Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 301 del 02/03/2021
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
301a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 2 MARZO 2021
_________________
Presidenza del vice presidente LA RUSSA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Europeisti-MAIE-Centro Democratico: Europeisti-MAIE-CD; Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,30).
Si dia lettura del processo verbale.
LAFORGIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 25 febbraio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Governo, composizione
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:
«Roma, 25 febbraio 2021
Gentile Presidente,
informo la Signoria Vostra che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, sentito il Consiglio dei ministri, ha nominato i seguenti Sottosegretari di Stato:
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri:
sig. Vincenzo Amendola;
on. Deborah Bergamini;
pref. Franco Gabrielli;
sen. Simona Flavia Malpezzi;
sen. Assuntela Messina;
sen. Giuseppe Moles;
on. Danila Nesci;
on. Bruno Tabacci;
per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale:
sig.ra Marina Sereni;
dott. Benedetto Della Vedova;
on. Manlio Di Stefano;
per l'Interno:
on. Nicola Molteni;
on. Ivan Scalfarotto;
on. Carlo Sibilia;
per la Giustizia:
on. Anna Macina;
on. Francesco Paolo Sisto;
per la Difesa:
on. Giorgio Mulè;
sen. Stefania Pucciarelli;
per l'Economia e le finanze:
on. Laura Castelli;
on. Claudio Durigon;
prof.ssa Maria Cecilia Guerra;
dott.ssa Alessandra Sartore;
per lo Sviluppo economico:
sen. Gilberto Pichetto Fratin;
dott.ssa Alessandra Todde;
on. Anna Ascani;
per le Politiche agricole alimentari e forestali:
sen. Francesco Battistoni;
sen. Gian Marco Centinaio;
per l'Ambiente e la tutela del territorio e del mare:
on. Ilaria Fontana;
on. Vannia Gava;
per le Infrastrutture e i trasporti:
sen. Teresa Bellanova;
on. Alessandro Morelli;
sig. Giovanni Carlo Cancelleri;
per il Lavoro e le politiche sociali:
sen. Rossella Accoto;
sen. Tiziana Nisini;
per l'Istruzione:
sen. Barbara Floridia;
on. Rossano Sasso;
per i Beni e le attività culturali e per il turismo:
sen. Lucia Borgonzoni;
per la Salute:
sig. Andrea Costa;
sen. Pierpaolo Sileri.
F.to Mario Draghi».
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche al calendario corrente e il calendario dei lavori fino al 9 marzo.
In relazione all'iter in Commissione del decreto-legge recante ulteriori disposizioni di contenimento del Covid-19 e per le elezioni 2021, già all'ordine del giorno di oggi, la discussione del provvedimento avrà inizio nella seduta di domani, a partire dalle ore 10.
Giovedì 4 marzo, alle ore 10, sarà discusso dalla sede redigente il disegno di legge sulla dichiarazione di monumento nazionale dell'ex campo di prigionia di Servigliano. Alle ore 15 avrà luogo il question time, con la presenza dei Ministri delle politiche agricole, per le politiche giovanili e per i beni culturali.
La settimana dall'8 al 12 marzo sarà prevalentemente riservata ai lavori delle Commissioni, con particolare riguardo alle audizioni sul Piano nazionale di ripresa e resilienza.
L'Assemblea si riunirà nella giornata di martedì 9 marzo, alle ore 16,30, per la discussione del decreto-legge sul funzionamento del CONI. Alle ore 15 di martedì 9 marzo è convocata la Conferenza dei Capigruppo per definire il prosieguo dei lavori.
La Presidenza ha nuovamente richiamato l'attenzione dei Capigruppo circa i criteri di redazione degli atti di sindacato ispettivo, basati sulla rigorosa applicazione delle norme regolamentari, secondo le direttive già comunicate l'11 settembre del 2018.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposta di modifica
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il calendario dei lavori fino al 9 marzo:
| Martedì | 2 | marzo | h. 16,30 | - Disegno di legge n. 2066 - Decreto-legge n. 2, Ulteriori disposizioni contenimento COVID-19 ed elezioni 2021 (scade il 15 marzo)
- Disegno di legge n. 1658 - Dichiarazione di monumento nazionale dell'ex campo di prigionia di Servigliano (dalla sede redigente) (giovedì 4, ore 10)
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 4, ore 15) |
| Mercoledì | 3 | " | h. 10 | |
| Giovedì | 4 | " | h. 10 |
| Martedì | 9 | marzo | h. 16,30 | - Disegno di legge n. 2077 - Decreto-legge n. 5, Funzionamento CONI (scade il 30 marzo) |
La settimana dall'8 al 12 marzo sarà prevalentemente riservata ai lavori delle Commissioni.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2066
(Decreto-legge n. 2, Ulteriori disposizioni contenimento COVID-19 ed elezioni 2021)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 5 ore, di cui: |
|
|
| M5S |
| 52' |
| L-SP-PSd'Az |
| 46' |
| FIBP-UDC |
| 41' |
| Misto |
| 35' |
| PD |
| 33' |
| FdI |
| 26' |
| IV-PSI |
| 25' |
| Europeisti-MAIE-CD |
| 21' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 20' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2077
(Decreto-legge n. 5, Funzionamento CONI)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 5 ore, di cui: |
|
|
| M5S |
| 52' |
| L-SP-PSd'Az |
| 46' |
| FIBP-UDC |
| 41' |
| Misto |
| 35' |
| PD |
| 33' |
| FdI |
| 26' |
| IV-PSI |
| 25' |
| Europeisti-MAIE-CD |
| 21' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 20' |
| Dissenzienti |
| 5' |
CIRIANI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Prima di lasciarle la parola, però, chiedo ai senatori Questori, in altre occasioni molto attenti, di assicurare che i senatori stiano al loro posto.
Prego, senatore Ciriani, può intervenire.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia non ha votato il calendario. Non lo ha fatto per un capriccio, per il gusto di essere contro tutto e contro tutti, ma dopo aver tentato lungamente, nel corso di tutta la Conferenza dei Capigruppo, di trovare un accordo onorevole per tutti. Invece, l'atteggiamento, purtroppo, non è stato di questo genere.
Noi non siamo entrati in quella riunione con alcun pregiudizio nei confronti della maggioranza. Abbiamo ascoltato le ragioni del Governo, che sono ragioni che hanno una loro forza. Noi riconosciamo, infatti, il diritto-dovere del Governo di fare approvare i propri provvedimenti, ma ci sono state fatte una serie di proposte inaccettabili. Noi chiediamo, semplicemente e banalmente, di vedere, non approvata, ma discussa una nostra mozione relativa al cashback. (Brusio).
PRESIDENTE. Senatore Licheri, la invito a prendere posto. Tra l'altro, in quella parte dell'Emiciclo mi sembra vi sia troppo rumore oggi. Non si riesce minimamente a svolgere i lavori. Se preferite, sospendiamo la seduta e la riprendiamo fra un po'. Prego, senatore Ciriani, prosegua pure.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, come dicevo, la nostra è una richiesta, minimale, di poter discutere, senza la pretesa naturalmente di approvarla, una mozione relativa al cashback. Il tema non è il contenuto della mozione in sé, ma il diritto delle opposizioni di vedersi riconosciuto un ruolo in Parlamento. Questo è infatti il Parlamento, il luogo in cui tutti possono e devono parlare liberamente (Applausi), sostenere ed esporre le proprie ragioni, poter portare all'attenzione del Governo e dei colleghi le motivazioni di chi non ha condiviso le scelte di maggioranza. È un ruolo altrettanto importante di quello di chi governa. Devo registrare tuttavia che il nostro atteggiamento collaborativo, ultra collaborativo, è stato respinto al mittente.
Abbiamo chiesto di calendarizzare la mozione domani, ma c'è stato detto che non è possibile, rimandandola alla settimana prossima; la settimana prossima non sarà possibile però perché è la settimana dedicata ai lavori delle Commissioni. Abbiamo proposto allora il giorno 16, ma c'è stato risposto che quel giorno non si sa se si potrà discutere la mozione perché nel frattempo chissà quali importantissimi provvedimenti arriveranno all'attenzione del Senato. Forse a fine marzo, ma neanche a fine marzo, forse ad aprile, ma forse nemmeno ad aprile. È un gioco irritante che non possiamo accettare in alcun modo.
Voglio dire chiaramente che noi non accetteremo in alcun modo che i diritti minimi della minoranza vengano calpestati né in Assemblea, né in Commissione, né nel corso delle riunioni dei Capigruppo. Voglio dirlo in maniera molto chiara e molto netta; se qualcuno si attende che la nostra ragionevolezza sia confondibile con altri atteggiamenti di totale genuflessione nei confronti della maggioranza ha sbagliato indirizzo ed è meglio che se lo metta chiaro in testa chiaro.
Noi ricorreremo a tutti gli strumenti che il Regolamento consente per difendere le nostre ragioni, che non sono quelle di Fratelli d'Italia, ma quelle dell'opposizione che deve essere considerata per il merito che ha.
Esprimeremo pertanto un voto contrario sul calendario e, se l'atteggiamento della maggioranza sarà di questo stampo, credo che sarà contrario anche nelle prossime occasioni. (Applausi).
Chiedo in conclusione che venga calendarizzata la prossima settimana - o come chiesto in Commissione il giorno 16 - la discussione della mozione sul cashback. Chiedo che l'Assemblea si esprima sulla mia proposta.
PRESIDENTE. Senatore Ciriani, la Presidenza ha preso buona nota delle sue argomentazioni.
Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, volta a prevedere per la prossima settimana la calendarizzazione della mozione sul cashback, avanzata dal senatore Ciriani.
Non è approvata.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
DRAGO (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DRAGO (Misto). Signor Presidente, colleghi, vorrei porre alla vostra attenzione una questione che riguarda un cospicuo numero di docenti che oltre ad essere esiliati, sono diventati anche invisibili al sistema previsto per il vaccino degli insegnanti. Si stanno verificando infatti situazioni paradossali in quanto i docenti titolari di posto in una Regione diversa dalla propria residenza non riescono ad accedere al servizio di prenotazione vaccinale in quanto il sistema non li riconosce né nella Provincia di residenza, né in quella di titolarità. Su questo ci si dovrebbe impegnare celermente a dipanare la matassa in cui sono ingabbiati e avvolti, per non vanificare gli sforzi che si stanno facendo per vaccinare il personale scolastico. Colgo l'occasione, inoltre, per rammentare che circa 15.000 di questi sono in attesa di mobilità, come previsto da numerose sentenze. Mentre parlo, nel momento in cui noi dovremmo lavorare qui in Aula, si sono infittiti gli incontri tra i sindacati e il Ministero di riferimento, quindi il Ministero dell'istruzione, ed è in corso un tavolo di confronto. Prevediamo la possibilità di una mobilità straordinaria al 100 per cento su tutti i posti disponibili, come previsto dalle norme. Parlare di mobilità straordinaria è un ossimoro, perché è previsto dalla normativa vigente. Dal 40 per cento iniziale dell'anno 2019-2020, si è giunti ad un 25 per cento per l'anno 2021, a causa del contratto integrativo vigente, un numero decisamente basso che in questi tempi di pandemia non riesce a garantire, se non a pochissimi, un ricongiungimento familiare.
MARIN (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIN (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la nave Brod Mira Galeb, residenza marittima del maresciallo Tito, verrà trasformata, grazie al sostegno di un finanziamento europeo ottenuto dalla Croazia nell'ambito del progetto di valorizzazione turistica dei monumenti rappresentativi del patrimonio industriale di Fiume, in un museo multimediale. L'obiettivo è quello di rendere la nave luogo di attrazione culturale e turistica della città di Fiume, grazie ad una allocazione di 9,259 milioni di euro. Se è vero che i fondi europei dovrebbero essere elargiti con l'obiettivo di valorizzare un patrimonio la cui preziosità è trasversalmente riconosciuta e mai per alimentare faziosità ideologica, il finanziamento concesso rischia di essere percepito come omaggio al maresciallo Tito, colpevole di uccisioni di massa, oltre che della promozione di una vera e propria pulizia etnica, aggravata da fattore ideologico e dunque come un tentativo di promuovere una lettura della storia che interpreti il comunismo come una fase di opinabile brutalità. (Applausi).
Dalle foibe alle purghe interne, una lunga scia di sangue accompagnò la figura di Tito. (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, vi pregherei di prestare attenzione o altrimenti di uscire dall'Aula, anche perché l'argomento non mi sembra del tutto privo di interesse per il Senato.
MARIN (L-SP-PSd'Az). La ringrazio, Presidente.
Nel solo 1950, furono emesse in Croazia 7.863 sentenze di condanna alla detenzione per infrazione alle legge sugli ammassi obbligatori. Gli oppositori del regime sparivano, naturalmente senza lasciare traccia; 12.000 carcerati di Istria e Quarnero furono rieducati con atroci torture fisiche e psicologiche, molti non tornarono a casa.
Il marchio più infamante nella storia di Tito parte dai lager jugoslavi, detti i campi della morte, che ancora oggi gridano vendetta, lo stesso grido che risuona dal buco nero delle foibe, che continuano a moltiplicarsi. Nei rapporti stilati da uomini dei Servizi speciali della Marina, emergono una cinquantina di pagine corredate da testimonianze agghiaccianti e fotografie inequivocabili, veri e propri campi di concentramento sfuggiti alla ribalta mediatica dei più conosciuti campi tedeschi.
Il dittatore Tito ha utilizzato lo strumento del terrore per tenere uniti i popoli di variegate razze e religioni. (Applausi). A lui va addebitato, oltre ogni ragionevole dubbio, l'atroce appellativo di inventore della pulizia etnica. È per questo che il sostegno dato da parte dell'Unione europea all'iniziativa di restauro rischia di apparire contrario a quanto affermato dal Parlamento europeo all'interno della risoluzione del 19 settembre 2019 sull'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa, se i crimini titini e la politica di repressione antidemocratica non venissero inquadrati all'interno del percorso museale in cui l'opera intende inserirsi.
In tal senso auspico che il Governo italiano si faccia portavoce presso la Commissione europea e presso il Governo croato affinché questi elementi di verità... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Le ho dato qualche minuto in più per l'interruzione e anche per l'importanza del tema che lei ha trattato. Se vuole, può consegnare la restante parte del suo intervento affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna.
FERRARA (M5S).Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARA (M5S). Signor Presidente, alla luce degli ultimi sviluppi sul caso Khashoggi, ritengo necessario tornare sui rapporti tra il senatore Matteo Renzi e il principe saudita bin Salman. Invece di autoassolversi in ridicole autointerviste, Renzi dovrebbe vergognarsi, scusarsi pubblicamente e dimettersi immediatamente dal consiglio della fondazione saudita «Future investment initiative institute», dalla quale percepisce 80.000 euro annui. (Applausi).
Il suo amico principe saudita, bin Salman, da Renzi definito un campione del nuovo Rinascimento mediorientale, un sovrano moderno e illuminato, che tutto il mondo arabo dovrebbe prendere come esempio, è stato ufficialmente riconosciuto dagli Stati Uniti responsabile del barbaro assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, ammazzato e letteralmente fatto a pezzi per aver criticato la sua monarchia: roba degna del più buio Medioevo, altro che Rinascimento! Come del resto i 3.000 bambini yemeniti trucidati dai selvaggi bombardamenti aerei sauditi su villaggi, mercati, moschee, scuole e ospedali, e gli 85.000 bambini morti a causa della carestia provocata in Yemen dall'assedio militare saudita.
La differenza di spessore umano, prima che politico, tra noi e Renzi, sapete qual è? Ve lo dico io: negli stessi giorni in cui Renzi, in piena pandemia e in piena crisi di Governo, da lui stesso provocata, se ne andava in Arabia Saudita, dietro lauto compenso, a tessere le lodi di un regime violento, il governo di Giuseppe Conte e la Farnesina guidata da Luigi Di Maio bloccavano la vendita di armi verso quello stesso regime. (Applausi). Tra esse le oltre 20.000 bombe prodotte in Italia, che proprio Renzi nel 2016, da presidente del Consiglio, aveva deciso di vendere al suo amico bin Salman, quando i crimini di guerra sauditi in Yemen erano noti già da tempo.
Voglio credere non vi sia alcuna correlazione tra il sostegno garantito da Renzi allo sforzo bellico saudita in Yemen e la fruttuosa collaborazione che lo stesso si è poi visto offrire dal capo di quella Nazione. Ritengo comunque doveroso avviare una riflessione sull'opportunità politica ed etica che i parlamentari in carica percepiscano somme di denaro per la loro partecipazione ad associazioni, fondazioni e simili. Per questo valuterò eventuali ulteriori azioni, anche legislative, volte a sanare quella che, a mio avviso, è una questione da affrontare in modo serio.
Concludo: purtroppo il collega Renzi, come sovente accade, non è presente in Aula, perché gli avrei voluto dire vis a vis che, se ha un minimo di coscienza, dovrebbe interrompere subito i suoi rapporti di collaborazione retribuita con la fondazione saudita e donare gli 80.000 euro che ha percepito ai cinque figli di Khashoggi, oppure ai parenti della famiglia yemenita (padre, madre incinta al quarto mese e quattro bambini), sterminata l'8 ottobre 2016 in un villaggio di contadini dall'esplosione di una bomba italiana sganciata dai caccia di bin Salman. (Applausi).
LEONE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONE (M5S). Signor Presidente, siamo costantemente sottoposti ad un'emergenza dentro l'emergenza: lo abbiamo detto in diverse circostanze. Ebbene, ritengo altresì che sia davvero un'emergenza affrontare l'ipocrisia del nostro Paese, che trova supporto e conforto in certo giornalismo, avvalorato dalla presenza di un senatore della Repubblica: Matteo Renzi. (Commenti). Questo mio intervento nasce dall'esigenza di porre i riflettori su quanto accaduto qualche giorno fa, a proposito del caso dell'efferato omicidio di Jamal Khashoggi... (Commenti). Colleghi, evidentemente ciò merita attenzione: per questo lo stiamo ribadendo. (Commenti).
Come dicevo, questo mio intervento nasce dall'esigenza di porre i riflettori su quanto accaduto qualche giorno fa, a proposito del caso dell'efferato omicidio di Jamal Khashoggi... (Commenti).
PRESIDENTE. Senatore Faraone, la richiamo all'ordine.
LEONE (M5S). Grazie, signor Presidente.
Si tratta del giornalista, oppositore del regime di Riad, che ha palesato di mettersi contro le scelte del principe Moḥammad bin Salman, assassinato il 2 ottobre 2018. Questo caso, che ha coinvolto proprio il principe saudita bin Salman, pretende un'assunzione di responsabilità e di serietà, sia da parte della narrazione mediatica sul caso, sia da parte del senatore Renzi.
Dunque, ripercorriamo un po' quello che è accaduto: il senatore in questione innesca la crisi in Italia, in un momento storico più che mai fragile, complesso e complicato, facendo dimettere due Ministri e un Sottosegretario. Egli, però, in piena crisi, da conferenziere ben pagato, si reca in Arabia saudita, rientra in Italia per le consultazioni con il presidente Mattarella e, nel momento dell'informativa televisiva, trasforma abilmente quel breve momento di coinvolgimento dei nostri concittadini in un vero e proprio comizio, mettendo in evidenza l'importanza dei temi e del benessere della collettività, non delle poltrone.
