Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 348 del 20/07/2021

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

348a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 20 LUGLIO 2021

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Presidenza del vice presidente LA RUSSA,

indi del vice presidente ROSSOMANDO

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 349 del 21 luglio 2021
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,34).

Si dia lettura del processo verbale.

TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 15 luglio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 30 luglio.

Nella seduta odierna proseguirà la discussione generale sul disegno di legge sul contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità.

L'ordine del giorno della seduta di domani, con inizio alle ore 9,30, prevede la discussione del decreto-legge in materia di imprese, lavoro, giovani e salute.

Orientativamente intorno alle ore 11,30 il Ministro della giustizia renderà un'informativa sui gravi fatti occorsi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. I Gruppi potranno intervenire per dieci minuti, divisibili in due interventi (quindici minuti al Gruppo Misto, divisibili in tre interventi). Al termine dell'informativa la seduta sarà sospesa per la sanificazione dell'Aula.

Alla ripresa, alle ore 16,30, proseguirà la discussione del decreto-legge in materia di imprese, lavoro, giovani e salute. Poiché il Governo ha preannunciato la posizione della questione di fiducia sul decreto, nella serata di domani sarà convocata una Conferenza dei Capigruppo che definirà le successive fasi procedurali di esame del provvedimento, da svolgersi nella giornata di giovedì 22.

Sempre nella giornata di giovedì 22, alle ore 15, si svolgerà il question time, con la presenza dei Ministri dell'interno, della difesa e del lavoro.

Il calendario della prossima settimana prevede, con sedute a partire dal pomeriggio di martedì 27 fino a venerdì 30 luglio, se necessario, la discussione dei decreti-legge governance PNRR e semplificazioni, attualmente in corso di esame presso la Camera dei reputati, e rafforzamento pubbliche amministrazioni e giustizia.

Giovedì 29 luglio, alle ore 15, avrà luogo, come di consueto, il question time.

MARCUCCI (PD). Domando di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, mi permetto di sollecitare, a lei e a tutti i colleghi, un'analisi sulla situazione del Covid-19, anche con i riferimento ai lavori dell'Assemblea. In questi mesi, siamo sempre stati molto attenti e diligenti e abbiamo seguito le indicazioni dei senatori Questori: mi domando dunque se si debba intervenire nuovamente sull'atteggiamento da tenere nei confronti dei senatori che decidono di non procedere alla vaccinazione e se ci siano interventi possibili. (Applausi). Credo che la nostra istituzione debba garantirsi un normale funzionamento e che, nella logica delle cose, abbiamo anche il dovere di essere di esempio ai nostri concittadini.

Chiedo quindi e sollecito dalla Presidenza un intervento sui senatori Questori, per capire quali debbano essere le nuove regole, anche rispetto alla situazione che si è modificata e alla paventata introduzione della card, che ci permetterà di accedere ai luoghi pubblici. Credo dunque che anche noi, come Senato, dobbiamo essere conseguenti. Signor Presidente, è importante per il Paese e per il funzionamento della nostra Assemblea parlamentare. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Marcucci, personalmente sono vaccinato e credo che lo sia gran parte dei senatori, ma, visto che pone il problema, le do subito la mia opinione personale: i non vaccinati li potremmo mettere al piano di sopra, ben distanziati e con la mascherina, mentre sotto, senza mascherina e vicini, potremmo far sedere i senatori vaccinati. Questa è la mia opinione, non discriminante, ma di precauzione. (Commenti). Perché no?

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 30 luglio:

Martedì

20

luglio

h. 16,30-20

- Seguito discussione generale disegno di legge n. 2005 - Contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità (approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 2320 - Decreto-legge n. 73, Imprese, lavoro, giovani e salute (approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 24 luglio) (mercoledì 21)

- Informativa del Ministro della giustizia sui gravi fatti occorsi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere (mercoledì 21)

- Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 22, ore 15)

Mercoledì

21

"

h. 9,30-20

Giovedì

22

"

h. 9,30

Martedì

27

luglio

h. 16,30-20

- Disegno di legge ... - Decreto-legge n. 77, Governance PNRR e semplificazioni (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 30 luglio)

- Disegno di legge n. 2272 - Decreto-legge n. 80, Rafforzamento pubbliche amministrazioni e giustizia (scade l'8 agosto)

- Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 29, ore 15)

Mercoledì

28

"

h. 9,30-20

Giovedì

29

"

h. 9,30-20

Venerdì

30

"

h. 9,30

(se necessaria)

Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. … (Decreto-legge n. 77, Governance PNRR e semplificazioni) sarà stabilito in relazione ai lavori delle Commissioni.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2320
(Decreto-legge n. 73, Imprese, lavoro, giovani e salute)

(5 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

20'

Governo

20'

Votazioni

20'

Gruppi 4 ore, di cui:

M5S

43'

L-SP-PSd'Az

39'

FIBP-UDC

34'

Misto

32'+5'

PD

29'

FdI

23'+5'

IV-PSI

21'

Aut (SVP-PATT, UV)

18'

Dissenzienti

da stabilire

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 77, Governance Piano nazionale ripresa e resilienza
e semplificazione procedure)

(5 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

20'

Governo

20'

Votazioni

20'

Gruppi 4 ore, di cui:

M5S

43'

L-SP-PSd'Az

39'

FIBP-UDC

34'

Misto

32'+5'

PD

29'

FdI

23'+5'

IV-PSI

21'

Aut (SVP-PATT, UV)

18'

Dissenzienti

da stabilire

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2272
(Decreto-legge n. 80, Rafforzamento pubbliche amministrazioni e giustizia)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui:

M5S

54'

L-SP-PSd'Az

49'

FIBP-UDC

42'

Misto

40'+5'

PD

37'

FdI

29'+5'

IV-PSI

27'

Aut (SVP-PATT, UV)

23'

Dissenzienti

da stabilire

Seguito della discussione del disegno di legge:

(2005) Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi) (ore 16,42)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2005, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi.

Ricordo che nella seduta del 15 luglio è proseguita la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Totaro. Ne ha facoltà.

TOTARO (FdI). Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia sta intervenendo con tutti i suoi componenti nel dibattito sul disegno di legge al nostro esame. Ribadiamo in tal modo la nostra contrarietà a questa proposta e il fatto che ci opporremo in maniera ferma e costruttiva con i nostri emendamenti, portando avanti un'opposizione, come facciamo sempre, che non sia per il no a prescindere, ma con fare costruttivo. Nella discussione iniziata in Assemblea, vogliamo però ribadire, con tutti i componenti del Gruppo Fratelli d'Italia, le argomentazioni che ci spingono a essere contrari al testo che ci viene proposto e che è stato licenziato dalla Camera dei deputati.

Bisogna sgombrare il campo da un fattore e da una questione che purtroppo vengono sollevati nei dibattiti televisivi e anche in quest'Aula, ovvero che ci sia qualcuno nella nostra area - o, in generale, della destra - che vuole discriminare qualcun altro. Ascoltando le parole del segretario del Partito Democratico Letta, i suoi passi e i modi con cui ha posto le questioni riguardanti il disegno di legge in esame, ci sembra che voglia suddividere il mondo tra chi è attento ai diritti delle cosiddette minoranze e chi invece le vuole opprimere o mettere il tallone sopra i loro diritti. Non è assolutamente così! Capisco che il segretario del Partito Democratico si trovi nella condizione in cui si è trovato qualche altro segretario di quell'aria politica. Penso ad esempio a Massimo D'Alema, qualche anno fa, quando qualcuno gli chiese: «D'Alema, di' una cosa di sinistra!». Allo stesso modo, Letta, una volta andato al governo del suo partito e divenutone segretario, doveva instaurare una svolta e gli è stato detto di dire qualcosa di sinistra. Così, si è messo a fare una battaglia senza quartiere per difendere il disegno di legge in esame, non ascoltando le critiche che venivano da più parti, non soltanto dal centrodestra e dalla destra, ma da tutto lo schieramento politico e da personalità che vengono dal mondo gay e lesbico e dal femminismo.

Niente: non ha voluto ascoltare alcunché e ci porta in Aula questo testo immodificabile, per cui ci viene detto che, se non ci sta bene così com'è, non lo votiamo. Noi non lo votiamo, caro segretario Letta. Non vogliamo votare questo testo, ma non solo: respingiamo la sua teoria secondo cui qualcuno vuole discriminare qualcun altro; siamo contro qualsivoglia discriminazione e saremmo stati disponibili in quest'Aula ad apportare modifiche per punire in maniera anche più pressante chi eventualmente esercitasse nei confronti di qualcun altro comportamenti discriminatori in base al sesso o al genere. Saremmo stati fermi nell'aggravare le pene, anche se c'è già una legislazione che colpisce questi reati. C'è già, però avremmo potuto parlarne e discuterne. E invece, assolutamente no.

Il pensiero che c'è dietro l'azione politica di Letta, è ben altro: non è la difesa degli omosessuali o delle persone che si sentono discriminate. Non è questo il problema di Letta, è ben altro: far passare altri messaggi e svolgere una battaglia politica in cui, a questo punto, gli omosessuali sono una sorta di specchietto per le allodole, qualcosa da utilizzare per fare una campagna politica ben definita per raggiungere determinati ambienti, anche estremisti, su questi temi a cui si strizza l'occhio. Al contrario, non si ha in mente l'obiettivo finale, che dovrebbe essere quello di salvaguardare le minoranze e tutelare chi è discriminato.

Non accettiamo lezioni da Enrico Letta, né da lui né da tutto il mondo che rappresenta, quello della sinistra, cari amici e colleghi del centrosinistra.

Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle in anni lontani, come ricordava Ignazio La Russa qualche giorno fa proprio su questo tema in quest'Aula. Mi riferisco alla discriminazione da parte di vostri fratelli, probabilmente vostri padri politici in quegli anni, che discriminavano chi non la pensava come loro: ci siamo visti allontanare dalle scuole e dalle università; ci è stata sottratta la possibilità di entrare in quei posti soltanto perché avevamo il marchio, eravamo di destra e venivamo classificati e chiamati in un determinato modo; non avevamo udienza in quei posti. Abbiamo sentito sulla nostra pelle che cosa significava essere discriminati ed essere nella condizione di non partecipare e di non essere uguali agli altri, anche se poi gli spazi ce li siamo presi lo stesso, sia chiaro. Eppure, questo era il clima di quegli anni, instaurato da molti che adesso blaterano anche attraverso qualche giornale o la televisione e che vediamo pontificare sul fatto che non si debba discriminare nessuno e si debba essere tolleranti. In quegli anni non erano tolleranti, non lo erano con noi.

Dirò di più: provengo da una territorio dove l'85 per cento degli abitanti votava Partito Comunista Italiano. Ho vissuto nelle scuole la discriminazione di essere un ragazzo di destra e di avere amici che avevano tendenze sessuali diverse: anche loro venivano discriminati in quel mondo, perché in quegli anni succedeva questo, e non stiamo parlando di ottant'anni fa, ma di quaranta. Erano anni in cui la sinistra diceva determinate cose, si comportava in un certo modo e aveva padri politici che nelle Nazioni del socialismo reale discriminavano gli omosessuali e li mettevano nei campi di concentramento. Questa è la verità, quindi da voi non prendiamo alcuna lezione su questi temi. (Applausi). Mettetevelo bene in testa e lo faccia anche il vostro segretario Letta, ma non solo.

Abbiamo anche visto - sempre in ordine a questo tema - che ultimamente il segretario Letta chiede al nostro leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni di prendere le distanze da Orbán, che, secondo lui, ha fatto determinate affermazioni. Se andate a leggere cosa ha scritto Orbán - al di là del gergo, che probabilmente non ci trova concordi - si tratta semplicemente di un'opposizione alla teoria gender nelle scuole ungheresi, che è un po' quello che pensiamo anche noi e che sottintende il vostro disegno di legge. Eppure, stranamente, non ci risulta che Letta, così come tutta la sinistra - avete diversi leader che con determinati ambienti hanno probabilmente rapporti di vario genere, anche economici - rispetto a Paesi come, ad esempio, il Qatar o l'Arabia Saudita, dove gli omosessuali vengono condannati a morte, abbia preso una posizione o abbia detto qualche cosa. Ci dica qualche cosa, non di sinistra, ma su quei regimi nei quali gli omosessuali vengono condannati a morte. Niente, silenzio assoluto e totale, poi chiede alla nostra leader di prendere le distanze da Orbán. Non prendiamoci in giro.

I colleghi del Partito Democratico si rendono conto che il loro leader dice cose assurde e non è conseguente a quello che dice? E l'onorevole Letta stesso se ne rende conto?

Siamo consapevoli che dietro questo disegno di legge c'è ben altro: un percorso di carattere culturale che viene proposto alle giovani generazioni; la teoria gender da propagandare all'interno delle scuole; il principio che debba essere respinta la sessualità biologica, per cui non devono più esserci un uomo e una donna, ma semmai si deve passare all'identità sessuale percepita, con tutte le problematiche che questo comporterebbe in tanti ambienti. Ci sono tantissime situazioni di questo tipo nei Paesi in cui sapete che sono state approvate leggi simili a quella che volete approvare in Italia, e sono gravissime, tali per cui chi non la pensa così viene discriminato. C'è veramente la tentazione, da parte di certa sinistra, di ritornare a un furore giacobino, dei ghigliottinamenti, per cui se qualcuno la pensa diversamente non ha diritto di parola, né di esprimersi.

Ve lo dico con tutta tranquillità: promettete di approvare tutte le leggi che volete in questo Parlamento, nelle quali stabilite che non si può dire che una famiglia - quella tradizionale - dev'essere composta da un uomo e da una donna e che si può essere per questo perseguiti da qualche magistrato zelante (semmai, dopo tanti anni, si può essere assolti, ma intanto si deve subire un processo). Secondo voi, qualora fossero approvate queste leggi, noi, con la nostra storia politica, ci spaventeremmo? Pensate che smettiamo di pensare e di dire queste cose? Metteteci pure tutti in galera: continueremo a dirle, non avremo paura delle vostre leggi, che ci fanno ridere; avete capito o no? (Applausi).

State calmi e tranquilli, ve lo diciamo con tutta onestà: probabilmente non riuscirete ad approvare questa legge, perché non avete nemmeno i numeri, quando andremo al voto segreto; sicuramente però, anche se la approverete, dopo faremo un'opposizione intransigente nelle piazze, anche attraverso un referendum, per fare in modo che questa legge liberticida non passi e non sia una legge dello Stato italiano. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Chi è che grida? Non gli è piaciuto l'intervento del senatore Totaro?

È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà.

IANNONE (FdI). Signor Presidente, questo episodio spiega plasticamente quali sono l'intendimento e il luogo comune che si vogliono creare. Se un cittadino italiano o un parlamentare della Repubblica dice di essere per la famiglia tradizionale, immediatamente viene bollato come omofobo e si sentono voci che vogliono dipingere questa opinione come fascismo. Ciò spiega plasticamente qual è l'intento di questa legge, che non aggiunge diritti, ma è incostituzionale, come abbiamo sostenuto con la questione pregiudiziale che abbiamo presentato, e vuole introdurre un reato d'opinione e l'insegnamento gender in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Non si tratta, come hanno detto il senatore che mi ha preceduto e tutti i colleghi del Gruppo Fratelli d'Italia, di punire coloro che si permettono di assumere atteggiamenti che il nostro codice già colpisce. Nessuno in Italia, che è un Paese civile, può permettersi di aggredire o discriminare senza motivo qualcuno.

Fratelli d'Italia ha detto chiaramente che c'è piena disponibilità, come sempre, ad affrontare con inasprimento di pene ogni fenomenologia che si dovesse accentuare nella nostra società, perché viviamo in uno Stato di diritto. Cosa diversa, invece, è quello che la sinistra vuole portare avanti per esclusivi interessi di manifesto elettorale e per una crisi di identità e di consenso che evidentemente vive nella nostra Nazione proprio per un distaccamento totale dal mondo reale.

Saremo in quest'Aula per settimane a parlare di ciò, mentre la nostra Nazione vive una crisi profondissima, a causa della quale i cittadini italiani sono presi da angosce improvvise, nella difficoltà di una crisi economica che era già evidente prima della pandemia e che l'emergenza sanitaria ha reso estrema, con infinita incertezza per il futuro.

Dobbiamo parlare invece della legge Zan: è questa la priorità delle priorità, che dimostra plasticamente, anche su questo, che non è possibile costruire maggioranze che non abbiano fondamento in una visione omogenea della società. Noi non accettiamo nessuna possibilità di compromesso.

Nonostante ciò, come siamo stati abituati dal nostro leader Giorgia Meloni, cerchiamo di fare un lavoro serio per il rispetto che abbiamo degli italiani e dell'alta istituzione che rappresentiamo.

Fratelli d'Italia ha presentato 127 emendamenti e sei ordini del giorno, che sono le nostre proposte per smantellare questo provvedimento ideologico sbagliato e per noi pernicioso per la società, senza mediazione, perché, al cospetto della furia ideologica che viene messa in campo, non si può avere altro atteggiamento.

Peraltro - come viene confermato dall'atteggiamento della sinistra nei confronti dei suoi alleati della maggioranza - anche quello che è avvenuto dal punto di vista istituzionale è estremamente grave. L'Aula del Senato è stata trasformata nella Commissione, la quale invece è stata completamente esautorata della sua funzione.

Si dice praticamente agli italiani: «Siete liberi di pensare, a condizione che non diciate». È il tipico atteggiamento della sinistra, che pensa di avere la verità in tasca e di essersi trasformata nella motorizzazione civile che rilascia le patenti di civiltà a chi la vuole pensare diversamente.

Il collega Totaro lo ha detto in maniera molto chiara e netta. Non ci impressioniamo e siamo fortemente supportati da quello che raccogliamo, stando ogni giorno nelle piazze. Abbiamo animato centinaia di gazebo già negli scorsi fine settimana e questa legge non ha l'approvazione non soltanto di quest'Aula, ma soprattutto dei cittadini italiani, che hanno capito che si vuole fare altro, ossia mettere un bavaglio e capovolgere una discriminazione, per dire che chi non si allinea al pensiero unico viene perseguito e limitato e non ha diritto di esprimere la propria opinione, nonostante sia legittima ed espressa magari in forme consone.

Non ci fermeremo con quest'attività di confronto con i cittadini; metteremo in campo ogni azione politica per dire, come ha fatto il presidente La Russa nel suo intervento, che non si può promuovere l'odio nel nome dell'amore. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà.

FERRERO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli membri del Governo e colleghi, siamo in quest'Aula a confrontarci ancora in una discussione su un argomento particolarmente divisivo.

Personalmente, lo trovo un dibattito veramente democratico su un argomento che però, in una scala di priorità, per me non è al primo posto, come potrebbero essere invece tante altre questioni da risolvere nel nostro Paese.

Tanti altri provvedimenti sono passati velocemente, quasi in sordina, eppure, quelli sì, avrebbero avuto bisogno di essere dibattuti a lungo in quest'Aula prima dell'approvazione definitiva.

Parlo di provvedimenti che vanno a limitare le libertà fondamentali garantite dalla nostra Costituzione. Ad esempio, abbiamo dibattuto sommariamente sulle strategie per combattere il covid: tutti sappiamo che la vittoria su di esso è fondamentale per tornare ai diritti di libertà che ci sono stati negati. Il dibattito sulle cure domiciliari precoci si è limitato a un voto su una mozione, che poi è rimasta per ora lettera morta. Perché quella vaccinale dev'essere l'unica strategia? Perché non si affianca quella delle cure che permette di non avere ospedalizzazioni né decessi? (Applausi). Colleghi, ascoltatemi su questo, perché vorrei parlare con voi in quest'Aula delle cure domiciliari precoci e non sentire il collega Marcucci che vuole discriminare vaccinati e non, perdonatemi; questa sì che è una discriminazione vera e propria.

Torniamo però al disegno di legge Zan e al suo boicottaggio in Commissione, come affermano i sostenitori - dico io - in malafede. Tanti sono i provvedimenti fermi. Cosa dobbiamo dire, ad esempio, del disegno di legge n. 189 sui disturbi del comportamento alimentare? Parliamo del serio problema dell'anoressia e della bulimia grave, soprattutto tra i giovani. È fermo dal marzo 2018. Il disegno di legge n. 299, recante disposizioni in favore delle persone affette da fibromialgia, è fermo dal 2018. Il disegno di legge n. 716 sull'epilessia è fermo dal luglio 2018. Il disegno di legge n. 992, sull'insegnamento dell'educazione motoria nelle scuole primarie, riguarda un argomento cui tengo particolarmente, perché fare sport correttamente fin da bambini fa crescere adulti in salute ed equilibrati, ma questo per molti di voi colleghi conta ben poco, dato che è fermo dal dicembre 2018. (Applausi).

Il disegno di legge n. 897 è il più vergognoso di tutti. È un provvedimento sulla prevenzione dei maltrattamenti a danno di minori e anziani disabili attraverso l'istallazione nelle strutture di telecamere di videosorveglianza, già approvato alla Camera il 23 ottobre 2018 e bloccato miseramente in Senato. Noi di cosa stiamo parlando? (Applausi). Stiamo parlando di un provvedimento che pone l'attenzione su una categoria sicuramente fragile e che va tutelata, ma come tante altre. Qual è il discrimine che vi porta a dire che è più importante tutelare e proteggere dalla violenza un transessuale, un anziano in una casa di cura o un bambino in un asilo? Signor Presidente, perché l'emiciclo alla sua sinistra si scandalizza tanto, fa tanto rumore e forza la mano con gli alleati di Governo su un provvedimento fermo in Senato da qualche mese e non si scandalizza per un provvedimento contro la violenza su bambini e anziani fermo in Senato da anni? (Applausi). Forse anziani e bambini hanno per loro meno importanza rispetto al mondo votante di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender (LGBT)? La violenza è sempre tale e sempre da condannare, che si tratti di una persona adulta, anziana o minore di qualsiasi tendenza sessuale.

È ovvio che esistono delle fragilità che vanno maggiormente tutelate, ma non con questa legge che, dietro la facciata illusoria della tutela, presenta molti aspetti problematici. È scritta male. Abbiamo già tante restrizioni che ci condizionano e non possiamo aggiungere una legge che mette il bavaglio su alcuni argomenti di opinioni e sensibilità personali. I bambini hanno bisogno di crescere sereni con una mamma e un papà, che naturalmente sono donna e uomo, con le loro tipiche caratteristiche biologiche, fisiche e attitudinali, che sono diverse per natura. Questa è un'affermazione che potrebbe urtare la sensibilità di un appartenente alla categoria LGBT e magari mandare a giudizio qualcuno.

Un aspetto di questo disegno di legge che mi urta particolarmente è legato alle conseguenze che può avere nello sport femminile. Da ex ciclista agonista devo ritenermi particolarmente fortunata per aver svolto la mia attività negli anni Novanta. Infatti, nei Paesi in cui queste norme sono già attive si stanno oggi verificando casi di prevaricazione da parte di uomini che, sentendosi donne, scippano le medaglie alle donne. Porto qualche esempio. Cristina Sanulli e Denise Neumann sono due atlete che hanno saputo costruirsi, ovviamente a prezzo di duri sacrifici, un percorso di eccellenza sportiva nel panorama dell'atletica leggera, riuscendo a conciliare il lavoro, lo sport e gli impegni familiari. Erano imbattibili e, tuttavia, a fine 2020 sono state costrette a lasciare la medaglia d'oro a Valentina Petrillo, atleta transgender uomo che si percepisce donna.

Un altro esempio è Rodrigo, che è un lui, una lei nato nel 1984, alto 1,94 metri e che fino al 2015 ha giocato nei campionati maschili di pallavolo. Da quell'anno si fa però chiamare Tiffany. Per carità, nulla da osservare, ma il punto è che nel 2017 ha esordito nel campionato femminile italiano, giocando con il Palmi per una stagione. Ora gioca nella nazionale brasiliana femminile di pallavolo e probabilmente parteciperà alle prossime Olimpiadi di Tokyo. La sua statura e i suoi muscoli maschili hanno preso il posto di un'atleta femmina che magari ha passato anni ad allenarsi per poter giocare alle Olimpiadi nella squadra femminile.

Un altro esempio è rappresentato da Laurel Hubbard, un signore di mezza età, nato Gavin, che da ragazzino aveva la passione per il sollevamento pesi. Si era classificato primo in un concorso junior del 1998, ma poi non aveva più vinto nulla. Nel 2012 c'è stata la svolta: dopo aver deciso di diventare donna, ha cominciato a gareggiare nelle competizioni femminili. Poiché ha vinto tutto (quindi togliendo alle atlete donne la vittoria), rappresenterà la Nuova Zelanda nelle gare femminili delle prossime Olimpiadi di Tokyo.

Penso anche a Gabrielle Ludwig, un signore sulla cinquantina, muscoloso e alto due metri, che si sente donna. E fin qui nessun problema, per carità: ognuno nella vita è libero di fare un po' come crede. Tuttavia, dal 2013, in base alle norme americane scritte sotto dettatura delle lobby LGBT, Ludwig gioca a basket nel campionato femminile studentesco. Le sue compagne di squadra ovviamente lo adorano, ma le avversarie un po' meno. Colleghi, vi rendete conto delle aberrazioni a cui si andrà incontro approvando così questo disegno di legge?

Un altro aspetto che mi inquieta è legato a scuole e bambini. Fino all'adolescenza i bambini pensano non al sesso, ma a giocare con ciò che più piace loro. Perché forzarli su un argomento che riguarda gli adulti o, al limite, i ragazzi a partire dalla pubertà? I bambini hanno bisogno di imparare il rispetto - quello sì - ma verso il prossimo e tutte le diversità.

Tra le molte e-mail automatiche ricevute - me ne sono arrivate tante, anche di disturbo, come accade a tutti voi, e anche a quei soggetti che mandano le e-mail in automatico andrebbe spiegato il rispetto (Applausi) - qualcuna vera c'era e ad esse ho risposto. Una signora mi ha scritto: proprio lei che è una donna dovrebbe capire cosa vuol dire essere discriminata. Colleghi, forse sono una donna fortunata perché non mi sono mai sentita discriminata in quanto donna; non mi sono mai sentita sesso debole e sono sempre stata convinta che una donna motivata ha forza - non mi riferisco alla forza fisica, poiché le differenze fisiche evidentemente esistono - almeno quanto un uomo. L'unico discrimine che sento è il continuo attacco politico alle nostre idee, la supponenza tutta di sinistra di essere detentori della verità, gli ingiustificati atteggiamenti di superiorità da parte di alcuni. Mi sento discriminata quando un collega o una collega non risponde al mio saluto soltanto perché ho un'idea diversa dalla sua. (Applausi); o almeno lui o lei pensa che sia così. Colleghi, il rispetto parte da qui: dal rispetto tra di noi, dal rispetto per le idee di tutti; non è mettendo un bavaglio che si risolvono i problemi.

Signor Presidente, concludo il mio intervento con un appello: riscriviamo questa legge, colleghi, riscriviamola insieme. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà.

AIMI (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, un primo ringraziamento va al nostro presidente, Silvio Berlusconi (Applausi), per aver indicato la rotta precisa su cui procedere. Credo di poter dire che in Aula abbiamo trovato parecchio consenso, anche perché i principi sui quali noi viaggiamo sono sempre quelli della libertà e del rispetto del prossimo. Quando si devono affrontare argomenti così delicati, è sempre necessario far precedere gli incontri, i dibattiti, gli interventi in Aula da confronti, che sono avvenuti, e devo ringraziare la presidente del nostro Gruppo, Anna Maria Bernini (Applausi), per aver consentito al nostro Gruppo di affrontare questo argomento estremamente delicato con quella necessaria saggezza che occorre e con quel buon senso che credo caratterizzi un movimento politico come il nostro: quindi nella sua assoluta libertà, ma nel rigore e nel rispetto di quei valori, soprattutto di libertà e di democrazia, che sono tipici dei movimenti politici che hanno qualcosa da dire anche in termini di civiltà.

