Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 319 del 22/04/2021
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
319a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 22 APRILE 2021
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Presidenza del vice presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente ROSSOMANDO
e del presidente ALBERTI CASELLATI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).
Si dia lettura del processo verbale.
DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione congiunta del documento:
(Doc. LVII, n. 4) Documento di economia e finanza 2021
e dell'annessa
Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)
(Relazione orale) (ore 9,36)
Approvazione della proposta di risoluzione n. 100 alla Relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243.
Approvazione della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) al Documento di economia e finanza 2021
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta del documento LVII, n. 4, e dell'annessa Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243.
I relatori, senatori Faggi e Steger, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Steger.
STEGER, relatore. Signor Presidente, il Documento di economia e finanza (DEF) 2021 è stato trasmesso privo del Programma nazionale di riforma (PNR) previsto dai regolamenti del semestre europeo e dalla normativa nazionale. In considerazione del ruolo centrale che le riforme occupano nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del regolamento dell'Unione europea n. 241 del 2021, che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza, il Governo ritiene che in questa occasione il PNRR possa integrare il PNR.
Per quanto riguarda il contesto macroeconomico italiano, il DEF espone il quadro relativo all'anno 2020 e le previsioni tendenziali e programmatiche per gli anni fino al 2024. Con riferimento al 2020, richiamando le stime ufficiali dell'Istat, il DEF evidenzia come il PIL abbia registrato una caduta pari all'8,9 per cento in termini reali, una contrazione dell'attività economica senza precedenti in tempi di pace. Le previsioni del quadro tendenziale incorporano gli effetti sull'economia delle azioni di politica economica e delle riforme della politica di bilancio messe in atto precedentemente alla presentazione del DEF stesso. Il quadro programmatico, invece, include l'impatto sull'economia delle politiche economiche prospettate all'interno del PNRR, che saranno concretamente definite nella Nota di aggiornamento di settembre 2021 e adottate con la prossima legge di bilancio. Il quadro macroeconomico tendenziale è stato validato dall'Ufficio parlamentare di bilancio in data 31 marzo 2021. La previsione di crescita tendenziale del PIL in termini reali per il 2021 è prevista al 4,1 per cento, al ribasso di 1,9 punti percentuali rispetto alla crescita del 6 per cento prospettata nello scenario programmatico della Nota di aggiornamento al DEF del settembre scorso.
Il tasso di crescita aumenterebbe al 4,3 per cento nel 2022 per poi diminuire al 2,5 per cento nel 2023 e al 2 per cento nel 2024. Nello scenario programmatico, invece, la crescita del PIL reale è prevista pari al 4,5 per cento nel 2021, 4,8 nel 2022, 2,6 nel 2023 e 1,8 nel 2024.
Venendo alle sezioni del DEF dedicate agli andamenti di finanza pubblica, i dati riferiti al 2020 attestano un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni pari, in valore assoluto, a 156,9 miliardi, corrispondenti al 9,5 per cento del PIL, inferiore al livello del 10,8 per cento previsto dalla NADEF.
Lo scostamento rispetto alle precedenti stime è attribuibile prevalentemente alla revisione del saldo primario per circa 20 miliardi; vi concorre inoltre la nuova stima della spesa per interessi per circa un miliardo. A sua volta, la revisione del saldo primario è dovuta in parte a un miglioramento delle entrate per 3,6 miliardi e in misura prevalente a un miglioramento delle spese per 16,4 miliardi rispetto alle precedenti previsioni.
Per quanto attiene al quadro previsionale a legislazione vigente, quindi tendenziale, il conto economico esposto dal DEF evidenzia per il 2021 un indebitamento netto pari al 9,5 per cento del PIL (circa 165 miliardi).
Rispetto al 2020, nel 2021 il saldo rimane costante in termini di PIL: a un peggioramento del saldo primario (meno 0,2 per cento) corrisponde un analogo miglioramento della spesa per interessi (più 0,2 per cento). Per gli anni successivi si stima un decremento dell'indebitamento netto rispetto al 2021 sia in valore assoluto sia in rapporto al PIL, con riduzioni costanti in ciascun esercizio: meno 100 miliardi nel 2022, meno 69,6 miliardi nel 2023, meno 67,1 miliardi nel 2024.
Per quanto riguarda il quadro programmatico di finanza pubblica, si segnala in particolare che esso tiene conto del prossimo decreto di sostegno all'economia che utilizzerà il nuovo scostamento di 40 miliardi nel 2021, 6 miliardi nel 2022, circa 4,5 miliardi nel biennio 2023-2024 per effetto di un incremento delle risorse per gli investimenti abbinati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
In conseguenza di tali misure, l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche nel 2021 salirà all'11,8 per cento del PIL per poi scendere al 5,9 per cento nel 2022, al 4,3 per cento nel 2023 e al 3,4 per cento nel 2024.
L'impostazione della politica di bilancio rimarrà, quindi, espansiva nel prossimo biennio tramite un forte impulso agli investimenti per poi intraprendere un graduale percorso di consolidamento fiscale - dal 2024 in poi - a condizione che le ipotesi sull'evoluzione dell'epidemia e sulle condizioni di contesto internazionale dello scenario di base restino valide.
Per quanto riguarda l'evoluzione del rapporto debito pubblico-PIL, la stima preliminare per il 2020 indica un livello del 155,8 per cento inferiore al livello del 158 per cento previsto nella NADEF 2020 e dal documento programmatico di bilancio 2021. Il risultato migliore rispetto alle stime viene spiegato dal DEF con un andamento dei saldi di cassa migliore delle attese. Il fabbisogno del settore pubblico a fine 2020 si è attestato infatti al 9,5 per cento del PIL anziché all'11,8 per cento atteso a settembre 2020. Un ulteriore contributo è stato fornito dalla revisione in lieve rialzo della previsione del PIL nominale.
Per quanto riguarda le determinanti della variazione del rapporto debito-PIL, Il DEF evidenzia innanzi tutto come, per l'operare congiunto di fattori ciclici e discrezionali, sia venuto meno nel 2020 l'effetto positivo dell'avanzo primario in presenza di un peggioramento dell'indebitamento netto di otto punti percentuali.
Quindi, alle previsioni per effetto del perdurare delle ripercussioni economiche della crisi da Covid-19, il rapporto debito-PIL non subirà l'inversione di tendenza prefigurata nella NADEF 2020, che prevedeva per il 2021 un valore pari al 155,6 per cento del PIL essendo stimato in aumento fino al 159,8 per cento nel 2021. Il quadro tendenziale aggiornato è infatti peggiore rispetto a quello della NADEF 2020 a causa sia dello scostamento di bilancio, richiesto lo scorso gennaio per finanziare il decreto-legge cosiddetto sostegni, sia della nuova richiesta di scostamento annessa a questo DEF.
Per quanto riguarda gli anni successivi dell'orizzonte di previsione, l'inversione di tendenza del rapporto debito-PIL è prevista a iniziare già a partire dal 2022 con l'obiettivo programmatico pari al 156,3 per cento da ottenere grazie al calo del fabbisogno del settore pubblico (-6,8 punti percentuali rispetto al 2021) e alla maggiore crescita del PIL nominale (+6,2 per cento). Il rapporto è previsto in ulteriore calo nel 2023 (155 per cento) e nel 2024 (152,7 per cento), principalmente a causa di una riduzione del disavanzo primario e di un miglioramento della crescita del PIL nominale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Faggi.
FAGGI, relatrice. Signor Presidente, la seconda parte di questa relazione è dedicata allo scostamento di 40 miliardi.
Riprendo le ultime due righe della relazione del senatore Steger. Quanto alle previsioni per effetto del perdurare delle ripercussioni economiche della crisi da Covid-19, il rapporto debito-PIL non subirà l'inversione di tendenza prefigurata dalla NADEF 2020, essendo stimato in aumento fino al 159,8 per cento nel 2021. Il quadro tendenziale aggiornato è infatti peggiore rispetto a quello della NADEF 2020 a causa sia dello scostamento di bilancio richiesto lo scorso gennaio per finanziare il decreto-legge cosiddetto sostegni, sia della nuova richiesta di scostamento annesso a questo DEF.
Conviene ai colleghi prestare bene attenzione, perché poi dovranno svolgere i loro interventi, che saranno sicuramente di alto livello, ma nei quali dovranno avere ben chiara questa situazione, perché probabilmente se non si legge con grande attenzione quello che l'Ufficio parlamentare di bilancio ha scritto, si faranno degli interventi di nicchia ma non si avrà esattamente il quadro totale dell'indebitamento.
Unitamente al Documento di economia e finanza, il Governo ha trasmesso al Parlamento la Relazione che illustra l'aggiornamento del Piano di rientro verso l'Obiettivo di bilancio di medio termine, denominato OMT, ai fini dell'autorizzazione parlamentare allo scostamento di bilancio necessario al finanziamento degli ulteriori interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid. La relazione è adottata ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, la cosiddetta legge rinforzata di attuazione del principio del pareggio di bilancio, il quale prevede che scostamenti temporanei del saldo di bilancio strutturale dall'OMT siano consentiti in caso di eventi eccezionali, sentita la Commissione europea e previa autorizzazione approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, indicando nel contempo il piano di rientro verso l'OMT.
Il Governo evidenzia preliminarmente che per l'anno in corso la Commissione europea ha deciso l'applicazione della cosiddetta general escape clause, che assicura una temporanea sospensione delle regole di bilancio per assicurare agli Stati membri un maggior spazio di manovra al fine di sostenere le spese sanitarie necessarie ad affrontare la pandemia e a contrastare gli effetti recessivi della crisi pandemica. Questa relazione segue una serie di analoghe relazioni presentate nel corso degli anni 2020 e 2021, con le quali il Governo ha richiesto alle Camere l'autorizzazione a reperire risorse attraverso un maggiore indebitamento netto per fronteggiare la crisi pandemica.
In particolare, con le autorizzazioni approvate a marzo, aprile, luglio e novembre dello scorso anno, il Parlamento ha consentito il ricorso a un maggiore indebitamento pari a circa 108,3 miliardi di euro per l'anno 2020, 32,4 miliardi per il 2021, 35,9 miliardi per il 2022 e 42,2 miliardi per il 2023. A ciò va aggiunta l'ulteriore autorizzazione approvata in occasione dell'esame della Nota di aggiornamento al DEF 2020, da cui deriva un maggior deficit pari a circa 25 miliardi per il 2021, 12 miliardi di euro per l'anno 2022 e lo scorso gennaio, su richiesta del Governo, il Parlamento ha autorizzato un ulteriore scostamento di bilancio pari a 32 miliardi di euro per l'anno 2021.
Queste risorse sono state impegnate nel bilancio delle pubbliche amministrazioni per finanziare una serie di misure contenute nei provvedimenti approvati a partire dal marzo 2020. In particolare, circa 108 miliardi per l'anno 2020, 31 miliardi per il 2021 e 35 miliardi per il 2022 hanno finanziato le misure recate dai decreti-legge cosiddetti cura Italia, liquidità, rilancio, cosiddetto agosto e cosiddetto ristori. Adesso, a questi utilizzi, vanno aggiunti quelli della legge di bilancio, che ha fatto ricorso a maggior deficit.
Il maggiore indebitamento netto autorizzato lo scorso gennaio ha consentito di finanziare per circa 32 miliardi di euro nel 2021 le misure recate dal decreto n. 183 del 2020, il cosiddetto proroga termite relativo ai rischi sanitari da Covid-19, e il cosiddetto ristori 2021. Questi ultimi due provvedimenti sono attualmente in corso di esame presso le Camere.
Con questa Relazione, sentita la Commissione europea, il Governo richiede l'autorizzazione a rivedere il percorso di avvicinamento all'obiettivo di medio termine (OMT). (Brusio). Stiamo indebitando l'Italia, un attimo di silenzio! Faccio una fatica terribile; ho avuto anche il Covid. Faccio fatica a parlare! (La senatrice si sfila la mascherina. Commenti). Devo tenere la mascherina?! Non riesco a parlare!
PRESIDENTE. Senatrice, le assicuro che non c'era una particolarissima azione di disturbo, però ha ragione. Vi prego di seguire con attenzione la collega. Prego, senatrice Faggi.
FAGGI, relatrice. È una vergogna.
PRESIDENTE. Gli assistenti parlamentari possono portare un po' d'acqua alla senatrice? Se ritiene, può depositare il resto dell'intervento.
FAGGI, relatrice. Presidente, si fa fatica. Stiamo parlando di una cosa importante.
PRESIDENTE. Aveva vicino qualcuno che evidentemente la ha interrotta.
FAGGI, relatrice. No, stanno continuando a parlare.
PRESIDENTE. Senatrice Faggi, prosegua. Se qualcuno non vuole ascoltare la senatrice Faggi, esca.
FAGGI, relatrice. Perché è importante. Stiamo provvedendo nuovamente... (Commenti).
PRESIDENTE. La prego di proseguire, però. Non possiamo interrompere ogni volta che c'è un accenno di disturbo. Stia tranquilla, il microfono recepisce bene la sua voce, si sente solo quello che dice lei. Vada pure avanti.
FAGGI (L-SP-PSd'Az). Con la presente relazione, sentita la Commissione europea, il Governo richiede l'autorizzazione a rivedere il percorso di avvicinamento all'Obiettivo di medio termine, fissando il nuovo livello dell'indebitamento netto, in precedenza pari a -11,8 per cento del PIL nel 2021, a -5,9 per cento nel 2022, a -4 per cento nel 2023 e a -3,4 per cento nel 2024. All'attuazione dei prossimi interventi per fronteggiare la crisi pandemica è quindi destinato un ammontare, in termini di maggiore indebitamento netto, pari a 40 miliardi di euro per l'anno 2021, a 6 miliardi per l'anno 2022, a 4,5 miliardi per il 2023, a 4,35 miliardi per il 2024 e a circa 6 miliardi di euro annui in media dal 2025 al 2034. Questi importi sono comprensivi, per gli anni dal 2021 al 2033, della spesa per interessi passivi conseguente al maggior disavanzo autorizzato. Dal 2034 l'autorizzazione all'indebitamento è destinata interamente alla spesa per interessi passivi.
La mia relazione si conclude qui. Ho fatto un quadro di quanto indebitamento abbiamo, che, a conti fatti, ammonta a circa 200 miliardi, che dovremo ovviamente restituire. A questi si aggiunge un quadro economico che deve tenere presente anche il PNRR e il recovery fund, con la necessità assoluta di provvedere velocemente, nei prossimi mesi, a delle riforme strutturali che tengano presente la pubblica amministrazione, soprattutto lo snellimento burocratico di tutte le documentazioni, i progetti e i disegni di legge finalizzati a un miglioramento della situazione. In difetto di questo, in mancanza di riforme strutturali di ogni grado e di ogni tipo, mi sento di concludere che questo indebitamento sarà solo ed esclusivamente indebitamento, perché non avremo la forza e la capacità di riuscire a restituirlo, essendo troppo lenti, troppo burocratizzati, con una legislazione troppo rallentata, che non permetterà, nel momento in cui chiederanno la restituzione di questi soldi, di avere gli strumenti per poterlo fare. Tutte le relazioni contenute in questi dossier iniziano descrivendo la situazione economica data dalla pandemia Covid, prevedendo che con la vaccinazione e con la remissione della malattia si possa a poco a poco tornare a una vita normale. Sicuramente sarà così, si tornerà a una vita normale; ma, se non ci saranno le riforme strutturali, se non permetteremo alle imprese e ai cittadini di lavorare, se non ci sarà un cambio di passo nel vero senso della parola, a partire da qua, da questa situazione, qui nei Ministeri, qui come noi legiferiamo, saremo destinati solo ad avere i debiti. La storia lo dice: dopo le pandemie ci sono le carestie. (Applausi).
PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore Calandrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza.
CALANDRINI, relatore di minoranza. Signor Presidente, allo stato attuale il DEF si presenta come una mera dichiarazione di intenti, impossibile da valutare, in quanto manca il Piano nazionale delle riforme.
Io già ieri in Commissione, nell'intervento in discussione generale, ho fatto riferimento a questi aspetti. Anche perché ricordo che Fratelli d'Italia presentò una risoluzione riferita proprio al metodo e non al merito, che chiaramente fu bocciata dall'attuale maggioranza. Quindi, è stato tutto rinviato al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Anche questo, però, non è allegato al DEF, come richiedemmo anche qualche settimana fa, e che ancora non conosciamo a pochi giorni dalla sua consegna in Europa.
Nella lettera inviata dal presidente Draghi al presidente del Senato Alberti Casellati si legge, infatti, che il DEF non reca il PNR in quanto il Governo procederà, successivamente, alla trasmissione del solo PNRR, che, ad ogni modo, ad oggi non è ancora pervenuto e di cui, pertanto, ignoriamo i contenuti.
Proprio in sede di discussione del PNRR, Fratelli d'Italia aveva chiesto che quest'ultimo fosse allegato al DEF. Almeno oggi avremmo avuto qualcosa di cui discutere. Senza PNR né PNRR, il DEF di cui stiamo parlando in quest'Aula oggi è davvero poca cosa. Va inoltre rilevato che, rispetto alla normativa vigente, in questo documento, oltre al PNR, non è presente una lunga serie di documenti, quali il rapporto sullo stato di attuazione della riforma della contabilità e finanza pubblica, previsto dall'articolo 3 della legge n 196 del 2009; la relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate, previsto dall'articolo 10, comma 7, della legge n. 196; la relazione sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, di cui al comma 9 dell'articolo 10 della legge n. 196; il documento sulle spese dello Stato nelle Regioni e nelle Province autonome; la relazione sui bisogni annuali di beni e servizi della pubblica amministrazione e sui risparmi conseguiti con il sistema delle convenzioni Consip; la relazione sul monitoraggio degli obiettivi di spesa del Ministero del ciclo 2018-2020, cosiddetta spending review, prevista anche questa dall'articolo 22-bis, comma 5, della legge n. 196; il rapporto sugli indicatori di benessere equo e sostenibile previsti dall'articolo 10, comma 10-bis, della legge n. 196 del 2009.
Quanto ai contenuti, nel DEF si dà larga importanza alle conseguenze dovute alla crisi pandemica, in particolare alle cosiddette seconda e terza ondata di Covid-19 e ai necessari interventi di contenimento. Si potrebbe aprire un lungo capitolo di discussione circa il fatto che una recrudescenza della pandemia dopo l'estate era attesa e che, tuttavia, il Governo Conte 2 si è fatto trovare impreparato. Né certamente poteva fare di meglio per la terza ondata il Governo Draghi, che ha scelto di mantenere gli stessi Ministri, pur rimuovendo la figura del commissario straordinario all'emergenza, dimostratosi del tutto inadeguato.
Il DEF affida le speranze di una ripresa dell'economia al contenimento della pandemia, possibile solo con una massiccia campagna vaccinale. A tal proposito, va sottolineata la confusione del Governo che, nella premessa del DEF, ipotizza di somministrare i vaccini all'80 per cento della popolazione entro l'autunno. Tale termine, nelle pagine successive, è più specificamente indicato come fine di settembre, un orizzonte che non coincide con il più vasto periodo autunnale di cui sopra. Tale termine viene aggiornato qualche riga dopo in ottobre, in caso di gap nelle forniture delle dosi, come quella registrata nei primi mesi di campagna vaccinale.
Su questo aspetto va sottolineato il tempo perso, vista la gestione del piano di vaccinazione da parte del precedente commissario straordinario, più proiettato sull'acquisto delle primule che sull'effettiva necessità di vaccinare nel modo più rapido possibile, partendo chiaramente dai più fragili.
Tuttavia, anche con un buon andamento della campagna vaccinale il DEF prevede che il periodo di restrizioni non sia finito, tanto che dice testualmente che non può escludersi che nei prossimi mesi il contenimento dell'epidemia richiederà di valutare talune e restrizioni alle attività che comportano maggiori rischi di contagio.
Quindi, si prevedono ancora restrizioni che questa volta, però, potrebbero non trovare più alcun sostegno economico dal momento che sempre nel DEF, a proposito del cosiddetto decreto-legge sostegni-bis, con l'attuale scostamento richiesto di 40 miliardi, si legge che l'auspicio del Governo è che, grazie ad andamenti epidemici ed economici sempre più positivi nei prossimi mesi, questo sia l'ultimo intervento di tale portata.
L'auspicio di Fratelli d'Italia è che il Governo si assuma invece la responsabilità di far ripartire le imprese, imponendo dei protocolli di sicurezza rigidi. L'apertura in sicurezza non può però più essere posticipata. Si contesta, a tal proposito, anche l'affermazione contenuta nel DEF secondo cui il sistema economico, al netto delle interruzioni operative, sembra aver raggiunto una forma di coesistenza con il virus. Si riscontra - prosegue il DEF - una maggiore resilienza dell'economia, verosimilmente riconducibile anche alla capacità di adattamento degli operatori sul piano sia delle scelte produttive e organizzative, che dei comportamenti sociali. Ancora, leggiamo che parallelamente le misure restrittive, anche nelle loro forme più stringenti, appaiono meno nocive per l'attività economica di quelle della prima fase dell'emergenza.
Quanto scritto in queste poche righe è di una gravità inaudita. Se l'economia italiana si fosse adattata al virus, non avremmo oggi le manifestazioni di piazza in cui tanti operatori non chiedono più bonus o sostegni, ma quanto di più onesto ci sia e cioè poter lavorare. Fin troppe attività sono ancora chiuse a causa delle restrizioni; altre sono aperte, ma con limitazioni; altre non riapriranno proprio a causa del perdurare dell'emergenza.
Vogliamo sperare che l'affermazione di cui sopra - e che giova ripetere - ossia che parallelamente le misure restrittive, anche nelle loro forme più stringenti, appaiono meno nocive per l'attività economica, non sia la scusa che il Governo cerca per continuare a mantenere restrizioni senza più ragioni (una su tutte, il coprifuoco).
Venendo ai dati economici, nel 2020 l'economia italiana ha registrato una caduta di PIL pari all'8,9 per cento. I dati congiunturali dei primi mesi dell'anno in corso indicano che, dopo la flessione registrata nel quarto trimestre del 2020 (meno 1,9 rispetto al trimestre precedente), il PIL ha continuato a contrarsi, sebbene in misura più lieve rispetto al calo congiunturale registrato nella parte finale dell'anno scorso. Nonostante si registrino segnali positivi dal comparto industriale, appaiono meno rosee le prospettive per il settore dei servizi, mentre si mantengono contratti i consumi.
Va posta l'attenzione sul mercato del lavoro, dove si nota una diminuzione del tasso di disoccupazione, che è passato dal 10 per cento del 2019 al 9,3 per cento del 2020, certamente favorita dal blocco dei licenziamenti e dalla cassa integrazione Covid. Per contro, però, va rilevata la diminuzione del tasso di partecipazione al mercato del lavoro; in pratica, il mercato degli inattivi è cresciuto, passando a un più 5,6 per cento. Ciò significa che sono quasi 750.000 unità coloro che si sono arresi e un lavoro non lo cercano più.
Secondo il DEF, in virtù degli stimoli economici e del contenimento della pandemia, il PIL recupererebbe del 4,5 per cento quest'anno e del 4,8 per cento nel 2022, per poi crescere del 2,6 per cento nel 2023 e dell'1,8 per cento nel 2024. Nel DEF si sottolinea che si tratta di tassi di incremento mai sperimentati nell'ultimo decennio, che permetteranno all'Italia di tornare ai livelli di PIL pre-crisi nel 2023.
Tuttavia, se ciò può sembrare una vittoria, va sottolineato che il PIL del 2019 restava più basso del PIL precedente la crisi del 2008. Avendo a disposizione i fondi del Next generation EU e i 30 miliardi di euro del fondo complementare istituito dal Governo per realizzare progetti complementari, ma rimasti esclusi dal Piano nazionale, è ipotizzabile che si possa fare di più per il prodotto interno lordo nazionale.
Richiedono una riflessione a parte le dinamiche demografiche rispetto al rapporto debito-PIL, illustrate nel quarto capitolo, in cui si legge che, ipotizzando invece una progressiva riduzione del tasso di fertilità del 20 per cento a partire dal 2020, si osserva un incremento del rapporto debito-PIL marcato nel lungo periodo. L'invecchiamento della popolazione, unito alla diminuzione della popolazione, in particolare di quella giovane, per una riduzione del tasso di natalità, così come viene indicato nel Documento di economia e finanza, produrrà aumenti significativi del debito. A fronte di queste considerazioni, non si capisce perché non ha trovato spazio la proposta di Fratelli d'Italia di inserire nel Piano nazionale di ripresa e resilienza un capitolo dedicato alla natalità. Allo stesso modo nel DEF, pur sottolineando i rischi che un invecchiamento della popolazione comporta in termini di costi pensionistici, non si prevede una riforma del sistema.
Un trattamento a parte merita il tema della pressione fiscale. Il DEF rileva che questa è cresciuta nel 2020 al 43,1 per cento, mentre nel 2019 si era attestata al 42,4 per cento. È una crescita più alta delle previsioni, che invece ipotizzavano rimanesse quasi stabile, al 42,3 per cento. È significativo che nell'anno della pandemia, del calo dei consumi e dei redditi, ciò che è aumentato sono le tasse. Auspichiamo sia vero quanto riporta il DEF, ovvero che nel 2021 la pressione fiscale scenderà al 41,3, per arrivare al 40,9 nel 2024.
Va segnalata, inoltre, la questione delle regole di bilancio. Il Documento di economia e finanza e il ministro Franco hanno confermato che il Patto di stabilità e crescita resterà sospeso anche nel 2022, mentre probabilmente tornerà in vigore nel 2023, salvo discussione annunciata in merito. Su questo punto manca un impegno del Governo a far sì che il Patto di stabilità o le nuove regole sui vincoli di bilancio tornino in essere solo al termine dell'erogazione dei fondi compresi nel Piano nazionale di riforme; altrimenti potrebbe verificarsi una doccia fredda, in particolare per gli enti locali. (Richiami del Presidente).
Quanto, invece, allo scostamento di bilancio da 40 miliardi di euro, necessario per sostenere le misure contenute nel decreto-legge sostegni-bis, il Governo chiede al Parlamento di fidarsi e di accettare al buio, un po' come firmare un assegno in bianco. Apprezziamo l'intento dichiarato dal Presidente del Consiglio di fornire ulteriori aiuti alle imprese. Ma, se guardiamo indietro a quanto avvenuto in occasione dei decreti ristori 1, 2, 3, 4 e all'attuale decreto sostegni, che stiamo discutendo...
PRESIDENTE. È già passato un minuto e mezzo oltre il tempo a sua disposizione.
CALANDRINI, relatore di minoranza. I due relatori hanno parlato venticinque minuti.
PRESIDENTE. In realtà non è così: i suoi colleghi relatori hanno parlato dieci minuti a testa, come previsto. Comunque, si avvii a concludere.
CALANDRINI, relatore di minoranza. Va sottolineato, infine, come per la crescita e il rilancio il Documento di economia e finanza introduca alcune riforme, a partire da una riforma fiscale, di cui però non si conoscono i contenuti: non è chiaro se si riferirà alle persone fisiche o al costo del lavoro, piuttosto che ad altri settori.
In definitiva, le previsioni del DEF fanno affidamento sul PNRR e sul decreto sostegni-bis, ma entrambi sono documenti che al momento non conosciamo e ciò rende questo Documento di economia e finanza vago, timido e incolore.
Per tutte queste ragioni, riteniamo il Documento di economia e finanza una semplice dichiarazione di buone intenzioni, priva, però, di quanto necessario affinché i contenuti non restino solo sulla carta. (Applausi).
PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza l'aggiornamento del piano di rientro è adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.
Pertanto, l'esame del documento si concluderà con l'approvazione di due distinti atti di indirizzo: il primo, relativo alla Relazione di cui all'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, da votare a maggioranza assoluta; il secondo, relativo al Documento di economia e finanza, da votare a maggioranza semplice.
Le proposte di risoluzione a entrambi i documenti dovranno essere presentate entro la fine della discussione.
Dichiaro aperta la discussione congiunta.
È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.
MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, signor rappresentante del Governo, quando la Commissione bilancio ha cominciato ad analizzare il Documento in esame di economia e finanza e, per intenderci, la parte relativa allo scostamento, mi sono chiesta se esso e lo scostamento di 40 miliardi fossero coerenti con i motivi per i quali la mia forza politica ha sostenuto il Governo Draghi. La risposta che mi sono data è stata affermativa: ho trovato un atto che risponde agli indirizzi e ai motivi per cui si è deciso di fare questo tipo di scelta.
Sarò breve, perché ovviamente sappiamo tutti che siamo in una situazione particolare, con la sospensione temporanea delle regole di bilancio, con degli indebitamenti - lo ricordava prima la collega - che non sarebbero stati neanche immaginabili fino a un paio di anni fa, con la sospensione delle regole per gli aiuti dello Stato e con la prospettiva del Piano di resilienza che verrà analizzato la prossima settimana.
Il dato del quale però dobbiamo tenere conto è che il Governo con gli atti che discutiamo oggi fa innanzitutto delle previsioni con riferimento agli indebitamenti e alla previsione generale macroeconomica comunque prudenti.
Quello che vorrei far notare ai colleghi è che si è sempre detto che i Governi - devo dire tutti nella storia di questo Paese - "allargavano un po'". Oggi invece abbiamo stime complessive molto prudenti che vengono fatte nel Documento di economia e finanza in esame perché, con grande chiarezza, viene spiegato e detto che siamo subordinati a delle ipotesi legate alla pandemia, che potrebbero comunque far saltare l'impianto complessivo. In altri termini, non c'è solamente un percorso chiaro e - secondo me - anche abbastanza prudente relativo al modo in cui attraverso la crescita riusciremo a recuperare l'indebitamento, ma c'è anche una valutazione che si riferisce ai rischi collegati che è stata, tra l'altro, esaminata e sottolineata anche dal documento depositato dall'Ufficio parlamentare di bilancio.
Voglio sottolineare che le categorie che abbiamo ascoltato in audizione hanno comunque dato dei giudizi positivi. Ne cito un paio che credo siano significative. Per esempio - lo dico perché è sempre stato un punto sottolineato anche da Forza Italia - Confindustria ha espresso delle valutazioni positive sul DEF, perché è prevista la patrimonializzazione delle imprese e quindi la liquidità. Ma anche l'Associazione nazionale dei Comuni italiani - come sappiamo i Comuni sono stati in prima linea nella guerra alla pandemia - ha sottolineato come la previsione complessiva delle risorse è quella che ci si aspettava, indipendentemente poi da alcune correzioni.
Ciò significa che chi ha scritto questo Documento lo ha fatto con uno sguardo che non è legato alle ventiquattro ore: questo è quanto vorrei sottolineare, colleghi. In primo luogo, questo Documento arriva in modo ordinato e senza patemi d'animo al Parlamento, dopo aver seguito il suo iter, ma soprattutto è un Documento di visione prospettica, con tutti i rischi che vengono ponderati all'interno. Voi mi direte che chiaramente, trattandosi di un documento di programmazione, deve avere una visione prospettica. Tuttavia, vuoi per la prudenza, vuoi perché calcola anche le ipotesi di rischio e vuoi perché ha un quadro complessivo anche di sostegno da parte delle categorie che evidentemente hanno prima condiviso il testo, ritengo che la tipologia di visione sia un metodo di forma e di sostanza essenziale per quelle che sono oggi le necessità del nostro Paese.
Noi abbiamo bisogno di una tipologia di impostazione che risponda a queste necessità, ossia che abbia una visione complessiva e sappia dare determinate risposte, sapendo che viviamo sì in un momento particolare, ma che un domani i Governi che verranno dovranno affrontare il debito. Se questo Governo riesce nell'intento fondamentale di tirarci fuori dalla attuale situazione ad ottobre e di non richiudere più le attività, chi verrà dopo non si troverà a gestire solamente il rimbalzo, ma anche un mondo che lentamente ma inesorabilmente ridiscuterà i parametri con cui si sta insieme in Europa, con tutte le conseguenze del caso. Ecco perché la visione prospettica è fondamentale ed ecco perché ritengo che, se le forze politiche con grande fatica ma in forma responsabile seguono questo percorso, lo fanno proprio perché c'è una necessità di visione prospettica che tenga conto del quadro di oggi, dei rischi di domani, ma anche della necessità di far crescere il nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, farò preliminarmente due considerazioni politiche. La prima è sul Governo Draghi che, nonostante numerose difficoltà, mostra una qualità di lavoro molto buona: corretto, efficace e tempestivo nelle decisioni, autorevole e credibile. Sullo strappo di ieri per un'ora di lockdown in meno, resto alle cronache: il Governo era compatto, il capo di un partito di maggioranza no; è sempre grave, ma non è la stessa cosa.
La seconda considerazione è sul ruolo del Parlamento, in un tempo nel quale le sue funzioni si sono largamente ridotte. Nella sorta di stato di eccezione permanente che stiamo vivendo, è legittimo che il Governo assuma più forza e maggior peso, ma non è questo il punto. Il punto è emerso nella seduta di ieri, quando le riserve del presidente Romeo sul cosiddetto disegno di legge Zan contro l'odio discriminatorio hanno aperto tra di noi un dibattito sul tema, vitale per il Senato, del margine che resta al Parlamento per legiferare su questioni diverse dai provvedimenti anticongiunturali del Governo.
Apro una parentesi anche riferendomi all'intervento di ieri del senatore Quagliariello: gli anni Settanta, anni di terrorismo e di maggioranza di emergenza, sono stati ricchi di grandi riforme istituzionali e di grandi leggi fortemente divisive sui diritti civili. Anzi, ripensando a quegli anni con gli occhi di oggi, possiamo dire che fu proprio quell'interagire tra misure antiterrorismo, provvedimenti economici, decisioni istituzionali e nuovi diritti civili a salvare l'Italia da una catastrofe assoluta.
Questo tema, che poi è il tema della complessità della vita, si ripropone adesso anche per noi. In questo contesto, il Documento di economia e finanza che stiamo esaminando con lo scostamento di bilancio, assieme alla relazione, al Piano nazionale di ripresa e all'ultimo rilevante decreto-legge, acquista un rilievo che va oltre le cifre molto importanti che questi provvedimenti espongono. Stanno qui, nella concomitanza di emergenze, urgenze e scadenze indifferibili, le fondamenta degli interrogativi sui margini rimasti al Parlamento, al di là dell'approvazione degli atti del Governo. Da mesi il Senato lavora a scartamento ridotto, come se vivessimo in un altro mondo, tranquillo e lontano dai drammi del mondo reale.
La partita si gioca tutta tra la società italiana e il Governo e di questa partita il Parlamento è spettatore privilegiato, ma pur sempre spettatore.
Nel mondo è nato un cambiamento che non si è ancora stabilizzato e sulla scacchiera mondiale resta incerto l'esito della partita tra le grandi e le medie potenze. In una fase così delicata, nell'Europa post-Brexit e con l'uscita di scena della cancelliera Merkel, le opportunità offerte dall'autorevolezza della Presidenza Draghi dovrebbero suggerirci di fare del Senato il centro di un grande dibattito politico sulle due questioni, squisitamente parlamentari, alle quali è legato il nostro futuro: l'Europa e la democrazia. Invece il Parlamento non solo ha perso gran parte del suo potere legislativo, ma ha anche rinunciato ad aprirsi ai grandi confronti politici che potrebbero dar forma al suo ruolo di indirizzo sulle prospettive del Paese.
La sfida tra le democrazie e i sistemi autoritari finirà non con un compromesso, ma solo con vincitori e vinti. La vicenda tra Draghi ed Erdogan, nella quale sto totalmente dalla parte del presidente Draghi, è solo un ultimo segno, non minore, di quanto sia aspro questo confronto. Qualche giorno fa il presidente Biden, che ha già annunciato una conferenza mondiale sulla democrazia, ha detto, testualmente, che i nostri figli e i nostri nipoti faranno le loro tesi di laurea su chi avrà avuto più successo e su chi avrà vinto tra democrazia e autocrazia.
La XVIII legislatura, la nostra, non sarà costituente, come pure avrebbe potuto essere. Auguriamoci che lo sia la prossima, pur così diversa dalle precedenti, per il ridotto numero dei parlamentari. Nei confronti di chi verrà eletto nel nuovo Senato abbiamo numerosi doveri, non solo di adeguare la Costituzione e il Regolamento alla riduzione del numero dei senatori, ma anche di lasciare una traccia sulle future riforme. (Applausi). Il Governo Draghi si è insediato pressato da due urgenze, la lotta al Covid e le scadenze del recovery plan, ma senza riforme strutturali neanche i miliardi dell'Europa ce la faranno mai cavare. Il Governo sta lavorando alle riforme del sistema economico, tutte misure necessarie, indispensabili e urgenti, ma ancora più in alto c'è la grande questione del riassetto dei poteri dello Stato, del Parlamento e del Governo. Sono queste le pietre angolari traballanti del nostro sistema istituzionale che, da mezzo secolo, tengono l'Italia in una crisi permanente e che, a cascata, bloccano l'intero apparato dello Stato. Occuparcene, oggi, è il primo dovere del Parlamento, non del Governo. (Applausi).
Questo è il nostro spazio: scegliere tra una democrazia robusta ed efficiente e un sistema fiacco e inconcludente, destinato a soccombere nella sfida con l'autoritarismo. Dobbiamo impostare con franchezza e onestà intellettuale un calendario dei nostri lavori che preveda sessioni di lavoro capaci di restituire al Senato il suo ruolo di indirizzo. Solo un quadro istituzionale solido potrà garantire successo al DEF, al PNRR, alla prossima legge di bilancio e ai tanti decreti di sostegno. Un dibattito franco e onesto significa che sull'Europa dobbiamo saper scegliere dove stare, tra un'Europa di Nazioni e un'Europa federale, tra un'unione tecnocratica e un'unione politica, tra i pieni poteri della Polonia e dell'Ungheria e la democrazia. Significa che la nostra Costituzione, a sua volta, deve scegliere tra bicameralismo perfetto, bicameralismo differenziato e monocameralismo; tra parlamentarismo all'italiana, semipresidenzialismo alla francese e cancellierato alla tedesca. Significa che dobbiamo esprimerci su cosa resti del XXI secolo, della divisione dei poteri e dello Stato di diritto.
Significa, infine, che la democrazia deve sapersi difendere dal potere antidemocratico delle grandi multinazionali private.
Signor Presidente, dibattere sull'Europa e sulla democrazia è strettamente connesso alle vicende drammatiche della crisi. Né il DEF né il PNRR saranno mai in grado di salvarci senza una forte impalcatura delle istituzioni e nemmeno se la nostra democrazia non saprà crescere in efficienza. Egualmente, nel nuovo mondo, nessuna Nazione europea potrà mai essere da sola un attore globale. Solo una struttura federale ci può salvare.
Oggi, con il Governo intento a battere la crisi, occuparci dell'Europa e della democrazia è un dovere di noi parlamentari, è solo nostro. Accontentarci del pur rilevante compito della conversione dei decreti-legge del Governo ci caricherebbe sulle spalle una pesante responsabilità nei confronti delle future generazioni. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Zanda, per il suo intervento che, al di là del merito, sul quale si può convenire o dissentire, riconcilia con la qualità degli interventi di questo Senato.
È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà.
NENCINI (IV-PSI). Signor Presidente, ho buttato via l'intervento che avevo preparato, perché preferisco stare sulla scia di quanto ha sostenuto ora il senatore Zanda. Ci sono, infatti, due modi per stare nel dibattito di oggi: un modo corretto è rimanere legati ai dati e alle prospettive di natura finanziaria ed economica; un altro, di supporto, è comportarsi da senatori e, quindi, di provare a intravedere cosa potrebbe accadere in un mondo completamente rovesciato.
Se la pandemia si fosse conclusa a pochi mesi dal suo inizio, nulla sarebbe accaduto. Ma ormai dobbiamo cominciare a pensare a come gestire effetti continuativi della pandemia, ancorché ciascuno di noi venga vaccinato. Pertanto, è positivo il Piano che il Governo presenta, così come questo quadrilatero che è fatto di misure di emergenza, riforme strutturali, PNRR e interventi pubblici, ma senza dimenticare l'architettura istituzionale, cosa fa l'Italia in Europa e la considerazione che in questo dibattito bisogna citare perlomeno un numero: tra il marzo 2020 e l'aprile 2021, considerato lo scostamento annunciato dal Governo di fine aprile, i Governi italiani hanno già impegnato una somma pari a 202 miliardi di euro, e cioè in tredici mesi abbiamo già esaurito il PNRR. Sappiamo quindi che il PNRR non può essere considerato decisivo per ribaltare, in una condizione storica rovesciata, le sorti dell'Italia.
Non ho molto tempo e, quindi, vado per capitoli, con la premessa che bisogna abituarsi a convivere durevolmente con gli effetti della pandemia. Pertanto, in primo luogo i sostegni non possono essere dati a tutti: a Nencini non può essere dato alcun sostegno per l'acquisto di un monopattino, né di una bicicletta; bisogna scavare all'interno e premiare e sostenere chi ha più bisogno. Le imprese farmaceutiche o alcune imprese che hanno prodotto alimentari non possono godere degli stessi sostegni di piccole e medie imprese che sono in crisi e bisogna mettere più soldi per queste ultime che per le altre.
In secondo luogo, bisogna impiegare al massimo i fondi strutturali. Oggi noi spendiamo circa il 45-46 per cento dei fondi strutturali; o arriviamo perlomeno a raddoppiare quella percentuale o diversamente non saremo in grado di governare una fase durevole degli effetti della pandemia.
L'ultima questione riguarda l'Europa. Queste misure, signor Presidente, rappresentanti del Governo, certo che appartengono a uno Stato, certo che servono agli italiani, ma sarebbe sconsiderato, politicamente miope, non inserirle in un quadro di tenuta europea.
Sono d'accordo con l'ipotesi e la proposta avanzata dal senatore Zanda - lo dico per ragioni di tempo senza spiegare - che o l'Europa diventa Stati Uniti d'Europa, con un solo Ministro delle finanze e un'unica politica economica e di difesa, o altrimenti, nella sfida fra Stati Uniti e Cina, l'Europa non avrà alcuna possibilità di scampo. Saremo un mercato, metteremo denari per superare la fase dell'emergenza pandemica, ma non avremo alcuna felicità alla fine del nostro destino.
Di questo deve parlare il Senato della Repubblica italiana: deve, cioè, proporre una seduta il cui titolo sia rifare l'Italia, come pensiamo che debba essere, cosa consegniamo non soltanto ai nostri figli ma anche ai senatori che arriveranno. Serve una visione.
Se non c'è visione, signor Presidente, membri del Governo, i fondi non bastano. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, per tre anni ho iniziato ogni mio intervento salutando la Presidenza, il Governo e i colleghi. Questa volta, invece, invertirò l'ordine e lascerò il Governo per ultimo perché è direttamente al Governo che mi rivolgo, confidando nel fatto che darà il mio rilievo per fondato e saprà intervenire tempestivamente.
Parlerò nello specifico dei bonus relativi al terremoto perché, nonostante i proclami di quasi cinque anni fa, la ricostruzione non verrà finanziata per intero.
A diversi colleghi qui dentro potrei dire: «Ve l'avevo detto!». Glielo avevo già detto quasi cinque anni fa, ma non è questo il punto. Il punto è che quegli accolli, che in qualche caso saranno importanti nell'ordine di alcune decine di migliaia di euro, avrebbero potuto essere abbattuti utilizzando i vari bonus attualmente vigenti: il bonus sisma, il bonus facciate, il superbonus e i vari bonus previsti in questo momento. Tuttavia, mi riferiscono che un parere dell'Agenzia delle entrate - di cui sono stato messo a conoscenza di recente e che non ho letto - prevede l'impossibilità di doppio finanziamento; quindi, con riferimento agli edifici che ebbero un contributo per la ricostruzione dopo il terremoto di Marche e Umbria del 1997, si prevede che non possano beneficiare degli attuali bonus. A mio parere, invece, l'Agenzia sta sbagliando, perché la ricostruzione non dovrebbe essere disciplinata da princìpi generali e ordinari: implicitamente questo divieto è già stato superato dal fatto che effettivamente la ricostruzione verrà finanziata anche questa volta. Inoltre, non si tiene conto della specificità delle norme che disciplinavano la ricostruzione del 1997. Entro così nel dettaglio.
La disciplina generale della ricostruzione pesante era contenuta nella legge n. 61 del 1998, che non riconosceva il 100 per cento del costo, perché veniva dato un contributo secondo un computo metrico, e quindi impropriamente a piè di lista, che comunque già in origine prevedeva un accollo. Nemmeno per i redditi più bassi - la quota di accollo era determinata dal reddito - si prevedeva il 100 per cento di contributo, perché si arrivava al massimo al 90 per cento delle finiture; percentuale che ovviamente si riduceva per i redditi più alti.
Quindi, prima considerazione: essendo previsto un accollo, è evidente che c'era la partecipazione del privato, come è evidente che sarebbe arbitrario escludere dal beneficio dei bonus chi andasse a ricostruire adesso.
Seconda considerazione: la ricostruzione del 1997 non pagava il miglioramento o l'adeguamento sismico, ma dava un contributo per il ripristino del danno. Vorrei sapere, allora, se qui dentro c'è qualcuno che pensa che intervenire esclusivamente per il ripristino del danno in un edificio del 1500, del 1600 o del 1700, in uno dei tanti centri storici interessati da quella ricostruzione, possa essere motivo di esclusione da un ulteriore intervento, visto che, non essendoci stati né l'adeguamento né il miglioramento sismico - se escludiamo i casi di demolizione e ricostruzione - è chiaro che diventa arbitrario escludere quelle fattispecie. È evidente, infatti, che in un edificio del 1500 a cui si ripristinano solo i danni non si eliminano le criticità, rendendolo quindi vulnerabile alla nuova sollecitazione.
Un'ultima considerazione è che la ricostruzione - come ho detto prima - era distinta in pesante e leggera; quella leggera, nelle Marche, ad esempio, era disciplinata dalla legge n. 121, che prevedeva un contributo massimo di 60 milioni. Ciò significa che in molti casi si dava un contributo di poche migliaia di euro. Sembra giusto a tutti i colleghi in quest'Aula che, per aver percepito qualche migliaio di euro vent'anni fa, ora si sia esclusi dalla possibilità di percepire un bonus? Io sono d'accordo sul fatto che bisogna contribuire al rilancio dell'economia e, quindi, concordo sul bonus e sul superbonus, sul bonus facciate, sul bonus sisma ed anche sul bonus giardini. Ma qualcuno qui dentro crede sia giusto darne uno per sistemare i giardini e non darne uno a chi è stato già pesantemente colpito dal terremoto in termini di proprietà degli edifici, di socialità. Quelle popolazioni poi furono costrette ad abbandonare i propri luoghi di nascita e andare in qualche casa a centinaia di chilometri - e da un punto di vista sanitario - in quelle zone è più che raddoppiato il consumo di ansiolitici - e quindi in termini anche sanitari l'impatto del terremoto è stato notevole? Dopo tutto questo, troviamo giusto escludere quelle persone dalla possibilità di beneficiare, appunto, dei contributi previsti per chi fa un intervento ordinario discrezionale adesso?
Quello che chiedo, quindi, non è un trattamento di favore: chiedo di non discriminare quelle popolazioni. E preciso che tutto quello che sto dicendo è contenuto nell'osservazione ad un parere, non è disciplinato dal DEF. Per questo ci siamo attivati come Gruppo e come ufficio legislativo, ma chiedo al Governo di rendere inutile quel lavoro. A noi non interessa mettere una bandierina su un provvedimento a prendercene i meriti: a noi interessa solo ed esclusivamente risolvere un problema. Quindi, rendete inutile il lavoro che stiamo facendo adesso; intervenite prima voi; date un parere autentico all'Agenzia delle entrate; evidenziate che la ricostruzione è speciale e deve essere gestita secondo non i principi ordinari dell'ordinamento, ma secondo le necessità specifiche della ricostruzione. Superate questo problema e sarò il primo ad essere intervenuto inutilmente fino adesso.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà.
MAUTONE (M5S). Signor Presidente, la crisi pandemica che ha sconvolto non solo l'organizzazione sanitaria, ma anche la struttura stessa di tutte le collettività coinvolte, con i conseguenti sconvolgimenti economici e sociali che ognuno ogni giorno ha toccato e tocca con mano, condiziona le scelte programmatiche di ogni Governo. Priorità ovviamente deve essere data alle misure in materia sanitaria. Se le stesse saranno efficienti, efficaci, adeguate e orientate nella giusta direzione, si ripercuoteranno con effetto domino sulla ripresa economica, sulle riaperture delle attività e degli esercizi commerciali, sul rilancio dell'occupazione e più in generale sulle modalità del vivere la quotidianità e sul ritorno ad una convivenza sociale non più dettata da distanziamenti e isolamenti.
Massima attenzione e priorità devono essere rivolte alla campagna vaccinale, ad una sua più adeguata organizzazione, o meglio riorganizzazione, ad una sua migliore omogeneizzazione sull'intero territorio nazionale, alla disponibilità di un numero di dosi vaccinali finalmente sufficiente per farla decollare e riuscire a raggiungere fasce sempre più ampie della popolazione, permettendo in tal modo entro l'autunno di raggiungere l'immunità di gregge o di massa. Tutto ciò rappresenta, in ogni caso, il punto nodale da considerare e premessa vincolante per gli altri provvedimenti. Nel campo sanitario sono inoltre indispensabili - come anche previsto dal Governo - un rafforzamento ed una più ottimale organizzazione del Sistema sanitario nazionale, cercando - da un lato - di compensare le carenze e le criticità emerse ed evidenziatesi in modo così eclatante e drammatico durante la pandemia e -dall'altro - di avere una struttura sanitaria che dia sempre maggiore rilevanza alla prevenzione, con un particolare riconoscimento all'importanza della riabilitazione e del reinserimento sociale e lavorativo del paziente non più acutamente malato.
Serve una nuova visione prospettica della risposta sanitaria che sia sempre più commisurata ai bisogni reali dei cittadini, in cui un punto basilare è rappresentato dall'assistenza territoriale e di prossimità e fondata su un'organizzazione che non sia più eccessivamente centralizzata, ma capace, anche con l'aiuto della telemedicina, di ridurre il sovraccarico dei pronto soccorso e delle corsie ospedaliere. Essa deve essere capace di dare, inoltre, la massima attenzione alle patologie croniche, con tutti i risvolti familiari e sociali, alla disabilità, con le molteplici e complesse problematiche che la accompagnano, le quali non devono rappresentare più le necessità del singolo, ma coinvolgere tutta la collettività.
Tutta la missione salute compresa nel PNRR, con il grande risalto dato all'innovazione, alla ricerca e alla digitalizzazione dell'assistenza sanitaria, come d'altronde a tutti gli assi strategici in cui il Piano si sviluppa, richiede ovviamente impegni economici e investimenti importanti.
Non dimentichiamo, tra gli obiettivi previsti, anche l'ammodernamento necessario delle strutture sanitarie, delle attrezzature e delle apparecchiature tecnico-scientifiche in esse operanti, condizione quest'ultima sempre più irrinunciabile, visti i grandi progressi della scienza e della tecnologia nei percorsi diagnostici aggiornati e nelle nuovissime tecniche terapeutiche utilizzate per patologie prima mai diagnosticate precocemente o ritenute non trattabili o aggredibili. Da ciò scaturisce la necessità di un ulteriore scostamento di bilancio, resosi necessario per contrastare non solo l'emergenza Covid, come già detto, ma - ribadisco - per una profonda opera di rinascita del nostro Paese, una nuova primavera dello sviluppo e della crescita economica.
Dopo la difficile, lunghissima e durissima resilienza l'Italia, in un contesto europeo sempre più aperto, più sensibile e più solidale alle esigenze, alle necessità e alle problematiche dei singoli partner, può e deve intraprendere la strada maestra della ripresa.
A proposito di Europa, non posso non fare un passaggio sul contratto - che non esagero a definire capestro - siglato dal commissario europeo della salute con i vertici della Pfizer il 20 novembre scorso, pubblicato ieri dal giornale spagnolo «La Vanguardia». Al di là del prezzo di listino più alto di quello preventivato, a colpire sono soprattutto due aspetti. Il primo è l'assenza di penali previste a carico dell'azienda in caso di inadempienza o ritardi nella fornitura delle dosi di vaccino e del loro numero; il secondo, ben più grave secondo me, è la dettagliata esclusione di responsabilità di Pfizer da eventuali danni a terzi. Una volta che il vaccino è consegnato ai singoli Paesi, decade qualsiasi ipotesi di risarcimento, anche per eventuali reazioni o effetti collaterali non descritti nella scheda tecnica del farmaco. L'azienda non potrà essere ritenuta responsabile, né affrontare alcun risarcimento. Siamo in presenza di uno scarico totale di responsabilità.
Signor Presidente, dopo questo dovuto passaggio, concludo dicendo che è mia convinzione affermare che sia fondamentale e condizione irrinunciabile il corretto utilizzo delle risorse recuperate e indirizzate verso programmi di investimento condivisi, capaci effettivamente di incidere sulla qualità della vita dei cittadini per poter guardare con una nuova e ritrovata fiducia al futuro. Facciamo sì che, con il contributo di tutti, quell'inno di speranza «andrà tutto bene», che più di un anno fa alleggiava nella triste atmosfera del primo lockdown, possa diventare una concreta certezza oggettivamente realizzabile. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà.
DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, signor Sottosegretario, mi rivolgo a lei, visto che rappresenta il Governo, e anche con competenza. Mi rivolgo a lei nello svolgere un'analisi su un documento particolarmente importante per le istituzioni di un Paese: il DEF. Quest'ultimo però è un documento che, come avrò modo di dimostrare, certifica innanzitutto il fallimento della precedente esperienza di Governo. Come il recovery plan, il PNRR, è stato un po' il casus belli che ha fatto cadere il Governo Conte, il DEF rappresenta la fotografia che ne certifica il fallimento.
Perché lo dico? Mi rivolgo proprio al nuovo Governo: state attenti a non inciampare sugli stessi ostacoli che hanno certificato il fallimento del Governo Conte. Le libertà costituzionali, onorevole Sottosegretario, che il Governo Conte ha violato ripetutamente, in disprezzo dei lavoratori e dei cittadini italiani, quelle libertà costituzionali, ahimè, nonostante la posizione ferma e decisa di Fratelli d'Italia, continuano a essere violate anche dal suo Governo, onorevole Sottosegretario. Non è accettabile che si continui con i coprifuoco, non è accettabile che le persone vengano controllate se rientrano a casa alle dieci e mezza di sera. Non è accettabile!
Non è accettabile, signor Presidente, che si continui con lockdown immotivati. Imparate da Stoccolma, imparate da Madrid, città che non rappresentano il terzo mondo e che sono messe meglio di Milano, meglio delle nostre metropoli. Questo dovete fare, se avete un minimo di dignità e di rispetto per questo Paese. E invece no, invece si continua: chiusura alle ventidue e aziende chiuse. Penso a settori come le palestre o come il gioco pubblico, che sono chiusi da un anno; li state prendendo in giro e non date loro alcun ristoro, perché quelle che avete previsto nel decreto sostegni sono elemosine, e li tenete chiusi. Ebbene se violando le libertà costituzionali il Governo Conte è caduto, violando le libertà costituzionali, onorevole Sottosegretario, il Governo Draghi certamente non farà molta strada, ma soprattutto - ahimè - non ne farà il nostro Paese.
Per quanto riguarda il debito pubblico, i numeri certificano che quest'anno arriveremo intorno al 160,5 per cento nel rapporto debito-PIL. Gli appassionati di storia economica ricorderanno che i livelli di rapporto debito-PIL che questo DEF purtroppo certificherà, per gli sbagli dei Governi precedenti e anche di questo Governo, li abbiamo raggiunti cento anni fa, nel 1921, dopo la Prima guerra mondiale. Voglio ricordare, a titolo di confronto, che durante la Seconda guerra mondiale o durante la crisi del 1929 il rapporto tra debito pubblico e PIL era di poco superiore all'85 per cento. Cerchiamo di capire dove state arrivando. Ebbene, in questo problema del debito, quali sono le prospettive che potremmo cercare di derivare dal DEF? Sono alquanto misere, signor Presidente, perché, per poter uscire dal debito e per migliorare il rapporto debito-PIL abbiamo bisogno anzitutto di una cosa: di crescita. Ebbene si può pensare seriamente e razionalmente alla crescita, nel momento in cui non parliamo di politiche agrarie e di politiche industriali da oltre venti o trent'anni? Credo fossero gli anni Settanta o gli anni Ottanta, quando si parlava di politiche e di piani agrari; identica cosa per i piani industriali. Questa è la crescita: coniugare le politiche agrarie e industriali per lo sviluppo del Paese. Nulla di tutto ciò, purtroppo, possiamo rinvenire nelle politiche che deriviamo dalla lettura prospettica del DEF.
Ma anche sui grandi temi cosa state facendo? Vorremmo delle risposte sulla proprietà immobiliare. Ieri c'è stata una maratona di Confedilizia per testimoniare un grido di dolore della proprietà immobiliare italiana di fronte a situazioni assurde. Penso ai sedici mesi di blocco degli sfratti. Voi avete addossato alla proprietà immobiliare italiana un ruolo di welfare che spetterebbe allo Stato. Voi lo avete addossato al cittadino: è ingiusto, è incostituzionale!
Voglio pensare anche ad altro. Voglio pensare a quello che non state facendo per due pilastri dell'industria italiana. Penso all'Ilva, al polo della siderurgia. Le nostre imprese stanno oggi combattendo con la crescita dei prezzi delle materie prime, anche perché noi non abbiamo più una leva determinante nel polo della siderurgia italiana.
Ma non basta l'Ilva, che dovrebbe essere il primo pilastro a sostegno della nostra impresa. Grazie, invece, anche agli attacchi vergognosi che pochi anni fa il primo partito presente in Parlamento ha fatto all'unica industria siderurgica italiana, avete rovinato e state rovinando tutta l'industria italiana! E non ve ne preoccupate, onorevole Sottosegretario! Cosa state facendo per ridare all'Ilva quella dignità di cui lo Stato italiano necessita, di cui l'economia italiana necessita?
Un altro caposaldo per la ripresa del Paese è il turismo e state distruggendo anche l'Alitalia. State continuando a distruggere anche l'Alitalia, che è un cardine essenziale per lo sviluppo turistico del nostro Paese. Ecco perché, quando vogliamo parlare di crescita, nel leggere i numeri fantastici, mi viene quasi da dire, che proiettate nelle previsioni del 2021, 2022, 2023 e 2024, dovrebbe venirmi da ridere, ma invece mi viene da piangere.
