Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 345 del 13/07/2021
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
345a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 13 LUGLIO 2021
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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,34).
Si dia lettura del processo verbale.
PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell'8 luglio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione dei disegni di legge:
(2005) Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi)
(2205) RONZULLI ed altri. - Modifiche al codice penale in materia di circostanze aggravanti nei casi di violenza commessa in ragione dell'origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, età e disabilità della persona offesa (ore 16,36)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 2005, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Boldrini e Speranza; Zan ed altri; Scalfarotto ed altri; Perantoni ed altri; Bartolozzi, e 2205.
Chiedo al Presidente della 2a Commissione permanente, senatore Ostellari, di riferire sui lavori della Commissione.
OSTELLARI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei dare alcuni chiarimenti a lei e a tutte le senatrici e i senatori presenti e discutere di fatti, anteponendoli e contrapponendoli alle narrazioni. Qualcuno infatti insiste - lo abbiamo sentito non solo oggi, ma anche in questi ultimi giorni - nel narrare che il disegno di legge Zan sia stato bloccato in Commissione: ho sentito dire che è stato bloccato per sette o otto mesi e oggi per nove mesi. Questa narrazione però non è reale e dunque vorrei parlare dei fatti oggettivi.
Partiamo dunque da qui, raccontando e valutando i fatti, anche quelli accaduti all'origine del provvedimento in esame, che ovviamente era diverso, presso la Camera dei deputati. Il primo incardinamento in Commissione, alla Camera dei deputati, risale al 24 ottobre 2019: lo ricordo a tutti. Sono state poi svolte audizioni, dal 18 febbraio 2020 al 22 luglio 2020, e poi è stata avviata la fase conclusiva, con l'approvazione alla Camera dei deputati, il 4 novembre 2020, di un testo unificato. Ricordo a tutti che il tempo trascorso in quel ramo del nostro Parlamento è stato pari ad un anno, anzi direi qualcosa di più. Al Senato, come il Presidente ricorderà - ma lo voglio ricordare a tutti, perché voglio ricordare i fatti e separarli dalla narrazione che si vuole raccontare al Paese - l'assegnazione in sede referente alla Commissione che mi onoro di presiedere è del 5 novembre 2020. Il primo sollecito, la prima richiesta di calendarizzazione di questo testo risale al 13 gennaio 2021, un po' di mesi dopo. Qualcuno dirà che non si poteva fare prima, perché c'era la sessione di bilancio. Va bene, però ricordo che qualcuno accusa di aver rallentato i lavori, perché nell'aprile di quest'anno, il 2021, è avvenuto un fatto - sempre un fatto, non una narrazione - e cioè c'è stata una lettera, inviata da me, su incarico di tutto l'Ufficio di Presidenza della Commissione, al Presidente del Senato, nella quale si dava atto della presenza di ulteriori disegni di legge, che vertevano sulla stessa materia, che dovevano essere congiunti al testo in esame, il disegno di legge Zan, che arrivava dalla Camera dei deputati, e siccome erano in sedi diverse, per essere congiunti dovevano prima essere riassegnati. Questo non lo dice il presidente Ostellari, ma lo dice il Regolamento del Senato, all'articolo 51.
Questa richiesta, signor Presidente, è stata evidenziata a lei, nell'aprile 2021, dopo che il sottoscritto aveva evidenziato ai Capigruppo della Commissione la presenza di ulteriori testi - e quindi di un problema tecnico - per ben otto volte.
Qui ci sono i documenti: la programmazione dei lavori parla chiaro, essa viene inviata a tutti i Capigruppo della Commissione. Quel problema, se lo si voleva risolvere, lo si poteva risolvere prima. Ma tant'è.
Andiamo avanti; siamo quindi al 7 aprile 2021. La risposta del Presidente arriva il 13 aprile 2021; subito dopo la sua risposta, signor Presidente, noi non abbiamo tardato. Infatti il 27 aprile, con l'ufficio di programmazione dei lavori, che ho dovuto fare perché ovviamente nell'ufficio di programmazione integrato dai Capigruppo non c'era l'unanimità, ho dovuto far votare in Commissione plenaria il calendario dei lavori, cosa che di solito non si fa. Per problemi legati ovviamente a diverse opinioni sul calendario e sull'opportunità del calendario stesso, ho dovuto procedere così, come da Regolamento. Il 28 aprile questo testo è stato messo nel calendario della Commissione e da lì si inizia a lavorare in Commissione sul testo.
Sono state fatte richieste di disgiunzione dei testi e richieste di congiunzione del nuovo testo a firma Ronzulli. Ebbene, nel mese di maggio ci sono state cinque sedute dedicate a questo provvedimento, mentre nel mese successivo sono state dedicate alle audizioni ben sette sedute, con 60 persone audite. Il tempo dedicato a questo provvedimento non è stato pertanto di sette, otto o nove mesi; il tempo dedicato a questo provvedimento in Commissione è stato meno di tre mesi. E in questi tre mesi - lo dico a tutti, signor Presidente - cosa abbiamo potuto registrare? Abbiamo potuto svolgere le audizioni di associazioni, di magistrati, di costituzionalisti e di educatori; abbiamo potuto ascoltare persone che non erano state sentite alla Camera, perché vi ricordo che questo provvedimento non è quello che è stato oggetto di audizione alla Camera dei deputati. Questo provvedimento è uscito dalla Camera dei deputati e oggi ce lo troviamo qui.
Attraverso queste audizioni abbiamo potuto comprendere, signor Presidente, che non ci sono dei motivi ideologici. Io non sono chiamato a esprimere oggi un giudizio su questo; lo farete voi, lo faremo dopo nella discussione. Ci sono degli evidenti problemi di ordine tecnico-giuridico, che sono emersi tutti nella medesima direzione: dalle associazioni di femministe, Arcilesbica, costituzionalisti, professori, educatori. Ricordo e invito tutti a rivedere le audizioni del professor Flick e del professor Mirabelli; andate a leggere cosa dicono. Essi si concentrano, signor Presidente, su tre punti fondamentali: l'articolo 1, l'articolo 4 e l'articolo 7. In questo modo noi, attraverso le audizioni, abbiamo aperto il dibattito. Evidentemente forse non era possibile farlo prima, perché c'erano quei problemi regolamentari. Ma l'abbiamo potuto fare oggi e registrare oggi, in questi giorni, grazie a questo lavoro.
Cosa accade poi? È arrivata anche una nota verbale dalla Santa Sede, che è stata acquisita al nostro fascicolo e che le ho consegnato per conoscenza, signor Presidente. Essa evidenzia - ho quasi terminato, signor Presidente - sempre i medesimi nodi giuridici. Non sono nodi ideologici, sono nodi giuridici. E pur di trovare una soluzione, signor Presidente, a quel punto abbiamo fatto anche un tavolo politico. E il tavolo politico, formato ovviamente dalle forze di maggioranza che sostengono questo Governo, ha fatto emergere, intanto, la disponibilità: questo il primo dato. Il secondo dato è che al tavolo politico, cui hanno partecipato, ovviamente, i Presidenti dei Gruppi di maggioranza, sono pervenute alcune proposte emendative da parte dei partiti Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, Forza Italia e Italia Viva.
A seguito di queste osservazioni, quindi, ho potuto lavorare su una ipotesi di mediazione che, ovviamente, teneva conto delle osservazioni pervenute dai Gruppi e di ciò che abbiamo sentito dalle audizioni. Ho, quindi, depositato, in quel contesto, una proposta di mediazione; una proposta che, come lei ricorderà e come ricorderanno tutti, ha ricevuto una sostanziale adesione, quantomeno come base di partenza, da parte della maggioranza dei Gruppi.
Ricordo, infatti, gli interventi del senatore Faraone, della senatrice Unterberger e di quanti hanno manifestato una adesione al dialogo. A quel punto, mi è stato anche suggerito, da parte della senatrice De Petris, nonostante il calendario fissato per oggi e votato allora, di procedere al deposito della proposta che avevo presentato in quel tavolo politico. Io, allora, sono andato in Commissione, ho colto l'invito della senatrice De Petris e ho illustrato quella che era la proposta. Quindi, è nero su bianco: la proposta di mediazione c'è ed è all'interno del Resoconto della penultima seduta.
Signor Presidente, quella proposta parte da un passo in avanti che tutti i Gruppi hanno fatto, anche quelli di opposizione al testo. Parte da un presupposto: si prende il disegno di legge Zan come testo base e su quello si operano sostanzialmente tre modifiche. Qualcuno le ritiene troppo invasive, qualcun altro meno, ma quella è la strada.
Quella è la strada, dettata da costituzionalisti, da professori, da associazioni, da educatori e anche dalla Santa Sede. Certo che siamo uno Stato laico, ma questo non è in discussione. Non è questo il tema. Il tema è verificare se quei problemi di ordine giuridico sono problemi che intendiamo risolvere oppure no.
Signor Presidente, la disponibilità c'è, da parte di molti Gruppi. Io ho sentito, oggi e anche in questi ultimi giorni, molte personalità, sia a sinistra sia nel centrodestra, che sono intervenute indipendentemente da quello che il loro capo politico dichiara. A questo punto, da convinto giurista, io sostengo che, prima di procedere a votare un provvedimento che presenta degli evidenti problemi di ordine tecnico, è necessario verificare se esista la disponibilità politica.
Questa disponibilità politica, a mio avviso, nella maggioranza esiste. C'è qualcuno che, evidentemente, forse mira a impedire l'approvazione di un buon testo. Io dico che, a fronte del lavoro che abbiamo fatto, oggi è mio dovere rappresentare all'Aula questa necessità di provare fino all'ultimo la volontà politica di dialogo. Parto dal dato oggettivo che ho espresso prima. Come Commissione, è da meno di tre mesi che siamo al lavoro su questo provvedimento: non sette, non otto e non nove. Io ovviamente sono a disposizione se qualcuno dovesse deciderlo, ma non sono io a doverlo fare e non è nemmeno più la Commissione che presiedo a doverlo decidere. La invito quindi, signor Presidente, a sospendere l'attuale seduta e a convocare la Conferenza dei Capigruppo per valutare - anche lei lo faccia con questo spirito - se c'è la disponibilità a continuare quel dialogo che avevamo intrapreso in quel tavolo politico che aveva dato ottimi frutti, sulla base del quale in brevissimo tempo, secondo me in quindici giorni, noi possiamo arrivare a un testo condiviso e quindi permettere a quest'Assemblea di votare con un'ampia maggioranza un testo migliore senza quelle criticità sollevate da molti e forse da troppi (Applausi).
PRESIDENTE. Presidente Ostellari, prendo atto di quanto lei ha affermato.
Avevo convocato per oggi alle ore 15 la Conferenza dei Capigruppo, che ho rinviato proprio perché volevo conoscere lo stato dell'arte nella Commissione giustizia sul disegno di legge Zan. Alla luce di quanto lei ha affermato, per capire qual è la volontà politica dell'Assemblea, sospendo la seduta e convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo.
MIRABELLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRABELLI (PD). Signor Presidente, adesso il presidente Ostellari ha raccontato la sua versione, che è abbastanza forzata se non fantasiosa. Inoltre in questi giorni, in queste settimane e in questi mesi è emersa da parte sua una sorta di idiosincrasia sul voto: non tiene infatti conto del fatto che quest'Assemblea ha votato per la calendarizzazione in Aula e oggi ci ha impedito di votare in Commissione, dove la maggioranza avrebbe ribadito la volontà di discutere il provvedimento in Assemblea.
Questo, infatti, signor Presidente, è un provvedimento importante, che serve a proteggere le persone, a garantirle (Commenti in Aula). Vede, signor Presidente, che non è possibile fare la mediazione di cui parla Ostellari, perché c'è una parte di quest'Assemblea che dei diritti umani e civili non si interessa (Applausi)!
PRESIDENTE. Ognuno in quest'Aula può dire quello che vuole, per cortesia. Prego, senatore.
MIRABELLI (PD). Si tratta di un provvedimento importante che riguarda diritti umani e diritti civili, non altro; serve a proteggere (solo a questo serve) delle persone deboli per la propria condizione e per la propria natura, che spesso vengono discriminate e subiscono violenze. Non è quindi opportuno, signor Presidente, che su questo si facciano giochini politici o strategie.
Io mi sento in dovere di raccontare all'Assemblea cosa è successo, ma è sufficiente aver letto i giornali in questi otto mesi per sapere cosa è accaduto in Commissione. Ci è stato impedito di discutere fino a marzo (Applausi). A marzo abbiamo dovuto votare a maggioranza la calendarizzazione di un disegno di legge approvato dalla Camera. Ci è stato detto che quel disegno di legge non doveva andare avanti perché era divisivo nella maggioranza, poi si è cercato di congiungerlo, poi sono state fatte 170 audizioni - ha ragione Ostellari - tutte uguali.
Signor Presidente, è evidente allora che si voleva bloccare e affossare il provvedimento, come ha dimostrato lo stesso Presidente perché il suo racconto e le posizioni che egli ha espresso sono di parte, di chi è contrario al disegno di legge Zan. Altro che mediatore! (Applausi). Ci ha spiegato che il provvedimento non va bene.
Diciamoci la verità; siamo finalmente in Assemblea, guardiamoci negli occhi, entriamo nel merito, assumendosi ognuno le proprie responsabilità perché abbiamo di fronte un provvedimento che riguarda la vita delle persone (Applausi) e i giochini, le tattiche e le furbizie vanno chiusi.
Adesso basta, Presidente, si è deciso un percorso, lo si faccia in Assemblea e lo si faccia bene. Purtroppo in Commissione non ci sono state le condizioni neanche per aprire la discussione. (Applausi.Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, vi inviterei a tenere la calma. C'è già un clima incandescente. Io do la parola a chi mi chiede di parlare. Visto che c'è stato un intervento piuttosto lungo e dettagliato, qualcuno ha contrapposto qualche altra cosa; io poi decido quello che voglio fare. Rispettiamo l'ordine delle richieste.
GRASSO (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, dobbiamo ristabilire la verità in Assemblea perché non è possibile... (Applausi. Proteste). Mi fa piacere, Presidente, che lei stessa possa rendersi conto che non si può discutere, che non c'è dialogo, che non c'è la possibilità di parlare. (Proteste).
PRESIDENTE. Avevo fatto bene a convocare la Conferenza dei Capigruppo...
GRASSO (Misto-LeU-Eco). Lei non può consentire al Presidente della Commissione di dare la sua versione, doveva dire qual è lo stato dei lavori, non può egli fare la storia, tra l'altro non corretta, di tutti quelli che sono stati i lavori in Commissione.
PRESIDENTE. Ognuno ha raccontato la sua versione.
GRASSO (Misto-LeU-Eco). Ci è stato detto in Commissione dal centrodestra che non si doveva nemmeno trattare un provvedimento che era stato votato dalla Camera. (Applausi). Abbiamo dovuto forzare e chiedere voti per essere a questo punto. E ora che siamo a questo punto dobbiamo tornare indietro? (Proteste). Lei non lo deve consentire.
PRESIDENTE. Non c'è bisogno di urlare.
GRASSO (Misto-LeU-Eco). Lei non lo deve consentire.
PRESIDENTE. Non abbiamo bisogno di urlare; per esprimere le proprie opinioni non c'è bisogno di urlare in quest'Aula. Ognuno le esprima come ritiene senza dar luogo ad esasperazioni.
MAIORINO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, lei ha ragione a chiedere di non essere esasperati, ma all'esasperazione porta il comportamento di un Presidente di Commissione che più volte ha calpestato le prerogative della Commissione stessa (Applausi) quando ci ha impedito la stessa calendarizzazione del provvedimento in discussione. (Proteste).
Non riesco a parlare per i fischi e le urla in Aula. Non posso parlare, perché dalla destra arrivano solo fischi e ululati. (Proteste).
PRESIDENTE. Per cortesia, lasciate esprimere a ciascuno la propria opinione.
MAIORINO (M5S). Queste sono le persone che vogliono difendere i diritti!
PRESIDENTE. Senatrice Maiorino, si rivolga alla Presidenza e non all'Assemblea!
MAIORINO (M5S). Io cerco di rivolgermi a lei, Presidente. (Brusio).
PRESIDENTE. Per cortesia, vi chiedo di tranquillizzarvi. La decisione ultima la prendo io. Tranquillizzatevi.
MAIORINO (M5S). Presidente, al di là del balletto dei numeri - quattro mesi, otto mesi, un anno, non importa - agli atti c'è una Commissione giustizia che è stata calpestata nelle sue prerogative. (Applausi).
Il Presidente ci ha impedito persino la votazione sulla calendarizzazione. Ora noi a grandissima fatica abbiamo votato. L'Assemblea si è espressa per portare il provvedimento in questa sede e, quindi, la prego di rispettare il voto e di consentire l'avvio della discussione generale sul disegno di legge Zan. (Applausi).
Aggiungo che la mediazione sarebbe possibile se chi vuole mediare fosse davvero interessato a tutelare i diritti delle persone in questione, ma così non è. (Proteste).
PRESIDENTE. Per favore, non riusciamo a individuare i fischietti sotto le mascherine. Abbiamo già vinto gli europei. Non voglio un clima da stadio. (Applausi).
MAIORINO (M5S). I maggiori esponenti del partito della Lega hanno sempre negato pubblicamente che il problema dell'omotransfobia esista, per cui il loro interesse oggi sulla questione è assolutamente incredibile. (Applausi).
LA RUSSA (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia è molto sereno. Non ha partecipato a questa parte molto nervosa dei lavori dell'Assemblea. Ha preso atto della sua cortesia nei confronti del collega del PD che ha chiesto di intervenire quando lei aveva già sospeso la seduta. Ha capito che su questo tema più che venire incontro alle esigenze dei cittadini - cosa che deciderà il Senato quando ci sarà la discussione - mi pare che ci sia... (Brusio). Stia tranquilla, noi non abbiamo interrotto nessuno. (Proteste).
Il Gruppo Fratelli d'Italia non ha minimamente partecipato alla prima fase nervosa di discussione. Abbiamo capito - questa è la nostra valutazione - che si tratta di bandierine ideologiche. Il Presidente della Commissione - viene accusato dai componenti stessi della Commissione di non so quali misfatti - si lamenta - e questo è un dato storico - del fatto che l'esame di merito è stato sospeso con un voto del Senato per portare in Aula un provvedimento che era ancora all'esame della Commissione. Quindi, semmai, dovrebbe lamentarsi chi non ha potuto svolgere appieno - secondo alcuni in maniera troppo lenta - la discussione in Commissione. In questo momento, però, stiamo discutendo unicamente dell'opportunità o meno di convocare una Conferenza dei Capigruppo per verificare la legittima richiesta di un Presidente di Commissione...
PRESIDENTE. Questo lo decido io, presidente La Russa. Abbiamo già deciso.
LA RUSSA (FdI). E avete inscenato una serie di contestazioni. Mi meraviglio del presidente Grasso, che urlava talmente tanto che non abbiamo capito una sola parola. (Proteste). Non ho capito una parola. Sarò sordo io, ma nessuno ha capito una sola parola. Ho chiesto informazioni e nessuno ha capito. È così.
Allora credo che ci voglia buon senso: la riunione dei Capigruppo è la stessa che ha deciso di portare in Assemblea il voto sulla calendarizzazione. Si tratta di un importantissimo - sono d'accordo - provvedimento, nel quale per alcuni si discute delle fragilità e per altri anche del diritto di opinione (Applausi), della possibilità di esprimere le proprie idee: questo è un dato di fatto. Per alcuni c'è la mascherina col tricolore e per altri solo quella con i colori dell'arcobaleno (Applausi), come voi dei 5 Stelle: questa è la verità.
Pertanto, signor Presidente, la prego di riconfermare la sua decisione, che per noi è indifferente, perché - lo ricordo - abbiamo accettato la valutazione e abbiamo presentato una pregiudiziale di incostituzionalità che siamo pronti a discutere oggi. Ma riunirsi nella Conferenza dei Capigruppo, se lo chiede il Presidente della 2a Commissione, è un atto, oltre che giusto, anche di cortesia istituzionale. (Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, prima di dare la parola al senatore Calderoli, vorrei evidenziare che avevo già precisato - e lo sapevano anche i Capigruppo, perché abbiamo una chat comune dei Capigruppo - che avrei rinviato la Conferenza dei Capigruppo - questo indipendentemente dalla richiesta del senatore Ostellari - che era stata fissata alle ore 15 di oggi, proprio per capire lo stato dell'arte del disegno di legge Zan. Ma poiché è stata convocata alla stessa ora la Commissione giustizia, ho detto che l'avrei rinviata.
Quindi, la polemica di oggi è assolutamente pretestuosa, perché era già stata annunciata la mia volontà nella chat comune dei Capigruppo. Questo lo dico per chiarezza: la mia decisione è già presa. (Applausi).
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, personalmente mi autocensuro perché ritengo che tutti gli interventi sull'ordine dei lavori non lo fossero e non avrebbero dovuto esserci, perché lei ha disposto la convocazione della Capigruppo e la sospensione della seduta e, quindi, tamquam non esset rispetto a quello che è accaduto. (Applausi).
Signor Presidente, convengo col presidente Ostellari e la ringrazio per aver raccolto quell'invito alla convocazione di una Capigruppo. Forse, all'interno di una stanza dove non ci sono telecamere e non si registra quanto diciamo, può veramente essere esperito il tentativo della ricerca di una mediazione. Non sarà una cosa evidente, forse non ci saranno bandierine. Ma, se qualcuno vuole raggiungere un risultato serio e concreto sull'argomento, quella è la sede propria della politica dove trovare una soluzione. (Applausi).
BERNINI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FIBP-UDC). Signora Presidente, anche noi la ringraziamo per la disponibilità, nonostante la sospensione dei lavori dell'Assemblea, di poter interloquire con i colleghi, con una modalità - direi - un po' informale ma importante, per chiarire alcuni punti prima di riunirci tra noi Capigruppo. È assolutamente vero, signora Presidente, che lei ce lo aveva già anticipato: ci aveva anticipato che ci saremmo riuniti e devo dire che la richiesta del presidente Ostellari... (Brusio).
Vi chiedo scusa, colleghi: vi chiedo solamente pochi secondi del vostro tempo, consapevole del fatto che siamo formalmente in sospensione dei lavori, solamente per precisare, a nome del Gruppo che rappresento, alcuni punti secondo me utili per il prosieguo della discussione in Capigruppo e anche in Aula.
Condivido la richiesta del presidente Ostellari, perché ancora una volta la settimana scorsa, a nome del Gruppo parlamentare che rappresento, abbiamo avanzato esattamente la seguente proposta: abbiamo chiesto che si partisse, già dalla settimana scorsa, per una mediazione su di un testo solo parzialmente condiviso, ma come buona base di partenza. (Commenti).
Collega De Petris, chiedo scusa se mi rivolgo direttamente a lei, ma hanno parlato tutti: chi si chiama democratico deve agire di conseguenza. (Applausi).
PRESIDENTE. Un po' di cortesia.
BERNINI (FIBP-UDC). Noi abbiamo fatto esattamente questa proposta, consapevoli del fatto che chi accusa noi di perdere tempo, in realtà, lo sta perdendo come noi non faremmo mai. (Applausi). Infatti, già dalla settimana scorsa avremmo potuto cominciare a lavorare su questo testo e avremmo già una settimana di vantaggio su quella mediazione che va non nel nostro interesse, ma nell'interesse di quelle persone, i destinatari della norma, che voi dite di voler tutelare.
Colleghi, prima di riunirci in Capigruppo, vorrei precisare due cose: in primo luogo, nessuno in quest'Aula ha il diritto di dare patenti di tutela dei diritti fondamentali più o meno buona, più o meno efficace, più o meno lecita, ad alcuno. (Applausi). Se vogliamo essere precisi - e me ne scuso - sicuramente non quella parte che la scorsa legislatura non ha votato le unioni civili, a differenza di chi parla. (Applausi). Quindi, cortesemente, nessuno si permetta di fare delle considerazioni, di dare delle patenti o di fare analisi del sangue che sono assolutamente fuori contesto in questa fase. Noi non ci stiamo (Applausi).
Seconda considerazione: se veramente vogliamo fare una mediazione - e noi lo vogliamo, perché non riteniamo che questa discussione debba limitarsi alla porzione di mondo buona che rappresentate voi e la porzione di mondo cattiva che rappresentiamo noi - perché vogliamo dare alla norma un aspetto più compatibile con la sua efficacia, chiediamo ancora una volta che la norma venga discussa in quest'Aula e non solo in maniera apparente, formale e senza modifiche, mantenuta in un testo che noi riteniamo non solo inutile, ma pericoloso proprio per i suoi destinatari, proprio per quella libertà di espressione di cui tante volte si è parlato in quest'Aula e che a volte così poco si rispetta.
Non esiste un'unica verità, colleghi: lo abbiamo detto e lo ripetiamo. Non esiste un'unica ragione, la vostra. Esistono le libertà, i diritti, le opinioni anche di chi la pensa diversamente da voi. E questo elemento di democraticità fondamentale deve emergere anche da questa norma che noi reputiamo importantissima come atto di civiltà giuridica.
Al presidente Grasso dico che davvero non siamo riusciti a sentirlo, ma è stato un elemento acustico, non politico. Purtroppo non siamo riusciti ad ascoltare il suo intervento e ci dispiace, ma anche perché è molto atipico che tutto questo avvenga non in una fase di discussione generale, ma in una fase in cui la seduta avrebbe dovuto essere sospesa. È evidente che, se parla la parte che si arroga il diritto di essere la migliore e l'unica depositaria della verità, anche noi dobbiamo dire la nostra e spiegare perché fino alla fine, proprio per difendere i diritti dei destinatari di questa norma che a noi stanno a cuore, continueremo a lottare per una vera mediazione, che è non ostruzionismo, ma vera tutela dei diritti. (Applausi).
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei ricordarvi che stiamo lavorando su un disegno di legge contro l'odio, contro il reato di odio, e lavoriamo qua in un clima di odio. (Applausi).
Come vogliamo educare le persone con la Giornata contro la discriminazione e contro l'odio se non siamo in grado di risolvere la questione e parlarci civilmente per ottenere una soluzione? È sempre stato così: nelle grandi riforme, sia che fossero il divorzio, l'aborto o le unioni civili, c'erano sempre una parte della popolazione più progressista e un'altra più conservatrice.
