Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 279 del 02/12/2020

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

279a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 2 DICEMBRE 2020

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Presidenza del vice presidente LA RUSSA,

indi del presidente ALBERTI CASELLATI,

del vice presidente ROSSOMANDO

e del vice presidente TAVERNA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).

Si dia lettura del processo verbale.

GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 26 novembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che in data 30 novembre 2020 è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze:

«Conversione in legge del decreto-legge 30 novembre 2020, n. 157, recante ulteriori misure urgenti connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19» (2031).

Comunicazioni del Ministro della salute sulle ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19 e conseguente discussione (ore 9,38)

Approvazione delle proposte di risoluzione n. 1, lettere a), fino alla parola «Covid-19», e c), e n. 2. Reiezione della restante parte della proposta di risoluzione n. 1

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Ministro della salute sulle ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19».

Ha facoltà di parlare il ministro della salute, onorevole Speranza.

SPERANZA, ministro della salute. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è trascorso meno di un mese da quando, il 6 novembre, con la mia ultima informativa ho riferito al Parlamento sull'evoluzione della pandemia in Italia e sulla prima ordinanza da me firmata il 4 novembre in attuazione del DPCM del 3 novembre.

Adesso, con il rispetto che si deve al lavoro del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, seguirò attentamente le osservazioni, le proposte e gli indirizzi che verranno formulati nel corso di questo dibattito parlamentare da tutte le forze politiche, ai sensi del comma 1 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020.

La seduta odierna assume un'ulteriore rilevanza perché nella seconda parte del mio intervento intendo illustrare le linee guida del nostro piano strategico sui vaccini COVID, elaborato dal Ministero della salute, dal Commissario straordinario per l'emergenza, dall'Istituto superiore di sanità, dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) e dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA).

Nei principali Paesi europei un passaggio parlamentare come questo non è ancora avvenuto. Io penso che sia fondamentale il pieno coinvolgimento del Parlamento su una sfida così strategica per il futuro del Paese.

Ma partiamo dal prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e naturalmente dal quadro epidemiologico da cui esso deriva. Prima di soffermarmi sugli effetti che hanno avuto le ordinanze firmate in queste quattro settimane, mi preme ricordare che il Governo, già prima del DPCM del 3 novembre, dinanzi all'aumento del numero dei contagi e dell'indice RT, aveva assunto misure più stringenti per contrastare una diffusione incontrollata dell'epidemia. Le mie ordinanze sono state adottate, come prescritto dalla norma, sulla base della classificazione delle Regioni, effettuata con cadenza settimanale dalla cabina di monitoraggio, sentiti i Presidenti di Regione e il nostro comitato tecnico-scientifico.

Sono scelte dettate da valutazioni scientifiche, ispirate come sempre al principio di precauzione, e dalla nostra ferma volontà di tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, come indica la nostra Costituzione. Sono scelte che, come dimostrano gli ultimi dati, hanno aiutato le Regioni prima a rallentare l'espansione del contagio e poi a ridurre, anche in valore assoluto, il numero quotidiano dei nuovi casi.

Il Governo, attraverso le mie ordinanze, si è assunto la responsabilità di scelte difficili quanto necessarie. Ogni ordinanza restrittiva comporta sacrifici di cui siamo ben consapevoli, ma senza queste scelte sarebbe impossibile mettere la curva sotto controllo. La pressione sulle strutture ospedaliere diverrebbe insostenibile: non reggerebbero i nostri medici, gli infermieri e tutti i professionisti sanitari, cui va sempre la nostra più convinta gratitudine per il lavoro incessante che stanno svolgendo. (Applausi).

I dati dell'ultima rilevazione della cabina di monitoraggio e, in modo particolare, il lavoro incessante dell'Istituto superiore di sanità ci forniscono indicazioni certamente molto utili per orientare le nostre prossime scelte. Dall'analisi dei dati, considerati soprattutto nel loro quadro evolutivo, emerge che l'insieme delle misure che abbiamo adottato inizia a dare i primi incoraggianti risultati: diminuisce l'incremento quotidiano dei contagi e tutto lascia prevedere che la prossima rilevazione del monitoraggio dovrebbe confermare la tendenza in discesa dell'indice RT, che è passato in quattro settimane da 1,7 a 1,4, a 1,2, a 1,08. Sono fiducioso che a breve l'indice possa scendere sotto l'1 e questo, come è noto, è un elemento essenziale per riportare il contagio sotto controllo.

La situazione è molto seria in tutto il Paese e nessuna sottovalutazione può essere ammissibile, però mi sembra giusto sottolineare dinanzi al Parlamento quella che è una verità ormai evidente: le misure che abbiamo messo in campo come Governo e come Regioni stanno funzionando e le valutazioni dei nostri scienziati si stanno rilevando fondate.

A marzo fu l'Italia, con coraggio e determinazione, ad indicare agli altri Paesi occidentali la strada del lockdown per fermare la pandemia; adesso, nella seconda ondata, stiamo sperimentando una strada diversa. L'obiettivo del Governo è piegare la curva senza un lockdown generalizzato, che invece altri Paesi sono stati costretti a scegliere. L'esperienza di queste settimane ci dice che la nostra scelta di adottare un modello per classificare le Regioni in base allo scenario e al livello di rischio e di modulare proporzionalmente le misure da adottare appare in grado di appiattire la curva del contagio, senza ricorrere nuovamente a un lockdown totale in tutto il Paese, con i costi sociali ed economici che esso comporterebbe.

È un risultato non scontato, sul quale non mi soffermo oltre, perché oggi mi preme parlare innanzitutto di quel che dobbiamo fare domani e nelle prossime settimane, più che rivendicare i primi passi avanti fatti. Io credo che sia indispensabile avere gli occhi bene aperti. Guardare i progressi che stiamo compiendo grazie alle misure adottate non può significare non vedere, con altrettanta nitidezza, le grandi difficoltà che permangono.

I dati evidenziati dall'ultima rilevazione della cabina di monitoraggio sono molto chiari: guai a non leggerli tutti con la stessa attenzione. Siamo in presenza di una sostenuta circolazione del virus, che rende molto difficile il contact tracing e può alimentare nuovi consistenti focolai e siamo in presenza di una forte pressione sugli ospedali, sulle terapie intensive e sull'area medica. Per la stabilizzazione dei primi risultati positivi di cui ho parlato, c'è bisogno di altre settimane di sacrifici e poi di una robusta cura di mantenimento. Lo dico con tutta la forza che ho dentro: attenzione a non scambiare un primo raggio di sole con lo scampato pericolo, l'onda resta ancora molto alta e la nostra navigazione continuerà ad essere difficile ed esposta a mille imprevisti, lo dico con la chiarezza e la forza che deve avere in questi passaggi il Ministro della salute. Non facciamoci illusioni: se abbassiamo la guardia, la terza ondata è dietro l'angolo. Ripeto ancora una volta un'espressione che ho usato mille volte in questi mesi: non dobbiamo perdere la memoria, conosciamo ormai il virus, sappiamo i danni che fa e la facilità con cui se ne può perdere il controllo. In troppi, nei mesi susseguenti al lockdown, hanno frettolosamente teorizzato che il virus avesse perso forza, che il rischio di una seconda ondata era sostanzialmente inesistente, che si poteva fare a meno dell'obbligo di rispettare le regole, a partire dall'utilizzo delle mascherine. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Si è pericolosamente abbassata la soglia di attenzione e il rispetto delle tre regole fondamentali di prevenzione (mascherine, distanziamento, igiene delle mani) e si è determinato un clima da liberi tutti sbagliato e ingiustificabile. Ricordo questi fatti con preoccupazione, senza voler alimentare polemiche che non servirebbero a nulla, unicamente per rinnovare un monito ed un allarme che ho ripetuto più volte anche dopo il lockdown e prima dei mesi estivi. Voglio ricordare alcuni numeri che dobbiamo avere sempre ben impressi, perché non si ripetano nelle festività natalizie le stesse leggerezze viste in estate. Il 20 marzo, nella giornata più drammatica della prima ondata, abbiamo registrato 6.237 casi, dopo il lockdown a luglio la media giornaliera era scesa a 237 casi al giorno, ad agosto eravamo a 778, a settembre la media è salita a 1.608, con una punta massima di 2.588 casi. Nel mese di settembre - questo è il punto - il virus ha iniziato a rompere gli argini, a tracimare, uscendo dai confini dentro i quali eravamo riusciti a tenerlo. Ammesso che qualcuno coltivi ancora dubbi sulla forza e sulla velocità di propagazione del Covid, voglio ricordare brevemente ancora qualche altro dato. Nella settimana che va dal 28 settembre al 4 ottobre abbiamo avuto 14.587 casi, in quella successiva 28.196, poi 52.960, poi 100.446, poi 183.243, poco meno di un raddoppio settimanale. Nella settimana che va dal 2 all'8 novembre, è iniziato leggermente a diminuire l'incremento, con 200.829 casi, che sono divenuti poi 211.850 in quella successiva. Nell'ultima rilevazione della cabina di monitoraggio c'è la prima riduzione in valore assoluto del numero dei contagi, che sia assesta a 193.309, con una media di 27.615 al giorno ed un indice Rt, come dicevo, pari a 1,08. Dal rilevamento di fine settembre-inizio ottobre alla settimana scorsa, il tasso medio di occupazione dei posti letto in area medica è passato dal 7 per cento a circa il 50 per cento e quello delle terapie intensive dal 4 per cento al 38 per cento. Questi numeri non credo abbiano bisogno di particolari commenti. A settembre, dopo il lockdown, eravamo mediamente a 1.608 casi al giorno, adesso abbiamo dati certamente in diminuzione, ma siamo ancora ieri sera a 19.350 nuovi contagi, il picco più alto delle ultime settimane era stato sopra i 40.000 casi.

È del tutto evidente che con tale circolazione del virus, se abbassiamo la guardia, andiamo incontro a un esito segnato.

Abbiamo un'incidenza di 320 casi circa ogni 100.000 abitanti. Dobbiamo arrivare a 50 casi ogni 100.000 abitanti. Per questa ragione le prossime festività vanno affrontate con estrema serietà, se non vogliamo nuove pesanti chiusure tra gennaio e febbraio. Ripeto ancora una volta un concetto per me basilare: senza consistenti limitazioni dei movimenti, un cambio sostanziale delle nostre abitudini e un rigoroso rispetto delle regole di sicurezza, la convivenza con il virus fino al vaccino è destinata al fallimento. Questa è la verità che è dinanzi a noi. In società fortemente sviluppate come la nostra, senza ridurre gli spostamenti e le occasioni di contagio, la convivenza con il virus è difficilmente realizzabile. Per questo con il prossimo DPCM dobbiamo continuare con misure chiare e rigorose, anche per non vanificare il lavoro fatto nelle ultime settimane.

Gli orientamenti del Governo possono essere riassunti in due scelte di fondo. Quanto alla prima, si tratta di riconfermare il modello della classificazione delle Regioni per scenario e indice di rischio. Il sistema delle tre zone (rossa, arancione e gialla) ha dato risultati che riteniamo soddisfacenti. I tecnici del Ministero, assieme a quelli dell'Istituto superiore di sanità e delle Regioni, si stanno confrontando sui parametri, ma l'impianto di fondo è corretto e sta funzionando. È uno strumento efficace che ci consente di agire rapidamente e in modo proporzionale al variare delle condizioni epidemiologiche. Oggi, in un contesto di primo miglioramento, le Regioni tendono verso il giallo, ma qualora il quadro dovesse peggiorare abbiamo già vigente uno strumento automatico che può subito riattivare misure più restrittive.

Passo alla seconda scelta. Per affrontare adeguatamente le festività natalizie e quelle di fine anno le limitazioni previste dovranno essere rafforzate, anche nel quadro di un coordinamento europeo che il nostro Paese ha promosso nelle ultime settimane. Tale coordinamento è sempre utile - questo è il mio punto di vista - ma diventa indispensabile se si pensa ad attività che si svolgono sui confini naturali tra Stati diversi. In questo contesto appare necessario limitare il più possibile i contatti non indispensabili tra le persone.

L'orientamento del Governo - e su questo ascolterò con attenzione gli indirizzi delle Camere - è che durante le feste natalizie vanno disincentivati gli spostamenti internazionali e limitati gli spostamenti tra le Regioni, come già oggi avviene in presenza di zone rosse e arancioni. Inoltre, nei più importanti giorni di festa - il 25 e 26 dicembre e il 1° gennaio - vanno limitati anche gli spostamenti tra i Comuni.

Bisognerà poi evitare potenziali assembramenti nei luoghi di attrazione turistica legati in modo particolare alle attività sciistiche. È opportuno, più in generale, ridurre i rischi di diffusione del contagio connessi ai momenti di aggregazione durante le festività del Natale e del Capodanno. Si tratta di misure indispensabili se non vogliamo vanificare i primi segnali di miglioramento. Non sarà un Natale come gli altri, ma serve davvero il contributo di tutti per ridurre il numero dei contagi e quello, purtroppo molto alto, dei decessi, nonché per alleggerire la pressione sulle nostre strutture sanitarie.

Abbiamo scelto consapevolmente di mantenere le lezioni in presenza nella scuola primaria e nella prima media anche nelle zone rosse. È una scelta che rivendichiamo e che si connette con la centralità che le attività scolastiche assumono nella vita delle nostre comunità. Con l'uscita di molte Regioni dalle zone rosse è già in corso anche una ripresa delle lezioni in presenza per le classi di seconda e terza media. Compatibilmente con l'evoluzione del quadro epidemiologico, è obiettivo del Governo riportare gradualmente in presenza anche gli studenti delle scuole superiori.

Vengo ora alla seconda parte del mio intervento, relativa al piano strategico dei vaccini Covid. Intendo, in via preliminare, svolgere due considerazioni che ritengo molto importanti e decisive. Innanzitutto, dopo le parole crude che ho utilizzato per sottolineare i tanti rischi che sono ancora dinanzi a noi, mi preme evidenziare con la stessa nettezza un chiaro messaggio di speranza. Dopo mesi difficilissimi e giornate che non dimenticheremo mai, il messaggio di fondo che voglio rivolgere al Parlamento e, attraverso di voi, a tutti gli italiani, è un messaggio di ragionata fiducia. Cari colleghi, dentro la tempesta che ancora stiamo vivendo, finalmente vediamo un approdo, abbiamo una rotta chiara verso un porto sicuro. Adesso è possibile perché appare probabile che, a partire da gennaio, avremo i primi vaccini e poi, progressivamente, saremo in grado di vaccinare un numero sempre più alto di italiani.

È la svolta che auspichiamo e alla quale lavoriamo da mesi; siamo stati i primi in Europa, assieme a Germania, Francia e Olanda, a costruire l'alleanza per i vaccini nel mese di maggio e a porre il tema di un impegno comunitario perché si investisse sulla ricerca e su tutte le sperimentazioni. Ora, finalmente, vediamo i primi risultati. Serve ancora prudenza e serve ancora cautela. La verità è che al momento, mentre vi parlo, nessun vaccino è stato approvato né dall'Agenzia europea per i medicinali (EMA), né dall'agenzia statunitense Food and drug administration (FDA). I segnali che arrivano però dagli studi effettuati sono incoraggianti e ci hanno portato ad accelerare la definizione del piano strategico che individua le linee essenziali di visione ed azione che intendiamo adottare.

Dal piano strategico che illustro oggi in Parlamento deriverà poi un piano esecutivo che sarà adeguato permanentemente sulla base dei processi autorizzativi delle agenzie regolatorie e della conseguente, effettiva disponibilità dei vaccini. Ho sempre pensato che la scienza ci avrebbe portato fuori da questa crisi. Ancora è presto e - lo ribadisco - serve cautela, ma si vede finalmente la luce in fondo al tunnel. Al momento non è intenzione del Governo disporre l'obbligatorietà della vaccinazione. Nel corso della campagna valuteremo il tasso di adesione dei cittadini. Il nostro obiettivo è senza dubbio raggiungere al più presto l'immunità di gregge.

Oggi più che mai serve il contributo di tutti, con comportamenti responsabili per affrontare questa fase di transizione e di resistenza. Sono sacrifici con una scadenza temporale definita, che ci porteranno finalmente a chiudere questa pagina difficile della storia del nostro Paese, dell'Europa e dell'intera umanità. Dobbiamo compiere ogni sforzo per non far coincidere la campagna di vaccinazione con una nuova fase di grave diffusione del Covid. La campagna di vaccinazione sarà imponente e richiederà uno sforzo senza precedenti. Dobbiamo evitare di arrivarci con i nostri presidi sanitari in difficoltà e con il personale totalmente impegnato nella lotta contro il Covid.

La seconda considerazione che voglio svolgere è relativa al clima politico con il quale affronteremo la stagione di vaccinazione Covid. La piena riuscita della campagna di vaccinazione deve rappresentare un obiettivo fondamentale di tutto il Paese. Non ci può essere su questo tema alcuna divisione tra noi, non possiamo permettercelo; su questo tema e su questa sfida serve un grande patto Paese con tutti dentro, nessuno escluso, non c'è maggioranza ed opposizione, ma gli italiani e il loro fondamentale diritto alla salute come precondizione indispensabile per una solida ripresa economica.

È partendo da queste considerazioni di carattere generale che voglio, entrando nel dettaglio, illustrare al Parlamento le linee fondamentali del piano strategico dell'Italia per la vaccinazione anti SARS-CoV-2 (Covid-19).

Il primo asse è tanto semplice quanto importante: l'acquisto del vaccino è centralizzato e verrà somministrato gratuitamente a tutti gli italiani. Lo ripeto: centralizzato e somministrato gratuitamente a tutti gli italiani. (Applausi). Il vaccino è un bene comune, un diritto che va assicurato a tutte le persone, alle donne e agli uomini, indipendentemente dal reddito e dal territorio nel quale ciascuno vive o lavora; nessuna diseguaglianza sarà ammissibile nella campagna di vaccinazione.

Il secondo asse è altrettanto importante e rende concreto il principio precedentemente annunciato. L'Italia ha opzionato 202.573.000 dosi di vaccino, che rappresenterebbero una dotazione sufficientemente ampia per poter potenzialmente vaccinare tutta la popolazione e conservare delle scorte di sicurezza. Con le conoscenze oggi a nostra disposizione è molto probabile che saranno necessarie due dosi per ciascuna vaccinazione, a breve distanza temporale. Va inoltre ricordato che non vi è ancora evidenza scientifica sui tempi esatti di durata dell'immunità prodotta dal vaccino. La scelta compiuta anche in questo caso è ispirata al principio di massima precauzione. Abbiamo sottoscritto, infatti, in quota parte, per la parte che riguarda l'Italia, pari al 13,46 per cento, tutti i contratti che l'Unione europea ha formalizzato. Non vogliamo correre neanche il più piccolo rischio di non poter disporre di un vaccino autorizzato prima di altri o che dovesse risultare più efficace, in conseguenza della scelta di non partecipare ad una delle acquisizioni stipulate dall'Unione europea. Non abbiamo mai esercitato il diritto di opting-out che era previsto dagli accordi europei.

Vorrei ancora ricordare che questo meccanismo europeo di acquisto dei vaccini è stato promosso e favorito da un'iniziativa dell'Italia. Infatti, dalla prima intesa per la fornitura dei vaccini siglata il 13 giugno tra Italia, Germania, Francia e Olanda è poi scaturita la decisione dell'Unione europea di centralizzare a Bruxelles la negoziazione e la stipula di tutti i contratti. Non sono dunque i singoli Stati a trattare con le case farmaceutiche, ma è la Commissione a negoziare per conto di tutti i Paesi europei. La Commissione europea e gli Stati membri hanno infatti sottoscritto un accordo in base al quale i negoziati con le aziende produttrici sono stati affidati in esclusiva alla stessa Commissione, affiancata da un gruppo di sette negoziatori in rappresentanza degli Stati membri (tra i sette è rappresentata l'Italia) e da uno steering board, che assume le decisioni finali, ove siedono rappresentanti di tutti gli Stati membri. Le trattative avviate si sono concentrate su un gruppo di aziende che stanno sviluppando vaccini con diversa tecnologia. Queste dosi saranno distribuite agli Stati membri - come dicevo - in proporzione alle rispettive popolazioni a partire dal primo trimestre del 2021 e con una più significativa distribuzione delle dosi nel secondo e nel terzo trimestre, per completarsi sostanzialmente nel quarto trimestre del prossimo anno. Se tutti i processi autorizzativi andassero a buon fine - cosa su cui non possiamo, per le ragioni che prima dicevo, ancora avere certezza assoluta - l'Italia potrebbe contare sulla disponibilità delle seguenti dosi: per il contratto con AstraZeneca 40,38 milioni di dosi, per il contratto con Johnson & Johnson 26,92 milioni di dosi, per il contratto con Sanofi 40,38 milioni di dosi, per il contratto con Pfeizer-BioNTech 26,92 milioni di dosi, per il contratto con CureVac 30,285 milioni di dosi, per il contratto con Moderna 10,768 milioni di dosi. Sono chiaramente numeri ancora subordinati a processi autorizzativi che non sono ancora completati.

Il terzo asse riguarda il tempo relativo all'autorizzazione dei vaccini che abbiamo acquistato.

A tal proposito, voglio innanzitutto sottolineare che la corsa contro il tempo che la comunità scientifica sta compiendo cammina di pari passo con la massima sicurezza e il pieno rispetto di tutti i protocolli di garanzia e di controllo. Disporre di vaccini efficaci e sicuri è una priorità che non può essere subordinata o condizionata da qualsiasi altro interesse.

Attorno a questo impegno si determina anche un'importante responsabilità sociale d'impresa. Voglio essere chiaro: la produzione e la distribuzione del vaccino non può essere regolata unicamente dalle leggi del mercato. Su questo ho trovato molto efficace il parere inviatomi dal professor Lorenzo D'Avack, presidente del Comitato nazionale per la bioetica, che voglio ringraziare per la disponibilità e per il prezioso contributo dato. Si legge in quel parere che l'emergenza non deve portare a ridurre i tempi o addirittura ad omettere le fasi della sperimentazione, definite dalla comunità scientifica internazionale, requisiti indispensabili sul piano scientifico, bioetico e biogiuridico per garantire la qualità, la sicurezza e l'efficacia di un farmaco.

