Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 318 del 21/04/2021
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
318a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 21 APRILE 2021
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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,
indi del vice presidente LA RUSSA,
del vice presidente ROSSOMANDO,
del vice presidente TAVERNA
e del vice presidente CALDEROLI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,34).
Si dia lettura del processo verbale.
DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Sulla scomparsa di Luigi Covatta
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Senatori, desidero rivolgere un pensiero di commossa partecipazione al dolore dei familiari, dei colleghi e degli amici del senatore Luigi Covatta.
Giornalista, scrittore, politico, uomo delle Istituzioni, Luigi Covatta è stato una delle voci più autorevoli del socialismo italiano, un riformista per indole e vocazione culturale.
Acuto osservatore delle dinamiche sociali ed economiche del Paese, fu tra i primi, nel finire degli anni Sessanta, a suggerire l'idea di un contenitore politico che potesse riunire e rappresentare i cattolici progressisti di sinistra: un'idea che Luigi Covatta sostenne con ferma convinzione, prima nella breve avventura del movimento politico dei lavoratori, e quindi nell'instancabile impegno anche culturale all'interno del partito socialista italiano, di cui è stato per quasi vent'anni uno dei principali esponenti dell'ala più riformista e riformatrice.
Eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1979, Luigi Covatta è stato parlamentare per ben quattro legislature, di cui tre qui in Senato, e più volte Sottosegretario di Stato sia alla pubblica istruzione che ai beni culturali e ambientali, incarichi ricoperti sempre con rigore, responsabilità, fermo rispetto per le istituzioni e soprattutto grande attenzione alle istanze dei cittadini e della società. La stessa attenzione con cui, anche dopo essersi ritirato dalla politica attiva ed essere tornato all'editoria, Luigi Covatta ha continuato a osservare, interpretare, spiegare e raccontare tante pagine della nostra epoca, sempre con intelligenza, acume, ironia, libertà e onestà di pensiero, doti per le quali nel 2009 era stato chiamato a dirigere «Mondoperaio», storica rivista socialista fondata da Pietro Nenni, che Luigi Covatta ha contribuito a rilanciare, consolidandone il prestigio come autorevole incubatore di idee e di iniziative culturali. È di questi giorni la notizia che la biblioteca del Senato sta ultimando i lavori di digitalizzazione, iniziati lo scorso anno, dell'intera collezione della rivista sin dal primo numero, un progetto a cui lo stesso Luigi Covatta aveva aderito con entusiasmo e attiva partecipazione.
La notizia della sua improvvisa scomparsa è stata motivo di profondo dolore per tutti, perché ci lascia orfani di una personalità forte e di grandi valori. Un intellettuale di carisma, sensibile e generoso, sempre schierato al fianco dei lavoratori; un politico appassionato, con una fede incrollabile nelle proprie idee, ma sempre pronto al confronto e alla dialettica costruttiva, nell'interesse dei cittadini e nel rispetto delle ragioni di tutti. In ricordo del senatore Luigi Covatta invito pertanto l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio. Applausi).
PITTELLA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PITTELLA (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, per alcuni potrebbe sembrare sorprendente l'eco suscitata in questi giorni dalla scomparsa di Gigi Covatta: i messaggi di cordoglio pubblici, gli editoriali di ricordo e di riflessione, il sentimento che ha attraversato vecchi e giovani compagni socialisti, ma anche personalità distanti dalla sua formazione, sono ben lungi da ciò che tradizionalmente si riserva a un ex parlamentare. La verità è contenuta nei suoi scritti, da lei ricordati, sulla rivista «Mondoperaio», nella qualità e nell'attualità dei suoi ragionamenti, nella penna fine e preziosa con cui li scriveva. La verità è questa: Covatta fu un politico e un intellettuale antico nella militanza totalizzante, fatta di confronti infiniti, di sigarette mai spente, di passioni mai sopite, di aneliti mai domi, e fu moderno nella capacità di lettura dei fenomeni, nell'intuizione riformatrice, nella contaminazione ardita. Fu anomalo nel suo essere cristiano e socialista, quando i cristiani avevano una casa ineludibile e i socialisti sapevano di laicismo sferzante.
Una vita di feconde contraddizioni, quella di Covatta.
Fu militante nell'Associazione cattolica contro il doroteismo democristiano; fu socialista lombardiano, ma criticamente al fianco e mai contro la modernizzazione di Bettino Craxi e fu uno degli ispiratori del Manifesto di Rimini i meriti e i bisogni. La sua levatura fece il paio con un tratto umano di una sincerità disarmante che solo un intellettuale vero e onesto sa avere. Era polemista, ma mai polemico; sapeva negare nell'ironia i suoi disaccordi e nella parola scritta trovava il grimaldello ideale per scardinare totem e tabù.
Insomma, diciamocela tutta, non c'entra nulla con l'attuale tempo politico, fatto di leggerezze al limite dell'inconsistenza, di forme senza sostanza, di decisioni senza pensiero. È per questo, forse, che lo ricordiamo tutti oggi con ammirazione e sentimento, ai quali personalmente affianco l'amicizia e la consonanza di compagno di mille battaglie, di mille condivisioni, anche di qualche discordia, quando la politica aveva la "P" maiuscola e cambiare la società impegnava tutta la vita. Ciao Luigi! (Applausi).
BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, ho conosciuto Luigi Covatta quando nacque l'Ulivo e lui fu attivissimo, ma discretissimo. Gli interessavano i contenuti e i programmi, non le foto con i protagonisti di quella stagione.
L'interesse per l'importanza dei contenuti della riforma lo testimoniava anche adesso con il suo impegno per una riforma costituzionale per, come aveva detto lui, cicatrizzare il taglio dei parlamentari, per correggere e non demonizzare una riforma. Per Gigi Covatta la politica era una cosa seria, vera, ed era sempre stato così fin dai tempi dell'intesa universitaria.
Nella sua esperienza nelle Associazioni cristiane lavoratori italiani (ACLI), nel suo lavoro con Livio Labor nell'Associazione di cultura politica (ACPOL) è stato sempre motivato, competente e un lavoratore instancabile, mai domo, anche quando la politica gli ha riservato profonde delusioni, come nelle elezioni del 1972 e, via via, lungo tutto il suo percorso nel Partito Socialista Italiano, come è appena stato ricordato.
Nella sua attività parlamentare e di Governo non è stato mai Ministro, ma sempre protagonista intelligente e determinato, capace di lasciare il segno nelle cose in cui era impegnato.
Era presidente di «Italia Lavoro» e ricordo, inoltre, la sua capacità di scrivere, di spiegare, di razionalizzare. Fece risorgere «Mondoperaio» e ne diventò direttore e mi piace qui riprendere una definizione usata dalle ACLI di Milano per ricordarlo: «Moderatamente rivoluzionario, rivoluzionariamente moderato».
Esprimo un saluto commosso e una partecipazione sincera al dolore dei tuoi cari e dei tuoi compagni di strada, carissimo Luigi. (Applausi).
NENCINI (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NENCINI (IV-PSI). Signor Presidente, ringrazio lei e i colleghi per aver voluto ricordare Gigi in quest'Aula.
Per trovare Gigi bisognava seguire le tracce del fumo delle Gauloises o, in alternativa ai portaceneri strapieni di Gauloises, infilarsi in una libreria. Gigi viveva tra sigarette fumate a metà, come ricordava prima l'amico Pittella, e libri. Era un autentico oppositore del presentismo ed era soprattutto un intellettuale napoletano raffinato che continuava a convincerti che la politica è un mestiere, ma per essere tale bisogna farla come tutti i professionisti. Bisogna studiare, studiare e studiare, leggere, leggere e leggere, approfondire, approfondire e approfondire, cosa che oggi forse non è più considerata assolutamente adeguata.
Ha avuto una storia piena; con lui demmo vita alla seconda fase di «Mondoperaio» nel 2009, come lei ha ricordato. Ma anche la sua storia precedente è decisamente interessante. Apparteneva a quell'anima cattolica-sociale, che arrivò al PSI all'inizio degli anni Settanta; arrivarono in molti, ma soprattutto lui, Livio Labor e Gennaro Acquaviva. Vi arrivarono perché avevano individuato nel socialismo umanitario la possibilità di coniugarvi, nella maniera politicamente più perfetta possibile, la dottrina sociale della Chiesa. Da allora non hanno mai abbandonato questo destino, ma l'hanno coltivato con serenità. Era il tempo in cui i fermenti nel mondo cattolico erano una sorta di tempesta quotidiana; era il tempo in cui Gigi Covatta parlava a lungo, con quella esperienza della Barbiana che aveva avuto alla testa don Milani.
Era un uomo di minoranza, come tutti gli intellettuali, anzi se ne vantava. Il libro in cui confidava di più aveva espressa già nel titolo la sua appartenenza: era «Menscevichi»; e i menscevichi, come noto, sono la minoranza rispetto ai bolscevichi, che sono la maggioranza. Quei menscevichi erano i riformisti nella storia dell'Italia repubblicana e prerepubblicana, sempre, costantemente in minoranza, da cattolico eretico - perché fece una scelta fuori dalla Democrazia Cristiana - e in quanto appartenente a una storia, quella socialista, che dal dopoguerra, nella sinistra italiana, aveva rivestito e occupava quella dimensione.
Se, però, Gigi ebbe un ruolo (e lo ebbe veramente), fu quello (e fu uno dei pochi) di fornire munizioni all'allora segretario Bettino Craxi (e furono munizioni pregiate) per contendere al Partito Comunista Italiano l'egemonia culturale nella sinistra. Chi ha giudicato quella storia, in maniera diabolica, come storia di nani e ballerine ha dimenticato che il mondo che Gigi Covatta mise in movimento attraverso la prima fase di «Mondoperaio» aveva nomi che hanno fatto la storia della cultura italiana: erano Amato, Vassalli, Massimo Severo Giannini, Cheli, Cassese, Reviglio, Lina Wertmüller, Mario Soldati e, poi, Gassman, Gianni Brera, Federico Zeri e moltissimi altri. Altro che nani e ballerine! Era una storia che si rivelò, alla fine, a suo modo vincente, perché impose nella sinistra italiana, grazie a Gigi, una visione riformista che non le era assolutamente propria.
Ricordo volentieri che la seconda vita di «Mondoperaio», che lui guidò, la affidò soprattutto a un mondo che è presente anche qui in Aula, una nuova generazione, e lo fece sulla base della coerenza. Ecco, trovo ancora che la coerenza sia un valore. Quella di Gigi fu una coerenza condotta fino alla fine dei suoi giorni. (Applausi).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, mi unisco alle parole dei colleghi. Con Covatta scompare un importante dirigente del Partito Socialista Italiano, un grande intellettuale, un riformista autentico, protagonista della vita politica.
Come ha già detto chi mi ha preceduto, a noi spesso capita di ricordare personalità politiche. Forse da questo punto di vista potremmo dire che una riflessione oggi è doverosa. Lo spessore e la qualità politica di personalità come Covatta ci dovrebbero stimolare a uno sforzo, a un colpo di reni, al di là delle posizioni politiche e culturali, per dare alla politica quello spessore che, soprattutto in un momento come questo, merita ed è, anzi, essenziale per assicurare qualità alla democrazia.
In quegli anni fu protagonista in primo luogo con le ACLI, sostenendo con forza l'unità sindacale, il nuovo statuto dei lavoratori. Nel 1969 fondò, con Riccardo Lombardi, un'associazione che partiva dall'idea di superare l'unità politica dei cattolici, punto centrale della sua esperienza, credo, come è stato ricordato anche da alcuni colleghi.
Dopo le elezioni politiche del 1972, dove il Movimento Politico dei Lavoratori non ebbe un risultato positivo, Covatta, insieme a tanti suoi colleghi, aderì al Partito Socialista. Ne fu capo dell'ufficio studi nel 1979; ha assunto incarichi di Governo, incarichi istituzionali. Il suo protagonismo è certamente importante, come è stato ricordato, con l'obiettivo di mettere in discussione la cosiddetta egemonia culturale del Partito Comunista.
Diede un contributo importante al progetto socialista del 1978 e all'Alleanza riformatrice dei meriti e dei bisogni della conferenza di Rimini del 1982, che - voglio dirlo - per me rappresenta una delle elaborazioni più interessanti e innovative di quegli anni e uno stimolo a una riflessione che - ahimè - la sinistra nel suo complesso non riuscì a fare.
Non voglio negare la dialettica - io ero su posizioni diverse - ma certamente riconosco che, da quel punto di vista, fu fatto un lavoro importante.
In conclusione, voglio fare una breve riflessione sul concetto di riformismo. A volte questa parola, come capita nel linguaggio e nel modo di utilizzo, rischia di perdere di significato. Insisto: siamo in una fase nuova; è cambiato tutto. Ragionare e avere l'ambizione culturale, politica e storica di essere riformisti significa avere il coraggio di una nuova radicalità, un nuovo modello di sviluppo, una nuova idea di società. Questo è il riformismo, perché senza una visione ampia il riformismo rischierebbe di diventare una pratica amministrativa. E pur da posizioni diverse, qualità, lavoro e impegno, Covatta aveva questa ambizione. (Applausi).
CRAXI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRAXI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è facile ricordare, senza cadere nella retorica, una personalità scomparsa. Lo è ancor di più se bisogna commemorare un socialista, un intellettuale inquieto ed eretico, dal carattere schivo e introverso, come è sempre stato Luigi Covatta.
Ironico e autoironico, Gigi, come era affettuosamente chiamato da amici e compagni, è stato una tessera brillante di un mosaico di intelligenze che contribuì allo sviluppo di quel nuovo corso socialista che ha rappresentato, nonostante una certa lettura faziosa che egli ebbe sempre a contrastare, un fattore fondamentale del progresso italiano. Infatti Covatta dopo un'avventura significativa dal punto di vista culturale, ma assai scarna di risultati, come fu quella del Movimento politico dei lavoratori (MPL) di Livio Labor, un movimento cattolico riformista - di fatto una delle esperienze più interessanti della presenza cattolica nella politica militante - aderì con un manipolo di intelligenze dopo le elezioni politiche del 1972 a un Partito socialista in preda ad una profonda crisi culturale, ancor più che strategica ed elettorale.
Si trovò così, prima a fianco di Riccardo Lombardi, poi di Bettino Craxi, ad essere quello che io amo definire un intellettuale di campo. Come è proprio di chi ha cultura riformista, si sporcò le mani, sperimentò le difficoltà e le asprezze della politica, non limitandosi a una sola elaborazione teorica, ma svolgendo all'interno del partito e delle Istituzioni un'azione forte, talvolta controcorrente come era uso fare in una casa libertaria qual è quella socialista, fungendo così da raccordo fra il variegato mondo intellettuale che ruotava intorno a Craxi e i socialisti.
Covatta è stato inoltre uno dei protagonisti principali di quella ineguagliata Conferenza programmatica di Rimini del 1982, tanto come ideatore che come relatore. A lui infatti fu affidata la relazione introduttiva che schiudeva le porte a una nuova fase socialista con un passaggio - si diceva allora - dal progetto al programma, ponendosi il tema della governabilità del Paese. Governare il cambiamento fu il motto e la missione socialista di quegli anni che, come asseriva Covatta nel suo intervento, non è pretestuoso mettere al centro del programma socialista unitamente a quel messaggio riformista che individua nella società i nuovi soggetti dell'innovazione e del progresso politico.
Covatta, al pari di molti ragazzi della sua generazione, di ogni colore e parte, ha inteso la politica, quella politica che oggi rievochiamo con l'uso enfatico della "P" maiuscola, come il terreno di gioco cui dedicare la propria vita, un campo di gioco da cui non uscì neanche dopo la distruzione della casa socialista, avvenuta all'interno di quella falsa rivoluzione che prese il nome di "tangentopoli" e dopo la conseguente fine della sua esperienza parlamentare.
La sua esperienza e quella di tanti ci deve ricordare che la politica, la buona politica non può e non deve esaurirsi nella pratica parlamentare di cui è solo una parte. Ha così scelto nella seconda Repubblica di cimentarsi in un'opera di lettura e di rilettura dell'epopea craxiana, contribuendo, al pari di tanti altri compagni, a impedire la damnatio memoriae di una storia di civiltà e a sovvertire parte di una vulgata falsa e mistificatoria improntata a un antisocialismo di maniera.
Non sempre mi sono trovata d'accordo con Gigi in questi anni, con alcune sue analisi e con alcune letture della sua storia recente. Ricordo una cena a Bari, qualche anno fa, in cui dibattemmo fino a tarda sera tra un bicchiere di vino e molto di più di qualche sigaretta, su alcune vicende della nostra storia. Ho riconosciuto in lui lo spirito libero, l'intellettuale autocritico, prima che criptico, e ho sempre condiviso uno dei suoi crucci da Rimini a oggi, passando per la tragica legislatura 1992-1994, quando ricoprì l'incarico di vicepresidente della Commissione per le riforme istituzionali: la necessità di dare vita ad una profonda riforma istituzionale di cui nessuno parla e di cui oggi, ancor più di ieri, abbiamo un disperato bisogno.
È un nodo irrisolto che a causa della lunga e perdurante crisi italiana... (Il microfono si disattiva automaticamente). ...da commentatore attento e acuto qual era non ha mai fatto mancare la sua voce.
Onorevoli colleghi, salutare un compagno, dare l'ultimo commiato a un membro della propria comunità, perché i partiti erano innanzitutto questo, è doloroso, credetemi, ma sono fiduciosa che Gigi continuerà a vivere nella memoria di tanti, nei suoi scritti e nelle sue carte, e che in questo momento, ovunque lui sia, ci starà guardando sornione, fumando la solita sigaretta. (Applausi).
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, non conoscevo il senatore Luigi Covatta se non indirettamente per i suoi scritti, ma anche per le sue origini. Covatta era campano, era nato a Ischia, e leggendo le sue opere si scorge nel suo lavoro, nel suo approccio, l'ironia amara e triste tipica della mia terra.
Mi ha colpito in particolare un libro dal seguente titolo «Menscevichi. I riformisti nella storia dell'Italia repubblicana». Sappiamo che i menscevichi sono i perdenti della rivoluzione russa, sono i riformisti democratici che perdono la sfida con la storia, sopraffatti dal colpo di Stato di ottobre dei bolscevichi. Si tratta, dunque, di un titolo non casuale, che esprime un'amarezza, la percezione che la Sinistra cattolica italiana riformista e i suoi obiettivi avevano perso la sfida con la storia in un determinato periodo della nostra Italia.
È interessante ricordare Covatta facendo riecheggiare in quest'Aula le sue parole di un suo scritto del 2007, che è ancora legato ad una stagione superata, ma di cui sopravvive lo spirito. Consentitemi di leggerne un breve passo: la partitocrazia in Italia - scrive Covatta - non è calata dal cielo, né si è conformata, come ritiene una discutibile vulgata, principalmente agli orientamenti delle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. Lucio Caracciolo - scrive Covatta -, che pure definisce l'Italia postbellica un semiprotettorato, tiene a precisare che un semiprotettorato non è una colonia né un palatinato; per cui, benché condizionata, consociata, la Prima Repubblica è restata comunque e prima di tutto una democrazia, in cui i Governi italiani sono stati scelti dagli italiani e non dagli americani. Questa è una frase sintomatica del pensiero di Covatta, perché ci sta dicendo che noi non siamo vittime della storia; ci ricorda che ne siamo gli artefici.
Nello spirito di Covatta c'era la percezione di una tragedia che riguarda il nostro Paese e la nostra politica; la tragedia data da una democrazia bloccata, dove ancora oggi ci portiamo dietro il retaggio, che secondo lui probabilmente trova le radici nell'esperienza fascista, per cui l'avversario è un nemico. Forse è questo il grande insegnamento che Covatta ci lascia ancora oggi, è il motivo per cui le sue opere sono ancora vive anche se scritte in anni ormai lontani, apparentemente lontani. La sua è un'opera ancora viva, perché ci indica la strada che dobbiamo percorrere. Se lui fosse qui oggi e potesse osservare quanto sta accadendo probabilmente ci direbbe: ricordatevi che oggi, in questo momento più che mai, in un momento di grande cambiamento, anche per un fattore esterno qual è la pandemia, voi avete nelle vostre mani il futuro del Paese, ma per portarlo a essere moderno ci ricorderebbe che dobbiamo riconoscere gli uni negli altri avversari e non nemici. (Applausi).
Sui lavori del Senato
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ho chiesto a lei questa mattina di intervenire sull'ordine dei lavori, perché la Lega desidera affrontare pubblicamente una situazione politica che è meglio che ci diciamo tutti quanti e che intendo comunicare anche a lei che è la seconda carica dello Stato.
È da più di un mese, da quando è nato questo Governo, che chiedo espressamente una riunione con tutti i Capigruppo di maggioranza per decidere quali sono i disegni di legge da calendarizzare nelle varie Commissioni. La risposta, dopo un mese e mezzo, è quella che in ogni singola Commissione la vecchia maggioranza (poi deciderete voi se è legittimo o meno), quindi la maggioranza dell'attuale maggioranza, vuole andare avanti a calendarizzare disegni di legge identitari e in molti casi divisivi. (Applausi).
Visto che sono Capogruppo e ho partecipato all'incontro la scorsa settimana con il presidente Draghi, a cui hanno partecipato tutti i partiti, ricordo benissimo che il presidente Draghi - e mi prendo io la responsabilità di usare le sue stesse parole - ha chiesto espressamente che, in questa fase delicata del nostro Paese sotto l'aspetto sanitario ed economico, di accantonare - ha usato questo termine - tutto ciò che ha significato un marcare la differenza tra i vari partiti negli ultimi venti anni. (Applausi). Ok? Così ce le diciamo tutte. Ha detto anche che ciò deve avvenire non solo da parte del Governo, ma anche da parte del Parlamento, tanto è vero che non era piaciuta una mozione che era stata presentata e aveva avuto una votazione differente, pur essendo una mozione, perché ha specificato che in questo momento i cittadini hanno bisogno di fiducia. E la fiducia, come gliela diamo? Essendo tutti uniti sui temi emergenziali di adesso, non solo al Governo, ma anche al Parlamento.
Di fronte a queste parole, di cui ho preso anche nota, il risultato allora è quello che vedo: nel Parlamento si va avanti e la vecchia maggioranza va avanti come se al Governo ci fosse ancora Conte. (Applausi). Ripeto: prendo atto di questo, però è anche ora che ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità davanti al Governo e davanti al presidente Mattarella che ha voluto questo Governo e ha voluto questo momento. (Applausi).
Andare avanti con questi temi divisivi significa avvelenare il clima all'interno e mettere in difficoltà e ulteriormente a rischio una situazione che è già difficile tra di noi, diciamocelo, perché facciamo fatica a trovare l'accordo su tanti temi. Quindi, l'importante è che uno si assuma questa responsabilità. Cosa facciamo, invece? Mentre al Governo si fanno in quattro per sistemare le questioni e trovare l'accordo tra di noi e andare avanti per far uscire il Paese dalle emergenze, noi cosa facciamo in Parlamento? Scateniamo degli incendi nelle varie Commissioni o in Aula su temi che oggi si chiamano Zan, domani sarà lo ius soli e poi ce ne saranno altri? No, penso che questo non sia assolutamente possibile, nel rispetto di ogni singola idea. (Applausi).
Noi non abbiamo posto il tema dell'affido condiviso, che sappiamo creare problemi, o quello dei decreti sicurezza. Non abbiamo posto altri temi, come la flat tax, ma li abbiamo accantonati. Noi abbiamo proposto disegni di legge che non creano problemi a nessuno, che possono essere utili in questo momento di crisi e che possono anche dare - così ce lo diciamo - visibilità e ruolo al Parlamento. Però, scusatemi, la risposta che ci è stata data da parte vostra è davvero negativa sotto questo aspetto. Voi volete portare avanti i vostri temi di bandiera.
Ieri il senatore Ostellari, che poi è stato messo sotto accusa, ha usato solo un po' di responsabilità e buon senso. (Brusio). Scusate, per favore, chiedo di parlare; poi ascolterò quello che dite voi. Il senatore Ostellari ha detto: come maggioranza trovatevi e decidete, perché arrivare ad una calendarizzazione, dove una parte della maggioranza vota a favore, una parte vota contro e si spacca la maggioranza, può creare delle tensioni. È stato attaccato come se Ostellari volesse fermare qualcosa. Nessuno potrà fermare quello che è previsto nel Regolamento. Quindi alzerete la manina e farete quello che dovete fare. L'importante è che ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità. (Applausi).
Mi avvio alla chiusura: qui il tema divisivo non è l'omotransfobia, su cui siamo tutti d'accordo. Anzi, lo stesso senatore Ostellari si è reso disponibile a modificare l'articolo 61 del codice penale, per aumentare le pene per coloro che discriminano per orientamento sessuale. C'è il tema dei futili e abbietti motivi, ma non solo. Aggiungo io che ci sono i temi dell'orientamento religioso, dell'orientamento politico, degli anziani, dei disabili, dei clochard, dei motivi etnici. Non ci possono essere infatti cittadini più uguali degli altri e su questo la Lega c'è! (Applausi). Lo diciamo ad artisti, a presentatori televisivi, a tutto il mondo dei media: la Lega c'è.
Cosa è divisivo? Il disegno di legge Zan! Ma non è solo divisivo con noi, ma è divisivo anche a sinistra, perché abbiamo visto Arcilesbica, Anna Paola Concia, alcune femministe come Marina Terragni, che hanno criticato questo disegno di legge, perché l'identità di genere mette a rischio le conquiste fatte dalle donne per anni. (Applausi). Questo è il tema. Pone un tema... (Proteste). Colleghi, scusate, sto per finire.
PRESIDENTE. Colleghi, avrete tutto il tempo di esprimere la vostra opinione. Fate terminare! (Commenti). No, non va bene!
Prego senatore, continui.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). ...pone un tema... (Commenti).
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, vi siete iscritti a parlare! State seduti! Ognuno ha il diritto di dire quello che vuole. Stia seduto!
Prego, senatore Romeo, continui.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, mi sto avviando a concludere.
...pone un tema che mette a rischio la conquista delle stesse quote rosa, come dicono alcune femministe importanti, che hanno scritto. (Commenti).
Colleghi, questo è il vecchio sistema per cui quando c'è qualcosa che vi dà fastidio, voi non volete far parlare gli altri. (Applausi). Classico delle dittature. (Applausi. Commenti).
PRESIDENTE. Senatore Airola! Per cortesia, fate terminare. Siamo in un libero Parlamento.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Sto concludendo. Il tema del reato di opinione: rispetto le idee LGBT, però voglio che anche gli altri rispettino le mie. Non posso essere messo un domani nelle condizioni di essere bollato, sanzionato, di non potermi candidare, solo perché ho osato contraddire un'ideologia. Questo non è giusto! La libertà di espressione va tutelata fino in fondo! (Applausi. Commenti). Ho dieci minuti da Regolamento, senatore Airola. (Commenti)
Ultima questione: il tema della scuola. Nella scuola non voglio che venga imposto un modello, che sia il modello LGBT o che sia il modello Pillon. Non voglio nessun modello: a scuola si insegna la grammatica, la geografia, la matematica, l'italiano e si insegnano le responsabilità, poi ognuno sarà libero di scegliere il modello che meglio crede. (Applausi). Questa è libertà. Perché quando la scrittrice Murgia dice che la parte più interessante del disegno di legge Zan è quella sulle scuole, perché vogliamo modificare la cultura, mi vengono i brividi (Applausi) ed è un argomento divisivo!
Oggi si chiama Zan, domani si chiamerà in un altro modo, l'importante è che sia chiaro, davanti al presidente Draghi e al Presidente della Repubblica, chi ha appiccato l'incendio in questo Parlamento e in questa fase delicata della nostra Repubblica, senza capire qual è il senso di questo Governo. (Applausi).
MALPEZZI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALPEZZI (PD). Signor Presidente, apprezzo il fatto che il presidente Romeo abbia voluto fare una discussione nella quale ha inserito anche il disegno di legge Zan: noi non stiamo chiedendo altro che fare questa discussione nella sede opportuna, cioè in Commissione. (Applausi).
In effetti l'unica cosa che stiamo chiedendo è proprio la calendarizzazione dei provvedimenti, così da poter far lavorare le Commissioni anche sui disegni di legge di iniziativa parlamentare, perché tra i nostri compiti, oltre a quello di fare in modo che i decreti-legge possano essere convertiti nella maniera più corretta possibile, con la massima partecipazione del Parlamento, c'è quello di consentire a quest'ultimo di svolgere il suo ruolo, restituendogli davvero quella centralità di cui anche nei mesi scorsi si è tanto parlato. Oggi che c'è un'opportunità in più, vista anche l'ampia maggioranza per poter affrontare i decreti, si tratta di lavorare sui disegni di legge che possono tranquillamente consentire un dibattito nelle sedi opportune.
Dico allora al presidente Romeo, senza voler fare una discussione direttamente con lui, che il senso di responsabilità è anche questo, vale a dire consentire che le regole e il Regolamento vengano rispettati. Abbiamo chiesto la calendarizzazione nuovamente, per l'ennesima volta, del disegno di legge Zan: il presidente Ostellari ha deciso di intraprendere un altro percorso che, dal nostro punto di vista, non corrisponde al Regolamento, perché sta al Presidente di una Commissione calendarizzare la trattazione di un provvedimento, quando c'è una richiesta, anche se non è all'unanimità e la discussione poi si farà nelle sedi opportune.
La questione, però, signor Presidente, non è quella di possibili temi che ci dividono, perché ricordo che quello che viene indicato come disegno di legge Pillon (Commenti), scusate, volevo dire disegno di legge Zan - purtroppo c'è chi lo ostacola in questo modo - è un provvedimento contro i crimini d'odio e io immaginavo che, rispetto alla lotta contro i crimini d'odio, la trasversalità potesse essere completa e totale. (Applausi). Dovremmo infatti imparare anche a chiamare le cose con il loro nome e a non usare solo slogan che sono facili nella comunicazione, fermo restando poi che, quando si tocca l'argomento della scuola, bisognerebbe sapere anche come la scuola funziona e sapere che qualsiasi attività viene proposta all'inizio dell'anno, attraverso un patto di corresponsabilità, è sottoscritta dai genitori. Ma lasciamo perdere, era il mio mestiere e forse me lo sono dimenticato, e nessuno impone niente a nessuno.
Il tema però, signor Presidente - colgo qui l'occasione per richiamarlo anche alla sua attenzione, visto che la questione è stata sollevata dal presidente Romeo - non è solo il disegno di legge Zan. Il fatto è che tutte le volte che si provano a proporre dei disegni di legge, che magari sono stati già approvati in prima lettura dall'altro ramo del Parlamento e che quindi qui potrebbero essere eventualmente approvati in via definitiva - ci si trova di fronte a una vera barriera, con l'impossibilità, direi in questo caso sì, il veto che ci impedisce perfino di aprire la discussione. Potrei citare, ad esempio, il disegno di legge per l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle fake news, che è un altro tema che vede il non accoglimento da parte di alcune forze politiche. (Applausi).
Io sarei davvero contenta di poter discutere e trovare delle forme di mediazione, ma, quando la discussione viene addirittura impedita, diventa difficile poi provare a individuare dei punti di incontro.
Incominciamo dunque a calendarizzare i provvedimenti, incominciamo a discutere e vediamo dove arriviamo: forse noi che facciamo i Presidenti di Gruppo dovremmo almeno spingere per poter avere questo in Parlamento. (Applausi).
LICHERI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICHERI (M5S). Signor Presidente, a nome del Gruppo del MoVimento 5 Stelle, con estrema pacatezza, voglio dire che deve essere chiaro alla Lega che un Paese, grazie ai sostegni e ai sussidi, sopravvive, ma un Paese cresce se crescono i diritti sociali ed economici dei lavoratori, se si rafforzano i diritti fondamentali della persona. (Applausi). È così che cresce una Nazione. Prendo atto della situazione emergenziale, delle parole del Presidente, ma non c'è Paese al mondo che possa rinunciare a crescere sul tema dei diritti civili della persona, di un individuo. (Applausi). Checché lei ne dica, presidente Romeo, l'Italia vuole una legge che non permetta che una persona possa essere insultata o picchiata semplicemente per il suo modo di essere. (Applausi). È l'Italia che vuole questo passo di civiltà, e quello in cui ci troviamo si chiama Parlamento perché mette tutti nelle condizioni, anche il presidente Ostellari, di trovare le giuste declinazioni per interpretare al meglio il sentimento della Nazione. Non sappiamo per quanto tempo ancora dovremo sostenere il reddito di chi il reddito lo ha perso o la liquidità delle imprese che sono in crisi, ma sappiamo che tra un mese le nostre imprese saranno chiamate a sfide straordinarie, dovranno tornare nei mercati esteri e competere con le loro concorrenti, ma per fare questo e per riuscire in questa sfida, hanno necessità di avere alle spalle, da qui al prossimo anno, un Paese finalmente moderno, veloce, snello, agile, un Paese che si affacci al millennio della transizione ecologica. Con i suoi discorsi, non andremo da nessuna parte, torneremo solo indietro, se vogliamo prendere la Polonia come modello di società civile, che bandisce l'identità di genere e che non permette alle persone di frequentare certi luoghi. (Applausi). Il nostro non è il Governo della Polonia, il nostro è un Paese che vuole spingersi verso il percorso di democrazia e il suo presidente Ostellari, senatore Romeo, ieri non ha applicato i principi della democrazia, alzandosi dalla poltrona e lasciando l'ufficio. (Applausi). Il presidente Ostellari - lo dico con il massimo rispetto per la persona, la mia è una critica politica e ci tengo a dirlo - si è posto al di sopra del Regolamento. Lei, presidente Romeo, ha detto che è vero che lo ha fatto, ma l'ha fatto per senso di responsabilità. Nessuno, nessuno, nessuno può disapplicare il Regolamento del Senato. (Applausi). Un Presidente di Commissione deve prendere atto che si è coagulata una maggioranza, che questa rispecchia il sentimento del Paese e deve incardinare quel disegno di legge in Commissione. Poi sarà l'espressione della volontà dei parlamentari a decidere, ma non lo può decidere né il presidente Ostellari né la Lega: lo deve decidere il Senato, soprattutto quando si tratta di temi così importanti.
Siamo pronti, presidente Romeo, a sederci nuovamente intorno a un tavolo. È importante che lo facciamo, ma è anche importante che non si pensi solo al fatto che questo è un Governo che dovrà gestire tanti miliardi nei prossimi mesi (lei ha citato Giuseppe Conte), che sono arrivati grazie a Giuseppe Conte e non solo a lui. (Applausi). Abbiamo anche assistito a professioni di ecologismo e di europeismo dell'ultimo minuto pur di entrare nel Governo che dovrà gestire queste risorse.
Guardando negli occhi i miei alleati di Governo, voglio dire allora: al di là delle dichiarazioni di facciata di europeismo, di ecologismo e di animalismo vediamo i fatti! Noi vi aspettiamo ai fatti! Vediamo se, dietro quelle professioni di europeismo e di ecologismo, ci sono i fatti. Il modo per cui queste verifiche possano essere compiute è solo uno: vedersi qui in Aula e guardarsi in faccia. (Applausi. Vivaci commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, tutti indossino la mascherina! Tutti sono invitati a tenere la mascherina.
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti del senatore Airola).
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, la ringrazio, ma chiederei al senatore Airola di farmi parlare.
PRESIDENTE. Senatore Airola, lei questa mattina è un po' inquieto. Stia tranquillo. L'Assemblea la gestisco io. Stia tranquillo e si sieda. Prego, senatrice De Petris.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, questo è un Parlamento libero; è un Senato libero e la questione al nostro esame riguarda la dignità di tutti i singoli senatori, di ogni forza politica, di ogni Gruppo parlamentare. La libertà del Parlamento, che è una libertà anche dai Governi e dalle maggioranze, è quella di esercitare fino in fondo la propria attività legislativa, perché questa è la competenza esclusiva del Parlamento. Se noi mettiamo in discussione questo, mettiamo in discussione l'essenza stessa dei Parlamenti democratici.
Signor Presidente, questa affermazione significa che nel Parlamento nessuno può avere potere di veto. Tutti possono avere, ovviamente, l'obbligo e la facoltà di discutere, di cambiare, di agire per modificare le iniziative legislative e le leggi. Io e larghissima parte dei miei colleghi il potere di veto non lo possiamo accettare, da parte di nessuno. Se arrivano provvedimenti dalla Camera, come nel caso del disegno di legge Zan e della Commissione di inchiesta sulle fake news, è dovere di questo ramo del Parlamento esaminarli. (Commenti del senatore Romeo).
Senatore Romeo, per favore, io sono stata in silenzio quando ha parlato. Per essere chiari, senatore Romeo, lei è entrato nel merito del disegno di legge. Allora, portiamolo direttamente in Aula. Qui nessuno sta mettendo in discussione il fatto che ognuno possa avere opinioni legittimamente diverse sul disegno di legge Zan. (Applausi).
Sappiamo perfettamente che è un dibattito che riguarda molti ambiti. È un dibattito pubblico e, anzi, ognuno ha il dovere di rappresentare le proprie istanze.
Quello che non è ammissibile è che all'interno di una Commissione dove si registrano pareri diversi il Presidente non porti il disegno di legge in questione in plenaria e non lo faccia votare.
Signor Presidente, quando - ed è capitato molte volte - in Conferenza dei Capigruppo ci sono pareri diversi sul calendario, si viene in Assemblea e si vota. Questo è il funzionamento del Senato e del Parlamento. (Applausi). Chiaro?
Altra questione di fondo... (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, fate terminare la senatrice De Petris. (Commenti).
DE PETRIS (Misto-LeU). Voi solo quelle capite... (Commenti).
PRESIDENTE. Stia seduta, l'ho già detto io.
Prego, senatrice De Petris.
DE PETRIS (Misto-LeU). Altra questione... (Commenti).
PRESIDENTE. Anzitutto non si può parlare fuori microfono. La parola la do esclusivamente io. Leggete il Regolamento! Invocate il Regolamento, ma nessuno lo rispetta qui dentro.
Prego, senatrice De Petris.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, se vuole le ripeto io quello che ha detto il senatore Romeo. Rivolgendosi a me, ha detto che non ho capito una mazza. (Applausi). Sta a lei capire se... (Commenti).
PRESIDENTE. Senatrice, usi anche lei una terminologia più corretta in questa sede.
DE PETRIS (Misto-LeU). Io? (Commenti).
PRESIDENTE. Se parlate fuori microfono, non sento nulla. Con le mascherine non si sente nulla se parlate fuori microfono. Abbiate la cortesia di ascoltare in silenzio gli interventi dei vostri colleghi. Questo è un comportamento di civiltà istituzionale.
Prego, senatrice De Petris.
DE PETRIS (Misto-LeU). Cara Presidente, io mi permettevo di ripeterle, visto che non aveva sentito, l'affermazione fatta nei miei confronti dal presidente Romeo, che tutti hanno sentito e che sarà nel Resoconto stenografico. Sta a lei poi richiamare.
Passo ad un'altra questione dirimente. Questa maggioranza e questo Governo sono nati per questioni che riguardano la pandemia e la rapida gestione del PNRR. Tutto il resto non ha a che fare con doveri di maggioranza; non c'entra nulla, si tratta di libere attività di iniziativa legislativa del Parlamento. Chiaro? (Applausi).
Sugli argomenti su cui avete qualche problema (che sono sempre gli stessi e vi inviterei a fare qualche riflessione) non potete ogni volta pensare di esercitare un potere di veto. In questa sede si vota, si alza la mano, si pigia il pulsante e si decide. Questo è il modo di operare. (Applausi). Ognuno ha - giustamente - pareri e opzioni diversi e quindi si discute nel merito e non attraverso un'attività preventiva ostruzionistica. Questo non è accettabile.
Altrimenti, cara Presidente, dovremmo dire che questo passaggio di Governo ha significato che il Parlamento è stato commissariato? Perché questo vorrebbe dire. Penso che nessuno di noi potrà mai accettare che, in una Repubblica libera e democratica, il Parlamento sia commissariato. (Applausi).
BERNINI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, io credo che questa mattina stiamo scivolando in una polemica che la natura di questo Governo non merita. (Applausi). Forza Italia non prende lezioni di tutela dei diritti fondamentali da nessuno. (Applausi). E ve lo dice una persona - parlo per un momento a titolo personale - che ha sempre avuto una posizione molto definita e mai nascosta sui temi sensibili e che ha sempre potuto agire secondo coscienza all'interno di questo partito, che è capace di ricomprendere diverse sensibilità. (Applausi).
Ma non è questo il punto. Noi non accettiamo lezioni di tutela dei diritti fondamentali da chi nella scorsa legislatura ha votato contro le unioni civili e ora si scopre paladino delle libertà. (Applausi). Non accettiamo lezioni di diritti. (Commenti del senatore Airola). Collega Airola, poi faremo un summit, lei e io, e ci racconteremo tutto; ma adesso il tema è un po' più alto. Non accettiamo lezioni da chi è entrato a fare parte di una maggioranza che - colleghi, vi do una notizia - non è il Governo Conte; non c'è più il Governo Conte, questo non è il Governo Conte. (Applausi). Non è un Governo politico, è un Governo di unità nazionale, direi di salute pubblica, che mette insieme quello che insieme non starebbe mai, per obiettivi molto definiti: uscire velocemente dalla pandemia, dare ristori a chi ne ha bisogno e fare il recovery plan. (Applausi). Lo ripeto: ve lo dice una persona che ha le idee molto chiare sui diritti fondamentali, però bisogna rispettare la possibilità di questo Governo di tenersi insieme.
Noi non stiamo dicendo che non vogliamo trattare questi temi, ma diciamo che ne vogliamo discutere con voi e che non accettiamo imposizioni. Vogliamo riunioni di maggioranza in cui decidiamo insieme quale sarà il calendario; non possiamo andare avanti a botte di colpi di mano. (Applausi). Tutti gli altri temi, quelli importanti, quelli per cui siamo qui insieme (quelli che insieme non potrebbero stare mai), tutti quei temi sarebbero trascurati, anzi probabilmente non potrebbero essere più trattati.
Colleghi, stiamo litigando da mezz'ora, quando tutti sappiamo bene qual è la nostra missione. Allora facciamo riunioni di maggioranza di un Governo di salute pubblica, che non è un governo politico. Lo ripeto ancora una volta, per i malinconici che ancora non l'hanno capito: non è il Governo Conte. (Applausi). Facciamo una riunione di maggioranza e decidiamo insieme quali sono le priorità, ma non possiamo continuare... (Commenti). È il Parlamento, colleghi, mi ricordano che questo è il Parlamento. È il Parlamento che in questo momento sta rappresentando una maggioranza - lo ripeto ancora una volta, a tema di noia - che non potrebbe mai stare insieme su dei temi di carattere generale, ma che ha assunto una missione nei confronti del Paese. (Applausi).
Possiamo discutere di tutto, ma lo dobbiamo fare insieme, non a suon di colpi di mano, di botte e di insidie all'interno delle Commissioni, che non rappresentano la natura di questo Governo. Lo ripeto: il tema è molto scivoloso e abbiamo temi molto divisivi sul tavolo. Come voi sapete, io sul punto ho una posizione molto definita, che corrisponde solo a una parte della sensibilità che rappresenta il mio movimento politico. Questo non significa censure, significa condivisione democratica di argomenti all'interno di una maggioranza che ha il primo obbligo di rispettare se stessa e le sue componenti.(Applausi).
Tutto ciò premesso, noi proponiamo di incontrarci, non qui a fare polemica e a darci mutuamente lezioni di diritti fondamentali, cosa abbastanza mortificante. È vero che questo è il Parlamento, ma ce lo siamo dimenticati tante volte, cari colleghi, proprio voi che adesso lo state dicendo. (Applausi). Quante volte abbiamo fatto passare fiducie, abbiamo fatto "volare" decreti-legge che contenevano ben altri diritti e che gestivano ben altri temi. (Applausi). Abbiamo visto passare come treni in corsa provvedimenti su cui non abbiamo messo mano, non abbiamo messo voce, non abbiamo messo occhi, non abbiamo messo cuore.
Ora riscopriamo tutti insieme che questo è il Parlamento? (Applausi).
Colleghi, facciamo attenzione perché - lo ripeto ancora una volta - da fuori ci guardano. Cerchiamo di essere all'altezza di noi stessi e della missione che ci siamo assunti. Siamo un Governo di salute pubblica; comportiamoci come tali. Vediamoci al di fuori di questi consessi e non facciamo polemica. Il Paese non se lo merita e non se lo aspetta da noi. (Applausi).
PRESIDENTE. (Alcuni senatori chiedono di intervenire). Alzate la mano per che cosa? (Il senatore Di Nicola fa cenno di voler intervenire). Per il suo Gruppo ha già parlato il senatore Licheri, quindi lei non può più parlare. Per cosa voleva parlare? Io non mi posso avvalere neppure delle labiali perché avete la mascherina. Può dire al microfono?
DI NICOLA (M5S). Signor Presidente, chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. È questo l'ordine dei lavori e può parlare uno per Gruppo.
FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, condivido pienamente il pensiero espresso dalla capogruppo Bernini, vale a dire la necessità di trasferire la discussione che stiamo facendo in Aula, anche con toni parecchio divisivi, sia in una riunione di maggioranza, che chiedo si convochi con il tema all'ordine del giorno, sia in una Conferenza dei Capigruppo per decidere come andare avanti. (Applausi).
Presidente, sono convinto del fatto che il provvedimento possa essere trattato senza che si creino divisioni in Parlamento. Sono convinto del fatto che ci siano forze politiche che, facendo danno ai temi posti nel disegno di legge Zan, stanno utilizzando gli argomenti del disegno di legge per creare divisioni politiche che giustifichino la collaborazione a sostegno di un Governo che ci vede insieme per gestire la fase emergenziale del Paese. In altre parole, per spiegare ai propri elettori che il Governo è provvisorio e tiene insieme forze politiche divise le une dalle altre, si cercano argomenti divisivi che costituiscono elementi di drammatizzazione su un tema che credo debba essere affrontato e risolto da questo Parlamento.
Credo che il provvedimento possa arrivare in Aula e possa essere votato trovando un consenso largo. Se, invece, si utilizza l'argomento disegno di legge Zan per giustificare una presenza condivisa in quel Governo, non troveremo mai condivisione proprio perché non c'è la volontà di trovarla.
Presidente, reputo ipocrita l'atteggiamento di chi si fa paladino del disegno di legge Zan e non dice una parola contro Grillo che ha detto quelle cose in quel video scandaloso. (Applausi). È un atteggiamento ipocrita perché, se fosse stato approvato quel disegno di legge, Grillo sarebbe stato cacciato a pedate da questo Paese. (Applausi. Commenti). L'ipocrisia su un disegno di legge di questo tipo, utilizzato poi in questo modo, non la accetto. (Applausi. Commenti).
Presidente, credo che il disegno di legge vada trattato e che ci siano le condizioni. Lo dico a tutte le forze politiche. (Commenti).
PRESIDENTE. Non si sente niente. Prego.
FARAONE (IV-PSI). Io dico che questo disegno di legge può essere benissimo trattato e può essere trovata condivisione tra le forze politiche. Ho letto le proposte di modifica avanzate dalla presidente Valente, che condivido. Ho letto le proposte di modifica presentate dall'onorevole Concia, che condivido. Quindi, se anziché dividersi ideologicamente, ci si siede, ognuno presenta i suoi emendamenti, propone le modifiche e si affronta l'argomento, credo che le forze politiche di questo Paese possano dimostrare maturità nel votare insieme un provvedimento su questo tema (Applausi), non rifiutando il dibattito, ma portandolo in Assemblea e proponendo le modifiche. Credo che, se affrontiamo il tema in questo modo, troveremo insieme le soluzioni, anche perché noi, come Italia Viva, vogliamo avanzare proposte di modifica al provvedimento. (Applausi).