Ahimè, oggi apprendiamo e constatiamo che il senatore Renzi - conferenziere ben pagato, lo ribadisco - ha elogiato il principe Moḥammad bin Salman, presunto mandante dell'omicidio di Khashoggi. Constatiamo inoltre che, nelle trattative, ha preteso il ripristino delle poltrone: sui temi staremo a vedere. Nel frattempo sarebbe interessante sapere quante volte, da quel 2 ottobre 2018, giorno dell'assassinio di Khashoggi, il senatore della Repubblica Renzi si sia recato in Arabia saudita. Certamente il ruolo da conferenziere lo ha ottenuto proprio grazie alla politica e dalla politica dovrebbe appunto dimettersi, data la gravità di questi fatti, che si riscontra anche nella becera complicità della stampa, dal silenzio comunque assordante.
Auspicando dunque che il senatore Renzi possa dimettersi quanto prima, gli ricordo le sue stesse parole, con cui ha promesso di chiarire tutto la settimana dopo la fine della crisi di Governo. Senatore, aspettiamo con ansia, e colgo l'occasione per ringraziare il nostro ministro degli affari esteri, Luigi Di Maio, per l'impegno profuso. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatrice Leone, mi spiace che sia stata interrotta. Le avrei concesso qualche secondo in più per via dell'interruzione, da parte peraltro del Capogruppo di un partito con cui lei è alleata.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 3 marzo 2021
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 3 marzo, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,57).
Allegato B
Integrazione all'intervento della senatrice Marin su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
In tal senso auspico che il Governo italiano si faccia portavoce presso la Commissione europea e presso il Governo croato affinché questi elementi di verità storica siano richiamati ed evidenziati nell'ambito dell'opera, vincolando se possibile in tal senso i finanziamenti concessi.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Accoto, Alderisi, Auddino, Barachini, Barboni, Battistoni, Bongiorno, Bossi Umberto, Botto, Bruzzone, Campagna, Carbone, Cario, Cattaneo, Cerno, De Poli, Di Marzio, Faggi, Fazzone, Floridia, Fregolent, Galliani, Lunesu, Magorno, Malpezzi, Merlo, Moles, Monti, Napolitano, Nocerino, Pichetto Fratin, Ronzulli, Sbrollini, Schifani, Sciascia, Segre, Serafini, Sileri e Vaccaro.
Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Casini, Castiello, Comincini, Giannuzzi, Quagliariello e Romani.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico, con lettera in data 25 febbraio 2021, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
8a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Margiotta;
13a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Margiotta, la senatrice Assuntela Messina è sostituita in quanto membro del Governo dal senatore Franco Mirabelli.
Il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico, con lettera in data 1° marzo 2021, ha comunicato che la senatrice Malpezzi, in quanto membro del Governo, è sostituita nella 14a Commissione permanente dal senatore Ferrari.
Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, con lettera in data 25 febbraio 2021, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
3a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Patuanelli, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Corbetta;
5a Commissione permanente: la senatrice Accoto è sostituita in quanto membro del Governo dalla senatrice Bottici;
7a Commissione permanente: il senatore Sileri è sostituito in quanto membro del Governo dalla senatrice L'Abbate;
11a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Crimi;
13a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Crimi, cessa di farne parte il senatore Patuanelli, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Corbetta; la senatrice Floridia è sostituita in quanto membro del Governo dal senatore Giuseppe Pisani.
Il Presidente del Gruppo parlamentare Italia Viva - P.S.I., con lettera in data 26 febbraio 2021, ha comunicato che la senatrice Bellanova, in quanto membro del Governo, è sostituita nella 13a Commissione permanente dalla senatrice Garavini.
La Presidente del Gruppo Misto, con lettera in data 26 febbraio 2021, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
3a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Dessì;
8a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Dessì.
Il Presidente del Gruppo Parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
6a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Di Piazza;
11a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Di Piazza.
Insindacabilità, deferimento di richieste di deliberazione
È deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, avanzata dal senatore Mario Michele Giarrusso, in relazione ad un atto di citazione pendente presso il Tribunale di Potenza.
E' deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, avanzata dalla senatrice Anna Maria Bernini, in relazione ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti dinanzi la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Pucciarelli Stefania
Istituzione del Garante per la protezione dei dati personali e dei diritti umani attraverso l'assegnazione al Garante per la protezione dei dati personali dei compiti di Istituzione nazionale indipendente per la protezione e promozione dei diritti umani (2109)
(presentato in data 23/02/2021);
senatori Donno Daniela, Di Girolamo Gabriella, Gaudiano Felicia, Vaccaro Sergio, Romano Iunio Valerio, Russo Loredana, Anastasi Cristiano, Pavanelli Emma, Campagna Antonella, Trentacoste Fabrizio
Disposizioni in materia di sequestro e confisca di beni mobili idonei a fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 (2110)
(presentato in data 02/03/2021).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
Commissioni 9ª e 13ª riunite
Sen. Fattori Elena ed altri
Disposizioni per l'arresto del consumo di suolo agricolo e delega al Governo per il riordino delle disposizioni vigenti in materia di governo del territorio e contrasto al consumo di suolo agricolo (1992)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 26/02/2021).
Governo, trasmissione di atti e documenti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 18, 19, 22, 24 febbraio e 1° marzo 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi:
al dottor Antonio Parente, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero per i bene e le attività culturali e per il turismo;
al dottor Costantino Fiorillo, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e trasporti;
al dottor Antonio Maturani, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale generale, nell'ambito del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
al dottor Fiorenzo Sirianni, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;
al dottor Carlo Zaghi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
all'ingegner Pasquale D'Anzi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Il Ministro dell'interno, con lettera in data 24 febbraio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7-bis del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125, copia del decreto del Ministro dell'interno adottato di concerto con il Ministro della difesa, in data 27 novembre 2020, concernente la proroga del piano di impiego di un contingente complessivo di 7.803 unità di personale militare appartenente alle Forze armate, per le esigenze di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché per le attività di vigilanza e sicurezza relative al contenimento della diffusione del Covid-19 e la contestuale ratifica del provvedimento di rimodulazione adottato dal Capo della Polizia, d'intesa con il Capo di Stato Maggiore della Difesa.
La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 4a Commissione permanente (Atto n. 731).
Il Ministro della salute, con lettera in data 25 febbraio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, lettera g), della legge 3 agosto 2007, n. 120, la relazione sull'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria, relativa all'anno 2019.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CLXVIII, n. 3).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni - Riesame della politica commerciale - Una politica commerciale aperta, sostenibile e assertiva (COM(2021) 66 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3a, 9a e 14a;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio - HERA Incubator: uniti per battere sul tempo la minaccia delle varianti della COVID-19 (COM(2021) 78 definitivo), alla 12a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio sul rafforzamento del contributo dell'UE al multilateralismo basato su regole (JOIN(2021) 3 definitivo), alla 14a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1a e 3a.
Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento
Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 26 febbraio 2021, ha inviato la determinazione n. 15/2021 dell'11 febbraio 2021 relativa al Programma dell'attività della Sezione medesima per l'anno 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 729).
Consiglio di Stato, trasmissione di atti. Deferimento
Il Presidente del Consiglio di Stato, con lettera in data 1° marzo 2021, ha inviato il bilancio di previsione del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali, relativo all'anno 2021.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 730).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Presutto, Gaudiano, Pavanelli, Vanin e Puglia hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04931 della senatrice L'Abbate ed altri.
La senatrice Alessandrini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04933 delle senatrici Fregolent e Saponara.
Il senatore Iannone ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04965 del senatore Fazzolari ed altri.
Mozioni
URSO, CIRIANI, CALANDRINI, DE CARLO, DE BERTOLDI, FAZZOLARI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, MAFFONI, NASTRI, PETRENGA, RAUTI, RUSPANDINI, ZAFFINI - Il Senato,
premesso che:
Borsa italiana S.p.A., società che si occupa della gestione del mercato azionario italiano, con tutte le sue controllate, è un'infrastruttura strategica per il Paese che, oltre assicurare stabilità al mercato secondario del debito pubblico italiano, gestisce anche una rete di dati sensibili relativi a titoli di Stato, nonché delle imprese quotate e di migliaia di piccole e medie imprese;
Borsa italiana è un asset strategico in grado di svolgere un ruolo centrale sia per la ripresa economica dell'Italia, sia per la realizzazione del progetto europeo di integrazione dei mercati dei capitali;
a seguito dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea e del mutato contesto geopolitico di riferimento, il London stock exchange group (LSEG), che controlla il 100 per cento di Borsa italiana S.p.A., ha deciso di vendere la società;
il 9 ottobre 2020 è divenuta ufficiale la notizia della conclusione dell'accordo per l'acquisto di Borsa italiana da parte del consorzio franco-olandese, con sede a Parigi, Euronext, il cui principale azionista è la Cassa depositi e prestiti francese, che già possiede la Borsa di Parigi; la cessione è ora al vaglio delle autorità di vigilanza;
per quanto risulta, il Ministro dell'economia e delle finanze pro tempore Roberto Gualtieri, durante la procedura di vendita di Borsa italiana da parte del LSEG, ha appoggiato in modo palese l'offerta di Euronext, senza valutare le potenzialità delle offerte della borsa tedesca, Deutsche Börse, e della borsa svizzera, SIX Swiss Exchange, e senza offrire spiegazioni convincenti, neppure durante l'audizione presso il COPASIR, come dimostrano i pesanti rilievi nei confronti dell'operazione e del suo ruolo contenuti nella relazione sulla tutela degli asset strategici nazionali nei settori bancario e assicurativo del 5 novembre 2020 (Doc. XXXIV, n. 3);
dalla relazione emerge che "il Parlamento non è stato adeguatamente informato di tale rilevante operazione" e che, "anche a seguito dell'approfondimento svolto dal Comitato, non risultano evidenti le ragioni alla base della scelta verso la soluzione Euronext (sia pure con la partecipazione di CDP e la presenza di Intesa Sanpaolo), rispetto alle altre offerte presentate, in apparenza potenzialmente competitive sotto l'aspetto economico. In particolare, se la scelta di escludere Swiss Exchange è stata motivata con la non appartenenza di tale impresa alla UE - situazione che peraltro non ha condizionato la decisione della Spagna di cedere la propria Borsa proprio al gruppo Swiss Exchange, per le particolari competenze che esso può vantare nel settore - la preferenza per il gruppo francese rispetto a quello tedesco di Deutsche Börse meriterebbe a sua volta una serie di motivazioni e argomentazioni che allo stato non si rinvengono";
l'accordo con cui la Borsa spagnola, il gruppo BME, è stata ceduta alla Swiss exchange appare molto più vantaggioso di quello proposto da Euronext per la Borsa italiana, prevedendo un arco decennale in cui attuare l'integrazione, il mantenimento in Spagna della sede di gestione e della sostanziale capacità operativa (comprese posizioni e funzioni chiave) della Borsa di Madrid e delle controllate e l'impegno, da parte di SIX, di garantire i livelli occupazionali con i termini e le condizioni di lavoro applicati al momento dell'acquisizione;
infatti, il piano di Euronext, come emerso nell'assemblea degli azionisti di novembre che ha approvato l'offerta di acquisto di Borsa italiana, a differenza di quanto comunicato in precedenza, è quello di un'integrazione totale di Borsa italiana nel gruppo, con un'assenza di autonomia gestionale per l'Italia e di un piano di sinergie e tagli che avranno gravi conseguenze, puntando ad avere Parigi come esclusivo centro finanziario europeo;
non sono stati resi noti gli accordi tra Euronext, il Governo italiano e Cassa depositi e prestiti oltre a quelli emersi dalle comunicazioni ufficiali, che prevedono soltanto che sia un italiano a presiedere il consiglio di sorveglianza e che alcune funzioni di staff, come quella finanziaria e di data center, vengano spostate in Italia;
considerato che:
esiste, come sottolineato nella relazione del COPASIR, un disegno del sistema economico e politico francese che mira ad acquisire il controllo totale o parziale delle aziende italiane; disegno che trova riscontri anche in due recenti operazioni quali la rinuncia di Fincantieri all'acquisizione dei Cantieri navali francesi e il caso Stellantis, di cui all'interrogazione 4-04857 (del 2 febbraio 2021);
Euronext è tra i soci fondatori di Paris Europlace, l'organismo che vede in prima linea i principali attori dell'economia francese nato per promuovere la piazza finanziaria di Parigi e mantenere la presenza di centri di decisione in Francia per preservarne la sovranità economica;
il recovery plan francese "France relance" punta, infatti, a rinforzare in modo esplicito la sovranità economica e l'indipendenza tecnologica della Francia utilizzando i fondi europei e mantenendo in Francia ricerca e sviluppo in tutti i settori "chiave";
nell'introduzione al piano, il presidente Emmanuel Macron definisce France relance un "acceleratore di sovranità" con programmi di relocalizzazione di beni essenziali, progetti di sviluppo tecnologico, sostegno alla produzione in Francia col quale "la Francia riprende il suo destino economico in mano";
molti media francesi, tra cui il giornale economico "Entreprendre", descrivono l'amministratore delegato di Euronext, Stéphane Boujnah, come uno tra principali protagonisti di questo progetto, rappresentante di spicco dell'establishment: ha lavorato nel gabinetto dell'ex Ministro delle finanze Dominique Strauss-Kahn ed è stato componente della commissione per la liberazione della crescita istituita da Nicolas Sarkozy, tanto che il quotidiano "Le Monde", nell'inchiesta uscita venerdì 5 febbraio sul ruolo di Emmanuel Macron nel sistema economico, ha citato proprio Boujnah come uno degli uomini chiave;
secondo diversi analisti il Governo francese ha recentemente esteso il "golden power" sino a coprire il 69 per cento delle imprese, una percentuale così elevata da denotare quale sia la volontà politica "protezionistica" e nel contempo "offensiva" messa in atto;
la narrazione dell'operazione di vendita di Borsa italiana, anche da parte del Ministero dell'economia, descrive, invece, Euronext come un attore paneuropeo e federale, mentre emerge sempre di più come questa rientri in una scelta del sistema economico e politico francese di far diventare Parigi la capitale finanziaria europea;
considerato che:
dal comunicato ufficiale sul sito di Cassa depositi e prestiti del 9 ottobre 2020 si legge: "Al via l'ingresso di CDP in Euronext e la contestuale acquisizione di Borsa Italiana, che darà vita a un gruppo leader nel mercato dei capitali europeo. Attraverso l'operazione Cassa Depositi e Prestiti, con Euronext, porta Piazza Affari all'interno di un gruppo paneuropeo con un presidio stabile di investitori italiani";
con questo progetto, si legge ancora, l'Italia "avrà un ruolo di primo piano sia a livello operativo che di governance". "Attraverso l'acquisizione del 7,3 per cento di Euronext, CDP estenderà il proprio impegno di investitore di lungo periodo a sostegno delle imprese che potranno beneficiare di un mercato dei capitali a guida italiana in una più ampia prospettiva di respiro europeo. La Borsa Italiana e le sue controllate diventeranno centrali nel sistema Euronext, nel quale l'Italia rappresenterà il mercato più rilevante, assumendo un ruolo di riferimento a livello continentale";
in realtà gli accordi di governance riconoscono a CDP solo la possibilità di proporre nomine nel consiglio di sorveglianza e non prevedono la sua partecipazione a scelte gestionali e strategiche che possano garantire la "guida italiana" del gruppo e gli interessi del nostro sistema Paese;
Borsa italiana è un asset strategico per la ripresa economica dell'Italia, per cui le offerte di acquisto, al fine di assicurare la sana e prudente gestione, la competitività e la tutela degli interessi pubblici sottesi a tale asset, saranno oggetto di vaglio da parte del Governo e delle autorità di vigilanza facendo ricorso agli strumenti offerti dalla normativa sul golden power e dalle normative di settore sui mercati, come ricordato anche dal presidente della CONSOB Paolo Savona in audizione in VI Commissione permanente (Finanze) alla Camera dei deputati nel commentare le pressioni di LSEG;
l'art. 75, comma 4, del decreto-legge n. 104 del 2020 interviene sulla disciplina che regola gli assetti proprietari della società di gestione del mercato modificando il testo unico dell'intermediazione finanziaria (decreto legislativo n. 58 del 1998) attribuendo alla CONSOB il potere di opporsi ai cambiamenti degli assetti proprietari non solo quando vi siano ragioni obiettive e dimostrabili per ritenere che venga messa a repentaglio la gestione sana e prudente del mercato, ma anche quando, su valutazione della stessa Autorità, la sana e prudente gestione venga messa a repentaglio alla luce delle "qualità del potenziale acquirente" e della sua "solidità finanziaria";
considerato, infine, che:
sarebbe auspicabile che l'elevato stock di risparmio privato del nostro Paese fosse indirizzato al servizio dell'economia reale così da evitare, come ha sottolineato il presidente della CONSOB, Paolo Savona, "che le formiche italiane lavorino per sostenere molte cicale estere, o cadano prede di forze speculative, in un contesto globale sempre più sfuggente ai controlli delle autorità pubbliche di vigilanza";
Euronext è una società quotata e, dunque, soggetta a possibili scalate da parte di altri operatori e, inoltre, le sue piattaforme di contrattazione sono soggette a frequenti blocchi che fanno presumere la mancanza di adeguati investimenti ed aggiornamenti tecnologici;
Euronext, come risulta da fonti di stampa, ha messo in atto una politica di depotenziamento delle sedi delle società acquisite, riducendone progressivamente l'autonomia e di conseguenza anche, in modo significativo, il personale ivi impiegato;
le modalità con cui si è proceduto alla nomina del presidente del consiglio di sorveglianza, frettolose e forse inopportune data la coincidenza della crisi di governo allora in atto, appaiono anche sospette essendo l'operazione ancora al vaglio delle autorità di vigilanza e tenuto conto, altresì, che il manager avrebbe dovuto avere specifici requisiti di autorevolezza e di indipendenza al fine di garantire il sistema Italia;
il Gruppo di Fratelli d'Italia ha presentato, in data 22 settembre, alla Camera dei deputati una mozione (1-00382, a prima firma Meloni) avente ad oggetto l'operazione di vendita di Borsa italiana che, nonostante le insistenti richieste, è stata calendarizzata dalla maggioranza per il 31 marzo rischiando che l'operazione venga approvata dalle autorità di maggioranza senza che le proposte contenute nella mozione siano valutate dal Governo,
impegna il Governo:
1) a presentare in Parlamento il piano di investimenti di Euronext per l'Italia, specificando quali richieste ha fatto il Governo riferendo sui reali contenuti degli accordi definiti sul piano politico e istituzionale e presi tra Euronext e Cassa depositi e prestiti al di là delle dichiarazioni contenute nei comunicati stampa, quali siano le condizioni che le autorità hanno imposto per preservare l'autonomia gestionale di Borsa italiana S.p.A. e quali siano state le garanzie finalizzate a tutelare la governance e l'autonomia gestionale per Borsa italiana;
2) a tutelare, in ogni sede e con ogni strumento di competenza, lo strategico assetto economico-finanziario di Borsa Italiana, nonché l'autonomia della medesima, soprattutto nei confronti della Francia, affinché sia possibile attuare i seguenti impegni:
a) previsione di un'adeguata strategia di lungo termine nel settore dell'innovazione tecnologica, che possa essere di maggior beneficio per il sistema finanziario nel suo complesso rispetto ad ipotesi e sinergie che potrebbero determinare esclusivamente una redditività di breve periodo dell'acquirente;
b) garanzia della valorizzazione e della trasparenza presso gli investitori delle piccole e medie imprese nella ricerca azionaria;
c) attuazione di un procedimento di semplificazione del processo di quotazione, in particolare per le società di piccole e medie dimensioni, nonché sviluppando un programma come Élite, e al fine di consentire alle piccole e medie imprese di aumentare il loro grado di consapevolezza finanziaria e di accedere con maggiore facilità al mercato di capitali, evitando che i servizi del detto programma possano sovrapporsi a quelli già forniti dagli intermediari finanziari;
d) rafforzamento del mercato telematico dei titoli di Stato (Mts), affinché continui a rappresentare un centro di eccellenza, in grado di garantire e migliorare i servizi di monitoraggio e di "price equity", fondamentali per un'efficiente gestione del debito pubblico, con l'obiettivo di aumentare la liquidità degli scambi e limitare la volatilità dei prezzi;
e) evitare che i tagli e razionalizzazioni vadano a danneggiare la società e, dunque, l'Italia, e vigilare affinché venga mantenuto il livello occupazionale di Borsa italiana, diretto e dell'indotto;
f) garantire agli azionisti, stanti le indiscrezioni a mezzo stampa secondo cui le fondazioni valuterebbero un progressivo disimpegno, nei prossimi anni, la presenza e la partecipazione a lungo termine di Cassa depositi e prestiti negli investimenti attualmente in corso, garante dell'interesse pubblico e sistemico dell'infrastruttura e dell'indotto, onde evitare quanto avvenuto nel 2011 con gli investitori italiani che uscirono da LSEG;
3) a creare tutti i presidi necessari per intervenire tempestivamente nel caso in cui l'Italia non ottenga adeguato riconoscimento del proprio contributo al gruppo Euronext o gli interessi nazionali fossero minacciati da ulteriori operazioni straordinarie;
4) ad assicurarsi che, visto il peso dell'Italia nel gruppo, non siano previsti veti e clausole volti ad escludere che al vertice di Euronext siano nominati amministratori delegati di nazionalità italiana e anzi vi sia la possibilità di creare un'alternanza, in un arco temporale da definire, affinché possa esserci un amministratore delegato italiano ogni due mandati;
5) ad assumere tutte le iniziative di competenza necessarie per preservare la sovranità economica e la stabilità finanziaria dell'Italia, dei nostri titoli pubblici e la sicurezza degli asset strategici, anche attraverso il corretto e tempestivo utilizzo delle norme sul golden power;
6) a rinforzare la sovranità economica e l'indipendenza tecnologica dell'Italia utilizzando anche i fondi europei del recovery plan e adottare, mantenendo in Italia ricerca e sviluppo in tutti i settori "chiave", tutte le altre misure necessarie per mantenere e accrescere la competitività della piazza finanziaria italiana in termini di attrattività internazionale, indotto e capacità di convogliare investimenti internazionali e risparmio italiano verso imprese strategicamente rilevanti per il sistema economico nazionale.