L'Europa ha scelto questa strada, non abbreviando le fasi di studio e sperimentazione dei candidati vaccini e continuando a subordinare la messa in commercio al parere definitivo e vincolante dell'EMA. L'accelerazione dei tempi è stata realizzata facendo procedere in parallelo le diverse fasi di sperimentazione, produzione ed autorizzazione. Infatti, parallelamente agli studi preclinici e clinici di fase uno, due e tre, si è avviata la preparazione della produzione su scala industriale ai fini della distribuzione commerciale. Contestualmente, l'Agenzia europea per i medicinali, l'EMA, onde contribuire all'accelerazione del processo, senza venir meno al proprio fondamentale ruolo, sta procedendo con una procedura finalizzata definita di rolling review, che consiste nel valutare le singole parti del dossier mano a mano che vengono presentati dalle aziende, anziché attendere l'invio di un dossier completo. Tale procedura, senza inficiare la valutazione complessiva, abbrevia significativamente i tempi e può creare le condizioni perché si arrivi a concedere una prima autorizzazione all'immissione in commercio già entro l'anno.

Ad oggi sono state indicate due date da EMA, che potrebbe esprimersi il 29 dicembre sul vaccino Pfizer-Biontech e il 12 gennaio sul vaccino Moderna. Queste due aziende nel primo trimestre dell'anno prossimo da contratto dovrebbero fornirci rispettivamente 8,749 milioni di dosi Pfizer-Biontech e 1.346.000 di dosi Moderna. Mentre vi parlo non ci sono altre date fissate da EMA.

Voglio ricordare che i contratti sottoscritti dalla Commissione europea, da cui discendono le distribuzioni al nostro Paese, vanno sempre considerati come best scenario e sono ovviamente subordinati ai processi autorizzativi che - ribadisco - non hanno ancora certezza assoluta. Noi dobbiamo essere pronti allo scenario migliore e poi adattarci se le scadenze dovessero cambiare a causa del dilungarsi dei processi di autorizzazione delle agenzie regolatorie. Il cuore della campagna vaccinale, secondo i dati di cui disponiamo e secondo le nostre previsioni, sarà comunque l'arco di tempo tra la prossima primavera e l'estate.

Il quarto asse è relativo alle scelte delle prime categorie che dovremo decidere di vaccinare, a partire da quando arriveranno in Italia le prime dosi di vaccino.

Si tratta di una scelta non facile; dobbiamo farla in modo chiaro e trasparente, tenendo conto delle raccomandazioni internazionali ed europee e informando puntualmente i cittadini.

Attualmente, l'Italia, come è noto, si trova nella fase di trasmissione sostenuta in comunità. In tale situazione epidemiologica, la strategia di sanità pubblica dovrà focalizzarsi inizialmente sulla diluizione diretta della morbilità e della mortalità nonché sul mantenimento dei servizi essenziali più critici.

Al fine di sfruttare l'effetto protettivo diretto dei vaccini, sono state identificate le seguenti categorie da vaccinare in via prioritaria nelle fasi iniziali.

Prima categoria: gli operatori sanitari e socio-sanitari. Lavorando e operando in prima linea, essi hanno un rischio più elevato di essere esposti all'infezione da Covid-19 e di trasmetterla a pazienti suscettibili e vulnerabili in contesti sanitari e sociali. Difendere questi professionisti in prima linea aiuterà a mantenere la resilienza del Servizio sanitario nazionale.

Seconda categoria: residenti e personale dei presidi residenziali per anziani. Un'elevata percentuale di residenze sanitarie assistenziali è stata gravemente colpita dal Covid-19; i residenti di tali strutture sono ad alto rischio di malattia grave a causa dell'età avanzata, la presenza di molteplici comorbilità e la necessità di assistenza per alimentarsi e per altre attività quotidiane. Pertanto, sia la popolazione istituzionalizzata sia il personale dei presidi residenziali per anziani devono essere considerati ad elevata priorità per la vaccinazione.

Terza categoria: persone in età avanzata. Un programma vaccinale basato sull'età è generalmente più facile da attuare e consente di ottenere una maggiore copertura vaccinale. È anche evidente che un programma basato sull'età aumenti la copertura anche nelle persone con fattori di rischio, visto che la prevalenza di comorbilità aumenta con l'età. Questo gruppo di popolazione rappresenta, quindi, un'altra priorità assoluta per la vaccinazione.

Ecco alcuni numeri delle categorie sopra indicate, costruiti nel confronto con le Regioni, con Istat e con i database del Ministero della salute.

Operatori e lavoratori sanitari e socio-sanitari: 1.404.037 persone; personale ed ospiti dei presidi residenziali per anziani 570.287 persone; anziani over ottant'anni 4.442.048; ancora, persone dai sessanta ai settantanove anni 13.432.005; popolazione con almeno una comorbilità cronica: 7.403.578. Alcune di queste categorie naturalmente saranno le prime a ricevere il vaccino. Naturalmente, con l'aumento delle dosi si inizieranno a sottoporre a vaccinazione le altre categorie di popolazione, tra le quali quelle appartenenti ai servizi essenziali quali anzitutto gli insegnanti e il personale scolastico, le Forze dell'ordine, il personale delle carceri e dei luoghi di comunità.

Nel caso in cui, poi, si sviluppassero focolai epidemici rilevanti in specifiche aree del Paese, saranno destinate eventuali scorte di vaccino a strategie vaccinali di tipo reattivo rispetto a quel territorio in difficoltà.

Il quinto asse è relativo a logistica, approvvigionamento, stoccaggio e trasporto, che saranno di competenza del commissario straordinario. Nella definizione dei piani di fattibilità e delle forniture di tutte le attrezzature, strumenti e materiali necessari, sono stati considerati diversi aspetti, tra cui la catena del freddo estrema per la conservazione di alcuni vaccini o la catena del freddo standard, il confezionamento dei vaccini multidose e la necessità di diluizione.

Per i vaccini che necessitano di catena del freddo standard, compresa tra i due e gli otto gradi, si adotterà un modello di distribuzione hub and spoke, con un sito nazionale di stoccaggio e una serie di siti territoriali di secondo livello.

Per quanto riguarda invece i vaccini che necessitano di catena del freddo estrema, questi verranno consegnati direttamente dall'azienda produttrice presso 300 punti vaccinali, che sono già stati condivisi con le Regioni e le Province autonome.

Il confezionamento dei vaccini multidose richiede l'acquisto di un adeguato numero di siringhe, aghi e diluente, che è assicurato sia tramite joint procurement europeo, sia attraverso richiesta di offerta pubblica, già emessa dagli uffici del Commissario per l'emergenza. Il Commissario straordinario assicurerà anche il materiale ritenuto essenziale per lo svolgimento delle sedute vaccinali, a partire dai dispositivi di protezione.

La distribuzione dei vaccini, in particolare di quelli relativi alla catena del freddo standard, avverrà con il coinvolgimento delle Forze armate, che in accordo con il Commissario straordinario stanno già pianificando vettori, modalità e logistica. Voglio a tal proposito ringraziare il ministro Lorenzo Guerini per la preziosa collaborazione. (Applausi).

Il sesto asse riguarda la governance del piano di vaccinazione, che verrà assicurata costantemente dal coordinamento tra il Ministero della salute, la struttura del Commissario straordinario, le Regioni e le Province autonome.

Nella fase iniziale della campagna vaccinale si prevede una gestione centralizzata della vaccinazione, con l'identificazione di siti ospedalieri o peri-ospedalieri e l'impiego di unità mobili destinate alla vaccinazione delle persone impossibilitate a raggiungere i punti di vaccinazione. Il personale delle unità vaccinali sarà costituito da un numero flessibile di medici, infermieri, assistenti sanitari, operatori socio-sanitari (OSS) e personale amministrativo di supporto. Si stima al momento un fabbisogno massimo di circa 20.000 persone. A tal riguardo si prevede di agire, da un lato ricorrendo ad un cospicuo e temporaneo ricorso alle professionalità esistenti nel Paese, anche attraverso la pubblicazione di un invito a manifestare la disponibilità a contribuire alla campagna di vaccinazione, con l'attivazione di conseguenti modalità contrattuali definite ad hoc, nonché alla stipula di accordi con il Ministero dell'università e della ricerca, nell'ambito dei percorsi formativi delle scuole di specializzazione medica. È quest'ultima una scelta qualificante, per la quale mi corre l'obbligo di ringraziare il Ministro dell'università e della ricerca, Manfredi. (Applausi). Migliaia di giovani laureati in medicina, iscritti ai primi anni delle scuole di specializzazione, per un lasso di tempo che stiamo definendo, parteciperanno alla campagna vaccinale, che rappresenterà una parte del loro percorso formativo.

Sul piano organizzativo, a livello nazionale saranno definite le procedure, gli standard operativi e il layout degli spazi per l'accettazione, la somministrazione e la sorveglianza degli eventuali effetti a breve termine. A livello territoriale verranno stabilite la localizzazione fisica dei siti, il coordinamento operativo degli addetti, nonché il controllo sull'esecuzione delle attività. A livello regionale e a livello locale saranno pertanto identificati i referenti, che risponderanno direttamente alla struttura di coordinamento nazionale e si interfacceranno con gli attori del territorio, a partire dai Dipartimenti di prevenzione, per garantire l'implementazione del piano regionale di vaccinazione e il suo accordo con il piano nazionale di vaccinazione.

Con l'aumentare della disponibilità dei vaccini, a livello territoriale potranno essere realizzate campagne su larga scala, walk-in per la popolazione, presso centri vaccinali organizzati ad hoc e, in fase avanzata, accanto all'utilizzo delle unità mobili, il modello organizzativo vedrà via via una maggiore articolazione sul territorio, seguendo sempre di più la normale filiera tradizionale, incluso il coinvolgimento degli ambulatori vaccinali territoriali, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, della sanità militare e dei medici competenti delle aziende.

Il settimo asse è costituito da un moderno sistema informativo, per gestire in modo efficace, integrato, sicuro e trasparente la campagna di vaccinazione. Per la realizzazione delle attività del piano si sta predisponendo un sistema informativo efficiente ed interfacciabile con i diversi sistemi regionali e nazionali, per poter ottimizzare tutti i processi organizzativi e gestionali, a partire dalle forniture, fino alla programmazione e gestione delle sedute vaccinali.

Inoltre, dovranno essere garantite funzionalità omogenee su tutto il territorio nazionale, in particolare relativamente al sistema di chiamata attiva, prenotazione, alla registrazione e certificazione della vaccinazione, al sistema di recall e al calcolo puntuale in realtime delle coperture vaccinali e all'integrazione con i sistemi regionali e nazionali di vaccino vigilanza e sorveglianza epidemiologica.

L'ottavo asse, e mi avvio alle conclusioni, è un'efficace farmacosorveglianza e una sorveglianza immunologica per assicurare il massimo livello di sicurezza nel corso della campagna di vaccinazione. L'obiettivo fondamentale è quello di predisporre una sorveglianza aggiuntiva sulla sicurezza dei vaccini stessi, monitorando gli eventuali eventi avversi ai nuovi vaccini Covid nel contesto del loro utilizzo reale, identificare e caratterizzare prontamente eventuali nuovi rischi ancora non emersi ed individuare eventuali problematiche relative alla qualità.

Le attività di sorveglianza saranno pianificate accuratamente in termini sia di raccolta e valutazione delle segnalazioni spontanee di sospetta reazione avversa - farmacovigilanza passiva - che di azioni proattive attraverso studi e progetti di farmacovigilanza attiva e farmacoepidemiologia.

L'AIFA, in aggiunta alle attività di farmacovigilanza che sono normalmente previste per farmaci e vaccini, promuoverà l'avvio di alcuni studi indipendenti post autorizzativi sui vaccini Covid. L'AIFA si doterà inoltre di un comitato scientifico che, per tutto il periodo della campagna vaccinale, avrà la funzione di supportare l'Agenzia e i responsabili scientifici dei singoli studi nella fase di impostazione delle attività, nell'analisi complessiva dei dati che saranno raccolti e nell'individuazione di possibili interventi. Assieme alla vaccinovigilanza sarà molto importante la sorveglianza immunologica, che consentirà di valutare la risposta immunitaria indotta dal vaccino ai diversi gruppi di popolazione.

Cari colleghi, spero sia risultata evidente, dalle informazioni che vi ho fornito, la portata e la complessità della campagna di vaccinazione che stiamo organizzando. Si tratta, da tutti i punti di vista, di uno sforzo senza precedenti che richiederà un grandissimo impegno collettivo. Avremo bisogno di coinvolgere puntualmente tutti i nostri concittadini per assicurare trasparenza, serietà e massima sicurezza a tutti. Non possiamo sottovalutare nessun aspetto scientifico, logistico o organizzativo. E sono certo che in un clima positivo ed unitario tutte le istituzioni repubblicane saranno in grado di svolgere un ottimo lavoro.

Dobbiamo operare e lavorare tutti insieme per assicurare il pieno successo della campagna di vaccinazione per sconfiggere definitivamente questo terribile virus e per creare le condizioni sanitarie per far ripartire l'Italia. Siamo un grande Paese, non dobbiamo dimenticarlo mai. Dimostriamo ancora una volta di essere all'altezza delle sfide più difficili. (Applausi).

PRESIDENTE. Avverto che eventuali proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Ministro della salute.

È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà.

GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, ministro Speranza, ci rivolgiamo a lei oggi con il cuore in mano - posso dire con speranza? - in generale affinché il buon senso prevalga su ogni considerazione, affinché si rimetta ordine tra le priorità e si esca dalla confusione - Natale sì, Natale no - e vengano emanate quelle linee guida chiare e definitive che consentano alle persone di seguire le regole in maniera certa, senza sentirsi sempre sballottati.

Ci rivolgiamo a lei affinché ci si concentri particolarmente sulla medicina del territorio (e sarebbe proprio ora), sugli operatori, sui tecnici delle ATS e delle ASST, affinché tutti - dico tutti - i professionisti della sanità vengano considerati nello stesso modo e possano collaborare, ad esempio, alla somministrazione dei vaccini nelle farmacie. Oggi lei ci ha detto che anche gli studenti di medicina la potranno fare, e noi rilanciamo chiedendo di togliere il test d'ingresso alla facoltà, sostenendo l'università.

In particolare, mi soffermerò sulla questione della riapertura delle scuole al più presto, per dire no, fortemente no, al realizzarsi di una condizione contro la quale ci batteremo fino all'ultimo respiro: che non si arrivi mai a parlare di una generazione Covid. Mi spiego meglio. Probabilmente non ci siamo mai accorti dell'importanza della scuola come da quando si è stati costretti a chiuderle per l'emergenza; anche se dire che siano state chiuse è una contraddizione, nel momento in cui solo le lezioni in presenza sono saltate e sono state sostituite dall'asettica didattica a distanza. Ma di fatto si sono interrotti i capisaldi della missione della scuola: la relazione, la socialità, lo sviluppo dell'interazione con l'altro, con l'adulto, con l'insegnante, con il coetaneo, con i compagni, mentre si sono sviluppate reazioni di chiusura e vere e proprie sindromi di isolamento e di dipendenza da computer e cellulare. Qui però arrivano le considerazioni per il Governo, signor Ministro. Un Governo che a tutt'oggi non è stato in grado di garantire un'adeguata continuità scolastica ai nostri giovani, disperdendo la propria azione in interventi sbagliati, coprendo le falle del sistema dell'istruzione nazionale con la coperta corta della DAD, che ha aiutato a deviare l'attenzione dalle falle di un sistema che ha rivelato, e ancora non ha risolto, il problema soprattutto della mancanza di insegnanti tradizionali e di sostegno, piuttosto che affidarsi immediatamente alla scuola, subito pronta, piuttosto che avviare immediatamente un tavolo permanente di concertazione tra Ministeri della salute, dell'istruzione e dei trasporti con il Parlamento, come vera task force. Sarebbe stato necessario fare questo al fine di evitare la riapertura e la richiusura a causa della seconda prevedibile ondata, provocata anche e soprattutto da un inadeguato sistema del trasporto pubblico, che sarebbe bastato potenziare con l'ausilio del trasporto privato, evitando dei ristori in più (Applausi) e usandoli invece per la scuola.

Sarebbe stato opportuno lanciare immediatamente la vera rivoluzione del mondo della scuola, avviando quella necessaria alleanza tra scuola pubblica statale e scuola pubblica paritaria, introducendo subito il costo standard per studente, dando subito i soldi direttamente alle famiglie per scegliere la propria scuola, attuando la libertà di scelta educativa e scongiurando il pericolo delle "classi pollaio" che tanto stanno facendo discutere.

Oggi siamo ancora a "caro amico virgola" e si sente parlare di far andare gli studenti a scuola la domenica. E non lo dice il ministro dell'istruzione Azzolina, ma quello dei trasporti De Micheli, che peraltro continua ad affermare che a lei nessuno ha detto che il virus si diffonde sui mezzi di trasporto. What else? (Applausi). Si sente parlare di scuola da riaprire a una settimana delle vacanze di Natale, oppure no; riapriamo il 7, ma non si sa. L'ultima notizia è che a decidere saranno i prefetti, di concerto con i sindaci. Mentre, per noi, regole, turni mattina-pomeriggio e trasporti sarebbero la soluzione.

Quindi, ancora una volta, siamo di fronte a un Governo che decide di non decidere, con Ministri che demandano in continuazione a Regioni, a prefetti, a task force. E pensare che sono proprio i Ministri cinquestelle quelli più deleganti; proprio loro che affermano che lo Stato deve accentrare tutto su di sé. Forse sarebbe davvero il caso che chi non è capace, chi dimostra di non essere in grado di gestire un Dicastero, si ritirasse (Applausi), andasse a casa, lasciasse il posto a chi lo sa fare, soprattutto in un momento come questo: con la scuola e con la salute, signor Ministro, non si scherza.

Signor ministro Speranza, ci rivolgiamo a lei oggi. Dica alle sue colleghe De Micheli e Azzolina che i ragazzi ci guardano e quello che vedono non è bello. Parlatevi e ascoltateci; ascoltateci e parlatevi.

Uniamo le forze, diamo speranza al Paese perché, come dico sempre - e mi scuso per il continuo gioco di parole - la speranza è il vaccino più potente.

In conclusione, abbattete i pregiudizi e gli steccati; lavoriamo tutti insieme affinché la campanella di questo nuovo anno scolastico possa suonare davvero definitivamente dopo le vacanze di Natale, che auspichiamo veramente possano essere impiegate per una riorganizzazione seria e di concerto, che riporti alla normalità perché, quando la scuola tornerà a funzionare bene, sarà il segno che il Paese sarà guarito. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Doria. Ne ha facoltà.

DORIA (L-SP-PSd'Az). Gentile signor Ministro, oggi prendo la parola, sia nella veste di medico, che in quella di chi ha fatto parte dell'Unità di crisi del Nord Sardegna per l'emergenza Covid, emergenza che è costata la vita a tanti italiani, specie a quelli più fragili, in balìa dell'improvvisazione disarmante del Governo di cui lei fa parte.

Sono ormai passati dieci mesi da quando l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato la pandemia come calamità devastante per la salute e per l'economia globale.

Se è pur vero che, in una prima fase pandemica, il nemico non era conosciuto, niente è stato fatto successivamente per evitare che l'onda lunga virale aggredisse le strutture ospedaliere, con la completa paralisi anche delle attività cliniche non Covid, come tutta la patologia oncologica, che pagheremo a caro prezzo.

Ogni Stato avrebbe dovuto dotarsi di un piano strategico per limitare il rischio che il contagio dilagasse, imponendo con celerità interventi drastici e questo coraggio in Italia non c'è stato. La mancanza di protocolli e linee guida nazionali per gestire l'emergenza si è avvertita nella risposta confusa del sistema sanitario. La scelta di chi sottoporre ai tamponi ha seguito le strategie più disparate, talvolta finendo per lasciare senza diagnosi persone con sintomi evidenti e i loro familiari. I medici di base non sono stati coinvolti nella gestione della sanità territoriale e per molti giorni non si sono allestiti percorsi ospedalieri separati per i pazienti affetti da Covid, cosicché gli stessi ospedali sono diventati focolai di contagio.

Il Governo ha adottato i primi provvedimenti soltanto il 23 febbraio, in presenza di 130 contagi, con l'istituzione della zona rossa del lodigiano, ma il 27 febbraio i contagi erano già 400.

Eppure, mentre la curva epidemica cominciava a impennarsi, la comunicazione politica prendeva la direzione opposta, con la campagna «Milano non si ferma» promossa dal sindaco Sala e con l'aperitivo galeotto di qualche esponente politico della maggioranza. (Applausi).

L'8 marzo i casi erano oltre 7.000 e due giorni dopo è stato dichiarato il lockdown nazionale, anche se secondo gli esperti, proprio quelli del suo Governo, signor Ministro, era già troppo tardi.

In un'intervista al «The New York Times» Walter Ricciardi ha raccontato che lei, signor Ministro, ha faticato non poco per convincere i colleghi dell'Esecutivo ad agire più in fretta e ammette che si sono persi dieci giorni prima di fare ciò che si doveva, ma dieci giorni sono un'eternità di fronte a un virus che si diffonde così velocemente.

Anche il tanto millantato apprezzamento internazionale nei confronti della gestione italiana della pandemia ha del singolare. Gli esperti della «Harvard Business School» hanno puntato il dito sulle tempistiche dei decreti adottati dal Governo per arginare il contagio, concludendo che l'Italia ha inseguito la diffusione del virus piuttosto che prevenirla (Applausi), un'analisi confermata anche dal «The New York Times» che osserva come, nei suoi tentativi di interrompere il contagio, adottati uno per volta, l'Italia si è sempre trovata un passo indietro rispetto alla traiettoria mortale del virus. In altre parole, nella gestione dell'emergenza, anziché agire in modo proattivo, si sono inseguiti gli eventi, arrivando sistematicamente in ritardo.

