Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 368 del 19/10/2021

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

368a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 19 OTTOBRE 2021

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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Italexit-Partito Valore Umano: Misto-I-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,37).

Si dia lettura del processo verbale.

TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 13 ottobre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Il Consiglio di Presidenza, riunitosi oggi, ha deliberato, con efficacia immediata, che è vietato l'accesso a tutte le sedi del Senato al parlamentare che non esibisce il green pass. (Applausi).

Laddove si verifichi un accesso non consentito, viene irrogata immediatamente la sanzione di divieto di accesso a tutte le sedi del Senato e di interdizione ai lavori parlamentari per dieci giorni. (Applausi).

Per tali ragioni il Consiglio dispone, con efficacia immediata, l'irrogazione della sanzione sopra descritta alla senatrice Bianca Laura Granato.

Informativa del Ministro dell'interno sui gravi fatti accaduti a Roma il 9 ottobre scorso in occasione della manifestazione svoltasi presso Piazza del Popolo e conseguente discussione (ore 16,43)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sui gravi fatti accaduti a Roma il 9 ottobre scorso in occasione della manifestazione svoltasi presso Piazza del Popolo».

Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, consigliere di Stato Lamorgese.

LAMORGESE, ministro dell'interno. Signora Presidente, onorevoli senatori, rivolgo un sentito ringraziamento a questa Assemblea per avermi offerto l'opportunità di svolgere un'informativa sui gravi disordini verificatisi in occasione della manifestazione contro l'introduzione del green pass, svoltasi a Roma il 9 ottobre scorso.

Nella seduta del question time di mercoledì scorso alla Camera dei deputati, in un'interrogazione a me rivolta erano stati chiesti chiarimenti riguardo a quella manifestazione, con specifico riferimento alla circostanza che vi fossero presenti esponenti di Forza Nuova. I tempi estremamente contingentati, che connotano lo specifico strumento di sindacato ispettivo, mi hanno consentito di trattare solo molto parzialmente un tema - quello dell'ordine pubblico e delle infiltrazioni criminali nelle manifestazioni di protesta correlate alle misure governative di contenimento della pandemia - che merita certamente una più ampia e approfondita disamina. Per questo motivo ho dato immediatamente la mia disponibilità a riferire anche sui successivi fatti di Milano e Trieste, in considerazione del fatto che essi si inquadrano nello stesso contesto, essendo collegati alle medesime forme di protesta.

Prima di entrare nel merito degli episodi di violenza accaduti a Roma, riguardo ai quali rinnovo la mia solidarietà alla CGIL e la mia vicinanza alle Forze di polizia (Applausi), è questa l'occasione per offrire a entrambi i rami del Parlamento una complessiva visione di come è stata impostata, in questi due anni circa di pandemia, la politica dell'ordine pubblico.

È apparso subito chiaro che le restrizioni alla mobilità e i sacrifici imposti dalle misure anti contagio potessero suscitare uno stato di insofferenza diffusa, anche esasperato dalle ricadute di natura economica e occupazionale derivanti dal blocco o dal rallentamento delle attività produttive e commerciali. In questo periodo è stata messa alla prova la capacità di resilienza dell'Italia, che ha reagito in maniera seria e composta, attingendo al patrimonio delle proprie migliori qualità morali e civili.

La tenuta del Paese, anche dal punto di vista dell'ordine pubblico, deve molto all'elevato senso di responsabilità con cui è stata vissuta e si sta vivendo questa difficilissima prova. Non sono mancate tuttavia nel 2020, e anche nel corso di quest'anno, manifestazioni di acceso dissenso, indirizzatesi verso le diverse misure che il Governo ha di volta in volta adottato e calibrato in ragione dell'evolversi della curva pandemica ai fini della limitazione del contagio.

È risultato evidente il rischio che la protesta e il malcontento sociale, innescati dagli effetti depressivi della pandemia, potessero essere oggetto di strumentali intrusioni da parte di frange eversive di vario orientamento politico e ideologico, interessate a rilanciare progettualità conflittuali e istanze destabilizzanti, anche canalizzando forme spontanee e trasversali di ribellismo, rimaste finora prive di una regia unitaria.

La consapevolezza di questo complesso scenario ha portato a sensibilizzare, con una mia direttiva dell'aprile del 2020, la rete delle prefetture per monitorare attentamente segnali di criticità e prevenire possibili derive violente in grado di turbare l'ordine e la sicurezza pubblica.

Con successive indicazioni operative non si è mancato di raccomandare il ricorso a modalità di gestione della piazza improntate al più grande equilibrio, contemperando il diritto a esprimere pacificamente il dissenso con la necessità di salvaguardare l'ordinata convivenza civile.

Non sfugge peraltro come una diversa strategia, che non rapporti l'impiego della forza a questa esigenza di equilibrio, presenti il pericolo di offrire speciosi argomenti a narrazioni antisistema, in grado a loro volta di coagulare e dare copertura alle spinte più decisamente oltranziste.

Vorrei affidare questa mia analisi all'evidenza dei fatti.

Dal febbraio 2020 al 18 ottobre 2021 si sono tenute in Italia 5.769 manifestazioni di protesta contro i provvedimenti governativi di contenimento del virus; più della metà (precisamente 3.668) si sono svolte nel 2021 e di queste 1.526, tenutesi tra il 22 luglio e il 18 ottobre di quest'anno, hanno riguardato la contestazione al green pass. Nello stesso periodo 22 luglio - 18 ottobre 2021, lo sforzo di contenimento delle contestazioni di piazza alle certificazioni verdi ha portato all'assegnazione di 17.470 unità delle forze mobili di polizia alle autorità di pubblica sicurezza. La percentuale delle iniziative di protesta che in tale arco tempo temporale hanno registrato episodi di rilievo sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica si attesta al 3,4 per cento, riguardando soltanto 52 manifestazioni.

Il principio per il quale l'ordine pubblico in piazza deve essere gestito sempre con equilibrio lo ritengo un elemento cardine della democrazia. È un principio a cui le forze di polizia si stanno attenendo non da oggi e che risulta imprescindibile se non vogliamo che tra chi manifesta e chi difende il diritto a manifestare si crei una pericolosa cortina di ostilità o diffidenza.

Passo ora a riferire sulla manifestazione del 9 ottobre, che ha rappresentato senza dubbio l'evento più gravemente critico nell'ambito della mobilitazione nazionale contro il green pass. Premetto che nell'immediatezza dei fatti ho chiesto al Capo della polizia e direttore generale della pubblica sicurezza una dettagliata ricostruzione delle evidenti criticità che - occorre riconoscerlo - hanno contrassegnato la gestione dell'ordine pubblico di quelle ore. È palese che non si sia riusciti a contenere tutti i propositi criminali da cui era mossa la parte violenta dei manifestanti, specie quella istigata dagli elementi più politicizzati e in conseguenza dei quali vi è stata una grave turbativa dell'ordine pubblico.

Il successivo 13 ottobre, nella riunione del Comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica convocata per le misure relative al G20 di fine mese, alla quale hanno partecipato i vertici degli organismi di intelligence, il prefetto, il questore di Roma, i rappresentanti del Ministero della difesa, nonché ovviamente i vertici delle Forze di polizia, ho sottolineato l'esigenza che il deficit di sicurezza determinato da una situazione che ha superato ogni ragionevole previsione non debba più ripetersi; ciò soprattutto in considerazione della delicata fase che si sta attraversando e per il combinato effetto di diversi fronti: dall'applicazione del green pass alle crisi aziendali, fino ai delicati riflessi della protesta dei portuali e degli autotrasportatori sulla logistica delle merci. Ci attende un periodo ancora molto impegnativo che, peraltro, vedrà a fine ottobre - come ho detto - lo svolgimento del vertice dei Paesi del G20.

È da considerare prezioso in questa fase l'apporto informativo volto a focalizzare ogni possibile fonte di rischio e i pericoli maggiori, nonché a indirizzare le stesse attività di mediazione che pure hanno dimostrato in varie occasioni la loro efficacia nell'abbassare la tensione e nel decongestionare la piazza. La mia informativa si baserà sugli elementi fornitimi dal Capo della polizia e si soffermerà su alcuni interrogativi che hanno caratterizzato il dibattito politico e mediatico sviluppatosi nei giorni successivi.

L'iniziativa di Roma ha visto - come è noto - una partecipazione composita e assai eterogenea. Infatti, accanto a esponenti di gruppi e movimenti politici appartenenti sia alla destra radicale che alla galassia della sinistra antagonista e alla componente anarchica, vi hanno preso parte rappresentanti di categorie economiche e anche semplici cittadini intenzionati a contestare le misure di contenimento del Covid, ritenendole l'espressione di un disegno autoritario volto ad affermare la cosiddetta dittatura sanitaria.

Un primo aspetto da chiarire attiene all'adeguatezza del dispositivo di ordine pubblico approntato dall'autorità provinciale di pubblica sicurezza in rapporto all'elevato numero dei manifestanti, tra le 10.000 e le 12.000 persone riversatesi a Piazza del Popolo e nelle altre strade del centro di Roma. È stata rimarcata, infatti, una sproporzione tra i due elementi in raffronto, al punto da interrogarsi se ci sia stata o meno una sottovalutazione dell'evento, dipesa anche da una carenza del circuito informativo. Chiarisco che gli organizzatori della manifestazione, nel darne il prescritto preavviso alle autorità di pubblica sicurezza, avevano indicato in 1.000 persone il numero orientativo dei partecipanti. Avuto però riguardo al fatto che l'iniziativa si sarebbe tenuta appena una settimana prima dell'introduzione dell'obbligo del green pass, le stesse autorità hanno ritenuto che l'affluenza effettiva si andasse invece ad attestare tra le 3.000 e le 4.000 unità. Coerentemente a tale previsione, la forza pubblica messa a disposizione della questura di Roma era di 590 elementi, a cui si andavano a sommare 250 operatori della forza territoriale appartenenti anche all'Arma dei carabinieri e alla Guardia di finanza. Pertanto, il complessivo dispositivo poteva contare su 840 unità effettive da ritenersi pienamente adeguato in termini di proporzionalità rispetto alle stime previsionali. Non erano poi mancati, nella stessa mattinata del 9 ottobre, diffusi controlli sui caselli autostradali e agli snodi della mobilità cittadina, che avevano portato all'individuazione e identificazione di poco meno di un migliaio di manifestanti, provenienti prevalentemente dalle Regioni del Nord Italia, segnalando un flusso in arrivo in linea con quello preventivato.

Anche la manifestazione di Piazza del Popolo, al pari delle precedenti contro il green pass e le altro no vax e no mask, era stata preannunciata da un'intensa campagna informativa lanciata sui più diffusi social network. Tuttavia, diversamente dalle precedenti manifestazioni, che pur sostenute dallo stesso ampio battage avevano fatto registrare presenze assai contenute e ben distanti dagli enfatici richiami degli organizzatori, quella del 9 ottobre inaspettatamente ha attirato un numero di partecipanti più che triplicato rispetto a quello previsto, addensatosi in poco tempo in Piazza del Popolo. Peraltro, l'assenza di elementi informativi da qualsiasi fonte non consentiva di prefigurare un indice di partecipazione così anomalo rispetto ai precedenti.

Un altro aspetto critico attiene alla partecipazione di esponenti di Forza Nuova alla manifestazione del 9 ottobre. Tale presenza, che ha complessivamente raggiunto circa 200 unità, non fa che confermare l'acceso interesse di questa formazione, notoriamente appartenente all'area della destra radicale ed estremista, ad acquisire, attraverso l'adesione alla protesta, spazi di visibilità che ne accrescono il bacino di consenso. Gli esponenti di spicco di Forza Nuova che hanno preso parte alla manifestazione si sono poi evidenziati soprattutto nella fase degli scontri e durante l'assalto alla sede della CGIL, come dimostrano le misure cautelari disposte nei loro confronti.

È stata al centro dell'attenzione la presenza in Piazza del Popolo di un noto esponente romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino, vice segretario nazionale del movimento. Da più parti, infatti, si è chiesto come sia accaduto che un soggetto ben noto alle Forze dell'ordine per i suoi trascorsi delinquenziali, destinatario di un Daspo con divieto di partecipare alle manifestazioni sportive, nonché della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno, si sia potuto recare a una manifestazione pubblica a cui ha preso parte attiva. Va chiarito che, secondo un rigoroso orientamento che tiene conto dei più recenti esiti della giurisprudenza nazionale e sovranazionale, ossia della CEDU e della Corte costituzionale in materia di misure di prevenzione, la facoltà di arresto della persona soggetta a sorveglianza speciale, disciplinata dall'articolo 75 del decreto legislativo n. 159 del 2011, viene ora correlata alla violazione di quelle prescrizioni che abbiano un contenuto determinato e specifico e che siano quindi compatibili con i principi costituzionali.

Tale più stringente orientamento è stato oggetto di pregresse interlocuzioni con la magistratura requirente, con riguardo proprio all'applicazione nei riguardi del Castellino della generica prescrizione di non partecipare a manifestazioni pubbliche se non dopo averne dato preavviso alle autorità di pubblica sicurezza. In sostanza, solo la ricorrenza, nel pomeriggio del 9 ottobre, di altri validi motivi di legge ne ha poi potuto giustificare a titolo diverso l'arresto.

È stato riportato da diversi servizi giornalistici che Giuliano Castellino, salito sul palco di Piazza del Popolo, ha indicato a tutti i manifestanti, con particolare violenza verbale, che di lì a poco si sarebbero diretti verso la sede della CGIL per assaltarla, sicché ci sarebbe stata una sorta di proclama di un disegno criminoso a cui non si sarebbe data un'adeguata risposta. Di qui una lettura politica che, utilizzando espressioni riecheggianti stagioni drammatiche della storia della Repubblica, tende ad accreditare la tesi secondo cui tale disegno sarebbe stato quasi assecondato, nella sua attuazione, dal comportamento delle Forze dell'ordine.

Devo respingere fermamente questa lettura. (Applausi). Essa, oltre a non tener conto del susseguirsi dei fatti, insinua il dubbio che le Forze di polizia, a cui dobbiamo la difesa delle istituzioni e il mantenimento della pace sociale, si prestino a essere strumento di oscure finalità politiche. È un'ingiusta accusa, che getta un'ombra inaccettabile sull'operato delle Forze dell'ordine, le quali nelle manifestazioni del 9 ottobre hanno pagato il tributo di ben 41 feriti, anche per fronteggiare i facinorosi intenzionati ad assaltare le sedi istituzionali.

Si è poi anche adombrata l'ipotesi della possibile presenza in piazza di agenti infiltratisi tra i manifestanti. Sento di dover escludere anche questo inquietante retroscena. Nel dispositivo era prevista - come è normale - la presenza di agenti in borghese appartenenti alla Digos con compiti di osservazione, monitoraggio e anche mediazione con i manifestanti. Agli stessi compiti era addetto anche l'operatore di polizia che in abiti civili compare in alcune immagini diffuse sui social e che era presente alle azioni di alcuni esagitati che intendevano provocare il ribaltamento di un furgone della polizia. In realtà, quell'operatore stava verificando che la forza scaricata sul mezzo non riuscisse effettivamente nell'intento. (Commenti). Si tratta dello stesso agente che più tardi, aggredito da un manifestante da lui arrestato e tuttora in stato di detenzione... (Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, lasciate parlare il Ministro e dopo avrete tempo di dire quello che pensate.

Prego, ministro Lamorgese.

LAMORGESE, ministro dell'interno. Come dicevo, ha reagito in modo scomposto e per questo motivo si è autosegnalato ed ora la sua posizione è al vaglio dell'autorità giudiziaria.

Ritornando alla figura e al ruolo di Giuliano Castellino, è importante precisare la tempistica dei suoi interventi dal palco di Piazza del Popolo, soprattutto rispetto a un altro punto critico che qui intendo approfondire, ossia l'assalto alla sede della CGIL. Dopo aver preso la parola una prima volta poco dopo le ore 15, senza fare alcun riferimento alla CGIL, Castellino riprende a parlare in pubblico alle ore 16,30, ossia un quarto d'ora dopo che Luigi Aronica, altro esponente di Forza Nuova, facesse richiesta ai responsabili della sicurezza di consentire lo svolgimento di un corteo che, attraversando Villa Borghese, arrivasse fino alla confluenza con Corso d'Italia. Nei pressi della sede della CGIL i manifestanti, secondo la richiesta in quel frangente formulata, ma non autorizzata, si sarebbero soffermati - a loro dire - per scandire slogan di protesta e disapprovazione.

È evidente, dunque, come l'intenzione dei manifestanti di dirigersi verso la sede sindacale non sia stata il frutto estemporaneo dell'incitamento di Castellino, ma fosse emersa già da prima, in quanto oggetto di una esplicita richiesta in corso di valutazione da parte delle autorità di polizia, le quali frattanto avevano invitato i manifestanti ad attendere, anche al fine di indicare loro percorsi e siti alternativi.

Alle 16,45, senza che fosse stata accordata alcuna autorizzazione, un considerevole numero di dimostranti (circa 3.000) iniziava improvvisamente a muoversi in corteo verso Piazzale Flaminio, con l'intenzione di raggiungere Piazzale del Brasile. L'avanzata dei manifestanti è avvenuta in maniera impetuosa e alquanto disordinata, e per un breve momento è riuscita a superare gli stessi operatori di polizia. Ciò ha fatto sì che le Forze dell'ordine abbiano accusato una grave difficoltà di reazione, causata essenzialmente da una situazione venutasi ad accelerare in pochissimi minuti; nondimeno sono intervenute immediatamente per frenare la rapida avanzata del corteo, anche invitando i manifestanti a desistere e, allo stesso tempo, per predisporre la rimodulazione dei servizi al fine di approntare una barriera di contenimento in Piazzale del Brasile, alla confluenza con Corso d'Italia.

In questa fase assolutamente dinamica i funzionari di polizia hanno avuto interlocuzioni anche con Castellino, il quale nel frattempo aveva raggiunto la testa del corteo; interlocuzioni che erano tuttavia esclusivamente funzionali a guadagnare tempo per il rischieramento del personale e dei mezzi.

Alle ore 17, in Piazzale del Brasile si sono schierate sei squadre dei reparti inquadrati, per un totale di 60 uomini, dirette da un funzionario della Polizia di Stato, mentre ulteriori due squadre, per complessive venti unità, andavano a posizionarsi nei pressi della sede della CGIL.

Frattanto, un consistente dispositivo di contenimento veniva disposto verso Via del Tritone per fronteggiare il prevedibile e concomitante tentativo dei manifestanti di raggiungere le sedi istituzionali.

Il numero esorbitante dei partecipanti al corteo e anche il loro impeto hanno tuttavia rappresentato una forza d'urto capace di superare lo sbarramento velocemente approntato a Piazzale del Brasile, così aprendo un varco ai manifestanti, dei quali circa 1.500 si dirigevano verso l'ingresso principale della CGIL, mentre gli altri defluivano verso Via Veneto, con il chiaro intento di arrivare a ridosso di Palazzo Chigi e Montecitorio.

Durante questa turbolenta fase di scontro, caratterizzata da un'evidente sproporzione tra la massa di manifestanti e le Forze dell'ordine in campo impegnate a coprire vari fronti, è rimasto seriamente ferito, riportando la frattura di una costola, il funzionario di Polizia che comandava i nuclei in servizio.

L'intervento delle Forze di polizia a difesa della sede della CGIL, pur avvenuto in un frangente di estrema concitazione, si è dispiegato almeno inizialmente in maniera tale da non evitare il prevalere dell'azione eversiva. È accaduto perciò che, grazie all'effrazione di una finestra laterale avvenuta alle 17,27, un piccolo gruppo di facinorosi sia riuscito a penetrare all'interno del pianoterra e, conseguentemente, a forzare la porta principale dell'ingresso, consentendo anche ad altri manifestanti, presenti all'esterno, l'accesso all'edificio.

Questo è stato il momento più drammatico di quel sabato pomeriggio, che ha turbato fortemente l'opinione pubblica per la violenza dell'azione distruttiva e per lo sfregio alla democrazia che esso ha rappresentato; un momento durato otto angoscianti minuti e che ha avuto il suo apice dalle 17,32, quando i manifestanti irrompono nella sede sindacale, alle 17,35, allorché le Forze di polizia riprendono il pieno controllo della situazione e liberano i locali della CGIL, proteggendoli dalle possibili ulteriori pressioni dei manifestanti.

I principali responsabili di questo vile assalto, in virtù dell'istituto della flagranza differita, sono stati tratti in arresto; si tratta di sei persone accusate di devastazione e saccheggio, istigazione a delinquere, danneggiamento, violazione di domicilio aggravata, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Tutte le persone arrestate sono ancora detenute in custodia cautelare. Le misure coercitive hanno raggiunto i due capi di Forza Nuova, Roberto Fiore e Giuliano Castellino, il loro sodale Luigi Aronica, Salvatore Lubrano, esponente di un'organizzazione della destra radicale, e Pamela Testa, aderente a Forza Nuova, dopo essersi evidenziata in occasione di manifestazioni no mask, e, infine, Biagio Passaro, tra i leader del movimento IoApro.

Informo che sono in corso serrate attività di indagine e verifiche dei filmati registrati dal sistema di videosorveglianza per individuare altri responsabili di condotte penalmente rilevanti in relazione ai fatti accaduti presso la sede della CGIL. Tali attività hanno portato ieri sera all'esecuzione di misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di ulteriori due persone, riconosciute grazie alle immagini che li ritraggono durante l'assalto alla sede sindacale. Si tratta di Massimiliano Ursino e Lorenzo Franceschi, appartenenti entrambi al sodalizio Forza Nuova, accusati di devastazione e saccheggio in concorso con altri e di violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

Un ulteriore punto da approfondire è poi rappresentato dall'inedito tentativo di portare effettivamente l'assedio a Palazzo Chigi e a Montecitorio, dando così seguito a propositi quasi di carattere insurrezionale, minacciati anche in precedenza attraverso i social. Per lunghe ore una fiumana di manifestanti, provenienti in prevalenza da Via del Tritone, ha tentato, a più riprese, di avvicinarsi alla Presidenza del Consiglio dei ministri con intenti palesemente ostili. Gli scontri si sono poi susseguiti nell'adiacente Via del Corso e anche in prossimità di Largo Goldoni, laddove i manifestanti hanno eretto improvvisate barricate al riparo delle quali hanno lanciato oggetti contundenti all'indirizzo delle Forze dell'ordine. Nell'occasione gli assalti, come hanno mostrato le immagini in diretta televisiva, sono stati contenuti con l'impiego di lacrimogeni, di mezzi speciali, idranti; si è dovuto ricorrere a cariche di alleggerimento per disperdere i manifestanti più esagitati allorché i loro tentativi di sfondamento si facevano più intensi e pericolosi. Tra le Forze di polizia si sono alla fine contati - come ho detto - 41 feriti, 11 dei quali appartenenti alla questura capitolina, 21 al reparto mobile di Roma, 3 all'Arma dei carabinieri, 6 alla Guardia di finanza.

In occasione degli scontri si è proceduto all'arresto in flagranza di altre sei persone, cinque delle quali per violenza, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale e una per lesioni personali aggravate dall'uso di arma impropria. Il dispositivo di sicurezza che ha protetto le sedi istituzionali più rappresentative e quelle del Governo nazionale e del Parlamento ha, dunque, fronteggiato una situazione che, per dimensione, intensità e durata, non ha avuto precedenti.

La giornata del 9 ottobre si è conclusa registrando presso il pronto soccorso del Policlinico di Roma un ulteriore episodio collegato ai disordini avvenuti nel pomeriggio.

Intorno alle ore 24, alcuni familiari di Paolo Marchetti, manifestante rimasto contuso nei tafferugli e sottoposto a triage per le cure del caso, cercavano di raggiungere il loro parente, il quale, dopo aver riferito di non essere vaccinato, aveva anche rifiutato di sottoporsi al tampone. I parenti del Marchetti, inveendo all'indirizzo dei sanitari, tentavano anche un accesso forzoso all'interno del pronto soccorso, non riuscito grazie all'intervento degli agenti della Polizia di Stato, presenti occasionalmente sul posto per le necessarie cure mediche determinate dall'incidente avvenuto poco prima.

In quel frangente, lo stesso manifestante dava in escandescenza, aggredendo il personale infermieristico e spintonando un operatore sanitario che tentava di fermarlo. Il Marchetti si è poi allontanato dall'ospedale unitamente ai suoi familiari; la Digos sta svolgendo un'attività di indagine per valutare gli aspetti penali delle condotte venute in rilievo durante l'episodio, che comunque non ha comportato la devastazione dei locali sanitari, come richiamato da alcune testate giornalistiche.

Passo ora a riferire sui fatti accaduti sabato scorso a Milano. Nel primo pomeriggio, intorno alle ore 16, si è radunato a Piazza Fontana un folto numero di manifestanti che protestavano contro l'introduzione delle certificazioni verdi. La composizione dei partecipanti è risultata, come di solito, molto variegata, con la parte più consistente priva di una precisa connotazione e con la presenza di un gruppo di circa 80 persone riconducibili all'area anarchica. L'iniziativa ha visto l'immediato intervento delle Forze di polizia, le quali hanno provveduto a predisporre nuclei di sbarramento sulle principali vie di uscita dalla piazza, avvertendo i partecipanti che la stessa iniziativa avrebbe potuto proseguire solo in forma statica e delle conseguenze legali della inosservanza di tali indicazioni.

La manifestazione, che ha visto l'iniziale partecipazione di qualche migliaio di persone, già intorno alle 17 raggiungeva le 3.000 unità. Poco dopo i manifestanti, interloquendo con i responsabili dell'ordine pubblico, hanno espresso l'intenzione di volersi indirizzare verso la camera del lavoro, ma è stato categoricamente escluso che tale destinazione potesse essere ricompresa in qualunque forma dinamica della protesta. Alle 17,30 i dimostranti si sono mossi in direzione di Piazza Duomo, ove nel frattempo si era provveduto a proteggere i punti più sensibili, proseguendo quindi per Piazza San Babila e lungo Corso Venezia, sino a giungere in Piazza Oberdan.

In quel frangente, con ulteriori contingenti di forza pubblica, coordinati da funzionari, si è provveduto anche a proteggere la sede del quotidiano «Libero», già oggetto di contestazioni in precedenti analoghe manifestazioni. Vi è da dire che l'iniziativa, intanto, vedeva incrementare i partecipanti, raccogliendo in quel momento 8.000 unità circa. È in questa fase che uno sparuto gruppo di militanti anarchici ha tentato di proseguire verso Corso Buenos Aires. Tuttavia, tale improvvisa deviazione è stata fronteggiata e impedita, grazie all'invio di un ulteriore contingente di polizia, rimasto sul posto fino al completo passaggio dei manifestanti.

Nello stesso momento, circa 80 anarchici, appartenenti al centro sociale Telos di Saronno, raggiungevano la testa del corteo, per tentare un'ulteriore deviazione verso la sede della Regione Lombardia. Anche in questo caso, però, venivano prontamente bloccati, mentre intanto si provvedeva a proteggere quella sede istituzionale con un apposito presidio.

Anche successivamente, i manifestanti, con ripetuti tentativi di deviazione del corteo, hanno provato a indirizzarsi verso altri obiettivi, tra i quali la sede del «Corriere della Sera», la camera del lavoro, il tribunale e Assolombarda. Anche queste continue e ripetute manovre, che intendevano trascinare le Forze di polizia verso uno scenario di guerriglia urbana, sono state contenute e respinte, in virtù di un notevole dispendio di energie necessario a proteggere tutti i vari possibili obiettivi, tra i quali anche quello della Stazione Centrale, opportunamente presidiata.

I fatti accaduti a Milano, durati diverse ore, hanno creato una prolungata situazione di disagio alla cittadinanza sia per il blocco veicolare, che in taluni momenti ha compromesso la circolazione, sia per il clima di tensione che ha interessato le principali vie del centro.

In occasione della manifestazione sono stati eseguiti due arresti in flagranza per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, per i quali è già avvenuta la convalida, nonché otto fermi per identificazione per altrettanti soggetti indagati per i reati di violenza privata, interruzione di pubblico servizio e mancato preavviso di manifestazione. Informo che eventuali responsabilità verranno accertate anche con riferimento a ulteriori 66 persone, la cui posizione è attualmente al vaglio dell'autorità giudiziaria.

Riguardo poi a quanto è avvenuto ieri mattina a Trieste, ritengo sia necessario un preliminare chiarimento.

La manifestazione era stata preceduta da un'intensa attività di confronto e di mediazione che ha visto impegnati, per diversi giorni, il prefetto di Trieste, il presidente della locale autorità portuale in uno strenuo tentativo di scongiurare che l'iniziativa di blocco delle attività dello scalo giuliano venisse attuata e ciò in considerazione dei gravi danni che ne avrebbe sofferto non solo quell'importante sito della logistica, ma anche l'intera filiera produttiva e distributiva che vi è collegata. L'iniziativa era stata assunta dal coordinamento lavoratori portuali Trieste che ha, peraltro, una rappresentanza dei lavoratori minoritaria ed è stata immediatamente oggetto di strumentali adesioni da parte di ambienti ideologizzati, in particolare della sinistra antagonista, sebbene non sia mancata una marginale presenza della destra radicale. Elemento, quest'ultimo, che fa riflettere rispetto a quella trasversalità politico-ideologica della protesta no green pass, capace di far convergere formazioni e gruppi anche contrapposti sull'obiettivo comune della violenta opposizione alle istituzioni e alle misure di prevenzione sanitaria. Tengo anche a precisare che la proclamazione dello sciopero indetto per ben cinque giorni, cioè dal 15 al 20 ottobre, era stata oggetto di una comunicazione da parte della commissione di garanzia per l'attuazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, che ne aveva rilevato l'illegittimità, sia sotto il profilo del mancato rispetto del termine del preavviso sia sotto quello dell'inosservanza della regola della rarefazione oggettiva, preordinata a evitare gravi pregiudizi alla continuità del servizio e relativi riflessi sull'utenza.

Nonostante il richiamo del prefetto di Trieste alla palese illegittimità dello sciopero e ai risvolti di illiceità che vi erano connessi, dal 15 ottobre è stato attuato un presidio al varco 4 del molo VII del Porto di Giuliano, che ha visto nella sua punta massima la presenza di 8.000 manifestanti. Grazie, tuttavia, all'utilizzo degli altri varchi disponibili, le attività portuali - cui ha potuto accedere la stragrande maggioranza dei lavoratori in disaccordo con la protesta - non hanno subito un blocco e hanno continuato a svolgersi regolarmente, seppure registrando alcune criticità.

La presenza a Trieste - divenuta polo di attrazione della protesta contro il green pass - di migliaia di manifestanti, provenienti anche da altre Regioni d'Italia, è proseguita anche nelle giornate di sabato 16 e domenica 17, di fatto impedendo a oltre 700 mezzi pesanti di raggiungere l'area portuale per effettuare le operazioni di carico e scarico, nonché di eseguire lo sbarco delle merci da una nave attraccata allo stesso molo VII.

A fronte di tale situazione, nel pomeriggio di domenica 17 ottobre, il prefetto di Trieste ha indetto un comitato urgente per l'ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza dei vertici locali della pubblica sicurezza, delle Forze di polizia e dell'autorità portuale nonché del procuratore della Repubblica. Si è condiviso in quella sede di effettuare per la mattina seguente lo sgombero del varco 4, in considerazione dei disagi già accusati e destinati ad aggravarsi.

Alle 8,30 di lunedì 18, pertanto, hanno avuto inizio le operazioni di sgombero dell'area portuale interessata e, nonostante il ripetuto invito del dirigente del servizio di ordine pubblico a liberare il sito, i manifestanti hanno improvvisato un sit-in, bloccando l'avanzamento di uomini e mezzi e hanno anche rifiutato la proposta di trasferirsi in un'altra piazza per continuare in quella sede la protesta. Nei momenti di maggiore tensione, in cui si è prefigurato il chiaro pericolo di una degenerazione della situazione dell'ordine pubblico, è stato necessario ricorrere all'uso dei mezzi idranti e dei lacrimogeni, per superare la resistenza opposta dai manifestanti più esagitati. Si è fatto ricorso a un intervento tecnico-operativo, che ha avuto caratteristiche analoghe a quelle già illustrate in relazione ai fatti di Roma, accaduti in prossimità di Palazzo Chigi e Montecitorio.

Anche durante le fasi più concitate, il confronto con i manifestanti è stato sostenuto con moderazione e modalità di contenimento della forza, come dimostra il fatto che nonostante la presenza di migliaia di persone, la gran parte del tutto estranea alle maestranze portuali, non si siano registrati che pochissimi casi di malore - tre soltanto - tra i partecipanti dovuti allo stato di panico per la rissa. Tre operatori del reparto mobile hanno riportato lievi contusioni.

A seguito dello sgombero dell'area portuale, la protesta, con la presenza di circa 200 manifestanti, ha impegnato anche le zone attigue al porto e il centro cittadino in cui, per alcune ore del pomeriggio, si sono registrati tafferugli con le Forze di polizia al cui indirizzo sono stati lanciati sassi e bottiglie.

Allo stato risultano deferite all'autorità giudiziaria quattro persone per i reati di interruzione di pubblico servizio e istigazione a disobbedire alle leggi, nonché per mancato preannuncio di manifestazione. Sono in corso attività di indagine per identificare eventuali altri autori di condotte delittuose.

Nella serata di ieri una delegazione del comitato di coordinamento lavoratori portuali di Trieste insieme ad altri rappresentanti del variegato mondo dei no green pass sono stati ricevuti dal prefetto. In quell'occasione è stato chiesto di poter avere un incontro con un esponente del Governo a fronte dell'impegno a non riproporre il blocco delle attività portuali, a liberare Piazza Unità d'Italia, dove nel frattempo era stato istituito un presidio, e a spostarsi in un'area del porto vecchio. Dopo breve tempo è stata comunicata la disponibilità del ministro Patuanelli, sorretta ovviamente dal mantenimento degli impegni assunti.

Informo che attualmente l'area portuale di Trieste è ritornata pienamente agibile e che non si registra alcuna criticità nelle attività dello scalo.

La difesa dell'ordine pubblico ha sempre corrisposto a un impegno severo quanto delicato. Lo è divenuto in modo particolare in questo difficile periodo, in cui la protesta ha finito per investire minacciosamente pressoché ogni ambito: quello politico e sindacale come quello sanitario e scolastico, facendo emergere nuovi soggetti da tutelare e nuovi obiettivi sensibili da proteggere.

Rileva anche il carattere sfidante di questa protesta, intenzionata a non fermarsi nonostante gli inviti alla moderazione e a proseguire a oltranza per raggiungere il suo scopo, organizzando presidi, fiaccolate e sit-in.

L'obiettivo che dobbiamo prefiggerci è guidare il Paese ad uscire dalla pandemia, senza che le effervescenze della conflittualità producano traumi o ferite profonde. L'andamento delle manifestazioni svoltesi nell'ultimo fine settimana fa sì che non si possa in alcun modo abbassare la guardia e anzi induce a mantenere costantemente massima l'attenzione, per garantire che non sia turbata la tranquillità della comunità nazionale. Lo strumento per raggiungere questo obiettivo è garantire il doveroso equilibrio tra il diritto di manifestare anche il proprio dissenso e la tutela dei diritti di libertà dei cittadini, nel rigoroso rispetto dei principi costituzionali.

