune iniziative, anche di carattere normativo, per poter escludere l'utilizzo del CSS combustibile proveniente da rifiuto nel cementificio di Monselice, in considerazione della localizzazione dell'impianto rispetto al parco regionale dei Colli Euganei e della vicinanza con il sito protetto dall'UNESCO del laghetto di Arquà Petrarca.

(4-06360)

OSTELLARI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

la tratta Padova-Cittadella dell'ex strada statale 47 è stata declassata a strada provinciale con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 febbraio 2000 (tutti gli altri tratti nelle regioni Trentino-Alto Adige e Veneto sono di ANAS), con convenzione stipulata in data 23 settembre 2002;

la tratta, in particolare tra Limena e Cittadella, presenta molti incroci, semafori e rotatorie, e pertanto richiede diversi interventi di adeguamento e manutenzione, anche al fine di far fronte all'alto flusso di traffico dei mezzi pesanti;

già da diverso tempo la Provincia di Padova e la Regione Veneto hanno presentato istanza di riclassificazione della tratta tra Cittadella e Padova da strada provinciale a strada statale, al fine di dare continuità amministrativa a questo collegamento interregionale e ricondurlo nella logica gestione in capo ad ANAS, in modo da agevolare la realizzazione degli interventi necessari;

costituisce un collegamento fondamentale alla rete delle strade statali per centri di particolare importanza industriale, turistica e climatica come Padova, la "Pedemontana veneta", la Valsugana, i laghi di Levico e Caldonazzo, Trento e le zone sciistiche del bellunese e del trentino, ed è al servizio di traffici interregionali e internazionali sulla direttrice Brennero-Austria-Germania e nord Europa, rappresentando particolare interesse per l'economia di vaste zone del territorio veneto e trentino;

anche i sindaci di Curtarolo, Cittadella, San Giorgio in Bosco, Campo San Martino, Borgoricco, Santa Giustina in Colle, Piazzola sul Brenta, Villa del Conte e Limena ritengono che procedure più snelle e straordinarie, nonché la possibilità di avere delle risorse maggiori per la messa in sicurezza del tratto viario nei punti più pericolosi, siano maggiormente garantite con il passaggio del tratto interessato ad ANAS;

a oggi tutti gli enti territoriali si sono dichiarati concordi e, sebbene abbiano più volte sollecitato un'iniziativa del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili sulla questione, non è stato ancora avviato alcun iter finalizzato al passaggio di competenza ad ANAS,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di riclassificare la strada provinciale 47 a strada statale sotto la gestione di ANAS, al fine di velocizzare le procedure di realizzazione degli interventi di manutenzione e adeguamento necessario.

(4-06361)

PIZZOL - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

proprio a ridosso del Natale giunge l'ennesima notizia di chiusure e delocalizzazioni all'estero, a scapito dell'economia e dell'occupazione nazionale;

infatti, vi è stata la conferma ufficiale da parte della Speedline di Tabina di Santa Maria di Sala (Venezia), azienda leader nella produzione di cerchi in lega per l'industria automobilistica, della chiusura del proprio stabilimento con il trasferimento altrove della produzione;

la decisione, presa da un giorno all'altro senza alcuna specifica avvisaglia, coinvolge circa 600 lavoratori che potrebbero aumentare ad 800 se si considerano l'indotto e le piccole realtà produttive che operano in rapporto di esclusiva con la Speedline;

la chiusura dello stabilimento, oltre che ingiusta, risulta incomprensibile; infatti, l'azienda ha sempre lavorato a livelli elevatissimi, in termini sia di quantità che di qualità del lavoro. I lavoratori dell'azienda vantano una competenza e un livello di specializzazione difficilmente rinvenibile e replicabile fuori dal territorio di riferimento. Inoltre, è ben noto che moltissime aziende chiedono che alcuni pezzi vengano specificatamente prodotti negli stabilimenti di Santa Maria di Sala, a conferma della qualità e competenza raggiunta negli anni. Non può andare disperso un così pregiato capitale umano leader nel comparto dell'automotive;

appare chiaro che, atteso il livello altamente competitivo dei prodotti sviluppati e l'impatto sociale derivante dalla perdita di così tanti posti di lavoro, risulti necessario porre un'attenzione particolare alla crisi in corso;

