Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 343 del 07/07/2021
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
343a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
MERCOLEDÌ 7 LUGLIO 2021
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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,
indi del vice presidente ROSSOMANDO
e del vice presidente LA RUSSA
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 345 del 13 luglio 2021
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).
Si dia lettura del processo verbale.
GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, ieri, nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, è emerso da parte di molti, in particolare dai colleghi Capigruppo della maggioranza, l'intendimento di rinviare il voto sul consiglio di amministrazione della Rai, anche alla luce del fatto - poi sicuramente ci sono altre considerazioni - che la Camera stessa l'ha rinviato. È prassi consolidata, con una forte logica e motivazione, che i due voti avvengano insieme. Ovviamente non possiamo stabilire la data in questo momento, ma ci sarà una Conferenza dei Capigruppo per farlo.
Pertanto, ai sensi dell'articolo 92 del Regolamento, propongo il rinvio di questo punto all'ordine del giorno. (Applausi).
PRESIDENTE. Sulla proposta testé avanzata dal senatore Malan hanno facoltà di parlare un senatore a favore e uno contro.
FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, sono assolutamente contrario al rinvio del voto sul consiglio di amministrazione della RAI-Radiotelevisione italiana Spa per due questioni. La prima riguarda la necessità di dotare l'azienda di una governance al più presto e di non lasciare in sospeso una situazione che mette in difficoltà l'azienda stessa. Non è un bel segnale che il Parlamento rinvii il voto del consiglio di amministrazione dopo averlo calendarizzato, quando siamo pronti per votarlo.
Presidente, l'altra questione che mi dà veramente fastidio è che tra i partiti che hanno richiesto il rinvio del CdA Rai c'è il MoVimento 5 Stelle. La ragione per cui non vogliono votare il nuovo consiglio di amministrazione è che non sono pronti in quanto il partito non è organizzato per dare un'indicazione: non hanno ancora chiaro se deve dare il nome Grillo o Conte. Sinceramente non ci aspettavamo questo atteggiamento da un Movimento che ci ha fatto lezioni sull'autonomia della Rai dai partiti. (Applausi).
Pertanto, Presidente, sono convinto del fatto che la Rai abbia bisogno di cambiare struttura. Abbiamo presentato, insieme ad altri Gruppi parlamentari un provvedimento di legge di cui discuteremo per trasformare in fondazione la Rai. Nel frattempo però è urgente dare alla Rai una governance all'altezza, subito e senza lottizzazioni; mi rivolgo anzitutto al MoVimento 5 Stelle che ha chiesto il rinvio.
AIROLA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIROLA (M5S). Signor Presidente, innanzitutto vorrei far notare al collega Faraone che non si parla di lottizzazione, ma di scelta, come da legge, da parte dei parlamentari di membri del CdA Rai, cioè del servizio pubblico di informazione. È vero che ci sono dei problemi di tempistiche, di cui mi dolgo, sulla scelta del membro da parte del MoVimento 5 Stelle, ma rilevo che ci sono anche da parte di altre forze politiche. Voglio dire che me ne dolgo perché indubbiamente la Rai è allo stremo. È un appello che lancio sull'improrogabilità, anche se oggi voteremo per una proroga, della scelta dei nomi dei membri del CdA.
Mi permetta, Presidente, di aggiungere una nota sulla data prevista dal premier Draghi per la presentazione dell'amministratore delegato, fissata per il 12 luglio. Staremo a vedere se rispetterà il Parlamento, dando un nome successivamente o se anticiperà. Voglio altresì soffermarmi sulle modalità che il premier Draghi ha usato per la scelta di un amministratore delegato per la Rai che ha bisogno - oggi come non mai, in questo delicatissimo momento, che rischia di vederla schiantare per varie ragioni - anche di risorse che il Parlamento dovrebbe aumentare e riconoscere in quanto giuste. Non si può affidare ad una società di cacciatori di teste il nome di un amministratore delegato per un'azienda come la Rai, così complessa e difficile da gestire, quando le forze politiche avrebbero potuto fare asse comune e proporre un nome interno (giravano vari nomi, uno dei quali era Del Brocco, una figura trasversale) o comunque il nome di una persona che conosca internamente i sistemi e i meccanismi di gestione della Rai. L'operazione di Draghi rischia di affossare ulteriormente il servizio pubblico, già in difficoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo solo per confermare che, pur apprezzando l'intervento del collega Faraone e i temi emersi, che ovviamente meriterebbe un dibattito molto più ampio, come Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione noi voteremo a favore del rinvio, perché anche alla Camera il gruppo Lega ha chiesto la stessa cosa.
Sono intervenuto solo per sottolineare il motivo del nostro voto.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, senza registrazione dei nomi, della proposta di rinvio dell'elezione dei due componenti del consiglio di amministrazione della Rai, avanzata dal senatore Malan.
(Segue la votazione).
Il Senato approva.
Possiamo smontare il catafalco.
Ha chiesto di intervenire il presidente dell'11a Commissione permanente, senatrice Matrisciano, per riferire sui lavori della Commissione in merito al disegno di legge n. 2267. Ne ha facoltà.
MATRISCIANO (M5S). Signor Presidente, la Commissione sta ultimando i lavori. Per cui, chiediamo un po' di tempo in più. Abbiamo bisogno di tutta la mattinata per concluderli per essere in Aula presumibilmente nel pomeriggio.
PRESIDENTE. Dovendo sospendere i lavori e fissare la ripresa, mi sa indicare un orario?
MATRISCIANO (M5S). Per noi andrebbero bene le ore 15.
PRESIDENTE. Colleghi, ho una richiesta da parte del presidente della Commissione, che ragionevolmente è la persona più informata sull'andamento dei lavori, che propone di iniziare l'esame del provvedimento in Aula alle ore 15.
Se non vi sono obiezioni, accolgo la richiesta della Presidente e sospendo la seduta fino alle ore 15.
(La seduta, sospesa alle ore 9,44, è ripresa alle ore 15,04).
Discussione del disegno di legge:
(2267) Conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori (Relazione orale)(ore 15,04)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2267.
Il relatore, senatore Laus, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
LAUS, relatore. Signor Presidente, ringrazio tutte le colleghe e i colleghi della Commissione, in modo particolare la Presidente e gli uffici, per la preziosa collaborazione.
Oggi siamo chiamati a convertire in legge il decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, che reca misure temporanee e provvisorie in attesa dell'attuazione della disciplina di delega di cui alla legge 1° aprile 2021, n. 46, relativa al riordino, alla semplificazione e al potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'istituzione dell'assegno unico universale. È una riforma epocale, quella di cui alla legge delega, di fondamentale importanza per tutte le famiglie di questo Paese, tanto importante che con il decreto-legge in conversione si è inteso anticiparne temporaneamente gli effetti, estendendoli anche in favore di nuclei familiari che, in ragione dei profili soggettivi dei relativi componenti, non rientrino nell'ambito di applicazione dell'istituto dell'assegno per il nucleo familiare. Tale misura interviene temporaneamente - voglio ribadirlo, così come è stato ribadito dalla Commissione con l'approvazione di specifici emendamenti - per dare un segnale di serietà e di vicinanza alle famiglie italiane in questa fase storica così complessa, ma senza voler in alcun modo allontanare la piena attuazione della delega da parte del Governo.
Quella che convertiamo oggi è una misura provvisoria, che al tempo stesso dà un segnale chiaro: sul sostegno economico alle famiglie l'Italia fa sul serio, promuovendo in modo attivo e concreto la genitorialità nel nostro Paese. Desidero ringraziare ancora le colleghe e i colleghi della Commissione per il lavoro serio e approfondito che abbiamo svolto assieme su una materia di elevata complessità tecnica, ma sempre nella consapevolezza di stare incidendo sulle concrete condizioni di vita di persone, famiglie, minori. Si tratta di un esempio di buona politica, di legislazione accurata e competente. Anche questo mi pare un dato importante, soprattutto se riportato al contesto della misura in esame e alla sua importanza.
La misura temporanea e transitoria recata dal decreto-legge, erogabile dal 1° luglio al 31 dicembre 2021, dunque per un periodo di sei mesi, consiste in un assegno mensile subordinato ai requisiti di cui all'articolo 1, comma 1, il cui importo è determinato facendo riferimento al livello di ISEE e al numero dei figli minorenni. Come detto, l'assegno temporaneo in esame è disposto in favore dei nuclei familiari che, in ragione dei profili soggettivi dei relativi componenti, non rientrino nell'ambito di applicazione dell'istituto dell'assegno per il nucleo familiare. Ricordo che quest'ultimo è riconosciuto in presenza di determinate condizioni relative al reddito, alla composizione del nucleo familiare, alla presenza di figli minorenni, a condizioni di inabilità e con importi variabili, in favore dei lavoratori dipendenti e dei lavoratori iscritti in via esclusiva alla cosiddetta gestione separata INPS, dei titolari di trattamenti pensionistici o di altre prestazioni economiche previdenziali derivanti dalle suddette attività lavorative. L'assegno temporaneo, di cui agli articoli da 1 a 4, è riconosciuto qualora il richiedente possegga tutti i requisiti di cui all'articolo 1 e limitatamente al periodo in cui essi sussistano. La domanda per l'assegno temporaneo in esame è presentata in modalità telematica all'INPS, ovvero agli istituti di patronato e di assistenza sociale, secondo le modalità indicate dall'INPS, entro il 30 giugno 2021. L'assegno, nell'ambito del periodo temporale massimo di applicazione (costituito, come detto, dal secondo semestre 2021), decorre dal mese di presentazione della domanda con il diritto, tuttavia, alle mensilità arretrate per le domande presentate entro il 30 settembre 2021.
L'erogazione dell'assegno avviene mediante accredito sul conto corrente bancario o postale del richiedente, ovvero mediante bonifico domiciliato. Nel caso di affidamento condiviso del minore in relazione al quale sia corrisposto l'assegno, la metà dell'importo può essere accreditata sul conto corrente bancario o postale dell'altro genitore. L'assegno in esame non concorre a formare la base imponibile dell'imposta sul reddito delle persone fisiche ed è compatibile con altre eventuali prestazioni in favore dei figli a carico erogate dalle Regioni o Province autonome e dagli enti locali, nonché, nelle more dell'attuazione della disciplina di delega di cui alla citata legge n. 46, con le misure, ad eccezione del summenzionato istituto dell'assegno per il nucleo familiare, indicate nell'articolo 3, comma 1, di questa legge.
Per i nuclei familiari percettori di reddito di cittadinanza, il beneficio temporaneo in oggetto è corrisposto nell'ambito del summenzionato limite massimo complessivo di spesa di cui all'articolo 2, comma 3, di ufficio dall'INPS ad integrazione del reddito di cittadinanza e con le medesime modalità di erogazione di quest'ultimo. In ogni caso, l'assegno temporaneo in esame è escluso dalle nozioni di reddito familiare assunte a base del calcolo dell'imposta sul reddito di cittadinanza.
L'articolo 5 dispone in via transitoria, per il periodo che decorre dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, un incremento della misura mensile degli assegni per il nucleo familiare. L'incremento concerne solo i casi di nuclei familiari con figli; la misura mensile dell'incremento è pari, per i nuclei familiari fino a due figli, a 37,5 euro per ciascun figlio e per i nuclei familiari con almeno tre figli a 55 euro per ciascun figlio.
L'articolo 6 dispone per il 2021 un incremento nella misura di 30 milioni di euro del finanziamento statale per la convenzione tra INPS e i centri di assistenza fiscale, in considerazione dell'incremento dei volumi di dichiarazioni sostitutive uniche.
L'articolo 7 reca alcune norme in materia di finanziamento, nonché di relativo monitoraggio finanziario, dei trattamenti di integrazione salariale con causale Covid-19.
L'articolo 8 provvede alla copertura finanziaria del provvedimento.
Colleghe e colleghi, riferisco oggi a questa Assemblea gli esiti del lavoro faticoso svolto dalla Commissione, nello svolgimento del quale siamo stati guidati dalla consapevolezza di alcuni punti fondamentali che qui voglio ribadire: innanzitutto la temporaneità della misura e l'assoluta necessità di procedere parallelamente alla sua erogazione, alla rapida attuazione della delega di cui alla legge n. 46; in secondo luogo, la forte attenzione al sostegno alla genitorialità; in terzo luogo, abbiamo percepito con chiarezza, in sede di approfondimento in Commissione, alcune criticità relative soprattutto alla forte progressività a cui sono ispirati i criteri di individuazione della soglia ISEE, con la conseguente diminuzione proporzionale dell'importo dell'assegno al miglioramento della situazione economica del nucleo familiare. Siamo consapevoli che ciò può determinare il rischio di disincentivare il lavoro del secondo percettore di reddito del nucleo familiare, coincidente, nella maggior parte dei casi, con le donne. Proprio per questo, pur non intervenendo direttamente in Commissione, è stato depositato un ordine del giorno che impegna il Governo a farsi carico, in sede di attuazione della delega, di tale questione, soprattutto al fine di dare piena attuazione alla finalità espressa dall'articolo 1 della legge n. 46 di promuovere l'occupazione ed in particolare quella femminile.
Stiamo ragionando, colleghe e colleghi, di una misura temporanea e allo stesso tempo, come detto, stiamo dando un segnale di grande serietà e di vigilanza a tutte le famiglie italiane. Sono convinto che il lavoro svolto dalla Commissione in sede di esame del disegno di legge su cui riferisco all'Assemblea abbia consentito di approfondire snodi essenziali e potenziali criticità della stessa disciplina che dovrà essere adottata in attuazione della delega. Anche questo consegniamo oggi all'Assemblea. Su tutto, però, colleghe e colleghi, siamo stati guidati dalla certezza di svolgere un lavoro importante per dare alle famiglie italiane e alla genitorialità un sostegno immediato, concreto, fondamentale in una fase come questa e di ciò possiamo dirci orgogliose ed orgogliosi.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà.
DRAGO (FdI). Signor Presidente, gentili colleghi, signor Ministro, oggi siamo chiamati ad esprimerci su questo provvedimento: la conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori.
Ci ritroviamo quindi a dover operare una scelta, più o meno condivisa, su un provvedimento che pensavamo di aver già avviato. Premesso che esso è assolutamente condivisibile, in un momento di emergenza pandemica, come questo che sembrerebbe postpandemico (e speriamo davvero che lo sia) e in cui le famiglie hanno incontrato difficoltà gestionali, è però importante precisare alcuni aspetti.
Intendiamo la misura come un assegno al figlio (precedentemente unico, adesso temporaneo); in verità, è un ennesimo provvedimento di sostegno al reddito. Lo dico perché è importante che le cose vengano chiamate con il loro nome. Ciò si evince anche all'interno del testo, nelle indicazioni dei requisiti. È chiaro che l'accredito viene fatto, all'interno del nucleo familiare, a uno dei genitori o, in alcuni casi, ad entrambi. Il punto, però, non riguarda la formula tecnica.
Essendo questo un provvedimento di sostegno al reddito, è come se venisse meno il valore della persona in sé. Ne abbiamo tanti altri, come quello del reddito di cittadinanza, che è un altro, ennesimo, provvedimento di sostegno al reddito. La particolarità di questo, però, sta nel fatto che, mentre nel disegno di legge delega, che chiaramente è diventato legge, assistiamo a un accorpamento di fondi e quindi alla mancata possibilità per alcuni nuclei di usufruire di sgravi fiscali, in questo caso tale accorpamento non viene fatto.
Si tratta quindi di un ennesimo bonus per sei mesi riconosciuto alle famiglie, secondo un criterio di gradualità anch'esso discutibile. Come abbiamo detto tantissime volte in questi anni, infatti, tale criterio fa riferimento all'ISEE, che è un indicatore che riteniamo obsoleto e che non tiene conto del reddito reale del nucleo. Non mi soffermo però sulla questione, della quale avremo modo di parlare più dettagliatamente in un altro momento.
Come Fratelli d'Italia, abbiamo proposto emendamenti che andassero a valutare alternative di calcolo, tenendo sempre conto del concetto di progressività: e anche di questo parleremo, magari, più in là. Un'alternativa, in particolare, potrebbe essere quella da noi proposta: l'innalzamento della soglia da 50.000 a 60.000 euro. Sappiamo benissimo, infatti, che un ISEE di 50.000 euro corrisponde a una coppia in cui entrambi lavorano e con uno stipendio medio. Mantenendo sempre la stessa proporzione (30 con due figli e 40 per ogni figlio con nuclei da tre figli in su), l'idea era di innalzare l'ISEE ad almeno 60.000 euro.
Il decreto interviene nell'ottica non dell'investimento, ma della spesa. Abbiamo cercato di circoscrivere ciò con un intervento: riconoscere l'assegno ai giovani e ai figli che risiedano e abbiano il domicilio e studino in Italia, da Nord a Sud, ma in maniera tale che vi sia una prospettiva di investimento, cioè che le quote vengano investite sul territorio italiano, creando un circolo virtuoso sul piano macroeconomico.
Anche questo non è stato assolutamente tenuto in considerazione.
È stato accolto l'ennesimo ordine del giorno e abbiamo finalmente dettagliato meglio un termine di novanta giorni, qualora il Governo lo assuma per intero, entro cui vagliare questa modifica dell'ISEE. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serafini. Ne ha facoltà.
SERAFINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, nel 2100 la popolazione italiana, secondo studi internazionali sull'andamento demografico, scenderà - se non si inverte la tendenza - a circa 30,5 milioni di persone. Le Camere, da tempo, sollecitano l'attenzione verso il progressivo dimezzamento in atto della popolazione in Italia, a causa della crescita zero, con conseguente invecchiamento più veloce da noi che nel resto d'Europa.
Forza Italia è da sempre favorevole alle iniziative politiche, sociali ed economiche che sono indirizzate al sostegno delle famiglie, ad una riforma del sistema fiscale che sia di sostegno alle stesse e conseguentemente alla natalità, che va difesa e incentivata con interventi specifici di lungo periodo.
L'assegno unico e universale è una di queste misure di sostegno che potrebbero aiutare la natalità italiana, se naturalmente la sua attuazione avvenisse in un contesto di crescita economica, di occupazione, di riduzione del tempo di precariato, di riorganizzazione della spesa pubblica indirizzata ai minori e di diminuzione del prelievo fiscale.
Il decreto-legge in esame rappresenta la misura ponte dal 1° luglio al 31 dicembre 2021, destinata alle famiglie in possesso dei requisiti previsti per ogni figlio minore di diciotto anni, inclusi i figli minori adottati o in affido. Riguarda le famiglie in possesso di un Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) inferiore a 50.000 euro annui, fino all'entrata a regime dell'assegno universale e unico per ogni figlio, che avverrà a decorrere dal gennaio 2022. Gli oneri di spesa previsti per l'anno 2021, per gli articoli 2, 5 e 6, sono pari a 3 milioni di euro.
Con il provvedimento in esame, l'assegno temporaneo viene corrisposto alle famiglie con figli minori che, in base alla legislazione vigente, non hanno diritto agli assegni per il nucleo familiare. L'assegno viene erogato in funzione del numero dei figli, per cui gli importi dell'assegno decrescono all'aumentare dell'ISEE e sono più elevati per le famiglie con tre o più figli. L'assegno da erogarsi si azzera raggiunta la soglia dei 50.000 di ISEE. L'assegno temporaneo è pagato mensilmente dall'INPS sulla base della domanda presentata.
Le audizioni dell'11a Commissione hanno fatto emergere alcune criticità dell'impianto normativo del decreto-legge, che ritengo possano indebolire il principio universalistico a cui il decreto-legge vorrebbe tendere: innanzitutto, la soglia dei 50.000 euro dell'ISEE, rispetto a quegli Stati, anche europei, con forti politiche di sostegno alla natalità, dove l'aver figli è considerato una scelta personale, nell'interesse della Nazione, misure simili non vengono proporzionate in relazione al reddito familiare, in quanto l'indicatore ISEE penalizza i redditi familiari rispetto a quelli individuali e l'utilizzo dell'ISEE rischia di determinare effetti distorsivi e sperequativi, in particolare per determinate categorie di cittadini.
È stato fatto osservare che per l'assegno unico universale il ricorso alla sola componente reddituale dell'ISEE per la definizione del beneficio in luogo dell'intero indicatore sarebbe di gran lunga preferibile. La progressività molto rapida, che dimezza l'importo dell'assegno, disincentiva le famiglie con reddito contenuto ad aumentarlo.
Un'altra criticità è l'accentuazione del beneficio nei confronti delle famiglie con almeno tre figli: com'è stato fatto rilevare dal mondo delle imprese, garantire un assegno mensile cumulabile con la misura del reddito di cittadinanza potrebbe comportare il verificarsi di paradossali situazioni, nell'ambito delle quali le imprese si trovino in ancor più difficoltà nella ricerca di forza lavoro, configurandosi la concreta possibilità che lo stipendio medio garantito dell'impresa sia inferiore rispetto al sussidio garantito dallo Stato e che dunque questa misura agisca come possibile disincentivo all'occupazione.
Per migliorare l'efficacia del provvedimento, Forza Italia ha deciso di presentare alcuni emendamenti riconducibili all'ISEE, che non sono stati resi ammissibili ai sensi dell'art. 81 della Costituzione. Non per fatto personale, credo che sia necessaria una seria riflessione sull'utilizzo dell'articolo 81, nel senso che talvolta non appare assolutamente chiara la criticità finanziaria che un emendamento determina.
Gli emendamenti che abbiamo proposto intervengono, in particolare, sulle soglie ISEE, al fine di computare per il calcolo della situazione reddituale e patrimoniale esclusivamente il reddito netto realmente percepito da ogni singolo componente del nucleo familiare nel corso dell'anno di riferimento.
Inoltre, riteniamo che il possesso di una sola abitazione dove la persona o la famiglia vive non debba essere considerato elemento che possa inficiare il diritto ad avere certe prestazioni sociali in quanto il bene determina una crescita del proprio indicatore della situazione economica.
Malgrado la bocciatura delle nostre proposte emendative, Forza Italia, che è sempre attenta nei confronti di proposte legislative che riguardano le politiche per la famiglia e per i figli, ritiene comunque di esprimersi a favore del provvedimento in esame. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pizzol. Ne ha facoltà.
PIZZOL (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, finalmente ha trovato attuazione l'articolo 3 della nostra Costituzione, con la parificazione delle diverse categorie di cittadini italiani. Infatti, con questo provvedimento si mette fine alla discriminazione fra lavoratori dipendenti e autonomi, dato che i secondi ora potranno percepire l'assegno per i figli a carico.
Con il progressivo abbassamento del tasso di natalità degli italiani, si rendono necessarie nuove leggi per incoraggiare la fecondità dei nostri giovani. Ufficialmente anche la legge oggi in discussione e valida fino a fine anno dovrebbe farlo, ma penso che l'esiguità degli assegni previsti con questo metodo di calcolo penalizzi, invece, la natalità degli italiani.
Essa crea aspettative piuttosto onerose per i futuri bilanci, se anche il provvedimento che andrà a regime dal prossimo anno seguirà le medesime orme. Infatti, se una coppia di giovani, entrambi lavoratori, desiderasse avere figli, è molto facile che l'ISEE risultante sia vicina a 40.000-50.000 euro e l'assegno pensato per incoraggiare la loro genitorialità ammonterebbe solo a 30-40 euro al mese, davvero troppo poco per incentivarli in questo senso, anche perché un asilo nido costa mediamente sui 6.000-7.000 euro all'anno. Invece, una coppia con ISEE basso o priva di reddito, avendo cinque figli a carico, arriva a percepire 1.089 euro mensili, da sommare poi anche il reddito di cittadinanza, quindi potrebbe verificarsi la concreta possibilità che il sussidio garantito dallo Stato sia superiore allo stipendio medio garantito da un'impresa qualsiasi.
Questa legge, perciò, potrebbe concretamente disincentivare la ricerca di un lavoro. Se davvero l'Italia volesse incoraggiare la natalità di suoi concittadini, potrebbe essere molto più utile che il costo della maternità fosse interamente a carico dello Stato, senza oneri per i datori di lavoro, compreso anche lo sgravio contributivo per il personale in sostituzione delle lavoratrici in maternità.
Quanto sopra, se aggiuntivo a un buon sistema di welfare, all'accompagnamento e all'inserimento dei nostri giovani nel mondo del lavoro, offrendo loro stabilità lavorativa ed economica, costituirebbe un vero e proprio volano per una robusta natalità nel nostro Paese.
Per restare al provvedimento oggi in esame, mi pare che il grosso peso dell'ISEE nella distribuzione dell'assegno crei forti disparità di trattamento fra bambino e bambino. Questo non accade in altri Paesi europei che hanno adottato idonee politiche per incentivare la natalità, così come in altri Paesi non è riconosciuto l'assegno per i figli minori agli stranieri extraeuropei privi dello status di rifugiato politico o della protezione internazionale, che invece con il disegno di legge in discussione sarà elargito in Italia pressoché a tutti.
Questo disegno di legge, pertanto, più che incentivare la natalità degli italiani, mi sembra l'ennesimo provvedimento assistenzialista contro la povertà: penso che siamo proprio un Paese buono e magnanimo. Peccato che la spesa di tutto ciò sia a deficit e a carico delle future generazioni di italiani e che, proprio con questo provvedimento, corriamo il rischio che non ne nascano a sufficienza. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.
MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, l'Italia attraversa un periodo ormai molto lungo di denatalità: è da tredici anni consecutivi che ogni anno ci sono meno nati del precedente. Si tratta peraltro di record assoluti della storia della Repubblica: nascevano più bambini in Italia quando gli italiani erano meno di 40 milioni, appena arrivati all'Unità del nostro Paese, di quanti ne nascano oggi. Ne nasce poco più di un terzo del periodo in cui sono nato io, e questo nonostante il fatto che tra il 15 e il 20 per cento circa dei nuovi nati - una percentuale non sempre facile da rilevare da parte dell'Istat, se non dopo un certo periodo - siano bambini stranieri, nel senso di figli di genitori entrambi stranieri (pertanto, stranieri a tutti gli effetti); sessant'anni fa, invece, di bambini stranieri in Italia ce n'era qualcuno, ad esempio figli di diplomatici, di qualche lavoratore di passaggio e poco altro.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 15,30)
(Segue MALAN). Il crollo è quindi veramente epocale. Supponendo anche che l'anno prossimo ci fosse un improvviso recupero della natalità, gli effetti di questa situazione si protrarranno per decenni. Potranno anche nascere più bambini dal 2022 al 2023 - anche se assai poco ci fa presumere che questo avvenga - ma le sette, dieci o dodici classi d'età che sono rimaste con pochissime nascite resteranno a quel livello, con tutti i riflessi che questo avrà sulla nostra forza lavoro, sugli aspetti previdenziali e anche sull'andamento generale della società. C'è anche un effetto ulteriore: le persone, in particolare le donne - prima che vengano approvate determinate leggi partoriscono solo le donne; poi, quando saranno approvati determinati provvedimenti, si dovrà dire che partoriscono anche gli uomini che si sentono donne (Applausi), che però sono uomini - si ridurranno quando questo grosso calo di natalità arriverà all'età fertile. Quindi gli effetti sono molto pesanti.
C'è una serie di cause, evidentemente: la crescente instabilità delle famiglie, sia pure molto inferiore agli altri Paesi; la sempre più breve durata media dei matrimoni o delle relazioni di coppia (anche questo, a seconda della Costituzione, che probabilmente si vorrà aggiornare, è l'ambiente in cui nascono i bambini preferibilmente). Ci sono altre cause, ma senza dubbio c'è anche quella economica.
Oggi una coppia che abbia un livello di reddito medio o anche medio-basso, in cui lavorano entrambi, se non ha figli, può comportarsi con una certa rilassatezza: naturalmente, con attenzione al bilancio familiare, può anche pagarsi qualche lusso, qualche vacanza e qualche uscita al ristorante. Se questa stessa coppia ha uno o due, per non parlare di tre figli (che tra l'altro è il numero che può garantire l'equilibrio della popolazione: considerate tutte le coppie o persone che non hanno figli, è davvero il numero indispensabile), siamo sulla soglia della povertà: le persone devono misurare il centesimo, perché lo Stato oggi dà alle coppie con figli - sempre che dia qualcosa in termini di detrazioni fiscali, perché al di sopra di un certo livello, molto basso, non dà assolutamente nulla - molto meno di quanto incassa in più per tutto ciò che si deve comprare quando si hanno bambini, dalla culla, al lettino, all'auto più grande (perché una coppia può avere un'auto piccola, mentre una che abbia due figli ha bisogno di un'auto e di una casa più grandi). (Applausi). È un cattivo affare avere figli, in un'epoca in cui già c'è una difficoltà economica generalizzata.
Dunque ben venga l'assegno unico universale. Bellissimi il nome e il proposito (andare incontro alle esigenze di coloro che decidono - coraggiosamente, nel nostro Paese - di avere figli), che tuttavia, almeno per ora, hanno a che fare con una grandissima carenza di fondi, al di là delle modulazioni. C'è chi in Commissione ha fatto un encomiabile lavoro (il senatore Floris, la senatrice Toffanin e il senatore Serafini, insieme naturalmente ai colleghi degli altri Gruppi parlamentari). Tuttavia, basta fare il conto generale: oggi i minori di età sono circa 10 milioni e i soldi stanziati sono 3 miliardi di euro per sei mesi. È facile fare il calcolo: siamo sui 50 euro per ogni bambino.
Pertanto, quando si parla di cifre come 140, 200 o 500 euro è bellissimo, ma la media (quella nota per un poeta romano) è di 40 o 50 euro al mese. Ciò evidentemente non induce nessuna coppia ad avere figli. È sempre meglio di niente, ma il problema non è che oggi non ci sia niente: l'anno prossimo queste misure saranno anche sostitutive di altre, pure insufficienti, che oggi ci sono.
Pertanto dietro il nome e il proposito c'è il grosso rischio che il risultato sia addirittura negativo, perché le risorse sono quelle che sono e non possono essere illimitate.
Quando constatiamo però che con questa norma, nel combinato disposto con l'assegno del reddito di cittadinanza, una coppia in cui nessuno lavora può arrivare a prendere, con tre figli, 1.700 euro al mese, non aspettiamoci che ci siano soldi per coloro cui veramente bisognerebbe darli, né che una persona cerchi o accetti un lavoro. (Applausi).
Infatti, se si va a lavorare, le spese aumentano enormemente. Anche se si ricevono 1.700 euro (a parte il fatto che lavorare non sempre a tutti piace), a questa cifra bisogna sottrarre le spese per babysitter, asilo nido e tutte le spese che si sostengono per il fatto di andare a lavorare; invece, se si sta a casa, si bada ai figli in prima persona, anche con maggiore soddisfazione umana. (Applausi).
Cerchiamo quindi di partire da un bel titolo e arrivare a una bella sostanza, perché per ora ci sono grandi carenze. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà.
TOSATO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la Lega ritiene che l'oggetto di questo provvedimento e di questo dibattito sia di fondamentale importanza per il futuro del nostro Paese e della nostra società. Parliamo di assegno unico universale per i figli minori a carico, quindi di uno strumento che deve tutelare la famiglia, soprattutto se decide di avere figli. In una società come la nostra, in cui la denatalità è un problema sempre maggiore, con dati che non vanno migliorando negli anni, anzi peggiorando, è evidente che un intervento della politica, del Parlamento e del Governo si rende assolutamente necessario ed è indispensabile.
Oggi parliamo in realtà di un provvedimento che serve per colmare la fase interlocutoria, che va dal 1° luglio al 31 dicembre di quest'anno, con l'introduzione di un assegno temporaneo per i figli minori. Questo a fronte della misura approvata nei mesi scorsi, che invece vuole istituire con delega al Governo un assegno unico universale, che andrà a realizzarsi a partire dal prossimo anno e per quelli a venire. Si tratta quindi di un provvedimento temporaneo e sperimentale che dev'essere solo propedeutico a una riforma più complessiva. Già nel provvedimento al nostro esame si vedono però i criteri di assegnazione e le risorse messe a disposizione ed è su questo che vogliamo puntare la nostra attenzione.
Il provvedimento approvato di delega al Governo stabiliva di riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli. Il Gruppo Lega chiede effettiva garanzia che, quando si parla di riordinare e semplificare, ci sia un effettivo potenziamento delle risorse messe a disposizione e della loro efficacia. (Applausi). Signor Presidente, come chiede in particolare l'ordine del giorno presentato dal senatore Pillon, che penso poi lo illustrerà, non vorremmo che in questo riordino e in questa semplificazione possano esserci nuclei familiari che, anziché percepire risorse maggiori, secondo il nostro intendimento quando parliamo di potenziamento, possano riceverne di inferiori. È una cosa che si deve evitare e l'ordine del giorno presentato dalla Lega e approvato alla Camera va proprio in questa direzione, perché abbiamo una certa abitudine a diffidare del termine semplificazione. Spesso in quest'Aula si portano avanti provvedimenti che parlano di semplificazione e che alla fine non rappresentano un miglioramento, ma in alcuni casi, per alcune categorie e, in questo caso, per alcune famiglie, potrebbero rappresentare un peggioramento. Vigileremo su questi aspetti e ovviamente sui decreti attuativi del Governo affinché ciò non accada.
C'è poi il tema delle risorse. È evidente che quelle stanziate in questo provvedimento temporaneo sono inadeguate. Si parla di 3 miliardi di risorse già stanziate per questi sei mesi e che confermiamo con questo tipo di provvedimento, che però prevedono soglie per accedere all'assegno assolutamente sottostimate. Per chi ha un reddito ISEE superiore a 50.000 euro non c'è nulla. Anche nella fascia tra i 15.000 e i 50.000 euro parliamo di 30 euro mensili per ciascun figlio minore nei nuclei con uno o due figli. Questi sono i criteri che leggo nel provvedimento e che dico al Governo e credo che quello che è scritto nel provvedimento sia la realtà dei fatti. Ci sono pertanto risorse che dal nostro punto di vista sono inadeguate.
Ci auguriamo quindi che le risorse che verranno stanziate successivamente, a partire dal prossimo anno, siano potenziate e rappresentino un effettivo aiuto alle famiglie e non solo un lodevole tentativo di affrontare i temi della denatalità, dell'aiuto alle famiglie, del carico fiscale e di costi che sopportano coloro che hanno famiglie numerose.
Sorveglieremo affinché venga rispettato tale principio e ci sia quindi un accesso a questi assegni ad un numero più esteso di famiglie, che ci sia una rivisitazione dei criteri ISEE che non sempre rappresentano l'effettivo benessere delle famiglie e che ci siano risorse adeguate, che non rappresentino un palliativo a un problema ben più ampio.
Questa è la sfida che ci aspetta come Parlamento, ma che ovviamente riguarda soprattutto il Governo. Da parte nostra, non potremo far altro che vigilare, perché il principio è corretto, ma la risposta dev'essere assolutamente adeguata e conforme alle aspettative della nostra cittadinanza.
Le famiglie si trovano in una grave crisi e tutti dobbiamo esserne consapevoli. Il tema meriterebbe molta più attenzione e approfondimenti di quelli di attualità che, invece, altri partiti vogliono mettere al primo posto nell'agenda politica, che sicuramente vanno affrontati.
Le sfide vere della nostra comunità, però, sono queste: denatalità, tutela delle famiglie e di coloro che svolgono un ruolo fondamentale nella nostra società.
La Lega su questi temi c'è e vigilerà perché le risposte del Governo siano adeguate. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, non è soltanto pensando alle nostre drammatiche politiche demografiche per cui siamo un Paese a crescita zero che si guarda con simpatia, speranza e ottimismo a una misura che va a favore dei figli, ma è anche pensando al forte collante che nella vita di famiglia costituisce la possibilità di mantenere tra i coniugi e le persone che compongono il nucleo familiare quel minimo livello di serenità e di positività che fa sì che la benedetta fatica del lavoro quotidiano, quando c'è, possa aprirsi anche a uno sguardo di speranza per il futuro per poter offrire ai figli qualcosa di più che non sia lo strettamente necessario.
La misura, che, da un lato, in qualche modo vorrebbe essere un incentivo alla natalità e, dall'altro, un collante coesivo all'interno del nucleo familiare, nasce nelle migliori intenzioni e - oserei dire - fra le aspettative più ampie da parte di tutti noi. Vogliamo che il Paese cresca in modo più coeso e solidale; vogliamo che i ragazzi possano avere tra i loro diritti anche quello di completare gli studi, per esempio universitari, senza fare dell'Italia un Paese fanalino di coda all'interno dell'Europa stessa.
Proprio perché crediamo nel valore di una misura positiva che vada incontro alle necessità delle famiglie e a quella specifica dei figli, riteniamo che questa corra il rischio di essere una misura spot. È vero, i rischi sono di due tipi e i miei colleghi li hanno denunciati entrambi: da un lato, davanti ai redditi particolarmente bassi (penso a coloro che ricevono un reddito di cittadinanza e che, con mio stupore, non devono nemmeno fare la domanda, perché viene loro accreditato in automatico, senza doversi prendere la briga di "smanettare" per avere quell'assegno), c'è la possibilità che la gente - lo sperimentiamo in questo periodo di ripresa economica del Paese - si adatti a misure di contrasto alla povertà, piuttosto che di incentivo alla natalità; dall'altro, c'è anche la possibilità di chi le ritenga del tutto inadeguate.
In questo periodo di transizione, che ci separa dal 31 di dicembre, per le famiglie che già percepiscono assegni familiari stiamo parlando di un incremento di 37 euro. Probabilmente sono una cifra significativa. Ognuno di noi, se esce con un amico una sera per un happy hour, spende 37 euro; probabilmente, se due ragazzi escono, come ieri sera, per festeggiare la vittoria dell'Italia agli europei, con una birra e una pizza spendono 37 euro.
In che modo questa cifra può diventare, anche soltanto sul piano simbolico, un incentivo alla natalità? In che modo un genitore può sentirsi incoraggiato ad avere un figlio? Conosciamo l'aneddoto che dice che tutti vorrebbero avere tre figli; poi si sposano e ne vorrebbero due, possibilmente un maschio e una femmina, sempre facendo riferimento a identità ben consolidate, e poi invece si accontentano di un unico figlio, perché non riescono a mantenerne di più. Come si fa a pensare a questa cifra?
Qui abbiamo uno scollamento totale: da una parte, il piano dei desideri, quello che chiamiamo del dover essere, che percepiamo come il piano eticamente sensibile, cosa dovrebbe fare uno Stato per andare incontro alle necessità delle famiglie e al desiderio di maternità e di paternità di coppie che hanno consolidato il loro rapporto e la loro vita insieme; dall'altra, la totale e assoluta inadeguatezza della misura rapportata ai bisogni. E sappiamo che, quando non sono esigibili, i diritti, in un certo senso, sono come dai piedi d'argilla, cioè di fatto finiscono col non essere nemmeno tali.
In questo periodo di transizione, in questi famosi mesi, da adesso fino a dicembre, questa misura dovrebbe rappresentare un incoraggiamento. Eppure, ci troviamo davanti all'inadeguatezza economica della proposta e molto spesso, anche alla difficoltà per le famiglie, di venire incontro a questo tipo di aiuto rispetto a un fatto che, - attenzione, è importante da tenere presente - ossia che è stato minacciato l'arrivo di una certa inflazione. Mentre la misura economica viene da una povertà che attualmente rende molto basso il reddito percepito e quello realmente ottenuto, in questo momento la fragilità dei risultati è tale che corriamo il rischio che le famiglie che possano accedervi in prima istanza siano molto poche: in soli due giorni hanno chiesto di accedere a questo assegno transitorio 75.000 persone. È molto poco.
Non basta vivere di simboli, che, è vero, sono importanti, come lo è che le promesse allargano il cuore, ma se queste non si trasformano in una fattualità concreta, dall'illusione scaturisce la delusione, e questo può essere molto pericoloso per le nostre famiglie. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carbone. Ne ha facoltà.
CARBONE (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, signori e signore del Governo, il provvedimento che stiamo per approvare è frutto di un lavoro molto lungo, nato da una proposta di Italia Viva e già riconosciuto dal precedente Governo.
La conversione di questo decreto-legge permette una vera e propria riforma rivoluzionaria che il Paese attende da anni e che arriva in un momento in cui è estremamente necessaria per sostenere le famiglie italiane e aiutarle a progettare la ripartenza dopo la drammatica crisi causata dalla pandemia.
L'assegno unico è un grande pezzo del più grande e generale family act che il Governo ha approvato e che da qui a qualche tempo anche il Parlamento discuterà. Com'è noto, esso mette a disposizione risorse finanziarie dal settimo mese fino ai diciotto anni di età; si estende fino ai ventun anni quando ci sono attività importanti di formazione ed educazione e ha una specifica formulazione anche in termini di indicazioni finanziarie per i figli che hanno problemi di disabilità. È una misura che offre un contributo importante, che va da 168 euro a figlio fino a 217, se ne hanno più di due.
Ad oggi, a sette giorni dal via, sono arrivate più di 150.000 domande. Si può richiedere l'accesso al beneficio fino al 30 settembre prossimo, prendendo gli assegni arretrati dal 1° luglio scorso. Questo grande numero di domande pervenute ci fa capire tutta la bontà della norma che abbiamo fortemente voluto.
Al centro dell'azione del provvedimento, quindi, vi è finalmente la famiglia. Italia Viva e questo Governo hanno finalmente - e sottolineo l'avverbio, signor Ministro - messo la famiglia al centro non solo dell'azione dell'Esecutivo, ma anche dello sviluppo delle politiche demografiche del nostro Paese. Dal 1945 ad oggi, infatti, le nascite si sono dimezzate.
L'Istat negli ultimi dati presenta cifre clamorose: poco più di 400.000 nati annui contro circa 700.000 deceduti. In questo saldo naturale così negativo, è evidente che, senza interventi urgenti per il nostro Paese, ci sono all'orizzonte solamente prospettive difficili di sviluppo e di crescita.
Grazie all'assegno possiamo invertire il pauroso fenomeno del dimezzamento delle nascite e metterci in carreggiata con i Paesi più attrezzati in tema di politiche familiari, proponendoci finalmente come terra ospitale per i giovani, per le giovani coppie e per le famiglie che vogliono continuare a credere e a investire nel futuro. L'Italia è un Paese che ha costruito, nel corso degli anni, tantissime agevolazioni di tipo fiscale: sono circa 500 quelle che vengono censite, ma di queste pochissime sono state dedicate o sono dedicate alla famiglia.