Garantisco, nella mia responsabilità di Ministro dell'interno, in coerenza con i valori che hanno accompagnato la mia lunga esperienza al servizio della Repubblica, che tutti i cittadini potranno essere certi che questi due diritti saranno sempre tutelati nel rispetto dei principi democratici che sono alla base del nostro Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.

È iscritta a parlare la senatrice Angrisani. Ne ha facoltà.

ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC). Signor Ministro, le sue argomentazioni non sono state affatto convincenti.

Dopo aver patrocinato pomposamente una manifestazione che si dichiarava antifascista, il Governo è andato a Trieste in una veste completamente opposta. Gli idranti e i lacrimogeni che hanno colpito i manifestanti pacifici hanno confermato la nascita di un nuovo regime.

Lei, signor Ministro, volendo evitare disordini a Roma, ha scelto di non sbarrare la strada a Forza Nuova nel momento in cui ciò era indispensabile, dicendo di temere conseguenze sull'ordine pubblico, ma, sia a Roma che a Trieste, la polizia è intervenuta senza esitare con cariche e lacrimogeni su una folla di manifestanti miti. Dunque, se da una parte non si è mosso un dito per evitare a Piazza del Popolo le infiltrazioni fasciste che avevano preannunciato la devastazione della sede della CGIL, a Trieste abbiamo assistito a scene degne di un regime autoritario, con la polizia in tenuta antisommossa che punta gli idranti e lancia lacrimogeni contro cittadini inermi, che rivendicavano solo il diritto di manifestare.

Evidentemente le infiltrazioni della destra eversiva non ostacolate erano funzionali allo screditamento di tutta la piazza e dell'intera posizione dei manifestanti no green pass, ma il popolo non è caduto nel tranello ed è tornato subito nelle strade per far sentire pacificamente la propria voce. Eppure a Trieste non si è esitato un attimo a sciogliere brutalmente un presidio di lavoratori che non chiedeva altro, se non la revoca di un provvedimento discriminatorio, che limita i diritti fondamentali, rischiando ritorsioni e sanzioni.

Degli eventi di Trieste non mi meraviglia il silenzio complice di quei partiti ligi al neoliberismo senz'anima, che non ama il popolo, il rispetto dei diritti costituzionali e dei lavoratori, di cui Draghi è esponente di prima punta. Ciò che mi rattrista più di tutto è la convivenza di chi si professava diverso e diceva di voler restituire diritti alle fasce deboli e indifese della popolazione, arginando l'azione di poteri forti e lobby economico-finanziarie.

Temo seriamente che in questo Paese si sia ormai consolidata la prassi di nascondere politiche a diretto vantaggio di una ristretta classe sociale dietro il manto dell'identità. In questo contesto è l'intero sistema democratico a essere sotto attacco. Lo svilimento del ruolo del Parlamento, organo di mera ratifica delle scelte del Governo, e la gestione delle manifestazioni a Roma e a Trieste rappresentano solo tristi, ma eclatanti esempi.

C'è una sola strada percorribile per lei, signor Ministro, dopo i fatti di Roma e Trieste: le dimissioni. La posta in gioco in questo momento storico è altissima: siamo chiamati a decidere quale modello sociale vogliamo per noi e per i nostri figli nel prossimo futuro e quindi dobbiamo scegliere da che parte stare e resistere ancora contro ogni sopruso in forme pacifiche e non violente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, il Gruppo Forza Italia ovviamente coglie questa occasione per condannare i fatti gravissimi che si sono verificati sabato 9 ottobre a Roma, l'aggressione e l'occupazione alla sede della CGIL, le iniziative e le violenze di Forza Nuova, nonché tutte le violenze che si sono susseguite anche a Milano, di cui oggi abbiamo sentito, i cui protagonisti sono stati i gruppi anarchici e dei centri sociali.

Abbiamo sentito la sua ricostruzione, signor Ministro, e mi meraviglia, come ho avuto modo di segnalarle più volte anche in via informale, l'impunità di cui hanno goduto alcuni soggetti, soprattutto sulla piazza romana. I protagonisti che lei ha citato più volte erano stati oggetto di segnalazione delle autorità di polizia e di alcuni settori della magistratura, mentre altri settori competenti non avevano provveduto agli atti necessari. Addirittura il protagonista, che lei ha citato, anni fa fu sorpreso con un quantitativo ingente di cocaina, una quantità rilevante che fu considerata a uso personale, benché fosse una quantità veramente "stupefacente"! Quindi io mi chiedo perché questa sottovalutazione e questa impunità di alcuni gruppi e di alcune realtà. (Applausi). Questo attiene anche alla magistratura romana, va detto; impunità che anche altri settori della sinistra hanno avuto. Noi non abbiamo dubbi sulla matrice di quello che è successo a Roma e sulla responsabilità prevalente di gruppi neofascisti e di estrema destra, che hanno trovato l'occasione di una platea vasta, che non era ovviamente tutta composta da loro aderenti (non ne hanno così numerosi) e che hanno potuto in qualche modo orientare, esagitare e strumentalizzare.

Io credo, signor Ministro, che sia giusto vedere a 360 gradi; è quello che il Gruppo Forza Italia ha detto in questi giorni e che penso dirà anche domani. Lei ha citato i 41 poliziotti feriti dagli estremisti a Roma. Io voglio ricordare insieme a loro - e ringraziare quegli appartenenti alle Forze dell'ordine - le centinaia di carabinieri e poliziotti feriti in Val di Susa in questi anni. (Applausi). C'è uno stillicidio settimanale, di fronte al quale non vedo invocare scioglimenti, che poi le autorità competenti decideranno se essere attuati o attuabili; noi non abbiamo velo rispetto a questo e non dobbiamo difendere chicchessia.

Un po' di sottovalutazione - diciamo così - c'è stata e la ringrazio per una ricostruzione onesta, perché capisco le difficoltà del suo ufficio. Fare il Ministro dell'interno è un compito gravoso e lei che ha ricoperto tanti incarichi credo che lo abbia in questi mesi constatato. Però indubbiamente invito il Governo a non sottovalutare nessuna situazione. Anche questa estate abbiamo avuto modo di discutere, sia in pubblico che in privato, di rave party e di altri eventi; noi riteniamo che lo Stato debba agire con fermezza e con determinazione in tutte le circostanze. E noi saremo con il Governo; se ci sarà fermezza e decisione, non solo non faremo mozioni di sfiducia, ma sosterremo l'azione del Governo della legalità e della lotta all'impunità. (Applausi).

Lo dico anche per i fatti di Trieste. Non ho capito ancora la strumentalizzazione a Trieste, da parte di alcuni portuali, della vicenda del green pass e quant'altro. Non c'entrava niente; non era una lotta sindacale di lavoratori per il loro posto di lavoro, che avremmo rispettato. (Applausi). Era un'esibizione, un po' maniacale, sinceramente. Per carità, ognuno può fare quello che vuole; però poi c'è la legge e quindi credo che l'intervento sia stato necessario.

Noi invitiamo il Governo a non sottovalutare nulla. Inviterei il signor Ministro e anche il Presidente del Consiglio ad accettare una proposta che Forza Italia fa da tempo: un incontro di maggioranza con i Ministri competenti sui temi dell'ordine pubblico e dell'immigrazione. (Applausi). Noi apprezziamo il Presidente del Consiglio, ma ci metta un po' di faccia sui temi dell'immigrazione e della sicurezza. È un Governo nato per vaccinare e per fare i piani per l'Europa; però anche queste sono questioni.

Voglio infine dire, signor Ministro, che noi presenteremo delle proposte per una maggiore tutela delle Forze di polizia, che non possono essere aggredite. (Applausi). Oggi durante una manifestazione - ho finito, signor Presidente - con un telefonino si riprende il poliziotto che reagisce, forse eccessivamente. Ma non hanno fatto vedere che a quel poliziotto, cari colleghi, avevano spaccato il naso pochi minuti prima. Le immagini vanno mostrate tutte, anche quelle delle aggressioni ai carabinieri e ai poliziotti. (Applausi). Poi, se le reazioni sono improprie, saranno sanzionate; ma non è che si possono usare, durante le manifestazioni, strumenti da parte di giornalisti o manifestanti per mostrare alcune cose e altre no.

È necessario più controllo anche sui social, signor Ministro. Forse bisogna modernizzare qualche apparato; gli strumenti tecnici ci sono e nessuno va censurato, ma chi usa mezzi di progresso e di comunicazione per fomentare la violenza... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà.

PELLEGRINI Marco (M5S). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, signora Ministra, vorrei iniziare questo mio intervento dichiarando la solidarietà mia e del Gruppo al quale appartengo, il MoVimento 5 Stelle, alle Forze dell'ordine, che hanno subito attacchi e feriti (se ne ricordava prima il numero). Noi siamo assolutamente dalla parte delle Forze dell'ordine. (Applausi).

Nel contempo, voglio esprimere solidarietà a tutti quei manifestanti pacifici che hanno esercitato un loro diritto costituzionalmente garantito. Noi siamo in una Repubblica democratica e quindi chiunque deve poter dimostrare e portare avanti la propria voce, anche se nello specifico possiamo non essere d'accordo.

Inoltre vorrei esprimere la solidarietà mia e del Gruppo alla CGIL, che è un simbolo di libertà e di democrazia. L'attacco che ha subito ricorda davvero epoche terribili e buie, in cui si assaltavano le camere del lavoro e i sindacati e si attaccavano i lavoratori. A quei periodi e a quelle epoche non vogliamo più tornare e quindi dobbiamo stare attenti e analizzare ciò che sta succedendo in questo momento. Quello alla sede della CGIL è un attacco di chiara matrice fascista e non lo dico io, ma gli stessi elementi che hanno portato a compimento quel vile attacco, che si dichiarano apertamente fascisti. A volte si definiscono fascisti del terzo millennio o semplicemente fascisti: lo dicono loro. Ebbene, non dovremmo consentire che ci sia questa voglia di nuovo squadrismo e questa voglia di imporre le proprie idee con la violenza. Se si vogliono propalare le proprie idee, si può farlo rispettando i limiti e i principi della nostra Costituzione, giammai utilizzando la violenza.

Peraltro devo anche sottolineare che, nei mesi scorsi, una parte consistente della destra, presente anche in Parlamento, a mio giudizio ha soffiato sul fuoco. Ricordo le parole che sono state ripetute migliaia di volte, in cui si gridava alla dittatura sanitaria e in cui le mascherine che tutti portiamo ancora oggi venivano definite museruole. Quello, dal mio punto di vista, è stato un atteggiamento fortemente sbagliato, che ha avuto un'evidente ricaduta su alcuni gruppuscoli, che non cercano altro che l'occasione per acquisire nel Paese un consenso che non hanno. Ricordo le prime manifestazioni poco dopo il lockdown, organizzate da Forza Nuova e da altri piccoli gruppi di estremissima destra, a cui partecipavano 20 o 30 persone. È chiaro che aver soffiato sul fuoco in quel modo per tanto tempo ha portato alla situazione odierna. Credo che, se si vuole essere una forza politica responsabile, che obbedisce alle nostre regole democratiche, non si può un giorno indossare la felpa della Polizia e il giorno dopo parlare, per esempio, di strategia della tensione messa in atto da Forze di polizia. Quindi, signora Ministra, la ringrazio per aver spazzato via questa paradossale interpretazione, da parte di alcuni dei partiti di destra, che gridavano alla strategia della tensione e alla voglia di mettere il Paese in una determinata situazione.

Signora Ministra, lei ha ricordato che dal 2020 ci sono state circa 6.000 manifestazioni e che soltanto nel 3 per cento dei casi circa ci sono stati episodi di violenza: si tratta quindi di un numero bassissimo. Dobbiamo però dirci, sempre per essere chiari con noi stessi, che nell'assalto alla CGIL si sono evidenziate delle falle molto gravi nel sistema di sicurezza e quindi, specialmente in vista di importanti appuntamenti internazionali per il nostro Paese, come per esempio quello del G20, è assolutamente necessario tutelare il diritto a manifestare pacificamente, per prevenire ogni forma di violenza, sia quella fascista, sia quella di qualsiasi altra origine.

Concludendo, signor Presidente, il MoVimento 5 Stelle chiede di calmierare immediatamente il prezzo dei tamponi e di valutare, nel giro di qualche settimana, la proporzionalità delle misure adottate, alla luce della nuova situazione epidemiologica e del trend di vaccinazione. Riteniamo queste valutazioni assolutamente essenziali, proprio per ridare tranquillità al Paese e tener conto di come stanno andando la pandemia e le misure di contrasto messe in atto. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dessì. Ne ha facoltà.

DESSI' (Misto). Signor Presidente, colleghi, Ministro, ho chiesto di intervenire in extremis perché alcune sue parole mi hanno veramente ferito. Lei è riuscita con pochi passaggi del suo discorso a offendere in primis le Forze di polizia che lei rappresenta, perché lei non può definire collaudatore di ammortizzatori un poliziotto che sta facendo il suo dovere e quindi fa a pieno titolo il lavoro di infiltrato in una manifestazione che ha al suo interno delle forze criminali. È un poliziotto che si rende credibile agli occhi dei manifestanti. Non è credibile cinque minuti dopo mentre picchia in maniera inconsueta un ragazzo a terra già immobilizzato. Dovrebbe quindi spiegarci le ragioni della seconda fase dell'azione di quel poliziotto.

Quella manifestazione, come lei ha detto benissimo, è stata monopolizzata da 200 criminali che non hanno nulla a che vedere con nessuna forza politica e nessuna azione politica. Penso che il fascismo, anche il più estremo, non abbia niente a che fare con un invasato cocainomane che dovrebbe stare da anni nelle patrie galere.

Mi auguro, Ministro, che dopo questo accadimento la prossima volta lei provveda a prelevare lui e i suoi amici il giorno prima di qualunque manifestazione che si presume pacifica, per difendere i diritti al lavoro e allo spostamento sul territorio nazionale. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà.

CUCCA (IV-PSI). Signora Presidente, signora Ministra, signori Sottosegretari, onorevoli colleghe e colleghi, desidero ringraziare anzitutto la Ministra per la sua presenza in quest'Aula perché è estremamente importante dare il giusto peso agli episodi che sono accaduti. Rinnovo, dal momento che tutte o quasi tutte le forze politiche lo hanno già fatto, e mi associo all'unanime condanna espressa per gli episodi del 9 ottobre.

Giusto per sgombrare qualsiasi equivoco, voglio esprimere piena solidarietà, come abbiamo già fatto, anche alla CGIL, in particolare al presidente Landini, per l'assalto squadrista portato a termine nei confronti della loro sede romana. Ci si deve associare, e sento il dovere di farlo, esprimendo solidarietà a tutte le Forze dell'ordine per l'abnegazione e il senso del dovere che hanno manifestato. Non possiamo dimenticarci infatti che quel che accade, anche episodi che magari parrebbero travalicare le loro competenze, sono frutto della tensione che c'è in quel momento. Come bene è stato detto in precedenza, quando si fanno le riprese bisognerebbe sempre riprendere tutto l'episodio e il contesto nel quale le vicende accadono e non inquadrare invece la reazione di un singolo poliziotto che magari è stato sottoposto ad azioni di violenza poco prima assieme ai suoi colleghi. Questo è necessario dirlo a difesa dell'operato delle Forze dell'ordine che, quotidianamente, a difesa delle istituzioni, mettono a repentaglio la loro vita per tutti quanti noi, per la popolazione e la difesa dei valori democratici che noi siamo obbligati doverosamente a tutelare.

I fatti dello scorso ottobre, come lei ha ricordato con una relazione estremamente esaustiva, sono stati connotati da una violenza e da una gravità inaudita. Quella che avrebbe dovuto essere una manifestazione pacifica contro l'obbligo del green pass per i lavoratori si è trasformata in un vero e proprio attacco squadrista a causa della presenza di soggetti appartenenti a Forza Nuova ed altre organizzazioni notoriamente di estrema destra. Prima gli scontri con la polizia, poi i numerosi episodi di violenza che sono culminati con il danneggiamento della sede della CGIL di cui ho parlato, ed anche con le aggressioni al personale sanitario del Policlinico, dove era stato condotto uno dei partecipanti alla protesta in stato di fermo.

Di questi fatti mi hanno colpito soprattutto due elementi. Il primo è l'attacco mirato rivolto ad un'istituzione, la sede della CGIL, che rappresenta i lavoratori. È evidente che quell'attacco voleva arrivare ed è arrivato al cuore del Paese, al lavoro e ad un'istituzione che tutela i lavoratori. La democrazia e la tutela dei lavoratori non sono però cosa da poco, da affrontare a cuor leggero. Lo testimonia, credo in maniera inequivocabile, la manifestazione pacifica che si è svolta sabato scorso e che ha visto protagonisti - per l'appunto - moltissimi lavoratori, le principali sigle sindacali, moltissimi partiti politici e - come dicevo - i lavoratori che attorno al concetto di democrazia si sono ancora una volta stretti assieme a tutti noi. Abbiamo partecipato convintamente a quelle manifestazioni e c'eravamo proprio perché gesti come quelli accaduti il 9 ottobre si pongono in netto contrasto con lo spirito democratico che guida il nostro Paese.

Il secondo elemento che invece mi ha colpito parecchio è il modus operandi attuato durante i disordini. Le parole che sono state dette "portateci da Landini o lo andiamo a prendere noi" sono di una gravità inaudita e dovrebbero davvero farci riflettere su qual è l'ideologia e su quali sono le intenzioni di queste persone. Devo dire che sono state altrettanto estremamente violente le modalità, che lei ha descritto molto bene, con cui i rappresentanti di Forza Nuova sono riusciti a entrare nella sede della CGIL. Senza timore di essere smentito, mi permetto di affermare che questi episodi sono da inquadrare nel canone dello squadrismo armato, di cui si avvalse il fascismo (purtroppo ne abbiamo tristi ricordi) quando interveniva per devastare le case del popolo e le sedi sindacali. Senza entrare nel merito dello scioglimento di organizzazioni di carattere eversivo su cui saremo chiamati a discutere domani, vorrei davvero sottolineare e rimarcare il fatto che si è trattato di un tema di eccezionale rilevanza politica e giuridica, che va ad incidere in un particolare momento storico nel cuore delle istituzioni democratiche di questo Paese. Non posso non pensare che questi episodi si sono verificati nel momento in cui il Paese ha dato segnali di ripartenza. Non posso non pensare che non sia voluto questo attacco al cuore delle istituzioni, soprattutto a una delle principali espressioni della nostra democrazia, cioè il lavoro, proprio nel momento in cui il Paese dava chiari segnali di profonda ripresa, attraverso l'azione straordinaria del nostro Governo.

Speravo ci fosse una condanna unanime delle violenze che ci sono state, così invece non è stato. Mi dispiace dover rimarcare una cosa: io non sono solito criticare in maniera gratuita le affermazioni dei colleghi, perché ho rispetto estremo delle idee di ciascuno, ma francamente mi lasciano molto perplesso e voglio pensare siano il frutto di una scarsa informazione, considerata anche la giovane età. Chi come me ha ormai i capelli bianchi sa cosa vuol dire parlare di strategia della tensione e sa cosa ha voluto dire nel nostro Paese affrontare quel periodo della strategia della tensione. Infatti, riportare alla memoria in maniera del tutto incauta e inappropriata quella terminologia e quel periodo significa non aver rispetto per chi in quel periodo ha dato la vita e ha consentito di arrivare al momento in cui siamo oggi, con le proprie azioni, con la difesa a costo della propria vita. Come dicevo - e lo ribadisco - le Forze dell'ordine, qualunque esse siano, quotidianamente mettono a repentaglio la propria vita nel nostro interesse, nell'interesse dell'intera cittadinanza. Tuttavia è evidente che chi parla a vanvera - mi si passi il termine forse poco cortese - di strategia della tensione non sa di che cosa parla e ho idea che si lanci in affermazioni di questo genere soltanto per cercare di coprire quel che è effettivamente accaduto il 9 ottobre.

Di fronte a questi fatti la nostra condanna è netta. Ribadisco ancora una volta, dopo averlo ripetuto mille volte in quest'Aula, che prima di tutto viene la nostra Costituzione, che noi siamo tenuti ad osservare e difendere a qualunque costo e in qualunque modo.

Chi fuoriesce dal perimetro democratico, insito nel nostro dettato costituzionale, adoperando la violenza come modalità per far sentire la propria voce non può trovare spazio e noi quello spazio lo dobbiamo chiudere e tutti insieme dobbiamo isolare queste persone. I fatti del 9 ottobre vanno condannati. Sui profili penali della vicenda deciderà la magistratura come è corretto che sia, ma è arrivato il momento, qui dentro, di decidere cosa vogliamo fare di queste persone che stanno veramente minando o tentando di minare il nostro sistema democratico. Personalmente, sono convinto che ci riusciremo ancora una volta, perché credo che la coscienza democratica che abbiamo maturato, soprattutto dopo gli anni di piombo, sia assolutamente viva. Credo però che sia opportuno prendere i necessari provvedimenti per isolare queste persone e soprattutto per sciogliere quei movimenti che della Costituzione e della democrazia fanno dei semplici vocaboli senza alcuna volontà di attuazione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.

GARNERO SANTANCHE' (FdI). Ministro Lamorgese, innanzitutto le devo dire che noi non le permettiamo di strumentalizzare e di nascondersi dietro le Forze dell'ordine, dietro cui lei cela sue responsabilità, perché questo è profondamente ingiusto. (Applausi). Le Forze dell'ordine hanno tutta la nostra solidarietà sia perché sono state lasciate sole, sia - me lo lasci dire - perché hanno un Ministro come lei come referente. (Applausi).

Ministro Lamorgese, oggi dobbiamo accertare che purtroppo la patologia da cui è affetta questa meravigliosa Nazione si può definire un disturbo borderline di personalità o - per dirla in maniera più chiara - di una personalità sdoppiata. Altrimenti, ministro Lamorgese, non capiremmo come mai il suo Ministero soffre di questa specifica patologia. Non si spiegherebbero altrimenti le due facce del Ministero che lei fa vedere ogni giorno. Da una parte ha mostrato una faccia quando non è riuscita a fermare un rave illegale fatto su un terreno privato e dall'altra parte ci ha mostrato un'altra faccia, quando usava i droni per inseguire i runner, tutto questo mentre gli esercizi di ristorazione erano chiusi, mentre studiavate questa misura del green pass, senza il quale - lei sa benissimo - non si possono accompagnare i bambini a scuola, non si può bere il caffè al bar. Quella faccia, signor Ministro, che in una Nazione così lacerata e sofferente ha lasciato che migliaia di ragazzi italiani e stranieri si riunissero in un rave illegale, in quel caso davvero senza alcun tipo di sicurezza, usando qualsiasi tipo di droga in commercio. Il suo Ministero ha fatto vedere quella faccia quando non ha fermato quel rave nemmeno quando sono morti dei ragazzi, perché lei ricorderà molto bene che ci ha messo alcuni giorni. Non si spiegherebbero altrimenti le due facce del suo Ministero. Perché accanto al rave e alle chiusure per Covid, invece una cosa certa...(Commenti).

Va bene, ma non è importante.

PRESIDENTE. Per cortesia, non c'è bisogno di fare polemica. Faccia continuare la senatrice Garnero Santanché.

GARNERO SANTANCHE' (FdI). Come dicevo, accanto al rave e alle misure per il Covid, Ministro, gli sbarchi degli immigrati, invece, non li ha mai fermati, in barba anche all'emergenza sanitaria, in barba a tutte le misure che gli italiani devono naturalmente seguire.

Peraltro, lei sa benissimo che molti immigrati non vogliono fare il tampone, né il vaccino, ma per loro, come si suol dire, tutto va bene, madama la marchesa. Non va invece bene per gli italiani, cui nulla concedete, mentre avete una simpatia particolare per gli immigrati.

Forse, poi, non si rende neanche conto dell'emergenza sociale che gli italiani stanno vivendo, dell'assenza del lavoro e del problema delle periferie. È stato rotto il patto sociale con i cittadini che si sentono abbandonati, anche perché voi accogliete - o, meglio, abbandonate - gli immigrati nelle periferie. Questa è la ragione della paura degli italiani.

Poi, naturalmente, c'è la faccia del Ministero, che lei ha molto ben rappresentato nell'Aula della Camera quando ha risposto ai quesiti di Giorgia Meloni in merito all'aggressione alla sede della CGIL, cui - lo ribadisco - va tutta la nostra solidarietà. Il corteo era stato autorizzato ad arrivare alla sede del sindacato e lei sapeva che chi lo guidava aveva delle forme restrittive e la Daspo e non aveva quindi alcun diritto di essere lì, peraltro non nascosto tra la folla, ma addirittura sul palco.

Lei sapeva anche che il rischio di degenerazione in atti di violenza era altissimo. Lei, signor Ministro, ha quindi scelto di lasciare sette poliziotti a prendere le botte davanti alla CGIL. Lei, Ministro, ha scelto di non proteggere la sede del sindacato. Lei, signor Ministro, ha scelto di non tutelare chi ha il sacrosanto diritto di manifestare in maniera pacifica per la propria libertà.

Le vorremmo chiedere a chi faceva comodo quell'incidente. A quale propaganda? Forse la stessa che sabato pomeriggio, in piazza, issava bandiere comuniste e pugni chiusi? Mi riferisco alle bandiere del peggior regime del Novecento: il comunismo, signor Ministro.

Poi, però, ha un'altra faccia e, quindi, nel porto di Trieste, anche se non vi è stato alcun tipo di incidente, non si poteva e non si può manifestare. Manifestare contro il green pass (che non vuol dire essere contro i vaccini) resta, comunque la si pensi, un diritto inalienabile. Il Ministero cosa fa? Manda gli idranti e i lacrimogeni. Chiedo ai colleghi: se fossimo stati noi a mandare gli idranti e i lacrimogeni, che cosa sarebbe successo? Purtroppo, o per fortuna quella cultura a noi non appartiene; a voi appartiene la cultura degli idranti e dei lacrimogeni. (Applausi).

Allora, qui il pugno duro sì, altrove no. I ragazzi del rave le facevano più o meno paura, signor Ministro? Ci faccia capire. Siamo una Nazione in cui, ogni tre venerdì, c'è uno sciopero degli aerei e dei trasporti perché la protesta e gli scioperi sono un diritto. Oppure è cambiato qualcosa e non sono più un diritto lo sciopero, né la protesta? Ci può spiegare quali sono le regole? C'è infatti la protesta violenta su cui chiudete gli occhi finché non degenera (anzi, andate anche oltre) e poi c'è l'altra protesta, pacifica, che va fermata con i lacrimogeni. Ma voi vi dovete vergognare di come state riducendo questa Nazione! Lo sciopero è legittimo se viene fatto per l'orario di lavoro, mentre è illegittimo e gli idranti vanno bene se si ritiene di avere diritto al lavoro anche senza green pass. Ci spieghi quali sono le regole di ingaggio, signor Ministro, perché abbiamo un po' di confusione.

Questo è un Governo che mischia tutto, chiacchiera di sostegno agli anziani e poi taglia le pensioni. È una maggioranza che certifica con i numeri il fallimento del reddito di cittadinanza, ma poi non lo abolisce; una maggioranza - diciamoci la verità - che vorrebbe arrivare all'obbligo vaccinale, ma poi non ha il coraggio politico per imporlo. Questo state facendo: vi state nascondendo dietro il green pass, come la coperta di Linus; il green pass, infatti, non vi fa affrontare i problemi degli italiani che sono altri e non quelli di cui abbiamo sentito parlare in questi giorni.

Vorrei sapere, signor Ministro: qual è oggi la sua faccia? Andate forse a sgridare gli scolaretti che buttano per terra la carta davanti alle scuole e magari date una pacca agli spacciatori? Che faccia ci mostra oggi, ministro Lamorgese? Sia chiara una volta per tutte, con parole di verità. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà.

MIRABELLI (PD). Signora Presidente, signora Ministra, la ringrazio per la sua relazione puntuale ed esauriente. D'altra parte, i suoi detrattori hanno dovuto parlare di rave, di immigrati, di Linus e di altre amenità, perché difficilmente è possibile smentire le cose che ha detto.

Voglio partire da un dato, che è stato citato anche da lei nella sua relazione: dall'inizio della pandemia, nel nostro Paese si sono svolte oltre 5.700 manifestazioni di piazza, di cui 3.700 solo quest'anno. Quasi tutte si sono svolte senza problemi, garantendo la possibilità e il diritto di manifestare a tutti, senza che questo comportasse violenze o danneggiamenti. Se confrontiamo questi dati con ciò che è avvenuto in molti altri Paesi, a partire per esempio dalla Francia dove la gestione delle piazze è stata molto più complicata e gli incidenti molto più frequenti, credo che dobbiamo essere riconoscenti alle Forze dell'ordine e a tutti gli apparati dello Stato, che con equilibrio hanno saputo gestire al meglio situazioni spesso difficili.

Non lo dico per non affrontare o minimizzare ciò che è successo o per nascondere l'assalto alla CGIL o i recentissimi episodi di Trieste e di Milano. Lo ricordo perché, a fronte di una capacità generalizzata da parte delle Forze dell'ordine di garantire l'ordine pubblico in una fase difficile, si stanno usando strumentalmente - l'abbiamo sentito ora - i fatti di Roma per attaccare quotidianamente un'autorità dello Stato, la ministra dell'interno Lamorgese. Si getta discredito su apparati pubblici che per due anni hanno operato bene, con equilibrio, per difendere i cittadini e garantire il diritto di manifestare in un clima sempre più di coesione, sempre più di pacificazione. E lo si fa rischiando di confondere le responsabilità dei violenti e quelle delle Forze dell'ordine.

Gli attacchi continui al Ministro sono talmente strumentali che mi domando se non servano a evitare di fare i conti con ciò che tutti dobbiamo fare: prendere le distanze concretamente e senza ambiguità dai violenti, tutti i violenti. (Applausi). La narrazione che, sempre per attaccare la Ministra, si è cercato di imporre e che racconta che è il Ministro dell'interno a decidere i movimenti e le scelte delle Forze dell'ordine in piazza, a comandare la piazza, è palesemente falsa; l'ho sentita raccontare anche adesso. Ricordo solo un precedente drammatico di un Ministro che ha seguito dalla centrale operativa della questura una manifestazione: era il G8 di Genova.

Per il resto, tutti noi sappiamo che quella di Roma era una manifestazione non autorizzata e che la responsabilità delle scelte che vengono fatte per garantire lo svolgimento delle manifestazioni è di chi comanda le Forze dell'ordine in piazza ed è in grado di valutare meglio di chiunque altro la situazione. Oggi il Ministro ha ribadito le ragioni che hanno portato i responsabili della catena di comando a fare le scelte - alcune delle quali discutibili - che sono state fatte a Roma e che hanno portato anche - lo dobbiamo dire - a difendere Palazzo Chigi, a difendere le istituzioni, ma anche ad esporre in misura eccessiva, inaccettabile, la sede della CGIL, fino a consentire l'inaccettabile invasione della stessa.

La solidarietà al sindacato da questo punto di vista non basta. Al Ministro vogliamo chiedere di andare avanti e fare chiarezza su quanto successo, sulle responsabilità e sugli errori, se ce ne sono stati, perché questo ci serve per non ripeterli, sapendo che la fase difficile, la fase di tensione in questo Paese probabilmente non è finita. Se errori ci sono stati, vanno sottolineati e ancora di più, signora Ministra, serve per capire perché non si è potuto prevedere e prevenire ciò che è successo. Noi vogliamo chiarezza sui fatti, come lei - ci ha spiegato - sta cercando di fare, ma dire che siamo di fronte a una volontà del Governo di provocare incidenti per alimentare tensioni è grave, inaccettabile e indimostrabile. (Applausi).

Ancora una volta, facendo così, in nome della propaganda, si mette in discussione la credibilità delle istituzioni, che in questo momento è fondamentale. Si offendono le Forze dell'ordine, perché non si sta con loro. Non si esprime solidarietà alle Forze dell'ordine se poi si pensa che siano parte di un disegno che vuole alimentare tensioni. (Applausi).

Le tensioni di questi giorni vanno affrontate, confrontandosi con le ragioni di chi protesta, ma isolando e perseguendo i violenti. Sono loro, le organizzazioni neofasciste che hanno infiltrato e utilizzato la piazza di Roma, il nemico da battere. C'è chi vuole approfittare della rabbia o del disorientamento di alcuni per colpire le istituzioni; sono costoro i nemici, non certo la ministra Lamorgese, che continua a lavorare nell'interesse del Paese. Su questo non possono esserci ambiguità, timidezze o benaltrismi vari e non bisogna abbassare la guardia; anzi, dalle Camere oggi deve uscire un messaggio chiaro agli operatori delle Forze dell'ordine, che si sacrificano ogni giorno per garantire il diritto di manifestare in sicurezza, pacificamente. Dobbiamo dare il messaggio che tutte le istituzioni sono al loro fianco, a fianco dei manifestanti pacifici, a fianco delle Forze dell'ordine. E un messaggio chiaro deve arrivare anche a chi vuol fare delle legittime proteste un'occasione di violenza: le istituzioni sono più forti di loro e sapranno restare unite per contrastare con determinazione ed equilibrio tutti violenti. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruotolo. Ne ha facoltà.

RUOTOLO (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, signori membri del Governo, signor Ministro, colleghe e colleghi, intanto voglio ringraziare il Ministro per la sua corposa ed esaustiva informativa e, a nome delle senatrici e dei senatori del Gruppo Liberi e Uguali-Ecosolidali, voglio esprimere la nostra solidarietà ai 41 agenti rimasti feriti negli scontri del 9 ottobre a Roma.

Sono passati ormai dieci giorni da quel 9 ottobre, ma quella data resterà impressa nella nostra storia. Era già accaduto cento anni fa che squadracce fasciste assediassero e devastassero le camere del lavoro. Allora lo Stato non si oppose e ci fu la marcia su Roma e il regime fascista. Addirittura, Gaetano Salvemini, come è stato ricordato, solo con l'omicidio Matteotti si rese conto di quanto per anni avesse sottovalutato quel tremendo pericolo per la democrazia.

Oggi la reazione c'è stata, con gli arresti, ma anche con la straordinaria risposta popolare di sabato scorso a Roma promossa dai sindacati. Bene ha fatto il presidente Mattarella a evidenziare la fortissima reazione del Paese all'assalto alla sede del sindacato. So bene che all'ordine del giorno di oggi non c'è la richiesta dello scioglimento delle organizzazioni fasciste, che discuteremo domani, ma proprio lei, nella sua ricostruzione del sabato fascista, ci fornisce gli elementi per sostenere la nostra richiesta, forti della disposizione transitoria della Costituzione italiana.

Dunque, vengo alla sua informativa. Sono più che legittimi gli interrogativi sul 9 ottobre. Appare chiaro, innanzitutto, che qualcosa non ha funzionato nella gestione dell'ordine pubblico. C'è stata sottovalutazione e, di conseguenza, inadeguatezza da parte delle Forze dell'ordine nel fronteggiare proprio quelli che lei, a caldo, ha definito segnali eversivi. Proprio lei ha fornito, poco fa, i numeri di quel 9 ottobre.

