Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 303 del 04/03/2021
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
303a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 4 MARZO 2021
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Presidenza del vice presidente TAVERNA,
indi del vice presidente LA RUSSA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Europeisti-MAIE-Centro Democratico: Europeisti-MAIE-CD; Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente TAVERNA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10).
Si dia lettura del processo verbale.
LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge:
(1658) Dichiarazione di monumento nazionale dell'ex campo di prigionia di Servigliano (Relazione orale)(ore 10,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 1658.
Il relatore, senatore Rampi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
RAMPI, relatore. Signor Presidente, signori colleghi, quello di questa mattina è un provvedimento molto semplice nella sua forma parlamentare e, su iniziativa del senatore Verducci, ha trovato la condivisione di moltissimi colleghi della Commissione già all'inizio di questa legislatura, in maniera trasversale. A seguito di un lavoro breve, ma significativo, in Commissione, esso ha ottenuto un voto favorevole da parte di tutti i Gruppi.
Il disegno di legge in esame segnala un punto che io credo sia importante per la comunità di Servigliano, così colpita dalle vicende di questo campo, e che in maniera iconica attraversa tutto il Paese. Potremmo dire che nel campo di prigionia di Servigliano è passato tutto il Novecento, è passata tutta la storia di questo Paese. Il campo nasce come campo profughi della Prima guerra mondiale, ospitando profughi e prigionieri di guerra provenienti dall'Austria; esso mette in luce quella vicenda e quel conflitto tremendo, che fu uno dei conflitti fondativi della nostra comunità.
Tanti uomini che venivano da paesi diversi, da un'Italia che era fortemente disunita, che non sapevano neanche di appartenere ad un'unica comunità, tutti insieme si trovarono sui campi di battaglia e quella forma di unione nella sofferenza fu una delle basi della nascita di un sentimento nazionale.
Questo ha attraversato Servigliano, ospitando invece quei prigionieri che in quel momento erano il nemico iconico, che incarnavano l'odio e che oggi sono nostri partner, nostri concittadini all'interno dell'Unione europea. Così la storia attraversa le vite: i nostri nonni e i nostri bisnonni si combattevano e noi oggi siamo concittadini di un'unica Unione.
Quel campo, però, diventa anche il luogo drammatico della raccolta degli ebrei, a seguito delle leggi razziali, quindi attraversa il tema dell'Olocausto e si ribalta, cambia natura e affronta questo straordinario, unico, drammatico momento del Novecento europeo e mondiale. Attraversa, quindi, quella vicenda di sofferenza che fu, appunto, l'Olocausto e che oggi tutti noi europei ricordiamo nel Giorno della memoria. Quei prigionieri passarono da lì.
Proprio in quel in quel terribile momento della Seconda guerra mondiale, Servigliano diventa nuovamente il campo di prigionia di quello che allora era il nuovo nemico, i soldati inglesi, i soldati americani, quelli che di lì a poco sarebbero diventati i nostri alleati.
Infine, proprio perché Servigliano è davvero il luogo del Novecento, la casa delle tragedie del Novecento, e per questo è così importante riconoscerlo come monumento nazionale, come luogo di elaborazione di una memoria, nell'ultima fase diventa il campo profughi che accoglie tutti quei nostri connazionali che da ciò che era rimasto delle tragedie del Novecento dovevano rientrare nel Paese; mi riferisco quindi ai profughi istriani - quei cittadini e quelle cittadine la cui tragedia commemoriamo nella Giornata del ricordo, che furono coinvolti dalle complesse vicende del confine orientale e furono costretti a rientrare in un'Italia che in realtà non conoscevano - e ai profughi dell'Etiopia e della Libia. Alcuni colleghi e alcune colleghe hanno voluto sottolineare l'importanza di trattare, in particolare, questo tema dei profughi dell'Etiopia, che si conosce molto poco.
Da molti anni a Servigliano una quantità di associazioni, di realtà, di giovani lavorano, operano e si impegnano per far vivere questa memoria, per far conoscere questa storia, per capire questa complessità, per andare alle ragioni della violenza che ci ha attraversato nel Novecento, perché la memoria ha questa funzione: capire le ragioni dell'odio e della violenza e costruire su quella comprensione, su quelle ragioni gli elementi per uscirne e per non ripetere quegli errori. Oggi quel campo di prigionia, che diventa un luogo di costruzione della pace, credo possa e debba essere riconosciuto questa mattina dal Senato della Repubblica come monumento nazionale che commemori le vite e le tragedie che lo hanno attraversato e che sia fondamento della pace. Non dovrà essere un semplice monumento di mattoni, ma un oggetto di storia e un monumento alla memoria di quelle persone che lo hanno attraversato.
Per questo credo che ci siano tutte le ragioni per approvare questo importante provvedimento e per trasmetterlo alla Camera dei deputati, perché si possa concludere questa vicenda in maniera utile e dare questo riconoscimento. Chiedo quindi di approvare gli articoli, di accogliere il lavoro della Commissione e di procedere a un voto celere e favorevole sull'intero provvedimento. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
BORGONZONI, sottosegretario di Stato per la cultura. Signor Presidente, ringrazio il relatore.
È stato fatto in Commissione un lungo lavoro, condiviso da tutti i Gruppi. Per questo ringrazio i Capigruppo che, a nome dei loro partiti e dei loro movimenti, hanno sottoscritto il disegno di legge in esame.
Spero che questo provvedimento sia l'inizio di un percorso che coinvolga anche tutta la parte della digitalizzazione, che avrà grande spazio nello stesso recovery plan, in una serie di provvedimenti che, insieme alle Commissioni, il Governo porterà avanti. Penso infatti che la memoria, le memorie, per sopravvivere e per avere un posto rilevante e centrale debbano passare anche attraverso il lavoro della digitalizzazione. Lo annuncio, con l'auspicio che ci sia veramente un lavoro in questo senso in Commissione. So che su altri temi si è già partiti, riguardo ai cammini e a quella che comunque è la storia della nostra cultura e della nostra memoria. (Applausi).
PRESIDENTE. In attesa che decorra il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento, sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 10,11, è ripresa alle ore 10,21).
Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo formulato dalla Commissione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, senatori e senatrici, il dibattito che si è sviluppato questa mattina nell'Assemblea del Senato e che proseguirà con le dichiarazioni di voto sulla dichiarazione di monumento nazionale dell'ex campo di prigionia di Servigliano rappresenta senza dubbio un momento importante e solenne dell'attività del Parlamento in questa legislatura. La storia dell'umanità, in particolare del ventesimo secolo, al quale tutti noi apparteniamo, è disseminata di momenti terribili di odio e di intolleranza e, fortunatamente, anche di grandi momenti di pace e di fratellanza. Questi momenti negativi dimostrano quanto sia imperfetta la natura dell'uomo.
Se è vero che uno dei compiti più alti della politica, in democrazia, è quello di far progredire l'umanità verso una società migliore e più giusta, allora bisogna far sì che le future generazioni e i nostri giovani conoscano a fondo il nostro passato, le cose belle e nobili, ma anche gli errori, soprattutto i più drammatici. Solo così si creeranno le condizioni per costruire un futuro veramente migliore. Quindi, elevare a tempio del ricordo l'ex campo di prigionia di Servigliano, luogo di sofferenza, ingiustizie e violenze, che ha raccolto le ansie e le paure di migliaia di persone inermi, prigionieri di guerra, esuli ed ebrei, vittime di quella follia criminale collettiva, che ha caratterizzato la prima metà del Novecento, rappresenta uno dei modi migliori per fare memoria, per regalare ai nostri giovani, purtroppo sempre più permeabili a pericolosi rigurgiti di totalitarismi e violenze, una formidabile possibilità di pellegrinaggio verso un passato di sofferenze, per potersi costruire veramente quegli anticorpi contro l'intolleranza e la violenza, necessari per un futuro di giustizia. Quindi, mi complimento ancora con chi ha voluto portare alla nostra attenzione questa importante iniziativa, in primis con il senatore Verducci, e ringrazio anche il relatore, senatore Rampi.
Il Gruppo Per le Autonomie rappresenta in Senato forze politiche autonomiste e federaliste, che sono in diretta contrapposizione ai nazionalismi e ai centralismi e che affondano le loro radici nella resistenza e nella lotta ai fascismi, che per noi hanno significato umiliazioni, violenze e lotta contro le diversità e le minoranze. Per il nostro Gruppo questo piccolo disegno di legge è in realtà una grande pietra, verso la costruzione di un mondo di pace, di tolleranza e di libertà. (Applausi).
ROJC (Europeisti-MAIE-CD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROJC (Europeisti-MAIE-CD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio chi ha voluto richiamarci, con il disegno di legge in esame, al dovere di mantenere viva non solo la memoria, ma anche l'attenzione su ciò che è stato il "secolo breve", di cui la storia del campo di prigionia di Servigliano raccoglie le tappe più significative. È una via crucis, le cui stazioni non hanno variato il luogo, ma hanno segnato i destini delle persone.
La soglia che determina questo luogo-non luogo è stata ripetutamente varcata, marcando destini già comunque segnati dalla storia e dall'orrore. Uno spazio raccolto e pervaso dal dolore e dalla paura, dalla consapevolezza del potente che vuole annientare il più debole, ferendo per sempre quello che era il segno di umanità. Quale diritto abbiamo noi di obliare?
«Di tutto questo non c'è più niente», scrive Giovanni Raboni, e aggiunge: «A me sembra che il male non è mai nelle cose». Non è nelle cose, certo, ma i luoghi della memoria non sono più luoghi o cose raboniane che ci riportano indietro. I luoghi della memoria sono testimoni muti di ciò che è stato e che le nostre generazioni, quelle del Dopoguerra, che non hanno prodotto una significativa memoria collettiva, hanno cercato di rimuovere.
Il campo di prigionia di Servigliano raccoglie la memoria delle ombre del "secolo breve" che si impone oggi, ancora e sempre, come necessità per respirare, direbbe Edith Bruck; necessità di cui sono testimonianza la risiera di San Sabba Trieste, ma anche luoghi non ancora riconosciuti come parte inscindibile della nostra memoria: i lager del duce, i campi per i militari, quelli per gli ebrei, per i profughi di ieri e di oggi, quelli per gli oppositori ai regimi totalitari, quelli per chi veniva considerato un diverso. Non illudiamoci che sono cose lontane o che non possano più accadere; non illudiamoci che l'uomo abbia imparato.
Quello che è successo a Servigliano è reale; fa parte di un passato prossimo a noi, a questo nostro modo di intendere l'esistenza nel segno di un edonismo privo di valori che la pandemia ha fatto emergere con prepotenza. Siamo scivolati verso un sistema che vuole far dimenticare ai più le pagine nere della nostra storia, sostituendole con l'illusione che oggi sia il tempo del futuro; ma è il passato a determinare il futuro, non c'è futuro senza una presa di coscienza oggettiva, di cui le istituzioni devono sottenderne l'importanza, e senza la coscienza soggettiva che deriva dalla conoscenza.
È determinante che quest'Assemblea definisca questa discussione dialogando con i "Mani di tutti quelli che non sono tornati" come dice l'autore sloveno Boris Pahor, che ha conosciuto il Novecento in tutte le sue sfaccettature più buie, dal fascismo alla deportazione, fino alla denuncia forte e indelebile, nel 1975, degli eccidi del Dopoguerra, che gli sono costati il divieto d'ingresso in Jugoslavia per due volte e per lunghi periodi.
Illuminante ciò che scrive Primo Levi sul lager che - dice - «è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria. La peste si è spenta, ma l'infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. […] Il disconoscimento della solidarietà umana, l'indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l'abdicazione dell'intelletto e del senso morale davanti al principio d'autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un'idea». Questo il suo insegnamento.
La delega alla testimonianza non può dunque essere una mera questione dei testimoni, perché allora la memoria è condannata a morire quando verranno meno coloro che possono ancora parlare in prima persona. È lo Stato, invece, a dover avere la responsabilità della memoria che è di tutti; perciò, il gruppo europeista Europeisti-MAIE-Centro Democratico sostiene fortemente la proposta di istituire il Museo nazionale del campo di prigionia di Servigliano che segnò il destino di donne e di uomini dalla Grande guerra e fino agli anni Cinquanta, facendo nostre le parole di Eli Wiesel: «Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai». (Applausi).
GARAVINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVINI (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, «[…] il vitto era davvero cosa penosa: si trattava di fagioli e piselli marci che conservavano nei sacchi. Qualche volta, tenuto conto della scarsità di cibo, autorizzavano qualcuno di noi ad andare per le case ad elemosinare un pezzo di pane, sempre accompagnato dalle guardie. […] Era penoso chiedere da mangiare ma a volte qualche cosa si riusciva a ricevere».
È la testimonianza di Carla Viterbo Bassani, una dei 61 ebrei detenuti nel campo di prigionia di Servigliano. Carla ha potuto tramandare la sua testimonianza perché fu una delle poche che riuscì a scappare il 3 maggio del 1944, quando un aereo alleato bombardò il campo creando una breccia nel muro di cinta. Altri suoi compagni di prigionia non ebbero la stessa fortuna: 31 ebrei furono di nuovo catturati nelle campagne e deportati la sera stessa in un altro campo di concentramento, quello di Fossoli, per poi venire deportati ad Auschwitz e morire.
Il territorio di Servigliano è stato teatro degli eventi che hanno dilaniato il Novecento europeo. Con la deportazione, i campi di prigionia e il concentramento diventa un luogo ad alta valenza simbolica a livello nazionale ed europeo, che merita a tutti gli effetti di diventare monumento nazionale.
Il campo poteva contare fino a 4.000 prigionieri. Nel 1919 venne chiuso e rimesso in funzione nel 1940 per raccogliere i prigionieri della Seconda guerra mondiale. Nell'ottobre del 1943 il campo venne destinato a punto di raccolta per gli ebrei, sia stranieri che italiani, provenienti dalla zona di Ascoli Piceno, Frosinone e Teramo. Tali persone vivevano in condizioni disumane: stipati in luoghi stretti e angusti, senza cibo. A migliaia passarono dalla struttura. Si stima che furono circa 50.000 coloro che transitarono da qui, fino alla sua chiusura definitiva avvenuta nel 1955.
Nonostante la sua storia drammatica, la comunità di Servigliano è riuscita a rinascere. Negli ultimi sessant'anni sono stati tanti i progetti che l'hanno resa città della memoria, a partire dal Parco della pace (palcoscenico di numerosi eventi, come concerti, mirati a dare il senso del valore della riconquistata pace e della democrazia) passando poi dalla Casa della memoria (che ospita una mostra permanente della storia del campo e sorge simbolicamente all'interno della vecchia stazione ferroviaria del paese, esattamente quella che vide arrivare e, purtroppo, partire numerosi convogli).
Il centro negli anni ha raccolto un ricco archivio storico a disposizione di studiosi e della società civile, volto a ricordare le sofferenze di coloro che transitarono da lì, riuscendo a trasformare questo luogo da simbolo di orrore a simbolo di rinascita.
È esattamente questo l'approccio con cui oggi in quest'Aula ci apprestiamo a votare il provvedimento che, grazie al promotore, senatore Verducci, sin dall'inizio ha visto la firma bipartisan di tutte le forze politiche. Il provvedimento è stato votato all'unanimità in Commissione e anche oggi ci apprestiamo a votarlo compattamente, indipendentemente dagli schieramenti politici.
Credo sia un bel segnale e il modo migliore per lanciare un messaggio all'esterno di denuncia rispetto ai rischi di effetti nefasti derivanti dall'uso della violenza. È un bel modo anche per esprimere profonda gratitudine a una delle firmatarie della legge, la senatrice Segre. La ringrazio per l'impegno da lei profuso in molti anni per trasmettere ai giovani e agli studenti la consapevolezza di quanto orrore possa nascondersi dietro la banalizzazione di ogni forma di aggressione, sia essa verbale o psicologica, compresa la ghettizzazione del diverso, delle minoranze, dei più deboli. A lei va un grazie sentito.
Proprio la testimonianza della senatrice Segre rende ancora più evidente quanto servano luoghi di riflessione e di memoria come il monumento nazionale che ci apprestiamo a realizzare con questo disegno di legge nell'ex campo di prigionia di Servigliano. In questi giorni abbiamo assistito a ulteriori brutali episodi di aggressione contro la senatrice Segre, ancora una volta vittima di una forma di odio che corre via web, che è nuova nella modalità, ma arcaica nella violenza. Gli insulti sui social, ancora più vili perché nascosti dietro l'anonimato della tastiera, possono innescare la miccia di una violenza incontrollata.
Accanto alle indagini della procura deve correre parallela allora la condanna di tutte le forze politiche; condanna che noi oggi con il nostro voto all'unanimità confermiamo; una condanna verso chi ancora oggi, sempre più spesso con le modalità più diverse, si sente autorizzato ad offendere e minacciare, vuoi sui social, vuoi con attacchi verbali, vuoi inviando minacce per posta, come è avvenuto - ad esempio - nelle ore scorse nei confronti di un autorevole senatore del mio Gruppo, il nostro presidente Renzi.
Forme diverse che traggono spunto dallo stesso clima velenoso sono purtroppo il risultato di un odio persecutorio alimentato troppo spesso da avversari o addirittura alleati politici. E questo è grave perché, quando questa spirale di violenza parte, non è detto che poi si possa essere nelle condizioni di controllarla. Ecco perché diciamo che il monumento nazionale che oggi andiamo a istituire, oltre che essere dedicato a tutte le persone rinchiuse a Servigliano e, purtroppo, vi trovarono la morte, va dedicato anche alle nuove generazioni, in modo che serva ad onorare, sì, il ricordo di chi vi rimase vittima in un sistema di odio e scontro etnico, ma così che possa diventare anche un monumento al futuro affinché ciò che è stato non si ripeta neanche nei tempi più bui.
Il monumento di Servigliano vuole essere non solo un tributo al sacrificio del passato, ma anche un monito per l'oggi e il domani. Con questo monumento, prima ancora che commemorare ciò che è stato, tuteliamo le nuove generazioni affinché possano ereditare quella memoria inestimabile che ci porta a dire un forte no ad ogni tipo di violenza.
Il nostro pensiero e il nostro ricordo commosso vanno alle donne e agli uomini che non uscirono da quel campo, ma anche alle nuove generazioni nel tentativo di fare capire quanto possano essere distruttive tutte quelle forme di violenza di ieri e di oggi che traggono ispirazione da un clima di odio. (Applausi).
IANNONE (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, Fratelli d'Italia esprimerà un voto favorevole alla dichiarazione di monumento nazionale dell'ex campo di prigionia di Servigliano, un luogo che è stato passaggio della storia, degli anni più pesanti del Novecento.
Il Parco della pace - come è denominato oggi - ha un valore testimoniale ed esprime un collegamento identitario e civico di eccezionale significato. Per questo motivo la dichiarazione di monumento nazionale non solo assume un valore simbolico, ma è anche memoria viva di un portato drammatico. Dal 1915 al 1955 - come ha ricordato il relatore - il campo di prigionia è stato purtroppo teatro degli orrori delle guerre e le diverse esperienze - tutte dolorose per noi che non conosciamo drammi di serie A e di serie B - vanno rispettate e riconosciute nella costruzione di quella cultura della memoria vera, senza volute dimenticanze che purtroppo molte volte riscontriamo anche nei libri di storia.
Credo che questo atto del Parlamento e l'impegno comune di tutte le forze politiche rappresentino un segnale importantissimo nella volontà di pacificare finalmente la nostra comunità nazionale.
Si inizia nel 1915, quando il campo di prigionia è stato creato erigendo un muro di tre metri e con 32 baracche nelle quali venivano stipati i prigionieri di guerra; si passa attraverso l'esperienza della Seconda guerra mondiale, con gli ebrei deportati ad Auschwitz da Servigliano; e, poi, abbiamo la pagina, a guerra finita, dal 1947 al 1955, dei profughi giuliano-dalmati in fuga dalla tragedia delle Foibe, del comunista maresciallo Tito, carne e sangue della nostra comunità nazionale (Applausi); per arrivare finalmente da anni a ricordare questo come un dramma non di serie B: anche queste storie - come è stato detto - passano da Servigliano.
Rimasto abbandonato nel 1970, con il Comune che ha cercato di recuperarlo convertendolo in spazi sportivi, va dato merito all'associazione La Casa della Memoria di essersi impegnata dal 2001 in un lavoro di ricerca della memoria storica del campo.
Vogliamo ringraziare il primo firmatario del provvedimento e tutti coloro che si sono aggiunti, compreso il mio Capogruppo, senatore Ciriani, nonché tutti i componenti della 7ª Commissione permanente del Senato, di cui mi onoro di far parte, per lo sforzo di unità politica che è stato compiuto. Desidero ringraziare anche il presidente Nencini e tutti i colleghi, nonché i nostri funzionari per il lavoro prezioso e insostituibile che svolgono. Credo dia una dimostrazione - e non per la prima volta - la nostra Commissione di impegno nella costruzione di un sentimento di pacificazione nazionale da consegnare alle nuove generazioni.
La memoria vera - quella di tutti, quella non partigiana - è un patrimonio per la nostra comunità al fine di evitare che, avendo poca memoria, sia sempre d'accordo con l'ultimo che parla. (Applausi).
*VERDUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la storia del campo di Servigliano fa parte a pieno titolo di una storia più grande: la storia drammatica della prima metà del Novecento, quando convulsioni e tensioni sociali, anziché rafforzare le nascenti democrazie, diedero invece fuoco ai nazionalismi, alle guerre, ai totalitarismi, alla perdita della ragione e alla negazione dell'umanità e quegli ettari di terra del campo vennero chiusi e recintati da un muro, diventando crocevia di eventi che hanno segnato l'esistenza di milioni di persone nell'Europa dilaniata.
