Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 331 del 26/05/2021
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
331a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 26 MAGGIO 2021
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Presidenza del vice presidente TAVERNA,
indi del vice presidente ROSSOMANDO,
del vice presidente LA RUSSA
e del vice presidente CALDEROLI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente TAVERNA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32 ).
Si dia lettura del processo verbale.
LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione e approvazione delle mozioni nn. 373, 374 e 375 (ore 9,36)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00373, presentata dai senatori Licheri, Malpezzi, De Petris e da altri senatori, 1-00374, presentata dai senatori Romeo, Bernini, Ciriani e da altri senatori, e 1-00375, presentata dal senatore Cucca e da altri senatori, sui vitalizi.
Ha facoltà di parlare il senatore Licheri per illustrare la mozione n. 373.
LICHERI (M5S). Signor Presidente, crediamo che questa di oggi sia una giornata speciale, direi un momento storico. Pensate infatti che prima di oggi non si era mai dibattuto di vitalizi in un'Aula del Senato. È un fatto curioso: sui vitalizi si sono spesi fiumi di parole e di inchiostro, ma il Parlamento non ne aveva mai parlato pubblicamente; non si era mai discusso pubblicamente dei vitalizi, nonostante questo fosse uno dei temi più caldi fuori da questo palazzo.
Siamo felici che oggi presieda lei, presidente Taverna, anche se questo è un traguardo, una vittoria che non è e non deve essere del MoVimento 5 Stelle. È un risultato frutto del lavoro di tutti. Certo, sul tema della giustizia sociale, dell'equità, della difesa dei più deboli noi siamo sempre stati e saremo sempre i più intransigenti, ma oggi portiamo questa mozione all'attenzione dell'Assemblea, insieme agli amici del PD e di LeU, per iniziare finalmente quel processo - speriamo - di recupero culturale, etico, deontologico, comportamentale così necessario al Paese.
Qualcuno ha detto che siamo giustizialisti perché facciamo questo; noi invece cerchiamo semplicemente di richiamare le classi dirigenti al rispetto di quelle regole che anche i cittadini sono obbligati a rispettare. Il nostro non è giustizialismo. Crediamo che i partiti non debbano aspettare la magistratura per allontanare le mele marce dalla politica. Crediamo che chi ha amministrato o amministra la cosa pubblica ed è indagato per corruzione non abbia diritto al vitalizio.
Presidente, questo è il punto: il vitalizio non va percepito; il vitalizio va meritato. (Applausi). E non perché lo dice il MoVimento 5 Stelle, ma perché lo recita l'articolo 54 della Costituzione, che stabilisce che tutti i cittadini devono comportarsi secondo le regole del rispetto e dell'osservanza delle leggi.
Disciplina e onore per chi ha gestito la cosa pubblica non sono a scadenza temporale; ci devono essere disciplina e onore in un parlamentare anche quando questi diventa un ex parlamentare, perché questa può essere la funzione del vitalizio.
L'illegalità si può battere solo promuovendo il grado di maturazione civile dei cittadini.
L'esempio, però, senatrici e senatori, deve partire da qui, perché in questo momento siamo i rappresentanti della Nazione. Non interpretiamo il dibattito odierno come una bandierina da mettere, a vantaggio degli uni o degli altri, perché si tratta semplicemente di una battaglia di civiltà, a tutela del prestigio e della credibilità delle istituzioni. Con la mozione presentata insieme agli amici del PD e di LeU chiederemo ai senatori e alle senatrici più pensioni e meno vitalizi. (Applausi). Chiederemo che si applichino ai vitalizi i principi della legge Severino, passaggio obbligato per quel supplemento etico. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, mi avvio a concludere. Chiederemo che si ristabilisca presto la differenza tra una pensione e un vitalizio, perché non c'è un lavoratore italiano che possa percepire una pensione, dopo aver maturato quattro anni, sei mesi e un giorno: questo non è corretto. (Applausi).
PRESIDENTE. La mozione n. 374 si intende illustrata.
Ha facoltà di parlare il senatore Cucca per illustrare la mozione n. 375.
CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, sarò estremamente breve, ma credo che questa materia tanto delicata, che sta impegnando molti dei nostri colleghi e sta occupando anche le pagine dei giornali, meriti alcune puntualizzazioni e qualche chiarimento. Intanto debbo osservare che non si è mai dibattuto in Assemblea del tema dei vitalizi, semplicemente perché il tema dei vitalizi è di competenza del Consiglio di Presidenza e certamente non si può dire che tale organo, in tutti questi anni, non si sia occupato di questo tema.
Voglio poi osservare che non si pone un problema di giustizialismo, se qualcuno va più avanti, sta più indietro o mantiene posizioni differenti. Non è un problema di giustizialismo, ma è semplicemente un problema di rispetto delle norme del Regolamento. A questo riguardo, ricordo che tutta la vicenda origina da un fatto abbastanza noto, a seguito di una decisione del Consiglio di garanzia. Ovviamente possiamo essere d'accordo o no su quanto ha deciso il Consiglio di garanzia, ma dobbiamo sempre tenere a mente, perché questo è un dato certo, che il Consiglio di garanzia è un organo giurisdizionale, che emette sentenze, che sono esattamente uguali alle sentenze pronunziate da un tribunale o, nella fattispecie, da una corte d'appello ordinaria. Discuterle, in questo senso, a me pare davvero poco opportuno, perché è come se cercassimo di metterle nel nulla. Possiamo ovviamente discutere se siamo d'accordo o no: su questo qualsiasi tipo di discussione è aperta. Non possiamo però cercare di mettere nel nulla una decisione giurisdizionale: lo voglio ribadire, perché è un tema importante. Dobbiamo continuare ad avere come faro, come percorso, come indicazione nella nostra attività il contenuto della Costituzione, che non possiamo buttare alle ortiche. È prevista la cosiddetta autodichia e, finché esiste, questi organi devono essere autonomi e devono poter funzionare in maniera adeguata, come richiede la Costituzione. Se poi la nostra Assemblea e l'altro ramo del Parlamento decideranno che non si è più d'accordo, allora aboliamo l'autodichia e mandiamo tutto ai tribunali ordinari. Finché l'autodichia esiste, non possiamo però buttarla alle ortiche.
Oggi discutiamo di questo tema, che crediamo sia estremamente importante. La mozione che abbiamo presentato si pone solo un obiettivo, che non è quello di discutere o di annullare decisioni giurisdizionali passate in giudicato, perché non lo possiamo fare.
Credo che sia evidentemente arrivato il momento di prendere in mano questa materia e, come è scritto nel dispositivo della nostra mozione, di affrontare una volta per tutte il problema nelle sedi competenti disciplinando quei casi - saranno individuati e indicati in maniera chiara - in cui si renda necessaria la revisione o la revoca del vitalizio verso quei senatori che siano cessati dal mandato e che siano stati condannati in via definitiva per reati particolarmente gravi.
Questo è il contenuto della nostra mozione, senza andare oltre; salvo rimettere in discussione, come dicevo, l'istituto dell'autodichia, che personalmente - e credo di interpretare anche il pensiero dei colleghi del Gruppo - fino a che esiste, e sempre nel rispetto della Costituzione, sono tenuto a considerare guardando a quel che accade all'interno di quest'Aula e degli organi deputati a decidere. Infatti, come già sottolineato, Commissione contenziosa e Consiglio di garanzia sono organi giurisdizionali con tutti i poteri di un tribunale e di una corte d'appello, pertanto non siamo sicuramente in condizioni di metterli in discussione o di annullarli. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà.
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, quando ho avuto notizia che un Gruppo parlamentare stava chiedendo di calendarizzare una discussione sui vitalizi sono rimasto basito, perché c'è ancora una camera di consiglio in atto che deve decidere sul famoso appello dell'amministrazione avverso la sentenza di primo grado che ha annullato la famosa delibera del 2018. Poi però ho letto le mozioni, che parlano sostanzialmente del vitalizio ai condannati, e mi ha fatto piacere che si sia aperta questa discussione, quantomeno per portare fuori da queste Aule ai cittadini un'informazione corretta su quanto sta succedendo. Mi auguro che i mezzi di informazione che seguono tale questione possano veicolare correttamente il dibattito che quest'oggi si svilupperà in Aula.
Signor Presidente, qui non si parla della differenza tra chi difende i condannati e tra chi invece vuole la forca. Qui c'è semplicemente un organo di giustizia interna che, come è stato detto, ha funzioni giurisdizionali e che nel suo procedere deve applicare la legge; non deve soltanto applicare la legge ordinaria e la legge interna, ma la deve conformare ai principi costituzionali, perché l'autodichia ha escluso la possibilità per il parlamentare o per l'ex parlamentare di rivolgersi alla Corte costituzionale. Sono pertanto gli organi di autodichia che, nell'espletamento della loro funzione, devono verificare se la norma che si impugna sia conforme anche alla Costituzione.
Che cosa è successo? Ne possiamo parlare, perché le motivazioni sono state depositate. I titoloni dei giornali che vi tengono il velo: durante la notte sono stati ridati i vitalizi ai condannati; il Consiglio di garanzia ha ribaltato la decisione del Consiglio di Presidenza. Ma quella decisione del Consiglio di Presidenza era incostituzionale, perché viola, presidente Licheri, non soltanto l'articolo 54, ma anche l'articolo 3 della Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.
Dovete sapere - se non lo sapete - che nell'esercizio della nostra funzione noi abbiamo fotografato il quadro normativo, costituzionale e ordinario, e siamo partiti dall'articolo 28 del codice penale, che stabilisce la sospensione di qualunque forma di assistenza, di vitalizio e di stipendio per i condannati che hanno avuto l'interdizione dai pubblici uffici: è il caso del senatore Formigoni. Però l'articolo 28 del codice penale, presidente Licheri, è stato superato da due sentenze della Corte costituzionale, ossia la n. 3 del 1966 e la n. 78 del 1967, secondo le quali non è sufficiente la semplice condanna o la semplice interdizione dai pubblici uffici per perdere un vitalizio, una pensione, un assegno, uno stipendio, ma si deve guardare alla gravità del fatto, alla tutela della dignità e al rispetto dei diritti umani e della dignità della persona.
A tale proposito il legislatore ordinario ha approvato la legge n. 424 del 1966.
Inoltre, caro presidente Licheri, l'articolo 18-bis del decreto-legge n. 4 del 2019 - ancorché i vostri commentatori in televisione dicano di aver parlato soltanto del reddito di cittadinanza - prevede che ai soggetti condannati a pena detentiva con sentenza passata in giudicato per reati gravissimi sia sospesa la pensione. Questa legge, presidente Licheri, io non l'ho votata. Io ho votato contro, l'avete votata voi. (Applausi). Tuttavia, nel rispetto della mia funzione giurisdizionale, io ne ho dovuto tenere conto.
Allora, Presidente, chiudiamo la partita. Se leggete la sentenza, noi abbiamo detto esattamente quello che avete chiesto voi: abbiamo detto che a un parlamentare o a un ex parlamentare deve essere chiesto un grado di onorabilità rafforzato rispetto al cittadino e se questo parlamentare o ex parlamentare ha sbagliato deve essere sanzionato; la sanzione deve essere stabilita dal Consiglio di Presidenza, ma nello stabilire la sanzione si deve tenere conto della gravità del reato e del rispetto della vita e della dignità umana (perché noi siamo un organo civile, non siamo dei barbari).
Voglio, poi, denunciare l'ipocrisia di questo Parlamento: visto che siete tutti d'accordo, fate una legge ordinaria e assumetevi la responsabilità. (Applausi). E consentite ai parlamentari e agli ex parlamentari di andare di fronte alla Corte costituzionale, così togliamo il disturbo presso gli organi di autodichia e ci rimettiamo dinanzi alla giustizia ordinaria. Anche questo è un esempio di parità tra cittadini e parlamentari. (Applausi. Congratulazioni.).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perilli. Ne ha facoltà.
PERILLI (M5S). Signor Presidente, il nostro capogruppo, senatore Licheri, ha ricordato poc'anzi che, grazie al MoVimento 5 Stelle, per fortuna approda in Assemblea - e per la prima volta - un dibattito sui vitalizi; un dibattito al quale, però, come riscontro osservando l'Aula, si sono sottratte molte forze politiche. Questo denota fondamentalmente un fatto molto concreto, che si vive anche fuori.
Ci sono grandi proclami, Presidente, sulla necessità dei cittadini di ricevere sostegni e aiuti e si sono richieste, durante questo periodo così difficile, alcune rinunce rispetto alla vita che si era condotta fino a quel momento secondo certi parametri. Insomma, è stato rivoluzionato tutto quanto. L'Italia stringe i denti, le persone ci guardano e l'esempio che dà il Senato in questo frangente è di assenza o di travisamento della realtà. (Applausi).
Visto il tempo che ho, Presidente, procedo per punti. Nell'intervento del collega, che ho seguito, si cita il diritto, si citano i grandi principi costituzionali; però si trascura un fatto fondamentale. La storia del vitalizio è semplice: già negli anni Cinquanta il Parlamento, dandosi delle proprie regole in nome dell'autodichia e distorcendo questo principio, che rivendica la separazione dei poteri, si è auto attribuito privilegi, stipendi e vitalizi fuori dal normale, fuori dal contesto che vivono le persone. Nel 2018 arriva il MoVimento 5 Stelle e dice che, invece, come per le altre persone, vale il principio del sistema contributivo e non retributivo. È la grande rivoluzione che abbiamo portato in quest'Aula e che a giorni (anche questa) verrà sovvertita in nome della restaurazione.
Si parla di diritto, ma vi sembra giusto che, dopo qualche giorno di legislatura, un senatore o un deputato, con un'integrazione, possa usufruire del vitalizio? Vi sembra normale che chi si attribuisce questi vitalizi poi lo faccia con le modalità più assurde, proprio in nome di questo privilegio? E poi, non contento di quanto stabilisce la legge Severino, che in altri casi prevede l'incandidabilità e l'ineleggibilità, prevede adesso che anche a chi sia stato condannato per corruzione o per gravi reati debba essere corrisposto il vitalizio. È una follia! (Applausi).
State parlando di qualcosa che è su Marte. Le persone guardano a questo dibattito con preoccupazione. (Applausi).
Ma davvero volete sostenere ciò? Davvero volete sostenere che chi ha ottenuto il vitalizio dopo due giorni di legislatura ed è stato condannato per gravi reati deve continuare a percepirlo? Davvero pensate che, ancora adesso, ci debba essere il sistema retributivo e non quello contributivo? Davvero volete procedere, in questo frangente, lungo questa deriva? È una follia.
Si tratta non solo dell'onorabilità e della dignità prescritte dall'articolo 54 della Costituzione, ma del filo con il Paese. Con che coraggio continuate a dire di dare sostegni quando vi autoattribuite stipendi di migliaia e migliaia di euro e vitalizi? (Applausi). Fate come il MoVimento 5 Stelle: riducetevi le indennità e rinunciate a tutto ciò che è privilegio, che sovrasta il discorso che fuori di qui è molto sentito. È un dibattito che si può anche essere predisposti a sentire per le ragioni che vengono addotte, ma che è surreale. Ogni tassello, ogni parola che aggiungete a questo scempio e vergogna diventa un insulto ancora più forte fuori di qui. (Applausi). È surreale anche il fatto che io debba spiegare le ragioni per le quali ciò è una follia. State travestendo con decisioni politiche scelte folli.
In questi tribunali interni, dove il MoVimento 5 Stelle non è più rappresentato dopo il passaggio di alcuni suoi membri ad altre forze politiche, è in atto una restaurazione che state compiendo con il favore della disattenzione o stanchezza delle persone che sono prese da altri problemi. E questo è ancora più grave.
Vorrei sapere perché, ad esempio, nulla viene detto da Lega e Forza Italia, che in quest'Aula hanno sempre urlato in favore degli operai, delle persone in difficoltà e di chi non arriva a fine mese. Salvini ci ha riempito di parole su questo e ora non dice alcunché sul fatto che i membri della Giunta appartenenti al suo Gruppo hanno ridato i vitalizi a un corrotto. (Applausi). Ripeto, non dice una parola.
Tuttavia, non ci si avvantaggia, né ce la si cava con il silenzio. Questo fatto segnerà una grandissima differenza tra coloro che hanno cercato di impedirlo e quelli che, invece, urlano nelle piazze una cosa, ma favoriscono poi nel silenzio l'attribuzione di privilegi. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.
CUCCA (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, preannuncio che voteremo favorevolmente alla mozione che abbiamo presentato.
Credo che in questa situazione sarebbe utile fare un dibattito un po' più ampio, ripassando i lavori dell'Assemblea costituente. Una lettura dei lavori preparatori che hanno indotto i Costituenti a introdurre le norme che regolano la materia in esame ci aiuterebbe probabilmente a comprenderne il reale significato e l'oggetto, fuori dalle dichiarazioni populiste e dalla voglia di fare demagogia e far vedere al popolo che la si pensa in un certo modo (posto, poi, che talvolta si predica bene e si razzola male).
Come ho detto in precedenza, finché l'autodichia esiste, noi abbiamo il dovere di rispettare gli organi ad essa preposti. Si contesta poi l'operato degli organi di autodichia, come è capitato anche la settimana scorsa, in occasione dei voti sulle decisioni assunte dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, da cui è emerso in modo palese il fatto che talvolta si predica bene e si razzola male.
Debbo peraltro dire che quella è una cosa ben diversa rispetto agli organi dell'autodichia del Consiglio di garanzia e della Commissione contenziosa, i quali sono invece organi effettivamente giurisdizionali che decidono con sentenza parificata a quella del tribunale di corte d'appello.
Tra le altre cose, sarebbe anche opportuno, e per questo nella nostra mozione è previsto tale impegno, discutere nelle sedi competenti di questa materia, altrimenti cambiamo i Regolamenti, perché oltretutto considero anche opportuno che venga fatta una valutazione di caso in caso. Ho infatti difficoltà oggettivamente a pensare che possiamo privare del sostentamento una persona che vive in condizioni di indigenza totale in un sistema nel quale un condannato per reati gravissimi, come può essere l'omicidio o qualsiasi altro reato, continua serenamente a godere della propria pensione, dei propri emolumenti per sopravvivere. Ciò maggiormente in un sistema che ha introdotto degli istituti che sono quantomeno strani, se è vero come è vero (la cronaca è piena di esempi), che talvolta dei condannati per fatti gravissimi hanno goduto del reddito di cittadinanza.
Allora qualche problema, qualcosa che non funziona evidentemente nel sistema c'è (Applausi) e dobbiamo prenderlo in mano. Discutiamone, proviamo a vedere come bisogna regolamentare questa materia una volta per tutte. Proviamoci, perché effettivamente ormai il tema è stato sollevato, con una ondata di populismo che francamente non condivido, perché a mio parere siamo qui per fare cose concrete, adatte al sistema nel quale viviamo; possiamo adattarle ai tempi che viviamo, allora parliamone nelle sedi deputate.
Soprattutto insisto a dire che se dobbiamo cambiare, non contestiamo quello che è previsto dalla Costituzione; eventualmente cambiamo le norme e i regolamenti. Eventualmente, se si pensa in un certo modo e la maggioranza richiesta dal Parlamento lo ritiene, potrà anche cambiare la Costituzione, ma fino a quando le norme sono quelle attuali, noi abbiamo il dovere, anzi l'obbligo, di rispettarle perché, come ho detto in molte circostanze, per me viene prima la Costituzione, poi tutto il resto. (Applausi).
BALBONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, colleghi, il tema dei vitalizi è certamente molto delicato e trovo singolare che si debba discutere in quest'Aula di una decisione del Consiglio di garanzia che, come altri colleghi hanno già ricordato, è un organo giurisdizionale. Tuttavia, poiché il senatore Vitali e altri sono entrati nel merito, permettete anche a me di farlo, anche se sono un componente del Consiglio di garanzia, quindi forse mi perdonerete l'ineleganza di entrare nel merito di una decisione che ho contribuito a formare, anche se non sono stato d'accordo sulle conclusioni raggiunte con quella sentenza.
Infatti, il presidente Vitali ha fatto dei riferimenti che, secondo il mio modestissimo avviso non solo di politico ma anche di modesto studioso di diritto, non mi convincono, perché il riferimento alle pronunce della Corte costituzionale n. 3 del 1966 e n. 78 del 1967 non risolvono la questione, perché entrambe fanno riferimento a pensioni derivanti da rapporto di lavoro, così come la legge n. 424 del 1966: il riferimento è sempre e comunque al rapporto di lavoro. Allora, cari colleghi, c'è qualcuno in quest'Aula che in buona fede può ritenere che noi abbiamo un rapporto di lavoro con il Senato della Repubblica? Siamo a busta paga?
Abbiamo un salario? Abbiamo uno stipendio? O non abbiamo piuttosto un'indennità, che è tutta un'altra cosa? Queste sentenze della Corte costituzionale, pertanto, non sono conferenti, anzi dimostrano che l'articolo 28 del codice penale è perfettamente applicabile a chi ha subito l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per reati molto gravi, perché tale pena accessoria - come si può evincere dalla lettura del codice penale, che vi invito a leggere - viene comminata in casi gravissimi, ma non certamente per un reato bagatellare.
È per tale ragione che a mio modesto parere, signor Presidente, la delibera del Consiglio di Presidenza del Senato n. 57 del 2015 era e rimane legittima. Rispetto il voto dei colleghi che, nel Consiglio di garanzia, l'hanno ritenuta illegittima, ma, a mio parere, il richiamo all'articolo 18-bis della legge n. 4 del 2019, cui faceva riferimento anche prima il senatore Vitali, non è pertinente: come potrete constatare leggendolo, riguarda la sospensione della pensione per chi si sottrae volontariamente all'esecuzione della pena e limitatamente a quel periodo; non ha nulla a che vedere con la questione di cui ci stiamo occupando e tantomeno ha a che vedere con l'argomento l'articolo 2, comma 58 della legge n. 92 del 2012, perché riguarda, soltanto in caso di gravissimi reati, l'indennità di disoccupazione, l'assegno sociale, la pensione sociale e la pensione di invalidità. Non mi pare che si parli nemmeno di pensione.
Badate bene, cari colleghi, non ha rilievo in questa sede nemmeno la dibattuta questione se il vitalizio abbia, in tutto o in parte, anche - come afferma la Corte costituzionale - una funzione previdenziale. Non è questo il tema, perché anche un'assicurazione privata può avere una funzione previdenziale. Il tema è se il vitalizio si fonda su un rapporto di lavoro o no, quindi o votiamo in quest'Aula a sostegno dell'assunto che siamo dipendenti del Senato, oppure la delibera n. 57 andava confermata e non annullata, caro presidente Vitali.
Questa è la ragione per cui voteremo a favore di tutte e tre le mozioni che sono state presentate oggi. Voteremo a favore della n. 373, a prima firma del senatore Licheri, in quanto ci convince il riferimento ai principi contenuti oggi nella legislazione in materia di incandidabilità, perché chi non può candidarsi tantomeno può pretendere di avere diritto al vitalizio, questo principio mi sembra elementare.
Voteremo a favore anche delle altre due mozioni, la n. 375, a prima firma del senatore Cucca, e ovviamente la n. 374, da noi sottoscritta, perché ovviamente dove sta il più sta anche il meno.
In questa sede, infatti, non stiamo discutendo dei vitalizi in generale, ma se chi viene meno all'impegno di onore che ha assunto nei confronti del popolo italiano e delle istituzioni di svolgere con onore e disciplina la sua funzione abbia ancora diritto a ricevere un compenso, dopo aver tradito quell'impegno. Il vitalizio è una forma di indennità differita, proprio per garantire l'indipendenza e la libertà del parlamentare, che non deve avere preoccupazioni economiche.
Un parlamentare prende un'indennità ragionevole, più che ragionevole. Ha fondi spesi a propria disposizione, uffici, servizi; ha una tranquillità economica, perché comunque sa che al termine del suo mandato potrà ottenere il vitalizio. Non ha alcun motivo e alcuna ragione di violare la legge per interesse personale privato, di suoi amici o di suoi conoscenti e nemmeno del partito. (Applausi). Non c'è alcuna giustificazione per chi tradisce un impegno di onore come quello che tutti noi abbiamo assunto, in ragione della Costituzione sulla quale tutti noi abbiamo giurato. E allora qui non parliamo dei vitalizi in generale, ma parliamo dei vitalizi di chi ha tradito questo impegno. Siamo convinti che si debba andare nella direzione di fare una nuova delibera che rispetti questi principi; in questo senso, siamo qui e ci stiamo fino in fondo.
Mi consenta, signor Presidente, solo un'ultima considerazione. Certo, collega Cucca, l'autodichia è una prerogativa costituzionale degli organi costituzionali; ritengo profondamente sbagliato però che ne facciano parte senatori, quando devono giudicare su questioni che riguardano i senatori. Nella Commissione contenziosa almeno abbiamo due esperti, mentre nel Consiglio di garanzia siamo cinque senatori. Caro Presidente, credo che, quando si giudica di questioni e di diritti che riguardano i senatori, bisognerebbe trovare una soluzione per cui a giudicare non siano senatori, ma esperti di diritto, Presidenti emeriti o ex giudici della Corte costituzionale o delle più alte giurisdizioni, perché solo così potremo recuperare credibilità su una decisione come quella di cui stiamo discutendo. Una sentenza che non ha soltanto disapplicato, ma che ha addirittura annullato la delibera n. 57, certamente non contribuisce a creare quella credibilità nell'opinione pubblica di cui oggi le istituzioni hanno tanto bisogno. (Applausi).
ROSSOMANDO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD). Signora Presidente, colleghi, diciamo che non volutamente, ma occasionalmente, quella di oggi è collegata alla lunga discussione che abbiamo avuto modo di fare in tema di prerogative parlamentari, sia ieri sia nei giorni precedenti. Giustamente, stiamo discutendo dell'onorabilità, dell'autorevolezza e della dignità del Parlamento.
Vorrei fare una premessa: oggi in tutte le tre mozioni - ma parlo naturalmente per quella sottoscritta e promossa dal mio Gruppo - partiamo dalla premessa che c'è un regime di autodichia e che quindi prendiamo atto che c'è un vuoto normativo, conseguente a una pronuncia che non ha deciso solo sul caso specifico, ma che ha efficacia erga omnes. Ne prendiamo atto, sappiamo che c'è un vuoto normativo e crediamo che il Parlamento, nelle sedi opportune (che possono essere sia il Consiglio di Presidenza, sia una sede legislativa, perché su questo il Consiglio di Stato è stato chiarissimo, anche se ovviamente le conseguenze sono poi diverse, com'è stato già detto), abbia il dovere di riproporre una decisione che tenga eventualmente conto, alla lettura, delle motivazioni che abbiamo già visto e che rileggeremo.
La prima questione quindi è che rispettiamo assolutamente l'autodichia del Parlamento, ma anche il nostro ruolo, al quale non possiamo ovviamente venire meno.
Ora, ci sono due termini che dobbiamo sempre tenere molto presenti. Mi riferisco alle libertà e alle prerogative dei parlamentari, che sono funzionali e - vorrei dire - al servizio della democrazia repubblicana, nel senso di public servant. Se non pensiamo e non sappiamo che è esattamente solo per questo che abbiamo prerogative e non privilegi, non diamo un indirizzo giusto e soprattutto, visto che parliamo sempre di ciò che sta qui e di ciò che sta fuori di qui, non abbiamo titolo di parlare a chi sta fuori di qui e di cui incidentalmente siamo i rappresentanti, e non è che siamo stati designati. (Applausi). Siamo i rappresentanti dei cittadini, perché siamo in una democrazia - vivaddio - ancora rappresentativa, vorrei sottolinearlo.
Questo è il quadro in cui ci stiamo muovendo. Si è discusso moltissimo della natura di questi vitalizi, quando è stata approvata la delibera, oggi annullata dalle sentenze di autodichia. Ormai diamoci pace: è pacifico che è una natura mista, che non può essere assimilata a un rapporto di lavoro e che ha natura anche previdenziale. I costituzionalisti si sono molto esercitati e gli atti sono tutti consultabili.
Il punto - che giustamente è stato ricordato anche dal collega Balboni - è che non si tratta di un rapporto di lavoro, come confermato da copiosa normativa e giurisprudenza. Vorrei dire una cosa, però: non è un lavoro, ma qualcosa di molto di più, lo sottolineo. È per quello che ci richiamiamo all'articolo 54, in base al quale, cioè, dobbiamo adempiere a una funzione che è ancora di più e diversa da quella di chi è dipendente di un'amministrazione pubblica, quindi ha particolari doveri ed è anche destinatario di particolari norme incriminatrici. Sappiamo tutti che chi esercita un pubblico esercizio, è un dipendente pubblico e ha una pubblica funzione è destinatario di norme particolari.
È qualcosa di molto di più: ma allora questo qualcosa di molto di più lo vogliamo inquadrare in un discorso complessivo che vale sempre e comunque? Vogliamo dire che siamo qui in una democrazia rappresentativa a rappresentare un'altissima funzione? È soltanto per questo motivo che abbiamo delle prerogative, a difesa della libertà del Parlamento, perché non è un caso che la Costituzione sia nata all'uscita dal fascismo, quando c'erano i tribunali speciali e chi dissentiva veniva messo in carcere. La prerogativa è nata esattamente con quel tipo di funzione e in quel senso, anche nel rapporto con l'ordine giudiziario. C'erano infatti i tribunali speciali e si finiva in carcere al confino per le proprie idee. Era questa la preoccupazione e non altre.
Se è qualcosa di più e se dobbiamo stare dentro la Costituzione, che spesso viene richiamata nell'architettura costituzionale e non è semplicemente un'elegante e affascinante immagine, chiediamoci cos'è l'architettura costituzionale: un insieme di norme di rango superiore, altissimo, che ci mettono in una situazione continua di ricerca di equilibrio tra beni costituzionalmente protetti. C'è l'articolo 54, ma c'è l'articolo 2 in forma aperta, che recita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali». Credo che abbiamo già una direzione, da questo punto di vista, nel dover poi riformulare o ripensare una normativa, nelle sedi che riterremo (potrebbe essere il Consiglio di Presidenza, che è una sede legislativa).
Sicuramente si può e si deve intervenire - io credo - dati la natura della nostra funzione e il ruolo che svolgiamo, qualora ci siano sentenze definitive passate in giudicato, non solo per reati particolarmente gravi, ma anche che segnino una rottura del patto sottoscritto da chi esercita questo ruolo, questa funzione e rappresenta le istituzioni. (Applausi). Questo è esclusivamente il motivo, individuando ovviamente fattispecie di particolare gravità.
Ho visto sottolineare molto - e, d'altra parte, lo comprendo - i termini «onore» e «tradimento». Ne vorrei aggiungere uno, con il quale ci troviamo anche molto bene, il patriottismo repubblicano, in nome del quale stiamo parlando, ed è in questo che ci richiamiamo alla Costituzione, alle sue libertà e al suo inquadramento.
Da questo punto di vista, dunque, la normativa andrà riscritta, tenendo anche conto di quei casi particolari in cui ci sono questioni umanitarie, particolari condizioni di salute o quant'altro, ma non è questo il luogo per stabilirlo.
Quello su cui invece vorrei richiamare l'attenzione di tutti è che, quando diciamo che nel nome del patriottismo repubblicano dobbiamo prevedere una decadenza da quel tipo di indennità parlamentare, che ha quella natura, vorrei che ci ricordassimo tutti che qui non si tratta di parlare tanto a chi sta fuori: cominciamo infatti anche a spogliarci di alcune immagini. Non è che qui c'è un palazzo chiuso e fuori un popolo pulsante, perché, mentre diciamo questo, stiamo svilendo la nostra funzione. (Applausi). È invece proprio nel nome di questa funzione che diciamo che vale l'articolo 54: lo affermiamo appunto perché riteniamo che sia una funzione alta, che ha la sua ragione nel fatto che rappresentiamo i cittadini.
Se allora così è, dovremmo avere - questa è la mia speranza - almeno un patrimonio comune, che finora non c'è stato, nel dire che è nel nome di tutti questi principi che pensiamo che ci sia una delibera ispirata alla questione dell'incandidabilità e di quant'altro; è nel nome delle cose importanti che facciamo al servizio dei cittadini che pensiamo che si debba fare quello; è nel nome di una coerenza con tutti i principi stabiliti nella Costituzione che siamo legittimati ad agire in quel senso.
Pertanto, quando parliamo di prerogative, parliamo non delle mani libere per tutti, ma di prerogative a difesa della democrazia. Noi siamo qui al servizio della democrazia liberale, quel trattino che non andrebbe mai dimenticato. (Applausi).
GRASSO (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, colleghi, discutiamo oggi il tema dei vitalizi sul quale sono intervenute, dapprima, una delibera del Consiglio di Presidenza del 2015, che prevedeva la cessazione dell'erogazione del vitalizio per gli ex condannati in via definitiva per reati gravi, e poi successive e contrastanti decisioni degli organi di autodichia del Senato, sino alla recente pronuncia del Consiglio di garanzia, che ha sostanzialmente annullato la suddetta delibera sotto il profilo della violazione del principio di uguaglianza, di cui all'articolo 3 della Costituzione, in relazione alla normativa sul reddito di cittadinanza.
Il mandato parlamentare, essendo di natura elettiva, non è affatto assimilabile a un rapporto di lavoro. L'indennità parlamentare non può essere dunque qualificata come retribuzione, tanto che viene percepita per il solo fatto di ricoprire la carica, anche nel caso in cui il parlamentare si astenga da qualsiasi attività parlamentare, e serve ad assicurare l'indipendenza della funzione. Pertanto, il vitalizio, come proiezione dell'indennità, non può assolutamente avere natura previdenziale di retribuzione differita.
La giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte di cassazione, così come la dottrina, hanno evidenziato la natura complessa e articolata dell'assegno vitalizio spettante ai parlamentari cessati dal mandato, che rappresenta un unicum specifico e particolare non riconducibile al trattamento previdenziale, non potendo avere alcun rilievo nemmeno il discrezionale mutamento del mero nomen iuris da parte delle Camere, che hanno recentemente cambiato in «pensione» l'originaria denominazione di «vitalizio», senza però che ciò ne abbia fatto mutare la natura giuridica.
Peraltro, non sussistendo alcuna riserva di legge in materia di vitalizi analoga a quella prevista per l'indennità dall'articolo 69 della Costituzione, secondo il quale ad ogni membro del Parlamento spetta un'indennità stabilita dalla legge, poiché la Costituzione non menziona i vitalizi, non vi è dunque un diritto intangibile del parlamentare al vitalizio. Si tratta di un diritto costituito dal Consiglio di Presidenza, che ben può legittimamente escluderlo o limitarlo in casi specifici per il cadere di requisiti e condizioni che lo stesso Consiglio di Presidenza può porre. Allo stesso modo, gli organi di autodichia non potevano porre a raffronto, ai fini dell'affermazione del principio di uguaglianza, la norma sui vitalizi dei senatori con la disciplina prevista nei casi di condanna per gravi reati dalle norme sul reddito di cittadinanza, che sono funzionali a integrare il reddito familiare in attesa di trovare un lavoro e a contrastare la povertà e le diseguaglianze.
La materia dei vitalizi è stata sempre disciplinata dai Regolamenti parlamentari, che hanno del tutto discrezionalmente creato il vitalizio e nessuno può mettere quindi in discussione che rimane una prerogativa dei Consigli di Presidenza delle Camere quella di modificare questa materia che essi stessi, con opera creativa, hanno costituito. D'altronde, vale un principio generale del diritto, oltre che di ragionevolezza, secondo il quale solo l'organo che produce una norma può modificarla.
La Commissione contenziosa e il Consiglio di garanzia sono equiparabili, rispettivamente, ad organi giurisdizionali come il tribunale e la Corte di appello, in un sistema in cui i Regolamenti di Palazzo Madama hanno rango addirittura superiore, collocabile tra la legge ordinaria e la legge costituzionale. La delibera del Consiglio di Presidenza, quindi, ha lo stesso valore di una norma ordinamentale, come una legge, solo che, anziché limitarsi a decidere sul caso sottoposto al suo giudizio, l'organo giurisdizionale del Senato ha annullato la delibera erga omnes, cosa che può fare soltanto una contraria delibera di revoca da parte dello stesso organo che l'ha emessa.
L'autodichia non può spingersi sino a consentire a un organo giurisdizionale come la Commissione contenziosa o il Consiglio di garanzia di annullare una delibera del Consiglio di Presidenza. È come se un giudice decidesse di abrogare una legge. Tuttalpiù avrebbe potuto decidere sul caso concreto con un'interpretazione della delibera costituzionalmente orientata o sospendere la decisione in attesa di una nuova pronuncia dell'Ufficio di Presidenza. Del resto, per motivare la decisione di primo grado si è fatto ricorso alla legge sul reddito di cittadinanza, con una sostanziale e riconosciuta equiparazione della delibera di un organo del Senato - badate bene - adottata da una sola Camera, a una legge bicamerale dello Stato, affermando che non è stato rispettato l'articolo 3 della Costituzione sull'uguaglianza dei cittadini.
Mi chiedo allora: può un organismo interno al Senato dichiarare l'incostituzionalità di una norma o abrogarla completamente?
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 10,30)
(Segue GRASSO). Si possono addurre tutte le ragioni contrarie alla delibera del 2015, ma il riferimento che si è fatto in motivazione a due ordinanze della Corte di Cassazione a Sezioni Unite non appare assolutamente coerente. Se si va a leggere, anche lì viene riconosciuto il carattere particolare dell'indennità parlamentare, da cui poi deriva, come proiezione, il vitalizio. Nel 2019 peraltro ci sono state decisioni della stessa Commissione presieduta dal collega Caliendo, citate nella sentenza, che sono state favorevoli a mantenere la delibera.
Non sono riuscito a comprendere perché ci si sia discostati da quelle decisioni. Ripeto peraltro che l'istanza oggetto della decisione l'ha presentata un singolo senatore e quella decisione avrebbe dovuto valere solo per lui. Consideriamo, però, anche le conseguenze: abolendo del tutto la delibera del 2015, si spalancano nuovamente le porte del vitalizio ai senatori condannati non solo per corruzione, ma anche per mafia e terrorismo. Spero proprio che non sia un effetto voluto, ma solo una distrazione.
Per tutte queste motivazioni, giudico la decisione del Consiglio di Garanzia profondamente errata da un punto di vista procedurale, sostanziale e politico e ritengo che l'Assemblea, con la presente mozione, possa, come organo politicamente sovrano, indurre l'Ufficio di Presidenza a intervenire adeguatamente per riaffermare le proprie prerogative decisionali in via definitiva.
Sotto il profilo politico, inoltre, in un periodo in cui molti italiani sono in difficoltà, questa decisione investe uno dei temi che minano la fiducia del nostro sistema politico, che individuano le rappresentanze democratiche come casta e che allontanano ancor di più il Parlamento dai cittadini, e lo fa drammaticamente, proprio in un momento in cui, invece, dovremmo dimostrare l'esatto contrario.
La condanna in via definitiva per determinati gravi reati è un mero presupposto oggettivo che determina una rilevanza così intensa sul piano del giudizio di indegnità morale del soggetto da esigere la cessazione dalle cariche elettive. A maggior ragione, questa conclusione vale se in gioco vi è non il diritto all'elettorato passivo, ma un assegno vitalizio.