CIRIANI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, la prima reazione che, ascoltando i colleghi, nasce spontanea è chiedersi se questa sia la maggioranza. È questa la maggioranza chiamata a governare il Paese alle prese con la peggiore pandemia della sua storia? (Brusio. Richiami del Presidente).
Questo è lo spettacolo che la maggioranza ha appena offerto agli italiani. (Brusio).
PRESIDENTE. Per cortesia, un po' di silenzio.
CIRIANI (FdI). Uno spettacolo di divisione e di rissa. Avete fatto una verifica di maggioranza estemporanea, qui, di fronte a tutti, e avete esibito le vostre divisioni e le vostre contraddizioni. Se questa è la maggioranza che governa il Paese, gli italiani hanno molto, molto di cui preoccuparsi, presidente Alberti Casellati. (Applausi).
Il problema non è il disegno di legge Zan o, meglio, non è soltanto il disegno di legge Zan. Noi condividiamo al cento per cento ciò che ha detto il presidente Romeo. Il problema è che voi avete dimostrato oggi che avevamo ragione noi quando dicevamo che non si può stare al Governo con chi la pensa in maniera diversa, se non opposta. Governare con gli opposti non soltanto è inutile, ma è anche dannoso per questo Paese. (Brusio).
Se la rissa in maggioranza potesse proseguire fuori dall'Aula, sarebbe meglio, Presidente. Possiamo anche sospendere, visto che ormai...
PRESIDENTE. Io vorrei ascoltare. Per favore, state un po' in silenzio perché vorrei ascoltare il senatore Ciriani.
CIRIANI (FdI). Non serve neanche nascondere la polvere sotto il tappeto, invocando riunioni di maggioranza, perché il problema è enorme e non si può nascondere.
Noi ritenevamo fosse meglio tornare al voto, avere una maggioranza coesa, una maggioranza con le idee chiare su temi fondamentali come quelli che avete ricordato. E non veniteci a raccontare, come ha tentato di fare anche la senatrice De Petris, che questo è un Governo di scopo, un Governo tecnico. Non esistono Governi tecnici: esistono i Governi. (Applausi). E i Governi sono tutti politici e le contraddizioni che voi oggi avete sottolineato lo dimostrano, se ci fosse bisogno di ulteriori dimostrazioni. Se non siete in grado di governare, se non siete d'accordo, nemmeno minimamente, su temi centrali e di civiltà (perché così li avete definiti), allora traetene le conseguenze. (Applausi).
Il Paese non merita questo spettacolo; non se lo merita in questo momento, non se lo merita mai, ma meno che mai oggi. (Applausi).
Presidente, colleghi, la tutela delle persone (e vengo al motivo scatenante della discussione di oggi, il disegno di legge Zan), di tutte le persone, di qualsiasi orientamento religioso, sessuale, politico è già garantita dal codice penale. Occorre aumentare le pene? Siamo disponibili a ragionare; però il clima che una parte della maggioranza (mi riferisco, in particolare, al PD e alla sinistra radicale) ha creato è di criminalizzazione per chi osa pensare con la propria testa. Ci siete venuti a dire, in Senato, che il disegno di legge Zan è immodificabile.
E se domani, una volta approvato il disegno di legge Zan - come spero non accada -qualcuno di noi dicesse che è un diritto fondamentale per un bambino poter pronunciare la parola più bella del mondo, cioè mamma, dovremmo incorrere nelle ire della polizia del pensiero orwelliano della senatrice Cirinnà, che ci ha accusato di squadrismo solo perché esercitavamo il nostro diritto di opposizione in Commissione e in Aula? È questo il sistema che volete creare: una polizia del pensiero che interviene contro chi si ostina a difendere alcuni princìpi fondamentali della nostra Costituzione, della nostra realtà e della nostra civiltà.
Questo è il tema fondamentale su cui oggi avete creato la baruffa, la polemica, un teatro che però non fa ridere. Il problema, quindi - mi rivolgo ai colleghi della maggioranza - non è domandarsi quante sono le cose che vi dividono, ma se c'è ancora o se è mai esistito qualcosa che vi tiene insieme, perché io non riesco veramente a trovare alcunché.
Non è il provvedimento Zan a essere divisivo; è divisiva la natura della vostra alleanza, che trema sotto il peso del disegno di legge Zan e che, secondo me, tracollerà sotto il peso di tutto il resto. Questo è uno spettacolo che, purtroppo, il Paese non si merita. (Applausi).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 109, comma 2-bis, del Regolamento, do la parola al senatore Quagliariello per due minuti.
*QUAGLIARIELLO (Misto-IeC). Signor Presidente, vorrei semplicemente riportare il discorso nei giusti termini.
Qui non è in discussione il fatto che il Parlamento sia sovrano; il Parlamento può discutere di tutto ciò che vuole. Il problema è un altro ed è stato posto, secondo me correttamente, dal presidente Romeo nella prima parte del suo intervento.
Ci troviamo in un momento nel quale non siamo ancora usciti dall'emergenza, abbiamo 400 morti al giorno, i giornali oggi ci dicono che il coprifuoco continuerà fino a luglio.
Come opzione politica e metodologica, il Parlamento in questo momento deve discutere di temi che lo dividono oppure è una scelta che può essere rimandata a un altro momento, quando il Paese si troverà in una diversa situazione? Credo che questo sia un problema metodologico e nello stesso tempo politico, ed è il problema che ci ha posto il presidente Draghi.
Non entro nel merito della questione; voglio solamente far notare che questo è un tema divisivo e la divisione non è tra oscurantisti, da una parte e illuminati dall'altra. Dubbi su questo disegno di legge sono stati espressi da una femminista storica come Marina Terragni, da una giornalista come Comencini, dall'onorevole Concia e oggi dalla collega Valeria Valente in un'intervista su «Avvenire», della quale condivido tutto.
Nel momento in cui abbiamo una divisione nel merito, legittima - le persone che ho citato non hanno per forza ragione, non hanno il verbo; possono anche sbagliare, come posso sbagliare io -, questa maggioranza deve portare la questione in Commissione e si deve dividere o piuttosto questo è ancora il momento della responsabilità, per cui affronteremo il tema quando ci sarà un'altra serenità nel Paese? Questo è il discorso.
Nessuno mette in dubbio la sovranità del Parlamento. Quello che si mette in dubbio in questo momento è la responsabilità di una maggioranza. (Applausi).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 109, comma 2-bis, del Regolamento, do la parola al senatore Crucioli per due minuti.
CRUCIOLI (Misto). Signor Presidente, il presidente Romeo poco fa ha riportato le parole del presidente Draghi, quasi virgolettate perché ha detto che se le è appuntate. Il presidente Draghi avrebbe convocato i capigruppo del Senato della Repubblica per dire loro cosa si può e cosa non si può calendarizzare. Questo è gravissimo, è letteralmente inaccettabile. Il Parlamento è sovrano e può discutere di tutto, anche delle norme e dei disegni di legge divisivi.
Detto questo, trovo surreale il teatro che state facendo, che la maggioranza di sinistra e di centrodestra sta facendo sulla legge. Mi pare infatti evidente che voi, mettendo sotto la lente dell'ideologia un argomento così complicato, che state trattando in maniera invece molto superficiale, non facciate altro che tentare di coprire quello su cui invece siete tutti d'accordo. Mi riferisco al fatto di aver delegato tutte le questioni economiche ad altri, ad un Governo che è stato imposto senza un voto popolare e che rappresenta interessi del tutto alieni a quelli del popolo. Il 27 aprile, la settimana prossima, ascolteremo come il Governo vuole spendere i 200 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma ad oggi, ad una settimana da questa data, non sappiamo letteralmente nulla e non spendete una parola al riguardo.
Per nascondere al Paese questo vuoto democratico pericolosissimo, allora voi mettete in piedi un teatro, innalzando i vostri opposti vessilli, che sono del tutto fasulli, per nascondere la verità: siete d'accordo sulla delega dei temi economici che porteranno sciagura al Paese. (Applausi).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2172) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 11,02)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2172, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Grimani, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
GRIMANI, relatore. Signor Presidente, senatrici e senatori, Governo, il decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, reca disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri. Già approvato in prima lettura alla Camera, il provvedimento si compone di 12 articoli, suddivisi in 6 capi.
L'articolo 1 apporta alcune modifiche all'articolo 2 del decreto legislativo n. 300 del 1999, che disciplina l'organizzazione del Governo. In primo luogo è istituito il Ministero del turismo, scorporando le funzioni in materia di turismo dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, per trasferirle a un Dicastero ad hoc. Viene così aumentato il numero complessivo dei Ministeri da 14 a 15. Di conseguenza è modificata la denominazione del Ministero per i beni e le attività culturali in Ministero della cultura.
Viene istituito il Ministero della transizione ecologica, che sostituisce il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, accorpando le funzioni di questo con quelle in materia di politica energetica e mineraria svolte dal Ministero dello sviluppo economico.
Infine, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è denominato Ministero delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili.
L'articolo 2 disciplina la trasformazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in Ministero della transizione ecologica, denominato MITE, prevedendo, con una serie di modifiche al decreto suddetto, il trasferimento di competenze in materia di politica energetica dal Ministero dello sviluppo economico al MITE e una complessiva ridefinizione delle funzioni di quest'ultimo. Al nuovo Ministero della transizione ecologica sono attribuite le funzioni e i compiti spettanti allo Stato relativi allo sviluppo sostenibile e alla tutela dell'ambiente, del territorio e dell'ecosistema.
Le modifiche al citato decreto legislativo riguardano anche l'elenco delle materie attribuite alla competenza del Ministero. In particolare, in materia di rifiuti, viene precisata la competenza del nuovo Ministero anche per la bonifica dei cosiddetti siti orfani, oltre alla sicurezza nucleare, alla disciplina dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, alla radioprotezione, alla radioattività ambientale e alle agroenergie.
Si specifica che nell'ambito delle materie di competenza del MITE rientrano le autorizzazioni di impianti di produzione di energia di pertinenza statale, ivi compresi quelli da fonti rinnovabili anche se ubicati in mare, oltre che la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi, anche la riconversione, dismissione e chiusura mineraria delle infrastrutture di coltivazione di idrocarburi ubicate nella terraferma e in mare; il ripristino in sicurezza dei siti, la radioprotezione e la radioattività ambientale.
Si precisa inoltre che, nell'ambito delle competenze che passano dal Ministero dello sviluppo economico al MITE, rientrano quelle inerenti all'attività delle società operanti nel settore di riferimento, l'esercizio dei diritti di azionista nei confronti del Gestore servizi energetici (GSE Spa), l'approvazione della disciplina del mercato elettrico e del mercato del gas naturale e dei criteri per l'incentivazione dell'energia elettrica da fonte rinnovabile, così come l'esercizio di ogni altra competenza già a qualunque titolo esercitata dal Ministero dello sviluppo economico in materia di concorrenza e regolazione dei servizi di pubblica utilità nei settori energetici, nonché in materia di tutela degli utenti consumatori in coordinamento con il MISE.
Inoltre, sono novellati gli articoli 174-bis e 828 del codice dell'ordinamento militare al fine di modificare l'attuale denominazione del Comando carabinieri per la tutela ambientale in Comando carabinieri per la tutela ambientale e la transizione ecologica.
Con una novella alla legge n. 124 del 2007, il Ministero della transizione ecologica è aggiunto ai componenti di diritto del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica.
L'articolo 3 disciplina il trasferimento al Ministero della transizione ecologica della Direzione generale per l'approvvigionamento, l'efficienza e la competitività energetica e della Direzione generale per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari del Ministero dello sviluppo economico, incluse le risorse umane, strumentali e finanziarie, individuando altresì la dotazione organica del personale dirigenziale del Ministero della transizione ecologica. Con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, sono individuate puntualmente le risorse umane e strumentali da trasferire dal Ministero dello sviluppo economico al nuovo Ministero della transizione ecologica.
L'articolo 4, con una novella al codice dell'ambiente, istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione. È presieduto dal Presidente del Consiglio, e in sua vece dal Ministro, e approva il piano per la transizione ecologica, al fine di coordinare le politiche in materia di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, mobilità sostenibile, contrasto del dissesto idrogeologico e del consumo del suolo, risorse idriche, qualità dell'aria ed economia circolare. Ogni anno, entro il 31 maggio, viene trasferita alle Camere una relazione annuale sullo stato di attuazione del piano.
L'articolo 5 modifica la denominazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sostituendola con quella di Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.
L'articolo 6 cambia l'attuale denominazione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo in Ministero della cultura e sopprime le attribuzioni da esso svolte in materia di turismo e a tal fine novella il decreto legislativo n. 300 del 1999. Dispone inoltre l'istituzione del Ministero del turismo e ne disciplina le relative attribuzioni, introducendo nel citato decreto legislativo 300 del 1999 gli articoli 54-bis e 54-quater.
A tal fine l'articolo 7 reca disposizioni transitorie inerenti il trasferimento al nuovo Ministero del turismo delle risorse umane, strumentali e finanziarie destinate all'esercizio delle funzioni allo stato riconosciute.
L'articolo 8 reca una serie di disposizioni concernenti le attribuzioni del Presidente del Consiglio in materia di innovazione tecnologica e transizione digitale, l'istituzione di un Comitato interministeriale per la transizione digitale, un contingente aggiuntivo di personale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per l'innovazione e la digitalizzazione, anche al fine di operare quale segreteria tecnico-amministrativa del neo istituito Comitato interministeriale. Il gruppo di supporto digitale alla Presidenza del Consiglio dei ministri, istituito in via temporanea dal decreto-legge n. 76 del 2020 per l'attuazione delle misure di contrasto all'emergenza Covid, viene reso permanente con il compito di garantire al Ministro per l'innovazione tecnologica le professionalità richieste per l'esercizio dei compiti attribuitigli dal decreto-legge, nonché di coordinare e monitorare l'attuazione dei progetti in materia di transizione digitale, da prevedersi in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
L'articolo 9 pone in capo alla Presidenza del Consiglio, ovvero al Ministro delegato per la famiglia, le funzioni di competenza statale in materia di Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza. Conseguentemente, le risorse del fondo vengono trasferite dallo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali al bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 11,10)
(Segue GRIMANI, relatore). L'articolo 10 stabilisce che, entro il 30 giugno, i regolamenti del 2021 di riorganizzazione dei Ministeri dello sviluppo economico, della transizione ecologica, della cultura, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del turismo, nonché del lavoro e delle politiche sociali, siano adottati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, in deroga al procedimento ordinario stabilito dalla legge n. 400 del 1988, all'articolo 17, che prevede che i regolamenti governativi siano emanati con decreto del Presidente della Repubblica.
Infine, gli articoli 11 e 12 disciplinano gli aspetti riguardanti la copertura finanziaria e l'entrata in vigore del provvedimento.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Barbaro. Ne ha facoltà.
BARBARO (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo lo spettacolo offerto questa mattina dalla maggioranza, come esponente di Fratelli d'Italia sono ancora più fermo nelle convinzioni che il partito ha espresso in lungo e in largo. Sulla genesi e sull'operato di questo Governo ci siamo soffermati più volte, evidenziandone le contraddizioni, l'inadeguatezza e le storture. Questo provvedimento sul riordino dei Ministeri ne è, oserei dire, una rappresentazione plastica, la sintesi perfetta delle carenze che ho esposto in premessa.
È un provvedimento che, lungi dall'essere propedeutico al raggiungimento di una maggiore efficienza amministrativa, rappresenta lo strumento, realizzato con grande capacità di equilibrismo politico, per raggiungere i desiderata e le esigenze dei partiti che fanno parte di questa maggioranza. Ne sono la testimonianza concreta le sorprendenti e fantasiose formule lessicali utilizzate nelle nove denominazioni dei Dicasteri. Interessante da questo punto di vista è ascoltare l'intervento dell'onorevole Sgarbi, che alla Camera si è soffermato molto sulle denominazioni utilizzate, tanto innovative quanto vuote di concretezza, ma altrettanto strumentali - come dicevo - per accontentare le esigenze di retorica e di posizionamento dei partiti che compongono questa eterogenea maggioranza.
In tutto questo contesto spicca un'assenza clamorosa: mi riferisco alla mancanza del Ministero dello sport. Come Fratelli d'Italia si siamo soffermati più volte su questa assenza, resa ancora più grave dalla mancanza di risposte a questo comparto, che è in crisi ed è sofferente. Non sta arrivando alcuna risposta, non solo in ordine ai ristori, ma anche in ordine alle riaperture e soprattutto a quanto e come potranno essere considerate le riaperture in ordine al possibile raggiungimento di una situazione a regime delle economie delle singole attività sportive e dei singoli impianti sportivi. Ci troviamo di fronte ad aperture a singhiozzo, limitate a un massimo del 30 per cento, di fronte a un'unica certezza: il 100 per cento dei costi e l'impossibilità di raggiungere l'equilibrio economico-finanziario.
Pertanto, parlare di aspetti burocratici, parlare di un Ministero potrebbe sembrare fuori luogo in questa circostanza e offensivo nei confronti degli organismi sportivi, delle società e delle associazioni che sono in sofferenza.
Non lo è, perché purtroppo questo risultato è figlio di una cultura inesistente nel nostro Paese, della mancanza di considerazione per il comparto e dell'impossibilità di capire quanto questa materia sia importante per le dinamiche di crescita del Paese. Sono processi che hanno portato non solo all'abolizione del Ministero dello sport, ma anche all'insussistenza dei provvedimenti adottati in questo periodo dal Governo, che purtroppo hanno lasciato inalterate le risposte: mi riferisco sia al Piano nazionale di ripresa e resilienza, sia al decreto sostegni.
Quindi la possibilità, o meglio la necessità, di cambiare rotta nel nostro Paese, per quel che riguarda il modo in cui si concepisce il rapporto con lo sport, è un'emergenza alla pari delle altre, perché genera questi provvedimenti. Dobbiamo passare dal consolidamento delle medaglie olimpiche alla costruzione di un'Italia sportiva. Questo è l'obiettivo per il quale dobbiamo arrivare a invertire la tendenza, che poi si riflette drammaticamente anche nelle parole dei nostri governanti. Siamo passati dalla considerazione delle attività sportive, definite non essenziali, fino alle parole del ministro Speranza, che ha addirittura definito pericolose le attività svolte all'interno degli impianti sportivi. Non intendo in questa sede soffermarmi sulla mancanza di un'evidenza scientifica, che provi che il contagio possa essere maggiormente veicolato all'interno dei centri sportivi. C'è un'ampia letteratura da questo punto di vista e non voglio soffermarmi sul tema.
Restiamo all'aspetto relativo al Ministero e alla situazione italiana, anche all'interno del contesto europeo, cercando di capire come negli altri Paesi viene vissuto il rapporto con il mondo dello sport. In tutti i Paesi europei - lo sottolineo: tutti - esistono autorità governative, a volte espressione di un Ministero, a volte comunque espressione di altre autorità pubbliche, che si occupano di sport. Solo in Italia questo non è mai accaduto. È vero che nel passato ci sono stati dei Ministeri che si sono occupati di questa materia, tutti rigorosamente senza portafoglio e con competenze limitate.
Cos'è accaduto in Italia, nel corso di questi anni? Nel Dopoguerra, purtroppo, il nostro Paese, nell'intento di tutelare e legittimare l'operato del CONI, gli ha però delegato tutte le incombenze di carattere sportivo. Ciò ha prodotto un disinteresse da parte dello Stato, il CONI se l'è comunque cavata egregiamente, ma non ha potuto fare nulla per individuare il modo attraverso cui far crescere, all'interno del Paese, una consapevolezza, rispetto al mondo dello sport, che passasse attraverso l'affermazione di due dei pilastri che consentono la crescita di una cultura sportiva, ovvero il rapporto con la scuola e quello con la salute. In mancanza di questi due pilastri, non è mai stato possibile sviluppare, per mancanza di interlocutori, un ragionamento di carattere strategico.
Ciononostante il CONI ha comunque supplito alle carenze statali, perché fino a quando è stato autonomo finanziariamente, ha potuto dare delle risposte, anzi era lo sport che dava soldi allo Stato italiano e non viceversa, e c'era comunque la possibilità, attraverso un sistema sicuramente perfettibile, di affermarsi, all'interno del contesto sportivo internazionale, come un modello sportivo funzionante, pur con tutte le sue manchevolezze. Lo Stato italiano ha iniziato però a smantellare progressivamente questo sistema, che - lo ripeto - comunque funzionava. Come lo ha smantellato? Da questo punto di vista, le responsabilità della sinistra sono enormi.
Mi riferisco al primo Governo Prodi, all'allora ministro Veltroni che, nell'andare a regolamentare alcune norme riguardanti la vita dell'ordinamento sportivo italiano, introdusse un principio che, arrivando ai giorni nostri, ha prodotto poi degenerazioni: la possibilità di perseguire il fine di lucro all'interno del mondo dello sport. Fino ad allora la mancanza del fine di lucro era stato un fondamento, un pilastro, che aveva permesso in termini di mutualità di dare risposta a tutto un sistema. Per colpa della sinistra, per colpa di Veltroni, l'introduzione del lucro ha determinato delle modalità di approccio al mondo dello sport che ne hanno accelerato la disintegrazione, arrivata ai giorni nostri.
Sono due giorni che, come abbiamo visto, non si fa altro che parlare della Superlega: è un discorso che si è fatto in tutte le salse ed è figlio della modifica introdotta all'interno dei sistemi dell'ordinamento sportivo, che ha prodotto una corsa al lucro, un forte indebitamento e una situazione per la quale i club professionistici si apprestano ora a trovare nuove soluzioni.
Ci sono ovviamente le responsabilità anche delle istituzioni sportive, ma non è questa la sede per parlarne. È curioso e singolare, forse anche imbarazzante, il silenzio del CONI, ma ad oggi quello che dobbiamo fare - ed è il male minore, ne parlavo poco fa con il presidente La Russa - è difendere le istituzioni sportive nonostante le grandi responsabilità.
Avviandomi a concludere, c'è necessità quindi di invertire la rotta, ma per farlo dobbiamo assolutamente partire dalla madre di tutte le leggi italiane, dalla Costituzione. Sino a quando non troveremo il modo per introdurre lo sport come diritto all'interno della Costituzione italiana, non riusciremo mai a creare le basi per andare a costruire quella cultura sportiva che manca nel nostro Paese.
A nome del mio Gruppo annuncio intanto che l'inserimento dello sport in Costituzione diventerà la battaglia di Fratelli d'Italia per il futuro: abbiamo un disegno di legge, presentato dal senatore Iannone (Atto Senato n. 747), sul quale Fratelli d'Italia prossimamente incentrerà la battaglia e cercherà di raccogliere in questa direzione il contributo di tutto il resto del Parlamento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruzzone. Ne ha facoltà.
BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, il decreto-legge di cui stiamo discutendo inerisce al riordino delle competenze, delle funzioni e dell'organizzazione di più Ministeri.
L'illustrazione generale del provvedimento è stata fatta molto bene dal collega relatore che mi ha preceduto.
Come componente della 13a Commissione del Senato intendo fare però alcune riflessioni sull'articolo 2 di questo decreto, cioè sull'istituendo Ministero della transizione ecologica, che indubbiamente è una delle grandi novità portate dal cambiamento che è avvenuto, che segna un passaggio importante anche rispetto a quanto si diceva prima, cioè che il Governo Conte II non c'è più, come è giusto ricordare anche in questo caso.
Questo articolo disciplina la trasformazione del vecchio Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nel nuovo Ministero. Di rilevante c'è il trasferimento delle competenze in materia di politica energetica dal Ministero dello sviluppo economico al nuovo Ministero, oltre ad una complessiva ridefinizione delle funzioni di quest'ultimo. In questo contesto si inseriscono impostazioni diverse su competenze che già erano in capo al vecchio Ministero.
Non c'è soltanto un trasferimento di funzioni, quindi, ma anche le competenze che erano già in capo al vecchio Ministero vengono declinate in modo diverso e mi riferisco in particolare al riconoscimento, finalmente - era ora che vi fosse, a mio parere, anche se troppo leggero - di un ruolo per il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali che precedentemente non era presente. Sulle importanti tematiche ambientali, il Ministero dell'ambiente e il Ministero dell'agricoltura non hanno mai avuto modo, negli ultimi anni, di trovare soluzioni congiunte o comunque su tematiche importanti come quella delle gestioni, ad esempio quella faunistica, ha sempre prevalso una linea protezionistica del Ministero dell'ambiente. Oggi credo che non sia più così, anche perché l'estremismo protezionista di chi ha gestito il Ministero dell'ambiente nello scorso Governo non c'è più e quindi credo che ce lo possiamo dimenticare velocemente.
Appare quindi in un decreto-legge, per la prima volta, un segnale di raccordo tra i ruoli dei due Ministeri e questo è importante perché, com'è noto, la più grande parte del territorio del nostro Paese non è città, né zona urbanizzata, bensì costituisce un importante polmone che tutti vogliamo preservare e che magari troppo spesso ci dimentichiamo che esiste. Per noi va però riconosciuto che questa parte di ambiente - che, anche in questo momento in cui siamo chiusi all'interno dell'Aula del Senato, è distante da qui, sta fuori e non è città - ci consente di vivere e ci permette di respirare e di bere in modo sano. Ebbene, questa parte di ambiente non può essere abbandonata a se stessa. Nel corso degli anni, quando questo è avvenuto per colpa della parcomania estremista cui abbiamo assistito in Italia, i risultati hanno portato al degrado ambientale: il principio dell'abbandono dell'ambiente a se stesso, perché l'uomo non avrebbe diritto o titolo di metterci piede alla fine, se questo ambiente non è gestito, porta cioè al degrado ambientale. Diventano quindi ancora più fondamentali; soprattutto oggi, la presenza e l'intervento ragionevole dell'uomo.
La visione di questo fattore in un'ottica agro-forestale è diversa rispetto a quella di chi la vuole vivere in una ambientale, orientata unicamente ai sentimenti e dimenticando la razionalità. Tornando quindi a quello che dicevo prima, un maggiore auspicabile coinvolgimento di un Ministero che vede la tematica ambientale più in un'ottica agro-forestale, quindi maggiormente orientata alla vivibilità dell'uomo, e meno in una sentimentale, alla quale abbiamo assistito - non c'è ombra di dubbio che spesso nella gestione di queste tematiche piuttosto che la razionalità abbia prevalso la sensibilità tout court - dev'essere visto come un fattore positivo e va incentivato. Ben venga quindi questo segnale e cogliamo l'occasione per riconoscere l'importante ruolo di chi mantiene sano l'ambiente naturale e che oggi è osteggiato dall'ambientalismo di salotto, che ogni tanto emerge anche all'interno di quest'Aula. Totale rispetto va a quei pochi che gestiscono e mantengono vivo e sano l'esteso territorio del nostro Paese. (Applausi).
Rimane la necessità di gestire meglio i confini di queste funzioni fra i due Ministeri: la gestione faunistica non significa protezione estrema - e in questo Paese lo stiamo vedendo - che dev'essere invece riservata alle specie che lo necessitano, non a quelle consolidate e ben presenti. Un ambiente sano, naturale e ben gestito consente all'uomo di prelevare aria, acqua, vegetali e animali. Lo diremo all'infinito: per noi anche l'uomo fa parte della biodiversità. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quarto. Ne ha facoltà.
QUARTO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, entro subito in argomento. L'istituzione del Ministero della transizione ecologica è la grande novità lanciata dal MoVimento 5 Stelle per la rivoluzione verde del nostro Paese e raccolta dal neonato Governo. Il lessico della transizione ecologica non deve implicare una conoscenza compiuta di una meta già stabilita; piuttosto, deve indicare un continuo cammino verso una piena ecosostenibilità dei processi antropici, sulla base di un cambiamento profondo del pensiero umano.
Finora abbiamo inseguito gli accecanti bagliori del PIL, che hanno condannato il pianeta al soffocamento. Non vi sembra sia oramai giunta l'ora del progetto Bes, il benessere equo e sostenibile come marcatore di quello umano? Per tale cambio di paradigma socio-economico occorre una transizione verso il vero progresso. La scienza ci verrà in soccorso, ma bisognerà sempre lanciare il cuore oltre ogni ostacolo che troveremo sulla nostra strada, per poi saltare tutti insieme.
Sarebbe quindi auspicabile aggiungere nella sostanza un aggettivo: transizione ecologica e solidale. Forse sarebbe ancora più appropriato parlare di conversione ecologica, così come, con geniale intuizione, fece un trentennio fa l'indimenticabile Alex Langer, ecologista e sostenitore del lentius, profundius, suavius, più lento, più profondo e più dolce, le tre parole chiave dell'ecologia. Poi il concetto è stato ripreso, in prospettiva religiosa, dagli ultimi tre pontefici e superbamente da Francesco nella sua enciclica «Laudato si'».
Conversione ecologica è un'espressione che ha un risvolto soggettivo, etico, e uno oggettivo, sociale. È il cambiamento del nostro stile di vita, del nostro lavoro, dei nostri consumi e del nostro rapporto con gli altri e con l'ambiente. La conversione è ecologica perché tiene conto dei limiti dell'ambiente in cui viviamo, principalmente temporali: sia perché siamo mortali in un mondo che ci sopravvive, toccando quindi la nostra più intima sfera esistenziale, sia perché ci ricordano che non possiamo consumare più di quello che la natura è in grado di produrre, né inquinare più di quanto l'ambiente riesce a rigenerare.
Finalmente, ora anche in Italia comincerà un cammino ecologicamente virtuoso. La nuova galassia politica Mite (Ministero della transizione ecologica) riceve l'eredità del vecchio Mattm (Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare) e si dota di un nuovo Dipartimento per l'energia e il clima, oltre che di due direzioni generali, provenienti dal Ministero dello sviluppo economico, per l'approvvigionamento, l'efficienza e la competitività energetica, per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari.
Al Mite sono attribuiti i vecchi compiti del Mattm, alcuni compiti del Mise e nuovi compiti in tema di economia circolare, pianificazione strategica per la riduzione delle emissioni inquinanti, trasporti sostenibili, produzione e mercato energetico, nonché bonifica dei siti inquinati.
Va bene dunque il ripensamento del Ministero in termini di organicità, semplificazione ed efficientamento delle politiche nazionali in campo energetico. Va bene anche l'attribuzione delle funzioni per il contrasto ai cambiamenti climatici, nonché per risparmio ambientale, migliore qualità dell'aria e finanza sostenibile. Questi sono i tre pilastri da cui partire per ripensare i modelli economici a cui siamo stati abituati sin dalla prima rivoluzione industriale.
Perché qualcosa davvero cambi, è necessario che economia e ambiente diventino due facce della stessa medaglia. La transizione ecologica, infatti, non si fa contro l'economia, ma attraverso di essa: è un approccio che qualsiasi Ministero dovrebbe sostenere; tutti sappiamo che non può esserci sviluppo economico senza tutela dell'ambiente, perché esso deve diventare ecosostenibile e durevole.
Perché ciò sia, occorre accrescere anche la tutela del territorio e del mare. Come si potrebbe parlare di transizione ecologica con un territorio inquinato, abusato, insicuro, non sufficientemente monitorato e conosciuto? Il dissesto idrogeologico, il consumo di suolo, i corpi idrici interni, il mare, le coste, le terre dei fuochi, i parchi naturali e la biodiversità dovranno essere il punto di partenza di ogni attività.
In un Paese geologicamente fragile, il Mite deve attuare con organicità i necessari interventi strategici per la mitigazione, riduzione e prevenzione dei rischi naturali. La protezione dei cittadini e del territorio dai rischi ambientali è uno dei nodi da risolvere per rilanciare lo sviluppo nazionale. Per ottimizzare i lavori del previsto Comitato interministeriale per la transizione ecologica si può realizzare una segreteria tecnico-amministrativa per la programmazione, il monitoraggio e l'implementazione del Piano per la transizione ecologica, che diventi un punto di riferimento per istituzioni, agenzie governative, enti di ricerca e privati. Per la programmazione degli interventi - e non solo in emergenza - si può creare un modello di governance che impieghi le migliori competenze del nostro Paese a livello nazionale e locale, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione.
Per gestire al meglio le risorse a nostra disposizione (penso al Piano nazionale di ripresa e resilienza) si possono attuare nuovi modelli operativi che garantiscano efficienza, efficacia, economicità, semplicità e trasparenza nell'impiego delle risorse finanziarie statali ed europee per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio. Basta con inutili e dannosi ritardi per la realizzazione delle opere, non abbiamo più tempo per le scuse. Sia il Mite la soluzione al nodo gordiano di tutte le onerose politiche programmate per la transizione ecologica.
Siccome la meta della transizione ecologica è dinamica, non la si può racchiudere in un improbabile algoritmo, date le molteplici variabili del sistema (alcune delle quali etiche), altrimenti il rischio è che per correggere gli errori ne commettiamo altri, magari anche peggiori. Le centrali nucleari, sono un esempio, come i magici inceneritori che fanno sparire le ecoballe. È il motivo per cui preferisco la conversione ecologica: stabilire la luce che deve illuminare l'azione politica, la ricerca scientifica, l'ecosostenibilità, la giustizia, la libertà, la condivisione e la solidarietà. Sulla base di questi capisaldi si dovrà sviluppare tutto il potenziale politico e innovativo di questo Ministero. Buon lavoro, ministro Cingolani.
Infine, vorrei ricordarvi che domani, 22 aprile, ricorre il cinquantunesimo anniversario della Giornata mondiale della Terra (Earth Day). (Applausi) L'Organizzazione meteorologica mondiale, in un report pubblicato ieri, ha sostenuto che l'aumento della temperatura dall'epoca preindustriale a oggi è pari a 1,2 gradi centigradi, quindi siamo vicinissimi al dato dell'1,5, che è il nostro obiettivo internazionale. Guterres ha detto che siamo sull'orlo dell'abisso climatico e ha invitato tutte le Nazioni a fare in modo che il 2021 sia l'anno dell'azione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pianasso. Ne ha facoltà.
PIANASSO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli senatrici, senatori e membri del Governo, credo che la decisione di riordinare i Ministeri sia stata saggia e rispondente alle necessità del Paese.
In particolare, è emblematica la creazione del Ministero del turismo, che risponde a una doppia esigenza di buon senso e necessità. Parlo di buon senso perché non era pensabile che l'Italia, che vanta senza dubbio il più grande patrimonio artistico, architettonico e naturale al mondo, con le sue migliaia di chilometri di spiaggia, le sue celebri montagne e le città d'arte che tutto il mondo ci invidia, non avesse un Ministero dedicato al turismo, settore che da solo rappresenta una fetta importante del nostro PIL.
Parlo anche di necessità perché ora più che mai, dopo la terribile scure agli introiti turistici causata dalla pandemia, il settore ha bisogno della massima concentrazione di sforzi da parte del Governo, per trovare soluzioni alla crisi e strategie giuste per il rilancio.
Pensiamo solo a cosa ha rappresentato il 2020 per le migliaia di aziende italiane che operano nel settore turistico, dagli alberghi ai ristoranti, ai tour operator, ai bed and breakfast, alle guide turistiche: molti miliardi di euro di ricavi sono stati persi in un solo anno e c'è un numero di aziende fallite e di persone che hanno perso il posto di lavoro che forse ancora non abbiamo nemmeno calcolato.
Il primo trimestre del 2021 non ha certo rappresentato un'inversione di tendenza; anzi, se possibile, ha ulteriormente peggiorato il quadro, visto che tutto il comparto che lavora sulla stagione sciistica invernale ha visto il fatturato ridursi praticamente a zero. Solo nei prossimi mesi verranno tristemente a galla gli effetti drammatici a livello economico e occupazionale di questo lungo e buio anno di pandemia. Il coronavirus ha lasciato dietro di sé una profonda scia di distruzione dal punto di vista delle attività imprenditoriali e dei posti di lavoro che garantivano; per rinascere in fretta dalle ceneri servono programmazione e una strategia complessiva. Trovo quindi sensato e logico che un settore vitale per la nostra economia come quello del turismo abbia un Ministero dedicato. Le competenze erano troppe e gli ambiti di intervento troppo vasti perché fosse unito ai beni culturali.
Per quanto riguarda invece la variazione di denominazione dei Ministeri dell'ambiente e delle infrastrutture, credo che sia giusto dare una maggiore attenzione al rispetto e alla tutela dell'ambiente che ci circonda. Lo dico da senatore proveniente da un piccolissimo Comune montano della Provincia di Torino, di nemmeno 1.000 abitanti, dove l'attenzione alla salvaguardia del territorio non è una politica, ma un modo di vivere da secoli. La cura per l'ambiente che ci circonda e il miglioramento dell'aria che respiriamo non possono che rivestire un ruolo fondamentale nelle politiche di... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...evitando gli eccessi, al contempo, anche di certe iniziative di facciata, che hanno un'eco sui media inversamente proporzionale agli impatti pratici sull'ambiente. Non si risolve il problema della qualità dell'aria nelle nostre metropoli con i monopattini...
PRESIDENTE. Deve avviarsi alla conclusione, senatore Pianasso, perché aveva solo tre minuti.
PIANASSO (L-SP-PSd'Az). ...e impedendo ai meno abbienti di circolare per motivi di lavoro con i loro veicoli, se non hanno i soldi per comprarne di nuovi, più moderni e più green. È facile fare l'ambientalista per chi ha il SUV elettrico da 50.000 euro e l'attico in centro storico; lo è molto meno per l'operaio o l'artigiano con un'utilitaria diesel e un appartamentino in periferia, che si deve barcamenare tra le esigenze di lavoro, il traffico sempre più congestionato e i divieti di circolazione.
Mi auguro che il Ministero per la transizione ecologica operi nel solco di quella concretezza, praticità e buon senso che finora hanno contraddistinto l'opera del Governo Draghi, che in questo senso ha rappresentato, sin da subito, un netto punto di svolta rispetto all'esperienza precedente, improntata alle dirette Facebook, ai monopattini e ai banchi a rotelle. (Applausi).
PRESIDENTE. Dividere il tempo in pochi minuti rende difficile l'intervento, per cui la ringrazio per averlo sintetizzato, senatore Pianasso. I Gruppi dovrebbero forse riflettere su questa frammentazione eccessiva del tempo a disposizione.
È iscritto a parlare il senatore Croatti. Ne ha facoltà.
CROATTI (M5S). Signor Presidente, colleghi, il provvedimento in esame per il MoVimento 5 Stelle è stato un punto cardine della formazione di questo Governo, sia all'articolo 2, in cui il Ministero dell'ambiente diventa Ministero della transizione ecologica, sia all'articolo 6, nel quale si dispone l'istituzione del Ministero del turismo. La formazione di questo Governo è nata proprio su tale punto: quando tutti gli altri Gruppi politici hanno acconsentito alla sua formazione, il MoVimento 5 Stelle, al centro, ha richiesto l'istituzione di un Ministero della transizione ecologica, che consenta di strutturare una nuova economia basata sull'ambiente, con nuove imprese e nuovi posti di lavoro, ma soprattutto meno lavoro e affrontato in maniera migliore.
Se la pandemia ci ha insegnato qualcosa, colleghi, è proprio che, se sta bene l'ambiente, stiamo bene anche noi. Troppo in questi anni è successo senza che ci fosse un approccio serio ed ecologico al percorso del nostro Paese. Una delle nostre stelle è l'ambiente; l'abbiamo sempre portata avanti, anche nei Governi precedenti. Ci terrei a ribadire alcuni provvedimenti che procedono nel solco della transizione ecologica: il superbonus del 110 per cento, ad esempio, è finalizzato a un rinnovo ecologico del nostro Paese, rispettando l'ambiente; cito altri provvedimenti come il sisma bonus o il decreto clima, che vede la costituzione di zone ecologiche ambientali, e misure come il buono mobilità; ci sono anche altri temi che abbiamo portato avanti, come il bonus per la mobilità e la sostenibilità elettrica, che ha portato alla produzione di 2 milioni di biciclette in più (quasi il 20 per cento in più) rispetto al 2019. Sono cifre molto importanti nel periodo di crisi che abbiamo affrontato nel 2020. (Applausi).
Con il decreto rifiuti abbiamo potuto riconvertire pannolini e pneumatici che andavano a finire nelle discariche e abbiamo definito una strategia sull'idrogeno. Altri argomenti che abbiamo portato avanti in questo momento, sempre nel solco della transizione energetica, sono le comunità energetiche, che sono un punto basilare su cui abbiamo investito e che vedo molti adesso copiare. Ci sono anche addirittura conferenze stampa che promuovono questo percorso, che abbiamo costituito noi in Commissione industria. È stato un lavoro molto importante, che darà la possibilità a società e cittadini di produrre l'energia nella propria comunità, addirittura di fare reddito energetico e di intervenire per aiutare persone in difficoltà. (Applausi).
Tutti questi provvedimenti vanno nel percorso dell'efficienza energetica, ma il paradigma è completamente differente. Bisogna diminuire il consumo e dare un ciclo vitale a quanto si produce.
Un altro argomento molto importante per noi è contenuto nell'articolo 6. Mi riferisco all'istituzione del Ministero del turismo, che il MoVimento 5 Stelle proponeva da anni: deve avere una politica industriale. Dev'essere rivisto completamente l'approccio sul turismo. C'è inoltre la possibilità di utilizzare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per la gestione degli investimenti e il rilancio del nostro turismo. Stiamo vivendo un momento veramente drammatico per questo settore, che oggi soffre in maniera veramente importante. Rappresenta il 13,2 per cento del PIL del nostro Paese e in alcune Regioni - tengo a dirlo - addirittura il 25. È davanti a una difficoltà drammatica e nel 2020 ha perso oltre 60 miliardi. Il 2021, purtroppo, non è iniziato molto bene per il primo lockdown che abbiamo dovuto affrontare.
C'è quindi tanto terreno da recuperare per questo Ministero, che - lo ricordo a tutti - è stato abrogato nel 1993 in seguito a un referendum abrogativo, purtroppo sotto l'alone del cancellato finanziamento pubblico ai partiti, cui noi abbiamo rinunciato, mentre molti altri hanno trovato il modo di reintercettare quei soldi. (Applausi). In quell'occasione, purtroppo, è sparito un Ministero importante, che adesso, però, avrà un ruolo centrale.
Ringrazio il Ministro per il lavoro che sta agendo in maniera capillare: avrà veramente un compito molto importante. Tengo a sottolineare che il fatto che sia uscito dal Ministero dei beni e delle attività culturali non vuol dire che non si apprezzi la cultura o che questa non faccia parte del turismo. Sono due cose estremamente collegate, ma ci sono altri settori come le imprese, le fiere e il comparto enogastronomico che hanno possibilità di ricevere attenzione in maniera molto più particolare.
Il Ministero avrà una cabina di regia importantissima in questo momento. Purtroppo, per anni abbiamo venduto il turismo in maniera capillare, senza far capire la grandezza del nostro Paese e l'unicità della meta turistica. La cabina di regia che si svilupperà all'interno di questo Ministero sarà veramente importante per portare all'estero una voce unica del Paese più amato e, soprattutto, più sognato da tutti i turisti.
Signor Presidente, faccio un appello soprattutto al nuovo Ministro e, in particolare, al nuovo Governo. L'anno scorso il presidente Conte in questo periodo spinse tantissimo e a gran voce a fare le vacanze in Italia e a rimanere nel nostro territorio per vacanze made in Italy. L'anno scorso l'85 per cento delle persone che sono andate in vacanza ha scelto l'Italia. Potevano scegliere anche altri Paesi, ma sono rimaste per aiutare gli imprenditori e il nostro territorio e per un'economia più sostenibile. Faccio a tutti, al Ministro e al Governo l'appello di raccogliere quanto detto dal presidente Conte l'anno scorso: scegliere le vacanze made in Italy, l'Italia e gli imprenditori italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saviane. Ne ha facoltà.
SAVIANE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Senato, l'approvazione del disegno di legge in esame, di conversione del decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri, mette al centro l'importanza del neonato Ministero della transizione ecologica, che riunisce il vecchio Ministero dell'ambiente, del territorio e del mare, accorpando di fatto le funzioni che lo caratterizzavano con quelle relative alla politica energetica e mineraria proprie del Ministero dello sviluppo economico.
Personalmente guardo con fiducia a questo Ministero, perché, rispetto al precedente, oltre alle funzioni di tutela dell'ambiente, ha anche quelle relative alla sua valorizzazione senza trascurare l'aspetto dell'ecosostenibilità. È quindi una nuova visione integrata e trasversale, che prevede il concetto di ambiente nella sua più ampia accezione, che è centrale e cruciale, in quanto dovrà consolidarsi un approccio non limitato solo alla protezione e alla custodia, ma volto totalmente allo sviluppo sostenibile dei territori.
La visione integrata di cui ho appena parlato può comprendere l'agricoltura e, con essa, il turismo, due realtà complementari e inscindibili, capaci di creare opportunità per chi vive i territori tutto l'anno e per chi li sceglie come luogo di riposo e vacanza. La Provincia in cui vivo, Belluno, è un esempio concreto per capire come vi sia la possibilità di tutelare l'ambiente, di valorizzarlo e di renderlo una opportunità. Tutti voi conoscete senza dubbio la bellezza delle Dolomiti, dei paesaggi costellati da malghe e pascoli, nonché dei preziosi e curati boschi e dei laghi. Tutto questo patrimonio è ancora lì, integro e visibile: si è tramandato nei secoli grazie alla capacità dell'uomo di vivere in sintonia con la natura. Da sempre l'essere umano ha potuto godere dei prodotti montani, dedicandosi all'agricoltura, all'allevamento, alla silvicoltura e alla conseguente lavorazione del legno.
Questo splendido meccanismo si è purtroppo inceppato una quarantina d'anni fa, quando la forte industrializzazione a valle ha mutato l'equilibrio tra uomo e montagna. Si è verificato un graduale abbandono della cura dei territori alti, con una conseguente espansione non controllata dei boschi, causa prima del dissesto idrogeologico.
Negli ultimi anni la Regione Veneto, in sintonia con le direttive europee, ha finanziato, attraverso progetti importanti, la ripresa dell'agricoltura montana. Quest'opportunità, legata poi alla crisi del 2007, ha fatto sì che molti giovani siano ritornati alla cura della terra, valorizzandone i prodotti e creando un circolo virtuoso, sia per la distribuzione sia per la consumazione. L'impegno, infatti, è quello di proporre i prodotti anche nella ristorazione, che molto spesso da noi è stellata, a riprova della loro qualità.
Un altro aspetto importante, da non sottovalutare e da prendere seriamente in considerazione, è quello della cura dei boschi e della conseguente filiera del legno. In questi mesi di crisi sono emersi aspetti negativi: da gennaio, per esempio, i prezzi dei cosiddetti prodotti segati del legno, che importiamo dall'Austria, hanno subito rincari che sfiorano il cento per cento. Ancor più penalizzante, però, è la difficoltà a trovare fornitori che garantiscano le consegne in tempi adeguati. Ciò mette in difficoltà le nostre industrie dell'arredo e degli imballaggi, il settore edile e altro.
Sottolineo che il legno è il prodotto ecologico, sostenibile e rinnovabile per eccellenza. Oggi le certificazioni delle catene di custodia PEFC (Programme far endersement of forest certification) e FSC (Forest stewardship cancil) garantiscono i clienti finali che i prodotti provengono da foreste gestite in modo sostenibile. Vorrei però ricordare che la gestione sostenibile dei boschi è stata ideata dal Repubblica marinara di Venezia, che necessitava di tanto legno: tutta la città è costruita su tronchi di legno per la solidificazione della laguna, e pensiamo a tutte le navi necessarie per l'attività sia mercantile sia bellica. Ebbene, Venezia, che aveva grandi foreste nel Nord-Est e in territorio sloveno e croato, si preoccupava che, per ogni albero tagliato per le proprie esigenze, ne fosse piantato un altro. Questo le ha permesso di andare per i mari e contemporaneamente di far arrivare fino a noi le foreste ancora integre.