Anche se io appartengo, chiaramente, ai progressisti e voterei a favore del disegno di legge Zan senza problemi, prendo atto che non è così per tutti. Mi chiedo veramente, allora, se vogliamo continuare in questo modo, con tutto quello che abbiamo da fare, dalla procedura civile ai decreti che scadono. Mi chiedo se vogliamo veramente continuare in questo clima, oppure fare tutti un piccolo passo indietro e magari rinunciare a una parola, anche se a mio parere non sarebbe necessario; dal momento che è così contestata, si può rinunciare a una parola, ma non al concetto. Possiamo cercare per questo concetto altre parole, in modo da trovare la soluzione?
Mi appello a tutti affinché facciano uno sforzo per trovare un accordo senza proseguire con una guerra che nuoce solo alle persone che vogliamo tutelare. (Applausi).
FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, condivido pienamente le parole della senatrice Unterberger, che ha espresso esattamente quello che è il pensiero mio e del Gruppo Italia Viva: oggi dovremmo discutere di discriminazione omotransfobica e di come inasprire le pene per chi si fa autore di queste discriminazioni e invece stiamo discutendo di tutt'altro. Mi sembra un incontro di wrestling a favore di telecamere con finte botte. (Applausi). Credo che invece abbiamo il dovere - come lei ci ha chiesto, Presidente, in Conferenza dei Capigruppo - di verificare se c'è un percorso positivo da poter fare insieme per dotare il Paese di una legge che tuteli persone che soffrono soltanto perché vogliono esprimere liberamente il proprio amore. Questo è il tema. Per il resto, forze politiche che pensano di poter trarre vantaggio da un dibattito di questo genere evidentemente hanno a cuore non gli interessi degli italiani, ma gli interessi di parte.
Il Gruppo Italia Viva, Presidente, proporrà le proprie soluzioni in Conferenza dei Capigruppo, dove lei ci ha convocati, e che crediamo si debba tenere al più presto. (Applausi).
PRESIDENTE. Sospendo la seduta e convoco immediatamente la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 17,23, è ripresa alle ore 19).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino a mercoledì 21 luglio.
Il prosieguo della seduta odierna prevede la discussione di questioni incidentali presentate sul disegno di legge sul contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità, fino alle ore 20.
L'esame del provvedimento proseguirà domani, a partire dalle ore 9,30 fino alle ore 20, e giovedì 15 luglio, dalle ore 9,30. La seduta di giovedì si concluderà con il question time, che prevede la presenza dei Ministri dell'istruzione, del turismo e per il Sud e la coesione territoriale.
Gli emendamenti al disegno di legge n. 2005 dovranno essere presentati entro le ore 12 di martedì 20 luglio.
L'ordine del giorno della seduta di domani prevede inoltre, alle ore 16,30, la chiama per la votazione a scrutinio segreto mediante schede per l'elezione di due componenti del consiglio di amministrazione della RAI. Le urne rimarranno aperte fino alle ore 19,30.
Il calendario della prossima settimana prevede, nella giornata di martedì 20 luglio, dalle ore 16,30 fino alle ore 20, il seguito della discussione generale del disegno di legge n. 2005.
Nella giornata di mercoledì 21 sarà discusso il decreto-legge imprese, lavoro, giovani e salute, attualmente in corso di esame presso la Camera dei deputati.
In base alle ultime disposizioni adottate dei senatori Questori, le sanificazioni dell'Aula avverranno dopo quattro ore e trenta minuti di seduta, con una durata minima di settanta minuti.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori dell'Assemblea fino a mercoledì 21 luglio:
| Martedì | 13 | luglio | h. 16,30-20 | - Disegno di legge n. 2005 - Contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità (approvato dalla Camera dei deputati)
- Votazione per l'elezione di due componenti del Consiglio di amministrazione della RAI (votazione a scrutinio segreto mediante schede) * (mercoledì 14, ore 16,30)
- Interrogazioni a risposta immediata ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 15, ore 15) |
| Mercoledì | 14 | " | h. 9,30-20 | |
| Giovedì | 15 | " | h. 9,30 |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 2005 (Contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità) dovranno essere presentati entro le ore 12 di martedì 20 luglio.
* Dopo la chiama le urne rimarranno aperte fino alle ore 19,30.
| Martedì | 20 | luglio | h. 16,30-20 | - Seguito discussione generale disegno di legge n. 2005 - Contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità (approvato dalla Camera dei deputati)
- Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 73, Imprese, lavoro, giovani e salute (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 24 luglio) (mercoledì 21) |
| Mercoledì | 21 | " | h. 9,30-20 |
Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. … (Decreto-legge n. 73, Imprese, lavoro, giovani e salute) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 73, Imprese, lavoro, giovani e salute)
(5 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 20' |
| Governo |
| 20' |
| Votazioni |
| 20' |
| Gruppi 4 ore, di cui: |
|
|
| M5S |
| 43' |
| L-SP-PSd'Az |
| 39' |
| FIBP-UDC |
| 34' |
| Misto |
| 32'+5' |
| PD |
| 29' |
| FdI |
| 23'+5' |
| IV-PSI |
| 21' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 18' |
| Dissenzienti |
| da stabilire |
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2005 (ore 19,04)
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali e sospensive.
Ha chiesto di intervenire il senatore Pillon per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.
PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, cari colleghi, siamo oggi a discutere del disegno di legge sul contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità contro il quale non solo hanno alzato la voce pericolose associazioni omofobe o pericolosi aggressori, ma sul quale hanno manifestato problemi tecnici assai seri anche molti moderati.
Ad esempio, l'articolo 1 del disegno di legge Zan viola l'articolo 3 della Costituzione e questo non lo dico io, ma lo ha detto, durante le audizioni, un insigne giurista del calibro di Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale.
La nostra Costituzione, cari colleghi, parla di tutela della persona in base al sesso che è una condizione oggettiva. Invece, nel disegno di legge Zan troviamo scritto che accanto al sesso - che intanto non è più il sesso biologico come tutti noi siamo abituati a ritenere, ma automaticamente può essere biologico o anagrafico, e già qui viene da chiedersi quale dei due prevalga - vengono date altre caratterizzazioni della persona che sono genere, orientamento sessuale e identità di genere. Queste definizioni non sono giuridiche, non hanno una qualità giuridicamente riconoscibile, sono definizioni date sulla base di teorie filosofiche o antropologiche che nulla hanno di reale, di oggettivo.
Tra l'altro, tali definizioni possono essere anche autopercepite come espressamente detto nel disegno di legge Zan all'articolo 1, dove si legge che: «per identità di genere si intende l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione». Questa norma, di fatto, permetterà a chiunque di autopercepirsi sulla base della convenienza del momento, violando evidentemente qualsiasi criterio di oggettività nella propria definizione.
Questo non è l'unico problema di costituzionalità di questa norma. Ve ne sono molti altri. L'articolo 21 della Costituzione garantisce a tutti i cittadini la libertà di pensiero, la libertà di parola e la libertà di espressione. Bene, gli articoli 2, 3 e 4 del disegno di legge Zan fanno esplicito riferimento alla modifica degli articoli del codice penale introdotti con la legge Mancino-Reale. Peccato, cari colleghi, che la legge Reale-Mancino faccia riferimento a caratteristiche della persona oggettivamente riconosciute come, ad esempio, la razza, la religione o l'etnia. Non possono essere riferite a una legge gravemente punitiva come la legge Mancino-Reale caratteristiche che, come detto, sono di sostanziale autopercezione della persona. (Brusio).
Io, però, Presidente, mi permetto di chiedere, se possibile, che davanti a un tema così importante, così dibattuto e per il quale il Paese si è spaccato a metà (Applausi), l'Assemblea abbia la gentilezza di ascoltare, che i colleghi abbiano la gentilezza di ascoltare, visto che oltretutto il dibattito in Commissione è stato brutalmente fermato. Quindi che almeno in Aula ci si ascolti, se possibile, almeno ora che possiamo parlare. (Richiami del Presidente).
L'articolo 21 della Costituzione assicura la libertà di parola, di espressione e di pensiero. Benissimo: io provo a chiedere ai colleghi che sostengono questa proposta di legge se sarà ancora possibile parlare, per esempio, di contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso, se sarà ancora possibile esprimersi pubblicamente contro l'adozione da parte di coppie same sex, oppure se sarà ancora possibile dichiararsi contrari alla maternità surrogata, alias utero in affitto, oppure se tutto questo sarà letto come istigazione alla discriminazione, perché la fattispecie di istigazione alla discriminazione è talmente fumosa, talmente difficile da definire in modo tassativo che tutto potrà essere considerato istigazione alla discriminazione, anche perché, come abbiamo sentito proprio nel dibattito di questi giorni, qualcuno sta già dicendo che i diritti riproduttivi sono diritti inalienabili della persona. Conseguentemente, dirsi contrari all'adozione da parte di coppie same sex o dirsi contrari alla maternità surrogata diventerà evidentemente un'istigazione alla discriminazione; sarebbe come se qualcuno venisse a dirmi che io non mi devo riprodurre: sarebbe sì istigazione alla discriminazione. Peccato che in questo caso l'attenzione del legislatore non deve essere verso i diritti della coppia same sex, che ovviamente ha tutto il diritto di stare insieme, ma deve privilegiare i diritti del bambino (Applausi), che ha diritto alla mamma e al papà, e ha diritto a non essere acquistato su Internet.
Ancora. Alcune critiche, a mio avviso sensate e assolutamente condivisibili, sono venute da illustri costituzionalisti anche con riguardo all'articolo 4 di questo disegno di legge: nella prima parte si ripete il dettato costituzionale e si dice che «sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni», ma nella seconda parte si va a limitare il dettato costituzionale dicendo che quelle opinioni non possono essere idonee a determinare il concreto pericolo di atti discriminatori. E in questo caso - non lo dice il senatore Pillon che, come ben sapete, è dipinto da tutti i giornali come pericoloso omofobo, ma lo dice un giurista del calibro del presidente emerito della Consulta Mirabelli - si tratta di una limitazione del dettato costituzionale inaccettabile.
Inoltre, gli articoli 2 e 3 del disegno di legge Zan vanno anche contro il dettato costituzionale dell'articolo 25 della Costituzione, che stabilisce la tassatività della norma penale. Mi permetto di aggiungere una considerazione a quanto troverete scritto nella nostra questione pregiudiziale di costituzionalità: siamo sicuri che usare lo strumento penale anche in questo caso sia la strada giusta? Vedete, abbiamo forse preso una brutta abitudine, che è quella di usare sempre e solo lo strumento penale come se fosse il miglior modo per educare il popolo. (Applausi). Io non credo che questa sia la strada giusta: quello penale dovrebbe essere uno strumento residuale; le norme penali dovrebbero essere poche e dovrebbero tutelare i diritti fondamentali, mentre per il resto ci sono molte altre strade, che vanno ad esempio da quella dell'educazione a quella della sanzione amministrativa. Le strade sono davvero molte.
L'articolo 7 del disegno di legge Zan va palesemente contro gli articoli 30 e 33 della Costituzione. Ci sono parole, come quelle che abbiamo ascoltato dal presentatore del disegno di legge Zan, che leggo testualmente: ci sono dei bambini che percepiscono il proprio genere, fin da quando sono bambini, diversi dal loro sesso; ecco che allora bisogna aiutare i bambini in un loro percorso di transizione. Sono parole che ci spaventano molto, che non vorremmo aver sentito e che ci inducono a pensare che l'articolo 7 del disegno di legge Zan violi gli articoli 30 e 33 della Costituzione.
Queste sono le preoccupazioni che la Santa Sede, altre confessioni cristiane, associazioni di giuristi, associazioni di militanti lesbiche e associazioni di militanti femministe hanno fatto pervenire alla nostra Commissione; preoccupazioni che avremmo voluto poter ascoltare e poter valutare per arrivare a un testo che fosse accettabile; preoccupazioni che non avete voluto ascoltare e che ci inducono a dire che questo disegno di legge va fermato perché così non va.
Ci sono - ha detto il presidente Draghi - controlli preventivi nelle Commissioni parlamentari che garantiscono circa il rischio di violazione dei trattati. Bene, attiviamo quei controlli preventivi, perché non sono stati attivati. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Balboni per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia ha presentato la questione pregiudiziale QP2, perché siamo veramente preoccupati di alcuni passaggi di questo disegno di legge che a nostro giudizio violano palesemente alcuni articoli fondamentali della Costituzione. In particolare, l'articolo 21 della Costituzione, che garantisce il diritto di pensiero e di manifestazione delle proprie opinioni viene, a nostro avviso, messo in pericolo dall'articolo 2 del disegno di legge, il quale non punisce - badate bene - la violenza e l'istigazione alla violenza nei confronti di una persona soltanto in ragione del suo orientamento sessuale, ma punisce anche l'istigazione alla discriminazione, senza che in questo disegno di legge sia in alcun modo spiegato in cosa esattamente consista.
Se noi leggiamo l'articolo 2 insieme all'articolo 1 del disegno di legge comprendiamo l'assoluta indeterminatezza di questa norma, perché l'articolo 1 definisce l'orientamento di genere come una autopercezione e una autodichiarazione assolutamente soggettiva e slegata da qualsiasi parametro biologico od oggettivo. Allora voi capite bene, colleghi, che il combinato disposto di queste due norme comporta una norma penale in bianco, che potrà essere riempita discrezionalmente da qualsiasi magistrato a seconda del suo orientamento, dei suoi convincimenti, delle sue posizioni morali, religiose, etiche, politiche o filosofiche. Stiamo cioè confezionando una norma per imbavagliare chiunque la pensi diversamente dal magistrato che di volta in volta giudicherà su quel caso. (Applausi). Questo è il vero rischio che oggi stiamo mettendo in atto qualora dovessimo approvare questa norma.
Fratelli d'Italia - ripeto - è pronta a votare anche oggi una norma che aggravi, anche pesantemente, le sanzioni nei confronti di chi commette violenza o istiga alla violenza, ma non è assolutamente disposto a votare una norma che creerà inevitabilmente un reato di opinione, violando l'articolo 21 della Costituzione. Cari colleghi, di questo siete consapevoli anche voi, sostenitori di questo disegno di legge, perché altrimenti non avreste sentito il bisogno di scrivere l'articolo 4, che non fa altro che sancire - in modo più confuso peraltro - quello che sancisce l'articolo 21 della Costituzione.
Che bisogno c'è di richiamare l'articolo 21 della Costituzione all'interno dell'articolo 4 del disegno di legge, dato che anche i bambini sanno che la Costituzione prevale sempre su ogni legge, essendo una fonte del diritto sovraordinata? Che bisogno ci sarebbe di inserire l'articolo 21 della Costituzione dentro l'articolo 4 del disegno di legge, se gli stessi sostenitori di questo provvedimento non si rendessero conto del rischio che comporta questa norma nel reprimere legittime opinioni in ordine di famiglia naturale, in ordine del diritto di un bambino di avere un padre e una madre, in ordine di gestazione per altri o utero in affitto che dir si voglia, in ordine al fatto che lo Stato deve sostenere soltanto la famiglia naturale? Fermo rimanendo il diritto di chiunque di fare ciò che crede nella propria vita privata, la funzione sociale della famiglia fondata da un uomo e da una donna per mantenere, istruire, educare e allevare un figlio è un'altra cosa. (Applausi).
E noi vogliamo avere il diritto di continuare ad affermare questi nostri convincimenti senza che qualcuno ci metta sotto processo. Cosa dice l'articolo 4? L'articolo 21 della Costituzione va bene, ma purché le opinioni espresse non comportino il rischio e il pericolo di discriminazione o di violenza. Ma chi stabilisce se esiste o meno questo rischio, questo pericolo? Ovviamente lo può stabilire solo un magistrato, signor Presidente. Questo vuol dire che chiunque di noi dica, ad esempio, che un bambino ha diritto ad avere una madre e un padre potrebbe domani trovarsi denunciato da una associazione di omosessuali, di gay o altro che si sente discriminata da questa nostra affermazione e il magistrato lo dovrà rinviare a giudizio e lo dovrà giudicare. Cosa dovrà giudicare, cari colleghi? Dovrà giudicare un fatto, sulla base del principio di tassatività dell'articolo 25, secondo comma della nostra Costituzione o dovrà giudicare un'opinione, un convincimento, o addirittura uno stato d'animo, se cioè chi ha fatto quella affermazione lo abbia fatto per un convincimento etico, morale, politico, religioso o filosofico o se l'abbia fatto animato da motivi di odio? Questo dovrà giudicare il magistrato. State creando una norma per giudicare lo stato d'animo interiore dell'imputato. Negli ordinamenti giuridici conosciuti nel mondo intero questo istituto si chiama diritto penale dello stato d'animo interiore ed è stato applicato in due soli ordinamenti, cari colleghi: nell'ordinamento giuridico nazionalsocialista e nell'ordinamento giuridico della Russia sovietica, che poi ovviamente ha ispirato tutti gli altri regimi comunisti del mondo. Solo in questi due ordinamenti giuridici non si giudica un fatto, ma si giudica uno stato d'animo. Noi dovremo andare a giustificare davanti a un giudice il nostro stato d'animo. Questo è quello che voi state introducendo con questo disegno di legge.
Certo, speriamo e confidiamo di trovare un giudice ragionevole, un giudice che magari non antepone le sue convinzioni al buonsenso - perché qui si tratta poi di buonsenso - ma intanto ci saranno un processo, la gogna mediatica, le spese legali e l'ansia di che si trova sotto processo del tutto ingiustamente. Il risultato di tutto questo sarà quello a cui, in realtà, vuole mirare la maggioranza: l'autocensura. Quando gli italiani sapranno che parlare di certi argomenti comporta il rischio di un processo penale si autocensureranno, non si avventurano più su un terreno minato e quindi il politicamente corretto trionferà, censurando e chiudendo la bocca a quella che ancora oggi credo sia la maggioranza degli italiani, che in materia di famiglia, in materia di filiazione, in materia di diritti dei minori la pensa esattamente come noi, ma il politicamente corretto chiuderà loro la bocca, come ha certificato anche un recente sondaggio negli Stati Uniti, dove due elettori repubblicani su tre hanno dichiarato di non parlare più di questi argomenti in pubblico per paura della reazione che verrà inevitabilmente manifestata nei loro confronti. Con il risultato che avremo una dittatura della minoranza sulla maggioranza. (Applausi).
Cari colleghi, questo state preparando con questo... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Balboni, siccome lei è anche iscritto a parlare in discussione sulla questione pregiudiziale, se vuole continuare, ha altri dieci minuti.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, concludo velocemente.
Ovviamente non sono soltanto questi i temi che ci preoccupano molto; ce ne sono anche altri e, in particolare, l'articolo 7, che rischia di aprire le porte delle scuole di ogni ordine e grado alla propaganda gender; rischia di mettere i nostri bambini - ai quali non insegniamo l'educazione sessuale perché con questa legge vogliamo insegnare loro l'educazione gender - nelle mani di associazioni che probabilmente non sono le più qualificate nei confronti della famiglia per affrontare questi problemi.
Signor Presidente, questi sono i motivi per cui noi invitiamo chi ha davvero a cuore la libertà di pensiero a votare a favore di questa pregiudiziale. (Applausi).
PRESIDENTE. Prima di introdurre la discussione sulla questione pregiudiziale, su cui può intervenire un rappresentante per Gruppo, comunico che è stata avanzata la richiesta di votare e chiudere la discussione sulla questione pregiudiziale questa sera, per esaminare domani mattina la questione sospensiva. Senatore Balboni, è per quello che le ho chiesto se lei voleva intervenire in discussione. Rinuncia, quindi?
BALBONI (FdI). Sì, rinuncio.
RENZI (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZI (IV-PSI). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, Italia Viva voterà contro la questione pregiudiziale e con questo potrei cavarmela.
Ci sono, però, dei momenti nella vita delle istituzioni democratiche in cui dobbiamo ricordarci chi siamo. Noi non siamo degli influencer che mettono i like; non siamo delle persone che pensano che la politica faccia schifo - lo dico guardando i miei ex colleghi del Partito Democratico - e non siamo nemmeno quelli - e qui aggiungo un "purtroppo" - che pensano che in Italia ci sia il monocameralismo. Sull'idea di dover superare il bicameralismo paritario ho finito una carriera. Quindi, finché ci sono due Camere, qui dentro si discute perché, se non lo si fa, si sta dando ragione all'antipolitica.
Cerchiamo di essere chiari fino in fondo guardandosi negli occhi e ricordandosi con che faccia siamo andati di fronte agli elettori.
Noi abbiamo promesso e giurato sulla Costituzione di servire questo Paese con disciplina e onore. Alla luce di questo, in determinati momenti della nostra vita abbiamo fatto delle scelte che sono state dei compromessi rispetto anche alle nostre idee. Io sono senatore come voi; nella scorsa legislatura non lo ero.
Da Presidente del Consiglio dei ministri, il 27° della storia repubblicana, ho posto la questione di fiducia perché si potesse arrivare all'approvazione della legge sulle unioni civili, che io, cattolico, ho firmato, quando al Circo Massimo qualcuno metteva degli striscioni con un anatema biblico del tipo: Renzi, ci ricorderemo. (Applausi). Su quell'atto non prendo lezioni da chi, fino alla notte prima, ci diceva che avrebbe sostenuto il provvedimento e che poi, all'improvviso, per qualche telefonata di qualche alto prelato, cambiò posizione. (Applausi). Non prendo lezioni da chi allora cambiò opposizione, perché la storia non si cancella, lo voglio sottolineare. (Commenti).
Quella vicenda è nota - mi stupisce che i 5 Stelle adesso discutano - ed è negli annali della storia politica italiana. Allora mi assunsi una responsabilità; ho perso voti, però non ho perso il gusto di guardarmi allo specchio.
Ora, siamo in un punto delicato; prima di ragionare del provvedimento - siamo in fase di pregiudiziale - dico questo: da otto anni è in discussione una legge che colpisce i reati di omotransfobia, e questa legge è stata approvata dalla Camera dei deputati nel 2013 (primo firmatario Ivan Scalfarotto); quella legge al Senato non ha trovato i voti. Oggi siamo nel 2021: quanti ragazzi omosessuali, transessuali, persone con disabilità - lo voglio dire, perché grazie a Lisa Noja e al lavoro della Camera c'è anche la previsione sulla disabilità - quanti in questi otto anni non hanno avuto quella tutela perché sono mancati i voti? Ve lo dico io: tante e tanti.
Oggi siamo nella stessa condizione; siamo a un passo, a un centimetro. Qui non ragiono delle mie idee; ragiono di un'altra cosa: ragiono di politica. Forse fate di quest'Aula un luogo dove gli ultras si confrontano e non si porta a casa il risultato? Lo voglio evidenziare: non si porta a casa il risultato perché tutte e tutti sappiamo che il passaggio a scrutinio segreto è difficile. Eppure, quel passaggio a scrutinio segreto va rispettato perché lo abbiamo voluto all'articolo 113, comma 4, del Regolamento del Senato, senza metterlo in discussione nella modifica approvata nella scorsa legislatura. Quindi, o si va a scrutinio segreto - ed è un rischio per tutti - o ci si assume la responsabilità politica di trovare un accordo.
L'accordo non è semplicemente nel merito, che è a portata di mano, perché non dobbiamo prenderci in giro: l'accordo è a portata di mano, è a un passo dal traguardo. Il punto non è soltanto l'accordo di merito; è anche un accordo di metodo.
Va chiesto a tutte le forze parlamentari non solo di venirsi reciprocamente incontro, ma di fare un patto politico perché alla Camera questa legge, ove venisse modificata dal Senato, possa essere approvata nel giro di due settimane.
Colleghi, sono in una fase della mia vita in cui non ho più problemi di ricerca di popolarità, e si vede; sono in una fase della mia vita in cui non ho paura di dire le cose senza ipocrisia. A me quei ragazzi stanno a cuore. (Applausi). Quelle persone, donne e uomini, che rischiano di non avere tutela, oggi sono nelle nostre mani.
Se volete piantare una bandierina ideologica perché ve l'ha chiesto qualcuno, ditelo, ma è un'altra storia rispetto alla nostra. Se volete fare ostruzionismo, ditelo, ma non ci prendete in giro facendoci perdere tempo. Se vogliamo trovare un punto di sintesi, io vi richiamo e mi richiamo, signor Presidente, all'alta responsabilità che abbiamo, cioè quella di venire qui a fare l'interesse dei cittadini, non uno scontro ideologico. (Applausi).
Per questo, il mio è un appello, ed è un appello molto semplice (Commenti): si faccia un accordo sui punti legati agli articoli 1, 4 e 7, e, fatto l'accordo sugli articoli 1, 4 e 7, si chieda a tutte le forze politiche di portare la discussione alla Camera entro quindici giorni. Se facciamo questo, avremo dimostrato che la politica non fa schifo. Se si andrà allo scontro, al muro contro muro, e si perderà a scrutinio segreto, avrete distrutto le vite di quei ragazzi. (Applausi).
MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC non ha presentato questioni pregiudiziali, perché abbiamo creduto, in quanto ci è stato detto più volte anche - vorrei dire - dalla ex maggioranza del Governo precedente, che ci fosse una disponibilità al dialogo: lo hanno detto in pubblico e lo hanno detto qui nelle Aule del Parlamento.
Abbiamo deciso pertanto di non presentare la questione pregiudiziale, che prevede di non discutere un argomento per lasciare spazio per l'appunto al dialogo, che deve essere fatto nel corso della discussione. Avremmo voluto che questo spazio ci fosse anche in Commissione.
Il presidente Renzi adesso ha giustamente ricordato che c'è il bicameralismo, per cui chiedere al Senato - e un domani in un'altra occasione potrebbe essere la Camera - di rinunciare a fare qualunque intervento, di rinunciare a fare il proprio dovere, dopo che anche molti esponenti della maggioranza presenti in quest'Aula hanno detto che c'erano dei problemi, che c'erano delle cose da correggere, è veramente inaccettabile. Noi dobbiamo fare il nostro dovere; dobbiamo approvare ciò che pensiamo sia giusto e non approvare ciò che pensiamo sia sbagliato, oltre a cambiare ciò che pensiamo sia modificabile.
Tuttavia, la discussione e le questioni si sono evolute in un modo che noi non approviamo veramente in nessun modo. Se c'è il bicameralismo, il bicameralismo comprende anche le Commissioni. La Costituzione dice che ogni provvedimento va discusso in entrambe le Camere nelle Commissioni e nell'Assemblea plenaria. Nelle Commissioni non siamo potuti neppure arrivare agli emendamenti; è vero, abbiamo fatto numerose audizioni, ma non le 170 di cui si è detto e che il centrodestra aveva comunque proposto di ridurre a 70.