Prima di fare questo intervento, mi sono domandato tante volte a quali valori avrei fatto riferimento. È la vita di ciascuno di noi che ci porta in momenti delicati come questi a fare un po' il riassunto della propria vita. Allora tornano alla mente i principi e i valori, quelli che ci sono stati consegnati non solamente ai tempi della scuola, ma anche a chi ha frequentato la parrocchia, a chi ha avuto la ventura di vivere soprattutto in una famiglia che ha donato qualcosa, come hanno fatto i miei genitori che hanno sempre messo al centro e mi hanno insegnato il rispetto della persona, soprattutto il rispetto della dignità di ciascuno. Sono valori che credo debbano essere trasmessi anche ai miei figli (Applausi), dei quali sono molto orgoglioso; sono valori e principi che dovrebbero appartenere a quest'Assemblea, senza distinzioni.

Mi viene immediatamente in mente quello che è avvenuto negli ultimi giorni: come sapete, noi siamo impegnati in una raccolta di firme per il referendum sulla giustizia, un referendum molto importante; abbiamo questioni delicate in campo. Quando siamo lungo il marciapiede - ciascuno di noi continua a essere militante di un partito politico - ci si trova inevitabilmente a doversi confrontare con coloro che incontriamo, che firmano e che non necessariamente vengono da un mondo politico che ha messo al centro il garantismo; vengono anche da sinistra e vogliono vedere e sperare che qualcosa cambi, che ci sia un progetto riformatore, non solo nella giustizia, ma - ad esempio - nella pubblica amministrazione, e che ci sia una semplificazione di questo sistema estremamente farraginoso. In queste discussioni, dopo la domanda di rito «Che cosa si dice a Roma» - è una di quelle domande aperte alle quali è difficile dare una risposta, ma immagino che a ciascuno di voi sul territorio accada ed è forse una delle più insidiose - la prima cosa che ci viene chiesta è come mai stiamo discutendo del disegno di legge Zan. Dov'è la situazione di disperazione e difficoltà che vivono certe categorie? A questa domanda è veramente difficile riuscire a dare una risposta, ma ci proverò.

Questo è un provvedimento che, indipendentemente da come lo vogliamo declinare, è divisivo e divide anche le parti di questa maggioranza. È una maggioranza nata nella necessità di fare qualcosa per l'Italia. Questo è un Governo più che di solidarietà nazionale, di necessità nazionale, e deve affrontare due temi primari. Il primo è quello della sconfitta del Covid-19, attraverso i vaccini e tutto quello che è necessario; certo, il vaccino è importante, ma - come sentivo prima in un intervento appassionato e molto giusto - bisogna mettere al centro le cure. Noi dovremmo mettere al centro della nostra battaglia e del nostro impegno politico innanzitutto la cura contro questo mostro maledetto e, per farlo, dobbiamo porre il problema della sanità tra quelli principali.

La stessa cosa vale per l'economia: in un momento in cui abbiamo la necessità di tirare fuori l'Italia dalle sabbie mobili; nel momento in cui rischia di arrivare la disoccupazione, quella vera; in un momento in cui le tensioni sociali potrebbero arrivare al culmine, noi abbiamo un Presidente del Consiglio che giustamente ha detto che questo è il momento di dare e non di togliere; questo è il momento di rilanciare l'economia. Allora, economia e tentativo di sconfitta del Covid-19 sono i temi principali, e non altro. Invece siamo arrivati qua.

Non voglio iscrivermi al partito del benaltrismo - figuriamoci, in tanti ci sono già - ma mi pare che in questo momento un tema così divisivo dovrebbe essere trattato in maniera estremamente delicata. Colleghi, non la pensate magari come la penso io o come la pensano tanti colleghi, ma avremmo la possibilità - basta poco, forse poche ore, pochi giorni - di accantonare immediatamente e sotterrare quell'ascia di guerra che qualcuno ha tirato fuori, evitare di parlare - come si diceva una volta nei film western - con lingua biforcuta e andare al sodo, guardare quali sono i problemi. Allora, se si deve risolvere un problema, perché c'è un vulnus nel nostro ordinamento, proviamo a metterci d'accordo, proviamo a trovare una soluzione. Qui pare invece che si voglia arrivare ad affossare tutto, perché si arriverà al voto segreto e incominceranno a cadere alcuni emendamenti.

Quello che qualcuno voleva portare a casa, l'asticella messa al minimo, non arriverà. Allora, siccome molti di voi stanno pattinando su una lastra di ghiaccio estremamente sottile, invito alla ragionevolezza e alla calma. Facciamo ancora un tentativo di trovare un'ipotesi di mediazione. Il disegno di legge Zan non è un totem, non è un provvedimento inemendabile, non siamo di fronte alle Tavole della Legge. Siamo di fronte a un provvedimento che sicuramente può essere migliorato se semplicemente uscisse dalle categorie di certo fanatismo che abbiamo visto anche in quest'Aula.

Quello che vi voglio dire è che anche il Partito Democratico ha commesso un grave errore. Il rischio è quello di vederlo indirizzato verso una direzione chiara: diventare la sesta stella dei grillini. Questo è un problema dal quale dovreste provare a venire fuori. Certamente, capisco tutto, i ragionamenti legati alle alleanze, ma è possibile che il segretario Enrico Letta del Partito Democratico come primo provvedimento, tornato dalla Francia, abbia parlato di ius soli, di disegno di legge Zan, di patrimoniale e poi ancora - com'è avvenuto qualche giorno fa - di tassa sulla successione? (Applausi). Queste sono categorie di pensiero che appartengono a una certa sinistra.

Quindi, se volessimo provare a eliminare questo ragionamento divisivo, ci riusciremmo in un attimo, portando il primato del rispetto della persona e anche della famiglia. Vorrei ricordare che l'educazione appartiene al papà e alla mamma e non deve entrare attraverso la scuola o attraverso la politica. (Applausi). Chi ha fatto politica sa perfettamente cosa accadeva negli anni Settanta, quando si andava a scuola - qualcuno l'ha ricordato - e si veniva tacciati automaticamente di essere fascisti semplicemente perché non si era comunisti; se uno era liberale, democristiano o missino, ciò era sufficiente per essere discriminato. Questo è avvenuto.

Capisco anche il tentativo che avete fatto per provare a rendere più edulcorata la pillola, narrando che è stato opportuno inserire il termine "disabilità". Ma, se noi andiamo a guardare il provvedimento, ci rendiamo conto non solamente che questa legge è stata scritta male, ma anche che la disabilità compare in un solo articolo - non c'è, ad esempio, nell'articolo 1 - e che comunque dovremmo chiarire cosa si intende per disabilità. È l'invalidità del decreto legislativo n. 509 del 1988? È l'handicap della legge n. 104 del 1992? Oppure effettivamente è la sola disabilità ai sensi della legge n. 68 del 1999? Non c'è traccia di ciò negli articoli 7, 8 e 9.

Concludo dicendo, cari colleghi, dopo trent'anni di professione di avvocato (in particolare nel penale), che il nostro ordinamento contempla tutto quanto è necessario per evitare che comportamenti discriminatori si possano verificare - e non lo dico soltanto io, ma lo dicono tutti - nel rispetto del principio previsto dall'articolo 3 della nostra Carta costituzionale, al quale questo provvedimento è antitetico. E non lo dico io, ma l'ha detto il presidente emerito Giovanni Maria Flick. Questo provvedimento, qualora dovesse passare, sarei curioso di vedere come potrà essere controfirmato dal Presidente della Repubblica, posto che è contrario non solamente all'articolo 3, ma anche all'articolo 21 e a buona parte degli articoli della Costituzione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Biti. Ne ha facoltà.

BITI (PD). Signor Presidente, proverò a intervenire su questo disegno di legge, di cui si parla da tanto tempo - a mio parere forse anche da troppo tempo - considerata la semplicità dell'argomento e il fatto che il mondo è avanti e noi siamo indietro. Proverò a dire due parole su questo argomento.

Ma all'inizio vorrei rivolgermi al senatore Aimi, che mi ha sollecitato due piccole riflessioni. La prima, senatore Aimi, è che in quest'Aula abbiamo bocciato le pregiudiziali di costituzionalità. Quindi, che lei si richiami a questo è fuori luogo; le abbiamo bocciate e pertanto siamo tranquilli da questo punto di vista. La seconda è che lei si è rivolto al mio partito, dicendoci di fare il Partito Democratico e non la sesta stella. Vede, senatore Aimi, forse a lei sfugge che là dove ci sono i diritti, dove c'è il rispetto degli altri e dove c'è l'accoglienza, il Partito Democratico c'è sempre stato, c'è ancora e ci sarà sempre. (Applausi). E questo è nei valori e nelle radici del Partito Democratico. Non ci insegni dove stare, senatore Aimi: sappiamo perfettamente cosa siamo e cosa vogliamo.

Per esempio, in merito a questo disegno di legge, vedo che c'è una narrazione e c'è una realtà. La narrazione è composta di tanti elementi e ad essi proverò a ribattere, uno per uno, essendomi concentrata soltanto su alcuni. Ho sentito tante volte dire in quest'Aula - e non soltanto in quest'Aula, visto che il dibattito sul provvedimento è molto fuori da quest'Aula - che non è il momento e che il Paese non ha bisogno di questo disegno di legge. Io non so, cari colleghi e care colleghe, se voi avete una concezione di voi stessi così bassa da non essere capaci di tenere insieme i provvedimenti di cui il Paese sicuramente ha bisogno in questo momento e altri tipi di provvedimenti, come il disegno di legge in esame, che vuole tutelare persone che ogni giorno si svegliano e pensano di non andare bene all'Italia nel 2021.

Vi chiedo: siamo capaci di rispondere a queste necessità? Io penso proprio di sì. Voi dovete rispondere a questo, perché richiamare sempre il fatto che siamo occupati in altro non rende giustizia a una grande parte del Paese che ogni giorno si sveglia e sente di essere sbagliata. E questo non ce lo possiamo permettere. (Applausi).

Sento dire in quest'Aula che il provvedimento sarebbe divisivo. Mi chiedo per chi sia divisivo e mi rispondo: per chi vede la diversità come un problema. Non è nascosto a nessuno che gli stessi che adesso dicono che questo provvedimento sia divisivo lo dicevano anche sui decreti immigrazione o sugli ex decreti sicurezza; guarda caso, si parla sempre di persone diverse da noi, che siano provenienti da altri Paesi, che siano di altre religioni, che amino persone dello stesso sesso, che non si trovino nel corpo in cui sono nate. Allora, cari colleghi e care colleghe, vi chiedo: per chi è divisivo? Mi do la risposta: è divisivo per chi non accetta l'altro, per chi non ha rispetto dell'altro. Il Partito Democratico su questo sa da che parte stare. (Applausi).

Ho sentito tante volte dire in quest'Aula che l'articolo 4 del provvedimento limiterebbe la libertà di espressione. Su questo si potrebbe rispondere molto velocemente. Infatti, se chi lo afferma ne è convinto, o mente sapendo di mentire oppure afferma che in questo Paese da trent'anni la libertà di espressione su certi temi è negata. Va da sé, l'abbiamo detto e ripetuto: questa legge si ispira, anzi è un ampliamento della legge Reale-Mancino, che dice determinate cose da trent'anni e rispetto alla quale nessuno mai (neanche le Corti) ha pensato che vi fosse una limitazione della libertà di espressione. È molto semplice, quindi, rispondere a questa domanda. Chi è che non vuole la vera libertà di espressione in quest'Aula, allora? Sono quelli che non vogliono che le persone possano esprimere esattamente e liberamente quello che sono? La libertà di espressione è stata assolutamente tutelata - pensate - persino quando qualcuno ha detto «chiudiamo i porti».

Cari amici e colleghi, senatori e senatrici, penso che dobbiamo parlare chiaramente di ciò che è scritto in questo disegno di legge, senza una narrazione deviata, come quella del grido «al lupo, al lupo, attenzione all'orco! Qualcuno pensi ai bambini». È vero, è la famiglia, il primo nucleo fondamentale della società, che deve garantire l'educazione dei figli; ma c'è un pezzo in più. L'educazione viene consegnata anche alla scuola, con un patto educativo che tutti gli istituti scolastici sottoscrivono, come ha spiegato bene la nostra Presidente nell'intervento sulle questioni sospensive la scorsa settimana.

Aggiungo una cosa, visto che si parla di genitori e di famiglia. L'altro giorno ero a un matrimonio e ho sentito ripetere gli articoli del nostro codice civile, il 147: «Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire, educare, assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni (inclinazioni!) naturali e aspirazioni»; e il 315-bis: «Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni».

Colleghi e colleghe, anche i genitori hanno l'obbligo morale di assistere i loro figli, che non possono sentirsi sbagliati, non possono aver paura di sentirsi quello che sono ogni giorno. Per noi l'articolo 7 è importante e fondamentale, ma non per quello che è stato raccontato in modo del tutto erroneo, in una narrazione che somiglia a un bestiario, perché si sono sentite cose mostruose. Si richiama più e più volte la narrazione secondo la quale c'è un orco che vuole portare via i nostri figli, che li vuole educare in un certo modo, ma questo è quanto di più falso.

E allora, cari genitori che siete in quest'Aula, provate anche voi a fare attenzione alle inclinazioni dei vostri figli, che non devono avere paura del mondo in cui vivono. In Italia, nel 2021, si deve far sì che ciascun figlio e ciascuna figlia possano essere liberi di essere quello che sono.

Ho sentito dire in quest'Aula che la mattina ci si può svegliare alberi e ci si può addormentare uomini, che ci si può svegliare donna se si è uomo e ci si può addormentare in un altro modo. Non è così. Anche in questo caso diciamolo chiaramente. Abbiate il coraggio di dire che non vi sta bene questo disegno di legge e non lo volete approvare. Non raccontate fandonie rispetto a ciò che dice la normativa del nostro Stato che è molto chiara sulla transizione. Quello che ha detto la senatrice che mi ha preceduto è una falsità, non esiste. La normativa italiana sulla transizione di genere è molto chiara. Possiamo avere varie interpretazioni e idee sull'identità di genere - cari colleghi e care colleghe - anche sulle estremizzazioni che questo concetto porta con sé, ma ci sono migliaia di persone che ogni giorno si svegliano e non stanno bene nel corpo che hanno. Noi, come legislatori, siamo tenuti a considerarlo, a dare loro una risposta, perché per questo vengono picchiati, vengono odiati, vengono discriminati. Sono stati fatti anche tantissimi esempi, ciascuno di noi ne può fare. Ne ho sentiti dei più strani, dei più mostruosi intorno a questo argomento, ma ciascuno di noi ne può fare. Non fanno statistica gli esempi. Io vi potrei fare i nomi di decine e decine di persone, amici e amiche carissime, che vivono e hanno vissuto giornalmente la paura, la discriminazione, il fatto di non poter vivere liberamente. Se questo a voi sembra normale, mi chiedo che idea avete dell'Italia del 2021.

In conclusione, Presidente, visto che sono arrivata in fondo, ho pensato spesso anch'io al perché ho deciso di sostenere così fermamente il disegno di legge Zan, io che vengo da una formazione cattolica, che ho una storia molto molto precisa e molto particolare che mi ha insegnato esattamente che le persone devono essere accolte, devono essere conosciute e devono essere rispettate.

Io credo, però, che ciascuno di noi qui debba mollare quello che è. Io sono anche molto fortunata, perché sono donna, sono bianca, sono cattolica, sono normodotata e potrei continuare ancora. Come molti di voi in quest'Aula, ho le caratteristiche che secondo voi sono più normali rispetto ad altre. Penso però che noi dobbiamo lasciare quello che siamo e provare per tre minuti a camminare nelle scarpe degli altri. Non so se l'avete mai fatto: è un esercizio importante, un esercizio bello. Mi dovete spiegare perché no, perché tutto quello a cui vi siete attaccati in questo dibattito, in questa discussione in cui si è sentito di tutto fuorché, molte volte, la verità, ci dovete dire perché no, perché non volete, nel 2021, in Italia che migliaia di persone si possano alzare e non avere più paura, perché lo Stato non deve poter garantire loro di non avere paura.

Il mondo va avanti, colleghi e colleghe, che ci piaccia o meno. Noi possiamo prenderne atto ed essere all'altezza del mondo fuori, oppure continuare a strumentalizzare la vita delle persone. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà.

TOFFANIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, dopo oltre un anno e mezzo di pandemia nel quale l'emergenza ha stravolto i programmi di Governo, ha dettato nuovi obiettivi, perseguiti con evidenza e in maniera diversa dai due Governi e determinato i conseguenti provvedimenti, ora siamo a discutere un disegno di legge che nulla ha a che fare con i ristori o i sostegni, con la cassa integrazione, le proroghe, gli incentivi per una auspicata ripresa, le risorse per i vaccini, le cure sanitarie. Coniugare l'emergenza e l'ordinarietà si può fare, dipende come, ovviamente. Ora ci troviamo a parlare di diritti civili. Infatti, il titolo del disegno di legge non è disegno di legge Zan, perché questa, in realtà, è la prima etichetta attribuita alla norma, che reca invece "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità".

Il titolo ben ci predispone, salvo poi, all'articolo 1, definire in modo arbitrario tali categorie e lasciare ampi margini di discrezionalità. Una attenta analisi del testo ha fatto emergere insidiose criticità, che sono state rilevate durante i lavori della Commissione, per le quali ringrazio il presidente Ostellari; criticità rilevate non soltanto da noi parlamentari, ma da nomi di comprovata competenza giuridica, come Carlo Nordio, il già citato Giovanni Maria Flick e da tanti altri auditi, e, non ultima, dalla preoccupazione espressa dal Vaticano.

Una legge deve essere fatta bene, tenendo conto delle conseguenze che può avere a 360 gradi, non adducendo ad ambiguità che delegherebbero ai giudici non l'applicazione della legge, ma la sua interpretazione. Quando, all'articolo 4, si parla di libertà di espressione, «purché non idonea a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti», chi deciderà l'entità di questo concreto pericolo? Chi determinerà l'ambito in cui l'opinione diventa minaccia e odio o quello in cui l'opinione resta espressione di un punto di vista?

Sono confini non definiti, parametri inesistenti che rischiano tanti bavagli e tanti processi. Questo provvedimento, così come è stato scritto, persegue le idee e l'espressione delle stesse prima dei comportamenti, e questo per noi è inaccettabile.

È vero: questo disegno di legge è stato approvato alla Camera dei deputati. E allora? Esistono proprio per questi motivi le due Camere. Esiste ancora il bicameralismo perfetto, nonostante in questa legislatura, anche prima della pandemia, sia stato continuamente affossato a colpi di fiducia, anche quando l'emergenza non era una prerogativa. Esiste ancora e lo hanno deciso gli italiani votando al referendum nel 2016. Esiste ancora, nonostante continue sferzate per affossarlo: l'ultima, il voto per il Senato ai diciottenni.

Allora, se il bicameralismo esiste, non permettere al Senato di apportare modifiche a un provvedimento in discussione sarebbe addirittura incostituzionale. Poter correggere un testo, poterlo modificare per migliorarlo e ottenere così una maggiore condivisione, soprattutto in questo Governo di unità nazionale, dove una maggioranza composita sta trovando delle convergenze con l'unico obiettivo di portar fuori il Paese dalla crisi, significa non demolire un disegno di legge, ma imprimergli una forza maggiore, dando il giusto rilievo ai temi trattati.

È evidente che il disegno di legge Zan, così concepito, divide il Paese a metà. Divide questo Parlamento a metà. Perché, allora, non provare a migliorarlo? Dispiace constatare che a certa parte politica interessi più poter mettere la propria bandierina e ideologizzare il provvedimento, piuttosto che affrontare il confronto per dare, tutti insieme, un voto favorevole alla lotta contro l'omotransfobia; una battaglia che deve non dividere, ma unire; che deve non degenerare i forti contrasti politici dentro e fuori il Parlamento, ma perseguire una dialettica anche accesa, ma sempre all'insegna del rispetto. (Applausi). E questa parola, che sempre più spesso sparisce dal vocabolario, ma che in realtà dovrebbe tornare ad essere la parola chiave, sempre e in qualsiasi situazione, è veramente dimenticata. Quando si parla di rispetto nelle scuole, questo non deve poter essere confuso con la teoria del genere e di ogni forma educativa all'orientamento sessuale; prerogativa, questa, della sovranità educativa della famiglia. Non "anche i genitori hanno il diritto di seguire moralmente le inclinazioni naturali dei propri figli": loro hanno il diritto di farlo. La scuola, infatti, non può sostituirsi alla famiglia, perché si travalicherebbe la libertà dell'individuo, ovvero la libertà dei nostri bambini. POF e programmi condivisi con i genitori non possono essere uno strumento che ne assicura l'esclusione. L'insegnamento di certe teorie nella scuola non deve essere consentito a priori, in maniera chiara.

Aprire e non chiudere: questo è quello che chiediamo. Le barricate ideologiche non portano a nulla di buono. Vogliamo difendere i diritti di tutti e combattere ogni forma di violenza, ma lo vogliamo fare in maniera efficace, scrivendo una legge in modo chiaro, che esprima la volontà del legislatore e non quella di chi la deve interpretare.

In base ai nostri valori e alla nostra cultura liberale, condanniamo ovviamente qualsiasi discriminazione e qualsiasi manifestazione d'odio nei confronti di qualunque essere umano, titolare per definizione della propria altissima e intoccabile dignità. Per questo motivo e per adempiere al mandato del Governo, che convintamente sosteniamo, siamo stati e siamo quindi disponibili a concordare delle modifiche che ci permettano di votare questo provvedimento.

C'è una questione di fondo, però, che mi preme evidenziare. Proprio per la nostra cultura e i nostri valori, crediamo fermamente che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti e non che vi siano alcuni che abbiano diritti che prevalgano rispetto ai diritti di altri. Questo provvedimento, come molti provvedimenti di matrice culturale di sinistra, è basato sulla categorizzazione dei cittadini, creando proprio per questo discriminazione tra categorie ed esclusione di alcuni rispetto ad altri. Con l'approccio per categorie, le casistiche che si vengono pertanto a creare per ricomprendere tutti sono innumerevoli, quasi infinite, perché innumerevoli e infinite sono le caratteristiche dei cittadini, in quanto esseri umani. Non è certo inserendo la categoria dei disabili che, tra parentesi, con l'orientamento e il genere sessuale non c'entra proprio niente, che si è risolto il problema. (Applausi). È proprio l'approccio che è sbagliato. Basando invece i provvedimenti legislativi sulla considerazione del rispetto per tutti i cittadini, come titolari di pari dignità e di pari diritti, di pari livello, non si crea discriminazione e anzi vi si pone rimedio.

Concludendo, signor Presidente, se l'obiettivo dichiarato di contrastare le discriminazioni e l'istigazione all'odio era condivisibile e lodevole, il disegno di legge Zan, intransigente e rigido, con cui si vuole perseguirlo, risulta evidentemente provocatorio, se non controproducente. (Applausi).

PRESIDENTE. E iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà.

FAGGI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi appresto a parlare in Aula del disegno di legge in esame partendo da un presupposto diverso, anche se è stato più volte menzionato da parte di altri colleghi: l'etica. Non penso si possano affrontare argomenti così delicati, come quello della sessualità in tutte le sue forme e sfumature, se prima non si ha contezza di cosa significa l'etica.

L'etica, che ci è stata insegnata già in tempi molto remoti - la parola ethos arriva infatti dall'antichità - si è persa in questo mondo così moderno e così avanzato. Prima la collega Biti ha detto giustamente che siamo molto avanti, eppure rimaniamo indietro. A mio avviso, però, siamo avanti quanto alla tecnologia, ma "siamo andati" indietro, non "siamo" indietro. L'etica veniva insegnata e comprende tutto: il rispetto per le persone, il rispetto per il proprio corpo, il rispetto per le idee degli altri e per tutte le diverse peculiarità che ciascuno di noi porta in sé e che fanno di ciascuno di noi il proprio essere. Sono diversa dalla collega Rivolta o dal collega Centinaio: siamo tutti diversi, ma non solo per il nostro genere sessuale. Siamo diversi perché siamo composti così diversamente per come pensiamo, per come sentiamo. È come se volessimo cercare di disciplinare il concetto di fede o quello di dolore: come si fa a calcolare quanta fede ho io rispetto a qualcun altro? Questa sera vado a dormire, ho fede; domani mattina mi capita qualcosa di brutto e non ho più fede.

Quello di fede è un concetto altamente personale, appartiene alla persona; non per questo non è discriminato. Chi è cristiano è stato perseguitato e lo è tuttora; chi è musulmano ha un'idea totalmente diversa, chi è buddista non riconosce. Abbiamo mille forme. Lo stesso discorso vale per il dolore: come si fa a disciplinare la soglia del dolore?

Un medico - ho una figlia medico - ti chiede quanto dolore provi su una scala da 1 a 10; magari gli rispondi 10, ma potresti anche mentire.

Sulla scorta di queste mie osservazioni e di questi miei pensieri ho provato, ad esempio, a scrivere un disegno di legge sull'istituzione del progetto «Èthos», che sicuramente sarà discriminato; è normale, anche qui ci sono le discriminazioni, fanno parte della vita. Personalmente non me la prendo, è tutta esperienza: più si viene discriminati, più si cresce. Purtroppo, sono cresciuta così; non ho alcun problema ad ammetterlo.

Dicevo, questo disegno di legge che ho presentato reca l'istituzione del progetto «Èthos» per l'educazione al rispetto degli altri e alla non violenza. Si tratta di pochi brevi articoli, niente di eccezionale; non è così sviscerato nell'ambito del perché e del per come, non entra nell'animo umano che, comunque sia, deve essere sempre preservato, tutelato e soprattutto rispettato. Tuttavia, il testo dà la possibilità di impostare un progetto di etica nelle scuole, finalizzato a cercare di far capire l'importanza del rispetto del proprio corpo, dell'approccio con gli altri, del rispetto della non violenza, e magari di aiutare i genitori che hanno più difficoltà in questo percorso. «Èthos», l'etica, non è in contrapposizione al disegno di legge Zan, che invece è molto articolato, ma secondo me parte da un ragionamento opposto: visto che ci sono tante cose che non vanno bene, proviamo a disciplinarle. Questo forse cozza con il mio modo di sentire; ripeto, non si possono disciplinare delle sensazioni.

Non sono un medico né uno scienziato; non so cosa significhi sentirsi donna in un corpo di uomo e viceversa. Sono nata donna e morirò donna, va bene così (Applausi); mi dispiace per coloro che invece sentono questa cosa per la quale nutro grande rispetto. A me non interessa l'orientamento sessuale: mio padre mi ha insegnato che nella camera da letto e nel portafoglio non si guarda, per cui sinceramente ognuno è libero di fare quel che vuole nella propria camera, ci mancherebbe.

La violenza è un altro paio di maniche: si può essere violenti con i bambini, si può essere con gli anziani o con coloro che non hanno la fede; può essere puntato il dito nei confronti di chi non è come te. Quindi, in generale, se dovessimo disciplinare tutto lo scibile delle discriminazioni dovremmo mettere da parte le decine di leggi che la senatrice Ferrero ha detto essere ferme e concentrarci solo su questo. E invece dovremmo lasciare andare la nostra natura.

La natura ha fatto ciascuno di noi come vuole; siamo sotto la volta del cielo, abbiamo un inizio e una fine, però, certo, dovremmo concentrarci e rafforzare là dove il sistema è debole, cercando di rafforzare l'etica e la certezza della pena, perché coloro che delinquono e commettono reato discriminando le persone in qualsiasi modo, con qualsivoglia sfumatura, urtando l'altrui sensibilità, vengano puniti e le vittime abbiamo giustizia. Ma non solo con il tormentone sul giornale piuttosto che nelle trasmissioni televisive dove vengono proposti e riproposti nuovamente situazioni e accadimenti che tante volte non sono altro che il pungolo per andare magari a rifare la stessa cosa. No. Semplicemente dobbiamo cercare di rafforzare tutte le parti in cui abbiamo questa sistematica debolezza. E come è emersa tale debolezza? Soprattutto con il Covid, per il fatto di essere stati chiusi in casa, di non aver potuto interagire e interloquire e di essere stati isolati.