Non vi aspettavate una partecipazione così numerosa alla manifestazione, perché le altre manifestazioni di no green pass e no vax dei sabati precedenti non erano state così consistenti. Vi aspettavate 3.000-4.000 persone: ne sono arrivate il triplo e, quindi, gli 840 uomini e donne delle Forze dell'ordine erano insufficienti. Piazza del Popolo questa volta era piena. Piazza del Popolo è stato un errore: troppo vicina ai palazzi delle istituzioni.

Un anno fa, prima del green pass, in piena pandemia e lockdown, Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, oggi in carcere, alla vigilia della manifestazione di Napoli, il 24 ottobre del 2020 scriveva in un tweet: «Che si accenda a Napoli la prima scintilla di rivoluzione contro la dittatura sanitaria». Quella stessa notte Forza Nuova pubblicò le foto della guerriglia cittadina: «Noi in strada a Roma; da Napoli partita la rivolta».

Certo, è vero ed indubitabile che abbiamo garantito la libertà di manifestare. Lei ha citato 5.700 manifestazioni, ma in questi mesi vanno ricordati anche degli altri episodi violenti avvenuti nei cortei no vax e no green pass. Per brevità ne cito uno: il 28 agosto, a Roma, due manifestazioni, la prima a Piazza del Popolo e l'altra alla Bocca della Verità. A Piazza del Popolo, più di duecento militanti di Forza Nuova tentano di superare lo sbarramento delle Forze dell'ordine, con cariche di alleggerimento per disperdere i neofascisti. Senza dimenticare il gazebo distrutto a Milano del MoVimento 5 Stelle. E voglio ricordare anche i numerosi giornalisti, cui va la nostra solidarietà, picchiati e insultati in queste manifestazioni.

Signor Ministro, queste di estrema destra sono frange, lo sappiamo, e non rappresentano l'intero movimento no green pass. Commetteremmo un errore a pensare che queste piazze non vadano ascoltate, perché esprimono un disagio sociale con il quale bisogna fare i conti. Non possiamo, però, non sottolineare la gravità della situazione, con le minacce a personalità politiche e del mondo scientifico impegnate nella battaglia contro la pandemia. Campagne di odio sui social media, pedinamenti fisici e minacce, come capitato all'infettivologo Matteo Bassetti, primario del San Martino di Genova.

Questi distinguo, anche all'interno della maggioranza, questo cavalcare la protesta da parte della destra, sono pericolosi. Non c'è da contrastare nessuna dittatura sanitaria; non c'è nessuna libertà calpestata. Quanto successo il 9 ottobre a Roma segna un punto di non ritorno. In Corso d'Italia non c'era il popolo disorientato, impaurito dalla pandemia. Il 9 ottobre, sul palco di Piazza del Popolo, c'era il sorvegliato speciale Giuliano Castellino. Il 9 ottobre c'erano Roberto Fiore e Luigi Aronica, tra i fondatori dei NAR di Fioravanti e Mambro.

Lo abbiamo ascoltato tutti Giuliano Castellino arringare la folla e annunciare l'obiettivo della CGIL: come è stato possibile che non sia stato fermato?

Oggi sappiamo, per esempio, che la procura aveva chiesto ad agosto di arrestarlo per le continue violazioni degli obblighi imposti dalla sorveglianza. Abbiamo saputo anche che, però, il giudice aveva detto no. Ecco perché Castellino stava in quella piazza.

Ma perché dopo averlo sentito dire «assediamo la CGIL» non è stato arrestato? E perché la sede della CGIL, obiettivo sensibile, non era ben presidiata dalle Forze dell'ordine per respingere l'assalto? Lei ha parlato, se non ricordo male, di 20 uomini davanti alla sede della CGIL e ce n'erano 1.500 tumultuosi, così li ha definiti nella sua informativa. Certamente, in quel contesto l'arresto in piazza dell'esponente di Forza Nuova avrebbe potuto provocare una reazione violenta; in quelle circostanze vale la regola della riduzione del danno, è vero, ma non possiamo non ribadire qui che l'assalto alla CGIL è stato un attacco alla nostra democrazia e alla nostra Costituzione, che è antifascista.

La leader di Fratelli d'Italia ha sostenuto che ci sia una regia dello Stato che ci farebbe tornare agli anni bui, alla strategia della tensione, che Forza Nuova sia stata lasciata di proposito a briglia sciolta: è un goffo tentativo di depistaggio, un far caciara, come dicono a Roma. Noi, invece, stiamo sulla questione; noi esprimiamo solidarietà alle Forze di polizia.

Riprendo un articolo di Paolo Berizzi, il giornalista di «la Repubblica» sotto scorta minacciato dai neofascisti: era il 10 ottobre di un anno fa - scrive Berizzi - quando i capi di Forza Nuova, insieme a no vax e no mask, diedero vita a un esecutivo che nei loro piani avrebbe dovuto sostituire il Governo Conte. Un'iniziativa che, riletta adesso, dopo la violenta azione eversiva del 9 ottobre, con l'attacco ai palazzi delle istituzioni e l'intenzione dei manifestanti no green pass di occupare Palazzo Chigi e Parlamento - come poi hanno fatto nella sede del primo sindacato italiano - suona quasi profetica, e comunque piuttosto inquietante.

Per questo, ministra Lamorgese, le rinnovo la nostra solidarietà, chiedendole nello stesso tempo un cambio di passo. Bisogna garantire la libertà di manifestazione, ma non può esserci legittimità per i violenti e i fascisti di questo millennio.

C'è un prima 9 ottobre e ci deve essere un dopo 9 ottobre: sottovalutare quei movimenti rappresenterebbe una tragica replica di momenti già vissuti e le nostre istituzioni non possono, non devono commettere simili errori di cui si porterebbero tutte le responsabilità.

Viva la CGIL, viva il sindacato, viva l'Italia antifascista! (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà.

SACCONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signora ministra Lamorgese, noi non le chiederemo le dimissioni, ma questo non ci esime dall'esprimere perplessità sulla gestione dell'ordine pubblico durante la fase finale della campagna elettorale. Abbiamo anche apprezzato la sua presa d'atto nella sua informativa, signora Ministra, ma ci chiediamo allo stesso tempo quanta responsabilità sia da ascrivere alle dichiarazioni di alcuni esponenti politici che hanno soffiato sul fuoco al punto da rendere protagoniste, loro malgrado, anche le Forze dell'ordine nella competizione elettorale. A quelle donne e a quegli uomini con la divisa va la nostra solidarietà; senza se e senza ma, noi siamo al vostro fianco, da Trieste, passando per Milano, sino alla sede della CGIL di Roma. (Applausi).

Siamo al fianco di chi garantisce libertà e diritti di tutti, ma questo deve avvenire nell'alveo delle regole democratiche. Signora Ministra, mi permetta di dirle che, dinanzi a tanta solidarietà, auspico che alle parole seguano i fatti. Si dia luogo finalmente alla chiusura del contratto nazionale e si adeguino i mezzi in dotazione alle Forze dell'ordine. In sintesi, si diano le garanzie funzionali: oggi un carabiniere che va a processo non ha alcuna tutela legale e questo è sperequativo rispetto a ciò che accade ad altri servitori dello Stato.

Nel merito della gestione, signora Ministra, ci sono state troppe falle precedenti alla manifestazione di Roma e troppe durante il suo svolgimento. C'erano solo sette agenti a difesa della sede della CGIL, nonostante gli annunci minacciosi di personaggi troppo noti da essere sottovalutati e persino liberi di circolare. Quelle immagini dei nostri poliziotti malmenati è una ferita che lede la dignità della nostra democrazia. (Applausi).

Si è trattato di un'aggressione non solo di neofascisti, ma anche di piccole frange che hanno abbandonato consapevolmente la protesta democratica per dare luogo ad atti criminali. La saggezza e il sangue freddo delle nostre Forze dell'ordine dinanzi a questa deriva di violenza hanno evitato che ci scappasse il morto. La politica non deve versare benzina sul fuoco, perché il rischio di un punto di non ritorno è dietro l'angolo. (Applausi).

Attenzione, però, signora Ministra, a non catalogare con definizioni semplicistiche gli oltre tre milioni di lavoratori nostri concittadini che non si sono vaccinati, solo perché magari non credono nell'obbligatorietà del green pass. Le maglie larghe tra l'obbligo del green pass e la facoltà di vaccinarsi alimentano la narrazione di un Governo che agisce in modo pilatesco, ossia non si assume la responsabilità di rendere obbligatorio il vaccino.

Lo voglio dire con chiarezza: noi rigettiamo queste tesi. Grazie ai vaccini e grazie al green pass l'Italia torna libera e torna a vivere, ma nove milioni di nostri concittadini non vaccinati chiedono a tutta la politica un surplus di analisi che non può essere archiviato con epiteti o con la messa al bando degli stessi protagonisti.

In termini di legalità, mi permetta un'ultima considerazione non polemica, signora Ministra. La manifestazione indetta dalla CGIL a San Giovanni nel sabato precedente le elezioni, quindi nel giorno del silenzio elettorale, crea un precedente, una deroga che neanche durante il periodo del terrorismo è stata posta in essere. (Applausi).

Abbiamo aderito allo spirito della piazza contro ogni forma di violenza, ma perché non condannare anche gli atti violenti provenienti dall'estrema sinistra? (Applausi). Perché non condannare in quella piazza gli atti vandalici subiti dal comitato Michetti con la stella delle Brigate Rosse? Neanche una parola di condanna è arrivata da quella piazza. (Applausi). Troppo facilmente, nel nostro Paese, quando non si comprende, non si condivide o semplicemente non si apprezza, si ricorre a definizioni semplicistiche. Non esistono soluzioni o definizioni facili, sarebbe un solo slogan e noi non parleremo mai per slogan.

Mi permetta di ricordare un giornalista (in tanti non hanno mai parlato per slogan, ma sono stati vittime dell'onta, quando hanno detto la verità): ricordo Giampaolo Pansa, che ha scritto il libro «Il sangue dei vinti»; ecco, quelli sono uomini coraggiosi, che non hanno paura di raccontare la verità.

In conclusione, signor Presidente, il monito che rivolgiamo al Governo, ma soprattutto all'Assemblea, è questo: uniamoci, senza divisioni manichee, contro ogni forma di violenza, perché il rischio è che si vada fuori controllo e si generi un clima che riporta indietro le lancette del tempo, a cui noi non ci rassegneremo mai. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, userò anche meno dei dieci minuti che mi sono stati assegnati, per evitare ripetizioni di parecchi passaggi che ho condiviso.

Mi soffermo su quello che è mancato nell'intervento: nessun accenno di autocritica, con lo scarico di responsabilità - non solo in questa occasione, ma anche in altre - su chi sta sotto. È un errore grave, da non commettere.

Ricordo che dieci giorni fa, non di più, il senatore Morra, Presidente della Commissione antimafia, quindi non un passante, ha detto testualmente che in Italia spesso la criminalità organizzata va cercata nelle prefetture. Oibò, da Ministro dell'interno, io avrei chiesto immediatamente o i nomi o le dimissioni. Sono passati dieci giorni. (Applausi).

Lei, signor Ministro, ha fatto il prefetto, guida e nomina i prefetti e lascia che qualcuno che ricopre un incarico così importante affermi pubblicamente che nelle prefetture si annidano mafiosi e camorristi? (Applausi). Non è normale. Non è colpa dei fascisti: in questo non c'entrano Forza Nuova e i fascisti. È una questione che il Ministro dell'interno, che si occupa di pubblica sicurezza, e il Presidente della Commissione antimafia, che ricopre un ruolo importante, dovrebbero chiarire a codesto Senato, perché da cittadino italiano, se nella mia prefettura di riferimento (quella di Milano) si annidano dei mafiosi, vorrei saperlo: quindi uno dei due è al posto sbagliato nel momento sbagliato. Lascio a voi decidere chi dei due. (Applausi).

Gli amici della sinistra sono spettacolari. Ho pensato per trenta secondi ai vostri interventi, se sui banchi del Governo ci fosse stato il ministro Salvini: il ministro Salvini ha permesso che dei fascisti, che non potevano essere in piazza, annunciassero l'assedio alla CGIL e poi ha ordinato ai poliziotti di non intervenire, permettendo dopo un'ora e mezza l'assedio alla CGIL.

Amici del Partito Democratico, c'è qualcosa che non funziona. Quel cretino, quel delinquente - non lo definisco neanche fascista - non doveva essere in quella piazza. (Applausi). Perché ce lo avete lasciato? E non è colpa dei questori, della Digos, dei prefetti, dei poliziotti o dei carabinieri: se qualcuno ai massimi livelli fa bene il suo lavoro, onore al merito.

Appositamente non parlo degli sbarchi, dei rimpatri, delle baby gang: ne stanno succedendo di tutti i colori. Parlo di quello che è accaduto la settimana scorsa, che ci ha fatto fare una figura meschina a livello mondiale. Signor Ministro, si prenda le sue responsabilità. Se non ha capito che cosa stava succedendo, è grave. Se l'ha capito e l'ha permesso, è ancora più grave. È molto semplice. (Applausi).

Se il Sottosegretario con la delega ai Servizi non è in grado di stabilire se in una piazza arrivano 1.000 o 15.000 persone, è un problema. Se con la nostra Intelligence l'aveva capito e non gliel'ha comunicato, è un problema ancora più grosso.

Quindi lei, signor Ministro, ha più di un fronte aperto su cui rispondere e non possono essere le 10, 20 o 30 pagine scritte con amore da solerti funzionari pubblici - le scrivevano anche a me - a far passare in secondo piano quella che è stata una débâcle: 41 poliziotti feriti non sta né in cielo, né in terra.

Signor Ministro, chieda aiuto a quest'Assemblea, a qualcuno che le può dare una mano; non viva con insofferenza la presenza del Parlamento. (Applausi). Non si isoli nei suoi uffici, perché purtroppo ci sono questori e prefetti che si sentono soli; ci sono dirigenti delle questure che si sentono soli; ci sono poliziotti che, se non sono tutelati dal massimo vertice della pubblica sicurezza, fanno il loro lavoro con uno spirito diverso. Se ci sono poliziotti isolati, non tutelati, indagati e non protetti dal loro Ministro, non si garantisce l'ordine pubblico in questo Paese. (Applausi). Difenda i suoi uomini e le sue donne, non scarichi su di loro. (Commenti).

Sì, è una vergogna, è vero, perché abbiamo parlato per dieci giorni dell'emergenza fascista, mentre l'emergenza di questo Paese è il lavoro, lavoro e ancora lavoro. (Applausi). Se non riuscite a isolare venti imbecilli, che tutti conoscono per nome e cognome, vuol dire che non sapete fare il vostro mestiere. Non sono sbarcati da Marte; uno di loro ha il braccialetto elettronico e il Daspo per non andare a vedere la Roma, tuttavia arringava 10.000 persone in Piazza del Popolo. Se uno vuole andare allo stadio senza il green pass, lo portate fuori per le orecchie e tuttavia permettete che questi delinquenti mettano a ferro e fuoco una città. C'è qualcosa che non funziona, ma non abbiamo sentito una sola parola di autocritica su questo. (Applausi). Speriamo che non succeda più. Quando arriveranno Biden e gli altri leader del mondo, spero che non ci siano quest'approssimazione, questa sciatteria e quest'inadeguatezza, perché non ce le possiamo permettere. La gente si aspetta certezza in questo momento. Certo, chi fa il suo lavoro può sbagliare, per carità di Dio; però a me piacciono quelli che si prendono le responsabilità dei loro atti e che non si nascondono dietro venticinque pagine dattiloscritte da mani altrui.

Sabato mattina andrò con assoluta serenità in tribunale a Palermo per rispondere di quello che ho fatto da Ministro dell'interno (Applausi): ci vado orgoglioso di quello che ho fatto da Ministro dell'interno, perché ho scelto di non voltarmi dall'altra parte. Dopo il Covid, penso che questo ruolo sia ancora più delicato, quindi, signor Ministro, le do un consiglio: faccia sentire la sua vicinanza a chi lavora non sotto di lei, ma di fianco a lei. Mai dire: chiedete al prefetto, chiedete al questore, chiedete al funzionario, chiedete al responsabile dell'ordine pubblico di quella piazza. Ma vi pare normale che ci sia stata una manifestazione di parte e di partito il sabato prima del voto a Roma e che ci siano stati lacrimogeni e idranti lunedì con le urne aperte a Trieste? (Applausi). Neanche in Cile e in Venezuela, a urne aperte, ci sono le manifestazioni di partito e si usano gli idranti. Noi ce la mettiamo veramente tutta per cercare di limare, di collaborare e di ascoltare; però, a parti invertite, avreste chiesto l'invio dei caschi blu dell'ONU. Non so se vi rendete conto dell'ipocrisia che alberga a sinistra, della profonda ipocrisia che alberga a casa vostra. (Applausi). Abbiate almeno il pudore di non esagerare.

Buon lavoro, signor Ministro, se comincerà a fare il Ministro, perché per il momento non ce ne siamo ancora accorti. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà.

PIARULLI (M5S). Signora Presidente, ringrazio la signora Ministra per il suo necessario intervento.

Onorevoli colleghi, le immagini dell'assalto alla sede nazionale della CGIL e degli scontri con le Forze dell'ordine avvenuti a Trieste, a Milano e al centro di Roma non possono lasciare nessuno di noi indifferente. Il diritto di manifestare le proprie idee non può mai degenerare in atti di aggressione, intimidazione e violenza. I valori dell'antifascismo e della resistenza e il ripudio dell'ideologia autoritaria rappresentano il fondamento della nostra Costituzione, nata da un accordo trasversale tra forze politiche diverse, basata su principi espressi sia nella XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista, sia nella relativa disposizione di attuazione prevista dalla cosiddetta legge Scelba, che ha recepito in pieno questa norma. Detto precetto costituzionale, fissando un'impossibilità giuridica assoluta e incondizionata, impedisce che un movimento formatosi e operante in violazione di tale divieto possa in qualsiasi forma partecipare alla vita politica e condizionarne le libere e democratiche dinamiche.

Gli avvenimenti di sabato 9 ottobre, culminati con l'efferato attacco rivolto alla più antica organizzazione sindacale italiana, la CGIL, rappresentano un autentico attentato alla democrazia del nostro Paese, rammentando che i sindacati sono espressione di libertà e tutela della dignità del lavoratore. Quanto accaduto deve imporre a noi tutti una profonda riflessione: risulta necessario e non più rinviabile un forte e decisivo intervento nel fronteggiare un fenomeno sempre più pericoloso e troppo a lungo sottovalutato, ridotto a banale folklore. Occorre programmare in maniera precisa e puntuale le misure di sicurezza da adottare, al fine di prevenire questi drammatici eventi, coinvolgendo tutte le Forze dell'ordine, in modo da evitare che sia messa in pericolo l'incolumità pubblica, ma soprattutto quella dei singoli poliziotti, presenti per motivi di lavoro, e degli stessi manifestanti pacifici, anche con l'ausilio di strumenti tecnologici innovativi.

Un ringraziamento va alle Forze dell'ordine, che spesso si trovano a dover fronteggiare situazioni critiche con scarsità di mezzi, e al personale sanitario, eroe di questa pandemia. Occorre usare senza rinvii la legislazione esistente, per sciogliere finalmente le formazioni che si ispirano alla cultura e alla storia fascista e nazista; occorre dare impulso alla conoscenza del fascismo, delle sue origini e della tragedia che ha rappresentato insieme al nazismo, dando rinnovato vigore alle radici e allo spirito della nostra Costituzione, divulgando tali principi in tutte le sedi e in tutte le istituzioni, iniziando dalle scuole. Occorre con determinazione avere il coraggio di denunciare questa cultura basata sull'odio, sulla discriminazione, sull'intolleranza e sul razzismo, che soffia sul disagio sociale e lo strumentalizza. (Applausi).

Occorre tessere nuovamente i fili di una regolare partecipazione democratica, per operare un'organica ricostruzione del Paese, basata sui valori costituzionali, per i quali i nostri Padri costituenti hanno combattuto, per un'idea di res publica elevata, scevri da qualsiasi tornaconto elettorale, ricostruendo un'efficace rete di diritti e tutele universali, ridando dignità al lavoro umiliato, frammentato e diviso. Nessuna libertà di pensiero dev'essere adottata a giustificazione di quanto avvenuto.

Per questo, signora Ministra, invito lei e tutte le forze politiche presenti in quest'Aula a perseguire quanto disposto dal dettato costituzionale, adottando tutti i provvedimenti necessari per assicurare livelli maggiori di sicurezza, implementando le Forze dell'ordine esistenti sul territorio e, soprattutto, promuovendo attività di prevenzione, mediazione e sensibilizzazione. Dev'essere fatto per la difesa della nostra... (Il microfono si disattiva automaticamente).(Applausi).

PRESIDENTE. Senatrice Piarulli, le ricordo che può consegnare la restante parte del suo intervento, affinché sia allegata al Resoconto della seduta odierna.

Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 28 ottobre.

L'ordine del giorno della seduta di domani, alle ore 9, prevede le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre 2021.

A partire dalle ore 14,30, saranno discusse mozioni su iniziative volte a dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e mozioni su iniziative volte a contrastare ogni forma di violenza e di totalitarismo. La discussione delle mozioni potrà proseguire, ove necessario, nella seduta di giovedì 21 ottobre.

Martedì 26 ottobre, a partire dalle ore 16,30, avrà luogo la discussione del decreto-legge sugli incendi boschivi. La seduta non prevede orario di chiusura.

Il calendario della prossima settimana prevede inoltre i seguenti argomenti: il seguito della discussione del disegno di legge sul contrasto della discriminazione e violenza per sesso, genere e disabilità, approvato dalla Camera dei deputati; la legge europea 2019-2020, già approvata dalla Camera dei deputati, e connesse relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea; il disegno di legge, collegato alla manovra di bilancio, già approvato dalla Camera dei deputati, sui titoli universitari abilitanti; la prima deliberazione del Senato sul disegno di legge costituzionale di modifica all'articolo 119 della Costituzione per il riconoscimento dello svantaggio derivante dall'insularità.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 28 ottobre:

Martedì

19

ottobre

h. 16,30-20

- Informativa del Ministro dell'interno sui gravi fatti accaduti a Roma il 9 ottobre scorso in occasione della manifestazione svoltasi presso Piazza del Popolo

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre 2021 (mercoledì 20, ore 9)

- Mozioni su iniziative volte a dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e

Mozioni su iniziative volte a contrastare ogni forma di violenza e di totalitarismo

Mercoledì

20

"

h. 9-20

Giovedì

21

"

h. 9,30

(se necessaria)

Martedì

26

ottobre

h. 16,30

- Disegno di legge n. 2381 - Decreto-legge n. 120, Incendi boschivi (scade l'8 novembre)

- Seguito disegno di legge n. 2005 - Contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità (approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 2169 - Legge europea 2019-2020 (approvato dalla Camera dei deputati) e connessi doc. LXXXVI, n. 4 e doc. LXXXVII, n. 4 - Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea

- Disegno di legge n. 2305 - Titoli universitari abilitanti (approvato dalla Camera dei deputati) (collegato alla manovra di bilancio)

- Disegno di legge costituzionale n. 865 - Modifica all'articolo 119 della Costituzione per il riconoscimento dello svantaggio derivante dall'insularità (prima deliberazione del Senato)

Mercoledì

27

"

h. 9,30-20

Giovedì

28

"

h. 9,30-20

Gli emendamenti ai disegni di legge n. 2305 (Titoli universitari abilitanti) e n. 865 (Modifica all'articolo 119 della Costituzione per il riconoscimento dello svantaggio derivante dall'insularità) dovranno essere presentati entro le ore 13 di venerdì 22 ottobre.

Ripartizione dei tempi per la discussione sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri
in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre 2021
(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)

Governo

30'

Gruppi 3 ore, di cui

M5S

32'

L-SP-PSd'Az

29'

FIBP-UDC

25'

Misto

25'+5'

PD

22'

FdI

17'+5

IV-PSI

16'

Aut (SVP-PATT, UV)

14'

Dissenzienti

da definire

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2381
(Decreto-legge n. 120, Incendi boschivi)

(Gruppi 5 ore, escluse dichiarazioni di voto)

M5S

54'

L-SP-PSd'Az

49'

FIBP-UDC

42'

Misto

41'+5'

PD

37'

FdI

29'+5'

IV-PSI

26'

Aut (SVP-PATT, UV)

23'

Dissenzienti

da stabilire

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2169
(Legge europea 2019-2020)

e dei connessi documenti LXXXVI, n. 4, e LXXXVII, n. 4
(Relazioni programmatica e consuntiva
sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui

M5S

54'

L-SP-PSd'Az

49'

FIBP-UDC

42'

Misto

41'+5'

PD

37'

FdI

29'+5'

IV-PSI

26'

Aut (SVP-PATT, UV)

23'

Dissenzienti

da stabilire

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

RUFA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUFA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esso correlati, in data 24 marzo 2021, ha approvato all'unanimità la relazione sull'inquinamento derivante dall'utilizzo dei gessi rossi prodotti a Scarlino, Comune di Grosseto, in Toscana, quella Toscana dove da anni i presidenti regionali, coloro che dovrebbero tutelare il bene comune, sono politici del Partito Democratico. La relazione dovrebbe essere dibattuta in quest'Aula. In sette mesi, però, un argomento così delicato ed evidentemente di appartenenza politica non ha trovato spazio. In quel luogo e in quella Regione ci sono vergognosi guadagni sulle spalle della gente. Dalla relazione emerge infatti un risparmio illecito di ben 237 milioni a fronte di uno sfrontato e accertato inquinamento delle falde acquifere. Perché allora rimandare un argomento così importante, studiato, valutato e condannato da una Commissione il cui ruolo è così svalutato e soprattutto subordinato ai poteri forti di una parte politica?

Si parla in continuazione di green e poi sull'inquinamento delle falde acquifere si china il capo davanti al dio denaro; troppa ipocrisia e furbizia politica. Mi chiedo a questo punto se sia ancora utile il ruolo della Commissione e segnalo comunque la necessità che arrivi in Aula la discussione sui gessi rossi, soprattutto ora che le elezioni sono concluse.

Chiudo leggendo le conclusioni oggettive e coraggiose della Commissione: non pare che questo sia l'atteggiamento corretto da tenere da parte dello Stato e delle Istituzioni pubbliche che dovrebbero tutelare l'ambiente. Più correttamente, la soluzione che si sarebbe dovuta adottare era quella di vietare l'uso dei gessi per il ripristino delle ex cave esaurite. Vado oltre, perché la relazione conclude con una frase che schiaffeggia la politica: «Trovato l'inquinamento, la legge lo mantiene».

Rinnovo la necessità di portare in Aula questo argomento, che evidentemente interessa il PD. (Applausi).

CUCCA (IV-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, sento doveroso questo mio intervento per ricordare, prima di tutto a me stesso, la figura di una persona che ieri ci ha lasciato, un sardo che nella sua estrema umiltà ha dato lustro alla Sardegna, guadagnandosi l'appellativo di eroe, che però ha sempre rifiutato. Parlo di Angelo Licheri, l'uomo che, mettendo a repentaglio la propria vita in maniera del tutto gratuita e generosa, aveva tentato di salvare Alfredino Rampi in quelle terribili giornate che a noi tutti sono note e serbiamo nel nostro ricordo.

Angelo Licheri era una persona molto umile, provata nel fisico, senza una gamba a causa del diabete, semicieco e con gravi problemi all'udito. In tutto questo, comunque, continuava a mantenere vivo il ricordo di quella notte e ad avere il coraggio del rifiuto, pur vivendo nell'estrema indigenza: gli avevano offerto 27 medaglie d'oro, ma consapevole - diceva lui - di aver fallito in quell'impresa assolutamente difficile, ha sempre rifiutato.

Ho inteso parlare perché qualche mese fa, assieme al presidente Faraone, abbiamo presentato una mozione per fare in modo che quest'uomo potesse almeno avere la dignità di una vita serena e di un fine vita sereno, perché gli era stato rifiutato qualsiasi tipo di aiuto e viveva davvero nell'indigenza, ospite di una casa di riposo. Purtroppo quella mozione non è mai stata portata all'esame dell'Assemblea e non è mai stata discussa. Quest'uomo diceva di essere ricordato soltanto nei giorni dell'anniversario della vicenda di Vermicino e lamentava di non aver mai gli auguri, neanche a Natale né a Pasqua; pertanto, in questo senso, a me rimane il rimorso di non essere riuscito a portare a termine quell'operazione e credo che su questo dovremmo riflettere, perché abbiamo davvero tante figure come Angelo Licheri, che però forse non valorizziamo, non ricordiamo e non aiutiamo abbastanza. Salutiamo quindi anche da quest'Aula, con la solennità che quest'Assemblea merita, la figura di un eroe che ha davvero messo a repentaglio la sua vita in maniera gratuita, semplicemente nel tentativo di salvarne un'altra. (Applausi).

MAUTONE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAUTONE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento vuole porre l'attenzione su una realtà estremamente positiva, che rappresenta un successo per i nostri scienziati e le professionalità presenti nel nostro Paese, in particolare, in questo caso specifico, nella mia Regione, la Campania. Vi sono figure di alto profilo nel panorama scientifico e nella ricerca mondiale che confermano ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, le enormi potenzialità e le grandi competenze della nostra ricerca e dei nostri ricercatori.

La necessità di potenziare, supportare e finanziare in tutti i modi la ricerca, al fine di evitare le tante fughe all'estero delle nostre menti migliori, è una priorità. In particolare, in questo caso, dieci bambini hanno ritrovato la vista grazie a una terapia genica, eseguita per la prima volta in Italia nell'azienda ospedaliera dell'Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli, Napoli. I piccoli erano ipovedenti a causa di una rara forma di distrofia retinica ereditaria legata a mutazioni genetiche. Il risultato ottenuto è il frutto del lavoro certosino e approfondito condotto dalla clinica oculistica universitaria in collaborazione con Telethon e il Children's Hospital di Philadelphia. I bambini non erano campani e provenivano da diverse Regioni italiane.

Vorrei fare una considerazione importante: Napoli diventa punto di riferimento nazionale per il trattamento di malattie rare della retina. Non più quindi solo viaggi della speranza e di emigrazione sanitaria verso le Regioni centro-settentrionali, più organizzate e strutturate dal punto di vista sanitario, capaci di rispondere in maniera più appropriata e veloce alla domanda di salute di cittadini del Sud, le cui Regioni pagano anni di malasanità, carenze strutturali e organizzative e di piante organiche inadeguate. I dieci pazienti trattati oggi possono scrivere, leggere e muoversi in autonomia; la via del trattamento precoce in una patologia degenerativa come questa è fondamentale. Il successo, frutto di anni di lavoro e di ricerca, permette di offrire una speranza reale di vita migliore ai piccoli pazienti. Occorre essere orgogliosi del team di ricerca che ha ottenuto questo grande risultato, che pone il nostro Paese all'avanguardia in Europa. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 20 ottobre 2021

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 20 ottobre, alle ore 9, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,53).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Auddino, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bini, Bonifazi, Borgonzoni, Campagna, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Conzatti, Corbetta, De Poli, Di Marzio, Fede, Floridia, Galliani, Garruti, Ghedini, Giacobbe, Iori, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pinotti, Pittella, Pucciarelli, Rojc, Romagnoli, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri e Vaccaro.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

È considerata in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, la senatrice D'Angelo.

Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, trasmissione di documenti

Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, ha inviato la relazione su "Contrasto alla violenza di genere: una prospettiva comparata", approvata dalla Commissione stessa nella seduta del 12 ottobre 2021 (Doc. XXII-bis, n. 5).

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 13 ottobre 2021, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle problematiche che potrebbero derivare alla filiera del Prosecco dal riconoscimento dell'indicazione geografica protetta del vino croato Prošek (Doc. XXIV, n. 54).

Il predetto documento è inviato al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

Commissioni permanenti, presentazione di relazioni

A nome della 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), il senatore Vallardi ha presentato, ai sensi dell'articolo 50, comma 3, del Regolamento, la relazione sulla risoluzione, approvata il 13 ottobre 2021, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle problematiche che potrebbero derivare alla filiera del Prosecco dal riconoscimento dell'indicazione geografica protetta del vino croato Prošek (Doc. XXIV, n. 54-A).

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Ciprini Tiziana, Tripiedi Davide, Spadoni Maria Edera, Nesci Dalila, Pallini Maria, Aiello Davide, Amitrano Alessandro, Costanzo Jessica, Cubeddu Sebastiano, De Lorenzo Rina, Giannone Veronica, Invidia Niccolo', Perconti Filippo Giuseppe, Segneri Enrica, Siragusa Elisa, Tucci Riccardo, Villani Virginia

Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, e altre disposizioni in materia di pari opportunità tra uomo e donna in ambito lavorativo (2418)

(presentato in data 14/10/2021)

C.522 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.615, C.1320, C.1345, C.1675, C.1732, C.1925, C.2338, C.2424, C.2454);

Onn. Meloni Giorgia, Morrone Jacopo, Mandelli Andrea

Disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali (2419)

(presentato in data 14/10/2021)

C.3179 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.301, C.1979, C.2192, C.2741, C.3058).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatrice Saponara Maria

Dichiarazione di Monumento nazionale del Teatro Regio di Parma (2416)

(presentato in data 13/10/2021);

senatori Valente Valeria, Papatheu Urania Giulia Rosina, Rizzotti Maria, Laforgia Francesco, Vono Gelsomina, Fedeli Valeria, Rampi Roberto, Pittella Gianni, Giacobbe Francesco, Iori Vanna

Introduzione dell'articolo 317-ter del codice civile (2417)

(presentato in data 13/10/2021);

iniziativa CNEL

Modifiche alla legge 30 dicembre 1986, n. 936 (2420)

(presentato in data 12/10/2021);

iniziativa CNEL

Delega al Governo per l'integrazione e l'attuazione dello Statuto dei diritti del contribuente attraverso disposizioni ispirate ai principi generali delle tradizioni giuridiche comuni degli Stati Membri dell'Unione Europea ed ai principi costituzionali sull'azione amministrativa, di sussidiarietà orizzontale fiscale, di certezza del diritto, di trasparenza, di tutela dell'affidamento, di partecipazione al procedimento, di motivazione, di chiarezza dei provvedimenti, di efficienza, di equità, di collaborazione e di buona fede (2421)

(presentato in data 12/10/2021);

senatrice Modena Fiammetta

Disposizioni per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Pietro Vannucci detto "Il Perugino" (2422)

(presentato in data 14/10/2021);

senatori Binetti Paola, Toffanin Roberta, Rizzotti Maria, Gallone Maria Alessandra, Papatheu Urania Giulia Rosina, Dal Mas Franco, Gasparri Maurizio, Vitali Luigi, Caliendo Giacomo, Saccone Antonio, Giammanco Gabriella, Floris Emilio, Tiraboschi Maria Virginia, Caligiuri Fulvia Michela, Damiani Dario, Serafini Giancarlo, Cangini Andrea, Mallegni Massimo, Aimi Enrico, Siclari Marco

Misure per favorire l'invecchiamento attivo attraverso attività di utilità sociale e di formazione permanente (2423)

(presentato in data 19/10/2021).

Disegni di legge, assegnazione

In sede deliberante

11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Dep. Ciprini Tiziana ed altri

Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, e altre disposizioni in materia di pari opportunità tra uomo e donna in ambito lavorativo (2418)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea)

C.522 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.615, C.1320, C.1345, C.1675, C.1732, C.1925, C.2338, C.2424, C.2454)

(assegnato in data 19/10/2021).