l'attuale Ministro dello sviluppo economico si è sempre dimostrato estremamente sensibile a dinamiche di questo tipo riuscendo a rispondere con decisione alle multinazionali che decidono di spostare la produzione fuori dai confini locali. L'attuale crisi non verrà certamente trattata con minore attenzione,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo abbiano adottato o intendano adottare iniziative per la risoluzione della problematica;

se abbiano preso in considerazione la possibilità di porsi quale soggetto referente per un'efficace mediazione per la risoluzione della crisi, nonché valutato la possibilità di sviluppare un progetto pluriennale per la tutela e lo sviluppo del comparto automotive, ciò mediante l'identificazione di strumenti specifici in grado di obbligare le multinazionali che intendano fare impresa in Italia a redigere un piano di sviluppo che abbia una ricaduta certa e di lungo periodo nel nostro territorio.

(4-06362)

TOFFANIN, FERRO, DE POLI - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

la Speedline srl, nata nel 1975, è specializzata nell'ambito dell'equipaggiamento di serie e in quello dei cerchioni per automobili sportive, in particolare quelli realizzati con tecnologia flow forming (ruote forgiate);

attualmente l'azienda è insediata nel sito produttivo di Santa Maria di Sala (Venezia), occupando 605 lavoratori, e vanta fra i suoi clienti Ferrari, Lamborghini, Porsche e Aston Martin, ma anche numerosi altri produttori di automobili;

il 26 settembre 2007, dopo travagliate vicende, il Ronal group (RG), con sede in Svizzera, ha acquisito la maggioranza del capitale della Speedline. RG occupa circa 7.550 dipendenti, ha un fatturato di circa un miliardo di euro e 15 sedi in tre continenti. Dal sito Ronal si apprende che "con l'acquisizione di Speedline (...) il Gruppo (...) potenzia il know-how nel settore flow forming", ruolo che si rafforza ulteriormente con l'acquisizione nel 2010 dell'azienda produttrice di ruote forgiate APP-TECH di Padova;

a inizio dicembre 2021 RG ha annunciato la chiusura del sito di Santa Maria di Sala, motivandolo con gli alti costi generali e del lavoro. Il gruppo ha altresì manifestato l'intenzione di trasferire la produzione specializzata in un altro Paese dell'Unione, Germania o Polonia;

sono da ritenere inaccettabili le modalità con cui l'azienda ha manifestato le sue intenzioni (tramite avvocati esterni e una comunicazione di un dirigente locale), gettando lo spettro della disoccupazione su 600 lavoratori diretti e circa 200 dell'indotto. Altrettanto inaccettabile è il fatto che abbia disertato il confronto coi sindacati;

il 7 dicembre 2021 si è tenuto un incontro tra le rappresentanze dei lavoratori e le autorità locali, in primis il sindaco della Città metropolitana di Venezia e Confindustria, e il Consiglio regionale ha votato un ordine del giorno nel quale chiede al Governo di costituirsi immediatamente parte attiva nella mediazione per la risoluzione della crisi;

l'8 dicembre è stato organizzato un picchetto dinanzi alla fabbrica;

non è inoltre accettabile la mera ipotesi di lavoro in base alla quale nei saranno prossimi 9 mesi si dovranno individuare eventuali soluzioni alternative, come la riconversione del sito. Il reale problema è che una multinazionale priva il settore automotive italiano di una tecnologia di eccellenza, esportando competenze, know-how e macchinari;

la paventata chiusura della Speedline rientra nella più generale crisi del settore automotive che si sta allargando in modo preoccupante: una situazione complessa nella quale si registrano chiusure di diversi stabilimenti legati al settore come Gkn, Timken e Gianetti Ruote. Si tratta di aziende che non erano in crisi, anzi avevano delle commesse e avrebbero potuto continuare a produrre;

sul sito del RG ci si vanta delle eccellenze Speedline: "Gli 86 titoli mondiali FIA in Formula 1, nel Campionato del mondo di rally, nel Super Touring e nel GT Racing fino ad oggi ottenuti testimoniano la competenza del servizio e l'affidabilità della Speedline in fatto di performance dalle massime prestazioni";