Il fondamento costituzionale è nell'articolo 48 della Costituzione. Il diritto di voto, attivo e passivo, a maggior ragione, «non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge». E ancora l'articolo 54 recita: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge».
In conclusione, dichiaro il voto favorevole della componente Liberi e Uguali-Ecosolidali del Gruppo Misto sulla mozione n. 373, presentata dai senatori Licheri, De Petris, Grasso e altri che impegna l'Ufficio di presidenza ad adottare le opportune determinazioni, volte a disciplinare i casi di revoca dei vitalizi dei senatori cessati dal mandato condannati in via definitiva per delitti di particolare gravità, tenendo conto dei principi propri della normativa vigente in materia di incandidabilità, espressione della più generale categoria dell'ineleggibilità prevista dall'articolo 65 della Costituzione, valutando con rigore i comportamenti che appaiono incompatibili con quell'integrità morale che ci sforziamo quotidianamente di interpretare nella nostra funzione e che il Paese chiede a gran voce. (Applausi).
CRAXI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRAXI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema dell'autonomia della politica e della sua funzione guida nella società, del suo non essere subalterna a poteri diversi e non sottoposti al controllo democratico, è un argomento del quale dovremmo molto interessarci, e non ricorrervi al bisogno, magari nelle interviste, nelle dichiarazioni televisive, nei talk show e nei comizi, per evocare poteri forti e oscuri che condizionano la vita pubblica e le scelte strategiche del Paese.
Alcuni di voi potranno chiedersi cosa c'entri tutto ciò con i vitalizi. C'entra, eccome!
La politica dell'ultimo ventennio e i parlamentari di quest'ultimo scorcio di vita repubblicana hanno genesi e storie politiche assai diverse da quelli del passato. Per tutto l'arco della prima Repubblica, la politica era una missione che caratterizzava in via esclusiva l'esistenza della vita di una persona, alla quale tutto era subordinato, ivi comprese le professioni e la stessa vita familiare. Con il tempo, questo percorso è cambiato; l'attività parlamentare è spesso accompagnata da altre e non rappresenta più un ostacolo per la professione. Questo, a mio avviso, è certamente frutto di un cambio di visione in cui la politica, ahimè, non è più centrale - circostanza che non gioca a favore della sua autonomia e del suo primato - ma è anche frutto dell'orda giacobina e del moralismo imperante che da oltre vent'anni si sono abbattuti sulla vita civile e democratica del Paese.
Così il Parlamento e il parlamentare sono in balia di tutto, delegittimati dalle vulgate antipolitiche e sempre più privati non solo del ruolo di indirizzo, ma della stessa funzione legislativa.
Questo è il risultato di una lunga stagione di demonizzazione della democrazia rappresentativa, nella quale abbiamo sostituito coloro che vivevano per la politica con l'improvvisazione e il dilettantismo e con alcuni che, sì, senza arte né parte, vivono oggi solo di politica e la usano per carriere e destini personali. Del resto, la perdita di competitività, prestigio e ruolo internazionale subita dall'Italia in questi anni è sotto gli occhi di tutti. È una deriva frutto della retorica contro la cosiddetta casta e dell'antipolitica che vede nel deputato e nel senatore un obiettivo da delegittimare, con argomenti che vanno dagli stipendi ai tanto odiati vitalizi.
Una premessa: non cogliere la differente natura della pensione e del vitalizio dei parlamentari - spiegata anche in una sentenza della Corte costituzionale - dice già tutto di coloro che urlano e strepitano.
È la Costituzione che ha voluto garantire all'esercizio della funzione parlamentare la massima libertà dai condizionamenti, anche di quelli di natura economica. Chi viola la Costituzione? Quelli che per anni hanno inneggiato all'intoccabilità della Costituzione più bella del mondo.
Mi spiace poi contraddire ancora la retorica imperante: i parlamentari non possono in alcun modo essere equiparati ad alcunché, perché rivestono una funzione che non può essere paragonata ad alcun'altra funzione; svilirli non li renderà migliori e non ne aumenterà la produttività, la qualità e la rappresentatività. Certo, mi rendo conto che questa riflessione non sarà popolare, ma se non ribaltiamo il ragionamento andando oltre le convenienze del momento, distruggeremo definitivamente quel che resta del nostro sistema democratico e dei suoi istituti.
Cos'era però l'istituto del vitalizio, se non una scelta per porre il politico in condizioni di indipendenza, libertà e autonomia? Attenzione, non solo l'indipendenza e l'autonomia dai poteri forti, ma dal lavoro e dal ricatto di non averne né trovarne uno, che costituisce una forma intrinseca di subalternità. Non c'è libertà, se si vive in una condizione di bisogno.
Era una forma di garanzia di un'Italia che non c'è più, che forse è giusto in parte rivedere e superare. Infatti, gli interventi legislativi di questi anni, anche giustamente, hanno rivisto il tema dei vitalizi. Lo si è fatto con la mini riforma del 1997, poi nel 2007 e ancora nel 2012: siamo passati, seppur con le storture di applicazioni retroattive, da un metodo retributivo a uno contributivo.
Ora qualcuno - magari proprio i professionisti della politica, quelli che vivono di politica e non per la politica, come diceva Weber o quelli che magari non hanno lavorato un solo giorno e votano qualsiasi provvedimento pur di non andare alle urne e lasciare, quindi, la tanto vilipesa poltrona - vorrebbe pure abolirlo.
Certo, si può ovviamente discutere su quale sia la misura congrua di indennità e di vitalizio atti a garantire al meglio la libertà di esercizio del mandato, ma considero offensivo, per la dignità di questa istituzione, che si usino parole come "ladri" che si appropriano indebitamente di risorse pubbliche, "scempio" o "vergogna".
Sono parole indegne dei cittadini che rappresentiamo e della carica istituzionale che ricopriamo, che persino nell'uso del linguaggio ha il dovere dell'esempio.
Dico no alla deriva e alle barbarie, come dico no all'accanimento e alla revoca del vitalizio a persone anziane o malate, che avevano fatto una previsione di vita per la loro vecchiaia su una base che non può essere stravolta, così come difendo la delibera di questo ramo del Parlamento per far riavere il vitalizio, per ragioni di salute o di sussistenza, ad alcuni suoi ex membri.
Occorre serietà: basta con la demagogia un tanto al chilo e con i moralisti che spesso si sono rivelati moralisti dei miei stivali. (Applausi). Anche perché, cari colleghi, l'ultimo anno ha cambiato il paradigma popolare, con l'emergenza che ha mostrato la necessità di una politica forte, capace di decidere, di governare e di progettare il futuro.
Per questo, sostenendo lo sforzo profuso dalla Presidenza del Senato, che con le sue ultime decisioni ha messo una pezza ad alcune stridenti storture, il Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC voterà a favore di questa mozione. Lo facciamo non in nome di un qualche tecnicismo o espediente giuridico, ma della politica, della sacralità delle istituzioni repubblicane e della necessità di legittimazione dei suoi rappresentanti di ieri, di oggi e di domani, sapendo che il meglio, come diceva Voltaire, è spesso nemico del bene. (Brusìo).
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di abbassare drasticamente il volume della voce. (Applausi).
Prego, senatrice Craxi.
CRAXI (FIBP-UDC). Signor Presidente, certamente il tema resta aperto e non ci sfugge, ma chi ha cultura di governo, sa vivere le istituzioni e crede nella democrazia e nei suoi presidi sa bene che ogni passo, per quanto piccolo sia, è sempre da considerarsi come una conquista. (Applausi).
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, visto che non sono un parlamentare di lungo corso, ma questa per me è la prima legislatura, mi domando come mai su un tema così delicato e difficile, che giustamente ha avuto neanche grande attenzione da parte dell'opinione pubblica, non si sia mai voluto, neanche nelle passate legislature, approvare una legge che lo regolamentasse una volta per tutte. (Applausi). Ecco il vero motivo per cui dico con estrema chiarezza che così ognuno avrebbe potuto mettere in mostra le proprie posizioni e si sarebbe arrivati a una soluzione forse lineare, anche se, certamente, c'era il problema della Corte costituzionale.
Lo dico partendo da un'esperienza personale, perché in Regione Lombardia, quando abbiamo dovuto tagliare i vitalizi, abbiamo fatto incontri con tutti i partiti e abbiamo trovato una norma che si ispirasse ai criteri messi in campo dalla Corte costituzionale, ossia la ragionevolezza e, dall'altra parte, il riferimento a un determinato periodo di tempo, chiaramente con la possibilità di reiterare eventualmente il provvedimento. Così la legge è stata votata dalla stragrande maggioranza di tutte le forze politiche e tutti i ricorsi hanno retto di fronte alla Corte costituzionale, perché, se si approva una norma ispirata al principio di ragionevolezza e di buon senso, non si deve temere nulla con riferimento alla Corte costituzionale. Non capiamo - almeno non lo capisco io, poi magari qualcuno me lo spiegherà - per quale motivo si sia sempre voluto ricorrere all'altra possibilità per disciplinare questo argomento, ovvero ai cosiddetti regolamenti interni, che inevitabilmente si prestano a ricorsi, su cui poi interviene il senatore, che deve giudicare su questioni legate ai senatori stessi. Lo dico rispettando l'autonomia del Consiglio di Presidenza, della Commissione contenziosa e del Consiglio di garanzia.
Questo è quanto che dissi all'onorevole Fraccaro - e lo dico con estrema chiarezza - quando iniziammo l'avventura con il Governo dei 5 Stelle. Gli dissi: «Guarda che la strada della legge è la migliore, perché ci consente di affrontare definitivamente il tema». Mi è stato detto che invece la scelta era di andare in Consiglio di Presidenza, fare riferimento al Regolamento interno e di seguire quindi altre strade. Questo - lo dico sinceramente, con un atteggiamento totalmente asettico sulla questione e indipendentemente dalle varie posizioni - è il motivo per cui il Parlamento non ha mai avuto il coraggio di affrontare tale questione con una legge dello Stato. (Applausi). Se avessimo voluto riguadagnare credibilità a livello politico, avremmo dovuto sederci intorno a un tavolo e risolvere la questione una volta per tutte, anziché avere dei problemi ogni anno o ogni due, tre anni. Ripeto, dico questo al di là delle singole posizioni e non sto entrando nel merito: la mia è una considerazione di carattere generale che sottopongo all'attenzione di tutta l'Assemblea, perché siamo sempre in tempo a fare una legge; non è che non possiamo farla.
Passo alla questione della sentenza. Non entro nel merito delle decisioni prese sia dalla Commissione contenziosa che dal Consiglio di garanzia; non sono neanche un esperto della materia da poter stabilire se sia giusto il riferimento alla sentenza della Corte costituzionale che equipara i vitalizi alle pensioni e il riferimento alla legge ordinaria sulla pensione e il reddito di cittadinanza. Non entro nel merito e non so se sia giusto o meno. Rispetto quella decisione; posso non condividerla, ma la rispetto per motivi appunto di rispetto nei confronti dell'istituzione e della sua autonomia. Dico però che c'è qualcosa che stona in generale, indipendentemente dal fatto che si possa equiparare o no. A un cittadino condannato in via definitiva per terrorismo o per mafia non si può toccare o sospendere la pensione o il reddito di cittadinanza; ma se c'è un politico condannato, a lui bisogna per forza toglierla. (Applausi). C'è qualcosa che stona.
Guardate... (Brusio). Io vi ho lasciati parlare. Fatemi esprimere la mia opinione, che potete anche non condividere. Anzi, stavo dicendo - e mi spiace che vi arrabbiate - che addirittura più volte ho riconosciuto anche pubblicamente al MoVimento 5 Stelle quell'opera di morigerazione della politica nel percorso che è stato fatto. L'ho riconosciuto: lo riconoscevo quando eravamo al Governo insieme, l'ho riconosciuto quando eravamo su fronti opposti con il Governo Conte-bis e lo riconosco tuttora. Voi siete partiti con un'iniziativa tanti anni fa - io me la ricordo - denominata «zero privilegi», secondo cui i parlamentari non devono avere privilegi. È giusto e condivido il principio. Però, se è vero che i parlamentari non devono avere nessun privilegio anche in materia previdenziale, è anche giusto dall'altra parte che abbiano il diritto di non essere penalizzati sullo stesso argomento. (Applausi). Si tratta semplicemente di mettere tutti sullo stesso piano.
Del resto, quella delibera - adesso non ricordo esattamente e chiedo scusa se non sono preciso in questo - che ha trasformato il vitalizio dal sistema retributivo - che era onestamente non corretto - al sistema contributivo va proprio in quella direzione: equipariamo in questa materia i cittadini italiani ai parlamentari, mettendo tutti sullo stesso piano. Si tratta solo di partire da questo presupposto. Quindi, indipendentemente dalla sentenza, noi abbiamo una mozione che chiede di ragionare su questo principio e siamo assolutamente d'accordo nel lavorare in questa direzione, purché non si faccia sempre passare il politico come quello che sostanzialmente deve essere sbeffeggiato, che non va bene, che non lavora, che merita la gogna. Questo non è giusto. Mettiamo tutti sullo stesso piano: noi la pensiamo sinceramente in questo modo.
Anche perché la cosa sbagliata - è la storia che ce lo insegna - è passare sempre da un estremo all'altro: prima i parlamentari erano troppo privilegiati, mentre adesso vogliamo farli passare come se fossero dei cittadini neanche di serie B ma, peggio ancora, come se fossero tutti dei ladri e dei delinquenti.
No, la verità sta nel mezzo: recuperiamo il giusto mezzo, quello che storicamente ha nobilitato la politica in questo Paese. Solo così riusciremo a fare qualcosa di chiaro, che non possa più essere messo in discussione e che finalmente dia trasparenza e chiarezza su questo tema.
Per questo motivo abbiamo presentato una mozione; non voteremo contro le altre mozioni, ma ci asterremo o voteremo a favore, a seconda della situazione, perché rispettiamo assolutamente tutte le posizioni (ci mancherebbe altro, anche perché la nostra mozione è quasi identica, sostanzialmente, a quella di Italia Viva e a quella di PD, 5 Stelle e LeU: sono quasi tutte identiche).
Abbiamo discusso, abbiamo fatto riunioni, ci siamo confrontati sul metodo e sulle questioni, però vi prego: cerchiamo tutti di trovare lo strumento più giusto e più corretto per normare, una volta per tutte, questa materia. Allora sì che faremmo una bella figura davanti ai cittadini e riacquisteremmo quella credibilità necessaria, come classe politica, di cui il Paese ha bisogno. Infatti, se la politica è forte, allora non ci sono i tecnici, gli esperti, gli scienziati, ma c'è la politica, che si assume le proprie responsabilità e decide fino in fondo. (Applausi).
TAVERNA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TAVERNA (M5S). Signor Presidente, avevo ovviamente preparato un discorso, ma gli interventi in Aula sono stati spunto di riflessioni, quindi mi permetto di partire dall'intervento del senatore Romeo, che chiede come mai non si sia fatta una legge. Senatore Romeo, fosse stato per lei, oggi non si sarebbe fatta neanche la discussione in Assemblea. (Applausi).
Lei sa bene che abbiamo dovuto lottare per due settimane per poter avere semplicemente un confronto in Assemblea, che oggi, in base agli interventi svolti, mi sembra assolutamente costruttivo. Era un confronto necessario, visto che una norma che disciplinava la gestione dei vitalizi o, meglio, la revoca dei vitalizi per i condannati in via definitiva prima c'era; poi è intervenuta una sentenza che, andando oltre il petitum, l'ha abolita e questo ha portato il MoVimento 5 Stelle a presentarsi in Conferenza dei Capigruppo per segnalare un vuoto normativo e la necessità di rimettere mano a ciò che stava accadendo.
La prima reazione è stata accusarci di voler fare una battaglia politica, di volerci appuntare la medaglietta, di voler portare di nuovo questo argomento, ormai abusato, all'attenzione dei cittadini. Devo dire che la mia prima reazione è stata quella di vergogna per chi pensava che la revoca dei vitalizi fosse esclusivamente una battaglia politica del MoVimento 5 Stelle: è una battaglia di dignità! (Applausi).
Dignità per il popolo italiano, senatore Romeo! (Applausi).
È proprio per questa battaglia di dignità del popolo italiano che il MoVimento 5 Stelle nasce; nasce per la lotta contro i privilegi e contro la casta. A me sembra che, nello stesso momento in cui siamo stati esclusi da alcune caselle di questa che - è vero - non è una scatoletta di tonno, è un bunker antiatomico, che per poterlo scardinare non bastano otto anni, forse non ne basteranno venti; dicevo, come siamo stati esclusi da qualche casella (la Commissione contenziosa e il Consiglio di garanzia), grazie al tradimento di nostri colleghi (Applausi), eletti grazie alla fiducia ricevuta da parte di cittadini su un programma che si basava fondamentalmente sulla lotta alla casta e sul taglio ai vitalizi, miracolosamente, con un colpo di mano, abbiamo visto ripristinare i vitalizi ai condannati.
Io oggi ho avuto il piacere di leggere la mozione presentata da Lega e Forza Italia; è una mozione che ieri non ci è stata sottoposta. Infatti, come lei sa, noi abbiamo iniziato chiedendo esclusivamente un dibattito; poi abbiamo presentato una mozione, perché ci sembrava corretto inserire questa discussione attraverso uno strumento previsto dal Regolamento del Senato e portarla correttamente all'attenzione dell'Ufficio di Presidenza.
Avevamo visto la sua mozione, che era sinceramente irricevibile, però oggi ne presentate un'altra, dove si legge: «Impegna a rivalutare nelle sedi competenti, nel rispetto dei principi dell'articolo 54 della Costituzione». Senatore Vitali, lei si è detto basito da alcuni nostri comportamenti. Io le domando se lei ha considerato l'articolo 54, comma 2, della Costituzione, che i colleghi ricordano, ma che è bene riproporre ai cittadini: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore (...)». (Applausi). Infatti, quando giudica il caso Formigoni, cosa trova di onorabilità e disciplina nell'aver usato la sanità pubblica della Regione Lombardia come fondo cassa per viaggi da sogno e yacht di lusso per sé e i suoi amichetti? (Applausi). Per questo è stato condannato a risarcire 47 milioni di euro. Mi domando: adesso gli ridiamo il vitalizio così lui ci ridà i 47 milioni di euro? (Applausi). Mi sembra la soluzione corretta. (Commenti).
Andiamo avanti. Non contenti, avete reso la decisione valida erga omnes, ossia applicabile a tutti i casi di condannati in via definitiva ai quali il vitalizio era stato revocato. Mi corre l'obbligo di ricordare alcuni nomi e reati, perché credo che oggi ci sia la possibilità di far capire anche ai cittadini italiani di chi e cosa parliamo. Parliamo dei senatori Berlusconi, Dell'Utri e Cecchi Gori e di reati come frode fiscale, corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. (Applausi). Insomma, va tutto bene.
Senatore Vitali, lei dice di essere basito, mentre noi rimaniamo esterrefatti di fronte alla constatazione che avete voluto addirittura calcare la mano e, per poter riconoscere un privilegio a un corrotto, fate riferimento all'articolo 18-bis della legge sul reddito di cittadinanza. Le dico una cosa. Se è una pensione, mi deve spiegare come noi facciamo ad averla dopo quattro anni, sei mesi e un giorno, perché mi risulta che i cittadini italiani devono lavorare quarant'anni per vedersi corrisposta la pensione. (Applausi).
Inoltre, il senatore Cucca ha citato l'autodichia. È vero, siamo in regime di autodichia e infatti è stata adottata una delibera che, partendo dalla cosiddetta legge Severino, imponeva, in maniera meno severa, gli stessi parametri in tema di incandidabilità o decadenza, con riferimento alla privazione di privilegi legati allo svolgimento di quella funzione.
Se questa, invece, è una pensione, mi spiega perché non si applica la cosiddetta legge Fornero? Perché ai senatori non viene applicata la legge Fornero? Quando le cose fanno comodo siamo in autodichia, mentre quando così non è guardiamo alla legge ordinaria. (Applausi). Non si può fare. Mi dispiace non può funzionare così.
Oggi l'unico intento di questa mozione è far capire ai cittadini italiani cosa si pensa dei vitalizi ai condannati: se ritenete che una persona condannata per gravi reati abbia diritto a godere di un privilegio, oppure no. Sono stanca dell'ipocrisia dei proclami televisivi, che vengono poi sovvertiti all'interno di stanze chiuse come la Conferenza dei Capigruppo, la Commissione contenziosa, il Consiglio di garanzia e l'Ufficio di Presidenza.
Volevamo aprire questo luogo e apriamolo. Oggi dovete dire agli italiani se volete revocare i vitalizi ai condannati (Applausi). È semplice, semplicissimo, rispetto a parole che devo leggere: la nostra posizione era e rimane coerente; sul taglio dei vitalizi faremo tutto quello che è possibile in un momento come questo, in cui ci sono famiglie a cui viene chiesto indietro l'assegno di accompagnamento per i figli disabili, in cui ci sono famiglie che non hanno visto la cassa integrazione, in cui ci sono famiglie che stanno perdendo il negozio e la speranza; il mancato taglio dei vitalizi è un segnale disgustoso e vergognoso. Queste sono le parole del senatore Salvini (Applausi).
Ho chiesto ai senatori di approvare il disegno di legge Richetti sui vitalizi e di approvarlo subito, così com'è. Abbiamo iniziato questa battaglia alla Leopolda nel 2011, ora c'è da fare l'ultimo miglio e per me va fatto subito. Sono parole del senatore Renzi.
Devo fare l'ultima citazione, senatore Vitali, perché non credevo neanch'io che fosse stata detta; quando l'ho trovata, ho pensato che eravamo tutti d'accordo. Vanno tagliati i vitalizi ai condannati; i vitalizi vennero aboliti nel 2012 dal Centrodestra, fu una nostra iniziativa; lavoriamo da sempre per avere un sistema politico-istituzionale meno costoso e più efficiente, avevamo anche approvato una riforma costituzionale che riduceva il numero dei parlamentari, che però fu impedita dalla Sinistra. Tranquilli tutti, l'abbiamo fatta noi. (Applausi). Non mi sembra che questo sia il momento giusto per discutere di queste cose (invece questo sì, questo è il momento giusto). Siamo al lavoro per sostenere un Paese che soffre, non c'è tempo da perdere per parlare di vitalizi e di decisioni già prese. Questo lo ha detto il 27 giugno 2020 Silvio Berlusconi (Applausi).
Concludo il mio intervento con una citazione. Platone diceva che le brave persone non hanno bisogno di leggi che dicano loro di agire responsabilmente, mentre le cattive persone troveranno un modo per aggirare le leggi. Noi, brave persone, non torneremo indietro. (Applausi. Vengono esposti dei cartelli).
PRESIDENTE. Chiedo di abbassare immediatamente i cartelli e anche di non fare fotografie, che è vietato a tutte le persone, brave o cattive che siano.
CALIENDO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. Colleghi, data la riconosciuta importanza della discussione da parte di tutti i Gruppi, cerchiamo di avere un comportamento conseguente.
CALIENDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, chiedo di intervenire in dissenso per due ordini di motivi. Io credo ancora nella logica per cui chi svolge una funzione giurisdizionale, anche in questo Parlamento, non ha possibilità di parlare se non con atti. Pertanto io non interverrò sulla questione, perché abbiamo già fatto la sentenza, ma non voterò nessuna delle mozioni, in primo luogo perché nel 2011, quando chiesi di parlare su quel documento che era il regolamento sulle pensioni dei senatori, mi fu detto che era competenza esclusiva del Consiglio di Presidenza, non se ne poteva parlare in Aula.
Mi sono attenuto alla regola, ma vedo che abbiamo anche in questo tradito quella regola, perché non era possibile parlarne in quest'Aula. (Applausi).
Mi limito qui ad esprimere alcune considerazioni che non sono mie opinioni, ma verità assolute, che nessuno può discutere.
Il presidente Grasso ha detto che per la prima volta il provvedimento era erga omnes. Senatore Grasso, da quando lei era Presidente, ma già prima ed anche ora, sono decine le sentenze di organi di autodichia, della Camera e del Senato, che deliberano erga omnes. Non è la prima volta che ciò accade. (Applausi). Ci sono state molte decisioni che hanno avuto attenzione ai diritti costituzionali, la stessa delibera del Consiglio di garanzia, come lei sa meglio di me, perché allora lei era ancora Presidente del Senato, annullava la delibera del Consiglio di Presidenza che riguardava il blocco per i pensionamenti anticipati. Lei sa benissimo che la sentenza Pagliari sulla certificazione, come avviene per i vitalizi, non può essere messa in discussione.
Abbiamo forse affermato che i vitalizi sono una pensione? No. Abbiamo affermato che i vitalizi sono una previdenza? No. Abbiamo preso atto che le sezioni unite della Corte di cassazione, ovvero l'organo che assicura l'uniforme applicazione del diritto del nostro Paese ha affermato che è un trattamento di natura previdenziale. Questo comporta l'applicazione delle regole della Corte costituzionale. Potete dire quello che volete, ma sulla base di questi principi non si può ragionare in termini politici.
Mi limito, in conclusione, ad osservare che si tenta di fare come nel peggior periodo della Repubblica francese, quello della rivoluzione, quando si pretendeva di imporre, attraverso la piazza, le regole del processo e di imporre ai giudici di rispettare la volontà del popolo. Ringrazio la presidente Bernini e il presidente Berlusconi, perché su queste materie non ho dovuto mai discutere nel Gruppo e nel partito, né del calendario delle udienze, né di quali fossero i sistemi e le logiche. So che fate le riunioni di Gruppo sulle questioni giurisdizionali, siamo completamente fuori dalle regole di uno Stato democratico. (Applausi). Il giudice decide secondo coscienza e secondo la legge. (Applausi. Congratulazioni).
DI NICOLA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
DI NICOLA (M5S). Signor Presidente, intervengo a maggior ragione dopo l'intervento del senatore Caliendo per evidenziare come le mozioni presentate contro il ripristino dei vitalizi per i parlamentari condannati non colgano la sostanza del problema e cioè che con la decisione presa è come se al Senato si fosse consumato una specie di golpe, anzi un auto golpe, con un conflitto di poteri tra organi interni che non ha precedenti nella storia della Repubblica. In materia di autodichia la Commissione contenziosa vale, come è noto, come un tribunale. Ebbene, la sentenza con la quale ha deciso di restituire il vitalizio al senatore Formigoni non si è limitata, come diceva il senatore Grasso, a giudicare su un caso specifico, ma ha addirittura proceduto ad annullare una delibera del Consiglio di Presidenza. (Applausi). È come se un tribunale avesse cancellato una legge ordinaria: un pasticcio da Repubblica delle banane. (Commenti).
PRESIDENTE.Senatore Di Nicola, mi scusi, la interrompo senza togliere tempo al suo intervento. Dico a tutti i colleghi senatori che più di uno non solo ha lambito, ma è arrivato anche a discutere nel merito della sentenza, ha iniziato prima il senatore Vitali e poi altri senatori intervenuti successivamente. Non ho tolto loro la parola.
Però vi pregherei di non superare il limite, perché l'argomento delle mozioni riguarda la questione del vuoto normativo e dei vitalizi. Quindi si può lambire la questione della sentenza, perché è collegata; ma, se si entra nel merito della decisione oltre un certo limite, questa Presidenza non lo consentirà, per il rispetto dei ruoli e delle attribuzioni, di cui questa Presidenza è garante.
Senatore Di Nicola, ovviamente può esprimere il suo parere e il tempo si è fermato; ma la pregherei di non mettere in difficoltà la Presidenza.
DI NICOLA (M5S). La ringrazio, Presidente, e invito a tener conto del tempo effettivo del mio intervento.
Per questo credo ci siano i margini doverosi affinché il Senato sollevi di fronte alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione. L'invasione di campo di un organo giurisdizionale ha inflitto un vulnus al principio della separazione dei poteri e penso che il Consiglio di Presidenza abbia il dovere di promuovere questa iniziativa. Altrimenti - lo dico a tutti i componenti che ne contestano la decisione - meglio uscire dal Consiglio di Presidenza. (Commenti).
PRESIDENTE. Va bene, senatore Di Nicola. Però io davvero le chiedo...
DI NICOLA (M5S). Posso parlare, Presidente?
PRESIDENTE. No, le spiego. C'è un ricorso, fatto da chi è competente a farlo, che ha toccato tutti questi argomenti. Quindi, le chiedo di stare nel merito della questione. L'ha detto e l'abbiamo capito, altrimenti sarò costretta a toglierle la parola.
DI NICOLA (M5S). Altri lo hanno fatto, Presidente. Comunque ritengo che questo sia il modo giusto per denunciare, di fronte al Paese, la gravità delle decisioni prese dagli organi presieduti dai senatori Caliendo e Vitali. (Applausi).
Dirò di più, Presidente: c'è un'altra vergogna sulla quale questo Parlamento continua a tacere. (Commenti).
PRESIDENTE. La discussione si è svolta finora con toni impegnati, ma molto adeguati al luogo, vediamo di concluderla. La Presidenza interviene quando lo ritiene opportuno.
Prego, senatore Di Nicola. Il suo è un intervento in dissenso e la prego di concludere.
DI NICOLA (M5S). Dicevo, Presidente, che c'è un'altra vergogna in tema di pensioni, rispetto alla quale il Parlamento continua a tacere, utilizzandone tutti i privilegi, mentre potrebbe cancellarla in cinque minuti con una delibera del Consiglio di Presidenza. È quella delle doppie e triple pensioni, accanto ai vitalizi, che i parlamentari continuano a lucrare a danno dei cittadini, grazie allo scandalo dei contributi figurativi. (Commenti).
PRESIDENTE. La prego di concludere. Naturalmente è sin troppo ovvio che, interrompendo, il momento della conclusione rischia di essere ritardato. La prego di concludere, senatore Di Nicola.
DI NICOLA (M5S). Mi deve restituire il tempo dell'interruzione.
PRESIDENTE. Gliel'ho già restituito e si è già fermato. Adesso la prego davvero di concludere.
DI NICOLA (M5S). Lo scandalo dei contributi figurativi. Come oggi ha ricordato l'ex presidente dell'INPS Boeri, ci sono centinaia di parlamentari che, versando appena il 9 per cento dei contributi, ottengono che l'INPS versi per loro quasi il 24 per cento. E poi parliamo di equità! Rispetto a questo non possiamo rimanere inerti, perché, mentre in quest'Aula i senatori si concedono privilegi odiosi, fuori ci sono cittadini disperati, senza lavoro e costretti a pagare la vergogna dei vitalizi e dei contributi figurativi. (Applausi. Commenti).
VITALI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. (Commenti).
VITALI (FIBP-UDC). State buoni.
PRESIDENTE. Senatore Vitali, si rivolga alla Presidenza.
VITALI (FIBP-UDC). Sì, Presidente, perché si parla di democrazia, ma si vuole imbavagliare il Parlamento.
PRESIDENTE. Non si preoccupi che il Parlamento in questo momento è liberissimo. Però, essendo già intervenuto, chiedo anche a lei di non entrare nel merito della decisione, come è già stato fatto per gli altri. (Commenti).
VITALI (FIBP-UDC). Presidente, la sentenza è stata pubblicata e, quindi, è pubblica. Sono stati fatti interventi sulla sentenza e, siccome sono il relatore della sentenza, intervengo in dissenso anche per questo motivo. Non farò un comizio, come altri, perché i comizi li faccio in campagna elettorale; né citerò casi personali politici, perché anche questi non appartengono al dibattito civile in quest'Aula.
Voglio soltanto dire alla presidente Taverna che esiste l'articolo 57, ma esiste anche l'articolo 3 della Costituzione, per il quale ogni cittadino deve essere trattato alla stessa maniera e, allora, se ci sono delle leggi - una di queste è stata fatta dal MoVimento 5 Stelle; mi riferisco all'articolo 18-bis del decreto-legge n. 4 del 2019 - che consente ai condannati non per reati gravi di continuare a mantenere la pensione e l'assegno, non ho capito per quale motivo il parlamentare debba essere trattato in maniera peggiore di un qualunque cittadino. (Commenti). Fatemi parlare!
Concludo perché mi aspetto che qualcuno chieda scusa per quegli slogan, chiaramente se c'è onestà intellettuale; se non c'è onestà intellettuale, ognuno fa ciò che vuole. Voglio soltanto citare un passo della sentenza.
PRESIDENTE. No, le tolgo la parola. La Presidenza deve garantire la separazione dei ruoli. Se lei entra nel merito della sentenza, sono costretta a toglierle la parola. Su questo la decisione è irrevocabile.
VITALI (FIBP-UDC). Non cito la sentenza, però dico che il mio voto è in dissenso perché con la sentenza non è stato ridato il vitalizio ai condannati. Con la sentenza è stato stabilito che l'ex parlamentare deve avere un grado di onorabilità maggiore rispetto al cittadino e che le sanzioni vanno comminate dal legislatore interno (il Consiglio di Presidenza), ma tenuto conto dei principi di ragionevolezza stabiliti dalla Costituzione, come per tutti i cittadini, per garantire il rispetto della dignità e dei diritti umani. Questo dice la sentenza e questo è praticamente ciò che chiedono le mozioni.
Per questo motivo voterò in dissenso.
CRUCIOLI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
CRUCIOLI (Misto). Signor Presidente, a leggere le tre mozioni presentate potrebbe sembrare che tutti i partiti presenti in Aula siano contrari a dare i vitalizi a coloro che sono stati condannati. Leggetele; sono pressoché identiche e, tuttavia, i vitalizi sono stati restituiti a coloro che sono stati condannati per gravissimi reati.
Allora, ai partiti presenti e, soprattutto, a chi sventola cartelli con la scritta «no ai vitalizi» dico che avete un modo specifico per far cessare tutto ciò: staccate la spina al Governo e fate andare a casa questa maggioranza indecente. Altrimenti, la sensazione è che queste mozioni e questi piagnistei siano un mero lavaggio delle coscienze.
A questo L'alternativa c'è non si presta e non voterà queste mozioni per i motivi che ha spiegato benissimo il collega Primo Di Nicola, in dissenso dal MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
PARAGONE (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PARAGONE (Misto). Signor Presidente, i cittadini capiscono una cosa: i condannati si riprendono il vitalizio. Questa è la cosa più facile che i cittadini hanno capito e che prenderanno. Quindi, è giusto che io dia il pieno sostegno alla mozione del MoVimento 5 Stelle, perché ho fatto la campagna elettorale su questi temi, moralmente importanti.
Mi asterrò sulle altre due perché voglio riconoscere al Movimento un lavoro che è stato fatto da tempo. È proprio per questo che domando, in nome dell'etica e della morale, attraverso la Presidenza al Movimento: perché ai condannati è giusto non dare il vitalizio, ma a un condannato per gravi reati finanziari, perché ha truccato i bilanci di Monte Paschi di Siena, il Governo precedente, attraverso il vostro voto, ha dato ancora sostegno e fiducia? Sto parlando di Alessandro Profumo, condannato in primo grado.
PRESIDENTE. Senatore Paragone, le chiedo in cosa è in dissenso il suo intervento.
PARAGONE (Misto). È in dissenso rispetto al voto del Gruppo Misto che vota a favore di tutte e tre le mozioni. Io ho detto che voterò a favore soltanto della mozione del Movimento e che mi asterrò sulle altre due.
Faccio allora il mio intervento politico come lo hanno fatto tutti o forse vi dà fastidio che in quest'Aula si dica che Alessandro Profumo, condannato in primo grado, è ancora amministratore delegato di una partecipata di Stato quotata in borsa? Perché il Movimento non gli toglie la fiducia? Perché non sollevate anche voi, attraverso il Governo, l'azione di responsabilità verso questo condannato per gravi reati finanziari?
L'aspetto morale deve valere quindi per tutti. Sì dunque a questa mozione, sì all'aspetto etico che sollevate, ma basta con i condannati che guidano delle partecipate di Stato quotate in borsa.
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 373, presentata dai senatori Licheri, Malpezzi, De Petris e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 374, presentata dai senatori Romeo, Bernini, Ciriani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 375, presentata dal senatore Cucca e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16, con la votazione per l'elezione di due senatori Segretari.
(La seduta, sospesa alle ore 11,23, è ripresa alle ore 16).
Presidenza del vice presidente LA RUSSA
Votazione per l'elezione di due senatori Segretari (Votazione a scrutinio segreto con il sistema delle urne aperte) (ore 16)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione per l'elezione di due senatori Segretari.
Ai sensi dell'articolo 5, comma 3, del Regolamento, ciascun senatore o senatrice scriverà sulla propria scheda un solo nominativo. Risulteranno eletti i due senatori che otterranno il maggior numero di voti. A parità di voti sarà eletto il più anziano di età.
Per garantire il più ordinato svolgimento delle operazioni di voto, dinanzi al banco della Presidenza sono state approntate due cabine. I colleghi senatori, immediatamente prima dell'ingresso in cabina, riceveranno dagli assistenti parlamentari la scheda che, dopo il voto, depositeranno nell'apposita urna all'uscita della cabina stessa.
La chiama sarà svolta in ordine alfabetico. Dopo l'effettuazione della chiama, le urne resteranno aperte fino alle ore 19, mentre l'Assemblea proseguirà nell'esame del successivo punto all'ordine del giorno.
Dichiaro pertanto aperta la votazione e invito il senatore Segretario a procedere all'appello.
(Il senatore Segretario Laforgia e, successivamente, la senatrice Segretario Montevecchi fanno l'appello).
(Seguono le operazioni di voto).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,46)
Dichiaro chiusa la votazione dei senatori presenti in questo momento in Aula.
Avverto gli onorevoli senatori che non hanno ancora votato che potranno farlo fino alle ore 19.
(Le urne restano aperte).
Coloro che desiderano votare segnalino la loro presenza ai senatori Segretari, i quali ne prenderanno nota, ovviamente senza procedere a chiamarli, al fine di poter proseguire con i lavori.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1957) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione scientifica, tecnologica e innovazione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dell'Australia, fatto a Canberra il 22 maggio 2017 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,47)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1957, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Ferrara, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
FERRARA, relatore. Signor Presidente, l'intesa in esame è finalizzata a consolidare e approfondire ulteriormente la collaborazione tra i due Paesi nell'ambito della ricerca pubblica e privata in campo scientifico e tecnologico, già prevista per grandi linee dall'Accordo di cooperazione culturale bilaterale del 1975, nonché a migliorare le rispettive conoscenze tecnologiche e dotazioni infrastrutturali, anche a beneficio del mutuo sviluppo economico.
Il disegno di legge di ratifica si compone di cinque articoli. L'articolo 3, in particolare, modificato dalla Camera dei deputati, quantifica gli oneri economici derivanti dalla cooperazione scientifica e tecnologica, di cui all'articolo IV dell'Accordo, in 461.000 euro annui a decorrere dal 2020 e le spese di missione dei funzionari dei reparti di cui all'articolo X in 7.200 euro ad anni alterni a decorrere dal 2020.
L'Accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese.
In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. (Applausi).
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
Sospenderei un attimo le procedure di voto per l'elezione dei senatori Segretari, per poi riprenderle durante le dichiarazioni di voto, e procederei alla votazione degli articoli del disegno di legge in esame per consentire a tutti i colleghi di esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
GARAVINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVINI (IV-PSI). Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole per il Gruppo Italia Viva, chiedo l'autorizzazione a depositare il testo integrale dell'intervento. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
ALFIERI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico su questo e anche sui successivi disegni di legge di ratifica. (Applausi).
