Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 349 del 21/07/2021
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
349a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 21 LUGLIO 2021
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Presidenza del vice presidente TAVERNA,
indi del presidente ALBERTI CASELLATI,
del vice presidente LA RUSSA
e del vice presidente CALDEROLI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo-Misto-PaP.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente TAVERNA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che in data 20 luglio è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, dal Ministro della cultura e dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali:
"Conversione in legge del decreto-legge 20 luglio 2021, n. 103, recante misure urgenti per la tutela delle vie d'acqua di interesse culturale e per la salvaguardia di Venezia, nonché disposizioni urgenti per la tutela del lavoro" (2329).
Per un'informativa del Ministro della giustizia
sul trattamento economico dei magistrati onorari
BALBONI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire perché, come noto, il 17 luglio scorso la Commissione europea ha inviato al Governo italiano, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, una lettera con la quale mette in mora l'Italia in ordine al vergognoso trattamento che sta riservando ai magistrati onorari.
Secondo la Commissione europea e la giurisprudenza, ormai pacifica, della Corte di giustizia dell'Unione europea e anche di quella italiana, i magistrati onorari sono privati degli elementari diritti che spettano a ogni lavoratore in tema di previdenza, assistenza e maternità e anche in ordine a un decoroso trattamento economico che sia corrispondente all'alta funzione che essi svolgono.
Pertanto, signora Presidente, le chiedo che, ai sensi dell'articolo 15 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, lei inviti il ministro Cartabia a riferire con urgenza al Parlamento e a quest'Assemblea sulla situazione e sulle condizioni dei magistrati onorari e su come intende risolvere le gravi questioni sollevate dalla Commissione europea. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Balboni, la Presidenza prende atto della sua richiesta.
Come lei sa, per il funzionamento dei lavori di Assemblea si richiede sempre di anticipare alla Presidenza l'argomento sul quale si chiede di intervenire.
Discussione del disegno di legge:
(2320) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 9,38)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2320, già approvato dalla Camera dei deputati.
La relatrice, senatrice Modena, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
MODENA, relatrice. Signor Presidente, onorevoli senatori, rappresentanti del Governo, arriviamo in Aula con un testo i cui emendamenti non è stato possibile esaminare e sono quindi stati ritirati. Ciò, tuttavia, ha un po' fatto parte di un lavoro interparlamentare che è stato svolto tra l'esame del decreto sostegni e quello del sostegni-bis. Sono stati peraltro esaminati una serie di ordini del giorno sia da parte di chi li aveva predisposti, che del Governo e possiamo pertanto descrivere il provvedimento immaginando una sintesi attinente ai contenuti dello stesso.
È anzitutto necessario segnalare che il disegno di legge di conversione prevede l'abrogazione del decreto-legge 22 giugno 2021, n. 89 e del decreto-legge 30 giugno 2021, n. 99, con salvezza degli effetti.
Per quanto riguarda il contenuto del decreto-legge, come modificato dalla Camera dei deputati nel corso della prima lettura, il Titolo I, che comprende gli articoli da 1 a 11-octies, reca misure di sostegno alle imprese, all'economia e abbattimento di costi fissi. Si segnalano, in particolare, alcune disposizioni.
L'articolo 1, commi 1 e 4, riconosce e disciplina un contributo a fondo perduto, "ulteriore" rispetto a quelli previsti dai provvedimenti precedenti, a favore di tutti i soggetti che hanno la partita IVA attiva alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame (26 maggio 2021). I commi da 5 a 15 riconoscono un contributo a fondo perduto, alternativo a quello di cui ai commi da 1 a 3, a favore dei soggetti titolari di partita IVA che svolgono attività di impresa, arte o professione o producono reddito agrario, a eccezione di alcuni soggetti (commi 5 e 6).
I commi dal 16 al 27 disciplinano un diverso contributo a fondo perduto a favore dei soggetti titolari di partita IVA che svolgono attività d'impresa, arte o professione o producono reddito agrario, ad eccezione di alcuni soggetti indicati nei commi 16 e 17. Il comma 28 concerne l'obbligo per le imprese di presentazione di un'autodichiarazione attestante il rispetto di talune condizioni previste dalla comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 «Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del Covid-19».
L'articolo 1-bis abroga il comma 9 dell'articolo 6-bis del decreto legge n. 137 del 2020 (decreto-legge ristori), pur mantenendo ferma la detassazione dei trasferimenti in favore dei lavoratori autonomi ivi elencati, in quanto ricompresi nel disposto dell'articolo 10-bis del medesimo decreto-legge ristori.
L'articolo 1-ter concerne l'erogazione dei contributi a fondo perduto per un importo complessivo di 60 milioni di euro per l'anno 2021, che costituisce il massimo di spesa alle imprese operanti nei settori del wedding, dell'intrattenimento, dell'organizzazione di feste e cerimonie e del settore cosiddetto Horeca.
L'articolo 1-quater incrementa di 60 milioni di euro per 2021 il Fondo straordinario per il sostegno degli enti del terzo settore.
L'articolo 1-quinquies istituisce, nello stato di previsione del MEF, un fondo con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2021 per il riconoscimento dei maggiori costi sostenuti dalle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza negli anni 2020 e 2021, sempre in ragione dell'emergenza Covid. Il contributo straordinario è riconosciuto a titolo compensativo a favore di ciascuna delle IPAB sulla base dei costi sostenuti per la sanificazione dei locali, l'adozione di dispositivi di protezione personale per ospiti e operatori e l'adeguamento strutturale dei locali.
L'articolo 1-sexies rimodula i tempi di versamento delle rate dovute nel biennio 2020-2021 per alcuni istituti di definizione agevolata di carichi affidati all'agente di riscossione.
L'articolo 1-septies contiene delle disposizioni volte a fronteggiare gli aumenti eccezionali dei prezzi di alcuni materiali da costruzione verificatisi nel primo semestre del 2021.
L'articolo 2, per favorire la continuità delle attività economiche obbligatoriamente chiuse per almeno cento giorni nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2021 e la data di conversione, istituisce al primo comma nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico il fondo per il sostegno alle attività economiche chiuse, con una dotazione di 140 milioni di euro per l'anno 2021. Nel corso dell'esame in prima lettura alla Camera dei deputati sono stati aggiunti tre commi ulteriori che incrementano di 50 milioni per il 2021 il fondo destinato alle perdite derivanti dall'annullamento, rinvio e ridimensionamento di fiere e congressi in seguito all'emergenza da Covid-19.
L'articolo 3 incrementa, al comma 1, di 100 milioni di euro per il 2021 il fondo istituito dal decreto-legge sostegni per la concessione di contributi in favore di soggetti esercenti attività di impresa di vendita di beni o servizi al pubblico, svolte nei Comuni ubicati all'interno di comprensori sciistici.
L'articolo 3-ter autorizza la spesa di 35 milioni per il 2021 al fine di incrementare l'attrattività turistica del Paese in relazione allo svolgimento dei giochi olimpici e paralimpici invernali Milano e Cortina 2026.
L'articolo 4 proroga al 31 luglio lo specifico credito di imposta per i canoni di locazione degli immobili ad uso non abitativo e affitto di azienda, previsto per le imprese turistiche ricettive, le aziende di viaggio e i tour operator che hanno una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi. Il comma 2-bis, introdotto durante l'esame presso la Camera dei deputati, estende il credito, a determinate condizioni, anche alle imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, con ricavi superiori a 15 milioni di euro nel secondo periodo d'imposta antecedente a quello della data di entrata in vigore del decreto-legge, nonché ai soggetti che hanno iniziato l'attività a partire dal 1° gennaio 2019.
L'articolo 4-ter esenta dall'IMU dovuta nel 2021 gli immobili ad uso abitativo, posseduti da persone fisiche e concessi in locazione, per cui sia stata emessa una convalida di sfratto per morosità entro il 28 febbraio 2020, la cui esecuzione è sospesa fino al 30 giugno 2021. La medesima esenzione si applica nel caso in cui, per il 2021, la convalida sia stata emessa dopo il 28 febbraio 2020 e l'esecuzione sia sospesa fino al 30 settembre 2021 o fino al 31 dicembre 2021. Si prevede di corrispondere un ristoro ai Comuni per le minori entrate derivanti dall'agevolazione.
L'articolo 5-bis conferisce alla Cassa per i servizi energetici e ambientali l'importo complessivo di 1.200 milioni di euro anche al fine del contenimento degli oneri in bolletta derivanti dagli adeguamenti delle tariffe nel settore elettrico, fissati dall'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente e per il terzo trimestre dell'anno 2021.
L'articolo 6 prevede l'istituzione, nello Stato di previsione del Ministero dell'interno, di un fondo con una dotazione di 600 milioni di euro per l'anno 2021, finalizzato alla concessione da parte dei Comuni di una riduzione della Tari, o della Tari corrispettiva, in favore delle categorie economiche interessate dalle chiusure obbligatorie, oppure dalle restrizioni.
L'articolo 7 reca una serie di misure rivolte al sostegno del settore turistico, delle attività economiche e commerciali nelle città d'arte, tra le quali il rifinanziamento di 160 milioni di euro per l'anno 2021 del fondo finalizzato a sostenere le agenzie di viaggio, i tour operator, le guide, gli accompagnatori turistici, le strutture ricettive e le imprese di trasporto di persone con bus scoperti in aree urbane o suburbane. Include inoltre i servizi offerti dalle agenzie di viaggio e dai tour operator, tra quelli il cui pagamento è coperto dalla tax credit vacanze.
L'articolo 7-bis consente l'utilizzabilità del credito riconosciuto per il pagamento dei servizi turistici usufruiti sul territorio nazionale anche per il pagamento dei pacchetti turistici.
L'articolo 8 modifica la condizione del credito di imposta sulle rimanenze di magazzino nei settori contraddistinti da stagionalità e obsolescenza dei prodotti. Rifinanzia inoltre di 120 milioni di euro, per l'anno 2021, il fondo istituito nello Stato di previsione del MEF da destinare al sostegno delle categorie economiche particolarmente colpite dall'emergenza da Covid-19, in particolare le imprese esercenti le attività commerciali e di ristorazione operanti nei centri storici e le imprese operanti nel settore dei matrimoni e degli eventi privati.
L'articolo 9 posticipa dal 30 aprile al 31 agosto 2021 la conclusione del periodo di sospensione dei termini di versamento di somme, derivanti da cartelle di pagamento e da avvisi esecutivi previsti dalla legge, nonché il termine finale della sospensione degli obblighi di accantonamento derivanti da pignoramenti presso terzi, effettuati dall'agente della riscossione e dai soggetti a cui è affidato l'accertamento e la riscossione dei tributi degli enti locali. La norma prevede inoltre che, fino al 31 agosto 2021, in sede di erogazione dei rimborsi fiscali, non si applica la compensazione tra il credito di imposta e il debito iscritto a ruolo.
Il comma 1-bis proroga al 31 dicembre 2021 il credito d'imposta riconosciuto per l'acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nei Comuni delle Regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici succedutisi dal 24 agosto 2016.
I commi successivi modificano la disciplina delle attività che sono svolte dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e il comma 1-septies stabilisce che i fabbricati ubicati nei Comuni colpiti dagli eventi sismici, verificatisi nell'agosto del 2017 a Ischia, sono esenti dall'applicazione dell'imposta municipale e dal tributo per i servizi indivisibili a decorrere dalla rata scadente successivamente al 21 agosto 2017 fino alla definitiva ricostruzione o agibilità dei fabbricati.
Il comma 3 di questa disposizione differisce al 1° gennaio 2022 l'efficacia delle disposizioni istitutive della cosiddetta plastic tax, ovvero dell'imposta di consumo dei manufatti con singolo impiego. Abbiamo poi anche un termine per la contestazione delle sanzioni tributarie applicabili verso i soggetti che non abbiano provveduto a fare delle dichiarazioni al catasto edilizio urbano per i terreni che sono ubicati nel settore del sisma e la Camera ha anche ampliato la possibilità di aumentare i quantitativi di rifiuti non pericolosi.
Il 9 comma-bis proroga dal 30 giugno al 31 luglio il termine di approvazione delle tariffe e dei regolamenti che attengono la Tari da corrispondere nel 2021.
PRESIDENTE. Senatrice Modena, ha terminato il tempo a sua disposizione. Se vuole, può consegnare il testo.
MODENA, relatrice. Signor Presidente, la ringrazio e consegno la relazione completa, affinché sia allegata al Resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore De Carlo, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore De Carlo.
Senatore De Carlo, ci fa la cortesia di prendere posto tra i banchi delle Commissioni in maniera tale che al centro dell'emiciclo possiamo seguirla meglio?
DE CARLO, relatore di minoranza. Signor Presidente, ringrazio lei che mi lascia sedere tra i banchi della minoranza, dove c'è meno dispersione e meno difficoltà a parlare, visto che lì c'è un continuo viavai e per me è quasi impossibile intervenire. Quindi, resto comodamente nel nostro nido d'aquila e sono sicuro che lei apprezzerà sia il fatto che non faccio polemica su questo, ma anche che oggi intervenga in Aula perché capisco che ormai a tutto l'emiciclo piacerebbe che la minoranza fosse ridotta a un qualcosa di pleonastico.
PRESIDENTE. Senatore De Carlo, la faccio intervenire. Sicuramente lei considererà cosa gradita il fatto che le chiedo di sedersi tra i banchi delle Commissioni esclusivamente per una comodità dell'Assemblea a seguire la sua relazione.
Lei preferisce rimanere lì, ma non è certo una discriminazione che facciamo a livello di collocazione in Aula. Io le davo indicazioni sul corretto svolgimento della relazione di un relatore di minoranza.
DE CARLO, relatore di minoranza. Signor Presidente, la ringrazio, però le ripeto la mia decisione di rimanere qui proprio a beneficio dell'Assemblea, che può sicuramente ascoltarmi in maniera molto più agevole e accurata di quanto possa fare dal centro, dove sarei disturbato da un continuo viavai, come sta avvenendo adesso.
Signor Presidente, avrei voluto intervenire e rimanere zitto. Avrei voluto non dire nemmeno una parola, tanto per voi sono inutili il pensiero, il convincimento, le motivazioni e qualsiasi contributo che l'opposizione può darvi. Lo dimostrano i fatti.
Ricordo da spettatore, da sindaco, quando nella legislatura precedente una grande parte dell'opposizione di fatto si lagnava giustamente per il ricorso ossessivo e compulsivo al voto di fiducia. Quella stessa minoranza oggi è maggioranza e non si vergogna nemmeno più perché è quasi diventato assodato che qualsiasi provvedimento che voi riteniate urgente debba per forza eliminare il bicameralismo, visto che il vostro Governo salverà la Nazione. Lo abbiamo visto su tutti i provvedimenti.
Ormai ciò contro cui votammo, ovvero l'eliminazione del Senato, oggi è diventato una prassi: esiste una Camera sola, dove si verifica una compressione della possibilità di discussione e poi il provvedimento arriva blindato nell'altra Camera, dove il relatore di minoranza ha un ruolo assolutamente pleonastico; fa un esercizio di retorica inutile dal punto di vista dell'incidenza sul provvedimento, ma utile a ricordare una cosa a tutti qua dentro. Vedo le teste che si abbassano perché tanti hanno fatto parte dell'opposizione anche in questa legislatura e dicevano le stesse cose che dico io. Oggi, invece, sono costretti a farsi andar bene anche questa prassi ormai consolidata che svilisce o vorrebbe svilire il ruolo delle opposizioni e renderle assolutamente inutili.
Invece crediamo che anche solo il fatto che esistiamo sia per voi una fonte di grandissimo imbarazzo, perché siamo qui a ricordarvi che la democrazia è un'altra cosa, siamo in pochi (interveniamo da questi banchi appunto per questo) a ricordarvi che la democrazia ha altre regole scritte, mentre queste sono prassi che voi avete introdotto per giustificare i vostri ritardi atavici nell'emanare i provvedimenti che poi devono "correre" in Aula, pena la loro decadenza.
Credo che la vergogna che dovreste provare basterebbe oggi al relatore di minoranza per dire che si sta discutendo di un provvedimento di 40 miliardi con dei tempi assurdi, con una possibilità di incidere pari a zero, mentre - per fare un esempio banale - dall'altra parte giustamente si discute di un provvedimento come il disegno di legge Zan per ora in Assemblea (giustamente, peraltro) che non è meno importante, perché tutto quello che viene discusso in questa sede e che viene proposto da persone democraticamente elette è importante, ma forse non è una priorità rispetto invece a quello che ci chiedono le imprese, tanti operatori, le partite IVA, che vorrebbero che le priorità di questo Parlamento fossero appunto il loro sostegno.
Su questo provvedimento nessuna discussione, mentre sul disegno di legge Zan discussione infinita. Uso il termine "infinita" non a caso, perché tenderete a portarla al di là, a scavallare le ferie d'agosto, perché così riuscirete a fare un po' di campagna elettorale e proseliti tra quelli che pensate costituiscano ormai il vostro elettorato di riferimento, che in realtà sempre più si stanno rendendo conto di quanto bisogna uscire dai temi ideologici e simbolici per entrare nei temi pratici, concreti e che afferiscono ai diritti della persona in senso generale, non solamente di una parte di diritti di una parte delle persone. I diritti sono inalienabili, ma appartengono a tutti; non esistono persone che hanno più diritti degli altri, non esistono nemmeno persone ghettizzate più delle altre. La persona è una e di queste persone dovremmo occuparci come con questo decreto. In realtà, il decreto che la Camera ha approvato mercoledì scorso, 14 luglio, che oggi arriva al Senato blindato, come ho già avuto modo di spiegare, è un decreto che è sostanzialmente la continuità dei Governi che hanno preceduto il Governo Draghi. La metodologia è la stessa: il contributo a pioggia, la scarsità di visione, la mancanza di una strategia d'uscita da questa pandemia. Già il fatto che dopo un anno e mezzo si stia ancora parlando di emergenza dimostra il fallimento di un anno e mezzo di politiche dell'emergenza, perché un'emergenza ha un tempo limitato e contingentato, la visione e il futuro dovrebbero avere un tempo decisamente diverso. In realtà, già dicendo che è un decreto d'emergenza implicitamente abdicate al vostro ruolo e manifestate la vostra palese incapacità di risolvere i problemi di questa Nazione. Ve lo diciamo da opposizione patriottica. Qui non siamo mai venuti senza una proposta, abbiamo sempre aggiunto alla protesta la proposta ed è per questo che fuori, nel mondo reale, questo stando ai sondaggi è il primo partito della Nazione, mentre qui dentro è ridotto ad uno spicchio senza la possibilità di incidere sui provvedimenti. Non è perché noi, come ha fatto una parte dell'emiciclo nella scorsa legislatura, abbiamo raccolto i mal di pancia di tutti, perché in questa legislatura abbiamo detto chiaramente qual era il nostro pensiero e intorno a questo pensiero concreto si è creato il consenso. Non abbiamo racimolato dai No vax ai Pro vax, da quelli che erano contro la TAV a quelli che erano a favore della TAV, ma siamo sempre stati coerenti, da quando eravamo al 2 per cento, al 3 per cento, al 4 per cento, sulla nostra linea e intorno a questo si è creato il consenso.
Oggi, purtroppo, però, un italiano su cinque non ha la possibilità nemmeno di incidere su un provvedimento da 40 miliardi.
Non entro nel merito perché i colleghi alla Camera, che hanno avuto un po' più di tempo, hanno fatto un grandissimo lavoro; penso al capogruppo Trancassini, ma chiunque si sia alternato in Commissione bilancio ha tentato di migliorare questo provvedimento. Resta il fatto che il vero miglioramento per questa nostra Nazione è andare a votare, cambiare l'assetto della Nazione, cambiare questo Governo.
Se si vota nelle maggiori città italiane non c'è alcun motivo per cui non si possa votare anche per questo Parlamento. Vi accorgerete che probabilmente quel consenso che qua dentro, in maniera bulgara, credete di esercitare, al di fuori, tra la gente non esiste. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà.
DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, dopo la brillante, chiara ed esaustiva relazione di minoranza del collega De Carlo, vorrei dire innanzi tutto che la sottoscrivo. La sottoscrivo non tanto e non solo come collega e amico del sindaco e senatore De Carlo, ma come cittadino che, di fronte a tante oggettive verità, non può che essere condiscendente.
Presidente, credo di aver affrontato con una certa durezza, nei giorni scorsi, il tema che il collega De Carlo ha sottolineato. Mi riferisco al monocameralismo. In questo momento rivolgo anche a lei, nel suo ruolo di Vice Presidente, così come alla presidente Casellati e a tutti i Presidenti di Commissione, l'appello che ho espresso al presidente d'Alfonso e al presidente Pesco nelle Commissioni competenti alle quali ieri ho partecipato.
Mi rivolgo agli organi che rappresentano le istituzioni democratiche della Repubblica, i quali hanno il dovere - lo sottolineo - di tutelare la Costituzione.
Siamo di fronte a un'inaccettabile violazione della Costituzione italiana. Siamo di fronte a un monocameralismo di fatto, dimenticando peraltro che c'è un referendum che, rappresentando gli italiani, ha bocciato la riforma della scorsa legislatura. Quindi, a prescindere dalle convinzioni di ciascuno, siamo tenuti, in quanto rappresentanti del popolo, a rispettare la Costituzione. Eppure, ciò non accade perché ormai il Parlamento sta viaggiando su due binari: quello della decretazione d'urgenza - ma sappiamo benissimo che, se è urgenza, non può essere ordinaria, almeno per terminologia e vocabolario - e quello del voto di fiducia.
Dal momento che questa è una ripetuta e ormai consolidata violazione della Costituzione, chiedo che le cariche istituzionali che rappresentano il Parlamento tutto si rivolgano - e lo chiedo formalmente - al Presidente della Repubblica.
È inaccettabile che si proceda violando la Costituzione. È inaccettabile che provvedimenti che investono miliardi vengano di fatto approvati da una sola Camera, che vedano in questo caso il Senato completamente delegittimato e costretto a un mero voto, senza poter toccare palla, come si suol dire, senza poter modificare alcunché. È inaccettabile secondo buonsenso, ma soprattutto illegittimo perché contro la Costituzione italiana.
Signor Presidente, c'è un altro aspetto sempre preliminare, ma di sostanza, che voglio affrontare, ed è quello che riguarda i decreti attuativi. Dovremmo spiegare agli italiani che ci ascoltano un po' di numeri. Ne cito alcuni: tre su 32, uno su 41, cinque su 149.
Cosa sono questi numeri, cari colleghi? Sono i decreti attuativi (tre) realizzati sui 32 previsti dal decreto-legge sostegni 1.
Uno su 41 sta a indicare un decreto attuativo realizzato sui 41 previsti dal decreto sostegni-bis; cinque su 149 sono i decreti attuativi realizzati su tutta la normativa Draghi. Che cosa vuol dire per chi ci ascolta? Vuol dire che è un po' come andare a spendere dei soldi, ma, anziché tramutarli in atti concreti - perché il decreto attuativo serve a tramutare la norma in qualcosa di concreto - vengono messi e isolati in frigorifero. È un po' come una persona che vuole andare in macchina da Trento, la mia città, a Roma e fa il pieno di benzina o di gasolio; poi, però, invece di mettere il carburante nel serbatoio, lo mette nelle taniche e lo tiene nel baule della macchina, che dunque non arriverà mai a Roma.
Quindi, i miliardi che stiamo investendo e con i quali ci siamo indebitando sono in gran parte nel frigorifero, nel baule della macchina, non finiscono nell'economia, non finiscono nelle tasche delle imprese, degli artigiani e dei commercianti.
Ecco dunque i numeri, che parlano chiaro: lo ricordo, cinque decreti attuativi sui 149 necessari per attuare le normative volute dal Governo Draghi, che tutta l'Aula sta sostenendo.
Perché allora ci sono colleghi - mi rivolgo ai colleghi del centrodestra che, insieme a noi, lottavano contro i decreti attuativi - che perseverano ancora, da una parte, nella decretazione d'urgenza e, dall'altra, nel prevedere nelle norme decreti attuativi ad abundantiam che poi non si trasformano, come dai numeri che ho letto, in atti concreti?
Vede dunque, signor Presidente, ce n'è ben donde per dire perché Fratelli d'Italia è, non critica, ma di più, su questo modo consolidato modo di legiferare.
Entro poi nel merito perché certamente, come ha detto il collega De Carlo, noi siamo una forza fieramente di opposizione, ma altrettanto orgogliosamente e fieramente di proposta. Da sempre noi veniamo in questa sede tutti i giorni con proposte concrete per aiutarvi a migliorare le sorti del Paese. Nel merito, allora, vorrei capire perché, a distanza di un anno e mezzo dall'inizio della pandemia (diciotto mesi), continuiamo a lavorare sull'emergenza? Perché da diciotto mesi siamo ancora qui a parlare di sostegni e di ristori e di fatto non solo non li traduciamo in atti concreti, come ho detto prima, ma non abbiamo ancora la benché minima sostanza di politiche costruttive attive? Blocchiamo i licenziamenti, ma dove sono le politiche del lavoro? Fratelli d'Italia ha proposto un regime premiale per le imprese che non licenziano e che assumono: perché non ci rispondete? Perché il Governo non cerca di passare dal blocco dei licenziamenti ai regimi premiali per chi accresce l'occupazione, per quegli imprenditori che tengono duro, mantengono i dipendenti e magari ne assumono di nuovi? Ecco le proposte concrete per andare oltre l'emergenza, per costruire un percorso e un futuro.
Per quanto riguarda il fisco, sono poco più di 20 miliardi i soldi che - tra il decreto sostegni e il decreto sostegni-bis - vanno alle imprese. Il centro studi della CGIA di Mestre lo ha dimostrato oggettivamente: con una mano date il denaro e con l'altra ve lo siete ripreso e ve lo state riprendendo con i saldi e gli acconti delle imposte.
Ma, allora, se si voleva davvero dare benzina e fiato all'economia, non sarebbe stato più intelligente accettare un'altra proposta di Fratelli d'Italia, quella cioè di prevedere l'anno fiscale unito, unificando gli anni 2020 e 2021 con dichiarazioni e pagamenti nel 2022? Avremmo avuto così un anno fiscale unico, che avrebbe aiutato le imprese, gli artigiani, i cittadini, cioè quelle persone che avete tenuto chiuse, nonostante tanta contrarietà, anche da parte nostra, e che hanno dovuto però continuare a pagare i contributi, le imposte, gli affitti, i costi fissi.
Queste sono le proposte che noi abbiamo fatto e che ci aspetteremmo.
In conclusione, Presidente, perché verso i professionisti di fatto non c'è attenzione? Vediamo che da settimane, da mesi, giaceva la legge sull'equo compenso; adesso sembrava ad un passo, ma a tutt'oggi alla Camera non risulta in votazione. Abbiamo il disegno di legge sulla malattia e l'infortunio dei professionisti. Mi rivolgo anche alla vice ministro Castelli, qui presente, e chiedo che si decida di dare una mano a quei professionisti che non vogliono assistenzialismo, ma vogliono essere sostenuti quando purtroppo capitano loro infortuni e malattie.
L'appello, Presidente, è che si rispetti la Costituzione, che il Presidente della Repubblica ponga fine alla delegittimazione delle Istituzioni e delle regole democratiche e che tutte le forze politiche presenti in Parlamento passino dall'assistenzialismo e dall'emergenza alle fasi costruttive ed operative nell'interesse del Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferro. Ne ha facoltà.
FERRO (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi e colleghe, per stemperare un po' il clima direi, come abbiamo fatto in Commissione stamattina, di impegnarci a valutare l'opportunità di vaccinarci. (Applausi). Lo dico perché esco da un isolamento volontario. Lasciando ampia libertà, valutiamo però l'opportunità.
Al di là di questo, la valutazione che noi diamo come Gruppo Forza Italia al decreto-legge sostegni-bis è sostanzialmente positiva. Ci sono però alcune criticità che dobbiamo evidenziare. La prima: non dobbiamo abituare il Paese, l'economia e il sistema produttivo alla politica dei sostegni, alla politica degli aiuti. Se questo è comprensibile infatti in una fase emergenziale, come quella che è stata e, in parte, è ancora, non può esserlo in una situazione normale. Ho la sensazione che il Paese si stia abituando troppo ai sussidi economici che arrivano e che non potranno continuare ad arrivare. (Applausi).
Lo ha richiamato anche il governatore della Banca d'Italia Visco in occasione delle conclusioni finali. È stato chiaro: non si può andare avanti vivendo di sussidi. Io so che c'è l'attenzione del Governo, del suo Presidente, delle forze della maggioranza e ci sarà anche lo stimolo dell'opposizione per far sì che si possa uscire in fretta da questa situazione. Vorrà dire che avremo superato l'emergenza sanitaria e saremo usciti dall'emergenza economica, normale conseguenza della prima.
Mi auguro e ci auguriamo che questo sia l'ultimo intervento che facciamo in termini di sostegni perché ciò vorrà dire che la crisi in parte è stata superata.
Ci sono moltissimi aspetti del decreto-legge sostegni-bis che ci piacciono. Ricordo, tra tutti, anche l'accordo e la mediazione intelligente che è stata trovata sugli ammortizzatori sociali, sullo sblocco dei licenziamenti per quei settori economici, fortuna che ci sono, che stanno andando bene, il manifatturiero e l'edilizia.
Non ce ne vogliano i colleghi del MoVimento 5 Stelle, ma ci piacerebbe, per esempio, che i fondi cospicui destinati al reddito di cittadinanza fossero convertiti a fondi per ridurre le tasse sul lavoro, per creare opportunità di lavoro, anziché favorire politiche sociali secondo noi poco positive. (Applausi). Sblocchiamo le tasse sul lavoro se vogliamo ripartire; sblocchiamo le tasse sul lavoro se vogliamo passare da una politica sostenuta e sussidiata ad una politica che vive e si sostiene con le proprie gambe. Attenzione, è un decreto-legge che ha una valenza in termini economici e finanziari di una legge di bilancio pre-Covid. Ha il peso economico di una legge di bilancio. Ricordo altresì che è un debito. Quando ho l'opportunità di parlare dico di fare attenzione perché sono tutte manovre a debito e i debiti, prima o poi, bisogna riportarli a casa e ripagarli.
O il Paese cresce, e allora ha la capacità e la forza di poter ripagare il debito, o attualmente questa situazione può creare un sistema inflattivo molto pericoloso. Per far questo, per uscire da questa situazione che è simile a quella di un cane che si morde la coda, servono debiti buoni e riforme buone. Questo è compito della maggioranza, del Parlamento: approvare in fretta le riforme per portare a terra il prima possibile i fondi del PNRR.
Signora Presidente, lo dico sempre e lo ripeto anche questa volta: un sistema del genere porta la nostra economia a far sì che chi sta bene stia meglio e chi sta male stia peggio. Attenzione, perché dal punto di vista della tensione sociale questa è una bomba che abbiamo sotto di noi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà.
FAGGI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, arriva all'esame dell'Assemblea un altro provvedimento molto importante, licenziato dai colleghi della Camera, ma purtroppo abbiamo avuto poco tempo per esaminarlo anche qui in Senato. Ovviamente siamo in un momento di emergenza, ci sono delle regole ben precise dettate dai regolamenti e dalla situazione politica, per cui spesso i provvedimenti importanti sono esaminati solo da un ramo del Parlamento; sarebbe opportuno rivedere questa posizione, affinché anche noi possiamo avere un po' più di contezza.
Per cercare di riuscire a comprendere bene il provvedimento nel merito, ho letto anche gli interventi dei colleghi alla Camera, che sono molto importanti soprattutto in fase di approvazione. Riporto alcuni dati del collega Massimo Bitonci della Lega, che ha fatto una disamina ben precisa e che sarebbe importante ascoltare anche per riuscire a comprendere come loro hanno lavorato. Riporto stralci del suo intervento: «un lavoro, devo dire, svolto in sinergia, un lavoro di Commissione che ha portato a integrare e modificare le misure, estendendone il campo a molte realtà in crisi che erano state escluse dai contributi e aiuti concreti. Questo è stato il tema che ha affrontato la Commissione, con emendamenti comuni, emendamenti condivisi da tutti i movimenti e partiti politici». Questo è un dato importante, lo dice Massimo Bitonci, lo dice il relatore del provvedimento, che ci dà contezza di come sono andate le cose. Un decreto che immette 44 miliardi complessivi nel mondo reale: aiuti alle imprese, al lavoro, ai giovani, alla salute, al territorio. Due volte una legge di bilancio che, se sommato al "Sostegni", supera i 70 miliardi di misure atte ad aiutare il sistema produttivo, le famiglie, le associazioni, il volontariato, per superare la grave crisi economica che ha colpito la nostra Nazione durante la pandemia.
Alla fine del 2019 l'economia italiana presentava già evidenti segnali di stagnazione; poi, a partire da fine febbraio, il dilagare dell'epidemia Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo precedente hanno determinato un impatto profondo sull'economia, alterando le scelte e le possibilità di produzione, investimento, consumo e funzionamento del mercato del lavoro. Inoltre, la rapida diffusione dell'epidemia a livello globale ha drasticamente ridotto gli scambi internazionali. Quanto di più urgente, allora, che sostenere le nostre aziende con sostegni diretti alle imprese? (Applausi). 14 miliardi di erogazioni dirette con un'importante novità: si introduce un correttivo che tiene conto non solo del calo di fatturato, ma anche delle perdite e dei costi fissi di esercizio per le aziende con volume d'affari aumentato da noi (cioè dalla Lega) di oltre 15 milioni. Dalla Lega un vero sostegno l'Italia: abbiamo prorogato al 15 settembre il saldo e acconto delle tasse di giugno e luglio, una boccata di ossigeno e di liquidità per le piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, professionisti. Oltre a questo, abbiamo ottenuto un'ulteriore proroga del periodo di sospensione dell'attività dell'agente di riscossione: 163 milioni di cartelle giacenti per 18 milioni di italiani e un ulteriore differimento della rateizzazione del pagamento della rottamazione-ter e saldo e stralcio entro l'anno in corso».
Non basta, però, come sostiene Bitonci «pensare a misure strutturali, deflattive del contenzioso, una nuova pace fiscale che cancelli definitivamente quanto non è più esigibile, non parlo dei furbetti di turno che vanno stanati, ma di aziende» e la Lega continuerà a ripeterlo.
«Abbiamo pensato ai dimenticati dai "ristori", al turismo, che produce il 13 per cento del PIL nazionale, agli hotel, ai ristoranti, ai bar, al settore del wedding, agli eventi, con 70 milioni, alle fiere nazionali, che sono ancora oggi luoghi messi a disposizione per la vaccinazione di massa, al terzo settore, case di riposo, aree termali, centri riabilitativi, alle guide turistiche e agenzie di viaggio, al settore delle crociere, bus turistici, città d'arte, impianti di risalita sciistici minori, all'editoria, al ristoro per attività con chiusure parziali».
«Non ci siamo dimenticati dei connazionali terremotati e delle aree colpite da sisma, estendendo al 31 dicembre il credito d'imposta per le imprese che effettuano gli investimenti e per chi ha il coraggio e la forza di fare ancora impresa in quelle zone gravemente colpite, come per i contributi per i nostri agricoltori, colpiti pesantemente, oltre che dalla pandemia, anche da gelate, alluvioni e calamità naturali.
Per lo sport abbiamo destinato 112 milioni di euro a fondo perduto per gli operatori del settore, per la gestione e manutenzione delle piscine e per gli interventi infrastrutturali su impianti sportivi per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026».
Non si sono dimenticati neanche della sanità e del sociale, delle cure palliative, del Fondo per gli istituti oncologici e pediatrici e dell'inclusione e del finanziamento delle scuole d'infanzia paritarie.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
FAGGI (L-SP-PSd'Az). Vi sono ancora tante cose. Ho letto il suo intervento, perché non si può solo dire che non è arrivato in questa sede e non abbiamo avuto il tempo di esaminarlo. Proviamo allora a invertire: guardiamo a quello che hanno fatto i colleghi alla Camera, dove tutti i Gruppi politici hanno lavorato insieme, emendando, costruendo e aiutando. Sono contenta di questo lavoro e orgogliosa che un collega della Camera lo abbia fatto anche per noi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Croatti. Ne ha facoltà.
CROATTI (M5S). Signor Presidente, colleghi, nel corso del 2020 sono state introdotte, per fronteggiare l'emergenza economica causata dalla pandemia da Covid-19, forme di sostegno che hanno superato, in termini economici, i 100 miliardi di euro, una cifra corrispondente all'incirca al 7 per cento del PIL nazionale.
Quest'ultimo decreto-legge, che ci apprestiamo a convertire in legge, mette sul piatto ulteriori 45 miliardi di euro, distribuiti capillarmente a tutte le categorie economiche che hanno subito pesanti ripercussioni nell'emergenza epidemiologica. Questo provvedimento corrisponde a una vera e propria legge di bilancio, un imponente pacchetto di misure necessarie e doverose per rimaneggiare gli eventi negativi e disastrosi della pandemia.
Considerate le moltissime modifiche e novità che sono state introdotte nel corso dell'esame del provvedimento alla Camera, desidero soffermarmi soltanto su alcuni suoi aspetti.
Il decreto-legge introduce un importantissimo pacchetto di misure economiche a sostegno del settore turistico e delle attività economiche e commerciali ad esso legate, che in quest'ultimo anno hanno subito fortemente, sono state danneggiate e necessitano assolutamente di rimettersi in moto. L'Italia infatti è un Paese che vive di turismo, noto in tutto il mondo per le sue immense bellezze naturali e culturali. Il nostro Paese è, senza alcun dubbio, una delle mete turistiche europee e mondiali più attraenti per le sue condizioni climatiche, naturalistiche, socioculturali, archeologiche, termali ed enogastronomiche.
Dobbiamo però consentire agli operatori del settore di avere delle solide basi su cui sostenersi e poter affrontare al meglio questa complessa stagione turistica. Si tratta di un pacchetto importantissimo, che introduce ad esempio 150 milioni di euro, per l'anno 2021, per il fondo a sostegno delle agenzie di viaggio, dei tour operator, delle guide turistiche e degli accompagnatori turistici e, ancora, un'indennità di 1.600 euro a favore delle diverse categorie di lavoratori del settore e altri interventi a sostegno delle strutture alberghiere e ricettive. (Applausi). Tra queste misure di rilevante interesse c'è sicuramente quella legata ai bus turistici, per i quali è stato introdotto uno stanziamento di quasi 10 milioni di euro, da destinare come contributo a fondo perduto per l'intero comparto.
Un altro punto sul quale vorrei soffermare l'attenzione della discussione riguarda le misure pensate per il commercio sulle aree pubbliche, il cosiddetto commercio ambulante, uno dei principali pilastri della distribuzione italiana, in grado di dare lavoro ad oltre 190.000 imprese e a più di 217.000 addetti, con un fatturato complessivo di 11,1 miliardi di euro. Anche questo comparto sta vivendo una crisi gravissima e già 6.000 piccole aziende e attività ambulanti hanno cessato la loro attività dal giugno 2019 al giugno 2020. Con l'articolo 56-bis si attribuisce ai Comuni la facoltà di concludere il procedimento amministrativo di rinnovo delle concessioni di aree pubbliche, ai sensi di quanto previsto dal decreto del Ministro dello sviluppo economico del 25 novembre 2020, entro il termine dei novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica. La disposizione determina di fatto la possibilità di prorogare il procedimento di rinnovo delle concessioni su aree pubbliche e si pone l'obiettivo di ridare certezza ad un settore, che negli ultimi anni abbiamo già visto penare, per le incertezze causate dalla direttiva Bolkestein, che lo ha praticamente distrutto e ha messo in difficoltà tantissime famiglie e lavoratori.
Un altro importante traguardo riguarda il rifinanziamento di 120 milioni di euro, per l'anno 2021, del fondo a sostegno di alcune attività particolarmente colpite dall'emergenza, ovvero quelle degli eventi e dei catering, dei parchi tematici e degli acquari, dei parchi geologici e dei giardini zoologici, del wedding e delle attività commerciali come la ristorazione, che operano all'interno dei piccoli centri dell'entroterra. L'articolo 1-ter pone attenzione alla filiera dell'Horeca, ovvero alle imprese operanti nei settori del wedding, dell'intrattenimento, dell'organizzazione di feste, di cerimonie, del settore dell'hotellerie, del restaurant e del catering, con l'erogazione di contributi a fondo perduto, per un importo complessivo di 60 milioni di euro. Tale filiera rappresenta oltre 60.000 lavoratori e 3.800 aziende, la maggior parte a conduzione familiare, sparse sull'intero territorio nazionale, con micro-imprese familiari patrimonialmente deboli e inconsistenti dal punto di vista finanziario. Le misure di ristoro alle imprese non sono riuscite a contenere gli ingenti danni subiti dal comparto della distribuzione, che ha visto calare il fatturato di ben 7 miliardi di euro, dai 17 miliardi del 2019 ai 10 miliardi di euro del 2020, con un crollo del 37,6 per cento circa. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che, nonostante le misure adottate, sono necessari ulteriori sforzi per risollevare le aziende e gli operatori del settore, che hanno esplicitamente chiesto aiuto al Parlamento, per contrastare la crisi economica che da oltre un anno li sta colpendo duramente. La distribuzione food and beverage non è stata chiusa. Di fatto, con i precedenti decreti sussidi, gli operatori sono stati esclusi per la questione del codice Ateco, che li ha mantenuti aperti, ma il loro settore non aveva possibilità di operare, perché la ristorazione e tutti i settori dell'accoglienza erano praticamente chiusi. (Applausi).
L'articolo 2 del decreto-legge, ai commi 4-bis e 4-quater, incrementa di 50 milioni di euro, per l'anno 2021, il fondo destinato al ristoro e alle perdite derivanti dall'annullamento o dal rinvio delle fiere e dei congressi su tutta l'area nazionale. Si tratta di un problema che ha colpito in maniera forte anche la logistica, il trasporto e l'allestimento, che hanno operato all'interno di questo settore.
Spero che questo sia l'ultimo decreto-legge necessario per fornire sostegni e sussidi alle tante categorie economiche colpite duramente dall'emergenza epidemiologica. I segnali di ripresa sono dovuti soprattutto all'ottimo andamento della campagna vaccinale, ma è su questo che il Paese non deve demordere e deve ancora migliorare. La migliore misura per il rilancio dell'economia e per il ritorno alla completa normalità al momento è solamente la strada della vaccinazione, che sarà l'unica soluzione che ci porterà fuori dalla situazione che stiamo vivendo in questo momento. (Applausi). Queste misure, unitamente alla campagna vaccinale, ci hanno concesso di portare tutto il Paese e tutta la nostra penisola in zona bianca (con conseguente apertura di bar, ristoranti e musei) e di riacquistare dei piccoli spazi di libertà che sembravano normali fino ad alcuni anni fa, ma che adesso sono molto difficili da raggiungere. È importante continuare su questo percorso, ma anche rimanere assolutamente prudenti e fare molta attenzione, perché in questa situazione è sottilmente labile l'area su cui ci stiamo muovendo; tutta la popolazione deve essere estremamente attenta in questo momento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.
PEROSINO (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, ieri in 6a Commissione (Finanze) si è sviluppato un interessante dibattito trasversale tra i commissari senatori a riguardo del sistema procedurale di questi mesi (io direi anche di questi anni). Si sta verificando uno scollamento tra Parlamento e Governo nel modo di procedere all'approvazione dei decreti-legge, i quali sono in numero esorbitante rispetto alla normativa; è ormai invalsa questa consuetudine, che direi si è quasi costituzionalizzata. Ma che questo Governo di larghe intese, nato da esigenze di difficile soluzione e nell'interesse nazionale, presenti tutti i decreti-legge, di grandissima importanza e molto invasivi della vita dei cittadini, in una situazione post-bellica (perché questa è la situazione), ponendo la fiducia o chiedendo il ritiro degli emendamenti pare una prassi esagerata e non conforme, una prassi che non rende servizio alla democrazia.
Praticamente, gli emendamenti che vengono presentati nella seconda Camera, che troppo sovente è il Senato (al di là della consuetudine dell'incardinamento a rotazione tra le due Camere), pongono questi problemi: ci sono degli emendamenti di ordine normativo, che quindi possono essere esaminati e possono essere positivi per la soluzione dei problemi, e ci sono emendamenti di spesa che patiscono la situazione di difficoltà, che il MEF esprime con un parere negativo. Ci sono delle aggravanti in questa situazione, perché - lo dico in tono costruttivo, sia chiaro, seppure in maniera ferma - ci sono settori che non sono ancora partiti e che incontrano delle difficoltà e ce ne sono altri che faticano a partire. Ci solo delle situazioni in cui i sostegni, di cui al decreto-legge che approveremo oggi o domani, non hanno avuto riconoscimenti per una serie di motivi, giusti o sbagliati (dimenticanze, valutazioni). Ci sono dei settori che hanno patito maggiormente la situazione. Faccio un esempio che non è banale: le sale e le orchestre da ballo hanno chiuso per prime e apriranno per ultime, ma sono settori che raggruppano decine di migliaia di persone tra lavoro diretto e lavoro indiretto.