Quando si sono aperte le gabbie - chiamiamole così - come, purtroppo, succede, si è praticamente lasciato andare tutto e improvvisamente abbiamo avuto episodi di violenza all'estremo. Questo forse è un altro degli elementi su cui dobbiamo soffermarci e su cui puntare la nostra attenzione.

Non penso che ci sia una legge che il Partito Democratico ha più interesse a far passare perché il Partito Democratico è più avanti e sente la discriminazione, mentre magari, la Lega è un pochino più dura. Magari invece la Lega è un po' più dura e allora non è capace di capire quali sono le sensibilità. E poi c'è la via di mezzo, dove magari si colloca Forza Italia, che dice di stare a metà e propone di mettersi intorno a un tavolo e parlare.

Non penso sia una questione di legge, ma penso sia una questione di buonsenso, che questo tema che abbiamo toccato vada oltre il buonsenso, che avere buonsenso significhi legiferare per il rispetto di tutti e nel rispetto di tutti c'è anche il rispetto per chi la mattina vuole portare la gonna e la sera si vuol mettere i pantaloni e i tacchi, a noi non ce ne deve importare assolutamente niente. L'importante è che siano garantite la sicurezza e la decenza a tutti i cittadini, altrimenti creeremo tante piccole nicchie a seconda di come la si pensa e saremo noi stessi a creare la discriminazione, perché, nel momento in cui disciplineremo i vari settori, le persone si identificheranno in quell'articolo o in quel comma e a seconda di come si definiscono si ritroveranno alla tale pagina o a un'altra. Se il Signore ci avesse voluti così molteplici e così diversi, avrebbe fatto in modo che da soli potessimo cambiare il nostro sesso e il nostro modo di fare. (Applausi). Invece non siamo così, noi siamo come Dio ci ha fatti e dobbiamo accettarci, non possiamo spingerci oltre, mai spingersi oltre la natura. Va bene aiutarci, disciplinare, ma non andare oltre quello che ci è stato consentito, perché questo significherebbe perdere veramente il concetto di essere umano.

La cosa importante è cercare di continuare a considerarci esseri umani, con tutte le nostre sfumature. Ho fatto il sindaco e venivo chiamata "sindaca" e dicevo sempre di chiamarmi "sindaco", perché non è un ruolo di genere, è un ruolo di testa e di cuore e sarà sempre così. (Applausi). Le dico di più, e lo dico qui con grande orgoglio, a quasi sessant'anni: ho cresciuto una figlia da sola, perché l'uomo - mio marito - che l'ha concepita con me mi ha lasciata che mia figlia aveva sette anni e ce l'ho fatta da sola, con il mio sesso di donna, di madre, senza nessun problema e ne sono orgogliosa. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mangialavori. Ne ha facoltà.

MANGIALAVORI (FIBP-UDC). Signor Presidente, per loro natura, i fratelli più piccoli guardano alle mode, alle frequentazioni e ai costumi di quelli maggiori e così è stato anche nella mia famiglia, nella mia generazione. Ho un fratello che ha vissuto la gioventù negli anni Ottanta, in pratica oltre trent'anni fa, e in qualche modo anche io ho respirato l'aria di un Paese come il nostro, l'Italia, tollerante e brioso, una Nazione che faceva passi da gigante sul versante dei costumi, quasi inconsapevolmente. Si amavano, all'epoca, David Bowie, Lou Reed, Elton John, Freddie Mercury, George Michael e nessuno si poneva la questione di quali fossero i loro orientamenti sessuali. Era una generazione che ascoltava e partecipava in massa ai concerti dei Led Zeppelin, senza porsi alcun problema sui testi che oggi sarebbero stati bollati come sessisti.

Quando fu la volta di Boy George e di Annie Lennox, nessuno si chiese se a loro piacesse il maschio, la femmina o entrambi. Ci innamorammo della loro musica e delle loro voci: stop. Non c'erano solerti commissioni censorie o progressisti di professione a giudicare o a fare proseliti. Ci si appassionava alla loro musica, ai personaggi, senza porsi chissà quali questioni.

Recentemente abbiamo partecipato commossi alla dipartita di Raffaella Carrà: quanta energia e quanta voglia di emancipazione c'erano nelle sue canzoni e nei sui balli. È stato rimarcato da molti che per la liberalizzazione dei costumi ha fatto più lei che tanti convegni e trattati.

La società, insomma, andava avanti in modo ordinato, ma deciso e lo faceva senza la necessità di leggi e leggine inutili o addirittura dannose.

La politica, una certa politica, con la proposta che oggi stiamo discutendo ha fatto sensibili passi indietro. I cambiamenti nel costume e nella società avvengono quando sono percepiti come tali dalla cultura del tempo e non certo per un'imposizione normativa. La proposta in oggetto in questo senso segna un deciso arretramento, tanto nel metodo, per come appena detto, quanto nel merito.

Le riserve che si possono muovere al disegno di legge Zan nel merito sono molteplici. Il provvedimento è normativamente inadeguato, giuridicamente pericoloso e politicamente avulso dal sentire dei tempi. (Applausi).

Sotto il profilo normativo, le leggi del codice penale che hanno tutelato l'integrità fisica, punendo l'omicidio, le lesioni personali e la violenza privata, al pari di quelle che tutelano la dimensione morale, censurando la diffamazione, l'ingiuria e la calunnia sono pienamente già in vigore e non distinguono il sesso o il genere della vittima; obbediscono coerentemente al principio di uguaglianza dei cittadini sancito nell'articolo 3 della Costituzione.

Se l'intento della legge fosse stato quello di tutelare le vittime di discriminazioni sessuali, sarebbe stato sufficiente aggiungere tale necessità alla cosiddetta legge Mancino. Questa aggiunta avrebbe trovato ampio consenso in Parlamento e semplificato l'iter della sua approvazione. Il sospetto è che, però, il provvedimento persegua finalità ideologiche, nemmeno molto velate, quelle cioè di normare l'ideologia genderista, che è il più potente movimento di pensiero creato dall'Occidente negli ultimi trent'anni. (Applausi).

Sotto il profilo giuridico, si sottolineano tre dati. In primo luogo, le definizioni artificiose dell'articolo 1, che distingue tra sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere, che sembra una costruzione di pensiero che risponde a una ideologia predefinita piuttosto che a una reale esigenza sociale o giuridica.

In secondo luogo, c'è la genericità dell'incriminazione prevista all'articolo 2 del disegni di legge Zan, che non si limita a punire l'ordinaria istigazione, ma anche la propaganda delle idee e così tutto e il contrario di tutto potrebbe essere ritenuto da un giudice propaganda, con buona pace della tassatività quale principio ispiratore di ogni fattispecie penale.

In terzo luogo, c'è l'articolo 4 del disegno di legge Zan, che introduce la cosiddetta clausola salva idee: a tal proposito viene in mente, per associazione di idee, un famoso detto latino excusatio non petita, accusatio manifesta. In pratica la norma - consapevolmente o no poco importa - mette a nudo i suoi stessi limiti. Se così non fosse, qual era la necessità di inserire questa disposizione?

In sintesi, l'approvazione del provvedimento in esame è inutile, anzi, è giuridicamente pericolosa, proprio perché mette a rischio le più elementari e imprescindibili libertà fondamentali da sempre riconosciute e tutelate dalla Costituzione e dall'ordinamento giuridico italiano. I limiti della disposizione sono insomma giuridici e politici. Relativamente a quest'ultimo profilo si mette in evidenza come i costumi non hanno bisogno di prescrizioni normate; si affermano nella coscienza civile e diventano prassi consolidate e nel tempo, quando è necessario, anche disposizioni di legge.

Si vorrebbe imporre un elemento che - si ribadisce - ha un fondamento ideologico ben definito, ma tutt'altro che condivisibile e non ci sembra che lo scopo della politica sia questo; anzi, ritengo che dovrebbe essere tutt'altro. Peraltro, non può non osservarsi un forte sostegno a questo disegno di legge da parte di molti personaggi estranei alla politica e il sostegno è stato dato facendo leva su una comunicazione emotiva; è stata ammantata da cliché strani dal tessuto civile del Paese; un'operazione di non verità di cui proprio non si sentiva il bisogno.

Noti influencer amati dai giovani sono scesi in campo per sostenere questa legge. Naturalmente sono liberissimi di farlo, ma c'è da chiedersi il perché e quali siano gli obiettivi di tale campagna. Una cosa, però, è certa: come si conviene a una comunicazione rapida, non c'è approfondimento nei contenuti, ma un orchestrato sensazionalismo dal quale la politica dovrebbe prendere le distanze, anziché fare leva per raggiungere i propri obiettivi. Detto ciò, le parole di questi influencer vengono ascoltate da tutti con attenzione, anche da chi ha opinioni differenti, come me, ma mi piacerebbe che anche le parole della Santa Sede venissero ascoltate con analoga attenzione, se non altro perché incarna oltre duemila anni di storia e, quindi, le sue idee vanno ben oltre le contingenze dei tempi. (Applausi). Invece, non è così: si guarda alla Santa Sede con un'ipocrita condivisione quando le posizioni coincidono con i sedicenti progressisti e improvvisamente la stessa istituzione torna a essere oscurantista quando esprime opinioni e idee differenti dalle loro. Non c'è intolleranza più pesante dei sedicenti seguaci, per dirla con le parole di Voltaire.

Per inciso, la Santa Sede ha voluto porre formalmente all'attenzione del Governo il problema della libertà religiosa, della libertà educativa, della libertà di opinione. A proposito del disegno di legge Zan ha scritto il vaticanista Rusconi e, in particolare, gli articoli 1, 4, 7 e 8 vengono bocciati senza appello.

Presidente, per Giacomo Leopardi nessuna qualità umana è più intollerabile dell'intolleranza e, se c'è un dato che caratterizza questo disegno di legge, è proprio l'intolleranza. (Applausi). È intollerabile per chi ama sul serio le libertà.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urraro. Ne ha facoltà.

URRARO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, il mio ringraziamento va ai colleghi del nostro Gruppo della Commissione giustizia, al presidente Ostellari per lo straordinario lavoro di sintesi che ha cercato di portare avanti fino alla fine, quando si stava anche addivenendo a una definizione limpida di un percorso giuridicamente molto chiaro e netto all'esito delle autorevoli audizioni che si stavano susseguendo.

Dispiace poi per il cambio che vi è stato per arrivare alla discussione in Aula perché il disegno di legge in esame, lungi dall'essere uno strumento di tutela contro le discriminazioni, costituisce un pericoloso strumento di limitazione della manifestazione del pensiero in materia di sessualità, volendo di fatto imporre una visione antropologica alla base della teoria gender, che nega la dimensione sessuale dell'individuo.

Quanto appena affermato si ricava dal fatto che il disegno di legge è formulato attorno a un concetto controverso di identità di genere, elemento alla base della teoria gender, al quale i promotori hanno più volte ribadito di non voler rinunciare, malgrado diverse criticità emerse anche nel confronto limitato in Commissione e ora pure in Aula e messe in evidenza anche da autorevole dottrina.

Tra gli stessi sostenitori del disegno di legge n. 2005 ci sono state posizioni piuttosto critiche circa il riferimento all'identità di genere, termine considerato vago e indeterminato.

Testualmente si legge: «l'indentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere (...), indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione». In quanto tale, è contraria ai principi di tassatività e sufficiente determinatezza alla base del nostro attuale ordinamento penale.

È quindi plausibile ritenere che la genericità delle norme e la previsione della sanzione penale in caso di violazione determinerebbero come effetto quello di indurre le persone a evitare di manifestare in pubblico il proprio pensiero sul tema della sessualità e su tutte le questioni a esso relative. Si tratta di questioni come, ad esempio, l'adozione da parte di coppie omosessuali, la maternità surrogata o l'educazione dei minori nelle scuole, che necessitano - invece - di un confronto rispettoso e aperto, a tutela della società e delle sue componenti, soprattutto più giovani, per evitare che, in assenza di un dibattito, si radichino concezioni prive di fondamento scientifico e si impedisca la possibilità di aderire legittimamente a visioni della vita e dei rapporti diverse da quelle che si vorrebbe imporre attraverso l'esclusione del dialogo.

Pertanto, per la vaghezza dei termini e per il ricorso allo strumento della sanzione penale, in questo caso inadeguato, il disegno di legge pone in serio pericolo la libertà di manifestazione del pensiero e, favorendo l'imposizione di fatto di un pensiero unico, si pone altresì in contrasto con il fondamentale principio pluralistico che costituisce l'architrave del carattere democratico del nostro ordinamento. Due presupposti posti alla base dello stesso - l'emergenza sociale e il presunto vuoto normativo - appaiono privi di fondamento.

Gli stessi dati forniti dall'Oscad, l'osservatorio del Ministero dell'interno, dimostrano in maniera palese come l'argomento dell'emergenza sociale appaia strumentale, in quanto le stesse segnalazioni relative ai crimini di odio pervenute negli ultimi riguardano principalmente razza, etnia e religione e soltanto in minima percentuale l'orientamento sessuale, il che esclude che si possa parlare di un'emergenza sociale così come viene narrata.

Dalla mera lettura del codice penale e dall'esame della giurisprudenza che si è susseguita nel corso degli anni circa i reati commessi in relazione all'orientamento sessuale delle vittime, risulta evidente che non vi sono neppure dei vuoti normativi rispetto a un quadro ordinamentale molto chiaro e compiuto. Nel nostro ordinamento sono già sanzionate le offese, le percosse e le violenze commesse ai danni di chiunque, di qualunque persona senza alcuna distinzione. Lo stesso codice penale prevede anche alcune aggravanti, come la minorata difesa e i motivi abietti e futili, che in ogni caso trovano applicazione anche nei casi di reati commessi in relazione all'orientamento sessuale della vittima.

Il disegno di legge in esame, per come formulato, esclude o comunque ostacola il pubblico e legittimo confronto sociale sulle tematiche relative alla sessualità, pretendendo di imporre un pensiero dominante. Quanto detto porta a ritenere che, laddove il disegno di legge venisse approvato, vi sarebbero comunque delle ripercussioni e dei riflessi importanti in quanto la limitazione della libertà di manifestazione del pensiero potrebbe riguardare tutti gli ambiti in cui si svolge la vita sociale. L'ambito maggiormente colpito, come appare poi dal prosieguo della lettura degli articoli, sarebbe la scuola, ove la compressione della libertà di manifestazione del pensiero potrebbe produrre effetti negativi in tema di limitazione di libertà educativa dei genitori che, nel manifestare contrarietà a certi insegnamenti o attività, potrebbero essere ritenuti colpevoli. Limitazione della libertà di insegnamento: gli stessi insegnanti che manifestassero opinioni contrarie potrebbero essere accusati di discriminazione, anche con conseguenze sul piano strettamente e squisitamente professionale, oltreché giuridico. Grave pregiudizio per la formazione scolastica dei minori, che sarebbero privati di un ambiente aperto e pluralista, con una compressione delle capacità di critica e confronto di opinioni.

Lo stesso interesse a diffondere la cultura gender nelle scuole è stato manifestato chiaramente in vari dibattiti anche pubblici e si evince nitidamente dall'articolo 7, comma 3, dello stesso disegno di legge, che prevede il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado in cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1 dello stesso articolo, ossia per la promozione della cultura del rispetto e dell'inclusione unicamente basata, però, sul tema dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. Questo articolo prevede quindi l'istituzione della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, finalizzata alla promozione della cultura del rispetto e dell'inclusione limitatamente all'orientamento sessuale e all'identità di genere. Le scuole di ogni ordine e grado, secondo quanto previsto dal combinato disposto dei commi del predetto articolo, sono chiamate ad organizzare cerimonie e incontri ed ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle presunte finalità.

È singolare riscontrare, in un disegno di legge che formalmente intende introdurre misure di prevenzione e contrasto della discriminazione per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale e sulla disabilità, una palese mancanza di attenzione verso una categoria che pretenderebbe di tutelare: non si comprende infatti per quale ragione la disabilità sia stata esclusa da questa giornata nazionale (Applausi) e dalle relative cerimonie e attività previste al comma 3 dell'articolo 7. Di certo la ragione non può rinvenirsi nel fatto che esiste già una Giornata internazionale delle persone con disabilità, posto che esiste già anche la Giornata internazionale contro l'omofobia, la transfobia e la bifobia. A ben vedere, detta esclusione è del tutto priva di fondamento e di valide motivazioni, e sembra piuttosto dovuta al fatto di voler concentrare l'attenzione unicamente sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere.

Mi auguro quindi che nella fase emendativa il disegno di legge in discussione possa essere modificato e si possa trovare una sintesi, che abbiamo fortemente portato avanti. Eravamo ad un passo dal raggiungimento di un accordo su piccoli ed elementari accorgimenti: uno per tutti l'articolo 1, quando si poteva passare dalle definizioni finalmente alle finalità. Era questo uno snodo essenziale su cui sembrava raggiunta una convergenza, ma purtroppo è andata in un altro modo; mi auguro che il prosieguo possa essere d'ausilio anche alla riflessione rispetto alle notazioni che non sono state portate avanti in maniera compiuta in Commissione giustizia ma che, dall'esame ampio che sta avvenendo in Aula, si stanno ben rappresentando. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, nella scorsa legislatura sono stato mediaticamente massacrato per aver espresso molti dubbi sulla norma riferita all'adozione da parte di coppie dello stesso sesso. Li avevo espressi, continuo a farlo e chiedo rispetto per le mie idee diverse; non faccio riferimento al mio Gruppo parlamentare, che ha sempre rispettato il mio pensiero.

Signor Presidente, con riferimento al disegno di legge in discussione, non c'è da nessuna parte, nemmeno minimamente, un attacco al concetto di famiglia uomo-donna, eppure in quest'Aula l'ho sentito; non c'è da nessuna parte riferimento alle adozioni, all'utero in affitto, eppure in quest'Aula l'ho sentito. Nonostante ciò, si utilizza strumentalmente questo disegno di legge per creare spartiacque elettorali; si droga l'opinione pubblica spacciando menzogne.

Veniamo al disegno di legge. La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, nell'uguagliare tutti i consociati indipendentemente dalle diversità di posizione economica, culturale e sociale, introduce l'idea universalistica di un nocciolo di diritti propri di ciascun individuo. Tutti gli individui venivano sottoposti alla medesima regolamentazione racchiusa nella legge. Tale Dichiarazione ha segnato l'evoluzione costituzionale successiva delle Carte flessibili e di quelle rigide, come la nostra. L'uguaglianza, infatti, quale principio indefettibile, viene sancita dall'articolo 3 della nostra Carta fondamentale in un'accezione formale al comma 1 e in una accezione sostanziale al comma 2. Fra i due commi dell'articolo 3 della nostra Carta, non si verifica alcuna contrapposizione logica. La Corte costituzionale ha infatti rilevato che il secondo comma dello stesso articolo 3 della Costituzione - oltre a stabilire un autonomo principio di uguaglianza "sostanziale" e di parità di opportunità tra tutti i cittadini nella vita sociale, economica e politica - esprime un criterio interpretativo che si riflette anche sulla latitudine e sull'attuazione da dare al principio di uguaglianza "formale", nel senso che ne qualifica la garanzia in relazione ai risultati effettivi prodotti o producibili nei concreti rapporti della vita, grazie al primario imperativo costituzionale di rimuovere i limiti "di fatto" all'uguaglianza e di perseguire l'obiettivo finale della "piena" autodeterminazione della persona e partecipazione alla vita comunitaria». Il principio di uguaglianza è strettamente collegato al divieto di distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali.

Veniamo al disegno di legge in particolare. Le modifiche apportate agli articoli 604-bis e 604-ter per il tramite dell'introduzione dell'inciso «oppure fondati (...) sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere» si pongono nel solco dell'evoluzione del principio di uguaglianza. Prendiamo come esempio per tutti l'articolo 2 di questo disegno di legge, che rinnova l'articolo 604-bis del codice penale, aggiungendo ad alcune delle condotte ivi richiamate i motivi di discriminazione fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità. Capiamoci meglio: attualmente l'articolo 604-bis del codice penale punisce «chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi», o chi commette «violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». A tutto questo, pertanto, si aggiungerebbe semplicemente «oppure fondati (...) sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere». (Applausi).

Ce lo vogliamo dire o non ce lo vogliamo dire che esiste un problema che vede ancora tante persone, che hanno condotte anche molto violente, fondate sulla discriminazione di sesso, di genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità, oppure facciamo finta di nulla?

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,17)

(Segue PUGLIA). A questo punto finisco con alcune osservazioni specifiche, un po' più tecniche, anche sostanziali, e mi faccio aiutare da un messaggio che mi è pervenuto da un'amica, che chiamo Monica, sposata con dei bambini, a cui piace anche molto il marito: «Caro Sergio, ormai sono molti anni che sei senatore e io (ma vedo che siamo un po' tutti sulla stessa linea tra amici) ho cercato, per quanto possibile, di evitare le discussioni su temi caldi del momento in politica, salvo magari qualche discorso di ordine generale. Questo non tanto perché temevo di dare l'impressione di voler spingere su questioni personali (è tutto su un piano di tale integrità che il dubbio non sfiora nemmeno nessuno di noi), ma perché pensavo fosse giusto lasciarti respirare e pensare ad altro, nel momento in cui eri tra amici. Questo per farti capire quanto ho dibattuto con me stessa prima di mandarti queste righe. Da madre e da insegnante il dibattito su questo ddl Zan mi ha estremamente coinvolto in questi mesi e purtroppo ora vedo che c'è un rischio concreto che questa legge non passi al Senato, forse per pochi voti. So che il MoVimento 5 Stelle sarebbe propenso a votare a favore, ma certamente avrete contatti anche con indecisi o con senatori che intendono votare contro. Io vi porto la mia esperienza, per quel che vale, e puoi comunicarla a chi vuoi con il mio nome e cognome»; va bene Monica.

Il messaggio prosegue: «Ieri mia figlia, di ritorno da un campo estivo della parrocchia, che ironicamente ha proprio come tema il rispetto delle diversità, mi ha raccontato che un ragazzino di quattordici anni è stato allontanato per aver offeso uno degli animatori con l'epiteto di "ricchione". Nella mia classe una ragazzina di dodici anni ha confidato quest'anno a noi docenti di aver avuto sempre dubbi sulla sua identità di genere, in quanto non si riconosce nel genere femminile. Ne abbiamo parlato con molta serenità sia con lei che con la famiglia, per fortuna molto accogliente. Ecco un chiaro caso in cui si applica l'articolo 1 del disegno di legge. Come potrebbe una ragazzina di dodici anni aver completato un percorso di transizione? È naturale che in questo momento il genere per lei sia solo un qualcosa di percepito; un domani con calma si vedrà, ma se questa ragazzina oggi fosse fatto oggetto di discriminazione e di violenza, perché si percepisce maschio, vogliamo lasciarla senza tutele solo perché il suo percorso di transizione non è, né potrebbe essere ancora iniziato?

Io sono molto meravigliata e addolorata dal fatto che si utilizzino i drammi di bambini e adolescenti emarginati per la loro diversità per fare politica» - me l'ha scritto appositamente con la "p" minuscola - «per alleanze e consensi. Ancor di più, da cattolica, sono basita dalla continua paura mostrata nei confronti di una legge a tutela di una parte debole. Veniamo ora all'articolo 7. Vi posso assicurare che a scuola ogni anno siamo inondati di ricorrenze, di giornate di ricordo "x" e contro "y". In tutti questi casi, celebrare la giornata e come effettivamente farlo è scelta del singolo istituto, tramite i suoi organi collegiali (collegio dei docenti e consiglio d'istituto). Perciò si fanno delle scelte, anche perché, se volessimo partecipare a tutto, non avremmo più tempo di fare lezione. Questa paura dell'indottrinamento obbligatorio è del tutto infondata e inoltre al massimo la scuola potrebbe liberamente scegliere di limitarsi a un richiamo al rispetto del prossimo e a evitare delle discriminazioni, cosa che ogni scuola di un Paese civile non può che desiderare di trasmettere ai suoi allievi. Il cenno nel disegno di legge al piano dell'offerta formativa triennale e al patto di corresponsabilità tra scuola, studenti e famiglie assicura già da solo e a sufficienza che tutti gli attori coinvolti siano informati e d'accordo; anzi, è pure pleonastico secondo me. C'è ovunque un eccesso di cautela in questo disegno di legge, come se le paure di persone e organizzazioni fossero più da tutelare che non le minoranze stesse che la legge intende tutelare. Ma sono loro in pericolo, non l'opinione pubblica. Non è la prima volta che un adolescente gay mi confida di doversi appartare in luoghi il più possibile isolati per scambiarsi un bacetto, cosa che noi appunto» - sto concludendo, Presidente - «raccomandiamo costantemente ai nostri figli di non fare, per la loro sicurezza.

Concludo ricordando che ogni professore, genitore di ragazzo LGBT, educatore parrocchiale potrà riportarvi infiniti episodi di omo-, lesbo-, bi-, transfobia di cui sono vittime dei minorenni.

Ti ringrazio di aver seguito queste mie lunghe riflessioni e ti invito nuovamente a farne l'uso che ritieni più opportuno». Eccolo, Monica, a presto. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.

GARNERO SANTANCHE' (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono contenta che Fratelli d'Italia abbia deciso questa maratona contro questa proposta di legge, perché, vedete, questa proposta di legge non è contro le violenze, contro le discriminazioni e a favore degli omosessuali. Credo che in tutta quest'Aula sarebbero tutti d'accordo, compresi noi di Fratelli d'Italia, se parlassimo di discriminazioni o di atti di violenza contro gli omosessuali. Vi ricordo che la scorsa settimana è stato possibile proseguire l'esame del disegno di legge Zan soltanto per un voto; questo per dire quanti, anche dentro l'Aula del Senato, sono convinti che bisognava porre rimedio ad alcuni articoli di questa legge. Ma, siccome qua c'è un furore ideologico (consentitemi il termine) piuttosto che un interesse a combattere le violenze e le discriminazioni, eccoci qua.

Vorrei sottolineare che questa legge non serve a questo, ma serve a introdurre di fatto nel nostro ordinamento giuridico (come nel caso dell'articolo 2, ad esempio) una fattispecie di reato: il reato di opinione. Questo noi lo troviamo gravissimo. Chi è che vuole questa legge? Chi è schiavo del politicamente corretto, chi vuole il pensiero unico e pensa che si debba tappare la bocca a chi è per la famiglia naturale, basata su un uomo e una donna; anzi, meglio se lo si riesce a mettere in carcere. E non vorrei che qualche collega mi rispondesse che questo non è possibile. Vi voglio citare degli esempi accaduti in altri Paesi, dove abbiamo leggi simili a quella che voi volete approvare. È successo a un cardinale, ad esempio, che è stato indagato per aver detto che la famiglia è formata da un uomo e da una donna. È successo a un padre di famiglia, che ha passato una notte in carcere semplicemente perché, andando a una manifestazione prolife, aveva una maglietta bianca con scritto «Viva la famiglia». Quindi non veniteci a dire, come sentiamo in molti interventi, che non è vero che questo disegno di legge vuole tappare la bocca a chi è contro il pensiero unico. Voi, con questo provvedimento, volete imporre il vostro modello, volete educare al vostro modello, volete cancellare tutto. Tutto deve essere fluido, non c'è più l'appartenenza di genere, non ci sono più le nostre radici, non c'è più niente. Dobbiamo diventare esseri fluidi. Questo è il modello che volete imporre e al quale invece noi, con tutte le nostre forze, ci ribelliamo. È il politicamente corretto, è il pensiero unico.

Guardate che quanto sta avvenendo e quanto leggiamo sui giornali, ma soprattutto sui social, è che chi non la pensa come la senatrice Cirinnà deve essere insultato dalla mattina alla sera. (Applausi).