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente,annuncio il voto favorevole del Gruppo Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali a questo disegno di legge di ratifica e preannuncio il voto favorevole cumulativo su quelli successivi. (Applausi).
AIMI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIMI (FIBP-UDC). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole da parte del Gruppo Forza Italia sia su questa ratifica sia sugli atti di ratifica che andranno successivamente al voto e chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo del mio intervento. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
LUCIDI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, anche io annuncio il voto favorevole a questo disegno di legge di ratifica da parte del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione e preannuncio il voto favorevole a tutte le successive ratifiche. (Applausi).
FERRARA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARA (M5S). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle a questa ratifica e anche alle successive. (Applausi).
LA PIETRA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia a questo provvedimento, come anche a tutti gli altri successivi, escluso il disegno di legge n. 1142-B, recante l'Accordo con la Repubblica Kirghisa. A quel provvedimento noi voteremo in maniera contraria per le continue persecuzioni in atto in quel Paese nei confronti delle nostre comunità cristiane. Invito, inoltre, tutta l'Assemblea a non ratificare tale Accordo e a votare in maniera contraria. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2131) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica ellenica sulla delimitazione delle rispettive zone marittime, fatto ad Atene il 9 giugno 2020 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,59)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2131, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore facente funzioni, senatore Petrocelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore facente funzioni.
PETROCELLI, f. f. relatore. Signor Presidente, questo Accordo discende da una proposta presentata dal Governo greco nel 2013 e si ricollega a un'intesa, già prevista, di delimitazione dei rispettivi spazi marittimi, che risale addirittura al 1977 e che è ancora vigente, con la quale i due Stati, Italia e Grecia, hanno delimitato la piattaforma continentale del Mar Ionio. Nessuno dei due Paesi - tengo a sottolineare al momento - ha proclamato aree di giurisdizione funzionale, sia come pesca riservata sia come zona di protezione ecologica o come zona esclusiva economica sulla colonna d'acqua del Mar Ionio. Tuttavia - mi preme ricordarlo - un apposito disegno di legge, l'Atto Senato 2007, già approvato dalla Camera dei deputati e attualmente all'esame della Commissione affari esteri del Senato, prevede espressamente l'istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale.
Per quanto riguarda i profili di compatibilità con la normativa nazionale, anche quest'atto non presenta alcun tipo di problema.
Propongo pertanto il voto favorevole dell'Assemblea. (Applausi).
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
GARAVINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVINI (IV-PSI). Signor Presidente, anche su questo provvedimento come sui successivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-PSI e rinnovo la richiesta di depositare agli atti i testi degli interventi.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
I senatori Alfieri, La Pietra, De Petris, Aimi, Lucidi e Ferrara confermano le intenzioni di voto favorevole precedentemente espresse.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1959) Ratifica ed esecuzione del Protocollo di adesione dell'Accordo commerciale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall'altra, per tener conto dell'adesione dell'Ecuador, con Allegati, fatto a Bruxelles l'11 novembre 2016 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1959, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Alfieri, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
ALFIERI, relatore. Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata a votare questo provvedimento, già approvato dalla Camera dei deputati, per permettere all'Ecuador di aderire a un Accordo già in essere fra Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Perù e la Colombia, dall'altra; quindi, un classico protocollo di adesione che permette anche l'adesione dell'Ecuador.
Il testo in esame costituisce lo strumento giuridico con cui l'Ecuador aderisce all'Accordo multipartito sottoscritto nel 2012 dall'Unione europea e dai suoi Stati membri con Colombia e Perù, e cioè al primo Accordo commerciale concluso dall'Unione europea dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, che rappresenta un importante strumento per la crescita e lo sviluppo dell'integrazione regionale fra Europa e America Latina, che permette di rafforzare i legami politici ed economici tra le due aree geografiche.
Tra gli aspetti di rilievo posti in evidenza nella relazione, che accompagna il disegno di legge di ratifica, c'è la valutazione della Commissione europea circa gli aspetti attesi con l'adesione al protocollo, che dovrebbe consentire un aumento delle esportazioni dell'Unione europea verso l'Ecuador pari al 42 per cento; un risparmio di dazi per gli esportatori dell'Unione europea nella misura di almeno 106 milioni di euro l'anno e nuove possibilità di accesso al mercato per quanto riguarda i prodotti del settore agricolo, dell'automotive e dei macchinari.
Il disegno di legge di ratifica del Protocollo si compone di quattro articoli e l'articolo 3 pone in particolare una clausola di invarianza finanziaria, stabilendo che dall'attuazione della legge di ratifica non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. L'analisi della compatibilità dell'intervento non segnala criticità dal punto di vista dell'ordine costituzionale, né di contrasto con il diritto europeo e con altre norme di diritto internazionale a cui l'Italia è vincolata.
Per questi motivi, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. (Applausi).
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
I senatori Alfieri, La Pietra, Garavini, Aimi, Lucidi, Ferrara e De Petris confermano le intenzioni di voto favorevole precedentemente espresse.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2006) Ratifica ed esecuzione degli Emendamenti all'Accordo sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mar Mediterraneo e dell'area atlantica contigua, con Annessi e Atto finale, fatto a Monaco il 24 novembre 1996, adottati a Monaco il 12 novembre 2010 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,08)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2006, già approvato dalla Camera dei deputati.
La relatrice, senatrice Garavini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
GARAVINI, relatrice. Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata ad esaminare il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, recante la ratifica degli emendamenti all'Accordo del 1996 sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mar Mediterraneo e dell'area atlantica contigua. L'Accordo costituisce uno dei principali strumenti giuridici internazionali finalizzati alla conservazione della biodiversità e a ridurre le minacce a carico della sopravvivenza dei cetacei in quelle acque. Il provvedimento prevede anche la creazione di una rete di aree marine protette e la regolamentazione delle attività di pesca dei cetacei.
Il disegno di legge di ratifica pone una clausola di invarianza finanziaria; stabilisce che dall'attuazione della ratifica non debbano derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e che le amministrazioni interessate debbano svolgere le attività previste con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. Il testo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento europeo e gli altri obblighi internazionali ed è per questo che, in qualità di relatrice, propongo l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. (Applausi).
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
I senatori Alfieri, Garavini, Aimi, Lucidi e Ferrara, La Pietra e De Petris confermano le intenzioni di voto favorevole precedentemente espresse.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1142-B) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana ed il Governo della Repubblica Kirghisa sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, fatto a Bishkek il 14 febbraio 2013 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,11)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1142-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.
La relatrice, senatrice Rojc, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
ROJC, relatrice. Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata nuovamente a esaminare il disegno di legge approvato, con modificazioni, dalla Camera dei deputati, recante la ratifica dell'Accordo tra Italia e Kirghizistan sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, sottoscritto nel febbraio 2013, rinnovando l'ultima Intesa relativa a tali ambiti risalente addirittura al 1960, anno della firma dell'Accordo di cooperazione culturale tra Italia e Unione Sovietica.
Scopo primario dell'Intesa è quello di migliorare la conoscenza e la comprensione tra i due popoli e promuovere i rispettivi patrimoni culturali attraverso lo scambio di esperienze e dati, soprattutto a livello scientifico e tecnologico, su basi paritarie e di reciprocità, fornendo nello stesso tempo una risposta efficace alla forte richiesta di cultura e lingua italiana in Kirghizistan.
Si ricorda che l'Assemblea del Senato ebbe modo di esaminare e approvare il testo del presente disegno di legge, in prima lettura, il 30 ottobre 2019. Le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati, conseguenti a un parere favorevole con condizione volta a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione formulato dalla Commissione bilancio, riguardano l'articolo 3 relativo alle disposizioni finanziarie della ratifica, e posticipano di due anni la relativa autorizzazione di spesa.
Il disegno di legge di ratifica dell'Accordo consta di cinque articoli, con riferimento agli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento. L'articolo 3 li valuta in poco più di 135.000 euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, e in 139.620 euro a decorrere dal 2023.
Il testo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale né con l'ordinamento europeo e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese e, quindi, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Gli articoli 1 e 2 non sono stati modificati dalla Camera dei deputati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli articoli 4 e 5 non sono stati modificati dalla Camera dei deputati.
Passiamo alla votazione finale.
I senatori Alfieri, Garavini, Lucidi, La Pietra, De Petris e Ferrara confermano le intenzioni di voto precedentemente espresse.
AIMI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIMI (FIBP-UDC). Signor Presidente, annuncio il voto di astensione da parte del Gruppo Forza Italia in ragione della recrudescenza delle persecuzioni in atto nei confronti della minoranza cristiana. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1143-B) Ratifica ed esecuzione della Carta istitutiva del Forum internazionale dell'Energia (IEF), con Allegato, fatta a Riad il 22 febbraio 2011 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,16)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1143-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.
La relatrice, senatrice Craxi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
CRAXI, relatrice. Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata nuovamente a esaminare il disegno di legge, approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati, recante ratifica della Carta istitutiva del Forum internazionale dell'Energia, fatta a Riad, in Arabia Saudita, nel febbraio 2011.
Si ricorda che l'Assemblea del Senato ebbe già modo di esaminare e approvare il testo del presente disegno di legge, in prima lettura, il 30 ottobre 2019. Le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati, conseguenti a un parere favorevole con condizione, volto a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, formulato dalla Commissione bilancio, riguardano l'articolo 3, relativo alle disposizioni finanziarie della ratifica, e posticipano di due anni la relativa autorizzazione di spesa.
Il disegno di legge di ratifica della Carta istitutiva del Forum internazionale dell'Energia si compone di quattro articoli. L'articolo 3, in particolare, valuta gli oneri economici complessivi del provvedimento, a decorrere dall'anno 2021, in 151.920 euro, di cui 51.920 euro annui per le spese di missione e 100.000 euro annui per il contributo finanziario obbligatorio.
La ratifica della Carta non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento dell'Unione europea e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese.
In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. (Applausi).
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Gli articoli 1 e 2 non sono stati modificati dalla Camera dei deputati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'articolo 4 non è stato modificato dalla Camera dei deputati.
Passiamo alla votazione finale.
I senatori Alfieri, Garavini, Aimi, Lucidi, La Pietra, De Petris e Ferrara confermano le intenzioni di voto precedentemente espresse.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. In considerazione del fatto che le urne per la votazione per l'elezione di due senatori Segretari resteranno aperte fino alle ore 19, chiedo ai Gruppi se è ipotizzabile da parte della Presidenza iniziare alle ore 18 la discussione, che non dovrebbe essere troppo lunga, del disegno di legge n. 1196, il cui esame è stato concluso dalla 1a Commissione.
Potremmo così concludere questa sera i nostri lavori. (Applausi).
Non essendoci dissenso, così è stabilito.
La Commissione bilancio è pertanto autorizzata a convocarsi per esprimere i pareri sul testo e sugli emendamenti, che sono pochissimi.
In attesa dei pareri della Commissione bilancio, passiamo allo svolgimento degli interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
LAUS (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAUS (PD). Signor Presidente, mi rivolgo a lei e, per suo tramite, al Governo.
Mi servono pochi minuti per denunciare una forte preoccupazione relativa al tentativo del Governo di reintrodurre nel nostro quadro normativo la fattispecie degli appalti al massimo ribasso.
Con impegno e grande senso di responsabilità, il Senato ha da poco istituito la Commissione di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. L'iniziativa parlamentare testimonia la consapevolezza unanime che gli standard di sicurezza, benessere, garanzia, legalità ed equità degni di una democrazia avanzata come la nostra sono invece per il sistema nazionale un'aspirazione ancora irrealizzata.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,21)
(Segue LAUS). Scelta la strada dell'agire consapevole e proiettati verso traguardi di civiltà, non possiamo ora permetterci un'inversione di marcia e ragionare, come sembra stia invece facendo il Governo, su provvedimenti che riporterebbero indietro il Paese di oltre mezzo secolo in termini di tutela. La prospettiva che il cosiddetto decreto semplificazioni ripristini il ricorso al criterio di aggiudicazione basato sul massimo ribasso ci allontana dall'obiettivo delle tutele e, soprattutto, dal traguardo auspicato di non dover più ricorrere in futuro a indagini pubbliche e pubbliche ammende sulle troppe storture che reprimono un diritto costituzionalmente riconosciuto.
L'attuale codice degli appalti ha tradito nei fatti più di un'aspettativa di semplificazione e modernizzazione del Paese, ma l'Italia non avrà alcun vantaggio se il rimedio sarà peggiore del male. (Applausi).
ANGRISANI (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGRISANI (Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il prossimo 12 giugno saranno trascorsi dieci anni dal referendum del 2011 che vide il popolo italiano esprimersi contro la privatizzazione del sistema idrico.
Con il secondo quesito del referendum, nella determinazione della tariffa del servizio idrico integrato è stato abrogato, all'articolo 152 del codice ambientale, il riferimento all'adeguata remunerazione del capitale investito. Non sono bastati 26 milioni di sì, con oltre il 57 per cento degli aventi diritto che si è democraticamente espresso, per riuscire a trasformare il sistema idrico italiano, soprattutto in Regioni come la Campania, dove gestioni come quella della GORI continuano a vessare i cittadini con continui aumenti tariffari, disservizi e mancati investimenti.
Quello dell'acqua pubblica è un tema importantissimo. Ci siamo sempre battuti per il principio dell'acqua come bene comune, indispensabile e accessibile a tutti senza distinzioni ed essenziale per la sopravvivenza.
Per la ripubblicizzazione del sistema idrico esiste una proposta di legge ferma alla Camera dei deputati, presentata da quelli che erano i miei colleghi del MoVimento, nella quale sono ribaditi i principi generali dell'acqua come bene naturale, diritto universale, fondamentale e indispensabile per la vita. È intollerabile, dunque, che la volontà popolare non sia rispettata. In Campania il 98 per cento dei votanti si era espresso a favore del secondo quesito referendario.
L'acqua è un bene pubblico e tale deve ritornare. Su questa posizione dobbiamo essere coerenti con la decisione referendaria. Non è possibile ancora oggi avere gestori come la GORI, che fanno dell'acqua un affare pagato dai cittadini a caro prezzo, con tariffe sempre più esorbitanti e allo stesso tempo non ci si pensa due volte a intimare o chiudere l'erogazione se non si è in grado di pagare bollette sempre più esose, frutto di rincari continui e ingiustificati.
L'accesso all'acqua è un diritto umano universale ed è anche una condizione essenziale per arginare la drammatica emergenza igienico-sanitaria che stiamo vivendo. Ragionare su aumenti delle tariffe in un momento di crisi economica e sociale come quella che stiamo vivendo a causa dell'emergenza Covid, con famiglie ridotte sul lastrico e difficoltà crescenti per trovare un'occupazione, è veramente inammissibile.
A dieci anni da quel referendum, ispirato da oltre 400.000 firme raccolte dai movimenti per l'acqua e confermato da milioni di italiani, non abbiamo ancora una rete di infrastrutture idriche degne di uno dei Paesi più sviluppati del mondo. Questo è gravissimo e sento oggi il dovere di sottolinearlo e di invitare tutti ad una riflessione su questo argomento (Applausi).
LONARDO (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LONARDO (Misto). Signor Presidente, ho presentato nel tempo più di 80 interrogazioni ed ho ricevuto risposte soltanto all'otto per cento di esse, quindi soltanto a dieci. Si sono susseguiti più Governi, con maggioranze diverse, ma l'atteggiamento è rimasto sempre uguale: scarsissima attenzione alle voci che provengono dal territorio e che, attraverso i parlamentari, vogliono giungere fino all'Esecutivo. I cittadini aspettano risposte ed attenzione, invece devo riscontrare che ricevono soltanto indifferenza: ne sono la testimonianza.
Tra le tante interrogazioni cui invano aspetto risposte, quella per cui oggi rivolgo un accorato appello al Ministro affinché mi dia riscontro è la 4-05324, in riferimento alle cartelle dell'Agenzia delle entrate-Riscossione e alla rateizzazione per il periodo 2020/2021. L'Agenzia delle entrate sta applicando sanzioni ed interessi che, sommati, giungono a soglie di assoluto allarme, ben oltre il 100 per cento dell'imposta, a seguito della decadenza del beneficio del pagamento rateale. Tanti sono i contribuenti, persone fisiche e giuridiche, che non sono riusciti ad ottemperare ai pagamenti rateali verso il fisco a causa della pandemia, che ha determinato pesanti cali di liquidità per gli scarsi consumi e l'attivazione della cassa integrazione Covid. L'Agenzia delle entrate non può richiedere l'intero pagamento del debito, aggravato da interessi e sanzioni, nel termine di sessanta giorni solo a seguito di un ritardato pagamento, a volte anche soltanto di una sola rata, e la conseguenziale decadenza dal beneficio del termine, data la straordinarietà della crisi economica in cui vive il Paese.
Interessi e sanzioni così alti praticati dall'Agenzia delle entrate indeboliscono fortemente la battaglia che lo Stato conduce nella lotta all'usura, ritenendola un fenomeno da contrastare con forza. Per questo, proprio in questo momento di grave recessione economica, è necessario porre rimedio. Ho chiesto al Ministro di sapere le ragioni per cui il Governo non vigila attentamente sull'applicazione del tasso di interesse e sulle sanzioni applicate dall'Agenzia delle entrate che, secondo calcoli effettuati, supera il 100 per cento di ricarico sull'imposta dovuta; se e quali iniziative di competenza il Ministro intenda inserire nei prossimi provvedimenti, al fine di determinare più eque condizioni di pagamento per coloro che sono decaduti dal beneficio della rateizzazione, della definizione agevolata o della rottamazione.
Ho chiesto, inoltre, se non ritenga di assumere una decisione urgente per porre rimedio alla succitata condizione di squilibrio adottata dall'Agenzia delle entrate nei confronti dei contribuenti italiani.
Queste sono le domande che ho posto al Ministro e mi auguro che possano arrivare presto le risposte, non per me, ma per i cittadini.
BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, quelle che sto per leggere sono le parole di uno dei più importanti uomini che hanno reso e ancora oggi rendono la pesca sportiva italiana famosa nel mondo, che più volte è stato premiato in ambito sportivo, è scrittore di libri e documentarista e quindi anche figura di riferimento per questo importante settore. Si chiama Roberto Ripamonti e mi scrive in merito a una problematica seria, quella delle reimmissioni: «Caro Simone, come ben sai la pesca sportiva in Italia muove un dinamico ed importante tessuto sociale, culturale, sportivo e produttivo; è un importante vettore per portare i più giovani verso l'aria aperta, è svago per i più anziani, è sana e funzionale attività per i disabili. I praticanti sono più di due milioni, l'indotto supera i tre miliardi di euro e sono oltre 15.000 i lavoratori in tutto il settore. La pesca sportiva è anche uno strumento turistico e conseguentemente vettore economico di rilevante importanza per tutti i territori bagnati dai fiumi, dai laghi, dai torrenti e spesso è l'unica vera attrattiva turistica a fronte di un indotto.
In Nazioni limitrofe (Austria, Croazia, Bosnia e Slovenia) questa attività è strutturata e attira decine di migliaia di appassionati in tutta Europa per beneficiare delle acque gestite con criteri imprenditoriali ma rispettosi dell'ambiente naturale. I nostri corsi d'acqua sono oggetto di minacce che vanno dagli scarichi industriali al prelievo idrico al bracconaggio, per non parlare della mortale presenza di specie ittiofaghe quali il cormorano, vero distruttore di stock ittici dei torrenti. I ripopolamenti, quindi, sono l'unico vero strumento di ripristino degli equilibri. I ripopolamenti. L'adozione di criteri scientifici esattamente restrittivi ha bloccato l'immissione per scopi di ripopolamento nella quasi totalità del territorio nazionale, alterando un equilibrio gestionale raggiunto da oltre un secolo. Il decreto attuativo del 2 aprile 2020, con riferimento all'articolo 3 criteri per l'immissione in natura di specie o popolazioni non autoctone sta ottenendo risultati devastanti per l'intero settore per il blocco di immissioni della trota fario, della trota iridea e del coregone.
Il perdurare delle minacce sopra descritte, a fronte di mancati ripopolamenti, ha svuotato i corsi d'acqua italiani, allontanando migliaia di appassionati con danni devastanti per le attività economiche collegate. È inoltre entrato in crisi un settore, quello della piscicoltura, che vede sottrarsi una importante fonte di fatturato senza la possibilità di predisporre adeguamenti al mutato quadro normativo. Migliaia di posti di lavoro sono quindi a rischio per una scelta superficiale, inopportuna ancor più in presenza di una pandemia. È necessario pertanto ripristinare le immissioni in ottemperanza delle esistenti carte ittiche, ignorate da questo decreto, ridisegnando un sistema normativo adeguato alla realtà mediante un documento che consenta con effetto immediato l'immissione di esemplari adulti e sterili delle specie alieutiche di interesse; tutto ciò al fine di ripristinare una situazione consolidata in oltre cento anni di immissioni e permettere a tutto l'indotto economico attualmente bloccato di ripartire. Con stima, Roberto».
Presidente, è chiaro che qui si sta ammazzando un settore intero. Non è bastata la pandemia ad uccidere gli uomini e le attività. Da dove e per quale motivo arriva questa stupida volontà di distruggere un settore fatto di attività sane? Queste sono scelte ingiustificate. È troppo facile riempirsi la bocca al giorno d'oggi di belle parole come «ambientalismo», «ecologia», «salvaguardia dei corsi d'acqua». La realtà è che questa è solo stupida e miope ideologia estremista che non giova a nessuno, né all'ambiente, né all'attività, né all'uomo. (Applausi).
MAUTONE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAUTONE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è ormai unanimemente riconosciuto che la precocità della diagnosi, la qualità delle prestazioni erogate, la collegialità e la fattiva collaborazione dei vari operatori coinvolti - psicomotricisti, logopedisti, educatori socio-pedagogici - è fondamentale nell'ottenere i migliori e più evidenti risultati nel percorso riabilitativo dei bambini con spettro autistico.
Ebbene, la Regione Campania ha deliberato un provvedimento che va esattamente nella direzione opposta: ha decretato un taglio alle ore (già poche, per la verità) di terapia cui ogni bambino autistico ha diritto. Ha deliberato inoltre l'estromissione di alcune figure professionali, in particolare pedagogisti e operatori sociopedagogici, i quali fanno parte della squadra che prende in carico il bambino autistico e che partecipa attivamente al suo progetto riabilitativo e al suo percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale. La vice presidente del Consiglio regionale della Campania, l'onorevole Valeria Ciarambino del MoVimento 5 Stelle, ha chiesto l'immediata sospensione di questa delibera, che offende, nella sua crudezza e nelle sue motivazioni prettamente collegate a risparmi economici, la dignità dei bambini autistici e delle loro famiglie.
Voglio ribadire ancora una volta con forza che la battaglia per l'autismo si combatte con fatti e interventi concreti, non a parole o a passerelle. (Applausi). Parliamo di riduzione delle liste e dei tempi di attesa per l'accesso ai centri accreditati, che in qualche caso superano anche un anno. Parliamo del riconoscimento e dell'autorizzazione, da parte di ogni azienda sanitaria, ad adottare le migliori terapie scientificamente riconosciute, metodo ABA in primis, e del diritto di ogni piccolo paziente di poterne usufruire gratuitamente, indipendentemente dal luogo dove egli vive. Vi sono famiglie in condizioni economiche disagiate, le quali non possono accedere a queste terapie innovative.
A tal proposito ho presentato un disegno di legge (Atto Senato 1397), che giace ancora in Commissione, e un emendamento al decreto-legge sostegni, purtroppo non approvato dal Ministero della salute, per cercare di ridurre queste vere e proprie gravissime sperequazioni. I bambini autistici vanno assistiti in maniera efficace e precocemente, per garantire loro un percorso riabilitativo capace di recuperare tutti i loro margini di autonomia. Essi hanno bisogno di un aiuto, non di rifiuti; non si può risparmiare sulla pelle dei bambini e degli adolescenti più fragili. (Applausi).
NUGNES (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto). Signor Presidente, ciò di cui vi voglio parlare questa sera è il patto sociale di fiducia che tutti noi abbiamo verso gli altri. Senza questo patto di fiducia non si può fare niente nella nostra società. Non si può prendere un aereo, se il patto di fiducia non sussiste, perché chiaramente, quando qualcuno di noi sale su un aereo, sta dando fiducia a chi quell'aereo l'ha progettato e l'ha costruito, a chi lo guida e a chi lo ha manutenuto e controllato.
Allora, alla luce anche di tutte le cose che stanno succedendo negli ultimi tempi, vorrei fare un appello al Governo per questo decreto semplificazioni che sta arrivando. Se per velocizzare la nostra economia e semplificare si deve venir meno al controllo pubblico sulle azioni umane, noi mettiamo a rischio il patto sociale di fiducia. Mettere mano ancora una volta alle liberalizzazioni sugli appalti pubblici e quindi necessariamente alla sicurezza nei luoghi di lavoro è gravissimo, può essere enormemente grave. Abbiamo avuto 185 morti sul lavoro nel primo trimestre, ossia due morti al giorno dall'inizio dell'anno. Ho difficoltà a parlare della strage del Mottarone o del ponte Morandi, dove è stata la cattiva manutenzione a creare delle stragi. Noi dobbiamo capire in che direzione vogliamo andare, se vogliamo salvaguardare il patto sociale di fiducia o vogliamo che esso venga meno; con il suo venir meno, sicuramente la ripresa socio-economica di questo Paese non ci sarà mai.
Quindi, affinché le semplificazioni e le velocizzazioni non siano a discapito dei controlli e del controllo pubblico sulle operazioni private, io faccio un appello qui e ora al Governo, affinché il decreto in arrivo mantenga e ci assicuri i controlli necessari su tutte le operazioni che serviranno alla collettività. (Applausi).
PRESIDENTE. Come annunciato dal presidente Calderoli, attendiamo le ore 18 per passare al provvedimento successivo.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,40)
Onorevoli colleghi, per consentire l'arrivo in Aula del rappresentante del Governo che ha seguito il disegno di legge n. 1196 e l'espressione dei pareri della 5a Commissione, sospendo la seduta fino alle ore 18,15, per poi riprendere sia con l'esame del disegno di legge, sia con le eventuali ulteriori votazioni per l'elezione di due senatori Segretari.
La seduta è sospesa sino alle ore 18,15.
(La seduta, sospesa alle ore 18,05, è ripresa alle ore 18,15).
Riprendiamo i nostri lavori. Ricordo che sono aperte le urne per l'elezione di due senatori Segretari.
Saluto e ringrazio il sottosegretario Scalfarotto, cui abbiamo chiesto il sacrificio di essere presente e che ha acconsentito molto diligentemente.
Discussione dei disegni di legge:
(1196) AUGUSSORI. - Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, e alla legge 25 marzo 1993, n. 81, concernenti il computo dei votanti per la validità delle elezioni comunali e il numero delle sottoscrizioni per la presentazione dei candidati alle medesime elezioni
(1382) TARICCO ed altri. - Modifiche all'articolo 71 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di elezioni amministrative nei comuni con popolazione al di sotto dei 3.000 abitanti(Relazione orale) (ore 18,19)
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 1196 con il seguente titolo: Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, e alla legge 25 marzo 1993, n. 81, concernenti il computo dei votanti per la validità delle elezioni comunali e il numero delle sottoscrizioni per la presentazione dei candidati alle medesime elezioni
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1196 e 1382.
La relatrice, senatrice Pirovano, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
PIROVANO, relatrice. Signor Presidente, illustro brevemente il disegno di legge in esame, i cui lavori in Commissione si sono conclusi in tempi record grazie alla collaborazione di tutti i Gruppi, nell'ambito di un comitato ristretto che ha funzionato benissimo.
In accordo con tutti i componenti della Commissione, abbiamo scelto di concentrarci solo su alcuni aspetti molto precisi della modifica al testo unico degli enti locali (TUEL), proprio per fare in modo che il disegno di legge procedesse spedito, affinché potesse essere poi trasmesso alla Camera e ricevere l'approvazione definitiva in tempi utili, anche in vista della prossima tornata elettorale.
Il disegno di legge a prima firma del senatore Augussori è stato modificato di comune accordo, grazie alla collaborazione del sottosegretario Scalfarotto, che ringrazio molto per la disponibilità e l'attenzione dimostrata, e di tutti i membri della Commissione.
I punti fondamentali sono essenzialmente tre. Il disegno di legge è molto snello e consta di soli due articoli.
Con l'articolo 1 si modifica il quorum per i piccoli Comuni nel caso in cui una sola lista si presenti alle elezioni comunali. Il quorum oggi è del 50 per cento per poter scongiurare il rischio di commissariamento e, proprio per il fatto che c'è una sola lista, spesso si fa fatica a raggiungerlo, non tanto perché la lista o il candidato non sono apprezzati, ma perché i cittadini, consapevoli del fatto che c'è solo una lista, a volte credono che non sia necessario recarsi alle urne. Questo quorum viene abbassato al 40 per cento e, quindi, per essere eletto sindaco, il candidato deve ottenere il 50 per cento dei voti di un 40 per cento di elettori che si recano alle urne. Il quorum di partecipazione si abbassa al 40 per cento che, considerando la media, è circa la metà dell'affluenza alle elezioni comunali.
Ai fini del raggiungimento del quorum, non vengono considerati gli elettori residenti all'estero che rientrano nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) che non votano. Ciò significa che i residenti all'estero che esercitano il voto vengono giustamente considerati, ma, vista anche la situazione pandemica, che ha reso ulteriormente difficoltosi gli spostamenti (il contenuto dell'articolo 1 era già stato inserito nel decreto proroga elezioni ed era valido per le sole elezioni di quest'anno), gli iscritti all'AIRE che non votano non vengono considerati.
Ciò viene previsto perché, soprattutto nei piccoli Comuni (in particolare alcuni montani che hanno visto uno spopolamento sempre più grave negli ultimi anni), ci sono casi limite in cui gli iscritti all'AIRE sono addirittura di più rispetto ai residenti. L'articolo 1 è il risultato dei lavori della Commissione ed è stato ripresentato come emendamento del relatore.
Con l'articolo 2 si affronta il problema della raccolta delle firme nei Comuni sotto i 1.000 abitanti. Il testo unico degli enti locali, in base all'articolo 3 della legge 25 maggio 1993, n. 81, prevede che le firme vadano raccolte solo nei Comuni con popolazione superiore ai 1.000 abitanti. Per i Comuni sotto i 1.000 abitanti siamo andati a identificare delle fasce per fare in modo che la raccolta firme non penalizzi i Comuni più piccoli con popolazione ridotta, ma allo stesso tempo evitando il rischio di liste farlocche che vengono presentate senza che i cittadini ne siano a conoscenza.
Tra i vari Gruppi c'è stato un lungo dibattito su come risolvere questo aspetto e sono state avanzate diverse proposte. Ricordo che collegato al provvedimento in oggetto vi era il cosiddetto disegno di legge Taricco, che proponeva un'altra soluzione per impedire le liste farlocche. Abbiamo convenuto che la soluzione ideale fosse quella di prevedere un numero di firme adeguato al numero degli elettori. Pertanto, se il numero di abitanti del Comune è compreso tra 1.000 e 2.000, le firme richieste vanno da un minimo di 25 a un massimo di 50; nella fascia compresa tra i 751 e i 1.000 abitanti, il numero di firme è tra 15 e 30; nella fascia compresa tra i 501 e i 750 abitanti, il numero di firme è compreso tra 10 e 20; nella fascia sino ai 500 abitanti è invece tra 5 e10. Questo significa che, siccome i candidati in una lista devono essere almeno dieci più il sindaco, ogni candidato è comunque nella condizione di recuperare almeno una firma, che sia da un parente, da un amico o da un conoscente, per non andare proprio a penalizzare la raccolta firme nei piccoli Comuni.
Inoltre, l'articolo 60 del testo unico delle leggi per la composizione e l'elezione degli organi delle amministrazioni comunali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, è abrogato. Non solo abbiamo sistemato il testo del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, ma abbiamo anche eliminato una norma doppia che poteva creare confusione e sappiamo che nella nostra legislazione il problema dei riferimenti e dei rimandi normativi è abbastanza frequente.
Abbiamo fatto una cosa in più e concludo il mio intervento con questa precisazione. Dopo l'approvazione dei due emendamenti del relatore sui punti di cui vi ho parlato prima in riferimento agli articoli 1 e 2, abbiamo presentato e votato in Commissione un emendamento di coordinamento per fare in modo che la legge, una volta arrivata nelle mani dei cittadini e ovviamente dei futuri candidati, sia la più chiara possibile, quindi abbiamo operato una rinumerazione delle lettere affinché, quando c'è da fare la raccolta firme, non ci siano -bis, -ter, -quater, eccetera, ma a), b), c), d), e), eccetera.
Si tratta quindi di un disegno di legge molto semplice, chiaro e incisivo che speriamo sia utile per le nostre future amministrazioni. Ricordo inoltre che i nostri amministratori, sia quelli attuali sia quelli futuri, sono da ammirare per il coraggio che hanno e la buona volontà che dimostrano nel candidarsi e continuare a lavorare in una situazione veramente difficile per tutti i nostri territori. Mi auguro dunque che quello in esame sia il primo di una serie di provvedimenti, anche puntuali come questo, visto che il loro iter procede più velocemente e trovano l'accordo di tutti, per migliorare le condizioni di lavoro nelle amministrazioni locali, perché è lì che c'è la politica con la P maiuscola (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà.
TARICCO (PD). Signor Presidente, intervengo semplicemente per esprimere apprezzamento per il modo in cui si è lavorato in Commissione e nel comitato ristretto su questo testo. Il tema, come ha detto la relatrice, è - oserei dire - di democrazia reale in alcuni territori marginali, nei quali si verificavano purtroppo situazioni che non aiutavano le comunità locali a gestire in modo corretto i procedimenti elettorali.
La prima questione era quella delle liste straniere, cioè che venivano da altre comunità a candidarsi in piccolissimi Comuni dove ce n'era una unica, in qualche misura per occupare gli spazi delle minoranze, creando una serie di problemi e di diseconomie locali: in questo caso, l'inserimento di un numero minimo di firme anche per i Comuni al di sotto dei 1.000 abitanti credo abbia bene affrontato e risolto la questione.
La seconda questione è legata al raggiungimento del quorum laddove c'era un candidato unico, cosa che, nel combinato disposto della riduzione negli ultimi tempi del numero degli elettori in generale e di molti iscritti nelle liste dell'AIRE, di fatto era diventata quasi impossibile e in molti casi portava al commissariamento dei Comuni. Credo che quella che abbiamo individuato nel comitato ristretto e poi nella Commissione sia una buona soluzione. Avevo presentato con i colleghi un testo di legge sulle stesse problematiche, il n. 1382, che è stato abbinato a quello in discussione. Credo che sia un dato positivo e che rappresenti un segnale importante da parte nostra nei riguardi delle comunità locali, di attenzione anche alle piccole cose, che poi spesso rappresentano la differenza tra dare risposte e semplificare procedimenti o parlarne soltanto. Questa volta si è intervenuti in modo puntuale, dando risposte e spero che il provvedimento possa essere velocemente approvato qui in Senato e poi convertito alla Camera, in modo che il segnale di attenzione che diamo ai piccoli Comuni sia concreto, puntuale e reale. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Augussori. Ne ha facoltà.
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare tutte le persone che hanno contribuito e collaborato, in primis la relatrice, il sottosegretario Scalfarotto e tutti i membri della Commissione e del comitato ristretto, senza dimenticare gli uffici della 1a Commissione e del Ministero, che hanno dato un contributo importante; è bene ricordarsi anche di loro e del loro supporto, che ha contribuito, insieme a quello di tutti gli altri, all'ottimo esito dell'iter di questo provvedimento.
L'intenzione alla base di questo disegno di legge, come hanno già detto altri colleghi, era quella di dare attenzione ad alcune problematiche dei piccoli Comuni. Si tratta di un settore che spesso viene poco considerato e noi lo facciamo veramente di cuore, perché molti dei senatori del Gruppo Lega sono anche o sono stati amministratori locali, quindi c'è una spiccata sensibilità per questo aspetto. Per il buon esito di questo provvedimento ha dato sicuramente un contributo anche l'ottimo rapporto di collaborazione che si è creato con la struttura dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) e dell'Associazione nazionale piccoli Comuni d'Italia (ANPCI).
Questa legge tratta, con due articoli diversi, due problematiche diverse, apparentemente sono disgiunte tra di loro, ma che in realtà si integrano e si sostengono a vicenda; c'è questo interscambio di utilità reciproca tra i due articoli e per questo è necessario che siano presenti nello stesso provvedimento. Il punto di partenza è stato quello di affrontare queste due tematiche specifiche, ma è anche stata la volontà di affrontare quello che sta diventando sempre di più un problema, ovvero la difficoltà di trovare persone disponibili - permettetemi di usare questo termine - a sacrificarsi a volte per ricoprire il ruolo di sindaco nei piccoli Comuni. Le problematiche sono tante, a partire da un'indennità irrisoria fino alle responsabilità penali. Sono molti i temi su cui dovremo necessariamente intervenire, ma tutte queste difficoltà portano ad avere sempre più Comuni - quando va bene - con una lista unica, che ha però quelle problematiche di raggiungimento del quorum che bene ha spiegato la relatrice.
Il rischio di trovarsi con paesi, cittadine o piccoli Comuni commissariati è sempre più alto, perché, come tutti sappiamo, se l'elezione viene dichiarata nulla il Comune viene commissariato. L'obiettivo quindi è stato di intervenire in questo senso. Abbiamo abbassato la soglia del quorum dal 50 al 40 per cento, cercando di individuare questo 40 per cento non come una cifra buttata a caso, ma come la metà di 80 per cento, che è tutto sommato l'affluenza media reale dell'epoca in cui viviamo. Vengono tolti dal quorum gli elettori residenti all'estero, iscritti al registro AIRE. Chiaramente non viene tolto loro il diritto di voto (ci mancherebbe, è sacrosanto); tuttavia, se scelgono di non rientrare dall'estero e di non partecipare al voto, non è giusto che la loro assenza incida sul quorum. Faccio presente che in alcuni Comuni si arriva ad avere una percentuale di rappresentanza AIRE superiore al 50 per cento; quindi, anche ipotizzando un pieno sostegno all'unica lista di tutto l'elettorato dei residenti, l'elezione sarebbe comunque nulla. Spesso e volentieri, l'unica ancora di salvezza era proprio la seconda lista di supporto, che permettesse di aggirare il raggiungimento del quorum.
Da qui nasce il collegamento con il secondo articolo, che va a cercare di limitare il fenomeno delle liste intruse o farlocche (come le abbiamo definite con un termine che ormai è diventato giuridico). Le avete sentite nominare anche da altri colleghi: sono quelle liste estranee alla comunità e al paese che va al voto e che nascono da svariate ragioni.
La prima è quella, per certe categorie, di aver accesso a un periodo di aspettativa pari a quello della campagna elettorale: ci si regala un mese di ferie gratis, a spese del contribuente, senza avere alcun interesse per la tornata elettorale.
La seconda categoria è costituita - come diceva il collega Taricco - da quelle liste che arrivano da fuori, anche da fuori Regione, unicamente monitorando dove vi è una seconda lista, perché anche con pochissimi voti si riesce a essere eletti consiglieri comunali e quindi a godere dei permessi retribuiti per assenza dal lavoro e di benefit vari. Questo genera per quei piccoli - a volte micro - Comuni costi che diventano insostenibili. Il bilancio comunale, nella sua parte agibile, va tutto a coprire le spese che vengono generate da queste liste farlocche.