Il mio auspicio, quindi, è che si ritrovi una particolare attenzione verso tutti gli argomenti che ho appena elencato, ritornando, oltre che all'agricoltura di montagna, che già è una bella realtà, alla silvicoltura, l'agricoltura del bosco, con un rilancio della filiera del legno con la lavorazione in loco dei tronchi e dismettendo l'attuale pratica che prevede la lavorazione in Austria e la rivendita nei mercati degli Stati Uniti. Solo così potremo salvare ambiente e industrie ed evitare uno spopolamento della montagna che ormai sembra inesorabile. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pavanelli. Ne ha facoltà.
PAVANELLI (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, le problematiche legate alle espressioni "questione ambientale" e "cambiamento climatico" stanno velocemente diventando centrali di fronte alle emergenze sempre più frequenti provocate dai danni apportati agli ecosistemi terrestri e marini per effetto delle attività umane, dovute a modelli industriali ormai non più sostenibili per preservare gli attuali equilibri che regolano l'ambiente e il clima del nostro pianeta.
Il cosiddetto Earth overshoot day (EOD), letteralmente il giorno del superamento terrestre, nel quale l'umanità consuma interamente le risorse prodotte dal nostro pianeta nell'intero anno, viene anticipato periodicamente. Si stima che, procedendo con questo ritmo, nel 2050 l'umanità consumerà ben il doppio di quanto la Terra riesca a produrre. È dunque questa una situazione che diventerà insostenibile in un futuro non lontano per le condizioni di vita e di salute delle persone.
A livello internazionale, gli Stati hanno iniziato a prendere coscienza che il tempo a disposizione per intervenire e invertire questa tendenza è sempre meno e infatti hanno firmato diverse convenzioni: in occasione del vertice per la Terra di Rio, nel 1992; il Protocollo di Kyoto, nel 1997; l'Accordo di Parigi, nel 2015, con un piano di azione per limitare il riscaldamento globale. A questi accordi dobbiamo aggiungere l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per uno sviluppo sostenibile e il green deal europeo, avente l'obiettivo di conseguire la cosiddetta neutralità climatica, ossia l'azzeramento delle emissioni nette di gas effetto serra entro il 2050 nell'area dell'Unione europea come primo continente al mondo a raggiungere tale importante risultato. (Applausi). Tuttavia, è notizia di questa mattina che l'Unione europea ha raggiunto un accordo con l'obiettivo di ridurre le emissioni di almeno il 55 per cento entro il 2030.
I dati dell'Ispra dicono che il calo di CO2 dell'Italia rispetto al 1990 è ad oggi circa il 17 per cento. Ciò significa che l'Italia deve ridurre del 38 per cento le sue emissioni in meno di nove anni. Da questo contesto internazionale si capisce che le sfide ambientali che il nostro Paese deve affrontare sono molto complesse e riguardano ogni settore dell'economia.
I cambiamenti che definirei epocali, la produzione di energia, la mobilità pubblica e privata, la produzione di alimenti e la costruzione di infrastrutture, di immobili civili e industriali devono considerare nuove tecnologie e materiali, nonché nuovi modi di pensare e di agire.
Pensiamo, ad esempio, all'approccio cradle to cradle, dalla culla alla culla, ossia implementando processi industriali per creare prodotti o servizi che abbiano un impatto positivo sia sull'uomo sia sull'ambiente. Tutto ciò va nella direzione della transizione ecologica verso il punto d'arrivo della cosiddetta economia circolare, in quanto il prodotto viene validato con cinque aspetti: la salubrità dei materiali e il loro riutilizzo, la gestione delle risorse idriche, l'utilizzo di energia rinnovabile e l'equità sociale.
Per tutti questi motivi, il Ministero della transizione ecologica diventa centrale e indispensabile per l'attuazione degli obiettivi imposti dai suddetti accordi internazionali, soprattutto il green deal europeo, nonché per la realizzazione del Next generation EU, che porterà al nostro Paese 209 miliardi di euro. Vorrei ricordare in proposito le capacità politiche e diplomatiche di Giuseppe Conte (Applausi) per il conseguimento di tale grande risultato.
Il tema della transizione ecologica è centrale per noi del MoVimento 5 Stelle e non a parole, ma con i fatti. Basta guardare al superbonus del 110 per cento e alle comunità energetiche, che vanno nella direzione dell'efficientamento energetico, della mitigazione ambientale e, contemporaneamente, del benessere sociale, verso la democratizzazione dell'energia, compresa la riduzione del costo finale per gli utenti.
Tornando al riordino dei Ministeri, altro importante passo in avanti è l'introduzione del Ministero dell'innovazione tecnologica e la transizione digitale che, proprio per le sfide che si sarà chiamati a sostenere in tema di cambiamento dei modelli di produzione e di consumo, diventa altrettanto fondamentale. Per mantenere infatti la competitività rispetto al resto del mondo, per l'Italia sarà sempre più importante stimolare il passaggio a nuove tecnologie ecosostenibili e rendere quanto più accessibile e burocraticamente semplice la realizzazione di nuovi progetti imprenditoriali in ogni settore economico. In tale contesto, sarà fondamentale avere una migliore digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione, che sia realmente efficiente e fruibile dai privati e dalle imprese, affinché sia possibile rilanciare molte attività economiche e stimolare l'ingresso di nuovi imprenditori, con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro.
Con un efficiente e veloce sistema di accesso alla rete Internet in tutto il Paese, non solo nelle grandi città, ma anche nei paesi più remoti d'Italia, possiamo cercare di creare opportunità per un tessuto economico e imprenditoriale nel quale fino ad oggi ci sono stati abbandono e desertificazione.
Occorre creare strumenti e opportunità per i tantissimi piccoli imprenditori, agricoltori e artigiani che rappresentano uno dei punti di forza dell'intera economia italiana, affinché possano sviluppare le proprie capacità imprenditoriali, aumentando la loro ricchezza personale e quella dell'Italia in generale.
Il nostro Paese è chiamato ad affrontare le sfide derivanti dallo sconvolgimento climatico con consapevolezza e conoscenza. Pertanto, l'innovazione tecnologica e digitale e la transizione ecologica dovranno essere considerate primarie nei prossimi anni, anzi, già da oggi, giacché la scadenza del 2050 e, ancor prima, quella del 2030 sono, in termini di protezione dell'ambiente e del benessere collettivo, iniziando dalla salute pubblica, da considerare praticamente dietro l'angolo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pisani Pietro. Ne ha facoltà.
PISANI Pietro (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge n. 22, oggi al nostro esame, non è semplicemente un decreto Ministeri, ma in realtà è il modo in cui il Governo ha dato le prime risposte ai cittadini. Mi riferisco in primo luogo alla creazione di un Ministero del turismo.
In questi mesi ho avuto modo di ascoltare molti operatori del settore turistico: sono disperati. La crisi pandemica, che ha causato perdite drammatiche a tutta la nostra economia, ha completamente devastato il settore turistico. I dati sono allarmanti e gli interventi messi in campo nella prima fase dell'emergenza sanitaria sono risultati inadeguati e insufficienti. Il 2020 si è chiuso con una perdita 236 milioni di presenze, con un calo medio di oltre il 54 per cento rispetto all'anno precedente, con punte che in alcune località hanno superato l'80 per cento. Il 2021, come purtroppo era immaginabile, è iniziato mostrando un ulteriore peggioramento, anche a causa del perdurare del blocco dei flussi internazionali, del divieto di spostarsi da una Regione all'altra e delle limitazioni alle attività e ai servizi che caratterizzano i viaggi per vacanza e per lavoro.
Ci sono attività devastate da questa crisi. Oltre alle agenzie di viaggio e alle imprese del settore degli autoservizi, che hanno avuto un periodo difficilmente superabile, sono in crisi i comprensori sciistici e gli impianti di risalita, i comparti che si occupano di terme e benessere, ristorazione, attività sportive amatoriali, musei, convegni, riunioni, fiere, eventi, spettacoli e quant'altro.
La nascita del Ministero del turismo è un segnale chiaro per sottolineare l'importanza del ruolo che il Governo riconosce al turismo, per offrire un sostegno concreto agli sforzi delle imprese che oggi soffrono e che, al termine della pandemia, saranno chiamate a confrontarsi con un'agguerrita concorrenza internazionale. Il nuovo Ministero, che è inserito nella visione complessiva del piano di Governo esplicitata in questo provvedimento, cioè nella volontà di procedere con risolutezza verso la digitalizzazione del Paese, può avere grandi prospettive. Penso a quanto sarebbe importante sostenere lo sviluppo in chiave sempre più digitalizzata delle imprese che operano nel settore turistico, alla semplificazione burocratica degli adempimenti cui le aziende del settore devono sottostare, all'utilizzo di nuove tecnologie in questo campo, all'attivazione di percorsi formativi indirizzati alla conoscenza e all'utilizzo degli strumenti digitali.
Le sfide sono molte e il provvedimento in esame ha cercato di spiegare qual è l'organizzazione che il Governo si è voluto dare per affrontarle. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà.
MOLLAME (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, oggi discutiamo un provvedimento per il riordino delle attribuzioni dei Ministeri che si inserisce in una logica fondamentale di questo Governo, quella cioè di affrontare un periodo terribile della nostra storia nazionale e globale.
Mi soffermo soltanto e principalmente su tre punti, in primo luogo sull'istituzione del Ministero del turismo, che ritengo fondamentale perché, come è già stato detto in quest'Aula, questo settore della nostra economia, ma anche della nostra storia e - oso dire - anche del nostro ambiente, è quello che sta pagando il prezzo maggiore da poco più di un anno a questa parte. Pertanto, sperando di riuscire a venir fuori da questo terribile periodo, è fondamentale che ci sia un Ministero dedicato a questo straordinario comparto della nostra economia.
L'altro aspetto che ritengo fondamentale è l'aver accorpato le politiche energetiche all'ex Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, oggi denominato Ministero della transizione ecologica. Negli ultimi centocinquanta anni di storia dell'umanità abbiamo stravolto il nostro pianeta e, come ricordava qualcuno poco fa, domani ricorre la celebrazione della giornata della terra. Lo abbiamo stravolto come non è mai accaduto in milioni di anni e lo abbiamo fatto fondamentalmente perché abbiamo esigenze straordinarie di energia, pertanto il nostro futuro si baserà proprio su questo argomento, su come vorremo produrre l'energia di cui abbiamo bisogno.
Chiudo, Presidente, ricordando anche che, proprio a causa della pandemia, i nostri bambini, i nostri infanti stanno soffrendo parecchio ed è fondamentale avere spostato il Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza nelle competenze del Primo Ministro o, in sua vece, del Ministero della famiglia. Abbiamo un dovere fondamentale, che è quello di lasciare questo mondo ai nostri figli in condizioni migliori di come l'abbiamo trovato. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà.
LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, signori membri del Governo poco presenti (ma comunque va bene), colleghi senatori, come Fratelli d'Italia, fin dall'inizio dell'iter di questo provvedimento alla Camera dei deputati, avevamo sperato in qualcosa che potesse portare effettivamente una riorganizzazione in un'ottica di ottimizzazione del sistema ministeriale. Prova ne sono i tanti emendamenti presentati sia alla Camera che in questa sede, tutti diretti a migliorare l'efficienza e l'efficacia dei Ministeri.
Purtroppo il corso dell'iter e la conclusione di questa prima fase che ha portato il testo in seconda lettura al Senato ci ha in gran parte deluso; questo non per la bocciatura quasi totale dei nostri emendamenti, ma per la logica che abbiamo visto guidare questa riorganizzazione, che ci è parsa più da manuale Cencelli che non ispirata a criteri di efficienza, a causa della spartizione delle competenze e dei riequilibri dei pesi e contrappesi di ogni singolo Ministero a seconda del riferimento politico del Ministro. Penso in particolare alle molte competenze attribuite al Ministero della transizione ecologica, che ha assorbito deleghe importanti, che erano fino ad oggi di competenza del Ministero dello sviluppo economico; deleghe tali che potrebbero generare problemi di efficienza, tenuto conto che dovrà occuparsi non solo dell'importante settore delle energie, ma anche dei consorzi di bonifica, di dissesto idrogeologico e di nucleare, ossia tutta una serie di competenze che hanno infatti già costretto a prevedere comitati e cabine di regia che riteniamo però di difficile gestione. Forse il pensiero era più quello di depotenziare il Ministero dello sviluppo economico che non di ottimizzare quello della transizione ecologica.
D'altra parte, il Ministero della transizione ecologica, che ha sostituito - come sappiamo - il Ministero dell'ambiente, con un nome che già identifica un aspetto a mio avviso demagogico, è l'ultimo baluardo della politica grillina; anzi, più che l'ultimo baluardo direi l'ultima scusa per giustificarne l'ingresso in questo Governo. Si è passati dal «mai con Salvini» al «mai col partito di Bibbiano»; dal «mai con Berlusconi» al «mai con il banchiere Draghi»; insomma, occorreva una foglia di fico per giustificare l'ennesimo voltafaccia di un movimento che ha tradito tutto pur di rimanere incollato alle sedie del potere. Il Ministero della transizione ecologica era il giusto prezzo, ma questo è un aspetto che gli elettori sapranno valutare. Quello che ci preoccupa, invece, sono le sorti del Paese, pensando alle politiche energetiche, elemento fondamentale per il sistema economico nazionale. Tutto questo è messo in mano al partito del «no»: no al TAP, no alle trivelle, no alla TAV; no a tutto, ma sì alle poltrone.
Un altro aspetto che ci ha profondamente deluso è la cancellazione del Ministero dello sport, ma abbiamo già visto - come il collega senatore Barbaro ha colto meglio di me - l'aspetto negativo di tale scelta. Mi permetto solo di sottolineare come questa scelta sia sbagliata anche alla luce di quanto sia mancata una giusta attenzione ad un settore profondamente in crisi a causa delle scelte fatte da questo Governo per contenere il contagio da Covid, ma è inopportuno anche in vista degli importanti appuntamenti di carattere mondiale che vedrà lo sport italiano impegnato in importanti sfide nel prossimo futuro.
Un aspetto invece in parte positivo lo ritroviamo nella costituzione del Ministero del turismo. Dopo gli ultimi rimpalli da un Ministero all'altro, che ha visto il turismo trattato come una semplice delega da attribuire a questo o a quell'altro Ministero, finalmente si è capito che questo settore è fondamentale per l'intera economia nazionale e che doveva avere un riconoscimento e un'attenzione propria.
Voglio ricordare, in questa sede, le battaglie di Fratelli d'Italia e di Giorgia Meloni, che hanno sempre spinto in questa direzione, presentando anche disegni di legge che intervenivano in maniera determinante sulla ripartizione delle varie competenze, anche nei confronti delle Regioni.
Va bene, quindi, la realizzazione di questo Ministero, ma è un peccato che lo si faccia solo parzialmente, perché purtroppo non viene dotato di indipendenza finanziaria, dal momento che si istituisce il Ministero del turismo, ma senza portafoglio. Adesso serve dare gambe alle parole e occorrono risorse vere e concrete per questo settore, che è stato messo totalmente in ginocchio.
Cari colleghi, non basta più la forma - di cui i Governi Conte hanno abbondato e anche il Governo attuale sembra aver preso il medesimo vizio - di cui vi riempite la bocca. Penso infatti ai vari decreti-legge, dai nomi alquanto accattivanti, come decreto dignità, cura Italia o liquidità, in cui, entrando nel merito, si trovava però poca sostanza. Adesso siamo passati ai nomi dei Ministeri, come quello della transizione ecologica, di cui ho già parlato, o come il Ministero dei trasporti, diventatoMinistero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Cosa significa? Forse, anche in questo caso, si tratta di una mancetta all'ideologia grillina? La verità è che nella maggioranza esistono due correnti di pensiero, forse anche più di due, contrapposte e difficilmente conciliabili: da una parte c'è chi vorrebbe investire e costruire e dall'altra chi invece si oppone a tutto.
Stiamo infatti parlando di infrastrutture fondamentali per il Paese - ferroviarie, stradali, aeroportuali e marittime - e dei collegamenti vitali per la vita economica e sociale della Nazione. Non possiamo giocare solo con i titoli, senza dare sostanza. Tra qualche giorno, cari colleghi, è previsto il rientro a scuola del 100 per cento degli studenti. Chiedo dunque se qualcuno si è posto il problema di come organizzare il trasporto pubblico, che, mantenendo il vincolo del 50 per cento dei posti, ha bisogno di più mezzi, di più personale e di più risorse, per garantire il servizio, mantenendo la sicurezza sanitaria a bordo. Da mesi stiamo denunciando che il trasporto pubblico è uno dei potenziali luoghi di trasmissione del virus e non lo dice Fratelli d'Italia, ma i Nuclei antisofisticazione e sanità (NAS). Se la risposta del Governo è introdurre la mobilità sostenibile nella denominazione del Ministero, ci sembra un po' poco, non ci basta e non è sufficiente.
Cito infine, signor Presidente, un tema che ci sta particolarmente a cuore, su cui da tempo abbiamo presentato dei disegni di legge, sia al Senato, sia alla Camera dei deputati, a prima firma del presidente Giorgia Meloni. Da tali disegni di legge abbiamo estrapolato degli emendamenti, che abbiamo presentato al provvedimento in esame e che, sostanzialmente, chiedono la costituzione di un Ministero del mare. Si tratta, purtroppo, di un tema spesso ignorato e a volte relegato ad una semplice delega, che fa torto ad un settore strategico per la Nazione. L'Italia è infatti una piattaforma naturale in mezzo al Mediterraneo. Questa sua posizione strategica ha da sempre condizionato la nostra storia, che è infatti legata al mare e alla navigazione, basti ricordare le Repubbliche marinare e il nostro primato come grandi navigatori ed esploratori. Oggi la navigazione è ancora più centrale per il trasporto delle merci, tanto che il 90 per cento del traffico mondiale delle merci viaggia via mare e circa il 25 per cento nel Mediterraneo e l'Italia si trova ad avere sempre di più una posizione geografica fondamentale e privilegiata. Eppure questo vantaggio non è stato sfruttato, perché non esiste una politica capace di comprendere e sviluppare il ruolo geopolitico dell'Italia, né di comprendere quanto la blue economy è e potrebbe essere, se ben supportata, una risorsa straordinaria per la nostra nazione. Questa miopia, che si riflette in ritardi infrastrutturali e burocratici, non solo ci fa perdere numerose opportunità, ma rischia di farci perdere importanza rispetto a nazioni più capaci di assecondare le necessità delle imprese che lavorano alla blue economy.
Non possiamo non citare il comparto della pesca, completamente dimenticato, che invece non solo potrebbe rappresentare una leva di occupazione importante, ma che, con i suoi prodotti, può rilanciare un sistema agroalimentare e ittico di alta qualità: basti solo pensare che l'85 per cento del pesce consumato in Italia è di importazione.
Per questo e per tanti altri motivi siamo convinti che un Ministero del mare possa mettere insieme tutte quelle competenze che oggi sono sparse in mille uffici diversi - sia che riguardino la cantieristica, le infrastrutture portuali, le regole della pesca o la tutela del mare - ma che, raggruppate sotto un'unica regia, potrebbero dare nuovo slancio all'economia del mare e darci maggiore centralità nel consenso internazionale.
La proposta, purtroppo, è stata bocciata: peccato, abbiamo perso un'altra occasione. Noi continueremo comunque con la nostra opposizione responsabile e patriottica, che contraddistingue la nostra azione politica sempre per gli interessi degli italiani.
In conclusione, signor Presidente, credo di poter dire che oggi stiamo parlando del riordino dei Ministeri, ma, anche alla luce del dibattito al quale abbiamo assistito questa mattina in Aula, forse la maggioranza dovrebbe concentrarsi sul riordino delle idee, che vediamo alquanto confuse e contraddittorie. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà.
FERRAZZI (PD). Signor Presidente, «il nome racconta la cosa», dicevano gli antichi per cui, quando parliamo di rinomina e di nome diverso di un Ministero, dovremmo parlare di un contenuto, non solamente di un'etichetta. Sappiamo che nella fattispecie - ora naturalmente mi concentrerò sul nuovo Ministero della transizione ecologica - con questa rinomina, con questa nuova nomina, con questo nuovo nome dovremmo parlare di un nuovo contenuto della cosa cui il nome è dato e assegnato.
Storicamente ci apprestiamo ad abbandonare la denominazione «Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» per affrontare un nuovo confine, una nuova possibilità, cioè il Ministero della tanta agognata, quanto detta e annunciata, transizione ecologica.
Non siamo la prima Nazione ad aver affrontato un'operazione di questo tipo; sappiamo, per esempio, che altri Paesi europei lo hanno fatto con un certo anticipo, ma noi abbiamo ritenuto che fosse il tempo giusto per affrontare la questione. È il tempo giusto perché risponde esattamente a ciò che intendiamo per ambiente e per tutela e sviluppo dell'ambiente: non già, signor Presidente, una questione solamente settoriale, che riguarda una nicchia nel contesto delle scelte politiche, istituzionali, sociali e culturali in generale, ma un modo di leggere tutte le politiche.
Facciamo attenzione, perché questa è esattamente l'indicazione che viene dall'Unione europea attraverso molti atti; per esempio emerge con grande forza nel recovery plan e quindi col recovery fund che non solo è un grande investimento nella logica dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile, ma prevede che ogni tipologia di scelta politica debba fare i conti con la relativa ricaduta ambientale. L'emergenza climatica e ambientale, infatti, è l'emergenza del tempo e se noi mettiamo a repentaglio l'ecosistema del quale siamo parte, mettiamo in discussione il nostro presente e il nostro futuro. Questa è la considerazione culturale di fondo che muove l'operazione dell'Unione europea, il recovery fund e dunque la rivisitazione del nome che ridefinisce la cosa.
Si parla di transizione ecologica, signor Presidente. Noi immaginiamo come transizione ecologica una serie di attività e di iniziative, ma, ancora prima, una visione strategica, una consapevolezza culturale. Qual è la prima grande consapevolezza che ho citato anche prima? Che l'uomo è parte dell'ecosistema e della biodiversità: non esiste una divisione tra l'attività antropica, tra l'essere uomo e il sistema, chiamiamolo creato o come vogliamo, a seconda dei punti di riferimento culturali di ognuno.
Non vorrei citare, ma lo faccio, Papa Francesco, che va molto oltre: riferendosi alla teologia di San Bonaventura, ritiene addirittura che l'immagine trinitaria sia all'interno di ogni essere creato, quindi non solo dell'uomo, ma di tutto il cosmo, per cui la relazione è consustanziale alle cose. La relazione tra uomo e ambiente, tra uomo e creato è quindi consustanziale e quando 1'uomo mette in discussione la qualità dell'ambiente, mette in discussione sé stesso, perché strutturalmente, ontologicamente l'uomo è persona, dunque è relazione. Questo presupposto culturale mi vede molto favorevole e mi fa dire che la visione della transizione ecologica all'interno di una politica di ecologia integrale non solo è l'unica capace di salvaguardare il pianeta, ma è anche quella necessaria per la crescita economica, per tenere insieme la sostenibilità sociale con quella lavorativa, con quella economica e con quella ambientale. Questa è la visione integrale che parte da una visione culturale per cui persona equivale a relazione, non solo tra le persone, ma con il mondo, con il cosmo ed uso questo termine non a caso, perché è esattamente l'opposto del caos, anche nell'antica filosofia. Il cosmo è dunque il luogo in cui l'uomo, costruendo delle relazioni sane, riconosce il valore della natura e costruisce un gioco virtuoso.
Per rispondere, fra gli altri, ad un senatore della Lega che è intervenuto prima, per noi la cura della natura della quale facciamo parte non è semplicemente attenzione alla tutela, ma è anche coltivazione: la natura la si tutela anche coltivandola; l'attività dell'uomo, quando riconosce il valore di una cosa, la rispetta e la riporta a ciò che è in origine, è un'operazione di valorizzazione. Tutela e valorizzazione, quindi, sono esattamente due facce della medesima medaglia.
Presidente, ho tenuto molto alto il tono di questo intervento, perché ritengo che il cambio della denominazione debba corrispondere a una modifica innanzitutto culturale, dopodiché ci sono tutte le ricadute, perché sappiamo che c'è l'attivazione del Comitato interministeriale per la transizione ecologica, il cosiddetto CITE, che approva il piano per la transizione ecologica fatto di punti dettagliati, che noi più volte abbiamo posto in quest'Aula e nelle Commissioni: la politica sulla riduzione dei gas climalteranti, la mobilità sostenibile e dolce, il contrasto al dissesto idrogeologico, il contrasto al consumo del suolo, le risorse idriche e le relative infrastrutture, la qualità dell'aria e l'economia circolare.
Speriamo vivamente, Presidente, che questo nuovo Ministero definisca, con il cambio di denominazione, un cambio di passo necessario per il futuro nostro e dei nostri figli. (Applausi).
PRESIDENTE. Forse le interesserà sapere che non ha sbagliato neanche di un secondo e che ha concluso il suo intervento esattamente nel tempo prefissato.
È iscritta a parlare la senatrice Corrado. Ne ha facoltà.
CORRADO (Misto). Signor Presidente, signori colleghi, ricorderete che la fenice, il mitico uccello citato anche da Erodoto, rinasceva periodicamente dalle proprie ceneri del tutto rinnovato e più splendido di prima. Vorrei poter usare questa metafora per alludere al neonato Ministero della cultura, ma non posso. Dal 1974 ad oggi, infatti, il Dicastero al quale la Repubblica ha affidato i nostri beni culturali ha cambiato pelle in più occasioni senza mutare la propria essenza. Diversamente, il riordino delle attribuzioni dei Ministeri che oggi affrontiamo sancisce senza dubbio la nascita del Ministero della cultura, ma certifica al contempo l'avvenuto decesso del Ministero dei beni culturali (lo chiamo così per comodità) e la sua è una morte stentata, una morte senza abbandono avrebbe detto il poeta, una morte soprattutto senza speranza di resurrezione. Richiamando il più celebre forse degli elogi funebri, il monologo di Marco Antonio per la morte di Giulio Cesare nell'omonimo dramma shakespeariano, vorrei dire che io vengo a seppellire quel Ministero, non a lodarlo. Franceschini dice che il Ministero dei beni culturali era obsoleto, grave colpa, e che tutti già lo chiamavano Ministero della cultura, quindi non c'è da rammaricarsi del cambio di denominazione e Franceschini è un uomo d'onore.
Ma io vengo a parlarvi del Ministero che non c'è più. Dopo l'eccellente lavoro svolto negli anni 1964-1967 dalla Commissione che per beffa del destino si chiamò anch'essa Franceschini, il Ministero voluto da Giovanni Spadolini fu istituito con il decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 657, convertito nella legge 29 gennaio 1975, n. 5.
A che scopo un nuovo Ministero? Per attuare l'articolo 9 della Costituzione. Dunque, per garantire la tutela organica di beni di rilevanza assoluta per la Nazione, cioè per il popolo italiano, quali il patrimonio storico artistico e il paesaggio (tutela che è un interesse costituzionale primario) e per gestirli in quell'ottica.
Sanità, istruzione e patrimonio culturale sono pilastri costituzionali, ben piantati sulla base solidaristica, irrinunciabili perciò e prioritari. Tuttavia, sostiene Franceschini, il Ministero per i beni culturali era obsoleto. E Franceschini è uomo d'onore. L'organizzazione del nuovo dicastero fu assicurata dal decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 1975 n. 805 e, un paio di anni dopo, la legge n. 285 del 1977 garantì carne e sangue alla macchina appena messa in funzione.
Le migliaia di giovani assunti in quella stagione sono andati e stanno andando in pensione da circa tre anni, sguarnendo l'organico del dicastero al punto che, teoricamente, esso conta oggi 19.000 unità (da 25.000 che erano prima dei tagli), ma in servizio effettivo ce ne sono appena 12.300, destinati a calare a 10.000 entro il 2025.
Con fredda premeditazione non sono state fatte assunzioni per colmare questa emorragia prevedibile e prevista e per trasmettere l'esperienza accumulata. Pensate solo al concorso del 2019 per 1052 assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza (i cosiddetti AFAV), bloccato dopo la prova preselettiva, ufficialmente dalla pandemia, senza che se ne senta più parlare. Meglio per voi ignorare, colleghi, perché che cosa accadrebbe se voi lo sapeste? Dovreste tradire l'uomo d'onore che ha annientato la creatura di Spadolini?
Ma torniamo alla storia: con il decreto legislativo n. 368 del 1998 fu istituito il Ministero per i beni e le attività culturali, che ereditava quanto già spettante al predecessore, con l'aggiunta, però, delle competenze sullo sport e sulla promozione dello spettacolo in ogni sua forma.
A fine 2007 fu approvato il nuovo regolamento di riorganizzazione e si intervenne ancora, il 2 luglio 2009, con il DPR n. 91, rafforzando l'azione di tutela e riconoscendo centralità alla salvaguardia del paesaggio. Tutti voi amaste quel Mibac un tempo, colleghi, non senza causa. Quale causa vi impedisce oggi di piangerlo?
Il declino è cominciato nel 2013, con il Governo Letta, quando il Mibac rivendica la competenza sul turismo, già della Presidenza del Consiglio. Nasce allora il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact). L'onorevole Franceschini, che subentra nel 2014 e che, ad oggi, ha collezionato oltre 1700 giorni da componente dell'Esecutivo, con ben quattro Governi diversi, realizza in un biennio il grosso delle riforme, mandante il presidente del Consiglio Renzi, che stravolgono il dicastero.
Si assiste così all'accorpamento degli uffici di tutela, da cui nascono le soprintendenze cosiddette olistiche, esperimento già fallito in Italia negli anni Venti e Trenta, e fallito in Sicilia, dove oggi non sono più garantite le condizioni amministrative per esercitare la tutela, e si assiste al parto, doppiamente mostruoso, dei poli museali e degli istituti con autonomia speciale. È così che la più becera logica spartitoria a fini clientelari si è impadronita della scena, scalzando completamente il merito.
Fu allora, colleghi, che il potente cuore si spezzò. Nel 2018, con il Governo Conte 1, si vara il Ministero per i beni e le attività culturali, orfano del turismo associato alle politiche agricole. Già con il Governo Conte 2 e l'inopinato ritorno di Franceschini al Collegio Romano nell'autunno 2019, il giocattolo preferito torna nelle sue mani rapaci per parassitare il Ministero. Io, voi, tutti, cademmo in quel momento. Basti ricordare le decine di milioni di euro sottratti senza esitazioni, lo scorso anno, a quei compiti istituzionali prioritari per finanziare la cosiddetta 18app. Ciò che non produce utili da spartire tra i privati, infatti, non interessa al sinistro della cultura e alla sua corte di rinvenienti, per i quali, come sapete, con il comma 4, soppresso alla Camera, aveva chiesto altri 700.000 euro per il Mic.
Ho depositato un emendamento, proprio sulla denominazione del nuovo Ministero, aspetto per nulla marginale. Cultura, infatti, di per sé è un concetto vago e aleatorio, mentre la precedente denominazione conteneva il duplice e distinto riferimento alle funzioni relative: a) alla tutela, gestione e valorizzazione dei beni culturali e b) alla promozione delle attività culturali, rispettivamente riconducibili ai compiti che i commi 2 e 1 dell'articolo 9 della Costituzione attribuiscono separatamente alla Repubblica.
Non avendo il decreto-legge n. 22 del 2021 modificato le precedenti attribuzioni, si deve intendere che la nuova denominazione dovrebbe, logicamente e giuridicamente, ricomprenderle sotto il termine generico di cultura. Sussiste, però, una differenza sostanziale e giuridica fondamentale tra la funzione di tutela dei beni culturali e quella di promozione delle attività culturali, per la diversa natura dei loro oggetti.
Mentre il paesaggio e il patrimonio storico e artistico sono compendi di cose (come si esprimeva la legge 1° giugno 1939, n. 1089), ovvero di beni che hanno necessariamente una consistenza materiale individuata di valenza patrimoniale ordinaria, oggetto di tutela, conservazione e restauro (precondizioni della fruizione e valorizzazione della valenza culturale di tali beni), le attività culturali sono comportamenti umani che rilevano per il loro contenuto intellettuale, piuttosto che per gli oggetti materiali che ne sono supporti, strumenti o prodotti, i quali ultimi sono a loro volta oggetto di tutela - e non più di promozione - per i diritti d'autore o quando ne ricorrano le condizioni dell'intervenuto interesse storico quali beni culturali.
Un'accezione del termine cultura che dovesse allontanarsi del tutto dalla precedente duplice denominazione forzatamente ricomprendente anche l'effettiva, innominata attribuzione della tutela dei beni culturali e del paesaggio sarebbe pertanto così generica e ampia da creare un illimitato margine di discrezionalità in materia, sovrapponendosi peraltro alle attribuzioni di altri Dicasteri in materia di cultura (alludo a istruzione, università ed esteri).
Obliterando tale differenza di funzioni sotto l'eccessivamente generico termine unico di cultura, viene inoltre a crearsi un incongruo disallineamento fra la tutela dei beni culturali e del paesaggio, attribuita al Dicastero dall'omonimo codice e svolta da oltre 640 organi periferici del Ministero e dal 97 per cento del suo personale (mentre la promozione è svolta solo da alcuni uffici centrali), e la sua denominazione. La tutela dei beni culturali come configurata dal codice, pur avendo un presupposto di ricerca e studio e una finalità indiretta di valorizzazione e fruizione culturale, si concretizza in una serie di azioni e procedure giuridico-amministrative relative all'aspetto materiale dei beni, che non possono, per la loro stessa natura, essere considerate mere ed esclusive attività culturali.
E non è pensabile, come vorrebbe l'articolo 9 della legge di delegazione europea, estendere oltremodo la definizione di istituti di tutela del patrimonio culturale al fine di favorire l'accesso a quei beni, annacquando il concetto in modo che se tutto è tutela, nulla lo è.
L'eliminazione nel Mic di ogni espresso riferimento ai beni culturali costituisce infine un chiaro segnale politico per cui la loro tutela sarebbe una funzione del Dicastero non più precipua e prevalente, ma tacita e secondaria, nella quale può essere quindi ulteriormente ridotto l'intervento di risorse. Occorre pertanto o dare un segnale positivo in senso contrario che dimostri l'intenzione dello Stato di non abbassare la guardia nella tutela dei beni culturali e del paesaggio, restituendo alla denominazione del Dicastero il riferimento espresso ai beni culturali (cioè al patrimonio storico e artistico della Nazione e alla sua tutela che la Costituzione gli attribuisce come compito imprescindibile d'identità e civiltà), oppure che si crei un nuovo Ministero con risorse proprie e un proprio Ministro - vero, non un sicario o un rottamatore - che assolva realmente, con disciplina e onore, a quel compito. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà.
TIRABOSCHI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signori membri del Governo, onorevoli colleghi senatori, un provvedimento di riordino dei Ministeri (peraltro, mi pare che questa sia la quarta volta che affrontiamo un tema di riordino ministeriale) è sicuramente strategico e molto importante. È questa la fase in cui siamo chiamati a dare l'assetto organizzativo a un pezzo della pubblica amministrazione che, pensando appunto ai due Ministeri più importanti e ai relativi comitati che vengono messi in piedi, dà l'idea di quello che vuole essere il modello di crescita e sviluppo di questo Paese.
A mio modo di vedere, si tratta di un passaggio fondamentale in relazione alle risorse del recovery che arrivano dall'Europa, perché sappiamo che sia la parte del digitale che quella della transizione ecologica assorbiranno rispettivamente il 20 e il 37 per cento (per un totale del 57 per cento) delle risorse dell'Unione europea. Questo è quindi un passaggio fondamentale e, proprio per questo, lo dobbiamo interpretare in termini strategici.
Mi concentrerò molto sul nuovo Ministero del turismo, sul Ministero per l'innovazione tecnologica e, di conseguenza, anche sul comitato interministeriale per la transizione digitale. Vorrei fare solo un'osservazione sul Ministero della transizione ecologica - lo dico soprattutto al relatore e al Governo - che, a seguito di una modifica introdotta dalla Camera, è componente di diritto del comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica; viceversa, di questo comitato non fa parte il Ministero per l'innovazione digitale. Questo un po' preoccupa, perché le due transizioni sono fortemente collegate tra di loro; non nascondo che quadrare il cerchio tra la crescita, l'innovazione digitale e la transizione energetica non sarà così semplice. Comunque sicuramente il Ministero per l'innovazione digitale dovrebbe far parte di diritto di questo comitato.
Un'ultima osservazione sul Ministero della transizione ecologica: si spera che la vera sfida di evitare sovrapposizioni, duplicazioni e incroci di competenze sia affrontata in maniera effettivamente organica. Qualche dubbio viene, perché il Ministro a capo di questo Ministero, e di conseguenza anche del comitato, potrebbe rischiare di sovrapporsi a una serie di attività, funzioni e obiettivi tipici del nuovo CIPESS (ex CIPE); in questo senso raccomando di evitare le duplicazioni, che sono abbastanza tipiche di questo Paese.
Un altro tema sicuramente molto importante, uno snodo fondamentale, è quello dell'approvazione del Piano per la transizione ecologica, che dovremmo fare entro cinque mesi dall'entrata in vigore del decreto-legge di riordino dei Ministeri. La visione di sistema e soprattutto la forte collaborazione con il Mise sono un passaggio fondamentale. Ricordo che non sarà semplice, in questo Paese, tenere insieme il concetto di green e il cosiddetto concetto di nimby ("non nel mio cortile"), che è molto tipico della cultura italiana. Questi due concetti, quello di green, che rappresenta la transizione verso questo nuovo paradigma, e il fatto che non si vogliono avere i campi fotovoltaici o i parchi eolici nel proprio territorio, saranno un tema sul quale riflettere.
Arrivo adesso a ciò che a me sta particolarmente a cuore, il nuovo Ministero del turismo. Questo Ministero è stato un po' sballottato, nel senso che non ha mai avuto una sua identità. Ora, io credo che questa identità la debba assumere non solo in relazione alle gravi difficoltà contingenti, che conosciamo tutti e che devono essere affrontate in termini tempestivi, per evitare di distruggere una serie di aziende del settore turistico (mi riferisco a tutto quello che riguarda i prossimi incentivi, i sostegni e quant'altro), ma vorrei che fosse proprio inteso in termini strategici, come vera e propria industria. Qualcuno di voi sicuramente ricorderà che fin dal lontano 2018 io ho detto che il turismo era la più digitale di tutte le industrie. Vent'anni fa, quando Internet era agli albori, nessuno comprese la portata di questo strumento, ma il turismo lo comprese prima di altri settori; questa è l'occasione storica per dare un senso all'industria turistica. Quindi, mi chiedo come questo Ministero, che non è presente nel Comitato interministeriale della transizione digitale, possa svolgere il suo ruolo visto che è la più digitale di tutte le industrie. Sappiamo tutti che anche chi è meno digitale per prenotare un viaggio aereo o una serie di servizi ricorre alle cosiddette piattaforme.
Più di una volta ho detto che su questo fronte, cioè su quello che definisco il digitale immateriale o l'economia digitale, potremmo costruire un pezzo di PIL importante del Paese. Dobbiamo scommettere credendoci perché lì c'è tutto il potenziale inespresso, che anche prima della pandemia non ha dato la sua visibilità in termini di crescita costante e stabile, di un comparto che è un'eccellenza per il nostro Paese.
Vorrei, quindi, che fosse fatta una riflessione su questo, esattamente come vorrei una riflessione sul Titolo V della Costituzione. Mi riferisco all'articolo 117, lettera r), della nostra Costituzione, che parla di coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale. Credo che il dettato di questo articolo debba diventare una parte viva della progettualità digitale della nostra Repubblica in quanto è proprio partendo dal coordinamento digitale che si possono mettere in atto una serie di azioni di sistema. La riorganizzazione ministeriale con la creazione - ripeto - del Ministero dedicato al turismo e di un Ministero dedicato all'innovazione tecnologica deve essere intesa in termini di innovazione organizzativa con una portata di sistema e, quindi, una portata strategica. Dobbiamo declinarlo, però, in termini operativi e non lasciarlo solo sulla carta. Tale declinazione richiede un atto di coraggio.
Penso che l'atto di coraggio sia anche il successivo approfondimento del concetto di made in Italy, che ho sempre definito come la sintesi perfetta di bello, buono, ben fatto e bel vivere italiano e, cioè, la sintesi di turismo e di industria creativa italiana. È il modo più concreto per ibridare questi due settori, che poi servono a rilanciare la micro, piccola e media impresa (MPMI) - e non solo la PMI - che rappresenta una parte della spina dorsale produttiva del Paese e che può avvenire attraverso un sistema di valorizzazione digitale che non può scappare dal controllo strategico e che effettivamente può portare nelle «n» nicchie del mondo quanto di meglio l'Italia sa esprimere in termini di eccellenze.
Sapete che le eccellenze dell'Italia sono tantissime e le possiamo valorizzare intercettando i flussi non solo nazionali, ma anche internazionali, andando a identificare cioè i cosiddetti fruitori dei servizi turistici, ai quali poi andremo a proporre le eccellenze artigianali dell'industria creativa italiana. Mi riferisco alla moda, alla ceramica, al settore agroalimentare, all'enogastronomia e quant'altro sappiamo esprimere di meglio nel nostro Paese. È lì che c'è, oltre all'infrastruttura digitale, la crescita di PIL che io... (Il microfono si disattiva automaticamente). ...quantifico almeno in 3 punti di PIL. Ricordo ancora una volta a tutti che questo era un comparto che anche prima della pandemia non era sufficientemente valorizzato e promosso nel mondo. È arrivata l'occasione per farlo. Crediamoci e facciamolo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, consentitemi di iniziare con un pensiero per Brumotti, aggredito di nuovo poche ore fa mentre realizzava un servizio per «Striscia la notizia»; al riguardo ci sarebbe tantissimo da dire e per questo preferisco non dire nulla. Mi limito ad esprimergli la vicinanza mia personale e, immagino, di tutto il Gruppo di cui faccio parte. (Applausi).
La discussione odierna verte sulla conversione del decreto-legge n. 22 del 1° marzo 2021, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri. Spesso si dice che la forma è sostanza e questo, a mio avviso, dovrebbe già far capire che non si tratta della solita riforma ordinamentale, tra l'altro già realizzata più volte anche in questa legislatura. Ricordo, solo a titolo di esempio, quando furono attribuite le competenze del turismo al Ministero delle politiche agricole e quando, successivamente, nel Governo Conte 2, sempre le competenze del turismo furono restituite al Ministero dei beni culturali, scelta che, tra l'altro, io non condividevo e su cui mi ero espresso sempre da questi banchi.
In questo caso noi stiamo creando quella che sarà la colonna vertebrale della politica dei prossimi anni, perché questo provvedimento non è fine a se stesso, ma è funzionale alla realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Questo significa che la politica dei prossimi anni, forse addirittura dei prossimi lustri, anche in considerazione del fatto che le importantissime risorse del recovery fund, sarà inevitabilmente influenzata da quello che facciamo ora, verranno impiegate sulla base di quello che stiamo discutendo oggi, ossia della struttura di cui ci stiamo dotando con la riorganizzazione oggetto dell'odierno dibattito, a prescindere da chi ci sarà a guidare il prossimo Governo, da quale sarà la prossima maggioranza e da quali saranno le ideologie politiche di chi andrà a governare nei prossimi anni.
Ecco perché la discussione, a mio avviso, è particolarmente importante e deve essere realizzata nell'ottica non tanto e non solo della riorganizzazione fine a se stessa, quanto piuttosto di come vogliamo o vorremmo che questa riorganizzazione portasse effetti concreti sulla vita di tutti noi. Infatti, la sequenza organizzazione-struttura-azione-obiettivo mai prima d'ora aveva avuto una tale correlazione; mai prima d'ora questi passaggi avevano avuto un significato così pregno di conseguenze per la vita quotidiana di tutti noi.
Io ricordo che all'articolo 2 del presente decreto-legge si riorganizzano le competenze, addirittura cambiandone la denominazione, dell'ex Ministero dell'ambiente, che diventa Ministero per la transizione ecologica, in una Nazione piccola (l'Italia ha una superficie di poco più di 300.000 chilometri quadrati), con una popolazione di poco meno di 60 milioni di abitanti. Questo significa che abbiamo una densità abitativa di poco inferiore ai 200 abitanti per chilometro quadrato. Per chi non si dovesse rendere conto di ciò che significa, consideriamo che la Cina ha una densità abitativa di 153 abitanti per chilometro quadrato: l'Italia quindi ha una densità abitativa superiore a quella della Cina. Pertanto, la forte antropizzazione che caratterizza il nostro territorio ci deve far capire che tutto ciò che inciderà sulla politica ambientale dell'attuale Governo, ma anche dei futuri, avrà inevitabilmente ripercussioni dirette sulla vita di tutti noi. Ecco perché, a mio avviso, dovremmo soffermarci sulla portata concreta di ciò che andremo ad approvare.
Prima di entrare nel dettaglio del contenuto dell'articolo 2, che evidentemente, da membro della Commissione ambiente, mi interessa in maniera particolare, vorrei permettermi una piccola digressione sull'articolo 1, che istituisce il Ministero del turismo. Lo faccio non solo perché è la prima disposizione contenuta nel decreto-legge in esame, ma anche perché, sempre da questi banchi, un anno e mezzo fa, quando si discuteva del trasferimento delle competenze del turismo dal Ministero delle politiche agricole al Ministero dei beni culturali, auspicavo la creazione di un apposito Ministero, perché sostenevo che il turismo rappresentasse una parte importantissima del PIL e l'immagine del nostro Paese.
Per tutta una serie di considerazioni - che non sto a ripetere ora - sostenevo l'opportunità di creare, appunto, un apposito Ministero del turismo; quindi, evidentemente, seppur un anno e mezzo dopo, non posso che essere molto soddisfatto di questa scelta.
Come dicevo prima, il turismo rappresenta tra il 13 e il 14 per cento del PIL; non è facilissimo fare il calcolo perché poi bisogna considerare anche tutto l'indotto che crea. Ad ogni modo, a prescindere dal fatto che sia il 13, il 14, il 15 o addirittura il 20 per cento, se considerassimo la portata ampia di tutto ciò che è incluso nel mondo turismo, rimane il fatto che tale settore rappresenta un elemento fondamentale per la nostra economia, ancora di più se consideriamo che oltre 40 miliardi del ritorno economico dal settore turistico provengono dal turismo straniero. Ciò significa che per la nostra bilancia commerciale 40 miliardi in positivo vengono dal turismo estero; sono, cioè, risorse che soggetti residenti in altri Paesi portano nel nostro Paese alimentando la nostra economia: 40 miliardi.
Se consideriamo che la consistenza totale del recovery fund è poco più di 200 miliardi, mentre questi 40 miliardi arrivano tutti gli anni, dovremmo capire quanto sia fondamentale per la nostra economia.
Oltre alle conseguenze dirette in termini economici, ci sono quelle indirette, perché è evidente che il turismo rappresenta la nostra immagine.