Signor Presidente, cosa vogliamo dire sul debito pubblico nato nel 2020 e sul debito pubblico che sta nascendo nel 2021? Ricordo che, tra i 70 miliardi di queste settimane (perché i 40 che vi apprestate ad approvare sommati ai 32 miliardi del decreto precedente fanno 70), uniti ai quasi 200 dello scorso anno, parliamo di cifre veramente mostruose.
Cosa si sta facendo, a livello europeo, magari per parlare del concetto di debito irredimibile? Perché il debito contratto nel 2020-2021 a causa del Covid, dobbiamo cristallizzarlo, altrimenti non ne usciremo. Do atto al presidente Draghi di avere fatto, almeno tra le righe, qualche accenno alla necessità di smuovere il Patto di stabilità e di arrivare, magari, ad un concetto di irredimibilità del debito.
Mi accingo ad andare verso la conclusione, signor Presidente, e voglio sottolineare due punti. Innanzitutto, la gravità della mancanza del PNR e, soprattutto, del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sarebbe un fondamento del DEF, ma noi non lo conosciamo. Già sappiamo, purtroppo, che il Parlamento non entrerà nel merito, ma semplicemente lo apprenderà, così come, da quanto mi risulta, lo apprenderanno passivamente anche i Ministri e i partiti di Governo. È inaccettabile, un grave vulnus democratico.
Infine, concludo davvero con una fotografia del... (Il microfono si disattiva automaticamente). Concludo dicendo che il DEF fotografa, in modo inequivocabile, anche le critiche che noi abbiamo rivolto al Governo, perché le entrate tributarie, come le entrate generali dello Stato, sono diminuite nel 2020, come era ovvio prevedere, ma sono però aumentate in rapporto al PIL. Ciò vuol dire che avete addossato alla classe produttiva del Paese, alle partite IVA, ai lavoratori autonomi, ai professionisti e alle imprese, il 99 per cento degli effetti drammatici di questa crisi. Lo certifica il DEF.
Con queste affermazioni, che, per questioni di tempo, ho dovuto limitare alla sintesi, si può chiarire la nostra posizione e, soprattutto, il nostro auspicio. Cambiate strada, signori della maggioranza. Mi rivolgo ai colleghi della Lega e di Forza Italia: cambiamo strada e guardiamo avanti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà.
MISIANI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, discutiamo il Documento di economia e finanza 2021 in una fase molto difficile.
Il 2020 è stato l'anno della peggiore recessione dal Dopoguerra, mentre il 2021 sarà l'anno dell'avvio del recupero, ma la ripresa è ancora parziale e soprattutto molto diseguale.
I settori manifatturiero e dell'edilizia sono tornati a crescere e il digitale è esploso, mentre il terziario fa molta più fatica, con interi settori che hanno subito perdite tremende e impiegheranno molto tempo prima di riguadagnare i livelli di prima della pandemia. È in gioco la tenuta sociale e democratica del Paese e l'Italia ha il dovere di stare vicina a chi sta soffrendo la crisi: i precari lasciati a casa, i cassaintegrati, gli studenti costretti alla didattica a distanza, le donne e i giovani che sono i primi perdenti di questa crisi. (Applausi). L'Italia deve inoltre essere vicina ai commercianti, agli artigiani e ai piccoli imprenditori, obbligati a limitare o sospendere le proprie attività senza poter contare su una rete di protezione adeguata. Abbiamo il dovere morale di comprendere i sentimenti di questo popolo di lavoratori: il disagio, l'umiliazione, la rabbia e la paura di non farcela.
Abbiamo il dovere politico di rispondere con fatti concreti. Riaprire è necessario, signor Presidente, ma dobbiamo farlo in sicurezza e in modo irreversibile, tenendo conto della realtà e non delle fake news. La Gran Bretagna viene spesso citata come esempio, in quanto è un Paese in cui il vaccino è stato somministrato al 49 per cento della popolazione e con un tasso di decessi inferiore del 95 per cento a quello italiano. Nonostante ciò, signor Presidente, oggi in Gran Bretagna i pub, i bar e i ristoranti possono lavorare solo all'aperto, mentre i cinema, i teatri e gli spazi sportivi al chiuso continuano a non riaprire. Ripeto, stiamo parlando di un Paese che ha fatto molte più vaccinazioni del nostro e degli altri Paesi dell'Unione europea. (Applausi).
Il Governo ha deciso ora un calendario di riaperture, assumendosi un rischio ragionato, come ha detto il presidente Draghi. Il dovere delle forze che sostengono la maggioranza e il Governo è aiutare e condividere questa scelta e non di giocare al più uno e al distinguo dopo aver votato e condiviso le scelte in Consiglio dei ministri.
Dobbiamo rispondere con i fatti, il che significa accelerare la campagna di vaccinazione e aiutare chi è in difficoltà finché dura l'emergenza. Il cosiddetto decreto sostegni, che abbiamo iniziato a discutere in Commissione bilancio, è stato concepito prima dell'ultima ondata di contagi, delle nuove misure restrittive e delle nuove chiusure.
Il Partito Democratico è stato tra i primi a chiedere che le risorse del nuovo scostamento che voteremo oggi vengano destinate alle piccole e medie imprese, ai lavoratori autonomi e a quella parte del mondo del lavoro che più sta soffrendo le conseguenze della crisi. Il Governo ha risposto positivamente e nel DEF ha scritto, nero su bianco, cosa verrà inserito nel nuovo decreto. L'impianto ci convince perché va nella direzione giusta; è necessaria una nuova tornata di ristori, facendo arrivare i soldi il più rapidamente possibile. Il fattore tempo sconsiglia di cambiare meccanismo rispetto al primo decreto sostegni, perché è meglio replicare in automatico per far arrivare i soldi prima e, semmai, aggiungere robusti interventi che riducano i costi fissi, gli affitti, le bollette e le tasse comunali.
È necessario intervenire sulla liquidità perché a fine giugno scadono le moratorie e perché negli ultimi mesi le imprese hanno contratto 180 miliardi di euro di nuovi prestiti garantiti dallo Stato. Va inoltre allungata la durata dei prestiti superiori a 30.000 euro, così come abbiamo già disposto in legge di bilancio per quelli di minore importo. Dobbiamo iniziare a ragionare su un intervento strutturale perché non ci sarà ripresa finché migliaia e migliaia di aziende saranno schiacciate da quei debiti o dovranno sacrificare i nuovi investimenti per pagare la quota capitale e gli interessi del debito che hanno contratto in questi mesi.
Signor Presidente, la sfida più difficile della politica economica in questa fase è tenere assieme l'emergenza e il rilancio dello sviluppo, che è la via maestra per riportare sotto controllo il debito, che è arrivato al 160 per cento del PIL. Il DEF si pone esattamente questo obiettivo: da una parte, lo scostamento (i 40 miliardi che devono finanziare quello che noi abbiamo chiamato il decreto imprese, lavoro e professioni), dall'altra, la scommessa per il futuro, lo shock di investimenti pubblici e le riforme strutturali da discutere e approvare in pochi mesi.
Spendere tutti i 237 miliardi del PNRR entro il 2026 comporta un cambio di passo radicale per la pubblica amministrazione nel nostro Paese. Negli ultimi sei anni abbiamo realizzato 243 miliardi di investimenti. Nei prossimi sei anni vogliamo aggiungere altri 154 miliardi di spese aggiuntive (il 65 per cento in più). Noi possiamo scrivere il Piano nazionale per la ripresa più bello d'Europa, ma se continueremo a impiegare 16 anni per realizzare le grandi opere, come accade oggi nel nostro Paese, non andremo da nessuna parte. (Applausi).
È per questo che, contestualmente alla presentazione del PNRR, è necessario intervenire sulla normativa, sulla governance per l'attuazione del Piano. È necessaria una catena di comando chiara, un coordinamento stretto tra chi realizzerà queste opere. Bisogna snellire le procedure, la capacità di progettazione va migliorata, i funzionari vanno responsabilizzati, vanno cambiate le modalità di monitoraggio e di rendicontazione.
Dobbiamo inoltre valorizzare il ruolo del Parlamento anche nella fase di attuazione. Credo che l'istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale che controlli, verifichi e dialoghi con il Governo nella fase di attuazione del Piano sia indispensabile, così come indispensabile è predisporre canali attraverso cui le parti sociali, la società civile e i singoli cittadini possano accedere alle informazioni, interloquire con le amministrazioni, controllare l'iter del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Signor Presidente, il mondo dopo il Covid cambierà profondamente e rifare l'Italia oggi è... (Il microfono si disattiva automaticamente) esattamente come cento anni fa, dopo un altro Dopoguerra.
Le riforme servono per il cambiamento e il DEF le indica per titoli: pubblica amministrazione, giustizia, concorrenza, ammortizzatori sociali e fisco. Sono temi politicamente potenzialmente divisibili.
Per realizzare queste riforme servirà una chiara assunzione di responsabilità delle forze che sostengono questo Governo e una forte capacità di sintesi politica del Governo e del Presidente del Consiglio.
L'Italia ha bisogno di un patto per la ricostruzione, di un patto sociale, come quello che nel 1993 portò il Paese fuori da una drammatica crisi. Allora la priorità era la politica dei redditi, oggi è lo sviluppo, il lavoro, gli investimenti e le riforme.
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore.
MISIANI (PD). È questo il senso della proposta di Enrico Letta, del Partito Democratico. Il Partito Democratico farà la sua parte in questa direzione, portando al tavolo il proprio contributo di idee. È necessario che lo stesso avvenga da parte di tutte le forze politiche e sociali perché, oggi più che mai, abbiamo il dovere di mettere al primo posto l'Italia e di fare tutto quanto è necessario - whatever it takes, direbbe il Presidente del Consiglio - per aiutare l'Italia a ripartire. (Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo di commisurare gli interventi ai tempi a disposizione.
È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.
PEROSINO (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, avrei preferito che questo dibattito così importante si fosse svolto nella giornata di ieri, 21 aprile, anniversario della fondazione di Roma (753 avanti Cristo), oltre che anniversario della promulgazione del sistema codicistico (1942) che costituisce ancora l'architrave del nostro sistema giuridico. Invece parliamo di argomenti concreti, abbiamo il rappresentante del Governo qui presente.
Sulla questione dei ristoranti all'aperto, mi dicono al Nord e nelle aree interne del Sud che lavorare servendo all'aperto sia parecchio difficile, almeno per un mese o due, e che occupare gli spazi, strade e parcheggi, ingeneri discussioni che vanno anche alle mani.
Faccio presente al Governo (che rimane rappresentato) un altro problema, quello del rinvio del termine dell'approvazione dei conti consuntivi dei Comuni dal 30 aprile al 31 maggio: so che c'è un dibattito in corso e chiederei un'accelerazione e una definizione.
Ma veniamo ai numeri del Documento di economia e finanza e dello scostamento; sono numeri che fanno rabbrividire. C'è una contrazione delle entrate fiscali, evidentemente per le concessioni date di rateizzazione, dilazione e rinvio e anche perché la caduta verticale del PIL dell'8,9 per cento (se è giusta, perché a mio avviso è qualcosa in più) nel 2020, con un rimbalzo del 4,1 nel 2021, è veramente preoccupante, con un deficit all'11,8 per cento. Ripeto queste cifre che in Assemblea sono note a tutti, proprio perché fanno rabbrividire.
Eppure ci sono segnali contrastanti: i BOT e i BTP a venti, trenta e cinquant'anni nelle aste dei giorni scorsi sono andati a ruba, con un interesse dello 0,75 per cento per i primi quattro anni che poi cresce leggermente. Ci sono state richieste da tutto il mondo. L'Italia gode ancora di una certa fiducia, per una serie di motivi. Abbiamo, però, la capacità di rimborso, che ci hanno insegnato a scuola, del debito pubblico, del debito con l'Europa, del debito con la Banca centrale europea e del debito con i privati (perché stanno per scoppiare gli NPL, che cresceranno in misura sbalorditiva)? Le cifre, infatti, prima o poi si pagano e si ragiona e lavora su di esse oppure bisogna azzerarle (e Dio non voglia).
Le classi dirigenti di oggi, quelle non politiche della pubblica amministrazione e il CEO capitalismo, non capiscono più queste cose perché lavorano sugli algoritmi e non conoscono più la realtà. Ho chiesto ad alcuni manager se mai erano andati a visitare il reparto rifiuti in fondo al loro stabilimento, magari in bicicletta. Mi hanno risposto che è un anno che non vanno, forse due. Forse è meglio che vadano a vedere.
Che fare, perciò (come diceva Lenin)? Se si sviluppa il lavoro come deve svilupparsi, pubblico e privato, ci saranno dei problemi per l'ambiente, perché, prima di arrivare all'economia circolare, al rimboschimento, a tutti i propositi che facciamo e che sono largamente condivisibili, lavorare ai ritmi necessari per realizzare la crescita creerà inquinamento. Fare investimenti in una prima fase avrà lo stesso effetto, ma devono essere fatti, soprattutto sulla sanità, che per troppo tempo abbiamo dimenticato, e sulle grandi opere pubbliche: prima le strade, i ponti, poi l'impianto della fibra ottica, per arrivare alla digitalizzazione. Non partiamo dal fondo: occorre rifare le opere pubbliche fondamentali, bisogna creare ricchezza.
Io sono fautore, assieme al vice ministro Pichetto Fratin, dello strumento, lanciato in questi giorni, dei voucher: voucher per tutti. I lavoretti vanno bene, purché si lavori. Allungare il debito con la garanzia dello Stato a trent'anni è sempre una proposta del vice ministro Pichetto Fratin; parlare di condono edilizio e fiscale, magari cambiandogli nome, secondo me non è una bestemmia: si può proporre e può essere segno di un cambiamento, di una regolarizzazione dello stato di fatto.
Quali sono gli umori della gente? La gente che parla con noi ci chiede quando potrà avviare interventi con il bonus al 110 per cento, se tutti i giorni - e qualcuno di noi lo ripete fino alla noia in questa sede - c'è una nuova interpretazione. È così ed è legato al concetto di condono edilizio. Chi segue queste questioni sa che è così. I privati hanno voglia di investire, ma vogliono certezze.
È stato approvato ieri il decreto per le riaperture e si sono ingenerate delle discussioni. È l'inizio di una qualche certezza, per la quale ci vuole anche un po' di fortuna. Soprattutto occorre che il presidente Draghi - o chi per lui - acquisti vaccini in tutto il mondo a qualsiasi prezzo. Poi la struttura dell'Italia è in grado di vaccinare.
I sostegni, come ha detto un collega qualche minuto fa, devono essere rapidi e devono essere erogati a chi spettano, perché qualcuno non ha sofferto, anzi ha guadagnato dalla pandemia. Ma dopo un anno di fermo alcuni settori sono veramente alla miseria.
Purtroppo viviamo in un momento in cui, per colpa o per merito dei social, delle televisioni e dei giornali, c'è troppa polemica. Ma questa è la società, questo è il mondo e questi sono i tempi. Sta passando l'idea che si stia vivendo un periodo di vacche magre, soprattutto per i soldi dello Stato, e che grazie al recovery fund - che è debito, lo ripeto - si possa fare spesa pubblica in parte ideologica (il new green deal va bene, ma è ideologico) e spesa pubblica - Dio non voglia - clientelare e assistenziale. Ciò senza contare le scelte dei Governi passati, che noi di Forza Italia abbiamo sempre condannato in quest'Aula. Non c'è stata riduzione della spesa pubblica, ma ci sono alcune richieste assurde da parte di settori che non sono stati toccati. Questo mi fa dire che la crisi che c'è nella società è anche molto prepolitica: non dipende soltanto da noi, ma da un cambiamento in atto in una società edonista.
Pertanto, seppure condividendo il motto di Gino Bartali, ossia «È tutto da rifare», ma con responsabilità, ci accingiamo ad approvare lo scostamento e il DEF. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magorno. Ne ha facoltà.
MAGORNO (IV-PSI). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi senatori, ancora oggi, nel 2021, l'Italia resta un Paese tristemente spaccato a metà, con un divario tra Nord e Sud divenuto sempre più ampio ed evidente nell'attuale momento di grave crisi sanitaria ed economica che tutti stiamo vivendo. In questo contesto, il Documento di economia e finanza non solo si configura come un importante strumento per rilanciare l'economia, ma può anche essere la cornice per iniziare a colmare lo storico gap tra le due Italie e per permettere di mettere concretamente il Mezzogiorno al centro di un quadro di sviluppo e di crescita nazionale.
Il Sud ha bisogno di investimenti seri e di lavoro, non di misure assistenziali. Noi vorremmo che il reddito di cittadinanza si trasformasse in reddito di lavoro. Il Sud ha bisogno di interventi finalizzati soprattutto ad un vitale protagonismo delle giovani generazioni. Un capitale prezioso che purtroppo è andato perdendosi nel corso degli anni: ragazze e ragazzi costretti ad emigrare per trovare delle opportunità e spazi di affermazione.
Occupazione, maggiore partecipazione di donne e giovani al mercato del lavoro, sanità, servizi essenziali, scuola, pubblica amministrazione e infrastrutture sono solo alcune delle priorità che devono accompagnare le misure che il Governo intende mettere in atto per il Mezzogiorno d'Italia. È necessario pertanto un progetto solido e di medio periodo, con azioni mirate e precise tese allo sviluppo del Mezzogiorno attraverso una serie di opere strategiche. Mi riferisco per esempio all'Alta velocità, con la realizzazione delle infrastrutture necessarie a dare una piena omogeneità nei collegamenti. Ma penso anche alla messa in sicurezza di strade e autostrade, al porto di Gioia Tauro, scalo centrale del Mediterraneo, e ad interventi per potenziare le aree produttive, il turismo, il commercio, l'imprenditorialità. Solo attivando le risorse di ciascun territorio e scommettendo sulla coesione e solo investendo sul capitale umano, riportando al Sud i cervelli che abbiamo perso, si può sperare di rilanciare la nostra Nazione.
È evidente allora che c'è bisogno di un nuovo scenario economico anche per il Mezzogiorno d'Italia, con le medesime opportunità e le stesse prospettive di sviluppo dati al Centro-Nord. L'Italia cresce solo se cresce il Sud: lo stesso presidente Draghi lo disse da governatore della Banca d'Italia. E senza il traino del Mezzogiorno il nostro Paese continuerà ad arretrare rispetto all'Europa e al resto del mondo.
Concludo il mio intervento. Per raggiungere questi obiettivi, i sindaci del Sud hanno dato vinta alla Rete del recovery Sud: ci ritroveremo il 25 aprile a Napoli, città medaglia d'oro al valor militare per la lotta al nazifascismo, per chiedere con forza che al Sud sia dato quello che spetta al Sud, sperando che questa ricorrenza sia anche la festa della liberazione dalle divisioni del Paese, con una parte dell'Italia che avanza e con un'altra che arretra, e sperando che i cittadini del Sud siano pienamente considerati cittadini italiani, con gli stessi diritti e gli stessi doveri che ci rendono e ci fanno sentire i figli di un'unica Nazione, l'Italia.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.
TESTOR (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, dall'analisi del DEF emerge la necessità e l'urgenza di mettere in campo politiche di rilancio per il Paese, considerando non solo misure tampone, ma misure strutturali. Lo scenario macroeconomico dell'economia italiana resta soggetto a diversi fattori di incertezza e le risorse dei vari scostamenti e del Next generation EU devono essere utilizzate per rimettere il Paese nella condizione di riprendersi e innovarsi, per non correre il rischio di rimanere indietro rispetto agli altri Paesi, europei e non.
Quindi la sfida che abbiamo di fronte è quella di far ripartire il Paese nel più breve tempo possibile. Un importante e forte impatto per un ritorno alla normalità sarà sicuramente dato dalla necessità che la campagna vaccinale possa svolgersi senza troppe problematiche, arrivando al più presto all'immunità di gregge. I vari rappresentanti delle categorie, che abbiamo audito, hanno tutti evidenziato la gravità della situazione e il fatto che le risorse stanziate dai vari decreti-legge ristori e sostegni sono insufficienti. Siamo al settimo scostamento di bilancio: ciò significa che vi è continuamente la necessità di liquidità per le imprese. A questo si aggiunge la necessità di migliorare ulteriormente i tempi di pagamento della pubblica amministrazione, garantendo il pagamento dello stock di debito pubblico.
Non basta la liquidità, se non viene affiancata dalle riforme urgenti e necessarie, in primis quelle della pubblica amministrazione, della giustizia e del fisco, altrimenti le risorse stanziate per gli investimenti rischiano di non sortire gli effetti sperati. Ad acuire ulteriormente le criticità, si sono aggiunti la difficoltà di reperimento delle materie prime e l'aumento dei costi delle stesse. Paradossalmente alcuni settori si trovano con le commesse che non possono essere erogate per questo ulteriore fenomeno.
Uno dei settori trainanti e più colpiti durante questa pandemia è sicuramente quello del turismo, che, come sappiamo bene, pesa per il 13 per cento del PIL. L'ultimo aggiornamento del quadro dei danni lo ha fatto Confturismo-Confcommercio: dal primo marzo a fine maggio si stima che nelle strutture ricettive ci sarà un calo di oltre 31,6 milioni di presenze, con una perdita stimata di 7,4 miliardi di euro. Per l'anno 2020, l'Italia ha avuto 219 milioni di presenze in meno, con gravissime conseguenze sull'occupazione. Tante imprese hanno chiuso e non riapriranno e tante stanno svendendo le loro attività, frutto del lavoro di una vita. Il rischio maggiore è che dall'estero si venga a fare acquisti dei nostri marchi storici e delle nostre aziende. Ad aprile 2021 la percentuale di imprese fortemente a rischio di usura, che hanno subito pressione per vendere le proprie aziende, è del 12 per cento e sono a rischio usura 36.000 piccole aziende del commercio, alloggi e pubblici esercizi. Questo emerge da un'analisi recente di Confcommercio.
Per questo serve sostenere in maniera forte il comparto, prevedendo ristori adeguati, inclusivi e tempestivi col prossimo decreto, prevedendo moratorie creditizie e fiscali e misure per le locazioni commerciali. Servono interventi urgenti per dare più liquidità a questo sistema. Rendere le imprese forti e salde, con prospettive future, permette di richiamare coloro che momentaneamente non hanno un lavoro, hanno finito l'assegno di disoccupazione o sono in cassa integrazione. L'incremento ulteriore di posti di lavoro persi è di un milione, l'incidenza della povertà cresce, sia in termini di nuclei familiari, che in termini di individui, che salgono a 5,6 milioni. Anche qui poi l'analisi sulla difficoltà, che riguarda le varie strutture familiari, si diversifica tra famiglie più o meno numerose. È evidente che l'incertezza economica influisce negativamente anche sulle politiche di natalità che si vogliono mettere in atto.
Concludendo, sicuramente la pandemia ha colto impreparata la nostra Nazione e ha evidenziato le carenze strutturali causate dalle scelte politiche passate e le criticità, che sono più evidenti se facciamo paragoni con gli altri Paesi dell'Unione europea. Questo ulteriore scostamento di bilancio dovrà essere accompagnato dalla riapertura delle attività e da un ritorno alla normalità, che come Lega auspichiamo avvenga al più presto. L'estate è alle porte e serve urgentemente una programmazione certa, con linee guida e protocolli, ma soprattutto coordinamento, affinché il turismo possa ripartire evitando corsie preferenziali nelle località estere.
Il comparto è a forte rischio, con ricadute sull'intera filiera, e di conseguenza sulle casse dello Stato e delle pubbliche amministrazioni, con relative difficoltà poi a sostenere i costi dei servizi da erogare ai cittadini. È evidente che le vaccinazioni e le riaperture sono gli ingredienti fondamentali per riappropriarsi del nostro futuro (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, i dati programmatici del DEF ci dicono che alla fine del periodo di programmazione il tasso di disoccupazione scenderà, ma per attestarsi all'8 per cento nel 2024; l'occupazione, che ha segnato un calo del 10,3 per cento nel 2020, crescerà con percentuali sovrapponibili a quelle del rimbalzo stimato del PIL, ma si attesterà sempre al 4-5 per cento ogni anno e non riuscirà a recuperare il numero di occupati precedenti la crisi nemmeno alla fine del periodo di programmazione. Si tratta, in termini numerici, di 2 milioni di persone che resteranno fuori dal mondo del lavoro ancora nel 2024.
Confindustria ha evidenziato come l'Italia registri un livello più basso della media europea in spese per politiche attive, mentre vede una spesa più alta in politiche passive. Bisogna quindi improntare le nostre politiche in materia di lavoro ad una maggiore occupabilità dei lavoratori.
I più recenti dati Istat ci fanno capire come in questo periodo di pandemia siano cambiate le dinamiche del lavoro. Il mondo del lavoro non sarà più quello che ha preceduto la pandemia, ma dovrà essere adattato ad un concetto diverso e innovativo di produttività; non si può guardare solo a quanto succede in Italia, ma anche a cosa avviene negli altri Paesi e questo ci obbliga a colmare lo skill gap che si è generato creando un aumento spaventoso dei disoccupati, ma anche degli inattivi e di coloro che non cercano lavoro.
Tali numeri ci hanno posto di fronte alla necessità di guardare al lavoro e soprattutto al capitale umano con occhi prospettici. Le persone, non solo gli investimenti e le aziende, dovranno essere i protagonisti sia della transizione ecologica che di quella digitale, e per farle partecipare a queste due grandi transizioni è necessario formarle, quindi è necessario prepararle a quelle nuove professionalità che richiedono le attività che saranno generate sia dai capitali provenienti dall'Europa sia della programmazione economica di questo Documento di economia e finanza. Per questo riteniamo che gli investimenti debbano avere come obiettivo prevalente il capitale umano, cioè la formazione permanente per ampliare le competenze e l'educazione delle imprese e dei lavoratori.
In quello che è stato definito debito buono ci deve essere quello impegnato per formare in modo più puntuale i nostri giovani, ma anche per riqualificare con nuove competenze coloro che sono già nel mondo del lavoro e che vogliono e possono partecipare a questa grande e straordinaria fase di transizione. Dall'inizio della pandemia si sono impegnate, e parzialmente spese, risorse, tra politiche attive e passive, pari al contenuto economico del PNRR, come hanno già sottolineato colleghi che hanno preso la parola quest'oggi; ora è necessario impegnare le risorse disponibili in modo sapiente. Un tema imprescindibile per uscire dalla crisi, e che sono sicuro assumerà sempre più importanza, è la valorizzazione del capitale umano su larga scala, impegnando risorse nella formazione. A beneficiare dell'aumento di valore del capitale umano, a tutti i livelli, sono le stesse aziende che, come ha dimostrato un recente studio di McKinsey, quando vengono ritenute dagli investitori più dinamiche, vedono crescere il valore stesso della propria capitalizzazione.
Per concludere questo breve intervento, ritengo che l'impegno assoluto del Governo e del Parlamento debba essere rivolto alle politiche attive del lavoro, indirizzate alla valorizzazione del capitale umano quale risorsa imprescindibile del futuro del nostro Paese e delle nostre imprese. Solo così - ritengo - si potrà colmare quel deficit che si è venuto a creare con la pandemia. Per guardare al futuro con occhi sicuramente più fiduciosi c'è necessità di interventi veramente incisivi sulla formazione.
Presidente, credo che questo discorso abbia bisogno di tempo; non mi è stato concesso, ma ritornerò sul concetto del capitale umano quale ineludibile aspetto per la formazione e la crescita delle nostre imprese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà.
FENU (M5S). Signor Presidente, il testo del DEF approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 15 aprile conferma l'avvio di un piano di profonda revisione del sistema tributario italiano.
Per quanto riguarda la riforma fiscale, si inizierà dalla seconda metà del 2021 e sarà una delle misure collegate all'attuazione del recovery plan.
Il sistema fiscale italiano risulta essere ancora troppo complesso e iniquo per i contribuenti. Per questo motivo è necessaria una sua riforma organica con il contributo e l'impegno di tutte le forze politiche.
Il DEF non entra nei particolari di quella che sarà la riforma fiscale a venire, anche perché il Governo attenderà il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla riforma dell'Irpef e il prezioso patrimonio di audizioni che le Commissioni congiunte finanze del Senato e della Camera hanno raccolto negli ultimi mesi nell'ambito della stessa indagine.
Dall'indagine conoscitiva sulla riforma Irpef sono emersi alcuni punti di interesse, sui quali le forze politiche dovranno confrontarsi, tra cui il ruolo da dare all'imposta personale, redistributivo o pro crescita o entrambi contestualmente; la scelta del modello di imposta onnicomprensivo, quindi ricondurre tutte le forme di produzione di reddito al sistema progressivo oppure migliorare l'attuale sistema duale, magari semplificandolo e riducendo il numero di aliquote sostitutive che sono oggettivamente numerose. Ancora, la scelta dell'unità impositiva, quindi conservare l'attuale sistema di tassazione individuale o individuare, ad esempio, il nucleo familiare come soggetto passivo d'imposta.
È necessario stabilire e stabilizzare le nuove regole in materia di imposta personale e in materia di imposta in generale; ma questo non basta.
Stiamo assistendo a un cambio epocale determinato dall'uso della tecnologia e da come la stessa abbia cambiato il nostro modo di vivere. Questa rivoluzione sta avvenendo anche senza aver stravolto le regole. Sulla riforma fiscale occorre, quindi, tener conto di questo, ovvero del fatto che lo stravolgimento epocale che stiamo vivendo non si è determinato a causa di uno stravolgimento delle regole, ma a causa della nascita di nuovi strumenti tecnologici che ci hanno fatto declinare quelle vecchie regole in modo completamente nuovo, diverso (alcuni usano il termine «spettacolare»). Questo è il ragionamento che dovremmo traslare nella riforma fiscale.
Le regole sono necessarie, ma non sono l'elemento più importante; e un eccesso di regole - lo abbiamo sperimentato - può alimentare ulteriore complessità e paradossalmente può alimentare proprio quelle distorsioni che si vorrebbero contrastare: l'elusione fiscale, l'evasione e la corruzione. Le regole, quindi, devono essere semplici e funzionali all'utilizzo virtuoso della tecnologia.
La tecnologia deve essere resa facilmente fruibile e deve essere facile da usare, esattamente come le più comuni applicazioni che utilizziamo nella vita quotidiana e, cosa importante nel fisco, la tecnologia non deve essere utilizzata contro i cittadini e i contribuenti, con una logica punitiva che abbiamo visto non aver mai funzionato, ma deve essere utilizzata per i cittadini, per semplificare il nostro ruolo di contribuenti, vedere le nostre imposte calcolate in modo semplice e immediatamente misurabile. Questo anche per dare finalmente l'esatta e tangibile misura della pressione fiscale, per poter monitorare la nostra situazione fiscale in tempo reale, semplicemente guardando il cellulare che teniamo in mano.
Ripeto, il nostro modo di vivere negli ultimi anni è cambiato perché sono cambiati gli strumenti, le app, non perché sono cambiate le regole.
Nel parere al DEF espresso dalla Commissione finanze del Senato, tra le osservazioni, è emersa la necessità di implementare una infrastruttura digitale che garantisca la certificazione dei crediti d'imposta ed una loro ampia circolazione tra gli operatori come mezzi di pagamento di beni e servizi, anche alla luce dell'introduzione del superbonus 110 per cento e degli altri crediti d'imposta cedibili, compresi quelli maturati dalle imprese per gli investimenti nel Mezzogiorno, nelle zone economiche speciali e quelli in beni strumentali.
Ieri l'Istat ha certificato un fatto molto importante: la produzione nel settore delle costruzioni ha superato a febbraio il periodo pre-Covid, il superbonus e i bonus in edilizia e soprattutto la possibilità di cedere i crediti fiscali derivanti da questi bonus, nonostante il perdurare delle chiusure e della pandemia, nonostante la complessità tecnica dalle misura che ancora dobbiamo superare, stanno producendo i loro effetti concreti, si sono caricati un intero settore economico sulle spalle e lo stanno portando fuori dalla crisi. (Applausi).
I cittadini intendono occuparsi del bene più prezioso che hanno, la propria casa, e lo vogliono fare declinando la vera transizione ecologica, vorrebbero cioè rendere la propria casa completamente autonoma dal punto di vista energetico e alimentare i propri bisogni energetici con la luce del sole. Dallo studio della Luiss Business School e da OpenEconomics, uno studio rilanciato il 10 marzo dal Dipartimento politiche economiche di Palazzo Chigi, è emerso che il superbonus porterebbe nel lungo periodo un effetto positivo sui conti pubblici, considerando il gettito aggiuntivo dell'IVA e dell'Ires ottenuto per effetto degli investimenti indotti dal superbonus, quindi effetti positivi sulla crescita economica con ritorno positivo anche per le casse dello Stato. Del resto, già a dicembre del 2019 l'ufficio studi della Camera, in collaborazione con Cresme, aveva fatto emergere come gli incentivi per il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio nel ventennio 1998-2019, considerando tutto il gettito prodotto dallo stimolo all'economia in termini di IVA, Irpef, IRAP e oneri sociali, abbiano prodotto un saldo positivo di poco meno di 8,7 miliardi di euro. Chiedo, quindi, se servono altre prove; le timidezze e i tentennamenti che si intuiscono, provenienti da qualche struttura ministeriale appaiono del tutto incomprensibili: il superbonus non deve essere brutalmente e banalmente degradato a mera spesa improduttiva, dobbiamo renderci conto che coniugando la cessione dei crediti fiscali con l'efficientamento energetico, con il bene più prezioso che abbiamo, la nostra casa, e con il settore delle costruzioni, abbiamo imboccato la strada giusta da seguire, dobbiamo solo darle una sistemata, renderla magari più sicura, ma quella è la strada che ci porterà fuori dalla crisi economica. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà.
DE CARLO (FdI). Signor Presidente, inizio col segnalare quanto già anticipato dal senatore Calandrini nella relazione di minoranza a questo provvedimento: il Documento di economia e finanza arriva sostanzialmente monco, privo cioè di quegli allegati che sono le prime cose che noi che facciamo i sindaci e gli amministratori guardiamo quando arriva una delibera regionale, ad esempio con i contributi. Ripeto, la prima cosa che guardiamo è a quanto ammontano i contributi e quindi spulciamo gli allegati. Ebbene, qui non li troviamo, non c'è alcun allegato, si è persa la possibilità addirittura di allegare a questo Documento il Piano nazionale di ripresa e resilienza, come noi chiediamo da mesi ormai. Lo abbiamo fatto in tutti i modi, lo ha fatto la nostra leader, lo abbiamo fatto in Commissione, l'hanno fatto i Capigruppo alla Camera e al Senato, credendo fosse fondamentale riuscire a discutere di questo tema prima del 30 aprile, data ultima entro la quale il nostro Presidente del Consiglio dovrà consegnarlo poi in Europa, vista la bocciatura di quello che invece, con un esercizio platonico, abbiamo discusso nelle Commissioni. Mi riferisco al piano predisposto dal Governo Conte 1 che l'Europa ha già bocciato con un sorriso, dicendoci di tornare a settembre, come quando un alunno è poco preparato ma ci prova lo stesso. È drammatico, perché in questo momento avremmo voluto poter discutere del tema, invece questo PNRR è rimasto nei cassetti di Città della Pieve e probabilmente arriverà l'ultimo giorno utile, di modo che questa fastidiosa opposizione che mette a nudo tutte le criticità di questa amplissima maggioranza non possa esprimersi sul merito e nemmeno sul metodo.
Questa è la prima denuncia che facciamo da questi scranni perché - lo abbiamo detto il giorno dell'insediamento del Governo Draghi - noi saremo molto più leali di gran parte della vostra maggioranza e in questi giorni ce ne stiamo rendendo conto. Noi diciamo la stessa cosa da sempre; non abbiamo mai cambiato idea e gli italiani cominciano a riconoscerci questa coerenza, che non è strumentale ad aumentare la nostra percentuale. È semplicemente il metodo che ci siamo dati senza chiedere nulla in cambio per essere utili a questa nazione e continuiamo su tale solco, convinti, come siamo, che paghi.
Capisco però che, a volte, i lavori parlamentari siano interpretati come una rottura di scatole e capisco che, quando la maggioranza è talmente ampia, la minoranza è trattata come un qualcosa che, se non ci fosse, sarebbe meglio, in barba a qualsiasi tipo di democrazia nel mondo. Ricordo che non esiste nessuna democrazia dove non esiste opposizione, anche se qui parrebbe così. Gli appelli all'unità nazionale devono essere assolutamente accolti, altrimenti chi non li accoglie, secondo i vostri standard, diventa un alieno, qualcuno che non ha nulla a che fare con la democrazia. Invece, la democrazia risiede proprio in questi banchi. Sono questi i banchi che rappresentano la democrazia, perché quelli rappresentano il Governo e questa è la maniera che avete per essere controllati, per evitare ciò che è accaduto oggi. Se non ci fossimo noi a stigmatizzare il comportamento irrispettoso nei confronti del Parlamento, oggi non ci sarebbe nessuno a dirlo.
Ci siamo noi a presidiare quel campo. (Applausi). Lo facciamo perché il DEF fa una fotografia imbarazzante della situazione economica e non propone alcuna soluzione. Non esiste alcun allegato e, quindi, è anche difficile proporre una soluzione, che è lasciata, come prima dichiarava giustamente il collega Calandrini, a una mera dichiarazione di intenti. Non è così. In realtà, per superare la crisi - lo sapete benissimo - ci vogliono risorse, ma anche l'abilità di disporre delle stesse.
Ricordo a tutti che abbiamo già votato un recovery fund perché con la votazione dello scostamento di oggi sono 200 miliardi che questo Governo ha avuto a disposizione per cambiare le sorti di questa nazione. Chiedete, però, alle imprese se se ne sono rese conto. Chiedete ai cittadini normali, che costringete a rimanere a casa dopo le ore ventidue senza nessuna evidenza scientifica, se i 200 miliardi che avete avuto a disposizione sono stati tradotti in cose concrete. Non è vero. Secondo, infatti, uno studio della CGIA di Mestre - non occorreva nemmeno che voi portaste il DEF per capirlo - solo il 4,5 per cento dei fatturati delle imprese sono stati ristorati con le vostre operazioni e con i 200 miliardi che avete chiesto alle generazioni future. Alla faccia della sostenibilità!
Aprendo una parentesi sulla sostenibilità e ricordando che oggi è la giornata mondiale della terra, che vede la destra da sempre difendere quei valori, ricordo che manca addirittura il rapporto sul Protocollo di Kyoto. Quindi, da una parte, siete ambientalisti di facciata, come secondo il classico greenwashing, e, dall'altra, siete assolutamente distratti nel momento in cui atti come il Protocollo di Kyoto andrebbero discussi oggi. Ripeto: è un atteggiamento che ormai vi riconosciamo e che ci rendiamo conto essere così.
Detto questo, anche questa volta, con assoluta e massima responsabilità, che ci ha sempre mosso, voteremo magari lo scostamento, metteremo a disposizione ulteriori risorse, convinti e sperando che le tante proposte che Fratelli d'Italia ha fatto per una volta vengano accolte. Non lo facciamo per rivendicare una nostra vittoria o perché dobbiamo piantare una nostra bandierina, ma perché riteniamo che le nostre proposte siano utili a questa nazione. Facciamo proposte, senza chiedere mai nulla in cambio. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FIBP-UDC). Signor Presidente, Governo e colleghi senatori, il Consiglio dei ministri lo scorso 15 aprile ha approvato il nuovo Documento di economia e finanza che prevede un ulteriore scostamento di bilancio di altri 40 miliardi.
Già nelle precedenti occasioni, come Gruppo parlamentare, abbiamo espresso con chiarezza e coerenza la nostra linea politica. Per sconfiggere oggi la pandemia e fronteggiare questa grave crisi economica è necessario fare sicuramente debito, a patto però - lo abbiamo ribadito più volte - che si tratti di debito buono e indirizzato nella maggior parte a investimenti e, soprattutto, a sostegni concreti a famiglie e imprese, che in questo momento non sono colpevoli della situazione che si trovano ad affrontare.
Per questo motivo nei mesi passati, anche dai banchi dell'opposizione, abbiamo sostenuto con grande responsabilità gli scostamenti di bilancio; e lo abbiamo fatto anche in alcune situazioni in cui i nostri voti sono stati determinati. È importante ricordarlo, proprio perché oggi si manifesta la linea di coerenza che il Gruppo parlamentare ha sempre tenuto.
Nella lotta al virus siamo oggi a una linea di svolta, possiamo dirlo, perché a livello internazionale e nazionale è partita con grande forza la campagna vaccinale, tant'è che tutte le riviste e tutti gli scienziati dicono che sicuramente in autunno avremo raggiunto l'immunità; a quel punto ci sarà la ripresa economica e ci saranno le riaperture in totale sicurezza. Il nesso conseguenziale tra vaccinazione e ripresa economica è il fulcro di ogni azione tesa a restituire serenità ed è importante proprio per la possibilità di riaprire. Dopo il crollo del prodotto interno lordo dello scorso anno, le stime indicano che la crescita programmata arriverà al 4,5 per cento nel 2021 e al 4,8 per cento nel 2022. Il nuovo scostamento di bilancio di 40 miliardi andrà a coprire un ulteriore provvedimento di 35 miliardi a sostegno delle imprese e delle famiglie, mentre altri 5 miliardi andranno in un fondo che servirà per partire con i primi progetti previsti dal recovery plan, quelli che non rientrano nei finanziamenti dello stesso piano.
Le previsioni del DEF sono molto prudenziali rispetto ai documenti del passato e quindi sono assolutamente veritiere. Vorrei fare qualche considerazione sul debito, perché è chiaro che, in questo momento, un ulteriore scostamento di bilancio è debito. Però, come abbiamo ascoltato direttamente dalla sua voce, il capo dipartimento dell'economia della Banca d'Italia ci ha detto chiaramente in audizione che il debito pubblico del nostro Paese è assolutamente sostenibile. È essenziale quindi lo stimolo alla crescita degli investimenti pubblici, con interventi che operino il necessario rafforzamento delle infrastrutture del nostro Paese. Si va proprio nella direzione che noi sosteniamo da tempo: debito sì, ma debito buono e finalizzato agli investimenti che hanno un effetto espansivo e moltiplicatore sull'economia. La linea che viene tracciata e che è stata tracciata in questi mesi va anche nella nostra direzione.
Le prospettive di ripresa e di crescita a breve termine sono fortemente condizionate dal successo della campagna vaccinale e dall'avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L'aspetto chiave è oggi l'accelerazione sul piano dei vaccini. Le Regioni in questo momento hanno un ruolo molto delicato e importante, perché hanno delle tabelle di marcia per quanto riguarda il piano vaccini. Bisogna spingere anche da parte delle Regioni, tant'è che il commissario per l'emergenza Covid, il generale Figliuolo, lo ha ribadito e ha invitato le Regioni a dare una forte accelerazione al piano vaccinale, per raggiungere le 500.000 somministrazioni di vaccini al giorno, nel rispetto del piano. Necessario e provvidenziale in questo caso è il cambio di passo, perché si sta dando una forte accelerazione. Quello che noi sempre abbiamo chiesto e lo scopo stesso del Governo è oggi il cambio di passo su alcuni aspetti fondamentali, ad esempio sul piano vaccini, che ci può permettere di imprimere una svolta anche per quanto riguarda la riapertura del nostro Paese e delle sue attività economiche, consentendo il rilancio dell'economia. Nel frattempo, però, dobbiamo continuare sulla linea del sostegno alle imprese e all'economia, con i provvedimenti che sono in dirittura di arrivo. Abbiamo il decreto-legge sostegni uno al Senato, al quale si aggiungerà nelle prossime settimane il decreto-legge sostegni due. In questo mese ci sarà un apporto di sostegno economico al Paese di ulteriori 70 miliardi di euro, che saranno importanti e vitali non soltanto per il sostegno all'economia, ma anche per il rilancio che in questo momento serve al nostro Paese.
Cos'altro servirebbe? Noi, in questo anno di chiusura, di pandemia, di crisi economica, abbiamo riscontrato un grande risparmio delle famiglie italiane. Quindi, c'è una importante massa di denaro data dal risparmio. Perché gli italiani in questo momento sono andati sulla strada del risparmio? Proprio per l'incertezza economica.
Noi oggi dobbiamo cominciare a ripercorrere una strada, che è quella della fiducia. Solo attraverso la fiducia noi oggi possiamo riprenderci, utilizzando quel risparmio delle famiglie nei consumi, che è un fatto importante, perché, attraverso un'azione forte sui consumi, possiamo riprendere in mano il Paese e, quindi, percorrere la strada della ripresa economica.
Pertanto, è importante cominciare, non soltanto con delle campagne, ma soprattutto con azioni che diano fiducia al nostro Paese. In questo momento, quella fiducia e al risparmio degli italiani possiamo rimettere in linea il nostro Paese.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà.
BOLDRINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi è una giornata importante. Oggi è la giornata della terra. Voi direte: stiamo parlando di economia e del DEF. Cosa c'entra? Io vi dico che c'entra moltissimo, perché salvaguardare la biodiversità, sempre più a rischio, e combattere il cambiamento climatico sono tra le sfide più importanti, che, se vinte, non fanno altro che salvaguardare la salute dei nostri cittadini.
L'Europa in questi giorni ha raggiunto un accordo, prima del vertice sul clima voluto da Biden, per l'abbassamento dell'effetto serra. Ricordo che anche la pandemia ha a che fare con i problemi climatici e con l'impatto ambientale, in quanto vi sono studi che mettono in strettissima correlazione la pandemia con il grado di inquinamento. Se noi riusciamo a vincere questa sfida, riusciremo ad avere anche più salute. Quindi, è un tema importantissimo.
Anche il DEF, che prevede una programmazione della politica economica e di bilancio del nostro Paese non può distaccarsi dai temi sanitari. Infatti, nella costruzione e nei cardini posti a sostegno del DEF, molto poggia sul tema della sanità, come ad esempio la campagna di vaccinazione, della quale tutti stiamo parlando e che, per fortuna, si sta avvantaggiando grazie all'arrivo di ulteriori dosi. La campagna di vaccinazione, infatti, è uno dei temi sui quali punta anche il DEF. Addirittura, l'Ufficio parlamentare di bilancio ha messo, tra i rischi delle previsioni economiche di breve e lungo termine, l'avanzamento della campagna vaccinale.
Un aspetto chiave per la ripresa economica è legato anche alle riaperture. Conoscete tutti il dibattito di questi giorni. Io, però, vorrei fare un ulteriore appello. Avevo cominciato il mio intervento con l'Europa e ritorno a parlare dell'Europa, perché essa si deve occupare anche di quei Paesi che non hanno la possibilità di accedere ai vaccini. Ricordo ancora, infatti, che il vaccino è globale e che nessuno si salva da solo. È un altro tema importante che dobbiamo attenzionare a livello europeo.
Nel PNR, tra gli altri documenti importanti citati nel DEF, c'è ovviamente il tema della salute, come sua missione fondamentale. Noi poniamo l'attenzione, anche qui, su un cambio di paradigma importante, dove al centro non c'è l'ospedale ma la sanità del territorio. Questo è un altro tema strategico per il nostro Paese e, se non lo applichiamo, davvero ritorneremo indietro. Noi non vogliamo tornare ai tempi pre Covid-19. Dobbiamo imparare a non essere miopi rispetto a quanto è successo.
Quindi, vedremo poi come potranno essere impiegati tutti i fondi contenuti nel PNRR. Vi sono i temi della realizzazione delle case della comunità, l'assistenza domiciliare integrata, lo sviluppo delle cure intermedie mediante ospedali della comunità, interventi relativi ai profili sanitari connessi con le problematiche dell'ambiente e del clima, l'ammodernamento tecnologico e digitale: abbiamo sentito parlare tantissimo della telemedicina. Ancora, le cure tecnologiche avanzate e poi anche la ricerca sanitaria, nonché il trasferimento tecnologico e la formazione connessa alla suddetta ricerca. Sono tutti temi incentrati nella Missione 6, con fondi messi a disposizione.
Ricordo che, nel Documento di economia e finanza, proprio per far diventare strutturali questi cambiamenti, vi sono anche collegate delle leggi importanti. Una di questa è l'attuazione del patto della salute 2019-2021 per il potenziamento dell'assistenza territoriale. Tra gli altri disegni di legge, richiamo alla nostra attenzione quello sull'attuazione dell'autonomia differenziata regionale, che in questo periodo, con tutte le diversificazioni di applicazione del sistema sanitario nazionale in sistema sanitario regionale ha portato, purtroppo, a diseguaglianze. E questo non va bene.
Mi ricollego ora a quanto detto prima dal senatore Zanda, che ha fatto un discorso di altissimo rilievo, affrontando il tema della disponibilità del Parlamento e di ciò che deve fare. In Commissione igiene e sanità abbiamo incardinato dei provvedimenti importanti, che cito per ricordare il lavoro che stiamo facendo. Quelli relativi allo psicologo delle cure primarie (sapete l'attenzione che dobbiamo porre al supporto psicologico dei nostri cittadini), dell'infermiere di famiglia e comunità e della revisione del sistema territoriale di emergenza e urgenza sono tutti temi che affronteremo, visto che il Parlamento deve e vuole fare la sua parte.
Infine, signor Presidente, c'è una questione importantissima. Il PNRR è un'occasione irripetibile e per questo non possiamo permetterci di sprecare nemmeno un euro. Dobbiamo identificare precise responsabilità di chi avrà il compito di attuare i progetti, con tracciamento delle stesse e senza cadere nell'indeterminatezza e nella generalizzazione delle responsabilità, come purtroppo sempre accade. Anche su questo l'Europa si aspetta da noi, come Paese, uno scatto di maturità, visto che siamo abituati a non monitorare gli esiti e valutare gli impatti. È questa la sfida forse più importante, cui non ci potremo sottrarre perché il futuro delle generazioni, come ricorda proprio Next generation EU, ci sta aspettando. (Applausi).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,56)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà.
PEPE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, il Governo Draghi nasce dall'esigenza di dare discontinuità rispetto al precedente Governo Conte-bis, che si era manifestamente dimostrato incapace non solo di governare, ma ancor più di gestire l'emergenza coronavirus.
Si tratta di una discontinuità che il presidente Draghi, insieme ai suoi Ministri, ha prontamente dimostrato con i fatti e negli atti, a cominciare dalla sostituzione del commissario per l'emergenza Arcuri e azzeccando la nomina del generale Figliuolo, i cui risultati si stanno vedendo in maniera visibile, giorno dopo giorno. La discontinuità si è vista anche quando ha cambiato il vertice della Protezione civile e quando, in maniera trasparente, ha deciso di affidare al prefetto Gabrielli i servizi segreti, al contrario di quanto aveva fatto Conte, che voleva tenerli per sé in maniera quasi gelosa. Ha segnato la discontinuità con una riforma del CTS, rendendolo più snello e modificandolo nei suoi componenti, anche in quelli apicali. La discontinuità, come detto anche dal ministro Garavaglia, si è manifestata anche con la spesa di ben 500 milioni di euro, che erano conservati in un cassetto, mentre le imprese del settore erano in sofferenza. La discontinuità si è segnata anche nel rapporto con l'Europa, visto che in tanti - forse anche noi - non si aspettavano che l'Italia bloccasse i vaccini AstraZeneca prodotti nel Paese e destinati all'Australia, così come quando il presidente Draghi ha detto in maniera serena, ma autorevole, che se il coordinamento europeo per l'approvvigionamento dei vaccini non funziona noi facciamo da soli, perché prima di tutto vengono la salute e gli interessi degli italiani.
La discontinuità c'è stata anche quando sono state sbloccate 58 opere pubbliche per 66 miliardi di euro, con la nomina dei corrispondenti commissari. A proposito di opere pubbliche, è di poche ore fa la notizia che sono state chiuse le indagini preliminari sulla triste vicenda del ponte Morandi e - ci auguriamo - andranno a processo ben 71 indagati. Speriamo che i responsabili vengano assicurati subito e con certezza alla giustizia. (Applausi).
Discontinuità c'è stata anche rispetto alle riaperture.
È giusto infatti ricordare qui che, se si è parlato di zona gialla dal 26 aprile, è perché la Lega e Matteo Salvini hanno insistito in questi giorni e in queste settimane verso questa direzione; diversamente non avremmo avuto nemmeno la zona gialla dal 26 di aprile.
A proposito di riaperture, bisogna dire candidamente che per le attività il vero sostegno, il sostegno auspicato, è la loro ripartenza. Dobbiamo fare in modo che, rispetto alle ideologie, prevalgano la responsabilità, la concretezza, nonché la volontà e l'indirizzo dell'Italia reale che sta sul territorio. Quello che oggi la Lega sta facendo è portare in seno al Governo la volontà dei sindaci, dei governatori - di destra, di sinistra, di centro - che spingono perché si apra il più possibile e il prima possibile. (Applausi).
Discontinuità è anche questo scostamento, perché qualche settimana fa si parlava ancora di 20 miliardi. Matteo Salvini aveva detto che erano insufficienti, che avrebbe voluto almeno il doppio e abbiamo 40 miliardi di scostamento per le imprese, per le partite IVA. Adesso aspettiamo che a fine mese venga approvato il decreto sostegni-bis, in modo da dare subito risorse vere alle attività che ne hanno bisogno: un sostegno che non sarà soltanto sul calo del fatturato, ma anche - questa è una nostra richiesta - sulla perdita dell'utile. Non dimentichiamo infatti che, a latere dei 40 miliardi di euro, ce ne sono per il 2021 altri 30 per le opere pubbliche, per mettere in piedi un piano parallelo al PNRR, con una previsione fino al 2023 di ben altri 70 miliardi di euro.
È vero, il presidente Draghi ha lanciato la sfida e noi la raccogliamo. Questo scostamento significa la scommessa del debito buono, quello che serve a far crescere il Paese e che non deve essere soltanto visto nella cifra notevole e importante che lo caratterizza - per l'appunto 40 miliardi di euro - ma, soprattutto, per il dopo. Se, infatti, sapremo spendere bene questi soldi e accompagnare queste risorse con riforme importanti nel nostro Paese, a cominciare dall'azzeramento del codice degli appalti, saremo in grado di rientrare di questo debito subito, bene e senza la necessità di attuare una manovra correttiva.
Si diceva che questo è il tempo di dare i soldi agli italiani e non di prendere i soldi dagli italiani. È anche il tempo di liberare le risorse e non di vincolarle.
A questo proposito, tanto per chiarire in quest'Aula, anche alla luce del dibattito di ieri, il Governo Conte non esiste più: non esiste più, è andato a casa perché incapace di gestire questa maledetta e brutta pandemia sotto ogni punto di vista, economico, sanitario e sociale.
Facciamo chiarezza anche su un altro aspetto. Se arriveranno i soldi del PNRR, non è per merito di Conte, che non ha meriti, ma semplicemente perché l'attuale Governo, guidato da Draghi, sta lavorando in maniera assidua per recuperare i ritardi e i disastri che anche in questo ambito il Governo Conte ha fatto. (Applausi).
Per concludere, perché la Lega è al Governo? Il nostro leader lo ha sempre detto in maniera chiara e candida: potevamo stare fuori ad aspettare che la nave affondasse, invece abbiamo deciso di starci per il bene dell'Italia, per l'interesse degli italiani. Vogliamo farlo, non per il gusto di governare o di annoverare tra di noi qualche Ministro o qualche Sottosegretario in più, ma per determinare un'inversione di tendenza, per salvare il nostro Paese. Vogliamo farlo con responsabilità, con concretezza e con realismo. No, quindi, all'ideologia, a quell'ideologia che fa vedere sempre e comunque rosso; vogliamo farlo con coraggio, perché non vogliamo vivacchiare, ma vogliamo decidere. Vogliamo farlo - e questo tocca alla politica e non ai burocrati, né tantomeno ai tecnici - con una visione che guarda all'Italia di domani, a quel Paese la cui appartenenza ci dà forza e orgoglio per crederci fino in fondo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà.
VONO (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, quest'anno il Documento di economia e finanza, per la crisi pandemica che ha condizionato in modo grave la vita sociale ed economica di tutto il Paese, si inserisce in un quadro particolare. Infatti, accanto all'approvazione del Documento, autorizzeremo un margine ulteriore di scostamento di 40 miliardi di euro, che confluirà in un decreto-legge emergenziale, di prossima emanazione, il decreto sostegni-bis, che avrà un impatto in termini di indebitamento netto nel 2021, mentre l'impatto sul deficit degli anni successivi varierà fra 4 e 6,5 miliardi all'anno, volti soprattutto a finanziare investimenti pubblici con risorse aggiuntive a quelle previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Proprio il PNRR contiene una specifica sezione dedicata alle riforme, coerentemente con il regolamento dell'Unione europea n. 2021/241, che integra così il programma nazionale di riforma, precedentemente inserito nel DEF, che ora invece si compone di sole due sezioni: il programma di stabilità e l'analisi e le tendenze della finanza pubblica.
È chiaro che stiamo discutendo di un Documento, non di un testo di legge. Infatti, il contenuto del Documento di economia e finanza segue un iter preciso, non trovando un'applicazione concreta e immediata; però ha un'importanza fondamentale, perché rappresenta il punto di partenza di tutte le misure finanziarie ed economiche individuate dal Governo e proposte all'Europa.
Leggendo il Documento è facile individuare la direzione verso il sostegno a famiglie e imprese e il rilancio, da garantire attraverso gli investimenti pubblici e privati. Con questo Documento si indica la strada economica e finanziaria che l'Italia deve intraprendere, si delineano gli obiettivi e le strategie a lungo termine, per una politica monetaria espansiva, da realizzare accrescendo il potenziale di sviluppo e rilanciando gli investimenti pubblici e, contemporaneamente, incentivando quelli privati nell'ambito della ricerca, dell'innovazione, della digitalizzazione e soprattutto delle infrastrutture, materiali e immateriali. Buona parte delle risorse dello scostamento, infatti, sono destinate a sbloccare lavori sulle infrastrutture, per un valore complessivo di 66 miliardi di euro, ma non bastano, in assenza di validi progetti. È indubbio che sia necessario semplificare la normativa sulle opere pubbliche, con un lavoro che sia parlamentare prima che del Governo, evitando - come purtroppo sta accadendo - la nomina di troppe commissioni tecniche e teoriche, molto spesso avulse dalla realtà pratica, dai territori e dalle stesse imprese, le cui esigenze, ora più che mai, devono essere tenute nella giusta considerazione per consentire un effettivo sostegno, che non sia pura assistenza, ma permetta la tutela del lavoro di qualità e il mantenimento dei livelli occupazionali.
Il Governo, preannunciando disegni di legge in materia di trasporti e mobilità sostenibili, collegati alla decisione di bilancio, esprime la chiara volontà di sostenere investimenti in questo settore strategico per la nostra economia, con predisposizione di piani che consentiranno il potenziamento anche delle assunzioni nel settore, e conferma la volontà di attuare la semplificazione delle procedure e migliorare la governance del piano di rilancio infrastrutturale. Rilanciare quindi gli investimenti per le opere pubbliche e sbloccare risorse importanti è un segnale forte di voglia di ripresa, che non si può ignorare.