nel medesimo sito, alla voce "sostenibilità" vi sono delle parole che suonano quasi come una beffa: "promuoviamo una cultura aziendale in cui i collaboratori (...) sono valorizzati e possono sviluppare il proprio potenziale". RG intende pure abbattere le proprie emissioni del 50 per cento al 2030 e lo fa trasferendosi nella Polonia che va a carbone,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario e urgente costituirsi immediatamente parte attiva nella mediazione per la risoluzione della crisi della Speedline, invitando il Ronal group a prendere parte ad un tavolo di concertazione per discutere un nuovo piano industriale;

se non ritenga opportuno adottare tutte le misure necessarie perché l'eccellenza tecnologica e il know-how della Speedline rimangano sul territorio nazionale e precisamente nel sito dove si sono sviluppati.

(4-06363)

DE POLI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

le attuali vie di comunicazione tra Padova e Bassano del Grappa, la strada statale 47 e la strada provinciale 97, essenziali infrastrutture di collegamento viario tra il nostro Paese e il nord Europa, sono al limite del collasso;

da oltre 10 anni i sindaci dell'alta padovana attendono che venga realizzato un moderno collegamento viario tra le due località situate in una delle aree più urbanizzate e industrializzate del Veneto e che necessita di infrastrutture e collegamenti veloci per essere competitivi nei mercati nazionali ed europei;

con atti di sindacato ispettivo 4-01516 e 4-05080 l'interrogante ha già portato all'attenzione del Ministro pro tempore delle infrastrutture e dei trasporti l'urgenza di intervenire per il completamento della strada provinciale 47,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario riclassificare la tratta Padova-Cittadella come strada statale, facendola rientrare nella gestione di ANAS, allo scopo di velocizzare gli interventi di manutenzione e adeguamento per tutelare la sicurezza e l'incolumità di quanti la percorrono giornalmente considerando, inoltre, che dalla tempestività degli interventi dipende la competitività e la sopravvivenza delle migliaia di imprese che costituiscono il sistema economico dell'alta padovana.

(4-06364)

MORONESE, LEZZI, GIANNUZZI, LA MURA, ORTIS, ANGRISANI, LANNUTTI, ABATE, NUGNES - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:

il decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, ha individuato nel sindaco di Napoli il nuovo commissario straordinario sino al 31 dicembre 2025 per il comprensorio Bagnoli-Coroglio, dichiarato sito di interesse nazionale e poi perimetrato con decreto ministeriale 31 agosto 2001;

il 19 novembre 2021 alcuni quotidiani riportavano le dichiarazioni del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi in merito alle operazioni di bonifica da effettuare a Bagnoli, nello specifico veniva messa in dubbio la rimozione della colmata a mare;

"Il Mattino" di Napoli intitolava "Bagnoli, i dubbi del sindaco sulla rimozione della colmata", "la Repubblica" edizione di Napoli "Bagnoli, Manfredi avverte: Rimozione della colmata serve riflessione tecnica", "il Corriere del Mezzogiorno" edizione di Napoli "Il sindaco-commissario: Bagnoli, sulla colmata andrà fatta una riflessione - Manfredi: Napoli salva con un mix di interventi La colmata? Poi se ne parla";

considerato che:

il decreto-legge 20 settembre 1996, n. 486, prevede che per la bonifica dell'arenile di Coroglio-Bagnoli e dell'area marina venga effettuato il "ripristino della 'morfologia' naturale della costa". Nel 2012 i cittadini di Napoli con una raccolta di 14.000 firme ai sensi dello statuto comunale, ed in linea con quanto previsto dal decreto-legge n. 486, riuscivano a far approvare dal Consiglio comunale una delibera, la quale prevedeva che l'accesso al mare tra Nisida e Pozzuoli (dunque comprendendo tutto il litorale di Coroglio-Bagnoli) fosse libero e gratuito, da cui il nome della delibera approvata "Una spiaggia libera per tutti", a riprova della forte espressione della volontà popolare;