Ricordo che su un provvedimento, proprio in Commissione giustizia, nel corso di questa legislatura, sono state fatte 110 audizioni: sono state fatte proprio per volere della parte sinistra di questo emiciclo e nessuno ha protestato, neanche i proponenti di quel disegno di legge. Nessuno ha parlato di violazione, di tempo perso.
Segnalo tra l'altro di passaggio - cosa che mi è stata indicata ottimamente dal senatore Caliendo, che è sistematico e va a cercare le cose, non accontentandosi delle parole vuote - a proposito di disegni di legge che rimangono indietro, che è all'attenzione della Commissione giustizia un provvedimento approvato dalla Camera dei deputati il 18 ottobre 2018, a firma Orlando e Franceschini, quindi non proprio gli ultimi arrivati, ma tra i massimi dirigenti ed esponenti del Partito Democratico. Ebbene, questo provvedimento è rimasto lì.
Non usate dunque questi scandali, questi problemi procedurali a sproposito.
Volete questo provvedimento per ragioni che io davvero non riesco a capire; lo volete immutato e immutabile, come se fosse un testo sacro, anche di fronte a proposte di grandissima apertura. La proposta del presidente Ostellari, ad esempio, era quella di togliere le parole «identità di genere». No, l'identità di genere è intoccabile: senza questo riferimento verrebbero escluse 400.000 persone.
Ma come mai lo stesso onorevole Zan ha firmato una proposta di legge dell'onorevole Scalfarotto che non comprende l'identità di genere? (Applausi). Allora anche Alessandro Zan è un omofobo, un transfobico? Direi che si allarga un po' il campo e bisognerà fare allora un piano per le prigioni estremamente ampio; se tutti gli omofobi e transfobici, incluso l'onorevole Zan, vi dovranno andare dentro, direi che forse dovremo attrezzare delle piccole aree del Paese per quelli che stanno fuori dalle prigioni.
Il provvedimento è stato strappato alla Commissione, dove non è vero che le audizioni sono state tutte uguali. Certamente ci sono state delle audizioni che andavano quasi tutte nel senso di modificare il testo; d'altra parte vi sono richieste da settori così ampi della nostra società che necessariamente sono state rappresentate in Senato e nelle audizioni: richieste che, come è stato detto, vanno dalla Segreteria di Stato del Vaticano ad Arcilesbica e direi che il panorama è davvero già molto ampio.
Detto questo, si viene in Assemblea perché ci avete detto: non trattiamo; prima fissiamo la data e poi trattiamo. Questo è quello che è stato detto, eppure è stata fissata la data una settimana fa, ma trattative zero. Volete il testo così com'è, con tutti gli errori che anche alcuni di voi, qui presenti, hanno riconosciuto. Di fronte a questo, diciamo chiaramente che le persone oggetto di violenze, di molestie e di discriminazioni reali devono essere protette. Abbiamo presentato un disegno di legge a prima firma della senatrice Ronzulli e a seconda firma del senatore Salvini e abbiamo anche avanzato una serie di proposte ulteriori, che però sono state tutte respinte. Di fronte a questo, penso che se una legge è necessaria, si potrà fare in un'altra fase politica, perché non c'è la minima disponibilità e si va avanti a testa bassa, nonostante settori importanti del centrosinistra: abbiamo infatti appena ascoltato il senatore Renzi, che poi però, purtroppo, non voterà né la pregiudiziale, né la sospensiva. Dunque non sappiamo quando potrà esprimersi lo spazio di trattativa che chiede: rischia di essere solo un flatus vocis, che però non si potrà esprimere. (Applausi).
Pertanto, noi che auspichiamo una soluzione positiva ed equilibrata, di fronte a questo modo di portare avanti la questione siamo davvero molto delusi e vediamo che non è possibile fare un lavoro positivo. Ci troviamo anche in una condizione per cui c'è un accanimento su ogni singola iniziativa portata avanti dal centrodestra. È stato addirittura attaccato il presidente Ostellari, che non avrà fatto probabilmente tutto ciò che alcuni Gruppi hanno chiesto in Assemblea e in Commissione, ma il cui ruolo di Presidente di Commissione dovrebbe essere rispettato. Vorrei sapere infatti quale articolo del Regolamento avrebbe infranto il presidente Ostellari: nessuno! Non è stato detto, ma sono state fatte accuse generiche di menare il can per l'aia, perché forse sarebbe stato parziale. Sappiamo però benissimo che tutti i Presidenti di Commissione appartengono e sono espressione di forze politiche. Colleghi, forse il problema per voi è che la pensi in modo diverso: che poi faccia il Presidente in modo inoppugnabile, per voi non è un problema.
È chiaro che un atteggiamento del genere è un atteggiamento intollerante. Persino la senatrice Unterberger, che è una forte sostenitrice delle istanze che stanno dietro il provvedimento in questione, ha sottolineato l'atteggiamento di animosità, a dire poco, nell'esame di un provvedimento che dovrebbe promuovere la tolleranza e l'accettazione del diverso. Il diverso non è soltanto l'omosessuale o il transessuale, ma anche chi la pensa diversamente (Applausi), che ha diritto a non essere insultato, anche se porta avanti posizione diverse.
Devono essere rispettati i diritti delle famiglie, devono essere ascoltate le associazioni familiari e tutti coloro che sono espressione della nostra società e non solo certe associazioni di un certo tipo, scelte accuratamente. Non si tratta soltanto delle associazioni LGBT, perché tra queste c'è anche Arcilesbica, che però è stata cassata, non è stata sentita, non è stata ascoltata e non si è dato minimamente retta a quanto ha chiesto.
Ecco perché voteremo a favore delle questioni pregiudiziali, sia pure a malincuore - sebbene non fosse la nostra preferenza, tant'è vero che non ne abbiamo presentato una - per tutto quanto è stato portato avanti in queste ore e nella settimana precedente. (Applausi).
SALVINI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ho sentito - e pertanto non mi ripeterò - interventi assolutamente puntuali e precisi, con richiami ad articoli costituzionali, a norme italiane ed internazionali e alle libertà. Vorrei quindi parlare ai colleghi senatori e alle colleghe senatrici, per due minuti - non per venti minuti - chiedendo di superare gli steccati ideologici e guardandoci in faccia.
Io non penso che in quest'Aula ci sia un solo senatore, al di là dei partiti, che discrimini in base al sesso. E, se c'è qualcuno che discrimina un essere umano in base al sesso e alla sua scelta di vita, è un cretino che non merita di stare dentro quest'Aula. (Applausi).
Noi, come Lega, abbiamo in carica stasera, a metà luglio, parlamentari, sindaci e governatori omosessuali; e ne avremo altri. Quando io, da segretario della Lega, firmo le liste, non chiedo: «Sei omosessuale? Sei eterosessuale? Come ti percepisci?». Io cerco di trovare donne e uomini in gamba, senza ghettizzare alcuno, senza etichettare alcuno. (Applausi). E davvero, quando leggo le testimonianze di ragazzi e ragazze che fanno outing dopo anni di sofferenza e di paura... (Commenti). Chi chiede rispetto deve anche dare rispetto, almeno per cinque minuti. (Applausi).
Stavo dicendo che io, come voi, ringrazio i promotori di questa legge e spero che il tratto finale di questo percorso ci veda insieme, perché sarebbe un bellissimo segnale. Che questa sera ci siano ragazze e ragazzi che hanno paura di dichiarare al mondo come vivono il loro amore è drammatico. A me dei giocatori che hanno vinto la finale degli europei domenica sera frega men che zero che gusti sessuali abbiano, e non lo vado a chiedere a Donnarumma, a Chiellini o a Bonucci. Ed è drammatico che in alcuni settori del nostro lavoro e della nostra vita, nell'Italia evoluta e moderna del 2021, ci sia qualcuno, uomo o donna, che abbia paura a dichiararsi gay o lesbica perché qualche coglione è pronto a discriminare, ad accusare, a indicare, ad additare, ad aggredire. Non esiste. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Salvini, la pregherei di non usare certe terminologie, per cortesia.
SALVINI (L-SP-PSd'Az). Mi perdoni. Vedrò di evitare.
Quindi, se l'obiettivo comune è tutelare il diritto all'amore (che è sacro) e il diritto alla libertà con la L maiuscola, poniamo un attimo da parte la bandiera, l'ideologia e il paraocchi. Ci sono tante realtà, non solo cattoliche e cristiane - lo abbiamo sentito - ma anche gay, lesbiche, femministe e confessioni religiose che dicono di tener buono questo impianto e di aumentare le pene per chi offende. Se ci sono stasera a passeggio per le strade di Roma due ragazzi che si baciano o due ragazze che si amano e si prendono per mano, nessuno si può e si deve permettere di ironizzare, di offendere e men che meno di aggredire quei ragazzi e quelle ragazze. (Applausi). Vogliamo aumentare le pene per queste persone? Sì, assolutamente.
Io ho due figli: come cresceranno i miei due figli e chi ameranno i miei due figli è affare loro. Io mi sono preoccupato, nei limiti del possibile, da genitore separato e divorziato, di dare loro i fondamenti del rispetto e della buona educazione. Il lavoro che faranno e la donna o l'uomo che ameranno saranno affar loro. E saranno miei figli, e le loro compagne e i loro compagni saranno in casa mia come in casa loro. (Applausi).
Se siamo d'accordo su questo, smettiamola. Prendiamocela piuttosto con quei Paesi al mondo - e purtroppo ce ne sono ancora troppi - che per l'omosessualità prevedono la pena di morte, l'ergastolo o il carcere. Ridiscutiamo gli accordi commerciali con quei Paesi. (Applausi). Io non voglio fare affari con l'Iran, dove l'omosessualità è punita con la pena di morte. No, mi rifiuto. (Applausi).
Dei dieci articoli - di questo disegno di legge - sono convinto che molti degli intellettuali, dei cantanti, dei registi, degli opinionisti e degli influencer che difendono il disegno di legge Zan non hanno letto nemmeno un articolo (Applausi) prendiamo la parte più importante, per la quale ringrazio il collega Zan. Togliamo quello che divide non solo quest'Aula, ma tutto il Paese. Togliamo i bambini e togliamo l'educazione affidata alle scuole elementari: lasciamo alla mamma e al papà il diritto e il dovere di educare i propri bambini, non allo Stato. (Applausi). Decideranno loro, da grandi, cosa fare, come amare e chi amare. Togliamo i bambini, togliamo le scuole elementari e togliamo un reato.
Tra l'altro, se qualcuno in quest'Aula si sente al di sopra della legge, perché tanto a lui non capiterà mai - ma non vorrei portare sfortuna - dico che noi dobbiamo approvare delle leggi oggettive. Meno spazio di interpretazione lasciamo ai giudici e ai tribunali, meglio è. Un reato deve essere chiaro. (Applausi). Non si possono inventare reati per cui a Torino è reato essere contro l'utero in affitto e le adozioni omosessuali, mentre a Novara il parroco, durante la predica, può dichiararsi a favore.
Togliamo dal campo quello che divide e che rischia - questa è la mia preoccupazione - di affossare il disegno di legge Zan. Quelli che si scrivono sulla mano «Sì al disegno di legge Zan», se non ascoltano gli altri, raggiungeranno l'unico obiettivo di cancellare il disegno di legge Zan dalla loro mano. (Applausi).
Ci mettiamo d'accordo e approviamo il senso più profondo di questa legge? Puniamo gli odiatori, i discriminatori, i violenti, come è scritto nella mediazione, per la quale ringrazio il collega, presidente Ostellari, che ha fatto un lavoro incredibile. Puniamo pesantemente chiunque discrimini in base al sesso, al genere, all'orientamento sessuale, alla razza, alla religione e ad altre condizioni. Io voglio che, dopo il Covid-19, l'Italia sia un Paese bello, libero e tollerante. Rispetto chiama rispetto. (Applausi).
Colleghi, io vi chiedo di togliere dal banco, una volta per tutte, quello che divide. In un mese, sia il Senato che la Camera devono approvare una norma di civiltà che punisca pesantemente chi offende, aggredisce o discrimina un altro essere umano, perché in questo Paese nessuno è superiore a nessun altro. Andiamo, dunque, a votare questa legge. Se, invece, qualcuno, per tenere unito il proprio partito, che rischia di dividersi in 18 correnti, non vuole che gay, lesbiche e trans siano tutelati, lo dica ad alta voce in questa Aula.
La Lega e il centrodestra vogliono risolvere i problemi. Chiudiamo qui la questione e approviamo tutti insieme la legge che questo Paese si merita. Vi ringrazio e aspetto e spero una risposta positiva. (Applausi. Commenti).
PRESIDENTE. Non interrompo mai gli applausi di nessuno, e neppure i vostri.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente,ho sentito molte frasi negli interventi e anche l'appello che ha fatto adesso il senatore Salvini. Una domanda, però, mi corre d'obbligo. Ma perché l'appello a rispettare i diritti e le libertà, senatore Salvini, lei non lo ha fatto ai suoi alleati della Polonia e dell'Ungheria di Orban, con cui ha firmato un documento sovranista, visto che ha richiamato gli Stati dove gli omosessuali vengono discriminati e arrestati? (Applausi).
Questo è il punto! Quando si interviene facendo un appello alla mediazione, in nome appunto della possibilità di trovare un accordo per fare in modo che possano essere puniti coloro che discriminano, innanzitutto bisogna, non solo essere coerenti -ma la coerenza, si sa, non è di questo mondo - ma anche sapere quello che si dice e quello che si scrive.
Senatore Salvini, e forse devo rivolgermi anche al senatore Renzi, avete letto la proposta di questione pregiudiziale QP1, a prima firma del senatore Pillon? La sua prima parte fa delle affermazioni con chiarezza rispetto a tutta la pantomima sul fatto di trovare un accordo e di uscirne tutti insieme uniti e più forti di prima, avendo aumentato i diritti. Io sono abituata a leggere le cose e noi stiamo discutendo della questione pregiudiziale di costituzionalità. La prima cosa che si mette in discussione è addirittura la legge Mancino (Applausi), perché si dice che appare assolutamente - questo leggo - decontestualizzato estendere tale previsione all'orientamento sessuale e all'identità di genere, aggiungendoli all'elenco delle discriminazioni previste già dalla legge Mancino. In realtà, dunque, si mettono addirittura in discussione proprio i capisaldi, proprio la questione fondamentale del disegno di legge Zan, e il fatto di dover intervenire sulla legge Mancino affinché possano essere messe in atto tutte le misure di prevenzione e contrasto alla discriminazione. Pertanto, le disposizioni di quella legge sacrosanta che prevede che debbano essere punite le discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, si devono giustamente - perché questo è lo scopo del disegno di legge - rafforzare - va rafforzato il senso della legge Mancino - contro tutti gli atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere.
Ribadisco che l'identità di genere viene indicata con chiarezza in ben due sentenze della Corte costituzionale. In questa sede, invece, si fanno dei film sull'interpretazione filosofica e antropologica dell'identità di genere, quando invece ci troviamo davanti a un fatto semplice: noi vogliamo una legge che aumenti i diritti, che quindi preveda il reato specifico della discriminazione per orientamento sessuale, per identità di genere. È una cosa molto semplice che non fa del male ad alcuno. Questo è il punto (Applausi). Quando si allargano i diritti, non si tolgono gli altri, ma si ampliano. Questa è la battaglia di civiltà ed è questo l'approccio filosofico vero, visto che ne parlate. Tutto ciò è proprio in virtù del rispetto dell'articolo 3 della Costituzione, che inopinatamente invece viene citato per porre la questione pregiudiziale di costituzionalità: il disegno di legge ha fondamento proprio nell'articolo 3 della nostra Costituzione.
Allora noi non dobbiamo tollerare - per usare un termine che qualcuno ha continuamente utilizzato adesso - ma affermare dei diritti. Dobbiamo impedire da ogni punto di vista (penale, di legge, culturale) le discriminazioni e di conseguenza tutti gli atti che possano produrre violenza, come quelli che quotidianamente ci troviamo di fronte. Il punto è quindi questo.
Rispetto alla questione pregiudiziale in esame, il senatore Pillon per la verità non ha mai nascosto il fatto di non aver creduto molto nella mediazione, ma voi ci parlate di mediazione quando il testo su cui stiamo discutendo afferma esattamente il contrario, perché vuole minare proprio i fondamenti della legge.
Dico anche un'altra cosa, sempre al senatore Renzi. Io ho votato la fiducia a un Governo del quale ero fiera oppositrice per far passare una legge di civiltà come quella sulle unione civili, proprio per quel senso di responsabilità, per fare in modo che la legge stessa venisse approvata (Applausi). Adesso però non si possono fare racconti, come quelli che lei ha fatto, che non corrispondono esattamente. I 5 Stelle, infatti - tocca a me dirlo perché ero presente - si opposero a una scelta procedurale, quella di un emendamento premissivo (Applausi). All'epoca però gli accordi e le mediazioni non si dovevano fare. Lo dico sempre a onor del vero, perché questo è.
Allora oggi il nostro senso di responsabilità non è quello di fingere di fare una mediazione in questa sede e modificare la legge. Adesso tutti credete al fatto che poi alla Camera in poco tempo si fa, quando gli articoli su cui si sono concentrate tutte le critiche erano frutto proprio di quell'accordo e anche delle forze che oggi dicono di cambiarlo. (Applausi).
Caro senatore Balboni, l'articolo 4, che indica specificatamente il rispetto dell'articolo 21 della Costituzione, è un emendamento di Forza Italia (Applausi) che, anche in tal caso, è stato inserito sempre per trovare l'accordo. Da questo punto di vista penso che il lavoro spetta a noi - e per questo io respingo - e voteremo tutti compattamente contro le questioni pregiudiziali proposte, perché noi pensiamo invece che, proprio per rispetto della nostra Costituzione e del suo articolo 3, dobbiamo procedere ad esaminare il disegno di legge Zan, sperando di poterlo approvare rapidamente. (Applausi). L'allargamento dei diritti aggiunge molto al nostro Paese e non toglie niente ad alcuno.
Anche per quanto riguarda la scuola, non si fa altro che citare all'articolo 7 quella che è già una legge dello Stato e il patto educazionale con i genitori. Non c'è alcun esproprio della collaborazione delle famiglie. È già tutto scritto e specificato.
Non usiamo quindi pretesti: andiamo avanti perché credo che possiamo fare un grande lavoro per le tante persone, uomini e donne, che in questo momento non hanno alcuna difesa. (Applausi).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dai senatori Pillon e Romeo (QP1), e dal senatore Balboni e da altri senatori (QP2).
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge n. 2005 ad altra seduta.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 14 luglio 2021
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 14 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,04).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE DISCUSSO AI SENSI DELL'ARTICOLO 44, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO
Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità (2005)
PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE
QP1
Respinta (*)
Il Senato,
in sede di esame del provvedimento recante "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilita",
premesso che:
si ravvisano molti aspetti critici nell'articolato, tali da rendere l'intero testo in esame palesemente incostituzionale;
il provvedimento interviene negli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, per aggiungere alle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi anche gli atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere. L'impianto dei suddetti articoli del codice penale è stato spesso oggetto di letture critiche da parte della dottrina penalista fino a considerarlo ai limiti della compatibilità con la Costituzione. La Corte costituzionale ha ritenuto accettabile il bilanciamento realizzato tra la libertà di espressione del pensiero e l'anticipazione della difesa penale in quanto le opinioni incriminate (la differenziazione nel godimento dei diritti e libertà personali fondata su motivi riconducibili a razza, provenienza etnica o nazionale, religione professata) sono oggettivamente riconosciute come errate e pericolose e si è ritenuto che chi arriva a sostenere tali opinioni, in generale, è espressione di una minoranza estremista, pronta all'uso della minaccia e della violenza per affermare le proprie idee;
è assolutamente decontestualizzato estendere tale previsione all'orientamento sessuale e all'identità di genere: la conseguenza sarebbe quella di condurre ad una deriva che rischia di sanzionare non già la discriminazione, bensì l'espressione di una legittima opinione, principio garantito dall'articolo 21 della Costituzione;
orientamento sessuale e identità di genere sono al centro di un dibattito aperto e tale dibattito deve poter essere affrontato in sede pubblica in modo libero, dando spazio a posizioni anche diverse fra loro, che muovono da presupposti differenti per ragioni etiche, sociologiche, religiose, scientifiche. Una rivendicazione del ruolo della famiglia così come riconosciuta ai sensi dell'articolo 29 della Costituzione come fulcro della società, un insegnamento religioso sull'importanza di un matrimonio fertile, non possono in alcun modo essere riconducibili a intenti violenti, lungi dall'esortare, neanche implicitamente, a condotte minacciose, o lesive, di persone con un diverso orientamento sessuale;
si assiste ad un evidente paradosso: il rischio che incontri pubblici manifestazioni pacifiche che sostengano, nel pieno rispetto dell'articolo 29 della Costituzione, i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, o rivendichino, come garantito dalla legge, parità di trattamento per le donne, o che portino avanti tesi critiche e contrarie alle adozioni di minori da parte di genitori omosessuali o della maternità surrogata, pratiche vietate dalla legge nazionale, potrebbero essere interpretati come un incitamento alla discriminazione e pertanto proibiti o sanzionati, in palese violazione, fra l'altro, dell'articolo 18 della Costituzione che garantisce ai cittadini di riunirsi liberamente;
con la sentenza della Sez. 5 n. 25138 del 21/02/2007 il Giudice di legittimità ha ricordato che «la libertà di manifestazione del (proprio) pensiero garantito dall'articolo 21 Cost. come dall'articolo 10 Convenzione EDU, include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee o critiche su temi d'interesse pubblico, dunque soprattutto sui modi d'esercizio del potere qualunque esso sia, senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche. La natura di diritto individuale di libertà ne consente, in campo penale, l'evocazione per il tramite dell'articolo 51 c.p., e non v'è dubbio che esso costituisca diritto fondamentale in quanto presupposto fondante la democrazia e condizione dell'esercizio di altre libertà. Né l'articolo 21 Cost., analogamente all'articolo 10 CEDU, protegge unicamente le idee favorevoli o inoffensive o indifferenti - nei confronti delle quali non si porrebbe invero alcuna esigenza di tutela -, essendo al contrario principalmente rivolto a garantire la libertà proprio delle opinioni che "urtano, scuotono o inquietano" (secondo la formula usata dalla Corte EDU). Qualunque proposizione valutativa, rappresentando un giudizio di valore, comporta d'altro canto l'esistenza di postulati o proposizioni indimostrabili ("non misurabili" quali, per stare alla materia, la giustizia o l'ingiustizia, la correttezza o la scorrettezza, l'utilità sociale o la disutilità delle scelte operate) dei quali non può predicarsi un controllo se non nei limiti della continenza espositiva e cioè della adeguatezza - funzionalità allo scopo dialettico perseguito»;
questo provvedimento introduce un reato di opinione mirando a punire manifestazioni libere del pensiero, senza che abbiano un nesso con la commissione o l'istigazione alla commissione di atti violenti, rendendo ancora più ampia nell'ordinamento una fattispecie generale di reato d'opinione basata sul presunto movente d'odio, del tutto disancorato dal fatto: una fattispecie che prescinde da un evento di danno provocato da un comportamento volontario e si fonda esclusivamente sul sentire di un soggetto. Il giudice è chiamato quindi a punire non sulla base di un reato accertabile su base empirica, ma sulla base di una disposizione d'animo: l'odio. E al giudice viene affidato l'impossibile compito di distinguere in modo oggettivo l'intenzione con cui viene espressa l'opinione: per motivi scientifici, metafisici, etici, religiosi, culturali o di odio;
sebbene l'articolo 4 specifichi che «sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte», richiamando sostanzialmente quanto espresso dal principio costituzionale di cui all'articolo 21, primo comma, della Costituzione secondo il quale «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», viene introdotto con legge ordinaria un limite al dettato costituzionale: «purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti»;
il codice penale all'articolo 115 stabilisce che nessuna pena può essere irrogata in caso di istigazione a commettere un reato, se dall'istigazione non deriva la commissione di alcun fatto previsto dalla legge come reato. Il legislatore sceglie quindi di rimanere strettamente ancorato al diritto penale del fatto, che punisce non idee, ma offese concrete. Già per le fattispecie di istigazione presenti nel codice penale (articolo 414 e 415), dottrina e giurisprudenza hanno da tempo evidenziato il rischio che tali norme dessero rilevanza penale a mere manifestazioni del pensiero non allineato, che debbono invece ritenersi legittime nell'ambito di un confronto anche acceso e conflittuale tra idee e convinzioni diverse, tutte tutelate dall'articolo 21 Cost.;
inoltre, il provvedimento non indica con sufficiente determinatezza quali siano tali condotte discriminatorie, tanto da ledere il principio di tassatività della fattispecie penale garantito dall'articolo 25, comma secondo, della Costituzione, principio di civiltà giuridica per cui si devono conoscere in anticipo, prima della commissione del fatto, i comportamenti vietati;
il requisito di sufficiente determinatezza della norma incriminatrice, corollario della legalità penale, è posto a salvaguardia della conoscibilità ex ante della norma penale, e quindi delle condotte vietate, e svolge una irrinunciabile funzione di libertà, posto che, in sua assenza, il giudice potrebbe attribuire alla norma un significato del tutto discrezionale e variabile, riconducendo, sotto la stessa, situazioni di vita non prevedibili, con sostanziale violazione dell'eguaglianza di fronte alla legge (articolo 3 Cost.) e della stessa irretroattività della legge penale (articolo 25, comma 2, Cost.);
in proposito la Corte costituzionale, ha ribadito l'importanza di «determinare la fattispecie criminosa con connotati precisi in modo che l'interprete, nel ricondurre un'ipotesi concreta alla norma di legge, possa esprimere un giudizio di corrispondenza sorretto da fondamento controllabile. Tale onere richiede una descrizione intellegibile della fattispecie astratta, sia pure attraverso l'impiego di espressioni indicative o di valore e risulta soddisfatto fintantoché nelle norme penali vi sia riferimento a fenomeni la cui possibilità di realizzarsi sia stata accertata in base a criteri che allo stato delle attuali conoscenze appaiano verificabili. [...] E pertanto nella dizione dell'articolo 25 della Costituzione che impone espressamente al legislatore di formulare norme concettualmente precise sotto il profilo semantico della chiarezza e dell'intellegibilità dei termini impiegati, deve logicamente ritenersi anche implicito l'onere di formulare ipotesi che esprimano fattispecie corrispondenti alla realtà»;
un ulteriore elemento di incostituzionalità è ravvisabile nell'articolo 7 del disegno di legge, che istituisce una giornata nazionale dedicata ad attività contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia da attuare in tutte le scuole. In contrasto con l'articolo 30 della Costituzione, che attribuisce ai genitori il dovere e il diritto di educare i propri figli - dovere e diritto che possono essere declinati anche attraverso la libera scelta di una scuola privata che integri gli insegnamenti curricolari con precetti religiosi - a prescindere dalle convinzioni personali, etiche e religiose di genitori, alunni ed insegnanti, viene introdotto un obbligo per tutti che, per tutelare alcuni, discrimina altri, con la conseguenza che appare certamente lesiva delle prerogative delle scuole cattoliche, cui la legge n. 62/2000 riconosce, come a tutte le scuole private, «piena libertà per quanto concerne l'orientamento culturale e l'indirizzo pedagogico-didattico», l'imposizione di un orientamento culturale;
viene pertanto colpito il pluralismo dell'insegnamento e viene normata l'imposizione di un modello educativo unico, in violazione dell'articolo 33 della Costituzione che garantisce il pluralismo scolastico, da un lato assicurando piena libertà all'insegnamento, inteso come attività finalizzata all'educazione e alla diffusione della cultura e dall'altro offrendo libertà di scelta fra scuole pubbliche e private;
in diretta connessione, tale previsione contrasta anche la previsione costituzionale che, all'articolo 7, riconosce piena libertà alla Chiesa e, attraverso i concordati, anche alle scuole paritarie. Nello specifico, l'Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana di revisione del Concordato lateranense, sottoscritto il 18 febbraio 1984, all'articolo 2, comma 1, afferma che «la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica». All'articolo 2, comma 3, si afferma ancora che «è garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»;
la Santa Sede ha rilevato che «alcuni contenuti dell'iniziativa legislativa avrebbero l'effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario», dato che in una prospettiva antropologica della Chiesa, la differenza sessuale non può essere rivista perché derivata dalla stessa Rivelazione divina;
come ribadito anche dal Presidente del Consiglio nel corso del dibattito parlamentare, il nostro è uno Stato laico, e pertanto l'azione politica non può essere ispirata a precetti di natura religiosa ma il principio di laicità non comporta l'esclusione della religione o della Chiesa dalla vita pubblica, politica, giuridica, sociale. A maggior ragione non può certamente essere ridotta al silenzio una posizione su temi etici e antropologici che si inseriscono in una discussione aperta su scelte politiche e legislative per tre ordini di motivi: il primo è che, in ragione dei principi fondanti del sistema democratico, nessuno, neanche la Chiesa, può essere silenziata se articola la propria posizione, il secondo è riconducibile alla missione della Chiesa e al suo impegno nei confronti delle anime dei fedeli che è e rimane costante nel tempo, e il terzo, non meno importante, è che la Santa Sede, ha ravvisato un possibile pericolo di mancato rispetto di un accordo di natura internazionale quale è il Concordato che prevede la libertà di ogni ecclesiastico e laico di esercitare liberamente, singolarmente e collettivamente, in privato e in pubblico, la propria fede religiosa, nonché di professare con le stesse modalità la propria dottrina e le proprie concezioni anche in materia sessuale, familiare e di genere; la richiesta di rispetto degli accordi internazionali tra stati sovrani non prefigge un principio di ingerenza, ma al contrario si pone a tutela dell'architettura istituzionale internazionale, e rappresenta il perno dell'azione diplomatica nel quadro delle relazioni bilaterali e multilaterali;
la questione è stata sollevata anche dalla Chiesa Apostolica in Italia e dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni che hanno fatto pervenire al Presidente del Consiglio dei Ministri una formale lettera per avvalersi di quanto previsto dalle intese stipulate con lo Stato. Le intese con le confessioni religiose sono previste dall'articolo 8 della Costituzione e quindi dotate di forza passiva rinforzata e pertanto non possono essere abrogate o modificate da leggi ordinarie successive;
la Corte costituzionale ha chiarito che «il principio di laicità, quale emerge dagli articoli 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale». All'interno di una tale concezione di laicità, posto peraltro che la laicità come principio e come prassi nasce proprio nell'alveo dell'esperienza cristiana in genere e cattolica in particolare, si inscrive il Patto concordatario. Per garantire veramente la laicità, alle scuole cattoliche non può essere imposto un indirizzo che impone una concezione della società e dei suoi valori che un cattolico non può accettare. Una legge non può essere un veicolo per un progetto ideologico proprio perché in uno Stato laico,
delibera,
di non procedere, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, all'esame dell'A.S. 2005.