In sede redigente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Faraone Davide

Istituzione dell'Autorità garante per la trasparenza nei concorsi pubblici (2256)

previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)

(assegnato in data 15/10/2021);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Valente Valeria ed altri

Introduzione dell'articolo 317-ter del codice civile (2417)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 19/10/2021);

2ª Commissione permanente Giustizia

Dep. Meloni Giorgia ed altri

Disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali (2419)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea)

C.3179 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.301, C.1979, C.2192, C.2741, C.3058)

(assegnato in data 19/10/2021);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Montani Enrico ed altri

Costituzione di una zona economica speciale (ZES) nella provincia di Belluno (2389)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/10/2021);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Richetti Matteo

Riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto sui prodotti igienici femminili essenziali, nonché istituzione di un credito annuo per il loro acquisto e distribuzione degli stessi negli istituti scolastici (2206)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali)

(assegnato in data 19/10/2021);

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Sen. Bottici Laura ed altri

Disposizioni in materia di tratte ferroviarie ad uso turistico (2321)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/10/2021);

9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare

Sen. Taricco Mino ed altri

Disposizioni in materia di filiera agroindustriale della canapa (2319)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali)

(assegnato in data 15/10/2021);

9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare

Sen. Vallardi Gianpaolo ed altri

Disposizioni sulla promozione e valorizzazione della dieta mediterranea (2241)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/10/2021);

9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare

Sen. Vallardi Gianpaolo ed altri

Disposizioni sulla istituzione dell'Albo degli agromeccanici e sull'esercizio dell'attività professionale di agromeccanico (2349)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/10/2021);

11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Sen. Matrisciano Susy ed altri

Modifiche all'articolo 3 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, in materia di accesso alla nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego - NASPI (2253)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 19/10/2021);

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. Quarto Ruggiero

Misure per la tutela dell'ambiente marino e la resilienza delle zone costiere (2315)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/10/2021);

Commissioni 1ª e 2ª riunite

Sen. Santangelo Vincenzo ed altri

Modifica all'articolo 54 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di responsabilità penale degli amministratori locali (2279)

previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 15/10/2021);

Commissioni 2ª e 12ª riunite

Sen. Montevecchi Michela ed altri

Modifiche alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, e al codice penale, in materia di assistenza sanitaria nella fase finale della vita (2237)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 19/10/2021);

Commissioni 7ª e 12ª riunite

CNEL

Norme per l'orientamento permanente e per l'accesso ai corsi dell'area sanitaria e bio-medica con specifico riferimento alle facoltà di medicina e chirurgia (2366)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 19/10/2021).

In sede referente

2ª Commissione permanente Giustizia

Regione Toscana

Modifiche al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, recante nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148 (2369)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/10/2021);

11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Sen. Nannicini Tommaso

Interventi per l'equità di genere nel tempo dedicato al lavoro e alla cura dei figli, nonché delega al Governo per l'individuazione di misure di sostegno alla genitorialità per gli iscritti delle casse previdenziali professionali (2125)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 15/10/2021).

Disegni di legge, nuova assegnazione

2ª Commissione permanente Giustizia

in sede redigente

Sen. Maiorino Alessandra ed altri

Istituzione dei centri di ascolto per uomini maltrattanti e disposizioni concernenti la procedura di ammonimento da parte del questore (1770)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

Già assegnato, in sede redigente, alla (1° e 2° riun.)

(assegnato in data 19/10/2021).

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 6, 7 e 11 ottobre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi:

al dottor Placido Migliorino, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili;

ai dottori Fabrizio Corbo e Paolo Puglisi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;

al dottor Andrea De Pasquale, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della cultura;

alla dottoressa Antonella Iunti, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'istruzione;

alla dottoressa Giuliana Palumbo, dirigente della Banca d'Italia, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia.

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 8 ottobre 2021, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - la comunicazione concernente il conferimento di incarico, al dottor Bruno Giordano, di Direttore dell'Agenzia unica per le ispezioni del lavoro denominata "Ispettorato nazionale del lavoro".

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 29 settembre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, concernente la notifica 2021/0612/I relativa allo "Schema di decreto legislativo recante "attuazione della direttiva (UE) 2019/904 DEL Parlamento europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019 sulla riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente". La predetta documentazione è deferita alla 10a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 972).

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, in data 7 ottobre 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 10 della legge 28 agosto 1997, n. 285, la relazione sullo stato di attuazione della legge recante disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza, relativa all'anno 2019.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 11a Commissione permanente (Doc. CLXIII, n. 4).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 11 ottobre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6 della legge 25 luglio 2000, n. 209, la relazione sullo stato di attuazione della legge recante misure per la riduzione del debito estero dei paesi a più basso reddito e maggiormente indebitati, relativa al periodo da luglio 2020 a giugno 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 5a Commissione permanente (Doc. CLXXXIII, n. 4).

Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione

Il Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, con lettera in data 8 ottobre 2021, ha trasmesso, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sulla procedura di infrazione n. 2021/0445, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2019/1024 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa all'apertura dei dati e al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 116/1).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sull'applicazione della direttiva 2009/52/CE, del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (COM(2021) 592 definitivo), alla 1a e alla 2a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a, alla 11a e alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Relazione sulla migrazione e l'asilo (COM(2021) 590 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Piano d'azione rinnovato dell'UE contro il traffico di migranti (2021-2025) (COM(2021) 591 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - La strategia dell'UE sulla lotta contro l'antisemitismo e il sostegno alla vita ebraica (2021-2030) (COM(2021) 615 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente.

Autorità di regolazione dei trasporti, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Presidente dell'Autorità di regolazione dei trasporti, ha inviato, ai sensi dell'articolo 37, comma 5, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, la relazione sull'attività svolta dalla medesima Autorità, aggiornata al mese di agosto 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. CCXVI, n. 3).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 13 e 14 ottobre 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 466);

dell'Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura (Fondazione ENPAIA) per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 467);

dell'Agenzia del Demanio, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 468).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

È pervenuto al Senato un voto della regione Basilicata relativo alla stabilizzazione dei parametri del dimensionamento scolastico così come previsto dalla legge 30 dicembre 2020, n. 178.

Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente (n. 66).

Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di atti. Deferimento

Il Presidente dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), con lettera in data 8 ottobre 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la relazione concernente le misure consequenziali adottate in esito alla deliberazione n. 23/2020/G della Corte dei conti, Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Atto n. 971).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, in data 15 ottobre 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2017/746 per quanto riguarda le disposizioni transitorie per determinati dispositivi medico-diagnostici in vitro e l'applicazione differita delle prescrizioni per i dispositivi fabbricati internamente (COM(2021) 627 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 15 ottobre 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14a.

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.

Il signor Daniele Granara da Genova e numerosi altri cittadini chiedono l'abolizione dell'obbligatorietà del certificato verde COVID-19 per il personale della Polizia di Stato (Petizione n. 939, assegnata alla 1a Commissione permanente);

il signor Antonio Lepore da Bari chiede modifiche alla disciplina relativa alle pensioni di reversibilità nel senso di includere tra la platea dei beneficiari anche i figli degli assistiti deceduti che si trovano in condizione di disoccupazione o comunque in condizione di indigenza (Petizione n. 940, assegnata alla 11a Commissione permanente).

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Unterberger, Steger, Durnwalder, Laniece, Bressa e Casini hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00422 della senatrice Malpezzi ed altri.

I senatori Steger e Casini hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00424 del senatore Nencini ed altri.

Mozioni

MALLEGNI, AIMI, BERARDI, BARBONI, PAPATHEU, FAZZONE, VESCOVI, PEROSINO - Il Senato,

premesso che:

il 26 giugno 2019 la Camera dei deputati ha approvato una mozione in cui impegnava il Governo: "a valutare l'avvio e la realizzazione di iniziative finalizzate alla futura adozione, da parte dell'Unione europea, di un embargo verso l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, prevedendo al contempo consultazioni con gli altri Stati membri dei consorzi internazionali in relazione ai programmi di coproduzione industriale intergovernativi attualmente in essere" e "a continuare ad assicurare un'applicazione rigorosa delle disposizioni della legge 9 luglio 1990, n. 185, e ad adottare gli atti necessari a sospendere le esportazioni di strumenti di difesa, così come la loro componentistica verso l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace con lo Yemen" (1-00204, testo 2);

il Governo italiano ha adottato, a fine luglio 2019, gli atti necessari per consentire all'UAMA la sospensione di tutte le licenze relative all'esportazione di strumenti di difesa e loro componenti che possano essere utilizzate dall'Arabia saudita o dagli Emirati arabi uniti nel conflitto in Yemen;

il provvedimento deciso dal Governo italiano, di durata di 18 mesi, scadeva a fine gennaio 2021;

il 22 dicembre 2020, la III Commissione permanente (Affari esteri e comunitari) della Camera ha approvato una risoluzione (8-00096) che impegna il Governo: "ad adottare gli atti necessari per revocare le licenze in essere, relative alle esportazioni verso i Paesi dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti di bombe d'aereo e missili, che possono essere utilizzate per colpire la popolazione civile, e della loro componentistica" e "a mantenere la sospensione della concessione di nuove licenze per i medesimi materiali e Paesi e a valutare la possibilità di estendere tale sospensione anche ad altre tipologie di armamenti, sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace";

il 29 gennaio 2021, il Governo, dando seguito alla risoluzione approvata alla Camera, ha deciso di revocare, e non solo sospendere, le autorizzazioni in corso per l'esportazione di missili e bombe d'aereo verso Arabia saudita ed Emirati arabi uniti;

il 3 agosto 2021, la III Commissione della Camera, nell'ambito dell'esame della "Comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni 'Partenariato rinnovato con il vicinato meridionale - Una nuova agenda per il Mediterraneo' (JOIN (2021) 2 final)", ha approvato un documento finale con il quale, esprimendo una valutazione favorevole, ha segnalato al Governo, tra le altre, l'opportunità "di rafforzare la cooperazione strategica con i Paesi del Golfo che, come nel caso degli Emirati Arabi Uniti, hanno assunto una nuova e più responsabile postura nella regione a sostegno di dialogo, pace e stabilità, come dimostra l'impegno a fianco dell'Occidente nel contrasto al terrorismo fondamentalista di Daesh ed Al Qaida, il sostegno umanitario devoluto alle Nazioni Unite dagli Emirati per la popolazione yemenita e il ritiro delle forze armate di Abu Dhabi dal conflitto yemenita - dichiarato dalle Autorità emiratine e noto anche alle nostre Autorità - circostanza positiva alla luce della quale rilanciare le relazioni bilaterali, rivitalizzando la cooperazione politica, economica, militare e culturale in tutti i campi di comune interesse, anche superando misure restrittive precedentemente assunte";

alla risoluzione avrebbe fatto seguito un colloquio telefonico del ministro Luigi Di Maio con il Ministro degli affari esteri degli Emirati arabi, sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, considerato che i temi in agenda erano "i rapporti bilaterali e partenariato strategico, e temi regionali";

ad oggi, pare che il Governo abbia dato seguito al superamento delle precedenti restrizioni adottate, attraverso un'informativa proposta dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in Consiglio dei ministri, dopo la presa d'atto di una "comunicazione congiunta al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni 'Partenariato rinnovato con il vicinato meridionale - Una nuova agenda per il Mediterraneo'";

il procedimento appare, quindi, incompleto nei presupposti mancando di fatto un'espressa decisione del Parlamento attraverso una risoluzione uguale e contraria a quella approvata in data 22 dicembre 2020 (8-00096) dalla III Commissione della Camera,

impegna il Governo:

1) ad adottare formali ed urgenti iniziative al fine di revocare formalmente, questa volta su presupposti legislativi chiari ed inequivocabili, le misure imposte il 29 gennaio scorso nei confronti dell'Arabia saudita e degli Emirati arabi uniti, rispettando le istanze del Parlamento esposte nella risoluzione approvata lo scorso 3 agosto 2021, per il superamento delle misure restrittive precedentemente assunte;

2) a rilanciare le relazioni bilaterali con gli Emirati e a dare nuovo impulso alla cooperazione politica, economica, militare e culturale in tutti i campi di comune interesse.

(1-00426)

CIRIANI, RAUTI, BALBONI, BARBARO, CALANDRINI, DE BERTOLDI, DE CARLO, DRAGO, FAZZOLARI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, LA RUSSA, MAFFONI, MALAN, NASTRI, PETRENGA, RUSPANDINI, TOTARO, URSO, ZAFFINI - Il Senato,

premesso che:

il Parlamento europeo, il 2 aprile 2009, ha approvato una risoluzione storica, con la quale si equiparano i crimini di tutti i regimi totalitari che hanno operato in Europa, e per la prima volta si riconosce anche l'esistenza delle violenze avvenute ad opera dei regimi comunisti totalitari e antidemocratici nell'Europa centrale e orientale;

tale linea è stata ribadita anche dalla relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio "La memoria dei crimini commessi dai regimi totalitari in Europa" (COM/2010/0783) e dalla risoluzione del Consiglio d'Europa "Sulla necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi del totalitarismo comunista" (n. 1481 del 25 gennaio 2006);

lo spirito europeo più autentico, quello che Fratelli d'Italia vorrebbe ritrovare, ha dato vita ad un'integrazione tra popoli e nazioni diverse, ma che vivono sullo stesso continente, in risposta alle sofferenze inflitte da due guerre mondiali e come mezzo per superare profonde divisioni e ostilità, uno spirito che si è perso con l'anteposizione dell'economia ai popoli, della moneta alle nazioni;

le interpretazioni distorte della storia possono generare false convinzioni, come una visione manichea delle responsabilità e la conclusione che il lassismo di una società multiculturale possa essere la panacea di ogni male, minando alla base ogni identità nazionale e negando l'auspicabile convivenza nella pari dignità come sintetizzata nel motto europeistico "uniti nella diversità";

nella storia non esistono narrazioni unilaterali: la storia la fanno i vincitori e, per questo, occorre uno sforzo di onestà intellettuale, sedimentato il tempo della passione e ritrovato quello dello studio, che porti ad essere imparziali affinché nulla si possa ripetere con drammatica inconsapevolezza;

la metabolizzazione del male perché non si ripeta necessita di una memoria sofferta e condivisa;

come evidenziato dalla risoluzione del Parlamento europeo, l'Europa non sarà unita fino a quando non sarà in grado di creare una visione comune della propria storia e non avvierà un dibattito onesto e approfondito sui crimini perpetrati da tutti i totalitarismi nel secolo scorso, considerando che nel 2019 si celebrerà il trentesimo anniversario del crollo delle dittature comuniste e della caduta del muro di Berlino;

agli inizi della presidenza repubblicana di Nixon, il Senato degli Stati Uniti d'America commissionò tre studi per fare chiarezza su alcuni aspetti oscuri della storia e venne così alla luce, nel 1970, il volume "The human cost of Soviet Communism", un'opera firmata dall'illustre storico britannico Robert Conquest, uno dei massimi studiosi della rivoluzione sovietica;

al netto delle vittime dello sforzo bellico, Robert Conquest quantificò il numero dei morti provocati dal comunismo, nei 20 anni seguenti alla presa del potere di Lenin, in oltre 21 milioni, oltre 15 milioni dei quali morti nei campi di lavoro;

i giustiziati tra il 1919 e il 1923 sono stati stimati invece in 900.000, mentre 2 milioni furono giustiziati dalle purghe staliniane;

in Cina, Mao Tzedong e i comunisti cinesi, per prendere il potere, avrebbero provocato 20 milioni di morti;

per venire ad una storia drammaticamente più vicina, si ricorda che gli ultimi episodi di genocidio e crimini contro l'umanità, in Europa, sono avvenuti nel luglio 1995 nella città di Srebrenica, dove persero la vita oltre 8.000 musulmani bosniaci, per la maggioranza ragazzi e uomini, e che la responsabilità politica di questo eccidio appartiene al leader del Partito socialista di Serbia Slobodan Milosevic;

il confine orientale riporta la memoria ad un altro eccidio compiuto, questa volta, ai danni della popolazione italiana dell'Istria e della Dalmazia, oggetto di episodi di negazionismo;

molto spesso si vedono sfilare nei cortei cosiddetti antifascisti le bandiere dell'ex Repubblica sovietica di Jugoslavia, accompagnate da slogan che inneggiano con favore ai crimini del regime titino;

vale la pena sottolineare come l'esistenza e la veridicità di tali violenze non sia un'opinione all'interno del territorio dello Stato italiano: con la legge 30 marzo 2004, n. 92, infatti, è stato istituito il Giorno del ricordo, una solennità civile nazionale celebrata il 10 febbraio di ogni anno, che mira a conservare e rinnovare "la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato secondo dopoguerra (1943-1945), e della più complessa vicenda del confine orientale";

nella ricerca delle derive totalitaristiche, occorre sottolineare come siano ben altre le esperienze politiche attualmente esistenti e che sono classificate con "non democratiche", tra le quali spiccano sicuramente le nazioni ispirate a ideologia comunista o socialista e quelle soggiogate all'islamismo;

nel mondo ci sono 206 Stati, di cui 196 riconosciuti sovrani. 34 di questi sono guidati dall'ideologia comunista o socialista: 5 (Corea del Nord, Cina, Cuba, Laos, Vietnam) adottano ancora la forma di Stato marxista-leninista, 6 sono socialisti e i restanti hanno un partito comunista al governo o nella maggioranza di governo;

tra questi ultimi, oltre a quelli già menzionati, spiccano "campioni" della democrazia e dei diritti umani come Angola, Bolivia, Repubblica del Congo, Cambogia, Ecuador, Eritrea, Mozambico, Nicaragua e Venezuela;

secondo il rapporto "Freedom in the world 2018" della "Freedom House", benemerita associazione non governativa americana fondata nel 1941 da Eleanor Roosevelt e nota in Italia per le preoccupazioni sullo stato della libertà di stampa, solo il 45 per cento degli Stati mondiali e il 39 per cento della popolazione vivono in una condizione di piena libertà;

il 25 per cento delle nazioni viene classificata come non libera e, ad eccezione del Venezuela, sono tutte collocate nella cintura che unisce l'Africa nera, il Corno d'Africa, il Nord Africa, il Medioriente arabo e arriva alla Cina e al Sudest asiatico;

il 30 per cento delle nazioni, invece, vive in una situazione parziale libertà: tra questi spiccano i Paesi di ispirazione socialista come quelli del Centroamerica, la Bolivia, l'Equador e le nazioni a maggioranza musulmana come i Paesi dell'Africa equatoriale, il Pakistan, l'Indonesia, il Myanmar e la Malaysia;

complessivamente, il 37 per cento della popolazione globale vive in Paesi non liberi e il 24 per cento in Paesi parzialmente liberi;

71 nazioni hanno registrato un deterioramento dei diritti politici e delle libertà civili. Complessivamente, dal 2006 ad oggi, sono 113 le nazioni che hanno registrato un netto deterioramento delle condizioni di libertà;

la Freedom House si è anche prodigata a stilare una classifica delle 10 peggiori nazioni tra le 49 classificate come non libere e sono, in ordine: Siria, Sud Sudan, Eritrea, Nord Corea, Turkmenistan, Guinea equatoriale, Arabia saudita, Somalia, Uzbekistan, Sudan, Repubblica Centrafricana e Libia;

a ciò si aggiunga il grandissimo e spesso colpevolmente sottovalutato tema della libertà religiosa e delle correlate persecuzioni per motivi religiose;

le persecuzioni religiose sono sempre più diffuse, segnano un momento di recrudescenza e, oggi, comportano gravissime e spesso sanguinarie violazioni dei diritti umani fondamentali;

tra le discriminazioni religiose in particolar modo sono in fase di grande crescita e recrudescenza quelle a discapito dei cristiani nel mondo;

è noto, infatti, che il rapporto "World watch list 2018" dell'organizzazione non governativa "Open Doors", indichi in oltre 215 milioni i cristiani perseguitati nel mondo;

a guidare la classifica dei primi 50 Paesi in cui più si perseguitano i cristiani al mondo vi sono Corea del Nord (al vertice per 16 anni consecutivi) e Afghanistan. Per quanto riguarda specificamente l'aspetto delle violenze, è il Pakistan (5° posto nella classifica generale) ad avere l'infelice primato di Paese con il più alto punteggio;

3.066 cristiani sono stati uccisi a causa della loro fede nel periodo di riferimento tra il 1° novembre 2016 e il 31 ottobre 2017, mentre 15.540 edifici di cristiani (chiese, case private e negozi) sono stati assaltati;

secondo le stime dell'organizzazione, un cristiano ogni 11,5 nel mondo subisce elevata persecuzione;

dal 2010, 125 preti sono stati uccisi nel mondo: una media di 15 all'anno; nei primi sei mesi del 2018 sono stati uccisi 18 sacerdoti; ogni 9 giorni un sacerdote viene assassinato;

in Iraq, dal 2002 ad oggi, i cristiani sono diminuiti da una popolazione di un milione a meno di 300.000, con un'impressionante media di 60-100.000 partenze ogni anno, e se questa tendenze dovesse continuare la comunità cristiana sparirebbe in soli 5 anni;

tra le nazioni inserite nella lista figurano anche, a titolo di esempio: Somalia, Sudan, Arabia saudita, Maldive, Nigeria, Egitto, Vietnam, Laos, Qatar e Cina;

sono ancora 12 le nazioni in cui è presente il reato di apostasia (che prevede la condanna a morte per chi decide di lasciare la fede musulmana per un'altra fede): Afghanistan, Iran, Malesia, Maldive, Mauritania, Nigeria, Qatar, Arabia saudita, Somalia, Sudan, Emirati arabi uniti, Yemen;

molte di queste nazioni sono state classificate anche come "particolarmente preoccupanti" dalla commissione del Governo degli Stati Uniti sulla libertà religiosa a livello internazionale che, nel suo "Annual report", raccomanda al Governo di intervenire nelle sedi opportune contro le violazioni della libertà religiosa;

l'oppressione islamica e il nazionalismo religioso continuano ad essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani e di altre minoranze, con l'esempio emblematico del Pakistan;

la maggior parte delle discriminazioni religiose avviene proprio nelle terre della prima cristianità con il neanche sottaciuto scopo di cancellare la presenza cristiana da quelle terre,

impegna il Governo:

1) a contrastare in campo internazionale il fenomeno dei totalitarismi chiedendo alla comunità internazionale di intervenire con gli strumenti delle sanzioni e con tutti gli strumenti ritenuti più opportuni;

2) a contrastare a livello nazionale qualsiasi fondazione o associazione o movimento che esalti o promuova l'integralismo islamico o altri fenomeni di totalitarismo di qualunque matrice esso sia;

3) ad adottare ogni iniziativa ritenuta più opportuna per contrastare la diffusione della propaganda ideologica basata sull'odio religioso o su altre forme di totalitarismo, con particolare riferimento alle campagne via web, anche proponendo campagne di sensibilizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado;

4) a contrastare ogni forma di violenza e propaganda violenta contro il credo religioso dei singoli cittadini ed ogni forma di esaltazione di attuali regimi di natura totalitaria;

5) ad adottare iniziative volte a contrastare l'utilizzo della simbologia religiosa in chiave di violenta propaganda contro altri credi religiosi, in specie se proveniente da associazioni, fondazioni o movimenti legati all'integralismo islamico.

(1-00427)

BERNINI, CIRIANI, ROMEO, GALLONE, RAUTI, TOSATO, CANDIANI, MODENA - Il Senato,

premesso che:

sabato 9 ottobre 2021 si è tenuta a Roma una manifestazione di protesta contro l'obbligo di possesso della certificazione verde per i lavoratori; secondo i dati della Questura, alla manifestazione hanno partecipato circa 10.000 persone, tra cui moltissime famiglie con bambini;

le istanze pacifiche e democratiche della grande maggioranza dei manifestanti sono tuttavia passate in secondo piano a causa di alcune decine di individui che, dopo essersi staccati dal corteo, hanno preso d'assalto la sede della CGIL, dove sono state danneggiate suppellettili ed impianti; a questo inaccettabile atto di vandalismo e di intimidazione sono seguiti disordini al policlinico Umberto I, dove alcuni medici e infermieri sono stati aggrediti;

per effetto degli scontri con le forze dell'ordine, che hanno riportato diversi feriti, alcuni individui appartenenti a queste frange violente sono stati arrestati; tra loro, sono stati individuati esponenti del movimento di Forza Nuova;

alla luce di tali fatti, è stata avanzata da alcune forze politiche di maggioranza la proposta di sciogliere il movimento neofascista ed è stata richiamata in proposito la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che sancisce il divieto di ricostituzione del partito fascista, e la sua disposizione attuativa, la legge 20 giugno 1952, n. 645, detta "legge Scelba"; nel rispetto dei principi sanciti dagli articoli 18 e 49 della Costituzione, che tutelano i partiti e stigmatizzano tutte le organizzazioni che non sono in linea con i principi costituzionali della democrazia, la legge Scelba contempla la possibilità di scioglimento per decreto come extrema ratio rispetto alla mancanza nel sistema ordinamentale di altri strumenti per raggiungere il medesimo obiettivo;

l'ordinamento italiano prevede, sia a livello costituzionale che normativo, forme di controllo e restrizione nei confronti di movimenti sovversivi; nondimeno è importante sottolineare come queste abbiano sempre incontrato un'applicazione restrittiva, in ottemperanza al carattere liberale e democratico del nostro sistema, e coerente al dettato costituzionale nel suo complesso, in particolare con riferimento al nucleo insopprimibile dei principi del nostro ordinamento fondamentale; non è infatti nello spirito del nostro ordinamento costituzionale consentire l'adozione di misure di restrizione delle libertà fondamentali, tanto più di quelle di natura politica, senza un'attenta ponderazione della pluralità di interessi in gioco;

appare convincente, in questo senso, l'interpretazione sostenuta da autorevole dottrina costituzionalistica che riconduce il divieto della XII disposizione transitoria e finale non solo al "disciolto partito fascista", ma ad ogni partito che "sotto qualsiasi forma", perseguendo l'instaurazione di dittature o l'abbandono dei principi democratici, ne richiami le caratteristiche; ciò appare più coerente con lo spirito che i Padri costituenti hanno inteso imprimere alla nostra Carta, nel senso che il contrasto all'ideologia fascista non può essere intesa solo come la resistenza verso una realtà storica ben determinata (le contingenze storiche al momento della sua redazione non potevano che richiedere la presenza di una tale clausola), ma anche nei confronti di tutte le istanze ideologico-programmatiche estremiste e violente;

quanto richiamato emerge con chiarezza anche dalla lettera dell'articolo 2 della legge 20 giugno 1952, n. 645, la cui portata si dispiega nei confronti di movimenti di ogni ispirazione politica nella misura in cui esaltino la violenza come metodo di lotta politica;

sulla base di queste premesse, a livello giurisprudenziale, sono state enucleate alcune condizioni pratiche per l'applicazione della misura di scioglimento così delicata e radicale, che incide intensamente sugli spazi di libertà degli individui; tra queste condizioni rientrano la presenza di una condotta violenta, la chiara intenzione di ricondurre tale violenza al sovvertimento dell'ordine costituzionale e la concreta pericolosità del movimento;

questi criteri sono stati concepiti e utilizzati nei tre casi di scioglimento di associazioni neofasciste che si sono verificati nella storia repubblicana, tutti peraltro operati su impulso dell'autorità giudiziaria e non su iniziativa del Governo; data l'estrema delicatezza dell'oggetto, la magistratura e il Governo, come più volte sottolineato dalla Corte costituzionale, sono dunque chiamati ad applicare la normativa sulla condotta politico-eversiva "secondo lo spirito della Costituzione per una adeguata applicazione al caso concreto" (sentenza n. 74 del 1958);

non va dimenticato che nel nostro ordinamento esistono altre fattispecie di reati politici atte proprio a reprimere condotte associative sovversive non specificamente riconducibili al fascismo: è il caso del delitto di associazione sovversiva, previsto dall'articolo 270 del codice penale; l'assalto alla sede della CGIL portato avanti da esponenti di Forza Nuova costituisce non solo un grave atto contro l'ordine pubblico, ma anche un'intollerabile lesione dei valori costituzionali del nostro sistema;

episodi di violenza simili non sono, purtroppo, sconosciuti nella storia recente del nostro Paese, si pensi ai disordini causati a Genova dai centri sociali legati alla rete "Indymedia" durante il G8 del 2001; e più recentemente, alle devastazioni in seguito ad un corteo antifascista promosso dal centro sociale "Kavarna" di Cremona (25 gennaio 2015); al pestaggio da parte di una quindicina di esponenti dei centri sociali torinesi di due militanti del gruppo studentesco "Aliud" (12 novembre 2019); all'assalto contro il Comune di Torino, ricoperto di uova e vernice, e al rogo dell'effige del Presidente del Consiglio dei ministri (Torino, 10 ottobre 2021); alle violenze dei "no TAV" contro le forze dell'ordine e i simboli delle istituzioni; alle decine di aggressioni ad esponenti del centrodestra e della sinistra parlamentare negli ultimi anni;

questi fatti di assoluta violenza ingenerano nell'opinione pubblica allarme sociale e minacciano la convivenza libera e democratica tra i cittadini;

altrettanto gravi episodi di violenza sono da imputarsi a organizzazioni ed associazioni legate tanto alla sinistra estrema quanto all'estrema destra e al radicalismo islamico, attivamente impegnate nella propaganda antisemita indirizzata strumentalmente contro lo Stato d'Israele, certamente perseguibili ai sensi della legge Scelba, e, soprattutto, ai sensi dell'articolo 270 del codice penale;

dalla Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza 2020 della Presidenza del Consiglio dei ministri si evince, inoltre, che «le evidenze raccolte dall'Intelligence nel 2020, sistematicamente condivise con le Forze di polizia, fanno stato di come l'anarco-insurrezionalismo resti la componente eversiva endogena più vitale», con 98 attentati terroristici riconducibili all'area anarchica nel 2019 e 24 attentati e 52 arrestati nel 2020;

ad ogni modo, è necessario evitare pericolose strumentalizzazioni all'interno del dibattito politico-istituzionale, distinguendo in maniera chiara il piano della tutela della salute e delle resistenze alle azioni governative relative alle misure adottate in tale ambito, da quello più strettamente politico, legato a contrapposizioni di tipo ideologico che rischiano di compromettere i successi registrati nel fronteggiare l'emergenza sanitaria che consentono la ripartenza del Paese,

impegna il Governo:

1) ad adottare tempestivamente ogni misura prevista dalla legge per contrastare tutte, nessuna esclusa, le realtà eversive che intendano perseguire il sovvertimento dei valori fondamentali dell'ordinamento costituzionale e, di conseguenza, che rappresentano un concreto pericolo per l'impianto democratico;

2) a dare seguito, con sollecitudine, per quanto di competenza e secondo legge, alle verifiche e agli accertamenti della magistratura in ordine agli episodi del 9 ottobre 2021 richiamati in premessa.

(1-00428)

Interrogazioni

MALLEGNI, PAPATHEU, GALLIANI, BARBONI, CESARO, CALIENDO, DE SIANO, RIZZOTTI, CANGINI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

in esecuzione della convenzione firmata con il CNR l'11 giugno 2018 per la realizzazione del canale televisivo satellitare "High science TV", il consorzio CNCCS Scarl (Collezione nazionale dei composti chimici e centro screening), il 28 novembre 2019, ha ricevuto dal CNR la prima tranche di finanziamento di 4.375.000 euro e ha cominciato l'attività prevista per il primo semestre;

soltanto due mesi dopo l'Italia si è fermata a causa della pandemia fino al 10 maggio 2021 e alla riapertura, il CNCCS, verificando che il preventivo dei costi approvato quasi 3 anni prima avrebbe comportato uno spreco di risorse pubbliche, ha chiesto il 20 maggio 2020 al presidente del CNR di rimodulare i costi a saldo invariato;

pur trattandosi di un progetto di infrastruttura europea di incredibile valore per la scienza e per il Paese, anziché convocare i responsabili del consorzio per conoscere la situazione creatasi nel lungo lasso di tempo inutilmente trascorso, il nuovo consiglio di amministrazione del CNR, totalmente all'oscuro di ogni azione intrapresa e di qualunque risultato ottenuto, sulla scorta del parere negativo del comitato tecnico-scientifico per i progetti FISR del Ministero dell'università e della ricerca, il 3 giugno 2021 ha deliberato la revoca della convenzione con il CNCCS e la chiusura del progetto;

allo stato, appare incredibile che i membri del consiglio di amministrazione del CNR abbiano deciso di chiudere un progetto di importanza strategica per il Paese, nella prima riunione dall'insediamento. Oltretutto senza incontrare gli amministratori del consorzio ed i propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione e nel collegio dei revisori, e senza valutare che le responsabilità del ritardo attengono tutte alla situazione di stallo vissuta per un anno dal CNR;

il tutto sarebbe confermato dalla e-mail che Sky Italia ha inviato il 6 agosto 2021 al CNCCS per confermare l'accettazione della partnership con il CNR per la realizzazione del canale scientifico accettando anche l'accollo di parte dei costi;

a giudizio degli interroganti, quindi, il provvedimento di revoca della convenzione del consiglio di amministrazione del CNR, poggiando sulla contestazione al CNCCS di aver operato poco efficacemente e non rispettando i protocolli (cosa peraltro non vera), nel primo semestre del 2021, cioè in piena crisi pandemica, mostra tutta la sua motivazione discriminatoria,

si chiede di conoscere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per rivitalizzare un progetto la cui presentazione per ben due volte, in considerazione del notevole valore strategico, è stata inserita nel calendario ufficiale delle riunioni plenarie del Parlamento europeo (30 ottobre 2018 e 10 gennaio 2019): entrambe saltate per responsabilità esclusiva del CNR, nell'ambito di un iter procedurale denso di decisioni incomprensibili, su cui il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo ha già presentato due interrogazioni il 30 luglio 2020 (4-03928 e 4-03929) rimaste tuttora senza riposta;

se sia al corrente di quanto appreso dagli interroganti in merito all'istruttoria in corso nel CNR per predisporre l'uscita dell'ente dai consorzi e dalle fondazioni di cui è socio: in tal modo pensando di giustificare, salvo poi rientrare dove si vuole, l'uscita dalla compagine societaria del CNCCS e conseguentemente disattendere l'orientamento più volte espresso dalla 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato che si è concretizzato nella "condizione" posta al parere favorevole espresso sul FOE 2021 con incidenza anche sugli anni successivi al 2021;

come intenda verificare se risponda al vero quanto appreso dagli interroganti che nel corso del consiglio di amministrazione che ha revocato la convenzione col CNCCS, quando è stata sollevata l'ipotesi di una reazione del socio privato, evidentemente consci della temerarietà della decisione, qualcuno abbia ipotizzato di ricorrere allo "screditamento", con la propalazione delle affermazioni diffamatorie riportate da alcuni giornali per le quali sono state presentate dal socio privato due querele e varie citazioni in giudizio in sede civile.