Il campo di Servigliano è questo luogo: un simbolo e uno dei punti che formano una mappa della memoria che lega innumerevoli città in tutta Europa e che tutta andrebbe tracciata, conservata e vissuta in modo che gli occhi dei più giovani - in particolare le studentesse e gli studenti - incrocino, attraverso foto e documenti, gli occhi, le vite e lo sguardo di chi in quei campi fu rinchiuso, potendo riscattarne il diritto e la vita che vennero loro usurpati, attraverso il dovere della memoria.
La memoria, per vivere, ha bisogno di luoghi, perché si alimenta di fisicità, esperienze sensoriali ed emozioni che diventano indelebili e ci consegnano la coscienza che il mondo ci è stato dato per trasmetterlo alle generazioni future, come ha scritto Adriano Prosperi.
A questo serve il provvedimento in esame e per questo - penso - ha un significato che va al di là del suo oggetto, perché una società che perde la memoria rimane cieca e senza identità. È questo il rischio che corriamo in questo tempo, che è dominato dal flusso incessante dei social network, che riduce tutto a un eterno presente.
Sappiamo, invece, che questa è una distorsione, un inganno, perché se si perde la consapevolezza del passato, si perde anche il senso del futuro.
Ecco perché oggi, quando c'è chi vuole confondere i torti e le ragioni e cancellare la storia per aizzare odio e discriminazioni, strumentalizzando le ragioni dei risentimenti (anche quelli giusti), delle frustrazioni, della mancanza di lavoro, della mancanza di prospettiva, questa legge ha un valore ancora maggiore. Essa può stimolare la nascita di altre leggi analoghe e si lega per me idealmente alla battaglia culturale e politica per rafforzare lo studio della storia nei nostri programmi scolastici, evitando che diventi residuale, quando invece è una bussola vitale per orientarsi in questo tempo così confuso e così complesso. Avere consapevolezza storica dei fatti che avvengono permette a ogni studente, a ogni adolescente, di avere consapevolezza di se stesso, del proprio ruolo e della propria importanza nella società; di avere la possibilità di cambiare le cose, un senso critico verso ciò che ci circonda, quel desiderio di giustizia e di emancipazione che è leva fondamentale della democrazia. È questa consapevolezza, questa coscienza politica, questa etica civile che tiene insieme indissolubilmente storia, memoria, democrazia: è questo il significato di questa legge.
Signor Presidente, è un fatto politico rilevante che, sin dall'inizio, da quando abbiamo depositato questo testo - era più di un anno fa, in un'altra fase, quando c'era un conflitto parlamentare molto più aspro di adesso - questa proposta sia stata sottoscritta dai Presidenti di tutti i Gruppi presenti in quest'Aula, senza distinzione tra forze di maggioranza e di minoranza. E voglio ringraziare tutti i colleghi, così come voglio ringraziare i colleghi e il Presidente della Commissione cultura, e poi il relatore Rampi. Troppe poche volte le leggi di iniziativa parlamentare riescono ad arrivare in Aula; oggi questo succede e per questo voglio ringraziare la Conferenza dei Capigruppo.
Per la materia che questo testo affronta, questa legge ha nella firma della senatrice Liliana Segre un valore inestimabile, e a Liliana Segre, vittima ancora di odiatori seriali che sono motivo di vergogna per il nostro Paese, noi mandiamo un abbraccio pieno di riconoscenza (Applausi), che è pari al sentimento di gratitudine che ovunque Liliana Segre suscita, in particolare tra i più giovani che la adorano. Il 23 aprile di due anni fa, in prossimità del 25 aprile, la senatrice Segre ha visitato il campo di Servigliano ed è stato per me un orgoglio e un onore poterla accompagnare.
Quello di Servigliano fu campo di prigionia durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Dopo la fine della guerra, per molti anni (fino al 1955) fu centro di raccolta per profughi giuliano-dalmati. Pagine drammatiche, e ancora di più fu quella dopo l'8 settembre 1943, durante l'occupazione nazista, quando fu campo di internamento di ebrei, sia italiani sia stranieri, vittime dell'abominio della Shoa e delle leggi razziali del regime fascista. Nel maggio 1944 gli ebrei di Servigliano vennero deportati ad Auschwitz: la gran parte di loro morì non appena arrivata nel campo; gli altri nelle settimane successive, per gli stenti e i maltrattamenti. Solo una ragazza riuscì a salvarsi: Susanna Hauser. Il destino volle che, prima ancora che nel campo di sterminio, Susanna Hauser e Liliana Segre condividessero parte della prigionia. A Servigliano, prima di varcare il cancello del campo, Liliana Segre ha chiesto ai bambini e alle insegnanti che le erano intorno, circondandola di affetto, di raccogliere ognuno un sasso e di lasciarlo davanti al campo in segno della propria presenza e della propria testimonianza, come a dire: «Io sono qui. Noi siamo qui». Un Pegno, una promessa di non essere mai indifferenti verso le ingiustizie e le sofferenze, perché indifferenza e menefreghismo possono uccidere: possono uccidere gli altri, uccidere noi stessi e possono uccidere un'intera società.
Come non furono indifferenti le famiglie contadine delle campagne intorno a Servigliano e della Valle del Tenna, che diedero vita a una resistenza non armata, nascondendo nelle proprie case, a rischio della propria vita, i prigionieri in fuga dal campo durante le ultime settimane del fascismo e dell'occupazione nazista. Una solidarietà che fu anche immedesimazione, da parte di contadini anch'essi vessati per anni, perché dentro il dolore collettivo c'è il dolore di ognuno di noi, come ha scritto Lia Levi. Ed è questa una pagina di storia di cui andare fieri.
Negli anni Settanta e Ottanta, il Comune trasformò il campo, quel luogo che era stato di dolore e di dramma, in un "parco della pace", facendone un luogo di partecipazione e di aggregazione molto frequentato dai ragazzi e dalle famiglie. Nel 2001, alcuni insegnanti della scuola media di Servigliano costituirono l'associazione "Casa della Memoria". Iniziò allora un lavoro, attivissimo ancora oggi, di ricerca, di documentazione e di divulgazione, con tantissimi eventi, in particolare dedicati al Giorno della memoria, al Giorno del ricordo, alla resistenza civile, alla letteratura di frontiera, e con la partecipazione di moltissimi giovani. Sono nate borse di studio e iniziative congiunte con le scuole del territorio.
Oggi, con questa legge, noi diamo il riconoscimento di monumento nazionale a tutto questo. È un nuovo impulso a tutto questo. Così facendo, manteniamo fede agli obblighi verso la nostra Repubblica, agli obblighi verso i nostri Padri costituenti, agli obblighi verso le generazioni che, dopo di noi, siederanno in quest'Aula.
Questo perché la democrazia va conquistata ogni giorno e la memoria è l'antidoto più potente ai mali che la corrodono, all'intolleranza, alle discriminazioni, alle diseguaglianze. Questo perché - signor Presidente - la memoria rende liberi. (Applausi).
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, immagino che oggi l'Aula approverà - come ovviamente tutti auspichiamo - questo disegno di legge all'unanimità, così come tutti i Capigruppo, senza distinzione, lo sottoscrissero. Così facendo, l'Aula compie oggi un atto non banale, perché la dichiarazione del campo di Servigliano come monumento nazionale non è da considerarsi pari alla dichiarazione di altri monumenti nazionali, che sono tali semplicemente per il valore storico.
Oggi l'Aula compie un atto assolutamente fondamentale, perché il campo di Servigliano - come ha appena detto bene il senatore Verducci - è, simbolicamente, quasi l'esempio di tutti gli orrori del Novecento, dalla Prima guerra mondiale. Vorrei poi ricordare che, alla fine della Prima guerra mondiale, all'inizio del 1919, il campo di Servigliano fu destinato all'accoglienza dei soldati che dovevano essere rieducati. Questo per far comprendere come quel campo, sin dall'inizio, ha avuto un significato particolare, per arrivare, attraversando la Seconda guerra mondiale, e diventare il luogo dove furono rinchiusi decine e decine di ebrei, lì internati per poi essere deportati ad Auschwitz, e quindi fino all'orrore degli orrori del Novecento, fino - appunto - alla Shoah.
Dichiarare Servigliano monumento nazionale, dunque, significa, non solo ricordare oggi in quest'Aula, ma far sì che esso possa essere il monumento alla memoria.
La visita della nostra senatrice Liliana Segre in quel luogo e la sua firma al provvedimento ne danno testimonianza. La sua opera in tutti questi anni è stata e continua ad essere non soltanto testimoniare, ma anche continuare una grande battaglia contro tutte le discriminazioni, contro tutti gli odi.
La memoria è ciò che potrà salvarci e potrà rompere il muro dell'indifferenza; quella stessa indifferenza che ci fu, certamente, di fronte agli orrori e che, in parte, fu anche responsabile di ciò che accadde; l'indifferenza di chi non voleva vedere, di chi magari sapeva e non voleva dire, non voleva opporsi.
Un monumento nazionale non è soltanto una lezione di storia, ma rappresenta anche una militanza della storia, una militanza della memoria; significa combattere giorno dopo giorno contro gli odi che non sono mai sopiti. I colleghi hanno ricordato gli ultimi avvenimenti, gli insulti, l'odio che continua ad affliggere la nostra epoca. Pensiamo anche agli ultimi episodi contro la senatrice Segre. Queste continue manifestazioni di odio dimostrano evidentemente che non basta studiare la storia, non basta soltanto approfondire nelle scuole, ma bisogna anche continuare una campagna di educazione alla memoria costante, che è il nostro esercizio continuo per salvare la nostra democrazia. Purtroppo, ancora oggi, noi ci troviamo di fronte a vecchi e nuovi odi.
Credo che la dichiarazione del campo di prigionia di Servigliano come monumento nazionale - ovviamente auspico possa essere approvata rapidamente anche dalla Camera dei deputati - sarebbe un bel modo per festeggiare il 25 aprile. Il voto di oggi è un impegno per ognuno di noi, e non solo a coltivare la memoria, ma anche a diventare militanti della memoria.
Tutto il lavoro fatto a Servigliano - si ricordi il Parco della pace e La Casa della Memoria - non è soltanto archivio storico, ma è anche campagna di educazione continua a coltivare la memoria, che è l'unico modo - credo - per legarci alle vecchie generazioni e per non ripetere certi orrori. È l'unico elemento di salvaguardia che abbiamo noi e le democrazie.
Abbiamo visto, nella storia del Novecento, anche sul finire del secolo, come si tenda a ripetere gli errori e sappiamo anche che, se i popoli non coltivano la memoria, non hanno alcun antidoto, alcun vaccino contro il ripetersi degli errori.
Per questo il voto odierno sarà importante. È - torno a ripetere - un voto che impegna ognuno di noi (non soltanto i Gruppi, non soltanto le forze politiche, ma anche tutti i senatori e, quando andrà alla Camera, i deputati), a coltivare e ad essere militanti della memoria, che è strettamente connessa alla nostra Costituzione, che dobbiamo onorare, per far sì che le nuove generazioni possano davvero crescere in un mondo diverso, in un mondo in cui orrori del genere saranno finalmente banditi e non si potranno mai ripetere.
Per questo motivo annunciamo non solo con convinzione, ma anche con passione, il voto favorevole dei senatori di LeU e del Gruppo Misto. (Applausi).
MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, il disegno di legge in esame decide la qualificazione di monumento nazionale per il campo di Servigliano ed è una questione estremamente appropriata. Non per nulla ha raccolto la firma di tutti i Capigruppo e ovviamente anche della senatrice Bernini, Presidente del nostro Gruppo, e della senatrice a vita Liliana Segre.
È seriamente appropriato non soltanto perché c'è un collegamento importante e profondo con la questione dello sterminio degli ebrei - probabilmente il più grande orrore dello scorso secolo, il male assoluto, come è stato più volte e giustamente definito - ma anche perché tocca varie tragedie dello scorso secolo, fin dall'inizio, quando viene destinato a campo di prigionia per i prigionieri che l'Italia avrebbe catturato durante la Prima guerra mondiale. Anche questa è stata una tragedia, con decine di milioni di morti: "inutile strage" la definì il Pontefice di quell'epoca. Vennero prigionieri austroungarici, turchi e serbi; tra gli austroungarici c'erano anche dei futuri italiani, cioè persone nate in territori poi diventati italiani e che si sentivano in molti casi italiani (poi loro e i loro discendenti sono diventati italiani). Dopo c'è stato l'arrivo dei redenti, cioè di coloro che, pur non essendo stati prigionieri, provenivano dall'esercito austroungarico e sono stati naturalizzati italiani, alcuni con molto entusiasmo e piacere, altri probabilmente con meno entusiasmo; la pressione che c'è stata in quei periodi si è rispecchiata anche nel campo di Servigliano.
Dopo il periodo tra le due guerre, in cui l'uso fu meno importante, ridivenne un campo di prigionia per coloro che all'epoca erano i nemici dell'Italia, soprattutto i greci, per via di quella guerra che non fu particolarmente di successo per l'Italia (comunque qualche prigioniero greco fu fatto). Poi ci furono i prigionieri britannici e americani e anche qualche francese, che furono liberati o, meglio, riuscirono a fuggire in massa quando, pochi giorni dopo l'8 settembre (parrebbe il 20 settembre), capirono che stavano per arrivare le truppe tedesche. Essi trovarono molto spesso l'accoglienza della popolazione locale, tant'è vero che, tra le lapidi a ricordo dei fatti storici collegati a quel campo, ce n'è una di riconoscenza da parte di alcuni prigionieri alleati (britannici e americani) nei confronti della popolazione locale, per l'accoglienza che trovarono presso tante famiglie. Nel frattempo erano arrivati i tedeschi e la situazione era molto difficile; in ogni caso erano privi di sostentamento e non avevano cibo, ed era quella un'epoca in cui certamente il cibo non abbondava neppure per la popolazione locale, che però si prodigò ad aiutarli.
Con l'occupazione tedesca inizia il rastrellamento dei pochi ebrei di quell'area. Sembra che nel Piceno ci fossero circa 110 ebrei; di questi solo 17 riusciranno a sfuggire alla cattura e a non finire in questo o in quel campo di concentramento. La maggior parte di essi finì a Servigliano e da lì, a parte alcuni che riuscirono a fuggire grazie alle incursioni dei partigiani, diverse decine furono mandati ad Auschwitz.
Dieci furono uccisi il giorno stesso del loro arrivo - nell'ambito dell'orrenda ed infame selezione di coloro che non potevano essere usati come forza di lavoro venivano soppressi subito bambini, anziani e persone malate e gli altri morirono successivamente a causa delle condizioni terribili del campo. Una sola donna - come è stato già ricordato - Susanna Hauser, riuscì a sopravvivere.
Ma non finisce qui, perché dopo l'invio ad Auschwitz non c'erano più ebrei in quel campo e, quando quell'area venne in possesso delle forze alleate e anche dell'esercito di liberazione italiano - non dimentichiamolo - in quel campo furono addestrati i soldati dell'esercito polacco. Anche questa è una pagina straordinaria della storia italiana. L'Italia fu liberata, certamente, dai soldati britannici, americani e di altri Paesi (c'era anche la brigata ebraica, ad esempio), ma anche da alcuni soldati polacchi, soldati che venivano da un Paese oppresso, invaso, martoriato dai tedeschi, che sapevano che nel loro Paese era in corso l'invasione da parte dei soldati sovietici, determinati ad annichilire la loro Nazione, per cui, non potendo combattere direttamente per la libertà del loro Paese, combatterono per la nostra libertà e lì alcuni vennero addestrati.
Vennero anche alcuni profughi - certe fonti dicono croati, altre sloveni, ma indubbiamente provenivano da quella che poi divenne la Jugoslavia, che ora non esiste più come tale - verosimilmente profughi di etnia slovena e croata che erano stati sfollati a causa della guerra e che probabilmente erano di una fazione avversa rispetto ai titini che occupavano quelle terre.
L'altra grande pagina della nostra storia fu l'arrivo dei profughi giuliano-dalmati e istriani, che nel campo furono accolti, ma non dobbiamo e non possiamo dimenticare quello che avvenne nel passaggio di alcuni di essi. Alcuni forse stavano arrivando proprio a Servigliano ma, essendo il posto abbastanza piccolo, non sono stati tanti. Non possiamo però dimenticare che il Partito Comunista dell'epoca (la guerra era finita ormai da un paio d'anni) organizzò un orribile boicottaggio contro quei profughi che arrivavano per essere ospitati in altre parti d'Italia: a Bologna ci fu un assalto al treno contro quelle persone stremate, chiuse nei vagoni come prigionieri, e fu addirittura versato sui binari il latte destinato ai bambini che stavano soffrendo di disidratazione.
Arrivò quindi finalmente la chiusura di questo campo, che ora è stato denominato Parco della pace. Io direi Parco della pace e della memoria, per ricordare le tante tragedie del secolo scorso, che hanno avuto non una ma varie matrici ed evoluzioni. La speranza è che la memoria di quello che è stato eviti il ripetersi non solo di tragedie del genere, ma anche di ciò che le determina, e cioè l'odio per altre etnie e popolazioni, che non è assolutamente collegabile all'orgoglio per la propria Nazione. L'orgoglio per la propria Nazione non è assolutamente da collegare al disprezzo e all'odio per le altre. Le guerre che hanno funestato il nostro continente - il mondo in realtà, ma in particolare il nostro Paese - nello scorso secolo non vanno dimenticate. Le scuole, in particolare, che andranno in visita in questo che d'ora in poi sarà monumento nazionale, potranno avere sul posto l'immedesimazione anche visiva, non solo attraverso lo studio, nelle tragedie che hanno funestato il nostro passato ed è dovere di ciascuno fare tutto il possibile perché non si ripetano, neanche in forma minore, in futuro. (Applausi).
SAPONARA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SAPONARA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, Servigliano è un piccolo Comune della Provincia marchigiana di Fermo che all'inizio del Primo conflitto mondiale, nel 1915, fu scelto per una serie di caratteristiche strategiche come luogo per ospitare un campo di prigionia.
Tre ettari di terreno a Ovest del nucleo centrale del paese furono adibiti all'edificazione di trentadue baracche in legno, ognuna delle quali avrebbe dovuto ospitare 125 prigionieri, 4.000 in tutto. L'intero perimetro dell'area fu delimitato da un muro alto tre metri, sovrastato da filo spinato: un'immagine fortemente e tragicamente evocativa, che non può fare a meno di suscitare sentimenti di ripugnanza.
Quel campo seguì le sorti delle vicende storiche della nostra penisola e, se inizialmente vide prigionieri i soldati austro-ungarici, esso fu in seguito adibito a diverse funzioni: da campo di rieducazione per i soldati italiani redenti nel 1919 a deposito militare; da campo di prigionia per militari alleati a campo di internamento per gli ebrei tra il 1943 e il 1944. Dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, fu adibito a campo di addestramento per militari polacchi, poi a campo profughi per slavi e, ancora, a centro di raccolta per profughi giuliano-dalmati.
Di questo campo, che dal 1955 iniziò a svuotarsi, oggi restano le mura e due delle trentadue baracche realizzate inizialmente. Con successivi interventi di riqualificazione l'area ospita oggi impianti sportivi ad uso della piccola cittadina marchigiana, che ha visto così nel tempo la trasformazione dell'area da campo di prigionia a Parco della pace.
Il cambio di destinazione e l'attuale denominazione dell'area, tuttavia, non possono far dimenticare le brutture che in essa, suo malgrado, sono avvenute nel corso della storia del secolo scorso. È quindi per futura memoria, per un dovere morale e civile, che siamo obbligati a ricordare, affinché non si ripetano le tragedie provocate dalle guerre; provocate dai regimi totalitari di qualsiasi colore politico; provocate dalle deportazioni, con la conseguente negazione dei diritti fondamentali dell'uomo.
Da questa volontà è nato il disegno di legge in esame, condiviso da tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, di fare assurgere il campo di prigionia di Servigliano a monumento nazionale.
Quell'area, adibita ora a scopi ludici e ricreativi - del cui utilizzo passato sono state lasciate in modo emblematico due baracche, rispettivamente all'inizio e a conclusione del percorso che porta ai diversi campi sportivi e alla palestra - chiamata ora Parco della pace, avrà da oggi il titolo di monumento nazionale, una sorta di riscatto anche per la piccola comunità di Servigliano, custode di un'importante memoria storica da trasmettere alle future generazioni.
Il Gruppo Lega, cofirmatario del disegno di legge in esame, rinnova peraltro l'invito, proposto con un ordine del giorno accolto in Commissione, ad assumere iniziative idonee a mettere in luce anche la presenza e le sofferenze dei profughi eritrei ed etiopi, oltre a quelle summenzionate prima.
A conclusione del mio intervento, voglio cogliere l'occasione per esprimere alla senatrice Segre da parte mia e di tutto il Gruppo Lega solidarietà per gli incresciosi insulti di cui è stata vittima alcuni giorni fa. Quanto è accaduto è un'ulteriore conferma che l'approvazione del disegno di legge, che tra poco voteremo, si inserisce in quel contesto di azioni che la classe politica ha l'obbligo di portare avanti affinché si affermi sempre più una cultura di rispetto reciproco e non di discriminazione.
Solo la memoria e la testimonianza possono impedire lo sviluppo di questi aberranti comportamenti e il monumento nazionale dell'ex campo di prigionia di Servigliano sarà utile proprio a questo. Il Gruppo Lega convintamente voterà a favore. (Applausi).
DE LUCIA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCIA (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei riuscire oggi ad esprimere, nel modo migliore possibile, la motivazione più opportuna del perché siamo qui a dichiarare monumento nazionale il campo di Servigliano.
Questo campo di prigionia fu collocato in una zona delle Marche dove c'era un piccolo paesino che, nei primi anni del Novecento, non aveva più di 2.700 abitanti. Così nel 1915, con l'entrata in guerra dell'Italia, furono costruite 32 baracche, ognuna delle quali doveva contenere 125 prigionieri, com'è stato già detto da chi mi ha preceduto. Ovviamente ciò ha modificato completamente la storia di quella piccola comunità e tutte le vicende che poi si sono susseguite intorno alla costruzione del campo di prigionia.