QP2
Balboni, Ciriani, Rauti, Barbaro, Calandrini, de Bertoldi, De Carlo, Drago, Fazzolari, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini
Respinta (*)
Il Senato,
premesso che:
l'A.S. 2005 introduce «Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità» e, a tal fine, estende la portata degli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, che recepiscono le norme del decreto-legge 26 aprile 1993 n. 122, convertito con modificazioni nella legge 25 giugno 1993 n. 205;
tale estensione confligge gravemente con più disposizioni della Costituzione;
anzitutto con l'articolo 21 della Costituzione, poiché - come è stato spiegato in più audizioni svolte dai giuristi intervenuti in Commissione Giustizia - essa rende ancora più ampia nell'ordinamento una fattispecie generale di reato d'opinione basata sul presunto movente d'odio, del tutto disancorato dal fatto: una fattispecie che prescinde da un evento di danno provocato da un comportamento volontario, e si fonda esclusivamente nella disposizione interiore di un soggetto (disposizione interiore a sua volta non discernibile da parte di un osservatore esterno). Costruisce quindi un reato senza una base fattuale accertabile dal giudice, il quale viene chiamato a punire perché attribuisce all'accusato una malvagia disposizione d'animo, l'odio appunto;
in tal modo l'anzidetta estensione del reato d'odio alla manifestazione di idee per motivi di orientamento sessuale o di identità di genere segna l'inammissibile passaggio del diritto penale verso un modello che punisce la manifestazione di idee per correggere gli individui in ordine alla loro disposizione interiore;
non v'è alcuna base oggettiva - né il testo all'esame contiene precisazioni in tal senso - per distinguere tra opinioni espresse sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere per ragioni d'odio o al contrario, per ragioni religiose, metafisiche, etiche e sociali. Ciò fa emergere l'assurdità della creazione di un reato basato sulla manifestazione del pensiero: chi esprime opinioni critiche sulla tendenza omosessuale per ragioni metafisiche o sugli atti omosessuali per ragioni etiche, biologiche, psicologiche, mediche o sociali, non per ciò è indotto a tali critiche per ragioni d'odio. Ancora più assurdo è conferire a un giudice il compito di decidere se una determinata opinione sia stata espressa per convinzione scientifica, per convinzione religiosa, per scelta culturale, per tradizione familiare, ovvero per odio. L'effetto paralizzante della stessa discussione scientifica in ordine alle problematiche del gender sarebbe devastante sul piano culturale, creando una sorta di riserva protetta per coloro che sostengono determinate teorie e propongono forme educative corrispondenti alle teorie relative alla fluidità dell'identità sessuale. Peraltro la distinzione tra l'oggetto del presunto stato d'animo d'odio non può essere precisata se non attraverso una critica delle intenzioni, del tutto estranea al diritto penale, poiché non è il giudice che può discriminare tra le intenzioni buone e quelle cattive;
l'articolo 21 della Costituzione tutela l'espressione di tutte le opinioni che non abbiano in sé stesse, per le modalità espressive e per la minaccia almeno implicita rivolta a terzi, un effetto diretto di istigazione a commettere delitti. Già per le fattispecie di istigazione presenti nel codice penale (articolo 414 e 415), dottrina e giurisprudenza hanno da tempo evidenziato il rischio che tali norme dessero rilevanza penale a mere manifestazioni del pensiero non allineato, che debbono invece ritenersi legittime nell'ambito di un confronto anche acceso e conflittuale tra idee e convinzioni diverse, tutte tutelate dall'articolo 21 Cost. Varie sentenze costituzionali hanno riconosciuto la necessità che la norma penale individui le connotazioni che consentono di distinguere una mera manifestazione del pensiero da un «principio di azione» di ulteriori fattispecie di reato: basta ricordare la sentenza 23 aprile 1974 n. 108 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l'illegittimità del reato di istigazione all'odio tra le classi sociali (articolo 415 cod. pen.) - l'unica fattispecie di odio presente nel codice - «nella parte in cui non specifica che tale istigazione deve essere attuata in modo pericoloso per la pubblica tranquillità»;
il codice penale all'articolo 115 stabilisce che nessuna pena può essere irrogata in caso di istigazione a commettere un reato, se dall'istigazione non deriva la commissione di alcun fatto previsto dalla legge come reato. Se invece all'istigazione segua la commissione del reato, l'istigatore, pur non avendo compiuto materialmente alcunché, viene punito come concorrente morale nel reato, ai sensi degli articolo 110 ss. Qualora l'istigazione non sia stata accolta e si sia trattato d'istigazione a un delitto, come stabilisce l'articolo 115, ultimo comma, l'istigatore può essere sottoposto a misura di sicurezza perché la condotta istigativa è indice di pericolosità sociale;
il legislatore esclude pertanto in via generale la punibilità dell'istigazione perché, in ossequio a princìpi irrinunciabili di ogni ordinamento penale che non voglia assurgere a strumento di un sistema illiberale, sceglie di rimanere strettamente ancorato al diritto penale del fatto, a un diritto penale, cioè, che punisce non idee, ma offese concrete di beni della vita suscettibili di percezione ed apprensione da parte dei consociati. Assegnare rilevanza penale ad un'idea, a un modo di pensare, e alla sua manifestazione esterna comporta un rischio liberticida per la società perché va a minare i presupposti del vivere insieme degli uomini;
la Corte europea dei diritti dell'uomo ritiene che la libertà di espressione è a fondamento della società democratica ed è condizione per il compimento della personalità individuale. I limiti imposti alla libertà di manifestazione del pensiero ex articolo 10 par. 2 CEDU non costituiscono mai la regola, bensì l'eccezione, che deve risultare proporzionata e adeguata agli scopi di tutela: la parola pubblicamente pronunciata, pertanto, non può essere libera solo quando è innocua o verte su di un tema indifferente, ma, in un contesto pluralista e tollerante, deve essere garantita - come si legge nella sentenza Handyside v. United Kingdom del 1976 - anche se le idee offendono, provocano shock o disturbano. Da ciò discende che le eventuali restrizioni alla libertà di espressione, se risultano necessarie per tutelare altri beni meritevoli di protezione, devono essere previste tassativamente e devono essere conformi a un canone di ragionevolezza;
nel 2012, con la legge n. 172, in attuazione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale del 2007 Convenzione di Lanzarote, il legislatore italiano ha previsto una ipotesi speciale di pubblica istigazione e apologia, inserita nell'articolo 414-bis cod. pen.: si tratta dell'istigazione e dell'apologia a pratiche di pedofilia e di pedopornografia, delitti per i quali non sono invocabili, a propria scusa, ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume. Ma tali delitti richiedono espressamente, quale elemento costitutivo della fattispecie, il requisito della pubblicità della condotta. Pur trattandosi di un modello di tutela anticipata rispetto alla commissione del reato istigato, la ratio di tutela è in questo caso fermamente ancorata all'esistenza di un pericolo concreto per la commissione di fatti offensivi per il bene comune (quali sono i reati) perché a) la comunicazione non può rimanere circoscritta ad un ambito privato e b) deve provocare un reale pericolo di commissione dei reati. Diversamente da tale modello di incriminazione, l'articolo 604-bis cod.pen. nella parte in cui punisce condotte istigatorie presenta già allo stato attuale forti tensioni con il principio del diritto penale del fatto perché, nel tipizzare la condotta punita, non richiede la pubblicità della condotta, che rappresenta invece un elemento costante delle istigazioni che assurgono a delitti contro l'ordine pubblico;
il sistema delle leggi Reale e Mancino, trasfuso negli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, che il testo in esame punta a estendere, è stato da sempre oggetto di letture critiche da parte della dottrina penalista, e considerato ai limiti della compatibilità con la Costituzione. La Corte costituzionale ha ritenuto accettabile il bilanciamento realizzato tra la libertà di espressione del pensiero e l'anticipazione della difesa penale in quanto le opinioni incriminate sono oggettivamente riconosciute come pericolose, poiché individuano nella razza, nella provenienza etnica o nazionale e nella religione professata motivo per differenziare il godimento dei diritti e delle libertà della persona; e poiché chi nega il godimento dei diritti e delle libertà per motivi di razza, provenienza e religione si ritiene in generale espressione di una minoranza estremista, pronta all'uso della minaccia e della violenza per affermare le proprie idee. L'estensione che viene proposta all'orientamento sessuale e all'identità di genere fa saltare questo già precario equilibrio e conduce a una deriva che rischia di sanzionare non già la discriminazione, bensì l'espressione di una legittima opinione;
orientamento sessuale e identità di genere sono al centro di un dibattito aperto: in Italia, come in ogni altro Paese democratico, una parte della popolazione ritiene che due persone dello stesso sesso possano contrarre matrimonio e adottare bambini; altra parte lo nega. La stessa Corte costituzionale ha affermato che «le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio» (sent. n. 138/2010), che è lecito impedire alle persone omosessuali l'accesso alla procreazione medicalmente assistita (sent. n. 221/2019), e, secondo la sentenza 76/2016, che è ammissibile la preclusione legislativa in materia di adozioni (sent. n. 76/2016). Non sussiste quindi per tali controverse questioni quel requisito della obiettiva erroneità delle tesi che prospettano un trattamento differenziato per certe situazioni rispetto ad altre, che ha permesso alla Consulta di ritenere costituzionalmente legittima la legge Reale-Mancino nella sua originaria stesura;
ma per tali questioni non sussiste nemmeno il secondo requisito presupposto dalla legge Reale-Mancino, cioè il carattere violento di chi esprime idee contrarie all'estensione di determinati diritti agli omosessuali: le molteplici manifestazioni pro family che si sono svolte e che si svolgono dentro e fuori Italia negli ultimi anni possono condividersi o meno nei contenuti e negli slogan, ma si presentano sempre con modalità non violente, tali da non esortare neanche implicitamente a condotte minacciose, o lesive, di persone omosessuali;
con la sentenza della Sez. 5 n. 25138 del 21/02/2007 dep. 02/07/2007 Rv. 237248-01 imputati Feltri e altro, il Giudice di legittimità ha ricordato che «la libertà di manifestazione del (proprio) pensiero garantito dall'articolo 21 Cost. come dall'articolo 10 Convenzione EDU, include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee o critiche su temi d'interesse pubblico, dunque soprattutto sui modi d'esercizio del potere qualunque esso sia, senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche. La natura di diritto individuale di libertà ne consente, in campo penale, l'evocazione per il tramite dell'articolo 51 c.p., e non v'è dubbio che esso costituisca diritto fondamentale in quanto presupposto fondante la democrazia e condizione dell'esercizio di altre libertà. Né l'articolo 21 Cost., analogamente all'articolo 10 CEDU, protegge unicamente le idee favorevoli o inoffensive o indifferenti - nei confronti delle quali non si porrebbe invero alcuna esigenza di tutela -, essendo al contrario principalmente rivolto a garantire la libertà proprio delle opinioni che "urtano, scuotono o inquietano" (secondo la formula usata dalla Corte EDU). Qualunque proposizione valutativa, rappresentando un giudizio di valore, comporta d'altro canto l'esistenza di postulati o proposizioni indimostrabili ("non misurabili" quali, per stare alla materia, la giustizia o l'ingiustizia, la correttezza o la scorrettezza, l'utilità sociale o la disutilità delle scelte operate) dei quali non può predicarsi un controllo se non nei limiti della continenza espositiva e cioè della adeguatezza - funzionalità allo scopo dialettico perseguito»;
il testo in esame contrasta altresì con il fondamento del sistema penalistico, il principio di legalità di cui all'articolo 25, comma 2, Cost., in virtù del quale la precisione e la determinatezza dell'oggetto della norma penale qualifica quest'ultima come costituzionalmente legittima. Non è un caso se le proposte di legge confluite nel testo in esame, pur vertendo intorno al medesimo tema, abbiano utilizzato espressioni diverse per qualificarlo: AC 107 Boldrini faceva riferimento alla identità sessuale; AC 569 Zan e AC 2171 Perantoni si correlavano, invece, all'orientamento sessuale e alla identità di genere; AC 2255 Bartolozzi parlava di motivi di genere; AC 868 Scalfarotto rinviava a motivi fondati su omofobia e transfobia. La vaghezza e l'indeterminatezza dei concetti utilizzati per delimitare la fattispecie incriminatrice e l'aggravante rendono non ragionevolmente prevedibile la portata applicativa delle novelle proposte. Il testo in esame non ha operato una scelta, ma estende sia la fattispecie di reato di cui all'articolo 604-bis, sia la circostanza aggravante di cui all'articolo 604-ter agli atti discriminatori « fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere»: mette insieme tutte le espressioni usate nelle differenti p.d.l., e quindi lascia al giudice, nell'applicazione delle nuove disposizioni, il potere più ampio, oltre il limite dell'arbitrio, per riempire di senso e di contenuto le categorie adoperate, in palese violazione dell'articolo. 25, secondo comma della Costituzione;
il riferimento all'articolo 25 secondo comma della Costituzione è fondamentale, perché il contesto è quello non già di una accademia, al cui interno dilettarsi su come intendere l'«identità di genere» o l'«orientamento sessuale», bensì di giustizia penale, che prevede sanzioni fino a un massimo di sei anni di reclusione; sanzioni che, oltre a essere in sé pesanti, permettono di utilizzare strumenti di indagine come le intercettazioni (per le quali è sufficiente un limite sanzionatorio massimo di cinque anni) e di imporre misure cautelari restrittive della libertà, fino al carcere. Per fare un esempio concreto, se - in virtù dell'arbitrio che viene concesso al giudice - una associazione pro family o pro life ha nello statuto come propria finalità la diffusione del modello di famiglia esclusivamente come unione di un uomo e di una donna finalizzato al mutuo aiuto fra coniugi e alla procreazione naturale, nessuno oggi può garantire che, in virtù dell'articolo 604-bis cod. pen., come ridisegnato dal testo in esame, un pubblico ministero non attivi mezzi invasivi di indagine - intercettazioni telefoniche e ambientali - e non proponga misure restrittive della libertà;
il requisito di sufficiente determinatezza della norma incriminatrice, corollario della legalità penale (articolo 25, co. 2 Cost.) è posto a salvaguardia della conoscibilità ex ante della norma penale, e quindi delle condotte vietate, e svolge una irrinunciabile funzione di libertà, posto che, in sua assenza, il giudice potrebbe attribuire alla norma un significato del tutto discrezionale e variabile, riconducendo sotto la stessa situazioni di vita non prevedibili, con sostanziale violazione dell'eguaglianza di fronte alla legge (articolo 3 Cost.) e della stessa irretroattività della legge penale (articolo 25, comma 2, Cost.);
in proposito la Corte costituzionale, allorché con la sentenza n. 96 del 1981 ha dichiarato l'incostituzionalità dell'articolo 603 del codice penale, affermò che compito della legge penale è «determinare la fattispecie criminosa con connotati precisi in modo che l'interprete, nel ricondurre un'ipotesi concreta alla norma di legge, possa esprimere un giudizio di corrispondenza sorretto da fondamento controllabile. Tale onere richiede una descrizione intellegibile della fattispecie astratta, sia pure attraverso l'impiego di espressioni indicative o di valore e risulta soddisfatto fintantoché nelle norme penali vi sia riferimento a fenomeni la cui possibilità di realizzarsi sia stata accertata in base a criteri che allo stato delle attuali conoscenze appaiano verificabili. [...] E pertanto nella dizione dell'articolo 25 [Cost.] che impone espressamente al legislatore di formulare norme concettualmente precise sotto il profilo semantico della chiarezza e dell'intellegibilità dei termini impiegati, deve logicamente ritenersi anche implicito l'onere di formulare ipotesi che esprimano fattispecie corrispondenti alla realtà»;
la Corte europea dei diritti dell'uomo ritiene che il principio del no punishment without law di cui all'articolo 7 CEDU richieda il rispetto dei due corollari dell'accessibilità del precetto e della prevedibilità delle conseguenze sanzionatorie della propria condotta;
nella relazione al testo sono operati plurimi riferimenti a documenti internazionali, a decisioni di Corti europee e a pronunce della Corte costituzionale italiana, per convincere che non si deroga al criterio della tassatività delle norme penali. E però la lettura integrale e attenta delle fonti di riferimento - sono citate, fra le altre, «la sentenza n. 221/2015 della Corte costituzionale, che ha riconosciuto il "diritto all'identità di genere quale elemento costitutivo del diritto all'identità personale, rientrante a pieno titolo nell'ambito dei diritti fondamentali della persona" (così il par. 4.1 del Considerato in diritto)» e la sentenza della Corte costituzionale n. 138/2010, per il riferimento che essa fa « all'orientamento sessuale come dimensione della personalità meritevole di protezione» - va nella direzione esattamente contraria;
con la prima la Consulta, nel dichiarare non fondata la questione sollevata dal Tribunale di Trento, mirante a una estensione della legge sul cambiamento di sesso, utilizza l'espressione «identità di genere», non altre, in un contesto di trasformazione della identità sessuale della persona, con o senza il passaggio dell'intervento chirurgico, e non sfiora neanche l'utilizzo di quella espressione in ambito penalistico. Con la seconda (sent. 138/2010) la Consulta ha dichiarato per un verso inammissibili (quanto al confronto con l'articolo 2 Cost.), per altro verso non fondate (quanto al confronto con gli articoli 3 e 29 Cost.), le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte di appello di Venezia e dal Tribunale di Trento nei confronti delle norme del codice civile che impediscono di equiparare al matrimonio l'unione fra persone dello stesso sesso;
ulteriore contrasto con l'ordinamento costituzionale, e in particolare con l'articolo 117 co. 1, nella parte in cui fa riferimento ai vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali, si riscontro all'articolo 5 del testo in esame che, come si legge nella relazione al testo, « introduce la possibilità di svolgere le attività non retribuite a favore della collettività previste (...) anche nell'ipotesi di sospensione condizionale della pena e di sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato (...). prevede che l'attività possa essere svolta anche presso associazioni e organizzazioni che si occupano della tutela delle vittime dei reati di cui all'articolo 604-bis». Dunque, nell'ipotesi di condanna a pena inferiore a due anni di reclusione, che è il limite per fruire della sospensione della pena, la concessione di quest'ultima può essere subordinata - come pure per applicare l'istituto della messa in prova - alla prestazione di lavoro gratuito alle dipendenze di associazioni LGBT. L'estensione di questa ulteriore previsione della «legge Mancino» suona come ulteriormente discriminatoria: irrogare la condanna a svolgere un'attività di lavoro non retribuito, senza il consenso dell'interessato, si pone in evidente contrasto con il divieto di lavori forzati di cui all'articolo 4 CEDU;
considerato, inoltre, che
in data 17 giugno 2021 la Santa Sede ha fatto pervenire al Governo italiano, attraverso i canali diplomatici, una Nota Verbale con la quale rappresentava che "il disegno di legge N. 2005, comunemente noto come disegno di legge Zan, solleva - dal punto di vista della Santa Sede, e rispetto agli accordi internazionali che ne regolano i rapporti con lo Stato italiano - alcune preoccupazioni";
le questioni rappresentate nella Nota verbale n. 9212/21/RS attengono ai possibili profili di contrasto del citato disegno di legge con il Trattato del 18 febbraio 1984 fra la Santa Sede e la Repubblica italiana (reso esecutivo in Italia con la legge 25 marzo 1985, n. 121);
secondo la Santa Sede, nella sua attuale formulazione, la proposta legislativa sarebbe lesiva degli obblighi internazionali assunti dall'Italia con i Patti Lateranensi riguardo alla garanzia della «piena libertà» di svolgimento della sua missione, complessivamente considerata: «pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione» (art. 2, commi 1 e 3, del Trattato del Laterano): sarebbero in particolare lese la libertà di religione e di culto, di organizzazione, di insegnamento, di espressione, in violazione delle disposizioni suddette e di quanto disposto nel successivo articolo 9;
il Trattato del Laterano impegna le Parti al rispetto reciproco come enti sovrani ciascuno nel proprio ordine e alla «reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e del Paese» (art. 1): Qualora all'esito di questo esame l'Italia dissentisse dalle tesi vaticane, contrapponendo ad esse una opposta tesi sulle questioni che esso solleva, ci troveremmo nella fattispecie regolata dall'art. 14 del Trattato del Laterano: di fronte ad una «difficoltà interpretazione o di applicazione» delle disposizioni del Trattato, le Parti «affideranno la ricerca di una amichevole soluzione ad una commissione paritetica da loro nominata». Si sarebbe determinata una controversia internazionale, rispetto alla quale vige l'obbligo per le parti di ricercarne una soluzione pacifica, cui l'art. 14 dà specifica espressione nei rapporti fra Italia e Santa Sede;
al riguardo, va sottolineato che secondo la Costituzione italiana il rispetto degli obblighi internazionali è elevato a vincolo per il legislatore nazionale (art. 117, 1° comma, Cost.): «La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario [dell'Unione europea, ndr] e dagli obblighi internazionali».
va altresì sottolineato che il Trattato del Laterano ha uno status "rafforzato" rispetto alla generalità degli accordi internazionali, essendo elevato a livello costituzionale per il tramite dell'art. 7 Costituzione. Pertanto, il Parlamento non è, in base alla Costituzione, libero di adottare leggi che siano in contrasto con gli obblighi internazionali dello Stato e ancora meno libero se si tratta di trattati che beneficino di garanzia costituzionale come il Trattato del Laterano;
è dunque dovere costituzionale del Parlamento verificare in buona fede la fondatezza delle preoccupazioni espresse dalla Santa Sede, al fine di evitare che lo Stato commetta illeciti internazionali, prima di procedere alla approvazione di qualsiasi testo legislativo;
se il Parlamento non desse il seguito adeguato, in termini di puntuale approfondimento e riscontro, alla Nota verbale, la soluzione delle questioni sollevate dalla Santa Sede sarebbe affidata, sempre nel quadro nazionale, ad un inevitabile contenzioso promosso dai soggetti interni interessati (come associazioni cattoliche o la stessa Conferenza episcopale italiana) che finirebbe per coinvolgere, oltre alla Corte costituzionale - visto che sono in gioco diritti fondamentali oltre che il vincolo del rispetto degli obblighi internazionali -, anche la Corte europea dei diritti dell'uomo, che per giurisprudenza costante riconosce con particolare ampiezza la libertà religiosa individuale, collettiva e istituzionale: mentre la violazione del principio di buona fede da parte italiana potrebbe costituire la premessa di un contenzioso internazionale con la Santa Sede,
delibera,
ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame del disegno di legge n. 2005.