Vi è poi una terza ragione, che è quella di una visibilità politica di alcune liste, magari anche di alcune aree estremiste (non faccio distinzione tra destra e sinistra), che, pur di avere qualche eletto, vanno a candidarsi e a presentarsi in paesini di montagna, per poi da lì agire politicamente. Chiaramente questo snatura e mette in seria difficoltà il buon vivere di quelle comunità ed è sicuramente una cosa che con questa norma dobbiamo cercare di evitare, perché l'obiettivo primo dev'essere quello di salvaguardarle. Da ciò è derivata la scelta di inserire l'obbligo di presentare le firme dei sottoscrittori a sostegno delle liste anche nei Comuni sotto i 1.000 abitanti, che ne erano privi, unicamente perché serva a dimostrare che quella lista abbia un legame e una fiducia con i residenti.
Non aggiungo altro. Ovviamente, come si diceva prima, auspichiamo tutti che questa sera, in questo ramo del Parlamento, il disegno di legge venga approvato. Auspichiamo che ci sia una rapida seconda lettura, in modo da poter applicare la legge già nelle elezioni del prossimo autunno. Siamo consapevoli, per quanto ci riguarda, di aver svolto il nostro lavoro. Continueremo a farlo e a dare attenzione ai piccoli Comuni, soprattutto a quei 5.000 piccoli Comuni che sono l'ossatura del nostro Paese e che sono il front desk della pubblica amministrazione. Quando un cittadino ha un problema, nella stragrande maggioranza dei casi l'interlocutore diretto è il sindaco. Questo disegno di legge è anche un modo per dire grazie a tutti i sindaci per il lavoro che fanno e per la dedizione che ci mettono. Grazie, sindaci. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà.
LANZI (M5S). Signor Presidente, intervengo nell'ambito di un disegno di legge che riguarda gli enti locali.
Ritengo che ogni dibattito e ogni intervento sui Comuni sia uno dei modi più efficaci per occuparci delle comunità che vi vivono. La valorizzazione delle nostre comunità territoriali per il tramite degli enti che li rappresentano, ne curano gli interessi e ne promuovono lo sviluppo era uno degli obiettivi della riforma del Titolo V che ha sovvertito la formulazione dell'articolo 114 della Costituzione.
Pensate che siamo passati dall'originaria formulazione, che ripartiva la nostra Repubblica in Regioni, Province e Comuni, a quella attuale, che ha stabilito che la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. Come vedete, il cambio di paradigma è netto. La nuova formulazione attribuisce massimo valore agli enti di maggiore prossimità ai cittadini e dà concreta attuazione al precetto di cui all'articolo 5 della Costituzione. Inoltre, questa norma costituisce la base per il principio di sussidiarietà previsto dall'articolo 118 della Costituzione, che assegna le funzioni amministrative in via principale proprio ai Comuni.
Il descritto impianto definito dalla nostra Carta costituzionale dovrebbe già far comprendere l'importanza dei temi trattati oggi. Il discorso è valido ancora di più considerando che il disegno di legge in discussione riguarda anche la materia elettorale. Solo qualche settimana fa, in occasione dell'iter di conversione in legge del decreto che ha differito le elezioni amministrative previste per questa primavera all'autunno prossimo, è stato approvato un emendamento da me presentato che, per la prima volta, permette di inviare le nomine dei rappresentanti di lista tramite posta elettronica certificata ed evitare l'autenticazione della firma del delegato qualora l'atto sia stato firmato elettronicamente dal delegato stesso. (Applausi).
Al momento, la misura è stata prevista per la tornata elettorale del prossimo autunno, ma l'Assemblea ha già dato prova di mostrarsi sensibile all'obiettivo di semplificare e digitalizzare i procedimenti elettorali. A tal proposito, desidero ringraziare tutti i senatori che hanno sottoscritto il mio disegno di legge, attualmente all'esame della Commissione affari costituzionali, che mira a dare stabilità alla misura a tutti i livelli territoriali ed elettorali.
Non meno importante è il disegno di legge che oggi ci apprestiamo ad approvare. L'intervento normativo interviene sulla legge n. 81 del 1993, prevedendo un numero minimo di sottoscrizioni per la presentazione delle liste di candidati al Consiglio comunale e delle collegate candidature alla carica di sindaco nei Comuni più piccoli. Al contempo, si interviene sul testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali riducendo al 40 per cento il quorum strutturale richiesto per la validità delle elezioni amministrative nei Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti. Nel computo, peraltro, non si terrà conto degli elettori iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero che non hanno votato.
Si tratta di modifiche tecnicamente semplici, ma destinate a semplificare la normativa elettorale dei piccoli Comuni ed evitare che gli stessi vengano paralizzati a causa del numero di residenti che si trovano impossibilitati a esercitare il diritto di voto perché fuori sede o residenti all'estero. Si tratta di un altro piccolo tassello che va a comporre un mosaico ben più ampio, quello di tutte le riforme epocali che, anche grazie al MoVimento 5 Stelle, sul pezzo da anni, siamo riusciti ad approvare nelle corso di questa legislatura, mentre altre sono in itinere.
Il nostro Paese attendeva tali riforme da decenni e neanche la brusca interruzione dei due Governi presieduti dal nostro Giuseppe Conte è riuscita ad arrestarle. In quel caso, a vincere furono il trasformismo e i giochi di palazzo, che sicuramente non interessano tutti i cittadini che si trovano oggi fuori da quest'Aula; oggi, invece, sono proprio loro a vincere, soprattutto coloro che vivono nei piccoli Comuni, realtà modeste e spesso periferiche che meritano di essere valorizzate e sostenute da tutti noi. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
La relatrice e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 1196, nel testo proposto dalla Commissione.
La Presidenza dichiara improponibili per estraneità di materia gli emendamenti 1.101, 1.102, 1.103, 1.104 e 1.105.
Avverto l'Assemblea che l'emendamento 1.0.100, a firma del senatore Iannone, è stato trasformato nell'ordine del giorno G1.
Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati un emendamento e un ordine del giorno, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
PIROVANO, relatrice. Signor Presidente, il parere sull'emendamento 1.100 è contrario. Esprimo parere contrario anche sull'ordine del giorno G1, per la motivazione che non lo ritengo necessario alla norma.
SCALFAROTTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 1.100 e un invito al ritiro sull'ordine del giorno G1.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Iannone e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Chiedo al senatore Iannone se insiste per la votazione dell'ordine del giorno G1.
IANNONE (FdI). Insisto.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Iannone e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
GRIMANI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRIMANI (IV-PSI). Signor Presidente, senatrici e senatori, Governo, intervengo per esprimere una valutazione positiva del Gruppo Italia Viva sul provvedimento in esame per tutte le ragioni espresse nei precedenti interventi, visto che il disegno di legge è stato ampiamente condiviso durante i lavori di Commissione. È stato condiviso soprattutto dal punto di vista dei lavori e dell'obiettivo finale, perché era ed è un tema, quello degli enti locali, che trattato in questo modo non può che vederci uniti. È infatti una questione di esercizio reale della democrazia, come veniva detto prima, dal momento che l'articolo 1 prevede l'abbassamento del quorum nel caso in cui venga presentata una sola lista.
Questo non è un tema che vuole semplificare le elezioni di un sindaco; meglio, vuole far quello perché in molti casi, laddove non si trovano delle candidature e non si riesce a creare una contrapposizione tra due o più liste, vi è la necessità di salvaguardare la possibilità che anche una sola lista possa portare all'elezione del sindaco, riducendo il quorum di partecipazione. Prima era del 50 per cento, ora viene spostato al 40, sottraendo agli iscritti i residenti all'estero iscritti all'AIRE che non partecipano al voto, così consentendo di sottrarre quei Comuni dal possibile commissariamento. Avere un commissario o avere un sindaco, infatti, non è la stessa cosa, come sanno bene i cittadini che si trovano nelle condizioni di doversi rapportare con un commissario e non con un sindaco.
Il secondo articolo, relativo alle firme di sottoscrizione delle liste, va ugualmente nella direzione di consentire l'abbassamento del numero delle firme necessarie, per consentire ugualmente la possibilità di presentare liste, laddove ci siano delle difficoltà a farlo, e di eliminare quanto previsto dalla legge n. 81 del 1993: cioè che, nei Comuni con un numero di abitanti inferiore a mille, non era necessario presentare firme di sottoscrizione.
Di fatto si rafforza un principio democratico, perché si evita la possibilità che arrivino all'ultimo minuto, come avviene normalmente, liste costruite in altri territori solo per marcare una presenza. In tal modo, mettendo un numero simbolico di 5-10 firme, si evita di sottrarre totalmente a quella comunità la possibilità di esercitare democraticamente un controllo anche sulla presentazione delle liste, prevedendo quindi un minimo di firme possibili.
È un provvedimento su cui non bisogna dire molto altro. Va valorizzato lo spirito che ci ha portato ad essere insieme nella definizione di queste norme, perché, quando si parla di enti locali, deve esserci la necessaria volontà di trovare soluzioni comuni. Oggi vediamo come il mestiere del sindaco sia quello più complesso. Come diceva prima il senatore Augussori, il Comune è sicuramente il principale sportello di riferimento per i cittadini. Quindi, noi dobbiamo assolutamente creare le condizioni per rendere più agevole la vita agli amministratori locali nonché l'esercizio democratico dell'elezione dei primi cittadini.
Questo è ciò che ha animato lo spirito comune del lavoro in Commissione. Per quanto ci riguarda, un ringraziamento va alla relatrice, al Governo e in particolar modo al sottosegretario Scalfarotto, che ha contribuito, nel lavoro di Commissione, a trovare soluzioni comuni e a portare a un punto più avanzato questo disegno di legge. Ribadiamo, dunque, il nostro voto favorevole all'approvazione del disegno di legge in esame. (Applausi).
IANNONE (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia a questo provvedimento, in quanto riteniamo si tratti certamente di un provvedimento migliorativo, di un passo in avanti rispetto ad un problema che abbiamo segnalato anche noi da diverso tempo. Non lo reputiamo ottimo, perché a nostro giudizio sarebbe stato molto più semplice e lineare, come proponeva in origine anche l'ANCI, prevedere la soglia dei voti riportati al 20 per cento dal candidato, in modo da non dover fare un arzigogolato calcolo per le situazioni al limite.
Riteniamo, però, sia un compromesso accettabile quello che è stato trovato e ci permettiamo, in questa sede, dove l'analisi tecnica all'articolo è molto stringata, di richiamare l'attenzione del Governo e di tutte le forze politiche ai problemi che vivono i cittadini delle comunità più piccole, soprattutto quelle delle aree interne, che soffrono di un problema di disantropizzazione. Tali comunità hanno trovato difficoltà non solo nell'esprimere una rappresentanza, ma anche nella loro vita quotidiana.
L'Italia rischia di perdere tanti Comuni, tante identità, tante ricchezze che rappresentano l'anima della nostra Nazione. Rivolgo quindi un appello al Governo affinché ci siano politiche che vadano in direzione di assicurare l'uguaglianza di cittadini, con gli stessi doveri e gli stessi diritti, e non cittadini di serie A e di serie B, visto che tutti pagano le tasse allo stesso modo. Parimenti, ritengo che, in occasione dell'esame dello scorso decreto-legge in materia elettorale, abbiamo perso l'opportunità di chiarire alcuni aspetti riguardanti le prossime elezioni che, a nostro avviso, non avrebbero dovuto essere rimandate. Non si può, infatti, mandare in lockdown anche la democrazia, visto che si è votato in tutte le realtà europee; realtà alle quali molto spesso vi richiamate. Solo in Italia questo non è stato possibile e aspettiamo ancora una data individuata all'interno della finestra.
Speriamo che la decisione possa essere presa al più presto, ma certamente senza alleggerire nella maniera più assoluta - e lo diciamo da destra, da partito della legge - le procedure che certificano la moralità dei candidati. Procedure che avrebbero dovuto essere alleggerite anche alla luce delle condizioni in cui versano ancora gli uffici pubblici.
Voglio ringraziare la Commissione, la relatrice, il gruppo di lavoro per questo che riteniamo un passo avanti, e confermo il voto favorevole di Fratelli d'Italia. (Applausi).
VALENTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTE (PD). Signor Presidente, voglio dire subito che è sempre una buona notizia quando l'attenzione del Parlamento si rivolge, come stiamo facendo oggi, a quelle comunità locali che solitamente usiamo definire piccoli Comuni.
Questi Comuni non rappresentano soltanto una fetta consistente e numericamente importante nel novero complessivo di tutti i Comuni italiani, ma rappresentano qualcosa di più, sia nella storia sociale e civile del Paese sia - credo - nel futuro diverso che oggi, dopo oltre un anno di pandemia, possiamo e dobbiamo immaginare.
Su questo obiettivo il Partito Democratico c'è sempre stato e sempre continuerà a esserci. Ecco perché abbiamo lavorato a questo provvedimento nell'obiettivo di rendere il testo davvero in grado di affrontare le tante questioni che molto spesso gli amministratori ci chiedono di risolvere.
La prima è data, come è stato detto, dalle attuali modalità di elezioni per i Comuni fino a 15.000 abitanti, dove pesa particolarmente l'incidenza degli iscritti all'AIRE per raggiungere il famoso quorum nel caso di una sola lista. La seconda questione concerne le liste opportunistiche e strumentali che vengono da fuori del territorio del singolo Comune. Il merito di entrambi i problemi è stato già chiarito.
Voglio aggiungere solo due considerazioni: la prima riguarda le crescenti oggettive difficoltà che molti Comuni da tempo esprimevano, da ben prima che scoppiasse l'emergenza pandemica. Queste difficoltà sono legate soprattutto allo spopolamento diffuso che investe da tempo le aree più periferiche del nostro Paese.
È un fenomeno profondo che ha radici sociali ed economiche che non possono essere risolte intervenendo solo ed esclusivamente sulle regole. È chiaro, poi, che, tra i molti effetti che lo svuotamento di questi centri produce, c'è anche una partecipazione, purtroppo, sempre più limitata alla vita pubblica, quindi anche al voto da parte degli aventi diritti, siano essi residenti sia, in misura maggiore, gli iscritti all'AIRE.
Sul tema degli iscritti all'AIRE, soprattutto nei Comuni più piccoli, parliamo molto spesso di persone che non esercitano più il diritto di voto da tempo, con la conseguenza possibile - ma effettivamente concreta - di contribuire a rendere invalida l'elezione per mancato raggiungimento del quorum.
A tutto questo possiamo e dobbiamo dare una soluzione che tuteli sostanzialmente tre elementi: validità delle elezioni, principio democratico e piena legittimazione elettorale degli organi rappresentativi.
La seconda considerazione riguarda l'aspetto più strettamente costituzionale di questo disegno di legge, che è legato soprattutto a due profili: da un lato, la soglia più bassa definita per il quorum, che passa da 50 a 40 per cento; dall'altra, il tema degli iscritti all'estero, quindi il rapporto tra cittadinanza e residenza per il voto nelle elezioni locali, che è la cornice in cui si inserisce ogni valutazione sullo scorporo dei cittadini iscritti all'AIRE.
Se il diritto di voto dall'estero non è previsto per le elezioni locali, come invece lo è per le elezioni politiche generali e per i referendum, le ragioni sono chiare. C'è senza dubbio una motivazione legata all'importanza specifica del radicamento territoriale in questo tipo di elezioni e l'esigenza che l'elettore dimostri questo radicamento con la presenza diretta alle elezioni. Ripeto che tutto questo è chiaro e ben comprensibile, ma si accompagna con l'esigenza di evitare distorsioni per quanto riguarda la validità di un'elezione, nel caso in cui si presenti una sola lista. In questa direzione, per evitare possibili distorsioni, va scelto di scorporare dal computo del quorum gli elettori residenti all'estero.
Questo per dire che quella odierna non è una soluzione nuova per il Partito Democratico, che invece è stato tra i primi, in passato, a presentare proposte di legge simili. Si tratta dunque di una proposta che oggi non possiamo che giudicare equilibrata dal punto di vista dei principi costituzionali e capace di dare risposte che, da tempo, i Comuni, anche attraverso l'Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI) e i loro rappresentanti, chiedono.
Aggiungo infine una parola sull'estensione delle sottoscrizioni delle liste per i Comuni tra i 2.000 e i 500 abitanti, per evitare che si approfitti della riserva elettiva a garanzia delle minoranze, da parte di liste che nascono con obiettivi che sono abbastanza lontani dal bene di una comunità e di un territorio. È stato osservato, anche in modo comprensibile, il rischio che l'introduzione delle firme possa rivelarsi un ostacolo, anziché una tutela per la presentazione dei candidati. Capisco l'osservazione, ma credo che anche il pericolo di effetti controproducenti possa essere escluso, così come previsto dalla diversa modulazione del numero di firme proporzionali agli abitanti.
In conclusione, mi auguro davvero che il provvedimento in esame sia il primo concreto passo per rispondere ai nodi che restano aperti per tanti piccoli Comuni: penso ad esempio al riconoscimento di un'indennità congrua ai sindaci, al tema della gestione associata, così come alla questione del superamento dei limiti di mandato. Anche dalle risposte a questi temi passa il rafforzamento necessario di una parte imprescindibile della struttura sociale e amministrativa del nostro Paese. Per tutte queste ragioni, quindi per il merito del provvedimento finale e perché abbiamo contribuito a questo testo condiviso, il voto del Partito Democratico sul disegno di legge in esame sarà favorevole. (Applausi).
Chiusura di votazione (ore 19,02)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione per l'elezione di due senatori Segretari.
Invito i senatori Segretari a procedere allo spoglio delle schede.
(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).
Hanno preso parte alla votazione i senatori:
Agostinelli, Aimi, Alfieri, Anastasi, Arrigoni, Astorre, Auddino, Augussori
Bagnai, Balboni, Barachini, Barboni, Bergesio, Bernini, Berutti, Binetti, Bini, Boldrini, Bonifazi, Borghesi, Bossi Simone, Bressa, Briziarelli, Buccarella
Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Carbone, Casini, Casolati, Castellone, Castiello, Causin, Cesaro, Cioffi, Ciriani, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Corti, Craxi, Croatti, Crucioli, Cucca
D'Alfonso, D'Arienzo, Dal Mas, Damiani, de Bertoldi, De Bonis, De Carlo, De Lucia, De Petris, De Poli, De Vecchis, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Doria, Drago, Durnwalder
Errani, Evangelista
Faggi, Fantetti, Faraone, Fazzone, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Ferro, Floris, Fregolent, Fusco
Gallicchio, Gallone, Garavini, Garnero Santanchè, Garruti, Gasparri, Gaudiano, Giannuzzi, Giro, Girotto, Grassi, Grasso, Grimani, Guidolin
Iannone, Iori
L'Abbate, La Mura, La Pietra, La Russa, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Lezzi, Licheri, Lonardo, Lucidi, Lunesu, Lupo
Maffoni, Magorno, Maiorino, Malan, Mallegni, Malpezzi, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Margiotta, Marilotti, Marin, Marinello, Marino, Martelli, Marti, Matrisciano, Mautone, Messina Alfredo, Messina Assuntela, Minuto, Mirabelli, Misiani, Modena, Mollame, Montani, Montevecchi, Morra
Nannicini, Nastri, Naturale, Nencini, Nocerino, Nugnes
Ortis, Ostellari
Pagano, Papatheu, Paragone, Parente, Paroli, Parrini, Pavanelli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pellegrini Marco, Pepe, Pergreffi, Perilli, Perosino, Pesco, Petrenga, Petrocelli, Pianasso, Piarulli, Pinotti, Pirovano, Pirro, Pisani Giuseppe, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Puglia
Quagliariello, Quarto
Rampi, Riccardi, Ricciardi, Richetti, Ripamonti, Rizzotti, Rojc, Romagnoli, Romano, Romeo, Ronzulli, Rossomando, Rufa, Ruotolo, Ruspandini, Russo
Saccone, Santangelo, Santillo, Saviane, Sbrana, Sbrollini, Schifani, Serafini, Sileri, Stabile, Stefano, Steger
Taricco, Taverna, Testor, Tiraboschi, Toffanin, Totaro, Trentacoste, Turco
Unterberger, Urso
Vaccaro, Valente, Vallardi, Vanin, Vattuone, Verducci, Vescovi, Vitali, Vono
Zanda, Zuliani.
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1196 e 1382 (ore 19,03)
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, il provvedimento in esame, che ha visto un lavoro proficuo in Commissione affari costituzionali, è stato definito da qualcuno come un piccolo intervento, che però reputiamo francamente abbastanza importante. Il lavoro fatto ci permette di arrivare all'approvazione del disegno di legge, grazie anche alla disponibilità, alla collaborazione e al lavoro compiuto, per cui ringrazio la relatrice, il comitato ristretto e tutti coloro che hanno voluto dare il proprio contributo, anche in relazione al disegno di legge iniziale e agli altri disegni di legge in materia.
È evidente a tutti che abbiamo molto da lavorare per i piccoli Comuni, che, come hanno già detto poc'anzi i miei colleghi, sono una realtà molto importante, non soltanto dal punto di vista numerico, perché rappresentano una percentuale non indifferente dei Comuni italiani, ma perché sono una grande risorsa per il Paese. Essi hanno però tantissimi problemi, derivanti anche dal fatto che molto spesso fanno parte delle aree interne del Paese: penso ai Comuni di montagna o a quei Comuni i cui cittadini vivono molto spesso condizioni non semplici e di disagio, ad esempio dal punto di vista dei servizi, dei trasporti e delle comunicazioni. Vorrei ricordare che nella scorsa legislatura è stata approvata una legge molto importante, su cui si era lavorato nel corso degli anni, ovvero la legge sui piccoli Comuni.
Ad agosto 2020 è stato approvato con decreto un fondo per il sostegno e lo sviluppo dei piccoli Comuni, e anche nel Piano nazionale di ripresa e resilienza sono state inserite delle risorse in particolare per le aree interne. Ma penso che dovremmo intervenire ancor di più anche su altri aspetti, perché tali aree - torno a ripeterlo - sono una realtà importante dal punto di vista percentuale e per il Paese stesso. Guardate che il futuro del nostro Paese - lo dico anche da ambientalista - è molto legato anche alla possibilità che nelle aree interne, quindi nei piccoli Comuni, si fermi lo spopolamento. Infatti, ciò significa fondamentalmente preservare le risorse del nostro Paese dal punto di vista ambientale e della possibilità anche di ripresa e resilienza.
Noi abbiamo dato delle indicazioni ed abbiamo approvato il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Credo però che dovremmo verificare, intervenire ed incentivare una maggiore attenzione. Pensate anche a tutta la partita dell'innovazione digitale e tecnologica. Non dimentichiamo queste realtà perché oggi, grazie ad esempio all'innovazione digitale, potremmo dare la possibilità di un futuro vero a queste aree e anche di fermare lo spopolamento.
Il disegno di legge in esame - torno a ripeterlo - interviene con modifiche e trovando, a mio avviso, una soluzione assolutamente adeguata a un problema che interviene nel momento più importante, quello democratico delle elezioni. Qualcuno poco fa ha sostenuto che l'abbassamento del quorum non era abbastanza adeguato, ma penso che aver riportato al 40 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del Comune il numero dei votanti, anche in presenza di una sola lista, sia un risultato importante perché si introduce una modifica, ossia non si tiene conto degli elettori iscritti all'AIRE: questo è fondamentale proprio per i ragionamenti che facevo prima. Sappiamo infatti quello che avveniva: molto spesso si facevano delle liste quasi finte - chiamiamole così - per evitare questo problema.
Credo che, intervenendo in modo semplice, razionale ed efficace, riportiamo a una situazione di trasparenza le questioni che molti Comuni si trovano di fronte. Molto spesso, infatti, in questi Comuni si ha la possibilità di fare solo una lista, e capite bene che spesso la partecipazione al voto, se c'è una lista sola, rischia di essere considerata inutile, perché si dà per scontato la vittoria. Intervenire sul quorum è quindi fondamentale, eliminando gli iscritti non votanti: questo è assolutamente importante. Non togliamo il diritto di voto a nessuno, ma i non votanti iscritti all'AIRE, residenti quindi all'estero, sono tolti dal quorum.
Vi è un altro elemento introdotto per riportare trasparenza, chiarezza e ridare forza al momento delle elezioni democratiche. Essere intervenuti con l'articolo 2 per fare in modo che anche nelle comunità sotto i 1.000 abitanti si possano presentare liste con un numero ridotto di firme, ma di sottoscrittori residenti, credo sia un elemento fondamentale per ridare forza e vigore all'elemento democratico delle elezioni. Nel nostro Paese le elezioni comunali sono forse le più importanti. Noi pensiamo sempre che siano altre, ma quelle comunali sono le elezioni in cui una comunità decide come esprimere non soltanto le proprie esigenze, ma anche il governo del territorio.
Ritengo che i due interventi proposti aiutino a sviluppare l'elemento di chiarezza, di democraticità e di trasparenza delle elezioni e credo, quindi, che il lavoro sia stato efficace.
Per tutti questi motivi, annunciamo il voto favorevole del Gruppo Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali. (Applausi).
VITALI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, non voglio soffermarmi sul merito di questo provvedimento. Ho partecipato al comitato ristretto, i colleghi l'hanno illustrato, la relatrice è stata puntuale e i colleghi che mi hanno preceduto hanno ripetuto tutti i passaggi che ci hanno portato a licenziare questo testo.
A me piace, in questa sede, parlare del metodo, perché sul merito, come dicevo, sono intervenuti gli altri colleghi e io lo condivido. Il Gruppo Forza Italia voterà a favore, ma io voglio evidenziare il metodo. Da qualche tempo a questa parte in Commissione affari costituzionali stiamo facendo un ottimo lavoro. Credo di essere stato il primo o, comunque, tra i primi a proporre al Presidente della Commissione l'istituzione di comitati ristretti, che rappresentano un elemento importante. Al loro interno, infatti, con i rappresentanti di tutti i Gruppi, che approfondiscono una singola materia, si arriva a posizioni condivise. Alla fine, infatti, chi fa politica, chi fa le liste, chi presenta le candidature sa quali sono i problemi e i modi di affrontarli non possono essere diversi tra un Gruppo e l'altro, se c'è buon senso.
Questo mi lascia veramente sperare che sia possibile un'altra politica, una politica migliore, che metta da parte le contrapposizioni e le diversità e si faccia corpo unico nei confronti degli interessi reali del Paese, in questo caso dei piccoli Comuni e degli amministratori, che chiedevano da tempo che si intervenisse su questa materia.
Ci siamo dati una scaletta. In Commissione affari costituzionali abbiamo licenziato anche disegni di legge costituzionali e l'abbiamo fatto a seguito di comitati ristretti. Voglio ringraziare la relatrice, ma anche il rappresentante del Governo, che - cosa quasi anomala - ha partecipato ai comitati ristretti, portando il conforto della voce del Governo e consentendoci di fare un lavoro complessivo e completo. Ci siamo ripromessi di affrontare altre tematiche. È la politica dei piccoli passi, di quelli che servono.
Oggi abbiamo incardinato il disegno di legge Lanzi, che vuole stabilizzare una norma che era stata già approvata per le elezioni immediate a seguito del Covid-19. Forza Italia ha chiesto di calendarizzare anche un'altra iniziativa, che consente ai partiti che rispondono amministrativamente della mancata pubblicazione dei certificati penali dei candidati di poterli anche richiedere, cosa che adesso non possono fare. Abbiamo perciò presentato un disegno di legge, che abbiamo anche condiviso con i vari Gruppi, per consentire ai partiti, solo per le elezioni amministrative, di acquisire i certificati penali.
Questo è il modo di fare politica: lasciamo da parte i grandi temi che ci possono separare. Questa è una maggioranza di salute pubblica, nell'interesse del Paese; facciamo allora realmente l'interesse del Paese, che non consiste soltanto nel tirarlo fuori dal tunnel della crisi economica e sanitaria, ma anche nell'affrontare i problemi quotidiani che si presentano ai cittadini, agli amministratori e ai sindaci. Mi sembra questo un modo corretto di operare, che ci fa ritenere la nostra missione realizzata in pieno. Quando torniamo nei nostri territori, guardandoci allo specchio, possiamo dire: abbiamo dato un contributo a migliorare una certa situazione.
In questa circostanza l'abbiamo fatto; la Commissione affari costituzionali lo ha fatto in precedenza, con altri provvedimenti, e si appresta a farlo per altri ancora. Se questa è la filosofia che tutto il Parlamento assumerà come punto di riferimento, credo che alla fine di questa legislatura - qualunque sarà il momento della sua cessazione - avremo fatto, con il metodo delle formichine, un grande lavoro nell'interesse del Paese. (Applausi).
ZULIANI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZULIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi e colleghe, in questo momento chi vi parla non è un senatore, ma un sindaco.
Con questo semplice, ma significativo disegno di legge n. 1196, di iniziativa del senatore Augussori, appartenente alla Lega, ci apprestiamo a votare una misura di semplificazione e tutela delle comunità locali. Con le misure contenute nei due articoli, già illustrati dalla relatrice Pirovano, eviteremo il commissariamento soprattutto nei piccoli Comuni.
In Italia ci sono Comuni che vengono sciolti per infiltrazioni mafiose, ma anche altri che vengono commissariati da un commissario prefettizio a causa di problematiche connesse alla raccolta delle firme per le presentazioni delle liste o alla partecipazione al voto. Il commissario, che non è certamente una cattiva persona, va ad amministrare una comunità, soprattutto se piccola, occupandosi di atti semplicemente formali e di routine. Non si fa nulla di nuovo e non si avanza alcuna nuova proposta. Per una comunità avere un commissario prefettizio è una disdetta, non - ripeto - per la sua incapacità, ma perché non vi è nulla di nuovo.
Talvolta, quando nei Comuni si presenta una sola lista, i vecchi oppositori in Consiglio comunale che non riscuotono più consenso fanno la guerra al candidato sindaco e alla lista unica scoraggiando le persone ad andare a votare. Ciò è uno sbaglio enorme. Chiunque sia il candidato, di qualunque corrente politica (da destra a sinistra), se c'è una sola lista è giusto che quel candidato e quell'amministrazione vengano votati. Chi scoraggia la gente ad andare a votare si macchia di un errore madornale.
Sono sindaco di un piccolo Comune di quasi 1.080 abitanti e così ce ne sono tanti in Italia, da Nord a Sud. Ora ho avuto la fortuna e l'onore di essere stato eletto parlamentare, ma nel quotidiano - in questo contesto se ne parla - ci sono dei sindaci eroi. Mi riferisco a quei sindaci che magari sono anche responsabili d'area dell'ufficio tecnico e hanno delle enorme responsabilità, non paragonabili a quelle che attualmente ho da parlamentare. (Applausi). Sono sindaci che quotidianamente portano gli anziani, con l'auto dei servizi sociali, nei CEOD, nei centri di sostegno e negli ospedali e che fanno attraversare i bambini sulle strade davanti alle scuole. Sono sindaci tuttofare che spalano la neve, tagliano l'erba e fanno tante altre cose di ordinaria amministrazione che, a livelli superiori della politica, anche per una questione di tempo, non si fanno. Sono persone che amano la propria comunità.
La Lega è vicina ai sindaci. Viva i sindaci d'Italia e soprattutto quelli dei piccoli Comuni.
Ringrazio la Commissione per i lavori svolti sul provvedimento in esame e, come già anticipato il collega Augussori, anche l'ANCI per la vicinanza e soprattutto l'Associazione nazionale piccoli Comuni d'Italia, presieduta da Franca Biglio.
Qui non se ne parla (oppure lo si fa, ma molti non conoscono bene la questione), ma in Italia a volte succede quanto capitato recentemente anche nella mia Verona (parliamo di un articolo del 13 maggio 2018). In occasione delle elezioni amministrative ci sono dipendenti pubblici, in particolare delle Forze di polizia, che, visto che la legge lo permette, presentano una lista alternativa a quella del sindaco pur di avere un'aspettativa temporanea per la campagna elettorale. Riporto l'articolo: passione per la pubblica amministrazione, per la politica, voglia di staccare dal lavoro quotidiano per un periodo (peraltro retribuito), o è solo una coincidenza quella che vede una quarantina di dipendenti pubblici candidati alle elezioni comunali del prossimo 10 giugno? Sono tutti Comuni piccoli, in cui non è necessario raccogliere firme per presentare una lista. Nel nostro caso stiamo parlando di San Mauro di Saline e Borgofranco sul Po, in provincia di Mantova. Ha suscitato curiosità nel mantovano il fatto che in una lista su tre compaiono molti candidati residenti in altri Comuni, anche in paesi del Sud Italia. Inoltre, i candidati di questa lista sono nati in svariate Province del nostro Paese. Lo stesso è accaduto per un'altra lista a San Mauro di Saline, in provincia di Verona. Quello delle aspettative elettorali è un fenomeno nato in sordina una decina di anni fa, ma che è andato via via crescendo fino ad assumere proporzioni considerevoli.
Questo è uno dei casi che spiega perché il provvedimento in esame è molto positivo, soprattutto anche per gli italiani residenti all'estero, discendenti degli emigrati nell'Ottocento (il Veneto ha dato un forte contributo all'emigrazione in quel periodo). In questo modo garantiamo una sicurezza, perché nella raccolta delle firme non ci sarà più bisogno di raggiungere un certo numero e non saranno nemmeno necessari i voti degli italiani residenti all'estero.
Nel mio Gruppo politico, che conosco molto bene, abbiamo fatto la gavetta masticando pane, territorio e amministrazioni locali. Questa è la nostra storia. Nel nostro curriculum vantiamo un cammino che parte proprio dai Comuni, le fondamenta della politica italiana. Per questo, quando i miei colleghi della Commissione affari costituzionali si rivolgono a voi, colleghi, parlando con conoscenza di virtù delle amministrazioni, soprattutto di quelle piccole. La maggior parte dei Gruppi politici in Parlamento vanta un curriculum, perché comunque hanno amministratori locali e sindaci; invece qualcuno non ha una storia basata sui Comuni, sui sindaci e, non conoscendo le problematiche delle piccole comunità, talvolta si macchia, come è avvenuto anche recentemente agitando il portafoglio qui in Parlamento. Dovrebbero conoscere meglio la storia dei Comuni.
Ringrazio tutti i colleghi, il Governo, la relatrice e il comitato ristretto. Sicuramente si tratta di una misura positiva per nostri Comuni italiani. Evviva i sindaci e ovviamente annuncio voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione (Applausi).
MANTOVANI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANTOVANI (M5S). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, ci apprestiamo a votare un provvedimento che reca importanti migliorie in termini di elezioni comunali.
Nel corso degli anni sono emersi in questo ambito problemi che il legislatore ha deciso di risolvere attraverso il provvedimento in esame. Il primo problema riguardava la validità stessa delle elezioni. La norma vigente prevedeva che qualora alle elezioni comunali fosse stata ammessa un'unica lista, la consultazione sarebbe stata valida solo nel caso in cui il numero dei votanti non fosse inferiore al 50 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del Comune. La norma in questione ha generato diverse complicazioni, in particolar modo nei Comuni più piccoli, massicciamente interessati da fenomeni di emigrazione di massa. È noto, infatti, che coloro che si sono trasferiti all'estero restano iscritti nelle liste elettorali del Comune di ultima residenza. Tali elettori lontani dall'Italia, che spesso non conoscono le situazioni del loro Paese d'origine, pur non essendo, come detto, iscritti alle liste elettorali, generalmente non esercitano il voto e possono far mancare il quorum di validità della consultazione. La questione concernente il computo degli elettori emigrati all'estero, nel caso di votazioni per le quali è previsto un quorum strutturale, non è per la verità affatto nuovo: in occasione del voto referendario del 2000 sul Titolo V, si pose con asprezza di toni il problema di alcune centinaia di migliaia di cittadini trasferitisi all'estero che, pur risultando iscritti, erano da anni irreperibili e contribuivano quindi di fatto a innalzare il quorum di validità del referendum. Ancora in occasione del referendum sulla procreazione medicalmente assistita del 2005, i promotori hanno fatto inutilmente notare le pesanti discrepanze tra il numero degli italiani residenti all'estero cui è riconosciuto il diritto di voto ai fini del calcolo del quorum strutturale e il numero di coloro che risultavano effettivamente reperibili. A tal fine, la norma approvata in Commissione prevede di escludere gli elettori iscritti all'AIRE che non hanno votato. L'elezione, ove sia stata ammessa una sola lista, è valida purché abbia riportato un numero di voti validi inferiore al 50 per cento e il numero dei votanti non sia stato inferiore al 40 per cento degli elettori iscritti alle liste elettorali. È bene ricordare che rimane garantita al cittadino residente all'estero che si presenti il giorno delle elezioni comunali nella sezione elettorale a lui assegnata, la facoltà di esercitare liberamente il proprio diritto elettorale. Quindi non c'è nessuna violazione dell'eguaglianza del voto o una qualsiasi preclusione per i nostri concittadini all'estero.
Il secondo intervento va ad incidere, invece, sul numero di sottoscrizioni richiesto per la presentazione delle liste di candidati al Consiglio comunale e delle collegate candidature alla carica di sindaco. Il testo approvato in Commissione è frutto di un confronto tra le forze politiche che ha consentito di ottenere una sintesi efficace tra l'esigenza di rapportare il numero delle sottoscrizioni a quello degli abitanti per non penalizzare i Comuni più piccoli e quella, nel contempo, di scoraggiare la presentazione di liste totalmente disgiunte dal territorio.
Ritengo, colleghe e colleghi, che con questo provvedimento si possa favorire un ordinamento degli enti locali che tenga conto della modernità e delle esigenze del territorio, un sistema che guarda al futuro. E per futuro intendo più sinergie tra i Comuni più piccoli per affrontare difficoltà simili, quindi maggiori fusioni per migliorare i servizi alla cittadinanza. Questo provvedimento può essere un passo anche in tal senso.
In conclusione, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1196, nel suo complesso, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte in Commissione, con il seguente titolo: «Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, e alla legge 25 marzo 1993, n. 81, concernenti il computo dei votanti per la validità delle elezioni comunali e il numero delle sottoscrizioni per la presentazione dei candidati alle medesime elezioni».
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 1382.
Risultato di votazione (ore 19,30)
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione a scrutinio segreto per l'elezione di due senatori Segretari:
| Senatori presenti | 236 |
|
| Senatori votanti | 236 |
|
Hanno ottenuto voti i senatori:
| Margiotta | 109 |
|
| Binetti | 86 |
|
| Voti dispersi | 8 |
|
| Schede bianche | 20 |
|
| Schede nulle | 13 |
|
Proclamo eletti Segretari i senatori Salvatore Margiotta e Paola Binetti, ai quali rivolgo i complimenti miei personali e di tutta l'Assemblea e auguro buon lavoro. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 27 maggio 2021
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 27 maggio, alle ore 15, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,31).