Dobbiamo ricordare che vi si avvicendarono prima prigionieri austriaci, poi ebrei, greci, maltesi, inglesi e statunitensi e infine i profughi italiani provenienti dall'Istria, dalla Libia e dall'Etiopia. Tre ettari di terreno che hanno sconvolto la storia di quel piccolo centro, scelto soprattutto per la sua posizione ritenuta all'epoca strategica, trovandosi fuori dalla zona di guerra e da importanti nodi stradali, ma comunque ben collegato da un'importante rete ferroviaria.
Dal 1955 la struttura rimase in condizioni di abbandono, poi nel 1970 un'amministrazione illuminata di Servigliano iniziò a sviluppare un progetto di recupero del luogo: le baracche furono smantellate e al loro posto vennero realizzati una serie di impianti sportivi; rimase una parte delle mura perimetrali a ricordare la sofferenza di molte generazioni che vi avevano vissuto. Così il campo si riempì finalmente di vita, di giovani, e fu definito «Parco della Pace»; nel 2001 poi nacque l'associazione La casa della memoria, che è stata in grado di dare avvio a un attento lavoro di ricerca, documentazione e divulgazione della memoria di ciò che era accaduto in quel campo, del quale si era quasi persa la memoria nel corso degli anni. In realtà, questa storia la conoscevano soprattutto gli abitanti delle Marche, del piccolo circondario in questione, ma in Italia questo particolare sito, nel quale purtroppo si erano avvicendate tutte queste tragedie, non era così conosciuto.
Anche attraverso la designazione che stiamo definendo oggi in Aula mi piacerebbe dare un segnale forte, trasmettere il vero senso della memoria e del non dimenticare, nonché il valore della testimonianza con un atto concreto e tangibile. Proprio per questo, tengo a rimarcare l'importanza di dichiarare monumento nazionale l'ex campo di prigionia di Servigliano. Tale proposta ha ottenuto dalla 7a Commissione del Senato l'approvazione all'unanimità - lo ribadisco, dopo che lo hanno fatto anche i miei colleghi, ma credo che sia determinante sottolinearlo - rendendo reale un progetto della senatrice Liliana Segre che ha vissuto in prima persona, come tutti sapete, gli orrori dell'olocausto e che ha visitato personalmente il campo di Servigliano nell'aprile del 2019.
Il riconoscimento di monumento nazionale ha un enorme significato civile e morale. Ebbene, se è vero, com'è vero, che i monumenti nazionali devono corrispondere a una specificità unica e sono siti o ambiti che lo Stato italiano ritiene abbiano caratteristiche particolari, tali da vincolarli e porli come punti simbolici di riferimento alla comunità nazionale, allora qui ci troviamo dinanzi a un monumento che ha tutte le caratteristiche per essere dichiarato nazionale. (Applausi).
Peraltro - e concludo - in questo caso specifico mi fa piacere sottolineare che la parola monumento deriva dal latino monumentum, ovvero "ricordo", esattamente quello che, con il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle e in comunione con tutti i rappresentanti politici della 7a Commissione del Senato, vogliamo ottenere, cioè il ricordo di una tragedia, che ci deve indurre, come cittadini del mondo, a non riviverla. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Sospendo la seduta fino alle ore 15.
(La seduta è sospesa alle ore 11,22).
Presidenza del vice presidente LA RUSSA
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro della cultura.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.
Il senatore Cucca ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02315 sul piano di contrasto al batterio xylella fastidiosa e sul sostegno ai territori colpiti, per tre minuti.
CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, premetto che da anni l'emergenza xylella opprime il settore agricolo e in particolare olivicolo del nostro Paese, con riguardo in special modo ai territori maggiormente vessati da questa piaga, ossia il Salento - come è noto - e la Puglia meridionale. Il batterio patogeno xylella fastidiosa, infatti, viene trasmesso da particolari insetti che si nutrono di linfa xilematica e la cui funzione è quella di trasportare l'acqua dalle radici alle foglie. Esso colpisce molte varietà di piante causando gravi malattie che provocano l'intasamento dei vasi xilematici, determinando in poco tempo dapprima il progressivo essiccamento delle foglie e successivamente la morte dell'intera pianta.
Secondo i dati elaborati dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare, (European food safety authority, EFSA), l'agenzia europea istituita nel 2002, con sede a Parma, che fornisce consulenza scientifica di comunicazione per quanto attiene i rischi associati alla filiera degli alimenti e mangimi, attualmente ben 563 specie vegetali appartenenti complessivamente a 82 famiglie botaniche sono vulnerabili all'attacco del batterio. Data la pericolosità delle malattie derivanti dal batterio, nonché la sua progressiva diffusione in varie parti del mondo, le autorità pubbliche nazionali e sovranazionali hanno da tempo intrapreso percorsi di contrasto, prevenzione e controllo del batterio, nonché di supporto alle aziende colpite al fine di regimentare la problematica e attivarsi allo scopo del suo superamento.
Tra i più recenti interventi a livello europeo possiamo ricordare la pubblicazione da parte dell'EFSA, nel giugno scorso, delle linee guida per la rilevazione della xylella fastidiosa. Tale documento fornisce una guida a uso degli incaricati di indagini fitosanitarie, alla rilevazione e al controllo dei fitopatogeni per definire piani di sorveglianza basati su principi statistici e sui possibili fattori di rischio.
Nel contesto italiano, invece, da anni il Ministero ha portato avanti e continua a proseguire, anche in collaborazione con gli enti territoriali interessati, programmi di contrasto alla diffusione del batterio. Possiamo fare riferimento, a mero titolo di esempio, ai «contratti di distretto xylella» e al programma «Rigenerazione sostenibile».
Considerato che sebbene negli ultimi mesi siamo state varate importanti e preziose misure atte a conseguire la rigenerazione agricola dei territori colpiti dalla xylella, si chiede di sapere se il Ministero sia a conoscenza della situazione drammatica in cui versano gli agricoltori vessati dalla diffusione della xylella fastidiosa, quali siano gli sviluppi e quali ulteriori iniziative verranno adottate al fine di implementare quanto prima il contrasto alla xylella fastidiosa nei territori colpiti.
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, ringrazio gli onorevoli interroganti.
La diffusione di xylella fastidiosa nelle Province di Lecce, Brindisi e Taranto ha determinato ingenti danni e compromesso la capacità produttiva del settore agricolo e agroalimentare delle aree colpite dal batterio della Regione Puglia. Il contrasto alla diffusione del batterio è tra i primi punti che intendo affrontare prioritariamente.
È in atto un monitoraggio annuale sull'intero territorio nazionale e all'interno delle aree focolaio e sono in corso le azioni di eradicazione delle piante infette e di contenimento dell'insetto vettore responsabile della diffusione del batterio.
Informo che per le attività di indagine e l'eradicazione l'Italia ottiene annualmente il cofinanziamento dell'Unione europea per le spese sostenute dalla Regione, ai sensi del Regolamento europeo n. 652 del 2014 indennizzando i proprietari delle piante che hanno provveduto agli abbattimenti obbligatori. Con il piano di intervento per il rilancio del settore agricolo e agroalimentare nei territori colpiti da xylella fastidiosa è stata definita la programmazione per contrastare l'espansione del batterio e sono state individuate le azioni necessarie per il ripristino e il rilancio della coltura olivicola e dell'economia agricola del territorio interessato che può contare sulle risorse attivate dalla legge sulle emergenze agricole pari a 150 milioni di euro per ciascuno degli esercizi 2020-2021.
Con il decreto interministeriale n. 2484 del 6 marzo 2020 il piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia ha definito una strategia di intervento basata su differenti azioni: il ripristino delle potenzialità produttive dei territori colpiti attraverso la rimozione delle piante disseccate; il reimpianto di oliveti resistenti o la riconversione verso altre colture nella zona infetta; il rilancio dell'economia rurale delle aree danneggiate; il potenziamento della rete dei laboratori pubblici e della ricerca, il monitoraggio del territorio per l'individuazione precoce di nuovi casi positivi.
Per quanto riguarda le risorse stanziate, sono già stati trasferiti alla Regione Puglia 120 milioni di euro per favorire la ripresa economica e produttiva delle imprese agricole danneggiate da xylella fastidiosa nonché ulteriori 20 milioni di euro all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) per supportare i frantoi oleari che hanno ridotto o, in molti casi, bloccato l'attività di molitura.
Infine, faccio presente che per rilanciare economicamente le zone colpite dal batterio sono già stati autorizzati i primi due progetti di contratti di filiera, cosiddetti contratti di filiera xylella, per investimenti di oltre 97 milioni di euro nel triennio. Si sta altresì predisponendo la procedura di autorizzazione del terzo progetto allo scopo di risanare gli impianti colpiti, ma anche e soprattutto di migliorare le strutture e provvedere, se del caso, alla riconversione nel rispetto delle produzioni, della tradizione del territorio e delle inclinazioni produttive.
Ribadisco che continuerò a prestare la massima attenzione alla problematica segnalata, anche valutando l'opportunità di individuare ulteriori risorse o misure per contrastare questa grave piaga che ha colpito un importante comparto produttivo quale quello olivicolo. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Cucca, per due minuti.
CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, mi dichiaro soddisfatto della risposta data dal Ministro. Dalle sue parole credo sia stata già svolta un'azione abbastanza importante in questo settore da chi l'ha preceduto nella carica che ricopre. Non ho dubbi, conoscendola, sul fatto che lei sarà un attento osservatore di questo problema che lei sa bene, come ha evidenziato, pone oggettivi problemi nello sviluppo dell'agricoltura, ha subito danni ingentissimi. Vi è soprattutto la necessità di un rilancio di quelle terre e del settore dell'agricoltura, colpito da questo batterio così fastidioso.
L'auspicio è pertanto che si continui nel percorso intrapreso, ne prendiamo atto e siamo certi che continuerà nella sua azione e nell'impegno che ha assunto stasera.
PRESIDENTE. Il senatore De Carlo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02310 sulla proposta di classificazione europea dei prodotti alimentari con il sistema Nutri-score, per tre minuti.
DE CARLO (FdI). Signor Presidente, rivolgo anzitutto un augurio di buon lavoro al ministro Patuanelli; un lavoro difficile, che non sarà certo semplice in un settore, quello dell'agricoltura, costantemente sotto attacco da parte dei nostri competitor europei. Il Nutri-score, un sistema di etichettatura a semaforo, la cui introduzione è fortemente sostenuta dalle grandi lobby e multinazionali, è proprio uno di questi classici esempi.
È un modello che mette a repentaglio la tenuta del nostro sistema agroalimentare, che sappiamo valere 552 miliardi e il 15 per cento del PIL, ma - peggio ancora - mette a repentaglio l'esistenza stessa dei nostri prodotti tradizionali. È ormai infatti sotto gli occhi di tutti il tentativo subdolo, perché mascherato da tutela della salute, di penalizzare i prodotti tradizionali per favorire magari quei cibi costruiti in laboratorio proprio da quelle multinazionali che oggi ne perorano l'introduzione. Un paradosso per cui l'olio d'oliva, ad esempio, un classico ingrediente della nostra dieta mediterranea, magari è classificato con il semaforo rosso, mentre la Red Bull di sintesi è magari classificata con il semaforo verde.
L'introduzione del Nutri-score, che è stata abilmente orchestrata per condizionare l'opinione pubblica, si dimostra di fatto un vero accerchiamento mediatico ai nostri prodotti tradizionali che nel mondo, come in Europa, sono universalmente riconosciuti per qualità e salubrità.
Noi di Fratelli d'Italia ne avevamo denunciato già lo scorso anno la pericolosità, costringendo il Parlamento a prendere una posizione chiara e decisa contro la sua adozione. Da allora però, signor Ministro, la situazione non è certo migliorata, anzi la strategia Farm to fork ha chiarito che entro il 2022 va armonizzata un'etichettatura obbligatoria. Certo, qualche litigio all'interno del vecchio Governo ha di fatto lasciato il campo alle sei Nazioni che si sono organizzate in un comitato proprio per perorare l'obbligatorietà di questa etichetta e, quindi, riuscire a condizionare le imprese.
Le chiedo pertanto quale sia la strategia che lei intende mettere in campo per la difesa dei prodotti nazionali e soprattutto dell'interesse nazionale. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, ringrazio anzitutto gli onorevoli interroganti e rispondo subito in merito alle iniziative.
Noi ci stiamo organizzando insieme ad alcuni Paesi europei che, come l'Italia, si battono contro l'introduzione di un'assurda classificazione a semaforo di etichettatura nutrizionale fronte-pacco. Questo sarà il modo migliore per cercare di far fronte comune contro chi è probabilmente guidato dalle società, da lei citate, che hanno interesse a ottenere un vantaggio nella grande distribuzione per prodotti che sono non del nostro territorio, ma di altra tipologia.
Credo sia sotto gli occhi di tutti che questo è inaccettabile per il nostro Paese e le nostre produzioni, anche perché abbiamo molte produzioni locali, come i prodotti DOP e IGP, che per legge devono garantire la presenza di elementi nutrizionali di un certo tipo e non possono certo adeguarsi a quanto richiesto per ottenere l'assurdo semaforo verde.
Alcune cose sono già state fatte. Quando ero Ministro dello sviluppo economico sono stato tra i firmatari della proposta dell'etichetta a batteria, che è molto più sensata ed evidenzia in modo chiaro i valori nutrizionali degli alimenti e quelli relativi alle necessità quotidiane.
Posso portare un mio contributo personale. Ho perso 25 chili cambiando alimentazione e avvicinandomi a quella che l'UNESCO ha dichiarato patrimonio immateriale dell'umanità: la dieta mediterranea. (Applausi). È evidente che l'olio d'oliva contiene dei grassi e probabilmente, per citare le sue parole, anche più di quelli della Red Bull, ma io non berrò mai un litro di olio d'oliva in un giorno. Occorre quindi prendere in considerazione la quantità dei cibi che assumiamo, perché una dieta equilibrata è ciò che conta e il problema è soprattutto culturale.
Dobbiamo far capire alla Commissione europea che ciò che conta è trasmettere i valori culturali della sana alimentazione, il che significa che il bicchiere di vino a fine pasto fa bene, mentre una bottiglia e mezza no. È questo il tema centrale e non può essere un'etichetta sulla bottiglia a dire se un alimento fa male oppure no in assoluto, perché ciò dipende sempre dal modo in cui una persona si nutre.
Siamo profondamente convinti di ciò e tutti assieme dobbiamo fare una forte battaglia in Europa - non solo noi come Paese, ma insieme ad altri Paesi che stiamo coinvolgendo in questo percorso - perché se è vero, come è vero, che i cittadini e i consumatori hanno il diritto di conoscere i valori nutrizionali del cibo di cui si nutrono, è altrettanto vero che tale diritto va garantito nel modo corretto e non per arrecare un ingiusto vantaggio ai produttori multinazionali. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Carlo, per due minuti.
DE CARLO (FdI). Signor Ministro, anzitutto la ringrazio e la invito a passarmi la dieta che ha seguito, così da poter godere anche io dei suoi benefici.
Non posso che condividere le sue parole, che però - me lo consenta - stridono un po' con le dichiarazioni fatte ieri dal ministro Cingolani (tecnico di quel Dicastero che anche lei ha accolto con grande entusiasmo), le quali sono in parte viziate da ideologia. Da un tecnico noi ci saremmo aspettati delle dichiarazioni diverse rispetto all'alimentazione, alla carne e agli allevamenti italiani, che costituiscono un esempio classico di agricoltura green.
Le dico questo, signor Ministro, perché per difendere i prodotti e i produttori italiani non solo bisogna avere un'opinione comune, ma occorre anche che questa si traduca poi in fatti concreti. Siamo sotto attacco ed è evidente che abbiamo bisogno di un Governo che difenda l'interesse nazionale dei nostri produttori, dei nostri prodotti, delle nostre genti e delle tante tradizioni che tutto il mondo oggi ci invidia.
Non possiamo pretendere di andare in un'Europa di squali con un atteggiamento timido o - peggio ancora - di sudditanza ai Diktat delle lobby. Su questo non ci tranquillizzano nemmeno le dichiarazioni di Draghi il giorno in cui è venuto in Senato e ha detto di cedere maggiore sovranità nazionale a beneficio dell'Europa.
Noi vogliamo che il suo Governo e lei in primis tuteliate il prodotto italiano e ogni volta che lo farete troverà sempre questa parte dell'Assemblea al vostro fianco, in misura anche maggiore di qualche membro della vostra stessa maggioranza. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Stefano ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02311 sull'etichettatura europea del vino come prodotto nocivo per la salute, per tre minuti.
STEFANO (PD). Signor Presidente, innanzitutto rivolgo il mio augurio di buon lavoro al ministro Patuanelli, destinatario di una delega importante per il sistema Italia. Credo che l'azione di Governo vada rilanciata con forza e lei, signor Ministro, ha strumenti e approccio per fare bene, quindi, anche a nome del Gruppo Partito Democratico, le auguro buon lavoro.
L'Italia è leader mondiale nella produzione di vino, con oltre 11 miliardi di euro di fatturato, e con una copertura occupazionale che supera 1,3 milioni di persone. Il cosiddetto piano d'azione per migliorare la salute dei cittadini europei, approvato dalla Commissione europea, prevede, tra le altre cose, la cancellazione dei fondi per la promozione del vino - un fatto molto grave - e l'introduzione entro il 2023 di una serie di avvertenze per la salute direttamente sul packaging. Nel documento della Commissione si parte da un assunto erroneo, dal mio punto di vista, ovvero che qualsiasi consumo di alcol o di bevanda con contenuti alcolici sia dannoso, senza tener conto della quantità consumata o delle condizioni in cui si realizza quel consumo.
Il vice presidente della Commissione europea Schinas, dopo le polemiche che questo argomento ha legittimamente suscitato, ha precisato che l'Unione europea non ha alcuna intenzione di proibire il vino né di etichettarlo come una sostanza tossica, riconoscendo quindi come improprio il paragone tra l'eccessivo consumo di superalcolici, tipico dei Paesi nordici, e il consumo moderato di prodotti di qualità e a più bassa gradazione (come il vino). Considerato che, nonostante le parole di Schinas, il piano di azione è attualmente in vigore e quindi prevede queste etichette, al di là dei valori di contenuto alcolometrico, i produttori italiani non possono rimanere nell'incertezza, in un momento così delicato.
Signor Ministro, le chiedo pertanto quali iniziative intenda intraprendere e se non sia il caso di sentire tutti gli attori italiani per un'azione comune. Le voglio riportare un'esperienza personale. Nel 2007 l'Unione europea stava deliberando un regolamento beffardo per il vino rosato italiano: volevano riconoscere la semplice miscela di vino bianco e vino rosso come vino rosato. Con i produttori pugliesi andai a Bruxelles, intrapresi una lotta e vincemmo quella battaglia. Le battaglie, quando sono giuste, si possono vincere anche in Europa. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole interrogante per la domanda. È evidente che l'interlocuzione con tutte le associazioni di categoria, ma anche con il Ministero della salute - lo dirò anche dopo - e con altri colleghi, sia fondamentale per ottenere un risultato in Europa, che è necessario. In parte, come ho detto anche prima, la dieta mediterranea, patrimonio immateriale dell'umanità, è formata da un'alimentazione variegata: la pasta, il pane, la carne, l'olio d'oliva, accompagnati da un bicchiere di vino. Questo ha consentito ai cittadini italiani di avere il primato europeo di longevità. Evidentemente, il bicchiere di vino finale non fa così male come qualcuno vuole farci credere, e la tutela dei nostri prodotti agroalimentari, soprattutto di quelli più rappresentativi del made in Italy, come i vini, è una delle priorità che il Governo intende perseguire, non solo a vantaggio dei comparti produttivi, ma anche dei consumatori che, attraverso un'etichettatura corretta e trasparente, possono operare una scelta consapevole dei loro acquisti.
In tale direzione, pur apprezzando il pregevole impegno della Commissione europea per tutelare la salute dei cittadini, non possiamo permettere che, per una decisione contenuta nel piano d'azione per migliorare la salute dei cittadini europei, si possano criminalizzare ingiustamente singoli prodotti. La salute va infatti salvaguardata promuovendo una dieta equilibrata e varia, senza biasimare singoli alimenti.
Rappresento che, nell'ambito della riforma della Politica agricola comune, la Commissione europea aveva già avanzato una proposta di modifica dell'articolo 119 del regolamento UE n. 1308 del 2013, con l'intento di rendere obbligatorie, nell'etichettatura dei prodotti vitivinicoli, le dichiarazioni nutrizionali e l'elenco degli ingredienti utilizzati. Nel corso del lungo e complesso negoziato, che ha portato al compromesso raggiunto in Consiglio e in Parlamento nello scorso mese di ottobre, tale impostazione è stata profondamente rivista, tenuto conto che la dichiarazione nutrizionale può essere limitata all'indicazione del valore energetico, mentre la lista degli ingredienti può essere fornita in modalità elettronica.
Si tratta ora di vigilare, sia nelle fasi che dovranno condurre all'approvazione della riforma della PAC, sia nella fase di modifica del regolamento riguardante le informazioni sugli alimenti ai consumatori, affinché tale impostazione non venga stravolta in nome di un approccio indiscriminato di lotta all'alcol, con cui il vino non ha nulla a che fare. Sarà mia premura seguire il tema con la massima attenzione, anche con il necessario supporto e coordinamento con il Ministero della salute, che ha la competenza primaria sulla materia.
Ci stiamo già adoperando e ci adopereremo in tutte le sedi europee per contrastare l'attuazione delle decisioni sul vino contenute nel predetto piano, non solo alla luce della letteratura scientifica, ma anche nella ferma convinzione che l'eventuale dannosità di tale prodotto non è mai determinata dal prodotto stesso, ma dall'abuso di quel prodotto. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Taricco, per due minuti.