(3-02868)

GRANATO, CRUCIOLI, ANGRISANI, PARAGONE, LANNUTTI, GIANNUZZI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

alcune inchieste giornalistiche di Angela Camuso per la trasmissione "Fuori dal coro", su "Rete 4", andate in onda a partire dal 19 gennaio 2021, hanno evidenziato come, a partire dal mese di aprile 2020 (dunque, poco tempo dopo l'inizio della pandemia da Sars-CoV-2) il Ministero della salute sia stato adeguatamente informato sull'esistenza di evidenze cliniche che dimostravano come ottenere, attraverso un uso combinato di farmaci del prontuario, una pronta guarigione dall'infezione (tra i medici italiani, vi sono: il professor Luigi Cavanna, il professo Alessandro Capucci, la primaria dell'ospedale di Pisa professoressa Roberta Ricciardi, il farmacologo Piero Sestili, il primario infettivologo Pierluigi Garavelli, la primaria Paola Varese, il cardiologo Paolo Salvucci, l'anestesista Matteo Ciuffrida, lo pneumologo Roberto Rossi, oltre a numerosissimi altri medici internisti e medici di base);

il protocollo ministeriale emanato in data successiva a questi appelli (novembre 2020) indicava ancora ai medici di base di non somministrare alcun farmaco ai malati di COVID-19, anche se sintomatici, nell'arco delle prime 72 ore dall'insorgenza dei sintomi, tranne il paracetamolo, e anche il successivo protocollo (attualmente in vigore ed emanato ad aprile 2021) associava al paracetamolo soltanto i "fans" (antinfiammatori comuni) nelle prime 72 ore dai sintomi;

il mix di farmaci somministrati precocemente, invece, agiva sulla sintomatologia e, dunque, preveniva o depotenziava i possibili effetti letali del virus, in linea con quanto fatto da sempre, fino al mese di febbraio 2020, dai medici di base in caso di influenza ed in linea con i principi cardine dell'infettivologia;

valutato che:

il Ministero e le altre autorità sanitarie pubbliche non potevano, dunque, non essere a conoscenza dell'esistenza e dell'efficacia di tali approcci terapeutici, facilmente applicabili e in grado di ridurre velocemente e drasticamente la letalità del virus che, in Italia, ha fatto registrare nella "seconda ondata" (autunno 2020) uno dei tassi di letalità più alti del mondo (3,5 su 100 soggetti malati di COVID-19);

fin dalla primavera 2020, difatti, erano stati inviati a Ministero, AIFA e CTS diversi appelli e segnalazioni da parte di diversi gruppi di medici che, iniziando a curare precocemente i malati di COVID-19, andavano scambiandosi man mano esperienze cliniche e si costituivano in associazioni. Ognuno di questi gruppi, autonomamente, era arrivato alle medesime conclusioni rispetto all'approccio terapeutico corretto in grado di contrastare l'infezione, basato sulla consapevolezza dell'assoluta necessità di un intervento farmacologico tempestivo e di un monitoraggio costante delle condizioni del paziente, sia attraverso visite a domicilio sia attraverso la telemedicina, onde contrastare un aggravamento irreversibile delle condizioni di salute;

nonostante l'autorevolezza delle fonti da cui provenivano tali indicazioni non si è ritenuta neppure opportuna un'azione di verifica di quanto stava emergendo a livello clinico. Oggi, i risultati di guarigione di tale approccio di cura precoce sono straordinari: i malati di COVID-19, se trattati precocemente, anche in fasce ad alto rischio e con sintomatologia rilevante, guariscono in una percentuale superiore al 99 per cento: ciò nonostante le autorità sanitarie non abbiano preso in considerazione lo straordinario bacino di informazioni che arrivavano dalla "evidence based medicine", cioè la medicina fondata sulle prove di efficacia, riconosciuta da tutta la comunità scientifica come fondamentale;

peraltro, gli stessi rapporti dell'Istituto superiore di sanità indicavano nella prima ondata una media di attesa per i malati, poi morti, di 7 giorni (persino 10) dall'insorgenza dei sintomi al ricovero, e una media di 5 giorni durante la seconda ondata: questo è stato il periodo nell'arco del quale la maggior parte di questi malati, in seguito deceduti, era stata lasciata in isolamento, senza visita domiciliare da parte dei medici e senza alcuna terapia, tranne il paracetamolo per la febbre; i primi studi scientifici pubblicati invece, tra cui uno dell'istituto Mario Negri, indicavano intanto una letalità del COVID-19 sui malati trattati precocemente dell'1 per cento contro un'attesa letalità del 3,5 per cento secondo la media registrata dall'ISS. Nonostante tutte queste evidenze, le autorità sanitarie hanno persistito nello sconsigliare ai medici di base l'utilizzo di farmaci in fase precoce per il trattamento dell'infezione;

valutato, inoltre, che:

la motivazione addotta nelle stesse linee guida del Ministero, dove venivano sconsigliati determinati farmaci, veniva ricondotta all'assenza di studi scientifici in grado di comprovarne l'efficacia per il COVID-19, ma si fa notare che questi studi scientifici di verifica verso ciò che stava emergendo a livello clinico non sono mai stati promossi dalle stesse autorità che li invocavano, le quali non hanno avviato mai né sperimentazioni né trial clinici sul trattamento precoce che si stava rivelando efficace sul campo. Certamente, in un periodo d'emergenza come è stato quello della seconda ondata, i trial clinici non potevano essere messi a punto dai medici di base che erano impegnati sul campo a salvare la vita ai pazienti;

secondo quanto registrato da uno dei più grandi gruppi di medici esperti in terapie domiciliari, "ippocrateorg", su circa 67.000 persone curate (dei quali il 30 per cento appartenenti a fasce ad alto rischio di ospedalizzazione e malattia grave) sono stati registrati solo 6 decessi; questi ultimi hanno riguardato esclusivamente i pazienti arrivati a chiedere assistenza oltre le 72 ore dall'insorgenza dei sintomi e, dunque, già in una fase più avanzata dell'infezione senza aver subito alcun trattamento; considerato che anche i risultati clinici ottenuti dai medici di altre associazioni, come il comitato "Terapie domiciliari" promosso dall'avvocato Erich Grimaldi registrava un tasso di guarigione prossimo al 100 per cento sul totale dei malati (sintomatici), tra cui un terzo circa appartenenti a categorie a rischio (anziani e pluripatologici);

considerato che la somministrazione di tali farmaci per la cura del COVID-19 sotto appropriato controllo medico non ha mai causato effetti collaterali gravi, essendo questi farmaci di uso comune, già noti e diffusi in tutto il mondo per la cura domiciliare di comuni patologie; in sintesi, si rileva come con l'intervento farmacologico precoce combinato circa il 75 per cento dei decessi finora registrati per COVID-19 si sarebbe potuto evitare e si sarebbe potuto evitare l'80 per cento delle ospedalizzazioni,

si chiede di sapere:

per quali ragioni il Ministro in indirizzo non abbia preso in considerazione, in primo luogo nella seconda ondata pandemica (da ottobre 2020), le evidenze cliniche inviate all'attenzione del dicastero da parte di numerosi medici a partire dall'inizio della pandemia che, sulla base di un utilizzo combinato di farmaci del prontuario appositamente selezionati in relazione al singolo caso sottoposto al proprio esame, stavano dimostrando come la precocità della cura, sin dai primissimi stadi dell'infezione, fosse un elemento indispensabile ed imprescindibile ai fini della guarigione completa del paziente (ed in netta controtendenza rispetto alle indicazioni di vigile attesa per 72 ore e somministrazione del solo paracetamolo previsti dalle circolari ministeriali di novembre 2020 e aprile 2021);

per quali ragioni non abbia ritenuto né urgente né opportuno procedere alla pronta verifica di queste evidenze cliniche, promuovendo ricerche in tale direzione, le quali avrebbero potuto permettere una cura più rapida dell'infezione da Sars-CoV-2 e, conseguentemente, un decorso migliore;

perché non abbia ritenuto conveniente convocare, appena informato, i medici che stavano curando precocemente l'infezione con i farmaci del prontuario, di fatto disattendendo le indicazioni di cui ai protocolli ministeriali vigenti, onde appurare l'efficacia di un simile approccio terapeutico, basato su cure farmacologiche low cost e sul pronto intervento attivo;

perché abbia disatteso l'impegno a rendere i medici esperti di cure domiciliari del COVID-19, e impegnati sul campo, partecipi di un tavolo tecnico finalizzato alla revisione dei protocolli ministeriali come indicato nella mozione approvata dal Senato l'8 aprile 2021 (1-0160, testo 2) che impegnava il Governo in tal senso, posto che tra i firmatari del protocollo emanato in data successiva alla mozione non c'è neanche uno dei suddetti medici.

(3-02869)

ANGRISANI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

il decreto ministeriale 10 settembre 2010, n. 249, reca il regolamento per la definizione della disciplina dei requisiti e delle modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, ai sensi dell'articolo 2, comma 416, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;

in particolare, l'articolo 13 si occupa dei percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità;

i criteri e le modalità per lo svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno sono disciplinati, in via generale, dal decreto ministeriale 30 settembre 201, che stabilisce norme specifiche in materia di attivazione dei corsi, bando per la procedura di accesso, destinatari, durata e superamento dei corsi, valutazione ed esami finale;

nello specifico si prevede che i corsi, a numero programmato (la programmazione è definita annualmente dal Ministro dell'università e della ricerca sulla base della programmazione regionale degli organici del personale docente della scuola e del fabbisogno specifico di personale specializzato per il sostegno didattico degli alunni con disabilità) siano definiti dai regolamenti didattici di ateneo, in conformità ai criteri stabiliti dal decreto, e che l'attivazione dei medesimi da parte delle università sia subordinata a specifica autorizzazione del dicastero;

stabilisce, inoltre, che la prova di accesso sia predisposta da ciascuna università, articolandosi in: test preliminare (prova preselettiva); una o più prove scritte ovvero pratiche; prova orale; per l'accesso alla prova scritta, si prevede che si debba conseguire una votazione non inferiore a 21 trentesimi e che possano accedere un numero di candidati "pari al doppio dei posti disponibili per gli accessi";

valutato che:

con decreto ministeriale del 6 luglio 2021, n. 755, il Ministero ha reso note le date per lo svolgimento della prova preselettiva del corso TFA specializzazione sostegno VI ciclo e pubblicato la tabella allegata con la distribuzione di 22.000 posti disponibile per l'offerta formativa per le singole università, con l'indicazione dei posti disponibili, negli atenei, per i vari cicli (scuola dell'infanzia, scuola primaria, scuola secondaria primo grado e scuola secondaria di secondo grado);

in seguito all'emanazione del decreto ministeriale le singole università hanno pubblicato i bandi, sulla base dell'offerta formativa prevista, con l'indicazione delle modalità per la presentazione della domanda, il pagamento delle tasse per sostenere la prova preselettiva, le modalità di iscrizione e il costo totale del corso di specializzazione;

lo svolgimento delle prove preselettive, dunque, ha avuto luogo in tutta Italia dal 20 settembre al 30 settembre 2021;

tuttavia vi sono stati alcuni ricorsi alla giustizia amministrativa per l'ammissione di candidati non ammessi, sulla base delle graduatorie pubblicate, allo svolgimento della prova successiva (prova scritta); recentemente, difatti, sia il TAR di Salerno, sia il TAR di Potenza, in accoglimento di tali istanze, hanno ammesso in via cautelare taluni ricorsi di candidati esclusi sulla base dell'argomentazione, promossa dalla parte ricorrente, che fossero presenti "ondivaghe soglie di sbarramento";

difatti, ad esempio, mentre nell'università di Napoli "Suor Orsola Benincasa" (per la scuola secondaria di secondo grado) l'ultimo candidato ammesso a sostenere la prova scritta ha conseguito un punteggio pari a 22,5 (al posto n. 1346, per 570 posti disponibili), nell'università di Teramo (al posto n. 105, per 40 posti disponibili) tale punteggio è stato di 25,5, nell'università di Potenza pari a 24 (al posto n. 221, per 105 posti) e nell'università di Bari (al posto n. 390, per 400 posti disponibili) pari a 21: la soglia effettiva, dunque, è "variata" sensibilmente da tra ateneo ed ateneo, causando una disparità di trattamento tra i candidati lesiva dei principi di uguaglianza, imparzialità e buon andamento (a Teramo, per esempio, sono stati esclusi candidati con un punteggio pari a 25 mentre a Bari, all'inverso, è stato sufficiente aver ottenuto il punteggio minimo, 21, di cui al regolamento ministeriale),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quale sia la sua valutazione al riguardo;

se non reputi opportuno un intervento normativo di propria competenza onde assicurare che sia preclusa la possibilità di determinazione di ondivaghe soglie di sbarramento nelle prove preselettive, ma anche in quelle successive, tra diversi atenei, come avvenuto in modo eclatante nel caso del VI ciclo TFA sostegno, le quali hanno già determinato, a pochi giorni dalla pubblicazione delle graduatorie degli ammessi agli scritti, l'immissione giudiziale in via cautelare di un cospicuo numero di ricorrenti nella fase successiva della procedura.

(3-02870)

BINETTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

secondo uno studio pubblicato in questi giorni dall'autorevole rivista scientifica "The Lancet", sarebbero più di 53 milioni al mondo le persone colpite da disturbo depressivo e 76 quelle da disturbi d'ansia causati dalla pandemia, con un aumento rispettivamente del 28 e del 26 per cento: donne e giovani i soggetti più colpiti;

una ricerca analoga, tutta italiana, a cura dell'"Humanitas university" di Milano, coordinata da Giampaolo Perna, responsabile del centro di medicina personalizzata per i disturbi d'ansia e di panico, ha preso in esame dati relativi alle due ondate di pandemia del 2020 e ha osservato come ci sia stato un aumento di casi nuovi, cioè di persone che prima del COVID non presentavano disturbi, del 16 per cento durante la prima ondata e un nuovo aumento del 18,6 per cento nella seconda, con casi che vanno dalla depressione ansiosa a quella post traumatica da stress;

i casi osservati riguardano per la maggior parte i giovani e non è facile prevedere quali saranno le conseguenze di questa sindrome ansioso-depressiva nei prossimi anni, quando i giovani si imbatteranno in periodi di indeterminatezza e di incertezza e saranno esposti a nuove situazioni critiche, sia pure diverse dalla pandemia appena sperimentata;

secondo numerosi articoli scientifici pubblicati su riviste, analoghe a quanto riportato dall'articolo citato, nei prossimi anni saranno decine di milioni le persone che soffriranno di disturbi d'ansia e depressivi nel mondo in relazione alla pandemia e sarà fondamentale potenziare i servizi per la salute mentale al fine di tutelare e aiutare la popolazione a superare questa situazione così difficile;

in Italia sono aumentate molto le richieste di persone che per la prima volta si sono rivolte ai diversi servizi di psicologia e psicoterapia accreditati e convenzionati, sperimentando lunghi tempi di attesa e una disponibilità molto limitata nel tempo, se si valuta il numero di incontri a cui era possibile avere accesso per lo più inadeguati ad affrontare i problemi descritti dai pazienti;

tra gli elementi predittivi dello sviluppo di queste nuove condizioni patologiche ci sono una bassa capacità di resistere allo stress che crea un malessere diffuso e persistente, con intolleranza alle frustrazioni e la difficoltà di adattarsi anche ai cambiamenti di orario, agli spostamenti degli impegni, alle attese impreviste, che ha visto emergere una spiccata labilità emotiva, con conseguenze immediate sugli stili di vita, sulle abitudini alimentari, sui ritmi sonno-veglia, sulla capacità di mantenere fede agli impegni assunti nella scuola, nella vita sociale, nelle attività sportive;

non sorprende tutto lo stress accumulato in questi due anni, associato al fatto che il ritorno alla normalità rivela una coda lunga di disagio soprattutto in relazione alla situazione sociale ed economica, che ancora desta forti preoccupazioni per il futuro;

l'ansia si alimenta con l'incertezza e visto che l'incertezza legata alla pandemia, soprattutto alle sue conseguenze a medio e lungo termine e non soltanto dal punto di vista sanitario, non è ancora scomparsa, molte persone vivono con la guardia alzata, in allerta e quindi stressate. Quando ci si confronta con un cambiamento nella vita, come quello in corso, il miglioramento della condizione pandemica da un lato permette più libertà ma, proprio perché la situazione pandemica è inserita in un contesto più vasto, che include la tensione e la preoccupazione delle persone con cui si vive, genitori, figli, nonni, compagni, eccetera, la partita non può ancora essere considerata vinta;

questo sta avendo effetti negativi sulla salute mentale della popolazione: il mondo che verrà sarà diverso da quello precedente e lo sforzo di adattamento comporterà un aumento di stress che non tutti saranno in grado di superare così facilmente; basta pensare alla diminuzione del lavoro, all'impoverimento generale, alla più acuta percezione delle disparità sociali; tutto ciò aumenta i livelli di preoccupazione per il futuro e per quello delle prossime generazioni,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, anche in vista del previsto spostamento del SSN verso la territorializzazione, incrementare quanto prima la presenza di personale esperto nei diversi servizi di psichiatria, di neuropsichiatria infantile e di psicologia clinica, anche per stimolare nuovi modelli di presa in carico del paziente, a livello individuale e di gruppo, attraverso una selezione adeguata di best practice sperimentate in questo periodo e valutate su base scientifica.

(3-02871)

BERGESIO, VALLARDI, RUFA, ZULIANI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

sono sempre più frequenti gli incidenti provocati dalla presenza di cinghiali sulle strade italiane;

l'ultimo è avvenuto sulla tangenziale di Asti, dove una famiglia di cinghiali ha causato un tamponamento a catena, nel quale sono rimasti coinvolti 5 mezzi e un'ambulanza con a bordo un ferito;

la frequenza con cui avvengono questi episodi, soprattutto durante l'emergenza da COVID, che con la limitazione degli spostamenti ha favorito il proliferare della specie (più 15 per cento), inizia a destare preoccupazione. Sono circa 15 i morti all'anno per incidente contro cinghiali e 215 i feriti, con una media di un incidente ogni 48 ore;

sono 10.000 gli incidenti stradali causati ogni anno dagli animali selvatici; si tratta di una problematica ormai non più gestibile, che richiede un intervento immediato da parte delle istituzioni, al fine di contenere la proliferazione dei cinghiali, passati da una popolazione di 900.000 capi in Italia nel 2010, ai quasi 2 milioni di oggi;

è necessaria dunque l'adozione di un piano di gestione della fauna selvatica che abbia l'obiettivo di rendere compatibile la presenza degli ungulati con le attività umane ed il paesaggio circostante;

ammontano a circa 200 milioni di euro i danni procurati dai cinghiali alle produzioni agricole e agli allevamenti. Questi continui attacchi stanno danneggiando l'equilibrio ambientale di vasti ecosistemi in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità, sia animale che vegetale;

il proliferare incontrollato di specie selvatiche rappresenta inoltre un pericolo dal punto di vista sanitario per la diffusione di malattie, come la peste suina africana, così come evidenziato nel piano di sorveglianza e prevenzione per il 2021, pubblicato dal Ministero della salute,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover quanto prima intervenire con l'obiettivo di ripristinare il corretto equilibrio dei rapporti tra fauna selvatica, uomo e ambiente circostante, attraverso puntuali modifiche della legge 11 febbraio 1992, n. 157;

se non intenda convocare immediatamente un tavolo con le Regioni e le associazioni sindacali agricole, al fine di confrontarsi adeguatamente sulla problematica che sta recando danni alla sicurezza dei cittadini ed alle coltivazioni agricole e agli allevamenti, nonché sulla semplificazione delle procedure di risarcimento dei danni prodotti dalla fauna selvatica.

(3-02872)

DRAGO - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che l'ufficio scolastico regionale del Lazio e gli ambiti territoriali sarebbero incorsi in innumerevoli errori nel conferimento delle supplenze o degli incarichi a tempo determinato del personale docente precario inserito nelle graduatorie provinciali delle supplenze e nelle graduatorie ad esaurimento, determinando ad oggi il caos negli organici delle scuole di ogni ordine e grado di Roma e del Lazio. Gli errori sarebbero stati provocati da una fallace procedura informatizzata (sulla base di criteri previsti dall'ordinanza ministeriale n. 60/2020 e dalla circolare sulle supplenze n. 25089/2021) utilizzata per l'attribuzione e valutazione dei punteggi del personale docente precario, con conseguente compromissione della corretta posizione in graduatoria. In seguito a ciò si sarebbero create situazioni paradossali, alcune delle quali di seguito esemplificate: mancato conferimento di supplenza malgrado la migliore posizione rispetto ad altri aspiranti risultati destinatari di incarico; mancata nomina su cattedra di sostegno, ancorché in possesso del relativo titolo di specializzazione debitamente fatto valere all'atto dell'inoltro della domanda di aggiornamento delle graduatorie e di partecipazione alla procedura di conferimento; mancato riconoscimento dei titoli di riserva; conferimento di cattedra in sede non indicata nella domanda o non rispettosa della graduazione delle sedi scelte, a vantaggio di altro aspirante posizionato meno favorevolmente in graduatoria; revoca delle nomine di docenti già in servizio presso istituzioni scolastiche e loro sostituzione con docenti aventi punteggi inferiori;

considerato che:

le procedure informatiche non possono eludere le norme di diritto a discapito del personale scolastico (Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza n. 881/2020);

gli errori nelle graduatorie e nelle nomine si ipotizzerebbero come inevitabili, in quanto conseguenza diretta dell'ordinanza ministeriale n. 60/20 per la formazione delle medesime graduatorie provinciali delle supplenze nel biennio 2020/2021 e 2021/2022. La suddetta disposizione normativa contemplerebbe procedure poco coerenti e compatibili con la tanto invocata semplificazione amministrativa. Si veda a tal proposito l'art. 8 dell'ordinanza, che prescrive ben 5 distinti passaggi procedurali (dal comma 5 al comma 9) per la valutazione dei titoli dei supplenti e per la loro individuazione. In presenza di iter procedurali così complessi e contorti, i problemi sarebbero stati prevedibili e prevenibili solo con un esaustivo coordinamento tra uffici territoriali e istituti polo, delegati l'anno precedente alla valutazione delle istanze degli aspiranti all'inserimento nelle graduatorie provinciali delle supplenze di competenza;

ne consegue che tale drammatica situazione starebbe mettendo in serio pericolo quello che è l'ordinario svolgimento delle attività curricolari e l'organizzazione scolastica con inevitabili ricadute sull'apprendimento degli alunni. Nell'attuale e persistente situazione pandemica emergenziale le istituzioni scolastiche sono fra le categorie più coinvolte per riportare un sereno ritorno alla normalità, in presenza, a favore di tutti gli studenti di ogni ordine e grado,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto;

quali provvedimenti intenda adottare per porvi rimedio;

se l'algoritmo utilizzato per l'assegnazione degli incarichi per l'anno scolastico 2020/2021 sia lo stesso messo in atto con la legge n. 107 del 2005, in seguito alla quale più sentenze del TAR del Lazio evidenziarono gravi lacune amministrative imputabili al Ministero dell'istruzione.

(3-02873)

DE BERTOLDI - Ai Ministri della cultura e dell'interno. - Premesso che, sulla base di notizie pervenute all'interrogante da rappresentanti del settore dell'arte e della cultura, si evidenziano dubbi e perplessità in relazione alla corretta applicazione della disciplina normativa relativa alle procedure di nomina, nelle gallerie d'arte, dei componenti nei consigli di amministrazione e degli organi di indirizzo, si chiede di sapere:

quale sia l'opinione dei Ministri in indirizzo in merito alla nomina di un proprio rappresentante da parte della Prefettura di Piacenza nel consiglio di amministrazione della galleria d'arte contemporanea "Ricci Oddi", sulla base di quanto disposto dal riconoscimento della stessa quale ente morale, considerato che gli enti morali non sono più presenti nel nostro ordinamento giuridico e che la citata galleria è pertanto da assimilarsi alle fondazioni, che sono, com'è noto, al pari, in ogni caso, degli enti morali, soggetti al controllo prefettizio;

se la presenza dal settembre 2020 nel consiglio di amministrazione della galleria di un membro nominato dalla Prefettura, e tra l'altro eletto presidente della galleria stessa, non rischi di invalidare gli atti assunti e assumendi da parte della galleria, come da diffuse preoccupazioni negli estimatori e, come detto, nel mondo dell'arte in genere.

(3-02876)

DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il Ministro in indirizzo, nel corso dell'audizione svolta in occasione dell'esame della nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2021 (approvata dal Parlamento), ha dichiarato sostanzialmente che la misura relativa al cosiddetto superbonus (l'agevolazione fiscale introdotta dal decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, cosiddetto decreto rilancio) non sarà più economicamente sostenibile nel lungo termine;

lo stesso Ministro ha riconosciuto in termini più espliciti che il superbonus e gli altri bonus edilizi previsti dalla normativa, tra i quali l'agevolazione fiscale per la ristrutturazione degli appartamenti privati e per l'acquisto d'impianti a più elevata efficienza energetica, sebbene rappresentino misure molto importanti in grado di far ripartire il settore dell'edilizia, costituiscono tuttavia strumenti finanziariamente molto costosi e non sostenibili nel lungo periodo;

l'interrogante rileva che, secondo quanto emerge dallo studio della Luiss business school e della Open Economics, pubblicato sul sito del Dipartimento di politica economica della Presidenza del Consiglio dei ministri lo scorso marzo, il superbonus in realtà determinerà nel medio e lungo termine un impatto positivo pari a 811 milioni di euro sulle finanze pubbliche, grazie a un maggior gettito derivante dalle entrate relativamente alle imposte IVA e IRES, rappresentando, pertanto, un valore aggiunto pari a 16,6 miliardi di euro a fronte di una spesa di 8,8 miliardi di euro per il biennio 2020-2022, dimostrando quindi che l'intervento fiscale è in grado di autofinanziarsi;

tali osservazioni si inseriscono, peraltro, all'interno degli interventi svolti lo scorso settembre in 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, in relazione alle audizioni sull'esame dei disegni di legge che riguardano la circolazione e lo scambio dei crediti fiscali, il cui primo passo è stato compiuto proprio con il superbonus edilizio, introdotto nel maggio 2020 con la cedibilità illimitata delle detrazioni fiscali;

la possibilità di far circolare i crediti fiscali su larga scala rappresenta pertanto, a giudizio dell'interrogante, un passaggio fondamentale per l'introduzione della cosiddetta moneta fiscale, quale mezzo di pagamento ad accettazione volontaria, che non mette in discussione l'euro come moneta unica avente corso legale a tutti gli effetti; a tal fine, evidenzia ancora l'interrogante, nel momento in cui lo Stato assegna gratuitamente (senza contropartite) o eroga attraverso crediti o detrazioni o sconti fiscali, non avviene alcun pagamento in moneta legale, poiché questi implicano, secondo EUROSTAT, un trasferimento di euro (il medesimo istituto europeo è responsabile peraltro di una grande confusione tra crediti fiscali: "non pagabili" e quelli "pagabili");

le citate osservazioni delineano, a parere dell'interrogante, un quadro complessivamente ambiguo e incerto, in cui emerge sia un'evidente volontà di contrastare da parte degli organismi istituzionali, incluso il Governo Draghi, l'introduzione della cosiddetta moneta fiscale (strumento in grado di autofinanziarsi senza gravare sull'equilibrio dei conti esteri del Paese, in quanto migliora la competitività delle imprese) che continue dichiarazioni scarsamente chiare, che rimbalzano tra lo stesso Governo e il Parlamento, sulla proroga del superbonus edilizio, che andrebbe esteso fino al 2030, considerata l'enorme spinta che ha prodotto sulla domanda di ristrutturazioni immobiliari;

l'interrogante evidenzia, inoltre, come anche le simulazioni riportate nel recente passato dal quotidiano economico "Il Sole-24 ore" abbiano dimostrato l'effetto positivo che la proroga dell'agevolazione fiscale potrà determinare sui conti pubblici attraverso l'aumento del gettito fiscale innescato dalla crescita del PIL,

si chiede di sapere:

quali orientamenti il Governo intenda esprimere, con riferimento a quanto esposto;

quali siano i motivi per i quali il Ministro in indirizzo, nel corso del suo intervento in sede d'esame della NADEF, ha sostenuto che le misure di proroga del superbonus costituiscono un onere finanziario insostenibile per la finanza pubblica, sebbene lo studio elaborato da Open Economics e Luiss business school sia giunto a conclusioni diametralmente opposte;

se, infine, il Governo non convenga sulla necessità di prevedere iniziative volte ad incrementare i crediti fiscali "non pagabili", non soltanto per finanziare lavori privati di ristrutturazione edilizia (cosiddetto superbonus) e gli investimenti delle imprese ("Transition plan 4.0"), ma in grado anche di alimentare la domanda di beni di consumo durevoli nonché: a) finanziare lavori pubblici (al riguardo si può immaginare la formula del 65 per cento pagato con detrazioni fiscali e 35 per cento con euro cash); b) pagare i debiti della pubblica amministrazione; c) ridurre il cuneo fiscale delle imprese al fine di renderle più competitive.

(3-02877)

BINETTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la sindrome di Crigler-Najjar (CNS) è una malattia ereditaria del metabolismo della bilirubina caratterizzata da iperbilirubinemia non coniugata, da difetto dell'attività della bilirubina glucuronosiltransferasi (GT) a livello del fegato;

tale condizione e, dunque, gli elevati livelli di bilirubina nel sangue possono essere rimossi solo con l'aiuto di una lampada a raggi ultravioletti, con la quale è possibile scomporla in sostanze più solubili e facilmente eliminabili nelle urine;

per questa ragione, le persone che ne sono affette devono dormire sotto questa "luce blu" per almeno 10 ore al giorno, e i raggi ultravioletti non possono essere ostacolati da indumenti, lenzuola o coperte;

come sottolineato dall'Osservatorio malattie rare in una recente intervista al presidente dell'associazione CIAMI (Crigler-Najjar Italia associazione malati iperbilirubinemici), oltre ai consumi dell'apparecchio per la fototerapia, le persone affette da questa patologia sono chiamate a sostenere l'alto costo delle bollette dell'energia elettrica per consentire di mantenere costante la temperatura della zona in cui questi pazienti si sottopongono a fototerapia;

l'articolo 3 del decreto interministeriale 28 dicembre 2007, recante "Determinazione dei criteri per la definizione delle compensazioni della spesa sostenuta per la fornitura di energia elettrica per i clienti economicamente svantaggiati e per clienti in gravi condizioni di salute", prevede che la compensazione della spesa sostenuta per la fornitura di energia elettrica è riconosciuta ai clienti domestici nel cui nucleo familiare sono presenti persone che versano in gravi condizioni di salute tali da richiedere l'utilizzo di apparecchiature medico-terapeutiche necessarie per la loro esistenza in vita e alimentate ad energia elettrica, al fine di compensare la maggiore onerosità connessa all'utilizzo;

per avere accesso alla compensazione il cliente presenta apposita richiesta al Comune di residenza che valuta e ammette le domande previa presentazione del certificato rilasciato dall'azienda sanitaria locale di appartenenza, attestante le gravi condizioni di salute di uno dei componenti il nucleo familiare tali da richiedere l'utilizzo delle apparecchiature medico-terapeutiche necessarie per la loro esistenza in vita e alimentate ad energia elettrica;

con decreto ministeriale 13 gennaio 2011 sono state indicate, nell'allegato A, le apparecchiature medico-terapeutiche alimentate ad energia elettrica e necessarie per l'esistenza in vita di persone in gravi condizioni di salute;

l'elenco non risulta essere esaustivo dal momento che non considera, a titolo di esempio, la lampada a raggi ultravioletti quale unico strumento in grado di trattare le persone con CNS,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno rivedere l'elenco delle apparecchiature medico-terapeutiche ritenute salvavita, alimentate ad energia elettrica, al fine di inserire ulteriori strumenti, attualmente non presenti nell'elenco, che garantiscono l'esistenza in vita di persone in gravi condizioni di salute.

(3-02878)

FERRAZZI, FEDELI, STEFANO, D'ARIENZO, FERRARI, TARICCO, MARGIOTTA, ASTORRE, PARRINI, D'ALFONSO, CERNO, COMINCINI, IORI, BOLDRINI, GIACOBBE, LAUS, ROSSOMANDO - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

in data 31 ottobre 2019, con atto della Giunta del Comune di Venezia è stato dato avvio al procedimento di adozione della "Variante al Piano degli Interventi n. 49, ai sensi dell'art. 18 della Legge Regionale n. 11/2004, relativa all'individuazione di ambiti soggetti a riprogettazione urbana. ADOZIONE.", avvenuto in relazione alla Proposta di delibera n. 1023 del 24 ottobre 2019;

conseguentemente a tale atto, la proposta di deliberazione è stata trasmessa alla Commissione consiliare competente (V Commissione) per l'illustrazione e discussione della Variante, nonché alle Municipalità interessate dal provvedimento per il reperimento del loro parere;

la scheda normativa n. 8, che fa parte integrante del provvedimento di Variante, prevede: 1) la modifica della destinazione urbanistica, da «sport spettacolo» a residenza un'area così individuata: "Mestre - via Martello (ambito adiacente impianti sportivi Taliercio); 2) la modifica della destinazione urbanistica, da «zona agricola» a «sport spettacolo» per un'area, di superficie superiore ai 3 ettari, confinante con la prima e appartenente alla stessa proprietà privata;

in data 3 dicembre 2019, l'area destinata dalla Variante a «sport spettacolo» è stata acquisita dalla REYER S.p.A., di proprietà del sindaco, con atto notarile registrato;

la proprietà alienante ha riferito alla stampa locale che tale area è stata venduta al prezzo di 14,80 euro/mq., valore unitario di mercato che risulta congruo per aree a destinazione agricola;

la Variante, che riguarda anche la descritta modifica della destinazione urbanistica di tale area, è stata adottata con delibera del Consiglio comunale di Venezia n. 71 del 13 dicembre 2019 e successivamente approvata con delibera del Consiglio comunale n. 78 del 29 luglio 2020;

sulla base della nuova destinazione urbanistica "sport spettacolo" assegnata all'area acquisita da REYER S.p.A. (fg 142, mapp 876 di superficie pari 31.462 metri quadri), il valore commerciale, originariamente stimabile in circa euro 465.637, è passato ad un valore commerciale variabile tra euro 943.860 (valore unitario di euro 30/mq) ed euro 1.573.100 (valore unitario di euro 50/mq) che corrispondono al range stimabile per l'indennizzo di esproprio per aree con destinazione preordinata all'esproprio quale è quella di "sport spettacolo". Tale valore, nel caso di utilizzo privato convenzionamento con il Comune, potrebbe ulteriormente aumentare considerando le destinazioni ricettive e terziarie ammesse e l'assenza, nella norma di PRG, di un indice di edificabilità, fino ad un valore stimabile in almeno euro 3.146.200,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda descritta in premessa;

quali iniziative intendano adottare, nell'ambito delle proprie competenze, per salvaguardare il bilancio del Comune di Venezia a fronte del possibile pregiudizio che potrebbe derivare dall'esproprio delle suddette aree o dalla Convenzione;

se il Ministro dell'interno non ritenga che gli atti adottati dalla Giunta e dal Consiglio comunale di Venezia evidenziati in premessa possano considerarsi viziati da irregolarità e quali eventuali iniziative intenda adottare al fine di garantire il corretto funzionamento dell'amministrazione comunale;

se non ritenga che i fatti descritti in premessa evidenzino un possibile conflitto d'interessi in capo al sindaco di Venezia in violazione dei doveri, di cui all'articolo 78 del Testo unico degli enti locali.