Allegato A
MOZIONI
Mozioni sui vitalizi
(1-00373) (25 maggio 2021)
Licheri, Malpezzi, De Petris, Taverna, Perilli, Grasso, Ferrari, Mirabelli. -
Approvata
Il Senato,
premesso che sul tema dei vitalizi sono intervenute diverse delibere del Consiglio di Presidenza e decisioni degli organi di autodichia del Senato della Repubblica, in materia di revoca a seguito di condanna penale definitiva;
considerato che:
il Consiglio di Garanzia, con decisione del 18 maggio 2021, ha annullato la delibera del Consiglio di Presidenza del Senato n. 57 del 2015, che prevedeva la cessazione dell'erogazione del vitalizio per gli ex Senatori condannati in via definitiva per reati gravi;
la suddetta ultima decisione è suscettibile di determinare un grave vuoto normativo,
si impegna ad adottare tutte le opportune determinazioni, nelle sedi proprie e competenti, tenendo conto dei principi posti dalla normativa vigente in materia di incandidabilità, volte a disciplinare i casi di revoca del vitalizio dei Senatori, cessati dal mandato, che siano stati condannati in via definitiva per delitti di particolare gravità.
(1-00374) (25 maggio 2021)
Romeo, Bernini, Ciriani, Candiani, Augussori, Emanuele Pellegrini, Cantù, Candura, Briziarelli. -
Approvata
Il Senato,
premesso che il Consiglio di Presidenza, il 7 maggio 2015, ha adottato la deliberazione n. 57 in materia di cessazione dell'erogazione degli assegni vitalizi e delle pensioni a favore dei Senatori che abbiano riportato condanne definitive per reati di particolare gravità;
preso atto della decisione della Commissione contenziosa del Senato n. 664 del 13 aprile 2021 con la quale, in accoglimento di un ricorso, la predetta deliberazione è stata annullata;
considerata la decisione con la quale il Consiglio di Garanzia, il 19 maggio 2021, ha respinto il ricorso presentato in appello avverso la pronuncia di primo grado e ha confermato integralmente nel merito la decisione della Commissione contenziosa,
si impegna a rivalutare, nelle sedi competenti, nel rispetto dei principi dell'articolo 54 della Costituzione e della legge di cui all'articolo 65 della Costituzione stessa, la disciplina dei vitalizi dei Senatori in caso di irrogazione di condanne definitive per reati di particolare gravità.
(1-00375) (25 maggio 2021)
Cucca, Faraone, Garavini, Sbrollini, Bonifazi, Carbone, Conzatti, Ginetti, Grimani, Magorno, Marino, Nencini, Parente, Renzi, Sudano, Vono. -
Approvata
Il Senato,
premesso che sul tema dei vitalizi sono intervenute diverse delibere del Consiglio di Presidenza e decisioni degli organi di autodichia del Senato della Repubblica, in materia di revoca a seguito di condanna penale definitiva;
considerato che il Consiglio di Garanzia con decisione del 18 maggio 2021 ha annullato la delibera del Consiglio di Presidenza del Senato n. 57 del 2015, che prevedeva la cessazione dell'erogazione del vitalizio per gli ex Senatori condannati in via definitiva per reati gravi,
si impegna ad adottare tutte le opportune determinazioni, nelle sedi proprie e competenti, volte a disciplinare i casi di revisione o revoca del vitalizio dei Senatori, cessati dal mandato, che siano stati condannati in via definitiva per delitti di particolare gravità.
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione scientifica, tecnologica e innovazione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dell'Australia, fatto a Canberra il 22 maggio 2017 (1957)
ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo di cooperazione scientifica, tecnologica e innovazione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dell'Australia, fatto a Canberra il 22 maggio 2017.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo XII dell'Accordo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Disposizioni finanziarie)
1. Agli oneri derivanti dalle spese di missione di cui all'articolo X dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, valutati in euro 7.200 ad anni alterni a decorrere dall'anno 2020, e agli oneri derivanti dalle restanti spese di cui all'articolo IV dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, pari a euro 461.000 annui a decorrere dall'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2020-2022, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 4.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dalle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1, ad esclusione degli articoli IV e X dell'Accordo medesimo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Agli eventuali oneri relativi agli articoli VI, XI e XIII dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge si farà fronte con apposito provvedimento legislativo.
Art. 5.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica ellenica sulla delimitazione delle rispettive zone marittime, fatto ad Atene il 9 giugno 2020 (2131)
ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica ellenica sulla delimitazione delle rispettive zone marittime, fatto ad Atene il 9 giugno 2020.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 5 dell'Accordo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione delle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Agli eventuali oneri derivanti dall'articolo 4 dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge si farà fronte con apposito provvedimento legislativo.
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione del Protocollo di adesione dell'Accordo commerciale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall'altra, per tener conto dell'adesione dell'Ecuador, con Allegati, fatto a Bruxelles l'11 novembre 2016 (1959)
ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il Protocollo di adesione dell'Accordo commerciale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall'altra, per tener conto dell'adesione dell'Ecuador, con Allegati, fatto a Bruxelles l'11 novembre 2016.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data al Protocollo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 27 del Protocollo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione degli Emendamenti all'Accordo sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mar Mediterraneo e dell'area atlantica contigua, con Annessi e Atto finale, fatto a Monaco il 24 novembre 1996, adottati a Monaco il 12 novembre 2010 (2006)
ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare gli Emendamenti all'Accordo sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mar Mediterraneo e dell'area atlantica contigua, con Annessi e Atto finale, fatto a Monaco il 24 novembre 1996, di seguito denominato «Accordo», adottati a Monaco il 12 novembre 2010.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data agli Emendamenti di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto previsto dall'articolo X, paragrafo 3, dell'Accordo.
Art. 3.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni interessate svolgono le attività previste dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana ed il Governo della Repubblica Kirghisa sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, fatto a Bishkek il 14 febbraio 2013 (1142-B)
ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1
Identico all'articolo 1 approvato dal Senato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana ed il Governo della Repubblica Kirghisa sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, fatto a Bishkek il 14 febbraio 2013.
Art. 2.
Identico all'articolo 2 approvato dal Senato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena e intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 14 dell'Accordo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Disposizioni finanziarie)
1. Per l'Accordo di cui all'articolo 1, relativamente agli articoli 3, 4, 5, 6, 8, 9 e 12, è autorizzata la spesa di 135.000 euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022 e di 139.620 euro annui a decorrere dall'anno 2023.
2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 135.000 euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022 e a 139.620 euro annui a decorrere dall'anno 2023, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 4.
Identico all'articolo 4 approvato dal Senato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dalle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1, ad esclusione degli articoli 3, 4, 5, 6, 8, 9 e 12 dell'Accordo medesimo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Agli eventuali oneri relativi all'articolo 13 dell'Accordo di cui all'articolo 1 si fa fronte con apposito provvedimento legislativo.
Art. 5.
Identico all'articolo 5 approvato dal Senato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione della Carta istitutiva del Forum internazionale dell'Energia (IEF), con Allegato, fatta a Riad il 22 febbraio 2011 (1143-B)
ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
Identico all'articolo 1 approvato dal Senato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Carta istitutiva del Forum internazionale dell'Energia (IEF), con Allegato, fatta a Riad il 22 febbraio 2011.
Art. 2.
Identico all'articolo 2 approvato dal Senato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data alla Carta di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dalla sezione XVI della Carta stessa.
Art. 3.
Approvato
(Copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dalla Carta di cui all'articolo 1, pari a 51.920 euro annui a decorrere dall'anno 2021 per le spese di missione e valutati in 100.000 euro annui a decorrere dall'anno 2021 per il contributo finanziario obbligatorio, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 4.
Identico all'articolo 4 approvato dal Senato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, e alla legge 25 marzo 1993, n. 81, concernenti il computo dei votanti per la validità delle elezioni comunali e il numero delle sottoscrizioni per la presentazione dei candidati alle medesime elezioni (1196)
ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato
(Modifica all'articolo 71 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267)
1. All'articolo 71 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il comma 10 è sostituito dal seguente:
«10. Ove sia stata ammessa e votata una sola lista, sono eletti tutti i candidati compresi nella lista ed il candidato a sindaco collegato, purché essa abbia riportato un numero di voti validi non inferiore al 50 per cento dei votanti ed il numero dei votanti non sia stato inferiore al 40 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del comune. Qualora non si siano raggiunte tali percentuali, la elezione è nulla. Ai fini del presente comma non si tiene conto degli elettori iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero che non hanno votato».
2. L'articolo 60 del testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, è abrogato.
EMENDAMENTI
1.100
Respinto
Sostituire il comma 1 con il seguente:
«1. Il comma 10 dell'articolo 71 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è sostituito dal seguente: "Ove sia stata ammessa e votata una sola lista, sono eletti tutti i candidati compresi nella lista ed il candidato a sindaco collegato, purché essa abbia riportato un numero di voti validi non inferiore al 20 per cento dei votanti. Qualora non sia raggiunta tale percentuale, l'elezione è nulla."»
1.101
Improponibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 2, aggiungere, i seguenti:
«2-bis. In considerazione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, in occasione delle prossime competizioni elettorali di qualunque genere, il certificato del casellario giudiziale, richiesto secondo quanto previsto all'articolo 1, comma 14, della Legge 9 gennaio 2019, n. 3 ai soli ed esclusivi fini della pubblicazione sul sito internet del partito o del movimento politico, può essere rilasciato, oltre che al diretto interessato, anche su richiesta dei rappresentanti di partito o del movimento politico, mediante delegati muniti di mandato, autenticato da notaio, da parte del presidente o del segretario nazionale o del legale rappresentante nazionale del partito o del movimento politico ovvero dal rappresentante provinciale del partito o del movimento politico.
2-ter. Nel caso in cui il certificato del casellario giudiziale sia richiesto secondo le modalità e per le finalità di cui al comma 1, potrà essere rilasciato anche in formato elettronico.
2-quater. Il rilascio è esente dal pagamento del bollo, rientrando nel novero degli atti e dei documenti riguardanti l'esercizio dei diritti elettorali, di cui all'articolo 1, allegato B, del decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1982, n. 642, recante disciplina dell'imposta di bollo.
2-quinquies. Al fine di adempiere correttamente al procedimento elettorale preparatorio, il Ministro della Giustizia provvede a disporre l'apertura di almeno un Ufficio del casellario giudiziale per Regione nei giorni prefestivi e festivi immediatamente precedenti al termine ultimo della scadenza della pubblicazione sul sito internet nazionale delle liste e delle candidature secondo quanto dispone la Legge n. 3 del 9 gennaio 2019.
2-sexies. Agli oneri derivanti dai commi da 3 a 7 del presente articolo, valutati in 100 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del Programma Fondi di riserva e speciali della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.»
b) alla rubrica, aggiungere, infine, le parole: «e norme di semplificazione della procedura preparatoria alle competizioni elettorali di qualunque genere».
1.102
Improponibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
«2-bis. In considerazione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, in occasione delle prossime competizioni elettorali di qualunque genere, il certificato del casellario giudiziale, richiesto secondo quanto previsto all'articolo 1, comma 14, della Legge 9 gennaio 2019, n. 3 ai soli ed esclusivi fini della pubblicazione sul sito internet del partito o del movimento politico, può essere rilasciato, oltre che al diretto interessato, anche su richiesta dei rappresentanti di partito o del movimento politico, mediante delegati muniti di mandato, autenticato da notaio, da parte del presidente o del segretario nazionale o del legale rappresentante nazionale del partito o del movimento politico ovvero dal rappresentante provinciale del partito o del movimento politico.
2-ter. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Ai fini dell'attuazione del presente articolo, le amministrazioni competenti provvedono mediante l'utilizzo delle risorse disponibili secondo quanto previsto dall'articolo 4 del presente decreto legge.»
b) alla rubrica, aggiungere, infine, le parole: «e norme per il rilascio del certificato del casellario giudiziale su richiesta dei rappresentanti di partito o di movimento politico in occasione delle competizioni elettorali di qualunque genere».
1.103
Improponibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
«2-bis. In considerazione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, in occasione delle prossime competizioni elettorali di qualunque genere, il certificato del casellario giudiziale, richiesto secondo quanto previsto all'articolo 1, comma 14, della Legge 9 gennaio 2019, n.3 ai soli ed esclusivi fini della pubblicazione sul sito internet del partito o del movimento politico, può essere rilasciato al diretto interessato in formato elettronico.
2-ter. Agli oneri derivanti dal presente articolo, valutati in 20 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del Programma Fondi di riserva e speciali della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.»
b) alla rubrica, aggiungere, infine, le parole «e norme per il rilascio del certificato del casellario giudiziale in formato elettronico in occasione delle competizioni elettorali di qualunque genere».
1.104
Improponibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
«2-bis. In considerazione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, in occasione delle prossime competizioni elettorali di qualunque genere, il certificato del casellario giudiziale, richiesto secondo quanto previsto all'articolo 1, comma 14, della Legge 9 gennaio 2019, n. 3 ai soli ed esclusivi fini della pubblicazione sul sito internet del partito o del movimento politico, può essere rilasciato al diretto interessato in formato elettronico.
2-ter. Agli oneri derivanti dal presente articolo, valutati in 20 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del Programma Fondi di riserva e speciali della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.»
b) alla rubrica, aggiungere, infine, le parole: «e norme per il rilascio del certificato del casellario giudiziale su richiesta dei rappresentanti di partito o di movimento politico in occasione delle competizioni elettorali di qualunque genere».
1.105
Improponibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:
«2-bis. In rispondenza al diritto del candidato di non avere nessun ostacolo economico nel fornire le informazioni sul proprio status giuridico, il certificato del casellario giudiziale richiesto in occasione della candidatura, è rilasciato esente dal pagamento del bollo, rientrando nel novero degli atti e dei documenti riguardanti l'esercizio dei diritti elettorali, di cui all'articolo 1, allegato B, del Decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1982, n.642, recante Disciplina dell'imposta di bollo.
2-ter. Agli oneri derivanti dal presente articolo, valutati in 37 milioni di euro per l'anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del Programma Fondi di riserva e speciali della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.»;
b) alla rubrica, aggiungere, infine, le parole: «ed esenzione fiscale per il rilascio del certificato del casellario giudiziale in occasione delle competizioni elettorali di qualunque genere».
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 1 E ORDINE DEL GIORNO
1.0.100
Ritirato e trasformato nell'odg G1
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Interpretazione autentica dell'articolo 1, commi 14 e 15 della legge n. 3 del 2019)
1. Le disposizioni di cui ai commi 14 e 15 della legge n. 3 del 2019 si interpretano nel senso che esse non sono applicabili per i candidati che concorrono all'elezione per il rinnovo dei consigli delle Circoscrizioni di decentramento comunale di cui all'articolo 17 del decreto legislativo n. 267 del 2000.»
G1 (già em. 1.0.100)
Respinto
Il Senato,
in sede di esame dell'Atto Senato 1196 e 1382-A,
premesso che:
l'articolo 1, comma 14, della legge n. 3 del 2019 prevede l'obbligo, per i partiti, movimenti politici, liste o candidati collegati che si presentino alle elezioni, di pubblicare sul proprio sito Internet, per ciascun candidato, il curriculum vitae e il relativo certificato penale rilasciato dal casellario giudiziale;
ai sensi del successivo comma 15, tale documentazione dovrà essere fornita al Comune interessato dalla tornata elettorale per la relativa pubblicazione sul proprio sito Internet;
la disposizione normativa si limita a distinguere tra i Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, soggetti a tali obblighi, e con popolazione inferiore a tale limite, esonerati, senza menzionare le circoscrizioni di decentramento comunale di cui all'articolo 17 del decreto legislativo n. 267 del 2000,
impegna il Governo:
a chiarire se per i candidati nelle circoscrizioni di decentramento comunale di cui all'articolo 17 del decreto legislativo n. 267 del 2000 si applichi quanto disposto dall'articolo l, commi 14 e 15, della legge n. 3 del 2019.
ARTICOLO 2 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 2.
Approvato
(Modifiche all'articolo 3 della legge 25 marzo 1993, n. 81)
1. All'articolo 3 della legge 25 marzo 1993, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. La dichiarazione di presentazione delle liste di candidati al consiglio comunale e delle collegate candidature alla carica di sindaco per ogni comune deve essere sottoscritta:
a) da non meno di 1.000 e da non più di 1.500 elettori nei comuni con popolazione superiore ad un milione di abitanti;
b) da non meno di 500 e da non più di 1.000 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 500.001 e un milione di abitanti;
c) da non meno di 350 e da non più di 700 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 100.001 e 500.000 abitanti;
d) da non meno di 200 e da non più di 400 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 40.001 e 100.000 abitanti;
e) da non meno di 175 e da non più di 350 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 20.001 e 40.000 abitanti;
f) da non meno di 100 e da non più di 200 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 10.001 e 20.000 abitanti;
g) da non meno di 60 e da non più di 120 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 5.001 e 10.000 abitanti;
h) da non meno di 30 e da non più di 60 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 2.001 e 5.000 abitanti;
i) da non meno di 25 e da non più di 50 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 2.000 abitanti;
l) da non meno di 15 e da non più di 30 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 751 e 1.000 abitanti;
m) da non meno di 10 e da non più di 20 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 501 e 750 abitanti;
n) da non meno di 5 e da non più di 10 elettori nei comuni con popolazione fino a 500 abitanti»;
b) il comma 2 è abrogato.
DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO
Modifiche all'articolo 71 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di elezioni amministrative nei comuni con popolazione al di sotto dei 3.000 abitanti (1382)
ARTICOLO 1
Art. 1.
1. All'articolo 71 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 3-bis è inserito il seguente:
«3-ter. Nei comuni con popolazione al di sotto dei 3.000 abitanti le liste dei candidati alla carica di consigliere comunale devono contenere almeno due terzi dei candidati residenti nel comune nel quale si svolgono le elezioni per il rinnovo del consiglio»;
b) al comma 10, dopo le parole: «al 50 per cento degli elettori» sono inserite le seguenti: «residenti».
________________
N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1196
Allegato B
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1957
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, alla luce delle rassicurazioni fornite dal Governo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 2131
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1959
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 2006
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1142-B
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1143-B
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sui disegni di legge nn. 1196 e 1382 e sui relativi emendamenti
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
In merito agli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.101, 1.102, 1.103, 1.104 e 1.105.
Il parere è non ostativo sugli emendamenti 1.100 e 1.0.100.
Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1957
Presidente, colleghi senatori, sarà il radiotelescopio più grande e potente al mondo. Composto da una collezione di diversi telescopi, avrà due basi in aree geografiche molto distanti, Australia occidentale e Sud Africa. È lo Square Kilometre Array (SKA) uno degli esempi più virtuosi dello scambio tra Italia e Australia nel campo scientifico. Il nostro Paese, infatti, è tra i dieci che collaborano al progetto attraverso l'Istituto nazionale di astrofisica così come partecipiamo allo stanziamento europeo di 5 milioni di euro: la conferma di un rapporto proficuo.
L'Australia è universalmente riconosciuta come un attore protagonista nel settore della ricerca scientifica e di sviluppo di nuove tecnologie.
Le nostre università e le rispettive comunità scientifiche condividono rilevanti esperienze e i nostri Governi collaborano ad importanti progetti come, appunto, lo Square Kilometre Array e a una numerosa serie di progetti qualificanti. Basti pensare che l'Italia conta più di 200 accordi formali di collaborazione con università ed enti di ricerca. Ci sono importanti intese in aree strategiche come l'ipersonica, con l'accordo tra il Centro italiano per le ricerche aerospaziali e l'Hypersonics Centre della University of Queensland, o ancora le radiazioni di sincrotrone, con l'Accordo tra l'Australian Synchrotron e il Sincrotrone Elettra di Trieste.
L'Istituto nazionale per la fisica nucleare collabora poi con gruppi australiani nella rilevazione della materia oscura e le onde gravitazionali, mentre vi è una collaborazione reciprocamente vantaggiosa nel settore dell'adroterapia oncologica tra il Centro nazionale per l'adroterapia oncologica di Pavia e l'Australian Nuclear Science and Technology Organization. L'Australia è quindi un interlocutore naturale per un Paese come il nostro che vanta un'eccellenza riconosciuta a livello globale nel campo della ricerca.
Siamo al settimo posto nelle classifiche mondiali per numero di pubblicazioni scientifiche e di ricerca e all'ottavo per la qualità di queste pubblicazioni.
Ecco che arriva un Accordo di cooperazione scientifica, quale quello che ci apprestiamo a ratificare, che può giocare un ruolo importante per favorire la mobilità delle intelligenze e anche per attrarre e far rientrare i cosiddetti cervelli in fuga, soprattutto in un momento storico come quello attuale in cui la scienza è diventata ancora più cruciale, con il PNRR e l'urgenza di investire in innovazione tecnologica conversione energetico ambientale e rivoluzione sanitaria.
Scienza e ricerca sono componenti strategiche della proiezione esterna dell'Italia e contribuiscono a testimoniare nel mondo il valore dell'alta formazione del nostro Paese, anche attraverso bravi ricercatori italiani all'estero, all'incirca 500 in Australia; talenti che hanno trovato lì una seconda casa naturale, in un Paese che investe circa il 2,4 per cento del suo PIL per la ricerca e l'innovazione.
In questo quadro si colloca il nuovo accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra i nostri due Governi di Italia e Australia siglato a Canberra il 22 maggio 2017, e che ha seguito il Memorandum di intesa per la cooperazione scientifica e tecnologica sottoscritto nel 2013 a Roma. Il nuovo Accordo che oggi ratifichiamo è aperto a tutte le organizzazioni scientifiche dei due Paesi e mira a rafforzare ulteriormente e promuovere la cooperazione in tutti i settori delle scienze e della tecnologia di interesse comune tra Italia e Australia. In particolare, il documento ha il merito di includere la formulazione e l'attuazione di ricerche, lo sviluppo di programmi e progetti congiunti che coinvolgono sia le imprese sia i ricercatori, lo scambio di informazioni scientifiche e tecnologiche, così come lo scambio di rappresentanti governativi, ricercatori, scienziati, studenti, rappresentanti delle imprese ed esperti tecnici e l'organizzazione di conferenze scientifiche, seminari e workshop su temi di interesse comune.
L'intesa è quindi finalizzata a consolidare e approfondire ulteriormente la collaborazione fra i due Paesi e la ricerca pubblica e privata in campo scientifico e tecnologico, già prevista dall'Accordo di cooperazione culturale bilaterale del 1975, e a migliorare le rispettive conoscenze tecnologiche e dotazioni infrastrutturali, anche a beneficio del reciproco sviluppo economico. Composto di 14 articoli, l'Accordo prevede anche la tutela del materiale, dei diritti di proprietà intellettuale e delle informazioni riservate e che le parti favoriscano e facilitino l'ingresso e l'uscita del personale tecnico e scientifico partecipante agli scambi; una mobilità virtuosa, quindi, della quale possono giovare entrambi i Paesi. Viene inoltre previsto che le parti possano incontrarsi regolarmente per discutere di temi comuni, fino a prevedere l'istituzione di un apposito Comitato congiunto.
La qualità della ricerca scientifica e tecnologica svolta in collaborazione tra Italia e Australia è già - come abbiamo visto - di altissimo livello e l'Italia rappresenta un partner di valore per l'Australia, anche grazie alla possibilità di partecipare congiuntamente a progetti dell'Unione europea. La stessa Australia ha inoltre dichiarato che, per rafforzare il sistema di ricerca a livello internazionale, tenderà a favorire proprio quelle collaborazioni capaci di ottenere alti livelli di impatto. L'Italia si colloca proprio in questo segmento poiché le attività di ricerca finora sviluppate sono caratterizzate da elevato impact factor ed i rapporti scientifici sono in continua forte ascesa. L'Accordo che oggi ratifichiamo quindi ha il merito di rafforzare e potenziare ulteriormente un quadro già ricco di scambi reciproci che abbiamo il dovere di coltivare, per i nostri ricercatori, sia in Italia che all'estero, e per la nostra società in questa fase di ripartenza.
Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole di Italia Viva-Psi.
Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 1957
Presidente, onorevoli colleghi, da decenni l'Italia intrattiene con l'Australia ottimi rapporti diplomatici e di amicizia fondati sulla condivisione di principi democratici propri dello Stato di diritto.
Sono più di un milione i membri della comunità di origine italiana che da tempo si sono trasferiti in Australia e lì vivono ben integrati nel contesto sociale.
Proficua è anche la collaborazione bilaterale in campo scientifico e culturale, intensi sono gli scambi commerciali con un saldo della bilancia dell'export a favore delle nostre imprese.
Snam, Enea, Enel Salini Impregilo, divenuta ora Webuild S.p.A., si sono aggiudicate importanti contratti nel settore delle energie rinnovabili, del fotovoltaico, delle costruzioni e in campo ingegneristico.
Nel febbraio 2020 è stata inaugurata ad Adelaide l'Agenzia spaziale australiana, la cui attività prevede una importante collaborazione con l'Agenzia spaziale italiana attraverso il contributo delle nostre industrie nazionali del settore e dei centri di ricerca.
L'Accordo posto oggi al vaglio del Senato contribuirà quindi a rafforzare ulteriormente gli ottimi rapporti del nostro Paese con l'Australia e a realizzare, attraverso un proficuo partenariato pubblico-privato, importanti progetti innovativi in campo scientifico e tecnologico.
In virtù di queste considerazioni annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza
Italia.
Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 2131
Presidente, colleghi senatori, in uno Stato costiero come il nostro, ogni accordo sui confini marittimi può avere un significato geopolitico strategico. Ed è ancor più vero nel Mediterraneo, dove affacciano tanti Paesi amici ma non sempre stabili al loro interno. Ecco perché la ratifica dell'Accordo Italia-Grecia sui confini marittimi non è solo la mera esecuzione dell'intesa bilaterale già raggiunta nel 1977 con la quale i due Stati hanno delimitato la piattaforma continentale nel Mare Ionio. L'Accordo che ratifichiamo sancisce il fatto che, laddove i due Paesi volessero istituire una Zee, cioè una Zona Economica Esclusiva, questa dovrà parametrarsi sulla linea di confine tra le rispettive aree della piattaforma continentale sulla base del principio della linea mediana. La presente intesa permette così a Roma e ad Atene di condurre esplorazioni e di avviare lo sfruttamento delle risorse naturali contenute entro i loro confini marittimi.
Nessuno dei due Paesi, al momento, ha proclamato aree di giurisdizione funzionale, come zona di pesca riservata, zona di protezione ecologica o zona economica esclusiva sulla colonna d'acqua nel Mare Ionio. Come è noto, le zone economiche esclusive si estendono fino a 200 miglia marine dalla linea di base di uno Stato costiero. Da un punto di vista giuridico, rappresentano la territorializzazione del mare poiché consentono lo sfruttamento delle risorse naturali del fondo marino e della colonna d'acqua sovrastante, oltre all'installazione di strutture artificiali, consentendo allo Stato che la rivendica di consolidare la propria sovranità. Già con la Libia vediamo l'importanza di un rapporto chiaro e condiviso nella definizione dei confini marittimi. L'Accordo risolve alcune dispute bilaterali relative ai diritti di pesca nel Mar Ionio.
L'Accordo si compone di 5 articoli e definisce innanzitutto la frontiera marittima sulla colonna d'acqua tra l'Italia e la Grecia, non solo rinviando alla linea di delimitazione tracciata per la piattaforma continentale dall'Intesa del 1977, ma specificandone anche le coordinate secondo il metodo attualmente utilizzato nella cartografia. Il testo stabilisce anche che le parti debbano informarsi reciprocamente nel più breve tempo possibile là dove assumano l'iniziativa di proclamare una zona di giurisdizione funzionale estendendola fino alla linea della frontiera marittima e che l'Accordo stesso non pregiudichi le attività di pesca condotte in conformità al diritto dell'Unione europea in materia, né le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare; un Accordo che la Grecia, l'altro partner dell'intesa, ha provveduto ad approvare in tempi rapidissimi. È opportuno che anche noi, con il voto di oggi, acceleriamo l'iter di approvazione poiché l'Accordo italo-greco sulla Zee costituisce un tassello importante di due segmenti strategici per il nostro Paese, il primo prettamente economico, il secondo legato alla nostra politica estera e ai rapporti nel Mediterraneo. Sotto il profilo economico, Italia e Grecia sono già partner del progetto del gasdotto Eastern Mediterranean Gas Forum che tutti noi conosciamo con il nome di EastMed destinato a trasportare gas da Israele e Cipro, in Grecia, Italia e altri Paesi dell'Europa sud-orientale. Nel gennaio 2019, Israele, Egitto e Cipro hanno annunciato la creazione di EastMed, con l'obiettivo di costruire entro sette anni un gasdotto di 1.200 miglia che colleghi all'Europa le abbondanti riserve di idrocarburi del giacimento Leviathan, il più grande finora scoperto con ingenti quantitativi di gas naturale, passando attraverso Cipro e Creta. Nella istituenda Zee si potrebbe dunque installare un impianto galleggiante in cui liquefare il gas del Bacino di Levante per esportarlo in Europa. E ciò consentirebbe all'Unione europea, in generale, e al nostro Paese, in particolare, di sottrarsi in parte alla dipendenza energetica dalla Russia; cosa che sarebbe positiva se si pensa che l'Accordo della Russia per l'utilizzo di gasdotti ucraini per il trasporto di gas naturale in Europa è infatti scaduto il 31 dicembre del 2019 e l'ultima volta che è stato ri-negoziato la Russia ha interrotto le forniture di gas per tredici giorni in pieno inverno lasciando al freddo mezza Europa; cosa che potrebbe ancora riaccadere, per come si stanno evolvendo gli equilibri euroasiatici.
Ma il nostro Accordo con la Grecia può anche avere una valenza geopolitica strategica, perché di fatto riprende il filo interrotto nel 1977, e punta ad essere punto di riferimento per lo sfruttamento delle risorse marittime nel Mar Ionio. Posizionando l'Italia in uno scacchiere euro mediterraneo in cui la Turchia ha già siglato un accordo con la Libia del Governo di Accordo nazionale guidato da Fayez al-Sarraj il 27 novembre 2019; Accordo che non viene riconosciuto dalla Grecia, e che definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi di Creta, approfittando del fatto che secondo Ankara l'isola avrebbe non una propria piattaforma continentale, ma solamente acque territoriali. Proprio in base a questo Trattato non riconosciuto da Atene, la compagnia petrolifera di Stato turca, la TPAO, ha chiesto la licenza per avviare le esplorazioni energetiche nei blocchi occidentali che si trovano nei pressi delle isole della Grecia. E sempre in base a questo Accordo Ankara ha avviato le perforazioni offshore, provocando le reazioni non solo della Grecia ma anche di Cipro, Israele ed Egitto, sostenitore del generale libico Haftar.
Un quadro quindi complesso, nel quale l'Accordo italo-greco rappresenta una sorta di contraltare rispetto al Protocollo d'intesa di delimitazione marittima firmato dalla Turchia con il Governo di Tripoli. E può dare al nostro Paese un ruolo strategico in questa sorta di riposizionamento interno al Mediterraneo. L'Accordo Italia-Grecia può essere l'occasione per l'Italia di porsi come interlocutore privilegiato e super partes fra gli Stati attualmente in contrasto, facendo rientrare l'Italia come player strategico nel dossier energetico. Il nostro Paese ha così l'occasione di non perdere terreno nella partita che coinvolge inevitabilmente le nuove infrastrutture del gas; infrastrutture che corrono lungo la linea ideale che va dall'Egitto alla Puglia, specie in Salento dove esiste un giacimento di gas al confine con la costa ionica ellenica e dove la Grecia è diventata hub del gas per via del contemporaneo passaggio sul suo suolo di Tap, Tanap ed Eastmed. Roma può così costruire una nuova rete energetica sub adriatica, puntando a svolgere un ruolo di primo piano.
Per questo, annuncio il voto favorevole di Italia Viva-Psi.
Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 2131
La tutela degli interessi del nostro Paese nel Mediterraneo è un elemento imprescindibile della politica estera italiana. Negli ultimi anni, tuttavia, l'Italia ha indebolito la propria capacità di incidere sui dossier più rilevanti a svantaggio della propria sfera d'influenza politica ed economica divenuta più marginale mentre nel bacino del Mediterraneo abbiamo assistito al dinamismo fortemente assertivo di altri Paesi come la Turchia.
L'Accordo in esame rappresenta quindi un passo importante per il nostro Paese, in vista dell'istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale.
Annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia.
Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1959
Presidente, colleghi senatori: agricoltura, tecnologie, sanità e ancora porcellane, marmo, costruzioni sono i settori nei quali si concentra il volume di affari commerciali tra Italia ed Ecuador, con buone previsioni di crescita. Abbiamo una comunità di oltre 25.000 connazionali che lì vivono e lavorano, pienamente integrati e, spesso, attivi imprenditorialmente.
In Ecuador contiamo sulla presenza consolidata di grandi imprese come Eni, Ferrero, Generali e Saipem, alle quali si aggiungono numerose piccole e medie imprese a capitale italiano o di imprenditori di origine italiana; un made in Italy vivace, che in questo Paese trova declinazione anche in settori meno tradizionali: non solo abbigliamento e calzature, quindi, che pure trovano gradimento nella popolazione, ma anche nei settori dei materiali da costruzione con serrature, pavimenti, ceramiche, e delle forniture mediche. Grazie a tutto questo, possiamo parlare di un rapporto privilegiato con l'Ecuador.
L'Italia è, infatti, uno dei principali partner commerciali con questo Paese, e il primo per interscambio dell'Unione europea; un mercato che ci offre inoltre grandi opportunità nei settori dell'agricoltura e della meccanizzazione agricola. L'Ecuador ha attualmente l'esigenza di modernizzare la filiera produttiva alimentare in modo tale da rendere la produzione agricola maggiormente competitiva sul mercato internazionale.
Così come accaduto per la Colombia e il Perù, gli altri due firmatari dell'Accordo commerciale con l'Unione europea al quale da oggi, con la nostra ratifica si unisce anche l'Ecuador che, al pari degli altri due Paesi, sta investendo sul comparto agroindustriale, a sostegno del quale sono state messe in atto diverse riforme e politiche governative. È dunque evidente l'esigenza di entrare in un mercato che risulta molto promettente per l'industria italiana e di inserirci in un Paese dove possiamo contare non solo su uno scambio economico importante, ma anche su relazioni bilaterali già ben avviate nel settore della cooperazione. Solo per citare un esempio proprio quest'anno, nel corso della pandemia, la cooperazione italiana ha sostenuto il personale medico e sanitario landino, con un aiuto di circa 3 milioni di dollari per l'acquisto di dispositivi di protezione e di reattivi per i test diagnostici, in aggiunta ad un potenziamento di vari laboratori di analisi.
Ecco che tutti questi dati ci dicono come la ratifica del Protocollo di adesione dell'Ecuador all'Accordo commerciale UE, Colombia e Perù sia interesse del nostro Paese, oltre che una scelta giusta nei confronti di un Paese amico come l'Ecuador.
Questa ratifica del Protocollo costituisce di fatto lo strumento giuridico per l'adesione dell'Ecuador all'Accordo multipartito sottoscritto nel 2012 tra l'Unione europea, i suoi Stati membri la Colombia e il Perù.
Di fatto stiamo parlando del primo Accordo commerciale concluso dall'Unione europea dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona che rappresenta un importante strumento per la crescita e lo sviluppo dell'integrazione regionale, oltre che per il rafforzamento dei legami politici, economici fra le due aree geografiche.
Sul piano commerciale e degli investimenti, l'Accordo multipartito istituisce un quadro giuridico di riferimento per la liberalizzazione degli scambi di merci, servizi e capitali tra le parti; liberalizzazione che si raggiunge in maniera progressiva e reciproca grazie all'eliminazione dei dazi su tutti i prodotti industriali e della pesca e un miglioramento dell'accesso al mercato dei prodotti agricoli.
L'Accordo, inoltre, rappresenta un solido quadro giuridico per settori importanti come quelli degli appalti pubblici, dei servizi e degli investimenti, perché, nel momento in cui stabilisce una disciplina comune in materia di diritti di proprietà intellettuale, trasparenza e concorrenza, si facilita di fatto la riduzione delle barriere tecniche.
L'adesione di oggi da parte dell'Ecuador non è un traguardo così scontato. Nel 2009, infatti, il Paese aveva scelto di uscire dai negoziati per la sottoscrizione, e solo in un secondo momento ha deciso di riavviare le trattative, fino alla sigla, avvenuta nel luglio 2014, del Protocollo di adesione oggi al nostro esame.
Di rilievo e interesse, per il nostro Paese, secondo quanto prevede anche la stessa relazione al Protocollo, anche la valutazione della Commissione europea circa gli effetti attesi con l'adozione del documento, che dovrebbe consentire un aumento delle esportazioni dell'Unione europea verso all'Ecuador pari al 42 per cento; un risparmio di dazi per gli esportatori dell'Unione europea nella misura di almeno 106 milioni di euro all'anno e nuove possibilità di accesso al mercato per quanto riguarda i prodotti del settore agricolo, automobili e macchinari.
Insomma, con la ratifica di questo Protocollo diamo maggiori certezze ai nostri imprenditori, sia che operino nel Paese landino sia che operino con il Paese landino, grazie a uno strumento normativo certo e multilaterale.
Per questi motivi, annuncio il voto favorevole di Italia Viva-Psi.
Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 1959
L'Accordo all'esame del Senato rappresenta, come altri strumenti internazionali analoghi, un ampliamento della rete di intese e delle relazioni multilaterale dell'Italia con Stati terzi, attuata attraverso accordi negoziati in sede comunitaria. La ratifica non potrà che avere ricadute positive sull'economia dell'Italia e di tutti i Paesi contraenti.
Per queste ragioni annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia.
Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 2006
Presidente, colleghi senatori, si chiama Furia. È un esemplare femmina di capodoglio, lunga 10 metri, rimasta intrappolata questa estate al largo di Salina, nelle Eolie, in una rete da pesca illegale per catturare tonni. Per salvarle la vita si sono mobilitati in tanti: subacquei, biologi marini e personale della Guardia costiera; una battaglia sfiancante di ore per liberarla dalla rete, che si è conclusa con una vittoria: Furia è stata liberata ed è tornata a nuotare, tanto che è stata avvistata anche nell'autunno seguente, nelle stesse acque.
Non tutte le storie, però, hanno un lieto fine come quella di Furia. Le reti da pesca abbandonate in mare, perdute e piazzate illegalmente uccidono ogni anno oltre 300.000 cetacei, tra delfini, balene, capodogli, focene e altre specie. Nel Mar Mediterraneo rappresentano la prima causa di morte per le balenottere comuni, assieme alle collisioni con le navi, e questo, appunto, solo per quanto riguarda il Mediterraneo, il nostro mare. È una situazione drammatica che si replica in maniera equivalente nel Mar Nero e nelle altre aree contigue (ACCOBAMS). Negli ultimi settant'anni nelle reti da posta utilizzate per catturare i tonni avrebbero perso la vita oltre quattro milioni di cetacei, dato sottostimato poiché non tiene conto di tutte le catture che non vengono denunciate e di molti effetti collaterali della pesca, che non provocano la morte immediata dell'animale. Tutelare i cetacei dei nostri mari dal pericolo costante che noi stessi come esseri umani rappresentiamo purtroppo nei loro confronti è un nostro dovere. E non è solo la pesca illegale a minacciarli. Ci sono anche i rifiuti legati alla pesca legale. Ogni anno vengono abbandonate, scartate o perse ben 640.000 tonnellate di attrezzatura da pesca nei mari e negli oceani di tutto il mondo, rappresentando il 10 percento di tutti i rifiuti marini di origine antropica. Questo vuol dire che non possiamo illuderci che il problema sia solo il mercato nero di coloro che pescano in maniera illecita o contrabbandano cetacei; al contrario. La questione della sopravvivenza di queste specie riguarda tutti, anche chi fa pesca in maniera lecita; anche chi frequenta il mare e ne fruisce di passaggio, magari come turista. Ecco che con la ratifica degli emendamenti all'Accordo del 1996 sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mar Mediterraneo e dell'area atlantica contigua, della quale sono relatrice, intendiamo costituire un efficace strumento giuridico-internazionale, a livello regionale, per promuovere la conservazione della biodiversità e in particolare ridurre le minacce a carico della sopravvivenza dei cetacei in quelle acque.