TARICCO (PD). Signor Presidente, anch'io approfitto per augurare buon lavoro al Ministro. Ne abbiamo veramente bisogno. Tutta l'agricoltura e tutto il territorio nazionale ne hanno veramente bisogno.
Ovviamente, accolgo con molto favore le sue parole. Così come diceva prima il senatore Stefano, noi abbiamo accolto con favore le parole del commissario Schinas. Detto questo, abbiamo però la necessità di ribadire due cose. La prima è che siamo assolutamente convinti della necessità di un'alimentazione equilibrata, sana, naturale e che le etichette, forniscano tutti gli elementi di informazione ai consumatori per poterla valorizzare al meglio. Questo anche perché siamo convinti che l'elemento alimentazione sia fondamentale, come composto e in riferimento alla salute.
Siamo, però, anche convinti che il tema non sia quello del valore degli alimenti in sé, ma delle modalità e delle quantità di assunzione, come lei diceva prima. Stiamo parlando della difesa di una serie di alimenti (vino, olio, formaggi, miele e tanti altri), che sono fondamentali e alla base di quella cultura alimentare mediterranea, di quella dieta alimentare, cui lei faceva riferimento, che è stata classificata come patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Ed è stata così classificata perché è il risultato di una serie di tradizioni, consuetudini sociali, cultura alimentare, produzione artigianale, che hanno reso grande la nostra agricoltura e il nostro territorio, dando anche salute ai suoi cittadini. Difendere quella cultura e quegli elementi, difendere il vino in questa accezione equivale a difendere la salute delle persone.
Signor Ministro, noi la appoggeremo veramente di cuore nel lavoro che lei porterà avanti, con tutte le alleanze possibili, per difendere questa idea e questa cultura della salute. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Bergesio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02312 sulla tutela e la promozione del made in Italy agroalimentare, per tre minuti.
BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Signor Ministro, la filiera del cibo italiano è l'unico settore economico che resiste, in questa emergenza coronavirus che ha fatto crollare comunque i fatturati di tutti gli altri comparti protagonisti del made in Italy, soprattutto nel mondo.
La filiera del cibo si evidenzia con 538 miliardi di fatturato, un valore agroalimentare molto forte, ed è diventato la prima ricchezza del Paese. L'agroalimentare è una realtà allargata: sono 3,8 milioni gli occupati in questo settore, che vale oggi il 25 per cento del prodotto interno lordo; 740.000 aziende agricole; 70.000 aziende industriali strutturate; oltre 330.000 realtà della ristorazione; 230.000 punti vendita al dettaglio; i servizi e tutto l'indotto per quanto riguarda i trasporti.
Una rete diffusa lungo tutto il territorio, che viene quotidianamente rifornita dalle campagne italiane, dove stalle, serre e aziende continuano a produrre nonostante le difficoltà legate alla pandemia.
La filiera agroalimentare, poi, è protagonista nel mondo, avendo registrato una continua crescita. Nel 2019, 44,6 miliardi di export di fatturato. Quasi due terzi del fatturato sono rivolti all'Unione europea, dove il principale sbocco è soprattutto la Germania. Per il resto, fuori dall'Unione europea, il principale sbocco sono gli Stati Uniti. È notizia positiva, proprio di questi giorni, quella dello sportello alimentare in Cina: oltre 500 milioni di euro nel 2020, con una crescita del 20,5 per cento.
Noi abbiamo un patrimonio straordinario, come diceva anche lei prima: 305 specialità DOP, IGP, STG; 415 vini DOC; 5.155 prodotti tradizionali e regionali; 60.000 aziende agricole impegnate nel biologico. Ma un dato importantissimo è il primato della sicurezza alimentare mondiale, col minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari. Siamo i campioni anche della biodiversità.
Signor Ministro, considerato tutto questo, sono due, sostanzialmente, i motivi di questa interrogazione. Il primo è la difesa dall'italian sounding nel mondo e dalla contraffazione, che vale il doppio dell'export: 100 miliardi l'anno. Vogliamo sapere che iniziative intende intraprendere lei all'inizio di questo mandato così importante, che ha anche il nostro sostegno. Dall'altra parte vi è il tema dell'etichettatura: no al Nutri-score, com'è stato detto anche in precedenza; no al traffic light e a quelle etichette che ingannano il consumatore; sì a quelle che danno prestigio, forza, valore e contenuto al prodotto e soprattutto valorizzano la filiera.
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti e voglio iniziare ringraziando tutta la filiera agroalimentare, perché in un anno di pandemia non ha mai fatto mancare il cibo ai nostri cittadini, pur con le mille difficoltà che ha dovuto subire. Non è vero che è un settore che non ha subito la crisi; è stata una crisi probabilmente asimmetrica all'interno di quel settore, ma ci sono tante aziende - penso tutta la filiera Horeca - che ha patito e sta patendo ancora molto per questa pandemia. Quindi, non posso che ringraziare i nostri agricoltori, i nostri produttori e i nostri trasformatori che hanno dimostrato grande resilienza.
Gli interroganti sottopongono diverse questioni alla mia attenzione: sulla parte dell'etichettatura oggettivamente, avendo già risposto ad altre interrogazioni, mi permetto di richiamare le risposte che ho già dato, ma mi sembra evidente che il tema è conosciuto da tutte le forze politiche rappresentate in quest'Aula.
Per quanto invece attiene alle attività di controllo, ritengo che sia giusto dare anche atto e merito all'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari per il lavoro che fa quotidianamente. Sul fenomeno del cosiddetto italian sounding o della falsificazione, anche interna, dei prodotti alimentari, credo che l'esercizio di indicazioni falsamente evocative debba essere incredibilmente combattuto, proprio grazie alle attività ispettive del nostro Ispettorato. I controlli vengono effettuati mediante sistemi informatici telematici (le capacità di innovazione dei nostri sistemi di controllo sono fondamentali per garantire una maggiore efficacia ed efficienza dell'Ispettorato); nel corso delle ispezioni, vengono prelevati i campioni di prodotti controllati e sottoposti poi ad analisi chimico-fisiche, in alcuni casi anche organolettiche, utilizzando la rete di laboratori specializzati per diversi settori merceologici. La nostra rete di laboratori è capillare e presente in tutto il Paese.
Inoltre, tramite servizi di assistenza e cooperazione tra autorità competenti degli Stati membri dell'Unione europea, vengono trattate le segnalazioni scambiate con le autorità di altri Stati membri concernenti le irregolarità riscontrate sui dispositivi di etichettatura.
Fornirò alcuni dati: nel 2020 l'Ispettorato ha gestito 127 segnalazioni, 88 delle quali su indicazione di altri Stati membri e 39 di iniziativa italiana; 11 segnalazioni hanno riguardato il piano di controllo dell'Unione europea promosso dalla Commissione per contrastare pratiche illegali sulle vendite e sulle pubblicità online di prodotti alimentari con illeciti riferimenti alla prevenzione e alla cura del Covid-19.
Per quanto riguarda il commercio via web, a livello internazionale, sono stati siglati o sono comunque in corso di perfezionamento specifici protocolli d'intesa con le principali piattaforme commerciali online, rafforzando la tutela dei consumatori che si avvalgono delle cosiddette piattaforme e-commerce. In ragione della collaborazione avviata con le succitate piattaforme, nel 2020 sono stati attivati 1.079 interventi; negli ultimi cinque anni di attività a tutela della produzione agroalimentare nazionale fuori dai confini e sul web sono stati trattati complessivamente 4.418 casi riguardanti i prodotti DOP e IGP.
Questo rappresenta il quadro di ciò che l'Ispettorato fa ed è fondamentale che sia messo nelle condizioni (anche per questo la dotazione organica dovrà essere implementata) di effettuare verifiche e controlli, in parte sui prodotti che produciamo noi, per monitorare la qualità e capire che ciò che arriva sulla tavola dei cittadini sia esattamente quello che i produttori dichiarano, ma soprattutto per evitare quei fenomeni distorsivi della concorrenza, con le frodi da un lato e l'italian sounding dall'altro.
È un tema sicuramente molto importante per il nostro Ministero e sarà mia cura supportare le attività ispettive, anche semplificando le procedure, proprio per consentire all'Ispettorato di essere più efficace ed efficiente nei suoi interventi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Bergesio, per due minuti.
BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Signor Ministro, noi accogliamo favorevolmente il suo impegno a contrastare la diffusione di sistemi di etichettatura fuorvianti e a predisporre sistemi di tutela del made in Italy.
Secondo noi è necessario ripensare a un nuovo protagonismo dell'Italia in Europa per la difesa del made in Italy, tutelando le eccellenze alimentari italiane dai continui tentativi di sopraffazione. Lei sa bene che l'equilibrio nutrizionale non si raggiunge con l'impiego di algoritmi, ma con il consumo appropriato di diversi cibi durante la giornata.
A questo proposito, mi permetta di stigmatizzare quanto è stato detto dal ministro della transizione ecologica Cingolani, il quale ha sostenuto che chi mangia troppa carne subisce impatti sulla salute. Noi crediamo che certe affermazioni, se non suffragate, non debbano essere esternate e che non siano assolutamente condivisibili. Vorrei segnalare che in Italia il consumo reale pro capite di carne è inferiore ai 100 grammi al giorno raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità, anche grazie al perfetto equilibrio della nostra dieta; una dieta che raccoglie il meglio del made in Italy, grazie al quale l'Italia vanta oltre 15.000 ultracentenari e il record di longevità e qualità della vita. Pensare di addossare colpe e individuare responsabilità appare francamente incomprensibile e distante da quel percorso di governo unitario da noi auspicato, che preveda risorse certe e definite in grado di sostenere l'agricoltura nell'applicazione del nuovo Piano nazionale di ripresa e resilienza all'esame della Commissione agricoltura.
Ognuno di noi faccia bene la propria parte, signor Ministro, e tutti gli attori dell'agroalimentare ne trarranno benefici; io sono convinto che lei la pensa come noi. Facciamo squadra: prima gli agricoltori italiani, sempre.
PRESIDENTE. Salutiamo e ringraziamo il ministro Patuanelli. (Applausi). Era un applauso di saluto dai suoi banchi.
La senatrice Corrado ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02316 sui lavori di restauro del teatro antico di Velia in Campania, per tre minuti.
CORRADO (Misto). Signor Presidente, si chiedono al Ministro spiegazioni circa i "lavori recupero e integrazione delle sedute del teatro di Velia": un intervento di restauro attualmente in corso nel teatro ellenistico-romano sito nel parco archeologico di Velia, associato a quello di Paestum, sviluppatosi sui precedenti lavori effettuati negli anni Novanta, che ha suscitato molte perplessità sia per il carattere fortemente invasivo (anche perché condotto in assenza, pare, della preventiva autorizzazione della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio territoriale), sia per le anomalie dell'iter amministrativo sotteso alla scelta del progettista, del responsabile unico del procedimento e del direttore dei lavori, nonché per l'attivazione di una discutibile procedura di somma l'urgenza, con il conseguente affidamento diretto a una ditta nata a maggio 2019 e priva dunque dell'esperienza e dell'affidabilità indispensabili nel delicato settore del restauro dei beni culturali.
PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
FRANCESCHINI, ministro della cultura. Signor Presidente, in merito al quesito posto dal senatore interrogante, riguardante un intervento di carattere tecnico-scientifico (che evidentemente non è competenza della mia responsabilità), mi limito a riportare gli elementi acquisiti dal direttore del Parco archeologico di Paestum e Velia (Paeve), che come noto, in base alle norme vigenti, all'interno del parco svolge anche le funzioni della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio.
L'intervento di recupero e integrazione delle sedute del teatro di Velia, ai sensi dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, si profila come una manutenzione straordinaria resasi necessaria a causa di un degrado avanzato della struttura e non come un intervento di restauro. I lavori non sono stati affidati con una procedura di somma urgenza, ma in virtù di un affidamento diretto ex articolo 36 del decreto legislativo n. 50 del 2016, tramite il Mercato elettronico della pubblica amministrazione (MEPA). L'impresa affidataria è stata individuata attraverso la consultazione dell'albo digitale delle imprese, che garantisce la rotazione degli incarichi come prassi consolidata in questa amministrazione. Occorre rilevare che le imprese iscritte al MEPA, per ottenere l'iscrizione, sono soggette al vaglio dei requisiti di professionalità, di capacità tecnica e di onorabilità.
In merito all'autorizzazione dell'intervento, si richiama che il decreto ministeriale del 9 aprile 2016, all'articolo 4, comma 3, prevede che «All'interno dei confini di rispettiva competenza e negli istituti, luoghi, immobili e complessi assegnati, i direttori dei parchi archeologici di cui al presente articolo esercitano (...) le funzioni spettanti ai Soprintendenti archeologia, belle arti e paesaggio». Pertanto l'intervento in questione non si rendeva bisognevole di un'ulteriore autorizzazione da parte della Soprintendenza.
Relativamente agli interventi in oggetto si precisa che gli atti sono pubblicati sul sito istituzionale del Paeve, alla sezione attività e procedimenti, liberamente consultabili. La nomina del RUP e del direttore dei lavori è avvenuta nel rispetto dei principi contenuti nelle linee guida ANAC n. 3 di attuazione del decreto legislativo del 18 aprile 2016 n. 50, che stabiliscono i criteri per la nomina del responsabile unico del procedimento per l'affidamento di appalti e concessioni.
Inoltre, si sottolinea che i lavori in corso non alterano in alcun modo l'impatto visivo delle integrazioni, in quanto recuperano puntualmente il restauro effettuato nel 2003-2004, garantendo la piena reversibilità e riconoscibilità dell'intervento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Corrado, per due minuti.
CORRADO (Misto). Signor Ministro, lei ha appena risposto alla mia interrogazione leggendo quanto le hanno scritto i suoi uffici, ma non conosce direttamente la materia, quindi non si rende conto del tutto dell'insostenibilità della sua risposta. Questo, comunque, non la assolve: è lei, infatti, che non solo ha concesso l'autonomia speciale a una quarantina tra musei, aree archeologiche e monumenti fra i più importanti d'Italia, ma ha proprio scelto i loro direttori, con una procedura che il TAR ha più volte ribadito avere carattere non concorsuale, trattandosi di nomine fiduciarie. Lei ha scelto tali figure per lo più fuori dalla pubblica amministrazione, attingendo soprattutto ai baronati universitari, in gran parte senza o con scarsissima esperienza in fatto di amministrazione e gestione di strutture complesse, quando non addirittura mediocri dal punto di vista scientifico.
È lei il padre di questa genia, signor Ministro, ma non solo: li ha fatti uguali a sé stesso, a sua immagine, quindi famelici di risultati che sono pura apparenza. Per rispondere a questo modello, direttori come Zuchtriegel, del Parco archeologico di Paestum e Velia (che adesso ha promosso a Pompei, quindi a una direzione di livello generale), hanno attivato freneticamente progetti da milioni di euro, affidandoli però a personale interno, che non ha né le competenze specifiche, né i titoli che la legge richiede, e quindi hanno scambiato l'autonomia per arbitrio, cosa che non era - suppongo - nelle intenzioni iniziali della sua riforma. Anche di questo è responsabile, perché lei, signor Ministro, che da cinque anni più tre e da tre Governi tiene in ostaggio i beni culturali del Paese, non ha fatto nulla o comunque non ha agito per assumere personale, quindi non ha colmato quella carenza di organico che ormai nel Ministero che lei guida per la terza volta inopinatamente tocca quasi il 50 per cento.
A Velia il progetto di restauro del teatro lo ha fatto un geometra che pare sia inquadrato come operatore tecnico, quindi siamo a un gradino molto basso dell'area seconda, e il RUP è un ragioniere. Naturalmente non ce l'ho con queste persone, ma mi chiedo dove fosse il direttore Zuchtriegel quando sono stati affidati i lavori a quella ditta, nata nel 2019.
In sostanza, signor Ministro, è lei che ha ridotto i nostri beni culturali in queste condizioni e sarà per questo ricordato come il peggiore Ministro dei beni culturali della storia della Repubblica.
PRESIDENTE. Il senatore Cangini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02314 sulla riapertura in sicurezza dei luoghi della cultura e dello spettacolo, per tre minuti.
CANGINI (FIBP-UDC). Signor Ministro, c'è un motivo per cui il ballo, e ancor di più la musica, hanno sempre fatto e tuttora fanno parte dell'orizzonte di tutti i culti e di tutte le religioni. C'è un motivo per cui l'arte, la cultura e il bello sono sempre stati centrali in tutte le civiltà e ha a che fare con la natura umana più profonda, con lo spirito o - per chi ci crede - con l'anima.
Ebbene, colleghi, ci stiamo giustamente e doverosamente preoccupando molto di curare e di proteggere il corpo degli italiani dal virus, ma ne stiamo pericolosamente trascurando lo spirito. Temo che tutto questo avrà costi sociali di cui dovremo, prima o poi, tener conto. Sicuramente ha costi sociali gravi il blocco in parte inevitabile dell'attività culturale in senso lato: oltre un milione di persone - questa è la filiera che fa parte del variegato mondo della cosiddetta cultura - che prevalentemente non lavorano, dal più nobile e prestigioso dei tenori lirici al più oscuro e anonimo dei tecnici di un teatro, hanno avuto la vita sostanzialmente congelata e bloccata da oltre un anno.
Dunque, signor Ministro, Forza Italia le chiede ovviamente di prevedere le riaperture, compatibilmente con la realtà: non ci sfugge che la situazione pandemica si sta aggravando e che le varianti del virus obbligano - e probabilmente ancor più obbligheranno nei prossimi giorni - a ulteriori chiusure. Soprattutto, però, quello che va fatto subito è rimpinguare i cosiddetti ristori, semplificare le procedure per accedervi e comprendere nella categoria di chi ne ha diritto quelle - tante, purtroppo - categorie professionali e singole professionalità che compongono il mondo della cultura, che fino a oggi hanno avuto il loro diritto negato.
PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
FRANCESCHINI, ministro della cultura. Ringrazio il senatore Cangini, che pone un tema reale.
Come sappiamo, la crisi dell'emergenza Covid ha impattato su tantissimi settori, in particolare su quello della cultura, perché i luoghi nei quali le persone si ritrovano insieme in tante - tra cui teatri, cinema - per assistere magari a concerti o a eventi culturali sono stati colpiti fortemente dalle misure di sicurezza rese necessarie dal Covid, che ne ha comportato una chiusura prolungata, con alcune fasi di riapertura nei mesi estivi avvenute con molte misure di sicurezza e di contingentamento che ne hanno limitato la capienza e hanno complicato l'attività delle persone e delle imprese.
Per questo, fin dall'inizio, abbiamo seguito una politica di sostegno a tutte le istituzioni culturali (teatri, cinema), innanzitutto con l'erogazione integrale del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), al di là del numero degli spettacoli e del rispetto dei parametri normalmente obbligatori per l'ottenimento del contributo, garantendo la stessa erogazione del 2019; la stessa cosa faremo nel 2021.
In secondo luogo, attraverso i fondi di emergenza, abbiamo cercato di tutelare tutte le istituzioni non ricomprese nel FUS, cosiddette extra FUS, occupandoci contemporaneamente del personale, con l'estensione della cassa integrazione a un settore che non l'ha mai avuta e la copertura di tutti quei lavoratori, cosiddetti intermittenti e stagionali, che non potevano essere coperti da essa.
Anche da questo punto di vista è evidente che, mano a mano che le chiusure continueranno o le riaperture saranno limitate, bisognerà proseguire con una serie di interventi di ristoro o di sostegno, chiamiamoli come vogliamo, che saranno contenuti anche nel prossimo "decreto sostegno". Ciò è fondamentale, perché si tratta di accompagnare queste persone, lavoratori e imprese, fino alla possibile ripresa.
Come sa, senatore Cangini, in base all'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, è consentita la riapertura nelle zone gialle di teatri e cinema dal 27 marzo - una data anche fortemente simbolica, perché in essa si celebra la «Giornata mondiale del teatro» - con una serie di prescrizioni che limitano inevitabilmente la capienza per consentire il distanziamento e con misure di sicurezza che sono state definite e concordate con il comitato tecnico-scientifico.
Sappiamo però che, anche nelle zone in cui sarà possibile riaprire, la riapertura sarà limitata e quindi sarà comunque necessario continuare con interventi di ristoro anche se le strutture potranno essere riaperte. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Cangini, per due minuti.
CANGINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, mi dichiaro sostanzialmente soddisfatto della risposta del Ministro, in particolare per quanto riguarda l'ultima parte del suo intervento. Il timore era infatti che, consentendo l'apertura di cinema e teatri dal 27 marzo - vivamente mi auguro che accada - si sarebbe poi corso il rischio di prevedere la sospensione dei cosiddetti ristori, cosa che evidentemente sarebbe sciagurata, perché è chiaro che, tra distanziamento sociale e allarme sociale, quindi il timore di contagio, i fatturati e gli incassi di cinema e teatri saranno poco più che simbolici.
Una sola avvertenza, signor Ministro, visto che lo abbiamo già vissuto purtroppo con i giornali (lo dico essendo stato toccato in prima persona, dato il mestiere che facevo prima di essere eletto): c'è il rischio che un lungo periodo di sospensione dall'attività in presenza della fruizione culturale disaffezioni il pubblico e che la gente si disabitui ad andare al cinema e a teatro e si ripieghi sul video di un iPad o - dio ce ne scampi - ancora peggio, di uno smartphone. È un rischio importante questo, che sono sicuro che lei non trascurerà.
PRESIDENTE. La senatrice Montevecchi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02313 sulla necessità di un riordino complessivo del settore dello spettacolo, per tre minuti.
MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, l'emergenza socio-sanitaria in corso ha imposto la chiusura di tutti i luoghi della cultura e dello spettacolo dal vivo per lungo tempo. Tutta la filiera culturale è stata improvvisamente investita da questa emergenza, che non ha precedenti. Sono certamente apprezzabili gli sforzi e le misure di sostegno economico messi in campo dal governo Conte e dal suo Ministero, volti sia a sostenere il reddito sia a prevedere forme di riapertura, laddove possibile. Ciononostante, sono emerse criticità con riferimento, ad esempio, alla mancata inclusione di alcuni codici Ateco e a taluni ritardi amministrativi.
Questo shock ha reso ancora più fragili i lavoratori del mondo dei beni culturali e dello spettacolo dal vivo (argomento di oggi, nello specifico): precarietà, intermittenza intrinseca del lavoro di alcune figure, talune situazioni di esternalizzazione, la forte presenza di contratti atipici e, sostanzialmente, l'assenza di un impianto normativo previdenziale e assistenziale ad hoc hanno alimentato una generale condizione drammatica per questi lavoratori.
Sono poi emerse criticità sui criteri di ripartizione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) e dell'extra FUS. Altri bandi non hanno in alcuni casi ristorato tutte le categorie che ne avevano bisogno: è il caso, per esempio, della discografia emergente indipendente; invece, in altri casi si sono alimentate disuguaglianze, come per i lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche, che, a parere dell'interrogante, hanno immotivatamente ottenuto i contributi del Fondo d'integrazione salariale (FIS); oppure parliamo di circoli e associazioni culturali rimasti penalizzati.
Già prima della pandemia, proprio sul FUS avevo personalmente promosso un affare assegnato in 7a Commissione ed è stata votata una risoluzione per rivedere i criteri di riparto. Purtroppo devo rilevare che il Ministero non ha ancora prodotto una proposta che tenga conto complessivamente degli indirizzi espressi. Alla Camera dei deputati è stato presentato un disegno di legge, a firma delle onorevoli Gribaudo e Carbonaro, sulla tutela del lavoro nello spettacolo e altre proposte si sono aggiunte successivamente.
Le chiedo quindi, alla luce di questo contesto, quali iniziative il Ministero stia intraprendendo per le parti di diretta competenza e quali stia promuovendo in sinergia con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale al fine di raggiungere gli obiettivi preposti e condivisi, inclusa la ripresa della revisione del codice dello spettacolo. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
FRANCESCHINI, ministro della cultura. Signor Presidente, naturalmente gli interventi legati all'emergenza, come ha sottolineato la senatrice Montevecchi, possono avere avuto aspetti che hanno funzionato bene e altri meno, anche perché siamo in un terreno assolutamente inesplorato.
Nel settore dello spettacolo, l'assoluta differenza e varietà di tipologie di contratti (gli intermittenti, gli stagionali o i precari) senza un censimento ci ha messo in condizione di intervenire, da una parte, in modo piuttosto semplice, cioè con l'estensione della cassa integrazione, come ho citato prima; dall'altra, con un'esigenza che è stato possibile concretizzare attraverso i primi bandi per le misure dei 600 euro e dei successivi 600 e poi dei 1.000 e degli altri 1.000 euro, abbiamo potuto censire i lavoratori del settore, anche in questo caso, per la prima volta. Sono così emersi numeri e tipologie di contratto che adesso consentiranno di affrontare il tema che più volte il Parlamento si è posto, quello cioè della regolarizzazione e tipizzazione dei contratti nel settore dello spettacolo sulla base di numeri certi, cioè quelli che hanno ricevuto i fondi dell'emergenza, che hanno fatto le domande. Abbiamo quindi sia una quantificazione sia caratterizzazioni rispetto a queste tipologie così variegate e poco conosciute. Credo che questa sia un'esigenza fondamentale, però abbiamo strumenti da portare a termine, naturalmente al di là degli interventi per l'emergenza che continueranno, come ho detto prima.
Più in generale, come l'interrogante ha chiesto, in relazione ai decreti legislativi di cui alla legge n. 175 del 2017, si tratta di deleghe che erano già scadute prima dell'inizio del mio mandato nel settembre 2019 e la presentazione del disegno di legge collegato alla manovra di bilancio 2020 è stata ovviamente superata dalle vicende dell'emergenza. In ogni caso, è mia intenzione presentare il disegno di legge collegato alla manovra di bilancio 2021, con il quale intendiamo riaprire la delega prevista dalla legge n. 175 del 2017 in materia di spettacolo, mediante la revisione del codice dello spettacolo. Quella sarà l'occasione, con un meccanismo partecipativo, per censire le varie tipologie di lavoratori e capire, al di là delle misure di ristoro per l'emergenza, quali possono essere le garanzie da mettere a disposizione di un settore i cui lavoratori hanno diritto di essere regolamentati, garantiti e tutelati come gli altri, cosa che non è mai avvenuta in modo preciso nel mondo dello spettacolo dal vivo. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Montevecchi, per due minuti.
MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, devo dire di non essere del tutto soddisfatta della risposta, perché è vero che le deleghe erano scadute, ma veniamo dalla legislatura precedente, in cui Ministro era colui che aveva portato a termine il codice dello spettacolo: quindi, questa non mi pare una grande giustificazione. Che si debba aspettare un nuovo disegno di legge di revisione del codice, quando ce n'è già uno, collegato alla manovra di bilancio del 2020, non lo trovo francamente opportuno, visti anche i tempi e le urgenze, quindi riprenderei quel testo. Se comunque è in arrivo un nuovo testo, va bene: lo valuteremo.
Sono invece soddisfatta per la parte in cui, finalmente, grazie alla pandemia, siamo arrivati ad avere numeri e tipologie certi e quindi, sicuramente, una base solida su cui ripartire. Signor Ministro, la invito anche, quando sarà votato il documento finale, a prendere visione dell'indagine conoscitiva promossa dall'onorevole Carbonaro alla Camera dei deputati, che credo le sarà molto utile per una ripartenza solida, perché non andrà tutto bene, se sarà tutto come prima. (Applausi).
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
CORRADO (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORRADO (Misto). Signor Presidente, leggo che il direttore generale musei, Massimo Osanna, ha appena dichiarato di voler esportare il modello Pompei in tutti i luoghi culturali italiani. Vorrei chiarire ai presenti e al Paese di cosa stiamo parlando.
Pochi minuti fa ho interrogato il ministro Franceschini sui lavori nel teatro di Velia, cioè su un restauro del restauro eseguito negli anni Novanta del secolo scorso. A distanza di circa venti o trent'anni bisogna infatti intervenire di nuovo, per garantire la conservazione. Pensate cosa questo significhi quando si ha a che fare non con un singolo monumento, ma con un'intera città antica, dove - come nel caso di Pompei, palcoscenico dell'archeologia mondiale - gli scavi restituiscono strade, case e templi in condizioni eccezionali e in cui però scavi e restauri sono iniziati tre secoli fa. Per questo inorridisco quando sento Osanna o il Ministro, suo mentore, dichiarare entusiasti, dopo ogni scoperta eclatante, che ci sono ancora decine di ettari da scavare. Continuare a scavare Pompei con questo spirito significa condannarla a un declino inesorabile.
L'archeologia non può essere uno strumento di potere, né un cilindro dal quale si estrae una sorpresa straordinaria, eccezionale e irripetibile ogni volta che il super-direttore di turno o il Ministro stesso ricevono critiche per la propria eclatante incapacità gestionale. A dicembre scorso è stato il turno del termopolio, che non solo è uno degli 80 thermopolia scoperti finora, ma che era stato identificato già a febbraio 2019. Celebrarlo è servito a contrastare la reprimenda dell'Unione europea per la cattiva gestione dei fondi destinati alla Casa dell'efebo.
Pochi giorni fa, poi, è toccato al Carro nuziale o cerimoniale - comunque a orologeria - di Civita Giuliana, che è servito a dare il benvenuto al nuovo direttore, Zuchtriegel, distraendo gli italiani dalle sue responsabilità nella cattiva amministrazione di Paestum e Velia, dove mi dicono che, a breve, Osanna si recherà pellegrino, di persona, per dare il placet ai pessimi lavori di restauro del teatro, che però è di tutti e questo basta a decidere di ricostruirlo malamente, perché accolga spettatori e spettacoli. Siamo ormai oltre il promoveatur ut amoveatur, siamo al promoveatur ut deleatur. È questo il modello Pompei, osannato da Osanna. Propongo invece di esportare il modello Italia a Pompei, perché la tradizione dell'Italia repubblicana, in materia di tutela e conservazione dei beni culturali, ha raccolto consensi in tutto il mondo, prima che Franceschini e i suoi liberti svendessero il patrimonio culturale al peggior offerente.
GRANATO (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATO (Misto). Signor Presidente, ieri, in Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, il ministro Franceschini, a proposito della cosiddetta Netflix della cultura, ha testualmente detto che la legge approvata in Parlamento prevede espressamente la creazione della piattaforma con Cassa depositi e prestiti, la quale può coinvolgere soggetti pubblici e privati e che, a quel punto, il Ministero non c'entra più niente, ma la RAI non ha partecipato. Ha poi aggiunto che, visto che siamo in Parlamento, se c'è da modificare qualcosa, si ragioni anche della modifica di qualche norma, in modo da coinvolgere la principale industria culturale del Paese in un'iniziativa che vende la cultura italiana nel mondo; ha detto anche di non poterlo fare, ma che, se ci fosse un atto della Commissione di vigilanza, ne sarebbe felice.
Quanto affermato da Franceschini è una palese mistificazione dei fatti. Infatti, l'articolo 183, comma 10, del decreto-legge rilancio recita che, al fine di sostenere la ripresa delle attività culturali, il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo realizza una piattaforma digitale per la fruizione del patrimonio culturale e di spettacoli, anche mediante la partecipazione di Cassa depositi e prestiti SpA in qualità di istituto nazionale di promozione, con la possibilità di coinvolgere altri soggetti, pubblici e privati.
Se la lingua italiana non mente, dunque, il soggetto attuatore di questa piattaforma digitale risulta essere per legge il Ministro e non Cassa depositi e prestiti. Il Ministro continua pertanto a eludere la risposta, senza spiegare perché abbia abdicato al suo ruolo, affidando a Cassa depositi e prestiti compiti ai quali egli era preposto, e in questo senso aveva piena libertà di azione per legge.
A questo proposito, ricordo di aver presentato un'interrogazione parlamentare il 9 dicembre 2020; sarebbe doveroso dare una risposta non a me, ma ai cittadini che hanno investito in questa operazione 10 milioni di soldi pubblici. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 9 marzo 2021
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 9 marzo, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 15,57).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Dichiarazione di monumento nazionale dell'ex campo di prigionia di Servigliano (1658)
ARTICOLI 1 E 2 NEL TESTO FORMULATO DALLA COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE
Art. 1.
Approvato
1. L'ex campo di prigionia di Servigliano, in provincia di Fermo, oggi denominato «Parco della Pace», è dichiarato monumento nazionale.
Art. 2.
(Disposizioni finanziarie)
Approvato
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanzia pubblica. Le amministrazioni interessate alla relativa attuazione vi provvedono con le sole risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sul piano di contrasto al batterio xylella fastidiosa e sul sostegno ai territori colpiti
(3-02315) (03 marzo 2021)
Faraone, Magorno, Cucca. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
da anni l'emergenza Xylella opprime il settore agricolo ed in particolare olivicolo del nostro Paese, con riguardo in special modo ai territori maggiormente vessati da questa "piaga", ossia il Salento e la Puglia meridionale;
il batterio patogeno Xylella fastidiosa, infatti, viene trasmesso da particolari insetti che si nutrono di linfa xylematica, la cui funzione è quella di trasportare l'acqua dalle radici alle foglie: esso colpisce molte varietà di piante, causando gravi malattie che provocano l'intasamento dei vasi xylematici, determinando in poco tempo dapprima il progressivo essiccamento delle foglie e successivamente la morte dell'intera pianta;
secondo i dati elaborati dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (European food safety authority, EFSA), l'agenzia europea istituita nel 2002, con sede a Parma, che fornisce consulenza scientifica e di comunicazione per quanto attiene ai rischi associati alla filiera degli alimenti e mangimi, attualmente ben 563 specie vegetali, appartenenti complessivamente a 82 famiglie botaniche, sono vulnerabili all'attacco del batterio;
data la pericolosità delle malattie derivanti dal batterio, nonché la sua progressiva diffusione in varie parti del mondo, le autorità pubbliche nazionali e sovranazionali hanno da tempo intrapreso percorsi di contrasto, prevenzione e controllo dell'agente patogeno, nonché di supporto alle aziende colpite, al fine di regimentare la problematica e attivarsi allo scopo del suo superamento;
tra i più recenti interventi a livello europeo, si può citare la pubblicazione da parte dell'EFSA nel giugno 2020 delle "linee giuda per la rilevazione della Xylella fastidiosa": il documento fornisce una guida, a uso degli incaricati di indagini fitosanitarie, alla rilevazione e al controllo dei fitopatogeni per definire piani di sorveglianza basati su principi statistici e sui possibili fattori di rischio;
nel contesto italiano, da anni il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha portato avanti e continua a proseguire, anche in collaborazione soprattutto con gli enti territoriali interessati, programmi di contrasto alla diffusione del batterio e di supporto alle aziende colpite (si può far riferimento, a mero titolo di esempio, ai "contratti di distretto Xylella" e al programma "Rigenerazione sostenibile", contenenti ingenti risorse a favore di territori e imprese);
considerato che, sebbene anche negli ultimi mesi siano state varate misure importanti e preziose atte conseguire la rigenerazione agricola dei territori colpiti dalla Xylella (tra le quali si può citare, a titolo di esempio, il recente finanziamento del programma "Radici virtuose": esso prevede investimenti pari a oltre 48 milioni di euro, e dovrebbe coinvolgere quasi un centinaio di aziende impegnate a realizzare iniziative di sviluppo territoriale proprio nei luoghi vessati dal batterio), tuttavia, la sfida contro la deturpazione del tessuto agricolo, e quindi anche economico e sociale, delle zone interessate richiede ulteriori e ingenti sforzi, sia per proseguire nelle politiche di sostegno alle aziende danneggiate sia per rilanciare le terre,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione drammatica in cui versano gli agricoltori vessati dalla diffusione della Xylella fastidiosa;
quali siano gli sviluppi e quali ulteriori iniziative verranno adottate al fine di implementare quanto prima il piano di contrasto alla Xylella fastidiosa nei territori colpiti dal batterio, allo scopo di sostenerne e rilanciarne l'agricoltura e l'economia nel suo complesso.
Interrogazione sulla proposta di classificazione europea dei prodotti alimentari con il sistema "Nutri-score"
(3-02310) (03 marzo 2021)
De Carlo, Ciriani. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
il regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, ha disciplinato i requisiti generali del sistema dell'etichettatura alimentare, fissando le caratteristiche generali relative all'informazione sugli alimenti e alle responsabilità degli operatori del settore alimentare e stabilendo altresì l'elenco delle indicazioni obbligatorie;
tra le varie tipologie di etichettatura alimentare sperimentate e sviluppate all'interno dell'Unione europea, il "Nutri-score", sviluppato da un centro di ricerca francese e riconosciuto dal Governo francese, è quello intorno al quale si è incentrato in misura importante il recente dibattito politico-economico ed internazionale negli ultimi mesi;
al riguardo, in data 12 febbraio 2020 è stata approvata alla Camera dei deputati, all'unanimità, una mozione (1-00319) d'iniziativa del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia;
la mozione, evidenziando i rilevanti dubbi sia di carattere scientifico che di ordine economico inerenti a tale sistema, impegnava il Governo: 1) ad adoperarsi vigorosamente in sede europea mediante l'attivazione di tutti gli strumenti utili a contrastare l'ipotesi di adozione del Nutri-score o del sistema "a semaforo", quale sistema di etichettatura uniforme suscettibile di veicolare messaggi nutrizionali distorsivi e potenzialmente penalizzanti e dannosi per l'economia nazionale; 2) ad adottare iniziative per preservare e tutelare il settore alimentare italiano e le eccellenze del made in Italy da possibili effetti distorsivi sulla concorrenza e sulla leale competizione economica internazionale di politiche europee e interne al mercato comune sviluppate sulla base di iniziative di singoli Governi di altri Stati membri e connotate da non trascurabili elementi di ostilità e aggressività, come nel caso del Nutri-score o di quello a semaforo;
il medesimo atto indentificava altresì ulteriori indicazioni volte a conciliare l'esigenza di un sistema di etichettatura comune con la tutela delle specificità agroalimentari tipiche del made in Italy;
per quanto riguarda l'etichettatura d'origine, Stella Kyriakides, commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, ha recentemente affermato in una conferenza stampa: "Provvederemo ad inserire delle informazioni obbligatorie sull'etichetta entro due anni (...) per la nostra strategia è fondamentale ciò che riguarda l'informazione ai cittadini e ai consumatori e l'etichettatura fa parte di questa transizione verso la sostenibilità ed un sistema di alimenti più sani: dobbiamo responsabilizzare i cittadini affinché possano effettuare delle scelte»;
nella sua strategia "Farm to fork" ("Dal campo alla tavola") pubblicata a maggio, l'Esecutivo comunitario ha chiarito l'intenzione di proporre entro fine 2022 un'etichettatura nutrizionale armonizzata e obbligatoria a livello europeo da posizionare sulla parte anteriore della confezione dei prodotti;
entro marzo 2022, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) fornirà alla Commissione europea un parere scientifico sull'etichettatura nutrizionale sul fronte della confezione, fornendo così ulteriori spunti ed elementi nell'ambito del dibattito sul Nutri-score;
come rende noto l'Agenzia, però, il mandato non prevede di sviluppare un modello per la definizione di profili nutrizionali né consulenza sui modelli già in uso. Il parere verterà, invece, su sostanze nutritive importanti per la salute pubblica delle popolazioni europee, compresi componenti non nutrienti degli alimenti (ad esempio calorie e fibre), gruppi di alimenti che rivestono un ruolo importante nelle diete delle popolazioni europee e relativi sottogruppi, criteri per orientare la scelta di sostanze nutritive e altri componenti non nutrienti degli alimenti onde stabilire profili nutrizionali;
il 12 febbraio 2021 le autorità competenti di 7 Paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera) hanno annunciato l'avvio di un meccanismo di coordinamento internazionale, per facilitare il ricorso all'etichettatura nutrizionale Nutri-score, avvalendosi di una cabina di regia e di un comitato scientifico, che, tra l'altro, si è già riunito il 25 gennaio,
si chiede di sapere quali iniziative e quali strategie il Ministro in indirizzo ritenga di poter adottare in sede europea, soprattutto alla luce dell'orientamento nazionale espressamente delineato con voto unanime di una Camera del Parlamento italiano, al fine di ostacolare iniziative multilaterali idonee a penalizzare l'economia nazionale italiana.
Interrogazione sull'etichettatura europea del vino come prodotto nocivo per la salute
(3-02311) (03 marzo 2021)
Stefano, Marcucci, Taricco, Biti. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
il comparto vinicolo italiano vale oltre 11 miliardi di euro di fatturato e offre opportunità di lavoro, nel complesso, a 1,3 milioni di persone;
nella produzione di vino, l'Italia è leader mondiale, con 46 milioni di ettolitri vendemmiati nel 2020, destinati per il 70 per cento a vini DOCG, DOC e IGT, e ai vini da tavola per il restante 30 per cento;
con il "piano d'azione per migliorare la salute dei cittadini europei", approvato dalla Commissione europea a inizio febbraio 2021, si prevede la cancellazione dei fondi per la promozione di carne, salumi e vino, l'introduzione, a partire dal 2022, dell'obbligo di etichettare i prodotti con una lista degli ingredienti ed una dichiarazione nutrizionale, per poi aggiungere entro il 2023 una serie di avvertenze per la salute direttamente sul packaging;
nel documento della Commissione UE si parte da un assunto erroneo, ovvero che qualsiasi consumo di alcol sia dannoso, senza tenere conto della quantità consumata o delle condizioni in cui si realizza il consumo;
il vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, dopo le numerose polemiche sollevate in occasione della presentazione del piano, ha tenuto a precisare che "l'Unione Europea non ha alcuna intenzione di proibire il vino, né di etichettarlo come una sostanza tossica" riconoscendo come improprio il paragone tra l'eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità e a più bassa gradazione come il vino, che in Italia è l'emblema di uno stile di vita "lento", attento all'equilibrio psicofisico che aiuta a stare bene;
considerato che:
nonostante le parole di Schinas, il piano d'azione attualmente prevede che le etichette che contengono i "warning" sui rischi per la salute, come per le sigarette, siano introdotte per tutte le bevande alcoliche;
i produttori italiani non possono rimanere nell'incertezza data da un piano di azione della UE che vorrebbe comunque revisionare la tassazione sulle bevande alcoliche e tagliare le risorse per la promozione del vino;
tenuto conto che:
la chiusura dei ristoranti e del canale Ho.Re.Ca. in generale, sia in Italia sia all'estero, ha già messo pesantemente in difficoltà il settore, che potrebbe registrare una perdita di 3 miliardi di euro nel solo 2020;
etichettare il vino come un prodotto che nuoce alla salute è offensivo e degradante in termini di storia, cultura, di rappresentanza dei territori e di tradizione, elementi che proprio l'Unione europea dovrebbe invece difendere e sostenere, ed è fondamentale scongiurare il rischio che vengano assunte decisioni destituite di ogni fondamento e ancoraggio al buonsenso, ma in grado di mettere in esiziale pericolo il futuro di una filiera strategica per il nostro Paese,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e se non ritenga opportuno, sentite le diverse realtà italiane rappresentative del settore, intraprendere tutte le iniziative atte a scongiurare in maniera definitiva quello che sarebbe un danno incalcolabile ad uno dei settori più espressivi dell'autentico made in Italy.