Come ho detto in un mio intervento precedente su uno dei tanti provvedimenti economici, pensavo che, superata la questione dei codici Ateco, si potesse arrivare (è una provocazione, ma non tanto, perché si tratta di prendere una decisione) al punto che i sostegni andassero a tutte le partite IVA, senza domanda, (è successo in tanti Stati) eliminato così burocrazia pubblica e privata. Faccio un esempio preso dagli emendamenti che ho presentato e che non saranno ovviamente discussi, perché sarà posta la fiducia. Ci sono delle attività che hanno aperto nel 2020, per loro fortuna o sfortuna, subito dopo il primo lockdown, perché avevano l'apertura in previsione e avevano fatto degli investimenti e dei contratti.
Qual è il fatturato di riferimento di queste imprese, visto che nel 2019, non esistevano? Ho presentato un emendamento al fine di prevedere anche per loro un sostegno sulla base di criteri stabiliti dal Ministero dell'economia e delle finanze, calcolando la media del settore.
C'è poi la questione degli sfratti, su cui si sono pronunciate le associazioni dei proprietari, che non sono dei ladri, ma delle persone che hanno risparmiato in tanti modi, lavorando duro. Infatti, per mettere da parte le risorse per acquistare un alloggio, l'italiano medio lavora duro, a meno che non vinca al Totocalcio. Gli sfratti sono una punizione per i proprietari.
È stata introdotta la norma che permette di non versare l'IVA sulle fatture entrate nei fallimenti a partire dal 19 maggio, ma è probabile che sarebbe stato più giusto estenderla a tutti i fallimenti in essere.
Quanto al superbonus, esso potrebbe comprendere gli alberghi. Il cashback, che è stata una bella intuizione, è stato sospeso a favore di più ammortizzatori sociali.
Infine, vi sono due emendamenti molto importanti che ho già presentato in altre occasioni - e su cui desidero soffermarmi nel breve tempo che mi rimane - in tema di disalvei e sovraspessori. Si tratta di temi tecnici, che però interessano gli italiani, in quanto i fiumi sono pieni di residui dalle alluvioni e vanno disalveati. (Applausi). Non devono però essere previsti i permessi di dieci enti. Anche quello dei sovraspessori in edilizia è un tema di cui dobbiamo discutere in quest'Aula. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruzzone. Ne ha facoltà.
BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo di fronte a un provvedimento importante, ricco di contenuti e soprattutto - come quasi mai abbiamo visto - di concretezza, con la previsione di azioni volute e richieste.
In quest'epoca ciò è il tipico esempio che mette in evidenza la differenza tra il precedente Governo giallo-rosso e quello attuale, che si nota grazie ai contributi conseguenti all'ingresso nella maggioranza di Lega e Forza Italia. Quello che oggi è scritto nel provvedimento in esame non era presente nelle precedenti simili iniziative.
Desidero soffermarmi su un tema che ho iniziato ad affrontare il 23 luglio 2019, quindi già prima del Covid, con un'interrogazione che, ad oggi, non ha ancora avuto risposta, tesa a fare chiarezza sulle interpretazioni discordanti, tuttora esistenti, tra uffici pubblici e studi commerciali in merito all'applicazione dell'IVA sulle operazioni di cessione di selvaggina da parte degli allevatori. Oggi, all'articolo 18-bis del provvedimento in esame, si legge che tra gli animali destinati all'alimentazione umana sono compresi anche gli animali vivi ceduti per attività venatoria, con la conseguenza che l'l'IVA scende al 10 per cento.
Fornisco alcuni dati per far capire che non si tratta di una questione marginale. Nel nostro Paese, che in Europa è quello con la più alta concentrazione di fauna selvatica, sono circa 3 milioni i capi allevati e messi a disposizione di circa 2.500 aziende faunistiche e agro-faunistico-venatorie e degli allevamenti, tutti privati. Tutto ciò contribuisce al PIL nazionale per lo 0,8 per cento, come ho già detto ieri quando sono intervenuto sul tema della "venofobia". Nel nostro Paese sono 244 gli ambiti territoriali di caccia, 75 i comprensori alpini, 492 le riserve alpine e 20 i distretti venatori. Bene hanno fatto coloro che hanno avviato lo sviluppo della filiera alimentare di carne di selvaggina, nel rispetto della sicurezza alimentare e dell'ambiente, e bene ha fatto la Regione Lombardia a siglare un apposito protocollo di intesa su questo tema. Si tratta di carni pregiate, come dimostra il forte interesse nazionale dei ristoranti stellati.
Si tratta di un settore dell'agroalimentare che merita un razionale intervento del legislatore. Dobbiamo agevolare lo sviluppo del consumo di queste carni anche con la modifica di norme esistenti ma abbondantemente superate. Noi diciamo: meglio le carni della nostra fauna selvatica piuttosto che gli insetti che ci propina l'Europa. (Applausi).
Nella temporaneità prevista dal decreto per la riduzione dell'IVA al 10 per cento per l'anno 2021 è compreso il riconoscimento del fatto che la fauna selvatica allevata è destinata all'alimentazione. Invito pertanto tutti i colleghi, ma soprattutto il Governo, a chiarire definitivamente che l'aliquota da applicare alla selvaggina allevata è del 10 per cento, come chiesto con la mia interrogazione di due anni fa.
Oggi su questo tema - mi rivolgo ai colleghi di Fratelli d'Italia, che mi pare d'aver capito siano intenzionati a votare contro - abbiamo un risultato importante; portiamo a casa un risultato concreto e immediato che aiuta le nostre aziende in questo settore, ma soprattutto apriamo una porta importante. Considerati i consensi che voi di Fratelli d'Italia avete dato sul territorio, ad iniziare dalla Regione Lombardia, auspicherei che il tema dell'agroalimentare per la carne di selvaggina trovasse una risposta positiva, e non negativa, in quest'Aula.
Vi ringrazio per l'attenzione, ma soprattutto ringrazio chiunque vorrà tenere conto delle cose che ho appena detto, perché inizia un percorso nuovo e credo che sia un percorso sano, anche se di chiara contrapposizione ad alcune proposte alimentari che arrivano dall'Europa. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, le misure contenute nel decreto-legge in discussione che riguardano in modo particolare la sanità - che sono gli aspetti su cui mi voglio soffermare in questo mio breve intervento - sono oggettivamente molto interessanti, perché in qualche modo vanno a sanare quelle che da un certo punto di vista sono state le pressioni maggiori che si sono riversate sulle strutture ospedaliere proprio in concomitanza con il Covid, che ha creato una situazione di trascuratezza dei pazienti non Covid.
Tutti noi abbiamo seguito, durante gli ultimi due anni, le difficoltà che hanno incontrato pazienti affetti da qualsivoglia patologia che non fosse definita come caratterizzante la pandemia in atto, sia sotto il profilo della diagnosi, quindi degli screening che si potevano fare, sia sotto il profilo concreto delle visite, quindi del monitoraggio, sia sotto il profilo di quella che possiamo chiamare la riabilitazione.
Ebbene, questo decreto-legge interviene positivamente finanziando l'attività dei laboratori di ricerca avanzata, anche di quelli capaci di condurre indagini sotto il profilo genetico molto sofisticate, e incrementando quello che potremmo chiamare il tagliafile - sappiamo quanto è lungo il tempo di attesa dei pazienti per poter accedere alle visite ambulatoriali e alle visite specialistiche - attraverso tutta una serie di misure e anche attraverso l'assunzione e la remunerazione di personale che era in servizio e che adesso si trova in pensione. Questo dovrebbe rimuovere l'ostacolo che i malati si trovano a volte a dover affrontare quando chiedono la prenotazione di una visita.
Quello che ci interessa molto, e che il decreto-legge in discussione affronta con una serietà non indifferente, è il follow-up dei pazienti che si sono ammalati di Covid in questo periodo e che potranno sottoporsi, per due anni e senza costi a loro carico, ad un controllo costante e continuo.
Si rivolge però anche a quei pazienti che durante questo periodo hanno dovuto soffrire, sotto il profilo psicologico, tutto il disagio derivato dal lockdown, quindi dalla limitazione dei rapporti interpersonali e dall'ansia che ne può essere scaturita, compresa l'ansia provocata dalla perdita di opportunità professionali. Adesso stiamo tutti leggendo, con grande compartecipazione, non solo sotto il profilo emotivo, ma anche sotto quello della ricerca di soluzioni, notizie di persone che dovranno affrontare il rischio licenziamento. L'idea di un supporto di tipo psicologico da offrire a queste persone rappresenta una chiave di lettura positiva.
Quali sono le misure che ci sembrano davvero interessanti in questo decreto-legge? Quelle che riguardano la ricerca, non solo per il potenziamento di strutture accreditate, come la stessa ENEA, a cui viene riconosciuto un ampliamento delle funzioni anche attraverso un miglioramento dei finanziamenti, ma anche per altre due misure che sono particolarmente interessanti. Mi riferisco al credito d'imposta e alla riduzione dei costi IVA per l'acquisto dei materiali di base. Da questo punto di vista anche la ricerca potrà avere uno sguardo più lungimirante e quindi la possibilità di arrivare all'oggetto specifico di ricerca messo in evidenza in questi paragrafi. Mi riferisco alla ricerca di nuovi farmaci, compresa la possibilità di avere nuovi vaccini. Attenzione, quando pensiamo ai nuovi farmaci non dobbiamo pensare solo ai farmaci oncologici; sono nuovi farmaci i cosiddetti farmaci orfani, che riguardano la malattia rara; ci sono ovviamente i nuovi vaccini, ma c'è anche un altro grande filone di farmaci, che abbiamo scoperto essere stato un po' depotenziato nel tempo: abbiamo bisogno di nuovi antibiotici. Abbiamo bisogno di una ricerca che vada anche in questa direzione, accanto a quella che riguarda gli anticorpi monoclonali.
Nell'insieme questo è un decreto-legge positivo, che viene incontro ai bisogni reali, affrontandoli razionalmente ed è quindi un concreto segnale di speranza per il prossimo futuro. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.
BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, membro del Governo, questo provvedimento, che se non approvato scadrebbe nientemeno che tra tre giorni, ha un'importanza vitale per tutta l'economia del nostro Paese, com'è stato detto bene anche prima.
Tuttavia, relativamente al tema sul quale mi vorrei soffermare, l'agricoltura, questo provvedimento vale un miliardo di euro di aiuti diretti. Si tratta di misure a cui noi, come Lega-Salvini Premier, abbiamo contribuito attraverso gli emendamenti dei nostri colleghi alla Camera, con le nostre proposte e anche con degli ordini del giorno che speriamo verranno approvati. È un sostegno vero, non solo a parole, per l'anello più debole della filiera agroalimentare italiana: il contadino, l'agricoltore, il pescatore, figure straordinarie che anche in questo anno e mezzo di pandemia non hanno mai smesso di lavorare, di sostenere e procurare il cibo e di dare dignità al ruolo di coltivatori e custodi della terra, di pescatori e custodi del mare. Questo lo dobbiamo riconoscere a tutti i nostri produttori. (Applausi).
Vediamo insieme alcune delle misure che abbiamo approvato: noi assegniamo con questo provvedimento ad Ismea 80 milioni di euro, al fine di rafforzare uno strumento importantissimo, quello delle garanzie a favore degli imprenditori agricoli e della pesca. A questa misura si aggiunge un altro importante emendamento approvato, che prevede una garanzia del Fondo centrale di garanzia, cumulabile con altre. Molti nostri imprenditori non riuscivano a finire gli investimenti perché non potevano cumulare una garanzia con un'ipoteca. Invece ora sarà possibile; abbiamo dato la stessa possibilità offerta alle imprese turistiche e alberghiere.
Abbiamo aiutato in concreto e aiuteremo ancora - è una misura importantissima - l'imprenditoria femminile in agricoltura: abbiamo esteso alle donne la stessa misura attuata per il ricambio generazionale; perciò le donne in agricoltura, di qualsiasi età, potranno godere di un contributo a fondo perduto del 35 per cento sugli investimenti, naturalmente con la pratica adeguata, e di un 60 per cento di copertura a dieci anni a tasso zero.
Ci sono misure concrete anche sul settore zootecnico, che sta soffrendo tantissimo. È in discussione il futuro di generazioni che stanno lavorando per le tensioni del mercato nazionale e internazionale sugli alimenti per il bestiame. Abbiamo incrementato il Fondo per lo sviluppo e il sostegno alle filiere di ben 5 milioni di euro, da erogare nel corso del 2021, con aiuti diretti agli allevatori di bovini.
Un ulteriore sostegno importante arriva dalla compensazione IVA applicabile alle cessioni di animali vivi (bovini e suini). L'abbiamo innalzata al 9,5 per cento: 28 milioni di euro sono destinati a questa misura importante. Tuttavia - ricordiamolo a quest'Assemblea - l'intera filiera del latte, della carne, delle uova e del settore ortofrutticolo sta soffrendo e ha bisogno di aiuti concreti. Mi rivolgo ai Ministri: bisogna emanare subito i decreti attuativi; altrimenti restiamo sempre fermi e le risorse rimangono nei Ministeri.
È stato istituito - questo è importantissimo - un Fondo per il sostegno bieticolo-saccarifero con una dotazione di 25 milioni di euro per i produttori italiani particolarmente danneggiati dalla pandemia e dalle riduzioni dei volumi di export. Il contributo verrà erogato sulla base delle superfici coltivate. Questo è fondamentale perché andiamo ad aiutare il produttore primario. Viene istituito e finalmente istituzionalizzato il sistema di anticipazione al 70 per cento del pagamento dei premi PAC in presenza di situazioni di crisi determinate da avverse condizioni meteorologiche, gravi patologie fitosanitarie o dalle crisi di alcuni settori. Abbiamo aggiunto a questa disposizione anche le perturbazioni di mercato con la modifica del cosiddetto quadro temporaneo. L'anticipazione viene erogata compensando i relativi interessi con una sovvenzione diretta.
C'è poi quella che credo sia la misura più importante del provvedimento. Mi riferisco alle indennità per i lavoratori del settore agricolo che abbiano svolto almeno 50 giornate lavorative per il 2020 pari a una tantum di 800 euro. La platea di lavoratori agricoli che potranno beneficiare di queste risorse è di 500.000. Anche per i pescatori autonomi non titolari di pensione di indennità, che sono qualche migliaio, è stata prevista un'indennità di 950 euro.
Per quanto riguarda poi il tema dei birrifici, che sovente viene ripreso nei vari emendamenti e nelle diverse misure, ma poi naturalmente dalla Commissione bilancio e dal Governo arrivano dei dinieghi, oltre all'esonero del versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, così come fatto anche per le aziende produttrici di vini, abbiamo riconosciuto finalmente un contributo a fondo perduto pari a 0,23 euro per ciascun litro di birra magazzino in base alla dichiarazione riepilogativa.
Abbiamo implementato poi di 105 milioni di euro il Fondo di solidarietà nazionale per indennizzi per riuscire a risarcire le imprese agricole danneggiate da gelate e brinate verificatesi nell'aprile del 2021. Un'altra previsione importantissima è l'ampliamento del tempo di applicazione di questa misura aggiungendo anche i mesi di maggio e giugno e aggiungendo le grandinate che, come avete potuto vedere in questi ultimi tempi, hanno devastato gran parte del nostro Paese. Lo stanziamento finale sarà di ben 160 milioni di euro.
Presidente, c'è un tema che mi sta particolarmente a cuore e di cui oggi pochi parlano. Mi riferisco ai danni che sta provocando la siccità nel nostro Paese. Abbiamo presentato un ordine del giorno per proporre una soluzione su questo tema importantissimo. È stato approvato - ringrazio la Commissione bilancio - questa mattina. L'estate 2021 è stata la peggiore dell'ultimo decennio per il ripetersi di 517 eventi estremi (nubifragi, alluvioni, trombe d'aria, grandinate, ondate di calore e soprattutto siccità). Tale situazione nell'ultimo decennio ha determinato un periodo di perdite pari a 14 miliardi di euro. Per fronteggiare questo problema importante abbiamo proposto la possibilità di accedere al Fondo di solidarietà nazionale delle imprese danneggiate. Ricordo anche che c'è una misura molto rilevante nel Piano nazionale di ripresa e resilienza che prevede la possibilità di attingere a delle risorse per contenere l'acqua. Noi conteniamo solo l'11 per cento dell'acqua piovana o che arriva dai ghiacciai delle montagne.
Anche qui, bisogna dare modo ai nostri consorzi, alle nostre associazioni - l'ANBI l'ha chiesto più volte a gran voce - di poter attuare delle misure in grado di portare avanti questi progetti con una tempistica più lunga di quella prevista attualmente, cioè il 23 settembre.
Per aiutare l'agricoltura italiana, le misure da realizzare sono ancora molte, qualcosa è stato fatto e siamo qui per approvare questo provvedimento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà.
MALLEGNI (FIBP-UDC). Signor Presidente, questa è la mattinata delle feste, siamo tutti entusiasti dell'obiettivo raggiunto: 44 miliardi di nuovo debito da aggiungere agli altri 150 che abbiamo già maturato, siamo tutti felici di parlare del presente, ma non ho sentito una parola, se non da parte del senatore Ferro e di qualche altro, sul futuro. È evidente che anche io sono soddisfatto di questo cambio di passo che oggi porta all'approvazione anche al Senato di un provvedimento che se fosse stato affrontato con questa filosofia dal maggio dello scorso anno probabilmente avremmo avuto molti meno problemi. (Applausi). Questo è un dato di fatto, perché non credo che possiamo far finta di nulla e dire che siamo tutti uguali. L'elemento caratterizzante è stato quello che più volte noi di Forza Italia abbiamo rilevato come questione banale: bastava capire quali erano i bisogni delle imprese, che sono l'unica struttura che crea lavoro, prospettiva e futuro e crea prodotto interno lordo, e a quelle erogare un sensibile sostegno, una sensibile copertura non soltanto nel momento in cui stava maturando la questione, ma per metterle in condizioni di salvarsi e ristrutturarsi ed essere pronte domani quando "mamma Stato" non sarà più lì a pompare denaro nelle casse, sul territorio e anche agli enti locali. Questo è l'elemento sul quale dobbiamo ragionare.
Forza Italia si è subito posta l'obiettivo di dare una visione e mi dispiace per i colleghi, ma il nostro è forse l'unico partito che ha presentato un pacchetto nutrito di proposte di visione per i prossimi dieci anni, a partire dalla riforma fiscale e dalla riforma del lavoro, che sono gli unici elementi caratterizzanti una prospettiva per uno Stato serio, che guarda avanti. Abbiamo cercato di dare una visione al sistema, abbiamo parlato spesso di quelli che ci guardano da fuori per vedere di poter tornare ad investire nel nostro Paese e la prima cosa con la quale si sono scontrati è la questione della giustizia. Oggi è aperto un dibattito significativo e mi fa piacere che il ministro Cartabia, che tra poco sentiremo sulle questioni del carcere di Santa Maria Capua Vetere, abbia detto che questa è la riforma da fare e di andare avanti così. Spero che il Governo ponga la fiducia su quel testo, che non è esattamente quello che volevamo noi, ma quantomeno è sicuramente un passo in avanti per un ripristino di alcune situazioni, dal momento che in questi anni, non certo grazie ai nostri voti, dall'inizio di questa legislatura, con quella ignominia del cosiddetto spazza corrotti in questo Paese, è stato disintegrato il sistema della giustizia. E probabilmente ciò è avvenuto dal momento che nessuno di voi ci si è trovato in mezzo, perché basterebbe soltanto averlo provato. (Applausi).
Anch'io ho una piccola lista della spesa di tutto rispetto. Forza Italia ha portato 60 milioni per il settore wedding, 70 milioni per quello delle piscine, 30 milioni per quello dei bus turistici, che è un'altra questione. Devo dire che questo Parlamento è stato bravo, perché ha scoperto, dopo trent'anni, che esisteva un settore significativo come quello dei bus turistici. Ancora, 100 milioni per terme, città portuali, Sud, automotive ed altro.
Mi soffermo brevemente sulla questione del turismo. La costa sta andando bene, l'interno sta morendo.
Ci sono ancora imprese che fanno -40/-50 rispetto al 2019. (Applausi) Dobbiamo ragionare sulla prospettiva.
Abbiamo capito che siamo l'unico Paese al mondo che fa pagare stipendi per il 160 per cento alle imprese e ai dipendenti non tocca nemmeno la metà? Questa è una prospettiva importante: siamo uno dei pochi Paesi che punta al lavoro distruggendolo con una tassazione complessiva del 160 per cento in capo alle imprese. Questo in futuro non ce lo potremo più permettere.
Parleremo della riforma fiscale fra qualche tempo, ma prima di tutto parliamo della riforma del lavoro e non portiamo mai più a casa una ignominia - al pari di quella della giustizia - come il decreto-legge dignità, che ha disintegrato il lavoro, cancellato il tempo determinato, tolto la flessibilità, ucciso i voucher e messo in ginocchio il sistema delle imprese italiano, che abbiamo scoperto che per il 70 per cento è stagionale: evviva! (Applausi). Quando lo dicevamo noi, tre anni e mezzo fa, ci prendevate tutti in giro. Bene, adesso la prospettiva è questa.
Siamo contenti del decreto-legge sostegni bis? Certamente sì, ma non vogliamo redditi di cittadinanza, assistenzialismo, nulla di tutto questo. Vogliamo un mercato libero e serio che metta al centro le imprese.
Questa è la prospettiva di Forza Italia; speriamo lo capiate anche voi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, il provvedimento in discussione oggi, di conversione del decreto-legge n. 73 del 2021, recante misure urgenti connesse all'emergenza da Covid-19, per imprese, lavoro, giovani, salute e servizi territoriali, è un complesso di misure eterogenee finalizzate a intervenire in tanti di quei settori che hanno necessità di sostegno.
Evidentemente il poco tempo che ho a disposizione mi impedirebbe di affrontare il testo nella sua interezza, quindi mi limiterò ad approfondire alcuni articoli di mio interesse, quale, ad esempio, l'articolo 1-septies che prevede misure finalizzate a fronteggiare l'aumento del costo delle materie prime. Questo è un problema che in Assemblea conosciamo bene - è stato affrontato più volte - ma che conoscono bene anche nel Paese.
Alcuni erroneamente potrebbero pensare che si tratti di un problema limitato a un settore specifico, quello delle costruzioni, ma in realtà non è così. Se, infatti, pensiamo che il gas naturale ha quasi triplicato il suo prezzo negli ultimi mesi, è evidente che diventa un problema che va ad incidere sulla vita quotidiana di tutti. Non a caso, le bollette del gas sono aumentate del 15 per cento, ma dovrei dire solo del 15 per cento, perché grazie all'intervento di questo Governo si è riusciti a limitare l'onere a carico delle famiglie a una percentuale dieci volte inferiore a quella che invece è stata la percentuale di rivalutazione del prezzo della materia prima.
Poiché provengo da un Comune montano - sede di parco nazionale, uno di quei borghi che a mio avviso potrebbero diventare un valore aggiunto per la Nazione - altri articoli di mio interesse sono il 3, comma 1, e 7-ter.
L'articolo 3, comma 1, nello specifico, prevede 100 milioni in più per i Comuni montani a favore dei comprensori sciistici. Sappiamo bene che quel settore ha sofferto moltissimo a causa del Covid. La chiusura, di fatto, ha reso sostanzialmente impossibile lavorare anche solo per un giorno, quindi il colpo che hanno subito è molto duro, e quello è un tipo di turismo che, invece, potrebbe dare molto alle nostre realtà, anzitutto perché destagionalizzata il periodo, visto che la maggior parte dei turisti viene nel nostro Paese d'estate - questo già da solo sarebbe un elemento molto importante - ma spesso rappresenta la differenza tra la vita e la morte per quelle realtà montane. Quindi, prevedere un intervento a favore dei comprensori sciistici è stato sicuramente utile e opportuno.
L'articolo 7-ter prevede il recupero, la riconversione e la valorizzazione di beni demaniali ad uso militare situati all'interno di parchi nazionali. Ebbene, i parchi nazionali sono una realtà importantissima per il nostro Paese, che ha il 10 per cento del suo territorio fatto di aree protette che hanno per competenza la possibilità di intervenire sul 20 per cento del territorio nazionale. Quindi, tutto ciò che serve a valorizzare queste aree evidentemente non può che avere una ricaduta positiva sul resto del Paese. Propongo pertanto uno spunto di riflessione.
Come dicevo prima, i nostri borghi potrebbero diventare un valore aggiunto per il Paese. Occorre, però, che questi vengano resi idonei non solo per un turismo che spesso è del tipo mordi e fuggi, giornaliero, ma anche per coloro che dovessero o volessero decidere di rendere la propria vita compatibile con uno stile di vita completamente diverso da quello che sarebbe possibile nelle nostre realtà cittadine.
Dobbiamo realizzare quindi infrastrutture, dobbiamo far sì che si potenzino i servizi, dobbiamo far sì che chiunque decida di andare a vivere in maniera stanziale in quei borghi - soprattutto una famiglia - possa avere quanto necessario per crescere e prosperare.
È solo uno spunto, come dicevo prima. È bene che siano state previste già adesso delle misure, ma, a mio avviso, la lungimiranza che un Governo dovrebbe avere, dovrebbe portarlo a prevedere un ulteriore investimento importante a favore di quelle realtà, soprattutto in considerazione del fatto che l'obiettivo di consumo zero di suolo, previsto dall'Unione europea per il 2050, potrebbe far sì che quell'edificato acquisti valore anche in un'ottica di salvaguardia e tutela del nostro territorio, appunto perché si tratta molto spesso di aree già edificate, che necessitano solo di interventi infrastrutturali.
Un'ulteriore possibilità per fare in modo che quelle realtà raggiungano l'autosufficienza economica sta evidentemente nel potenziare e valorizzare le piccole produzioni locali, che a livello europeo spesso vengono pregiudicate, ma che sono invece uno dei nostri valori aggiunti.
Chiudo con il riferimento all'articolo 9, che prevede misure a favore dei terremotati. Ci sono molti interventi a favore di queste realtà. Io stesso provengo da uno dei Comuni che ha dato la denominazione allo sciame sismico nel 2016 (Amatrice-Norcia-Visso). Non è stato possibile prevedere degli emendamenti a questo articolo perché, come già detto da alcuni colleghi, la scadenza del decreto lo ha reso sostanzialmente impossibile. C'è già molto nel decreto, quindi sarebbe stato imperdonabile che venisse fatto scadere, però un intervento, secondo me, era necessario e per questo ho presentato un ordine del giorno.
Sostanzialmente le attività produttive delle aree terremotate non ricevono un contributo per l'IVA: i privati sì, le attività produttive no perché, potendo recuperare l'IVA avrebbero un vantaggio doppio, qualora gli venisse riconosciuta anche l'IVA. L'IVA, però, pur essendo recuperabile da questa attività, verrebbe recuperata evidentemente in un arco temporale successivo. Se consideriamo che si tratta di attività produttive dislocate in un'area devastata dal terremoto e ulteriormente penalizzata dal Covid, è chiaro che quell'onere, che in alcuni casi potrebbe superare le centinaia di migliaia di euro, per alcuni non è sostenibile.
In una prima stesura dell'ordine del giorno addirittura chiedevo l'esonero dal pagamento dell'IVA. Le difficoltà che avremmo avuto per arrivare a quello mi hanno portato a rimodularlo e a chiedere una riduzione. Spero che il Governo possa accogliere la richiesta, perché per quelle attività spesso si tratta dell'unico modo per poter ricostruire. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, tralascio le considerazioni politiche su un decreto che il nostro ramo del Parlamento, il Senato, esamina in soli due giorni.
Mi concentrerò, invece, sulle considerazioni più puntuali sul provvedimento.
Il decreto al nostro esame è dedicato ai temi del sostegno al reddito e al lavoro. A quest'ultimo sono dedicate anche diverse norme di tipo ordinamentale raccolte in un unico titolo.
Buona parte dei 43 miliardi di euro previsti sono impegnati per sostenere le attività economiche e, al contempo, per sostenere la ripartenza di chi è motore di queste aziende oppure ci lavora.
In sostanza, questo è ancora un provvedimento di urgenza, ma tendente ad uscire da un'emergenza, guardando alla ripartenza del Paese.
Il valore di questo decreto è proprio nell'enorme iniezione di denaro che il Governo ha fornito complessivamente al sistema Italia, dando ossigeno a un'economia che in parte era entrata in terapia intensiva e che ora potrà uscirne in piedi.
La conseguenza dei lockdown totali o parziali ha causato un rallentamento dell'economia, che ha avuto un effetto domino su tutta una serie di filiere e di settori tra loro collegati.
C'è nel decreto, quindi, anche il tema del blocco parziale dei licenziamenti. Lo sblocco ha interessato aziende la cui attività è stata limitata dai lockdown, ma ha coinvolto anche tantissime altre aziende.
Adesso, senza entrare nel merito delle differenti situazioni di crisi aziendali, una cosa va detta anche dalla mia parte politica. Non si può licenziare senza che ve ne siano le condizioni, senza preavviso e senza avere prima attivato gli ammortizzatori sociali a disposizione. (Applausi).
Usciremo da questa emergenza e dobbiamo capire che servono disposizioni nuove che non lascino a casa i lavoratori, ma li ricollochino preparandoli ai nuovi lavori.
Occorrono norme che premino la produttività, che incentivino l'innovazione e che quindi rendano più competitive tutte le nostre attività economiche. Inoltre, è fondamentale un sistema di ammortizzatori sociali che copra sia il lavoro dipendente che quello autonomo.
Alla base di tutto è però necessaria anche una pubblica amministrazione più snella, più digitale, più efficiente, più colloquiante con i cittadini e le imprese. E va assecondato l'ottimo lavoro del ministro Brunetta in tal senso.
Noi, nondimeno, riteniamo che dalle disposizioni di questo decreto si debba partire non per creare una nuova stratificazione normativa, ma per adottare una legislazione a regime, che sia anche resiliente per eventuali ulteriori situazioni di emergenza.
Andando sul concreto: il reddito di cittadinanza è una misura di cui attendiamo una riforma, per destinare le risorse in parte ad un nuovo sistema di ammortizzatori sociali e in parte alla formazione continua dei lavoratori (Applausi), tema per noi prioritario.
Che il reddito di cittadinanza abbia funzionato solo in parte come misura di contrasto alla povertà lo dimostra il fatto che è servito anche un reddito di emergenza, che è pure rifinanziato in questo decreto.
Quindi sono da rivedere le risorse pubbliche per l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL) e i centri per l'impiego (CPI), al fine di destinarle realmente alle politiche attive, attraverso le imprese e le agenzie private di collocamento, che con le aziende dialogano quotidianamente e puntualmente.
Alle tradizionali macrovoci di spesa pubblica che sono appunto i redditi pubblici per 174 miliardi, alle pensioni per 236 miliardi, si è aggiunta quella voce che ha raggiunto nel 2020 i 144 miliardi di oneri INPS per gli interventi sociali, che sono già a carico della fiscalità generale.
Poiché con questo decreto siamo di fronte ad una vera e propria manovra economica, allora è necessario ragionare anche in termini di programmazione di bilancio.
L'invito è quindi a lasciare le bandiere ideologiche che come abbiamo visto corrispondono solo ad un consenso temporaneo.
È necessario ragionare in termini di riprogrammazione a lungo periodo pianificando quelle riforme del mercato del lavoro che lo rendano più dinamico e non più ingessato, come dicevano anche i colleghi di Forza Italia intervenuti prima di me.
Ce lo hanno dimostrato le grandi economie, come quella americana, che è un esempio per tutti, dove il lavoro è ripartito con la ripartenza delle imprese. Al contempo preparando un sistema di ammortizzatori che sia predisposto, ma che venga attivato solo in caso di necessità.
Questa pandemia e i tanti interventi normativi che l'hanno accompagnata ci hanno insegnato che l'essere cittadini e l'avere identità di esserlo ci viene dal possedere un lavoro vero ed equamente retribuito. E la possibilità di cambiarlo, migliorando la propria preparazione professionale, si realizza con una reale strutturazione di una formazione continua per tutti, ma proprio tutti i lavoratori.
In definitiva, ripartiamo dai 42 articoli del titolo IV del provvedimento, dalle buone norme esistenti e, utilizzando al meglio le risorse del PNRR, realizziamo una riforma duratura e condivisa sui temi del lavoro e della previdenza. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.
TESTOR (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, Governo, colleghi, oggi in Aula discutiamo del decreto-legge sostegni-bis, un provvedimento che vale 40 miliardi, un provvedimento importante e molto atteso da aziende e lavoratori. Ne discutiamo oggi e domani verrà posta la fiducia. Certo, avrei voluto che il dibattito parlamentare di queste ultime settimane fosse incentrato sulla situazione attuale, sul benessere o sulle problematiche delle attività e sulla tenuta dei posti di lavoro. Invece qui in Senato, in queste ultime settimane, il lavoro è stato orientato su un disegno di legge che riguarda i temi importanti come i diritti civili, ma forse non così impellenti come la necessità di garantire a tutti, ribadisco a tutti, il primo e fondamentale diritto, il lavoro.
Il provvedimento consta di 77 articoli con più commi e questo dà una fotografia su quanto il lavoro del Governo e della Camera in questo caso sia stato importante per riuscire a coprire tutti i comparti e settori colpiti dalla pandemia.
Se facciamo una somma di tutte le risorse che lo Stato ha stanziato in questo ultimo anno e mezzo, ci rendiamo conto che, tra ristori e sostegni, le cifre erogate non si allontanano molto dall'importo previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sappiamo bene che ristori e sostegni, come il differimento delle scadenze fiscali, non sono sufficienti a colmare le perdite subite dalle chiusure e quindi dal blocco delle attività produttive; sono esclusivamente dei palliativi, in attesa che la ripartenza riporti questa ruota, che si è bloccata, a girare meglio per tornare alla normalità o ad una pseudo normalità.
Nel provvedimento in esame trovo con favore le misure contenute nell'ordine del giorno che le Commissioni 5a e 6a del Senato avevano approvato nel primo decreto-legge sostegni, focalizzate soprattutto a garantire liquidità, tenendo conto dell'effettivo calo di fatturato nel periodo pandemico, quindi da aprile 2020 a marzo 2021. Grazie alla Lega, la soglia di fatturato per le aziende è stata alzata da 10 a 15 milioni ed è stata prevista la garanzia dello Stato sui mutui.
È stato ampliato di ulteriori 100 milioni il Fondo nazionale per la montagna, penalizzata per la mancata stagione invernale. Grazie al ministro Garavaglia, che ha portato la voce preoccupata e allarmata del settore, sono stati stanziati nei due decreti-legge sostegni 800 milioni. Sempre grazie alla Lega sono stati inseriti ulteriori 30 milioni destinati ai comprensori sciistici da destinare alla sicurezza e all'innovazione tecnologica di piste e impianti.
Positivo è anche il fondo per il sostegno alle attività economiche chiuse, con una dotazione iniziale di 100 milioni, incrementata di ulteriori 40 milioni; positiva è anche la modifica relativa ai tempi di chiusura necessari per accedere ai fondi che, dai quattro mesi previsti inizialmente, si riduce a 100 giorni. Positivo è anche il contributo a fondo perduto di 77 milioni per piscine e palestre, solo per citare alcuni provvedimenti.
Di certo la perdita della stagione invernale ha di fatto messo la parola fine su diverse attività. Questa mattina nei giornali viene data rilevanza alla notizia della vendita di ben cento alberghi in Trentino; alcune attività, infatti, erano già in difficoltà prima della pandemia, altre invece, stante le difficoltà, hanno alzato le mani e abbassato le serrande, un segnale forte e importante, ma soprattutto impattante per comunità piccole dove il turismo è il settore economico principale. Perdere un'attività economica non può essere relegato ad una mera perdita economica, perché di fatto lede l'equilibrio di una comunità: mi riferisco alla salvaguardia di tradizioni e cultura e, visto che provengo da una minoranza linguistica, anche alla perdita della stessa. Tutto questo per una mancanza di liquidità che porta anche i più convinti a cedere davanti all'inevitabile.
In questi giorni la stagione turistica è partita e, se da parte dei nostri connazionali c'è grande voglia di raggiungere le località turistiche, gli albergatori, i ristoratori e gli esercenti si trovano ad affrontare un'altra difficoltà: la carenza di personale. Il turismo rappresenta un settore fondamentale per l'economia del Paese: vale il 13 per cento del PIL, occupando il 7,1 per cento degli occupati. Il settore lamenta forti criticità a reperire forza lavoro: mancano tra i 150.000 e i 200.000 lavoratori, cioè un quarto della forza lavoro richiesta. Una delle motivazioni indicate è l'esistenza del reddito di cittadinanza che, per come è stato pensato e strutturato, presenta diverse criticità e, anche se nel momento pandemico è stato sicuramente uno strumento utile al sostentamento dei cittadini, ha di fatto dimostrato tutte le criticità per quanto riguarda le politiche attive di inserimento nel mondo del lavoro. Il presidente dell'Agenzia nazionale politiche attive lavoro (ANPAL), Domenico Parisi, riferisce che al 31 ottobre 2020, su un totale di 1.369.000 persone tenute alla sottoscrizione del patto di lavoro, solo 352.000 persone hanno avuto almeno un rapporto di lavoro, pari al 25,7 per cento del totale; sempre al 31 ottobre, però, i contratti di lavoro attivi erano solo 192.000, in quanto solo il 15,4 per cento dei beneficiari ha firmato un contratto a tempo indeterminato, mentre il 4,1 per cento ha avuto un contratto di apprendistato e il restante 65 per cento un contratto a termine. Questo sta a significare una inadeguatezza del sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il compito del legislatore in questo caso è mettere in campo le modifiche necessarie, affinché le criticità emerse trovino soluzione, senza buttare su lavoratori o imprenditori sentenze di parte.
Concludendo, Presidente, per il rilancio della nostra economia serve dare certezze per il futuro, garantendo continuità alle attività produttive che a loro volta generano lavoro. (Applausi).
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI(ore 11,21)
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta, in attesa dell'arrivo del ministro Cartabia in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 11,22, è ripresa alle ore 11,29).
Informativa del Ministro della giustizia sui gravi fatti occorsi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere (ore 11,29)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro della giustizia sui gravi fatti occorsi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere».
Ha facoltà di parlare il ministro della giustizia, professoressa Cartabia.
CARTABIA, ministro della giustizia. Signor Presidente, onorevoli senatori, vi ringrazio molto di aver sollecitato questo mio intervento in Assemblea su fatti che sono gravissimi. Ciò è necessario per darmi la possibilità di condividere con tutto il Parlamento una ricostruzione dell'accaduto, dei fatti, degli interventi dell'autorità giudiziaria e del Ministero e, soprattutto, di condividere alcune linee di intervento che stanno maturando, un po' più ad ampio spettro, presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e presso il Ministero tutto, sui problemi del carcere, per aggredire le cause più profonde e più radicate che hanno permesso, o quantomeno non hanno impedito, fatti così gravi.
La data di oggi reca una coincidenza storica, che non possiamo non ricordare.
È il 21 luglio e in questa stessa data di venti anni fa, esattamente a Genova, durante i giorni del G8, succedevano fatti di una violenza altrettanto inaudita. E allora è nostro dovere - oggi parleremo di Santa Maria Capua Vetere - riflettere sì anzitutto sulla contingenza, ma anche sulle cause profonde che hanno portato, un anno fa in quel carcere, a un uso così smisurato e insensato della forza. Fatti di questa portata richiedono una risposta immediata da parte dell'autorità giudiziaria, che deve far luce su tutto e accertare le responsabilità penali. Ma fatti di questa portata sono spie di qualche cosa che non va e che dobbiamo indagare. Dobbiamo intervenire con azioni di lungo periodo perché non accada mai più.
Come ho già avuto modo di dire proprio lì a Santa Maria Capua Vetere, durante la visita con il Presidente del Consiglio, questi gravissimi fatti, oltre a sollecitare la nostra più ferma condanna, reclamano un'indagine più ampia, perché si conosca quanto successo in tutti gli istituti penitenziari nell'ultimo drammatico anno, un anno in cui la pandemia ha esasperato le condizioni del carcere, già difficili per il sovraffollamento, per la fatiscenza delle strutture, per la carenza del personale e per tante altre ragioni. E allora guardiamo in faccia a tutti i problemi, spesso cronici, dei nostri istituti penitenziari, affinché non si ripetano atti di violenza né contro i detenuti, né contro gli agenti della Polizia penitenziaria, troppo spesso aggrediti, né contro tutto il resto del personale, che opera in condizioni difficili. (Applausi).
Il carcere è specchio della nostra società ed è parte della nostra Repubblica; non possiamo rimuoverlo dallo sguardo e dalle nostre coscienze. Violenze e umiliazioni si sono viste a Santa Maria Capua Vetere; violenze e umiliazioni inflitte ai detenuti, che recano una ferita gravissima alla dignità della persona, alla persona di chi le ha subite, ma sono in spregio anche alla dignità di chi le ha commesse. La dignità è pietra angolare della nostra convivenza civile, come ci chiede la Costituzione, che è nata - ricordiamolo sempre - dalla storia di un popolo che ha conosciuto e pagato sulla sua pelle il disprezzo del valore della persona e per questo si pone a scudo di tutti, specie di chi si trova in posizione di maggiore vulnerabilità. L'uso della forza, anche da parte di chi legittimamente lo può esercitare, sia sempre strumento di difesa, di difesa soprattutto dei più deboli, mai di aggressione, mai di violenza, mai di sopruso. (Applausi).
I fatti sono noti, sono tristemente noti, anche per il meritorio lavoro della stampa, che ringrazio, perché ha acceso davvero i riflettori su una vicenda che non poteva rimanere nascosta. Il 6 aprile dello scorso anno è stata disposta una perquisizione straordinaria nel reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Le accuse, che hanno coinvolto agenti della Polizia penitenziaria e personale dell'amministrazione, sono gravi. Esse riguardano delitti di concorso in torture pluriaggravate, maltrattamenti, lesioni personali, falso in atto pubblico, calunnia, favoreggiamento, frode processuale, depistaggio. Tutti i delitti sono pluriaggravati dalla minorata difesa, dall'aver agito per motivi abietti o futili, con crudeltà, con abuso di potere, in violazione dei doveri inerenti alla funzione pubblica, con l'uso delle armi e per l'aver concorso negli eventi un numero di persone superiore alle cinque unità.
Invero le notizie della stampa già dallo scorso autunno riferivano di violenze e indagini in atto all'interno di quell'istituto.
C'era già stata un'interrogazione parlamentare in proposito. Mi sono chiesta e ho chiesto all'amministrazione penitenziaria come mai i fatti emersi non avessero dato luogo a un'azione da parte del Ministero. Mi è stato spiegato nelle ultime settimane - ed è stato confermato dall'autorità giudiziaria - che l'amministrazione penitenziaria aveva chiesto informazioni ai giudici che procedevano, ma il giudice procedente non poteva rispondere per ragioni di segreto investigativo. È per questo che - come spiegherò più avanti - tutte le iniziative di cui darò conto nell'ambito del Ministero sono successive ai fatti emersi alla luce della cronaca da parte dei giornali.
Di quali fatti si tratti lo sappiamo. Non voglio insistere sulle immagini che tutti conosciamo, ma non posso togliermi dallo sguardo e dalla mente - ad esempio - l'immagine di un detenuto costretto a inginocchiarsi prima di essere colpito. È non solo violenza, ma proprio il gusto dell'umiliazione. Un altro caso riguarda un detenuto in carrozzella. E tutto avveniva sotto le videocamere che hanno ripreso tutto. Non vi era alcuna sommossa in atto. Si è trattata non di una reazione necessitata da una situazione di rivolta, ma di violenza a freddo.
Secondo quanto emerge dagli atti giudiziari, la perquisizione straordinaria del 6 aprile è stata disposta fuori dai casi consentiti dalla legge, non sono state rispettate le forme richieste e non vi è stato alcun provvedimento del direttore, che è l'unico che può disporre e ha il potere di farlo.
Secondo quanto emerge dagli atti - cito dall'ordinanza - vi sarebbe stato solo un provvedimento orale, e cioè un ordine verbale, per svolgere una perquisizione a scopo dimostrativo, preventivo e satisfattivo, finalizzato a recuperare il controllo del carcere e appagare presunte aspettative del personale della Polizia penitenziaria. Queste le parole dell'ordinanza del gip.
Il giorno prima c'era stata una rivolta in carcere e nella sua ordinanza il gip riporta alcune intercettazioni che - per esempio - parlano di un segnale per riprendersi l'istituto.
In ogni caso, sempre dalla lettura degli atti, emerge che non era una perquisizione volta a ricercare strumenti atti all'offesa presuntivamente detenuti dai detenuti, o altri oggetti che non potevano essere tenuti in carcere, ma nella quasi totalità dei casi - leggo testualmente dal provvedimento - era mera copertura fittizia per la consumazione di condotte violente, contrarie alla dignità e al pudore delle persone recluse. Si tratta di contestazioni di una gravità inaudita.