È vero che la crisi pandemica ha sconvolto il quadro economico e sociale mondiale, ma non si può negare che l'Italia abbia retto lo scossone determinato da questo sconvolgimento grazie ai sacrifici di tutti gli italiani, che ringrazio a nome di Italia Viva. In particolar modo, ringrazio gli imprenditori, gli autonomi, le partite IVA e i professionisti che hanno faticato, molto più di altri, a rispettare regole e decisioni legittime e necessarie, dettate dalla protezione della salute, ma penalizzati molto più di chi, grazie ai provvedimenti assistenziali esistenti, ha continuato a sopravvivere, in una condizione certamente difficile, ma stabile nel complesso, perché fondamentalmente uguale a quella precedente la pandemia.
È urgente, colleghi, attuare riforme per una politica fiscale efficiente, in grado di calibrare gli interventi per compensare difficoltà così diverse e, nello stesso tempo, rassicurare le famiglie, riducendo il desiderio di risparmiare per contrastare le incertezze.
Non possiamo poi non riconoscere il significativo sostegno fornito dalla politica monetaria europea per gli interventi che hanno stabilizzato i mercati, evitando un inasprimento delle condizioni finanziarie; tale politica monetaria si è rafforzata insieme a quella di bilancio, intervenuta a difesa dei redditi del settore privato, consentendo alle banche di sostenere l'economia reale. La risposta comune da parte delle autorità europee e le opportunità offerte dalle politiche economiche espansive in atto costituiscono un valore da tener presente e da non vanificare, occorrendo invece dare continuità e fornire certezza al sistema economico.
Ora dobbiamo aumentare gli investimenti produttivi, rilanciando per questa via l'economia europea, per dare stabilità a quella italiana e alla finanza pubblica, attraverso un impulso serio allo sviluppo e alla crescita. Solo così potremo riemergere dalla crisi con un'economia più forte e con un onere del debito più sostenibile.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, qualche settimana fa, in occasione dell'approvazione della risoluzione sul PNRR, insieme a molti colleghi ho fatto notare che col prossimo scostamento avremmo superato la barriera psicologica dei 200 miliardi; oggi è arrivato quel giorno. Vorrei ricordare che sono 400.000 miliardi di vecchie lire, così suona sicuramente in maniera più forte. Allora sgombriamo il campo: erano necessari quegli scostamenti? Assolutamente sì. Sono stati utilizzati al meglio delle possibilità? Assolutamente no. Come Lega, non ci siamo sottratti prima dall'opposizione e non lo stiamo facendo sicuramente oggi, convinti che non ci sia un debito di per sé sbagliato, negativo o cattivo, ma che dipenda da come le risorse vengono impiegate.
Questo è il contributo che responsabilmente vorremmo dare, perché essere responsabili significa anche dire lealmente come la si pensa nell'interesse del Paese. Vorrei ricordare a cosa dovranno servire le risorse dello scostamento: da un lato, a sostenere le aziende e le famiglie e, dall'altro, ad aiutare il Paese a ripartire. Da questo punto di vista, due sono gli aspetti: il primo riguarda l'impiego delle risorse e l'altro è legato ai tempi e alle regole della ripartenza. È chiaro infatti che, per ogni settore che scegliamo di far ripartire, facciamo anche una scelta: possiamo risparmiare risorse da impiegare per quei settori che, per loro caratteristiche, richiedono più tempo e più attenzione. Quindi quando richiamiamo l'attenzione come Lega e come ieri ha fatto Matteo Salvini, lo facciamo perché ci sono una diretta conseguenza e un nesso causale fra le scelte sulle riaperture e l'impiego delle risorse attuali e di quelle che magari saranno ancora necessarie.
È stato richiamato poco fa quello che ha detto il presidente Draghi sulla necessità di un rischio calcolato. Vogliamo che quel rischio calcolato, che tutti insieme stiamo decidendo di affrontare, non sia vanificato dall'irrazionalità, dalla rigidità e dall'illogicità delle scelte che vengono compiute relativamente a orari, giorni e date, perché sarebbe veramente gravissimo. Poco fa il collega Misiani, al quale va riconosciuta l'onestà intellettuale, sostanzialmente ha detto due cose: la prima è che il decreto-legge sostegni è nato di fatto prima della terza ondata e prima della situazione attuale, quindi saranno questi 40 miliardi, quelli del secondo decreto-legge sostegni, i primi che penseremo e dovremo utilizzare in una logica differente. Quel richiamo che egli mandava a questo pezzo di maggioranza lo estendiamo anche all'altro pezzo di maggioranza: siamo coerenti e facciamo esempi chiari.
Penso a due settori, quello dei matrimoni e quello dei parchi.
Ci avviamo ad approvare regole per la ripartenza che, ad esempio, consentono giustamente a chi vende abiti da cerimonia di vendere abiti, ma non per le cerimonie; che consentono a chi fa acconciatura e trucco di lavorare, ma non se i clienti sono sposi; che consentono di noleggiare automobili, ma non se si utilizzano in una determinata cerimonia; che consentono ai musicisti di suonare e agli artisti di esibirsi, a debita distanza, purché non in una cerimonia; che consentono alle grandi ville e ai grandi ristoranti, quelli che hanno spazi adeguati, di svolgere attività, purché non lo si faccia per determinate tipologie di evento. Non è che cambiando il motivo per cui si ritrovano 100 o 200 persone, a debita distanza e tenendo conto dei nuclei familiari, si rischia di più o di meno nella diffusione del virus. Questo significa essere illogici: potrei fare anche l'esempio della disputa sul coprifuoco alle 22 o alle 23, ma sarebbe troppo facile.
Allo stesso modo, viviamo in un Paese che parla di far ripartire le fiere, i teatri e cinema, ma non è che il cinema al chiuso, a debita distanza, in una sala cinematografica, che era giusto far ripartire, sia diverso dal cinema in 4D, che costituisce l'attrazione in un parco divertimenti.
Con le stesse regole e con le stesse accortezze, in sicurezza, con un rischio calcolato, dobbiamo dare un messaggio, perché se non diamo la possibilità di avere tempi certi e regole chiare, condanniamo settori che magari, per singole attività, potrebbero lavorare già ora. Già solo non dirlo, non chiarirlo e non far trovare le risposte nelle frequently asked question (FAQ) del Ministero significa condannare delle aziende e fare in modo che quel futuro, che vorremmo tutelare per noi e per i nostri figli e che vorremmo costruire con una ripartenza, non avrà fisicamente nessuno a viverlo, né in termini di aziende, che chiuderanno ben prima, non avendo comunque le risorse sufficienti a rimanere in piedi per altri mesi e altri anni, né in termini di cittadini, perché permettetemi di dire che anche da questo passa l'inversione della tendenza al calo delle nascite, che sta colpendo in modo pesantissimo il nostro Paese. Dunque, di italiani che vivranno il futuro che vogliamo costruire qui, tutti insieme, probabilmente ce ne saranno di meno, e, ahimè, un giorno magari non ce ne sarà alcuno. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Presutto. Ne ha facoltà.
PRESUTTO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati ad esprimerci sul DEF 2021, in un contesto sanitario ed economico molto difficile. Il documento di economia e finanza è il principale documento di programmazione della politica economica e di bilancio, che delinea, in una prospettiva di medio-lungo termine, gli impegni sul piano del consolidamento delle finanze pubbliche e gli indirizzi sul versante delle diverse politiche pubbliche. È opportuno sottolineare che la Commissione europea ha stabilito una clausola per meglio coordinare le politiche di bilancio volte a garantire agli Stati membri un maggiore spazio di manovra, per sostenere spese sanitarie necessarie ad affrontare l'emergenza epidemica e le misure per contrastare gli effetti recessivi sulle economie europee, causati dalla diffusione del Covid-19.
In futuro è ormai sempre più chiaro che le assurde impalcature finanziarie alla base del Patto di stabilità e del fiscal compact non potranno più riproporsi, per come le abbiamo conosciute finora. Il DEF 2021 è privo del Programma nazionale di riforma (PNR), in quanto in questa fase delicata il Piano nazionale di ripresa e di resilienza integra il programma di riforma previsto dai regolamenti europei e dalle norme nazionali.
Nella giornata odierna siamo chiamati anche a esprimerci attraverso la votazione sullo scostamento di bilancio e quindi sull'indebitamento per ulteriori 40 miliardi di euro, nell'anno 2021. Il Governo richiede inoltre l'autorizzazione, per 6 miliardi di euro annui, per il periodo che va dal 2022 al 2033, finalizzati a finanziare spese per investimenti pubblici extra PNRR. Il nuovo scostamento da 40 miliardi di euro sarà utilizzato per un nuovo provvedimento di sostegno all'economia e alle imprese. In particolare, il sostegno economico sarà indirizzato al sostentamento dei lavoratori autonomi e delle imprese più colpite dalle restrizioni adottate per contenere il contagio.
Dobbiamo essere fortemente consapevoli del rischio che il nostro Paese ha corso e, allo stesso tempo, della quantità e della qualità dello sforzo profuso, a partire dal Governo Conte II, l'Esecutivo che ha posto le basi e gli schemi per tutti gli interventi odierni.
Attraverso la lettura del DEF non possiamo che renderci conto della qualità e quantità dello sforzo messo in campo dal secondo Governo Conte e da ultimo dall'attuale Esecutivo. Dal decreto-legge cura Italia del marzo 2020 all'imminente decreto sostegni bis sono state recuperate risorse fresche per più di 200 miliardi di euro, attraverso gli scostamenti di bilancio di volta in volta votati dal Parlamento. Dallo stesso DEF, inoltre, constatiamo che il PNRR italiano da qui al 2026 metterà in campo 237 miliardi di euro, comprensivi del PNRR vero e proprio, dei fondi aggiuntivi per finanziare investimenti extra PNRR e dei fondi React-EU. Il combinato disposto di risorse interne ed europee porta quindi il conto finale di quelle reperite per proteggere cittadini, famiglie e imprese e per rilanciare il Paese con investimenti green e digitali intorno ai 450 miliardi di euro.
Siamo consapevoli che il PNRR è uno degli strumenti fondamentali per programmare investimenti e interventi necessari al Paese, per rispondere alla crisi economica e sociale determinata dalla pandemia da Covid-19; tuttavia, è doveroso ricordare allo stesso tempo l'importanza e l'urgenza di completare o innescare riforme quali quella della pubblica amministrazione, del fisco, della giustizia e del mercato del lavoro, che non sono complementari, ma un supporto fondamentale per garantire il successo del PNRR. (Applausi).
Per ripartire, l'Italia necessita infatti di una pubblica amministrazione più moderna e funzionale (andrei oltre il termine "semplificazione"), in grado di interagire costantemente con i cittadini a tutti i livelli, sia nazionale sia locale, e di cogliere in pieno e valorizzare il concetto di spesa funzionale. Andiamo oltre il vecchio e vetusto concetto taglio di spesa lineare, con l'obiettivo, cioè, di spendere unicamente per creare valore per i cittadini e di farlo in modo sostenibile, sul piano sia finanziario sia ambientale.
Pensiamo a una riforma fiscale che possa ristabilire un buon rapporto tra Stato e cittadini, creando un'intesa sana e collaborativa tra le parti, in grado di ridurre il fenomeno dell'evasione fiscale, favorendo i pagamenti elettronici e riducendo i costi delle transazioni cashless.
Il MoVimento 5 Stelle, già nella relazione delle Commissioni riunite 5a e 14a sul PNRR, è riuscito a far inserire una proposta molto innovativa, con l'avallo delle altre forze politiche, per immettere un'ingente massa di risorse finanziarie nell'economia. Mi riferisco all'implementazione di una piattaforma informatica per certificare e far circolare gli innumerevoli crediti d'imposta immessi nel sistema economico a partire dal superbonus e dagli altri bonus edilizi. Si tratta di crediti fiscali che, inseriti in autentici conti correnti fiscali, dobbiamo poter usare come mezzi di pagamento di beni e servizi. La stessa proposta era già stata recepita in un altro atto parlamentare, ovvero il documento finale dell'indagine conoscitiva sul superbonus svolta dalla Commissione di vigilanza sull'anagrafe tributaria. Insisteremo senza sosta sul punto, perché la libera circolazione dei crediti d'imposta, fissata a partire dal superbonus, è un'opportunità enorme per rendere immediatamente fruibili i crediti d'imposta stessi e per mettere ingenti risorse in mano a cittadini e imprese. (Applausi). Parlare di moneta fiscale a tal proposito si può e si deve, a maggior ragione dopo la scelta del Governo Conte II e del Governo Draghi di puntare sulla circolazione e cessione dei crediti d'imposta.
In conclusione, il MoVimento 5 Stelle è consapevole dell'impegno e della responsabilità richiesti per attuare le linee programmatiche riportate nel DEF. Conosciamo le difficoltà, le incertezze del momento e le richieste di aiuto che quotidianamente arrivano dai nostri cittadini, ma conosciamo soprattutto le opportunità. (Applausi). Garantiremo pertanto il massimo impegno, collaborando con tutte le forze politiche presenti in Parlamento, per raggiungere gli obiettivi e fornire risposte concrete nell'esclusivo interesse del Paese e dei suoi cittadini, certi che ce la faremo. (Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, poiché mancano pochi minuti al momento in cui avevamo già concordato la sospensione dei lavori dell'Assemblea, al fine di non interrompere il prossimo intervento, sospendo i nostri lavori fino alle ore 13,30.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 12,25, è ripresa alle ore 13,34).
Riprendiamo i lavori.
È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà.
RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, riprenderò alcuni argomenti già trattati dai colleghi che mi hanno preceduta.
Effettivamente, in questa seduta ci troviamo ad affrontare il documento più importante della politica economica del nostro Paese, il DEF, e lo scostamento di ben 40 miliardi, quindi oltre 200 miliardi, che saranno debito evidentemente, potranno essere riversati completamente nella nostra economia, che già era ferma anche prima della crisi pandemica e aveva grossissimi problemi di stagnazione e di inefficienza.
La quotidianità cozzava contro tutto il sistema borbonico - permettetemi di definirlo così - di regole, cavilli e lacci, che hanno impedito negli anni uno sviluppo equilibrato e continuativo verso il progresso, al pari degli altri Paesi europei.
La pandemia è stata e continua a essere una tragedia. Il bilancio dei morti, purtroppo, è indimenticabile ed è tragico anche per tutte le conseguenze rimaste nelle persone che hanno vissuto l'esperienza del covid e nei loro familiari. Siamo tutti scossi da questa ondata spaventosa, ma anche da tutti gli effetti psicologici, depressivi e ansiogeni che ne sono derivati. Di questa cosa ci dovremo occupare, soprattutto per i giovani e per i bambini che non sono potuti andare a scuola durante il lockdown, ma anche per gli anziani, che, impauriti, sono dovuti rimanere nelle loro case. Soprattutto dovremo dare risposte a tutte le categorie economiche alle quali non abbiamo ancora dato i giusti ristori e che sono dovute rimanere completamente ferme. Dovremo e potremo dare delle risposte. Lo dovremo fare in un modo intelligente e con una tempistica assolutamente precisa. Questa mattina è uscita la bozza del recovery plan nella quale si parla della divisione dei compiti. Il MEF monitorerà e i Ministeri e gli enti locali attueranno gli investimenti e le riforme necessarie. La governance sarà a strutture operative direttamente responsabili per realizzare nei tempi quanto previsto.
Le tre parole che possono essere usate come slogan saranno monitoraggio, rendicontazione e trasparenza. Cerchiamo di capire come sarà possibile che tutto ciò avvenga se, come dicevo prima - è anche previsto e lo abbiamo letto nella relazione dell'Ufficio parlamentare di bilancio - il rimbalzo previsto per il 2021 è limitato - se n'è discusso ieri in Commissione bilancio - e sarà inferiore a quello auspicabile. Ciò rappresenta un problema, perché tutto deve correre: la variabile tempo è essenziale.
Entro il 2026 dovremmo aver finito molte cose, ma dovremmo aver riformato la pubblica amministrazione e la giustizia. Questi temi costituiscono priorità da decenni e quindi occorre trovare un modo perché ciò avvenga. Tali riforme avverranno solo grazie a una presa di coscienza da parte di tutti e se, dal ruolo più alto a quello più basso, tutti capiranno che dovranno fare la loro parte con senso di responsabilità. Non ci potrà più essere la furbizia di chi spera di ripararsi le spalle, tanto la responsabilità è di altri. Non si fa così: non si rilancia un Paese completamente, com'è necessario, stando fermi oppure cercando di schivare le responsabilità; questo non può esistere.
Faccio un esempio, perché poi non ci sono altre persone che legiferano, ma siamo noi e il Governo. Stiamo dicendo che occorre semplificare e velocizzare; ci sono però emendamenti seri, consolidati e provati, che propongono ad esempio di modificare il codice degli appalti (perché le opere devono correre, bisogna fare e ripartire), che giacciono da anni accantonati, dimenticati e non approvati. Chi lo deve fare allora? Non siamo noi coloro che sono preposti a fare le leggi e a cambiare le cose? E non ci riusciamo? Per quale motivo, ideologico o perché la struttura non vuole? Questo atteggiamento non è più giustificabile: dobbiamo avere bene in mente che non si può sbagliare, perché l'indebitamento che decideremo oggi, approvando lo scostamento di bilancio, implica che tutti noi, ma soprattutto le generazioni più giovani, avranno questo fardello da portare avanti e dovranno restituire queste risorse, quindi non possiamo sbagliare.
Ieri in Commissione dicevo che bisogna bruciare le navi, come fece Alessandro Magno all'assedio di Tiro, perché non c'è un'alternativa. L'Ufficio parlamentare di bilancio, nella persona del professor Pisauro, parlava delle previsioni ottimistiche del Governo; ma non può che essere così, perché non possiamo sbagliare. Questo è chiaro a tutti i livelli: non possiamo sbagliare noi qua, ma non possono sbagliare neanche nei Ministeri o negli enti attuatori e locali. Non possiamo sbagliare.
Vi dico una cosa che mi è capitata qualche giorno fa nel mio Comune. Sapete che la piattaforma dell'INPS, parlando di reddito di cittadinanza, non dialoga con quella dei centri per l'impiego? Vi sembra possibile? Abbiamo da correre e da lavorare tutti come matti, perché, se abbiamo bisogno di una pubblica amministrazione efficiente, non possiamo che fare così. Lo dico a me stessa, ma direi che è un problema centrale. La motivazione è che o si fa così o andiamo alla malora e sinceramente non voglio essere quella che scarica la responsabilità su qualcun altro. Mettiamoci tutti di buona lena.
Adesso vorrei parlarvi del problema turismo e di un aspetto che mi ha molto preoccupato. L'ambasciatore americano a Roma ha detto una cosa abbastanza inquietante: ha invitato i suoi concittadini a evitare viaggi in Italia, perché il livello di pericolo e di insicurezza è alto. Ciò vuol dire che ci sono un problema relativo al Covid e uno al terrorismo. Penso che dovremmo approfondire il punto, perché sappiamo benissimo che il nostro Paese è oggetto di grandissimo interesse, nei loro viaggi, da parte degli amici americani. Non è pensabile che questa cosa passi sotto silenzio.
Vorrei poi riportare quanto ha detto Lamberto Giannini, capo della Polizia, rispetto alle riaperture (è un'ANSA di un'ora e mezza fa): «riaperture con rispetto regole e sicurezza (...) con senso di responsabilità dei cittadini (...) cittadini sfibrati, noi in strada con comprensione (...) verso chi esercita pacificamente le proprie prerogative democratiche (...) hanno subito perdite importantissime delle proprie libertà individuali».
Quindi, il Capo della polizia, non la senatrice Erica Rivolta della Lega, sta dicendo che c'è questa sofferenza grandissima. Perché le persone non possono lavorare, perché vedono la rovina economica, non solo della propria libertà personale, ma anche delle proprie attività, della propria vita, della propria famiglia. Quindi, in qualche modo, con tutta la serietà, la prudenza, le misure di sicurezza, bisogna fare in modo di riaprire il prima possibile, altrimenti queste realtà saranno morte per sempre.
Sottolineo un altro punto. L'industria del turismo è la prima che può ripartire in tempi brevi, perché, appena sarà possibile il movimento tra le Regioni e con gli altri Paesi, i turisti (tranne quelli americani, a meno che l'ambasciatore non cambi idea) continueranno a venire nel nostro Paese, perché è unico e solo noi possiamo offrire la qualità dei servizi, la bellezza dei luoghi, l'importanza dei monumenti. Questo settore va assolutamente supportato, ma con misure di equilibrio tra la sicurezza e la ripartenza. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà.
SACCONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Sottosegretario, innanzitutto mi permetta di esprimere il mio apprezzamento per la sua presenza. Devo dire la verità: questa mattina abbiamo avuto nostalgia di un esponente del Governo e del MEF. Abbiamo avuto il piacere della presenza della Sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento, ma è importante che una persona competente e autorevole come lei sia oggi qui in Aula, soprattutto per rispetto all'opposizione. In questo clima di concordia nazionale, cui noi abbiamo dato un nostro contributo, è importante che tutti possano parlare ai soggetti interessati, in questo caso al MEF. Quindi, grazie, sottosegretario Durigon.
Signor Sottosegretario, questo è un DEF molto ambizioso ed è anche pieno di ottimismo. I numeri ce li ha raccontati in sede di Commissioni congiunte il ministro Franco. Negli investimenti si prevede, per il prossimo triennio, un incremento del 3,2 per cento. Ciò significa riportare il livello degli investimenti al periodo precedente alla bolla finanziaria Lehman Brothers del 2008-2009. Si parla di una crescita del PIL addirittura del 4 per cento per il 2022, il che significa riportare il livello del PIL a quello precedente allo scoppio di questa pandemia.
Noi, signor Sottosegretario, condividiamo lo spirito di questo DEF, ne apprezziamo alcuni spunti, ma non possiamo evitare di esprimere alcuni dubbi e alcune perplessità. La domanda centrale è come realizzare i punti previsti, gli obiettivi previsti ed indicati nel DEF, affinché non diventino carta straccia o un libro bianco dei sogni.
Ebbene, signor Sottosegretario, noi oggi vogliamo darle dei suggerimenti per garantire un'autentica crescita poderosa. E la crescita poderosa non la si può fare senza riforme strutturali, come hanno detto diversi colleghi prima di me. Se, infatti, vogliamo garantire una ripresa della competitività, dobbiamo avere il coraggio di porre in essere le famose riforme che attendiamo da trent'anni.
Per titoli, vorrei partire dalla burocrazia. Lo ha detto molto bene la collega Rivolta: digitalizzazione e, come ha spiegato il ministro Brunetta, snellimento delle procedure. Troppi nulla osta, troppi uffici, troppi funzionari che interagiscono si sovrappongono nelle varie procedure. Questo complica la situazione. Pochi giorni fa parlavo con un imprenditore del settore edilizio che, per l'abbattimento di una struttura abbandonata da trent'anni al suo destino, ha impiegato dodici anni per completare la sua procedura amministrativa.
Questa è una delle riforme necessarie. Un piccolo passo è stato fatto con il cosiddetto decreto semplificazioni, anche per l'assunzione di responsabilità degli enti locali. I sindaci non firmano più nulla, perché hanno paura che il giorno dopo, qualunque provvedimento loro adottino, venga bloccato dalla procura, magari con conseguenze giudiziarie importanti.
Il secondo settore, sottosegretario Durigon, sono gli investimenti. Dobbiamo dirlo a chiare lettere: se lei oggi avesse un capitale e volesse investire nel suo Paese, cioè in Italia, lei lo farebbe? Io penso che ci voglia coraggio e fiducia e che lo Stato debba darli, soprattutto ai fondi stranieri che vogliono entrare in Italia a investire e non solo sugli asset strategici, ma anche sugli altri.
Tutti i report delle agenzie, pubbliche e private, dicono che noi dobbiamo intervenire sulla legge fallimentare. Se, infatti, un fondo straniero vuole investire su diversi asset, se salta uno dei suoi progetti, saltano a catena tutti gli altri. In America esiste Chapter 11, la norma per cui non vi è questa spada di Damocle draconiana della legge fallimentare.
La prima cosa da fare è l'adozione della legge fallimentare.
In secondo luogo, signor Vice Ministro, come lei ben sa, i fondi valutano, tra i vari rischi e costi, i rischi penali. Lo abbiamo visto sull'Ilva: una delle 126 procure della Repubblica, legittimamente e in piena autonomia, può alzarsi e dire la sua. Lei si renderà sicuramente conto che rispetto agli altri Paesi questo non è attrattivo e che i fondi stranieri hanno paura a venire in Italia non perché non vi sia certezza del diritto, ma perché non vi è chiarezza delle norme, che si complicano e intersecano tra loro.
Il terzo elemento riguarda il mercato del lavoro. Alcune misure sono partite nei mesi scorsi: penso al famoso jobs act e al taglio, piccolo ma importante come segnale, del cuneo fiscale nei Governi precedenti. Ciò va riconosciuto con onestà intellettuale. Bisogna insistere su questo, nonché sul rinnovamento e sulla ristrutturazione dei centri per l'impiego.
Il reddito di cittadinanza ha un valore sociale inclusivo? Sì. Sotto l'altro profilo (quello della politica attiva del lavoro) è invece del tutto carente, come ha detto poco fa la collega che mi ha preceduto. I centri per l'impiego vanno riformati, perché oggi non servono a niente; i navigator non svolgono alcuna funzione. Chi di noi ha avuto la possibilità di interagire con uno di loro (perché magari abbiamo mandato qualcuno a incontrarli) si è reso conto che non sanno nulla: percepiscono uno stipendio che è anche dignitoso, ma, con loro rammarico, non svolgono la funzione per cui sono pagati.
Signora Presidente, il quadro è drammatico, come ha detto bene il ministro Franco. Registriamo cifre da guerra mondiale (e la pandemia è una guerra mondiale): il rapporto tra debito e PIL è pari al 160 per cento e il PIL italiano registra una perdita del 26 per cento rispetto alla media europea. La produttività è inferiore del 17 per cento rispetto alla media europea (non della Francia o della Germania, ma - ripeto - della media europea) e abbiamo il più basso tasso di occupazione. Questi sono i numeri con cui interagiamo quotidianamente.
Il nostro auspicio è che si vada veramente verso le riforme. Apprezziamo le parole del ministro Franco che in Commissione ci ha detto che il Governo farà tutto il necessario per sostenere l'economia. Siamo sulla scia del whatever it takes di Draghi. Se vogliamo fare un po' gli anglofoni, potremmo dire as long as necessary. Siamo passati dal whatever it takes a fino a quando sarà necessario.
Va però detto con molta franchezza che bisogna avere il coraggio di lottare contro il potere di interdizione degli interessi organizzati che spesso, purtroppo, hanno agito a discapito della crescita diffusa. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.
GARNERO SANTANCHE' (FdI). Signor Presidente, illustrissimo rappresentante del Governo, crediamo che il DEF sia soltanto una dichiarazione di intenti, perché allo stato attuale manca il piano nazionale delle riforme.
Tutto è stato infatti rinviato al Piano nazionale di ripresa e resilienza, che però non è allegato. Sappiamo che tra pochi giorni il presidente del Consiglio Draghi lo dovrà consegnare in Europa e questo ci preoccupa molto. Ricordo che proprio in sede di discussione del PNRR Fratelli d'Italia aveva chiesto che il Piano nazionale di ripresa e resilienza fosse allegato al DEF. Se così fosse stato, oggi avremmo avuto qualcosa di cui discutere. È invece evidente a tutti che senza PNR e PNRR stiamo parlando praticamente del nulla.
Va inoltre rilevato che oltre al PNR non sono presenti una lunga serie di documenti che invece, come previsto dalla normativa urgente, avremmo dovuto avere. Ne cito soltanto uno perché è quello più noto a tutti, ossia la Relazione sul monitoraggio degli obiettivi di spesa dei Ministeri dal 2018 al 2020 (la cosiddetta spending review).
Ma veniamo ai contenuti del DEF.
Si dà larga importanza, come era evidente che fosse, alle conseguenze dovute alla crisi pandemica, in particolare alle cosiddette seconde e terze ondate del Covid-19 e a tutti gli interventi che si sono resi necessari per il contenimento.
Qui, colleghi, potremmo discutere per due giorni, perché molte sarebbero le cose da dire: tutti sapevamo, infatti, che ci sarebbe stata una recrudescenza della pandemia dopo la scorsa estate, ma il Governo Conte II non fece assolutamente niente. Fratelli d'Italia aveva presentato emendamenti, aveva detto più volte che era necessario intervenire prontamente, soprattutto dove c'erano evidenze scientifiche di sviluppo di cluster, come nel servizio di trasporto pubblico e nelle scuole. Il Conte II, però, non ha fatto nulla di tutto questo.
Ci duole però sottolineare che - ahimè - lo stesso Governo Draghi è andato assolutamente in continuità anche per la cosiddetta terza ondata. È vero che ha sostituito il commissario Arcuri con il generale Figliulo e abbiamo certamente valutato positivamente questo cambio, ma su tutto il resto è andato e sta andando in assoluta continuità.
Nel DEF c'è scritto che le speranze della ripresa economica in Italia sono tutte legate al piano vaccinale, ripeto, tutte legate al piano vaccinale. È scritto, peraltro, in maniera molto confusa, come confuso è il piano vaccinale. Nelle premesse infatti si dice che l'80 per cento della popolazione italiana sarà vaccinata entro settembre; tre righe dopo si parla invece dell'autunno, senza definire bene quando, poi si dice ottobre. Insomma, il piano vaccinale anche nel DEF è assolutamente non chiaro e non trasparente.
A questo proposito, dobbiamo sottolineare tutto il tempo che si è perso sul piano vaccinale, ed è costato non poco, molte vite umane. Ricordo il tempo che ha perso il commissario Arcuri, che rincorreva le primule, i gazebi, presentandoci grafici in cui si vedevano queste primule meravigliose, come se il piano vaccinale fosse una questione estetica e non, invece, pratica. Abbiamo visto, quindi, che il tempo perso è stato tantissimo.
Anche su questo il Governo Draghi ha deciso di tenere colui che noi riteniamo sia l'artefice di questo grande disastro, sia sul piano vaccinale che sulla gestione della pandemia, vale a dire il ministro Speranza, che continua a rimanere al suo posto, continuando con la stessa ricetta, che ha una keyword, si potrebbe dire, una sola parola chiave, quella di chiudere.
Non siamo Cassandre e ci auguriamo che vada bene il piano vaccinale, ma, se anche dovesse andare al meglio, c'è una cosa che ci preoccupa moltissimo. Nel DEF, infatti è scritto che lo scostamento di bilancio di 40 miliardi, che è stato chiesto dal Governo, sarà l'ultimo. Nel DEF infatti è scritto chiaramente che, in ragione di un andamento pandemico ed economico che viene visto dal Governo come sempre più positivo, lo scostamento di bilancio previsto di 40 miliardi è l'ultimo. Questo ci fa veramente tremare i polsi. Sentiamo parlare di chiusure e coprifuoco, di cui non capiamo veramente la necessità: la questione del coprifuoco è veramente senza senso, perché non ci sono evidenze scientifiche secondo cui questo virus mette le gambe soltanto di notte, mentre qui sembra che il virus dalle ore 22 in poi sia assolutamente più aggressivo. Sentiamo dire che si deve ancora chiudere, chiudere e chiudere.
Invece noi riteniamo che sarebbe fondamentale che questo Governo smettesse di parlare di chiusure, soprattutto per tutte quelle attività all'aperto, rispetto alle quali le evidenze scientifiche mostrano che il contagio è praticamente pari a zero. Il Governo invece dice una cosa diversa, che è bene ripetere, perché sarebbe gravissima, ossia che questo è l'ultimo scostamento di bilancio. Quindi il Governo ci dice che possiamo chiudere, che sicuramente chiuderemo, ma che di sostegni non ce ne saranno più.
C'è un altro fatto che ci preoccupa molto in questo DEF. Voglio leggere testualmente quanto scritto nel Documento di economia e finanza: «Il sistema economico, al netto delle interruzioni operative, sembra aver raggiunto una forma di coesistenza col virus». «Si riscontra - prosegue il DEF - una maggiore resilienza dell'economia, verosimilmente riconducibile anche alla capacità di adattamento degli operatori, sia sul piano delle scelte produttive e organizzative che su quello dei comportamenti sociali».
Allora come mai in queste settimane abbiamo visto tanti operatori economici, tante persone che vivono - o, meglio, che vivevano - del proprio lavoro manifestare nelle piazze? Come mai, se in questo DEF è scritto che ormai il sistema produttivo ed economico ha trovato un modo di operare insieme al virus, che non è poi più così dannoso? (Applausi).
Ma vi siete resi conto? Ma avete visto le persone che stanno manifestando e che chiedono la cosa più dignitosa, più onesta del mondo: di lavorare? (Applausi).
Invece anche voi continuate a impedirlo, con misure senza senso. Vorrei farvi un esempio. Come mai avete tenuto sempre aperte le tabaccherie (nulla contro i tabaccai) di 30 metri quadrati, mentre avete chiuso i negozi di 200 metri quadrati? Ci dovete rispondere. Qual è la vostra ratio? (Applausi).
Noi di Fratelli d'Italia su questo scostamento che avete chiesto ancora una volta faremo la nostra parte di patrioti, perché ci rendiamo conto che 40 miliardi di euro sono fondamentali per dare un sostegno alle categorie produttive. Certo, non siamo così sereni quando andiamo a letto la sera, perché, se dobbiamo vedere lo storico di ciò che avete fatto con i decreti ristori 1, 2 e 3 e con i decreti sostegno, non sappiamo se veramente questa volta volete aiutare il sistema produttivo o volete ancora dare mance, prebende e aiutare gli amici degli amici. Fratelli d'Italia vuole credere. Siamo patrioti, faremo la nostra parte, ma siamo molto preoccupati da ciò che è contenuto nel DEF. Siamo molto preoccupati di aver visto che, oltretutto, è aumentata la pressione fiscale nell'anno 2020, che è un'assurdità: non si lavora e siete anche capaci di aumentare le tasse.
Siamo preoccupati e speriamo veramente che questo Governo trovi... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).
AIROLA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIROLA (M5S). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, senza fare nessuna polemica. Senza entrare nel merito della libera discussione e delle libere opinioni dei Gruppi di questa Assemblea, più volte ho sentito pronunciare l'espressione: «Noi siamo patrioti». Vorrei far notare che mi sembra che tutti qui siamo patrioti. (Applausi).
A prescindere che uno la veda in un modo o nell'altro, il patriottismo non è una prerogativa di Fratelli d'Italia.
PRESIDENTE. Senatore Airola, credo che tutta l'Assemblea sia assolutamente convinta della sua affermazione.
È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà.
COLLINA (PD). Signor Presidente, colleghi e rappresentanti del Governo, nei minuti che ho a disposizione voglio proporre due ragionamenti. Il primo è un percorso che può sembrare un esercizio astratto, ma che credo, invece, possa essere utile a mettere a fuoco non solo quello che è successo, ma anche, per quel che resta da fare, ciò che occorre operare con le risorse che mettiamo a disposizione con questo ulteriore scostamento di bilancio.
Ormai siamo a un anno dall'inizio di una pandemia che abbiamo inseguito con vari provvedimenti, nella speranza che dietro l'angolo, a un certo punto, ci fosse la fine di questo evento inedito e tragico che ha colpito l'intero pianeta. Ma in questo anno dietro l'angolo non c'è mai stata la fine della pandemia.
Vedendo le cose oggi, però, possiamo fare una valutazione che credo possa essere comunque utile. Cosa avremmo fatto se avessimo potuto mettere già nel conto che c'era da superare un anno intero di sospensione dell'economia dell'intero Paese ed anche dell'intera Europa? Cosa avremmo fatto se avessimo potuto programmare le azioni sapendo che sarebbe saltata una stagione turistica e una stagione invernale, un anno di esercizi pubblici sostanzialmente chiusi, ma sapendo anche quali sarebbero stati i settori che avrebbero potuto continuare a lavorare perché essenziali? Insomma, una valutazione preventiva ma complessiva, mettendo a fronte di questa una stima di quelle che sarebbero state le risorse necessarie per fare questa traversata nel deserto, e anche le risorse che ragionevolmente avremmo potuto mettere a disposizione attraverso degli scostamenti di bilancio per contenere i danni e le ricadute negative.
I dati sostanzialmente parlano in questi termini: per superare un anno, ovviamente non coprendo tutto quello che è mancato in termini di fatturato, ma salvaguardando la tenuta del Paese nel suo complesso, probabilmente servono - dico servono perché credo che questo conteggio sia valido tuttora - circa 450 miliardi, a fronte di una capacità straordinaria di indebitamento del Paese, che peraltro viene sorretta in questa straordinarietà anche dall'Europa, di 200 miliardi di debito, che abbiamo fatto e che facciamo oggi concludendo questo rally, dopo un anno, considerando tutti gli scostamenti.
Questi 200 miliardi come li avremmo utilizzati? A che cosa avremmo dato risposta? Quali sarebbero state le priorità se non fossimo stati costretti a inseguire la pandemia, mese per mese? Credo che le priorità sarebbero state tre in modo particolare: la copertura dei costi fissi; il sostegno alla liquidità delle imprese; il sostegno della cassa integrazione. Sostanzialmente parlo del mantenimento della capacità produttiva attraverso il sostegno alla forza-lavoro e il mantenimento in essere degli asset, che determinano e sostengono la capacità di produrre del nostro Paese. Sì, probabilmente questo può apparire un ragionamento astratto fatto oggi, però credo ci aiuti a capire quali sono le risposte che dobbiamo dare con questo ultimo scostamento di 40 miliardi; le risposte che dobbiamo aprire e sulle quali ci dobbiamo concentrare per mantenere ancora la nostra capacità produttiva, sia riguardo agli asset sia riguardo alla forza lavoro. Lo ripeto: costi fissi e liquidità.
Il secondo ragionamento che voglio fare è relativo alle riforme strutturali. Su questo voglio sottolineare incidentalmente il valore del grande patto di solidarietà che si è raggiunto in Europa tra le Nazioni, perché i Governi hanno compreso che l'Europa non è solamente un mercato interno, ma un sistema economico complesso con delle interdipendenze interne, che ha necessità di essere sorretto e aiutato per avere un'efficienza complessiva, il che significa intervenire per ridurre le disomogeneità e quindi dare aiuti e sostegni in modo disomogeneo per andare a sostenere quei pezzi del sistema che ne determinano la debolezza complessiva.
Questo spiega perché all'Italia viene assicurata dal Next generation EU la fetta più significativa di risorse. L'Europa inizia finalmente a ragionare come sistema sociale ed economico, non solo rivolto verso le regole del mercato interno, ma valutando la propria capacità di competere nei mercati internazionali. Parlo quindi di un'Europa che guarda complessivamente alle filiere produttive che sono presenti nel continente, che si confrontano con le altre filiere presenti nel mondo. Si è trattato di un fatto fondamentale: l'Europa che capisce questo e che decide di allocare risorse straordinarie in modo disomogeneo, facendo anche dei passi inediti come l'istituzione dei titoli di debito europeo, seppur ancora circoscritti alla pandemia e non resi strutturali.
In questo quadro ci vengono richieste le riforme.
Al di là del fatto che in questo Documento manca il Piano nazionale delle riforme, che è sostituito dal PNRR, la sostanza c'è. Credo che la pagina 14 del DEF, che riporta i disegni di legge collegati alle decisioni di bilancio, sia il vero banco di prova del Governo e della compagine di maggioranza. Sono infatti qui riportati i disegni di legge sulla semplificazione e sul riordino in materia di start-up e PMI innovative, sulla revisione organica degli incentivi alle imprese, sulle disposizioni per lo sviluppo delle filiere per favorire l'aggregazione tra imprese e per la revisione del decreto legislativo n. 33 del 10 febbraio 2010, cioè il codice della proprietà industriale, solo per citare quelli di più stretto interesse della 10a Commissione permanente, a cui appartengo.
Decidere i contenuti di quei collegati è il compito che ci aspetta, come Governo e come Parlamento, ma soprattutto come forze politiche. Diamo un'accelerata, per collocare l'Italia, nel dopo pandemia e nel dopo Covid, in un percorso di rilancio, non solo dell'Italia, ma dell'intera Europa. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà.
LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, a quattordici mesi dallo scoppio della pandemia, l'economia della montagna è quella che ha pagato il prezzo più alto, per le restrizioni e le limitazioni. Mentre le località di mare, fortunatamente, hanno potuto godere della parentesi tra la prima e la seconda ondata e adesso si apprestano alla nuova stagione, grazie all'avanzamento della campagna vaccinale, la stagione sciistica è coincisa con le fasi più acute della diffusione del virus. In pratica nei nostri territori è saltata un'intera stagione, con impianti e alberghi chiusi e l'intero indotto che non ha potuto far lavorare un solo giorno tutti gli operatori.
Come sappiamo, tutto questo ha avuto conseguenze pesanti per i lavoratori stagionali, comprese le professioni della montagna, come le guide alpine e i maestri di sci, che non sempre sono rientrati nelle tipologie di lavoratori che hanno avuto accesso alle varie forme di sostegno al reddito. Per questo, già in autunno, quando era ancora in carica il Governo precedente, avevamo sollecitato un'attenzione particolare ai nostri territori, che si è tradotta poi negli aiuti a fondo perduto per la filiera della neve, contenuti nel decreto sostegni, varato dal nuovo Governo Draghi. Ricordo che quelle misure furono concordate in una fase nella quale si credeva ancora che la stagione sciistica sarebbe potuta partire dopo il periodo natalizio. Per questo oggi non serve soltanto confermarle, nei provvedimenti che saranno finanziati con questo ulteriore scostamento di bilancio. Occorrono, da un lato, un sostanzioso rafforzamento di quelle risorse e, dall'altro, una revisione dei criteri per la quantificazione degli aiuti. In particolare è necessario trovare un meccanismo che calcoli la perdita reale, che, come abbiamo detto, pesa soprattutto per i mancati introiti del primo trimestre 2021.
Siamo consapevoli dello sforzo che è stato fatto portando questo scostamento a 40 miliardi di euro. Dall'inizio della pandemia lo Stato si è indebitato per circa 175 miliardi di euro, ma non sempre queste risorse sono purtroppo riuscite a centrare l'obiettivo del sostegno alle imprese. A maggior ragione occorrono criteri che distribuiscano le risorse, in proporzione alle perdite effettivamente subite, ma oggi credo che occorra lavorare di più su proroghe e moratorie, per alleggerire le imprese e le famiglie dal carico fiscale e favorire così l'accesso al credito. È un tema di giustizia sociale, ma anche un tema di tenuta del tessuto produttivo nei territori di frontiera, che, non dimentichiamolo, si devono confrontare con la concorrenza e quindi anche con i regimi fiscali e gli aiuti che ricevono gli operatori economici dei Paesi confinanti. Lo ricordo sempre nell'ottica, importante, che nella prossima legge di bilancio si intervenga sulla quota di compartecipazione delle Regioni e delle Province autonome al risanamento dei conti dello Stato.
Con l'ultima legge di bilancio, per via delle minori entrate erariali, nella Valle d'Aosta ad esempio è stata lasciata in cassa parte consistente della quota di compartecipazione. Queste risorse sono state essenziali per garantire il funzionamento di tutta una serie di servizi che sono interamente a carico delle Regioni a statuto speciale, come la scuola, la sanità e la Protezione civile. Nel DEF che oggi ci accingiamo ad approvare, per tutte le Regioni a statuto speciale e le Province autonome la quota indicata è di appena 100 milioni. È una cifra sicuramente insufficiente, quindi chiediamo che venga rinegoziata e rivista per continuare a garantire questi servizi essenziali.
In conclusione, signor Presidente, vorrei fare una riflessione sulle riaperture. Con l'ultimo provvedimento si dà alle attività di ristorazione la possibilità di preparare pranzi e cene all'aperto, nei dehor. Questo è un esempio ulteriore di come la realtà della montagna non sia ancora, dopo quattordici mesi di pandemia, presa nella giusta considerazione. È chiaro che un ristorante in una località montana non può far cenare i clienti all'aperto in questa stagione, a meno che questi non si accomodino con i cappotti, la sciarpa e i guanti, oppure si chieda ai ristoratori di dotarsi di stufe per riscaldare i dehor. Ma con che faccia, in un settore che è già in ginocchio? Per questo nel prossimo provvedimento chiederemo un'ulteriore attenzione alla realtà della montagna. Lo ripetiamo da mesi, ma le risorse dei provvedimenti fin qui messi in campo purtroppo non sono ancora sufficienti per salvare un intero settore turistico. Per questo anche la nostra Regione, seguendo l'esempio del Sud Tirolo, sta lavorando a un pass che consenta di fare attività anche negli nei luoghi chiusi. In ogni caso, il mio auspicio è che ogni scelta tenga conto delle specificità, anche climatiche, dei diversi territori. La montagna ha sofferto più di tutti, dedichiamole l'attenzione che merita. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà.
RUSPANDINI (FdI). Signor Presidente, quello in esame è l'ennesimo scostamento di bilancio che ci apprestiamo a votare, ma in realtà a debito si aggiunge debito. Il grande debito pubblico italiano ha che fare con l'indebitamento del recovery fund: a volte, infatti, nella narrazione non emerge chiaramente che sono soldi che dobbiamo ridare. Tuttavia l'equazione non è completa se non aggiungiamo i coefficienti relativi ad un altro fattore fondamentale, che è la diminuzione del prodotto interno lordo causata dalle chiusure e dalla crisi economica della quale ci stiamo occupando. Tutto questo determina un quadro a tinte fosche, con poca speranza (non mi riferisco al Ministro, passatemi la battuta).
Secondo me, secondo noi, il problema non è tanto il debito pubblico, perché un debito pubblico sostenibile, che favorisce l'incremento dell'economia e consente di innescare un meccanismo virtuoso per il rilancio della crescita economica è anche ammissibile, anche se, come sappiamo, quello italiano è particolarmente ingombrante. Quello che ci preoccupa, in realtà, è la prospettiva della gestione di questo debito; quello che ci spaventa è il rientro dal debito se applicato e confrontato con il drammatico calo demografico. Per questo siamo rimasti tutti sbigottiti e scioccati leggendo le parole del ministro Daniele Franco a pagina 131 del Documento di economia e finanza, dove c'è un paragrafo, in apparenza tecnico e neutro, intitolato «Sensitività rispetto alle variabili demografiche».
Non so se i colleghi della Lega abbiano avuto modo di dare un'occhiata, però questo Ministro sostiene che far entrare più immigrati è un ottimo modo per ridurre il rapporto tra debito pubblico e PIL. Vi risparmio tutta la narrazione e le disquisizioni macroeconomiche; la conclusione è che l'incremento del flusso netto migratorio di un terzo rispetto al previsto permetterebbe di diminuire il rapporto debito-PIL nel ventennio successivo. Questo è quanto sostiene il Ministro.
Voglio dire a chi la pensa come questo Ministro che, a mio avviso, più che sperare negli immigrati, credo che dovremmo investire sugli italiani, mettendo al centro le giovani coppie italiane, che non hanno accesso nemmeno alle case popolari in tanti dei nostri Comuni a causa di leggi inique.
Perché non investire sulla natalità? Perché non investire su leggi che favoriscano la famiglia, sugli asili nido e su tantissime altre proposte che la destra italiana e i patrioti - lo voglio sottolineare - di Fratelli d'Italia sostengono da sempre? Ecco, riteniamo che tutto questo - lo dico ai rappresentanti del Governo - sia a dir poco vergognoso.
Fratelli d'Italia si batterà con ogni mezzo per contrastare la deriva immigrazionista di questo Governo, che è perfettamente in linea con il Governo precedente. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà.
*CONZATTI (IV-PSI). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, il DEF, lo scostamento e il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che quasi contestualmente stiamo esaminando, raccontano le sfide enormi dell'Italia; raccontano la sfida di cominciare, finalmente, a crescere, e in maniera sostenuta. Raccontano la sfida di mantenere un debito pubblico che sia sostenibile e capace di ridursi, attraverso le politiche che mettiamo in atto per sostenere i nuovi investimenti e anche per preparare i nostri conti pubblici a riassorbire eventuali - che ovviamente non auspichiamo - nuove crisi.
Le sfide riguardano non solo la parte economica, ma tutta l'Italia perché è richiesta - e il PNRR ce lo racconta molto bene - una radicale trasformazione del nostro Paese sul piano green, digitale, di coesione, delle competenze richieste agli italiani, e anche una grandissima sfida sul piano sanitario, che forse ancora stiamo parzialmente sottovalutando. La salute degli italiani è, infatti, il presupposto in base al quale può essere realizzato tutto quello che nel DEF stiamo raccontando. È per questo che come Italia Viva stiamo raccomandando, chiedendo, mettendo in atto un piano di investimento massiccio sulla sanità.
Le sfide connesse al DEF riguardano moltissimo la politica. Senza cadere nella retorica, a noi tutti che facciamo parte di questa maggioranza così allargata, saranno chieste mediazioni piuttosto alte per essere riformatori, per riformare il fisco, la giustizia, la pubblica amministrazione, il mercato del lavoro.
Non dobbiamo dimenticare che tutto questo avverrà nei prossimi cinque anni e che non toccherà solamente a noi. Anche a chi siederà in quest'Aula dopo di noi toccherà avere questo nostro spirito di coesione e di riforme, che ci sta offrendo quella che alcuni vedono come una grande opportunità ma al contempo con preoccupazione, come è ineludibile. Ed è effettivamente così; è entrambe le cose. In questo momento non possiamo sbagliare. Quella delle riforme, della ripresa, mi viene da dire della ricostruzione dell'Italia è una strada obbligata.
Venendo al DEF e ai ragionamenti macroeconomici di finanza pubblica, e in particolare allo scostamento, la richiesta di scostamento - lo sappiamo - è stata resa possibile, come tutte le precedenti che abbiamo approvato quest'anno, dalla applicazione della clausola del "general escape clause", che dà a tutti gli Stati europei quegli spazi di manovra per poter intervenire.
L'Italia ha fatto molto per fronteggiare l'epidemia, compreso l'attuale scostamento; abbiamo investito 180 miliardi in interventi a favore della sanità, delle imprese, delle famiglie.
Questi 180 miliardi hanno aumentato il nostro debito, poi analizzeremo come potrà continuare ad essere sostenibile. I 40 miliardi che verranno autorizzati oggi con lo scostamento serviranno per le misure del decreto imprese, a favore, in particolare, delle imprese, sui costi fissi, per favorire il credito e la liquidità, ma anche per aiutare le famiglie più in difficoltà, per aiutare finalmente, come è nello spirito di questo nostro periodo e del Next generation EU, i giovani. L'Italia, come gli altri grandi Paesi europei, ha investito molto, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, oltre l'11 per cento del PIL in misure di sostegno dell'economia. Il Fondo monetario internazionale ci tratteggia anche un quadro mondiale degli interventi che non sono esattamente comparabili con quelli europei, perché abbiamo due livelli di intervento, quelli nazionali e quelli europei, ma dobbiamo sapere che gli Stati Uniti hanno investito oltre il 25 per cento del PIL in interventi per far fronte all'epidemia e dare una spinta alla loro economia.
Oggi approviamo anche la revisione del Piano di rientro verso l'obiettivo di medio termine, del resto il livello dell'indebitamento netto purtroppo è all'11,8 per cento del PIL e tornerà al livello a cui dovrebbe essere, quindi al 3 per cento, solo a partire dal 2025. Questo è un primo motivo di preoccupazione, perché ciò avverrà temporalmente dopo la reintroduzione del Patto di stabilità e crescita, che dovrebbe essere introdotto nel 2023 e che ci pone un altro obiettivo, quello che l'Italia deve avere primariamente, ovvero la revisione del Patto di stabilità e crescita.
Il presente scostamento contiene anche una novità molto importante, che è l'ulteriore indebitamento netto di circa 6 miliardi nel periodo 2025-2034, che andranno a costituire il fondo di investimento complementare. Tale fondo finanzierà quei progetti interessanti e prioritari riproposti dalle amministrazioni dello Stato che però risultavano eccedere le misure complessive destinate all'Italia nel progetto Next generation EU. Oggi il PNRR allargato, si costituisce dei 191 miliardi delle risorse del Recovery and resilience facility, delle risorse di altri fondi complementari, come React-EU, per 15 miliardi e appunto di queste ulteriori risorse pari a oltre 31 miliardi del fondo di investimento complementare. Da questo punto di vista, il PNRR, come deve, aiuta moltissimo il cuore di questo DEF, che è la crescita. Il PIL, soprattutto negli anni 2021-2022, risente molto positivamente dell'impatto delle misure di spinta del PNRR, incrementando anche rispetto ai tendenziali di +0,5, +0,4 e attestandosi a livelli interessanti: il 4,5 per cento nel 2021 e il 4,8 per cento nel 2022. Sul 2022 dobbiamo dire che l'Ufficio parlamentare di bilancio ha sollevato qualche perplessità, ma comunque ci piace vedere questa forza di spinta alla crescita nel 4,8 per cento del 2022.
Il problema del PIL tuttavia resta, perché nel quadro programmatico la crescita del PIL non resta così sostenuta fino al 2024 e deve suscitarci una domanda sul perché il PNRR non sia in grado di imprimere una crescita duratura, consistente e solida al nostro PIL. Il PIL è dirimente per quanto riguarda la sostenibilità del debito. Il rapporto debito-PIL è altissimo, più alto rispetto alle previsioni della NADEF, perché si attesta al 159,8 per cento nel 2021. È vero che rientra già a partire dal 2022, per assestarsi nell'orizzonte programmatico al 152,7 per cento, ma ci vorrà un decennio per arrivare ai livelli di debito del rapporto debito-PIL pre-crisi e ancora non basta, perché tutti noi ricordiamo i ragionamenti che facevamo in quest'Aula poco più di un anno e mezzo fa e sapendo benissimo che il nostro debito era già alto e al limite della sostenibilità prima della crisi. Quello della sostenibilità, quindi, è certamente un tema. Hanno ragione gli esperti dell'Ufficio parlamentare di bilancio quando dicono che sicuramente le politiche monetarie espansive, le iniziative dell'Unione europea per la stabilità dei mercati hanno ridotto in corso d'anno la volatilità dei mercati.
E infatti la spesa per gli interessi è bassa (3,5 per cento sul PIL nel 2020) e diminuirà ulteriormente da qui al 2024 al 2,6 per cento. Il tema resta, però, sicuramente aperto perché far dipendere la sostenibilità del debito dalla crescita è un'enorme scommessa. Perché tatutologicamente bisogna saper crescere.
Vengo, concludendo, agli scenari avversi, che esistono. Noi, oggi siamo pronti a sostenere questo sguardo in avanti e, però, dobbiamo contestualmente guardare con senso di realismo agli scenari avversi che ci sono e alle preoccupazioni rispetto alla tenuta del quadro macroeconomico. Il DEF si basa, infatti, su due presupposti: la favorevole evoluzione della pandemia e l'invarianza delle condizioni di contesto. Sono variabili, tuttavia, che non possiamo governare noi. Solo pensando alla pandemia sappiamo benissimo che ci sono rischi di nuove varianti, che il piano vaccinale prosegue spedito grazie al nuovo Governo, ma che abbiamo, comunque, dei problemi di approvvigionamento. E sappiamo anche benissimo due cose importanti: il patto di stabilità e crescita e i programmi di acquisto della BCE dal 2023 vedranno un altro approccio rispetto a quelli di sostegno che vediamo noi.
Siamo a favore - lo ribadisco - di questa visione positiva, però i rischi ci sono; sono "calcolati", ma ci sono. In questo momento dobbiamo avere chiaro che in gioco non c'è semplicemente la reputazione di un Governo molto autorevole chiamato proprio per governare in un contesto difficile, ma c'è la tenuta dell'economia reale dell'Italia. (Applausi).
Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione ad allegare il testo integrale dell'intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà.
FEDELI (PD). Signor Presidente, Governo, in molti abbiamo detto che siamo a un anno dalla pandemia. Abbiamo iniziato il percorso di vaccinazione e abbiamo un piano importante.
Sappiamo che questo anno ha modificato radicalmente condizioni di vita, di salute, di futuro e di prospettiva. Ha cambiato non solo la convivenza tra le persone, ma credo - lo ha detto bene questa mattina il senatore Zanda, che tengo molto a citare - anche il rapporto tra le funzioni del Parlamento e del Governo, in parte oggettivamente e, in parte, no. Penso che sia un tema cui il Parlamento e il Senato devono prestare attenzione perché è in quella cornice, oltre che sul piano di riforme, come è stato detto in uno degli interventi di questo pomeriggio, che si inseriscono - è importante farlo - gli ultimi dati che l'Istat ci ha dato questa mattina. Li riprendo solo per dire che il 32 per cento delle imprese dice che teme la chiusura nel 2021, che il 45 per cento delle piccole imprese che rappresentano più del 20 per cento dell'occupazione strutturale è a rischio, soprattutto nel terziario e nelle filiere produttive molto esposte alla concorrenza internazionale. Poi ci sono i temi del turismo e degli aspetti culturali di questo Paese.
Dentro questa situazione percepiamo tutti - ogni senatrice, ogni senatore, ogni parlamentare, ma anche chi ha rappresentanza esterna come le forze sociali e le forze imprenditoriali - e ci rendiamo conto che questo faticoso anno ha bisogno di ciò facciamo oggi, che è molto importante. Voteremo il Documento di economia e finanza (DEF) - il collega Collina mi ha ricordato che un suo amico veniva chiamato così, ma non è corretto farlo - e votiamo lo scostamento per poter fare un intervento importante a sostegno delle imprese, del lavoro e delle professioni, con tutto ciò che ne deriva.
La cornice di riferimento e la visione del Next generation EU e del recovery plan non vanno mai smarrite, anche e soprattutto in queste fasi.
Questa visione di insieme deve farci attraversare le scelte di questa fase, non solo perché c'è la scadenza di presentazione del PNRR alla fine di aprile, ma perché lì abbiamo determinato la nostra unità di Paese e la nostra visione per superare tutti i gap strutturali della crescita e dell'occupazione. (Applausi). In Commissione lavoro abbiamo discusso anche della produttività di questo Paese, perché questo è l'elemento che poi rende forti nella crescita. Allora noi dobbiamo sapere (ne siamo tutti consapevoli) che abbiamo un Paese in attesa di queste nostre scelte, in attesa di questo orientamento, in attesa della nostra coerenza in queste scelte. Anche nel nostro dibattito, non dobbiamo dare l'idea di una frammentazione nel modo con cui discutiamo i vari step e i vari progetti (così non aiutiamo nemmeno le nostre parti di rappresentanza), perché il Next generation EU e il recovery plan devono attraversare esattamente tutto.