(3-02879)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

VERDUCCI, FERRAZZI, MARILOTTI, ALFIERI, ASTORRE, BITI, CERNO, CIRINNA', COMINCINI, D'ALFONSO, D'ARIENZO, FEDELI, GIACOBBE, IORI, LAUS, MANCA, MISIANI, PINOTTI, PITTELLA, ROJC, STEFANO, TARICCO, VATTUONE - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

a seguito del miglioramento delle condizioni sanitarie, dovuto prevalentemente al buon andamento della campagna vaccinale di contrasto al COVID-19, l'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 6 agosto 2021, n. 111, recante misure urgenti per l'esercizio in sicurezza delle attività scolastiche, universitarie, sociali e in materia di trasporti, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 settembre 2021, n. 133, stabilisce che le attività didattiche e curriculari delle università siano svolte "prioritariamente" in presenza;

l'articolo 9-ter sull'impiego delle certificazioni verdi COVID-19 in ambito scolastico e universitario, introdotto dal comma 6 del citato articolo 1 al decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, prevede inoltre che dal 1° settembre al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, "al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell'erogazione in presenza del servizio essenziale di istruzione", il personale universitario e gli studenti universitari debbano possedere e siano tenuti a esibire la certificazione verde;

la circolare del Ministro dell'università e della ricerca del 31 agosto 2021 raccomanda che nelle università sia garantita "la più ampia partecipazione in presenza degli studenti alle attività didattiche e curriculari anche tenendo conto delle condizioni strutturali-logistiche degli edifici";

premesso inoltre che:

a quanto si apprende dalla consultazione dei siti web e dei protocolli adottati da numerose università per consentire lo svolgimento in presenza delle lezioni, nonostante il personale universitario e gli studenti universitari debbano possedere e siano tenuti a esibire la certificazione verde COVID-19, permangono purtroppo molti casi di didattica a distanza;

ciò penalizza gravemente gli studenti universitari e risulta difficilmente comprensibile, considerato che nelle scuole di ogni ordine e grado l'attività si svolge quotidianamente in presenza al 100 per cento, nonostante per gli studenti delle scuole non sia previsto l'obbligo del possesso della certificazione verde;

nell'università degli studi di Roma "Sapienza" e in molte altre università, sebbene gli spazi siano decisamente e mediamente più grandi di quelli di qualsiasi scuola, sono previsti turni settimanali per assistere alle lezioni in presenza, previa prenotazione dal martedì al giovedì, mentre per assistere in presenza nella settimana in cui non "si è di turno" è data la possibilità agli studenti di prenotare il posto (nel caso in cui qualcuno degli aventi diritto abbia rinunciato) dalla mezzanotte del giovedì;

come riportato dal quotidiano "Il Sole-24 ore" dell'11 ottobre 2021, nella facoltà di Medicina dell'università di Ferrara le lezioni si svolgono esclusivamente con la didattica a distanza, con lezioni videoregistrate e speso datate, nonostante ripetute lettere, petizioni e manifestazioni di protesta;

questa situazione riguarda anche altre facoltà dell'università di Ferrara, ma nel caso di Medicina tale scelta risulta decisamente sconcertante;

considerato che ciò continua ad avvenire nonostante il decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, recante disposizioni urgenti per l'accesso alle attività culturali, sportive e ricreative, nonché per l'organizzazione di pubbliche amministrazioni e in materia di protezione dei dati personali, già in vigore e attualmente all'esame della 1ª Commissione permanente (Affari costituzionali) del Senato, preveda che per gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali o spazi anche all'aperto, in zona bianca, la capienza consentita sia pari a quella massima autorizzata;

considerato inoltre che:

sono ormai noti e documentati da numerosi studi i danni provocati dalla didattica a distanza agli studenti delle scuole e delle università dall'inizio della pandemia;

alla data del 12 ottobre 2021, l'80,37 per cento della popolazione sopra i 12 anni ha completato il ciclo vaccinale;

gli studenti universitari al momento sono i cittadini più penalizzati, nonostante siano tenuti ad avere la certificazione verde COVID-19,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire che le attività didattiche e curriculari in tutte le università italiane si svolgano in presenza, compatibilmente e nel rispetto delle misure finalizzate a prevenire la diffusione del COVID-19, superando il più possibile ogni modalità di didattica a distanza e consentendo, finalmente, anche agli studenti universitari di tornare a beneficiare di una condizione di normalità.

(3-02867)

GIAMMANCO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

il Ministero della giustizia ha paventato la possibilità di disporre il trasferimento degli uffici giudiziari oggi ubicati a Palermo presso il palazzo EAS, edificio annesso alla "cittadella giudiziaria", interessato oggi e fino al 2024 da lavori di ristrutturazione, nei locali di via Orsini, in precedenza destinati agli uffici di Riscossione Sicilia S.p.A.;

nella seduta del 24 giugno 2021 il consiglio dell'ordine degli avvocati di Palermo ha proclamato lo stato di agitazione dell'avvocatura palermitana in conseguenza della possibilità che la scelta esposta si concretizzi;

il trasferimento provocherà enormi disagi agli avvocati, agli operatori giudiziari e a tutti i palermitani, costretti a spostarsi da una parte all'altra della città, congestionandola e con anche il rischio di ledere il diritto del cittadino ad una giusta ed efficiente difesa;

considerato che:

l'Assemblea regionale siciliana ha approvato, lo scorso 15 settembre, un ordine del giorno che impegna il Governo regionale a un'interlocuzione serrata con il Ministro della giustizia, al fine di trovare una differente soluzione per l'ubicazione degli uffici;

si potrebbe prevedere di escludere dal trasferimento gli uffici destinati alle attività degli ufficiali giudiziari e quelli destinati allo svolgimento delle udienze in materia di lavoro e di esecuzione,

si chiede di sapere quali azioni intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di evitare che tali disagi si ripercuotano sul sistema giustizia palermitano.

(3-02874)

GARAVINI - Al Ministro per le politiche giovanili. - Premesso che:

nel settembre 2015 è stata sottoscritta dai governi dei 193 Paesi membri dell'ONU l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, quale programma d'azione per le persone, il pianeta e la prosperità, che ingloba 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile;

nel dicembre 2015 è stato adottato l'accordo di Parigi, durante la conferenza di Parigi sul clima, primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, che stabilisce un quadro globale per porre rimedio al problema del riscaldamento globale;

entrambi gli atti propongono obiettivi condivisi e particolarmente importanti per lo Stato italiano, per la politica tutta e per i cittadini;

la Commissione europea propone politiche e atti legislativi di propria iniziativa e può anche rispondere a inviti in tal senso, non solo da parte di istituzioni, ma anche da parte dei cittadini europei, spesso attivando veri e propri progetti di consultazione;

in data 16 settembre 2021 la Commissione europea ha sottoposto alla consultazione dei cittadini dei Paesi membri le proprie tabelle di marcia circa il "Piano d'azione per la gioventù - coinvolgere i giovani nell'azione esterna dell'UE", in quanto la Commissione considera i giovani come portatori di cambiamenti e partner essenziali per garantire il successo dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e per realizzare le transizioni verde e digitale;

il piano d'azione presentato definisce misure complessive volte a: garantire che l'azione esterna della UE offra maggiore spazio ai giovani a livello politico, sociale ed economico; favorire l'impegno dei giovani nel processo decisionale e nell'elaborazione delle politiche in modo significativo e inclusivo;

la Commissione prevede di adottare, nel terzo trimestre del 2022, il relativo programma di lavoro;

tale tabella di marcia è stata aperta ai commenti per 4 settimane, con scadenza al 14 ottobre 2021. I commenti saranno presi in considerazione per sviluppare e perfezionare l'iniziativa;

la documentazione necessaria alla espressione dei commenti dei cittadini italiani è stata predisposta esclusivamente in inglese, e segnatamente: tabelle di marcia - Ares (2021) 5669504 inglese;

considerato che:

la lingua della nazione è la lingua italiana, come prescrive l'articolo 1, comma 1, della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", costituito dall'unica frase: "La lingua ufficiale della Repubblica è l'Italiano";

il multilinguismo rappresenta uno dei valori fondanti dell'Unione europea, come si legge nella risoluzione del Consiglio del 21 novembre 2008, per il quale, "la diversità linguistica e culturale [è] parte intrinseca dell'identità europea e (...) allo stesso tempo un retaggio condiviso, una ricchezza, una sfida e una risorsa per l'Europa (...) il multilinguismo rappresenta una questione trasversale di grande portata poiché abbraccia i settori sociale, culturale, economico e dunque educativo". Questo concetto è profondamente ancorato alle radici democratiche di un'Europa dei cittadini, in cui ciascuno deve essere in grado di comprendere ed interpretare le disposizioni normative emanate dall'Unione, in quanto esse costituiscono diritto nazionale di ciascun Paese membro;

con l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, l'italiano rappresenta la terza lingua madre più parlata dopo tedesco e francese, mentre l'inglese oggi è unicamente la seconda lingua ufficiale di Irlanda e Malta (ex colonie britanniche con circa 6 milioni di abitanti) le quali, peraltro, non hanno finora mai chiesto di soppiantare il gaelico o il maltese con l'inglese, come prevede l'articolo 1 del regolamento (UE) n. 1 del 15 aprile 1958,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti intenda promuovere il Ministro in indirizzo per assicurare la partecipazione dei cittadini, delle imprese, degli enti e delle organizzazioni italiane interessate a contribuire alla realizzazione di questo genere di iniziative, e per evitare che, come in questo caso, ne venga ridotta la partecipazione a causa degli ostacoli segnalati, soprattutto in relazione alle eventuali prossime consultazioni attinenti agli ambiti del suo Ministero.

(3-02875)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DE BONIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

con atto di sindacato ispettivo 3-02449, pubblicato il 21 aprile 2021, l'interrogante evidenziava che il 23 marzo 2021, nell'ambito della riforma della PAC, rinviata al 2023 a causa dell'emergenza epidemiologica, il Ministro in indirizzo avanzava una nuova proposta (prot. n. 0137532) riguardante la ripartizione dei fondi europei assegnati all'Italia nel settore dello sviluppo rurale (FEASR) per gli anni 2021-2022, trasmessa, poi, alla segreteria della Conferenza Stato-Regioni, al fine di acquisire l'intesa, ai sensi dell'art. 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

nel corso della seduta della Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, tenutasi il 30 marzo, la Regione Sicilia e le altre Regioni del Sud, quali la Calabria, la Puglia, la Basilicata, l'Umbria e la Campania, espressero forte dissenso sulla proposta ministeriale di riparto per il biennio di transizione 2021-2022, in quanto avrebbe tolto la disponibilità delle risorse alle regioni più svantaggiate per distribuirle ai territori più sviluppati, aumentando così ulteriormente il divario tra i territori agricoli e rurali e, al contempo, producendo un effetto penalizzante nei confronti del comparto agricolo delle regioni del Sud, con impatti preoccupanti sulla tenuta economico-sociale dei territori rurali;

tale effetto che inasprisce il divario tra il Nord ed il Meridione era emerso sin dalla trattazione delle disposizioni transitorie, di cui al regolamento (UE) 2020/2220 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 dicembre 2020;

per evitare un ulteriore aumento del divario tra i territori agricoli e rurali, l'interrogante invitava, così, il Ministro a trovare una soluzione rispettosa dei criteri storici per definire il riparto dei fondi FEASR per la proroga biennale del PSR, al fine di evitare il taglio di tali fondi all'agricoltura del Mezzogiorno o, quantomeno, ridurlo drasticamente rispetto a quanto si stava ipotizzando, anche in considerazione dei moniti dell'Europa per una maggiore assegnazione di risorse al Sud del nostro Paese;

considerato che:

è di qualche giorno fa la notizia dello "scippo" (dizione giornalistica, ma efficace) alla Sicilia di oltre 400 milioni di euro di fondi per l'irrigazione. Infatti, in molti hanno denunciato la modifica del secondo pilastro della PAC (politica agricola comune), ovvero delle regole per l'erogazione del citato fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, senza modificare il primo pilastro della PAC, che corrisponde ai pagamenti diretti agli agricoltori, penalizzando, così il Sud e la Sicilia;

questo modus operandi, che non dovrebbe appartenere alle istituzioni, ha danneggiato fortemente gli agricoltori della Sicilia e del Sud Italia. Si tratta di una grandissima scorrettezza che ha tolto all'agricoltura siciliana oltre 400 milioni di euro, che sarebbero dovuti servire per migliorare l'irrigazione in Sicilia;

il bando a valere sui fondi del PNRR pare sia stato scritto dal Ministero con il preciso obiettivo di penalizzare l'agricoltura siciliana. Se, come dicono le fonti ministeriali, i progetti presentati dai consorzi di bonifica della Sicilia non erano adeguati, non c'era affatto bisogno di "cassare" i progetti, sarebbe bastato chiedere un adeguamento ai criteri ministeriali. Invece il Ministero ha tolto immediatamente oltre 400 milioni di euro al sistema irriguo della Sicilia, per dirottarli, probabilmente, in altre Regioni non certo meridionali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di dovere dare chiarimenti in merito alla citata sottrazione di 400 milioni di euro dai fondi che sarebbero dovuti servire per migliorare l'irrigazione in Sicilia;

come mai non si sia pensato di chiedere un adeguamento dei progetti presentati dai consorzi di bonifica della Sicilia rispetto ai criteri ministeriali, invece di invalidare tali progetti;

quali urgenti iniziative intenda assumere per fare in modo che i 400 milioni di euro vengano riattribuiti all'agricoltura siciliana per migliorare l'irrigazione in Sicilia.

(4-06113)

MARGIOTTA - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

il 18 novembre 2019 il presidente del CNR, annullando la precedente convenzione firmata l'11 giugno 2018 a seguito di un accordo transattivo con il consorzio CNCCS Scarl (Collezione nazionale dei composti chimici e centro screening), firma un'altra convenzione con lo stesso consorzio per realizzare "High science TV", canale satellitare free esclusivamente dedicato alla scienza e gestito editorialmente dal CNR;

il 28 novembre 2019 il CNR, dopo circa 3 anni, invia al CNCCS la prima tranche di finanziamento approvato dal Consiglio dei ministri con delibera CIPE del 1° dicembre 2016;

nel mese di dicembre 2019, quindi, il CNCCS avvia tutte le azioni propedeutiche alla messa in onda del canale televisivo, raccogliendo preventivi e predisponendo le gare previste dalla legge, ma a febbraio 2020 il Paese entra nell'emergenza legata alla diffusione del COVID-19 e il 10 marzo il Governo decreta il lockdown nazionale, con tutto ciò che ne consegue per la gestione del lavoro;

il consorzio, sia pure in condizioni proibitive, porta avanti il progetto e 10 giorni dopo la conclusione del lockdown, avendo verificato che il preventivo dei costi approvato nel 2018 non era più in linea con le condizioni di mercato e generava uno spreco di risorse pubbliche, in data 20 maggio 2020 scrive al presidente del CNR e alla dirigente incaricata di seguire il progetto per chiedere la convocazione di una riunione urgente e la nomina, sia pure informale, di un comitato per procedere alla rimodulazione a saldo invariato dei costi previsti;

purtroppo, la convocazione di tale riunione non è mai avvenuta nonostante molti solleciti inviati alle strutture del CNR, in attesa della nomina del nuovo consiglio di amministrazione;

tuttavia, in data 6 giugno 2021, al consorzio viene comunicato che il nuovo consiglio di amministrazione, appena nominato il 3 giugno 2021, nel corso della sua prima riunione (senza neppure aver convocato e ascoltato gli amministratori del CNCCS, compresi gli stessi rappresentanti del CNR nel consiglio di amministrazione e nel collegio dei sindaci e cioè senza avere alcuna cognizione dello stato del progetto), ha revocato la convenzione e dichiarata chiusa l'iniziativa, addebitando al consorzio la mancata operatività nel 1° semestre 2020, cioè nella fase di pandemia e lockdown;

l'infondatezza di tale accusa appare evidente ed è anche smentita da una e-mail giunta al consorzio il 6 agosto 2021 con la quale il network televisivo Sky Italia informava di accettare la partnership oggetto della trattativa con i vertici del consorzio, mettendo a disposizione il canale sulla piattaforma satellitare Sky, prendendo in carico una parte dei costi e lasciando al CNR la libera gestione editoriale del canale;

a giudizio dell'interrogante, con tale scelta, che appare difficilmente comprensibile, si impedisce la realizzazione di un canale scientifico, già finanziato dal CIPE nel dicembre 2016 su un'infrastruttura europea a conduzione totalmente italiana e si aprono anche alcuni interrogativi su un presunto danno erariale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali accadimenti e che cosa intenda fare per tutelare un'iniziativa di valore strategico nazionale.

(4-06114)

DE BONIS - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

"La portualità italiana è da sempre affidata a scelte a dir poco discutibili. I vari potentati locali tirano l'acqua ognuno al suo mulino, creando tutto tranne che un sistema interconnesso che risponda ad obiettivi comuni per adeguarsi alla globalizzazione ormai consolidata": è quanto scrive l'ingegner Roberto Di Maria, ricercatore in infrastrutture dei trasporti, in un articolo online su "Calabria.live" del 6 ottobre 2021;

secondo l'ingegnere, il piano nazionale di ripresa e resilienza punta sui porti di Genova e Trieste: a loro milioni di container e ai porti di Gioia Tauro e Taranto restano solo briciole. Anche nel settore della portualità il PNRR dimostra il suo sbilanciamento a favore delle regioni ricche. Eppure solo gli scali del Sud sono alla portata dei convogli ferroviari più lunghi;

"Il tanto decantato PNRR ha cercato di superare la litigiosità e le ambizioni locali in maniera del tutto singolare. Lungi dal creare un unico sistema sinergico della logistica italiana, in grado di competere con lo strapotere nordeuropeo, ha puntato tutto su due porti, relegando la parte rimanente della portualità italiana ad un ruolo del tutto marginale. In tal modo si è concepito un insieme di investimenti che puntano a potenziare Genova e Trieste, mentre ai porti del Sud rimane il compito di dedicarsi al crocierismo e poco altro": insomma, pesca e turismo al Sud, milioni di container al Nord, in perfetta antitesi con i dettami dell'Unione europea che, con il "Recovery Plan", voleva eliminare le diseguaglianze anche all'interno dei singoli Stati;

se non fosse già deciso tutto, e si dovesse valutare il modo di rendere competitiva la logistica italiana, non ci sarebbe alcun dubbio su quali porti privilegiare. Sarebbero certamente quelli meridionali, con preferenza per Taranto e, soprattutto, Gioia Tauro. I due porti, infatti, sono alla portata di treni di sagoma PC/80, vale a dire quella massima, capace di convogliare non soltanto container di qualsiasi tipo, ma anche i TIR posizionati su appositi pianali; i treni, inoltre, potrebbero raggiungere lunghezze prossime ai 750 metri. L'itinerario è quello adriatico (quello tirrenico è stato realizzato più per l'alta velocità che per l'alta capacità) che consente di raggiungere la pianura Padana da Gioia Tauro via Taranto-Bari-Ancona;

secondo una cartina dell'Italia relativa ai "moduli", scrive il ricercatore, appare evidente l'iniquità di chi ha lasciato una discontinuità complessivamente breve (facilmente sanabile grazie a un vecchio progetto di Italferr tra Battipaglia e Sapri, al costo complessivamente modesto di circa 2 miliardi di lire, all'epoca) ostacolando il grande piano di realizzare quella "portualità diffusa" che rappresenta l'unico modo che ha l'Italia per competere con i porti del mare del Nord e, in un prossimo futuro, con quelli dell'emergente sistema greco-adriatico orientale. Analogamente, per portare sulla dorsale adriatica le merci di Gioia Tauro, mancano ancora diverse tratte "trasversali" che sembrano poter essere finanziate col PNRR e il fondo complementare. La loro assenza impedirebbe una reale crescita del grande scalo calabrese;

Genova e Trieste non si trovano nella stessa condizione e soffrono di forti limitazioni nella lunghezza dei convogli (massimo 650 metri). È proprio per questo che ci si è affannati tanto a creare il terzo valico, pur avendo a disposizione già due linee a doppio binario tra la pianura Padana ed il porto ligure. Per un importo di circa 5 miliardi di euro, ovviamente a carico di tutti gli italiani. Ma c'è di più: com'è noto, il porto ligure, a differenza di quelli di Gioia Tauro e Taranto, non può permettere l'attracco delle enormi navi porta container, anche per ragioni di bacino d'utenza;

pertanto, secondo l'ingegner Di Maria, pensare di riprodurre a Genova una struttura paragonabile a quella di Rotterdam è un'illusione. Senza contestare gli stanziamenti miliardari previsti dal PNRR, e nella certezza che sia impossibile completare i lavori per il 2026, bisogna avere la consapevolezza della modestia dei risultati perseguibili. "Invece, per i porti meridionali pronti già oggi a costituire un gateway europeo diffuso, il PNRR prevede pochissimo: elettrificazione delle banchine e qualche ammodernamento impiantistico. Semplicemente ridicolo";

sarebbe bastato avviare un programma di ampio respiro, ponendosi obiettivi che vanno dalla portualità all'aumento dei posti di lavoro nel Sud, dalla crescita sociale allo sviluppo delle mille attività indotte da una rete portuale moderna per legittimare il potenziamento dei retroporti di Gioia Tauro e Taranto, creare un polo logistico di formidabile attrattività, realizzabile in pochi mesi. Si tratterebbe in pratica di materializzare quel progetto, denominato "ALI" che avrebbe messo a sistema anche la Sicilia, tramite il ponte sullo stretto di Messina e la formidabile potenzialità di ormeggio di Augusta, pari alla somma dei due porti citati. Con tanto di interporti già abbondantemente individuati e, in alcuni casi (Nola, Marcianise, Bari Lamasinata) parzialmente realizzati;

in buona sostanza, questo sistema logistico è già operativo: lo dimostra la stessa attività di Gioia Tauro che comincia a formare treni container, adesso che si intravede la possibilità di instradarli su ferro. Il porto calabrese, infatti, è stato appena dotato di un raccordo ferroviario, ovvero da quando sono stati aperti all'esercizio le poche centinaia di metri di ferrovia che lo collegano alla dorsale tirrenica, di cui ci si era "incredibilmente dimenticati per decenni",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non voglia prendere in considerazione quanto riportato, frutto di studio e ricerche da parte di persone competenti e preparate, che denunciano quanto alcune scelte nazionali siano fallimentari e continuino ad ignorare la parte meridionale della nostra penisola: un enorme molo proteso sul Mediterraneo, mare in cui transita un quarto del traffico mondiale di container; un molo che farebbe del nostro Paese il terminale europeo della nuova via marittima della seta;

se non ritenga che la portualità italiana non debba affidarsi unicamente a Genova e Trieste, porti che da decenni sono decisamente poco in crescita e che per renderli veramente operativi occorrerà non solo aspettare il 2026 ma alimentarli anche con ingenti risorse pubbliche. Non solo il Meridione, ma l'intero Paese perderà inutilmente oltre un lustro per attrezzare due soli porti su cui si è puntato, a giudizio dell'interrogante inspiegabilmente, tutto.

(4-06115)

MONTEVECCHI, RUSSO, VANIN, CASTALDI, GALLICCHIO, GAUDIANO, LANZI, NATURALE, PAVANELLI, ROMAGNOLI, TRENTACOSTE - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

la tutela dei beni culturali e del paesaggio rappresenta un valore costituzionale;

l'articolo 1, comma 384, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 ha istituito presso il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo il "fondo per il recupero di immobili statali di interesse storico e culturale in stato di abbandono e la riqualificazione delle aree industriali dismesse ove insistano manufatti architettonici di interesse storico" ai fini della riqualificazione sociale del territorio da conseguire mediante recupero, tutela e valorizzazione dei luoghi culturali e delle aree industriali dismesse di interesse storico e culturale che versano in stato di degrado e abbandono, nonché per favorire la riduzione del consumo di suolo;

considerato che:

il decreto interministeriale n. 583 del 16 dicembre 2020 ha stabilito che le somme attribuite al fondo pari a 1.000.000 euro annui per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022, vengano ripartite come segue: a) 500.000 euro per l'anno 2020 per la realizzazione di interventi di recupero sui beni individuati a seguito dell'attività di mappatura e monitoraggio effettuata a cura della Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio presso le Soprintendenze; b) 500.000 euro per il 2020 e 500.000 per il 2021 per l'ampliamento e il potenziamento delle attività di mappatura e monitoraggio di cui alla lettera a), anche mediante la attivazione di un'apposita banca dati; c) 500.000 euro per l'anno 2021 e 1.000.000 per il 2022 per la realizzazione di interventi di recupero degli ulteriori immobili individuati dalle attività di cui alla lettera b);

la mappatura dei beni culturali abbandonati e non utilizzati, coerentemente con l'indirizzo parlamentare, rientra tra le priorità politiche da realizzare nell'anno 2021 e per il triennio 2021-2023 del Ministero della cultura;

valutato che:

le attività riguardanti le attività di mappatura attraverso l'impiego delle più avanzate tecnologie, ivi comprese quelle di georeferenziazione e di realizzazione di una piattaforma liberamente accessibile, sono da considerarsi propedeutiche alla realizzazione degli interventi di recupero e devono avere ad oggetto immobili statali di interesse storico e culturale in stato di abbandono e le aree industriali dismesse ove insistano manufatti architettonici di interesse storico;

la "ricognizione dei beni culturali abbandonati e non utilizzati" di cui alla circolare della Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio del 28 giugno 2019, n. 16, presenterebbe un ambito di ricognizione più circoscritto rispetto a quello di cui al fondo ex articolo 1, comma 384, della legge n. 160 del 2019;

è opportuno verificare l'eventuale insorgenza di bisogni da parte della Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio nel perseguire gli obiettivi dell'istituito fondo,

si chiede di sapere quali siano le attività intraprese da parte della Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio, se siano emerse ulteriori esigenze e se non si ritenga più opportuno coinvolgere tutti gli enti territorialmente competenti.

(4-06116)

LANNUTTI, ANGRISANI, ABATE, GRANATO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

le fondazioni di origine bancaria sono soggetti no profit, privati e autonomi, che perseguono esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico. Nate all'inizio degli anni '90 con la cosiddetta legge "Amato" (n. 18 del 1990), che portò alla privatizzazione delle casse di risparmio e delle banche del monte, hanno raggiunto la loro definitiva caratterizzazione sotto il profilo istituzionale e giuridico con la cosiddetta legge "Ciampi" (n. 461 del 1998) e il successivo decreto applicativo n. 153 del 1999, con il riconoscimento della loro natura giuridica privata conclusivamente acclarata dalla Corte costituzionale (sentenze n. 300 e n. 301 del settembre 2003);

la fondazione Pescarabruzzo rappresenta la continuazione storica della cassa di risparmio di credito agrario istituita a Loreto Aprutino con regio decreto di Vittorio Emanuele II del 1° ottobre 1871, n. 141, mediante inversione dei fondi del locale Monte frumentario. A seguito dell'emanazione della legge "Amato", nel 1992 nasce la fondazione CARIPE con lo scorporo dell'attività bancaria nella cassa di risparmio di Pescara e di Loreto Aprutino S.p.A. Nel 2004 la fondazione CARIPE cambia la denominazione in fondazione Pescarabruzzo;

Nicola Mattoscio, docente di economia politica all'università di Pescara, governa la fondazione da quasi 25 anni senza soluzione di continuità: dal luglio 1996 al maggio 2016, quando assume l'incarico di segretario generale fino al 16 luglio 2020, data in cui viene rieletto presidente della fondazione fino al 2023;

considerato che:

la fondazione Pescarabruzzo sembrerebbe essere finita nella rilettura, si evince dalla stampa locale, del Ministero dell'economia e delle finanze. Ci sono fascicoli aperti relativi alle attività della fondazione in relazione ai soldi che sarebbero stati erogati negli ultimi anni a privati, mentre il Ministero starebbe approfondendo una specifica questione che riguarda i 2 milioni di euro che la fondazione avrebbe dato a dicembre 2017 ad una società di facility management e global service di Pescara;

l'interesse sarebbe rivolto soprattutto all'attività svolta quando alla presidenza della fondazione c'era Mattoscio. In particolare, rispetto ad alcune operazioni immobiliari portate a termine dalla società Gestione culturali S.r.l. unipersonale, società che è della stessa fondazione, oltre a dei prestiti obbligazionari. Si parla di diversi milioni di euro che sarebbero stati erogati a personaggi che ruotano in uno stesso specifico ambito, quello legato al Pescara Calcio,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato;

se abbia ricevuto rapporti o appunti di lavoro funzionali all'insediamento di un dossier conoscitivo, vista la gravità della situazione;

se ritenga di avviare un'inchiesta, attraverso la direzione proposta, per accertare se ci siano altre fondazioni bancarie che abbiano deviato dalla loro missione istituzionale;

se non ritenga che sia il caso di intervenire in sede di iniziativa normativa per rivedere assetti, statuti e fini delle fondazioni bancarie, visto che da quando sono nate negli anni '90 molte di loro sono state travolte da scandali e da inchieste giudiziarie.

(4-06117)

LANNUTTI, ANGRISANI, CORRADO, CASTALDI, NATURALE, GRANATO - Ai Ministri della transizione ecologica e dell'interno. - Premesso che, il 9 ottobre 2021, durante l'incontro al forum POLIECO a Napoli, il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere Nicola Morra ha commentato lo scandalo del traffico illecito di rifiuti tra il capoluogo campano e la Tunisia. Secondo Morra, quanto scoperto finora mostra "come la criminalità organizzata non vada ricercata solo nelle periferie e nei posti degradati, ma anche nelle Prefetture e al Ministero dell'ambiente dove ci sono colletti bianchi che non fanno l'interesse delle comunità". Le mafie, ha detto Morra, non sono solo una parte avversa al sistema, ne sono anche "parte integrante", perché "consentono di nascondere la polvere sotto il tappeto e di far arricchire ancora di più quelli che accumulano profitti illeciti";

considerato che:

il 2 novembre 2020 a quanto consta agli interroganti in Tunisia è stata aperta un'indagine per traffico di rifiuti dopo che, tra maggio e luglio 2020, sono entrati nel Paese 282 container di rifiuti provenienti dall'Italia, grazie all'accordo tra un'azienda tunisina con sede a Sousse, la Soreplast, e una società campana, la Sviluppo risorse ambientali srl (SRA), intesa che prevedeva il trasferimento di 120 tonnellate di rifiuti all'anno dall'Italia alla Tunisia, in cambio di circa 48 euro per ogni tonnellata importata. In Italia hanno cominciato a indagare sulla vicenda anche due Direzioni distrettuali antimafia: quella di Salerno, porto dal quale sono partiti i rifiuti italiani, e quella di Potenza competente per il vallo di Diano dove ha sede la SRA. È poi risultata coinvolta anche un'azienda calabrese con interessi che portano fino in Bulgaria;

la normativa internazionale sui movimenti transfrontalieri dei rifiuti, sancita dalla convenzione di Basilea, prevede che in un caso come quello tunisino i rifiuti sospetti debbano rientrare al Paese di partenza. Invece, per mesi la Regione Campania, che ha autorizzato le spedizioni, e la società coinvolta, la SRA di Polla (Salerno), si sono rimbalzate la responsabilità. La SRA si è rivolta prima al TAR della Campania, poi a quello del Lazio per evitare di farsi carico dei costi del rimpatrio: entrambi i ricorsi sono risultati inammissibili. Mentre la Regione Campania ha annullato in autotutela i due decreti dirigenziali che autorizzavano la SRA a esportare in Tunisia. E il 9 dicembre 2020 ha emanato una decisione che impone alla società italiana di riprendersi i propri rifiuti entro un termine non superiore a 90 giorni, ovvero entro il 9 marzo 2021, in linea con quanto stabilito dalla convenzione di Basilea. Nel frattempo, il 24 luglio 2021, è giunta la sentenza del Consiglio di Stato italiano con cui la SRA è stata nuovamente esortata a recuperare le 7.800 tonnellate di rifiuti ancora depositate presso il porto tunisino. Fatto sta che dopo tutti questi mesi la questione è rimasta irrisolta e parte dei rifiuti continua a essere depositata a Sousse;

nel frattempo la Arkas, la società turca incaricata del trasporto e del noleggio dei container, ha inviato una richiesta di risarcimento danni del valore di circa 10 milioni di euro alla Regione Campania, al Ministero della transizione ecologica e alla società di Polla. Secondo l'atto di citazione dei legali di Arkas, "la Regione Campania è responsabile per avere ritardato le procedure di rientro in Italia dei rifiuti sia prima che dopo le segnalazioni delle competenti autorità tunisine". Inoltre, Arkas sostiene che dopo il blocco dei container "c'è stata una fitta corrispondenza tra il Ministero dell'ambiente italiano e il Ministero dell'ambiente tunisino di cui l'esponente [Arkas] è tuttora all'oscuro e che dimostra il pieno coinvolgimento del Ministero italiano e la piena conoscenza da parte dello stesso dei termini della questione", ossia la permanenza dei container al porto di Sousse, con il conseguente danno per Arkas;

per il responsabile della convenzione di Basilea in Tunisia, nei container non ci sarebbero rifiuti misti non pericolosi, come dichiarato nei documenti di trasporto, bensì rifiuti domestici indifferenziati non riciclabili, destinati a inceneritore o alla discarica. Secondo il Ministero dell'ambiente tunisino, inoltre, la Tunisia non ha impianti idonei al trattamento dei rifiuti. Quindi, secondo le convenzioni internazionali sui rifiuti, la spedizione della SRA è da considerarsi illecita;

Adel al-Hentati, esperto internazionale di ambiente e sviluppo sostenibile e specialista della protezione ambientale tunisina, ha dichiarato che "tra i rifiuti filmati ci sono scarti ospedalieri, la cui raccolta è regolata da normative specifiche vista la pericolosità che rappresentano", e ha quindi parlato di "organismi ufficiali italiani nascosti dalla mafia";

considerato infine che:

a seguito delle dichiarazioni del presidente Morra al forum POLIECO a Napoli, il Ministro dell'interno ha dichiarato: "Sono affermazioni gravissime e inaccettabili in quanto rivolte alle istituzioni impegnate sui territori per garantire legalità e sicurezza al servizio di cittadini (...) Il presidente Morra chiarisca immediatamente sulla base di quali elementi o valutazioni ha reso le sue dichiarazioni. Non può essere in alcun modo messa in discussione l'attività che viene svolta dalle Prefetture per contrastare le organizzazioni criminali e i loro interessi illeciti, in un momento peraltro estremamente delicato per il Paese in cui l'attenzione è sempre più alta contro gli appetiti criminali per evitare che possano essere aggredite le ingenti risorse del Pnrr". Sulle affermazioni del presidente Morra è intervenuto anche il Ministro della transizione ecologica: "Accuse Morra non circostanziate, renda note le informazioni in suo possesso. Accuse offendono il lavoro dei dipendenti del Ministero", mentre altri esponenti politici hanno addirittura chiesto le dimissioni del presidente della Commissione parlamentare antimafia;

sulla vicenda è intervenuto anche Roberto Pennisi, magistrato della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, il quale, presente al forum di Napoli, ha difeso Nicola Morra e ha spiegato che "il caso della Tunisia rimarca l'assoluto disinteresse del Ministero della transizione ecologica. Lasciando il tema dei rifiuti in archivio - ha sottolineato il magistrato antimafia -, ne affida la gestione alla criminalità organizzata, che prima di chiunque altro è avvisato ed avvertito di quello che avverrà. Sanno per esempio che per avere fondi del Recovery bisognerà disporre di un gran quantitativo di terreni e basta gettare l'occhio su territori per capire cosa sta accadendo. Ben diceva il presidente Morra, affermando che il crimine è nell'apparato statale deviato",

si chiede di sapere:

se il Ministro della transizione ecologica intenda approfondire la questione dei rifiuti in Tunisia, per risalire alle responsabilità di coloro che hanno permesso la violazione di ben due convenzioni, quella di Bamako, con particolare riferimento al divieto di esportazione di rifiuti pericolosi di tipo Y46 verso i Paesi del continente africano, e quella di Basilea, riguardante il controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi soprattutto da Paesi sviluppati ad altri in via di sviluppo, e il loro smaltimento;

se, più in generale, i Ministri in indirizzo intendano adoperarsi per individuare le responsabilità che troppo spesso sono dietro gli affari dello smaltimento dei rifiuti e per appurare per quali ragioni sia stato stigmatizzato chi, ad avviso degli interroganti con cognizione di causa, si adopera per mettere in guardia lo Stato da ogni forma di complicità illecita perpetrata da chi dovrebbe rappresentarlo.