Ancora sui fatti, permettetemi di far riferimento alla situazione di un detenuto, di cui forse avete letto sui giornali. Sto parlando di Lamine Hakimi, un detenuto affetto da schizofrenia, morto nella sezione Danubio del carcere il 4 maggio, un mese dopo le violenze subite. Il gip scrive che non vi sono le evidenze che dimostrino che il detenuto sia morto in conseguenza dei colpi e delle ferite riportate il 6 aprile, ma soggiunge anche che è possibile che il sopravvenuto decesso sia da ricondurre all'assunzione di farmaci resi necessari per curare quelle ferite e contusioni, che, sommati ai farmaci che assumeva per la sua malattia (la schizofrenia), hanno provocato un arresto cardiaco.
Mi è stato chiesto - e ripeto qui - cosa ci faceva un malato di schizofrenia in carcere.
E questo apre un altro capitolo, un'altra riflessione, anch'essa resa ancora più drammatica ed esasperata dopo l'anno di pandemia: la tutela e la cura della salute mentale dentro e fuori dal carcere. (Applausi). Abbiamo davvero strutture necessarie? Questo punto meriterà un grande approfondimento. Tra l'altro, la Corte costituzionale ha chiesto al Ministero della giustizia, alle Regioni e al Ministero della salute dati e approfondimenti per un'istruttoria che sta conducendo. Non possiamo lasciare le cose così come sono; sono stati fatti passi molto importanti con la chiusura degli OPG, ma attualmente le attività di cura e di supporto ai malati sono altamente insufficienti.
Torniamo al nostro caso. Che cosa è successo dopo che l'autorità giudiziaria ha reso note una serie di misure cautelari che sono state prese nei confronti di agenti della Polizia penitenziaria e anche di personale dell'amministrazione? Vi risparmio la lettura dei provvedimenti per pura ragione di tempo; non li leggo analiticamente, ma chiedo sin da subito alla Presidente se posso consegnarli, in modo tale che in totale trasparenza ci sia l'analitica descrizione di tutti i provvedimenti assunti. Posso dire sinteticamente che tutte le unità di personale penitenziario che sono state raggiunte da una misura cautelare sono state anche immediatamente sospese dal servizio. È stato sospeso dall'esercizio di pubblico ufficio per otto mesi anche il provveditore regionale della Campania, e alcune ulteriori misure di sospensione dal servizio hanno riguardato altre persone indagate pur non coinvolte dai provvedimenti di sospensione cautelare (una sospensione che è nella facoltà del Ministero decidere di assumere).
Analogamente, sono stati sospesi il direttore reggente pro tempore del carcere e il vice direttore. Preciso che l'attuale direttrice non era presente il giorno dei fatti, perché assente per malattia, e non è indagata. Di queste misure cautelari, alcune sono anche state revocate per vari motivi: in particolare, una per un errore di identificazione dell'indagato, e un'altra perché il gip ha ritenuto non necessario proseguire con la misura cautelare.
In breve, il totale complessivo delle unità di personale dell'amministrazione sospese a vario titolo è di settantacinque. Rimangono altri indagati per i quali il gip ha specificato che non v'è certezza della loro presenza e per questo ha respinto la richiesta di misura cautelare. Ovviamente, su questo punto si attendono gli sviluppi dell'indagine prima di ogni altra valutazione.
Per quanto riguarda i detenuti, tutti coloro che sono stati coinvolti sono stati trasferiti, come si fa normalmente per ragioni anche di sicurezza in altre sedi, dentro o fuori dal territorio. La richiesta di trasferimento immediato ha riguardato quarantaquattro detenuti.
Davanti alla contestazione di questi fatti, quando abbiamo ricevuto il provvedimento dell'autorità giudiziaria e quando sono emerse le immagini sui giornali, immediatamente ho convocato una riunione straordinaria al Ministero con i Sottosegretari, i vertici del DAP e il Garante dei detenuti. L'esigenza era innanzitutto capire come fosse stato possibile e quali fossero le informazioni a disposizione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria; nonché chiedere di allargare la prospettiva, perché - lo sappiamo tutti - in molte carceri italiane ci sono state tensioni che hanno messo in grande agitazione il carcere, sia per le aggressioni che hanno riguardato il personale, sia per il contrario, sia per riflettere un po' sulle cause più profonde. Se sono successi fatti come quelli di cui stiamo parlando in quest'Aula, è perché troppe cose non hanno funzionato, e non da ieri, non da un anno fa, ma da un tempo più lungo.
Quello che è accaduto a Santa Maria di Capua Vetere - lo ha detto il presidente Draghi durante la visita - è una sconfitta per tutti noi. Le responsabilità penali sono individuali e personali. Non si vuole lenire nulla da questo punto di vista, non ci sono giustificazioni o attenuanti, ma noi non avvertiamo la responsabilità del contesto in cui è stato vissuto il carcere, soprattutto nell'ultimo anno?
Io ho voluto approfondire personalmente, sentendo i rappresentanti sindacali della Polizia penitenziaria, e ho voluto confrontarmi con tutti i provveditori, che sono le articolazioni territoriali dell'amministrazione penitenziaria sul territorio. È stata disposta una commissione ispettiva interna, in modo tale che la stessa amministrazione possa andare anche prima, anche indipendentemente dall'attività giudiziaria, a ricostruire problemi e situazioni di tensione, soprattutto in riferimento a quelle realtà in cui già sappiamo esservi delle spie di tensioni avvenute nell'ultimo anno. La commissione visiterà tutti gli istituti penitenziari interessati da manifestazioni di protesta, denunce o segnalazioni inerenti ai gravi eventi occorsi dal marzo del 2020.
Occorre approfondire la dinamica, verificare la legittimità e la correttezza di ogni iniziativa adottata. Credo che sia davvero importante che, soprattutto in un'amministrazione chiusa come l'amministrazione penitenziaria, il Ministero nelle sue articolazioni sappia indagare al suo interno. Deve capire e portare alla luce le eventuali violazioni e criticità. Credo che su questo punto qualcosa sia mancato, che ci sia stata una mancanza da parte del Dipartimento dell'amministrazione ministeriale, almeno in questa occasione.
Occorre indagare sugli episodi critici, ma anche andare alla ricerca delle cause più profonde e, soprattutto, creare condizioni materiali e normative per evitare ogni ulteriore nuova violenza. Il confronto con la polizia, con l'amministrazione, con i provveditori, con i vertici del DAP mi ha dato molti spunti di riflessione: ad esempio, mi segnalavano che molti degli agenti coinvolti in questa brutta vicenda era personale della Polizia penitenziaria normalmente non più adibito alla sorveglianza, ma preposto ad altre funzioni; mi hanno sottolineato l'età avanzata di molti di loro e in generale un innalzamento dell'età media di tutti gli appartenenti alla Polizia penitenziaria, anche per le difficoltà del turnover e dell'assunzione di nuovo personale. Tutti mi hanno ribadito la fortissima tensione che in quei mesi di pandemia si viveva negli istituti penitenziari. Bisogna capire e cogliere tutto questo, capire e agire.
Oltre a ciò che vi ho detto al riguardo della salute mentale, ho individuato almeno tre linee di priorità che debbono impegnare il Ministero sin da subito: strutture materiali, personale e formazione. Quello delle strutture materiali è un problema enorme, e non solo per il sovraffollamento negli spazi, ma anche per il degrado di moltissimi ambienti. Mettere piede in un carcere - come di nuovo mi è capitato di fare, per esempio a Santa Maria di Capua Vetere - è istruttivo. Non mi stanco mai di ripetere una frase che ha segnato profondamente il mio sguardo verso quel mondo, che è quella di Piero Calamandrei, quando inizia, sul carcere, dicendo: «Bisogna aver visto». (Applausi).
È difficile descrivere le condizioni ma, una volta che si sono viste le immagini, si conficcano nella memoria. I tanti di voi che hanno visitato le carceri italiane lo sanno. Ho in mente le immagini di tutti i detenuti attaccati alle grate che cercavano di salutare il Presidente; la vista di un istituto che ribolliva per il calore, la fatica a respirare in determinate celle; la notizia che non conoscevo che in quel carcere non c'è l'acqua corrente, perché è stato progettato senza pensare agli allacciamenti necessari e, quindi, l'acqua arriva ai detenuti nelle taniche ogni giorno. Possiamo pensare che un ambiente così degradato sia favorevole allo scopo che il carcere ha? Possiamo parlare di rieducazione quando le strutture sono in queste condizioni? Possiamo immaginare le condizioni di lavoro di un mestiere difficilissimo che viene compiuto da chi svolge le più varie funzioni dentro il carcere (la Polizia, l'amministrazione, gli educatori, il personale medico)? Visitate un'articolazione di salute mentale. È veramente un'esperienza indimenticabile che chiede un intervento.
Occorre rimodernare e aggiustare ciò che c'è, ma anche ampliare per il problema del sovraffollamento. Sapete che con i fondi del PNRR è stata prevista la costruzione di otto nuovi padiglioni. Ci tengo a ribadirlo perché ho chiesto alla commissione dell'architettura penitenziaria che sta lavorando su questo di ampliare non solo i posti letto, pur necessari, ma anche gli spazi di socialità. Abbiamo chiesto di intervenire sul cablaggio per consentire una videosorveglianza capillare. Guardate come è stato importante che quei fatti potessero emergere alla luce dei nostri occhi proprio in virtù della videosorveglianza, che è qualcosa che chiedono tutti: lo chiedono i detenuti e lo chiedono gli agenti. È, infatti, a tutela di tutti. (Applausi). Le aggressioni colpiscono il personale che lavora e colpiscono i detenuti. Quando c'è tensione, nessuno esce vittorioso.
Poi occorre intervenire in modo significativo sulla dotazione del personale. Ci sono carenze gravissime in tutti gli organici (la Polizia, gli educatori, il personale dell'esecuzione penale esterna). Abbiamo ripreso i concorsi che erano bloccati per la pandemia; si stanno concludendo, ma moltissime carceri italiane non hanno un direttore, perché sono pochi e si devono dividere due o tre istituti penitenziari. Parliamo di strutture con circa mille persone con problemi diversissimi, perché una cosa sono il 41-bis e l'alta sicurezza e un'altra sono la salute mentale e il problema delle donne. Ancora ci sono i problemi delle donne con i figli in carcere. Potete immaginare strutture così che non hanno un punto di coordinamento, un vertice ultimo e sottoposti a continue criticità? (Applausi).
Permettetemi un ultimo punto che mi sta particolarmente a cuore anche perché, di nuovo, è una riflessione frutto dell'ascolto dei protagonisti. Il personale della Polizia, il personale dell'amministrazione e tutti gli educatori chiedono non solo una formazione iniziale (lo studio che serve per superare il concorso e che magari dà un'istruzione su come muovere i primi passi dentro realtà così complesse), ma una formazione permanente che nutra la cultura di cosa vuol dire rieducare dentro un carcere e che dia anche indicazioni operative su come misurare, quando è necessario - per esempio - l'uso della forza, come reagire di fronte alle più varie situazioni di crisi. (Applausi).
La formazione è necessaria, perché - come dico sempre quando incontro soprattutto gli agenti, ma tutto il personale con cui peraltro condivido quotidianamente la mia vita, perché fanno anche parte della mia tutela - trovo che questo sia un lavoro delicatissimo, molto più delicato anche di quello delle altre Forze dell'ordine. Il loro compito - per ricordare il titolo di un famoso libero di Foucault - non è solo sorvegliare e punire, ma è anche accompagnare nel percorso di rieducazione tutti i detenuti garantendo ordine e sicurezza (Applausi) e partecipando a un lavoro essenziale non solo per tutte le persone che vivono dentro il carcere, ma per tutta la società, perché chi vive in modo costruttivo il periodo della pena della reclusione è anche una persona meno incline alla recidiva. Non dimentichiamo questo aspetto. È anche per ragioni di sicurezza generale che dobbiamo conformare sempre di più il tempo della pena a quello che la Costituzione ci richiede: che la pena sia rieducativa. (Applausi). Anche per questo abbiamo avviato un gruppo di lavoro presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per riflettere su cosa è stata la formazione fino adesso e che cosa deve diventare, lungo linee direttrici che nutrano la cultura ma diano anche indicazioni pratiche.
I fatti di Santa Maria Capua Vetere hanno squarciato un velo, forse in un modo un po' drammatico e violento, ma adesso la realtà del carcere italiano è davanti agli occhi di tutti, anche davanti agli occhi del Governo, che ha visto, anche con la visita in prima persona del Presidente del Consiglio, un fatto che non è passato inosservato in tutta la realtà carceraria. La visita del Governo, oltre ad essere un fatto simbolico anche di vicinanza e di presenza laddove c'è stata una ferita così grande, è anche un'assunzione di responsabilità. Il Presidente del Consiglio ha concluso quella sua visita dicendo che il Governo sa e non vuole dimenticare. Per non dimenticare, bisogna cominciare subito un'azione anche concreta di miglioramento e di risanamento di problemi endemici delle carceri italiane. (Applausi).
PRESIDENTE. Ministro, la Presidenza l'autorizza ad allegare la sua relazione al Resoconto della seduta odierna.
Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro della giustizia.
È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU-Eco). Gentile Ministra, abbiamo sentito dalle sue parole la ricostruzione di quanto avvenuto a Santa Maria Capua Vetere e i provvedimenti che intende prendere il Governo per ricucire la ferita nello Stato di diritto che il pestaggio, giuridicamente qualificato come tortura, e i tentativi di depistaggio successivi hanno inferto nell'opinione pubblica, nella coscienza collettiva o almeno in quella parte - spero vasta - che considera anche i detenuti soggetti di diritto.
So che lei ha a cuore questo tema e lo ha dimostrato da Presidente, portando la Corte costituzionale nelle carceri.
Non è inutile da parte mia, in premessa, ribadire l'importanza del corpo di polizia penitenziaria nella gestione di un mondo complesso e difficile come quello delle carceri. Lo ha detto anche lei: strutture spesso fatiscenti, sovraffollamento, carenza di personale, di direttori, di educatori, psicologi, mediatori culturali.
Proprio per queste motivazioni, al ringraziamento per tutti coloro che si adoperano con coscienza e dedizione, che ho potuto apprezzare nelle mie precedenti funzioni di magistrato, non può non corrispondere la più ferma e determinata condanna per quanto avvenuto a Santa Maria Capua Vetere e temo - magari in forme meno gravi, ma comunque sempre inaccettabili - in altri istituti.
Le immagini, lo scambio di messaggi tra gli indagati denunciano non un momento di follia - l'ha detto lei: una fredda azione - ma un sistema collaudato di violenza con un suo nome in codice, la complicità e la connivenza di funzionari di ogni ordine e grado, la consapevolezza della gravità dei fatti, il tentativo di cancellare le tracce, la determinazione nel depistare le indagini, la rabbia nel non esserci riusciti.
Com'è possibile che, a seguito in tutto ciò, il DAP e il Ministero non siano intervenuti per più di un anno? Lo ha chiesto anche lei. Come è possibile che i principali responsabili siano rimasti al loro posto per tutto questo tempo?
Gli avvisi di garanzia dell'11 giugno 2020 avrebbero dovuto consigliare in via cautelativa almeno il trasferimento degli indagati, che così hanno avuto la possibilità di fare pressione sui detenuti e indirettamente sui loro familiari per ritirare le denunce.
Come si può far stare vittime e carnefici a convivere nella stessa comunità? E aggiungo il paradosso che ora a pagare le conseguenze dei pestaggi siano gli stessi detenuti, alcuni dei quali trasferiti a centinaia di chilometri dalle loro famiglie, non certamente i camorristi detenuti che sono rimasti fuori da tutto questo.
Dispiace, al di là del cambio di Governo e del Ministro, che nulla sia accaduto prima dell'intervento della magistratura. Avremmo tutti preferito che fossero l'amministrazione penitenziaria e il Ministero a muoversi in anticipo, in autonomia, sulla scorta delle particolareggiate denunce del Garante dei detenuti della Campania, e non con una gestione burocratica di relazioni - evidentemente non corrispondenti alla realtà, viste le imputazioni di falso - che hanno portato il suo predecessore a parlare di una doverosa azione di ripristino della legalità.
Per il rispetto che abbiamo della legge, per l'amore che nutriamo verso i principi costituzionali, non possiamo derubricare tutto questo a un episodio. Non possiamo cavarcela con la retorica delle mele marce. Siamo ancora in tempo per intervenire con forza.
Le chiediamo di prendere al più presto i provvedimenti annunciati, come previsto dalle norme, e nel contempo di accelerare i concorsi, aumentare il numero degli agenti di Polizia penitenziaria e degli altri operatori e di migliorarne la formazione.
Sappiamo che sono molti i problemi delle nostre carceri, e li ho elencati in premessa; abbiamo il dovere di intervenire per risolverli, per ripensare completamente il sistema carcerario da tutti i punti di vista o - come ha giustamente sottolineato lei - l'intera architettura carceraria, a partire dalle funzioni, che vanno certamente contemperate, di sicurezza sociale e rieducazione.
Non possiamo accettare che chi è chiamato a mantenere l'ordine e a garantire la correttezza della vita degli istituti penitenziari... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Grasso, la Presidenza la autorizza a consegnare il testo integrale del suo intervento. (Commenti).
Abbiamo stabilito una regola e lo abbiamo fatto insieme in sede di Conferenza dei Capigruppo, ovvero che non ci sarebbero stati minuti aggiuntivi per nessuno, visto che ho sempre lasciato parlare tutti con tempi supplementari e questo aveva dato adito a varie contestazioni.
Lo abbiamo stabilito e quindi, la pregherei di rispettare le regole come le rispettano tutti. La ringrazio.
È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà.
MIRABELLI (PD). Signora Ministra, la ringrazio per la sua relazione, che fa un'analisi spietata, ma vera, della situazione delle carceri del nostro Paese. Grazie anche perché, di fronte a fatti gravissimi come quelli di cui abbiamo sentito e che abbiamo visto, lei, signora Ministro, il Presidente del Consiglio e il Governo avete dato un segnale molto forte. Penso che la presenza in quel carcere e la forza con la quale si è sostenuta quell'iniziativa siano una cosa importante, perché credo che dimostrino la volontà del Governo, del Parlamento e delle istituzioni di fare piena luce e fare giustizia su quello che è successo.
Signora Ministra, vogliamo fare piena luce su quello che è successo a Santa Maria Capua Vetere, ma anche su altre vicende che sono aperte e penso ai 13 morti che ci sono stati durante le rivolte, su cui serve chiarezza.
Ritengo che questa iniziativa, l'aver acceso con tanta forza questo faro, possa e debba essere anche un'occasione per un sussulto, per mettere mano in fretta e concretamente alla situazione delle carceri. Certo, dobbiamo impostare riforme più complessive, ma credo che servano anche misure da mettere in campo a breve.
Il Parlamento deve fare la sua parte. Abbiamo chiesto e proposto l'istituzione di una Commissione d'inchiesta proprio sulle violenze nelle carceri, perché credo che non possiamo ignorare ciò che è successo e non possiamo aspettare che succeda di nuovo.
Sono vittime delle violenze nelle carceri non solo i detenuti, ma anche gli agenti. Una recente ricerca dice che sono aumentate le aggressioni agli agenti e agli stessi operatori. C'è un clima di violenza all'interno delle carceri le cui ragioni vanno indagate, perché non basta giustificarle con la sovrappopolazione. Sicuramente c'è un problema di spazi trattamentali insufficienti, per cui va benissimo che nel PNRR si sia stabilito di finanziare non solo più posti, ma soprattutto più spazi trattamentali.
Certamente hanno pesato il Covid, come ha detto anche lei, signora Ministra, e l'isolamento in cui si sono trovate le carceri, la noia e l'assenza di lavoro, di spazi e di incontro. Dobbiamo interrogarci su questo, oltre che su che cosa dobbiamo tenere dei momenti di comunicazione con l'esterno che si sono creati durante l'emergenza del Covid.
Dobbiamo sapere - l'ha detto lei, signora Ministra, e l'ha detto bene - che c'è bisogno che il territorio e le istituzioni si occupino del carcere e che gli enti locali abbiano rapporti con esso. Le carceri devono diventare quartieri delle città in cui si trovano. Credo che questo garantisca molto controllo e prevenzione.
Pesano poi certamente le condizioni di lavoro difficili in cui si sono trovati spesso a operare i lavoratori.
Signora Ministra, voglio dire solo una cosa. Come si riparte dopo il Covid? Credo che dobbiamo fare questa riflessione adesso; bisogna riaprire le attività, il lavoro e la vigilanza dinamica. Mi chiedo se non sia il caso di valutare, dopo quello che i detenuti hanno passato in questi due anni, di aumentare gli sconti di pena per chi ha avuto buona condotta. Bisogna valutare se rendere permanente le misure della semilibertà e dei domiciliari che abbiamo introdotto.
Dico subito che, se si proroga lo stato di emergenza, signora Ministra, servirà anche prorogare le misure che hanno funzionato e che abbiamo inserito per ridurre il sovraffollamento nelle carceri. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto). Signor Presidente, ringrazio il Ministro che ha pronunciato parole che condivido moltissimo, toccando temi assolutamente vicini alla sensibilità di una certa parte anche politica, citando Calamandrei, Foucault e l'articolo 27 della Costituzione, e andando altresì a confermare una cultura della giustizia riparativa che condivido e ho molto apprezzato in questa sua informativa.
Come saprà e come dice appunto Foucault nel libro «Sorvegliare e punire» del 1975, «contenere il potere di chi ne abusa, a scapito di chi non lo fa, è cosa difficilissima». Prendere atto di questo è importante, se vogliamo essere considerati una società civile, che si prende cura degli errori che la società stessa mette in atto.
Ha citato un'interrogazione di aprile, che ritengo fosse mia, dicendo giustamente che c'erano indagini già in corso e quindi non è stato possibile rispondere sui fatti specifici di Santa Maria Capua Vetere. Purtroppo però avevo già avuto modo di presentare a marzo un'altra interrogazione sui fatti accaduti a Modena e a Pavia e sulle agitazioni che riguardavano le carceri di Salerno, Napoli, Frosinone, Vercelli, Alessandria, Palermo, Bari e Foggia. Ancor prima, nel provvedimento cosiddetto Cura Italia, avevo avuto modo di presentare emendamenti, perché la situazione già grave delle carceri, come lei giustissimamente ha detto, delle carceri veniva aggravata nel marzo 2020 dalla situazione della pandemia. Quando tutti ricevevamo indicazioni sul distanziamento, sull'igiene e sulla cura, nelle carceri il sovraffollamento e la mancanza di sicurezza rispetto al Covid-19 erano altissimi.
Ha detto infatti che i fatti gravissimi accaduti il 5 aprile e che lei stessa ha denunciato erano stati preceduti da una rivolta. Cosa chiedeva quella rivolta, anzi, quell'agitazione, perché è stato è stato chiarito che non si trattava di una vera e propria rivolta, ma di un'agitazione? Sicurezza sanitaria, distanziamento e di ovviare al sovraffollamento nelle carceri.
Devo dire di essere abbastanza agitata, perché la situazione e anche il suo intervento mi hanno colpito molto. La mia emozione dipende proprio dal suo discorso. È stata anche molto chiara nel dire che, oltre a capire, bisogna agire e ha dato linee di priorità importanti, come la formazione e la cultura per il personale.
Per quanto riguarda il sovraffollamento, ha parlato di costruire nuove carceri. Anche se la questione è chiaramente brutale, nel costruire nuove carceri, tenendo conto che abbiamo 61.230 detenuti su 47.270 posti, dobbiamo però tener conto che 8.682 detenuti devono scontare meno di dodici mesi di detenzione e 8.142 da un anno a due. Prima di costruire nuove carceri, dovremmo pensare alle pene alternative, perché, come lei stessa ha detto, signora Ministra, la recidiva, quando ci sono pene alternative, è molto al di sotto di quella di chi invece sconta la pena nelle carceri.
Pertanto, prima di mettere mano alla costruzione di nuove carceri, dovremmo seguire questa linea, perché una società che costruisce nuove carceri ha fallito. Dobbiamo cercare pene alternative e proporre... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà.
CALIENDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, signora Ministro, devo ringraziarla per le sue parole, non solo per quelle odierne, ma anche per quelle pronunciate immediatamente appena ha saputo dei fatti, con un richiamo forte ai valori e ai principi della Costituzione. Devo ringraziare anche il Presidente del Consiglio, che è venuto con lei a Santa Maria Capua Vetere, perché questo ha un significato molto importante: il Governo italiano tratta i detenuti come tutti i cittadini e, di fronte a certe tragedie, è presente interamente nella loro casa e nella loro attività, cioè in carcere.
Mi dispiace sentir dire che non è necessario costruire nuove carceri, come abbiamo sentito poco fa, perché è sbagliato. Infatti, per poter affermare i principi della Costituzione, occorre che le carceri siano vivibili (Applausi) e che vi sia uno spazio fondamentale per ciascun individuo. Non dobbiamo pensare che il detenuto debba avere una qualche afflittività superiore alla privazione della libertà, che già sperimenta; dobbiamo invece garantirgli strutture adeguate alle necessità.
Ho visitato circa 43 carceri del nostro Paese. Quello che ha descritto esiste in maniera abbastanza variegata nelle varie Regioni. Le porto l'esempio della Liguria, dove c'era il carcere di Savona, che non so se ora sia stato aggiustato, ma visitarlo e vederlo era assurdo. Tuttavia, vedere anche che un provveditore era riuscito a realizzare le docce in tutte le celle della Regione aveva un grande significato per i detenuti.
Nello stesso tempo, rispetto a tutto questo, devo dire di avere fiducia nella sua capacità di garantire sanzioni necessarie e adeguate agli accertamenti di responsabilità individuali, perché solo di quello possiamo ragionare. Allo stesso tempo, però, spetta a noi, al Parlamento, darle un contributo, nel senso di realizzare le misure di prevenzione necessarie perché questi fatti non avvengano. Bisogna creare capacità di dialogo all'interno delle strutture carcerarie, tra detenuti e polizia penitenziaria. Sa meglio di me che oggi stiamo ragionando di un episodio molto grave commesso da alcuni uomini della polizia penitenziaria; non dimentico però - e lo sa meglio di me - che circa 400 poliziotti all'anno sono vittime di violenze forti all'interno del carcere. (Applausi).
Dobbiamo quindi realizzare e stare attenti alle norme che abbiamo approvato. Penso ad esempio a una norma scellerata di qualche anno fa, che, a scopo preventivo, introduceva la previsione per cui, se per caso si ammazzava o si faceva qualcosa di grave nei confronti di un poliziotto penitenziario, non si aveva diritto ai benefici della legge Gozzini per due anni. Questa norma è stata abolita, perché era un automatismo. Sono contrario agli automatismi, ma nella realtà carceraria sono tali da garantire che ciascuno si assuma la propria responsabilità e abbia cognizione dei diritti. Il diritto però significa anche sapere che, se si sbaglia, si deve certamente espiare la pena nel modo più corretto possibile. Nello stesso tempo, non posso accettare l'ipotesi per cui il sovraffollamento o il grande caldo (specie in questo periodo dell'estate) giustifichino atti di violenza nei confronti della polizia penitenziaria o di altri detenuti, perché ci sono anche questi. (Applausi).
Non possiamo continuare a fare grandi e bei discorsi.
Credo che il Parlamento debba assumere l'impegno di rispondere alle eventuali richieste di norme che il Ministro intende portare alla nostra attenzione, ma, nello stesso tempo, valutare quali sono le norme attuali e la loro adeguatezza rispetto alle aspettative cui ho fatto riferimento, essenzialmente per garantire, attraverso misure di prevenzione, un clima diverso. Occorre il dialogo e la capacità di... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).
BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, sono felice che finalmente si parli del sistema di detenzione, di Polizia penitenziaria e di situazioni che più volte noi, come Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, abbiamo cercato di portare in queste Aule.
Mi spiace che ciò avvenga solo per fatti spiacevoli e non per le centinaia di segnalazioni consegnate proprio da quel mondo alle istituzioni. Purtroppo, però, spesso la politica non va nella direzione del buon senso e lo dico a malincuore, perché - qui lo sappiamo tutti - è una battaglia contro i giganti ogni giorno: diversamente, infatti, avremmo già risolto il problema molto tempo fa; questo però non è accaduto e magari oggi quei video assurdi, che tutti abbiamo visto e commentato mesi fa, che hanno riempito i giornali e i telegiornali per settimane, non ci sarebbero neppure stati. Invece eccoci qui oggi a discuterne.
Ognuno - per carità - farà la sua parte, avrà la sua teoria da mettere in campo, ci dirà più o meno le sue ricette e la giornata politica del mercoledì parlamentare finirà a commentare l'ennesima informativa letta in Aula dal Ministro. Questa è la prassi. Per carità, è legittimo, fa parte del nostro lavoro. Ma ci rendiamo conto che siamo qui a parlarne non perché il problema c'è, ma perché è successo l'ennesimo episodio spiacevole, sbagliato e da condannare? Per carità di Dio, non voglio giustificare nessuno: chi ha sbagliato pagherà. Ancora una volta, non siamo in grado di anticipare i problemi, ma dobbiamo rincorrere l'ennesimo disastro. (Applausi).
Signor Ministro, non entro nel merito di cosa sia successo, che ci ha spiegato benissimo; lo farà chi di dovere, non certo io oggi. Tuttavia, sui fatti di Santa Maria Capua Vetere mi limito a osservare che non credo sia da Paese civile vedere nomi e cognomi di poliziotti sbattuti sui giornali, ancor meno prima di un processo serio. (Applausi).
Ritornando al ragionamento iniziale, al quale tengo molto, voglio ribadire a chiare lettere che stiamo dando un messaggio sbagliato. Infatti, dietro la nostra retorica parlamentare - l'ha sottolineato anche lei - oggi si nasconde un messaggio di rassegnazione del Parlamento nel non voler affrontare questo tema nella sua totalità, che inizia proprio da quel campanello d'allarme che le sigle sindacali della Polizia penitenziaria più volte hanno espresso; basterebbe ascoltarle un po' più spesso.
Caro Presidente, caro Ministro, cari colleghi, non siamo qui a parlare perché vogliamo porre rimedio a tutte le falle che negli anni hanno reso impossibile gestire il sistema carcerario. Non siamo qui a parlarne perché abbiamo colto, dopo esserci confrontati con chi svolge questo servizio sul campo, i problemi e il disagio quotidiano nel far andare avanti proprio la quotidianità all'interno di queste strutture.
Parliamo di situazioni che vanno oltre il limite umano di sicurezza sul lavoro degli operatori stessi. In media, abbiamo un agente attivo ogni 70 detenuti, in alcuni casi ogni 100. Parliamo di un alto numero di detenuti psichiatrici e autolesionisti, che necessitano di cure diverse dagli altri. Oggi tutte queste tipologie sono rinchiuse e ammassate negli stessi istituti di detenzione e quasi sempre sono seguite dalla Polizia penitenziaria e non da persone formate per seguire questo tipo specifico di patologie più complesse. In proposito, farei una riflessione sulle falle della legge Basaglia, perché ne scaturisce un disagio che va a discapito della sicurezza degli operatori e dei detenuti stessi. (Applausi).
Non si può più far finta di niente. C'è un dato allarmante e crescente, di cui nessuno parla, che ha visto gli agenti di Polizia penitenziaria togliersi la vita per quella che in psicologia viene definita sindrome da burnout, un grave problema per gli agenti che oggi lavorano negli istituti di detenzione.
Non solo: parlando di Polizia penitenziaria, scopriamo che mancano divise idonee e protezioni di difesa adeguate, così come, in generale, dovrebbero essere riviste altre dotazioni. Potrei continuare per ore a mettere sul tavolo problematiche per cercare di parlarne, ma in questo caso più che contenuti sul tavolo servono risposte immediate e urgenti. Gli agenti di Polizia penitenziaria sono persone, ragazzi e ragazze che si arruolano con la speranza di migliorare la loro vita, mettendosi a disposizione del prossimo.
Non lasciamoli soli e non facciamo di tutta l'erba un fascio, di fronte a un episodio spiacevole e ingiustificato, ma entriamo seriamente nell'ottica di sistemare il sistema di detenzione italiano, proprio per evitare che queste situazioni avvengano ancora. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà.
PIARULLI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministra, voglio ringraziarla per aver mostrato, unitamente al presidente Draghi, particolare attenzione alle problematiche in oggetto, come del resto aveva fatto anche in precedenza, in qualità di presidente della Corte costituzionale.
I fatti di Santa Maria Capua Vetere sono abominevoli e certamente non possono essere giustificati, soprattutto nei confronti di soggetti vulnerabili e considerando che a compiere questo tipo di violenze sono coloro che rappresentano lo Stato. Questi comportamenti offendono non solo gli appartenenti al corpo della Polizia penitenziaria, ma tutti gli operatori penitenziari, che con mille difficoltà, quotidianamente, cercano di far funzionare gli istituti penitenziari, con scarsità di risorse umane, finanziarie e strumentali.
Sono molto preoccupata, perché constato il fallimento dello Stato. Lo dico con il cuore in mano, perché, prima di fare il politico, sono un tecnico. Ho dedicato tutta la mia vita professionale e privata alla legalità. In qualità di direttore, il carcere non l'ho visto, ma l'ho vissuto e posso dire a gran voce che, senza il singolo operatore e il singolo direttore che con caparbietà cercano di portare avanti i percorsi di inclusione e di legalità, certamente la rieducazione e la risocializzazione previste dalla Costituzione diventano un'attività ardua. Teniamo infatti presente che la Costituzione parla di rieducazione e quindi il carcere interviene laddove la società, con la scuola e la famiglia, ha fallito e l'opera di rieducazione è certamente molto più complessa.
Come diceva Voltaire: «Non fatemi vedere i vostri palazzi, ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà». (Applausi). Purtroppo quella delle carceri, nel corso degli anni, è stata una realtà scomoda. È stato più semplice adottare indulti, amnistie e provvedimenti svuota carceri, ma in realtà non abbiamo affrontato il problema reale della necessità di adeguamento degli organici e degli spazi. Abbiamo avuto condanne da parte dell'Europa. Parliamo di educazione, ma l'Europa ci ha segnalato dove gli spazi sono ridotti e dove c'è una scarsa illuminazione e non dimentichiamo che ci sono ancora celle con il bagno a vista.
Parliamo quindi di pena dignitosa, come ha fatto già il legislatore nel 1975, nel 2006 e nel 2018. Questa legislatura ha infatti portato avanti i decreti legislativi nn. 123, 124 e 128 del 2018, in cui abbiamo sottolineato la dignità della persona umana e del detenuto e anche che il trattamento non deve vedere differenze né di sesso, né di genere. D'altro canto, però, occorre visitare le carceri e andare nelle celle, ma non con visite preordinate. (Applausi). Verifichiamo che in una cella di 21 metri quadrati ci sono sette detenuti, perché molto spesso i dirigenti penitenziari e i direttori, con tutto lo staff, si trovano a misurare la cella e a verificare se viene rispettato uno spazio di tre metri quadrati a detenuto. Questa è la realtà delle carceri!
Oggi occorre quindi cercare di implementare le misure alternative, prevedendo anche misure di comunità. Molti di fatto non riescono a fruire delle misure alternative per assenza di domicili idonei e in questa situazione sono compresi tutti gli stranieri, che continuano a restare nelle carceri.
Parliamo dei soggetti psichiatrici e delle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS): un emendamento a mia prima firma prevede uno stanziamento di un milione di euro per implementare i posti letto e per evitare che i soggetti psichiatrici stazionino negli istituti. Mi auguro che si metta mano a questa norma e che la si applichi. Non servono nuove leggi, ma la concretizzazione di quelle esistenti, in quest'attività di collaborazione con tutte le istituzioni. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà.
CUCCA (IV-PSI). Signora Presidente, signora Ministra, voglio davvero ringraziarla per la sua presenza oggi in quest'Aula, principalmente perché con le sue parole ha dimostrato che veramente stiamo affrontando un cambio di passo su questa materia, come più volte avevamo richiesto, rimanendo tuttavia inascoltati. Le sue parole su quello che è accaduto sono effettivamente confortanti e danno il segnale del suo impegno e soprattutto del rispetto di quello che ha assunto fin dal primo incontro con noi, quando ci ha detto che per lei il faro è la Costituzione. In quest'Aula più volte ho chiesto che vi fosse prima di tutto l'osservanza della Costituzione. Con lei crediamo di essere arrivati finalmente sulla buona strada, che è mancata fino a oggi (abbiamo anche altri segnali che sono molto attuali).
A noi del Gruppo che rappresento (Italia Viva-Partito Socialista Italiano) non può essere rimproverato di non aver fatto presente in altre circostanze la situazione difficilissima che si era venuta a creare nelle carceri, non solo per quel che è accaduto durante l'anno della pandemia (e lei, in maniera assolutamente esaustiva, ha ricordato quegli accadimenti), dal momento che anche in precedenza avevamo avuto segnali del poco interesse nei confronti di quel settore. Basti pensare al fatto che la riforma Orlando necessitava dei decreti attuativi, ma, quando si è parlato di quelli relativi all'ordinamento penitenziario, tale riforma è stata sostanzialmente svilita nei suoi contenuti principali. Finalmente ho sentito da lei parlare di giustizia riparativa e finalmente se n'è sentito parlare di nuovo, dopo tre anni, nell'ambito dell'ordinamento penitenziario, perché quello che è mancato fino a oggi è l'attenzione verso quel mondo. Di questo non possiamo che prendere atto e farci carico. Ribadisco che da parte nostra avevamo fatto sentire le nostre voci: fin dall'anno scorso, avevamo chiesto le dimissioni dell'allora responsabile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, rimanendo inascoltati.
I fatti di questi giorni hanno sconvolto tutti quanti noi, anche come cittadini comuni. Le violenze all'interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere hanno messo in crisi l'intero assetto sociale di uno Stato di diritto e segnalano lo sfasamento della collettività verso quella parte della cittadinanza. È stato ben detto che finalmente anche i carcerati vengono trattati come normali cittadini e voi - lei assieme al presidente Draghi - ne avete dato ottima dimostrazione. C'è tanto da fare, però, perché dobbiamo prendere atto della situazione e del disinteresse manifestato soprattutto negli ultimi anni. Vogliamo accentuare tale aspetto, soprattutto per porgere un ringraziamento agli agenti della Polizia penitenziaria, nonostante quel che è accaduto (che è un fatto sicuramente isolato), perché il più delle volte si trovano a operare in condizioni di disagio e di disperazione. Solo grazie al loro spirito di abnegazione e di sacrificio si riesce a portare avanti il settore carcerario.
In questo senso, le misure che ha annunciato sono estremamente importanti e le appoggeremo in maniera chiara, perché è ciò di cui si ha necessità: offrire una nuova vita a quel sistema. Mi ha colpito molto una cosa, che oggi ha ripetuto: eravamo abituati a sentir parlare di edilizia carceraria, mentre lei ha usato l'espressione «architettura penitenziaria».
Questo è significativo, ancora una volta, del cambio di passo che stiamo affrontando, perché vuol dire conoscere le realtà carcerarie, che, da avvocato, conosco, in quanto ho girato molte carceri d'Italia. Quel che è stato detto, effettivamente, non rende assolutamente l'idea di come si vive al loro interno. Dobbiamo prendere atto che si tratta di persone ed esseri umani che hanno semplicemente sbagliato percorso di vita, talvolta in maniera gravissima; tuttavia, è evidente che, se lo Stato non si fa carico degli errori dei suoi cittadini, non possiamo che continuare con la degenerazione di quelle persone.
Ha detto bene oggi, ancora una volta: con una buona educazione, si può avviare un percorso di reinserimento secondo i principi dettati dalla Costituzione, che purtroppo troppo spesso vengono dimenticati e messi da parte. Infatti, nelle carceri, oltre a quelli per la socializzazione di cui ha parlato, ancora non ci sono ambienti in cui si può lavorare e apprendere un mestiere. Spesso, grazie a direttori di carcere molto illuminati, si riesce a creare le condizioni affinché i detenuti imparino un nuovo mestiere e siano pronti a rientrare nella società.
Sappiamo che esistono progetti - che conosce sicuramente meglio di me - grazie ai quali i prodotti del lavoro all'interno delle carceri vengono venduti all'esterno, per quanto a prezzi molto, ma molto bassi, e quindi utilizzati. Tutto questo non fa che formare le persone che sono dentro le carceri, preparandole a una nuova vita, quando saranno fuori.
Conosciamo tutti la situazione di cui ha parlato e che molto brevemente ho richiamato. Purtroppo sappiamo anche che non si tratta di fatti isolati. Si sono verificati altri episodi, che forse non sono stati neanche denunciati, nonché in senso inverso: oggi è riportata sui giornali la notizia di un noto appartenente alla criminalità organizzata che ha malmenato un agente di custodia all'interno del carcere e non per la prima volta. Questo è un clima che si viene a creare proprio a causa delle condizioni di disagio.
Il problema del sovraffollamento delle carceri è ormai annoso ed era stato affrontato in maniera adeguatissima la scorsa legislatura, quando avevamo ottenuto grossi risultati. Non si era però fatto abbastanza, perché non si era pensato alla necessità di un ampliamento delle dimensioni delle carceri, di un nuovo sistema (quello di cui ha parlato qui), di nuovi agenti di Polizia penitenziaria e di metterli nelle condizioni di lavorare adeguatamente all'interno delle carceri.
Il sovraffollamento è una criticità e siamo convinti, come dicevo, che lei abbia posto le basi per un percorso nuovo che consenta di guardare al futuro con un po' più di ottimismo.
Ci si trova ad affrontare questi problemi dopo l'anno pandemico emergenziale che abbiamo vissuto, con tutte le situazioni e le rivolte che si sono verificate, le quali hanno messo a nudo - finalmente - la vera realtà del sistema carcerario.
Purtroppo, i principi di cui all'articolo 27 della nostra Costituzione sono rimasti spesso e volentieri solo sulla carta. Si è sempre fatto ricorso alla pena detentiva come unica risposta alla commissione di un reato per rincorrere demagogicamente il principio della certezza della pena. Ciò ovviamente non può continuare e non può essere così.
Sono convinto che ci stiamo finalmente avviando verso un percorso nuovo. Bisognerà anzitutto investire in strutture adeguate, come ha già annunciato, che siano in grado di accogliere la popolazione carceraria in condizioni più che dignitose, consentendole soprattutto di avviarsi verso un percorso di vita nuovo e consono alle regole del diritto. Questa dignità spesso viene negata.
È stato ricordato anche in precedenza che si vive spesso in condizioni di scarsissima dignità, a causa dei bagni a vista e della mancanza dell'acqua calda o della possibilità di farsi una doccia, se non in condizioni particolarissime, nonché dei mille problemi che conosciamo, perché sono venuti ormai alla luce in maniera estrema.
Ovviamente, c'è necessità di badare al numero degli agenti di Polizia penitenziaria. Il suo annuncio sull'ampliamento della pianta organica sarà un fatto estremamente importante, così come gli istituti che consentiranno l'utilizzo di pene alternative alla detenzione. La smetteremo quindi di rincorrere l'utilizzo della carcerazione come primo... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).
TOTARO (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOTARO (FdI). Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli senatori, il Gruppo Fratelli d'Italia intanto la ringrazia per essere venuta in Aula a riferire prontamente su questi fatti e a parlarci di quello che avviene nei nostri istituti penitenziari: si tratta di un argomento importantissimo per una Nazione che dev'essere modello a livello internazionale. Come ha detto qualche collega che è intervenuto precedentemente, dobbiamo avere penitenziari all'altezza, non posti dove la fatiscenza e il degrado sono un fattore ormai comune da molti, troppi anni, in questo Paese in cui la politica ha pensato a fare altro. A volte, si sono costruiti anche penitenziari, ma sono stati lasciati come cattedrali nel deserto, senza essere stati nemmeno aperti. Questo è quello che è avvenuto in tutti questi anni: il carcere come pattumiera della società; un po' di sporco lo buttiamo là e poi qualcuno lo gestirà.
Vogliamo esprimere, come Gruppo Fratelli d'Italia, il nostro apprezzamento, la nostra vicinanza e la nostra gratitudine ai 40.000 agenti, donne e uomini, della Polizia penitenziaria che tutti i giorni rappresentano lo Stato nei nostri penitenziari e lo fanno veramente con grande abnegazione, pur non avendo un grandissimo stipendio, ma con la forte volontà di rappresentare le istituzioni, il nostro Stato e la nostra Italia, con la divisa. Lo fanno tra mille difficoltà, in strutture fatiscenti, come si è detto prima, e hanno a che fare anche con le persone che sono lì. C'è anche una percentuale di detenuti che si trova lì ingiustamente o che si vuole redimere, ma molti altri sono plurirecidivi e delinquenti che hanno commesso reati gravissimi fuori; molto spesso abbiamo mafiosi, camorristi, stupratori o violentatori che lo erano fuori dal carcere e che continuano a farlo dentro, usando le stesse tecniche, la stessa violenza e lo stesso atteggiamento minaccioso nei confronti degli agenti della Polizia penitenziaria.