(1-00324)
URSO, CIRIANI, BARBARO, CALANDRINI, DE BERTOLDI, DE CARLO, FAZZOLARI, LA PIETRA, MAFFONI, NASTRI, PETRENGA, RAUTI, RUSPANDINI, GARNERO SANTANCHE', TOTARO, ZAFFINI - Il Senato,
premesso che:
il settore siderurgico costituisce un elemento imprescindibile delle attività produttive del nostro Paese ed è per questo considerato un asset strategico su cui si è costruita la competitività del sistema industriale italiano in settori di straordinaria importanza per la produzione e l'occupazione del Paese, cuore pulsante dell'intera manifattura, dalla meccanica all'auto, dagli elettrodomestici all'edilizia, dalla difesa alle ferrovie, con un fatturato totale delle imprese della sola parte alta della filiera siderurgica (utilizzatori esclusi) che si aggira tra i 60 e i 70 miliardi di euro (prima della pandemia);
l'acciaio in Italia ha una lunga tradizione industriale, caratterizzata dall'eccellenza e dalla flessibilità tipica del made in Italy che ha consentito alle imprese nazionali di mostrare grande resilienza di fronte alle sfide poste dai colossi internazionali, con capacità produttive enormemente più elevate, e ai cambiamenti del mercato legati alle diverse modalità di utilizzo dell'acciaio nei Paesi ad economie avanzate rispetto alle economie emergenti;
per queste ragioni la siderurgia italiana mantiene un ruolo di primo piano non solo nel contesto economico nazionale ma anche in quello europeo e globale, essendo la seconda potenza produttiva a livello continentale dopo la Germania e la decima a livello mondiale;
l'Italia ha quattro siti siderurgici di rilevanza nazionale a Taranto, Piombino, Trieste e Terni, tutti coinvolti in opere di ristrutturazioni tecnologiche e industriali anche al fine della necessaria salvaguardia ambientale;
a parte lo stabilimento di Trieste, di proprietà del gruppo Arvedi S.p.A., che, all'inizio del 2020, ha chiuso l'attività dell'area a caldo, auspicata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia sulla base di un accordo di programma che prevede garanzie occupazionali e notevoli investimenti di sviluppo, gli altri siti sono tutti coinvolti in opere di ristrutturazioni tecnologiche e industriali anche al fine della necessaria salvaguardia ambientale, con partner stranieri che sembrano invece riluttanti a perseguire obiettivi strategici per il Paese;
per l'ex Ilva di Taranto, l'acciaieria più grande d'Europa, è stato firmato, il 10 dicembre 2020, dall'amministratore delegato di Invitalia e da Arcelor Mittal Holding S.r.l. e Arcelor Mittal SA un accordo di investimento che comprende tanto gli aspetti industriali quanto, e soprattutto, quelli ambientali e di sicurezza per una nuova fase di sviluppo ecosostenibile dell'acciaieria tarantina;
in particolare, l'accordo prevede un aumento di capitale di AmInvest Co Italy S.p.A. (la società in cui Arcelor Mittal ha già investito 1,8 miliardi di euro e che è affittuaria dei rami di azienda di Ilva in amministrazione straordinaria) per 400 milioni di euro, che darà a Invitalia il 50 per cento dei diritti di voto della società, mentre a maggio 2022 è programmato un secondo aumento di capitale, che sarà sottoscritto fino a 680 milioni di euro da parte di Invitalia e fino a 70 milioni da parte di Arcelor Mittal, che porterà la prima ad essere l'azionista di maggioranza con il 60 per cento del capitale della società;
l'accordo contiene un articolato piano di investimenti ambientali e industriali che prevede tra l'altro l'avvio del processo di decarbonizzazione dello stabilimento, con l'attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l'anno nonché il completo assorbimento dei 10.700 lavoratori;
si tratta di un piano ambizioso per la cui realizzazione occorreranno oltre ai ciclopici investimenti a carico dello Stato italiano anche decenni di lavori fino a raggiungere l'obiettivo prefissato;
il 14 febbraio 2021 il TAR di Lecce ha confermato l'ordinanza del Comune di Taranto che impone ad Arcelor Mittal di chiudere entro 60 giorni la parte a caldo dello stabilimento visti i ritardi delle operazioni di ambientalizzazione e ritenendo che le emissioni inquinanti del siderurgico rappresentano un pericolo "permanente ed immanente"; la chiusura, tecnicamente di difficile realizzazione entro i termini temporali imposti, avrebbe effetti disastrosi non solo per la società ma per tutta la "filiera" italiana dell'acciaio in termini di prezzi di vendita, costi della logistica, aumento delle giacenze ed infine maggiori necessità finanziarie; per non parlare dei riflessi sull'occupazione tanto nello stabilimento quanto nell'indotto;
per gli ex stabilimenti Lucchini, il gruppo indiano JSW, titolare dell'acciaieria di Piombino, ha atteso l'ultimo giorno utile, sabato 30 gennaio 2021, per presentare la nuova bozza del piano industriale, attraverso il quale "la società intende efficientare gli impianti di laminazione e realizzare il forno elettrico in modo da completare la gamma prodotti e far tornare l'azienda ad una redditività soddisfacente" e il Ministero dello sviluppo economico ha ritenuto di rinviare la convocazione del tavolo ministeriale per esaminarlo;
il piano prevedrebbe la costruzione del forno elettrico nello stabilimento ex Lucchini così da garantire la fornitura di semiprodotti per la laminazione delle rotaie, nel lungo periodo rendendo possibile l'accordo con le Ferrovie dello Stato per una fornitura decennale di rotaie, una commessa dal valore di 900 milioni di euro, ma la latitanza del Ministero non ha premesso di valutare la fondatezza del piano, gli impegni e gli investimenti previsti, la loro congruità e tempistica, allontanando ogni ipotesi di sviluppo industriale;
con riferimento, infine, al sito ternano, l'azionista tedesco ThyssenKrupp ha pubblicamente annunciato la decisione di cedere la fabbrica Acciai speciali Terni (AST) ad una nuova proprietà o un azionista di maggioranza, senza fornire garanzie per gli investimenti in corso né rassicurazioni sul fronte dell'occupazione;
considerato che:
le gravi crisi esplose negli ultimi anni all'Ilva di Taranto, alla Lucchini di Piombino e all'AST di Terni mettono in discussione la vitalità dell'intero settore della siderurgia italiana, esponendo l'intera economia italiana a un rischio di sistema di enorme portata che non sembrano essere preso nella giusta considerazione dal Governo;
gli operatori esteri detentori dei siti siderurgici sembrano più attenti ad operare per disimpegnarsi dagli investimenti intrapresi: nel caso di Terni ThyssenKrupp ha espresso l'intenzione di voler uscire dal settore; nel caso di Taranto Arcelor Mittal ha dichiarato l'impossibilità di eseguire non solo il piano ambientale ma anche l'attività industriale dopo i provvedimenti che hanno tolto lo scudo penale, invocando persino l'esercizio del diritto di recesso; nel caso di Piombino la JSW ha atteso fino all'ultimo momento possibile la presentazione del proprio piano alimentando la tesi di coloro che sin dall'inizio hanno sostenuto che gli investimenti delle multinazionali indiane avessero l'obiettivo di eliminare un concorrente più che quello di aumentare la loro presenza in Europa;
i "casi" Ilva, Lucchini e AST continuano ad essere trattati su tavoli separati, secondo una logica emergenziale che privilegia soluzioni di breve periodo e non tiene conto delle implicazioni sistemiche delle singole vertenze;
sarebbe, invece, necessario aprire un tavolo unitario per lo sviluppo di un piano strategico che comprenda tutte le aziende del settore siderurgico con l'obiettivo di supportare l'innovazione tecnologica, per trattare unitariamente il costo dell'energia, programmare i contributi per gli investimenti ambientali, le provvidenze per il personale e per la loro riconversione professionale;
sarebbe, dunque, opportuno affrontare la frammentazione come elemento di debolezza del settore, attraverso la riorganizzazione almeno dei più importanti centri produttivi del Paese e il rilancio degli stessi in collaborazione con la filiera industriale e commerciale del settore;
considerato inoltre che:
la produzione siderurgica può essere sviluppata partendo da minerale con "ciclo integrale" (che necessita comunque di altoforno, agglomerato, cokeria, convertitori) oppure da "forno elettrico"; a livello mondiale il 70,8 per cento dell'acciaio è prodotto da altoforno e il 29,2 per cento da forno elettrico;
il "ciclo integrale" è utilizzato prevalentemente per i "prodotti piani" mentre l'elettrosiderurgia meglio si attaglia ai "prodotti lunghi"; le proporzioni sono diverse in Italia e Stati Uniti, infatti in Italia il 70 per cento dell'acciaio è prodotto da forno elettrico e il 30 per cento da altoforno, storicamente in mano pubblica; il "ciclo integrale" richiede infatti investimenti assai più elevati, finanziabili dallo Stato o da grandissime aziende mondiali, ma fornisce prodotti di alta qualità e purezza oltre a impiegare il doppio di personale del forno elettrico a parità di volume produttivo;
negli Stati Uniti l'espansione del forno elettrico è da ricercare nella presenza di un operatore (Nucor) proprietario di una specifica tecnologia che ha avuto successo in quanto assai competitiva, anche per la disponibilità a basso costo dello "shale gas" utilizzato nel ciclo elettrico anche per la produzione di DRI (arricchimento del minerale utilizzabile nel forno elettrico) in sostituzione del rottame; lo schema "Nucor" potrebbe essere lo stesso della decarbonizzazione di Taranto;
rilevato che:
nel "recovery fund" sono previste risorse significative per la transizione ad una produzione sostenibile ed ecocompatibile, dal fondo europeo per la transizione per la decarbonizzazione potrebbero arrivare le risorse (pari a circa 2 miliardi di euro) necessarie per riconvertire lo stabilimento siderurgico di Taranto e spingerlo verso il graduale addio al carbone, così come la riconversione di Piombino e l'ammodernamento di Terni;
con alcune operazioni aziendali ben definite per i siti di Taranto, Piombino e Terni potrebbe ricomporsi una "squadra" di fabbriche siderurgiche di primo piano e, accanto ad aziende con proprietà prevalentemente straniera (Jindal e Arcelor Mittal), si affiancherebbero vere e proprie eccellenze nazionali, caratterizzate dalla flessibilità basata sulla tecnologia del forno elettrico, che consente di adeguare la produzione alla domanda e all'aumentata qualità delle produzioni;
il decreto cosiddetto liquidità (decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23) ha esteso anche al settore siderurgico il golden power, il potere concesso al Governo di bloccare eventuali scalate in settori strategici per l'economia, con l'obiettivo di garantire i livelli occupazionali e la produttività; tale potere è però cessato il 31 dicembre 2020 non essendo stato prorogato dal precedente Governo,
impegna il Governo:
1) a realizzare un piano strategico per la siderurgia, che definisca nel dettaglio il fabbisogno di acciaio nel nostro Paese, le condizioni di mercato su in cui i produttori devono muoversi, prevedendo la ristrutturazione del comparto, in un'ottica di maggiore competitività, ma anche per una specializzazione sugli acciai di qualità a beneficio di filiere ad alto valore aggiunto, come l'industria elettrotecnica e la meccanica di precisione, di cui l'Italia è leader;
2) con riferimento al sito di Taranto, ad accelerare l'attuazione del piano ambientale e del piano industriale assicurandosi che Arcelor Mittal rispetti gli impegni assunti affinché lo stabilimento ex Ilva possa davvero diventare il più grande polo siderurgico green d'Europa;
3) a ricostituire lo scudo penale per il periodo di attuazione del piano alla luce degli sviluppi giudiziari in corso a Taranto, per evitare che le gravissime responsabilità del passato, che vanno sicuramente accertate e perseguite con la massima severità sul piano sia penale che civile, ricadano anche su chi invece si impegna per la salvaguardia della salute e dell'ambiente, operando la necessaria riconversione industriale e il risanamento dei luoghi;
4) a confermare il programma di investimenti previsto per la AST di Terni nel corrente anno 2021 e le prospettive di reddittività conseguenti e valutare l'impegno di Cassa depositi e prestiti o Invitalia ove fosse richiesto da operatori industriali nazionali per facilitare l'acquisizione dello stabilimento nel processo di vendita;
5) a convocare tempestivamente un tavolo per valutare la fondatezza del piano industriale presentato per l'acciaieria di Piombino, che, come emerge dalle poche notizie trapelate, appare del tutto generico e privo di garanzie per gli impegni e gli investimenti previsti, per le modalità e la tempistica, non idoneo a rassicurare sull'effettiva volontà di impegno del gruppo indiano JSW e sul mantenimento dei livelli occupazionali;
6) a prorogare l'estensione anche al settore siderurgico del golden power, con l'obiettivo di garantire i livelli occupazionali e la produttività, già previsto dal decreto liquidità (decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23) ma cessato il 31 dicembre 2020 non essendo stato prorogato dal precedente Governo;
7) a utilizzare anche le risorse del recovery fund e il ruolo propulsivo di Cassa depositi e prestiti ed Invitalia, al fine di riaffermare il ruolo strategico della siderurgia italiana in Europa, a tutela anche delle aziende private nazionali che sono all'avanguardia nel settore sia sul piano industriale sia su quello tecnologico e manageriale e che possano essere i partner industriali necessari per ogni operazione di risanamento e di rilancio.
(1-00325)
Interrogazioni
BERUTTI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
è attualmente in corso, come peraltro già riportato più di un anno fa da diversi organi di informazione, una riorganizzazione degli uffici periferici della Polizia stradale, della Polizia ferroviaria e della Polizia di frontiera;
la riorganizzazione riguarderebbe, per la Polizia stradale, la soppressione dei distaccamenti di Ceva, Borgomanero, Domodossola, Lugo di Romagna, Rocca San Casciano, Sanremo, Finale Ligure, Fonni e l'elevazione a sottosezione ordinaria dei distaccamenti di Ventimiglia e di Albenga; per la Polizia ferroviaria, la soppressione della sottosezione di Torino Orbassano e dei posti di polizia ferroviaria di Campobasso, Iglesias, Nocera Inferiore, Palermo Notarbartolo, Canicattì, Colleferro, Bra, Casarsa e Calzo; per la Polizia di frontiera, la soppressione della sottosezione terrestre Traforo del Gran San Bernardo e degli uffici presso gli scali marittimi di La Spezia, Gioia Tauro, Taranto e presso lo scalo aereo di Parma e la riallocazione presso le questure di La Spezia e di Taranto dei nuclei artificieri della Polizia di Stato istituiti nell'ambito degli uffici di Polizia di frontiera marittima di La Spezia e Taranto;
l'impatto della riorganizzazione avrà conseguenze negative su tutto il territorio nazionale e, come già indicato in un precedente atto di sindacato ispettivo ancora senza risposta (3-01375), per quanto concerne i distaccamenti di Polizia stradale, un impatto significativo riguarderà il Piemonte, regione nella quale una porzione di territorio verrebbe lasciata completamente priva dell'adeguato controllo, con particolare riferimento a province nelle quali sono note le esigenze di servizio da parte della Polizia stradale per la presenza di numerose infrastrutture viabili, siti produttivi e un flusso di traffico notevole;
i principali criteri alla base della revisione dell'assetto organizzativo delle articolazioni dell'amministrazione della pubblica sicurezza, derivante dagli schemi di decreto sul medesimo oggetto, risultano essere connessi alle carenze di personale, nonché alla necessità di porre in essere economie gestionali ed operative e risparmi di spesa,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia consapevole della situazione e se non ritenga di dover porre in essere tutte le azioni di propria competenza per evitare la soppressione di presidi importanti per il monitoraggio e la sicurezza dei territori, anche invertendo le dinamiche di riduzione di personale ed incrementando la disponibilità di risorse destinate alle amministrazioni della pubblica sicurezza.