Qualche collega prima ha evidenziato quanto siamo appetibili a livello mondiale, quanto l'immagine dell'Italia rappresenti ancora un valore aggiunto e quanto in tutto il mondo l'Italia sia ancora una delle destinazioni privilegiate, forse quella privilegiata in assoluto se penso, ad esempio, alla Cina, che equipara la nostra storia, la nostra tradizione, il nostro valore culturale ai loro. Sapendo quanto sono nazionalisti i cinesi, credo che questo dica tutto, che spieghi in maniera esaustiva quanto l'immagine dell'Italia all'estero sia un valore enorme, di cui forse nemmeno noi ci rendiamo sempre conto. Ecco perché valorizzare il turismo significa valorizzare la nostra immagine e consentire la realizzazione appieno di quel progetto di made in Italy che dovrebbe essere finalizzato non solo alla tutela dei nostri prodotti, ma anche alla loro promozione all'estero.
L'ultima considerazione per cui, a mio avviso, il turismo è fondamentale - consentitemelo con una nota di evidente orgoglio - è perché sono marchigiano: vengo da quella Regione che la rivista «Lonely Planet» ha indicato come la seconda più bella al mondo. Quindi, tutte queste motivazioni inevitabilmente mi portano a pensare che la realizzazione del Ministero del turismo sia stata una scelta utile e opportuna, forse un po' tardiva, ma, come si dice sempre, meglio tardi che mai.
Concludo evidenziando che, per quanto importante, per quanto determinante per la nostra economia, per quanto fondamentale per la nostra immagine, quello del turismo è un settore in fortissima sofferenza. Sappiamo bene che in alcuni casi la riduzione di fatturato ha superato addirittura il 90 per cento: 90 per cento di contrazione del fatturato che, per qualunque settore, è un dato che potrebbe diventare mortale; potrebbe diventare l'impedimento per la prosecuzione dell'attività.
Non possiamo, quindi, limitarci esclusivamente a mantenere la politica dei piccoli ristori che c'è stata fino ad ora, ma dobbiamo fare tutto quanto necessario affinché questo settore possa ripartire. Penso, ad esempio, alla ristorazione. Capisco che si dovesse fare qualcosa, però non possiamo continuare con misure che a mio avviso non sono nemmeno efficaci.
Ieri ho avuto un pranzo di lavoro con un architetto; abbiamo preso un panino che abbiamo consumato in piedi appoggiati a un muretto - peraltro, da un punto di vista igienico-sanitario, essendo stato nel settore per ventisette anni, non credo proprio che quella rappresenti la soluzione ideale - e, oltre ad aver mangiato il panino in quella maniera, evidenzio che avevamo accanto forse una quindicina di altre persone che erano state costrette a fare la stessa cosa.
Quindi, nell'ottica di ripartenza di questo settore, teniamo anche in considerazione le proposte di buonsenso che vengono dalla Lega per le riaperture e per la gestione dei prossimi mesi, che saranno fondamentali. (Applausi).
Se parliamo di turismo, un mese non vale l'altro: agosto non è uguale a marzo o a febbraio. L'indotto, le attività, il fatturato, l'economia che abbiamo perso nelle nostre montagne con la chiusura degli impianti sciistici non li recupereremo più per quest'anno. Quindi dobbiamo capire che serve ed è indispensabile fare qualcosa adesso... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Pazzaglini, deve concludere.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Arrivo subito alle competenze attribuite al Ministero per la transizione ecologica. Tale Ministero ha competenze vecchie, che eredita dal vecchio Ministero dell'ambiente, ma anche competenze nuove.
Evidenzio che quando si parla di transizione ecologica, si deve tener conto che si corre il rischio enorme di ideologizzare delle scelte e la politica di questo Ministero, senza rendersi conto che il vecchio adagio «la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni» in questo caso è più che mai vero. Faccio un esempio concreto. Dire che il Governo incentiva...
PRESIDENTE. L'esempio mi sembra eccessivo visto che sta concludendo. Si avvii alla conclusione, per favore.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Dire che il Governo incentiva la viabilità elettrica significa avere, come conseguenza immediata, il fatto che chi pensava di cambiare una macchina vecchia per una nuova non lo fa, in attesa di sapere quale sarà la politica del Governo al riguardo. Pertanto, l'intenzione e la volontà sarebbero quelle di migliorare quelle che sono le emissioni in atmosfera di gas inquinanti, ma in realtà il risultato ottenuto è che tenendo le macchine vecchie, non si ottiene più il risultato voluto.
Ho capito, Presidente, che il tempo purtroppo non mi è alleato, quindi concludo, auspicando che non prevalga l'ideologia, ma il buon senso e che si capisca che queste decisioni, avendo conseguenze dirette sulla vita di tutti noi, dovranno essere ben ponderate, ma soprattutto concrete. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Corbetta. Ne ha facoltà.
CORBETTA (M5S). Signor Presidente, dal mese di febbraio l'Italia è il terzo Paese al mondo ad essere dotato di un Ministero per la transizione ecologica. Questo super Ministero unisce le competenze del Ministero dell'ambiente a quelle del Ministero dello sviluppo economico in materia di energia e nasce insieme ad un organismo estremamente importante collocato all'interno della Presidenza del Consiglio dei ministri, che prende il nome di Comitato interministeriale per la transizione ecologica. Questo Comitato, presieduto dal Capo del Governo, con il Ministro per la transizione ecologica come vicepresidente, ha il compito di assicurare il coordinamento di tutte le politiche nazionali per la transizione ecologica, come la riduzione delle emissioni di gas climalteranti, la mobilità sostenibile, il contrasto del dissesto idrogeologico e del consumo di suolo, l'adattamento ai cambiamenti climatici, le risorse idriche, la qualità dell'aria, l'economia circolare e i sussidi ambientali.
La ragione della presenza del MoVimento 5 Stelle nel Governo è esattamente questa: la nascita del Ministero per la transizione ecologica e del Comitato interministeriale per la transizione ecologica.
La transizione ecologica e solidale è stata difatti la condizione non negoziabile che abbiamo posto al presidente Draghi per partecipare al suo Governo di unità nazionale.
Oggi ci troviamo infatti a vivere un momento storico unico e irripetibile. Cominciamo con fatica ad intravedere la possibilità di uscire dalla crisi di sistema provocata dal Covid. La crisi ha causato danni enormi sul piano sanitario, sociale ed economico, che il Paese sta ancora subendo, ma siamo tutti fiduciosi nel fatto che tra qualche tempo ci si possa concentrare sulla ripresa. Questo, come dicevo, è un momento storico eccezionale; abbiamo un Paese da ricostruire, abbiamo a disposizione un'ingente quantità di denaro, delle linee guida europee molto precise riguardo l'utilizzo dei soldi per la sostenibilità ambientale e un Governo di unità nazionale presieduto da un Presidente del Consiglio forte sul piano internazionale. Ci sono quindi tutte le condizioni per fare quel cambio di passo verso la transizione ecologica che il MoVimento 5 Stelle chiede da sempre e che dovrà necessariamente coinvolgere tutte le forze politiche. Tutte dovranno iniziare a pensare al futuro del nostro Paese da qui al 2050.
Il Ministero della transizione ecologica e il Comitato interministeriale per la transizione ecologica avranno il compito di coordinare l'azione dell'intero Governo per affrontare in modo trasversale le tre grandi crisi che stiamo vivendo: la crisi sociale, la crisi ecologica e la crisi economica.
Partiamo dalla crisi sociale. La transizione non sarà solo ecologica: sarà una transizione ecologica e solidale. Se vogliamo che tutti i cittadini vi partecipino attivamente, dobbiamo sollevarli dalla precarietà economica e dalla paura del domani, riducendo le disuguaglianze. La transizione è di tutti e per tutti, oppure non sarà per nessuno.
Per quanto riguarda la crisi ecologica, i problemi della sostenibilità sono conosciuti da almeno settant'anni, ma finora abbiamo fatto pochissimo. Siamo abituati a rincorrere e tamponare le emergenze del presente, rinviando al futuro le soluzioni, senza intervenire sulle cause e senza preoccuparci delle conseguenze a lungo termine. Avviare la transizione ecologica e solidale richiede alla politica un cambio di prospettiva: agire nel presente, certo, ma per costruire l'Italia del 2050. È un impegno che spetta non solo al MoVimento, ma a tutte le forze politiche. L'urgenza del 2021 e la previdenza per il 2050 devono combinarsi, non ostacolarsi.
Nella transizione il tema dell'energia è importante, ma la soluzione non è semplicemente passare dall'energia fossile a quella rinnovabile; occorre un cambiamento molto più ampio che coinvolga abitudini, stili di vita, mentalità e obiettivi. Finora abbiamo orientato tutti i nostri sforzi per ottenere più produzione, più lavoro, più guadagni, più cose. Con la transizione riconosceremo il valore delle persone, della qualità del lavoro, del tempo, delle relazioni e della vita. Useremo l'intelligenza per vivere con più soddisfazione ma con meno energia, meno materiali, meno lavoro a pari livello di benessere. Lo slogan deve essere: meno potenza, più intelligenza.
Veniamo infine alla crisi economica. Ovviamente l'economia c'entra moltissimo con la transizione ecologica. Lo sconvolgimento climatico non è solo un problema ambientale, è un enorme problema economico, il più grave che abbiamo. Mette a rischio l'economia, la crescita, la finanza, causa disoccupazione, povertà e migrazioni. Tutto questo è un costo economico altissimo, un costo enorme che aumenta sempre di più per effetto del nostro ritardo. Sono cinquant'anni che continuiamo a rinviare il cambiamento. Anche la transizione ecologica avrà un costo, è vero, ma sarà comunque molto inferiore al costo di non farla. Nel 2006 l'economista britannico Stern calcolò che agire sul clima subito sarebbe costato dieci volte meno che non farlo; oggi, nel 2021, dopo quindici anni, il costo del non agire è quasi raddoppiato.
Al di là delle diverse sensibilità ambientali, è evidente che le motivazioni economiche per attuare la transizione ecologica sono fortissime e chiamano in causa tutte le forze politiche, che devono avere la lungimiranza di guardare all'Italia del 2050. L'Italia è tra i primi Paesi al mondo a impegnarsi in questa sfida. Qualcuno non si convincerà facilmente (è normale), così come negli anni Settanta nessuno capiva il senso del Ministero dell'ambiente creato in Nuova Zelanda; poi col tempo però tutti i Paesi ne hanno istituito uno. La direzione, quindi, è chiara: nei prossimi anni la transizione ecologica arriverà al centro dell'agenda politica di moltissimi Paesi.
Sulla transizione ecologica non ci si può dividere tra destra e sinistra, non ci sono ideologie che tengano: è la realtà a imporci un cambiamento necessario e urgente. Tutte le forze politiche da qui al 2050 sono chiamate a raccogliere la sfida, a dare il loro contributo con il massimo impegno. La transizione ecologica non è una bandiera del MoVimento 5 Stelle, deve essere una bandiera di tutti e per tutti (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Sospendo la seduta fino alle ore 14,30.
(La seduta, sospesa alle ore 13,09, è ripresa alle ore 14,32).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO
Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
NUGNES (Misto-LeU). Signor Presidente, le parole sono importanti, perché danno forma al pensiero e plasmano le idee. Quindi, con l'emendamento 1.1 non stiamo certamente parlando di forma, ma di sostanza. Con questa proposta emendativa, infatti, chiediamo che al punto 8) dell'elenco di cui all'articolo 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e ovunque ricorra, al Ministero della transizione ecologica (Mite) non vada tolta la parte della denominazione che fa riferimento all'ambiente e alla tutela del territorio e del mare, ma che vada solo aggiunto il nuovo scopo, la nuova missione che il Ministero si dà. Quindi esso dovrebbe denominarsi, più propriamente, Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare e della transizione ecologica "Mattme". Quello di "tutela" è infatti un termine che, non a caso, è usato molte volte nella nostra Costituzione, perché sta ad indicare un preciso obbligo, a difesa di un preciso diritto e, proprio in questo momento, in 1a Commissione permanente si sta provando a rinforzare tale obbligo di tutela, attraverso il disegno di legge costituzionale n. 83.
È vero, la transizione ecologica oggi è una priorità e riguarda tante delle azioni inerenti alla tutela, perché risponde alla necessità non più derogabile di ridurre quell'impronta ecologica che grava sul nostro pianeta a causa dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici. La transizione, tuttavia, denota solo una missione, un'esigenza, uno scopo che il Ministero si propone di mettere in atto per transitare, ossia per muoversi da un punto "A", quello di oggi, a un punto "B", di domani. Non capiamo quindi perché dovremmo perdere il riferimento all'ambiente, alla tutela del territorio e del mare e finire per non ritrovare nel Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) l'importante Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che avevamo.
Al punto 14) - finisco subito, signor Presidente - chiediamo invece che venga aggiunto l'aggettivo "pubblica" con riferimento al Ministero della salute. Ricordo ciò che disse Gino Strada, quando si palesò per lui l'ipotesi di diventare Ministro della sanità: se fosse accaduto, la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata quella di reinserire la qualifica "pubblica" per il Ministero della salute. È giusto e questa pandemia ce lo ha, come mai prima, dimostrato e mostrato. Dobbiamo ricordarci peraltro che l'aggettivo "pubblica" era nella denominazione della direzione generale della sanità (pubblica, appunto), nonché in quella dell'alto commissariato per l'igiene e la sanità (pubblica), mentre tutte le attività private dovrebbero essere trattate da apposito Ministero, dal Mise, per esempio.
Questi sono gli stessi ragionamenti alla base della proposta riferita al punto 11), per cui si chiede che il Ministero dell'istruzione torni a chiamarsi Ministero della pubblica istruzione, come è stato denominato almeno per tutta la durata del secondo Governo Prodi e fino al quarto Governo Berlusconi.
In caso di parere negativo su questo emendamento, ne annuncio fin d'ora il ritiro, chiedendone la trasformazione in ordine del giorno. Chiedo, inoltre, di poter apporre la mia firma all'emendamento 1.2, a prima firma della senatrice De Petris.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, in Commissione abbiamo ritirato l'emendamento 1.2 e ne abbiamo chiesto la trasformazione in ordine del giorno, che è stato accolto dal Governo come raccomandazione. A questo punto ritiriamo dunque l'emendamento anche in questa sede e, così come abbiamo fatto in Commissione, ne chiediamo la trasformazione in ordine del giorno.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.
GRIMANI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.1, 1.3, 1.4 e 1.5.
È accolto invece come raccomandazione l'ordine del giorno G1.2.
NUGNES (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto-LeU). Signor Presidente, chiedo di poter sottoscrivere l'ordine del giorno G1.2, a prima firma della senatrice De Petris.
BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Senatrice Nugnes, premesso che abbiamo preso ovviamente nota della sua sottoscrizione dell'ordine del giorno G1.2, che è stato accolto come raccomandazione, ritira l'emendamento 1.1, su cui è stato espresso parere contrario, in quanto sottoscrive l'ordine del giorno?
NUGNES (Misto-LeU). Se non viene accolta la trasformazione in ordine del giorno, chiedo che sia posto in votazione, perché comunque contiene altre indicazioni rispetto all'ordine del giorno G1.2.
PRESIDENTE. Ritira quindi l'emendamento 1.1 per trasformarlo in ordine del giorno?
NUGNES (Misto-LeU). Sì.
PRESIDENTE. Invito il relatore a pronunziarsi in merito.
GRIMANI, relatore. Non ho compreso se l'emendamento 1.1 è stato ritirato o ritirato e trasformato in ordine del giorno.
PRESIDENTE. La senatrice Nugnes chiede di trasformarlo in ordine del giorno. Eventualmente quale sarebbe il parere?
GRIMANI, relatore. Dobbiamo valutare l'ordine del giorno con la rappresentante del Governo.
PRESIDENTE. Nel frattempo procediamo con la votazione degli altri emendamenti.
GRIMANI, relatore. Sì, per consentire al Governo di fare una valutazione.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G1.2 è accolto come raccomandazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.4, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Urso e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore La Russa e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Sull'emendamento 1.1, chiedo al relatore e al rappresentante del Governo se c'è la disponibilità a trasformarlo in ordine del giorno e, nel caso, quale sarebbe il parere.
GRIMANI, relatore. Signor Presidente, il parere è contrario.
BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Senatrice Nugnes, vi è parere contrario sulla trasformazione dell'emendamento 1.1 in ordine del giorno. Le chiedo se vuole porre comunque in votazione l'emendamento 1.1.
NUGNES (Misto-LeU). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 14,47)
Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
TIRABOSCHI (FIBP-UDC). Signor Presidente, con l'emendamento 2.3, a seguito di una modifica che è stata introdotta dalla Camera, che ha inserito di diritto il Mite nel Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (che sappiamo tutti che compiti svolge, attinenti la politica per l'informazione e la sicurezza), chiedo se possa essere inserito anche il Ministero dell'innovazione tecnologica e la transizione digitale, visto che c'è affinità di contenuti.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.
GRIMANI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 2.1, 2.2 e 2.3.
Sull'ordine del giorno G2.1, il parere è favorevole all'accoglimento come raccomandazione con una riformulazione. Si chiede di espungere dall'impegno le parole «nel prossimo provvedimento utile». Sull'ordine del giorno G2.2 esprimo parere favorevole. Sull'ordine del giorno G2.3, il parere è favorevole se, al primo impegno, vengono espunte le parole da «atteso che» fino alla fine del capoverso. Il parere è favorevole al secondo e al terzo impegno.
BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Senatore Toninelli, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G2.1?
TONINELLI (M5S). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Senatrice Nugnes, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G2.3?
NUGNES (Misto-LeU). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.3.
TIRABOSCHI (FIBP-UDC). Lo ritiro, Presidente.
PRESIDENTE. L'emendamento 2.3 è stato ritirato.
Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G2.1 (testo 2) è accolto come raccomandazione.
Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G2.2 e G2.3 (testo 2) non verranno posti ai voti.
Procediamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 3 del decreto-legge, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GRIMANI, relatore. Signor Presidente, il parere sull'emendamento 3.1 è contrario.
BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, aggiungo la mia firma all'emendamento 4.1.
L'articolo 4 del provvedimento prevede la costituzione di un Comitato interministeriale per la transizione ecologica, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di cui faranno parte una serie di Ministeri importanti: quello della transizione ecologica, dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole, alimentari e forestali.
Noi riteniamo opportuno che di questo Comitato faccia parte anche il Ministro del turismo, alla luce del fatto che il turismo è un'attività antropica che, oggi più che mai, sta viaggiando verso un sistema di sostenibilità anche al suo interno, che può quindi diventare educativo in maniera virtuosa, nel senso del rispetto dei territori e dei paesaggi. In altre parole, si può arrivare a un turismo attivo e proattivo. Secondo noi, è veramente opportuno che il Ministero del turismo faccia parte del Comitato interministeriale per la transizione ecologica. (Applausi).
PAPATHEU (FIBP-UDC). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 4.13.
RUFA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, illustro la motivazione e lo spirito dell'ordine del giorno G4.1, cioè scongiurare che ci sia una sovrapposizione sia di ruoli che di compiti da parte delle strutture ministeriali in essere con eventuali commissariamenti che già ci sono, con un risparmio sia economico che soprattutto burocratico.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.
GRIMANI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti da 4.1 a 4.11.
Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G4.1, se l'impegno è riformulato come segue: «a provvedere ad una puntuale ricognizione dei compiti attribuiti ai commissari governativi già in essere, valutando l'eventuale razionalizzazione, con l'obiettivo di rendere più agevole ed efficace la programmazione e la gestione dell'attività».
Esprimo parere favorevole sull'emendamento G4.2, se l'impegno è riformulato come segue: «a valutare l'opportunità di identificare la struttura che offrirà al Cite supporto alle attività di programmazione, adozione e monitoraggio del piano della transizione ecologica, garantendo che le risorse economiche stanziate dallo Stato e dall'Unione europea per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio vengano impiegate in base ai criteri di efficienza, efficacia, economicità, semplicità e trasparenza».
BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Rufa, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G4.1 proposta dal relatore?
RUFA (L-SP-PSd'Az). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Senatore Quarto, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G4.2 proposta dal relatore?
QUARTO (M5S). Sì, signor Presidente.
GALLONE (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 4.1.
PRESIDENTE. L'emendamento 4.1 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.2, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.3, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.4, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.5, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.6, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.7, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.8, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 4.9, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.9, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 4.10, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.10, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 4.11, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.11, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 4.12 e 4.13 sono stati ritirati.
Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G4.1 (testo 2) e G4.2 (testo 2) non verranno posti ai voti.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
SICLARI (FIBP-UDC). Signor Presidente, l'emendamento 6.0.1 riguarda l'istituzione del Ministero per il Sud per strutturare un Dicastero che possa risolvere la questione meridionale, che non è mai stata risolta da nessun Governo ad oggi. È stato trasformato in ordine del giorno, che la Commissione ha accolto e che ringrazio per il lavoro svolto.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
GRIMANI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 6.1. L'emendamento 6.0.1, che è stato trasformato in ordine del giorno, si accoglie come raccomandazione inserendo nell'impegno la dicitura: «a valutare l'opportunità di».
PRESIDENTE. Senatore Siclari, accetta la riformulazione e l'accoglimento come raccomandazione?
SICLARI (FIBP-UDC). Accetto.
BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G6.0.1 (testo 2) è accolto come raccomandazione.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 7 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GRIMANI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti da 7.1 a 7.5.
BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.1, presentato dal senatore Mallegni.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
MALLEGNI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALLEGNI (FIBP-UDC). Signor Presidente, ritiriamo gli emendamenti 7.3 e 7.4.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.5, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'emendamento e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 8 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GRIMANI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 8.1 e parere favorevole sull'ordine del giorno G8.1.
BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.1, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G8.1 non verrà posto ai voti.
Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 10 del decreto-legge, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GRIMANI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 10.1.
BERGAMINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.1, presentato dai senatori La Russa e Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
GRIMANI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRIMANI (IV-PSI). Signor Presidente, l'approvazione di questo disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 22 è uno di quei passaggi che appaiono rituali e frequenti nel momento in cui si costituiscono nuovi Governi. Spesso si tratta di provvedimenti che generano polemiche, ma poi, approfondendo il contenuto degli stessi, si valuta come servano a ridefinire il profilo dell'azione di Governo, come in questo caso. Sono quindi provvedimenti che hanno l'obiettivo di ricostituire la struttura del Governo, secondo precise scelte politiche e secondo priorità che il Governo intende darsi.
È quindi una rivisitazione legittima dell'assetto del Governo, corrispondente sicuramente ai bisogni che oggi si avvertono per quanto riguarda le risposte che occorre dare alla società a fronte delle richieste avanzate, per soddisfare quei bisogni e soprattutto per essere conseguenti nelle difficili scelte che ci attendono.
Con la conversione di questo decreto-legge prepariamo il Paese alle sfide future, a partire da quella del recovery plan. Si dà, infatti, una struttura al Governo, ridefinendo gli assetti ministeriali sulla base di alcuni importanti principi, soprattutto dando alla struttura dei Ministeri una connotazione politica attraverso le parole chiave che vengono inserite nelle diciture che li identificano. Transizione ecologica, mobilità sostenibile, innovazione tecnologica, turismo, sviluppo economico: sono questi i temi che emergono nella nostra attività di conversione del decreto-legge.
Si parte proprio dal tema della transizione ecologica, che è sentito dalle forze politiche, alcune delle quali hanno su questo una predisposizione e un impegno politico maggiore di altre. Ad ogni modo tutto il Parlamento è sicuramente interessato e impegnato sul tema della transizione ecologica.
In questo senso, anche Italia Viva ha svolto un proprio lavoro di approfondimento e di condivisione, attraverso un emendamento che è stato approvato alla Camera, che ha previsto la possibilità di far partecipare il Ministro della transizione ecologica al Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, proprio partendo dalla considerazione che si tratti di un Ministero che sarà al centro delle politiche strategiche di investimento e di sviluppo. È, tra l'altro, una scelta necessaria, perché sappiamo bene che le competenze di questo nuovo Ministero avranno ricadute pesanti sul tema della sicurezza e del sistema energetico nazionale. Si spiega così la ragione per la quale è stato proposto che il Ministro avesse la possibilità di partecipare al Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica.
Il provvedimento in esame, come ho detto in precedenza, vuole ridefinire la struttura del Governo, soprattutto per dare risposte alle domande che saranno più frequenti nelle prossime settimane e che già ora sono ricorrenti.
Il provvedimento mira a ricostruire la struttura del Governo per dare risposte in una fase politica e sociale complicata, quella post pandemica, anche se gli effetti della pandemia non sono sicuramente da considerare esauriti, ma sono ancora importanti.
È chiaro che dobbiamo dare delle risposte perché serve una pubblica amministrazione preparata, organizzata, all'altezza della sfida che anche l'Europa ci ha posto con i 200 miliardi del recovery plan. Ci vorrà una pubblica amministrazione che sia in grado di rendere quegli investimenti rapidi e fruttuosi perché è ciò che il Paese si aspetta.
È chiaro che la riorganizzazione della struttura del Governo non esautora il Parlamento; questo è un tema che ci dobbiamo assolutamente porre nel nostro dibattito.
Troppo spesso in questo ultimo anno abbiamo aperto una conflittualità tra Governo e Parlamento; ricordiamo tutti la fase dei famosi DPCM, che poneva all'attenzione un contrasto tra il potere decisionale del Governo e la capacità di incidenza del Parlamento. Dobbiamo superare quella contrapposizione; ci deve essere una dialettica costruttiva.
Chiaramente, rafforzando il Governo, si deve rafforzare anche la capacità del Parlamento di influire nelle scelte e di dare segnali rilevanti al Governo. Tra l'altro, la scelta dell'Esecutivo di varare decreti-legge, come avvenuto con il testo esaminato in Commissione affari costituzionali e come avverrà nelle prossime settimane con il provvedimento che sancisce le prime riaperture a partire dal 26 aprile, si è scelta una strategia di maggiore coinvolgimento del Parlamento, che dovrà convertire quei decreti-legge. Quindi, non ci sono più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri all'attenzione del Parlamento.
Un passo avanti è stato fatto ed è evidente che, per continuare a dare risposte ai bisogni pesanti che questa fase post pandemica porrà, serve una politica autorevole e ci aspettiamo che questo nuovo assetto consentirà di dare risposte efficaci e tempestive soprattutto alle imprese e alle famiglie, che sono i soggetti che stanno pagando più duramente in questa fase complicata di pandemia. Dobbiamo dare risposte, quindi, per combattere il disagio e per accompagnare la nuova stagione di riapertura del Paese, che gran parte dello stesso si aspetta per tornare alla vita reale e ridare slancio all'economia.
Con l'auspicio di fornire al Paese risposte concrete in termini di efficacia della pubblica amministrazione, al fine di far fronte ai bisogni che la società ci pone per combattere il virus e dare un segnale chiaro di ripartenza delle attività e della vita, intendiamo esprimere un voto favorevole a questo provvedimento.
Siamo convinti che si tratti di un'ulteriore spinta affinché le politiche del Governo e il rapporto con il Parlamento consentano di ridare slancio al Paese e una prospettiva nuova dopo questa fase complicata di gestione degli effetti della pandemia. (Applausi).
URSO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
URSO (FdI). Signor Presidente, come Fratelli d'Italia ci dispiace dover esprimere un voto contrario su questo provvedimento che riguarda un aspetto istituzionale della vita del Governo e del Parlamento, ovvero il riordino dei Ministeri.
Ci dispiace doverlo fare perché, nel farlo, dobbiamo evidenziare che alla base di questo riordino non vi è nulla di quello che avrebbe dovuto determinarlo. Anzi, in qualche misura, il provvedimento rende l'Esecutivo meno (e non più) efficace nelle sue azioni, e rende più difficile il compito del Parlamento nel confrontarsi con il Governo nell'esercizio dei suoi poteri. Lo facciamo e lo diciamo ben sapendo che oggi - mi rivolgo soprattutto alla sinistra che ha ereditato dalla Democrazia Cristiana la presunzione di essere il partito delle istituzioni, che una volta era rappresentato, appunto, dalla Democrazia Cristiana, alla sinistra, erede in parte di quella tradizione, che ha avuto la presunzione di interpretare il senso dello Stato e delle istituzioni a prescindere e che invece non fa più questo da tempo e non lo fa certo con questo provvedimento - è proprio la destra italiana a dover assumere su di sé la responsabilità di garantire la legalità democratica, di garantire il buon funzionamento del Parlamento, dei suoi organi esecutivi e dei suoi comitati di garanzia. È proprio la destra italiana che deve farsi carico, nell'assenza di un partito della maggioranza che lo faccia pienamente, di bilanciare l'efficacia dell'Esecutivo con i compiti del Parlamento.
Purtroppo dobbiamo evidenziarlo anche nel provvedimento al nostro esame. Non è certo la prima volta che il Governo cambia con un decreto-legge l'architettura del Governo; anzi, dalla riforma Bassanini risalente alla fine del 2000, cioè a partire dalla legislatura iniziata nel 2001, ogni Governo ha apportato qualche modifica all'assetto dei Ministeri, facendolo però ad inizio legislatura. Ciò è avvenuto con il Governo Berlusconi del 2001, che ha applicato, per la prima volta in modo compiuto, la riforma Bassanini con l'accorpamento dei Ministeri e lo ha fatto anche se quella riforma era stata elaborata dalla sinistra. Chi ha senso dello Stato, infatti, non cambia lo Stato con il cambiare del Governo. (Applausi). Il Governo Berlusconi applica la riforma Bassanini. Io fui delegato al commercio con l'estero, che fu accorpato, per effetto di quella riforma, al Ministero dello sviluppo economico, allora Ministero delle attività produttive. Cambiare ad inizio legislatura con qualche modifica, consente di realizzare l'effetto di quelle stesse modifiche.
Cari colleghi parlamentari, chi è stato al Governo - e tra di voi tanti lo sono stati, anche nel corso di questa legislatura - sa che quando si accorpa o si scorpora un Ministero, quando si cambiano le funzioni di un dipartimento, per realizzare il provvedimento ci vogliono poi anni. Ci vogliono anni per trasferire il personale, le competenze e per poterle esercitare. Ci vogliono anni. Per tale ragione prima si operava ad inizio legislatura. Così accadde nel 2001, così accade con il Governo Prodi nel 2008. La sinistra, che aveva realizzato la riforma Bassanini accorpando i Ministeri, tornata al Governo con Prodi, scorpora i Ministeri; il commercio internazionale torna ad essere un Ministero e così anche altri. In tal modo perde, senza accorgersene, l'anima istituzionale, sacrificandola agli interessi politici. Comunque lo fa all'inizio della legislatura e la collega Bonino diventa Ministro per il commercio internazionale, a sua volta scorporato e, allo stesso tempo, Ministro per le politiche europee, due deleghe in una; legittimo, ma siamo all'inizio della legislatura. Così accade anche quando Berlusconi torna al governo nel 2008. All'inizio della legislatura riaccorpa i Ministeri, seguendo l'architettura dello Stato di Bassanini, che la sinistra ha ideato e non realizzato.
Vi rendete conto di quello che state facendo? Come vi siete trasformati nell'anima, perdendo quella funzione di legalità democratica e istituzionale? Comunque viene fatto ad inizio legislatura. Noi ci assumiamo la responsabilità di seguire la riforma dei Ministeri indicata dalla riforma Bassanini, e accorpiamo i Ministeri che voi avete scorporato. Personalmente torno a fare il Vice Ministro.
Veniamo però alle legislature successive. A un certo punto, nella XVII legislatura, comincia ad esserci la frenesia e, prima con il Governo Letta e poi con il Governo Renzi, avvengono due modifiche; poca cosa però, due modifiche di poco conto perché ancora comunque permane un senso della cultura dello Stato: in Letta, certamente, e dopo in Renzi.
Veniamo a questa legislatura. Quante riforme avete fatto dell'architettura del Governo? Lo dico perché alcuni Ministri sono rimasti nel primo e nel secondo Governo Conte e poi nel Governo Draghi; alcuni sono stati Ministri nel primo Governo Conte e non nel secondo, ma ora tornano a esserlo con il Governo Draghi. Tre Governi con una maggioranza in evoluzione che ha lo stesso assetto, in cui il partito guida è il MoVimento 5 Stelle, cambiano per tre volte in tre anni l'architettura dell'Esecutivo, ma non basta però un anno per applicare le disposizioni che riformate: è un gioco dell'oca! Vi siete appropriati delle istituzioni e le asservite agli interessi politici, talvolta agli interessi personali (Applausi)! Non vi rendete conto di quello che state facendo al senso dello Stato che dovete trasmettere cittadini.
L'esempio è eclatante con il Ministero del turismo: nel primo Governo di questa legislatura viene accorpato al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, perché bisognava bilanciare il Ministro dello sviluppo economico, affidato ai 5 Stelle, con un altro Ministero produttivo affidato alla Lega; col secondo Governo, dopo un anno, viene scorporato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e accorpato al Ministero per i beni e le attività culturali, perché come si fa a dire di no a Franceschini che ha bisogno di tornare lì? Così viene accorpato di nuovo a quel Dicastero. Col terzo Governo in tre anni (non so se ve ne rendete conto), dato che lo stesso Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali del primo Governo non aveva potuto ottenere quel Ministero, che era stato concesso a un ex Ministro dello sviluppo economico per dargli una soddisfazione, avete ricreato il Ministero del turismo. Non ci siamo! Non potete utilizzare le istituzioni a vostro piacimento! Non ci siamo, non potete asservire lo Stato alle logiche degli interessi politici o personali.
Non ci siamo, ancorché nell'originario riordino di questo Governo c'era una indicazione politica che condividiamo, laddove in questa sede il presidente del Consiglio Draghi, che ha subito tutto questo, aveva giustamente detto che bisognava puntare sul digitale e sull'ecologia intesa come energia verde - e noi ci siamo su questa strada - quindi è stato creato il Ministero della transizione ecologica. Lo avete creato snaturandolo, perché nel momento stesso in cui lo avete istituito avete dovuto spezzare il potere del Ministero dello sviluppo economico per interessi politici e avete addirittura trasferito al Ministero della transizione ecologica alcuni aspetti energetici che nulla hanno a che fare con quel Dicastero.
Tutto ciò è talmente artificioso che per sopperire create alcune cabine di regia, determinando ancora confusione istituzionale. Così non va, non può andare anche laddove c'era una visione giusta, come sul digitale. Però non basta cambiare nome al Ministero dell'innovazione per farne il traino della nuova economia del Paese, così come non basta accorpare l'energia al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per farne davvero un Ministero della transizione ecologica. Non ci siamo. Ci dispiace per il Paese, ma la destra italiana sa che deve agire in questo Parlamento e in questo tempo per salvaguardare le istituzioni, il bilanciamento dei Poteri e le regole democratiche che purtroppo, con la dimostrazione odierna, calpestate. (Applausi).
VALENTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTE (PD). Signor Presidente, personalmente mi limiterò a toccare solo alcuni temi che ho sentito durante questo dibattito, perché credo che il decreto-legge in esame sollevi dei punti a cui è giusto dare una risposta ed è giusto farlo anche quando - e credo sia questo il caso - un provvedimento arriva con un sostegno parlamentare e nella maggioranza molto ampio, a cui il Partito Democratico ha dato un contributo che oggi ribadiamo con convinzione.
Innanzitutto vorrei parlare del tema della legittimità di un decreto-legge con questo contenuto. C'è stato chi lo ha detto anche prima di me, ma io lo voglio veramente ribadire.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 15,30)
(Segue VALENTE). Non c'è alcun dubbio sul fatto che ogni Governo ha il diritto - direi addirittura il dovere - di modellare l'organizzazione dell'Esecutivo sulla base del suo piano di programma, quel programma che ha ricevuto la fiducia del Parlamento. Questo chiaramente non vuol dire fare e disfare tutto ogni volta e, d'altra parte, non sarebbe questo il caso. Ma è evidente che ciascun Governo ha la comprensibile esigenza di darsi una struttura ministeriale e amministrativa coerente col proprio indirizzo politico, sempre muovendosi all'interno della cornice stabilita dalla legge n. 400 del 1988, che è e resta il faro ordinamentale di questo campo. È chiaro però che un progetto politico deve trovare supporto in una struttura e per questo la struttura deve poter avere una sua determinata flessibilità.
C'è poi una seconda questione, alla quale tengo di più, in questa fase così particolare come quella che stiamo attraversando. Abbiamo concluso poche settimane fa un dibattito fondamentale sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, in cui abbiamo fornito, ciascuno secondo le proprie legittime proposte, suggerimenti per utilizzare al meglio la grande mole di risorse che potremmo avere a disposizione grazie al Piano europeo di sostegno. Ecco, in quella discussione, tutti, in maniera condivisa, abbiamo riconosciuto che transizione digitale e transizione ecologica sono due assi strategici su cui si costruirà il futuro del nostro Paese. Io aggiungo che, se questo è vero, non è però scontato che quelle stesse trasformazioni siano di per sé eque, inclusive e democratiche. I cambiamenti che abbiamo all'orizzonte, a partire - per esempio - dalle misure contro il cambiamento climatico, produrranno effetti sui cittadini e sulle famiglie; effetti che hanno bisogno di essere governati, altrimenti il rischio è che impattino in maniera profondamente disuguale e iniqua sui cittadini.
Ma se è vero quello su cui tutti abbiamo concordato nel dibattito sulla relazione del PNRR, allora oggi con questo decreto noi possiamo - io dico dobbiamo - essere conseguenti e coerenti, poiché quelle erano scelte di indirizzo politico; oggi invece diventano i palinsesti concreti e materiali per mettere in campo quella precisazione di Governo. Le due scelte fondamentali di questo decreto - da un lato, quindi, Ministero per la transizione ecologica e, dall'altro, Ministero per la transizione digitale - credo siano esattamente la coerente e logica prosecuzione di quelle prospettive su cui ci sono stati un dibattito e una condivisione prima nelle Commissioni e poi qui in Aula.
Aggiungo poi un elemento che mi pare degno di nota: c'è stato chi ha sollevato qualche perplessità sul fatto che dietro il nuovo assetto del Ministero per la transizione ecologica ci sia un impianto ideologico che metterebbe in contrasto tutela dell'ambiente e sviluppo economico del Paese. Su questo tema dovremmo tutti ricordarci che questioni simili vennero sollevate in maniera trasversale quando fu istituito nel 1986 il Ministero dell'ambiente. E abbiamo visto negli anni successivi che quei rischi non solo non c'erano, ma erano addirittura esagerati, e l'esperienza ha dimostrato che non è stato affatto un ostacolo il Ministero, così inteso, allo sviluppo economico e industriale del Paese, ma è stato una sua preziosa risorsa. Aggiungerei che si tratta anche di una garanzia, soprattutto dal punto di vista dei rapporti con le Regioni, perché la presenza di un Ministero dell'ambiente al tavolo del Consiglio dei ministri ha portato a impegnative leggi regionali, che, violando l'articolo 117 della Costituzione, andavano contro una moderna tutela dell'ambiente.
Se guardiamo all'oggi c'è ancora di più: le scelte compiute dal decreto in esame in fatto di competenze e di funzioni di questo Ministero, a partire naturalmente dall'ambito delle politiche energetiche e minerarie, sono la premessa affinché esso diventi un punto di riferimento per orientare tutte le politiche verso un obiettivo di sostenibilità che deve essere nazionale e che si muove in un contesto globale. In questo non c'è alcuna matrice ideologica, non c'è alcuna contropartita offerta per tenere insieme la maggioranza, cose che pure ho sentito. C'è invece la volontà concreta di raggiungere un obiettivo, da cui passerà verosimilmente la modernizzazione del nostro Paese.
Lo stesso direi che vale per il Ministero per la transizione digitale, che avrà un ruolo di coordinamento importante su azioni di riforma che - come ben sappiamo - dovranno necessariamente essere trasversali. Aggiungerei che anche la scelta di dare una competenza mirata e autonoma sul turismo, su cui da tempo si discuteva e che dopo quest'anno di pandemia diventa inevitabile, non è soltanto una scelta simbolica, ma è anche lo sbocco quasi naturale di un'esigenza reale e assolutamente non strumentale.
Un ultimo punto che è stato sollevato in discussione e che è effettivamente delicato riguarda le procedure adottate per la riorganizzazione dei Ministeri. Sappiamo che la riorganizzazione interna è demandata alla procedura prevista dalla legge n. 400 del 1998, che è effettivamente articolata in molti passaggi. La prova ne è il fatto che dal 2012 si adotta una procedura semplificata, attraverso decreti del Presidente del Consiglio in deroga e che ora sono riprodotti anche dal decreto in esame. Tutti vedono i vantaggi di questo percorso, perché evita le complicazioni dell'articolo 17 della citata legge, dà maggiore flessibilità all'organizzazione dei Ministeri, ma dobbiamo anche sapere che in questo modo viene saltato il parere delle Commissioni, che invece è previsto dal procedimento ordinario.
Probabilmente per il decreto-legge in esame non c'erano altre strade; ma, se da anni viene usata la soluzione in deroga, è il segno di una funzione reale che esiste. Per il futuro qualcosa di diverso si può cercare, per tenere in equilibrio sia esigenze di semplificazione e flessibilità, sia la partecipazione del Parlamento, perché è nel coinvolgimento reciproco di Parlamento e Governo che sta in piedi il nostro sistema.
In conclusione, ho fatto riferimento ai tre cambiamenti che sono l'asse portante di questo provvedimento, ma sono soprattutto una scelta coerente e giusta, oltre che pienamente legittima. È questo il motivo per cui voteremo a favore del provvedimento in esame. Dietro ad essi, però, c'è anche una sfida che tutti i soggetti investiti dovranno saper cogliere; una sfida culturale che investe la politica, ma che vede coinvolti anche i livelli competenti delle amministrazioni ministeriali. Il senso di costituire livelli di decisione trasversali tra competenze ministeriali diverse regge, se poi questi comitati funzionano e hanno un'efficacia reale. Se invece il centro decisionale si sposta all'esterno, da un'altra parte, la loro funzione resta soltanto nominale e credo non sarebbe un bene.
In questa direzione è un buon segnale, pur soltanto iniziale, il coinvolgimento del Parlamento, con il parere delle Commissioni di merito, nel piano per la transizione ecologica proposto dal nuovo Comitato interministeriale per la transizione energetica. È questa la strada che dobbiamo perseguire, affinché quello che oggi ci apprestiamo a modificare nella struttura dei Ministeri si affermi anche nella qualità delle politiche, come un vero elemento di novità, concreta e duratura nel tempo.
Per queste ragioni, esprimo il primo il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi).
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, alcune delle argomentazioni che sono state illustrate poc'anzi dal collega senatore Urso non sono peregrine - lo dico con molta franchezza - perché purtroppo, negli anni e secondo i cambi di Governo, è invalsa l'abitudine di arrivare a modificare, accorpare o frammentare i Ministeri. Certamente questo non è un elemento positivo - a mio avviso - perché si pone certamente un problema molto serio di architettura dello Stato, su cui approvare delle riforme, a cui in qualche modo tener fede.
Vorrei però sottoporre all'attenzione dei colleghi anche un altro ragionamento, perché è evidente che, quando un Governo si insedia, non soltanto si tiene un discorso programmatico del Presidente del Consiglio nelle Aule parlamentari per ricevere il voto di fiducia, ma dalle indicazioni e dal profilo programmatico discendono giustamente delle conseguenze dal punto di vista della trasposizione operativa. Questo è il punto e quindi il decreto in esame - così come altri che abbiamo visto in passato - indica la strada delle priorità di lavoro del Governo. Da questo punto di vista si registrano dei fatti estremamente positivi, che costituiscono una priorità dell'attuale Governo, ma che in qualche modo lo erano anche in precedenza e che nell'architettura dei Ministeri si sono molto più concretizzati.
Il fatto nuovo e rilevante è la costituzione del Ministero della transizione ecologica. Dico in premessa, prima di continuare il ragionamento, che per assicurare una vera, reale ed efficace azione di modifica - come ci indica anche la seconda missione del PNRR sulla transizione verde e su quella energetica - sarebbe stato necessario un ulteriore passo in avanti, accorpando il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con quello dello sviluppo economico. È evidente a tutti che la transizione comporta anche la transizione dei modelli produttivi, con indicazioni chiare e la costruzione intorno a questo punto di una politica industriale.
Non si è scelta questa strada: si è scelta una strada certamente giusta, ma - a mio avviso - non così ampia.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 15,40)
(Segue DE PETRIS). Si è scelto di affidare al Ministero dell'ambiente le competenze in materia di politiche energetiche e minerarie, evidentemente individuando nella transizione energetica l'asse principale. È poi assolutamente fondamentale ed è anche un elemento innovativo - anche se per la verità c'erano stati già dei segnali molto chiari con il cambio di denominazione del CIPE - l'istituzione, prevista nell'articolo 4, del Comitato interministeriale per la transizione ecologica, che è il luogo non solo di coordinamento delle politiche, ma anche di indirizzo vero e di costruzione della capacità di far sì che su tutti i settori - dobbiamo infatti agire su tutti i settori - si facciano i passaggi necessari a realizzare la transizione. Questo è un altro elemento da non sottovalutare.
Ho presentato un emendamento, poi trasformato in ordine del giorno, su una questione: l'istituzione del Ministero della transizione ecologica, con l'aggiunta delle competenze in materia di politiche energetiche e minerarie, non può cancellare quelle che sono state le competenze storiche e primarie del Ministero dell'ambiente, che nel tempo si era trasformato in Ministero della tutela del territorio - sappiamo cosa significa tutela del territorio, cosa significa governare e intervenire nei processi di dissesto idrogeologico - e del mare, che è l'altra grande emergenza del nostro Paese. Il nostro mare, il Mediterraneo, non ha gli scambi come gli oceani ed è uno dei più sofferenti per le attività antropiche e per il livello di inquinamento da plastiche, e non solo.
Il senso della sollecitazione al Governo e specificamente al Ministero riguarda dunque le competenze storiche e importanti in tema di ambiente: pensiamo a tutte le questioni della tutela della biodiversità e del capitale naturale, che fanno dell'Italia un Paese che ha ancora una ricchezza, purtroppo messa a repentaglio giorno dopo giorno, ma sicuramente di primato a livello europeo. Lo ribadisco in dichiarazione di voto perché è fondamentale. Per me sarà sempre il Ministero della transizione ecologica, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare: queste sono le sue competenze. Quanto alla storia di tale Ministero, esso è stato costituito con personale preso da una parte e dall'altra. Oggi non basta soltanto creare un grande Ministero e cambiargli nome, ma bisogna anche dargli e mettere in campo i mezzi, gli strumenti, le qualifiche e il personale in grado di esercitare questo grande compito. Questi due elementi sono quelli che contraddistinguono di più il decreto-legge in esame e il riordino dei Ministeri al centro del decreto stesso.
Altra questione è l'innovazione tecnologica: anche a tale proposito la creazione del Comitato interministeriale per la transizione digitale è fondamentale, e ci siamo accorti in questa pandemia di quanto tempo perso abbiamo dovuto recuperare. Abbiamo bisogno non soltanto di un Ministero - e c'è - ma anche di mettere in campo capacità di coordinamento e di indirizzo, perché la transizione deve essere orientata su tutti i settori (economici e dello Stato) e sull'intera pubblica amministrazione, che sono l'elemento vero che si accompagna e si intreccia fortemente con l'innovazione e con la transizione ecologica.
Mi soffermo brevemente sulla vicenda del turismo. Quando è iniziata l'attuale legislatura, le competenze in materia di turismo e agricoltura erano affidate allo stesso Ministero, mentre nel Governo successivo la materia del turismo è stata ceduta al Ministero dei beni culturali. Ora lo scorporiamo di nuovo dal Ministero dei beni culturali. Questo è il modo in cui affrontiamo la questione del turismo, che tra l'altro oggi è un'emergenza vera e propria, perché si tratta di ricostruire completamente le politiche del turismo, che è un settore che è stato quasi distrutto dalla pandemia e per fare ciò serve avere le idee chiare e sapere che tipo di rilancio si può fare.