La verità è che, nel corso dell'emergenza, è emersa una grave difficoltà di coordinamento: la mancanza di una strategia condivisa tra diverse istituzioni coinvolte, che è sfociata in uno scontro aperto con le Regioni e qui voglio citare l'esperienza della mia Regione, la Sardegna, con il rifiuto da parte del Governo della richiesta della mia Regione - che a giugno aveva debellato il virus, con un indice Rt pari a 0,03 - di istituire quella che per noi era una certificazione sanitaria per garantire accessi sicuri, sia per i residenti che per i milioni di turisti che visitano d'estate la nostra terra, a garanzia di un controllo reale della circolazione virale e per mettere in protezione un sistema sanitario fragile, tarato per 1,6 milioni di abitanti.

I risultati di questo rifiuto si sono visti con una recrudescenza in Sardegna del Covid-19 di importazione, salvo poi dipingere la nostra isola da parte della stampa di regime come una Regione di untori. Vedi le tre puntate di «Report» dedicate sull'argomento. (Applausi). E quindi, oltre al danno alla salute e all'economia, anche la beffa!

Solo ora che siamo in piena fase due della pandemia il Governo cerca una condivisione con le opposizioni nel nome degli interessi degli italiani, come se noi in questi mesi fossimo stati dei semplici... (Il microfono si disattiva automaticamente) e non i notai del disastro in atto più volte denunciato con interrogazioni e atti parlamentari.

Le faccio, quindi, brevemente qualche domanda: il Ministero della salute che strategie ha adottato? Dove erano le istituzioni sanitarie per validare i protocolli terapeutici? Come e da chi è stato gestito il Piano pandemico nazionale? (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà.

RAMPI (PD). Signor Presidente, cari colleghi, credo che questa mattina dobbiamo scegliere che posizione tenere e come vogliamo guardare i prossimi mesi. Di problemi, infatti, nei mesi scorsi ne abbiamo avuti abbastanza e ho già sentito un paio di interventi che sinceramente non vanno nella direzione di cui tutti abbiamo bisogno. Sono una persona molto pacata e costruttiva, però sentire da chi governa la Regione Lombardia da vent'anni che il problema della gestione della pandemia in Lombardia sono le dichiarazioni del sindaco Sala non ci mette nella condizione di gestire ciò che avremo davanti (Applausi), quando vi sono le persone anziane nella mia Regione che fanno quarantacinque minuti di coda al freddo per prendere il vaccino influenzale, che ancora non c'è in quella Regione.

Dobbiamo capire, quindi, che siamo in una situazione complicata in cui è difficile affrontare tutto e ognuno deve fare la propria parte. E vengo al tema delle scuole, che ci sta particolarmente a cuore e che il mio Gruppo mi ha chiesto di affrontare questa mattina. Per noi sono la priorità assoluta, ma per farle funzionare e riaprirle il prima possibile hanno bisogno di un intervento di sistema dove ognuno faccia la propria parte. Bisogna anche finirla con la caricatura di cui abbiamo discusso per mesi dei banchi con le rotelle perché non è vero: abbiamo investito risorse come non mai nella scuola italiana. Sono stati fatti interventi nelle aule e negli edifici. Ci sono presidi, assessori alla pubblica istruzione e sindaci in tutta Italia che hanno lavorato in questa direzione, però è chiaro che ancora molte cose vanno sistemate perché la scuola non finisce all'ingresso dell'aula. Ci sono ancora molti interventi da fare e c'è un tema che riguarda, in particolare, l'arrivo dei ragazzi nelle scuole. E quest'ultimo è un tema complesso perché incrocia le responsabilità nazionali con quelle regionali e comunali. Ho piacere che la collega che non vedo più in Aula sottolinei il fatto che non possiamo lasciare il tema ai coordinamenti con i prefetti, ma purtroppo è esattamente così che dobbiamo lavorare. L'Italia, come tutti i Paesi, ma il nostro in particolare, è molto lunga e diversa: è fatta di grandi città e di piccoli Comuni, di isole e di montagne. Se pensiamo, pertanto, di intervenire sulla scuola in maniera uguale per tutto il territorio facciamo un danno perché non c'è niente di più sbagliato che fare parti uguali tra diseguali. L'unico modo di far funzionare la scuola italiana nella pandemia e - mi spiace dirlo - anche fuori è fare le differenze, valorizzare le autonomie e dare di più a chi ha più bisogno. Questa è la grande sfida che abbiamo davanti perché nessuno di noi è antimodernista. Noi vediamo nella didattica a distanza anche un'opportunità, naturalmente se la si usa per fare scuola anche in maniera diversa. Questo è un tema pedagogico che non è oggetto della discussione di questa mattina, ma che ci interessa. La relazione è, però, l'aspetto più importante della scuola.

La sfida incredibile che abbiamo davanti è quella di far funzionare la relazione nel pieno di una pandemia, in cui si dice che proprio la relazione è alla base del pericolo del contagio: se non ci si vuole contagiare si deve interrompere, tagliare la relazione. Ma se si vuole fare scuola (altrimenti scuola non è) occorre fare relazione. Questa è una scommessa che un Paese come il nostro è in grado di vincere. Si può pensare - e deve essere un nostro cruccio - di riaprire in presenza tutte le scuole in cui ciò è possibile il prima possibile; ma non possiamo sbagliare, non possiamo fare atti simbolici, non possiamo fare atti scenografici. Dobbiamo fare le cose per bene e per farlo dobbiamo fare la differenza; dobbiamo permettere di aprire a tutti coloro che sono nelle condizioni di farlo, ma dobbiamo fare in modo, con rigore, che in tutti i posti in cui ciò non è possibile non si apra, non si faccia partire una catena del contagio, non si torni all'inizio della dinamica anche delle nostre scuole.

Noi abbiamo una grande responsabilità, che riguarda il futuro di questo Paese e le future generazioni; questa responsabilità dipende anche, colleghi (perché ognuno deve fare la sua parte in questo), da ciò che sempre diranno le persone più rilevanti, quelle che hanno la capacità di fuoco di arrivare nelle case dei cittadini e che hanno la responsabilità delle proprie parole, perché il loro intervento fa opinione e che oggi vorranno sorprenderci, per la prima volta dall'inizio di questa pandemia, nell'intervento che faranno oggi in quest'Aula cambiando i toni, smettendola di fare demagogia e dando un segnale di responsabilità al Paese.

È questo ciò di cui abbiamo bisogno, visto che siamo in clima natalizio. Allora, applichiamo il clima del Natale a questo, facciamo diventare sorprendente il fatto che in quest'Aula non si cerchi il colpevole a cui dare una colpa facile per le prossime settimane, che non abbiamo in mente l'andamento dei sondaggi dei prossimi mesi o dei prossimi anni, ma che siamo impegnati a ricercare il modo in cui il Paese possa ritrovare una serietà, una responsabilità e anche una credibilità delle istituzioni agli occhi dei ragazzi.

Signor Presidente, nelle scorse settimane ho parlato con tanti di questi ragazzi, che si sono trovati fuori dalla scuola a seguire le lezioni o nelle piazze, rispettando le regole. Trovo che sia straordinario che alcuni studenti, quando la scuola è chiusa, si organizzino per manifestare e dire «Vogliamo la scuola aperta». (Il microfono si disattiva automaticamente). ... ed essere con loro. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà.

BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, in questo clima di chiamata generale alla responsabilità da parte di tutti e anche di collaborazione che si vuole attivare, non solo tra la maggioranza e l'opposizione, ma anche tra il Parlamento e il Governo, davanti a questa chiamata così forte a controllare in modi nuovi e anche più consapevoli la pandemia che ci ha preso e che ci tormenta da un anno a questa parte, non posso non riappellarmi direttamente a ciò che in medicina costituisce la prima forma di cura, cioè la prevenzione.

Noi sappiamo che coloro che sono morti per questa pandemia molto spesso avevano anche delle patologie pregresse, che riguardavano spesso il sistema cardiorespiratorio. Diciamo che questa polmonite atipica devastante, che ha prodotto tante vittime nel mondo intero, aveva buon gioco davanti a polmoni già sofferenti a causa di pregresse patologie. Tra le pregresse patologie io intendo segnalare in questo momento tutte quelle forme, come la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), che ne costituisce uno degli eventi forse più importanti quando si somma all'anzianità, che dipendono dalla condizione del fumatore cronico. L'Italia è stata il Paese che per primo, con la legge Sirchia, circa vent'anni fa, si è dotato di uno strumento di prevenzione delle patologie, sia di tipo infettivo, sia di quelle connesse a una sorta di degenerazione del tessuto polmonare, sia di tipo oncologico. Ebbene, noi abbiamo assistito, da pochissimi anni a questa parte, a un'operazione menzogna, che ha cercato di sostituire il fumo classico (chiamiamolo così) con il cosiddetto tabacco riscaldato.

È un'operazione menzogna, devo dirlo al Ministro, rispetto alla quale fa verità la lettera recentemente pubblicata dal suo direttore generale alla prevenzione, il dottor Rezza, a tutti gli assessori regionali. Fa verità perché afferma cose importanti: che il tabacco riscaldato nuoce alla salute e che lo hanno detto la Food and Drugs Administration, l'Organizzazione mondiale della sanità e soprattutto, in Italia, l'Istituto superiore della sanità, nell'eccellente servizio fornito dalla dottoressa Pacifici. Il Ministero, quindi, sapeva che il tabacco riscaldato fa male, ma l'aggravante in tutto questo è che contro questa menzogna - che ha portato adolescenti a cominciare a fumare con meno scrupolo, pensando che non facesse male, e che ha ingannato i fumatori cronici, convincendoli che, cambiando modello di sigaretta, avrebbero potuto recuperare addirittura qualità di vita - la peggiore delle risposte che il Governo potesse dare è stata quella che tutti conosciamo: lo sconto fiscale.

Attenzione, in questo momento la notizia fa scandalo e lo dico agli amici del MoVimento 5 Stelle, perché fa scandalo la commistione che ci potrebbe essere, che è tutta da dimostrare, tra esponenti del movimento e la grande produttrice di tabacco riscaldato. A noi in questo momento non interessa di quello scandalo (lasciamo che se ne faccia carico la magistratura), ma del danno certo alla salute e dell'aggravamento forte che questo comporta per i fumatori cronici che decidono di smettere di fumare e per i giovani adolescenti che cominciano a farlo.

Per questo facciamo appello al Ministro della salute, perché non si può agire soltanto sulla distanza fisica, sulla mascherina e sul gel - tutte cose sante e benedette - ma bisogna farlo più a monte, mantenendo la salute dei nostri polmoni nelle migliori condizioni possibili, e il fumo è devastante. Dobbiamo avere il coraggio, allora, di dire qualcosa di più quando parliamo di prevenzione. Sicuramente possiamo far riferimento all'inquinamento atmosferico, che pure è uno dei fattori che comportano disagio e sofferenza a tutte le nostre funzioni respiratorie, ma il fumo è una delle cause più conclamate e più chiare, è uno di quei fattori di protezione che si leggono nell'elenco all'ingresso del Ministero della salute, dove c'è proprio scritto: «No al fumo».

Perché, allora, non possiamo intervenire? Abbiamo uno strumento per farlo, signor Ministro, ossia i numerosi emendamenti presentati alla legge di bilancio da tutte le forze politiche. La loro approvazione non deve avvenire per scherzo, non si deve tradurre nel far passare la pressione fiscale dal 75 per cento magari al 70 o al 65, ipotizzando la strada della gradualità. Bisogna dare un segnale tanto forte quanto lo è stato il lockdown che è stato imposto, ad esempio, agli alberghi di montagna, che sono stati tutti chiusi. Perché quelli hanno dovuto subirlo, sia pure con i ristori che possono addolcire la fatica, e non devono subire questo danno - che a noi sembra un vantaggio per la salute di tutti gli italiani - ad esempio le aziende produttrici di tabacco? Vegli veramente il Ministro perché quegli emendamenti vengano approvati, con energia e con forza, perché parlano di giustizia fiscale per ottenere la salute generale, anche perché tutti conosciamo il danno che si provoca, oltre che al fumatore, anche a quello passivo, cioè al vicino, e lo si provoca anche con questi nuovi mezzi.

Credo quindi che, in attesa che arrivi il vaccino - e ci auguriamo che arrivi - e nella mancanza di terapie specifiche, si faccia leva ancora una volta sulla prevenzione, anche su questo piano. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Stefani. Ne ha facoltà.

STEFANI (L-SP-PSd'Az). Signor Ministro, vorrei fare qualche considerazione con lei e di fronte a lei per rivolgere alcune osservazioni a tutto il Governo.

Si discute oggi di un Natale che non c'è, in un tiramolla fra aperturisti e chiusuristi, che sta raggiungendo forse il massimo livello del surreale. Assistiamo ancora, dopo tutto quello che è successo, a dibattiti interminabili e senza soluzione tra virologi che, in realtà, fino a qualche tempo fa erano ignoti anche ai loro pazienti. Vediamo discussioni da salotto ovunque e abbiamo assistito anche alla penosa storia della scelta del commissario alla sanità in Calabria, che, se non fosse un'autentica tragedia, in un film potrebbe anche far sorridere.

Dobbiamo prendere atto che il dibattito pubblico forse non è all'altezza della sfida che il nostro Paese è chiamato a sostenere e che il dibattito parlamentare è stato completamente esautorato sul tema e confinato. Ciò è avvenuto a causa di una pletora di DPCM e una serie di decreti-legge. In questi giorni siamo addirittura arrivati a elaborare, come abbiamo visto e vediamo con i cosiddetti decreti ristori, un nuovo istituto: i decreti matrioska, in cui i provvedimenti entrano uno dentro l'altro.

Diciamoci però la verità. L'emergenza Covid ha messo in luce le crepe di un Governo che ha palesato un'inadeguatezza propria e, forse, anche della stessa politica ad affrontare uno dei più brutti periodi italiani. Ricordiamo però che i terremoti evidenziano le crepe nei muri e la qualità costruttiva di una casa. Il problema è che, con questa crisi, i grandi si sono rivelati essere grandi, mentre i piccoli si sono rivelati tali. (Applausi).

Cosa succede nel frattempo? Quasi il 40 per cento delle imprese italiane ha denunciato che potrebbe non sopravvivere. Il rischio più elevato è ovviamente per quelle piccole e micro, con quasi 500.000 piccole imprese a rischio chiusura. E siamo qui a varare un decreto-legge alla settimana rincorrendo le istanze, i vuoti e le dimenticanze, nell'ottica della teoria della rincorsa, piuttosto che della strategia.

Ricordate che il futuro dovrà sopportare il peso di un debito pubblico che mai abbiamo avuto, dal Dopoguerra in poi. Il futuro vedrà l'Italia confidare nella capacità delle imprese di lavorare, creare posti di lavoro e reggere la crisi economica. Il Governo deve capacitarsi di tutto ciò.

Queste sono scelte da farsi quando si ha un piano, ma la questione è che esso è mancato. L'Italia poteva forse evitare l'impatto della seconda tornata. Avevamo anche i dati disponibili, ma tutto è stato consumato in una drammatica esperienza, dalle mascherine alla riapertura delle scuole, con i famosi banchi a rotelle, i trasporti, il sistema dei test, il tracciamento e il trattamento. Siamo ancora a un commissario che si occuperà del vaccino. Gli auguriamo di poter fare meglio di quanto visto finora.

Addirittura, se guardate bene, il piano «Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale» è datato 12 ottobre e al 18 dello stesso mese e i contagi erano già 414.000 e i posti occupati in terapia intensiva 18.000. Insomma, in un mese si è arrivati al picco.

Una mala gestio provata anche per tabulas, come dimostrato da alcune missive inoltrate. Nella lettera inoltrata il 23 marzo dal presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Bonaccini, in merito alla ricaduta e in termini di emergenza Covid, sulla riapertura di istituti scolastici e sul trasporto pubblico locale, si legge che era facile prevedere che, con la riapertura delle attività scolastiche, si sarebbero potute determinare inevitabili criticità. Il Presidente della Regione Lombardia ha scritto al ministro Boccia, anticipandogli che il regolare avvio dell'anno scolastico, secondo calendario e modalità consuete, avrebbe reso insostenibile la conseguente domanda di trasporto. Da più Regioni si è scritto al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti segnalando questo problema in materia di trasporti. Si sapeva e poi non si è fatto nulla.

È andato in crisi anche il rapporto tra Stato e Regioni, che dev'essere rivisto e definito con una necessaria riforma del regionalismo differenziato, che può essere lo strumento per determinare le reciproche competenze, al fine di evitare questa confusione. Nella prima fase le Regioni sono state lasciate sole, mentre nella seconda sono state addirittura ritenute capri espiatori. Occorre veramente la famosa leale collaborazione, perché le Regioni sono la parte operativa; occorre un dialogo, che ci dev'essere anche per elaborare i DPCM; occorre grande chiarezza.

In uno Stato come il nostro e in un dibattito come quello che svolgiamo al Senato e alla Camera, si parla di Regioni per un verso e poi, invece, all'interno delle Commissioni si discute addirittura di una clausola di supremazia.

È inutile che il ministro Boccia venga a parlarci dell'intenzione di attuare un regionalismo differenziato, equilibrato e quant'altro, quando la mano destra fa una cosa e la sinistra cerca di approvare una clausola detta di supremazia (Applausi); già una tale definizione non dovrebbe nemmeno trovare spazio in un ordinamento assolutamente democratico come il nostro. Queste sono le ragioni delle difficoltà.

Uno Stato serio, però, dev'esserlo in ogni momento. È un appello che rivolgiamo anche a lei, che è il Ministro della salute, un uomo delle Istituzioni e di grandissima serietà: non è possibile che in uno Stato vi siano rappresentanti delle Istituzioni che arrivano addirittura a offendere con le parole non solo un presidente di Regione, la nostra Santelli, ma anche i calabresi e i malati oncologici. In altri Stati, figure così dovrebbero solo che rassegnare le dimissioni. (Applausi). Non per la persona in sé, ma per il rispetto di quello che stiamo facendo. Nella precedente legislatura, il ministro Idem è stato costretto alle dimissioni per una dichiarazione ICI; penso che nel Governo attuale ci siano situazioni ancora più gravi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà.

LANZI (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli membri del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, desidero anzitutto ringraziare il ministro Speranza per le comunicazioni in riferimento al DPCM che elenca le misure che diventeranno effettive da questa settimana fino alla fine del periodo natalizio. È importante sottolineare la grande responsabilità con la quale il Governo sta affrontando la crisi pandemica e il grande realismo con il quale prende le importanti decisioni contenute nei provvedimenti emanati.

È ovvio che, come italiani, non possiamo che essere, da un lato, preoccupati e, dall'altro, infastiditi per alcune limitazioni alla nostra libertà di spostamento sul territorio nazionale. È però certo che, come cittadini, sentiamo anche sulle nostre spalle tutto il peso della responsabilità di uscire al più presto dalla pandemia.

Dobbiamo essere ben consci che la nostra libertà personale finisce dove inizia il diritto del prossimo alla salute e, in alcuni casi, anche alla vita. Questo perché, se a molti il virus non ha comportato alcun tipo di danno, a tanti nostri concittadini, magari anche parenti, può aver portato gravi complicazioni, senza dimenticare che la pandemia ha portato alla morte oltre 50.000 persone. Succede però che poi vediamo i classici detrattori, i complottisti, gli sciamani e gli stregoni da piazza, quelli del "la verità la so io", i bufalari da social network, fare più danni dello stesso virus.

Dobbiamo ritrovare un profondo spirito di unità nazionale, quello che il nostro Paese ha saputo risvegliare, ad esempio, dopo le più brutte pagine della nostra storia, come le grandi guerre mondiali. In quei precisi periodi storici l'Italia veniva fuori dalle macerie e forse la differenza è proprio questa: a quel tempo, gli italiani, almeno la maggior parte di loro, avevano poco o nulla e quel poco però era sufficiente per stringersi intorno a uno spirito nazionale, che rendeva orgogliosi di sentirsi italiani; oggi il mondo è cambiato, l'economia ormai è globalizzata e sicuramente il nostro tenore di vita è completamente diverso da allora. Per questo per molti è così difficile anteporre la salute agli interessi meramente economici, personali. È giusto allora che l'onere delle decisioni ricada sul Governo e sul Parlamento. Fino a oggi non ci siamo mai tirati indietro di fronte alle nostre responsabilità, a partire dalla responsabile scelta di contemperare gli interessi economici con quello primario della salute.

Chi è dotato di onestà intellettuale non può che riconoscere all'Esecutivo la ferrea volontà di non chiudere nulla che non fosse strettamente necessario. Certo, l'eccesso di zelo a volte non paga e voglio esprimere qui l'auspicio che le scuole riaprano tutte al più presto: solo perché non sono un'attività economica, non vuol dire che non siano altrettanto importanti; tra l'altro le superiori sono al momento chiuse, non tanto per un problema di contagi al loro interno, del tutto risibile, ma a causa dell'organizzazione del trasporto pubblico.

A gennaio non possiamo permetterci di continuare a lasciare i ragazzi a casa: un intero anno scolastico senza didattica in presenza avrebbe conseguenze drammatiche, specialmente sulle classi sociali più esposte in questa crisi. Proviamo a riaprirle in sicurezza già questo mese: questo sì che sarebbe un ottimo segnale, anche parziale; proviamoci!