Se a Santa Maria Capua Vetere qualcuno ha sbagliato, è giusto che paghi, perché quello che si è visto non è accettabile, ma bisogna anche prendere le distanze da tutta una canea che abbiamo visto in questi mesi e giorni, in cui si è accusata la Polizia penitenziaria, puntandole il dito contro a prescindere, dimenticandosi della situazione di gravità in cui opera e ha a che fare con certi soggetti. Non è facile, perché a volte l'agente di Polizia penitenziaria non svolge solo la sua mansione e non rappresenta solo lo Stato, ma fa anche l'assistente sociale; abbiamo tantissimi casi di donne e uomini che fanno questo tutti i giorni nei nostri penitenziari. È quindi ingiusto dire che sono tutti violenti o che usano violenza, com'è stato detto su certa stampa. Ci si è ricordati solo di quell'episodio di Santa Maria Capua Vetere e ci si è dimenticati - tutti l'hanno fatto, signor Ministro - che ad esempio nell'ultimo anno e mezzo - sono dati che non fornisce Fratelli d'Italia, ma il suo Ministero - ci sono stati 1.234 casi, lo sottolineo, di aggressione e violenza nei confronti di appartenenti alla Polizia penitenziaria nelle nostre carceri, eppure nessuno ha mai fatto un dibattito su questo in Aula per dire cosa avviene lì. I nostri uomini in divisa nelle carceri non hanno a che fare con gli studenti della Bocconi, sia chiaro.
Qui si parla di conoscere il carcere. Io conosco bene il carcere, lo conosco molto bene da tanti anni e conosco bene anche il personale che c'è lì dentro, quello in divisa e quello senza divisa, e anche gli utenti che frequentano i nostri penitenziari, quelli che in parte dobbiamo cercare di redimere, di portare sulla retta via, costruendo un percorso che possa reintegrarli nella nostra società.
Purtroppo, sappiamo benissimo che lì dentro ci sono sacche larghissime di persone che commettevano reati gravissimi fuori e li continuano a commettere lì dentro. Francamente, rispetto alla soluzione che qualcuno ha proposto di concedere pene alternative e di farli uscire dal carcere, bisogna vedere a chi e per quale motivo, altrimenti poi non possiamo venire qua in Parlamento o in televisione, con la lacrima sul viso, a dire che una tale donna è stata aggredita perché il tale, uscendo dal carcere in permesso, è andato lì e l'ha fatta fuori, l'ha uccisa, l'ha violentata, le ha fatto del male o le ha dato fuoco. Dopo è troppo facile fare il pianto del coccodrillo. Queste cose vanno prevenute. Ci sono personalità malavitose all'interno del carcere che non devono uscire fuori, ma devono stare dentro e scontare la pena.
Signor Ministro, uno dei fattori che porta alla redenzione e al recupero dei nostri detenuti in carcere è il rispetto delle regole: nel carcere ci sono delle regole, non può vigere la situazione in cui lì dentro ormai abbiamo percorsi di vigilanza attenuata, per cui i detenuti sono liberi di fare quello che vogliono, spesso ovviamente offendendo. Questo non fa parte dei 1.234 casi di aggressione nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria; spesso gli agenti sono vittime di minacce e di offese lì dentro, ma neanche vanno a denunciarle.
Come ha detto prima anche il senatore Caliendo, è bene che chi si comporta in un certo modo nel carcere non debba avere sconti o facilitazioni di pena, anche per quanto riguarda la legge Gozzini. Non è accettabile che uno lì dentro si comporti così, dia fuoco alle strutture o spacchi tutto, com'è successo nelle rivolte che sono state antecedenti ai fatti di Santa Maria Capua Vetere (non solo lì, ma in tutti i penitenziari d'Italia), e non paghi mai per quello che ha fatto. Infatti, sarebbe interessante sapere, anche nei confronti della magistratura, quanti di coloro che hanno commesso quei reati dentro i penitenziari, quelli che hanno spaccato tutto e sfasciato il carcere, hanno aggredito gli agenti nelle rivolte che ci sono state, abbia pagato in qualche modo per quello che ha fatto, in termini finanziari o penali. Io penso che siano molto pochi, a me risulta quasi nessuno: questo è inaccettabile.
Se non si fanno rispettare le regole nei penitenziari, è impossibile percorrere strade che portino alla redenzione del reo, al suo reinserimento in un percorso che conduca al rispetto delle regole fuori dal carcere, nel momento in cui uscirà. Questo non avviene. Vige l'anarchia nel mondo dei nostri penitenziari e molto spesso succede che uno o due agenti - lo diceva un collega prima - si trovino ad avere a che fare con 70-100 detenuti nelle sezioni. Anche questa storia della carenza di personale è vecchia. Signora Ministro, c'è un concorso fatto nel 2019, che riguardava 745 allievi agenti della Polizia penitenziaria, che è fermo da due anni. Questi ragazzi hanno passato l'orale e devono fare le prove attitudinali ed è due anni che aspettano di farle, perché non vengono assunti. Le volevo dire, Ministro, ma lei lo saprà meglio di me, che nei prossimi cinque anni ci saranno 12.000 agenti di polizia penitenziaria in meno, perché andranno in pensione, oppure saranno riformati. Bisogna cominciare a parlarne e a pensare adesso a quello che sta accadendo, perché già sono pochi adesso nei nostri penitenziari, nei prossimi anni saranno ancora meno. Un intervento su questo va fatto.
Volendo metterla in positivo, Ministro, il fattore importante anche del suo presentarsi qui, alla Camera prima e al Senato adesso, a parlare di questi problemi è che voi volete vedere cosa sta succedendo e ve ne state rendendo conto. Certo che non possiamo dare la colpa a lei per quello che è avvenuto negli ultimi decenni, in cui una certa politica se n'è fregata di quello che avveniva nel mondo del carcere e ha preferito dare indulti, sconti di pena e approvare provvedimenti svuota carceri.
Questo è stato fatto ovviamente colpendo anche i cittadini che poi hanno subito il reato e hanno visto, semmai, coloro che hanno commesso il reato uscire facilmente dal carcere o stare in giro a commettere altri reati. Sarebbe molto facile prendere questa scorciatoia in modo da rispondere a ciò che l'Europa ci dice o ci impone, però noi dobbiamo fare ben altro e lei, Ministro, penso che in questo caso si sia resa conto di ciò che serve.
Sono convinto che anche da parte di Fratelli d'Italia - noi siamo all'opposizione di questo Governo - se lei lavorerà nella direzione di affrontare i problemi e intervenire sulle realtà del mondo carcerario, troverà, come al solito, non un'opposizione fino a se stessa, ma un'opposizione propositiva e ovviamente troverà il nostro appoggio perché vogliamo la risoluzione dei problemi e non la polemica fine a se stessa. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, signora Ministra, le sue parole sono state chiare, ma soprattutto pesanti e inequivoche.
Lei ha toccato un argomento scomodo per la politica e su questa scomodità vorrei tornare. Direi che nella sua chiarezza c'è qualcosa di molto di più che identificare fatti spiacevoli avvenuti non solo nel carcere di Santa Maria Capua Vetere; c'è in ballo l'articolo 13 della Costituzione - è stato ricordato da molti - che esordisce dicendo che «la libertà personale è inviolabile» e dice anche che «è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà».
Sul tema della libertà, sancita dall'articolo 13, è dall'inizio di questa legislatura che torniamo e lo attraversiamo perché è un tema importante che lo si ritrova in tutta la Costituzione. Nell'articolo 13 viene sancito con estrema chiarezza, però vorrei sottolineare quando lei ha parlato di responsabilità del contesto. La politica non può essere lo spazio per comodi accessi al consenso e questa è la responsabilità del contesto, sempre. Noi anche durante la pandemia abbiamo occupato questo spazio scomodo della politica. Non è stato semplice e oggi i fatti ci dimostrano che, purtroppo, avevamo ragione. Allora, noi siamo contro l'affermazione che bisogna marcire in galera. (Applausi). In galera non si marcisce; se si ha l'idea che chi va in galera marcisce, questo è l'impianto da rovesciare e cambiare. È questo il senso dell'articolo 27 della Costituzione, dell'articolo 13 e di tutta la Costituzione, ma è questo il senso della sicurezza, cui tutti noi teniamo. La sicurezza è legalità fuori dalle carceri come dentro le carceri.
La sicurezza è un concetto di protezione e di tutela. È ancora più grave quando chi è il tutore della libertà e della nostra sicurezza si macchia di questi fatti molto gravi essendo in una posizione di autorità.
Non possiamo accontentarci, pertanto, di parole postume di vicinanza o di impegni astratti e la ringrazierò per le sue parole e per averci richiamato alla responsabilità del contesto. (Applausi).
Ci sono molte cose da fare. C'è da riprendere la riforma dell'ordinamento penitenziario, investire sul trattamento, sul personale e sulle risorse perché le carceri siano più umane anche per chi ci lavora. Se non vogliamo retoricamente rivolgerci indossando qualche felpa o qualche mezza divisa a seconda delle stagioni e se vogliamo parlare sul serio anche ai custodi penitenziari, dobbiamo occuparci delle condizioni delle carceri e del fatto che la pena sia modulata a seconda del percorso e che non ci siano automatismi. Anche questo non è da oggi che lo scopriamo. Ci siamo battuti per eliminare tutti gli automatismi sulla pena e sugli aggravamenti di pena e continueremo a batterci perché questa è la strada da battere.
Allora, diciamo sì a più risorse, più spazi per il trattamento, la rieducazione e per la formazione anche degli agenti penitenziari, sempre per sfuggire dalla comoda retorica dell'attenzione a questo o a quello.
Sugli sconti di pena, è già così: chiunque frequenti un carcere o un tribunale di sorveglianza sa che c'è un'osservazione del detenuto, ma il punto è che ci sono pochi psicologi, pochi assistenti, c'è poco personale dedicato a questo.
Abbiamo una straordinaria occasione già con la riforma del processo penale, nella quale sono previste pene alternative al carcere, che non è l'impunità. Questa è la cultura diversa, questo è il garantismo vero, non a correnti alternate. Il garantismo è un concetto globale, è la legalità nel processo, è la legalità nelle sanzioni, è la legalità nelle carceri. Ridiscutiamo di questi ultimi vent'anni di giustizia, sul garantismo, ma su tutto; che tutti vengano all'appuntamento e mettano in discussione qualche posizione, altrimenti evitiamo di... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruotolo. Ne ha facoltà.
RUOTOLO (Misto-LeU-Eco). La ringrazio, signor Ministro, perché le sue parole sono state parole di verità e senza reticenza. Per questo la ringrazio davvero, perché abbiamo segnato in questo momento, in quest'Aula, grazie a lei, un primo passo e ha fatto bene a ricordare questa coincidenza con il 21 luglio di vent'anni fa. Accadde ieri, è accaduto oggi, non deve più accadere. Abbiamo ascoltato con attenzione la sua informativa sull'orribile mattanza avvenuta il 6 aprile di un anno fa nel reparto Nilo, dove 292 detenuti sono stati vittime di violenze, di una pluralità di azioni contrarie alla dignità e al pudore, degradanti e inumane, inaccettabili per uno Stato di diritto. Quando lei è andata a Santa Maria Capua Vetere si è accorta che mancava l'acqua corrente. Lo Stato deve fare autocritica: lo sa che quel carcere è stato costruito con le aziende della camorra casalese? Così è stata messa in piedi una struttura dello Stato e non sono i retroscena giornalistici, ma ci sono inchieste della magistratura. (Applausi).
Siamo tutti preoccupati, altro che perquisizione straordinaria e generalizzata, è stata davvero una mattanza organizzata nei minimi dettagli e con la copertura evidentemente della catena di comando. Se lei ha ricordato il 21 luglio di vent'anni fa una ragione ci deve essere stata. Per questo, con altri colleghi, con la senatrice Valeria Fedeli e con il senatore Franco Mirabelli chiediamo al Senato, al Presidente e ai Gruppi, l'istituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare sul sistema del carcere a 360 gradi, perché non c'è ombra di dubbio che i detenuti siano vittime di violenze, ma non c'è ombra di dubbio che anche il personale penitenziari viva in condizioni drammatiche. Ci sono realtà in cui è applicata la funzione rieducativa della pena ed è osservato il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, ma c'è bisogno di risposte immediate alle tante domande che ognuno di noi si pone dopo aver visto quelle immagini scioccanti, che hanno spinto proprio lei ad affermare che è stata tradita la Costituzione. Le scene diffuse nei giorni scorsi si riferivano a quindici mesi fa; nel frattempo in quel penitenziario hanno vissuto insieme gli stessi agenti e gli stessi detenuti, anche se l'allarme era stato lanciato nell'immediatezza, poi abbiamo sentito dell'interrogazione parlamentare. È questo il vulnus.
Perché il Ministero, il DAP, non è intervenuto? Certo, poi le immagini sono state sequestrate dalle inchieste della magistratura, c'è il segreto istruttorio, per cui ne siamo venuti a conoscenza un anno dopo perché la magistratura ha i suoi provvedimenti restrittivi. Sappiamo, tuttavia, che in quel carcere, ancora oggi, ci sono agenti che non sono stati identificati che hanno partecipato alla mattanza. Al contempo, sappiamo di detenuti trasferiti per misure di protezione, ma sono stati trasferiti a centinaia di chilometri.
In conclusione, voglio ricordare che ci sono stati anche agenti e direttori uccisi per difendere la legalità. (Applausi). Mi piace ricordare il vice direttore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia, l'agente Pasquale Campanello, l'educatore del carcere di Opera Umberto Mormile.
Lei ha parlato di un detenuto con la tua fragilità, la salute mentale, i problemi. Ci sono le questioni sanitarie. Abbiamo bisogno di più agenti perché sono soli, pochi e malpagati. Abbiamo bisogno di formazione, di più educatori, di più assistenti sociali. Mai più fatti come quelli avvenuti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.
MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, Ministro, colleghi, mi unisco certamente ai ringraziamenti al Ministro sia perché ha avuto la sensibilità di venire alle Camere sia soprattutto per quello che ha detto.
Ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi. Vorrei pormi una domanda, che rivolgo collettivamente, ovvero che cosa può fare oggi concretamente il Parlamento per dare delle risposte. Mi sono data anche una risposta perché nelle stesse parole del Ministro c'è una risposta, se volete, pragmatica e concreta.
Gli interventi che si possono fare in termini di edilizia giudiziaria sono collegati al recovery, quindi, questo Parlamento, se vuole concretamente fare qualcosa perché si migliorino le nostre carceri, gli edifici, le condizioni di vita, deve assumersi la responsabilità di fare quello che peraltro si è già impegnato a fare, e cioè approvare rapidamente le riforme chieste dall'Unione europea in materia di giustizia.
Sappiamo che la prossima settimana la Commissione bilancio del Senato comincerà a dare i pareri sugli emendamenti alla riforma del processo civile. La situazione in relazione al processo penale la conosciamo, è in corso l'esame alla Camera, ma abbiamo il dovere di rispondere con atti concreti, ovvero dare seguito all'impegno che il Governo, e in prima persona il Presidente del Consiglio ha assunto in ordine alle tempistiche di approvazione delle riforme. Questa è la nostra responsabilità collettiva, e questo è quello che dobbiamo fare prima di tutto. Anche perché l'edilizia giudiziaria è nata da un atto di indirizzo del Parlamento.
La Commissione giustizia, con i colleghi Mirabelli e Caliendo, nell'atto di indirizzo per il recovery ha indicato espressamente tra le questioni quella dell'edilizia giudiziaria.
Mi permetto anche di dare un piccolo contributo, volendo ricordare che gli attori all'interno del carcere sono tanti. Giustamente si è detto che non si deve colpevolizzare la polizia penitenziaria perché fa un lavoro terribile in condizioni terribili, ma non dobbiamo neanche dimenticare l'opera che svolgono i funzionari giuridici pedagogici e gli assistenti sociali, che sono il tramite tra i detenuti e la magistratura, soprattutto quella deputata.
Dobbiamo anche ricordare che una riflessione collettiva sull'esecuzione della pena è stata fatta con gli stati generali dell'esecuzione penale.
Lo ha ricordato giustamente il Presidente delle camere penali. È stata una riflessione che ha dato una serie di indicazioni su un tema sicuramente scottante e complesso, che andrebbe ripreso, perché i fari richiamati dal Ministro e dai tanti interventi, che dobbiamo sempre tenere presenti, sono, da una parte, le norme costituzionali, ma, dall'altra - permettetemi - il monito del Presidente del Consiglio, il quale, quando ha visitato il carcere di Santa Maria Capua Vetere ha detto: «Noi siamo qui a celebrare un fallimento collettivo».
Vorrei dunque che la materia così delicata delle carceri - e chiudo il mio intervento - non fosse più affrontata come un qualcosa che oscilla. Io ho iniziato una legislatura quando il problema era mettere le persone a marcire in galera; successivamente, nel corso della medesima legislatura, è venuto fuori il problema degli agenti penitenziari e allora è oscillato tutto da un'altra parte; poi si è parlato del fatto che dal carcere uscivano i mafiosi e si è oscillato di qua, neanche tra garantismo e non garantismo, ma sull'onda di un'emotività che non centrava i problemi.
Il dovere che invece, secondo me, noi abbiamo è proprio quello di centrare i problemi e, siccome per fare questo servono necessariamente le risorse, sappiamo anche che cosa dobbiamo fare per ottenerle. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urraro. Ne ha facoltà.
URRARO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, è davvero un'occasione importante quella di oggi che, pur prendendo le mosse dai fatti tragici di Santa Maria Capua Vetere, consente di fare un focus, che beneficia anche della sensibilità da sempre dimostrata dal Ministro su questi temi.
Santa Maria Capua Vetere rappresenta la cifra estrema di quello che abbiamo visto tragicamente, di tutto quello che è stato rappresentato. Io parlo da campano e da chi vive anche la vita nei penitenziari, attraverso le ispezioni che più volte abbiamo fatto: parlo delle case circondariali di Poggioreale, di Secondigliano, degli istituti di pena minorile (di quello di Nisida), realtà con criticità molto delicate e significative dal punto di sociale e ambientale.
Oggi si parla di Costituzione tradita, di responsabilità collettiva, di un sistema che va riformato. Ci attendiamo però che a questo punto, e da questo momento in avanti, anche in vista della prospettiva europea, che alle parole seguano i fatti, perché il carcere e l'esecuzione penale nel suo complesso siano plasmati in una maniera efficace e definitiva verso un sistema rispettoso della dignità, dei diritti fondamentali e realmente teso alla risocializzazione del reo.
Oltre a quanto immaginato dal Governo, con il Piano nazionale di ripresa e con l'impiego delle risorse straordinarie europee sul versante strutturale del carcere, è giunto il momento di una riforma complessiva. Non si tratta soltanto di implementare nuove carceri, ma occorre con forza realizzare un carcere nuovo, cioè rinnovato quanto ad assistenza, trattamento, produttività e formazione per renderlo finalmente conforme alla nostra Carta costituzionale. Sin dal 1948 i nostri Padri costituenti scrissero che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, una frase chiara, che non si presta a pluralità di interpretazioni.
Il sistema penitenziario è riuscito solo in poche occasioni a rispettare tali imperativi costituzionali e normativi e, nonostante i tanti anni trascorsi, i luoghi di detenzione hanno costituito sempre una spina nel fianco nel nostro Stato di diritto, che nessuno è riuscito a estirpare, nonostante la sottoscrizione di Trattati internazionali, raccomandazioni e condanne diverse provenienti dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
Chiaramente alcune linee di intervento sono emerse. Il Ministro ha parlato in maniera molto chiara di interventi sulle strutture, sul personale e sulla formazione. Penso anche al nuovo regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario del 2000, che andrebbe riscritto, tenendo conto dei cambiamenti avvenuti nel mondo esterno, della riforma dell'ordinamento penitenziario entrata in vigore nell'ottobre del 2018, degli insegnamenti appresi dalla crisi sanitaria e della necessità di rendere il carcere un luogo responsabilizzante, nel quale la vita scorra nel modo più simile possibile a quella esterna, in vista di un ritorno in società delle persone detenute.
Più risorse anche per le misure alternative per la giustizia di comunità, progetti educativi e sociali che riducano i rischi della devianza, trattamenti socio-terapeutici esterni per chi ha problemi di dipendenza. Più risorse per modernizzare e migliorare la vita interna. Le ristrutturazioni sono necessità non più rinviabili, così come il potenziamento di strutture mediche ed infermieristiche. Più risorse da investire nel capitale umano; gli educatori presenti sono il 18 per cento in meno di quelli previsti: 733 invece di 896. Questo vuol dire un educatore ogni 73 detenuti. Il trattamento economico a loro riservato è nettamente inferiore rispetto a quello degli agenti. I funzionari amministrativi sono il 21,6 per cento in meno di quelli previsti. Ugualmente medici, infermieri, psicologi sono insufficienti, al pari degli assistenti sociali.
Con il recovery arriveranno in Italia oltre 200 miliardi di euro. Una parte andrà alla giustizia e al sistema penitenziario. È davvero un'occasione da non sprecare con una serie di interventi che analiticamente sono stati già delineati in sede di rappresentazione delle linee guida e delle linee programmatiche del Ministro in Commissione giustizia; siamo certi che vi daremo seguito in questa fase così delicata e in uno snodo essenziale per la vita del Paese.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro della giustizia, che ringrazio per la disponibilità.
Prima di sospendere la seduta, vorrei dare il benvenuto ad Elena Dora Tosato ed esprimere le mie felicitazioni al neopapà senatore Paolo Tosato, a nome di tutta l'Assemblea e a nome mio personale.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 13,12, è ripresa alle ore 16,32).
Presidenza del vice presidente LA RUSSA
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2320 (ore 16,32)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, siamo in sede di discussione generale del cosiddetto decreto sostegni-bis, che partiva, nella prima stesura, con circa 78 articoli e che arriva nell'Aula del Senato con 160 articoli circa.
Un decreto-legge che utilizza una cifra di circa 40 miliardi, che poi è l'importo dell'ultimo scostamento, ultimo di una serie di scostamenti che hanno incrementato di circa 200 miliardi l'ammontare del nostro stock di debito pubblico. Un decreto-legge che è una specie di mostro, come ormai siamo abituati a vedere, valutare e considerare: una specie di mostro normativo che spazia. Una volta c'erano i mille proroghe; poi gli omnibus, poi la finanziaria. Adesso, signor Presidente, ciò che prima era eccezione, come in tanti altri campi e atteggiamenti, sembra essere diventato regola.
È un decreto-legge che proroga e ripropone pezzi di decreti emergenziali della coppia Conte-Arcuri, tanto per confermare che, in gran parte dei suoi provvedimenti concreti, questo Governo altro non fa che rimettere mano, quasi sempre senza determinare grandi mutazioni, a provvedimenti già adottati dal precedente Governo Conte.
Gli esempi non mancano. Colleghi, come sapete, io cerco di occuparmi soprattutto di temi sanitari. In questo decreto ci sono molti articoli che trattano della materia, in questo momento, peraltro, particolarmente sensibile rispetto alla vita quotidiana degli italiani. Ebbene, il comma 2 dell'articolo 26 rimette mano alla necessità di rendicontare circa le prestazioni in recupero di quella che viene definita la sanità sospesa, quella che è rimasta appesa in tempi di Covid-19. Si tratta di circa 50 milioni, più o meno, di prestazioni, tra diagnostica e trattamenti sanitari rimasti in sospeso, che le Regioni devono recuperare.
Sono state destinate risorse, con due successivi provvedimenti legislativi, praticamente in fotocopia, e le nostre obiezioni rispetto a quei provvedimenti vengono prese per buone nel testo in esame, che proroga i termini per la rendicontazione. Fin dall'inizio dicevamo infatti che sarebbe stato impossibile spendere quel denaro nei termini che erano stati posti e infatti viene prorogato il termine per la rendicontazione delle Regioni. Onorevoli colleghi, viene solo prorogato il termine per rendicontare, ma non cambiano i criteri per l'utilizzo di queste risorse e soprattutto per il piano di riparto delle risorse tra le Regioni, che non tiene in alcun conto del grado di aggressività del virus nei confronti del rispettivo territorio. Per spiegarmi con un esempio, vengono date maggiori risorse alla Campania rispetto alla Lombardia: con questo ho detto tutto.
L'articolo 28 del decreto-legge in esame, colleghi, fa un'operazione che richiamo tutti a cercare di comprendere: 500 milioni di euro vengono infatti destinati per «consentire la partecipazione dell'Italia alle iniziative multilaterali per il finanziamento dei beni pubblici globali in materia di salute e clima»: qui già serve il traduttore. Poi però si spiega che, per i profili inerenti al settore sanitario, questo provvedimento fa riferimento «alla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie e al contrasto al COVID-19». Sfido chiunque di noi, colleghi, a decifrare questo testo, in modo da poter votare con cognizione di causa il provvedimento. Non so dunque dove andranno a finire questi 500 milioni di euro.
Un altro tema è relativo al fatto che le Regioni e le Province possono accreditare istituti anche privati per il sequenziamento di nuova generazione, definito con un acronimo. Abbiamo un problema serio di atavica incapacità di sequenziamento, che è stato ammesso anche dai responsabili in audizione presso la Commissione e che ho citato già in un precedente intervento. In questo momento il problema delle varianti si aggredisce, a detta di tutti - da ultimo, proprio oggi illustri virologi ne parlano sulla stampa - facendo finalmente i tamponi, che ancora non stiamo facendo - questa cosa la diciamo da ormai quindici-diciotto mesi - ma soprattutto tracciando e sequenziando.
L'Italia non sequenzia e quindi va benissimo prevedere un provvedimento legislativo che aumenti la nostra capacità di sequenziare, ma il problema, colleghi, è che non serve chissà cosa per sequenziare. Bisogna però spendere denaro e comprare i sequenziatori, che esistono sul mercato e vengono forniti da numerosi operatori. Se riteniamo che, per un provvedimento che intende incrementare la nostra capacità di sequenziare, è sufficiente investire 46 milioni di euro per il 2021 e 23 milioni di euro per il 2022 significa che siamo veramente molto ottimisti, al limite dal poter essere definiti dei poveri illusi, da parte di chi potesse giudicare correttamente questo stanziamento, che prevede davvero delle briciole per un problema veramente gigantesco e serio.
C'è invece una cifra corposa, che non è per nulla chiarita, a disposizione del commissario straordinario, pari a 1.650 milioni di euro, per il 2021 e quindi - attenzione! - per uno scorcio di anno. Onorevoli colleghi, siamo in presenza di un problema serio e abbastanza originale: infatti circa due mesi fa somministravamo quasi 500.00 dosi. Nei giorni scorsi abbiamo somministrato 60.000-70.000 dosi.
Questo è un problema serio, che attiene anche alla gestione della struttura commissariale. Ci viene documentato come sarà utilizzata questa enorme cifra? Temo che questa cosa rimanga nell'immaginazione collettiva; noi non sappiamo che cosa accade in questo momento. Ci mancherebbe, nessuno di noi se la sente di criticare l'operato del generale, ma vorremmo capire perché abbiamo abbattuto così drasticamente la quantità di vaccini somministrati. E non è pensando di introdurre un obbligo surrettizio al vaccino, quale quello del green pass, che possiamo pensare di risolvere questo enorme problema. Questo enorme problema lo dobbiamo affrontare con una campagna seria di informazione e coinvolgendo adeguatamente i medici di medicina generale; insomma, con provvedimenti di sistema che abbiano la capacità di misurare la loro efficacia.
Il nostro atteggiamento rispetto al decreto-legge al nostro esame è quello di una critica spinta nei confronti dell'ennesimo provvedimento che viene portato a scatola chiusa, senza la possibilità di modificare nulla e senza la possibilità di migliorare neanche le cose più palesemente sbagliate o inefficaci. Evidentemente poi ci sarà chi farà la dichiarazione di voto per il mio partito; tuttavia, per quello che ci riguarda e per la parte che si occupa della vicenda sanitaria, il nostro giudizio su questo provvedimento è dichiaratamente negativo. Esso non aggiunge niente di nuovo rispetto a quello che già conoscevamo, cioè rispetto ai vecchi provvedimenti della coppia Conte-Arcuri.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà.
LANZI (M5S). Signor Presidente, il decreto-legge sostegni-bis, che convertiremo definitivamente in legge, vale persino di più di una legge di bilancio, se andiamo a guardare i numeri. Si tratta di un provvedimento imponente, nato con l'intento prioritario di puntellare il tessuto economico e sociale del nostro Paese, fortemente fiaccato da questo ormai anno e mezzo di pandemia. Attenzione: se questo Governo, in questa fase, riesce a finalizzare misure di tale portata, è anche grazie al grande lavoro che è stato fatto a partire dal febbraio 2020. Quello del decreto sostegni-bis è solo un capitolo della saga, dal cura Italia al decreto liquidità, dal decreto rilancio al decreto agosto, passando per tutti i vari decreti ristori.
Il solco su cui poggia il puntellamento del nostro sistema economico è stato tracciato da un signore di nome Giuseppe Conte (Applausi), a cui deve andare il nostro più sentito ringraziamento per come ha saputo imbastire questo immane lavoro nell'ora più buia per il nostro amato Paese. Quindi chiariamo subito che, se oggi riusciamo a ottenere molto per le nostre imprese, per le nostre famiglie e per il nostro sistema sanitario, è anche grazie a quanto di buono è stato seminato durante il 2020. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. (Applausi).
Il decreto-legge sostegni-bis punta a dare una spinta alle attività produttive del nostro Paese. Sono quasi 15 e mezzo i miliardi destinati a fondo perduto alle piccole e medie imprese, ai commercianti, agli artigiani, agli operatori turistici, agli agricoltori e a tantissimi altri comparti produttivi. La novità principale è che, di questi 15,4 miliardi, oltre 3 sono dedicati alle imprese che decidono di calcolare la loro perdita di fatturato dall'aprile 2020 invece che da gennaio. Altri 4 miliardi invece verranno erogati sulla base del risultato di esercizio, tenendo conto dunque dei bilanci consuntivi e non del fatturato. Dopo aver superato i codici Ateco, strumento che purtroppo si è reso necessario, ma che non ha contribuito a semplificare la vita degli italiani, abbiamo raddrizzato lo scenario anche sul fronte del fatturato, grazie al grande lavoro fatto dal MoVimento 5 Stelle durante l'iter parlamentare del provvedimento. Poi siamo riusciti a prorogare per altri cinque mesi il credito di imposta per gli affitti a uso commerciale per quelle attività che hanno visto andare in fumo oltre il 30 per cento del proprio fatturato. Abbiamo prolungato ulteriormente anche lo sconto sulle bollette energetiche per le nostre imprese e finanziato con 600 milioni di euro per l'anno 2021 una riduzione della Tari da parte dei Comuni in favore delle categorie colpite dalle chiusure.
Per il settore sportivo è prevista la riproposizione per tutto il 2021 del credito d'imposta al 50 per cento sugli investimenti pubblicitari delle realtà sportive che investono nei settori giovanili, così come già precedentemente previsto per quelli effettuati nel secondo semestre del 2020. In più, si è incrementato con ulteriori 180 milioni di euro per tutto il 2021 il Fondo unico per il sostegno delle associazioni e società sportive dilettantistiche.
Nel provvedimento in esame mettiamo un argine anche all'emorragia di giro d'affari di settori cruciali come quelli del tessile, della moda e del wedding. È prevista la proroga per tutto il 2021 del credito d'imposta nella misura del 30 per cento del valore delle rimanenze finali di magazzino per le imprese del tessile, della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria. Inoltre, per l'anno 2021 sono destinati 120 milioni di euro al Fondo per il sostegno delle attività economiche particolarmente colpite dall'emergenza epidemiologica, come gli eventi catering, i parchi tematici, gli acquari, i parchi e giardini zoologici, il wedding e le attività commerciali o della ristorazione operanti nei centri storici.
Eccoci così al settore più colpito in assoluto, vale a dire quello del turismo, il cui fondo di sostengo viene incrementato di 150 milioni di euro, in particolare a beneficio di agenzie di viaggi e tour operator. È poi previsto un altro fondo da 50 milioni di euro per l'anno 2021 per erogare contributi in favore di iniziative di valorizzazione turistica dei centri storici dei Comuni in cui sono ubicati i siti riconosciuti patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO.
Abbiamo voluto prolungare anche il credito d'imposta del 65 per cento per la riqualificazione e il miglioramento delle strutture ricettive turistico-alberghiere.
Infine, signor Presidente, mi faccia esprimere soddisfazione per l'accordo raggiunto sul fronte delle compensazioni per quelle imprese impegnate nella realizzazione di opere pubbliche che si trovano a dover combattere con oscillazioni folli dei prezzi dei materiali. La pandemia, tra le tante sciagure, ci ha portato in dote anche rincari indiscriminati di tantissime materie prime e, per questo aspetto, si sta rivelando una vera e propria zavorra per moltissimi segmenti produttivi.
Dopo aver fatto questo sforzo immane per dare precise garanzie a chi opera nel settore delle grandi infrastrutture, è necessario individuare il prima possibile strumenti per aiutare altri settori, anche all'interno dell'edilizia stessa. Un anno fa, quando il sottosegretario Fraccaro iniziò a ipotizzare l'idea di un superbonus al 110 per cento per la riqualificazione energetica e il miglioramento antisismico degli edifici privati, alcuni in quest'emiciclo ci presero per pazzi visionari. Ora, invece, tutte le forze politiche sono ben consapevoli di quanto quel meccanismo fiscale sia una locomotiva cruciale per la ripartenza della nostra economia e, in particolare, del settore dell'edilizia. Si tratta di una misura che dà concretezza a un termine - quello della transizione ecologica - sul quale per ora questa maggioranza ha saputo produrre soltanto tante chiacchiere e pochissimi contenuti.
Mi preme sottolineare, però, un comportamento davvero disdicevole, che non può essere sottaciuto in alcun modo: mentre nelle Commissioni e nelle Assemblee parlamentari ci sforziamo di dare il massimo per formulare e migliorare decreti colossali come quello oggi al voto, fuori c'è gente che si attiva per abolire il reddito di cittadinanza e non per reale convinzione politica. I signori che blaterano certe fesserie, cannoneggiando il reddito di cittadinanza, lo fanno non certo per ideologia o perché hanno un'alternativa, ma solo per andare contro il MoVimento 5 Stelle e per interessi piccoli di consenso e bottega.
A questi signori non importa nulla se i percettori del reddito di cittadinanza, nei mesi più difficili della storia repubblicana, sono riusciti a mettere in fila il pranzo con la cena. A questi signori non importa nulla se il nostro Paese ha uno dei tassi di povertà più alti dell'Unione europea, nell'ambito della quale, peraltro, tutti i Paesi - o quasi - hanno meccanismi simili di politica di sostegno al reddito, a dimostrazione del fatto che certi partiti qui presenti guardano all'Europa soltanto quando fa loro comodo. Diciamo una volta per tutte che il reddito di cittadinanza non è assistenzialismo, ma dignità: quella dignità che chi chiede di abolirlo dimostra di non avere. (Applausi).
Non dedico che poche righe a chi obietta che vi sono dei percettori abusivi che non ne hanno diritto. Bene, quando scoperti, la legge farà il suo corso. Pensate che tutte le pensioni di invalidità siano dovute o che qualcuno sotto Naspi non sia scorretto? Vanno incentivati i controlli e puniti i comportamenti illegali, ma non per questo si può mettere in discussione questo provvedimento. Lo ha pensato il MoVimento 5 Stelle e per questo deve essere demolito. Ma basta, basta. La Meloni, senza vergogna, lo definisce metadone per tossici. Ma si possono sentire dichiarazioni di questo tenore? No, non si possono sentire. Ringraziate che la vita non vi abbia posto in situazioni di difficoltà.
Signor Presidente, termino il mio intervento dicendo: portiamo a casa questo decreto-legge che tocca milioni di italiani in diversi modo (insegnanti, medici, infermieri, negozianti, piccoli e grandi imprenditori, ristoratori, proprietari di palestra e tanti altri ancora). Smettiamola una volta per tutte di prendercela con chi non ha nulla e la notte perde il sonno pensando a come arrivare a fine mese. Sarebbe un atto di maturità per tutti e qui l'età della maturità ce l'abbiamo davvero tutti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà.
BOLDRINI (PD). Signor Presidente, gentili colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, il decreto-legge in esame, che si inscrive nel solco dei precedenti, va nel segno della concretezza delle azioni del Governo, con approfondimenti e integrazioni fatte dal Parlamento (devo dire, però, in particolare dalla Camera, perché noi ora stiamo solamente ratificando). Il decreto-legge ha visto importanti aggiornamenti e ci ha visti anche collaborare con i nostri colleghi deputati, in modo da portare a casa comunque dei risultati importanti.
La profonda crisi economica è legata in maniera inscindibile alla pandemia, di cui in questi giorni vediamo ancora esiti che ci fanno preoccupare: c'è un aumento dei contagi e ci sono dei ricoveri, e questo ci preoccupa moltissimo. Ma devo dire che ci preoccupano moltissimo determinate esternazioni di parlamentari che ci dicono che non è necessario vaccinare le persone. (Applausi). Stiamo andando controcorrente: il Governo Draghi dice che ci dobbiamo vaccinare; il generale Figliuolo dice che ci dobbiamo vaccinare; ma qualcuno dice di no, è lo stesso se non ci vacciniamo, tanto lo fanno gli altri. Non è così, perché dobbiamo andare tutti nella stessa direzione. Scusate ma sono in un'Aula parlamentare e questo mi sento di dirlo ai nostri cittadini che invece vanno continuamente a vaccinarsi.
I fatti di questi giorni ci fanno preoccupare, perché se torniamo indietro ricomincia tutto, mentre stiamo facendo dei provvedimenti che cercano di aiutare le persone. Il Governo ha messo a disposizione ulteriori forme di aiuto per le categorie ancora più svantaggiate. Vi dovrei fare l'elenco di tutti i provvedimenti che sono stati valutati, ma mi riservo di dire che si tratta delle categorie veramente più svantaggiate: parlo ad esempio delle partite IVA. Chi di voi non conosce una persona con una partita IVA che in questo periodo purtroppo ha avuto dei grossi problemi? Mi riferisco anche - l'ha anticipato il collega Lanzi, ma mi aggiungo - al reddito di emergenza: con tutte le critiche, abbiamo comunque salvato delle persone e delle famiglie che hanno sofferto tantissimo e che hanno bisogno di essere aiutate nella loro sofferenza, che non è solo economica. Infatti, quando manca un sostegno economico, spesso segue la sofferenza psichica. Su questo mi voglio soffermare, perché abbiamo lavorato molto sia sul precedente decreto-legge sostegni, sia sul decreto-legge sostegni-bis, nonché su ordini del giorno con i quali abbiamo posto l'attenzione davvero sul bisogno psicologico delle persone.
È su questo che vorrei soffermarmi in particolar modo, sulla battaglia che abbiamo fatto come PD, con la nostra capogruppo Simona Malpezzi, che ha voluto un ordine del giorno che si è tramutato in un emendamento importante alla Camera. Abbiamo messo a disposizione dei fondi per finanziare il sostegno psicologico per i figli, gli adolescenti e le famiglie, che hanno bisogno di essere supportati in questo periodo terribile. Sono stati messi a disposizione dei fondi per assumere psicologi nel sistema sanitario nazionale, per assicurare prestazioni psicologiche, anche domiciliari, ai cittadini minori e agli operatori sanitari che ne hanno bisogno, e per garantire finalmente i LEA. C'è, sì, bisogno di diritti civili, ma abbiamo anche bisogno di diritti sociali (Applausi), e star bene è un diritto sociale. La resilienza di cui tanto ci riempiamo la bocca si costruisce insieme ai professionisti che ci guidano per poterlo fare. Quindi, questi diritti devono essere garantiti.
Un altro pezzo importante del decreto-legge sostegni-bis è l'aggiunta di ulteriori fondi per i servizi territoriali e ospedalieri di neuropsichiatria infantile: anche su questo, in epoca pre-Covid, avevamo grossi problemi, però è importante che siano state fatte piccole azioni di concretezza. Non meno importante è il supporto alle persone più fragili, come ad esempio i pazienti affetti da patologie oncologiche: anche su questo abbiamo fatto una grande battaglia, anche con mozioni, andando a rivedere quel nuovo piano oncologico, in cui davvero devono esservi azioni a supporto di queste persone. Anche su questo abbiamo ottenuto qualcosa: la spesa totale prevista da questi importanti emendamenti è di 38 milioni di euro. È un inizio, ma è già un inizio concreto.
Dove sta però la critica e di conseguenza l'auspicio e la richiesta? Questi provvedimenti hanno un termine, che è fissato al 31 dicembre 2021; la richiesta è che si proroghi tale scadenza, fin dai prossimi provvedimenti, al fine di strutturare questi professionisti, perché i problemi di salute e benessere purtroppo non avranno una scadenza. Magari fosse una scadenza così ravvicinata, ma credo che non sarà così. Basti pensare - i colleghi lo sanno molto bene - a quello che dovremo affrontare con le perdite di lavoro che ci saranno prossimamente: mi auguro che il Governo saprà affrontare tutto questo. Finora lo abbiamo fatto con la programmazione dei licenziamenti più avanti e con le proroghe, però è un tema che dobbiamo affrontare, perché abbiamo bisogno di sostenere i nostri cittadini.
Anche i fondi per la ricerca sono importanti e qui consentitemi una chiosa: i fondi per la ricerca devono prevedere anche investimenti. Se penso infatti ai farmaci innovativi non possono essere considerati un costo, non possono essere considerati spesa corrente. Se noi pensiamo di guarire delle persone malate, perché usare farmaci innovativi significa guarire delle persone, nel tempo dobbiamo pensare anche al ritorno derivante dalle economie che verranno fatte, perché se le persone guariscono, grazie a questo non avremo bisogno di investire ulteriori fondi. Quindi, anche dal punto di vista del bilancio - mi rivolgo alla Sottosegretaria del MEF - chiedo che si tenga conto anche di questi aspetti per considerare i fondi che mettiamo a disposizione, soprattutto per i nuovi farmaci.
Sono stati fatti altri importanti investimenti: per esempio gli sgravi fiscali per la produzione di farmaci, ma anche di vaccini. A tale proposito devo dire che la pandemia qualcosa ci ha insegnato: finalmente dobbiamo anche essere autonomi nella produzione di farmaci, in modo tale da non dover sempre correre ai ripari dagli altri Paesi.
Vi è poi un altro tema che ha visto davvero la collaborazione con i miei colleghi della Commissione sanità della Camera dei deputati, soprattutto i miei colleghi del PD: finalmente abbiamo visto, dopo tanto tempo, dopo averci provato già due o tre volte, un emendamento approvato, devo dire anche insieme ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, perché è una battaglia che abbiamo fatto tutti insieme e lo dico per onestà intellettuale. Finalmente si riconosce il ruolo sociosanitario per i profili professionali di assistente sociale, sociologo e operatore sociosanitario. Finalmente siamo riusciti a riconoscere anche a queste persone un ruolo che era già definito dalla legge n. 3 del 2018, ma che ancora era rimasto sulla carta. Ebbene, questo emendamento, che mi ha vista partecipe con la prima firma già nei precedenti provvedimenti, non era mai riuscito purtroppo, per motivi di inammissibilità, ad arrivare a buon fine. Alla Camera ci sono riusciti e ora mi auguro che sia definitivo. Abbiamo recepito l'appello di tantissimi operatori sociosanitari, affinché questo emendamento arrivasse alla fine del suo processo. Oggi possiamo dire che siamo certi che questa cosa è avvenuta e ce ne facciamo carico.
Per quanto riguarda la riorganizzazione del nostro sistema sanitario, colleghi, possiamo comprare tutte le attrezzature più importanti, possiamo avere gli ospedali migliori, ma se non rafforziamo il nostro personale, i professionisti, se non diamo loro le competenze e non diamo loro anche le motivazioni per andare avanti, come il riconoscimento di questo ruolo, credo che non faremo un grande lavoro. Io penso che la sanità abbia bisogno di strumenti, di tecnologia e soprattutto del fattore umano, che è ciò di cui ci dobbiamo occupare perché saranno loro che ci accudiranno quando ne avremo necessità.
Signor Presidente, credo che il decreto-legge in esame abbia messo qualche punto basilare. Ovviamente dobbiamo lavorare affinché nei prossimi interventi normativi si possano mantenere gli aspetti concreti che pian piano abbiamo inserito in questo provvedimento.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà.
GRANATO (Misto-l'A.c'è-LPC). Signor Presidente, intervengo in Aula sul decreto-legge sostegni-bis soprattutto per la parte che riguarda l'istruzione perché mi pare che sul resto sia stato detto molto.
Certo, ci sono diverse criticità che riguardano lo sblocco dei licenziamenti, per esempio, che purtroppo sta mettendo in grave crisi migliaia di lavoratori. È una cosa estremamente grave, però anche sulla scuola non si è perso tempo e sono state fatte le solite schifezze. Purtroppo - mi si consenta - sono state nuovamente create procedure differenziate di reclutamento per docenti, quando si sarebbe potuto tranquillamente dare la parola anche a tutti coloro che avrebbero dovuto affrontare il concorso ordinario. Sono tre anni ormai che gli aspiranti docenti aspettano il concorso ordinario. È dal 2018 che ci stiamo lavorando, ma le forze politiche sul concorso ordinario, le cui procedure selettive possono riguardare tutti e sono previste dalla Costituzione, non trovano la quadra perché ognuno deve accontentare chiaramente qualcuno o qualche categoria di proprio interesse. Così facciamo veramente il male della scuola e lo testimoniano anche i dati dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. (Invalsi).