Poiché ho pochi minuti, ci tengo molto a sottolineare un aspetto che questo Senato e questo Parlamento hanno conquistato nel dibattito e nella costruzione del recovery plan, che riguarda uno dei gap fondamentali di cui soffre il nostro Paese e che, se non affrontato, non ci metterà nella condizione di crescere e di rimettere al centro il lavoro con una piena occupazione di qualità: l'aumento dell'occupazione femminile. Non mi stancherò mai di dirlo, come tutte noi e tutti noi; lo abbiamo anche votato, ma bisogna rimetterlo al centro di questa scelta e non perché lo diciamo solo noi. (Applausi). Tutti gli indicatori internazionali dicono che, senza un aumento strutturale dell'occupazione femminile, non c'è crescita e non ci sono nemmeno - mi permetto di ripeterlo - le condizioni di risposta a ciò che questo anno di pandemia ha messo straordinariamente in visibilità per tutta la società, cioè dove sono collocate le donne nelle loro attività. Esse sono collocate nei lavori di cura, che quando mancano, evidentemente, generano una difficoltà nella convivenza democratica di donne e uomini. Questo ha quindi una valenza straordinaria.
Da questo punto di vista voglio svolgere anche un altro asse di ragionamento, che c'entra con il fatto di mettere al centro l'obiettivo della piena e buona occupazione nel nostro Paese. Perché alla fine di cosa parliamo quando parliamo degli investimenti? Vogliamo creare lavoro di qualità. Ma anche qui, per rispondere all'asse fondamentale e alla visione che ci ha dato il Next generation EU, c'è esattamente la filiera trasversale della conoscenza, senza la quale anche questo non attraversa assolutamente la messa a terra della transizione ecologica, della transizione digitale e di tutto il resto. Questo è l'altro elemento. (Applausi).
In conclusione, vorrei dire che le aspettative maggiori in questo Paese sono delle donne e dei giovani. Ma, per fare seriamente questo, riprendo una proposta che spero diventi di tutti. Noi abbiamo bisogno di due grandi scelte che dobbiamo fare insieme, Parlamento e Governo: dobbiamo davvero costruire un patto sociale e un patto istituzionale, perché abbiamo bisogno, per rilanciare il Paese, delle Regioni e dei Comuni. Abbiamo bisogno di questo e penso che ci faremo promotori insieme ad altri - me lo auguro e guardo la mia Capogruppo - del fatto di istituire una Commissione speciale bicamerale che accompagni e monitorizzi (oggi, ma anche nella futura legislatura) la messa a terra delle scelte strategiche che facciamo con il Piano nazionale di riprese e resilienza, perché questa è anche la capacità di visione che dobbiamo assolutamente avere. Mi sembra che questo sia il terreno necessario, in questa fase politica, che porta alla trasparenza e alla partecipazione delle cittadine e dei cittadini. I cambiamenti sono difficili e gli assetti di conservazione ovviamente rimangono in piedi nelle fasi di cambiamento. I cambiamenti hanno pertanto bisogno di una grande partecipazione. Anche la Commissione bicamerale è fondamentale da questo punto di vista, ma lo è soprattutto il patto di rilancio. Questo è un punto della politica, non è un guardare indietro a Ciampi, ma è guardare all'esigenza vera ed è anche l'auspicio per cui è nato questo Governo di emergenza, il Governo Draghi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà.
CRUCIOLI (Misto). Signor Presidente, nel tempo assegnatomi cercherò di rappresentare il mio punto di vista sul Documento di economia e finanza e di rappresentare anche quelle che potrebbero essere, a mio avviso, le conseguenze della politica economica del Governo in cui si inserisce il DEF.
Com'è noto, il DEF rappresenta il principale strumento del ciclo della programmazione economica e di finanza pubblica. Per legge, questo importantissimo documento programmatorio deve essere accompagnato da determinati documenti e da tutte quelle misure che, in qualche modo, incidono sulle entrate o sulle uscite. Essendo, infatti, una stima che il Governo fa e che il Parlamento deve valutare su quello che sarà l'andamento del Paese dal punto di vista economico, ovviamente si deve basare su elementi che devono essere in qualche misura noti al Parlamento e, quindi, valutabili compiutamente.
In particolare, per legge il DEF deve essere accompagnato dal Piano delle riforme, perché è ovvio che queste ultime possono incidere sulle minori uscite, così come deve essere accompagnato da tutte quelle norme e da quei provvedimenti rilevanti dal punto di vista delle entrate.
In particolare, il DEF prevede e menziona esplicitamente la rilevanza del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tuttavia, di questo Piano non conosciamo nulla, se non ciò che abbiamo conosciuto dal precedente Governo: già di per sé era piuttosto fumoso e, comunque, questo Governo ha detto di volerlo cambiare in molte sue parti.
Inoltre, il Governo dice di nuovo esplicitamente che questa volta il DEF non sarà accompagnato dal Piano delle riforme, perché esso sarà assorbito nel PNRR, che, come ho detto, noi attualmente non conosciamo. Quindi, io rivolgendomi ai colleghi chiedo che cosa votano oggi e come fanno allo stato attuale a dare un giudizio su questo Documento di economia e finanza, che non contiene gli elementi per la sua valutazione.
Chiedo anche al Governo: perché il PNRR non è stato reso noto contestualmente al DEF come avevamo chiesto? Personalmente, io ho lasciato agli atti la mia richiesta in Commissione, perché il Presidente della Commissione finanze si facesse promotore col Governo per avere un'anticipazione, le schede, i progetti per poter valutare compiutamente il DEF, ma nulla di tutto questo è stato fatto.
Quindi, la domanda che segue immediatamente è: che cosa state nascondendo. Come mai l'attività, che sicuramente viene fatta dal Governo, viene fatta non alla luce del sole. Che cosa state nascondendo? Qual è il piano nascosto che cercate di portare più avanti possibile, senza che il Paese e il Parlamento lo conoscano.
Per cercare di dare risposta a questa inquietante domanda e, quindi, venendo anche a quelle che possono essere le conseguenze della politica economica in cui si inserisce questo Documento di economia e finanza, vorrei entrare brevemente nel dettaglio di quello che si può comprendere anche senza la presenza di quegli importanti allegati di cui parlavo prima.
In particolare, per quanto concerne la clausola generale di salvaguardia, che ha consentito fino adesso di non applicare in maniera rigorosa il Patto di stabilità (anche se il Patto non è sospeso, ma è sospeso quel sentiero di rientro verso l'obiettivo di medio termine), nel DEF che ci viene presentato oggi si chiarisce che questa parentesi andrà scemando. Non è detto che nel 2022 la clausola generale di salvaguardia venga prorogata e il Governo non si è voluto impegnare, come invece era stato chiesto in Commissione, a portare avanti la richiesta per la proroga della clausola generale di salvaguardia.
Il DEF chiarisce, anzi, che è importante - leggo testualmente - che si abbia contezza che a tempo debito i frutti della maggior crescita dovranno contribuire al rafforzamento della finanza pubblica perché queste regole europee torneranno a essere stringenti. E qual è, infatti, l'obiettivo di questo DEF? È chiarire che il successivo sentiero di avvicinamento all'Obiettivo di medio termine prevede di riportare il rapporto tra debito pubblico e PIL verso i livelli pre-crisi per la fine del decennio. Per fare questo, il sentiero è molto stretto.
Cito qualche dato molto sinteticamente per non annoiarvi. Si prevede un decremento dell'indebitamento netto rispetto al 2021, sia in valore assoluto, che rispetto al rapporto con il PIL, di 100 miliardi di euro nel 2022, 69 miliardi nel 2023, e 67 miliardi prima del 2024. Nel Documento è scritto che ciò si può ottenere, ma richiederà risparmi di spesa e aumenti delle entrate.
Quanto agli aumenti delle entrate, è difficile pensare che ci potranno essere aumenti di tasse. Pertanto, dovrà sicuramente trattarsi di un risparmio di spesa, il che significa molto probabilmente tagli ai servizi. (Applausi). Siamo quindi di nuovo di fronte a quell'austerità che invece non farà bene alla nostra economia. Se alziamo lo sguardo e cerchiamo di capire il contesto generale vediamo che i 200 miliardi di euro sono di prestito sia nella parte cosiddetta a fondo perduto (perché gravano sul bilancio dell'Unione Europea, che poi dovrà essere ripianato con i bilanci degli Stati membri), sia nella parte dei prestiti veri e propri che dovranno essere ristorati con un piano di rientro. Pertanto, da un lato, l'Italia dovrà iniziare a restituire nei prossimi anni questi soldi presi a debito e, dall'altro, il Patto di stabilità tornerà a essere stringente e quindi dovremo seguire lo stretto sentiero previsto nel DEF. Allo stesso tempo, la BCE smetterà il programma di acquisto dei titoli di Stato italiani e, quindi, di nuovo, per poterci finanziare sul mercato ci sarà sicuramente il problema degli interessi e dello spread.
Inoltre, se teniamo a mente quanto avvenuto improvvidamente con lo scorso Governo, cioè il rafforzamento del cosiddetto Fondo salva-Stati (il famigerato MES, il meccanismo europeo di stabilità), capiamo che il prestatore di ultima istanza sarà quel Fondo che presta - sì - quando gli Stati sono in difficoltà, ma a fronte di cessioni di sovranità.
Tutto questo complesso di norme che l'attuale Governo sta adottando mi fa venire in mente quello che il presidente Draghi disse nel suo discorso di insediamento. Egli disse tante cose fumose, ma anche una cosa chiara, ossia che uno dei compiti del suo Governo sarebbe stato quello di consentire ulteriori cessioni di sovranità dell'Italia a favore dell'Europa. Non vorrei che la conseguenza di questi tasselli fosse il perseguimento di una maggiore integrazione europea a colpi di spread e ricatti economici. A me preme che queste cose restino agli atti. Signor Presidente, colleghi, io vi ho avvertito. (Applausi).
Presidenza della vice presidente TAVERNA (14,50)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà.
GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi - bentornato anzitutto al mio collega Adriano Galliani - signor rappresentante del Governo, intervenire oggi in quest'Aula, sapendo che fuori il Paese sta aspettando, sta soffrendo e sta resistendo, ci carica di una particolare responsabilità. Oggi a nome di Forza Italia, oltre che alla Presidenza, al rappresentante del Governo e ai colleghi, mi rivolgerò direttamente con sincerità e con semplicità alle persone che seguono i nostri lavori. Ce la stiamo mettendo tutta, ponendo davanti a tutto la salute, accanto al sostegno per la ripartenza economica, per affiancare l'azione del Governo, portando come Parlamento le istanze dei territori e anche suggerendo aggiustamenti rispetto a decisioni che possono creare difficoltà di applicazione: mi riferisco, per esempio, alla questione del coprifuoco alle 22, per cui Forza Italia ha già chiesto una possibilità di revisione entro dieci giorni.
Quindi vaccini, vaccini e vaccini, aiuti economici diretti e indiretti, grazie alle moratorie e ai crediti di imposta, per vincere la grande sfida di superare l'emergenza e garantire il rilancio.
Quando abbiamo deciso di sostenere il governo Draghi, lo abbiamo fatto con totale spirito di servizio, determinati a dare al Paese nel suo momento più difficile la guida più autorevole, più credibile e più corretta, che riuscisse in primis a creare stabilità, superando anche le naturali divergenze da parte di ogni movimento politico, per lavorare insieme al superamento dell'emergenza sanitaria e, di conseguenza, sociale ed economica.
Forza Italia porta il proprio contributo quotidianamente, attraverso i propri rappresentanti al Governo e in Parlamento, e lo fa con proposte chiare e concrete che l'Esecutivo dimostra di condividere, inserendole negli indirizzi di Governo.
Penso al tema del lavoro flessibile, della reintroduzione di voucher di emergenza per il lavoro, ad esempio, proposti dal vice ministro Pichetto Fratin, per far lavorare immediatamente i nostri giovani o chi è rimasto senza lavoro, combattendo nel frattempo il lavoro nero e illegale senza tutele.
Mi riferisco ai grandi temi per la tutela della salute e, a questo proposito, lasciatemi ringraziare tutti i volontari che sono a disposizione ventiquattro ore su ventiquattro (Applausi) nei centri vaccinali con la loro opera indispensabile (medici, infermieri, professionisti della sanità, farmacisti, Protezione civile, alpini), con un sistema integrato che vede affiancate tutte le realtà ospedaliere in campo.
La tutela della salute vede Forza Italia affiancare la decisione del Governo di fornire un green pass per la libera circolazione, un pass della libertà, come a noi piace chiamarlo (Applausi). La proposta è di creare un'applicazione di semplice utilizzo che consenta l'accesso ad eventi sportivi, culturali, fieristici, matrimoni ed eventi in genere.
Il Paese ha bisogno di sostegno immediato, ha bisogno di sentirsi al sicuro e per farlo c'è necessità che il Governo, supportato dall'azione del Parlamento, metta in atto ogni possibile intervento per trasformare un indebitamento necessario nella leva per la ripartenza. Insomma, il debito deve trasformarsi in un vero e proprio acceleratore di ripresa e in questo senso infrastrutture e sistema immobiliare possono fare la differenza. Penso, ad esempio, alle smart city, le vere città del futuro e penso al centralissimo tema della rigenerazione urbana cui stiamo lavorando e che Forza Italia ritiene fondamentale per il benessere e la crescita armoniosa.
Fino ad oggi abbiamo speso - non sempre bene nel passato - già 202 miliardi. Ai bonus vacanze inutilizzati, ai bonus monopattini, ai banchi a rotelle per la scuola noi vorremmo, per esempio, prediligere il bonus sport e salute, che avrebbe la doppia utilità di sostenere palestre e centri sportivi, consentendo la ripresa fisica e morale dopo la malattia alle persone di ogni età.
Per l'emergenza immediata è pronto un altro scostamento di 40 miliardi, quello che siamo oggi votando, per un secondo decreto sostegni per non dimenticare e lasciare indietro nessuno. Penso alla montagna, ad esempio, per la quale stiamo cercando di compensare i mancati introiti di una stagione mai cominciata, nonostante gli investimenti messi in campo.
Questo Governo dovrà lavorare per gettare le basi di una visione prospettica complessiva che passi da un sistema rivoluzionario di riforme e di investimenti pubblici: pubblica amministrazione e semplificazione (ce l'abbiamo), giustizia (ce l'abbiamo), fisco (ce l'abbiamo), piano industriale, scuola e formazione, transizione ecologica. Quest'ultima dovrà essere e sarà il più grande volano. Per questo, ben venga il nuovo Ministero, che dovrà diventare centrale per lo sviluppo di un mondo nuovo, un mondo che dovrà vedere il pubblico e il privato legati da una grande alleanza con l'ambiente, tutelato proprio grazie al progresso e all'innovazione. Supportare e incentivare le imprese, dalle più grandi a quelle micro, durante il percorso di transizione, sarà l'unico modo per raggiungere gli obiettivi che ci chiede il nostro buon senso, prima che l'Europa, per realizzare quel sistema virtuoso in grado di conciliare lavoro, produzione, coesione sociale e rispetto dell'ambiente. Quale migliore auspicio, proprio oggi che si celebra la Giornata mondiale della Terra? (Applausi).
Proprio la crescita economica diventa, quindi, un fattore abilitante della sostenibilità ambientale e sociale. C'è bisogno per questo di certezze e programmazione, perché il mondo post pandemia, come hanno ricordato tanti colleghi, non sarà più lo stesso e noi non dovremo più essere gli stessi. Come ha detto giustamente il presidente Draghi nel suo primo intervento alle Camere, sarà necessario sapersi adattare per poter crescere, la politica in primis.
È fondamentale, come ha ben sottolineato il collega Floris, che è seduto accanto a me, puntare sul capitale umano, sulla formazione, a partire dalla scuola primaria fino all'università, prevedendo periodici aggiornamenti aziendali per governare l'innovazione. Siamo pronti e stiamo lavorando come non mai.
Questo Documento di economia e finanza e il prossimo Piano nazionale di ripresa e resilienza, insieme ai vaccini, siano la luce in fondo al tunnel per tutto il sistema produttivo, per i bus turistici fermi, per gli ambulanti, per i commercianti, per i professionisti, per le partite IVA. La pandemia ha cambiato il mondo e l'Italia deve tornare al centro, attraverso la valorizzazione dell'infrastruttura immateriale che possediamo solo noi, il made in Italy, quel «fatto in Italia» che deve continuare ad essere la migliore garanzia di qualità e unicità dei nostri territori e dei nostri prodotti.
Noi non smetteremo di lavorare affinché tutti possano tornare a lavorare. Forza, Italia! (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà.
FERRERO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghe e colleghi tutti, in questa estesa maggioranza siamo tutti qui per risolvere i problemi dell'Italia e degli italiani. I problemi sono sotto gli occhi di tutti, ma sensibilità diverse fanno sì che ci sia un dibattito nell'individuare il modo migliore per risolverli. Questo Documento di economia e finanza è il principale documento di programmazione della politica economica e di bilancio. Esso ha il gravoso compito di tracciare le linee di intervento per il futuro; un futuro che deve essere di ripresa, di ritorno alla normalità, facendo i conti con una crisi sanitaria che ha determinato un disastro economico e sociale.
Vorrei, quindi, soffermarmi sul mio modo di vedere alcune soluzioni. Il problema sanitario è stato, a mio avviso, vittima di un errore di base macroscopico; mi riferisco alle cure domiciliari nei primi giorni di malattia. Abbiamo preso atto di questa problematica, abbiamo votato tutti insieme in Senato un ordine del giorno che va nella direzione di favorire le cure domiciliari. Dobbiamo tuttavia crederci tutti insieme. Vi sono medici che ormai, a partire da aprile 2020, hanno curato decine di migliaia di persone. Tra queste persone fortunatamente - loro dicono purtroppo - i morti si contano sulle dita di una mano.
Allora, signori, facciamo tesoro di queste esperienze e affianchiamo alla strategia dei vaccini la strategia (l'arma, direi) che già si è dimostrata efficace, quella delle cure precoci nei primi tre giorni di malattia. Soltanto con valide ed efficaci cure possiamo permetterci di affrontare la crisi sanitaria.
Tornando al DEF, approveremo in questa sede un ulteriore scostamento di 40 miliardi di euro, necessari per aiutare il tessuto economico stremato dalle chiusure; un tessuto economico che, se non riparte, non può essere indennizzato all'infinito. Il miglior sostegno all'economia è la riapertura delle attività economiche, in particolare di quelle ricettive, ma evitando regole poco comprensibili - io le chiamerei regole arbitrarie - per chi vive la vita di tutti i giorni e vede chiaramente le contraddizioni. Per rilanciare questo Paese, per spendere bene i 40 miliardi che qui ci apprestiamo ad autorizzare e quei soldi che arriveranno e che sono legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza, occorre una vera semplificazione. Tutti siamo d'accordo sul fatto che la burocrazia sia una piaga di questo Paese, ma paradossalmente continuiamo a complicare la vita dei nostri concittadini con regole sempre più assurde e leggi talvolta scritte male che lasciano spazio ad interpretazioni, che bloccano il Paese, come ad esempio sta succedendo per il superbonus 110 per cento. Dovremmo mettere mano tutti insieme a queste regole.
Per rilanciare questo Paese occorre aiutare le imprese nella loro liquidità e nell'accesso al credito, ma anche migliorando i tempi di pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione e garantendo il pagamento dello stock di debito residuo. Occorre avviare un percorso di riforma fiscale, ma affiancandola ad un coerente processo di riforma strutturale della riscossione (Applausi), con particolare riferimento alla cancellazione dei crediti fiscali inesigibili e alla possibilità di dilazionare le somme dovute, sospese e non riscosse. Bisogna mettere in atto una vera pacificazione fiscale nel rapporto tra fisco e contribuente e implementare le misure deflattive del contenzioso in essere.
Non mi dilungo oltre, signor Presidente, perché noi della Lega ed io come piccola imprenditrice vediamo chiaramente dalla base quali sono le difficoltà del tessuto economico e la sofferenza delle categorie economiche. Lavoriamo tutti insieme, colleghi, senza preconcetti ideologici. È un appello quello che vi rivolgo: lavoriamo tutti insieme - ripeto - senza preconcetti ideologici nell'interesse di questo nostro bellissimo Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santillo. Ne ha facoltà.
SANTILLO (M5S). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, immaginiamo per un attimo che una persona abituata a correre o a passeggiare in pianura un giorno si ritrovi una montagna davanti. Questa persona inizia a salire la montagna ed avrà momenti di sconforto, poiché inizia ad incontrare tanti ostacoli, che non sono però rappresentati dal tracciato, dal masso che si incontra in montagna o dalla solita da affrontare. L'ostacolo più grande che questo corridore può avere è invece la paura. Il Covid ci ha resi stanchi tutti; la corsa col Covid ci ha reso stanchi tutti. Molti sono oramai rassegnati e pensano che non sia possibile più scollinare, vedere la cima della montagna. Invece, con questo scostamento da 40 miliardi di euro noi stiamo veramente vedendo la cima della montagna e stiamo dicendo che è possibile tornare nuovamente a correre; lo faremo con maggiore agilità, con maggior forza, con maggiore consapevolezza.
Questi 40 miliardi saranno destinati a chi in questo periodo ha sofferto di più economicamente: stiamo parlando quindi degli imprenditori e dei lavoratori autonomi. Questo è importante, ma è soltanto un tassello del puzzle che stiamo componendo assieme per dare una visione di uscita definitiva dalla crisi economica causata dal Covid. Questo è uno degli ultimi tasselli, dopodiché torneremo a correre in libertà. Pensate, da febbraio 2020, quando abbiamo iniziato a curare il Paese con il decreto-legge cura Italia, abbiamo immesso la più ingente somma di risorse economiche nel nostro Paese sul territorio: stiamo parlando di ben 200 miliardi di euro. Sono soldi che, con i combinati disposti degli investimenti sul recovery, stanno indirizzando la politica economica dell'Europa.
È una politica economica che l'Europa deve necessariamente cambiare e non può più essere quella che non è stata in grado di aiutarci di fronte alle gravissime crisi economiche del 2008 e del 2011. (Applausi). Cari colleghi, mi vengono in mente le parole del presidente Draghi, quando ha detto che occorre lasciare un buon pianeta e non solo una buona moneta. Siamo sicuri che queste politiche economiche, su cui ci stiamo confrontando con l'Europa, creeranno un'Europa meno contabile e più solidale. È certamente un cammino difficile, che non è concluso, ma che perlomeno è iniziato.
La crisi di Governo che abbiamo vissuto all'inizio del 2021 stava per vanificare completamente il precedente scostamento di bilancio da 32 miliardi di euro. Adesso sappiamo però dove intervenire. Dobbiamo innanzitutto rendere i ristori più veloci e proporzionati alle vere perdite subite. Per fare questo, già con il decreto sostegni abbiamo abbandonato la logica dei codici Ateco e abbiamo finalmente guardato al fatturato annuale, ma adesso bisogna fare di più. Quindi l'auspicio è che, con le nuove misure, possiamo fare riferimento alle proporzionali riduzioni dei margini delle imprese, e quindi degli utili di impresa, nonché ai costi fissi. Questa nuova logica ci è richiesta proprio da chi, in realtà, vive una maggiore sofferenza in questo periodo. È di ieri la conversazione che ho avuto con un ristoratore della mia zona, in provincia di Caserta, che mi ha detto che il suo più grande problema, al di là dei ristori, che sono arrivati - alcune volte in ritardo, ma sono arrivati - è che ha dovuto anticipare la cassa integrazione ai suoi dipendenti: questo è stato per lui un grande problema e adesso è contento che ci sia definitivamente un cambio di logica.
Con i 40 miliardi di euro, però, non arriveranno soltanto ristori alle imprese e ai lavoratori, ma arriveranno anche dei soldi per completare il piano di interventi previsto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tutto questo però non basta, perché ancora una volta occorre avere più coraggio. Ci sono misure concepite prima o durante il periodo del Covid, i cui effetti positivi si vedranno anche nel periodo immediatamente successivo e, anzi, esse potranno e dovranno essere adottate nel periodo successivo al Covid. Voglio ricordare principalmente due dei provvedimenti: la norma Spagna e il superbonus al 110 per cento. (Applausi). Si tratta di due misure cardine, volute fortemente dal MoVimento 5 Stelle.
La norma Spagna è destinata ai piccoli Comuni, che per troppi anni hanno visto il disinteresse della politica. Tale norma diventa il fulcro del Piano rigenera Italia, voluto dal MoVimento 5 Stelle, che prevede un miliardo di euro ai Comuni, elargiti con stanziamenti da 100.000 a 500.000 euro, a seconda degli abitanti dei Comuni. Con quelle risorse, i nostri sindaci potranno fare interventi di manutenzione e di sostenibilità ambientale; potranno mettere in sicurezza le scuole ed efficientarle energeticamente; potranno terminare una pista ciclabile; manutenere una strada o togliere quelle buche che ogni giorno i genitori e i piccolini affrontano per andare a scuola oppure al lavoro; potranno realizzare un impianto fotovoltaico su una proprietà comunale e - perché no? - diventare capofila per la realizzazione di una comunità energetica in quel Comune, con tutti i benefici del caso. (Applausi).
Abbiamo ricordato prima il superbonus al 110 per cento, una misura che è stata in grado di spalancare due porte, quella del rilancio dell'edilizia, con tanti lavori di efficientamento energetico e miglioramento antisismico, e quella della cessione, della certificazione e della circolazione del credito di imposta: questa è la vera novità. Il superbonus al 110 per cento ha avuto sicuramente un primo periodo di tentennamento e nessuno lo nega, ma è anche vero che adesso sta volando e lo vedono tutti. Abbiamo superato un miliardo di euro di lavori e siamo ben oltre 1,5 miliardi di euro di progetti, che diventeranno quindi crediti aumentati del 10 per cento nei confronti dello Stato. Soprattutto, l'intero Paese è disseminato di cantieri, da Nord a Sud. Pensate che, dall'inizio dell'anno ad oggi, stiamo parlando di un aumento del 500 per cento dei cantieri. (Applausi).
E lunedì prossimo è anche la volta di un cantiere di una piccola impresa in provincia di Avellino, che è riuscita finalmente a capire il funzionamento del superbonus e, dopo averlo capito, è riuscita a trovare una banca che compra i suoi crediti e finalmente può avviare il suo primo cantiere in un condominio di dieci appartamenti, che saranno efficientati energeticamente e potranno pagare un minore costo delle bollette e soprattutto tutelare l'ambiente.
Quello del superbonus, però, non è un ragionamento fine a se stesso, perché noi vogliamo ampliare il perimetro nel quale riconoscere la circolabilità dei crediti d'imposta. Il MoVimento 5 Stelle si pone questo obiettivo, che va di pari passo col suo progetto di prevedere una piattaforma informatica che consenta la certificazione e la circolazione dei crediti d'imposta, affinché questi diventino una moneta fiscale con cui poter pagare beni, servizi e magari un domani fare la spesa e pagare l'ingegnere, il dottore, l'avvocato. Questo vuole il MoVimento 5 Stelle e, per farlo, ha presentato un pacchetto di emendamenti al decreto-legge sostegni e altre proposte le farà all'interno dei provvedimenti che arriveranno in Parlamento.
Io vorrei ricordare a tutti i colleghi che il superbonus e l'ampliamento del perimetro di competenza dei bonus sono stati già oggetto di votazioni in quest'Aula con la votazione della relazione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza approvata a grande maggioranza il 31 marzo 2021. Oggi, però, colleghi, è il momento non di rimarcare le differenti linee politiche che esistono tra di noi, ma di avere il coraggio di portare avanti tutti assieme le misure che stanno già dando grandi risultati, cosicché fra poco possiamo tutti quanti tornare nuovamente a correre in libertà. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione congiunta.
Comunico all'Assemblea che sono pervenute alla Presidenza, sulla Relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, le proposte di risoluzione nn. 100, presentata dai senatori Licheri, Romeo, Bernini, De Petris, Malpezzi, Faraone e Unterberger, e 101, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.
Sono inoltre pervenute alla Presidenza, sul Documento di economia e finanza 2021, le proposte di risoluzione nn. 1, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori, e 2 (testo 2), presentata dai senatori Licheri, Romeo, Bernini, Malpezzi, De Petris, Faraone e Unterberger.
I testi sono in distribuzione.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Steger.
STEGER, relatore. Signor Presidente, ringrazio tutti i colleghi intervenuti per il loro interessante e utile contributo.
Discutiamo oggi un DEF particolare e caratterizzato da eccezionali fattori di rischio a breve, medio e lungo termine dovuti agli effetti della pandemia. Un rischio a breve termine è soprattutto quello di nuove varianti del virus e quello connesso all'andamento più o meno veloce ed efficace della campagna vaccinale; più a lungo termine è il rischio proveniente dalla necessità di ridurre gli squilibri finanziari conseguenti alla pandemia.
Il Governo ci consegna un DEF molto ambizioso; dipenderà tutto da come l'Italia sarà in grado di impegnare le risorse europee. Sarà fondamentale la governance sul PNRR, concentrata - come si sente da voci ufficiose - all'interno del Ministero dell'economia e delle finanze. Io condivido questo approccio, come anche la proposta del collega Misiani di istituire una Commissione bicamerale per accompagnare questo processo per garantire trasparenza e collaborazione tra Governo e Parlamento. Poi sarà fondamentale attuare le riforme della pubblica amministrazione, della giustizia, del fisco, sulla concorrenza e sul lavoro e gli ammortizzatori sociali.
Vedo due criticità: la prima riguarda la qualità dell'operato della pubblica amministrazione, a livello sia centrale che decentrato negli enti locali. Lì bisogna investire; lì bisogna infierire per garantire un approccio professionale e veloce da parte della pubblica amministrazione.
Il secondo rischio è - a mio avviso - da ravvisare nella necessità di rientrare nel debito, essenziale una volta superata la pandemia.
La ripresa si gioca su scelte strategiche di politica industriale, che negli ultimi due decenni l'Italia non ha perseguito. La crisi della produttività che vediamo adesso risale non solo ai periodi di pandemia, ma anche a prima. Addirittura prima della crisi economica del 2007 avevamo già - nel primo decennio degli anni Duemila - una stasi della produttività.
Sarà infine necessario trattare con la Commissione europea il temporary framework sugli aiuti di Stato: bisogna senz'altro estendere la durata degli stessi sulla garanzia, sui prestiti, dagli attuali sei ai quindici anni.
Personalmente sono ottimista: vedo un Governo Draghi molto determinato, con un approccio molto pragmatico e professionale. Per questo sono fiducioso che gli obiettivi posti dal Governo in questo DEF si realizzeranno davvero. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Faggi.
FAGGI, relatrice. Signor Presidente, condivido tutti gli interventi che si sono succeduti e che definisco di nicchia, ed è giusto così.
Ognuno di voi è portavoce di un segmento di vita civile del proprio territorio, dove insistono ovviamente differenti problematiche, diverse sensibilità. Certo, importanti provvedimenti - come quelli di oggi sottoposti all'attenzione del Senato - avrebbero meritato un'Aula con tutti presenti ad ascoltare in silenzio; quel silenzio che si addice a un contesto che si propone di trovare delle soluzioni; il silenzio che ha il valore di rispetto per gli italiani che soffrono quotidianamente sulla loro pelle, fisicamente, moralmente, economicamente - tutto su di loro - gli effetti della pandemia.
L'avete detto quasi tutti: 40 miliardi di indebitamento sono tanti e, aggiunti a quelli che abbiamo già approvato tra il 2020 e il 2021, arrivano quasi a 200 miliardi. L'avete detto tutti: questi soldi sono indebitamento che ci porteremo avanti negli anni. L'avete detto tutti: bisogna fare le riforme necessarie, per cui ho la sensazione - spero positiva - che tutti voi abbiate più o meno contezza che questo provvedimento non è a sé stante - la collega Ferrero ha già detto che il Documento di economia e finanza è il più importante documento della politica economica - ma deve essere visto nella sua interezza, insieme al Piano nazionale di ripresa e resilienza, che sarà il supporto del recovery fund. Dovremo pertanto avere una visione di insieme di questi provvedimenti per renderci conto di quali saranno gli scenari futuri.
L'incipit di tutti i provvedimenti sono la vaccinazione e la normalizzazione della vita quotidiana di ciascuno di noi: è importante tornare alla vita normale, è importante riprendere in mano la nostra vita e avere le quotidianità che la vita ci propone. Ma quando saremo tutti vaccinati, quando la pandemia sarà a riposo, cosa resterà di questa Italia, con tutti i soldi che abbiamo versato, con tutto quello che abbiamo cercato di apportare ma che, se guardate bene e state ben attenti - i vostri territori lo dicono e lo richiamano - pare quasi non esserci stato? Ci sono delle mancanze ancora oggi che vengono reclamate; ci sono settori che non sono stati considerati. Perché questo?
Questo perché le normative poste in essere sono state spesso oggetto di una discussione troppo lunga; perché il decreto sostegni - come ho detto prima - stanzia risorse per 32 miliardi, ma vedrà la luce a maggio, dopo 3.000 emendamenti; perché per aprire e chiudere facciamo delle norme non chiare: non si sa chi può aprire il bar, se all'aperto, con o senza dehor, se può aprire il parrucchiere. Abbiamo reso la vita degli italiani ancora più difficile, oltre a tutto quello che c'è stato. (Applausi).
Mi viene in mente una frase che mi diceva mio padre: paura dei debiti? No: non bisogna avere paura dei debiti, perché finché ci sono debiti c'è vita, perché devi rimboccarti le maniche per onorarli.
A questo proposito, permettetemi di aprire una parentesi e di rivolgere un abbraccio al senatore Pittoni, che ha perso il suo papà oggi. Mi ha fatto venire in mente mio padre ed è per questo che l'ho ricordato. (Applausi).
Ecco, allora rimbocchiamoci le maniche, che significa innanzitutto porsi la domanda perché c'è qualcosa che non va nei sostegni o nei ristori o nelle liquidità. Non è che non vadano in sé, non sono troppo pochi o troppi soldi: è il metodo che dobbiamo cambiare. Volete la cabina di regia, il tavolo, a due mani, a quattro mani, a sei mani, il patto sociale, il patto del diavolo? Facciamo quello che volete, basta che ci spicciamo, perché altrimenti alla fine il problema non sono gli italiani là fuori che hanno bisogno di avere i soldi, ma siamo noi qui dentro. Il problema siamo noi che non siamo capaci di legiferare in modo tale da poter essere veramente utili agli italiani. Noi siamo senatori e la giacca che indossiamo ce la pagano gli italiani e dobbiamo essere utili e, per poterlo essere, dobbiamo essere efficaci. E forse l'importanza di questo scostamento, che porterà un ulteriore indebitamento, sta nel fatto che tutti abbiamo la contezza che andiamo a indebitarci. Ma questi debiti non devono farci paura: dobbiamo essere capaci di affrontarli indipendentemente dagli schieramenti, dalle nicchie, delle spillette, dalle giacche, dai territori, perché l'Italia è una e dobbiamo rimetterla in piedi, perché la malattia se ne andrà e dovremo essere capaci di fare quello che non siamo stati purtroppo capaci di fare negli anni precedenti.
Non punto il dito contro nessuno: chi è arrivato prima di me aveva di fronte una situazione economica, sociale e morale totalmente diversa, ma il nostro è un Paese un po' arretrato rispetto a un'Europa che prende i soldi ma ha già le riforme, mentre noi non le abbiamo. Non possiamo continuare a dire che le riforme le faremo. Vi faccio un esempio banale: la legge europea da pagina 50 a pagina 60, al capitolo 8, porta le infrazioni sul codice degli appalti. Non se ne cura. Noi portiamo il PNRR con l'infrazione europea, ma queste sono cose che non stanno insieme. (Applausi). L'hanno detto le mie colleghe, le senatrici Ferrero, Rivolta e Garnero Santanchè: sono le riforme.
Cosa facciamo allora? Ci mettiamo a fare una riforma della pubblica amministrazione? Giustissima. Una riforma della giustizia? Necessaria. Riforme del lavoro, del fisco? Necessarie. Siamo rimasti indietro. Dobbiamo muoverci, ma stavolta dobbiamo farlo sul serio: non possiamo muoverci solo a parole o solo a strette cerchie o solo a nicchie o solo rivendicando quel che si è detto e si è fatto. Dobbiamo farlo perché abbiamo figli che hanno a loro volta figli e arriveremo a dei livelli per cui non basterà buttare dentro i soldi, perché non solo non li avremo e non saremo capaci di restituirli, ma passeremo alla storia come il problema. Ben vengano 40 miliardi, ne vengano anche 100, ma onorare i debiti, lavorare a testa china. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza si unisce al dolore del senatore Pittoni per la perdita del papà.
Non essendo presente in Aula, si intende che il senatore Calandrini abbia rinunciato al suo intervento.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate alla Relazione ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, nonché di indicare quale proposta di risoluzione relativa al Documento di economia e finanza intende accettare.
Avverto che è in corso la diretta televisiva RAI.
DURIGON, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) relativa al Documento di economia e finanza nel 2021, presentata dai senatori Licheri, Romeo, Bernini, De Petris, Malpezzi, Faraone e Unterberger. Il Governo esprime, invece, parere contrario sulla proposta di soluzione n. 1, relativa al Documento di economia e finanza, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori del Gruppo Fratelli d'Italia.
Il Governo esprime ancora parere favorevole sulla proposta di soluzione n. 100, presentata alla relazione, ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, dai senatori Licheri, Romeo, Bernini, De Petris, Malpezzi, Faraone e Unterberger. Il Governo esprime parere contrario sulla proposta di risoluzione n. 101, presentata alla relazione, ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, dal senatore Ciriani e da altri senatori del Gruppo Fratelli d'Italia.
Signor Presidente, onorevoli senatori, vi ringrazio per il proficuo dibattito sulla richiesta di scostamento avanzata dal Governo e sul Documento di economia e finanza. Come risulta evidente dalle posizioni emerse e dalla lettura delle diverse proposte di soluzioni, esistono opinioni differenti sulle misure prese dal Governo e su quelle in via di preparazione.
L'andamento dell'economia italiana e internazionale, condizionate tutt'ora dall'epidemia da Covid-19 e dalle misure necessarie a contenerne la diffusione, richiede da parte di tutti uno sforzo volto ad assicurare il massimo grado di unità e di impegno per l'uscita dalla crisi. Il Documento di economia e finanza inquadra la richiesta di scostamento in previsione economica e di finanza pubblica ed evidenzia l'impatto che le misure di contenimento dell'epidemia hanno avuto e avranno sull'economia.
Come anticipato nei giorni scorsi dal ministro Franco, nel 2020, dopo la forte caduta registrata nel primo trimestre, il PIL in termini reali ha nettamente recuperato nel trimestre estivo, per poi tornare a scendere nell'ultimo trimestre. Il calo di fine 2020 è dipeso da un inasprimento delle misure restrittive per contenere la diffusione dell'epidemia. Secondo le stime ufficiali dell'Istat, il 2020 si è chiuso con una caduta del PIL pari all'8,9 per cento in termini reali e al 7,8 per cento in termini nominali. Le stime tendenziali contenute nel DEF, che tengono conto della creazione del Piano di ripresa e resilienza presentato in gennaio e del decreto-legge sostegni del mese scorso, indicano la crescita annuale del PIL del 2021 pari al 4,1 per cento, a fronte del 6 per cento contenuto nel quadro programmatico della NADEF, pubblicato nel settembre 2020. La revisione al ribasso è dipesa da un quadro epidemiologico più severo delle attese e sostanzialmente in linea con lo scenario più sfavorevole contenuto nella NADEF.
Per fronteggiare l'incertezza del quadro epidemiologico ed economico e per minimizzare i rischi connessi con il perdurare di questa fase, il Governo ritiene necessario irrobustire il percorso di crescita per uscire dalla crisi. Dopo aver dato un primo impulso al rilancio dell'economia mediante il decreto-legge varato lo scorso marzo del 2021, denominato sostegni e all'esame del Senato, sulla base del precedente scostamento di bilancio autorizzato dal Parlamento, è necessario, infatti, predisporre interventi immediati di sostegno all'economia che, oltre ad accelerare nell'immediato l'avvio della ripresa, assicurano che questa sia duratura, potendo contare nel medio termine su un ingente impiego di risorse assicurato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
PRESIDENTE. Sottosegretario, la interrompo per ricordare che decorre da questo momento il termine di mezz'ora per presentare eventuali emendamenti a tale proposta.
DURIGON, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. L'esigenza primaria per la maggioranza e il Governo è quella di sostenere i vari settori economici per il tempo necessario e di continuare a compensare le imprese e i lavoratori più danneggiati dalle misure di restrizione sanitarie, al fine di evitare la chiusura definitiva di molte posizioni lavorative e di aziende.
Queste ragioni hanno portato il Governo, congiuntamente alla presentazione del DEF, a richiedere al Parlamento di autorizzare un nuovo scostamento dal percorso di rientro verso l'obiettivo di medio termine ai sensi della legge n. 243 del 2012. L'Esecutivo quindi ha ritenuto opportuno annettere al DEF una nuova richiesta di autorizzazione al Parlamento, per ampliare il ricorso all'indebitamento rispetto a quanto previsto finora, scegliendo inoltre di avvalersi della possibilità di inglobare il Programma nazionale di riforma all'interno del Programma nazionale di ripresa e resilienza. Pertanto, il PNR non è stato presentato separatamente, ma è stato sostituito da una trattazione riguardante le riforme all'interno del PNRR, che è in corso di definizione e sarà presentato nei termini previsti alla Commissione europea, previa comunicazione al Parlamento.
Il Governo quindi, pur nell'auspicio che il miglioramento delle condizioni epidemiologiche ed economiche rendano quello di oggi l'ultimo intervento di tale portata, intende richiedere per l'anno in corso l'autorizzazione a uno scostamento la cui entità è di 40 miliardi e contestualmente l'autorizzazione a uno scostamento di circa 6 miliardi per gli anni del periodo 2022-2033, finalizzato al reperimento delle risorse necessarie al finanziamento delle spese per investimenti pubblici. È facilmente intuibile, pertanto, come il Governo intenda utilizzare lo scostamento richiesto per intraprendere un programma di spesa molto ambizioso, che ritiene essenziale per sostenere l'economia in questa fase emergenziale e per assicurare una ripresa stabile e duratura.
Le risorse richieste con lo scostamento saranno utilizzate con una duplice finalità. In primo luogo, in continuità con quanto fatto con lo scorso decreto, il Governo ritiene essenziale proseguire e sostenere l'economia con grande determinazione, compensando anzitutto i lavoratori, le famiglie e le imprese più danneggiati dalle misure restrittive che si sono rese necessarie. In secondo luogo, parte delle risorse dello scostamento sarà utilizzata per accompagnare e rafforzare la risposta dell'economia nelle prime fasi della ripresa dei prossimi trimestri, essendo fondamentale tornare presto a crescere a ritmi sostenuti e in modo duraturo. Si stanno in particolare definendo i dettagli degli interventi che saranno contenuti nel prossimo decreto-legge, anche sulla base dei contributi emersi dall'attento esame degli ordini del giorno che sono stati approvati dalla Camera e dal Senato sui precedenti provvedimenti economici varati dal Governo.
Le maggiori risorse che saranno disponibili grazie alle autorizzazioni parlamentari verranno utilizzate primariamente per proseguire nell'azione di sostegno del tessuto produttivo, al fine di favorire e accelerare la fase della ripresa. Il decreto di prossima approvazione conterrà nuovi contributi a fondo perduto, compresa una compensazione per i costi fissi, e destinerà risorse al rafforzamento della resilienza delle aziende più colpite dalle chiusure, alla disponibilità di credito e alla patrimonializzazione delle imprese. Sono allo studio interventi a favore dei giovani, per l'acquisto della prima casa, e delle famiglie più in difficoltà, anche attraverso lo stanziamento di ulteriori risorse per gli enti territoriali.
La strategia che il Governo intende mettere in atto con questo nuovo scostamento non si esaurisce, tuttavia, nell'anno in corso. Infatti la seconda direttrice della strategia uscita dalla crisi ha un orizzonte pluriennale e si baserà su un forte impulso sugli investimenti. Come ha anticipato nella scorsa audizione anche il ministro Franco, a breve finanzieremo il PNRR, che, oltre a delineare una serie di riforme strutturali, consentirà di programmare e finalizzare investimenti per oltre 190 miliardi. Ciononostante, il Governo ritiene opportuno rafforzare il programma di investimenti del PNRR con lo stanziamento di ulteriori risorse nazionali, destinate a una serie di progetti aggiuntivi considerati prioritari, che non hanno trovato capienza nell'ambito dei fondi europei. In particolare, le risorse del Piano complementare sono destinate a progetti che, seppur ritenuti prioritari, non è stato possibile includere nel programma europeo e che saranno, comunque, corredati da obiettivi quantitativi e traguardi intermedi (target e milestone), monitorati e controllati dalle autorità nazionali con le stesse modalità previste per il PNRR. L'approccio basato su target e milestone secondo una timeline predefinita, infatti, permette di monitorare tutte le fasi di realizzazione di un intervento pubblico e di identificare tempestivamente le cause che possono determinare il blocco degli investimenti, oltre a garantire la massima trasparenza sull'impiego delle risorse.
Parallelamente alle misure di sostegno dell'economia, è nondimeno necessaria una prudente gestione della finanza pubblica per intraprendere un percorso di progressiva riduzione del debito; percorso indispensabile anche alla luce del contesto europeo in cui si troverà ad operare la politica di bilancio nei prossimi anni.
Le condizioni finanziarie per l'emissione dei nostri titoli di debito sono distese, anche grazie ai rilevanti programmi di acquisto da parte della BCE. Tali misure continueranno ad essere operative fintanto che l'emergenza pandemica e l'accompagnamento monetario lo richiederanno. È tuttavia presumibile che, quando le condizioni economiche lo consentiranno, il supporto dell'eurosistema venga a ridursi gradualmente.
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI(ore 15,40)
(Segue DURIGON, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze). Ci troviamo, inoltre, in un contesto in cui le regole di bilancio sono sostanzialmente sospese e ci aspettiamo che anche il prossimo anno rimangano tali. Sebbene riteniamo convintamente che tali regole dovranno essere oggetto di un ripensamento, certamente torneranno in vigore nei prossimi anni per assicurare finanze pubbliche in ordine in tutti i Paesi dell'Unione europea.
Sarà, quindi, necessario avviare una riflessione per guidare il futuro rientro della situazione attuale di eccessivo indebitamento; rientro che potrà avvenire solo mettendo in atto senza indugi il piano di investimenti richiamato e rivolgendo particolare attenzione alla spesa corrente, che dovrà fornire un contributo importante al ripensamento dei conti pubblici.
Rispetto alle considerazioni dei colleghi intervenuti nel corso del dibattito, che ringrazio per il contributo recato alla discussione, intendo effettuare alcune precisazioni, chiedendo scusa se non riuscirò a farlo puntualmente per tutti. Preliminarmente, tengo a rimarcare in questa sede, che rappresenta la massima espressione della democrazia, che il Governo ha ben chiara la centralità del Parlamento e della imprescindibilità di una sua continua interlocuzione nelle scelte.
In merito all'osservazione relativa all'assenza di alcuni documenti di corredo del DEF, mi preme indicare che, in data 20 aprile scorso, sono stati inviati il rapporto sulla stato di attuazione della riforma della contabilità e finanza pubblica, previsto dall'articolo 3 della legge n. 196 del 2009, e il documento delle spese dello Stato nelle Regioni e nelle Province autonome, entrambi predisposti dal Ministero dell'economia e delle finanze.
Inoltre, sempre con riferimento a quanto emerso dagli interventi precedenti, ricordo che in ambito europeo è in corso un dibattito sulle regole di bilancio e che c'è piena consapevolezza di tutti i Paesi dell'euro e dell'Unione europea in generale che eventuali azioni individuali dei singoli Paesi sarebbero prive di efficacia e probabilmente controproducenti.
Circa le osservazioni in merito alla necessità di una visione prospettica per sostenere il periodo di crisi di oggi, pieno di rischi e volto alla crescita per domani, si ribadisce che l'intento del Governo è quello di affrontare l'emergenza guardando al futuro e alla strategia del Paese 2030-2050, come affermato anche dal presidente Draghi nelle sue ultime comunicazioni dello scorso febbraio.
Ribadisco altresì che il Governo ha sempre sostenuto che gli interventi per la ripresa e la resilienza possano attingere a una strategia integrata fatta non solo di PNRR, ma anche di programmazione europea, il cui utilizzo verrà migliorato, e da ulteriori risorse di bilancio.
Con riguardo all'esigenza di fornire certezza in questa fase di particolare difficoltà, anche attraverso l'allungamento del rimborso delle garanzie a trenta anni, tengo a precisare che il Governo sta agendo in questa direzione. Infatti, sta valutando possibili misure per consentire l'allungamento dei prestiti e l'estensione temporale delle garanzie pubbliche. Queste misure devono essere compatibili col temporary framework.
Dal dibattito è emersa anche l'esigenza di avviare una riforma fiscale più equa e organica. Anche in questo caso, voglio rassicurare che la riforma del fisco e in particolare dell'Irpef è una priorità del Governo, che a tal fine si avvarrà dell'ingente e prezioso lavoro svolto dalle Commissioni di Camera e Senato in materia.
Quanto, infine, agli interventi dei colleghi in merito alle tematiche di carattere fiscale, mi preme evidenziare che la pressione fiscale in rapporto al Pil si è attestata nel 2020 al 43,1 per cento, in aumento di sette decimi di punto rispetto al 2019. Questo andamento dell'indicatore di pressione fiscale nel corso del 2020 dipende non da modifiche normative (ad esempio, aumenti di aliquote) che hanno comportato aumento del prelievo tributario e contributivo, ma da fattori di tipo tecnico.
Nel 2020 le entrate complessive nella pubblica amministrazione includono una stima di alcuni versamenti tributari e contributivi del 2020, che il Governo ha sospeso e differito agli anni successivi, con le disposizioni introdotte per sostenere i contribuenti e le attività economiche più severamente colpiti dalle misure di restrizione a seguito dell'emergenza economica sanitaria.
La riclassificazione di queste entrate dal 2020 è stata effettuata per assicurare una corretta registrazione dei flussi in base al principio della competenza economica, in coerenza con quanto previsto dal sistema europeo dei conti. Si tratta di circa 8,1 miliardi di entrate tributarie e di 1,5 miliardi di contributi sociali. Per lo stesso motivo le entrate 2020 includono anche 700 milioni a titolo di imposta sui servizi digitali (imposta la cui scadenza è prevista per il prossimo 16 maggio). Questi flussi hanno contribuito a innalzare il livello delle entrate nel 2020 e si sono riflesse nell'aumento della pressione fiscale calcolato nel 2020 rispetto all'anno precedente.
Ricalcolando la pressione fiscale al netto delle entrate tributarie e dei contributi riassegnati al 2020 e al netto del trattamento integrativo, la pressione fiscale del 2020 si attesta al 41,7 per cento del PIL (2 decimi di punto in meno rispetto al 2019, quando era pari al 41,9 per cento). Siamo quindi di fronte a una strategia globale per la quale è bene ricercare e perseguire - ed è questo l'intento del Governo - il più alto grado di unità, collaborazione e dialogo tra tutte le forze del Paese. Si tratta di una sfida difficile, ma noi pensiamo che questo Paese sia in grado di affrontarla e superarla.
Chiediamo per questo un largo sostegno e un voto comune del Parlamento sulla richiesta di scostamento e anche sul sottostante Documento di economia e finanza, che presenta le previsioni su cui si fonda la richiesta di scostamento. L'auspicio del Governo è che il nuovo scostamento di bilancio che chiediamo al Parlamento di approvare raccolga il sostegno di tutte le forze politiche e sia l'ultimo prima di una generale ripresa della nostra economia.
Grazie anche alla piena attuazione del piano di vaccinazione, il Paese potrà avviarsi lungo un sentiero di ripresa che consenta di superare uno dei periodi più difficili della storia repubblicana. (Applausi).
PRESIDENTE. Passiamo quindi alla votazione.
STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, il Documento di economia e finanza disegna un quadro molto ambizioso, scommettendo sul PNRR come leva per avviare un ciclo economico sostenibile e sostenuto, in grado di sciogliere le criticità strutturali che hanno caratterizzato l'economia italiana prima della pandemia.
Per raggiungere questi obiettivi occorre grande coraggio nelle riforme indicate nel percorso: velocizzare la macchina giudiziaria, ridurre il costo del lavoro e iniettare competenze nella pubblica amministrazione attraverso la formazione del personale e un piano di assunzioni che guardi soprattutto agli enti locali e alle strutture periferiche. Ma ciò non basta, in quanto serve anche un ripensamento della politica industriale per aumentare la competitività dell'Italia. Nel DEF si collega poi la sostenibilità del debito a questa importante capacità di crescita: una scommessa doverosa, purché non si trasformi in un azzardo.
Per questo motivo, sarebbe opportuno immaginare con l'Europa anche un piano alternativo di rientro dal debito (discorso, questo, strettamente intrecciato con quello sul Patto di stabilità). È impensabile che, dopo tutto quello che è successo, prima o poi si torni alle regole esistenti, che già non funzionavano prima della pandemia e figuriamoci che effetti potrebbero avere adesso.
Signor Presidente, tre mesi fa, in occasione dell'approvazione del quinto scostamento di bilancio, dicemmo che presto ne sarebbe stato necessario un altro di un importo pari, se non superiore. Oggi mettiamo in campo altri 40 miliardi di euro e raggiungiamo così la cifra di 175 miliardi di euro di maggior indebitamento dall'inizio della pandemia, cui andranno aggiunti 120 miliardi non a fondo perduto del recovery. Per questo, dobbiamo rendere sempre più efficienti i criteri di distribuzione di queste risorse.
Il cosiddetto decreto sostegni ha avuto il merito di aver sostituito i codici Ateco con le perdite di fatturato tra il 2019 e il 2020. Credo però che questo lasso temporale non sia adeguato. Capisco la motivazione di chi dice che, lasciando tutto inalterato, gli aiuti andranno in automatico e senza intoppi burocratici, ma ci vogliono elementi perequativi. Ritengo che la soluzione ottimale sia far decidere alle aziende il periodo di riferimento, scegliendo tra l'anno solare 2019 e l'anno solare 2020 o, in alternativa, tra i dodici mesi che vanno da marzo 2019 a marzo 2020, a quelli che vanno da marzo 2020 a marzo 2021. In questo modo non si renderebbe giustizia a coloro che nel 2021 non hanno lavorato neppure un giorno. E ciò vale soprattutto per l'economia di montagna, che è stata la più colpita dalle restrizioni degli ultimi mesi.
Sarebbe però un errore pensare che queste risorse, per quanto importanti, possano risolvere il nodo liquidità, che è la vera questione per la sopravvivenza delle imprese.
Secondo il report Svimez-MCC delle oltre 200.000 imprese che hanno contratto prestiti garantiti nel periodo Covid, 67.000 con redditività buona e indebitamento sostenibile sarebbero scese di categoria senza quei prestiti e almeno 56.000 sarebbero finite nella classe peggiore, ossia con redditività bassa, forte debito e poca liquidità.
Per questo occorre prolungare e potenziare le misure a sostegno della liquidità, non solo con i contributi a fondo perduto, ma anche con l'allungamento degli ammortamenti e crediti d'imposta. Allo stesso modo, va rafforzata nel medio termine la loro patrimonializzazione e la diversificazione delle fonti finanziarie.
Intanto, già nella conversione del primo decreto sostegni, si deve lavorare sul filone dei costi fissi e sulle questioni legate ad affitti (Tari, IMU, TOSAP, canone Rai). Tra gli emendamenti presentati in Senato ce ne sono diversi che vanno in questa direzione.
Mi colpisce, invece, che nel decreto sostegni non sia stato affrontato a sufficienza il tema dei lavoratori stagionali. Nella sola Provincia autonoma di Bolzano nel 2020 gli stagionali sono stati occupati per appena tre mesi e mezzo, contro gli otto mesi degli anni precedenti. Si calcola che le persone che da gennaio non hanno più la copertura della Nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego (Naspi) sono circa 10.000. Per questo mi auguro che questo scostamento di bilancio serva anche per rinnovare e prorogare questo ammortizzatore sociale.
Il migliore aiuto però, signor Presidente, sono le aperture in sicurezza. I cittadini hanno compreso il primo lockdown, perché in quel momento era giusto che si chiudesse: non avevamo mascherine, non avevamo neppure disinfettanti, non avevamo i posti in terapia intensiva e non sapevamo nulla delle modalità di trasmissione del virus. Anche in autunno lo abbiamo compreso: non c'era una diffusione così capillare dei test rapidi e, soprattutto, mancavano ancora i vaccini. Adesso però i tamponi sono accessibili a tutti e sui vaccini la macchina organizzativa sta funzionando al netto dei ritardi nelle consegne.
È bene, quindi, che almeno sulle attività all'aperto ci sia un allentamento. Forse si poteva farlo anche prima, visto che la scienza ci dice che su 1.000 contagi solo uno avviene all'aperto. Anche sui luoghi chiusi, però, si deve fare qualcosa, allentando ulteriormente la morsa sulle limitazioni ai diritti individuali costituzionalmente garantiti.
Il Sudtirolo ha implementato un progetto che in qualche modo ricalca e anticipa quello del pass vaccinale. L'obiettivo è creare delle Covid safe area per cinema, teatri, palestre, ristoranti e altri luoghi chiusi, il che vuol dire consentire l'accesso a persone che sono state già vaccinate o che si sono sottoposte a tampone veloce nelle settantadue ore precedenti.
L'idea è che l'azienda sanitaria rilasci alle persone vaccinate un QR code su carta o via e-mail o SMS. Le persone che invece hanno fatto un tampone possono inserire i risultati del test negativo nel database dei test Covid dell'azienda sanitaria. Possono essere presi in considerazione anche i test fai da te, purché eseguiti in presenza di persone a ciò autorizzate. A quel punto le persone negative presenteranno il loro QR code all'entrata della Covid safe area, dove uno scanner simile a quello che troviamo negli aeroporti indicherà una luce verde per consentirne l'accesso o uno rosso, se i requisiti non sono invece soddisfacenti, ad esempio se sono trascorse più di settantadue ore dall'effettuazione del tampone.
Questo sistema è un fortissimo incentivo a fare i test e diventa così uno strumento di monitoraggio costante e capillare, perché intercetta anche tutte quelle persone che non hanno mai fatto un test diagnostico per la paura di essere messe semmai in quarantena; adesso che gli si offre libertà, sono intenzionate a fare i test, per cui i focolai sono molto più facili da individuare subito.
Noi potremmo fare da laboratorio, per cui spero davvero che il Governo nazionale non voglia opporsi a questa opportunità. Francamente cittadini e operatori economici, dopo tutto quello che hanno patito in questi mesi, lo vivrebbero come un ingiustificato atto vessatorio. Si dia allora la possibilità di seguire questa strada: a guadagnarci possono essere tutti.