Tante attività economiche sono state coinvolte dalla pandemia. Si è cercato di limitare solo quelle in cui il contatto interpersonale è inevitabile veicolo per il virus. Nonostante questo approccio, molto pragmatico, ogni giorno leggiamo sui giornali una lotta tutta politica di questo o di quel partito che prende le parti di un settore economico. Vorrei ricordare che, da quando è scoppiata la pandemia, Governo e Parlamento hanno contribuito ad approvare ben nove provvedimenti; abbiamo stanziato 100 miliardi di euro di deficit, gran parte dei quali destinati alla tutela dei lavoratori e ai contributi a fondo perduto per le attività economiche. Con gli ultimi quattro provvedimenti (ovvero il pacchetto dei decreti-legge ristori), abbiamo messo in campo 18 miliardi di euro per aiutare le attività più colpite, in conseguenza della divisione del Paese in zone di rischio, e per dare respiro al nostro tessuto economico-produttivo, con una vasta serie di proroghe fiscali. È in itinere una manovra da 40 miliardi, che ne stanzia quattro per futuri indennizzi a fondo perduto, ai quali si aggiungeranno presto le risorse di un quinto decreto-legge ristori, che andrà incontro alle imprese che hanno subito cali di fatturato, pur non avendo direttamente chiuso.

In tutto questo, naturalmente, massima attenzione è stata data alla sanità. Dall'inizio di questa emergenza, abbiamo stanziato quasi 10 miliardi; abbiamo potenziato il Servizio sanitario nazionale, prevedendo aumenti di posti letto, assunzione di medici e infermieri, indennità aggiuntive, potenziamento della medicina territoriale e tanto altro ancora, ma scontrandoci purtroppo con i limiti della riforma del Titolo V della Costituzione, per cui all'azione del Governo non tutte le Regioni hanno risposto in modo adeguato. Se ne parlava proprio la scorsa settimana, durante la discussione sullo scostamento di bilancio. Non c'è chi non veda in tutto questo la quantità e la qualità dello sforzo profuso. Colleghi, per cortesia, evitiamo toni e modi da campagna elettorale: l'Italia non ne ha bisogno.

Siamo in inverno, una stagione in cui, come tutti sappiamo, intere aree alpine e appenniniche attendono la neve, perché vivono di sci e, in generale, di turismo legato agli sport invernali; purtroppo però, con centinaia di morti al giorno, quest'anno è impensabile aprire le stazioni sciistiche, tantomeno durante le festività, anche a chi soggiorna in hotel o in una seconda casa, come chiedono i Presidenti delle Regioni del Nord. È troppo alto il rischio di buttare tutto all'aria. Se lo sci è uno sport individuale che si fa all'aria aperta, tutto ciò che gli ruota intorno, dalle soste in baita alle code per noleggiare attrezzature, dagli skipass all'accesso agli impianti, può creare pericoli.

È chiaro che un'eventuale chiusura non ci lascia indifferenti: interi Comuni montani vivono esclusivamente di questo; la montagna è PIL, lo sappiamo benissimo, e per questo, come MoVimento 5 Stelle, ci prenderemo in carico l'onere di una decisione così sofferta, individuando il meccanismo migliore per risarcire tutti gli operatori di questa filiera interessati da un eventuale stop. Lo abbiamo fatto per tanti segmenti del nostro mondo produttivo e lo faremo anche stavolta, senza tentennamenti e col massimo sforzo. Non è possibile però replicare l'errore dell'estate, quando si è voluto ascoltare i gestori di locali e discoteche per dar loro una chance. Tutti abbiamo visto come hanno gestito questa possibilità: locali stracolmi, mascherine abbassate o del tutto assenti, contagi che hanno proliferato tra clienti e personale dei locali. Un noto imprenditore della Costa Smeralda, rispondendo alla stampa sulle proprie mancanze, si è giustificato dicendo qualcosa del tipo: mica potevamo sparare alla gente. Sparare no, non sarebbe servito; bastava farne entrare meno e controllare il rispetto dei protocolli (Applausi).

Per questo passeremo un Natale solo con gli affetti più cari, ma che siano pochi. Non potremmo perdonarci la colpa di contagiare qualcuno più debole di noi. Chi ha il dono della salute ha anche la responsabilità di preservare quella degli altri (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cattaneo. Ne ha facoltà.

CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, signor Ministro, gentili colleghi, il ministro Speranza ha ricordato in quest'Aula che sono molti i candidati vaccini, attualmente in studio: sono 157, di cui 88 in fase preclinica, 40 in fase clinica 1, 17 in fase clinica 2, 13 in fase clinica 3, la più avanzata. Ebbene, non uno di questi, lo sottolineo, avrebbe potuto procedere o procederà senza sperimentazione animale. Il che significa che senza di essa non avremo mai un vaccino o una cura che ci permettano di sconfiggere SARS-CoV-2.

Poiché l'ignoranza dei fatti è un alibi pericoloso, che condanna chi se ne alimenta a una percezione distorta della realtà, vorrei qui ripercorrere brevemente, a titolo di esempio, l'apporto della sperimentazione animale negli studi per ottenere il vaccino dell'americana Moderna, di cui - come ha appena dichiarato il Ministro - l'Italia ha opzionato 10 milioni di dosi.

Ebbene, l'azienda Moderna studia il suo candidato vaccino chiamato mRNA-1273 in topi e quello che studia nei topi lo fa grazie ai vent'anni pregressi di ricerca su topi, furetti e conigli. Arriva a ottobre, quindi due mesi fa, la sua pubblicazione sul «New England Journal of Medicine», dal titolo autoesplicativo «Valutazione del vaccino mRNA-1273 in primati non umani», quindi nei macachi. Sono dodici i macachi impiegati per ogni sesso, tra i tre e i sei anni. Sono selvatici, hanno maggiore similarità all'uomo per gli aspetti di replicazione del virus nelle vie aeree e dell'immunologia, mediata da cellule T e B, che i roditori non hanno. Gli scienziati di Moderna sottolineano che l'impiego dei macachi permette di studiare la scalabilità del vaccino, quindi quali dosi di vaccino siano clinicamente rilevanti. I primati non umani, scrivono nello studio, sono un modello importante per studiare la protezione da vaccino.

Chiedo, signor Presidente, l'autorizzazione ad allegare il testo integrale dell'intervento che avrei voluto svolgere, per raccontarvi oggi, a proposito dell'apporto della sperimentazione animale, che cos'è successo e quali sono stati i passi per conoscere e affrontare questo virus, con un vaccino che lei, signor Ministro, riprendendo la definizione della Commissione europea, ha chiamato "bene comune".

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.

CATTANEO (AUT (SVP-PATT, UV). Concludo davvero chiedendo a tutti, in quest'Aula, un atto di onestà intellettuale. Bisogna dire che chi si oppone alla sperimentazione animale (il 97 per cento della quale è condotta su topi e ratti) dev'essere consapevole che la sua posizione, se avallata dalle istituzioni, condannerebbe il mondo a soccombere di fronte a un virus, rinunciando a poterlo combattere e sconfiggere con vaccini e cure che arriveranno grazie alla sperimentazione animale condotta dai nostri studiosi, giovani e meno giovani.

Mi rivolgo quindi a lei, signor Ministro, perché fin dalle prossime settimane, in un soprassalto di legittimo orgoglio per la funzione ricoperta, in un momento storico così difficile per la salute di tutti noi, sappia far prevalere sulle logiche identitarie e di riconoscibilità di partito l'interesse dei cittadini a una libera ricerca biomedica, di cui lei è chiamato per funzione istituzionale ad essere il primo responsabile. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà.

PARENTE (IV-PSI). Signor Ministro, condivido profondamente l'approccio che ha dato oggi alle sue comunicazioni al Senato della Repubblica: evitare che la campagna di vaccinazioni possa coincidere con una nuova ondata dell'epidemia.

Seguirò il suo filo: lei, signor Ministro, in nome di queste affermazioni, deve procedere a un'interlocuzione serrata con le Regioni per predisporre un piano nazionale di sorveglianza attiva, unico, con gli stessi criteri e strumenti per controllare e contenere l'epidemia sui territori e dare alla cittadinanza italiana pari opportunità di accesso ai tamponi.

Non possiamo ignorare le sofferenze e le preoccupazioni di tanti, troppi concittadini, ancora oggi bloccati a casa a causa della mancanza dell'esecuzione di un tampone in tempi rapidi per accertare la malattia, che, se effettuato per tempo, dopo la fine della malattia, consentirebbe loro di tornare al lavoro e alla vita sociale.

Quanti familiari di persone positive conosciamo, a cui non si fa un tampone e che vivono tra le mura domestiche con l'incubo del contagio? Un sistema di tracciamento efficace è fondamentale per proteggere persone e famiglie, strutture per persone con disabilità e più fragili. Domani celebriamo la giornata della disabilità e le persone con disabilità hanno subito molto di più le conseguenze dell'epidemia.

Questo piano dev'essere accompagnato da una campagna - l'abbiamo detto in Aula qualche mese fa - per rendere edotti i cittadini sui vari test e sul loro uso. Signor Ministro, il fatto che a un certo punto a fine settembre si sia perso di vista il tracciamento grida vendetta, perché abbiamo lasciato le persone sole di fronte all'infezione o in fila ai drive-in. Non dobbiamo dimenticarlo.

È dovere del Governo e delle Regioni - proprio adesso che la curva dei contagi sta flettendo - avere nel nostro Paese una politica di tracciamento degna di questo nome, facendo tesoro delle esperienze che hanno funzionato nella prima fase dell'epidemia e di quelle dei Paesi in cui si è contenuta nella seconda fase, ed evitare che la terza ondata ci scappi di mano; ancora, inserire il rafforzamento della sorveglianza sanitaria dentro il piano pandemico e, coerentemente con quello, per oggi e per il futuro.

Dico questo proprio oggi, perché parliamo di vaccini e, come ha detto, anche della verità che abbiamo davanti a noi. La verità è che, come sappiamo tutti, almeno nei primi mesi dell'anno, non saremo in tanti a essere vaccinati e dovremo continuare a raccomandare prudenza ai cittadini, rispetto delle regole - come stiamo facendo anche in occasione del Natale - ma, nello stesso tempo, rassicurare la popolazione sulla nostra capacità di sorveglianza sanitaria.

Le altre cose che dovremo organizzare da subito sono l'assistenza domiciliare e la medicina territoriale, grandi assenti nella prima fase dell'epidemia, dimostrando che, laddove sta funzionando, l'accudimento domiciliare porta grandi benefici e non conduce all'affollamento degli ospedali: dobbiamo averlo sempre a cuore, come diceva lei.

La Commissione sanità che mi onoro di presiedere intende dare un grande contributo di idee e proposte a tale proposito, e nei due anni di legislatura che abbiamo davanti è necessario trasformare il sistema sanitario, partendo dal territorio e indicando un modello nazionale.

Un altro intervento che deve mettere in atto, signor Ministro, non da solo, ma insieme al Governo - anche di questo abbiamo parlato tante volte in queste Aule - è un piano di trasporto locale, anche con accordi con il privato, e ogni iniziativa utile per evitare sovraffollamenti sui mezzi pubblici e assembramenti.

Arriviamo ai vaccini. È molto importante quello che ci ha detto in quest'Aula. Penso che avremo un prima e un dopo Covid: individualità versus socialità; quindi, non bisogna vedere la società come compartimenti stagni (gli anziani, i fragili e tutti gli altri), perché siamo un insieme.

Dovremo accompagnare la popolazione, informandola sull'importanza dei vaccini, proprio per proteggere i più deboli e rendere consapevole la cittadinanza che questo virus è meglio non prenderlo. Sarà necessario arrivare al 70 per cento di immunità di gregge per tornare alla vita normale; di questo tutti abbiamo un gran desiderio.

L'Unione europea e la European medicines agency (EMA) stanno conducendo una partita importantissima sui vaccini, come ricordava lei. Ieri abbiamo tenuto un'audizione con la dottoressa Gallina, che ci ha rappresentato anche i valori di fondo che l'Unione europea sta considerando per condurre la realizzazione della campagna vaccinale: prima tra tutti, la solidarietà.

Il Governo è impegnato in un piano strategico, come ricordava il signor Ministro, e a nostro avviso vanno coinvolte le strutture strategiche del Paese, a partire dall'Esercito, come avvenne per l'epidemia del colera.

Concludendo, penso si debba anche valutare un nuovo studio sierologico, per capire anche la vera prevalenza del contagio nelle Regioni e regolarsi sulle vaccinazioni. Questa nuova fase, signor Ministro, dovrà essere all'insegna della consapevolezza, della preparazione, dell'informazione, della trasparenza e delle non contraddizioni. (Applausi).

PRESIDENTE. Colleghi, sarei iscritto a parlare in questo momento, ma, visto che sto presiedendo la seduta, rinuncio ad intervenire.

È iscritta a parlare la senatrice Fattori. Ne ha facoltà.

FATTORI (Misto). Signor Presidente, ringrazio il ministro Speranza per il suo esaustivo intervento, in cui ha spiegato lo stato dell'arte. È vero che i vaccini anti-Covid rappresentano finalmente una speranza concreta per uscire dal tunnel della pandemia. Dalla comparsa del Covid-19, alla fine dello scorso anno, la ricerca medica, sia pubblica sia privata, si è attivata come mai nella storia, producendo risultati di conoscenza, messa a punto di protocolli terapeutici e anche diversi candidati vaccini, che sembrano garantire una protezione, a seconda dei comunicati delle aziende, per oltre il 90 per cento dei vaccinati, apparentemente con assenza di effetti collaterali.

Come ci ha spiegato il signor Ministro, la corsa al vaccino è stata possibile in tempi così brevi non solo per la grande entità degli investimenti, ma anche per l'attivazione, da parte delle agenzie di controllo, di una modalità speciale, chiamata emergency use authorization, ovvero un'autorizzazione per uso emergenziale, che, come ci ha spiegato il Ministro, ha visto le varie fasi cliniche concentrate in parallelo, anziché in serie. Quest'autorizzazione viene rilasciata in situazioni emergenziali, sulla base di un calcolo tra rischio e beneficio che ne giustifichi il rilascio. Non serve argomentare quanto sia opportuno attivare una procedura autorizzativa di questo tipo, quando il virus ha causato già più di 50.000 decessi solo in Italia e quasi un milione e mezzo nel mondo. La durata minima della sperimentazione in fase 3 del vaccino, per determinare sicurezza ed efficacia in modalità emergenziale, tuttavia, è di soli due mesi dalla seconda immunizzazione.

Non bisogna dimenticare, come ha ricordato il Ministro, che questo tipo di autorizzazione, peraltro non ancora rilasciata per nessuno dei candidati vaccini anti-Covid, è accompagnato da un follow-up. In particolare, la Food and drug administration (FDA) prevede che sia messo in atto un piano di raccolta dati sulla sicurezza della popolazione vaccinata e l'obbligo per l'azienda di completare i trial di fase 3, in corso, per un periodo di almeno sei-nove mesi, mentre nel caso della European medicines agency (EMA) parliamo di un'autorizzazione condizionata al mantenimento dell'ottimo rapporto tra beneficio e rischio. Si tratta quindi di autorizzazioni in corso d'opera e che, anche quando ci saranno, tuttavia non saranno definitive. Le agenzie si riservano perciò il diritto di ritirarle, nel caso in cui dovessero emergere situazioni critiche oppure qualora il rapporto tra rischio e beneficio non dovesse essere più a favore di quest'ultimo.

Probabilmente ci vorranno mesi prima che qualsiasi vaccino per il Covid-19 ottenga la piena approvazione delle agenzie regolatorie, condizione ineludibile per una campagna massiccia. Tutto ciò per affermare che, in questo periodo, come ha ricordato il Ministro, non si può abbassare la guardia ed è ancora necessario avere misure di contenimento, di limitazione degli spostamenti e di attenzione, perché l'autorizzazione per uso di emergenza è solo il primo passo di un percorso verso la fine della pandemia, che si prospetta ancora lungo: dobbiamo dirlo ai cittadini e non possiamo mentire, altrimenti non si comprende perché continuiate ad emanare DPCM.

Ben venga perciò il piano di distribuzione dei vaccini che il Ministro ci ha illustrato, che dev'essere accompagnato, come giustamente ha dichiarato, da una corretta informazione, ma anche da un attento e complesso monitoraggio dei vari candidati vaccini, perché ad oggi non sappiamo ancora quale sarà il più efficace e il più sicuro. Ci sono domande a cui la comunità scientifica non ha ancora dato risposte, che solo da questa prima fase di vaccinazione impareremo e che non ci consentono di abbassare la guardia, in primis sulla durata della protezione. Come ha detto il Ministro, non è nota e non sappiamo se i vaccinati la manterranno a lungo. Non meno importante - su questo vorrei insistere, perché la comunità scientifica ne ha molto discusso - è il tema della possibile contagiosità dei vaccinati, nel caso contraggono il virus dopo la vaccinazione.

Come ho detto, la comunità scientifica sta discutendo animatamente sul tema, ma al momento non sappiamo se la vaccinazione proteggerà dal contagio, quindi sarà sterilizzante, o solo dai sintomi clinici, senza però alcun effetto sul rischio di trasmettere l'infezione. È molto probabile che ci troveremo in una situazione intermedia, ove alcuni vaccinati saranno non infettivi, mentre potrebbe succedere che altri, se si infettano, diventino a loro volta infettivi. Su questo non possiamo trarre conclusioni finché non avremo fatto le dovute verifiche nei prossimi mesi. Quindi anche in questo caso, nel procedimento di vaccinazione del personale sanitario, non possiamo prescindere dall'uso dei dispositivi di protezione individuale e dalle misure di sicurezza che tale personale dovrà avere disponibili e mettere in atto, altrimenti rischiamo veramente di vanificare la vaccinazione.

Prescindendo dalla discussione sulla trasparenza dei dati che anima il mondo scientifico in queste settimane, che tuttavia non compete a quest'Assemblea legislativa, perché i dati scientifici li deve analizzare chi è capace di farlo, non dobbiamo dimenticare che il patto di fiducia tra istituzioni e cittadini non può basarsi sugli annunci delle case produttrici, ma deve prevedere trasparenza, tutela e controllo continuo da parte del Governo. L'esitazione vaccinale è un fenomeno complesso e difficile da affrontare e non si può liquidare con un "vaccinatevi tutti, altrimenti siete degli sconsiderati". È uno dei pericoli globali per la salute pubblica del 2019, secondo l'OMS. Un italiano su sei ha già deciso che non si vaccinerà, mentre il 42 per cento degli italiani aspetterà di avere dati sulla sicurezza e sull'efficacia del vaccino. È apprezzabile la decisione del Ministro di non rendere obbligatoria la vaccinazione, misura impensabile per un vaccino autorizzato in fase emergenziale, di cui ancora si deve valutare la sicurezza. Non si può obbligare un cittadino a vaccinarsi in questa fase, ma anche dopo la fiducia si dovrà conquistare, non si potrà imporre, quindi sarà altrettanto importante costruire, in questi mesi che precedono l'autorizzazione definitiva, un percorso inclusivo e trasparente, affinché l'obbligo diventi morale per i cittadini e ci sia la fila per vaccinarsi. Per questo spero che la risoluzione di maggioranza abbia incluso raccomandazioni in tal senso.

Se da un lato, però, stiamo per affrontare un percorso di monitoraggio e persuasione al vaccino, dall'altro non è garantito il diritto al vaccino a tutti. In questo senso, la petizione «Vaccino bene comune», principio che il Ministro ha menzionato per la sua importanza, ha raggiunto quasi le 50.000 firme, quindi gli chiedo di prenderla in considerazione.

La pandemia, come ha dichiarato l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), rappresenta una devastazione senza precedenti non solo per la salute, ma anche per l'economia globale e il commercio. L'emergenza sanitaria prodotta dal nuovo coronavirus richiede, come mai prima, condizioni di accesso rapido a tutti gli strumenti medicali, inclusi prodotti farmaceutici come diagnostici, vaccini e farmaci per la prevenzione del contagio e la cura delle persone malate.

La scarsità colpisce soprattutto (ma non solo) i Paesi a medio e a basso reddito, mette in grave pericolo di vita il personale sanitario di tutto il mondo - non solo del nostro Paese - e determina il decesso di un numero significativo di lavoratori essenziali durante questa prolungata pandemia.

Sin dall'inizio della pandemia, la possibilità di accesso ai prodotti essenziali nel mondo è fortemente disuguale, non è uguale per tutti. Alcuni rifiutano il vaccino e altri purtroppo non lo possono avere. I Paesi più ricchi, che rappresentano il 13 per cento della popolazione mondiale, si sono già accaparrati più di due miliardi dosi dei potenziali vaccini contro il Covid-19. Una delle principali barriere di accesso ai farmaci essenziali risiede nei diritti di proprietà intellettuale, ovvero nel regime di monopolio brevettuale della durata di vent'anni che gli accordi Trade related aspects of intellectual property rights (TRIPs) dell'Organizzazione mondiale del commercio conferiscono alle industrie. Per questo il 14 novembre 2001 gli stati membri dell'OMC adottarono la storica dichiarazione di Doha che riconosceva loro la prerogativa di usare tutte le flessibilità necessarie per rispondere alle necessità di salute pubblica in deroga ai brevetti.

India e Sudafrica hanno proposto di sospendere i trattati Trips ed hanno chiesto il supporto a molti Governi. Chiediamo dunque che l'Italia si adoperi con convinzione, in seno all'Unione europea, di concerto con altri Paesi, affinché l'ostilità della Commissione all'iniziativa di India e Sudafrica sia immediatamente rivista e sia invece accolta per Covid-19 la temporanea eccezione al regime ordinario dell'accordo Trips, in modo che il vaccino diventi veramente un bene comune. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà.

BOLDRINI (PD). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per essere qui oggi ad informarci sulla situazione relativa al Covid, ma anche sul piano strategico di acquisizione del vaccino e sul piano di vaccinazione della popolazione. Le misure adottate nei precedenti DPCM hanno portato ad intravedere risultati positivi, come lei, signor Ministro, ci ha riferito, ma, come lei ci ha anche ricordato, purtroppo serve ancora tantissima cautela, cautela assoluta, e gli oltre 50.000 deceduti, stando ai conteggi che abbiamo tutti i giorni, credo che ce lo facciano tenere ben presente.