risulta altresì agli interroganti che, nel corso degli anni, l'ISRPA abbia effettuato una serie di rilievi e monitoraggi "Intervento B. Verifica e integrazione del monitoraggio chimico e ambientale dell'area colmata a mare e acque di falda" (si veda il parere ISPRA pagina 63 "bonifica a partire dal 2022 della colmata") e che la rimozione della colmata sia indicata in tutti i documenti prodotti, tra cui in ultimo anche il contest indetto da Invitalia che ha scelto il progetto Balneolis, il quale avanza in sintesi l'ipotesi di riutilizzo di parte della colmata da destinare per la realizzazione di nuovi manufatti;

considerato infine che:

il quartiere di Bagnoli, assieme ad altri quartieri della città di Napoli ed altri 6 comuni, ricade nella zona rossa dei Campi Flegrei. I Campi Flegrei sono un vulcano attivo monitorato costantemente dalla protezione civile. La zona è anche nota per essere caratterizzata dal fenomeno del bradisismo, ovvero un lento ma continuo innalzamento e abbassamento del suolo che provoca continue scosse di terremoto. Il monitoraggio costante della protezione civile è necessario in quanto in caso di allarme l'unica misura di salvaguardia consiste nell'allontanamento della popolazione, che nel caso della zona rossa coinvolge oltre mezzo milione di abitanti. Per questi motivi il Dipartimento della protezione civile ha predisposto il "piano nazionale di protezione civile Campi Flegrei" che prevede l'evacuazione e il trasferimento o lo smistamento dei cittadini ricadenti nella zona rossa in tutte le regioni d'Italia. Inoltre la protezione civile, ogni anno circa, organizza anche in accordo con la Regione Campania attività tra cui esercitazioni per informare e mettere a conoscenza la popolazione sugli scenari di rischio, e attraverso una campagna di sensibilizzazione nazionale denominata "Io non rischio" informa e prepara i cittadini sui rischi di un'eventuale eruzione dei Campi Flegrei;

a giudizio degli interroganti, Bagnoli deve essere salvaguardata dal rischio della speculazione edilizia e in generale dall'edificazione e in quest'ottica assume priorità la rimozione della colmata che rappresenta un fattore fondamentale per la bonifica del comprensorio di Bagnoli-Coroglio, indispensabile per il risanamento del territorio e per far sì che questo possa essere liberamente fruito dalla cittadinanza, che da decenni ne viene privata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia informato dei fatti esposti;

se intenda assumere iniziative nei limiti delle sue competenze volte ad assicurare il risanamento dell'area di Bagnoli, garantendo il rispetto delle norme in essere ed il ripristino della morfologia naturale della costa, di concerto con il sindaco di Napoli e nel rispetto della volontà popolare ampiamente manifestata di ottenere una spiaggia libera e gratuita;

se intenda chiedere un parere tecnico-scientifico all'ISPRA, per conoscere la fattibilità sotto i profili tecnici ed ambientali della rimozione della colmata a mare, per sapere se la rimozione possa essere realizzata in situ con eventuale riutilizzo della stessa, al fine anche di evitare eventuali possibili sprechi di risorse in termini sia di costi che di tempi.

(4-06365)

DE POLI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

le attuali vie di comunicazione tra Padova e Bassano del Grappa, la strada statale 47 e la strada provinciale 97, essenziali infrastrutture di collegamento viario tra il nostro Paese e il nord Europa, sono al limite del collasso;

da oltre dieci anni i sindaci dei comuni dell'Alta padovana attendono che venga realizzato un moderno collegamento viario tra le due località situate in una delle aree più urbanizzate e industrializzate del Veneto e che necessita di infrastrutture e collegamenti veloci per essere competitivo nei mercati nazionali ed europei;

con atti di sindacato ispettivo 4-01516 e 4-05080 l'interrogante ha già portato all'attenzione del Ministro pro tempore l'urgenza di intervenire per il completamento della strada provinciale 47,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario riclassificare la tratta Padova-Cittadella come strada statale, facendola rientrare nella gestione di ANAS, allo scopo di velocizzare gli interventi di manutenzione e adeguamento per tutelare la sicurezza e l'incolumità di quanti percorrono giornalmente la strada citata considerando, inoltre, che dalla tempestività di tali interventi dipende la competitività e la sopravvivenza delle migliaia di imprese che costituiscono il sistema economico dell'Alta padovana.