________________
(*) Sulle proposte di questione pregiudiziale presentate è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione .
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Accoto, Airola, Alderisi, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bini, Bonifazi, Borgonzoni, Campagna, Cario, Cattaneo, Causin, Centinaio, Cerno, Crimi, De Poli, Di Marzio, Donno, Ferro, Floridia, Galliani, Gaudiano, Giacobbe, Ginetti, Mautone, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Morra, Napolitano, Nisini, Nocerino, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Rizzotti, Romagnoli, Ronzulli, Santangelo, Sciascia, Segre, Sileri, Sudano e Taverna.
.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Mollame, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE.
Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Dessì e Verducci.
Commissioni permanenti, approvazione di documenti
La 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), nella seduta del 30 giugno 2021, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle principali aree di crisi industriale complessa in Italia (Doc. XXIV, n. 44).
Il predetto documento è inviato al Ministro dello sviluppo economico.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
La 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) ha trasmesso, in data 12 luglio 2021, alla Presidenza del Senato il documento approvato dalla Commissione stessa nella seduta del 1° luglio 2021, ai sensi dell'articolo 48, comma 6, del Regolamento, a conclusione della indagine conoscitiva "sul fenomeno della prostituzione" (Doc. XVII, n. 4).
Regolamento del Senato, proposte di modificazione
In data 8 luglio 2021 è stata presentata la seguente proposta di modificazione del Regolamento d'iniziativa del senatore:
Santangelo. - "Modifiche al Regolamento del Senato in coerenza con gli effetti della legge costituzionale n. 1 del 2020" (Doc. II, n. 10).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Ministro della cultura
Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Delega al Governo e altre disposizioni in materia di spettacolo (2318)
(presentato in data 13/07/2021);
senatori Taricco Mino, Pittella Gianni, Fedeli Valeria, Rojc Tatjana, Stefano Dario, Astorre Bruno, Boldrini Paola, Rampi Roberto, Iori Vanna, Pinotti Roberta, D'Alfonso Luciano, Vattuone Vito, Ferrazzi Andrea
Disposizioni in materia di filiera agroindustriale della canapa (2319)
(presentato in data 12/07/2021).
Affari assegnati
In data 9 luglio 2021 sono stati deferiti alla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento:
l'affare sulle problematiche relative al deflusso minimo vitale dei fiumi e dei torrenti (Atto n. 886);
l'affare sulle problematiche inerenti alla crisi del settore della pesca (Atto n. 887).
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 6 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 1075, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, dell'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e dell'articolo 1, comma 25, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, la relazione concernente lo stato di avanzamento degli interventi di competenza del Ministero della giustizia finanziati con le risorse del fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, del fondo di cui all'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e del fondo di cui all'articolo 1, comma 14, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, aggiornata al 31 maggio 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. CCXL, n. 9).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, per quanto riguarda le restrizioni all'accesso alle acque dell'Unione (COM(2021) 356 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Una visione a lungo termine per le zone rurali dell'UE: verso zone rurali più forti, connesse, resilienti e prospere entro il 2040 (COM(2021) 345 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente.
Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Presidente dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, con lettera in data 7 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 172, comma 3-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, la relazione sull'adempimento degli obblighi posti a carico delle regioni, degli enti di governo dell'ambito e degli enti locali in materia di servizio idrico integrato, riferita al primo semestre 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Doc. CXLVI, n. 7).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 9 e 12 luglio 2021, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 435);
di FINTECNA S.p.A. per l'esercizio 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n.436);
della Cassa di previdenza e assistenza tra i dipendenti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (CPA) per l'esercizio 2020. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n.437);
dell'Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM) per gli esercizi dal 2018 al 2019. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n.438).
Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Segretario Generale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha trasmesso, in data 28 aprile 2021, i testi di cinque raccomandazioni e di nove risoluzioni, approvate dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nel corso della riunione della Commissione permanente che si è svolta in videoconferenza dal 19 al 22 aprile 2021. Questi documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti nonché, per il parere, alla 3a Commissione permanente, se non già assegnati alla stessa in sede primaria:
raccomandazione n. 2198 - Preservare le minoranze nazionali in Europa. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 253);
raccomandazione n. 2199 - La visione delle priorità strategiche del Consiglio d'Europa da parte dell'Assemblea. Il predetto documento è deferito alla 3a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 254);
raccomandazione n. 2200 - L'urgenza di una riforma elettorale in Bielorussia. Il predetto documento è deferito alla 1a e alla 3a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 255);
raccomandazione n. 2201 - Le violazioni dei diritti umani in Bielorussia richiedono un'indagine internazionale. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 3a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII-bis, n. 256);
raccomandazione n. 2202 - L'arresto e la detenzione di Alexei Navalny a gennaio 2021. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 3a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII-bis, n. 257);
risoluzione n. 2368 - Preservare le minoranze nazionali in Europa. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 258);
risoluzione n. 2369 - La visione delle priorità strategiche del Consiglio d'Europa da parte dell'Assemblea. Il predetto documento è deferito alla 3a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 259);
risoluzione n. 2370 - Combattere l'ingiustizia fiscale: il lavoro dell'OCSE sulla tassazione dell'economia digitale. Il predetto documento è deferito alla 3a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 260);
risoluzione n. 2371 - L'urgenza di una riforma elettorale in Bielorussia. Il predetto documento è deferito alla 1a e alla 3a e Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 261);
risoluzione n. 2372 - Le violazioni dei diritti umani in Bielorussia richiedono un'indagine internazionale. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 3a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII-bis, n. 262);
risoluzione n. 2373 - Discriminazione nei confronti di persone che affrontano malattie croniche e a lungo termine. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 2a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 263);
risoluzione n. 2374 - Il dialogo post monitoraggio con il Montenegro. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 3a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII-bis, n. 264);
risoluzione n. 2375 - L'arresto e la detenzione di Alexei Navalny a gennaio 2021. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 3a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII-bis, n. 265);
risoluzione n. 2376 - Il funzionamento delle istituzioni democratiche in Turchia. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 3a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII-bis, n. 266).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Romano, Ricciardi e Castellone hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02689 del senatore Turco.
Interpellanze
MISIANI, PITTELLA, STEFANO, MANCA, ASTORRE, BOLDRINI, IORI, FEDELI, TARICCO, PINOTTI, VATTUONE, D'ALFONSO, COMINCINI, VALENTE, ROJC, ROSSOMANDO, FERRAZZI, COLLINA, GIACOBBE - Ai Ministri del turismo, per le politiche giovanili e della cultura. - Premesso che:
l'Associazione italiana alberghi per la gioventù (AIG), ente storico e patrimonio del Paese, è stata costituita con l'intervento, tra gli altri, dei rappresentanti del Ministero dell'interno, del commissario straordinario dell'Ente nazionale industrie turistiche, della direzione generale del turismo, del commissario nazionale gioventù italiana, con un apporto economico iniziale da parte dello Stato, come fondo di dotazione;
l'associazione è ente morale a seguito del decreto del Presidente della Repubblica 1° giugno 1948, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro degli affari esteri, nonché riconosciuto quale ente assistenziale a carattere nazionale con decreto del Ministro dell'interno 6 novembre 1959, n. 10.18404/12000°40; infine, con il decreto-legge n. 97 del 1995, è stato riconosciuto definitivamente ente culturale. Inoltre, l'associazione è inclusa tra le "organizzazioni non governative" segnalate dall'ONU tra gli enti di sviluppo sociale;
l'Italia, anche grazie ad AIG, è da sempre Paese membro qualificato della International youth hostel federation, di cui fanno parte oltre 80 nazioni. L'associazione si è sempre occupata di agevolare la promozione della cultura italiana, dei siti paesaggistici, culturali e dei siti riconosciuti patrimonio dell'UNESCO, anche attraverso la rete della International youth hostel federation;
dal 1° luglio 2019 l'AIG si trova in procedura fallimentare (n. 492/2019), avviata dal Tribunale fallimentare di Roma. Il 26 giugno 2019 questo ha respinto la domanda di un'omologa di concordato in continuità avviata con ricorso ai sensi dell'articolo 161 della legge fallimentare, di cui al regio decreto n. 267 del 1942, e depositata in data 30 giugno 2017, nonostante l'approvazione del piano da parte della maggioranza dei creditori, pronunciatisi a favore di AIG e della sua solvibilità, oltre che a favore della concreta possibilità di un suo pronto rilancio e sviluppo;
l'Agenzia delle entrate e l'INPS hanno espresso il proprio assenso all'omologazione del piano, anche in virtù dell'elevata patrimonializzazione dell'ente, dell'interesse sociale e della salvaguardia del livello occupazionale;
il valore ex art. 79 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 del patrimonio immobiliare dell'ente ammonta a 21.941.662,36 euro e la stessa associazione, anche recentemente, è stata oggetto di lasciti testamentari;
l'ente si è opposto alla procedura fallimentare, depositando il reclamo in Corte di cassazione e, ad oggi, si trova in attesa della fissazione dell'udienza;
considerato che:
dopo 75 anni di ininterrotta e preziosa attività al servizio del turismo giovanile, scolastico e sociale, l'AIG rischia la definitiva chiusura;
la procedura fallimentare sta determinando il graduale licenziamento del personale diretto e indiretto, oltre 200 persone con relative famiglie. Occorre, inoltre, evidenziare le pesanti ricadute per l'indotto dovute alla subitanea messa in vendita dell'ingente patrimonio immobiliare dell'ente, nonché alla dismissione del suo importante "brand" nazionale ed internazionale;
in fase di conversione del decreto-legge "salva imprese", fu approvata all'unanimità nelle Commissioni riunite 10a e 11a del Senato della Repubblica, su conforme parere espresso dal Governo, una norma che introduceva misure urgenti a salvaguardia del valore e delle funzioni dell'ente e tale norma fu stralciata dal maxiemendamento con l'impegno assunto dal Governo a ripresentarla in successivo provvedimento;
con atto 9/2305/99, la Camera dei deputati ha impegnato il Governo ad adottare le misure necessarie a salvaguardia delle attività sociali e assistenziali portate avanti dall'AIG;
il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo del Governo Conte II, rispondendo agli atti di sindacato ispettivo presentati da tutti i gruppi parlamentari, ha ricordato che "Durante la conversione in Senato del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali, fu approvato e poi stralciato, l'emendamento 15.0.13 che prevedeva la soppressione dell'Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù e, conseguentemente, costituiva l'ente pubblico non economico denominato Ente Italiano Alberghi per la Gioventù (EIG), sottoposto alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il nuovo ente (EIG) sarebbe entrato a far parte degli enti di promozione economica con una nuova dotazione organica di 57 unità. Inoltre, veniva prevista la nomina di un Commissario straordinario al fine dell'adeguamento statutario e per consentire l'ordinato trasferimento dei beni e delle funzioni al nuovo Ente, nonché per la definizione dei rapporti pendenti in capo all'AIG. Gli oneri che lo Stato avrebbe sostenuto a decorrere dal 2020 sarebbero stati pari a 1,7 milioni di euro all'anno". Nelle medesime risposte, il Ministero ha ribadito che "Il Governo, oggi come un anno fa, è disponibile a valutare positivamente un'analoga proposta normativa per affrontare e risolvere l'attuale situazione dell'Associazione italiana alberghi della gioventù e salvaguardare le attività e le funzioni che questa svolge";
rilevato che:
tutte le forze politiche, sia al Senato che alla Camera, a più riprese, hanno presentato analogo emendamento che non ha tuttavia trovato spazio in conversione dei decreti emergenziali;
la situazione è stata aggravata dalla pandemia da COVID-19 ed anche per questo si rende ancora più urgente trovare una soluzione, al fine di non depauperare il patrimonio mobiliare e immobiliare dell'ente;
nonostante la situazione economica in cui versa il Paese, la curatela ha avviato le procedure per la dismissione del patrimonio immobiliare dell'AIG;
a causa della gravissima crisi economica che riguarderà l'Italia per il COVID-19 sarà necessario adottare misure e strumenti di sostegno al turismo e in particolare delle categorie più svantaggiate, tra cui rientrano quelle giovanili e quelli a basso reddito,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda intraprendere per trovare una soluzione positiva alla situazione in cui versa l'Associazione italiana alberghi per la gioventù (AIG);
quali iniziative siano state adottate a tutela del marchio storico e dei servizi di utilità sociali dell'ente;
se intenda intervenire a tutela del patrimonio immobiliare dell'ente;
se, anche a seguito delle reiterate sollecitazioni da parte del Parlamento, non ritenga opportuno adoperarsi al fine di salvaguardare le funzioni di un ente, e i relativi posti di lavoro, la cui rete di strutture, la distribuzione e il radicamento in ogni regione italiana svolgono un prezioso ruolo sociale ed educativo, oltre ad essere opportunità di conoscenza del nostro Paese, a livello nazionale e internazionale, garantendone anche crescita e coesione sociale.
(2-00087)
Interrogazioni
LA MURA - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
in data 3 luglio 2021 l'interrogante ha ricevuto, tramite PEC, un esposto, indirizzato anche al Ministro della transizione ecologica, supportato da pertinente documentazione fotografica e video, con cui si denunciava il dragaggio di ingenti quantità di posidonia accumulata nel porto di San Nicola, sito nel comune di Montecorice, e lo sversamento della stessa, insieme a sabbia, fango e rifiuti provenienti dal medesimo porto (come si evince dalle foto e video ricevuti), sulla battigia e la spiaggia dei Porcelli, ricadente nel territorio dei comuni di Montecorice e di San Mauro Cilento, nonché nel mare alla stessa prospiciente per facilitarne la dispersione;
più nel dettaglio, secondo l'esposto, in data 30 giugno 2021, CEM Costruzioni S.p.A., avrebbe dragato la posidonia insieme alla sabbia, ai fanghi e ai rifiuti nel porto di San Nicola, mediante il rimorchiatore "Vincenzo IV" e il motopontone "Lella" e con l'ausilio di una gru, per poi depositarli, senza alcun trattamento, nei luoghi suddetti;
sempre secondo l'esposto, i materiali prelevati dal porto sarebbero equiparabili a rifiuti speciali, in quanto contenenti un'elevata concentrazione di olii e derivati dal petrolio, normalmente presenti nelle acque e nei sedimenti dei porti;
a seguito di approfondimenti conseguenti all'esposto, l'interrogante è venuta a conoscenza dell'ordinanza n. 48/2021, emessa in data 28 giugno 2021 dall'ufficio circondariale marittimo di Agropoli, con cui si rendeva noto che la società avrebbe svolto lavori di rimozione della posidonia spiaggiata nel porto di Agnone del comune di Montecorice dal 28 giugno al 1° luglio 2021, avvalendosi dei seguenti mezzi navali: rimorchiatore "Vincenzo IV" e motopontone "Lella";
nell'ordinanza l'autorità marittima vietava la navigazione, l'ormeggio, l'immersione e ogni altra attività connessa agli usi civili del mare "nello specchio acqueo antistante la spiaggetta delle canne - lato Nord della località Capitello del Comune di Montecorice";
sempre a seguito di approfondimenti, l'interrogante è venuta a conoscenza di una precedente ordinanza dell'autorità marittima, n. 36/2021 del 15 giugno 2021, con cui si rendeva noto che la società avrebbe svolto i medesimi lavori nel porto di Agnone nel periodo compreso dal 16 al 18 giugno 2021, e si interdiceva la navigazione, l'ormeggio, l'immersione e ogni altra attività connessa agli usi civili del mare entro un raggio di 50 metri dai vertici dell'area interdetta dalla ditta esecutrice dei lavori;
considerato che:
sebbene le ordinanze richiamate facciano riferimento a lavori di rimozione della posidonia spiaggiata, ad avviso dell'interrogante, i mezzi navali che la società ha impiegato per la loro esecuzione, come descritti nelle ordinanze, inducono a ritenere che i lavori abbiano riguardato la posidonia presente nel porto, o meglio nelle acque portuali. Questa conclusione è supportata anche dalla documentazione fotografica e video allegati all'esposto;
se così fosse, la posidonia dragata, insieme al fango, alla sabbia e ai rifiuti, potrebbe effettivamente presentare alte concentrazioni di idrocarburi e altre sostanze inquinanti, anche di natura microbiologica, con conseguente necessità di procedere alle specifiche analisi prescritte dalla legge e all'acquisizione delle dovute autorizzazioni;
pertanto, se, come ritiene l'interrogante e appare dalla documentazione ricevuta, la posidonia è stata dragata dal porto, le operazioni sono state eseguite in violazione della richiamata disciplina, con conseguente fondato grave rischio di danno per l'ecosistema marino e costiero e le eventuali biocenosi esistenti, tra cui l'habitat della Posidonia oceanica, nonché per la salute e sicurezza dei bagnanti, atteso che l'area interessata dallo sversamento ricade nel parco nazionale del Cilento, valle di Diano e Alburni, e il relativo tratto di mare è balneabile;
oltre al pericolo di danni alla salute e all'ambiente, l'operazione di sversamento rischia di arrecare anche pregiudizi economici, incidendo sull'attività turistico-balneare e sulla pesca;
inoltre, nell'ordinanza n. 48/2021 l'autorità marittima ha interdetto la navigazione nello specchio acqueo antistante alla spiaggetta delle canne, lato nord della località Capitello del comune di Montecorice, che coincide con l'area indicata nell'esposto come sito di destinazione del materiale prelevato;
nella precedente ordinanza n. 36/2021 la medesima autorità non ha puntualmente chiarito il luogo oggetto del divieto di navigazione, sicché non è possibile comprendere ove siano stati collocati i rifiuti provenienti dall'attività di dragaggio portuale, della cui intera gestione è responsabile il produttore;
considerato, inoltre, che:
la posidonia spiaggiata si distingue dalla posidonia accumulata nei porti. Infatti, con l'espressione posidonia spiaggiata si fa riferimento alle foglie di posidonia oceanica spiaggiate naturalmente per effetto della dinamica costiera sui lidi. Tale profilo non è di poco conto in riferimento alla disciplina applicabile sia in fase di raccolta che di smaltimento;
più nel dettaglio, quanto alla disciplina della posidonia spiaggiata, ai sensi dell'art. 183, comma 1, lettera b-ter), del codice dell'ambiente, i rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle spiagge marittime sono rifiuti urbani, e ai sensi dell'art. 185, invece, la disciplina di cui alla parte IV ("Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati") non si applica "fino al 31 dicembre 2022, alla posidonia spiaggiata, laddove reimmessa nel medesimo ambiente marino o riutilizzata a fini agronomici o in sostituzione di materie prime all'interno di cicli produttivi, mediante processi o metodi che non danneggiano l'ambiente né mettono in pericolo la salute umana";
a parere dell'interrogante, l'autorità marittima è incorsa in errore, laddove ha fatto riferimento ai lavori di rimozione della posidonia spiaggiata nel porto, perché, in base alle evidenze acquisite, si tratta di posidonia accumulata nel porto, frammista a fanghi, rifiuti e sabbia, con conseguente applicazione della disciplina in tema di rifiuti da attività di dragaggio portuale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti o di altri elementi al riguardo, e quali iniziative, nei limiti delle sue competenze, intenda intraprendere al fine di evitare che le operazioni descritte possano arrecare danni all'ecosistema marino e costiero, e alle eventuali biocenosi, come, ad esempio, la prateria di Posidonia oceanica, e alla salute e sicurezza dei cittadini, nonché al fine di individuare e sanzionare eventuali responsabili delle operazioni;
se, sempre nei limiti delle sue competenze, intenda attivarsi al fine di accertare la destinazione dei rifiuti derivanti dall'attività di dragaggio effettuata dal 16 al 18 giugno 2021 e se i rifiuti derivanti dalla medesima attività effettuata nei giorni dal 28 giugno al 1° luglio 2021 e depositati sulla battigia e sulla spiaggia riferite, nonché nel tratto di mare prospiciente, siano ancora ivi depositati.
(3-02693)
ANASTASI, GIROTTO, FERRARA, CASTALDI, MANTOVANI, CAMPAGNA, D'ANGELO, TRENTACOSTE, CORBETTA, PIRRO, LOREFICE, DONNO - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
nonostante gli ambiziosi obiettivi stabiliti dalla direttiva (UE) 2018/2001 e dal piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2030 (PNIEC), l'installazione di nuovi impianti a fonti rinnovabili è estremamente in ritardo rispetto agli obiettivi previsti;
la difficoltà nel realizzare nuovi impianti è in primo luogo dovuta alla complessità dei meccanismi di autorizzazione e ciò vale soprattutto per i grandi impianti a terra;
l'articolo 6-bis, comma 1, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, introdotto dall'articolo 56 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, stabilisce: "Non sono sottoposti a valutazioni ambientali e paesaggistiche, né sottoposti all'acquisizione di atti di assenso comunque denominati, e sono realizzabili a seguito del solo deposito della dichiarazione di cui al comma 4 gli interventi su impianti esistenti e le modifiche di progetti autorizzati" rientranti nelle categorie indicate nelle lettere a), b), c), d) del medesimo articolo;
l'articolo 6-bis, comma 3, prevede: "Con le medesime modalità previste al comma 1, al di fuori delle zone A di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, e a esclusione degli immobili tutelati ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono altresì realizzabili i progetti di nuovi impianti fotovoltaici con moduli collocati sulle coperture di fabbricati rurali, di edifici a uso produttivo e di edifici residenziali, nonché i progetti di nuovi impianti fotovoltaici i cui moduli sono installati in sostituzione di coperture di fabbricati rurali e di edifici su cui è operata la completa rimozione dell'eternit o dell'amianto";
tale previsione normativa intende realizzare un'effettiva semplificazione, consentendo di autorizzare l'impianto fotovoltaico su tetto con una singola dichiarazione e sottrae a valutazioni ambientali e paesaggistiche i progetti di nuovi impianti fotovoltaici su tetto, salvo il caso in cui siano nei centri storici zone A, ovvero vi sia una specifica tutela sul bene immobile su cui viene installato l'impianto (il che accade ad esempio quando i beni immobili specificamente individuati come beni culturali ai sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004 sono dichiarati immobili di notevole interesse pubblico, ai sensi dell'articolo 136 del citato decreto legislativo);
considerato che:
presso i Comuni e gli enti preposti alla tutela del paesaggio si stanno diffondendo interpretazioni che stanno sostanzialmente svuotando di contenuto ed efficacia la citata norma, e le Soprintendenze per i beni culturali continuano a richiedere l'autorizzazione paesaggistica in tutti i casi in cui era prevista in precedenza;
il solo fatto che l'immobile si trovi in zona tutelata, secondo tali enti, basta ad escludere l'applicazione della norma di semplificazione (anche se il vincolo non grava direttamente sull'immobile, ma solo generalmente sull'area in cui l'immobile si trova);
si priva così completamente di significato la norma, laddove esclude le valutazioni paesaggistiche;
molti Comuni si rifiutano di applicare l'autorizzazione semplificata prevista dall'articolo 6-bis alla parte di impianto costituita dalle cabine per il collegamento alla rete elettrica, sostenendo che la dichiarazione si applica solo alla posa dei moduli sul tetto;
secondo l'interpretazione di tali Comuni la norma di semplificazione costringerebbe ad ottenere due autorizzazioni, una per l'installazione sul tetto e una per la costruzione della cabina elettrica, dando luogo di fatto ad un rallentamento, anziché alla semplificazione auspicata;
considerato inoltre che, a parere degli interroganti:
non è sufficiente approvare norme di semplificazione, senza fornire chiare istruzioni, affinché le stesse siano interpretate in coerenza con le loro finalità e non sia completamente disatteso lo scopo in sede attuativa;
i ritardi nell'installazione di nuovi impianti a fonte rinnovabile, oltre a ritardare il percorso verso la piena decarbonizzazione (oggi uno degli obiettivi primari della Comunità europea e degli Stati membri), hanno anche impatti significativi sia dal punto di vista sanitario e ambientale, che da quello economico, poiché tali impianti concorrono significativamente, almeno nelle ore centrali della giornata, ad abbassare il prezzo dell'energia che è di nuovo in forte risalita;
occorre al più presto dissipare i dubbi che bloccano la semplificazione delle procedure per l'installazione degli impianti fotovoltaici sui tetti ai sensi dell'articolo 6-bis del decreto legislativo n. 28 del 2011,
si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per dissipare i dubbi interpretativi esposti e valutare, in particolare, l'opportunità di porre in essere atti che chiariscano la ratio legis di semplificazione, con riferimento alla norma in questione, che consente di prescindere dalle valutazioni ambientali e paesaggistiche nei casi indicati, fatta salva l'ipotesi di vincoli riferiti specificamente agli immobili interessati.