È con questo auspicio che annuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie (SVP-PATT, UV) allo scostamento di bilancio e al Documento di economia e finanza. (Applausi).
FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, noi siamo molto convinti dalla svolta impressa da questo Governo. Vi erano tre timidezze che temevamo rispetto all'azione del passato Governo, che rischiavano di trascinare il Paese nell'oblio, e devo dire che le abbiamo superate o le stiamo superando. Naturalmente bisogna insistere. Le timidezze erano le seguenti: quella legata alla ripartenza, quella legata alla mancata scommessa sulla crescita e quella sul piano vaccini. Le abbiamo superate ragionando e senza spacconeria e credo sia merito di questo Governo, in particolar modo del Presidente del Consiglio.
Ad esempio, leggere quello scienziato di Montanari definire Draghi come Bolsonaro fa rabbrividire, perché è una sciocchezza enorme. Finalmente invece ci si sta avviando, irreversibilmente, verso la normalità; d'ora in avanti sarà un crescendo e non si tornerà più indietro. Ma, signor Presidente, avremo naturalmente a cuore la gestione dell'emergenza sanitaria e non dimenticheremo che la priorità sarà ancora investire sulla sanità.
Il Governo ha preso una decisione politica, ascoltando naturalmente gli scienziati, ma senza farsi sostituire e deresponsabilizzare: si riduce sensibilmente la fase della compressione dei diritti (era ora) e si rilanciano le attività sociali, culturali ed economiche. Senza questa azione immediata avremmo potuto fare tutti gli scostamenti possibili, tutte le misure economiche possibili, ma non saremmo riusciti a rilanciare la nostra economia. Ripartire e vaccinare a ritmi forsennati sono due azioni indispensabili, da affiancare a provvedimenti economici e al Piano nazionale di ripresa e resilienza, di cui discuteremo la prossima settimana con il Presidente del Consiglio.
Abbiamo il dovere di pensare anche ai non garantiti, a chi non riceve comunque a casa uno stipendio o una pensione. Non è democratico un Paese in cui qualcuno può decidere di non andare a lavoro perché non si sente al sicuro e un altro, invece, non può permetterselo perché altrimenti non guadagna e muore di fame. Per questo il prossimo decreto sostegni, Presidente, non potrà essere la fotocopia di quello che stiamo esaminando già oggi in Senato. Serviranno misure forti di aiuto alla liquidità e alla capitalizzazione delle imprese; servirà, ad esempio, un'ulteriore proroga della moratoria dei mutui. È impensabile che si possa chiedere di onorare gli impegni con puntualità in una situazione economica ancora ferma. Bisognerà, poi, insistere con una serie di misure che accompagnino la ripartenza: l'esenzione da Tari, COSAP, TOSAP.
Scommettere sulla crescita: dimostra di voler fare così questo Governo, con questo DEF e con il nuovo scostamento. È stata la timidezza del passato Governo su questo tema a determinare un punto di rottura qualche tempo fa e la fine di quell'esperienza. Il punto di dissenso era sul fatto che immaginavamo che quel PNRR non garantisse la spinta necessaria al Paese. Si è passati al 2,3 per cento del Governo Conte al 3,6 per cento del Governo Draghi: il 56 per cento in più con più investimenti pubblici. E chi dice che nulla è cambiato mente sapendo di mentire.
Eravamo noi a invocare quanto ora si sta facendo: uscire dal debito con la crescita. È finito il tempo dei sussidi, Presidente, a volte inevitabili, ma che non possono rappresentare la normalità di un Paese.
Il debito del Paese non è irrilevante; oggi il debito è buono - l'ho sentito dire da tanti interventi - e va finalizzato alla crescita, ma dovremo essere bravi ad abbandonare questa percezione quando sarà necessario. Abbiamo a disposizione tre recovery da sfruttare al meglio: quello europeo da 210 miliardi e due domestici: i 181 miliardi risparmiati dagli italiani durante la pandemia, che soltanto creando un clima di fiducia riusciremo a mobilitare, e più di 120 miliardi di euro per la realizzazione delle opere pubbliche bloccati dalla burocrazia. Naturalmente, per investire queste risorse economiche sarà necessario intervenire con un'azione riformatrice forte che rada al suolo la burocrazia e migliori l'efficienza della pubblica amministrazione.
Signor Presidente, la pandemia ha toccato tutti, ma non ha colpito tutti allo stesso modo. L'Ipsos ci ha segnalato un dato allarmante: il ceto medio, un tempo corpo centrale del nostro Paese, si sta erodendo; l'8 per cento degli italiani ha difficoltà per gli acquisti alimentari; il 16 per cento ha difficoltà a pagare le bollette; il 37 per cento ha difficoltà a far fronte ad una spesa imprevista; 1 milione di posti di lavoro sono andati perduti, soprattutto tra le donne e i giovani; è aumentata sensibilmente la quantità di giovani scoraggiati.
Signor Presidente, sono ottimista sulla ripresa: c'è e ci sarà, ma non sarà scontato farne parte. Se non gestita bene, questa fase rischia di aggravare le diseguaglianze e di crearne di nuove. Dobbiamo evitare che non tutti i gruppi sociali, i lavoratori, le imprese, i territori a partire dal Sud e dalle aree interne siano attrezzati a prendere questo vento. L'aumento del PIL è una condizione necessaria, ma non sufficiente; dovremo lavorare anche sugli aspetti relativi all'organizzazione sociale, famiglia e scuola in primis, per consentire ai penalizzati di poter partecipare a questo rilancio. (Applausi).
RAUTI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAUTI (FdI). Signor Presidente, il Documento di economia e finanza costituisce sempre il principale strumento di programmazione della finanza pubblica, ma il DEF 2020 rappresenta - possiamo dirlo - un unicum, perché delinea un quadro macroeconomico condizionato dagli effetti dell'emergenza pandemica e perché considera due ulteriori provvedimenti, ovvero il decreto-legge con misure di sostegno e di rilancio, legato alla proposta di scostamento di bilancio di 40 miliardi di euro, e l'adozione finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Alle risorse del DEF si aggiungono quelle previste dal programma Next generation EU e quelle del cosiddetto "fondone" di investimenti complementari per finanziare gli interventi programmati nella versione finale del PNRR, ma non coperti né dai prestiti né dalle sovvenzioni del recovery.
Il DEF contempla anche alcuni scenari di rischio, come una limitata efficacia dei vaccini rispetto alle varianti del Covid, con le ipotesi di conseguenti ulteriori misure di limitazione delle attività economiche e sociali, nonché un potenziale di rischio - aggiungiamo noi - che potrebbe essere quello di mancare l'obiettivo di vaccinare l'80 per cento della popolazione entro l'autunno. Il quadro programmatico prevede anche un progressivo incremento del PIL dall'anno in corso fino al 2024.
Questo elemento previsionale ci appare ottimistico, per non dire infondato, se consideriamo, ad esempio, la contrazione del PIL registrata nel primo trimestre del 2021 con un meno 1,2 per cento. Inoltre, le proiezioni del DEF sulla ricaduta occupazionale risultano così modeste da essere preoccupanti. Questo ci ricorda solo una cosa: la ripresa si costruisce con le riaperture. E ci chiediamo, dunque, come pensa il Governo di conciliare la previsione della progressiva riduzione del rapporto debito-PIL e l'incremento del PIL con quelle mazzate economiche - scusate l'espressione - stabilite ieri, con il mantenimento alle ore 22 del coprifuoco e quelle riaperture finte, solo per bar e ristoranti che hanno spazi esterni. In tal modo si condannano all'agonia economica, almeno fino al 1o giugno, tutte quelle attività del settore che non hanno spazi esterni e si rischia di distruggere definitivamente parte del nostro tessuto economico.
Torniamo al documento: sappiamo che le previste riduzioni del rapporto tra debito e PIL sarebbero credibili solo a fronte di tassi di crescita sostenuti e di una programmazione di interventi duraturi, esattamente quello che non c'è nel DEF. Scusate, ma tutto il resto non è un documento di programmazione ma, oserei dire, un azzardo da tavolo da gioco. Nel 2020, infatti, il PIL ha registrato una caduta dell'8,9 per cento. Si tratta di una contrazione dell'attività economica senza precedenti storici in tempi di pace e questo amplifica la drammatica contraddizione, rilevata dal DEF, della crescita della pressione fiscale nel 2020 - lo sottolineo - che non doveva crescere, ma doveva rimanere stabile. Colleghi, la verità, come sanno bene tutti fuori di qui, è che nella pandemia sono calati i consumi, sono calati i redditi, ma sono aumentate le tasse. È questa la verità e quindi non capisco come le vostre previsioni di una diminuzione della pressione fiscale si avvereranno. Comunque: auguri!
La caduta dell'economia nel 2020 è dovuta alle misure restrittive, alla contrazione dei consumi privati, alla perdita di quasi un milione di posti di lavoro e all'impennata delle nuove povertà, che hanno colpito le famiglie italiane: un record negativo assoluto. È alle famiglie italiane che si dovrebbe pensare e invece sono escluse dal PNRR, mentre notiamo - lo diciamo con polemica - che il Governo sostiene, all'interno del DEF, che per aumentare il PIL abbiamo bisogno di un maggior flusso di immigrati, con un aumento di un terzo. Fratelli d'Italia pensa invece che il Governo dei migliori dovrebbe mettere al primo posto gli italiani, favorire la natalità e la demografia e dare più risorse alle famiglie, alle imprese, agli artigiani e ai lavoratori. (Applausi).
Il DEF, con lo scostamento di bilancio proposto dal Governo, ci appare, come ha detto stamani il relatore di minoranza Calandrini, vago, timido, incolore, vuoto, nella migliore delle ipotesi una dichiarazione di buone intenzioni. Vogliamo dire che è una scommessa sul debito buono? Il tempo delle scommesse però è finito! Quello che serve è una crescita solida, una visione organica e delle riforme reali, che nel DEF non ci sono, mentre di quelle accennate, come la riforma fiscale e della pubblica amministrazione, non conosciamo né linee, né contenuti, come non si conoscono - ed è grave - i contenuti del PNRR, che il Gruppo Fratelli d'Italia aveva chiesto di allegare al DEF, così come avevamo chiesto che ci fosse del tempo per discuterne in Parlamento. Questo tempo, però, non ci sarà: il piano andrà direttamente a Bruxelles e nessuno conosce i dettagli, esattamente come, in questo DEF, non c'è il PNR. Mi viene in mente - non voglio citare il gioco delle tre carte, perché ho troppo rispetto dell'Assemblea - la metafora delle matrioske, perché questo DEF fa riferimento a documenti e provvedimenti, proprio come le matrioske, che sono una dentro l'altra. In realtà però non ci sono, perché si affida e rimanda allo scostamento, al decreto-legge sostegni-bis, al recovery plan, tutte cose di cui mancano le tabelle più importanti e i piani definitivi per gli investimenti. Per questo dicevamo che si tratta di una scommessa.
Il Gruppo Fratelli d'Italia ha presentato una propria proposta di risoluzione al DEF e, per i motivi che ho detto, voterà convintamente contro quella di maggioranza. Sullo scostamento il Gruppo Fratelli d'Italia ha presentato una proposta di risoluzione che mi spiace non sia piaciuta al Governo, perché conteneva e contiene molte proposte per un debito buono e misure concrete - forse è per questo che non le avete volute - con aiuti alle imprese. Solo per senso di responsabilità, patriottica e nazionale, voteremo a favore dello scostamento.
Ricordiamo che è stato grazie al voto favorevole delle opposizioni che sono stati approvati i precedenti scostamenti. Una cosa deve essere chiara: noi non votiamo per il Governo ma per l'Italia e non dovete chiedere un voto al buio senza spiegare come spendere questo ulteriore indebitamento! Né possiamo accettare di scaricare ulteriori debiti su figli e nipoti, continuando a spendere male o sperperando in bonus, mancette e marchette che non favoriscono la ripresa della Nazione, come è accaduto con il Governo precedente che ha varato bonus improduttivi e microinterventi tra i più disparati per un totale di 170 miliardi, frutto di scostamenti spesi in mille rivoli per cui oggi nessuna categoria può dire di essere stata davvero ristorata rispetto ai danni subiti.
Avviandomi alla conclusione, la somma degli scostamenti fatti fin qui non è solo un'estensione del debito pubblico per rispondere alla crisi pandemica - lo sappiamo - ma, con la gestione sbagliata della spesa, rappresenta un eccesso di debito pubblico, perché anche nel fare debito serve serietà, distinguendo quello necessario da quello voluttuario. Per capirci - non vi arrabbiate - monopattini e biciclette sono voluttuari. Per questo Fratelli d'Italia continua a chiedere che tutte le risorse, ogni centesimo del prossimo scostamento, vadano unicamente al nostro tessuto produttivo, che non si buttino via i soldi in riffe di Stato come il cashback! Piuttosto chiediamo indennizzi per le categorie colpite, interventi puntuali sulla cassa integrazione, che deve essere pagata mensilmente e non con mesi di ritardo, e di questo ovviamente nessuno parla qui.
In conclusione, siamo in tempo di pace (la guerra è al Covid ma siamo in tempo di pace), però il pensiero va alla ricostruzione post-bellica, quando il Governo decise con il prestito chi avrebbe ricostruito l'Italia. Si disse che sarebbero stati gli operai. Oggi c'è una società diversa, ma c'è comunque un'Italia da ricostruire. Quello che purtroppo non si riesce a vedere - e spiace - in questa grande maggioranza eterogenea, composita, con idee incompatibili, è... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Grazie, senatrice, le regole valgono per tutti. Sono scaduti i dieci minuti, però può depositare agli atti il suo intervento affinché venga pubblicato in allegato al Resoconto della seduta.
MANCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCA (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, il Documento di economia e finanza rappresenta senza dubbio l'atto più significativo, più importante, per verificare la sostenibilità della finanza pubblica. Rappresenta il cuore della programmazione economica e sociale del nostro Paese, non è un atto burocratico o tecnico, contiene scelte politiche fondamentali per il futuro dell'Italia. I dati tendenziali e programmatici misurano con chiarezza gli effetti sulla crescita e sull'occupazione, nonché le azioni necessarie sul versante economico per rimettere al centro un nuovo sviluppo fondato sulla conversione ambientale, sociale e finanziaria del nostro Paese.
La responsabilità della politica consiste nell'affiancare ai numeri una visione, un progetto. I miei colleghi intervenuti prima di me (Zanda, Collina, Misiani, Fedeli ed altri) hanno ricordato con grande chiarezza e con forza l'esigenza di un nuovo progetto industriale, un'esigenza indispensabile per individuare i nuovi assi portanti delle nuove filiere produttive, perché solo individuandoli potremo connettere formazione, ricerca e università ad un nuovo modello di sviluppo economico e sociale. Per noi, colleghi, è insostenibile e sbagliato per l'Italia contrapporre le azioni ed i progetti per garantire la coesione sociale con le misure espansive per favorire nuova crescita economica: sono due facce della stessa medaglia.
Colleghi, nel conflitto sociale, con tassi di povertà crescenti, nel dilagare della solitudine e nell'allargare la forbice delle disuguaglianze, non si realizza un terreno fertile per nuove opportunità e per lo sviluppo economico e sociale dell'Italia.
La pandemia ha prodotto la recessione più ampia dal Dopoguerra a oggi (8,9 punti percentuali di PIL in meno) e in Italia, già prima della pandemia, problemi strutturali irrisolti rallentavano la crescita e ampliavano le disuguaglianze.
Per il Partito Democratico garantire al Paese una speranza, non un'illusione, e una nuova programmazione sociale ed economica costituisce la radice del nostro impegno, nel Governo Draghi e nel Paese. Per noi è da irresponsabili usare e piegare le tante sofferenze presenti nel Paese per una gestione del consenso. Per noi è indispensabile trasformare le sofferenze, la rabbia, la solitudine in nuove opportunità per uscire dalla pandemia. (Applausi). Ai giovani, alle donne, al Mezzogiorno dobbiamo orientare la massima attenzione e realizzare i progetti strutturali più efficaci per ritornare a crescere.
Diciamo no a un assistenzialismo di facciata, che per gestire il consenso chiude le sofferenze e la solitudine in un recinto. Queste sono per noi le basi di una democrazia; queste sono per noi le radici anche del nuovo europeismo, che riveda il Patto di stabilità e favorisca gli investimenti sostenibili e compatibili con le diverse transizioni ambientali, ecologiche, digitali e sociali, necessarie per garantire un futuro a questo Paese.
La credibilità del presidente Draghi, del Governo, delle istituzioni italiane è fondamentale e decisiva anche per rendere sostenibile il nostro debito. Non si deve scalfire con l'inutile propaganda da coprifuoco; in gioco c'è il destino dell'Italia.
Senatore Salvini, il Partito Democratico non prende lezioni da nessuno. (Applausi). Soprattutto non accetta la critica di ipocrisia. Non confonda l'ipocrisia con la responsabilità. Vogliamo riaprire le attività economiche e sociali, lo vogliamo tutti; lo vogliamo fare in sicurezza per non sprofondare in una nuova ondata pandemica, e soprattutto lo vogliamo fare scegliendo la responsabilità.
Anche la Lega sa scegliere tra responsabilità, Governo e irresponsabilità e opposizione. (Applausi). Sono decisioni che vi attendono e ci attendono insieme al varco degli italiani.
Colleghi, non se ne esce. Dovremo saper scegliere insieme il nuovo volto dell'Europa e dovremo saper scegliere di staccarci insieme dall'idea sbagliata di un'Europa che nuovamente ricentralizza confini e Stati. Non abbiamo nulla a che vedere con l'Europa di Orban e dei suoi soci e seguaci; quell'Europa non garantisce futuro. Per queste ragioni, insieme a voi, dobbiamo realizzare questa nuova sfida e sostenere il nuovo volto dell'Europa per garantire un futuro ai nostri giovani.
Di fronte a noi c'è una sfida molto difficile; le sofferenze possono produrre disordine. Di fronte a noi ci sono anche, però, nuove opportunità per progettare il futuro dell'Italia.
Possiamo dire che il DEF ha al suo interno due grandi opportunità, 40 miliardi di euro per aiutare i settori più colpiti dalla crisi pandemica, attraverso le misure per favorire la liquidità delle imprese.
I dati industriali ci confermano con forza e nettezza nel primo trimestre che c'è una ripresa possibile per l'industria, l'edilizia, la manifattura, il packaging, l'industria che esporta; ma c'è una crisi violenta sui servizi, sul turismo, sul commercio. A loro dobbiamo dedicare l'impegno più importante (Applausi) per garantire un abbattimento dei consumi, dei costi fissi, ripristinare misure che avevamo anche introdotto, a cominciare dal credito di imposta sulle locazioni per gli immobili commerciali e turistici. Soprattutto - mi rivolgo ai banchi del Governo - sul turismo serve un investimento strategico, su una filiera fondamentale per recuperare Prodotto interno lordo.
L'Italia è una piattaforma naturale. Dobbiamo evitare di disperdere la nostra rete alberghiera, il nostro patrimonio genetico dell'accoglienza, la nostra capacità di crescere nelle dorsali più importanti del turismo italiano. Lì non bastano gli interventi di sostegno; servono sostegni precisi agli investimenti e lo Stato deve farsene carico perché, dietro l'angolo, con la ripresa del turismo c'è una crescita possibile di PIL, di lavoro, di occupazione, di benessere.
È per questo che diciamo con forza che la sfida più importante è rappresentata dalle riforme. I 230 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza richiedono una stagione riformista, richiedono la capacità di leggere questi straordinari cambiamenti: la riforma della pubblica amministrazione, della giustizia, della concorrenza, del fisco sono iniziative fondamentali per dare velocità, coerenza, motore alla realizzazione di progetti così importanti, perché solo attraverso un rilancio degli investimenti potremo garantire nuova crescita economica.
L'esigenza è dare priorità ai progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza che hanno il più alto coefficiente occupazionale. Si badi bene, l'occupazione è il punto più debole, più fragile, lo si vede nel bilancio tendenziale e in quello programmatico: fino al 2024 non recupereremo i tassi di occupazione antecedenti alla crisi pandemica; quindi, decidiamo insieme: serve una Commissione per valutare attentamente il Piano nazionale di ripresa e resilienza. In questo Piano dobbiamo individuare dei coefficienti e delle priorità che, secondo noi, devono riguardare l'occupazione e il contrasto alla disoccupazione giovanile e femminile. (Applausi).
Pensiamo ad un Paese nel quale torni ad essere normale l'ambizione di far nascere un figlio. Colleghi, pensiamo ad un Paese nel quale lo Stato riduca le distanze con i giovani e offra loro nuove opportunità per la formazione, il lavoro, la ricerca. Pensiamo ad un Paese che investa nella formazione, che contrasti la povertà non solo con il reddito di cittadinanza, ma anche con un reddito di formazione, centrale nelle riforme degli ammortizzatori sociali. Pretendiamo un Paese nel quale intraprendere una professione, progettare un'impresa torni ad essere normale e semplice e la pubblica amministrazione, anziché ostacolare, favorisca i progetti per una nuova economia sociale. Vogliamo progettare un Paese che sappia, con lo sviluppo della scienza, della formazione, della ricerca, produrre i vaccini necessari per proteggere tutti noi da eventuali varianti pandemiche e da nuove pandemie. Riteniamo che occorra restituire centralità alla medicina di base, per troppo tempo messa ai margini dalle riforme sanitarie. Pensiamo alle cure domiciliari, al nuovo volto del sistema sociale e sanitario nel territorio, in grado di formare e favorire sintesi anche tra le giovani generazioni.
Si vince insieme con le riforme e il riformismo può incontrare nuovamente il suo popolo. Facciamo qui uno sforzo insieme per essere all'altezza. Per queste ragioni, il Gruppo Partito Democratico dichiara il voto favorevole sulla risoluzione per lo scostamento e esprime un apprezzamento sul Documento di economia e finanza. (Applausi).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, parto da un'inevitabile considerazione politica: ieri mattina il Capogruppo della Lega ha voluto richiamare tutti noi alla responsabilità, peraltro con un richiamo improprio, perché fuori dal perimetro delle scelte e dei provvedimenti del Governo, in quanto riferito al disegno di legge Zan. Ieri pomeriggio la Lega si è astenuta su un decreto del Governo su un punto fondamentale della vita di questo Esecutivo: il governo della pandemia, mettendo in difficoltà tutto il Governo e gli stessi Ministri della Lega. La contraddizione credo sia palese e clamorosa, ma c'è un punto politico: è ovvio affermare che nessuno può immaginare di stare in una maggioranza e, a seconda delle proprie convenienze, dei sondaggi, della irrefrenabile tentazione di cavalcare qualunque protesta, fare quello che vuole, lanciare ultimatum, mettere in difficoltà il Governo. Noi lo sappiamo che questo è il Governo Draghi e non il Governo Conte. Forse è Salvini che non sa che questo non è il Governo Salvini. (Applausi).
Questo schema di gioco è infantile, irresponsabile e oggettivamente insostenibile. Decidete che parte volete fare perché questa non è una commedia. Non possiamo giocare con i sentimenti, la rabbia e le difficoltà di un Paese. Qui si gioca la responsabilità, che involontariamente ieri il Capogruppo della Lega ha richiamato e che oggi suona come un richiamo allo stesso partito della Lega.
Noi votiamo convintamente il DEF e lo scostamento. Il DEF è un'impresa coraggiosa e una scommessa che si fonda su due punti fondamentali: la sconfitta della pandemia e la capacità di realizzare un aumento degli investimenti nel 2022 del 20 per cento rispetto a quelli che abbiamo fatto negli anni che ci stanno alle spalle. È un durissimo impegno. Si basa quindi sulla ripresa del Paese, che deve uscire praticamente da venti anni di stagnazione perché sono venti anni che l'Italia non cresce.
Si scommette con il Next generation EU e per questo non possiamo giocare. Il problema non è la ricerca del consenso; qua si gioca, attraverso scelte coraggiose non rinviabili, la possibilità di dare un futuro al Paese. Per la riforma della pubblica amministrazione la parola chiave è competenze. Bisogna dare ai Comuni, alle Province e alle Regioni le competenze necessarie per realizzare quegli investimenti, trovando le forme più celeri e trasparenti. È una scelta inevitabile.
Serve, inoltre, la riforma fiscale, perché il caos in cui è l'assetto fiscale del Paese è evidente a tutti e dobbiamo diminuire il peso sul lavoro e sulle imprese avendo il coraggio di affrontare il grande tema del Paese: prendere tutti i redditi e trovare una fiscalità equa e progressiva. Bisogna avere una nuova politica industriale che abbia al centro, come architrave, la transizione ecologica e, sulla base di questo, superare gli incentivi a pioggia per le imprese. È opportuno trovare la chiave per produrre una crescita non solo sostenibile, ma che sia in grado di dare nuovo lavoro.
I dati del DEF ci dicono che il tema dell'occupazione è il più critico e serio. Proporremo che il Governo si metta alla prova per produrre un piano straordinario per il buon lavoro, la buona occupazione e contro la precarietà. Al centro ci devono essere il Sud, le donne e i giovani. È su questo che possiamo dare fiducia al Paese.
Siamo di fronte a scelte di grande spessore e di valore strategico. Ciò di cui ha bisogno l'Italia è un nuovo compromesso sociale, basato sulla valorizzazione dei beni comuni: la sanità e la scuola sono beni comuni su cui dobbiamo fare investimenti strategici in grado di dare futuro al Paese.
La digitalizzazione e la lotta alle disuguaglianze: è su questo che si può fare un nuovo patto sociale, in cui le imprese, le forze intermedie, i sindacati, il Governo e la Repubblica italiana trovino obiettivi concreti per fare quel salto che diversamente non riusciremo a fare.
È necessario andare avanti nella costruzione della nuova Europa. Abbiamo cominciato, l'Europa ha fatto cose importanti; adesso dobbiamo cambiare il Patto di stabilità, senza il quale non c'è un futuro. È importante la proposta di Draghi sugli eurobond per gli investimenti; è importante ridare un senso e una direzione di marcia alla qualità sociale dell'Europa. Da questo punto di vista, spero che l'Europa prenda velocemente un'iniziativa per superare, anche temporaneamente, i brevetti sui vaccini; diversamente, non riusciremo a governare la pandemia globale. Ci sono troppi Paesi che non riescono a recuperare i vaccini e il piano fatto per quei Paesi non sta funzionando; occorre un salto di qualità e avere la capacità di guardare avanti.
Infine, credo che ci siano tre priorità sullo scostamento,- che va bene, ma la prima un intervento perequativo, perché sappiamo che ci sono imprese che hanno avuto dei danni e altre che ne hanno avuti di molto maggiori. Parlo prima di tutto dei settori del turismo, della ristorazione e delle palestre; quelle imprese ci chiedono giustamente di fare un intervento di perequazione, sui costi fissi (bollette e affitti), perché esse non sono uguali e un intervento omogeneo su tutti i tipi di imprese è iniquo. Questa è una priorità fondamentale. Infine, dobbiamo avere la capacità di intervenire sui buchi che ancora ci sono per quanto riguarda il lavoro, soprattutto stagionale. Per l'agricoltura, per il turismo e per i lavoratori ciclici dobbiamo riuscire a dare una risposta di qualità, se vogliamo costruire una speranza.
Ho sentito - e concludo - che alcuni colleghi dicono che la scelta del Governo sulle riaperture è ideologica. No, colleghi: per governare questa lotta alla pandemia, abbiamo bisogno di due cose, ossia i vaccini e la tracciabilità per governare l'emergenza. Oggi siamo sopra i... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).
FERRO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRO (FIBP-UDC). Signora Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, non mi richiamo ai numeri del DEF, perché sono stati ampiamente trattati dai colleghi del mio Gruppo, i senatori Perosino, Damiani e Saccone e le senatrici Modena e Gallone, che hanno richiamato l'attenzione su di essi.
Vorrei piuttosto cogliere questa occasione...
PRESIDENTE. Non si fotografa in Aula.
FERRO (FIBP-UDC). ...preannunciando il voto favorevole del Gruppo Forza Italia su questo provvedimento, per sottolineare che ci accingiamo ad approvare un ulteriore indebitamento di 40 miliardi nel 2021 e un ulteriore di indebitamento medio di sei miliardi annui per il periodo 2022-2033, per finanziare perlopiù investimenti pubblici.
Ora - mi riallaccio a quello che ha detto il senatore Errani - non sta a me qua richiamare la responsabilità delle dichiarazioni; però dobbiamo capirci tutti bene una volta per tutte. Siamo in una maggioranza e tutti abbiamo aderito senza indugio all'appello del Presidente della Repubblica, che ha richiamato tutti i partiti a un senso di responsabilità e a non mettere le bandierine; non siamo però nemmeno in una gabbia dove non è consentito esprimersi. Quindi, nel dibattito politico accettate che ci possa essere anche qualcuno che dice quello che pensa, magari non perfettamente in linea. L'importante è andare avanti e guardare oltre. (Applausi).
Da questo punto di vista, richiamiamo anche le parole del ministro Franco, che, preannunciando il provvedimento del DEF, ha detto che questo aveva un effetto shock sull'economia. Siamo perfettamente d'accordo al riguardo e auspichiamo che l'immediato decreto sostegni-bis risponda alle segnalazioni che tutti i sistemi di rappresentanza ci hanno fatto presenti nel corso delle audizioni numerose che ci sono state in Commissione bilancio: abbattere i costi fissi, introdurre una fase di moratoria e chiedere all'Europa una proroga del temporary framework. Se non riusciamo a portare a casa questi risultati, infatti, vano è il nostro parlare. (Applausi).
Non si tratta qui di riaprire, perché farlo senza ripartire non serve assolutamente a niente. Le aziende, specialmente quelle più colpite, nel settore dei servizi, del turismo e della ristorazione, sono veramente allo stremo. Dobbiamo far arrivare immediatamente le risorse, che spero andremo a deliberare immediatamente questa sera, perché - lo ripeto - vana è una riapertura, se non c'è una ripartenza. Su questo, dobbiamo permettere alle aziende, quelle piccole, che mantengono la struttura portante del nostro Paese a livello economico, di essere pronte a questa fase di rilancio e di rimbalzo, che sicuramente ci sarà.
Abbiamo avuto grandissima fiducia nel presidente Draghi e, senza offesa per nessuno, pensiamo che sia il miglior uomo che in questo momento possa degnamente e ottimamente rappresentare gli interessi degli italiani, specialmente nei confronti dell'Europa. (Applausi). Possiamo dire tutto del professor Draghi. Ci sembra un uomo saggio, un uomo prudente. Sicuramente, nella sua saggezza e nella sua prudenza, sarà anche in grado di riprendere in mano alcune determinazioni che, allo stato attuale, in questo momento, sembrano necessarie.
Non scaldiamo l'aria. Qui, colleghi, è veramente a rischio la tenuta del nostro Paese. La crisi economica, che ha richiamato quella occupazionale e sociale sottostante, ci impone di guardare oltre il breve periodo. Dobbiamo traguardare il medio-lungo periodo per portarci fuori da queste secche.
Si è parlato di debito buono. Anche noi lo facciamo, ma, per liberare energie e investimenti dei privati, dobbiamo mettergli anche altre cose accanto. Dobbiamo mettere una burocrazia buona e una giustizia civile buona per attrarre investimenti. Se infatti bastano tre persone per mettersi di traverso a qualsiasi opera considerata strategica, non andiamo da nessuna parte. Altro che Europa, ci fermiamo sull'uscio di casa.
Altro argomento importante è l'occupazione. Sono drammatici i dati relativi. Prendete in mano, signori del Governo, la questione del voucher per i lavori stagionali o dell'agricoltura. Sblocchiamo, in un certo qual senso, tutto quello che può favorire una ripresa effettiva e un rilancio del settore dei servizi.
Non capisco perché si tardi a liberare queste energie, che ci sono. La produzione industriale italiana di questo primo trimestre è migliore di tante altre a livello europeo. Quindi, i nostri imprenditori, nonostante questa situazione, questa difficoltà e la carenza di liquidità, ancora confermano la validità del nostro sistema e della nostra struttura economica, specialmente nelle aree più sviluppate del Paese.
Un deficit all'11,8 per cento del PIL e un debito record al 160 per cento del PIL non ci possono lasciare indifferenti, fanno paura. Abbiamo visto però che nell'ultimo anno gli italiani hanno fatto ricorso a una loro caratteristica principale, che è la parsimonia. Le giacenze medie nei conti correnti degli italiani non sono mai state alte. Chiaramente era tutto bloccato e chiuso, ma questo dimostra, ancora una volta, che se liberiamo queste energie, mettiamo in campo risorse e flussi ingenti di denari che vanno a favorire lo sviluppo e la ripresa.
Una prima conclusione è che, se non ci sono freni, l'Italia riprende e produce; se non ci sono freni e si tolgono i blocchi e i divieti vari, anche i servizi si riprendono immediatamente e rapidamente. Ribadisco che bisogna mantenere vive le imprese per farle ripartire appena saranno tolti i vincoli. Servono sostegni finanziari immediati. Va bene, quindi, lo scostamento di bilancio deciso dal Governo per il sostegno alle imprese e - come dice il presidente Draghi e lo ribadisco - questo è debito buono. Ho già detto prima che il debito pubblico è molto alto e, se non ci sono visioni unitarie e unità di intenti, ciò rischia di essere veramente pericoloso per il nostro Paese. Tuttavia, è un rischio che vale la pena assumerci, visti anche il rilevante ruolo e la vicinanza dell'istituzione europea.
Non occorre che richiami puntualmente i singoli provvedimenti, come la moratoria dei prestiti, la proroga dei termini e i voucher, in quanto sono tutti argomenti che sappiamo essere all'attenzione dell'Esecutivo e abbiamo grande fiducia nelle persone che in questo momento stanno al Governo.
Dobbiamo favorire specialmente i settori che più di altri hanno sofferto (penso ai servizi e al turismo) e considerare la grande crisi subita da tutte le città d'arte italiane, vero patrimonio mondiale dal punto di vista storico, architettonico e culturale. Non lo dico per drammatizzare, ma non ce la fanno più.
Ciò nonostante, signor Presidente, siamo convinti che occorrano prudenza (come quella richiamata dal presidente Draghi con il decreto-legge di ieri), ma anche ottimismo. Noi di Forza Italia siamo ottimisti e abbiamo fiducia nell'Italia e negli italiani. (Applausi).
BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del mio Gruppo alla proposta di risoluzione presentata e, quindi, al Documento di economia e finanza.
Quella di votare favorevolmente è una decisione che naturalmente non sorprenderà, dal momento che abbiamo deciso di sostenere con lealtà l'azione di questo Governo. Ci regoliamo pertanto di conseguenza, deponendo asprezze e battaglie ideologiche, anche se ciò naturalmente non significa rinunciare alla nostra identità (ribadisco che questo non ci è stato chiesto), né arrendersi al conformismo e, quindi, rinunciare a esercitare il diritto di critica. Infatti, se facessimo così, renderemmo il tutto di questa maggioranza inferiore alla somma delle sue parti.
Nel motivare la mia dichiarazione di voto, vorrei muovere dal mio ultimo intervento in quest'Aula. In quell'occasione mi accadde di far notare che la richiesta che veniva fatta coralmente (ma credo, forse, in particolare alla forza politica in cui mi onoro di militare) di sostenere la prospettiva di un'Unione europea sempre più integrata e che sarebbe approdata a un bilancio unico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione, se rivolta specificamente a noi, era male indirizzata. Il problema rispetto a questa visione ideale, infatti, non era e non poteva essere una nostra preclusione ideologica, che non c'è e che, se ci fosse, sarebbe tutto sommato irrilevante nel grande disegno europeo, ma, viceversa, la strenua preclusione politica della Germania che da sempre si oppone a questo progetto di solidarietà. A tale preclusione credo sia difficile girare intorno. Non è una critica, ma un dato fattuale, quello che espongo. Questo dovrebbe essere ormai chiaro ma - pro futuro - lo diventerà ancora di più quando la SPD perderà le prossime elezioni tedesche, dopo le quali peraltro anche il PPE non starà benissimo, ma non entriamo in queste tristi vicende.
Ne consegue, però, una cosa che riguarda noi e il dibattito di oggi, cioè il fatto che non dovremmo razionalmente aspettarci di essere sostenuti nei periodi di recessione da altri che da noi stessi e la valutazione del DEF, come in generale quella dell'orientamento di politica economica del Governo, va fatta alla luce di questo dato di fatto. Da quell'intervento sono passati tre mesi e sono stati fatti altri passi avanti (rilevanti, direi).
Il 24 marzo 2021 abbiamo appreso che: «il coordinamento europeo va sempre cercato e va rafforzato, ma se non funziona in questi momenti dove il tempo è prezioso, occorre anche trovare le risposte da soli». Questa è una dichiarazione saggia, estremamente opportuna e tempestiva del signor Presidente del Consiglio, che peraltro viene incontro a una cosa che questa forza politica ha sempre affermato. (Applausi). L'idea è che il coordinamento debba essere un mezzo e non un fine e il fatto di avere un primo Ministro che finalmente afferma quest'idea, che di per sé è lapalissiana, è rivoluzionario. È un'idea rivoluzionaria e liberale e un segno di buon senso: la ricerca del coordinamento non deve assorbire più risorse di quanto il coordinamento possa procurarne o liberarne, altrimenti si determina una inefficienza. Esiste evidentemente anche un rendimento di scala decrescente dell'integrazione politica.
Ora, pur precisando che non è una critica a nessuno di noi, visto che siamo tutti qui e partecipiamo alla discussione perché accettiamo di operare all'interno di un contesto di regole date, vorrei dire che la liturgia del semestre europeo, che oggi celebriamo con la stazione del DEF, a me non sembra un esempio particolarmente virtuoso. Non voglio annoiarvi con citazioni erudite dalla letteratura scientifica, ma personalmente continuo a pensare che questa rigida calendarizzazione di documenti programmatici e questo scrutinio europeo, che in circa un decennio non è riuscito di fatto ad aumentare la convergenza macroeconomica fra gli Stati membri, siano un esempio chiaro di coordinamento che assorbe o distrugge risorse, anziché liberarne. Lo è a mio avviso ancora oggi, ma naturalmente lo era ancora di più quando questa liturgia era il veicolo di quelle prescrizioni politiche irrazionali che un tempo tutti propugnavano e che oggi sono rimaste orfane, cioè quelle dell'austerità.
Naturalmente però lealtà e senso delle istituzioni significano anche operare all'interno di regole la cui razionalità forse è dubbia, ma ci è facile farlo, perché vediamo che il mondo ci sta venendo incontro, a noi che abbiamo sempre detto quello che era nei libri di macroeconomia, e lo sta facendo con una rapidità impressionante, direi promettente.
Sei giorni fa abbiamo appreso che la sostenibilità del debito pubblico non dipende più, come in passato, dall'andamento dei tassi di interesse che permettono di servire i costi della raccolta, ma dalle prospettive di crescita. Ecco, quest'affermazione, sempre del Presidente del Consiglio, è interessante, anche se tutto sommato mette in evidenza aspetti che finora, nel dibattito sulla dinamica e sulla sostenibilità del debito pubblico, erano stati sottaciuti: per esempio, il ruolo che l'esplosione del costo del debito, verificatasi all'inizio degli anni Ottanta, ha avuto nel determinare il raddoppio del rapporto debito-PIL in circa dieci anni. Eppure, non si tratta di enormi novità, da un punto di vista concettuale.
Voglio fare una citazione: si spera che questo articolo abbia dimostrato che quello dell'onere del debito è essenzialmente il problema della crescita del reddito nazionale. Questa citazione viene da un articolo del 1944 di Evsej Domar, un economista keynesiano. Non abbiamo quindi fatto una grande scoperta, scoprendo che la crescita economica è fondamentale nel garantire la sostenibilità del debito. La domanda, in questo come in altri casi, è perché ora: nel 1944, che è anche l'anno della Conferenza di Bretton Woods (un altro dato storico che spesso viene evocato), si stava concludendo, come sappiamo, una guerra. È veramente triste constatare che, per arrendersi all'ovvio, gli esseri umani prima debbano combattersi tra loro o, come nel caso attuale, essere sopraffatti da catastrofi naturali che nel linguaggio corrente continuiamo a paragonare a un evento bellico: sono ad esso paragonabili non solo e non tanto nel tributo di vittime umane, cui deve andare il nostro ricordo, quanto nelle conseguenze economiche.
Il debito oggi è a volumi postbellici; più esattamente, però, lo era anche prima della crisi pandemica. Pertanto, se, da un lato, non è strano che oggi si riscoprano le ragioni della crescita, come si scoprivano nel 1944, lo è che si sia aspettato fino ad oggi per affermare l'esigenza della crescita e che, per tanti anni, si sia continuato sulla strada dell'austerità.
Va detto - e lo dico con un'amara e sofferta ironia - che in questo senso il Covid-19 ha dato una ragionevole via di fuga ai nemici dell'ovvio, cioè agli amici dell'austerità, perché consente di dire che, siccome oggi è tutto diverso, allora finalmente si può fare quello che in realtà si sarebbe dovuto fare già da prima, però scordiamoci il passato e ci permettiamo di esprimere minime critiche, pur nel giudizio positivo che diamo all'intervento del Governo; infatti - e voglio che rimanga agli atti - a noi sembra che non venga compreso un dato che pure dovrebbe essere evidente. Ricordiamo il tempo in cui si rimproverava ai Governi di avere il pilota automatico e che i mercati li avrebbero costretti a procedere comunque sulla strada delle riforme, che poi erano i tagli (quelli che servivano a consegnare in mani private pezzi crescenti di stato sociale e di intermediazione del risparmio)? Esiste, però, un'eterogenesi dei fini, una nemesi: oggi è la Banca centrale europea ad avere il pilota automatico. Sono sempre i mercati a indurre questo regime e sono sempre loro, in qualche modo, gli artefici del pilota automatico, per il semplice motivo che, ove la BCE smettesse di sostenerli acquistando i titoli del debito pubblico, crollerebbero, il che, oltre a essere un problema per tutti noi, lo sarebbe anche per la BCE, che ha il compito istituzionale di garantire la stabilità finanziaria. Questo meccanismo dovrebbe essere capito e quindi si dovrebbe (perché si può) osare di più. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Bagnai, può consegnare il testo scritto del suo discorso.
PELLEGRINI Marco (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELLEGRINI Marco (M5S). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, il Documento di economia e finanza è il principale strumento del ciclo della programmazione economica e di finanza pubblica e ci restituisce un quadro chiaro e preciso degli interventi adottati nell'anno passato, primo anno terribile della pandemia, e uno di quelli che metteremo in campo nel 2021 e negli anni seguenti.
I riferimenti e le cifre contenuti nel DEF sono incontrovertibili e consentirebbero a tutti di fare un'analisi obiettiva circa le politiche economiche di contrasto alla crisi messe in campo dal Governo Conte II, lungo tutto il 2020, e dal Governo Draghi, negli ultimi due mesi. Sono numeri, tabelle e dati che sono al di sopra della propaganda che alcuni fanno e continuano a fare sui media e sui social. Rivolgo quindi un appello a tutti: parliamo di fatti e cerchiamo di dare informazioni precise e fedeli ai cittadini.
Nell'anno 2020 l'indebitamento aggiuntivo contratto dallo Stato per fronteggiare l'emergenza economica e sanitaria causata dalla pandemia, utilizzando risorse interne, quindi non provenienti dall'Europa, è stato di 108 miliardi di euro. Di essi, quasi la metà, ben 56, sono andati alle imprese grandi e piccole, mentre 29,7 al comparto del lavoro (18 dei quali però erano relativi alla cassa integrazione guadagni, che è anche un aiuto alle imprese). Agli enti territoriali ne sono andati 10,8; alla sanità 8,2; a tutto il capitolo delle politiche per la famiglia e le politiche sociali, che comprende anche il reddito di emergenza, ne sono andati 6,1; infine, alla scuola 2 miliardi.
Quindi, nel 2020 il Governo Conte II ha destinato 64 miliardi su 108 alle imprese e agli operatori economici, a testimonianza di quanta attenzione ci sia stata per il comparto, al di là delle chiacchiere e delle menzogne propalate a piene mani negli ultimi mesi. A tutto questo si aggiunga che con il decreto-legge cura Italia del marzo 2020 e con il successivo decreto-legge liquidità abbiamo aperto lo spazio alla moratoria dei mutui per le imprese, che ancora oggi investe un valore di 158 miliardi. (Brusio). Signor Presidente, se possibile, vorrei svolgere il mio intervento in una situazione di maggiore tranquillità. (Richiami del Presidente).
Come dicevo, la moratoria dei mutui per le imprese ancora oggi investe un valore di 158 miliardi e ha reso possibili per le aziende i prestiti garantiti dal Fondo per le piccole e medie imprese, per un totale di 155 miliardi, e da SACE per quelle più grandi, per un totale di 23 miliardi.
Riassumendo, stiamo parlando di numeri molto grandi: 130 miliardi di scostamento nel 2020 (i 108 di cui ho parlato prima e i 22 di scostamento a parziale copertura della manovra), più i 32 miliardi di gennaio dell'anno corrente, i 40 dello scostamento che ci accingiamo a votare, più il fondo di 70 miliardi per finanziare i progetti al di fuori del PNRR (30 dei quali fino al 2026), più i 191,5 miliardi europei del recovery fund, più il resto dei fondi del Next generation EU. Sono numeri freddi, che possono non dire niente, ma è importante il totale generale: facendo appunto il calcolo, dal 2020 al 2026, grazie al percorso che è stato delineato dal Governo Conte II e fisiologicamente ripreso tal quale dall'attuale Esecutivo senza alcuna discontinuità (checché se ne dica), il nostro Paese ha potuto e potrà mettere in campo risorse per quasi 450 miliardi di euro. (Applausi).
Voglio sottolineare che ancora oggi le misure economiche che stiamo adottando seguono la filosofia di intervento e gli schemi adottati dal Governo Conte, al punto che gli stessi 40 miliardi dello scostamento di cui ci occupiamo oggi e che costituiscono la base finanziaria del decreto-legge sostegni-bis serviranno anche a prorogare tutte le suddette misure per la liquidità messe in campo dal precedente Esecutivo e che ha potenziato quelle soluzioni innovative che l'attuale Governo non può fare a meno di prorogare. Inoltre, tutte queste misure serviranno a dare respiro agli operatori economici messi in ginocchio da questa crisi e da questa pandemia. Se serviranno altre misure, le adotteremo senza alcun problema, perché nessuno dovrà mai essere lasciato indietro.
Va tutto bene? Assolutamente no: sono ancora vaste le sacche di sofferenza causate dagli effetti economici della pandemia, che, tra l'altro, si aggiungono a problematiche di cui già il nostro Paese soffriva. Tanto ancora vogliamo e dobbiamo fare e noi del MoVimento 5 Stelle siamo in questo Governo proprio per continuare a mettere in campo provvedimenti che tutelino le vite dei cittadini e le attività economiche, che potenzino la sanità e la scuola pubbliche (Applausi), che inneschino e fortifichino un modello di sviluppo che ponga al centro la persona, basato sulla sostenibilità, sul rispetto dell'ambiente, sull'economia circolare e sulla transizione ecologica. Proprio a tal proposito, ci siamo tanto battuti per l'istituzione del nuovo Ministero, quello della transizione ecologica, che ieri abbiamo approvato in via definitiva qui al Senato.
Vogliamo un Paese più giusto, più solidale, più equo, più sicuro, più attrattivo e più stimolante per chi vuole fare impresa. Siamo al Governo, in una maggioranza composita - e non è semplice - proprio per continuare a progettare il Paese del futuro e per difendere le conquiste degli ultimi mesi. Ho sentito proprio ieri, in Commissione bilancio, un esponente dell'opposizione attaccare ancora una volta il reddito di cittadinanza e il cashback. Certamente ci vuole davvero coraggio a prendere queste posizioni e a farlo dopo un anno terribile, come quello della pandemia, e dopo la plastica dimostrazione dell'estrema efficacia di questa misura, che ha consentito a tre milioni di nostri connazionali di non precipitare nell'abisso della disperazione, in un momento drammatico come quello causato dall'emergenza sanitaria.
Signori detrattori, se non volete credere a noi o ai cittadini, almeno provate a leggere i documenti dell'OCSE, che nel rapporto intitolato «Going for growth» ha evidenziato, testualmente, che il reddito di cittadinanza è stato in grado di «migliorare radicalmente la rete di sicurezza sociale, introducendo maggiori benefici per le famiglie, insieme a condizioni più rigorose». (Applausi). Tra l'altro, sempre l'OCSE ha lodato anche il taglio del cuneo fiscale che abbiamo fatto con il precedente Governo e il piano cashless, che come ben sappiamo, incrementa i pagamenti digitali. Proprio di questa misura, attaccata poco fa nelle dichiarazioni di voto di alcuni senatori dell'opposizione, viene riportato il costo. Basta guardare i dati che, ad esempio, provengono da diverse stime, anche di organismi privati - cito quelli del Forum Ambrosetti - secondo cui si tratta di una misura che si paga da sola e in più fa risparmiare al nostro Paese otto miliardi di euro di gestione del contante, ovviamente nel lungo periodo.
Signor Presidente, torno ai numeri di prima e al loro significato politico. Abbiamo messo in campo quasi 400 miliardi di euro di risorse fino al 2026, tra protezione sociale e investimenti, più altre centinaia di miliardi di euro di garanzie per la liquidità. È un risultato storico, un cambio di paradigma e un'occasione di sviluppo che il Paese attendeva da anni e che deve utilizzare al meglio, per creare lavoro e benessere. Ieri, in audizione, l'Ufficio parlamentare di bilancio ha sottolineato che, anche grazie a queste misure, nel 2022 gli investimenti pubblici in valore assoluto torneranno finalmente al livello registrato - pensate! - nel 2009. Finalmente ci stiamo mettendo alle spalle dodici anni di austerity, di letterine da Bruxelles e da Francoforte e di «ce lo chiede l'Europa».
Dichiaro quindi, congiuntamente, il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 stelle sul Documento di economia e finanza 2021 e sullo scostamento di bilancio. (Applausi).
PARAGONE (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PARAGONE (Misto). Signor Presidente, anche oggi i soldi li vedremo domani. La pioggia di soldi è un gioco di prestigio, i vostri soldi fanno dei giri immensi e poi finiscono e infatti la gente deve andare in piazza. La gente adesso ve la racconto, attraverso le sue bollette. Una giovane coppia: 31 euro di spesa di consumo e 184 euro di bolletta. Una famiglia: 213 euro di consumo e 474 di bolletta. Una parrucchiera: 106 euro di consumo e 351 di bolletta. Un pub chiuso: 264 euro di spese per l'energia e 892 di bolletta. Un'attività commerciale: 500 euro di gas naturale e 1.076 di bolletta. Un ristoratore: 4.800 euro di spese di energia e 12.500 tra spese varie, tasse, oneri di sistema e quant'altro. Una palestra: 34 euro di consumo e 235 di bolletta.
Ecco dove sono i problemi degli italiani, che non vedete, perché questo accade nel Paese vero. Invece, nel vostro Paese dei padroni, accade che si dovevano revocare le concessioni ai Benetton e invece partecipiamo, con i soldi degli italiani, ad un'asta con Abertis.
Dov'è la sinistra, quella che con Speranza, D'Alema e Bersani governa con Draghi e con Giorgetti, che oggi non ha voluto sentirsi dire che la società pubblica Invitalia (Arcuri) è socia di ArcelorMittal, un padrone che licenzia un lavoratore colpevole di aver pubblicato un post che commentava favorevolmente una fiction televisiva con Sabrina Ferilli? Siete soci e lacchè dei padroni!
Perché il Ministero dell'economia e delle finanze, socio di Monte dei Paschi di Siena (MPS) al 64 per cento, non chiede l'azione di responsabilità verso gli ex amministratori Profumo e Viola? Draghi teme i fantasmi del suo passato? Profumo è ancora lì, amministratore delegato di Leonardo, una partecipata dello Stato quotata in Borsa. Lo sapete che MPS (sempre del MEF per il 64 per cento) ha dovuto accantonare 400 milioni per le cause miliardarie in corso? Certo che lo sapete, Draghi lo sa!
Voi state governando per il sistema, nel sistema. I vostri scostamenti, i vostri soldi fanno dei giri immensi e poi finiscono nelle tasche dei soliti. Votiamo no.
CRUCIOLI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
CRUCIOLI (Misto). Signor Presidente, L'Alternativa c'è voterà contro al DEF perché prefigura un sentiero di avvicinamento all'obiettivo di medio termine eccessivamente rigoroso. Nondimeno, per responsabilità e cercando di fare qualcosa di utile per il Paese, abbiamo presentato un emendamento che, recependo alcune osservazioni fatte dalla 6a Commissione a cui appartengo, propone di implementare una struttura digitale per certificare i crediti d'imposta, quindi sostanzialmente creare una moneta fiscale, e impegnare il Governo nelle sedi opportune ad aprire la discussione per la revisione delle regole fiscali che sostengono il patto di stabilità e crescita. Ciò per evitare che la nuova applicazione del patto di stabilità comporti l'adozione di regole di rientro dal debito in modi e tempi non condivisi da tutti gli Stati che possano precludere la crescita economica italiana. Vi chiediamo, pertanto, di votare questo emendamento.
Nondimeno, nonostante questo miglioramento che auspichiamo, l'impostazione del DEF per noi comunque non è corretta, anche perché non ci consente la valutazione attraverso il PNRR.
Voteremo invece a favore dello scostamento di bilancio, perché è giusto dare ossigeno alle imprese, ai lavoratori e ai cittadini. (Applausi).
NUGNES (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
NUGNES (Misto-LeU). Signor Presidente, sottoscrivo l'emendamento illustrato dal senatore Crucioli, annuncio il mio voto contrario sul DEF e favorevole sullo scostamento di bilancio, perché sterilizzare il debito non è impensabile, così come non sono ineluttabili né il modello di sviluppo né i trattati dell'Unione europea.
Abbiamo sostenuto il presidente del Parlamento europeo Sassoli quando ha fatto una proposta che l'Italia non ha accolto e che invece alcuni economisti europei hanno sottoscritto con una petizione molto importante, che però il Presidente della Banca centrale europea ha bocciato, considerandola impensabile, perché sarebbe stata una violazione del trattato europeo, come se questo fosse intoccabile.
Il tema è delicato, di carattere economico (e io non sono un economista), ma soprattutto politico; della politica però ha una visione diversa ognuno di noi, mentre non è così per le questioni giuridiche, su cui mi vorrei soffermare, riguardando la carta di Sant'Agata dei Goti "Dichiarazione su usura e debito internazionale" del 1997, che è stata sottoscritta da un autorevole pool di studiosi provenienti da vari Paesi. Pur riconoscendo il sacrosanto principio per cui i debiti vanno onorati, essi fanno emergere nella dichiarazione quattro fondamentali principi di giustizia in tempi non sospetti, perché fuori dal pericolo e dalla situazione Covid: innanzitutto, la priorità del diritto alla vita; l'universale destinazione dei beni della terra; la fondamentale esigenza di equità, che non permette di assumere solo il profitto come criterio ultimo; e il fatto che vadano sempre prese in considerazione innanzitutto le esigenze dei più deboli.
Muovendo da questi presupposti, la Dichiarazione enumera alcuni principi di diritto riconosciuti dalle Nazioni civili, che costituiscono la fonte dell'ordinamento internazionale, come prescritto dall'articolo 38, comma 1, dello statuto della Corte internazionale di giustizia dell'Aja.
Ebbene, rispetto alla questione del debito contratto a seguito della grave pandemia in corso, si impone l'applicazione e il rispetto, oltre che del principio del diritto alla vita, di almeno altri due principi: quello dell'autodeterminazione dei popoli e quello del favor debitoris.
Sull'autodeterminazione dei popoli qualunque contratto non può essere siglato se una delle parti esercita un'ingerenza sulla debolezza dell'altra. Pertanto, la scrittura dei trattati non è... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione delle proposte di risoluzione alla Relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012.
Le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.
Avverto che per tale deliberazione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea. Pertanto, la votazione delle proposte di risoluzione avrà luogo mediante procedimento elettronico con scrutinio simultaneo.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 100, presentata dai senatori Licheri, Romeo, Bernini, De Petris, Malpezzi, Faraone e Unterberger, alla Relazione ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risulta pertanto preclusa la proposta di risoluzione n. 101.
Passiamo alla proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) al Documento di economia e finanza, accettata dal Governo, sulla quale è stato presentato un emendamento, il cui testo è in distribuzione, che invito i presentatori ad illustrare.
CRUCIOLI (Misto). Signor Presidente, voglio specificare che non ho fatto altro che riportare sotto forma di emendamento due osservazioni, votate favorevolmente dalla maggioranza parlamentare presente in Commissione finanze, che erano volte - come l'emendamento in questione - a implementare un'infrastruttura digitale che garantisca le certificazioni dei crediti d'imposta anche come mezzi di pagamento di beni e servizi (sostanzialmente introduca la strada per la moneta fiscale).
L'altro capoverso aggiunto impegna il Governo ad attivarsi nelle sedi opportune per affrontare la discussione di una revisione delle regole fiscali che sostengono il Patto di stabilità e crescita, per scongiurare il rischio che l'adozione di regole di rientro dal debito - in modi e tempi non condivisi da tutti gli Stati - possa ingenerare effetti prociclici a detrimento delle prospettive di crescita economica. Questo secondo capoverso è particolarmente rilevante; ha trovato riscontro in diverse affermazioni che vanno in questo senso da parte di tutti i membri del Senato intervenuti in precedenza. Quindi chiedo a tutti di votare a favore dell'emendamento.
PRESIDENTE. Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.
STEGER, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario.
DURIGON, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2 (testo 2).1, presentato dal senatore Crucioli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dai senatori Licheri, Romeo, Bernini, Malpezzi, De Petris, Faraone e Unterberger, accettata dal Governo.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risulta pertanto preclusa la proposta di risoluzione n. 1, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
CORRADO (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORRADO (Misto). Signor Presidente, c'è una vicenda legata al nome del celebre tenore Enrico Caruso che in queste ore sta fortemente indignando gli animi nel mondo della lirica italiana e non solo, perché Caruso è stato e resta tenore tra i più grandi, amato in Italia e osannato all'estero. Quest'anno ricorre il primo centenario della sua morte e per l'organizzazione delle iniziative in ricordo è stato istituito dal Ministero della cultura un comitato nazionale per le celebrazioni. Peccato che il poco trasparente iter relativo alle nomine dei membri di tale comitato costituisca un danno al valore della memoria e si aggiunga alla beffa di un'allarmante e impunita ignoranza. È una pura operazione politica, quella orchestrata da Franceschini, che usa a proprio consumo la figura di un artista al quale dovremmo invece rispetto e cura della sua eredità.