La legge n. 107 del 2015, infatti, richiede ai docenti formazione strutturale obbligatoria, ma per i requisiti di accesso si creano corsie preferenziali, creando dei percorsi non selettivi di reclutamento per alcuni, svantaggiando tutti coloro che hanno presentato già la domanda e pagato la quota di iscrizione al concorso. Tutte le procedure ordinarie sono sospese sine die; non si sa quando verranno riprese, mentre vengono varate quelle straordinarie, che si sovrappongono ad altre che si sono appena concluse. Quindi, ancora più posti andranno ai cosiddetti precari, tra cui molti, purtroppo, non sono neanche abilitati. Anche per loro è stata attivata un'ulteriore procedura differenziata dalle altre.
Mi domando: se tutti dovranno essere docenti, tutti si dovranno sedere in cattedra, tutti avranno lo stesso stipendio, per quale motivo si creano percorsi differenziati quando i requisiti per insegnare devono essere gli stessi? Perché si vuole continuamente non solo insidiare il dettato costituzionale, ma anche creare delle situazioni in ingresso che pregiudicano anche la qualità della formazione dei nostri studenti, che è l'aspetto al quale dovremmo guardare prioritariamente. Invece, purtroppo, non lo facciamo perché su quello non c'è alcun impegno, se non solamente nominale. Basta pensare al piano estate, che si basa soltanto su attività ludico-ricreative e di supporto e sostegno psicologico, mentre nulla si fa per i gap formativi.
Sappiamo che la scuola è un'agenzia formativa, anche se, purtroppo, è stata aziendalizzata contro la nostra volontà. La scuola è un'agenzia formativa chiaramente deputata a creare e a formare cittadini liberi, consapevoli e dotati di coscienza critica. Purtroppo i dati Invalsi ci restituiscono, invece, un quadro totalmente diverso e se a fronte di ciò non ci porremo le domande necessarie per un ripensamento del nostro sistema di istruzione in una direzione ben diversa e contraria rispetto a quella verso cui stiamo andando, non avremo altro che pessimi risultati.
Un'altra problematica che non è stata affrontata bene è relativa al fatto che i docenti che poi verranno avviati verso percorsi di reclutamento non selettivi, verranno presi dalle graduatorie per le supplenze, che non sono fatte per dei percorsi di reclutamento. Nel momento in cui i docenti verranno avviati nei percorsi di reclutamento, poi dovranno rimanere nelle Regioni dove hanno fatto richiesta per tre anni, perché si vedranno applicato il blocco della mobilità. Anche questa è una cosa che non condividiamo affatto.
Ci sono stati dei miglioramenti rispetto al testo che era stato varato dal Consiglio dei ministri, ad esempio abbiamo visto che finalmente è stato ripristinato il regolamento per il concorso per dirigenti tecnici, ma ci auguriamo anche che venga bandito immediatamente, perché ci sono soltanto 35 ispettori scolastici e dirigenti tecnici in tutta Italia e non si può continuare così, perché le scuole sono in balia di sé stesse e di abusi di tutti i tipi, che restano totalmente ignorati dall'amministrazione centrale.
Per quanto attiene alle scuole paritarie, non siamo d'accordo sul finanziamento di 60 milioni destinato al comparto, perché sappiamo che queste scuole dovrebbero vivere con i propri fondi. L'unica cosa positiva è che è stato approvato un emendamento che il nostro Gruppo ha presentato alla Camera, grazie al quale quantomeno per l'accesso a questi finanziamenti le scuole dovranno rendere pubblici i bilanci e gli organici, cosa che speriamo almeno eviterà che le risorse vadano anche ai tanti diplomifici che ci sono in tutta Italia. Ma questo dovrebbe valere anche per la parità scolastica, che dovrebbe essere concessa solo a determinate condizioni, cioè a condizione che questi istituti abbiano bilanci pubblici e trasparenti e organici pubblici e trasparenti: solo così si può accettare che delle scuole private possano essere equiparate a quelle dello Stato, così come i titoli di studio.
Ci sono ancora tanti punti che purtroppo nel nostro sistema di istruzione non vanno bene, nel decreto sostegni-bis sono state aggiunte ulteriori criticità ed è per questo che voteremo contro questo provvedimento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà.
TOFFANIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, nell'affrontare le risposte all'emergenza e per la ripresa del Paese, questo Governo ha evidentemente segnato un coraggioso cambio di passo rispetto al precedente. È nostra opinione che il Governo Draghi stia lavorando bene, malgrado quello che è stato fatto dal Governo Conte. (Applausi). Molto diversa è la nostra visione: eravamo abituati ai decreti ristori uno, due, tre, quattro, a tante misure raffazzonate, confuse l'una con l'altra, senza un disegno organico, senza un ordine di reale priorità, svilendo l'efficacia delle tante risorse comunque messe a disposizione, troppo spesso sprecate dal Governo Conte. Ora invece al primo decreto sostegni ha fatto seguito il decreto sostegni-bis, la cui organicità al primo è data dalle misure inserite nel decreto, anche dando seguito agli ordini del giorno che proprio in quest'Aula erano stati votati come impegno preciso al Governo per il sostegni-bis. Come relatrice di maggioranza al primo decreto sostegni, esprimo soddisfazione perché il lavoro del Senato non si è esaurito con il primo provvedimento, ma è continuato anche in questo decreto-legge.
Nonostante la seconda lettura in Senato abbia trovato tempi molto compressi e l'impossibilità di qualsiasi modifica, questo ramo del Parlamento si è comunque potuto esprimere attraverso ordini del giorno impegnativi, ed è stato preso in considerazione dall'Esecutivo. Ogni ordine del giorno si è trasformato in norma, e lo stesso auspichiamo possa avvenire per quelli odierni.
Fondamentali, pertanto, sono le risposte date per la copertura dei costi fissi su cui ci eravamo molto impegnati, per le attività che hanno subito chiusure, che vanno a completare le misure adottate nel decreto-legge sostegni, come il credito d'imposta per i canoni di locazione, l'esenzione della Tari, ulteriori fondi per il pagamento delle bollette dell'energia elettrica e fondi a sostegno delle attività e dei settori maggiormente penalizzati dalla crisi. Al contempo, ci eravamo impegnati per ulteriori indennità per i lavoratori stagionali e dello sport, per la moratoria sui prestiti fino al 31 dicembre 2021, per la proroga e la rimodulazione degli strumenti di garanzia.
Sia attraverso i contributi a fondo perduto sia attraverso l'accesso al credito, non si deve lasciare indietro nessuno, pena la messa in discussione di un sistema di indotto su cui poggia in modo particolare il nostro Paese. Ad esempio, pensiamo a un settore fortemente penalizzato dalla crisi e che rappresenta un importante componente del nostro PIL, ovvero il turismo. Non dobbiamo dimenticare che questo costituisce in maniera diretta il 6 per cento del PIL, ma arriva al 13 per cento, quindi più del doppio, grazie a tutto l'indotto a esso collegato. Togliere un tassello del nostro tessuto produttivo rischia di far crollare gran parte del sistema.
In questo momento storico gli equilibri sono molto precari. Alla crisi dettata dalla pandemia e alle conseguenti chiusure si aggiunge ora la mancanza delle materie prime e l'aumento incontrollato dei costi delle stesse, che stanno creando maggiori difficoltà alle imprese, ma anche ai sindaci. Pensiamo alle opere pubbliche, in particolare penso all'edilizia scolastica: è per questo che abbiamo presentato un ordine del giorno ad hoc. Pensiamo al settore dell'automotive: sta impattando ora sui ricavi e sui volumi l'interruzione della produzione proprio a causa della mancanza di chip e di materie prime. Questo, tra l'altro, è uno di quei settori a cui la Commissione europea chiede una riconversione per eliminare le emissioni di CO2 entro il 2035. Quindi, bene lo stanziamento di 350 milioni a sostegno del settore, con 15 milioni di risorse dedicate all'acquisto dei veicoli elettrici, quindi un prolungamento dell'ecobonus.
Siamo in una fase cruciale, in cui si deve andare oltre le misure emergenziali, per garantire stabilità a tutti i settori in previsione anche della transizione. Una transizione che deve avere tempi adeguati e garantire contemporaneamente sostenibilità economica e sociale, e questo Governo ha dato prova di saper rispondere, senza rincorrere solo il virus, alle esigenze del Paese. (Applausi).
Sono mesi che Forza Italia sostiene la necessità di una maggiore flessibilità nel mondo del lavoro; finalmente, con il decreto sostegni-bis si è messo in discussione in maniera strutturale il decreto-legge dignità, aprendo ai contratti a tempo determinato, almeno fino alla conclusione del 2022, benché attraverso la contrattazione collettiva. Servono, infatti, maggiori opportunità, che sono date anche attraverso la flessibilità e soprattutto potenziando e riorganizzando la formazione.
Il processo di cambiamento lo richiede, e in questo senso il Piano nazionale di ripresa e resilienza diventa uno strumento di primaria importanza.
L'occupazione va garantita attraverso la formazione, il sostegno al sistema impresa, gli investimenti, regole certe, le riforme.
Il blocco dei licenziamenti è stato utile per garantire la coesione del sistema sociale nei momenti più cruciali di questa pandemia. Tenere, però, la linea esclusivamente in questa direzione non avrebbe che incancrenito il problema.
Le aziende che irresponsabilmente hanno licenziato circa 570 lavoratori senza se e senza ma, senza nemmeno consentire di usufruire degli ammortizzatori sociali e di concordare un tavolo con i rappresentanti delle istituzioni e delle parti sociali, non incarnano i valori etici e morali della stragrande maggioranza dei nostri imprenditori.
Bisogna intervenire, non c'è più tempo da perdere, per evitare le delocalizzazioni di massa che, ricordo, avrebbero dovuto essere fermate sempre con il cosiddetto decreto dignità. Tra gli obiettivi originari del decreto citato uno era quello di abolire il precariato, l'altro di penalizzare le aziende che avessero delocalizzato. Ricordo invece che, pur a fronte di un aumento dei contratti a tempo indeterminato nel 2019 rispetto al 2018, l'Osservatorio sul precariato dell'INPS ha rilevato una diminuzione dei posti di lavoro: 876.000 nel 2018, 842.000 nel 2019. È quindi evidente che pur a fronte di una diminuzione del precariato, è aumentata la disoccupazione. Non è trattenendo le imprese all'interno dei confini nazionali con gravosi meccanismi sanzionatori che si mantengono i posti di lavoro o se ne producono di nuovi. L'abbiamo purtroppo visto e l'avevamo previsto.
I tavoli di crisi sono fermi al 2018. Troppo e male ci si è impegnati per il reddito di cittadinanza e troppo poco per le imprese. (Applausi). L'economista Keynes affermava che «se l'impresa è sveglia, la ricchezza si accumula, non importa quel che faccia il risparmio; se l'impresa dorme, la ricchezza decade, qual che sia la sorte del risparmio».
Ora si apre uno scenario in cui si deve avere il coraggio di cambiare, di modificare quello che non va bene, di abbandonare le proprie di ideologie e di remare tutti insieme verso il 2026, il 2027, il 2035 e il 2050. La transizione energetica avrà sicuramente bisogno di più tempo per concludere il processo rispetto a quanto previsto dall'Unione europea. Queste date segnano però obiettivi di grande respiro per il nostro Paese per stare al passo e non solo perché lo richiede l'Europa, ma perché ce lo chiede il nostro sistema Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.
GARNERO SANTANCHE' (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta ci ritroviamo purtroppo a dover contestare il modus operandi del Governo, che non si distacca dai precedenti Governi. Il metodo è infatti sempre lo stesso: andare avanti a colpi di fiducia. A noi di Fratelli d'Italia questo metodo non potrà mai andar bene; fatevene una ragione.
Ormai non siamo più in un bicameralismo perfetto, lo chiamerei un monocameralismo a fasi alterne; una volta fate discutere i provvedimenti alla Camera, un'altra volta li fate discutere al Senato. Insomma, anche nelle Istituzioni si fanno i turni, a causa purtroppo del protagonismo del Governo, che si dimentica - e mi chiedo se abbiano dimenticato anche i colleghi del MoVimento 5 Stelle, che per me erano quelli degli streaming, della trasparenza, quelli che volevano aprire questo Parlamento come una scatoletta di tonno - che nel Parlamento siedono i rappresentanti degli italiani.
Il problema è che voi mettete la fiducia perché avete una maggioranza unita solo da due questioni: la voglia di poltrone e di potere, perché su tutto il resto è divisa. Lo vediamo anche nel decreto-legge sostegni bis, dove sono stati oltre 4.000 gli emendamenti, la maggior parte dei quali presentati dalla maggioranza. Mi verrebbe da dirvi allora di farvi una domanda e darvi delle risposte. Noi oggi non dobbiamo far altro che prendere atto perché il decreto-legge sostegni-bis ci arriva dalla Camera blindato e non possiamo proporre alcuna modifica.
Ricordo che il provvedimento è come una manovra finanziaria colleghi perché ha un valore di 40 miliardi di soldi degli italiani e quindi per noi è assolutamente ingiusto che non ci sia un dibattito. Si tratta infatti di 40 miliardi di debiti che peseranno e graveranno sui nostri figli.
Ormai questo atteggiamento continua a ripetersi da molto tempo. Io però lo faccio un appello alla presidente del Senato; credo infatti che la presidente del Senato dovrebbe attivarsi perché sia ripristinata la piena agibilità democratica. Non mi sembra che siamo in queste condizioni.
Entrando nel merito, a mio avviso il secondo decreto-legge sostegni manca di ciò di cui avremmo bisogno, cioè di visione, di rilancio dell'economia e di prevenzione nella lotta al coronavirus: di questo non c'è niente. D'altra parte, cosa ci possiamo aspettare da una maggioranza che litiga assolutamente su tutto, da una maggioranza che in queste ore parla di green pass obbligatorio per andare allo stadio e forse anche per prendere il caffè? Vorrei però sapere se anche gli immigrati che arrivano irregolarmente sulle nostre coste dovranno essere dotati di green pass o se il vostro accanimento terapeutico è solo ed esclusivamente sugli italiani, sui lavoratori, sugli imprenditori, sulle aziende. Per gli altri il problema non c'è.
Voi fate questo anche nel decreto-legge sostegni-bis in esame: anziché aiutare le imprese e i lavoratori, aiutate altri. Complimenti. Portate avanti ancora il reddito di cittadinanza, che certamente non è servito allo scopo per il quale voi lo avete proposto: non è servito per la povertà, che sta aumentando e non lo diciamo noi, ma la Caritas e istituti importanti. Non ha quindi risolto il problema della povertà e in più non è neanche stato, come avete propagandato col vostro ministro Di Maio, uno strumento per le politiche attive del lavoro. Grazie a Dio avete abolito il cashback.
Credo però ci sia una verità: per fortuna gli italiani non vi credono più e quando arriverà il momento di andare a votare - perché prima o poi arriverà, nonostante le pandemie e i Governi fatti a tavolino - allora sì che arriverà il giudizio degli italiani e sarà commisurato al vostro fallimento nella gestione disastrosa sia di questa pandemia nella vita quotidiana, sia del nostro sistema economico.
Capisco che anche adesso voi cerchiate forse di rendere obbligatorio il vaccino, perché voi siete così: tutto obbligatorio, regole contro gli imprenditori, contro le imprese. Guardate che io ho fatto entrambe le dosi del vaccino e ci sono andata appena è arrivato il mio turno, per cui dico sempre che il vaccino è uno strumento importante, ma non dovrebbe essere l'unico.
A mio avviso questo Governo e questa maggioranza vivono alla giornata perché non hanno un orizzonte futuro, lo dico a ragion veduta. Voi pensate veramente che tutti i problemi della nostra Nazione si possano risolvere attraverso la decretazione d'urgenza? No, signori, non è questo il modo. Credo che ci sia un'urgenza nel nostro Paese ed è quella di mandarvi a casa il più presto possibile, perché fate tante chiacchiere, pochi fatti e siete anche degli ipocriti. Vi dite preoccupati per la fine del blocco dei licenziamenti, però poi bocciate le proposte di Fratelli d'Italia per dimezzare il costo del lavoro. Abbiamo visto in questi giorni che vi ergete a paladini dei diritti LGBT e poi siglate accordi commerciali in quei Paesi dove l'omosessualità è un reato punito addirittura anche con la pena di morte. Lasciate che gli italiani si assembrino ovunque, nelle strade, nei gay pride, nei rave party, ma vi ostinate ancora a tenere chiuse le discoteche. Ripetete di essere aperti al confronto con le opposizioni: chi di voi va in televisione dice che voi siete per il dialogo, siete aperti con le opposizioni, ma poi in realtà bocciate in maniera sistematica tutte le proposte di buon senso avanzate da Fratelli d'Italia. Vi definite democratici, ma poi bloccate il Parlamento, imbrigliando il dibattito, e l'unica cosa che vi viene benissimo - mi rivolgo al Governo - è continuare con il voto di fiducia. Complimenti per il vostro sesto voto di fiducia. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà.
FERRERO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, ieri abbiamo discusso ampiamente del disegno di legge Zan. Peraltro, l'ampia discussione non è ancora conclusa. Ieri, nel mio intervento, vi ho parlato di priorità per il nostro Paese. Il provvedimento che andiamo a discutere oggi, molto velocemente, peraltro, e con tempi ridotti dall'imminente scadenza, rappresenta, nella mia scala di priorità, una priorità.
In Senato ci eravamo occupati del primo decreto sostegni, con cui avevamo dato inizio a una nuova stagione di aiuti alle imprese, alle famiglie, alle partite IVA e alla ripresa dell'economia dopo le chiusure forzate dovute alla crisi sanitaria. Il primo decreto sostegni si basava su uno scostamento di 30 miliardi, approvato ancora dal vecchio Governo, ritenuti da noi tutti insufficiente, tanto è vero che molte erano rimaste le questioni irrisolte, messe in evidenza da un ordine del giorno, concordato tra noi senatori e firmato dai Capigruppo di maggioranza.
Quell'ordine del giorno, approvato a inizio maggio 2021, ha trovato la sua realizzazione (ed è cosa rara che un ordine del giorno abbia poi una sua realizzazione) nel testo base del decreto sostegni-bis. Quindi, colleghi, possiamo comunque ritenerci soddisfatti per aver svolto un buon lavoro preparatorio.
Oggi, però, ci troviamo ad esaminare velocemente questo testo, lavorato ed implementato dai colleghi della Camera. Quando si tratta di lavorare sodo su questioni concrete, la Lega dimostra sempre il pragmatismo delle sue donne e dei suoi uomini. Ed è per questo che, seppur per noi al Senato il tempo di analisi sia stato molto ristretto, voglio ringraziare i componenti del Gruppo Lega della Commissione bilancio per il grande lavoro svolto alla Camera e per i risultati ottenuti.
In particolare mi congratulo con il relatore, Massimo Bitonci, che ha reso possibile l'inserimento, nell'articolato originario, di parecchi emendamenti fortemente voluti dalla Lega e concordati con tutta la maggioranza. L'elenco è già stato abbondantemente citato dalla collega Faggi, ma è giusto anche ricordare tutti gli interventi su tasse, proroghe, fiere, terzo settore, settore Horeca e wedding; e poi interventi su imprese, con rifinanziamento della legge Sabatini, sul settore terme, sul settore agricolo, con il fondo gelate, sul settore apistico e sull'automotive, con l'estensione degli incentivi anche per l'acquisto di veicoli usati con basse emissioni. Questa è una novità.
Ancora, interventi per le guide turistiche e per i bus turistici, interventi sullo sport, con contributi a fondo perduto anche su impianti sportivi, in particolare sulle piscine, e poi tanti altri interventi che non sto qui ad elencare. Questi, forse, sono gli interventi che più mi stanno a cuore.
Un passo avanti è stato fatto anche verso i proprietari di immobili colpiti dal blocco degli sfratti, con l'estensione a tutto il 2021 dell'esenzione dal pagamento dell'IMU. Allo stesso modo è stato prorogato il credito di imposta sugli affitti anche alle attività di imprese con fatturato superiore a 15 milioni e situate nei centri commerciali.
Alcuni temi sono ovviamente rimasti irrisolti e aperti e qualche ordine del giorno è stato da noi presentato anche in questa sede. In particolare, una questione aperta, che mi preme precisare, riguarda l'estensione della misura della cessione del credito di imposta riferito al bonus 110 per cento. Su questo punto rivolgo un appello al Governo. Sappiamo tutti che il bonus 110 per cento è stato prorogato, ma affinché questa proroga sia reale e fruibile è necessario lavorare per trovare il modo di prorogare la possibilità di cedere il credito di imposta. Questo è fondamentale. (Applausi).
Le questioni aperte, dunque, sono ancora molte, ma la Lega continuerà a proporre soluzioni concrete e sarà sempre a fianco delle aziende e delle persone che lavorano. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pesco. Ne ha facoltà.
PESCO (M5S). Signor Presidente, il decreto sostegni bis è arrivato in Senato nella prossimità della scadenza e quindi è stato esaminato in modo molto rapido: non abbiamo avuto la possibilità di esaminarlo in modo approfondito e soprattutto di proporre e di approvare delle modifiche. Questo per via del bicameralismo a senso unico alternato, che ultimamente si sta concretizzando su diversi provvedimenti. Si tratta di provvedimenti sicuramente poderosi, che interessano gli uffici legislativi di tutti i Ministeri e del Parlamento. Su questo dovremmo interrogarci, nel senso che dovremmo trovare la formula adatta, corretta e idonea, per fare in modo che i provvedimenti vengano esaminati in modo concreto da entrambi i rami del Parlamento, sia dalla Camera dei deputati, sia dal Senato della Repubblica. Il fatto è che purtroppo ciò non avviene, probabilmente perché questi provvedimenti sono troppo ampi e troppe sono le misure di modifica che proponiamo. Giustamente i senatori e i deputati hanno il diritto di proporre delle modifiche a tali provvedimenti, ma purtroppo la poderosità e l'ampiezza di questi strumenti è così elevata, da non permettere agli uffici legislativi della Camera, del Senato, ma anche dei Ministeri, di poter esaminare in modo efficace, tutte le proposte avanzate. Quindi, necessariamente i tempi si allungano.
Avevo pensato di intervenire in modo critico verso il Governo, che ci costringe a questo bicameralismo a senso unico alternato, ma non è una critica da fare al Governo, perché purtroppo dobbiamo renderci conto del fatto che la nostra struttura non è abituata ad esaminare provvedimenti così importanti e voluminosi: questa è la realtà. Quindi, lamentiamoci del fatto di intervenire in questo modo, solo una Camera alla volta, ma teniamo anche conto della realtà rappresentata dal fatto che ci sono troppe misure da esaminare. Abbiamo tutti diritto a fare proposte, ma tali proposte vanno esaminate, quantificate e valutate e non siamo nelle condizioni di riuscire a farlo. (Applausi). La colpa è forse di tutti? Probabilmente sì, a mio avviso. Dobbiamo però renderci conto del fatto che non siamo nelle condizioni di fare tutto quanto vorremmo fare. Quindi la critica al Governo un po' ci sta, ma la critica la dovremmo rivolgere, secondo me, anche nei nostri confronti - la faccio a me stesso - soprattutto quando proponiamo misure non dico campate per aria, ma non sufficientemente studiate, per mettere nelle condizioni chi le deve esaminare di farlo in modo idoneo, corretto e rapido. Sono cose che impariamo giorno dopo giorno, stando qui, in Parlamento.
Entrando nel merito del provvedimento in esame, mi tolgo il cappello da Presidente della Commissione bilancio e indosso quello da componente del Movimento 5 Stelle, perché il provvedimento in esame è ricco di misure, per 40 miliardi di euro, in favore delle aziende, dei cittadini, degli infermieri, dei medici e delle scuole. Si tratta di un provvedimento davvero molto ricco, ma ci sono delle misure che il MoVimento 5 Stelle davvero non riesce ad apprezzare. In primo luogo faccio riferimento al decreto dignità: nel 2018 ci siamo impegnati veramente tanto per cercare di tutelare i lavoratori precari e grazie al decreto dignità siamo riusciti a ridurre il numero dei contratti a tempo determinato, a far aumentare quelli a tempo indeterminato e a dare maggiore sicurezza ai cittadini lavoratori, in particolare quelli che volevano costruirsi una famiglia. Adesso invece si fa un passo indietro, che per fortuna durante l'iter parlamentare alla Camera dei deputati è stato comunque rivisto. È stata infatti aggiunta una clausola in più e una causale in più, certo discussa a livello di contrattazione nazionale collettiva, che permetterà comunque di allungare ancora di più il periodo dei contratti a tempo determinato. Questo non va bene per i lavoratori. (Applausi). Dovremmo invece continuare a impegnarci il più possibile, affinché abbiano maggior sicurezza di un posto di lavoro certo e duraturo.
Andiamo oltre. La collega Garnero Santanchè ha apprezzato il fatto che il cashback sia stato sospeso: non mi rivolgo a lei, mi rivolgo al Presidente e dico che il cashback è una misura che è servita molto. È servita perché 9 milioni di cittadini italiani, grazie al cashback, hanno deciso di installare l'applicazione IO. In questo periodo le applicazioni sono molto importanti, perché permettono, soprattutto l'app IO, di creare un'interfaccia tra cittadino e Stato, tra cittadino e pubblica amministrazione, tra cittadino e servizi di cui devono godere i nostri cittadini. (Applausi). Senza queste applicazioni, questi servizi non vengono utilizzati; quindi è utile migliorare il dialogo, migliorare la compliance tra cittadini e pubblica amministrazione e fare in modo che sia più semplice interagire. Visto che chiediamo spesso di fare in modo che i servizi pubblici vengano erogati con più facilità, ricordo che l'applicazione IO serve proprio a questo. Il cashback è servito a tale scopo, nonché a ridurre la famosa evasione fiscale, di cui ci lamentiamo spesso, dicendo che va combattuta. L'app IO, e soprattutto il cashback, consentono di ridurre l'evasione fiscale, perché le operazioni vengono premiate se sono tracciate e se vengono utilizzati strumenti tracciabili, come ad esempio la moneta elettronica. Quindi il cashback è servito, i dati ce lo dimostrano; purtroppo chi ha deciso di sospenderlo probabilmente non ha esaminato in modo approfondito questi dati e lo ha pure ammesso (e questo non ci piace assolutamente). È stato un attacco al MoVimento 5 Stelle su una misura che noi qui rivendichiamo. (Applausi). Faremo il possibile affinché il cashback venga riproposto, venga riutilizzato e magari migliorato, perché sappiamo che questa misura in alcuni settori può funzionare sicuramente molto meglio, mentre in altri settori può anche essere non utilizzato, come ad esempio nella grande distribuzione, dove già vediamo che vi è una ridotta evasione fiscale nel momento dell'erogazione dello scontrino. In questo settore potrebbe anche essere non utilizzato, mentre in altri settori, dove l'evasione fiscale è più facile (e sappiamo che ce ne sono), potrebbe essere addirittura un incentivo premiante, aumentando il premio stesso. Quindi il cashback è sicuramente una misura che va riproposta e riconfermata.
Andiamo oltre: ci sono altre due misure, colleghi, che non c'entravano nulla con il decreto-legge sostegni. Qui al Senato avevamo già detto che non c'entravano nulla ed erano state dichiarate improponibili (tuttavia sono andate avanti lo stesso). Spiegatemi cosa c'entrano il contagio, l'epidemia, la necessità di ricostruire un Paese e di far ripartire l'economia con la caccia. (Applausi). C'entra la caccia con l'epidemia? C'entrano le esche vive e gli animali vivi con l'epidemia? Per fortuna alla Camera siamo riusciti a limitare la misura al 2021, con un costo per fortuna limitato a 500.000 euro. Siamo riusciti - perché parlo come Parlamento - a ridurre l'IVA sulle bestie vive e sugli animali vivi utilizzati come richiami per la caccia. Già si tratta di una barbarie; ora noi andiamo pure a incentivare questa barbarie. (Commenti). Come parlamentare sinceramente mi vergogno di questa misura, anche se è stata approvata alla Camera. Cercheremo di fare il possibile affinché entro il 2021 questa misura venga del tutto eliminata. (Applausi). Il MoVimento 5 Stelle è impegnato in questi giorni in una raccolta firme per abolire la stessa barbarie che si chiama caccia. (Commenti). La caccia è una barbarie; voi sicuramente la pensate in modo diverso, ma secondo me è una barbarie.
Vi è un altro provvedimento, fortemente voluto da un Gruppo di questo Senato e della Camera, che riguarda le sigarette elettroniche. Anche in questo caso era stato dichiarato inammissibile al Senato, ma è stato proposto alla Camera ed è stato approvato. Ora, la tassazione sulle sigarette elettroniche è una questione molto delicata, perché le sigarette elettroniche contengono anche la nicotina; andare a toccare la tassa sui prodotti che contengono nicotina può influenzare i consumatori, ma non attraverso il marketing, bensì attraverso il fatto che comunque assumono nicotina. Quindi non è detto che abbassando la tassa si abbia un maggiore consumo di sigarette elettroniche; potrebbe crescere anche il consumo di sigarette vere e proprie, perché contengono nicotina anche le sigarette normali. Questa è una misura molto delicata, che avrebbe dovuto essere adottata in un provvedimento a sé; invece è stata introdotta in questo decreto-legge sostegni, sempre con la scusa della pandemia. Ma non solo: questo provvedimento di riduzione delle tasse sulle sigarette elettroniche arriva dopo altri favori fatti ai produttori e ai distributori di sigarette elettroniche nel 2018, quando la tassa era stata abbassata del 95 per cento (adesso la abbassiamo di un ulteriore 5 per cento). Ma vogliamo far pagare un po' di tasse sulle sigarette elettroniche o no? Mi interrompo qua e vi ringrazio. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
La relatrice e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 1a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà. Ne ha facoltà.
D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2320, di conversione del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 73, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati.
È convocata la Conferenza dei Capigruppo per organizzare il relativo dibattito.
Sospendo pertanto la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 17,42, è ripresa alle ore 18,08).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
Sui lavori del Senato
Organizzazione della discussione della questione di fiducia
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge di conversione del decreto-legge recante misure urgenti connesse all'emergenza da Covid-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
Si passerà direttamente alle dichiarazioni di voto, che avranno luogo domani mattina, alle ore 9,30, a cui seguirà la chiama.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per portare all'attenzione del Senato un fatto triste che ha riempito qualche tempo fa i giornali della Sardegna, e in modo particolare del Sulcis, la parte bassa della Sardegna. Mi riferisco a quanto avvenuto a Carloforte, comune situato nell'isola di San Pietro, isola un po' particolare che conosco bene per le forti tradizioni, soprattutto linguistiche, legate a Genova e alla Liguria.
Una persona sta male, un elicottero la soccorre e la porta sulla terraferma; atterra in un campo sportivo, lo stadio di Carbonia, e contemporaneamente arriva l'ambulanza del 118 per portarla in ospedale nel tentativo di salvarla. Ma lo stadio comunale è chiuso con un lucchetto, l'ambulanza resta fuori e nessuno apre la porta dello stadio. I vigili del Comune di Carbonia arrivano abbondantemente in ritardo - si parla non di cinque o dieci minuti, ma molto di più - e la persona muore, tra l'altro una persona conosciutissima nell'isola di San Pietro, Maria Bucci, di settanta anni.
Si può morire per tanti motivi, ma non perché un'amministrazione comunale, quella di Carbonia, è disattenta e non apre le porte dello stadio, del campo sportivo, dove una persona sta male e sta aspettando di essere soccorsa dall'ambulanza.
Non vado oltre perché è in corso un'indagine della procura. Mi sembra però corretto rappresentare questo episodio per dare un segnale di vicinanza sia alla famiglia, sia a tutti i residenti carlofortini dell'isola di San Pietro, nonché per dare un segnale generale al Paese affinché fatti di questo genere non accadano e per dare anche un segnale di disapprovazione e contestazione nei confronti dell'operato del sindaco e dell'amministrazione di Carbonia. Fortunatamente il mandato sia del sindaco che dell'amministrazione scadrà a breve e ciò avverrà con una tale colpa, magari non concreta - non lo so - ma sicuramente politica e spirituale di non aver aperto un lucchetto e di aver provocato la morte di una persona.
PELLEGRINI Marco (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELLEGRINI Marco (M5S). Signor Presidente, ricorre oggi il ventesimo anniversario di accadimenti sconvolgenti che rappresentano una pagina nerissima per la nostra Repubblica: pagina ricordata come «la notte della macelleria messicana» - come la definì il vice questore Michelangelo Fournier - o come la più grande sospensione della democrazia e dei diritti civili dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Il 21 luglio del 2001, in occasione del G8 a Genova, dopo una giornata drammatica, le Forze dell'ordine fecero irruzione alla scuola Diaz-Pertini a Genova per quella che doveva essere una perquisizione e che invece degenerò in una sorta di spedizione punitiva per i manifestanti pacifici e per i giornalisti che erano lì presenti.
Ci furono 93 fermati, 61 finirono all'ospedale grondanti sangue, tre in prognosi riservata e uno in coma. Quest'ultimo era il giornalista inglese Mark Cowell che ebbe una mano rotta, otto costole rotte, una emorragia interna - sopravvisse per miracolo - la cui unica colpa - se così si può dire - fu quella di trovarsi davanti alla scuola Diaz-Pertini solo e inerme, come del resto accadde a tutti quelli che erano appunto all'interno della scuola.
Gli intollerabili atti di tortura e di umiliazione continuarono alla caserma Bolzaneto nelle ore successive.
Molti esponenti delle Forze dell'ordine sono riusciti a sfuggire alla giustizia, non essendo riconoscibili, e a tal proposito l'Unione europea aveva raccomandato a tutti i Paesi dell'Unione di dotare le Forze dell'ordine di elementi identificativi. A questa raccomandazione hanno poi adempiuto ben 20 Paesi sugli allora 28, ma purtroppo l'Italia non ha mai accettato questo invito. Anzi, alcuni esponenti, peraltro apicali, sono stati riconosciuti colpevoli, ma le condanne non sono state scontate anche per via dell'indulto. Dirò di più: nessuno dei condannati ha avuto problemi di carriera ed alcuni hanno anche assunto delle cariche importantissime, come se avessero ricevuto un premio.
Al contrario, i due infermieri penitenziari presenti alla Bolzaneto e che denunciarono ai magistrati gli atti di tortura e sevizie ai quali assistettero dovettero lasciare il lavoro poco dopo. Il fatto che si trattò di episodi di tortura lo disse anche il prefetto Gabrielli anni dopo.
In quei giorni a Genova si dibatteva su quale fosse il modello di sviluppo più giusto: se fosse idoneo quello energivoro, che ha effetti nefasti sull'ambiente; se fosse giusto adottare una globalizzazione selvaggia che causava enormi squilibri territoriali e ambientali, nonché ingiustizia sociale, o perseguire quello che proponevano i Paesi del G8 e le destre che all'epoca erano al potere in Italia.
Sappiamo tutti com'è andata a finire: la transizione ecologica si sta avviando solo in queste settimane, e cioè con vent'anni di ritardo rispetto alle proposte dei no global del 2001; avevano ragione loro vent'anni fa e avevano torto le destre che invece li contrastavano (Applausi).
Questa è la verità dei fatti. Noi auspichiamo che accadimenti del genere non si verifichino più e auspichiamo che l'Italia si doti di una legge contro la tortura, che dia la possibilità di identificare gli esponenti delle Forze dell'ordine, proprio a garanzia dei tanti - sono la stragrande maggioranza - uomini e donne delle nostre forze di polizia che svolgono con competenza, amore e professionalità il proprio lavoro. Lo dobbiamo a loro (Applausi).
ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGRISANI (Misto-l'A.c'è-LPC). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, la Commissione nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione ha recentemente approvato le linee pedagogiche per il sistema integrato 0-6 ed è notizia di qualche giorno fa l'approvazione dell'intesa in Conferenza unificata per il piano d'azione pluriennale. Il testo delle linee pedagogiche è stato sottoposto a un'ampia azione di informazione e consultazione pubblica prima di arrivare alla stesura finale. Secondo il Ministero rappresenta una cornice di riferimento pedagogico e il quadro istituzionale organizzativo in cui si colloca il sistema educativo integrato.
Qualche giorno fa l'Associazione dei pedagogisti educatori italiani (APEI) ha inviato una missiva al Ministro dell'istruzione evidenziando l'importanza di un approccio pedagogico nel contesto dell'educazione per tutto il segmento di età da zero a sei anni, sostenendo proprio la necessità di inserire nei ruoli professionali, a fianco di bambine e bambini, i professionisti dell'educazione.
Ritengo sia indispensabile che il Ministero faccia proprie tali proposte nello sviluppo del sistema integrato, assicurando un pieno riconoscimento del contributo delle professioni pedagogiche attraverso la scelta del loro utilizzo per tutto il segmento 0-6. Ciò in quanto i laureati in ambito pedagogico sono i professionisti più in grado di saper rispondere con consapevolezza e competenza alle esigenze educative dei bambini e delle bambine.
Per tali ragioni è opportuno inserire la figura dell'educatore dei servizi educativi per l'infanzia non solo nei nidi, ma anche nella scuola dell'infanzia, in quanto l'educatore professionale socio-pedagogico è un professionista che lavora con tutte le età della vita da zero a sei anni, si è laureato in scienze dell'educazione e della formazione. Al contempo è necessario affidare il coordinamento pedagogico dei servizi educativi e della scuola dell'infanzia alla figura del pedagogista, il quale rappresenta il più grande esperto di educazione infantile, essendo proprio conoscitore dei processi di sviluppo dei bambini.
La figura del pedagogista appare anche quella più consona all'affidamento della funzione di promozione e valorizzazione delle competenze genitoriali. Se, dunque, era già necessario l'inserimento a regime di tale figura, lo è ancora di più in questo periodo di emergenza epidemiologica, in quanto c'è il rischio di conseguenze nefaste per lo sviluppo della personalità umana. Se negli ultimi anni si è giunti a un livello di riflessione e consapevolezza sul tema dell'educazione prescolare abbastanza matura anche a livello normativo, è giunta l'ora di porre basi più solide, in modo da arrivare al più presto alla creazione di un orizzonte educativo nel segmento 0-6 alla base di un vero e proprio sistema integrato. Senza l'inserimento e l'impiego a pieno regime di educatori socio-pedagogici e pedagogisti, figure i cui percorsi di studio si pongono l'una in linea di continuità con l'altra, anche in affinità ai percorsi formativi degli insegnanti della scuola dell'infanzia, raggiungere l'obiettivo prefigurato risulterebbe ben più arduo e difficoltoso, anche nell'ottica della migliore spesa delle risorse stanziate, che ammontano a 309 milioni di euro all'anno per il quinquennio 2021-2025.
TARICCO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TARICCO (PD). Signor Presidente, intervengo cogliendo a pretesto il richiamo dell'interrogazione 4-04125, del 5 ottobre del 2020, con la quale ponevo il tema dell'accessibilità da parte di familiari e visitatori alle RSA.
L'8 maggio di quest'anno è stata approvata un'ordinanza di accesso familiari e visitatori da parte del Ministero della salute. In detta ordinanza, purtroppo, è rimasta tutta una serie di incertezze interpretative, legate alle disponibilità di personale e alle condizioni favorevoli, che, di fatto, hanno scaricato gran parte delle decisioni sulle spalle del direttore sanitario delle strutture. Questo ha comportato, nella maggior parte delle strutture, una scarsa disponibilità all'apertura agli ospiti, visitatori e familiari.
Dato che detta ordinanza è in scadenza alla fine di luglio del corrente mese, sono a richiamare, cogliendo a pretesto proprio l'interrogazione cui facevo riferimento prima, il Ministero della salute a emanare, nella nuova ordinanza, definizioni più puntuali, che non scarichino sulla valutazione da parte del direttore sanitario delle condizioni di contesto.
Questo porterà - come è successo negli ultimi mesi - a una ampiamente difforme applicazione dell'ordinanza nelle varie strutture e, in molti casi, a ragionare più a tutela della struttura che non sulle finalità dell'ordinanza, e cioè stabilire condizioni e regole per l'accesso di familiari e visitatori alle strutture. Questo anche in un'ottica di benessere complessivo degli ospiti delle stesse. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 22 luglio 2021
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 22 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,22).
Allegato B
Parere espresso dalla 1a Commissione permanente sul disegno di legge n. 2320
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo, con le seguenti osservazioni:
- all'articolo 58, commi 4 e 5, sarebbe opportuno prevedere un coinvolgimento della Conferenza unificata nel procedimento di adozione dei decreti ministeriali previsti in materia di contributi alle istituzioni scolastiche;
- all'articolo 61, comma 1, sarebbe opportuno prevedere un coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni nel riparto del Fondo italiano per la scienza;
- all'articolo 68, comma 7, occorrerebbe prevedere un coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni diverso dalla mera comunicazione.
Integrazione alla relazione orale della senatrice Modena sul disegno di legge n. 2320
I commi 1-quater e 1-quinquies modificano la disciplina delle attività svolte dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia-INGV, assegnando a tal fine all'Istituto un contributo di 15 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2022. Il comma 1-septies stabilisce che i fabbricati ubicati nei Comuni colpiti dagli eventi sismici verificatisi il 21 agosto 2017 nell'isola di Ischia sono esenti dall'applicazione dell'imposta municipale e dal tributo per i servizi indivisibili a decorrere dalla rata scadente successivamente al 21 agosto 2017 fino alla definitiva ricostruzione o agibilità dei fabbricati stessi e comunque fino all'anno di imposta 2023. Il comma 3 della disposizione differisce al 1° gennaio 2022 1'efficacia delle disposizioni istitutive della cosiddetta plastic tax ovvero dell'imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego. Il comma 4 proroga al 31 dicembre 2022 il termine per la contestazione delle sanzioni tributarie applicabili nei confronti dei soggetti che non abbiano provveduto a dichiarare al catasto edilizio urbano i fabbricati rurali presenti nei terreni ubicati nei Comuni colpiti dal sisma del 24 agosto, del 26 e 30 ottobre 2016 e dal sisma del 18 gennaio 2017. Il comma 4-bis, inserito dalla Camera dei deputati, differisce fino al 31 dicembre 2021, ampliandola ulteriormente, la possibilità di aumentare i quantitativi di rifiuti non pericolosi derivanti da attività di costruzione e demolizione, a seguito degli eventi sismici verificatisi in Italia centrale a partire dal 24 agosto 2016, che possono essere trattati negli impianti di recupero.
L'articolo 9-bis proroga dal 30 giugno al 31 luglio 2021 il termine di approvazione delle tariffe e dei regolamenti della tassa rifiuti (TARI) e della tariffa corrispettiva per l'anno 2021.
L'articolo 9-ter, introdotto durante l'esame presso la Camera dei deputati, proroga al 15 settembre 2021, per i contribuenti che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale-ISA, il temine di versamento delle imposte risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, IRAP e IVA, scadenti dal 30 giugno al 31 agosto 2021.
L'articolo 10, comma l, reitera per l'anno di imposta 2021, relativamente agli investimenti sostenuti dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2021, le agevolazioni fiscali per le spese di investimento in campagne pubblicitarie a favore degli organismi sportivi già previsto per il secondo semestre del 2020. Ai sensi del comma 2, la relativa spesa è autorizzata nel limite di 90 milioni di euro per l'anno 202l. I commi 3 e 4 dell'articolo 10 disciplinano l'Istituzione e le modalità di riparto, per l'anno 2021, di un fondo con una dotazione di 86 milioni di euro (nel testo originario la dotazione era di 56 milioni), in termini di tetto di spesa, al fine di riconoscere un contributo a fondo perduto a ristoro delle spese sanitarie sostenute da società sportive professionistiche e da società e associazioni sportive dilettantistiche (che rispondano a determinati requisiti) per la sanificazione e prevenzione, nonché per l'effettuazione di test di diagnosi dell'infezione da Covid-19. L'articolo 10, commi da 5 a 7, prevede il rifinanziamento, per 190 milioni di euro per l'anno 2021, del Fondo unico per il sostegno delle associazioni sportive e società sportive dilettantistiche.
L'articolo I0, commi 8-14 amplia il perimetro soggettivo e potenzia la dotazione finanziaria dei comparti per finanziamenti di liquidità previsti dall'articolo 14, commi 1 e 2, del decreto-legge n. 23 del 2020, e cioè il Fondo di garanzia per l'impiantistica sportiva (la cui dotazione aumenta di 30 milioni di euro per l'anno 2021) e il Fondo speciale per la concessione di contributi in conto interessi sui finanziamenti all'impiantistica sportiva (la cui dotazione aumenta di 13 milioni di euro per l'anno 2021).
L'articolo 11 incrementa di 1,2 miliardi di euro per l'anno 2021 la dotazione del Fondo rotativo a sostegno delle imprese che operano sui mercati esteri, cd. Fondo legge n. 394/1981. Incrementa inoltre di 400 milioni di euro per l'anno 2021 il Fondo per la promozione integrata verso i mercati esteri, perché questo operi in modo complementare con il Fondo legge n. 394/1981 (ai sensi di quanto previsto dall'articolo 72, comma l, lett. d) del decreto legge n. 18/2020).