(3-02298)
BINETTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
l'approssimarsi del giorno internazionale dedicato alle malattie rare rende i pazienti affetti da una malattia rara e le loro famiglie sempre più consapevoli dei loro diritti e dell'inadeguatezza di alcune norme per far fronte a bisogni, spesso gravi e non più procrastinabili;
la concretezza con cui l'Intergruppo parlamentare per le malattie rare, attivo da oltre 15 anni, affronta determinati problemi impone a tutti di interpellare il Ministro in indirizzo su fatti molto specifici, soprattutto quando i diritti di questi malati non appaiono adeguatamente tutelati;
giova pertanto segnalare il caso di una bambina, Melissa, affetta da atrofia muscolare spinale (SMA), costretta a recarsi all'estero, perché l'unico farmaco efficace disponibile in Italia le viene negato; il costo complessivo del trattamento ammonta a circa 2 milioni di euro;
i genitori di Melissa, che compirà un anno nei prossimi giorni, lottano ormai da mesi per accedere alla nuova terapia genica per i malati di SMA; il trattamento non è attualmente disponibile per Melissa per una serie di cavilli burocratici;
la bambina è quindi costretta a recarsi all'estero per accedere al farmaco più costoso attualmente in commercio; potrà farlo molto probabilmente grazie ai 2 milioni di euro raccolti dalle molte donazioni in favore della sua cura e grazie all'instancabile azione dei suoi genitori, che non si sono rassegnati al diniego ricevuto dalla ASL italiana;
"Zolgensma" è il nome del farmaco sperimentale negato a Melissa e che è stato somministrato in Italia per la prima volta all'ospedale "Santo Bono" di Napoli. Si tratta di una terapia genica (come detto dal costo complessivo di circa 2 milioni e centomila dollari), che punta a correggere il difetto genetico alla base della SMA;
il farmaco è stato approvato dall'AIFA a metà novembre 2020 dopo un lungo periodo di sperimentazione ed è a carico del sistema sanitario nazionale italiano, solo in presenza di una precisa prescrizione medica; ma nel caso di Melissa mancherebbero alcuni dei requisiti fissati dall'Agenzia italiana del farmaco, perché la diagnosi di SMA è arrivata per la bimba 28 giorni dopo il limite di 6 mesi di vita, entro il quale è possibile partecipare alla sperimentazione;
si tratta di un limite che esiste solo in Italia, posto che negli Stati Uniti e in altri Paesi europei, come la Germania, il farmaco è somministrabile a bambini di peso fino ai 21 chili, cioè fino anche a 2 anni; ciò significa che invece di seguire un parametro cronologico, basato sull'età, si segue un criterio ponderale basato sul peso;
negli ultimi mesi, di fronte alla storia di Melissa e di altri bambini malati di SMA, l'Associazione malati di SMA ha protestato vigorosamente per ottenere che l'Italia modifichi questo criterio adeguandosi ai parametri internazionali;
nel frattempo, Melissa lotta contro la sua malattia incurabile, seguendo una terapia tradizionale meramente sintomatica, che non risponde alle sue necessità reali;
occorre tener conto che tra le maggiori difficoltà con cui devono confrontarsi i genitori di questi bambini, vi è che, trattandosi di una malattia rara, non sempre è facile ottenere una diagnosi tempestiva; la mamma di Melissa ha cominciato a notare qualche problema di crescita quando la piccola aveva 3 mesi di vita. Vari pediatri consultati hanno risposto che la bimba era sana e non c'erano motivi per preoccuparsi; il che ha ritardato la diagnosi corretta;
solo dopo una serie di esami all'ospedale di Bari è arrivata la diagnosi di SMA di tipo 1, inizialmente curata con l'unico farmaco disponibile in Italia ("Spinraza"), che ha permesso di rallentare il progredire della patologia;
la battaglia per l'aggiornamento dei criteri di somministrazione è portata avanti anche dall'associazione Famiglie SMA, che si occupa di persone affette da atrofia muscolare spinale e delle loro famiglie. Anita Pallara, che ne è il presidente, ed è lei stessa affetta da SMA, afferma "Non si può ignorare che un bambino con una diagnosi non tempestiva, oltre i sei mesi, sia ingiustamente escluso da un'importante opportunità",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, in considerazione della gravità della patologia e della difficoltà ad ottenere una diagnosi tempestiva, anche per la rarità della malattia che non la rende immediatamente riconoscibile dai pediatri, intenda rivedere i parametri di inclusione per la somministrazione del farmaco, allineandoli ai criteri europei.
(3-02299)
VALLARDI, MAGORNO, TARICCO, BERGESIO, SBRANA, MOLLAME, ABATE, CALIGIURI, DE BONIS, NATURALE, PUGLIA, TRENTACOSTE, FATTORI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dello sviluppo economico. - Premesso che:
per effetto della pandemia, lo stile di vita degli italiani ha subito importanti cambiamenti, non solo da un punto di vista sociale, ma anche alimentare; la chiusura anticipata degli esercizi del canale Ho.Re.Ca. ha infatti comportato un aumento del consumo di cibi in casa, facendo riscoprire i benefici, anche in termini salutistici, di un corretto ed equilibrato consumo giornaliero degli alimenti, basato sui principi della dieta mediterranea;
il peperoncino è un alimento tipico della cucina italiana dalle grandi proprietà nutritive e salutistiche, tanto che il suo consumo è largamente diffuso in tutta la penisola, con una produzione concentrata prevalentemente nei territori della Calabria, che da sola realizza il 25 per cento del peperoncino italiano, della Basilicata, della Campania, del Lazio e dell'Abruzzo;
come denunciato dalla Confederazione italiana agricoltori, questo prodotto è poco tutelato dal punto di vista del dumping estero; in Italia infatti si importano più di 2.000 tonnellate di peperoncino dall'estero, dalla Cina in particolare, spesso di dubbia qualità e con prezzi assolutamente inferiori rispetto a quelli di mercato;
la produzione italiana, di elevatissima qualità, non è in grado di soddisfare il fabbisogno nazionale, la cui domanda è ulteriormente cresciuta a seguito della diffusione della pandemia da COVID-19; il nostro Paese copre infatti non più del 20 per cento del fabbisogno, con una produzione che non supera le 400 tonnellate;
è evidente come l'ingresso non controllato nel nostro Paese di prodotti dall'estero infici la qualità delle produzioni di peperoncino italiano, inquinando il mercato con prodotti che, oltre ad alterare la concorrenza a danno degli agricoltori italiani, sono anche dannosi per salute dei consumatori, spesso poco consapevoli delle loro scelte di acquisto, anche per la mancanza di informazioni chiare e trasparenti nelle etichette;
il prodotto cinese ha un costo medio di circa 3 euro contro i 15 del costo medio italiano; questo dipende dal fatto che, a differenza del peperoncino cinese, quello italiano è controllato e selezionato; il prezzo italiano è infatti dettato dall'elevata qualità del prodotto che viene raccolto a mano e trasformato grazie all'impiego di tecniche d'avanguardia, compresi i macchinari all'ozono per una perfetta essiccazione,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e delle difficoltà che stanno vivendo le imprese italiane che operano nel settore della produzione e della trasformazione del peperoncino e quali iniziative intendano adottare per tutelare l'elevata qualità di questo prodotto tipico della cucina italiana, anche al fine di poterne accrescere la produzione nazionale.
(3-02301)
STEFANO, LAUS, D'ALFONSO, PITTELLA, D'ARIENZO, FEDELI, TARICCO, BITI, IORI, ROJC, COLLINA, MANCA, FERRAZZI, ASTORRE, CERNO, BOLDRINI, CIRINNA' - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
il comparto vinicolo italiano vale oltre 11 miliardi di euro di fatturato e offre opportunità di lavoro, nel complesso, a 1,3 milioni di persone;
nella produzione di vino, l'Italia è leader mondiale, con 46 milioni di ettolitri vendemmiati nel 2020, destinati per il 70 per cento a vini DOCG, DOC e IGT, e ai vini da tavola per il restante 30 per cento;
con il "piano d'azione per migliorare la salute dei cittadini europei", approvato dalla Commissione europea a inizio febbraio 2021, si prevede la cancellazione dei fondi per la promozione di carne, salumi e vino, e l'introduzione, a partire dal 2022, dell'obbligo di etichettare i prodotti con una lista degli ingredienti ed una dichiarazione nutrizionale, per poi aggiungere entro il 2023 una serie di avvertenze per la salute direttamente sul packaging;
nel documento della Commissione UE si parte da un assunto, a parere degli interroganti erroneo, ovvero che qualsiasi consumo di alcol sia dannoso, senza tenere conto della quantità consumata o delle condizioni in cui si realizza il consumo;
il vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, dopo le numerose polemiche sollevate in occasione della presentazione del piano, ha tenuto a precisare che "l'Unione europea non ha alcuna intenzione di proibire il vino, né di etichettarlo come una sostanza tossica", riconoscendo come improprio il paragone tra l'eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici e il consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità e a più bassa gradazione come il vino, che in Italia è l'emblema di uno stile di vita "lento", attento all'equilibrio psicofisico che aiuta a stare bene;
considerato che:
nonostante le parole di Schinas, il piano attualmente prevede che le etichette che contengono gli "advertising" sui rischi per la salute, come per le sigarette, siano introdotte per tutte le bevande alcoliche;
i produttori italiani non possono rimanere nell'incertezza data da un piano di azione UE, che vorrebbe comunque revisionare la tassazione sulle bevande alcoliche e tagliare le risorse per la promozione del vino;
tenuto conto che:
la chiusura dei ristoranti e del canale Ho.Re.Ca. in generale, sia in Italia sia all'estero, ha già messo pesantemente in difficoltà il settore, che potrebbe registrare una perdita di 3 miliardi di euro nel 2020;
etichettare il vino come un prodotto che nuoce alla salute è offensivo e degradante in termini di storia, cultura, rappresentanza dei territori e della tradizione, che proprio l'Unione europea dovrebbe invece difendere e sostenere, ed è fondamentale scongiurare il rischio che vengano assunte decisioni destituite di ogni fondamento e ancoraggio con il buon senso, ma in grado di mettere in esiziale pericolo il futuro di una filiera strategica per il nostro Paese,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e se non ritenga opportuno, sentite le diverse realtà italiane rappresentative del settore, intraprendere tutte le iniziative atte a scongiurare in maniera definitiva quello che sarebbe un danno incalcolabile ad uno dei settori più espressivi dell'autentico made in Italy.
(3-02302)
CALANDRINI - Al Ministro per la pubblica amministrazione. - Premesso che:
l'articolo 97 della Costituzione stabilisce che, salvo i casi previsti dalla legge, agli impieghi della pubblica amministrazione si accede esclusivamente mediante concorsi pubblici. Questo assioma è strettamente correlato anche ai concetti, sempre costituzionalmente tutelati, di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione ed è espressione del principio di uguaglianza tra i cittadini;
il rispetto di questi principi si ottiene attraverso un procedimento di selezione complesso che la pubblica amministrazione determina, stabilendo preliminarmente le regole di formazione del rapporto di pubblico impiego, previo riscontro delle effettive necessità ed urgenza dell'ente di ricoprire in quel determinato momento posti vacanti in organico con personale che sia in possesso degli specifici requisiti puntualmente indicati nel bando e sia risultato regolarmente vincitore delle prove concorsuali;
in presenza di rapporti di lavoro illegittimamente costituiti per eventuali vizi di violazione di legge ed eccesso di potere, gli atti e l'attività dell'amministrazione pubblica devono essere sottoposti a controlli da parte dello Stato, allo scopo di verificare se sussistano responsabilità dell'amministrazione per inosservanza dell'obbligo di salvaguardia dei beni comuni alla collettività;
nello specifico, si fa riferimento alle procedure selettive espletate attraverso valutazione dei requisiti, titoli e superamento delle prove d'esame, scritte, pratiche ed orali, per la copertura di 70 posti a tempo indeterminato di "assistenti amministrativi cat. C", indette in forma aggregata tra le ASL di Frosinone, Roma, Viterbo e Latina, quest'ultima in qualità di capofila, in esecuzione delle deliberazioni n. 604 del 26 giugno 2019 e n. 301 del 5 aprile 2019;
il bando del concorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 93, del 26 novembre 2019;
le prove degli esami si sono svolte a Latina, quelle scritte nei giorni 28, 29 e 30 dicembre 2020, le pratiche nei giorni 4 e 5 gennaio 2021 e le prove orali sono iniziate a partire dall'11 gennaio 2021;
con provvedimento del direttore generale dell'azienda capofila, è stata dichiarata la regolarità della procedura concorsuale ed approvata un'unica graduatoria, immediatamente efficace anche per ciascuna azienda aggregata;
pur in piena emergenza sanitaria da COVID-19, per cui, come è noto, è stata imposta la sospensione dell'inizio e del prosieguo di qualsiasi procedura concorsuale per l'accesso a pubblico impiego, le prove d'esame sono state espletate richiamando le disposizioni normative dell'articolo 249 del decreto-legge n. 34 del 2020, con cui la pubblica amministrazione è stata autorizzata alla ripresa dello svolgimento delle procedure concorsuali fino al 31 dicembre 2020, allo scopo di far fronte a specifiche situazioni emergenziali in sede di decretazione di particolare urgenza;
tuttavia, la correttezza delle procedure selettive è oggetto di indagini da parte della Procura della Repubblica e della Guardia di finanza di Latina, per valutare se sussistano estremi penalmente rilevanti, in quanto, sebbene non si escluda aprioristicamente che possa trattarsi di un puro caso, i primi classificati nei concorsi sono risultati mogli, figli e, comunque, parenti stretti o affini di dirigenti o di dipendenti che, nella maggior parte dei casi, hanno incarichi di responsabilità nelle medesime ASL;
inoltre, un altro concorso è stato precedentemente svolto, stavolta per la copertura di 23 posti di collaboratore amministrativo professionale (categoria D) per le ASL di Latina, Viterbo e Frosinone (azienda capofila ASL Latina), il cui bando è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione n. 78 del 26 settembre 2019, a seguito della delibera n. 603 del 20 giugno 2019;
le prove scritte di tale concorso si sono tenute lo scorso 27 agosto 2020 a Latina e a seguire, i candidati con un punteggio di almeno 21 trentesimi, ottenuto alla prova scritta, hanno sostenuto la prova pratica il 6 ottobre, e la prova orale nei giorni 7 e 8 ottobre 2020;
dalla graduatoria di merito finale pubblicata il 9 novembre 2020 emerge che almeno due tra i migliori classificati per la posizione di collaboratore amministrativo professionale rivestono importanti incarichi politici nel territorio o sono parenti prossimi di personalità con importanti incarichi politici sul territorio,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda avvalersi dei propri poteri ispettivi per verificare la correttezza dello svolgimento dell'attività e degli atti relativi alle prove selettive dei concorsi in questione, allo scopo di accertare la loro eventuale illegittimità e le conseguenti responsabilità degli amministratori delle ASL, della commissione esaminatrice e del personale di vigilanza presente al momento dello svolgimento delle prove selettive, per vizi di violazione di leggi, eccesso di potere, disparità di trattamento e cattivo esercizio del potere amministrativo;
se, accertato il non corretto svolgimento delle prove selettive e in considerazione degli effetti immediatamente lesivi dell'interesse pubblico al corretto svolgimento dei concorsi, voglia comunicare i provvedimenti che vorrà attuare nei confronti degli amministratori, delle commissioni, del personale di vigilanza presente al momento dello svolgimento delle prove selettive, e delle persone assunte.
(3-02303)
BINETTI - Ai Ministri della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
tutti i minori coinvolti nella vicenda processuale legata alla "questione Bibbiano" sono rientrati a casa, presso le loro famiglie di origine, ma ognuno di loro, genitori e figli, porta su di sé le conseguenze di un totale stravolgimento delle valutazioni sui genitori effettuate negli anni dai servizi sociali della val d'Enza, come conferma la relazione depositata dal sostituto procuratore di Reggio Emilia, Valentina Salvi, titolare dell'inchiesta "Angeli e demoni";
l'ultimo sviluppo del caso Bibbiano è una buona notizia: 4 bambini che erano stati tolti al padre sono tornati a casa; lo ha deciso la prima sezione del tribunale ordinario di Parma, nell'ambito dell'inchiesta "Angeli e demoni", indagine che, come è noto, riguardava il presunto sistema illecito di gestione dei minori in affido nel Comune, basato sulla manipolazione delle testimonianze dei bambini da parte di assistenti sociali e psicologi;
i 4 bambini sono i primi a tornare a casa su oltre 70 minori allontanati dalle loro famiglie. Due dei 4 bambini erano stati affidati proprio alla direttrice dei servizi sociali, lei stessa indagata nell'inchiesta, Federica Anghinolfi. Da oltre un anno i servizi sociali della val d'Enza avevano allontanato i due ragazzi dal padre, che aveva perso anche la potestà genitoriale;
le situazioni dei bambini, nell'arco degli ultimi mesi dalle esecuzioni delle misure cautelari, sono state valutate da altri servizi sociali e psicologi che hanno auspicato quanto prima il loro ritorno in famiglia;
le indagini, a quanto si apprende, erano iniziate circa un anno prima, dopo che la procura aveva notato un "aumento esponenziale anomalo delle segnalazioni di abusi sessuali su minori" provenienti dal servizio sociale dell'Unione dei Comuni della val D'Enza e dei conseguenti provvedimenti di allontanamento dalle famiglie. Gli investigatori avevano autorizzato le intercettazioni delle sedute con i minori, dalle quali, secondo il giudice per le indagini preliminari, emerge "un copione quasi sempre uguale a sé stesso". Ed è proprio sulle intercettazioni che si è basata l'accusa;
la dinamica poteva essere questa: ad esempio, si poteva partire dal racconto di un bambino o di una bambina agli insegnanti, da cui si potevano dedurre elementi indicativi, anche se spesso fin troppo labili, di abusi sessuali. Potevano anche essere semplici disegni dei bambini che venivano falsificati, attraverso l'aggiunta di dettagli a carattere sessuale, che venivano puntualmente interpretati dagli assistenti sociali e dagli psicologi coinvolti nell'indagine come forme di erotizzazione precoce;
una visita dei servizi sociali nelle case in cui vivevano i bambini culminava nella descrizione forzata delle loro abitazioni, descritte falsamente come fatiscenti e i loro genitori venivano descritti come inadeguati a prendersi cura dei figli. A seguito di ciò, venivano emanati provvedimenti di allontanamento in via d'urgenza, segnalazioni e relazioni all'autorità giudiziaria minorile e alla Procura della Repubblica del tribunale di Reggio Emilia, e una serie di relazioni che oggi finalmente vengono riconosciute come descrizioni false, in quanto rappresentavano i fatti in modo "tendenzioso";
l'obiettivo era quello di "dipingere il nucleo familiare originario come inadeguato o peggio ancora come connivente (se non complice o peggio) con il presunto adulto abusante"; i bambini venivano quindi condotti presso "La Cura", una struttura pubblica di Bibbiano nata come un centro di sostegno per i minori vittime di violenza e abuso sessuale. Qui venivano sottoposti a sedute da parte di psicoterapeuti privati, che venivano pagati circa 135 euro a seduta, "a fronte della media di 60-70 euro e nonostante il fatto che l'ASL potesse farsi carico gratuitamente del servizio";
lo scandalo Bibbiano è scoppiato il 27 giugno 2019, quando il giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi ha emanato un'ordinanza che disponeva una serie di misure cautelari eseguite dai carabinieri di Reggio Emilia; ma sulla gestione dei servizi sociali della zona si erano già andate accumulando molte voci critiche, che circolavano nell'ambiente, anche perché le famiglie a cui venivano sottratti i minori apparivano oggettivamente troppe;
chi lavora in ambito socio-educativo sa che il sistema degli interventi dei servizi sociali è costruito in modo da contare sul controllo dei controllori: un assistente sociale non può, infatti, agire da solo, nell'allontanare un bambino dalla famiglia. E questo sistema di controlli tra diversi livelli dovrebbe di per sé impedire che avvengano casi come quello emerso. Se le indagini dimostreranno che questo sistema di monitoraggio ha presentato delle crepe sarà necessario richiedere a gran voce che venga ripensato e reso più efficiente, a garanzia delle persone coinvolte e in particolare dei bambini;
negli ultimi anni casi come quello di Bibbiano sono stati spesso denunciati, sotto forma di interrogazioni parlamentari, anche nelle aule parlamentari, senza aver mai trovato risposta, in un rimbalzo di responsabilità che lascia sempre più perplessi,
si chiede di sapere se e quali misure i Ministri in indirizzo intendano adottare affinché: a) i casi sottoposti all'attenzione abbiano finalmente risposta; b) la rete dei servizi sociali venga rivista individuando nuovi e più forti forme di garanzia per i minori; c) le famiglie, anche quelle in difficoltà, ricevano tutto l'aiuto possibile dai servizi sociali, senza dover essere sottoposte a misure drastiche come la brusca separazione dei figli.