Non è consentito che qualcuno non la pensi alla vostra maniera e questo è gravissimo. Noi stiamo subendo, sì, violenza, odio e discriminazione, perché nessuno di noi vuole far passare il vostro modello.

Parlando di queste materie ci saremmo aspettati che si parlasse di amore; invece, in questa proposta di legge, si parla di odio, che è la cosa più grave. Si parla di discriminazione, ma per il proprio pensiero.

Colleghi, fate un'altra riflessione. Vi sembra giusto, su una materia così complicata, delicata e difficile, anche nella sua spiegazione, lasciare tanta discrezione ai magistrati? Io sono terrorizzata. Ci sono tantissimi magistrati in Italia che fanno assolutamente bene il loro lavoro, con passione, con dedizione e con equità. Ma abbiamo una piccola parte di magistrati che sono ideologicamente e politicamente esposti. E io domani devo essere giudicata da uno di questi, che magari nel suo giudizio impone la sua ideologia, che è uguale al vostro modello?

Io credo che tutto questo dovrebbe preoccuparci. Una cosa che mi preoccupa profondamente è che lo Stato di diritto dovrebbe occuparsi dei più deboli, di coloro che non hanno possibilità di difendersi, ossia dei bambini. I bambini sono completamente dimenticati e credo sia una deriva veramente pericolosa, come lo è l'adozione da parte degli omosessuali. Ricordo che in Italia i single non possono adottare bambini, ma potranno farlo gli omosessuali. È vero che la vita impone e ha imposto ad alcuni di noi di non avere, magari, il padre e la madre, ma non per una legge dello Stato, che decide, per legge, che un bambino possa fare a meno del padre o della madre. Ma vi rendete conto di quello che state portando avanti, del modello che volete imporre?

Mi rivolgo poi a molte donne, alcune femministe, che hanno combattuto per i diritti delle donne. Ma vi sembra giusto - faccio un esempio finanche un po' banale, ma che è sotto gli occhi di tutti e che sta già avvenendo - che nelle competizioni sportive chi, essendo uomo ma sentendosi donna, possa partecipare nelle categorie femminili? E noi, signore, con tutte le battaglie che abbiamo fatto, secondo voi fisicamente possiamo battere un uomo, che per struttura fisica è più forte di noi? È questa la vostra visione?

Noi crediamo che sia giusto combattere la discriminazione e la violenza. Per noi di Fratelli d'Italia ci sarebbe un modo per combatterle, ed è una proposta che ha avanzato Giorgia Meloni. Come mai l'Italia, e nessuno di voi (lo dico a tutti) ha mai detto una parola sul fatto che abbiamo rapporti commerciali con Paesi dove l'omosessualità è un reato e dove si punisce financo con la pena di morte, come il Qatar, dove ci saranno i mondiali, o come l'Arabia Saudita? E come mai non vi stracciate le vesti quando un omosessuale può essere addirittura punito con la pena di morte? Non vi fa sobbalzare sulle vostre sedie? Non fa aprire un dibattito, se veramente tutti ci tenessimo a difendere gli omosessuali dalle violenze e dalle discriminazioni?

Gli omosessuali, quelli orgogliosi, non si fanno strumentalizzare né dalle lobby gay, né da voi. Sono consapevoli anch'essi che questo disegno di legge è profondamente sbagliato e allora Fratelli d'Italia userà tutti gli strumenti a disposizione del nostro sistema per combattere, perché credo che se dovesse passare questo disegno di legge, verrebbe imposto un modello che è il contrario di quello che noi vogliamo per il futuro dei nostri figli. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, parto col dire chiaramente che sono e sarò sempre contro ogni violenza e ogni discriminazione per motivi di sesso, di genere, di identità sessuale e di orientamento. La mia storia, anche parlamentare, lo può testimoniare e per quanti ci ascoltano magari da casa questo va detto, perché nel dibattito che ho ascoltato in questi giorni, settimane, mesi (come se non fosse in atto una crisi economica e sociale gravissima), sembra che tutto si limiti a classificare, talvolta anche con arroganza e spesso con pregiudizio, chi è a favore e chi è contrario al disegno di legge che stiamo discutendo. Chi critica il disegno di legge al nostro esame è attaccato come omofobo, senza possibilità di ragionamento.

Questa è una strumentalizzazione, e già questo fa venire i brividi, perché sembra che, in luogo di questi valori, cioè in sintesi del rispetto che deve essere valore di tutti, ci si arroghi il diritto e la prosopopea di essere gli unici detentori di una verità e del bene comune.

Credo piuttosto che in un dibattito così delicato, così importante, etico, valoriale e sociale, i toni che si dovrebbero utilizzare dovrebbero essere certamente più pacati, pieni di responsabilità, consapevolezza, coscienza di quello di cui si sta parlando.

Il problema di questo disegno di legge è il più grande ed evidente che hanno tutte le leggi scritte male, piene di commi e rimandi normativi. Io sono un medico, non sono una giurista, è vero, ma ho imparato negli anni la prima regola fondamentale della buona scrittura delle leggi. Il tema della buona scrittura delle leggi rappresenta un aspetto della più generale questione della qualità della legislazione, che a partire dagli anni Ottanta si è imposta all'attenzione del legislatore. Si è rilevato in particolare come l'ipertrofia normativa, con il proliferare di regole e prescrizioni a carico dei cittadini, famiglie (non so fino a quando si potrà dire questa parola) e imprese, ed il diffuso stato di incertezza normativa, dovuto a carenze nella qualità della legislazione, in termini sia formali sia sostanziali, abbiano prodotto e producano un costo oltre che per l'economia, per la democrazia, in quanto riducono l'effettiva conoscibilità dell'ordinamento giuridico da parte di coloro che vi sono soggetti.

Dunque, credo che il disegno di legge al nostro esame pecchi proprio in questo: lascia ai magistrati e alla magistratura ampio spazio di interpretazione. Non è la magistratura ad arrogarsi questo diritto, è il legislatore che, come spesso accade, depone la sua funzione, non si assume la piena responsabilità e lascia invece alla magistratura ampio spazio e il dovere di decidere. Come anche lascia i cittadini nella condizione di doversi dimenare da soli se un'opinione e l'espressione di essa sia un reato perseguibile penalmente oppure no. Tant'è che gli interrogativi che vengono alla mente sono tanti. Sarà reato, ad esempio, riconoscere la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio? Sarà reato dire che il matrimonio è una unione tra un uomo e una donna? Sarà reato dire che è inaccettabile generare attraverso l'utero in affitto, perché è una barbarie usare il corpo della donna come fosse un'incubatrice meccanica? Sarà reato accettare un uomo che si sente donna in una squadra di calcio femminile? Sarà reato non inserire nelle quote rosa un uomo che si sente una donna?

Cito il caso di un conoscente, un amico di mia figlia, che, per farsi assumere per uno stage presso una grande banca di investimenti a Londra, una multinazionale che riserva, appunto, quote per i gay, si è finto gay, approfittando delle quote loro destinate. Questa è la vera mancanza di rispetto. Questa è la mancanza dei diritti. Il caos che si genererà, se questa legge verrà approvata senza modifiche, sarà questo.

Queste domande qualcuno le ha poste a se stesso? Il furore ideologico che si cela dietro il disegno di legge Zan, confermato dall'insindacabile fermezza con la quale una parte politica dice che no, deve essere approvato così, non si ferma davanti a niente, nemmeno davanti ai bambini, che andrebbero lasciati fuori dal dibattito politico.

Ai bambini si deve insegnare il rispetto per tutti, per gli esseri umani, per gli animali, per la natura, perché, rispettando gli altri, rispettiamo noi stessi, nonché il rispetto per i nostri valori e le nostre idee. I bambini non devono essere strumentalizzati come è stato fatto per sostenere l'approvazione di un disegno di legge. Noi dobbiamo insegnare a rispettare le diversità, perché ognuno di noi è diverso dagli altri. Ognuno di noi ha il diritto di essere rispettato. È questo che deve essere insegnato a scuola, a partire dalla scuola della prima infanzia: non il gender o il rosa e l'azzurro che devono essere banditi a favore del colore arancione. Abbiamo visto il fallimento degli asili arancioni in Olanda. Si toglie alla famiglia, con una legge, la responsabilità educativa, soprattutto in temi così delicati, la cui conoscenza dipende dal grado di maturità di ogni bambino.

Il fatto che a Bologna, in occasione del Gay Pride, gli organizzatori abbiano sfilato indossando una mitra vescovile, calpestando con vernice rossa i volti di vari personaggi, tra cui anche il Papa, secondo voi non è palesemente lesivo dei principi democratici necessari per organizzare una manifestazione pubblica, che non fa altro che promuovere odio verso i cattolici e i politici che si sono schierati contro questo disegno di legge?

Mentre l'Italia e l'Europa vivono una vera emergenza legata al calo della natalità e all'inverno demografico, "L'Espresso" ha pubblicato una copertina a mio avviso inappropriata, se si può dire ancora, per la Giornata internazionale contro omofobia. Potrò continuare a sostenere che mi oppongo fermamente al concetto di uomo incinto o sarò accusata di omofobia?

Non la forza, ma la costanza di un alto sentimento, fa gli uomini superiori. Ricordatelo. Cosa accadrebbe se il disegno di legge Zan fosse approvato al Senato così com'è, senza modifiche? Piccole richieste, sostanziali, e la legge sarebbe approvata in una settimana, come è stato detto da vari esponente del centrodestra.

Ora, tra le polemiche dei sostenitori, che non so elencare, visto che hanno avuto a mio avviso anche fin troppa visibilità, abbiamo avuto una prova molto concreta. È accaduto che Antonio Tajani, vice presidente di Forza Italia, ha detto che la famiglia per noi è il nucleo fondamentale della società, che va difesa e che le nostre politiche sono sempre state a sostegno della maternità. Ad esempio, nel recovery plan presentato dal Governo italiano a Bruxelles, c'è una parte consistente sugli asili nido. Noi continuiamo e continueremo ad andare in quella direzione.

Ora, vi sembra di aver ascoltato in questa dichiarazione un qualche attacco omofobo, una discriminazione, un'intolleranza, un'offesa alla comunità LGBT, una riduzione dei diritti delle libertà di gay, lesbiche e transgender? A me non sembra. Eppure si è gridato subito allo scandalo e al reato d'opinione e ne è scaturito un diluvio di attacchi, solo per aver ricordato che la famiglia è un nucleo fondamentale della società e che va difesa. La famiglia: quella che evidentemente tutti vogliono che muoia, portando via con sé la cultura, l'arte e le tradizioni del nostro Paese. Volete dissolvere il più forte istituto sociale. Le famiglie italiane sono circa 25 milioni. Ho sentito dire in quest'Aula che siamo nel 2021, come se il rispetto dell'essere umano dovesse avere una temporalità: vale nel 2021, varrà tra cinque anni ed era insegnato cinque anni fa. Credete che basti una legge farraginosa per impedire di insultare qualcuno? Ne abbiamo la prova, perché altrimenti le carceri sarebbero vuote.

Questo è un disegno di legge scritto male, che rende più ambigue situazioni che non necessitano di ambiguità, difende i diritti di alcuni, attaccando quelli degli altri. È questo il suo scopo? È questo che volete insegnare? A questo disegno di legge, così com'è, dico no. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà.

PEPE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, prima di entrare nel merito del provvedimento in esame voglio lasciare all'Assemblea delle riflessioni sul Presidente della Commissione giustizia, il senatore Andrea Ostellari, anche, ma non soltanto, alla luce dei rilievi ingiusti che nell'ultima seduta sono stati mossi nei suoi confronti.

Intanto voglio esprimere - sono convinto di poterlo fare in nome e per conto di gran parte dell'Assemblea - la solidarietà nei confronti del Presidente, per gli attacchi ingenerosi, strumentali ed infondati che ha ricevuto. (Applausi). Allo stesso tempo, nei suoi confronti voglio esprimere apprezzamento per il modo in cui ha condotto il suo ruolo di Presidente, soprattutto nella gestione di questo affare. Esprimo questo apprezzamento non per partito preso, o perché mi tocca o mi spetta farlo, ma perché ero lì: ho visto, ho ascoltato, ho seguito e posso dire che ha condotto i lavori in maniera responsabile, equilibrata e davvero con tanto buon senso.

Addirittura, per lo sforzo enorme che ha profuso per addivenire ad un accordo, che poi è stato portato avanti dal nostro capogruppo Romeo e, fino a poche ore fa, dal nostro capo politico, Matteo Salvini, voglio esprimere nei confronti del presidente Ostellari profonda ammirazione, perché ha messo in campo un'azione politica, che era anche al di là del ruolo istituzionale che ricopre.

La politica, quella sana e buona, normalmente tende ad unire e ancor di più bisognerebbe unire, quando si tratta, come accade in questo caso, di diritti. Un Paese e un'istituzione si uniscono, non si dividono. Purtroppo però, colleghi del Partito Democratico, di Liberi e Uguali e del Movimento 5 Stelle, avete diviso tutto ciò che si poteva dividere. Alla fine, avete diviso anche l'atomo e avete diviso il Paese. Arcilesbica ha detto che il disegno di legge in esame non va bene e lo ha detto anche il Santo Padre, lo hanno detto giuristi, costituzionalisti e tantissime associazioni. Mi è venuto un dubbio: probabilmente temevate che si potesse procedere alle audizioni in Commissione, perché in questo modo avreste scoperto che gran parte del Paese era contro il disegno di legge in esame. (Applausi).

Avete diviso anche il Parlamento e vi siete divisi voi. Il centrosinistra è diviso, i mal di pancia nel Partito Democratico ormai sono noti, così come sono noti i mal di pancia all'interno del MoVimento 5 Stelle. Avete proposto, secondo il vostro punto di vista, una rivoluzione in termini di diritti civili e vi siete messi finanche nelle mani di Ciampolillo. Volete fare una rivoluzione nel Paese, ma avete respinto una questione sospensiva grazie al ritardatario Ciampolillo: diciamo che i presupposti per una rivoluzione non ci sono, né nel contenuto, né tantomeno nel metodo. (Applausi).

Mi è poi rimasta impressa in mente e mi ha stupito tanto l'acredine con cui il presidente Grasso ha svolto il suo intervento, nella scorsa seduta. Dal Presidente ci si aspetta maturità; ci si aspetta che venga indicato il viatico verso una soluzione unitaria, di buon senso, matura. Invece no, c'era tanta acredine. È vero, allora, quanto si dice: predicate amore, ma diffondete odio. Questo non va assolutamente bene.

Fermatevi, scendete con i piedi per terra e cerchiamo di offrire a centinaia di migliaia di persone una legge utile, aderente alle loro aspirazioni, ai loro bisogni.

Se qualcuno mi dovesse chiedere se siamo favorevoli a una legge contro le discriminazioni nei confronti di omosessuali, transessuali, lesbiche o persone di qualsiasi orientamento sessuale, risponderei di sì. Se qualcuno invece ci dovesse chiedere se siamo favorevoli a una legge contro la libertà di pensiero, che porti la teoria gender nelle scuole, che invada la vita dei bambini, che addirittura parli di identità di genere, direi di no. Quel sì e quel no sono perfettamente compatibili, perché una legge che limita la libertà di manifestazione del pensiero e che invade la vita dei bambini non ha nulla a che vedere con la tutela contro le discriminazioni di qualsiasi tipo. (Applausi).

Qual è la soluzione? Togliamo i bambini da questa dialettica, non permettiamo che venga estesa la legge Mancino e che quindi ci siano ulteriori restrizioni nei confronti della libertà di manifestazione del pensiero; sgomberiamo il campo dalle ideologie e dalle bandierine - oserei dire dai marchi politici che a tutti i costi cercate di imprimere - e mettiamo al centro i diritti. Il diritto di amare chiunque; è stato detto: siamo tutti quanti ultra favorevoli; il diritto di opinione, il diritto di crescere serenamente.

I bambini non devono essere asfissiati da questa vostra volontà; devono poter giocare e sognare e, nel momento in cui diventeranno adulti, decideranno della loro vita. Allo stesso tempo, c'è il diritto dei genitori - che diventa anche un dovere - di educare i loro figli secondo l'indirizzo familiare, e questo non lo diciamo noi; lo dice la Costituzione, che all'articolo 30 recita: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». Lo dice l'articolo 2 del protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo: «Lo Stato, nell'esercizio delle funzioni che assume nel campo dell'educazione e dell'insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche». Non potete scippare ai genitori questo diritto che diventa anche un dovere.

Eliminate i capricci, parliamo di diritti. Togliete i capricci perché il fatto di poter avere un'identità, una percezione a piacimento, è un capriccio, non riguarda un diritto.

E ritorno a quanto aveva proposto il presidente Ostellari: c'era e c'è ancora la possibilità - auspichiamo fino all'ultimo che si concretizzi - di mettere in campo una legge di civiltà, una legge di buon senso.

Abbiamo affrontato l'articolo 1 (via l'identità di genere), l'articolo 7 (via la teoria gender dalle scuole) e parliamo dell'articolo 4, ma questo è un costume un po' grillino: individuare una fattispecie penale vaga, indeterminata.

Ricorderete qualcuno alla Camera dei deputati che aveva sostenuto la teoria della vaghezza della norma penale, mentre deve essere l'esatto contrario, perché la norma penale deve essere chiara, puntuale e precisa, per un semplice e banale motivo: perché quando ci si sveglia la mattina si deve sapere ciò che è lecito e ciò che non lo è, e l'articolo 4 di questo testo non lo permette. (Applausi).

Si può lavorare con l'inasprimento delle pene per le fattispecie già previste; è stato proposto un ampliamento dello spettro di fattispecie che possono integrare violazioni, violenze, discriminazioni da avversare e si può lavorare su questo versante. Mi avvio a concludere.

Voi che state lì a sinistra avete una grande responsabilità: rischiate di affossare una legge e quindi di penalizzare tutte quelle persone che, soprattutto da voi, si aspettavano una risposta di buon senso, concreta, di civiltà, efficace.

Il più grande responsabile è il segretario del Partito Democratico, che innanzitutto non sta avendo rispetto di questo Parlamento; non sta avendo considerazione delle varie sensibilità che con tante argomentazioni sono emerse. Ma soprattutto, non ha rispetto di questa istituzione, visto che si appresta a farne parte, salvo che decida di prendere la via della Tour Eiffel, dove magari potrà tornare a fare ciò che ha fatto prima e che lo ha fatto di gran lunga peggiorare.

Vengo ad un'ultima considerazione. La scorsa settimana - lo dico con rispetto, ma con fermezza - ho visto diverse mascherine arcobaleno tra questi banchi, adesso non ne vedo più nemmeno una e non so se significhi qualcosa. Addirittura vedo i banchi vuoti, per cui evidentemente il vostro interesse verso questo disegno di legge va sempre più scemando. Voglio dire, però, che potete indossare 10, 100, 1.000 mascherine, ma se non contribuite a portare a casa una legge buona per queste persone, non avrete reso un buon servizio né al Paese, né a queste persone. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà.

*VERDUCCI (PD). Signor Presidente, ho sentito dire in quest'Aula che questo disegno di legge non serve, ho sentito dire che abbiamo altri problemi. Ebbene, Presidente, qualcuno provi a dirlo a chi è bullizzato, a chi è discriminato per i propri sentimenti, per la propria natura; qualcuno provi a dirlo a chi è costretto a subire la paura dell'aggressione, del pestaggio ed è impedito a uscire, a vivere liberamente la propria vita, a mostrarsi per come è. Essere discriminati per la mancanza di lavoro è grave allo stesso identico modo che essere discriminati perché si è donne o per il proprio orientamento sessuale o perché si è disabili, perché diritti sociali e diritti civili stanno insieme, perché la nostra vita, la possibilità di realizzarci è più cose insieme, tutte indispensabili: poter studiare, poter lavorare, poter amare. Non vengo da una formazione laica, ma da una formazione personale cattolica e comunista e so che questo provvedimento è importante perché risponde ad una domanda, ad un bisogno sociale, non solo individuale, perché allargare tutele e diritti civili significa sempre allargare tutele e diritti sociali, gli uni e gli altri solo insieme permettono di realizzare pienamente la propria esistenza, il proprio progetto di vita. Qui sta l'urgenza di questa legge, che parla di vite, di esistenze, di quotidianità, di futuro da poter costruire, in particolare per le nuove generazioni che più sentono sulla propria pelle il tema della discriminazione, dell'intolleranza come un peso sulle loro esistenze. Questa legge contrasta discriminazioni e violenze legate a sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità e basterebbe questo titolo a racchiuderne e a farne capire l'importanza. È una legge che amplia le tutele perché quelle che finora esistono nel nostro ordinamento non bastano e vanno nominate e riconosciute le differenze, anche quelle nuove, e vanno tutelate e questo è quello che stiamo facendo con questa legge, nel pieno solco dell'articolo cardine della nostra Costituzione, l'articolo 3 sull'uguaglianza. Questa legge identifica nuove fattispecie di lesione dell'uguaglianza e le contrasta apertamente, perché per sconfiggere un crimine, un sopruso, bisogna parlarne, averne consapevolezza, denunciarlo, non essere indifferenti o far finta di nulla come fa qualcuno in quest'Aula. (Applausi). In quest'Aula talvolta c'è indifferenza di fronte a questa enormità e a quello che significa per la vita e per l'esistenza di chi la subisce.

Dal 2013 sono 1.294 le vittime di episodi di omofobia, 186 nell'ultimo anno. Il mese di giugno 2021, appena trascorso, è stato il più omofobo di sempre: 19 episodi, per un totale di 30 vittime, una al giorno, aggressioni a singole persone, a gruppi, a coppie, come quella denunciata ieri da due ragazze, Francesca e Martina, aggredite in spiaggia. Giugno è il mese dei Pride e molti di questi episodi sono avvenuti contro persone che andavano o tornavano dalle manifestazioni.

È inoltre sempre più preoccupante che queste aggressioni vigliacche colpiscano vittime sempre più giovani, in alcuni casi adolescenti di dodici o tredici anni, violenze e istigazioni all'odio che in alcuni casi hanno portato al suicidio: è il caso di due ragazzi giovanissimi di diciotto e tredici anni di qualche settimana fa.

Un'interminabile serie di episodi, con ragazze e ragazzi pestati, coperti da insulti per uno smalto sulle unghie, per il modo di vestire, per una borsa arcobaleno indossata, per un cappellino con la scritta LGBT, per un bacio scambiato, per delle effusioni su una panchina o per una complicità adolescenziale tacciata di omosessualità: frattura al naso, rottura della mandibola, trauma cranico, rottura della mascella, stalkerizzazione sui social. C'è un sito, «omofobia.org», che raccoglie quotidianamente ogni dato di questa escalation in tutta Italia.

Colleghi, queste cose vanno viste e lette una ad una e, di fronte a questa enormità, vi chiedo che altro stiamo aspettando. Ogni giorno perso è un insulto a tutto il Paese perché, se uno di noi è discriminato, tutti siamo discriminati.

Per questo il provvedimento in esame va approvato al più presto, così come votato dalla Camera, dopo un dibattito che è stato amplissimo, dopo una profonda riscrittura che c'è già stata. Modificarlo nuovamente, ricominciare daccapo l'iter parlamentare significherebbe affossarlo e darla vinta alle destre, che questa legge hanno osteggiato e osteggiano, e non lo dico assolutamente con compiacimento, ma con rammarico. Significherebbe darla vinta a chi da sempre, con tutte le proprie forze e con un atteggiamento strumentale e reazionario - si è visto anche nella discussione in quest'Aula - ha cercato di affossare questa legge, come dimostrano i 700 emendamenti della Lega. Altro che mediazione. Questo è l'ostruzionismo di chi non vuole questa legge e vuole affossarla per sempre.

Eppure basterebbe mettersi per un attimo nei panni di un ragazzo umiliato e offeso e non ci sarebbero dubbi sulla necessità di approvare la legge al più presto e sono convinto che le forze che l'hanno sostenuta e votata alla Camera devono avere la responsabilità politica aperta e chiara di approvarla in via definitiva qui in Senato, senza modifiche ulteriori che ne metterebbero a rischio i contenuti.

Al Paese serve infatti una legge di civiltà e questa lo è, mentre togliere il riferimento alle discriminazioni contro l'identità di genere sarebbe un errore enorme, un passo indietro di decenni per la nostra società, perché l'identità di genere, cioè sentirsi e viversi diversi da quello che c'è scritto sulla carta di identità, è un tema gigantesco, che riguarda le soggettività di ognuno, la complessità esistenziale, la propria autodeterminazione e va rispettato.

Già nel 2015 la Corte costituzionale ha parlato di diritto all'identità di genere quale elemento costitutivo del diritto all'identità personale, che rientra a pieno titolo nell'ambito dei diritti fondamentali della persona. Per questo l'identità di genere è oramai ovunque nel nostro ordinamento giuridico e in quello internazionale. Togliere questo riferimento significherebbe eliminare la tutela alle persone omosessuali e transgender che la Corte costituzionale riconosce già dal 1985; significherebbe tornare indietro di quarant'anni, svuotare di significato questa legge e passare da una buona legge a una legge sbagliata.

Signor Presidente, in conclusione voglio dire basta con le falsità su questo testo, che non limita in alcun modo la libertà di espressione, perché nessuno può scambiare la libertà di pensiero o di parola con l'istigazione alla violenza. La libertà, infatti, è sempre fondata sul rispetto della dignità altrui oppure diventa sopruso, specie in questo tempo dove il web amplifica i discorsi d'odio e crea un clima ostile alle minoranze.

Presidente, questa legge non porta nelle scuole alcun indottrinamento gender, ma promuove un'educazione volta al rispetto di ogni persona nella sua diversità affettiva e sessuale, come la scuola dell'inclusione e delle differenze già dovrebbe fare.

In un appello inviato a tutti i parlamentari e a tutti i senatori hanno scritto molte personalità e associazioni cattoliche raccolte nel progetto Gionata. C'è scritto che la giornata del 17 maggio può diventare occasione di educazione al rispetto sociale per le generazioni più giovani. Presidente, è così.

Papa Francesco nelle enciclica amoris laetitia afferma: «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare "ogni marchio di ingiusta discriminazione"». Presidente, è ciò che stiamo provando a fare con questa legge perché pregiudizi, stereotipi e discriminazioni possono distruggere una vita e possono minare una democrazia. Noi abbiamo il dovere di evitarlo e contrastarlo; abbiamo il dovere di tutelare la vita di ognuno e la democrazia di tutti. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà.

ABATE (Misto). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, non utilizzerò tutto il tempo che ho per il mio intervento poiché, considerata la delicatezza e l'importanza della questione oggetto del disegno di legge in discussione, non vorrei utilizzare molte parole, che potrebbero anche essere strumentalizzate. Mi limiterò, pertanto, a sollevare alcune eccezioni tecniche.

Premesso che il nobile fine che la legge vorrebbe raggiungere non è assolutamente in discussione, il disegno di legge, però, non è condivisibile nella parte in cui si fonda sul presupposto che, alla tutela degli interessi ivi previsti, possa procedersi attraverso lo strumento del diritto penale. Per come è strutturato in tale parte, il disegno di legge Zan, a prescindere da ogni scelta valoriale che ho premesso all'inizio di questo mio intervento, presta il fianco a problemi di legittimità costituzionale, in quanto introdurrebbe, come notoriamente evidenziato in autorevoli sedi, previsioni incriminatrici prive dei requisiti della certezza e della tassatività. Questo è un fenomeno molto grave e pericoloso.

Verrebbe messo in discussione anche l'altro principio fondato sull'effettiva offensività della condotta che si intende punire, in quanto sarebbe difficilissimo tracciare un confine netto tra le manifestazioni di pensiero effettivamente deprecabili e lesivi degli interessi che si intendono tutelare e le altre che, al contrario, costituiscono libera manifestazione di pensiero e, come tali, rientranti nei principi fondamentali garantiti e tutelati dalla Carta costituzionale.