L'assegno è unico, perché riorganizza una giungla di misure, bonus e detrazioni stratificate nel tempo. Semplifica la vita delle famiglie e alle famiglie, permettendo loro di ricevere una misura di programmazione e di stabilità nel tempo. È un provvedimento attivante, come spesso diciamo, perché stimola la famiglia a proiettarsi nel futuro e a compiere scelte coraggiose.
Le politiche familiari danno i frutti migliori quando hanno un carattere di stabilità, perché danno un'autonomia nella progettazione economica della vita. Grazie all'assegno unico, ogni mese una famiglia saprà di poter contare su un importo fisso fino ai ventun anni di età di ciascun figlio. Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione per il nostro Paese.
Dovremmo poter consentire alle stesse famiglie di richiedere l'attivazione dell'assegno universale, oltre che all'INPS e ai CAF, anche tramite i patronati - l'ho detto già precedentemente - che sono al momento esclusi e che - mi permetto di dire - in questo momento particolare si sono spesso gratuitamente sostituiti al lavoro dell'INPS. È un investimento sullo sviluppo sociale, che non rende le famiglie dipendenti da un aiuto spot dello Stato, come altri inutili provvedimenti assistenziali.
Italia Viva dimostra di essere ancora una volta un grande movimento riformista, che non propone misure spot e senza visione; è invece un luogo sano di presentazione di proposte concrete e realizzabili per il futuro del nostro Paese. Noi abbiamo a cuore l'Italia del domani, un'Italia che, grazie al contributo determinante del ministro Elena Bonetti, a cui va tutta la nostra gratitudine per il lavoro costantemente ed efficacemente svolto, e grazie al lavoro di questo Governo, che sosteniamo fortemente, compie passi in avanti notevoli e importanti verso la civiltà. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà.
MAFFONI (FdI). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, egregi colleghi, il tema che oggi stiamo dibattendo in quest'Aula è di fondamentale importanza, perché parla - e ciò accade proprio raramente - di futuro. Parla del futuro delle generazioni più giovani di noi, che avranno l'onore e l'onere di essere parte integrante della nostra società.
Viviamo in una società oggi condizionata purtroppo da falsi miti; le giovanissime generazioni venerano personaggi televisivi, cantanti musicali o star dei social in base al numero di follower su Instagram o Facebook. I miti veri, colleghi, in una società come quella di oggi, sono invece quegli under 40 che hanno la capacità di compiere il gesto più rivoluzionario che si possa fare oggi: costruire una famiglia e dare ad essa un futuro. (Applausi). Queste sono le persone a cui i giovanissimi di oggi dovrebbero ispirarsi; e noi, che facciamo politica in modo serio, abbiamo il compito di sostenerle.
Tuttavia - e di certo la pandemia non ha aiutato - viviamo un periodo storico in cui per le giovani generazioni il lavoro è sempre più precario, la casa un lusso e la pensione un miraggio che mai si concretizzerà. Intervenire oggi, quindi, con uno strumento legislativo che possa aiutare le famiglie è un bene. È arrivato il momento di smentire quel detto popolare, vero purtroppo, in cui si dice che durante la guerra gli italiani stavano peggio di adesso eppure mettevano al mondo molti più bambini. Questo è dovuto al fatto che fortunatamente in una famiglia prevalgono spesso le motivazioni culturali per cui si fa un figlio rispetto a quelle materiali. Tuttavia è innegabile che oggi le condizioni sono molto cambiate: mettere al mondo un figlio richiede molte più risorse, poiché la società in cui viviamo oggi non ci permette di crescere un bambino vestendolo di stracci e nutrendolo con una scodella di latte e pane.
Per questo, colleghi, con lo sviluppo della società moderna gli Stati hanno incominciato a porsi il problema di aiutare le famiglie a mantenere i figli e l'Italia nei decenni scorsi non ha di certo brillato. È noto a tutti che il nostro Paese è uno di quelli con il tasso di fecondità più basso e, al contempo, è tra quelli che destinano meno risorse per famiglia e figli. Questa è una contraddizione, poiché ovviamente, se si vogliono aiutare le famiglie, bisogna investire su di esse.
Secondo i dati Eurostat mediamente riusciamo a destinare il 3,2 per cento della spesa pubblica italiana alle politiche familiari, contro il 3,6 per cento della media europea: la Germania spende il 3,7 per cento, la Francia il 4,2 per cento, la Svezia il 5 per cento e la Danimarca addirittura l'8,6 per cento. Solo la Spagna riusciamo a battere (non solo calcisticamente, dopo la sofferta vittoria di ieri sera), visto che negli ultimi anni i loro investimenti non arrivano al 2 per cento. Di contro (ma di certo non si vuole creare un conflitto tra giovani ed anziani), siamo ai primi posti quanto a uscite per la previdenza pensionistica, il che significa il 32,8 per cento della spesa pubblica contro il 26,4 per cento della Francia, il 25 per cento della Germania, il 21,4 per cento della Svezia, il 16 per cento della Danimarca.
Ben venga quindi, cari colleghi, l'assegno unico come strumento di aiuto nei confronti delle giovani generazioni, purché esso non sia considerato una forma di contrasto alla povertà, verso la quale si dovrebbe intervenire in altri modi, sicuramente migliori rispetto al reddito di cittadinanza, ma un intervento a beneficio dell'investimento sui figli, considerati un bene pubblico.
Dando un rapido sguardo ad alcuni Paesi europei, scopriamo che in Francia spettano circa 130 euro al mese con il secondo figlio, in Germania circa 200 euro al mese per ogni figlio, nel Regno Unito 100 euro al primo figlio e 60 ai successivi, in Svezia 100 euro a figlio più bonus, in Olanda 100 euro a figlio.
Dobbiamo poi anche preoccuparci delle storture che alcune miopi politiche sociali producono in Italia. Le poche risorse che il nostro Paese destina ai figli producono famiglie con redditi bassi, che si avvicinano alla povertà relativamente al numero dei figli. Possiamo quindi sostenere che l'Italia è un Paese che disincentiva la natalità, pertanto anche noi siamo dell'idea che sia doveroso intervenire su questo tema, ma ciò non impedisce in alcun modo di sottolineare cosa potrebbe essere migliorabile. Secondo il decreto-legge sarà l'INPS, infatti, a gestire l'implementazione dell'assegno unico temporaneo, al quale dovrà essere inoltrata la domanda per l'assegno ponte, di cui beneficeranno circa 1,8 milioni di famiglie. L'obiettivo condivisibile è quello di un sistema universalistico, di cui beneficeranno lavoratori dipendenti, autonomi, professionisti, incapienti e molte altre categorie.
Il rischio, come è emerso dalle audizioni fatte dalla 11a Commissione, è una non equilibrata distribuzione degli effetti di cui si dovrà tenere conto in fase di implementazione della riforma; una riforma che sembrerebbe voler mantenere in vigore alcuni istituti vigenti, creando non poca confusione alla famiglia che vorrà accedere a questi sostegni.
Un altro aspetto che vorremmo considerare è legato a come diminuire la differenza di sostegno tra i lavoratori autonomi e quelli subordinati. L'esperienza di quest'ultimo periodo, legata alle difficoltà dovute alla pandemia per il Covid, ha fatto emergere con chiarezza l'inaccettabilità di politiche di sostegno al reddito spesso indirizzate in modo asimmetrico a lavoratori subordinati.
Alcuni dati che ci sono stati forniti in Commissione evidenziano come i lavoratori autonomi hanno registrato la diminuzione più consistente dei redditi familiari dall'inizio della crisi: ben il 51,7 per cento ha infatti registrato un calo del reddito e nell'8,8 per cento dei casi la perdita è stata ad un livello superiore al 50 per cento. È un dato di fatto che nel campo del lavoro autonomo ci sono state differenze nei livelli di copertura forniti dalle misure di sostegno messe in campo dal Governo, nonché differenti modalità di accesso alle stesse, che hanno visto sistematicamente penalizzati i lavoratori autonomi: è questa una problematica cui è doveroso porre rimedio.
Anche le risorse meritano una riflessione, perché anche a regime non consentiranno di ottenere l'obiettivo di un assegno medio mensile prossimo ai 250 euro per ogni figlio, fino a ventuno anni di età, come annunciato dal presidente Draghi ispirandosi ad altri Paesi dell'Unione europea. Anche se i valori sono qualitativamente apprezzabili per i benefici, riduce in modo significativo l'impatto della riforma e la sua pretesa di universalità. In quasi tutti i Paesi europei che hanno avanzate, importanti e convinte politiche di sostegno alla natalità, viene rilevato che queste stesse misure non vengono proporzionate in relazione al reddito familiare perché il rischio è che l'utilizzo dell'indicatore ISEE per delimitare il numero dei beneficiari dell'assegno unico produca di fatto l'effetto di penalizzare i redditi familiari rispetto a quelli individuali. In Francia, ad esempio, è stato introdotto il quoziente familiare che suddivide una parte del reddito tassabile e relativa aliquota di prelievo in rapporto ai carichi familiari, ottenendo esattamente l'effetto opposto all'ISEE.
Infine, colleghi, esprimo un'ultima perplessità: i nuclei composti da cinque componenti, di cui tre figli minori che già percepiscano il reddito di cittadinanza e possiedano un ISEE che si attesta intorno ai 7.000 euro potranno arrivare complessivamente a ricevere 1.653 euro mensili, ben 19.800 euro all'anno, cifra destinata ad elevarsi ulteriormente qualora la famiglia risieda all'interno di una casa in affitto e abbia diritto al contributo di 200 euro previsto. Infine, ciò è sicuramente positivo in una logica assistenziale, ma potrebbe costituire un deterrente ad un comportamento attivo nella ricerca di una occupazione: guai ad incappare nella morsa dell'assistenzialismo che non abbia un fine e un progetto legato al futuro. Per noi di Fratelli d'Italia sarebbe un imperdonabile errore nei confronti di quelle tantissime famiglie che sognano una famiglia compatibile con un'appagata crescita professionale e sociale. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà.
FEDELI (PD). Signor Presidente, credo che questo decreto cosiddetto ponte, di natura transitoria per l'assegno unico universale ci debba accompagnare positivamente verso la piena ed importantissima riforma che andrà a regime dal 1° gennaio 2022. Vorrei ricordare brevemente, anche se lo hanno fatto in modo molto puntuale il relatore e altri colleghi che sono intervenuti, il valore per tutti noi straordinariamente innovativo di questa riforma che è stata approvata definitivamente al Senato nello scorso marzo, perché l'assegno unico e universale allinea l'Italia alle migliori esperienze europee. Credo che questa sia stata una scelta molto importante. Viene introdotto un assegno unico e universale: unico perché va a sostituire, come abbiamo detto, tutte le attuali forme di sostegno alle famiglie (detrazioni, bonus bebè, bonus mamme, bonus terzo figlio); universale perché sarà corrisposto ogni mese a tutti, senza distinzione tra lavoratrici e lavoratori dipendenti, autonomi, capienti e non capienti, con una maggiorazione per chi ha figli con disabilità.
Era ed è una riforma attesa dal Paese, necessaria, positiva, che - lo voglio dire - il Partito Democratico ha promosso fin dalla scorsa legislatura, rispetto alla quale poi siamo tornati tutti ad essere convinti; una riforma che semplifica un sistema complesso e composito, chiude la stagione dei bonus a pioggia e introduce uno strumento strutturale, sicuro e continuo per venire incontro ai bisogni delle famiglie. A questo, però, vorrei aggiungere anche una riflessione: è una novità concreta ed importante, innanzitutto perché - preferisco chiarirlo, perché su questo a volte nel dibattito pubblico si registra qualche opinione differente, pur legittima - la cura dei bambini, la crescita dei bambini non è solo un fatto privato, ma è un fatto di tutta la società. (Applausi).
È su questo che noi stiamo facendo una operazione di riforma con l'assegno unico e universale. Poi, perché l'assegno è universale e, quindi, non legato ad alcuna tipologia di lavoro. Inoltre, superiamo finalmente i limiti e i paradossi del welfare italiano. Anche questo va detto: superiamo limiti e paradossi del welfare italiano, anche perché, da questo punto di vista, noi includiamo ogni tipologia di famiglia, anche le famiglie povere. Questo è il punto, perché mettiamo al centro i bambini, i figli e le figlie.
Questo è, a mio avviso, un elemento particolarmente importante, anche perché voglio sottolineare che la scelta dell'assegno unico e universale colma un vuoto e segna un profondo cambiamento del nostro welfare e della cultura in base alla quale si è costruito il nostro welfare. Di fatto, con questa riforma noi puntiamo ad avere una impostazione universalistica del welfare, con risorse dedicate e distribuite in modo diverso da modelli precedenti e, tra l'altro, da questo punto di vista anche particolarmente efficaci.
Quindi, questa riforma unisce, secondo noi, alla concretezza le risorse. Certo, bisogna mettere risorse adeguate per completare e compiere effettivamente questa riforma, che va verso il senso universale della rete di protezione sociale. Avverto, però, che dobbiamo saper collocare questa importante riforma all'interno di un contesto più ampio: e il signor Ministro lo sa. Voglio ribadire tale concetto, perché a volte ricompare l'idea che sia sufficiente l'assegno unico universale per promuovere l'occupazione femminile. Non c'entra nulla. È una misura dedicata ai figli, così come le esperienze europee ci dicono. Essa ci pone, però, esattamente in una logica di sistema, se vogliamo affrontare davvero quelle che tutti definiamo le necessarie politiche demografiche di sistema.
Mi permetto di citare, qui in Aula, due fatti positivi che si verificano, ai fini della generale comprensione. Se non vado errata, oggi alla Camera dei deputati inizia la discussione, tra l'altro con relatrice una giovane deputata, Chiara Gribaudo, del provvedimento sulla parità salariale. Questo è un altro tassello fondamentale, così come è importante la discussione che si è svolta sul disegno di legge, il family act, in cui si inizia a discutere della condivisione del lavori di cura.
Dico tutto questo perché, se l'assegno unico universale non lo collochiamo all'interno di una visione di sistema, di rilancio della centralità dell'occupazione femminile, rischiamo di aver fatto una grande riforma, di aver affrontato questo tema, ma, in realtà, di non aver superato gli ostacoli ampi e di sistema che impediscono il sostegno alla natalità e alle famiglie.
Ho voluto sottolineare questi due elementi perché al G20 il nostro Presidente del Consiglio ha detto una cosa secondo me importante: anche l'Italia è molto indietro da questo punto di vista, sulla valorizzazione e sugli investimenti che pubblico e privato, aziende e società, devono fare per rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono questa parità.
Da questo punto di vista, nel ringraziare il relatore, la Presidente e tutti i componenti dei diversi Gruppi della Commissione lavoro per l'impegno profuso visto che abbiamo fatto davvero un lavoro mirato e serio sugli emendamenti, anche con il sostegno del Governo, voglio sottolineare un punto su cui bisognerà prestare attenzione in fase di attuazione concreta di questo decreto transitorio.
Bisogna fare attenzione al secondo percettore di reddito, perché altrimenti si rischia una contraddizione sull'impianto e sulla finalità della riforma. Facciamo attenzione a questo aspetto. Prevalentemente, infatti, il secondo percettore sono le donne e, essendo individuati nel decreto un tetto e una progressività molto forti, si rischia di disincentivare il lavoro femminile.
Questa ripeto è una attenzione che chiedo all'Assemblea e al Governo di prestare perché altrimenti non solo negheremmo la funzione di questa importantissima riforma, ma faremmo esattamente il contrario di quanto ci eravamo proposti di fare.
Per tale ragione credo che abbiamo lavorato bene e nuovamente ringrazio per tutto questo.
Il Partito Democratico sa che questa è una misura transitoria, che dura sei mesi; quindi, da una parte ha le sue contraddizioni, dall'altra ha cercato di fare in modo che anche lo spirito degli emendamenti proposti fosse esattamente in asse con l'impianto rigoroso delle finalità per cui abbiamo approvato la riforma. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà.
TOFFANIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, il provvedimento oggi in discussione reca misure urgenti in materia di assegno temporaneo per i figli minori ed è - ricordiamolo - un provvedimento ponte per anticipare l'avvento dell'assegno unico e universale che sarebbe dovuto entrare in vigore fin dallo scorso 1° luglio con ben altre prospettive. Quest'ultimo rappresenta infatti una misura proattiva che assorbe gli esistenti assegni familiari e le detrazioni, quindi è volto anche ad un sistema di semplificazione ed è rivolto ad una platea più vasta rispetto a quella che percepirà l'assegno ponte.
Questa misura invece è un provvedimento a sé stante, transitorio, e si rivolge alle famiglie con figli minori che non hanno diritto agli assegni familiari: ai lavoratori autonomi, ai liberi professionisti, a quelle famiglie che non sono occupate da diverso tempo, alle famiglie indigenti. È un obiettivo condivisibile, soprattutto per il momento storico che stiamo vivendo e perché è imprescindibile il sostegno alla famiglia in maniera strutturale. Allo stesso modo, però, non sono più rinviabili i servizi a sostegno della natalità e gli incentivi alla promozione dell'occupazione prevalentemente femminile, perché effettivamente questa non è la misura a sostegno dell'occupazione femminile. (Applausi).
È innegabile che il nostro Paese abbia il dovere di impegnarsi maggiormente per quanto concerne la spesa di protezione sociale per la funzione famiglia-figli, ben inferiore agli altri Paesi europei, con dati relativi al 2018 - lo voglio ricordare - distanti fra loro: circa l'1,1 per cento del PIL rispetto ad una media europea del 2,2 per cento.
Tuttavia, il provvedimento in esame presenta alcune criticità, così come avevamo già rilevato, Ministro, in sede di discussione della legge delega sull'assegno universale e unico e le chiediamo davvero di tenerne conto nella stesura: molte famiglie ne sono escluse, a partire da quelle appartenenti al ceto medio, maggiormente bisognose di meccanismi di welfare per poter conciliare meglio vita e lavoro. Le risorse stanziate sono limitate: 3 miliardi per i prossimi sei mesi. Pertanto servono maggiori risorse per aumentare efficacemente la platea dei beneficiari.
Ribadiamo anche in questa sede che per la determinazione dei destinatari si ricorre agli Indicatori della situazione economica equivalente (ISEE), che però non garantiscono la massima copertura, perché pensiamo che oggi gli indicatori patrimoniali non sono più rispondenti alla reale situazione economica delle famiglie: si parte da una soglia minima di 7.000 euro fino ad una massima di 50.000 euro. Se, da un lato, questo sistema non incentiva ad aumentare il reddito (pensiamo per esempio ai percettori del reddito di cittadinanza, beneficiari anch'essi dell'assegno, a cui non conviene trovare un'occupazione se aumenta il reddito, perché diminuiscono comunque le loro entrate), dall'altro la soglia massima dei 50.000 euro non farà rientrare molte famiglie tra i beneficiari, soprattutto le giovani coppie. Sappiamo che la soglia dei 50.000 euro sarà facilmente oltrepassabile proprio per i patrimoni, che fanno parte della cultura del nostro Paese.
Dal momento che questa misura si pone come intervento di sostegno alla famiglia, come ho già ricordato prima, ne sono interessati anche i percettori di reddito di cittadinanza.
E il problema non è tanto l'intervento di welfare rivolto anche a loro per la genitorialità, bensì il fatto che, com'è stato concepito - lo ripetiamo per l'ennesima volta - il reddito di cittadinanza non funziona (Applausi) e funzionerà ancora meno con l'aggiunta di ulteriori benefici. Simulazioni dell'INPS - lo voglio ricordare - prevedono entrate per i percettori di reddito di cittadinanza oltre i 1.150 euro mensili con tre figli a carico, quindi davvero un disincentivo al lavoro. Non si incentiva appunto l'occupazione, tantomeno quella femminile.
Troppo assistenzialismo non indirizzato in maniera adeguata, signor Ministro, non è prerogativa di un giusto sostegno alle famiglie, ma di un disincentivo al lavoro ed è un ostacolo al mondo dell'impresa che, invece, cerca lavoratori. (Applausi).
Il reddito di cittadinanza va dunque ripensato per trasformarlo finalmente da politiche passive a politiche attive.
L'assegno temporaneo, così come l'assegno unico universale, è da intendersi come sostegno alla natalità e alla famiglia, non come sostegno al reddito.
Forza Italia crede nel sostegno alla natalità, crede nel sostegno alla famiglia e al lavoro ed è per questo che, tra le proposte di riforma fiscale recentemente approvate nelle competenti Commissioni congiunte di Camera e Senato, Forza Italia ha inserito una detrazione fiscale importante per il secondo coniuge lavoratore, che in prevalenza è rappresentato appunto dalla donna. (Applausi). In questo modo, oltre al sostegno economico per i figli a carico, viene incentivata l'occupazione femminile. Ritengo doveroso un cambio di passo anche in questo senso.
Le misure degli ultimi anni hanno favorito l'assistenzialismo. Oggi questo assistenzialismo deve essere superato, in vista di una ripresa del sistema Paese, con interventi che stimolino le politiche attive per il lavoro.
Di certo nessuno intende mettere in discussione la valenza sociale e morale degli aiuti per chi ne ha necessità, per chi è difficilmente inseribile nel mondo del lavoro, ma riteniamo che i sostegni debbano essere pensati per raggiungere degli obiettivi rispetto alla creazione di occupazione e di sostegno alla famiglia. Anche l'assegno ponte, però, non basta, così come non basterà l'assegno unico universale, che dovrà essere concepito come meno sostegno al reddito e più sostegno alla natalità, cui però non devono venir meno tutti i corollari per aiutare, soprattutto, le donne madri nel lavoro.
Se si se si pensa al sostegno della genitorialità, non si può non pensare all'istituzione di un sistema integrato che preveda diversi servizi alla famiglia, tra cui gli asili nido, ad esempio, (Applausi), che vada oltre il sostentamento economico, che deve essere tra l'altro equo per tutti. Se vogliamo raggiungere un livello di sviluppo pari ad altri Paesi europei, sfruttando le grandi opportunità del PNRR, dobbiamo necessariamente immaginare un sistema che si muove in maniera organica intorno alla famiglia, mettendo in connessione i diversi processi e non puntando esclusivamente all'assistenzialismo.
In questo percorso che ci vede ripensare e modernizzare il sistema Paese lo Stato si deve porre in maniera diversa rispetto ai cittadini, deve assumere il ruolo di accompagnatore, anche per quanto riguarda la genitorialità. Le famiglie italiane sono la vera ricchezza e hanno bisogno di essere sostenute, di avere un lavoro per poter crescere i propri figli in serenità e questo è il vero sostegno: guardare ai figli significa guardare al futuro e dare valore al nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà.
PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, cari colleghi, sappiamo perfettamente che l'argomento di oggi non è il tema definitivo. Ci stiamo occupando di un assegno ponte e, tuttavia, è bene ripartire dalle parole della senatrice Toffanin, che mi ha appena preceduto e che condivido in pieno, e cioè che dobbiamo affrontare la tematica della natalità con uno sguardo sistemico, con un'attenzione di sistema che non può essere limitata all'aspetto economico e alla questione dell'assegno unico.
Mi faccio portavoce in questa Assemblea delle dichiarazioni dell'Associazione nazionale famiglie numerose, il cui presidente, l'amico Mario Sberna, che è stato parlamentare nella scorsa legislatura, ci ha messo in guardia dal fatto che l'assegno unico costituisca - parole sue - «una menzogna». Io non so se si arrivi a pensare questo, ma certamente i dati che Mario Sberna porta in quest'Aula meritano la nostra massima attenzione: secondo la ricerca dell'Associazione nazionale famiglie numerose, l'assegno unico non coprirà mai le detrazioni che verranno tolte e il meccanismo dell'ISEE va cambiato perché svantaggia le famiglie con più figli. Sempre secondo tale Associazione, metà delle famiglie numerose dovrà ricorrere alla clausola di salvaguardia, il che significa che questa norma è peggiorativa.
Entriamo allora nel merito delle argomentazioni che i destinatari di questa norma pongono alla nostra attenzione. Ricordo ai colleghi in Aula che le famiglie numerose, cioè quelle con tre o più figli, sono le più esposte al rischio di scendere sotto la soglia di povertà: parliamo di un incremento, dal 2006 al 2020, che ha portato le famiglie numerose a passare dal 3,8 per cento al 20,7 per cento sotto la soglia di povertà. Se vogliamo fare politiche di sostegno alla famiglia, cerchiamo almeno di farle bene, in modo che siano efficaci, che ottengano l'obiettivo e che non diventino mere norme di bandiera. Abbiamo tolto: gli assegni al nucleo familiare, le detrazioni per i figli a carico, le detrazioni per famiglie con quattro o più figli, l'assegno al terzo figlio, il bonus mamme, il bonus alla nascita. Tutto questo per dare in cambio un assegno unico, che tuttavia sarà parametrato in base al modulo ISEE.
Io c'ero quando fu introdotto l'ISEE, quando fu realizzato questo iniquo sistema di calcolo delle sostanze familiari; c'ero e ricordo perfettamente chi era l'interlocutore che volle scrivere l'ISEE così come è scritto oggi, in maniera iniqua e ingiusta. Dobbiamo avere il coraggio di mettere mano all'ISEE e di trovare parametri che siano davvero confacenti a valutare i carichi familiari. Mi dovete spiegare che senso ha nel calcolo dell'ISEE introdurre la valutazione della quantità di denaro presente sul conto corrente al 31 dicembre. Sappiamo che le famiglie proprio in occasione del Natale ottengono regali, magari dai nonni o dagli zii, e li mettono sul conto corrente, e poi vengono penalizzate perché viene calcolato l'ISEE sulla base dell'ammontare del conto corrente al 31 dicembre. Se avessero indicato il 25 del mese, anziché il 27 ad esempio, avremmo forse trovato il conto corrente vuoto perché appunto molte di queste famiglie non arrivano alla fine del mese.
Al di là delle battute - che purtroppo non sono tali ma realtà con le quali le nostre famiglie numerose stanno combattendo ogni giorno - noi abbiamo chiesto e abbiamo ottenuto - e di questo ringrazio il relatore, che siede accanto a me - che fossero accolti alcuni nostri ordini del giorno che racchiudono la grande preoccupazione in materia. Già ne abbiamo parlato anche col Governo e su questo do atto al ministro Bonetti di aver prestato comunque attenzione e ascolto nei nostri riguardi. La misura dell'ISEE va modificata perché è iniqua e perché è costruita più per favorire i patronati che raccolgono le dichiarazioni ISEE che per favorire le famiglie, che invece hanno diritto a una equa valutazione della loro ricchezza.
Inoltre, come stavo dicendo, questa misura incide in modo molto pesante anche sulla situazione già molto delicata delle famiglie separate. Queste ultime e quelle che vivono la separazione e il divorzio vedono una ripartizione che, a nostro modo di vedere, è corretta e cioè: l'assegno unico viene erogato a metà tra i genitori che vivono la loro genitorialità nel regime di affido condiviso. Sappiamo che sono la stragrande maggioranza nel nostro Paese, oltre il 90 per cento; entrambi i genitori meritano fiducia ed entrambi, partecipando alle spese di mantenimento e d'istruzione del figlio, meritano di ricevere, al 50 per cento di default, salvo ovviamente diverso accordo, l'assegno unico in pari misura.
È altrettanto importante - e su questo abbiamo concordato - che l'assegno sia garantito e assicurato anche per coloro che non sono i genitori, ma che di fatto esercitano la responsabilità genitoriale sul minore. Su questo siamo assolutamente d'accordo.
Tuttavia, il piano culturale non può essere allontanato dal piano economico ed è su questo che vorrei concludere il mio intervento. La misura dell'assegno unico non risolve tutti i problemi, non è una panacea, non è la soluzione per venire incontro alle esigenze del nostro Paese in termini di natalità. Mi meraviglio nel leggere che l'assegno unico sarebbe la bacchetta magica, quando tutti noi sappiamo che portare un figlio dalla culla all'università costa circa 250.000 euro; diviso in ventiquattro anni significa 800 euro al mese. Se 800 euro al mese debbono essere pagati da ogni famiglia, ditemi voi, nella migliore delle ipotesi, quanto incide l'assegno unico: incide in una misura che non è neanche un quarto di ciò che le famiglie devono spendere per portare i loro figli all'università.
Però vi faccio una domanda: quei figli e quelle figlie, quando saranno laureati, a chi pagheranno le pensioni? A tutti noi che sediamo in quest'Aula, a tutti coloro che in questo momento stanno lavorando nel nostro Paese. Il fatto che i nostri figli e le nostre figlie possano arrivare alla laurea e a un lavoro che consenta loro di svolgere l'attività che preferiscono è o non è un bene per il Paese? Il fatto che di figli ne nascano tanti, che nascano i figli che ciascuna coppia desidera mettere al mondo è o non è un bene per il nostro Paese?
Cominciamo a dirci queste cose, cominciamo a recuperare una cultura che si prenda cura delle famiglie che ogni giorno accompagnano i figli a scuola, li vanno a riprendere, li portano a fare musica o calcio il pomeriggio, li mantengono negli studi, li ascoltano con pazienza quotidianamente e li assistono nella crescita, si prendono cura dei loro successi e dei loro insuccessi. Noi abbiamo dimenticato la famiglia. Noi stiamo dimenticando la famiglia e non sarà l'assegno unico a farcela ricordare. Servono politiche coraggiose. Serve togliere la voce famiglia dal capitolo spese per metterla sotto il capitolo investimenti.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,33)
LAUS, relatore. Signor Presidente, più che una replica la mia vuole essere una reazione rispetto agli interventi visto che mi piace socializzare con i colleghi in Assemblea. Tutti gli interventi sono stati finalizzati a puntualizzare. Interpreto le puntualizzazioni dei colleghi come sostegno e come binari che ci accompagnano per la realizzazione dei decreti attuativi. Si tratta quindi di preoccupazioni legittime.
Per il resto, c'è poco da aggiungere. Esprimo grande soddisfazione e ringraziamento alle colleghe, ai colleghi, alla Commissione e al Governo. È stato fatto un lavoro veramente certosino. Ringrazio la Ministra per la pazienza con la quale ha saputo accompagnare il confronto costruttivo in Commissione.
La mia è quindi una replica di ringraziamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia. Signor Presidente, svolgerò un breve intervento per ringraziare tutte le senatrici e i senatori dei Gruppi intervenuti nel dibattito. Un ringraziamento speciale rivolgo per il lavoro svolto in Commissione ovviamente al relatore, alla Presidente, ai Gruppi parlamentari e a tutte le forze politiche che hanno contribuito, sia con il dibattito che con la proposta di emendamenti e ordini del giorno, ad arricchire il testo e a dare un indirizzo all'attuazione conseguente al decreto-legge che siamo chiamati a convertire e ai decreti legislativi previsti dalla legge delega approvata dal Senato in seconda lettura lo scorso 31 marzo.
Il lavoro svolto ha visto nuovamente la trasversalità di tutte le forze politiche e credo che nuovamente si debba dare un riconoscimento estremamente positivo alla ricomposizione della politica che sui temi che riguardano l'educazione, le nuove generazioni, le famiglie e l'investimento in umanità sta mostrando l'immagine di un Paese coeso che sa finalmente operare scelte coraggiose e concrete.
Solo alcune parole esprimo sulle sollecitazioni che sono state poste nel dibattito. Voglio confermare che il decreto-legge segue un impegno da parte del Governo, che io stessa avevo assunto, per dare piena e pronta concretezza alla legge delega approvata dal Senato il 31 marzo e, dopo tre mesi, la possibilità di erogare già un assegno, seppure in una forma ponte, consegue esattamente a tale impegno.
L'aver dovuto provvedere a una misura ponte corrisponde al fatto che l'annullamento delle detrazioni fiscali e degli assegni al nucleo familiare a metà anno avrebbe creato forti disagi alle famiglie. Abbiamo operato, anche in accordo con la Commissione, in piena coerenza con i principi della stessa legge delega.
In realtà è un provvedimento di investimento nelle famiglie italiane. Le risorse dei 3 miliardi si aggiungono a tutte le altre risorse che già sono in essere. A nessuna famiglia italiana sarà tolto un euro: sono aggiunti 3 miliardi di euro e ciò significa un aumento del 40 per cento delle risorse destinate alle famiglie italiane (Applausi), (un'annualità di 6 miliardi è pari a circa il 40 per cento degli attuali 14 miliardi utilizzati per gli investimenti per le nostre famiglie).
È un investimento e non un assistenzialismo. Sono d'accordo e condivido molto questa sollecitazione perché fa parte di una riforma. La misura al nostro esame è il primo pezzo di concretizzazione di un processo di riforma sistemica che si materializza con l'assegno unico universale e che vede nel provvedimento del family act - tra l'altro proprio in questi giorni in discussione alla Camera - la piena realizzazione. Si tratta di un'integrazione di misure che riguardano l'educazione, il lavoro femminile, la condivisione dei carichi di cura e l'investimento sui giovani.
Il tema della dimensione economica è certo importante. Rispetto ad alcune sollecitazioni avanzate rispetto anche alla quantificazione, purtroppo nel nostro Paese non siamo in una situazione di stato economico dei minori particolarmente vantaggioso. Secondo una recentissima simulazione dell'Istat, il 50 per cento dei minori del nostro Paese vive in nuclei familiari con meno di 10.000 euro di ISEE; ciò significa che al 50 per cento dei minori del nostro Paese arriverà un assegno compreso tra i 167 e i 130 euro al mese, aumentati del 30 per cento per i nuclei con più di tre figli. Un restante 30 percento riceverà un assegno tra i 130 e i 70 euro al mese.
Per quanto riguarda i minori esclusi, rilevo che i nuclei con più di 50.000 di ISEE sono circa il 3 per cento. Stiamo parlando di una misura universalistica proprio perché mantiene anche le detrazioni e perché ha una distribuzione anche di incidenza economica.
Chiudo dicendo che i principi richiamati sono pienamente condivisi dal Governo - abbiamo cercato di tradurli con i colleghi Franco e Orlando, insieme al presidente Draghi - e rispondono alla scelta di dare finalmente concretezza alle politiche di investimento per favorire la natalità, la genitorialità e l'educazione.
Credo che ciò significhi dare al nostro Paese la piena attuazione delle pari opportunità per tutte e per tutti. Concludo con le parole del presidente Draghi, che ha citato gli stati generali della natalità, proprio parlando di questo strumento: è venuto il tempo per restituire alle nuove generazioni del nostro Paese la possibilità di avere speranza e fiducia nel loro futuro. Per far sì che le nuove generazioni scelgano di avere fiducia nel loro futuro, il nostro compito è investire il nostro oggi nel futuro. E questo assegno è il primo passo di tale investimento. (Applausi).
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza e sono in distribuzione i pareri espressi dalla 1a Commissione permanente e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibile, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità di materia rispetto ai contenuti del decreto-legge l'emendamento 6.0.1.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
PIZZOL (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, ho presentato l'emendamento 1.3 per promuovere lo stesso trattamento che in molti Paesi europei hanno gli stranieri extraeuropei con figli minori a carico, ai quali non viene riconosciuto alcun assegno se privi dello status di rifugiato politico oppure di protezione internazionale.
Lo sottopongo a voi tutti affinché vogliate eventualmente approvarlo perché è di fondamentale importanza. In caso contrario, con il provvedimento in esame quasi tutti gli stranieri presenti in Italia o, comunque, la stragrande maggioranza hanno diritto all'assegno unico. (Applausi).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.
LAUS, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 1.1 (testo 2), contrario sull'emendamento 1.2 e favorevole sull'emendamento 1.100. Sull'emendamento 1.3 appena illustrato dalla collega Pizzol, chiedo alla presentatrice di ritirarlo, altrimenti il parere è contrario. Esprimo poi parere contrario sugli emendamenti 1.4, 1.5, 1.7 e 1.8.
BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Senatrice Pizzol, accoglie l'invito al ritiro dell'emendamento 1.3 esteso dal relatore?
PIZZOL (L-SP-PSd'Az). No, Presidente, e ne chiedo la votazione.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dalla senatrice Pizzol e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 1.5, 1.6 e 1.7 risultano preclusi a seguito dell'approvazione dell'emendamento 1.100.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore Floris e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
DRAGO (FdI). Signor Presidente, con gli emendamenti 2.1, 2.4 e 2.0.1 sostanzialmente proponiamo delle alternative di calcolo rispetto all'ISEE, che in un certo senso tutti hanno evidenziato come carente.
Nello specifico, con l'emendamento 2.1 individuiamo tre fasce di valutazione economica prevedendo un assegno, per ciascun figlio, di 100 euro se compreso nella fascia d'età da 0 a 6 anni, di 80 euro tra i 6 e i 12 anni e di 60 euro tra i 12 e i 18, eliminando come riferimento L'ISEE. La progressività a quel punto verrebbe data dall'età dei figli presenti nel nucleo familiare.
Con l'emendamento 2.4 miriamo a estendere la soglia massima ISEE da 50.000 a 60.000 perché - come evidenziato tra l'altro da molti oratori nel corso della discussione generale - 50.000 è una soglia che racchiude le categorie medie e, quindi, quelle famiglie in cui sono presenti due lavoratori che hanno uno stipendio medio.
Parimenti, il 2.0.1 mira a introdurre una revisione delle modalità di calcolo. Di questo, Presidente, abbiamo chiesto la trasformazione in ordine del giorno che in Commissione è stata accolta dal Governo; nel fascicolo che abbiamo l'ordine del giorno non figura. Ad ogni modo, si tratta di una vera e propria modifica dell'ISEE: proponiamo la revisione del calcolo del reddito che oggi è al lordo delle trattenute; in questo caso lo proporremmo al netto delle accise regionali, comunali e anche delle ritenute Irpef, chiaramente in maniera progressiva in base al numero dei componenti del nucleo familiare. La quota di patrimonio per il calcolo dell'ISEE non prevede la parte fissa al 20 per cento, ma varia in maniera inversamente proporzionale al numero dei figli, e quindi più figli sono presenti nel nucleo familiare più si abbassa (5, 10, 15 e 20 per cento). Proponiamo infine altri coefficienti in relazione alla presenza di anziani, di minori o di figli maggiorenni, lavoratori o meno, studenti o meno.
Concludo dicendo che altra variazione di calcolo è il coefficiente che dovrebbe stabilire le soglie ISEE, ed è una via di mezzo tra il quoziente familiare e il fattore famiglia.
FLORIS (FIBP-UDC). Signor Presidente, per l'emendamento 2.3 è stata richiesta una trasformazione in ordine del giorno che mi pare sia stata accolta, previa riformulazione che abbiamo presentato.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.
LAUS, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 2.1 e parere favorevole sull'emendamento 2.100. L'emendamento 2.3 - come detto dal collega Floris - è stato trasformato in un ordine del giorno, su cui esprimo parere favorevole. Esprimo parere contrario sull'emendamento 2.4. L'emendamento 2.2 è stato ritirato in Commissione.
PRESIDENTE. Senatrice Fedeli, conferma il ritiro dell'emendamento 2.2?
FEDELI (PD). Sì, signor Presidente, l'emendamento 2.2 è ritirato.
LAUS, relatore. Gli emendamenti 2.5 e 2.6 sono stati trasformati in un ordine del giorno, su cui esprimo parere favorevole. Esprimo parere contrario sull'emendamento 2.7 e parere favorevole sull'emendamento 2.8.
Esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G2.100 e G2.101, a condizione che entrambi vengano riformulati con l'inserimento della formula «a valutare l'opportunità di».
Esprimo infine parere favorevole sull'ordine del giorno G2.0.1, derivante dalla trasformazione dell'emendamento 2.0.1 (testo 2), sempre a condizione che venga riformulato con l'inserimento della formula «a valutare l'opportunità di».
BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore. Sugli ordini del giorno i pareri sono favorevoli, a fronte di una richiesta di riformulazione che era stata accolta in Commissione.
PRESIDENTE. Se non vi sono contrarietà, considero accettate dai proponenti le proposte di riformulazione avanzate dal relatore sugli ordini del giorno.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dai senatori Drago e Maffoni, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 2.3 è stato trasformato nell'ordine del giorno G2.3 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto ai voti.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dai senatori Drago e Maffoni, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 2.2 è stato ritirato.
Gli emendamenti 2.5 e 2.6 sono stati ritirati e trasformati nell'ordine del giorno G2.5, il quale, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto ai voti.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.7, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli ordini del giorno G2.100 (testo 2), G2.101 (testo 2) e G2.0.1, essendo stati accolti dal Governo, non verranno posti ai voti.
Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 3, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
LAUS, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 3.100 e 3.1 (testo 2) e parere contrario sugli emendamenti 3.2, 3.3. L'emendamento 3.4 è stato trasformato in un ordine del giorno, su cui esprimo parere favorevole con l'inserimento della formula "a valutare l'opportunità di".
BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G3.4, è stato dato un parere favorevole con una riformulazione sull'impegno al Governo. Si tratta di una modifica rispetto alla valutazione della situazione economica e reddituale di entrambi i genitori e non dell'ISEE: «invita il Governo a valutare l'opportunità di» nella prima riga, e poi «la ripartizione dell'assegno tra i due genitori possa avvenire in base alla situazione reddituale ed economica di ciascuno di essi».
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.2, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Senatore De Vecchis, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G3.4?
DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la accetto.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.4 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
LAUS, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 4.100 e contrario sull'emendamento 4.1.
BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.100, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.1, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
LAUS, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 5.100 e 5.1 (testo 2) e contrario sull'emendamento 5.0.1.
BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.100, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.0.1.
FLORIS (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIS (FIBP-UDC). Signor Presidente, vorrei ritirare l'emendamento 5.0.1 e trasformarlo in ordine del giorno.
PRESIDENTE. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi su tale ordine del giorno.
LAUS, relatore. Signor Presidente, mi rimetto al Governo.
BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia. Signor Presidente, il Governo è disponibile. Avendofatto la valutazione in Commissione, confermiamo la disponibilità.