(3-02304)
CALANDRINI - Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e del turismo. -
(3-02305)
(Già 4-04793)
CANGINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
con riferimento alla tutela della salute pubblica e del paziente, a parere dell'interrogante è necessario che ogni scelta organizzativa di una struttura sanitaria sia assunta con i principi di ottimizzazione delle risorse tecnico-scientifiche e del personale che vi lavora, perché l'erogazione dei servizi e delle prestazioni siano di livello e che avvengano con continuità, senza nocumento alcuno per il paziente, in particolar modo per il paziente anziano, più vulnerabile per l'età e che necessita di cure ed assistenza più articolate;
da circa due anni si è assistito ad un progressivo impoverimento delle potenzialità specialistiche del polo ospedaliero INRCA-IRCCS di Ancona, un ospedale completo ed in grado di garantire una risposta al paziente anziano e fragile offrendogli sicurezza e professionalità. La struttura, che ha sempre avuto una riconosciuta valenza a livello nazionale, ha subito, inspiegabilmente, un "declassamento" a favore dell'ospedale di Osimo, un ospedale minore, già sotto l'azienda sanitaria unica regionale, e che è stato rilevato dall'istituto INRCA proprio per evitarne la chiusura (come si è verificato per altri ospedali, quali quelli di Recanati, Loreto, Chiaravalle, Montegranaro eccetera);
sulla base della documentazione ricevuta e dagli articoli sulla stampa locale, le decisioni assunte negli anni 2020 e 2021 dal direttore generale dell'istituto a favore dell'ospedale di Osimo parrebbero aver determinato un completo e non funzionale stravolgimento del polo ospedaliero, con spostamento dei malati e del personale medico ed infermieristico, oltre alla chiusura del reparto di chirurgia generale e vascolare, con conseguente arresto degli interventi chirurgici;
in particolare ha fatto discutere il trasferimento del reparto di chirurgia e del piede diabetico ad Osimo e la sua sostituzione con un'area per il trattamento di malati COVID-19: sulla scelta l'associazione tutela diabetici ha espresso apprensione in quanto le persone affette da diabete presentano spesso anche delle comorbilità, quali malattie cardiovascolari e la necessità di dialisi in strutture organizzate per offrire questo tipo di assistenza. Tali strutture nell'ospedale di Osimo, essendo un nosocomio a bassa intensità di cura, sono assenti. Anche medici e personale ospedaliero di Ancona hanno valutato con perplessità questo spostamento che riguarda essenzialmente pazienti anziani, alcuni dei quali affetti da COVID-19;
i chirurghi del polo ospedaliero hanno più volte manifestato, in forma scritta, la loro assoluta contrarietà a svolgere interventi ad Osimo per la mancanza sia dei requisiti necessari come struttura che dello strumentario adeguato per far fronte ad eventuali problemi chirurgici vascolari. Il direttore generale ha risposto a queste contrarietà solo verbalmente, non riconoscendo l'esistenza di reali ed oggettivi problemi tecnici,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda verificare i fatti esposti;
se le scelte del direttore generale del polo ospedaliero INRCA-IRCCS di Ancona abbiano determinato delle criticità per un'ottimale assistenza dei pazienti, in particolar modo per quelli anziani;
se, come sostenuto da numerosi medici del polo ospedaliero, la scelta di trasferire da Ancona ed Osimo il reparto di chirurgia e del piede diabetico abbia comportato disagi per i pazienti ed interruzione di interventi chirurgici per la non idoneità della struttura di Osimo, ovvero per la mancanza di strumentazioni adeguate;
se la scelta di trasferire malati COVID-19 ad Ancona invece di adibire l'ospedale di Osimo, che ha letti disponibili e non è attrezzato al trattamento di interventi complessi come quelli chirurgici, sia stata attentamente valutata dal direttore generale con relazioni tecnico-scientifiche che provino la correttezza della decisione assunta;
considerati gli articoli nella stampa locale e i contenuti di un atto depositato presso la Procura della Repubblica di Ancona, se la decisione di 20 professionisti di indiscussa competenza medica e chirurgica di lasciare il polo ospedaliero e di proseguire la loro attività in altre strutture pubbliche o private, o anticipando il pensionamento, possa essere stata dettata dalla preoccupazione che la riorganizzazione dei raparti e delle unità ospedaliere nel non soddisfare pienamente le necessità dei pazienti avrebbero potuto avere ricadute negative anche sulla loro attività professionale e reputazione;
se corrisponda al vero che il pronto soccorso dell'ospedale di Osimo, che è qualificato regionale, non ha il necessario supporto di cardiologia, neurologia, nefrologia e dialisi.
(3-02306)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
BINETTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
nella giornata del 23 febbraio 2021, è stato pubblicato sul sito web della Direzione Cinema e Audiovisivo (DGCA) del Ministero per i beni e le attività culturali un decreto direttoriale del 18 febbraio 2021, a firma del direttore generale Nicola Borrelli, che presenta i risultati dell'avviso pubblico "progetti speciali" pubblicato in data 8 ottobre 2020;
i "progetti speciali" sono iniziative particolari che il Ministero sostiene per il carattere originale ed innovativo, e sono previsti dall'attuale normativa vigente in materia di spettacolo dal vivo ed in materia di cinematografia e audiovisivo e negli ultimi anni si è registrato un apprezzabile incremento della trasparenza e due direzioni generali, prima la DG Spettacolo dal Vivo e successivamente DG Cinema Audiovisivo, hanno promosso bandi;
in particolare, per la prima volta, l'8 ottobre 2020 la DG Cinema e Audiovisivo ha pubblicato un avviso che prevedeva una dotazione di budget di 3.375.000 euro; nel decreto direttoriale del 23 febbraio 2021, il ministro Franceschini ha assegnato ulteriori risorse per 2.900.000 euro, il che porta lo stanziamento complessivo a 6.275.000 euro; dallo stesso decreto direttoriale, emerge che la Commissione di selezione ha assegnato risorse a 35 progetti per complessivi 4.137.000 euro; i restanti 187 progetti non sono stati sovvenzionati;
nella graduatoria pubblicata in allegato al decreto direttoriale in data 18 febbraio 2021, vengono proposti dati essenziali in relazione ai progetti presentati, con indicazione del nome del proponente, il titolo dell'iniziativa proposta, il contributo assegnato, e un punteggio secondo sette parametri ed un punteggio totale. Manca però una descrizione, sia pure molto sintetica, delle iniziative, e nella quasi totalità dei casi non è possibile conoscere la tipologia dell'iniziativa proposta;
l'articolo 12, comma 6, della legge n. 220 del 2016 (cosiddetta legge Franceschini-Giacomelli) prevede che il Ministero predisponga una relazione annuale sullo stato di attuazione degli interventi di cui alla legge, con riferimento all'impatto economico, industriale e occupazionale e all'efficacia delle agevolazioni tributarie ivi previste, ovvero la cosiddetta "valutazione di impatto";
il bando per la selezione di un operatore che fornisse supporto tecnico alla Direzione generale è stato pubblicato in data 28 febbraio 2020, con successivi avvisi di proroga il 10 marzo, il 19 marzo, il 3 aprile ed infine l'11 aprile 2020, con termine per la presentazione delle offerte al 20 maggio 2020. In data 19 giugno 2020, il direttore generale ha selezionato l'operatore ad hoc, che avrebbe dovuto consegnare la relazione entro l'11 settembre 2020; a distanza di 5 mesi da quella data, però non si ha alcuna notizia della "valutazione di impatto",
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda attivare per garantire maggiore comprensibilità e maggiore trasparenza alla procedura che assegna risorse pubbliche ai "progetti speciali", così come, più in generale, alle procedure di sovvenzionamento ministeriale di tutti gli interventi di sostegno a favore delle attività culturali;
qual sia il criterio strategico, la "politica culturale", che il Ministro adotta nell'identificare i "progetti speciali" da sostenere, premesso che la Commissione di selezione trasmette al direttore generale le proprie valutazioni e questi le inoltra al Ministro per la sua approvazione;
visto che il decreto direttoriale in data 18 febbraio 2021 ha assegnato sovvenzioni, a fronte di una disponibilità complessiva di 6.275.000 euro, "soltanto" per 4.137.000 euro, se intenda procedere all'assegnazione della residua dotazione di 2.138.000 e, in caso positivo, con quali modalità, anche rispetto ai 187 progetti finora esclusi dal contributo;
se non ritenga che le procedure di selezione ex ante e valutazione ex post debbano essere implementate tecnicamente al fine di garantire maggiore efficienza e pubblica evidenza, per ottenere migliore efficacia ed assoluta trasparenza nell'intervento dello Stato nel sistema culturale e nell'avvio di un sistema permanente di monitoraggio tempestivo.
(3-02300)
RICHETTI - Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie. - Premesso che:
dall'inizio della pandemia, il numero di casi positivi in Italia sta velocemente raggiungendo la soglia dei 3 milioni, cioè di quasi un residente su 20. Attualmente, i casi attivi sono oltre 400.000;
le quasi 100.000 morti legate al virus offrono un quadro drammatico che, in proporzione alla popolazione, rappresenta una statistica per nulla invidiabile se paragonata a molti altri Paesi europei;
l'Italia, non senza sforzi né ritardi e con il coordinamento delle istituzioni europee, sta portando avanti una campagna vaccinale anti COVID epocale che intende coinvolgere, almeno in una prima fase, il personale sanitario, i residenti delle RSA e gli anziani over 80;
la legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del servizio sanitario nazionale (SSN), prevede l'accesso universale di tutta la popolazione residente alle cure prestate dallo stesso;
il personale delle istituzioni europee, sia in attività che in pensione, sottoscrive un accordo sotto il regime comune di assicurazione malattia (RCAM, noto anche con il nome inglese di Joint sickness insurance scheme), con copertura prevista anche per i coniugi e i figli a carico;
da tempo, però, numerosi affiliati al RCAM, molti dei quali cittadini italiani, segnalano problematiche secondo cui le autorità italiane ostacolerebbero il loro accesso ai servizi sanitari nel Paese;
è emerso, purtroppo, che molte autorità regionali italiane, con l'eccezione di alcune realtà come l'Emilia-Romagna e la Puglia, si sarebbero addirittura rifiutate di concedere la registrazione al SSN ai funzionari e agenti della UE o al personale in pensione, nonché ai loro familiari;
ciò comporta l'impossibilità di queste persone, tra cui alcuni ultra ottantenni, di accedere sia alle vaccinazioni antiinfluenzali che, ancor più paradossalmente, alla prenotazione per i vaccini anti COVID tramite i portali sanitari;
il problema è risultato talmente diffuso da essere stato persino segnalato da una lettera datata 17 dicembre 2020 della direttrice generale per le risorse umane e la sicurezza della Commissione europea, dottoressa Gertrud Ingestad, e indirizzata al rappresentante permanente della Repubblica italiana presso l'Unione europea, ambasciatore Maurizio Massari, nella quale si chiede alle autorità italiane di trovare una soluzione;
la disparità di trattamento subita così da numerose persone, sia rispetto a tutti gli altri residenti in Italia che nei confronti di altri funzionari o pensionati UE in regioni più virtuose, non è ammissibile né ai sensi del diritto dell'Unione né ai sensi dell'articolo 32 della Costituzione;
per ultimo, con sentenza del 2019, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha dichiarato che gli affiliati al RCAM si trovano in linea di principio in una situazione analoga a quella di qualsiasi altro cittadino europeo affiliato al proprio SSN, qualsiasi esso sia;
se ne deduce che i residenti in Italia rientranti in questa fattispecie abbiano ogni diritto ad accedere alle prestazioni del SSN senza l'opposizione di ostacoli burocratici e imposti in modo disomogeneo dalle diverse Regioni,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti;
come intendano agire, in coordinamento con le autorità regionali italiane, affinché sia garantita la parità di accesso ai servizi sanitari per gli affiliati al RCAM, con particolare riferimento all'urgente necessità di completare quanto prima la campagna vaccinale anti COVID per le persone in fascia d'età avanzata, a vantaggio di tutta la collettività.
(3-02307)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BARBARO - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa. - Premesso che:
nella recente informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sui tragici eventi accaduti in Congo il 22 febbraio 2021, il Senato della Repubblica ha preso conoscenza di dettagli sul drammatico attentato avvenuto ai danni dell'ambasciatore italiano Attanasio e del carabiniere Iacovacci;
tuttavia, all'interrogante, pur nel rispetto delle indagini avviate dalla Procura di Roma, appare evidente la necessità di maggiori elementi di informazione, al fine di esercitare compiutamente l'esercizio e le prerogative del proprio ufficio;
dalle immagini riportate dai media, infatti, l'auto coinvolta nell'azione risulta offrire un basso livello di protezione per gli occupanti e, sicuramente, nessun team di protezione ravvicinata può essere efficace se in numero minimo inferiore a due unità, validamente armato, addestrato ed equipaggiato: a maggior ragione, in teatri operativi ad alto rischio e con personalità di alto profilo, non è possibile garantire la sicurezza del protetto e degli stessi operatori addetti alla sicurezza se non con la concorrenza di vari elementi come mezzi sicuri, equipaggiamenti tattici adeguati e armamenti congrui all'attività ed al potenziale di esposizione; a prescindere da eventuali uomini di sostegno arruolati dalla missione internazionale, lascia sorpreso ogni osservatore sapere che la scorta individuale del nostro ambasciatore fosse affidata ad un solo carabiniere;
nell'informativa del ministro Di Maio si apprende che il dispositivo di sicurezza dell'intera installazione diplomatica italiana nella Repubblica democratica del Congo è, invece, affidato complessivamente a pochi operatori e due vetture blindate, di cui peraltro non si conosce il livello di sicurezza secondo la classificazione internazionale;
altresì, non è comprensibile come sia accaduto che, stando sempre alla relazione del ministro Di Maio, nell'assalto al convoglio, nonostante l'intervento dei ranger del parco e le forze di sicurezza regolari congolesi, le uniche vittime siano stati l'autista e i nostri connazionali, mentre non venga citato neanche un ferito o un catturato tra gli ostili;
ugualmente, desta meraviglia apprendere, dall'informativa, che il carabiniere Iacovacci fosse dotato esclusivamente dell'arma corta d'ordinanza, e che abbia dovuto fronteggiare la minaccia esclusivamente con questo tipo di armamento, laddove la totalità degli appartenenti a gruppi terroristici o criminali della regione è dotata, per ogni gruppo d'assalto, almeno di un fucile da guerra, probabilmente di provenienza sovietica, in grado di oltrepassare le protezioni personali di cui normalmente sono dotate le nostre forze dell'ordine, protezioni che, nel caso di specie, si ignora se fossero state fornite o meno alle vittime, e, eventualmente, con quale livello di corazzatura;
resta, altresì, ancora non chiarito se il vile attentato fosse rivolto nei confronti della missione o, nello specifico, contro il nostro Paese e se il trasferimento degli ostaggi nella boscaglia fosse prodromico ad un'esecuzione di massa ovvero se i colpi mortali siano stati esplosi nella concitazione successiva all'arrivo dei ranger e delle truppe regolari congolesi;
nell'esprimere profonda riconoscenza per il sacrificio dell'ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del driver del World food programme, Mustapha Milambo,
si chiede di sapere:
se risulti ai Ministri in indirizzo che ci sia stata una pianificazione italiana di protezione, coerente con gli scenari di rischio potenziali, ovvero se la tutela dell'ambasciatore e degli operatori, a prescindere dalla presenza del carabiniere Iacovacci, sia stata affidata all'organizzazione della MONUSCO, sotto egida della dell'Organizzazione delle Nazioni Unite;
se ci sia stata, per parte italiana o internazionale, una deliberazione o, al limite, una dichiarazione sull'adeguatezza del dispositivo di sicurezza;
se e quando siano state aggiornate le procedure operative standard della missione, assunto che la stessa è operativa dal lontano febbraio 2000;
quali missioni operative all'estero abbia già affrontato il carabiniere Iacovacci, prima di essere destinato a Kinshasa nel delicato e rischioso teatro della regione;
se intendano prendere provvedimenti al fine di incrementare la sicurezza di ogni funzionario pubblico italiano in servizio in teatri simili, anche attraverso il ricorso alla sicurezza integrativa, come molte nazioni fanno e considerano come una risorsa, attraverso un'integrazione tra la sicurezza istituzionale e le società specializzate nel settore;
laddove emergesse un movente peculiarmente anti italiano, come intendano tutelare e proteggere il personale impiegato nelle nostre sedi diplomatiche e i nostri connazionali residenti nella Repubblica democratica del Congo;
sempre laddove emergesse il medesimo movente, quale provvedimenti intendano assumere nei confronti dell'immigrazione proveniente dalla regione.