L'articolo 11-bis riproduce il contenuto dall'articolo 1 del decreto-legge n. 99 del 2021. I commi da 1 a 5, 7 e 9 riguardano le misure premiali per l'utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici (cosiddetto cashback) previste per il primo e secondo semestre dell'anno 2021 e per il primo semestre dell'anno 2022.
L'articolo 11-bis, commi 6 e 8 - introdotto nel corso dell'esame presso la Camera e che riproduce il contenuto dell'articolo l, commi 6 e 8, del decreto legge 99/2021 (di cui l'articolo 1 del disegno di legge di conversione del presente decreto n. 73 riformulato dalla Camera - dispone l'abrogazione, con salvezza degli effetti già prodottisi) - istituisce per il 2022, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un Fondo destinato a concorrere al - finanziamento di interventi di riforma in materia di ammortizzatori sociali, con una dotazione di 1.497,75 milioni di euro.
L'articolo 11-bis, introdotto dalla Camera dei deputati, riprende il contenuto dall'articolo 1 del decreto-legge n. 99 del 2021. Il comma 10 prevede un credito d'imposta pari al 100 per cento delle commissioni addebitate per transazioni effettuate con strumenti di pagamento tracciabili a decorrere dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022.
L'articolo 11-ter riproduce l'articolo 5 del decreto legge n. 99/2021. Il comma 1 dispone l'erogazione delle quote del contributo agli investimenti produttivi delle micro, piccole e medie imprese, successive alla prima e spettanti nell'ambito della misura agevolativa denominata "Nuova Sabatini", in un'unica soluzione, a determinate condizioni.
L'articolo 11-quater, introdotto nel corso dell'esame alla Camera dei deputati, oltre a differire i termini per la restituzione del prestito di 400 milioni di euro disposto ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge n. 137 del 2019 (comma 1) a beneficio del gruppo Alitalia SAI, dispone la prosecuzione dell'attività delle medesime società nelle more del pronunciamento della Commissione europea sul piano industriale della nuova società ITA spa (comma 2) e contiene disposizioni in merito alle modalità del trasferimento dei complessi aziendali di Alitalia SAI individuati nel citato piano industriale, a seguito della decisione della Commissione europea sullo stesso e in conformità ad essa (comma 3).
L'articolo 11-octies, comma l, introduce nel decreto in esame modifiche al decreto legislativo n. 385 del 1993 (Testo unico bancario - TUB) volte a rendere certe e trasparenti le condizioni di accesso al credito al consumo per il sostegno alle famiglie, in considerazione degli effetti economici dell'emergenza epidemiologica.
Il Titolo II (articoli da 12 a 25-bis) reca misure per l'accesso al credito e la liquidità delle imprese. Si segnalano, in particolare, le seguenti disposizioni.
L'articolo 12 introduce uno strumento di garanzia pubblica, attraverso il Fondo di garanzia PMI, su portafogli di nuovi finanziamenti a medio lungo termine (6-15 anni) concessi a imprese con numero di dipendenti non superiore a 499 (dunque, PMI e imprese cd. mid cap) finalizzati per almeno il 60 per cento a progetti di R&S e innovazione e/o a programmi di investimenti.
L'articolo 12-bis modifica il comma 2 dell'articolo 71 del decreto legge n. 104 del 2020 (cosiddetto decreto "Agosto") prevedendo la possibilità per i Fondi di investimento alternativi (FIA) italiani riservati di prorogare ulteriormente il periodo di sottoscrizione, ai fini del completamento della raccolta del patrimonio, fino al 31 dicembre 2021.
L'articolo 13 proroga al 31 dicembre 2021 e, contestualmente, rivede la disciplina sull'intervento straordinario in garanzia di SACE e del Fondo di garanzia PMI.
L'articolo 13, comma 7-bis sospende fino al 30 settembre 2021 i termini di scadenza relativi a vaglia cambiari, cambiali e altri titoli di credito e a ogni altro atto avente efficacia esecutiva, che ricadono o decorrono nel periodo dal 1° febbraio 2021 al 30 settembre 2021.
L'articolo 14 esenta temporaneamente da imposizione le plusvalenze realizzate da persone fisiche che derivano dalla cessione di partecipazioni al capitale di imprese start up innovative e PMI innovative, nonché le plusvalenze reinvestite in start up e PMI innovative, a specifiche condizioni legate al momento della sottoscrizione delle quote e al mantenimento dell'investimento nel tempo.
Il comma 4-bis dell'articolo 14, introdotto alla Camera, proroga dal 30 giugno al 15 novembre 2021 i termini per il versamento dell'imposta sostitutiva dovuta per la rivalutazione fiscale di terreni e partecipazioni, nonché per la redazione della relativa perizia giurata di stima.
L'articolo 15 istituisce un'apposita sezione nell'ambito del Fondo di garanzia per le PMI destinata a sostenere l'accesso a canali alternativi di finanziamento da parte delle imprese con numero di dipendenti non superiore a 499.
L'articolo 16 proroga fino al 31 dicembre 2021 il termine della moratoria ex lege per il rimborso dei finanziamenti (mutui, finanziamenti a rimborso rateale, prestiti non rateali, linee di credito) in essere a favore delle PMI, limitatamente alla sola quota capitale, ove applicabile.
L'articolo 17, modificato alla Camera, interviene sulla disciplina del cosiddetto Patrimonio Destinato, istituito dal decreto rilancio in seno a Cassa depositi e prestiti per effettuare interventi e operazioni di sostegno c rilancio del sistema economico-produttivo italiano, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da Covid-19.
L'articolo 18 incide sulla disciplina della variazione dell'imponibile IVA o dell'imposta dovuta c, dunque, sul diritto di portare in detrazione l'imposta corrispondente alle variazioni in diminuzione, nel caso di mancato pagamento del corrispettivo legato a procedure concorsuali ed esecutive individuali. In particolare le norme in esame, per le procedure concorsuali ripristinano la possibilità di esercitare il diritto alla detrazione da mancato pagamento - emettendo nota di credito IVA già a partire dalla data in cui il cedente o il prestatore è assoggettato a una procedura concorsuale, in luogo di dover attendere l'infruttuoso esperimento - della stessa.
L'articolo 19 proroga al 31 dicembre 2021 la possibilità riconosciuta alle società che cedono a titolo oneroso crediti pecuniari vantati nei confronti di debitori inadempienti di trasformare in credito d'imposta le attività per imposte anticipate (Deferred Tax Assets, DTA).
L'articolo 20 consente anche ai soggetti con un volume di ricavi o compensi non inferiori a 5 milioni di euro di usufruire in un'unica quota annuale del credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi a determinate condizioni.
L'articolo 21 incrementa le risorse del Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, al fine di consentire agli enti territoriali, che si trovino in uno stato di carenza di liquidità, di poter far fronte ai debiti commerciali diversi da quelli finanziari e sanitari.
L'articolo 22 modifica per l'anno 2021 il limite annuo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili, elevandolo a 2 milioni di euro.
L'articolo 23 consente al Ministero dell'economia e delle finanze di rafforzare il capitale sociale o la dotazione patrimoniale della nuova società per il trasporto aereo, Italia Trasporto Aereo S.p.A.-ITA S.p.A. nonché di effettuare la sottoscrizione di aumenti di capitale e di strumenti di patrimonializzazione di società controllate sopprimendo il riferimento all'anno 2020 contenuto sia nell'articolo 79, comma 4, del decreto-legge n. 18 del 2020 sia nell'articolo 66 del decreto-legge n. 104 del 2020.
L'articolo 23-ter prevede la possibilità per le banche popolari di emettere azioni nei casi e nei modi previsti dall'articolo in esame, previa modifica dello statuto sociale e autorizzazione all'emissione da parte della Banca d'Italia. La novella consente ai soci finanziatori di detenere azioni di finanziamento anche in deroga al limite dell'1 per cento, ovvero al limite più contenuto fissato dallo statuto a norma dell'articolo 30, comma 2 del TUB.
L' articolo 24, comma 1, incrementa la dotazione del fondo per il sostegno alle grandi imprese di cui all'articolo 37 del decreto-legge n. 41 del 2021 di 200 milioni di euro per il 2021. L'articolo 24, comma 2, prevede la possibilità, al fine di scongiurare il rischio di interruzione del servizio di trasporto aereo di linea di passeggeri e garantire la continuità territoriale, attualmente assicurata da Alitalia-Società Aerea Italiana S.p.A. di concedere un prestito a titolo oneroso alla società in questione e alle altre società del medesimo gruppo ln amministrazione straordinaria.
Il Titolo III (articoli da 26 a 35-ter) reca misure per la tutela della salute. Si segnalano, in particolare, le seguenti disposizioni.
L'articolo 28 istituisce un Fondo nello stato di previsione del Ministero dell'economia - e delle finanze con una dotazione di 500 milioni di euro per l'anno 2021 finalizzato a consentire la partecipazione dell'Italia alle iniziative multilaterali per il finanziamento dei beni pubblici globali in materia di salute e clima.
I commi da 1 a 5 dell'articolo 31 prevedono un credito d'imposta spettante alle imprese che effettuano attività di ricerca e sviluppo per i farmaci, inclusi i vaccini, nella misura del 20 per cento dei costi sostenuti dal 1° giugno 2021 al 31 dicembre 2030, entro l'importo massimo annuale per ciascun beneficiario di 20 milioni di euro.
L'articolo 31-bis, inserito durante l'esame alla Camera concede - in via sperimentale per il 2021 un credito d'imposta, pari al 17 per cento delle spese sostenute per reagenti e apparecchiature destinate alla ricerca scientifica, in favore di Enti di ricerca privati senza finalità di lucro.
L'articolo 31-ter, introdotto alla Camera dei deputati, assoggetta ad aliquota Iva ridotta al 5 per cento, dal 1° luglio al 31 dicembre 2021, i reagenti e le apparecchiature diagnostiche destinati a progetti di ricerca scientifica nel campo delle biotecnologie e della biomedicina integralmente finanziati dall'Unione europea e acquistati da Università, Enti pubblici di ricerca, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e dagli enti di ricerca privati senza finalità di lucro.
L'articolo 31-quater interviene sulla disciplina del "Fondo rotativo per la concessione di contributi agli interessi", gestito da SIMEST S.p.A.
L'articolo 32 introduce per i soggetti esercenti attività d'impresa, arti e professioni, gli enti non commerciali, nonché per le strutture ricettive extra alberghiere a carattere non imprenditoriale munite di codice identificativo regionale ovvero, in mancanza, identificate mediante autocertificazione in merito allo svolgimento dell' attività ricettiva di bed and breakfast un credito di imposta nella misura del 30 per cento di alcune spese sostenute nei mesi di giugno, luglio ed agosto 2021 per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione.
L'articolo 33-bis attribuisce un contributo pari a 5 milioni di euro per l'anno 2021 all'Ospedale pediatrico Istituto Giannina Gaslini di Genova, nonché un contributo pari complessivamente a 5 milioni di euro per l'anno 2021 a favore degli Istituti pediatrici di ricovero c cura a carattere scientifico.
I commi 1-3 dell'articolo 34, modificato nel corso dell'esame alla Camera, autorizzano per l'anno 2021 la spesa di 1.650 milioni di euro per gli interventi di competenza del Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 da trasferire sull'apposita contabilità speciale ad esso intestata, condizionata alla sua previa richiesta motivata. I commi da 4 a 6 e 10 dell'articolo 34 dettano disposizioni per l'attuazione della Raccomandazione della Commissione del 17 marzo 2021, relativa ad un approccio comune per istituire una sorveglianza sistematica del SARS-CoV-2 e delle sue varianti nelle acque refluc. Il comma 7 dell'articolo 34 prevede che le regioni e le province autonome possano demandare la somministrazione dei vaccini contro il Covid-19 anche ai soggetti e alle strutture privati, accreditati e convenzionati con il Servizio sanitario della regione (o della provincia autonoma), mediante un'integrazione, per la suddetta finalità e con riferimento all'anno 2021, del relativo accordo contrattuale.
Il comma 9-ter è finalizzato a dare completa attuazione - alla normativa vigente che istituisce l'area delle professioni sociosanitarie per far fronte al perdurare dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. Allo scopo si prevede di collocare il personale dipendente del SSN appartenente ai profili professionali di assistente sociale, sociologo e operatore sociosanitario, già collocato nei ruoli tecnici, nel nuovo ruolo sociosanitario che viene istituito nell'ambito del personale dipendente degli enti ed aziende del SSN dal presente comma senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. I commi da 10-bis a 10-quinquies dell'articolo 34 estendono il sistema di ricezione dei dati individuali in forma anonimizzata - cioè, priva del codice fiscale dell'assistito con riferimento ai medicinali venduti dalle farmacie e non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale, a quelli distribuiti dalle farmacie per conto delle strutture del medesimo Servizio sanitario nonché ai dispositivi medici venduti dalle medesime farmacie.
Il comma 1 dell'articolo 35 modifica, per il 2021, alcuni criteri per la determinazione dei fabbisogni standard regionali nel settore sanitario in relazione alla scelta delle regioni benchmark e del riparto regionale delle risorse per la sanità relative ad un 15 per cento del totale in base alla popolazione residente. Il comma 2 incrementa inoltre dallo 0,25 per cento allo 0,32 per cento la percentuale di riparto della quota premiale calcolata nell'ambito del fabbisogno sanitario complessivo delle Regioni.
A decorrere dal 1° gennaio 2022, l'articolo 35-ter istituisce, nello stato di previsione del MEF, un unico Fondo del valore di 1.000 milioni di euro annui destinato al concorso al rimborso alle regioni per l'acquisto dei farmaci innovativi (viene dunque superata la distinzione fra farmaci innovativi e farmaci innovativi oncologici).
Il Titolo IV (articoli da 36 a 50-quater) reca misure in materia di lavoro e politiche sociali. Si segnalano, in particolare, le seguenti disposizioni.
L'articolo 36 rinnova il Reddito di emergenza (Rem) per ulteriori quattro quote, relative alle mensilità di giugno, luglio, agosto e settembre 2021. L'articolo 37 esclude dai limiti di reddito previsti per il riconoscimento dell'indennità denominata reddito di ultima istanza erogata in favore dei lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria - ogni emolumento, corrisposto dai medesimi enti ad integrazione del reddito a titolo di invalidità, avente natura previdenziale, che risponda alle medesime finalità dell'assegno ordinario di invalidità (già escluso dai suddetti limiti di reddito in base alla normativa vigente).
L' articolo 37-bis incrementa di 40 milioni di euro per l'anno 2022 il Fondo per le non autosufficienze allo scopo di finanziare specificamente programmi di assistenza domiciliare ed assistenza domiciliare integrata, per potenziare l'assistenza ed i servizi relativi ai progetti di vita indipendente per le persone con disabilità e-non autosufficienti.
I commi 1 e 2 dell'articolo 40 prevedono, in via transitoria, per alcuni datori di lavoro, nel rispetto di un limite di spesa pari a 557,8 milioni di euro per il 2021, la possibilità di ricorso a trattamenti straordinari di integrazione salariale in base ad una specifica fattispecie, ivi definita, con criteri di calcolo della misura cd una durata massima diversi rispetto a quelli previsti dalla disciplina generale per i medesimi trattamenti (concessi in base alle causali definite da quest'ultima). Per i trattamenti di cui ai commi in esame non si applica la contribuzione addizionale a carico del datore di lavoro, prevista dalla disciplina generale in caso di ammissione ai trattamenti ordinari o straordinari di integrazione salariale.
Il comma 3 dell'articolo 40 prevede, in via transitoria, nel rispetto di un limite di minori entrate contributive pari a 163,7 milioni di euro per il 2021 l'esonero dalla contribuzione addizionale a carico del datore di lavoro, prevista dalla disciplina generale in caso di ammissione ai trattamenti ordinari o straordinari di integrazione salariale.
L'articolo 40, ai commi 4 e 5, preclude la possibilità di avviare le procedure di licenziamento individuale e collettivo (restando, altresì, sospese nel medesimo periodo le procedure pendenti avviate dopo il 23 febbraio 2020), nonché di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo (restando altresì sospese le procedure in corso per la medesima causale), ai datori di lavoro privati che, a decorrere dalla data del 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, sospendono o riducono l'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da Covid-19 e che presentino domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale per la durata del trattamento medesimo fruito entro il 31 dicembre 2021 (comma 4). Alle preclusioni e sospensioni di cui sopra sono previste specifiche eccezioni (comma 5).
II comma 1 dell'articolo 404) bis prevede, in relazione a situazioni di particolare difficoltà, presentate al Ministero dello sviluppo economico, la possibilità del riconoscimento di un periodo di trattamento straordinario di integrazione salariale in favore di datori di lavoro che, per esaurimento dei limiti di durata, non potrebbero più ricorrere ai trattamenti di integrazione salariale (ordinaria o straordinaria); per il periodo così ammesso è riconosciuta altresì l'esonero dalla contribuzione addizionale a carico del datore di lavoro, prevista dalla disciplina generale in caso di concessione di trattamenti ordinari o -straordinari di integrazione salariale.
L'articolo 41 istituisce, in via eccezionale, dal 10 luglio 2021 e fino al 31 ottobre 2021, il "contratto di rioccupazione", quale contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato diretto a incentivare l'inserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori disoccupati nella fase di ripresa delle attività, dopo l'emergenza epidemiologica.
L'articolo 41 -bis modifica, in via temporanea, la disciplina dei contratti di lavoro dipendente a tempo determinato nel settore privato.
I commi da 1 a 8 dell'articolo 42 riconoscono un'indennità una tantum, pari a 1.600 euro, in favore di alcune categorie di lavoratori.
L'articolo 45 prevede, dal 26 maggio 2021 al 31 dicembre 2021, la possibilità - già riconosciuta per il 2020 di prorogare ulteriormente per un massimo di sei mesi (che si aggiungono al limite massimo di 12 mesi finora previsto) il trattamento straordinario di integrazione salariale per le aziende con particolare rilevanza strategica che cessano l' attività produttiva, qualora le azioni necessarie alla salvaguardia occupazionale e al completamento del processo di cessazione aziendale avviato abbiano incontrato fasi di particolare complessità.
L'articolo 46, comma 1, autorizza una spesa, nel limite di 70 milioni di euro per il 2021, per far fronte agli oneri di funzionamento correlati all'esercizio delle funzioni dei centri per l'impiego, in connessione con l'incremento delle dotazioni organiche previsto dal Piano straordinario di potenziamento dei centri per l'impiego e delle politiche attive del lavoro. L'articolo 48-bis introduce per le imprese un credito d'imposta pari al 25 per cento delle spese sostenute in attività di formazione di alto livello, in particolare in ambiti legati allo sviluppo di nuove tecnologie e all'approfondimento delle conoscenze tecnologiche.
I commi 2, 3, 6, 7, 10 e 11 dell'articolo 50-bis costituiscono la trasposizione di alcuni commi dell'articolo 4 del decreto legge 30 giugno 2021, n. 99 decreto legge di cui l'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto in esame n. 73 (nel testo riformulato dalla Camera) prevede l'abrogazione, con la salvezza degli effetti già prodottisi. I commi in esame recano alcune modifiche ed integrazioni alla disciplina sui trattamenti di integrazione salariale con causale Covid-19.
L'articolo 50-bis, commi 8 e 9 riproduce il contenuto dell'articolo 4, commi 11 e 12, del (1.1. 99/2021 (di cui l'articolo 1 del disegno di legge di conversione del presente decreto n. 73 riformulato dalla Camera - dispone l'abrogazione, con salvezza degli effetti già prodottisi) istituendo nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle il Fondo per il potenziamento delle competenze e la riqualificazione professionale dei lavoratori beneficiari di determinati sussidi, con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro per il 2021.
L'articolo 50-ter autorizza il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri a bandire, nel limite massimo di spesa di cui al comma 6, procedure selettive per l'assegnazione al Ministero della cultura, al Ministero della giustizia e il Ministero dell'istruzione di personale con contratto di lavoro della durata di diciotto mesi e con orario di lavoro pari a diciotto ore settimanali; a tali procedure sono prioritariamente ammessi i soggetti già inquadrati come tirocinanti nell'ambito dei percorsi di formazione e lavoro presso i suddetti Ministeri.
Il Titolo V (articoli da 51 a 57-bis) reca misure riguardanti gli enti territoriali. Si segnalano, in particolare, le seguenti disposizioni.
L'articolo 51 interviene in materia di trasporto pubblico locale, incrementando di 4-50 milioni per il 2021 il fondo per garantire l'erogazione dei servizi aggiuntivi programmati di trasporto pubblico locale e regionale (commi 1-4), prevedendo la destinazione di parte di tali risorse anche alla compensazione dei minori ricavi tariffari passeggeri di taluni servizi in concessione governativa (commi 5 e 6), nonché istituendo un apposito fondo di 50 milioni di euro per il 2021 in favore delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e degli istituti scolastici che adottino i piani degli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola e iniziative per la mobilità sostenibile, previa nomina del mobility manager (commi 7 e 8).
L'articolo 51-bis contiene una proroga di termini per il ricorso alla Convenzione Consip per il rinnovo dei mezzi di trasporto destinati ai servizi di trasporto pubblico locale e regionale, nonché ulteriori disposizioni in materia di Consip Spa.
L'articolo 52, ai commi l, 1-bis, 1-ter, 1-quater, 2 e 4:
i) istituisce un fondo per la riduzione del disavanzo eventualmente registrato dagli enti locali a seguito dell'applicazione della disciplina legislativa (art. 39-ter, comma l, del decreto legge 30 dicembre 2019, n. 162) in materia di contabilizzazione del fondo anticipazioni di liquidità (FAL) introdotta a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 4 del 2020 (comma l);
ii) consente ai comuni un ripiano decennale del maggior disavanzo derivante dalla predetta contabilizzazione delle anticipazioni di liquidità concesse dallo Stato (comma 1-bis, introdotto alla Camera);
iii) detta disposizioni per la rappresentazione contabile nei bilanci di previsione e nei rendiconti della gestione del FAL (comma 1-ter, anch'esso introdotto in prima lettura); iv) stabilisce che. a seguito dell'utilizzo del contributo eventualmente ottenuto in sede di riparto del Fondo di cui al comma l, il maggior ripiano del disavanzo (conseguente alla ricostruzione del FAL) applicato al bilancio di previsione 2021 (primo esercizio del piano decennale) rispetto a quanto previsto dal comma 1-bis (cioè dal piano di rientro decennale) può non essere applicato al bilancio degli esercizi successivi.
Il comma 2 dispone il differimento al 31 luglio 2021 dei termini per la deliberazione del rendiconto di gestione per il 2020 e per la deliberazione del bilancio di previsione 2021-2023 per gli enti locali che hanno incassato le anticipazioni di liquidità per il pagamento dei debiti commerciali scaduti contratti dalla pubblica amministrazione.
L'articolo 53, modificato nel corso dell'esame alla Camera, istituisce un Fondo di 500 milioni di euro per l'anno 2021 in favore dei comuni, al fine di adottare misure urgenti di solidarietà alimentare e di sostegno alle famiglie che versano in stato di bisogno per il pagamento dei canoni di locazione e delle utenze domestiche.
L'articolo 54, in attuazione di quanto disposto dalla legge di stabilità 2015 a recepimento dell'accordo del 15 ottobre 2014, stabilisce l'erogazione alle Province autonome di Trento e di Bolzano di 60 milioni di euro ciascuna, come restituzione delle riserve all'erario di cui alla legge di stabilità 2014.
L'articolo 56-ter dispone che le aziende speciali e le società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, che abbiano registrato un risultato negativo in quattro dei cinque esercizi precedenti, possano evitare la messa in liquidazione in presenza di un piano di risanamento aziendale che comprovi il riequilibrio economico delle attività svolte.
Il Titolo VI (articoli da 58 a 64) reca misure relative a giovani, scuola e ricerca. Si segnala in particolare quanto segue.
L'articolo 58, comma 1, demanda ad ordinanze interministeriali l'adozione di misure per l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2021/2022, in merito a: data di inizio delle lezioni; procedure e tempi riguardanti le immissioni in ruolo, le utilizzazioni, le assegnazioni provvisorie e le supplenze; eventuale integrazione e rafforzamento degli apprendimenti; necessità degli studenti con patologie gravi o immunodepressi. Il comma 4-sexies sempre ai fini dell'avvio dell'anno scolastico 2021/2022, prevede l'istituzione di tavoli di coordinamento per la definizione del più idoneo raccordo fra gli orari delle attività didattiche e gli orari dei servizi di trasporto pubblico locale.
L'articolo 58, comma 2, lettera e), riguarda la validità dell'anno scolastico o formativo 2020/2021 relativo ai sistemi regionali di istruzione e formazione professionale (IeFP), ai sistemi regionali che realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) e agli Istituti tecnici superiori (ITS), e la possibilità per gli stessi di continuare a percepire risorse a valere sui Fondi strutturali di investimento europei anche qualora si determini una riduzione dei livelli qualitativi e quantitativi delle attività formative svolte.
L' articolo 58, comma 2, lettera f), modifica la disciplina relativa ai termini minimi di permanenza del personale docente nella sede di prima assegnazione, riducendo gli stessi (da 5) a 3 anni. Al contempo, introduce nuove limitazioni relative alla mobilità in corso di carriera, finalizzate a salvaguardare la continuità didattica, che si applicano a decorrere dalle operazioni di mobilità relative all'anno scolastico 2022/2023.
L'articolo 58, commi da 3 a 4-quinquies, da 4-septies a 5-bis, stanzia nuove risorse volte a contenere il rischio epidemiologico nell'anno scolastico 2021/2022, ovvero a garantirne l'ordinato avvio.
L'articolo 58, comma 5-ter e 5-quater prevede l'erogazione alle scuole di contributi per la concessione in comodato d'uso gratuito agli studenti appartenenti a nuclei familiari a basso reddito di dispositivi digitali dotati di connettività, al fine, fra l' altro, di favorire la fruizione della didattica digitale integrata.
L'articolo 59 reca disposizioni specifiche per la copertura dei posti, comuni e di sostegno, di personale docente nelle scuole di ogni ordine c grado, per l'anno scolastico 2021/20229 e per la semplificazione delle procedure concorsuali per l'immissione in ruolo del medesimo personale, a cominciare da quelle relative alle classi di concorso delle materie scientifiche e tecnologiche.
L'articolo 60 istituisce, nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca, per l'anno 2021, un fondo con dotazione pari a 50 milioni di euro, destinato a promuovere attività di orientamento e tutorato rivolte a studenti che necessitano di azioni specifiche per l'accesso ai corsi di formazione superiore nonché di azioni di recupero e inclusione riferite anche a studenti con disabilità e con disturbi specifici dell'apprendimento. L'articolo reca altresì disposizioni relative ai concorsi di accesso alle scuole di specializzazione in medicina.
L'articolo 61 istituisce, nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca, il "Fondo italiano per la scienza" con una dotazione di 50 milioni di euro per l'anno 2021 e di 150 milioni di euro a decorrere dall'anno 2022.
Per il 2021, l'articolo 63 incrementa di 135 milioni di euro il Fondo per le politiche della famiglia. Tali risorse sono destinate al finanziamento delle iniziative dei Comuni rivolte al potenziamento dei centri estivi, dei servizi socioeducativi territoriali e dei centri con funzione educativa e ricreativa destinati alle attività dei minori.
L'articolo 63-bis modifica l'articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 112 del 2008, al fine di prevedere, nell'ambito delle convenzioni accessorie al rilascio dei permessi di costruire, concernenti la realizzazione di nuovi edifici residenziali che le amministrazioni competenti individuino in termini preferenziali, tra le opere da realizzare a L scomputo degli oneri di urbanizzazione primaria, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, secondo periodo del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, quelle necessarie ad assicurare il collegamento in fibra ottica tra l'edificio e il nodo di connessione più vicino.
L'articolo 64 proroga fino al 31 dicembre 2021 alcune disposizioni riguardanti l'operatività e l'estensione dei requisiti di accesso del Fondo di solidarietà per i mutui per l'acquisto della prima casa ("Fondo Gasparrini"), già previste a legislazione vigente a seguito dell'emergenza da Covid-19 (comma 1). Incrementa (di 290 milioni di euro per il 2021 e di 250 milioni di euro per il 2022) la dotazione del Fondo di garanzia per la prima casa, modificando taluni requisiti per l'accesso ai benefici dello stesso (commi da 2 a 5).
Il Titolo VII (articoli da 65 a 67-bis) reca misure in materia di cultura. Si segnala in particolare quanto segue.
L'articolo 65, comma 9, incrementa di 70 milioni di euro le risorse per l'assegnazione della cosiddetta Card cultura introdotta per la prima volta nel 2016 ai giovani che compiono 18 anni nel 2021.
Il comma 9-quinquies dell'articolo 67, - in primo luogo, differisce dal 30 giugno 2021 al 31 dicembre 2021 alcuni termini temporali, relativi al processo di riequilibro finanziario dell'INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani "Giovanni Amendola") e alla sospensione della norma sull'eventuale commissariamento. In secondo luogo, si prevede l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio - Dipartimento per l'informazione e l'editoria, di una - commissione tecnica, al fine di consentire i necessari approfondimenti sulle misure di riforma volte al riequilibrio della gestione previdenziale sostitutiva dell'INPGI. I lavori della commissione devono concludersi entro il 20 ottobre 2021.
L'articolo 67, comma 13-bis, prevede una proroga dei poteri di istruttoria dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCM) in merito alla verifica della sussistenza di posizioni lesive del pluralismo nei mercati delle comunicazioni elettroniche. L'articolo in questione proroga il termine che era stato previsto dall'articolo 4-bis, comma 1 del decreto-legge n. 125 del 2020.
Il Titolo VIII (articoli da 68 a 73-quinquies) reca misure in materia di agricoltura e trasporti. Si segnala in particolare quanto segue.
L'articolo 68 reca una serie di misure relative al comparto agricolo. Esso innalza al 9,5 per cento, limitatamente al 2021, la misura delle percentuali di compensazione IVA applicabili alle cessioni di animali vivi delle specie bovina e suina (commi 1 e 2). Estende ai settori dell'agricoltura, della pesca e della silvicoltura la possibilità di cumulare la garanzia del Fondo centrale di garanzia delle PMI con altre forme di garanzia acquisite sui finanziamenti per operazioni- di investimento immobiliare a determinate condizioni (comma 3). Istituisce nello stato di previsione del MIPAAF il Fondo per il sostegno del settore bieticolo saccarifero, con una dotazione di 25 milioni di euro per il 2021 (commi 4-8). Estende alle donne a prescindere dall' età l'applicabilità delle misure agevolative per lo sviluppo dell'imprenditorialità in agricoltura e del ricambio generazionale (concessione di mutui agevolati e di un contributo a fondo perduto) (comma 9). Gli addetti allo svolgimento dell'attività agrituristica sono considerati lavoratori agricoli anche ai fini della valutazione del rapporto di connessione tra attività agricola ed attività agrituristica (commi 10-12). Esso interviene inoltre sul sistema di anticipazione delle somme dovute agli agricoltori nell'ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune (commi 13 e 14). La disciplina relativa al Fondo agrumicolo viene modificata per consentire che le risorse del fondo possano altresì essere erogate a condizioni diverse da quelle previste dalla normativa europea de minimis, qualora destinate ad interventi finalizzali alla ricostituzione del potenziale produttivo compromesso a seguito di emergenze fitosanitarie, nel rispetto della disciplina dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato riguardante gli aiuti agli investimenti materiali o immateriali alle aziende agricole il cui potenziale produttivo è stato danneggiato da calamità naturali, avversità atmosferiche assimilabili a calamità naturali, epizoozie e organismi nocivi ai vegetali, nonché prevenzione dei danni da essi-arrecati (comma 15).
I commi 15-septies e 15-opties dell'articolo 68 estendono fino al 31 dicembre 2021, e, se successivo, fino al termine dello stato di emergenza da Covid-19, 1a possibilità, già riconosciuta per il 2020, per i percettori di ammortizzatori sociali in costanza o in assenza di rapporto di lavoro di stipulare con datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine senza subire la perdita o la riduzione dei predetti benefici, nonché la previsione secondo cui determinate prestazioni svolte da soggetti che offrono aiuto e sostegno alle aziende agricole in zone montane non integrano in ogni caso un rapporto di lavoro autonomo o subordinato.
L'articolo 68-bis incrementa di 0,5 mln di euro per il 2021 1'autorizzazione di spesa prevista dall'articolo l, comma 521, della legge di bilancio per il 2020 (legge 160/2019), al fine di sostenere, entro il predetto limite di spesa la ripresa, lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole tramite sperimentazioni, progetti innovativi e impiego di soluzioni tecnologiche per la produzione agricola.
L'articolo 68-ter dispone uno stanziamento di 92.717.455,29 euro per il riequilibrio finanziario tra i territori regionali, a seguito del riparto delle risorse relative al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il biennio 2021 e 2022.
L'articolo 72 prevede l'assegnazione ad ANAS S.p.A. di 35,5 milioni di euro per l'anno 2021, al fine di garantire la sicurezza della circolazione stradale e la copertura degli oneri connessi alle attività di monitoraggio, sorveglianza, gestione, vigilanza, infomobilità e manutenzione delle strade inserite nella rete di interesse nazionale, trasferite dalle Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. e Toscana ad ANAS S.p.A (comma l). Per tali finalità si prevede, inoltre, l'assunzione, negli anni 2021 e 2022, con contratti di lavoro a tempo determinato, di 370 unità di personale in possesso di alta specializzazione nei settori dell'ingegneria, dell'impiantistica, dell'elettrotecnica e della manutenzione delle infrastrutture stradali, per una spesa di 12,63 milioni di euro per l'anno 2021 e 25,258 milioni di euro per l'anno 2022 (comma 2).
L'articolo 73 prevede il rifinanziamento di alcune misure di sostegno nei settori aereo, per 100 milioni di euro, ed aeroportuale, per 300 milioni di euro, (commi 1-3), per le imprese di trasporto ferroviario e, in termini eventuali, anche a beneficio del gestore dell'infrastruttura ferroviaria, per complessivi 150 milioni di euro (commi 4-5), per le società cooperative che gestiscono i servizi di ormeggio, per la quota residua degli stanziamenti effettuati per l'anno 2020 (comma 6), nonché per le imprese armatoriali delle navi iscritte nei registri nazionali che esercitano attività di cabotaggio, di rifornimento dei prodotti petroliferi necessari alla propulsione ed ai consumi di bordo delle navi, nonché adibite a deposito ed assistenza alle piattaforme petrolifere nazionali per un importo pari a complessivi 56 milioni di euro (comma 7). Nel corso dell'esame alla Camera dei deputati sono state introdotte ulteriori disposizioni a sostegno del settore marittimo e portuale, in considerazione del protrarsi dell' emergenza Covid-19, con particolare riferimento ai sostegni riconosciuti alle imprese di lavoro portuale (commi 6-bis/6-quater).
L'articolo 73-ter dispone l'approvazione una modalità semplificata di approvazione dell'aggiornamento per gli anni 2020 e 2021 del contratto di programma 2017-2021 parte investimenti tra il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e Rete Ferroviaria Italiana S.p.a.
Il Titolo IX (articoli da 74 a 78) reca le disposizioni finali e finanziarie. Si segnala in particolare quanto segue.
L'articolo 74 reca una serie di misure in favore delle Forze armate e di polizia.
L'articolo 76 dispone lo scioglimento, dal 30 settembre 2021, di Riscossione Sicilia S.p.A. e il passaggio dell'esercizio delle funzioni relative alla riscossione nel territorio regionale all'Agenzia delle entrate, che le svolge mediante l'Agenzia delle entrate-Riscossione.
L'articolo 77, comma l, dispone l'incremento, nel limite massimo di 45 milioni di euro per l'anno 2021, del valore medio dell'importo delle spese sostenute per l'acquisto di beni e servizi dell'INPS.
L'articolo 77, comma 2, istituisce un fondo con una dotazione di 500 milioni di euro per l'anno 2021 da ripartire per la sistemazione contabile di somme anticipate, in solido, da parte delle amministrazioni centrali dello Stato, per la definizione di contenziosi di pertinenza di altre amministrazioni pubbliche.
Il comma 3 dell'articolo 77 incrementa di 200 milioni per il 2021 le risorse del Fondo sviluppo e coesione (FSC) per il periodo di programmazione 20212027. Il comma 4 dell'articolo 77 incrementa di 150 milioni per il 2021 le risorse del Fondo unico per l'edilizia scolastica. Il comma 5 dell'articolo 77 incrementa di 100 milioni per il 2025 e di 140 milioni per il 2026 la dotazione del Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie (cosiddetto Fondo IGRUE).
L'articolo 77 reca, ai commi 8 e da 10 a 13, le disposizioni finanziarie per la copertura degli oneri recati dal provvedimento.
Per approfondimenti si rinvia al dossier del Servizio studi della Camera. e del Senato n. 393/2.
Testo integrale dell'informativa del Ministro della giustizia Cartabia sui gravi fatti occorsi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere
Signora Presidente del Senato, onorevoli senatori, vi ringrazio di aver sollecitato il mio intervento in Aula sui gravissimi fatti di Santa Maria Capua Vetere: in questo modo, mi è data la possibilità di condividere con tutto il Parlamento una ricostruzione dell'accaduto, ma anche qualche riflessione e, soprattutto, mi è data la possibilità di condividere alcune linee di intervento che stanno maturando al Ministero, per agire sulle cause profonde che hanno permesso o almeno non hanno impedito fatti così gravi.
E' nostro dovere riflettere sulla contingenza e sulle cause profonde che hanno portato un anno fa ad un uso così smisurato e insensato della forza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Il 21 luglio di venti anni fa, a Genova, durante i giorni del G8, succedevano fatti di una violenza altrettanto inaudita. Fatti di questa portata richiedono una risposta immediata da parte dell'autorità giudiziaria, che sta lavorando per far luce fino in fondo su quanto accaduto il 6 aprile del 2020 e per accertare tutte le responsabilità penali di coloro che sono stati coinvolti. Ma fatti di questa portata sono spie di qualcosa che non va: dobbiamo indagare e intervenire con azioni di lungo periodo, perché non accada mai più.
Come già ho avuto modo di dire nel corso della visita, che ho svolto con il Presidente del Consiglio, la scorsa settimana quei gravissimi fatti - oltre a sollecitare la nostra più ferma condanna - reclamano un'indagine profonda, perché si conosca quanto successo in tutti gli istituti penitenziari nell'ultimo drammatico anno, dove la pandemia ha esasperato condizioni già difficili per il sovraffollamento, per la fatiscenza delle strutture, per la carenza del personale e tanto altro.
Occorre guardare in faccia tutti i problemi, spesso cronici, dei nostri istituti penitenziari, affinché non si ripetano atti di violenza né contro i detenuti, né contro gli agenti della Polizia penitenziaria, tutto il personale. II carcere è lo specchio della nostra società, Ed è un pezzo di Repubblica, che non possiamo rimuovere dallo sguardo e dalle coscienze.
Le violenze e le umiliazioni inflitte ai detenuti a Santa Maria Capua Vetere recano una ferita gravissima alla dignità della persona, pietra angolare della nostra convivenza civile, come chiede la Costituzione, nata dalla storia di un popolo che ha conosciuto il disprezzo del valore della persona e si pone a scudo e difesa di tutti, specie di chi si trova in posizione di maggiore vulnerabilità. Anche l'uso della forza, l'uso della forza da parte di chi legittimamente lo detiene, sia sempre strumento di difesa, di difesa dei più deboli. Mai aggressione, mai violenza, mai sopruso. E mai sproporzionato.
Partiamo dai fatti accaduti, ormai direi noti a tutto il Paese, anche grazie al meritorio lavoro della stampa.
In relazione alla perquisizione straordinaria effettuata il 6 aprile dello scorso anno e che ha riguardato quasi tutte le sezioni del reparto "Nilo" del carcere "Francesco Uccella", sono ora indagati a vario titolo dalla procura di Santa Maria Capua Vetere appartenenti al corpo di Polizia penitenziaria e all'amministrazione penitenziaria. Le accuse sono delitti di concorso in torture pluriaggravate, maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate, falso in atto pubblico aggravato, calunnia, favoreggiamento, frode processuale e depistaggio.
Tutti i delitti risultavano aggravati dalla minorata difesa, dall'aver agito per motivi abietti o futili, con crudeltà, con abuso di poteri e violazione dei doveri inerenti alla funzione pubblica, con l'uso di armi, e dall'aver concorso nei delitti un numero di persone superiore alle cinque unità.
Notizie di stampa già dall'autunno dell'anno scorso riferivano di violenze e di indagini in atto all'interno di quell'istituto. E su questa vicenda, c'era già stata all'epoca un'interrogazione parlamentare. Su mia domanda, dall'amministrazione penitenziaria mi hanno spiegato che più volte era stata chiesto all'autorità giudiziaria un riscontro a queste notizie, per poter effettuare anche proprie valutazioni, anche a fini disciplinari. Ma come ha spiegato nelle ultime settimane la stessa autorità giudiziaria procedente, le sollecitazioni del DAP non hanno mai ricevuto risposta per motivi di segreto investigativo. E' per questo che - come spiegherò più avanti - tutte le iniziative prese dal Ministero sono successive al momento in cui l'autorità giudiziaria ha ritenuto di trasmetterci tutti gli atti ostensibili.
Ma torniamo ai fatti. Abbiamo visto tutti quelle immagini: violenze su un detenuto in ginocchio; colpi ad un altro in carrozzella; più agenti armati, che si scagliavano contro singoli detenuti. Il tutto sotto la videocamera ben visibile che ha ripreso l'accaduto. Stando alle immagini non vi era alcuna una sommossa in atto. Non si trattava di una reazione necessitata da una situazione di rivolta. Si è trattato di violenza a freddo.
Quando ho avuto piena contezza della gravità delle contestazioni mosse e quando ho visto quelle immagini, ho parlato di "una ferità e un tradimento della Costituzione e della divisa", perché ad essere colpite sono certamente anzitutto le vittime, i detenuti. Ma a uscirne ferita è anche la Polizia penitenziaria, come ho potuto constatare anche dalle testimonianze raccolte durante la visita a Santa Maria Capua Vetere.
Naturalmente prima di esprimere un giudizio definitivo occorre attendere tutte le verifiche da parte dell'autorità giudiziaria, che ad esempio - solo per citare un elemento - ha ritenuto di annullare una misura cautelare emessa nei confronti di una persona, che era stata raggiunta da restrizioni per errore.
Secondo quanto emerge dagli atti giudiziari, la perquisizione straordinaria del 6 aprile sarebbe stata disposta al di fuori dei casi consentiti dalla legge, eseguita senza alcun provvedimento del direttore del carcere di Santa Maria Capua Vetere - unico titolare del relativo potere - e senza rispettare le forme e la motivazione imposte dalla legge.
Secondo il giudice, dunque, alla base della perquisizione straordinaria vi sarebbe stato «un provvedimento dispositivo orale - cito dall'ordinanza - emanato a scopo dimostrativo, preventivo e satisfattivo, finalizzato a recuperare il controllo del carcere e appagare presunte aspettative del personale di Polizia penitenziaria". Il giorno prima c'era stata una rivolta in carcere, nella sua ordinanza, il gip riporta alcune intercettazioni («Era il minimo segnale per riprendersi l'istituto») e ritiene che di fatto quella perquisizione non avesse "alcuna intenzione di ricercare strumenti atti all'offesa ovvero altri oggetti non detenibili, ma, per la quasi totalità dei casi - leggo testualmente dal provvedimento - mera copertura fittizia per la consumazione di condotte violente, contrarie alla dignità ed al pudore delle persone recluse».
Contestazioni di una gravità inaudita, a cui si sommano ipotesi di falso.
Un riferimento particolare merita il caso di Lamine Hakimi, affetto da schizofrenia morto il 4 maggio nella sezione Danubio del carcere. II gip scrive che "le consulenze mediche non consentono di affermare che il decesso sia da ascrivere alle ferite riportate il 6 aprile, ma siano da ricondurre all'assunzione di medicinali che, combinandosi con i farmaci assunti dal detenuto in ragione della terapia a lui prescritta ha comportato un arresto cardiaco".
In relazione alle contestazioni elevate, il competente ufficio della Direzione generale del personale e delle risorse del Ministero ha proceduto all'esame delle posizioni degli operatori penitenziari a vario titolo coinvolti nel procedimento penale.
Le unità di personale raggiunte complessivamente da misure interdittive sono state cinquantadue tra queste vi sono due unità di Polizia penitenziaria cessate dal servizio per le quali non sono stati quindi adottati provvedimenti amministrativi.
Per le altre restanti cinquanta persone - tra cui il Provveditore regionale - sono state emesse misure interdittive con la seguente ripartizione: n. 7 misure cautelari applicative della custodia in carcere; n. 17 misure cautelari applicative degli arresti domiciliari; n. 3 misure cautelari coercitive dell'obbligo di dimora nel Comune di residenza nei confronti di tre poliziotti tutti in servizio presso l'istituto sammaritano; n. 23 misure cautelari interdittive della sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio ricoperto per un periodo variabile dai 5 ai 9 mesi.