(3-02694)
NATURALE, TRENTACOSTE, PAVANELLI, FERRARA, L'ABBATE, MARINELLO, ROMAGNOLI, AGOSTINELLI, ROMANO, LANZI, RUSSO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
il settore dell'olio di oliva italiano sta attraversando, ormai da qualche tempo, difficoltà strutturali e commerciali nonostante la qualità delle produzioni e il ruolo assunto dall'Italia nel mercato internazionale;
l'Italia oscilla tra la seconda e la terza posizione quale Paese produttore, secondo come esportatore nonché primo importatore e primo consumatore di olio di oliva;
in ambito commerciale l'Italia subisce la concorrenza della Spagna soprattutto per i prodotti di massa, mentre riesce a differenziarsi dalle dinamiche del mercato iberico sull'olio extravergine di maggiore qualità;
il settore ha bisogno di una nuova spinta che sposti l'obiettivo ancora di più verso la qualità delle produzioni, per migliorare la competitività, salvaguardando allo stesso tempo il ruolo dell'olivicoltura che rende unici alcuni territori italiani;
considerato che:
il 28 giugno 2021 i Ministri dell'agricoltura dell'Unione europea hanno accettato l'accordo provvisorio raggiunto con il Parlamento europeo sugli elementi chiave della riforma della politica agricola comune (PAC);
ora inizia un percorso a livello interistituzionale sui dettagli tecnici restanti della proposta di riforma, che successivamente sarà formalmente approvata sia dal Parlamento europeo che dal Consiglio. La nuova PAC coprirà il periodo 2023-2027, fino ad allora si continuerà ad applicare un regime transitorio concordato nel 2020;
gli Stati membri avranno tempo fino al 31 dicembre 2021 per sottoporre i loro progetti di piani strategici nazionali alla Commissione per approvazione;
tenuto conto che:
nel settore primario, in un contesto di sostenibilità economica, ambientale e sociale, è opportuno esaminare una serie di nodi irrisolti che caratterizzano l'olivicoltura nazionale con un ruolo che non solo va consolidato, ma, se possibile, accresciuto;
in Italia esistono oltre 500 cultivar che danno vita a oli con profili aromatici unici nel panorama mondiale, un patrimonio di biodiversità riconosciuto in tutto il mondo. Ma il settore è molto frammentato, con oliveti che hanno bisogno di essere rinnovati, difficoltà nel ricambio generazionale e un'endemica mancanza di programmazione a medio-lungo termine. La riforma della PAC per la nuova programmazione 2023-2027 è il momento ideale per mettere nel giusto ordine i punti di forza e di debolezza del settore e nel contempo comporre una strategia complessiva;
la strategia più adatta a valorizzare e rendere competitivo il settore olivicolo italiano dovrebbe incidere direttamente sull'intera filiera, dagli oliveti alla trasformazione, con relativa promozione e commercializzazione, secondo paradigmi di qualità e sostenibilità finalizzata alla sicurezza dell'ambiente e della salute dei cittadini;
secondo ISMEA, uno dei difetti principali è la carenza informativa relativa alla struttura dei costi, peraltro di difficile definizione proprio per la grande diversità delle aziende olivicole e dei numerosi modelli produttivi che caratterizzano il panorama nazionale, in cui si registra una grande variabilità dell'olivicoltura italiana anche sotto il profilo della redditività, dipendentemente dall'area geografica e dall'annata di "carica" o "scarica";
ancora ISMEA sottolinea come negli ultimi anni abbiano sofferto soprattutto le regioni del Sud e in particolare la Puglia, che da sola rappresenta più della metà di tutta la produzione di olio in Italia e che è stata colpita da una flessione produttiva non solo per la Xylella ma a causa delle condizioni climatiche avverse degli ultimi anni (gelate, problemi fitosanitari, eccetera);
occorre orientare le scelte politiche sostenendo maggiormente le aree olivicole più vocate per competere sul mercato globale e nel contempo evitare l'abbandono degli oliveti nelle aree più marginali, fenomeno peraltro in preoccupante espansione, dove l'olivo rappresenta una preziosa risorsa paesaggistica fondamentale per prevenire il dissesto idrogeologico;
bisogna inoltre considerare la necessità di sostegno alle aziende anche riguardo alla gestione diretta e all'aggiornamento tecnico, con adozione di piattaforme informatiche utili al complessivo miglioramento gestionale nonché l'importanza, per le zone marginali ma anche per le aree vocate, di contribuire in questo modo anche a un contenimento o a una riduzione dei costi di produzione;
dall'ultimo rapporto ISMEA, si evidenzia l'esigenza di una cabina di regia che elabori una strategia condivisa di medio e lungo termine e che, dopo aver fissato alcuni obiettivi, possa utilizzare al meglio gli strumenti messi a disposizione dalla PAC, sia nel primo che nel secondo pilastro;
il piano olivicolo nazionale stenta a decollare e la sua applicazione è necessaria per frenare il decremento della produzione, favorire la programmazione commerciale, creare innovazione tecnologica per nuove soluzioni di produzione;
considerato infine che, in relazione al settore dell'olio d'oliva e delle olive da tavola, le risorse finanziarie dell'Unione allocate per l'Italia saranno di 34,59 milioni di euro annui, che verranno limitate al 30 per cento del valore della produzione commercializzata dalle organizzazioni di produttori e dalle loro associazioni per il 2023 e 2024, al 15 per cento per il 2025 e 2026, e al 10 per cento per il 2027,
si chiede di sapere:
quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, nell'ambito del piano strategico nazionale, per salvaguardare le nostre produzioni olivicole al fine di mantenere alta la qualità, favorire una maggiore e più stabile redditività per gli olivicoltori nonché limitare le importazioni di oli esteri;
se non intenda procedere ad una serie di interventi per favorire la maggiore produzione olivicola italiana, la promozione dell'innovazione in ambito della sostenibilità ambientale, l'istituzione di una cabina di regia statale per l'applicazione del piano olivicolo, la revisione delle associazioni di produttori secondo un modello imprenditoriale e non assistenziale, la riduzione del fenomeno delle speculazioni sui prezzi e il rafforzamento dei controlli per impedire frodi e contraffazioni.
(3-02696)
PITTELLA, ASTORRE, BOLDRINI, CERNO, CIRINNA', COLLINA, COMINCINI, FEDELI, FERRAZZI, GIACOBBE, IORI, LAUS, MANCA, MARCUCCI, MARGIOTTA, MISIANI, ROJC, PINOTTI, ROSSOMANDO, STEFANO, VALENTE, VERDUCCI, TARICCO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il 6 luglio 2021, durante l'assemblea annuale dell'Associazione bancaria italiana, il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, in un passaggio della propria relazione, ha evidenziato il rischio di possibili situazioni critiche negli istituti bancari di minori dimensioni, che in assenza di adeguate soluzioni richiederanno pronti interventi da parte della Banca d'Italia;
nel sistema bancario italiano vi sono diversi intermediari di medie e piccole dimensioni in grado di competere sul mercato, alcuni dei quali presentano modelli di business innovativi, strutture operative snelle, costi contenuti e sistemi informativi avanzati, mentre altri, anche se più tradizionali, hanno attivato piani industriali solidi e lungimiranti o aumentato la scala della propria operatività mediante operazioni di aggregazione;
in questo panorama rimane, tuttavia, un numero non trascurabile di istituti bancari di medie e piccole dimensioni che, anche in conseguenza del lungo periodo di recessione innescato dall'emergenza sanitaria da COVID-19, faticano ad adattarsi al mutamento del contesto esterno, in ragione di difficoltà strutturali derivanti da modelli di attività non più sostenibili e da significative carenze nel governo societario;
i problemi di maggiore rilievo sono concentrati prevalentemente tra gli istituti con modelli di attività tipici della banca commerciale tradizionale. Alla fine del 2020 i costi operativi delle quasi 60 banche commerciali meno significative, la cui incidenza in termini di depositi era pari all'8 per cento, assorbivano in media circa tre quarti dei ricavi e in numerosi casi il rapporto tra costi e ricavi era tale da lasciare solo una piccola parte dei proventi ordinari per la copertura del rischio di credito, gli investimenti innovativi, la remunerazione del capitale e il rafforzamento patrimoniale;
per tali banche, in assenza di piani di recupero dell'efficienza sul fronte dei costi, in primis del personale, e di chiare prospettive di rilancio da parte degli organi di dirigenza e della compagine sociale, non è da escludere che nel prossimo futuro si verifichino casi di crisi, con pesanti ricadute sui depositanti che ne rimarranno coinvolti;
il percorso di risanamento degli istituti bancari di minori dimensioni individuati come a maggiore rischio per costi di funzionamento elevati e per basso livello reddituale, secondo quanto evidenziato dallo stesso governatore Visco, non potrà prescindere: a) da una riduzione dei costi del personale, in quanto il numero eccessivo degli addetti è un tratto comune a molte banche commerciali tradizionali e assume maggiore criticità per quelle di minore dimensione; b) dall'integrazione con altri intermediari dotati di livelli di efficienza più elevati, senza la quale sarebbero concrete le prospettive di uscita dal mercato;
in tale inevitabile percorso di risanamento, appare indispensabile salvaguardare quanto più possibile le esigenze di prossimità e di presenza degli istituti bancari nei territori, in particolare nelle aree interne del Paese;
considerato che:
in caso di necessità, gli interventi del fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) rappresentano uno strumento efficace per la gestione delle crisi di banche di medie e piccole dimensioni, per le quali in base agli attuali orientamenti a livello comunitario la procedura di risoluzione non risulta applicabile;
per le banche con totale attivo inferiore a 5 miliardi di euro è previsto un ulteriore strumento costituito dallo schema per l'aiuto di Stato a supporto di operazioni di cessione di attività e passività in liquidazione, previsto dal "decreto rilancio" del maggio 2020 e approvato poi dalla Commissione europea, con durata fino a novembre 2021 e condizioni che ne rendono però complesso e incerto l'utilizzo;
rilevato che:
nel corso degli ultimi 20 anni numerosi risparmiatori sono rimasti duramente colpiti dalle situazioni di default di istituti bancari che hanno impoverito cittadini e territori, ancora oggi alle prese con le conseguenze di quelle crisi. I default bancari e finanziari che si sono succeduti nel nostro Paese e all'estero hanno coinvolto oltre 1,2 milioni di risparmiatori italiani, i quali hanno perso complessivamente circa 44 miliardi di euro investiti in azioni, obbligazioni e titoli vari, con una perdita media di 35.154 euro a risparmiatore;
in questa fase di ripresa del nostro sistema economico, già duramente colpito dall'emergenza sanitaria, appare indispensabile intervenire per tempo al fine di evitare il ripetersi di qualsiasi default bancario,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti e quali iniziative di propria competenza intenda adottare al fine di evitare il verificarsi di possibili default di istituti bancari di medie e piccole dimensioni, già sotto osservazione da parte della Banca d'Italia;
se intenda procedere ad un potenziamento degli strumenti già vigenti e previsti per la gestione delle crisi di banche di medie e piccole dimensioni tenendo presente che, considerate le specifiche del tessuto economico italiano, basato su l'ampia diffusione di piccole e medie imprese, artigiani, professionisti e sull'agricoltura, appare opportuno salvaguardare quanto più possibile la presenza degli istituti bancari di prossimità, specie nelle aree interne del Paese;
se non ritenga necessario, a tutela dei depositanti, adottare iniziative affinché la dirigenza e la compagine sociale degli istituti bancari, a fronte dell'attuale stato di inerzia, adottino rapidamente specifici piani di recupero dell'efficienza dei rispettivi istituti sul fronte del rapporto tra costi e ricavi o iniziative spontanee di integrazione con altri intermediari dotati di livelli di efficienza più elevati.
(3-02698)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
Minori (Salerno), centro della costiera amalfitana situato tra Maiori e Ravello sotto tutela dell'UNESCO dal 1997, vanta una villa maritima del I secolo d.C. che è l'esempio più notevole e meglio conservato, in Campania, di siffatte residenze, perché potenti depositi alluvionali ne hanno assicurato la conservazione per molti secoli, preservandola dalla ruderizzazione così come da un riuso capace di modificarla sensibilmente;
molto meno celebre di altri complessi edilizi antichi e aree archeologiche della stessa regione, ciò nonostante nel 2019 la villa di Minori, che si sviluppava su due piani, con un'estensione di circa 2.500 metri quadri, è stata visitata da circa 30.000 persone, collocandosi al secondo posto nella classifica dei siti gestiti dal Ministero della cultura in provincia di Salerno;
a poco meno di un secolo dalla sua riscoperta, la villa versa, oggi, in condizioni disperate, a causa di una gestione scellerata che, ormai da molti anni, non le assicura le necessarie manutenzioni e restauri: vegetazione infestante all'aperto, muffa e umidità negli spazi chiusi imperversano senza risparmiare le decorazioni musive dell'area tricliniare, gli affreschi che adornano il colonnato del peristilio e le 8 stanze interne, interdette al pubblico da tempo immemorabile. Le pitture parietali sono ormai compromesse dalle infiltrazioni d'acqua che, nel corso del tempo, ne hanno alterato i contorni. Di recente, inoltre, le piogge incessanti hanno reso sdrucciolevole e dunque pericoloso ciò che resta dei piani inferiori calpestabili;
il nucleo della villa, cioè il giardino (viridarium), appare decisamente trascurato, e ospita una piscina (natatio) la cui acqua è perennemente torbida, invasa da blatte e pesci morti che talvolta affiorano in superficie (secondo le testimonianze di alcuni visitatori riportate su "TripAdvisor"), suggerendo un'insopportabile negligenza e un disinteresse pressoché totale da parte del Ministero, che ha finora negato alla villa di Minori qualsiasi valorizzazione in senso culturale;
persino un'illuminazione predisposta per far risaltare pregevoli elementi artistici e architettonici è oggi fuori uso e pare che un finanziamento di alcuni anni fa, finalizzato all'allestimento di proiettori, sia stato nei fatti vanificato: i proiettori sono accantonati in mezzo alla vegetazione spontanea e alle muffe;
la villa, che è gestita dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Salerno e Avellino, viene tirata a lucido solo in occasione delle periodiche riprese televisive per la promozione turistica di Minori, com'è accaduto anche pochi giorni or sono, ma le poche immagini trasmesse hanno sempre sorvolato sull'incuria e il degrado che affliggono il complesso monumentale, peraltro stigmatizzate già nel 2016 da un reportage di Alberto Custodero per "la Repubblica" che, giustamente, suscitò non poco scalpore ("Costiera amalfitana, Minori: villa romana tra muffa e incuria");
valutato che:
rimasta chiusa quando, a fine aprile 2021, calando l'emergenza sanitaria, sono stati riconsegnati alla collettività musei e parchi archeologici, la villa di Minori ha riaperto i suoi cancelli soltanto il 5 giugno 2021, consentendo l'ingresso (come sempre gratuito) da mercoledì a domenica, ed esclusivamente al mattino. Fra delusione e sconcerto, molti turisti desiderosi di visitarla sono perciò costretti ad accontentarsi di fotografarla dall'esterno;
ancora all'inizio dell'anno in corso, sia i mass media sia i politici locali hanno commentato positivamente la notizia, diffusa dalla Soprintendenza competente, dello stanziamento di 5 milioni di euro a favore della villa da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) (si legga "Villa Romana di Minori, pronti 5 milioni di euro per il progetto di restauro" su "fanpage" e "Villa Romana di Minori, pronti 5 milioni di euro per il progetto di restauro" su "twnews"), finora improduttivo, però, di alcun intervento,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se sia in grado di spiegare perché, nonostante l'urgenza degli interventi di tipo conservativo necessari alla tutela della villa maritima di Minori, gioiello archeologico della Campania e del Paese, per anni il Ministero l'abbia lasciata deperire senza garantirle i fondi necessari a contrastare il degrado né, d'altra parte, abbia fissato un costo di accesso (nonostante i numeri importanti dei visitatori) i cui ricavi potessero contribuire alla salvaguardia di questo straordinario bene culturale, invece di limitarsi a ridurre progressivamente gli spazi fruibili;
perché, inoltre, tenuto conto dello stato di pericolosità del complesso, conseguenza di mancati manutenzioni e restauri, considerato ragione sufficiente ad impedirne o regolarne gli ingressi, vi si autorizzi annualmente lo svolgimento, durante il periodo estivo, di manifestazioni e spettacoli che comportano, concentrata in un arco di tempo limitato, una considerevole affluenza di persone;
se, a fronte del finanziamento CIPE da 5 milioni di euro, possa dare rassicurazioni circa la qualità della progettazione in atto, che, nonostante la complessità e la multidisciplinarietà delle problematiche da affrontare, la Soprintendenza si sarebbe riservata formando un gruppo di lavoro costituito esclusivamente da personale interno e prevedendo collaborazioni con l'Istituto centrale del restauro e con l'università solo per specifici ambiti d'intervento;
quale sia, infine, lo stato di avanzamento della progettazione e se sia in grado di indicare date certe per l'avvio dei lavori, la cui urgenza e improcrastinabilità avrebbero dovuto costringere l'amministrazione ad attivarsi con ben maggiore tempismo.
(3-02700)
STEFANO, MALPEZZI, BITI, ROJC, PITTELLA, FEDELI, IORI, MARGIOTTA, CERNO, D'ALFONSO, BOLDRINI, D'ARIENZO, CIRINNA', TARICCO, FERRAZZI, MANCA, MARILOTTI - Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale. - Premesso che:
il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) costituisce un'occasione per il rilancio del Mezzogiorno e per la ripresa del processo di convergenza con le aree più sviluppate del Paese;
il PNRR mette a disposizione delle 8 regioni del Mezzogiorno un complesso di risorse pari a non meno del 40 per cento delle risorse territorializzabili del PNRR, pari a circa 82 miliardi di euro, incluso il fondo nazionale complementare al PNRR. Questi dati sono contenuti in un'apposita tabella, pubblicata sul sito del Governo, in cui sono ripartiti tra le 6 missioni gli 81,55 miliardi di euro destinati al Mezzogiorno e in particolare: 14,58 per la missione 1 (digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura); 23 miliardi per la missione 2 (rivoluzione verde e transizione ecologica); 14,53 per la missione 3 (infrastrutture per una mobilità sostenibile); 14,63 miliardi per la missione 4 (istruzione e ricerca); 8,81 per la missione 5 (inclusione e coesione) e 6 miliardi di euro per la missione 6 (salute);
diversi organi di stampa ed emittenti televisive riportano l'allarme, sulla base del dossier elaborato dai Servizi studi delle due Camere, circa l'effettiva destinazione al Mezzogiorno degli 82 miliardi di euro ipotizzati in fase di progettazione del PNRR, lamentando che solo 35 miliardi su 82 abbiano l'effettiva destinazione territoriale al Mezzogiorno, mentre per gli altri la destinazione territoriale è rimessa a scelte successive;
la coesione sociale e territoriale rappresenta uno dei pilastri fondamentali su cui poggia la programmazione dell'intero PNRR e la mancanza di chiarezza sul punto della localizzazione territoriale degli interventi rischia di alimentare preoccupazioni e incertezze nei cittadini del Mezzogiorno,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che degli 81,55 miliardi di euro destinati al Mezzogiorno dal PNRR solo 35 abbiano una localizzazione territoriale già definita, mentre per le altre risorse si debba ancora procedere all'effettiva ripartizione nei territori;
quale sia in concreto la quota esatta di risorse destinate al Mezzogiorno, ripartita nelle singole missioni e nelle singole componenti del PNRR, quale la quota a valere sulle risorse a fondo perduto e la quota a valere sui prestiti, quale l'eventuale quota da definire successivamente e quali siano le modalità per la ripartizione delle risorse.
(3-02701)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
BINETTI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:
le università statali stanno incontrando notevoli difficoltà per emanare i bandi relativi all'esame di ammissione del 7 settembre 2021 per i corsi di laurea delle professioni sanitarie;
per la prima volta negli ultimi 21 anni accade che ben 14 delle 37 università statali italiane non sono riuscite a pubblicare i bandi di ammissione entro la scadenza del 9 luglio 2021 (scadenza legata ai 60 giorni che devono precedere la data degli esami di ammissione del 7 settembre, come previsto dall'art. 4 della legge n. 264 del 1999) a causa della mancanza del decreto ministeriale sull'assegnazione dei posti per i vari atenei;
le 14 università che non hanno potuto pubblicare il bando sono quelle di: Milano "Bicocca", Pavia, Padova, Genova, Bologna, Modena, Parma, Chieti, L'Aquila, Campobasso, Napoli "Vanvitelli", Napoli "Federico II", Bari e Foggia;
16 università (Novara, Milano "Statale", Varese, Verona, Trieste, Udine, Ferrara, Firenze, Pisa, Ancona, Perugia, Salerno, Catanzaro, Catania, Cagliari e Sassari), più che restare in attesa del decreto, hanno comunque pubblicato il bando per numero di posti stabilito in base al rispettivo potenziale formativo, avvisando che il suddetto numero di posti messi a disposizione è provvisorio e riservandosi di aggiornare il bando in seguito alla successiva emanazione del decreto;
le restanti 7 università di Torino, Brescia, Siena, Roma "Sapienza", Roma "Tor Vergata", Messina e Palermo hanno, invece, deciso per una procedura intermedia e cautelativa pubblicando i bandi, ma senza indicare il numero dei posti disponibili, in attesa del decreto;
il ritardo nell'emanazione del decreto da parte del Ministero dell'università e della ricerca è inoltre legato all'inadempienza da parte della Conferenza Stato-Regioni in quanto quest'ultima, pur avendo ricevuto da maggio dal Ministero della salute i dati dei fabbisogni formativi rilevati e discussi con le Regioni e con gli ordini delle 22 professioni, non ha ancora definito l'apposito accordo annuale sull'assegnazione dei posti per regione e per professione, nonostante si tratti di un semplice e ordinario atto di ratifica che, per legge, deve essere concluso entro il 30 aprile di ogni anno ai sensi del decreto legislativo n. 502 del 1992, art. 6-ter;
l'assenza dell'accordo ha quindi finora impedito al Ministero dell'università di convocare l'apposito tavolo tecnico di consultazione con i rappresentanti del Ministero della salute, dei rettori, della conferenza dei corsi, dell'osservatorio professioni sanitarie dello stesso Ministero dell'università, delle Regioni e degli ordini professionali,
si chiede di sapere quando si intenda pubblicare il decreto relativo ai corsi di laurea delle professioni sanitarie, tenendo conto delle aspettative che riguardano migliaia di studenti interessati a frequentare i corsi di laurea.
(3-02695)
BINETTI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
il bambino L.A., nato a Roma, in base ad alcuni provvedimenti del Tribunale per i minorenni di Roma è stato allontanato dalla sua famiglia, ad avviso dell'interrogante in modo inadeguato e inopportuno, e collocato in una in casa famiglia con divieto di ogni contatto con la madre;
la signora Massaro, madre del bambino, non ha mai presentato una condotta pregiudizievole nei confronti del figlio minore e la sola motivazione per la quale subisce, insieme al figlio, questo trattamento inumano e degradante è l'accusa di non aver favorito, o addirittura di aver ostacolato, il rapporto del bambino con il padre;
il minore ha manifestato dinanzi all'autorità giudiziaria nel 2017 e alle consulenti tecniche di ufficio, che si sono susseguite negli anni, la volontà di non essere allontanato dalla madre;
il bambino versa in condizioni di salute precaria, oggettivamente documentata, situazione che avrebbe di per sé richiesto una protezione del bambino da qualsiasi esposizione a situazioni potenzialmente traumatiche per lui;
a causa della situazione di salute del bambino i medici si sono espressi negativamente in ordine ad un suo trasferimento;
l'allontanamento del minore dalla mamma, nelle sue attuali condizioni, appare quindi come un'operazione illegittima costituente un abuso di potere nei confronti del bambino, a seguito della quale è stato esposto ad un grave rischio della sua salute;
inoltre, il mancato supporto al bambino e alla sua famiglia sul piano socio-sanitario, nonostante le innumerevoli richieste di aiuto rivolte dalla madre alle autorità competenti, costituisce una grave violazione dei diritti umani e contraddice i principi costituzionali fondanti lo Stato di diritto, primi tra tutti la libertà personale tutelata dall'art. 13 Costituzione e il diritto alla salute protetto dall'art. 32 Costituzione;
la situazione di allontanamento dalla famiglia in cui versa il piccolo L. è analoga a quella di molti altri bambini e il loro caso è stato spesso oggetto di interrogazioni rivolte al Ministro della giustizia, al Ministro per la famiglia, al Ministro della salute e perfino al garante dell'infanzia, senza mai ottenere nessuna risposta soddisfacente, come se fosse quasi impossibile risalire alle autorità competenti;
in molteplici circostanze è stato più volte ribadito come la diagnosi di PAS (sindrome di alienazione parentale) che viene rivolta alla madre di L. sia priva di qualsiasi fondamento scientifico;
sull'abuso di questa diagnosi usata per allontanare i bambini dalle loro famiglie e ricollocarli in case famiglia si è scritto e detto molto, anche per una serie di inchieste ben note, per cui è stata recentemente istituita una Commissione d'inchiesta bicamerale;
la Commissione d'inchiesta è stata istituita nella piena consapevolezza del fatto che casi analoghi a quello di L. siano davvero fin troppo frequenti e che questi bambini soffrano di danni gravissimi per il loro sviluppo psicofisico e che spesso anche la loro madre esca distrutta da questa prassi;
mentre si cerca di fare chiarezza su una prassi che appare malauguratamente consolidata, molti bambini continuano a soffrire di questo allontanamento che li penalizza, ma anche ognuno dei suoi genitori, tra i quali le madri, che spesso sono quelle che pagano il prezzo più alto,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di casi come quello di L. e del fatto che il bambino sia stato forzatamente prelevato dalla sua casa e dalla sua scuola da operatori che comunque dipendono dal suo Ministero e che eseguono ordini senza avere una chiara rappresentazione della sostanziale ingiustizia del procedimento.