PRESIDENTE. Abbiamo già un testo? Mi rivolgo al relatore, visto che se ne è discusso in Commissione.
LAUS, relatore. Il parere è favorevole con l'impegno alla valutazione.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5.0.1 non verrà posto ai voti.
L'emendamento 6.0.1 è improponibile.
Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 7 del decreto-legge, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
LAUS, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 7.100.
BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.100, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 8 del decreto-legge, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
LAUS, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 8.0.1.
BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.1, presentato dalla senatrice Testor e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'ordine del giorno Gx1.0.1 riferito all'articolo 1 del disegno di legge di conversione, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
LAUS, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno Gx1.0.1, condizionato alla riformulazione con l'impegno del Governo a valutare.
BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Pillon, accoglie l'invito a riformulare l'ordine del giorno?
PILLON (L-SP-PSd'Az). Accolgo la proposta di riformulazione, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno Gx1.0.1 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Passiamo alla votazione finale.
PARENTE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARENTE (IV-PSI). Signor Presidente, quella di oggi è una giornata importante, perché discutiamo di una norma che estende dei diritti, con conseguente arrivo di risorse alle persone che hanno più bisogno. Si introduce un assegno destinato alle famiglie con figli minori che finora non avevano diritto agli assegni al nucleo familiare. In particolare, l'assegno - come sappiamo - è diretto ai genitori disoccupati, lavoratori autonomi, precari o coltivatori diretti.
Chiamiamo questo provvedimento ponte perché entra a regime dal 1° luglio al 31 dicembre, fino a quando il 1° gennaio 2022 entrerà in vigore la delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico universale. In sostanza, mentre prima il sostegno della politica pubblica andava alle famiglie in ragione del lavoro o del non lavoro, e quindi della condizione dei genitori, ora l'assegno unico e universale sancisce un principio: l'aiuto è ai figli in quanto figli.
È un cambiamento di dimensioni importantissime. In questo senso, la norma che ci accingiamo a votare è ponte, quindi, non solo perché stabilisce interventi immediati, ma anche perché prima avevamo isole separate, ossia ogni condizione di lavoro aveva il suo diritto all'assegno al nucleo familiare, mentre adesso il diritto è universale. Il provvedimento in esame, però, è ponte anche verso la riforma più organica. Sono state richiamate riforme di sistema in quest'Aula, come il family act, approvato proprio l'altro ieri in Commissione affari sociali, che è una delega al Governo per il sostegno e la valorizzazione delle famiglie e l'autonomia dei figli.
Ringrazio la ministra Bonetti ed il Governo per un andamento ordinato delle norme, che consente di avere una visione più organica, nonché di fare un ragionamento più ampio rispetto alla norma.
Dopo la terribile epidemia da Covid, con i vaccini ora possiamo non soccombere al virus, ma avviarci ad una fase almeno di convivenza e l'economia si sta riprendendo, tanto da far dire ad uno studio di Ambrosetti l'altro giorno che sta salendo il vento dell'ottimismo. E questo vento dell'ottimismo deve spirare nella nostra cittadinanza, tra le famiglie, per innescare un processo di fiducia, di desiderio di futuro; fiducia che fa risollevare l'economia e l'occupazione e deve sostenere la natalità. Con alcuni colleghi, in modo trasversale ai partiti, abbiamo chiesto anche una sessione speciale del Senato sulla natalità, per affrontare il tema a tutto tondo. Tutto questo si accompagna alle riforme e alle risorse del PNRR. Ricordiamo che su queste tematiche sono appostate risorse importanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lo ricordava la Ministra: ieri Draghi è tornato a parlare della condizione delle donne, appellandosi alle famiglie, perché è ora di agganciare questo tema alla ripresa economica. Draghi si è appellato alle famiglie e alle aziende, perché la ricostruzione del Paese, a partire dal lavoro delle donne, ha bisogno di un investimento forte nel lavoro, nella parità di salario. È questa la questione importantissima per affrontare il tema.
In sostanza, la norma di cui discutiamo è una grandiosa leva di fiducia per il nostro prossimo futuro e per quello delle giovani generazioni. Se la consideriamo in questo quadro, riusciamo a comprendere ed essere consapevoli della portata della norma in un disegno più organico.
Per queste ragioni, il Gruppo Italia Viva-PSI vota convintamente a favore del provvedimento in esame. (Applausi).
RAUTI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAUTI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, era già tutto previsto. E lo dico non con soddisfazione, perché è una conferma triste, ma con un misto di rabbia e di rincrescimento, interpretando anche il sentimento di tutte quelle famiglie nelle quali il Governo ha, incautamente, creato aspettative che sono andate deluse.
Era tutto previsto e potremmo riprendere gli atti della seduta del 30 marzo scorso, nella quale abbiamo approvato all'unanimità la misura dell'assegno unico universale per i figli, e quindi con il voto favorevole anche di Fratelli d'Italia, come accaduto anche alla Camera otto mesi prima. Già il 30 marzo, però, abbiamo stigmatizzato il ritardo e i tempi stretti di una riforma che sarebbe dovuta entrare in vigore il primo luglio e che sconta un errore all'origine, nella vostra scelta di un disegno di legge delega, i cui tempi sono sempre incerti e lunghi.
Era già evidente che non c'erano gli spazi sufficienti per varare i decreti attuativi, che sono gli unici deputati a garantire una copertura adeguata e l'entrata in vigore della misura. D'altronde - e non è casuale - il Governo non era in grado di quantificare la cifra dell'assegno e gli interventi del Ministro di competenza, ma anche del Presidente del Consiglio, si basavano su previsioni e simulazioni che oggi potremmo definire con il loro nome, e cioè campate per aria. Infatti, si è ricorso a una soluzione ponte, da luglio a dicembre: l'assegno temporaneo. Ad aprile era già evidente che l'assegno unico era condannato a rinvio, ma solo con ritardo è stata ufficializzata la misura che oggi discutiamo.
Insomma, il Governo ha nascosto le strettoie legislative e burocratiche, che pure conosceva. Sta vendendo come vittoria l'assegno temporaneo, che invece è un insuccesso politico. Il piano B del Governo, la soluzione ponte, permette di salvare il salvabile grazie ai tre miliardi aggiuntivi stanziati nella finanziaria 2021, ma non bastano. Inoltre, siamo lontanissimi non solo dalla filosofia del family act, ma proprio dal principio della universalità dell'assegno unico, che dovrebbe appunto riguardare tutti e riunire, in una sola misura, le misure oggi esistenti. Si tratta di circa sei sussidi diversi.
Insomma, con una battuta direi che per il Governo vale il principio di università quando si tratta di dare monopattini a tutti; ma, quando si tratta di pagare i pannolini per i neonati, improvvisamente si abbandona l'universalità e si diventa restrittivi. (Applausi).
Qual è il vulnus? Si vorrebbe introdurre un cambio di paradigma nelle politiche di sostegno alla famiglia, della natalità e della demografia e, invece, oggi si concretizza una sorta di ulteriore bonus, sganciato da una visione e da una strategia politica organica di intervento; una misura, appunto, temporanea.
Devo sottolineare che sullo sfondo resta il rischio di un corto circuito legato alla certificazione dell'ISEE, che è uno strumento iniquo e discriminatorio, che Fratelli d'Italia ha proposto di modificare, come hanno già spiegato i miei colleghi, senatori Maffoni e Drago, che ringrazio per il lavoro svolto.
L'ISEE è molto distante dal principio dell'universalità come dell'equità e, soprattutto, è distante da un'etica di inclusione, che è meglio rappresentata - a nostro avviso - dall'idea di quoziente familiare e dal modello di fattore famiglia.
Ricapitolando, al di là delle dichiarazioni trionfalistiche, la verità è una: il Governo è rimasto impantanato sull'assegno unico e il suo storytelling prevedeva che la misura entrasse in vigore il 1° gennaio 2021, poi è scivolata al 1° luglio. In realtà, la legge delega entrerà in vigore - speriamo - nel gennaio 2022, insieme a un'ampia riforma fiscale, come mi auguro.
Sono stati sparsi vanità politica e ottimismo sulle ferite aperte delle famiglie italiane, duramente colpite dalle pandemia. Si è fatta della demagogia; si è nascosto fino all'ultimo lo slittamento dell'assegno unico al 2022. D'altronde, i soldi non c'erano; quelli stanziati erano insufficienti; quelli del recovery ancora non ci sono e l'assegno unico e universale è inserito nelle riforme di accompagnamento al Piano nazionale di ripresa e resilienza, quando si faranno.
Debbo ricordare le pubbliche dichiarazioni e promesse del premier Draghi, che disse di concedere 250 euro al mese per ogni figlio dal 1° luglio. La realtà, cari colleghi, è che nessuno avrà mai i 250 euro promessi. (Applausi). Infatti, si va da un minimo di 30 euro a un massimo di 217 euro mensili per figlio e l'importo dell'assegno in base al ISEE cala, per poi crollare, per chi supera i 50.000 euro.
Insomma, stiamo parlando di un bonus temporaneo che riguarda una platea ristretta di famiglie, quelle che non godono degli assegni familiari. Stiamo parlando di 2 milioni di persone, tra lavoratori autonomi, disoccupati, incapienti, inattivi, lavoratori dipendenti esclusi per ragioni di reddito dagli assegni familiari; per non parlare della logica perversa dell'accumulo con il reddito di cittadinanza, quello che aveva abolito la povertà, che è tutta un'altra storia fantastica.
È chiaro che l'assegno temporaneo - questo è un concetto che sottolineo - non ha nulla a che fare con le politiche familiari e per la natalità, che infatti sono le grandi assenti del PNRR, e nessuna delle sei missioni è dedicata in modo specifico - come invece ha richiesto Fratelli d'Italia - alla famiglia e alla natalità. Al Governo sfugge evidentemente quanto costa un figlio, e non lo dico io, ma lo dicono gli studi di politica economica: costa tra i 250 e i 350 euro al mese, ma i Governi Conte e Draghi si sono dimenticati, anche nei loro interventi di ristoro, sostegno e indennizzo, il carico e il numero dei figli.
Fratelli d'Italia ha presentato ieri una mozione su questo tema, che non illustro oggi, ma vi prego di prenderla in considerazione. In sintesi, la nostra mozione chiede che il Governo rispetti almeno i tempi previsti e gli impegni assunti per la data di decorrenza del gennaio 2022, introducendo il fatidico, famoso assegno unico e soprattutto eviti che le famiglie vadano, al netto, a percepire di meno di quello che percepiscono oggi. È stato fatto un calcolo, e lo voglio dire: due milioni di famiglie, cioè il 22 per cento della platea, rischiano con l'assegno unico, quello futuribile, di andare a prendere di meno e sto parlando in particolare delle famiglie numerose.
Torniamo all'assegno temporaneo, che è individuato in base ai livelli di ISEE e ha degli importi bassissimi per il ceto medio e comporta il rischio - lo sottolineo, Presidente - di una vera e propria trappola della povertà per le famiglie più fragili e più bisognose. L'assegno ponte, cari colleghi - lo dico con chiarezza a nome di Fratelli d'Italia - appare una beffa. E se questo voto - attenzione - dovesse esprimere un giudizio sull'operato del Governo su questa materia, noi dovremmo votare due volte contro, ma Fratelli d'Italia ha nel suo DNA di valore, nonché nei suoi programmi in sostegno alla natalità e alla famiglia, combattere il trend demografico negativo. È solo con questo spirito, quello di un'opposizione responsabile, che come in precedenza esprimiamo un sofferto voto favorevole a questo provvedimento.
Lo facciamo per quelle famiglie, in quella logica tristanzuola del «piuttosto di niente è meglio piuttosto». Ma un Governo che strombazza come fatto addirittura epocale uno straccio di assegno temporaneo si assuma la responsabilità di essere venuto meno a una promessa, e deve essere consapevole che le famiglie non vogliono regali, ma giustizia sociale e riconoscimento del loro ruolo. Sia consapevole questa maggioranza di esprimere a malapena un mediocre « piuttosto di niente».
Insomma, colleghi, tanto rumore per nulla, ma state certi che le famiglie se lo ricorderanno. (Applausi).
NANNICINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NANNICINI (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, il decreto-legge che stiamo per convertire contiene una misura di grande importanza: l'assegno temporaneo per i figli minori, che è l'assegno ponte nelle more della riforma dell'assegno unico e universale per le famiglie che abbiamo approvato con la legge delega n. 46 di quest'anno: una legge delega importante, che ha visto il coinvolgimento e il protagonismo di molti attori politici; una legge delega di origine parlamentare, proposta dal Partito Democratico sia alla Camera sia al Senato, sulla quale hanno lavorato due Governi diversi (anche se la Ministra è la stessa) e che poi è stata votata da maggioranza e opposizione qui al Senato, quasi all'unanimità e con nessun voto contrario.
Ricordo la cornice solo per sottolineare che l'assegno temporaneo si chiama sì temporaneo, ma non è un bonus tra tanti e non è un bonus passeggero: è l'anticipo e il trampolino verso una riforma di sistema che dovrà rendere il nostro fisco e i trasferimenti monetari del nostro welfare più forti e generosi nel sostenere natalità e genitorialità.
Si tratta di una riforma importante per contrastare l'inverno demografico in cui il nostro Paese è calato da decenni. Non c'è una statistica economica del mercato del lavoro o della sostenibilità del welfare che non sia imputabile in chiave negativa a tale inverno demografico, per questo abbiamo bisogno di un fisco e di un welfare più generosi per le famiglie con figli. È una riforma importante anche per superare le iniquità del sistema precedente, soprattutto quelle orizzontali e verticali rispetto ad alcune categorie, a partire da lavoratrici e lavoratori autonomi e incapienti.
È anche importante che questa riforma - lo sottolineo di nuovo - sia stata votata all'unanimità, perché questo mette al riparo le misure di contrasto all'inverno demografico dall'instabilità politica e dalla volatilità delle maggioranze parlamentari di turno. È quanto avvenuto in altri Paesi come la Francia, dove politiche di svolta e di contrasto al declino demografico sono state portate avanti grazie all'accordo di tutte le forze politiche.
Proprio perché l'assegno unico e universale è una riforma di sistema, era ed è necessario farla bene e con i tempi giusti. Quindi è bene che parta dal 2022, ma era altresì necessario usare le risorse del 2021 e dare subito un segnale di intervento. Per questo mi associo al ringraziamento e all'apprezzamento per il lavoro su questo provvedimento svolto dal Governo, dalla ministra Bonetti e dal Parlamento, a partire dal relatore, il collega Laus, e dalla presidente Matrisciano.
Negli stretti vincoli temporali e finanziari in cui si muoveva questo intervento, si è fatto il possibile per usare le risorse del 2021 partendo da due platee, autonomi e incapienti, che erano anche quelle maggiormente svantaggiate dal sistema precedente. È stata la scelta giusta, ma ora ogni sforzo deve concentrarsi sull'assegno unico e universale a regime, di cui l'assegno temporaneo rappresenta un ponte, ma non deve rappresentare una fotocopia.
Ci sono molti nodi ancora da sciogliere e non era possibile farlo, con questi tempi e con queste risorse, ma andrà fatto con i decreti legislativi, spiegando a maggior ragione che l'assegno temporaneo è soltanto un ponte verso qualcosa di diverso per non generare aspettative acquisite a cui non saremo in grado di rispondere.
I nodi a mio avviso sono soprattutto due. Innanzitutto, ribadire l'universalità dell'intervento. Universale non deve essere solo l'aggettivo del nome dell'assegno a regime, ma deve essere la cifra della filosofia della misura che vedrà la luce nel 2022. Un universalismo selettivo, giustamente, ma con una selettività temperata, che faccia capire che l'assegno unico e universale non è una misura di contrasto alla povertà (ce ne sono altre ed è bene che l'assegno le rafforzi, per contrastare la povertà minorile), perché in questo caso stiamo parlando di una misura di sostegno alla genitorialità e alla natalità, che deve raggiungere un pezzo ampio e generalizzato della popolazione italiana e dei ceti medi. Questo è il primo nodo da sciogliere.
Il secondo nodo riguarda l'occupazione femminile. Dobbiamo fare in modo che a regime l'assegno non scoraggi l'occupazione femminile. Sappiamo che i trasferimenti monetari portano sempre con sé un disincentivo all'offerta di lavoro, soprattutto di chi ha redditi bassi - e purtroppo in Italia questo spesso ancora riguarda giovani e donne - ma l'assegno può essere disegnato per ridurre gli effetti disincentivanti, soprattutto sull'occupazione femminile. Infatti, laddove le donne lavorano di più, si fanno anche più figli. (Applausi).
Questi due obiettivi hanno bisogno di sciogliere due questioni: come usiamo l'ISEE nell'assegno unico universale e se le risorse che abbiamo a disposizione sono sufficienti o hanno bisogno di un pit stop con la legge di bilancio.
Sull'ISEE penso che dovremmo usare tutti i gradi di flessibilità che la legge delega contiene sull'impiego delle sottocomponenti, per ridurre l'eccessiva progressività dell'assegno temporaneo, per attenuare alcuni vincoli patrimoniali, che potrebbero lasciare fuori una parte dei ceti medi, e per rendere la misura veramente universale. Sempre sull'ISEE, sarà importante - e avevamo presentato un emendamento su questo, che è stato trasformato in ordine del giorno, accolto dal Governo - ragionare su come rendere meno forte il peso del reddito del secondo percettore di reddito all'interno del nucleo familiare per favorirne l'occupazione, dato che in molti casi ancora vuol dire occupazione femminile.
Il secondo nodo sono le risorse: dobbiamo capire se sono sufficienti. Probabilmente, se vogliamo fare una misura veramente universale e ridurre la progressività eccessiva dell'assegno ponte, abbiamo bisogno di altre risorse. Abbiamo bisogno di almeno due miliardi di euro affinché l'assegno unico e universale non raggiunga solo autonomi e incapienti, ma dia una risposta vera anche al lavoro dipendente e ai ceti medi.
L'ultimo punto - e chiudo - è che, come ricordava la collega Fedeli, l'assegno unico e universale rappresenta una riforma importante solo e fintanto che è inserita in una strategia complessiva di sostegno alla genitorialità, alla natalità e all'occupazione femminile. Questo vuol dire soprattutto due cose. In primo luogo, infrastrutture sociali: valutiamo positivamente i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma preoccupiamoci anche dei costi di gestione legati a quegli investimenti e delle risorse umane da valorizzare per realizzare una rete forte di servizi educativi destinati all'infanzia e al sostegno alla genitorialità. In secondo luogo, è necessario passare da politiche di conciliazione a politiche di condivisione, affinché la scelta di andare incontro al desiderio di avere figli, che di solito si fa in due, non ricada solo sulle donne, né solo su di loro ricada il problema di conciliare vita e lavoro. (Applausi).
Questo vuol dire ripensare il nostro sistema di congedi, immaginare istituti come il part-time di coppia agevolato, fare vere politiche di condivisione.
Per questi motivi e dentro questa cornice, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico su questa importante misura. (Applausi).
LAFORGIA (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAFORGIA (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, mi unisco anch'io ai ringraziamenti che sono stati ampiamente formulati dai colleghi che mi hanno preceduto verso il relatore, senatore Laus, la Presidente della Commissione, e la Ministra che ha seguito l'iter del provvedimento al nostro esame che noi voteremo con convinzione. La discussione ha sottolineato ampiamente la natura tecnica e temporanea del provvedimento, il cui oggetto ha comunque un significato rilevante proprio nel merito, della discussione odierna in vista della costruzione effettiva e quindi dell'implementazione dell'assegno unico. Il provvedimento infatti interviene nelle more dell'attuazione della legge 1° aprile 2021, n. 46, che delega il Governo a costruire lo strumento dell'assegno unico che abbiamo votato in quest'Aula, su cui abbiamo ampiamente dibattuto e su cui torneremo naturalmente in fase di implementazione.
È un provvedimento importante in sé perché rappresenta una sorta di stress test proprio in vista del percorso di implementazione di quella riforma, per il merito e per il significato in sé, perché rappresenta uno strumento destinato a famiglie con figli minori che non hanno diritto agli assegni per il nucleo familiare. Stiamo parlando quindi di categorie che diventano destinatarie di questa misura e che altrimenti non lo sarebbero. Da questo punto di vista ha ragione chi mi ha preceduto: è difficile dividere il giudizio e la valutazione sul provvedimento, che abbiamo definito ponte, temporaneo, dalla valutazione complessiva del processo di riforma di cui stiamo parlando.
In questo senso faccio tre brevissime considerazioni. In primo luogo, si è parlato di un tratto che io penso debba informare l'intera cornice delle politiche di welfare che mettiamo in campo, cioè quello universalistico. Con il provvedimento al nostro esame diamo un contributo ad aumentare di qualche grado proprio il tratto di universalismo degli strumenti che oggi sono presenti e che sono a nostra disposizione, perché l'assegno temporaneo amplia la platea dei beneficiari, includendo categorie che altrimenti non sarebbero state destinatarie di una misura così importante. Penso ai lavoratori autonomi, ai disoccupati di lungo periodo e agli incapienti.
A proposito della prima categoria che ho citato, dico, con qualche elemento di onestà intellettuale, che forse, negli anni, anche se adesso abbiamo recuperato ampiamente, si tratta di una categoria che abbiamo trascurato dal punto di vista di un'attenzione che invece andava tenuta alta e che oggi non possiamo più non porre, tanto più alla luce di quello che è accaduto in questi mesi. Abbiamo scoperto una cosa che avremmo dovuto sapere già prima, e cioè che molti di questi lavoratori, cosiddetti autonomi, fanno parte di un insieme molto grande e segmentato, di cui fanno parte lavoratori che sono in buone condizioni, ma ci sono anche molti lavoratori che, se mi è consentito, Presidente, potrei definire con una qualche forzatura, una sorta di neo proletariato. Rischiamo cioè di misurarci con persone che, nonostante il lavoro che naturalmente hanno messo in campo con la ragione del proprio talento, non riescono a sostenere se stesse e i propri cari e, quindi, a far sì che quel lavoro produca un salario dignitoso. Stiamo parlando di una difficoltà vera, reale, di condizioni materiali, di persone che abbiamo scoperto in pandemia molto più fragili di quanto non immaginavamo.
Da questo punto di vista aumentare l'universalità di strumenti come quelli che stiamo mettendo in campo, includendo anche categorie di questo genere, va nella direzione giusta, disegna la prospettiva di un mondo del lavoro non segmentato, dove non ci sono lavoratori di serie A o di serie B, lavoratori che godono di sistemi di protezione e quelli che non hanno simili benefici.
Quindi, insieme all'universalità, mi sembra un tratto positivo, quello dell'unicità. È stato già sottolineato. Mi riferisco alla possibilità di dar vita a una sorta di asciugatura degli strumenti esistenti perché dentro la pluralità degli strumenti spesso si nascondono elementi di discriminazione e disuguaglianze tra i lavoratori. Se aggiungiamo al tratto dell'universalità anche quello dell'unicità, a maggior ragione facciamo un passo nella direzione giusta.
Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,30)
(Segue LAFORGIA). In secondo luogo, si è parlato delle famiglie, del tema della genitorialità e della natalità. La discussione ci porterebbe molto lontano. Il mondo nel quale viviamo - non parlo del nostro Paese - non soffre di un problema di natalità, ma del suo opposto. Tuttavia, i cosiddetti i Paesi avanzati si misurano oggettivamente con un tema: mettere soprattutto i più giovani nelle condizioni di potersi crearsi una famiglia e dentro quella famiglia realizzare il sogno di avere dei figli e di mantenerli materialmente. Con questo tema ci dobbiamo misurare. Da questo punto di vista, l'assegno temporaneo e l'assegno unico che verrà costruito rappresentano un elemento molto importante - hanno ragione alcuni colleghi che mi hanno preceduto - solo a patto che siano un pezzo di una strategia complessiva. Lo diceva molto bene la collega Fedeli in discussione generale.
Dobbiamo ragionare in termini di sistema e non dobbiamo innamorarci di formule che sono molto affascinanti nella loro proiezione pubblica, ma che, quando vengono precipitati nella loro implementazione, risolvono molto poco dei problemi che sollevano. L'assegno unico, infatti, non risolve il tema dei giovani e dell'emancipazione delle donne. È un tassello di una strategia complessiva che va messa in campo. Si è parlato della parità salariale e io aggiungo la condizione materiale delle persone dipende anche dal set di beni pubblici che lo Stato è in grado di garantire alle donne e agli uomini. Quel pezzo che si aggiunge al reddito che quelle donne e quegli uomini riescono a produrre con il loro lavoro fa effettivamente la differenza. È un fatto di condizioni materiali, ma anche di possibilità di continuare a svolgere la propria esistenza con dignità.
Infine, ci sono le criticità; le ha sottolineate anche il relatore nella sua relazione. Non entro negli aspetti più tecnici perché ci sarebbe molto da parlarne. C'è un elemento di accentuazione della misura per famiglie con almeno tre figli. Presidente, per il suo tramite lo dico al senatore Pillon: in questo caso non c'è il tema che lui sottolineava; semmai c'è il tema contrario, che deriva dal fatto che non si capisce perché non si debba ammettere che ci siano effettivamente economie di scala - scusate l'espressione - tra avere una famiglia con due figli e averne una con tre. Quel rapporto in qualche modo andrà regolato, altrimenti non si capisce se la misura è pronatalista o se effettivamente si occupa del fatto che le famiglie più numerose siano più a rischio povertà. In ogni caso, bisogna porre attenzione su questo tema e sul tema della soglia di esclusione, che rischia di essere molto diversa e molto più alta rispetto a quella prevista per l'assegno per i lavoratori dipendenti.
Chiudo in una sola battuta con l'unica nota polemica del mio intervento: smettiamola di attaccare il reddito di cittadinanza e, soprattutto, di costruire una correlazione che non esiste e che non è significativa tra le misure di sostegno al reddito e il presunto disincentivo che queste misure creerebbero alla ricerca del posto del lavoro. (Applausi).
Non c'è nessuno in questo Paese che vuole poltrire sul divano aspettando un sussidio pubblico. Semmai ci sono donne e uomini che vogliono avere un lavoro dignitoso, e per trovare i lavoratori che non si trovano - mettiamo da parte anche questa discussione pubblica molto stucchevole - basta pagarli di più e in modo più dignitoso. (Applausi). Quindi, semmai c'è un tema salariale.
Piuttosto, la questione riguarda l'elemento di calcolo nel rapporto tra il reddito di cittadinanza e l'assegno temporaneo, perché questo ha un impatto sulle dinamiche di risparmio delle famiglie e sull'impianto progressivo generale. Ripeto, è una questione tecnica che però ha una sua importanza, che verrà e dovrà essere attenzionata quando dovremo occuparci della fase implementativa dell'assegno unico.
Per queste ragioni, e anche alla luce delle criticità che ho sottolineato, voteremo a favore del provvedimento e naturalmente ci impegniamo a migliorare il percorso di strutturazione dell'assegno unico quando ne avremo - molto presto - l'occasione.
FLORIS (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIS (FIBP-UDC). Signor Presidente, signora Ministro, colleghe e colleghi, non replico - per rispetto delle opinioni - all'intervento che mi ha preceduto, ma svolgo il mio intervento così come avevo previsto.
Come avevamo segnalato durante l'esame della legge delega sull'assegno unico per i figli, anche con questo decreto-legge sono emerse diverse criticità e iniquità. Rimane comunque la nostra volontà di votare a favore del provvedimento, nella considerazione che le risorse a favore delle famiglie aumentano per ulteriori 3 miliardi, anche se non avviene nel modo e nell'ammontare che avremmo voluto. Soprattutto è apprezzabile il fatto che a percepire l'assegno saranno, per la prima volta, anche i lavoratori autonomi e persino i disoccupati.
Di negativo resta il fatto che l'assegno sia ancora legato a parametri che non fotografano l'esatta situazione reddituale e patrimoniale di una famiglia, con un meccanismo troppo selettivo che decresce troppo velocemente.
Rileviamo poi il problema ulteriore delle famiglie sposate, che sono di fatto discriminate rispetto a quelle non sposate. La somma del reddito di due persone sposate fa registrare un ISEE più elevato rispetto a quello di due persone che convivono. L'assegno per due persone che convivono sicuramente verrà richiesto dal partner con il reddito più basso, per cui non c'è cumulo di reddito in questo caso. Ancora, la procedura prevede che tutti coloro che vogliono l'assegno devono richiederlo all'INPS, come se lo Stato non fosse già a conoscenza di chi ha figli e di quanti ne ha. (Applausi). La richiesta invece non deve essere presentata dai percettori del reddito di cittadinanza, che uniranno ora un assegno al reddito pubblico, non preoccupandosi la norma della rioccupabilità di questi padri di famiglia che nella loro dignità avrebbero dovuto cercare di essere invogliati a trovare un lavoro anziché un reddito che peraltro non li arricchirà sicuramente.
Insomma, è una riforma che discrimina chi ha reddito superiore a 50.000, cioè circa 2.300 euro al mese - questa è la cifra di cui parliamo - che non penso possa essere discriminato in quanto tale, ma soprattutto disincentiva la creazione della famiglia classica, quella sposata con figli, come l'abbiamo sempre conosciuta.
Questo assegno deve essere quindi solo un passaggio temporaneo - per questo voteremo a favore - che dovrà essere modificato da una riforma complessiva dell'intero sistema fiscale disegnato a misura della famiglia, come già chiesto nella riforma fiscale da Forza Italia. (Applausi). In caso contrario, si rischia di creare uno Stato meramente assistenzialista, che è forse l'obiettivo di alcune presenze in quest'Assemblea.
Lasciatemelo dire con una battuta: se persino uno Stato comunista come la Cina ha abbandonato la politica del figlio unico per passare all'incentivo ai tre figli, con la politica dell'assegno unico rischiamo di andare verso un modello persino peggiore di quello comunista.
Il modello può essere per noi quello tedesco, dove l'assegno ai figli non ha livello di selettività, ma soprattutto possiede il carattere dell'universalità. Ma può essere anche quello francese, dove è previsto il quoziente familiare, in cui la riduzione non è così drastica come quella italiana; da 7.000 euro si prende tutto, poi si arriva a risorse intorno ai 30.000-35.000 euro l'anno di ISEE, che rappresentano veramente uno stipendio che non arriva a 2.000 euro al mese. Un'imposta, quella che noi vorremmo, che dovrebbe crescere con il nucleo familiare, dove la differenza non la fa l'assegno per il figlio o meno, ma il reddito che rimane a disposizione della famiglia, al netto di tutte le tasse che gravano sul nucleo familiare, comprese quelle sulla casa.
Inoltre, noi pensiamo che anche l'accesso alle strutture che provvedono alla crescita e alla formazione dei nostri ragazzi, come gli istituti, le scuole e le università, debba essere agevolato per tutti e non legato al reddito; deve essere reintrodotto anche il merito. Un tempo gli studenti che avevano un buon profitto avevano l'esenzione dalle tasse, che non era dovuta solo al reddito dello studente, così come avviene oggi. È ora di cambiare questo passo, che è molto importante, altrimenti le persone che sono veramente meritevoli le borse di studio se le vanno a prendere all'estero, dove le danno agli studenti meritevoli; con la differenza che lì rimangono, lì lavorano e lì mettono a frutto le loro capacità. (Applausi).
Non dobbiamo peraltro assolutamente penalizzare il ceto medio. Stiamo parlando di redditi pari a 25.000 o 30.000 euro l'anno, meno addirittura del ceto medio, che al contrario va premiato e fatto crescere. Non dobbiamo punire le famiglie monoreddito, in cui uno dei genitori ha scelto di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia. Anche noi siamo ovviamente a favore della piena occupabilità femminile; ma, in assenza di un lavoro, il fatto di occuparsi dei figli a tempo pieno deve avere un pieno riconoscimento sociale ed economico, in attesa di vedere tutte le mamme inserite nel mondo del lavoro. Invece non c'è alcun premio per chi si prende cura direttamente della famiglia e non scarica questi oneri sulla società e sul nostro welfare. A noi adesso sembrano mal coniugate le ragioni di favorire le donne che lavorano con quelle che invece danno il giusto sostegno economico alle mamme; ma non ci deve essere contrapposizione tra la donna che lavora e la donna che sta a casa, in attesa di vedere comunque tutte le donne lavorare e avere una propria soddisfazione, perlomeno quelle che cercano lavoro. Anche lì dovremmo inserirci non sull'assegno unico, ma su quelle che sono le possibilità e dare veramente alle donne la possibilità di lavorare, avendo tutte le strutture sociali che consentano questo (la scuola che dura fino alle 16, il tempo pieno, gli asili nido). Ma questo è un argomento che affronteremo nel prossimo futuro.
Si dovrebbero quindi attivare anche le agevolazioni sulla genitorialità, che mancano in questo provvedimento e che però sono previste dalla legge delega che abbiamo approvato e che speriamo di dover riesaminare a breve. Dicevo che servono più sgravi per i nuclei monoreddito con figli adulti. È vero che la legge si interessa dei figli fino ai ventun anni di età; ma i figli non terminano a ventun anni la presenza nella propria casa, non terminano a ventun anni gli studi, se sono impegnati in un corso di laurea che prevede una durata di sei anni. Dopo i ventun anni le famiglie non vengono sgravate da questi grandi costi e da questi impegni; anche a questo bisognava pensare, quando si progettava l'assegno. È vero che siamo di fronte a un provvedimento ponte e a un assegno ponte; però dovremmo ritornare su questi grossi problemi.
In definitiva, fatte le puntualizzazioni che ho appena espresso e sicuramente altre considerazioni che a breve riprenderemo, i senatori di Forza Italia esprimeranno il loro voto positivo, con tutte le critiche che ho appena illustrato (e sicuramente ne ho tralasciate molte). (Applausi).
DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, mi unisco anche io ai ringraziamenti del relatore agli uffici e ai componenti della 11a Commissione, ma un ringraziamento speciale va a Nadia Pizzol, una senatrice che con tenacia ha difeso un concetto imprescindibile per noi della Lega: prima gli italiani, prima le politiche attive del lavoro e ancor prima lo Stato sociale e non quello globale. Ringrazio quindi la senatrice Pizzol per il suo coraggio e per aver tenuto fede ai nostri imprescindibili ideali: prima gli italiani (Applausi). Ci tenevo a dirlo in maniera ufficiale e davanti a tutto il Gruppo, perché sei un esempio.
Stavo ascoltando alcuni interventi riguardanti il reddito di cittadinanza (ho preso degli appunti al volo) e anche la compressione degli stipendi dei lavoratori italiani, però dobbiamo anche chiederci per quale motivo i lavoratori italiani hanno perso diritti: forse a causa delle privatizzazioni targate Prodi, Bersani, Letta, oppure a causa del jobs act di Matteo Renzi, all'abolizione dell'articolo 18, alla direttiva Bolkenstein e a tantissimi trattati europei che hanno rivisto al ribasso le trattative del contratto collettivo nazionale e delle parti sociali?
Io porto sempre l'esempio della famosa società Groundcare, un'azienda dell'aeroporto di Fiumicino, ex ADR trasformata in Groundcare e poi successivamente subappaltata a un'azienda straniera. I contratti dei lavoratori, per essere assunti dalla nuova azienda, sono stati rivisti al ribasso: meno ferie, il buono pasto è stato ridotto e gli stipendi abbassati da 1.200 a 800 euro al mese. Certo poi che arrivano gli stranieri, magari da Paesi dove 800 euro rappresentano uno stipendio serio, e firmano il contratto collettivo visto in questa maniera. Spesso e volentieri i sindacati si trovano davanti a due opzioni: licenziamento o questo tipo di contratto. Allora, prima di fare delle critiche, bisogna fare anche autocritica sul passato di questo Paese governato dal centrosinistra. Qualcuno, infatti, diceva che il Centrosinistra è talmente bravo, ama talmente i poveri che è bravissimo a crearli. Non è una battuta, perché purtroppo abbiamo esempi lampanti in questo senso. Anche Alitalia e Telecom hanno subito questa depressione sociale, desidero chiamarla così.
Venendo al provvedimento che ci accingiamo ad approvare, il decreto-legge in esame ha una durata di sei mesi, dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2021. La Lega, proprio per andare incontro alle esigenze delle famiglie con figli, lo sostiene con forza, perché la famiglia è una istituzione fondamentale per la tenuta sociale della Nazione. Rafforzare le politiche per tutelare la famiglia è fondamentale; ovviamente parlo della famiglia biologica, non dei modelli sintetici creati in laboratorio o delle teorie fluide per assecondare i capricci di pochi (Applausi). La famiglia biologica è importante per la sopravvivenza di una Nazione e a causa della crisi economica moltissimi nuclei familiari vivono momenti difficili. Per questo è importante dare delle risposte. Il decreto-legge è un provvedimento ponte, ma anche nel merito l'assegno familiare è un passo importante; tuttavia l'obiettivo finale della Lega è il quoziente familiare e più in generale la flat tax, una tassa piatta che terrebbe conto dei carichi familiari per individuare alcune zone no flat tax.
Come ha detto la collega Pizzol, non vogliamo uno strumento puramente assistenziale; pensiamo sia necessaria una riforma fiscale che vorremo realizzare quando il Centrodestra vincerà le elezioni e tornerà a governare da solo l'Italia. Oggi purtroppo l'emergenza sanitaria che ha creato questa crisi impone dei provvedimenti ponte, delle misure urgenti, per questo annuncio il voto favorevole della Lega al provvedimento in esame (Applausi).
RICCIARDI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RICCIARDI (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, siamo chiamati oggi a convertire in legge il decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, che reca misure temporanee e provvisorie in attesa dell'attuazione della disciplina di delega di cui alla legge del 1° aprile 2021 n. 46. È una legge relativa al riordino, semplificazione e potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'istituzione dell'assegno unico e universale. È una riforma, quella di cui alla legge delega, di fondamentale importanza per tutte le famiglie di questo Paese ed entrerà a regime da gennaio dell'anno prossimo.
È un intervento importante perché con il decreto-legge in conversione intendiamo anticipare temporaneamente gli effetti di questa legge; li estendiamo ai nuclei familiari che in ragione dei profili soggettivi non rientrano nell'ambito di applicazione dell'assegno per il nucleo familiare che è vigente oggi. Parliamo di un passo in avanti per tutte le politiche di welfare di questo Paese, che avvicina l'Italia all'Europa e che per la prima volta estende gli aiuti previsti per i lavoratori dipendenti con i figli per i quali il provvedimento in questione interviene, prevedendo una maggiorazione per ciascun figlio, anche a categorie che fino ad oggi sono rimaste escluse come ad esempio i lavoratori autonomi.
Grazie al lavoro nelle Commissioni di merito, sono state infatti apportate delle modifiche migliorative al testo che è stato licenziato dal Governo e che oggi è all'esame dell'Assemblea; mi riferisco in particolare alla Commissione lavoro del Senato, che ha esaminato l'assegno temporaneo in vigore dal 1° luglio al 31 dicembre e che da gennaio 2022 entrerà a regime, quando entrerà a regime la riforma e lascerà quindi il posto all'assegno unico universale, come voluto dal Governo Conte II, dal MoVimento 5 Stelle e dall'ex ministra Nunzia Catalfo.
Una tra tutte è quella modifica che punta a promuovere l'effettiva parità tra i generi, stabilendo che l'assegno temporaneo venga corrisposto dall'INPS e ripartito in misura pari tra i genitori, ad eccezione di alcuni casi particolari espressamente citati dalla norma. È un segnale importante, a nostro avviso, in questo momento complesso perché segnato dalla pandemia e che rimarca la necessità di assicurare pari condizioni ed opportunità a uomini e donne, nel rispetto dei principi costituzionali e soprattutto nel rispetto di quel principio di effettiva uguaglianza sostanziale tra i sessi e più in generale delle persone, intese con la P maiuscola.
In un Paese con un basso tasso di natalità, incentivare la genitorialità, sostenere la famiglia con aiuti economici concreti per ciascun figlio a carico o un nuovo nato è certamente importante, soprattutto se guardiamo ai nostri giovani e ai precari, troppo spesso costretti a rinunciare alla gioia di diventare genitori perché magari non hanno un lavoro stabile che sia in grado di assicurare a loro stessi e alla propria famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
Questo decreto ponte è una misura temporanea e il prossimo step sarà quello di dare piena attuazione alla riforma che, nell'introdurre l'assegno unico universale, prevede una razionalizzazione di quei micro aiuti che sono previsti per chi ha figli e che dalle leggi vigenti sono spesso frammentati e necessiterebbero di lungaggini burocratiche e diversi passaggi prima di arrivare nella disponibilità dei cittadini. Da gennaio 2022, invece, le famiglie italiane, a partire dal settimo mese di gravidanza fino ai ventuno anni per ciascun figlio a carico, potranno finalmente contare su un assegno unico e universale che rappresenta una novità assoluta per il nostro Paese. Lo Stato ha il dovere di abbattere le disuguaglianze e sostenere i cittadini, promuovere pari opportunità per tutti e con questo strumento compiamo un ulteriore passo in avanti anche a tutela delle nuove generazioni. Per questo motivo, esprimo il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori».
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,55)
Discussione del disegno di legge costituzionale:
(1440-B) Deputato BRUNO BOSSIO. - Modifica all'articolo 58 della Costituzione, in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati; approvato, in prima deliberazione, dal Senato; approvato senza modificazioni in seconda deliberazione dalla Camera dei deputati) (Seconda deliberazione del Senato) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 17,56)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge costituzionale n. 1440-B, approvato in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati; approvato, in prima deliberazione, dal Senato; approvato senza modificazioni in seconda deliberazione dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 123 del Regolamento, in sede di seconda deliberazione, il disegno di legge costituzionale, dopo la discussione generale, sarà sottoposto solo alla votazione finale per l'approvazione nel suo complesso, previe dichiarazioni di voto.
Avverto altresì che, ai sensi dell'articolo 138, primo comma, della Costituzione, il disegno di legge costituzionale sarà approvato, in sede di seconda deliberazione, se nella votazione finale otterrà il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti del Senato.
Il relatore, senatore Parrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
PARRINI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi cominciamo l'esame in seconda deliberazione di un disegno di legge di riforma costituzionale molto importante, già esaminato dall'Assemblea del Senato nel settembre 2020 e che affronta oggi il suo quarto passaggio parlamentare.