Devo constatare che, nel passaggio da un Ministero all'altro, forse si sarà consumata tanta carta a forza di cambiare intestazione, ma certamente non ci siamo soffermati su delle scelte nell'ambito delle politiche industriali. Credo che oggi questa sia la vera emergenza e mi auguro, annunciando il voto favorevole alla conversione in legge del decreto, che sia l'ultima volta che spostiamo il turismo da un Ministero all'altro. (Applausi).
VITALI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, ci arriva dalla Camera questo provvedimento che mi piace pensare sia stato il frutto non di una becera spartizione all'interno di una maggioranza, peraltro neanche omogenea, ma della necessità di razionalizzare l'organizzazione di alcuni Ministeri in vista e in prospettiva dell'utilizzo degli oltre 200 miliardi di euro che di qui a qualche mese - ci auguriamo il più presto possibile - arriveranno nel nostro Paese. Se questa è la finalità - come mi piace credere - è stata un'iniziativa idonea e necessaria, e lo valuteremo nel tempo e lo valuteremo a consuntivo, dopo che sarà portato completamente a termine il Piano nazionale di ripresa e resilienza del nostro Paese.
Fra le novità del provvedimento, vi è la nascita del Ministero della transizione ecologica, che sostituisce il Ministero dell'ambiente. A questo proposito, voglio fare una precisazione: se si parla soltanto di cambiamento del nome, evidentemente non abbiamo colto nel segno di questa iniziativa. Credo vi sia una filosofia completamente diversa nel Ministero della transazione ecologica, che ha grandissima importanza. E ritengo che una delle finalità delle risorse che arriveranno dall'Europa sia proprio la transizione ecologica, il fatto che il Ministero della transizione ecologica non sia più la controparte del mondo imprenditoriale, ma sia un complemento di quel mondo. (Applausi). Credo che l'industrializzazione possa convivere con la tutela della natura e dell'ambiente. Qui il Ministero della transizione ecologica ha il compito culturale di essere a fianco delle imprese, di fare formazione alle imprese, di dare sostegno alle imprese perché si abbia un circuito virtuoso nel quale poter inserire anche il comparto industriale del nostro Paese.
Tutte le competenze che sono state assegnate scorporandole da altri Ministeri - ad esempio dal Ministero dello sviluppo economico - sono assolutamente necessarie, ma avrebbero poco senso se la finalità del nuovo Ministero non fosse anche quella di venire incontro alle esigenze del mondo produttivo, ma fosse soltanto di sanzionare e di porgersi in maniera alternativa allo sviluppo industriale del nostro Paese. Lo abbiamo vissuto e lo stiamo vivendo con la tragedia dell'Ilva - constatando come il nostro Paese sia arretrato nella produzione dell'acciaio - e lo abbiamo visto anni fa con la chimica fine che abbiamo trasferito a gruppi stranieri, venuti con la scusa di salvare l'occupazione ma interessati soltanto ad acquisire le quote di mercato, che ci hanno lasciato gli impianti inquinanti e anche la disperazione della disoccupazione. Credo che questo Ministero abbia un ruolo nevralgico nel PNRR del nostro Paese.
Un'altra novità, che poi è un ritorno al passato, è la costituzione del Ministero del turismo. Siamo stati facili profeti quando, due anni fa, si era incorporato il Ministero del turismo nel Ministero per i beni e delle attività culturali. Noi riteniamo che il turismo sia un ganglio fondamentale dell'economia nel nostro Paese e dobbiamo concorrere e competere con Paesi che, soltanto pochi anni fa, ci guardavano da lontano e che oggi siamo costretti a inseguire: parlo della Grecia, parlo della Spagna, ma anche della Croazia.
Quindi, il Ministero del turismo è un altro elemento fondamentale ed è stato giusto - dal mio punto di vista - dargli la dignità di un Ministero proprio per il fatto di essere un elemento cruciale nella nostra economia. Anche ora, in un momento di pandemia, che ci auguriamo di metterci alle spalle quanto prima, è determinante e fondamentale l'attività del Ministero del turismo, soprattutto in vista delle prossime riaperture; riaperture che abbiamo richiesto e sollecitato, ma che devono essere non un "liberi tutti", bensì un ritorno alla vita normale, con intelligenza, e sapendo che il virus ha già prodotto oltre 117.000 morti e gravi problemi economici. Il Ministero del turismo, anche qui, ha una fondamentale importanza.
Devo, però, segnalare anche alcune novità. Una modifica introdotta alla Camera introduce il Ministero della transizione ecologica nel Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, organo di raccordo politico strategico sul tema della sicurezza nazionale. Questa è ancora di più la prova di quanto sia cruciale e nevralgico detto Ministero, come è cruciale nascita di alcuni comitati interministeriali che rimangono nella responsabilità e nella direzione della Presidente del Consiglio. Quello della transizione ecologica e digitale è un altro appuntamento a cui il nostro Paese non può e non deve mancare.
Una digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta una spinta enorme all'economia del nostro Paese, che può trasformarsi in punti di PIL nel nostro Paese e deve essere portata avanti con raziocinio e impegno perché nessuno resti indietro e tutti possano utilizzare tali innovazioni.
Altro è stato detto e non ritengo che sia opportuno e necessario ripeterci. Voglio soltanto, avviandomi alla conclusione, parlare del MIMS, il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile. Anche in questo caso, approfittiamo delle risorse europee per cercare di diminuire e azzerare il gap esistente tra il Nord e il Sud. Esistono territori nei quali la stazione è ancora un miraggio. Non parlo dell'alta velocità o dei mezzi di trasporto moderni: parlo della stazione vera e propria. (Applausi).
Quindi, quando si parla di mobilità sostenibile, si deve intervenire e operare perché tutto il territorio nazionale abbia le stesse opportunità. Si parla tanto della questione meridionale; si parla tanto del fatto di essere vicini al Mezzogiorno. Il Mezzogiorno non vuole prebende; il Mezzogiorno non vuole assistenza; il Mezzogiorno vuole riconoscimento della propria dignità e vuole le pari opportunità. Vuole avere le stesse opportunità che si hanno nelle altre Regioni del nostro Paese. Io credo che il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile sia assolutamente essenziale per questo tipo di attività.
Allora, pur avendo voluto apportare alcune modifiche al provvedimento in esame (modifiche più di drafting che di sostanza), ci rendiamo conto che i tempi nei quali è arrivato al Senato della Repubblica impediscono un'attività emendativa che potrebbe mettere in crisi e impedire la sua conversione. Quindi, consapevoli di ciò e con senso di responsabilità, e per le motivazioni che ho enunciato prima, annunciamo il voto favorevole di Forza Italia al provvedimento. (Applausi).
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, riorganizzare i Ministeri è non soltanto un esercizio di diritto amministrativo, ma anche un'attività strettamente funzionale all'azione politica che un Governo intende esprimere.
In quest'occasione, tra l'altro, la riorganizzazione dei Ministeri è particolarmente importante perché l'attuale Governo nasce con lo scopo principale di gestire una gravissima crisi determinata da una delle 10 più gravi pandemie che abbiano mai colpito l'umanità. Sono sotto i nostri occhi le conseguenze economiche di questa pandemia.
Sappiamo, dunque, che adesso a noi tocca il compito di guidare la ricostruzione economica dell'Italia, oltreché - ma è superfluo dirlo - guidare il Paese verso il recupero della serenità e del buono stato di salute.
Non dimentichiamo, poi, che bisogna gestire i fondi del recovery plan. A questo scopo, tre sono gli aspetti su cui il provvedimento in esame si concentra. In primis, penso al Ministero del turismo. Il turismo è il settore che maggiormente ha subito le conseguenze della pandemia. Sappiamo che il turismo determina una quota molto importante del PIL del Paese e che senza di esso l'economia italiana non può ripartire. Bene, dunque, dar vita in modo autonomo a un Ministero del turismo che sia in grado di promuovere specifici interventi per il settore. Si tratta di un segnale chiaro che questo Governo lancia al Paese. Era il momento giusto per far confluire tutte le funzioni statali in materia di turismo sotto un unico Ministero, in modo da consentire di mettere in campo strategie oltre un'ottica emergenziale. Il turismo italiano viene perciò slegato da una visione funzionale anche ad altri importanti obiettivi - penso, per esempio, al profilo culturale - consentendo, al contrario, all'azione politica di concentrarsi sul rilancio del turismo come movimentazione di denaro.
Un altro aspetto sostanziale riguarda la trasformazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in Ministero della transizione ecologica e l'acquisizione da parte di quest'ultimo delle competenze in materia di politica energetica per le fonti sia rinnovabili, che non. La nuova denominazione è una questione non soltanto linguistica, ma anche politica. L'intenzione dichiarata è di voler lavorare su politiche più sostenibili. Come Gruppo riteniamo sicuramente importanti la valorizzazione e la protezione delle risorse naturali e come maggioranza vogliamo lavorare per questo obiettivo. Confidiamo nella ricerca di un giusto equilibrio - questo è un passaggio molto importante - tra la tutela dell'ambiente e le politiche di sostegno ai settori produttivi.
Attenzione: è importante che questo Ministero persegua politiche green intelligenti, perché non sempre ciò che appare sotto l'insegna dell'ecologia e della tutela dell'ambiente è davvero tale. In alcuni casi una politica green può infatti semplicemente portare a nascondere sotto al tappeto la polvere e l'immondizia. (Applausi). Pensiamo - ad esempio - all'uso dell'elettrico: ormai c'è una tendenza mondiale alla trasformazione del parco circolante in parco a trazione elettrica, ma gli studi più avveduti ci lanciano un allarme, segnalando che la transizione irragionevole verso l'elettrico rischia di portare a un'altra forma di inquinamento. Pensiamo allo smaltimento delle batterie e anche ai rischi legati all'approvvigionamento delle materie prime. Vorrà dire che sposteremo la nostra attenzione verso altri Paesi, dove è possibile trovare i materiali necessari alle produzioni di queste batterie. Quindi attenzione, perché questa sfida green, se è vero - come è vero - che è anche un'occasione di crescita, non deve trasformarsi in un boomerang per gli interessi di questo Paese. Ci vuole studio; ci vogliono gli investimenti nel campo della ricerca e della tecnologia affinché il Paese sia in grado di compiere scelte ecologiche ragionevoli e sostenibili.
Lo stesso monito, fatti gli opportuni adeguamenti, possiamo utilizzarle per la transizione digitale: sappiamo che è stato istituito questo importante Ministero. La rete Intenet, ha sicuramente cambiato la storia dell'umanità e ancora non ne vediamo compiutamente gli effetti, perché siamo osservatori troppo coinvolti per poter comprendere l'importanza di quello che sta accadendo. All'indomani della scoperta della stampa ad opera di Gutenberg - stiamo parlando della prima metà del Quattrocento - ancora l'umanità non si era resa conto di quello che stava per accadere; trecento anni dopo è iniziata la Rivoluzione industriale. Con Internet tutto sarà più rapido, ma anche in questo caso dobbiamo capire che il digitale, le informazioni, i dati, la gestione dei dati sono nozioni che richiedono un nuovo modo di pensare. Guai se pensiamo di utilizzare Internet secondo i nostri vecchi schemi; che il digitale non sia uno strumento della pubblica amministrazione per aumentare la complessità delle procedure a danno dei cittadini. Le norme dovranno essere scritte in funzione della maggiore velocità di accesso ai dati tramite Internet.
La Lega guarda con favore all'istituzione di questi Ministeri, ma lancia un monito: questi strumenti politici e amministrativi siano utilizzati con intelligenza, con cultura e competenza.
Per tutte queste ragioni, annuncio il voto favorevole del partito cui appartengo, cioè la Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi).
L'ABBATE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
L'ABBATE (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, oggi siamo qui per votare il decreto-legge sul riordino dei Ministeri, che ridefinisce le funzioni dicasteriali in materia di energia, turismo e di innovazione digitale e provvede a rinominare il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile.
Per il Mite, il Ministero della transizione ecologica, si è dato vita a una struttura che è in grado di utilizzare quel poco tempo che purtroppo ci è rimasto per vincere una sfida importante, la sfida dei cambiamenti climatici. E non siamo solo noi a dirlo: i cambiamenti climatici sono la sfida principale della strategia green new deal e tutte le politiche afferenti a questo obiettivo primario ora fanno parte e afferiscono al Mite. Mi riferisco alla politica energetica, alla politica delle emissioni, e quindi alla qualità della nostra aria, allo sviluppo sostenibile, alla mobilità green, alle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, senza dimenticare la base più importante e la missione storica del Ministero: la valorizzazione dell'ambiente, del territorio e dell'ecosistema, la conservazione delle aree naturali protette e della biodiversità e poi l'economia circolare, le bonifiche, la difesa del territorio e la lotta ai danni ambientali.
Per noi del MoVimento 5 Stelle il Mite è il Ministero che pone come centralità la transizione ecologica e solidale, in quella che è ormai l'era della resilienza, e con consapevolezza affronta una sfida non solo ambientale, ma anche soprattutto sociale, confrontandosi con grande apertura e avendo a cuore il futuro delle nostre generazioni.
In questi mesi abbiamo visto che è stato firmato l'atto sull'obiettivo della direttiva 2021, che dà degli indirizzi per la conservazione della biodiversità agli enti parco nazionali e alle aree marine protette. È stato ribadito il concetto di proteggere e ripristinare la biodiversità e assicurare il mantenimento dei servizi ecosistemici. In particolare, si fa riferimento agli insetti impollinatori, dai quali dipende oltre il 70 per cento della produzione agricola per la nostra alimentazione. È un grande inizio perché stiamo finalmente quantificando i nostri servizi ecologici, che finora abbiamo considerato a costo zero, quasi gratuito.
C'è un'ulteriore notizia degli ultimi giorni: l'inserimento del Parco Nazionale dell'Arcipelago toscano e quello delle Foreste Casentinesi nella green list dell'Unione internazionale per la conservazione della natura. È un riconoscimento importante - come ha commentato il ministro Roberto Cingolani - perché fa onore all'Italia, un Paese dalla natura magnifica che sa valorizzare questa preziosissima risorsa. È un riconoscimento non solo in termini di biodiversità, ma anche della gestione complessiva che è stata effettuata e ci incoraggia ad ampliare la rete delle aree protette e dei parchi nazionali italiani, che saranno anche trattati e i protagonisti del Piano nazionale di ripresa resilienza.
Barry Commoner, un famosissimo ecologista, diceva sempre che non ci sono pasti gratis in natura. Lui era un ecologista. Ma poi il grandissimo economista Milton Friedman ha parlato del costo opportunità. Il risultato era sempre lo stesso. L'opportunità alla fine significa che, se noi prendiamo un qualcosa, sicuramente sarà la società a rinunciare all'opportunità di destinare le medesime risorse a qualche altro uso.
Vogliamo dire che questo modello economico chiaramente ha un qualcosa che non ha funzionato se siamo arrivati a questo punto. Quando parliamo di transizione ecologica, diciamo che la transizione è passare da un modello economico - quello che ha creato un disequilibrio tra il sistema economico, quello sociale e quello ambientale - a un sistema che deve essere ecologico. Perciò parliamo di transizione ecologica. (Applausi).
Si è detto spesso che il Ministero della transizione ecologica dovrà semplificare e autorizzare, ma facciamo attenzione. E lo dico chiaramente quando incontro gli imprenditori, che sono la nostra spina dorsale, i quali ci dicono che abbiamo bisogno di semplificare e utilizzare, ma poi anche di verificare ciò che fanno. Occorre vigilanza perché in questo modo possiamo capire quali sono gli imprenditori veramente virtuosi che hanno fatto per bene le cose e non hanno fatto greenwashing. Sono quelli che stanno lavorando per costruire una nuova Italia. (Applausi), e che noi non vogliamo fermare. Noi vogliamo fermare chi purtroppo il greenwashing lo fa e, quindi, dobbiamo vigilare e verificare. Diciamo, pertanto, sì a impianti di rinnovabili, al riciclo e all'economia circolare, ma anche alla tutela del nostro ambiente. Dobbiamo tutelarlo verificando.
Dobbiamo fare questo perché il prezzo di ciò che prendiamo dal pianeta deve essere pagato: tutto ciò che è preso dal sistema ambiente, anche in modalità gratuita, ha un costo. Tutto ciò che immettiamo nell'atmosfera - inquinamenti dell'aria, NOx, particolato sottile che comportano infrazioni, insufflazione nelle acque di altri inquinanti - ha un costo e ci troviamo poi in una pandemia. E ci chiediamo perché? Siamo arrivati a questo livello perché abbiamo rotto l'equilibrio e, quindi, la resilienza del sistema è ormai in crisi. Per questo e non per altri motivi il nostro piano lo abbiamo chiamato Piano di ripresa e resilienza.
Il ministro Cingolani in una conferenza ha detto che gli uomini producono cose inutili e ad alto costo energetico e che non crede siano necessari telefonini sempre più potenti. Al contrario, è necessario sistemare l'ecosistema perché lo abbiamo rovinato. Invecchiare, vivere a lungo va bene se la salute è buona e vivere in tanti sul pianeta significa cercare equilibri sostenibili. «Ecco perché sono orgoglioso - diceva - di appartenere al gruppo di scienziati che fa scienza per quelli che verranno dopo di noi». Egli non è solo uno scienziato, ma anche un Ministro, quindi noi ci fidiamo di lui e di quello che deve fare.
Noi del MoVimento 5 Stelle chiediamo al Governo, al Ministro e al nuovo Ministero per la transizione ecologica una sola cosa: ci basterebbe che fosse applicato il principio di precauzione. Si tratta di un principio del 1982, inserito nella Carta mondiale della natura. Esso spiega che le attività che comportano un elevato grado di rischio per la natura devono essere precedute da un esame approfondito; i loro promotori devono dimostrare che i benefici derivanti dall'attività prevalgono sui danni eventuali alla natura e, qualora gli effetti nocivi di tali attività siano conosciuti in maniera imperfetta, esse non dovranno essere intraprese. Credo sia chiaro.
Dobbiamo, quindi, gestire situazioni di pericolo ambientale, che molto spesso sono sconosciute, complesse e accompagnate da incertezza, a volte anche scientifica, e da un margine di rischio e di errore.
Per questo noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo fiducia nel Ministero per la transizione ecologica, per come è strutturato e per il lavoro armonioso che svolgerà con gli altri Dicasteri; abbiamo fiducia in questo grande passo in avanti e quindi annunciamo un voto favorevole sul disegno di legge di conversione del decreto-legge di riordino dei Ministeri. (Applausi).
GRANATO (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
GRANATO (Misto). Signor Presidente, oggi ci troviamo a votare la conversione del decreto-legge di riordino dei Ministeri. È il terzo Governo all'interno di questa legislatura che cambia l'assetto dei suoi Ministeri. Ogni volta che si insedia un Governo, alcuni Ministeri cambiano il proprio assetto interno e questo ovviamente determina disagi, rallentamenti e problemi per tutto il sistema istituzionale, per la gestione degli affari correnti e per tutto quello che di straordinario, purtroppo anche in funzione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e delle emergenze sanitarie in corso, si deve comunque portare avanti con efficacia ed efficienza.
Curioso che i Ministeri che vengono modificati nella loro nomenclatura e costituzione siano i due Ministeri che si occupano di beni comuni: quello che si occupava, si occupa e si dovrebbe occupare di tutela del patrimonio culturale e artistico del nostro Paese e quello che si deve occupare di tutela dell'ambiente. Questi due Ministeri, che rappresentavano presidi di cittadinanza, perché servivano a custodire in maniera disinteressata il patrimonio dei cittadini, adesso vengono orientati verso altri obiettivi, che sono quelli della tutela di interessi e processi economici e produttivi, come fa il Ministero per la transizione ecologica.
Siamo passati dalla tutela dell'ambiente, del territorio e del mare alla tutela di un processo economico e produttivo, contemplato nella transizione ecologica, che dovrebbe abbinare il principio di tutela a quello dell'efficienza e della competitività energetica. Ma come si sposa il concetto di competitività energetica con quello di tutela dell'ambiente? La stessa cosa dicasi per il Ministero per i beni e le attività culturali, che adesso diventa Ministero della cultura, ivi inserendo un coacervo di attività, anche produttive, che sottraggono centralità all'azione di tutela e conservazione del patrimonio.
Tutto questo fa parte di un disegno neoliberista che ormai appartiene all'intero arco parlamentare, dal quale noi di Alternativa C'è ci dissociamo perché riteniamo sia estremamente grave che tutti i beni comuni di questo Paese vengano tutelati solo se parte di processi economici, quindi non come valori, identità e priorità assolute per la cittadinanza attiva dei nostri figli e delle generazioni future.
L'Alternativa C'è voterà no al provvedimento in esame. (Applausi).
NUGNES (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
NUGNES (Misto-LeU). Signor Presidente, non condivido l'entusiasmo che ha accompagnato l'impianto di questo super Governo di tutti, soprattutto su quella che è la parte che ha entusiasmato di più e ha convinto il MoVimento 5 Stelle a dare l'appoggio a questo Governo. Mi riferisco alla creazione del cosiddetto Ministero della transizione ecologica. Questo non perché non ritenga che tale concetto sia assolutamente necessario e non più prorogabile (va assolutamente posto, anche nella maniera in cui è stato fatto, in modo trasversale e sovrastrutturato rispetto agli altri Ministeri, a cui avrei sicuramente aggiunto anche quello della salute, di cui dopo vi dirò) ma perché quella che a questo punto mi appare come una scatola che si sovrappone perde la denominazione di Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
È stato detto anche dalla collega De Petris in maniera molto chiara, anche se lei voterà a favore e io mi troverò a votare contro. Il concetto è lo stesso.
Non posso dimenticare che nel 2013 si voleva eliminare il Ministero dell'ambiente e oggi, in un gioco delle tre carte, vedo che il Ministero dell'ambiente è stato eliminato. Questo non può non suscitare in me - e nelle persone che come me voteranno no - un'inquietudine, perché nel CITE troviamo tutti gli altri Ministeri che si occupano dell'energia, dell'industria, ma non si occuperanno dell'ambiente.
Si dice che le competenze saranno le stesse, ma, come ho detto in fase di illustrazione degli emendamenti, le parole non sono forma, sono sostanza. Le parole concorrono a formare la nostra percezione della realtà, e se oggi ancora diciamo l'ex Ministero dell'ambiente, domani ci saremo dimenticati dell'esistenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. A questo mi oppongo seriamente e strutturalmente, perché ritengo che se qualcuno avesse chiesto di togliere la tutela dell'ambiente dalle prerogative legislative del Governo, dalla Costituzione, ci saremmo opposti.
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice.
NUGNES (Misto-LeU). Allo stesso modo, non condivido l'occasione che abbiamo perso di tornare alle vecchie denominazioni dei Ministeri della pubblica istruzione e della sanità pubblica, perché l'esperienza di questo anno ci ha dimostrato che quella è l'unica direzione che dobbiamo intraprendere.
Nel CITE va incluso anche il Ministero della salute, perché l'Organizzazione mondiale della sanità si pone due obiettivi: quello, sì, di superare il male, ma anche di puntare al beneficio di tutti, che solo in un ambiente sano si può ottenere.
Per questo motivo annuncio il voto contrario.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi senatori, l'ondata di gelo ha devastato nelle notti del 7 e 8 aprile scorso in modo irrecuperabile molte delle coltivazioni agricole nel settore ortofrutticolo e anche cerealicolo del nostro Paese. Pur essendo ancora in corso la raccolta dati, le prime stime indicano che si sono persi raccolti di kiwi, di albicocche, di susine, di pesco, di nettarine, mirtilli, piccoli frutti, nocciole, con timore anche per grano, mais, coltivazioni orticole, pascoli, la produzione del foraggio maggengo, con un'incidenza di danni che va dal 40 al 60-70 per cento della possibile produzione.
È indispensabile che il Governo dichiari da subito lo stato di emergenza ed assegni risorse certe, al fine di sostenere gli agricoltori colpiti da questa imprevedibile e gravissima calamità naturale.
Occorre poi far accedere immediatamente tutte le aziende agricole colpite al Fondo di solidarietà nazionale, derogando, come abbiamo fatto in precedenza nel caso della xylella, affinché possa essere esteso nell'immediato anche alle imprese agricole non coperte da polizze assicurative, le quali potranno così ottenere il risarcimento del danno.
Tutto ciò ferma restando la necessità di un intervento strutturale su questo argomento che è fondamentale. Presidente, sappiamo tutti che le compagnie di assicurazione non sono certamente degli enti di beneficenza e, quindi, con il crescendo degli eventi da indennizzare, le tariffe sono costantemente in aumento e le condizioni di polizza sono sempre peggiorative per gli agricoltori e per i contadini. Per far questo occorre, fin da subito, incrementare i fondi per la gestione del rischio per il biennio 2021-2022, utilizzando eventualmente le prossime misure sullo scostamento che andiamo ad approvare proprio in questi giorni.
Dico anche che a volte copiare bene è istruttivo e significa anche guardarsi attorno. La vicina Francia sul tema gelate nei giorni scorsi ha già istituito un Fondo di solidarietà eccezionale da un miliardo di euro e assegna una busta emergenza entro quindici giorni ai prefetti per fornire supporto immediato alle aziende agricole in difficoltà.
Vorrei anche ricordare i 150.000 lavoratori agricoli, stimati dalle associazioni sindacali, che rimarranno senza lavoro a causa delle gelate. Suggeriamo immediatamente un paio di soluzioni: la prima è di consentire la cassa integrazione guadagni in deroga agli agricoli non soltanto con la causale Covid, ma anche con la causale avversità atmosferiche estreme o calamità; la seconda è una modifica immediata, come da emendamento che la Lega ha presentato al decreto-legge sostegni, per quanto riguarda la legge n. 223 del 1991, in modo tale che ci sia la possibilità di dare una tutela forte a questi lavoratori in difficoltà.
Bisogna decidere subito e in fretta perché è fondamentale intervenire. Non possiamo lasciare gli agricoltori italiani soli in un momento così grave e difficile (Applausi).
AIROLA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIROLA (M5S). Signor Presidente, colleghi, credo che questo intervento sia condiviso da tutti, sicuramente dai componenti della 3a Commissione di cui faccio parte, e riguarda la ricorrenza del 24 aprile del centoseiesimo anno dal genocidio armeno.
Imperi, nazioni, nazionalismi, ragion di Stato, ipocrisia, potere sono gli altari su cui si immola la propria umanità, spargendo il sangue degli innocenti sepolti nelle pieghe oscure della storia, in modo da cancellarne per sempre il ricordo e poter girare lo sguardo altrove ancora una volta.
Signor Presidente, non farò l'elenco dei Paesi che hanno impiegato settanta o cento anni a pronunciare l'espressione «genocidio del popolo armeno», riconoscendolo ufficialmente solo dopo. Oggi, davanti a noi, impietosamente quelle vittime ci guardano negli occhi e ci illuminano in questa centoseiesima ricorrenza del genocidio e dei precedenti crimini commessi contro gli armeni.
Il 24 aprile è il giorno del ricordo dell'inumana crudeltà subita da inermi uomini, donne e bambini. Oggi, domani e nei giorni futuri non dimenticheremo chi ha gettato la sua anima agli inferi: l'allora impero ottomano e i suoi alleati. Tale crimine ha mostrato come sterminare scientificamente l'uomo, così avvenne poi per la Shoah e per agli altri crimini contro l'umanità.
Oggi siamo vicini al popolo armeno, con il nostro cuore afflitto, con la nostra anima dolente, ma con la determinazione affinché tutti sappiano e mai nessuno più pratichi e concepisca tali efferati, disumani crimini contro l'umanità, per la pace e il rispetto di noi stessi. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 22 aprile 2021
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 22 aprile, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,23).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri (2172)
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
1. Il decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
________________
N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1
Allegato
MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 1° MARZO 2021, N. 22
All'articolo 2:
al comma 2:
alla lettera a), numero 1), le parole: «emergenza energetica» sono sostituite dalle seguenti: «emergenza energetica;»;
alla lettera d), numero 2), capoverso 2:
all'alinea, le parole: «e alla valorizzazione» sono soppresse;
alla lettera a), le parole: «agricole, alimentari» sono sostituite dalle seguenti: «agricole alimentari» e le parole: «Convenzione di Washington (CITES)» sono sostituite dalle seguenti: «Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, ratificata ai sensi della legge 19 dicembre 1975, n. 874,»;
alla lettera b), le parole: «autorizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di competenza statale anche ubicati in mare» sono sostituite dalle seguenti: «autorizzazione di impianti di produzione di energia di competenza statale, compresi quelli da fonti rinnovabili, anche se ubicati in mare», la parola: «comunitari» è sostituita dalle seguenti: «con l'Unione europea», le parole: «ricerca e coltivazione di idrocarburi e risorse geotermiche;» sono sostituite dalle seguenti: «ricerca e coltivazione di idrocarburi, riconversione, dismissione e chiusura mineraria delle infrastrutture di coltivazione di idrocarburi ubicate nella terraferma e in mare e ripristino in sicurezza dei siti; risorse geotermiche;» e dopo le parole: «sicurezza nucleare e disciplina dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi;» sono inserite le seguenti: «radioprotezione e radioattività ambientale;»;
alla lettera c), le parole: «di contrasto ai cambiamenti climatici» sono sostituite dalle seguenti: «per il contrasto dei cambiamenti climatici»;
alla lettera i), le parole: «ovvero quelli» sono sostituite dalle seguenti: «e quelli»;
alla lettera l), le parole: «dell'ambiente,» sono sostituite dalle seguenti: «dell'ambiente;»;
al comma 7:
alla lettera b), le parole: «di GSE s.p.a. - Gestore Servizi Energetici» sono sostituite dalle seguenti: «del Gestore dei servizi energetici - GSE Spa»;
alla lettera c), le parole: «in materia di concorrenza e regolazione dei servizi di pubblica utilità nei settori energetici» sono sostituite dalle seguenti: «in materia di concorrenza, di tutela dei consumatori utenti, in collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico, e di regolazione dei servizi di pubblica utilità nei settori energetici»;
al comma 8, dopo le parole: «euro 332.000» è inserita la seguente: «annui»;
dopo il comma 8 è aggiunto il seguente:
«8-bis. All'articolo 5, comma 3, della legge 3 agosto 2007, n. 124, le parole: "e dal Ministro dello sviluppo economico" sono sostituite dalle seguenti: ", dal Ministro dello sviluppo economico e dal Ministro della transizione ecologica"».
All'articolo 3:
al comma 4:
al quarto periodo, dopo le parole: «Al personale non dirigenziale» è soppressa la virgola;
dopo il quarto periodo è aggiunto il seguente: «Al personale dirigenziale trasferito ai sensi del presente articolo continuano ad applicarsi i contratti individuali di lavoro stipulati ai sensi dell'articolo 19, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, vigenti alla data del 13 febbraio 2021, nelle more dell'entrata in vigore del regolamento di organizzazione di cui all'articolo 10 del presente decreto»;
dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti:
«4-bis. Al fine di garantire la perequazione del trattamento economico del personale dirigenziale trasferito dal Ministero dello sviluppo economico, le risorse destinate ad alimentare il fondo per la retribuzione di posizione e di risultato del personale dirigenziale di seconda fascia in servizio presso il Ministero della transizione ecologica sono incrementate di 483.898 euro per l'anno 2021 e di 967.795 euro annui a decorrere dall'anno 2022 e quelle destinate al personale dirigenziale di livello generale presso il medesimo Ministero della transizione ecologica sono incrementate di 35.774 euro per l'anno 2021 e di 71.547 euro annui a decorrere dall'anno 2022, in deroga al limite di cui all'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75.
4-ter. Agli oneri derivanti dal comma 4-bis, pari a 519.672 euro per l'anno 2021 e a 1.039.342 euro annui a decorrere dall'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
4-quater. Al fine di adeguare l'indennità di amministrazione in godimento del personale non dirigenziale del Ministero della transizione ecologica a quella del personale non dirigenziale trasferito dal Ministero dello sviluppo economico, è autorizzata, in deroga al limite di cui all'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, la spesa di 227.080 euro per l'anno 2021 e di 454.160 euro annui a decorrere dall'anno 2022.
4-quinquies. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 4-quater, pari a 227.080 euro per l'anno 2021 e a 454.160 euro annui a decorrere dall'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare»;
al comma 6, quarto periodo, le parole: «A decorrere, dalla data di cui al primo periodo, transitano in capo al» sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dalla data di adozione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al terzo periodo transitano al»;
al comma 7, terzo periodo, dopo le parole: «650.000 euro» è inserita la seguente: «annui».
All'articolo 4:
al comma 1:
all'alinea, le parole: «, è aggiunto» sono sostituite dalle seguenti: «è inserito»;
al capoverso Art. 57-bis:
al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, ferme restando le competenze del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile»;
al comma 2, primo periodo, le parole: «Il Comitato» sono sostituite dalle seguenti: «Il CITE», dopo le parole: «è composto» è soppressa la virgola e le parole: «agricole, alimentari» sono sostituite dalle seguenti: «agricole alimentari»;
al comma 3:
all'alinea, le parole: «, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto,» sono soppresse;
alla lettera c), le parole:«al dissesto» sono sostituite dalle seguenti: «del dissesto» e le parole: «al consumo» sono sostituite dalle seguenti: «del consumo»;
dopo la lettera c) è inserita la seguente:
«c-bis) mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici»;
dopo la lettera f) è aggiunta la seguente:
«f-bis) bioeconomia circolare e fiscalità ambientale, ivi compresi i sussidi ambientali e la finanza climatica e sostenibile»;
al comma 4, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: «Sulla proposta di Piano predisposta dal CITE è acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che è reso nel termine di venti giorni dalla data di trasmissione. La proposta di Piano è contestualmente trasmessa alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che si pronunciano nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione. Il Piano è approvato in via definitiva dal CITE entro trenta giorni dall'espressione dei pareri ovvero dall'inutile decorso dei termini di cui al secondo e al terzo periodo»;
dopo il comma 4 è inserito il seguente:
«4-bis. Dopo l'approvazione definitiva del Piano da parte del CITE, il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato trasmette alle Camere, entro il 31 maggio di ogni anno, una relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano, dando conto delle azioni, delle misure e delle fonti di finanziamento adottate»;
dopo il comma 5 sono inseriti i seguenti:
«5-bis. La Commissione per lo studio e l'elaborazione di proposte per la transizione ecologica e per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, di cui al comma 98 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, è soppressa e i relativi compiti sono attribuiti al Comitato tecnico di supporto di cui al comma 7 del presente articolo.
5-ter. All'articolo 68, comma 2, della legge 28 dicembre 2015, n. 221, il secondo periodo è sostituito dal seguente: "Il Ministro della transizione ecologica invia alle Camere e al Comitato interministeriale per la transizione ecologica, entro il 15 luglio di ogni anno, una relazione concernente gli esiti dell'aggiornamento del Catalogo e le proposte per la progressiva eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi e per la promozione dei sussidi ambientalmente favorevoli, anche al fine di contribuire alla realizzazione del Piano per la transizione ecologica"»;
al comma 6, le parole: «Il Comitato» sono sostituite dalle seguenti: «Il CITE»;
al comma 7, le parole: «rimborsi spese» sono sostituite dalle seguenti: «rimborsi di spese»;
il comma 10 è sostituito dal seguente:
«10. Le attività di cui al presente articolo sono svolte nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica»;
dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:
«1-bis. All'articolo 34, comma 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le parole: "Comitato interministeriale per la programmazione economica, su proposta del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare" sono sostituite dalle seguenti: "Comitato interministeriale per la transizione ecologica, su proposta del Ministro della transizione ecologica".
1-ter. Il Comitato interministeriale per la transizione ecologica istituito ai sensi dell'articolo 57-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, introdotto dal comma 1 del presente articolo, approva, entro cinque mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Piano per la transizione ecologica di cui al medesimo articolo 57-bis».
All'articolo 6:
al comma 2:
alla lettera b), le parole: «audiovisivo e turismo» sono sostituite dalle seguenti: «, audiovisivo e turismo»;
alla lettera d):
al capoverso Art. 54-bis, comma 1, le parole: «sono attribuite» sono sostituite dalle seguenti: «sono attribuiti» e le parole: «eccettuate quelle attribuite» sono sostituite dalle seguenti: «eccettuati quelli attribuiti»;
al capoverso Art. 54-ter, comma 1, le parole: «, e cura altresì» sono sostituite dalle seguenti: «; esso cura altresì»;
il comma 4 è soppresso.
All'articolo 7:
al comma 1, le parole: «come modificato» sono sostituite dalla seguente: «introdotto»;
al comma 2, primo periodo, dopo le parole: «di livello non generale» è soppressa la virgola;
al comma 3:
al primo periodo, le parole: «, di cui costituisce parte integrante» sono soppresse;
al terzo periodo, le parole: «ai sensi di cui all'articolo» sono sostituite dalle seguenti: «ai sensi dell'articolo», le parole: «come modificato» sono sostituite dalla seguente: «introdotto» e le parole: «16, inclusa una posizione» sono sostituite dalle seguenti: «17, incluse due posizioni»;
al comma 4:
alla lettera b), le parole: «e i rapporti» sono sostituite dalle seguenti: «e rapporti» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «promozione delle politiche competitive;»;
alla lettera c) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «; raccordo con altri Ministeri e agenzie, in relazione alle funzioni dagli stessi esercitate in materie di interesse per il settore turistico; coordinamento, in raccordo con le regioni e con l'Istituto nazionale di statistica, delle rilevazioni statistiche di interesse per il settore turistico»;
al comma 5:
al primo periodo, dopo le parole: «al Ministero del turismo» è soppressa la virgola e le parole: «con le connesse risorse strumentali e finanziarie, in servizio alla data del 13 febbraio 2021» sono sostituite dalle seguenti: «in servizio alla data del 13 febbraio 2021, con le connesse risorse strumentali e finanziarie»;
al secondo periodo, le parole: «Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo» sono sostituite dalle seguenti: «Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo»;
al comma 8, terzo periodo, dopo la parola: «provvede» e dopo la parola: «residui» è inserito il seguente segno d'interpunzione: «,»;
al comma 9, le parole: «transitano in capo al» sono sostituite dalle seguenti: «, transitano al»;
al comma 11:
al primo periodo, le parole: «trenta unità» sono sostituite dalle seguenti: «sessanta unità, ferma restando l'applicazione dell'articolo 5, comma 4, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 dicembre 2019, n. 169,»;
al secondo periodo, le parole: «euro 1.667.000 per l'anno 2021 e di euro 2.000.000 annui a decorrere dall'anno 2022» sono sostituite dalle seguenti: «euro 2.233.780 per l'anno 2021 e di euro 2.680.000 annui a decorrere dall'anno 2022»;
al terzo periodo, dopo le parole: «dall'articolo 11» è inserita la seguente: «del» e dopo le parole: «n. 169» è inserito il seguente segno d'interpunzione: «,»;
al comma 12:
al primo periodo, le parole: «107 unità di personale non dirigenziale, di cui 94 di area terza e 13 di area seconda, e fino a 13 unità» sono sostituite dalle seguenti: «136 unità di personale non dirigenziale, di cui 123 di area terza e 13 di area seconda, e fino a 14 unità»;
al secondo periodo, la parola: «collocate» è sostituita dalla seguente: «collocato»;
al terzo periodo, le parole: «per la promozione del turismo» sono sostituite dalle seguenti: «di promozione del turismo»;
il quarto periodo è sostituito dal seguente: «Per l'attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di euro 4.026.367 per l'anno 2021 e di euro 8.052.733 annui a decorrere dall'anno 2022, cui si provvede, per l'importo di euro 3.287.172 per l'anno 2021 e per l'importo di euro 3.533.459 annui a decorrere dall'anno 2022, a valere sulle facoltà assunzionali trasferite dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e, per l'importo di euro 739.195 per l'anno 2021 e per l'importo di euro 4.519.275 annui a decorrere dall'anno 2022, ai sensi dell'articolo 11»;
al comma 13, le parole: «Ministero per il turismo», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «Ministero del turismo»;
al comma 14:
al terzo periodo, la parola: «assunzioni» è sostituita dalla seguente: «assunzionali»;
al quarto periodo, le parole: «dal coesistente» sono sostituite dalle seguenti: «dall'esistente»;
al quinto periodo, le parole: «Al tal fine» sono sostituite dalle seguenti: «A tal fine»;
al comma 15, dopo le parole: «euro 2.000.000» è inserita la seguente: «annui»;
al comma 16, le parole: «di euro 290.000» sono sostituite dalle seguenti: «di euro 600.000» e dopo le parole: «euro 456.100» è inserita la seguente: «annui»;
al comma 17, le parole: «dall'entrata» sono sostituite dalle seguenti: «dalla data di entrata».
All'articolo 8:
al comma 1, capoverso b-bis), le parole: «ultra larga» sono sostituite dalla seguente: «ultralarga»;
al comma 5, primo periodo, le parole: «tecnico amministrativa» sono sostituite dalla seguente: «tecnico-amministrativa» e la parola: «delibere» è sostituita dalla seguente: «deliberazioni»;
al comma 7:
al primo periodo, le parole: «tecnico amministrativa» sono sostituite dalla seguente: «tecnico-amministrativa»;
al terzo periodo, le parole: «tecnico amministrativa» sono sostituite dalla seguente: «tecnico-amministrativa» e le parole: «rimborsi spese» sono sostituite dalle seguenti: «rimborsi di spese»;
al comma 8, le parole: «e la transizione» sono sostituite dalle seguenti: «e di transizione»;
al comma 9:
al primo periodo, le parole: «in posizione di fuori ruolo,» sono sostituite dalle seguenti: «fuori ruolo o in posizione di» e le parole: «, e tecnico» sono sostituite dalla seguente: «, tecnico»;
al secondo periodo, dopo le parole: «euro 3.200.000» è inserita la seguente: «annui»;
dopo il comma 11 è aggiunto il seguente:
«11-bis. Al fine di garantire al Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale l'adeguato supporto delle professionalità necessarie all'esercizio delle funzioni di cui al presente articolo nonché allo svolgimento delle attività di coordinamento e di monitoraggio dell'attuazione dei progetti in materia di transizione digitale previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), all'articolo 76 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: "Al fine di dare concreta attuazione alle misure adottate per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus COVID-19, con particolare riferimento" sono sostituite dalle seguenti: "Al fine di provvedere" e le parole: "fino al 31 dicembre 2021" sono soppresse;
b) alla rubrica, le parole: "per l'attuazione delle misure di contrasto all'emergenza COVID-19" sono soppresse».
All'articolo 9:
al comma 1, capoverso, le parole: «Il Presidente» sono sostituite dalle seguenti: «3. Il Presidente»;
al comma 3, le parole: «punto 2» sono sostituite dalle seguenti: «numero 2)» e le parole: «è soppresso» sono sostituite dalle seguenti: «è abrogato».
All'articolo 10:
al comma 1, primo periodo, dopo le parole: «sono adottati» è soppressa la virgola;
dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
«1-bis. Fino al 30 giugno 2021 il regolamento di organizzazione degli uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, compresi quelli di diretta collaborazione, è adottato con la medesima procedura di cui al comma 1».
All'articolo 11:
al comma 1:
all'alinea, le parole: «commi 4 e 5» sono sostituite dalle seguenti: «comma 5» e le parole: «a 9.218.199 euro per l'anno 2021 e 15.931.382» sono sostituite dalle seguenti: «a 10.142.174 euro per l'anno 2021 e a 17.397.772»;
alla lettera a), le parole: «a 3.646.449 euro per l'anno 2021 e 5.100.897» sono sostituite dalle seguenti: «a 4.570.424 euro per l'anno 2021 e a 6.567.287» e le parole: «quanto a 2.696.500 euro per l'anno 2021 e 3.367.000» sono sostituite dalle seguenti: «quanto a 3.620.475 euro per l'anno 2021 e a 4.833.390»;
alla lettera b), le parole: «dell'autorizzazione di spesa» sono sostituite dalle seguenti: «del Fondo»;
al comma 2, le parole: «degli articoli di cui al comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «di quelle di cui agli articoli 2, comma 8, 3, commi 4-bis, 4-ter, 4-quater, 4-quinquies, 7 e 9, 6, comma 5, 7, commi 2, 11, 12, 14, 15 e 16, e 8, commi 9 e 11»;
al comma 3 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «derivanti dall'attuazione del presente decreto».
L'allegato è sostituito dal seguente:
«Allegato
(Art. 7, commi 3 e 5)
Tabella A
Contingente numerico del personale assegnato al Ministero del turismo
| Contingente | Attualmente in servizio | Dotazione organica |
| Dirigente di I fascia | 1 | 4 |
| Dirigente di II fascia | 3* | 17 ** |
| A3 F6 |
|
|
| A3 F5 | 3 |
|
| A3 F4 | 1 |
|
| A3 F3 | 1 |
|
| A3 F2 | 1 |
|
| A3 F1 | 4 | 133*** |
| A2 F6 | 4 |
|
| A2 F5 | 1 |
|
| A2 F4 | 6 |
|
| A2 F3 |
|
|
| A2 F2 | 1 |
|
| A2 F1 | 1 | 26*** |
| Totale complessivo | 27 | 180 |
* Di cui due con contratto dirigenziale ex articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
** Di cui due assegnati agli uffici di diretta collaborazione.
*** Il contingente di pianta organica viene indicato nella qualifica di ingresso nell'area funzionale anche se occorre tener conto che le unità in servizio sono già inserite nelle diverse fasce economiche delle aree e l'eventuale personale da reclutare in comando potrebbe appartenere alle diverse fasce economiche.».
Capo I
DISPOSIZIONI GENERALI
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 1.
(Modifiche all'articolo 2 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300)
1. All'articolo 2 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1:
1) il numero 8) è sostituito dal seguente: «8) Ministero della transizione ecologica;»;
2) il numero 9) è sostituito dal seguente: «9) Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili;»;
3) il numero 13) è sostituito dal seguente: «13) Ministero della cultura;»;
4) dopo il numero 14) è aggiunto il seguente: «15) Ministero del turismo.»;
b) al comma 4-bis, primo periodo, la parola «quattordici» è sostituita dalla seguente: «quindici».
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 1.
(Modifiche all'articolo 2 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300)
All'articolo 2 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, il comma 1 è sostituito dal seguente:
"1. I Ministeri sono i seguenti:
1) Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
2) Ministero dell'interno;
3) Ministero della giustizia;
4) Ministero della difesa;
5) Ministero dell'economia e delle finanze;
6) Ministero dello sviluppo economico;
7) Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;
8) Ministero dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e della transizione ecologica MATTME ;
9) Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile;
10) Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
11) Ministero dell'istruzione pubblica;
12) Ministero dell'università e della ricerca;
13) Ministero della cultura e per i beni e le attività culturali;
14) Ministero della salute pubblica;
15) Ministero del turismo sostenibile."».
Conseguentemente sostituire le denominazioni ovunque ricorrano.
De Petris, Ruotolo, Nugnes (*)
Ritirato e trasformato nell'odg G1.2
Al comma 1, lettera a), al numero 1) dopo le parole: «della transizione ecologica» inserire le seguenti: «, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare».
Conseguentemente, ovunque ricorrano, dopo le parole: «della transizione ecologica» inserire le seguenti: «, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare».
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge 2172 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri,
impegna il Governo a valutare l'opportunità di ridenominare il Ministero della transizione ecologica come «Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare».
________________
(*) Accolto dal Governo come raccomandazione
Respinto
Al comma 1, lettera a) numero 2), dopo le parole: «delle infrastrutture» inserire le seguenti: «dei trasporti»
Conseguentemente sopprimere l'articolo 5 e sostituire, ovunque ricorrano, le parole: «Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili» con le seguenti: «Ministero delle infrastrutture dei trasporti e della mobilità sostenibili.»