Infine, come dimostra la comune esperienza oramai sotto gli occhi di tutti, le norme penali già esistenti e astrattamente applicabili - esistono nel codice già delle norme che possono essere applicate alle fattispecie contemplate nel disegno di legge Zan - hanno dimostrato e mostrato tutti i loro limiti sul piano della prevenzione e dell'educazione.

Piuttosto, in base a un diverso approccio, gli strumenti idonei alla professione e al contrasto di queste discriminazioni dovrebbero essere fondati su principi di civiltà e processi educativi e culturali che si fondano sul rispetto della persona umana in quanto tale.

Cari colleghi, l'Italia ha sicuramente bisogno di leggi, che però devono essere fatte bene e per bene, e non che hanno la presunzione di tutelare determinati diritti inviolabili delle persone, ma che purtroppo, in alcuni casi, non riescono a raggiungere l'obiettivo.

La situazione di cui stiamo discutendo e che è contemplata nel disegno di legge in esame necessita sicuramente di ulteriore attenzione e approfondimento e anche di ulteriori emendamenti. Questa delicatissima e complessa situazione, come illustrata da tanti miei colleghi, merita sicuramente di non essere evasa con dubbi, che pur sono stati sollevati dal punto di vista sia costituzionale, sia dell'ordinamento penale vigente.

Per tali motivi, con tutta l'onestà intellettuale che queste situazioni necessitano, dichiaro che il disegno di legge dev'essere ancora approfondito ed emendato. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paroli. Ne ha facoltà.

PAROLI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il cosiddetto disegno di legge Zan è anzitutto un errore, non solo perché nel merito è chiaramente e in modo evidente illiberale e incostituzionale, ma anche per la modalità con cui oggi il Senato se ne sta occupando. È stato un errore aver insistito perché si accelerasse l'iter e non solo perché questo è un provvedimento divisivo. Credo che almeno su questo siamo tutti d'accordo: non è il Parlamento diviso su questi contenuti, ma lo sono gli italiani e quella società civile che in questo momento sta cercando con grande fatica di riprendere in mano le proprie sorti, insieme all'economia del Paese, e di ricostruire. Credo sia evidente a tutti che ciò sarà possibile anche grazie all'ampia maggioranza che si è assunta le proprie responsabilità e ha voluto metterci la faccia per far ripartire il Paese.

Cosa c'entra tutto questo? C'entra con il fatto che questa maggioranza ampia è un'occasione per il Paese - io ci credo - ma a condizione che non giochi all'ideologia e a cercare di trovare ciò che divide invece che ciò che unisce, perché - perdonatemi e non si insista - il ritornello dell'urgenza non sta in piedi. (Applausi). Non vi è alcuna urgenza e addirittura, a fronte di un'urgenza che non c'è, si cerca di legittimare e imporre a questa Camera un'inerzia come mai è stato fatto prima. Su questioni etiche e di libertà non è mai accaduto che si sia imposto a una delle due Camere di non occuparsene e di stare a guardare (o - meglio - è già accaduto, ma durante il regime fascista). E così, ora si vorrebbe che il Senato venisse meno ai propri compiti, avallando ciò che ci viene passato dalla Camera dei deputati.

Si parla di diritti e tutele, ma il vero problema è il pensiero unico che si vorrebbe introdurre con questo disegno di legge. Si sostiene che esso tuteli le coppie omosessuali dando nuovi diritti, ma non c'è niente di più falso e ingannevole, perché qui il tema non è tutelare persone in condizioni di debolezza, che è un dovere da parte di uno Stato laico: in questa norma l'intento etico-educativo diventa ideologia, assumendo un'ulteriore prepotenza nell'eccessiva volontà di definire l'identità sessuale. Di questo il Paese non aveva bisogno, perché il clima di odio - a cui ha accennato anche il collega che ha parlato precedentemente - temo che abbia anche come origine un dibattito assurdo che qualcuno ha voluto montare nel Paese, con la complicità di personaggi famosi.

Oggi qualsiasi tipo di violenza fisica o morale è assolutamente perseguito e non sarà certo il disegno di legge Zan a fermarla nel nostro Paese; lo faranno invece una società civile seria e la responsabilità da parte di una politica che sappia dare indicazioni coese e condivise. Di questo oggi ha bisogno l'Italia: di un'indicazione chiara e condivisa, non di una divisione come quella che invece sta nascendo all'interno del Parlamento. I suoi proponenti purtroppo sanno che il disegno di legge Zan, così com'è impostato, diventa un cavallo di Troia per l'introduzione del pensiero unico, rendendo il nostro - e non lo dico a caso - uno Stato illiberale, cosa che nessuno di noi può accettare.

Per queste ragioni, l'introduzione del reato di opinione evoca regimi fascisti e totalitari. Guai a chi continuasse a dire che non è così e a rendere quella superficiale che ne viene data come un'interpretazione che non ha niente a che fare con la realtà, cosa che non aiuta il legislatore (in questo caso, l'Assemblea del Senato). Ripeto che per noi è inaccettabile che chi non si adegui al pensiero unico debba essere perseguito e condannato, poiché omofobo. Oggi qualsiasi pensiero diverso da quello unico gender è omofobo, e già questo dovrebbe indurre tutti a pensare bene a cosa stiamo andando incontro. L'ideologia di genere non mira a difendere le persone, ragazzi o adulti che siano, che vivono in modo problematico un conflitto tra il proprio corpo e la propria psiche, ma a confondere la realtà, facendo in modo che il soggettivo superi l'oggettivo, con l'idea che nessuno è uomo e nessuno è donna, ma siamo tutti in divenire. Anche questo è inaccettabile. (Applausi).

Non si può portare un tema che ha, sì, a che fare con problemi, singoli o anche diffusi, che devono essere affrontati con grande responsabilità da chi se ne deve occupare, e di cui la legislazione deve farsi carico, ma che non c'entra nulla con l'idea che invece debba essere reputato reato qualsiasi pensiero diverso da quello gender, anche perché sono state catalogate almeno cinquantasei identità di genere (mi dicono che questo accada su Facebook). Lo ripeto: cinquantasei identità di genere che è chiaramente indipendente dal sesso.

Il rispetto e il riconoscimento che dobbiamo ad affettività diverse dalla coppia naturale, però, cosa c'entrano con tutto questo? E cosa c'entrano i bambini, che si vorrebbero crescere educandoli a un'assenza di certezze e radici, dimenticando che il diritto a educare spetta alla famiglia? Se si tratta di trovare ulteriori tutele a condizioni particolari, così come ad aggravare qualsiasi condanna a potenziali violenze, fisiche o morali, credo che nessuno di noi farà mancare il proprio sostegno e tutti faremo la nostra parte. Se però la volontà diventa l'introduzione del pensiero unico gender, con l'impossibilità di pensare e affermare il ruolo prioritario - questo sì - della famiglia naturale, allora non potremo che opporci, per amore della realtà e della libertà.

Non comprendo, infine, colleghi - e mi rivolgo soprattutto a quelli della cosiddetta sinistra - questa rigidità e quest'indisponibilità a un confronto costruttivo. Non ha senso, perché si parla di persone e di situazioni che di tutto hanno bisogno meno che di essere messe al centro di un clima che il nostro Paese sinceramente non dovrebbe vivere. Dovrebbe stare a cuore a tutti approvare una norma che possa dirsi largamente condivisa dal Parlamento, così come dagli italiani. È un grave errore, colleghi, non provarci, come lo è preferire l'ideologia al buon senso. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruzzone. Ne ha facoltà.

BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, dopo un lungo dibattito, le posizioni della Lega ormai sono chiare e lineari: noi siamo per il rispetto dei diritti dei singoli, purché vengano rispettate le leggi. Siamo per il rispetto della libertà di scegliere come vivere il proprio privato. Noi siamo per rigettare, cari colleghi, e condannare ogni forma di odio o di istigazione all'odio e il disegno di legge di cui stiamo parlando contiene questi principi, ma anche altro, come vere e proprie storture, che addirittura vanno a coinvolgere negativamente i minori, i bambini e le famiglie: questo è ciò che ci preoccupa.

Vedete - mi rivolgo a quella parte - arrivo da un paese piccolo dell'entroterra ligure, dov'è nato e sepolto Sandro Pertini, il Presidente partigiano, che, se oggi fosse seduto in quest'Aula, sarebbe probabilmente al nostro fianco a combattere le storture che, PD e MoVimento 5 Stelle sostengono. (Commenti).

Eh sì, lo so che bruciano. Ho anche un titolo particolare a parlare di queste cose, per la storia della mia famiglia, , quindi vi invito ad ascoltare. Probabilmente, se fosse in quest'Aula, con quello che ha fatto e con il contributo che ha dato al nostro Paese, Pertini sarebbe qui a combattere le vostre storture. Non sarebbe qui contro i valori della vita naturale, quella che il Creatore ci ha dato, quei valori su cui, grazie ai sacrifici di molti, è fondata la nostra libera società. Pensateci e cercate di riflettere ricordando il passato, perché è arrivato il momento e c'è la possibilità di fare retromarcia in autotutela rispetto a contenuti che non vanno bene e che, in coscienza, anche voi stessi non condividete, sui quali è possibile trovare una via d'uscita e una soluzione: è ciò che noi perseguiamo. (Vivaci commenti).

Ogni forma di protesta è consentita. Ricordo che una volta in un Consiglio regionale del nostro paese fu portato per protesta in aula un asino. Se andiamo a interrompere su queste cose, probabilmente non c'è neanche bisogno di farlo. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Bruzzone, prendiamola come iperbole. (Commenti).

Insomma, intanto sta parlando la Presidenza, come sempre per moderare e tutelare chi parla e chi ascolta. Infatti, stavo appunto interloquendo con il collega Bruzzone e non l'ho interrotto, nonostante i suoi colleghi che stanno dietro di lui abbiano interrotto e dialogato con altre parti. State tranquilli e sicuri che, come sempre, il dibattito viene tutelato nei confronti di tutti. Quindi non c'è bisogno di intervenire o fare sostituzioni di persona, in particolar modo con questa Presidenza. Prego, senatore Bruzzone, era una figura retorica la mia, l'iperbole, che vedo che non ha trovato l'apprezzamento dell'Assemblea, ma non me ne posso rammaricare.

BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Le assicuro, signor Presidente, che basta andare a rivedere le cronache; ho fatto riferimento a fatti veri. La ringrazio anche per il tempo che è stato oggetto di questa interruzione.

Credo che tutti insieme dobbiamo quindi rigettare ogni forma di odio e di istigazione all'odio. Qui sono costretto a divagare un attimo, restando però su un binario importante. Sono costretto, anche per il ruolo che ricopro e perché questo purtroppo è l'unico palcoscenico che consente di farlo, a richiamare l'attenzione su come viene trattato giornalmente pressoché l'1 per cento dei cittadini italiani, che non sono pochi, i quali pagano per svolgere un'attività a cui mediamente è collegato circa lo 0,8 per cento del PIL nazionale. Vi assicuro che non fa piacere sentirsi dire tutti i giorni quello che sto per dire. Leggo, perché è tutto certificato da striscioni, manifesti, video e trasmissioni televisive (in alcuni casi anche mamma RAI si è schierata dalla parte dell'odio): "Siete dei vermi ignobili"; "Fate schifo"; "Sono crepati 41 assassini: grazie per essere morti, soprattutto quelli giovani"; "Vogliamo i vespasiani sulle loro tombe". Sto parlando di manifesti e striscioni che vanno di moda in questo Paese nell'ultimo periodo. Adesso arrivo a spiegarmi meglio, caro Simone: "Cacciatore e pescatore, stessa m., stesso odore"; "Quando un cacciatore muore, noi brindiamo a tutte le ore" (affisso in una città sotto forma di manifesto funebre); "Che san Covid vi stermini tutti" (non parliamo di quattro, cinque o dieci persone, una qua e una là, bensì dell'1 per cento delle famiglie italiane, cioè di italiani a cui corrisponde una famiglia); "Dei cacciatori morti non ce ne frega niente"; "Il cacciatore è un uomo di m. e devono morire tutti"; "Il cacciatore buono è solo quello morto", "Cacciatore? Tre metri sotto terra". Due giorni fa, a Tradate, c'era un fantoccio impiccato con il richiamo a chi pratica quel tipo di attività. Qualche anno fa - chiudo e poi riprendo il filo del discorso - quando morì il Presidente del Consiglio regionale del Trentino, per un infarto durante una battuta di caccia, apparvero manifesti di gioia per la sua morte.

Credetemi che non fa piacere vedere giornalmente violenti atti vandalici, non uno qua e uno là, ma costanti e spalmati nel Paese, da parte di animalisti estremisti che entrano nelle proprietà private e distruggono strutture rurali autorizzate. Ebbene, tutti questi italiani, circa 600.000 (con le loro famiglie), subiscono in silenzio queste cose, perché non ne avete mai sentito parlare. (Applausi). È questo il motivo per cui sembra che io stia divagando, rispetto invece all'odio e all'istigazione all'odio. Ma perché nessuno di voi ne parla? Forse perché a una certa parte politica va bene così? Non ho mai sentito nessuno recriminare o fare riferimento ad azioni di odio e di discriminazione o ad atti violenti che costantemente e giornalmente avvengono nel nostro Paese. Forse magari - nessuno si offenda, perché questo è il mio pensiero e credo di poterlo esprimere liberamente qui - perché i mandanti spirituali di quest'odio siedono anche all'interno dell'Aula? Non voglio provocare nessuno, signor Presidente, ma ritengo estremisti certi disegni di legge. Se si presenta un disegno di legge per la protezione estrema della zanzara o del topo, credo che si abbia una certa visione, che forse spiritualmente si avvicina un po' anche a quegli episodi. Ebbene, qualche dubbio lo abbiamo.

Ho volutamente divagato, non perché credo che sia giusto ragionare di inserire queste cose all'interno del disegno di legge Zan, che persegue altri obiettivi, sui quali mi sono soffermato all'inizio, ma perché ogni tanto serve qualcuno che ricordi all'opinione pubblica queste cose e che tenga in considerazione che il mondo della ruralità e i diritti di chi paga tasse regionali e governative per svolgere un'attività meritano di essere rispettati e non di essere calpestati e di essere oggetto di un odio veramente brutto. Faccio parte di quella categoria e le assicuro, signor Presidente, che sentirsi dire «Sei un assassino, devi morire domani» non fa piacere. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Bruzzone, l'abbiamo seguita con attenzione. Per il ruolo che in questo momento esercito, ricordo a me stessa e all'Assemblea che abbiamo costituito una Commissione esattamente per indagare e sottolineare tutte le pratiche di odio. Lo abbiamo ritenuto talmente importante, che quest'Assemblea l'ha votato. (Commenti).

Credo che dobbiamo prenderne nota collettivamente. Non intendevo comunque aprire un'interlocuzione con la Presidenza, ma richiamarci tutti alla responsabilità degli atti che approviamo in quest'Aula. (Commenti).

Ah, era un'esortazione, presidente Romeo? Ad adiuvandum? Grazie, è sempre gradita dalla Presidenza.

È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, leggendo questo testo, credo che anche lei si sia posta innanzitutto lo stesso problema. È un testo necessario? Leggo l'articolo 1 (e lei se lo sarà chiesto più di me): è proprio necessaria quella classificazione? Se devo difendere oggi le donne, sotto il profilo della prevenzione di alcuni episodi violenti nei loro confronti, le definisco? No, non ne ho la necessità.

Vorrei ricordare un episodio che mi è capitato trent'anni fa, appena entrata in vigore la legge sulla transizione sessuale. Nella modifica del sesso dovevo stabilire, in qualità di giudice, se una persona poteva e doveva essere operata. La consulenza tecnica che era stata disposta sosteneva che non era matura, perché non aveva fatto attività che potessero denunciare la sua effettiva volontà. Riuscii a fare un provvedimento in cui sostenevo che per il sesso - in quel caso, come in questi - non era necessaria un'identificazione, né era necessario svolgere alcuna attività. Pertanto, con quel provvedimento identificavo l'identità di genere cui fate riferimento, come hanno fatto alcune sentenze della Corte costituzionale, cui pure fate riferimento e che però sono sentenze interpretative di rigetto, che non hanno alcun valore sotto il profilo tecnico e scientifico.

È necessario quel primo articolo? A mio avviso, no. Devo dire che ho molto apprezzato il sottosegretario Scalfarotto, che con il suo disegno di legge, unito a quello dell'onorevole Zan, identifica le due situazioni che sono alla base di tutto e che certamente coinvolgono tutte le definizioni che inserite all'articolo 1. Quali sono? Omofobia e transfobia. Allora perché intestardirsi a voler arrivare a un testo che deve contenere definizioni che non servono ai fini della prevenzione di quell'odio che diciamo che esiste, ma che si nutre nei confronti delle donne? E allora è necessario trovare una soluzione compatibile. Certo, posso pensare a una normativa che sia solo per alcune altre situazioni. La prima questione, quindi, è verificare quali sono l'atteggiamento e il comportamento da punire.

Avevo accennato, nella discussione precedente sul disegno di legge Zan, a un problema: nel nostro sistema penale esiste l'istigazione a delinquere punita in quanto tale? No, il nostro sistema penale ritiene che, se istigo la Presidente ad ammazzare un suo amico, ma lei non lo fa, non sono chiamato a rispondere dell'istigazione che ho commesso. Ciò perché l'istigazione a delinquere non è punita, fin dal codice Rocco, ossia quello fascista. E voi volete punire l'istigazione a delinquere. Mi riferisco all'articolo 115 del codice penale, che parla dell'istigazione a delinquere, ma non ne prevede la punibilità. Invece, l'articolo 414 del codice penale prevede la punizione dell'istigazione a delinquere in quanto tale, quando è pubblica, ed è una cosa chiara e corretta.

Quindi immaginate di andare a tradurre questi principi nel testo al nostro esame. Sarebbe perfetto. Partite dalla legge Mancino, che modificava la normativa del 1975, e cominciate a inserire la pubblica istigazione, il pubblico incitamento. È una novità? No, perché chi era presente nella passata legislatura, come il senatore Cucca, che era membro della Commissione giustizia, sa che avevamo individuato una formulazione che trovava d'accordo tutti, compreso il Partito Democratico. Questa era la novità. La norma prevedeva di punire chi si comporta in maniera scorretta dal punto di vista legale, e di farlo seriamente.

Leggete per un attimo la norma che avete scritto e ponetevi il problema. Parlate di chi istiga qualcun altro e, nel momento in cui quest'ultimo non ha fatto nulla, dovete punire l'istigatore? Leggete il primo articolo che avete scritto. Com'è scritto? Significa che, se poi l'istigato non ha commesso violenza o anche soltanto la discriminazione, l'istigatore viene comunque punito, ve ne rendete conto? Subisce una sanzione penale. E questa la chiamate possibilità normale di istigazione a un comportamento che non incide sull'opinione? Non vi sto chiedendo di fare una rivoluzione in peggio, ma correzioni.

Vede, signor Presidente, ho presentato, insieme ad altri colleghi, venti emendamenti in tutto, ma alcuni sono ripetitivi rispetto a norme contenute nel testo, per fare le stesse modifiche. Vi spingo a leggerli, per rendervi conto di come ho tentato, facendo uno sforzo di interpretazione, di modificare quelle stesse norme in base alla regolarità, alla legge. Questo significa fare ciò che tutti dovremmo, non imporre la propria volontà, perché deve necessariamente passare in un certo modo. Bastava prendere atto del fatto che, all'articolo 9, viene citata una legge che è stata modificata prima che fosse approvato alla Camera il disegno di legge Zan, che modifica l'articolo 105-quater, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77. E voi non vi rendete conto che, successivamente, è intervenuto il decreto-legge n. 104 del 14 agosto 2020, che, all'articolo 38-bis, modificava ulteriormente l'articolo 105-quater.

Questa legge pertanto deve tornare per forza alla Camera e non per scelta individuale, ma perché non c'è più il punto di riferimento. Leggendo la norma, sono andato a cercare - e così me ne sono accorto - per verificare che cosa fosse questo articolo 105-quater e così ho scoperto che non esiste più, ma non esisteva nemmeno quando è stata approvata questa legge dalla Camera. Questa è la differenza. Quindi, per forza di cose, va fatta la correzione.

La domanda è: ci vuole tanto? È vero che ci ho impiegato qualche ora (diciamo tre?) per approntare tutti gli emendamenti, ma, se ci mettiamo a discutere, in due o tre ore riusciremmo a produrre un testo corretto. Non lo volete fare? Significa che volete colpire l'opinione di qualcuno. Questo è tutto. Se non fosse così, infatti, voglio essere colpito e sanzionato per un comportamento o un atto lesivo della persona che viene attaccata o anche della sua dignità, attraverso l'eliminazione di qualsiasi discriminazione.

Se invece non ne avete intenzione, vuol dire che dite di voler approvare il testo della Camera, ma sapete che non è così: alla Camera ci dovete tornare per forza. Allora, cerchiamo di fare la correzione esatta. Questo è l'unico modo per poter ragionare in termini di comportamento coerente con la nostra funzione.

Se non lo facciamo, vuol dire che vogliamo abusare, sia quelli che dicono che questo disegno di legge dev'essere votato così com'è, sia quelli che dicono che questo disegno di legge dev'essere, non approvato, ma eliminato. Entrambi si trovano in una posizione sbagliata. Dobbiamo avere il coraggio di intervenire per rendere effettiva la sanzione che si vuole introdurre. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà.

RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi e colleghe, al fine di sgombrare il campo da ogni equivoco, voglio dire con forza che, per il sottoscritto, ognuno è libero di amare chi vuole e che, ogni qualvolta si manifestano gesti di intolleranza nei confronti di tutte le minoranze, questi vanno condannati e puniti severamente. E se qualcuno le offende o aggredisce, è solo un cretino e come tale va punito.

Fatta questa premessa, dico: togliamo i bambini e le scuole dalla legge. Anche solo pensare che nell'educazione dei figli ci si possa sostituire alla famiglia (precisando che non parlo di quella tradizionale, così evitiamo anche di essere polemici) è, di per sé, un'aberrazione culturale. Per alcuni, ad esempio, i bambini in tenera età devono essere educati su quanti e quali siano gli orientamenti sessuali esistenti, così cercando, a mio avviso, di manipolare la loro crescita emotiva, che, per fortuna, avrà il suo decorso naturale durante la crescita.

Sarà allora, una volta cresciuti, che lo Stato dovrà intervenire, mettendo loro a disposizione ogni possibile forma di aiuto psicologico, emotivo ed economico, affinché il disagio svanisca, garantendo a tutti il proprio posto. (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, vi invito a lasciar proseguire il senatore Ripamonti.

RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, in realtà è tutto il giorno che il linguaggio del corpo del senatore Mirabelli mi soddisfa: non lo fermi.

PRESIDENTE. Senatore Ripamonti, ora non ne approfitti per inserirsi immediatamente. Prego i senatori del Gruppo Partito Democratico di consentirci di ascoltare il senatore Ripamonti.

RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az). Grazie, signor Presidente. Ecco perché siamo pronti a votare questo disegno di legge e non abbiamo alcuna preclusione su come sia giusto punire i cretini di cui parlavo prima e ogni forma di intolleranza su sesso, razza, disabilità e religione. (Applausi).

Non si può affrontare un problema attraverso una norma penale. Sarebbe come dire che non sappiamo bene come affrontare il problema, per cui lo faccia pure un giudice. Che poi è come dire che ti condanno, tanto poi c'è l'appello; semmai, poi c'è la Cassazione e, se poi sarai assolto, chi se ne frega se nel mentre sei stato alla gogna per dieci anni. Troppa è la discrezionalità nell'interpretazione della norma. Questo modo di risolvere il problema non può mai essere la vera soluzione.

È evidente come questo possa incidere sulla libertà di opinione - mi sembra chiaro - lasciando uno spazio ampio, anzi amplissimo, alla discrezionalità dell'organo giudicante. Non lo condivido, signora Presidente, soprattutto oggi, quando il dibattito sulla giustizia è quanto mai acceso. Se l'obiettivo è una giustizia più giusta, lo spazio per la discrezionalità dev'essere sempre più sottile, mai più ampio. Lavoriamo sulle aggravanti, come hanno ben ricordato i miei colleghi della Commissione giustizia e con loro molti altri colleghi in modo trasversale. Bene poi ha fatto il presidente Ostellari a ricordare i tempi con i quali si è affrontata la legge in Commissione giustizia al Senato, sgomberando il campo dalle posizioni strumentali di chi voleva evitare il confronto a favore dell'arrocco ad ogni costo.

Al presidente Grasso, che non è in Aula oggi, ma, replicando al presidente Ostellari, ha esordito parlando di verità, come se ne fosse l'unico custode, dico che lui racconta la sua verità e che l'astio con il quale si è rivolto al presidente Ostellari fa trasparire in modo evidente quanto ancora sia turbato dalla sua mancata elezione a quel ruolo: oggi sarebbe il caso che la metabolizzasse, cercando alla sua sinistra le ragioni di quella sconfitta. (Applausi).

Il fronte di coloro che vorrebbero modificare la legge, per renderla di tutti, non solo di alcuni, e fare in modo che questo non sia un manifesto ideologico, si fa sempre più ampio, anche tra le fila del centrosinistra. I distinguo sono ormai davvero molti. A questo proposito, voglio citarne uno solo, riprendendo una frase, o poco più, estrapolata da un'intervista molto più ampia, che mi ha convinto e commosso allo stesso tempo. La frase è del senatore Faraone, che, intervistato sul disegno di legge Zan, dice: «Proprio perché deve colpire gli abusi, i crimini, le prevaricazioni, deve essere scritta bene e non dare adito a dubbi interpretativi. Questo il compito che dobbiamo affidare alla legge. Punto. (...) Vogliamo allargare i diritti o accontentarci della bandierina? Io non ho dubbi su cosa fare». Invito tutti a leggere la sua intervista, rilasciata come senatore, ma come padre innanzitutto.

Anche per le ragioni molto ben esposte dal collega abbiamo più volte ripetuto al Partito Democratico che servirebbe un confronto serio sul tema, togliendo i temi divisivi e lasciando l'impianto di una legge che tutti siamo pronti a votare. Purtroppo ogni singola apertura e ogni singola proposta fatta da noi, ma anche da molti altri, affinché si approvi la legge con il voto di tutti, si sono inesorabilmente scontrate con il muro eretto dal segretario Letta, che ci fa pensare ci sia una scelta più strategica che di buon senso. Il suo posizionamento mi induce a fare un paio di riflessioni. La prima è che, alla fine di questi mesi di scontri sul testo, forse sia arrivato a metabolizzare, a comprendere e a realizzare che, così com'è, esso non sia il migliore possibile, per cui il suo arrocco consapevole determinerà la morte del disegno di legge in oggetto, ma nel contempo darà soddisfazione a quell'area di sinistra del suo partito e della sua alleanza, evitando una guerra interna e spostandola al di fuori del perimetro del centrosinistra. Contento lui, buona fortuna.

La seconda: nessun accordo per compiacere Conte, l'uomo dei mille carpiati, che, secondo l'Enrico da Parigi, è l'alleato giusto per sconfiggere questo centrodestra a trazione leghista, tralasciando, a mio avviso, due piccolissimi particolari. Il primo è che la fascia di mercato a cui si rivolgono è esattamente la stessa (quindi, buona fortuna) e il secondo è l'errore di sottovalutare l'ambizione dell'ex avvocato del popolo. Ma si sa: ai posteri l'ardua sentenza. Ho però molta fiducia nel Partito Democratico e nel suo popolo, credetemi. Sono certo che, appena ne avrà la possibilità, come ha fatto per Zingaretti, lo scaricherà, al grido di "Letta ciao, ciao, ciao!", magari proprio dopo la sconfitta sul disegno di legge Zan.