Ricordo che il 31 luglio 2019 c'è stata la prima lettura alla Camera, il 9 settembre del 2020, come ricordavo, la seconda lettura del Senato e lo scorso 9 giugno la seconda deliberazione della Camera dei deputati. In tutte queste votazioni c'è stata un'adesione molto ampia dell'Assemblea parlamentare in favore di questo provvedimento che, come si sa, è davvero semplice nella sua natura.
Si tratta di una modifica dell'articolo 58 della Costituzione, al primo comma, fatta per consentire che si abbiano elettorati uguali per l'elezione di entrambi i rami del Parlamento, in modo che i diciottenni possano eleggere anche la Camera alta. È una modifica che si traduce nella eliminazione, dal comma 1 dell'articolo 58 della Costituzione, di dieci parole; ma è una modifica che, togliendo dieci parole, opera in realtà un grande cambiamento, perché rimuove, dal nostro sistema istituzionale, un'anomalia che da lunghissimo tempo si tentava di eliminare e che non si è riusciti a eliminare, nonostante molti tentativi e discussioni.
A me fa piacere ricordare che dell'equiparazione degli elettorati per l'elezione dei due rami del Parlamento si discute, nel dibattito pubblico italiano, perlomeno da quando, nel marzo del 1975, quindi tantissimi anni fa, venne approvata la legge di riforma del diritto di famiglia, con l'abbassamento da ventuno a diciotto anni della maggiore età. Fin da quel momento apparve necessario a vasti settori della politica italiana, anche per il mutare dei tempi e dei costumi, superare la diversificazione degli elettorati delle due Camere, per una ragione sia funzionale sia di equità intergenerazionale. Ma non ci si è riusciti. Ricordo, tra i tanti tentativi, un disegno di legge costituzionale, anticipatore e molto lucido soprattutto nei contenuti della sua relazione, presentato nel luglio del 1987 dal senatore Mancino, che poi sarebbe diventato, nella XIII legislatura, Presidente molto apprezzato di questa Assemblea.
Adesso siamo davvero ad un passo dal traguardo e ci sono tutte le condizioni perché, anche al Senato, nella seconda deliberazione si possa arrivare ad un voto favorevole ampio in favore di questo provvedimento. Ricordo soltanto che con l'approvazione di questo provvedimento facciamo in modo che quattro milioni di italiani escano dalla situazione di minorità e di inferiorità civile nella quale si trovano oggi, perché esclusi dal diritto di votare una Camera che esercita, su un piede di perfetta parità con l'altra, il potere legislativo: una differenziazione che, come dicevamo prima, non ha davvero più alcuna ragione d'essere. Oltre a questa ragione di equità, c'è una motivazione di funzionalità, perché sappiamo che avere elettorati uguali per le due Camere abbassa, fin quasi ad azzerare, uno dei rischi che molte volte ha costituito un problema per il funzionamento ordinato delle nostre istituzioni, cioè quello di maggioranze diverse nelle due Camere in conseguenza di elettorati differenti.
Per queste ragioni ho creduto fosse necessario accompagnare ad una relazione puramente descrittiva di una modifica, che quantitativamente è poca cosa, anche un ricordo dei motivi essenziali di natura politica e costituzionale che rendono questo provvedimento estremamente importante. Dopo aver approvato a larghissima maggioranza la riforma che introduce la tutela ambientale in Costituzione, abbiamo nell'Aula del Senato una nuova occasione di scrivere una buona pagina di riformismo costituzionale. (Applausi).
Sull'ordine dei lavori
CIRIANI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori per cercare di capire come intendiamo procedere, perché avevo comunicato per le vie brevi la nostra richiesta di un'interruzione legata ad un'esigenza contingente e improvvisa di una riunione di Gruppo. Mi pare di ricordare, Presidente, che ci sia anche l'esigenza di sanificare l'Aula dopo tre ore.
Quindi sono a chiederle, con finalità non ostruzionistiche, ma assolutamente collaborative, una soluzione che vada bene a tutti: ad esempio, un'interruzione alle 18,30 o la garanzia che il voto e una parte delle dichiarazioni di voto si possa svolgere domani mattina. Quindi, chiedo a lei di trovare un punto di equilibrio. A noi interessa poter svolgere la nostra riunione di Gruppo al massimo entro le 18,30. Questa è la nostra richiesta.
BERNINI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, ovviamente aderiamo alla richiesta del presidente Ciriani. Lo avevamo già fatto, ma semplicemente per un misunderstanding non ci siamo coordinati sugli orari. Quindi, siamo d'accordo e aderiamo alla richiesta di chiudere alle 18,30.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, non siamo d'accordo sul chiudere alle 18,30. Se i colleghi vogliono fare la riunione di Gruppo, noi siamo per proseguire la discussione generale, anche perché poi abbiamo la richiesta - come ho già preannunciato ai colleghi - di modifica del calendario, ai sensi dell'articolo 55, ultimo comma, del nostro Regolamento, come già anticipato ieri durante la Conferenza dei Capigruppo, sulla risoluzione che svolgeremo alla fine della seduta.
Quindi, con tutta chiarezza e senza particolari problematiche chiediamo che si vada avanti, senza alcuna votazione sul disegno di legge in esame e rinviando a domani le dichiarazioni di voto e il voto finale. La chiusura alle 18,30 ci impedisce di presentare quella modifica di calendario che per noi è importante e che avevamo largamente anticipato durante la Conferenza dei Capigruppo di ieri.
PRESIDENTE. Senatore Ciriani, provo a fare una proposta. Noi dovremmo sospendere i lavori per la sanificazione. Abbiamo cinque interventi in discussione generale, quindi alle ore 18,55 avremmo concluso la discussione. Propongo di svolgere la discussione generale, interrompere la seduta a quel punto e lasciare le dichiarazioni di voto e il voto finale per la giornata di domani mattina.
Può essere una proposta accoglibile, senatore Ciriani?
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, a noi va bene.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, capisco che si tratta dell'ultima lettura, ma trovo sempre un po' strano che ci sia lo spezzettamento di un provvedimento molto importante. Francamente, avrei preferito che oggi si svolgesse la relazione e che si rinviasse il resto a domani. Peraltro, svolgere una discussione generale in un'Aula praticamente semivuota francamente non mi pare dignitoso per l'ultima lettura di una riforma costituzionale. Questa è la mia opinione.
BERNINI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, mi sembra molto ragionevole la sua proposta, perché sono solo due gli interventi in ballo: alle 18,30 avremo svolto tre interventi e alle 18,50 ne avremo fatti cinque; è ancora ragionevole.
Signor Presidente, per quanto concerne l'inserimento della risoluzione della Commissione agricoltura nell'ordine del giorno di domani, possiamo fare subito la richiesta?
PRESIDENTE. No, senatrice Bernini, la richiesta va avanzata a fine seduta. Purtroppo è il Regolamento che lo prevede.
BERNINI (FIBP-UDC). Va bene, signor Presidente. Era il motivo che volevo segnalare ai colleghi di Fratelli d'Italia.
PRESIDENTE. Il senatore Ciriani ha accolto la mia proposta, quindi proseguirei.
Senatrice De Petris, purtroppo non ho un'indicazione dell'orario di chiusura della seduta odierna. Alle ore 18,30 ci sarebbe comunque la sanificazione e il voto sarebbe intorno alle ore 21. Essendoci la necessità di una maggioranza qualificata per la votazione, tenderei a indicare un orario certo, che orientativamente dovrebbe essere domani mattina alle ore 11. In questo modo, si potrebbe garantire quella maggioranza qualificata richiesta dalla Costituzione.
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale n. 1440-B (ore 18,14)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà.
PAGANO (FIBP-UDC). Signor Presidente, ancora una volta sono lieto di intervenire per esprimere una contestazione drastica e assoluta su questo modo di intervenire sulla nostra Costituzione. (Applausi). Anche se questa è la quarta lettura del provvedimento, io continuerò a dirlo ogni qualvolta si farà strame della nostra Carta costituzionale, che ha una storia illuminata, e dei nostri Padri costituenti. Ho il dovere, da cittadino di questa Repubblica, da persona che ha studiato all'università e che crede nelle istituzioni, di dire che questo sistema di modificare la nostra Costituzione a spot e per interventi puntuali, e non invece con una riforma organica, è sbagliato. (Applausi). E questo non lo dice l'umile ultimo dei 315 senatori che seggono qui. Lo dicono Presidenti della Corte costituzionale, costituzionalisti, persone - badate bene, parlo dei professori universitari - che sono state anche ascoltate in Commissione. Come ha detto anche il collega Vitali - di cui ho riletto l'intervento poco fa e a cui rivolgo i miei complimenti oggi per allora (Applausi) - quando il provvedimento è stato votato in seconda lettura in questa sede, il sistema con cui in questa legislatura si continuano a fare le riforme costituzionali è sbagliato. (Applausi).
Non è così che si modifica la nostra Costituzione. Si sono ridotti i parlamentari e ad oggi ci stiamo occupando di tutto, del disegno di legge Zan, del voto ai diciottenni (che non gliene può fregare di meno, perché in questo momento i diciottenni pensano a tutt'altro che a votare anche per il Senato oltre che per la Camera dei deputati), ma non ci stiamo minimamente preoccupando di quel che dovremmo fare, avendo ridotto di quasi il 40 per cento il numero dei parlamentari. (Applausi).
Se non ci sbrighiamo, probabilmente saremo costretti ad affrontare le prossime elezioni politiche con una serie di caducità, di problematiche, di questioni non solo regolamentari, ma anche costituzionali, che non consentiranno a queste due Camere di funzionare.
Ho depositato, con la firma di molti miei colleghi, a cominciare dalla presidente del mio Gruppo Anna Maria Bernini, un disegno di legge costituzionale che tenta faticosamente di mettere una pezza ai problemi che purtroppo scaturiranno da questo populistico e incomprensibilmente drastico ridimensionamento del numero dei parlamentari della nostra Repubblica.
Ma veniamo alla questione del voto ai diciottenni. Capisco che non interessa a nessuno quello che penso, ma anche questa è comunque una questione che ha a che vedere col ruolo che intendiamo dare alle Camere. Se la Camera e il Senato devono avere, anche dopo la riduzione dei parlamentari, un numero differente di componenti (perché da una parte saranno 400 e dall'altra 200), allora mi si deve spiegare perché dovremmo adeguarlo in tutto. Allora dovremmo adeguarlo anche nel numero dei parlamentari? Ascoltai questa affermazione dal presidente Calderoli in 1a Commissione affari costituzionali e lo applaudii, perché non c'è coerenza tra la riduzione dei parlamentari, l'adeguamento, perfettamente identico, tra Camera e Senato e poi - chissà perché - un numero differente di membri nell'una e nell'altra Camera.
Cosa sta a significare tutto questo? Non si può modificare la Costituzione se non con un disegno complessivo, organico (Applausi), nel quale sia comprensibile a cosa deve servire la Camera dei deputati e a cosa deve servire il Senato della Repubblica. Altrimenti, se noi non spieghiamo questo, non basta dire: diamo un segnale ai diciottenni, a quelli che ce l'hanno con la politica, a quelli che pensano che i parlamentari rubino lo stipendio, per cui è meglio ridurre il numero dei ladri di stipendi. Tutto questo non ha alcun senso, è solo frutto di un'assurda mentalità antipolitica, che non fa riconquistare fiducia ai cittadini nelle istituzioni, anzi, contribuisce a farla perdere. (Applausi).
Perché guardo con speranza alla Presidenza Draghi? Perché finalmente abbiamo una figura autorevole, che non pensa a dare segnali populistici, a spot, per cercare di conquistare il consenso, ma cerca soltanto di dare una prospettiva e un futuro, anche economicamente sostenibile, a questo Paese. I giovani di oggi non hanno bisogno di votare anche per il Senato; i giovani di oggi, cari colleghi, hanno bisogno di trovare posti di lavoro. E i posti di lavoro si trovano se la macchina funziona, se le istituzioni funzionano, se l'economia cresce, se l'occupazione cresce in conseguenza della crescita della nostra economia e delle nostre imprese.
Stiamo marciando male. Questa storia, che domani avrà due righe sui giornali, caro collega Castaldi, dopodomani già l'hanno dimenticata tutti, a cominciare da quei diciottenni che forse neanche andranno a votare. (Applausi).
Sì, è vero, ci sono circa quattro milioni di italiani collocati fra l'elettorato attivo alla Camera e l'elettorato passivo al Senato, secondo i dati del servizio Studi del Senato della Repubblica ricavati dalle ultime elezioni del 2018. Benissimo, ma c'era una ragione per la quale i nostri Padri costituenti hanno ritenuto che la Camera e il Senato avessero ruoli differenti, per cui l'elettorato attivo e l'elettorato passivo dovessero essere diversi. Certamente sì, non erano mica dei sottosviluppati. Tanto è vero che, guarda caso, in tutte le Commissioni bicamerali, da quella Bozzi a quella D'Alema e via di seguito, l'unica che ha comunque previsto un adeguamento era quella che prevedeva un ridisegno del nostro ordinamento costituzionale, con una nuova logica nella quale Camera e Senato dovessero fare cose differenti perché vi sarebbe stato il superamento del cosiddetto bicameralismo paritario.
Tutto questo però oggi non c'è perché non si riforma la Costituzione in questo modo. È sbagliato e lo dico da umile servitore e studioso della nostra Costituzione. È sbagliato. Il Gruppo Forza Italia ha votato a favore del provvedimento alla Camera dei deputati; non mi importa perché personalmente sono contrario a questo modo di fare le riforme e ho il dovere di dirlo. (Applausi). E lo devo dire qui. Mi sono spiegato?
Alla fine chi interverrà in dichiarazione di voto, forse dirà che ci asteniamo; io sono contro i voti di astensione, però mi adeguo. Permettetemi di dire che io avrei votato sinceramente contro il provvedimento perché per me è sbagliato.
Concludo dicendo che nel corso della vita mi sono sempre caratterizzato per la speranza e l'ottimismo. Credo che forse, da quando è nato questo Governo di unità nazionale, esiste la speranza di un futuro che possa superare il populismo e la demagogia, la ricerca del consenso andando a grattare i mal di pancia dei cittadini e delle cittadine.
Mi auguro che tutto questo venga superato e che per l'Italia possa esserci un futuro migliore rispetto a riformette da quattro soldi come quella di cui stiamo discutendo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà.
Colleghi, mi raccomando il rispetto dei tempi perché la sanificazione purtroppo non può essere derogata più di quanto abbiamo già fatto.
EVANGELISTA (M5S). Signor Presidente, colleghi, siamo chiamati a votare una riforma costituzionale epocale. Dopo settantacinque anni dalla nascita della Repubblica e del riconoscimento del diritto di voto a tutti i cittadini, donne comprese, finalmente lo stesso diritto ad un voto libero, personale, uguale e segreto, viene riconosciuto a 4,5 milioni di giovani di età compresa tra i diciotto e i ventiquattro anni, i quali potranno votare i senatori della Repubblica.
Si tratta dunque di una riforma che riconosce pari dignità a tutti i cittadini, maggiorenni compresi, ad esercitare i loro diritti politici e quindi a partecipare attivamente alla vita politica del Paese.
Dopo una lunga recessione economica che ha visto i giovani tra i soggetti più vulnerabili e la pandemia che li ha costretti ad ulteriori restrizioni dei loro diritti costituzionali, come il diritto allo studio, ai movimenti, alle attività e alle relazioni sociali, siamo davvero orgogliosi come parlamentari di approvare oggi una riforma che aspettavano da tempo, la quale restituirà loro maggiore fiducia nelle Istituzioni e ridurrà l'astensionismo nelle competizioni elettorali. I giovani hanno voglia di tornare alla vita e di dare un contributo concreto alla vita politica e sociale del Paese.
Anche la normativa al nostro esame che riduce l'età dell'elettorato attivo per l'elezione del Senato della Repubblica si inserisce in un più ampio percorso di riforme costituzionali, iniziato con il taglio di un terzo dei parlamentari, portato a casa da questa legislatura.
L'obiettivo è rendere il Parlamento un'istituzione snella ed efficiente, senza dover rinunciare alla rappresentanza territoriale dei cittadini. Per questo consentire a 4,5 milioni di giovani di scegliere con l'esercizio del diritto di voto i senatori della Repubblica non significa dover rinunciare a una Camera del Parlamento. Il bicameralismo perfetto, e quindi un sistema legislativo fondato su due Camere aventi ciascuna gli stessi poteri, deve restare un nostro pilastro costituzionale perché ciò non significa perdere tempo, come sostiene qualcuno. La doppia lettura di un testo di legge non è un'inutile ripetizione, ma serve a impedire un'approvazione frettolosa di testi di legge che poi devono essere corretti da un altro legislatore oppure, come spesso accade, modificati dalla giurisprudenza. Ciò avviene con un enorme aggravio del lavoro della magistratura che, come abbiamo visto in questi anni, comporta ingenti spese per il sistema giustizia e, nel peggiore dei casi, denegata giustizia.
Questo è il motivo per cui, durante i lavori della riforma costituzionale, si è scelto di non modificare l'età dell'elettorato passivo, lasciando che il Senato resti la Camera alta, la Camera dei saggi e della politica più matura. Ciò non vuole essere un'esclusione di una parte della società civile, ma lo stimolo a impegnarsi nella vita professionale e politica per raggiungere traguardi più impegnativi.
Presidente, concludo con l'auspicio che i nostri giovani siano sempre più coinvolti nella vita politica del Paese e che le loro esigenze siano poste in primo piano, così come è voluto oggi dal PNRR, al fine di garantire loro le dovute attenzioni in tutti i settori della vita civile, dal lavoro, all'istruzione, alla cultura e all'educazione.
Con il riconoscimento del diritto di voto al Senato certamente torneranno ad avere una maggiore fiducia nei politici, nella politica e nelle istituzioni. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà.
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, sarò quasi telegrafico perché il collega Pagano ha chiarito in maniera inequivocabile la nostra posizione e, soprattutto, ha chiarito la battaglia che in 1a Commissione io e lui ci siamo trovati a sostenere criticando questo provvedimento, come avevamo fatto invano con riferimento alla drastica riduzione dei parlamentari.
Il problema non è modificare la Costituzione, ma farlo rendendo la nostra impalcatura istituzionale coerente, funzionale, efficiente e rapida. Non mi sembra che procedendo di questo passo si abbia un progetto organico che possa poi servire a sveltire, semplificare e rendere efficiente il nostro sistema.
Durante la discussione in Commissione affari costituzionali a proposito della riduzione del numero dei parlamentari, il presidente Calderoli ebbe a dire, di fronte a una critica sul modo di operare in maniera settoriale le riforme costituzionali, che ormai si era convinto che una riforma costituzionale complessiva non si potesse fare, che fosse impossibile. Più volte, infatti, sia loro che il centrosinistra avevano tentato senza successo. Concludeva dicendo che si doveva dunque intervenire con iniziative mirate e singole per poter portare a termine il risultato.
Presidente Calderoli, sono d'accordissimo che è necessario agire in questa maniera, ma in un contesto complessivo nel quale sappiamo dove dobbiamo arrivare. Abbiamo ridotto il numero dei parlamentari senza modificare i Regolamenti parlamentari e senza modificare la legge elettorale. (Applausi). Abbiamo allontanato i cittadini dalla politica, altro che interessare i cittadini e i giovani alla politica!
Con questa riforma si fa un altro slogan, che non si sa dove ci porta. In una discussione su questo provvedimento nella precedente lettura al Senato un collega disse che in campagna elettorale era stato avvicinato da moltissimi giovani che gli chiedevano: quando sarà possibile per noi diciottenni votare per il Senato?
Personalmente non ne ho incontrato nessuno, Presidente, colleghi. Ho incontrato giovani che mi chiedevano piuttosto aspettative lavorative, che mi chiedevano di non essere costretti ad abbandonare i loro territori, le loro Regioni e le loro famiglie e andare addirittura all'estero per lavorare. Non mi chiedevano di votare a diciott'anni per il Senato. D'altra parte, non si tratta di dare legittimazione al mondo giovanile, che con la riforma del 1975 ha già una legittimazione elettorale: elegge la Camera dei deputati. Non si capisce, allora, per quale motivo si debba estendere ai diciottenni la possibilità di eleggere anche il Senato della Repubblica, venendo meno a un principio che i nostri Padri costituenti hanno inserito nella Costituzione, non a caso. Se, infatti, estendiamo alla stessa platea la possibilità di eleggere la Camera e il Senato, una delle due Camere è assolutamente inutile, non serve a nulla. (Applausi).
Volete estendere il voto ai diciottenni? Benissimo, fatelo, ma allora abrogate il Senato o abrogate la Camera, perché questo significa ottimizzare, anche in una prospettiva di spending review. Si parla di tagli in questo momento, i vitalizi, chissà quanti risparmi si faranno, e invece sono questi i veri risparmi strutturali che possono servire al Paese. Abbiamo una Camera di troppo, facciamocene una ragione. Allora, vogliamo far votare per il Senato? Benissimo, abroghiamo la Camera dei deputati. Non lo volete fare? Allora il Senato deve avere gli stessi rappresentanti che ha la Camera dei deputati altrimenti queste riforme non sono inutili, sono irrazionali, non si capiscono.
Non so a quanti di voi è capitato: ogni tanto, la sera faccio zapping sui programmi televisivi e ci sono alcune inchieste giornalistiche nelle quali vengono intervistati nelle scuole ragazzi prossimi alla maturità, quindi diciottenni-diciannovenni, che non sanno chi è il Presidente della Camera piuttosto che il Presidente del Senato o il Presidente della Repubblica, e voi vi state preoccupando di farli votare per il Senato? (Applausi).
Veramente qui c'è qualcosa che non funziona, come diceva il collega Pagano. Caro collega, non ha importanza il fatto che siamo stati soccombenti sia nella battaglia per difendere la struttura parlamentare, in occasione dell'elezione dei parlamentari, sia in quella che abbiamo fatto nel criticare e cercare di far ravvedere una maggioranza che non so a cosa stia puntando, perché questa non è una maggioranza politica che si è creata intorno a una prospettiva; è una maggioranza occasionale che si trova d'accordo su una riforma, ripeto, non inutile, ma irrazionale.
Collega Pagano, non dobbiamo darci pena del fatto di essere stati soccombenti, perché nella vita non è importante sostenere le battaglie che si vincono; è importante sostenere le battaglie nelle quali si crede. (Applausi). Noi in queste battaglie crediamo e probabilmente, un giorno, qualcuno, leggendo i Resoconti parlamentari, ci potrà dare quella ragione che oggi ci è stata negata.
Anche io, cara presidente Bernini, sarei stato più portato a votare contro, ma la differenza è relativa, anche perché non voglio che domani si scriva sui giornali che siamo contro i giovani. Noi siamo a favore dei giovani, le nostre politiche economiche giovanili sono all'avanguardia, nell'interesse di quanto serve ai giovani.
Quindi, la nostra astensione è un voto contemporaneamente di protesta verso questo modo di agire e anche un segnale al mondo giovanile, al quale sicuramente vogliamo riconoscere diritti ma anche doveri.
Sono stato tra i sostenitori dell'opportunità di reintrodurre l'insegnamento dell'educazione civica nelle scuole. Mi auguro che da qui a qualche tempo - ritornando a quelle trasmissioni in cui si fanno le inchieste giornalistiche - quando si andrà nelle classi, soprattutto dei diciottenni, dei maturandi, a chiedere chi è il Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera, il Presidente del Senato o il Presidente del Consiglio, non si abbiano volti stravolti o risposte strampalate, bensì risposte adeguate.
Quando avremo raggiunto questo grado di cultura, di civismo e di diritto di cittadinanza, forse questa riforma potrà essere idonea; ma in questo momento, secondo il nostro modesto avviso, è assolutamente inutile. Ciò nonostante, ci asterremo su questo provvedimento perché non vogliamo contribuire a violentare ingiustamente la nostra Costituzione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, Governo, colleghi, poche settimane fa, in occasione di una discussione che riguardava sempre la modifica della Costituzione, ho sostenuto che serve cautela nell'avviare un iter in tal senso. Serve cautela, serve valutare l'opportunità e serve valutare le conseguenze dell'atto che si va ad approvare. E questo non perché, come molti qui dentro, ma anche moltissimi al di fuori di questa assise, io creda che la nostra sia la Costituzione più bella del mondo. Questo non lo penso assolutamente; io ritengo che in alcune parti la nostra Costituzione sia anacronistica e non potrebbe che essere così. Essa è stata adottata quasi settantacinque anni fa, in un contesto storico-sociale completamente diverso, con esigenze completamente diverse rispetto a quelle che abbiamo adesso. Un impianto normativo così vasto, complesso e articolato non può che essere anacronistico ora o essere stato eccessivamente futuristico allora. Questo avrebbe significato che i Padri costituenti abbiano commesso degli errori; ma questo non lo penso assolutamente. Quindi, la nostra Costituzione può e deve essere modificata; lo abbiamo fatto di recente e lo stiamo facendo anche adesso.
Ciò non toglie però che essa, seppur appunto anziana (consentitemi il termine), abbia comunque in sé dei principi assolutamente condivisibili. Ad esempio, per me, uno dei principi più importanti in assoluto contenuti nella Costituzione, al secondo comma dell'articolo 1, è quello che prevede che la sovranità spetti al popolo, che la esercita nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione. Che significa questo? Significa che il potere (perché parlando di sovranità di questo si tratta) spetta al popolo, che tramite i propri rappresentanti eletti, quindi tramite il voto, esercita questo diritto. Perché ritengo di dover precisare questo aspetto? Innanzitutto perché la discussione odierna verte su uno di questi aspetti, appunto il fatto che l'esercizio del voto sia disciplinato sia con riferimento all'elettorato passivo, sia con riferimento all'elettorato attivo. Per la prima fattispecie è prevista una differenza di età per poter accedere alla Camera dei deputati o essere eletti al Senato; con riferimento invece all'elettorato attivo, sono previsti due livelli di età diversi per poter scegliere i propri rappresentanti eletti.
Di nuovo quindi parlo di rappresentanti eletti e non lo faccio a caso, come non a caso ho ricordato a chi la nostra Costituzione attribuisce il potere. Ritengo infatti gravissimo che un organo costituzionale, tramite i propri rappresentanti (in questo caso sto parlando dell'Associazione nazionale magistrati), arrivi a pronunciarsi contro un'iniziativa del primo partito d'Italia, che chiede semplicemente al popolo, cioè a colui che detiene il potere, di esprimersi sull'opportunità di poter coinvolgere tutta la popolazione su un referendum. Sostanzialmente un ordine dello Stato si oppone a far sì che chi detiene il potere per previsione costituzionale si possa pronunciare su un tema così importante per il nostro ordinamento giuridico. Questo è gravissimo. Come dicevo prima, si tratta di un ordine dello Stato, perché molti, anche qui dentro, ritengono, a mio avviso impropriamente e sbagliando, che il potere esecutivo, uno dei tre poteri unanimemente riconosciuti (insieme al legislativo e al giudiziario), sia titolarità della magistratura. Ma così non è. La nostra Costituzione, oltre a dire che il potere spetta al popolo, all'articolo 104 dice chiaramente che la magistratura è un ordine. Quindi, un ordine non dovrebbe consentire la limitazione dell'esercizio del potere a chi legittimamente lo detiene.
Ma noi andiamo avanti: andiamo avanti nelle piazze, dove siamo sempre stati e continueremo ad esserci, e andiamo avanti nei gazebo, che abbiamo sempre fatto e continueremo a fare. Questo grazie ai nostri militanti, nonostante le minacce non solo verbali e le aggressioni. Infatti, alcuni nostri militanti presso dei gazebo della Lega sono stati aggrediti fisicamente; a queste persone desidero quindi esprimere non solo tutta la mia solidarietà e vicinanza, ma anche i miei sentiti ringraziamenti a loro e a tutti gli altri militanti che hanno consentito di realizzare più di 1.000 gazebo e di raccogliere più di 100.000 firme a sostegno di questa iniziativa di democrazia. (Applausi).
Questo perché la Lega, soprattutto nei momenti di difficoltà, è in mezzo alle persone. Molti, nei momenti di difficoltà, si chiudono nel palazzo, si arroccano; noi, al contrario, scendiamo nelle piazze. Ne sono testimone diretto: quando il precedente Governo ha limitato le attività, ho preso un impegno per cui poco più di un mese fa ero a parlare con il generale alla base (e il generale non è un militare e la base non è una caserma, ma una palestra). Nel momento in cui il precedente Governo limitava la possibilità di quelle persone di lavorare, mi impegnavo personalmente ad essere da loro nel momento in cui saremmo riusciti a far riaprire le attività; lo abbiamo fatto e ho rispettato quell'impegno, perché la Lega in mezzo alle persone c'è sempre.
Per questo personalmente ritengo utile consentire al maggior numero possibile di persone di esprimere la propria indicazione di voto o comunque il proprio orientamento, che sia in un referendum o alle elezioni; questo è sempre un bene per il nostro sistema democratico.
Entrando nel merito, la discussione odierna verte sulla modifica dell'articolo 58 della Costituzione, in particolare sulla soppressione della locuzione: «degli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età». Ciò significa che, eliminando questa parte, si sopprime il limite che non consente agli elettori con meno di venticinque anni di età di votare per i propri rappresentanti al Senato. Dicevo che ritengo utile questa previsione perché, quando è stato adottato questo limite, il contesto storico-sociale era completamente diverso: si era appena raggiunto il suffragio universale, quindi la possibilità di far votare anche le donne; pochi anni prima però, fino al 1912, nemmeno tutti gli uomini potevano votare, perché occorreva avere un certo livello culturale ed essere espressione di una certa classe sociale. Pertanto il contesto storico-sociale era completamente diverso, come lo era anche l'età a cui si andava a votare. Paradossalmente, con il tempo questa sperequazione nell'elettorato attivo, anziché ridursi, è addirittura aumentata, perché, quando è stata adottata la Costituzione, la maggiore età si conseguiva a ventun anni, quindi la differenza tra chi poteva votare per la Camera e chi per il Senato era di quattro anni; successivamente, con l'abbassamento della maggiore età a diciotto anni, questa sperequazione è aumentata, tanto che in questo momento la differenza è di sette anni. Una conseguenza diretta è stata che alle ultime elezioni la differenza di voti validi espressi tra la Camera e il Senato è stata di quasi quattro milioni, cioè quasi quattro milioni di elettori non hanno potuto partecipare all'elezione dei propri rappresentanti.
A mio avviso, questo contraddice un'enunciazione che frequentemente anch'io ho sostenuto, puntando molto su quello quando sono intervenuto per la modifica dell'articolo 9 della Costituzione. Dichiariamo sempre che il nostro operato è a favore delle nuove generazioni. La nuova formulazione dell'articolo 9 della Costituzione afferma infatti che si persegue la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni. Allora, se dobbiamo perseguire l'interesse delle future generazioni, è utile, è opportuno ed è bene che queste si facciano partecipi anche delle decisioni. A differenza di alcuni colleghi che credono che questo sarebbe in contraddizione con una situazione di fatto che prevede una certa ignoranza diffusa nelle persone più giovani, a mio avviso questo potrebbe invece essere un sistema per responsabilizzarle, per non escluderle e per farle sentire quasi in obbligo civile di essere più partecipi all'attività democratica del proprio Paese.
Ci sarebbero state ulteriori questioni, ma il tempo sta per finire, quindi concludo il mio intervento ringraziando per l'attenzione ricevuta. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà.
MANTOVANI (M5S). Signor Presidente, signori membri del Governo, sono oltre quarantacinque anni che si discute in Parlamento dell'opportunità di ridurre i requisiti di età per l'elettorato attivo. Le proposte, nel corso delle diverse decadi, sono pervenute da parte di tutti gli schieramenti dell'arco parlamentare, dal MoVimento 5 Stelle e, ben prima, dal Partito Democratico e anche dalla Lega. Molto è stato detto, sono stati realizzati iniziative, studi e ricerche sull'elettorato giovanile, si sono confrontate diverse proposte che però non sono mai giunte al termine del percorso parlamentare. Oggi si cambia storia: finalmente portiamo a termine una riforma semplice, chiara, in linea con lo stile che abbiamo inaugurato in questa legislatura, quello delle riforme costituzionali puntuali. Penso alle altre proposte presentate dal MoVimento 5 Stelle, che hanno innovato la Costituzione, come la riduzione del numero dei parlamentari, che è stata approvata anche a larga maggioranza dalla popolazione.
Come detto, questo disegno di legge è davvero molto semplice: con un solo comma riconosciamo ai giovani tra i diciotto e i venticinque anni il diritto di esprimere il loro voto non solo per la Camera, ma anche per il Senato, come succede nella maggior parte degli Stati europei con bicameralismo. I giovani sono i nostri concittadini, la parte più vitale e propositiva della cittadinanza, che fino ad oggi ha contato a metà, quando si trattava di scegliere i rappresentanti eletti del popolo italiano. Dare loro la possibilità di votare anche per il Senato significa affermare chiaramente un principio democratico basilare e potenziare i diritti politici di ben quattro milioni di persone.
La crisi economica, sociale e ambientale che stiamo vivendo è il frutto delle scelte politiche ed economiche che sono state fatte negli scorsi decenni. Allo stesso modo, le scelte politiche di oggi condizioneranno fortemente in positivo o in negativo il nostro futuro e chi ha più a cuore il futuro, se non i giovani? Coloro che più di tutti pagheranno o beneficeranno delle scelte politiche di oggi sono i giovani, che hanno tutta la vita davanti. Ecco perché è giusto che il loro voto sia pari e non dimezzato rispetto a quello dei loro genitori e dei loro nonni. È giusto che possano incidere pienamente sul futuro del Paese. Non solo, dare voce ai giovani significa dare loro fiducia, importanza e responsabilità. Sono convinta che sia un passo importante per spronarli a partecipare sempre più consapevolmente alla vita politica del Paese. (Applausi).
Inoltre, con il voto dei giovani per il Senato si compenserà, almeno in parte, l'enorme peso elettorale della popolazione più anziana. Oggi, in Italia, gli elettori con più di sessantacinque anni rappresentano da soli ben il 22 per cento dell'elettorato. Peraltro, il quorum di elettorato attivo diverso tra Camera e Senato è stato una delle cause della costituzione di maggioranze diverse tra i due rami del Parlamento, che spesso nella nostra storia ha condotto all'ingovernabilità. Questa riforma risolve, quindi, uno dei problemi e garantisce una migliore stabilità di tale istituzione.
In conclusione, colleghe e colleghi, oggi un diciottenne può lavorare, guidare una macchina, contrarre matrimonio, comprare una casa, stipulare contratti e aprire un conto in banca, quindi non si capisce perché mai non possa esprimere un voto pieno per il Parlamento, scegliendo i propri rappresentanti in Senato. (Applausi).
Ai giovani dev'essere data fiducia. Innanzitutto, l'educazione deve restituire loro la fiducia in se stessi. Purtroppo, oggi l'educazione impartita ai giovani sminuisce e svilisce la loro autostima, mentre, al contrario, essa deve trasmettere fiducia, sicurezza e anche la consapevolezza che si devono prendere decisioni e assunzioni di responsabilità e che, se malauguratamente si sbaglia, c'è la possibilità di riconoscere i propri errori e di correggerli.
Abbiamo quindi un grande bisogno dei giovani. La loro freschezza, la loro energia, la loro sensibilità e la loro consapevolezza dei problemi globali che dobbiamo affrontare sono qualità preziose, soprattutto in un momento storico che chiede grandi cambiamenti in tempi brevissimi. L'inclusione dei diciottenni nell'elettorato attivo per il Senato preannuncia questa apertura alle innovazioni e ai cambiamenti che sono in corso nel nostro secolo. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Così come concordato, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Discussione e reiezione di proposta di inserimento
di un nuovo argomento nel calendario dei lavori dell'Assemblea
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, come anticipato, avanzo una richiesta, ai sensi dell'articolo 55, ultimo comma, del nostro Regolamento. È sopravvenuta una questione urgente, la manifestazione che si terrà domani mattina a piazza Montecitorio, promossa da Coldiretti sul tema della mobilitazione della fauna selvatica, a cui partecipano il ministro Patuanelli, il senatore Vito Crimi, il sottosegretario Centinaio, il ministro Brunetta, i Presidenti delle Commissioni agricoltura di Camera e Senato, il senatore Vallardi e l'onorevole Gallinella, e il senatore Taricco. Ci sono poi anche Presidenti di Regioni, come Michele Emiliano, Governatore della Regione Puglia, Stefano Bonaccini, Governatore della Regione Emilia-Romagna, e altri. C'è anche l'assessore all'agricoltura della Regione Campania. Ci saranno quindi esponenti di tutte le parti politiche.
Sarebbe interessante che si desse un segnale di attenzione al tema, inserendo nel calendario una risoluzione, che tra l'altro è stata approvata a larga maggioranza, con la sola astensione - lo dico in termini corretti - dei cinque esponenti del MoVimento 5 Stelle, in Commissione agricoltura. È la risoluzione n. 46, approvata il 30 giugno scorso, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato n. 337 sui danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza della fauna selvatica.
La discussione in Assemblea, tra l'altro, è stata anche richiesta dal prescritto numero di senatori, ai sensi dell'articolo 50, comma 3, del Regolamento. Ne avevo accennato ieri in sede di Conferenza dei Capigruppo. Considerato però che domani si svolgerà questa manifestazione e considerato che - sono sincero - non sapevo che fosse il giorno dopo e che vi partecipassero esponenti e leader di tutti i partiti, sarebbe interessante dare un segnale di attenzione da parte del Senato.
Quindi, la proposta è che la risoluzione n. 46 venga calendarizzata nella giornata di domani, a conclusione dell'esame del disegno di legge costituzionale n. 1440-B (poi sull'orario ci si può mettere d'accordo). (Applausi).
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente,come già accennato ieri nel corso della Conferenza dei Capigruppo, il Gruppo Misto certamente è presente in Commissione agricoltura, dove però ovviamente non è presente nessuno della nostra componente.
Al di là di questo, non abbiamo potuto esaminare la risoluzione n. 46, se non adesso, perché ce la siamo procurata, né, evidentemente, abbiamo potuto dare il nostro contributo. Dico questo per un motivo semplice.
Abbiamo inaugurato la prassi - applicando il Regolamento, per carità - secondo cui, alla fine di un affare assegnato, fino a qualche tempo fa le risoluzioni, quando già approvate in Commissione, rimanevano approvate in Commissione. Con il recovery, poiché vi era un problema specifico in merito, si è deciso di portare le risoluzioni in Assemblea: questo sarà giustamente applicato, quando lo riterremo opportuno.
La questione che vorrei porre all'attenzione dell'Assemblea, su cui mi dissocio dalla proposta del senatore Romeo, è che non possiamo presentare un'altra risoluzione, purtroppo, e quindi abbiamo la necessità di preparare un ordine del giorno per affiancarlo alla discussione, che potrà essere votato dopo la risoluzione stessa. Per questo motivo, avanziamo una richiesta un po' complicata, visto che domani facciamo le riforme costituzionali: chiediamo di avere il tempo di presentare l'ordine del giorno insieme ad alcuni colleghi. La mia richiesta, quindi, è che sia inserita la risoluzione in calendario non domani, bensì in un altro giorno.
LA PIETRA (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, voglio aggiungere alcune brevissime riflessioni. Anche noi, come Gruppo Fratelli d'Italia, condividiamo la posizione del capogruppo Romeo, cioè siamo per discutere domani la risoluzione. Questo lo chiediamo indipendentemente dal fatto che domani sia prevista la manifestazione in piazza a Montecitorio e in tutte le piazze d'Italia, dove gli agricoltori protesteranno per una situazione che ormai è diventata emergenziale: mi riferisco ai danni prodotti all'agricoltura dalla fauna selvatica. Domani parleremo di quelli provocati dai cinghiali, ma ce n'è una quantità enorme provocata dalla fauna selvatica.
Devo dire alla collega De Petris, che chiede tempo, che questo affare assegnato è in Commissione da un anno. (Applausi). È da un anno che stiamo facendo audizioni e stiamo ascoltando tutti i portatori di interessi, gli agricoltori, gli allevatori e i pescatori, perché questo è un problema che un falso ambientalismo e un falso animalismo hanno sempre tentato di mettere a tacere. Oggi abbiamo la possibilità, con questa risoluzione, approvata - come diceva il capogruppo Romeo - in Commissione agricoltura senza alcun voto contrario, alla fine di un percorso lungo e intenso, di dare una risposta agli agricoltori e agli allevatori su un problema che ormai è diventato insopportabile per loro.
Tenevo a dirlo e rimarcarlo: domani mattina abbiamo la possibilità di dare una risposta concreta a tutto il mondo dell'agricoltura, degli allevatori e dei pescatori. Siamo quindi d'accordo sul volerla calendarizzare per domani mattina. (Applausi).
BERNINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, non voglio ripetere cose già dette in maniera egregia dai colleghi, ma non ritengo si tratti di una forzatura, visto che di questo si è parlato tanto anche nei giorni scorsi, perché da tempo il tema è all'ordine del giorno e dei lavori della Commissione agricoltura e, come hanno ricordato i colleghi, la risoluzione è amplissimamente condivisa, nei termini di maggioranza qualificata richiesti per farla arrivare immediatamente in Aula.
Altro non siamo quindi, in questo momento, che interpreti di una volontà espressa dalla Commissione, con la maggioranza qualificata richiesta, che coincide con un momento importante per l'agricoltura in ogni parte d'Italia. Anche noi ripetiamo la richiesta, che abbiamo fatto ieri in Conferenza dei Capigruppo (quindi il tema è ampiamente annunciato), di poter calendarizzare e discutere domani la risoluzione di cui si è detto. (Applausi).