Gli emendamenti oggetto del presente disegno di legge di ratifica, adottati nel 2010, estendono l'applicazione dell'Accordo a tutte le acque marine della Spagna e del Portogallo, fino a comprendere anche l'intera estensione delle acque atlantiche di giurisdizione della Spagna e larga parte di quelle del Portogallo, con l'esclusione delle acque di giurisdizione che circondano gli arcipelaghi atlantici portoghesi.
Tali modifiche consentiranno agli Stati firmatari dell'Accordo, nelle acque interessate dall'allargamento, di garantire un'omogenea applicazione del regime di tutela delle risoluzioni e degli impegni adottati in seno all'ACCOBAMS a tutte le specie di cetacei presenti, peraltro già tutte specificamente tutelate dalla normativa europea che prevede misure per proteggere i cetacei dalla caccia, cattura o detenzione, nonché da qualsiasi perturbazione intenzionale o scambio commerciale, anche dei prodotti derivati di questi animali provenienti da Paesi terzi.
Con questo Accordo si chiede agli Stati firmatari un impegno a livello normativo, socio-economico e scientifico per minimizzare gli effetti delle attività dell'uomo sulla sopravvivenza dei cetacei in questi mari.
Con la ratifica di oggi, si tutelano i nostri mari e le specie che li abitano. Insomma, con questa ratifica garantiamo un lieto fine a tutte le Furia che nuotano libere nel grande blu e che devono continuare a poterlo fare.
Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 2006
Presidente, onorevoli colleghi, il nostro Paese da tempo è attento alla tutela della biodiversità nel Mediterraneo. In Italia dal 1991 è stato istituito il Santuario per i mammiferi marini, una vasta area protetta che si estende fra Liguria, Sardegna e Toscana e che a sua volta fa parte del Santuario Pelagos per la protezione dei cetacei.
Tali acque di interesse nazionale e internazionale, oltre che nel Santuario italiano, si estendono in territorio francese e monegasco: nelle regioni della Corsica, Provenza-Alpi-Costa Azzurra, venendo a costituire un ecosistema marino di grandi dimensioni.
Per queste ragioni non posso che esprimere, a nome del Gruppo Forza Italia, il voto favorevole.
Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1142-B
Presidente, colleghi senatori, le note del Barbiere di Siviglia sono risuonate anche a Bishkek, trasportando Figaro nel Kirghizistan, che ha voluto così omaggiare con un concerto speciale il centocinquantesimo anniversario dalla scomparsa di Gioacchino Rossini. Era il 2018. Diversi altri appuntamenti culturali sono venuti in seguito e molti altri possono realizzarsi in futuro grazie alla ratifica dell'Accordo sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica che oggi ci apprestiamo a votare.
Un Accordo che nasce con uno scopo chiaro. Non solo fornire un quadro giuridico di riferimento per l'approfondimento e la disciplina dei rapporti bilaterali in questi settori. Ma soprattutto migliorare la conoscenza e la comprensione tra i nostri due popoli promuovendo i patrimoni culturali di entrambi attraverso lo scambio di esperienze e dati.
La nostra lingua e cultura sono un volano prezioso per il made in Italy nel mondo. E se promuoverne la conoscenza all'estero è sempre fondamentale, lo è ancor di più in questo momento di ripartenza. Tutte le stime indicano una previsione di forte crescita del turismo una volta superata la crisi pandemica.
Far conoscere la lingua italiana e il nostro patrimonio storico culturale è la via maestra per attrarre un importante flusso di turisti.
In Kirghizistan si registra interesse per la cultura e lingua italiana.
In alcune Università kirghise già si tengono corsi di italiano e prima dello stop imposto dal Covid era stato avviato un dialogo con le Università italiane di Trento e Bologna per scambi di studenti e docenti. La Farnesina era inoltre tornata ad includere il Kirghizistan tra i Paesi beneficiari di borse di studio, assegnando 18 mensilità in favore di studenti kirghisi. Questo accordo, quindi, permette di riprendere il filo della promozione culturale del nostro Paese. Inoltre, il paese centroasiatico si colloca nell'ambito della Nuova Via della Seta e, anche se iniziative e progetti collegati alla Belt and Road possono aver subito uno stand by legato alla pandemia, i Paesi che fanno parte della Bri rimangono comunque partner interessanti sia per il nostro export più tradizionale, come moda e enogastronomia, sia per i settori legati alla scienza e alla tecnologia: due segmenti ugualmente interessati da questo accordo, e sui quali possiamo spingere per aprire nuove prospettive di scambio di know how.
L'Accordo, nei suoi 14 articoli, prevede infatti come settori di cooperazione cultura e arte, conservazione e tutela del patrimonio, restauro, biblioteche, musei, istruzione, turismo, scambio di informazione sui sistemi di istruzione. Ma include anche, nell'articolo 3, relativo all'università e alla ricerca, la cooperazione e gli scambi in ambito universitario, in particolare nei settori scientifici e tecnologici. Inoltre è prevista la promozione, diffusione e insegnamento delle lingue italiana in Kyrgyzstan e kyrgyza in Italia.
I rapporti diplomatici tra Italia e Repubblica Kirghisa vennero formalizzati il 24 marzo 1992. E sono, sì, rapporti di amicizia ma attualmente ancora di limitata entità sotto il profilo economico e sociale. Il Paese rappresenta ancora un mercato limitato per l'export italiano, ma negli ultimi anni si era assistito ad un certo incremento specie per beni di consumo, macchinari e materiali da costruzioni. Ratificando questa intesa, possiamo avviare e potenziare rapporti che faranno bene prima di tutto al nostro export e alla promozione turistico-culturale. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-Psi.
Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 1143-B
Presidente, colleghi senatori, con il voto di questa ratifica diamo il nostro assenso all'istituzione del Forum internazionale dell'energia, un organismo internazionale al quale partecipano già 70 Stati, fra cui Stati Uniti e Cina, che si pone come piattaforma globale di dialogo e confronto sulle risorse energetiche tradizionali.
L'obiettivo è quello di promuovere un rapporto di comprensione reciproca tra gli Stati aderenti, aumentando la consapevolezza degli interessi energetici comuni.
In pratica, quindi, con questa carta si favorisce la collaborazione tra i Paesi consumatori ed importatori di energia, quelli produttori ed esportatori e quelli di transito, nel riconoscimento delle interdipendenze che legano le loro economie.
Non a caso il nostro Paese ha attivamente partecipato e contribuito alla definizione di tale strumento internazionale, insieme con i maggiori Stati membri dell'Unione europea fra cui Germania, Francia e Regno Unito e con le principali potenze economiche emergenti.
L'obiettivo ulteriore era dare un fondamento certo e condiviso ad un precedente accordo intergovernativo informale approvato durante la Conferenza ministeriale di Osaka nella primavera del 2002, che definiva in via provvisoria l'organizzazione del dialogo tra Paesi produttori e Paesi consumatori di energia e il primo funzionamento del Forum internazionale dell'energia, dotandolo di un Segretariato e di un Segretario generale con sede a Riad.
Va sottolineato che l'Italia è stata parte attiva nel dialogo tra Paesi produttori e Paesi consumatori di energia fin dalla Conferenza di Parigi del 1991.
E ancora nel 2008, come Presidente del Forum internazionale dell'energia, l'Italia ha organizzato a Roma la X Conferenza ministeriale del Forum internazionale dell'energia e il terzo Forum internazionale delle imprese produttrici di energia. A motivare l'istituzione del Forum ha concorso in modo determinante la percezione della necessità di costruire un ente super partes che garantisse un confronto alla pari sulle risorse energetiche tradizionali, in particolare sul petrolio e i suoi derivati e sul gas naturale appunto, allo scopo di contribuire a dare stabilità ai mercati e certezza agli investimenti nei grandi progetti di estrazione di idrocarburi e infrastrutturali.
Le forti instabilità e la volatilità dei prezzi registrata sul mercato del petrolio negli anni successivi al 2007 hanno contribuito ad accelerare il processo di consolidamento del Forum internazionale dell'energia.
La Carta istitutiva, adottata dalla Conferenza ministeriale straordinaria tenuta a Riad nel febbraio 2011, si compone di XVIII sezioni.
Tra gli aspetti fondamentali ci sono :la definizione del Forum come accordo intergovernativo che serva da facilitatore neutrale di dialogo sui temi energetici globali tra strati produttori e consumatori di energia compresi quelli di transito.
Tra gli obiettivi, vi sono la promozione di stabilità e trasparenza nei mercati dell'energia per lo sviluppo economico; la sicurezza delle forniture e della domanda di energia; l'ampliamento dei commerci su scala globale; la crescita degli investimenti nelle risorse e nelle tecnologie dell'energia, o ancora facilitare le convergenze tra Stati membri produttori, consumatori e di transito; creare un clima di confidenza e di fiducia reciproca attraverso un migliore scambio di informazioni e di conoscenze e facilitare la raccolta e la diffusione di dati, di informazioni e analisi che contribuiscano alla trasparenza, stabilità e sostenibilità del mercato dell'energia.
Insomma, tutta una serie di iniziative che mirano a rendere meno instabili le relazioni tra Paesi interdipendenti. Ci stiamo avviando a un periodo di grandi cambiamenti proprio dal punto di vista energetico e, se in un futuro di rinnovabili, ogni Paese sarà più autonomo, grazie alla disponibilità di queste risorse in una forma o nell'altra; nella maggior parte delle aree geografiche al contrario le energie fossili si trovano solo in alcune specifiche aree del pianeta.
Ed è per questo, per il legame reciproco che lega il nostro Paese con tutti quelli che producono o esportano energie tradizionali, che oggi è utile ratificare questa Carta, per una questione di sicurezza energetica e di politica estera.
Annuncio quindi il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-Psi.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Disegno di legge n. 1957:
sugli articoli 1, 2, 3 e 4, il senatore Rampi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Disegno di legge n. 1196:
sull'ordine del giorno G1, il senatore Stefano avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Accoto, Airola, Alderisi, Barachini, Barbaro, Battistoni, Bellanova, Bini, Borgonzoni, Botto, Bruzzone, Campagna, Cario, Castaldi, Catalfo, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Fazzolari, Floridia, Galliani, Giacobbe, Ginetti, Iwobi, Leone, Marino, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pittella, Presutto, Pucciarelli, Rauti, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri e Zaffini.
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Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Alessandrini, Biti, Endrizzi, Ferrero, Pillon, Rivolta, Saponara, Siri e Tosato.
Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, variazioni nella composizione
Il Presidente della Camera dei deputati ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi il deputato Leonardo Tarantino in sostituzione della deputata Laura Cavandoli, dimissionaria.
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori, variazioni nella composizione
Il Presidente della Camera dei deputati ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori la deputata Laura Cavandoli in sostituzione del deputato Leonardo Tarantino, dimissionario.
Ufficio Parlamentare di Bilancio, trasmissione di documentazione
Il Presidente dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio, con lettera in data 17 maggio 2021, ha trasmesso il Rapporto sulla programmazione di bilancio 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Atto n. 838).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Alderisi Francesca
Istituzione della giornata nazionale della rete diplomatico-consolare italiana (2252)
(presentato in data 26/05/2021);
senatori Matrisciano Susy, Romano Iunio Valerio, Catalfo Nunzia, Romagnoli Sergio, Campagna Antonella, Pavanelli Emma, Vanin Orietta, Pirro Elisa, Trentacoste Fabrizio, Presutto Vincenzo, Gaudiano Felicia, Croatti Marco, Castaldi Gianluca, Montevecchi Michela, Vaccaro Sergio, Donno Daniela, Lannutti Elio
Modifiche all'articolo 3 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, in materia di accesso alla nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego - NASPI (2253)
(presentato in data 26/05/2021);
senatrice Corrado Margherita
Disciplina del concorso per il conferimento dell'incarico dirigenziale di direttore museale (2254)
(presentato in data 26/05/2021).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Candiani Stefano
Modifiche alla disciplina relativa alla Corte dei conti a tutela del corretto riavvio del Paese (2185)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 26/05/2021);
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
sen. Faraone Davide
Disciplina e organizzazione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale (2223)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 26/05/2021);
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
sen. Barachini Alberto, Sen. Bernini Anna Maria
Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in materia di servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale (2225)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 26/05/2021);
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
sen. De Petris Loredana ed altri
Modifica all'articolo 49 del testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in materia di organizzazione della società concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale (2232)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)
(assegnato in data 26/05/2021);
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
sen. Mallegni Massimo
Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in materia di servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale (2234)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 26/05/2021).
In sede referente
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Ronzulli Licia
Modifica all'articolo 61 del codice penale in materia di aggravante per gli atti discriminatori e violenti per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità (2200)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali)
(assegnato in data 26/05/2021);
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
sen. Briziarelli Luca ed altri
Modifica all'articolo 14 della legge 22 aprile 2021, n. 53, in materia di importazione, conservazione e commercio di fauna selvatica ed esotica (2227)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 26/05/2021).
Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli
In data 26/05/2021 la 1ª Commissione permanente Aff. costituzionali ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per i disegni di legge:
sen. Augussori Luigi "Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, e alla legge 25 marzo 1993, n. 81, concernenti il computo dei votanti per la validità delle elezioni comunali e il numero delle sottoscrizioni per la presentazione dei candidati alle medesime elezioni" (1196)
(presentato in data 02/04/2019);
sen. Taricco Mino ed altri "Modifiche all'articolo 71 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di elezioni amministrative nei comuni con popolazione al di sotto dei 3.000 abitanti" (1382)
(presentato in data 02/07/2019).
Disegni di legge, ritiro
La senatrice Alderisi ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Alderisi - "Istituzione della Giornata nazionale della rete diplomatico-consolare italiana nel mondo" (1942).
Indagini conoscitive, annunzio
In data 24 maggio 2021 la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sulla natura, cause e sviluppi recenti del fenomeno dei discorsi d'odio, con particolare attenzione alla evoluzione della normativa europea in materia.
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 24 maggio 2021, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina dell'avvocato dello Stato Pierluigi Umberto Di Palma a Presidente dell'Ente nazionale per l'aviazione civile (n. 88).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 17 maggio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 maggio 2021 recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società Castor S.r.l., in merito alla offerta pubblica di acquisto volontaria (OPA) finalizzata ad acquisire la totalità delle azioni ordinarie di Cerved Group S.p.a. (specializzata nell'offerta di servizi di valutazione e gestione del credito di banche, imprese e professionisti) e ad ottenere la revoca dalla quotazione della stessa dal Mercato Telematico Azionario, organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.a..
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 6a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 839).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 17 maggio 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 maggio 2021 recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società Libra Holdco Sarl e OEP 14 LP in merito all'acquisizione da parte di Libra HoldCo sarl dell'intero capitale sociale di OEP 14 Cooperatief U.A: attualmente nella fornitura e installazione di soluzioni tecnologiche sviluppati da soggetti terzi.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 840).
Il Ministro dell'interno, con lettere in data 7 maggio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 59 della legge 20 maggio 1985, n. 222, come modificato dall'articolo 3, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 12 maggio 2016, n. 90, copia dei decreti del Ministro dell'interno di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze di approvazione del bilancio assestato del Fondo edifici di culto per l'anno finanziario 2020, con i relativi allegati.
I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 841).
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento
La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 102 del 15 aprile 2021, depositata il successivo 20 maggio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 15, comma 4, della legge 8 marzo 2017, n. 24 (Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie), limitatamente alle parole: "e, nella determinazione del compenso globale, non si applica l'aumento del 40 per cento per ciascuno degli altri componenti del collegio previsto dall'articolo 53 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115".
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a e alla 12a Commissione permanente (Doc. VII, n. 115).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Trentacoste ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05537 della senatrice Leone ed altri.
Mozioni
CALANDRINI, CIRIANI, BALBONI, BARBARO, DE BERTOLDI, DE CARLO, DRAGO, FAZZOLARI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, LA RUSSA, MAFFONI, NASTRI, PETRENGA, RAUTI, RUSPANDINI, TOTARO, URSO, ZAFFINI - Il Senato,
premesso che:
con la sigla Ho.Re.Ca. si intende definire uno specifico settore commerciale, quello afferente alla filiera "Hotellerie-Restaurant-Café" e alle attività connesse ai consumi "fuori casa" dette anche "Away From Home" (AFH) pertanto distinto da quello della GDO (Grande Distribuzione Organizzata);
l'intero settore Ho.Re.Ca. in Italia conta circa 400.000 aziende, essenzialmente costituite sotto forma di ditta individuale e società di persone, di cui bar e ristoranti rappresentano le categorie più numerose, e complessivamente coinvolge circa 1.300.000 occupati;
le aziende distributrici di prodotti alimentari e bevande sono circa 4.000, per lo più costituite sotto forma di società di capitali, e coinvolgono oltre 50.000 dipendenti, preposti al supporto ed alla fornitura dei beni e dei servizi essenziali per gli esercizi pubblici del canale Ho.Re.Ca. La maggior parte delle aziende è a conduzione familiare ed è collocata al Sud e Isole per 40 per cento, al Nord-Ovest per il 23 per cento, al Nord-Est per il 20 per cento e in Centro per il 17 per cento;
il valore di mercato dei distributori Ho.Re.Ca. in termini di sell-in, ovvero le vendite all'ingrosso, è pari a 10.580 miliardi di euro;
gli occupati del settore distributivo comprendono imprenditori, agenti di vendita, personale amministrativo, addetti alla logistica, magazzinieri e altre figure professionali, per un totale di oltre 60.000 addetti tra diretti e indiretti;
nel 2020 il fatturato complessivo dei distributori food & beverage si è attestato poco sopra la soglia dei 10 miliardi di euro (rispetto ai 16,9 miliardi dell'anno precedente), con un crollo del 37,6 per cento. Le perdite sono quindi stimate nell'ordine di 6,4 miliardi di euro;
nel quarto trimestre del 2020 il crollo del fatturato del canale Ho.Re.Ca., in cui rientra il comparto dei distributori, si è attestato intorno al 45 per cento, rispetto al quarto trimestre 2019, compromettendo inesorabilmente i valori del fatturato del canale della distribuzione, e la configurazione variabile della mappatura regionale e locale correlata ai dati dei contagi e dagli indicatori di trasmissibilità virale, negli ultimi mesi hanno amplificato l'assoluta mancanza di programmazione e previsione nel canale e nei comparti correlati;
nello specifico i pubblici esercizi di destinazione del prodotto distribuito, in primis gli esercizi di somministrazione di cibo e bevande, hanno subito i riverberi più duri e complessi delle misure di contenimento del rischio epidemiologico, dapprima con il cosiddetto lockdown, successivamente con la citata estrema variabilità della mappatura regionale o locale, che ha condizionato l'assoluta carenza di programmabilità dell'operatività degli stessi e dunque la difficoltà nello gestire ordini ed acquisti;
l'annullamento di ordini ed acquisti già programmati, unita al ridimensionamento degli stessi, ha decretato negli ultimi 14 mesi un'evidente crisi di liquidità per il comparto dei pubblici esercizi, che si sta evolvendo in una crisi di solvibilità: allo stato attuale i pubblici esercizi del canale Ho.Re.Ca. non detengono gli strumenti per far fronte completamente ai debiti maturati nel corso degli ultimi mesi e nel contempo, alla vigilia delle aperture o dell'ampliamento dell'operatività, si registra un incremento della domanda di nuove forniture a credito e più ampie dilazioni di pagamento, che inevitabilmente si ripercuotono sulle disponibilità e sullo scenario economico dei distributori;
i distributori rappresentano l'anello intermedio della filiera Ho.Re.Ca., collocandosi come tramite tra i produttori ed i pubblici esercizi, e svolgendo pertanto un ruolo inderogabile, in quanto provvedono all'acquisto all'ingrosso direttamente dalle aziende produttrici dei prodotti alimentari e delle bevande, garantendone il loro corretto immagazzinamento e stoccaggio, e provvedendo alla successiva e tempestiva fornitura ai singoli esercizi commerciali (strutture ricettive, ristoranti, gelaterie, pasticcerie e bar) che non detengono una struttura logistica e finanziaria per rivolgersi direttamente al settore industriale della produzione;
il comparto della distribuzione nell'attuale contingenza pandemica ha assunto un ruolo di garanzia nei confronti del canale Ho.Re.Ca. configurandosi come una sorta di "ammortizzatore sociale e finanziario" dell'intera filiera;
si evidenzia che i distributori acquistano direttamente i prodotti con termini di pagamento a 30/60 giorni, mentre agli esercenti assicurano dilazioni e maggiori termini di pagamento sino a 180 giorni: queste dinamiche sintetizzano in maniera eloquente il sistema che condiziona l'operatività del comparto ed il ruolo di garanzia svolto dai distributori, in ragione del fatto che gli esercizi commerciali di destinazione del prodotto si configurano in ditte individuali, micro e piccole imprese, che non detengono gli strumenti per far fronte ai loro impegni finanziari in altro modo e con termini più stringenti;
il ruolo di supporto e di garanzia dei distributori si palesa anche nella concessione ai pubblici esercizi, a titolo di comodato gratuito, di macchinari ed attrezzature indispensabili per l'esecuzione delle attività, il cui acquisto risulterebbe particolarmente gravoso per ristoranti, gelaterie, pasticcerie e bar: si fa riferimento, ad esempio, a macchine da caffè, frigoriferi per la conservazione di prodotti congelati e surgelati ed altre attrezzature connesse alla conservazione delle derrate che hanno un costo di mercato particolarmente impegnativo;
i distributori di prodotti alimentari e di bevande nella filiera Ho.Re.Ca. sono vistosamente esposti sia nei confronti dei loro clienti (ristoranti, gelaterie, pasticcerie e bar) sia nei confronti del sistema creditizio, perché obbligati a rispettare i contratti di fornitura stipulati e sostenere i costi dei prodotti forniti dai propri fornitori (le società di produzione agricole ed industriali);
negli ultimi 14 mesi in ragione della variabilità della mappatura nazionale correlata ai dati del contagio e ai condizionamenti di questa sulle dinamiche degli ordini, i distributori hanno dovuto gestire e smaltire quintali di derrate alimentari deperite e scadute, già regolarmente pagate, maturando una perdita che si attesta intorno allo 0,75 per cento dell'ammontare del fatturato calcolato nell'anno 2020;
le aziende del comparto hanno fatto inevitabilmente ricorso alle misure di integrazione salariale per i propri lavoratori, continuando però nel contempo a sostenere ingenti costi fissi, in primis i canoni di locazione, le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria di macchinari, impianti e mezzi di trasporto, le spese per utenze (telefono, luce, acqua e gas), le spese di energia elettrica per mantenere i prodotti freschi (più 4°) e surgelati (meno 20°) ed il pagamento di imposte locali, quali la tassa comunale sui rifiuti solidi urbani che viene calcolata sulla superficie dei locali e non sulla effettiva quantità dei rifiuti prodotti e come è noto non tiene conto del rallentamento dell'operatività delle strutture commerciali;
alla luce delle previsioni di comparto, appare verosimile che nell'arco del prossimo biennio circa il 50 per cento delle aziende rischia la chiusura in ragione dell'insostenibilità delle condizioni di impresa e del crollo dei ricavi: la conseguenza inevitabile si colloca nel fatto che si avrà una perdita del gettito IVA (formulata su un calcolo di incidenza medio del 10 per cento sul fatturato 2019), pari a 800 milioni annui, a cui si aggiunge una perdita delle entrate per l'erario relativa alle imposte sugli utili di impresa pari a circa 300 milioni (formulata su un calcolo di incidenza del 4 per cento sul fatturato 2019), a cui andranno inevitabilmente a sommarsi gli oneri in capo all'erario relativi agli ammortizzatori sociali, in primis la Naspi, per circa 25.000 impiegati del comparto, che si colloca in un valore medio-indicativo in circa 600 milioni di euro. Il rischio per le casse dello Stato si configura in ammanco annuale di circa 1 miliardo e 800 milioni di euro;
per il comparto rappresenta un dato non trascurabile l'ammontare dei crediti non riscossi che nello scenario pandemico sembra attestarsi intorno ad una percentuale di circa il 5 per cento sul fatturato complessivo: pertanto appare ipotizzabile l'ammontare di circa 800 milioni di crediti non riscossi da parte delle aziende del comparto;
un ulteriore elemento di criticità si colloca nell'ammontare della merce deperita o scaduta, dunque inutilizzabile, in giacenza nei magazzini delle imprese del comparto in ragione di ordini di acquisto non confermati. In un'analisi approssimativa, l'ammontare della merce deperita si attesterebbe, nello scenario pandemico, intorno allo 0,75 per cento dell'ammontare del fatturato calcolato nell'anno 2020, con un valore configurabile in circa 75 milioni di euro annui;
il comparto dei distributori del canale Ho.Re.Ca, risulta essere, particolarmente in questa congiuntura economico-sociale, quello più esposto alle incursioni illecite: sussiste una precisa strategia criminale tesa a colonizzare il comparto, mediante irrorazione di liquidità nelle aziende distributrici che risultano in difficoltà e la successiva acquisizione delle stesse ed il conseguente approdo, attraverso i canali di distribuzione, ai pubblici esercizi di somministrazione (in particolare ristoranti) che, stando ai dati elaborati negli ultimi 14 mesi, risultano essere i bersagli per eccellenza, poiché è forte l'interesse illecito in ragione delle possibilità offerte in termini di riciclaggio di denaro e di penetrazione nella società civile;
la filiera Ho.Re.Ca., ed in particolare il segmento della ristorazione, risulta, dunque il bersaglio per eccellenza della scalata criminale alle realtà economiche, pertanto proprio per esorcizzare la deriva illecita delle aziende, sarebbe auspicabile inquadrare in un'ottica prospettica talune misure di sostegno e di supporto oltre che di sensibilizzazione sul tema;
considerato che:
il comparto della distribuzione di prodotti alimentari e di bevande, principalmente per il canale Ho.Re.Ca, in ragione della natura della filiera entro cui si inserisce e la correlazione tra molteplici altri comparti, come quello della produzione artigianale ed industriale e quello del turismo e della ricettività, rappresenta un segmento strategico su cui appare opportuno operare un riferimento e delineare delle misure di intervento specifiche e dettagliate che trovino spazio nell'ambito del PNRR, sebbene sia stata registrata l'assenza all'interno del Piano di qualsiasi riferimento al segmento economico del commercio, in particolare quello all'ingrosso;
infatti il settore della distribuzione di prodotti alimentari e bevande, esplicandosi in attività diversificate che coinvolgono la gestione e la corretta conservazione di derrate e la logistica, comportano inevitabilmente un impatto ambientale ed un consumo energetico tali da necessitare un upgrade in chiave green delle aziende: gli investimenti green per lo sviluppo aziendale e per il rilancio economico andrebbero a configurarsi in sistemi di controllo informatizzati di funzionamento degli impianti diretti ad organizzare al meglio i consumi per limitare gli sprechi, in installazioni di nuovi impianti, macchinari ed attrezzature a basso consumo energetico e di limitato impatto ambientale, anche acquisiti in leasing ed a noleggio, aderendo allo "zero CO2" per ridurre l'emissione di anidride carbonica;
in ragione del rilancio prospettico del comparto, e dell'intero sistema di imprese nazionali a prescindere dalle connotazioni settoriali, sarebbe auspicabile rivedere gli ambiti applicativi della misura ed incentivi cosiddetti "Superbonus", "Ecobonus", "Sismabonus", che riguardano gli edifici e le tecnologie rinnovabili, efficienti, digitali ad essi applicabili. Infatti i soggetti IRES rientrano tra i beneficiari nella sola ipotesi di partecipazione alle spese per interventi trainanti effettuati sulle parti comuni in edifici condominiali. Gli incentivi non sono previsti per i Siti delle imprese dei diversi settori Agricolo, Industriale, Edilizio, Terziario, Turismo, che invece, sin da subito, devono essere coinvolti per attuare concretamente un progetto di rilancio e di sostenibilità del nostro Paese a partire dalle imprese operanti nel settore della distribuzione di prodotti alimentari e bevande che hanno un notevole impatto di filiera;
investimenti a favore della digitalizzazione per le aziende del comparto rappresentano un'esigenza in una prospettiva di implementazione della competitività; segnatamente sul fronte dell'adeguamento delle reti informatiche ed hardware e sul versante dell'utilizzo di software gestionali e commerciali che permettano la programmazione e la razionalizzazione delle consegne;
la priorità si colloca anche nel preservare il comparto dalle incursioni dei colossi multinazionali della logistica e della distribuzione che corrodono proprio i capisaldi della specificità economico-identitaria del nostro Paese e rischiano di amplificare e rendere irreversibile l'attuale azione di desertificazione commerciale;
il comparto della distribuzione si configura come garante del made in Italy, della territorialità e della cultura di vicinato, della valorizzazione dell'artigianalità locale, della qualità e dell'identità del territorio. Un settore da proteggere e tutelare contro le ingerenze della malavita organizzata e le incursioni delle grandi catene commerciali internazionali,
impegna il Governo ad assumere iniziative normative finalizzate:
1) ad attuare una revisione dei parametri di accesso al contributo a fondo perduto in favore degli operatori economici della distribuzione, tenendo conto dei costi fissi sostenuti dagli stessi, in particolare per quanto riguarda i costi di acquisto della merce, ai fini del calcolo del contributo;
2) a ripristinare la disciplina di emissione delle note di credito, volta a consentire il recupero dell'IVA sui crediti non riscossi, oggetto di procedure concorsuali, introdotta originariamente dalla legge di stabilità per il 2016 e mai entrata in vigore in ragione delle abrogazioni operate nell'ambito della successiva legge di bilancio;
3) ad agevolare l'accesso al credito delle PMI, anche valutando l'estensione della durata del rimborso dei finanziamenti garantiti, di cui al cosiddetto decreto liquidità;
4) a prorogare la moratoria delle misure di sostegno finanziario alle micro, piccole e medie imprese colpite dall'epidemia di COVID-19 originariamente prevista dall'articolo 56 del cosiddetto decreto Cura Italia, correlandola ad un allungamento del piano di ammortamento che consenta alle imprese di poter ripagare il debito connesso ai prestiti in tempi più lunghi, favorendo in tal modo maggiore liquidità alle aziende e agevolando la ripresa economica;
5) a riconoscere alle aziende, operanti nel comparto della distribuzione dei prodotti alimentari e delle bevande, un credito di imposta pari ad una percentuale del 30 per cento dell'ammontare dei crediti pecuniari vantati nei confronti dei debitori inadempienti;
6) ad istituire un credito d'imposta per le aziende della distribuzione del canale Ho.Re.Ca. relativo alle spese sostenute per i bolli e le assicurazioni dei veicoli ad uso aziendale per trasporto merci, nonché relativo alle quote contributive fisse degli agenti di commercio;
7) a riconoscere un credito di imposta o in alternativa un contributo a fondo perduto pari almeno al 50 per cento dell'ammontare delle perdite maturate nel 2020 per deperimento di prodotti alimentari e bevande non più venduti agli esercizi pubblici;
8) a prorogare le agevolazioni IRAP già previste dal decreto-legge Rilancio anche per il periodo di imposta 2020, limitandole alle aziende che hanno un fatturato massimo di 50 milioni annui;
9) a riconoscere un credito di imposta per i canoni di locazione non abitativo (già previsto dal decreto-legge Rilancio fino al mese di maggio, ma non prorogato per i restanti mesi per le imprese del comparto) anche per i mesi di giugno, ottobre, novembre e dicembre 2020;
10) ad introdurre una riduzione degli oneri contributivi sui contratti in essere, gravanti sui datori di lavoro del settore della distribuzione di prodotti alimentari e di bevande fortemente colpiti dalle conseguenze dell'emergenza epidemiologica da COVID-19;
11) a istituire un credito di imposta per i canoni dei software di amministrazione e assistenza per sistemi gestionali e informatici delle aziende della distribuzione del canale Ho.Re.Ca.;
12) a prevedere una riduzione delle tariffe concernenti la tassa sui rifiuti di cui all'articolo 1, comma 639, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 in favore delle imprese operanti nel comparto della distribuzione di prodotti alimentari e di bevande, in ragione dell'urgenza di alleviare l'onere in capo alle aziende, rimodulando i criteri applicativi dell'imposta;
13) ad ampliare la platea anche alle aziende della distribuzione del canale Ho.Re.Ca. degli aventi diritto all'esenzione del pagamento della prima rata IMU;
14) ad unificare gli attuali e diversi strumenti incentivanti cosiddetti "Superbonus", "Ecobonus", "Sismabonus", "Ristrutturazione edilizia", "Conto termico", "Certificati bianchi", riguardanti il medesimo bene attraverso un unico strumento a disposizione delle imprese, prevedendone l'applicazione anche ai siti operativi delle imprese della distribuzione di prodotti alimentari e di bevande;
15) a prevedere nell'ambito delle progettualità correlate al PNRR una partecipazione attiva e interagente con i rappresentanti del comparto, al fine di consentire realmente l'attuazione di quei programmi e quelle riforme insite nella mission europea e nella ratio stessa del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza;
16) a consentire che le risorse di cui al PNRR siano destinate anche alle progettualità di riconversione green e di sostenibilità energetica delle aziende del comparto.
(1-00376)
Interrogazioni
ANGRISANI, ABATE, CORRADO, CRUCIOLI, DI MICCO, MININNO, ORTIS - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:
con sentenza n. 905 del 22 gennaio 2021 il Tar Lazio ha accolto il ricorso presentato avverso il bando di concorso del Ministero dell'istruzione per la procedura concorsuale ordinaria, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente per posti comuni e di sostegno nella scuola secondaria di primo e secondo grado, di cui al decreto n. 499 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 34 del 28 aprile 2020;
secondo il Tribunale il bando per il reclutamento del personale docente è illegittimo nella parte in cui esclude aspiranti candidati con titoli di cui ai codici laurea LS-13 (Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo) e LM-19 (Informazioni e sistemi editoriali), dalla partecipazione per le classi di concorso A-12 (discipline letterarie negli istituti di istruzione secondaria di II grado) e A-22 Italiano, storia, geografia, nella scuola secondaria di I grado), relegandoli alla sola classe A-65 (Teorie e tecniche della comunicazione), in quanto "non appaiono chiare le ragioni dell'inidoneità delle citate lauree ai fini della partecipazione al concorso, soprattutto considerata l'idoneità riconosciuta dal MIUR per lauree specialistiche o magistrali con analogo percorso accademico";
valutato che:
in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 44 del 2021 è stato approvato un emendamento del Partito democratico (10.27 nel fascicolo della Commissione), a prima firma del senatore Rampi, che parifica ai fini legali, per l'accesso ai concorsi nelle amministrazioni pubbliche, ivi comprese dunque le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, la laurea in Scienze delle Religioni con Scienze storiche, Scienze filosofiche e Antropologia culturale ed etnologia;
in questo modo, dunque, verrà consentito ai laureati in Scienze delle religioni di poter insegnare le discipline Italiano, Storia e Geografia nelle scuole secondarie di 1° grado, e le discipline Storia e Filosofia nei licei e Italiano e Storia negli istituti tecnici e professionali;
le tabelle allegate al decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio 2016, n. 19, contenente il regolamento per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento, individuano le singole classi di concorso e i titoli di accesso per le medesime classi di concorso per la scuola secondaria di primo e secondo grado,
si chiede di sapere se si intenda intervenire al fine di porre rimedio alla situazione descritta, già oggetto di una recente pronuncia giurisprudenziale, modificando le tabelle allegate al decreto del Presidente della Repubblica n. 19 del 2016, al fine dell'inclusione dei codici di laurea LS-13 e LM-19, quali titoli di accesso per la partecipazione alle procedure concorsuali per le nuove classi di concorso A-12 e A-22.
(3-02543)
BRIZIARELLI, ARRIGONI, BRUZZONE, PAZZAGLINI, SAVIANE, CANDIANI, BOSSI Simone, CASOLATI - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
la direttiva (UE) 2019/904, la cosiddetta Direttiva SUP (Single-Use Plastics), dispone la riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente attraverso il divieto di utilizzo di alcuni articoli in plastica monouso, tra cui posate e piatti, cannucce, palette per i distributori automatici, contenitori in polistirolo espanso, cotton fioc, attrezzi per la pesca;
la direttiva deve essere recepita dagli Stati membri entro il 3 luglio 2021, pena l'apertura di una procedura d'infrazione, e con l'approvazione della legge di delegazione europea 2019-2020, è stata conferita al Governo la delega per il suo recepimento entro detto termine;
persistono tra gli Stati membri e la Commissione europea discussioni intese a chiarire alcuni dubbi interpretativi della direttiva in merito al concetto della "messa in commercio" e della gestione delle scorte di magazzino dopo il 3 luglio;
considerato che:
la pandemia mondiale da COVID-19 è tuttora in corso e i materiali usa-e-getta hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, soluzioni in molti casi insostituibili nel limitare la diffusione del virus e in grado di garantire sicurezza sanitaria, economicità e disponibilità, nonché sostenibilità ambientale, considerando che alcuni di questi prodotti sono riciclabili al 100 per cento;
recentemente l'Italia si è dotata di importanti strumenti di sostenibilità ambientale approvando, prima nel decreto-legge n. 104 del 2020, cosiddetto "decreto agosto", e successivamente in via definitiva nella legge di bilancio per il 2021, l'utilizzo del polietilentereftalato (PET) 100 per cento riciclato nella produzione di bottiglie e vaschette per alimenti;
numerose aziende italiane ed europee sono già in profonda sofferenza a causa della pandemia, ed è prevedibile che alcuni settori specifici saranno ulteriormente danneggiati dalle limitazioni imposte ai SUP, per i quali in molti casi non sarà comunque possibile prevedere, entro luglio 2021, prodotti alternativi in quantità sufficienti a soddisfare la richiesta;
tra questi, si richiama il settore della distribuzione automatica di alimenti e bevande che nel nostro Paese conta oltre 820.000 distributori installati, coinvolge oltre 3.000 aziende e interessa a vario titolo almeno 33.000 lavoratori, dati che confermano la leadership italiana nel settore;
a titolo esemplificativo, le palette in plastica rappresentano il 97 per cento delle palette utilizzate in Italia per la distribuzione automatica, per una media di circa 4 miliardi di palette l'anno, quantità che non è possibile sostituire nel limitato tempo a disposizione con altrettanti prodotti in materiale alternativo, con il concreto rischio di paralizzare l'intera filiera;
diversi sono i materiali in plastica monouso interamente costituiti da plastica riciclata o da materiale plastico riciclabile al 100 per cento, che potrebbero continuare a rappresentare soluzioni valide ai fini della sostenibilità ambientale, della garanzia di igiene e sicurezza dei consumatori, anche considerando che l'Italia nel 2020, nonostante la pandemia, ha incrementato rispetto all'anno precedente del 4 per cento la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica, arrivando a superare il 1.400.000 tonnellate, secondo i dati COREPLA;
in un contesto produttivo globalizzato, una regolamentazione rigida sull'utilizzo di determinati prodotti in plastica, può rappresentare una minaccia concreta per le nostre imprese, già in profonda crisi per gli effetti della pandemia, senza alcun reale beneficio in termini ambientali;
è reale il rischio di rendere molte delle nostre aziende leader nel settore, meno competitive rispetto ai Paesi europei ed extra europei, con il rischio concreto di dover ricorrere a materiali dall'estero, che non possono assicurare il rispetto delle necessarie certificazioni sanitarie e ambientali,
si chiede di sapere se e come il Governo interverrà a livello nazionale ed europeo per prorogare l'entrata in vigore del divieto dell'uso dei prodotti plastica monouso, di cui alla Direttiva SUP, considerando i percorsi virtuosi di circolarità dell'industria della plastica e della bioplastica, già avviati nel nostro Paese e l'impossibilità di garantire nell'immediato futuro la disponibilità di alcuni prodotti alternativi a quelli in plastica monouso, senza i quali verrebbero paralizzate le attività di numerose aziende italiane.