(4-06366)

CAMPARI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il centro di Parma, raduno di giovani e giovanissimi, da sempre luogo di socialità e in passato teatro di eventi culturali, si è trasformato negli ultimi anni in un luogo di ritrovo per ragazzi violenti che si riuniscono spontaneamente nei vicoli e nelle piazze della città con il preciso scopo di commettere aggressioni e rapine ai danni di altri ragazzi della stessa età;

si tratta di adolescenti fra i 15 e i 17 anni, italiani e di origine straniera, spesso provenienti da fuori città, vere e proprie baby gang che usano la violenza nei confronti di propri coetanei per far valere il proprio "potere" in specifiche zone della città;

atti vandalici, aggressioni, spaccio, furti, pestaggi sono aumentati progressivamente negli ultimi anni, al punto di diffondere un senso di paura fra i cittadini: la situazione è ormai fuori controllo e necessita di un intervento serio e deciso che ristabilisca l'ordine;

a giudizio dell'interrogante è evidente che l'emergenza sociale e di sicurezza che sta vivendo la città di Parma è stata affrontata negli ultimi anni in modo semplicistico dall'amministrazione comunale, che ha sottovalutato il problema delle baby gang pensando che si potesse gestire (come proposto dal consigliere comunale con delega alle politiche sociali Nadia Buetto) con azioni di inclusione e accettazione, in altre parole con un abbraccio ai ragazzi violenti e pericolosi;

a prescindere dal disagio sociale e psicologico che si nasconde dietro ai giovanissimi che arrivano a pestare e sfregiare ragazzi indifesi che passeggiano per strada per il solo gusto di farlo, l'azione politica di chi amministra una città deve essere incisiva: deve vigilare, difendere e punire;

è fondamentale che le strade siano presidiate dalla Polizia municipale, dalla polizia di prossimità, da nuclei dedicati alla sicurezza urbana, ed affiancati dalle forze dell'ordine nelle zone più pericolose in cui quotidianamente si consumano reati, per dare il segnale che la città non è in mano alle baby gang e che non esistono zone che possono essere assegnate alle bande,

si chiede di sapere:

quali azioni urgenti il Ministro in indirizzo stia mettendo in atto per rafforzare i dispositivi locali di prevenzione e controllo del territorio al fine di arginare il grave problema delle baby gang, anche prevedendo un intervento massiccio del reparto prevenzione crimine che possa agire in modo veloce e tempestivo in un contesto così impegnativo come quello che sta vivendo la città di Parma;

considerato che un numero elevato dei ragazzi protagonisti degli episodi di violenza di cui in premessa provengono da fuori città e raggiungono Parma con treni locali o regionali, se non ritenga opportuno intensificare i controlli a bordo dei treni e nella stazione ferroviaria parmense, al fine di identificare i soggetti violenti e monitorare i loro spostamenti e le loro azioni, così da affermare una presenza decisa delle forze dell'ordine che controlla e vigila su quanto accade in città.

(4-06367)

LANNUTTI, CORRADO, ANGRISANI, ABATE, LEZZI, LA MURA, GIANNUZZI - Ai Ministri della transizione ecologica e della difesa. - Premesso che:

secondo l'ultimo rapporto dell'associazione ambientalista "Greenpeace", ampiamente riportato nei giorni scorsi dai principali organi di informazione, Unione europea, NATO e Paesi come Italia, ma anche Spagna e Germania, con una mano firmano accordi sul clima e per la transizione ecologica, con l'altra continuano a inviare i militari per proteggere le attività di ricerca, estrazione e importazione di gas e petrolio. Con la sola differenza che il nostro è l'unico Paese a dichiararlo in modo trasparente, anche se quasi nessuno se ne accorge. Lo studio dell'organizzazione ambientalista sostiene infatti che «circa due terzi delle missioni militari dell'Unione europea sono collegate alle fonti fossili». Per quanto riguarda l'Italia, nel solo 2021 ha destinato 797 milioni di euro (2,4 miliardi di euro negli ultimi quattro anni) per operazioni improntate a quella che definisce la "sicurezza energetica", il che significa che circa il 64 per cento della spesa italiana per le missioni militari è destinato a operazioni legate alla difesa di fonti fossili;