Interrogazione sulla tutela e la promozione del made in Italy agroalimentare
(3-02312) (03 marzo 2021)
Bergesio, Sbrana, Rufa, De Vecchis, Zuliani. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
la crisi del canale Ho.Re.Ca. per effetto del protrarsi dell'emergenza da COVID-19 ha avuto ripercussioni importanti sull'agroalimentare italiano, mettendo a rischio la tenuta del "made in Italy";
interi settori del comprato agricolo sono stati completamente travolti dalla crisi, che ha comportato un crollo di valore per il comparto di circa 11,5 miliardi di euro nel 2020, colpendo in primo luogo le eccellenze alimentari italiane;
scenari incoraggianti arrivano dal mercato delle esportazioni, la cui crescita potrebbe risultare determinante nel trainare il comparto agroalimentare verso una nuova fase di ripresa; è notizia il record storico di crescita nel 2020 dell'alimentare italiano in Cina, che ha superato il mezzo miliardo di euro, con un balzo del 20,5 per cento in più;
con l'entrata in vigore dell'accordo tra UE e Cina per la mutua protezione di 200 prodotti a denominazione di origine, 26 dei quali italiani, risulta tuttavia tutelato soltanto il 3 per cento dei prodotti italiani ad indicazione di origine, una minima percentuale per un Paese che è leader in Europa delle denominazioni di origine;
è importante lavorare per rafforzare la presenza dei prodotti italiani all'estero evitando tuttavia che gli accordi commerciali raggiunti dalla UE con Paesi terzi possano lasciare a questi ultimi possibilità di utilizzo di prodotti con nomi e indicazioni geografiche che, pur richiamando il nostro Paese, non hanno nulla a che vedere con le tradizioni alimentari dei nostri territori;
le esportazioni agroalimentari made in Italy nel 2018 hanno raggiunto il valore di 41,8 miliardi di euro con un tasso di crescita dell'1,8 per cento e nel 2019 hanno registrato un aumento del 4 per cento; oggi più di due prodotti di tipo italiano su tre sono falsi;
il fenomeno dell'Italian sounding rappresenta una grave minaccia al made in Italy agroalimentare e va prontamente contrastato; il mercato del falso vale oggi più del doppio del fatturato regolare, determinando una grave perdita di ricchezza per i nostri territori, anche in termini occupazionali;
è necessario ripensare ad un nuovo protagonismo dell'Italia in Europa per la difesa del made in Italy, tutelando le eccellenze alimentari italiane dai continui tentativi di sopraffazione; si accoglie con favore l'impegno del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali a contrastare la diffusione di sistemi di etichettatura fuorvianti per i consumatori, come il "Nutri-score" o l'etichettatura "a semaforo". È ora necessario ribadire tale impegno in tutte le sedi opportune;
l'equilibrio nutrizionale non si raggiunge con l'impiego di algoritmi, ma con il consumo appropriato dei diversi cibi durante la giornata alimentare, secondo quanto indicato nel modello della dieta mediterranea, che al momento è l'unico ad avere dimostrato una reale capacità di prevenire le malattie cronico-degenerative, attraverso il consumo giornaliero in proporzione equilibrata degli alimenti,
si chiede di sapere quali immediate misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per evitare l'utilizzo di sistemi di etichettatura a semaforo, come il Nutri-score e il "traffic light" fuorvianti per i consumatori, e al fine di tutelare il patrimonio alimentare italiano che rende l'Italia un'eccellenza nel mondo.
Interrogazione sui lavori di restauro del teatro antico di Velia in Campania
(3-02316) (03 marzo 2021)
Corrado. - Al Ministro della cultura -
Si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fornire spiegazioni circa i "lavori recupero e integrazione delle sedute del teatro di Velia": un intervento di restauro attualmente in corso nel teatro ellenistico-romano sito nel parco archeologico di Velia, associato a quello di Paestum, sviluppatosi sui precedenti lavori effettuati negli anni '90, che ha sempre suscitato molte perplessità sia per il carattere fortemente invasivo (anche perché in assenza, pare, della preventiva autorizzazione della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio territoriale), che per le anomalie dell'iter amministrativo sotteso alla scelta del progettista, del responsabile unico del procedimento e del direttore dei lavori, nonché per l'attivazione di una discutibile somma urgenza con il conseguente affidamento diretto ad una ditta nata a maggio 2019 e priva dunque dell'esperienza e affidabilità indispensabili nel delicato settore del restauro di beni culturali.
Interrogazione sulla riapertura in sicurezza dei luoghi della cultura e dello spettacolo
(3-02314) (03 marzo 2021)
Bernini, Malan, Cangini, Alderisi, Giro. - Al Ministro della cultura -
Premesso che:
il settore della cultura, in senso lato, ha sofferto moltissimo in questo anno a causa delle chiusure da pandemia;
in particolare, i settori che esprimono il meglio del talento italiano culturale e artistico, il cinema, il teatro, il balletto, l'opera, i concerti, lo spettacolo dal vivo e quello viaggiante (959.000 lavoratori, che hanno prodotto un valore aggiunto di 60 miliardi di euro nel 2019, l'anno precedente alla pandemia), ma anche i luoghi della cultura, i musei e le mostre d'arte hanno vissuto restrizioni che, oltre a minarne i ricavi, ne hanno impedito persino la mera copertura dei costi vivi;
a seguito dell'emergenza sanitaria, il settore dei beni e delle attività culturali e quello dello spettacolo hanno visto interventi legislativi ad hoc, per porre solo un rimedio parziale al clamoroso calo di risorse proprie, con costi non compensati nemmeno dalle poche aperture al pubblico in periodi o orari limitati;
tra questi interventi si possono ricordare l'incremento delle risorse sul FUS, l'art bonus, il credito d'imposta alla promozione della musica, il sostegno a festival, cori, bande, il contrasto al secondary ticketing ed altri, ma certamente si tratta di poche centinaia di milioni di euro iniettati per sostenere settori che, in tempi normali, generano miliardi di euro e danno lavoro a centinaia di migliaia di persone,
è parso a molti che talune restrizioni, ad esempio nei cinema e nei teatri, ma anche nei musei e nelle mostre d'arte, siano eccessive ed ingiustificate a fronte dei flussi di fruitori che, nella normalità, sono certamente inferiori a quelli che registrano i pendolari nei loro tragitti quotidiani o coloro che frequentano i luoghi della cosiddetta movida,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, nel rispetto dei rigidi protocolli sanitari e di distanziamento a salvaguardia della salute pubblica, non intenda fare in modo che i luoghi della cultura meno esposti ai possibili assembramenti possano essere raggiunti da un maggior numero di visitatori, così come i luoghi dello spettacolo possano riaprire con un pubblico adeguato a garantire la sicurezza;
se non voglia prendere atto del fatto che, anche prevedendo un maggiore flusso di sostegni o di indennizzi, che certamente si ritengono necessari, ai lavoratori e alle strutture dove si crea e si fruisce la cultura, non si riuscirebbero a coprire tutti i danni economici provocati dalle chiusure, e che quindi la soluzione non può che essere una riapertura graduale e ragionata;
se non ritenga inoltre fondamentale consentire ai cittadini colpiti, anche psicologicamente, da un anno di chiusure più o meno severe, di tornare a fruire delle forme di cultura e dello spettacolo che più desiderano.
Interrogazione sulla necessità di un riordino complessivo del settore dello spettacolo
(3-02313) (03 marzo 2021)
Montevecchi. - Al Ministro della cultura -
Premesso che:
si apprezzano gli sforzi di sostegno economico messi in campo per far fronte all'emergenza imposta dall'epidemia da COVID-19 e dalla conseguente battuta di arresto delle attività culturali. In particolare, le misure messe in campo per il settore della danza e quelle più recenti per la musica dal vivo;
nel comparto della cultura, in particolare in quello dello spettacolo dal vivo, la pandemia da COVID-19 ha fatto emergere con drammaticità le lacune esistenti a livello normativo, tra le altre in materia di welfare;
l'ampia varietà di professionalità nel mondo dello spettacolo dal vivo, la precarietà, l'intermittenza intrinseca di alcune figure professionali, la forte presenza di contratti atipici e sostanzialmente l'assenza di un impianto normativo previdenziale e assistenziale ad hoc rendono questi lavoratori particolarmente fragili, anche al cospetto di shock esterni;
la 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato ha approvato il 15 gennaio 2020, nell'ambito di un affare assegnato promosso dall'interrogante, una risoluzione riguardante i criteri di riparto del FUS. Il Ministero non ha ancora provveduto a rivedere complessivamente i meccanismi di riparto del fondo in coerenza con tale atto di indirizzo. In questo contesto, ai finanziamenti FUS si sono aggiunti quelli extra FUS e quelli di altro tipo, il che nell'insieme non dà luogo ad un sistema coordinato, trasparente e completamente efficace;
un altro importante lavoro parlamentare in fase conclusiva è quello dell'indagine conoscitiva su lavoro e previdenza nel settore dello spettacolo presso la Camera dei deputati a cura dell'on. Alessandra Carbonaro;
in questo quadro si evidenzia la mancata emanazione di taluni decreti attuativi di cui alla legge n. 175 del 2017, "codice dello spettacolo", e il mancato avvio dell'emanazione del disegno di legge collegato alla manovra di bilancio per il 2020 recante disposizioni in materia di spettacolo, industrie culturali e creative e turismo;
considerato che:
è quindi essenziale colmare le lacune normative che nei decenni si sono stratificate, non solo attraverso il sostegno economico emergenziale teso ad accompagnare il settore fuori dalla crisi, ma anche attraverso un'azione che abbia un respiro oltre l'emergenza e ponga le basi per una virtuosa e solida ripartenza;
tale nuovo impianto normativo deve essere basato sul riconoscimento di un sistema che ponga al centro il benessere dei lavoratori, garantisca adeguate forme contrattuali, una retribuzione equa e sicurezza sui luoghi di lavoro, nonché adeguate forme di previdenza e assistenza sociale;
alla Camera dei deputati è stato presentato il disegno di legge "Disposizioni per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo" a firma delle onorevoli Gribaudo e Carbonaro, di cui sarebbe opportuno un inizio tempestivo dell'esame, magari abbinandovi testi successivi al fine di evitare un procedere caotico dei lavori ed una frammentazione normativa a detrimento della redazione di un impianto normativo coerente, organico e dunque efficace;
i finanziamenti erogati tramite FUS, extra FUS e altri bandi non hanno in alcuni casi ristorato tutte le categorie che ne avevano bisogno, si veda per esempio il caso del settore della discografia emergente e indipendente, mentre in altri casi hanno alimentato diseguaglianze, come nel caso dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche che, secondo l'opinione dell'interrogante, sono stati assoggettati a misure di fondo integrativo salariale, per esempio, a fronte di una dubbia necessità di essere raggiunti da queste iniziative,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del quadro esposto e quali iniziative intenda intraprendere, tra quelle di sua competenza, per raggiungere gli obiettivi enunciati nella presente interrogazione, tra cui quello di dotare il settore dello spettacolo dal vivo di un sistema di welfare e di un'organizzazione adeguati .
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori:Accoto, Airola, Alderisi, Auddino, Bagnai, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Briziarelli, Bruzzone, Campagna, Carbone, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, De Poli, Di Marzio, Doria, Faggi, Fazzone, Floridia, Floris, Fregolent, Galliani, Iori, Lunesu, Magorno, Malpezzi, Merlo, Messina Assunta Carmela, Mirabelli, Moles, Montani, Monti, Napolitano, Nisini, Nocerino, Parente, Piarulli, Pichetto Fratin, Pillon, Pucciarelli, Quarto, Ronzulli, Rossi, Sbrollini, Schifani, Sciascia, Segre, Sileri e Sudano.
Sono considerati in missione i senatori: Petrocelli e Urso, per attività della 3ª Commissione permanente; Pinotti, per attività della 4ª Commissione permanente; Matrisciano e Romano, per attività dell'11ª Commissione permanente.
Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Casini, Castiello, Giannuzzi, Quagliariello e Romani.
Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione i senatori: Petrocelli e Urso, per attività della 3ª Commissione permanente; Matrisciano e Romano, per attività dell'11ª Commissione permanente.
Alla ripresa pomeridiana della seduta sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Casini, Castiello, Giannuzzi, Quagliariello e Romani.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Nastri Gaetano
Istituzione di un fondo per la promozione dell'idrogeno (2116)
(presentato in data 04/03/2021);
senatori Collina Stefano, Briziarelli Luca, Lanzi Gabriele, Modena Fiammetta, Grimani Leonardo, Parrini Dario, Ruotolo Sandro, Laniece Albert, Causin Andrea, Tiraboschi Maria Virginia, Giacobbe Francesco
Misure per la tutela e lo sviluppo dell'artigianato nella sua espressione territoriale, artistica e tradizionale (2117)
(presentato in data 04/03/2021);
senatori Stefano Dario, Taricco Mino, Biti Caterina
Ordinamento della professione di enologo e della professione di enotecnico (2118)
(presentato in data 04/03/2021).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Lomuti Arnaldo, Sen. Urraro Francesco
Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e al decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, per la prevenzione della corruzione (809)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 04/03/2021);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Ferro Massimo ed altri
Nuove norme sull'innovazione di servizi e prodotti nei settori finanziario, creditizio e assicurativo mediante attività di tecno-finanza (2051)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 04/03/2021);
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
Sen. Ferrara Gianluca ed altri
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro del traghetto Moby Prince (2056)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 04/03/2021);
11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Sen. Modena Fiammetta ed altri
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'attuazione del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, in materia di reddito di cittadinanza (2055)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 04/03/2021);
Commissioni 10ª e 13ª riunite
Sen. Nastri Gaetano
Disposizioni per favorire la ricerca e lo sviluppo nel settore ambientale (1742)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 04/03/2021).
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Pinotti Roberta
Norme per la promozione dell'equilibrio di genere negli organi costituzionali, nelle autorità indipendenti, negli organi delle società controllate da società a controllo pubblico e nei comitati di consulenza del Governo (1785)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 04/03/2021).
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera in data 1 marzo 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2014, per "Consolidamento e restauro delle coperture e del campanile della Basilica di Santa Maria Novella (FI)".
Il predetto documento è trasmesso, per opportuna conoscenza, alla 1a e alla 5a Commissione permanente, competenti per materia.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 3 marzo 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le procedure di informazione, attivate presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, in ordine:
alla notifica 2021/0119/I relativa al progetto recante "Criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, ai sensi dell'articolo 46, comma 3, lettera a), punto 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81" (Atto n. 732);
alla notifica 2021/0121/I relativa al progetto recante "Criteri per la gestione dei luoghi di lavoro in esercizio ed in emergenza e caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione antincendio, ai sensi dell'articolo 46, comma 3, lettera a), punto 4, e lettera b), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81" (Atto n. 733);
alla notifica 2021/0122/I relativa al progetto recante "Criteri generali di progettazione, realizzazione ed esercizio della sicurezza antincendio per luoghi di lavoro, ai sensi dell'articolo 46, comma 3, lettera a), punti 1 e 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81" (Atto n. 734).
Le predette documentazioni sono deferite alla 10a, alla 11a e alla 14a Commissione permanente.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 26 febbraio 2021, ha inviato l'estratto della seguente documentazione concernente l'esercizio di poteri speciali, ai sensi del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56:
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 febbraio 2021, con prescrizioni, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica delle società Tencent Cloud B.V., Square Inc. e Satispay S.p.a. - Acquisizione da parte di Tencent Cloud B.V. e Square Inc. di partecipazioni di minoranza nel capitale sociale di Satispay S.p.a.. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 737).
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 3 marzo 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 marzo 2021 recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35 e recante "Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19", del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante "Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19", e del decreto-legge 23 febbraio 2021, n. 15, recante "Ulteriori disposizioni urgenti in materia di spostamenti sul territorio nazionale per il contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19"», pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 marzo 2021 (Atto n. 738).
Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento
In data 12 febbraio e 3 marzo 2021, sono state inviate, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2020 dai seguenti Garanti del contribuente:
della Valle d'Aosta (Atto n. 735);
della Sardegna (Atto n. 736).
I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente.
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento
La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 28 dell'11 gennaio 2021, depositata il successivo 3 marzo, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 68, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 (Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato), nella parte in cui, per il caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti, non esclude dal computo dei consentiti diciotto mesi di assenza per malattia i giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital e quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 7a, alla 11a e alla 12a Commissione permanente (Doc. VII, n. 98).
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento
La Commissione europea ha trasmesso, in data 3 marzo 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2019/816 che istituisce un sistema centralizzato per individuare gli Stati membri in possesso di informazioni sulle condanne pronunciate a carico di cittadini di paesi terzi e apolidi (ECRIS-TCN) e integrare il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali e del regolamento (UE) 2019/818 che istituisce un quadro per l'interoperabilità tra i sistemi di informazione dell'UE nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria, asilo e migrazione, e che modifica i regolamenti (UE) 2018/1726, (UE) 2018/1862 e (UE) 2019/816, allo scopo di introdurre accertamenti nei confronti dei cittadini di paesi terzi alle frontiere esterne (COM(2021) 96 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 28 aprile 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 1a, 3a e 14a.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Le senatrici Pavanelli e Montevecchi hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02318 della senatrice Bottici ed altri.
I senatori Abate, Angrisani, Corrado, Giarrusso, Lannutti, Lezzi e Ortis hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04992 della senatrice Granato.
Mozioni
BOTTICI, PESCO, FENU, TURCO, LEONE, DI PIAZZA, PISANI Giuseppe, DONNO, GALLICCHIO, PRESUTTO, CASTELLONE, LANZI, PAVANELLI, VANIN, RICCIARDI, ROMAGNOLI, GAUDIANO, MATRISCIANO, L'ABBATE, DELL'OLIO, MANTOVANI, PELLEGRINI Marco, LUPO, TRENTACOSTE, PIRRO, TONINELLI, ROMANO, CIOFFI, MARINELLO, SANTILLO, CROATTI - Il Senato,
premesso che:
nel 2013 gli esponenti degli organi di amministrazione e controllo di Banca Popolare di Bari hanno formalizzato l'interesse all'acquisizione di Banca Tercas, negoziando e ottenendo dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) il contributo ritenuto necessario per l'acquisizione. Quest'ultimo, inizialmente stimato in 280 milioni di euro, venne successivamente portato a 330 milioni di euro in esito ad una specifica due diligence e ad una contrattazione tra la Banca Popolare di Bari e il FITD. L'intervento, nello specifico, prevedeva: un contributo di 265 milioni di euro a copertura del deficit patrimoniale di Banca Tercas; una garanzia di 35 milioni di euro a copertura del rischio di credito associato a determinate esposizioni della stessa; una garanzia di 30 milioni di euro a copertura dei costi derivanti dal trattamento fiscale della prima misura. Banca d'Italia autorizza l'intervento il 7 luglio 2014;
la Commissione europea, nel 2015, ha chiesto alle Autorità nazionali informazioni in merito al suddetto intervento del FITD, aprendo la procedura per presunti aiuti di Stato per il sostegno finanziario verso Banca Tercas. Nello stesso anno, il FITD, in linea con quanto intrapreso per il "caso Tercas", delibera un intervento, di circa 2 miliardi di euro, per il salvataggio di Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti (cosiddetto "quattro banche"). Il confronto tra la Commissione europea e le Autorità italiane viene esteso anche a questo secondo intervento. L'intervento preventivo del FITD aveva l'obiettivo di evitare l'ipotesi estrema del mancato rimborso dei depositi garantiti pari, per la seconda ipotesi di salvataggio, a 12,5 miliardi di euro;
nell'agosto del 2015, la Direzione generale per la concorrenza della Commissione europea (DG-COMP) notifica alle Autorità di vigilanza italiane il divieto di procedere ad una ricapitalizzazione delle "quattro banche" in assenza di una decisione della Commissione europea sull'intervento del FITD per Banca Tercas. A seguito delle ulteriori formalità assunte dal FITD nella definizione degli interventi descritti, la Commissione europea:
il 19 novembre dello stesso anno informa il Ministero dell'economia e delle finanze la potenziale configurazione dell'utilizzo del FITD come "aiuti di Stato" e la necessità di applicare la normativa della direttiva BRRD (Bank recovery and resolution directive);
il 22 novembre notifica alle Autorità nazionali il parere negativo preventivo all'intervento del FITD per Banca Tercas, pregiudicando, così, l'utilizzo delle risorse del FITD anche per le "quattro banche" e condizionando la gestione delle ulteriori crisi del Monte Paschi di Siena, di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza;
il 23 dicembre rende ufficiale la propria decisione, qualificando le misure del FITD, autorizzate dalla Banca d'Italia, come aiuti incompatibili e illegittimi concessi dalla Repubblica italiana a Banca Tercas e disponendo che detti aiuti fossero, quindi, recuperati;
le Autorità italiane, il 21 novembre 2015, in linea con le previsioni del decreto legislativo n. 180 del 2015, relativo all'istituzione del quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento, avviano le procedure di risoluzione delle "quattro banche" e dispongono l'applicazione delle misure di burden sharing per gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati delle stesse banche. L'operazione di scissione delle "nuove banche" è stata disposta e disciplinata con il decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, poi confluito nella legge 28 dicembre 2015, n. 208;
considerato che:
le Autorità italiane ed il FITD, in merito alla decisione della Commissione europea sul caso della Banca Tercas, presentano un ricorso sostenendo che l'intervento del FITD, e l'utilizzo delle relative risorse, sia da intendersi di carattere "privatistico" e, pertanto, non rientrante nel perimetro degli aiuti di Stato. Il Tribunale dell'Unione europea, il 19 marzo 2019, annulla la decisione della Commissione europea, qualificando l'intervento del FITD come legittimo e compatibile con la normativa europea. La Commissione europea presenta un ricorso impugnando la decisione del Tribunale. La Corte di Giustizia dell'Unione europea, il 2 marzo 2021, respinge il ricorso della Commissione europea confermando le tesi del FITD, di Banca d'Italia e di Banca Popolare di Bari;
le decisioni della Commissione europea hanno comportato ingenti danni economici a carico sia dello Stato Italiano che dei risparmiatori delle banche sottoposte alle procedure di risoluzione e liquidazione. È opportuno, altresì, non tralasciare l'immagine negativa subita dal sistema bancario italiano, con tutte le conseguenti difficoltà nelle operazioni di finanziamento e di collocamento delle passività, sia tra gli operatori di mercato che tra la clientela retail;
ritenuto che:
ai sensi e per gli effetti dell'articolo 266 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, da una sentenza di annullamento deriva l'obbligo per l'Istituzione che ha adottato l'atto, di disporre un "ripristino adeguato della situazione del ricorrente" o di evitare comunque un atto identico;
come da giurisprudenza consolidata, può essere sollevata una questione di responsabilità extracontrattuale dell'Unione, se sono soddisfatte le tre seguenti condizioni cumulative: 1) illeceità del comportamento contestato all'istituzione interessata; 2) effettività del danno; 3) sussistenza di un nesso di causalità tra detto comportamento e danno lamentato. Nel caso in esame appaiono soddisfatte tutte le citate condizioni,
impegna il Governo ad attivarsi presso le competenti sedi, nazionali ed europee, al fine di richiedere il totale risarcimento dei danni, sia diretti che indiretti, relativi alla gestione delle crisi bancarie dal 2015 ad oggi ed alle conseguenze causate nella riparametrazione del rischio Paese e tutti i maggiori costi sostenuti dallo Stato italiano nel collocamento del debito sovrano.