Le nuove disposizioni quindi vanno in questa direzione: evitare la terza ondata - perché quello potrebbe essere il futuro - che davvero non possiamo più permetterci sia dal punto di vista sanitario (la pressione sulle nostre strutture e sugli operatori sanitari, che ringraziamo sempre, non possono più andare oltre) sia dal punto di vista economico (vediamo cosa sta succedendo nell'ambito delle attività economiche purtroppo costrette a chiudere).

Devo dire che è stata vera lungimiranza quella che ha portato alla classificazione delle Regioni in base alle emergenze sanitaria ed epidemiologica, che cambiano in maniera estemporanea. Si tratta di un'aggiunta rispetto a quello che doveva essere un lockdown nazionale, e che invece ci sta aiutando a preservare alcune Regioni.

Dobbiamo avere sicuramente attenzione: è vero, signor Ministro, sarà un Natale diverso da tutti gli altri - questo è sotto gli occhi di tutti - ma dobbiamo avere estremamente a cuore anche le nostre famiglie, perché in un momento come questo un minimo di vicinanza la devono avere, almeno per condividere questo passaggio difficile della nostra esistenza. Occorre anche coerenza nei confronti delle attività economiche che si fanno aprire e chiudere: se chiudiamo delle attività, non possiamo tenerne aperte altre dove rischiamo assembramenti incredibili, come abbiamo visto in televisione, per l'apertura di centri commerciali. Su questo servono interventi mirati e coerenti su quello che si deve fare, al fine di essere meglio compresi dai nostri cittadini.

Con riferimento ai servizi televisivi degli ultimi giorni sui tamponi, vorrei far presente che tanti cittadini non possono aspettare così tanto abbandonati a se stessi nelle proprie case. Ho visto ieri sera un servizio, ad esempio, che davvero mi ha stretto il cuore. Signor Ministro, so che è stato fatto tanto, però le chiedo di insistere ancora su questo tema, perché le persone devono ricevere ascolto soprattutto nel momento in cui sono isolate ed hanno bisogno di un conforto e di parlare con qualcuno che dia loro attenzione.

Per quanto riguarda il tema dei vaccini, ieri abbiamo avuto anche l'audizione della direttrice generale della Direzione salute della Commissione europea, ed ho condiviso dei passaggi: ad esempio, come anche lei ha detto, il fatto che ci sia unità d'intenti da parte di tutta l'Europa per l'acquisizione dei vaccini. Si tratta di un passaggio importante che sarà il preludio per avere eventualmente una sanità unificata anche in Europa. È importante, secondo me, vedere delle opportunità che si possono cogliere in un'emergenza di questo genere.

Vaccinarsi non deve essere un obbligo, ma un dovere; lo dobbiamo a tutte quelle categorie più fragili che non lo possono fare. Questo lo abbiamo sempre detto: dobbiamo pensare a proteggere coloro che hanno lo stesso diritto di vivere nella maggiore sicurezza possibile. Quindi vaccinarsi diventerà un atto di responsabilità civile per raggiungere quell'immunità di gregge di cui lei, Ministro, parlava prima. È bene che il vaccino sia un bene comune e gratuito per tutti, anche per coloro che non se lo possono permettere. Dobbiamo quindi giustamente mettere attenzione su questo.

Serve inoltre una farmacovigilanza più accentuata: questo lei lo ha detto in un passaggio ed è molto opportuno che tutte le nostre agenzie (l'AIFA in primo luogo) facciano una relazione su quanti sono gli eventi avversi.

Come infatti diceva la collega prima, è un vaccino nuovo che stiamo sperimentando con tempi minimi rispetto a tutti gli altri vaccini per le varie coincidenze che si sono create; bisogna quindi fare attenzione per cui diventano importanti la farmacovigilanza e l'osservazione di tutti i possibili eventi avversi.

Un'altra cosa che lei ha detto, signor Ministro, sulla quale sono molto d'accordo, è di impiegare subito i nostri laureati e i nostri futuri specializzandi per aiutarci a fare le vaccinazioni. Va benissimo, ma attenzione perché questi giovani stanno svolgendo mirabilmente anche altre attività. Ricordo che le Unità speciali di continuità assistenziale (USCA) sono sostenute anche dagli specializzandi per cui se non li togliamo da una parte non possiamo poi impiegarli da un'altra. Chiedo quindi che, insieme al Ministero dell'università e della ricerca, si possa fare una verifica di tutte le attività che questi giovani possono continuare a svolgere, perché ricordo che la graduatoria permetterà, a breve, di assegnare gli specializzandi. Facciamo attenzione dunque alle attività che assegniamo loro, anche se va benissimo impiegarli subito per dare una mano, insieme ovviamente anche ai medici militari e a tutti coloro che possano aiutarci nel percorso della vaccinazione. Da questo punto di vista dunque, signor Ministro, mi auguro che vi sia collaborazione, come vedo che c'è stata con il ministro Guerini, perché tutto il Governo, nel suo insieme, possa arrivare ad avere un piano per la vaccinazione, ovviamente anche con l'intervento degli enti territoriali.

Quanto alla scuola, di cui hanno già parlato altri colleghi, è una nota dolente. Anch'io vorrei che le scuole fossero e rimanessero aperte. Ci sono state delle emergenze e su queste si è intervenuti. La didattica a distanza non è la soluzione e non lo sarà mai, perché i rapporti interpersonali che si creano nelle scuole sono fondamentali e importanti per la crescita dell'individuo. Quindi, da questo punto di vista bisogna assolutamente fare di più sul tema del trasporto, che ancora non è stato risolto.

Infine, signor Ministro, ci tengo a dire un'ultima cosa. I fondi purtroppo finiranno. Giustamente li abbiamo usati per contrastare e tamponare la situazione di emergenza, ma dobbiamo pensare al futuro, a rendere strutturali le assunzioni che abbiamo fatto nel nostro sistema sanitario, usando il Fondo sanitario nazionale per parte corrente, perché sappiamo che le persone vengono pagate con la parte corrente. Usiamo invece altri fondi per gli investimenti; ce ne saranno altri e devono essere usati per investire sulle case di comunità, sugli ospedali e sulla digitalizzazione.

Grazie, signor Ministro: questo è il nostro pensiero. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Moles. Ne ha facoltà.

MOLES (FIBP-UDC). Signor Presidente, ringrazio il Ministro per il suo intervento informativo ma questo è anche un momento di bilanci.

Il Governo è arrivato fortemente impreparato alla seconda ondata, senza una strategia: è mancata una programmazione seria ed efficace; non c'è stata la giusta prevenzione. Avete avuto mesi per potenziare il trasporto pubblico, per assumere medici e infermieri, per aumentare le terapie intensive, ma nulla è stato fatto in tutto questo periodo. Si è perso solo tempo.

Per diversi giorni in televisione abbiamo visto scorrere un annuncio, che iniziava con una domanda: «Sei un medico?» e terminava con un'offerta di alloggio, di un'indennità giornaliera e di un rimborso spese. Non è questo forse l'ennesimo simbolo della mancanza di quella programmazione che un Governo responsabile avrebbe dovuto porre in essere per tempo? Non avete potenziato i trasporti, così come avete potenziato il tracciamento e la medicina di base; non avete rafforzato il Servizio sanitario nazionale, eppure lo avevano detto tutti che ci sarebbe stata una seconda ondata; «Tracciamento» e «prevenzione»: queste dovevano essere le parole d'ordine. Tutti i programmi che hanno avuto successo nel contrasto al virus si sono basati sul tracciamento degli asintomatici. Siamo nell'attuale situazione perché da maggio a settembre nessuno ha messo in piedi un piano. Solo l'encomiabile lavoro di tutti coloro che hanno operato e operano sul campo, in trincea (e lo ha ricordato anche lei, signor Ministro), dagli operatori sanitari a tutti coloro che con enorme sacrificio combattono ogni giorno per aiutarci, ha permesso di evitare uno scenario ancora peggiore.

L'impressione è che chi ci governa navighi un po' a vista, con un colpo al cerchio e uno alla botte: prima vieta una cosa, poi cede e la concede un po', senza un programma, senza una linea, senza nulla che ci faccia capire che cosa sia davvero meglio per il bene del Paese.

La seconda ondata è purtroppo il frutto prevedibile e previsto delle omissioni dei mesi scorsi su tutti i versanti cruciali: nessuna programmazione dei tamponi dei drive-in, nessun tracciamento dei contatti, nessun controllo degli assembramenti, nessuna assunzione di personale sanitario, nessun rafforzamento delle terapie intensive.

Anziché fare queste cose, ci avete raccontato che tutto il mondo ammirava il modello italiano di contrasto all'epidemia e ci avete dato - mi consenta la polemica banale - banchi a rotelle e monopattini cinesi.

Tralascio il dossier sparito dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che, stando all'inchiesta di «Report», avrebbe fatto emergere l'inadeguatezza del piano pandemico italiano. Signor Ministro, su questa vicenda che ci lascia sconcertati sarebbe non solo necessario, ma anche giusto avere spiegazioni perché il tutto solleva interrogativi gravissimi che si aggiungono ad altri mai chiariti in passato. Pretendiamo per l'interesse degli italiani parole di verità. C'è chi ha avvertito del pericolo a maggio, chi a giugno e chi a luglio, ma a partire dalla metà di agosto non si poteva non capire perché tutti gli indicatori - lo sottolineo - dicevano che la curva non cresceva più linearmente, ma esponenzialmente. Ora i nodi sono venuti al pettine e grande è la confusione. Ci sono punti di vista e posizioni diverse e annunci roboanti che sono rimasti solo annunci. Proprio le singole misure governative ci mostrano quanto tardiva e quindi inefficace sia stata questa strategia. Ora vi siete ricordati di interessare i medici di base per i test rapidi e per la copertura assistenziale del territorio; ora il Governo tira fuori il suo piano per combattere il virus.

Signor Ministro, nel ristori-ter avete messo 100 milioni di euro da dare ad Arcuri per l'acquisto di farmaci anti-Covid, ma quali sono questi farmaci visto che ieri nelle linee guida non sono indicati farmaci particolari? (Applausi). È tardi e, purtroppo, lo hanno capito sulla propria pelle tutti gli italiani.

Signor Ministro, da mesi vi sentiamo dire che il Sistema sanitario nazionale va rafforzato, allora si cominci a fare qualcosa di concreto. Signor Ministro, modifichi, ad esempio, l'articolo 15 del decreto-legge n. 95 del 2012, che ha disposto una riduzione dei posti letto ospedalieri a carico del Servizio sanitario regionale, completata nel 2018, che sta causando e che causerà a breve il ridimensionamento di molti reparti e molte strutture ospedaliere in molte Regioni, compresa la mia e la sua. Oggi, di fronte a una crisi sanitaria che ha duramente colpito le nostre strutture sanitarie è assurdo chiudere o ridimensionare molte di queste strutture.

Signor Ministro, dite che dovremo convivere a lungo con questo virus e ciò a prescindere dai vaccini. Cosa pensate di fare? Chiuderci a casa tutte le volte perché per voi è la scelta più facile? Se questa irresponsabilità poteva anche essere giustificata a marzo, quando nessuno sapeva con cosa si aveva a che fare, quanto accaduto da settembre non ha alcuna giustificazione e nessun mea culpa è stato proposto dal presidente del Consiglio Conte: non ha mai chiesto scusa agli italiani. L'incapacità di organizzare e di prepararsi a una nuova ondata Covid sono l'emblema e la responsabilità di questo Governo. Ci auguriamo che ciò non accada anche per ciò che riguarda il piano vaccini, che lei ci ha illustrato, ma il fatto che il tutto è gestito, ancora una volta, dal mega commissario Arcuri non ci lascia molta speranza. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, per iniziare volevo porre una domanda al ministro Speranza perché sta girando su tutti i giornali online. Ministro, vogliamo sapere se corrisponde al vero la notizia che il 17 ottobre per il comitato tecnico-scientifico i ristoranti potevano tenere aperto la sera e se, quindi, è stata una decisione presa di sua spontanea volontà senza ascoltare i tecnici con cui collabora il Ministero. (Applausi). Se questa notizia fosse vera, sarebbe molto grave.

Prima di entrare nell'argomento, volevo ricordare che alcuni colleghi in Aula hanno parlato di necessità di collaborazione visto che siamo in uno spirito natalizio e ci stiamo avvicinando al Natale. La Lega non è Babbo Natale e non fa regali e sconti a nessuno e, in particolar modo, a chi ha distrutto questo Paese. (Applausi). Andate quindi a rivedere un po' le tradizioni celtiche: preferisco oggi essere considerato il Grinch piuttosto che Babbo Natale nei vostri confronti. (Applausi).

Per fare questo intervento, signor Presidente, sono andato a riprendere un'email che mi è stata inviata stanotte da un imprenditore della mia città e mi piacerebbe condividerla con voi, leggendola, perché è quello che la gente, che gli italiani pensano di voi: «Caro Gianma, scusa il disturbo, ma ormai la notte dormo sempre meno e mi permetto di scriverti, come si dice, di pancia questo messaggio, come cittadino e come imprenditore italiano.

Per l'Italia ti dirò una cosa scontata: maggio, giugno, luglio, agosto, quattro mesi di tregua per organizzare le cose e invece niente. In estate controlli, organizzazione e monitoraggio zero. Hanno dato regole che non hanno fatto rispettare per nulla (vedi con noi ristoratori).

In autunno è arrivata la seconda ondata; prevedibile? Certo. E quindi piano scuola: fatto qualcosa? Nulla. Piano trasporti, fatto qualcosa? Nulla. Piano ospedali, fatto qualcosa? Nulla. E allora che cosa fa il Governo? Chiude. La cosa più facile: nel dubbio, chiudo tutto e non sbaglio. E quindi, dopo, la "via del Risiko", delle zone rosse, arancio, gialle, per fingere un tentativo di non lockdown totale, anche se nelle zone rosse le regole di base sarebbero state quelle del lockdown di marzo.

Vuoi un esempio? Io ho fatto in macchina Milano-Roma, ho girato Roma parecchio e sono tornato: non ho mai visto un controllo. Un Governo che fa e non controlla. Fondamentalmente, nel non avere la forza di fermare tutto, veramente tutto, accorgendosi dell'imperizia estiva, si sono messi a chiudere un po' di cose e a giocare coi pastelli. E intanto facciamo 700 morti al giorno.

Qualcuno dirà: ma anche gli altri Stati hanno problemi. Bella soddisfazione! Ma cosa hanno fatto gli altri Stati per sostenere le aziende chiuse? Soldi, tanti e subito. Un esempio, la Germania: le misure economiche tedesche, oltre 353 miliardi di euro, più oltre 800 miliardi di garanzia sui prestiti, varati nei vari mesi, da marzo-giugno in poi. In Italia, niente. In Germania, soldi arrivati tutti e subito.

Se sei al Governo, caro Ministro, devi dare delle regole, devi farle rispettare e dimostrare che le tue scelte salvano vite ed economia.

E poi c'è la credibilità. Mi esci in tv e dici che fai, che dai e che fai, ma non è assolutamente vero. L'ultima su tutti: i ristori arriveranno sicuramente entro il 15 novembre. Non è vero, a me non è arrivato nulla. Non devi dire le bugie. La cassa integrazione non la devi dare dopo tre mesi, se va bene, ma la devi dare subito. I tempi e le decisioni sono fondamentali.

E adesso, caro Stato, non ti credo più. Hai le scuole superiori e le università chiuse? Sì. Hai gli ospedali pieni? Sì. Avevi detto agli imprenditori di adeguarsi alle regole Covid, che poi avresti riconosciuto il 60 per cento in credito di imposta? Hai sbagliato i conti e l'hai fatto diventare circa il 16 per cento? Ma di cosa stiamo parlando? Neanche mio figlio, che ha sei anni, sbaglia così tanto un compito di matematica.

Hai attività aperte in difficoltà e altre completamente chiuse. E poi decidi di tenere gli impianti sciistici chiusi, facendo un altro danno al turismo enorme perché non ti sei organizzato per tempo con regole per i comprensori? Sì. Però voglio vedere chi va in Austria o in Svizzera a sciare come li fermi e garantisci la quarantena». Questo imprenditore aggiunge: «Ho decine di amici che hanno già prenotato. Stai facendo fallire il mondo del turismo e il turismo aereo e stanno arrivando gli zampini degli speculatori internazionali sui nostri hotel. Lo sai, Governo, che stanno fallendo centinaia di ristoranti che si sono adeguati e tu non hai controllato? E adesso li tieni tutti chiusi, con migliaia di persone in cassa integrazione. Ma lo sai, Governo, che intanto nelle case e nelle taverne private si continuano ad organizzare cene e feste senza nessuna regola? E, fidati, se vuoi ho un elenco di cinque pagine scritte in piccolo.

Il Governo ha saputo evitare tutto questo? No. Muoiono 700 persone al giorno? Sì. E allora il Governo ha fallito. Punto».

La lettera di questo imprenditore io la sottoscrivo in pieno, perché fa una fotografia di quello che sta succedendo ed è successo in questo Paese. (Applausi).

Non state governando la pandemia; non state governando nulla!

E adesso, Ministro, ci dite che a Natale gli italiani non potranno raggiungere le famiglie di origine o i genitori separati non vedere i loro figli; ci dite che tanti giovani, uomini, donne, bambini non potranno vivere le festività in famiglia, reclusi nelle Regioni dove lavorano e studiano.

Pensate a quanti giovani del Sud sono al Nord a lavorare, che grazie a voi o per colpa vostra non potranno tornare a casa. Ci dite che non potremo spostarci nemmeno tra i Comuni, ci dite che Gesù bambino - perché ormai scrivete anche il Vangelo - dovrà nascere alle 22 anziché alle 24. (Applausi). Ma che differenza c'è tra le 22 e le 24, caro Ministro? Ci dite che non potremo stare in famiglia in più di sei persone e penalizzate le famiglie numerose, perché l'avete detto voi che se ci sono più di sei persone in famiglia non va bene. Ci dite che le scuole potrebbero aprire prima, l'ho sentito dire anche dai colleghi del MoVimento 5 Stelle. È vero che gli insegnanti vorrebbero insegnare non con la didattica a distanza, ma che cosa avete fatto per tutelarli?

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 11,45)

(Segue CENTINAIO). Ci sono aule in cui, in 20 metri quadri, ci sono più di 30 persone e quindi come potete pensare che si possa fare, visto che non avete fatto niente, lasciando ai presidi e all'autonomia scolastica la responsabilità senza assumervela voi?

Ci dite tutte queste cose dopo che ogni cittadino italiano ha visto quello che è successo a Napoli nei giorni scorsi. Non siete in grado di garantire l'ordine pubblico, non siete in grado di far rispettare le vostre regole. (Applausi). Non siete in grado di permettere ai cittadini italiani di vivere e di avere una vita normale.

Ministro, avete fallito, non avete una strategia e quindi quello che vi chiedono gli italiani è che facciate loro un regalo di Natale: andate a casa e liberateci di voi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà.

MAUTONE (M5S). Signor Ministro, Governo, onorevoli colleghi, voglio iniziare ponendo l'accento su alcune criticità emerse durante questi mesi di pandemia. Credo sia innanzitutto doveroso rilevare la disparità e le diseguaglianze nell'applicazione dei provvedimenti adottati dal Governo centrale su tutto il territorio nazionale. Purtroppo la riforma del Titolo V della Costituzione ci ha portati ad avere tanti sistemi sanitari regionali differenti, un modello che ha mostrato tutti i suoi limiti e su cui sarà necessaria una profonda riflessione. Bisognerà seriamente ripensare la gestione sanitaria con l'obiettivo di limitare le sperequazioni esistenti tra le diverse Regioni, che questa pandemia ha semplicemente accentuato, tutto ciò anche attraverso una modifica radicale del Titolo V, condivisa il più possibile da tutte le forze politiche. In molte Regioni, nonostante le risorse stanziate dal Governo, ci sono stati gravi ritardi sia nell'attivazione delle USCA (unità speciali di continuità assistenziale), sia nell'aumento del numero dei posti letto di terapia intensiva. In questo senso, per esempio, abbiamo assistito anche a situazioni poco chiare. Nella mia Regione, la Campania, c'è stata confusione con l'utilizzo della formula escamotage «posti attivi» e «posti attivabili», come se l'emergenza o l'urgente disponibilità di posti letto potesse essere procrastinata o differita nel tempo e non essere invece un'urgenza immediata, capace di fare la differenza tra la vita e la morte. Altresì, mi premeva evidenziare, signor Ministro, la grossa problematica della medicina territoriale. Durante questa pandemia sono emerse, come sostenuto da tempo dal Movimento 5 Stelle, la necessità di una sua più razionale organizzazione e l'esigenza di mettere in atto un potenziamento - mi lasci dire - indispensabile, signor Ministro, dell'assistenza domiciliare, anche attraverso una maggiore responsabilizzazione e un più attivo coinvolgimento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.

È quanto mai necessario mettere i medici nelle condizioni migliori per poter operare in piena sicurezza per se stessi e i propri pazienti. Allo stesso modo, non sfugge che i medici di base, vere sentinelle e baluardo sul territorio, ricoprono un ruolo fondamentale nella nostra organizzazione sanitaria e che, di conseguenza, occorre che essi acquistino sempre più coscienza del loro ruolo. Servirà potenziare un approccio continuativo e diretto e sempre meno telefonico con i loro pazienti, che in tal modo si sentiranno più sicuri e meno abbandonati, per arrivare, come già detto, alle USCA, attivate in modo disomogeneo e insufficiente in alcune Regioni, come ad esempio la Campania che, secondo gli ultimi dati, ne avrebbe attivate poco più del 15 per cento. La conseguenza logica e drammatica di ciò è costituita dai gravissimi ritardi verificatesi, come segnalato da tantissimi cittadini, sia nell'esecuzione di tamponi ai contatti dei soggetti positivi sia nell'assistenza e nella corretta gestione domiciliare dei pazienti con Covid-19 le cui condizioni cliniche, se monitorate e controllate periodicamente con le opportune terapie domiciliari e secondo i protocolli stabiliti, non necessitano del ricovero ospedaliero, da riservare ai casi più gravi. Sappiamo benissimo che solo l'implementazione di un'adeguata assistenza domiciliare può realmente alleggerire il carico delle strutture ospedaliere.