Innanzitutto, nell'elenco dei componenti del comitato c'è una "teoria" di nomi dovuti, ma è palese e sconcertante l'assenza dei testimoni di Caruso, cioè di chi per preparazione o per esperienza diretta ha davvero vissuto il tenore. Caruso non è forse nato a Napoli? Non è morto a Napoli? Non è legato alla località casertana di Piedimonte Matese, dove visse la sua famiglia, e a Sorrento, dove soggiornò prima di morire e dove esiste, nelle sale di un ristorante, l'originale museo che raccoglie cimeli, dischi originali, caricature? Al teatro San Carlo di Napoli, città che conserva le sue spoglie, oltre che al Metropolitan di New York, che ha visto sul palco le sue portentoso esibizioni? E allora perché, colleghi, nella lista non si legge alcun rappresentante di questi mondi carusiani, parte viva della storia umana e professionale del cantante?
Il Ministro o pecca di analfabetismo musicale, ignorando chi sia Caruso, o di opportunismo politico, posizionando su poltrone strategiche e redditizie in termini di visibilità personaggi della propria corte, in quella che invece non è una monarchia, perché Enrico Caruso è patrimonio democraticamente universale. In entrambi i casi, il ministro si macchia di un reato grave contro la cultura del nostro Paese, anzi Caruso, definito "la voce dei due mondi", meriterebbe un comitato di respiro internazionale, che coinvolga quanti lo amano e lo conoscono.
Il pronipote Federico ha scritto una lettera aperta ai responsabili per lamentare tutto ciò. D'altra parte, il direttore del giornale on line «Toscana Today» ha chiesto come la consulta dei comitati nazionali e delle edizioni nazionali abbia potuto assegnare 90.000 euro al Comitato per le celebrazioni di Caruso il 23 febbraio 2021 se quello ancora non esisteva. Insomma, parafrasando la celebre canzone di Lucio Dalla «Caruso», al Ministero della cultura certe prassi clientelari per nulla logiche e per nulla trasparenti sono diventate «una catena ormai che scioglie il sangue dint'e vene», ma per l'indignazione. (Applausi).
ANGRISANI (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGRISANI (Misto). Signor Presidente, quattro colpi di pistola, le urla disperate e poi il silenzio. Quando pensi di avere potere sull'altro e lo perdi tutto ciò che ti resta da fare è pensare al potere sulla vita e la morte. è, purtroppo, la solita espressione della volontà di potenza dell'uomo sulla donna.
Il mio intervento è rivolto a portare all'attenzione dell'Assemblea l'ennesimo caso di violenza contro una donna avvenuto nei giorni scorsi e conclusosi, purtroppo, con un epilogo più tragico. Si tratta di due miei concittadini di Sarno, nella provincia di Salerno, ma residenti a Marino, in provincia di Roma. Il marito, un carabiniere, si è tolto la vita dopo aver sparato più volte alla moglie, Annamaria. Lei era un'insegnante molto conosciuta e benvoluta nella comunità di Sarno, dove la notizia ha sconvolto i cittadini uniti nel dolore per l'accaduto. Annamaria era molto impegnata nel sociale e voglio ricordare anche il suo impegno civico e politico rivolto in primis alla difesa dei diritti delle donne.
Le ricostruzioni giornalistiche parlano di un rapporto che, purtroppo, è sfociato nell'esito più drammatico, connotato, da parte del marito, da gelosia, pedinamenti e continui controlli al cellulare. Tale comportamento è frequente nei casi di violenza contro le donne e spesso anticipatorio di conseguenze fatali.
Per questo la massima attenzione va data ai cosiddetti reati spia. Le istituzioni sono continuamente al lavoro per tentare di contrastare l'accadimento di episodi come quello di cui è stata vittima Annamaria. Da una relazione che abbiamo approvato ultimamente in Commissione femminicidio emerge come la diffusione della violenza contro le donne rappresenti nel decennio 2008-2018 una vera e propria strage con ben oltre 1.600 uccisioni. Oggi ci troviamo costretti ad aggiornare i dati sul femminicidio: nel corso di quest'anno, a causa della pandemia, si sono registrati numerosi aumenti. Ci troviamo di fronte a un fenomeno che non è più un'emergenza occasionale, né un fatto privato, ma una tragedia sociale e cronica ormai strutturale, che sta travolgendo la nostra società civile.
Senza una vera e propria trasformazione culturale che parta dalle scuole e che permetta di superare gli stereotipi promuovendo la diffusione di atteggiamenti e linguaggi rispettosi di identità e differenza di genere, questa battaglia non potrà essere vinta. La sfida reale è promuovere una profonda trasformazione culturale che investa la società partendo dalle basi (scuola e famiglia) e che sappia coinvolgere ogni aspetto della vita relazionale. Insegnare alle giovani generazioni la parità dei diritti e il rispetto dell'identità di genere rappresenta un obiettivo imprescindibile per deviare il percorso... (Il microfono si disattiva automaticamente).
NATURALE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NATURALE (M5S). Signor Presidente, il sistema delle banche sta attraversando già da qualche decennio una profonda trasformazione individuabile nel processo di concentrazione che stanno perseguendo, dettato principalmente dall'introduzione delle grandi innovazioni dell'era digitale, dall'esigenza di maggiore competitività con i grandi gruppi internazionali e da qui nasce la necessità di un netto taglio alle spese.
Tutto ciò produce l'effetto inesorabile della riduzione degli sportelli e, di conseguenza, toccherà inevitabilmente il posto di lavoro di migliaia di dipendenti, su cui bisogna urgentemente predisporre un piano di reintegro. Il 29 dicembre scorso BPM ha annunciato la chiusura di 300 filiali nel corso del primo semestre del 2021. Tra queste troviamo anche quelle filiali che nelle piccole località rappresentano un importante riferimento per la permanenza delle già poche attività esistenti. Motivo in più, per questi piccoli insediamenti, di andare verso un inesorabile spopolamento, cui la politica nazionale e locale ha il compito e il dovere di dare soluzioni tangibili e urgenti. Così ad Accadia, piccolo centro dei Monti Dauni in provincia di Foggia, che, come tanti che seguono la stessa sorte, meriterebbe grande attenzione e sviluppo per la sua storia e le sue bellezze paesaggistiche, ma che invece vede ora chiudere la sua unica banca con cui lo stesso Comune ha sempre intrattenuto rapporti di tesoreria. Ciò non solo significa spegnere poco alla volta le residue speranze di ripopolamento di queste aree, ma rappresenta anche un colpo alla permanenza di coloro che, amando la propria terra, resistono e sperano in un futuro migliore. Un ruolo sociale che verrà a mancare anche per quei clienti di maggiore fragilità, quali gli anziani, che avrebbero notevoli disagi a recarsi presso i Comuni vicini.
Vorrei rivolgere un appello al Ministro dell'economia e delle finanze, affinché si adoperi per questi piccoli Comuni nel garantire loro almeno una filiale come servizio alla cittadinanza, già fortemente penalizzata e verso cui tutti dobbiamo compiere ogni sforzo, consapevoli del grande valore che rappresentano. (Applausi).
PEPE (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEPE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per esprimere, a nome mio, del Gruppo di cui mi onoro di far parte Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione e - mi voglio augurare - di tutta l'Aula, il pieno sdegno nei confronti delle gravissime insinuazioni che il sottosegretario alla giustizia Macina ha proferito nei confronti di Giulia Bongiorno e di Matteo Salvini (Applausi), ai quali va tutta la nostra solidarietà, in quanto persone correttissime, tanto nella vita quanto nel lavoro.
Noi siamo qui, Presidente, richiamati a un elevato atto di responsabilità, a un elevato senso delle istituzioni, per tirare fuori l'Italia da questa difficoltà e da questa pandemia. Ma purtroppo ci ritroviamo il Sottosegretario, in perfetto stile grillino, a tirar fuori ancora una volta la storia del complotto e la storia delle insinuazioni. (Applausi). Ciò non è assolutamente comprensibile e soprattutto non è rispettoso nei confronti del presidente Mattarella e del presidente Draghi.
A maggior ragione, questo attacco diventa del tutto incomprensibile quando ci ricordiamo che il problema del problema ce l'hanno a casa loro e si chiama Beppe Grillo. (Applausi).
Mi sarei aspettato che una donna, nonché Sottosegretario alla giustizia, avrebbe proferito alcune parole nei confronti di Beppe Grillo, che in un suo video scandaloso è stato in grado di dileggiare una ragazza e la sua famiglia, di offendere tutte le donne e di calpestare secoli e secoli di civiltà giuridica. (Applausi). Tutto questo non è bastato a distrarre la sottosegretaria Macina alla giustizia. Tra l'altro aggiungo, Presidente, che Beppe Grillo, nell'ottimo stile che lo contraddistingue, cioè quello di un clown, riesce a essere forcaiolo alla bisogna, quando lui non c'entra, e garantista quando invece lui c'entra.
Basta con questa cultura del sospetto, basta con questa cultura che manca di rispetto alla nostra storia e alla nostra tradizione. (Applausi). C'è soltanto un modo con cui il sottosegretario Macina può porre rimedio a questo inaccettabile comportamento: dimettersi immediatamente da quel ruolo che occupa indegnamente. (Applausi).
CUCCA (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, intervengo sullo stesso tema del senatore Pepe, che ha parlato testé. È oggettivamente sconcertante vedere quel che è accaduto oggi, con il rilascio di quell'intervista da parte dell'onorevole Macina, parlamentare e sottosegretario alla giustizia.
È una vergogna che un Sottosegretario alla giustizia approfitti del suo ruolo per mettere in campo quegli argomenti, soprattutto donna, che è la cosa peggiore e davvero più sconcertante: soprattutto donna! (Applausi).
Devo dire, però, che lo sconcerto aumenta se si tiene presente che è anche un avvocato, che dovrebbe conoscere il meccanismo dei procedimenti penali. Quelle parole lasciano ovviamente allibiti chi conosce quei meccanismi e sa perfettamente che il comportamento della magistratura non si mette in discussione solo per un atto di piaggeria nei confronti del capo.
Il capo ha sbagliato. Sarebbe stato più logico chiedere scusa, senza stare lì ad aggiungere niente. Invece, ha voluto richiedere il sostegno e il sottosegretario Macina si è ovviamente affrettata a dare quell'aiuto che era stato richiesto. (Commenti).
Lo ha chiesto pubblicamente, è riportato anche su un giornale di oggi. (Commenti). Sì, infatti, leggiamo. Parliamo, è meglio.
È sconcertante questo atteggiamento, così come il liquidare così sbrigativamente un attacco che è stato fatto alle istituzioni, alla magistratura. Quella magistratura che in tante circostanze ha voluto difendere, ha voluto in qualche maniera elogiare, quando fa comodo come è stato ben detto. È un atteggiamento a doppio binario: quando fa comodo, si diventa giustizialisti; quando fa comodo, si diventa garantisti a difesa di qualcuno, introducendo argomenti che non c'entrano nulla. E soprattutto, si attaccano le persone che sono state vittime di questi attacchi e che sono state poste alla gogna mediatica (cosa di cui ho parlato anche nell'intervento dell'altro giorno qui in Aula). Si attaccano quelle persone che, invece, hanno sempre chiesto che i processi non si svolgano in Parlamento. Quelle stesse persone che erano state attaccate, in maniera così fuori luogo, o comunque i loro parenti, poi, alla resa dei conti, quando i processi si sono svolti nei luoghi deputati, sono state ovviamente prosciolte con formula piena.
È davvero una vergogna che ci si approfitti dei ruoli. Il sottosegretario Macina ha riportato, in maniera assolutamente inutile, quei temi, semplicemente per attaccare e per difendersi, ma è stata una difesa oggettivamente e completamente... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).
MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, io non ho chiesto la parola sull'argomento suscitato, ma non posso tacere al riguardo. Che un Sottosegretario alla giustizia usi il suo ruolo, per di più essendo avvocato e dunque dovendo conoscere la materia, per attaccare una senatrice della Repubblica, nonché avvocato, facendo gravissime insinuazioni sulla sua correttezza di avvocato, è veramente una cosa intollerabile e che non può essere accettata, anche dallo stesso ministro Cartabia. (Applausi).
Sono state richieste le dimissioni. Sarebbe sicuramente la soluzione migliore, ma quantomeno ci dovrebbero essere un'affermazione di esecrazione e una correzione. Non è possibile e non è accettabile una cosa di questo genere. Il Ministero della giustizia deve assicurare il buon funzionamento della giustizia, non fare insinuazioni contro l'avvocato che ha il torto di difendere una ragazza che si presume abbia subito uno stupro. (Applausi).
Poi il processo dovrà stabilire se il fatto è vero o non è vero, ma il processo deve avere delle garanzie. Deve esserci un avvocato e il suo ruolo deve essere assolutamente rispettato. (Applausi).
GIAMMANCO (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAMMANCO (FIBP-UDC). Signor Presidente, io cambio argomento e mi rivolgo a lei e a quest'Assemblea per informarla che a Palermo è stata scoperta l'ennesima residenza lager, dove dipendenti insultavano e prendevano a botte e calci i disabili affidati alle loro cure. Ci sono stati degli arresti, grazie al lavoro dei carabinieri della stazione di Palermo Brancaccio, che ringrazio di cuore.
Ovviamente, tutto è emerso grazie alle riprese delle telecamere, che hanno registrato maltrattamenti sistematici e vessazioni continue, spintoni, urla e insulti nei confronti di questi pazienti affetti da paralisi spastica. Un vero e proprio inferno, signor Presidente.
Nel video si vede un operatore che prende la testa di un paziente e la sbatte violentemente contro un muro; un altro paziente trascinato per terra, tirato per i capelli; un operatore che tira una sedia a rotelle contro un disabile.
Colleghi, vi invito a visionare questi video per rendervi conto dell'orrore di ciò che vi sto raccontando, perché davvero le parole non possono spiegare la rabbia, la sofferenza e la pena che si prova nel vedere queste immagini. Signor Presidente, tramite lei mi rivolgo ai colleghi di tutti gli schieramenti e dico: ma davvero il Parlamento vuole continuare a far finta di nulla?
Dal 2009, per tre legislature consecutive, compresa questa, ho presentato una proposta di legge per l'introduzione delle telecamere in asili nido e strutture che ospitano anziani e disabili. (Applausi). La proposta è sempre arrivata a un passo dall'approvazione, per poi arenarsi e cadere nel dimenticatoio. Mi chiedo e vi chiedo: perché? Cosa stiamo aspettando?
E non mi si venga a parlare di tutela della privacy, perché di fronte a comportamenti così disumani e violenti nei confronti di soggetti deboli e indifesi non c'è privacy che tenga. Mi dispiace, ma lo devo dire: non continuare a fare nulla significa rimanere indifferenti al dolore di queste persone o - peggio - rendersi complici e conniventi di chi gli infligge quel dolore. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 27 aprile 2021
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 27 aprile, alle ore 15, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 17,32).
Allegato A
DOCUMENTO
Documento di economia e finanza 2021 e dell'annessa Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Doc. LVII, n. 4)
PROPOSTE DI RISOLUZIONE ALLA RELAZIONE AI SENSI DELL'ARTICOLO 6 DELLA LEGGE 24 DICEMBRE 2012, N. 243
(6-00184) n. 100 (22 aprile 2021)
Licheri, Romeo, Bernini, De Petris, Malpezzi, Faraone, Unterberger.
Approvata
Il Senato,
premesso che,
la Relazione al Parlamento, allegata al Documento di economia e finanza 2021, è stata presentata ai sensi dell'articolo 6, della legge 24 dicembre 2012, n. 243;
la Relazione illustra l'aggiornamento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica e del piano di rientro verso l'obiettivo di medio periodo (OMT), già autorizzato sia con la Relazione al Parlamento 2020, allegata alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020, sia con le successive Relazioni al Parlamento approvate nel corso del 2020 e del 2021 in relazione alle misure per il contrasto degli effetti dell'epidemia da Covid-19,
autorizza il Governo, ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione, e dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, a dare attuazione a quanto indicato nella Relazione citata in premessa.
(6-00185) n. 101 (22 aprile 2021)
Ciriani, Rauti, Balboni, Barbaro, Calandrini, de Bertoldi, De Carlo, Drago, Fazzolari, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.
Preclusa
Il Senato,
vista la Relazione al Parlamento presentata ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, ai fini dell'autorizzazione dell'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di medio termine (OMT) rispetto a quanto indicato nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020;
premesso che
il Governo richiede di elevare il limite di indebitamento netto e di saldo netto da finanziare per quest'anno e di modificare il sentiero di rientro verso l'obiettivo di medio termine (OMT) per i prossimi anni;
la manovra prevista grazie al nuovo scostamento avrà una dimensione di circa 40 miliardi di euro in termini di impatto sull'indebitamento netto della PA nel 2021; l'impatto sul deficit degli anni successivi, al netto della spesa per interessi, varierà fra 4 e 6,5 miliardi all'anno principalmente finalizzati a finanziare investimenti pubblici con risorse aggiuntive rispetto a quelle previste con il PNRR,
ottenuta tale autorizzazione, il Governo approverà un decreto-legge contenente nuove misure di sostegno e di rilancio dell'economia ma incrementerà anche le risorse per il PNRR non coperte da prestiti e sussidi del RRF, con la creazione di un Fondo di investimento complementare al PNRR, che avrà una durata decennale; inoltre, verranno coperte le somme del Fondo di sviluppo e coesione (FSC) trasferite ai programmi del PNRR;
sempre come riportato dal DEF sostegni ai titolari di partite IVA e alle imprese impattate dalla crisi da Covid-19 rappresentano più di metà degli impegni previsti sul 2021, mentre una parte di interventi sarà dedicata essenzialmente agli investimenti complementari al PNRR, che il Governo considera centrali per dare impulso alla crescita economica dei prossimi anni;
considerato che:
si ritiene necessario porre in campo azioni incisive per dare nuova linfa al nostro tessuto economico-produttivo e per favorirne la ripresa assicurando adeguati sostegni a tutte le realtà economiche colpite dalla crisi, ai titolari di partite IVA ed ai liberi professionisti e potenziando al contempo gli strumenti più efficaci in grado di ridurre l'impatto sul deficit pubblico attraverso politiche di crescita ed investimenti strategici per lo sviluppo del Paese,
autorizza il Governo, ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione e dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, a procedere all'ulteriore ricorso all'indebitamento netto richiesto, purché le risorse così reperite vengano destinate prioritariamente:
ad adottare provvedimenti che possano realmente essere di sostegno agli operatori economici colpiti dall'emergenza epidemiologica "Covid-19", con particolare riferimento ad indennizzi commisurati ai costi fissi sostenuti nel periodo pandemico, quali canoni di locazione e/o noleggio per beni mobili strumentali, canoni di locazione e/o noleggio di beni immobili (anche utilizzati promiscuamente), spese condominiali e di riscaldamento, l'ammontare dei costi relativi al personale dipendente (ivi compresi gli oneri contributivi e i premi assicurativi, per la quota rimasta effettivamente a carico del datore di lavoro), i consumi delle utenze di energia elettrica, gas, telefono, i consumi idrici, i carburanti e i lubrificanti, e quanti specifici per ogni singola attività;
ad adoperarsi per il completamento di un sistema di tutele che permetta di estendere ai lavoratori autonomi le misure già previste per i lavoratori dipendenti, avviato con l'introduzione dell'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO), finanziata dalla gestione separata INPS e volta a salvaguardare la continuità dell'attività professionale in caso di flessione del volume d'affari per i suoi iscritti;
a non rifinanziare, nei provvedimenti che destineranno le risorse dello scostamento di bilancio, misure come il cashback e la lotteria degli scontrini, trasferendo, anzi, le risorse ad esse destinate al "Fondo per il sostegno delle attività economiche particolarmente colpite dall'emergenza epidemiologica";
a rivedere urgentemente la normativa relativa alle locazioni degli immobili commerciali, esigenza resasi indispensabile alla luce di quanto accaduto dall'inizio dell'emergenza sanitaria, al fine di salvaguardare le attività commerciali e per evitare l'innescarsi di un numero elevato di conteziosi giudiziari tra locatori e locatari. A tal fine sono indispensabili le seguenti misure:
i. estensione della facoltà di usufruire dei regimi della "cedolare secca" e del "canone concordato", già in essere per gli immobili di tipo abitativo, anche agli immobili ad uso commerciale e ad imprese, persone giuridiche, liberi professionisti o titolari di partita IVA;
ii. proroga del credito d'imposta per i canoni di locazione degli immobili ad uso non abitativo e affitto d'azienda a tutto il 2021, estendendo la stessa a tutte le attività operanti in settori particolarmente colpiti dall'emergenza epidemiologica;
ad introdurre la non tassabilità dei canoni di locazione non percepiti, per evitare che la mancata percezione dei canoni di affitto relativi ad immobili si tramuti in una ingiustificata tassazione degli stessi in capo ai proprietari;
a definire, nell'ambito delle politiche fiscali, provvedimenti finalizzati al raggiungimento di una "tregua fiscale", per contemperare la duplice esigenza di salvaguardare le casse dello Stato, assicurando i versamenti dovuti, e mettere i contribuenti nelle condizioni di "saldare" il proprio debito con il fisco, attraverso una ricostruzione della posizione individuale di ogni soggetto, sfrondando il debito da ogni onere accessorio (sanzioni e interessi), e dilazionando i pagamenti anche fino a 120 mesi;
ad adottare i necessari provvedimenti che dispongano l'unificazione degli anni fiscali 2020 e 2021, in considerazione del fatto che la gestione del periodo emergenziale di diffusione del Covid-19 è stata caratterizzata da una contrazione dei consumi e una conseguente contrazione della liquidità per tutti gli operatori economici, con l'obiettivo di concedere un termine di versamento più ampio delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività in scadenza tra il 30 aprile e il 31 dicembre 2021;
a mettere gli operatori economici nelle condizioni ideali per la ripartenza post-pandemia, garantendo condizioni di leale concorrenza, anche attraverso l'emanazione di norme che prevedano l'introduzione dell'obbligo di versamento anticipato, a titolo di deposito cauzionale, di una quota per la garanzia della solvibilità fiscale per le attività imprenditoriali esercitate da soggetti non appartenenti all'Unione europea;
a definire, nell'ambito delle politiche sul lavoro e a tutela delle imprese italiane, un piano di interventi volto a favorire e incentivare l'occupazione, anche mediante meccanismi premiali per le imprese ad alta intensità occupazionale, ritenendo imprescindibile, in particolare in questa fase di profonda sofferenza, il superamento delle previsioni introdotte con il decreto-legge n. 87 del 2018 (decreto dignità), la cui rigidità normativa rappresenta un freno per il mercato del lavoro; al contempo, a prevedere l'abolizione dei costi connessi ai rinnovi dei contratti a tempo determinato, al fine di evitare una perdita di competitività e produttività per le imprese italiane con conseguente ulteriore contrazione dell'occupazione;
a implementare le misure di sostegno per le imprese italiane in modo da incrementarne la competitività, prevedendo specifiche azioni in particolare per le PMI, attraverso l'istituzione di un ulteriore fondo di garanzia a sostegno della liquidità delle stesse, al fine di sostenerne la ripresa e gli investimenti, e con una previsione di rimborso dei prestiti ottenuti non inferiore a venti anni;
a prevedere adeguati ristori per i magistrati onorari che hanno esercitato la funzione giurisdizionale durante il periodo della pandemia senza alcuna copertura assicurativa o previdenziale e subito considerevoli contrazioni dei compensi commisurati sull'attività svolta, provvedendo altresì alla loro definitiva stabilizzazione attraverso un meccanismo similare a quello adottato per i vice pretori onorari dalla legge n. 217 del 1974;
ad estendere le misure di sostegno alle scuole paritarie, attuare un piano per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio scolastico da anni trascurato per mancanza di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, stabilizzare il personale precario, docente ed ATA.
PROPOSTE DI RISOLUZIONE AL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA 2021
(6-00186) n. 1 (22 aprile 2021)
Ciriani, Rauti, Balboni, Barbaro, Calandrini, de Bertoldi, De Carlo, Drago, Fazzolari, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.
Preclusa dall'approvazione della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2)
Il Senato,
esaminato il Documento di economia e finanza 2021,
premesso che:
il Documento di economia e finanza presentato alle Camere manca, anche quest'anno, del Programma nazionale di riforma che, stando alla lettura del testo, sarà sostituito dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: «Tale Programma non sarà pertanto presentato separatamente, mentre il PNRR sarà definito nei prossimi giorni e presentato alla Commissione europea nei termini previsti»;
in base alle vigenti norme sul bilancio dello Stato, il Piano nazionale di riforma (PNR), che dal 2011 accompagna il DEF, illustra annualmente la portata degli interventi strategici messi in atto dalle amministrazioni nazionali e regionali, la loro coerenza con gli orientamenti dell'Unione europea e il loro impatto atteso; inoltre il PNR presenta una agenda di interventi, previsti per i mesi successivi, con cui si definisce il percorso attraverso il quale l'Italia intende conseguire gli obiettivi definiti a livello europeo, garantendo la stabilità delle finanze pubbliche;
l'assenza di questo documento, dunque, sostituito da un altro che non sarà neanche discusso dal Parlamento ma spedito direttamente in Europa, dimostra ancora una volta l'esautorazione del Parlamento in una fase cruciale della nostra storia, con il Paese allo stremo;
il Documento di economia e finanza conferma il calo del PIL 2020 dell'8,9 per cento in termini reali, definendolo «una contrazione dell'attività economica senza precedenti in tempi di pace», a fronte di una flessione dell'economia globale pari al 3,3 per cento;
di contro immagina una ripresa del 4,5 per cento nel 2021, mitigata al 4,1 per cento nel dato tendenziale, ascrivendo, quindi, ai provvedimenti emanati sinora e al prossimo decreto sostegni che, come si legge nel Documento, dovrebbe essere l'ultimo, un effetto positivo sulla crescita di quasi mezzo punto percentuale, e del 4,8 per cento nel 2022;
improntate a un pericoloso ottimismo appaiono anche le previsioni sull'aumento del PIL negli anni successivi, quantificato in 2,6 per cento nel 2023 e 1,8 per cento nel 2024;
preoccupanti sono anche i dati sul rapporto deficit-PIL, arrivato all'11,8 per cento e quello sul debito pubblico rispetto al PIL che sfiora nell'anno in corso il 160 per cento, per poi - secondo le previsioni - diminuire al 156,3 per cento nel 2022, al 155 per cento nel 2023 e al 152,7 per cento nel 2024;
in questo quadro di profonda incertezza sugli equilibri dei principali fattori macroeconomici, il DEF non indica soluzioni per la sostenibilità del debito ma si limita ad affermare che «il percorso di riduzione del debito rifletterà il progressivo miglioramento dei saldi di bilancio e beneficerà della maggiore crescita economica indotta dall'attuazione del Piano di ripresa e resilienza incentrato sulle riforme e sugli investimenti, nonché dal programma di investimenti aggiuntivi che il Governo ha deciso di finanziare fino al 2033»;
il peso del debito pubblico condiziona in modo decisivo l'economia nazionale, impedendo investimenti strategici nel sostegno di settori di prioritario interesse nazionale, l'efficientamento delle reti infrastrutturali e dei servizi pubblici di supporto all'economia;
per quanto attiene invece al rapporto deficit-PIL, il DEF prevede che l'indebitamento netto della PA segua «un sentiero discendente fino ad arrivare ad un deficit di circa il 3,4 per cento nel 2024», una previsione, tuttavia, largamente smentita dai maggiori attori e osservatori dell'economia nazionale che, anzi, stanno già chiedendo la proroga della general escape clause, ovvero della sospensione del Patto di stabilità e crescita, fino al 2026;
l'Italia si trova in una situazione emergenziale di estrema difficoltà, con centinaia di migliaia di lavoratori e imprese messi a durissima prova dalla pandemia e dalle illogiche politiche di restrizioni cui i Governi succedutisi negli ultimi 14 mesi hanno costretto le imprese di ogni genere e i professionisti;
le politiche economiche e le misure sanitarie confuse messe in campo sinora hanno inciso in maniera determinante sul crollo del PIL, anche a causa della generale situazione di incertezza che hanno generato;
i dati dimostrano, infatti, come l'andamento del PIL sia stato condizionato principalmente dal crollo della domanda interna: i consumi delle famiglie hanno subìto una flessione particolarmente marcata accompagnata da un ancora più marcato aumento della propensione al risparmio, che si è attestata, in media d'anno, al 15,8 per cento, un valore eccezionalmente elevato rispetto alla media degli ultimi dieci anni;
nello scenario prospettato dal DEF, la ripresa dei consumi non è tenuta in alcuna considerazione quale elemento propulsivo della ripresa post-pandemica, ruolo esclusivamente affidato agli investimenti sostenuti dal PNRR;
tra i settori economici nazionali più colpiti figura sicuramente quello dei servizi e, in particolare, di tutte le attività a maggiore contatto con la clientela e il turismo, che ha penalizzato a livello globale tutti gli Stati a rilevante vocazione turistica;
in Italia il turismo ha subito flessioni fino all'80 per cento di fatturato; quasi la metà (il 49,2 per cento) delle aziende dei comparti legati al turismo prevede seri rischi di chiusura dell'attività nel primo semestre del 2021, con picchi nei comparti di agenzie di viaggio e tour operator e del trasporto aereo vicini al 70 per cento, e nella ristorazione, dove sfiora il 53 per cento, e in questi comparti si registrano anche le quote più elevate di unità che segnalano rischi di illiquidità;
considerando anche l'indotto, vale a dire i settori tourism-related, includendo quindi anche le altre strutture ricettive per visitatori, le attività di ristorazione, il trasporto ferroviario di passeggeri e le attività culturali, ricreative e sportive, si arriva ad oltre 670.000 imprese, pari al 15 per cento del totale dell'economia, al 12,8 per cento degli addetti (circa 2,2 milioni) e al 5,8 per cento del fatturato;
il Documento di economia e finanza lega le prospettive di crescita essenzialmente a due fattori: le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e la rapida attuazione del piano vaccini;
sotto il profilo dei vaccini l'Italia sconta pesanti ritardi dovuti a una serie di decisioni errate, l'ultima e più gravosa nelle sue conseguenze è quella di non aver dato avvio a una produzione nazionale;
la progressione delle vaccinazioni nelle diverse Nazioni si sta tramutando in una capacità di ripresa potenziata per gli Stati più efficienti e si sta, quindi, risolvendo in un ennesimo danno per l'Italia;
il rapido raggiungimento dell'obiettivo vaccinale è, quindi, essenziale per la ripresa economica oltre che per la libertà di tutti i cittadini;
per quanto riguarda il Piano nazionale di. ripresa e resilienza occorre considerare che la riuscita dello stesso dipende in larga parte dall'attuazione di riforme e dalla velocizzazione e semplificazione del quadro normativo e regolativo, sui quali bisognerà intervenire con urgenza se l'Italia non vuole perdere l'aggancio alle altre economie europee nella fase di ripresa;
secondo il rapporto del 2018 del Sistema conti pubblici territoriali, infatti, in Italia i tempi medi per la realizzazione di opere di valore superiore ai dieci milioni di euro è di oltre dodici anni, sui quali incidono, specie in fase di progettazione, la complessa trama di processi di dibattito pubblico e i conflitti nei territori direttamente interessati, specie per le opere soggette alla valutazione di impatto ambientale, oltreché la mole di oneri burocratici e amministrativi e la rigidità di talune previsioni;
per quanto attiene, invece, alle risorse del PNRR è già stato segnalato come queste rischiano di non risolvere la questione dell'occupazione;
l'Italia ha perso oltre 900.000 posti di lavoro, e al termine del blocco dei licenziamenti, previsto per il prossimo 30 giugno e al 30 ottobre per i lavoratori che non hanno accesso ai trattamenti ordinari, le previsioni parlano di almeno un altro milione di lavoratori che sarà senza occupazione;
le stime di riassorbimento della disoccupazione determinatasi durante la pandemia, sostenute dal Documento in esame, che lega direttamente la ripresa dell'occupazione alla ripresa economica, a sua volta indotta dalle risorse del PNRR, potrebbero scontrarsi con i nuovi modelli organizzativi del lavoro che si sono affermati nell'ultimo anno e che comportano un minor costo del lavoro, spingendo quindi verso un più basso numero di occupati;
come è stato rilevato «è in corso una transizione verso modelli di business più flessibili, che potrà comportare effetti deflattivi della domanda di forza lavoro, disoccupazione e contrazione dei salari. Un trend che potrebbe essere rafforzato anche dal recovery fund, la cui finalità è proprio quella di sostenere processi di innovazione economica e organizzativa delle imprese;
simili scenari sono quelli che prefigurano, in ultima analisi, la jobless recovery, la ripresa senza occupazione, uno scenario reputato probabile dagli analisti e colpevolmente sottovalutato dal Documento in esame;
come rilevato anche dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro in sede di audizione, «l'assunzione di fondo del DEF che sia sufficiente la ripresa delle attività economiche e della domanda aggregata per riassorbire il sottoutilizzo di ore lavorate e le perdite occupazionali accumulate finora potrebbe non bastare»;
occorre, invece, un sostegno più forte alla crescita dell'occupazione, al fine di innalzarla ai livelli europei;
parallelamente all'adozione di politiche volte a migliorare i tassi occupazionali, occorre altresì proseguire il percorso verso un compiuto sistema di tutele di tutti i lavoratori, avviato con la legge di bilancio 2021 con l'introduzione dell'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO), finanziata dalla gestione separata INPS e volta a salvaguardare la continuità dell'attività professionale in caso di flessione del volume d'affari per i suoi iscritti;
un ulteriore tema al quale il Documento in esame non sembra attribuire il giusto rilievo è quello della liquidità delle imprese e dei numerosissimi fenomeni da sovraindebitamento che ne stanno mettendo a rischio la stessa sopravvivenza;
l'indebitamento delle imprese è aumentato del 30 per cento, come anche l'importo medio richiesto alle banche, rispetto al quale si è registrato un incremento del 61 per cento, e sono in rapido aumento anche le aziende che pagano i fornitori con ritardi superiori al mese (12,8 per cento del totale nel 2020, +21,9 per cento sul 2019 e il doppio rispetto a dieci anni fa);
i prestiti che molte imprese hanno dovuto contrarre per sopravvivere nella fase pandemica e riuscire a fare fronte ai costi fissi determinano una riduzione della liquidità che può metterne a rischio la solvibilità;
in tema di liquidità, i dati forniti periodicamente dell'apposita task force e contenuti nel Focus "Garanzie pubbliche" presente nel DEF 2021 evidenziano come alcuni strumenti volti a favorire l'accesso al credito delle imprese introdotti dal precedente Governo attraverso il decreto-legge n. 23 del 2020, cosiddetto "decreto liquidità", abbiano avuto effetti limitati rispetto a quelli previsti e annunciati; in particolare, il cosiddetto fondo "Garanzia Italia" gestito da SACE S.p.A., istituito dall'articolo 1 del citato decreto, con un massimale previsto di 200 miliardi di nuova liquidità generabile, ha fatto registrare un tiraggio di poco superiore a un decimo contribuendo ad attivare finora finanziamenti pari a 22,8 miliardi di euro;
la flessione delle entrate tributarie registrata nel 2020 si rivela in realtà un aumento se messa in rapporto al PIL, il che significa che a fronte di ricavi in perdita le, imprese, i lavoratori e le famiglie hanno continuato a sopportare il peso fiscale;
incidono in maniera fortemente negativa sull'esposizione debitoria di imprese e famiglie le nuove regole EBA in base alle quali le banche classificano in stato di default prudenziale i debitori, entrate in vigore lo scorso 1° gennaio, e che hanno ridotto di ben quattro punti percentuali la cosiddetta soglia relativa di rilevanza delle obbligazioni creditizie in arretrato;
con la vigenza delle nuove norme, sia per le famiglie che per le piccole e medie imprese c'è il rischio concreto non solo di una improvvisa mancanza di piccola liquidità, derivante dallo stop improvviso ai conti in rosso, ma anche di una significativa stretta al credito, oltre al fatto che l'entrata in vigore dei nuovi parametri può avere comportato una condizione di insolvenza per le imprese anche laddove la situazione debitoria sia rimasta invariata;
le nuove regole europee sul debito si risolveranno in un ulteriore aggravio della condizione patrimoniale di cittadini e imprese, già duramente colpiti dalla pandemia e, in ultima analisi, incideranno in maniera molto negativa sulla stabilità dell'intero sistema economico e produttivo nazionale;
le nuove regole, inoltre, daranno origine a una nuova ondata di crediti deteriorati, alla quale le banche risponderanno molto probabilmente con una nuova stretta creditizia che rischia di infliggere il colpo di grazia a migliaia di lavoratori e aziende in sofferenza;
appare assolutamente necessario, quindi, sospendere la nuova regolamentazione posto che in piena pandemia rischia di produrre effetti molto negativi sui risparmiatori e sulle aziende, nonché sul sistema del credito; mentre per contro ora più che mai occorre un sistema bancario espansivo a sostegno della ripresa economica;
secondo alcune stime, sono oltre 35.000 le imprese italiane che hanno delocalizzato all'estero a causa dell'elevato costo del lavoro, l'alto livello della tassazione e la mancanza di manodopera qualificata;
la delocalizzazione ha progressivamente indebolito le potenzialità del made in Italy, distruggendo buona parte del tessuto produttivo di qualità fatto di piccole e medie imprese, con le annesse ripercussioni sul livello generale di disoccupazione, a favore di grandi multinazionali che inevitabilmente puntano alla standardizzazione del prodotto;
nella sua tragicità, la pandemia ha portato alla luce la strategicità di alcuni settori produttivi attualmente delocalizzati e ha dimostrato cosa può succedere a una Nazione membro del G8 e seconda potenza manifatturiera d'Europa nella sciagurata ipotesi in cui vengano interrotte le catene di approvvigionamento di materie prime e semilavorati;
nel Documento di economia e finanza 2021 non si assumono iniziative per favorire il cosiddetto "reshoring" delle imprese in Italia;
l'Italia attraversa da molti anni un "inverno demografico", che si traduce in un crollo significativo delle nascite e in un progressivo invecchiamento della popolazione; fra le principali conseguenze dell'invecchiamento vi sono le ripercussioni in termini di calo della produttività conseguente alla contrazione della forza lavoro, l'aumento della spesa pensionistica e della spesa sanitaria nonché i rischi in merito alla sostenibilità del debito pubblico;
tali aspetti sono stati adeguatamente presi in considerazione nel Documento di economia e finanza e il Governo ha individuato le due alternative politiche percorribili per invertire il trend in materia di denatalità: la prima strada è sostenere la nascita di nuove vite sul territorio nazionale; la seconda strada è importare forza lavoro immediatamente operativa da Paesi extracomunitari; nei vari scenari individuati dal DEF emerge come sostenere nuove nascite sul territorio nazionale sia una strada lunga e non in grado di favorire la crescita nell'immediato, e, di conseguenza, il Governo ritiene di voler sostenere l'economia nazionale attraverso l'incremento del flusso netto migratorio di un terzo rispetto al previsto, asserendo che questa misura permetterebbe di diminuire il rapporto debito-PIL nel successivo ventennio;
se il problema è quello di sostenere la crescita per sostenere il debito, appare evidente che vi sono alternative rispetto a quella dell'aumento dei flussi di immigrati indicata dal Governo, come la riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e da attività d'impresa;
sotto il profilo strettamente economico e degli investimenti pubblici il DEF 2021 lega la ripresa post-pandemica quasi esclusivamente al Piano nazionale di ripresa e resilienza - del quale alcuno conosce i contenuti precisi - senza alcun ulteriore rilevante apporto da parte di autorità di governo territoriali e centrali, e senza riconoscere la giusta importanza alla ripresa dei consumi in ambito nazionale ed internazionale, ed è per questo stato definito «vago, timido e incolore»,
impegna il Governo:
1) ad adottare ogni opportuna iniziativa finalizzata al rapido completamento del piano di vaccinazione, tutelando prioritariamente i soggetti fragili e mettendo in sicurezza la popolazione, anche al fine di permettere la ripresa di tutte le attività economiche;
2) a dare impulso alla ricerca medica, anche al fine di avviare una produzione nazionale di sostanze vaccinali;
3) ad operare nel senso di un rafforzamento del sistema sanitario nazionale, soprattutto attraverso il potenziamento dell'assistenza territoriale e della medicina digitale;
4) ad adottare iniziative per garantire che i nuovi indicatori per l'analisi del rischio epidemico si fondino su valide e solide basi scientifiche che garantiscano omogeneità nella valutazione dei dati a livello nazionale e non pregiudichino ingiustamente le Regioni più virtuose in cui viene effettuato e conteggiato un più elevato numero di tamponi;
5) a proseguire, anche nei prossimi mesi, nel perseguimento di politiche espansive sia di sostegno alle imprese ed ai lavoratori colpiti dalla crisi, sia per aumentare il volume degli investimenti;
6) in questo quadro, ad adottare specifiche iniziative di sostegno in favore di imprese e professionisti per fare fronte ai costi fissi;
7) con riferimento alla liquidità, a proseguire nel sostenere le imprese nell'accesso al credito, provvedendo, laddove necessario, a rivedere il funzionamento di strumenti che hanno evidenziato una scarsa efficacia;
8) con riferimento alla realizzazione dei progetti del PNRR, a promuovere la semplificazione della normativa sulle opere pubbliche, e dotare le amministrazioni coinvolte delle capacità progettuali e manageriali necessarie;
9) ad avviare subito una riforma organica della materia fiscale che comprenda una più decisa lotta all'evasione e una più efficiente tassazione delle multinazionali, realizzando meccanismi virtuosi e conseguendo una riduzione dell'imposizione fiscale complessiva che costituisce freno alla ripresa dei consumi e della filiera produttiva;
10) a disporre la proroga della moratoria sui prestiti bancari in scadenza a giugno e l'allungamento dei tempi per il rimborso dei prestiti assistiti da garanzie pubbliche, senza che ciò implichi una riduzione del livello della copertura attualmente offerta;
11) ad adoperarsi per il completamento di un sistema di tutele che permetta di estendere ai lavoratori autonomi le misure già previste per i lavoratori dipendenti, avviato con l'introduzione dell'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa;
12) ad adottare misure per sostenere lo sviluppo dell'imprenditorialità, anche attraverso una revisione e implementazione dei meccanismi d'incentivazione elaborati per le piccole e medie imprese;
13) ad adottare le opportune iniziative in ambito europeo per prolungare la sospensione del Patto di stabilità e crescita fino al 2026;
14) ad agire nelle opportune sedi dell'Unione europea affinché siano ampliati i parametri stabiliti dall'Autorità bancaria europea, al fine di prevedere piani di ammortamento finanziari più ampi riferiti alle esposizioni, scongiurando l'accumulazione di crediti deteriorati;
15) ad introdurre misure strutturali per il sostegno della natalità e della famiglia, proteggendo la maternità, potenziando i servizi territoriali destinati alla cura dei bambini e agevolando le famiglie con figli sotto il profilo della fiscalità;
16) a definire, nell'ambito delle politiche sul lavoro e a tutela delle imprese italiane, un piano di interventi volto a favorire e incentivare l'occupazione, anche mediante meccanismi premiali per le imprese ad alta intensità occupazionale, ritenendo imprescindibile, in particolare in questa fase di profonda sofferenza, il superamento delle previsioni introdotte con il decreto-legge n. 87 del 2018 (decreto dignità), la cui rigidità normativa rappresenta un freno per il mercato del lavoro; al contempo, a prevedere l'abolizione dei costi connessi ai rinnovi dei contratti a tempo determinato, al fine di evitare una perdita di competitività e produttività per le imprese italiane con conseguente ulteriore contrazione dell'occupazione;
17) ad adottare iniziative di contrasto alla delocalizzazione, e per elaborare e mettere in atto strategie efficaci per il reshoring delle nostre aziende.
(6-00187) n. 2 (testo 2) (22 aprile 2021)
Licheri, Romeo, Bernini, Malpezzi, De Petris, Faraone, Unterberger.
Approvata
Il Senato,
esaminato il Documento di economia e finanza 2021,
premesso che:
la crisi economica generata dalla situazione emergenziale legata al Covid-19 ha prodotto e sta producendo effetti economici, sociali e sanitari marcatamente eterogenei sotto il profilo territoriale, dei settori economici, dei livelli di reddito, di genere e generazionale;
l'uscita dalla situazione di grave crisi in atto richiede di proseguire con determinazione nell'azione di sostegno all'economia, non soltanto per ragioni di doverosa solidarietà e coesione sociale, ma per evitare una caduta insostenibile di potenziale produttivo del Paese;
lo scenario a legislazione vigente esposto nel DEF 2021 riflette un quadro economico ancora profondamente condizionato dall'andamento della pandemia di Covid-19, che si è rivelato più grave delle attese con una caduta del PIL dell'8,9 per cento nel 2020, e dalle conseguenti misure sanitarie e di chiusura di molteplici attività economiche;
le previsioni macroeconomiche contenute nel Documento per il periodo di riferimento tengono conto dello scenario attuale, delle misure che il Governo ha già adottato e di quelle di prossima approvazione, necessarie per dare impulso alla campagna di vaccinazione, alla ricerca medica e al rafforzamento del Sistema sanitario nazionale, nonché della versione finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
nello scenario programmatico, alla luce degli interventi previsti, già l'anno prossimo il PIL arriverebbe a sfiorare il livello del 2019, stimando un recupero del 4,5 per cento quest'anno e del 4,8 per cento nel 2022, per poi crescere del 2,6 per cento nel 2023 e dell'1,8 per cento nel 2024;
tale scenario si basa su tre principali aree di intervento: a) un nuovo pacchetto di misure di sostegno e rilancio; b) la versione finale del PNRR, che amplia le risorse complessive previste dalla NADEF 2020 e dalla legge di bilancio per il 2021; c) le modifiche al piano di rientro dell'indebitamento netto della PA, che riflettono la più lunga durata della crisi pandemica rispetto alle ipotesi della NADEF 2020;
considerato che:
nel mese di marzo, utilizzando il margine di manovra di 32 miliardi già richiesto dal precedente Esecutivo, il Governo ha perfezionato un decreto-legge contenente un ampio spettro di misure di sostegno a imprese e lavoratori e ai settori più impattati dalle chiusure;
le misure sanitarie adottate a marzo nonché la campagna di vaccinazione in corso dall'inizio dell'anno sembrano aver rallentato il ritmo dei nuovi contagi, rendendo più concreta la speranza di un graduale ritorno alla normalità a partire dalla seconda metà dell'anno in corso. Assicurare la riduzione dei contagi è dunque condizione indispensabile per sostenere l'economia;
alla luce di tali dati, con la Relazione annessa al DEF 2021, il Governo richiede l'autorizzazione al Parlamento al ricorso ad un ulteriore indebitamento di 40 miliardi di euro per l'anno 2021 e di circa 6 miliardi di euro medi annui per il periodo 2022-2033, ai fini del varo di un nuovo provvedimento finalizzato ad anticipare il riavvio della ripresa economica, a sostenere imprese e famiglie e a finanziare spese per investimenti pubblici;
le risorse aggiuntive a valere sul 2021 (40 miliardi di euro) saranno utilizzate, con il provvedimento di prossima emanazione, in particolare per sostenere i lavoratori autonomi e le imprese più colpite dalle restrizioni adottate per contenere il contagio. Grazie a tale ulteriore intervento, i sostegni a imprese e famiglie erogati sin qui nel 2021 raggiungerebbero il 4 per cento del PIL, dopo il 6,6 per cento erogato l'anno scorso. L'auspicio del Governo è che questo sia l'ultimo intervento di tale portata, a condizione che la crisi sanitaria venga superata nei prossimi mesi grazie al piano vaccinale;
rilevato che:
la rapidità nell'utilizzo di tutte le risorse già disponibili e provenienti dai precedenti cicli di programmazione, di quelle attivate e di quelle in via di definizione (QFP 2021-2027 e NGEU), rappresentano un elemento fondamentale per il rilancio del nostro Paese;
per l'anno in corso la Commissione europea ha deciso l'applicazione della cosiddetta general escape clause (GEC), per assicurare agli Stati membri il necessario spazio di manovra nell'ambito del proprio bilancio per il sostenimento delle spese sanitarie necessarie ad affrontare l'emergenza epidemica e delle misure per contrastare gli effetti recessivi sulle economie europee della diffusione del Covid-19. L'applicazione della clausola consente agli Stati membri di deviare temporaneamente dal percorso di aggiustamento verso l'obiettivo di medio termine, sebbene essa non sospenda l'applicazione del Patto di stabilità e crescita, né le procedure del semestre europeo in materia di sorveglianza fiscale;
preso atto che:
il Governo ha ritenuto, visto che le riforme occupano un ruolo centrale nel PNRR e in forza del Regolamento dell'Unione europea 2021/2416 che istituisce il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), che in questa occasione il Programma nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) possa integrare il Programma nazionale di riforma (PNR) previsto dai regolamenti del Semestre europeo e dalla normativa nazionale, che sarà definito nei prossimi giorni e, come noto, presentato alla Commissione europea nei termini previsti (30 aprile 2021);
le previsioni macroeconomiche tendenziali e programmatiche presentate nel DEF sono state sottoposte alla validazione dell'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), secondo quanto previsto dalla legge n. 243 del 2012 di attuazione del principio del pareggio del bilancio. Il quadro macroeconomico tendenziale è stato validato dall'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) in data 31 marzo 2021;
vista la Risoluzione con la quale è stata approvata dal Senato la Relazione al Parlamento che illustra l'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di medio termine (OMT),
impegna il Governo:
a conseguire i saldi programmatici del bilancio dello Stato e quelli di finanza pubblica in termini di indebitamento netto rispetto al prodotto interno lordo (PIL), nonché il rapporto programmatico debito-PIL, nei termini e nel periodo di riferimento indicati nel DEF 2021 e nella Relazione ad esso allegata;
a dare adeguata attenzione nei quadri programmatici alla spesa corrente conseguente agli investimenti da realizzare attraverso il PNRR, nonché alle riforme qualificanti previste dal Piano;
a monitorare costantemente la situazione di emergenza epidemiologica a seguito della graduale riapertura delle attività produttive e dell'attenuazione delle misure di distanziamento sociale, al fine di mantenere in equilibrio le esigenze di tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini, di assistenza alle persone e di riapertura delle scuole di ogni ordine e grado e delle università con quelle di riavvio di tutte le attività produttive e di mobilità delle persone, rafforzando a tal fine anche l'azione di controllo sul territorio da parte delle forze dell'ordine;
ad adottare ogni iniziativa necessaria ad accelerare la campagna di somministrazione dei vaccini al fine di immunizzare la popolazione entro la fine della prossima estate, anche attraverso l'acquisto di vaccini anti SARS-CoV-2 e di farmaci per la cura dei pazienti con Covid-19; a sostenere, in accordo con gli altri partner internazionali, una proposta di sospensione temporanea dei brevetti e della proprietà intellettuale dei vaccini (TRIPS); a proseguire nell'azione di incremento delle risorse disponibili per il finanziamento e il potenziamento del sistema sanitario nazionale, incluse la domiciliarità e la medicina territoriale, in termini di personale e di macchinari essenziali, rafforzando la governance dei distretti sanitari, promuovendo una rinnovata rete sanitaria territoriale attraverso nuovi modelli organizzativi integrati; ad investire nella ricerca scientifica in campo sanitario e nella produzione di vaccini, farmaci e terapie innovative, anche per far fronte con maggiore efficacia agli effetti di possibili nuove ondate pandemiche;
a proseguire, per tutto il periodo che sarà necessario, nell'azione di sostegno degli operatori economici, dei lavoratori, dei cittadini e di tutti i soggetti maggiormente colpiti dagli effetti della pandemia, al fine di anticipare già nel prossimo provvedimento d'urgenza misure per la ripresa economica del Paese ricomprendendo anche le categorie che sono state precedentemente escluse da altri interventi di ristoro;
a favorire la promozione di investimenti in favore delle imprese e l'adeguato finanziamento volto al sostegno e alla promozione del made in Italy, nonché alla promozione e allo sviluppo dell'impresa sociale;
a verificare con le competenti istituzioni europee la possibilità di modificare il temporary framework sugli aiuti di Stato al fine di estendere la durata del limite temporale per gli aiuti sotto forma di garanzia sui prestiti a quindici anni dagli attuali sei.
EMENDAMENTO ALLA PROPOSTA DI RISOLUZIONE N. 2 (TESTO 2)
Crucioli, Angrisani, Abate, Granato, Corrado, Ortis, Mininno(*), Nugnes(*)
Respinto
Aggiungere all'ultimo capoverso:
«ad attivarsi nelle sedi opportune per affrontare la discussione di una revisione delle regole fiscali che sostengono il Patto di stabilità e crescita, per scongiurare il rischio che l'adozione di regole di rientro dal debito (sia pubblico che privato), in modi e tempi non condivisi da tutti gli Stati membri, possa ingenerare effetti prociclici a detrimento delle prospettive di crescita economica;
ad implementare un'infrastruttura digitale che, al fine di immettere una maggiore capacità finanziaria nel sistema economico senza alimentare debito, garantisca la certificazione dei crediti d'imposta ed una loro ampia circolazione tra gli operatori come pagamento di beni e servizi, anche alla luce del superbonus 110 per cento e degli altri crediti d'imposta cedibili».
________________
(*) Firma aggiunta in corso di sedut
Allegato B
Testo integrale dell'intervento della senatrice Conzatti nella discussione del Doc. LVII, n. 4, e dell'annessa relazione
Egregi membri del Governo, colleghi, i documenti che stiamo esaminando, il DEF, lo scostamento dall'OTM e quasi contestualmente il PNRR raccontano le enormi sfide dell'Italia:
1. Iniziare a crescere a ritmi sostenuti superando vari nodi compreso quello della produttività del lavoro;
2. Portare i conti pubblici nelle condizioni di:
a- mantenere il debito pubblico sostenibile;
b- ridurlo. Ridurlo poter avere una spesa corrente capace di sostenere i nuovi investimenti per avere uno spazio di bilancio tale da affrontare possibili e non certo sperate nuove crisi.
E le sfide non sono solo quelle dell'economia ma riguardano tutti gli italiani, chiamati ad accompagnare la radicale trasformazione del Paese che nel breve tempo di cinque anni deve diventare green, digitalizzato, più coeso, con un capitale umano all'altezza delle competenze richieste e con una sanità che ci mantenga in grado di fare tutto questo. Uno stato di salute diffusa da intendersi come presupposto;
3. Le sfide inoltre riguardano noi, la politica, che con coraggio e capacità di mediazioni alte dovremo riformare: fisco, giustizia, pubblica amministrazione e mercato del lavoro. Lo dovremo fare nei prossimi cinque anni - che saranno interrotti dall'elezione del Capo dello Stato e dalle elezioni politiche. E quindi questo compito toccherà a noi e a chi sarà qui dopo di noi.
Per tutti questi motivi più che di sfide qualcuno parla di una grande scommessa del sistema Italia.
Possiamo vedere il lavoro che ci spetta come ineludibile oppure come una grande opportunità, a seconda se assecondiamo filosofia pessimista od ottimista, ma resta il fatto concreto che per la prima volta l'Italia si trova di fronte ad una strada obbligata e senza scorciatoie.
Il DEF contiene il quadro delle previsioni macroeconomiche, di finanza pubblica e la nuova richiesta di scostamento che è resa possibile dall'applicazione della cosiddetta General Escape Clause che assicura una temporanea sospensione delle regole di bilancio, così da assicurare agli Stati membri gli spazi di manovra necessari a sostenere le spese sanitarie e a contrastare gli effetti recessivi della crisi pandemica.
Per fronteggiare la pandemia presto il Parlamento ha consentito il ricorso a un maggiore indebitamento pari a complessivi 180 miliardi, dei quali:
- circa 108,3 miliardi di euro per l'anno 2020, hanno finanziato le misure recate dai decreti-legge nn. 18 (cosiddetto "cura Italia"), 23 (cosiddetto "liquidità"), 34 (cosiddetto rilancio"), 104 (cosiddetto "agosto"), 137 (cosiddetto "ristori");
- circa 32 miliardi di euro autorizzati nel gennaio 2021, che hanno consentito di finanziare le misure recate dai decreti-legge nn. 183 del 2020 (cosiddetto "proroga termini"), 30 (relativo ai rischi sanitari da Covid-19) e 41 (cosiddetto "sostegni") del 2021 di cui gli ultimi due sono attualmente in corso di esame presso le Camere.
La presente richiesta del Governo prevede un ulteriore indebitamento netto di 40 miliardi di euro per l'anno 2021.
Con il presente scostamento il Governo intende proporre un nuovo decreto-legge chiamato "Imprese" contenente interventi di sostegno alle imprese colpite dalla crisi da Covid-19 con misure di riduzione dei costi fissi e interventi per favorire il credito e la concessione di liquidità delle imprese, oltre a interventi per i lavoratori e le famiglie in condizioni di maggior disagio, nonché nuove misure a favore dei giovani.
Va detto che secondo il FMI nell'ultimo aggiornamento del Fiscal Monitor (aprile 2021), dall'inizio della pandemia ad oggi, l'Italia ha messo in campo risorse pari all'11 per cento del PIL. In linea con Francia e Germania che come tutti gli Stati UE hanno beneficiato anche di ulteriori interventi europei, tali da rendere non esattamente paragonabili gli interventi di altri Stati extra UE come gli Stati Uniti che con 5.328 miliardi di dollari hanno messo in campo risorse pari al 25,5 per cento del PIL, oppure come il Regno Unito con il 16,2 per cento del PIL, il Giappone con il 15,9 per cento, l'Australia con il 16,1 per cento, e il Canada con il 14,6 per cento.
E oggi con la presente Relazione e la richiesta di scostamento di 40 miliardi il Governo richiede quindi l'autorizzazione a rivedere il percorso di avvicinamento all'OMT fissando il nuovo livello dell'indebitamento netto all'11,8 per cento del PIL nel 2021 e prevedendo il suo graduale riassorbimento, per tornare ad essere inferiore alla soglia del tre per cento solo a partire dal 2025 e quindi pericolosamente dopo la riapplicazione delle regole del Patto di stabilità e crescita che dovrebbe avvenire nel 2023 e rispetto alla quale l'Italia ha tutto l'interesse a proporne una revisione.
Fondo d'investimento complementare - PNRR.
La presente richiesta del Governo prevede inoltre un ulteriore indebitamento netto di circa 6 miliardi di euro annui in media per il periodo 2025-2034, risorse destinate ad implementare il cosiddetto Fondo d'investimento complementare. Con tale Fondo, il Governo vuole rafforzare il programma europeo NGEU rendendo possibili quei progetti presentati dalle amministrazioni nell'ambito del PNRR che, seppur riconosciuti prioritari, risultavano eccedere l'ammontare complessivo delle risorse destinate all'Italia.