(3-02544)
DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
secondo quanto risulta da un articolo pubblicato dal quotidiano "Il Sole 24 Ore" il 24 maggio 2021, il decreto-legge 18 maggio 2021, n. 65 (cosiddetto decreto "Riaperture"), rischia di provocare ulteriori complicazioni, al già precario, settore dei giochi e delle scommesse sportive, a causa degli effetti determinati dalla crisi della pandemia;
il quotidiano economico al riguardo evidenzia che il comparto interessato (che anche con il nuovo decreto "Sostegni" raccoglie molto poco in termini di aiuti economici, fatta salva l'ipotesi di un possibile ristoro dal Ministero dello sviluppo economico per le sale giochi, oramai chiuse da più di un anno), anche se da un lato potrà riprendere le attività il prossimo 1°luglio, non considera invece del tutto la data dell'11 giugno 2021, giorno in cui è previsto l'avvio (proprio a Roma) dei campionati europei di calcio;
se la data del 1°luglio prossimo di riapertura delle attività in zona gialla, di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, indicata all'interno del decreto "Riaperture", non sarà pertanto rivista, rileva ancora "Il Sole 24 Ore", ben 44 partite su 51 della competizione continentale di calcio, rischiano fortemente di essere lasciate al mercato delle scommesse illegali, considerato che dal 1° luglio in poi, gli appassionati del gioco potranno scommettere sul mercato legale o del gaming, solo sulle semifinali e le finali del torneo di calcio;
a tal fine, i dati resi noti dalla Guardia di finanza e dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, confermano come oltre 300 giorni di chiusure delle attività ufficiali di giochi e scommesse, abbiano determinato una raccolta del gioco illegale tra i 10 e il 20 miliardi di euro, con una perdita per l'Erario che nel 2020 ha sfiorato i 6 miliardi di euro e che nei primi mesi del 2021 si è attestata a meno 19,3 per cento, pari a circa 631 milioni di euro in meno;
il rischio di favorire il mercato illegale delle scommesse con le riaperture del 1°luglio, si somma inoltre (prosegue ancora l'articolo richiamato) ad un nuovo caos regionalizzato nella ripresa dell'offerta da gioco, considerato che il decreto "Riaperture" prevede che entro il 7 giugno saranno almeno sei le regioni che cambieranno colore (sulla base dell'applicazione delle misure previste, per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell'epidemia da COVID-19) determinando pertanto il rischio di un'offerta del gioco legale a macchia di leopardo;
tali osservazioni, a giudizio dell'interrogante, destano sconcerto e preoccupazione in relazione all'evidente superficialità e inadeguatezza, con la quale sia il Governo Conte II, che il Governo Draghi hanno gestito la crisi del settore (non considerandolo invece come un segmento economico importante come meriterebbe) come dimostrano gli aiuti previsti sul fronte ristori, valutati in circa il 2,5 per cento sulle perdite del fatturato, a cui si aggiungono perdite stimate in circa 200 milioni di euro, nel caso le scommesse sportive rimanessero fuori dalla fase a gironi del campionato europeo di calcio;
anche la mancata proroga delle concessioni sulle scommesse oramai in scadenza a fine mese, delinea a parere dell'interrogante, uno scenario grave e allarmante, valutato che, a partire dall'inizio dell'emergenza epidemiologica, gli interventi complessivi anche fiscali in favore del settore interessato sono stati modesti e contraddistinti da un'evidente scarsa attenzione da parte delle autorità di Governo,
si chiede di sapere:
quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;
se condivida che le osservazioni richiamate, relative all'impossibilità di raccolta di scommesse sportive per le attività delle sale da giochi, per i campionati europei di calcio che inizieranno il prossimo 11 giugno (rispetto alle decisioni del Governo di riaprire il prossimo 1°luglio) rischiano non solo di accrescere le perdite per i gestori del settore, ma di alimentare ulteriormente le raccolte di giochi illegali, determinando fra l'altro una perdita di gettito per l'Erario;
quali ulteriori interventi di competenza intenda intraprendere, anche di carattere fiscale, al fine di sostenere il settore dei giochi e delle scommesse, considerato che le misure fino ad oggi introdotte appaiono a giudizio dell'interrogante inefficienti e inadeguate;
quali iniziative urgenti e necessarie il Ministro intenda infine assumere, al fine di riconsiderare la suddetta scadenza per le riaperture delle sale da gioco e scommesse, anticipandola al prossimo mese di giugno e comunque prima dell'avvio del torneo continentale di calcio, la cui competizione non può che rappresentare una importante occasione per la ripresa del comparto interessato.
(3-02545)
DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
nel corso delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri al Senato lo scorso 27 aprile 2021, in vista della trasmissione alla Commissione europea del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il presidente Draghi ha affermato che per il "Superbonus" (l'agevolazione prevista dal decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, cosiddetto decreto "Rilancio" che eleva al 110 per cento l'aliquota di detrazione delle spese sostenute per specifici interventi in ambito di efficienza energetica) sono stati stanziati, tra PNRR e Fondo complementare, oltre 18 miliardi di euro, aggiungendo, inoltre, che la misura sarà finanziata fino alla fine del 2022, con estensione al giugno 2023;
le decisioni, ove confermate, rischiano di determinare, a giudizio dell'interrogante, effetti nel bilancio dello Stato negativi e penalizzanti, considerato che le detrazioni della misura agevolativa sono state trattate dal Ministero in indirizzo, come crediti fiscali pagabili, che generano un aumento del debito pubblico nel momento dell'emissione, in contrasto con quanto risulta nel parere formulato dalla Ragioneria dello Stato, dove si afferma che le detrazioni del Superbonus edilizio sono classificate da ISTAT come "crediti fiscali non pagabili", che hanno un impatto sul bilancio pubblico in termini di minori entrate solo al momento e per la quota effettivamente esercitata. Al riguardo è opportuno sottolineare come le detrazioni del Superbonus siano spalmate su 5 anni e quindi ogni anno ne arrivi a scadenza solo il 20 per cento del totale;
al riguardo il Ministro in indirizzo, applicando la stessa logica, ha sostenuto che per il Superbonus legato all'industria, occorre necessariamente una copertura totale e immediata pari a 24 miliardi di euro, aggiungendo che, in caso contrario, non si potrebbe introdurre tale decisione normativa nei prossimi mesi;
tali considerazioni, a parere dell'interrogante, evidenziano la necessità di chiarire da parte del Ministro, che le detrazioni del Superbonus edilizio così come quelle del "Superbonus industria", alla luce dei regolamenti EUROSTAT vigenti, sono entrambe "crediti fiscali non pagabili", che non creano un aumento del debito pubblico all'emissione e che quindi le coperture finanziarie indispensabili per finanziare le predette disposizioni dovrebbero essere in realtà costituite attraverso clausole di salvaguardia, la cui introduzione automatica entrerebbe in vigore nel caso e nella misura in cui non si produca una crescita dell'economia e, pertanto, di entrate fiscali in grado di compensare la riduzione di gettito fiscale corrispondente alla quantità di detrazioni esercitate per scontare le tasse anno per anno,
si chiede di sapere:
quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere, con riferimento a quanto esposto in premessa;
se condivida le osservazioni richiamate, in cui le misure fiscali, così come annunciate dal Governo, congelano una grande quantità di risorse che invece potrebbero essere impiegate per finanziare immediatamente altri investimenti e impediscono di varare il "Superbonus industria";
in caso affermativo, quali iniziative urgenti e necessarie di competenza intenda introdurre, al fine di riconsiderare le decisioni normative adottate, che considerano le detrazioni fiscali come debito pubblico nel momento in cui sono emesse, mentre impattano sul debito pubblico nel momento in cui vengono effettivamente esercitate.
(3-02546)
L'ABBATE, QUARTO, PAVANELLI, PISANI Giuseppe, CRIMI - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante "Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri", "è istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione";
ai sensi del comma 2 dell'articolo 4 del decreto-legge, il Comitato è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri, o, in sua vece, dal Ministro della transizione ecologica, ed è composto, dai Ministri della transizione ecologica, dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole, alimentari e forestali. Ad esso partecipano, altresì, gli altri Ministri o loro delegati, aventi competenza nelle materie oggetto dei provvedimenti e delle tematiche posti all'ordine del giorno;
considerato che:
il CITE, ai sensi dei commi 3 e 4 dell'articolo 4, ha il compito di approvare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto "Il Piano per la transizione ecologica", al fine di coordinare le politiche in materia di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, mobilità sostenibile, contrasto al dissesto idrogeologico e al consumo del suolo, risorse idriche e relative infrastrutture, qualità dell'aria ed economia circolare. Inoltre, il Comitato ha il compito di deliberare sulla rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi, di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221;
considerato, altresì, che:
il Piano, la cui approvazione è demandata al CITE, dovrà individuare le azioni, le misure, le fonti di finanziamento, il relativo cronoprogramma, nonché le amministrazioni competenti all'attuazione delle singole misure;
ai sensi del richiamato articolo 4, è prevista l'adozione di due decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, rispettivamente relativi all'istituzione del Comitato tecnico di supporto e alla definizione del regolamento interno del CITE;
rilevato che:
si ritiene di importanza strategica l'attivazione del CITE, ai fini della transizione ecologica delineata dal PNRR, soprattutto in una nuova ottica di sviluppo sostenibile e di valorizzazione dell'ambiente, del territorio e dell'ecosistema e di snellimento della burocrazia;
in data 21 aprile 2021 è stato definitivamente approvato dal Senato il disegno di legge di conversione del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22,
si chiede di sapere:
quali siano le tempistiche e le modalità di effettiva attivazione del CITE, ai sensi dell'art. 4 del decreto-legge "Ministeri" n. 22 del 2021;
se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi per velocizzare l'iter di adozione dei necessari decreti e di attivazione del Comitato interministeriale per la transizione ecologica, data l'importanza strategica dello stesso.
(3-02547)
MAFFONI, CIRIANI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
la stampa ha dato ampio risalto, con sfumature ironiche, al caso della lettera inviata dall'Istituto nazionale della previdenza sociale ad un pensionato deceduto, con la quale, oltre a comunicargli la decadenza dal diritto alla pensione di cittadinanza, percepita in quanto, appunto, deceduto, gli ricordava che "per ricevere ulteriori chiarimenti potrà recarsi presso i nostri uffici" e che "entro 30 giorni dal ricevimento della presente, potrà porre istanza motivata di riesame", non dimenticando di porgere "distinti saluti";
è evidente che trattasi di un modulo prestampato contenente le formule di rito, che ricordano come gli uffici dell'istituto siano a completa disposizione, suggeriscono di visitare il sito internet dell'ente o di contattare il contact center, con tanto di raccomandazione di tenere a portata di mano il codice fiscale ed il numero di protocollo della domanda per abbreviare i tempi della risposta;
il clamoroso errore farebbe sorridere se fosse un caso isolato e frutto della distrazione di un impiegato superficiale o un po' pigro per aver utilizzato un prestampato poco idoneo alla circostanza;
purtroppo, invece, la lettera recava la firma del direttore della sede INPS competente ed è solo una delle numerose inviate dall'Istituto di previdenza a persone decedute in tutta Italia, dai contenuti improbabili, almeno da quanto si apprende dalle notizie riportate dalla stampa, secondo cui sono tante le famiglie che hanno ricevuto comunicazioni dirette a parenti deceduti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti di cui in premessa e, nel caso in cui rispondano al vero, quali iniziative intenda adottare per conoscere quante lettere vengano inviate dall'INPS senza adeguata valutazione e controllo e quali misure intenda mettere in campo perché questi incresciosi incidenti non si verifichino più, dal momento che vanno peraltro a incidere su famiglie già provate per la perdita di un proprio caro.
(3-02548)
MISIANI, MALPEZZI, LAUS, FEDELI, MANCA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
l'articolo 8, ai commi da 9 a 11, del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, recante misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19 (cosiddetto decreto-legge "Sostegni"), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 maggio 2021, n. 69, prevede che i datori di lavoro, salve specifiche eccezioni, non possano avviare le procedure di licenziamento individuale e collettivo, nonché recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo: a) fino al 30 giugno 2021, per coloro che richiedano il trattamento di cassa integrazione ordinaria; b) dal 1° luglio 2021 al 31 ottobre 2021, per coloro che richiedano l'assegno ordinario e il trattamento di integrazione salariale in deroga;
il blocco dei licenziamenti previsto fino al 31 marzo 2021 dall'articolo 1, comma 309, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021) e, successivamente, prorogato dal cosiddetto decreto-legge "Sostegni", ha rappresentato e rappresenta una risposta importante alla grave crisi economica causata dall'emergenza epidemiologica da COVID-19 e all'esigenza di migliaia di famiglie di riuscire a superare questo drammatico periodo di crisi;
considerato che:
il decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali (cosiddetto decreto-legge "Sostegni bis") prevede una serie di importanti misure promosse dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, finalizzate a sostenere la ripartenza delle imprese dopo la pandemia e a mantenere i livelli occupazionali, tra le quali il riconoscimento di ulteriori quattro quote di reddito di emergenza, l'estensione del contratto di espansione alle imprese con almeno 100 dipendenti, il contratto di rioccupazione, misure di decontribuzione per i settori del turismo, degli stabilimenti termali e del commercio, nonché ulteriori disposizioni in materia di trattamenti di integrazione salariale in un'ottica di riforma complessiva degli ammortizzatori sociali;
in particolare, l'articolo 40, ai commi 3 e 4, prevede che i datori di lavoro privati, che a decorrere dalla data del 1° luglio 2021 sospendano o riducano l'attività lavorativa e presentino domanda di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, siano esonerati dal pagamento del contributo addizionale a carico delle imprese fino al 31 dicembre 2021, e che a questi ultimi sia precluso l'avvio delle procedure di licenziamento per la durata del suddetto trattamento di integrazione salariale;
la norma, che dovrebbe riguardare circa 400.000 lavoratori secondo le prime stime, rappresenta una giusta soluzione in una fase molto critica, quale è quella che il Paese si accinge ad affrontare, nonché una risposta equilibrata per contemperare diverse esigenze nell'ambito di un percorso finalizzato a consentire al Paese di uscire dall'emergenza e di avviare un percorso virtuoso per la crescita;
considerato che:
il Parlamento ha affrontato più volte, come ricordato, il drammatico problema del blocco dei licenziamenti nel tentativo di evitare la perdita dei posti di lavoro durante l'emergenza più grave che il Paese abbia mai vissuto negli ultimi decenni e, al contempo, la possibilità che la crisi economica si trasformasse in una vera e propria crisi sociale;
il Gruppo del Partito Democratico del Senato ha posto la questione, con un emendamento, durante la fase di conversione del cosiddetto decreto-legge "Sostegni",
si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare a sostegno e tutela dei lavoratori nella fase di ripresa delle attività e della riorganizzazione dei sistemi produttivi dopo l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e in materia di politiche attive, nonché al fine di indirizzare il mercato del lavoro in un'ottica lungimirante di superamento di misure emergenziali nella fase di uscita dalla crisi pandemica.
(3-02549)
PARENTE, CARBONE, FARAONE, BONIFAZI, CONZATTI, CUCCA, GARAVINI, GINETTI, GRIMANI, MAGORNO, MARINO, NENCINI, RENZI, SBROLLINI, SUDANO, VONO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro è tornato drasticamente all'attenzione dei media nazionali a causa di alcuni recenti incidenti che hanno destabilizzato l'opinione pubblica. Sulle pagine dei maggiori quotidiani di stampa, infatti, sono apparse nelle ultime settimane notizie drammatiche riguardanti gravi episodi di persone decedute sul lavoro. È il caso, per citare solo alcuni esempi recenti, di Luana D'Orazio, giovane operaia di un'azienda tessile di Prato "risucchiata" da un orditoio in funzione, o di Christian Martinelli, operaio meccanico rimasto schiacciato da un macchinario in un'azienda di Busto Arsizio;
a tal proposito, come riportato anche dalle più importanti fonti stampa, i recenti dati pubblicati dall'INAIL riguardanti il numero di morti sul lavoro denotano una situazione drammaticamente preoccupante per il nostro Paese: nel solo primo trimestre del 2021, infatti, ben 185 persone hanno perso la vita sul luogo di lavoro, con un aumento dell'11,4 per cento rispetto allo scorso anno. Sebbene i medesimi dati indichino un calo rilevante delle denunce di infortunio presentate nel medesimo periodo di riferimento, ovvero oltre 2.000 casi in meno rispetto al 2020, e delle denunce di malattia professionale, che segnano una flessione di 500 unità, è tuttavia allarmante il dato inerente al comparto sanità e assistenza sociale, dove si è assistito all'aumento del 75 per cento degli infortuni sul lavoro;
e ancora, nonostante i dati del 2020 risultino necessariamente influenzati anche dagli effetti devastanti della pandemia e dalle relative infezioni da COVID-19 in ambito lavorativo (circa un terzo delle morti complessive), è innegabile che il dato delle 1.270 morti bianche avvenute nel corso del 2020 è sconcertante: rispetto all'anno precedente, gli infortuni con esito mortale sono aumentati del 16,6 per cento, registrando in media oltre 3 decessi al giorno su base annua;
negli ultimi giorni si sta assistendo ad una diffusa mobilitazione delle maggiori sigle sindacali, che denunciano quanto sia urgente apportare degli interventi in materia di sicurezza sul lavoro focalizzati alla valorizzazione ed al potenziamento delle strategie di implementazione in materia di prevenzione e formazione alla sicurezza sui luoghi di lavoro, nonché sullo stanziamento di risorse volte a mettere in sicurezza i medesimi luoghi di lavoro e ad aumentare i controlli;
considerato che:
è indispensabile oggi la sensibilizzazione mirata dell'opinione pubblica su questi argomenti, divenuti effettivamente di stringente attualità. Preziosa, in questo senso, può essere la proposta di destinare specificamente alcune risorse del PNRR all'adozione di misure di sicurezza finalizzate, tra le altre cose, anche all'impiego di avanzate tecnologie 4.0 e all'apprendimento circa il loro utilizzo;
tra le ultime innovazioni in questo senso, non possono essere celate le tecnologie predittive, intendendosi con esse tutte quelle tecnologie in grado di analizzare e valutare, anche grazie all'impiego di sistemi di intelligenza artificiale, i dati inerenti alla probabilità che determinati eventi, inclusi, per quanto concerne il campo della sicurezza sul lavoro, i malfunzionamenti dei macchinari e le disfunzioni organizzative, e quindi, in definitiva, anche gli incidenti, possano verificarsi;
la scelta di investire in tali tecnologie, a ben vedere, si porrebbe inoltre in linea non solo con l'obiettivo finale di tutelare la vita e la salute dei lavoratori diminuendo i rischi legati al verificarsi di eventi, capaci di causare infortuni e morti sul lavoro, ma anche con lo scopo di modernizzare il sistema produttivo del Paese nel suo complesso, nonché di digitalizzare in maniera preponderante il tessuto socio-economico italiano;
in questo senso, è drammaticamente emblematica la strage accaduta sulla funivia Stresa-Mottarone, dove una cabina si è schiantata precipitando al suolo per decine di metri causando la morte di 14 persone, e a seguito della quale sono state aperte le indagini dalla Procura di Verbania: se il quadro indiziario finora emerso verrà accertato, si avrà l'ennesima tragedia causata dalla decisione di mantenere in funzione le strutture a dispetto della sicurezza degli impianti,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di potenziare gli investimenti effettuati in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, aumentandone così i livelli di sicurezza e tutelando altresì la salute dei lavoratori, affinché si possa progressivamente evitare il drammatico ripetersi di episodi come quelli descritti in premessa e diminuire così il numero di incidenti sul lavoro;
se non ritenga altresì opportuno attivarsi affinché i finanziamenti attualmente previsti per l'industria 4.0 e le risorse stanziate con il PNRR siano destinate anche a favore di investimenti in materia di manutenzione degli impianti, sicurezza sul lavoro e formazione alla prevenzione, nonché a favore dell'impiego di tecnologie predittive allo scopo di diffonderne la presenza, incentivandone lo sviluppo su tutto il territorio nazionale.
(3-02550)
DE PETRIS - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
nelle ultime settimane il Ministro in indirizzo ha approvato numerosi nuovi decreti di VIA concernenti rinnovi di concessioni e progetti di messa in produzione di pozzi e perforazione, sia su piattaforma, che onshore. Allo stesso tempo sono state pubblicate una lunga serie di proroghe di concessioni, la stragrande maggioranza delle quali riferite ad ENI. Ci si chiede, pur sapendo che tali atti sono di natura amministrativa e non titoli minerari (sospesi, come tutti i nuovi permessi per la ricerca e la prospezione di idrocarburi) perché il Ministro non abbia valutato l'opportunità di attendere l'approvazione del PiTESAI, il Piano per le aree idonee, che dovrebbe essere ormai prossima (30 settembre 2021) e sul quale, tra l'altro, sarebbe stata opportuna un'accelerazione in luogo delle firma dei decreti VIA, bloccati per anni e ora approvati in gran fretta, soprattutto considerando che tali aree potrebbero risultare non idonee. Tra l'altro 9 delle proroghe hanno decorrenza retroattiva e vanno a intervenire su titoli scaduti nel 2017. Non solo: due dei decreti di VIA concernono due permessi di ricerca già vigenti che, per legge, sono da intendersi sospesi;
la natura di tali atti, oltretutto, è in contrasto con le riforme e i programmi di transizione ecologica su cui deve concentrarsi il nostro Paese: la decarbonizzazione richiede infatti una decisa e programmata uscita dai combustibili fossili, che non fanno parte del futuro energetico dell'UE. Il portavoce dei "Friday for future", Giovanni Mori, ha sottolineato come tra questi progetti ci sia anche la creazione di nuove piattaforme (come il caso "Calypso 5 Dir") di Eni, a largo di Ancona,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa fornire conferma circa l'approvazione del PiTESAI entro il 30 settembre 2021 e se non valuti opportuno dotare il nostro Paese di provvedimenti che prevedano un fermo definitivo per le attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi e per quale motivo non abbia ritenuto i due permessi di ricerca autorizzati con i due decreti VIA già sospesi in virtù della moratoria.
(3-02551)
BERNINI, MALAN, FLORIS, DE POLI, SERAFINI, TOFFANIN, GALLIANI, GALLONE, GIAMMANCO, MALLEGNI, MANGIALAVORI, RIZZOTTI, RONZULLI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
la misura del reddito di cittadinanza ha dimostrato di essere inadatta al duplice scopo per il quale era stata introdotta, abolire la povertà e operare per il reinserimento nel mondo del lavoro;
l'attribuzione di sussidi a pioggia ha fatto registrare la propensione di molti alla frode, aumentando il lavoro in nero, la disoccupazione volontaria e i casi di persone dedite ad attività illecite;
si registrano centinaia di migliaia di posti di lavoro rimasti scoperti considerato che ANPAL, INPS e Infocamere sembrano non dialogare;
il blocco dei licenziamenti fissato al 30 giugno 2021 pone ora il problema ulteriore di sostenere centinaia di migliaia di persone che, di fatto, sono senza lavoro dal momento in cui sono state introdotte le restrizioni ad alcune attività economiche;
la stessa pandemia ha fatto registrare un aumento impressionante delle persone che versano in stato di povertà o di bisogno,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda porre mano alla riforma del reddito di cittadinanza, separando le indispensabili politiche di inclusione sociale e di sostegno alla povertà, dalle politiche attive del lavoro;
come intenda colmare il distacco tra le richieste e le offerte di lavoro, che anche oggi si registra e se vi sia un piano per la formazione continua dei giovani e dei lavoratori che coinvolga direttamente anche il mondo delle imprese;
come intenda semplificare la contrattazione di prossimità, tenendo conto delle diversità aziendali e dei lavoratori, superando gli attuali vincoli normativi, per agevolare le assunzioni;
se non intenda attivare in modo effettivo l'assegno di ricollocazione, già previsto a legislazione vigente, ma utilizzato solo in via sperimentale, e come intenda disporre questo strumento all'interno della riforma degli ammortizzatori sociali;
quali siano i risultati conseguiti dai navigator e dai centri per l'impiego.
(3-02552)
MANTOVANI, CASTELLONE, DONNO, ROMANO, CORBETTA, CROATTI, LANZI, FERRARA, TRENTACOSTE, PRESUTTO, MONTEVECCHI, MARINELLO, MAUTONE, TONINELLI, PISANI Giuseppe, DE LUCIA, VANIN, SANTANGELO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. - Premesso che:
il 19 maggio 2021 si è tenuta presso il "Mapei Stadium-Città del Tricolore" di Reggio Emilia, la finale di Coppa Italia, organizzata dalla Lega Serie A di calcio;
come riportato nel comunicato ufficiale n. 292 del 14 maggio 2021 della Lega Serie A, in ottemperanza al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 maggio 2021 e nel rispetto del protocollo "Misure di contenimento del rischio epidemiologico per l'organizzazione della finale di calcio di Coppa Italia 2021 presso il Mapei Stadium di Reggio Emilia" del 21 aprile del 2021, è stato consentito l'accesso al pubblico in misura non superiore al 20 per cento della capienza complessiva dell'impianto sportivo (quindi circa 4.300 persone);
l'ingresso allo stadio è stato riservato alle persone in possesso di certificazione attestante l'esecuzione di un test diagnostico negativo effettuato a partire dalle ore 21.00 del 17 maggio 2021 (48 ore prima della partita) o di certificazione attestante il completamento della procedura di vaccinazione ovvero di certificato attestante la guarigione dal COVID-19 in epoca non antecedente a sei mesi dalla data dell'evento;
per ottenere uno dei tre tipi di certificazione, i presenti allo stadio sono stati costretti a registrarsi ed utilizzare l'app "Mitiga", sviluppata da una società privata, ottenendo un QR code valido per l'accesso;
per chi avesse voluto accedere allo stadio attraverso un "tampone" negativo, si rendeva necessario recarsi esclusivamente presso uno dei centri convenzionati "Mitiga", identificandosi come loro utente. Come da circolare Uff.-Prot.n. UL/BF/7547, la Lega Calcio ha chiesto la collaborazione urgente di Federfarma per convenzionare alla piattaforma Mitiga il maggior numero di farmacie che effettuassero tamponi antigenici rapidi per consentire l'accesso in sicurezza allo stadio;
considerato che:
i tifosi sono stati costretti obbligatoriamente ad esibire la certificazione verde COVID-19 attraverso questa app privata, mentre è in fase di realizzazione la certificazione verde COVID-19 nazionale disciplinata dall'art. 9 del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52;
non risulta chiaro come i loro dati saranno gestiti. Secondo quanto evidenziato dal sito "key4biz", un quotidiano italiano sulla digital economy e sulla cultura del futuro, nella informativa per la privacy di Mitiga si evidenzia come la app registri i dati per erogare servizi non conformi allo scopo per cui viene utilizzata;
l'informativa prevede che i dati verranno utilizzati anche per erogare il servizio di newsletter informative, di notifiche e rispondere alle richieste di informazioni dell'interessato e per produrre articoli redazionali, effettuare analisi statistiche e procedere alla schedatura-profilazione interna degli utenti;
rilevato che:
a parere degli interroganti, c'è il rischio che i dati personali e sanitari delle persone allo stadio, siano utilizzati per scopi pubblicitari e per la "schedatura-profilazione interna" degli utenti;
da notizie a mezzo stampa, si apprende che il prossimo 5 giugno l'Italia ospiterà un primo test per la riapertura delle discoteche, in un noto locale nella località di Gallipoli (Lecce). Per accedere al locale servirà un biglietto elettronico che sarà disponibile solo a chi dimostrerà di aver effettuato il tampone e un QR code per accelerare l'ingresso di chi ha la certificazione verde COVID-19. A mettere a punto il sistema sarebbe stata la start up bolognese "TicketSms" con la già citata piattaforma Mitiga (agenzia "AGI" del 19 maggio 2021),
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti riportati;
se, per quanto di competenza, fosse a conoscenza dell'accordo realizzato tra Lega Serie A e "Mitiga" e delle modalità previste per regolamentare l'accesso dei tifosi allo stadio per la finale di Coppa Italia dello scorso 19 maggio;
se reputi opportuno che per l'accesso allo stadio e per il prossimo evento del 5 giugno 2021, che si terrà a Gallipoli, venga utilizzata una certificazione verde COVID-19 realizzata da una app privata, in attesa dell'entrata in vigore della certificazione nazionale;
se non ritenga che attraverso l'utilizzo di app di tale natura, vi sia il rischio di un uso distorto dei dati di cittadini e cittadine, che preveda una "schedatura" degli utenti, e non per i fini per cui tale certificazione è stata ideata.
(3-02553)
DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
secondo quanto risulta da un articolo pubblicato dal quotidiano "Il Sole 24 Ore" il 24 maggio 2021, nonché da un intervento dell'Associazione nazionale commercialisti, il cosiddetto "decreto Sostegni-bis" (approvato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri) introduce, in relazione ai contributi a fondo perduto per le imprese e i professionisti, alcune novità, tra le quali, il riconoscimento legato al peggioramento del risultato economico d'esercizio, considerando pertanto non il calo del fatturato, ma l'utile d'esercizio;
la disposizione contenuta all'interno del decreto, prevede che la richiesta del predetto aiuto economico, possa tuttavia avvenire a condizione che la dichiarazione dei redditi del 2021 avvenga entro il prossimo 10 settembre;
al riguardo l'interrogante evidenzia, condividendo le osservazioni dell'ANC, che tale decisione normativa non considera adeguatamente la portata del lavoro svolto dai professionisti economici, che da oltre un anno dall'inizio della pandemia, sono gravati da un peso crescente di responsabilità e compiti, costretti oltremodo a fronteggiarsi con una pubblica amministrazione che si contraddistingue per ritardi e inefficienze;
a giudizio dell'interrogante, la scadenza del 10 settembre risulta, pertanto, molto in anticipo rispetto alla scadenza naturale del 30 novembre e conseguentemente diventa improponibile, valutato fra l'altro, le tempistiche lente e farraginose, che l'amministrazione finanziaria mette a disposizione attraverso i software e gli aggiornamenti dei moduli di controllo per l'invio delle dichiarazioni, da parte dei professionisti contabili e dei commercialisti;
in relazione a tali criticità, l'interrogante evidenzia pertanto che occorre sostenere gli operatori del settore, concedendo un tempo maggiore per i numerosi adempimenti fiscali, analizzando al contempo la situazione di contribuenti e delle imprese e la mole di lavoro svolta dai professionisti,
si chiede di sapere:
quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere, con riferimento a quanto esposto in premessa;
se condivida le criticità richiamate e in caso affermativo, quali iniziative di competenza intenda introdurre al fine di consentire un lasso di tempo maggiore per la scadenza delle dichiarazioni dei redditi del 2021, permettendo conseguentemente ai beneficiari del contributo calcolato "a conguaglio" di usufruirne in maniera più adeguata ed efficiente, rispetto a quanto attualmente previsto.
(3-02554)
ROSSOMANDO, MIRABELLI, CIRINNA' - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
il 23 maggio 2021 il signor Musa Balde, 23 anni, originario della Guinea e trattenuto nel CPR (Centro di permanenza per il rimpatrio) di Torino, si è tolto la vita impiccandosi con delle lenzuola;
come si apprende da notizie di stampa, Musa Balde era stato trasferito presso il CPR Brunelleschi lo scorso 10 maggio, dopo aver subito un'aggressione a Ventimiglia il giorno precedente ed essere stato dimesso dall'ospedale di Bordighera con una prognosi di 10 giorni;
sempre secondo la ricostruzione degli organi di stampa, il 9 maggio il signor Balde era infatti stato aggredito a pugni e sprangate da tre cittadini italiani fuori da un supermercato. L'aggressione, ripresa da alcuni residenti della zona, è stata fornita alla Polizia, che ha identificato gli aggressori, denunciati a piede libero per lesioni aggravate. A loro volta i tre uomini hanno denunciato per tentato furto il signor Balde;
allo stesso tempo, però, dopo il primo soccorso in ospedale, Musa Balde era stato trasferito al CPR di Torino, perché nello stesso giorno gli era stato notificato un nuovo provvedimento di espulsione e quindi era in attesa di essere rimpatriato, nonostante il reato di cui il giovane era stato vittima e la prognosi medica di 10 giorni. Secondo le testimonianze di alcuni amici e dei volontari dell'associazione Scuola di Pace dell'ARCI di Ventimiglia e del CAS di Imperia, il signor Balde presentava un profilo di grande fragilità psicologica;
da quanto si apprende, Musa Balde si trovava in Italia dal 2017, era arrivato con un barcone, aveva chiesto asilo politico, ma dopo cinque anni era ancora irregolare e viveva anche chiedendo l'elemosina davanti ad un supermercato di Ventimiglia;
l'avvocato difensore del signor Balde ha dichiarato alla stampa che Balde "era molto provato ed era incredulo di trovarsi al Cpr";
la Procura di Torino ha aperto un fascicolo contro ignoti con l'ipotesi di "morte in conseguenza di altro reato",
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per accertare quale sia stata la procedura messa in atto dopo l'aggressione subita da Musa Balde nel condurlo al CPR;
quale attenzione sia stata adoperata per accertarne l'idoneità al trattenimento e quali supporti psicologici abbia avuto durante la sua permanenza nel Centro fino al tragico evento che ne ha determinato la morte e quali eventuali provvedimenti conseguenti si intendano adottare.
(3-02555)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
RAMPI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
il progetto di Autostrada Pedemontana lombarda ha avuto un lungo e articolato cammino, che ha via via spostato l'opera sempre più a sud, trasformandola da corridoio alternativo pedemontano, appunto, ad una nuova tangenziale nord milanese, tutta inserita nel territorio di Monza e della Brianza;
su tale progetto le comunità interessate hanno nel tempo sollevato perplessità e indicato priorità e alternative e proposto una progettazione complessiva della mobilità di territorio fatta di riqualificazione di strade minori, di potenziamento del trasporto pubblico, di interventi di ricucitura; di tutto ciò non si è mai fatto tesoro;
oggi si riaffaccia un progetto fortemente datato, che ha un enorme impatto su aree faticosamente difese, dalla sapienza delle comunità locali, dalla violenza edificatoria degli anni della "crescita infinita" e oggi i nuovi paradigmi di sostenibilità diventati più universalmente riconosciuti dovrebbero indicare strategie più innovative di relazione tra mobilità, territorio e sostenibilità;
in passato si sono anticipate opere connesse al progetto molto onerose e di dubbia priorità per ragioni di parte politica ed oggi tutta la sostenibilità dell'opera è fortemente compromessa, come è compromessa la sua efficacia e ancor più dubbio il suo sbocco finale;
considerato infine, e non ultimo, l'importante e positivo impegno di una vasta parte di cittadinanza attiva, che si sta mobilitando per evitare un intervento vecchio, superato, impattante,
si chiede di sapere quale sia ad oggi lo stato dell'arte di quest'opera e quali azioni il Ministro in indirizzo possa e intenda intraprendere per evitare un danno ambientale e un progetto oneroso e superato, promuovendo invece una progettazione di comunità di mobilità sostenibile e progetti di completamento, risanamento e ricucitura rispetto alla situazione in essere.
(4-05540)
CANDURA, IWOBI, LUCIDI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
nel nord dell'Etiopia, dal novembre del 2020, è esploso un conflitto nella regione del Tigray, che vede in contrapposizione il Governo Federale Etiope da una parte e il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè dall'altra;
nel corso del conflitto sono stati denunciati vari gravi crimini contro la popolazione civile;
come riportano diverse inchieste internazionali, dall'inizio del conflitto circa una decina di giornalisti locali sono stati posti in stato di detenzione, e conseguentemente si registra una rischiosa e dannosa mancanza di copertura mediatica degli eventi bellici;
considerato che, in data 20 maggio, il corrispondente del "The New York Times", Simon Marks, riporta di essere stato convocato dall'ufficio immigrazione di Addis Abeba, dove gli sarebbe stato notificato un obbligo di espulsione immediato, impendendogli persino di tornare in casa per prendere bagagli e passaporto e salutare la moglie, giornalista italiana corrispondente per l'agenzia "Reuters";
secondo quanto riportato dal giornalista, l'ufficio immigrazione di Addis Abeba non avrebbe fornito nessuna motivazione sull'espulsione, ma avrebbe soltanto riferito che l'ordine esecutivo è arrivato direttamente dal Governo etiope;
il "The New York Times", grazie al lavoro del corrispondente citato, è uno dei giornali che ha maggiormente coperto mediaticamente le varie escalation del conflitto nel Tigray,
si chiede di sapere:
quali iniziative di propria competenza, da valutare anche in consessi internazionali, il Ministro in indirizzo intenda porre in atto per tutelare l'incolumità dei nostri concittadini in Etiopia, e per, al contempo, raggiungere un cessate il fuoco nella regione;
quali iniziative, in seno alle Nazioni Unite, intenda intraprendere per verificare il rispetto dei diritti umani tra la popolazione tigrina.
(4-05541)
DE POLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
la legge di bilancio per il 2020 (legge n. 160 del 2019) ha istituito due fondi destinati agli enti locali per finanziare interventi relativi alla rigenerazione urbana:
fondo per il "Programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare" di 853,81 milioni di euro, riservato alle Regioni, le Città Metropolitane, i Comuni capoluogo di Provincia, la città di Aosta e i Comuni con più di 60.000 abitanti. Le modalità di accesso al fondo sono state disciplinate dal decreto ministeriale 16 settembre 2020, nel rispetto dell'intera platea di beneficiari, così come prevista dal legislatore nella legge n. 160 del 2019;
fondo per la "Rigenerazione urbana", di 8,5 miliardi di euro, per investimenti in progetti per la riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, destinato a tutti i 7.904 comuni italiani;
in Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, con Atto di intesa n. 595 del 6 agosto 2020, ANCI ha concordato con il Ministero dell'interno di limitare la possibilità di fare istanza dei fondi ai soli comuni dai 15.000 abitanti;
il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 gennaio 2021, recependo l'Atto di intesa Stato-Città, ha limitato quindi i beneficiari del contributo, destinandolo a favore dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, in considerazione della prioritaria necessità di interventi di rigenerazione urbana;
i Comuni esclusi dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sono 7.206 sui 7.904 presenti nel territorio nazionale, con una percentuale quindi al di sopra del 90 per cento;
ANCI, in relazione alle proposte per il "Recovery Plan", ha presentato alle commissioni riunite 5ª (Programmazione economica, bilancio) e 14ª (Politiche dell'Unione europea) del Senato il piano "Città Italia" che esclude, ancora una volta, i piccoli Comuni sotto i 15.000 abitanti,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga necessario intervenire per estendere anche ai Comuni sotto i 15.000 abitanti, che avrebbero dovuto avere un trattamento, se non di favore, quantomeno di parità, la possibilità di accedere ai fondi per finanziare gli interventi di rigenerazione urbana, considerando che già sono stati esclusi dai fondi destinati al "Programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare".