Se analizziamo la problematica Covid, tutti noi diciamo che il virus si diffonde velocemente e l'andamento della curva epidemiologica si modifica rapidamente e continuamente. La conseguenza logica di ciò è che le risposte e tutte le misure adottate devono essere necessariamente commisurate alle varie criticità che via via emergono e modulate per meglio contrastarle e risolverle.

Arriviamo a oggi. Tutte le misure individuali e collettive, insieme al senso di responsabilità dei cittadini, rallentano i contagi e la trasmissione del virus. Tuttavia, solo la disponibilità e l'ampia diffusione dell'utilizzo di un vaccino sicuro ed efficace, con la sua corretta distribuzione a fasce via via sempre più ampie della popolazione, rappresentano l'arma in più, capace di mettere un punto fermo e decisivo in questa difficile battaglia che il mondo intero sta combattendo, permettendo davvero di tirare un sospiro di sollievo. Da questo momento, con il vaccino, non dovremo sempre inseguire il virus, ma avremo la possibilità di prevenire l'impatto del Covid-19 sul singolo e sulla collettività.

L'obiettivo del piano nazionale di vaccinazione anti-Covid sarà quello di immunizzare in tempi ragionevoli circa il 70 per cento della popolazione italiana, ovvero circa 40 milioni di persone. Si tratta di un obiettivo importante, ma non utopistico e una conditio sine qua non per raggiungere una vera immunità di gregge. È chiaro che per fare questo serviranno l'impegno di tutte le forze in campo e un'operazione scaglionata nei mesi. Sarà fondamentale il confronto con le Regioni per organizzare al meglio una distribuzione attenta e sicura delle dosi di vaccino, il controllo della conservazione delle fiale e la programmazione dei soggetti da vaccinare e delle priorità da rispettare.

L'efficacia protettiva dei vaccini anti-Covid al momento disponibili è riconosciuta dalla comunità scientifica, anche se ciascuno di essi ha percentuali diverse di immunizzazione. Aspetti da verificare saranno la durata protettiva nel tempo degli anticorpi indotti e la necessità nel corso degli anni successivi di dosi di richiamo dopo le prime due iniziali.

Certo è che, di fronte alle tante immagini di sofferenza e morte, occorreva una risposta che fosse veloce ed efficace ma anche sicura. Sarà importante una corretta ed efficace campagna di informazione, comunicazione e sensibilizzazione dei cittadini per spiegare l'importanza della vaccinazione e favorirne il più possibile l'adesione volontaria, convinta e partecipata. La campagna vaccinale dovrà dare un messaggio chiaro in merito alla sicurezza dei vaccini, da un lato, ma, dall'altro, dovrà insistere sul concetto che la protezione del singolo è indispensabile anche per proteggere gli altri.

Questa campagna deve essere avviata e motivata su scelte consapevoli, ma non obbligatorie. Essere vaccinati è un diritto di tutti, dare a tutti la possibilità di farlo in sicurezza e gratuitamente è un dovere delle istituzioni. Nell'applicazione del piano sarà poi importante il coinvolgimento della medicina di base, non solo per preparare un terreno fertile sul territorio di propensione e disponibilità a vaccinarsi, ma anche per segnalare i soggetti che, per patologia o per età, sono destinati in primis a ricevere le dosi iniziali del vaccino. Particolare attenzione sarà rivolta alle RSA (residenze sanitarie assistenziali), al personale che vi opera e ai loro ospiti; attenzione che ritengo fondamentale, considerando il triste sacrificio di vite umane che hanno dovuto subire per il diffondersi della pandemia.

Senza dubbio gli operatori sanitari dovranno essere tra i primi a ricevere il vaccino per la loro tutela personale e per la tutela delle persone che assistono. Sarebbe bello, signor Ministro, se tra le priorità venissero inseriti anche i caregiver e i genitori con figli con disabilità per il difficile compito di assistenza che svolgono nei confronti delle persone fragili.

Questo vaccino rappresenta una speranza e il compito più importante che avremo nei prossimi mesi sarà quello di monitorarne la distribuzione e la somministrazione. Avendo stipulato due grandi accordi con aziende farmaceutiche diverse, Pfizer e AstraZeneca, il nostro Paese avrà sia una maggiore disponibilità di dosi di vaccino sia una tempistica migliore nell'approvvigionamento.

Il Governo sta continuando a sostenere le categorie in difficoltà a causa delle chiusure, nella consapevolezza che nessuno deve essere lasciato indietro e che, purtroppo, fin quando non inizierà la distribuzione del vaccino, ma anche oltre, la tutela delle vite umane passerà attraverso l'uso delle mascherine e del distanziamento sociale.

Solo così, e concludo, signor Presidente, si potrà ritornare alla tanto desiderata normalizzazione della nostra vita sociale, anche se nulla potrà più essere come prima. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marinello. Ne ha facoltà.

MARINELLO (M5S). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per le sue comunicazioni. La pandemia è un evento che ha trovato tutto il mondo impreparato, però è bene precisare che la regia del Governo e l'encomiabile lavoro di tutti gli operatori sanitari, medici, infermieri e operatori sociosanitari, sono stati organizzati in tempi brevissimi. Nello stesso tempo, l'operato del Governo e degli operatori sanitari ha permesso un adeguato approccio al grande problema pandemico.

Il Servizio sanitario nazionale è veramente all'avanguardia, come abbiamo avuto conferma dagli altri Paesi che ne hanno fatto elogi. Nel corso di questi mesi, con i vari DPCM e in particolare con il cosiddetto decreto rilancio, è stato messo in evidenza il ruolo fondamentale della medicina territoriale. È stato altresì ben evidenziato il ruolo del medico di famiglia che deve essere assolutamente coadiuvato da un'importante figura: l'infermiere di famiglia. Sono primo firmatario di un disegno di legge che è stato incardinato e sta seguendo il suo corso in 12a Commissione. È arrivato il momento di cambiare; il concetto di attività ospedale-centrica deve essere modificato, bisogna intervenire sulla medicina territoriale per i vari motivi che sono emersi durante la fase pandemica. Il paziente deve ricorrere alla struttura ospedaliera solo quando le condizioni cliniche richiedono un'assistenza multispecialistica che a domicilio non è possibile assicurare. Vanno bene quindi i provvedimenti restrittivi presi dal Governo, rispettando tutti i comportamenti necessari che ormai tutti conoscono (il distanziamento, il lavaggio delle mani e l'uso della mascherina sono fondamentali), la cosa fondamentale è però, come ha detto il Ministro, l'arrivo del vaccino.

Il vaccino è una condizione fondamentale perché si possa determinare l'immunità di gregge, però bisogna anche fare un'adeguata informazione per invitare la gente a sottoporsi al vaccino; sui giornali si legge infatti che una persona su sei non vuole farlo, quindi bisogna dimostrare in tutti i modi e informare che la vaccinazione è fondamentale e dunque mettere in atto un'adeguata campagna informativa.

L'errore commesso in estate non si deve assolutamente ripetere e dobbiamo assolutamente collaborare tutti per evitare una terza ricaduta. Seguiamo quindi le direttive del comitato tecnico-scientifico e dell'Organizzazione mondiale della sanità.

La ringrazio ancora per le sue comunicazioni. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà.

MOLLAME (M5S). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per quanto è venuto a relazionare oggi in Aula e per il lavoro che il Governo sta facendo.

Io mi sono soffermato sull'apertura della sua relazione in cui lei ha fatto riferimento alla nostra Costituzione e ai valori che essa richiama. Quando a volte si affrontano delle difficoltà sono io il primo, nelle normali esperienze di vita, a fare riferimento ai principi. Noi stiamo certamente attraversando un periodo unico della storia dell'umanità: in un mondo globalizzato, questo invisibile nemico dell'umanità ha raggiunto tutte le parti del mondo. Non è come una volta quando, se c'era la peste, questa si fermava in una città, perché non esistevano i trasporti che ci sono oggi; oggi, invece, con la diffusione degli spostamenti, questo fenomeno ha pervaso il mondo.

Abbiamo potuto accertare che alla base delle scelte del Governo c'è la scienza, c'è il buon senso e c'è anche la cautela. Noi stiamo cercando di salvare i più fragili, le persone più vulnerabili, le persone anziane e anche qualcuno più giovane che magari non è in buono stato di salute. In questo contesto ritengo allora che non sia assolutamente degno di lode strumentalizzare le difficoltà. Sappiamo tutti che serve cautela, che servono delle restrizioni e tutti in quest'Aula dobbiamo cercare di lanciare questo messaggio alla popolazione. A nessuno può far piacere di essere rinchiuso in casa, però sappiamo che dobbiamo farlo.

Signor Presidente, concludo il mio intervento con un riferimento anche a un fatto personale. Io ci sono cascato in questo problema, ho potuto ricostruire anche i contatti che avevo avuto e per questo sono assolutamente convinto che qualche cautela serve e dobbiamo saperlo comunicare alla popolazione intera, perché l'Italia sta facendo bene e il Governo sta operando nel migliore dei modi possibili. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, nella sua relazione il Ministro ha già indicato chiaramente gli assi su cui il nostro Paese si muoverà per quanto riguarda il piano vaccini. Io penso che noi stiamo lavorando bene, sapendo che siamo in una situazione - torno a ripeterlo - ancora di incertezza, perché ancora non sono chiare tutte le autorizzazioni da parte degli organi regolatori.

Vorrei però di nuovo fare una sottolineatura, signor Presidente, e credo sia una questione su cui anche lei è molto sensibile.

In questi giorni abbiamo promosso, insieme a tanti scienziati e colleghi, un appello, che ha raggiunto e superato le 50.000 firme, per far sì che le parole d'ordine siano «garantire l'accesso universale ai vaccini», l'accesso di tutti i cittadini ai vaccini. L'auspicio è che queste bellissime parole d'ordine possano effettivamente realizzarsi, perché sappiamo perfettamente che in tutte le pandemie, ma mai come in questa, vi è un problema vero di accesso ai prodotti essenziali da parte di vari Paesi. Ci sono i Paesi più ricchi e i Paesi più poveri, ma anche all'interno dei Paesi più ricchi vi sono grandi disuguaglianze. È un problema che il mondo ha dovuto affrontare varie volte; l'abbiamo dovuto affrontare con l'HIV e con altri virus ed epidemie pericolose.

Certamente non dipende tutto dal nostro Paese, ma è arrivato il momento, Presidente, di adoperarci come Italia in sede alla Commissione europea, perché la stessa Commissione, che è molto importante e determinante, possa garantire presso l'Organizzazione mondiale del commercio che vengano sospesi gli accordi TRIPS, che di fatto regolano il monopolio sui brevetti e i diritti di proprietà intellettuale. È infatti evidente a tutti, Presidente, che i brevetti durano venti anni e per garantire l'accesso ai vaccini e ai farmaci anti-Covid dobbiamo assolutamente sospendere il regime previsto negli accordi TRIPS. Non stiamo parlando di eliminarli - lo affronteremo in un'altra fase, perché questo dovrebbe essere l'obiettivo - ma di sospenderli e quindi di sospendere il regime di monopolio dei brevetti. Questa è l'unica possibilità (insieme a tante altre ovviamente, ma questa è condizione assolutamente indispensabile) per far sì che l'accesso ai vaccini sia garantito a tutti. Questo riguarda sia i Paesi poveri, sia i problemi che possono insorgere all'interno dei singoli Paesi.

Il Vaticano si sta muovendo in tal senso; Paesi come il Sudafrica e l'India si sono già messi in campo per chiedere a tutti i Paesi dell'Organizzazione mondiale del commercio una deroga rispetto agli obblighi contenuti nell'accordo TRIPS. È assolutamente fondamentale che il nostro Paese possa finalmente fare propria una battaglia importante che riguarda l'Italia, riguarda i diritti universali di accesso ai vaccini e riguarda soprattutto i Paesi poveri.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di evitare l'assembramento.

DE PETRIS (Misto-LeU). So che il Ministro su questo punto è particolarmente sensibile e, anzi, invito tutti i colleghi a far proprio questo appello, che sta circolando anche in rete e ha raccolto tantissime adesioni.

Per tutti questi motivi, Presidente, siamo certi che su questo aspetto specifico, che riproporremo anche al presidente Conte il prossimo 9 dicembre quando verrà a riferire sul Consiglio europeo, faremo un grande servizio all'Italia e un grande servizio al mondo. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Ministro della salute.

Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Romeo, Bernini e Ciriani, e n. 2, dai senatori Pirro, Boldrini, Errani e Sbrollini. I testi sono in distribuzione.

Avverto che è in corso la diretta televisiva con la RAI.

Ha facoltà di intervenire il ministro della salute, onorevole Speranza, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

SPERANZA, ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio tutti i senatori che hanno preso parte a questo dibattito, che è stato senz'altro ricco e potrà aiutarci nel lavoro delle prossime ore.

Proverò a replicare brevemente, vista la lunga introduzione che ho voluto fare, ma i temi sono stati tanti, perché, come noto, abbiamo diviso la discussione su due questioni fondamentali: la prima, il prossimo DPCM e il quadro epidemiologico del Paese; la seconda, la presentazione del piano strategico sul vaccino Covid, tema assolutamente prioritario, come noto, per il futuro della nostra comunità.

Sul primo punto, in riferimento al piano epidemiologico, dobbiamo avere la forza e il coraggio di dire con nettezza alla nostra opinione pubblica e a noi stessi che ci sono due verità che possono apparire in contraddizione, ma che in realtà non lo sono.

La prima verità è che, da qualche settimana, finalmente, vediamo dati incoraggianti, che segnalano un progresso che va nella direzione giusta. Ho avuto modo di indicare che cosa è avvenuto sul famoso indice di trasmissione del contagio, l'RT, nelle ultime quattro settimane: siamo passati da 1,7 a 1,4, poi a 1,18 e, dall'ultima rilevazione, a 1,08. Questo significa che le misure stanno funzionando e che, un po' alla volta, l'operazione di provare a mettere la curva sotto controllo sta dando i risultati che ci aspettavamo. Questa è una verità con la quale dobbiamo fare i conti, e l'auspicio è che le prime tendenze, anche in termini di occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva, possano darci ulteriori elementi nei prossimi giorni che vadano ancora nella direzione di una riduzione del contagio, di una riduzione delle persone malate.

Se questa è una verità importante che ci dice che stiamo andando nella direzione giusta, che finalmente c'è una tendenza che ci porta nella direzione giusta, l'altra verità è che c'è ancora una situazione molto complicata nel nostro Paese. I contagi sono, in numeri assoluti, molto elevati; i decessi sono, purtroppo, in numero molto elevato, e ancora la stessa pressione sui posti letto in terapia intensiva e subintensiva e in area medica è molto elevata. Questo ci chiede un approccio di grande cautela e di grande precauzione che dobbiamo considerare indispensabile se vogliamo tenere la curva sotto controllo.

Dico un dato su tutti, che mi pare di particolare importanza: ad oggi nel nostro paese ci sono più di 320 casi ogni 100.000 abitanti; è un numero molto alto. Tutti i migliori studi scientifici dei nostri tecnici segnalano come la cifra per riportare sotto controllo in modo particolare il contact tracing, il tracciamento, sia quella di 50 casi ogni 100.000 abitanti. Significa che abbiamo fatto un pezzetto di strada, ma che ancora non basta; dobbiamo continuare a fare un lavoro insistente che ci consenta di riportare pienamente la curva sotto controllo. Per questo abbiamo bisogno, nel prossimo DPCM, di mantenere una linea di rigore, di serietà e di grande cautela e prudenza rispetto a quanto può avvenire. Lo dico in modo particolare rispetto alla peculiarità della fase e della stagione verso cui stiamo andando, e cioè la fase delle festività natalizie, che di per sé porta il rischio di un aumento degli spostamenti, di un aumento dei contatti tra le persone, e che quindi richiede un livello di attenzione ancora più alto.

Nel prossimo DPCM l'intenzione del Governo sarà prima di tutto di riconfermare l'impianto a tre colori, con fasce rosse, arancioni e gialle, che ha creato finora le condizioni per rimettere sotto controllo l'epidemia nel nostro Paese.

La soluzione che abbiamo messo in campo nel mese scorso con la costruzione di questo impianto per fasce, che dipendono dalla situazione epidemiologica di ciascuna Regione, ha portato un risultato che va nella direzione giusta, quindi dobbiamo confermare questo modello, dietro cui c'è il tentativo - che io ritengo di grandissima importanza - di piegare la curva senza un lockdown generalizzato. Questa è la grande differenza con il mese di marzo. Nel mese di marzo, l'Italia è stato il primo Paese a piegare la curva, indicando la strada di un lockdown generalizzato. Invece, in questa seconda ondata, stiamo provando a piegare la curva con un modello diverso, che ci consenta di leggere ciò che avviene, territorio per territorio, Regione per Regione, per riportare sotto controllo la curva del contagio, senza farci pagare il prezzo sociale, economico e finanche culturale di una chiusura generalizzata.

Il secondo asse del DPCM avrà a che fare con la necessità di gestire, nel modo più accorto possibile, le giornate delle festività natalizie. Proveremo a lavorare per limitare gli spostamenti a partire da quelli internazionali, per limitare gli spostamenti tra le Regioni e, nei giorni più delicati, anche per limitare gli spostamenti tra i Comuni. Dobbiamo evitare in tutti i modi che ci sia una coincidenza, alla fine di gennaio o all'inizio di febbraio, tra una potenziale fase di recrudescenza del virus e l'avvio di questa operazione straordinaria, imponente, davvero molto importante, che è la vaccinazione per il Covid.

In conclusione di questo mio intervento in replica, vorrei ribadire l'idea e i principi di fondo, che ci guideranno rispetto alla campagna di vaccinazione per il Covid. Ho sempre detto, dall'inizio di questa epidemia, che sarebbe stata la scienza a portarci fuori da questa battaglia, così difficile e drammatica. La scienza, effettivamente, ci sta consegnando i primi risultati incoraggianti, che devono farci dire, ancora con più forza, che gli investimenti pubblici e privati sulla ricerca scientifica e sui nostri scienziati hanno bisogno di essere rafforzati sempre di più, perché dalla scienza possono venire le soluzioni che tutti aspettiamo. Ora, in questo momento, in Europa, da parte dell'EMA, l'Agenzia europea del farmaco, ancora non sono pervenute approvazioni di natura formale, ma abbiamo due date segnate in rosso sul nostro calendario: la data del 29 dicembre e quella del 12 gennaio. In queste due date sono previste le prime validazioni e le prime certificazioni, che dovrebbero arrivare, rispettivamente, per il vaccino Pfizer BioNtech e per il vaccino Moderna. Chiaramente parlo ancora con cautela e con prudenza, perché noi stessi pretendiamo che l'EMA svolga tutti i controlli, tenendo altissima l'asticella della sorveglianza, perché quando un vaccino arriverà ad essere somministrato alle persone, dovrà essere senz'altro un vaccino sicuro ed efficace.

Come Paese abbiamo chiuso contratti, attraverso l'Unione europea, per 202 milioni di dosi: si tratta di una cifra molto significativa. Le primissime dosi arriveranno, secondo i nostri auspici e le valutazioni dei nostri tecnici, alla fine di gennaio e poi, gradualmente, si arriverà ad una vaccinazione più ampia, con i momenti fondamentali per la fine della primavera e l'estate. Penso che la scelta più delicata, che oggi ho provato a illustrare al nostro Parlamento, sia quella relativa alle prime categorie che decideremo di vaccinare. Infatti il vaccino arriverà, ma non arriverà subito in tutte le dosi e quindi, nelle primissime settimane, dovremo selezionare le categorie a cui somministrare dette dosi. La valutazione del Governo è di partire dalle categorie più a rischio e più di frontiera, la prima delle quali è sicuramente quella del personale sanitario: i nostri medici, i nostri infermieri, i nostri professionisti sanitari, che in questa battaglia con il Covid sono sempre stati la prima linea. Vaccinare loro significa rafforzare la resilienza del nostro Servizio sanitario nazionale nonché evitare che un loro eventuale contagio possa trasferirsi ai pazienti, che sono molto spesso portatori di fragilità e quindi più deboli e più a rischio rispetto agli esiti del Covid.

Una seconda categoria fondamentale sarà quella degli anziani, dei presidi sanitari e delle residenze sanitarie. In questi mesi, infatti, abbiamo visto che quando il virus entra in tali luoghi riesce a far pagare un prezzo molto salato anche in termini di vite umane. Più in più in generale, l'altra grande categoria sarà quella degli anziani.

Penso che sulla partita della vaccinazione il nostro Paese deve giocare una grande sfida unitaria e mettere in campo tutte le energie di cui dispone. Stiamo parlando della più grande operazione di vaccinazione di massa che si sia mai vista nel nostro Paese. Abbiamo bisogno di mettere a sistema tutte le energie di cui disponiamo, dalle istituzioni repubblicane, le Regioni, il Governo nazionale, alle risorse delle nostre Forze armate e della Protezione civile. Metteremo in campo tutte le energie perché questa è una grande sfida nazionale. È una sfida di tutti su cui dobbiamo assolutamente impegnare ogni energia.

Infine, mi sia consentito ribadire che proprio per il senso di questa sfida, noi dovremmo, come Parlamento, unitariamente e senza distinzioni tra maggioranza e opposizione, dare a tutti un messaggio molto forte in favore di una campagna vaccinale che è la vera grande opportunità per il Paese per provare a superare la fase di difficoltà.