(4-04967)
ASTORRE - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il piano strategico dell'Italia per la vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19, adottato con decreto ministeriale 2 gennaio 2021, ispirandosi al dettato costituzionale e ai valori e principi di equità, reciprocità, legittimità, protezione, promozione della salute e del benessere, riconosce che nella fase iniziale di disponibilità limitata di vaccini contro il COVID-19 è necessario definire delle priorità in modo chiaro e trasparente, tenendo conto delle raccomandazioni internazionali ed europee;
il documento, inoltre, individua una serie di categorie su cui concentrarsi prioritariamente nella somministrazione del vaccino;
tenuto conto che:
nel documento "Le priorità per l'attuazione della seconda fase del Piano nazionale vaccini Covid-19", elaborato dal Ministero della salute in collaborazione con la struttura del commissario straordinario per l'emergenza COVID, AIFA, ISS e AGENAS, e che ha ricevuto parere positivo da parte del Consiglio superiore di sanità, oltre ad essere stato oggetto di un confronto con il presidente e con alcuni componenti del Comitato nazionale di bioetica, si legge che è possibile avviare fin da subito, in parallelo a quella dei soggetti prioritari della prima fase (con i vaccini a mRNA), la vaccinazione dei soggetti di età compresa tra i 18 e 55 anni con il vaccino AstraZeneca, a partire dal personale scolastico e universitario docente e non docente, le forze armate e di polizia, i setting a rischio, quali penitenziari e luoghi di comunità e il personale di altri servizi essenziali;
considerato che in alcune Regioni il personale docente e non docente delle università telematiche non è stato inserito nella campagna vaccinale anti COVID-19 riservata al personale scolastico e universitario, senza che tale esclusione fosse prevista dai provvedimenti ministeriali o da fonti di rango primario,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;
se e come intenda intervenire al fine di sanare tale incomprensibile vulnus nella campagna di vaccinazione, che vede l'esclusione, in alcune regioni, del corpo docente e non docente delle università telematiche, pur essendo esplicitato nella circolare del Ministero dell'università e della ricerca inviata ai rettori che le università, ivi comprese quelle telematiche, sono tenute ad inserire in apposite piattaforme l'elenco del personale in servizio.
(4-04968)
DE POLI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
il 16 gennaio 2019 i presidenti delle Province di Padova, Treviso, Vicenza, 22 sindaci veneti, Assindustria Veneto centro, Confartigianato Vicenza, Confartigianato impresa marca trevigiana e Interporto Padova S.p.A. hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per chiedere alla Regione Veneto l'inserimento nella programmazione degli interventi viari previsti nel programma pluriennale delle opere pubbliche regionali del collegamento della SPV (superstrada Pedemontana veneta) con la strada regionale 308 (nuova strada del Santo), in direzione di Padova est;
il completamento e potenziamento della bretella di Loria, tratto di collegamento tra la strada regionale 308 e la SPV in direzione di Padova est è di fondamentale rilevanza, considerata anche la grande domanda di mobilità che si presume che possa generarsi in vista della prossima apertura del nuovo polo ospedaliero di Padova est e della superstrada Pedemontana, strategica infrastruttura regionale progettata per migliorare il livello di servizio del trasporto veicolare su gomma nei territori pedemontani delle province di Vicenza e Treviso;
considerato che nella provincia di Padova hanno sede circa 76.000 imprese che, secondo una stima della camera di commercio, nell'anno 2016 hanno prodotto ricchezza pari a 27 miliardi di euro, è di prioritaria importanza dotare il territorio di adeguate strade di collegamento con le principali infrastrutture,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi di prendere in considerazione l'opportunità di utilizzare le risorse del fondo di investimento del 2021, ripartito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, per il completamento della bretella di Loria che collega la Pedemontana veneta con la strada regionale 308, al fine di potenziare e migliorare la viabilità e la sicurezza stradale in un territorio ad alta densità di imprese industriali e che necessita di infrastrutture adeguate per essere competitivo a livello internazionale.
(4-04969)
LONARDO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
25.000 candidati, conformemente a quanto sancito dal decreto ministeriale del 14 settembre 2020 (contenente il bando d'esame), avrebbero dovuto sostenere le prove scritte dell'esame di abilitazione all'esercizio della professione forense nei giorni 15, 16 e 17 dicembre 2020, a seguito di un percorso di laurea di 5 anni e della prescritta pratica forense di 18 mesi, nei quali hanno investito notevoli energie, tempo, denaro e risorse per prepararsi al meglio alle prove scritte;
a causa dell'emergenza epidemiologica e dell'impossibilità di assicurare la salute dei candidati e dei commissari, in data 10 novembre 2020, il Ministro della giustizia pro tempore aveva tuttavia emanato un decreto con il differimento delle prove scritte a data da fissarsi;
in data 18 dicembre 2020, il Ministro aveva con decreto fissato le nuove date al 13, 14 e 15 aprile 2021;
il rinvio ha provocato l'incertezza più totale per gli aspiranti avvocati, la cui situazione in Italia si presentava già prima della pandemia priva di un'adeguata ed efficace tutela;
di fatto, costoro ora sono anche costretti a subire un ingiustificato mancato accesso alla professione forense e con il serio pericolo di un accavallamento delle sessioni d'esame;
inoltre, a seguito delle risposte fornite dal sottosegretario per la giustizia Giorgis, il 5 novembre 2020, è stata per loro esclusa anche la possibilità di sostenere le prove in forma orale e mediante modalità telematiche, come previsto per una vasta pletora di aspiranti professionisti dal decreto ministeriale n. 661 del 24 settembre 2020, ove il Ministero dell'università e della ricerca ha confermato che gli esami di abilitazione per molte professioni, tra cui architetto, ingegnere, dottore commercialista, esperto contabile e revisore legale, si sarebbero svolte in modalità orale ed effettuate a distanza;
l'attuale protocollo di sicurezza, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 gennaio 2020, in vigore per i concorsi pubblici, non è concretamente applicabile all'esame di abilitazione all'esercizio della professione forense, attesa la stringenza dei requisiti ivi previsti e il numerosissimo numero di candidati;
considerato che la modalità che prevede lo svolgimento di un'unica prova orale sembra essere l'unica idonea, anche per l'esame di avvocato e dato l'annus horribilis che si sta vivendo, a garantire lo svolgimento delle prove in totale sicurezza, salvaguardando il diritto alla salute dei candidati e dei commissari, nonché il diritto al lavoro degli aspiranti avvocati ed a perseguire l'obiettivo di rendere maggiormente celeri e certe le operazioni valutative;
ritenuto che a parere dell'interrogante emerge chiaramente una profonda discriminazione ai danni dei praticanti avvocati, lesi nei loro diritti ed interessi legittimi e mal si comprendono le ragioni sottese ad un simile agire,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda, contrariamente a quanto avvenuto nella precedente esperienza di governo, prendere effettivamente in considerazione la possibilità di consentire l'espletamento dell'esame in forma orale, il quale, al fine di valutare compiutamente le conoscenze effettive degli aspiranti, potrebbe esser modulato in modo tale da risultare maggiormente orientato a sondare l'effettiva capacità del candidato di risolvere questioni pratiche, implicanti conoscenze degli istituti giuridici e della possibilità di risolvere le fattispecie concrete sottoposte al vaglio dell'esaminato;
se, inoltre, intenda attivarsi per porre fine alle iniquità descritte e precisare le ragioni ostative al completamento delle procedure concorsuali.
(4-04970)
GASPARRI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
a quanto si apprende da organi di stampa, i Governi di Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka hanno denunciato, nel contesto dei lavori in corso in Qatar per i prossimi mondiali di calcio del 2022, l'incredibile dato di 6.750 morti nei cantieri per la realizzazione di infrastrutture e strade, avviati dal 2011;
secondo tali Paesi, i dati non sarebbero completi, considerato che solo una parte dei morti sarebbe collegata alla pandemia da COVID-19, mentre molti decessi sarebbero causati da incidenti sul lavoro;
la scelta del Qatar per svolgere i mondiali appare dettata da ragioni finanziarie, visto che si tratta di un luogo le cui condizioni climatiche non sono le più idonee per ospitare l'evento;
il Qatar è un Paese privo di particolari tradizioni calcistiche;
il Qatar è sospettato di pericolose contiguità, quantomeno economiche, con le realtà del fondamentalismo islamico,
si chiede di sapere:
quali iniziative intenda intraprendere il Governo di fronte a questa tragedia;
quali indicazioni intenda fornire alle autorità sportive, posto che l'autonomia dello sport non può giustificare il silenzio di fronte ad una vera e propria "strage sul lavoro", che colpisce persone giunte in Qatar da vari Paesi del mondo.
(4-04971)
DAL MAS - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:
l'articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020 ha introdotto importanti novità in merito alle detrazioni connesse ai lavori di miglioramento sismico ed energetico degli edifici;
secondo quanto disposto dal comma 9, le disposizioni inerenti alla maggiorazione delle detrazioni si applicano agli interventi effettuati, oltre che dai condomini, dagli istituti autonomi case popolari, dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa, dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e dalle associazioni e società sportive dilettantistiche, anche "dalle persone fisiche, al di fuori dell'esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari, salvo quanto previsto al comma 10";
il comma 10 dispone che le persone fisiche possono beneficiare delle detrazioni "per gli interventi realizzati sul numero massimo di due unità immobiliari, fermo restando il riconoscimento delle detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell'edificio";
in un primo momento sono rimasti esclusi dalla possibilità di accedere alla detrazione di cui all'articolo 119 gli interventi inerenti a due o più unità immobiliari distintamente accatastate di un edificio interamente posseduto da un unico proprietario o in comproprietà fra più soggetti;
con l'entrata in vigore della legge n. 178 del 2020 (legge di bilancio per il 2021) gli interventi inerenti a due o più unità immobiliari distintamente accatastate di un edificio interamente posseduto da un unico proprietario o in comproprietà fra più soggetti sono stati ammessi al "superbonus", a patto che l'edificio sia composto da un massimo di 4 unità immobiliari,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo ritengano che nel limite massimo di 4 unità immobiliari, citato dal comma 9, lettera a), dell'articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020, siano ricomprese o meno le unità immobiliari di carattere pertinenziale;
se abbiano intenzione di assumere iniziative affinché sia consentito l'accesso alle detrazioni maggiorate per gli interventi inerenti a due o più unità immobiliari distintamente accatastate di un edificio interamente posseduto da un unico proprietario o in comproprietà fra più soggetti, anche nel caso in cui tale edificio sia composto da più di 4 unità immobiliari e quanto costerebbe, annualmente, alle casse pubbliche tale innovazione.
(4-04972)
CASOLATI, FERRERO, BERGESIO, FAGGI, RIVOLTA - Al Ministro della salute. - Premesso che:
a dicembre 2020 il cargo "Karim Allah" di nazionalità libanese è salpato dalla Spagna con un carico di circa 900 vitelli e naviga nel Mediterraneo da mesi senza possibilità di attraccare;
agli interroganti risulta che per oltre 10 giorni il cargo sia stato fermo davanti al porto di Cagliari per poi ripartire per altre destinazioni, non consentendo di ricevere l'ispezione del carico a bordo da parte delle autorità italiane, e che alla nave non sia stato consentito l'attracco in diversi porti, tra cui porti in Libia e Tunisia, a causa di una sospetta epidemia di febbre catarrale tra gli animali trasportati, sollevando profonde preoccupazioni per le condizioni dei bovini trasportati, la gestione di eventuali carcasse, e in generale sulle condizioni igienico-sanitarie a bordo delle imbarcazioni;
le condizioni in cui versano gli animali hanno portato diverse associazioni animaliste a rivolgersi al Ministro della salute, alla Procura della Repubblica di Cagliari e alla Capitaneria per cercare una soluzione a questa situazione;
considerato che la gravissima situazione non risulta essere un caso isolato e frequenti sono le segnalazioni di cargo che partono da porti europei con animali vivi a bordo, trasportati in condizioni igieniche discutibili, e destinati a Paesi extraeuropei, prevalentemente il nord Africa,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire, anche sensibilizzando gli altri Paesi dell'Unione europea, per mettere fine a tali pratiche disumane di gestione e trasporto di animali vivi nel Mediterraneo, e consentire un trasporto sicuro dal punto di vista igienico-sanitario, per il benessere degli animali e per la salute del personale di bordo, dei lavoratori coinvolti e dei consumatori finali.
(4-04973)
NUGNES - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
il 15 gennaio 2021 si è tenuto nella città di Montello (Bergamo) un presidio di solidarietà a sostegno di alcune famiglie destinatarie di un provvedimento di sgombero forzato in periodo di piena emergenza COVID;
la manifestazione è stata organizzata dallo sportello sociale Val Calepio, gestito da volontari locali aderenti al sindacato Unione inquilini ed al partito della Rifondazione comunista;
lo sportello sociale Val Calepio, presente sul territorio da oltre 10 anni, svolge un'azione a sostegno di famiglie, lavoratrici e lavoratori in difficoltà, dovuta alla crisi economica, in particolare per l'affermazione del diritto alla casa;
in questi anni, lo sportello sociale Val Calepio, anche in collaborazione con Unione inquilini Bergamo, ha gestito numerose vertenze di sfratto, interloquendo con le istituzioni e con le controparti, in modo collaborativo e propositivo, ottenendo spesso soluzioni di mediazione, anche evitando tensioni sociali e problemi di ordine pubblico;
il presidio sarebbe stato preceduto da numerose richieste di intervento al prefetto di Bergamo, da preventiva comunicazione alla Questura di Bergamo e da incontri con il sindaco di Montello, per sollecitare una possibile mediazione tra le parti, al fine di garantire una soluzione rispettosa dei diritti delle famiglie interessate;
il presidio avrebbe avuto come unico obiettivo quello di ottenere un breve rinvio dell'esecuzione dello sgombero, per consentire alle famiglie interessate di trovare una sistemazione alternativa, con la disponibilità delle stesse di riconoscere ai proprietari quanto giustamente dovuto;
il presidio, nonostante la naturale tensione di uno sgombero effettuato con l'ausilio della forza pubblica, si sarebbe svolto in maniera ordinata e senza particolari problemi di ordine pubblico;
durante la manifestazione, il comandante dei Carabinieri, che accompagnava il custode giudiziario, avrebbe richiesto ad alcuni partecipanti il documento di identità senza specificare lo scopo di tale richiesta e dichiarando di voler procedere alla sola identificazione dei presenti, senza peraltro sollevare alcuna contestazione;
a distanza di oltre un mese dai fatti esposti, a gran parte dei partecipanti al presidio che avevano fornito il documento d'identità sarebbe stato notificato (o lasciato avviso di giacenza) un verbale di accertata violazione delle "Misure Urgenti atte a fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 di cui all'art. 1 D.L. 25.03.2020 nr. 19", con una sanzione amministrativa di 400 euro;
i verbali di contestazione risulterebbero compilati da parte di agenti della Polizia locale di Montello-Costa Mezzate, in qualità di accertatori, anche se gli agenti stessi non avrebbero partecipato all'identificazione, giungendo sul luogo del presidio tempo dopo il ritiro dei documenti da parte dei Carabinieri;
la sanzione amministrativa di 400 euro colpisce in parte volontari che esercitavano una pratica di solidarietà per la difesa di un diritto fondamentale, come il diritto alla casa, per di più in piena emergenza COVID, di famiglie già vittime di forte disagio sociale e difficoltà economiche,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda riferire circa le procedure messe in atto dalle forze dell'ordine e dalla Prefettura di Bergamo nei confronti dei cittadini partecipanti al presidio e quali comportamenti risulterebbero contestati ai presenti in violazione delle misure di contenimento dell'epidemia di cui all'art. 2, commi 1 e 2, del decreto-legge 25 marzo 2020 n. 19, recante "Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID 19", e se le sanzioni siano state comminate dal prefetto.
(4-04974)
BERGESIO, VALLARDI, SBRANA, DE VECCHIS - Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
nonostante le raccomandazioni dell'Unione europea sui corridoi verdi, necessari ad assicurare la fluidità del traffico commerciale tra i Paesi membri dell'Unione europea, le autorità tedesche hanno adottato nuove restrizioni per il transito dall'Italia dei veicoli commerciali attraverso Austria e Germania, imponendo test antigenici sui conducenti nelle 48 ore precedenti detto transito;
le nuove disposizioni, assunte dopo che il Tirolo è stato classificato "ad altissimo rischio Covid", hanno causato pesanti disagi al traffico, compresa l'immediata formazione di code non inferiori ai 40 chilometri al valico del Brennero, rallentando le consegne e costringendo gli autotrasportatori ad allungare il percorso verso il nord Europa di oltre 200 chilometri;
la comunicazione della Commissione del 19 gennaio 2021, nel riconoscere la salvaguardia del mercato interno e del suo regolare funzionamento, come pilastro fondante della risposta europea alla pandemia, ha respinto l'ipotetica correlazione tra libera circolazione e diffusione del virus e specificato come le possibili restrizioni alla mobilità eventualmente decise dai governi nazionali, dovranno comunque mostrare un carattere "proporzionato e non-discriminatorio", in linea con la raccomandazione del Consiglio dell'ottobre 2020;
dal Brennero transitano circa 200 miliardi di esportazioni italiane. Esso rappresenta la via privilegiata per raggiungere la Germania, primo mercato di esportazione agroalimentare del nostro Paese, che vale 7,2 miliardi. Particolarmente colpito è stato il settore ortofrutticolo, le cui merci sono soggette ad alta deperibilità;
le misure di contenimento vanno a colpire un settore strategico dell'economia, determinando una situazione insostenibile per le imprese, costrette ad assistere ad una alterazione della concorrenza a loro svantaggio, e per gli autotrasportatori, bloccati in code interminabili e sotto temperature polari, senza che venga accordata al nostro Paese la possibilità di applicazione di un criterio di reciprocità;
in ragione del disagio, i trasportatori stanno già chiedendo un supplemento di circa 200/300 euro per trasporto, che rappresenta un aumento del 15-30 per cento dei noli, con evidenti conseguenze sulla competitività del sistema economico italiano,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano che tali iniziative, prese fra l'altro in via unilaterale, rischiano di aggravare la critica situazione economica, che il Paese sta vivendo a causa della pandemia, e se vogliano promuovere un dialogo con le competenti istituzioni europee, al fine di trovare una pronta soluzione alla problematica denunciata, che muova dalla necessità di ripristinare la regolare circolazione dei mezzi pesanti attraverso i corridoi verdi.