come rivelato da Greenpeace, solo due missioni militari, l'operazione "Gabinia" nel Golfo di Guinea e l'operazione "Mare Sicuro" al largo della costa libica, hanno come primo compito la "sorveglianza e protezione delle piattaforme di Eni", che si trovano nelle acque internazionali, come risulta dalla "Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso", trasmessa al Parlamento il 30 giugno 2021. A parte alcuni casi eclatanti, infatti, è difficile trovare obiettivi "fossili" nei mandati delle operazioni all'estero: molto più spesso questi fini emergono dalle dichiarazioni ufficiali di politici e militari o dalle strategie nazionali di "sicurezza energetica". In particolare, scrive l'associazione, anche se il nome Mare Sicuro "potrebbe evocare il salvataggio dei migranti, il primo compito ufficiale è quello di assicurare con continuità la sorveglianza e la protezione militare alle piattaforme dislocate nelle acque internazionali antistanti le coste libiche e la protezione al traffico mercantile nazionale operante in area". "Il conto 'fossile' dell'impegno militare italiano in Libia non si limita a Mare Sicuro - spiega il report - perché nel totale va considerata, tra l'altro, anche la missione europea Irini". Pur avendo un mandato primario che non ha nulla a che vedere con l'energia ("contribuire all'attuazione dell'embargo sulle armi imposto dall'Onu nei confronti della Libia"), la missione ha il compito secondario di "controllo e sorveglianza sulle esportazioni illecite di petrolio dalla Libia, compresi il petrolio greggio e i prodotti del petrolio raffinati". E la guerra al contrabbando di petrolio non ha solo l'obiettivo di stroncare un'attività illegale, ma anche di proteggere il settore degli idrocarburi;

tra le missioni militari del 2020, il Governo ha inserito l'impiego di "un dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza nel Golfo di Guinea". L'operazione, in seguito chiamata Gabinia, è stata confermata anche per il 2021, con un impegno finanziario più che raddoppiato (da 9,8 milioni di euro a 23,3 milioni). "Malgrado le acque in questione siano infestate dai pirati - spiega la ong - il primo compito della missione è 'proteggere gli asset estrattivi di Eni, operando in acque internazionali'". Nell'area attorno al Golfo di Guinea, ENI produce 60 milioni di barili di petrolio da Angola, Nigeria e Ghana e miliardi di metri cubi di gas l'anno. "Tutto questo con un costo ambientale altissimo, soprattutto nella regione del Delta del Niger", commenta Greenpeace. Nell'agosto 2011 i ricercatori del Programma delle Nazioni Unite sull'Ambiente (UNEP) hanno scoperto che "l'inquinamento prodotto da oltre 50 anni di operazioni petrolifere nella regione è penetrato più in profondità e in ampiezza di quanto si supponesse", contaminando acqua potabile, terra, ruscelli e importanti ecosistemi come le mangrovie. "Anche Eni (ma non solo, ndr) è coinvolta - racconta Greenpeace - e se dal 2014 al 2020 la pratica di bruciare il gas in eccesso in Nigeria è stata ridotta di circa il 40%, tuttavia non si è ancora arrivati all'abbattimento totale";

anche le missioni in Iraq, nel Golfo di Aden, nel Mediterraneo orientale e nello Stretto di Hormuz sarebbero strettamente connesse alle fonti fossili. "Il legame non è sempre nero su bianco - spiega Greenpeace - ma in alcuni casi la 'connessione fossile' emerge dalle audizioni parlamentari del ministro della Difesa". Ascoltato in Parlamento, infatti, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha citato le missioni in Iraq, il cui crollo, secondo le parole usate dal ministro, "metterebbe a repentaglio la nostra sicurezza energetica" e quelle nel Mediterraneo orientale dove, ha dichiarato, è necessaria "una nostra presenza più regolare" dato che "la possibilità di sfruttamento delle risorse energetiche è fortemente condizionata dal contenzioso marittimo in corso". Ma il Ministro ha parlato anche delle operazioni militari in zone strategiche per le importazioni italiane di petrolio e gas "come il Golfo di Aden e lo Stretto di Hormuz", che hanno la finalità di proteggere la "sicurezza energetica" del Paese. Nei prossimi mesi, inoltre, l'Italia dovrebbe aderire anche alla missione Ue nella provincia di Cabo Delgado (Mozambico), dove secondo il Ministro gli scontri stanno causando "interruzioni dell'attività estrattiva" e dove Bruxelles ha da poco approvato una missione,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero quanto riportato in premessa;