Sulla base delle brevi valutazioni contenute nella mia replica e sulla base delle lunghe comunicazioni che ho reso in apertura di questa seduta, esprimo parere favorevole sulla risoluzione n. 2 della maggioranza e su alcuni punti della risoluzione n. 1, presentata dai colleghi di opposizione. In particolare, esprimo parere favorevole sui punti della risoluzione n. 1 che io ritengo positivi, relativi alla sfida comune del vaccino. Lo ribadisco perché sulla campagna vaccinale non dobbiamo dividerci per la politica. È un grande obiettivo di tutto il Paese, dunque il mio parere è favorevole sull'impegno a), fino alle parole «Covid-19», e sull'impegno c).

Ritengo che questo messaggio vada nella direzione giusta perché su questa battaglia, su questa sfida enorme di vaccinare milioni e milioni di Italiani ci giochiamo una grande partita come Paese e di tutto abbiamo bisogno tranne che di inutili divisioni. (Applausi).

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei chiedere al Ministro se ha espresso parere favorevole alla risoluzione n. 2 della maggioranza, nel testo che ho visto al suo posto, sui banchi del Governo.

PRESIDENTE. Il testo sul quale il Ministro si è espresso è la risoluzione n. 2 a firma Pirro, Boldrini, Errani e Sbrollini che è un testo 1, se è questo che voleva sapere, cioè il testo sintetico nel quale si dice che il Senato, udite le comunicazioni del Ministro, le approva.

Passiamo alle votazioni.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, signor Ministro, anzitutto faccio una precisazione: io e i colleghi Bressa, Cattaneo ed altri voteremo la proposta di risoluzione della maggioranza, ma, poiché parlo a nome del Gruppo Per le Autonomie, ho l'obbligo morale di spiegare che i senatori Steger, Durnwalder e Laniece non se la sentono di votare la risoluzione della maggioranza per questioni connesse a valutazioni diverse sul tema della montagna, poiché rappresentano territori come la Provincia di Bolzano e la Val d'Aosta e ritengono di avere una posizione critica rispetto ai provvedimenti che il Governo ha in cantiere sui temi della montagna e della stagione sciistica.

Detto questo, voglio essere brevissimo e dire che in questo Parlamento si sta, come al solito, leggendo lo stesso copione: ci stiamo dividendo tra trionfalisti e disfattisti. I trionfalisti sono pronti a spiegare che il Governo sta sostanzialmente mettendo in campo una sorta di modello che gli altri sarebbero impegnati a copiare, e i disfattisti sono impegnati a spiegare che il Governo ha sbagliato tutto e che in Italia si verifica ciò che non si verifica in nessun'altra parte del mondo. Colleghi, direi di tenere i bollenti spiriti negli armadi, perché non è il caso di scomodare né il trionfalismo né il disfattismo, perché sono entrambi atteggiamenti sbagliati, che peraltro contrastano con una cosa seria che il Ministro ha detto: ha fatto un appello all'unità del Paese per affrontare la tempesta che stiamo vivendo.

Vorrei mettere in fila alcune questioni. La prima è la seguente: oggi il professor Cassese sul «Corriere della Sera» - il professor Cassese non è l'ultimo arrivato in Italia, perché non è stato solo membro autorevole della Corte costituzionale, ma è uno scienziato del diritto che tutto il mondo ci invidia - sostiene che abbiamo affrontato una babele istituzionale nel rapporto tra Stato e Regioni. Sono totalmente d'accordo con lui e credo che se ci fosse ancora qualche dubbio, questa vicenda ha confermato la necessità di intervenire legislativamente per chiarire i vuoti che esistono nella nostra normativa e nelle nostre leggi nel rapporto tra Stato centrale e Regioni. Un po' tutti, lo Stato e le Regioni, hanno giocato al reciproco scaricabarile in questa vicenda, salvo poi criticare l'uno o l'altro quando i provvedimenti venivano presi in una sorta di gioco a rimpiattino. Questo è un problema istituzionale e riguarda il centrosinistra e il centrodestra, chi governa oggi e chi governerà domani, perché i Governi passano ma le istituzioni rimangono, e il Parlamento rimane. Credo che questo monito non vada lasciato cadere.

La Babele che c'è stata tra Stato e Regioni si è verificata anche all'interno dello Stato stesso. Devo dire al Ministro dei rapporti con il Parlamento e al ministro Speranza, colleghi stimati da tutti in questa sede al di là delle visioni, che rischiamo di avere anche una Babele nello Stato. Quando sento ad esempio che, in ordine al recovery fund e al tema del MES, sono in gestazione decine di commissioni con centinaia di esperti, ho il dubbio che sia in atto una sorta di commissariamento dei Ministeri. Non credo sia giusto deresponsabilizzare i Ministeri; se i Ministri non funzionano, cambiamo i Ministri, ma non possiamo accettare sostanzialmente una sorta di confusione istituzionale per cui, tra scienziati, commissioni, esperti e Ministri, non si capisce più niente.

Il rischio vero infatti non è l'integrazione tra scienza e politica, cui il ministro Speranza faceva riferimento, che è giusta e doverosa, ma una sorta di duplicazione di competenze in cui alla fine non si capisce più di chi siano le responsabilità e magari, nella confusione di responsabilità, si producono poi soluzioni che, secondo me, non sono le migliori.

Vorrei dire una cosa che riguarda due categorie di cittadini del Paese: gli anziani e i giovani.

Gli anziani hanno bisogno che venga rispettato il loro bisogno di affettività: la solitudine degli anziani è una delle grandi questioni che la pandemia pone nella sua crudeltà. Nel regolamentare il tema del Natale, tenete presente dunque che gli anziani hanno bisogno di sentire attorno a loro un'affettività: non parlo di certo delle riunioni familiari, che producono cluster di virus, ma non possiamo sicuramente lasciarli soli.

Ci sono poi i giovani che, a dire il vero, hanno bisogno di andare a scuola. (Applausi). I giovani che stanno a casa sono profondamente frustrati, perché i nostri figli, di 12, 13, 15 o 16 anni, vivono per la loro socialità scolastica e hanno la necessità che la scuola sia aperta a tutti i costi. Certo, colleghi, quando leggo alcune interviste dei responsabili che spiegano che sono stati acquistati i banchi, ma che non era loro competenza preoccuparsi dei trasporti, sappiamo tutti che il problema non è solo quello dei banchi, ma anche di come i ragazzi arrivano a scuola perché, se poi si accalcano sui trasporti... (Il microfono si disattiva automaticamente).

Mi scusi, signor Presidente, ma è una cosa incivile che venga disattivato il microfono quando uno sta concludendo. Devo terminare il mio intervento e finisco, ma dico ai tecnici di evitare, per favore, di spegnere il microfono, perché sembra veramente che siano loro a censurare le parole delle persone.

PRESIDENTE. Senatore Casini, io non tolgo mai la parola. Automaticamente il microfono si disattiva quando termina il tempo a disposizione. Io di solito do sempre modo di proseguire e non interrompo mai, però pregherei tutti ugualmente di attenersi ai tempi.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, le do atto di essere attentissima: non mi riferivo a lei, ma ai tecnici.

In ogni caso, per concludere, credo che le dispute ideologiche sul MES non servano, così come ritengo sia necessario utilizzare questo strumento per adeguare un sistema sanitario che, soprattutto negli aspetti di prevenzione di base, ha grandissime lacune.

FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FARAONE (IV-PSI). Signor Ministro, credo che dobbiamo riuscire a trasmettere al Paese - e su questo rivolgo un invito - anche un po' di ottimismo e che, come comunichiamo che questo Natale non sarà lo stesso degli altri anni, contestualmente dobbiamo però anche dire che il passaggio delle prossime vacanze natalizie sarà forse l'ultimo vero banco di prova per l'Italia. Infatti, se riusciremo ad agganciarci al vaccino - lei ci ha detto che a gennaio probabilmente riusciremo a fare già le prime vaccinazioni su circa 1.700.000 italiani, partendo dalle categorie più a rischio come gli operatori sanitari e gli operatori del settore pubblico, oltre agli anziani - dobbiamo evitare esclusivamente che in queste vacanze natalizie si commettano gli errori della scorsa estate.

L'altro treno da agganciare è quello del recovery. Infatti, una volta chiusa la vicenda dell'emergenza sanitaria (speriamo presto), avremo da fronteggiare una crisi economica che per ora stiamo anestetizzando grazie ai ristori e agli interventi che lo Stato sta facendo in maniera straordinaria proprio per le perdite economiche, ma che esploderà quando avremo chiuso l'emergenza sanitaria. Pertanto, tutto deve essere sincronizzato e funzionare per bene altrimenti il Paese rischia di saltare per aria. Quindi, è importantissimo comunicare bene rispetto alle vicende che riguardano il Natale, che è l'ultimo passaggio a rischio.

Signor Ministro, noi eravamo convinti e siamo convinti della vaccinazione perché tutte le volte che questo Paese ha dovuto fronteggiare un'epidemia l'ha risolta con il raggiungimento dell'immunità di gregge in tempi brevi e con l'obbligo vaccinale. Per noi va bene anche il percorso che lei propone: iniziare con una vaccinazione diffusa e la sensibilizzazione. Se eventualmente questa campagna di vaccinazione non dovesse avere gli effetti sperati, si potrà procedere con l'obbligo vaccinale. Signor Ministro, va bene così, l'importante è che l'obiettivo sia l'immunità di gregge perché non vorremmo sostituire le categorie oggi a rischio (le persone più anziane e le persone con patologia che il Covid mette a rischio) con tutte le categorie di persone immunodepresse e malati oncologici che non possono vaccinarsi e hanno bisogno dell'immunità di gregge per poter sopravvivere. Pertanto, dobbiamo evitare di scambiare soltanto chi è a rischio; dobbiamo risolverlo definitivamente questo problema. L'immunità di gregge sarà indispensabile.

Ugualmente indispensabile è contrastare una campagna «No Vax» veramente invasiva e pesante. (Applausi). Spesso accade che parte della politica e dei partiti politici strizzino l'occhio a questi No Vax con le modalità più diverse. Credo sia irresponsabile. Pertanto, vanno bene la campagna di vaccinazione che lei ha proposto e il piano di distribuzione, però Ministro faccia attenzione, perché sui vaccini antinfluenzali, quando dovevamo intervenire su alcuni milioni di cittadini e sul potenziamento di un vaccino a cui comunque siamo abituati, abbiamo riscontrato delle difficoltà. Quando dovremo fare una campagna di vaccinazione che dovrà riguardare almeno 40 milioni di persone in tempi brevissimi, queste difficoltà si potrebbero amplificare in termini di distribuzione e utilizzo straordinario di mezzi. Per tale motivo abbiamo proposto l'Esercito. Se, infatti, ci affidiamo soltanto alle ASL, ai medici di base e a chi ha dato una mano nel periodo del vaccino antinfluenzale, di fronte ai milioni di vaccini da fare, rischiamo di trovarci in difficoltà. È importante non sbagliare. Abbiamo sperimentato i vaccini antinfluenzali, i tamponi e la distribuzione dei banchi a scuola. Su tutte queste cose abbiamo riscontrato delle criticità, però oggi quegli errori devono essere delle lezioni per non commetterli un'altra volta perché il passaggio del vaccino è decisivo e non ci possiamo permettere assolutamente di sbagliare. Pertanto, va bene il piano che lei ci ha sottoposto.

Rispetto al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, signor Ministro, sento sempre il disco rotto di chi dice che dobbiamo andare a casa, che non siamo in grado, di chi dice: «Ci vogliono rubare il Natale». Questa è stata l'espressione che ha utilizzato Salvini parecchie volte. Io credo che nessuno voglia rubare il Natale agli italiani. (Applausi).

La situazione di difficoltà è realmente oggettiva e nessuno ha il piacere di vivere il Natale in questo modo. Il problema è che noi non dobbiamo farci rubare il Natale, ma non dobbiamo neanche farci rubare i nostri affetti dal Covid-19, i nostri nonni, i nostri genitori, che saranno messi a rischio se il nostro comportamento non sarà all'altezza. Pertanto, mettere in sicurezza sanitaria il Paese è la nostra priorità. Dobbiamo superare l'ultimo miglio con l'Epifania, con l'ultimo giorno di ipotetiche feste natalizie. Dopodiché potremo finalmente far ripartire il Paese.

Non ascoltiamo, signor Ministro - e lei da questo punto di vista ci sta dando le giuste rassicurazioni -, chi, quest'estate, ci ha spiegato che avremmo dovuto aprire tutto e che stavamo sbagliando; sono state le stesse persone che, quando siamo ripartiti e c'era l'effetto dell'ondata estiva, ci hanno chiesto dove fosse il Governo quest'estate; sono le stesse persone che ora ci dicono: «Perché dovete chiudere a Natale? Facciamo festeggiare il Natale»; poi saranno gli stessi che ci diranno: «Per quale ragione avete riaperto a Natale, visto che c'è un'altra ondata?». La posizione politica è fluttuante a seconda della nostra.

Poiché il sovranismo e il populismo fanno politica costruendo sulle difficoltà altrui, senza sostenere, invece, il Paese nei momenti delicati, è chiaro che sarà sempre questo l'atteggiamento. Pertanto, ascoltiamo le idee migliori, ma, al tempo stesso, stiamo lontani dalle strumentalizzazioni.

Il piano sta funzionando, signor Ministro: l'indice RT a 1,08 e in diminuzione significa che il piano sta funzionando. Non è ancora sufficiente; lei ci ha detto che ci sono 320 casi su 100.000 abitanti, mentre, per poter essere nella normalità, dovrebbero esserci 50 casi ogni 100.000 abitanti. Bisogna quindi continuare a insistere su uno strumento che sta funzionando. Tutti quelli che hanno stigmatizzato le Regioni colorate di giallo o di rosso e che ci prendevano in giro dovrebbero ricredersi rispetto all'efficacia dell'azione messa in campo.

Naturalmente, signor Ministro, noi dobbiamo avere molto rispetto dei passaggi sacri che si tengono in Parlamento. Quando si decide di anticipare provvedimenti del Governo sul tema che riguarda il Covid-19 con passaggi parlamentari occorre ascoltare le indicazioni che arrivano dal Parlamento. Da un lato, convengo con lei sul fatto che l'emergenza sanitaria sia considerata una priorità: stiamo facendo bene; dall'altro lato, eviterei alcune angherie, signor Ministro: non ha senso che non si possano fare i pranzi il 25 e il 26 dicembre e il 1° e il 6 gennaio nei ristoranti, così come gli spostamenti da un Comune all'altro o tra una Regione e l'altra. Va bene l'ampliamento fino alle ore 21 dell'apertura degli esercizi commerciali.

Infine, signor Ministro, proviamo, se riusciamo, a far partire la scuola prima del 25 dicembre: non sarebbe male. Naturalmente si mettessero bene d'accordo i due Ministri, quella dei trasporti e quella dell'istruzione, perché l'una parla per l'altra, mentre noi vorremmo che ognuna delle due parlasse del suo settore di competenza. Si coordinassero, parlassero un po' meno e facessero un po' di più, perché questo è un tema assolutamente delicato. (Applausi).

Non capiamo altresì perché si debbano impedire, ad esempio, le crociere, che sono luoghi in cui possono essere fatti i tamponi per tutti e sono tutti sotto controllo.

A proposito dei nonni, mi è capitato di ascoltarne una che mi ha detto che, dopo ottant'anni da sola, non intende passare il Natale da sola, senza sua figlia, e che piuttosto preferisce morire. Davanti a espressioni del genere, che sono sicuramente molto forti, farei un pensiero rispetto al ricongiungimento con i nonni.

Naturalmente ad ogni chiusura deve corrispondere un ristoro prontamente dato, perché l'abbiamo detto e fatto fino ad ora, non sempre prontamente, ma gli ultimi ristori sono andati molto bene e dobbiamo garantirli anche successivamente.

Infine, non perdiamo il treno del recovery fund, che sarà l'ultima opportunità non per spendere risorse, ma per investirle e rilanciare il Paese. (Applausi).

ZAFFINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, osservo che come sempre la parte interessante degli interventi dei colleghi di maggioranza è negli ultimi cinque-sei secondi. Anche nell'intervento del senatore Faraone, la prima parte è quella dedicata alla piaggeria e l'ultima è quella riservata alle cose che non vanno. Se allarghiamo l'ultima parte e riduciamo la prima, forse riusciamo a combinare qualcosa di buono.

Ministro, lei è venuto per parlare del prossimo provvedimento definito Natale, visto che intitoliamo i provvedimenti sempre in modo molto colorato, e invece ci ha relazionato per due terzi del suo intervento sul tema dei vaccini. Va benissimo, naturalmente, e la ringraziamo per quanto ci ha detto, ma rimangono alcuni passaggi, su questo tema, che ci preoccupano fortemente.

Il primo è che affidiamo la parte distributiva, cioè la logistica, cioè la gestione di un intero piano vaccinale, al commissario Arcuri. Mi perdoni, Ministro, ma ci deve spiegare: se una struttura commissariale ha fallito in tutti i compiti che a questa struttura sono stati affidati (Applausi) (faccio riferimento alla app Immuni, all'indagine sierologica, alla distribuzione dei vaccini antinfluenzali, alla vicenda dei banchi a rotelle e chi più ne ha più ne metta) ci spieghi questo accanimento terapeutico nei confronti di Arcuri che, poverino, non aspetta altro che qualcun altro faccia il suo lavoro, visto che lui apertamente ha dichiarato, ad esempio, che la app Immuni ha fallito e, avendola fatta lui, è una sorta di reo confesso in una chiamata in correità rispetto al Governo. Peraltro, lei Ministro ci ha illustrato con grande dovizia il beneficio di aver agito nell'ambito delle istituzioni europee. Benissimo, ben fatto, ma vorrei farle osservare, Ministro, che nel Regno Unito cominciano a vaccinare la settimana prossima. Mi perdoni, Ministro, ma come giudico la bontà di un'operazione fatta dal Governo se non con la rapidità? Questo è un problema tempo-dipendente, come l'infarto. Gli inglesi vaccinano la settimana prossima e noi vacciniamo a primavera, come lei ha detto, signor Ministro, non so se si è reso conto di questo passaggio. Lei ha detto che la gran parte del nostro piano vaccinale si esplicherà a primavera. Noi vaccineremo, quindi, con quanti mesi di ritardo rispetto ad altri Paesi che non hanno seguito il percorso nell'ambito delle istituzioni europee? Lei si è vantato di non aver utilizzato quella clausola che ci dava modo di fare l'una e l'altra cosa, si è vantato del fatto di non aver agito andando oltre il sistema messo in campo dalle istituzioni europee e invece avrebbe dovuto semplicemente aprire i due canali, in modo da poter usufruire di quello che prima ci dava modo di cominciare a vaccinare.

Un'altra questione su cui lei ha taciuto, Ministro, mi perdoni, è quella riguardante il piano pandemico nazionale. È su tutti i giornali, è sulla bocca di tutti, lei non può tacere su queste circostanze. È venuto in Parlamento e qualcosa rispetto alle dichiarazioni di Ranieri Guerra ci dovrebbe dire anche rispetto ad esempio, a quello che scrive oggi il generale Lunelli.

Quest'ultimo, signor Ministro, dichiara che il piano che noi abbiamo a disposizione è privo della data di pubblicazione e di alcuna bibliografia, il che ha consentito di spacciarlo più volte come nuovo fino al 2016. Il piano, inoltre, non tiene conto di importanti linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità del 2003, 2009, 2013, 2017 e 2018; non è aderente alle disposizioni del Regolamento sanitario internazionale (che citiamo nella nostra proposta di risoluzione, cui lei ha dato parere negativo) che è un testo giuridicamente vincolante per l'Italia sulla prevenzione delle epidemie ed è stato ratificato nel giugno 2007. Inoltre nel piano non viene delineata una chiara struttura di coordinamento, comando e controllo, come è invece riportato in tutti i piani degli altri Paesi. L'assenza di un piano pandemico nazionale è la fonte di tutti i problemi che abbiamo riscontrato in questi mesi. (Applausi).

L'Organizzazione mondiale della sanità ci aveva dettato una strategia basata sulle famose 3T, che le ricordo perché lei, signor Ministro, non cita mai (ma capisco che non lo fa perché evidentemente sarebbe grave doverle spiegare). Quanto al testing, non abbiamo ancora attivato una campagna massiccia di test sulla popolazione con 500.00-600.000 test al giorno e non al mese. Ciò era peraltro stato richiesto con una mozione unitaria approvata da questo ramo del Parlamento. Quanto al tracing, l'app Immuni è fallita, come ha detto Arcuri. Chi può dirlo più di colui che l'ha progettata, pensata, pagata e affidata? È stato lui a dire che è fallita. Che faremo allora per tracciare? Quanto al treating, abbiamo denunciato l'assenza di protocolli di trattamento. Il protocollo tirato fuori solo qualche giorno fa non contiene le indicazioni utili e indispensabili, ossia il riferimento ai farmaci. I medici di medicina generale non hanno protocolli per la continuità assistenziale e le cure domiciliari e in ospedale c'è un mare di inappropriatezza sia in ingresso, che in uscita. Tutti e tre i pilastri indicati dall'Organizzazione mondiale della sanità non sono stati realizzati da questo Governo.

L'Esecutivo ha invece agito sui due pilastri facili e banali o - meglio - su uno solo di essi. Uno era quello che voi avete chiamato della mitigazione, mentre io chiamo dell'oppressione, danno grave, chiusura totale, lockdown. Avete fatto solo quello che era facile fare, ossia il lockdown. Signor Ministro, di lockdown ne abbiamo fatti due, perché questo è un lockdown a tutti gli effetti, ancorché mascherato. Avete aperto maldestramente le scuole, per poi doverle richiudere velocemente. Avete adottato DPCM a grappolo, come i mal di testa. Avete adottato quattro decreti ristori, e forse approverete il quinto. Signor Ministro, se lei gioca a tressette, questo funziona quando si gioca una carta e si dice come passa. Ma noi siamo - o dovremmo essere - legislatori e, in un momento di grave emergenza come questa, adottare quattro decreti ristori è grave.