(4-05542)
DE BONIS - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
la Regione Basilicata, con la legge regionale n. 9 del 13 maggio 2016, ha istituito l'Agenzia regionale per il lavoro e le transizioni nella vita attiva LAB (Lavoro e Apprendimento in Basilicata) affidando alla stessa i seguenti compiti nel rispetto della programmazione regionale e dei limiti e delle indicazioni definiti dalla Regione:
attuazione delle politiche di orientamento della formazione, dell'istruzione e del lavoro rientranti nel titolo II della legge regionale n. 30 del 2015; erogazione dei servizi di individuazione, validazione e certificazione delle competenze; attuazione delle attività di ispezione e controllo di regolare esecuzione delle operazioni rientranti nel sistema regionale integrate, di cui alla legge regionale n. 30 del 2015; realizzazione delle azioni di analisi e monitoraggio delle politiche regionali dell'orientamento, dell'istruzione, della formazione e del lavoro; gestione di servizio per l'impiego e delle politiche attive del lavoro nel quadro delle specifiche disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 150 del 2015 e della legge regionale n. 30 del 2015 Titolo II (art. 10) per quanto concerne i servizi di politica attiva rivolti all'accesso all'occupazione, alla creazione ed alla mobilità professionale;
considerato che:
la Basilicata è una regione ricchissima, che fornisce l'80 per cento del fabbisogno nazionale di idrocarburi e ha uno stabilimento automotive tra i più efficienti al mondo, una ricchezza d'acqua tale da rispondere alle esigenze delle regioni confinanti e un patrimonio paesaggistico-naturale da fare invidia a molti. Eppure ha inceppato il meccanismo di domanda e offerta del lavoro, qui dove i suoi giovani rientrano tra i numeri preoccupanti delle statistiche di emigrazione dal Sud al Nord;
ci sono poi i dati della disoccupazione giovanile a preoccupare e, soprattutto, quelli dei NEET, persone di giovane età, che non hanno, né cercano un impiego e non frequentano una scuola, né un corso di formazione o di aggiornamento professionale. Il Sud è così ed è per questi indicatori che l'Italia ha ricevuto, purtroppo o per fortuna, maggiori risorse dal "Recovery Plan";
certo non aiuta sapere che la citata Agenzia regionale per il lavoro in Basilicata è in una situazione di stallo ormai da due anni, e che questa condizione congela ben 15 milioni di euro, che potrebbero essere utilizzati per le politiche attive del lavoro e per il rilancio dei centri per l'impiego;
in questo modo la Basilicata risulta essere, addirittura, l'ultima regione in Italia e l'unica a non aver avviato il processo di riforma dei suddetti centri. Come spesso si è detto, però, è l'ambiente che determina maggiori o minori investimenti da parte dell'industria e i problemi delle infrastrutture fisiche e digitali sono ancora lontani dall'essere risolti;
tenuto conto che:
la frase del discorso del Presidente del Consiglio dei ministri Draghi che ha maggiormente colpito, pronunciata alla presenza di Papa Francesco agli Stati generali della natalità, è stata: "Tornare a credere nel futuro è questione non solo economica (...) Un'Italia senza figli non ha domani, dobbiamo aiutare i giovani a credere nel futuro" e ancora: "Il problema è nazionale, il calo demografico si radica, ormai da anni, nel "panico" da futuro delle giovani coppie. Ma nelle aree interne come la Basilicata la decrescita infelice della popolazione è un problema molto serio che attiene alla sopravvivenza stessa della regione e alla garanzia dei servizi essenziali per chi vi resta. Se ne parla spesso, soprattutto in coincidenza dei periodici report statistici che suonano il campanello d'allarme sul rischio della devitalizzazione della comunità senza ricambio generazionale";
sicuramente il sostegno alle famiglie ha la sua importanza, ma non è tutto. L'interrogante ritiene che le ragioni della inarrestabile denatalità siano da ricercare nella mancanza di lavoro e, soprattutto, nella mancanza di fiducia nel futuro. Va fermata la cosiddetta "fuga di cervelli" dei giovani dal Mezzogiorno verso il Nord o, addirittura, verso l'estero. Il Sud è pieno di risorse ed ha enormi potenzialità di crescita, ma occorre, tra le altre cose, che le varie agenzie, centri, enti e quant'altro vengano istituiti a livello locale, con il preciso scopo di concorrere allo sviluppo del territorio, funzioni realmente e adempia per davvero agli scopi prestabiliti,
si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia assumere nei confronti dell'Agenzia ARLAB della Regione Basilicata, che versa in una situazione di stallo ormai da due anni, la cui condizione congela ben 15 milioni di euro, che potrebbero essere utilizzati per le politiche attive del lavoro e per il rilancio dei centri per l'impiego. Vi è sempre più bisogno di tali strutture, che spesso mancano, ma dove esistono occorre farle funzionare, soprattutto adesso che stanno arrivando ulteriori risorse dal "Recovery Fund".
(4-05543)
DE BONIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
il decreto ministeriale del 24 febbraio 2021, come denunciato da più parti, avrebbe messo inutilmente in crisi tutte le filiere made in Italy che lavorano banane, soia, cacao, caffè, tè e altre materie prime biologiche, neppure disponibili nel nostro Paese. Infatti, l'instaurazione di un regime protezionistico avrebbe costretto ad eseguire controlli rafforzati alle dogane, con analisi multi residuali sulle singole partite e sulla base di rischi definiti aprioristicamente, che si sono rivelati in contrasto, sia con i criteri stabiliti dall'Unione europea, sia rispetto ad accordi presi con alcuni partner commerciali;
pare che le conseguenze di tale provvedimento siano state gravissime; oltre a deviare l'Agenzia delle dogane dalle proprie attività prioritarie di controllo, il decreto ministeriale 24 febbraio 21 avrebbe penalizzato gli importatori e i porti italiani rispetto a quelli di altri Stati membri, causando delocalizzazioni e perdite di lavoro anche nei settori di logistica, trasformazione e relativi indotti, con ricadute inevitabili sulla competitività delle imprese italiane e sui prezzi al consumo degli alimenti biologici;
il citato decreto ha scatenato la reazione immediata delle diplomazie di alcuni Paesi extra-UE, tra cui Svizzera, Egitto, Tunisia, Ecuador. Tra l'altro, il 1° aprile 2021 l'Ambasciata del Perù in Italia ha richiamato sia il Ministero dell'agricoltura che quello degli affari esteri ad un doveroso rispetto del diritto vigente tra i Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del Commercio che, almeno in questo caso, serve a proteggere i diritti degli agricoltori e il valore dell'agroecologia; diritti proclamati dall'ONU nel 2018 e che la FAO ha sollecitato ad attuare nel 2019, ma sembra invece che il Ministero, nel seguire ciecamente la Coldiretti, continui ad ignorare;
nell'allegato alla comunicazione del 1° aprile, l'Ambasciata del Perù scrive ai due Ministeri italiani che: "la suddetta normativa (?) non sarebbe stata, in via preliminare, presentata attraverso i meccanismi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) stabiliti. (?). Il citato decreto non favorisce lo sviluppo della produzione organica invocata dal 'Patto Verde' [Green Deal, ndr], dalla strategia 'Dalla Fattoria alla Tavola' [Farm to Fork, ndr] dell'Unione europea e neanche la naturale cooperazione che dovrebbe esistere a livello bilaterale pregiudicando, inoltre, molteplici organizzazioni di piccoli produttori che stanno compiendo grandi sforzi per mantenere l'approvvigionamento internazionale di prodotti alimentari, come la quinoa, il caffè o il cacao, tra gli altri, sotto severi controlli per la produzione e l'esportazione";
secondo quanto riportato da un articolo di Dario Dongo, giornalista ed avvocato esperto in diritto alimentare e dei consumatori a livello europeo ed internazionale, l'8 aprile scorso i funzionari ministeriali delegati alla gestione del dossier sulle importazioni bio hanno così dovuto organizzare una conferenza on line del "Tavolo tecnico compartecipato sull'agricoltura biologica". E la trentina di associazioni che vi partecipano (in rappresentanza degli operatori in Italia della filiera biologica, nonché dei comparti agricoli e industriali) hanno potuto così discutere le criticità del decreto ministeriale 24 febbraio 2021. Una dirigente ministeriale avrebbe concordato "sull'opportunità di trasmettere alla Commissione europea l'analisi del rischio elaborata dall'Italia";
l'unica parte a favore del citato decreto è stata la Coldiretti, che ha osservato che "il decreto è in linea con le disposizioni nazionali in materia di agricoltura biologica, in generale più restrittive rispetto alle norme attuative vigenti negli altri Paesi europei" evidenziando che "i produttori italiani risentono in modo particolare della massiccia presenza sul mercato di prodotto biologico importato a basso costo dai Paesi terzi";
considerato che:
la crisi diplomatica ha evidentemente costretto il capo Dipartimento delle Politiche competitive, della Qualità agroalimentare, Ippiche e della Pesca, del Ministero ad una parziale retromarcia e il 13 maggio i partecipanti al Tavolo tecnico sono stati così informati "che è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale un decreto ministeriale di abrogazione e sostituzione del decreto ministeriale 91718/2021, che sospende l'applicazione delle disposizioni relative ai campionamenti obbligatori da effettuare sulle partite importate, di cui alla lettera b) dell'allegato 2";
rimangono tuttavia alcune criticità che penalizzano soprattutto le PMI. Vale a dire l'obbligo di sottostare a due controlli annuali per chiunque abbia effettuato nel 2019 almeno cinque operazioni di import (anche soltanto di pochi kg di merce), o abbia importato anche una sola partita maggiore di 1 t (laddove una Apecar ha la portata di 0,7 t), ovvero che importi sia prodotto biologico che convenzionale. Tre controlli l'anno, in casi di ricorrenza di due di questi fattori. Una tassa sulle importazioni bio, tra i 500 e i 1.500 euro all'anno circa, che può colpire anche un produttore artigiano di cioccolato di Modica IGP;
ci sono migliaia di agricoltori che lavorano da anni con aziende italiane di importazione di prodotti certificati Fairtrade e biologici, che hanno investito tanto per costruire filiere solide e affidabili, per darci un prodotto di grande qualità. Oggi sono partner commerciali affidabili e di lungo corso e questa normativa, pur essendo pensata per altre provenienze, li penalizza moltissimo. Questo decreto penalizza anche le aziende italiane che importano e trasformano i loro prodotti, partner storici di Fairtrade come Alce Nero, OrganicSur, che tanto si sono impegnate e continuano a impegnarsi per offrire ai consumatori italiani prodotti buoni e sostenibili,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo abbia avuto modo di approfondire quanto riportato nelle premesse, già segnalato da Fairtrade Italy;
se non ritenga che la normativa citata non sia conforme ai regolamenti europei sulla circolazione delle merci, che prevede di allentare i controlli sulle importazioni della generalità dei prodotti composti;
se non sia del parere che molte delle decisioni del Ministero siano condizionate dalle interferenze, a volte pericolose, di alcune grandi associazioni di rappresentanza, come questa e altre vicende dimostrano, mentre l'interrogante ritiene sia opportuna una svolta atta ad evitare irregolarità e potenziali conflitti d'interessi.
(4-05544)
IANNONE - Ai Ministri dell'interno e per la pubblica amministrazione. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
al Comune di Cercola (Napoli), nell'area metropolitana di Napoli, la dottoressa M. M. è stata nominata segretario generale del Comune dal sindaco, Vincenzo Fiengo, nel 2015, che le ha attribuito anche la delega di responsabile dell'anti corruzione. Dal 2016 il sindaco ha nominato la stessa anche responsabile del Servizio personale, incarico che detiene ininterrottamente fino ad oggi;
il 15 maggio 2021 dal sito web de "Il Dispari Quotidiano", testata giornalistica locale che si occupa dei territori di Ischia e Procida, viene diffusa la notizia del processo a carico di nove imputati, tra i quali figurerebbe anche lo stesso segretario generale, relativamente a fatti risalenti al 2015, periodo durante il quale ricoprì il ruolo di componente esperto esterno nella commissione giudicatrice che approvò il project financing per la gestione di alcuni servizi per lo specchio di acqua antistante il porto di Lacco Ameno. Le accuse formulate dal pubblico ministero della Procura della repubblica di Napoli, da quanto si apprende da "Il Dispari Quotidiano", sarebbero abbastanza gravi: falso ideologico, abuso d'ufficio, falso materiale, turbativa d'asta;
la notizia di questo coinvolgimento processuale arriva in un momento abbastanza delicato per l'assetto democratico e per la tenuta dell'immagine e della credibilità dell'ente municipale di Cercola. Come si apprende da diverse inchieste de "Il Secolo Nuovo", testata giornalistica vesuviana, la M. è stata presidente di due commissioni di concorso per l'assegnazione di posti al comune di Cercola, procedure selettive sotto inchiesta dalla Procura della Repubblica di Nola. "Sarebbero coinvolti anche amministratori e dirigenti comunali nell'alterazione delle procedure concorsuali", è quanto riferito, riportato da tutti i giornali napoletani, in diverse dichiarazioni spontanee davanti ai magistrati nolani dai due collaboratori di giustizia, precisamente E. L., nominato dalla stessa M. nelle commissioni di concorso per il comandante della Polizia municipale e quella di assistente sociale e A. M., titolare dell'agenzia salernitana, che era incaricata di supportare le commissioni citate. L'affidamento di questo servizio fu approvato con determina dirigenziale firmata dalla stessa dottoressa M.;
le ultime vicende tormentate al comune riguardano anche il personale, stessa delega che detiene la M. da cinque anni ininterrottamente, senza considerare la rotazione prevista dalla norma anticorruzione e la separazione tra controllore e controllato, relativamente allo svolgimento dell'incarico del capo dell'UTC al comune di Pollena Trocchia, per tutto il 2020, non autorizzato dal comune di Cercola. Nonostante il circolo territoriale di Fratelli d'Italia di Cercola abbia segnalato la defaillance amministrativa alla M., nessun provvedimento sanzionatorio è stato previsto. Altra vicenda da monitorare riguarda la revoca di fatto, senza motivazione, del responsabile del servizio finanziario, a poche settimane dall'approvazione di bilancio e rendiconto consuntivo, sostituendolo con il dipendente del Comune di Palma Campania, V. P., attraverso la procedura dello scavalco condiviso in convenzione tra i due comuni al 50 per cento, il quale all'atto della nomina era socio accomandatario di una società privata, fatto che la normativa disciplinante il pubblico impiego ne fissa l'inconferibilità dell'incarico a Cercola, ed in particolare, violando lo statuto comunale di Cercola, il sindaco Fiengo, nel silenzio del responsabile anti corruzione, ha pescato all'esterno del comune, quando in dotazione organica erano presenti ben due professionalità interne come, invece, obbliga la Carta costituzionale comunale;
un'altra vicenda dai contorni non chiari vede l'abbandono improvviso di un funzionario, che andò "in fuga" al comune di Giugliano senza mettersi in aspettativa, né tantomeno aver incassato l'autorizzazione dell'amministrazione comunale di Cercola, non essendovi alcun atto del comune che certifichi che tal dirigente lavora al comune dell'Area Nord napoletana. Ad oggi, invece, sempre nel silenzio dell'anti corruzione locale, lo stesso svolge serenamente il suo incarico al comune di Giugliano,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano attivare i rispettivi poteri previsti dalla legge per accertare che il Comune abbia garantito i principi di trasparenza, obiettività e terzietà di giudizio a tutela della legalità.
(4-05545)
TOFFANIN, FLORIS, SERAFINI, GALLONE, AIMI, GASPARRI, TIRABOSCHI, DAMIANI, CRAXI, VITALI, CALIGIURI, BARBONI, CALIENDO, STABILE, MINUTO, PAGANO, MALLEGNI, MODENA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
da fonti di stampa si apprende dell'invio di una comunicazione da parte dell'INPS ad un cittadino percettore della pensione di cittadinanza deceduto il 17 marzo 2021, del seguente tenore: "Gentile Signore, le comunichiamo che lei è decaduto dal diritto alla pensione di cittadinanza per le seguenti motivazioni: è deceduto". Tuttavia, "lei potrà recarsi presso i nostri uffici per ricevere ulteriori chiarimenti e inoltre, entro 30 giorni dal ricevimento della presente, potrà proporre istanza motivata di riesame";
come riportato dalla stampa quotidiana, il protagonista "defunto" di questa surreale vicenda è il signor Franco, che aveva chiesto la pensione di cittadinanza, come ricorda la stessa INPS nella missiva, ad aprile 2019 e, come ogni dodici mesi, avrebbe dovuto presentare la documentazione fiscale necessaria. Quasi due mesi fa l'Istituto guidato dal dottor Pasquale Tridico ha preso atto della morte, ma ha scritto ugualmente al titolare dell'assegno per avvertirlo che non ne avrà più diritto. Nella comunicazione, firmata dal direttore Angelo Franchitti, si precisa anche che "contro il presente provvedimento può proporre azione giudiziaria nelle forme di rito e nei previsti termini di legge, dandone notifica a questa Sede";
tutti penserebbero ad uno scherzo o ad una fake news, ma purtroppo la vicenda è reale;
una simile vicenda è oltretutto spiacevole nei confronti dei familiari del defunto, che, oltre al dolore, non sanno se dovranno farsi carico di ottemperare ad eventuali azioni amministrative per la chiusura della posizione del defunto;
la vicenda reca, altresì, un danno all'immagine della pubblica amministrazione, il cui indice gradimento nella popolazione non è ai massivi livelli;
in un momento in cui si sta discutendo delle risorse del PNRR da destinare, tra l'altro, alla digitalizzazione e ammodernamento della pubblica amministrazione, il fatto descritto fa capire che c'è molto da lavorare;
sono sempre più frequenti le falle nella gestione dei vari servizi da parte dell'Istituto, basti pensare ai disagi che hanno riguardato l'erogazione delle indennità COVID e della cassa integrazione, nonché, da ultimo, l'errata gestione del conguaglio dei contributi previdenziali 2021 presenti nei cassetti previdenziali degli utenti, salvo poi ritirarlo dopo qualche giorno e avvisare il contribuente in modo sommario tramite le news dell'Istituto;
simili errori da parte di una pubblica amministrazione sono comunque sempre giustificati, mentre errori commessi, anche in buona fede, da parte dei cittadini, sono comunque sempre perseguiti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda esposta in premessa;
quali iniziative urgenti intenda intraprendere al fine di verificare come sia potuto accadere un simile fatto;
quali provvedimenti intenda intraprendere nei confronti dei responsabili e comunque dei vertici dell'Istituto.
(4-05546)
D'ARIENZO, FEDELI, STEFANO, COMINCINI, PITTELLA, MARGIOTTA, MANCA, ROJC, ALFIERI, D'ALFONSO, LAUS, CIRINNA', MARCUCCI, VALENTE, MISIANI, VERDUCCI, TARICCO, CERNO, BOLDRINI, IORI, FERRAZZI, ASTORRE, GIACOBBE, MARILOTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell'interno. - Premesso che:
l'addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili è stata istituita con l'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria per il 2004). L'imposta, originariamente pari ad 1 euro per passeggero imbarcato, doveva essere versata al bilancio dello Stato per essere successivamente riassegnata: 1) per un importo di 30 milioni di euro, ad ENAV S.p.A. per la copertura dei costi sostenuti per garantire la sicurezza dei propri impianti; 2) per la restante quota, al Fondo istituito presso il Ministero dell'interno, da ripartire: a) per il 60 per cento, per l'adozione di misure di tutela dell'incolumità delle persone e delle strutture negli aeroporti; b) per il 40 per cento, per il ristoro dei costi sostenuti dai Comuni in ragione dei molteplici servizi garantiti sul territorio del sedime aeroportuale e per l'operatività aeroportuale;
l'articolo 2, comma 11, lettera b) della legge finanziaria per il 2004 prevedeva, in particolare, che le somme spettanti ai Comuni fossero: "a favore dei Comuni del sedime aeroportuale o con lo stesso confinanti secondo la media delle seguenti percentuali: percentuale di superficie del territorio comunale inglobata nel recinto aeroportuale sul totale del sedime; percentuale della superficie totale del comune nel limite massimo di 100 chilometri quadrati";
nel documento "Informazioni preliminari sul rapporto sui trasferimenti finanziari dello stato agli enti locali per gli anni 2003 - 2004 - Prime Informazioni sul rapporto per gli anni 2003-2004" veniva riportato che l'addizionale andava letta "come un segnale di attenzione al problema relativo alla sicurezza negli aeroporti", rappresentando anche "una misura di sostegno, seppure modesta, agli enti locali che sopportano la ricaduta della presenza di un aeroporto";
tuttavia, sin dalla sua istituzione, gran parte degli introiti dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili erano destinati all'ENAV ed al comparto sicurezza;
l'importo dell'addizionale comunale, nel corso degli anni, è cresciuto da 1 euro a 6,50 euro a passeggero. Nonostante tale significativo incremento, la quota destinata ai Comuni è rimasta molto bassa. La normativa vigente dispone che la ripartizione dei 6,50 euro sia la seguente: 5 euro vengono destinati all'INPS; 0,50 euro al servizio antincendio negli aeroporti; 1 euro viene ripartito tra ENAV per i costi sostenuti per garantire la sicurezza ai propri impianti e per garantire la sicurezza operativa (30 milioni di euro), il 60 per cento della parte eccedente i 30 milioni destinati all'ENAV al "comparto sicurezza" per il finanziamento di misure volte alla prevenzione e al contrasto della criminalità e al potenziamento della sicurezza nelle strutture aeroportuali e nelle principali stazioni ferroviarie, il 40 per cento della parte eccedente i 30 milioni destinati ai comuni di sedime;
in ragione di tale ripartizione, nel 2018, l'INPS ha percepito 442.926.230 euro (5 euro a passeggero), il comparto antincendio 44.195.752 euro (50 centesimi di euro a passeggero) e l'ENAV 30.000.000 euro (34 centesimi di euro a passeggero). Ai Comuni aeroportuali sono stati versati solamente 6.489.913 euro, pari a circa 7 centesimi di euro a passeggero;
inspiegabilmente a fronte di un aumento di passeggeri del 5,8 per cento nel 2018, per il medesimo anno è stata erogato ai Comuni aeroportuali a titolo di addizionale comunale un importo inferiore a quanto erogato nell'anno precedente;
dal 2005, essendo stati erogati ai Comuni, a titolo di addizionale sui diritti di imbarco, importi sensibilmente inferiori rispetto a quelli che, ai sensi di legge, sarebbero stati di effettiva spettanza degli stessi, con un flusso di finanziamenti discontinuo e contrassegnato da mancate assegnazioni e non rispondenza degli importi dovuti con il totale dei passeggeri viaggianti, la perdita di gettito per i Comuni aeroportuali è stata dunque molto consistente;
il versamento parziale delle quote dell'addizionale sembrerebbe giustificato secondo quanto disposto dall'articolo 1, commi da 615 a 617, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), che prevede che le somme in entrata derivanti dall'addizionale comunale contribuiscano a ridurre l'indebitamento dello Stato; tuttavia, l'addizionale comunale risulta decurtata esclusivamente nella quota parte destinata ai Comuni ed al comparto sicurezza, mentre viene integralmente destinata ad INPS, al comparto antincendio ed all'ENAV;
per recuperare le somme non versate sono state avviate varie iniziative da parte dei Comuni interessati: nel 2015 un atto di diffida al Ministero dell'interno ed al Ministero dell'economia. I 19 Comuni ANCAI hanno deciso di procedere giudizialmente, con una causa tuttora in corso, per il recupero dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco non versata per il periodo 2005-2015;
l'ANCAI ha stimato che le mancate risorse che avrebbero dovuto confluire nelle casse comunali abbiano oggi raggiunto la cifra di oltre 160 milioni di euro; tali risorse consentirebbero ai Comuni di intraprendere e realizzare tutte quelle azioni ed opere di mitigazione e di compensazione correlate all'attività aeroportuale, che sono fondamentali per contrastare e contenere i disagi generati dall'inquinamento acustico ed ambientale;
in collaborazione con ANCI la tematica è stata portata all'ordine del giorno di due sedute della Conferenza Stato-Città nel 2016; è stato, altresì, sollecitato un intervento dei Ministeri competenti volto ad assicurare la necessaria trasparenza alle procedure di acquisizione e di riparto del gettito e per la riassegnazione delle risorse non attribuite ai Comuni nel periodo 2007- 2015;
in sede di dibattito del disegno di legge 1586 è stato presentato e approvato un OdG (9/02305/286), che impegna il Governo "a valutare l'opportunità, con futuri provvedimenti normativi, di intervenire per rimodulare le modalità e i criteri di ripartizione dell'Addizionale Comunale sui diritti aeroportuali, nonché garantire le tempistiche relative alla corresponsione del gettito assegnato; a valutare l'opportunità di garantire che la mancata assegnazione del gettito in questi anni destinata ai comuni interessati, sia assicurata nel più breve tempo possibile",
si chiede di sapere:
quali siano le motivazioni che hanno portato nel corso degli anni a decurtare sistematicamente gli importi dell'addizionale comunale spettanti ai comuni aeroportuali e a garantire, al contrario, l'intero ammontare degli importi dell'addizionale in favore dell'INPS, del comparto antincendio e dell'ENAV;
a quanto ammontino le risorse dovute ai Comuni a titolo di addizionale comunale sui diritti d'imbarco di passeggeri sugli aeromobili, nel loro complesso e per ciascun comune;
se i Ministri in indirizzo intendano individuare, ed in quale tempistica, soluzioni efficaci volte a garantire il ristoro delle somme dovute e non versate ai Comuni a titolo di addizionale comunale sui diritti d'imbarco;
se intendano rimuovere gli ostacoli di natura normativa o interpretativa, in particolare i commi 615, 616 e 617 della legge finanziaria per il 2008, che hanno condotto i Ministeri competenti a modificare i criteri di determinazione dell'ammontare complessivo spettante ai Comuni;
se intendano accertare le motivazioni degli scostamenti fra stime di traffico dei passeggeri ed il versamento di quote dell'addizionale da parte delle compagnie aeree, nonché procedere al rafforzamento delle misure di vigilanza sul corretto versamento degli importi dovuti dalle medesime compagnie.
(4-05547)
ROMEO, BAGNAI, FREGOLENT - Al Ministro della salute. - Premesso che:
con circolare del 30 novembre 2020 recante "Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2" il Governo forniva indicazioni operative per la presa in carico dei pazienti con COVID-19 in isolamento domiciliare;
in data 8 aprile 2021 veniva presentato al Senato l'ordine del giorno G2 (testo 2) in cui, tra le altre cose, si richiedeva l'impegno del Governo ad aggiornare i protocolli e le linee guida per la presa in carico domiciliare da parte di medico di medicina generale (MMG), pediatra di libera scelta (PLS), e medici del territorio, dei pazienti COVID-19, prevedendo, inoltre, l'istituzione di un tavolo di monitoraggio ministeriale e l'emanazione di un protocollo unico nazionale di gestione domiciliare e un piano di potenziamento delle forniture di dispositivi di telemedicina, idonei ad assicurare un adeguato e costante monitoraggio;
in data 26 aprile 2021 il Ministero della salute emanava una nuova circolare recante "Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2";
considerato che:
la circolare citata si pone in sostanziale continuità con la precedente, non superando le criticità evidenziate nell'ordine del giorno G2 (testo 2) dell'8 aprile 2021;
persiste la mancanza di linee guida aggiornate ed univoche, che forniscano protocolli specifici e da tutti utilizzabili di cura domiciliare dei pazienti COVID-19, continuandosi a registrare sul territorio nazionale rilevanti diversificazioni tra protocolli sanitari regionali;
a tutt'oggi si riscontra l'assenza di specifiche misure volte a garantire la funzionalità dell'intera rete dei servizi territoriali, soprattutto quelli rivolti alle persone fragili, che più rischiano di andare incontro a complicanze in caso di infezione da SARS-CoV-2;
non si è ancora provveduto all'istituzione di un tavolo di monitoraggio ministeriale, in cui siano rappresentate tutte le professionalità coinvolte nei percorsi di assistenza territoriale e ospedaliera, volto all'armonizzazione e alla sistematizzazione di tutte le azioni in campo;
non sono state predisposte, inoltre, valide azioni tese a favorire un lavoro in team multidisciplinare e multiprofessionale, attraverso confronto e congiunzione di specifiche competenze con messa in atto anche di strumenti di telemedicina e software interoperabili,
si chiede di sapere, alla luce delle osservazioni esposte in premessa, se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e urgente individuare misure diagnostiche e terapeutiche specifiche, non evidenziate in modo soddisfacente nella circolare del 26 aprile 2021, intese a superare le diversificazioni regionali, adottando un protocollo unico nazionale volto ad armonizzare e sistematizzare le modalità di gestione diagnostica e terapeutica domiciliare, che consideri i tempi e le modalità di intervento con lo scopo di ridurre i tassi di ospedalizzazione e la mortalità conseguente a malattia da COVID-19.
(4-05548)
LANNUTTI, PARAGONE, ORTIS - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
un recente servizio giornalistico trasmesso da Rai News 24 dal titolo "L'isola del tesoro: pirati e corsari del trading online" realizzato dal giornalista Luca Gaballo, ha dimostrato la massiccia presenza di italiani reclutati per trasferirsi a Cipro o Malta, con retribuzioni parametrate sul denaro che riescono a far depositare nei conti. Il servizio dimostra altresì come la stessa Cysec, autorità di controllo cipriota, sia perfettamente a conoscenza delle condotte illegittime operate dalle società presenti su Cipro che offrono servizi di trading in Europa. Questa società, come tante altre operanti anche da Malta e Gibilterra, consigliano in particolar modo di investire sui derivati ad alto rischio (CFD). Sono società legali, ma il 90 per cento di chi gioca alla fine perde. La controparte del cliente è la piattaforma stessa. Quando il cliente compra le CFD, gliele sta vendendo la piattaforma. Quindi, se il cliente guadagna, la piattaforma perde e viceversa. Per questo motivo il cliente perde sempre;
a Cipro ci sono 150 piattaforme autorizzate a operare con CFD e molte altre non registrate, in alcuni casi di proprietà di una delle 150 società autorizzate;
il direttore del quotidiano finanziario cipriota "Financial Mirror", Masis Der Parthog, ha dichiarato a Rai News 24, che il giro d'affari del trading on line nella sola Cipro è di dieci miliardi di euro l'anno;
considerato che:
il trading on line, o forex on line, permette di acquistare e vendere dei titoli o prodotti finanziari attraverso un computer e una connessione internet da qualsiasi parte del mondo. L'obiettivo principale è quello di guadagnare sulla differenza fra prezzo di acquisto e vendita. Un meccanismo semplice, ma in verità altamente rischioso, in quanto potrebbe far perdere all'investitore l'intero patrimonio. Tutte le piattaforme on line che fanno trading chiedono ai clienti di versare una somma di denaro per poter iniziare a "giocare";
il fenomeno si è andato mano a mano espandendo, soprattutto durante il periodo di confinamento a casa dovuto alla pandemia, che ha, di fatto, spostato parte della vita di tutti i cittadini nel mondo digitale. Secondo "Il Sole 24 Ore", da quando è iniziata la pandemia le truffe a danno dei risparmiatori sono aumentate del 30 per cento;
le società che si occupano di trading on line devono avvalersi per legge di personale qualificato, ovvero di consulenti finanziari, come previsto dal regolamento di attuazione della Consob n. 11522/98. Unica eccezione, quella prevista nella comunicazione n. DI/99052838 del 7 luglio 1999: «Se la promozione del collocamento avviene tramite un sito - che non ha dei referenti individualizzati, ma si rivolge alla generalità dei potenziali investitori - non sarà necessario l'utilizzo di promotori. Se al contrario l'attività suddetta - da parte della società d'intermediazione - avviene tramite posta elettronica e ha un referente individualizzato, sarà necessario avvalersi di promotori salvo che l'iniziativa parta dall'investitore». Nei casi di condotte truffaldine, le società si avvalgono di semplici venditori, affabulatori che devono convincere i malcapitati clienti a investire quanto più denaro possibile sulla piattaforma;
ma vi sono anche società che fanno trading on line prive di licenza, molte delle quali hanno sede fuori dall'Unione europea. Tutte società che agiscono allo stesso modo, tramite telefonate o attraverso pubblicità su internet, dove personaggi famosi (spesso a loro insaputa) tessono le lodi della piattaforma on line che gli ha permesso con il trading on line di moltiplicare i propri guadagni. Una volta registrati ed effettuati i primi versamenti, ai clienti vengono assegnati gli account manager, che ogni giorno segnalano gli investimenti da effettuare, senza mai però ricorrere agli stop loss, le chiusure automatiche, per evitare perdite oltre un certo prezzo, e che chiedono nuovi versamenti nell'illusione di recuperare le perdite, che invece si moltiplicheranno. Secondo molte delle denunce raccolte dalle associazioni per i consumatori, questa società spesso fanno di tutto per non restituire ai loro clienti quanto investito e a volte caricano loro tasse inesistenti;
nella maggior parte dei casi alle spalle ci sono organizzazioni criminali internazionali. Come emerge da un report della Consob, infatti, la sede è quasi sempre in paradisi fiscali e legali come le Isole Marshall o le Isole Vergini Britanniche. Ma alle spalle ci sono anche Paesi più vicini come la Bulgaria e, in alcuni casi, anche l'Italia;
considerato inoltre che l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), insieme con le autorità nazionali, dopo aver analizzato che il 74-89 per cento dei conti al dettaglio è generalmente in perdita sugli investimenti effettuati, con perdite medie che vanno da 1.600 a 29.000 euro per cliente, ha stabilito dal 2018 che le opzioni binarie e i contratti per differenze (CFD) sono troppo pericolosi per i piccoli investitori, vietando le prime e disponendo sui secondi forti limitazioni. Limitazioni superate dalle società di trading che invogliano i piccoli risparmiatori a chiedere di diventare clienti professionali. Nonostante il divieto, molte società extracomunitarie continuano a proporre agli investitori sia le opzioni binarie che i contratti per differenze,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati;
se il Ministro dell'economia e delle finanze intenda attivarsi, anche in accordo con Banca d'Italia e Consob, per promuovere uno studio indipendente finalizzato a capire quanti soldi girano nel settore, quanta gente è coinvolta, quanto perde e quanto sono diffuse le pratiche vietate;
se i Ministri si intendano promuovere iniziative legislative per vietare la vendita dei CFD al pubblico, così come già normato negli Stati Uniti.
(4-05549)
PARAGONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
la pandemia ha portato alla chiusura di migliaia di strutture sportive nel territorio italiano, con la conseguente perdita del posto di lavoro per un numero altissimo di collaboratori sportivi. Per fronteggiare la situazione sono state previste diverse misure di sostegno al reddito dei lavoratori del settore, tra cui l'erogazione di un "Bonus Sport" per alcune tipologie di collaboratori, disciplinata ai sensi dell'art. 96, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, cosiddetto "Cura Italia". La norma ha affidato alla società Sport e Salute S.p.A. la competenza in materia di acquisizione delle domande ed erogazione di dette indennità;
questa misura è stata poi confermata e integrata con successivi provvedimenti legislativi finalizzati a prevedere ulteriori interventi di sostegno per tutti i settori colpiti dalle conseguenze della pandemia;
l'articolo 27 del citato decreto-legge n. 18 del 2020 ha, inoltre, introdotto misure di sostegno in favore di professionisti titolari di partita IVA e di lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alle gestioni separate INPS, tra cui anche soggetti impiegati nel settore sportivo, prevedendo la gestione delle domande e l'erogazione dell'indennità a carico dell'INPS;
stando a quanto si apprende, la previsione delle due misure avrebbe determinato, sin dall'inizio, una situazione di confusione nei diversi destinatari e avrebbe generato alcune problematiche di diversa natura; infatti, la scarna comunicazione in merito, sia da parte della società Sport e Salute S.p.A. che dell'INPS e le indicazioni fornite dai CAF e dai commercialisti, avrebbero spinto i soggetti destinatari della misura a presentare la domanda di indennità ad entrambi gli enti, certi che, così come indicato da informazioni acquisite presso sportelli o call center dell'INPS, in assenza dei requisiti, l'istanza presentata a detto ente sarebbe stata rigettata e, in tal caso, inviata alla società Sport e Salute S.p.A. per i successivi adempimenti legati all'erogazione dell'indennità;
tale carenza organizzativa ha comportato, allo stato attuale, il blocco dell'erogazione delle indennità per circa 11.500 aventi diritto per "incongruenza Inps" e il conseguente congelamento dei Bonus Sport per i soggetti interessati dalla problematica;
stando a quanto risulta all'interrogante, a seguito di svariati interventi portati avanti da associazioni di tutela di categoria, quali OSR- Operatori Sportivi Riuniti e FSSI-Federazione Sindacale Sport Italia, si è potuto dimostrare, mediante attestazione dello stesso INPS, che molti dei richiedenti non fossero nelle condizioni disciplinate all'art. 27 del decreto-legge n. 18 del 2020, rientrando nella fattispecie disciplinata all'art. 96 del medesimo decreto-legge, ragion per cui l'erogazione sarebbe rientrata tra nella competenza della Sport e Salute S.p.A.;
inoltre, in molti casi, i soggetti interessati, accortisi dell'errore, su comunicazioni anche della società Sport e Salute S.p.A., avrebbero proceduto alla restituzione delle somme indebitamente percepite,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda intervenire, per quanto di competenza, affinché si chiariscano le ragioni per cui, ad oggi, la società Sport e Salute non proceda all'erogazione delle indennità spettanti ai malcapitati, procedendo eventualmente anche a prevedere una compensazione delle somme spettanti;
se intenda altresì, per quanto di competenza, adoperarsi affinché siano adottate misure volte a prevedere la sanatoria per le domande errate, affinché la società Sport e Salute S.p.A. possa procedere al pagamento delle indennità per i collaboratori sportivi che si trovano nelle esposte condizioni.
(4-05550)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-02545 del senatore De Bertoldi, sulle misure di sostegno al settore dei giochi e delle scommesse;
3-02546 del senatore De Bertoldi, sulla necessità di considerare le detrazioni legate al Superbonus edilizio come crediti fiscali non pagabili;
3-02554 del senatore De Bertoldi, su alcuni adempimenti fiscali previsti dal nuovo decreto Sostegni-bis per imprese e professionisti;
7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-02543 della senatrice Angrisani ed altri, sull'inclusione dei corsi di laurea LS-13 e LM-19, quali titoli di accesso per la partecipazione alle procedure concorsuali per le nuove classi di concorso A-12 e A-22.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 3-02511 della senatrice Parente ed altri.