TRENTACOSTE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRENTACOSTE (M5S). Signor Presidente, intervengo a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle per aderire a quanto dichiarato dalla collega De Petris in ordine alla nostra volontà di elaborare un ordine del giorno alternativo. Pertanto, chiediamo qualche giorno per arrivare a un testo che abbia senso compiuto. Da componente della Commissione agricoltura, mi permetto di dire che quello svolto dal collega La Pietra è stato un lavoro lungo e meticoloso, con il tentativo di includere le volontà che erano espressione della Commissione. Cionondimeno, non si è addivenuti ad un testo condiviso e ricordiamo che il Governo ha posto un'ipoteca su quel testo esprimendo un parere negativo del quale non abbiamo potuto non tenere conto, tant'è che ci siamo anche astenuti in Commissione per non arrivare a una rottura completa.
Ciò detto, ripeto che chiediamo ancora qualche giorno per elaborare un ordine del giorno alternativo. (Applausi).
BITI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BITI (PD). Signor Presidente, intervengo anch'io per testimoniare innanzitutto l'egregio lavoro che abbiamo fatto in Commissione agricoltura (ma non è una novità e ce lo siamo detti più volte in quest'Aula: abbiamo la capacità di lavorare bene, di approfondire i temi e di trovare anche mediazioni importanti). Anche in questo caso, è stato fatto da tutti i Gruppi, ovviamente con un importante lavoro del senatore La Pietra, ed abbiamo votato la settimana scorsa.
Si tratta di un tema che per qualcuno va forse ancora approfondito, quindi credo che non si faccia torto a nessuno, neanche al lavoro compiuto in Commissione - anzi, proprio per il modo in cui siamo abituati a lavorare lì, volendo in tutti i modi approfondire e trovare la maggiore condivisione sui temi - nel prendere un po' di tempo (Commenti), come hanno chiesto sia la presidente De Petris sia il collega Trentacoste del MoVimento 5 Stelle, cercando di trovare ancora una volta su questo tema importante per i nostri agricoltori la condivisione maggiore proprio per dare loro un sostegno maggiore. (Applausi. Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, c'è una richiesta ai sensi dell'articolo 55, ultimo comma, del Regolamento. Ritengo che sussistano i motivi per considerare che si tratti di «situazioni sopravvenute ed urgenti», pertanto accolgo la richiesta e dovrò mettere in votazione la proposta, avanzata dal senatore Romeo e sostenuta da altri Gruppi, della calendarizzazione per domani, alla conclusione dei lavori già stabiliti per l'ordine del giorno.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di inserire un nuovo argomento nel calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Romeo e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (Commenti).
Essendo superato il termine temporale delle ore 18,55 previsto per la sanificazione, gli interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno verranno svolti nella seduta di domani.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 8 luglio 2021
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 8 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori (2267)
(V. nuovo titolo)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori (2267)
(Nuovo titolo)
ARTICOLo 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE
Art. 1.
1. È convertito in legge il decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
________________
N.B. Approvato, con modificazioni al testo del decreto-legge, il disegno di legge composto del solo articolo 1.
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 1.
(Assegno temporaneo per i figli minori)
1. A decorrere dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, ai nuclei familiari che non abbiano diritto all'assegno per il nucleo familiare di cui all'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153, è riconosciuto un assegno temporaneo su base mensile, a condizione che al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, siano in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti:
a) con riferimento ai requisiti di accesso, cittadinanza, residenza e soggiorno, il richiedente l'assegno deve cumulativamente:
1) essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell'Unione europea, o suo familiare, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadino di uno Stato non appartenente all'Unione europea in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno semestrale;
2) essere soggetto al pagamento dell'imposta sul reddito in Italia;
3) essere domiciliato e residente in Italia e avere i figli a carico sino al compimento del diciottesimo anno d'età;
4) essere residente in Italia da almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno semestrale;
b) con riferimento alla condizione economica, il nucleo familiare del richiedente deve essere in possesso di un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, in corso di validità, calcolato ai sensi dell'articolo 7 del medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159.
EMENDAMENTI
1.1 (testo 2)
La Commissione
Approvato
Al comma 1, premettere le seguenti parole: «In via temporanea,».
1.2
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «è riconosciuto», inserire le seguenti: «per ciascun figlio minorenne a carico, con decorrenza dal settimo mese di gravidanza».
Conseguentemente, dopo il comma 1 aggiungere il seguente:
«1-bis. Per il concorso alla copertura degli oneri di cui al comma 1 il fondo di cui all'articolo 1, comma 199, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è ridotto nella misura di 50 milioni di euro per l'anno 2021.»
1.100
La Commissione
Approvato
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettera a), alinea, sopprimere la parola: «accesso,».
b) al comma 1, lettera a), numero 3), sostituire le parole: «sino al compimento del diciottesimo anno d'età» con le seguenti: «di età inferiore ai diciotto anni compiuti».
c) al comma 1, lettera b), sostituire le parole: «(ISEE) di cui al decreto» con le seguenti: «(ISEE), disciplinato dal regolamento di cui al decreto» e dopo le parole: «del medesimo» inserire le seguenti: «regolamento di cui al».
1.3
Pizzol, De Vecchis, Alessandrini, Fregolent
Respinto
Al comma 1, lettera a), sostituire il numero 1) con il seguente:
«1) essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell'Unione europea, ovvero cittadino di uno Stato non appartenente all'Unione europea o apolide che abbia ottenuto protezione internazionale nel territorio nazionale;».
1.4
Respinto
Al comma 1, lettera a), numero 1), sostituire la parola: «semestrale» con la seguente: «annuale».
1.5
Precluso dall'approvazione dell'em. 1.100
Al comma 1, lettera a), sostituire i numeri 3) e 4) col seguente:
«3) essere domiciliato e residente in Italia da almeno due anni ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno annuale e avere figli minorenni a carico in Italia».
1.6
Precluso dall'approvazione dell'em. 1.100
Al comma 1, lettera a), apportare le seguenti modificazioni:
a) sostituire il numero 3) con il seguente:
«3) essere residente e domiciliato con i figli a carico in Italia per la durata del beneficio;»;
b) al numero 4), sostituire le parole: «essere residente» con le seguenti: «essere stato o essere residente».
1.7
Precluso dall'approvazione dell'em. 1.100
Al comma 1, lettera a), numero 3), sostituire le parole: «del diciottesimo anno d'età», con le seguenti: «del ventiseiesimo anno d'età».
Conseguentemente:
1) all'articolo 2 sostituire le parole: «1.580 milioni» con le seguenti: «1.620 milioni»;
2) sostituire l'articolo 8 con il seguente: «Art. 8 - 1. Agli oneri derivanti dagli articoli 2 e 6, pari a 1.650 milioni di euro per l'anno 2021 e agli oneri derivanti dall'articolo 5 valutati in 1.390 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione per 3.000 milioni di euro per l'anno 2021, dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 339, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 e quanto a 40 milioni di euro per l'anno 2021 mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
1.8
Floris, Serafini, De Poli, Toffanin
Respinto
Dopo il comma 1 aggiungere il seguente:
«1-bis. Ai fini del calcolo delle soglie ISEE si considera esclusivamente il parametro del reddito netto percepito da ogni singolo componente il nucleo familiare nel corso dell'anno di riferimento.»
Conseguentemente, all'articolo 2, comma 1, dopo le parole: «soglie ISEE», inserire le seguenti:
«calcolate ai sensi del comma 1-bis dell'articolo 1.»
ARTICOLo 2 DEL DECRETO-LEGGE E ALLEGATO 1
Articolo 2.
(Criteri per la determinazione dell'assegno temporaneo per i figli minori)
1. L'assegno a favore dei soggetti di cui all'articolo 1 è determinato in base alla tabella di cui all'Allegato 1 al presente decreto, la quale individua le soglie ISEE e i corrispondenti importi mensili dell'assegno temporaneo per ciascun figlio minore, in relazione al numero dei figli minori.
2. Gli importi di cui all'Allegato 1 sono maggiorati di 50 euro per ciascun figlio minore con disabilità.
3. Il beneficio di cui ai commi 1 e 2 e all'articolo 4, comma 3, è riconosciuto dall'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) nel limite massimo complessivo di 1.580 milioni di euro per l'anno 2021. L'INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa anche in via prospettica e comunica i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze. Agli oneri derivanti dal primo periodo, pari a 1.580 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede ai sensi dell'articolo 8.
________________
N.B. Allegato 1 (in formato PDF)
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
2.1
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 2
(Criterio per la determinazione dell'assegno temporaneo per i figli minori)
1. L'assegno a favore dei soggetti di cui all'articolo 1 è determinato seguendo criteri di progressività incentrati sul numero di figli, prevedendo un contributo, per ognuno di essi, di 100 euro se compreso nella fascia di età tra gli 0 e i 6 anni, di 80 euro se compreso nella fascia di età tra i 6 e i 12 anni e di 60 euro se compreso nella fascia d'età tra i 12 e i 18 anni.
2. Gli importi di cui al comma 1 sono maggiorati del 50 per cento per ciascun figlio minore con disabilità.
3. Il beneficio di cui ai commi 1 e 2 e all'articolo 4, comma 3, è riconosciuto dall'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) per l'anno 2021. L'INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa anche in via prospettica e comunica i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze.
4. Agli oneri derivanti dal presente articolo si provvede ai sensi dell'articolo 8.»
2.100
La Commissione
Approvato
Al comma 1, sostituire le parole: «L'assegno» con le seguenti: «L'ammontare dell'assegno temporaneo».
2.3
Floris, Serafini, De Poli, Toffanin
Ritirato e trasformato nell'odg G2.3
Sostituire l'Allegato 1 con il seguente:
«Allegato 1
(Articolo 2)
Individuazione delle soglie ISEE e determinazione dei corrispondenti importi mensili dell'assegno temporaneo per ciascun figlio minore, in relazione al numero dei figli minori
LIVELLI DI ISEE | IMPORTI MENSILI PER CIASCUN FIGLIO MINORE | ||||
Nuclei fino a due figli minori | Nuclei con almeno tre figli minori | ||||
|
| fino a | 15.000,00 | 170 | 220 |
da | 15.000,01 | a | 30.000,00 | 150 | 200 |
da | 30.000,01 | a | 50.000,00 | 130 | 180 |
Conseguentemente:
a) al comma 3, primo periodo sostituire le parole: «1.580 milioni», con le seguenti: «2.580 milioni»;
b) all'articolo 8, sostituire le parole da: «pari a 1.610 milioni», fino alla fine, con le seguenti:
«pari a 2.610 milioni di euro per l'anno 2021 e agli oneri derivanti dall'articolo 5 valutati in 1.390 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede: a) quanto a 3.000 milioni di euro per il 2021 mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 339, della legge 27 dicembre 2019, n. 160; b) quanto a 1.000 milioni di euro per il 2021, mediante corrispondente riduzione del Fondo occorrente per la riassegnazione dei residui passivi della spesa di parte corrente, eliminati negli esercizi precedenti per perenzione amministrativa, di cui all'articolo 27 della legge 31 dicembre 2009, n. 196.»
G2.3 (già em. 2.3)
Floris, Serafini, De Poli, Toffanin
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
il decreto in oggetto reca una misura transitoria, per il periodo 1° luglio 2021 - 31 dicembre 2021, in favore dei nuclei familiari che, in ragione dei profili soggettivi dei relativi componenti, non rientrino nell'ambito di applicazione dell'istituto dell'assegno per il nucleo familiare (ANF);
tale misura è prevista nelle more dell'attuazione della disciplina di cui alla legge n. 46 del 2021 recante "Delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale", basato sul principio universalistico;
l'assegno di cui al presente decreto-legge è determinato in base alla tabella allegata, la quale individua le soglie ISEE e i corrispondenti importi mensili dell'assegno temporaneo per ciascun figlio minore, in relazione al numero dei figli minori;
l'elevato numero di scaglioni di reddito delle soglie ISEE rende la misura in contrasto con il principio universalistico e penalizza, in modo particolare, il ceto medio;
sarebbe, pertanto, più congruo e in linea con il principio universalistico, ridurre a tre il numero delle soglie ISEE: fino a 15 mila euro, da 15 a 30 mila curo e da 30 a 50 mila euro,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di adottare disposizioni, in vista dell'attuazione della delega di cui alla citata legge n. 46 del 2021, per l'introduzione a regime della misura dell'assegno unico e universale, volte a prevedere tre soglie ISEE per la determinazione dei corrispondenti importi mensili dell'assegno temporaneo per ciascun figlio minore, in relazione al numero dei figli minori, come indicato in premessa.
________________
(*) Accolto dal Governo
2.4
Respinto
Alla tabella dell'Allegato 1 aggiungere le seguenti righe:
da 50.000,01 a 50.100 | 30,0 | 40,0 |
da 50.100,01 a 50.200 | 30,0 | 40,0 |
da 50.200,01 a 50.300 | 30,0 | 40,0 |
da 50.300,01 a 50.400 | 30,0 | 40,0 |
da 50.400,01 a 50.500 | 30,0 | 40,0 |
da 50.500,01 a 50.100 | 30,0 | 40,0 |
da 50.600,01 a 50.100 | 30,0 | 40,0 |
da 50.700,01 a 50.100 | 30,0 | 40,0 |
da 50.800,01 a 50.100 | 30,0 | 40,0 |
da 50.900,01 a 60.000 | 30,0 | 40,0 |
da 60.000,01 | 0,0 | 0,0 |
Agli oneri derivanti dal presente comma valutati in 60 milioni di euro per l'anno 2021 si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 199 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
2.2
Ritirato
Al comma 1, sopprimere le parole: «, in relazione al numero dei figli minori».
Conseguentemente, all'Allegato 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) sostituire le parole: «Nuclei fino a due figli minori» con le seguenti: «Importi per il primo e per il secondo figlio»;
b) sostituire le parole: «Nuclei con almeno tre figli minori» con le seguenti: «Importi dal terzo figlio»;
c) nella terza colonna, aumentare i singoli importi di 80 euro.
2.5
Ritirato e trasformato congiuntamente all'em. 2.6 nell'odg G2.5
Al comma 1, dopo il primo periodo, aggiungere il seguente: «Per evitare possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito del nucleo familiare, al fine dell'individuazione delle soglie ISEE di cui al primo periodo, il reddito del secondo percettore del nucleo familiare è scorporato dal calcolo. ».
Conseguentemente, rimodulare gli importi di cui all'Allegato 1.
2.6
Ritirato e trasformato congiuntamente all'em. 2.5 nell'odg G2.5
Al comma 1, dopo il primo periodo, aggiungere il seguente: «Per evitare possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito del nucleo familiare, al fine dell'individuazione delle soglie ISEE di cui al primo periodo, il reddito del secondo percettore del nucleo familiare è calcolato in misura pari al 50 per cento.».
Conseguentemente, rimodulare gli importi di cui all'Allegato 1.
G2.5 (già emm. 2.5 e 2.6)
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori;
premesso che:
l'articolo 2 del decreto-legge in esame prevede che l'importo dell'assegno temporaneo sia determinato in base alla tabella di cui all'Allegato 1 del decreto-legge che individua le soglie ISEE e i corrispondenti importi mensili dell'assegno temporaneo per ciascun figlio minore, in relazione al numero dei figli minori;
l'individuazione delle soglie ISEE di cui all'Allegato 1 è improntata a una forte progressività, tale per cui l'importo dell'assegno diminuisce in modo proporzionale al miglioramento della situazione economica del nucleo familiare;
ciò rischia di avere come conseguenza la disincentivazione al lavoro per il secondo percettore di reddito del nucleo familiare, coincidente nella maggior parte dei casi con le donne, in contrasto con lo spirito e la lettera della legge 1° aprile 2021, n. 46, recante delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale che prevede tra i princìpi e i criteri direttivi generali, di cui all'articolo 1, comma 1, che l'ammontare dell'assegno sia "modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, come individuata attraverso l'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) o sue componenti, tenendo conto dell'età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito nel nucleo familiare";
l'articolo 1 della legge delega propone tra le proprie finalità quella di "promuovere l'occupazione, in particolare femminile";
al fine di evitare possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito del nucleo familiare sarebbe opportuno scomputare o calcolare in modo diverso il suo reddito ai fini dell'individuazione delle soglie ISEE,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di prevedere, nei decreti legislativi di attuazione della legge 1° aprile 2021, n. 46, i correttivi necessari, rispetto a quanto previsto dal decreto-legge in esame, riguardo il calcolo del reddito del secondo percettore ai fini dell'individuazione delle soglie ISEE, al fine di evitare possibili effetti di disincentivo al lavoro per quest'ultimo, nel pieno rispetto dei princìpi e dei criteri direttivi generali della legge delega, con particolare riferimento a quanto previsto dall'articolo 1, comma 1, lettera b), nonché delle stesse finalità della legge.
________________
(*) Accolto dal Governo
2.7
Respinto
Sostituire il comma 2 con il seguente:
«2. Gli importi di cui all'allegato 1 sono maggiorati in misura non inferiore al 30 per cento e non superiore al 50 per cento per ciascun figlio con disabilità o in condizione di fragilità, maggiorazione graduata secondo le classificazioni di condizione di disabilità media, grave e di non autosufficienza di cui all'allegato 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159. Agli oneri derivanti dal presente comma, valutati in 50 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 199, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»
2.8 (testo 2)
La Commissione
Approvato
Al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «riconosciuta ai sensi della normativa vigente.»
G2.100
Floris, Serafini, De Poli, Toffanin
V. testo 2
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
il decreto in oggetto reca una misura transitoria, per il periodo 1° luglio 2021-31 dicembre 2021, in favore dei nuclei familiari che, in ragione dei profili soggettivi dei relativi componenti, non rientrino nell'ambito di applicazione dell'istituto dell'assegno per il nucleo familiare (ANF);
tale misura è prevista nelle more dell'attuazione della disciplina di cui alla legge 46/2021 recante Delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale, basato sul principio universalistico;
l'assegno di cui al presente decreto-legge è determinato in base alla tabella allegata, la quale individua le soglie ISEE e i corrispondenti importi mensili dell'assegno temporaneo per ciascun figlio minore, in relazione al numero dei figli minori;
tali livelli di ISEE contrastano con il principio universalistico e penalizzano, in modo particolare, il ceto medio che, nell'attuale fase di crisi economica dovuta alla pandemia, si vede attribuito un livello ISEE alto pur non percependo reddito, come ad esempio il caso degli affitti non riscossi;
una misura prevista per favorire la natalità, per sostenere la genitorialità e per promuovere l'occupazione, in particolare femminile, non può basarsi sugli attuali parametri ISEE, che penalizza la famiglia media con figli,
impegna il Governo:
ad adottare disposizioni, in vista dell'attuazione della delega di cui alla citata legge 46/2021, volte a introdurre la misura dell'assegno unico e universale nel rispetto del principio universalistico che tenga conto come unico parametro quello del numero dei figli;
ad apportare tutte le eventuali modifiche necessarie al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante il regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), al fine di computare ai fini del calcolo della situazione reddituale e patrimoniale esclusivamente il reddito netto realmente percepito da ogni singolo componente il nucleo familiare nel corso dell'anno di riferimento;
ad adottare disposizioni volte a prevedere il superamento dell'ISEE per le prestazioni sociali agevolate rivolte a minorenni, in presenza di un nucleo familiare con almeno tre figli, mediante misure premiali fisse, a prescindere dal reddito.
G2.100 (testo 2)
Floris, Serafini, De Poli, Toffanin
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
il decreto in oggetto reca una misura transitoria, per il periodo 1° luglio 2021-31 dicembre 2021, in favore dei nuclei familiari che, in ragione dei profili soggettivi dei relativi componenti, non rientrino nell'ambito di applicazione dell'istituto dell'assegno per il nucleo familiare (ANF);
tale misura è prevista nelle more dell'attuazione della disciplina di cui alla legge 46/2021 recante Delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale, basato sul principio universalistico;
l'assegno di cui al presente decreto-legge è determinato in base alla tabella allegata, la quale individua le soglie ISEE e i corrispondenti importi mensili dell'assegno temporaneo per ciascun figlio minore, in relazione al numero dei figli minori;
tali livelli di ISEE contrastano con il principio universalistico e penalizzano, in modo particolare, il ceto medio che, nell'attuale fase di crisi economica dovuta alla pandemia, si vede attribuito un livello ISEE alto pur non percependo reddito, come ad esempio il caso degli affitti non riscossi;
una misura prevista per favorire la natalità, per sostenere la genitorialità e per promuovere l'occupazione, in particolare femminile, non può basarsi sugli attuali parametri ISEE, che penalizza la famiglia media con figli,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di adottare disposizioni, in vista dell'attuazione della delega di cui alla citata legge 46/2021, volte a introdurre la misura dell'assegno unico e universale nel rispetto del principio universalistico che tenga conto come unico parametro quello del numero dei figli;
a valutare l'opportunità di apportare tutte le eventuali modifiche necessarie al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante il regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), al fine di computare ai fini del calcolo della situazione reddituale e patrimoniale esclusivamente il reddito netto realmente percepito da ogni singolo componente il nucleo familiare nel corso dell'anno di riferimento;
a valutare l'opportunità di adottare disposizioni volte a prevedere il superamento dell'ISEE per le prestazioni sociali agevolate rivolte a minorenni, in presenza di un nucleo familiare con almeno tre figli, mediante misure premiali fisse, a prescindere dal reddito.
________________
(*) Accolto dal Governo
G2.101
Pillon, De Vecchis, Alessandrini, Fregolent, Pizzol, Testor
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
il decreto-legge in esame prevede che, a decorrere dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, ai nuclei familiari che non abbiano diritto all'assegno per il nucleo familiare venga erogato un assegno temporaneo mensile;
l'importo mensile dell'assegno temporaneo è parametrato alla condizione economica del nucleo familiare (ISEE) ed assume un valore massimo di 167,50 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico non superiore a due, e di 217,80 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico superiore a due;
la misura è stata introdotta nelle more dell'approvazione del decreto legislativo di attuazione della legge 1° aprile 2021, n. 46, recante delega al governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale;
in ragione dei principi e criteri direttivi previsti dalla legge 1° aprile 2021, n. 46, il legislatore delegato deve garantire che l'accesso all'assegno sia assicurato per ogni figlio a carico con criteri di universalità e progressività e che il suo ammontare sia modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, come individuata attraverso l'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) o sue componenti, tenendo conto dell'età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito nel nucleo familiare;
l'istituzione dell'assegno unico postula un graduale superamento o soppressione delle analoghe misure attualmente in vigore, quali in particolare l'assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, l'assegno di natalità, il premio alla nascita, le detrazioni fiscali per figli a carico e l'assegno per il nucleo familiare;
secondo una simulazione Istat, l'introduzione dell'assegno unico e la conseguente soppressione delle richiamate misure determinerebbero un incremento di reddito per la gran parte delle famiglie con figli (il 68%) potenzialmente beneficiarie dell'assegno unico, mentre per il 30 per cento il saldo tra l'introduzione della nuova misura e l'abolizione delle preesistenti risulterebbe negativo;
occorre a tutti i costi evitare che per alcune famiglie l'assegno unico si traduca in una riduzione delle misure di sostegno;
impegna il Governo:
ad apportare tutte le modifiche necessarie al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante il regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), al fine di evitare che l'uso del medesimo indicatore possa ripercuotersi negativamente sulle famiglie con figli e far sì che l'introduzione dell'assegno unico determini una riduzione delle misure di sostegno erogate in loro favore;
ad apportare tutte le modifiche necessarie al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, al fine di garantire la revisione dei criteri di calcolo dell'ISEE in modo da tenere conto in modo adeguato dei carichi familiari relativi a figli minori o maggiorenni non autosufficienti economicamente, disabili, anziani e altri familiari a carico.
G2.101 (testo 2)
Pillon, De Vecchis, Alessandrini, Fregolent, Pizzol, Testor
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
il decreto-legge in esame prevede che, a decorrere dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, ai nuclei familiari che non abbiano diritto all'assegno per il nucleo familiare venga erogato un assegno temporaneo mensile;
l'importo mensile dell'assegno temporaneo è parametrato alla condizione economica del nucleo familiare (ISEE) ed assume un valore massimo di 167,50 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico non superiore a due, e di 217,80 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico superiore a due;
la misura è stata introdotta nelle more dell'approvazione del decreto legislativo di attuazione della legge 1° aprile 2021, n. 46, recante delega al governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale;
in ragione dei principi e criteri direttivi previsti dalla legge 1° aprile 2021, n. 46, il legislatore delegato deve garantire che l'accesso all'assegno sia assicurato per ogni figlio a carico con criteri di universalità e progressività e che il suo ammontare sia modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, come individuata attraverso l'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) o sue componenti, tenendo conto dell'età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito nel nucleo familiare;
l'istituzione dell'assegno unico postula un graduale superamento o soppressione delle analoghe misure attualmente in vigore, quali in particolare l'assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, l'assegno di natalità, il premio alla nascita, le detrazioni fiscali per figli a carico e l'assegno per il nucleo familiare;
secondo una simulazione Istat, l'introduzione dell'assegno unico e la conseguente soppressione delle richiamate misure determinerebbero un incremento di reddito per la gran parte delle famiglie con figli (il 68%) potenzialmente beneficiarie dell'assegno unico, mentre per il 30 per cento il saldo tra l'introduzione della nuova misura e l'abolizione delle preesistenti risulterebbe negativo;
occorre a tutti i costi evitare che per alcune famiglie l'assegno unico si traduca in una riduzione delle misure di sostegno;
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di apportare tutte le modifiche necessarie al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante il regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), al fine di evitare che l'uso del medesimo indicatore possa ripercuotersi negativamente sulle famiglie con figli e far sì che l'introduzione dell'assegno unico determini una riduzione delle misure di sostegno erogate in loro favore;
a valutare l'opportunità di apportare tutte le modifiche necessarie al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, al fine di garantire la revisione dei criteri di calcolo dell'ISEE in modo da tenere conto in modo adeguato dei carichi familiari relativi a figli minori o maggiorenni non autosufficienti economicamente, disabili, anziani e altri familiari a carico.
________________
(*) Accolto dal Governo
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 2 E ORDINE DEL GIORNO
2.0.1 (testo 2)
Ritirato e trasformato nell'odg G2.0.1
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Revisione delle modalità di determinazione e di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE))
1. Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono apportate le modifiche necessarie al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159 al fine di:
a) introdurre il concetto di variabilità della quota di patrimonio da assumere ai fini del calcolo dell'ISEE, sostituendo la quota fissa al 20 per cento, di cui all'art 2, comma 3, in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare, pari al 5 per cento del suddetto indicatore in caso di nuclei familiari in cui siano presenti almeno tre figli, al 10 per cento per i nuclei familiari in cui siano presenti almeno due figli, del 15 per cento per i nuclei familiari in cui sia presente almeno un figlio e del 20 per cento in tutti gli altri casi;
b) prevedere, nell'ambito dell'indicatore della situazione reddituale, di cui all'articolo 4, comma 3, la sottrazione, dall'ammontare del reddito, delle imposte, al netto delle eventuali detrazioni, dovute sui redditi;
c) ridefinire i parametri della scala di equivalenza per il calcolo dell'ISEE di cui all'allegato 1 del citato decreto n. 159 del 2013 corrispondenti al numero di componenti il nucleo familiare, come definito ai sensi dell'articolo 3, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, con i seguenti:
Numero componenti | Parametro |
1 | 1,00 |
2 | 1,50 |
3 | 1,75 |
4 | 2,00 |
5 | 2,20 |
Il parametro della scala di equivalenza va incrementato di 0,20 per ogni ulteriore componente.
d) prevedere le seguenti maggiorazioni per i nuclei familiari con figli e per quelli in cui siano presenti persone con disabilità o condizioni di non autosufficienza:
1) 0,2 in caso di nuclei familiari con tre figli, 0,4 in caso di quattro figli, 0,7 in caso di almeno cinque figli;
2) 0,45 per ogni figlio di età inferiore a tre anni compiuti;
3) 0,30 per ogni figlio di età compresa fra tre anni compiuti e diciotto anni compiuti;
4) 0,20 per ogni figlio di età compresa fra diciotto anni compiuti e ventiquattro anni compiuti iscritto ad una scuola secondaria di secondo grado, corso universitario, corso di specializzazione o dottorato di ricerca;
5) 0,10 per ogni figlio non rientrante nelle ipotesi di cui ai punti 2), 3) e 4);
6) la maggiorazione di cui ai numeri 2), 3), 4), e 5) si applica anche in caso di nuclei familiari composti esclusivamente da genitore solo non lavoratore;
7) 0,3 per ogni componente del nucleo familiare con disabilità media, grave o non autosufficiente, ivi compreso il genitore non convivente, non coniugato con l'altro genitore, che abbia riconosciuto i figli, a meno che non ricorra uno dei casi di cui all'articolo 7, comma 1, lettere dalla a) alla e);
e) prevedere che, ai fini della determinazione del parametro della scala di equivalenza, qualora tra i componenti il nucleo familiare vi sia un componente per il quale siano erogate prestazioni in ambiente residenziale a ciclo continuativo ovvero un componente in convivenza anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1989, che non sia considerato nucleo familiare a se stante ai sensi dell'articolo 3, comma 6, tale componente incrementa la scala di equivalenza, calcolata in sua assenza, di un valore pari ad 1.»
G2.0.1 (già em. 2.0.1 testo 2)
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame e conversione del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
si ritiene necessario introdurre modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 dicembre 2013, n. 159, volte ad una revisione delle modalità di determinazione e di applicazione dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) al fine di:
a) introdurre il concetto di variabilità della quota di patrimonio da assumere ai fini del calcolo dell'ISEE, sostituendo la quota fissa al 20 per cento, di cui all'articolo 2, comma 3, in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare, pari al cinque per cento del suddetto indicatore in caso di nuclei familiari in cui siano presenti almeno tre figli, al dieci per cento per i nuclei familiari in cui siano presenti almeno due figli, del quindici per cento per i nuclei familiari in cui sia presente almeno un figlio e del venti per cento in tutti gli altri casi;
b) prevedere, nell'ambito dell'indicatore della situazione reddituale, di cui all'articolo 4, comma 3, la sottrazione, dall'ammontare del reddito, delle imposte, al netto delle eventuali detrazioni, dovute sui redditi;
c) ridefinire i parametri della scala di equivalenza per il calcolo dell'ISEE di cui all'Allegato 1 (articolo 1, comma 1, lettera c)) corrispondenti al numero di componenti il nucleo familiare, come definito ai sensi dell'articolo 3, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, con i seguenti:
Numero componenti | Parametro |
1 | 1,00 |
2 | 1,50 |
3 | 1,75 |
4 | 2,00 |
5 | 2,20 |
il parametro della scala di equivalenza va incrementato di 0,20 per ogni ulteriore componente;
d) prevedere le seguenti maggiorazioni per i nuclei familiari con figli e per quelli in cui siano presenti persone con disabilità o condizioni di non autosufficienza:
1) 0,2 in caso di nuclei familiari con tre figli, 0,4 in caso di quattro figli, 0,7 in caso di almeno cinque figli;
2) 0,45 per ogni figlio di età inferiore a tre anni compiuti;
3) 0,30 per ogni figlio di età compresa fra tre anni compiuti e diciotto anni compiuti;
4) 0,20 per ogni figlio di età compresa fra diciotto anni compiuti e ventiquattro anni compiuti iscritti ad una scuola secondaria di secondo grado, corso universitario, corso di specializzazione o dottorato di ricerca;
5) 0,10 per ogni figlio non rientrante nelle ipotesi di cui ai punti 2), 3) e 4);
6) la maggiorazione di cui ai numeri 2), 3), 4), e 5) si applica anche in caso di nuclei familiari composti esclusivamente da genitore solo non lavoratore;
7) 0,3 per ogni componente del nucleo familiare con disabilità media, grave o non autosufficiente, ivi compreso il genitore non convivente, non coniugato con l'altro genitore, che abbia riconosciuto i figli, a meno che non ricorra uno dei casi di cui all'articolo 7, comma 1, lettere dalla a) alla e);
e) prevedere che, ai fini della determinazione del parametro della scala di equivalenza, qualora tra i componenti il nucleo familiare vi sia un componente per il quale siano erogate prestazioni in ambiente residenziale a ciclo continuativo ovvero un componente in convivenza anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1989, che non sia considerato nucleo familiare a se stante ai sensi dell'articolo 3, comma 6, tale componente incrementa la scala di equivalenza, calcolata in sua assenza, di un valore pari ad 1,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di introdurre entro il termine di 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, le necessarie modifiche volte alla revisione delle modalità di determinazione e di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), illustrate in premessa, al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 dicembre 2013, n. 159.
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLo 3 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 3.
(Modalità di presentazione della domanda e decorrenza)
1. La domanda è presentata in modalità telematica all'INPS ovvero presso gli istituti di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152, secondo le modalità indicate dall'INPS entro il 30 giugno 2021. Resta ferma la decorrenza della misura dal mese di presentazione della domanda stessa. Per le domande presentate entro il 30 settembre 2021, sono corrisposte le mensilità arretrate a partire dal mese di luglio 2021.
2. L'erogazione dell'assegno avviene mediante accredito su IBAN del richiedente ovvero mediante bonifico domiciliato, salvo quanto previsto all'articolo 4, comma 3, del presente decreto in caso di nuclei familiari percettori di reddito di cittadinanza. In caso di affido condiviso dei minori, l'assegno può essere accreditato in misura pari al 50 per cento sull'IBAN di ciascun genitore.
3. L'assegno non concorre alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
3.100
La Commissione
Approvato
Al comma 1 apportare le seguenti modificazioni:
a) al primo periodo, dopo le parole: «La domanda» inserire le seguenti: «per il riconoscimento dell'assegno temporaneo di cui all'articolo 1»;
b) sostituire il secondo periodo con il seguente: «L'assegno è comunque corrisposto con decorrenza dal mese di presentazione della domanda».
3.1 (testo 2)
La Commissione
Approvato
Al comma 2, premettere le seguenti parole: «Fino all'adozione da parte dell'Inps delle procedure idonee all'erogazione dell'assegno ai sensi del comma 2-bis, » e dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. L'assegno è corrisposto dall'INPS ed è ripartito in pari misura tra i genitori, salvo che il nucleo familiare disponga di un solo conto corrente. In assenza dei genitori, l'assegno è corrisposto a chi esercita la responsabilità genitoriale. L'erogazione dell'assegno avviene mediante accredito su IBAN ovvero mediante bonifico domiciliato, salvo quanto previsto all'articolo 4, comma 3, del presente decreto in caso di nuclei familiari percettori di reddito di cittadinanza. In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, l'assegno spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto o condiviso l'assegno, in mancanza di accordo, è ripartito in pari misura tra i genitori.»
3.2
Respinto
Al comma 2, primo periodo, dopo le parole «del richiedente» aggiungere le seguenti: «o del genitore affidatario, in caso di genitori separati,» e al secondo periodo, dopo le parole: «di ciascun genitore» aggiungere, infine, le seguenti: «, salvo differente modalità indicata all'atto della domanda».
3.3
Respinto
Al comma 2, sopprimere le parole da: «salvo quanto previsto» fino alla fine del periodo.
Conseguentemente, all'articolo 4, al comma 3, sostituire le parole: «d'ufficio» con le seguenti: «su richiesta dell'avente diritto».
3.4
Grassi, De Vecchis, Alessandrini, Fregolent, Pizzol
Ritirato e trasformato nell'odg G3.4
Al comma 2, sostituire il secondo periodo con il seguente: «In caso di affido condiviso dei minori, l'assegno può essere ripartito tra i due genitori in base all'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) di ciascuno di essi e accreditato sui rispettivi IBAN.».
G3.4 (già em. 3.4)
Grassi, De Vecchis, Alessandrini, Fregolent, Pizzol
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2267, di conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
il decreto-legge in esame prevede che, a decorrere dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, ai nuclei familiari che non abbiano diritto all'assegno per il nucleo familiare venga erogato un assegno temporaneo mensile;
l'importo mensile dell'assegno temporaneo è parametrato alla condizione economica del nucleo familiare (ISEE) ed assume un valore massimo di 167,50 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico non superiore a due, e di 217,80 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico superiore a due;
la misura è stata introdotta nelle more dell'approvazione del decreto legislativo di attuazione della legge 1° aprile 2021, n. 46, recante delega al governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale;
considerato che:
l'articolo 3, comma 2, prevede che l'erogazione dell'assegno avvenga mediante accredito sul conto corrente del richiedente ovvero mediante bonifico domiciliato, ma nel caso di affido condiviso dei minori è possibile chiedere che l'assegno venga accreditato in misura pari al 50 per cento sul conto corrente di ciascun genitore;
la norma non tiene conto del fatto che i due genitori potrebbero avere una situazione economica molto differente e che una ripartizione paritetica potrebbe discriminare il genitore meno abbiente;
impegna il governo a valutare l'opportunità di apportare modificazioni alla disposizione richiamata, anche in sede di esame del disegno di legge di conversione presso l'altro ramo del Parlamento, al fine di prevedere che, in caso di affido condiviso, la ripartizione dell'assegno tra i due genitori possa avvenire in base al reddito ISEE di ciascuno di essi e non già in modo paritetico.
G3.4 (testo 2)
Grassi, De Vecchis, Alessandrini, Fregolent, Pizzol
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2267, di conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
il decreto-legge in esame prevede che, a decorrere dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, ai nuclei familiari che non abbiano diritto all'assegno per il nucleo familiare venga erogato un assegno temporaneo mensile;
l'importo mensile dell'assegno temporaneo è parametrato alla condizione economica del nucleo familiare (ISEE) ed assume un valore massimo di 167,50 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico non superiore a due, e di 217,80 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico superiore a due;
la misura è stata introdotta nelle more dell'approvazione del decreto legislativo di attuazione della legge 1° aprile 2021, n. 46, recante delega al governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale;
considerato che:
l'articolo 3, comma 2, prevede che l'erogazione dell'assegno avvenga mediante accredito sul conto corrente del richiedente ovvero mediante bonifico domiciliato, ma nel caso di affido condiviso dei minori è possibile chiedere che l'assegno venga accreditato in misura pari al 50 per cento sul conto corrente di ciascun genitore;
la norma non tiene conto del fatto che i due genitori potrebbero avere una situazione economica molto differente e che una ripartizione paritetica potrebbe discriminare il genitore meno abbiente;
impegna il Governo a valutare l'opportunità di apportare modificazioni alla disposizione richiamata, anche in sede di esame del disegno di legge di conversione presso l'altro ramo del Parlamento, al fine di prevedere che, in caso di affido condiviso, la ripartizione dell'assegno tra i due genitori possa avvenire in base alla situazione reddituale ed economica di ciascuno di essi e non già in modo paritetico.
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 4 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 4.
(Compatibilità)
1. Il beneficio di cui all'articolo 1 è compatibile con il Reddito di cittadinanza di cui al decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, secondo quanto previsto dai commi 3 e 4, e con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali, nonché, nelle more dell'attuazione della legge 1° aprile 2021, n. 46, con le misure indicate all'articolo 3, comma 1, lettere a) e b), della medesima legge n. 46 del 2021, con esclusione dell'assegno per il nucleo familiare previsto dall'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153.
2. In caso di variazione del nucleo familiare in corso di fruizione dell'assegno di cui all'articolo 1, la dichiarazione sostitutiva unica (DSU) di cui all'articolo 10 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, aggiornata, è presentata entro due mesi dalla data della variazione. Dal mese successivo a quello di presentazione della DSU aggiornata, la prestazione decade d'ufficio, ovvero è adeguata nel caso in cui i nuclei familiari abbiano presentato contestualmente una nuova domanda di assegno temporaneo.
3. Per i nuclei familiari percettori di Reddito di cittadinanza, l'INPS corrisponde d'ufficio, a valere sul limite di spesa di cui all'articolo 2, comma 3, l'assegno di cui all'articolo 1 congiuntamente ad esso e con le modalità di erogazione del Reddito di cittadinanza, fino a concorrenza dell'importo dell'assegno spettante in ciascuna mensilità ai sensi di quanto previsto dal presente comma. Il beneficio complessivo è determinato sottraendo dall'importo teorico spettante la quota di Reddito di cittadinanza relativa ai figli minori che fanno parte del nucleo familiare calcolata sulla base della scala di equivalenza di cui all'articolo 2, comma 4, del decreto-legge n. 4 del 2019.
4. Per la determinazione del reddito familiare di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), n. 4), del decreto-legge n. 4 del 2019, l'assegno temporaneo non si computa nei trattamenti assistenziali di cui all'articolo 2, comma 6, del medesimo decreto-legge.
EMENDAMENTI
4.100
La Commissione
Approvato
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, sostituire le parole: «altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, province autonome» con le seguenti: «altri benefici in denaro a favore dei figli a carico erogati dalle regioni, dalle province autonome».
b) a comma 2, sostituire le parole da: «la dichiarazione sostitutiva unica» fino a: «è presentata» con le seguenti: «il richiedente presenta la dichiarazione sostitutiva unica (DSU) prevista dall'articolo 10 del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, aggiornata,».
c) al comma 3:
1) al primo periodo, sostituire le parole: «congiuntamente ad esso e con le modalità di erogazione del Reddito di cittadinanza» con le seguenti: «congiuntamente al Reddito di cittadinanza e con le modalità di erogazione del medesimo»;
2) al secondo periodo, sostituire le parole: «del decreto-legge n. 4 del 2019» con le seguenti: «del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26».
d) al comma 4, sostituire le parole: «n. 4), del decreto-legge n. 4 del 2019» con le seguenti: «numero 4), del citato decreto-legge n. 4 del 2019».
4.1
Respinto
Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:
«4-bis. Il beneficio complessivo per i percettori di reddito di cittadinanza che richiedono altresì il beneficio di cui all'articolo 1 non può essere superiore ad euro 15.000. Agli oneri derivanti dal presente comma, valutati in 50 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 199, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
ARTICOLo 5 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 5.
(Maggiorazione degli importi degli Assegni per il nucleo familiare)
1. A decorrere dal 1 ° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, con riferimento agli importi mensili in vigore, superiori a zero e percepiti dagli aventi diritto, relativi all'assegno per il nucleo familiare di cui all'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153, è riconosciuta una maggiorazione di euro 37,5 per ciascun figlio, per i nuclei familiari fino a due figli, e di euro 55 per ciascun figlio, per i nuclei familiari di almeno tre figli.