Il PNRR, nella sua versione definitiva, potrà così contare su un ammontare più consistente di circa 238 miliardi, importo che si raggiunge sommando: alle risorse del Dispositivo di ripresa e resilienza (RRF) ricalcolate in 191,5 miliardi, le risorse previste dai programmi complementari (esempio ReactEU), che ammontano a circa 15 miliardi, e dai circa 31,5 miliardi del nuovo Fondo di investimento complementare.
PIL
L'importo positivo del PNRR si legge anche nell'andamento del PIL soprattutto nel 2021 e 2022.
Rispetto allo scenario tendenziale infatti il PNRR imprime un incremento complessivo del tasso di crescita del PIL di +0,4 punti percentuali nel 2021 e di +0,5 punti percentuali nel 2022, così da attestare il PIL rispettivamente al 4,5 per cento e 4,8 per cento.
Grazie a tale dinamica il PIL nello scenario programmatico recupererebbe velocemente i livelli pre-crisi, per poi riassestarsi su quei livelli certo non brillanti per tutto l'orizzonte di previsione, quindi fino al 2024. In tal senso ci si chiede se il PNRR non manchi di dare piena evidenza di quell'impulso duraturo sulla crescita, tanto atteso.
Debito.
Quanto alle previsioni sull'andamento del rapporto debito/PIL, per effetto del perdurare della crisi, lo stesso non subisce l'inversione di tendenza prefigurata nella NADEF 2020 - che prevedeva per il 2021 un valore pari al 155,6 per cento del PIL - ma invece aumenta fino al 159,8 per cento nel 2021. Il quadro tendenziale aggiornato è infatti peggiore rispetto a quello della NADEF 2020 a causa sia dello scostamento di bilancio richiesto lo scorso gennaio per finanziare il decreto-legge cosiddetto "sostegni", sia della nuova richiesta di scostamento annessa a questo DEF.
Per quanto riguarda gli anni successivi dell'orizzonte di previsione fino al 2024, l'inversione di tendenza del rapporto debito/PIL inizia già a partire dal 2022, con un obiettivo programmatico pari al 156,3 per cento da ottenere grazie al calo del fabbisogno del settore pubblico (-6,8 punti percentuali rispetto al 2021) e alla maggiore crescita del PIL nominale (+6,2 per cento).
Il rapporto è previsto in ulteriore calo nel 2023 (155 per cento) e nel 2024 (152,7 per cento) principalmente grazie ad una riduzione del disavanzo primario e di un miglioramento della crescita del PIL nominale.
Bisogna in ogni caso attendere un decennio per tornare a livelli del rapporto debito/PIL pre-crisi, livelli che erano già molto elevati.
Come doverosamente sottolineato dall'UPB la sostenibilità di un debito pubblico tanto elevato è resa possibile anche grazie alle politiche monetarie espansive intraprese dalla BCE e dalle iniziative della UE per la stabilità dei mercati e la ripresa economica - principalmente i programmi SURE e NGEU - che hanno ridotto in corso d'anno la volatilità dei mercati, determinando contestualmente una flessione generalizzata dei rendimenti dei titoli di Stato. In tale contesto, la spesa per interessi è scesa a 57 miliardi di euro nel 2020 attestandosi al 3,5 per cento di PIL ed è destinata ulteriormente a ridursi al 2,6 per cento nel 2024.
Per quanto il DEF non manchi di dettagliare anche gli scenari avversi, vale la pena lasciare traccia di alcune preoccupazioni circa gli assunti di base del Documento: che sono una favorevole evoluzione della pandemia e in secondo luogo l'invarianza delle condizioni di contesto internazionali.
In verità, lo scenario macroeconomico dell'economia italiana appare ancora soggetto a forti rischi. Più nel dettaglio:
1. Lo scenario è ancora fortemente influenzato dalla pandemia, per la quale a) non può escludere la possibilità di nuove varianti; b) non si possono sottovalutare i rischi di rallentamenti nella campagna vaccinale, non tanto dipendenti dalla somministrazione - che con il nuovo Governo procede spedita - ma legati agli approvvigionamenti ed alla produzione dei vaccini.
2. Le politiche economiche e monetarie almeno fino al 2022 dovrebbero restare molto espansive, grazie al perdurare della sospensione del patto di stabilità e crescita e grazie ai programmi di acquisto della BCE.
Tuttavia dal 2023 si renderà necessario ridurre gli squilibri finanziari accumulatisi attraverso l'espansione dei bilanci di governi e banche centrali. Compito dell'Italia è sin d'ora quello di chiedere che i percorsi di rientro siano coordinati tra gli Stati UE così da non incidere sui premi al rischio richiesti dai mercati alle economie maggiormente indebitate, come è la nostra.
Inoltre si possono vedere altri rischi. Una strategia di riduzione del debito basata sulla crescita richiede - tautologicamente - che la crescita ci sia, e per questo diventa dirimente capire se gli investimenti e le riforme del PNRR saranno effettivamente realizzate. Posto che le stesse dovranno realizzarsi entro il 2026 e che ad oggi non abbiamo:
1) i progetti finali né i due Decreti cardine
2) quello sulla governance del Piano
3) quello sulla semplificazione normativa e regolamentare.
Inoltre se anche la crescita prevista dal Governo si realizzasse, riassorbire il debito attraverso la crescita richiederebbe di non tramutarla tout court in spesa.
Qualora invece gli effetti della crescita fossero utilizzati per nuova spesa corrente (come la necessità di sostenere e gestire gli investimenti realizzati come il PNRR può lasciar intendere) il rientro dal debito sarebbe ancora più lento di quello descritto nell'attuale quadro programmatico.
Oggi votando DEF e scostamento, ci assumiamo in pieno la responsabilità e i rischi.
Sono rischi, come per le riaperture, "calcolati".
Tuttavia dobbiamo avere chiaro che in gioco non c'è semplicemente la reputazione del Governo ma c'è la tenuta dell'economia reale dell'Italia.
Integrazione alla dichiarazione di voto della senatrice Rauti sul Doc. LVII, n. 4, e sull'annessa Relazione
Siamo in tempo di pace ma il pensiero corre alla ricostruzione post-bellica quando il Governo decise chi con il prestito avrebbe ricostruito l'Italia. Si disse che sarebbero stati gli operai. Anche oggi c'è un'Italia da ricostruire ma non si riesce a vedere in questa maxi maggioranza composita, eterogenea e dalle idee incompatibili una visione di politica economica chiara ed organica. Sembra prevalere una suggestione magica del debito e di ciambelle di salvataggio lanciate dall'Europa, utili sì ma insufficienti.
Se l'Italia non riapre in sicurezza e non riparte, l'Italia libera che conosciamo rialza sempre la testa.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Barachini, Battistoni, Bellanova, Berardi, Berutti, Biasotti, Bini, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Cirinna', De Poli, Di Marzio, Fazzone, Floridia, Galliani, Garavini, Giacobbe, Iori, Iwobi, Laus, Leone, Mallegni, Mangialavori, Marino, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Montevecchi, Monti, Napolitano, Nisini, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Riccardi, Romagnoli, Ronzulli, Sbrollini, Sciascia, Segre, Sileri, Sudano e Tosato.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Morra, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Rampi e Vescovi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
È considerato in missione il senatore: Marilotti, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Biti, Endrizzi e Giannuzzi.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Candiani Stefano
Modifiche alla disciplina relativa alla Corte dei conti a tutela del corretto riavvio del Paese (2185)
(presentato in data 22/04/2021);
senatrice Lonardo Alessandrina
Nuove disposizioni per l'istituzione del Registro nazionale degli amministratori di condominio (2186)
(presentato in data 22/04/2021);
senatori Catalfo Nunzia, Matrisciano Susy, Romano Iunio Valerio, Guidolin Barbara, Romagnoli Sergio, Auddino Giuseppe, Campagna Antonella, Nocerino Simona Nunzia
Disposizioni per l'istituzione del salario minimo orario (2187)
(presentato in data 22/04/2021);
senatori Masini Barbara, Bernini Anna Maria, Bagnai Alberto, Barboni Antonio, Binetti Paola, Caligiuri Fulvia Michela, Cangini Andrea, Fantetti Raffaele, Galliani Adriano, Gallone Maria Alessandra, Floris Emilio, Dal Mas Franco, Toffanin Roberta, Mallegni Massimo, Mininno Cataldo, Modena Fiammetta, Perosino Marco, Papatheu Urania Giulia Rosina, Pittella Gianni, Serafini Giancarlo, Tiraboschi Maria Virginia, Ferro Massimo, Aimi Enrico, Rizzotti Maria, Stabile Laura, Minuto Anna Carmela
Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, in materia di IVA agevolata per l'acquisto di strumenti musicali e dei relativi accessori (2188)
(presentato in data 22/04/2021).
Disegni di legge, assegnazione
In sede deliberante
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
Sen. Nencini Riccardo ed altri
Istituzione della Giornata nazionale dello spettacolo (2154)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 22/04/2021).
Governo, trasmissione di atti
Il Ministro della salute, con lettera in data 19 aprile 2021, ai sensi dell'articolo 1, comma 16-bis, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riportati nel verbale del 9 aprile 2021 della Cabina di regia istituita ai sensi del medesimo decreto e la nota del 9 aprile 2021 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630.
Ha altresì trasmesso le ordinanze 9 aprile 2021, recanti, rispettivamente, "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle regioni Calabria, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Toscana" e "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 nella regione Sardegna, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, del 10 aprile 2021, n. 86.
La predetta documentazione (Atto n. 798) è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 26 febbraio, 15, 23, 24, 30 marzo, 15, 20 e 21 aprile 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi:
all'ingegner Marco D'Onofrio, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
al consigliere Anna Lucia Esposito, il conferimento di incarico di Capo dell'Ufficio del bilancio e per il riscontro di regolarità amministrativo-contabile della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Francesca Gagliarducci, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per il personale della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al dottor Paolo Molinari, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per i servizi strumentali della Presidenza del Consiglio dei ministri;
all'avvocato Sergio Fiorentino, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al dottor Salvatore Nastasi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale di Segretario generale del Ministero della cultura;
al dottor Ciro Daniele Piro, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale di Capo dell'Ufficio del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Sabrina Bono, il conferimento di incarico di Vice Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Paola D'Avena, il conferimento di incarico di Vice Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Antonio Caponetto, il conferimento di incarico di Capo dell'Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Paola Paduano, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Elena Zappalorti, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per i rapporti con il Parlamento della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Ermenegilda Siniscalchi, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Ferruccio Sepe, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al dottor Stefano Scalera, la revoca di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;
al dottor Lorenzo Quinzi, la revoca di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;
al consigliere Michele Sciscioli, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Marcella Castronovo, il conferimento di incarico di Capo dell'Ufficio di segreteria della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Paola D'Avena, il conferimento di incarico di Capo dell'Ufficio di Segreteria del Consiglio dei ministri della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al dottor Marcello Fiori, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al dottor Flavio Siniscalchi, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Diana Agosti, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Elisa Grande, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento "Casa Italia" della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Ilaria Antonini, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al professor Lorenzo Spadacini, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per le riforme istituzionali;
al consigliere Ferdinando Ferrara, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri;
all'ingegner Mauro Minenna, il conferimento di incarico di Capo del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al consigliere Sabrina Bono, il conferimento di incarico di Capo dell'Ufficio per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri;
al dottor Nicola La Torre, il conferimento di incarico di Direttore generale dell'Agenzia industrie difesa.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 16 al 22 aprile 2021)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 102
BERNINI ed altri: sull'alluvione in Emilia-Romagna del dicembre 2020 (4-04597) (risp. CINGOLANI, ministro della transizione ecologica)
CORTI: sui problemi di potabilità dell'acqua del deposito di Montebuffone a Montese (Modena) (4-04586) (risp. CINGOLANI, ministro della transizione ecologica)
CROATTI ed altri: sulla bonifica della discarica a cielo aperto su area demaniale a Santarcangelo di Romagna (Rimini) (4-04065) (risp. CINGOLANI, ministro della transizione ecologica)
DE POLI: sulla gestione del sistema degli acquedotti del Veneto centrale (4-04796) (risp. CINGOLANI, ministro della transizione ecologica)
DE VECCHIS: sul rischio idrogeologico presente a Isola Sacra, nel comune di Fiumicino (Roma) (4-04258) (risp. CINGOLANI, ministro della transizione ecologica)
PINOTTI, VATTUONE: sulla riapertura dell'ex strada statale 456 del Turchino tra Liguria e Piemonte (4-04815) (risp. GIOVANNINI, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili)
Mozioni
FERRO, BINETTI, RIZZOTTI, SICLARI, STABILE, AIMI, BARBONI, BERARDI, CALIENDO, CALIGIURI, CANGINI, CESARO, DAL MAS, DE SIANO, FLORIS, GALLIANI, GALLONE, GASPARRI, GIRO, MANGIALAVORI, MASINI, MINUTO, MODENA, PAGANO, PAPATHEU, PAROLI, PEROSINO, TIRABOSCHI, VITALI - Il Senato,
premesso che:
nel 2020 a 2,7 milioni di persone dell'Unione europea è stato diagnosticato il cancro e 1,3 milioni di persone hanno perso la vita a causa di esso. L'Europa, pur rappresentando un decimo della popolazione mondiale, conta un quarto dei casi di cancro nel mondo. Si stima che entro il 2035 il cancro diventerà la principale causa di morte nell'Unione europea con un incremento di vite perse di oltre il 24 per cento e con un impatto economico superiore ai 100 miliardi di euro all'anno. Inoltre, la pandemia da COVID-19 ha avuto ripercussioni negative sulla cura della malattia oncologica, interrompendone la prevenzione ed il trattamento e ritardandone la diagnosi;
l'Unione europea lavora da decenni per combattere il cancro, introducendo azioni volte a salvare e prolungare vite umane. L'ultimo piano d'azione europeo in materia è stato sviluppato all'inizio degli anni '90 e da allora si sono registrati importanti progressi nel trattamento della malattia. La ricerca e l'innovazione, insieme alle tecnologie digitali, hanno contribuito a migliorare la prevenzione, la diagnosi e la cura del cancro;
per massimizzare il potenziale delle nuove tecnologie e delle scoperte scientifiche, eliminando le disuguaglianze in termini di accesso alla conoscenza, prevenzione, diagnosi e cura della malattia, è necessaria una maggior cooperazione tra gli Stati membri;
per rispondere a queste esigenze, la Commissione europea ha predisposto e presentato il 3 febbraio 2021 il primo «Piano Europeo di lotta contro il cancro». Esso contiene azioni concrete ed ambiziose che sosterranno, coordineranno ed implementeranno gli sforzi degli Stati membri per alleviare le sofferenze causate dalla malattia. L'obiettivo del piano è quello di affrontare l'intero decorso della patologia ed è strutturato in quattro aree di intervento e dieci iniziative faro;
le quattro aree di intervento sono così suddivise:
1) prevenzione: il Piano europeo mira a sensibilizzare ed affrontare i principali fattori di rischio, come il tabacco, il consumo eccessivo di alcool, l'inquinamento ambientale, l'obesità, la mancata attività fisica e l'esposizione a sostanze pericolose e cancerogene, introducendo per ciascuna di queste aree azioni specifiche volte a ridurne l'impatto sulla salute della persona e sui sistemi sanitari;
2) individuazione precoce della patologia, inserendo un nuovo programma di screening per il carcinoma alla mammella, alla cervice ed al colon retto, che garantisca al 90 per cento della popolazione europea, che ne soddisfi i requisiti, la possibilità di accedervi entro il 2025;
3) diagnosi e trattamento, introducendo azioni volte ad affrontare le disparità di accesso alle cure e ai farmaci, prevedendo l'istituzione di «Reti di riferimento» che condivideranno e faciliteranno lo scambio di informazioni diagnostiche tra i centri oncologici di ciascuno Stato membro. Inoltre, per migliorare il tracciamento diagnostico, nonché la comprensione della patologia, è stata avviata l'iniziativa europea «UNCAN.eu»;
4) qualità di vita dei pazienti oncologici e dei sopravvissuti alla malattia, adottando misure e programmi volti a facilitarne l'integrazione sociale ed il reinserimento sul posto di lavoro;
il Piano sarà sostenuto dal nuovo programma "EU4Health", il quale fornirà agli Stati membri 4 miliardi di euro per affrontare le sfide contro il cancro. Inoltre, sarà incrementato da ulteriori fondi come quelli del quadro di ricerca ed innovazione "Orizzonte Europa" (2 miliardi di euro), del programma "Erasmus+" (fino a 500 milioni di euro) e del programma "Europa digitale" (250 milioni di euro). Infine, gli Stati membri potranno ricorrere al "Next Generation EU" per sostenere la lotta al cancro e la ricerca scientifica (672,5 miliardi di euro). Oltre a ciò, la Commissione offrirà prestiti e finanziamenti azionari per investimenti in ospedali, cure primarie e case di comunità, sanità elettronica, personale sanitario, servizi e cure innovative;
per facilitare l'utilizzo degli strumenti di finanziamento per gli investimenti nell'oncologia, la Commissione istituirà un meccanismo di condivisione delle conoscenze volto ad informare ciascun Stato membro sui diversi meccanismi di finanziamento e sulle relative modalità di accesso;
per allineare le azioni e le politiche in tutte le istituzioni europee, la Commissione creerà un «gruppo di attuazione del piano contro il cancro» per discutere e riesaminare l'attuazione del piano europeo;
il Piano europeo sarà riesaminato entro la fine del 2024 per valutare se l'azione intrapresa sia stata sufficiente per il raggiungimento degli obiettivi oppure se servano misure aggiuntive;
il Piano europeo rappresenta una strategia ambiziosa, che offre specifiche soluzioni per soddisfare i diversi bisogni. La pandemia ha dimostrato un'enorme collaborazione, spirito di solidarietà ed unità, che potrebbero essere presi come riferimento per la prevenzione, il trattamento e la cura del cancro. Quest'ultima, infatti, non deve essere esclusivamente una responsabilità del sistema sanitario, ma è necessario un impegno comune di tutte le istituzioni, settori e portatori di interesse. Insieme, si può invertire la crescita della malattia, garantendo un futuro più sano e sostenibile per tutti;
ulteriore declinazione del Piano europeo contro il cancro, è il piano d'azione "Samira", presentato il 5 febbraio 2021. Trattasi di un pacchetto di azioni volto a migliorare il coordinamento europeo nell'utilizzo delle tecnologie radiologiche e nucleari anche per la cura del cancro, oltre che di altre malattie; il piano è volto a garantire ai cittadini dell'Unione europea accesso, in campo medico, a tecnologie radiologiche e nucleari di alta qualità nel rispetto dei massimi standard di sicurezza. Le tecnologie nucleari e radiologiche svolgono un ruolo strategico nella lotta contro il cancro: la mammografia, la tomografia computerizzata e altre forme di diagnostica per immagini in fase di diagnosi e cura, la radioterapia come trattamento oncologico e l'impiego della medicina nucleare svolgono un ruolo centrale in oncologia;
in questa prospettiva Samira si propone di raggiungere 3 obiettivi fondamentali: a) garantire l'offerta di radioisotopi per uso indico: dando vita un'iniziativa europea che riunirà i centri specializzati nei radioisotopi (ERVI - "European Radioisotope Valley Initiative") al fine di mantenere la leadership mondiale dell'Europa nell'offerta di radioisotopi; b) migliorare la qualità e la sicurezza delle radiazioni in medicina ponendo in essere una specifica iniziativa europea sulla qualità e sicurezza delle applicazioni mediche delle radiazioni ionizzanti; c) agevolare l'innovazione e lo sviluppo tecnologico delle applicazioni mediche delle radiazioni ionizzanti;
per l'Italia «i numeri del cancro 2020» ovvero il rapporto annuale dell'Associazione italiana oncologia medica (AIOM) e Associazione italiana dei registri tumori ha evidenziato 377.000 nuove diagnosi di cancro (195.000 uomini e 182.000 donne);
i tumori più diagnosticati sono: cancro della mammella (54.976), colon retto (43.702), polmone (40.882), prostata (36.074) e vescica (25.492). Questi cinque tumori rappresentano oltre il 53 per cento di tutte le nuove diagnosi;
oggi in Italia convivono con il cancro 3,6 milioni di persone, con un incremento di quasi il 40 per cento rispetto al 2010. Nelle donne la sopravvivenza a 5 anni raggiunge il 63 per cento, mentre negli uomini il 54 per cento;
i pazienti affetti da tumori gastro-intestinali metastatici hanno lamentato disparità di trattamento rispetto alla presa in carico e all'accesso alle cure oggi disponibili per migliorare la qualità della vita;
negli ultimi 7 anni, a cavallo delle ultime due Legislature, l'Intergruppo parlamentare «Insieme per un impegno contro il cancro» frutto della volontà del Gruppo «La Salute un bene da difendere, un diritto da promuovere», coordinato da "Salute donna" onlus, ha favorito il dialogo fra il Parlamento e molte associazioni di pazienti presenti nel campo dell'oncologia, portando all'evidenza di numerosi parlamentari la necessità di intervenire in modo organico e strategico sulla materia. Un Accordo di legislatura in 15 punti è stato redatto e condiviso dalle 36 associazioni, di pazienti che hanno aderito al Gruppo, è stato condiviso con tutti i gruppi politici in lizza per le elezioni del 2018 e successivamente i relativi contenuti sono confluiti in atti di indirizzo politico approvati con voto unanime sia alla Camera che al Senato,
impegna il Governo:
1) a sostenere in tutti i modi e le sedi possibili il Piano europeo contro il cancro e il piano "Samira" sull'impiego delle tecnologie radiologiche e nucleari, declinandoli in un Piano oncologico nazionale che coinvolga il Ministero della salute, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministero della transizione ecologica e le regioni;
2) a prevedere nel Piano oncologico nazionale dei precisi indicatori validi per valutare le performance delle regioni sui temi dell'uniformità della presa in carico e cura dei pazienti;
3) a prevedere nel Piano oncologico nazionale specifiche sezioni dedicate alla presa in carico e cura dei pazienti metastatici;
4) a verificare, per quanto di competenza, lo stato di attuazione in Italia degli screening oncologici, delle reti oncologiche (in base all'Accordo Stato-regioni del 17 aprile 2019) e di tutti i modelli organizzativi per la presa in carico dei pazienti oncologici ed onco-ematologici, al fine di verificare l'eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi sulla governance del cancro;
5) a verificare se parte delle risorse del piano di "Next Generation EU" potranno essere riservate alla realizzazione degli obiettivi del piano oncologico europeo;
6) a promuovere e a facilitare la ricerca clinica sui farmaci oncologici innovativi e sulle nuove tecnologie, quali l'immunoterapia, le "CAR-T" e le terapie radiocellulari di ultima generazione, anche al fine di attrarre investimenti presso le eccellenze scientifiche del nostro Paese;
7) ad adottare iniziative di competenza per rendere più brevi possibili i tempi per l'accesso dei pazienti ai farmaci oncologici innovativi approvati da AIFA;
8) ad utilizzare i fondi del "Next Generation EU" per ammodernare la dotazione tecnologica per gli screening diagnostici, la chirurgia e le attività di medicina nucleare;
9) a portare a compimento il Registro nazionale tumori assicurando un corretto conferimento dei dati regionali in unico e funzionate database nazionale;
10) ad adottare le iniziative di competenza per istituire in ogni unità complessa di oncologia un servizio di psiconcologia riservato ai pazienti e ai familiari procedendo, il prima possibile, al riconoscimento della psiconcologia come professione sanitaria;
11) ad adottare le iniziative di competenza per attuare in modo definitivo la legge n. 29 del 2019, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 5 aprile 2019, recante «l'istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione» attraverso un corretto conferimento dei dati regionali in unico e funzionale database nazionale;
12) a favorire una sempre maggiore connessione fra le autorità sanitarie e regolatorie nazionali, e le associazioni dei pazienti, al fine di assicurare un regolare utilizzo dei Patient Reported Outcomes ovvero gli esiti riferiti al paziente, un approccio metodologico volto a cogliere il punto di vista fisico, mentale e sociale del paziente su un trattamento o una tecnologia sanitaria;
13) a prevedere iniziative per la conservazione del posto di lavoro e per un pieno reinserimento al lavoro dei pazienti oncologici.
(1-00344)
Interrogazioni
GARAVINI, GINETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
il multilinguismo rappresenta uno dei valori fondanti dell'Unione europea come si legge nella risoluzione del Consiglio del 21 novembre 2008, infatti, "la diversità linguistica e culturale [è] parte intrinseca dell'identità europea e (...) allo stesso tempo un retaggio condiviso, una ricchezza, una sfida e una risorsa per l'Europa (...) il multilinguismo rappresent[a] una questione trasversale di grande portata poiché abbraccia i settori sociale, culturale, economico e dunque educativo". Questo concetto è profondamente ancorato alle radici democratiche di un'Europa dei cittadini in cui ciascuno deve essere in grado di comprendere ed interpretare le disposizioni normative emanate dall'Unione, in quanto esse costituiscono diritto nazionale di ciascun Paese membro;
il multilinguismo è dunque un fattore essenziale per il pieno esercizio dei diritti e dei doveri da parte dei cittadini dell'Unione e per una reale integrazione europea;
l'articolo 1 del regolamento (UE) n. 1/1958 stabilisce il regime linguistico dell'Unione europea ed elenca le 24 lingue ufficiali e di lavoro delle istituzioni dell'Unione, e fra queste vi è naturalmente la lingua italiana;
l'art. 2 stabilisce che i testi diretti alle istituzioni dell'Unione europea da uno Stato membro, o da una persona appartenente alla giurisdizione di uno Stato membro, sono redatti a scelta del mittente in una delle lingue ufficiali e che la risposta a tali testi deve essere redatta nella medesima lingua utilizzata dal mittente;
l'art. 3 dispone che i testi diretti dalla UE a uno Stato membro o a una persona appartenente alla giurisdizione di uno Stato membro devono essere redatti nella lingua ufficiale di tale Stato;
lo stesso regolamento prevede poi che i regolamenti e gli altri testi di portata generale siano redatti in tutte le lingue ufficiali (art. 4) e analogamente la Gazzetta Ufficiale sia pubblicata nelle lingue ufficiali (art. 5);
fermi restando gli obblighi ricordati, l'articolo 6 dello stesso regolamento stabilisce peraltro che le singole istituzioni dell'Unione possono determinare le modalità di applicazione del regime linguistico nei propri regolamenti interni; ha dunque origine da questa disposizione il concetto di lingue "procedurali", ossia quelle lingue in cui, fatti salvi gli atti e le interlocuzioni ufficiali, le istituzioni comunitarie decidono di operare nel quotidiano delle loro attività; tali lingue sono l'inglese, in misura prevalente, e il francese, in misura residuale, ma ultimamente e con sempre maggiore frequenza, anche il tedesco, e ciò anche grazie a importanti investimenti da parte della Germania a sostegno dell'utilizzo del tedesco come lingua procedurale;
in merito al reclutamento di personale da parte delle istituzioni e delle agenzie dell'Unione, appare discriminatorio e foriero di disparità di trattamento che un cittadino europeo debba essere selezionato all'esito di una procedura di concorso nella quale, come avviene frequentemente nei bandi pubblicati dalle istituzioni e dalle agenzie dell'Unione, sia previsto obbligatoriamente lo svolgimento di prove in lingua inglese o francese, e in alcuni casi anche tedesco;
ancora di recente, la Commissione europea ha varato le linee guida per il programma "Erasmus+ 2021" prima in lingua inglese, senza contestualmente specificare quando le traduzioni nelle altre lingue sarebbero state disponibili e, comunque, affermando il monopolio linguistico dell'inglese laddove si si asserisce che "in caso di dubbio solo la versione inglese farà fede" (In the case of conflicting meanings between language versions, the English version prevails). Anche le procedure di consultazione pubblica dei popoli europei da parte della Commissione si svolgono quasi esclusivamente in inglese;
il vantaggio linguistico, come è noto, rappresenta una formidabile leva di influenza e di maggior gettito: in uno studio relativo al Regno Unito, così come evidenziato nel rapporto edito nel 2005 ("L'enseignement des langues comme politique publique", consultabile sul sito di "Wikipedia", come "Rapporto Grin") l'economista svizzero stimato François Grin stimava questo vantaggio in circa 18 miliardi di Euro all'anno che, se rapportato al valore economico attuale sulla base del rivalutatore dell'ISTAT, rispondono a quasi 22 miliardi di Euro odierni (21.996.000.000 euro);
per contro, i Paesi non anglofoni, come l'Italia, devono investire sempre più risorse economiche e umane nell'apprendimento dell'inglese. Solo nella UE i costi della discriminazione linguistica sono stati calcolati dall'economista Aron Lukacs nel suo "Aspetti economici della disuguaglianza linguistica", sempre del 2005, in circa 900 euro all'anno per ogni singolo cittadino che, sempre sulla base del rivalutatore ISTAT, corrispondono a 1.088,10 euro, per un totale di spesa, sulla base della cittadinanza italiana, pari a 65 miliardi e 286 milioni di euro all'anno e che, se tale operazione avesse come base tutti i cittadini europei, pari a 446 milioni, si tradurrebbe nella stratosferica cifra di 485 miliardi 292 milioni e 600.000 euro all'anno;
mentre l'Europa si è posta come primario l'obiettivo di una moneta comune, non ha mai affrontato quello essenziale di una lingua comune che, al contrario dell'euro, non soppianti ma protegga la biodiversità linguistica e culturale assicurando al contempo equità e democrazia tra gli eurocittadini,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo rispetto alla situazione descritta;
se intenda compiere le tutte le possibili azioni utili presso le istituzioni europee, così come verso gli altri Paesi membri, affinché la lingua italiana venga utilizzata come lingua procedurale dell'Unione europea;
se intenda altresì compiere tutte le possibili azioni utili presso la Commissione europea, affinché qualsiasi bando o procedura di consultazione che siano rivolti ai cittadini europei non vengano resi pubblici ed avviati fintanto che essi non siano pubblicati e comprensibili in tutte le lingue ufficiali della UE o, quantomeno, nelle 5 principali lingue europee: inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo;
se non intenda, e in che modo, porre immediatamente in seno alla conferenza sul futuro dell'Europa, e presso tutte le istituzioni europee competenti, la questione della "lingua comune europea" che, non favorendo alcun Paese europeo od extraeuropeo, assicuri democrazia ed equità linguistica e concorrenziale tra tutti gli eurocittadini;
quali azioni intenda intraprendere, a seguito delle recenti sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea che hanno stabilito la non ammissibilità in linea di principio della disparità di trattamento fondata sulla lingua, per garantire l'effettivo multilinguismo nell'ambito delle procedure di europee di selezione del personale ("concorsi EPSO");
se intenda rafforzare, in termini di personale e di dotazione finanziaria, i servizi di interpretariato attivo e passivo per la lingua italiana a supporto dei gruppi di lavoro e comitati del Consiglio dell'Unione europea.
(3-02450)
RUSPANDINI, RAUTI - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
da oltre 20 anni, Blasetti S.p.A. e Pigna S.p.A., aziende leader di cartotecnica in Italia, servono Poste italiane per la fornitura delle buste;
Poste italiane deve rinnovare i contratti per l'acquisto di buste di carta, ma ha messo gli storici produttori nelle condizioni di ridurre il prezzo altrimenti non saranno più i fornitori;
nel mese di gennaio 2021, è stata aperta la gara di appalto ed il prezzo minimo è stato abbassato sotto il costo del lavoro in Italia e non sono stati inclusi standard ambientali nel punteggio finale;
i prezzi pretesi da Poste non possono essere applicati dalle aziende italiane, ma solo da produttori esteri dove il costo del lavoro e la tassazione sono bassi;
sembra quindi che Poste stia tentando di delocalizzare la produzione di buste e ciò comporterebbe un grave danno per le fornitrici tradizionali, come la storica Blasetti S.p.A., leader nella produzione di buste. L'azienda lavora con Poste da decenni garantendo la produzione di circa un milione di buste al giorno nello stabilimento di Pomezia (Roma), sede scelta proprio perché situata a poche centinaia di metri dal grande centro di Poste dove le buste vengono consegnate;
la Blasetti ha segnalato che, con il prezzo richiesto da Poste, l'assegnazione dell'appalto andrebbe ad aziende straniere, che pagheranno tasse all'estero e daranno vita a una filiera estera, recando un ulteriore pregiudizio al comparto italiano;
il nuovo confronto competitivo taglia fuori tutte le aziende italiane, ma Poste intende procedere per l'offerta economicamente più vantaggiosa (0,001 centesimi in meno a busta) a scapito della qualità, della celerità del servizio offerto e senza considerare le mancate entrate dello Stato derivanti dalle tasse che Blasetti e i suoi fornitori italiani non pagheranno più nella filiera;
per Poste italiane l'ipotetico risparmio diventerà di certo nullo, in quanto sarà costretta a scontare ai propri clienti i minori costi sostenuti, senza contare le conseguenze derivanti dal fatto che 6 milioni di chilogrammi di carta non verranno più acquistati in Italia, ma all'estero;
la Blasetti ha fatto sapere che, se perderà la commessa, non potrà più contare su un fatturato di milioni di euro all'anno e sarà costretta a licenziare molti operai e delocalizzare parte della produzione in Paesi stranieri;
gli interroganti ritengono assurdo che Poste italiane voglia portare avanti una politica scellerata con prezzi che possono essere accolti solo da aziende straniere, danneggiando la produzione italiana e il suo indotto. Non di meno, va considerato che, in una fase in cui va privilegiata la sostenibilità ambientale, va in senso opposto la decisione di rivolgersi ad imprese estere che dovranno trasportare le forniture con centinaia di tir per l'Europa;
in questa vicenda non può essere trascurato il fatto che Poste italiane è un'azienda controllata da Cassa depositi e prestiti e dal Ministero dell'economia e delle finanze. Eppure sta portando avanti un'operazione priva di logica e che va contro gli interessi dello Stato, a parere degli interroganti,
si chiede di sapere:
se e quali urgenti iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano porre in essere affinché Poste italiane non proceda ad un'operazione che, oltre ad essere dannosa per le aziende italiane produttrici di carta, mettendo a rischio molti posti di lavoro, pregiudica gli interessi dello Stato;
se e quali urgenti iniziative di competenza intendano porre in essere, per escludere l'affidamento degli appalti in base a prezzi individuati con criteri che rendono drasticamente meno competitive le imprese italiane, che sono sottoposte a maggiori costi dovendo rispettare normative fiscali, a tutela dei lavoratori e dell'ambiente, a cui non sono tenute le imprese straniere che, per questo, sono avvantaggiate nell'assegnazione della gara.
(3-02451)
NUGNES, FATTORI - Ai Ministri della transizione ecologica e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
con nota prot. DVA/1917 del 28 gennaio 2019 la Direzione generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali ha attivato presso la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA-VAS la procedura di Verifica di attuazione ex art. 185, comma 6 e 7 del decreto legislativo n. 163 del 2006 per il "Progetto esecutivo Rilocalizzazione dell'autoporto nei Comuni di San Didero e Bruzolo (I lotto costruttivo)" presentato dalla Società Tunnel Euralpin Lyon Turin S.a.S.;
con il parere n. 3225 del 13 dicembre 2019 la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA-VAS, per quanto di competenza, ha valutato la positiva conclusione delle attività di verifica e controllo nell'ambito della procedura di verifica di attuazione ex art. 185 comma 6 e 7 del decreto legislativo n. 163 del 2006 del suddetto progetto, condizionandola all'ottemperanza delle seguenti prescrizioni:
trasmettere al Ministero in indirizzo prima dell'inizio lavori: a) l'ottemperanza a tutte le prescrizioni delle delibere CIPE nn. 19/2015 e 39/2018, tenendo conto degli esiti contenuti nel presente parere; b) l'acquisizione di tutti i pareri e della loro ottemperanza in relazione alla Verifica di attuazione I FASE dell'Autoporto di San Didero da parte degli enti coinvolti; c) le risultanze del monitoraggio ambientale ante operam per tutte le componenti coinvolte, con particolare attenzione agli impatti cumulativi per la componente rumore; d) i progetti esecutivi della risoluzione delle interferenze con tutti i sotto servizi interferiti (SMAT, ITALGAS, TERNA);
l'ottemperanza alle condizioni del "Parere Art.9 DM 150/07 sul Piano di Utilizzo delle Terre ex D.M. 161/2012 del progetto della Rilocalizzazione dell'autoporto nei Comuni di San Didero e Bruzolo (I lotto costruttivo) Progetto esecutivo Aggiornamento del Piano di Utilizzo Terre IDVIP 4465";
il 13 aprile 2021 sarebbero iniziati i lavori di realizzazione del "Progetto esecutivo Rilocalizzazione dell'autoporto nei Comuni di San Didero e Bruzolo (I lotto costruttivo)",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo risulti a conoscenza delle valutazioni espresse dalla Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA-VAS a conclusione delle attività di verifica e controllo nell'ambito della procedura di verifica di attuazione ex art. 185 comma 6 e 7 del decreto legislativo n. 163 del 2006 del "Progetto esecutivo Rilocalizzazione dell'autoporto nei Comuni di San Didero e Bruzolo (I lotto costruttivo)";
se prima dell'inizio dei lavori siano state trasmesse al Ministero le relative documentazioni probanti l'ottemperanza delle prescrizioni espresse nel parere n. 3225 del 13 dicembre 2019 e in particolare le risultanze del monitoraggio ambientale ante operam, per tutte le componenti coinvolte, con particolare attenzione agli impatti cumulativi per la componente rumore.
(3-02452)
LANZI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
da fonti di stampa si apprende che il Primo Ministro del Giappone, Yoshihide Suga, ha confermato la volontà di procedere con il piano di smantellamento della Centrale nucleare di Fukushima. Questa roadmap prevede lo sversamento in mare di 1,23 milioni di tonnellate d'acqua utilizzate per il raffreddamento dei reattori danneggiati dall'incidente del 2011. Nonostante sia stata filtrata con sistemi avanzati, quest'acqua continua a contenere del trizio, un isotopo radioattivo dell'idrogeno, che non può essere eliminato;
questo annuncio è arrivato senza tener conto delle raccomandazioni della Commissione sull'energia nucleare del Paese nipponico di "evitare di riversare il trizio, che non si riesce ad eliminare, nell'ambiente perché resta materiale radioattivo". Dopo questa nota sono esplose le proteste e l'allarme delle cooperative di pesca del Giappone, di "Greenpeace" Giappone, della Corea del Sud e della stessa Cina;
la Cina ha convocato l'ambasciatore giapponese Tarumi Hideo e ha presentato una protesta formale contro la decisione del Governo giapponese. Fonti di stampa riportano che l'assistente del Ministro degli esteri, Wu Jianghao, ha espresso la "forte insoddisfazione e la ferma opposizione della Cina" alla mossa del governo del premier Yoshihide Suga ("ilgiorno", 15 aprile 2021);
considerato che la decisione non riguarda solo il Giappone e i Paesi limitrofi, ma coinvolge anche indirettamente l'Italia. Coldiretti, basandosi sui dati ISTAT 2020, ha sottolineato come vengano importati ogni anno dai mari del Giappone oltre 21 milioni di chili di pesce, crostacei e molluschi. A questi si aggiungono 18 milioni di chili di pesce dalla Cina e di 3,3 milioni di chili dalla Corea,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia avuto su questo tema interlocuzioni con l'ambasciatore giapponese in Italia e che posizione intenda tenere l'Italia riguardo la decisione del Giappone di sversare acqua radioattiva nell'oceano.
(3-02453)
BINETTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
come è noto, da tempo si attende che il Governo, attraverso il Ministero della salute, si prenda cura in modo più concreto delle persone affette da malattia rara, che hanno sofferto in modo superiore alla maggioranza della popolazione di questo lungo tempo di pandemia, anche perché si sono sentiti e in molti casi sono stati trascurati, per non dire abbandonati;
in particolare si fa riferimento al caso di una famiglia che vive in Puglia, a Trinitapoli (Barletta-Andria-Trani), in cui due figli soffrono di una malattia genetica ultra rara e altamente invalidante, la "Ceroidolipofuscinosi Neuronale";
da oltre 10 anni vivono in uno stato vegetativo, o per meglio dire di minima coscienza, bloccati nei loro letti in ventilazione assistita 24 ore su 24;
saturimetri, capnografi, ventilatori polmonari, cateteri venosi, e terapie farmacologiche di ogni tipo sono collocate da 5 anni nella loro camera, che è diventa una sorte di terapia di tipo intensivo, o se si preferisce sub-intensivo;
non possono deglutire, pertanto hanno la sonda PEG allo stomaco, non possono respirare autonomamente, hanno subìto una tracheotomia ed hanno perso completamente la vista;
in queste condizioni i ragazzi hanno bisogno di assistenza continua, giorno e notte;
da un anno però non hanno assistenza domiciliare, se non per brevi periodi e con orari ridotti;
la madre, che ha lasciato il suo lavoro professionale ormai da molti anni, si dedica a loro ininterrottamente e il padre condivide con lei tutto il lavoro di assistenza, perché la moglie da sola non può assistere tutti e due i figli;
il marito finora ha dovuto prendere molti permessi lavorativi, ma tutto ha un limite e rischia di perdere il lavoro, che è l'unico sostegno per tutta la famiglia;
essendo anche vicepresidente dell'Associazione nazionale Ceroidolipofuscinosi, egli sostiene, con fatti concreti, che molte altre famiglie in cui vivono ragazzi con questa diagnosi, sono nelle loro stesse condizioni,
si chiede di sapere, tenuto conto del protrarsi della situazione di emergenza legata alla pandemia, ma anche della drammaticità in cui vive questa famiglia, in che modo il SSN possa farsi carico non solo di questa famiglia, ma anche di altre che vivono in condizioni analoghe, per ottenere almeno quello che la legge oggi permette in fatto di assistenza domiciliare, in attesa di avere un Piano nazionale Malattie Rare più aderente ai bisogni reali delle persone affette da malattia rara e a quelli delle loro famiglie.
(3-02454)
ORTIS, CASTALDI, ANGRISANI, GRANATO, ABATE, GIANNUZZI - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
le politiche statali concernenti le energie rinnovabili stanno assumendo, già da diversi anni, un ruolo determinante nelle strategie di rilancio del Paese. Le tecnologie del settore, oltre a produrre, a basso costo, energia sostenibile, contribuiscono all'abbattimento delle emissioni di CO2: essendo perciò fondamentali per raggiungere gli obiettivi nazionali e comunitari di riduzione di gas serra rilasciati nell'atmosfera;
il fotovoltaico, in particolare, è in un momento di vigoroso rilancio: nello specifico, il decreto "Milleproroghe 2020", con la promozione del consumo condiviso, ha implementato la possibilità per i cittadini di diventare, essi stessi, fornitori di energia;
anche grazie ai bonus edilizi promulgati in questi anni, sono inoltre in essere numerosi interventi legati a progetti di recupero e di efficientamento energetico del patrimonio edile;
non tutta Italia può però godere, egualmente, di tali incentivi: i cittadini che dimorano nei centri storici dei borghi e delle città, a causa della struttura urbanistica degli stessi, e dei vari vincoli, soprattutto paesaggistici, a cui sono soggetti tali aree, sono impossibilitati ad usufruire dei benefici di cui ai bonus ordinari e straordinari vigenti per quel che concerne l'installazione di impianti fotovoltaici sulle coperture degli edifici lì situati. Si ricorda poi che nei centri storici sono presenti, oltre alle abitazioni civili, anche strutture ricettive, ed edifici scolastici, pubblici, storici e di culto;
nonostante trattasi di interventi di edilizia libera previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 e soprattutto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 31 del 2017 (vedasi in particolare l'Allegato A) occorre munirsi di autorizzazione paesaggistica da parte della Soprintendenza;
considerato che:
l'installazione di pannelli fotovoltaici ha una espressa qualificazione legale in termini di opera di pubblica utilità, non a caso soggetta a finanziamenti agevolati;
la produzione di energia elettrica da fonte solare contribuisce essa stessa, sia pur indirettamente, alla salvaguardia dei valori paesaggistici;
la presenza di impianti sulla sommità degli edifici, pur innovando la tipologia e morfologia della copertura, non è più percepita come fattore di disturbo visivo, bensì come un'evoluzione dello stile costruttivo accettata dall'ordinamento e dalla sensibilità collettiva,
si chiede di sapere se sia intenzione del Governo adottare provvedimenti chiari ed efficaci in merito all'installazione degli impianti fotovoltaici nei centri storici. Ciò al fine di poter consentire, da un lato, agli organi preposti al rilascio di autorizzazioni di poter aver un miglior supporto normativo e di indirizzo nel merito; e ai residenti, dall'altro, di non rinunciare alle agevolazioni edili, nelle quali il fotovoltaico svolge un ruolo determinante e sostanziale.
(3-02456)
D'ALFONSO, LAUS - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
sul sito istituzionale dell'Autorità di regolazione dei trasporti (ART) è stato pubblicato il parere n. 8 del 14 ottobre 2020, reso al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi dell'art. 43 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, avente ad oggetto l'aggiornamento del Piano economico finanziario relativo alla Convenzione unica tra ANAS S.p.A. e Autostrade per l'Italia S.p.A., sottoscritta il 12 ottobre 2017;
dall'esame del citato parere emergono diverse criticità in merito ai contenuti del suddetto Piano economico finanziario, riguardo all'entità dell'incremento tariffario negoziato pari all'1,75 per cento a partire dal 2021 sino al termine della concessione (2038), ritenuto non in linea con il sistema tariffario ART, che invece potrebbe condurre ad un dimezzamento dell'incremento finanziario (secondo le stime degli uffici dell'Autorità, escludendo anche le rettifiche al capitale investito netto, di cui al punto 2, si determinerebbe un incremento tariffario linearizzato annuo dello 0,87 per cento a partire dal 2021 sino al termine della concessione);
il Piano economico finanziario presentato continua a registrare un'esorbitante remunerazione per gli azionisti (da stime elaborate dagli Uffici dell'Autorità, risulterebbe un TIR degli azionisti superiore al 40 per cento) e, contestualmente, alcune criticità circa gli indici annuali relativi alla sostenibilità del debito. In particolare, dalla documentazione trasmessa si rileva che la politica adottata dal concessionario per la distribuzione dei dividendi fa registrare ingenti tassi di rendimento per gli azionisti ed un continuo ricorso all'indebitamento apparentemente finalizzato ad assicurare l'erogazione dei dividendi, piuttosto che il rafforzamento patrimoniale della società, al fine di garantire la sostenibilità economica e finanziaria del progetto;
considerato che:
dalla lettura del suddetto parere emerge, altresì, che il Piano economico finanziario recupera nella tariffa da applicare agli utenti, anche le perdite da ricavi da pedaggio, scaturenti dall'emergenza da COVID-19, stimati per il solo periodo marzo-giugno 2020 in 332,8 milioni di euro rispetto al medesimo consuntivato nel 2019, che dovranno essere subordinati alla preventiva ed esplicita autorizzazione da parte del concedente Ministero;
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con circolare n. 24522 del 5 ottobre 2020, inviata dalla Direzione concedente a tutte le società concessionarie, ha individuato i criteri per la quantificazione degli effetti straordinari connessi all'emergenza sanitaria, che verranno riconosciuti in occasione degli aggiornamenti dei piani economici-finanziari;
da notizie di stampa diffuse su gran parte delle testate giornalistiche emerge che la proposta formulata in data 31 marzo 2021 dal consorzio guidato da Cassa Depositi e Prestiti per l'acquisto del 100 per cento della Società Autostrade per l'Italia S.p.A., oltre alla valutazione del valore della società medesima stimato in 9,1 miliardi di euro, si fonda anche sul presupposto del riconoscimento in favore degli azionisti di Atlantia dei ristori derivanti dai minori introiti registrati nel periodo luglio-dicembre 2020, per effetto della pandemia da COVID-19, stimati in circa 400 milioni di euro;
considerato, altresì, che:
la società Autostrade per l'Italia S.p.A., in occasione della sottoscrizione della Convenzione unica ai sensi dell'art. 2, commi 82 e seguenti del decreto-legge 3 ottobre 2006 n. 262 e ss.mm.ii., non ha optato per il regime del riequilibrio della concessione previsto dalla delibera CIPE n. 39 del 15 giugno 2007, specificando all'art. 11 della medesima Convenzione che: "l'aggiornamento del piano finanziario non determina il riequilibrio del piano finanziario, il riallineamento delle tariffe e la modifica delle pattuizioni di cui alla presente convenzione";
ai sensi della delibera CIPE n. 39 del 15 giugno 2007 solo i concessionari che in sede di sottoscrizione della Convenzione unica hanno optato per il regime di equilibrio, hanno il diritto di vedersi garantito in sede di aggiornamento del piano economico-finanziario il recupero delle eventuali variazioni verificatesi nel periodo precedente, tramite un confronto analitico tra le previsioni contenute nel piano finanziario vigente e i dati consuntivati nel medesimo periodo;
il piano finanziario della società Autostrade per l'Italia S.p.A. attualmente vigente risulta essere quello allegato all'Atto Aggiuntivo sottoscritto il 23 dicembre 2013, che regolava il periodo 2013 -2017 e che pertanto alla data odierna non risulta perfezionato l'aggiornamento quinquennale del periodo 2018-2022;
raffrontando l'ammontare dei ricavi da pedaggio netti consuntivati della società Autostrade per Italia S.p.A. (desunti dai bilanci di esercizio pubblicati sul proprio sito istituzionale) nel periodo 2018-2020 con i medesimi introiti previsti nel piano finanziario vigente nell'Allegato Aggiuntivo sottoscritto nel 2013, emerge un minor introito dei pedaggi complessivo di soli 18,1 milioni di euro,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero quanto riportato dalle testate giornalistiche a proposito del riconoscimento dei ristori in favore degli azionisti di Atlantia, in ragione dei minori introiti registrati nel periodo luglio-dicembre 2020 per effetto della pandemia da COVID-19 e stimati in circa 400 milioni di euro;
se corrisponda al vero quanto appena evidenziato, in tal caso quali iniziative si intendano assumere per evitare che il denaro pubblico, da una parte produca ristori, per i minori introiti da gestione, e dall'altra parte, lo stesso quantificato ammontare si configuri addirittura come ulteriore onere di spesa a carico dello Stato nella procedura di valutazione del valore della società Autostrade per l'Italia S.p.A., da parte del consorzio guidato da Cassa Depositi e Prestiti;
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere o abbia già assunto per assicurare la piena vigenza degli obblighi scritturati nella Convenzione unica richiamata ex decreto-legge n. 262 del 2006 e il puntuale rispetto della delibera CIPE n. 39 del 15 giugno 2007;
se intenda porre in essere specifiche attività di valutazione e conseguenti iniziative coerenti nei confronti degli Organi competenti della giurisdizione, in ordine alla circolare n. 24522 del 5 ottobre 2020 del Ministero, emessa e diramata dalla Direzione generale di riferimento per la quantificazione degli effetti straordinari connessi all'emergenza sanitaria, da riconoscersi in occasione degli aggiornamenti dei piani economici-finanziari.
(3-02457)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
PINOTTI, MALPEZZI, ALFIERI, VATTUONE, ROJC, ZANDA, BITI, CIRINNA', COLLINA, D'ARIENZO, FERRARI, MIRABELLI, ROSSOMANDO, ASTORRE, BOLDRINI, CERNO, COMINCINI, D'ALFONSO, FEDELI, FERRAZZI, GIACOBBE, IORI, LAUS, MANCA, MARCUCCI, MARGIOTTA, MARILOTTI, MISIANI, NANNICINI, PARRINI, PITTELLA, RAMPI, STEFANO, TARICCO, VALENTE, VERDUCCI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa. - Premesso che:
in data 14 aprile 2021, al termine di una riunione a Bruxelles dei Ministri degli esteri e della difesa dell'Alleanza Atlantica, è stato annunciato il ritiro delle truppe USA e NATO dall'Afghanistan. Le operazioni di ritiro avranno inizio il 1° maggio e termineranno entro il mese di settembre 2021;
l'Italia, con le missioni che si sono svolte senza soluzione di continuità nel Paese: la "Enduring Freedom", fino al 2006, la "International Security Assistance Force", terminata il 31 dicembre 2014 e la missione "Resolute Support", subentrata il 1° gennaio 2015, ha sempre garantito una delle presenze più numerose tra quelle dei Paesi NATO;
il contingente italiano ha comandato il Provincial Reconstruction Team di Herat, territorio che ha registrato progressi sostanziali per le donne e le ragazze afghane con percentuali decisamente più alte rispetto alle altre province del Paese, in termini di istruzione, partecipazione politica e ruolo nell'economia;
la condizione femminile in Afghanistan ha registrato in questi anni miglioramenti in vari ambiti: la frequenza scolastica si è innalzata, anche se il tasso di scolarizzazione delle giovani donne, con l'eccezione della citata provincia di Herat, dove si registrano tra i tassi di alfabetizzazione più alti, non è arrivato al 40 per cento;
la nuova Costituzione, approvata dopo la caduta del regime dei talebani nel 2001, ha dichiarato l'uguaglianza di tutti i cittadini, uomini e donne, davanti alla legge e stabilito che almeno il 25 per cento dei 250 seggi nella Camera bassa siano riservati alle donne. Una maggiore presenza femminile si è registrata, inoltre, anche nei mezzi di informazione, dalla carta stampata, alle radio e alle televisioni;
da ultimo, nel novembre del 2020, le donne afghane hanno avuto riconosciuto il loro nome sulla carta d'identità. Fino a tale data, infatti, sui documenti venivano registrate come "figlia di", "moglie di", o "madre di", senza alcun riferimento alla loro identità;
tuttavia, l'Afghanistan ancora oggi resta uno dei Paesi dove la vita delle donne è maggiormente in pericolo. A tal riguardo, occorre evidenziare come una delle piaghe più diffuse del Paese sia quella dei matrimoni forzati e precoci. Secondo i dati forniti da "ActionAid", infatti, tra il 60 e l'80 per cento delle afghane sono spinte a sposarsi giovanissime e contro il loro volere. Un fenomeno distribuito diversamente tra le zone del Paese e largamente diffuso e radicato nelle regioni rurali e in quelle controllate dai talebani. Da ultimo, occorre evidenziare come ancora oggi circa il 70 per cento delle donne afghane subisca violenza, spesso all'interno del proprio nucleo familiare;
considerato che:
diversi esponenti della società civile e politica afghana, nonché di varie associazioni umanitarie presenti nel territorio e recentemente l'ex governatrice di Bamyan, Habiba Sorabi, in un'intervista rilasciata al quotidiano "la Repubblica" in data 20 aprile, hanno espresso grande preoccupazione per il destino della popolazione femminile afghana e per il rischio che il ritiro delle truppe comporti la perdita di tutte le garanzie e gli spazi pubblici guadagnati in questi ultimi vent'anni;
a riprova della fondatezza delle preoccupazioni espresse, si evidenzia come i talebani ad oggi non abbiano accettato clausole esplicite sulla libertà femminile nel Paese e abbiano dichiarato che garantiranno i diritti delle donne secondo la legge islamica. Un'affermazione che si presta ad interpretazioni non univoche, soprattutto alla luce delle condizioni di privazione cui hanno costretto la popolazione femminile in tutti gli anni del loro regime;
val la pena ricordare, infatti, come durante il Governo dei talebani, alle donne sia stato negato il diritto all'istruzione, al lavoro, alla salute, ed anche alla giustizia: il ricorso a un tribunale non poteva avvenire se non tramite un membro maschio della famiglia e la loro testimonianza valeva la "metà" di quella di un uomo. Private di qualunque vita relazionale le donne afghane hanno subito torture e qualunque tipo di violenza, ogni qual volta ritenute colpevoli di aver violato le restrizioni imposte;
a fronte del concreto rischio di un inaccettabile arretramento in materia di diritti, soprattutto per le donne, appare necessaria la sottoscrizione di un documento ufficiale con espresse clausole di garanzia su istruzione, rappresentanza politica, lavoro, diritti civili e sociali,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo, alla luce dei fatti esposti in premessa, non ritengano necessario e urgente attivarsi in tutte le sedi internazionali, affinché siano sottoscritti dai talebani chiari impegni a tutela dei diritti della popolazione femminile afghana, prima che le operazioni di ritiro delle truppe dal Paese siano ultimate;
se non ritengano altresì necessario e urgente avviare un costante monitoraggio, anche mediante azioni e accordi multilaterali, sul rispetto e il mantenimento di tutte le forme di libertà conquistate dalle donne afghane in questi ultimi venti anni.
(3-02455)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DE PETRIS, PERILLI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
la direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla "protezione degli animali utilizzati a fini scientifici" indica chiaramente lo scopo della norma che non è solo regolamentare gli esperimenti ma proteggere gli animali sottoposti a sperimentazione. A rafforzare tale concetto, si ricordano tra i considerando che citano "nel selezionare i metodi, i principi della sostituzione, della riduzione e del perfezionamento dovrebbero essere applicati nel rigido rispetto della gerarchia dell'obbligo di ricorrere a metodi alternativi" (n. 11), indicando la priorità del replacement. Cruciale la figura del Ministero della salute che, secondo l'articolo 37 del decreto legislativo n. 26 del 2014 di recepimento di detta direttiva, all'articolo 37 deve "promuovere lo sviluppo e la ricerca di approcci alternativi, idonei a fornire lo stesso livello o un livello più alto d'informazione di quello ottenuto nelle procedure che usano animali, che non prevedono l'uso di animali o utilizzano un minor numero di animali o che comportano procedure meno dolorose, nonché la formazione e aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti autorizzati", la legge n. 8 del 2020 prevede all'articolo 37 che "Il Ministero promuove lo sviluppo e la ricerca di approcci alternativi, idonei a fornire lo stesso livello o un livello più alto d'informazione di quello ottenuto nelle procedure che usano animali, che non prevedono l'uso di animali o utilizzano un minor numero di animali o che comportano procedure meno dolorose, nonché la formazione e aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti autorizzati", rispettando la gerarchia delle "3R" come voluto dal considerando 11 della direttiva;
nello specifico, l'articolo 41 del decreto legislativo n. 26 del 2014, come modificato dal decreto-legge n. 136 del 2019, cita: "si provvede con un importo annuale pari ad euro 2.000.000 per ciascuno degli anni del triennio 2020-2022, di cui: 1) per il 20 per cento da destinare alle regioni ed alle province autonome sulla base di apposito riparto da effettuare con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, e d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per il finanziamento di corsi di formazione ed aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti autorizzati ai sensi dell'articolo 20, comma 2; e 2) per l'80 per cento da destinare agli istituti zooprofilattici Sperimentali, agli enti pubblici di ricerca e alle università, individuati con decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell'Università e della ricerca, per l'attività di ricerca e sviluppo dei metodi alternativi",
si chiede di sapere:
se sia stato emanato, e in caso contrario quali siano le motivazioni, il decreto d'impegno di spesa per l'anno 2020;
quando il Ministro in indirizzo intenda emanare il decreto di spesa per il 2021 e se non ritenga necessario indicare linee guida per il finanziamento di progetti per lo sviluppo e ricerca su metodi che non usino animali per indagare le sostanze d'abuso al fine di rispettare la scadenza attualmente approvata dell'entrata in vigore del divieto di tali test dal 30 giugno 2022 e test a sostegno della crisi sanitaria in corso sul COVID-19 come nel caso di modelli di assorbimento alveolare, risposte anticorpali, bioreattori o "organ on a chip", modelli matematici dei tassi di trasmissione e infezione dei virus, epidemiologia.