"Papà sei un X", mi hanno detto i miei figli. Noi senatori siamo definiti dalle nuove generazioni e dagli influencer di turno come boomer o generazione X, perché boomer sono le persone nate dalla Seconda guerra mondiale fino alla metà degli anni Sessanta, quindi coloro che hanno vissuto l'età del boom economico, seguiti a ruota dalla generazione X, della quale faccio parte, perché comprende i nati dal 1965 al 1980, per poi arrivare agli ultimi, che si chiamano generazione Z, che sono i veri nativi digitali, quelli che si confrontano sul web.

Noi boomer o generazione X, secondo i giovani, siamo coloro che etichettano, che definiscono le persone in categorie; loro invece le identificano come persone, non più tra maschi e femmine perché una persona può sentirsi anche un'altra cosa. Poi, magari, i nuovi giovani possono arrivare a pensare che la nostra posizione sul disegno di legge Zan sia giustificata da poter essere liberi di insultare le minoranze, senza essere puniti per questo e chissà quale altra nefandezza.

Guardate, giovani e rivoluzionari - lo dico ai ragazzi, e lo dico anche ai miei figli, in realtà - lo siamo stati tutti, chi più chi meno. Ma sono certo che la vera stella polare che dovrebbe guidare le persona di tutte le età sia quella del rispetto per ogni differenza, sia essa di genere, di razza, eccetera eccetera.

Definire un maschio o una femmina, un omosessuale, una lesbica, un cattolico, un ebreo, un musulmano non è una discriminazione per nessuno, ma solamente una banale definizione, utile a sottolineare quelle differenze che ci sono e che tanto si vogliono difendere; ma con questa legge, così com'è, ciò non potrà mai accadere.

Alla generazione Z dico che sono cresciuto rispettoso degli altri, con le mie idee consolidate nel tempo: come tutti, da ragazzo pensavo di avere ogni verità in tasca, mi sentivo forte e spavaldo, ma mai e poi mai ho sentito la necessità di insultare, di ghettizzare le persone per i loro orientamenti sessuali, religiosi o altro.

La vera differenza tra i boomer e la generazione Z sta nell'esposizione diversa delle informazioni. Durante la nostra gioventù erano poche le informazioni alle quali potevamo accedere; per voi, ragazzi, al contrario, sono infinite, ne siete bombardati ogni santo giorno. Su temi come questo - proprio perché di sicuro siete meno ignoranti di noi o lo siete meno di quanto lo eravamo noi - usate questa mole di informazioni per confrontarle tra loro, matchatele; ascoltate tutte le tesi in campo e non lasciatevi intimidire dall'opinione di coloro seguiti sui social. Anzi, mettetele in discussione perché spesso - non sempre evidentemente - dietro si celano meno nobili intenzioni. Ricordatevi che è solo una questione di tempo e prima o poi boomer lo diventerete anche voi.

Mi piace citare una frase di chiusura di un noto programma radiofonico in onda nel pomeriggio: tutti hanno il diritto di avere un'opinione, ma tutti hanno il dovere di averla informata. Per questo dico che poco mi importa di quale sarà l'opinione, purché sia figlia di questa premessa.

Concludo con un auspicio, signora Presidente, del tutto personale, credetemi. Come è accaduto per questa legge, il confronto con i miei figli è stato acceso - devo ammetterlo, molto acceso - ma possa esserci sempre e a prescindere dall'argomento e dalle rispettive posizioni, a volte importanti e complicate come in questo caso, ma sempre con un unico obiettivo: offrire loro la possibilità di avere la possibilità di avere la propria opinione senza imporla né come genitore né tanto meno come legislatore. (Applausi).

PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

LUNESU (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUNESU (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, viviamo un momento storico in cui i sacrifici fatti dai giovani sono completamente differenti da quelli della nostra epoca o dell'epoca dei nostri genitori. Si combatte meno e si ottiene tutto con troppa facilità. Questa mancanza di dedizione porta le nuove generazioni ad abbandonare tutto alle prime difficoltà.

In Italia la quota di popolazione con titolo di studio terziario continua a essere molto bassa rispetto all'Unione europea, ma per fortuna non sempre è così.

In concomitanza con la vittoria dei calciatori azzurri ai campionati europei è emersa una giovane atleta. È di lei che voglio parlare: ha dimostrato mens sana in corpore sano e che prendersi cura del proprio corpo, condurre una vita sana per avere una mente lucida, attenta a sfruttare al 100 per cento le doti cognitive, può portare a risultati eccezionali. Questo è successo a lei. Si chiama Dalia Kaddari.

Nasce a Cagliari il 23 marzo 2001 da madre sarda e padre marocchino che da trent'anni vive in Sardegna e fa il commerciante. L'integrazione in Italia è possibile.

Rispetto delle regole, assimilazione delle leggi italiane, diritto all'istruzione e al lavoro, esempio di perfetta integrazione: Dalia si fa notare; è bellissima, è stata miss Quartu, città dove risiede, ed è velocissima, campionessa italiana dei 200 metri. Inizia in tenera età con il basket e poi i suoi istruttori capiscono il suo talento per l'atletica. La sprinter italiana sarda delle Fiamme oro, gruppo sportivo della Polizia di Stato, conquista ancora juniores la prima maglia tricolore, che consolida la sua seconda posizione nella lista italiana della categoria. È stata seconda sugli 80 agli studenteschi del 2015 e così di seguito. La sua è stata una collezione di trofei: l'ultimo, in ordine cronologico, è la medaglia d'argento conquistata in Polonia agli Europei a squadre. L'atleta delle Fiamme oro ha fatto registrare il primato personale sui 200 metri al Golden Gala, che vale anche il record europeo under 23, il terzo crono di sempre per un'italiana sui 200 metri piani femminili, e ha conquistato la medaglia d'oro.

Quando il premier Draghi ha posato per la foto ufficiale con la Coppa europea vinta dagli Azzurri, ha voluto Dalia al suo fianco. Dalia, una ragazza acqua e sapone, sempre sorridente, un esempio di costanza e determinazione, alle sfilate ha preferito lo sport, la competizione, il sacrificio; la campionessa dei 200 metri, vero orgoglio di Sardegna, la terza italiana più veloce di sempre.

Che sia Dalia, Presidente, un esempio: ha appreso il sacrificio, il rispetto per la famiglia e per il prossimo, l'amore per lo sport, conduce una vita sana per sfruttare al meglio la capacità e dare il massimo a scuola e all'università. Tenacia e caparbietà la proietteranno a Tokyo con la super nutrita pattuglia azzurra. (Applausi).

VERDUCCI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERDUCCI (PD). Signor Presidente, il 20 luglio del 2001, esattamente vent'anni fa, Carlo Giuliani è stato ucciso a Genova in piazza Alimonda, in uno dei giorni più bui per la nostra Repubblica. Quella piazza dove morì venne ribattezzata dai suoi compagni "Piazza Carlo Giuliani, ragazzo", perché Carlo era un ragazzo di ventitré anni e condivideva i sogni, le speranze, la rabbia di tanti della sua e della nostra generazione; un ragazzo di ventitré anni colpito da un altro ragazzo di venti anni, vittime entrambi; due ragazzi che si fronteggiavano quando in una democrazia non sarebbe mai dovuto succedere. Non dovrebbero esistere, in una democrazia, barricate e mai avrebbero dovuto fronteggiarsi come nemici manifestanti e Forze dell'ordine; due ragazzi per entrambi i quali proviamo dolore, nonostante il destino diverso e le diverse responsabilità.

In quei giorni, vent'anni fa, a Genova c'era il G8, il meeting dei grandi del pianeta, e a Genova si diedero appuntamento migliaia di ragazze e di ragazzi da ogni continente per chiedere un mondo più giusto. Quei ragazzi non avevano niente a che spartire con le tute nere dei black bloc che saccheggiarono e devastarono la città senza che nessuno li fermasse. Quei ragazzi volevano far sentire la propria voce ai potenti del mondo, ma vennero zittiti da una repressione cieca. Fu un abuso di potere, un esercizio di violenza contro un'intera generazione. Molti che erano lì non si ripresero mai da quello che subirono, da quello che avvenne in quelle vie, in quelle piazze, nell'orrore della notte della scuola Diaz e della caserma Bolzaneto. Quei ragazzi vennero torturati da chi avrebbe dovuto tutelarli, come accertato dalla magistratura. Fu tortura, come disse anni dopo il capo della Polizia Franco Gabrielli. Fu la notte in cui il nostro Stato di diritto venne stracciato da chi avrebbe dovuto difenderlo, da chi aveva giurato sulla nostra Costituzione. Penso che dobbiamo ricordarlo, penso che la politica debba farlo, in particolare chi, come noi, crede nella funzione civile e democratica delle nostre forze di sicurezza.

Mai più servitori dello Stato infedeli, mai più violenze e arbitri, mai più fatti come quelli di Genova o - è cronaca di questi giorni - fatti come quelli di Santa Maria Capua Vetere o come quelli che sono avvenuti e che hanno portato alle morti di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi: sono ferite aperte e abbiamo il dovere di dirlo, perché non può esserci giustizia senza verità. (Applausi).

NATURALE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NATURALE (M5S). Signor Presidente, tutta Europa in questi giorni è stata attraversata da un'insidiosa perturbazione atmosferica, l'ennesima; in Germania una vera catastrofe: 165 vittime e disastri tutto attorno. Ormai la frequenza di questi fenomeni atmosferici ha raggiunto livelli da guerra permanente.

L'allarme fu lanciato già nel Summit della Terra di Rio de Janeiro, nel giugno del 1992, in cui si capì che le conseguenze di un sistema produttivo e di stili di vita inconciliabili con l'equilibrio naturale avrebbero causato fenomeni disastrosi come quelli di questi giorni.

Il mio intervento oggi vuole essere la voce dei tanti imprenditori e abitanti dei territori colpiti dalle svariate calamità naturali che tutti noi, in momenti diversi, abbiamo ascoltato e vissuto.

Vivo è il grido di aiuto che ieri si è levato dalla provincia di Foggia, da Rignano Garganico, da San Marco in Lamis, da San Giovanni Rotondo, il mio territorio, che ha vissuto ore di grande paura e ha rischiato anche di contare vite umane; pericolo per fortuna scampato, grazie ai coraggiosi soccorsi.

Ora si è alla conta dei danni. Tante sono le aziende agricole pesantemente danneggiate e i raccolti distrutti; danni ingenti anche al manto stradale. Urgenti sono gli interventi di ripristino ora necessari.

Ieri tutti erano in campo, nel tentativo di salvare il salvabile: Protezione civile, Vigili del fuoco e comuni cittadini; tutti sono intervenuti al fianco dei sindaci, sempre in linea nell'affrontare ogni emergenza; tante ore, senza sosta; uomini spinti da spirito di servizio e passione, che tutte le volte ne fanno degli eroi. A loro va il mio ringraziamento incondizionato.

Ieri sono accorsa anch'io, appena appreso della gravità della situazione. Per me è stato importante condividere quei momenti, importanti la solidarietà e la condivisione del carico dei problemi per trovare insieme le soluzioni possibili. Nel cuore e nella mente ho quelle immagini, quei volti che ora condivido con voi, perché tutti dobbiamo far sì che la ripresa sia rapida e reale.

Indispensabile è il lavoro di una politica concreta e responsabile, a tutti i livelli, ma anche di operatori dei vari settori onesti e rigorosi. Mi auguro che tutto questo si concretizzi presto. (Applausi).

QUARTO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUARTO (M5S). Signor Presidente, le intense piogge che il 14 e il 15 luglio hanno interessato Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo hanno causato catastrofiche alluvioni con gravi perdite di vite umane e danni per svariati miliardi di euro. Un territorio di 50.000 chilometri quadrati è stato sconvolto: Schuld, Insul e Sinzig distrutte peggio che in un bombardamento. Ci stringiamo in un abbraccio solidale e fraterno con i popoli colpiti, non solo virtuale, dato anche l'invio della nostra Protezione civile.

In tanti hanno associato l'accaduto a fenomeni meteo estremi, innescati dal surriscaldamento globale dovuto ai gas serra di origine antropica. Nella realtà, allarmi ignorati, urbanizzazioni intorno ai fiumi o finanche dentro, imbrigliandoli, deviandoli, tombandoli, oltre a pesanti lavorazioni agricole sono il mix che, unito al cambiamento climatico, ha trasformato un'intensa pioggia in catastrofe.

Le inondazioni erano previste, ma sembra che gli allarmi del servizio di monitoraggio siano stati ignorati o sottovalutati dalle autorità locali.

Afferma Violo, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, che il problema non è la particolare intensità delle precipitazioni, quanto la risposta idrologica e morfologica dei territori, urbanizzati senza adeguata pianificazione.

Gli fa eco Pasini, climatologo del Consiglio nazionale delle ricerche, che dice che, agli eccessi di cementificazione e di estrazione, la natura risponde disintegrando argini inadeguati e riprendendosi i suoi spazi. Quando si progetta un'opera, bisogna oramai tenere in conto i futuri scenari di deriva climatica. Conosciamo le cause: aumento dei gas serra; deforestazione; agricoltura e allevamento non sostenibile. Possiamo, quindi, fare qualcosa per ridurre gli effetti dannosi di questa attività.

Urge poi prevenire, mitigare e ridurre il dissesto idrogeologico e adattare i territori e le costruzioni al nuovo clima. Occorre ripristinare gli ecosistemi fluviali e recuperare gli spazi che con devastanti conseguenze abbiamo rubato ai fiumi, in linea con la strategia europea per la biodiversità, che impegna gli Stati a rinaturalizzare e riconnettere almeno 25.000 chilometri di fiumi entro il 2030. Urge una vera e propria ecologia integrale. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 21 luglio 2021

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 21 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,02).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Accoto, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Borgonzoni, Buccarella, Cario, Castaldi, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Ferrara, Ferrazzi, Floridia, Giacobbe, Giannuzzi, Ginetti, Lannutti, Lupo, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Montevecchi, Monti, Napolitano, Nisini, Ortis, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Romano, Ronzulli, Santangelo, Segre, Sileri e Sudano.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Nencini, per attività della 7ª Commissione permanente; Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Gruppi parlamentari, denominazione di componente

Il senatore Lannutti ha costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "Italia dei Valori".

Il senatore Mantero ha costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "Potere al Popolo".

Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione

Il senatore Malan, con lettera in data 19 luglio 2021, ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente - UDC e di aderire al Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia.

Il Presidente del Gruppo Fratelli d'Italia ha accettato tale adesione.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), nella seduta del 14 luglio 2021, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla restituzione di beni culturali illecitamente esportati (Doc. XXIV, n. 47).

Il predetto documento è inviato al Ministro della cultura.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

La 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) ha trasmesso alla Presidenza del Senato, in data 14 luglio 2021, il documento approvato nella seduta del 30 giugno 2021, ai sensi dell'articolo 48, comma 6, del Regolamento, a conclusione dell'indagine conoscitiva svolta congiuntamente con la Commissione Finanze della Camera dei deputati sulla riforma dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario (Doc. XVII, n. 3).

Commissioni permanenti, presentazione di relazioni

In data 15 luglio 2021, a nome della 4a Commissione permanente (Difesa), il senatore Candura ha presentato la relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, relativa all'anno 2020, a conclusione di una procedura d'esame della materia svolta, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, del Regolamento, nelle sedute del 5 maggio, 15, 23 e 30 giugno 2021 (Doc. XVI, n. 6).

Procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, trasmissione di decreti di archiviazione

Con lettera in data 16 luglio 2021, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che il Collegio per i reati ministeriali, previsti dall'articolo 96 della Costituzione, costituito presso il suddetto tribunale, ha disposto, con decreto in data 21 giugno 2021, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità penale nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, Giuseppe Conte.

Insindacabilità, deferimento di richieste di deliberazione

In data 16 luglio 2021, è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, avanzata dal senatore Gabriele Lanzi, in relazione ad un atto di citazione pendente presso la XVIIIa Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Roma.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatrice Evangelista Elvira Lucia

Disposizioni in materia di istituzione del Tribunale di Olbia (2322)

(presentato in data 19/07/2021);

senatore Quarto Ruggiero

Disposizioni per il completamento e l'aggiornamento della cartografia geologica e geotematica d'Italia (2323)

(presentato in data 19/07/2021);

senatori Parrini Dario, Mirabelli Franco, Zanda Luigi, Manca Daniele, Comincini Eugenio, Ferrari Alan, Biti Caterina, Valente Valeria, Pittella Gianni

Modifiche al codice penale, al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e al decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, in materia di responsabilità penale e amministrativo-contabile dei Sindaci (2324)

(presentato in data 19/07/2021);

Regione Abruzzo

Modifica all'articolo 2 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 149, recante disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell'attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale (2325)

(presentato in data 09/07/2021);

senatori Piarulli Angela Anna Bruna, Vescovi Manuel, Modena Fiammetta, Bottici Laura, Binetti Paola, Botto Elena, Corti Stefano, Ferrara Gianluca, La Pietra Patrizio Giacomo, Pirro Elisa, Riccardi Alessandra, Rizzotti Maria, Ruotolo Sandro, Sbrana Rosellina, Unterberger Julia, Donno Daniela, Gaudiano Felicia, Lomuti Arnaldo, Maiorino Alessandra, Ricciardi Sabrina, Trentacoste Fabrizio

Proroga del termine previsto dall'articolo 8, comma 1, della legge 8 marzo 2019, n. 21, recante istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità «Il Forteto» (2326)

(presentato in data 15/07/2021);

senatrice Ronzulli Licia

Disposizioni in materia di obbligatorietà vaccinale per il personale docente e non docente (2327)

(presentato in data 20/07/2021);

senatori Pavanelli Emma, Pirro Elisa, De Lucia Danila, Vanin Orietta, Quarto Ruggiero, Marinello Gaspare Antonio, Gallicchio Agnese, Trentacoste Fabrizio, Romano Iunio Valerio, Naturale Gisella, Santangelo Vincenzo, Donno Daniela, Presutto Vincenzo

Nuove disposizioni in materia di bollini adesivi applicati ai prodotti ortofrutticoli e di scontrini adesivi apposti sui sacchetti di frutta, verdura e altri prodotti da banco (2328)

(presentato in data 20/07/2021).

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Ronzulli Licia ed altri

Modifiche alla legge 12 luglio 2011, n. 112, concernente l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (2270)

previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/07/2021);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Fregolent Sonia ed altri

Deducibilità degli oneri necessari a garantire assistenza e cura continua ai malati di sclerosi multipla con invalidità riconosciuta tra l'80 e il 100 per cento (2212)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanità)

(assegnato in data 20/07/2021);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Verducci Francesco ed altri

Norme per il riconoscimento e il sostegno delle imprese cinematografiche e audiovisive indipendenti (2147)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 14ª (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 20/07/2021);

9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare

Sen. La Pietra Patrizio Giacomo, Sen. De Carlo Luca

Istituzione dell'Agenzia autonoma per la promozione, lo sviluppo e la tutela dell'ippica nazionale e disposizioni per la riforma del settore ippico (2189)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanità), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/07/2021);

12ª Commissione permanente Igiene e sanità

Sen. Boldrini Paola

Istituzione della figura professionale dell'ostetrica di famiglia e di comunità (2076)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/07/2021);

12ª Commissione permanente Igiene e sanità

Sen. Boldrini Paola

Istituzione della professione sanitaria di odontotecnico (2203)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)

(assegnato in data 20/07/2021).

In sede referente

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Marino Mauro Maria

Disposizioni in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (2249)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/07/2021).

Affari assegnati

In data 16 luglio 2021 è stato deferito alla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle problematiche inerenti alla sostenibilità ambientale della zootecnia ed al miglioramento delle condizioni di benessere degli animali (Atto n. 888).

Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento

Il Ministro della transizione ecologica, con lettera del 14 luglio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 5, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 21 maggio 2010, n. 123 - la proposta di nomina del dottor Stefano Laporta a Presidente dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) (n. 97).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 13ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 12 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 4 della legge 11 dicembre 1984, n. 839, gli atti internazionali firmati dall'Italia nel periodo 16 dicembre 2020-15 marzo 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Atto n. 890).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 9 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2021, recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società Fastweb Spa concernente la stipula di contratti o accordi aventi a oggetto l'acquisto di beni o servizi per la realizzazione di reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G ai fini dell'implementazione di core SA (Stand-Alone) basata sull'architettura SBA (Service Based Architecture) di un fornitore europeo, in linea con gli standard definiti dal 3GPP.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 891).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera pervenuta in data 14 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 luglio 2021, recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in ordine alla notifica delle società Taiwan Cement Corporation e Engie EPS SA avente ad oggetto l'acquisizione indiretta da parte di Taiwan Cement Corporation di una partecipazione rappresentativa del 60,48 per cento del capitale sociale di Engie EPS.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 892).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 13 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, due procedure di informazione, attivate presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, concernenti rispettivamente:

la notifica 2021/0385/I relativa alle "Linee Guida sull'interoperabilità tecnica delle Pubbliche Amministrazioni" (Atto n. 893). La predetta documentazione è deferita alla 1a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;

la notifica 2021/0386/I relativa alle "Linee Guida tecnologie e standard per la sicurezza dell'interoperabilità tramite API dei sistemi informatici" (Atto n. 894). La predetta documentazione è deferita alla 8a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente.

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 15 luglio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 59 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, l'Atto di indirizzo concernente gli sviluppi della politica fiscale, le linee generali e gli obiettivi della gestione tributaria, le grandezze finanziarie e le altre condizioni nelle quali si sviluppa l'attività delle Agenzie fiscali, per gli anni 2021-2023.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Doc. CII, n. 2).

Il Ministro dell'interno, con lettera in data 14 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, riferita all'anno 2020, corredata dal rapporto sull'attività di analisi e revisione delle procedure di spesa e dell'allocazione delle relative risorse in bilancio, di cui all'articolo 9, comma 1-ter, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. CLXIV, n. 32).

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 16 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9, comma 11, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, la relazione sulle erogazioni effettuate in favore dei policlinici universitari gestiti direttamente da università non statali e dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù, aggiornata al mese di giugno 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente (Doc. CLXVII, n. 4).

Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Presidente dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 12, lettera i), della legge 14 novembre 1995, n. 481, e dell'articolo 1, comma 12, primo e secondo periodo, della legge 23 agosto 2004, n. 239, la relazione sullo stato dei servizi e sull'attività svolta dall'Autorità medesima, riferita all'anno 2020.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. CXLI, n. 4).

Garante per la protezione dei dati personali, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, con lettera in data 9 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 154, comma 1, lettera e), del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, la relazione sull'attività svolta dal medesimo Garante, riferita all'anno 2020.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. CXXXVI, n. 3).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 15, 19 e 20 luglio 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale, per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 441);

dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XV, n. 442);

di ANPAL Servizi S.p.A., per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 443);

della RAI - Radiotelevisione italiana S.p.A. (RAI S.p.A.), per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 444);

di SOGEI - Società Generale d'Informatica S.p.A. (SOGEI S.p.A.) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 445);

della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XV, n. 446).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

Il Presidente della Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 14 luglio 2021, ha trasmesso la deliberazione n. 11/2021/G concernente "Interventi per il miglioramento della prestazione energetica degli immobili della pubblica amministrazione centrale (2015-2020)".

La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Atto n. 889).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

È pervenuto al Senato un voto della Regione Sardegna concernente "Introduzione di modalità di adeguato contenimento su tutto il territorio nazionale della fauna selvatica nociva, con specifico riferimento alla specie cinghiale (Sus scrofa) e alle altre specie opportuniste".

Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 13a Commissione permanente (n. 61).

È pervenuto al Senato un voto della Regione Friuli-Venezia Giulia concernente "Sessione Europea 2021. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Friuli-Venezia Giulia alla fase ascendente del diritto dell'Unione Europea".

Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 14a Commissione permanente (n. 62).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, in data 19 luglio 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1286/2014 per quanto riguarda la proroga del regime transitorio per le società di gestione, le società d'investimento e le persone che forniscono consulenza sulle quote di organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) e di non OICVM o vendono quote di tali prodotti (COM(2021) 397 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 14 ottobre 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14a;

la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/65/CE per quanto riguarda l'uso dei documenti contenenti le informazioni chiave da parte delle società di gestione di organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (COM(2021) 399 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 14 ottobre 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente, con il parere della Commissione 14a.

Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 2 luglio 2021, ha inviato il testo di 21 documenti, approvati dal Parlamento stesso nella tornata dal 7 al 10 giugno 2021, deferiti, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia:

risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) 2018/1862 e (UE) 2019/818 per quanto riguarda la definizione delle condizioni di accesso agli altri sistemi di informazione dell'UE ai fini del sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi, alla 1a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 914);

risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (CE) n. 767/2008, (UE) 2017/2226, (UE) 2018/1240, (UE) 2018/1860, (UE) 2018/1861 e (UE) 2019/817 per quanto riguarda la definizione delle condizioni di accesso agli altri sistemi di informazione dell'UE ai fini del sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi, alla 1a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 915);

risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) 2019/816 e (UE) 2019/818 per quanto riguarda la definizione delle condizioni di accesso agli altri sistemi di informazione dell'UE ai fini del sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi, alla 1a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 916);

risoluzione relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere, lo Strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale, alla 5a, alla 6a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 917);

risoluzione relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo sociale europeo Plus (FSE+) e che abroga il regolamento (UE) n. 1296/2013, alla 5a, alla 11a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 918);

risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio su un quadro per il rilascio, la verifica e l'accettazione di certificati interoperabili di vaccinazione, di test e di guarigione in relazione alla COVID-19 (certificato digitale COVID dell'UE) per agevolare la libera circolazione delle persone durante la pandemia di COVID-19, alla 1a, alla 8a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 919);

risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio su un quadro per il rilascio, la verifica e l'accettazione di certificati interoperabili di vaccinazione, di test e di guarigione in relazione alla COVID-19 (certificato digitale COVID dell'UE) per i cittadini di paesi terzi regolarmente soggiornanti o residenti nel territorio degli Stati membri durante la pandemia di COVID-19, alla 1a, alla 3a, alla 8a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 920);

risoluzione relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale - Europa globale, che modifica e abroga la decisione n. 466/2014/UE del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga il regolamento (UE) 2017/1601 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE, Euratom) n. 480/2009 del Consiglio, alla 3a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 921);

risoluzione definita in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2016/1628 per quanto riguarda le disposizioni transitorie per alcune macchine minute di motori nell'intervallo di potenza pari o superiore a 56 kW e inferiore a 130 kW e pari o superiore a 300 kW, al fine di far fronte agli effetti della crisi COVID-19, alla 8a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 922);

risoluzione sulla politica di concorrenza - Relazione annuale 2020, alla 10a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 923);

risoluzione sulla risposta alla sfida globale posta dalla COVID-19: effetti della deroga all'accordo TRIPS dell'OMC sui vaccini, le terapie e i dispositivi in relazione alla COVID-19 e sull'incremento delle capacità di produzione e fabbricazione nei paesi in via di sviluppo, alla 3a, alla 10a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 924);

risoluzione sul regolamento di esecuzione (UE) 2021/621 della Commissione del 15 aprile 2021 che modifica il regolamento (UE) n. 37/2010 al fine di classificare la sostanza imidacloprid per quanto riguarda il suo limite massimo di residui negli alimenti di origine animale, alla 9a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 925);

risoluzione sul regolamento di esecuzione (UE) 2021/745 della Commissione, del 6 maggio 2021, che modifica il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 per quanto riguarda la proroga dei periodi di approvazione delle sostanze attive solfato di alluminio e ammonio, silicato di alluminio, beflubutamid, benthiavalicarb, bifenazato, boscalid, carbonato di calcio, captan, biossido di carbonio, cimoxanil, dimetomorf, etefon, estratto di melaleuca alternifolia, famoxadone, residui di distillazione dei grassi, acidi grassi da C7 a C20, flumiossazina, fluoxastrobin, flurocloridone, folpet, formetanato, acido gibberellico, gibberelline, heptamaloxyloglucan, proteine idrolizzate, solfato di ferro, metazaclor, metribuzin, milbemectin, Paecilomyces lilacinus ceppo 251, phenmedipham, fosmet, primifosmetile, oli vegetali/olio di colza, idrogenocarbonato di potassio, propamocarb, prothioconazole, sabbia di quarzo, olio di pesce, repellenti olfattivi di origine animale o egetale/grasso di pecora, s-metolachlor, feromoni di lepidotteri a catena lineare, tebuconazolo e urea, alla 9a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 926);

risoluzione sulla strategia dell'UE in materia di cibersicurezza per il decennio digitale, alla 1a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 927);

risoluzione sulla violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e l'utilizzo di minori da parte delle autorità del Marocco nella crisi migratoria a Ceuta, alla 1a, alla 3a, alla 14a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria permanente per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 928);

risoluzione sull'inclusione di ONG tedesche nell'elenco delle "organizzazioni non gradite" da parte della Russia e la detenzione di Andrei Pivovarov, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 929);

risoluzione sui diritti umani e la situazione politica a Cuba, alla 1a, alla 3a, alla 14a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria permanente per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 930);

risoluzione sulla repressione sistematica in Bielorussia e relative conseguenze per la sicurezza aerea a seguito di sequestri di persona su un aero civile dell'UE intercettato dalle autorità bielorusse, alla 1a, alla 3a, alla 14a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria permanente per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 931);

risoluzione sulla situazione in Afghanistan, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 932);

risoluzione sull'iniziativa dei cittadini europei "End the cage age" (Basta animali in gabbia), alla 5a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 933);

risoluzione sul futuro finanziamento della rete radiofonica Euranet Plus da parte dell'UE, alla 5a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 934).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Grasso ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05799 del senatore Laforgia ed altri.