2. Agli oneri derivanti dal comma. 1, valutati in 1.390 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede ai sensi dell'articolo 8.
EMENDAMENTI
5.1 (testo 2)
La Commissione
Approvato
Al comma 1, premettere le seguenti parole: «In via temporanea,».
5.100
La Commissione
Approvato
Al comma 2, sostituire le parole: «dal comma. 1» con le seguenti: «dal comma 1».
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE un ARTICOLo AGGIUNTIVo DOPO L'ARTICOLO 5 E ORDINE DEL GIORNO
5.0.1
Floris, Serafini, De Poli, Toffanin
Ritirato e trasformato nell'odg G5.0.1
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 5-bis
(Revisione della disciplina dell'ISEE)
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono apportate tutte le eventuali modifiche necessarie al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante il regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), al fine di:
a) computare ai fini del calcolo della situazione reddituale e patrimoniale esclusivamente il reddito netto realmente percepito da ogni singolo componente il nucleo familiare nel corso dell'anno di riferimento;
b) prevedere il superamento dello stesso per le prestazioni sociali agevolate rivolte a minorenni, in presenza di un nucleo familiare con almeno tre figli, mediante misure premiali fisse, a prescindere dal reddito.
2. Dall'attuazione del comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»
G5.0.1 (già em. 5.0.1)
Floris, Serafini, De Poli, Toffanin
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
il decreto in oggetto reca una misura transitoria, per il periodo 1° luglio 2021 - 31 dicembre 2021, in favore dei nuclei familiari che, in ragione dei profili soggettivi dei relativi componenti, non rientrino nell'ambito di applicazione dell'istituto dell'assegno per il nucleo familiare (ANF);
tale misura è prevista nelle more dell'attuazione della disciplina di cui alla legge n. 46 del 2021 recante "Delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale", basato sul principio universalistico;
l'assegno di cui al presente decreto-legge è determinato in base alla tabella allegata, la quale individua le soglie ISEE e i corrispondenti importi mensili dell'assegno temporaneo per ciascun figlio minore, in relazione al numero dei figli minori;
tali livelli di ISEE contrastano con il principio universalistico e penalizzano, in modo particolare, il ceto medio che, nell'attuale fase di crisi economica dovuta alla pandemia, si vede attribuito un livello ISEE alto pur non percependo reddito, come ad esempio il caso degli affitti non riscossi;
una misura prevista per favorire la natalità, per sostenere la genitorialità e per promuovere l'occupazione, in particolare femminile, non può basarsi sugli attuali parametri ISEE, che penalizza la famiglia media con figli,
impegna il Governo a valutare la possibilità di:
apportare tutte le eventuali modifiche necessarie al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante il regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), al fine di computare ai fini del calcolo della situazione reddituale e patrimoniale esclusivamente il reddito netto realmente percepito da ogni singolo componente il nucleo familiare nel corso dell'anno di riferimento;
adottare disposizioni volte a prevedere il superamento dell'ISEE per le prestazioni sociali agevolate rivolte a minorenni, in presenza di un nucleo familiare con almeno tre figli, mediante misure premiali fisse, a prescindere dal reddito.
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLo 6 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 6.
(Rifinanziamento dei Centri di assistenza fiscale)
1. In considerazione dell'incremento dei volumi di dichiarazioni sostitutive uniche ai fini del calcolo dell'ISEE, connesso anche al beneficio di cui all'articolo 1, nonché, più in generale, al riordino delle misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale previsto dalla legge 1° aprile 2021, n. 46, per l'anno 2021 lo stanziamento di cui all'articolo 1, comma 479, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, è incrementato di 30 milioni di euro. Agli oneri derivanti dal primo periodo, pari a 30 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede ai sensi dell'articolo 8.
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 6
6.0.1
Fenu, Romano, Maiorino, Naturale, Lupo, Castaldi
Improponibile
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 6-bis
(Opzione per il rimborso per lo sconto in luogo delle detrazioni fiscali)
1. Al fine di fronteggiare gli effetti economici dell'emergenza epidemiologica conseguente alla diffusione del COVID-19, anche attraverso l'incremento delle condizioni di sostegno alle famiglie, i soggetti che sostengono, negli anni 2022 e 2023, le spese di cui all'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, possono optare, in luogo dell'utilizzo diretto della detrazione spettante, per un rimborso in denaro pari al 15 per cento dell'onere sostenuto dal contribuente, nei casi e sulla base dei criteri individuati dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al comma 2. I rimborsi attribuiti non concorrono a formare il reddito del percipiente per l'intero ammontare corrisposto nel periodo d'imposta e non sono assoggettati ad alcun prelievo erariale.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, emana uno o più decreti al fine di stabilire le condizioni e le modalità attuative delle disposizioni di cui al comma 1, nei limiti dello stanziamento di cui al comma 5.
3. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 289-bis e 289-ter, della legge 27 dicembre 2019, n. 160.
4. Ai fini del controllo, si applicano, nei confronti dei soggetti di cui al comma 1, le attribuzioni e i poteri previsti dagli articoli 31 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.
5. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, nel limite di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
ARTICOLO 7 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 7.
(Disposizioni in materia di monitoraggio dei limiti di spesa relativi ai trattamenti di integrazione salariale)
1. All'articolo 8, comma 13, del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, convertito con modificazioni dalla legge 21 maggio 2021, n. 69, il secondo periodo è sostituito dal seguente: «Ai fini dell'integrazione del complessivo limite di spesa di cui al primo periodo del presente comma è in ogni caso reso disponibile l'importo di 707,4 milioni di euro per l'anno 2021 di cui all'articolo 12, comma 13, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176, il quale è trasferito all'INPS e, qualora dovessero verificarsi le condizioni di cui all'ultimo periodo del comma 12, attribuito dall'INPS medesimo, previa comunicazione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze, per l'integrazione degli specifici limiti di spesa di cui al primo periodo del presente comma in ragione delle risultanze del monitoraggio effettuato ai fini del rispetto dei limiti di spesa.».
2. A seguito dell'attività di monitoraggio prevista dal terzo periodo dell'articolo 8, comma 13, del citato decreto-legge n. 41 del 2021 e in coerenza con le finalità ivi indicate, il complessivo limite di spesa per l'anno 2021 relativo ai trattamenti CISOA di cui al primo periodo del medesimo articolo 8, comma 13, è ridotto di 300 milioni di euro ed è corrispondentemente incrementato il complessivo limite di spesa per l'anno 2021 relativo ai trattamenti di cassa integrazione in deroga di cui allo stesso primo periodo del predetto articolo 8, comma 13.
3. La verifica del raggiungimento, anche in via prospettica, dei limiti di spesa di cui all'articolo 8, comma 13, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 41 del 2021 è effettuata, sulla base del monitoraggio previsto, in base a quanto effettivamente fruito dai datori di lavoro autorizzati ai trattamenti di integrazione salariale per l'anno 2021, individuando la quota delle ore autorizzabili, sulla base delle risultanze del monitoraggio al 31 maggio 2021 della quota delle ore fruite rispetto alle ore autorizzate di integrazione salariale relative all'anno 2020.
EMENDAMENTO
7.100
La Commissione
Approvato
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo le parole: «di cui all'ultimo periodo del comma 12» inserire le seguenti: «del presente articolo».
b) al comma 2, sostituire le parole: «trattamenti CISOA» con le seguenti: «trattamenti di cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA)».
c) al comma 3, sostituire le parole: «quota delle ore fruite rispetto alle ore autorizzate di integrazione salariale» con le seguenti: «quota delle ore di integrazione salariale fruite rispetto alle ore autorizzate».
ARTICOLO 8 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 8.
(Disposizioni finanziarie)
1. Agli oneri derivanti dagli articoli 2 e 6, pari a 1.610 milioni di euro per l'anno 2021 e agli oneri derivanti dall'articolo 5 valutati in 1.390 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione per 3.000 milioni di euro per l'anno 2021, dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 339, della legge 27 dicembre 2019, n. 160.
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 8
8.0.1
Testor, De Vecchis, Alessandrini, Fregolent, Pizzol
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 8-bis.
(Clausola di salvaguardia)
1. Le disposizioni del presente decreto sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti speciali e con le relative norme di attuazione, anche con riferimento all'articolo 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.».
ARTICOLo 9 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 9.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ORDINE DEL GIORNO
x1.0.1
Pillon, De Vecchis, Alessandrini, Fregolent, Pizzol, Testor
Ritirato e trasformato nell'odg Gx1.0.1
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Modificazioni alla legge 1° aprile 2021, n. 46)
1. All'articolo 2, comma 1, della legge 1° aprile 2021, n. 46, dopo la lettera e) è inserita la seguente:
"e-bis) definizione dell'ammontare dell'assegno di cui all'articolo 1, comma 1, in modo tale da essere in ogni caso non inferiore all'importo complessivo dei trattamenti derivanti dalle misure di cui all'articolo 3, comma 1, lettere a) e b);"».
Gx1.0.1 (già em. x1.0.1)
Pillon, De Vecchis, Alessandrini, Fregolent, Pizzol, Testor
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2267, di conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
il decreto-legge in esame prevede che, a decorrere dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, ai nuclei familiari che non abbiano diritto all'assegno per il nucleo familiare venga erogato un assegno temporaneo mensile;
l'importo mensile dell'assegno temporaneo è parametrato alla condizione economica del nucleo familiare (ISEE) ed assume un valore massimo di 167,50 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico non superiore a due, e di 217,80 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico superiore a due;
la misura è stata introdotta nelle more dell'approvazione del decreto legislativo di attuazione della legge 1° aprile 2021, n. 46, recante delega al governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale;
considerato che:
l'introduzione dell'assegno unico e universale presuppone il superamento e la soppressione di tutte le misure attualmente in vigore, quali in particolare l'assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, l'assegno di natalità, il premio alla nascita, le detrazioni fiscali per figli a carico e l'assegno per il nucleo familiare;
secondo una simulazione ISTAT, l'introduzione dell'assegno unico e la conseguente soppressione di tutte le misure oggi in vigore determinerebbe un incremento di reddito per la gran parte delle famiglie con figli (il 68%) potenzialmente beneficiarie dell'assegno unico, per una piccola fetta di famiglie (il 2,4%) la situazione non cambierebbe, mentre per il restante 29,7% il saldo tra l'introduzione della nuova misura e l'abolizione delle preesistenti misure risulterebbe negativo;
impegna il Governo, in sede di attuazione della delega contenuta nella legge 1° aprile 2021, n. 46, a definire l'ammontare dell'assegno unico e universale di cui all'articolo 1, comma 1, della medesima legge in modo tale da essere in ogni caso non inferiore all'importo complessivo dei trattamenti attualmente in vigore e richiamati dall'articolo 3, comma 1, lettere a) e b) della medesima legge n. 46 del 2021.
Gx1.0.1 (testo 2)
Pillon, De Vecchis, Alessandrini, Fregolent, Pizzol, Testor
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2267, di conversione in legge del decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, recante misure urgenti in materia di assegno temporaneo per figli minori,
premesso che:
il decreto-legge in esame prevede che, a decorrere dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, ai nuclei familiari che non abbiano diritto all'assegno per il nucleo familiare venga erogato un assegno temporaneo mensile;
l'importo mensile dell'assegno temporaneo è parametrato alla condizione economica del nucleo familiare (ISEE) ed assume un valore massimo di 167,50 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico non superiore a due, e di 217,80 euro per ciascun figlio, nel caso di nuclei con un numero di figli minori a carico superiore a due;
la misura è stata introdotta nelle more dell'approvazione del decreto legislativo di attuazione della legge 1° aprile 2021, n. 46, recante delega al governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale;
considerato che:
l'introduzione dell'assegno unico e universale presuppone il superamento e la soppressione di tutte le misure attualmente in vigore, quali in particolare l'assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, l'assegno di natalità, il premio alla nascita, le detrazioni fiscali per figli a carico e l'assegno per il nucleo familiare;
secondo una simulazione ISTAT, l'introduzione dell'assegno unico e la conseguente soppressione di tutte le misure oggi in vigore determinerebbe un incremento di reddito per la gran parte delle famiglie con figli (il 68%) potenzialmente beneficiarie dell'assegno unico, per una piccola fetta di famiglie (il 2,4%) la situazione non cambierebbe, mentre per il restante 29,7% il saldo tra l'introduzione della nuova misura e l'abolizione delle preesistenti misure risulterebbe negativo;
impegna il Governo a valutare l'opportunità, in sede di attuazione della delega contenuta nella legge 1° aprile 2021, n. 46, di definire l'ammontare dell'assegno unico e universale di cui all'articolo 1, comma 1, della medesima legge in modo tale da essere in ogni caso non inferiore all'importo complessivo dei trattamenti attualmente in vigore e richiamati dall'articolo 3, comma 1, lettere a) e b) della medesima legge n. 46 del 2021.
________________
(*) Accolto dal Governo
Allegato B
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2267 e sui relativi emendamenti
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisiti gli elementi informativi presentati dal Governo,
preso atto che:
- con riferimento all'articolo l, viene confermata la compatibilità della norma con la normativa europea, nella misura in cui il cittadino di un Paese terzo rispetto all'Unione europea che abbia avuto in passato un contratto di lavoro di durata almeno semestrale e che attualmente risulti in stato di disoccupazione, al fine di beneficiare dell'assegno temporaneo deve essere in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto in esame;
- con riguardo all'articolo 2, sono forniti elementi di dettaglio sui criteri e sui dati utilizzati per la quantificazione degli oneri, anche in riferimento alla maggiorazione spettante per i nuclei con figli minorenni disabili;
- circa l'articolo 4, vengono date rassicurazioni sulla stima dei nuclei familiari percettori del reddito di cittadinanza, precisando che, proprio perché sono stati considerati i nuclei con il numero di mensilità effettivamente percepite, l'importo medio mensile calcolato tiene conto anche della sospensione per un mese della fruizione del reddito dopo diciotto mesi di trattamento continuativo;
- in relazione all'articolo 7, viene confermata la piena attendibilità dei dati di monitoraggio finora raccolti anche in via prospettica, oltre che la ragionevolezza della riduzione delle risorse stanziate per la cassa integrazione degli operai agricoli;
- circa l'articolo 8, viene confermata l'effettiva disponibilità delle risorse utilizzate a copertura,
esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, con la seguente osservazione:
- per quanto concerne la configurazione dell'onere dell'assegno temporaneo come tetto di spesa, disposta dall'articolo 2, comma 3, pur prendendo atto delle rassicurazioni sulla sostenibilità finanziaria del tetto, si rappresenta tuttavia l'assenza di un meccanismo di rimodulazione o di blocco di ulteriori erogazioni in prossimità del raggiungimento del tetto medesimo. Altresì, il riconoscimento del beneficio entro un limite massimo complessivo di spesa non risulta pienamente compatibile con l'attribuzione di un diritto soggettivo come sembrerebbe essere quello alla percezione dell'assegno temporaneo previsto dal decreto-legge in esame.
In merito agli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.2, 1.7, 1.8, 2.1, 2.2, 2.3, 2.4, 2.5, 2.6, 2.7, 2.0.1, 2.0.1 (testo 2), 3.2, 4.1, 5.0.1 e 6.0.1.
L'esame resta sospeso sulle proposte 1.6, 2.8, 3.1, 3.4 e x1.0.1.
Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti riferiti al disegno di legge in titolo accantonati nella seduta di ieri, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.6, limitatamente alla lettera b), 3.4 e x1.0.1.
Il parere è non ostativo sugli emendamenti 1.6, limitatamente alla lettera a), 2.8 e 3.1.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti 1.1 (testo 2), 1.100, 2.100, 2.8 (testo 2), 3.100, 3.1 (testo 2), 4.100, 5.1 (testo 2), 5.100 e 7.100 riferiti al disegno di legge in titolo, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione:
Disegno di legge n. 2267:
sulla votazione finale, il senatore Grasso avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Barachini, Battistoni, Bellanova, Bini, Borgonzoni, Botto, Campagna, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Comincini, Corbetta, De Poli, Di Marzio, Floridia, Galliani, Giacobbe, Ginetti, Lezzi, Mangialavori, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Nocerino, Petrocelli, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Ronzulli, Rossomando, Sciascia, Segre e Sileri.
.
È assente per incarico avuto dal Senato il senatore Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
È considerato in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, il senatore Dessì.
Commissioni permanenti, presentazione di relazioni
A nome della 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), i senatori La Pietra e Vallardi hanno presentato, ai sensi dell'articolo 50, comma 3, del Regolamento, la relazione sulla risoluzione, approvata il 30 giugno 2021, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sui danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza della fauna selvatica (Doc. XXIV, n. 46-A).
Commissioni permanenti, approvazione di documenti
La 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 15 giugno 2021, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulle problematiche del settore dell'apicoltura (Doc. XXIV, n. 42).
Il predetto documento è inviato al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.
La 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), nella seduta del 17 giugno 2021, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sul rifinanziamento della cosiddetta "Nuova Sabatini", strumento agevolativo istituito dall'articolo 2 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, che costituisce uno dei principali strumenti nazionali di sostegno alle PMI all'acquisto, o all'acquisizione in leasing, di beni materiali o immateriali a uso produttivo (Doc. XXIV, n. 43).
Il predetto documento è inviato al Ministro dello sviluppo economico.
La 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 30 giugno 2021, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sui danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza della fauna selvatica (Doc. XXIV, n. 46).
Il predetto documento è inviato al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
sen. Faraone Davide ed altri
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione dell'epidemia da COVID-19, la gestione dell'emergenza pandemica, nonché sulle misure adottate per prevenire e contrastare la diffusione del virus e le conseguenze derivanti al Sistema sanitario nazionale (2194)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/07/2021).
In sede referente
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro università e ricerca Manfredi
Disposizioni in materia di titoli universitari abilitanti (2305)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
C.2751 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 07/07/2021).
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 6 luglio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 145 - la proposta di nomina del professor Ezio Mesini a Presidente del Comitato per la sicurezza delle operazioni a mare (n. 95).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alle Commissioni riunite 10ª e 13ª, che esprimeranno il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 30 giugno 2021, ha dato comunicazione, ai sensi dell'articolo 1 della legge 8 agosto 1985, n. 440, della deliberazione, adottata dal Consiglio dei ministri nella riunione del 17 giugno 2021, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, per la concessione di un assegno straordinario vitalizio a favore:
del signor Vanelli Dante, musicista compositore;
del signor Walter Cerquetti, giornalista, sceneggiatore e regista.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 2 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 giugno 2021 recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società FASTWEB S.p.a., in merito all'acquisto di un aggiornamento (release software) e dei correlati servizi professionali acquistati da Huawei Technologies Co. Ltd., al fine di rendere la release software del sistema di fatturazione (on-line charging OCS) compatibile con i servizi 5G Stand Alone.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 878).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 2 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 giugno 2021 recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società SELTA S.p.a., in merito alla vendita del complesso aziendale Selta S.p.a..
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 4a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 879).
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 5 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, la relazione sull'attività svolta dalla Cassa Nazionale tra i Cancellieri e i Segretari Giudiziari nell'anno 2020, con i relativi allegati (Atto n. 880).
Il predetto documento è deferito ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 11a Commissione permanente.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 14, 21, 24 e 28 giugno 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi:
all'ingegner Pasquale D'Anzi (incarico ad interim) e al dottor Angelo Mautone, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili;
agli ingegneri Stefano Baccarini e Antonio Lucchese, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili
alla dottoressa Alessandra Dal Verme, la revoca dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;
al dottor Mariano Grillo, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della transizione ecologica;
al dottor Nicola Torre, il conferimento di incarico di Direttore generale dell'Agenzia dell'industrie difesa;
all'ingegner Laura D'Aprile, estraneo all'amministrazione, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della transizione ecologica.
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettere in data 28 giugno 2021, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - le comunicazioni concernenti:
il rinnovo nell'incarico di Direttore dell'Agenzia delle entrate dell'avvocato Ernesto Maria Ruffini, fino al 30 gennaio 2023, data di naturale scadenza;
il rinnovo nell'incarico di Direttore dell'Agenzia delle dogane e monopoli del dottor Marcello Minenna, fino al 30 gennaio, data di naturale scadenza;
il conferimento di incarico di Direttore dell'Agenzia del demanio della dottoressa Alessandra Del Verme, per la durata di tre anni a decorrere del 20 maggio 2021.
Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 25 giugno 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la prima relazione concernente l'attività e le deliberazioni del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), riferita all'anno 2020.
La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. CCLXII, n. 1).
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera pervenuta in data 30 giugno 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, la relazione concernente l'attività svolta sulla base dei poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni, relativa all'anno 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 3a, alla 4a, alla 5a, alla 6a, alla 8a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente (Doc. LXV, n. 3).
Il Ministro della transizione ecologica, con lettera in data 25 giugno 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 1075, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, dell'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e dell'articolo 1, comma 25, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, la relazione concernente lo stato di avanzamento degli interventi di competenza del Ministero della transizione ecologica finanziati con le risorse del fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, del fondo di cui all'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e del fondo di cui all'articolo 1, comma 14, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, aggiornata al 31 maggio 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a, alla 8a e alla 13a Commissione permanente (Doc. CCXL, n. 8).
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 25 giugno 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, riferita all'anno 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. CLXIV, n. 30).
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera in data 30 giugno 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 27, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 241, la relazione - predisposta dalla Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi - sulla trasparenza dell'attività della Pubblica amministrazione, relativa all'anno 2019.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. LXXVIII, n. 3).
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 5 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 294 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, la relazione sull'applicazione della normativa in materia di patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti nei procedimenti penali, aggiornata al 31 dicembre 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente (Doc. XCVI, n. 3).
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, con lettera in data 30 giugno 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21, comma 6, lettera q), del decreto legislativo 4 giugno 2003, n. 128, la relazione sulle attività e i risultati degli investimenti nel settore spaziale e aerospaziale, riferita all'anno 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. CCLV, n. 3).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono stati deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Proposta di Regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE, Euratom) n. 609/2014 al fine di migliorare la prevedibilità per gli Stati membri e di chiarire le procedure di risoluzione delle controversie al momento della messa a disposizione delle risorse proprie tradizionali e delle risorse proprie basate sull'IVA e sull'RNL (COM(2021) 327 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio: Orientamenti relativi all'articolo 17 della direttiva 2019/790/UE sul diritto d'autore nel mercato unico digitale (COM(2021) 288 definitivo), alla 2a Commissione permanente e, per il parere, alla 8a e alla 14a Commissione permanente.
Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), trasmissione di documenti. Deferimento
Il Presidente dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, con lettera in data 30 giugno 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 13, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, la relazione sull'attività svolta dall'Istituto nell'anno 2020, con aggiornamenti al mese di giugno del 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CXCVII, n. 4).
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento
La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 137 del 25 maggio 2021, depositata il successivo 2 luglio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 61 della legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), nella parte in cui prevede la revoca delle prestazioni, comunque denominate in base alla legislazione vigente, quali l'indennità di disoccupazione, l'assegno sociale, la pensione sociale e la pensione per gli invalidi civili, nei confronti di coloro che scontino la pena in regime alternativo alla detenzione in carcere; dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 58, della legge n. 92 del 2012, nella parte in cui prevede la revoca delle prestazioni, comunque denominate in base alla legislazione vigente, quali l'indennità di disoccupazione, l'assegno sociale, la pensione sociale e la pensione per gli invalidi civili, nei confronti di coloro che scontino la pena in regime alternativo alla detenzione in carcere.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 11a Commissione permanente (Doc. VII, n. 120).
Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni. Deferimento
Il Difensore civico della Regione Basilicata, con lettera in data 15 giugno 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CXXVIII, n. 25).
Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti
È pervenuto al Senato un voto dell'Assemblea Regionale Siciliana concernente "Iniziative in ordine alle gravi criticità finanziarie dei Comuni siciliani ed interventi strutturali di carattere finanziario e normativo".
Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (n. 60).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Maffoni ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02669 del senatore Ruspandini.
I senatori Dell'olio e L'Abbate hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05756 dei senatori Piarulli e Trentacoste.
Il senatore Toninelli ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05757 del senatore Lannutti ed altri.
Mozioni
BOTTICI, GUIDOLIN, LANZI, VANIN, TRENTACOSTE, PIARULLI, LUPO, PAVANELLI, RICCIARDI, CASTALDI, PRESUTTO, GALLICCHIO, DE LUCIA - Il Senato,
premesso che:
il sistema camerale italiano è costituito dalle camere di commercio, dalle unioni regionali delle camere di commercio, dall'Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (Unioncamere), nonché dai loro organismi strumentali. L'Unioncamere, ente con personalità giuridica di diritto pubblico, cura e rappresenta gli interessi generali delle camere di commercio e degli altri organismi del sistema camerale italiano. Ne fanno parte altresì le camere di commercio italiane all'estero e quelle estere in Italia, legalmente riconosciute dallo Stato italiano;
la legge n. 580 del 1993 disciplina le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura come enti pubblici dotati di autonomia funzionale, che svolgono, nell'ambito della circoscrizione territoriale di competenza, sulla base del principio di sussidiarietà di cui all'articolo 118 della Costituzione, funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese, curandone lo sviluppo nell'ambito delle economie locali;
il sistema delle funzioni e dell'organizzazione e delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, come disciplinato dalla legge n. 580 del 1993 e già modificato dal decreto legislativo n. 23 del 2010, è stato oggetto di riforma nella XVII Legislatura ad opera del decreto legislativo n. 219 del 2016, di attuazione della delega di cui all'articolo 10 della legge delega di riforma delle pubbliche amministrazioni (legge n. 124 del 2015, "legge Madia");
l'articolo 10, comma 1, della legge n. 124 del 2015 ha delegato infatti il Governo ad adottare un decreto legislativo per la riforma dell'organizzazione, delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, anche mediante la modifica della legge n. 580 del 1993, e il conseguente riordino delle disposizioni che regolano la relativa materia;
il decreto legislativo n. 219 del 2016 che ha dato attuazione all'articolo 10 della legge Madia ha introdotto una serie di importanti novità, con particolare riguardo alle funzioni delle camere di commercio, all'organizzazione dell'intero sistema camerale e alla sua governance complessiva;
ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 219 del 2016, che disciplina la riduzione del numero delle camere di commercio mediante accorpamento, razionalizzazione delle sedi e del personale, l'Unioncamere ha trasmesso al Ministero dello sviluppo economico una proposta di rideterminazione delle circoscrizioni territoriali, al fine di ricondurre il numero complessivo delle camere di commercio entro il limite di 60, nel rispetto di due vincoli (almeno una camera di commercio per regione; accorpamento delle camere di commercio con meno di 75.000 imprese iscritte). Il medesimo articolo 3 ha poi rinviato a un successivo decreto ministeriale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, per la rideterminazione delle circoscrizioni territoriali, l'istituzione delle nuove camere di commercio, la soppressione delle camere interessate dal processo di accorpamento e razionalizzazione;
il comma 1 dell'articolo 3, alla lettera d), prevede la "possibilità di istituire una camera di commercio tenendo conto delle specificità geo-economiche dei territori e delle circoscrizioni territoriali di confine nei soli casi di comprovata rispondenza a criteri di efficienza e di equilibrio economico";
il medesimo decreto legislativo n. 219 ha poi definito in maniera chiara i compiti delle camere di commercio, con l'obiettivo di focalizzarne l'attività sui servizi alle imprese. A tal fine, le camere di commercio, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, della legge n. 580 del 1993, come modificato dall'articolo 1, comma 1, lettera b), numero 2), del decreto legislativo n. 219, svolgono funzioni relative al "sostegno alla competitività delle imprese e dei territori tramite attività d'informazione economica e assistenza tecnica alla creazione di imprese e start up, informazione, formazione, supporto organizzativo e assistenza alle piccole e medie imprese per la preparazione ai mercati internazionali nonché collaborazione con ICE-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, SACE, SIMEST e Cassa depositi e prestiti, per la diffusione e le ricadute operative a livello aziendale delle loro iniziative". Le camere di commercio svolgono altresì funzioni relative alla "valorizzazione del patrimonio culturale nonché sviluppo e promozione del turismo, in collaborazione con gli enti e organismi competenti";
considerato che:
ad ogni camera di commercio è riconosciuta potestà statutaria e regolamentare. La vigilanza sul sistema camerale spetta, rispettivamente, al Ministero dello sviluppo economico, per le funzioni ed i compiti attinenti alla competenza dello Stato, che si avvale di un comitato indipendente di esperti, e alle Regioni, nelle materie di propria competenza. Organi delle camere di commercio sono il consiglio, la giunta, il presidente e il collegio dei revisori dei conti;
a seguito delle modifiche apportate dall'articolo 1, comma 1, lettera i), n. 1), del decreto legislativo n. 219 del 2016, l'articolo 10 della legge n. 580 del 1993 prevede che il numero dei componenti del consiglio, quale organo delle camere di commercio, "è determinato in base al numero delle imprese ed unità locali iscritte nel registro delle imprese ovvero annotate nello stesso, nel modo seguente: a) sino a 80.000 imprese 16 consiglieri; b) oltre 80.000 imprese: 22 consiglieri";
ai sensi dell'articolo 10, comma 2, sono gli statuti che definiscono la ripartizione dei consiglieri secondo le caratteristiche economiche della circoscrizione territoriale di competenza in rappresentanza dei settori dell'agricoltura, dell'artigianato, delle assicurazioni, del commercio, del credito, dell'industria, dei servizi alle imprese, dei trasporti e spedizioni, del turismo e degli altri settori di rilevante interesse per l'economia della circoscrizione medesima;
al comma 3, il Ministro dello sviluppo economico, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, con decreto, definisce i criteri generali per la ripartizione dei consiglieri di cui al comma 2, sulla base della classificazione ISTAT delle attività economiche e tenendo conto del numero delle imprese, dell'indice di occupazione, e del valore aggiunto di ogni settore, nonché dell'ammontare del diritto annuale versato, ai sensi dell'articolo 18, ad ogni singola camera di commercio dalle imprese di ogni settore. La disposizione prevede che con le stesse modalità sono apportate le successive modifiche;
con riferimento ai criteri generali per la ripartizione dei consiglieri, ad oggi risulta ancora vigente, in attuazione dell'articolo 10, comma 3, così come modificato dal decreto legislativo n. 23 del 2010, il decreto ministeriale n. 155 del 2011, emanato quindi anteriormente alle citate modifiche apportate dal decreto legislativo n. 219 del 2016, volto al completamento del processo di riordino delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura,
impegna il Governo, alla luce delle modifiche riportate e al fine di dare piena attuazione al comma 3 dell'articolo 10 della legge n. 580 del 1993, ad adottare un nuovo decreto ministeriale volto ad assicurare e garantire nella composizione dei consigli delle camere di commercio la rappresentatività effettiva ed efficace di tutte le tipologie di imprese ed economie locali, nonché delle specificità geo-economiche dei territori e delle circoscrizioni territoriali di confine.
(1-00401)
VONO, CARBONE, CUCCA, GARAVINI, GRIMANI, MAGORNO, MARINO, SBROLLINI, SUDANO - Il Senato,
premesso che:
così come evidenziato dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), la normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro, principalmente delineata nel decreto legislativo n. 81 del 2008, testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, include tra le tutele poste per il benessere del lavoratore anche gli aspetti di tipo "ergonomico", tra i quali sono da annoverare le condizioni microclimatiche, ovvero l'insieme di quei parametri che servono a descrivere il "benessere termico" delle persone;
lo svolgimento dell'attività lavorativa prolungata negli "ambienti severi caldi", soprattutto quando il tasso di umidità è elevato, può comportare una serie di patologie, e in particolare, come riporta l'INAIL, "quando tale temperatura sale sopra i 42° circa, numerosi organi possono essere danneggiati e si può arrivare alla morte nel 15-25% dei casi";
secondo il punto 1.9.2 dell'allegato IV ("Requisiti del luogo di lavoro") al testo unico, "la temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all'organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori";
per alcuni contesti e per alcuni parametri, vi sono norme specifiche che impongono interventi atti a migliorare il comfort termico del lavoratore, tra cui si annovera come esempio il titolo IV del decreto del Presidente della Repubblica n. 320 del 1956, che regolamenta la ventilazione e la limitazione della temperatura interna nei luoghi di lavoro sotterranei;
per quanto riguarda invece i luoghi di lavoro all'aperto, fatta eccezione per le prescrizioni generali che possono rilevare, la normativa vigente non prevede adeguate tutele specifiche per il lavoratore, riportando quindi una grave lacuna soprattutto per quanto concerne la salute di coloro che, in tale ambiente e nei mesi estivi, svolgono attività che comportano sforzi fisici prolungati;
quanto di più specifico rinvenibile in materia è costituito piuttosto dalle linee guida, redatte di concerto dall'INAIL e dal Ministero della salute, e diffuse nel 2017 in un opuscolo dal titolo "Estate sicura - Caldo e lavoro. Guida breve per i lavoratori", tra le quali figura, come mera indicazione indirizzata ai datori di lavoro, il seguente: "Nei giorni a elevato rischio ridurre l'attività lavorativa nelle ore più calde (dalle 14.00 alle 17.00) e programmare le attività più pesanti nelle ore più fresche della giornata";
poiché in alcuni settori produttivi, come quello agricolo, a tale indicazione non sembrano potersi accostare delle misure alternative capaci di offrire lo stesso grado di tutela rispetto al sopraggiungere delle patologie menzionate, che, come noto, possono condurre anche al decesso del lavoratore, appare imperativo che una limitazione dell'orario lavorativo nei mesi estivi diventi una ben definita tutela ex lege o comunque derivante da un atto avente forza di legge;
considerato che:
a seguito di tre drammatiche morti avvenute sul posto di lavoro a causa delle temperature elevate registrate recentemente in Puglia, le Regioni, proprio in questi giorni, stanno intervenendo con delle ordinanze che rappresentano un primo e fondamentale passo per colmare la grave lacuna normativa;
tali ordinanze, emesse dalle Regioni Puglia, Calabria e Basilicata, riguardano il solo settore agricolo e impongono un divieto lavorativo, in vigore fino al 31 agosto 2021, tra le ore 12.30 e le ore 16, in riferimento a quei lavoratori esposti al sole e che svolgono attività fisica intensa;
il divieto, inoltre, è circoscritto ai giorni in cui la mappa dedicata allo stress termico da alte temperature presente sulla pagina web del progetto INAIL-CNR "Worklimate" segnala un livello del rischio "alto";
considerato quindi che:
tali importanti iniziative regionali contribuiscono a sottolineare la perentorietà di un intervento in materia a livello nazionale, soprattutto a causa della diversa tutela del diritto alla salute che si crea così tra i lavoratori, in base alle regioni ove svolgono la loro attività lavorativa;
a livello nazionale sarebbe inoltre opportuno procedere a un intervento più compiuto che adotti un criterio identificativo dei lavoratori esposti ai rischi da lavoro all'aperto nei mesi estivi dotato di maggiore oggettività, provvedendo quindi ad ampliare lo scopo del divieto attualmente previsto dalle regioni per il solo contesto agricolo, ovvero estendendo la limitazione anche agli altri settori, come i cantieri all'aperto, che per sforzo fisico implicato e possibile esposizione prolungata al sole comportano rischi simili a quelli incorsi dai braccianti agricoli,
impegna il Governo:
1) al fine di scongiurare in questa stagione altri gravissimi episodi a danno dell'incolumità e della salute dei lavoratori, a procedere all'adozione di misure urgenti con le quali, prendendo come riferimento le ordinanze regionali citate e ampliandone lo scopo come indicato, si impone il divieto di svolgere, nelle ore più calde dei mesi estivi per i giorni in cui viene segnalato un rischio per la salute "alto", lavori che comportino una prolungata esposizione al sole, nonché un'attività fisica intensa;
2) di concerto con i rappresentanti dei vari settori coinvolti e delle forze sindacali, a procedere alla strutturazione di un intervento normativo, anche in raccordo con il Parlamento, volto ad incorporare tale cruciale tutela della salute dei lavoratori nell'ordinamento.
(1-00402)
RIZZOTTI, BARBONI, PEROSINO, BINETTI, STABILE, TOFFANIN, FLORIS, FERRO, MALAN - Il Senato,
premesso che:
le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte e disabilità a livello globale. Secondo dati ISTAT, queste patologie in Italia sono responsabili del 37 per cento dei decessi. Particolare attenzione va posta alle malattie strutturali cardiache che compromettono il funzionamento delle valvole, come la stenosi aortica e il rigurgito mitrale o tricuspidale;
nel nostro Paese il 12,5 per cento della popolazione sopra i 65 anni soffre di malattie valvolari. Nel 2050, anche considerando il trend di forte invecchiamento della popolazione europea, e in particolar modo di quella italiana, si stima che saranno 23 milioni in tutta Europa gli "ultra 65enni" a soffrire di malattie strutturali cardiache;
l'emergenza pandemica ha determinato una forte pressione sulle strutture ospedaliere e sulle relative capacità di gestione dei pazienti. Ciò ha determinato il differimento degli interventi, inclusi quelli di cardiochirurgia e di cardiologia invasiva, nonché il blocco delle visite ambulatoriali, con un conseguente allungamento delle liste di attesa. Le ondate reiterate di COVID-19 hanno condotto i pazienti cardiopatici ad evitare i controlli per paura del contagio, ed è stato registrato di conseguenza un drastico calo delle attività di cardiologia interventistica;
in questo contesto, i laboratori di emodinamica durante la prima fase della pandemia hanno registrato una riduzione del 20 per cento delle attività, si è registrata poi una contrazione del 72 per cento delle pratiche di sostituzione valvolare aortica transcatetere, dell'80 per cento per la clip mitralica, del 91 per cento per la chiusura dell'auricola sinistra e del 97 per cento per quella del forame ovale pervio;
considerato che:
nel corso dei mesi il Governo ha adottato varie misure per limitare l'impatto della pandemia sulle liste di attesa. Da ultimo l'articolo 26 del "decreto sostegni bis" (decreto-legge n. 73 del 2021) prevede che le Regioni potranno stabilire se recuperare le prestazioni rinviate con l'ulteriore coinvolgimento del personale sanitario pubblico, tramite prestazioni straordinarie ed intramoenia, nonché con un maggior ricorso alle attività dei privati accreditati;
anche a causa della difficoltà delle Regioni di spendere le risorse loro destinate negli scorsi mesi per il recupero dell'attività ordinaria (e dunque extra COVID-19), occorre adottare soluzioni innovative volte a decongestionare gli ospedali riducendo i periodi di degenza;
nello specifico, è impellente un cambio di paradigma nella gestione dei pazienti in area critica, in fase preoperatoria o postoperatoria e in terapia intensiva, che si può realizzare anche attraverso l'utilizzo di tecnologie e metodiche innovative, quali ad esempio: l'utilizzo di tecniche mini invasive, soluzioni basate sull'AI (intelligenza artificiale), l'utilizzo di big data, l'utilizzo di algoritmi predittivi per il monitoraggio dei pazienti;
inoltre, le soluzioni tecnologiche caratterizzate da mini invasività sul paziente, come le TAVI, hanno dimostrato di avere un impatto elevato in termini di rapida deospedalizzazione, con conseguente maggiore disponibilità di posti letto ordinari e di terapia intensiva,
impegna il Governo, anche alla luce delle risorse stanziate con il piano nazionale di ripresa e resilienza, a valutare le possibilità di:
1) intervenire sui reparti di area critica, dalle sale operatorie alle terapie intensive, stabilizzando nuovi posti letto e riconsiderare correttamente le dotazioni tecnologiche, la logistica e la riprogettazione delle aree di cure intensive, anche attraverso l'adozione di soluzioni innovative per garantire elevati livelli di qualità e dei percorsi ottimizzati intraospedalieri, finalizzati alla riduzione della degenza e all'ottimizzazione dell'utilizzo di risorse;
2) investire nella tecnologia e nell'innovazione, elemento imprescindibile per sfruttare le opzioni diagnostico-terapeutiche non invasive oggi disponibili, in modo da aumentare notevolmente la qualità di vita, riducendo la degenza ospedaliera dei pazienti ed eliminando il ricorso alla terapia intensiva nonché contribuendo al recupero delle liste di attesa;
3) finanziare un piano nazionale cardio-cerebrovascolare che assicuri una gestione tempestiva e appropriata delle patologie cardiovascolari.