(4-04975)
NUGNES - Ai Ministri dello sviluppo economico e per il Sud e la coesione territoriale. - Premesso che:
recenti notizie di diversi organi d'informazione riportano come Italvolt, società italiana fondata e guidata dall'industriale svedese Lars Carlstrom, esperto del settore automotive, già fondatore della Britishvolt, avrebbe in progetto di dar vita alla prima gigafactory italiana di batterie a ioni di litio per l'alimentazione di macchine e veicoli elettrici, con l'ambizione di intercettare il grande mercato europeo dell'automotive;
dagli stessi organi d'informazione si apprende come il progetto, che prevedrebbe un investimento iniziale di 4 miliardi di euro, dovrebbe determinare il reclutamento di ben 4.000 assunzioni dirette, da inserire nell'ambito della produzione e stoccaggio di batterie entro la primavera del 2024, oltre a 15.000 nuovi posti di lavoro legati all'indotto, soprattutto alla catena di approvvigionamento e distribuzione;
risulterebbe che in un primo tempo Italvolt, anche sulla base delle indicazioni del Governo Conte II, avesse indicato Piemonte, Campania e Calabria come possibili siti per la costruzione dell'impianto con una produzione prevista fino a 45 gigawattora annui;
la Campania, attraverso la presenza industriale di Stellantis (ex FCA) a Pomigliano d'Arco, Napoli e Pratola Serra (Avellino) occupa circa 8.000 dipendenti diretti ed oltre 15.000 dell'indotto nel settore dell'automotive che incide per oltre il 4 per cento del PIL regionale;
l'area industriale di Pomigliano d'Arco rappresenta un'ottima opportunità per la scelta della gigafactory italiana, essendo non solo collegata all'autostrada, ai porti di Napoli e di Salerno, ma disponendo anche di spazi e infrastrutture adeguate, oltre a beneficiare della presenza della facoltà di ingegneria dell'università "Federico II", tra i maggiori propulsori della nascita del polo delle batterie in Campania;
la Campania è stata la prima Regione a dotarsi del piano di sviluppo strategico della zona economica speciale, in attuazione del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante "Disposizioni urgenti per la crescita economica del Mezzogiorno", allo scopo di favorire la creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo produttivo e la coesione sociale, sia mediante la crescita delle attività presenti che l'insediamento di nuove imprese e nuovi investimenti;
la zona economica speciale sarà in grado di dare un ruolo di primaria importanza al sistema portuale campano che diventa catalizzatore di investimenti con il sostegno di incentivi finanziari e burocratici, coniugando al meglio la potenzialità produttiva regionale con la logistica e la proiezione internazionale della regione;
dalle notizie trapelate nelle ultime ore sembrerebbe che la scelta da parte di Italvolt sarebbe ricaduta nel polo ex Olivetti di Scarmagno, nel Canavese, in provincia di Torino,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se risulti rispondere al vero la notizia della scelta del polo ex Olivetti di Scarmagno quale sito dove Italvolt intende localizzare la gigafactory italiana di batterie e se non ritengano opportuno, nella generale strategia della riduzione dei divari territoriali tra le diverse aree del Paese, anche fissata dal "recovery fund", attivare, anche attraverso l'istituzione di un tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico, le necessarie interlocuzioni con Italvolt, perché sia adeguatamente valutata l'area industriale di Pomigliano d'Arco come possibile sito di localizzazione dell'impianto di produzione di batterie, essendo già oggi tra i principali siti produttivi del Paese.
(4-04976)
CALANDRINI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
la legge 30 marzo 2004, n. 92, ha istituito il "giorno del ricordo", in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale;
recita l'articolo 1, commi 1 e 2, della legge: "La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale 'Giorno del ricordo' al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende";
la Prefettura di Latina ha organizzato in data 10 febbraio 2021 la cerimonia in piazzale Trieste, per rendere omaggio alle vittime delle foibe in occasione della giornata del ricordo;
tale cerimonia, per questioni meteorologiche avverse, è stata posticipata al successivo 11 febbraio;
il Comune di Latina, rappresentato alla celebrazione dell'11 febbraio 2021 dal sindaco, non esibiva come di consueto il proprio gonfalone, solitamente portato dai vigili urbani;
visto che nelle cerimonie istituzionali la presenza del sindaco (o di un suo delegato) con la fascia tricolore e del gonfalone rappresentano la città intera e sono simbolo di rispetto, vicinanza e partecipazione della comunità, è stata presentata un'interrogazione al sindaco di Latina per conoscere i motivi per i quali l'amministrazione comunale avesse ritenuto di presenziare alla cerimonia del giorno del ricordo senza l'ostensione del gonfalone della città;
in risposta all'interrogazione è stato replicato che le ragioni della mancata ostensione del gonfalone della città sono discese dall'ottemperanza alle raccomandazioni impartite dal Ministero dell'interno con nota 0065306 del 23 ottobre 2020, sulle modalità di svolgimento delle iniziative commemorative in occasione del 4 novembre, giorno dell'unità nazionale e giornata delle forze armate, con le quali, per le ragioni connesse con l'emergenza sanitaria, si invitava a tenere una cerimonia "nel necessario rispetto del distanziamento interpersonale e del divieto di assembramento" contenuta in "una sobria e rispettosa deposizione di corona presso i monumenti ai caduti", con la sola partecipazione dei rappresentanti delle prefetture, delle amministrazioni comunali, e dei competenti comandi militari territoriali;
alla luce di tali considerazioni, dalla citata risposta, si evince che l'amministrazione del Comune di Latina, nell'interpretazione della nota del Ministero, avrebbe dedotto che non si dovesse procedere all'ostensione del gonfalone, né nella circostanza espressamente indicata nella nota, né nelle successive ulteriori celebrazioni commemorative, tra cui la più recente del giorno del ricordo, visto il permanere dell'emergenza epidemiologica;
tale interpretazione contrasta con le immagini facilmente reperibili in rete di cerimonie istituzionali in altre città d'Italia, dove i Comuni hanno ritenuto di esporre i propri gonfaloni, pur rispettando la richiesta di sobrietà e di distanziamento interpersonale arrivata dal Ministero dell'interno;
a parere dell'interrogante l'assenza del gonfalone costituisce un gesto irriguardoso per la solennità e per la memoria delle vittime della tragedia delle foibe, così come per tutte le cerimonie commemorative che costituiscono un momento di ricordo e compartecipazione della comunità nazionale tutta e che soprattutto nei comuni, grandi e piccoli, preserva il valore simbolico e diffuso che tali celebrazioni devono mantenere;
dalla lettura della risposta pervenuta all'interrogante, parrebbe invece che il Comune di Latina avrebbe svolto un'interpretazione estensiva, da cui avrebbe fatto discendere l'elemento di un nesso tra l'emergenza epidemiologica e l'ostensione di un gonfalone, cui non pare affatto chiaro che possa essere attribuita la causa diffusiva del virus;
alla luce delle considerazioni esposte, affinché non si incorra in equivoci, risulterebbe opportuno procedere nella diramazione di una circolare interpretativa in merito alla possibilità per i Comuni di ostensione del gonfalone alle cerimonie nazionali,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario far diramare una circolare chiarificatrice per i Comuni, in merito all'ostensione del gonfalone, sia nel giorno del ricordo che nelle altre occasioni commemorative, quand'anche dovessero svolgersi durante la fase di emergenza sanitaria e nel conseguente necessario rispetto del distanziamento interpersonale e del divieto di assembramento;
se non ritenga infine che la mancata esposizione del gonfalone non costituisca un oltraggio al ricordo degli eventi tragici del secolo scorso, che dovrebbe sempre essere preservato mediante lo svolgimento di celebrazioni con il massimo riguardo formale e simbolico anche da parte degli enti locali, proprio alla luce delle leggi istitutive delle giornate di celebrazione nazionale.
(4-04977)
PIZZOL - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
dal comunicato del segretario provinciale dell'USPP (Unione sindacati di Polizia penitenziaria), si apprende che il 17 febbraio 2021, nel carcere di Venezia "Santa Maria Maggiore", si sarebbe verificato un ennesimo episodio di aggressione ai danni degli agenti di Polizia penitenziaria da parte di detenuti;
nel caso specifico, il detenuto, di nazionalità straniera, si sarebbe scagliato contro il poliziotto durante una normale operazione di apertura e chiusura della camera detentiva, gli avrebbe lanciato del caffè bollente in faccia e poi lo avrebbe preso a calci all'addome e alle costole;
il giorno dopo, lo stesso detenuto avrebbe aggredito, con pugni al viso, un altro poliziotto in due episodi distinti. Nel giro di due giorni, tre aggressioni che hanno costretto gli agenti di Polizia penitenziaria a ricorrere al pronto soccorso;
uno degli agenti avrebbe ferite guaribili in 5 giorni e l'altro una prognosi di 15 giorni;
la situazione dei penitenziari è molto preoccupante, perché gli agenti devono poter lavorare in sicurezza e non sono più accettabili episodi di aggressioni. La preoccupazione tra il personale sale e le difficoltà operative generano un senso di abbandono. È il momento che l'amministrazione penitenziaria centrale presti maggiore attenzione alle realtà del carcere e i vertici istituzionali devono, senza esitazioni, prendere contezza della grave situazione che investe gli istituti penitenziari;
i sindacati segnalano che "il detenuto nei fatti è una persona con problemi psichici" e questo dimostra come soggetti con queste particolari patologie debbano essere trasferiti in apposite strutture, poiché il personale di polizia non è formato per trattare e fronteggiare tali situazioni. In questi casi il detenuto dovrebbe stare sotto controllo psichiatrico all'interno di strutture apposite, invece il problema viene scaricato sui penitenziari, che già combattono contro le quotidiane difficoltà legate alla carenza di spazi e di organico. La situazione, non solo a Venezia, è critica: è impensabile, ad esempio, che un unico agente possa gestire, a mani nude, tutti questi detenuti negli spazi comuni aperti;
gli istituti del Veneto sono di fatto abbandonati, con carenze di organico notevoli e lavoratori soggetti a frequenti aggressioni da parte dei detenuti. La situazione è diventata ancora più complicata e pericolosa con l'emergenza sanitaria legata alla pandemia,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda, in seguito agli accertamenti del caso sulla situazione drammatica che vivono i penitenziari del Veneto, sopperire sia alla carenza di uomini in divisa, sia alla mancanza di mezzi idonei a contrastare le aggressioni da parte dei detenuti più facinorosi, nonché agire normativamente per l'aumento della pena detentiva in caso di aggressioni agli agenti.
(4-04978)
DE POLI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
la tratta ferroviaria Bologna-Padova è una delle principali linee d'Italia e costituisce uno snodo ferroviario fondamentale per collegare la città di Venezia con Bologna, Firenze, Roma e Napoli, percorso interamente abilitato all'alta velocità, compreso il tratto Padova-Venezia, fatta eccezione per i 123 chilometri di ferrovia tra Bologna e Padova, che rimane una linea elettrificata a doppio binario pur essendo stata potenziata per l'integrazione nella rete dell'alta velocità;
la tratta si inserisce nei percorsi di due corridoi TEN-T: il baltico-adriatico e il mediterraneo, collegando la città di Padova a Bologna, nodo di interscambio nazionale dei traffici diretti verso nord/sud ed est/ovest;
Padova è l'unico capoluogo ad essere escluso dall'alta velocità nel collegamento tra sud e nord dell'Italia ed Europa pur essendo snodo logistico ed economico del Nordest e passaggio obbligato per l'accesso al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia;
potenziarne il collegamento ferroviario, con il passaggio all'alta velocità, avrebbe ricadute positive nell'ambito della mobilità e della qualità dell'ambiente, oltre ad originare un irripetibile rilancio economico per l'intero territorio veneto;
il contratto di programma 2017-2021 tra lo Stato e Rete ferroviaria italiana, approvato con decreto ministeriale del 9 maggio 2019, prevede lo stanziamento di circa 5 milioni di euro per lo sviluppo e il potenziamento delle principali direttrici ferroviarie: una parte potrebbe essere utilizzata per il passaggio all'alta velocità della linea Bologna-Padova;
considerato inoltre che nel recovery plan, previsto dal piano nazionale di ripresa e resilienza, una fetta consistente dei fondi andrà al completamento delle linee ferroviarie di alta velocità, in sintonia con le indicazioni di Bruxelles che privilegiano il trasporto su rotaia rispetto a quello stradale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno introdurre la realizzazione di un tratto ferroviario ad alta velocità che colleghi le città di Bologna e Padova tra i progetti finanziabili con il piano nazionale per la ripresa e la resilienza e adottare le iniziative di competenza per inserire tale tratta nel contratto di programma con Rete ferroviaria italiana per un concreto e subitaneo miglioramento della dotazione infrastrutturale del Nordest d'Italia e in particolare del Veneto e di Padova ed il conseguente rilancio economico della città patavina, come compete ad una città capitale culturale ed economica del Nordest d'Italia.
(4-04979)
RUOTOLO, DE PETRIS, ERRANI - Ai Ministri dell'interno e della salute. - Premesso che:
i fatti descritti dalla recente inchiesta giornalistica "Croce nera" di "Fanpage" sulle ambulanze private a Napoli, con cui viene mostrata la compravendita del dolore e della sofferenza, costituiscono un documento sconvolgente che deve spingere a fare chiarezza;
la pandemia ha evidenziato i limiti della sanità privata mettendo in primo piano la necessità di investire sempre di più su quella pubblica. Il grande sforzo fatto dalla sanità campana in questo periodo non può in nessun modo essere oscurato da soggetti che, violando la legge, frequentano gli ospedali pubblici e procacciano clienti tra persone ignare. Occorre grandissima severità ed estremo rigore per allontanare la camorra dagli ospedali e dalla sanità partenopea;
a giudizio degli interroganti, se quanto riportato dal reportage di Fanpage costituisse un'eccezione, essa dovrebbe essere colpita con tempestività, velocità e fermezza; se invece fosse la regola, occorrerebbe con urgenza intervenire e cambiare le regole. Il soccorso in emergenza per tutti i cittadini in grave difficoltà non può e non deve vedere personaggi come quelli evidenziati con atti ignobili nel servizio giornalistico e la "Croce San Pio" che impongono un vero e proprio monopolio. Ci sono imprenditori onesti e perbene dello stesso settore, costretti alla chiusura (come si evince dal video) dai metodi usati dalla Croce San Pio. Queste persone devono essere tutelate e messe nelle condizioni di riprendere il loro lavoro in assoluta sicurezza, trasparenza e legalità, specialmente durante la pandemia da COVID-19,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, nei limiti delle rispettive competenze e nel rispetto delle proprie prerogative, siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano, alla luce della gravità e del clamore della notizia, anche rispetto alla necessaria iniziativa di contrasto contro i clan per tutelare la sanità pubblica campana, di adottare opportune iniziative al riguardo.
(4-04980)
LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, della transizione ecologica, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
in un articolo de "Il Gazzettino" di Venezia del 27 febbraio 2021 dal titolo eloquente "Mose, ecco il dossier degli sprechi", si parla della relazione presentata il 30 luglio 2020 e prodotta dal gruppo di lavoro nominato dalla Prefettura di Roma per dar corso alle segnalazioni dell'avvocato dello Stato Vincenzo Nunziata, terzo amministratore straordinario del consorzio Venezia Nuova (CVN) nel 2019, rimasto in carica solo un mese. In questo dossier composto da 12 punti, un centinaio di pagine in tutto, si fa l'elenco degli sprechi che stanno caratterizzando il sistema del "modulo sperimentale elettromeccanico" (il MOSE, appunto), la più grande opera di difesa civile mai realizzata per un bacino di circa 55.000 ettari e dal costo finale di 6 miliardi di euro, esclusa la manutenzione;
il dossier parla innanzitutto delle difficoltà finanziarie e dei debiti pregressi, visto che, secondo quanto riportato dal quotidiano veneto, a febbraio 2020 il CVN aveva in cassa solo 14,5 milioni di euro (di cui 10 vincolati e quindi indisponibili), che, al netto delle spese da effettuare (rimborsi, accertamento fiscale, personale e altre spese di funzionamento), avrebbe dato luogo a una disponibilità di cassa di appena un milione di euro, "insufficiente a far fronte alle obbligazioni nei confronti delle imprese consorziate per lavori effettuati, con conseguente esposizione del Consorzio ad atti esecutivi e all'impossibilità di sostenere le spese di funzionamento sin dal mese successivo";
il dossier fa presente il mancato avvio di una spending review, che invece si sarebbe dovuta intraprendere con assoluta urgenza, tenuto conto degli ingenti costi fissi del consorzio e della volontà degli amministratori di ricorrere alla cassa integrazione. Si parla della lentezza nell'avvio delle azioni legali verso le società inadempienti, consorziate e non, per forniture o attività contrattuali e per il recupero delle somme che il consorzio ha pagato e dovrà pagare per fatti relativi alla precedente gestione, che sono ferme in molti casi a livello di mera diffida, con riflessi negativi sulla situazione finanziaria. Altro tema affrontato è l'aggio del 12 per cento sullo stato di avanzamento dei lavori da utilizzare per le spese di funzionamento, che risulta in fase di esaurimento, sia perché utilizzato in gran parte dagli amministratori originari, sia perché i tempi di esecuzione dei lavori sono stati prolungati. Nelle pagine del dossier l'avvocato dello Stato Nunziata ha sollevato anche il tema della scarsa chiarezza dei bilanci a causa del fatto che molte voci sarebbero risultate aggregate, la commistione tra le attività di realizzazione dell'opera e la cosiddetta fase di avviamento. Si parla anche della trattenuta del 10 per cento (imposta dalle linee guida dell'Autorità anticorruzione) sui pagamenti alle imprese consorziate, somma che sarebbe dovuta rimanere a disposizione dell'autorità giudiziaria, nel caso in cui si fosse arrivati a un provvedimento di sequestro o confisca, o delle imprese per esser loro restituita in caso di esito favorevole (parziale o totale) del giudizio. Trattenuta svanita dalla cassa perché sarebbe stata utilizzata per opere o spese di funzionamento. Solo successivamente si sarebbe arrivati a un accantonamento di 10 milioni di euro;
considerando, inoltre, che:
come evidenziato dal terzo commissario Nunziata, il consorzio si è già fatto carico di pagare in passato sanzioni di ingenti importi per violazioni fiscali e risarcimenti allo Stato per danno erariale, per comportamenti connessi alla gestione dei vecchi amministratori. Ora potrebbe essere soggetto ad ulteriori azioni di recupero, sottraendo ulteriori risorse finanziarie alla realizzazione dell'opera. Inoltre, sempre Nunziata ha sollevato la disomogeneità di interpretazione tra colleghi commissari (Fiengo e Ossola) sull'osservanza delle procedure di evidenza pubblica nell'affidamento degli incarichi, sia per quelli nuovi, sia per i rinnovi, dal patrocinio legale all'individuazione dei collaudatori. Infine, ma non ultimo, il ritardo nella realizzazione dell'opera, che si sarebbe dovuta concludere entro il mese di dicembre 2018, almeno alle bocche di porto;
la situazione di stallo nei lavori e la difficoltà economica del consorzio hanno sospeso anche il pagamento dei lavori alle imprese consorziate che li hanno eseguiti, come denunciato nei giorni scorsi da Devis Rizzo, presidente di Kostruttiva, una delle aziende del consorzio Venezia Nuova, che vanta un credito di 20 milioni di euro, del quale sarebbe stato pagato finora appena il 5 per cento;
nei giorni scorsi si è dimessa la dottoressa Susanna Ramundo, uno dei massimi esperti in siderurgia, già dirigente del Centro sviluppo materiali di Roma e consulente del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Provveditorato alle opere pubbliche. Un anno fa le era stato chiesto un parere sugli organi meccanici principali del MOSE, che la professionista ha prontamente dato, ponendo in evidenza lo stato gravemente deteriorato dell'opera e dei connettori cerniera, ormai inadeguati a sostenere i carichi indicati nel progetto per la durata di vita prevista dell'opera. I materiali utilizzati per la realizzazione delle cerniere del MOSE sarebbero infatti diversi da quelli previsti dal capitolato d'appalto, tanto che la vita residua delle cerniere sarebbe stimata ora di soli 20 anni, a fronte di un'ipotesi progettuale di 100. Si sarebbe infatti dovuto utilizzare acciaio duplex, invece è stato adoperato acciaio normale rivestito di nichel, che costa un decimo. Ora il nichel si sta mangiando l'acciaio. Secondo l'esperta, il problema della corrosione è comunque risolvibile, ma è necessario procedere con delle ispezioni periodiche, almeno due all'anno, in modo da prevenire guasti e rotture. I mancati controlli hanno creato non pochi problemi. Nel 2019, ad esempio, in occasione di un sollevamento delle paratoie a Malamocco, iniziarono a volare i bulloni e nessuno aveva il casco. "Fosse successo nel privato - ha dichiarato la dottoressa Ramundo al Gazzettino - il responsabile della sicurezza sarebbe stato denunciato in Procura. Invece, nel pubblico non paga mai nessuno. Anzi, Ossola è decaduto da commissario ed è rientrato come consulente. Chi non ha fatto nulla, in questi anni, dovrebbe almeno restituire lo stipendio allo Stato". Fatto sta che, in attesa delle decisioni del commissario, la dottoressa Ramundo ha ritenuto di dover dare le proprie dimissioni dall'incarico, a giudizio dell'interrogante una decisione di rigore etico, professionale e civile,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;
quali iniziative intendano adottare, per quanto di loro competenza, per dare corso alle opportune e necessarie verifiche alla luce delle gravi denunce riportate dalla stampa sui materiali utilizzati e, conseguentemente, sui necessari controlli, a tutt'oggi inesistenti e non più prorogabili, nonché sul mancato trasferimento alle imprese coinvolte nella realizzazione dell'opera delle risorse già stanziate e, una volta accertate le inadempienze, quali azioni intendano intraprendere nei confronti dei responsabili;
quali decisioni intendano promuovere, per quanto di loro competenza, affinché si garantisca l'immediata ripresa dei lavori, considerando che a parere dell'interrogante sussistono forti dubbi in relazione all'effettivo raggiungimento del completamento dell'opera, previsto per il 31 dicembre 2021.