Urso, La Russa, Totaro, Rauti, Balboni, de Bertoldi, Zaffini, Fazzolari, Garnero Santanchè, Calandrini, La Pietra
Respinto
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) alla lettera a), dopo il numero 4 aggiungere il seguente: «4-bis) dopo il numero 15) è aggiunto il seguente: "16) Ministero del mare."»;
b) alla lettera b) sostituire la parola: «quindici» con la seguente: «sedici».
Conseguentemente, dopo l'articolo 4 aggiungere il seguente:
«Art. 4-bis.
(Ministero del mare)
1. Al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 41, comma 2, le parole: "opere marittime e" sono soppresse;
b) all'articolo 42, comma 1, lettera c), le parole: "navigazione e trasporto marittimo; vigilanza sui porti; demanio marittimo; sicurezza della navigazione e trasporto nelle acque interne;" sono soppresse;
c) all'articolo 44, comma 4, le parole: "e dagli uffici opere marittime" sono soppresse;
d) dopo il capo IX è inserito il seguente:
"Capo IX-bis.
Ministero del Mare
Art. 44-bis.
(Istituzione del Ministero del mare e attribuzioni)
1. È istituito il Ministero del mare.
2. Al Ministero del Mare sono attribuiti le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in materia di protezione del mare - intesa come tutela, difesa vigilanza e controllo dell'ecosistema marino e costiero -, di navigazione marittima, pesca e acquacoltura nonché di valorizzazione e implementazione dell'intero sistema marittimo nazionale.
3. Al Ministero del Mare sono trasferiti, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale - compresa la gestione residui - le funzioni e i compiti esercitati:
a) dalle divisioni III (Difesa del mare) e IV (Tutela degli ambienti costieri e marini. Supporto alle attività internazionali) della Direzione generale per la protezione della natura e del mare del Ministero della transizione ecologica;
b) dalla direzione generale per la vigilanza sulle Autorità portuali, le infrastrutture portuali ed il trasporto marittimo e per vie d'acqua interne del Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione gli Affari Generali ed il Personale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
c) dalla direzione generale per il trasporto stradale e l'intermodalità, del Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione, gli Affari Generali ed il Personale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, limitatamente alle attività di coordinamento in materia di trasporto marittimo di merci pericolose;
d) dalla direzione generale della pesca marittima e dell'acquacoltura del dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca del Ministero per le politiche agricole e forestali.
Art. 44-ter.
(Aree funzionali)
1. Il Ministero del Mare svolge, per quanto di competenza, le funzioni e i compiti di competenza statale nelle seguenti aree funzionali:
a) programmazione, finanziamento, realizzazione, gestione, monitoraggio, controllo e vigilanza delle opere marittime di interesse nazionale, ad eccezione di quelle in materia di difesa, anche in concorso con le altre amministrazioni interessate;
b) navigazione e trasporto marittimo e per vie d'acqua interne; vigilanza sui porti; demanio marittimo; sicurezza della navigazione e trasporto nelle acque interne;
c) gestione integrata delle coste, gestione ambientale e sviluppo sostenibile, con particolare riguardo alle attività in materia di studio, valutazione, monitoraggio, protezione e ripristino della biodiversità in ambienti marini e costieri e ai rischi connessi agli incidenti marittimi e allo sversamento di idrocarburi e materie inquinanti nelle acque del mare;
d) istituzione, gestione e vigilanza delle aree protette marine, dei parchi marini e delle riserve naturali marine, in concorso con il Ministero della transizione ecologica;
e) promozione della innovazione e della competitività del sistema produttivo nazionale attraverso la valorizzazione e lo sviluppo della c.d. economia del mare, in concorso con il Ministero dello sviluppo economico, con particolare riferimento ai seguenti settori: filiera ittica, industria delle estrazioni marine, filiera della cantieristica, movimentazione di merci e passeggeri, servizi di alloggio e ristorazione, ricerca, regolamentazione e tutela ambientale, attività sportive e ricreative, turismo costiero e marittimo (ivi compreso quello crocieristico e diportistico);
f) promozione, per quanto di competenza, degli interscambi commerciali marittimi con l'estero, anche attraverso lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e il rafforzamento del sistema logistico nonché la valorizzazione e l'incentivazione degli insediamenti produttivi e dei progetti di investimento nelle aree portuali e interportuali, in concorso con i Ministeri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, dell'economia e delle finanze degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
g) rafforzamento della cooperazione transfrontaliera nell'area del Mediterraneo, in concorso con le altre amministrazioni competenti, anche al fine di: supportare le filiere transfrontaliere della nautica, del turismo sostenibile e innovativo, delle biotecnologie blu e verdi e delle energie rinnovabili blu e verdi, come base per la crescita della competitività e dell'occupazione dell'area di cooperazione; difendere le popolazioni e il patrimonio naturale marittimo dai rischi derivanti dal cambiamento climatico e dalle attività umane; migliorare la difesa e la valorizzazione in chiave sostenibile del patrimonio naturale e culturale marittimo; sviluppare le reti di connessioni marittime e le modalità di trasporto sostenibile per ridurre l'isolamento delle aree più periferiche, anche insulari, migliorando la qualità dell'ambiente;
h) recupero dai fondali marini dei beni mobili di interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, in concorso con il Ministero della cultura;
i) promozione di sport nautici, anche agonistici, di concerto con la Presidenza del Consiglio dei ministri;
j) predisposizione della normativa interna di recepimento di trattati e convenzioni internazionali in materia marittima, di sicurezza della navigazione e protezione e valorizzazione dell'ambiente marino e costiero conclusi dall'Italia, ferme restando le competenze del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
k) rapporti, previo coordinamento con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con organismi internazionali, comunitari e nazionali in materia di protezione e valorizzazione del sistema marino e costiero, del trasporto marittimo, nonché di tutela della salute e della sicurezza del lavoro marittimo e portuale.
2. Il Ministero del Mare elabora e promuove analisi, studi, indagini, campagne e rilevamenti interessanti il settore marittimo e adotta tutte le iniziative idonee alle esigenze e ai problemi ad esso connessi, assicurando la più ampia divulgazione delle informazioni sullo stato dell'ambiente marino e costiero e la sensibilizzazione dell'opinione pubblica riguardo alla rilevanza istituzionale, economica e occupazionale dell'intero sistema marittimo.
Art. 44-quater.
(Capitanerie di porto)
1. Il Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto è incardinato nell'ambito del Ministero del Mare, dipende funzionalmente dal Ministro ed esercita i compiti di competenza previsti della normativa vigente, sulla base delle direttive e degli indirizzi del Ministro, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 118 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66.
2. All'articolo 20, comma 1, della legge 31 luglio 2002, n. 179, le parole: "Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio", ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: "Ministero del Mare".
3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro del Mare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per la pubblica amministrazione, il Ministro della transizione ecologica, il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e il Ministro per le politiche agricole e forestali, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si provvede al riordino dell'organizzazione e delle attribuzioni dei predetti Ministeri e alla puntuale individuazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie ai sensi dell'articolo 44-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e alla definizione della disciplina per il trasferimento delle medesime risorse. All'esito del trasferimento del personale interessato, il Ministero del Mare provvede all'esercizio delle funzioni e dei compiti ad esso attribuiti nell'ambito delle risorse umane disponibili a legislazione vigente.
4. Il Ministro del Mare presenta al Parlamento ogni anno una relazione sull'attività svolta, sullo stato dell'ambiente marino e costiero e, in generale, dell'intero settore marittimo."»
Respinto
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) alla lettera a), dopo il numero 4 aggiungere il seguente:« 4-bis) dopo il numero 15) è aggiunto il seguente: «15-bis) Ministero dello sport.»;
b) alla lettera b) sostituire la parola: «quindici» con la seguente: «sedici».
Conseguentemente, dopo l'articolo 7 inserire il seguente:
«Art. 7-bis.
(Ministero dello sport)
1. Al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, dopo il Capo XII-bis è aggiunto il seguente:
"CAPO XII-ter.
Ministero dello sport
Art. 54-quinquies.
(Ministero dello sport)
1. È istituito il Ministero dello Sport.
2. Al Ministero dello sport sono attribuiti le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in materia di rapporti internazionali con enti e istituzioni che hanno competenza in materia di sport, con particolare riguardo all'Unione europea, al Consiglio d'Europa, all'UNESCO e all'Agenzia mondiale antidoping (WADA) e con gli organismi sportivi e gli altri soggetti operanti nel settore dello sport; prevenzione del doping e della violenza nello sport; vigilanza sul Comitato olimpico nazionale (CONI) e di vigilanza e di indirizzo sull'Istituto per il credito sportivo; iniziative di comunicazione per il settore sportivo anche tramite la gestione dell'apposito sito web; concessione dei patrocini a manifestazioni sportive.
3. Al Ministero dello sport sono trasferiti, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale - compresa la gestione residui - le funzioni e i compiti esercitati dal Dipartimento dello sport presso la Presidenza del Consiglio dei ministri:
a) adempimenti giuridici ed amministrativi e istruttoria degli atti in materia di sport; proposta, coordinamento ed attuazione di iniziative relative allo sport; prevenzione del doping e della violenza nello sport; rapporti internazionali con enti ed istituzioni che hanno competenza in materia di sport; vigilanza sul Comitato olimpico nazionale (CONI) e vigilanza e indirizzo sull'Istituto per il credito sportivo;
b) adempimenti in materia di obblighi di pubblicità anche in materia di aggiornamento dei dati relativi agli Enti vigilati dall'Ufficio per lo Sport (Aeroclub d'Italia, Automobile Club d'Italia, Comitato Italiano Paralimpico, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Istituto per il credito sportivo);
c) rapporti con enti istituzionali e territoriali, organismi ed altri soggetti del settore; rapporti con enti e istituzioni europei e internazionali in materia di sport (Unione Europea, Consiglio Europeo, Agenzia Mondiale Antidoping); prevenzione del doping e della violenza nello sport; riconoscimento delle qualifiche professionali straniere per l'esercizio in Italia di professioni sportive; istruttoria per patrocini a manifestazioni sportive;
d) vigilanza sul CONI e gli altri enti sportivi controllati, sull'Istituto per il credito sportivo; istruttoria per contributi all'impiantistica sportiva, ivi compresi i musei dello sport, ad eventi sportivi e agli enti del settore; vitalizio "Giulio Onesti"; ripartizione del 5 per mille alle associazioni sportive dilettantistiche; supporto alle attività dell'Osservatorio nazionale per l'impiantistica sportiva (ONIS).
4. Al Ministero dello sport sono trasferite le risorse umane, strumentali e finanziarie, compresa la gestione dei residui, destinate all'esercizio delle funzioni di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo.
5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, su proposta del Ministro dello sport, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione, si provvede alla puntuale individuazione delle risorse umane, finanziarie e strumentali da trasferire ai sensi del comma 4" ».
Capo II
DISPOSIZIONI CONCERNENTI IL MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA, IL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO E IL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILI
ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 2.
(Ministero della transizione ecologica)
1. Il «Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» è ridenominato «Ministero della transizione ecologica».
2. Al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 28:
1) al comma 1, lettera c), le parole da «definizione degli obiettivi e delle linee di politica energetica» fino a «attuazione dei piani di emergenza energetica;» sono soppresse;
2) al comma 2, le parole «rilevazione, elaborazione, analisi e diffusione di dati statistici in materia energetica e mineraria, finalizzati alla programmazione energetica e mineraria;» sono soppresse;
b) all'articolo 29, comma 1, le parole «undici direzioni generali» sono sostituite dalle seguenti: «nove direzioni generali»;
c) la rubrica del Capo VIII del Titolo IV è sostituita dalla seguente: «Ministero della transizione ecologica»;
d) all'articolo 35:
1) al comma 1 le parole «dell'ambiente e della tutela del territorio» sono sostituite dalle seguenti: «della transizione ecologica»;
2) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. Al Ministero della transizione ecologica sono attribuite le funzioni e i compiti spettanti allo Stato relativi allo sviluppo sostenibile, ferme restando le funzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri, e alla tutela dell'ambiente, del territorio e dell'ecosistema, nelle seguenti materie:
a) individuazione, conservazione e valorizzazione delle aree naturali protette, tutela della biodiversità e della biosicurezza, della fauna e della flora, attuazione e gestione, fatte salve le competenze della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, ratificata ai sensi della legge 19 dicembre 1975, n. 874, e dei relativi regolamenti europei, della difesa del mare e dell'ambiente costiero e della comunicazione ambientale;
b) definizione degli obiettivi e delle linee di politica energetica e mineraria nazionale e provvedimenti ad essi inerenti; autorizzazione di impianti di produzione di energia di competenza statale, compresi quelli da fonti rinnovabili, anche se ubicati in mare; rapporti con organizzazioni internazionali e rapporti con l'Unione europea nel settore dell'energia, ferme restando le competenze del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, compresi il recepimento e l'attuazione dei programmi e delle direttive sul mercato unico europeo in materia di energia, ferme restando le competenze del Presidente del Consiglio dei ministri e delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano; attuazione dei processi di liberalizzazione dei mercati energetici e promozione della concorrenza nei mercati dell'energia e tutela dell'economicità e della sicurezza del sistema; individuazione e sviluppo delle reti nazionali di trasporto dell'energia elettrica e del gas naturale e definizione degli indirizzi per la loro gestione; politiche di ricerca, incentivazione e interventi nei settori dell'energia e delle miniere; ricerca e coltivazione di idrocarburi, riconversione, dismissione e chiusura mineraria delle infrastrutture di coltivazione di idrocarburi ubicate nella terraferma e in mare e ripristino in sicurezza dei siti; risorse geotermiche; normativa tecnica, area chimica, sicurezza mineraria, escluse le competenze in materia di servizio ispettivo per la sicurezza mineraria e di vigilanza sull'applicazione della legislazione attinente alla salute sui luoghi di lavoro, e servizi tecnici per l'energia; vigilanza su enti strumentali e collegamento con le società e gli istituti operanti nei settori dell'energia; gestione delle scorte energetiche nonché predisposizione ed attuazione dei piani di emergenza energetica; sicurezza nucleare e disciplina dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi; radioprotezione e radioattività ambientale; agro-energie; rilevazione, elaborazione, analisi e diffusione di dati statistici in materia energetica e mineraria, finalizzati alla programmazione energetica e mineraria;
c) piani e misure in materia di combustibili alternativi e delle relative reti e strutture di distribuzione per la ricarica dei veicoli elettrici, qualità dell'aria, politiche per il contrasto dei cambiamenti climatici e per la finanza climatica e sostenibile e il risparmio ambientale anche attraverso tecnologie per la riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra;
d) pianificazione in materia di emissioni nei diversi settori dell'attività economica, ivi compreso quello dei trasporti;
e) gestione, riuso e riciclo dei rifiuti ed economia circolare;
f) tutela delle risorse idriche e relativa gestione, fatta salva la competenza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;
g) promozione di politiche di sviluppo sostenibile, nazionali e internazionali;
h) promozione di politiche per l'economia circolare e l'uso efficiente delle risorse, fatte salve le competenze del Ministero dello sviluppo economico;
i) coordinamento delle misure di contrasto e contenimento del danno ambientale, nonché di bonifica e di ripristino in sicurezza dei siti inquinati, ivi compresi i siti per i quali non è individuato il responsabile della contaminazione e quelli per i quali i soggetti interessati non provvedono alla realizzazione degli interventi, nonché esercizio delle relative azioni giurisdizionali;
l) sorveglianza, monitoraggio e recupero delle condizioni ambientali conformi agli interessi fondamentali della collettività e alla riduzione dell'impatto delle attività umane sull'ambiente, con particolare riferimento alla prevenzione e repressione delle violazioni compiute in danno dell'ambiente; prevenzione e protezione dall'inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico e dai rischi industriali;
m) difesa e assetto del territorio con riferimento ai valori naturali e ambientali.»;
e) all'articolo 37, comma 1:
1) le parole «non può essere superiore a due» sono sostituite dalle seguenti: «non può essere superiore a tre»;
2) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, e il numero delle direzioni generali non può essere superiore a dieci.».
3. Le denominazioni «Ministro della transizione ecologica» e «Ministero della transizione ecologica» sostituiscono, a ogni effetto e ovunque presenti, rispettivamente, le denominazioni «Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» e «Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare».
4. Con riguardo alle funzioni di cui all'articolo 35, comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 300 del 1999, come modificato dal presente decreto, le denominazioni «Ministro della transizione ecologica» e «Ministero della transizione ecologica» sostituiscono, ad ogni effetto e ovunque presenti, rispettivamente, le denominazioni «Ministro dello sviluppo economico» e «Ministero dello sviluppo economico».
5. Al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, agli articoli 174-bis, comma 2-bis, secondo periodo, e 828, comma 1, alinea, dopo le parole «tutela ambientale» sono inserite le seguenti: «e la transizione ecologica».
6. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, lo statuto dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile - ENEA è modificato, al fine di prevedere la vigilanza da parte del Ministero della transizione ecologica.
7. Nell'ambito delle competenze di cui all'articolo 35, comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 300 del 1999, come modificato dal presente decreto, rientrano:
a) le competenze a qualunque titolo inerenti all'attività delle società operanti nei settori di riferimento, ivi compreso il potere di emanare indirizzi nei confronti di tali società;
b) l'esercizio dei diritti di azionista allo stato esercitati dal Ministero dello sviluppo economico nei confronti del Gestore dei servizi energetici - GSE Spa;
c) l'approvazione della disciplina del mercato elettrico e del mercato del gas naturale e dei criteri per l'incentivazione dell'energia elettrica da fonte rinnovabile di cui al decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e di cui al decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, e l'esercizio di ogni altra competenza già a qualunque titolo esercitata dal Ministero dello sviluppo economico fino alla data di entrata in vigore del presente decreto in materia di concorrenza, di tutela dei consumatori utenti, in collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico, e di regolazione dei servizi di pubblica utilità nei settori energetici.
8. Per l'attuazione del comma 2, lettera e), numero 1), è autorizzata la spesa di euro 249.000 per l'anno 2021 e di euro 332.000 annui a decorrere dall'anno 2022.
8-bis. All'articolo 5, comma 3, della legge 3 agosto 2007, n. 124, le parole: «e dal Ministro dello sviluppo economico» sono sostituite dalle seguenti: «, dal Ministro dello sviluppo economico e dal Ministro della transizione ecologica».
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
Respinto
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 2:
1) sopprimere le lettere a) e b);
2) alla lettera d), numero 2), capoverso "comma 2", sopprimere la lettera b);
3) alla lettera d), numero 2), capoverso "comma 2", lettera c), sopprimere le seguenti parole: «piani e misure in materia di combustibili alternativi e delle relative reti e strutture di distribuzione per la ricarica dei veicoli elettrici»;
4) sopprimere la lettera e);
b) sopprimere il comma 4;
c) sopprimere il comma 6;
d) al comma 7, sopprimere le lettere b) e c).
Conseguentemente, sopprimere l'articolo 3.
Respinto
Al comma 2, lettera d), numero 2, capoverso "comma 2", lettera c), sopprimere le seguenti parole: «e per la finanza climatica e sostenibile».
Ritirato
Al comma 8-bis, sostituire le parole: «e dal Ministro della transizione ecologica», con le seguenti: «, dal Ministro della transizione ecologica e dal Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale».
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 2172 recante "Conversione in legge del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri",
premesso che:
l'articolo 2 disciplina la trasformazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in Ministero della transizione ecologica (MiTE). In particolare, il comma 2 reca una serie di modifiche al decreto legislativo n. 300/1999, prevedendo il trasferimento di competenze in materia di politica energetica dal Ministero dello sviluppo economico al MiTE ed una complessiva ridefinizione delle funzioni di tale ultimo dicastero,
considerato che:
il Ministero della transizione ecologica perseguirà le politiche ambientali nella consapevolezza che vi è la necessità di fronteggiare anche un debito ambientale che, diversamente da quello economico, è, per sua natura, un debito comune che trascende i confini degli Stati e non è esigibile esclusivamente in capo a chi lo ha prodotto, che sia una generazione o una collettività, distanti nel tempo o nello spazio. Inoltre, siamo già gravati da un debito ambientale contratto nei passati decenni, il cui montante sarà sempre più faticoso recuperare, se non agiamo per tempo;
la strutturazione delle competenze del Ministero esprime quindi la complementarità e l'interconnessione tra i temi della tutela ambientale, della salvaguardia del clima, dell'energia e dello sviluppo sostenibile. In particolare, l'intento delle novità organizzative introdotte è quello di ripensare profondamente l'organizzazione dell'amministrazione indirizzandola prioritariamente verso una "transizione ecologica" integrale del Paese, potenziando e dotando il Ministero delle competenze in materia di politica energetica già facenti capo a due direzioni generali del Ministero dello sviluppo economico,
considerato, inoltre, che:
una particolare attenzione sarà rivolta dal dicastero al confronto con la cittadinanza e i portatori di interesse all'insegna di un dibattito pubblico che, nell'alveo degli strumenti della consultazione pubblica, assicuri l'informazione, il confronto, anche dialettico, e la composizione degli interessi. In tal senso, andrà rafforzata la cultura della consultazione pubblica come strumento di composizione di istanze diverse, di velocizzazione degli iter procedurali e per la realizzazione dell'attività di Governo, secondo i principi di imparzialità, inclusione, trasparenza, tempestività e riscontro delle decisioni assunte rispetto ai rilievi emersi in consultazione;
gli strumenti di partecipazione pubblica rappresentano un efficace strumento di risoluzione preventiva dei conflitti e del contenzioso e, quindi, della più celere realizzazione dell'azione amministrativa;
la transizione ecologica è un processo evolutivo verso un nuovo modello di sviluppo economico e sociale, che non può prescindere dalla giustizia sociale; pertanto, tutti gli strumenti di partecipazione pubblica dovranno garantire che le nuove politiche non rivelino aggravi indesiderati nei confronti dei cittadini e dei destinatari finali delle misure, ma, al contrario, dovranno permettere una crescente fiducia nelle istituzioni e una rinnovata legittimazione, dal basso, delle decisioni prese;
al fine di esaltare questo aspetto, bisognerebbe integrare la denominazione del Ministero in modo tale da sottolineare come la transizione non sia solo ecologica ma al contempo solidale,
impegna il Governo a valutare l'opportunità, nel prossimo provvedimento utile, di ridenominare il suddetto dicastero in Ministero della transizione ecologica e solidale.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 2172 recante "Conversione in legge del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri",
premesso che:
l'articolo 2 disciplina la trasformazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in Ministero della transizione ecologica (MiTE). In particolare, il comma 2 reca una serie di modifiche al decreto legislativo n. 300/1999, prevedendo il trasferimento di competenze in materia di politica energetica dal Ministero dello sviluppo economico al MiTE ed una complessiva ridefinizione delle funzioni di tale ultimo dicastero,
considerato che:
il Ministero della transizione ecologica perseguirà le politiche ambientali nella consapevolezza che vi è la necessità di fronteggiare anche un debito ambientale che, diversamente da quello economico, è, per sua natura, un debito comune che trascende i confini degli Stati e non è esigibile esclusivamente in capo a chi lo ha prodotto, che sia una generazione o una collettività, distanti nel tempo o nello spazio. Inoltre, siamo già gravati da un debito ambientale contratto nei passati decenni, il cui montante sarà sempre più faticoso recuperare, se non agiamo per tempo;
la strutturazione delle competenze del Ministero esprime quindi la complementarità e l'interconnessione tra i temi della tutela ambientale, della salvaguardia del clima, dell'energia e dello sviluppo sostenibile. In particolare, l'intento delle novità organizzative introdotte è quello di ripensare profondamente l'organizzazione dell'amministrazione indirizzandola prioritariamente verso una "transizione ecologica" integrale del Paese, potenziando e dotando il Ministero delle competenze in materia di politica energetica già facenti capo a due direzioni generali del Ministero dello sviluppo economico,
considerato, inoltre, che:
una particolare attenzione sarà rivolta dal dicastero al confronto con la cittadinanza e i portatori di interesse all'insegna di un dibattito pubblico che, nell'alveo degli strumenti della consultazione pubblica, assicuri l'informazione, il confronto, anche dialettico, e la composizione degli interessi. In tal senso, andrà rafforzata la cultura della consultazione pubblica come strumento di composizione di istanze diverse, di velocizzazione degli iter procedurali e per la realizzazione dell'attività di Governo, secondo i principi di imparzialità, inclusione, trasparenza, tempestività e riscontro delle decisioni assunte rispetto ai rilievi emersi in consultazione;
gli strumenti di partecipazione pubblica rappresentano un efficace strumento di risoluzione preventiva dei conflitti e del contenzioso e, quindi, della più celere realizzazione dell'azione amministrativa;
la transizione ecologica è un processo evolutivo verso un nuovo modello di sviluppo economico e sociale, che non può prescindere dalla giustizia sociale; pertanto, tutti gli strumenti di partecipazione pubblica dovranno garantire che le nuove politiche non rivelino aggravi indesiderati nei confronti dei cittadini e dei destinatari finali delle misure, ma, al contrario, dovranno permettere una crescente fiducia nelle istituzioni e una rinnovata legittimazione, dal basso, delle decisioni prese;
al fine di esaltare questo aspetto, bisognerebbe integrare la denominazione del Ministero in modo tale da sottolineare come la transizione non sia solo ecologica ma al contempo solidale,
impegna il Governo a valutare l'opportunità di ridenominare il suddetto dicastero in Ministero della transizione ecologica e solidale.
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(*) Accolto dal Governo come raccomandazione
Arrigoni, Ripamonti, Briziarelli, Bruzzone, Pazzaglini, Saviane
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di conversione in legge del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri,
premesso che:
l'articolo 2 del decreto definisce le funzioni e i compiti attribuiti al Ministero della transizione ecologica specificando, tra l'altro, le materie su cui si sviluppa la politica energetica del Paese;
il testo fa riferimento anche alla tutela della sicurezza del sistema energetico nazionale e alla predisposizione ed attuazione dei piani di emergenza energetica;
la funzionalità di un sistema energetico è un parametro della qualità della prestazione, inclusi gli effetti diretti sulla comunità servita; la capacità del sistema di reagire rapidamente durante l'evoluzione di un disturbo provocato da cause naturali o antropiche, cercando di minimizzare la perdita temporanea delle prestazioni, definisce la resilienza del sistema perturbato dall'evento dannoso;
pertanto, la resilienza è legata ad una serie di azioni di prevenzione, preparazione e pianificazione dell'emergenza, come risposta alla crisi e recupero di funzionalità del servizio, allo scopo di prevenire eventi potenzialmente dannosi, di mitigarne gli effetti, di prepararsi e reagire a tali eventi e ristabilire la funzionalità del servizio in tempi accettabili; in particolare, la resilienza, per una efficace gestione dei rischi, richiede azioni di prevenzione che possono incidere in modo rilevante sul livello di prestazione pre-evento, su quello post-evento e sui tempi e modalità di recupero;
nonostante l'importanza della resilienza per il nostro sistema energetico e nonostante l'accavallarsi di fenomeni meteo estremi, sempre più frequenti anche a causa dei cambiamenti climatici, quali intense nevicate, allagamenti, trombe d'aria o ondate di calore, la resilienza non solo non è prevista da alcuna norma di legge ma non è nemmeno menzionata tra le funzioni e compiti attribuiti al Ministero della transizione ecologica;
tutti ricordano l'eccezionale nevicata che ha colpito l'Abruzzo nel gennaio 2017 quando in diversi comuni della regione è stato registrato, per un periodo prolungato di diversi giorni, un blackout elettrico a causa dell'interruzione dei servizi di trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica, determinando pesanti disservizi ai cittadini; anche a seguito di tale evento, le società di gestione della rete elettrica nazionale hanno investito risorse e sviluppato strategie innovative con appositi piani di resilienza diretti ad accelerare il processo di riduzione del rischio e dell'impatto degli eventi meteo estremi sulle reti;
occorre l'intervento mirato del Ministero della transizione ecologica per la tutela della resilienza del nostro sistema energetico con un approccio innovativo sia nella pianificazione che nella gestione del sistema, in modo da riuscire a potenziare gli impianti senza che questo implichi spese eccessive,
impegna il Governo ad adottare le opportune iniziative di carattere legislativo dirette ad attribuire al Ministero della transizione ecologica, a cui già compete la tutela della sicurezza del sistema energetico nazionale e la predisposizione ed attuazione dei piani di emergenza energetica, anche la resilienza a garanzia dello stesso sistema energetico.
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(*) Accolto dal Governo
La Mura, Moronese, Nugnes, Fattori, Giannuzzi, Ortis, Angrisani, Granato, Mininno, Corrado, Lezzi, Crucioli
V. testo 2
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri" (AS 2172),
premesso che:
l'articolo 2, comma 2, lettera d), n. 2) definisce le materie di competenza del MITE (Ministero della transizione ecologica), e tra queste prevede le politiche per la finanza climatica e sostenibile;
l'articolo 4, comma 3, lettera f-bis), assegna al CITE (Comitato interministeriale per la transizione ecologica) il compito di approvare il Piano per la transizione ecologica, al fine di coordinare le politiche in una serie di materie di competenza del MITE, comprese quelle per la finanza climatica e sostenibile,
considerato che:
come rilevato dal Servizio Studi del Senato, in relazione all'espressione "finanza climatica" non esiste un precedente a livello legislativo. A livello internazionale, essa compare nel report dell'OCSE "Climate Finance Provided and Mobilised by Developed Countries in 2013-18", mentre a livello europeo si fa riferimento al concetto di finanza sostenibile e non a quello di finanza climatica;
in particolare, nel Piano d'azione per finanziare la crescita sostenibile (COM (2018)97) dell'8 marzo 2018 la Commissione europea ha chiarito che per finanza sostenibile «si intende il processo di tenere in debita considerazione, nell'adozione di decisioni di investimento, i fattori ambientali e sociali, per ottenere maggiori investimenti in attività sostenibili e di più lungo termine.». Nel concetto di finanza sostenibile rilevano, pertanto, i fattori ESG (Enviromental, Social and Governance);
infatti, secondo la Commissione UE, «le considerazioni di ordine ambientale fanno riferimento all'attenuazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento a questi nonché in senso lato all'ambiente e ai rischi connessi, come, per esempio, le catastrofi naturali. Le considerazioni di ordine sociale possono fare riferimento a questioni di ineguaglianza, inclusività, rapporti di lavoro, investimenti in capitale umano e comunità. Le considerazioni di ordine ambientale e sociale sono spesso interconnesse, in particolare poiché i cambiamenti climatici possono esacerbare i sistemi di ineguaglianza in essere. La governance delle istituzioni pubbliche e private, comprese le strutture di gestione, le relazioni con i dipendenti e la retribuzione dei manager, svolge un ruolo fondamentale nel garantire l'inclusione delle considerazioni ambientali e sociali nel processo decisionale»,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di precisare cosa si intende per finanza climatica al fine di definire le competenze del MITE in ordine alle politiche che la riguardano, atteso che l'espressione "finanza climatica" è poco chiara e, di conseguenza, non consente di individuare con precisione le relative competenze del MITE;
a valutare l'opportunità di prevedere una definizione di finanza sostenibile, basandosi sulla definizione europea sopra riportata, così da specificare in modo puntuale le relative competenze del MITE;
a valutare l'opportunità di predisporre, in assenza di uno standard europeo per le obbligazioni verdi, con riguardo alla competenza del MITE in materia di definizione di politiche in materia di finanza sostenibile, adeguati strumenti di contrasto al fenomeno del greenwashing, atteso che, a seguito della consultazione espletata nel 2020, su iniziativa della Commissione UE, in relazione all'EU GBS EU (Green Bond Standard), ovvero a una norma europea per i prodotti finanziari sostenibili, ad oggi non si è ancora provveduto alla definizione della stessa.
La Mura, Moronese, Nugnes, Fattori, Giannuzzi, Ortis, Angrisani, Granato, Mininno, Corrado, Lezzi, Crucioli
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri" (AS 2172),
premesso che:
l'articolo 2, comma 2, lettera d), n. 2) definisce le materie di competenza del MITE (Ministero della transizione ecologica), e tra queste prevede le politiche per la finanza climatica e sostenibile;
l'articolo 4, comma 3, lettera f-bis), assegna al CITE (Comitato interministeriale per la transizione ecologica) il compito di approvare il Piano per la transizione ecologica, al fine di coordinare le politiche in una serie di materie di competenza del MITE, comprese quelle per la finanza climatica e sostenibile,
considerato che:
come rilevato dal Servizio Studi del Senato, in relazione all'espressione "finanza climatica" non esiste un precedente a livello legislativo. A livello internazionale, essa compare nel report dell'OCSE "Climate Finance Provided and Mobilised by Developed Countries in 2013-18", mentre a livello europeo si fa riferimento al concetto di finanza sostenibile e non a quello di finanza climatica;
in particolare, nel Piano d'azione per finanziare la crescita sostenibile (COM (2018)97) dell'8 marzo 2018 la Commissione europea ha chiarito che per finanza sostenibile «si intende il processo di tenere in debita considerazione, nell'adozione di decisioni di investimento, i fattori ambientali e sociali, per ottenere maggiori investimenti in attività sostenibili e di più lungo termine.». Nel concetto di finanza sostenibile rilevano, pertanto, i fattori ESG (Enviromental, Social and Governance);
infatti, secondo la Commissione UE, «le considerazioni di ordine ambientale fanno riferimento all'attenuazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento a questi nonché in senso lato all'ambiente e ai rischi connessi, come, per esempio, le catastrofi naturali. Le considerazioni di ordine sociale possono fare riferimento a questioni di ineguaglianza, inclusività, rapporti di lavoro, investimenti in capitale umano e comunità. Le considerazioni di ordine ambientale e sociale sono spesso interconnesse, in particolare poiché i cambiamenti climatici possono esacerbare i sistemi di ineguaglianza in essere. La governance delle istituzioni pubbliche e private, comprese le strutture di gestione, le relazioni con i dipendenti e la retribuzione dei manager, svolge un ruolo fondamentale nel garantire l'inclusione delle considerazioni ambientali e sociali nel processo decisionale»,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di precisare cosa si intende per finanza climatica al fine di definire le competenze del MITE in ordine alle politiche che la riguardano;
a valutare l'opportunità di prevedere una definizione di finanza sostenibile, basandosi sulla definizione europea sopra riportata, così da specificare in modo puntuale le relative competenze del MITE;
a valutare l'opportunità di predisporre, in assenza di uno standard europeo per le obbligazioni verdi, con riguardo alla competenza del MITE in materia di definizione di politiche in materia di finanza sostenibile, adeguati strumenti di contrasto al fenomeno del greenwashing, atteso che, a seguito della consultazione espletata nel 2020, su iniziativa della Commissione UE, in relazione all'EU GBS EU (Green Bond Standard), ovvero a una norma europea per i prodotti finanziari sostenibili, ad oggi non si è ancora provveduto alla definizione della stessa.
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 3.
(Disposizioni transitorie concernenti il Ministero della transizione ecologica)
1. Al Ministero della transizione ecologica sono trasferite le risorse umane, strumentali e finanziarie, compresa la gestione dei residui, destinate all'esercizio delle funzioni di cui all'articolo 35, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, come modificato dal presente decreto.
2. A decorrere dalla data di adozione del decreto di cui al comma 4, la Direzione generale per l'approvvigionamento, l'efficienza e la competitività energetica e la Direzione generale per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari del Ministero dello sviluppo economico, con la relativa dotazione organica e con i relativi posti di funzione di livello dirigenziale generale e non generale, sono trasferite al Ministero della transizione ecologica. Conseguentemente la dotazione organica del personale dirigenziale del Ministero dello sviluppo economico è rideterminata in 17 posizioni di livello generale e 104 posizioni di livello non generale.
3. La dotazione organica del personale dirigenziale del Ministero della transizione ecologica è individuata in 13 posizioni di livello generale e in 67 posizioni di livello non generale.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro della transizione ecologica, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione, si provvede alla puntuale individuazione delle risorse umane, finanziarie e strumentali da trasferire ai sensi del comma 1. La dotazione organica del personale non dirigenziale del Ministero dello sviluppo economico è conseguentemente ridotta in misura corrispondente al personale trasferito. Le risorse umane includono il personale di ruolo dirigenziale e non dirigenziale, nonché il personale a tempo determinato con incarico dirigenziale ai sensi dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che risulta in servizio alla data del 13 febbraio 2021 presso la Direzione generale per l'approvvigionamento, l'efficienza e la competitività energetica e la Direzione generale per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari del Ministero dello sviluppo economico. Al personale non dirigenziale trasferito ai sensi del presente articolo si applica il trattamento economico, compreso quello accessorio, previsto nell'amministrazione di destinazione e viene corrisposto un assegno ad personam riassorbibile pari all'eventuale differenza fra le voci fisse e continuative del trattamento economico dell'amministrazione di provenienza, ove superiore, e quelle riconosciute presso l'amministrazione di destinazione. Al personale dirigenziale trasferito ai sensi del presente articolo continuano ad applicarsi i contratti individuali di lavoro stipulati ai sensi dell'articolo 19, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, vigenti alla data del 13 febbraio 2021, nelle more dell'entrata in vigore del regolamento di organizzazione di cui all'articolo 10 del presente decreto.
4-bis. Al fine di garantire la perequazione del trattamento economico del personale dirigenziale trasferito dal Ministero dello sviluppo economico, le risorse destinate ad alimentare il fondo per la retribuzione di posizione e di risultato del personale dirigenziale di seconda fascia in servizio presso il Ministero della transizione ecologica sono incrementate di 483.898 euro per l'anno 2021 e di 967.795 euro annui a decorrere dall'anno 2022 e quelle destinate al personale dirigenziale di livello generale presso il medesimo Ministero della transizione ecologica sono incrementate di 35.774 euro per l'anno 2021 e di 71.547 euro annui a decorrere dall'anno 2022, in deroga al limite di cui all'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75.
4-ter. Agli oneri derivanti dal comma 4-bis, pari a 519.672 euro per l'anno 2021 e a 1.039.342 euro annui a decorrere dall'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
4-quater. Al fine di adeguare l'indennità di amministrazione in godimento del personale non dirigenziale del Ministero della transizione ecologica a quella del personale non dirigenziale trasferito dal Ministero dello sviluppo economico, è autorizzata, in deroga al limite di cui all'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, la spesa di 227.080 euro per l'anno 2021 e di 454.160 euro annui a decorrere dall'anno 2022.
4-quinquies. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 4-quater, pari a 227.080 euro per l'anno 2021 e a 454.160 euro annui a decorrere dall'anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
5. Fino alla data di adozione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al comma 6, il Ministero dello sviluppo economico provvede alla corresponsione del trattamento economico spettante al personale trasferito. A partire dalla medesima data, le risorse finanziarie afferenti al trattamento economico del personale, compresa la quota del Fondo risorse decentrate, sono allocate sui pertinenti capitoli iscritti nello stato di previsione della spesa del Ministero della transizione ecologica. Tale importo considera i costi del trattamento economico corrisposto al personale trasferito e tiene conto delle voci retributive fisse e continuative, del costo dei buoni pasto, della remunerazione del lavoro straordinario e del trattamento economico di cui al Fondo risorse decentrate.
6. Fino alla data di adozione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al presente comma, il Ministero della transizione ecologica si avvale, per lo svolgimento delle funzioni trasferite, delle competenti strutture e dotazioni organiche del Ministero dello sviluppo economico. Fino alla medesima data, la gestione delle risorse finanziarie relative alle funzioni trasferite, compresa la gestione dei residui passivi e perenti, è esercitata dal Ministero dello sviluppo economico. Entro sessanta giorni dalla data di adozione del decreto di cui al comma 4, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede, con proprio decreto, ad effettuare le occorrenti variazioni di bilancio, in termini di residui, di competenza e di cassa, tra gli stati di previsione interessati, ivi comprese l'istituzione, la modifica e la soppressione di missioni e programmi. A decorrere dalla data di adozione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al terzo periodo transitano al Ministero della transizione ecologica i rapporti giuridici attivi e passivi relativi alle funzioni trasferite.
7. Fino alla data di entrata in vigore del regolamento di organizzazione di cui all'articolo 10, è istituito, presso il Ministero della transizione ecologica, il Dipartimento per l'energia e il clima, nel quale confluiscono le Direzioni generali del Ministero dello sviluppo economico trasferite ai sensi del presente articolo, nonché la Direzione generale per il clima, l'energia e l'aria già istituita presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Fino alla medesima data, continua ad applicarsi, in quanto compatibile, il vigente regolamento di organizzazione del Ministero dell'ambiente e della tutela e del territorio e del mare e il contingente di personale degli Uffici di diretta collaborazione del Ministro della transizione ecologica è incrementato di venti unità, anche estranee alla pubblica amministrazione. A tale ultimo fine è autorizzata la spesa di euro 540.000 per l'anno 2021 e di 650.000 euro annui a decorrere dal 2022.
8. Il personale appartenente ai ruoli dirigenziali di amministrazioni centrali diverse dal Ministero dello sviluppo economico, titolare di incarichi dirigenziali nell'ambito delle direzioni generali trasferite al Ministero della transizione ecologica, può optare per il transito nel ruolo di quest'ultimo Ministero.
9. Le funzioni di controllo della regolarità amministrativa e contabile attribuite al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze sugli atti adottati dal Ministero della transizione ecologica continuano ad essere svolte dall'Ufficio centrale del bilancio presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare presso il quale è istituito un ulteriore posto di funzione dirigenziale di livello non generale. Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato a bandire apposite procedure concorsuali pubbliche e ad assumere, in deroga ai vigenti vincoli assunzionali, una unità di livello dirigenziale non generale e sette unità di personale a tempo indeterminato, da inquadrare nell'area terza, fascia retributiva F1. A tal fine è autorizzata la spesa di 217.949 euro per l'anno 2021 e di 435.897 euro annui a decorrere dall'anno 2022.
EMENDAMENTO
Respinto
Al comma 4, primo periodo, apportare le seguenti modificazioni:
a) sostituire le parole: «decreto del Presidente del Consiglio dei ministri» con la seguente: «Regolamento»;
b) sostituire le parole: «su proposta del» con le seguenti: «proposto dal».
ARTICOLO 4 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 4.
(Comitato interministeriale per la transizione ecologica)
1. Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo l'articolo 57 è inserito il seguente:
«Art. 57-bis (Comitato interministeriale per la transizione ecologica). - 1. È istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione, ferme restando le competenze del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile.
2. Il CITE, presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri, o, in sua vece, dal Ministro della transizione ecologica, è composto dai Ministri della transizione ecologica, dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari e forestali. Ad esso partecipano, altresì, gli altri Ministri o loro delegati aventi competenza nelle materie oggetto dei provvedimenti e delle tematiche poste all'ordine del giorno.
3. Il CITE approva il Piano per la transizione ecologica, al fine di coordinare le politiche in materia di:
a) riduzione delle emissioni di gas climalteranti;
b) mobilità sostenibile;
c) contrasto del dissesto idrogeologico e del consumo del suolo;
c-bis) mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici;
d) risorse idriche e relative infrastrutture;
e) qualità dell'aria;
f) economia circolare.
f-bis) bioeconomia circolare e fiscalità ambientale, ivi compresi i sussidi ambientali e la finanza climatica e sostenibile.
4. Il Piano individua le azioni, le misure, le fonti di finanziamento, il relativo cronoprogramma, nonché le amministrazioni competenti all'attuazione delle singole misure. Sulla proposta di Piano predisposta dal CITE è acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che è reso nel termine di venti giorni dalla data di trasmissione. La proposta di Piano è contestualmente trasmessa alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che si pronunciano nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione. Il Piano è approvato in via definitiva dal CITE entro trenta giorni dall'espressione dei pareri ovvero dall'inutile decorso dei termini di cui al secondo e al terzo periodo.
4-bis. Dopo l'approvazione definitiva del Piano da parte del CITE, il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato trasmette alle Camere, entro il 31 maggio di ogni anno, una relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano, dando conto delle azioni, delle misure e delle fonti di finanziamento adottate.
5. Il CITE delibera sulla rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221.
5-bis. La Commissione per lo studio e l'elaborazione di proposte per la transizione ecologica e per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, di cui al comma 98 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, è soppressa e i relativi compiti sono attribuiti al Comitato tecnico di supporto di cui al comma 7 del presente articolo.
5-ter. All'articolo 68, comma 2, della legge 28 dicembre 2015, n. 221, il secondo periodo è sostituito dal seguente: "Il Ministro della transizione ecologica invia alle Camere e al Comitato interministeriale per la transizione ecologica, entro il 15 luglio di ogni anno, una relazione concernente gli esiti dell'aggiornamento del Catalogo e le proposte per la progressiva eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi e per la promozione dei sussidi ambientalmente favorevoli, anche al fine di contribuire alla realizzazione del Piano per la transizione ecologica".
6. Il CITE monitora l'attuazione del Piano, lo aggiorna in funzione degli obiettivi conseguiti e delle priorità indicate anche in sede europea e adotta le iniziative idonee a superare eventuali ostacoli e ritardi.
7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è istituito un Comitato tecnico di supporto del CITE, composto da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri e da un rappresentante per ciascuno dei Ministeri di cui al comma 2, designati dai rispettivi Ministri, con il compito di istruire le questioni all'ordine del giorno del CITE. Ai componenti del Comitato tecnico di supporto del CITE non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.
8. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della transizione ecologica, è adottato il regolamento interno del CITE, che ne disciplina il funzionamento. Le deliberazioni del CITE sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
9. La Presidenza del Consiglio dei ministri assicura il supporto tecnico e organizzativo alle attività del CITE nell'ambito delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.
10. Le attività di cui al presente articolo sono svolte nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.».
1-bis. All'articolo 34, comma 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le parole: «Comitato interministeriale per la programmazione economica, su proposta del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» sono sostituite dalle seguenti: «Comitato interministeriale per la transizione ecologica, su proposta del Ministro della transizione ecologica».
1-ter. Il Comitato interministeriale per la transizione ecologica istituito ai sensi dell'articolo 57-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, introdotto dal comma 1 del presente articolo, approva, entro cinque mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Piano per la transizione ecologica di cui al medesimo articolo 57-bis.
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
Ritirato
Al comma 1, capoverso «Art. 57-bis», comma 2, dopo le parole: «mobilità sostenibili» inserire le seguenti: «del turismo».
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 57-bis», comma 2, dopo le parole: «mobilità sostenibili», inserire le seguenti: «del turismo».
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 57-bis», comma 2, dopo le parole: «delle politiche sociali» inserire le seguenti: «degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della salute».
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 57-bis», comma 2, primo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e della salute».
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 57-bis», comma 3, lettera f-bis), sopprimere le seguenti parole: «e la finanza climatica e sostenibile».
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 57-bis», dopo il comma 4 inserire il seguente:
«4.1. Il Piano approvato ha validità per 5 anni. Eventuali proposte di modifica del Piano in vigore, prima di essere approvate dal CITE, sono sottoposte alle procedure di cui al comma 4.».
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 57-bis», comma 5, sopprimere le seguenti parole: «ambientalmente dannosi».
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 57-bis», comma 8, primo periodo, sostituire le parole: «Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri», con le seguenti: «Con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400,».
Respinto
Al comma 1, capoverso « Art. 57-bis », comma 9, dopo le parole: «Presidenza del Consiglio dei ministri» inserire le seguenti: «, attraverso il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica,».