Tutte le unità sopra indicate sono state immediatamente sospese dal servizio. Le 3 unità sottoposte all'obbligo di dimora sono state sospese in via cautelare secondo la legislazione vigente (articolo 7, comma 2, del decreto legislativo n. 449 del 1992).
Tra questi provvedimenti va ricompreso il provvedimento di sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio rivestito per la durata di mesi otto, per i delitti di favoreggiamento, depistaggio e falso ideologico aggravato, a mia firma, adottato nei confronti del dirigente generale Antonio Fullone, Provveditore regionale per la Campania, (ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 91, comma 1 e 123, comma 1 del T. U. del 10 gennaio 1957 n. 3).
A seguire, il competente ufficio della Direzione generale del personale e delle risorse ha anche avviato un'attenta analisi delle singole posizioni degli operatori penitenziari che, pur non essendo stati destinatari di misure interdittive, dovevano ritenersi indiziati dei delitti descritti nell'ordinanza. Tale analisi si è resa necessaria per comprendere se e a che titolo il personale indagato fosse coinvolto negli atti penalmente rilevanti sopra menzionati: all'esito di tale compiuta indagine sono stati emanati altri 23 provvedimenti di sospensione cautelare facoltativa, (ex articolo 7, comma 2, del decreto legislativo n. 449 del 1992), nei confronti di personale di Polizia penitenziaria.
A ciò si aggiungevano i due provvedimenti di sospensione nei confronti del direttore reggente pro tempore di Santa Maria Capua Vetere e del vicedirettore. La direttrice dell'istituto non era presente il giorno dei fatti e non è indagata.
Successivamente, con ordinanza n. 4193 del 2020 R.G.I.P. emessa il 7 luglio 2021 dall'Ufficio gip presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, è stata revocata la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta a carico di uno degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria in servizio presso l'istituto sammaritano. La revoca è dovuta a un errore di identificazione dell'indagato. Pertanto, l'amministrazione a sua volta ha provveduto a revocare il precedente provvedimento di sospensione obbligatoria dal servizio, (ex articolo 7, comma 1, del decreto legislativo n. 449 del 1992), con conseguente reintegra in servizio. Dall'ordinanza di scarcerazione è emersa la partecipazione attiva agli eventi di un'altra unità di Polizia penitenziaria che, pertanto, è stata sospesa dal servizio in via cautelativa ex articolo 7, comma 2, del decreto legislativo n. 449 del 1992.
Nei confronti di altro appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, il tribunale del riesame di Napoli, con ordinanza del 15 luglio 2021 (R.I.M.C. 2757/2021), annullava la precedente ordinanza del gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere n. 253 del 2020 che imponeva la misura personale cautelare coercitiva e ne caducava gli effetti. Quanto alla posizione di quest'ultimo indagato, il competente ufficio della Direzione generale del personale e delle risorse valuterà l'adozione dei provvedimenti amministrativi di competenza all'esito dell'acquisizione delle motivazioni poste a base del provvedimento di accoglimento dell'istanza di riesame.
Pertanto, allo stato, il totale complessivo delle unità di personale dell'amministrazione sospese a vario titolo è pari a n. 750 Rimangono altri indagati, per i quali il gip ha specificato che non v'è certezza della loro presenza. Per questo ha respinto la richiesta di misura cautelare. Su questi ultimi, attendiamo gli sviluppi dell'indagine, prima di altre valutazioni.
In ordine alla posizione dei detenuti coinvolti dai gravi fatti di Santa Maria Capua Vetere, il Provveditorato regionale per la Campania già in data 08.04.2020 disponeva il trasferimento, per motivi di sicurezza, di n. 7 detenuti, di cui uno extra-distretto su indicazione della Direzione generale detenuti e trattamento ed altri sei intra-distretto. Altri quattro detenuti venivano trasferiti, sempre per motivi di sicurezza, presso sedi extra campane.
Infine, la competente Direzione generale dei detenuti e del trattamento, con provvedimento n. 24536 del 28 giugno 2021 su richiesta della procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, disponeva il trasferimento immediato di 42 detenuti "vittime dei pestaggi" (n. 40 Media Sicurezza e n. 2 Alta Sicurezza) in istituti extra-distretto, un trasferimento che nasce anche su richiesta specifica della Procura.
L'iniziale richiesta di trasferimento immediato riguardava 44 detenuti: tuttavia, un detenuto era stato già precedentemente trasferito presso la casa circondariale di Frosinone con provvedimento del 09.04.21, mentre un altro non risultava presente nel sistema SIAP/ AFIS. Di tale ultima "assenza" dal sistema informatico veniva informata la procura procedente.
Davanti alle contestazioni mosse dalla procura di Santa Maria Capua Vetere a personale della Polizia penitenziaria e davanti allo shock che in tutto il mondo hanno provocato le immagini di quei fatti di un anno fa, il giorno stesso in cui ho visto i video ho voluto immediatamente convocare al Ministero una riunione straordinaria, con i due Sottosegretari, con i vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, con il Garante nazionale delle persone private della libertà. Era chiaro infatti che non ci si potesse fermare alla condanna dei fatti. E di sicuro non era e non è questa la mia intenzione.
Era altrettanto chiaro come fosse un'urgenza ricostruire la catena delle informazioni, che si sono succedute; ma anche allargare la prospettiva, per una ricognizione accurata di quanto successo non solo in quel carcere, ma in tutti gli istituti penitenziari nell'ultimo anno.
Notizie e denunce, che richiedono seri approfondimenti, arrivano in vario modo anche da altre strutture.
Contemporaneamente, è stato per me prioritario passare ad individuare le cause profonde di quello che evidentemente non ha funzionato. Sono successi fatti come quelli di cui oggi parliamo in quest'Aula, è perché tante, troppe cose non hanno funzionato. E questa è una sconfitta di tutti noi, per riprendere le parole del presidente Draghi, al di là delle specifiche responsabilità penali, che sono sempre personali e che non possono e non devono mai ricadere su altri.
Nei giorni successivi ho convocato una riunione con i rappresentanti sindacali dell'amministrazione penitenziaria e ho voluto confrontarmi con tutti i provveditori.
Occorre far luce su quanto accaduto nelle carceri italiane nell'ultimo anno, a cominciare dalle rivolte dei detenuti e dalle conseguenti azioni poste in essere dagli operatori penitenziari. Per questo, è stata costituita una commissione ispettiva interna. Chi è in un carcere è nelle mani dello Stato. E dai rappresentanti di quello Stato deve sapere di poter essere trattato nel rispetto di tutte le garanzie
La Commissione ispettiva visiterà tutti gli istituti penitenziari interessati dalle manifestazioni di protesta o da denunce o segnalazioni inerenti ai gravi eventi occorsi nel marzo del 2020. Il suo mandato consiste nell'approfondire la dinamica dei fatti, al fine di accertare la legittimità e la correttezza di ogni iniziativa adottata.
L'amministrazione penitenziaria deve essere capace di indagare al suo interno. Deve capire ed essere essa stessa in grado di portare alla luce eventuali violazioni. I fatti di Santa Maria Capua Vetere, emersi solo a seguito degli atti dell'autorità giudiziaria, denotano che questa capacità di indagine interna è mancata almeno in questa occasione.
Occorre indagare sugli episodi critici, ma occorre anche andare alla ricerca delle cause più profonde di quanto accaduto e creare le condizioni materiali e normative per evitare ogni ulteriore nuova violenza.
II confronto con la Polizia penitenziaria, il personale, i provveditori, il Garante, e la stessa visita in loco già ci stanno offrendo alcuni elementi di riflessione.
E' stato ad esempio segnalato come tra il personale chiamato ad intervenire a Santa Maria Capua Vetere ci fossero anche agenti che da diversi anni svolgevano altro genere di incarico; è stato da più parte ricordata anche l'età avanzata di alcuni, e più in generale è stata segnalato un innalzamento dell'età media del corpo della Polizia penitenziaria, che non ha un adeguato turn over. Tutti gli interlocutori hanno poi richiamato anche la fortissima tensione che in quei mesi di pandemia si viveva in tutti gli istituti penitenziari: un'indagine che voglia cogliere le cause profonde di quanto successo non può non tener conto anche di questi spunti.
Se vogliamo allora farci carico fino in fondo dei mali del carcere, perché non si ripetano mai più episodi di violenza, occorre preparare una strategia che operi su più livelli ed in particolare agendo sulle strutture materiali, sul personale e sulla sua formazione. Sarebbe molto più semplice per tutti parlare genericamente di "mele marce" e andare avanti. Se le responsabilità penali torno a ripetere sono sempre e solo individuali e non possono ricadere su nessun altro - men che meno sull'intero corpo dell'amministrazione penitenziaria le responsabilità "politiche" dell'accaduto risiedono anche nella disattenzione con cui per anni si è lasciato che peggiorassero le condizioni di chi si trova in carcere e di chi in carcere ogni giorno lavora.
Anzitutto le strutture materiali, costituiscono con ogni evidenza una dimensione essenziale, perché vivere in un ambiente degradato di sicuro non aiuta nell'impegnativo percorso di risocializzazione dei detenuti e d'altro canto rende ancor più gravoso il lavoro di chi ogni mattina supera i cancelli delle carceri italiane per svolgere un servizio delicatissimo, prezioso e difficile. A Santa Maria Capua Vetere manca l'acqua corrente. II sovraffollamento complica ancor di più la quotidianità. Questi dati non sono giustificazione o attenuante a quanto commesso. Ma sono dati che fanno riflettere, Sono problemi da risolvere.
Per quanto riguarda l'edilizia, nell'ambito dei fondi complementari al PNRR, è stata prevista la realizzazione di 8 nuovi padiglioni. Tra gli istituti sui quali dovranno insistere le nuove costruzioni, c'è anche Santa Maria Capua Vetere, insieme a Rovigo, Vigevano, Viterbo, Civitavecchia, Perugia, Ferrara e Reggio Calabria.
L'intervento di ampliamento nel caso di Santa Maria Capua Vetere, studiato come gli altri dalla commissione sull'architettura penitenziaria, è previsto in un' area verde non attrezzata e fino ad ora non utilizzata. È un ampliamento che riguarda tanto i posti disponibili le camere quanto gli spazi trattamentali: questo è un aspetto su cui abbiamo corretto precedenti progetti, nuove carceri, nuovi spazi che ci saranno, voglio dire anche a chi li invoca non può significare solo posti letto.
Più in generale, per il triennio 2021-2023, abbiamo già previsto circa 381 milioni per le ristrutturazioni e l'ampliamento degli spazi. Si tratta di fondi ordinari, a cui contiamo di aggiungere anche 8,5 milioni che risultano iscritti nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture per quest'anno, quasi altrettanti per l'anno 2022 e circa 20,5 per l'anno 2023.
Queste strutture - come ho già avuto modo di dire - andranno ora anche dotate di una capillare videosorveglianza, a garanzia di tutti. E nella riunione con i provveditori degli istituti regionali, è stato toccato anche il tema del codice identificativo per gli agenti; tema su cui sto facendo una riflessione.
Per offrire risposte immediate ed indifferibili alle domande che la vita di tutti i giorni all'interno dei 190 istituti penitenziari reclama, occorre inoltre rimediare alla grave diminuzione del personale che si è verificata nel corso degli anni, provvedendo immediatamente a nuove assunzioni e, possibilmente, ad incrementare l'organico della Polizia penitenziaria, senza dimenticare gli educatori e tutto il personale dell'esecuzione penale esterna. Le scoperture di personale sono significative per tutte le categorie, ma, viste le cifre, per la Polizia penitenziaria, i concorsi in atto e quelli già programmati non saranno sufficienti nemmeno a coprire il turn over.
A breve, per il personale della Polizia penitenziaria si concluderà il 178° corso di formazione, per 938 allievi agenti, vincitori del concorso. Sono terminate le visite mediche e attitudinali per 650 allievi agenti assunti. Sono poi in atto le prove di efficienza fisica per 976 allievi agenti, dopo il concorso pubblico. Nell'arco del quinquennio 2021-2025, oltre il turn over, è altresì autorizzata l'assunzione straordinaria di complessive 2804 unità. Sono poi stati banditi molteplici concorsi interni straordinari per titoli, per un totale di 3.692 posti. Per i funzionari mediatori culturali, si stanno correggendo oli elaborati dei 139 candidati che hanno partecipato alle prove scritte dell'ultimo concorso. Tra gli - e non li cito tutti - voglio solo ricordare il concorso per 45 posti di dirigenti di istituto penitenziario: dal 13 luglio è iniziata la prova preselettiva.
Questa vicenda di Santa Maria Capua Vetere ha confermato poi con la sua drammaticità l'importanza della formazione, che fin dal mio insediamento nei primi colloqui con i vertici DAP e con il Garante ho segnalato come priorità.
Formazione per tutto il personale e, in particolare, per quello della Polizia penitenziaria, che svolge un compito complesso e delicatissimo. Ma voglio dire esplicitamente che è il corpo stesso della Polizia penitenziaria il primo a sollecitare un' adeguata e più costante formazione. Formazione significa preparazione per una gestione corretta di situazioni complesse, ma formazione significa anche scatto culturale verso la piena consapevolezza dell'autentico e delicato compito affidato al Corpo della polizia penitenziaria.
Chi è intervenuto quel 6 aprile 2020 aveva ricevuto una formazione adeguata? La formazione è un aspetto decisivo e per questo ho deciso sin dall'inizio del mio ministero di occuparmene in prima persona, senza delegarla ai Sottosegretari.
La Polizia penitenziaria infatti, oltre all'esercizio della tradizionale funzione della vigilanza e della custodia, raccoglie anche il compito di accompagnare il detenuto nel percorso rieducativo, come vuole la nostra Costituzione. Il lavoro in carcere non può essere lasciato all'improvvisazione o alle doti personali. Occorre professionalità e per acquisirla è necessario investire molto sulla formazione permanente
Per questa ragione, sono in procinto di istituire un gruppo di lavoro impegnato, secondo un approccio multidisciplinare, ad elaborare un modello di formazione innovativo e moderno, che privilegi un percorso capace di trovare una sintesi equilibrata ed efficace tra le conoscenze teorico-pratiche indispensabili per un consapevole e corretto svolgimento dei compiti istituzionali propri di ciascun ruolo e la preparazione tecnico-operativa. Solo così riusciremo davvero a realizzare quanto scandito a Santa Maria Capua Vetere. Mai più violenza.
In quel carcere, ho incontrato diversi detenuti. Ho chiesto loro le condizioni della loro detenzione; ho potuto personalmente visitare anche il reparto dove si sono consumati i fatti di cui abbiamo parlato. Ho fatto tesoro di quanto anche gli agenti della Polizia penitenziaria mi hanno raccontato. Uno soprattutto mi ha colpito: mi ha ripetuto più volte che lui non è un "picchiatore"- ha usato proprio questa parola - ma lo stesso padre amorevole che ogni sera torna in famiglia, anche se faceva fatica a farsi credere. A fronte dell'onda emotiva innescata dai fatti di Santa Maria, sono stati registrati anche gravi episodi di intimidazioni nei confronti di agenti della Polizia penitenziaria, Questo non può e non deve mai succedere. Proprio a tutela del fondamentale lavoro che svolgono, bisogna fare luce fino in fondo e a tutti i livelli su cosa sia successo a Santa Maria Capua Vetere, ma anche in tutte le carceri italiane, in questo drammatico anno di pandemia, rivolte, tensioni,
I fatti di Santa Maria Capua Vetere hanno sollevato un velo sulle durissime condizioni delle carceri italiane. Il Governo ha visto, anche con la visita in prima persona del Presidente del Consiglio, i problemi del carcere e non vuole dimenticare.
Integrazione all'intervento del senatore Grasso nella discussione sull'informativa del Ministro della giustizia sui gravi fatti occorsi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere
Non possiamo accettare però che chi è chiamato a mantenere l'ordine e a garantire la correttezza della vita negli istituti penitenziari possa sentirsi autorizzato a comportamenti contro la legge, contro la Costituzione, contro i diritti umani. Mi ha molto ferito leggere che, durante i pestaggi, venisse ripetuta rivolta a un detenuto: «Lo Stato siamo noi, tu non sei nessuno». Non è questa l'idea di Stato a cui ho dedicato la mia vita, né quella che dobbiamo rappresentare qui. Intervenire è necessario e urgente: ne va della qualità della nostra democrazia.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Borgonzoni, Buccarella, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Ferrara, Floridia, Galliani, Giacobbe, Giannuzzi, Ginetti, Lannutti, Laus, Lupo, Mautone, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Ortis, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Romano, Ronzulli, Saccone, Santangelo, Sciascia, Segre, Sileri e Sudano.
È assente per incarico avuto dal Senato il senatore Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili
Ministro della cultura
Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Conversione in legge del decreto-legge 20 luglio 2021, n. 103, recante misure urgenti per la tutela delle vie d'acqua di interesse culturale e per la salvaguardia di Venezia, nonché disposizioni urgenti per la tutela del lavoro (2329)
(presentato in data 20/07/2021);
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili
Delega al Governo in materia di contratti pubblici (2330)
(presentato in data 21/07/2021).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
Commissioni 1ª e 2ª riunite
sen. Vono Gelsomina
Disposizioni in materia di informativa antimafia interdittiva (1003)
previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni)
(assegnato in data 21/07/2021).
In sede referente
Commissioni 8ª e 11ª riunite
Gov. Draghi-I: Pres. Consiglio Draghi, Ministro infrastrutture e trasporti Giovannini ed altri
Conversione in legge del decreto-legge 20 luglio 2021, n. 103, recante misure urgenti per la tutela delle vie d'acqua di interesse culturale e per la salvaguardia di Venezia, nonché disposizioni urgenti per la tutela del lavoro (2329)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 21/07/2021).
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, con lettere in data 15 luglio 2021, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, commi 3 e 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni:
la comunicazione concernente la nomina della dottoressa Ilaria Bramezza, estranea alla Pubblica amministrazione, a Capo del Dipartimento per le opere pubbliche, le risorse umane e strumentali;
la comunicazione concernente la nomina dell'ingegner Massimo Sessa, dirigenti di prima fascia dei ruoli di questo Dicastero, a Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici;
la comunicazione concernente la nomina dell'ingegner Domenico De Bartolomeo, dirigente generale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, a Direttore dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (ANSFISA).
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per le politiche e gli affari europei, con lettera in data 15 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, l'elenco delle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, riferito al secondo trimestre 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti (Doc. LXXIII-bis, n. 14).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Proposta di Regolamento del Consiglio recante modifica dei regolamenti (UE) 2019/1919, (UE) 2021/91 e (UE) 2021/92 per quanto riguarda determinate possibilità di pesca per il 2021 nelle acque dell'Unione e non dell'Unione (COM(2021) 357 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni. "Pronti per il 55%": realizzare l'obiettivo climatico dell'UE per il 2030 lungo il cammino verso la neutralità climatica (COM(2021) 550 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni. Regioni frontaliere dell'UE: laboratori viventi dell'integrazione europea (COM(2021) 393 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni relativa al bilancio e all'aggiornamento delle raccomandazioni di riforma per la regolamentazione dei servizi professionali del 2017 (COM(2021) 385 definitivo), alla 2a Commissione permanente e, per il parere, alla 10a, alla 11a e 14a Commissione permanente.
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento
La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 157 del 10 giugno 2021, depositata il successivo 20 luglio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 79, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante "Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)", nella parte in cui non consente al cittadino di Stati non appartenenti all'Unione europea, in caso di impossibilità a presentare la documentazione richiesta ai sensi dell'art. 79, comma 2, di produrre, a pena di inammissibilità, una dichiarazione sostitutiva di tale documentazione.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 125).
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.
Le signore Silvana Colantoni, Francesca Sappia e Giada Bigetti da Roma e Mara Poschini da Monza chiedono che venga condotta un'analisi indipendente sui rischi/benefici di un uso prolungato dei dispositivi di protezione individuale, soprattutto da parte della popolazione scolastica (Petizione n. 874, assegnata alla 12a Commissione permanente);
le signore Laura Belli da Lesmo (Monza e Brianza), Giada Bigetti, Silvana Colantoni e Francesca Sappia da Roma e Mara Poschini da Monza chiedono l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta volta ad accertare il numero effettivo dei decessi dovuti al virus COVID-19 (Petizione n. 875, assegnata alla 12a Commissione permanente);
il signor Francesco Zanichelli da Milano chiede disposizioni volte a impedire la possibilità di adozione di minori da parte di coppie dello stesso sesso (Petizione n. 876, assegnata alla 2a Commissione permanente);
i signori Fabio Barone, Sara Saba, Marco Calcaprina e Giuseppe Di Cuia chiedono disposizioni volte a prevedere la parificazione a fini fiscali della lombricoltura alle altre attività agricole e/o connesse rientranti nell'ambito di applicazione dell'articolo 32 del Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR) in materia di reddito agrario (Petizione n. 877, assegnata alla 6a Commissione permanente);
la signora Carmen Ruffo da Corigliano-Rossano (Cosenza) e numerosi altri cittadini chiedono disposizioni volte a consentire l'acquisto da parte dei cittadini dei vaccini anti-Covid 19 presso le farmacie (Petizione n. 878, assegnata alla 12a Commissione permanente);
le signore Caterina Falanga e Morrone Vittoria da Cosenza chiedono disposizioni a tutela della sanità pubblica nella Regione Calabria e, in particolare, l'eliminazione del piano di rientro dal deficit con conseguente azzeramento del debito e la rimozione della struttura commissariale (Petizione n. 879, assegnata alla 12a Commissione permanente);
il signor Domenico Talia da Locri (Reggio Calabria) chiede una legge di interpretazione autentica dell'articolo 64, comma 6, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante "Misure in favore dell'acquisto della casa di abitazione ed in materia di prevenzione e contrasto al disagio giovanile" (Petizione n. 880, assegnata alla 1a Commissione permanente);
il signor Antonio Sorrento, Presidente dell'Associazione P.I.N. - Partite Iva Nazionali chiede disposizioni urgenti volte a consentire la riapertura in condizioni di sicurezza delle discoteche (Petizione n. 881, assegnata alla 10a Commissione permanente);
il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede:
la riduzione delle tasse di successione sugli immobili adibiti a prima casa (Petizione n. 882, assegnata alla 6a Commissione permanente);
una revisione dell'imposta municipale unica (IMU) (Petizione n. 883, assegnata alla 6a Commissione permanente);
la proroga della sospensione delle cartelle esattoriali sino al 31 dicembre 2021 (Petizione n. 884, assegnata alla 6a Commissione permanente);
disposizioni a tutela del patrimonio artistico e culturale (Petizione n. 885, assegnata alla 7a Commissione permanente);
il signor Cristian Stevanato da Piazzola sul Brenta (Padova) chiede:
l'adozione di iniziative volte all'uscita dell'Italia dall'Unione europea e dall'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO) (Petizione n. 886, assegnata alla 3a Commissione permanente);
nuove norme in materia di indicazioni obbligatorie sulle confezioni dei vaccini pediatrici (Petizione n. 887, assegnata alla 12a Commissione permanente);
maggiore trasparenza nelle procedure di affidamento dei minori a comunità e case famiglia (Petizione n. 888, assegnata alla 2a Commissione permanente);
disposizioni volte a impedire la riapertura degli ospedali psichiatrici (Petizione n. 889, assegnata alla 12a Commissione permanente);
la signora Silvana Colantoni da Roma chiede l'effettuazione di controlli sulla validità delle attuali modalità di testing relative al virus COVID-19 nonché sulla loro rispondenza alle più recenti linee guida dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Petizione n. 890, assegnata alla 12a Commissione permanente);
le signore Giada Bigetti e Silvana Colantoni da Roma chiedono l'effettuazione di controlli sulla sicurezza dei vaccini contro il virus COVID-19 (Petizione n. 891, assegnata alla 12a Commissione permanente).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Le senatrici Malpezzi e Biti hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02658 del senatore Mirabelli.
I senatori Ferrara, Castaldi, Piarulli e Giuseppe Pisani hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02725 della senatrice Bottici ed altri.
Mozioni
BOSSI Simone, BERGESIO, AUGUSSORI, CAMPARI, BRIZIARELLI, RIPAMONTI, BRUZZONE, PELLEGRINI Emanuele - Il Senato,
premesso che:
il decreto direttoriale della Direzione generale per il patrimonio naturalistico del Ministero del Ministero della transizione ecologica 2 aprile 2020, attuativo del decreto del Presidente della Repubblica n. 102 del 5 luglio 2019, e la correlata tabella delle specie ittiche autoctone di interesse alieutico, evidenziano diverse criticità applicative;
il nuovo iter procedurale stabilisce che Regioni e Province richiedano al Ministero della transizione ecologica l'autorizzazione per l'immissione delle specie ittiche non autoctone nelle acque interne; tale richiesta deve essere corredata da uno studio del rischio;
tale iter, che tra gli obiettivi ha quello di salvaguardare e specie autoctone, l'habitat naturale e la salubrità delle acque, sta di fatto bloccando le attività di immissione e ripopolamento delle acque interne sull'intero territorio nazionale;
l'adozione della tabella delle specie ittiche autoctone di interesse alieutico rischia di comportare l'interruzione delle immissioni di specie non autoctone, fermando di fatto l'intero sistema pesca nazionale; un esempio concreto riguarda l'immissione del coregone laverello e della trota fario, che avviene in modo capillare da oltre un secolo, il quale proprio per effetto della normativa dovrebbe subire un'interruzione;
si ricorda che attorno al sistema della pesca dilettantistica sono connessi importanti interessi sociali ed economici, pubblici e privati, e i danni di una sua interruzione è valutabile a cifre superiore a decine di milioni di euro;
si ricorda altresì che l'interruzione delle immissioni causerebbe danni ad un comparto già in fase regressiva, gravato inoltre dei danni derivanti dall'attuale pandemia,
impegna il Governo:
1) a definire, in accordo con le Regioni e tramite l'adozione di un provvedimento transitorio, un periodo che accompagni il sistema gestionale della pesca ad un graduale adeguamento della normativa consentendo le immissioni secondo i piani ittici regionali vigenti, almeno per il tempo necessario a meglio definire la tabella delle specie ittiche di interesse alieutico che evidenzia importanti lacune e imprecisioni e al fine di garantire una riorganizzazione complessiva del sistema produttivo del materiale ittiogenico, sulla base delle emergenti evidenze scientifiche;
2) in considerazione delle criticità già espresse dalle Regioni e dalle Province autonome nell'ambito del tavolo tecnico, a concordare con esse le necessarie proposte di modifica del citato decreto direttoriale, con particolare riferimento all'art. 3, rubricato "Criteri per l'immissione in natura di specie o popolazioni non autoctone".
(1-00405)
RICHETTI, BONINO, FARAONE, GARAVINI, CUCCA, SBROLLINI, GRIMANI, VONO, PARENTE - Il Senato,
premesso che:
secondo il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ("testo unico ambientale"), alle Regioni competono gli oneri di cui all'articolo 196, tra cui figurano sia "l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero di rifiuti" (comma 1, lettera e)) che "la definizione dei criteri per l'individuazione dei luoghi o impianti idonei allo smaltimento" (comma 1, lettera o));
l'articolo 198, invece, impone ai Comuni sia l'onere di concorrere alla gestione dei rifiuti urbani che quello di "disciplinare la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti" (comma 2);
eppure, da oltre un mese, a causa del mancato coordinamento interistituzionale tra la Regione Lazio e il Comune di Roma capitale nella gestione del ciclo dei rifiuti, la città si trova in una situazione di totale emergenza, con cumuli di immondizia che giace non ritirata sulle strade e sui marciapiedi;
si tratta dell'ennesima crisi causata da incompetenza e scarico di responsabilità tra Regione e Comune (per mano della società in house AMA S.p.A.), le cui conseguenze si riversano però unicamente sui cittadini e sulle attività economiche, queste ultime già vessate dalla tassa sui rifiuti (TARI) per utenze non domestiche il cui peso, in media, è doppio rispetto alla media nazionale;
secondo i dati della Fiepet-Confesercenti di Roma e Lazio, gli incassi per i soli ristoranti si sono ridotti dell'8 per cento, con più della metà degli esercizi che hanno visto i propri affacci e dehors interessati direttamente dalla presenza di rifiuti non raccolti. Si tratta di una tendenza inaccettabile, considerando tra l'altro che solo di recente i settori del turismo e della ristorazione stanno vivendo una fase di ripresa dopo un anno e mezzo di crisi causato dalla pandemia;
a ciò si aggiungono i pericolosi effetti sulla salute pubblica, non solo legati al caldo estivo ma soprattutto ai numerosi roghi dei cumuli di rifiuti che in queste settimane stanno affliggendo i cittadini, con l'ordine dei medici di Roma che a più riprese ha auspicato una soluzione rapida e definitiva alla luce del serio rischio di una crisi igienica, specialmente nei quartieri residenziali e in prossimità di ospedali, scuole e attività commerciali;
oltre al danno commerciale e al rischio igienico-sanitario, che vanno a sommarsi agli effetti degli ultimi 18 mesi di crisi sia pandemica che economica, il danno di immagine è inaccettabile, in quanto si offre un biglietto da visita davvero riprovevole, non solo per Roma ma per tutto il Paese;
a conferma del fallimento dell'amministrazione capitolina, da fonti di stampa si apprende che l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha certificato che nel 2020 la raccolta differenziata del Comune di Roma è tornata ai livelli del 2018, al 43,8 per cento, ben lontano dall'obiettivo del 70 per cento entro il 2021 fissato dalla stessa amministrazione;
a conferma, poi, dell'inadeguatezza del piano della Regione Lazio per la gestione dei rifiuti, lo stesso Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha chiesto alla Regione "di andare speditamente verso il riesame del piano integrato rifiuti" in considerazione della mancata realizzazione delle ipotesi prese come riferimento per gli scenari di piano,
impegna il Governo:
1) ad intervenire con poteri commissariali in sostituzione sia della Regione Lazio che del Comune di Roma capitale nella gestione degli impianti per il trattamento rifiuti e nell'attività di raccolta, con l'obiettivo di ripristinare l'igiene della città e assicurare una corretta gestione del ciclo dei rifiuti;
2) a dare mandato al Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri di risolvere con estrema urgenza la situazione dei cumuli di rifiuti e scongiurare una crisi igienico-sanitaria a Roma, assicurando ai cittadini i loro diritti in termini di vivibilità dell'ambiente locale e di sicurezza sanitaria.
(1-00406)
Interrogazioni
MISIANI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
come denunciato dalla FIOM-CGIL, si apprende della decisione della società Timken Italia S.r.l. di aprire la procedura di licenziamento per i 106 lavoratori dello stabilimento di Villa Carcina, in provincia di Brescia, e la conseguente chiusura immediata dell'impianto, senza il previo utilizzo della cassa integrazione;
dopo la fine del blocco dei licenziamenti, ancora un'altra grande multinazionale decide di chiudere uno stabilimento nel nostro Paese;
Timken è una multinazionale presente in 30 Paesi, con 58 stabilimenti, 24 centri distribuzione, 10 centri ricerca e 85 filiali, impiegando complessivamente oltre 21.000 persone, specializzata nella produzione di cuscinetti a rotolamento, acciai legati e relativi componenti. Non più tardi di un anno fa aveva annunciato un investimento sul territorio di Villa Carcina per dimostrare l'attaccamento ai luoghi nei quali l'azienda produce;
come si può leggere nel sito della multinazionale proprietaria dell'impianto bresciano, si tratta di un gruppo che realizza prodotti di altissima qualità anche a supporto dei settori industriali più innovativi, quali le turbine eoliche (le più potenti al mondo) o il solare. Tanto da vantare "Siamo più forti e diversificati che mai, in una posizione migliore per eseguire i cicli economici. Di conseguenza, stiamo ottenendo ricavi e guadagni record per alimentare la nostra crescita globale nelle energie rinnovabili e nella trasmissione di potenza";
i lavoratori hanno indetto immediatamente lo sciopero ed attivato un presidio permanente;
la procedura di licenziamento per ora è stata annunciata, ma non risulta ancora formalizzata e, pertanto, non sono iniziati a decorrere i termini per la procedura prevista ai sensi della legge n. 223 del 1991;
in questa vicenda, come in altre analoghe che si sono registrate nei giorni scorsi, appare fondamentale un'attenta verifica delle ragioni addotte dalla proprietà a giustificazione dell'annunciata chiusura dell'impianto bresciano, anche tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche del gruppo, nonché degli eventuali benefici statali o regionali riconosciuti nel corso degli ultimi anni,
si chiede di sapere quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare, anche d'intesa con le amministrazioni locali interessate, al fine verificare la situazione della Timken Italia S.r.l., di garantire la continuità operativa dello stabilimento di Villa Carcina e di scongiurare il licenziamento dei 106 lavoratori attualmente dipendenti, eventualmente costituendo un apposito tavolo istituzionale.
(3-02727)
BONINO, DE PETRIS - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, poi convertito con legge 17 luglio 2020, n. 77, all'art. 103, ha introdotto un meccanismo straordinario di emersione dei rapporti di lavoro irregolari in determinati settori produttivi;
dai risultati della ricognizione svolta dalla campagna "Ero straniero" sulla base dai dati forniti dal Ministero dell'interno, circa lo stato di avanzamento dell'esame delle domande di regolarizzazione dei lavoratori stranieri presenti in Italia, a maggio scorso, a un anno dall'approvazione della misura, emergeva che delle oltre 200.000 domande presentate in tutt'Italia, erano stati rilasciati per il primo canale di accesso all'emersione (art. 103, comma 1) meno di 30.000 permessi di soggiorno per lavoro;
molto critica, in particolare, appariva la situazione nelle grandi città: a Roma, al 20 maggio, su un totale di circa 16.000 domande ricevute, solo 2 pratiche erano arrivate alla fase conclusiva della firma del contratto di soggiorno e non era stato ancora rilasciato alcun permesso di soggiorno. A Milano, su oltre 26.000 istanze ricevute in totale, poco più di 400 erano i permessi di soggiorno rilasciati,
si chiede di sapere, ad oggi, quanti permessi di soggiorno per lavoro in seguito alla finalizzazione della domanda di emersione 2020 (art. 103, comma 1, del decreto "rilancio") siano stati finora rilasciati complessivamente a livello nazionale, quanti i permessi di attesa occupazione rilasciati nell'ambito della stessa procedura e quante domande, delle oltre 200.000 ricevute, siano ancora in attesa di essere definite dagli uffici territoriali competenti, con particolare riferimento alla situazione di alcuni territori (Milano, Roma, Napoli, Caserta, Torino, Firenze, Bari, Catania, Ragusa) dove nei mesi scorsi si è registrato il ritardo maggiore, dato l'alto numero di istanze ricevute.
(3-02728)
BERNINI, GASPARRI, BERARDI, MINUTO - Al Ministro della difesa. - Premesso che:
il monumento del "Milite ignoto" è dedicato ai 651.000 caduti italiani del primo conflitto mondiale, in particolare a coloro dei quali non è stato possibile pervenire all'identificazione, al fine di dedicare loro una degna sepoltura e il riconoscimento di tutti gli onori;
in data 4 novembre 2021 ricorre il "centenario del Milite ignoto", e un secolo dopo il significato profondo del Milite ignoto acquista una nuova valenza e nuovi contenuti, ponendosi come monito per le nuove generazioni, anche in rapporto all'articolo 11 della Costituzione che testualmente recita "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (...) promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo";
in occasione di un anniversario così importante, in termini morali ed educativi, come sottolineato dal Presidente della Repubblica nel discorso fine anno e ribadito dallo stesso Ministro della difesa nel corso dell'intervento sulle linee programmatiche del Ministero, la memoria e la consapevolezza della nostra identità nazionale aiutano per costruire il futuro;
considerato, altresì, che in data 7 luglio è stata votata all'unanimità alla Camera dei deputati la mozione (1-00452) concernente iniziative volte a commemorare il centenario della traslazione del Milite ignoto all'Altare della Patria e tale indirizzo espresso dal Parlamento non può essere considerato come un semplice atto parlamentare, ma costituisce invece una solida base di quel sentire comune nazionale nella casa della memoria di un popolo, quello italiano,
si chiede di conoscere se e quali iniziative si stiano predisponendo per la commemorazione, anche al fine di non disperdere il significato della memoria storica, quale patrimonio culturale collettivo, da trasmettere e diffondere, anche tra i giovani, unitamente agli indefettibili obiettivi di educazione, formazione e partecipazione.
(3-02729)
RAUTI, CIRIANI - Al Ministro della difesa. - Premesso che:
la Forward logistic air base di Al Minhad opera ininterrottamente negli Emirati Arabi Uniti dal 2002;
si tratta di un'unità posta alle dirette dipendenze del comandante operativo di vertice interforze, impegnata, nel tempo, a supporto diretto alle operazioni "Resolute support mission - RSM" in Afghanistan, "EUTM" nel Corno d'Africa, "Ocean Shield" nell'oceano Indiano e "Prima Parthica" in Kuwait e Iraq, assicurando il necessario appoggio operativo e logistico;
infatti, grazie alla sua posizione strategica nello scacchiere mediorientale, la base ha sempre garantito il trasporto di personale, mezzi e materiali da e verso i contingenti nazionali impegnati nelle missioni internazionali;
da organi di stampa si è appreso che al contingente italiano è stato intimato, dagli Emirati Arabi Uniti, di smantellare la base di Al Minhad dal 2 luglio 2021;
è di tutta evidenza la grave ricaduta sugli aspetti operativi, logistici, tattici e strategici di tale esclusione delle forze italiane da un'area geopolitica di fondamentale importanza, essendo la base emiratina l'unica in grado di supportare le missioni italiane nella regione;
inoltre, la determinazione del Governo emiratino potrebbe essere interpretata come una forma di ritorsione a seguito della decisione del Governo pro tempore Conte II di revocare le autorizzazioni alla vendita di armamenti e di forniture anche per gli Mb339, gli aerei della Leonardo S.p.A. in dotazione alla pattuglia acrobatica degli Emirati Arabi Uniti;
considerato, altresì, che il clima di tensione con gli Emirati Arabi Uniti potrebbe compromettere la partecipazione italiana alla nuova missione internazionale nello stretto di Ormuz ("European maritime awareness" - EMASOH), la cui riuscita dipende dall'utilizzo delle strutture portuali militari in area emiratina,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che la vicenda descritta abbia danneggiato l'immagine dell'Italia a livello internazionale, nonché l'interesse nazionale;
se tutti i militari italiani, precedentemente impegnati nella base di Al Minhad, siano stati rimpatriati o se parte del contingente sia ancora nell'area e, nell'eventualità, dove sia alloggiato e con quali funzioni e se tutte le strumentazioni ed i materiali appartenenti alla difesa italiana siano stati recuperati e, in caso contrario, se si ipotizzi un danno erariale per lo Stato.
(3-02730)
CANDIANI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
a partire dal 2018, il Ministro dell'interno pro tempore Salvini aveva dato avvio ad una sperimentazione per l'utilizzo da parte delle forze dell'ordine delle pistole ad impulsi elettrici, ritenendole un supporto importante per quanti lavorano ogni giorno per garantire la sicurezza e l'ordine pubblico;
dopo che a luglio 2020 il Viminale aveva ordinato l'immediato ritiro delle armi date in via sperimentale alle forze dell'ordine, il nuovo Governo ha insistito affinché si rivalutasse la questione, puntando sull'importanza di questo strumento come ausilio per la garanzia della sicurezza e per il contrasto alla criminalità organizzata;
con grande soddisfazione, l'impegno è stato mantenuto: a seguito della recente aggiudicazione della gara nazionale per la fornitura di dispositivi a conduzione elettrica alle forze dell'ordine, nei prossimi mesi la fornitura di 4.482 taser sarà distribuita su tutto il territorio nazionale;
nel momento di crisi che sta vivendo il nostro Paese, anche con l'inevitabile aumento della microcriminalità collegata al disagio sociale, gli agenti sono con troppa frequenza vittime di aggressioni ed è fondamentale per l'intero sistema Paese che vengano loro garantite tutele e strumenti idonei;
episodi di violenze e minacce vedono coinvolti troppo spesso anche agenti della Polizia locale: solo negli ultimi giorni, a Roma un ragazzo originario della Guinea ha aggredito un agente impegnato in un intervento di ripristino del decoro urbano ferendolo gravemente, a Siracusa due agenti sono finiti in ospedale mentre svolgevano un normale servizio di vigilanza. Al momento, per gli agenti della Polizia locale non è prevista la dotazione dei taser, ma sarebbe importante rivalutare questa decisione,
si chiede di sapere quali siano le tempistiche previste per la distribuzione sull'intero territorio nazionale dei dispositivi a conduzione elettrica (taser) e se il Ministro in indirizzo stia valutando l'opportunità di dotare anche gli agenti della Polizia municipale di tale dispositivo di sicurezza.
(3-02731)
CONZATTI, FARAONE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
il 4 marzo 2021, a Cles, in Trentino, è scomparsa Sara Pedri, ginecologa trentunenne di Forlì, che da pochi mesi aveva preso servizio all'ospedale "Santa Chiara" di Trento. Il giorno 3 marzo, inoltre, la dottoressa aveva inviato le sue dimissioni all'Azienda sanitaria trentina, dichiarando successivamente alla sorella, tramite conversazione telefonica, di essersi tolta un peso importante;
da quanto si apprende, infatti, i familiari hanno riportato che, nei pochi mesi in cui aveva prestato servizio, la dottoressa aveva riscontrato sintomi da stress da lavoro, dovuti a numerosi episodi di cosiddetto mobbing, tra i quali figura un calo ponderale certificato dal suo medico. Nella sua deposizione ai Carabinieri di Forlì, la sorella aveva invece dichiarato: "Sara era terrorizzata e le sue colleghe hanno confermato quello che ci diceva lei: turni massacranti, abusi di potere, minacce continue", situazione della quale si apprendono maggiori particolari da un'intervista che la stessa ha rilasciato al telegiornale di Italia 1, raccontando, per esempio, che, durante un'operazione con taglio cesareo, uno dei colleghi aveva persino colpito la sorella Sara al braccio con uno strumento, per poi allontanarla malamente urlando;
con atto di sindacato ispettivo depositato lo scorso 23 giugno (4-05693), la prima firmataria ha sollecitato un intervento da parte del Ministro della salute, del Ministro in indirizzo e del Ministro della giustizia proprio al fine di fare luce su eventuali responsabilità della struttura sanitaria circa le cause che hanno condotto alla scomparsa della dottoressa Sara Pedri;
nei giorni successivi, il ministro Speranza ha inviato gli ispettori ministeriali all'ospedale Santa Chiara, mentre si sono allargate le indagini e sono proseguite le ricerche della giovane ginecologa scomparsa: la commissione ministeriale ha quindi concluso il suo lavoro, e si attende ora di conoscerne nel dettaglio i risultati;
contestualmente, sono arrivate anche le scuse dell'assessora per la salute della Provincia autonoma di Trento, Stefania Segnana, la quale, in un'intervista, aveva definito "fragile" Sara Pedri, salvo poi scusarsi anche con la famiglia. La stessa assessora è stata inoltre destinataria, negli scorsi giorni, di una mozione promossa dalle minoranze in Consiglio provinciale, in cui si impegnava la Giunta "a promuovere azioni politiche e amministrative che si collochino in sostanziale discontinuità nella gestione del comparto sanitario";
tali circostanze contribuiscono a mettere in risalto la profonda crisi in cui versa la sanità trentina, in relazione alle criticità di ordine organizzativo interno e di tutela dei dipendenti e della qualità del lavoro. E tuttavia, analizzare il caso Pedri in un'ottica meramente localistica rischierebbe di essere profondamente fuorviante, nonché scorretto dal punto di vista giuslavoristico: la vicenda, infatti, spinge a fare una riflessione generale su alcuni fenomeni che compaiono sempre più spesso e che contribuiscono a distorcere la regolarità dei rapporti di lavoro;
si fa riferimento, nella fattispecie, al mobbing e allo straining, intendendosi, sinteticamente, con il primo una situazione lavorativa di conflittualità sistematica, in cui una o più persone vengono fatte oggetto di azioni ad alto contenuto persecutorio da parte di uno o più aggressori, allo scopo di causare alla vittima danni di vario tipo e gravità. Lo straining, invece, è una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima subisce almeno un'azione che ha come conseguenza un effetto negativo nell'ambiente lavorativo;
considerato che:
la normativa vigente non disciplina nello specifico, né il fenomeno del mobbing, né quello dello straining, principali condotte persecutorie sul posto di lavoro. La tutela apprestata dall'ordinamento deriva da un'opera di "supplenza giurisprudenziale" che, attraverso una lettura evolutiva dell'art. 2087 del codice civile, ha fino ad oggi veicolato entro gli ordinari strumenti civilistici le fattispecie del mobbing e dello straining;
e tuttavia, questa tutela creata dal diritto vivente si dimostra ormai da anni inadeguata alle esigenze di tutela delle vittime, a causa di un pesante onere probatorio, acuito dal clima di omertà lavorativa che spesso impedisce di accertare la verità dei fatti, e di compendi risarcitori non di rado scarsamente satisfattivi e per nulla dissuasivi;
è necessario, a ben vedere, che l'ordinamento italiano si conformi alle disposizioni internazionali approvate dall'Organizzazione internazionale del lavoro, con la convenzione OIL n. 190 del 21 giugno 2019 e con la raccomandazione OIL n. 206 del 2019, che hanno definito un sistema completo di norme di prevenzione e di contrasto alle condotte violente e moleste sul lavoro, in un'ottica di "tolleranza zero". Tali disposizioni internazionali, inoltre, sono state di recente ratificate nell'ordinamento italiano dalla legge n. 4 del 2021, dovendo tuttavia essere ancora attuate dal legislatore italiano ed essendo vincolanti ai sensi dell'articolo 117, primo comma, della Costituzione;
preziosa, in questo senso, è la proposta di legge (AS 1339) depositata dalla prima firmataria in data 12 giugno 2019 e recante "Disposizioni per il contrasto ai fenomeni del mobbing e dello straining": il disegno di legge, composto da 4 articoli e contenente la novella della normativa antidiscriminatoria, di cui al decreto legislativo n. 216 del 2003, appresta una tutela completa ed innovativa ai fenomeni di ostilità lavorativa, in aderenza alle indicazioni contenute nella disciplina internazionale dell'OIL,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritenga opportuno adottare, in collaborazione con il Ministero della salute ed il Ministero della giustizia, interventi normativi specifici e pertinenti, volti a disciplinare più compiutamente il fenomeno del mobbing, dello straining e più in generale di tutte le condotte lavorative violente e moleste, al fine di conformarsi ai cogenti obblighi internazionali, di rilievo costituzionale, derivanti dalla convenzione OIL n. 190/2019 e dalla raccomandazione OIL n. 206/2019, nonché allo scopo di garantire maggiore protezione alle vittime di tali condotte, considerando, a tal proposito, anche la direzione indicata dal citato disegno di legge AS 1339, attualmente assegnato alla 11ª Commissione permanente del Senato.