(1-00327)
Interrogazioni
RUSSO, ANASTASI, ANGRISANI, CROATTI, DE LUCIA, GAUDIANO, GRANATO, MAUTONE, PIARULLI, PRESUTTO, ROMANO, TRENTACOSTE - Ai Ministri della salute, dell'istruzione e dell'università e della ricerca. - Premesso che:
a seguito dell'emergenza epidemiologica Sars-CoV-2 il personale scolastico e universitario è stato considerato fra le categorie maggiormente esposte al contagio;
per tale ragione le categorie menzionate sono state inserite prioritariamente nei piani vaccinali di tutte le Regioni;
tuttavia, nell'ambito dei piani vaccinali regionali si sono registrate delle criticità per quanto riguarda il personale scolastico e universitario in servizio presso una Regione diversa da quella di residenza o di assistenza sanitaria;
se, infatti, alcune Regioni hanno provveduto alla vaccinazione di tutti i lavoratori che prestano servizio presso le istituzioni scolastiche e universitarie della Regione, altre hanno ritenuto che la vaccinazione potesse essere effettuata solamente nei confronti del personale residente o assistito nel territorio regionale;
da ultimo, nel corso della seduta del 20 febbraio 2021, la Conferenza delle regioni, nel documento 21/24/CR2/COV19 «Proposte delle Regioni e delle Province autonome per i prossimi provvedimenti del Governo, inerenti le misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19» ha affrontato il tema degli insegnanti pendolari ritenendo «necessario che ogni Regione sia messa nelle condizioni di poter garantire la vaccinazione ai propri insegnanti residenti ed assistiti, indipendentemente dalla Regione in cui prestano servizio»;
considerato che:
per i suddetti lavoratori potrebbe risultare logisticamente difficoltoso ed economicamente proibitivo raggiungere la propria Regione di residenza o di assistenza sanitaria con pochi giorni di preavviso;
inoltre, gli spostamenti dei docenti, motivati dall'inoculazione delle due dosi del vaccino, comporterebbero, inevitabilmente, la perdita di giorni di lezione per gli studenti;
immediatamente dopo la vaccinazione, i predetti lavoratori dovrebbero mettersi in viaggio per raggiungere il luogo di lavoro, dovendo così affrontare sui mezzi di trasporto gli eventuali effetti collaterali del vaccino;
il grande numero di docenti e personale scolastico, che presta servizio fuori dalla Regione di residenza o assistenza, potrebbe comportare fenomeni di mobilità, che mal si conciliano con le misure di contrasto all'emergenza epidemiologica Sars-CoV-19;
fra l'altro, molti docenti non sono riusciti ad effettuare la prenotazione nemmeno nella Regione di residenza, in quanto nella stessa non risultano registrati come personale scolastico o universitario e, quindi, il loro nominativo non risulta all'interno delle categorie aventi priorità,
si chiede di sapere quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare, al fine di garantire al personale scolastico e universitario in servizio presso una Regione diversa da quella di residenza o di assistenza sanitaria, di essere vaccinati senza necessità di recarsi presso la propria Regione di residenza o di assistenza.
(3-02323)
BINETTI, MALLEGNI, SACCONE, GALLIANI, SERAFINI, GIAMMANCO, MASINI, PEROSINO, DE SIANO, FLORIS, BARBONI, PAPATHEU, RIZZOTTI, GALLONE, TOFFANIN, STABILE, CESARO, CANGINI, LUNESU, DORIA, VONO, VALENTE, DRAGO, ABATE, PIARULLI, DE BERTOLDI, STEGER, PARENTE, IORI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 (PNPV), approvato in Conferenza Stato-Regioni il 19 gennaio 2017 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 febbraio 2017, costituisce il documento di riferimento in cui si riconosce, come priorità di sanità pubblica, la riduzione o l'eliminazione del carico delle malattie infettive prevenibili da vaccino, attraverso l'individuazione di strategie efficaci e omogenee da implementare sull'intero territorio nazionale;
il Ministro della salute Roberto Speranza ha presentato il 2 dicembre 2020 al Parlamento le linee guida del Piano strategico per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 (decreto 2 gennaio 2021), elaborato da Ministero della salute, commissario straordinario per l'emergenza, Istituto Superiore di Sanità, AGENAS e AIFA;
come previsto dal Piano stesso, l'8 febbraio 2021, il Ministero della salute, in collaborazione con la struttura del commissario straordinario per l'emergenza COVID, AIFA, ISS e AGENAS, ha elaborato e pubblicato il documento che aggiorna le categorie e l'ordine di priorità per la seconda fase della campagna vaccinale contro il COVID-19 in base all'evoluzione delle conoscenze e alle informazioni sui vaccini disponibili;
sono state inserite nuove categorie nell'ordine di priorità dal titolo "Le priorità per l'attuazione della seconda fase del Piano nazionale vaccini Covid-19". Sulla base delle analisi condotte dagli studi scientifici a disposizione, i parametri presi in considerazione sono stati l'età e la presenza di condizioni patologiche, che rappresentano le variabili principali di correlazione con la mortalità per COVID-19;
sulla base dei criteri indicati, è stato quindi definito un nuovo ordine di priorità per la fase che si sta attualmente attraversando: Categoria 1: persone estremamente vulnerabili, con un rischio particolarmente elevato di sviluppare forme gravi o letali di COVID-19, indipendentemente dall'età; Categoria 2: persone di età compresa tra 75 e 79 anni; Categoria 3: persone di età compresa tra i 70 e i 74 anni; Categoria 4: persone con aumentato rischio clinico se infettate da SARS-CoV-2 a partire dai 16 anni di età fino ai 69 anni di età; Categoria 5: persone di età compresa tra i 55 e i 69 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico; Categoria 6: persone di età compresa tra i 18 e 54 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico;
tra le fasce prioritarie nella fase 2 di vaccinazioni anti-COVID, l'aggiornamento del Piano vaccinale prevede gli over 70 (categorie 2 e 3), sulla base del criterio anagrafico, in quanto questa variabile assume un ruolo preponderante nella valutazione dei fattori di rischio di mortalità associata a Covid-19"; nella priorità di somministrazione vanno considerate anche categorie come il personale scolastico e universitario, docente e non docente, le Forze armate e di Polizia; alcuni setting a rischio quali penitenziari e luoghi di comunità e il personale di altri servizi essenziali e a seguire il resto della popolazione;
tra i punti fondamentali del piano ci sono: vaccinazione gratuita e garantita a tutti; identificazione delle categorie da vaccinare con priorità nella fase iniziale: operatori sanitari e sociosanitari, residenti e personale delle RSA per anziani; criteri per logistica, approvvigionamento, stoccaggio e trasporto; governance del piano di vaccinazione; sistema informativo per gestire in modo efficace, integrato, sicuro e trasparente la campagna di vaccinazione; farmacosorveglianza e sorveglianza immunologica per assicurare il massimo livello di sicurezza nel corso di tutta la campagna di vaccinazione e la risposta immunitaria al vaccino;
in Senato attualmente ci sono almeno 15 senatori, che sono stati colpiti dal virus COVID-19, e nelle proiezioni che gli epidemiologi esperti fanno di questo indice, è realisticamente possibile supporre che entro la fine del mese potrebbero essere colpite almeno alte 50 persone, rendendo di fatto problematico lo svolgimento delle attività parlamentari; situazione altamente probabile se si tiene conto delle altre condizioni di rischio segnalate nel Piano delle priorità: l'età media dei senatori, alcuni dei quali con patologie pregresse, e le condizioni di stress e di rischio che i viaggi settimanali comportano per loro, oltre alla molteplicità delle relazioni che, sia pure con la massima prudenza, sono tenuti a mantenere in virtù del loro ruolo,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga ormai utile, necessario e improcrastinabile procedere alla vaccinazione urgente dei senatori, considerando sia la loro età media che il ruolo che svolgono, non meno a rischio di quello dei docenti e delle forze armate, categorie considerate prioritarie nel nuovo Piano urgente per le vaccinazioni.
(3-02324)
MALAN - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
la A4 Brescia-Verona-Vicenza-Padova è l'autostrada più redditizia d'Italia al di fuori della rete di Autostrade per l'Italia S.p.A., con oltre 423 milioni di euro di ricavi nel 2018, di cui 203 di margine operativo lordo, con un risultato operativo di oltre 128 milioni, frutto anche di un aumento delle tariffe, tra il 2007 e il 2018, del 34,4 per cento, più del doppio dell'inflazione;
il lontano 12 luglio 1956 tale via di comunicazione fu affidata in concessione alla società Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova, ora conosciuta come "A4 S.p.A.";
nonostante l'articolo 3, comma 2, della legge 21 maggio 1955, n. 463, tuttora in vigore, ponga un limite massimo di 30 anni alla durata delle concessioni, con lo strumento degli atti aggiuntivi, giustificati dall'inserimento di nuovi lavori, la scadenza della concessione è stata varie volte prorogata fino a quando la convenzione del 9 luglio 2007 tra ANAS e società Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova l'ha ulteriormente prorogata al 31 dicembre 2026, "in funzione della realizzazione della Valdastico Nord" (articolo 4, comma 1), il cui completo progetto definitivo doveva essere approvato entro il 30 giugno 2013 (comma 2); ciò avveniva dopo che l'Unione europea aveva bocciato un precedente tentativo di proroga, in quanto non collegato ad alcuna nuova opera da realizzare;
con deliberazione n. 21 del 18 marzo 2013, il CIPE approvò, in linea tecnica, il solo progetto preliminare del solo 1° lotto Piovene Rocchette-Valle dell'Astico, a esclusione di vari tratti, oggetto di prescrizione localizzativa da parte del Ministro dell'ambiente; alla scadenza del 30 giugno 2013 non esisteva alcun progetto completo, né definitivo della Valdastico Nord; il fatto che nulla abbia fatto il Ministero delle infrastrutture in merito a tale inadempienza, ha fatto supporre che prima di tale data un suo atto abbia graziosamente prorogato tale scadenza, ma, nonostante i vari tentativi dell'interrogante di conoscerne gli estremi attraverso interrogazioni, accesso agli atti e accesso civico, non è mai stato possibile sapere se, da chi e come tale atto sia stato redatto;
il 21 gennaio 2019, il Consiglio di Stato, definitivamente pronunciandosi sull'appello presentato l'anno precedente dal Comune di Besenello, con sentenza 499/19 annullava la menzionata deliberazione del CIPE, condannando la società Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova S.p.A. al pagamento delle spese;
incredibilmente, il 6 aprile 2020, la Direzione generale per la vigilanza sulla concessioni autostradali del Ministero, in persona del direttore Felice Morisco, in virtù dei poteri conferitigli con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 aprile 2019, stipulava con la società autostradale un atto aggiuntivo alla Convenzione unica del 9 luglio 2007, in cui si conferma al 31 dicembre 2026 la durata della concessione, ritenendo assolta la condizione di cui all'articolo 4, comma 2 della Convenzione del 2007, che richiedeva il progetto definitivo dell'intera autostrada Valdastico Nord, "in funzione dell'approvazione del 1° Lotto funzionale" della medesima, "con delibera CIPE n. 21/2013";
in data 13 ottobre 2020, la Corte di cassazione dichiarava inammissibile il ricorso presentato dalla citata società Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova S.p.A. avverso la sentenza del Consiglio di Stato;
la Corte dei conti ha peraltro citato in giudizio i vertici dell'ANAS per un danno erariale di 178 milioni, per il fatto di aver autorizzato la proroga della concessione sulla base di una idea più che di un progetto fattibile, stante la contrarietà della provincia di Trento, il cui assenso era ed è indispensabile alla realizzazione della Valdastico Nord, come anche riconosciuto dalla Commissione europea,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere a salvaguardia dell'interesse pubblico, in presenza della conferma della scadenza al 2026 della citata concessione sulla base dell'approvazione di un progetto parziale e preliminare, quando invece era richiesto il progetto definitivo completo, approvazione che è stata definitivamente annullata dal Consiglio di Stato;
se e quali provvedimenti intenda prendere rispetto al dottor Felice Morisco;
perché non siano state almeno modificate le condizioni economiche della convenzione, atteso che esse si basavano sulla realizzazione dell'autostrada Valdastico Nord, e non certo sulla presentazione di un parziale progetto preliminare;
quali provvedimenti intenda prendere per compensare gli utenti, che dal 2007 pagano per la realizzazione della nuova tratta, che non verrà mai realizzata;
per quale motivo il Parlamento, che fu chiamato ad esprimersi sulla convenzione del 2007, sia stato tenuto all'oscuro di questa sostanziale modifica, basata su una deliberazione annullata, delle condizioni in essa contenute.
(3-02325)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PAROLI, BERNINI, PEROSINO, MALLEGNI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
nella Gazzetta Ufficiale n. 35 dell'11 febbraio 2021 è stato pubblicato l'annuncio per l'avvio della raccolta firme per un referendum per abrogare la legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio";
tale iniziativa nasce, probabilmente, con un unico fine, ovvero l'abolizione della caccia, intervenendo però con superficialità, cancellando tutta la normativa a tutela degli animali selvatici;
la presenza della legge quadro n. 157 del 1992 garantisce una certa uniformità territoriale, anche in materia venatoria. Se decadesse, nulla vieterebbe alle regioni di legiferare autonomamente, allargando probabilmente il numero delle specie ed il periodo temporale. Una situazione insostenibile, che peraltro esporrebbe l'Italia a dure sanzioni da parte dell'UE, in quanto verrebbe cancellata una legge di recepimento delle direttive comunitarie; inoltre è prevedibile un incremento esponenziale del contenzioso per conflitti di competenza istituzionale;
si tratta di una legge trentennale, che senza dubbio necessiterebbe di un aggiornamento legislativo in grado di renderla aderente alla realtà attuale, ma non della sua cancellazione;
in Italia attorno al settore della caccia si contano circa 43.000 occupati, con l'indotto si arriva a 94.000 lavoratori, per un impatto sull'economia di 7,9 miliardi di euro;
la vera priorità nazionale in questo momento di pandemia e conseguente crisi economica non è l'abolizione della caccia, come chiedono alcune associazioni che hanno depositato il quesito referendario, che causerebbe molte ricadute economiche negative nel settore legato all'attività venatoria;
occorre anche individuare, nell'ambito dell'attività venatoria, un metodo di controllo, di contenimento e di equilibrio tra le specie animali in rapporto alle attività umane,
si chiede di sapere:
quale sia l'orientamento del Ministro in indirizzo sulla materia e se non intenda valutare la possibilità di apportare modifiche o aggiornamenti alla citata legge n. 157 del 92, per renderla aderente alla realtà attuale, salvaguardando al contempo un settore, quello della caccia, che, come detto in premessa, ha un impatto economico rilevante sull'economia del nostro Paese;
quale siano gli intendimenti del Ministro riguardo alla concezione della caccia quale attività ludica dell'uomo fin dalla preistoria e come attività di controllo del territorio a tutela della sicurezza e della incolumità delle persone.
(4-05009)
LA RUSSA - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
con decreto del Ministro della giustizia del 14 settembre 2020 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 72 del 15 settembre 2020) è stata indetta la sessione di esami di abilitazione all'esercizio della professione forense per l'anno 2020. A mezzo dell'articolo 3 del decreto sono state inoltre fissate le date del 15, 16 e 17 dicembre 2020, per lo svolgimento delle prove scritte, di cui all'art. 17-bis, commi 1 e 2, del Regio decreto del 22 gennaio 1934, n. 37, e successive modificazioni;
in considerazione dell'aggravamento della situazione sanitaria e della conseguente necessità di ridurre le occasioni di diffusione del COVID-19, in data 5 novembre 2020, Ministro pro tempore Alfonso Bonafede ha comunicato, tramite un post pubblicato sul proprio profilo "Facebook", il differimento delle prove scritte, riservando a successive comunicazioni l'indicazione delle nuove date dell'esame e anticipando di poter ragionevolmente prevedere un rinvio alla "primavera 2021";
con successivo decreto ministeriale datato 10 novembre 2020 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 10 novembre 2020) l'espletamento delle prove scritte nelle date di cui all'art. 3 del decreto del 14 settembre 2020 è stato differito a data da definirsi "nella Gazzetta Ufficiale IV Serie Speciale del 18 dicembre 2020";
successivamente, il decreto ministeriale 18 dicembre 2020 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4a Serie Speciale n. 98 del 18 dicembre 2020) ha individuato nelle giornate del 13, 14 e 15 aprile 2021 le nuove date per lo svolgimento delle suddette prove;
con decreto del 20 gennaio 2021, sono state nominate la commissione d'esame presso il Ministero della giustizia e le sottocommissioni presso ciascuna Corte di appello;
il 13 febbraio 2021, l'incarico di Guardasigilli è stato conferito a Marta Cartabia, che, nella successiva nota ufficiale datata 23 febbraio 2021, ha comunicato di essere al lavoro per definire "le modalità di svolgimento in sicurezza per le prove in programma nei giorni dal 13 al 15 aprile 2021",
considerato che:
secondo quanto si apprende dalle notizie di stampa, il Ministro avrebbe deciso di consultare preventivamente il Comitato tecnico scientifico, che tuttavia avrebbe dato parere negativo in ordine alla possibilità di effettuare le prove scritte nelle date stabilite; sicché sarebbe al vaglio del Ministero l'ipotesi di una prova orale sostitutiva;
l'intera situazione descritta ha generato e sta generando totale disorientamento per i circa 26.000 praticanti avvocati, che devono sostenere la sessione 2020 dell'esame di Stato, i quali necessitano urgentemente di risposte chiare e puntuali, anche al fine di potere organizzare per tempo e meglio orientare la propria preparazione in vista dell'esame;
simile esigenza riguarda altresì gli altrettanti avvocati e studi legali presso i quali tali praticanti collaborano, anche al fine di consentire un'adeguata organizzazione delle proprie strutture in vista di eventuali periodi di congedo prima dell'esame,
si chiede di sapere:
con la massima sollecitudine, quali siano le modalità di espletamento della sessione 2020 dell'esame di Stato da avvocato;
quali siano le tempistiche certe e con quali criteri di giudizio avverrà la selezione.
(4-05010)
AIMI, MALAN, GASPARRI, CANGINI, RIZZOTTI, BARBONI, PEROSINO, SICLARI, MALLEGNI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
con decreto del Ministero dell'interno del 20 luglio 2018, l'Amministrazione della pubblica sicurezza è stata autorizzata alla sperimentazione della pistola ad impulsi elettrici "Taser modello X2";
la sperimentazione del "Taser" è stata avviata per le forze di polizia di sei città italiane, quali Milano, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Catania e Brindisi;
l'ultimo passaggio nell'iter della sperimentazione, prima dell'autorizzazione alla dotazione, prevedeva lo svolgimento di prove balistiche, il cui esito è stato negativo, in base alla nota diffusa dall'Ufficio coordinamento e pianificazione delle forze di polizia, per il rilevamento di alcuni malfunzionamenti delle stesse armi, che sarebbero potute diventare pericolose, sia per i cittadini che per gli agenti, a causa della mancanza di precisione dei dardi;
con circolare del 21 luglio 2020 il Ministero ha comunicato la non aggiudicazione della fornitura delle pistole ad impulso elettrico della Axon Public Safety Germany, vincitrice del bando di gara indetto per la fornitura del modello TX2, ed il ritiro degli stessi dispositivi già in dotazione alle forze dell'ordine;
una serie di ricercatori, che hanno effettuato degli studi su questo tipo di armi, hanno dichiarato che le morti possono essere rare quando i Taser vengono utilizzati correttamente, ma in una situazione di emergenza è estremamente difficile accertare se la condotta di chi spara sia stata adeguata;
recentemente la Polizia americana ha iniziato la sperimentazione di una nuova arma non letale, la BolaWrap100, tipologia di pistola che spara un laccio di kevlar lungo oltre 2 metri ed in grado di intrappolare una persona ad una distanza di 3- 8 metri;
tale nuovo dispositivo viene considerato strumento efficace per tutte quelle situazioni in cui gli agenti vogliono bloccare in modo non violento una persona che non obbedisce agli ordini, soprattutto perché in pochi secondi consente agli agenti di neutralizzare l'individuo;
questo stesso dispositivo è stato presentato, oltre che negli Stati Uniti, anche in Australia e Nuova Zelanda;
il Bola Wrap potrebbe sostituire efficacemente il Taser, e consentire di immobilizzare le persone in modo meno violento;
chi opera nello svolgimento delle proprie funzioni non agisce nel proprio interesse, ma in quello dello Stato, perseguendo pertanto in quel momento finalità di interesse pubblico;
le dotazioni delle forze di polizia devono essere costantemente adeguate alle nuove tecnologie e con gli strumenti più idonei a garantire, sia l'efficacia e la sicurezza dell'intervento, che le dovute garanzie a chi opera per la sicurezza del Paese,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare il nuovo dispositivo Bola Wrap, arma inoffensiva, che consentirebbe, senza il contatto fisico con i violenti, di bloccarli, evitando che loro azioni possano produrre pregiudizio o danni alla sicurezza dei cittadini, garantendo quindi alle forze dell'ordine l'uso dello stesso dispositivo nel rispetto delle necessarie cautele per la salute e l'incolumità pubblica.