(1-00403)
Interrogazioni
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Ai Ministri della cultura e dell'interno. - Premesso che:
risulta agli interroganti che, come denunciato sovente sui canali social e dai media senza che l'indignazione collettiva basti, però, a cambiarne il destino, moltissime chiese storiche distribuite su tutto il territorio italiano, siano esse proprietà diocesana, statale o di enti locali oppure privata, versano in condizioni precarie, a causa di un prolungato disinteresse, quando non di un vero e proprio abbandono, preludio entrambi, troppo spesso, al saccheggio dei loro beni mobili e alla rovina definitiva degli edifici;
molti luoghi di culto di altissima qualità architettonica e notevole rilevanza storica esposti al rischio di scomparire si trovano in Campania e alcuni comuni della regione condividono la triste sorte di possederne più d'uno: ad Aversa (Caserta), ad esempio, lo stesso destino biasimevole riguarda sia la chiesa dell'ex convento dei Carmelitani sia la chiesa della Maddalena;
considerato che:
il Carmine, fondato nel 1315 e significativamente ristrutturato nel Sei-Settecento, fu soppresso nel 1807. Il complesso conobbe, da allora, numerose trasformazioni, ma oggi, in capo al fondo edifici di culto (FEC) del Ministero dell'interno, versa in stato di abbandono, proprio come la chiesa (ricostruita nel 1746) che, chiusa al culto dopo il terremoto del 1980, nonostante i consolidamenti di fine secolo, è da decenni in balia dei razziatori di marmi (altari, acquasantiere, balaustre) e persino di campane. L'edificio di culto, aperto su piazza del Carmine, appartiene alla diocesi aversana (si veda "Chiesa e complesso del Carmine" su "AversaTurismo"; "Aversa, la chiesa del Carmine a rischio recupero" su "Pupia"; "Convento di Santa Maria del Carmine: muta agonia in attesa di soccorso" su "derivesuburbane");
della chiesa della Maddalena, che risale al 1269, fondata come chiesa di un lebbrosario, e che nel XV secolo divenne parte del convento francescano trasformato nell'Ottocento nelle "reali case dei matti" (poi ospedale psichiatrico Santa Maria Maddalena), si è occupato da ultimo il professore Tomaso Montanari, il 28 giugno 2021, scrivendone su "il Fatto Quotidiano". Il noto storico dell'arte, facendo suo il grido di dolore dell'associazione "In Octabo", deplora che, già dagli anni '80 del secolo scorso, la chiesa sia stata oggetto di saccheggi sistematici e purtroppo tuttora in corso (si veda "L'Italia Sacra cade in rovina: Aversa, il furto dei capolavori" su "il Fatto Quotidiano");
se, inoltre, in corrispondenza della navata centrale il tetto a spioventi della chiesa della Maddalena è ormai collassato, le coperture in muratura del presbiterio e dell'atrio sono ancora in opera e continuano, ma è difficile prevedere per quanto tempo ancora, a salvaguardare dall'esposizione alle intemperie (non dai ladri) le sculture cinquecentesche e la pala d'altare custodite nel primo, così come i marmi sepolcrali del secondo,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano al corrente di quanto descritto;
se il Ministro della cultura, di concerto con l'omologo responsabile dell'interno per quanto di competenza del FEC, non ritenga indispensabile e urgente dirottare le risorse che, a parere degli interroganti, illogicamente continua ad indirizzare alla creazione di nuovi istituti autonomi (altri quattro solo con l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) e ogni altra possibile fonte di denaro pubblico (e privato, purché nell'ottica del più genuino mecenatismo) verso un investimento che consenta di procedere all'assunzione di personale tecnico capace, in pochi mesi, di produrre un report esaustivo della situazione degli edifici di culto in stato di degrado o di rovina regione per regione, per potere subito dopo intervenire a fini di restauro, consolidamento e quant'altro occorra alla messa in sicurezza e al recupero di quel prezioso quanto fragile patrimonio, collaborando, ma anche richiamando alle proprie responsabilità gli altri enti o i privati proprietari.
(3-02670)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
la Reggia di Caserta, istituto museale del Ministero della cultura riconosciuto di rilevante interesse nazionale e perciò dotato di autonomia speciale, ha recentemente scritto di sé che: "ha avviato un percorso di promozione dello sviluppo territoriale e di valorizzazione dei servizi museali in un'ottica di partnership con imprese e professionisti" ("Evento Reggia di Caserta" sul sito "invitalia"). I molti lavori affidati di recente dalla Direzione della Reggia sembrano confermare un notevole attivismo, per certi versi forse esasperato;
risulta infatti agli interroganti che, durante i mesi di chiusura forzata del Parco reale per la pandemia da SARS-CoV-2, un intervento molto invasivo condotto intorno alla Peschiera Grande, costruita nel 1769 all'interno del bosco vecchio per volontà del re di Napoli Ferdinando IV, su progetto dell'architetto Francesco Collecini, abbia impoverito moltissimo la cintura verde dell'invaso: la fitta vegetazione che nascondeva la vista i palazzi circostanti è stata tagliata quasi per intero;
le immagini pubblicate mostrano, inoltre, un parziale rifacimento del percorso pedonale circostante la grande vasca (270 per 105 metri) che, privo com'è di modifiche sostanziali, ben s'inquadra in un'operazione di rinnovamento di cui sfuggono le motivazioni e che, tra l'altro, come alcuni dettagli denunciano, non sembra essere stata eseguita del tutto a regola d'arte;
nel complesso, la qualità dell'intervento presso la Peschiera Grande appare modesta e resta opinabile, anche alla luce delle speciali misure di tutela imposte dalla legge 20 febbraio 2006, n. 77, la ratio dei tagli al verde eseguiti, quasi che l'unico motivo possa identificarsi nella capillarità degli interventi in corso nel Parco. Altri spazi verdi sono stati intanto sacrificati presso il bar allocato nella parte alta, per sistemare un'estesa pedana in legno sulla quale disporre, moltiplicati, i tavolini per accogliere i clienti (si veda "La Peschiera Grande sfigurata! Disboscata la zona che contornava la vasca" su "casertace");
quanto alle concessioni d'uso temporanee a privati, l'ultima polemica è legata all'esibizione di un disc jockey locale, il 29 maggio 2021, che ha allestito la propria postazione a ridosso della fontana di Cerere, mentre il programma di restauro della fontana di Diana e Atteone sarà finanziato da un service al femminile da sempre in odore di massoneria (si veda "Joseph Capriati Live dalla Reggia di Caserta: il grande ritorno di uno dei dj più amati" su "marcianise"; "Reggia di Caserta, la 'Soroptimist International' restaurerà la fontana di Diana e Atteone" su "maddalonicitta");
per contro, sembra che ad alcune criticità "storicizzate" non si sia ancora messa mano: i servizi igienici al ponte di Sala, le pompe di alimentazione delle fontanelle d'acqua potabile del Parco, l'irrigazione del giardino inglese e di altri spazi erbosi, il degrado dei locali di servizio in uso al personale (si veda "L'altra Reggia di cui non si parla: prati senz'acqua, locali di servizio e bagni in pessime condizioni" su "casertace");
considerato che:
a fine febbraio 2019, il sindaco di Caserta esultava per avere sottoscritto con la Presidenza del Consiglio dei ministri una convenzione atta a rimodulare l'intesa pregressa e spendere ben 18 milioni di euro del bando per la riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie. E dichiarò: "Daremo nuova vita ai tracciati viari storici, per valorizzare le aree di contorno e restituire senso all'area di interesse storico ed ambientale limitrofa all'area della Reggia" (si veda "Caserta e la Reggia: il Governo sbocca gli interventi per le periferie, al via la riqualificazione delle aree della buffer zone" su "rivistasiti"; "Riqualificazione della città, funzionale al complesso vanvitelliano della Reggia e del sistema cinematico" è invece il titolo del piano di riqualificazione urbana in fase di progettazione, su impulso dello stesso Sindaco, dai primi del 2020 e del valore dichiarato di circa 200 milioni (si veda "Il "Sistema Reggia" del sindaco di Caserta" su "genteeterritorio");
è del 16 giugno 2021, però, legata al dissesto dichiarato dal Comune nel 2018, la decisione dell'Organo straordinario di liquidazione del dissesto di affidare ad una ditta le operazioni prodromiche all'alienazione dei beni immobili municipali, tra i quali figurano anche il Palazzo Vecchio e la "Villetta Maria Carolina": un'area verde adiacente al Parco reale solo da poco recuperata al Comune e al cui affidamento in gestione a privati si erano opposte le sezioni casertane di Italia Nostra, WWF e LIPU (si veda "Caserta. Parco Villa Maria Carolina a privati: Italia Nostra, WWF e Lipu diffidano il Comune" su "teleradio-news");
valutato che:
in contrasto con l'iper-attivismo fattivo della Direzione della Reggia relativamente al Parco reale e con quello invece più teorico (e non privo di contraddizioni) dell'Amministrazione comunale, si continua a registrare uno stallo relativamente ad una prerogativa molto importante del complesso vanvitelliano: la sua iscrizione, fin dal 1997, nella lista dei siti UNESCO e lo sviluppo del suo intero potenziale; solo il 24 febbraio 2017, del resto, è stato istituito l'Ufficio UNESCO di Caserta, preposto anche alla redazione e al monitoraggio del Piano di gestione (si veda il sito "comune.caserta");
negli anni passati, in effetti, il tema del recupero della fascia esterna al complesso monumentale era stato inquadrato nella prospettiva dell'allargamento della zona cuscinetto del sito seriale che ha nel Palazzo reale del XVIII secolo il proprio fulcro, ma si compone anche dell'Acquedotto Carolino e Complesso di San Leucio. La buffer zone misura appena 110.76 ettari, distribuiti intorno ai quasi 90 dei tre complessi edilizi coinvolti ("whc.unesco"), tant'è che sarebbe più appropriato parlare di definizione invece che di allargamento, ma dovendo quella "garantire un livello di protezione aggiuntiva ai beni riconosciuti patrimonio mondiale dell'umanità", molti convengono che il Monte Tifata, scenario delle reali cacce, e i Colli Tifatini, situati alle spalle del Bosco di San Silvestro, andrebbero inseriti nel perimetro, a tutela di un paesaggio storico collinare ancora abbastanza integro, mentre quello della pianura è stato completamente stravolto;
altri, sull'esempio di Pompei, hanno guardato con favore all'idea di includere l'area vasta dell'intera conurbazione casertana o focalizzato l'attenzione su monumenti di grande rilevanza culturale distanti, però, nello spazio e nel tempo, dai siti reali borbonici: un sottosegretario ai beni culturali, ad esempio, auspicava che si includessero, oltre alla Reggia di Carditello e ai Regi Lagni, l'Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, la Basilica di Sessa Aurunca, l'Abbazia di Sant'Angelo in Formis, il Litorale Domitio (si veda "Caserta convegno sulle buffer zone" su "v-news");
fatto sta che le cautele e le restrizioni imposte dalla buffer zone, che accompagnano gli aspetti più condivisi (rilancio socio-economico, recupero ambientale, incremento del decoro, miglioramento della comunicazione con il pubblico, potenziamento delle infrastrutture e del sistema dell'accoglienza), sembrerebbero avere rallentato fino ad immobilizzarlo il processo di effettiva attivazione del sito UNESCO,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di spiegare le ragioni per le quali la cortina arborea circostante la Peschiera Grande del Parco Reale sia stata sacrificata e quali iniziative intenda assumere per contribuire ad arrivare in tempi brevi al Piano di gestione e ad una delimitazione razionale della buffer zone del sito UNESCO.
(3-02671)
CORRADO, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
in Molise, per i fruitori del Parco archeologico che racchiude i resti del monastero benedettino di San Vincenzo al Volturno, fondato all'inizio dell'VIII secolo nella piana di Rocchetta e ricadente, oggi, nei comuni di Castel San Vincenzo, Rocchetta e Cerro al Volturno (Isernia), la cripta dell'Abate Epifanio (824-842), sottostante ad una chiesa che è parte del complesso di San Vincenzo Minore, con i suoi straordinari affreschi, rappresenta senza dubbio il gioiello del sito;
la proprietà della cripta, sconsacrata, è dell'Abbazia di Montecassino dal 1942, in seguito alla donazione effettuata in suo favore dal duca Catemario di Quadri, la cui famiglia aveva rilevato i possedimenti monastici (acquisiti dai cassinesi nel Seicento) dopo la soppressione dell'asse ecclesiastico in età napoleonica;
opera su incarico di Montecassino anche la persona che, offrendosi come guida, provvede ad aprire e chiudere la cripta, esclusivamente su prenotazione, ricavandone dieci euro a visitatore (si veda la sezione "Visita San Vincenzo - Abbazia di San Vincenzo" su "abbaziasanvincenzo"). L'accesso all'area archeologica, in capo alla Direzione regionale musei del Molise, organo periferico del Ministero della cultura, costa 5 euro (2 con riduzione) ma è condizionato, oggi, dalla penuria di personale di custodia, tant'è che dal 17 maggio 2021 le visite sono possibili solo di domenica e nei giorni festivi (si veda "Complesso monumentale di San Vincenzo al Volturno - Direzione regionale musei Molise" su "beniculturali"); le aperture straordinarie in luglio e agosto, su richiesta di gruppi, interessano (ma non sempre) un secondo giorno a settimana, sempre diverso, con orario ancora più ridotto (si veda "Direzione regionale Musei Molise" su "Facebook");
considerato che:
la suddetta gravissima limitazione rischia di far passare sotto silenzio un'altra criticità che riporta indietro l'orologio della storia di alcuni anni: grazie ad un accordo del 2018 fra il Ministero e l'Abbazia, che assicurava a Montecassino una percentuale del 30 per cento sui biglietti pagati dagli utenti per accedere all'area, fino a prima dell'emergenza sanitaria da SARS-CoV-2, a determinate condizioni di compatibilità con il microclima del luogo e fino ad un massimo di 20 ingressi al giorno, i dipendenti del Ministero consentivano a loro volta l'accesso dei visitatori nell'angusto vano ipogeo, senza che ciò comportasse per costoro un'ulteriore spesa;
risulta agli interroganti, però, che pochi giorni fa il personale di custodia statale si sia visto sottrarre, per consegnarla al vicino convento di suore, la copia delle chiavi della cripta che gli era stata affidata, necessaria anche per effettuare visite a fini di tutela, perché il rappresentante locale dell'Abbazia (un laico) avrebbe messo in discussione l'accordo ricordato, ritenendolo, per ragioni non esplicitate pubblicamente, non più consono;
si ripropone, dunque, la situazione che già 15 anni fa offrì lo spunto per una interpellanza, a prima firma dell'on. Titti De Simone, che contestava la possibilità, per l'abate, di decidere in via esclusiva se e chi far entrare nella cripta di Epifanio, oltre a chiedere chiarezza in merito alla gestione dei cospicui finanziamenti pubblici erogati e a lungo gestiti (quelli regionali) dal soggetto privato Abbazia di Montecassino: è l'Atto Camera 5/00280 del 9 ottobre 2006, svolto in VII Commissione permanente il 30 novembre con l'esposizione, da parte del Governo, di molti buoni propositi per il futuro, a cominciare dalla volontà di identificare, per gli interventi a venire, un soggetto attuatore terzo rispetto ai numerosi enti locali, uffici e istituti ministeriali, ma anche atenei (italiani e stranieri) coinvolti, nel tempo, nelle attività di scavo archeologico, di studio e di conservazione. Il compito è poi toccato alla prefata Direzione regionale musei del Molise;
nel merito della criticità appena riemersa, nel testo di risposta all'interpellanza si legge: "Dato l'impegno di fondi pubblici andrà definita e sottoscritta anche la convenzione prevista dalla normativa vigente per garantire la visita e l'accesso del pubblico ai beni, specificando orari e modalità" (si veda Camera - XV Legislatura - Resoconto della VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) del 30 novembre 2006). Non è chiaro se quanto accade oggi sia legato all'intervenuta scadenza della convenzione, biennale ma rinnovabile, o sia un'iniziativa unilaterale dell'Abbazia o del suo rappresentante;
manutenzioni e restauri sono in effetti a carico del Ministero fin dagli anni '30 del secolo scorso, ma in particolare dal 1993 in poi, e oltre 100.000 euro di fondi pubblici saranno spesi a breve dalla Soprintendenza per la conservazione della cripta senza ottemperare a quanto previsto dal decreto legislativo n. 42 del 2004 agli articoli 32 e seguenti. L'accordo di programma stipulato a suo tempo con la Regione Molise ha infatti riservato alla Soprintendenza gli interventi all'interno dell'area archeologica in senso stretto, mentre sono toccate all'Ente locale le sistemazioni esterne volte al potenziamento infrastrutturale;
valutato che:
il Ministero garantisce che quanto resta del celebre monastero molisano sia gestito da professionisti competenti e ricada sotto l'egida di una struttura che ne allinea gli standard di tutela a quelli vigenti su tutto il territorio nazionale, sottraendolo inoltre ad interessi speculativi e di parte; la normativa in vigore, ma anche la situazione del Molise, con i suoi piccoli e piccolissimi comuni a rischio di spopolamento, non permette, infatti, che la responsabilità di una realtà così complessa sia posta direttamente sulle spalle delle comunità locali, anche se queste sono chiamate a parteciparvi;
la tendenza frazionista e distruttiva continua tuttavia a manifestarsi, nella regione, e recentemente, ledendo l'indispensabile sinergia tra enti locali e Ministero, ha messo seriamente a rischio la possibilità che San Vincenzo al Volturno partecipi al processo di candidatura dei principali siti benedettini italiani nelle liste del patrimonio UNESCO; nello stesso momento in cui la Regione Molise partecipava ad un tavolo tecnico per armonizzare la propria azione con quella del Ministero, infatti, emanava due delibere per incaricare l'architetto Franco Valente, dopo averlo nominato (2016-17) "Conservatore onorario del complesso monumentale di San Vincenzo al Volturno", di verificare i titoli di legittimità con cui il dicastero si occupa del sito; in dibattiti pubblici recenti, intanto, uno storico direttore degli scavi ha perorato la sottrazione del Parco al Ministero, per creare un'entità privata di gestione,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo possa spiegare perché il personale statale sia stato di nuovo estromesso dalla gestione degli ingressi alla cripta di Epifanio e non colga, nel suddetto episodio e in certi comportamenti ambigui della Regione Molise, indizi di un disegno di ampio respiro teso ad esautorarlo o ridurne sensibilmente il ruolo nella gestione del complesso monumentale di San Vincenzo al Volturno, dove la cripta suddetta costituisce una enclave privata ben difficilmente giustificabile;
perché abbia consentito l'illogica e intempestiva nascita di un parco con autonomia speciale dalle "ceneri" dell'area archeologica di Sepino (Campobasso), fin qui gestita dalla Soprintendenza, con l'aggravio di spesa che ciò comporta, mentre nella stessa regione uno dei più straordinari siti archeologici medievali d'Italia, San Vincenzo al Volturno, appunto, è così penalizzato dall'assenza di personale da aprire al pubblico solo un giorno a settimana e per sole sei ore.
(3-02672)
CASTELLONE, RUSSO, DE LUCIA, MONTEVECCHI, VANIN, ENDRIZZI, MARINELLO, MAUTONE, PIRRO, PISANI Giuseppe, BINETTI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:
presso numerose università italiane è attiva la scuola di specializzazione in Medicina di comunità e cure primarie (decreto interministeriale 4 febbraio 2015), per la formazione di medici specialisti, i cui specifici ambiti di competenza professionale sono la medicina generale, le cure primarie, le cure palliative territoriali (decreto del Ministro della salute 11 agosto 2020), nonché la gestione e direzione dei servizi territoriali, quali distretti, servizi o unità di cure primarie e di medicina di comunità, case della salute, strutture residenziali intermedie non ospedaliere;
lo specialista in medicina di comunità acquisisce anche specifiche competenze ed esperienze negli interventi di: promozione della salute e prevenzione con approccio comunitario; presa in carico delle persone con patologie croniche o inabilitanti in tutte le fasi della malattia comprese le terminali; reinserimento comunitario delle persone con disabilità; organizzazione, programmazione e valutazione dei servizi sanitari territoriali e dei percorsi assistenziali ospedalieri-territoriali;
il decreto ministeriale 3 luglio 1996 già indicava come scopo della scuola di specializzazione in Medicina di comunità la formazione di specialisti nel settore professionale della medicina di famiglia e di comunità, idonei a ricoprire incarichi dirigenziali nell'ambito dell'assistenza sanitaria primaria;
la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, all'art. 28, commi 3 e 5, riconosce i requisiti minimi posseduti dalla scuola di specializzazione in Medicina di comunità e delle cure primarie;
considerato che:
il Servizio sanitario nazionale sta affrontando una situazione di grave carenza di personale medico, sia nell'ambito del settore specialistico, che nell'ambito della medicina generale e delle cure primarie, emersa in maniera tangibile, e con gravi danni per la salute pubblica, nel corso della pandemia da SARS-COV-2, quale risultato dell'errata programmazione dei posti nelle scuole di specializzazione, dei tagli trasversali, nonché delle evidenti inefficienze del modello di formazione specifica di riferimento per i medici di medicina generale;
l'emergenza pandemica ha, invece, evidenziato l'importanza di un approccio di comunità (socio-sanitario), nonché della tempestiva presa in carico nel territorio dei pazienti COVID-19 attraverso la rete di servizi, secondo un modello biopsicosociale basato sull'interdisciplinarietà e sulla personalizzazione del piano assistenziale (PAI);
il PNRR prevede l'investimento di ingenti risorse al fine di potenziare le cure primarie (case di comunità) e le cure intermedie (ospedali di comunità),
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda incrementare il numero di contratti di formazione destinati alle scuole di specializzazione in Medicina di comunità e cure primarie, da mettere a concorso per il corrente anno accademico;
se intenda sollecitare il Governo al fine di estendere l'esercizio della medicina generale agli specialisti in medicina di comunità e cure primarie nell'ambito della dirigenza medica, così come già attuato per l'organizzazione dei servizi sanitari di base (decreto ministeriale 23 marzo 2018) e per le cure palliative territoriali;
se si intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per monitorare il grado di valorizzazione dei medici specializzati in medicina di comunità e cure primarie all'interno del Servizio sanitario nazionale, nell'ottica di garantire il raggiungimento degli obiettivi di salute della popolazione indicati dal PNRR, nonché di rendere pienamente operativo il piano nazionale della cronicità.
(3-02673)
BERGESIO, VALLARDI, RUFA, SBRANA, ZULIANI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
secondo le stime, è di oltre 100 miliardi di euro il valore del falso made in Italy agroalimentare nel mondo; soltanto nel corso dell'ultimo decennio l'aumento del falso è stato del 70 per cento, per l'intensificarsi dell'Italian sounding, fenomeno che, attraverso l'utilizzo improprio di parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette, permette di evocare l'origine italiana di alimenti che sono privi di qualunque legame con il nostro territorio;
la richiesta avanzata dalla Croazia di avvio della procedura per il riconoscimento a livello europeo della menzione "Prosek", da abbinare alla denominazione di un vino bianco locale, si prefigura come l'ennesimo tentativo di plagio dei prodotti italiani, che andrebbe ad unirsi ai tanti messi in atto a livello internazionale, un esempio è l'utilizzo del nome "Parmesan", che rievocano in maniera ingannevole le origini italiane di questi prodotti;
il Prosek sarebbe infatti la traduzione in lingua croata del Prosecco, quest'ultimo conosciuto in tutto il mondo quale prodotto di eccellenza dell'enogastronomia italiana, e le cui colline di origine, tra Conegliano e Valdobbiadene in Veneto, dal mese di luglio 2019 sono riconosciute patrimonio dell'umanità dell'UNESCO;
il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, sull'organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, stabilisce che le denominazioni di origine, anche dei vini, devono essere protette da ogni tentativo di abuso, imitazione o evocazione, che può avvenire anche attraverso la semplice traduzione linguistica;
è inaccettabile che l'Europa possa dar corso ad una simile procedura, che evidentemente appare come un tentativo di imitazione del Prosecco italiano, peraltro già provato dalla Croazia e rifiutato dalla stessa UE nel 2013, rischiando di indebolire la sua stessa posizione nei rapporti internazionali e nei negoziati per gli accordi di scambio, dove occorre proteggere la denominazione Prosecco nei Paesi in cui tale protezione è assente, come in Argentina e in Australia;
il Prosecco è un'eccellenza del made in Italy agroalimentare; nel 2020 le esportazioni hanno raggiunto il valore di oltre un miliardo di euro, con un terzo delle bottiglie nella sola Gran Bretagna. Nel primo trimestre del 2021, l'aumento complessivo delle esportazioni è stato di un ulteriore 8 per cento,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente sollecitare un confronto nelle opportune sedi europee al fine di mettere in atto ogni iniziativa volta a garantire la protezione della denominazione "Prosecco", ed in generale delle denominazioni DOP e IGP, di fronte al dilagare del fenomeno dell'Italian sounding.
(3-02674)
PARENTE, FARAONE - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:
la pandemia da COVID-19 ha evidenziato la profonda valenza strategica del settore socio-sanitario, nonché la lungimiranza di ogni investimento progettato ed effettuato in tale comparto;
la formazione dei giovani medici, a tal proposito, acquisisce un rilievo preponderante per lo sviluppo del nostro Paese nei prossimi anni: alla luce della direzione assunta dal PNRR, gli investimenti in strutture, tecnologie e distribuzione, infatti, dovranno essere necessariamente accompagnati anche dalla valorizzazione delle risorse umane e, nello specifico, da interventi a favore della preparazione del personale;
una questione di stretta attualità riguarda proprio l'aumento dei posti disponibili per le specializzazioni mediche: nel corso degli anni, infatti, è frequentemente mancata la convergenza tra i posti disponibili per i vincitori dei test di ingresso, e le disponibilità delle borse di specializzazione, con i primi in quantità maggiore delle seconde,
si chiede di sapere:
quali siano gli orientamenti che il Ministro in indirizzo intenda esprimere in merito alla questione evidenziata;
se non ritenga opportuno abbattere l'imbuto formativo dei giovani medici nell'accesso alle specializzazioni, anche allargando le "reti formative";
se non ritenga altresì necessario modificare le modalità di accesso e di permanenza presso le scuole di specializzazione, al fine di rendere maggiormente convergenti le aspirazioni e i desideri di specializzazione dei giovani medici con le borse effettivamente disponibili e alle quali hanno accesso.
(3-02675)
VERDUCCI, MALPEZZI, RAMPI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:
il fondamento del diritto allo studio universitario si rinviene negli articoli 3 e 34 della Costituzione e, a seguito della riforma del titolo V della parte II della Costituzione, operata con la legge costituzionale n. 3 del 2001, la potestà legislativa in materia di diritto allo studio universitario spetta alle Regioni, mentre spetta allo Stato la competenza legislativa esclusiva relativa alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (art. 117, secondo comma, lett. m), della Costituzione);
in tale contesto, l'articolo 5 della legge n. 240 del 2010 ha conferito al Governo la delega per la revisione, in attuazione del titolo V della Costituzione, della normativa di principio in materia di diritto allo studio, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l'accesso all'istruzione superiore, e per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) erogate dalle università statali;
in attuazione della delega, è stato emanato il decreto legislativo n. 68 del 2012, le cui disposizioni hanno avuto efficacia a decorrere dall'anno accademico 2012/2013 e riguardano gli studenti iscritti ai corsi svolti dalle università, dalle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) e dalle scuole superiori per mediatori linguistici abilitate a rilasciare titoli equipollenti ai diplomi di laurea conseguiti presso le università;
ai sensi dell'articolo 7, le borse di studio rientrano nell'ambito dei LEP da assicurare in modo uniforme sul territorio nazionale, il cui importo è definito tenendo in considerazione le differenziazioni territoriali correlate ai costi di mantenimento agli studi universitari. L'importo standard della borsa andrebbe pertanto quantificato sulla base dei costi che occorre effettivamente sostenere per il mantenimento degli studi universitari; i costi devono riguardare le spese per il materiale didattico, per il trasporto, per la ristorazione, per l'alloggio, nonché per la frequenza ad eventi culturali. L'articolo 8, inoltre, stabilisce che siano definiti i requisiti di eleggibilità per l'accesso alle borse di studio con riferimento a criteri relativi al merito e alla condizione economica degli studenti;
l'importo della borsa di studio, i criteri e le modalità di riparto del fondo integrativo statale di cui all'articolo 7 e i requisiti di eleggibilità per l'accesso alle borse di studio di cui all'articolo 8 sono determinati con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sentito il consiglio nazionale degli studenti universitari, che avrebbe dovuto essere adottato entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, che tuttavia, ad oggi, non risulta ancora emanato;
il decreto legislativo n. 68 del 2012 ha peraltro previsto una disciplina transitoria in attesa della definizione dei LEP, che come noto si è protratta sino ad oggi. Nello specifico, ai sensi dell'articolo 18, nelle more della completa definizione dei LEP e di quanto previsto dal decreto legislativo n. 68 di attuazione del federalismo fiscale, si prevede che al fabbisogno finanziario necessario per garantire gli strumenti ed i servizi per il pieno successo formativo a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, che presentino i requisiti di eleggibilità, si provvede attraverso: il fondo integrativo statale (FIS) per la concessione delle borse di studio, il gettito derivante dalla tassa regionale per il diritto allo studio e le risorse proprie delle Regioni (ulteriori rispetto alla richiamata tassa regionale), che devono essere almeno pari al 40 per cento dell'assegnazione relativa al FIS;
considerato che:
mentre la disciplina assimila l'erogazione delle borse ad una prestazione sociale in ordine alla quale allo Stato spetta la definizione del livello delle prestazioni che deve essere garantito su tutto il territorio, l'articolo 7, comma 1, secondo periodo, specifica che la concessione delle borse di studio è assicurata "nei limiti delle risorse disponibili", ammettendo implicitamente la possibilità che la prestazione sociale, che dovrebbe essere garantita a tutti gli aventi diritto, rischi di non poter essere assicurata qualora le risorse finanziarie non siano sufficienti;
tale vincolo ha determinato un rovesciamento della ratio sottesa alla disciplina sui LEP, per la quale le risorse finanziarie dovrebbero essere determinate in precedenza alla definizione dei fabbisogni effettivi della popolazione studentesca;
la Corte costituzionale, nella sentenza n. 275 del 2016, ha dichiarato l'incostituzionalità di talune disposizioni normative della legge della Regione Abruzzo n. 78 del 1978, recante interventi per l'attuazione del diritto allo studio, nella parte in cui subordinava il soddisfacimento del diritto allo studio degli studenti disabili ai "limiti delle disponibilità finanziarie", chiarendo altresì che è "la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l'equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione";
considerato inoltre che:
dai dati OCSE (2020), i relativi Paesi investono mediamente nell'istruzione il 4,9 per cento del PIL, di cui circa l'1,5 per cento in quella terziaria, mentre l'Italia si attesta al di sotto di tale livello, laddove la spesa complessiva è pari al 3,9 per cento, di cui solo lo 0,9 per cento è destinato all'istruzione terziaria;
sebbene il FIS sia passato dai 160 milioni di euro del 2012 ai 307 milioni del 2021, nel sistema nazionale è tuttora presente la figura degli studenti "idonei non beneficiari", ovvero di coloro che pur avendo, ai sensi della disciplina vigente, titolo alla borsa di studio, non ne possono usufruire in ragione dell'insufficienza complessiva delle risorse stanziate;
gli "idonei non beneficiari" sono stati ridotti negli ultimi anni (oltre che per l'aumento del FIS) anche in virtù degli effetti della riforma del calcolo ISEE, ovvero dalla natura degli importi fissati annualmente dal Ministero dell'università e della ricerca da ritenersi irragionevolmente contenuti (secondo il decreto ministeriale n. 65 del 2020 il livello ISEE deve essere inferiore a 23.626,32 euro e quello ISPE deve essere inferiore a 51.361,58 euro), determinando perciò una sostanziale invarianza della platea complessiva degli aventi diritto;
su tali questioni, la Commissione 7ª del Senato della Repubblica ha svolto e concluso un'indagine conoscitiva sulla condizione studentesca nelle università e il precariato nella ricerca universitaria,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente adottare, anche in virtù delle difficoltà sociali ed economiche a seguito della pandemia da COVID-19, del decreto ministeriale connesso alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, di cui, in particolare, agli articoli 7, 8 e 18 del decreto legislativo n. 68 del 2012;
quali iniziative intenda assumere al fine di riformare la disciplina, per dare piena e concreta attuazione al dettato costituzionale (articolo 34, terzo comma) che riconosce a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
(3-02676)
DE BONIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
non è la prima volta che l'interrogante si occupa, attraverso atti di sindacato ispettivo e non solo, di navi estere che trasportano grano duro o tenero (prevalentemente canadese, al glifosato e in pessime condizioni igieniche) e lo scaricano nei porti italiani, in particolare in quello di Bari;
oggi sta approdando in Italia una nave carica di grano, non si sa se duro o tenero, respinta in Algeria. Al suo interno sono stati trovati insetti e un odore sgradevole. Si tratta di una bulk carrier, la "Sumatra", IMO 9753260, battente bandiera portoghese, carica di grano canadese, destinata originariamente all'Algeria, che si sta dirigendo verso Ravenna, attraverso l'agente Spedra-Ravenna, dopo un respingimento del carico dalle autorità algerine presso il porto di Annaba per motivi sanitari;
la nave, partita dal Canada il 5 marzo 2021, dopo circa 45 giorni di navigazione era arrivata presso il porto algerino e lì si era fermata sino al 24 maggio in attesa di controlli e verifiche sulla qualità del carico. Una volta appurato lo stato di grave alterazione del grano, è stata respinta e fermata, probabilmente alla ricerca di una nuova destinazione dove scaricare il carico deteriorato. Quindi, dopo un mese circa, ha ripreso il mare il 30 giugno e dopo un breve rifornimento presso il sito di Sarroch in Sardegna, si è diretta rapidamente con il suo carico presso il porto di Ravenna, con arrivo previsto per giorno 7 luglio 2021, alle ore 14;
secondo una dichiarazione dell'ufficio di presidenza del porto di Annaba, il volume della spedizione è di 33.000 tonnellate, originaria del Canada. La spedizione è stata respinta, in quanto non conforme agli standard concordati con il fornitore "Richardson". L'ufficio ha anche effettuato le procedure di sequestro sulla nave che lo trasportava. Secondo la stessa dichiarazione, gli agenti di controllo dell'ufficio, l'Ispettorato del commercio e l'Istituto nazionale per la protezione delle piante hanno notato che il carico non era conforme agli standard concordati;
dunque presso un porto italiano sta arrivando una nave fortemente sospettata di trasportare un carico di grano deteriorato;
stando a una notizia dell'agenzia "Reuters" del 16 giugno 2021, le navi respinte dalle autorità algerine sarebbero due; una contenente 27.000 tonnellate di frumento tenero francese, respinta perché conteneva due animali morti, l'altra contenente 33.000 tonnellate di frumento canadese, respinta perché non soddisfaceva "gli standard concordati" (quest'ultima è quella che si sospetta essere la "Sumatra");
considerato che:
in passato si è assistito a manifestazioni sindacali ed alla presenza di politici e di associazioni di consumatori presso i porti italiani che chiedevano controlli in occasione di carichi di grano regolari, poi risoltisi in un buco nell'acqua. Ora ne sta arrivando uno fortemente sospettato di essere irregolare, e ci sono tutti gli elementi ed il tempo per intervenire e verificare la bontà del carico della nave Sumatra;
anche nell'eventualità che il grano fosse destinato all'alimentazione zootecnica, come sicuramente i difensori in "servizio permanente effettivo" dell'agroindustria italiana prontamente asseriranno, non è detto che abbia i requisiti di salubrità per utilizzarlo come mangime. Se il carico era già giudicato deteriorato a maggio, a causa delle condizioni di trasporto deficitarie, difficilmente dopo un mese e mezzo di ulteriore stivaggio potrà risultare migliorato;
tenuto conto che i cerealicoltori della Puglia, attraverso 23 associazioni e 11 sindaci, hanno finanche scritto al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Repubblica, chiedendo che il Governo prenda finalmente coscienza del problema della speculazione dei grani esteri che continuano ad essere importati e, quindi, a falcidiare il prezzo di quelli italiani;
rilevato che la Commissione unica nazionale sul grano tarda a partire; essa costituirebbe un osservatorio stabile sui prezzi e sulla qualità tossicologica e contribuirebbe ad introdurre criteri di trasparenza in un mercato che, a furia di sbarchi continui dall'estero, non trova stabilità,
si chiede di sapere:
per quale motivo la nave si stia dirigendo verso l'Italia dopo che è stata respinta dall'Algeria e chi siano i destinatari del carico a Ravenna;
quale tipo di grano contenga il carico (duro o tenero);
quali siano le autorità preposte al controllo del carico e se il Ministro in indirizzo non ritenga che siano necessari ulteriori controlli sulla nave, che è appena approdata in Italia, al fine di respingere il carico di grano avariato, a maggior ragione se viene respinto, come in questo caso, da Paesi teoricamente meno attenti dell'Italia alla salubrità del cibo.
(3-02677)
DE CARLO, CIRIANI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
le recenti aperture della Presidenza del Consiglio UE, relative alla pratica di dealcolazione parziale e totale dei vini inserita nella riforma della politica agricola comune (PAC), all'introduzione dell'etichettatura calorica e l'alert sulla salute che equipara la nocività del vino a quella del consumo di sigarette rischiano di mettere in serio pericolo le produzioni agroalimentari italiane;
tali elementi, insieme al riconoscimento del "Prosek" croato ai danni del Prosecco italiano rappresentano temi di assoluta priorità per la difesa del made in Italy e di contrasto ad un Italian sounding che rischia di andare oltre il miliardo di euro di fatturato annuale che già incide negativamente sull'export italiano. Tali tematiche vanno a sommarsi ad altri temi di primaria rilevanza come l'introduzione della carne sintetica, del "Nutriscore" e delle ripercussioni di impatto che avrà la strategia europea "Farm to fork" avrà sul tessuto produttivo agricolo italiano;
nel 2019, in sede di discussione in plenaria per la riforma della PAC, veniva stralciato l'emendamento n. 165 alla proposta di modifica del regolamento (UE) 1308/13, con il quale si chiedeva introdurre l'obbligo di indicare con la denominazione di "carne" un prodotto che fosse di esclusiva derivazione animale e questo comporterebbe, nel silenzio normativo, la possibilità di commercializzare prodotti di derivazione sintetica o vegetale con la denominazione di "carne", indipendentemente dalla loro origine sintetica o vegetale e tale pericolo sembra essere sempre più una realtà. Non si può trascurare inoltre l'acceso dibattito di cui l'Italia è protagonista sull'introduzione del Nutriscore a semaforo;
ciò che preoccupa considerevolmente sono i possibili sviluppi della PAC che dal 2023 al 2027 disciplinerà pagamenti diretti, misure di mercato e sviluppo rurale;
la PAC presenta diversi aspetti rischiosi per l'agricoltura italiana, soprattutto da un punto di vista finanziario;
il negoziato si sta sviluppando nel quadro delle decisioni assunte nel 2020 in merito al bilancio finanziario pluriennale 2021-2027 della UE, che ha previsto un peggioramento della dotazione di risorse per l'agricoltura italiana ed europea: a livello UE entro 7 anni si ridurranno in termini reali del 10 per cento le risorse assegnate alla PAC per tutti i Paesi della UE a 27 e ben del 15 per cento di quelle assegnate all'Italia. Su 34 miliardi di euro di dotazione finanziaria prevista per la PAC, all'Italia spetteranno 6 miliardi in meno;
la futura PAC prevede maggiore ambizione ambientale e quindi anche maggiori impegni da parte delle imprese agricole, vale a dire che si sta chiedendo agli agricoltori di fare di più ma con meno incentivi;
i trasferimenti agli agricoltori varranno in termini reali in Italia il 15 per cento meno del periodo di programmazione appena terminato, con una perdita concentrata nei pagamenti diretti che dovrebbero essere la garanzia di liquidità per le imprese;
a tale riguardo è evidente che le sfide poste all'agricoltura europea da questa riforma per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi in materia ambientale dovranno necessariamente essere accompagnate da adeguate risorse, magari non necessariamente rinvenienti dal capitolo relativo alla PAC;
il tema ambientale va ad inserirsi inoltre nel nuovo quadro della cross compliance, vale a dire di quell'insieme di norme in materia di ambiente, sanità e salute, benessere animale eccetera, che costituirà la base degli impegni che gli agricoltori dovranno rispettare per accedere a vari incentivi della PAC;
con la riforma sarà prevista una condizionalità "rafforzata": agli impegni sinora previsti si sommeranno anche quelli che attualmente consentono di accedere ai pagamenti di "inverdimento" e che invece dal 2023 saranno dei requisiti obbligatori per accedere agli incentivi. Inoltre, il 25 per cento dell'enveloppe nazionale dei pagamenti diretti dovrà essere destinato per gli ecoschemi, vale a dire misure volontarie per gli agricoltori, ma che, se non utilizzate, porteranno ad una perdita dell'ammontare non speso;
sempre in tema ambientale, è stato deciso che almeno il 35 per cento delle risorse per lo sviluppo rurale deve essere destinato a misure a favore del clima e dell'ambiente;
la riforma introduce anche la convergenza interna dei pagamenti diretti che deve raggiungere l'85 per cento entro il 2026, cui si aggiungono altre misure come il pagamento redistributivo pari al 10 per cento dei pagamenti diretti, ed il capping, sebbene volontario per lo Stato, a 100.000 euro. A questi obblighi si aggiunge il 3 per cento destinato ai giovani agricoltori ed un ulteriore 3 per cento, volontario ma richiesto dell'Italia in sede di negoziato, da destinare a strumenti di gestione del rischio,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo abbia effettuato una valutazione di impatto economico delle misure previste dalla riforma, in particolare sulle perdite previste per il settore primario nazionale e se sia in grado di confermare le preoccupazioni espresse relativamente all'incidenza che avrà la politica agricola comunitaria sulle imprese e sulla loro competitività e sopravvivenza nel lungo periodo;
se abbia iniziato a definire, sulla base del "compromesso di Lussemburgo", le scelte nazionali in merito alle misure del primo pilastro sopra elencate e se non ritenga opportuno condividere tali documenti e strategie con il Parlamento italiano.
(3-02678)
BERNINI, MALAN, CALIGIURI, GALLONE, MANGIALAVORI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
nelle ultime settimane si è assistito ad un crollo del prezzo dei cereali di provenienza estera, che sta causando anche il crollo del mercato italiano;
la Commissione unica nazionale sul grano dovrebbe costituire un osservatorio stabile sui prezzi, contribuendo a criteri di maggiore trasparenza;
esiste però un'evidente sperequazione tra territori, filiere e sedi delle commissioni uniche nazionali, che richiederebbe una maggiore presenza del Meridione, in quanto rappresenta un importante apporto alla produzione nazionale;
il tema della concorrenza sleale sul grano attiene anche alle questioni sanitarie legate all'importazione, al trasporto e all'immagazzinamento dei grani di provenienza estera, il cui controllo deve tutelare maggiormente la sicurezza dei consumatori italiani;
il prezzo più alto del grano italiano è conseguente anche a procedure e oneri ulteriori che gravano sui produttori italiani, in quanto soggetti a maggiori protocolli di sicurezza e di controllo per la gestione dell'intero ciclo produttivo e di immissione sul mercato;
allo stesso modo, anche coloro che producono altri prodotti alimentari italiani sono soggetti a procedure di produzione e cessione sul mercato che comportano oneri ulteriori rispetto ai prodotti di provenienza estera, proprio a tutela della qualità di ciò che va sulle tavole dei consumatori,
si chiede di sapere:
che cosa intenda fare il Ministro in indirizzo per tutelare il reddito dei produttori agricoli italiani, che garantiscono la sicurezza alimentare del grano italiano e degli altri prodotti alimentari, ma sono soggetti a maggiori oneri di produzione rispetto a quelli di provenienza estera;
considerata la stagione di siccità nella quale ci si trova e le diverse calamità naturali verificatesi soprattutto nel Sud Italia, quali misure straordinarie siano previste per ristorare gli agricoltori che subiscono perdite molto rilevanti e in che modo si possa al contempo intervenire sulla questione delle assicurazioni agricole;
a che punto sia la creazione di un marchio che certifichi e valorizzi l'italianità al 100 per cento di un prodotto alimentare.