(4-06118)

PILLON - Al Ministro per la pubblica amministrazione. - Premesso che:

l'articolo 4, comma 24, lettera a)della legge 28 giugno 2012, n. 92, ha istituito il congedo obbligatorio e il congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità, fruibili dal padre lavoratore dipendente anche adottivo e affidatario, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio;

l'articolo 1, comma 354, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), ha prorogato il congedo obbligatorio per i padri lavoratori dipendenti anche per le nascite e le adozioni o affidamenti avvenuti nell'anno solare 2017 ed ha previsto, per l'anno solare 2018, l'aumento del congedo obbligatorio da 2 a 4 giorni;

per l'anno solare 2019, l'articolo 1, comma 278, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), ha aumentato a 5 il numero dei giorni di congedo obbligatorio;

per l'anno solare 2020, l'articolo 1, comma 342, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020), ha ulteriormente aumentato a 7 il numero dei giorni di congedo obbligatorio;

per l'anno solare 2021, l'articolo 1, comma 363, lettera a) della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021), ha ulteriormente aumentato a 10 il numero dei giorni di congedo obbligatorio ed ha ampliato la tutela del congedo stesso prevedendone la fruizione anche nel caso di morte perinatale del figlio;

già nel 2013 con il parere n. 8629 del 20 febbraio il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri ha chiarito che tali disposizioni non sono direttamente applicabili ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e precisa che "la normativa in questione non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2, del D. Lgs. n. 165 del 2001, atteso che, come disposto dall'art. 1, commi 7 e 8, della citata L. n. 92/2012, tale applicazione è subordinata all'approvazione di apposita normativa su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Pertanto, per i dipendenti pubblici rimangono validi ed applicabili gli ordinari istituti disciplinati nel D. Lgs. n. 151 del 2001 e nei CCNL di comparto",

si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per scongiurare che si possa verificare una disparità tra lavoratori del settore privato e del settore pubblico e l'esclusione dei lavoratori del pubblico impiego dalla possibilità di fruire di tale istituto, considerato anche che il testo unico sulla maternità e paternità (decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151) è applicabile ad entrambi i comparti e che il Parlamento europeo ha approvato la direttiva (UE) 2019/1158 che prevede 10 giorni lavorativi di congedo di paternità retribuito alla nascita di un figlio, cui l'Italia, come gli altri Stati membri, dovrà adeguarsi.

(4-06119)

DE PETRIS, BUCCARELLA, ERRANI, GRASSO, LAFORGIA, RUOTOLO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno. - Premesso che:

a quanto si apprende da organi di stampa, in data 11 ottobre 2021, 10 lavoratori pachistani dell'azienda tessile Dreamland di Prato, nel corso di una mobilitazione sostenuta dal sindacato Si Cobas contro le condizioni di sfruttamento cui sono sottoposti, sono stati pestati da uomini cinesi armati di mazze da baseball e bastoni. A seguito dell'aggressione sono risultati 5 feriti, di cui uno in gravi condizioni;

a quanto risulta agli interroganti, da diversi mesi nelle aziende tessili di Prato vanno avanti picchetti e manifestazioni di lavoratori che denunciano la situazione irregolare in molte aziende, con turni da 12 a 14 ore al giorno, assenza di ferie e tutele, settimane lavorative da 6 giorni. Si registra nelle ultime settimane una simile aggressione avvenuta contro lavoratori pachistani della Texprint, società legata alla Dreamland, anche loro in presidio di fronte all'azienda, anch'essa a conduzione cinese;

su questo grave episodio si è espressa immediatamente la CGIL di Prato riportando piena solidarietà ai manifestanti aggrediti e denunciando non solo la brutalità di un'aggressione volta a stroncare la protesta di un gruppo di lavoratori, ma anche la necessità di un'innovazione legislativa sul tema dello sfruttamento e della tutela dei lavoratori che ne sono vittime, vista l'inefficacia della sola sanzione amministrativa;

a giudizio degli interroganti, è assolutamente urgente un intervento risolutivo che migliori le misure attualmente in vigore, in presenza di lavoratori sfruttati, di gravi violazioni in materia di sicurezza sul lavoro e di contrasto al lavoro irregolare, affinché si possa sempre garantire il diritto ad un lavoro sicuro;

la Costituzione, ma anche le carte e le dichiarazioni internazionali dei diritti, come nella dichiarazione ILO del 1944, scolpiscono il principio che il lavoro non è una merce che può essere scambiata, ceduta, subappaltata o parcellizzata,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e quali azioni urgenti intendano promuovere per tutelare la qualità del lavoro ed i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso strumenti normativi più severi e arginare la piaga dello sfruttamento del lavoro.

(4-06120)

RUSSO, DE LUCIA - Al Ministro dell'università e della ricerca. -

(4-06121)

(Già 3-02721)

VANIN, TRENTACOSTE, PAVANELLI, L'ABBATE, QUARTO - Ai Ministri della transizione ecologica e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:

per lo svolgimento delle olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 è prevista la realizzazione di numerosi interventi funzionali il cui impatto sul territorio e l'ambiente è di notevole portata;

a parere degli interroganti vi è la necessità e l'obbligo di valutare e ponderare le ricadute sul territorio e sull'ambiente di riferimento, soprattutto in termini di sostenibilità ambientale, degli effetti del complesso delle opere previste per lo svolgimento dei giochi olimpici e paralimpici invernali del 2026;

invero, il decreto-legge n. 16 del 2020, recante "Disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026 e delle finali ATP Torino 2021 - 2025, nonché in materia di divieto di attività parassitarie", non fa alcun riferimento all'obbligo della valutazione ambientale strategica (VAS) degli impianti sportivi e delle opere essenziali, connesse e di contesto (così come classificate nel decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 7 dicembre 2020) o comunque funzionali alla realizzazione dei giochi, ricomprese nel piano degli interventi di infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026 S.p.A. o di altre amministrazioni o enti;

questa circostanza non implica che l'obbligo normativo di VAS sia escluso, posto che esso discende espressamente dalla normativa europea di cui alla direttiva 2001/42/CE: le opere e gli interventi previsti per lo svolgimento dei giochi olimpici devono essere dichiaratamente assoggettati a VAS nazionale, poiché determinano effetti sinergici sui territori e sulle componenti naturalistiche e ambientali dell'insieme degli interventi indicati nel programma delle opere, con particolare attenzione alle zone montane e vallive, dove la fragilità idrogeologica e il valore paesaggistico e ambientale si reggono su equilibri precari;

ciò trova fondamento nelle norme comunitarie citate ma anche in quelle nazionali (in particolare, la parte II del decreto legislativo n. 152 del 2006, codice dell'ambiente), in quanto gli interventi previsti ricadono nelle previsioni dello stesso Codice ambientale, posto che il complesso delle opere programmate non possono che costituire, come di fatto costituiscono, un unico complesso e complessivo piano;

occorre poi considerare che la realizzazione delle opere potrebbe trovarsi in conflitto con le previsioni dei piani territoriali di coordinamento dei territori ove andranno ad insistere, per cui una VAS nazionale appare più che necessaria;

considerato che:

l'Agenda 2020 del Comitato olimpico internazionale (CIO) fa esplicito riferimento, tra i suoi pilastri, al rispetto di diversi obiettivi per lo sviluppo sostenibile nella realizzazione e gestione degli eventi sportivi e, con le due raccomandazioni specifiche, stabilisce che il CIO debba includere la sostenibilità nelle sue attività quotidiane e nell'ingaggiare gli stakeholder (raccomandazione n. 5) e includere la sostenibilità in tutti gli aspetti di pianificazione e realizzazione di giochi olimpici (raccomandazione n. 4);

nel contratto di assegnazione dei giochi a Milano-Cortina, il nostro Paese si è impegnato a rispettare il fondamentale requisito della sostenibilità in 7 specifici articoli che riguardano, tra l'altro, le infrastrutture e i siti naturali, le risorse e la gestione dei materiali, la mobilità, le emissioni climalteranti nonché la stessa governance della sostenibilità (forum della sostenibilità),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti per i quali, per quanto risulta agli interroganti, hanno ricevuto segnalazioni da parte di numerose associazioni ambientaliste riconosciute;

se ritengano (preso atto della volontà delle istituzioni italiane di realizzare un'olimpiade innovativa nel pieno rispetto degli obiettivi di sostenibilità ambientale) che il piano delle opere programmate debba essere unitario e completo di tutti gli interventi funzionali e connessi, compresi quelli di competenza delle Regioni e delle Province autonome, e sottoposto ad una valutazione nazionale sovraordinata di competenza statale;

se, per quanto di propria competenza, intendano sollecitare la predisposizione di un piano e relativo rapporto ambientale riguardanti le opere e gli interventi funzionali, connessi e complementari alla realizzazione delle olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 da sottoporre a procedura di valutazione ambientale strategica a livello nazionale e alla relativa contestuale valutazione di incidenza.

(4-06122)

FARAONE - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

dal 2021, a seguito dell'accorpamento dell'istituto comprensivo "Saveria Profeta" di Ustica al convitto nazionale di Palermo, l'isola di Ustica è stata, di fatto, privata di autonomia didattica, con gravi conseguenze per i ragazzi e le famiglie della piccola isola della provincia di Palermo;

a seguito dell'accorpamento, ad oggi, dopo le operazioni di reclutamento di prima e seconda fascia da parte dell'ufficio scolastico provinciale di Palermo, non è stato possibile reclutare un numero di collaboratori scolastici sufficienti a garantire l'apertura di tutte le classi e pochissimi docenti sono stati nominati, in quanto, a fronte della prospettiva di assegnazione per spezzoni di ore, e con i costi elevati per raggiungere l'isola, in tanti hanno rinunciato;

alla situazione già precaria per il reclutamento del personale docente e non docente, si è aggiunto da quest'anno il costo del biglietto per i mezzi veloci che raggiungono l'isola, non essendo più previsto uno sconto per i lavoratori pendolari;

la situazione determinatasi a Ustica è grave e merita di essere affrontata con massima urgenza,

si chiede di sapere quali provvedimenti Ministro in indirizzo intenda intraprendere, al fine di garantire la continuità didattica nell'isola di Ustica e quindi superare la grave e lesiva situazione determinatasi.

(4-06123)

BRESSA - Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. - Premesso che:

il 10 giugno 2021 il Ministro per gli affari regionali e le autonomie ha istituito, con proprio decreto, un tavolo tecnico scientifico nazionale per la montagna;

in base a quanto si evince dal suddetto decreto istitutivo, il Ministro ha nominato, tra i membri del tavolo per la montagna, l'avvocato Daniele Trabucco;

secondo recenti articoli di stampa l'avvocato Daniele Trabucco risulterebbe tra i cofondatori dell'associazione "Vicit Leo", costituita nel luglio 2020;

in base a quanto emerso da notizie di stampa, l'associazione "Vicit Leo" avrebbe ricevuto una donazione, pari a 33.000 euro, da parte di un trust, con sede a Londra, denominato "Saint George educational", fondato nel 1995 dal leader neofascista di Forza Nuova, Roberto Fiore;

in merito a tale trust il Parlamento britannico aveva evidenziato, già alla fine degli anni '90, in una apposita relazione, la sussistenza di legami tra ex terroristi del movimento "Terza Posizione" e dei NAR e il trust Saint George educational;

l'avvocato Daniele Trabucco figura inoltre autore di pubblicazioni insieme alla giornalista Gloria Callarelli, già candidata alle elezioni europee del 2019 con Forza Nuova,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza, al momento della nomina dell'avvocato Daniele Trabucco, della sua attività nell'associazione "Vicit Leo";

se non ritenga, alla luce di quanto esposto, di revocare la nomina dell'avvocato Daniele Trabucco a membro del tavolo per la montagna.

(4-06124)

VITALI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

presso gli uffici periferici del Ministero dell'istruzione sono in corso gli adempimenti di assegnazione delle cattedre dalle graduatorie provinciali delle supplenze con particolare riferimento all'assegnazione dei docenti specializzati sul sostegno ai discenti diversamente abili;

la normativa europea riconosce titoli professionali ed abilitazioni conseguiti nei Paesi appartenenti alla UE, nell'ambito di accordi stipulati tra gli stessi;

il Ministero dell'istruzione, con nota del 14 luglio 2021, sembrerebbe aver disconosciuto il diritto dei docenti che hanno conseguito il titolo di specializzazione entro il 31 luglio 2021 ai sensi dell'ordinanza ministeriale n. 60 del 10 luglio 2020 ed altresì parrebbe aver avanzato ostilità nei confronti degli insegnanti specializzati nell'isola di Cipro (dal 2004 appartenente all'Unione europea) e nei confronti della società Consulting group Srl, curatrice dei percorsi formativi e del polo interuniversitario CS Uniforma, che ha consentito di conseguire il titolo di specializzazione sul sostegno mediante l'ente estero "Evergood advisors campus university";

docenti con titolo estero conseguito a Cipro, tramite CS Uniforma, hanno superato il concorso riservato per la cattedra di sostegno, ma sono stati esclusi dalla citata graduatoria di merito;

tale contesto è stato reso noto dalla stampa nazionale ed è attualmente al vaglio del TAR Lazio,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente della situazione, quali provvedimenti intenda adottare e se non ritenga necessario consentire a CS Uniforma di esporre le proprie posizioni per definire l'inserimento dei docenti specializzati da questa formati, considerata anche l'attuale carenza di organico nelle scuole italiane e l'urgente necessità di molti ragazzi con bisogni educativi speciali, privi di un docente di sostegno.

(4-06125)

AIMI, CRAXI, CANGINI, GASPARRI, GALLIANI, PAGANO, MALLEGNI, CALIENDO, BARBONI, CALIGIURI, MINUTO, CESARO, PAPATHEU, PAROLI, TOFFANIN, BERARDI, BINETTI, PEROSINO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

la Repubblica di Cina fu l'entità politica che si costituì in Cina tra il 1912 e il 1949 e la cui esistenza fu segnata dall'invasione giapponese e dalla guerra civile scatenata dal Partito comunista cinese;

nel 1949, a seguito della vittoria riportata dai comunisti di Mao Zedong, fu fondata la Repubblica popolare cinese, mentre il territorio sotto il controllo della Repubblica di Cina, guidato da Chang Kaishek, si ridusse all'isola di Taiwan;

dalla sconfitta giapponese del 1945 ad oggi, la Cina ha mantenuto la ferma convinzione che l'isola di Taiwan appartenga ad essa, nonostante la stessa isola continui in tutti i modi a prendere le distanze e dichiararsi formalmente indipendente;

sin dal marzo 2000, con l'elezione del presidente Chen Shui-bian, forte sostenitore dell'indipendenza dell'isola, è stato dimostrato come il processo democratico a Taiwan sia in una fase avanzata di cambiamento;

il 5 settembre 2002 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con cui auspicava lo smantellamento dei missili cinesi puntati su Taiwan dalla regione costiera sudorientale;

nonostante a partire dal 2000 si siano svolte elezioni democratiche, libere e regolari, garantendo quindi dibattito interno e trasparenza, libertà di espressione e alternanza nella gestione del potere, la Cina considera Taiwan una regione speciale da riportare lentamente sotto il proprio totale controllo. L'isola di Taiwan, al contrario, si sente uno Stato indipendente e democratico, con un Governo sovrano ed una propria costituzione;

abbandonato ogni sogno irrealistico di rappresentare tutta la Cina, i taiwanesi hanno trovato nel loro essere democratici l'elemento che li contraddistingue dalla Cina continentale, accettando un equilibrio creatosi mediante i rapporti economici molto intensi che si sono stabiliti. Negli ultimi anni la Cina ha "mosso le sue pedine" con abilità, sfruttando tutto ciò che la democrazia taiwanese le permetteva di fare, ad esempio aumentando il proprio peso economico e influenzando il più possibile i media, in quanto non controllati da alcuna autorità;

durante le celebrazioni per i 110 anni dalla rivoluzione del 1911, il presidente Xi Jinping ha affermato che Taiwan è una questione interna alla Cina e, conseguentemente, non ammette interferenze esterne su una questione nata dalla debolezza e dal caos della nazione cinese. Ha sostenuto ancora che il secessionismo di Taiwan è il più grande ostacolo alla riunificazione nazionale, una seria minaccia al ringiovanimento nazionale. Per il Presidente cinese chiunque voglia tradire e separare il Paese sarà giudicato dalla storia e non farà una buona fine;

la replica del Consiglio di Taipei per gli affari con la Cina è stata immediata nel sostenere che solo i 23 milioni di taiwanesi hanno il diritto di decidere il futuro e lo sviluppo dell'isola. La presidente Tsai Ing-wen ha ribadito che Taiwan "non cederà né avanzerà", al centro degli interessi restano la difesa della sovranità e della sicurezza nazionale e la strada della cooperazione con i Paesi amici, ribadendo che compiranno ogni sforzo per mantenere lo status quo, difendendo pace e stabilità attraverso lo stretto di Taiwan;

negli ultimi giorni Taipei ha denunciato un nuovo record di incursioni della Cina nel proprio spazio aereo, ovvero 52 aerei militari cinesi avrebbero violato lo spazio in un solo giorno;

"The Wall Street journal" e l'agenzia "Reuters" hanno reso noto, in base alle informazioni assunte da funzionari statunitensi, che decine di soldati delle forze speciali USA e un numero imprecisato di marines starebbero addestrando l'esercito di Taiwan da almeno un anno, nell'eventualità di un attacco militare cinese;

la notizia è stata diffusa dopo che nelle ultime settimane le provocatorie azioni militari della Cina nei confronti di Taiwan sono aumentate in maniera esponenziale. Per quattro giorni di seguito i cinesi hanno inviato decine di aerei militari nella zona di identificazione per la difesa aerea (ADIZ) di Taiwan, spazio aereo il cui accesso è regolamentato e monitorato per ragioni di sicurezza nazionale, e la cui violazione è considerata una grave provocazione militare,

si chiede di sapere:

quali valutazioni esprima il Ministro in indirizzo;

quali azioni a tutela della pace intenda assumere, anche alla luce di una situazione internazionale, tra Taiwan e la Repubblica popolare cinese, particolarmente delicata, rispetto anche alle continue dichiarazioni del presidente Xi Jinping, in base alle quali la riunificazione con Taiwan è uno degli obiettivi più importanti del Partito comunista cinese, mentre il Ministro della difesa taiwanese stima che l'esercito cinese potrebbe essere pronto ad invadere l'isola entro il 2025;

se non convenga che, nonostante la complessità della sua storia, Taiwan resti una delle democrazie più libere, prospere e vivaci dell'intera Asia.

(4-06126)

BALBONI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

a una settimana di distanza dai violenti disordini e della vergognosa devastazione registrati a Roma il 9 ottobre 2021 nel corso della manifestazione dei "no green pass", culminati nell'assalto violento alla sede della CGIL, persistono e anzi si moltiplicano, con l'avanzare delle indagini e l'emergere di nuovi elementi investigativi, gli interrogativi in ordine alle modalità di gestione di una situazione che a tutti è parsa sin da subito e con evidenza fuori da ogni controllo;

dopo solo pochi giorni dalle imbarazzanti, preoccupanti ed assolutamente non esaustive risposte rese in Parlamento dal Ministro in indirizzo, interrogato sui medesimi fatti dalla leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni nell'ambito del question time svolto alla Camera dei deputati lo scorso 13 ottobre (3-02536), emergono anche dalle ricostruzioni e dai verbali divulgati dalla stampa nuovi incredibili elementi, tutti protesi nell'evidenziare una generale inadeguatezza tanto nella prevenzione quanto nel contenimento dei rischi per l'ordine e la sicurezza pubblica da parte delle forze dell'ordine;

sono dunque molte le risposte e i chiarimenti che il Parlamento e la nazione si aspettano e anzi pretendono anche nell'ambito di un'informativa parlamentare su questi fatti che peraltro, sebbene sia contrassegnata come "urgente", è stato richiesto fosse calendarizzata alla Camera e al Senato solo alla data del 19 ottobre (ben 10 giorni dopo i fatti), in perfetta linea con un approccio di gestione delle emergenze che in questa Legislatura sembra essere stato ispirato più al principio della relatività che non a quello dell'oggettivo realismo;

è in questo contesto di incertezza e di confusa ricerca di elementi funzionali ad un difficile scarico delle responsabilità istituzionali che la stampa oggi diffonde le incredibili ed intollerabili (se tali dinamiche fossero accertate) note informative della Polizia che ricostruiscono non solo forme di allarmante contiguità tra i responsabili della sommossa e gli agenti di polizia, ma persino vere e proprie trattative per una deviazione di una frangia di manifestanti del corteo da piazza del Popolo alla sede della CGIL, deviazione non solo autorizzata, ma persino accompagnata dalle forze dell'ordine con tanto di blocchi della circolazione per favorirne il passaggio;

sempre stando a quanto riportato dai verbali, il corteo giunto innanzi alla sede della CGIL avrebbe poi incontrato dapprima uno schieramento di forze dell'ordine che, a richiesta dei manifestanti di passare, non avrebbe opposto alcuna resistenza e avrebbe agevolato, consentendolo, l'arrivo dinnanzi alla sede dell'obiettivo dichiarato d'assedio;

agghiacciante ancora quanto emerge oggi dalla stampa, secondo cui "Giuliano Castellino e Roberto Fiore avrebbero dato l'incarico all'ex Nar Luigi Aronica, che era in contatto con la polizia, di chiedere l'autorizzazione per il corteo, e fra le varie ipotesi, fra cui quella pericolosa di andare a Palazzo Chigi, viene fuori quella di andare da Maurizio Landini alla CGIL, perché dopo aver detto no al green pass, poi ha detto sì";

alla luce di quanto sta emergendo è evidente che il Ministro non possa rifuggire da responsabilità e debba rendere senza indugio né tergiversazione con assoluta urgenza e risolutezza chiare risposte ai cittadini e alle istituzioni della Repubblica,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di chiarire con la massima urgenza in base a quali valutazioni di ordine pubblico la Polizia abbia scortato i manifestanti di Forza Nuova fino alla sede della CGIL, e chi abbia dato questo ordine;

per quali ragioni non sia stato apprestato un adeguato servizio di protezione della sede della CGIL.

(4-06127)

ERRANI - Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

la legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021), commi 1015-1022 dell'art. 1, ha introdotto nell'ordinamento la previsione del rimborso delle spese legali da parte dello Stato agli imputati di un processo penale assolti con formula piena;

in particolare il comma 1015 prevede che: "Nel processo penale, all'imputato assolto, con sentenza divenuta irrevocabile, perché il fatto non sussiste, perché non ha commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, è riconosciuto il rimborso delle spese legali nel limite massimo di euro 10.500";

infine, il comma 1019 recita: "Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità di erogazione dei rimborsi di cui al comma 1015, nonché le ulteriori disposizioni ai fini del contenimento della spesa nei limiti di cui al comma 1020, attribuendo rilievo al numero di gradi di giudizio cui l'assolto è stato sottoposto e alla durata del giudizio";

all'interrogante non risulta ad oggi ancora essere stato adottato alcun decreto applicativo della norma,

si chiede di sapere se ai Ministri in indirizzo risulti a quale punto sia l'iter di presentazione e quali siano i contenuti del decreto applicativo del comma 1015 dell'art. 1 della legge n. 178 del 2020 relativo al rimborso delle spese legali agli imputati di un processo penale assolti con formula piena.

(4-06128)

DI NICOLA, PUGLIA, CASTALDI, PRESUTTO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

è nota oramai da tempo la grave situazione di degrado e illegalità che persiste da anni all'interno e nelle adiacenze degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ubicati nella provincia di Pescara;

come risulta dalle numerose e frequenti doglianze legittimamente e da tempo avanzate agli amministratori pubblici degli enti territoriali delle zone di pertinenza, oltre che dalle diverse denunce pubbliche effettuate sia a mezzo stampa che mediante formali e reiterate comunicazioni trasmesse al Ministro in indirizzo dal vicepresidente del Consiglio regionale dell'Abruzzo Domenico Pettinari, i cittadini residenti negli alloggi popolari sono da tempo costretti a vivere nel degrado e nel terrore a causa della presenza di persone abusivamente residenti all'interno di tali stabili e dediti ad attività illecite;

la situazione interessa in particolar modo gli alloggi ubicati in via Tavo, di proprietà del Comune di Pescara, meglio noto come "ferro di cavallo", e in via Lazio a Montesilvano, noto come "palazzo della vergogna", composto da 49 alloggi popolari, di cui 29 regolarmente abitati e 15 occupati abusivamente;

secondo quanto rappresentato, il cortile del palazzo sarebbe una vera e propria discarica a cielo aperto e sarebbe consueta l'abitudine da parte di alcuni residenti di lanciare i sacchi dell'immondizia direttamente dalle finestre delle abitazioni, con tutte le conseguenze sulla salubrità dell'ambiente aggravate anche dalla frequenza di roghi;

a riprova del livello di degrado civico vi è l'episodio che ha interessato lo stesso consigliere regionale Domenico Pettinari, destinatario di atti ostili e intimidatori come il riversamento contro la sua persona di un secchio d'acqua e lo sguinzagliamento di cani pitbull allo scopo di intimidirlo o aggredirlo;

sebbene la Giunta del Comune di Pescara abbia annunciato l'avvio di un iter per il trasferimento dei legittimi assegnatari e l'inizio dello sgombero degli abitanti abusivi per poi procedere alla vendita o all'abbattimento dello stabile, ad oggi la situazione risulta essere non solo persistente, ma persino peggiorata, visto che, come rappresentato dai cittadini ivi regolarmente residenti, sarebbero aumentate angherie e vessazioni di ogni genere a loro discapito;

oltre ad esprimere solidarietà al consigliere regionale Pettinari, fortemente esposto a rischio e pericolo per aver legittimamente denunciato e formalizzato le istanze per promuovere un deciso e risoluto intervento da parte dello Stato nei confronti di una situazione di diffusa legalità assolutamente intollerabile, gli interroganti ritengono doveroso sollecitare la massima attenzione delle autorità governative verso una situazione che persiste da troppo tempo e della cui soluzione è indispensabile e urgente assumersi la responsabilità,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle circostanze descritte, che riguardano una situazione di diffusa illegalità che interessa gli edifici residenziali pubblici a grave discapito degli abitanti che vi risiedono regolarmente;

quali iniziative abbia intrapreso o ritenga di intraprendere con la massima urgenza per ripristinare le elementari basi di legalità e civiltà, totalmente venute a mancare in relazione ai fatti e le circostanze descritte.

(4-06129)

ARRIGONI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della transizione ecologica. - Premesso che:

SOGIN, il cui azionista è il Ministero dell'economia e delle finanze, è la società di Stato incaricata del decommissioning delle centrali e degli impianti nucleari italiani, nonché della localizzazione, progettazione e realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi;

SOGIN detiene il 60 per cento del capitale sociale di Nucleco SpA, mentre il restante 40 per cento è detenuto da ENEA, anch'essa agenzia controllata dal Ministero dell'economia;

Nucleco è incaricata di realizzare operativamente il servizio integrato, di cui è titolare ENEA, relativamente alla gestione dei rifiuti e delle sorgenti radioattive di origine non energetica, e possiede il know how per gestire, caratterizzare e trattare i rifiuti radioattivi comunque prodotti, nonché per effettuare attività di bonifica ambientale di siti contaminati radiologicamente e non;

in data 7 marzo 2019 l'interrogante ha presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-01394, ad oggi rimasto senza risposta, sull'assegnazione diretta, senza opportuna gara (come previsto dal codice degli appalti, di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016) né evidenza pubblica, del trattamento dei rifiuti radioattivi denominati ex Cemerad stoccati in un capannone sito a Statte (Taranto), alla società slovacca Javis, mediante un contratto sottoscritto nel 2018 di quasi 7 milioni di euro;

il vigente contratto in corso tra la società Nucleco e la società Javis, società dello Stato slovacco, è in scadenza e richiede, qualora si dovesse ravvisare la necessità di un rinnovo, un'approfondita valutazione di conformità alle prescrizioni del codice degli appalti;

gli interrogativi sull'opportunità del rinnovo riguardano le verifiche di legalità della procedura di assegnazione del contratto;

da quanto risulta da dichiarazioni ufficiali di ENEA, sono in corso di esaurimento gli spazi disponibili nel deposito temporaneo di Casaccia (Roma), le cui autorizzazioni sono in capo allo stesso ente di ricerca la cui gestione ha affidato a Nucleco sulla base di una convenzione,

si chiede di sapere:

se il nuovo consiglio di amministrazione di Nucleco abbia esaminato i contratti di appalto alla società slovacca Javys e quali determinazioni abbia raggiunto;

se il nuovo consiglio di amministrazione di Nucleco abbia preso provvedimenti in merito all'asserita futura mancanza di spazi disponili presso il deposito temporaneo ENEA Casaccia;

se abbia avviato un programma di rotazione delle figure apicali che hanno avuto un ruolo fondamentale negli affidamenti esaminati e di quelle che ricoprono ruoli di controllo;

se il collegio sindacale abbia effettuato i necessari controlli di legalità sugli affidamenti effettuati.

(4-06130)

IANNONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

in data 19 ottobre 2021 il "Quotidiano del Sud" riferiva di forti anomalie che sarebbero emerse dalla verifica dei verbali delle operazioni di voto nei seggi di Salerno città per le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021;

l'articolo riferisce dell'attività del seggio centrale insediatosi proprio per la verifica dei voti e farebbe emergere che in non poche sezioni i voti espressi risulterebbero superiori al numero dei votanti, che i verbali sarebbero falsati e che le schede rese degli iscritti alla relativa sezione ma non votanti sarebbero in un numero assai inferiore rispetto a quelle che dovrebbero essere;

uno scenario di brogli veramente inquietante che si sarebbe consumato in particolare nei seggi più periferici delle zone collinari di Salerno;

la gravità delle informazioni spinge il cronista a parlare di "ormai evanescente democrazia salernitana in cui i voti prescindono dai votanti",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto denunciato dal quotidiano e se i fatti descritti corrispondano alla realtà;

quali iniziative intenda mettere in campo per tutelare la corretta espressione di voto e dunque una legittima rappresentanza della città;

se ritenga che relativamente a questa vicenda sia necessario prestare la massima attenzione anche in considerazione delle pesanti ombre giudiziarie che peserebbero sulla compagine amministrativa di Salerno.