(3-02732)
GIROTTO, L'ABBATE, CROATTI, ANASTASI, CASTALDI, QUARTO - Ai Ministri della transizione ecologica e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
nel comune di Krsko, in Slovenia, a meno di 100 chilometri in linea d'aria da Trieste, è attiva fin dal 1981 la centrale nucleare Jedrska Elektrarna Krsko, con un reattore di tipo PWR Westinghouse da 1.994 megawatt. A seguito della dissoluzione dell'ex Jugoslavia, risulta l'unico impianto nucleare di potenza al mondo cogestito da due differenti Stati: la Slovenia e la Croazia. Tale situazione, inaccettabile per qualsivoglia Paese occidentale, è invece stata tollerata dall'Unione europea all'atto dell'ingresso della Slovenia, tenuto conto della situazione postbellica, delle esigenze di riconciliazione, dell'importanza di tale impianto che forniva più di un quarto della elettricità slovena e circa un quinto di quella croata;
lo studio dell'ENEA intitolato "Informazioni sulla sicurezza delle centrali nucleari frontaliere distanti meno di 200 km dal territorio nazionale", realizzato nel 2016, denuncia l'esistenza di altre deroghe sulla sicurezza. Il caso più eclatante indicato è quello della sismicità: durante la progettazione della centrale nucleare nel 1980, furono assunti come riferimento un terremoto di sicurezza (SSE) di 0.3g e un terremoto di base operativo di 0.15g. Le successive valutazioni probabilistiche dei rischi sismici (PSHA) hanno stabilito una prima volta nel 1994 un valore di riferimento del picco di accelerazione a terra (PGA) di 0.42g e una successiva revisione del 2004 ha aumentato ulteriormente la stima del rischio sismico con un PGA di 0.56g. Si tratta di valori di molto superiori al terremoto di progetto. Non è mai stato chiarito, poi, il livello di compromissione delle strutture del reattore, in particolare del vessel, conseguente all'incidente nel trasporto in loco delle componenti della centrale, che, accertato, è un ulteriore elemento nella costituzione degli "alberi" di incidente per la valutazione del rischio in generale, in particolare di quello sismico;
ai fini del raffreddamento, l'impianto utilizza le acque del fiume Sava, situato in una zona soggetta a inondazioni, come accaduto in occasione degli eventi alluvionali del 2014. Negli anni passati il reattore è stato fermato due volte quale misura precauzionale in occasione di piene con grandi trasporti di detriti solidi. La centrale si trova a un livello inferiore di 0,69 metri al livello di massima piena probabile. La protezione dalle inondazioni deve essere quindi garantita da dighe in tutto il sito. Il livello degli argini al 2011 era solo di 0,15 metri superiore al DBF (design basis flooding), ovvero il livello di piena di riferimento. Tale livello è stato stabilito in seguito all'analisi degli eventi di piena del periodo 1908-2000. L'isola nucleare e le apparecchiature di nuova installazione hanno un livello di protezione più elevato, ma la protezione è comunque insufficiente soprattutto perché i cambiamenti climatici impongono di rivedere drasticamente le valutazioni sui rischi di inondazioni, anche alla luce degli eventi meteorologici estremi e delle inondazioni che a partire dal 2005 si sono verificati in tutta l'Europa centrale, ultimo solo in ordine di tempo quello che a metà luglio 2021 ha sconvolto la Germania;
la necessità di una nuova valutazione generale dei rischi sulla centrale è giustificata da due ordini di ragioni: 1) la circostanza per cui tutte le strutture del reattore sono state sottoposte per circa 40 anni al bombardamento neutronico determinato dalla reazione di fissione, che non solo "attiva" i materiali, ma nel corso del tempo li "infragilisce". Una conseguenza del bombardamento neutronico è che l'effetto distruttivo della "risonanza" tra le componenti in frequenza delle onde sismiche che impattano sulla centrale e le frequenze proprie di vibrazione delle strutture del reattore, possa essere facilitato dall'infragilirsi delle strutture esposte al bombardamento; 2) con riferimento alle inondazioni, appare mancante la valutazione dell'impatto dell'onda di piena con i manufatti della centrale, che ebbe drammatica evidenza in Italia, a causa dell'esondazione della Dora nell'impianto nucleare di Saluggia (Vercelli);
considerato che:
riprendendo il quotidiano "Primorski Dnevnik", il sito on line dell'ICE, Agenzia per la promozione dell'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, il 16 luglio 2021 ha pubblicato la notizia: "Raddoppio della centrale nucleare di Krsko", informando sull'adozione da parte dei deputati dell'Assemblea nazionale slovena di una risoluzione sulla strategia del Paese per il clima, che prevede per la Slovenia l'uso a lungo termine dell'energia nucleare. Secondo i dati di progetto, l'impianto si sarebbe dovuto chiudere nel 2023, ma la Slovenia ne ha richiesto una proroga all'esercizio fino al 2043 e prevede il suo raddoppio con la costruzione di un secondo reattore per una spesa stimata in circa 5 miliardi di euro nello stesso sito;
in seguito alla decisione dell'Assemblea nazionale, il Ministero delle infrastrutture ha rilasciato l'autorizzazione alla costruzione del nuovo reattore che, in base ai progetti preliminari dell'utility Gen Energija, dovrebbe avere una capacità di circa 1.100 megawatt e basarsi sulla tecnologia dell'acqua pressurizzata (la stessa dell'esistente unità Westinghouse da 700 megawatt);
tali decisioni presuppongono il rispetto della "Convenzione sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero, fatta a Espoo il 25 febbraio 1991", in virtù della quale le parti devono applicarne i termini, ovvero il "Paese di origine" deve coinvolgere i "Paesi potenzialmente colpiti" prima di ogni decisione di proroga della durata della propria unità nucleare, in quanto tale decisione riguarda un'attività che potrebbe avere un impatto ambientale negativo transfrontaliero. Tale convenzione è stata applicata anche nel 2020 dalla Francia successivamente alla decisione di prolungare la vita di alcuni reattori nucleari;
i rischi e i pericoli che potrebbero essere causati dal prolungamento della vita dell'impianto e la costruzione della centrale hanno generato forti preoccupazioni nella popolazione del Friuli-Venezia Giulia, nelle istituzioni di rappresentanza territoriale e nelle associazioni ambientaliste, che chiedono forme di garanzie per la protezione e la tutela della salute umana oltre all'interruzione delle iniziative,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto, se vi sia stato, e a quale livello, il coinvolgimento del Governo italiano, degli enti territoriali e delle popolazioni direttamente interessate nelle procedure di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica transfrontaliere, ai sensi della convenzione di Espoo del 1991;
se intendano promuovere, direttamente e attraverso la diplomazia dell'Unione europea, un'azione di "moral suasion" nei confronti del Governo sloveno, perché non proceda con la realizzazione del "raddoppio" della centrale di Krsko.
(3-02733)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e della cultura. - Premesso che:
il 15 luglio 2021 il Consiglio dei ministri ha deciso di designare rispettivamente come amministratore delegato e presidente della RAI Carlo Fuortes e Marinella Soldi;
tali indicazioni erano state anticipate da comunicati stampa sin da venerdì 9 luglio;
venerdì 16 luglio il consiglio di amministrazione della RAI, in occasione della prima riunione, ha indicato in Carlo Fuortes l'amministratore delegato e in Marinella Soldi il presidente. Quest'ultima indicazione, ai sensi della legge n. 220 del 2015, dovrà essere validata da un parere favorevole espresso dalla maggioranza di due terzi della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi;
Fuortes è tuttora sovrintendente del teatro dell'Opera di Roma, confermato in tale ruolo dal consiglio di indirizzo del teatro il 9 aprile 2020;
l'incarico di sovrintendente era stato conferito a Fuortes nel dicembre 2013 e confermato più volte, quindi è una posizione che egli occupa da 8 anni;
appresa la notizia della propria designazione quale amministratore delegato della RAI, la principale azienda culturale del Paese, Fuortes non ha ritenuto di dare le dimissioni da sovrintendente del teatro dell'Opera di Roma;
la mattina di martedì 20 luglio 2021 l'amministratore delegato della RAI, in qualità di sovrintendente, ha partecipato alla presentazione della stagione 2021-2022 del teatro dell'Opera;
in tale occasione il sovrintendente del teatro dell'Opera, che è al contempo amministratore delegato della RAI, ha inteso ringraziare proprio la RAI per la visibilità data al lavoro del teatro, mettendo in evidenza, a parere dell'interrogante, un'incredibile confusione di ruoli,
si chiede di sapere:
se nell'indicazione di Fuortes quale amministratore delegato della RAI sia stato tenuto conto dell'incarico, in chiaro conflitto di interesse, di sovrintendente del teatro dell'Opera di Roma e della sua intenzione di non rinunciarvi;
quali siano le caratteristiche del profilo di Fuortes e di Soldi, che hanno indotto a designarli come amministratore delegato e come presidente della RAI;
se corrisponda al vero che inizialmente, in considerazione di trascorsi maggiormente manageriali di Soldi, quest'ultima dovesse essere designata quale amministratore delegato e Fuortes quale presidente della RAI;
se corrisponda inoltre al vero che la designazione decisa da ultimo dal Consiglio dei ministri, che individuava in Fuortes l'amministratore delegato e in Soldi il presidente della RAI, sia discesa da una preferenza maturata da quest'ultima per un incarico meno operativo in connessione con il suo possibile ruolo nella vicenda del documentario "Firenze secondo me", in ordine al quale sta indagando la Procura di Roma;
quali misure si intenda adottare per evitare che gli atti compiuti dall'amministratore delegato RAI si pongano in conflitto di interesse con il suo ruolo di sovrintendente del teatro dell'Opera di Roma;
in generale, se si ritenga il tema del conflitto di interesse in una delle principali aziende culturali del Paese come la RAI, con migliaia di dipendenti e rapporti anche economici con grandi aziende italiane e internazionali, meritevole di essere approfondito e affrontato.
(4-05828)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:
in seguito alla sentenza n. 7308/2013 della Corte di appello di Roma, che riformava la sentenza di primo grado, con cui un gruppo di dipendenti del Ministero dello sviluppo economico aveva ottenuto un aumento retributivo, il Ministero richiedeva la restituzione della somma corrisposta in base alla sentenza del giudice di primo grado, immediatamente esecutiva. Taluni dipendenti, medio tempore collocati in pensione, stanno tuttora rimborsando all'INPS, per conto del Ministero, la somma posta a loro carico, mediante ritenuta di un quinto sulla pensione in godimento;
a seguito di richieste legali di accesso agli atti da parte di alcuni di questi ex dipendenti, che hanno calcolato di aver completato la restituzione, ritenendo di dover restituire le somme al netto del dovuto, poiché sulle stesse hanno già pagato le ritenute di pertinenza del fisco, il Ministero ha risposto, confermando, in sintesi, che taluni dipendenti del gruppo stanno attualmente rimborsando al lordo la somma dovuta e non al netto, come dovrebbe essere secondo la consolidata giurisprudenza e la logica, poiché non si può versare due volte al fisco la stessa cifra;
viceversa, a coloro che erano già andati in pensione prima della sentenza d'appello, la restituzione è stata richiesta al netto nel rispetto dei principi applicabili alla materia;
considerato che:
il Ministero ha motivato la diversa procedura per i dipendenti all'epoca ancora in servizio adducendo che il recupero delle somme viene operato sulla base del calcolo effettuato dal sistema di gestione stipendiale, che fornisce dati al lordo, non considerando le ritenute fiscali già versate dagli interessati. Tale motivazione è evidentemente assurda, perché non si può scaricare su un sistema gestionale, alimentato da dati forniti da persone fisiche, la responsabilità della richiesta di somme eccedenti il dovuto, con riferimento ad una sostanziosa quota fiscale già versata all'erario un decennio prima;
il sistema gestionale doveva possedere le necessarie istruzioni per elaborare il netto, e non il lordo, della somma da restituire,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato;
quali urgenti disposizioni intenda attuare per sanare con la massima sollecitudine questo comportamento, a giudizio dell'interrogante, abusivo, contrario a leggi e logica, restituendo a sua volta anche quelle somme che i debitori avessero già in passato versato al fisco e facendo cessare una grave lesione economica nei confronti di fedeli dipendenti, che non hanno certo stipendi dirigenziali e le cui condizioni sono state aggravate dalla nota crisi economica in cui versa il Paese, ricordando anche il principio del "ne bis in idem" e il discusso blocco novennale del contratto dei dipendenti pubblici, dichiarato poi incostituzionale, con sentenza n. 178 del 2015, che già costituì grave violazione dell'articolo 36 della Costituzione;
se intenda urgentemente attivarsi affinché l'INPS interrompa il prelievo, restituendo anche l'eventuale importo prelevato come lordo, anche al fine di evitare un'altrimenti inevitabile azione legale da parte dei dipendenti lesi.
(4-05829)
DE PETRIS, RUOTOLO, LAFORGIA, ERRANI, BUCCARELLA, GRASSO - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
nel prossimo autunno si terrà a New York il vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari e l'importante appuntamento sarà anticipato da un pre summit che si terrà a Roma dal 26 al 28 luglio; in tali occasioni si potrà discutere di politiche di contrasto alla fame e promuovere tecniche e approcci agro-ecologici che rispettino ambiente e salute e contemporaneamente aiutino a ridurre le emissioni del settore primario;
intorno al Food system summit si registrano preoccupazioni crescenti sulla democraticità del percorso del summit sia da parte del mondo scientifico, che dal mondo delle organizzazioni non governative, delle associazioni e delle organizzazioni rappresentative dei piccoli produttori e dei popoli indigeni;
nelle ultime settimane sono state diffuse due lettere di critica firmate da numerosi esponenti del mondo accademico internazionale e le preoccupazioni sulla democraticità sono state espresse e redatte in forma scritta anche da rappresentanti del mondo politico e scientifico direttamente coinvolto nei lavori del vertice;
le preoccupazioni si muovono attorno alle questioni della governance globale dei sistemi alimentari, nel dettaglio si ritiene infatti che la scelta di tenere il summit a New York anziché nella più naturale sede del Comitato mondiale per la sicurezza alimentare presso il polo alimentare, inclusa la FAO di Roma, rappresenti un segnale di spostamento del controllo politico e in particolare si ritiene grave e pericoloso il passaggio dal multilateralismo ad un approccio multistakeholder, che vede annullata la collaborazione fra le organizzazioni rappresentative di produttori, dei popoli indigeni, dei lavoratori agricoli, dei pastori, dei pescatori, dei movimenti delle donne e dei senza terra, in favore di un programma che privilegia gli interessi e l'agenda delle grandi corporation dell'agroindustria;
il meccanismo della società civile (CSM), legato al Comitato mondiale per la sicurezza alimentare (CFS), ha inviato una lettera agli organizzatori del vertice, esprimendo una serie di preoccupazioni relative all'eccessiva influenza delle grandi aziende private nella preparazione del summit; alla mancanza di un ancoraggio forte del vertice ai diritti umani compreso il diritto al cibo, alla terra, e la sovranità alimentare; alla mancanza di enfasi sulla reale portata della trasformazione che i sistemi alimentari corporativi devono subire per riallinearsi ai bisogni e ai diritti fondamentali di persone, popoli e pianeta; alla possibilità concreta che il multilateralismo ed il ruolo delle istituzioni siano indeboliti dall'approccio che privilegia attori sproporzionatamente forti rispetto agli Stati: un approccio che manca di legittimità democratica e di chiare regole di responsabilità e che mette sullo stesso piano interessi privati delle imprese e titolari di diritti anziché dare priorità ai secondi;
considerato che:
il sistema agroalimentare italiano potrebbe essere penalizzato dalla valorizzazione di un modello alimentare di tipo prettamente nutrizionistico, così come da una trasformazione dei sistemi alimentari basata su un certo tipo di innovazione tecnologica e digitale: la digitalizzazione infatti permette di maneggiare una grande quantità di dati, incluse le sequenze genetiche, senza che vi sia una governance pubblica di tali conoscenze, con evidenti possibili pericolose ripercussioni sulla salute degli individui;
le imprese che già oggi controllano la proprietà del vivente sono in numero ridotto ed hanno una grossa influenza sui prezzi, sull'accesso alle sementi, nonché grandi responsabilità sulla standardizzazione e l'impoverimento dei sistemi alimentari,
si chiede di sapere:
quali iniziative intendano mettere in campo i Ministri in indirizzo, ciascuno per le rispettive competenze, affinché la politica nazionale ed europea ponga una solida salvaguardia contro i conflitti di interesse attualmente esistenti negli organi del UNFSS, oltre che per assicurare la centralità degli interessi pubblici, dei piccoli contadini e dei popoli indigeni;
se non ritengano opportuno valutare idonee iniziative atte a ottenere che la governance del vertice non sia guidata dalla partnership tra l'ONU e il World economic fforum, ma rispetti maggiormente il principio del multilateralismo e le istituzioni oggi esistenti;
quali iniziative urgenti intendano assumere per garantire che il CFS ed il sistema ONU (FAO, con sede a Roma) recuperino un ruolo centrale in tutte le fasi del summit, così da tutelare non solo risorse, organismi e percorsi di partecipazione del sistema nazionale, ma anche i legittimi interessi nazionali nel settore dell'agricoltura, dove le nostre aziende ed i nostri produttori, soprattutto quelli legati alla valorizzazione della biodiversità dei territori, sono leader per qualità nel mondo;
quali iniziative di attivo coinvolgimento di tutti gli attori in campo siano state intraprese o intendano intraprendere nel contesto nazionale e internazionale per fare emergere le soluzioni elaborate dai diversi organismi che a diverso titolo difendono le istanze dei consumatori, dei lavoratori agricoli, dell'agricoltura familiare, dei popoli indigeni, promuovendo l'agro-ecologia come base dei sistemi alimentari territoriali.
(4-05830)
FATTORI, NUGNES, DI MARZIO, GIARRUSSO - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
a settembre 2021 si terrà il vertice sui sistemi alimentari delle Nazioni Unite a New York, importante appuntamento per discutere di politiche di contrasto alla fame e per promuovere approcci agro-ecologici in grado di rispettare i diritti dell'ambiente e della salute, contribuendo nel contempo a ridurre il non trascurabile impatto in termini di emissioni del settore primario e superamento dei limiti del pianeta;
i dati del rapporto internazionale SOFI 2021 sullo stato della sicurezza alimentare e nutrizione, pubblicati il 12 luglio 2021, registrano un drammatico aumento della fame nel mondo. Il rapporto rivela una linea di tendenza precedente al COVID-19 e la forte accelerazione causata dalla pandemia: quasi una persona su 3 non ha avuto accesso a un'alimentazione adeguata nel 2020, con un incremento di 320 milioni di persone affamate in un solo anno, da 2,05 a 2,37 miliardi;
il vertice ONU sarà anticipato da un pre vertice tra il 26 ed il 28 luglio 2021 a Roma, sicché l'Italia in questi giorni è impegnata in una campagna mediatica per promuovere la visibilità del vertice e il ruolo del nostro Paese in questa arena internazionale. Tuttavia sulla questione è assente un dibattito politico;
si registrano alcune preoccupazioni intorno a questo vertice attinenti soprattutto a una governance a quasi totale appannaggio del Forum economico mondiale (WEF), i cui attori imprenditoriali hanno di fatto goduto di spazi inediti per influenzarne l'agenda e i contenuti;
tali preoccupazioni sono state esplicitate nei mesi scorsi dalla lettera firmata da 550 organizzazioni delle associazioni dei piccoli produttori e organizzazioni dei popoli indigeni, dalle comunicazioni delle organizzazioni non governative, dall'attuale rapporteur speciale dell'ONU sul diritto al cibo Michael Fakhri e dal suo predecessore Oliver De Schutter, da rappresentanti del mondo politico e scientifico direttamente coinvolti nel lavoro del vertice, alcuni dei quali hanno denunciato le molte criticità del processo in itinere;
il capovolgimento in atto delle forme tradizionali della governance multilaterale rischia di produrre esternalità negative molto serie sul fronte della responsabilità politica, nonché uno squilibrio a favore dei portatori di interessi privati;
considerato che:
non esistono nell'impianto del summit meccanismi di gestione del conflitto di interessi;
non esiste nell'impostazione politica l'attenzione alle problematiche centrali che determinano la fame, quali le espropriazioni della terra ai piccoli produttori per la creazione di piantagioni e monocolture, le pratiche di accaparramento ai fini estrattivi, le violenze ed i conflitti che determinano un impoverimento diffuso, ora aggravato dalla pandemia;
non esiste infine risposta formale che la leadership del vertice abbia fatto pervenire alle varie sollecitazioni critiche emerse;
gli interroganti ritengono inoltre che l'enfasi e l'accelerazione sulla digitalizzazione, tra cui quella delle sequenze genetiche delle sementi venduta come soluzione innovativa, devono essere governate da interessi pubblici;
la grande quantità di dati a disposizione senza che vi sia una chiara governance pubblica di tali conoscenze può rendere discrezionale l'accesso ai beni essenziali alla vita e va attentamente soppesata in tutti i suoi aspetti, per i potenziali rischi per il pianeta;
l'esiguo numero di imprese che oggi controlla la proprietà genetica delle sementi, esercitando il controllo sui prezzi, determina le condizioni di accesso ed influenza le politiche pubbliche di molti Paesi. Queste pratiche hanno sinora contribuito molto alla standardizzazione e all'impoverimento della biodiversità e delle diete alimentari, nonché all'aumento della fame;
l'Italia ha molto da perdere anche da una trasformazione dei sistemi alimentari basata su un orientamento prevalente all'innovazione tecnologica e digitale,
si chiede di sapere:
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare per spingere l'Italia a farsi promotore della richiesta di trasparenza sui processi decisionali del vertice, con attenzione ai conflitti di interesse in tutti gli organi e le dinamiche del UNFSS;
quali iniziative intendano adottare per esigere una governance del vertice e soprattutto del post vertice che non sia guidata da nuovi meccanismi ma basata sulle istituzioni del multilateralismo esistenti, come il comitato per la sicurezza alimentare mondiale ospitato dalla FAO;
quali iniziative assumerà l'Italia per garantire che il sistema delle agenzie alimentari dell'ONU con sede a Roma mantenga un ruolo centrale nella formulazione delle politiche globali sul cibo;
quali iniziative di attivo coinvolgimento dei veri portatori di interessi collettivi nell'arena dei cibi e dei diritti intendano intraprendere nel contesto nazionale ed internazionale, in particolare nella risposta agli impatti sul diritto al cibo, e gli impatti economici del COVID-19 sui lavoratori e sulle fasce più vulnerabili.
(4-05831)
PAVANELLI, CORBETTA, VANIN, GIROTTO, CROATTI, DI GIROLAMO, TRENTACOSTE, SANTANGELO, PIRRO, GALLICCHIO, DONNO, PISANI Giuseppe, FERRARA, ENDRIZZI, PRESUTTO - Ai Ministri della transizione ecologica e dello sviluppo economico. - Premesso che:
alcune settimane fa una trasmissione televisiva del canale britannico "ITV News", poi riportato sulla stampa Italiana dal quotidiano "la Repubblica" con l'articolo intitolato "'Ogni settimana, il nostro obiettivo era distruggere circa 130 mila articoli. Metà della roba sono tv, computer mai aperti'. La denuncia video di un lavoratore del colosso di Jeff Bezos", ha mandato in onda un reportage su un magazzino di Amazon in Scozia dove si vede che i prodotti mandati indietro dai clienti o prodotti invenduti, sono inviati in discarica o comunque vengono distrutti;
il dato sconcertante è che solo da quel magazzino vengono inviati al macero circa 120.000 prodotti a settimana: prodotti elettronici nuovi di grande valore con tanto di confezione originale;
sono preoccupanti anche le dichiarazioni rilasciate da un ex dipendente che ha confermato di aver distrutto migliaia di mascherine ancora sigillate;
considerato che:
mentre si chiede ai cittadini di fare la raccolta differenziata e il Paese sta per investire nell'economia circolare delle materie prime con i fondi del Next generation EU, grandi multinazionali creano ingenti quantità di rifiuti sprecando prodotti in ottimo stato;
se si considerano le preziose risorse utilizzate per la loro produzione e l'inquinamento emesso per lo smaltimento di tali prodotti, è evidente che questo modus operandi è insostenibile in quanto ha un impatto ambientale smisurato sul pianeta,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se intendano avviare un'indagine sulle modalità utilizzate nei magazzini di Amazon, con sede in Italia, per i prodotti invenduti nonché di altre aziende che operano con vendite in rete, dando priorità a quelle che operano nel campo del tessile;
quali iniziative intendano assumere per evitare lo spreco di beni di consumo.
(4-05832)
PARAGONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno. - Premesso che:
la legge 3 marzo 1951, n. 178, ha previsto l'istituzione dell'ordine "al Merito della Repubblica Italiana" e la disciplina del conferimento e dell'uso delle onorificenze, destinato a dare una particolare attestazione a coloro che abbiano speciali benemerenze verso la nazione;
l'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 45 ("Norme per l'attuazione della legge 3 marzo 1951, n. 178"), stabilisce che il Presidente del Consiglio dei ministri, nei limiti stabiliti a norma dell'ultimo comma dell'art. 3 della legge, determina per ciascuno, con proprio decreto, il numero massimo delle onorificenze, distinte per classi, che possono essere conferite, su segnalazione di ciascun Ministero, a persone benemerite nel campo di attività che rientra nelle rispettive competenze;
l'art. 1 dello statuto, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1952 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 novembre 1952, n. 277), stabilisce che l'ordine "al Merito della Repubblica Italiana", secondo gli scopi indicati dalla legge istitutiva n. 178 del 1951, è destinato a ricompensare benemerenze acquistate verso la nazione nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell'economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte ai fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari;
considerato che:
stando a quanto si apprende, nel giro di pochi anni, ben 5 appartenenti all'associazione "CittadinanzAttiva" di Messina sarebbero stati insigniti del titolo di "cavalieri della Repubblica", mentre per altri due esponenti della medesima associazione sarebbero in fase di "avanzata elaborazione le proposte di conferimento", come afferma in una nota il presidente di "CittadinanzAttiva" Sicilia APS, proponente di tutte le nomine;
la situazione venutasi a creare a Messina, dove grazie all'intensa attività propositiva del presidente regionale dell'associazione sembrerebbe fiorire gran numero di cavalieri della Repubblica, nominati con grande generosità, appare del tutto singolare,
si chiede di sapere quali siano i criteri per il conferimento di tali titoli, posto che un'eccessiva inflazione delle citate benemerenze rischierebbe di svalutare, evidentemente, la nobile funzione dell'istituto, oltre a porre qualche dubbio circa le motivazioni che spingono i proponenti.
(4-05833)
LANNUTTI, ANGRISANI, CROATTI - Ai Ministri dell'interno e della difesa. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
il 18 luglio 2021 a Cologno Monzese (47.000 abitanti alle porte di Milano) un cittadino, Giovanni Carissimo, ha partecipato alla commemorazione della strage di via d'Amelio in memoria del giudice antimafia Paolo Borsellino e degli agenti della scorta Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. Ha partecipato non solo come cittadino, ma anche come iscritto all'ANPI (Associazione nazionale partigiani d'Italia). La sezione locale ha infatti aderito alla manifestazione organizzata dall'associazione "Libera casa contro le mafie" e dall'amministrazione comunale. Carissimo ha deciso di esprimere il proprio pensiero con un cartello molto semplice, scritto a pennarello nero su un foglio bianco: "Non c'è antimafia senza antifascismo". Appena tirato fuori il cartello, alcuni carabinieri presenti si sono avvicinati a Carissimo e gli hanno detto che non era "autorizzato". L'uomo ha risposto che per i cartelli che esprimono il pensiero delle persone durante le manifestazioni pubbliche non servono autorizzazioni, specie se si parla di principi condivisi come antimafia e antifascismo. La discussione è finita lì, ma, alla fine della manifestazione, due giovani carabinieri si sono avvicinati di nuovo e hanno chiesto a Carissimo di fornire le generalità. Alla richiesta di delucidazioni su quanto stessero facendo, i due carabinieri hanno risposto che obbedivano agli ordini e che è facoltà dei pubblici ufficiali farlo. A quel punto, altre persone si sono aggiunte alla discussione (andata avanti per un po'), e alla fine si sono fatte identificare insieme a Carissimo per esprimergli solidarietà e dissenso per l'accaduto;
proprio le istituzioni attaccate dalle mafie appartengono alla Repubblica nata dalla Resistenza e fondata sulla Costituzione democratica che ripudia il fascismo. È quindi doveroso ricordare a coloro che hanno proceduto con l'identificazione e impartito l'ordine di identificare il cittadino che non solo la Costituzione italiana nella XII disposizione transitoria e finale vieta la riorganizzazione del partito fascista ("È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista", 1° gennaio 1948), ma esistono leggi successive inequivocabili sulla pregiudiziale antifascista, a partire dalla "legge Scelba" (legge 20 giugno 1952, n. 645), che stabilisce all'articolo 1: "Si ha la riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista". All'art. 2 statuisce che: "Chiunque promuove od organizza sotto qualsiasi forma la ricostituzione del disciolto partito fascista a norma dell'articolo precedente è punito con la reclusione da tre a dieci anni". Come pure nell'articolo 4 si specifica l'"apologia del fascismo": "Chiunque, fuori del caso preveduto dall'art. 1, pubblicamente esalta esponenti, principii, fatti o metodi del fascismo oppure le finalità antidemocratiche proprie del partito fascista è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a lire 500.000. La pena è aumentata se il fatto è commesso col mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione o di propaganda". Infine, vi è la "legge Mancino" (legge 25 giugno 1993, n. 205) che ribadisce e rafforza: "È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni". Dunque, i carabinieri si sarebbero dovuti allertare se su quel cartello anziché paragonare l'antimafia all'antifascismo si fosse invocato il fascismo,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati;
se ritengano di dover intervenire per stabilire la responsabilità di coloro che hanno ritenuto necessario identificare un cittadino che esprimeva democraticamente il proprio pensiero a una manifestazione in ricordo del giudice antimafia, pensiero basato peraltro su un principio fondante della Costituzione italiana, in quanto le istituzioni democratiche, è bene ribadirlo, non esisterebbero senza partigiani e partigiane e senza antifascismo.
(4-05834)
DE BONIS - Ai Ministri della transizione ecologica, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
il maltempo in Italia continua ad imperversare. Provocato da una "cella autorigenerante" collegata alla stessa intensa perturbazione che nei giorni scorsi ha colpito molte zone del Nord Italia, e prima ancora la Germania e altri Paesi dell'Europa centrale, adesso le piogge di forte intensità si sono dirette al Sud Italia;
dopo quelle del fine settimana che hanno colpito la Sicilia, in particolare il palermitano, precipitazioni più intense si sono verificate nella serata del 19 luglio in Puglia, nell'area del Gargano. Nella stessa notte la situazione più critica si è registrata nell'area di San Marco in Lamis (Foggia). Secondo i dati resi noti dalla protezione civile della Puglia, tra la mezzanotte e le ore 10 circa nel comune si sono accumulati al suolo oltre 260 millimetri di pioggia;
molti i disagi che si sono verificati, con strade allagate e trasporti interrotti, una vera e propria pioggia torrenziale. Fonti locali hanno riferito che si sono registrate criticità sulle principali arterie per Foggia e San Nicandro garganico e sulla strada statale 272, che collegano San Marco in Lamis a San Severo e San Giovanni Rotondo. Sono stati segnalati allagamenti soprattutto in box e scantinati, mentre in diverse zone si sono verificati frane e smottamenti. L'ondata di maltempo è stata accompagnata anche da disagi legati all'interruzione della fornitura di energia elettrica;
per quanto riguarda le zone del Salento, anche qui il maltempo ha causato gravi disagi. Temporali e acquazzoni si sono abbattuti su diverse zone della provincia di Lecce a macchia di leopardo. I fenomeni si sono concentrati maggiormente sulle zone di Galatone, Galatina e Copertino, mentre nel pomeriggio piogge torrenziali sono cadute nella zona del magliese. La situazione più critica si è registrata a Sternatia, dove si è allagato persino il sottopasso ferroviario mettendo in pericolo alcuni automobilisti;
come sottolineano i meteorologi, mediamente in quella zona cadono 33 millimetri di pioggia nell'intero mese di luglio e 122 in tutta la stagione estiva. In un anno si stima una media di 588 millimetri. Nel giro di poche ore, invece, sull'area è caduta la metà della pioggia che si prevede in un anno intero;
considerato che:
oltre ai danni arrecati alle strade ed alle abitazioni, anche l'agricoltura è stata messa in ginocchio nell'intera Puglia. L'alluvione ha creato seri danni ai campi del promontorio del Gargano, soprattutto lungo la Pedegarganica, strada resa impraticabile dalla furia dell'acqua. Campi allagati, frane, alcune linee ferroviarie e strade provinciali interrotte a Rignano Garganico, a San Nicandro Garganico e nelle zone rurali attorno a Foggia e San Severo, le piogge e la grandine cadute abbondantemente hanno messo a soqquadro il territorio, con danni ormai irreparabili alle colture. Ai lati della strada statale 16, tra San Severo e l'ex stabilimento della Safab, ettari ed ettari di uliveti, vigneti e frutteti sono stati completamente allagati e invasi dal fango;
il territorio pugliese conferma, così, una condizione di estrema fragilità, mostrando ancora una volta di essere particolarmente esposto al rischio di alluvioni, frane, allagamenti e fenomeni di dissesto idrogeologico. Canali, cunette, corsi d'acqua, strade rurali ma anche vie di comunicazione più trafficate come statali, provinciali e comunali necessitano di un'intensa e straordinaria opera di manutenzione, con interventi che ripuliscano ciò che ostruisce il deflusso corretto delle acque piovane;
dopo mesi di siccità, le prime e intense piogge estive mettono in rilievo quale e quanto sia il lavoro da fare sul versante della prevenzione. Occorre intervenire subito, in questi giorni e nelle prossime settimane (e su tutta la Puglia) per evitare ulteriori, drammatiche conseguenze da ogni punto di vista, non ultimo quello dei danni a un'agricoltura già funestata in precedenza da gelate, siccità e fenomeni estremi dovuti agli effetti dei cambiamenti climatici,
si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative intendano intraprendere il Ministro della transizione ecologica ed il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili al fine di mettere in sicurezza intere aree territoriali della Puglia attraverso programmi di manutenzione dei corsi d'acqua, prevenendo così dissesti idrogeologici che ogni anno causano vittime e danni ingenti, soprattutto alle imprese e all'agricoltura, proprio lì dove il territorio è particolarmente fragile;
se il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali non ritenga di dover risarcire con la massima celerità ed urgenza tutti i titolari di attività agricole svolte nei citati territori colpiti dall'alluvione non appena presentino domanda, come previsto dalle leggi vigenti.
(4-05835)
STABILE, RIZZOTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
la certificazione verde Covid-19 o "green pass" è un documento gratuito che può essere rilasciato a chi è guarito dal COVID-19, a chi ha concluso o intrapreso il ciclo di vaccinazione o a chi risulta negativo a un test molecolare o antigenico;
dal 1° luglio la certificazione verde COVID-19 è valida come EU digital COVID certificate e rende più semplice viaggiare da e per tutti i Paesi dell'Unione europea;
in queste settimane, molti cittadini vaccinati di recente stanno ricevendo via SMS o e-mail dal Ministero della salute le istruzioni e un codice per scaricare il green pass;
si riscontrano, invece, gravi ritardi per coloro che sono stati vaccinati nei primi 5 mesi del 2021, molti dei quali non hanno ancora ricevuto alcuna comunicazione per poter scaricare il documento;
la possibilità di reperirlo tramite numero verde, medico di base o farmacista, oppure via internet rende la procedura molto più complessa, soprattutto per le persone anziane, che per lo più sono state vaccinate proprio nei primi mesi dell'anno;
diversi concittadini, vivendo stabilmente in altre nazioni, hanno ricevuto all'estero vaccini non approvati dall'ente regolatorio europeo (quali Sputnik o il vaccino cinese) e, mancando anche da un anno e mezzo a causa della pandemia dall'Italia, hanno necessità di farvi rientro e la vaccinazione non viene loro riconosciuta dal nostro Paese, sebbene il vaccino sia stato approvato in altre nazioni europee come, per esempio, lo Sputnik in Ungheria;
come dichiarato dallo stesso sottosegretario Sileri, sarebbe probabilmente sufficiente, e ragionevole richiedere a queste persone l'esito di un test sierologico (anticorpale) che dimostri l'avvenuta immunizzazione;
l'impossibilità di ottenere la certificazione verde o il green pass si verifica anche per coloro i quali hanno ricevuto in Italia un vaccino, ad esempio "Reithera", nell'ambito di sperimentazioni cliniche, acconsentendo a partecipare a questi studi, desiderosi di aiutare l'Italia, perché considerati al pari dei non vaccinati, e in condizioni di impossibilità di sottoporsi ad un nuovo ciclo di vaccinazione con uno dei prodotti autorizzati,
si chiede di sapere:
quali interventi il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per velocizzare la consegna del "green pass" a tutti coloro i quali, pur immunizzati, ancora non lo possiedono;
quali iniziative utili intenda intraprendere, al fine di trovare una soluzione per garantire gli stessi diritti a coloro che hanno effettuato la vaccinazione all'estero o sono stati vaccinati in Italia nell'ambito di sperimentazioni cliniche autorizzate.
(4-05836)
MALLEGNI - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:
a fine giugno 2021 la società Poste italiane ha annunciato 12 giorni di chiusura nel mese di agosto dell'ufficio postale di Vaiana, frazione del comune di Forte dei Marmi (Lucca);
nella giornata del 19 luglio, al termine di un incontro richiesto dal sindaco di Forte dei Marmi che ha visto coinvolti l'amministrazione comunale, il capo di gabinetto della Prefettura di Lucca Stefania Trimarchi e i referenti di Poste italiane Fortunato Iriti responsabile relazioni istituzionali e Serena di Santo, responsabile della macroarea mercato, sarebbe stata confermata la decisione di tenere chiuso l'ufficio postale nei giorni 3-4-7-10-11-14-17-18-21-24-25-28 agosto;
durante l'incontro il portavoce di Poste italiane ha dichiarato di non poter intervenire diversamente da ciò che è stato stabilito in quanto la riduzione del servizio sarebbe già stata concordata con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
stando alle statistiche degli ultimi anni, nella stagione estiva, Forte dei Marmi conterebbe un totale di circa 420.000 presenze e 120.000 arrivi in strutture ricettive, tutti turisti a cui la città non potrà garantire un servizio postale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali siano le sue considerazioni in merito;
se non intenda, secondo le proprie competenze, intervenire con i soggetti competenti per provare a trovare una soluzione che non isoli la frazione di Vaiana per un mese così cruciale per il proprio sostentamento economico.
(4-05837)
SACCONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
nel quartiere Lido tre Archi di Fermo i proprietari delle case sono arrivati ormai allo stremo per il protrarsi degli atti di vandalismo, di furti e di aggressioni;
il quartiere è stato lentamente e progressivamente occupato da transessuali, prostitute e spacciatori, che hanno attirato soggetti malavitosi, pregiudicati in detenzione domiciliare ed extracomunitari, in particolare tunisini, marocchini e pachistani, avviando un fiorente mercato dello spaccio e richiamando sempre più sodali, avviando una pratica giornaliera di occupazione delle abitazioni, tanto che il loro valore è diminuito di oltre il 60 per cento, facendo spazio ad un racket nell'acquisto che fa leva sulle condizioni disagiate del quartiere e sullo scoramento dei proprietari;
gli abitanti della zona, stanchi di vedere il proprio quartiere andare in rovina, hanno costituito, insieme alle associazioni "Confabitare", "Sos utenti" e a vari amministratori di condominio, un comitato di cittadini per battersi in favore della legalità, contro le occupazioni abusive, lo spaccio e la violenza tra gruppi etnici;
dopo mesi di battaglie, è stato firmato un memorandum accordo con il Comune di Fermo (sottoposto al vaglio della Prefettura) avente ad oggetto, tra i punti cardine, il controllo di vicinato attraverso gruppi "WhatsApp", la nomina di un delegato del sindaco alla sicurezza, la DASPO urbana per i violenti e gli immigrati irregolari, il censimento dei titolari degli immobili e dello stato di occupazione degli stessi, la videosorveglianza rafforzata con le telecamere e lettura delle targhe per contrastare lo spaccio;
purtroppo l'applicazione di questo accordo è stata letteralmente stravolta dall'amministrazione comunale, con effetti pari a nulla;
i residenti sono preoccupati che il quartiere diventi una piazza utile al malaffare non facilmente debellabile, con ulteriore diminuzione del valore degli immobili e con conseguente fuga degli abitanti ormai stanchi di convivere con questi fenomeni,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e come intenda attivarsi presso le varie autorità per la tutela dei cittadini.
(4-05838)
SACCONE - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
i lavori e i cantieri autostradali stanno creando fortissimi disagi ai cittadini, agli utenti, agli autotrasportatori, al turismo e all'economia generando file chilometriche e paralisi della circolazione;
gli indispensabili lavori di manutenzione autostradale, che si sarebbero dovuti fare nei mesi di lockdown con le autostrade quasi completamente deserte, stanno invece compromettendo un'economia nel pieno della sua ripartenza;
la situazione grave e insostenibile di disagio per gli utenti e la richiesta di intervento da parte delle associazioni di consumatori hanno costretto ASPI ad accogliere la necessità di provvedere ad un rimborso di parte del pedaggio autostradale, così come già previsto per trasporto ferroviario ed aeroportuale;
lo stesso rimborso è stato annunciato con il lancio di una app "Free to X", non ancora disponibile, che costringerà i consumatori a fornire dati sul viaggio, invece che ad essere rimborsati attraverso il sistema con cui si è pagato il viaggio;
il 62 per cento degli utenti paga attraverso Telepass, il 23 con carte di credito e il 15 per cento in contanti;
l'85 per cento dei rimborsi può essere dunque fatto istantaneamente e senza costi aggiuntivi, con la restituzione e il rimborso attraverso lo stesso mezzo di pagamento, così come avviene sempre;
ASPI ha annunciato che effettuerà il rimborso ai richiedenti con un bonifico, che ha un costo di circa 80 centesimi per utente da rimborsare, e contestualmente ha annunciato che dal prossimo 1° agosto 2021 i pedaggi potrebbero aumentare,
si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per evitare che i costi dei rimborsi gravino sulla collettività;
quale sia la necessità di utilizzare un'ulteriore app a cui consegnare dati quando invece esiste un metodo più logico, veloce e soprattutto non oneroso per la collettività per ottenere i rimborsi.
(4-05839)
Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea
L'interrogazione 3-02574, della senatrice Guidolin, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-02733 del senatore Girotto ed altri, sulla costruzione di un nuovo reattore nucleare nella centrale di Krsko, in Slovenia.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 348a seduta pubblica del 20 luglio 2021, a pagina 55, alla terzultima riga del primo capoverso, sostituire le parole: "per tutelare chi" con le seguenti: ", in particolare chi".
Nello stesso Resoconto, a pagina 68, sotto il titolo "Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento", alla decima riga del secondo capoverso e all'ottava riga del terzo capoverso, sostituire le parole: "15 ottobre" con le parole: "14 ottobre".