(3-02679)
ANASTASI, SANTILLO - Ai Ministri della transizione ecologica e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il "decreto rilancio" (decreto-legge n. 34 del 2020), nell'ambito delle misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, ha introdotto, all'articolo 119, una detrazione pari al 110 per cento delle spese relative a specifici interventi di efficienza energetica e di misure antisismiche sugli edifici, anche per la realizzazione di sistemi di monitoraggio strutturale continuo a fini antisismici. La detrazione è ripartita dagli aventi diritto in 5 quote annuali di pari importo e in 4 quote annuali di pari importo per la parte di spesa sostenuta nel 2022;
la legge n. 178 del 2020 (legge di bilancio per il 2021) ha prorogato il superbonus al 30 giugno 2022 e, per determinate fattispecie, al 31 dicembre 2022 o al 30 giugno 2023, introducendo ulteriori rilevanti modifiche alla disciplina che regola l'agevolazione. In particolare, è stato previsto che la detrazione può essere chiesta per le spese documentate e rimaste a carico del contribuente sostenute dal 1° luglio 2020 fino al 30 giugno 2022 (nuovo termine introdotto dal comma 66 dell'art. 1) per interventi effettuati sulle parti comuni di edifici condominiali su unità immobiliari funzionalmente indipendenti e con uno o più accessi autonomi dall'esterno, site all'interno di edifici plurifamiliari, nonché sulle singole unità immobiliari (fino ad un massimo di due). Il medesimo comma 66 chiarisce che un'unità immobiliare può ritenersi funzionalmente indipendente, qualora sia dotata di almeno tre delle seguenti installazioni o manufatti di proprietà esclusiva: impianti per l'approvvigionamento idrico; impianti per il gas; impianti per l'energia elettrica; impianti di climatizzazione invernale;
altra importante novità, introdotta dall'articolo 121 del citato decreto rilancio, è la possibilità generalizzata, per le spese sostenute negli anni dal 2020 al 2022 (ai sensi del nuovo termine introdotto dal comma 67 dell'art. 1 della legge di bilancio 2021), di optare, in luogo della fruizione diretta della detrazione, per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi (cosiddetto sconto in fattura) o, in alternativa, per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante, in deroga alle ordinarie disposizioni previste in tema di cedibilità dei relativi crediti;
successivamente alla conversione in legge del decreto rilancio, sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti del Ministro dello sviluppo economico recanti i requisiti tecnici e delle asseverazioni per l'accesso alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, anche in merito alla detrazione al 110 per cento delle spese relative a specifici interventi di efficienza energetica e di misure antisismiche sugli edifici, cosiddetto superbonus;
l'articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 59 del 2021, recante "Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti", proroga di sei mesi (al 30 giugno 2023) il termine per avvalersi della misura per gli istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati, nonché per gli enti aventi le stesse finalità sociali. La norma prevede inoltre che per gli interventi effettuati dai condomini la detrazione del 110 per cento spetta anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022 indipendentemente dallo stato di avanzamento dei lavori;
da ultimo, il decreto-legge n. 77 del 2021, all'esame della Camera dei deputati, all'articolo 33, apporta modifiche al suddetto articolo 119, prevedendo, in particolare, che gli interventi ammissibili al superbonus, ad esclusione degli interventi realizzati mediante demolizione e ricostruzione, costituiscono manutenzioni straordinarie e possono essere realizzati con una comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA). Ai fini della presentazione della CILA non è richiesta l'attestazione dello stato legittimo. Prevede, inoltre, una modifica al comma 4 dell'articolo 119, introducendo la possibilità di accedere alla detrazione del 110 per cento per gli interventi finalizzati all'eliminazione delle barriere architettoniche realizzati congiuntamente a quelli antisismici;
considerato che:
il superbonus 110 per cento rappresenta dunque una grande opportunità per incrementare il processo di decarbonizzazione delle città, sostenere il settore edile, creare nuova occupazione, accrescere il valore del patrimonio immobiliare e, in generale, sostenere la ripresa dell'economia, consentendo di monetizzare sin da subito il beneficio fiscale altrimenti utilizzabile in un prolungato arco temporale e garantendo maggiore liquidità immediata a famiglie e imprese;
l'articolo 1, comma 74, della legge di bilancio per il 2021 dispone che: "l'efficacia delle proroghe di cui ai commi da 66 a 72 resta subordinata alla definitiva approvazione da parte del Consiglio dell'Unione europea". Tale previsione ha destato preoccupazione per il settore delle costruzioni che è rimasto per mesi in trepida attesa delle conferme dell'Europa relativamente alle misure previste dalla legge n. 178 del 2020;
la proroga contenuta nella legge di bilancio per il 2021 risulterebbe essere subordinata all'approvazione del piano nazionale di ripresa e resilienza e, a tale ultimo riguardo, la valutazione positiva della Commissione UE del PNRR italiano, recentemente resa, fa ben sperare in un chiarimento definitivo che possa dare certezze agli operatori e sbloccare gli investimenti, nonché la creazione di posti di lavoro,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano chiarire le tempistiche relative alla definitiva approvazione da parte dell'Unione europea delle misure recanti le proroghe in materia di superbonus, tenuto conto della rilevanza di tale meccanismo ai fini della crescita economica del Paese e del sistema produttivo legato al comparto dell'edilizia.
(3-02680)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
ALFIERI, BITI, COLLINA, CIRINNA', D'ARIENZO, ROJC, COMINCINI, D'ALFONSO, FEDELI, FERRAZZI, IORI, MARCUCCI, MARILOTTI, PINOTTI, PITTELLA, ROSSOMANDO, STEFANO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
il 1° luglio 2021, l'organizzazione non governativa tedesca "Sea Watch" ha diffuso un video che mostra una motovedetta della guardia costiera libica mentre spara verso una barca con a bordo 63 migranti, cercando anche di speronarla. Il video è stato effettuato da "Seabird", il mezzo aereo di Sea Watch utilizzato per pattugliare il Mediterraneo centrale, ed è stato girato il 30 giugno nella zona SAR di competenza di Malta, dove però le autorità maltesi intervengono raramente;
nel video, diffuso da tutti i principali canali di comunicazione, si sentono chiaramente le persone a bordo di Seabird chiedere alla motovedetta "Ras Jadir", una delle quattro donate dall'Italia alle autorità libiche, di fermare l'attacco: oltre agli spari verso l'imbarcazione, si vedono dei tentativi di speronamento e si sente parlare di un lancio di bastoni e di alcune corde nel tentativo di imbrigliare il motore. Nel video si sentono, inoltre, le comunicazioni via radio con cui i membri della Sea Watch chiedono ai libici di fermarsi. Secondo quanto riferisce l'organizzazione non governativa tedesca, le 63 persone sono riuscite a fuggire dall'attacco e a trovare rifugio a Lampedusa;
Peter Strano, portavoce dell'Esecutivo comunitario, ha dichiarato in una nota che: "La Commissione europea chiederà spiegazioni alle autorità libiche in merito al video della ONG Sea Watch in cui si vede che una nave della Guardia costiera libica tenta di speronare un barcone con migranti a bordo". Nella nota Strano prosegue dicendo che Bruxelles approfondirà i fatti e "chiederà spiegazioni ai nostri partners libici";
lo Stato maggiore della Marina libica ha dichiarato di aver aperto un'inchiesta interna e di "aver esaminato quanto pubblicato sui media e sui social network internazionali, che mostrano una motovedetta della Guardia costiera che insegue un barcone con a bordo migranti mettendo in pericolo le loro vite, così come quelle dei membri dell'equipaggio della motovedetta stessa, in quanto non sono state eseguite le misure di sicurezza e sono stati utilizzati anche dei colpi di avvertimento. Tale azione - sottolinea la nota ufficiale - mostra la mancanza di un giusto comportamento in un tale episodio, se si rivelasse vero dopo la verifica";
si legge inoltre che: "In ogni caso, la Guardia costiera condanna qualsiasi comportamento in contrasto con le leggi locali e internazionali, e conferma che tutte le misure legali saranno prese contro qualsiasi violazione in conformità con la legislazione e leggi in vigore. Infine, confermiamo la nostra volontà nel proseguire lo svolgimento dei nostri compiti e doveri, salvare vite in mare e proteggere le coste libiche, secondo le leggi e i regolamenti umanitari riconosciuti a livello locale e internazionale";
considerando che:
la donazione delle motovedette da parte dello Stato italiano era volta all'assistenza della guardia costiera libica nel pattugliamento e nel presidio della propria zona SAR in mare e a fornire sostegno nell'attività di contrasto al traffico illegale di migranti in mare;
come lo stesso Ministro in indirizzo ha affermato in occasione della proroga dello scorso anno del memorandum d'intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica italiana del 2017: "Tripoli si impegna ad assistere i migranti salvati nelle loro acque e a vigilare sul pieno rispetto delle convenzioni internazionali, attribuendo loro protezione internazionale così come stabilito dalle Nazioni Unite",
si chiede di sapere:
se il Governo italiano non intenda assumere tutte le necessarie e urgenti iniziative al fine di chiedere al Governo libico di fare immediata chiarezza sui fatti accaduti e denunciati dalla Sea Watch;
se non ritenga altresì necessario e urgente richiedere con forza al Governo libico il rispetto rigoroso degli accordi presi relativamente all'utilizzo delle motovedette donate dall'Italia.
(3-02681)
BINETTI - Al Ministro del turismo. - Premesso che:
l'Associazione italiana alberghi per la gioventù (AIG), ente storico e patrimonio del Paese, è stata costituita con l'intervento, tra gli altri, dei rappresentanti del Ministero dell'interno, del commissario straordinario dell'Ente nazionale industrie turistiche, della direzione generale del turismo, del commissario nazionale gioventù italiana, con un apporto economico iniziale da parte dello Stato, come fondo di dotazione;
l'associazione è ente morale a seguito del decreto del Presidente della Repubblica 1° giugno 1948, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro degli affari esteri, nonché riconosciuto quale ente assistenziale a carattere nazionale con decreto del Ministro dell'interno del 6 novembre 1959, n. 10.18404/12000 40; infine, con il decreto-legge n. 97 del 1995 e poi riconosciuto definitivamente come ente culturale;
l'ente è incluso tra le "organizzazioni non governative" segnalate dall'ONU tra gli enti di sviluppo sociale e che l'Italia, anche grazie ad AIG, è da sempre Paese membro qualificato della International youth hostel federation (IYHF), di cui fanno parte oltre 80 nazioni;
l'associazione inoltre si è sempre occupata di agevolare la promozione della cultura italiana, dei siti paesaggistici, culturali e dei siti riconosciuti patrimonio dell'UNESCO, anche attraverso la rete della IYHF;
dal 1° luglio 2019 l'AIG si trova in procedura fallimentare (n. 492/2019), avviata dal tribunale fallimentare di Roma che, in data 26 giugno 2019, ha respinto la domanda di un'omologa di concordato in continuità avviata con ricorso ai sensi dell'articolo 161 della legge fallimentare, di cui al regio decreto n. 267 del 1942, depositata in data 30 giugno 2017, nonostante l'approvazione del piano da parte della maggioranza dei creditori, pronunciatisi a favore della solvibilità dell'ente, oltre che a favore della concreta possibilità di un suo pronto rilancio e sviluppo;
anche l'Agenzia delle entrate e l'INPS hanno espresso il proprio assenso all'omologazione del piano, anche in virtù dell'elevata patrimonializzazione dell'ente, dell'interesse sociale e della salvaguardia del livello occupazionale tenuto conto che il valore ex art. 79 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 del patrimonio immobiliare dell'ente ammonta a 21.941.662,36 euro e che la stessa associazione, anche recentemente, è stata oggetto di lasciti testamentari;
l'ente si è opposto alla procedura fallimentare, depositando il ricorso in Corte di cassazione e, ad oggi, in attesa della fissazione dell'udienza;
dopo 75 anni di ininterrotta e preziosa attività al servizio del turismo giovanile, scolastico e sociale, l'AIG rischia la definitiva chiusura e la procedura fallimentare sta determinando il graduale licenziamento del personale diretto e indiretto, oltre 200 persone, con relative famiglie;
la subitanea messa in vendita dell'ingente patrimonio immobiliare dell'ente e la dismissione del suo importante "brand" nazionale ed internazionale hanno determinato pesanti ricadute sull'intero indotto turistico;
in fase di conversione del decreto-legge "salva imprese", fu approvata all'unanimità nelle Commissioni riunite 10a e 11a del Senato della Repubblica, su conforme parere espresso dal Governo, una norma che introduceva misure urgenti a salvaguardia del valore e delle funzioni dell'ente e tale norma fu stralciata dal maxiemendamento con l'impegno assunto dal Governo a ripresentarla in successivo provvedimento;
con l'ordine del giorno 9/2305/99, la Camera dei deputati ha impegnato il Governo ad adottare le misure necessarie a salvaguardia delle attività sociali e assistenziali portate avanti dall'AIG;
il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo del precedente Governo, rispondendo agli atti di sindacato ispettivo presentati da tutti i Gruppi parlamentari, ha ricordato che nel corso della conversione in Senato del decreto-legge n. 101 del 2019, recante "disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali", fu approvato e poi stralciato l'emendamento 15.0.13 che prevedeva la soppressione dell'Associazione italiana alberghi per la gioventù e, conseguentemente, costituiva l'ente pubblico non economico denominato Ente italiano alberghi per la gioventù (EIG), sottoposto alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri, il quale sarebbe entrato a far parte degli enti di promozione economica con una nuova dotazione organica di 57 unità;
ha altresì ribadito che: "Il Governo, oggi come un anno fa, è disponibile a valutare positivamente un'analoga proposta normativa per affrontare e risolvere l'attuale situazione dell'Associazione italiana alberghi della gioventù e salvaguardare le attività e le funzioni che questa svolge"; tutte le forze politiche, sia alla Camera che al Senato, a più riprese, hanno presentato analogo emendamento che non ha tuttavia trovato spazio in conversione dei decreti emergenziali;
veniva prevista la nomina di un commissario straordinario per l'adeguamento statutario, per consentire il trasferimento dei beni e delle funzioni al nuovo ente, nonché per definire i rapporti pendenti in capo all'AIG;
la già difficile situazione in cui versava l'AIG è stata aggravata dalla pandemia da COVID-19 e si rende necessario un intervento urgente, al fine di non depauperare il patrimonio mobiliare e immobiliare dell'ente;
a causa della gravissima crisi economica che riguarderà l'Italia per il COVID-19 sarà necessario adottare misure e strumenti di sostegno al turismo e in particolare delle categorie più svantaggiate, tra cui rientrano quelle giovanili e quelli a basso reddito,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda intraprendere e quali siano state adottate a tutela del marchio storico e dei servizi di utilità sociali dell'ente;
se e come intenda intervenire a tutela del patrimonio immobiliare dell'ente;
se, anche a seguito delle reiterate sollecitazioni da parte del Parlamento (compreso un ordine del giorno accolto alla Camera), ritenga opportuno adoperarsi al fine di salvaguardare le funzioni di un ente (e i relativi posti di lavoro) la cui rete di strutture, la distribuzione e il radicamento in ogni regione italiana svolgono un prezioso ruolo sociale ed educativo, oltre ad essere opportunità di conoscenza del nostro Paese, a livello nazionale e internazionale, garantendone anche crescita e coesione sociale.
(3-02682)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
ANGRISANI, GRANATO, ABATE, CORRADO, CRUCIOLI, ORTIS, LEZZI, LANNUTTI, LA MURA, DI MICCO, MININNO, MORONESE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno. - Premesso che:
tra il 5 il 6 maggio 1998 un'alluvione, che generò vari movimenti franosi in alcune aree urbane campane, causò in alcuni comuni delle province di Salerno, Avellino e Caserta 161 vittime, di cui 137 nel comune di Sarno (Salerno);
la cosiddetta "alluvione di Sarno" rappresenta il primo disastro naturale, le cui responsabilità sono state attribuite ad organi istituzioni, statali e territoriali: la Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 888 del 2013, ha infatti condannato, in sede penale, il sindaco del comune e, in sede civile, per il risarcimento del danno, il Comune di Sarno, la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell'interno (prevedendo il pagamento di una provvisionale di 30.000 euro, oltre alle spese legali, in favore di ciascun familiare, rinviando poi al giudice civile la determinazione delle quantificazione complessiva dei danni);
per quanto concerne il pagamento delle provvisionali, il Comune di Sarno, per evitare il dissesto finanziario, ha fatto ricorso ad un'anticipazione di liquidità ai sensi dell'articolo 1, comma 13, del decreto-legge n. 35 del 2013, per un importo complessivo di 6.433.363,10 euro. Il Comune, quindi, ha già provveduto al pagamento delle richieste relative alla provvisionale ed alle spese accessorie, utilizzando l'intero importo dell'anticipazione di liquidità concessa e, per la parte ulteriore, propri fondi di cassa;
in sede civile, per quanto risulta agli interroganti, i giudizi avviati presso il Tribunale di Salerno, allo stato attuale, sono all'incirca 140 e le cause pendenti sono circa 80 (ad ottobre 2020). Le sentenze di primo grado sono 29, mentre le ordinanze esecutive sono circa 20. Le cifre richieste da ciascun familiare, per ogni vittima, vanno da un minimo di 100.000 euro per giungere fino ad un milione di euro circa, mentre le cifre liquidate, vanno da un minimo di 250.000 euro ad un massimo di 500.000 euro per ogni erede prossimo o da un minimo di 20.000 euro ad un massimo di 50.000 euro per eredi di grado diverso (oltre spese legali, interessi e rivalutazione dal 1998);
considerato che:
il decreto-legge n. 116 del 2013, ha stabilito disposizioni specifiche per evitare il dissesto finanziario dei comuni italiani causati da contenziosi connessi a sentenze esecutive relative a calamità o cedimenti, istituendo un fondo apposito presso il Ministero dell'interno (art. 4), e disposizioni specifiche concernenti le vittime dell'alluvione verificatasi il 5 maggio 1998 a Sarno (art. 5);
entrambe le norme richiamate possono essere ricondotte agevolmente alla medesima ratio, ovverosia la tutela del bilancio dei comuni, ivi compreso, nello specifico, il Comune di Sarno, attraverso la previsione dello stanziamento nel bilancio statale di somme volte ad evitare l'avvio delle procedure di dissesto degli enti locali a seguito del riconoscimento di debiti fuori bilancio (ai sensi dell'articolo 244 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali);
tuttavia, nonostante l'intento legislativo citato, l'attivazione continua delle azioni di regresso nei confronti del Comune di Sarno, da parte della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell'interno, all'esito dei giudizi di risarcimento civile, nei quali sono gli organi dello Stato a liquidare in prima battuta le somme stabilite in via giudiziale, sembra delineare un indirizzo ben differente rispetto alla salvaguardia degli equilibri finanziari comunali;
l'Avvocatura di Stato ha chiesto all'autorità giudiziaria la condanna del Comune di Sarno alla restituzione dei danni, determinata in primo grado nella misura del 25 - 33 per cento, e, a fronte di tale decisione, si è anche proposto appello al fine di far condannare l'amministrazione comunale al pagamento dell'intero risarcimento o, in alternativa, di metà (il 50 per cento) della quota stabilita; nonostante la decisione delle autorità giudiziarie sia stata indirizzata verso l'esclusione del comune dalle procedure di regresso, la medesima Avvocatura di Stato ha proposto ricorso presso la Corte di cassazione, palesando l'intenzione di non interessarsi minimamente dell'eventuale avvio della procedura di dissesto del Comune di Sarno (contribuendo con tale azione, tra l'altro, all'aggravamento dello status finanziario complessivo dell'ente, costretto ad un utilizzo non previsto di risorse liquide per la difesa in giudizio);
valutato che la prospettiva del dissesto finanziario per il Comune di Sarno, laddove si perpetrasse nel procedere con azioni di regresso da parte dello Stato nei confronti dell'ente locale, sembra apparire un'eventualità non escludibile, nel contesto descritto,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quale sia la loro valutazione al riguardo;
se siano state erogate, nei tempi e nei modi stabiliti, le somme stanziate in favore del Comune di Sarno per l'anno 2019 a valere sulle risorse del fondo, di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 116 del 2013, pari, a quanto si apprende dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 giugno 2020, a 2.474.213,22 euro;
se vi sia la volontà di aumentare le risorse del fondo di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 116 del 2013, prorogando al contempo la scadenza stabilita dalla medesima norma, prevista, attualmente, per il 2022;
se non si reputi indispensabile assumere ogni iniziativa utile, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare che le azioni di regresso da parte degli organi statali coinvolti nei giudizi civili per il risarcimento del danno determinino l'avvio del dissesto finanziario del Comune di Sarno, esito che appare molto probabile laddove vengano reiterate le istanze di regresso, senza poter attingere a fondi statali appositamente dedicati.
(4-05761)
AIMI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
da tempo la città di Modena vive una situazione davvero complicata sotto il profilo della sicurezza. Periodicamente la città balza agli onori delle cronache per violenti episodi di rissa, spaccio e criminalità comune. Di recente anche l'inviato Brumotti ha acceso i riflettori sul degrado di alcune zone particolarmente problematiche, documentando una intensa attività di spaccio, anche in aree centrali;
la zona della stazione, in particolare, risulta di difficile gestione per via dei frequentissimi fenomeni criminosi. Risulta all'interrogante, peraltro, che il presidio di "Strade Sicure" che qui stazionava e che aveva un forte potere deterrente, non sia più presente;
di conseguenza, i ritmi legati agli interventi da parte delle forze dell'ordine, sarebbero diventati insostenibili;
più volte l'interrogante, con numerosi atti di sindacato ispettivo, ha sollecitato provvedimenti tempestivi per il ripristino della sicurezza e della legalità a Modena, senza ottenere risposte esaustive,
si chiede di sapere:
se risulti al Ministro in indirizzo che il presidio di "Strade Sicure" non sia più presente a Modena, nell'area della stazione. In caso affermativo, per quale motivo;
quali urgenti iniziative si intendano adottare per il ripristino del presidio Strade Sicure e per il rafforzamento, più in generale delle misure di sicurezza nelle aree maggiormente problematiche della città di Modena.
(4-05762)
BARBONI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
la proliferazione senza limiti dei cinghiali e di tutta la fauna selvatica sta compromettendo l'equilibrio ambientale di vasti ecosistemi presenti sul nostro territorio;
la presenza incontrollata dei cinghiali, non solo nelle zone agricole ma anche nei centri abitati, mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini, provocando gravi problemi ambientali, di pubblica sicurezza e di ordine sanitario;
con legge 11 febbraio 1992, n. 157, e successive modifiche, sono state adottate le disposizioni per il contenimento della diffusione dei cinghiali, allo scopo di effettuare piani di prelievo selettivo senza limiti temporali;
il Ministero della salute ha pubblicato, il 2 aprile 2021, il piano si sorveglianza e prevenzione per la peste suina africana, con il quale si evidenzia la necessità di adottare misure per la gestione numerica della popolazione dei cinghiali, visto che hanno un ruolo fondamentale per la diffusione del virus. Il piano, per l'anno in corso, prevede anche la sorveglianza per la PSA ma non sono inclusi i cinghiali, per i quali è prevista quindi una sorveglianza passiva, aumentando il rischio della diffusione di malattie infettive batteriche sia all'uomo che all'intero patrimonio suinicolo italiano;
dai dati emersi nel piano, ogni anno in Italia vengono abbattuti dai 300.000 ai 500.000 cinghiali a fronte di una popolazione post riproduttiva che va da 800.000 ad un milione di ungulati, per i quali quindi si rende necessaria una riduzione sia numerica che spaziale;
con nota congiunta del 21 aprile 2021 i Ministeri della salute, delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica hanno trasmesso alle Regioni un documento di indirizzo tecnico sulla gestione degli ungulati e della peste suina africana, per supportare i singoli piani e consentire l'aggiornamento continuo dei dati;
con sentenza n. 21 del 17 febbraio 2021 la Corte costituzionale, riconoscendo l'aumento dei cinghiali e la riduzione del personale incaricato al controllo, si è pronunciata consentendo ai cosiddetti operatori volontari, quali agricoltori provvisti di tesserino di caccia, cacciatori abilitati, guardie venatorie e ambientali e guardie giurate, di prendere parte alle operazioni di riduzione del numero di animali selvatici, dopo appositi corsi di formazione e preparazione, organizzati dalle Regioni in accordo con l'ISPRA;
la presenza incontrollata dei cinghiali sul nostro territorio continua a provocare ingenti danni economici all'agricoltura, oltre al grosso rischio sanitario per la zootecnia locale, per la quale necessita la creazione di una filiera tracciata e trasparente,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce di una situazione sempre più allarmante e con i piani regionali di contenimento sinora insufficienti, non ritenga necessario intervenire per consentire l'adozione di ulteriori misure straordinarie di controllo e contenimento, garantendo così un giusto equilibrio tra la presenza di fauna selvatica, attività economica e sicurezza dei cittadini.
(4-05763)
RAMPI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico. - Premesso che l'azienda Giannetti ruote, attiva a Ceriano Laghetto (Monza e Brianza), ha annunciato, senza alcun preavviso, la chiusura delle attività e il licenziamento dei suoi 158 lavoratori, senza attivare alcuna forma di trattativa, senza nemmeno ipotizzare il ricorso agli ammortizzatori sociali, e a fronte di un'attività aziendale importante, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questa vicenda e come intendano attivarsi per intervenire e per attivare forme necessarie di conciliazione tra le parti.
(4-05764)
VATTUONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
la programmazione delle assunzioni del personale idoneo e vincitore di concorso nel Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sta subendo consistenti ritardi;
tale situazione, che sta determinando serie difficoltà, in particolare, al soccorso tecnico urgente, si somma alle perduranti gravi carenze di organico, soprattutto a fronte dei pensionamenti che hanno allontanato e allontaneranno centinaia di vigili del fuoco operativi nel quadriennio 2019-2022 (circa 700 unità di personale operativo nel 2021 ed oltre le 1.000 unità per il 2022):
il mancato completamento delle procedure di assunzione va ascritto, essenzialmente, a due ordini di fattori: difficoltà, a causa della pandemia, a svolgere i corsi di formazione indispensabili per l'assunzione del personale idoneo e vincitore di concorso: e il turnover 2020 (numero pensionamenti al 31 dicembre 2020) non è, ad oggi, ancora stato quantificato dal Ministero dell'interno con apposito decreto;
la graduatoria di merito in corso di validità del concorso pubblico per 250 vigili del fuoco sarà in prima scadenza (3 anni) nel mese di novembre 2021,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;
quali iniziative intenda assumere al fine di: utilizzare tutte le unità straordinarie programmate con i precedenti interventi normativi e legislativi, che per l'anno 2021 ammontano a ben 673 unità (effettive dal 1° ottobre 2021); quantificare in tempo utile i numeri relativi al turnover 2020; predisporre gli strumenti normativi necessari affinché venga disposta la proroga del termine di validità della graduatoria del concorso pubblico VVF 250 (decreto ministeriale n. 676 del 2016), che vedrà entro i primi mesi del 2022 la naturale scadenza dei 3 anni previsti per legge.
(4-05765)
LANNUTTI, ROMAGNOLI, ANGRISANI, LANZI - Ai Ministri della transizione ecologica, della salute e dello sviluppo economico. - Premesso che:
in Italia il limite massimo di esposizione al campo elettrico a radiofrequenza (CEMRF) è di 20 volt al metro (40 volt al metro per le onde centimetriche) per esposizioni brevi od occasionali, mentre è di 6 volt al metro il tetto di radiofrequenza (valore di attenzione) per il campo elettrico generato dalle radiofrequenze-microonde per esposizioni all'interno di edifici adibiti a permanenza non inferiore a 4 ore giornaliere (decreto ministeriale n. 381 del 1998 e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003);
il 24 marzo 2021 la IX Commissione permanente della Camera dei deputati ha espresso parere favorevole sulla proposta di adeguamento dei limiti di immissione elettromagnetica a quelli proposti a livello europeo di 61 volt al metro, che secondo i relatori assumerebbero come effetti avversi solo gli effetti termici, cioè il riscaldamento dei tessuti;
per le associazioni ambientaliste implementare nuovi tipi di radiofrequenze, come alcune di quelle utilizzate con il 5G, con un contemporaneo innalzamento dei limiti di protezione, è quanto meno inopportuno, considerando i pericoli emersi da studi sperimentali ed epidemiologici sulle frequenze già in uso. Pertanto il limite proposto di 61 volt al metro non terrebbe conto delle numerose evidenze scientifiche in laboratorio che hanno ormai dimostrato la presenza di effetti biologici non termici anche molto gravi, fino a forme tumorali, anche in presenza di livelli di esposizione inferiori;
inoltre, i livelli di riferimento di cui all'allegato III della raccomandazione del Consiglio 1999/519/CE di 61 volt al metro per gli effetti termici risultano 100 volte superiori a quelli italiani quando confrontati con i nostri valori di attenzione;
considerato inoltre che:
l'ex CEO di Vodafone, nonché attuale Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, un anno fa è stato promotore con la task force per l'emergenza, del "piano di iniziative per il rilancio 2020-2022", un documento di 121 pagine suddiviso in 6 capitoli per altrettante macroaree di intervento;
nel piano, Colao propone di "adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei, oggi circa 3 volte più alti e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio". Letti così, sembrerebbe che gli attuali limiti europei (quelli che tutelerebbero dai rischi) siano 3 volte più alti di quelli italiani. Quindi, si dovrebbe dedurre che 61 volt al metro sarebbero 3 volte 20 volt al metro. Vittorio Colao sarebbe caduto in un "singolare errore di calcolo", ha fatto notare qualche ambientalista, in quanto, il valore è invece 10 volte più alto. Infatti, il limite nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003 è espresso in watt a metro quadro, valore che tiene conto tanto del campo elettrico, quanto del campo magnetico. Il limite italiano è un watt a metro quadro (20 volt al metro per il campo elettrico e 0,05 ampère al metro, e il loro prodotto è un voltampère al metro quadro, e voltampère è uguale al watt), mentre quello europeo è 10 watt a metro quadro (61 volt al metro di campo elettrico e 0,164 ampère al metro);
inoltre, liquidare la questione, come ha fatto Colao, parlando semplicemente di "3 volte più alti" non consente di comprendere che l'aumento del limite di campo elettrico comporta un aumento proporzionale del campo magnetico (per questo il limite è espresso in watt al metro quadro). E soprattutto si tace sui 6 volt al metro (0,1 watt al metro quadro) che sostituiscono i limiti nei casi di esposizioni in edifici adibiti a permanenze superiori a 4 ore. Quindi ciò che in realtà sottintende Colao è di portare l'elettrosmog da 6 a ben 61 volt al metro (cioè più 10 volte rispetto ad oggi). Asserire che i limiti italiani sono inferiori solo di tre volte a quelli europei è dunque riduttivo e fuorviante rispetto alla reale entità del cambiamento. L'Italia ha una normativa molto avanzata sotto il punto di vista della tutela della salute. Pertanto sono gli altri Paesi europei che dovrebbero allinearsi a quella italiana e non viceversa;
considerato infine che il 5 luglio 2021 è stato presentato un emendamento al disegno di legge che dispone la conversione del decreto-legge del 31 maggio, avente ad oggetto la governance del PNRR e le "prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure". La proposta, in particolare, prevede di inserire un comma che, di fatto, elimina la normativa attuale sui limiti italiani all'elettromagnetismo, andando quindi incontro a quella richiesta di "adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei, oggi circa 3 volte più alti e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
che cosa intendano fare per mantenere la normativa vigente in Italia in materia di protezione dei cittadini dall'inquinamento elettromagnetico, lasciando la soglia attuale di attenzione di 6 volt al metro per i campi elettrici generati dalle radiofrequenze all'interno di edifici adibiti a permanenze non inferiori a 4 ore giornaliere;
se intendano promuovere la realizzazione di ricerche indipendenti, epidemiologiche e sperimentali sugli effetti dell'esposizione a onde centimetriche del 5G a 26 GHz (non ancora studiate in maniera adeguata), al fine di valutare eventuali impatti sulla salute. In Parlamento è stato infatti avviato l'iter per alzare la soglia a 61 volt al metro.
(4-05766)
RICHETTI - Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, della cultura e dell'università e della ricerca. - Premesso che:
a Roma, in via del Crocifisso, a pochi metri dall'importante stazione ferroviaria urbana di Roma S. Pietro e dalla Città del Vaticano, si estende un'area di circa 2 ettari occupata da quasi 20 anni da un cantiere che ormai è diventato una permanente area di scavo;
il progetto si inseriva in un più ampio accordo di programma per la riqualificazione urbanistica e funzionale di un'area di 5 ettari sottoscritto nel 1997 tra il Comune di Roma, la Regione Lazio, la Provincia, il Ministero per i problemi delle aree urbane, il Ministero dei trasporti e della navigazione e le Ferrovie dello Stato in vista del Giubileo del 2000;
in attuazione dell'accordo, nel 2001 è stata stipulata una convenzione urbanistica tra il Comune e la società "Roma 2000 S.r.l." (gruppo Ferrovie dello Stato) per la realizzazione, entro il 10 dicembre 2006, di un edificio polifunzionale destinato in modo prevalente alla realizzazione di complessi alberghieri e attività commerciali, secondo quanto previsto dal piano di assetto di cui all'accordo di programma;
nel 2003, veniva stipulata una convenzione urbanistica integrativa, per il subentro, in luogo della Roma 2000 S.r.l., della "Euro S.r.l." (correlata al gruppo BTP), con la contestuale riconferma degli obblighi assunti;
nel 2005 inoltre veniva stipulata un'ulteriore integrazione della convenzione urbanistica, che prevedeva una variante all'edificio privato, nonché un aggiornamento degli oneri delle opere urbanistiche e la proroga dei relativi termini di realizzazione sino al 10 dicembre 2008;
nel 2005 i lavori, iniziati da poco, sono stati subito interrotti a causa della necessità di bonificare il sito dalla presenza di arsenico. Ben tre anni dopo, una delibera della Giunta comunale ha prorogato i termini della convenzione urbanistica al 28 giugno 2010, per permettere la bonifica del sito;
nel 2011, una seconda delibera comunale ha prolungato di ulteriori 51 mesi i termini, fino cioè al 4 ottobre 2015, nonostante la Euro S.r.l. versasse in condizioni di dissesto economico. Essa infatti non consegnava i progetti esecutivi delle opere urbanistiche da eseguire a propria cura, accumulando quindi ulteriori ritardi;
la società, nel 2013, ha presentato una proposta di concordato preventivo presso il Tribunale di Prato, a cui ha fatto seguito una nota (prot. n. 140159/2013) dell'Avvocatura di Roma capitale in cui specificava di aver "già precedentemente riferito circa la necessità di dichiarare la decadenza della Convenzione ovvero di escutere le fidejussioni a motivo della perdurante inadempienza del soggetto attuatore";
alla scadenza dei termini nel 2015 non ha fatto seguito alcun atto da parte del Comune di Roma, mentre la Euro S.r.l. ha comunicato la volontà di avvalersi della proroga di 3 anni prevista ai sensi dell'art. 30-bis della legge n. 98 del 2013 ("decreto del fare"), posticipando la scadenza dei termini della convenzione urbanistica al 4 ottobre 2018;
l'anno successivo, la società, in fase di scioglimento e liquidazione, ha inoltre presentato una proposta di variante implicante una significativa maggiorazione della superficie destinata ad attività ricettiva e commerciale e una riduzione della destinazione a servizi generali;
nel dicembre 2017 la conferenza dei servizi, raccolti i pareri anche dei competenti uffici comunali, si è chiusa con parere favorevole circa la proposta di variante al progetto, sulla base di principi giuridici opinabili in quanto l'accordo di programma già costituiva una deroga al piano regolatore, nonché senza valutare che lo stato di scioglimento e liquidazione della stessa Euro S.r.l. fosse una condizione ostativa all'adempimento degli obblighi di realizzazione delle opere urbanistiche previste dalla convenzione;
ad oggi non sono ancora giunte risposte dall'amministrazione capitolina in merito alle iniziative da intraprendere sulla decadenza della convenzione, né sono stati messi in moto atti amministrativi di sorta, al punto che la stessa società in liquidazione nel 2020 ha presentato un ricorso contro il Comune per il suo silenzio in merito alla sua richiesta di rilascio di permesso di costruire e sulla proroga dei termini;
su questo ricorso si è pronunciato il TAR del Lazio, con sentenza n. 1312/2021, che ha nominato come commissario ad acta il provveditore alle opere pubbliche per il Lazio, Abruzzo e Sardegna. Dalla sentenza sono passati quasi 5 mesi e ancora nulla pare essersi messo in moto,
si chiede di sapere:
quali siano il ruolo e la responsabilità delle Ferrovie dello Stato in merito all'area in questione;
come i Ministri in indirizzo intendano dare finalmente respiro ad un intero quartiere vittima di questo indecoroso spettacolo, sia urbanistico che amministrativo, da quasi due decenni, corrispondenti ad oltre 5 diverse amministrazioni, e per impedire che permanga tra i cittadini la sensazione di impotenza di fronte all'arrogante e insufficiente amministrazione della cosa pubblica;
quali iniziative verranno intraprese per sbloccare la situazione e restituire ai pellegrini, in vista anche del prossimo Giubileo, un biglietto da visita degno della città eterna;
se si intenda avviare un confronto con il territorio, con il coinvolgimento della cittadinanza e i comitati di quartiere, in riferimento ad una nuova progettualità finalizzata, eventualmente, alla realizzazione nel sito di un grande centro accademico politecnico, sulla scia di quelli di altre città italiane, il quale potrà diventare un nuovo tempio della formazione scientifica universitaria.
(4-05767)
MONTEVECCHI, CORBETTA, CROATTI, PAVANELLI, PRESUTTO, VANIN - Al Ministro della giustizia. - Premesso che, stanti le condizioni fissate dall'Italia per la raccolta firme necessarie per il referendum popolare, tra cui quella riguardante l'obbligo di far autenticare le firme da un pubblico ufficiale presente al momento della sottoscrizione, il Comitato dei diritti dell'uomo dell'ONU ha constatato nel dicembre 2019 la violazione da parte dell'Italia dell'articolo 25, lettera a), e dell'articolo 2, paragrafo 3, del patto sui diritti civili e politici dell'ONU;
considerato che:
l'articolo 16-bis della legge 11 settembre 2020, n. 120, che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, recante misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale, ha esteso anche ai parlamentari, ai consiglieri regionali e agli avvocati "iscritti all'albo che abbiano comunicato la loro disponibilità all'ordine di appartenenza" la possibilità di autenticare le firme raccolte per referendum e proposte di legge di iniziativa popolare;
l'articolo 35, lettera p), della legge 31 dicembre 2012, n. 247, sulla nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense, prevede fra le funzioni istituzionali del Consiglio nazionale forense che esso "cura, mediante pubblicazioni, l'informazione sulla propria attività e sugli argomenti d'interesse dell'avvocatura";
a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 120 del 2020, parrebbe che i circa 245.400 avvocati italiani non abbiano mai ricevuto alcun tipo di comunicazione ufficiale sulla possibilità di attivarsi per fornire tale servizio pubblico, finalizzato a rendere effettivo un diritto costituzionale;
la funzione di vigilanza sul "corretto funzionamento" degli ordini professionali deve necessariamente includere la formazione e la diffusione di informazioni professionali;
considerato inoltre che:
una disponibilità effettiva e diffusa di avvocati a prestare il servizio pubblico di autentica delle firme avrebbe anche l'effetto di contribuire al rientro nella legalità internazionale del nostro Paese;
dai dati a disposizione del comitato promotore del referendum sull'eutanasia legale, risulta ad oggi che su circa 245.400 avvocati soltanto 800 hanno effettuato la comunicazione all'ordine di eseguire l'autentificazione delle firme,
si chiede di sapere, al fine anche di garantire il pieno rispetto dell'articolo 75 della Costituzione, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere affinché gli ordini professionali forensi si attivino per comunicare la funzione pubblica degli avvocati di autentificazione delle firme per referendum e proposte di legge di iniziativa popolare.
(4-05768)
DE VECCHIS - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
pochi mesi fa è stata collocata nel quartiere Giuliano-Dalmata della capitale, per volontà delle associazioni dell'esodo attive nello storico insediamento degli esuli istriani, dalmati e fiumani, la tabella del "QR-code";
questa tabella non solo formalizza l'inserimento del quartiere tra le mete turistiche e culturali di Roma arricchendo l'offerta culturale e sociale, ma rende omaggio alla memoria delle famiglie profughe dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia che nel secondo dopoguerra hanno vissuto nel "villaggio" avendo perso beni ed affetti;
pochi giorni fa è stata purtroppo vandalizzata per l'ennesima volta la tabella QR-code, e il fatto sembra essere stato commesso da un gruppo di giovani che bivaccano nella zona facendo uso smodato di alcol e droga;
i ripetuti atti vandalici ai danni della piazza Giuliani e Dalmati destano forte preoccupazione fra gli abitanti per la presenza nel quartiere di delinquenti che deturpano i beni pubblici;
sarebbe allarmante se tali atti fossero commessi con un fine politico allo scopo di rinnegare una tragedia nazionale,
si chiede di sapere se, alla luce dei ripetuti episodi vandalici, il Ministro in indirizzo non reputi opportuno prevedere un sistema permanente di vigilanza e sicurezza per la piazza Giuliani e Dalmati, anche attraverso l'installazione di telecamere di sicurezza che permettano di individuare i responsabili e punirli adeguatamente.
(4-05769)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-02680 dei senatori Anastasi e Santillo, sulle modifiche introdotte alla misura del superbonus 110 per cento.