(4-05011)
PAVANELLI, DE LUCIA, RUSSO, SANTANGELO, TRENTACOSTE, COLTORTI, PRESUTTO, DONNO, MANTOVANI, ROMAGNOLI - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
il 3 marzo 2021 il procuratore capo della Repubblica di Terni, a seguito delle indagini svolte in coordinamento e collaborazione con il nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Terni, ha emesso una serie di provvedimenti giudiziari nei confronti della dirigenza aziendale pro tempore dell'impresa Treofan Italy S.r.l. per il reato di truffa aggravata in danno dello Stato, di cui all'art. 640, comma 2, punto n. 1) del codice penale, avendo indebitamente richiesto ed ottenuto dall'INPS l'erogazione di una somma pari a 15.453,05 euro a titolo di cassa integrazione con la causale "emergenza da Covid-19";
la Treofan Italy S.r.l. ha sede legale a Milano, codice ATECO 20.6 - Fabbricazione di fibre sintetiche e artificiali, mentre lo stabilimento produttivo interessato dall'inchiesta della Procura della Repubblica è situato a Terni;
la Treofan Italy S.r.l. è parte di una multinazionale di imprese, controllata dalla Treofan Germany GmbH, a sua volta facente parte del Gruppo O.P. Jindal, una conglomerata internazionale avente base mondiale in India;
la Procura della Repubblica di Terni ha inoltre formulato ulteriori gravi ipotesi di reato nei confronti della dirigenza della Treofan Italy S.r.l., giacché dalle indagini svolte emergerebbe un preordinato disegno volto a far apparire una falsa situazione di crisi aziendale, in quanto come dichiarato dal procuratore capo di Terni: «… la flessione della produzione era stata palesata all'Inps artificiosamente per celare una preordinata politica aziendale che nel tempo, progressivamente, ha visto dirottare gli ordinativi dalle linee di produzione ternane in favore di quelle delle sedi tedesche della società Treofan Germany Gmbh (controllante della Treofan Italy Srl) ovvero della sede brindisina della Jindal Film Europe Brindisi Srl, imprese facenti parte del medesimo Gruppo Jindal. L'accesso alla cassa integrazione sarebbe dunque stato strategico al solo fine di creare le condizioni favorevoli allo svuotamento del magazzino della sede ternana dei prodotti finiti e delle materie prime, per un valore di circa 11 milioni di euro, aggirando in tal modo il blocco delle portinerie innescato dallo sciopero indetto dai sindacati nei primi giorni del mese di agosto 2020»;
il procuratore capo di Terni ha ulteriormente aggiunto nella conferenza stampa sull'operazione svolta: «… la richiesta di sequestro preventivo, ai fini della confisca, è una iniziativa che nasce tramite canali istituzionali, in particolare statali e concentrata solo ed esclusivamente su fatti ritenuti penalmente rilevanti. In occasione della gestione di alcuni istituti messi a disposizione dallo Stato attraverso l'INPS, l'azienda ha utilizzato un canale legato all'emergenza Covid-19. Ciò per un calo di produttività giustificato con la pandemia. Abbiamo ritenuto invece, in base a prove dichiarative raccolte in fase di indagine e nell'immediatezza, che non si è assistito in questa fase, mi riferisco al 2020, ad un calo della produzione, c'è anzi stato un aumento. La cassa integrazione causa Covid prevede un monte ore per l'azienda che ne fa richiesta. Ne sono state chieste 50 mila, con un utilizzo di 2.272 ore: pochissime e che secondo noi sono state usate per spostare le materie prime dalla sede ternana a quella di Brindisi, per un valore di circa 11 milioni di euro, dove sono state poi lavorate»;
considerato che:
lo scorso 24 novembre 2020 la Treofan Italy S.r.l. aveva inviato comunicazione ufficiale del licenziamento collettivo di 142 dipendenti, 139 dei quali attivi nello stabilimento di Terni, dunque alla luce di quanto accaduto oggi, sulla base delle accuse della Procura di Terni, mettendo in atto l'atto finale e più grave della strategia di falsa crisi aziendale, ovverosia il licenziamento di tutti i lavoratori dello stabilimento di Terni;
a seguito di tali azioni da parte della Treofan Italy S.r.l. era stato aperto un tavolo di crisi apposito presso il Ministero dello sviluppo economico, al fine di poter scongiurare tali licenziamenti e risollevare le sorti dello stabilimento di Terni;
ritenuto che:
in base alle indagini della Procura di Terni, essendo tutti i comportamenti messi in atto dalla dirigenza della Treofan Italy S.r.l. indirizzati verso una falsa crisi aziendale, in tale contesto restando anche da acclarare se vi siano ulteriori responsabilità di altri manager appartenenti ad imprese del Gruppo Jindal, si configurerebbe anche un comportamento in malafede durante gli incontri presso il tavolo di crisi aperto presso il Ministero, che dimostrerebbe, a prescindere dalle ipotesi di reato ascritte, anche una totale mancanza di rispetto verso le Istituzioni del nostro Paese;
quanto messo in atto per la Treofan Italy S.r.l. potrebbe pericolosamente rappresentare solo l'inizio di una più ampia strategia volta ad impoverire progressivamente gli stabilimenti del Gruppo Treofan - Jindal presenti in Italia, al fine di trasferire produzione ed impianti presso stabilimenti situati all'estero,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali azioni di competenza intenda intraprendere per valutare l'apertura di attività ispettive nei confronti delle imprese appartenenti al Gruppo Treofan - Jindal presenti in Italia, iniziando da quelle direttamente coinvolte dalle indagini della Procura di Terni, nonché di valutare la convocazione nel più breve tempo possibile presso il Ministero dei rappresentanti in Italia del Gruppo Jindal ai più alti livelli.
(4-05012)
RICCIARDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del turismo e per il Sud e la coesione territoriale. - Premesso che:
in data 1° marzo 2021 molti organi di stampa nazionali, tra cui "la Repubblica", denunciavano che sul sito web personale del Ministro del turismo, Massimo Garavaglia, compariva uno slogan che ledeva i principi fondamentali della Repubblica italiana;
in particolare, nella pagina dedicata alla biografia del Ministro, in basso a destra, era riportata la scritta "Prima il Nord!";
considerato che:
l'articolo 3 della Costituzione reca testualmente: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Ai sensi dell'articolo 5 della Costituzione l'Italia è "una e indivisibile";
tra i compiti di un Ministro c'è la promozione dell'Italia, da Nord a Sud, soprattutto in considerazione dell'importante dotazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) da gestire per gli importanti progetti di sviluppo turistico del Paese;
nella mattina del 3 marzo 2021, nonostante il clamore mediatico, il ministro Garavaglia non aveva ancora rimosso la scritta oggetto dell'increscioso episodio,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi per cui il Ministro in indirizzo non abbia provveduto a rimuovere subito lo slogan e quando intenda procedere in tal senso;
se si ritenga compatibile con l'incarico di Ministro chi condivide un'azione politica volta a rappresentare solo una parte del Paese;
se si ritenga che la scritta "Prima il Nord!" possa ledere l'articolo 3 della Costituzione italiana e se possa prefigurare un insulto all'unità nazionale, di cui all'articolo 5 della Costituzione;
se il Ministro ritenga di doversi scusare con gli italiani per l'episodio increscioso e con il Governo per l'imbarazzo arrecato;
se si ritenga che l'episodio possa aver arrecato un danno all'immagine del Mezzogiorno;
se si ritenga di intervenire chiarendo che non si intenderà privilegiare solo una parte del Paese.
(4-05013)
DE PETRIS, ERRANI, LAFORGIA - Ai Ministri dell'istruzione, del lavoro e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione. - Premesso che:
la legge n. 159 del 2019 ha autorizzato il Ministero dell'istruzione ad assumere alle dipendenze dello Stato, 1.593 lavoratrici e lavoratori ex LSU e Appalti storici, impegnati per almeno 5 anni presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per lo svolgimento di servizi di pulizia e ausiliari, in qualità di dipendenti a tempo determinato o indeterminato di imprese titolari di contratti per lo svolgimento dei predetti servizi;
la procedura costituisce una seconda fase del processo di internalizzazione del personale ex LSU e Appalti storici, che segue la precedente, conclusasi il 1° marzo 2020, e che coinvolgeva analoga tipologia di personale, ma impegnato per almeno 10 anni, solo in qualità di dipendente a tempo indeterminato di imprese di pulizia titolari di analoghi contratti;
questa complessa modalità realizzativa aveva già determinato dei ritardi che avevano indotto il Parlamento ad approvare nel decreto-legge n. 183 del 2020 (decreto Milleproroghe) lo slittamento della decorrenza della data di assunzione del personale coinvolto dal 1° gennaio 2021 al 1° marzo 2021;
il Governo Conte II ha definito i passaggi necessari a dare avvio alla procedura selettiva, ma i rallentamenti generatisi in conseguenza dell'emergenza COVID-19 allo stato attuale non hanno consentito agli uffici scolastici regionali di procedere alle assunzioni del personale in questione entro il termine prorogato al 1° marzo 2021;
ritenuto che a parere degli interroganti, occorre dare una risposta certa a quelle lavoratrici e lavoratori che da oltre un anno rivendicano l'attuazione di un diritto assicurato dalla legge, anche perché, nel frattempo, sono stati sospesi dalle ditte di pulizia dal lavoro precedente e di conseguenza vivono in una condizione psicologica ed economica molto difficile e in alcuni casi drammatica,
si chiede di sapere quali misure i Ministri in indirizzo vogliano intraprendere al fine di prorogare ulteriormente il termine fissato al 1° marzo 2021 e attivare tempestivamente le procedure di concertazione necessarie per assicurare l'assunzione nel profilo di collaboratore scolastico del personale delle imprese già impegnate nella pulizia delle scuole, all'esito della seconda procedura selettiva per la stabilizzazione.
(4-05014)
MATRISCIANO, TONINELLI, VANIN, GAUDIANO, MAUTONE, ROMANO, PIRRO, CROATTI, RICCIARDI, VACCARO, TRENTACOSTE - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che l'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019) al comma 1023 prevede che: "Al fine di contrastare gli effetti negativi, diretti e indiretti, derivanti dal crollo del ponte Morandi, attraverso la realizzazione di piani di sviluppo portuali, dell'intermodalità e dell'integrazione tra la città e il porto di Genova, è riconosciuto all'Autorità di sistema portuale del Mare Ligure occidentale un finanziamento pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020, 2021 e 2022";
considerato che:
ai commi 1024 e 1025 del suddetto articolo è stabilito che i finanziamenti di cui al comma 1023 sono finalizzati anche alla realizzazione di interventi di completamento di opere in corso, di attuazione di accordi di programma e di attuazione di piani di recupero di beni demaniali dismessi e che le attività di ottimizzazione dei flussi veicolari logistici nel porto di Genova, di cui all'articolo 6 del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109 erano affidate, per l'anno 2019, al commissario straordinario per la ricostruzione, Marco Bucci, sindaco di Genova;
appurato che, in base al successivo comma 1026, fra le attività di cui al comma 1025 è, in particolare, ricompresa la progettazione del nuovo centro merci di Alessandria Smistamento, a cui venivano assegnate, per l'anno 2019, risorse per il valore di 2 milioni di euro,
si chiede di sapere:
se le risorse messe a bilancio per la progettazione del nuovo centro merci di Alessandria Smistamento siano già state utilizzate e in che misura;
a che punto sia la progettazione;
quale sia il cronoprogramma di realizzazione del nuovo centro merci di Alessandria Smistamento.
(4-05015)
PIARULLI, CROATTI, DONNO, L'ABBATE, LANZI, MANTOVANI, PRESUTTO, ROMANO, TRENTACOSTE, VACCARO - Ai Ministri dell'interno e della difesa. - Premesso che:
a seguito della relazione del primo semestre del 2020 elaborata dalla Direzione investigativa antimafia (DIA) è emersa la presenza di numerosi gruppi criminali in molti comuni situati a nord della città di Bari come, Corato, Molfetta, Andria, Altamura e paesi limitrofi;
sempre nel rapporto della DIA viene illustrato come, in provincia di Bari, i traffici di droga continuino a costituire la principale fonte di introiti per i clan della provincia, nel cui ambito dimostrano particolare spregiudicatezza e, se del caso, efferatezza. Inoltre, il territorio della provincia di Bari continua a essere interessato anche da continue rapine e scippi, un vero e proprio metodo di approvvigionamento di liquidità ben collaudato dalle organizzazioni criminali;
in relazione alla situazione emergenziale data dalla pandemia, per ciò che concerne il territorio pugliese, secondo la DIA i settori nei quali potrà emergere maggiormente il rischio di infiltrazioni mafiose saranno, per quanto riguarda il nord della Puglia, l'agroalimentare e il comparto della miticoltura, mentre su tutto il territorio ne risentiranno il settore turistico-alberghiero e della ristorazione, così come esposti sono i servizi di raccolta rifiuti, specialmente quello dei rifiuti speciali di provenienza ospedaliera;
come suggerito dalla DIA: "Una particolare attenzione deve essere rivolta, sul piano sociale, al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica. È evidente che le organizzazioni criminali hanno tutto l'interesse a fomentare episodi di intolleranza urbana, strumentalizzando la situazione di disagio economico per trasformarla in protesta sociale, specie al Sud. Parallelamente, le organizzazioni si stanno proponendo come welfare alternativo a quello statale, offrendo generi di prima necessità e sussidi di carattere economico";
considerato che:
con l'atto di sindacato ispettivo 4-01695, presentato nel maggio 2019, la prima firmataria del presente atto aveva segnalato ai Ministri pro tempore dell'interno e della difesa, l'urgente necessità di intervenire al fine di prendere provvedimenti indifferibili, chiedendo un potenziamento dei livelli di sicurezza sul territorio tramite una maggiore presenza delle forze armate, a causa della molteplicità degli eventi delittuosi occorsi presso i comuni a nord di Bari, in particolare presso la città di Corato, Altamura, Andria, trattandosi di centri urbani di grandi dimensioni (dai 50.000 abitanti in su);
l'andamento generale della delittuosità registrata nel contesto territoriale, i dati rilevati dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale della Polizia criminale hanno fatto emergere un incremento dei reati consumati, soprattutto per quanto riguarda i furti e i danneggiamenti;
la tipologia degli episodi di carattere delittuoso più diffusa resta quella dei reati contro il patrimonio (per lo più furti di autovetture in abitazioni o box), consumati prevalentemente nelle fasce orarie notturne, a cui si aggiungono i danneggiamenti a seguito di incendio di auto parcheggiate in strada;
tale mancanza di sicurezza, oltre ad incidere sull'incolumità delle persone, incide anche sulle attività imprenditoriali del territorio, rischiando di essere queste isolate ed in situazione di gravissima difficoltà,
si chiede di sapere se e quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano intraprendere al fine di garantire sicurezza e legalità a tutti i cittadini del comune di Corato e dei paesi limitrofi, sia attraverso nuove assunzioni tra le forze dell'ordine, sia attraverso l'operazione "strade sicure", secondo quanto stabilito dalla legge 30 dicembre 2020, n. 178.
(4-05016)
DELL'OLIO, FEDE, SANTILLO, DI GIROLAMO, CROATTI, PIRRO, PAVANELLI, ROMANO, MANTOVANI, PRESUTTO - Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
a causa del COVID-19, mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale (DPI) faranno parte per molto tempo del nostro corredo giornaliero, quali prodotti di salvaguardia della salute e tutela delle relazioni sociali e lavorative;
da quanto si evince da un articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" in data 28 febbraio 2021, sono stati effettuati dei test su un numero rilevante di mascherine di provenienza extra-europea, marchiate FFP2, con codice 2163 dell'ente certificatore turco Universalcert, le quali non avrebbero superato test fondamentali, previsti dalle UNI 149;
qualora i risultati di tali test fossero confermati, tali DPI, in circolazione in Italia, non solo non offrirebbero la prevista protezione, ma potrebbero essere complici di ulteriore contagio;
altra vicenda agli onori della cronaca è quella dei diffusissimi dispositivi "U-Mask", per i quali l'AGCM ha avviato un procedimento istruttorio per contestare le attività di promozione e di vendita, in quanto sorretti da pubblicità ritenuta ingannevole (non sono registrati come DPI, ma come dispositivi medici di classe I) e privi di comprovata efficacia protettiva;
tali notizie portano alla ribalta potenziali anomalie strutturali dei sistemi di certificazione che minano la credibilità di DPI e mascherine, nonché degli ingenti sforzi economici e psicologici che vengono richiesti a cittadini, lavoratori e imprenditori;
al di là delle necessarie indagini e verifiche circa le varie responsabilità, questi DPI sono oramai sul mercato italiano e potrebbero essere solo una minima parte dei prodotti importati, sulla base di controlli esclusivamente cartacei, che, in alcuni periodi, hanno ingiustamente mandato in tilt anche gli efficienti sistemi italiani di controllo doganale;
l'attuale organizzazione dei sistemi di certificazione prevede che i dispositivi di classe I (quali le mascherine chirurgiche "non sterili") possano essere immessi sul mercato CE su base di sola autodichiarazione effettuata da qualsiasi soggetto EU;
miliardi di mascherine chirurgiche sono oggi sul mercato italiano acquistate da grossisti a prezzi anche di 0,8 cent/euro, al di sotto del costo industriale del solo packaging che le contiene e spesso vincono nelle gare pubbliche "al massimo ribasso", anche nella piattaforma elettronica MEPA, non valendo in tali gare principi di premialità per qualità di prodotto e nelle quali prodotti Italiani, UE e di importazione extra-UE partecipano alla pari;
le FFP2 (Classe III) necessitano invece di una certificazione da parte di enti notificati, che effettuano analisi e test di conformità durante la produzione e che, a loro volta, sono sorvegliati da enti di accreditamento nazionali (uno per Paese, per l'Italia ACCREDIA);
tali enti certificano documenti (Test Report) emessi da laboratori accreditati che effettuano test su campioni di DPI (circa 50) e fascicoli tecnici predisposti e forniti dai produttori, poi verificano nel tempo, su base continuativa e statistica, che i DPI prodotti siano conformi ai test che hanno permesso di conseguire la certificazione CE;
produttori stranieri potrebbero produrre esemplari di DPI in grado di superare i test necessari per ottenere la certificazione CE, per poi immettere sul mercato DPI creati con materiali scadenti che comportano quindi notevoli margini di guadagno, dovendo sottostare al solo controllo cartaceo, a differenza delle aziende di produzione UE, comprese quelle italiane, sottoposte invece sia ai controlli degli enti di certificazione, sia a quelli dei nuclei antisofisticazioni e sanità (NAS), Guardia di finanza (GDF), Azienda sanitaria locale (ASL);
con il decreto-legge n. 18 del 2020, denominato decreto "Cura Italia", è stata data la possibilità di sviluppare il settore produttivo delle mascherine chirurgiche e DPI, con oltre 140 aziende sorte in meno di 6 mesi e in piena pandemia;
se parte di quei DPI e mascherine chirurgiche fosse prodotta dalle nostre aziende si avrebbe sul mercato prodotti sottoposti a controlli (effettivi e non solo documentali), in grado di assolvere alle funzioni, così come richiesto dai protocolli scientifici;
nel periodo di pandemia e di estrema carenza sul mercato italiano di mascherine e DPI, sono stati ridotti i livelli di controllo, costringendo le dogane a sforzi investigativi supplementari per controllare che ogni documento non fosse frutto di indebite modifiche (documenti non idonei perché emessi da enti certificatori non inseriti nel database europeo "NANDO", o falsi o prodotti da sdoganare non corrispondenti con i certificati inviati);
considerato che:
la commercializzazione di mascherine e DPI provenienti dall'estero, autorizzata sulla base di meri controlli documentali, necessaria in fase pandemica iniziale, sembrerebbe mostrare ora limiti di tutela della salute pubblica, a causa di produttori stranieri o enti certificatori, che non rispettano gli standard qualitativi necessari per la tutela della salute;
esiste una capacità di produzione italiana oramai sufficiente a gestire il quotidiano approvvigionamento di mascherine chirurgiche e DPI, e tale sistema produttivo oggi, di facile controllo qualitativo continuativo, è a rischio di decozione a causa della concorrenza sleale di un prodotto di importazione di bassissimo prezzo e dubbia qualità (comunque difficilmente valutabile),
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti;
quali iniziative intendano assumere per verificare che i prodotti denunciati dalle fonti di stampa siano effettivamente inadeguati e, nel caso, sospendere o impedire la loro commercializzazione;
quali azioni intendano porre in essere per responsabilizzare gli importatori che, ai fini di un loro vantaggio economico, possano incorrere, in maniera colposa o dolosa, nell'approvvigionamento e immissione in commercio in Italia di DPI di fatto non idonei alla tutela di chi indossa tali dispositivi;
quali iniziative intendano adottare per impedire l'ingresso e commercializzazione in Italia di DPI declassati a seguito di riscontrate anomalie in tema di certificazione CE.
(4-05017)