(4-06131)

NUGNES - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

in occasione dell'ultima tornata elettorale delle amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale e l'elezione del Sindaco nel Comune di Brusciano (Napoli), in data 4 settembre 2021, veniva preclusa la presentazione di due liste di candidati denominate "La politica per Bene" e "Cambia Brusciano", determinando la partecipazione alle elezioni di un unico candidato a sindaco, con quattro liste collegate;

con ricorsi innanzi al T.A.R. Campania (nn. R.G. 3604 e 3605 del 2021) veniva impugnata, ai sensi dell'art. 129 C.p.a., l'illegittima esclusione-non ammissione delle predette liste, ponendo in evidenza come, nonostante i presentatori delle liste fossero presenti nel perimetro della casa comunale entro le ore 12 dell'ultimo giorno utile di presentazione delle liste, agli stessi non sarebbe stato consentito di accedere agli uffici competenti alla ricezione delle stesse;

il T.A.R. Campania accoglieva i predetti ricorsi con sentenze in data 9 settembre 2021 n. 5768 e 5769 ritenendo «fondata anche la censura con cui la parte ricorrente lamenta la violazione dell'art. 28 del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, come interpretato dalle istruzioni di agosto 2021 per la presentazione l'ammissione delle candidature redatte dal Ministero dell'Interno il cui punto 2.3 prevede espressamente che "il segretario comunale non può rifiutarsi di ricevere le liste dei candidati, i relativi allegati e i contrassegni di lista, anche se li ritenga irregolari o se siano presentati tardivamente, purché indichi l'ora della ricezione sia nella ricevuta da rilasciare ai presentatori sia sugli atti stessi", adempimento non effettuato nella fattispecie e imposto proprio a garanzia della veridicità degli orari di presentazione, attestata da parte di un pubblico ufficiale»;

in ottemperanza alle predette sentenze del T.A.R. Campania le liste inizialmente escluse, venivano accettate dal segretario generale del Comune di Brusciano e quindi trasmesse alla Commissione elettorale, che a sua volta, ritenendo la documentazione completa, le avrebbe ammesse alla competizione elettorale procedendo al relativo sorteggio;

nelle more dell'espletamento delle elezioni, sarebbero pervenuti atti di appello avverso le predette sentenze del T.A.R. Campania da parte del candidato a sindaco concorrente, ammesso da subito alla consultazione elettorale, la cui discussione veniva fissata innanzi alla 2a Sezione del Consiglio di Stato per la pubblica udienza in data 13 settembre 2021;

nel giudizio si sarebbe costituito il candidato sindaco sostenuto dalla due liste inizialmente escluse e poi ammesse dalla Commissione elettorale, che eccepiva tra l'altro l'inammissibilità degli atti di appello, essendo evidente come gli stessi si qualificherebbero come actio ad escludendum e come tale inammissibili nel rito di cui all'art. 129 C.p.a. (Giudizio avverso gli atti di esclusione dal procedimento preparatorio per le elezioni comunali, provinciali e regionali, esperibile dal soggetto che intende far valere il suo diritto alla partecipazione all'Elezione), essendo il ricorrente legittimato, al più, ad impugnare l'esito delle operazioni elettorali ai sensi dell'art. 130 C.p.a;

il Consiglio di Stato, con sentenze in data 13 settembre 2021, nn. 6274 e 6275, rigettava le eccezioni di inammissibilità formulate dal resistente ed accoglieva gli appelli, pur chiarendo che «è pacifico che alle ore 12:00 i delegati della lista "Cambia Brusciano" e della lista La Politica per Bene) non si trovavano all'interno della casa comunale, ma nell'area esterna agli uffici comunali, davanti alla porta d'ingresso dei medesimi», senza tener conto peraltro che nelle more del giudizio, si era già ad una fase successiva dell'effettiva ammissione delle liste nella competizione elettorale;

in data 23 settembre 2021, il candidato a sindaco escluso dalla competizione elettorale avrebbe formulato al Ministro dell'interno istanza di annullamento delle elezioni in corso per la mancanza di specifiche disposizioni di leggi o di regolamenti disciplinanti, in modo chiaro ed inequivocabile, stante la fattispecie concreta verificatasi nel Comune di Brusciano, comune con circa 16.500 abitanti, di un solo candidato a sindaco, con quattro liste collegate, ipotesi, evidentemente, non considerata possibile dal legislatore successivamente alla legge n. 81 del 1993;

in particolare si poneva in evidenza come l'art. 71 (Elezione del sindaco e del consiglio comunale nei comuni sino a 15.000 abitanti), al comma 10, dettagliatamente disciplina l'ipotesi concreta, ritenuta possibile per i Comuni meno popolosi di un solo candidato a sindaco, disponendo che: "Ove sia stata ammessa e votata una sola lista, sono eletti tutti i candidati compresi nella lista, ed il candidato a sindaco collegato, purché essa abbia riportato un numero di voti validi non inferiore al 50 per cento dei votanti ed il numero dei votanti non sia stato inferiore al 50 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del Comune. Qualora non si siano raggiunte tali percentuali, la elezione è nulla" e dunque la possibilità di un solo candidato a sindaco non sarebbe presunta dall'art. 72, che prevede un diverso sistema elettorale per i comuni superiori ai 15.000 abitanti;

nonostante le richieste formulate e mai riscontrate, nelle giornate del 3 e 4 ottobre si svolgevano le elezioni amministrative nel Comune di Brusciano (Napoli), con il seguente esito: solo il 43,67 per cento degli iscritti nelle liste elettorali si recava a votare e all'unico candidato a sindaco si attribuiva il 100 per cento del 41,48 per cento dei voti validi, visto che in tali ipotesi tutti i voti espressi, anche soltanto alle liste collegate, si attribuiscono automaticamente al sindaco;

in data 5 ottobre 2021 veniva richiesto al commissario straordinario e al responsabile dell'Ufficio elettorale del Comune di Brusciano di dichiarare la nullità delle elezioni, poiché non si era raggiunto la percentuale dei votanti prevista dall'art. 60 del decreto del Presidente della Repubblica n. 570 del 1960, a pena di nullità delle elezioni;

analoga richiesta veniva inoltrata al Presidente dell'Ufficio centrale elettorale del Comune di Brusciano, considerando che la norma di riferimento per valutare la nullità o meno delle elezioni per i comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti resta il citato art. 60, non risultando l'abrogazione da parte della legge n. 81 del 1993 che disciplina il nuovo sistema elettorale per le elezioni diretta dei sindaci e dei consiglieri comunali;

la stessa disciplina prevista dagli artt. 72 e 73 T.U.E.L. non prevedrebbe l'ipotesi della partecipazione al procedimento elettorale di un solo candidato sindaco e di una sola lista o gruppo di liste collegate allo stesso, nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, come risulta chiaramente previsto per comuni, aventi una popolazione fino 15.000 abitanti, in quanto tale ipotesi della partecipazione al procedimento elettorale di una sola lista può verificarsi con più probabilità nei comuni più piccoli, dove per il minor numero di elettori potrebbe risultare più difficile la presentazione di più liste;

nonostante le istanze formulate, è stata fissata per il giorno 14 ottobre la proclamazione del sindaco, senza alcun ulteriore approfondimento o riscontro ai reiterati esposti, tutti ben argomentati ed articolati,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo risulti a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga necessario verificare la legittimità e correttezza delle procedure di svolgimento delle elezioni amministrative nel Comune di Brusciano (Napoli) svoltesi il 3 e 4 ottobre scorso e nelle more di ulteriori accertamenti e approfondimenti se non si ritenga, per la corretta disciplina e gestione del caso in specie, intervenire per sollecitare la sospensione o il differimento della proclamazione degli eletti.

(4-06132)

ERRANI - Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e della transizione ecologica. - Premesso che:

nel 2018 la Jindal, multinazionale indiana presente in Europa (Germania, Belgio e a Brindisi in Italia), ha acquisito l'azienda chimica Treofan con sedi a Terni e Battipaglia, produttrice di polipropilene con 80 lavoratori impiegati a Battipaglia e 144 lavoratori impiegati nel sito di Terni, ad oggi divenuti 130;

dopo alcuni mesi dall'acquisto, il sito di Battipaglia è stato chiuso ed è tuttora in atto una difficile reindustrializzazione;

nel sito di Terni per più di un anno l'azienda ha continuato a lavorare senza che si segnalassero particolari problemi puntando sulle alte competenze specifiche della produzione ternana;

a partire dal mese di aprile 2020 la proprietà ha indebolito la posizione della fabbrica non reintegrando produzioni che venivano spostate sugli altri siti europei del gruppo Jindal-Treofan e per i quali la stessa Jindal ha percepito importanti finanziamenti, come accaduto anche per quello Brindisi;

a partire da questo momento sono cominciate le richieste di incontro da parte delle organizzazioni sindacali anche presso il Ministero dello sviluppo economico, dove era già insediato un tavolo di confronto, ci sono stati scioperi e proteste fino al 24 novembre 2020, quando Jindal ha annunciato la messa in liquidazione di Treofan;

i sindacati hanno denunciato uno svuotamento volontario della produzione e si è mossa in tal senso anche la Guardia di finanza che contesta alla proprietà in particolare l'utilizzo improprio della "cassa COVID";

il 10 maggio 2021 è stato firmato il decreto della cassa integrazione per la reindustrializzazione, cassa integrazione che si concluderà a fine febbraio 2022;

il 18 maggio si è svolto un incontro presso il Ministero dello sviluppo economico con le organizzazioni sindacali e la Regione durante il quale il liquidatore ha annunciato che entro il 28 maggio avrebbe ufficializzato il contratto con un advisor di caratura internazionale;

l'advisor è stato nominato successivamente ed è pienamente operativo;

la crisi dell'azienda si inserisce nel contesto di un territorio già oggetto di varie crisi industriali, in particolare dei settori chimico e siderurgico, ed è indispensabile da parte delle istituzioni e del Governo intervenire per indirizzare una progettualità nuova capace di traghettare il territorio ternano verso un nuovo modello industriale;

lo stabilimento si trova all'interno di un distretto industriale della chimica (ex Montedison) che può avere le potenzialità di divenire un polo incentrato sulla chimica verde che possa intercettare i finanziamenti del PNRR in quanto all'interno del sito è presente un'azienda leader a livello internazionale per quanto riguarda la produzione e fornitura di bioplastiche,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano convocare al più presto un tavolo istituzionale di confronto con advisor, liquidatore, le organizzazioni sindacali e le diverse istituzioni coinvolte al fine di verificare le intenzioni rispetto al futuro occupazionale e quali piani industriali si potranno mettere in campo per il sito;

attraverso quali misure e piani di sviluppo (anche attraverso i fondi messi a disposizione del PNRR), intendano favorire la crescita del settore della chimica verde, dei bio polimeri e dell'economia circolare con particolare riferimento alle opportunità offerte dal territorio ternano;

se intendano intervenire per favorire una nuova politica industriale che sia in grado di affrontare la transizione ecologica e l'innovazione e contrastare con chiarezza ed efficacia i fenomeni di delocalizzazione anche attraverso iniziative legislative organiche, non incentrate solo sul sistema di multe e sanzioni postumo alle scelte aziendali, ma ripensando anche ad un ruolo da parte dello Stato per sostenere solidi e verificabili piani industriali delle imprese tenendo conto anche di proposte già avanzate come come quella portata avanti con il disegno di legge AS 2021 "Misure per il contrasto alle delocalizzazioni e la salvaguardia dei livelli occupazionali" del senatore Ruotolo e altri.

(4-06133)

DE BONIS - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

come è ormai noto, una folta rappresentanza di lavoratori ha occupato, nei giorni scorsi, il porto di Trieste per esprimere il dissenso, pacifico, nell'area portuale del capoluogo giuliano;

alcuni manifestanti si sono spostati in piazza sedendosi a terra in segno di protesta pacifica. Tra la folla, anche molti esponenti dei movimenti "No Green Pass" giunti da altre parti d'Italia. L'ex leader del CLPT, Stefano Puzzer che ha dichiarato espressamente di rimanere pacifici come lo è stato la protesta fin dall'inizio, nonostante avessero inaspettatamente subìto attacchi dalle Forze dell'ordine;

infatti, le cariche della Polizia, mentre una delegazione si recava in Prefettura, sono apparse, a parere dell'interrogante, schizofreniche e immotivate. Un fatto gravissimo e una grave violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, oltre che della democrazia;

considerato che:

la protesta spontanea contro il green pass è stata pacifica e molti dei partecipanti erano persino vaccinati. Dietro quel movimento non vi erano oltranzisti, bensì tante persone semplicemente arrabbiate e impaurite, perché colpite nei loro sacrosanti diritti, come quello della salute e del lavoro; infatti, non è certamente confortevole per i lavoratori sapere che un'azienda con meno di 15 lavoratori può sostituire il personale che non ha il green pass, dando così in automatico il via libera alla possibilità di "licenziare";

eppure la reazione delle forze dell'ordine ha lasciato tutti basiti. Grazie ad un nutrito numero di agenti e con l'ausilio di veicoli blindati e mezzi idranti sono riusciti a sgomberare il piazzale d'ingresso. Insomma lavoratori che hanno manifestato pacificamente sono stati trattati come dei facinorosi e colpiti da manganellate e lacrimogeni. Mentre la manifestazione che si è tenuta a piazza del Popolo a Roma, veramente violenta, non è stata domata come si doveva; due pesi e due misure per due piazze completamente diverse;

tenuto conto che le manifestazioni non autorizzate certo costituiscono reato, ma non giustificano atti di violenza con idranti e cariche da parte delle forze dell'ordine, rispetto alle quali, l'interrogante manifesta la sua vicinanza, comprendendo che la gestione del caso è stata veramente difficile,

si chiede di sapere:

come mai il Ministro in indirizzo non abbia schierato un maggiore numero di poliziotti alla manifestazione di piazza del Popolo a Roma, che si è palesata violenta sin dall'inizio, mentre per quella pacifica dei portuali di Trieste ha consentito che le Forze dell'ordine caricassero contro i manifestanti;

quali urgenti iniziative intenda intraprendere per evitare che accadano nuovamente episodi simili, e per garantire, invece, il diritto di manifestare pacificamente per esprimere i legittimi dissensi, senza rimanere vittime di violenza, così come è accaduto a Trieste.

(4-06134)

DE BONIS - Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, della salute e dello sviluppo economico. - Premesso che:

in data 20 dicembre 2020, con raccomandazione n. 2243/2020, la Commissione europea trasporti, in un'ottica di garantire la libera circolazione delle merci, che rappresenta uno dei tre pilastri fondanti del trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, tuttora vigente, nonché di assicurare gli approvvigionamenti in piena emergenza da COVID-19, imponeva agli Stati membri l'esonero da tamponi e vaccinazioni per gli autisti di mezzi pesanti e gli autotrasportatori ("padroncini");

venivano pertanto predisposti i "green lanes", o "corsie verdi";

ad oggi l'Italia, non solo disattende la fonte comunitaria, gerarchicamente superiore, bensì in data 14 ottobre 2021, con circolare ministeriale n. 37420, il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ha esonerato, alla vigilia del 15 ottobre, gli autisti esteri da tampone e certificazione verde, imponendola esclusivamente ad autisti ed autotrasportatori nazionali;

è in atto una vera e propria discriminazione nei confronti della categoria, in particolare modo nei confronti degli autisti e degli autotrasportatori del Mezzogiorno, i quali garantiscono 24 ore su 24, percorrendo 20 ore di traghetto dalla Sicilia, l'approvvigionamento dei beni deperibili, corrispondenti a 12,5 miliardi di PIL nazionale annuo;

occorrerebbe aprire un tavolo di trattativa con Assarmatori, dato che taluni armatori non richiedono sullo stretto di Messina nulla, in rispetto della normativa comunitaria;

la Lega autisti autotrasportatori indipendenti siciliani, è dovuta intervenire presso la Prefettura di Salerno, la ASL di Salerno e la società Transitalia di Mercato San Severino, per le discriminazioni attuate nei confronti di alcuni autisti nazionali, obbligati ad autosospendersi dal lavoro;

la stessa Cancelliera uscente, Angela Merkel, prima delle vicende polacche, ha apertamente dichiarato che la fonte giuridica comunitaria è gerarchicamente superiore rispetto a quella nazionale e non può essere disattesa, ragione per cui l'Italia è già in procedura di infrazione,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, intendano apportare deroghe alla categoria degli autisti e degli autotrasportatori italiani, tenuto conto dell'effettiva carenza di 100.000 unità, dato in aumento e che impatterà sull'intero tessuto economico;

se intendano avviare un tavolo tecnico con la Lega autisti autotrasportatori siciliani, ritenendo che il Mezzogiorno sia stato fortemente penalizzato.

(4-06135)

PIARULLI, LEONE, ANASTASI, CROATTI, NATURALE, PRESUTTO, TRENTACOSTE - Al Ministro della giustizia. - Premesso che, in data 7 ottobre 2021, a seguito degli eventi critici accaduti presso la casa circondariale di Trani, la prima firmataria della presente interrogazione e la senatrice Cinzia Leone si sono ivi recate per un sopralluogo;

considerato che:

dalla direzione degli istituti penali di Trani sono stati forniti i dati che di seguito si rappresentano;

nel reparto di Polizia penitenziaria degli istituti penali di Trani, a fronte di un contingente pari a 211 unità, come da dotazione definita dal decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, ne risultano, invece, 206 unità. La situazione è resa ancor più problematica dall'apertura del nuovo plesso da 200 posti letto ad ottobre 2020. Di queste 206 unità, circa 50 unità di Polizia penitenziaria sono assenti o non impiegabili a vario titolo;

risulta, inoltre, essere attivo uno spaccio bar dove è impiegato personale di Polizia penitenziaria, nonostante ci siano distributori automatici di bevande e snack, distogliendo il personale dai servizi propri della Polizia penitenziaria;

in merito all'organico dei funzionari della professionalità giuridico-pedagogica, la situazione risulta drammatica in quanto al momento l'unica presenza garantita è quella della capo area trattamentale, con il supporto, per 2 giorni a settimana, di un funzionario giuridico-pedagogico; altri due funzionari sono assenti per la fruizione di istituti giuridici previsti dalla legge. Tale situazione comporta, quindi, un grave pregiudizio al trattamento rieducativo dei condannati, in chiaro contrasto con i principi costituzionali;

dal punto di vista strutturale si rammenta che, ad ottobre 2020, è stata disposta, dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, la chiusura completa della sezione "Blu", in quanto inagibile poiché necessita di lavori di ristrutturazione volti all'eliminazione dei bagni a vista e delle zone doccia separate dalle camere di pernottamento;

dal sopralluogo effettuato e dalla relazione fornita dalla direzione della casa circondariale di Trani, emerge che una parte di tale sezione, nonostante l'ordine completo di chiusura, sia stata invece riaperta, per cui di fatto non solo alcuni detenuti sono ristretti in ambienti non idonei ma vengono impiegate ulteriori unità di Polizia penitenziaria per la vigilanza di tale reparto;

solo in data 13 settembre 2021, essendoci stato un decesso di un detenuto allocato in quella sezione, il provveditorato dell'amministrazione penitenziaria di Bari ha disposto la chiusura completa della sezione "Blu". Tuttavia, all'atto dell'ispezione, essa risulta ancora attiva poiché i detenuti ivi allocati erano in attesa del provvedimento di trasferimento da parte degli uffici superiori;

la casa di reclusione femminile attualmente ha una presenza media di 40 detenute a fronte di una capienza tollerabile di 30 unità. Tale situazione di sovraffollamento è dovuta al fatto che la sezione viene utilizzata impropriamente come casa circondariale, poiché, essendo da anni la sezione femminile presso la casa circondariale di Bari chiusa per motivi di ristrutturazione, il carcere di Trani è costretto a farsi carico dell'intero distretto della Corte d'appello di Bari;

molti soggetti ristretti hanno gravi patologie psichiatriche e non possono avere a Trani adeguata assistenza in relazione alla mancanza di un'articolazione della ASL per la salute mentale nonché per l'insufficienza numerica sul territorio delle REMS, tenendo presenti gli stanziamenti previsti dalle leggi di bilancio per il 2020 e per il 2021 proprio per l'implementazione delle REMS,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative intenda intraprendere al fine di evitare il protrarsi di tale incresciosa situazione.

(4-06136)

LANNUTTI, ANGRISANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa. - Premesso che il 1° ottobre 2021 sul sito "Osservatorio dei diritti" è apparso un articolo a firma di Giorgio Beretta dal titolo "Corsa agli armamenti: Draghi si prepara alla guerra con droni, missili e fiera bellica". Sull'argomento è tornato il 15 ottobre 2021 il settimanale TPI ("The Post Internazionale") con un articolo di Lara Tomasetto dal titolo "La guerra di Mario", ovvero "i Migliori aumentano le spese militari e le vendite di armi e bombe made in Italy, anche ai regimi autoritari". Negli articoli si dice che "gli ultimi acquisti sono il segnale che la strategia non è solo difendersi, ma anche potenziare la capacità di offesa". L'Italia spende ogni anno cifre da capogiro per acquisire sistemi militari sempre più offensivi. Un business che non conosce crisi o pandemie. La spesa militare italiana si è attestata nel 2021 a poco meno di 25 miliardi di euro. Una cifra enorme se paragonata a quella stanziata per la sanità: circa 7,4 miliardi. Nel 2020 le autorizzazioni rilasciate per la vendita all'estero di materiale di armamento hanno sfiorato i 4 miliardi di euro;

considerando che:

la legge n. 185 del 1990 regola da oltre trent'anni l'export militare. Prevede che le aziende produttrici di armamenti chiedano al Governo le autorizzazioni ad esportare e vieta di fornire armi a Paesi in conflitto armato, in contrasto con l'articolo 11 della Costituzione (in cui si afferma che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli), o che violano i diritti umani. A gennaio 2021, negli ultimi giorni del Governo Conte II, l'Esecutivo ha revocato sei licenze per la fornitura di armi e missili ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Una scelta criticata nella Relazione annuale del Ministero della difesa, dove il Capo di Stato maggiore, il generale Enzo Vecciarelli, ha parlato di "perplessità e rammarico" rispetto alle limitazioni dell'export verso Arabia Saudita ed Emirati, poiché tali attività "rappresentano una voce del bilancio nazionale e un fattore di penetrazione strategica di assoluto rilievo, non surrogabile da altri settori o comparti nazionali";

il Governo Conte II nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si era limitato ad inserire misure di efficienza energetica degli immobili della difesa e di rafforzamento della sanità militare, mentre ora vi è un piano che prevede l'acquisizione di nuove armi e un incremento della spesa militare. Si legge nel documento: «Incrementare la capacità militare dando piena attuazione ai programmi di specifico interesse volti a sostenere l'ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare, promuovendo l'attività di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie e dei materiali, contribuendo al necessario sostegno dello strategico settore industriale e al mantenimento di adeguati livelli occupazionali nel comparto». In buona sostanza, si utilizzano i fondi destinati alla Next Generation, attraverso una mascherata transizione verde e digitalizzata e un welfare rinnovato, per essere usati per rilanciare l'industria bellica e nuovi sistemi d'arma per le Forze armate. Un'operazione di greenwashing per produrre nuovi armamenti e aumentare i finanziamenti di un settore che già riceverà almeno il 18 per cento dei fondi pluriennali di investimento attivi dal 2017 al 2034;

il 29 settembre 2021 Draghi è tornato all'attacco: "Ci dobbiamo dotare di una difesa molto più significativa e bisognerà spendere molto di più nella difesa di quanto fatto finora, perché le coperture internazionali di cui eravamo certi si sono dimostrate meno interessate nei confronti dell'Europa";

fonti di stampa hanno fatto trapelare la notizia degli stanziamenti per armare i droni "Reaper" (falciatore) in dotazione al 32° Stormo di Amendola di Foggia. Il Documento programmatico pluriennale 2021-2013 prevede infatti un investimento di 168 milioni di euro, con una prima tranche di 59 milioni distribuiti in 7 anni, per «adeguamento del payload MQ-9», dove MQ-9 è la sigla che indica i droni Reaper e payload è il tecnicismo che nasconde la vera natura del "carico utile" (payload): i missili aria-terra Agm Hellfire, le bombe a guida laser GBU-12 Paveway o le bombe a guida Gps CPU 38 Jdam. "In questo modo - ha commentato la "Rete italiana pace e disarmo" - i droni italiani verranno trasformati in sistemi da utilizzarsi direttamente in conflitto». Dunque da meri ricognitori diventeranno dei veri bombardieri. È bene ricordare che questo sistema d'arma ha cambiato drasticamente il volto della guerra, rendendolo più opaco e rischioso soprattutto per i civili: diverse stime indicano infatti che gli "effetti collaterali", cioè le vittime civili delle azioni militari effettuate con droni armati, siano molto alte, in alcuni casi fino al 90 per cento;

considerato inoltre che dalla "Rivista italiana difesa" (RID) si apprende che la Marina Militare italiana ha in progetto di dotare di missili Cruise i futuri sottomarini U212-Nfs e le nuove fregate Fremm. Il Capo di Stato maggiore della Marina Miliare, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha spiegato l'esigenza di migliorare gli strumenti di "naval diplomacy". I missili Cruise servono a "moltiplicare il raggio d'azione dei sistemi d'attacco con una portata di oltre mille chilometri", in questo modo "la possibilità di tutela dell'interesse nazionale si allargherebbe fino a includere l'intero territorio libico, con una possibilità di proiezione quasi illimitata". Si tratterebbe di una rivoluzione, in quanto attualmente i missili Otomat arrivano a 200 chilometri di distanza e sono solo in dotazione alle unità di superficie. Non è ancora chiara la tipologia di missili che verrebbero adottati e neppure il costo (si parla di un milione di dollari a missile), ma i Cruise USA con testate nucleari sono i missili installati dal 1983 al 1991 nella base NATO di Comiso (Sicilia), contro cui si mobilitò il movimento pacifista negli anni Ottanta;

considerato infine che il 28 settembre si è aperta all'Arsenale militare di La Spezia la fiera militare-navale italiana "SeaFuture 2021", inaugurata dal Ministro della difesa davanti a 47 delegazioni di marine militari di Paesi esteri e di 15 capi di Stato Maggiore. Il salone ideato nel 2009 come «la prima fiera internazionale dell'area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo e tecnologie inerenti al mare», a partire dalla quarta edizione del 2014 ha assunto sempre più i connotati di un salone navale-militare per promuovere il defence refitting e gli affari delle aziende del settore "difesa e sicurezza", il tutto ammantato di sostenibilità ambientale e "blu economy". Non a caso i principali sponsor di SeaFuture 2021 sono proprio i colossi a controllo statale del comparto militare come Fincantieri (Strategic sponsor), Leonardo (Platinum sponsor) e MBDA (Gold sponsor). Non a caso la principale attrazione di Seafuture 2021 è stato il supermissile Teseo Mk2/E sviluppato per la Marina Militare,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda spiegare il motivo dell'impiego di droni armati, alla luce anche del fatto che l'uso di tali droni non è regolato da alcuna normativa nazionale e internazionale;

se ritenga di dover aprire con urgenza un confronto in Parlamento sull'armamento dei droni e sull'acquisto dei missili Cruise, e più in generale sulla corsa agli armamenti;

se ritenga che i fondi del Recovery Plan debbano essere riservati esclusivamente per investimenti in processi di pace, sviluppo civile, ambiente, mentre le armi distruggono vite umane, distribuiscono sofferenze e rovinano gli ecosistemi e l'ambiente.

(4-06137)

LANNUTTI, ANGRISANI, CORRADO - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:

il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, all'art. 198-bis, inserito dall'art. 2, comma 1, del decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116, stabilisce che "Il Ministero dell'ambiente della tutela del territorio e del mare [ora della transizione ecologica] predispone, con il supporto di ISPRA, il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti. Il Programma nazionale fissa i macro-obiettivi, definisce i criteri e le linee strategiche cui le Regioni e le Province autonome si attengono nella elaborazione dei Piani regionali di gestione dei rifiuti". Il programma nazionale per la gestione dei rifiuti è approvato entro 18 mesi dalla entrata in vigore della disposizione (marzo 2022);

all'art. 180 stabilisce, al comma 1, che "Al fine di promuovere in via prioritaria la prevenzione della produzione dei rifiuti, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, adotta il Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti";

considerato che:

il piano da adottare in attuazione dell'art. 198-bis vede il Ministero della transizione ecologica, con il supporto dell'ISPRA, impegnato ad individuare i macro-obiettivi e a definire i criteri e le linee strategiche cui le Regioni e le Province autonome si dovranno attenere nell'elaborazione dei piani regionali per la gestione dei rifiuti;

il programma nazionale contiene: i dati inerenti alla produzione, su scala nazionale, dei rifiuti per tipo, quantità, e fonte; la ricognizione impiantistica nazionale, per tipologia di impianti e per regione; l'adozione di criteri generali per la redazione di piani di settore concernenti specifiche tipologie di rifiuti, incluse quelle derivanti dal riciclo e dal recupero dei rifiuti stessi, finalizzati alla riduzione, al riciclo, al recupero e all'ottimizzazione dei flussi stessi; l'indicazione dei criteri generali per l'individuazione di macroaree; lo stato di attuazione in relazione al raggiungimento degli obiettivi derivanti dal diritto dell'Unione europea in relazione alla gestione dei rifiuti e l'individuazione delle politiche e degli obiettivi intermedi cui le Regioni devono tendere ai fini del loro pieno raggiungimento; l'individuazione dei flussi omogenei di produzione dei rifiuti, che presentano le maggiori difficoltà di smaltimento o particolari possibilità di recupero sia per le sostanze impiegate nei prodotti base sia per la quantità complessiva dei rifiuti medesimi, i relativi fabbisogni impiantistici, anche per macroaree, tenendo conto della pianificazione regionale, e con finalità di progressivo riequilibrio socioeconomico fra le aree del territorio nazionale; l'individuazione di flussi omogenei di rifiuti funzionali e strategici per l'economia circolare e di misure che ne possano promuovere ulteriormente il riciclo; la definizione di un piano nazionale di comunicazione e conoscenza ambientale in tema di rifiuti e di economica circolare; il piano di gestione delle macerie e dei materiali derivanti dal crollo e dalla demolizione di edifici ed infrastrutture a seguito di un evento sismico, definito d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sulla base dell'istruttoria presentata da ciascuna Regione e Provincia autonoma;

il programma nazionale per la gestione dei rifiuti è un importante strumento per estendere a tutto il territorio nazionale i modelli più virtuosi per la gestione dei rifiuti. A tale scopo, costituisce un documento di indirizzo volto a garantire criteri omogenei di applicazione sul territorio e ad estendere le best pratice;

considerato, inoltre, che:

il 90 per cento dei rifiuti è costituito da rifiuti speciali, prodotti da industrie e aziende e gestiti e smaltiti da un sistema di aziende private; il restante 10 per cento è costituito dai rifiuti urbani;

fanno parte del 90 per cento dei rifiuti speciali: i rifiuti da lavorazione industriale, da attività commerciali, quelli derivanti dall'attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti da trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi, i rifiuti derivanti da attività sanitarie, i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti, i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti, altri;

l'ex ministro Costa ha avviato il 14 novembre 2020 un tavolo istituzionale tra Ministero, Regioni e Province autonome per la definizione del programma nazionale per la gestione dei rifiuti e aveva garantito la massima trasparenza nella consultazione degli stakeholder pubblici e privati,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di garantire la massima trasparenza nella consultazione degli stakeholder pubblici e privati e in complesso per tutte le attività inerenti alla definizione del programma nazionale per la gestione dei rifiuti favorendo la diffusione sul sito web del Ministero i verbali delle sedute del tavolo istituzionale tra Ministero, Regioni e Province autonome;

quale sia stata l'attività del tavolo in merito alla definizione della rete impiantistica nazionale che consenta di superare le criticità più volte segnalate anche nell'ambito del contenzioso comunitario, per migliorare gli standard ambientali dei servizi offerti e diminuire i costi del servizio per i cittadini;

a che punto sia la definizione del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti necessario per fissare idonei indicatori e obiettivi qualitativi e quantitativi per la valutazione dell'attuazione delle misure di prevenzione dei rifiuti.

(4-06138)

PAVANELLI, DONNO, LEONE, MAIORINO, MONTEVECCHI, PIARULLI, RICCIARDI, TRENTACOSTE, VANIN - Al Ministro della salute. - Premesso che:

ogni anno il Ministro della salute presenta al Parlamento una relazione relativa all'attuazione della legge n. 194 del 1978 per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG);

nella relazione dell'anno 2020, in cui vengono analizzati e illustrati i dati definitivi relativi all'anno 2018, si riporta che tutti gli indicatori confermano il trend del ricorso all'IVG in diminuzione;

considerato che:

i trend riportati nella relazione, che confermerebbero la tendenza alla riduzione del numero di interruzioni di gravidanza rispetto agli anni precedenti, collocano l'Italia, nel confronto con il contesto internazionale, tra i Paesi con i più bassi tassi di abortività. Tale riduzione costante del ricorso all'IVG viene letta come buon funzionamento della legge, ma potrebbe anche essere, invece, il segnale di una difficoltà di accesso all'IVG, che in alcuni casi può tradursi nel ricorso a pratiche al di fuori della legge, quale l'aborto clandestino;

le modalità di rappresentazione dei dati all'interno della relazione così come avviene oggi, cioè esclusivamente su base nazionale e regionale, rischia di dare una raffigurazione parziale e non veritiera delle effettive capacità di erogazione del servizio sanitario in merito al ricorso all'IVG;

le metodologie di calcolo, di aggregazione e di presentazione dei dati su base nazionale e regionale riportate all'interno della relazione non consentono di avere un'informazione chiara, aperta e per singola struttura che permetterebbe, alle donne che decidono di ricorrere all'IVG, di avere libertà di scelta, potendo conoscere puntualmente, tra le altre informazioni disponibili, le caratteristiche e modalità dei servizi per l'IVG erogati dalla struttura sanitaria di territorio a loro più vicina, sapere la percentuale degli obiettori di coscienza o quale pratica di IVG viene praticata all'interno della struttura sanitaria;

solo se i dati sono aperti e rappresentati per singola struttura essi hanno davvero un significato e permettono alle donne di scegliere in quale ospedale andare per ricorrere alla pratica dell'IVG,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per inserire all'interno della relazione annuale le opportune modifiche e integrazioni, come rappresentato, al fine di rendere informate le donne che intendono ricorrere alla pratica dell'IVG e garantire loro il diritto all'aborto e alla libertà di scelta.

(4-06139)

PAVANELLI, DONNO, LEONE, MAIORINO, MONTEVECCHI, PIARULLI, RICCIARDI, TRENTACOSTE, VANIN - Al Ministro della salute. - Premesso che:

uno degli obiettivi che la legge n. 194 del 1978 intende perseguire è la tutela della salute delle donne;

il Ministero della salute annualmente presenta al Parlamento una relazione sul fenomeno dell'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), che in Italia può essere eseguita per il tramite di 2 tecniche: farmacologica e chirurgica;

con la deliberazione della Giunta regionale dell'Umbria n. 467 del 10 giugno 2020 è stata cancellata la possibilità di somministrare il trattamento farmacologico con la pillola Ru486 in regime di day hospital e di assistenza sanitaria domiciliare e disposto il ricovero ospedaliero di 3 giorni alle donne che ricorrono all'IVG farmacologica;

il 12 agosto 2020 il Ministero ha pubblicato la circolare di aggiornamento delle "linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine" che, in relazione al parere tecnico-scientifico espresso all'unanimità dal Consiglio superiore di sanità il 4 agosto 2020, consente di effettuare l'IVG con metodo farmacologico fino a 9 settimane compiute di età gestazionale in regime di day hospital o presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all'ospedale e autorizzate dalle Regioni, nonché presso i consultori familiari;

considerato che:

quanto deliberato dalla Giunta regionale è risultato non in linea con quanto disposto dalla circolare del Ministero 12 agosto 2020, creando notevoli problemi di salute pubblica visto, in particolar modo, che durante l'emergenza pandemica ancora in corso si costringevano le cittadine a recarsi ed essere ricoverate proprio in ospedale per essere sottoposte alla pratica dell'IVG;

nel dicembre 2020 la Regione Umbria ha rivisto la deliberazione del 10 giugno 2020 e si è, pertanto, adeguata alle indicazioni del Ministero. Nonostante ciò, a quanto risulta agli interroganti, ad oggi nei due principali ospedali umbri non si somministra la pillola abortiva Ru486 e, inoltre, nella Regione si può assumere la pillola abortiva solo nelle piccole strutture ospedaliere, mentre gli ospedali più grandi, quelli di Perugia e di Terni, praticano solo l'IVG chirurgica una volta alla settimana. Tale situazione comporta conseguenze negative e deficitanti per le donne che vogliono ricorrere all'IGV in Umbria;

le difficoltà e restrizioni all'IGV presenti in Umbria causano, inoltre, un ulteriore effetto non secondario sul servizio sanitario nazionale: gli specializzandi in ostetricia e i medici in formazione (cioè i futuri dottori e dottoresse) non possono apprendere le procedure farmacologiche utili, anche per gli aborti spontanei, e di conseguenza non studieranno o praticheranno le più moderne tecniche per le interruzioni di gravidanza, come riconosciuto dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia, oltre che dall'Organizzazione mondiale della sanità;

la relazione annuale del Ministero della salute ha riportato che l'Umbria risulta la regione col maggior numero di consultori e punti dove è possibile ricorrere alla pratica dell'interruzione volontaria della gravidanza in rapporto al numero degli abitanti,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali azioni di competenza intenda adottare per tutelare la salute delle donne, la formazione dei futuri medici e salvaguardare la rete di consultori e punti di assistenza alle donne che vogliono praticare l'interruzione volontaria della gravidanza in Umbria.

(4-06140)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-02877 del senatore De Bertoldi, sulla necessità di prorogare misure fiscali quali il superbonus edilizio;

7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-02870 della senatrice Angrisani, sul punteggio minimo per accedere alle prove scritte nell'ambito della selezione per i corsi di formazione degli insegnanti;

3-02873 della senatrice Drago, sugli errori nell'assegnazione delle supplenze nel Lazio;

3-02876 del senatore De Bertoldi, sulla composizione del consiglio di amministrazione della galleria d'arte contemporanea "Ricci Oddi" di Piacenza;

9ª Commissione permanente(Agricoltura e produzione agroalimentare):

3-02872 del senatore Bergesio ed altri, sui danni provocati dal proliferare della fauna selvatica.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 367a seduta pubblica del 13 ottobre 2021:

a pagina 38, alla quintultima riga, sostituire le parole: "ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale" con le seguenti: "ha chiesto di integrare la relazione".

a pagina 152, sotto il titolo: "Mozioni, apposizione di nuove firme", secondo capoverso, alla prima riga sostituire il numero "1-00793" con il seguente: "1-00425" e alla seconda riga sostituire le parole: "della senatrice Lupo" con le seguenti: "del senatore Licheri".