(3-02697)
RICCIARDI, TURCO, PRESUTTO, PELLEGRINI Marco, CASTELLONE, TRENTACOSTE, FERRARA, VACCARO, PISANI Giuseppe, GALLICCHIO, FENU, ROMANO, GAUDIANO, CAMPAGNA, LOREFICE, PAVANELLI, LOMUTI, D'ANGELO, PIARULLI - Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale. - Premesso che:
in data 20 aprile 2021 sul sito internet del Ministro per il Sud e la coesione territoriale è stato pubblicato un approfondimento recante "Fondi destinati al Sud nei prossimi anni". In particolare, si riporta, testualmente, che al Mezzogiorno "andrà il 40% dei fondi territorializzabili, ossia circa 82 miliardi su un totale di 206";
in data 6 luglio 2021 "Il Mattino" ha pubblicato un articolo dal titolo "Beffa Recovery per il Sud, 80 miliardi annunciati ma nel testo non c'è traccia". Nel testo, firmato dal professor Gianfranco Viesti, si lamenta il fatto che al Sud sono garantiti appena 35 miliardi di euro del recovery fund, risultando "introvabili le risorse nel PNRR inviato all'UE", come si legge nel sottotitolo;
relativamente agli investimenti nel Mezzogiorno previsti dal piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e dal "fondo complementare", da una tabella pubblicata si apprende che, a fronte degli 81,6 miliardi di euro indicati dal Governo (pari al 40 per cento degli stanziamenti totali), risultano presenti nelle singole misure appena 35,3 miliardi, pari al 16 per cento degli stanziamenti totali;
più specificamente, per la "missione 1", a fronte dei 14,6 miliardi di euro indicati dal Governo, risultano presenti nelle singole misure solo 3,7 miliardi. Per la "missione 2", a fronte dei 23 miliardi indicati dal Governo, risultano presenti nelle singole misure solo 7,7 miliardi. Per la "missione 3", a fronte dei 14,5 miliardi indicati dal Governo, risultano presenti nelle singole misure solo 13,6 miliardi. Per la "missione 4", a fronte dei 14,6 miliardi indicati dal Governo, risultano presenti nelle singole misure solo 5,1 miliardi. Per la "missione 5", a fronte degli 8,8 miliardi indicati dal Governo, risultano presenti nelle singole misure solo 4,2 miliardi. Per la "missione 6", a fronte dei 6 miliardi indicati dal Governo, risulta presente nelle singole misure solo un miliardo di euro;
il professor Viesti ritiene che sommando gli stanziamenti di ciascuna linea di intervento destinati al Mezzogiorno risultano impegnati solo 22 miliardi di euro a fronte degli 82 previsti. Le risorse allocate sicuramente al Sud sono 22 e non 82 miliardi, cioè il 10 per cento del totale, anche se è altamente probabile che almeno altri 13 miliardi di euro saranno spesi nel Mezzogiorno;
lo stesso Viesti solleva che solo in parte questi 35 miliardi di euro finanziano interventi nuovi. "Certamente i nuovi binari fra Napoli e Bari, inclusi in questa cifra, disponevano di un finanziamento. Si tratta di una sorta di partita di giro finanziaria (...). Questo non significa affatto che al Sud arriveranno solo 35 miliardi, ma che quelli sono garantiti. Per gli altri si vedrà. Il Governo ha cioè preso un generale impegno politico a favore del Sud: ma a tale impegno non ha fatto seguire una redazione conseguente e coerente del Piano. In alcune linee di intervento si trova una precisa indicazione alla localizzazione territoriale della spesa, ma in molte altre no. Non possono essere differenze dovute al caso, ma sono i frutti di precise scelte (...). Esiste un concreto pericolo che gli investimenti del PNRR al Sud alla fine potrebbero essere meno, ma molti meno di 80 miliardi";
infine, relativamente alle risorse "non territorializzabili", nell'articolo di stampa si chiede dove andranno a finire le risorse, assolutamente maggioritarie, per le quali non vi è un'allocazione territoriale predefinita sostenendo che molto probabilmente finiranno in parte dove l'economia è più forte e ci sarà maggior "tiraggio" delle misure, in parte l'esito dipenderà dai contenuti delle norme attuative di riparto stabilite dai diversi Ministeri che hanno le responsabilità. In parte rilevante dipenderà però dall'esito dei bandi che essi predisporranno per allocare su base competitiva le risorse fra i diversi beneficiari. E dai criteri che essi definiranno per questi bandi;
infine l'articolo riferisce che, ad esempio, nel primo bando sugli asili nido (che già usa risorse del PNRR) "sono stati inseriti diversi criteri che non favoriscono certo chi oggi non ha",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda confermare che, a fronte degli 81,6 miliardi di euro previsti per il Mezzogiorno nel PNRR e nel "fondo complementare", risultano presenti nelle singole misure di spesa appena 35,3 miliardi di euro per il Sud, pari al 16 per cento degli stanziamenti totali;
se quanto riportato dalla stampa relativamente al concreto pericolo che gli investimenti del PNRR al Sud potrebbero essere molti meno di 80 miliardi di euro corrisponda al vero;
quali siano i motivi per cui in alcune linee di intervento del piano sia presente una precisa indicazione alla localizzazione territoriale della spesa e in molte altre no;
se intenda garantire che verranno destinati al Sud almeno gli importi previsti nel PNRR approvato dal Parlamento, seppur in misura minore rispetto a quelli spettanti se fossero stati adoperati i parametri indicati dalla Commissione europea;
quali siano le modalità attraverso cui verranno stabiliti i riparti delle risorse prive di un'allocazione territoriale predefinita;
se, riguardo alle risorse non territorializzabili, intenda istituire sistemi di monitoraggio e di informazione ai cittadini (open data) sui contenuti delle norme attuative di riparto e sui criteri di riparto previsti dai bandi al fine di garantire il rispetto dell'equità territoriale.
(3-02699)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CRUCIOLI, ANGRISANI, CORRADO, GRANATO - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
i portuali genovesi hanno a più riprese denunciato il transito nel porto di Genova di armi dirette verso scenari di guerra;
su tale vicenda è stata recentemente presentata un'interrogazione, 4-05758, per la quale si attende una doverosa e celere risposta da parte dei Ministri in indirizzo;
da fonti giornalistiche (articolo pubblicato il 6 luglio 2021 sulla pagina "world news" dall'agenzia di stampa "Reuters") si è appreso che il transito incontrastato di armi, anche in violazione degli indirizzi espressi dal Parlamento, sarebbe consentito da una recente direttiva del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
tale direttiva risulterebbe contrastante con l'orientamento espresso dal Governo Conte II, che giustificava la decisione di un fermo dell'export di armi per via del coinvolgimento di Arabia saudita ed Emirati arabi nella guerra in Yemen;
come denuncia da tempo "Amnesty International", i raid colpiscono in modo indiscriminato la popolazione. Il triste bilancio di questa guerra è di oltre 6.000 morti, 2,5 milioni di sfollati, abusi, crimini di guerra. Ospedali, scuole, fabbriche e campi profughi bombardati. Oltre 1.000 bambini uccisi nei raid e oltre 740 morti nei combattimenti;
nessuna rilevante iniziativa politica italiana risulta essere stata assunta nell'ambito dell'Unione europea al fine di condividere una comune pressione verso i Paesi coinvolti nelle operazioni militari in corso nello Yemen. E nessuna rilevante iniziativa politica risulta essere stata assunta nei confronti dei due Paesi verso i quali oggi si allenta l'embargo,
si chiede di conoscere quali siano le direttive espresse dal Governo, ed in particolare dal Ministero degli affari esteri, in materia di commercio e di transito di armi verso teatri di guerra o verso Paesi che non rispettano i diritti umani e le convenzioni internazionali, con particolare riferimento all'Arabia saudita e agli Emirati arabi.
(4-05785)
MARINO, CUCCA, MAGORNO, SBROLLINI, VONO, GARAVINI, CARBONE - Al Ministro della salute. - Premesso che:
i risultati sino a qui raggiunti dalla campagna vaccinale possono dirsi soddisfacenti, sebbene il percorso sia ancora lontano dall'essere concluso: da quanto emerge dal report della struttura commissariale per l'emergenza, durante la prima settimana di luglio, infatti, è stata raggiunta una quota superiore a 21 milioni di individui vaccinati, per un totale di oltre 55 milioni di somministrazioni effettuate;
e tuttavia, sono ancora diverse le sfide che ci si trova di fronte per raggiungere l'ambizioso obiettivo di vaccinare entro settembre l'80 per cento degli italiani, arrivando entro quel mese ad un alto livello di immunizzazione della popolazione complessiva: dall'individuazione di corsie preferenziali per le vaccinazioni di professori e personale scolastico e universitario, come è stato promosso dallo stesso commissario per l'emergenza Figliuolo, al monitoraggio riguardo alla diffusione delle ultime varianti, alla somministrazione vaccinale per tutte quelle categorie di persone che non rientrano formalmente tra i destinatari delle dosi;
per quanto attiene a quest'ultimo aspetto, occorre riflettere sul fatto che, in taluni casi, il possesso della tessera sanitaria o l'assegnazione ad un medico di base si qualificano quali condizioni imprescindibili senza le quali non si può aver accesso alla somministrazione delle dosi di vaccino;
in questo senso, ad un'ampia moltitudine di persone risulta oggi preclusa la possibilità di ricevere il vaccino: si può far riferimento, a titolo di esempio, agli immigrati senza permesso di soggiorno, ai cittadini comunitari in condizione di irregolarità amministrativa, ai richiedenti asilo che ancora non hanno accesso al servizio pubblico, agli apolidi e ai soggetti socialmente fragili o senza dimora, e comunque a tutti coloro che sono sprovvisti di medico di base e che riscontrano difficoltà di accesso al SSN;
proprio per far fronte a tali criticità, alcune Regioni stanno promuovendo azioni volte ad includere anche le suddette categorie all'interno della campagna vaccinale;
tra i vari esempi, si può citare quello dell'Emilia-Romagna, dove nel relativo portale per le vaccinazioni, nello specifico, sono accettati anche i codici STP (stranieri temporaneamente presenti) e ENI (europei non iscritti), o quello della Puglia, che ha incluso STP ed ENI tra i soggetti che possono sottoscrivere la manifestazione di interesse per la vaccinazione, necessaria per l'inserimento nelle liste vaccinali. Nella direzione inaugurata da questi due virtuosi esempi, dunque, si stanno inserendo anche le altre Regioni italiane: è il caso, tra le altre, della Sicilia, dove saranno a breve allestiti due punti di vaccinazione straordinari da parte dell'ASP di Ragusa a San Giacomo e a Marina di Ragusa;
considerato che:
tra i soggetti non ancora inclusi nelle liste di somministrazione del vaccino, sono presenti anche persone con elevata fragilità o soggetti svantaggiati;
la previsione di inserire anche tali soggetti tra le categorie che possono essere destinatarie delle dosi vaccinali assume un'importanza determinante non solo per quanto attiene al rispetto e alla garanzia del diritto universale alla salute, ma anche per quanto riguarda l'obiettivo di raggiungere nel più breve tempo possibile la più efficace immunizzazione di tutta la popolazione;
a questo proposito, il proseguimento della campagna vaccinale non potrà prescindere dal considerare di dover provvedere a somministrare le dosi anche a queste categorie di soggetti: a ben vedere, il coinvolgimento delle realtà del terzo settore, delle comunità attive nella promozione dell'inclusione sociale e della mediazione culturale, nonché delle strutture di gestione dei fenomeni migratori, risulterà un prezioso asset per raggiungere l'ambizioso obiettivo della più ampia vaccinazione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno adottare le più appropriate iniziative al fine di provvedere, nel più breve tempo possibile, alla vaccinazione dei soggetti non possessori di tessera sanitaria, non assegnatari di medico curante e sprovvisti di documenti di identità, e con quali modalità operative sarà garantita a costoro la somministrazione dei vaccini.
(4-05786)
BARBONI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica. - Premesso che:
a causa del cambiamento climatico si assiste, per il secondo anno consecutivo, ad eventi climatici estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense e rapidi passaggi dal maltempo alla siccità. La lunga assenza di precipitazioni ha inevitabilmente ridotto il livello idrometrico del fiume Po a meno 2,66 metri, già registrato anche in agosto 2020, con la portata del fiume scesa sotto la soglia dei 1.000 metri cubi al secondo, ovvero il 24 per cento in meno rispetto alla media del periodo. La stessa difficile situazione idrica si registra anche per i fiumi dell'Emilia-Romagna Enza, Secchia, Reno e Trebbia, tutti abbondantemente sotto la media mensile;
la carenza di acqua ed il conseguente stato di siccità stanno provocando ingenti danni all'agricoltura emiliano-romagnola, così come in molte altre regioni italiane. Sin dallo scorso marzo, gli operatori del settore avevano lanciato l'allarme prevedendo un'altra crisi idrica a danno delle colture, visto che dall'inizio dell'anno solo in Romagna il totale delle piogge è stato di circa 170 millimetri, ovvero la metà della media del periodo;
la riduzione precoce del livello del fiume Po preoccupa, soprattutto perché rischia di mettere a repentaglio la risorsa idrica trasportata dal canale emiliano romagnolo (CER), cosiddetta autostrada dell'acqua, di 135 chilometri dal grande fiume a Rimini, con il sistema di approvvigionamento idrico regionale a rischio di tenuta;
dai dati emersi in questo periodo, per ovviare alla scarsità di precipitazioni, il canale sta trasportando oltre 150 milioni di metri cubi d'acqua dal Po, a beneficio delle colture e dell'ambiente del comprensorio, con impianti idrovori di prelievo accesi per oltre 55.000 litri al secondo;
a seguito dell'emergenza siccità e per cercare di salvare le colture, in Emilia-Romagna sono scattate le irrigazioni di soccorso, necessarie per tentare di mitigare i grossi danni che molte imprese agricole stanno subendo e non tutte le aziende del territorio hanno risorsa idrica sufficiente e tecnologia irrigua in grado di soddisfare le loro necessità, con relative perdite produttive superiori al 40 per cento;
in Emilia-Romagna, nonostante la regione abbia la necessità di rafforzare la sua capacità di raccogliere e trattenere acqua nel periodo invernale per disporne nei periodi di aridità, non vi sono tuttavia invasi di stoccaggio e in diverse aree l'approvvigionamento principale proviene da acque piovane e torrenti appenninici;
il consorzio di bonifica di secondo grado per il CER ha comunicato che le precipitazioni cadute negli ultimi giorni non hanno interessato affatto la maggior parte delle zone servite dalla risorsa idrica trasportata dallo stesso canale ai terreni coltivati. Secondo l'ultima stima le condizioni più critiche sono per le coltivazioni orticole, con perdite previste del 65 per cento, come nel caso delle cipolle, del 50 per cento per le patate, tra il 40 e il 50 per cento per i raccolti di mais e soia, mentre per le colture frutticole si stimano perdite dal 20 al 35 per cento. In base quindi all'ultimo studio effettuato, se non vi fosse l'acqua del CER, la mancanza di irrigazione avrebbe già causato perdite dirette per oltre 500 milioni di euro, con conseguenti danni per occupazione e indotto,
si chiede di sapere:
quali azioni intendano assumere tempestivamente i Ministri indirizzo, atti a scongiurare il rischio di un disastro economico, produttivo ed ambientale ormai annunciato. La fase di pre emergenza, in cui versa soprattutto l'area romagnola, obbliga ognuno per la propria competenza ad assumere opportune iniziative in tempi stretti;
considerando dunque il perdurare della condizione climatica particolarmente siccitosa, se si preveda un immediato calcolo e ristoro dei danni per consentire alle aziende interessate di sopravvivere e al contempo predisporre delle soluzioni di sistema adeguate alle differenze fra aree geografiche.
(4-05787)
DE PETRIS - Ai Ministri della transizione ecologica e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
dal 30 agosto al 4 settembre 2021 nelle province di Pavia e Alessandria, tra le valli Staffora, Curone e Grue, è prevista la disputa della competizione motociclistica fuoristrada "sei giorni internazionale di enduro" (ISDE 2021), sotto l'egida della FIM (Federazione internazionale di motociclismo) e della FMI (Federazione motociclistica italiana) ed organizzata dai moto club "Vittorio Alfieri" di Asti e Pavia;
diverse circostanze peggiorano esponenzialmente gli impatti sull'ambiente derivanti dal transito di concorrenti impegnati nelle competizioni motoristiche, tra cui: la durata della competizione (6 giorni), la lunghezza del percorso (strutturato su 5 tappe giornaliere di circa 200 chilometri da percorrere quasi per intero in tracciati fuoristrada), il numero dei concorrenti (712, provenienti da 30 nazioni) e il periodo di svolgimento;
uno studio sul campo circa la pratica dello sport motociclistico in spazi naturali ("Diagnosis de la práctica del deporte del motociclismo en espacios naturales") realizzato dall'Istituto di scienza e tecnologia ambientale dell'università di Barcellona, su committenza della federazione motociclistica catalana, attesta che: sui sentieri percorsi da gare motociclistiche fuoristrada il tasso medio di erosione del suolo risulta di ben 1.118 tonnellate per ettaro per anno, valore abnorme (un valore maggiore a soli 11 tonnellate per ettaro è considerato segnale di erosione alta dall'European environmental agency) e la contaminazione acustica è estremamente rilevante, con livello di disturbo 10 volte più alto della media, interferendo con le comunicazioni tra gli animali di cui influenza il comportamento;
la gara si dovrebbe disputare nella parte montana dell'Oltrepò pavese e nelle limitrofe valli alessandrine, classificate dalla Regione Lombardia come area prioritaria per la biodiversità nella rete ecologica regionale (legge regionale n. 86 del 1983). Il pregio naturalistico delle zone è stato da tempo riconosciuto anche in base ai rigorosi criteri seguiti dall'Unione europea: esse fanno parte infatti della rete Natura 2000, con oltre 24.000 ettari di territorio suddivisi tra quattro province e quattro regioni (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria);
nonostante ciò, gli organizzatori insistono nel definire le valli interessate dalla gara come "territorio dalla forte tradizione enduristica", quindi "vocato" all'uso agonistico dei fuoristrada a motore. Già oggi l'atteggiamento "benevolo" con cui frequentemente sono concesse autorizzazioni allo svolgimento di gare fuoristrada costituisce occasione per singoli o gruppi organizzati per emulare le gesta degli agonisti, e crea aspettative di malintesa "tolleranza" verso queste pratiche irregolari;
risulta impossibile conciliare una pratica impattante, avviata verso un progressivo declino, con gli investimenti pubblici sul territorio degli ultimi anni, mirati allo sviluppo del turismo lento, come lo stanziamento di circa 440.000 euro della Comunità montana Oltrepò pavese, o quello di oltre un milione e 200.000 euro per l'intervento "Riscoprendo l'Appennino lombardo - Vie storiche e greenway dell'alto Oltrepò" che concerne anche i sentieri "al visitatore un inserimento nell'ambiente rurale fisico ed umano del territorio";
lo svolgimento dell'ISDE comporterebbe un significativo impegno della viabilità ordinaria e delle aree di sosta da parte dei mezzi di supporto e di quelli utilizzati dagli spettatori, con la conseguente necessità di gestire la presenza degli spettatori lungo il percorso di gara;
il periodo di gara coincide con quello dei raccolti di fine estate (vendemmia, mele) in una zona dalla forte presenza di tali colture. Una serie di soggetti, tra cui agricoltori, aziende forestali, tartufai, operatori turistici nel settore naturalistico, subirebbero gli effetti della chiusura dei tracciati che costoro impiegano nel loro lavoro quotidiano;
a fronte dell'emergenza da COVID-19 sarebbe necessario valutare e gestire le conseguenze dell'afflusso e degli spostamenti, in un ambito territoriale relativamente ristretto, di un consistente numero di persone provenienti da tutto il mondo;
su 29 enti interpellati, solo 5 enti hanno dato riscontro alle richieste di accesso agli atti. Per contro, gli organizzatori, durante la presentazione pubblica dell'evento svoltasi il 14 giugno a Pavia, hanno affermato che i percorsi "sono praticamente definiti" e che "tecnicamente" essi stanno "collaborando sia con la Comunità montana dell'alto Oltrepò e con i vari uffici tecnici delle amministrazioni". Da parte del comitato organizzatore emerge una scelta deliberata di proporre richieste di autorizzazione ai singoli enti in modi e tempi diversificati e in modo disorganico, mentre è evidente la necessità di sottoporre alle controparti pubbliche una visione d'insieme per consentire una valutazione corretta;
a meno di 3 mesi ormai dalla data fissata per la competizione risulta un inaccettabile ritardo nel produrre in modo esaustivo e coordinato la documentazione prescritta dalle norme: la mancata conoscenza dei tracciati impedisce alle amministrazioni e a tutti i cittadini di compiere le necessarie verifiche, ad esempio la valutazione di incidenza,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato e quali azioni intendano intraprendere, per quanto di loro competenza, al fine di chiarire quali siano gli effettivi tracciati del percorso, valutando se essi non risultino incompatibili con le esigenze di tutela dell'ambiente nonché di salvaguardia delle attività economiche agroforestali e turistiche del territorio.
(4-05788)
STEGER - Ai Ministri dell'interno, del lavoro e delle politiche sociali e del turismo. - Premesso che:
il decreto di programmazione dei flussi d'ingresso per motivi di lavoro disciplina annualmente l'accesso in Italia di lavoratori non comunitari;
l'adozione del suddetto decreto per l'anno in corso sta subendo un ritardo tale da comprometterne l'utilità, quanto meno con riferimento alle attività stagionali del turismo;
i lavoratori stranieri, siano essi comunitari o non comunitari, rappresentano una componente rilevante degli addetti del settore turistico-ricettivo. Secondo le analisi più aggiornate, in media un lavoratore su 4 addetto alle attività turistiche è straniero. In alcune parti del Paese tale rapporto arriva a 2 lavoratori su 5;
l'operatività delle imprese turistiche dipende in misura significativa dalla possibilità di ricorrere, in maniera tempestiva e numericamente adeguata, al lavoro dei cittadini stranieri;
il numero di lavoratori stranieri di cui ha bisogno il settore del turismo e dell'agricoltura complessivamente in Alto Adige è di circa 350 persone;
il settore del turismo durante la pandemia da COVID-19 è stato tra quelli maggiormente colpiti e necessita di una ripresa e quindi di lavoratori competenti che da anni arrivano nel nostro Paese per lavorare;
al fine di permettere alle imprese turistiche di affrontare il periodo di auspicata maggiore attività nelle migliori condizioni,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano intervenire per assicurare la tempestiva adozione dei provvedimenti di autorizzazione all'ingresso dei lavoratori stranieri, visto che la stagione è ormai avanzata, in particolar modo dei lavoratori stagionali, e di concessione dei relativi nulla osta all'impiego da parte della rete degli sportelli unici per l'immigrazione.
(4-05789)
VANIN, CORBETTA, VACCARO, TRENTACOSTE, MONTEVECCHI, CROATTI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
sono state portate all'attenzione degli interroganti alcune informazioni, dati e fatti relativi ad alcuni interpelli o comunicazioni inviati a fine maggio 2021 da numerosissimi associati dell'Ente nazionale per la protezione e l'assistenza dei sordi (ENS) alla Direzione generale del terzo settore del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
in particolare tali comunicazioni, recanti "Interpello ENS - Associazione di promozione sociale - fondata nel 1932 a Padova", denunciano e portano all'attenzione del Ministero diversi aspetti ritenuti allarmanti e problematici dagli associati e, quindi, bisognosi di una verifica e indagine approfondita;
viene chiesto un intervento immediato al fine, in particolare, di nominare un commissario ad acta scelto all'interno dello stesso Ministero e di individuare almeno due persone sorde super partes competenti e qualificate al fine di ripristinare all'interno dell'associazione medesima le funzioni ad essa attinenti nel rispetto delle regole interne statutarie del pluralismo democratico e della volontà dei membri che ne sono soci. Gli associati lamentano un'evidente deriva rispetto alle funzioni e agli obiettivi propri dell'associazione e dei suoi valori fondativi così come consacrati nell'atto fondativo;
al fine di ulteriormente contenere tale deriva e riportare le iniziative e l'attività dell'associazione nell'originario alveo a servizio dei propri associati attraverso politiche attive di assistenza e di aiuto sul territorio, veniva sollecitato il ripristino delle informazioni e delle comunicazioni verso gli associati stessi con riferimento all'intera situazione;
peraltro, veniva richiesta una verifica della reale situazione dei debiti sia a livello centrale che a livello territoriale presso le quali alcune regioni e sezioni versano in situazioni finanziarie preoccupanti, e ciò anche alla luce della determinazione del 16 dicembre 2019, n. 139, della sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, che evidenziava, ad esempio, la necessità di rivedere le spese per le consulenze;
considerato che:
la Direzione generale terzo settore del Ministero, nella persona del direttore generale Alessandro Lombardi, ha riscontrato puntualmente le suddette missive ma rimangono, a parere degli interroganti, alcuni aspetti che necessitano di approfondimenti; invero, con riferimento alla situazione di commissariamento delle sezioni territoriali la Direzione dà atto di aver richiesto all'ente informazioni in data 1° giugno 2021 dichiarando di essere in attesa di riscontro: sarebbe pertanto opportuno sollecitare una verifica sullo stato delle risposte e dei chiarimenti forniti dall'ente nazionale;
la medesima Direzione a conclusione della propria nota dà atto che la vigilanza ministeriale si articola nella "possibilità di richiedere dati e informazioni, nella verifica delle modalità di impiego delle risorse finanziarie attribuire, con la possibilità di richiedere una verifica amministrativo contabile in loco",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
quali iniziative di propria competenza siano state poste in atto al fine di dare corso ad una verifica approfondita in merito alla modalità di impiego delle risorse finanziarie attribuite nonché alla loro specifica destinazione, con particolare riferimento ai fondi destinati al territorio e ai servizi concretamente resi a favore degli associati;
quali dati e informazioni siano stati espressamente e puntualmente richiesti all'ENS a seguito delle numerose segnalazioni giunte dai singoli associati;
se intenda rispondere alle richieste degli associati avviando una fase di commissariamento dell'ENS per ripristinare la corretta gestione dell'ente.