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 57-bis», comma 9, dopo le parole: «Presidenza del Consiglio dei ministri» inserire le seguenti: «, anche attraverso le strutture di cui all'articolo 1 della legge 17 maggio 1999, n. 144,».
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 57-bis», comma 9, dopo le parole: «La Presidenza del Consiglio dei ministri assicura il supporto tecnico e organizzativo alle attività del CITE» inserire le seguenti: «, attraverso le strutture di cui all'articolo 1 della legge 17 maggio 1999, n. 144,».
Ritirato
Dopo il comma 1, inserire il seguente:
«1.1. In ragione delle competenze in materia di sviluppo sostenibile attribuite al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile dall'articolo 1-bis del decreto legge 14 ottobre 2019, n. 111, convertito in legge 12 dicembre 2019, n. 141, la Presidenza del Consiglio dei ministri, previa ridefinizione delle dotazioni organiche ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, riserva il cinquanta per cento delle posizioni dirigenziali di seconda fascia da bandire ai componenti della struttura di cui all'articolo 1 della legge 17 maggio 1999, n. 144, già operante presso di essa, che abbiano maturato esperienze qualificate e di comprovata specializzazione, anche universitaria, in materia di sviluppo sostenibile non inferiore a due anni. All'attuazione della norma si provvede a valere dei relativi capitoli di competenza già esistenti.».
Rufa (*)
V. testo 2
Il Senato, in sede di conversione in legge del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri,
premesso che:
il provvedimento all'articolo 4 istituisce, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE), con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione, supportato da un apposito Comitato tecnico da istituire con DPCM;
l'articolo 8, nel rafforzare le funzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri in ordine al coordinamento e alla promozione delle politiche del Governo in materia di innovazione tecnologica e di trasformazione e transizione digitale, istituisce presso la Presidenza del Consiglio il Comitato interministeriale per la transizione digitale e rende permanente il Gruppo di supporto digitale alla Presidenza del Consiglio istituito in via temporanea dal decreto-legge n. 76 del 2020;
attualmente risultano essere in carica numerosi commissari e molte strutture (Comitati, gruppi di lavoro), impegnate a vario titolo per supportare l'attività governativa, impegnati su diversi fronti che comprendono anche la materia ambientale e digitale,
impegna il Governo:
a provvedere ad una puntuale ricognizione dei compiti attribuiti ai commissari governativi già in essere per riscontrare eventuali sovrapposizioni con i nuovi Comitati istituiti, valutando quindi la possibilità di diminuire il numero delle strutture governative laddove sia possibile accorpare le funzioni e il personale, con l'obiettivo di rendere più agevole ed efficace la programmazione e la gestione dell'attività.
________________
(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori Augussori, Calderoli, Grassi, Pirovano, Riccardi, Pergreffi, Campari e Corti.
Rufa, Augussori, Calderoli, Grassi, Pirovano, Riccardi, Pergreffi, Campari, Corti
Non posto in votazione (*)
Il Senato, in sede di conversione in legge del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri,
premesso che:
il provvedimento all'articolo 4 istituisce, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE), con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione, supportato da un apposito Comitato tecnico da istituire con DPCM;
l'articolo 8, nel rafforzare le funzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri in ordine al coordinamento e alla promozione delle politiche del Governo in materia di innovazione tecnologica e di trasformazione e transizione digitale, istituisce presso la Presidenza del Consiglio il Comitato interministeriale per la transizione digitale e rende permanente il Gruppo di supporto digitale alla Presidenza del Consiglio istituito in via temporanea dal decreto-legge n. 76 del 2020;
attualmente risultano essere in carica numerosi commissari e molte strutture (Comitati, gruppi di lavoro), impegnate a vario titolo per supportare l'attività governativa, impegnati su diversi fronti che comprendono anche la materia ambientale e digitale,
impegna il Governo:
a provvedere ad una puntuale ricognizione dei compiti attribuiti ai commissari governativi già in essere, valutando l'eventuale razionalizzazione, con l'obiettivo di rendere più agevole ed efficace la programmazione e la gestione dell'attività.
________________
(*) Accolto dal Governo
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri" (A.S. 2172),
premesso che:
l'articolo 4 istituisce il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione;
il CITE dovrà attuare una completa sinergia tra la Presidenza del Consiglio, i Ministeri della transizione ecologica, dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole, alimentari e forestali, in tema di transizione ecologica,
considerato che:
la Presidenza del Consiglio dei Ministri assicurerà il supporto tecnico e organizzativo delle attività del CITE nell'ambito delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente, utilizzando personale che resterà comunque adibito anche ad altre funzioni;
occorre realizzare presso il CITE, una segreteria tecnico-amministrativa per la programmazione, l'adozione e il monitoraggio del Piano della transizione ecologica, con una propria dotazione organica, in grado di monitorare e coordinare i processi di transizione ecologica, a livello nazionale e territoriale, garantendo che le risorse economiche stanziate dallo Stato e dall'Unione europea per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio vengano impiegate in base ai criteri di efficienza, efficacia, economicità, semplicità e trasparenza;
tale segreteria tecnico-amministrativa dovrà essere in grado di supportare le attività programmate presso il Ministero della Transizione Ecologica e di coordinare tutte le altre attività in essere presso i ministeri parte del CITE, le Regioni, le Province autonome e gli altri soggetti interessati alla tutela dell'ambiente ed alla transizione ecologica, siano essi di natura pubblica o privata,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di realizzare presso il CITE una apposita segreteria tecnico-amministrativa con propria dotazione organica ai fini della programmazione, adozione e monitoraggio del Piano della transizione ecologica, garantendo che le risorse economiche stanziate dallo Stato e dall'Unione Europea per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio vengano impiegate in base ai criteri di efficienza, efficacia, economicità, semplicità e trasparenza.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri" (A.S. 2172),
premesso che:
l'articolo 4 istituisce il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione;
il CITE dovrà attuare una completa sinergia tra la Presidenza del Consiglio, i Ministeri della transizione ecologica, dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole, alimentari e forestali, in tema di transizione ecologica,
considerato che:
la Presidenza del Consiglio dei Ministri assicurerà il supporto tecnico e organizzativo delle attività del CITE nell'ambito delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente, utilizzando personale che resterà comunque adibito anche ad altre funzioni;
occorre realizzare presso il CITE, una segreteria tecnico-amministrativa per la programmazione, l'adozione e il monitoraggio del Piano della transizione ecologica, con una propria dotazione organica, in grado di monitorare e coordinare i processi di transizione ecologica, a livello nazionale e territoriale, garantendo che le risorse economiche stanziate dallo Stato e dall'Unione europea per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio vengano impiegate in base ai criteri di efficienza, efficacia, economicità, semplicità e trasparenza;
tale segreteria tecnico-amministrativa dovrà essere in grado di supportare le attività programmate presso il Ministero della Transizione Ecologica e di coordinare tutte le altre attività in essere presso i ministeri parte del CITE, le Regioni, le Province autonome e gli altri soggetti interessati alla tutela dell'ambiente ed alla transizione ecologica, siano essi di natura pubblica o privata,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di identificare la struttura che offrirà al CITE supporto alle attività di programmazione, adozione e monitoraggio del Piano della transizione ecologica, garantendo che le risorse economiche stanziate dallo Stato e dall'Unione Europea per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio vengano impiegate in base ai criteri di efficienza, efficacia, economicità, semplicità e trasparenza.
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 5 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 5.
(Disposizioni concernenti il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili)
1. Il «Ministero delle infrastrutture e dei trasporti» è ridenominato «Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili».
2. Le denominazioni «Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili» e «Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili» sostituiscono, a ogni effetto e ovunque presenti, rispettivamente, le denominazioni «Ministro delle infrastrutture e dei trasporti» e «Ministero delle infrastrutture e dei trasporti».
Capo III
MINISTERI DELLA CULTURA E DEL TURISMO
ARTICOLO 6 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 6.
(Ministeri della cultura e del turismo)
1. Il «Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo» è ridenominato «Ministero della cultura».
2. Al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al Capo XII del Titolo IV la rubrica è sostituita dalla seguente: «Ministero della cultura»;
b) all'articolo 52, comma 1, le parole «per i beni e le attività culturali» sono sostituite dalle seguenti: «della cultura» e le parole «, audiovisivo e turismo» sono sostituite dalle seguenti: «e audiovisivo»;
c) all'articolo 53, comma 1, il secondo periodo è soppresso;
d) dopo il Capo XII del Titolo IV è aggiunto il seguente:
«Capo XII-bis
MINISTERO DEL TURISMO
Art. 54-bis (Istituzione del Ministero e attribuzioni). - 1. È istituito il Ministero del turismo, cui sono attribuiti le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in materia di turismo, eccettuati quelli attribuiti, anche dal presente decreto, ad altri ministeri o ad agenzie, e fatte salve in ogni caso le funzioni conferite dalla vigente legislazione alle regioni e agli enti locali.
2. Al Ministero del turismo sono trasferite le funzioni esercitate dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo in materia di turismo.
Art. 54-ter (Aree funzionali). - 1. Il Ministero cura la programmazione, il coordinamento e la promozione delle politiche turistiche nazionali, i rapporti con le regioni e i progetti di sviluppo del settore turistico, le relazioni con l'Unione europea e internazionali in materia di turismo, fatte salve le competenze del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; esso cura altresì i rapporti con le associazioni di categoria e le imprese turistiche e con le associazioni dei consumatori.
Art. 54-quater (Ordinamento). - 1. Il Ministero si articola in uffici dirigenziali generali, coordinati da un segretario generale ai sensi degli articoli 4 e 6. Il numero degli uffici dirigenziali generali, incluso il segretario generale, è pari a 4.».
3. Le denominazioni «Ministro della cultura» e «Ministero della cultura» sostituiscono, ad ogni effetto e ovunque presenti, le denominazioni «Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo» e «Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo». Con riguardo alle funzioni in materia di turismo, le denominazioni «Ministro del turismo» e «Ministero del turismo» sostituiscono, ad ogni effetto e ovunque presenti, rispettivamente, le denominazioni «Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo» e «Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo».
5. Per l'attuazione di quanto previsto al comma 2, lettera d), capoverso «Art. 54-quater», è autorizzata la spesa di euro 441.750 per l'anno 2021 e di euro 883.500 annui a decorrere dall'anno 2022.
EMENDAMENTO
Respinto
Dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. All'articolo 1 del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 18 novembre 2019, n. 132 i commi 3-bis e 3-ter sono abrogati.»
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 6 E ORDINE DEL GIORNO
Ritirato e trasformato nell'odg G6.0.1
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art 6-bis
(Ministero per il Sud)
1. Al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, dopo il Capo XII-BIS del Titolo IV e' aggiunto il seguente:
"CAPO XII-TER
Ministero per il Sud
Art. 54-quinquies
(Istituzione del Ministero e attribuzioni)
1. È istituito il Ministero per il Sud, cui sono attribuite le funzioni e i compiti spettanti allo Stato che riguardino i territori delle Regioni Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Abruzzo e Molise eccettuate quelle attribuite, anche dal presente decreto, ad altri ministeri o ad agenzie, e fatte salve in ogni caso le funzioni conferite dalla vigente legislazione alle regioni e agli enti locali.
Art. 54-sexies
(Aree funzionali)
1. Il Ministero cura la programmazione, il coordinamento e la promozione delle politiche finalizzate al rilancio economico ed allo sviluppo sociale delle regioni indicate nel precedente articolo 55-bis, i rapporti con le regioni e i progetti di sviluppo, le relazioni con l'Unione europea e internazionali, fatte salve le competenze del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
Art. 54-septies
(Ordinamento)
1. Il Ministero si articola in uffici dirigenziali generali, coordinati da un segretario generale ai sensi degli articoli 4 e 6. Il numero degli uffici dirigenziali generali, incluso il segretario generale, è pari a 4. La dotazione finanziaria destinata alle esigenze di cui all'articolo 5, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 dicembre 2019, n. 169, è complessivamente di euro 1 milione annui a decorrere dall'anno 2021."».
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge 2172 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri,
impegna il Governo a istituire un Ministero per il Sud, nei termini di cui all'emendamento 6.0.1.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge 2172 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri,
impegna il Governo a valutare l'opportunità di istituire un Ministero per il Sud, nei termini di cui all'emendamento 6.0.1.
________________
(*) Accolto dal Governo come raccomandazione
ARTICOLO 7 DEL DECRETO-LEGGE E ALLEGATO, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 7.
(Disposizioni transitorie concernenti il Ministero del turismo)
1. Al Ministero del turismo sono trasferite le risorse umane, strumentali e finanziarie, compresa la gestione dei residui, destinate all'esercizio delle funzioni di cui all'articolo 54-bis del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, introdotto dal presente decreto.
2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la Direzione generale Turismo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo è soppressa e i relativi posti funzione di un dirigente di livello generale e di tre dirigenti di livello non generale sono trasferiti al Ministero del turismo. La dotazione organica dirigenziale del Ministero della cultura resta determinata per le posizioni di livello generale ai sensi all'articolo 54 del decreto legislativo n. 300 del 1999 e quanto alle posizioni di livello non generale in numero di 192. A tal fine è autorizzata la spesa di euro 337.500 per l'anno 2021 e di euro 675.000 annui a decorrere dall'anno 2022.
3. La dotazione organica del personale del Ministero del turismo è individuata nella Tabella A, seconda colonna, allegata al presente decreto. Il personale dirigenziale e non dirigenziale è inserito nei rispettivi ruoli del personale del Ministero. La dotazione organica dirigenziale del Ministero del turismo è determinata per le posizioni di livello generale ai sensi dell'articolo 54-quater del decreto legislativo n. 300 del 1999, introdotto dal presente decreto, e quanto alle posizioni di livello non generale in numero di 17, incluse due posizioni presso gli uffici di diretta collaborazione del Ministro.
4. Le competenti articolazioni amministrative del Ministero del turismo, ferma l'operatività del Segretariato generale mediante due uffici dirigenziali non generali, perseguono le seguenti missioni: a) reclutamento e gestione del personale; relazioni sindacali; gestione del bilancio; acquisizione di beni e servizi; supporto tecnologico ed informatico; adempimenti richiesti dalla normativa in materia di salute e sicurezza sul posto di lavoro, e in materia di trasparenza e anticorruzione; b) attuazione del piano strategico e rapporti con le Regioni e le autonomie territoriali; attuazione di piani di sviluppo delle politiche turistiche nazionali; gestione delle relazioni con l'Unione europea e internazionali; coordinamento e integrazione dei programmi operativi nazionali e di quelli regionali; promozione delle politiche competitive; c) promozione turistica; attuazione delle misure di sostegno agli operatori del settore; programmazione e gestione degli interventi finanziati mediante fondi strutturali; promozione di investimenti di competenza; assistenza e tutela dei turisti; supporto e vigilanza sugli enti vigilati dal Ministero; raccordo con altri Ministeri e agenzie, in relazione alle funzioni dagli stessi esercitate in materie di interesse per il settore turistico; coordinamento, in raccordo con le regioni e con l'Istituto nazionale di statistica, delle rilevazioni statistiche di interesse per il settore turistico.
5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono trasferite al Ministero del turismo le risorse umane, assegnate presso la Direzione generale Turismo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, individuate nella Tabella A, prima colonna, allegata al presente decreto, in servizio alla data del 13 febbraio 2021, con le connesse risorse strumentali e finanziarie. La dotazione organica del Ministero della cultura e le relative facoltà assunzionali riconducibili al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo sono conseguentemente ridotte in misura corrispondente alla dotazione organica del personale non dirigenziale di cui al decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo 13 gennaio 2021 per la parte attribuita alla Direzione generale Turismo. Il trasferimento riguarda il personale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo a tempo indeterminato, ivi compreso il personale in assegnazione temporanea presso altre amministrazioni, nonché il personale a tempo determinato con incarico dirigenziale ai sensi dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, entro i limiti stabiliti dai rispettivi contratti già stipulati. La revoca dell'assegnazione temporanea presso altre amministrazioni del personale trasferito, già in posizione di comando, rientra nella competenza del Ministero del turismo.
6. Al personale delle qualifiche non dirigenziali trasferito ai sensi del presente articolo si applica il trattamento economico, compreso quello accessorio, stabilito nell'amministrazione di destinazione e continua ad essere corrisposto, ove riconosciuto, l'assegno ad personam riassorbibile secondo i criteri e le modalità già previsti dalla normativa vigente. Al personale delle qualifiche non dirigenziali è riconosciuta l'indennità di amministrazione prevista per i dipendenti del Ministero della cultura.
7. Fino alla data di adozione del decreto di cui al comma 8, terzo periodo, il Ministero della cultura corrisponde il trattamento economico spettante al personale trasferito. A decorrere dalla data di cui al primo periodo, le risorse finanziarie destinate al trattamento economico del personale, compresa la quota del Fondo risorse decentrate, sono allocate sui pertinenti capitoli iscritti nello stato di previsione della spesa del Ministero del turismo. Tale importo considera i costi del trattamento economico corrisposto al personale trasferito e tiene conto delle voci retributive fisse e continuative, del costo dei buoni pasto, della remunerazione del lavoro straordinario e del trattamento economico di cui al Fondo risorse decentrate.
8. Fino alla data di adozione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al presente comma, il Ministero del turismo si avvale, per lo svolgimento delle funzioni in materia di turismo, delle competenti strutture e delle relative dotazioni organiche del Ministero della cultura. Fino alla medesima data, la gestione delle risorse finanziarie relative alla materia del turismo, compresa la gestione dei residui passivi e perenti, è esercitata dal Ministero della cultura. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede, con proprio decreto, ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio in termini di residui, competenza e cassa, tra gli stati di previsione interessati, ivi comprese l'istituzione, la modifica e la soppressione di missioni e programmi. Nelle more dell'adozione del regolamento di organizzazione del Ministero del turismo, lo stesso può avvalersi, nei limiti strettamente indispensabili per assicurare la funzionalità del Ministero, delle risorse strumentali e di personale dell'ENIT-Agenzia nazionale del turismo, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
9. A decorrere dalla data di adozione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al comma 8, i rapporti giuridici attivi e passivi, facenti capo al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo in materia di turismo, transitano al Ministero del turismo.
10. In fase di prima applicazione, per l'organizzazione degli uffici di diretta collaborazione, al Ministero del turismo si applica il regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 dicembre 2019, n. 169.
11. Nelle more dell'adozione del regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro del turismo, e nell'ambito del contingente di cui al comma 3, il contingente numerico del personale degli uffici di diretta collaborazione del Ministero del turismo è stabilito in sessanta unità, ferma restando l'applicazione dell'articolo 5, comma 4, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 dicembre 2019, n. 169, e, in aggiunta a detto contingente, il Ministro del turismo può procedere immediatamente alla nomina dei responsabili degli uffici di diretta collaborazione. Ai fini di cui al presente comma è autorizzata la spesa di euro 2.233.780 per l'anno 2021 e di euro 2.680.000 annui a decorrere dall'anno 2022. Nelle more dell'entrata in vigore dei regolamenti di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione dei Ministeri interessati, l'Organismo indipendente di valutazione previsto dall'articolo 11 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 2 dicembre 2019, n. 169, opera per il Ministero del turismo e per il Ministero della cultura.
12. Per le finalità di cui al presente articolo, il Ministero del turismo è autorizzato ad assumere a tempo indeterminato fino a 136 unità di personale non dirigenziale, di cui 123 di area terza e 13 di area seconda, e fino a 14 unità di personale dirigenziale di livello non generale, mediante l'indizione di apposite procedure concorsuali pubbliche, o l'utilizzo di graduatorie di concorsi pubblici di altre pubbliche amministrazioni in corso di validità, o mediante procedure di mobilità, ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Nelle more dell'assunzione del personale di cui al primo periodo, il Ministero può avvalersi di personale proveniente da altre amministrazioni pubbliche, con esclusione del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario delle istituzioni scolastiche, collocato in posizione di comando, al quale si applica la disposizione di cui all'articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127. Presso il Ministero, che ne supporta le attività, hanno sede e operano il Centro per la promozione del Codice mondiale di etica del turismo, costituito nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Turismo, Agenzia specializzata dell'ONU, e il Comitato permanente di promozione del turismo di cui all'articolo 58 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79. Per l'attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di euro 4.026.367 per l'anno 2021 e di euro 8.052.733 annui a decorrere dall'anno 2022, cui si provvede, per l'importo di euro 3.287.172 per l'anno 2021 e per l'importo di euro 3.533.459 annui a decorrere dall'anno 2022, a valere sulle facoltà assunzionali trasferite dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e, per l'importo di euro 739.195 per l'anno 2021 e per l'importo di euro 4.519.275 annui a decorrere dall'anno 2022, ai sensi dell'articolo 11.
13. I titolari di incarichi dirigenziali nell'ambito della Direzione generale Turismo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo appartenenti ai ruoli dirigenziali di altre amministrazioni e trasferiti al Ministero del turismo ai sensi del comma 5 possono optare per il transito nel ruolo di quest'ultimo Ministero. Nelle more della conclusione delle procedure concorsuali per il reclutamento del personale dirigenziale, nell'anno 2021, per il conferimento di incarichi dirigenziali di livello generale presso il Ministero del turismo, non si applicano i limiti percentuali di cui all'articolo 19, comma 5-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e, per il conferimento di incarichi dirigenziali di livello non generale, i limiti percentuali di cui all'articolo 19, commi 5-bis e 6, sono elevati rispettivamente fino al 50 e al 30 per cento. I predetti incarichi dirigenziali di livello non generale cessano all'atto dell'assunzione in servizio, nei ruoli del personale del Ministero del turismo, dei vincitori delle predette procedure concorsuali.
14. Le funzioni di controllo della regolarità amministrativa e contabile attribuite al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze, sugli atti adottati dal Ministero del turismo, nella fase di prima applicazione, sono svolte dagli uffici competenti in base alla normativa vigente in materia alla data di entrata in vigore del presente decreto. Entro il 31 dicembre 2021, al fine di assicurare l'esercizio delle funzioni di controllo sugli atti del Ministero del turismo, è istituito nell'ambito dello stesso Dipartimento un apposito Ufficio centrale di bilancio di livello dirigenziale generale. Per le predette finalità sono, altresì, istituiti due posti di funzione dirigenziale di livello non generale e il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato a bandire apposite procedure concorsuali pubbliche e ad assumere in deroga ai vigenti limiti assunzionali due unità di livello dirigenziale non generale e dieci unità di personale a tempo indeterminato, da inquadrare nell'area terza, posizione economica F1. Conseguentemente le predette funzioni di controllo sugli atti adottati dal Ministero della cultura continuano ad essere svolte dall'esistente Ufficio centrale di bilancio. A tal fine è autorizzata la spesa di 483.000 euro per l'anno 2021 e di 966.000 euro annui a decorrere dall'anno 2022.
15. Per le spese di locazione è autorizzata la spesa di euro 1.500.000 per l'anno 2021 e di euro 2.000.000 annui a decorrere dall'anno 2022.
16. Per le spese di funzionamento è autorizzata la spesa di euro 600.000 per l'anno 2021 e di euro 456.100 annui a decorrere dall'anno 2022.
17. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, lo statuto dell'ENIT-Agenzia nazionale del turismo è modificato al fine di armonizzarlo con il nuovo assetto istituzionale e con i compiti del Ministro del turismo, nonché per assicurare un adeguato coinvolgimento delle Regioni e delle autonomie territoriali.
«Allegato
(Art. 7, commi 3 e 5)
Tabella A
Contingente numerico del personale assegnato al Ministero del turismo
| Contingente | Attualmente in servizio | Dotazione organica |
| Dirigente di I fascia | 1 | 4 |
| Dirigente di II fascia | 3* | 17** |
| A3 F6 |
|
|
| A3 F5 | 3 |
|
| A3 F4 | 1 |
|
| A3 F3 | 1 |
|
| A3 F2 | 1 |
|
| A3 F1 | 4 | 133*** |
| A2 F6 | 4 |
|
| A2 F5 | 1 |
|
| A2 F4 | 6 |
|
| A2 F3 |
|
|
| A2 F2 | 1 |
|
| A2 F1 | 1 | 26*** |
| Totale complessivo | 27 | 180 |
* Di cui due con contratto dirigenziale ex articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
** Di cui due assegnati agli uffici di diretta collaborazione.
*** Il contingente di pianta organica viene indicato nella qualifica di ingresso nell'area funzionale anche se occorre tener conto che le unità in servizio sono già inserite nelle diverse fasce economiche delle aree e l'eventuale personale da reclutare in comando potrebbe appartenere alle diverse fasce economiche.».
EMENDAMENTI
Respinto
Al comma 4, lettera c), dopo le parole «promozione turistica» inserire le seguenti: «anche attraverso lo sviluppo di sistemi integrati in cui le eccellenze italiane della moda, del design, dell'agroalimentare siano al centro dell'offerta turistica del nostro Paese ed in grado di sviluppare un flusso turistico che non sia soltanto di massa ma anche di qualità;»
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
Ritirato
Al comma 17, dopo le parole «Ministro del Turismo», inserire le seguenti: «anche attraverso l'attribuzione di un ruolo di coordinamento finalizzato al potenziamento della promozione dell'immagine dell'Italia all'estero e all'interno del territorio,».
Ritirato
Al comma 17, dopo le parole: «adeguato coinvolgimento», inserire le seguenti: «delle imprese turistico ricettive».
Respinto
Al comma 17, dopo le parole: «adeguato coinvolgimento», inserire le seguenti: «delle imprese turistico ricettive».
Capo IV
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI TRANSIZIONE DIGITALE
ARTICOLO 8 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 8.
(Funzioni in materia di innovazione tecnologica e transizione digitale e istituzione del Comitato interministeriale per la transizione digitale)
1. All'articolo 5, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dopo la lettera b), è aggiunta la seguente:
«b-bis) promuove, indirizza, coordina l'azione del Governo nelle materie dell'innovazione tecnologica, dell'attuazione dell'agenda digitale italiana ed europea, della strategia italiana per la banda ultralarga, della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e delle imprese, nonché della trasformazione, crescita e transizione digitale del Paese, in ambito pubblico e privato, dell'accesso ai servizi in rete, della connettività, delle infrastrutture digitali materiali e immateriali e della strategia nazionale dei dati pubblici.».
2. È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato interministeriale per la transizione digitale (CITD), con il compito di assicurare, nelle materie di cui all'articolo 5, comma 3, lettera b-bis), della legge 23 agosto 1988, n. 400, come modificato dal presente decreto, il coordinamento e il monitoraggio dell'attuazione delle iniziative di innovazione tecnologica e transizione digitale delle pubbliche amministrazioni competenti in via ordinaria. Sono in ogni caso ricomprese prioritariamente nelle materie di competenza del Comitato, le attività di coordinamento e monitoraggio dell'attuazione delle iniziative relative:
a) alla strategia nazionale italiana per la banda ultralarga, alle reti di comunicazione elettronica satellitari, terrestri mobili e fisse;
b) al fascicolo sanitario elettronico e alla piattaforma dati sanitari;
c) allo sviluppo e alla diffusione delle tecnologie emergenti dell'intelligenza artificiale, dell'internet delle cose (IoT) e della blockchain.
3. Il Comitato è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri o dal Ministro delegato per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, ove nominato, ed è composto dai Ministri per la pubblica amministrazione, ove nominato, dell'economia e delle finanze, della giustizia, dello sviluppo economico e della salute. Ad esso partecipano altresì gli altri Ministri o loro delegati aventi competenza nelle materie oggetto dei provvedimenti e delle tematiche poste all'ordine del giorno.
4. Alle riunioni del CITD, quando si trattano materie che interessano le regioni e le province autonome, partecipano il presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome o un presidente di regione o di provincia autonoma da lui delegato e, per i rispettivi ambiti di competenza, il presidente dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e il presidente dell'Unione delle province d'Italia (UPI).
5. Il Presidente convoca il Comitato, ne determina l'ordine del giorno, ne definisce le modalità di funzionamento e ne cura, anche per il tramite della Segreteria tecnico-amministrativa di cui al comma 7, le attività propedeutiche e funzionali allo svolgimento dei lavori e all'attuazione delle deliberazioni. Il CITD garantisce adeguata pubblicità ai propri lavori.
6. Ferme restando le ordinarie competenze delle pubbliche amministrazioni sulle attività di attuazione dei singoli progetti, il CITD svolge compiti di:
a) esame delle linee strategiche, delle attività e dei progetti di innovazione tecnologica e transizione digitale di ciascuna amministrazione, anche per valorizzarli e metterli in connessione tra loro in modo da realizzare efficaci azioni sinergiche;
b) esame delle modalità esecutive più idonee a realizzare i progetti da avviare o già avviati;
c) monitoraggio delle azioni e dei progetti in corso volto a verificare lo stato dell'attuazione delle attività, individuare eventuali disfunzioni o criticità e, infine, elaborare possibili soluzioni e iniziative.
7. Presso la struttura della Presidenza del Consiglio dei ministri competente per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale è costituita la Segreteria tecnico-amministrativa del CITD con funzioni di supporto e collaborazione per la preparazione e lo svolgimento dei lavori e per il compimento delle attività di attuazione delle deliberazioni del Comitato. La Segreteria tecnico-amministrativa è composta da personale del contingente di cui al comma 9. Possono essere chiamati a partecipare ai lavori della segreteria tecnico-amministrativa rappresentanti delle pubbliche amministrazioni partecipanti al Comitato, ai quali non sono corrisposti compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.
8. Restano ferme le competenze e le funzioni attribuite dalla legge, in via esclusiva, al Presidente del Consiglio dei ministri in materia di innovazione tecnologica e di transizione digitale.
9. Presso la struttura della Presidenza del Consiglio dei ministri competente per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale opera un contingente composto da esperti in possesso di specifica ed elevata competenza nello studio, supporto, sviluppo e gestione di processi di trasformazione tecnologica e digitale nominati ai sensi dell'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, ovvero anche da personale non dirigenziale, collocato fuori ruolo o in posizione di comando o altra analoga posizione, prevista dagli ordinamenti di appartenenza, proveniente da pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al quale si applica la disposizione dell'articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, con esclusione del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario delle istituzioni scolastiche, nonché del personale delle forze di polizia. A tal fine è autorizzata la spesa nel limite massimo di euro 2.200.000 per l'anno 2021 e di euro 3.200.000 annui a decorrere dall'anno 2022.
10. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, ove nominato, sono individuati il contingente di cui al comma 9, la sua composizione ed i relativi compensi, nel limite massimo individuale annuo di 90.000 euro al lordo degli oneri a carico dell'amministrazione.
11. Il contingente di cui all'articolo 42, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, è incrementato di 15 unità nel limite massimo di spesa di euro 600.000 annui a decorrere dal 2021.
11-bis. Al fine di garantire al Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale l'adeguato supporto delle professionalità necessarie all'esercizio delle funzioni di cui al presente articolo nonché allo svolgimento delle attività di coordinamento e di monitoraggio dell'attuazione dei progetti in materia di transizione digitale previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), all'articolo 76 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: «Al fine di dare concreta attuazione alle misure adottate per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus COVID-19, con particolare riferimento» sono sostituite dalle seguenti: «Al fine di provvedere» e le parole: «fino al 31 dicembre 2021» sono soppresse;
b) alla rubrica, le parole: «per l'attuazione delle misure di contrasto all'emergenza COVID-19» sono soppresse.
EMENDAMENTO E ORDINE DEL GIORNO
Respinto
Al comma 1, lettera b-bis), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e della sovranità digitale».
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri" (A.S. 2172),
premesso che:
l'articolo 8, comma 2, del decreto legge in esame istituisce un Comitato interministeriale per la transizione digitale. Esso è inteso quale sede di coordinamento e monitoraggio dell'attuazione delle iniziative di innovazione tecnologica e transizione digitale delle pubbliche amministrazioni competenti in via ordinaria;
sono ricomprese prioritariamente nelle materie di competenza del Comitato interministeriale per la transizione digitale le attività di coordinamento e monitoraggio circa l'attuazione delle iniziative relative, in primo luogo, alla strategia nazionale italiana per la banda ultralarga, alle reti di comunicazione elettronica satellitari, terrestri mobili e fisse. Inoltre, si fa riferimento alle iniziative relative al fascicolo sanitario elettronico e alla piattaforma dati sanitari e alle iniziative per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie emergenti dell'intelligenza artificiale, dell'internet delle cose (IoT) e della blockchain,
considerato che:
migliaia di persone e decine di associazioni hanno firmato un appello al Presidente del Consiglio dei ministri intitolato "Liberiamoli tutti". L'appello si riferisce ai dati, comunicati dalle regioni alle istituzioni nazionali, riguardanti l'emergenza epidemiologica causata dal diffondersi del COVID-19, che ha colpito il nostro Paese e il resto del mondo;
si ritiene necessario, sulla base di tale appello, garantire che i dati resi pubblici dalla pubblica amministrazione siano facilmente accessibili, in formato aperto, disaggregati, continuamente aggiornati, ben documentati, machine readable e comprensibili non solo ai soggetti istituzionali, ma anche a ricercatori, decisori, media e cittadini;
considerato inoltre che:
si ritiene necessario che tale Comitato svolga l'attività di coordinamento e monitoraggio circa l'attuazione di iniziative relative ad ambiti come quello sanitario e dell'istruzione;
è opportuno che in riferimento alle iniziative relative alla piattaforma dati sanitari, di cui alla norma in premessa, si intendano tutte le piattaforme nazionali sanitari esistenti, in particolare, la piattaforma vaccini contro il COVID-19, l'Anagrafe nazionale vaccini e la Reta nazionale dei registri dei tumori, oltre alle piattaforme sanitarie di prossima generazione;
è necessario realizzare e sviluppare una rete unica nazionale dell'istruzione che si occupi del coordinamento informativo e informatico dei sistemi e dei dati tra gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, gli uffici scolastici regionali e il Ministero dell'istruzione, che garantisca anche il funzionamento della didattica digitale integrata, in modo da evitare ulteriori frammentazioni nell'apprendimento e ulteriori danni ai più deboli, cioè per gli studenti che hanno difficoltà di connessione o che vivono in situazioni di marginalità;
il Ministero dell'istruzione, lo scorso 11 dicembre 2020, ha già annunciato la realizzazione di una piattaforma unica, integrata con tutti i servizi e le funzionalità utili per le scuole. A tale fine è stato anche istituito un gruppo di lavoro per garantire agli istituti il nuovo strumento in tempi brevi, ossia entro il prossimo anno scolastico,
impegna il Governo:
a prevedere che il Comitato interministeriale per la transizione digitale si occupi delle attività di coordinamento e di monitoraggio dell'attuazione delle iniziative relative allo sviluppo di piattaforme digitali nazionali della pubblica amministrazione che soddisfino i criteri di trasparenza ed efficienza sopra descritti, in particolar modo in ambito sanitario e dell'istruzione.
________________
(*) Accolto dal Governo
Capo V
DISPOSIZIONI CONCERNENTI IL FONDO NAZIONALE PER L'INFANZIA E L'ADOLESCENZA
ARTICOLO 9 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 9.
(Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza)
1. L'articolo 1, comma 3, della legge 28 agosto 1997, n. 285, è sostituito dal seguente: «3. Il Presidente del Consiglio dei ministri ovvero il Ministro delegato per la famiglia, con proprio decreto emanato di concerto con i Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'interno, dell'economia e delle finanze, della giustizia e con il Ministro delegato per le pari opportunità, sentite la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano nonché le Commissioni parlamentari competenti, provvede alla ripartizione delle quote del Fondo tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e di quelle riservate ai comuni, ai sensi del comma 2.».
2. All'articolo 1, comma 1258, della legge del 27 dicembre 2006 n. 296, ultimo periodo, le parole «nella dotazione dello stato di previsione del Ministero della solidarietà sociale» sono sostituite dalle seguenti: «nel bilancio della Presidenza del consiglio dei ministri».
3. L'articolo 3, comma 1, lettera c), numero 2), del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018 n. 97, è abrogato.
Capo VI
DISPOSIZIONI FINANZIARIE E FINALI
ARTICOLO 10 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 10.
(Procedure per la riorganizzazione dei Ministeri)
1. Ai fini di quanto disposto dal presente decreto, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 30 giugno 2021, i regolamenti di organizzazione dei Ministeri dello sviluppo economico, della transizione ecologica, della cultura, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del turismo, ivi inclusi quelli degli uffici di diretta collaborazione, sono adottati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio dei ministri. Sugli stessi decreti il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di richiedere il parere del Consiglio di Stato.
1-bis. Fino al 30 giugno 2021 il regolamento di organizzazione degli uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, compresi quelli di diretta collaborazione, è adottato con la medesima procedura di cui al comma 1.
EMENDAMENTO
Respinto
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) al primo periodo sostituire le parole: «del Presidente del Consiglio dei ministri» con le seguenti: «del Presidente della Repubblica»;
b) al primo periodo, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «previa acquisizione del parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia e sentito il Consiglio di Stato»;
c) sopprimere il secondo periodo.
ARTICOLO 11 DEL DECRETO-LEGGE, NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 11.
(Disposizioni finanziarie)
1. Agli oneri derivanti dagli articoli 2, comma 8, 3, commi 7 e 9, 6, comma 5, 7, commi 2, 11, 12, 14, 15 e 16 e 8, commi 9 e 11, pari a 10.142.174 euro per l'anno 2021 e a 17.397.772 euro annui a decorrere dall'anno 2022, si provvede:
a) quanto a 4.570.424 euro per l'anno 2021 e a 6.567.287 euro annui a decorrere dall'anno 2022, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2021-2023, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2021, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a 3.620.475 euro per l'anno 2021 e a 4.833.390 euro annui a decorrere dall'anno 2022, l'accantonamento relativo al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, quanto a 249.000 euro per l'anno 2021 e 332.000 euro annui a decorrere dall'anno 2022, l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e, quanto a 700.949 euro per l'anno 2021 e 1.401.897 euro annui a decorrere dall'anno 2022, l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze;
b) quanto a 5.571.750 euro per l'anno 2021 e 10.830.485 euro annui a decorrere dall'anno 2022, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
2. All'attuazione delle disposizioni del presente decreto, ad eccezione di quelle di cui agli articoli 2, comma 8, 3, commi 4-bis, 4-ter, 4-quater, 4-quinquies, 7 e 9, 6, comma 5, 7, commi 2, 11, 12, 14, 15 e 16, e 8, commi 9 e 11, si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio derivanti dall'attuazione del presente decreto.
ARTICOLO 12 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 12.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge .
Allegato B
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2172 e sui relativi emendamenti
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata, di cui all'articolo 17, comma 8, della legge di contabilità, positivamente verificata, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.
Per quanto riguarda gli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1,4, 1,5, 2.1, 4,9, 4.10, 4.11, 4.12, 4.13, 6.1, 6.0.1 e 7.3.
Il parere è non ostativo sui restanti emendamenti.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Barachini, Battistoni, Bellanova, Berutti, Bini, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Cirinna', De Poli, Di Marzio, Fazzolari, Floridia, Galliani, Giacobbe, Iori, Iwobi, Leone, Mallegni, Merlo, Messina Assunta Carmela, Moles, Monti, Napolitano, Nisini, Parente, Pichetto Fratin, Pucciarelli, Renzi, Riccardi, Romagnoli, Ronzulli, Rossomando, Sciascia, Segre e Sileri.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Rampi e Vescovi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Sono considerati in missione i senatori: Marilotti, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa;
Papatheu, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'InCE.
Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Biti, Endrizzi e Giannuzzi.
Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Rampi e Vescovi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione i senatori: Marilotti, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Biti, Endrizzi e Giannuzzi.
Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza
Il Presidente del Gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, con lettera in data 20 aprile 2021, ha comunicato che il Gruppo stesso ha nominato Delegato d'Aula il senatore Stefano Candiani.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:
7a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Castellone, in qualità di sostituto del senatore Sileri, membro del Governo; cessa di farne parte la senatrice L'Abbate, in qualità di sostituto del senatore Sileri, membro del Governo.
Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, Ufficio di Presidenza
La Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria ha proceduto all'elezione del Segretario. E' risultata eletta la deputata Carla Cantone.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Merlo Ricardo Antonio, Cario Adriano
Nuove disposizioni in materia di Comitati degli italiani all'estero (2181)
(presentato in data 20/04/2021);
senatori Merlo Ricardo Antonio, Cario Adriano
Nuove disposizioni in materia di istituzione del Consiglio generale degli italiani all'Estero - CGIE (2182)
(presentato in data 20/04/2021);
senatori Catalfo Nunzia, Romano Iunio Valerio, Matrisciano Susy, Guidolin Barbara, Romagnoli Sergio, Di Piazza Stanislao, Campagna Antonella, Nocerino Simona Nunzia, Auddino Giuseppe
Delega al Governo in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro (2183)
(presentato in data 21/04/2021);
senatori Lannutti Elio, Morra Nicola
Istituzione di una Commissione bicamerale d'inchiesta sul Consiglio Superiore della Magistratura (2184)
(presentato in data 20/04/2021).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Nannicini Tommaso
Istituzione della Giornata nazionale dell'Umanità ferita (1471)
previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 21/04/2021);
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Moronese Vilma
Modifiche al codice penale per il contrasto al fenomeno delle cosiddette «stese», agli spari in luogo pubblico e all'utilizzo improprio di armi elettriche (1561)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 21/04/2021);
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Marilotti Gianni ed altri
Abrogazione dell'interdizione e dell'inabilitazione e rafforzamento dell'amministrazione di sostegno (1972)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 21/04/2021);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Paroli Adriano
Modifiche alla legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di applicabilità dell'imposta municipale propria (IMU) agli immobili degli istituti autonomi per le case popolari e degli enti di edilizia residenziale pubblica (2074)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni)
(assegnato in data 21/04/2021);
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
sen. Mantovani Maria Laura ed altri
Istituzione della rete di interconnessione unica nazionale dell'istruzione (2142)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 21/04/2021).
In sede referente
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri
Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla coproduzione cinematografica (rivista), con Allegati, fatta a Rotterdam il 30 gennaio 2017 (2178)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali)
C.1766 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 21/04/2021).
Affari assegnati
È deferito alla 4a Commissione permanente (Difesa), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle prospettive di ricerca tecnologica e innovazione industriale nell'ambito della Difesa (Atto n. 795).
Governo, trasmissione di atti
In data 20 aprile 2021 il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata in ordine al disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, recante "Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19" (2144).
Il documento è stato inviato alle Commissioni riunite 5ª e 6ª.
Il Ministro della salute, con lettera in data 20 aprile 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, l'ordinanza 16 aprile 2021 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 92 del 17 aprile 2021 (Atto n. 796).
Il Ministro della salute, con lettera in data 20 aprile 2021, ai sensi dell'articolo 1, comma 16-bis, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riportati nel verbale del 16 aprile 2021 della Cabina di regia istituita ai sensi del medesimo decreto e la nota del 16 aprile 2021 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630.
Ha altresì trasmesso le ordinanze 16 aprile 2021, recanti, rispettivamente, "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 nella Regione Campania" e "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle regioni Puglia e Valle d'Aosta", pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, del 17 aprile 2021, n. 92.
La predetta documentazione (Atto n. 797) è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.
Governo, trasmissione di documenti e assegnazione
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 20 aprile 2021, ha trasmesso, quali allegati al Documento di economia e finanza 2021 (Doc. LVII, n. 4):
"Rapporto sullo stato di attuazione della riforma della contabilità e finanza pubblica", predisposto ai sensi dell'articolo 3 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Doc. LVII, n. 4-Allegato/I);
"Le spese dello Stato nelle Regioni e nelle Province Autonome", predisposto, ai sensi dell'articolo 10, comma 10, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Doc. LVII, n. 4-Allegato/II).
La documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 125-bis del Regolamento, alla 5a Commissione permanente e, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti, nonché, per eventuali osservazioni, alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 20 aprile 2021, ha trasmesso alcune correzioni al testo del Documento di economia e finanza 2021 (Doc. LVII, n. 4).
La documentazione è trasmessa alla 5a Commissione permanente nonché a tutte le altre Commissioni permanenti e alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti
È pervenuto al Senato un voto della Regione Liguria avente oggetto il sostegno all'istanza di conferimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki, al fine di conferire maggiore forza e autorevolezza alla richiesta della sua liberazione.
Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14° Commissione permanente (n. 53).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Mautone e Abate hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05248 del senatore Auddino ed altri.
I senatori Croatti, Russo e Trentacoste hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05304 della senatrice Piarulli.
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
VITALI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
il codice degli appalti (decreto legislativo n. 50 del 2016) ha subito e dovrà subire sostanziali modifiche stabilite dalla Comunità europea e dalle direttive della giustizia amministrativa, e decine di sentenze di TAR di molte regioni italiane e del Consiglio di Stato si sono pronunciate in questi anni, destinando tentativi di correttivi alla normativa o adeguamenti in attesa che la stessa venga modificata dal legislatore;
già il decreto "sblocca cantieri" (decreto-legge n. 32 del 2019), dopo solo tre anni dall'approvazione del codice degli appalti, è intervenuto, tra l'altro, in merito alla soglia di subappalto. Infatti, prevede un parziale e temporaneo allentamento della disciplina, in particolare eliminando l'obbligo della terna dei subappaltatori ed alzando dal 30 al 40 per cento il limite delle prestazioni subappaltabili;
tali misure sono state prorogate nuovamente, in attesa di una decisione normativa stabile, con il decreto-legge "milleproroghe" n. 183 del 2020, che all'art. 13, comma 2, lettera c), ha disposto di prorogare al 30 giugno 2021 il limite quantitativo del 40 per cento al subappalto dei contratti pubblici e al 31 dicembre 2021 il periodo di sospensione dell'obbligo di indicare in gara la terna dei subappaltatori e della verifica, già in quella sede, dei relativi requisiti generali;
le lungaggini della burocrazia, talvolta ridondante e farraginosa, ed il vuoto normativo non aiutano le imprese e di conseguenza i lavoratori; ancor di più in un momento come questo di grande difficoltà economica per il Paese. La norma interna, limitativa e formalmente vigente, sostanzialmente viene disapplicata dai giudici italiani ed europei, alla luce del conflitto che la stessa normativa ha con i principi comunitari;
i contrasti e le proroghe continuano a condizionare negativamente le commesse pubbliche, gettando di continuo ombre sulla legittimità e solidità su una parte di regole che incide su aspetti di assoluto rilievo in termini di ordine pubblico e di partecipazione delle piccole e medie imprese al mercato degli appalti. A tutt'oggi, gli operatori del settore e le imprese vivono con grande disagio e perplessità una disciplina normativa oramai da troppo tempo sospesa, costantemente assediata dalle incertezze e contrapposizioni. Tutto ciò contribuisce a minare le regole necessarie e strategiche della realtà pubblica e dei privati coinvolti, che, per il bene loro e del Paese, devono poter lavorare con una normativa certa e fluida,
si chiede di sapere quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano prendere in merito alla questione e se non sia necessario ampliare le proroghe citate per agevolare la ripresa economica e l'attività delle imprese e dei loro lavoratori, ampliando la platea delle imprese che possono aderire alla soglia del 40 per cento aprendo tale opportunità a tutti i bandi in corso (anche quelli precedenti alle proroghe).