poiché la sicurezza energetica dei cittadini si tutela investendo in fonti rinnovabili e non facendo gli interessi delle compagnie dei combustibili fossili con missioni militari all'estero, se il Governo intenda continuare a utilizzare centinaia di milioni di euro dei contribuenti per difendere gli interessi dell'industria del gas e del petrolio, anziché proteggere le persone dagli impatti della crisi climatica, alimentata proprio dallo sfruttamento delle fonti fossili.

(4-06368)

DE BONIS - Al Ministro della salute. - Premesso che, come noto, il green pass base è la certificazione verde COVID rilasciata dopo la vaccinazione, la guarigione dall'infezione COVID o l'effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare. Per green pass rafforzato, invece, si intende la certificazione verde rilasciata solo ed esclusivamente dopo l'avvenuta vaccinazione o guarigione dal COVID. Il super green pass non include, quindi, l'effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare;

considerato che:

avere il green pass, sia esso base o rafforzato, non esclude il fatto che si possa essere positivi al COVID, e non esiste ad oggi nessuna norma che vieti di circolare liberamente alle persone positive al COVID, ma con green pass valido. Contagiosi, eppure accolti all'interno di un ristorante o di un teatro, in treno o in palestra;

la frequentazione di luoghi pubblici da parte di chi possiede il green pass avviene sempre più spesso, anche perché ormai, tra i nuovi casi COVID, non mancano i vaccinati di lungo corso, quindi con una protezione ridotta. Violare la quarantena è reato ma, purtroppo, non esiste ancora un sistema che sospenda la certificazione verde a chi risulti contagiato;

solo da qualche giorno, il Ministero della salute ha fatto sapere di essere pronto ad attivare il sistema di revoca temporanea della certificazione ed è in attesa che il Garante della privacy possa dare il via libera a breve. Ma nella segnalazione al Parlamento e al Governo dell'11 novembre, l'Autorità aveva già sottolineato come l'efficacia ai fini epidemiologici del green pass dipendesse da verifiche periodiche sulla sua persistente validità, attuabili mediante la piattaforma nazionale DGC per il rilascio delle certificazioni, garantendo così l'esattezza e l'aggiornamento dei dati personali;

gli esperti sostengono che c'è un problema tecnico che starebbero risolvendo e pare che, in realtà, il sistema prevedesse già una sospensione automatica per il green pass con un tampone positivo. Tali esperti dicono che si sono rilevate delle criticità che starebbero affrontando per risolverle e sulla questione dovrà esprimersi il Garante della privacy il quale ha segnalato più volte nei mesi scorsi al Ministero della salute i profili critici derivanti da un mancato aggiornamento del certificato verde;

l'esperto dottor Walter Ricciardi, docente di Igiene all'università Cattolica di Roma, nonché consigliere del Ministro della salute, aveva sostenuto in merito: "Il Green pass deve essere caratterizzato dalla sicurezza. Chi ha il certificato verde non può essere portatore di un'infezione. Abbiamo tanto lavorato perché con il Super green pass questo non avvenisse, dobbiamo quindi lavorare in tempo reale per risolvere questo problema". La dottoressa Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale "Sacco" di Milano, afferma: "Il problema dei positivi al Covid-19 che mantengono un Green pass valido è certamente un problema burocratico, che però ha risvolti di sanità pubblica. È un fatto molto grave, perché un positivo che circola significa altri positivi garantiti, quindi mi auguro che la cosa venga corretta immediatamente. È vero che ci deve essere la responsabilità individuale, sulla quale noi contiamo assolutamente, come pure contiamo sulla sanzione a una persona positiva che viene trovata in giro. Ma il fatto che possano risultare validi certificati verdi in possesso di persone infettate è un'altra cosa, un fatto grave da correggere immediatamente.". Infine il virologo Giovanni Maga, direttore dell'l'Istituto di genetica molecolare del CNR di Pavia: "La possibilità di infettarsi dei vaccinati è sicuramente minore rispetto ai non vaccinati, ma esiste. Quindi va considerata ed è importante anche trovare una soluzione per aggiornare più rapidamente possibile il Green pass a fronte di una nuova infezione",

si chiede di sapere:

come mai, ad oggi, non ci siano ancora indicazioni chiare su una questione di tale importanza e di una gravità inaudita, come descritta in premessa;

quali urgenti misure il Ministro in indirizzo intenda assumere sul tema, anche in considerazione della segnalazione che il Garante della privacy aveva già rivolto al Ministero l'11 novembre, ossia più di un mese fa.