(4-05790)
SBROLLINI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
la viabilità delle tangenziali esterne alla città di Vicenza passa ormai all'interno di nuovi quartieri che si sono sviluppati fuori dal perimetro urbano della città;
la "bretella dell'Albera" è, pertanto, un'opera di primaria importanza per la zona poiché, permettendo un collegamento tra l'autostrada A4 (casello di Vicenza ovest), il sistema tangenziale ed il nord della provincia in direzione degli abitati di Schio e Thiene oltre che con la Pedemontana veneta, consente di salvaguardare le località dell'Albera, di Capitello e di Villaggio del sole, attualmente sottoposte ad un significativo flusso di attraversamento veicolare leggero e pesante;
l'intervento interessa i comuni di Vicenza e Costabissara, originandosi dalla tangenziale ovest di Vicenza, all'altezza del Villaggio del sole, e sviluppandosi a ovest della strada provinciale 46, fino alla località Moracchino, nel comune di Vicenza, sull'esistente strada provinciale 46 mediante una rotatoria a raso;
il tracciato si estende per circa 5,3 chilometri e presenta due svincoli alle estremità (viale del Sole e strada provinciale);
considerato che:
l'ANAS ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì 29 dicembre 2014 il bando di gara per l'affidamento dei lavori di realizzazione della tangenziale di Vicenza (primo stralcio, primo tronco);
l'appalto riguarda la progettazione esecutiva, nonché l'esecuzione dei lavori sulla base del progetto definitivo per appalto integrato approvato dal consiglio di amministrazione dell'ANAS nel 18 dicembre 2014;
l'impresa esecutrice aveva a disposizione 27 mesi per l'esecuzione delle opere, compresi 90 giorni per la redazione del progetto esecutivo, soggetto all'approvazione di ANAS;
l'intervento è stato inserito nel contratto di programma 2014 con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
il consiglio di amministrazione di ANAS ha approvato il progetto esecutivo per il completamento della tangenziale di Vicenza che riguarda il primo stralcio e il primo tronco per una lunghezza di 5,3 chilometri tra i comuni di Vicenza e Costabissara;
l'intervento, del valore complessivo di oltre 86 milioni di euro, è parte del complessivo progetto denominato "completamento della tangenziale", oggetto di un protocollo di intesa stipulato tra Ministero, ANAS, Regione Veneto, Provincia di Vicenza, Comune di Vicenza, Comune di Costabissara e Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova S.p.A.;
considerato quindi che:
la consegna dei lavori è avvenuta a Vicenza il 21 marzo 2018, alla presenza del presidente di ANAS e delle autorità locali e regionali;
i tempi di realizzazione dell'infrastruttura secondo il protocollo erano stati stabiliti in 720 giorni, successivamente prolungati, in corso d'opera, prima di 150 giorni, con data di scadenza fissata al 6 agosto 2020 e poi fino al 2021, alla fine del quale, secondo quanto comunicato da ANAS al Comune di Vicenza, la variante dovrebbe essere aperta al traffico;
secondo le stime diffuse dalla stampa, ad oggi è stato completato circa il 50 per cento dei lavori, il che rende improbabile che il completamento dell'opera possa avvenire entro l'ultimo termine comunicato,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda presentare al Senato un'approfondita illustrazione degli ostacoli che stanno causando i considerevoli ritardi nel completamento dei lavori della "bretella dell'Albera";
al fine di risolvere tempestivamente i disagi che la mancata ultimazione dell'opera comporta per gli abitanti dei quartieri di Vicenza interessati, quali azioni intenda porre in essere al fine di individuare, di concerto con ANAS, delle soluzioni che consentano di rimuovere gli ostacoli, permettendo quindi di proseguire speditamente al completamento dell'opera secondo un nuovo e definitivo cronogramma, nonché nel rispetto della data di fine lavori.
(4-05791)
DE BONIS - Ai Ministri della transizione ecologica e della salute. - Premesso che:
l'interrogante ha appreso da fonti giornalistiche che il piccolo comune di Tito (Potenza) è rimasto privo di acqua;
il sindaco di Tito ha, infatti, dovuto emanare un'ordinanza, entra in vigore il 2 luglio 2021, per limitare l'utilizzo dell'acqua potabile, finalizzata al risparmio idrico. Sino al 30 settembre 2021, si pone il divieto: di prelievo e di utilizzo di acqua derivata dal pubblico acquedotto per irrigazione e innaffiatura di orti, giardini e prati; lavaggio di aree di pertinenza, cortili e piazzali; lavaggio privato di veicoli, macchine ed attrezzature; riempimento di piscine, fontane ornamentali, vasche da giardino; tutti gli usi diversi da quello alimentare, domestico ed igienico-sanitario;
pare che il provvedimento che ha dovuto adottare il sindaco si sia reso necessario per una comunicazione, pervenuta al Comune, da parte di Acquedotto Lucano circa un "notevole ed ingiustificato incremento dei consumi idrici nelle zone rurali, dovuto ad un utilizzo improprio della risorsa idrica, spesso associato a prelievi non autorizzati, con conseguente criticità nell'approvvigionamento idro-potabile";
l'incremento dei consumi idrici, unitamente alla mancanza di precipitazioni meteoriche nelle ultime settimane, avrebbe ridotto la portata dei corsi d'acqua ed aumentato, per effetto dell'innalzamento delle temperature, il consumo di risorse idriche, causando una continua sospensione dell'erogazione idrica nell'area di Tito Scalo ed in talune zone rurali del territorio, con conseguenti disagi ai cittadini ed alle imprese locali;
considerato che all'interrogante risulta alquanto paradossale apprendere che un comune, facente parte di una delle regioni d'Italia più ricche d'acqua, sia interessato da questo problema,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;
quali urgenti iniziative intendano intraprendere al fine di risolvere la gravissima problematica che interessa il comune di Tito, ricadente in una regione, quale la Basilicata, ricchissima d'acqua.
(4-05792)
VITALI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
con il miglioramento dell'emergenza sanitaria, e di conseguenza di quella economica, inflitta dalla pandemia il post COVID-19 sta normalizzando la vita economica e sociale del Paese anche dal punto di vista contributivo e della tassazione. I benefici fino ad oggi adottati, per superare l'emergenza, stanno via via tornando alla loro ordinaria regolamentazione;
sulla Gazzetta Ufficiale n. 154 del 30 giugno 2021, è stato pubblicato il decreto del presidente del Consiglio dei ministri 28 giugno 2021 che dispone la proroga dei versamenti risultante dalla dichiarazione dei redditi, IRAP e IVA dei contributi interessati dall'applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), compresi quelli aderenti al regime forfettario o "dei minimi";
quindi viene confermata la scadenza del 20 luglio 2021 per effettuare senza la maggiorazione dello 0,4 per cento i versamenti che sarebbero scaduti il 30 giugno 2021;
a differenza dello scorso anno (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 giugno 2020), il decreto 28 giugno 2021 non prevede però la facoltà di effettuare i suddetti versamenti dal 21 luglio al 20 agosto 2021, con la maggiorazione dello 0,4 per cento a titolo di interesse corrispettivo;
rispetto alla proroga disposta per il 2020 e ad analoghe proroghe intervenute in anni precedenti, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 giugno 2021, a fronte della "classica" proroga dal 30 giugno al 20 luglio 2021 dei versamenti senza la maggiorazione dello 0,4 per cento, non ha provveduto a "rimodulare" anche il termine previsto per il versamento con la maggiorazione, consentendolo nel periodo dal 21 giugno al 20 luglio 2021;
la diversa formulazione del decreto costituisce quindi una sostanziale novità, la quale comporta che il termine per i versamenti con la maggiorazione dello 0,4 per cento a titolo di interesse corrispettivo rimanga fermo al 30 luglio 2021 per tutti i contribuenti che avevano come scadenza ordinaria il 30 giugno 2021. In sostanza, per i soggetti che rientrano nell'ambito di applicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 giugno 2021, la proroga prevista è limitata a escludere la maggiorazione dello 0,4 per cento per i primi 20 giorni, quindi fino al 20 luglio 2021; dopo tale data si ritorna al regime ordinario, con applicazione della maggiorazione dal 21 luglio e termine di versamento previsto al 30 luglio 2021,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, a conoscenza di tale procedura, non reputi inefficiente un beneficio di soli 10 giorni e se non intenda prolungare tale strumento almeno di 60 giorni.
(4-05793)
BOSSI Simone - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
alle chiuse del Serio Morto a Pizzighettone (Cremona) vengono segnalati una moria di pesci e un forte odore di liquame;
la stessa problematica viene riscontrata anche in centro paese, al laghetto delle ninfee, a fianco della torre mozza;
a novembre 2020, sempre alle chiuse del Serio Morto, si era formata una vera e propria discarica a cielo aperto con rifiuti e carcasse di animali;
al momento le cause rimangono ignote, ma secondo quanto riportano organi di stampa l'ipotesi più accreditata è quella di uno sversamento di rifiuti da parte di qualche azienda agricola,
si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere con l'obiettivo di risolvere le pratiche di sversamenti illegali, e se intenda valutare di proporre l'aumento delle pene nei confronti di titolari di aziende che avallano tali pratiche.
(4-05794)
FATTORI, NUGNES, LA MURA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
le indennità onnicomprensive dei vari "decreti ristori" e "sostegni" sono erogate dall'INPS, che ha previsto delle circolari per chiarirne i requisiti di accesso;
queste circolari, tra le quali la n. 146/2020 del 14 dicembre 2020 e la n. 65/2021 del 19 aprile 2021 prevedono una tabella per chiarire: "A tal fine - tenuto conto che l'Istituto, cui l'articolo 49 della legge 9 marzo 1989, n. 88, attribuisce la titolarità della classificazione previdenziale dei datori di lavoro, provvede all'inquadramento aziendale attraverso l'assegnazione di un Codice Statistico Contributivo (CSC) che identifica il settore di riferimento in relazione all'attività effettivamente esercitata dall'azienda - sono stati individuati, in base alla catalogazione ISTAT di cui alla Tabella ATECO 2007, i codici CSC associabili alle attività inerenti ai settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali. In relazione a quanto precede, si riportano di seguito le tabelle che indicano le attività economiche riconducibili ai settori del turismo e degli stabilimenti termali. Tabella codici ATECO (la tabella riporta i codici ATECO per i quali può essere concessa l'indennità)";
all'interno di questa tabella è presente anche questa dicitura: "CSC 50102 Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole (ATECO 56.10.12)";
questo codice ATECO è presente nei codici ATECO di classificazione di molte aziende agrituristiche;
sono arrivate decine di segnalazioni secondo cui presentando domanda all'INPS per le indennità onnicomprensive la risposta da parte di INPS è sempre stata la reiezione;
a richiesta di riesame delle domande la risposta è stata la seguente: "Gentile signor ..., si conferma la reiezione delle richieste di Bonus covid ex dl 104, 137 e 157/2020, in quanto il suo contratto di lavoro come bracciante agricolo, non rientra in alcuna categoria di lavoratori previsti dai decreti citati";
considerato che:
nei decreti-legge citati non c'è nessuna definizione di quali contratti hanno diritto e quali no;
l'unica classificazione è quella secondo i codici ATECO delle attività, come sopra riportato, ovvero: "Tabella codici ATECO (la tabella riporta i codici ATECO per i quali può essere concessa l'indennità)";
inoltre, al punto 8 delle circolari c'è questo ulteriore paragrafo: "Le indennità onnicomprensive di cui al richiamato articolo 9, commi 1, 3, 5 e 6, del decreto-legge n. 157 del 2020 sono compatibili e cumulabili con l'indennità di disoccupazione NASpI, con l'indennità di disoccupazione DIS-COLL e l'indennità di disoccupazione agricola";
sempre l'INPS inserisce la precisazione che i lavoratori del settore agricolo non hanno diritto alle indennità per quanto riguarda la categoria "lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo";
quindi si desume che per i lavoratori intermittenti e per gli stagionali del turismo, appartenenti ad aziende con i codici ATECO elencati in quel determinato paragrafo, ci sia il diritto alle indennità onnicomprensive,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione e quali misure intendano mettere in campo per regolamentare questa fattispecie in maniera precisa e consentire ai lavoratori menzionati di percepire i "ristori" come si desume da legge e circolari.
(4-05795)
MASINI, MALLEGNI, BERARDI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
il 1° luglio 2021, a seguito dell'emanazione del decreto-legge n. 99 del 2021, recante misure urgenti in materia fiscale, di tutela del lavoro, dei consumatori e di sostegno alle imprese, sono entrate in vigore, tra le altre, le nuove disposizioni in materia di tutela del lavoro che hanno disposto la proroga fino al 31 ottobre 2021 del blocco dei licenziamenti per i settori tessile, delle confezioni di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e pelliccia e delle fabbricazioni di articoli in pelle e simili (ATECO 2007, codici 13, 14 e 15) che riducano o sospendano l'attività lavorativa dal 1° luglio 2021; di conseguenza è decaduto il provvedimento che impediva alle aziende non rientranti nei citati settori di licenziare a causa della crisi economica derivata dalla pandemia di COVID-19 (blocco dei licenziamenti);
il 29 giugno, il Governo e le parti sociali hanno firmato l'avviso comune che impegna le aziende a utilizzare gli ammortizzatori sociali prima di procedere ai licenziamenti;
il 9 luglio, a mezzo posta elettronica certificata, la Gkn Driveline avrebbe comunicato ai suoi 422 dipendenti la chiusura totale della produzione e dello stabilimento di Campi Bisenzio (Firenze), aprendo in totale autonomia la procedura di licenziamento collettivo;
nella lettera la Gkn avrebbe giustificato questa decisione con la previsione di un calo di circa il 48 per cento di fatturato per il 2025 e, di conseguenza, con la prospettiva di una non sostenibilità dello stabilimento di Campi Bisenzio. Inoltre, a quanto si apprende dagli organi di stampa, la società avrebbe asserito di non essere nelle condizioni di ricorrere all'utilizzo degli ammortizzatori sociali;
a quanto risulta agli interroganti, dal 10 luglio 2021, gli operai e i dipendenti della Gkn Driveline sarebbero in presidio permanente di fronte allo stabilimento campigiano e le parti sociali avrebbero annunciato di non voler firmare alcun licenziamento,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue considerazioni in merito;
se non intenda aprire con urgenza un tavolo di confronto con tutte le istituzioni interessate, Comune di Campi Bisenzio e Regione Toscana, per cercare una soluzione condivisa;
quali siano le iniziative che intende mettere in campo per una maggiore tutela dei lavoratori coinvolti e per prevenire, anche nella forma, ulteriori episodi di licenziamento collettivo di questo tipo.
(4-05796)
NENCINI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
il museo Marino Marini ha sede dal giugno 1990 nell'antico complesso di fabbricati che nel Trecento furono casa dell'ordine ospitaliero di Sant'Antonio abate detto "convento del Tau" di proprietà comunale, sito a Pistoia;
all'interno del palazzo del Tau convivono due istituzioni fondate nel nome di Marino Marini: il centro di documentazione (comunale) e la fondazione Marino Marini di Pistoia;
la fondazione è stata istituita nel 1983 per volontà della moglie dell'artista con lo scopo di assicurare la conservazione, la tutela e la valorizzazione dell'opera di Marino Marini, di favorirne una migliore conoscenza sia in Italia che all'estero tramite la promozione e il patrocinio di mostre antologiche, pubblicazioni d'arte ed ogni altra iniziativa, in particolare di ricerca e di studio sulla sua opera;
grazie alla ricca disponibilità di ambienti, gli spazi sono stati articolati in modo da permettere un allestimento idoneo per un notevole numero di sculture in bronzo, gesso e terracotta, oltre a disegni, dipinti e grafiche fra cui acqueforti, incisioni e puntesecche;
oltre alle opere il museo accoglie una biblioteca specializzata sull'opera dell'artista toscano: monografie, cataloghi, riviste d'arte, nonché una raccolta completa di ritagli stampa tratti da riviste e quotidiani dal 1927 ad oggi;
a questo nucleo bibliografico se ne affianca un altro costituito da opere sull'arte, a carattere generale, soprattutto su quella moderna e contemporanea;
sono inoltre a disposizione del pubblico una fototeca, una diateca ed una videoteca, che documentano la vita e le opere di Marini;
all'interno del museo sono presenti un book shop, un atelier ed una caffetteria dotata di un grande giardino esterno;
nell'ottica di un'interazione fra le varie arti, l'atrio del museo Marini è stato pensato come un piccolo anfiteatro, accoglie infatti eventi culturali, concerti e performance così da costituire un trait d'union fra il museo stesso, la città e i suoi visitatori;
considerato che:
il patrimonio della fondazione ammonta a circa 50 milioni di euro;
è stato vincolato per 10 anni dalla morte di Marino Marini;
nel 2018 il vincolo si è concluso;
dopo una serie di eventi non chiari il 1° marzo 2020 la sede museale è stata chiusa dal consiglio di amministrazione della fondazione e ad oggi non è stata ancora riaperta,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso accertare le motivazioni e le dinamiche della chiusura del museo Marino Marini;
se non ritenga doveroso prevedere un intervento volto alla riapertura dell'importante sede museale a Pistoia.
(4-05797)
STEFANO, CERNO, LAUS, IORI, PITTELLA, ROJC, FERRAZZI, ASTORRE, BOLDRINI, VALENTE, TARICCO, MARGIOTTA, D'ALFONSO, FEDELI, RAMPI, MANCA, COLLINA, MARILOTTI, BITI, VATTUONE, GIACOBBE, COMINCINI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:
il decreto del Ministro dell'istruzione 25 luglio 2020, n. 72, disciplina il finanziamento di un secondo piano di interventi rientranti nella programmazione triennale in materia di edilizia scolastica 2018-2020 nell'ambito dello stanziamento di 320 milioni di euro, ripartiti tra le Regioni sulla base di criteri definiti nell'intesa del 6 settembre 2018 sancita in Conferenza unificata, per interventi di edilizia scolastica;
l'articolo 2 stabilisce che gli enti locali di cui all'allegato A, che include enti locali di tutte le regioni beneficiarie dello stanziamento di risorse, "sono autorizzati ad avviare le procedure di gara per l'affidamento dei successivi livelli di progettazione e per l'esecuzione dei lavori". Il termine per l'affidamento dei lavori è fissato a 12 mesi dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale nei casi in cui l'importo sia inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria, di cui all'art. 35 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e a 18 mesi in caso di superamento di tale soglia o in caso di interventi di nuova costruzione;
il comma 4 stabilisce che eventuali successive proroghe dei termini di aggiudicazione possono essere disposte con decreto del direttore della direzione generale competente del Ministero;
come rilevato nello stesso decreto, a seguito di istruttoria da parte del Ministero, non è stato considerato ammissibile il piano della Regione Calabria, per la quale è stata dunque rinviata l'ammissione al finanziamento a un successivo decreto ministeriale;
nel mese di settembre 2020, la Regione Lazio ha presentato un provvedimento di rettifica del proprio piano approvato con il predetto decreto, a causa di alcuni errori riscontrati nell'individuazione di alcuni enti locali beneficiari;
conseguentemente, il decreto del Ministro dell'Istruzione 7 gennaio 2021, n. 10, recante il finanziamento degli interventi di edilizia scolastica rientranti nel piano della Regione Calabria nell'ambito dello stanziamento complessivo di 320 milioni di euro, nonché la rettifica del piano della Regione Lazio autorizzato con decreto 25 luglio 2020, n. 71, all'articolo 2 estende i termini per l'affidamento dei lavori a 12 mesi dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale nei casi in cui l'importo sia inferiore alla predetta soglia di rilevanza comunitaria e a 18 mesi in caso di superamento di tale soglia o in caso di interventi di nuova costruzione per gli enti locali di cui all'allegato A del decreto, facenti parte delle Regioni Lazio e Calabria;
a quanto si apprende, numerosi enti locali di Regioni diverse da Lazio e Calabria hanno riscontrato difficoltà nel rispettare i termini per l'affidamento dei lavori, a causa di circostanze connesse anche con le difficoltà organizzative dovute alla pandemia da COVID-19, e hanno conseguentemente richiesto al Ministero una proroga delle scadenze, ricevendo, tuttavia, risposta negativa;
considerato che:
il mancato rispetto dei termini nel periodo di emergenza pandemica, che comporta numerose difficoltà per le amministrazioni di tutti i livelli, non può essere certamente imputato agli enti locali, i quali hanno diritto ad avere margini di flessibilità da parte delle istituzioni nazionali;
gli interventi di edilizia scolastica ricoprono un'importanza particolare in questo momento storico, come dimostrano, ad esempio, gli investimenti per 3,9 miliardi di euro dedicati alla messa in sicurezza e riqualificazione dell'edilizia scolastica o gli investimenti per 800 milioni dedicati alla sostituzione di edifici scolastici e alla riconversione energetica contenuti nel piano nazionale di ripresa e resilienza,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, al fine di consentire la legittima fruizione dei finanziamenti di cui al decreto ministeriale n. 72 del 2020 da parte di numerosi enti locali per la realizzazione di interventi di edilizia scolastica, prevedere una proroga dei termini di aggiudicazione ai sensi dell'articolo 2, comma 4, del medesimo decreto.
(4-05798)
LAFORGIA, DE PETRIS, ERRANI, BUCCARELLA, RUOTOLO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico. - Premesso che:
in data 10 luglio 2021 la Gkn Driveline di Campi Bisenzio (Firenze), azienda della multinazionale di componentistica auto controllata dal fondo inglese Melrose, ha comunicato la chiusura immediata dello stabilimento e licenziato via e-mail 422 lavoratori che poco prima prestavano regolarmente servizio;
la Gkn Driveline conta 51 stabilimenti produttivi in venti Paesi per un totale di 27.500 dipendenti e in Italia ha un altro stabilimento a Brunico (Bolzano), e nello stabilimento fiorentino realizza componenti di trasmissione destinati per circa l'80 per cento alla FCA (Fiat-Chrysler) e per il restante 20 per cento a Audi, Bmw, Ferrari, Maserati, Land Rover;
la chiusura dello stabilimento, senza il ricorso agli ammortizzatori sociali, è stato motivato dall'azienda con il crollo del fatturato atteso nel 2025 a fronte della crisi del settore automobilistico aggravata dalla pandemia;
la comunicazione è arrivata senza alcun preavviso e senza alcun coinvolgimento delle rappresentanze sindacali, gettando nell'angoscia centinaia di famiglie;
i lavoratori sono da quel momento in assemblea permanente, supportati all'esterno della fabbrica da presidi di cittadini e rappresentanti istituzionali;
ritenuto che, a parere degli interroganti, non è accettabile quanto sopra, in quanto si tratta di un metodo di comunicazione inqualificabile, che calpesta i diritti e la dignità di centinaia di lavoratori e famiglie che resteranno senza occupazione,
si chiede di sapere che cosa i Ministri in indirizzo intendano fare, alla luce del tavolo convocato al Ministero dello sviluppo economico giovedì 15 luglio, per garantire la salvaguardia occupazionale dei lavoratori scongiurando la chiusura dello stabilimento e se non vogliano avviare, d'intesa con le organizzazioni sindacali, misure che contemplino, in qualsiasi momento, il rispetto etico delle aziende nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori per evitare che episodi di questa gravità possano ripetersi.
(4-05799)
ALESSANDRINI - Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, della salute e dell'interno. - Premesso che:
per assicurare la massima qualità possibile al servizio di elisoccorso, con interventi medici celeri ed efficaci, sia sul posto, sia in termini di tempestività di arrivo nei centri ospedalieri, l'attuale organizzazione di protezione civile dovrebbe poter utilizzare una rete di piazzole distribuite capillarmente sul territorio, siano esse a terra o a terrazza;
in alcune regioni, come l'Umbria ad esempio, molti comuni sono distanti dalle principali vie di comunicazione e un intervento urgente non può prescindere dal soccorso con elicottero, rendendo pertanto indispensabile che i comuni principali, a grande vocazione turistica, siano dotati di una piazzola dedicata;
le operazioni di elisoccorso prevedono specifiche modalità, sia in termini di organizzazione del personale (composto da un pilota, un tecnico di soccorso, un medico, un infermiere e un tecnico di bordo), sia in termini di durata del volo (il carburante deve garantire 80 minuti di autonomia), sia in termini di trasporto (peso dell'equipaggiamento, trasporto di più persone ferite e un familiare della persona soccorsa);
la grave crisi che il nostro Paese si è trovato ad affrontare nell'ultimo anno ha fatto emergere notevoli problemi legati alla tempestività degli interventi di soccorso e ha fatto crescere l'esigenza di migliorare alcune condizioni strutturali ed organizzative (in Umbria ma anche in tutto il territorio nazionale) per eventuali necessità future;
è importante incrementare le risorse destinate agli enti locali affinché ogni Regione possa distribuire, in modo omogeneo sul proprio territorio, apposite piazzole per l'elisoccorso, così da garantire a tutti i cittadini interventi rapidi ed efficaci per la gestione delle emergenze sanitarie,
si chiede di sapere:
se non si ritenga importante rendere noto il numero e l'ubicazione delle piazzole a terrazza e a terra realizzate su tutto il territorio regionale dell'Umbria, nonché il numero di addetti a terra, per le singole piazzole, a disposizione dei voli con l'elicottero;
se non si reputi opportuno mettere a disposizione degli enti locali il protocollo nazionale di gestione delle piazzole, o i diversi protocolli nel caso in cui sussistano disposizioni differenti a seconda della tipologia di piazzola, esplicitando le modalità di gestione a terra delle piazzole;
a quanto ammonti il costo medio per una piattaforma collaudata per i voli con l'elicottero e se non si ritenga di dover intervenire con apposite risorse statali per sostenere le Regioni e i Comuni nell'obiettivo di dotare il territorio nazionale, in modo omogeneo, di una rete di piazzole che possano accogliere i servizi di elisoccorso, anche avvalendosi di un sistema di messa in allarme che coinvolga protezione civile o vigili del fuoco.
(4-05800)
MAGORNO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
con sentenza del 12 luglio 2021, il Tribunale per i minorenni di Catanzaro ha ordinato, con provvedimento immediatamente esecutivo, il rimpatrio della minore I.V.G. nel Regno Unito, suo Paese di nascita, ove verrà ricongiunta con il padre U.P.;
la bambina era arrivata in Italia con la madre E.G., di Diamante (Cosenza), in data 31 gennaio 2021, per una permanenza di pochi giorni, che poi si è prolungata a causa di un problema di salute della madre, che le impediva di affrontare il viaggio di ritorno nel Regno Unito;
secondo la memoria depositata dalla signora presso il Tribunale di Catanzaro "dall'arrivo in Italia (...) I.V. è tornata ad essere la bambina felice come da anni non lo era più, vivendo in un contesto pienamente sereno ed accudente" pertanto, ha spiegato la madre "se la minore ritornasse in Inghilterra subirebbe danni fisici e psichici irreversibili, si è ben integrata in Italia e la separazione dalla madre sarebbe un danno grave";
nella sua deposizione, inoltre, la signora ha dichiarato di essere stata vittima di episodi di violenza domestica da parte del padre di I.V., che è stato denunciato anche presso la Questura di Cosenza;
il Tribunale per i minorenni di Catanzaro al termine delle sue valutazioni ha però concluso che tali elementi non consentono di ipotizzare che al rientro nel Regno Unito sussisterebbero le condizioni per il rigetto dell'istanza di rimpatrio ai sensi dell'articolo 13 della Convenzione de L'Aja del 1980, ovvero un "fondato rischio, per il minore, di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, ai pericoli fisici e psichici, o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni di competenza intenda intraprendere al fine di tutelare il preminente interesse del minore.
(4-05801)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente:
13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-02693 della senatrice La Mura, sul dragaggio di ingenti quantità di posidonia accumulata nel porto di San Nicola, sito nel comune di Montecorice (Salerno);
3-02694 del senatore Anastasi ed altri, sui ritardi nell'installazione di nuovi impianti a fonti rinnovabili.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 343a seduta pubblica del 7 luglio 2021, a pagina 119, alla seconda riga del quarto capoverso, dopo le parole: "alla 2a" aggiungere le seguenti: "e alla 11a".