(3-02448)
DE BONIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
il nuovo programma "Politica agricola comune" 2014-2020 è progettato per offrire una struttura moderna al settore agricolo in Europa. L'obiettivo della PAC è quello di creare un settore agricolo europeo sostenibile ed efficiente: da un lato promuovendo la competitività del settore agricolo e i redditi agricoli adeguati, dall'altro preservando l'ambiente ed il paesaggio ed assicurando la sicurezza dei prodotti alimentari. La nuova PAC intende rispondere alle sfide attuali: cambiamenti climatici, degrado ambientale, equilibrio territoriale, sicurezza alimentare, crescita sostenibile, aumenti dei prezzi, eccetera, e punta a contribuire agli obiettivi della strategia Europa 2020;
la struttura della PAC attuale è articolata su due pilastri: il primo è quello che fornisce aiuti diretti agli agricoltori e sostiene le misure di mercato, finanziato direttamente dal bilancio UE; il secondo pilastro della PAC è rappresentato sia dal FEASR (fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) che finanzia i programmi di sviluppo rurale (PSR regionali e nazionali) sia da questi programmi stessi;
la nuova PAC mantiene i due pilastri, ma aumenta i legami tra di loro, offrendo così un approccio più unitario e integrato a sostegno della politica. In particolare, introduce una nuova architettura dei pagamenti diretti, più mirati, più equi e più ecologici, una rete di sicurezza avanzata e di sviluppo rurale più efficiente ed efficace. Il programma ha una disponibilità finanziaria totale di 362,787 miliardi di euro, così ripartiti: primo pilastro, cui vengono destinati 277,851 miliardi di euro; secondo pilastro, cui vengono destinati 84,936 miliardi di euro;
non va trascurato, infine, sottolineare che la principale funzione della PAC è quella di assicurare i redditi agricoli combattendo le eccedenze. A giudizio dell'interrogante negli ultimi 20 anni questo principio è stato tradito destinando i fondi della PAC ad obiettivi del tutto contrastanti rispetto ai legittimi destinatari: i produttori agricoli;
considerato che:
il 23 marzo 2021, nell'ambito della riforma della PAC, rinviata al 2023 a causa dell'emergenza epidemiologica, il Ministro in indirizzo ha avanzato una nuova proposta (prot. n. 0137532) riguardante la ripartizione dei fondi europei assegnati all'Italia nel settore dello sviluppo rurale (FEASR) per gli anni 2021-2022, trasmessa, poi, alla segreteria della Conferenza Stato-Regioni, al fine di acquisire l'intesa, ai sensi dell'art. 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
nel corso della seduta della commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, tenutasi il 30 marzo, la Regione Sicilia e le altre Regioni del Sud, quali la Calabria, la Puglia, la Basilicata, l'Umbria e la Campania, hanno espresso forte dissenso sulla proposta ministeriale di riparto per il biennio di transizione 2021-2022, in quanto toglierebbe la disponibilità delle risorse alle regioni più svantaggiate per distribuirle ai territori più sviluppati, aumentando così ulteriormente il divario tra i territori agricoli e rurali e, al contempo, producendo un effetto penalizzante nei confronti del comparto agricolo delle regioni del Sud, con impatti preoccupanti sulla tenuta economico-sociale dei territori rurali;
tale effetto che inasprisce il divario tra il Nord ed il Meridione era emerso sin dalla trattazione delle disposizioni transitorie di cui al regolamento (UE) 2020/2220 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 dicembre 2020;
occorre, a tal proposito, ricordare la ferma posizione del commissario europeo all'agricoltura Janusz Wojciechowski, che sulla questione generale dei fondi destinati allo sviluppo rurale ha affermato che le somme del FEASR del secondo pilastro sono esclusivamente destinate a colmare il divario tra le aree più evolute e le aree più povere e marginali; un'indicazione che, peraltro, dovrebbe valere sia per il biennio di transizione che per la nuova programmazione;
tenuto conto che:
i criteri per la ripartizione dei fondi FEASR individuati dal Ministro vengono definiti "oggettivi", in grado di allocare le risorse in maniera equa fra tutte le regioni; tale principio (già utilizzato per l'applicazione delle risorse assegnate per il de minimis) è destinato a soddisfare esigenze emergenziali volte al risarcimento di un danno. Le risorse del FEASR, invece, sono esclusivamente destinate a ridurre il divario tra le aree più ricche e quelle più povere. Pertanto, è del tutto evidente come la logica del de minimis non possa essere quella che accompagna la distribuzione del FEASR tra le diverse aree del nostro Paese;
dalla proposta sembrerebbe non emergere alcun elemento di analisi globale della totalità dei fondi PAC (primo e secondo pilastro); manca una valutazione tecnica e politica dell'impatto economico-sociale sui territori agricoli e rurali del Paese e sui redditi delle aziende agricole;
sarebbe opportuno, invece, ricercare e studiare nuovi criteri di riparto, che rispondano ad obiettivi generali di sviluppo rurale e non in grado di privilegiare soltanto quelle regioni che possono contare su risorse proprie oppure dove si concentrano le principali produzioni agricole nazionali. Dal punto di vista economico, la proposta determinerebbe un impatto preoccupante sul piano finanziario dei programmi di sviluppo rurale delle regioni del Sud, mettendo a rischio le politiche di investimenti e di tutela dell'ambiente e dei territori rurali coinvolti. La prima proposta di mediazione del Ministro, purtroppo, penalizza tutte le regioni del Sud in maniera assurda, la sola Basilicata perderebbe oltre 25 milioni di euro;
al di là degli auspicabili intenti di riequilibrio tra le aree del Paese, negli ultimi anni la tendenza è stata quella di non ripartire la spesa pubblica nazionale per il settore agricolo in maniera equa; le risorse nazionali per l'agricoltura oggi si concentrano maggiormente nelle aree forti del Paese,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda fornire chiarimenti su quanto esposto;
se non ritenga che la proposta ministeriale, che prevede i criteri di ripartizione dei fondi europei assegnati all'Italia nell'ambito dello sviluppo rurale per il biennio di transizione 2021-2022, non sia altamente penalizzante per le regioni del Sud e, conseguentemente, debba essere immediatamente modificata;
se non ritenga che vada trovata una soluzione rispettosa dei criteri storici per definire il riparto dei fondi FEASR per la proroga biennale del PSR. Occorre evitare assolutamente il taglio di tali fondi all'agricoltura del Mezzogiorno o, quantomeno, ridurlo drasticamente rispetto a quanto si sta ipotizzando; mentre l'Europa si preoccupa perché maggiori risorse vengano assegnate al Sud del nostro Paese per consentire la ripartenza e ridurre il forte divario esistente rispetto al Nord, acuito maggiormente dalla pandemia, pare che il Governo, nel settore agricolo, tenda a muoversi in direzione opposta.
(3-02449)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DE BONIS - Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale. - Premesso che:
con atto di sindacato ispettivo 4-05160, pubblicato il 24 marzo 2021, l'interrogante portava a conoscenza dell'iniziativa, partita dal sindaco di Acquaviva delle Fonti (Bari), riguardante la rete dei sindaci di 135 comuni ricadenti nelle regioni Puglia, Calabria, Campania, Sicilia, Basilicata, Molise, Sardegna e Abruzzo, che aveva presentato alla I Commissione permanente (Affari costituzionali) della Camera dei deputati un documento dal titolo "Recovery Sud" per un utilizzo più equo dei fondi UE, per un'attuazione immediata dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e per un serio ammodernamento infrastrutturale del Meridione;
l'iniziativa, appoggiata attualmente da più di 500 sindaci, aveva lo scopo di rendere tali Regioni e Comuni protagonisti della gestione del PNRR, perché diventasse una reale occasione di crescita per il Mezzogiorno, anche quello più isolato e a rischio di spopolamento. L'obiettivo era quello di trasformare il recovery fund in una reale occasione di riscatto di tutto il Mezzogiorno, affinché fosse quanto più possibile aderente alle necessità di quei territori, riportando a casa quei giovani talenti che negli ultimi anni, con un'emorragia lenta ma costante, sono andati via;
considerato che:
l'Europa ha previsto, per l'assegnazione dei fondi del PNRR, tre criteri quali la popolazione, il reddito e la disoccupazione ( regolamento (UE) 2021/241) e, secondo tali criteri, dovrebbero essere assegnati al Sud il 66 per cento, stando al conteggio dei rappresentanti delle Regioni del Sud nella Conferenza Stato-Regioni; poco meno del 70 per cento, secondo i calcoli del parlamentare europeo Piernicola Pedicini; il 70 per cento secondo lo studio condotto dal Movimento 24 agosto per l'equità territoriale; il 75 per cento calcolato da un gruppo di studio incaricato dal sindaco di Messina, Cateno De Luca;
a distanza di un mese dalla precedente interrogazione e nonostante i vari incontri che i sindaci hanno avuto con le istituzioni sull'argomento, invece di vedere accolte le sacrosante richieste avanzate dalle regioni del Mezzogiorno (e, soprattutto, come stabilito dall'Europa) circa la suddivisione delle risorse del recovery fund tra Nord e Sud Italia, si apprende che il Ministro per il Sud e la coesione territoriale si è fermato al 40 per cento, e pare che nel conto vengano inclusi pure i fondi del programma "REACT-EU" e FSC, che sono già destinati in quota fissata per legge al Sud e riguardano altri cespiti di spesa. In buona sostanza, quel 40 per cento scende al 32 per cento e quel 32 per cento è "lordo" perché, per l'interdipendenza economica fra Nord e Sud, ogni euro investito nel Mezzogiorno fa rimbalzare 41 centesimi al Nord (se investito al Nord ormai saturo, quell'euro "produce" solo 5 centesimi scarsi). Pertanto, il 32 per cento, tolto il 41 che va al Nord, diventa un 20 per cento scarso;
si sta rivivendo, dunque, la stessa esperienza già vissuta in passato, quando furono trasferiti al Nord i soldi del piano Marshall (European recovery program, ERP), inviati dagli Stati Uniti per ricostruire l'Italia dopo la seconda guerra mondiale e destinati soprattutto al Sud, distrutto da due anni di battaglie (Napoli fu la seconda città europea più bombardata: 105 volte). In nome della "ricostruzione" (non di quel che era distrutto) la Lombardia prese da sola il doppio di tutte le regioni del Sud messe insieme; al Nord, complessivamente, andò l'87 per cento e solo il 13 per cento al Mezzogiorno. Si consideri che oggi le risorse del recovery fund sono circa 17 volte superiori a quelli dell'ERP;
secondo l'indicazione dell'Europa, dunque, al Sud spetterebbe il 70 per cento dei fondi del recovery fund destinati al nostro Paese, ma nelle intenzioni del Governo italiano al Sud invece dovrebbe andare non più del 34 per cento, adesso aumentato al 40 per cento, con il rischio che in quel 40 per cento siano compresi i fondi nazionali per la coesione e quelli ordinari europei del 2021-2027, cioè quelli già assegnati, benché si tratti solo di anticipazioni, come ha chiarito il professor Giannola, presidente dello SVIMEZ. Il 40 per cento sono circa 80 miliardi di euro invece dei 145 previsti dai criteri europei (in base a popolazione, reddito, disoccupazione);
il 40 per cento è più o meno la percentuale della popolazione meridionale, quindi si potrà dire che le proporzioni sono state rispettate, ma i criteri stabiliti dalla UE per l'assegnazione all'Italia di 209 miliardi di euro del recovery fund non riguardano solo la popolazione residente, includono anche il tasso di disoccupazione e il PIL pro capite. Nelle regioni del Sud, la disoccupazione registra una percentuale 3 volte superiore rispetto al Nord e il PIL pro capite è pari alla metà. È per questa ragione che la UE ha assegnato all'Italia ben 209 miliardi di euro (inizialmente gliene sarebbero spettati solo 90), con l'obiettivo di utilizzarli per ridurre il divario economico tra regioni della stessa penisola. Se così dovesse andare, si assisterebbe all'ennesima sottrazione di risorse dal Sud a favore del Nord: questa volta di 75 miliardi di euro, che si sommerebbero ai 61 miliardi sottratti al Sud ogni anno, come certificato da SVIMEZ ed EURISPES;
tenuto conto che:
l'interrogante ha presentato numerosi atti di sindacato ispettivo (4-02561, 4-03036, 4-02045, 4-03369, 4-03136, 4-03704, 4-04212, 4-05212, 3-02399) volti ad evidenziare come, in un modo o in un altro, tutti i fondi da destinare al Sud o vengono dimezzati o vengono dirottati altrove, per cui l'abisso che esiste tra Meridione e Settentrione e le numerose "ricette" utili a colmare lo storico divario, puntualmente, vengono messe da parte. Sembrerebbe quasi che le azioni politiche, più che a contrastare l'aumento delle disparità, siano orientate a favorirlo o assecondarlo;
giova ricordare il fondamentale indirizzo politico impresso dal Governo tedesco, e poi mutuato dalla Commissione europea, che recupera il senso profondo dell'integrazione europea e cioè la considerazione che il benessere dei tedeschi dipende in misura decisiva da quello degli altri europei, per cui il recovery fund interviene in misura più intensa nei Paesi più deboli sotto il profilo dell'occupazione e più colpiti dalla pandemia,
si chiede di sapere:
come mai, nonostante l'Europa si sia adoperata a favore dell'Italia, assegnando ben 209 miliardi di euro con l'obiettivo di utilizzarli per ridurre il divario economico tra le regioni della penisola, non si voglia concedere la giusta percentuale al Sud, che corrisponde al 70 per cento e non al 40;
se si intenda procedere all'adeguamento della percentuale nell'assegnazione dei fondi, evitando che nei conteggi finali siano sovrapposte e computate anche risorse di altri fondi, come per esempio quelle del REACT-EU, al fine di contribuire al benessere dell'intera Nazione, nel rispetto delle indicazioni dell'Unione europea. Compito del Governo deve essere colmare il divario economico, sociale e occupazionale tra Nord e Sud del Paese, un divario che con la pandemia è ulteriormente aumentato.
(4-05322)
CIRIANI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
si apprende da note diffuse a mezzo stampa che nel 2019 il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, scrisse una lettera al presidente dell'INPS Pasquale Tridico, lamentando la previsione di un declassamento della sede di Trieste da cluster 2 a 3 previsto nel corso del 2020, cosa effettivamente accaduta nonostante le rassicurazioni fornite in risposta alla lettera;
nell'ambito del reclutamento operato mediante il concorso per consulenti di protezione sociale, completato nel luglio 2019, solo 20 assunzioni (lo 0,49 per cento del totale) sono state destinate alla regione: un numero gravemente insufficiente a sostituire il personale nel frattempo andato in quiescenza;
risulta all'interrogante che tutte le sedi INPS hanno avuto, dal 2016 ad oggi, forti decrementi nella forza lavoro attiva, con le massime punte a Gorizia (con un calo del 27 per cento) e Trieste (24 per cento in meno), ma con decrementi significativi anche a Pordenone (18 per cento in meno) e Udine (12 per cento in meno);
a tale già pesante situazione, si aggiungono le numerose richieste di quiescenza anticipata ("quota 100" ed "opzione donna"), incoraggiate dai ritmi di lavoro stressanti e dal dover subire le intemperanze di un'utenza fortemente esasperata dalle gravi problematiche innescate dall'esplosione pandemica, oltre alla frustrazione causata dalla farraginosità burocratica in tempi di grave difficoltà economica;
non è trascurabile, inoltre, che le richieste di cassa integrazione nel 2020 sono esplose con l'avvento dell'emergenza COVID (aumento che supererebbe il 4.000 per cento rispetto al 2019), che i settori più presidiati versano in una condizione di forte crisi e che il trasferimento di personale e competenze ha completamente bloccato l'attività di altri settori;
a questo si aggiunge una preoccupazione ancor più forte, in prospettiva, in vista di quanto potrà accadere nel momento in cui terminerà l'efficacia della previsione normativa che determina il blocco dei licenziamenti;
lo scorso 20 febbraio 2020 sul medesimo argomento è stata presentata un'interrogazione della senatrice Rojc (4-02941) alla quale non è pervenuta risposta, mentre la situazione ha continuato ad aggravarsi;
l'interrogante evidenzia come la persistenza di questa situazione di grave carenza di organico non faccia che esacerbare gli animi di un'utenza esasperata dagli inevitabili disservizi che essa comporta, con gravi, ripetuti e numerosi episodi di intemperanze nei confronti del personale che svolge lavoro di front office;
lavorare proattivamente in un contesto di adeguatezza di risorse umane consentirebbe di impedire l'aggravarsi di una situazione già difficile e di prevenire ritardi ed inefficienze che rischiano di infuocare ulteriormente un clima generale che già si presenta piuttosto teso,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno sollecitare una pronta risposta alle necessità del territorio da parte dell'ente previdenziale, sia per fornire risposte alle esigenze e richieste già pressanti sia per prevenire un più che prevedibile collasso nel prossimo futuro.
(4-05323)
LONARDO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'Agenzia delle entrate sta applicando sanzioni ed interessi che, entrambe sommate, giungono a soglie di assoluto allarme ben oltre il 100 per cento dell'imposta, a seguito della decadenza dal beneficio del pagamento rateale;
tanti contribuenti, persone fisiche e giuridiche, non sono riusciti ad ottemperare ai pagamenti rateali verso il fisco a causa della pandemia, che ha determinato pesanti cali di liquidità per i scarsi consumi e l'attivazione della cassa integrazione COVID;
l'Agenzia delle entrate non può richiedere l'intero pagamento del debito, aggravato da interessi e sanzioni, entro 60 giorni a seguito di un ritardato pagamento di una sola rata e la conseguenziale decadenza dal beneficio del termine, data la straordinarietà della crisi economica che vive il Paese;
interessi e sanzioni, praticati dall'Agenzia delle entrate, indeboliscono fortemente la battaglia che lo Stato conduce nella lotta all'usura, ritenuto un fenomeno da contrastare, con forza, proprio in questo momento di grave recessione economica,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni per cui il Governo non vigila attentamente sull'applicazione del tasso di interesse e le sanzioni applicate dall'Agenzia delle entrate, che secondo calcoli effettuati supera il 100 per cento di ricarico sull'imposta dovuta;
se e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo ritenga di inserire nei provvedimenti in esame o nel prossimo "decreto imprese", al fine di determinare una più equa condizione di pagamento per coloro che sono decaduti dal beneficio della rateizzazione, della definizione agevolata o della rottamazione;
se, infine, non ritenga di assumere una decisione urgente per porre rimedio alla condizione di squilibrio adottata dall'Agenzia delle entrate nei confronti dei contribuenti italiani che mai, come in questo momento, sentono il bisogno di essere compresi nelle difficoltà economiche che l'emergenza sanitaria ha determinato per tutti.
(4-05324)
FERRARA - Al Ministro della transizione ecologica. - Premesso che:
fonti di stampa hanno riportato che, nell'ambito dell'inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze relativa alle infiltrazioni della 'ndrangheta in Toscana, sarebbe emerso anche un sistema organizzato illegale di smaltimento di rifiuti pericolosi;
si tratterebbe, in particolare, di ceneri derivanti dalla combustione dei fanghi delle concerie classificate "Keu", cioè altamente inquinanti, che dovrebbero essere gestite a norma di legge per limitare l'impatto pericoloso sull'ambiente, sull'ecosistema e sull'uomo;
parte dei materiali pericolosi sarebbe stata conferita a un impianto gestito da Francesco Lerose, il quale, secondo le fonti investigative citate dalla stampa, avrebbe contatti con la cosca Gallace della 'ndrangheta. L'impianto avrebbe miscelato i rifiuti con altre sostanze per poi riutilizzarne parte nell'ambito di attività edilizie e per scaricare la restante con modalità e in luoghi non conformi alla normativa sullo smaltimento;
tra i lavori svolti utilizzando tale materiale, figurerebbe la realizzazione del V lotto della strada 429, nel tratto che collega le cittadine di Empoli e Castelfiorentino, per la quale ne sarebbero state utilizzate circa 8.000 tonnellate;
durante l'indagine condotta dai Carabinieri forestali è emerso che le ceneri di risulta delle concerie hanno tassi di tossicità molto elevati e, conseguentemente, non sono idonei all'uso per attività edilizie di qualsiasi tipologia, anche per il pericolo di contaminazione del suolo che il loro utilizzo comporterebbe;
alcuni dei citati materiali di scarto, sembrerebbe circa 3.300 metri cubi, sarebbero stati scaricati in un terreno nel comune di Massarosa (Lucca), località Pioppogatto, in cui è prevista la creazione di un'area artigianale-industriale e che risulta, tuttora, aperta e quindi soggetta a queste attività di sversamento;
l'area si trova a meno di un chilometro dal lago di Massaciuccoli, area protetta, e dal parco di Migliarino-San Rossore;
le zone interessate dallo scarico illegale e dall'utilizzo di materiali contenenti anche ceneri derivanti dalla combustione di fanghi delle concerie sembrano presentare un'alta permeabilità della falda acquifera, potenzialmente rappresentando un grave pericolo di inquinamento delle acque che interesserebbe pure la popolazione delle aree circostanti;
a parere dell'interrogante, qualora confermato, l'uso improprio e lo sversamento di tali materiali renderebbe urgente provvedere alla bonifica immediata dei territori colpiti, a tutela dell'ambiente e della popolazione residente,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se disponga di ulteriori elementi in merito alla vicenda;
se non ritenga opportuno provvedere al monitoraggio delle suddette zone, con particolare riferimento alla futura area artigianale-industriale, all'area protetta del lago Massaciuccoli e al parco di Migliarino-San Rossore, per valutare l'impatto ambientale dello sversamento di materiali tossici e prevedendo, in caso di accertamento dei danni, la tempestiva bonifica.
(4-05325)
ROJC - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione e della salute. - Premesso che:
la Regione Friuli-Venezia Giulia ha promosso un reclutamento di medici in quiescenza con disponibilità a vaccinare;
l'ordine dei medici chirurghi e odontoiatri, per bocca del suo presidente regionale Guido Lucchini, "ha spinto, come si legge in una lettera pubblica, i propri iscritti ad aderire su base volontaria", rivolgendosi in particolare ai medici in pensione e chiedendo che venisse dato il loro contributo in tal senso;
i medici pensionati che operano come vaccinatori volontari non percepiscono però alcun contributo derivante da questa attività;
l'art. 3-bis del decreto-legge n. 2 del 2021 prevede che durante l'emergenza COVID le aziende sanitarie possono da un lato attribuire ai medici quiescenti l'incarico remunerato di medico vaccinatore ma, dall'altro, viene disposta la sospensione del trattamento previdenziale durante i mesi di svolgimento dell'attività;
l'interrogante ritiene assurdo che un professionista in quiescenza, che sceglie di dare il proprio contributo mettendo anche a rischio la propria salute, non abbia un riconoscimento economico per tale attività, e considerata la possibilità di una disparità di trattamento tra coloro che vengono "stipendiati" dal datore di lavoro pubblico, lo stesso che poi può procedere al reperimento di personale da adibire alle vaccinazioni ricorrendo a società private che hanno il compito di reperire personale adeguato attraverso le agenzie interinali,
si chiede di sapere quali iniziative si intenda adottare per evitare di sospendere la pensione ai medici ex dipendenti, tenuto conto che molti di loro, pur avendo manifestato disponibilità a vaccinare, potrebbero rinunciarvi, compromettendo così la necessaria accelerazione della campagna vaccinale.
(4-05326)
CASINI, AIMI, FERRARI, GASPARRI, LANZI, LA RUSSA, PITTELLA, ROMEO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
nel pomeriggio del 16 aprile 2021, tre persone si sono introdotte illecitamente nella residenza di Vittorio D'Amico, console onorario d'Italia a Tozeur (Tunisia), per compiere un furto con scasso: i delinquenti sono rimasti nella residenza all'incirca per un'ora e mezza, rubando parecchi oggetti personali;
la residenza, sita in un quartiere centralissimo, è comprensiva dell'ufficio consolare italiano a Tozeur, città dell'entroterra tunisino, in una regione che purtroppo evidenzia grosse tensioni sociali, dovute ad una situazione economica fortemente depressa e al riacutizzarsi della diffusione virale del COVID-19;
particolarmente preoccupante è il fatto che siano stati ritrovati nella casa alcuni coltelli, il che lascerebbe addirittura ipotizzare un eventuale utilizzo degli stessi in caso di rientro del console onorario o del personale che presta servizio presso la residenza;
il console onorario, il quale presta servizio alla comunità italiana a titolo gratuito in una zona a circa 500 chilometri da Tunisi, ha immediatamente informato dell'accaduto sia l'ambasciata d'Italia a Tunisi, sia il Governatorato locale di Tozeur;
le immagini della videosorveglianza, composta da 13 telecamere, hanno consentito l'identificazione degli autori dell'infrazione: si tratta di due minorenni e di un maggiorenne, due dei quali sono stati condotti presso la stazione di polizia di Tozeur, al fine di procedere con le indagini e avviare il successivo iter giudiziario,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adoperarsi affinché i responsabili dell'irruzione presso la residenza del console e gli uffici consolari siano definitivamente identificati e puniti e, in generale, che cosa intenda fare per sollecitare, da parte delle autorità tunisine, una maggior tutela nei confronti delle sedi istituzionali italiane, specialmente quelle periferiche, nonché dei nostri connazionali residenti nel Paese, considerate le forti tensioni sociali e i rischi che caratterizzano quei territori.
(4-05327)
CAMPARI, SAPONARA, PISANI Pietro - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
è di recente notizia il passaggio di diverse strade di competenza provinciale ad ANAS, alcune delle quali necessitano di importanti opere di sistemazione e messa in sicurezza soprattutto dal punto di vista del dissesto idrogeologico per creare un'azione di prevenzione e di tutela del territorio;
il piano "rientro strade", avviato nel 2018 d'intesa con la Conferenza unificata, per la riorganizzazione e ottimizzazione della gestione della rete viaria, riguarda il trasferimento ad ANAS di circa 6.500 chilometri di strade ex statali, regionali e provinciali;
nell'ambito del contratto di programma sono presenti stanziamenti appositamente dedicati al piano, prima e seconda tranche, pari a 1,1 miliardi di euro;
la seconda tranche ha preso il via ad aprile 2021 e prevede il trasferimento di circa 3.000 chilometri, di cui 872 in Emilia-Romagna. Con questa seconda tranche, entrano nella gestione di ANAS circa altri 1.300 ponti, che saranno immediatamente inseriti nel programma "bridge management system" che prevede cicli cadenzati di monitoraggi e ispezioni;
in via preventiva, ANAS ha svolto sulla rete della seconda tranche in corso di trasferimento una due diligence infrastrutturale con lo scopo di controllare la presenza di eventuali criticità per la sicurezza degli utenti e verificare lo stato di conservazione e funzionalità delle strutture, compresi ponti, viadotti e gallerie. Le attività sono state completate a marzo 2021 per consentire l'effettivo trasferimento di competenze;
considerato che:
la mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade montane, in particolare dei loro sistemi di drenaggio, è causa dell'innesco di fenomeni franosi in aree particolarmente suscettibili;
sarebbe necessario verificare che il nuovo gestore porti a termine quanto previsto nell'attuale pianificazione e programmazione degli interventi sulle strade ex provinciali;
in caso di fenomeni franosi innescati dalla scarsa manutenzione della viabilità, anche al netto di risarcimenti e ripristino da parte del gestore, vi sarebbero pesanti disagi a carico delle aree montane,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga di verificare che il nuovo gestore porti a termine quanto previsto nell'attuale pianificazione e programmazione degli interventi sulle strade ex provinciali;
se intenda verificare che la manutenzione delle strade avvenga regolarmente con particolare attenzione ai versanti suscettibili di movimenti franosi;
se si intenda stanziare, per l'anno 2021, ulteriori risorse economiche, in particolare a favore delle province dell'Emilia-Romagna e della città metropolitana di Bologna, per interventi di messa in sicurezza, barriere di sicurezza e per lavori di risistemazione delle pavimentazioni.
(4-05328)
BERGESIO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
l'aggressione al capotreno avvenuta nella mattinata di venerdì 16 aprile 2021 sul treno regionale Torino- Savona, all'altezza della città di Fossano (Cuneo), durante un normale controllo dei biglietti a cui l'aggressore ha reagito con inaudita violenza fratturando il setto nasale al capotreno, fa emergere ancora una volta la necessità di attivare al più presto un posto operativo di Polizia ferroviaria presso la stazione di Fossano.
la stazione ferroviaria di Fossano occupa una posizione strategica sulla linea Torino-Savona e, essendo il punto d'origine della linea per Cuneo, necessiterebbe di un presidio stabile da parte delle forze dell'ordine;
si registrano con troppa frequenza episodi di aggressioni a capotreno e controllori da parte di gruppi e individui che vengono fermati perché sprovvisti di titolo di viaggio o perché colti a danneggiare i convogli o la stessa stazione. Purtroppo treni e stazioni sulla tratta Torino-Cuneo-Ventimiglia o Torino-Savona sono spesso anche utilizzati anche da piccoli spacciatori per i loro traffici;
alla luce di queste note problematiche e considerato che la stazione di Fossano è il centro nevralgico per i collegamenti ferroviari della Granda, è ormai da diversi anni stata pianificata la creazione di un posto operativo della Polizia ferroviaria e la nascita di una stazione dei Carabinieri forestali per controllare il territorio del fossanese, e di collocare entrambi i presidi all'interno dell'edificio;
da alcuni giorni gli organi di stampa paventano un possibile "congelamento" di queste operazioni e un'interruzione dell'intero piano organizzativo, compresi i lavori ai locali interni alla stazione destinati ad accogliere poliziotti e carabinieri, insieme ad alcune associazioni fossanesi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga di agire immediatamente al fine di rassicurare la cittadinanza ribadendo la volontà governativa di dotare la stazione ferroviaria di Fossano di un presidio stabile da parte delle forze dell'ordine, anche fornendo informazioni precise in merito alle tempistiche previste per l'arrivo della Polizia ferroviaria e dei Carabinieri forestali;
come intenda garantire la sicurezza degli operatori di Trenitalia, che troppo spesso subiscono vessazioni e aggressioni da parte di coloro che salgono sui treni regionali agendo senza alcun rispetto nei confronti degli altri viaggiatori e del personale predisposto ai controlli ed alle verifiche.
(4-05329)
SIRI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
l'entrata in vigore del decreto-legge n. 44 del 2021 suscita, indubbiamente, l'attenzione sul tema dell'obbligo vaccinale, in particolare, in relazione ai contenuti dell'art. 4, dove si prevede una vaccinazione obbligatoria per il personale sanitario;
si tratta di una disposizione che porta all'instaurazione di un percorso, all'esito del quale, in caso di mancata accettazione della somministrazione del vaccino, si giunge a conseguenze molto drastiche: il demansionamento (con possibile riduzione del compenso), ma anche la sospensione del rapporto di lavoro per i dipendenti (con sospensione di ogni forma di reddito) e la sospensione dalla possibilità di esercitare la professione per i liberi professionisti;
il personale sanitario deve essere vaccinato per evitare che, nelle proprie attività di contatto con i pazienti, rischi di essere veicolo di contagio del virus. A fronte di ciò, ci si aspetterebbe, quindi, una chiara evidenza scientifica della circostanza che i soggetti vaccinati non siano capaci di trasmettere la malattia (almeno per un certo lasso di tempo). Eppure, nessuna evidenza sembra confermare tale assunto. Al contrario, medici e specialisti e studi scientifici affermano che il vaccino non abbia effetto "sterilizzante", ovvero che sia in grado di impedire lo sviluppo dei sintomi della malattia nel soggetto ma non la trasmissione del virus a terzi;
su questa base scientifica non consolidata viene, quindi, imposta la somministrazione di un farmaco dichiaratamente ancora in fase di studi e, dunque, privo di autorizzazione dell'ente regolatorio, che può essere data solo a conclusione di tutte le fasi previste dalla normativa;
molti punti della citata disposizione normativa appaiono poi in contrasto con la ratio iuris a supporto dell'obbligo di vaccinazione. Se da una parte, infatti, si impone un obbligo per quello che a tutti gli effetti è un trattamento sanitario obbligatorio, dall'altra si richiede contemporaneamente la sottoscrizione del "consenso informato" proprio da parte di quei soggetti obbligati. L'atto del consenso, quale consapevole adesione al trattamento proposto dal sanitario, è considerato espressione dei diritti inviolabili della persona alla salute e ad autodeterminarsi (art. 32 e art. 2 della Costituzione), diritti che trovano un punto di convergenza nel più ampio e fondamentale diritto alla libertà personale (art. 13 della Costituzione);
da tale contesto normativo emerge, dunque, l'esistenza di un diritto costituzionalmente garantito dell'individuo a non subire trattamenti sanitari ai quali non abbia preventivamente e consapevolmente acconsentito;
in verità, si fa fatica ad immaginare una categoria più attrezzata dei medici a valutare se il trattamento sanitario che viene proposto sia adeguato. Invece, esso viene "estorto" proprio a coloro che dovrebbero avere le competenze per farsi un'idea tecnicamente e scientificamente corretta della questione;
non si comprende, dunque, quale sia la base giuridica (e prima ancora logica) che possa giustificare contemporaneamente l'imposizione di un vero e proprio trattamento sanitario obbligatorio e la sottoscrizione di un consenso informato. I destinatari della norma potrebbero, infatti, decidere di non sottoscrivere alcun consenso informato dovendo sottostare ad un obbligo che non può manlevare da responsabilità oggettiva e sostanziale in alcun modo chi lo impone,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di fare chiarezza sul punto ed assicurare la veridicità e la certezza delle informazioni contenute nelle evidenze scientifiche, ovvero se possa confermare o meno che tutti i vaccini in utilizzo per la somministrazione in particolare al personale sanitario abbiano o meno capacità sterilizzante tale da assicurare che nessun contagio possa verificarsi tra i soggetti vaccinati e i pazienti;
come intenda risolvere l'evidente contraddizione tra obbligo vaccinale e richiesta di sottoscrizione del consenso informato, al fine ultimo di garantire il rispetto di quei diritti e di quelle libertà costituzionalmente tutelate.
(4-05330)
PARAGONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno. - Premesso che:
il 24 marzo CONSIP S.p.A. ha bandito la gara a procedura aperta per la conclusione di un accordo quadro multifornitore per l'allestimento di campi container per l'assistenza della popolazione in caso di eventi emergenziali, per il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri (ID 2280), disponibile sul sito della Concessionaria servizi informativi pubblici, per un importo totale di 266.716.544 euro e pubblicato il 31 marzo in Gazzetta Ufficiale;
il bando è suddiviso in tre lotti: 1) noleggio di container per l'allestimento di campi container con destinazioni d'uso diverse e dei servizi o forniture accessorie, 2) fornitura con posa in opera di arredi, biancheria e accessori, per l'allestimento di campi container con destinazioni d'uso diverse, 3) noleggio di lavatrici e asciugatrici industriali per l'allestimento di campi container a uso abitativo, in eventi emergenziali;
nel capitolato tecnico del lotto 1 "si precisa che i servizi e le forniture dei tre lotti nel loro complesso concorrono a garantire soluzioni che consentano in via temporanea un'adeguata sistemazione alloggiativa delle popolazioni, in un contesto comprensivo di strutture a supporto per facilitare l'aggregazione sociale e i servizi essenziali";
i lotti A, B, C, D, (Nord, Centro, Sud, isole) prevedono campi per 8.000 persone ciascuno;
le caratteristiche di rischio sismico e idrogeologico del territorio italiano non sono uniformi né per distribuzione né per pericolosità;
l'allegato 1 al capitolato tecnico del lotto 1, layout campo standard da 42 persone a uso abitativo, e l'allegato 2 al capitolato tecnico del lotto 1, layout campo standard da 25 persone a uso ufficio, contengono indicazioni standard di quelli che saranno i campi container;
considerato che:
il capitolato tecnico, relativo al lotto 1, disciplina la fornitura, mediante noleggio, di container per l'allestimento di campi per destinazioni d'uso diverse (abitativo, uso ufficio, eccetera), necessari, ad esempio, nell'ipotesi di campi ad uso abitativo, per assicurare un'accoglienza temporanea per coloro che, a seguito di un evento emergenziale, abbiano dovuto abbandonare la propria abitazione;
il "layout campo standard da 25 persone a uso ufficio" è l'unico presente, all'interno della documentazione, relativo a destinazioni diverse da quelle abitative e presenta al suo interno zone destinate al pubblico;
visto che la notizia del bando CONSIP è rimbalzata sugli organi di stampa, generando molti dubbi nell'opinione pubblica sulle ragioni di tale scelta poiché, nel capitolato dell'accordo quadro, valido 4 anni, non è specificato il tipo di emergenza per cui sia necessario dotarsi di campi di questo tipo, facendo genericamente riferimento a piccoli centri per l'accoglienza temporanea di coloro che abbiano dovuto abbandonare le proprie case a seguito di un evento calamitoso. Per cercare di dare risposte a questo interrogativo, sono state formulate diverse ipotesi, alcune delle quali a parere dell'interrogante fantasiose, che, in un periodo di emergenza sanitaria e crisi economica come quello attuale, hanno contribuito soltanto ad alimentare incertezze e crescente sfiducia nelle istituzioni,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda chiarire quali siano nello specifico gli eventi emergenziali che richiedano queste tipologie di campi;
per quale ragione nell'appendice 1, ai punti 3,1 (soluzione "noleggio campo container") e 3,2 (soluzione "noleggio campo container chiavi in mano"), si faccia riferimento a "eventuale disinstallazione, smontaggio e ritiro dei container";
quale sia stato il criterio di proporzionalità che abbia determinato la ripartizione delle 8.000 persone per ogni lotto, viste le evidenti differenze all'interno del territorio italiano;
dovendo garantire "l'aggregazione sociale e i servizi essenziali", se intenda chiarire la ragione per cui siano presenti zone espressamente indicate come relative "al pubblico", rendendo perciò pacifico supporre che altre zone dei campi container risultino precluse alla libera circolazione della persone e perché negli allegati non siano previsti container con destinazioni commerciali diverse da quelle "uso ufficio", atti quindi a garantire i servizi essenziali e il proseguo delle attività commerciali per coloro che "hanno dovuto abbandonare" anche le proprie attività.
(4-05331)
ASTORRE - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico. - Premesso che:
la società "Grandi stazioni retail", che gestrice dei locali commerciali della stazione Termini di Roma, ha avviato la disdetta, o comunque il non rinnovo, dei contratti di diverse attività legate al comparto della ristorazione, in ossequio ad una strategia aziendale che prevede il restyling della stazione con il contestuale insediamento di nuovi marchi legati al settore della moda;
tra i marchi della ristorazione interessati dalla chiusura a seguito del mancato rinnovo dei contratti di locazione figurano Chef Express, McDonald's, Mister Panino e Rosso Sapore, che impiegano circa 250 lavoratori che potrebbero perdere la loro occupazione;
considerato che:
sia a livello sindacale che politico sono state messe in campo iniziative volte a tutelare i livelli occupazionali dei lavoratori interessati da questa nuova strategia aziendale che la società vorrebbe attuare;
ancora non vi sono misure atte a garantire ai lavoratori la loro occupazione. Ciò renderebbe ancora più grave l'attuale congiuntura economico-sociale profondamente compromessa dalla crisi sanitaria ancora in corso,
si chiede di sapere se e quali misure i Ministri in indirizzo intendano adottare, ciascuno per la propria competenza, con la massima urgenza, al fine di addivenire a soluzioni tese a garantire le adeguate tutele a tutti i lavoratori coinvolti nel settore della ristorazione all'interno dei punti commerciali della stazione Termini di Roma, interessati dalle operazioni di restyling che la società Grandi Stazioni retail si appresterebbe ad operare.
(4-05332)
CORRADO, MORRA, GRANATO, ANGRISANI, LANNUTTI, LEZZI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
in data 9 agosto 2019 veniva pubblicato in Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale n. 63, il bando relativo al concorso pubblico per esami per il reclutamento di 1.052 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato da inquadrare nei ruoli dell'allora Ministero per i beni e le attività culturali, area II F2, con il profilo di assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza;
con avviso del 19 dicembre 2019, sul sito web del Ministero veniva pubblicato, ad opera della commissione interministeriale RIPAM, un "avviso per prove selettive, calendario e modalità di svolgimento" del concorso;
a partire dall'8 gennaio 2020 e fino al 20 dello stesso mese, si è svolta la prima prova preselettiva a quiz del concorso, presso i padiglioni della fiera di Roma; il 28 gennaio l'elenco dei candidati ammessi alla prova scritta, con relativo punteggio, è stato pubblicato sul portale del Ministero ma la procedura è stata poi sospesa a seguito dell'emergenza sanitaria causata della pandemia da COVID-19;
recenti dichiarazioni di esponenti del Governo in carica hanno segnalato l'opportunità e l'urgenza di nuove assunzioni nella pubblica amministrazione, contestualmente alla necessità di riprendere lo svolgimento dei concorsi in essere ma temporaneamente sospesi,
si chiede di sapere quali siano le intenzioni del Ministro in indirizzo in merito al concorso per i 1.052 assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza, considerato che gli oltre 8.000 candidati, i quali hanno sostenuto spese e impiegato tempo per partecipare alla selezione, sono in attesa da oltre un anno di conoscere sia la sorte della procedura, bruscamente interrotta da cause di forza maggiore, sia la propria.
(4-05333)
CORRADO, MORRA, GRANATO, ANGRISANI, LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e della transizione ecologica. - Premesso che:
SOGIN S.p.A. è la società costituita con il compito di smantellare e dismettere le centrali e gli impianti nucleari in Italia; ha altresì lo scopo di individuare siti idonei alla costruzione del deposito unico nazionale per i rifiuti nucleari, oltre a dover attendere alla costruzione dello stesso all'interno di un parco tecnologico dedicato anche ad altre attività;
è una società controllata dallo Stato, essendo il suo capitale interamente di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze; l'amministratore delegato è l'ingegner Emanuele Fontani, nominato a dicembre 2019. Gli indirizzi strategici, operativi e di controllo sono compito del Ministero della transizione ecologica;
SOGIN è finanziata quasi totalmente dalla componente A2RIM della bolletta elettrica, attraverso un sistema di riconoscimento dei costi in base all'avanzamento della commessa di smantellamento nucleare, attività che, insieme alla messa in sicurezza dei rifiuti nucleari, subisce da anni ritardi, in parte dovuti alla stessa SOGIN, in parte legati alle autorizzazioni per il deposito nazionale;
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
di recente sono apparse su alcuni organi di informazione, e da ultimo su "Eurocomunicazione" ("Sogin, Nucleco, studio Morandini, Javys e la Slovacchia"), notizie relative ad un contratto, per 34,5 milioni di euro, che SOGIN ha sottoscritto con la società slovacca Javys, per lo smaltimento delle resine e dei fanghi della centrale nucleare di Caorso (Piacenza). Rifiuti che, dopo essere stati trattati, rientreranno i Italia dalla centrale nucleare slovacca di Bohunice; a sua volta, SOGIN è impegnata da un contratto con Javys, per 3,1 milioni di euro, a fornire assistenza tecnica per lo smantellamento del reattore V1 della suddetta centrale ("Sogin firma con la slovacca Javys contratto di assistenza nello smantellamento del reattore di Bohunice" pubblicato sul sito istituzionale);
in base a questi contratti in essere, la SOGIN avrebbe aperto una sede di rappresentanza in Slovacchia, nella città di Bratislava, che risulterebbe essere presso lo studio Morandini e associati, il quale, con denominazioni differenti, sarebbe beneficiario di alcuni contratti sia con SOGIN sia con Nucleco S.p.A., società al 60 per cento di proprietà di SOGIN, che ne esprime l'amministratore delegato, e al 40 per cento dell'ENEA, che ne esprime il presidente;
all'epoca dei fatti, tali ruoli di vertice in Nucleco erano ricoperti rispettivamente dall'ingegner Emanule Fontani (oggi amministratore delegato in SOGIN), che precedentemente risulta essere stato in ENEL come "project manager acquisizione Slovacchia" ("Emanuele Fontani - Amministratore Delegato designato" pubblicato sul sito istituzionale SOGIN);
durante il mandato dell'ingegner Fontani in Nucleco come amministratore delegato dapprima, poi come direttore disattivazione impianti e in seguito, come detto, amministratore delegato di SOGIN, e mentre l'ingegner Troiani era presidente, poi passato in SOGIN come direttore tecnico e successivamente direttore dell'innovazione tecnologica (in cui rientra l'estero), risulterebbero essere stati dati allo studio Morandini e associati, sotto diverse denominazioni, incarichi pari a 1.193.045,54 euro;
lo studio, inoltre, sembrerebbe sia essere presente con SOGIN nella gara indetta dalla Javys con la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), che gestisce il "Bohunice international decommissioning support fund" (BIDSF), fondo dedicato alla gestione delle fasi di chiusura e smantellamento della centrale nucleare ("Slovacchia: la Bers si occuperà dello smantellamento della centrale nucleare di Bohunice" pubblicato su "newsfood") sia partecipe con Javys nel contratto di appalto con SOGIN. Javys, poi, risulta abbia firmato con Nucleco un contratto di 6.909.505 euro per bruciare rifiuti radioattivi medicali, sulla base di un affidamento diretto,
si chiede di sapere:
se il Ministri in indirizzo siano in grado di riferire se sia stato acclarato preventivamente che la Javys avesse realmente tutte le capacità tecniche necessarie per far fronte agli impegni presi con SOGIN per lo smaltimento delle resine e dei fanghi della centrale nucleare di Caorso; se, ad oggi, abbia mantenuto fede al contratto, raddoppiando la propria capacità produttiva e incenerendo quanto stabilito, o vi siano stati ritardi; se il forno che avrebbe dovuto ridurre in cenere il materiale di Caorso sia funzionante, dal momento che esisterebbe documentazione attestante che esso bruci con poca produttività, o se vi sia stata la necessità di costruirne un secondo, e, se questo è stato realizzato, chi ne rimarrebbe proprietario; perché sia stata scelta detta tecnologia benché ne esistano altre molto meno onerose e perché alla stessa Javys, nonostante la lentezza dimostrata, sia poi data una seconda commessa dalla controllata di SOGIN;
per quale motivo, appunto, sia stato firmato a Javys da Nucleco un contratto per 6.909.505 euro con affidamento diretto: chi abbia firmato e se l'abbia fatto obbedendo ad un ordine, o comunque dopo avere ricevuto un via libera da qualcuno in SOGIN, in quanto società di riferimento; se il consiglio di amministrazione di SOGIN abbia mai chiesto delucidazioni in merito all'amministratore delegato Fontani e se esista un verbale dell'eventuale istanza;
se tra l'ingegner Emanuele Fontani e Piersante Morandini, dello studio omonimo, esistesse una correlazione, eventualmente corrispondendo al vero l'illazione che Morandini fosse il padrino del figlio di Fontani, e se non si ritenga che vi fosse un conflitto di interessi nella presenza dello studio Morandini, se pure in raggruppamento temporaneo di imprese, sia in SOGIN sia in Javys;
se non dia adito a qualche perplessità il fatto che, dopo la nomina dell'ingegner Fontani quale amministratore delegato di SOGIN, il contratto tra SOGIN e studio Morandini e associati pare essere stato girato ad una società denominata SMA Advisory, al cui interno due figure professionali sarebbero in qualche modo riconducibili allo studio;
se non si ritenga opportuno istituire al più presto un tavolo tecnico di valutazione, indipendente da SOGIN, con professionalità non legate né direttamente né indirettamente a questa (oggi e nel passato), con il compito di verificare l'opportunità o meno dell'utilizzo della tecnologia scelta per l'incenerimento di resine e fanghi e dell'ulteriore attività dell'estrazione dei fusti dai loculi di Caorso;
se abbiano mai disposto un approfondimento sia sulla gestione e lo stato di avanzamento dei due appalti dati alla Javys da SOGIN e Nucleco, sia sul ruolo svolto dallo studio Morandini e associati negli appalti indicati e nelle attività di SOGIN in Slovacchia;
se non intendano procedere ad un commissariamento delle funzioni dell'amministratore delegato ingegner Emanuele Fontani o alla sua sospensione cautelare.
(4-05334)