(4-05335)
AIMI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
in Brasile la situazione legata all'emergenza COVID-19 appare di giorno in giorno più drammatica. Nel Paese, nei giorni scorsi, è stata superata la soglia dei 360.000 morti: da mesi, infatti, si registra un aumento delle infezioni e dei decessi per COVID. San Paolo, che è lo Stato più popoloso, con 45,9 milioni di abitanti, ha una media di 15.000 casi e 773 morti al giorno. Il Brasile è il secondo Paese per numero di vittime dopo gli Stati Uniti;
da autorevoli fonti si apprende che si sta registrando una grave mancanza di farmaci per l'intubazione nei centri di salute pubblica di San Paolo e non solo. Stando a quanto riferirebbero le autorità sanitarie, più della metà degli ospedali avrebbe terminato le scorte di sedativi. Le dotazioni di bloccanti neuromuscolari, utilizzati per far rilassare la muscolatura dei pazienti da intubare, sarebbero esaurite nel 68 per cento delle strutture COVID dello Stato di San Paolo. Simili carenze sono state segnalate anche a Rio de Janeiro e nel Minas Gerais, pesantemente colpiti dalla seconda ondata;
queste notizie rappresentano le terribili testimonianze che arrivano da queste zone messe a durissima prova dalla pandemia. Alcuni pazienti sono stati addirittura legati al letto per sopportare il dolore causato dall'intubazione;
nei giorni scorsi anche "Medici senza frontiere" ha deciso di lanciare un "appello internazionale per chiedere alle autorità brasiliane di riconoscere la gravità della crisi e di predisporre un sistema centrale di risposta per prevenire ulteriori morti evitabili",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi, anche sul piano europeo e internazionale, per far arrivare in Brasile, con tempestività, un numero adeguato di farmaci per la sedazione, al fine di aiutare un Paese al quale l'Italia è da sempre legata anche in virtù della forte presenza di italiani ivi residenti.
(4-05336)
MARINO, VONO - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
la tratta ad alta velocità Torino-Lione costituisce una sezione chiave del più ampio e ambizioso progetto ferroviario europeo, denominato corridoio mediterraneo, il quale, al suo completamento, vedrà connesse alcune tra le più importanti città di Spagna, Francia, Italia, Slovenia e Ungheria, fino ad arrivare al confine ucraino dell'Unione europea;
con tale progetto, l'Unione e i Paesi partecipanti mirano a incentivare la mobilità europea, investendo così sul rafforzamento delle relazioni economiche e sulla costruzione di un popolo europeo sempre più interconnesso e quindi coeso;
gli investimenti ferroviari sono considerati dalla Commissione europea come parte integrante della transizione green, ovvero elemento cruciale per il conseguimento degli obiettivi relativi alla "carbon neutrality";
la sospensione della progettazione della tratta di accesso in territorio italiano Torino-Bussoleno da parte dell'autorità competente Rete ferroviaria italiana (RFI), così come voluta nel febbraio 2019 dall'allora ministro Toninelli, vede il nostro Paese escluso da questo ambizioso progetto destinato a rappresentare negli anni una delle infrastrutture simbolo dell'Unione, compromettendo altresì il pieno funzionamento dell'intera tratta Torino-Lione, sulla cui sezione internazionale Saint Jean de Maurienne-Bussoleno il promotore pubblico italo-francese TELT (Tunnel Euralpin Lyon-Turin) sta avanzando i lavori;
considerato che:
gli investimenti per le infrastrutture per una mobilità sostenibile e il conseguimento della "rivoluzione verde" rappresentano i maggiori ambiti di allocazione delle risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR);
nella revisione del recovery plan presentato dal Governo Conte a gennaio 2021, l'Esecutivo ha previsto di accrescere ulteriormente la quota di risorse destinata allo sviluppo del settore ferroviario: il progetto relativo alla Torino-Lione, tuttavia, risulta attualmente escluso dalle opere che beneficeranno delle risorse europee;
il Consiglio dell'Unione europea è prossimo ad esprimere la sua posizione relativamente all'accordo preliminare concluso tra il Consiglio stesso e il Parlamento europeo in data 11 marzo 2021 sul rafforzamento del meccanismo per l'interconnessione europea per il periodo 2021-2027, il quale prevede, fra l'altro, lo stanziamento di ulteriori fondi dell'Unione per accelerare il completamento dei progetti ferroviari transfrontalieri, tra cui il corridoio mediterraneo;
da quanto si apprende, sarebbe oggi tangibile il rischio di perdere la possibilità di ricevere tali nuovi cofinaziamenti (attualmente al vaglio delle istituzioni europee e che ammonterebbero, secondo le ultime stime, a circa 750 milioni di euro) nel caso in cui la sospensione dei lavori dovesse protrarsi ancora a lungo,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quale sia la posizione del Governo in merito all'attuale sospensione della progettazione da parte di RFI relativa alla tratta Torino-Bussoleno, chiarendo altresì se tale infrastruttura, cruciale per lo sviluppo ecosostenibile del Paese e dell'Unione, sarà tra quelle che beneficeranno delle risorse del PNRR.
(4-05337)
RICHETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la pubblica amministrazione. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
all'intervenuta scadenza della concessione in capo alla "SS Lazio Nuoto" in relazione alla gestione dell'impianto natatorio di via Giustiniano Imperatore a Roma, con determinazione dirigenziale n. 262 del 14 settembre 2018, il comune di Roma Capitale ha messo a gara l'affidamento in concessione dell'impianto;
tra i requisiti di partecipazione, il disciplinare di gara prevedeva che il concorrente dovesse dimostrare "di aver gestito nei tre anni antecedenti la data di pubblicazione del bando (2015-2017) anche in associazione con altri soggetti almeno un impianto natatorio aperto al pubblico per un importo minimo pari ad Euro 900.000";
alla gara hanno partecipato, tra gli altri, l'ex concessionaria, per quasi 35 anni, "SS Lazio Nuoto" e la "SSD Maximo S.r.l.", con quest'ultima che è risultata aggiudicataria della medesima gara. Non possedendo i requisiti tecnici, la SSD Maximo si è giovata dell'avvalimento della "SSD Sporting Club Juventus a r.l.";
avverso l'aggiudicazione ha ricorso al TAR la SS Lazio Nuoto, con il tribunale che ha accolto (sentenza n. 5949/2020) per difetto del requisito tecnico di cui sopra in capo all'aggiudicatario e alla società con esso associata. Il TAR ha sancito, infatti, che l'istruttoria espletata dal Comune in merito al detto requisito è stata condotta in maniera carente e non conforme al disciplinare redatto dalla stessa pubblica amministrazione, atteso che l'aggiudicatario ha depositato la relazione dei conti annuali 2015-2017 dalla quale si evince un fatturato globale della "SSD Sporting Club Juventus a r.l." di 1.603.763,46 euro relativo alla gestione di un impianto polivalente al cui interno è compreso un impianto natatorio;
il TAR ha stabilito, quindi, che atteso che all'interno dell'impianto polivalente venivano svolte molteplici attività e che solo una di queste era quella natatoria, la stazione appaltante "avrebbe dovuto accertare l'imputabilità e la consistenza del volume d'affari prodotto dalla gestione dell'impianto natatorio". Di conseguenza, dall'erronea applicazione delle regole del bando è scaturita l'ammissione alla gara della SSD Maximo a r.l., la quale invece non poteva partecipare non possedendo i requisiti speciali. Inoltre, il TAR ha rilevato che anche la visura camerale della società indicata come ausiliaria dalla SSD Maximo allegata alla relazione istruttoria era, in realtà, riferita ad una società diversa (la "SSD Juventus Nuoto Roma a r.l."), dimostrando un'evidente "perplessità dell'intera azione amministrativa";
a seguito della sentenza resa in data 18 giugno 2020, il Comune di Roma capitale ha annullato l'aggiudicazione e, nel giro di poche settimane, viene chiesto alla SSD Maximo di comprovare i requisiti di gara mediante circostanziata documentazione, non ottemperando quindi alla necessità di produrre i requisiti per partecipare alla gara e non già dopo l'aggiudicazione. L'aggiudicataria ha provvisto ad inviare la documentazione con circa 3.500 fatture, emerse improvvisamente nonostante sia la SSD Maximo che il Comune avessero sostenuto l'impossibilità di distinguere il fatturato derivante dal solo impianto natatorio rispetto a quello relativo agli altri sport;
la procedura di accertamento post aggiudicazione ha portato così il Comune a determinare che l'aggiudicatrice possedeva in realtà i requisiti, mentre il TAR questa volta ha rigettato (sentenza n. 6990/2020) un secondo ricorso della SS Lazio Nuoto, che chiedeva la sospensiva sulla sola considerazione che la ricorrente non riceveva pregiudizio dalla situazione, stante l'attuale sospensione delle attività causa pandemia ed ha, dunque, fissato la discussione per il merito del ricorso al 28 aprile 2021;
ulteriore elemento integrativo, emerso solo in un secondo momento, è costituito dal fatto che la società associata all'aggiudicataria ("SSD Sporting Club Juventus a r.l.") risulta destinataria di un atto di ingiunzione di Roma capitale n. 35845 del 17 gennaio 2020 per mancato pagamento dei canoni di concessione per agli anni 2018-2020 per una cifra vicina ai 400.000 euro,
si chiede di sapere come si intenda monitorare il corretto iter di assegnazione della concessione, garantendo il rispetto dei prerequisiti tecnici previsti dallo stesso bando e non una loro valutazione ex post, che rimane comunque dubbia alla luce di quanto esposto.
(4-05338)
GIROTTO, FERRARA, LANZI, CROATTI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della transizione ecologica e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
nel 2002 viene sottoscritto dall'Italia, al G8 di Kananaskis (Canada), il Programma di Global Partnership con lo scopo di fronteggiare e ridurre la minaccia causata dalla proliferazione delle armi di distruzione di massa;
nell'ambito del Programma, il 5 novembre 2003 l'Italia e la Federazione russa hanno concluso un Accordo di cooperazione per lo smantellamento dei sommergibili nucleari radiati dalla Marina militare russa e per la gestione sicura dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito. Il preambolo dell'Accordo richiama espressamente la Global Partnership del G8 contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa, quale ambito in cui si inseriscono i progetti previsti nell'Accordo;
l'Accordo, che si compone di 15 articoli, riporta, in particolare, all'articolo 1, l'ispirazione di fondo dell'Accordo, oltre a indicare il limite complessivo di spesa per il programma di cooperazione, pari a 360 milioni di euro in dieci anni. Nel successivo articolo 2 vengono indicati i campi di intervento della cooperazione: smantellamento di sommergibili o di navi con impianti ad energia nucleare; riprocessamento, trasporto e deposito dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito; protezione fisica dei siti nucleari contro possibili attacchi terroristici o trafugamenti di materiali "sensibili"; bonifica dei siti contaminati da sostanze radioattive. L'articolo 3 individua gli Organi competenti per l'attuazione dell'Accordo, che sono il Ministero delle attività produttive, per la Parte italiana, e il MINATOM (Ministero per l'energia atomica), per la Parte russa. Da parte italiana alla SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari) vengono affidati il coordinamento generale e lo svolgimento delle attività amministrative e operative finalizzate alla realizzazione dei progetti. L'articolo 4 prevede la costituzione di un Comitato direttivo paritetico, a livello governativo, formato da due rappresentanti per ognuna delle due Parti, con l'eventuale supporto di esperti. Il Comitato vigila sull'andamento complessivo dell'Accordo e propone eventuali modifiche; approva i singoli progetti che verranno selezionati e dirime, ove possibile, eventuali controversie;
l'Accordo è stato ratificato dal Parlamento italiano con la legge n. 160 del 2005. Le attività sono dirette dal citato Comitato direttivo composto da membri del Ministero dello sviluppo economico italiano e, per parte russa, da membri di ROSATOM, l'azienda di Stato russa per l'energia nucleare (Ministero dell'Energia Atomica - MINATOM all'atto della ratifica dell'Accordo);
tramite una specifica Convenzione con il Ministero dello sviluppo economico, firmata nel 2005 e rinnovata nel 2008, il coordinamento generale delle attività, le attività amministrative ed operative sono state affidate a SOGIN, che ha una presenza permanente a Mosca. In particolare, per lo svolgimento di tutte le attività tecnico-gestionali è stata istituita una Unità di Gestione Progettuale (UGP) con base a Mosca, composta da un team di tecnici russi e italiani, facenti capo a SOGIN;
considerato che:
l'articolo 3 della legge n. 160 del 2005 reca la norma di copertura delle spese previste, per le quali il comma 1 autorizza la spesa complessiva di 360 milioni di euro per il periodo 2005-2013, prevedendo inizialmente lo stanziamento di 8 milioni per il 2005 e 44 milioni a decorrere dal 2006. La relazione tecnica che accompagnava il disegno di legge A.C. 5432, divenuto poi legge n. 160 del 2005, riporta dettagliate previsioni di costo, precisandone il carattere provvisorio, destinato a una migliore definizione con l'esplicazione delle attività previste dall'Accordo, sia per quanto concerne l'intero progetto che per il biennio 2005-2006. La ripartizione complessiva ipotizzabile dei fondi stanziati per l'Accordo, in particolare, è la seguente: 1) smantellamento sottomarini e altri mezzi navali: 66 milioni di euro; 2) trattamento, trasporto, stoccaggio e deposito di materiali e rifiuti radioattivi, del combustibile irraggiato, bonifica dei siti contaminati e delle relative infrastrutture: 208,50 milioni di euro; 3) protezione fisica dei siti: 45 milioni di euro; 4) attività gestionali (Unità di Gestione Progettuale per 10 anni): 40 milioni di euro; 5) copertura spese di missione per il funzionamento del Comitato direttivo: 0,50 milioni di euro;
rispetto all'applicazione dell'Accordo non c'è mai stata una rendicontazione pubblica e analitica di quante risorse siano state effettivamente spese nell'ambito di tale progetto; quante siano state le spese di gestione da parte di SOGIN; quanti appalti siano stati effettuati e con quali criteri; quante risorse siano state destinate a imprese italiane, a imprese europee e quante a soggetti russi e, soprattutto, non si conoscono quali siano stati effettivamente i risultati;
nell'articolo "Sede a Mosca e stipendi d'oro. Le mani sulla società degli sprechi", a firma di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, pubblicato l'11 maggio 2014 sul "Corriere della Sera" sono riportate informazioni rispetto alle attività di SOGIN ed in particolare alle spese allegre per la gestione dell'ufficio a Mosca di 4,8 milioni di euro,
si chiede di sapere:
tenuto conto che le previsioni di cui alla citata relazione tecnica dell'A.C. 5432 sono relative ai costi di sola parte italiana, quali siano i costi complessivamente sostenuti per finanziare l'opera di SOGIN nelle varie attività connesse allo smantellamento dei sommergibili nucleari, oggetto del citato Accordo;
se i predetti costi, valutati in 360 milioni di euro o stimabili in cifra diversa, atteso il "carattere provvisorio" delle previsioni di spesa ai sensi della relazione tecnica dell'A.C. 5432, siano stati effettivamente erogati nello svolgimento dell'Accordo;
se i costi citati, o le eventuali possibili variazioni, siano stati rendicontati nei bilanci SOGIN nel periodo in cui l'Accordo è stato in vigore;
quali eventuali altri costi siano stati previsti dopo la scadenza dell'Accordo per un prolungamento delle attività rispetto ai tempi inizialmente previsti e, se la parte di questi costi riguardanti la SOGIN ed effettivamente sostenuti siano stati da essa rendicontati;
quale azione di controllo risulti ai Ministri in indirizzo sia stata svolta dall'AEEG, oggi ARERA, sulle spese, e le relative modalità, effettuate ai sensi dell'Accordo in questione;
se, in generale, sono stati adottati interventi al fine di verificare l'impiego corretto e trasparente della gestione dell'Accordo e delle risorse impegnate.
(4-05339)
MARTELLI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
in data 16 marzo 2021, alle ore 11.40, alcuni cittadini attivisti del movimento politico "Italexit con Paragone" sono stati identificati da personale della Questura di Roma, distretto di Pubblica Sicurezza "Trevi Campo Marzio", mentre si trovavano casualmente insieme, alcuni di loro con indosso una felpa con la scritta "Italexit con Paragone" in Piazza di Monte Citorio, dove era in corso una manifestazione regolarmente autorizza alla quale stavano decidendo se aderire o meno. Al momento dell'identificazione, giustificavano la propria presenza al di fuori della propria abitazione con diverse motivazioni, tutte legittime e non contestate dagli agenti accertatori, che hanno restituito i documenti senza elevare alcun verbale;
a distanza di oltre tre settimane, questi cittadini sono stati convocati in Questura per vedersi notificare un verbale, uno per ciascuno, in cui, senza tenere conto della giustificazioni addotte al momento della identificazione (riportate a verbale), veniva loro irrogata la sanzione di 400 euro con la seguente motivazione (uguale per tutti i verbali): "In data 06/04/2021 alle ore 10 in Roma, Piazza del Collegio Romano n. 3 presso il distretto di P.S. Trevi Campo Marzio, noi sottoscritti (omissis) diamo atto di avere accertato in data 16/03/2021 alle ore 11,40 in piazza di Monte Citorio in Roma, la violazione del DPCM 02/03/2021 conv. con legge 12/03/2021 n. 29 in quanto il trasgressore si spostava sull'intero territorio nazionale senza comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e urgenza ovvero motivi di salute (omissis)". "In particolare il trasgressore, unitamente ad altri soggetti appartenenti al Movimento politico «ItalExit con Paragone» si radunava in piazza di Monte Citorio, senza giustificato motivo, in violazione della normativa nazionale di prevenzione e contenimento della pandemia in atto";
i cittadini sanzionati stanno tutti presentando ricorso in autotutela per l'annullamento dei verbali che sono stati redatti a diversi giorni di distanza dall'identificazione, mentre l'interrogante intende evidenziare la mancata contestazione nell'immediatezza del fatto (che avrebbe forse consentito una migliore rappresentazione dei fatti da parte degli agenti), nonché la coincidenza del giorno della verbalizzazione (6 aprile 2021) con quello in cui "ItalExit con Paragone" si presentava in piazza di Monte Citorio per aderire alla manifestazione indetta dal movimento "IoApro";
appare quantomeno preoccupante che gli agenti abbiano proceduto a contestare violazioni inesistenti: tutti i soggetti identificati hanno infatti fornito valide giustificazioni per essere presenti nella piazza, dove si erano fermati in ragione di una manifestazione in corso regolarmente autorizzata, diritto per l'esercizio del quale è consentita la deroga agli spostamenti anche nelle zone rosse, come ribadito dalla circolare del Viminale del 6 marzo (valida fino al 6 aprile 2021) secondo la quale "Resta, pertanto, confermato quanto già evidenziato in precedenti circolari in ordine all'esercizio di alcune libertà, quali in particolare quelle connesse alla partecipazione alle manifestazioni pubbliche e alle celebrazioni religiose, le quali anche nella zona arancione e in quella rossa, trovano la propria disciplina nelle disposizioni dettate per la zona gialla e, più specificamente, con riguardo al nuovo provvedimento, dall'art. 10 (Manifestazioni pubbliche) e dall'art. 12 (Luoghi di culto e funzioni religiose)";
considerato che:
qualora lo svolgimento di tali manifestazioni pubbliche preveda la concentrazione dei partecipanti in un'unica sede come, ad esempio, per le manifestazioni a carattere nazionale di solito indette nella Capitale, è consentito anche lo spostamento da e verso zone con più elevato livello di rischio, fermo restando il ricorso all'autodichiarazione;
alla luce di quanto esposto, a parere dell'interrogante l'accertamento parrebbe risultare connesso, come emerge dal verbale, al solo fatto che i cittadini riuniti in regolare manifestazione venivano identificati come "soggetto appartenente al Movimento Politico «Italexit con Paragone»",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, intenda chiarire se quello che viene sanzionato sia, come appare dal tenore letterale dell'accertamento, il fatto di appartenere a uno specifico movimento politico e, in tal caso, di specificarne la ragione;
se, accertato il legame fra appartenenza politica e sanzione, non intenda intervenire urgentemente per tutelare la libera manifestazione del pensiero garantita dall'articolo 21 della Costituzione che, nella circostanza di cui in premessa, risulterebbe violata.
(4-05340)
NENCINI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
Palazzo Thiene è un palazzo di Vicenza del XV secolo, costruito per Lodovico Thiene da Lorenzo da Bologna nel 1490;
il palazzo, oltre a rappresentare un grande valore simbolico, è parte pregiata dell'enorme ricchezza culturale e di quel patrimonio comune che Vicenza non ha ancora completamente saputo valorizzare;
l'acquisto del Palazzo da parte del Comune potrebbe segnare un momento non solo di svolta e rilancio della città, ma anche un segnale positivo dopo la tragica crisi pandemica;
considerato che:
sull'acquisto del Palazzo vi è diritto di prelazione del Ministero della cultura;
il mancato esercizio del diritto di prelazione da parte del Ministero della cultura, unitamente ad eventuali difficoltà di acquisto da parte del Comune di Vicenza, rischierebbero di causare l'acquisto del Palazzo da parte di un privato;
l'acquisto del Palazzo da parte di un privato andrebbe in direzione diametralmente opposta a quanto auspicato dal Comune per la valorizzazione del territorio,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda esercitare il diritto di prelazione per l'acquisto di Palazzo Thiene.
(4-05341)
LUCIDI, DE VECCHIS, IWOBI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
le Rappresentanze diplomatiche estere in Italia impiegano, presso le proprie sedi italiane, anche personale a contratto, di nazionalità italiana; la regolamentazione del lavoro è affidata alle Linee guida per la disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle Ambasciate, Consolati, Legazioni, Istituti culturali ed Organismi internazionali in Italia (triennio 2020-2022), che suggerisce un percorso normativo per le politiche del lavoro dei dipendenti delle Ambasciate estere in Italia senza alcun obbligo normativo di applicazione; il personale citato, dipendente in Italia di uno Stato estero, risulta essere un ibrido giuridico pubblico-privato, stabilendo di fatto un grave deficit nelle tutele riconosciute a questi lavoratori dal nostro ordinamento giuridico, a partire dalla sottoscrizione di normali contratti di lavoro; tali soggetti sono a tutti gli effetti dei lavoratori dipendenti e subordinati;
preso atto che:
il sindacato FEDAE-CEUQ, chiedendo di inquadrare la fattispecie nell'ambito privatistico con stipula di un vero CCNL di categoria, ha condotto un'indagine sul caso, che ha portato a stabilire che: l'Ispettorato Nazionale del Lavoro con nota di risposta in data 3 febbraio 2020, dichiarava di non avere competenza per lo svolgimento delle ordinarie attività di controllo sui rapporti di lavoro in essere per i dipendenti italiani delle Ambasciate estere; il Ministero degli affari esteri per tramite dell'Ufficio II - Cerimoniale Diplomatico della Repubblica, ha dichiarato che non esercita e non può esercitare una funzione di controllo su tali rapporti di lavoro; il Tribunale di Roma, in un ricorso civile di un dipendente avverso il datore di lavoro (Repubblica Federale di Germania), ha dichiarato l'inammissibilità per difetto di giurisdizione;
considerato che risulta agli interroganti, nonostante il quadro normativo carente, l'Agenzia delle entrate chiede regolarmente ai lavoratori, ma non ai datori di lavoro, il versamento delle tasse annuali come comuni lavoratori, perfettamente inquadrati nell'ordinamento giuridico italiano;
considerato infine che, paradossalmente, in data 14 aprile 2021 è stato approvato un disegno di legge (Atto Senato 1646), volto a tutelare anche il personale dipendente estero nelle sedi diplomatiche italiane, cioè i corrispettivi dei lavoratori in questione, il che genera uno squilibrio,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se intendano provvedere al regolare inquadramento lavorativo e fiscale dei lavoratori in oggetto, che permetta la stipula di un regolare CCNL per la categoria, superando le linee guida finora disattese e inapplicate;
se intendano avvalersi dei propri poteri ispettivi per verificare la regolarità degli accertamenti fiscali fatti dall'Agenzia delle entrate.
(4-05342)
RUOTOLO - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
il Centro direzionale di Napoli è un complesso di moderni grattacieli, ultimati nel 1995, sorti nel quartiere Poggioreale. L'edificazione è stata realizzata in regime di edilizia residenziale pubblica, convenzionata e agevolata, la cui costruzione è stata finanziata in parte dal Comune di Napoli e dal concessionario del contratto di convenzione la società Mededil S.p.A., gruppo IRI-Italstat;
in particolare, su tutte le licenze edilizie di tipo residenziali, il concessionario Mededil S.p.A. ha usufruito dell'esonero dei contributi di urbanizzazione e dello scomputo del 60 per cento sul costo del rilascio delle concessioni edilizie, nel rispetto, appunto, delle norme che regolano l'edificazione in regime di edilizia residenziale convenzionata. La Mededil S.p.A., chiese, tra l'altro, la concessione edilizia per la costruzione di un edificio a destinazione residenziale (partica 230/87), composto di due piani interrati destinati ad autorimessa e di 22 piani superiori, complessivamente 112 unità abitative, denominato "Torre Azzurra". Costruzione edificata su parte di una delle 11 isole edificatorie che compongono, secondo la delibera n. 211 del 1983 autorizzativa della concessione edilizia, il nuovo centro direzionale con l'esproprio per pubblica utilità indifferibile ed urgente dell'intero territorio dove doveva sorgere il nuovo centro direzionale. Un'esigenza dovuta all'introduzione dei Piani di Edilizia Economica Popolare (PEEP), avente lo scopo di fornire all'ente pubblico territoriale gli strumenti concreti per programmare gli interventi nel settore della casa e per incidere tramite questi, sull'assetto del territorio urbano, indirizzando lo sviluppo edilizio con i Piani di zona da realizzare su aree espropriate all'edilizia economica e popolare;
il Comitato direttivo dell'ENPAM (Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri) nel quadro di una serie d'investimenti per l'ampliamento del proprio portafoglio immobiliare, il 10 giugno 1989, delibera l'acquisto di immobili nelle zone ad alta densità abitativa colpite dal sisma del 1980, come previsto dalla legge 28 ottobre 1986 n. 730, art.5, e rileva dalla Mededil S.p.A., poi Immobiliare Occidente, il complesso immobiliare "Torre Azzurra";
nel 1990/91, in seguito a disposizioni di legge, il 50 per cento dei 112 alloggi fu assegnato, a seguito di bando pubblico, attraverso la Prefettura di Napoli, alle famiglie inserite nella lista degli sfrattati e terremotati, nuclei familiari fragili, del Comune di Napoli;
l'ENPAM, nel 1994, come gli altri enti previdenziali, si trasforma in un'associazione fondazione, e l'articolo 8 dello statuto prevede che "La dotazione patrimoniale della Fondazione è funzionale alle finalità previdenziali ed assistenziali della Fondazione medesima e viene impiegata in conformità alla legge ed ai regolamenti";
l'ENPAM nel 2006 delibera e pone in vendita un portafoglio immobiliare di sua proprietà di 2.500 unità tra abitazioni e locali commerciali in tutta Italia, della lista fa parte anche la "Torre Azzurra", vendita che viene effettuata nel 2009 senza concedere agli assegnatari il diritto di prelazione in forza dell'art. 1, comma 38, della legge n. 243 del 2004. L'intero stabile "Torre Azzurra" è stato alienato in favore della EMME1 S.r.l. per 25mln di euro. A seguito della compravendita, sono arrivate in solido, tra compratore e venditore, le tasse di registro. L'ENPAM anticipa la somma di quasi 2 milioni e mezzo di euro per poi richiederli alla EMME 1 S.r.l., in quanto acquirente che però non soddisfa il pagamento. A questo punto l'ENPAM avvia il pignoramento di 38 appartamenti oltre ai locali tecnici. Disattendendo la pronuncia della Corte di cassazione e del Consiglio di Stato, che stabilisce come gli immobili in regime di edilizia residenziale pubblica, convenzionata e agevolata (ERP) non possano essere pignorati, il Tribunale di Napoli mette all'asta giudiziaria il 6 aprile 2021 i primi 19 appartamenti, mentre fissa per l'8 giugno un'altra asta giudiziaria per altri 19 abitazioni;
il Comitato R.I.T.A., sorto in rappresentanza degli inquilini "Torre Azzurra", ha avviato una serie di azioni per far valere i propri diritti disattesi, a partire dall'art.1, commi 376, 377 e 378, della legge n. 178 del 2020, entrata in vigore il 1° gennaio 2021, che stabilisce una serie di norme a protezioni degli immobili realizzati in regime di edilizia residenziale pubblica convenzionata e agevolata, che sono stati finanziati in tutto o in parte con risorse pubbliche con l'annullamento dei procedimenti esecutivi;
a quanto risulta all'interrogante, il Comitato R.I.T.A. si è rivolto alla Commissione europea ponendo la questione dell'articolo 1, comma 38, della legge n. 243 del 2004, a norma del quale gli enti previdenziali privatizzati, ai sensi del decreto legislativo n. 509 del 1994, pur essendo "organismi di diritto pubblico" e, pertanto, amministrazioni aggiudicatrici soggette al diritto UE dei contratti pubblici, non sono tenuti a svolgere una gara pubblica per affidare la gestione dei loro beni immobiliari. La Commissione europea ha inviato alla Repubblica italiana una lettera di costituzione in mora complementare, nella quale viene affrontata la questione dell'articolo 1, comma 38, della legge n. 243 del 2004, ovvero che viola la direttiva 2014/23/UE e la direttiva 2014/24/UE;
considerato che:
assume un ruolo sempre più crescente la promozione dell'edilizia residenziale sociale, rivolta a quelle fasce di popolazione con redditi non adeguati per accedere al mercato abitativo, ma non così bassi per aver diritto all'assegnazione di alloggi popolari;
il social housing come strumento per contrastare il disagio abitativo è stato incentivato, in maniera significativa, nella XVIII Legislatura, dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, nonché dalle regioni e dai comuni;
nelle situazioni menzionate le regioni e gli enti locali potrebbero intervenire assumendo un ruolo di mediazione e tutela sociale, anche nei confronti di fondazioni sottoposte a vigilanza pubblica, come nel caso in questione,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo, nell'ambito dei rispettivi poteri, in forza anche del potere di vigilanza sull'ENPAM, intendano valutare adeguate iniziative;
se intendano adottare provvedimenti, alla luce dei rilievi della Commissione europea, volti ad abrogare o revocare il predetto comma 38 dell'art. 1 della legge n. 243 del 2004 per non essere deferiti alla Corte di giustizia dell'Unione europea;
se non ritengano, come nel caso di "Torre Azzura", cioè immobili in regime di edilizia residenziale pubblica, convenzionata e agevolata (ERP), in presenza di un mancato diritto di prelazione e in generale di non rispetto dei diritti degli inquilini, di intervenire anche rispetto all'alienazione degli stessi immobili.
(4-05343)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
il sindacato dei dipendenti bancari FABI (Federazione autonoma bancari italiani) ha siglato un accordo con l'Associazione banche italiane (ABI) che prevede fino alla fine della pandemia un ampio utilizzo dello smart working, andando in deroga rispetto al contratto nazionale;
da quanto fa sapere la FABI, le banche vorrebbero approfittare dell'abitudine dei dipendenti allo smart working per istituzionalizzarlo e renderlo più diffuso e stabile possibile, e questo permetterà agli istituti di credito di abbattere i costi: buoni pasto, trasferte e diarie. Per i bancari una decisione del genere comporterebbe, di contro, la distruzione dei loro profili di carriera. E per i clienti un ulteriore allontanamento dal rapporto di fiducia personale che dovrebbe intercorrere con la banca;
se ciò avvenisse, secondo la FABI, le banche diventerebbero ostaggio, più ancora di quanto lo sono adesso, delle società di consulenza, che arriverebbero a guadagnare cifre mai viste fino ad ora. Ne guadagnerebbero anche gli azionisti, che vedrebbero i loro dividendi aumentare considerevolmente;
anche a causa della pandemia, tutti gli istituti di credito hanno ricevuto aiuti da parte dello Stato. Cosa che implica responsabilità innanzitutto nei confronti della comunità, ancor prima che verso i loro azionisti;
considerato che secondo la FABI, le banche sono sempre più indirizzate verso la vendita di prodotti commerciali a scapito della loro naturale propensione al credito. Dunque, secondo la Federazione dei bancari, molti istituti di credito obbligano i propri dipendenti a occuparsi principalmente della vendita dei prodotti commerciali, legando questo aspetto del loro lavoro (che dovrebbe essere secondario) agli stipendi e ai premi erogati ai dirigenti, i quali, a loro volta, obbligano i propri sottoposti a orari massacranti e a svolgere lavori che non competono loro;
considerato, inoltre, che:
in base a uno studio realizzato dalla UILCA e dal Centro Studi "Orietta Guerra", l'amministratore delegato di una banca italiana guadagna in media 44 volte lo stipendio di un suo dipendente, stimato in 28.000 euro. Mentre secondo uno studio del sindacato FIRST CISL, gli amministratori delegati arriverebbero a prendere fino a 122 volte in più;
secondo FIRST CISL, infatti, Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di UniCredit fino all'arrivo di Andrea Orcel, incassava 6.200 euro al giorno con la parte azionaria, totale 2,3 milioni di euro che, raffrontati ai salari medi del gruppo, sono pari a 53 volte quello medio di un suo dipendente. Mentre ora il nuovo amministratore delegato Orcel guadagnerà in Unicredit fino a 7,5 milioni l'anno: 2,5 milioni di euro fissi e 5 milioni variabili (ma nel primo anno sono "garantiti"). Il CEO di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, nel 2020 ha guadagnato 5,36 milioni di euro: 2,6 milioni di stipendio fisso, 1,4 milioni di remunerazione variabile nel breve periodo e 1,3 milioni di variabile di lungo periodo (dati 2020). Per raggiungere questa cifra in Intesa Sanpaolo ci vorrebbero 122 dipendenti. Carlo Cimbri, numero uno di Unipol, riceve ben 5,6 milioni di euro all'anno, grazie anche al fatto che in quattro anni si è raddoppiato lo stipendio fino a raggiungere appunto la cifra record che gli ha permesso di aggiudicarsi la palma per il banchiere più pagato d'Italia. Incassi imponenti anche per Marco Morelli, amministratore delegato del Monte dei Paschi fino a maggio 2020, con 1,1 milione di euro all'anno, ovvero la paga di 22 dipendenti dell'istituto di credito più antico d'Italia. Mentre L'ex amministratore delegato di MPS (dal 18 maggio al 31 dicembre 2020), Guido Bastianini, avrebbe percepito 295.697 euro. L'amministratore delegato di Banco BPM, Giuseppe Castagna, nel 2020 ha guadagnato 1,49 milioni di euro. Nel 2021 il suo compenso è salito a 1,688 milioni di euro all'anno,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato in premessa;
quale sia la valutazione del Governo in merito ad un uso massiccio di smart working nelle banche, anche dopo la fine della pandemia, in quanto il suo uso peggiora oggettivamente il rapporto banca-cliente, nonché le condizioni di lavoro dei bancari, arricchendo invece a dismisura i dirigenti bancari;
se intenda fissare un limite massimo nel rapporto tra i guadagni dei dirigenti bancari e quello dei loro dipendenti, o quantomeno valutare un tetto massimo, considerando anche le grandi difficoltà economiche che vivono gli italiani a causa della pandemia;
se intenda fissare dei limiti alle esternalizzazioni del lavoro bancario nei confronti delle società di consulenza e dei consulenti in generale;
se intenda fissare dei limiti alla commercializzazione di prodotti finanziari all'interno delle banche.
(4-05344)
LANNUTTI, CORRADO, ANGRISANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
verso la mezzanotte di domenica 18 aprile 2021, i club calcistici Juventus, Inter, Milan, Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Tottenham Hotspur, Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City e Manchester United diramavano la notizia della nascita di una Super Lega europea, composta da 15 squadre fisse e 5 a inviti. In piena "ubriacatura da potere", i 12 club annunciavano all'Europa intera il loro progetto, dicendo che solo così si sarebbe potuto salvare il calcio. I club fondatori della Super Lega hanno messo in atto la più pura delle azioni neoliberiste, in cui i più forti e i più ricchi non fanno altro che consolidare il proprio potere, istituzionalizzandolo ed elevandolo al rango nobiliare, drenando risorse in loro favore dai club più poveri;
la notizia ha avuto risonanza a livello mondiale e le azioni dei club fondatori della Super Lega sono schizzate in Borsa, con aumenti dal 9 al 21 per cento in un solo giorno. Con un solo comunicato ufficiale hanno riprodotto l'effetto borsistico, che uno di questi club può avere solo in caso di vittoria di Champions League;
la Juventus, in una sola seduta di Piazza Affari, ha guadagnato il 18,2 per cento, portando il suo titolo a 0,91 centesimi, mai così in alto da settembre 2020, guadagnando in 24 ore 183 milioni di euro di capitalizzazione (da 1,028 miliardi a 1,211 miliardi di euro);
considerato che gli ultimi bilanci delle tre squadre italiane che hanno partecipato all'operazione Super Lega hanno mostrato una situazione disastrosa dal punto di vista finanziario. La Juventus ha 611 milioni di euro di debiti, l'Inter 543 milioni e il Milan 168 milioni;
considerato inoltre che:
dietro la Super Lega ci sono le multinazionali finanziarie, la più importante delle quali è la JP Morgan;
la JP Morgan è una delle banche "Big Four" statunitensi, insieme a Bank of America, Citigroup e Wells Fargo, ed è la più grande banca al mondo con una capitalizzazione di mercato di oltre 420 miliardi di dollari. Dal 2017 è anche una delle più grandi società di gestione patrimoniale al mondo con 2,9 miliardi di dollari in gestione e 25,4 miliardi di dollari in custodia nel 2019. L'unità di hedge fund di JP Morgan Chase è, con 45 miliardi di dollari in gestione, il terzo hedge fund più grande al mondo;
la JP Morgan detiene tutti i debiti delle dodici società. Quindi, finanziando il progetto di una Super Lega, si assicura per sé il futuro guadagno;
considerato, infine, che chi ha condotto questa operazione, come evidenziato dallo stesso presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, ha tenuto le informazioni riservate fino all'ultimo, acquisendo un evidente vantaggio. I possessori delle informazioni riservate potrebbero infatti aver favorito azioni speculative. Come, ad esempio, la compravendita di titoli, per la quale si ha il vantaggio di essere già a conoscenza di un possibile rialzo, e pertanto si potrebbe configurare una speculazione illecita, che talvolta rientra anche nel reato di aggiotaggio,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;
se il Ministro dell'economia e delle finanze intenda acquisire informazioni su eventuali scambi anomali di titoli azionari;
se il Governo intenda prendere provvedimenti per impedire che il futuro dello sport italiano possa dipendere dall'avidità di denaro di banche d'affari;
se intenda avviare azioni atte a impedire che società indebitate come lo sono la Juventus, l'Inter e il Milan possano godere di una sorta di immunità dovuta al privilegio di essere società di calcio e non di altro genere.
(4-05345)
MALAN - Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. - Premesso che:
il 21 aprile 2021, nel corso dell'audizione presso la Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, il Ministro in indirizzo, nel rispondere a domande dei parlamentari, ha comunicato che è in corso di elaborazione una nuova Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere, poiché quella attualmente pubblicata si riferisce al 2013-2015, e non sarebbe più valida; per la elaborazione in corso, ha altresì riferito il Ministro, sono state consultate circa sessanta associazioni e sarà prevista una serie di ulteriori passaggi, anche a livello istituzionale;
tuttora il sito internet della "Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità - Unar" riporta una strategia, precisando che è stata approvata dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri il 29 aprile 2013; solo nel testo da scaricare c'è scritto che è la strategia 2013-2015,
si chiede di sapere:
quali siano le associazioni consultate, con quale criterio siano state scelte, se, come per l'elaborazione della precedente strategia, siano state consultate solo le associazioni LGBT;
se il Senato e la Camera dei deputati verranno coinvolti prima dell'approvazione della strategia, anche in considerazione del fatto che il disegno di legge su omofobia, transfobia e altro, approvato dalla Camera dei deputati, eleva il rango della strategia stessa a un livello simile a quello di norma delegata;
se nella strategia in elaborazione si intendano confermare i seguenti punti, contenuti in quella oggi pubblicata nel sito governativo:
l'accettazione della teoria della "performatività" del genere, anche detta "gender", la quale afferma che "maschio e femmina" sono, in tutto o in grandissima parte, costruzioni sociali ovvero culturali e, nelle sue formulazioni più estreme, oggi postula che tale sia anche l'attrazione sessuale, secondo la quale, come scritto nella "strategia", quella fra uomo e donna "è solo una delle possibilità";
la diffusione nelle scuole della conoscenza di presunte "nuove realtà familiari", quale quella dei "figli di genitori omosessuali", e di un glossario dei termini LGBT, che consenta un uso appropriato del linguaggio;
valorizzazione dell'expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione e sensibilizzazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie, per potersi avvalere delle loro conoscenze, e il loro accreditamento presso il Ministero dell'istruzione in qualità di enti di formazione;
predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave di "inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite anche da genitori omosessuali";
realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT e sullo sviluppo dell'identità sessuale nell'adolescente, sull'educazione affettivo-sessuale, sulla conoscenza delle nuove realtà familiari, formazione rivolta non solo al corpo docente e agli studenti (con riconoscimento per entrambi di crediti formativi), ma anche a tutto il personale non docente della scuola (personale amministrativo, bidelli, eccetera);
se le "linee guida per una comunicazione rispettosa delle persone LGBT" pubblicate nel sito governativo come allegati alla "Strategia", senza indicazione di data siano ancora valide; in caso negativo, se nella strategia in elaborazione ovvero in eventuali allegati, si intendano confermare i seguenti punti, contenuti nelle suddette linee guida:
il proposito di modificare il modo di esprimersi non solo di enti e istituzioni pubbliche, ma anche dei media e persino delle istituzioni ecclesiastiche;
la fideistica accettazione della dottrina secondo la quale nell'individuazione del sesso del partner sessuale non ci sia mai un aspetto di scelta, ma sempre e soltanto l'espressione di una natura;
l'indicazione che l'orientamento sessuale non debba essere menzionato nelle notizie giornalistiche e l'esecrazione di espressioni come "amico vicinissimo, la persona che gli è stata più vicina", perché non darebbero sufficiente dignità a legami omosessuali;
l'aprioristica esecrazione dell'uso del genere grammaticale non corrispondente al sesso di autoidentificazione;
la descrizione di un percorso da eterosessuale a omosessuale come totalmente e incondizionatamente positivo, e la classificazione dell'ipotesi inversa come immancabilmente manipolativa e tale da causare gravi conseguenze sul piano psichico;
l'enunciazione dell'aforisma secondo il quale il matrimonio non esiste in natura, mentre in natura esiste l'omosessualità;
l'enunciazione del concetto secondo il quale coloro che non si conformano alla nuova ideologia lo fanno per rassicurazione rispetto alla propria sessualità;
la condanna dell'abitudine di rimandare al sesso quando si parla di omosessualità, dell'uso di immagini dei "gay pride" e simili per illustrare servizi giornalistici sulla richiesta dei cosiddetti "diritti", in quanto tali immagini potrebbero gettare un'ombra sulla sacralità di tali richieste, del contraddittorio quando si parla dei "diritti";
la condanna di qualsiasi contrarietà ai matrimoni omosessuali negandone qualsiasi fondatezza e l'enunciazione del "diritto delle persone omosessuali ad avere una famiglia";
la condanna delle espressioni, "matrimoni gay", "famiglia gay", "famiglia omosessuale" e "famiglia tradizionale", in nome del fatto che non c'è ragione per tali distinzioni;
la condanna dell'idea che un bambino abbia bisogno di una figura maschile e di una femminile e dell'espressione "adozione" in caso di maternità surrogata, espressione "che nasce dal pregiudizio" secondo il quale la coppia omosessuale è sterile.
(4-05346)
LANNUTTI, ANGRISANI, GIANNUZZI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
in Puglia è stata raggiunta e superata la quota di un milione di dosi di vaccini anti COVID somministrati, con il 92,5 per cento di dosi effettuate rispetto a quelle consegnate. La Puglia è terza tra le regioni italiane per quanto riguarda la capacità vaccinale, dopo Veneto e Umbria;
l'81,4 per cento degli over 80 ha ricevuto la prima dose (dato Italia: 80,6 per cento); il 48,3 per cento degli over 80 è stato immunizzato (39,7 per cento). Tra i 79enni, il 66 per cento ha ricevuto una dose. Tra i 78enni il 65 per cento. Tra i 77 anni è stato raggiunto il 53 per cento di copertura;
considerato che:
la stessa efficienza di somministrazione dei vaccini purtroppo non è riscontrabile negli studi dei medici di famiglia, penalizzati dalla mancanza di dosi da somministrare ai propri pazienti. Filippo Anelli, presidente dell'Ordine dei medici di Bari e della Federazione nazionale degli OMCEO (Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri) ha denunciato, infatti, che «i vaccini arrivano ai medici di medicina generale con il contagocce. E nelle Asl anche le scorte per le seconde dosi sono quasi esaurite. Se continua così, la campagna di vaccinazione ad opera della medicina generale si dovrà fermare. In questi giorni i medici negli hub e negli ambulatori hanno mostrato uno spirito di abnegazione ammirevole per arginare attraverso l'accelerazione della campagna vaccinale il diffondersi del contagio e di conseguenza il tasso di mortalità e per rimediare alla situazione critica della nostra regione. Purtroppo, se non ci sono i vaccini, nonostante il sacrificio e l'impegno di tanti colleghi, si può fare poco». Ci sono stati medici di famiglia che hanno fissato l'appuntamento per la somministrazione del vaccino ai propri pazienti, anche dodici alla volta, che quello stesso giorno sono stati costretti a rimandare a casa i destinatari delle dosi per mancanza dei vaccini;
da notizie di giornale e da una lettera inviata il 14 aprile 2021 dall'intersindacale di medici CGIL, SMI, SNAMI, SIMET e UGS al sindaco di Bari e presidente ANCI, Antonio Decaro, si apprende che alcuni medici di famiglia avrebbero avuto un numero notevole di dosi, mentre altri pochissime dosi. Come pure si apprende che ai medici, che hanno dato la disponibilità a vaccinare fuori dai propri studi, i pochi vaccini ricevuti sono stati dispensati molto tempo dopo averli distribuiti ai colleghi che hanno invece deciso di vaccinare nei propri studi. "In un momento come questo c'è bisogno di tutti e il sostegno dei sindaci può essere di grande aiuto", conclude la lettera,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei disagi di medici di famiglia e pazienti, come riportato in premessa;
se abbia già preso provvedimenti per far fronte alla situazione di penuria vaccinale negli studi medici della Puglia, che arreca notevoli danni agli assistiti;
quale sia stato il criterio adottato nella distribuzione dei vaccini ai medici di famiglia;
se il Ministro abbia pronto un piano per il futuro, che preveda una soluzione preventiva ed efficiente nel caso imprevisti di questo genere si profilino all'orizzonte.
(4-05347)
MAGORNO - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il nostro Paese sta attraversando un momento molto delicato, aggravato dalla carenza di un numero sufficiente di vaccini necessari alla predisposizione di un corretto piano generale e diffuso su tutto il territorio per la somministrazione di dosi vaccinali anti COVID-19;
si apprende da notizie di stampa che, in troppe occasioni, anziché procedere alla progressiva vaccinazione secondo l'ordine stabilito dalle norme statali, e con particolare attenzione alle categorie più fragili, si è provveduto, invece, a somministrare il vaccino anche a soggetti diversi, consentendo loro, di fatto, di avere accesso prioritario alla vaccinazione, anche quando non strettamente necessario, rispetto ad altri soggetti più esposti ai rischi sanitari derivanti dal virus;
detti episodi, a ben vedere, minano la credibilità delle istituzioni sanitarie e alimentano un sentimento di sfiducia e diffidenza nei cittadini;
considerato che:
la situazione determinatasi è assai grave e necessita di essere chiarita con massima urgenza;
in alcune zone specifiche, inoltre, gli episodi di mancato rispetto delle priorità vaccinali sono stati ripetuti e protratti a discapito di un gran numero di persone che, invece, ne avrebbero avuto diritto: è il caso, tra gli altri, della Calabria;
a tal proposito, in queste ultime ore, la stampa locale calabrese ha riportato la notizia di preoccupanti disallineamenti dei dati riferibili al numero di somministrazioni concretamente effettuate all'interno delle strutture sanitarie, tanto da parlare di "somministrazioni scomparse", che ammonterebbero, secondo alcune fonti, a ben 22.450 dosi;
al fine di organizzare una celere e diffusa campagna di vaccinazione e immunizzazione dal virus su tutto il territorio calabrese, occorre che le procedure di distribuzione delle dosi vaccinali vengano effettuate in modo rigoroso e trasparente, rispettoso altresì degli ordini di priorità tempestivamente stabiliti a livello normativo, con particolare riguardo alle categorie di cittadini più fragili,
si chiede di sapere:
quali interventi il Ministro in indirizzo ritenga di promuovere, al fine di accertare eventuali responsabilità rispetto a quanto accaduto e descritto in premessa e garantire, in tempi rapidi, la somministrazione del vaccino alle categorie degli aventi diritto, assicurando, altresì, il rispetto delle linee guida per le somministrazioni vaccinali anti COVID-19, e disponendo in particolare un'ispezione nelle strutture sanitarie calabresi, al fine di verificare gli elenchi dei vaccinati e la congruenza dei medesimi rispetto alle priorità stabilite a livello normativo, con speciale riguardo alle categorie più fragili.
(4-05348)
GASPARRI - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
la Regione Lazio, malgrado le rassicurazioni che erano state date al sindaco di Viterbo, ha deciso di prorogare il periodo di conferimento dei rifiuti di Roma, oltre che di altre provincie del Lazio, nella discarica di Viterbo;
questa decisione, presa unilateralmente, fa seguito alle problematiche che da anni ormai caratterizzano il tema dello smaltimento dei rifiuti della Capitale, che né l'amministrazione comunale, né la Regione hanno saputo affrontare e risolvere;
lo smaltimento nella discarica di Viterbo rappresenta una minaccia per una città e una provincia vocate ad economie come il turismo e l'agricoltura e che oggi si vedono invase da tonnellate di rifiuti extra che ne minacciano il futuro;
a fronte di questo servizio, il Comune di Viterbo continua ad avere una carenza di infrastrutture alle quali la Regione continua a non porre rimedio ignorando le istanze dei cittadini,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se non intenda intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, per porre fine ad una situazione non più tollerabile, mal gestita e che potrebbe portare ad ulteriori e ben più gravi disagi, vista l'entità dei rifiuti prodotti ogni anno dalla Capitale.
(4-05349)
MALAN - Al Ministro della giustizia. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
il 26 gennaio 2012 dal matrimonio tra T.B. e F.I., residenti l'una a Siracusa e l'altro a Fornacette (Pisa), nasce Gabriele; dopo la separazione coniugale nel giugno 2012, il bambino è affidato in modo condiviso, collocato prevalentemente presso la signora T.B., con la quale trascorre i primi anni in Sicilia;
nel periodo successivo, i rapporti tra i genitori di Gabriele sono estremamente tesi, le denunce sono reciproche; nel maggio 2015, il Tribunale di Pisa dispone l'affidamento del minore ai servizi sociali di Siracusa;
questi sono contestati dal padre, che li ritiene schierati dalla parte materna e ricorre al Tribunale di Pisa, il quale, il 22 settembre 2016, "dispone l'affido congiunto ad entrambi i genitori con collocazione presso l'abitazione del padre in Pisa, dispone che la madre potrà vedere il figlio tutti i fine settimana e ogni volta che lo vorrà?";
di fatto, però, le disposizioni del giudice non vengono attuate perché la madre, afferma, non ha avuto indicazioni su come attuarle, per cui, a seguito di denuncia da parte del padre per inosservanza delle disposizioni stesse, il Tribunale di Pisa, con provvedimento del 25 gennaio 2017, dispone l'affidamento ai servizi sociali di Livorno e conferma il collocamento presso il padre a Livorno, eseguito in data 10 marzo 2017, dopo circa 5 anni di permanenza di Gabriele a Siracusa;
tra l'8 giugno 2017 e il 23 aprile 2018 si svolgono incontri protetti madre-figlio di un'ora ogni quindici giorni presso lo spazio neutro Don Nesi; le relazioni dei servizi sociali sono tutte positive, attestanti un ottimo rapporto madre-figlio e tale da non necessitare l'intervento degli operatori;
il 12 dicembre 2017 viene disposta CTU, le cui conclusioni dicono, tra l'altro: "il bambino non è libero di vivere serenamente e spontaneamente il proprio rapporto con la madre, in quanto condizionato dai messaggi verbali e non verbali veicolati dal padre... suggerisco che: il bambino possa riprendere gradualmente una sua frequentazione libera con la figura materna e un suo riavvicinamento all'ambiente familiare materno (nonni e sorella, in primis [alla signora B. nell'ottobre 2013 è nata un'altra bimba da una nuova relazione]; ..in quanto valuto opportuno e importante che Gabriele possa riprendere contatti e rapporti anche con gli affetti familiari" (15 giugno 2018);
da quella data, tuttavia, a dispetto del riavvicinamento geografico operato dalla famiglia materna trasferitasi al completo in Toscana, il bambino ha visto la madre soltanto nell'ambito di incontri osservati e solo fino al 15 febbraio 2020 (data ultimo incontro protetto), quando sono stati interrotti a causa dell'emergenza pandemica; anche a seguito dell'allentamento delle restrizioni, gli incontri protetti non sono più stati calendarizzati da parte dell'ente affidatario, perciò Gabriele non vede sua madre da un anno;
i provvedimenti del giudice tutelare di Livorno che avevano disposto l'inserimento dello stesso insieme alla signora T.B. in una struttura per madre e bambino, al fine di favorirne il riavvicinamento a tutela di Gabriele, non sono stati mai eseguiti;
da mesi, Gabriele, quando viene chiamato al telefono dalla madre, secondo quanto riferisce quest'ultima, ha il cellulare spento oppure non risponde, oppure risponde dicendo "ma ancora non l'hai capito? Non sei legittimata [N.B. termine di esclusivo uso giuridico] a chiamarmi", "non sono tenuto a risponderti", "io non ci parlo con te, sei una mamma cattiva";
il padre di Gabriele, dopo aver revocato il consenso all'inserimento in una comunità madre-bambino proposta dai Servizi, ha anche chiesto la sospensione delle telefonate madre-figlio, mostrando così apertamente la volontà di escludere la madre dalla vita del bambino, che ha solo nove anni; la signora T.B. lamenta di essere così totalmente destituita del suo ruolo di madre: le è impossibile vedere e sentire il figlio, essere informata sulla sua vita dello stesso e prendere le decisioni che lo riguardano;
il Tribunale per i Minorenni di Firenze, il Tribunale ordinario di Pisa e il Tribunale ordinario di Livorno si sono dichiarati incompetenti a decidere sulla situazione familiare, a fronte della pendenza di un procedimento dinnanzi alla Corte di cassazione, avente ad oggetto, tra le altre, misure ai sensi degli artt. 330 e 333 del Codice civile; tuttavia, è un principio riconosciuto, sia nell'ordinamento interno sia nelle convenzioni internazionali (ex multis, Bruxelles II bis letto alla luce della Convenzione ONU 1989 e dell'art. 24 della carta dei diritti UE) quello secondo cui, pur in casi di difetto di giurisdizione o competenza, il tribunale adito a tutela dei soggetti minori di età può emettere o confermare provvedimenti cautelari ed urgenti per porre rimedio a situazioni di pregiudizio e disagio in cui versi un bambino;
al momento esiste solo una disposizione del giudice tutelare, che ha invitato i Servizi sociali a collocare Gabriele in una struttura madre-bambino, ma il padre si è opposto ed i Servizi affermano di non poter procedere e, pur ammettendo la condizione di grave rischio, non pongono in essere richieste o interventi a tutela, ad esempio, ai sensi dell'art. 403 del Codice civile,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia al corrente delle prassi e dell'ampia discrezionalità in capo ai Servizi Sociali, soprattutto quando gli stessi sono Ente affidatario dei minori di età nell'ambito di separazioni conflittuali;
se sia al corrente dell'inerzia di alcuni tribunali nell'offrire tutela adeguata, anche in via cautelare ed urgente, ai soggetti minori, che versino in situazioni di grave pregiudizio o consistente rischio evolutivo;
se intenda esercitare il suo potere di ispezione o prendere iniziative per far luce sulla vicenda descritta;
se non ritenga siano stati violati: gli artt. 1 e 4 della legge 28 marzo 2001, n. 149, gli articoli 3, 29 e 30 della Costituzione, tutti volti a preservare, ove possibile, l'unità familiare, gli artt. 9 e 12 della Convenzione di New York, che stabiliscono rispettivamente il diritto del minore a non essere allontanato dalla propria famiglia, se non in casi estremi di maltrattamenti e incuria e il diritto all'ascolto del minore per ogni questione che lo vede coinvolto.
(4-05350)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
3ª Commissione permanente(Affari esteri, emigrazione):
3-02453 del senatore Lanzi, sulla posizione italiana nella vicenda della dispersione dell'acqua contaminata dei serbatoi della centrale di Fukushima in Giappone;
8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-02451 del senatore Ruspandini e della senatrice Rauti, sulla gara per l'appalto delle buste da lettere per Poste italiane;
3-02457 dei senatori D'Alfonso e Laus, sui profili di squilibrio a favore del concessionario nel piano economico-finanziario di Autostrade per l'Italia;
13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-02452 delle senatrici Nugnes e Fattori, sulla valutazione d'impatto ambientale riguardante la realizzazione dell'autoporto nei Comuni di San Didero e Bruzolo (Torino);
3-02456 del senatore Ortis ed altri, sull'installazione degli impianti fotovoltaici nei centri storici;
14ª Commissione permanente(Politiche dell'Unione europea):
3-02450 delle senatrici Garavini e Ginetti, sulla lingua italiana nelle sedi comunitarie.