Interrogazioni

RUSSO, DE LUCIA - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

la legge n. 508 del 1999 ha qualificato espressamente le accademie di belle arti, i conservatori di musica, l'accademia nazionale di danza, l'accademia nazionale di arte drammatica, gli istituti superiori per le industrie artistiche (ISIA) e gli istituti musicali pareggiati quali istituti di alta cultura, cui l'art. 33 della Costituzione riconosce il diritto di darsi ordinamenti autonomi;

la qualificazione di istituti di alta cultura consente di estendere ad essi profili di autonomia che la precedente normativa aveva negato e in particolare è risultata un'assoluta novità della legge n. 508 del 1999 il riconoscimento dell'autonomia statutaria, scientifica e contabile, oltre che, come logico corollario, l'eliminazione dei poteri di vigilanza del Ministero dell'università e della ricerca;

tuttavia, i commi 7 e 8 dell'art. 2 hanno rinviato l'attuazione concreta di tale autonomia (statutaria, didattica, scientifica, amministrativa, finanziaria e contabile eccetera) ad uno o più regolamenti che avrebbero dovuto seguire tempestivamente;

a far tempo dall'entrata in vigore della legge, si deve registrare tuttavia la mancanza di tali regolamenti fondamentali per il funzionamento e il buon andamento delle istituzioni AFAM (alta formazione artistica, musicale e coreutica);

sul tema si veda anche, in particolare, il parere espresso dal Consiglio di Stato, in sede consultiva, n. 1381/2002 circa lo schema di regolamento in materia di autonomia statutaria e regolamentare delle istituzioni di cui alla legge n. 508 del 1999;

si legge che: "l'amministrazione indica che, nel dare attuazione alla legge 508, ha ritenuto pertanto opportuno procedere, in via preliminare, alla predisposizione del regolamento avente ad oggetto i criteri generali per l'adozione degli statuti di autonomia e per l'esercizio dell'autonomia regolamentare (articolo 2, comma 7, lettera f), posto che costituisce premessa indispensabile per avviare concretamente il processo di riforma voluto dal legislatore dotare di autonomia le predette istituzioni, consentendo che esse provvedano a dotarsi di propri statuti nel rispetto dei principi definiti dallo schema di regolamento in oggetto";

l'organo (consultivo in questo caso) ha tuttavia specificato che, se l'esigenza prioritaria è che la riforma cominci ad essere attuata, ancor più rilevante è che "sia completata al più presto attraverso un testo regolamentare unitario";

nel parere i giudici hanno quindi chiaramente evidenziato la necessità di procedere all'attuazione della riforma attraverso l'emanazione di "un unico testo regolamentare" al fine di garantire la piena operatività del principio autonomistico su cui è fondata la legge n. 508. Per l'organo consultivo, infatti, alla fase di produzione dei regolamenti adottati singolarmente per ragioni di urgenza, doveva necessariamente seguire l'emanazione di un testo regolamentare unitario; dovendo l'ultimo, o gli ultimi specifici regolamenti quindi essere emanati in un unico testo coordinato con i regolamenti in precedenza emanati;

tale riflessione appare particolarmente significativa, oltre che presumibilmente cogente, in ragione del fatto che nel ventennio appena trascorso il sistema della formazione superiore è stato attraversato da profonde riforme. Non si può trascurare l'impatto che sulla formazione superiore è derivato dal "processo di Bologna" e neppure l'adozione della legge di riforma del sistema universitario (legge n. 240 del 2010, detta "riforma Gelmini");

considerato che, a parere degli interroganti:

sarebbe pertanto necessario, alla luce delle possibilità contenute nel piano nazionale di ripresa e resilienza, l'adeguamento della normativa AFAM agli strumenti necessari di sistema per affrontare il tema dello sviluppo e della ricerca;

per migliorare il funzionamento e l'efficienza di queste istituzioni andrebbe ripensata, in chiave innovativa, tutta l'impalcatura giuridica che le sostiene;

considerato infine che:

il tavolo permanente AFAM ha prodotto: una proposta innovativa e congrua della modifica del regolamento sul reclutamento (decreto del Presidente della Repubblica n. 143 del 2019); la proposta di modifica del decreto del Presidente della Repubblica n. 132 del 2003 ma con un coefficiente di innovazione insufficiente, soprattutto sulla governance; contenuti di massima per costruire l'articolato riguardante il fondamentale regolamento sulla programmazione, la valutazione e l'edilizia;

ha, altresì, proposto aggiornamenti sul decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005;

a tutt'oggi, dalla fine di gennaio 2021, nessuno dei 4 regolamenti è stato ancora presentato, discusso ed emanato,

si chiede di sapere, anche in considerazione dell'approvazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e delle relative riforme, se il Ministro in indirizzo intenda esercitare, anche secondo quanto evidenziato dal Consiglio di Stato, la delega di cui alla legge n. 508 del 1999 adottando un testo regolamentare unico che consenta una profonda rimeditazione del sistema dell'alta formazione artistica nel nuovo contesto ordinamentale degli studi universitari oppure se non sia più opportuno procedere con iniziative, anche di carattere normativo, che nei criteri direttivi cristallizzino e confermino i principi autonomistici sottesi all'originaria legge di riforma ovvero dare corso al riordino del settore dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica come peraltro previsto tra i disegni di legge collegati alla legge di bilancio (nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2020).

(3-02721)

FANTETTI - Ai Ministri dello sviluppo economico, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell'economia e delle finanze e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Si chiede di sapere:

quali iniziative siano state ad oggi assunte dai competenti uffici ministeriali ai fini dell'attuazione dei commi da 1144 a 1149, dell'art. 1, della legge 30 dicembre 2020, n. 178;

quali ulteriori tempi i Ministri in indirizzo, e perciò il Governo, si siano dati per rendere operante il disposto dei commi della stessa legge, indicato nel testo "entro 6 mesi" dal 30 dicembre 2020;

se non venga, inoltre, ritenuta di interesse primario l'esigenza di promuovere i beni di consumo tipici ed i prodotti della ristorazione tradizionale italiana che all'estero rappresentano l'eccellenza del nostro Paese, offrono possibilità di investimento alle imprese italiane del settore e, favorendo la crescita delle esportazioni, contribuiscono ad accrescere e valorizzare la base produttiva italiana, l'occupazione nazionale, la ricerca e la nostra competitività in ambito internazionale.

(3-02722)

SBROLLINI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

così come chiarito dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 25011 del 2014 "il diritto all'istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l'inclusione della persona umana con disabilità";

ai sensi dell'articolo 12, comma 4, della legge n. 104 del 1992, "l'esercizio del diritto all'educazione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né di altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap" e pertanto, il comma 3 dell'articolo 13 della stessa legge garantisce, nelle scuole di ogni ordine e grado, l'erogazione delle attività di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati;

da anni ormai esiste un significativo squilibrio tra fabbisogno di insegnanti di sostegno e numero di specializzati, tanto che, secondo le stime diffuse, nell'anno scolastico 2020-2021 sono stati impiegati 107.000 docenti non specializzati, contro 22.000 specializzati;

al fine di sopperire a tale carenza, con decreto n. 755 del 6 luglio 2021, il Ministro in indirizzo ha predisposto l'attivazione del VI ciclo del cosiddetto TFA (Tirocinio Formativo Attivo) per 22.000 docenti di sostegno;

così come stabilito dal decreto ministeriale n. 249 del 2010, tenendo conto del fabbisogno nazionale, il decreto n. 755 del 2021 decide, nell'allegata tabella A, la ripartizione del contingente dei posti tra gli Atenei, che hanno validamente presentato la propria offerta formativa potenziale;

come già avvenuto in passato, però, la decisa distribuzione dei posti a bando non sembra rispecchiare le necessità effettive delle regioni e del territorio e, pertanto, è prevedibile che la ripartizione, di cui alla citata tabella, produrrà un incremento significativo della mobilità interregionale dei docenti in formazione che dovranno trasferirsi nelle regioni del centro - sud Italia per la frequentazione del VI Ciclo di TFA;

un esempio è quello del Veneto, al quale sono stati assegnati solo 750 posti di specializzazione, nonostante sia una delle regioni che maggiormente soffrono la carenza degli insegnanti di sostegno, come testimoniano, tra l'altro, le gravi vicende del 2019, quando ad inizio anno scolastico, vi furono famiglie alle quali veniva chiesto di non mandare i bambini a scuola, perché mancavano ancora le nomine di 70.000 docenti di sostegno,

si chiede di sapere:

quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di sopperire ulteriormente al fabbisogno strutturale di insegnanti di sostegno specializzati, una grave carenza che attualmente impedisce, su tutto il territorio nazionale, il pieno godimento del diritto all'istruzione da parte delle persone affette da disabilità;

se intenda illustrare in Senato quali sono i criteri che determinano la distribuzione regionale dei posti di specializzazione per docenti di sostegno, nonché, tenuto conto che gli Atenei decidono liberamente di inserire nella loro offerta formativa tali corsi di specializzazione, quali siano le soluzioni che si stanno vagliando al fine di garantire una più equa ed adeguata ripartizione dei TFA.

(3-02723)

CASTELLONE - Al Ministro della salute. - Premesso che:

in Italia negli ultimi anni le professioni infermieristiche e sanitarie hanno raggiunto diversi traguardi, sia sul piano dell'autonomia professionale, sia sul piano della formazione universitaria. La legge 10 agosto 2000, n. 251, recante "Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica", ha completato il processo radicale di riforma delle professioni avviato negli anni '90: la stessa sancisce l'autonomia professionale delle professioni infermieristiche e sanitarie, e stabilisce l'istituzione dei servizi dell'assistenza infermieristica e ostetrica, nonché la necessità di attribuzione dell'incarico di dirigente degli stessi;

la portata innovativa della legge n. 251 del 2000 ha consentito con i successivi contratti collettivi nazionali di lavoro della Dirigenza sanitaria, professionale, tecnica e amministrativa (SPTA) il riconoscimento giuridico della figura di dirigente delle professioni sanitarie e la possibilità di riconoscere incarichi di: Direzione di struttura complessa, di Direzione di struttura semplice e di natura professionale anche di alta specializzazione, incarichi di consulenza, di studio e ricerca, ispettivi, di verifica e di controllo;

la legge 1° febbraio 2006, n. 43, ribadisce il ruolo del dirigente delle professioni sanitarie prevedendo, inoltre, la possibilità di articolare l'organizzazione con i professionisti specialisti;

il contratto di lavoro del Comparto sanità, firmato presso l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni il 21 maggio 2018, consente di inquadrare economicamente e normativamente le ulteriori competenze avanzate e specialistiche delle professioni infermieristiche e sanitarie, attribuendo un incarico professionale, di "professionista specialista" o di "professionista esperto";

inoltre il contratto collettivo nazionale quadro del 13 luglio 2016 per la definizione dei comparti e delle aree di contrattazione collettiva nazionale (2016- 2018) all'art. 7, comma 5, sancisce: "L'area della Sanità comprende i dirigenti medici, veterinari, odontoiatri e sanitari delle amministrazioni del comparto Sanità di cui all'art. 6, ivi compresi i dirigenti delle professioni sanitarie di cui all'art. 6 della legge 10 agosto 2000, n. 251, con esclusione dei dirigenti amministrativi, tecnici e professionali di cui al comma 3";

in ultimo il C.C.N.L. della Dirigenza sanitaria del 19 dicembre 2019 recita all'art. 1, comma 1: "Il presente contratto si applica a tutti i dirigenti medici, sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie di cui all'art. 7 del CCNQ sulla definizione dei comparti di contrattazione collettiva (...)";

considerato che:

nell'anno 2020, anno internazionale dell'Infermiere, coincidente con la maggiore emergenza sanitaria della storia moderna, l'Organizzazione mondiale della sanità e l'International Council of Nurses hanno lanciato la campagna "Nursing Now", assumendo che migliorare lo status, la leadership e il profilo dell'assistenza infermieristica consente agli Stati di affrontare in modo efficace le sfide sanitarie del XXI secolo;

lo strumento più potente per affrontare la complessità dei servizi assistenziali sanitari è dato dalla cooperazione dei diversi attori che interagiscono in modo attuale e potenziale all'interno dei servizi stessi;

rilevato che:

in Campania, nonostante che con DCA (decreto Commissario ad acta) n. 18 del 18 febbraio 2013, recante "Approvazione atto di indirizzo per l'adozione dell'atto aziendale delle Aziende Sanitarie della Regione Campania", da ben 8 anni sia stato disposto che: "Al fine di dare compimento a quanto previsto dalle indicazioni della legge del 10 agosto 2000 n. 251 e dalla Legge Regionale del 10 aprile 2001 n. 4, e per valorizzare tutte le professioni sanitarie, le aziende devono provvedere alla costituzione dei Servizi delle professioni infermieristiche e ostetriche", la mancata istituzione dei Servizi delle professioni sanitarie colloca la regione all'ultimo posto nel panorama nazionale nell'attuazione della riorganizzazione assistenziale definita dalla normativa nazionale;

il modello organizzativo attualmente adottato nella maggior parte degli Enti del Servizio sanitario regionale (SSR) è ormai obsoleto e disfunzionale, e i nuovi bisogni della popolazione, l'evoluzione scientifica e tecnologica, le norme che disciplinano il sistema sanitario e la moderna formazione dei professionisti infermieri, richiedono ristrutturazioni organizzative che non possono prescindere da una Direzione infermieristica che garantisca appropriatezza non solo delle prestazioni, ma anche dei percorsi di cura e dei modelli organizzativi;

attraverso l'istituzione della Direzione infermieristica aziendale si potrà: valorizzare le funzioni e il ruolo della professione infermieristica; contribuire alla realizzazione del diritto alla salute e al processo di aziendalizzazione del servizio sanitario; giungere a una reale integrazione dell'organizzazione del lavoro come avviene nelle Regioni più virtuose; modernizzare e rendere il servizio sanitario regionale più vicino alle esigenze dei cittadini:

ritenuto che per favorire un'articolazione funzionale che dia risposte mirate ai bisogni assistenziali complessi e articolati dei cittadini e della comunità, sarebbe necessario prevedere, coerentemente con gli atti di programmazione e con la normativa esposta: a) l'attribuzione a tempo indeterminato di direttori delle professioni infermieristiche e sanitarie in quantità adeguata alla complessità e alla numerosità delle strutture aziendali; b) l'attribuzione di incarichi di natura professionale, anche di alta specializzazione, in quantità adeguata alle peculiarità e al numero dei presidi e dipartimenti e dell'organigramma aziendale; c) l'attribuzione di un congruo numero di incarichi di funzione e organizzativi nell'area del comparto per garantire le attività a valenza strategica e di coordinamento operativo; d) l'attribuzione di incarichi professionali di specialista o esperto per valorizzare le competenze come previsto dall'attuale normativa contrattuale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi nelle sedi di competenza affinché le Regioni istituiscano le Unità organizzative complesse dei Servizi delle professioni in tutte le aziende ospedaliere e aziende sanitarie locali, che ancora non abbiano provveduto e definiscano il termine entro il quale il procedimento deve essere concluso, nonché provvedano ad autorizzare i piani del fabbisogno del personale degli Enti del SSR solo se vi si contempla l'individuazione dei posti di dirigenti delle professioni sanitarie in numero congruo.

(3-02724)

BOTTICI, PAVANELLI, MONTEVECCHI, TRENTACOSTE, GALLICCHIO - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

il decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, reca disposizioni in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti. Ai sensi del relativo art. 1, il Ministero dell'istruzione è autorizzato a bandire, contestualmente al concorso ordinario, una procedura straordinaria per titoli ed esami per docenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado, finalizzata all'immissione in ruolo ed all'abilitazione all'insegnamento nella scuola secondaria;

l'art. 1, comma 17-octies, del citato decreto-legge, modifica, altresì, l'art. 399 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, prevedendo che a decorrere dalle immissioni in ruolo disposte per l'anno scolastico 2020/2021, i docenti a qualunque titolo destinatari di nomina a tempo indeterminato possano chiedere il trasferimento, l'assegnazione provvisoria o l'utilizzazione in altra istituzione scolastica ovvero ricoprire incarichi di insegnamento a tempo determinato in altro ruolo o classe di concorso soltanto dopo tre anni scolastici di effettivo servizio nell'istituzione scolastica di titolarità. L'obbligo di permanenza, per tre anni scolastici, nell'istituzione scolastica di titolarità è, invece, escluso per il personale di cui all'articolo 33, commi 3 e 6, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, purché le condizioni ivi previste siano intervenute successivamente alla data di iscrizione ai rispettivi bandi concorsuali;

la legge-quadro 5 febbraio 1992, n. 104, reca disposizioni in materia di assistenza, integrazione sociale e diritti delle persone affette da una minorazione fisica, psichica o sensoriale, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. La Repubblica, ai sensi delle previsioni normative della stessa legge-quadro, deve: a) garantire il pieno rispetto della dignità umana ed i diritti di libertà e di autonomia di tali persone e promuovere la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società; b) prevenire e rimuovere le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione di tali persone alla vita della collettività, nonché garantire la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali; c) perseguire il recupero funzionale e sociale delle persone affette da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e tutelare giuridicamente ed economicamente le stesse; c) predisporre interventi volti a superare gli stati di emarginazione e di esclusione sociale di tali persone;

l'esclusione dall'obbligo di permanenza, per tre anni scolastici, nell'istituzione scolastica di titolarità, di cui al richiamato art. 1, comma 17-octies del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, trova, quindi, il suo legittimo fondamento nella ratio legis e nelle previsioni normative della legge-quadro 5 febbraio 1992, n. 104. Altrettanto non può certo dirsi per l'applicazione dell'obbligo di permanenza al personale di cui all'articolo 33, commi 3 e 6, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che abbia maturato le condizioni ivi previste antecedentemente alla data di iscrizione ai rispettivi bandi concorsuali. La legge-quadro, infatti, tutela le persone affette da una minorazione fisica, psichica o sensoriale, indistintamente e senza alcun genere di esclusione. Il discrimine temporale previsto dal richiamato art.1, comma 17-octies, pertanto, non solo non risulta in linea con la ratio legis e le previsioni normative della legge-quadro 5 febbraio 1992, n. 104, ma, altresì, pone in essere una irragionevole disparità di trattamento tra cittadini appartenenti alla stessa categoria, di dubbia legittimità costituzionale in relazione al principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione;

infine, ai sensi delle disposizioni di cui agli arti. 21 e 33, comma 6, della legge-quadro 5 febbraio 1992, n. 104, la persona con disabilità personale ha diritto alla precedenza nell'assegnazione della sede, nonché, a scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio. Le disposizioni di cui all'art. 33, comma 5, della stessa legge-quadro, attribuiscono analoghi diritti anche alla persona che assiste un parente o affine in situazione di disabilità grave. Per quanto attiene alle nomine in ruolo da effettuare attingendo dalle graduatorie di merito relative a concorsi svolti su base regionale, sembrerebbe che il sistema delle precedenze e della scelta della sede di lavoro non operi relativamente alla scelta della provincia, ma, esclusivamente, nella scelta della sede (del comune) all'interno della provincia. Anche questa ulteriore limitazione non sembrerebbe in linea con le disposizioni normative e costituzionali poste a tutela delle persone affette da una minorazione fisica, psichica o sensoriale;

con una recente ordinanza, il Giudice del lavoro di Teramo ha accolto il ricorso di un docente di scuola primaria, che assiste un parente con disabilità grave, escluso dalla procedura di mobilità interprovinciale. Il Giudice ha chiarito che la richiesta di mobilità del docente ricorrente sia da considerarsi in deroga al vincolo di permanenza triennale, nonché, prioritaria, nella scelta della sede, rispetto alle immissioni in ruolo. Infine, la Corte di cassazione, sez. lavoro, con l'ordinanza n. 6150 del 2019, ha stabilito che il diritto del lavoratore di scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere sussista, non solo nel momento iniziale dell'instaurazione del rapporto di lavoro, ma anche successivamente nell'ipotesi di domanda di trasferimento; una eventuale compressione di tale diritto lederebbe i diritti fondamentali della Costituzione richiamati da numerose pronunce della Corte costituzionale,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere per risolvere le problematiche descritte in premessa.

(3-02725)

MARIN, FREGOLENT, CANTU', DORIA, LUNESU - Al Ministro della salute. - Premesso che:

nel corso degli ultimi giorni, il Comando Carabinieri per la tutela della salute ha condotto una vasta operazione di controllo a livello nazionale presso i centri e le strutture pubbliche e private deputate, a vario titolo, alla presa in carico, assistenza, riabilitazione, trattamento sanitario e ricovero di pazienti sofferenti di disabilità e disagi mentali e psichici;

tale controllo è scaturito dall'esigenza di valutare lo stato di tali servizi a seguito di recenti episodi di cronaca, che hanno riproposto l'attualità e l'importanza nella corretta gestione della salute mentale nel più ampio contesto di tutela delle fasce più deboli della collettività, anche in relazione ai cambiamenti sociali causati dall'emergenza da SARS-Cov-2;

i Carabinieri dei NAS hanno ispezionato 536 strutture e centri incaricati dell'erogazione di servizi di salute mentale, accertando irregolarità presso 122 di questi, pari al 22 per cento. Nel corso delle verifiche sono state comminate 141 sanzioni penali e amministrative per un ammontare complessivo di 62.000 euro;

tra le infrazioni più gravi, la contestazione dei reati di maltrattamento e abbandono di incapaci riscontrati presso due strutture di Agrigento e Sassari, i cui gestori sono stati deferiti all'Autorità giudiziaria per aver ospitato pazienti con patologie mentali in ambienti insalubri, senza assicurare la presenza di figure professionali e un adeguato livello di cura;

la maggior parte delle irregolarità hanno interessato le inadeguatezze strutturali, assistenziali ed organizzative dei servizi dedicati alle persone con patologie psichiche, rilevando 77 strutture con spazi insufficienti e servizi igienici malfunzionanti, carenze nei livelli di assistenza dovute alla mancanza di piani riabilitativi e operatori inadeguati alle necessità rieducative dei pazienti, nonché ambienti insalubri per umidità, muffe alle pareti, ed esfoliazione degli intonaci;

da tali controlli, ancora una volta, emerge chiaramente l'inadeguatezza del sistema di gestione della malattia mentale, e l'esigenza di provvedere individuando pronte e valide soluzioni,

si chiede di sapere, alla luce delle osservazioni esposte in premessa, se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e urgente assumere iniziative immediate per garantire strutture adeguate per i malati affetti da patologie psichiche.

(3-02726)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

FERRARA - Al Ministro della salute. - Premesso che:

le infezioni correlate all'assistenza sanitaria (ICA), largamente causate da germi antibiotico-resistenti, destano grave preoccupazione e coinvolgono un numero drammaticamente alto di cittadini. Si registrano oltre 4 milioni di casi all'anno in Europa, con oltre 37.000 decessi, di cui 10.000 solo in Italia;

la spesa sanitaria collegata alla gestione di questa emergenza ammonta a più di 7 miliardi di euro in Europa e supera il miliardo in Italia;

anche nell'ambito della pandemia da COVID-19 si sono registrati decessi che sembrerebbero correlati a sovrainfezioni batteriche contratte negli ospedali. A titolo esemplificativo tale dato è stato rilevato anche a livello locale, con un'incidenza importante del 22 per cento dei ricoverati che sono deceduti per COVID in area pisana, come riportato dal professor Francesco Menichetti, direttore del reparto sanitario di malattie infettive di Pisa, anche in un'intervista a "La Nazione" del 14 dicembre 2020;

nel 2018 la professoressa Elisabetta Caselli, insieme al presidente dell'Istituto superiore di sanità, dottor Silvio Brusaferro, e altri medici ed esperti, ha pubblicato sulla rivista scientifica internazionale "PLOS One" lo studio "Riduzione dell'incidenza di infezioni correlate all'assistenza mediante un sistema di sanificazione a base di probiotici" relativo al metodo probiotic cleaning hygien system (PCHS);

il sistema di sanificazione PCHS, basato su un meccanismo di esclusione competitiva biologica, consiste nell'uso di un detergente ecosostenibile, al quale vengono aggiunte spore di un probiotico (Bacillus species) che pare inibire la crescita di batteri e miceti in misura dell'80 per cento superiore alla sanificazione tradizionale;

questo sistema sembra prevenire la ricontaminazione dei germi più pericolosi ed eviterebbe la diffusione dell'antibiotico-resistenza, invece potenzialmente favorita dai metodi di sanificazione chimica attualmente in uso;

i risultati della sperimentazione multicentrica, riportati nella pubblicazione e presentati in una conferenza presso l'università Cattolica di Roma nel settembre 2020, dimostrano l'efficacia del sistema PCHS, capace di ridurre del 52 per cento le infezioni nosocomiali, del 90 per cento i patogeni sulle superfici e del 99 per cento i geni di resistenza;

il PCHS è stato usato con successo per la sanificazione da contaminazione virale, anche contro il virus COVID-19. I risultati di queste ricerche sono stati presentati a giugno 2021 dalla professoressa Caselli e supportati dagli interventi del professor Walter Ricciardi;

il metodo è anche sperimentato, in questi mesi, presso il policlinico "Gemelli" di Roma e le ASL di Ferrara, che hanno richiesto una deroga rispetto alle direttive nazionali per la sanificazione sanitaria, avendolo già sperimentato con successo prima della pandemia;

l'applicazione del metodo è, inoltre, economicamente vantaggiosa, in virtù del fatto che basterebbe effettuare una sanificazione al giorno, anziché i diversi passaggi che attualmente le ditte di pulizia effettuano;

nel 2020 l'università Bocconi ha pubblicato uno studio econometrico relativo all'uso del sistema di sanificazione PCHS, dimostrando che non solo è economicamente sostenibile, ma che, nell'arco di 5 anni, potrebbe portare in Italia a un risparmio per il sistema sanitario nazionale da 14 a 460 milioni di euro, se si considerano i ricoveri ospedalieri e i rimborsi conseguenti alle ICA gravi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritenga opportuno incoraggiare una sperimentazione diffusa del sistema di sanificazione PCHS nei nosocomi nazionali, al fine di diminuire drasticamente l'antibiotico-resistenza e le infezioni correlate all'assistenza, salvando vite umane e abbattendo i costi dell'attuale sanificazione chimica.