(4-06369)

IANNONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

è stato approvato il bilancio consuntivo dell'anno 2020 del Comune di Cava de' Tirreni (Salerno), dal quale si è evidenziata una grave situazione di squilibrio finanziario con un passivo di bilancio di circa 13.000.000 euro, che, in aggiunta ai passivi precedenti, allo stato attuale ammonta a 40.615.983,80 euro e nonostante il parere contrario dei revisori dei conti; ribadito con identico parere contrario anche alla proposta di deliberazione del Consiglio comunale del Piano di rientro del disavanzo (art. 188 del decreto legislativo n. 267 del 2000);

l'attuale condizione in cui riversa l'Ente trae origine da una serie di scelte gestionali errate, da valutare ai fini della qualificazione del grado di responsabilità;

il bilancio e le attività relative rappresentano elementi chiave per facilitare iniziative fondamentali per l'interesse della città ed evitare interventi sfavorevoli per la "collettività";

nel merito è stato rilevato che il Comune di Cava de' Tirreni presenta nel proprio bilancio fattori di squilibrio tali da mettere a rischio la certezza che l'Ente possa assicurare l'assolvimento delle proprie funzioni e garantire i servizi indispensabili o far fronte, ad obbligazioni passive liquide ed esigibili, con i mezzi "ordinari";

già dal mese di maggio 2021, i consiglieri comunali di opposizione avevano posto in risalto che il Comune di Cava de' Tirreni era ad un passo da un possibile default, anticipando alla cittadinanza che l'indebitamento comunale 2020 sarebbe stato di circa 12 milioni che, sommati al disavanzo del rendiconto 2019, portavano l'Ente ad un deficit complessivo di 40.615.983,80 euro;

da un dettagliato esposto alla magistratura contabile prodotto dai consiglieri comunali d'opposizione le cause principali che hanno determinato la situazione di squilibrio finanziario risiedono in una reiterazione nel tempo di errori e irregolarità contabili che hanno condotto il Comune ad accumulare un tale disavanzo accertato,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa che potrebbero pregiudicare la vita amministrativa di uno dei Comuni più importanti della provincia di Salerno;

se, al fine di salvaguardare e garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili dell'Ente nei confronti dei cittadini cavesi (art. 244 del decreto legislativo n. 267 del 2000) si intenda svolgere verifiche ed accertamenti di propria competenza sulle condotte dell'Amministrazione comunale di Cava de' Tirreni.

(4-06370)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

2ª Commissione permanente (Giustizia):

3-02982 dei senatori De Bertoldi e La Pietra, sulla necessità di indicazioni esplicative in merito alle disposizioni previste dal decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118;

3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):

3-02976 della senatrice Rojc ed altri, sulla situazione politica in Bosnia Erzegovina;

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-02980 del senatore Lannutti ed altri, sulle procedure dell'Agenzia delle entrate per la riscossione dell'IVA non versata;

3-02983 del senatore Malan, sui profili finanziari ed economici della cessione della società Autostrade per l'Italia S.p.A.;

3-02984 del senatore De Bertoldi, sui possibili aumenti dei costi e delle commissioni sui conti correnti bancari;

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-02979 del senatore Lannutti ed altri, sull'Accordo stipulato tra Ministero delle infrastrutture e ASPI il 14 ottobre 2021;

9ª Commissione permanente(Agricoltura e produzione agroalimentare):

3-02981 del senatore De Bonis, sulla censura indiscriminata al consumo di alcolici nel piano europeo per la prevenzione del cancro;

12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):

3-02977 del senatore Zaffini, sull'effettuazione dei test per mappare le sequenze del virus in Italia.