(4-04981)
LANNUTTI - Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
il visone possiede la proteina ACE-2 sensibile al Sars-Cov-2. Per questo motivo i visoni si ammalano di COVID-19, ma solo se in cattività. Anche se per la maggior parte risultano essere asintomatici. Secondo quanto scoperto dai laboratori di ricerca danesi, i visoni trasmettono facilmente il COVID-19 con una variante provocata da loro agli esseri umani. Una variante che potrebbe rendere inutili i vaccini. Inoltre, i visoni trasmettono il COVID-19 da asintomatici. Un salto di specie del coronavirus tra visone e uomo che è scientificamente dimostrato, l'unico spillover diretto di cui si ha certezza;
nel mondo nel 2020 ci sono stati 400 focolai negli allevamenti di visone;
in attesa che l'Unione europea si accorga di avere l'equivalente del mercato di Wuhan in casa alcuni Paesi hanno deciso autonomamente di bandire gli allevamenti degli animali da pelliccia: Regno Unito (2000), Austria (2005), Slovenia (2013), Ucraina, Bielorussia, Lituania, Lettonia, Estonia, Olanda, Repubblica Ceca, Danimarca, Norvegia (2021), Germania (2022), Belgio (2023), Svezia (2025). Francia, Spagna e Ungheria hanno stabilito una parziale limitazione all'allevamento. Polonia e Irlanda stanno decidendo con un dibattito parlamentare in corso. La Commissione europea non sta prendendo la decisione di bandire la produzione e l'importazione di pellicce. In Italia, invece, non c'è stata nessuna restrizione;
considerato che:
durante tutto il 2020 il Ministero della salute non ha mai obbligato gli 8 allevamenti italiani di visoni a fare i tamponi, nonostante ad aprile vi fosse già un uomo in Olanda infettato dalla variante mutata del COVID-19. Da maggio a dicembre è stato fatto il tampone soltanto al 3,1 per cento dei 63.000 visoni italiani;
il più grande allevamento di visoni in Italia (30.000 animali) si trova a Capralba (Cremona). Solo quando si è ammalato di COVID-19 un addetto dell'allevamento sono stati testati i visoni e si è scoperto che erano positivi anche loro. Il Ministero della salute, però, non ha diffuso la notizia, diffusa dalla LAV quando lo ha saputo a ottobre. La giornalista Sabrina Giannini della trasmissione "Indovina chi viene a cena" (di RAI3) ha scoperto che il visone positivo al COVID-19 era stato trovato addirittura ad agosto;
in Danimarca in seguito alla scoperta di positività di alcune decine di visoni il Governo ha deciso di sopprimerne 15 milioni di esemplari. L'abbattimento dei visoni in Italia è iniziato solo a dicembre, quattro mesi dopo la scoperta del primo animale positivo, e solo animali dell'allevamento di Capralba. Tutti gli altri allevamenti hanno ucciso e venduto le pelli dei loro visoni, esponendo al contagio gli esseri umani. Inoltre, il Ministero della salute ha ordinato di chiudere gli allevamenti di visoni da inizio dicembre alla fine di febbraio. Stranamente proprio nei tre mesi nei quali la produzione è ferma. Bando che successivamente, per fortuna, è stato prorogato fino a fine febbraio 2022. Ma non per i visoni riproduttori;
inoltre, a quanto risulta all'interrogante, in Germania è emerso che la vicinanza con gli allevamenti di visoni ha favorito la diffusione del contagio anche ad altri animali finiti poi nei macelli, dove si sono poi sviluppati focolai tra gli operai addetti. In Italia il Ministero non ha mai ordinato di fare i tamponi in luoghi refrigerati a rischio come i macelli, come ha documentato "Indovina chi viene a cena",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questi fatti;
perché né il Ministro della salute, né i viceministri e i sottosegretari si siano resi disponibili ad essere intervistati da "Indovina chi viene a cena" sul pericolo dei visoni, nonostante si trattasse di informazioni di interesse pubblico e nonostante la richiesta fosse arrivata da un programma del servizio pubblico;
perché il Ministero della salute abbia ignorato gli allarmi provenienti dal resto del mondo sugli allevamenti di visone non testando gli animali (se non marginalmente) e non sopprimendoli, rischiando di creare focolai di una variante del COVID-19 che potrebbe neutralizzare i vaccini;
perché abbia tenuto segrete le informazioni sulla positività dei visoni e degli operai addetti nell'allevamento di Capralba;
se il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali abbia intenzione di smantellare l'industria dell'allevamento dei visoni nel nostro Paese, come stanno facendo o hanno già fatto altre nazioni europee;
se il Ministero della salute abbia intenzione di testare anche i maiali residenti negli allevamenti intensivi e voglia istituire particolari protocolli di sicurezza anti COVID sia negli allevamenti intensivi di maiali sia nei mattatoi.
(4-04982)
CALDEROLI, PERGREFFI, IWOBI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
oggi 2 marzo 2021 il quotidiano "La Verità" riporta che tra le 38 associazioni beneficiarie dei contributi erogati dall'UNAR, ovvero l'Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei ministri, per l'organizzazione della "settimana di azione contro il razzismo", in programma dal 21 al 27 marzo, figura anche la cooperativa "Ruah" di Bergamo;
il fondo destinato dall'UNAR per la "settimana di azione contro il razzismo" ammonta complessivamente a 346.968 euro con un contributo massimo unitario di 10.000 euro;
secondo quanto riportato dal quotidiano, la Ruah riceverebbe 9.971 euro, ovvero quasi la cifra massima di 10.000 euro stabilita dai finanziamenti pro capite per questo evento;
la cooperativa Ruah figura oggetto di un'inchiesta della Procura di Bergamo in merito all'ospitalità dei richiedenti asilo;
i reati contestati sono truffa aggravata per conseguimento di erogazioni pubbliche e adempimento di contratti di pubbliche forniture;
il 6 febbraio 2021 la Procura comunicava a 35 persone, tra cui i responsabili della Ruah, la chiusura delle indagini;
visto che:
dall'apertura dell'indagine, risalente al giugno 2020, più volte è stata richiesta alla Prefettura di Bergamo e al Ministero dell'interno, sia da parlamentari che da sindaci, la sospensione in via cautelativa dei contratti in essere con la cooperativa Ruah, visti i procedimenti penali in corso, con la conseguente chiusura dei CSA gestiti dalla cooperativa e il trasferimento in altre strutture fuori dalla provincia di Bergamo dei richiedenti asilo ospitati;
pur nella legittima presunzione di innocenza, pare ancor più anomalo che ora una cooperativa indagata per truffa ai danni dello Stato riceva, dallo stesso Stato, un contributo "premio" per un evento di "iniziative di informazione, sensibilizzazione e animazione territoriale",
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno, nell'interesse dello Stato e in particolar modo dei contribuenti, sospendere in via cautelativa il contributo di 9.971 euro destinato alla cooperativa Ruah per le iniziative della settimana dell'azione contro il razzismo, visto il procedimento penale che vede indagati i responsabili della cooperativa dalla Procura di Bergamo con l'accusa di truffa aggravata per conseguimento di erogazioni pubbliche e adempimento di contratti di pubbliche forniture.
(4-04983)
LAFORGIA - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
in Lombardia, in diversi settori (chimica, meccanica, moda, farmaceutica, sistema bancario), esplodono numerose vertenze di aziende multinazionali che hanno annunciato la riduzione della propria presenza sul territorio o la chiusura di siti produttivi nel nostro Paese con la conseguente delocalizzazione delle produzioni;
secondo quanto risulta all'interrogante, tra le crisi aziendali più rilevanti, ultimamente, si è aggravata quella che interessa la Sematic di Osio Sotto (Bergamo), che produce componenti per ascensori e che fa parte del gruppo tedesco Wittur, i cui vertici hanno annunciato la cessazione completa dell'attività produttiva a fine marzo e il trasferimento della produzione dalla provincia di Bergamo all'Ungheria, con il rischio per 200 lavoratori di vedere la fine del proprio posto di lavoro;
nell'ultimo periodo, grande preoccupazione è data dal caso della Henkel, azienda chimica che produce detersivi, che chiude lo storico stabilimento di Lomazzo (Como), il primo aperto in Italia, nel cuore della città, dove impiega 160 addetti, 90 diretti più l'indotto nei servizi di mensa e guardiania, perché la produzione, per scelta dei vertici della multinazionale tedesca, viene spostata a Ferentino (Frosinone);
nella provincia di Lecco, a Bulciago, la Teva, multinazionale israeliana che ha acquisito la Sicor, azienda farmaceutica che produce prodotti anche contro l'Alzheimer e altre gravi patologie, che ha chiuso il 2020, in piena pandemia, con un utile pari a 29 milioni di euro di profitti, vuole riorganizzare la catena cancellando 50 anni di storia e lasciando i 109 dipendenti senza lavoro;
di recente si è riaperta la vertenza Corneliani, altra storica azienda di alta gamma del tessile, nel mantovano, già protagonista nei mesi scorsi di una lotta significativa, dopo che l'imprenditore che si era fatto avanti come soggetto interessato ha comunicato l'interesse ad acquisire esclusivamente il marchio e la catena di negozi, non lo stabilimento;
anche i dipendenti del gruppo L'Alco, che in Lombardia gestisce 44 negozi a marchio Despar, Eurospar, Interspar e Cash&Carry Alta Sfera, sono in agitazione e hanno scioperato perché nelle ultime settimane non ricevono alcuna informazione sullo stato di avanzamento delle trattative di cessione dei marchi, e vedono il serio rischio di perdere il proprio posto di lavoro, oltre alle retribuzioni arretrate mancanti;
altre vicende delicate sono rappresentate dalla catena di profumeria Douglas Italia, che vede cessare la sua attività sul territorio sulla base di un nuovo piano di riorganizzazione, e dalla Deutsche Bank che vede chiudere un quinto delle proprie filiali;
gli effetti della pandemia da COVID-19 si sono riflessi pesantemente sul sistema produttivo e sulla domanda aggregata dell'economia lombarda, anche dopo la fine del lockdown, con una ripresa ad oggi solo parziale dell'attività produttiva e una sofferenza più acuta avvertita in tutta la catena del turismo, della ristorazione, della cultura e dello sport. Nonostante i provvedimenti del Governo, nell'ultimo anno, abbiano offerto sostegno alla liquidità delle imprese e al reddito e promosso una politica monetaria con un orientamento fortemente espansivo per far fronte alla drammatica emergenza sanitaria ed economica, sono largamente cresciuti nel territorio regionale fenomeni di disagio sociale e povertà che stanno facendo aumentare le diseguaglianze in modo considerevole;
in questo difficile contesto economico e sociale, a giudizio dell'interrogante, non è tollerabile assistere a processi di delocalizzazione delle multinazionali che usufruiscono di soldi pubblici, innescano processi di ristrutturazione e chiusura in piena pandemia e, poi, abbandonano, del tutto o in parte, il nostro Paese, anche per migliorare i margini di profitto, impoverendo il tessuto produttivo locale ed esponendo il nostro Paese a notevoli rischi vista la fragilità del nostro sistema produttivo che sconta decenni di assenza di una politica industriale. Appare altresì preoccupante la circostanza che tali delocalizzazioni comportino spesso una riduzione del personale, non assicurando così quell'esigenza di salvaguardia e di protezione sociali dei livelli di occupazione dell'impresa;
con riferimento al fenomeno della delocalizzazione all'estero delle imprese, il legislatore è intervenuto nell'ambito della legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013) attraverso alcune disposizioni (e segnatamente i commi 60 e 61 dell'articolo 1) ove si dispone sulla decadenza dai benefici ricevuti per le imprese che delocalizzano la propria produzione;
a giudizio dell'interrogante, va altresì scongiurata in ogni modo la fine del blocco dei licenziamenti e occorre accelerare per approvare nel più breve tempo possibile la necessaria riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive,
si chiede di sapere:
quali misure i Ministri in indirizzo stiano ponendo in atto, in ordine alle rispettive competenze, per garantire la continuità produttiva e l'occupazione di tutti i lavoratori nelle vertenze aziendali citate;
quali iniziative anche legislative intenda assumere il Ministro dello sviluppo economico al fine di rendere più efficaci le disposizioni dissuasive nei confronti del fenomeno delle delocalizzazioni.
(4-04984)
RAUTI, ZAFFINI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della difesa. - Premesso che:
la Croce rossa italiana dispone del corpo militare ausiliario delle forze armate, volontario, con compiti di emergenza in pace e in guerra, con 19.314 unità; e in emergenza il corpo militare svolge il soccorso sanitario di massa, attraverso reparti, unità e formazioni campali (gruppi sanitari mobili, ospedali da campo, treni ospedali, posti di soccorso) supportando la protezione civile; il personale militare viene inoltre richiamato in servizio quando si verificano le necessità di impiego previste dalla legge lasciando temporaneamente il proprio lavoro e per il 2020 nell'emergenza COVID-19 sono stati impegnati 9.713 militari; i militari volontari della Croce rossa vengono comunemente impiegati nella formazione sanitaria ai militari delle forze armate nei corsi BLSD, basic life support and defibrillation, formando centinaia di militari all'anno e attualmente in attività fondamentali per la gestione dell'emergenza COVID-19, quali la gestione dei termoscanner nei luoghi pubblici, il presidio delle zone rosse e il servizio "pronto farmaco" che prevede la consegna di farmaci a domicilio;
l'articolo 1 della legge n. 653 del 1940 dispone il diritto alla conservazione del posto di lavoro e all'indennità per i lavoratori dipendenti di imprese private con qualifica di impiegati o di operai, che, per qualunque esigenza delle forze armate, vengano richiamati alle armi; il decreto legislativo n. 178 del 2012 ha sì previsto la riorganizzazione della CRI, ridefinendola persona giuridica di diritto privato, ma questa è autorizzata ad operare sul territorio nazionale quale organizzazione di soccorso volontario conforme alla Convenzione di Ginevra ed a "svolgere attività ausiliaria delle forze armate, in Italia e all'estero, in tempo di pace o di grave crisi internazionale, attraverso il corpo militare volontario e il corpo delle infermiere volontarie" (art. 1, comma 4, lett. g)); lo stesso decreto definisce il corpo militare e il corpo infermiere volontarie CRI ausiliari delle forze armate e i loro appartenenti soci dell'associazione, contribuendo all'esercizio della funzione ausiliaria delle forze armate (art. 5, comma 1); il corpo militare volontario resta disciplinato dal decreto legislativo n. 66 del 2010 (codice dell'ordinamento militare), che prevede la conservazione del posto di lavoro, e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 90 del 2010, per quanto non diversamente disposto dal decreto legislativo n. 178 del 2012 (art. 5, comma 2);
considerato che:
con la circolare INPS n. 13 del 5 febbraio 2021, a seguito di pareri espressi dal Ministero della difesa e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, considerata l'Associazione della Croce rossa italiana esclusa dal novero delle forze armate, per i lavoratori dipendenti richiamati alle armi presso l'associazione non è prevista l'indennità di cui alla legge n. 653 del 1940; a seguito della circolare, che tra l'altro cita il decreto legislativo n. 178, art. 5, la maggior parte del personale in servizio ha dovuto chiedere il congedo anticipato vista l'improvvisa sospensione della garanzia di indennizzo e della conservazione del posto di lavoro;
il servizio effettuato è gratuito e senza retribuzione e il decreto legislativo n. 1 del 2018 prevede che i volontari appartenenti ad organizzazioni di volontariato regolarmente iscritte negli elenchi, impiegati in attività di protezione civile, abbiano diritto al mantenimento del posto di lavoro e del trattamento economico previdenziale;
il trattamento di cui alla legge n. 653 del 1940 parla di "indennità mensili pari alla retribuzione" in caso di richiamo alle armi, alla stregua di quello previsto dagli indennizzi l'art. 39 del nuovo codice della protezione civile, di cui al decreto legislativo n. 4 del 2020; stesso trattamento è previsto per i volontari del soccorso alpino del CAI (legge n. 162 del 1992, art. 1; decreto ministeriale n. 379 del 1994; circolare INPS del 9 febbraio 2016),
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali misure intendano intraprendere per evitare che, in un periodo di estrema emergenza e di in piena pandemia, 9.713 volontari del corpo militare della CRI si vedano negata dall'INPS la tutela del posto di lavoro e della retribuzione, con la conseguente richiesta di congedo.
(4-04985)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
1ª Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):
3-02303 del senatore Calandrini, sullo svolgimento di un concorso per l'assunzione di personale amministrativo tra le ASL di Frosinone, Roma, Viterbo e Latina;
8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):
3-02305 del senatore Calandrini, sulla proroga delle concessioni demaniali marittime e lacuali;
9ª Commissione permanente(Agricoltura e produzione agroalimentare):
3-02301 del senatore Vallardi ed altri, sulle misure di tutela della produzione di peperoncino italiano.
Interrogazioni, ritiro di firme
Il senatore Urraro ha dichiarato di ritirare la propria firma dall'interrogazione 4-04934, del senatore Pillon.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-04923 della senatrice Rizzotti.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 259a seduta pubblica del 23 settembre 2020, a pagina 79, sotto il titolo "Regioni e province autonome, trasmissione di atti", inserire il seguente capoverso: "Con lettera in data 24 agosto 2020, la Presidenza della Regione autonoma della Valle d'Aosta, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 70, comma 4, della legge regionale 7 dicembre 1998, n. 54, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Regione del 19 agosto 2020, n. 787, concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Courmayeur.".