(4-05821)

BOLDRINI, RIZZOTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la beta talassemia è una malattia ereditaria del sangue diffusa nell'area mediterranea che porta i pazienti affetti a non produrre o a produrne in minima quantità, la beta globina nelle cellule staminali ematiche, una proteina che trasporta l'ossigeno attraverso tutto il corpo;

in Italia, vi sono oltre 5.000 persone affette da beta talassemia maior, ovvero la forma più grave di malattia, che porta ad una totale assenza di emoglobina e la cui cura ad oggi disponibile (per chi vi si può sottoporre) consiste nel trapianto di midollo osseo;

per i pazienti che non possono sottoporsi a questa procedura, la cura consiste nella terapia trasfusionale di sangue con cadenza bisettimanale, a cui è associata una terapia ferrochelante con monitoraggio continuo sugli organi principali, che possono danneggiarsi a causa dell'accumulo del ferro, generando complicanze molto gravi;

ad oggi, l'età media dei pazienti affetti da beta talassemia è pari a 39 anni, e la speranza di vita raggiunge i 40-50 anni;

i progressi scientifici nel campo della biotecnologia cellulare e molecolare hanno portato allo sviluppo di numerosi medicinali per terapie avanzate (advanced therapy medicinal products, ATMP), offrendo nuove e innovative opportunità di trattamento per i pazienti affetti da malattie rare;

tra loro, vi sono le terapie geniche, ovvero medicinali biologici che permettono di regolare, riparare, sostituire, aggiungere o eliminare una sequenza genetica, offrendo nuove prospettive di guarigione ai pazienti affetti da patologie che, sino ad ora, erano prive di una valida soluzione terapeutica, intervenendo in modo diretto sulle cause della malattia;

le terapie geniche hanno facoltà di accedere ad una valutazione accelerata da parte di EMA (l'Agenzia europea del farmaco) per l'autorizzazione all'immissione in commercio condizionata, poiché destinate a combattere malattie per cui non esistono trattamenti disponibili, o per fornire agli stessi pazienti un importante vantaggio terapeutico rispetto alle cure esistenti;

ai fini della classificazione e rimborsabilità della terapia in Italia, nel caso di farmaci orfani destinati alla cura delle malattie rare, per i farmaci di eccezionale rilevanza terapeutica e farmaci ospedalieri, viene avviata con AIFA la procedura di prezzo e rimborso accelerata detta "procedura di 100 giorni", ai sensi dell'art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge n. 158 del 2012 (cosiddetto decreto Balduzzi);

in virtù del provvedimento normativo, AIFA dovrebbe impiegare un massimo di 100 giorni per concludere la procedura di prezzo e rimborso, garantendo così ai pazienti, che non hanno una valida alternativa terapeutica, un tempestivo accesso alle terapie innovative. Tuttavia, secondo il III rapporto OSSFOR, il dato più recente parla di un ritardo di 139 giorni, più del doppio rispetto a quanto previsto (che si è ulteriormente incrementato durante la pandemia). Ed infatti, risulta che solo per il 44 per cento dei farmaci analizzati, il regime di prezzo e rimborso venga definito entro il primo anno dall'approvazione di EMA, per il 77 per cento entro i 2 anni e per il 90 per cento entro 3 anni dall'autorizzazione EMA;

ad oggi i pazienti hanno accesso alle terapie geniche solo dopo oltre due anni dall'avvio della procedura di classificazione e rimborsabilità con AIFA, nonostante la procedura accelerata citata;

recentemente l'EMA ha approvato una terapia genica per la cura della beta talassemia maior, così come altre terapie geniche e cellulari per diverse malattie rare,

si chiede di sapere quali strumenti il Ministro in indirizzo intenda introdurre, per quanto di propria competenza, affinché venga garantito il rispetto dei tempi fissati dal decreto Balduzzi con la "procedura dei 100 giorni" (di cui all'art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge n. 158 del 2012) che porti ad un tempestivo accesso alle cure altamente innovative e già autorizzate da EMA, in modo da evitare ai pazienti, che non hanno una valida alternativa terapeutica, i lunghi ed inopportuni tempi d'attesa per accedere a terapie curative o trasformative della loro storia clinica.

(4-05822)

DI MICCO, LANNUTTI, MANTERO, DE PETRIS, RUOTOLO, TRENTACOSTE, VANIN, NATURALE, GIANNUZZI, ANGRISANI, MAIORINO, GRANATO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

in Italia esiste una cannabis legale, da anni utilizzata a scopo terapeutico, nello specifico per il trattamento di patologie che affliggono soggetti che non rispondono alle cure tradizionali, ma che grazie ai principi attivi contenuti nelle infiorescenze ottengono spesso grande sollievo. Le diverse varietà di cannabis terapeutica vengono utilizzate per allestire preparati galenici magistrali da parte del farmacista. Si tratta di un'infiorescenza che contiene tetraidrocannabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD), molecole farmacologicamente molto utili nel trattamento di patologie oncologiche e neurodegenerative. Tra le forme patologiche trattate con farmaci contenenti queste sostanze ci sono la sclerosi multipla, i dolori cronici (oncologici e non solo), l'epilessia, nausea e vomito derivanti da chemioterapia, ma anche di disturbi legati all'Aids;

la regolamentazione dei preparati a base di cannabis è definita a livello nazionale dal decreto ministeriale 9 novembre 2015, ma l'applicazione del decreto è competenza dei singoli sistemi sanitari regionali, e quindi delle singole Regioni. In questo scenario, si sono create inizialmente delle disparità tra pazienti in regioni diverse che, fortunatamente, negli ultimi anni si sono ridotte. Ciò nonostante, persistono delle difficoltà, tra cui quella delle lungaggini burocratiche, visto che si tratta comunque di sostanze stupefacenti, e, soprattutto, la difficoltà relativa all'approvvigionamento;

considerato che:

il fabbisogno italiano di cannabis terapeutica per l'anno in corso (insieme a San Marino e Città del Vaticano) previsto dall'INCB (International narcotics control board), ente che vigila sulle convenzioni internazionali sugli stupefacenti, era di 3 tonnellate, in aumento del 50 per cento sull'anno precedente, oltre il doppio di quanto previsto nel 2018. Le stime però dicono che probabilmente a fine anno si farà fatica a raggiungere i 1.000 chili di cannabis dispensata effettivamente. Già a marzo 2021 erano 16 le regioni che riscontravano forti problemi di approvvigionamento, come documentato dagli stessi pazienti sul sito "monitorcannabis". I gruppi specializzati sono pieni di messaggi disperati di malati che non trovano la tipologia prevista dal piano terapeutico e rischiano di interrompere la terapia. Un problema irrisolto che persiste oramai dal 2017, nonostante gli impegni e le norme di legge;

attualmente l'approvvigionamento di cannabis medica nel nostro Paese avviene attraverso due canali principali: l'importazione dall'Olanda e la produzione presso lo stabilimento chimico farmaceutico militare. In Italia a produrre la cannabis a scopo terapeutico è proprio lo stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze, che però, secondo i dati ufficiali del Ministero della difesa, produce circa 60 chilogrammi all'anno (dato riferito al 2017). E già nel 2020, nonostante fosse stato stimato un quintale, invece si rilevava che tale quantitativo non fosse mai stato raggiunto;

pur avendo avuto finanziamenti e autorizzazioni per arrivare a produrre fino a 500 chilogrammi all'anno, la produzione dello stabilimento di Firenze è "al palo". I dati ufficiali dal sito del Ministero della salute sono sconfortanti: nel 2017 avrebbe prodotto e distribuito circa 60 chili, nel 2017 e 2018 in media circa 150. Ma nella quantità distribuita c'è anche la cannabis importata con il bando straordinario del 2019, vinto dalla società canadese "Aurora"; quindi l'effettiva produzione nazionale si fermerebbe a soli 60 chili nel 2018 e 140 nel 2019: nemmeno il 5 per cento del fabbisogno teorico del 2021;

lo stabilimento chimico-farmaceutico produce cannabis terapeutica ad un costo di 5,93 euro più IVA al grammo. La ditta canadese che ha vinto l'ultimo bando la consegnerà a 1,60 euro più IVA. Ciò perché in Canada si producono più di 100 tonnellate all'anno, il che consente di abbassare enormemente i prezzi. È evidente perciò che oggi converrebbe importarla tutta;

rilevato che:

la cannabis non è tutta uguale. Se ne manca un determinato tipo, i pazienti che ne hanno bisogno si ritrovano privi dei medicinali. Ciclicamente manca la materia prima, e quest'anno, per esempio, la penuria di approvvigionamento ha riguardato maggiormente la varietà Fm2 (prodotta dallo stabilimento farmaceutico militare di Firenze) o bediol (nome della medesima varietà importata dall'Olanda);

le problematiche che si innescano in casi analoghi sono diverse: in primis ai medici tocca redigere i nuovi piani terapeutici, che già vuol dire perdere tempo prezioso, considerando la lunga attesa di pazienti che spesso sono costretti a girare di farmacia in farmacia alla ricerca disperata di qualcuno che tratti i preparati galenici: essendo a base di sostanze stupefacenti, essi non possono neanche essere pubblicizzati. Va considerato inoltre che, nella fattispecie, la specialità bediol e quella Fm2, pur essendo titolati con analoghe percentuali di THC, sono considerati diversi e per poter essere dispensati necessitano di prescrizioni magistrali differenti. Bisogna ricalibrare le dosi, a volte rifare interi piani terapeutici. Questo significa spesso tornare dallo specialista, con un aggravio di tempo e di costi per i malati;

il decreto fiscale del 2017 apre già all'autorizzazione ad altri soggetti, pubblici o privati, a coltivare e produrre cannabis terapeutica. Ne gioverebbero i pazienti in primis, ma anche tutto il Paese che così potrebbe disporre di un prodotto di qualità a costi inferiori rispetto a quello importato,

si chiede di sapere:

se non si intenda rivedere i quantitativi massimi circolanti al di là di singoli interventi dei farmacisti e se si non intenda monitorare l'effettiva quantità prodotta nonché autorizzare un aumento, corrispondente al reale fabbisogno, della quantità di cannabis che può essere prodotta dallo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, considerato anche il costante aumento di pazienti cronici che hanno necessità di ricorrere alle cure non convenzionali;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire per semplificare l'importazione di cannabinoidi per sopperire alle necessità di migliaia di malati, per promuovere la formazione e informazione degli operatori e, infine, per includere i cannabinoidi terapeutici nei livelli essenziali di assistenza al fine di renderli rimborsabili in modo uniforme in tutta Italia.

(4-05823)

DI MICCO, GRANATO, CORRADO, GIANNUZZI, ANGRISANI - Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

la legge 27 dicembre 2002, n. 292, recante "Interventi urgenti per la tutela della bufala mediterranea italiana", recita: "La bufala mediterranea italiana è da considerare patrimonio zootecnico nazionale, le cui caratteristiche genetiche sono da tutelare dall'immissione incontrollata di capi esteri per salvaguardare le peculiari caratteristiche di tale razza; tale patrimonio deve essere tutelato altresì da tutte le patologie infettive ed infestive, mediante piani regionali di profilassi appositamente dedicati alla prevenzione ed eradicazione delle malattie a carattere diffusivo, a salvaguardia delle produzioni di filiera e del consumatore";

il comparto bufalino casertano rappresenta il 60 per cento dell'allevamento in Italia. La produzione di mozzarella ha un impatto notevole sul PIL della provincia casertana e presenta un trend in forte crescita su tutti i mercati nazionali ed internazionali;

il medesimo comparto, nell'insieme di zootecnici, allevatori ed imprenditori del settore, vive una fortissima difficoltà per l'imperversare della brucellosi, i cui tassi di infezione e propagazione sono preoccupanti soprattutto nei comuni di Casal di Principe, Villa di Briano, Frignano, San Marcellino e Aversa, Cancello Arnone, Castel Volturno, Grazzanise e Santa Maria La Fossa;

il 1° luglio 2021 gli operatori del settore hanno dato vita ad una protesta, attraversando vari comuni del casertano con i loro trattori, e chiedendo di trovare urgentemente un'alternativa al piano regionale di eradicazione di brucellosi, che, sebbene protratto nel tempo, ha dato risultati scadenti;

considerato che:

per arginare la diffusione della brucellosi, e di conseguenza anche le ripercussioni economiche su uno dei pilastri dell'agroalimentare made in Italy (nella fattispecie la produzione della mozzarella di bufala DOP), la Regione Campania ha varato, nel 2019 la delibera n. 207, che prevedeva un piano straordinario di eradicazione della brucellosi;

con la delibera, la Regione non applica il regolamento (CE) 1226/2002 e le procedure dell'OIE, ovvero al fine di evitare 1'abbattimento di bufali "falsi positivi" (per TBC aviare), a tutt'oggi non consente l'utilizzo del test "IDT Aviare" e non autorizza gli allevatori all'uso dei vaccini contro la brucellosi dei bufali; fino al 2014 era concesso agli allevatori di vaccinare i capi, e l'incidenza della malattia era scesa ai minimi (riguardava poco più dell'1 per cento delle bufale), poi la facoltà è stata cancellata, puntando solo sugli abbattimenti, e la curva dei contagi è tornata a crescere. Si segnala che ad oggi sono stati abbattuti circa 40.000 capi risultati poi sani dalle analisi post mortem, il che vuol dire completo fallimento del piano di eradicazione;

gli Stati membri avrebbero dovuto adottare il regolamento (UE) 2020/689 del 17 dicembre 2019 che adotta il criterio degli abbattimenti selettivi e mirati e l'avvio di un piano vaccinale per la brucellosi e altre malattie come la tubercolosi, entro il mese di aprile 2021. Nei provvedimenti contemplati dal medesimo c'è il diritto degli allevatori a partecipare attivamente agli accertamenti condotti dalle autorità nazionali, e si prevede il miglioramento delle condizioni di igiene zootecnica, la biosicurezza dell'allevamento e il controllo sull'identificazione, la registrazione e la tracciabilità degli animali;

rilevato che:

gli allevatori della provincia di Caserta invocano controlli più stringenti e puntuali per rendere realmente efficace la profilassi primaria, al fine di evitare l'abbattimento dei capi di bestiame, attuando sistemi di contribuzione per l'ammodernamento e la riqualificazione delle aziende bufaline nel rispetto delle norme sanitarie, del benessere degli animali e dei processi produttivi moderni e innovativi per elevare gli standard di biosicurezza degli allevamenti;

l'inserimento dell'uso dei vaccini sarebbe determinante non solo per salvare le bufale ma anche per conservare un patrimonio genetico di alto valore, che vuol dire preservare l'economia locale fortemente identitaria;

la risoluzione approvata all'unanimità dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato sull'affare assegnato n. 237 (Doc. XXIV, n. 24) ha impegnato il Governo, tra i vari punti, "a valutare la possibilità di istituire un tavolo con il coinvolgimento di Ministero delle politiche agricole, Ambiente e Regione Campania, per favorire e rafforzare il risanamento e lo sviluppo della filiera bufalina nelle diverse criticità; a valutare interventi a favore dell'applicazione delle misure di biosicurezza nelle aziende in cui sono state diagnosticate brucellosi o tubercolosi; a rafforzare la selezione genetica della bufala di razza mediterranea italiana che rappresenta un volano per la crescita del settore, anche puntando a lavorare per una più puntuale definizione per la popolazione bufalina e utile alla salvaguardia del patrimonio nazionale, attraverso iniziative oggetto di finanziamento nei pagamenti accoppiati di cui all'art. 52 del regolamento n. 1307/2013 della nuova programmazione PAC e PSR",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della preoccupante situazione epidemiologica che investe gli allevamenti di bufale del comparto casertano;

a che punto sia l'iter di adozione delle indicazioni contenute nella risoluzione sulle problematiche della filiera bufalina approvata dalla 9a Commissione permanente del Senato;

quali misure intendano intraprendere al fine di evitare la propagazione della brucellosi bufalina in Campania;

come intendano intervenire per frenare l'abbattimento indiscriminato di capi di bestiame di bufala mediterranea italiana nella provincia di Caserta e avviare una campagna vaccinale che rispecchi le linee di indirizzo del regolamento europeo,

se, nei limiti delle loro competenze, e di concerto con la Regione Campania, prevedano di fornire contributi di sostegno agli allevatori che hanno subito perdite per l'abbattimento di capi poi risultati sani.

(4-05824)

GRASSI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

nel 2019, dopo 10 anni di lavoro, notevoli investimenti e molti eventi internazionali organizzati con successo, la Federazione italiana triathlon (FITRI) ha vinto il bando per l'organizzazione dei campionati del mondo di paratriathlon per il 2020, nella cornice di Milano Idroscalo; si tratta di una disciplina adattata ad atleti disabili ed inserita nel programma delle paralimpiadi;

a causa degli eventi pandemici la gara non si è disputata. La FITRI pertanto, con il budget risparmiato l'anno precedente, ha riproposto la candidatura per il 2021, ottenendo nuovamente l'assegnazione dell'evento, in programma per il 9 maggio;

il 14 marzo 2021, all'esito delle elezioni federali, sono entrati in carica il presidente Riccardo Giubilei ed un nuovo consiglio federale. Appena insediato il presidente Giubilei ha comunicato a World triathlon l'intenzione di posticipare ai primi di ottobre l'organizzazione del campionato del mondo a Milano. Il 19 maggio il consiglio federale ha deliberato l'annullamento del campionato senza indicare alcuna motivazione. In data 1° giugno è stata comunicata a World triathlon la rinuncia all'evento;

il segretario generale di World triathlon si è trovato quindi in grande difficoltà non potendo trovare tappa alternativa a 5 mesi dall'evento, e il 2 giugno ha chiesto di rivedere la decisione richiedendo l'esecuzione del contratto sottoscritto da FITRI;

la rinuncia ad organizzare un campionato del mondo a pochi mesi dall'evento danneggia gli atleti e l'intero movimento paralimpico, che avrebbe goduto di una visibilità unica in una location di grande prestigio, e danneggia gravemente la Federazione internazionale. La decisione ha sorpreso fortemente il presidente di World triathlon Marisol Casado, membro CIO e la vicepresidente Debbie Alexander, membro del governing board dell'IPC; pone altresì in cattiva luce l'intero sistema sportivo italiano, per inaffidabilità ed incoerenza con gli impegni assunti, in una location cardine per i programmi sportivi del nostro Paese con l'avvicinarsi delle olimpiadi invernali del 2026. Una simile decisione danneggia il sistema Paese, privando la città di Milano di un evento che avrebbe prodotto un notevole indotto economico per il settore turistico che stenta a riprendersi dopo l'emergenza sanitaria;

la decisione di annullare l'evento è stata inoltre presa subito dopo quella con la quale il consiglio federale ha inteso, con una decisione mai presa in precedenza e probabilmente sindacabile dalla Corte dei conti, di conferire al presidente un compenso per il periodo da aprile a dicembre 2021 di 70.000 euro in luogo dei 27.000 previsti dal CONI per lo stesso periodo. La consequenzialità dei provvedimenti risulta del tutto peculiare. Entrambe le decisioni appaiono decisamente incompatibili con il momento di peggiore crisi dello sport italiano che sta provando a ripartire dopo la pandemia solo grazie a sussidi e contributi dello Stato,

si chiede di sapere se il Governo intenda intervenire a sostegno dell'evento campionati del mondo di paratriathlon di Milano 2021, attivandosi presso la Federazione affinché revochi la delibera di annullamento dell'evento ed al contempo presso il CONI con il fine di procedere al commissariamento della Federazione italiana triathlon per la violazione dei principi statutari del CONI e della Federazione stessa quali il sostegno allo sport e il divieto di distribuzione di utili.

(4-05825)

PAVANELLI, FERRARA, VANIN, CROATTI, TRENTACOSTE, MAIORINO, DONNO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

da articoli di giornale emerge un dato sconcertante sulla contraccezione d'emergenza: solo poche minorenni hanno potuto acquistare il farmaco "EllaOne" in farmacia;

nonostante una recente sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio abbia chiarito che EllaOne, a base di ulipristal acetato, rimane in vendita in farmacia, e senza ricetta, anche per le minorenni, continuano ad arrivare segnalazioni di stigma o rifiuto a vendere il farmaco alle giovanissime;

il settimanale "Donna Moderna" ha realizzato un test presso le farmacie, mandando "in avanscoperta" 10 minorenni tra Milano, Torino e Roma;

sei di queste hanno ottenuto il farmaco (3 nella capitale, 2 in Piemonte, una in Lombardia), ma per le altre quattro non è stato possibile acquistarlo: 2 farmacisti hanno detto che non avevano la pillola, altri 2 si sono dichiarati contrari alla vendita. Purtroppo anche le sei ragazze che sono riuscite a "conquistare" il farmaco, hanno di contro subito ramanzine o incassato lo stigma, più o meno velato, dei farmacisti;

il segretario nazionale di Federfarma, Roberto Tobia, ha precisato che per "i farmacisti non esiste un'obiezione a livello legislativo, come accade con i medici che si appellano alla legge 194, ma questo non esclude che possano esserci professionisti con delle riserve per questioni etiche. Il farmacista è il professionista del farmaco e se la legge lo prevede deve venderlo" (come si legge on line su "quotidianosanita" il 9 luglio 2021);

lo stesso ha spiegato che questa pillola non fa parte dei medicinali di emergenza, che i farmacisti sono obbligati a tenere sempre a disposizione, pertanto non è possibile negarla se in possesso della farmacia;

considerato che:

ad eliminare l'obbligo di prescrizione medica per le under 18 è stata una determina dell'Agenzia del farmaco dell'8 ottobre 2020, che ha modificato il "regime di fornitura del medicinale per uso umano EllaOne (ulipristal)";

per le donne maggiorenni l'obbligo di prescrizione era stato abolito dall'AIFA già dal 2015 (per "Norlevo", il farmaco a base di levonorgestrel, la revoca della ricetta medica è arrivata nell'anno successivo);

considerato inoltre che:

è opportuno sottolineare l'importanza dell'informazione alle adolescenti alle quali va insegnato che la conseguenza di un rapporto non protetto non è soltanto una gravidanza, ma anche le malattie sessualmente trasmissibili, che sono in aumento. Il vero nodo, nel nostro Paese, è di fatto, la carenza di educazione sessuale;

quando l'AIFA ha aperto la vendita della pillola alle adolescenti, ha precisato che bisogna distribuire anche un opuscolo informativo sulla contraccezione d'emergenza;

quanto ai numeri su farmacisti obiettori, Federfarma ha precisato che non esistono "dati ufficiali sulla diffusione di questo medicinale alle giovanissime e nemmeno sui farmacisti contrari, perché la distribuzione alle under 18 è realtà da pochi mesi",

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali misure voglia adottare nell'immediatezza, affinché tutte le farmacie si adoperino a seguire le linee guida per la vendita del farmaco senza prescrizione medica anche alle minorenni.

(4-05826)

LANNUTTI - Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

nell'ambito della ASL Roma 2 ricade la struttura ospedaliera "Sant'Eugenio", che notoriamente costituisce un presidio fondamentale per rispondere alla domanda di servizi e di assistenza sanitaria in una vasta aerea del territorio cittadino particolarmente popolosa. Il presidio ospedaliero si caratterizza per un numero notevole di pazienti anche in ragione della presenza del pronto soccorso. Ed è quindi un punto di riferimento non solo di Roma EUR, ma anche di tutto il litorale laziale che, soprattutto nel periodo estivo, raddoppia il numero di presenze;

l'8 luglio 2021, a causa del sistema informatico recentemente cambiato, i pazienti in fila agli sportelli per pagare il ticket hanno dovuto attendere tra i 90 e i 110 minuti per poter espletare la pratica e accedere al reparto. Chi si è messo in fila agli sportelli nella mattinata dell'8 luglio ha infatti trovato davanti a sé anche 170 pazienti in attesa. Per processare un ticket ci volevano in media 10-15 minuti e, su 6 sportelli presenti, soltanto due erano accessibili al pubblico. Alla domanda dei pazienti sul perché ci fossero solo due sportelli aperti, l'addetto ha risposto laconicamente che erano le disposizioni del direttore sanitario;

considerato inoltre che:

l'ospedale Sant'Eugenio non è nuovo ai disservizi. Solo pochi mesi fa la struttura ospedaliera è finita agli onori della cronaca a causa di quello che il sindacato infermieristico "Nursing-Up" ha definito un "pronto soccorso da incubo". A novembre 2020, infatti, nell'area del pronto soccorso riservata ai contagiati da COVID-19 vi era ospitato il triplo del numero massimo dei pazienti previsti (8), con relative colonnine con monitor e raccordi per ossigeno e aspirazione. Pertanto i pazienti in esubero (ne sono stati contati anche 22) venivano monitorati con l'ausilio di defibrillatori, invece che con i monitor multiparametrici;

all'inizio di gennaio 2021 nella struttura ospedaliera è scoppiato anche un cluster, che ha provocato la chiusura del reparto di ortopedia, con il conseguente fermo dei ricoveri e degli interventi chirurgici. Degli 11 degenti presenti, infatti, 8 sono risultati positivi e trasferiti nei reparti COVID-19;

considerando infine che:

nello scorso mese di gennaio la Regione Lazio è uscita dal commissariamento, ma ha lasciato in vigore la "tassa balzello della salute", istituita dall'art. 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, che determina una maggiorazione dell'aliquota pari allo 0,50 per cento, che porta l'aliquota base dall'1,23 all'1,73 per cento, e viene applicata a tutti i redditi. Questa tassa serviva a coprire il disavanzo sanitario per le Regioni commissariate, ma una volta arrivati al pareggio di bilancio e usciti dal commissariamento non ha più una sua giustificazione;

da tempo sia il tavolo di monitoraggio della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze sia la Corte dei conti avevano chiesto alla Regione di abbassare la quota della tassa sulla salute, dal momento che con la diminuzione del disavanzo gran parte degli introiti veniva usata non per la sanità, ma per altri settori, come il trasporto pubblico e i servizi sociali. Come si evince dai report dello stesso Ministero e dell'Agenzia delle entrate, nel Lazio ogni cittadino paga all'anno da un minimo di 260 a un massimo di 2.050 euro, a seconda dello scaglione di reddito. Mentre, ad esempio, un cittadino dell'Emilia-Romagna da 199 a 1.444 euro, un friulano da 184 a 922,50 euro, un ligure da 184,50 a 1.507 euro, un lombardo da 154 a 1.200 euro, un marchigiano da 1.284,50 a 1.864,50 euro, un piemontese da 243 a 1,926 euro, un pugliese da 199 a 1.191 euro, un toscano da 213 a 1.190 euro, un cittadino umbro da 184,50 a 1.196 euro e un cittadino veneto da 184,50 a 922,50 euro. Numeri che dimostrano come i cittadini del Lazio siano vessati in una maniera che non trova eguali nel resto d'Italia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto;

se il Ministro della salute intenda porre in essere le opportune verifiche in ordine a quanto rappresentato circa l'insufficienza del numero degli sportelli che provoca file incompatibili con la situazione sanitaria emergenziale dovuta al COVID-19;

se, visti gli introiti della Regione Lazio dovuti alla ormai obsoleta e superata "tassa della salute", sia il caso di intervenire per indirizzare tali "balzelli" al miglioramento del sistema sanitario regionale e, quindi, dell'ospedale Sant'Eugenio, vista la situazione di criticità descritta.

(4-05827)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-02721 delle senatrici Russo e De Lucia, sulla riforma dell'AFAM;

3-02725 della senatrice Bottici ed altri, sulle disposizioni relative alla mobilità del personale docente;

12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):

3-02724 della senatrice Castellone, sulla necessità di istituire le Unità organizzative complesse dei Servizi delle professioni in tutte le aziende ospedaliere e aziende sanitarie locali;

3-02726 della senatrice Marin ed altri, sullo stato dei servizi deputati al trattamento di pazienti affetti da disabilità e disagi mentali e psichici.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 346a seduta pubblica del 14 luglio 2021, a pagina 115, alla seconda riga del settimo capoverso, prima delle parole: "alla 6a" aggiungere le parole: "alla 5a e".