Il presidente Conte è andato in televisione a dire che a metà novembre i ristori sarebbero arrivati. Ho scommesso un caffè con lui in quest'Aula e l'ho vinto. A me non interessa del caffè; interessa che la scommessa sia stata persa dagli italiani e, soprattutto, da questo Governo.

Signor Ministro, ci doveva parlare del Natale, ma ci faccia la grande cortesia di risparmiarci la morale e dirci come dobbiamo viverlo, che è una dimensione intima e dobbiamo viverlo a casa, lontani dall'amante o dalla fidanzata. Non ci interessa. Sappiamo da soli come vivere il Natale e non ce lo deve venire a dire il presidente Conte in televisione a beneficio di telecamera.

Signor Ministro, basta con apparizioni in televisione di gente come il sottosegretario Zampa. Io salvo Sileri perché almeno si attiene ai fatti e, per questo, gli faccio un minimo di congratulazioni (visto che è un medico, cerca di parlare di quello che sa). Ripeto, risparmiateci queste apparizioni televisive a beneficio di telecamera.

Ministro, anche lei stamattina ha fatto la replica a beneficio di telecamera, ripetendo pedissequamente il contenuto del primo intervento. Questa cosa non è rispettosa, al contrario di quello che lei dice continuamente, dell'ascolto dell'Assemblea. Lei ha parlato infatti, come nel primo intervento, copiandolo e incollandolo, solo perché era partita la diretta TV.

Allora, Ministro, ha parlato dell'obbligatorietà dei vaccini. Mi perdoni, però, come farà ad essere obbligatorio il vaccino? Cosa vi inventerete? Lei ha detto che state valutando l'obbligatorietà dei vaccini. Come farete? Darete retta al senatore Faraone che dice che per entrare al ristorante dovremo presentare il tesserino che abbiamo fatto il vaccino? Non so cosa vi inventerete.

Mi perdoni, Ministro, ma l'unica obbligatorietà è quella che viene dal consenso istituzionale. Se infatti sono fallite l'App immuni e l'indagine sierologica, se non avete attuato tutto quello che le Camere vi avevano suggerito, compreso questo ramo del Parlamento con una mozione approvata all'unanimità, è perché gli italiani non si fidano di questo Governo in quanto continuate a promettere menzogne e a raccontare storielle. (Applausi). Basta.

Allora spostiamo il Natale, spostiamolo di due ore. Faccio una proposta: allunghiamo di un paio di mesi, visto che la campagna vaccinale parte a primavera, accorpiamolo al 25 aprile e al primo maggio così abbiamo fatto contenti tutti, fanfara festa e tutto va... (Il microfono si disattiva automaticamente).

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 12,58)

(Segue ZAFFINI). Credo che tutto questo meriti un punto di chiusura, un punto fermo. Allora, Ministro, da qui in avanti, mi perdoni, ma non basta più l'atteggiamento, che io più volte le ho descritto che è quello del democristiano. Fra l'altro, è presente il presidente Casini che su questo la batte e - diciamo - non c'è partita. Faccia il suo compito, eserciti il suo ruolo, ma lo faccia con decisioni chiare agli italiani, alle istituzioni e, soprattutto, alla comunità scientifica, perché di questo passo noi, molto probabilmente, ci troveremo dentro la terza ondata. (Applausi).

ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, signor Ministro, noi condividiamo le sue comunicazioni. Cercando di fare un ragionamento un po' diverso da quelli che ho ascoltato fino ad ora, vorrei provare a proporre a tutti noi e ai cittadini del nostro Paese una riflessione. Siamo, a mio avviso, in un momento decisivo e le scelte che faremo nei prossimi giorni, con il DPCM e con il nostro comportamento, saranno decisive per l'oggi e soprattutto per il futuro.

Partiamo da un dato; credo onestamente possa essere riconosciuto che, al di là del dibattito sulla zonizzazione che abbiamo fatto, essa abbia dato esiti positivi. Si è ridotto l'indice Rt e molte Regioni hanno raggiunto un risultato importante. Siamo fuori dal tunnel? No e a questo proposito io spero (e sono sicuro che il Governo lo farà) che l'esperienza dell'estate sia un'indicazione e un monito per tutti noi. Spesso accade che quando si assume la decisione di restringere un'attività piuttosto che un'altra, si discuta e si intervenga per dire che deve essere aperta e che, viceversa, quando ciò non accade si chieda di chiudere. Questo è accaduto, colleghe e colleghi, a tutti in tutti questi mesi.

Ritengo pertanto, signor Ministro, che il prossimo DPCM il Governo lo debba certamente concordare con le Regioni, evitando - faccio un appello - la discussione e le contrapposizioni che ci sono state in queste settimane. Gli italiani hanno bisogno di chiarezza, hanno bisogno di capire le finalità delle scelte in modo trasparente e credo che il Governo sarà pienamente in grado di farlo. Gli italiani hanno altresì bisogno che Regioni, Comuni, Stato centrale e Governo assumano un atteggiamento univoco, vorrei dire perfino dal punto di vista culturale, come hanno spiegato anche diversi Presidenti delle Regioni (che non sono governatori, lo ribadisco per chiarezza istituzionale) di diversi orientamenti politici. Non basta, cioè, la norma, non basta il DPCM, non basta la delibera del Presidente; occorre un clima, una condivisione complessiva che riesca a fare in modo che questo periodo importante dal punto di vista familiare, degli affetti, delle relazioni, non possa replicare ciò che è accaduto nell'estate che ci sta alle spalle. Questo è importantissimo, perfino di più della norma specifica su questo o quell'intervento.

Occorre una responsabilità comune, poi discuteremo - spero presto - della questione dei rapporti tra Stato e Regioni e, al riguardo, avanzo un'ipotesi di lavoro. Dato che uno dei temi di questa vicenda nasce dal fatto che il Parlamento non ha mai desunto i principi fondamentali dell'articolo 117 della Costituzione, in attesa della revisione costituzionale facciamo la riforma della sanità e in quella desumiamo i principi fondamentali, perché il sistema sanitario è nazionale e il diritto dei cittadini alla salute è per tutto il Paese. Faremmo un passo in avanti.

Infine, vorrei dire qualcosa sui vaccini; avevamo anche predisposto una riformulazione che per ragioni tecniche non è stata presentata.

Prima di tutto occorre trasparenza, anche, come ha detto il signor Ministro, dal punto di vista della sicurezza che va assicurata ai cittadini in modo chiaro.

In secondo luogo, il piano va bene, ma io le chiedo se non sia il caso di dargli una forza legislativa di norma primaria, in modo tale che sia chiaro a tutto il Paese, a tutti i soggetti interessati alla sua gestione, che il piano si applica interamente, su tutto il territorio nazionale, in modo assolutamente eguale per tutti i cittadini. Quella che è stata fatta è una scelta positiva importante, anzi un lavoro importante che è stato compiuto a livello europeo per i vaccini. Signor Ministro, bisogna garantire la massima trasparenza ed è molto importante che il vaccino sia gratuito e per tutti i cittadini. Non c'è business, diciamolo in modo molto chiaro.

A questo proposito, avviandomi alla conclusione, sottolineo un punto della nostra proposta di risoluzione riformulata che non siamo riusciti a presentare in tempo.

È fondamentale che il nostro Governo assuma un impegno, a livello europeo e globale, per fare in modo che i vaccini anti-Covid vedano il superamento dei brevetti e dei diritti di proprietà. È una scelta strategica che riguarda il mondo e tanti Paesi che diversamente rischierebbero, con conseguenze gravissime, di non potere avere il vaccino.

Sulla base di questi principi approviamo le sue comunicazioni e confidiamo in un ruolo e in una forza del Governo nel costruire questo impianto comune della Repubblica. (Applausi).

COLLINA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COLLINA (PD). Signor Ministro, la ringrazio per le dichiarazioni che ha reso al Senato alla vigilia di uno dei passaggi più importanti da quando la pandemia si è manifestata. Affrontare il Natale è un passaggio importante, perché lo facciamo con un carico di consapevolezza maggiore rispetto a nove mesi fa. Abbiamo conosciuto meglio il virus, sappiamo quanto sia pericoloso e sappiamo quanto sia capace di trasmettersi attraverso le persone nei momenti di socialità e di assembramento. Conosciamo l'impatto del virus sul nostro sistema sanitario, sappiamo anche quale sia l'impatto del virus sulla vita sociale di giovani, di famiglie e di anziani e conosciamo le ricadute sul sistema economico e delle imprese del nostro Paese, specie quelle degli esercizi pubblici e del turismo. Ma sappiamo anche quale sia l'efficacia delle azioni di contrasto alla diffusione del virus, perché abbiamo sperimentato differenti intensità di provvedimenti, sempre con l'obiettivo di salvaguardare la salute e poi di contenere tutti gli altri effetti negativi sulla comunità e sull'economia.

Ad una prima risposta alla pandemia, cioè il lockdown nazionale generalizzato attuato in primavera, che non ha eradicato il virus, ma non poteva farlo per evidenti differenze di azione tra gli Stati europei, quando il virus ha ripreso a trasmettersi alla fine dell'estate abbiamo fatto seguire una risposta graduata e differenziata sul territorio nazionale, basata su un sistema di monitoraggio che sta funzionando. La colorazione delle Regioni è il modo sintetico per descrivere sia lo stato di fatto della pandemia, sia le relative indicazioni sui comportamenti da seguire per ridurre i contagi. La sua relazione, signor Ministro, dà atto di questa efficacia e la tendenza ci porta a ritenere che alla vigilia di Natale buona parte delle Regioni saranno in zona gialla. Solo se fosse veramente così, nonostante questa previsione sia realistica, ci appresteremmo a mettere in atto delle azioni che aumenteranno nel periodo natalizio i vincoli proprio delle zone gialle, con impatti molto diversi da Regione a Regione.

Conosciamo tutti cosa significa il periodo natalizio in termini di movimentazione di persone e merci e comprendiamo i rischi maggiori che si verifichino situazioni fuori controllo, ma sappiamo anche che se non può essere un "liberi tutti", allo stesso modo non può essere una cortina di ferro. Questo ci deve muovere con l'intento di contenere in modo adeguato e dare maggiore ordine alle attività che a Natale i cittadini e le famiglie si aspettano di poter fare almeno in una certa parte, perché sarà comunque un Natale diverso con dei sacrifici da affrontare. Oggi si può fissare una linea di rigore, ma questa può reggere soprattutto se quando la comunichiamo si rafforza nei cittadini la convinzione che i comportamenti responsabili sono la base per la lotta alla pandemia che stiamo conducendo a tutti i livelli istituzionali. Se fissiamo una linea di rigore che non genera convinzione e adesione da parte dei cittadini, rischiamo effetti controproducenti.

Proprio per il carico di consapevolezza che ho descritto prima, al netto dei focolai che dovessero manifestarsi, ci si deve orientare comunque su azioni che consentano una coerenza su tutto il territorio nazionale delle misure relative alle aperture delle attività economiche affinché, per esempio, non vi siano zone dove gli alberghi possono stare aperti e zone dove devono restare chiusi. Allo stesso modo, crediamo che siano da prendere in considerazione - per una valutazione più attenta - azioni che consentano alle famiglie di ricongiungersi con genitori anziani soli anche tra Regioni diverse e anche in dimore diverse dalla residenza.

Il tema delle scuole è decisivo per il futuro del nostro Paese. Vogliamo le scuole aperte in sicurezza, ma ciò significa che possono essere riaperte solo quando tutta la filiera interessata sia in condizioni di sicurezza: dal sistema dei trasporti fino all'organizzazione di eventuali turni di ingresso e svolgimento delle lezioni.

Le comunicazioni del ministro Speranza ci mettono in un'attesa che ragionevolmente non andrà delusa riguardo alla disponibilità dei vaccini nei prossimi mesi. Condividiamo gli obiettivi e la strategia del Ministro riguardo alla gestione della distribuzione dei vaccini alla quale ci stiamo preparando. Si tratta delle giuste premesse per la costruzione di un piano operativo che necessita di un dispiegamento di risorse umane e organizzative, che giustamente va gestito in modo centralizzato, di concerto con le Regioni e le Province autonome. Per esempio, sui vaccini antinfluenzali non c'è una gestione centralizzata, ma gli acquisti vengono fatti Regione per Regione. Quindi, dobbiamo evitare quei problemi che si sono verificati. Comprendiamo che per il sistema sanitario si tratta di una sfida nella sfida: gestire il decorso della pandemia nel mentre si affronta la campagna vaccinale.

Il coinvolgimento delle Forze armate attraverso l'indirizzo del ministro Guerini sarà decisivo per dare tempestività ed efficacia al piano operativo di vaccinazione. Le Forze armate, una volta di più, si dimostrano un'insostituibile infrastruttura del Paese integrata nei processi di gestione e di superamento delle emergenze.

Voglio sottolineare, a questo punto, il lavoro fatto dal ministro Speranza sul piano europeo sia per coordinare le azioni di contenimento della pandemia - e il DPCM relativo al periodo natalizio sarà un passaggio importante di verifica - sia per impostare in modo adeguato la gestione europea di opzione, acquisto e distribuzione dei vaccini.

L'iniziativa dell'Italia ha contribuito ad allineare l'Europa su un più alto livello di considerazione da riservare ai sistemi sanitari nazionali. Se così non fosse, non saremmo giunti alla storica proposta di modifica della natura dei fondi MES, susseguente alla modifica delle modalità per il loro utilizzo, ma su questo voglio esprimere una valutazione, e vado a concludere.

La nostra discussione nazionale è tutta centrata su quello che deve fare l'Europa. Credo, invece, che sia giunto il momento di concentrarci su quello che deve fare l'Italia.

Signor Ministro, da settimane abbiamo chiara la necessità di un piano strategico di modernizzazione della sanità italiana che espliciti la visione che vogliamo attuare affinché il sistema sanitario italiano sia in grado di affrontare nuove eventuali sfide pandemiche, ma con la capacità di assicurare la continuità terapeutica e di intervento per le altre patologie. Lei è venuto in quest'Aula e questi discorsi li ha ascoltati molte volte.

Abbiamo messo risorse significative per affrontare l'emergenza per le assunzioni, per i Covid hospital, ma non abbiamo definito un progetto che chiarisca gli investimenti che cambiano la nostra sanità con servizi territoriali diversamente organizzati, come la telemedicina, con un ridisegno dei ruoli sul territorio, con nuove tecnologie per la prevenzione e la cura.

Credo sia giunto il momento di presentare questo progetto e così capiremo tutti a cosa servono all'Italia i 35 miliardi di risorse del MES.

Se il progetto degli investimenti che disegnano la sanità di domani non viene prodotto, signor Ministro, potremo discutere ancora sull'Europa, ma la discussione non avrà costrutto.

Certo, c'è anche il tema finanziario, perché quest'anno abbiamo contratto 100 miliardi di euro di debito e ne dovremo restituire più di 100. Invece, per quel che riguarda i 35 miliardi di euro del MES, ne dovremo restituire meno di 35. Il progetto che chiarirà la dimensione degli investimenti nella sanità, consentendoci di decidere quale fonte di finanziamento utilizzare, rappresenta però il punto centrale. Il Partito Democratico lavora in questa direzione e il Gruppo PD del Senato darà il senso concreto di questa volontà, attraverso il voto favorevole alla proposta di risoluzione della maggioranza. (Applausi).

FERRO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRO (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, ho ascoltato con attenzione la relazione e gli interventi in discussione generale e, sulla parte più precipuamente tecnico-sanitaria, richiamo gli interventi dei colleghi senatori Binetti e Moles, intervenuti in precedenza. È pur vero che stiamo parlando di comunicazioni riguardanti il piano di vaccinazione e, a questo proposito, abbiamo sentito l'opzione di 202 milioni di dosi, che dovrebbero essere sufficienti per la doppia vaccinazione, come ha detto il signor Ministro, e per approntare la riserva di alcune scorte.

Sul piano dei vaccini, signor Ministro, riteniamo fondamentale una comunicazione seria, precisa e puntuale al Paese, per non dividerci. Se le autorità scientifiche italiane, europee e mondiali certificano che tutto è a posto - starà a lei, signor Ministro, garantirci da questo punto di vista - è fondamentale che la comunicazione al Paese sia efficace e precisa e che non ci si divida su questo tema. Chiaramente serve ampia libertà, ma dobbiamo spingere perché la vaccinazione sia effettiva. Non so se sia percorribile il consiglio del collega senatore Errani, di prevedere un atto legislativo in merito, ma mi sembra che la condivisione di questo aspetto sia essenziale.

Veniamo ad altri aspetti: capisco che lei sia il Ministro della salute, ma noto che non è stato fatto nessun riferimento al dopo. Stiamo parlando di un sistema pandemico, che sta comportando una crisi sociale ed economica molto evidente e dunque queste due realtà sono pendant, sono unite. Dovremo aspettare l'ennesima conferenza stampa serale, in cui il presidente Conte illustrerà i vari DPCM, ma dobbiamo fare attenzione, perché, dai primi passi che abbiamo visto in questi giorni, si pone il tema del MES. Non facciamo confusione, mettendo insieme tutto, anche quello che non va messo insieme. Il MES sanitario è un'opportunità per il nostro Paese: si tratta di 37 miliardi di euro, che ci servono immediatamente e il no da parte del MoVimento 5 Stelle ci costa 200 o 300 milioni di euro all'anno di interessi che dobbiamo pagare, rimborsando dunque 3 miliardi di euro in dieci anni: pensiamo a quante cose potremmo fare con questi soldi.

Il collega senatore Errani - è la seconda volta che lo dice - vuole rivedere il sistema della sanità: vedo strisciante uno statalismo, che non ci piace (Applausi). Signor Ministro, dica di no: non dobbiamo tornare indietro rispetto a percorsi, che hanno permesso alla sanità - obiettivamente non in tutto il Paese, ma in gran parte dello stesso - di essere efficace, efficiente, all'avanguardia, con delle attrazioni anche a livello europeo, vista la loro valenza. Non torniamo indietro su queste cose, perché abbiamo già visto cosa vuol dire centralizzare.

Manca dunque qualsiasi riferimento al dopo, all'economia, alle imprese, al mondo del lavoro, della cultura e del turismo. Non facciamo in questa sede una gara a citare i vari codici, ma stabiliamo delle regole chiare e precise. Ci è già stato annunciato un ennesimo decreto-legge e qualcuno ha proposto di chiamarlo decreto Natale, ma lo chiamerei decreto ripartenza, perché se il Paese non riparte, signor Ministro, lei può riaprire quello che vuole, ma rimaniamo fermi. Abbiamo assoluto bisogno di dare certezze, indicazioni e per questo, presidente Casini, ci vuole la politica, quella con la P maiuscola, che deve avere visione, progettualità, idee che non si trovano sui social ma richiedono studio, approfondimento, storia e tradizione che non noto.

Noi riteniamo, signor Ministro, che siano necessarie idee più precise rispetto a quelle che ci avete illustrato fino adesso. Ci sembra che sopravanzi un pensiero molto, molto debole dal punto di vista della soluzione delle problematiche attuali. C'è una visione solo contingente che non ci permette di comprendere come porteremo il nostro Paese fuori da queste secche. Siete anche disordinati, ma la nostra economia è forte e comprende eccellenze in molti settori diversi. Abbiamo bisogno di un Governo che metta al centro l'impresa, che metta al centro il lavoro con regole chiare e precise. (Applausi). E abbiamo bisogno che lo faccia anche durante la pandemia perché siamo sicuri che la pandemia sarà superata e se dopo il nostro Paese sarà distrutto, avremo solo perso tempo.

Noi riteniamo, signor Ministro, che vi sia una evidente esagerazione nelle restrizioni delle attività economiche. Anziché volare alto, la maggioranza si aggrappa a vecchie e logore bandiere identitarie per dare soddisfazione ai propri tifosi, ai propri fan. Così i 5 Stelle si aggrappano al rifiuto del MES sanitario, LeU e parte del PD propongono una patrimoniale, ma l'ABC insegna che in un momento di crisi economica tassare ulteriormente vorrebbe dire dare il colpo di grazia all'Italia. (Applausi).

Dal punto di vista mediatico, un po' di rumore siete riusciti a farlo. È un danno di immagine che fate al nostro Paese. Continuate a parlare quando l'unica cosa che il Governo dovrebbe fare sarebbe l'elaborazione di progetti per utilizzare al meglio, per esempio, i soldi del recovery fund. C'è un chiacchiericcio costante che stordisce gli italiani e li disorienta.

Signor Ministro, per quanto riguarda i fondi previsti per il recovery plan, Piano nazionale di ripresa e resilienza, siete talmente divisi che anziché individuare un Ministro unico competente, avete fatto una triplice con sotto trecentocinquanta consulenti con tutti i lavori dei Ministeri sottostanti che hanno tirato fuori dagli archivi vecchi progetti stantii e superati. (Applausi).

Bisogna semplificare e voi complicate. Attraverso il Next generation EU, l'Italia arriva ad avere 209 miliardi complessivi. Dobbiamo definire il nostro piano nazionale di ripresa e resilienza entro aprile 2021. Le risorse andranno poi spese entro il 2026. Se non procediamo con linee di semplificazione e non sburocratizziamo, stiamo assolutamente certi che non arriveremo in tempo ad avere tutti gli atti amministrativi necessari per tradurre questi progetti in realtà. Bisogna superare la crisi economica e sociale che è causata dalla pandemia. Va accelerata la trasformazione del nostro Paese in senso moderno.

Le categorie sociali si stanno lamentando, signor Ministro. Noi riteniamo che si debba fare attenzione: il Paese va ascoltato e va aiutato non con i proclami, ma concretamente e realmente. I soldi non arrivano o non sono arrivati tutti. A mezzanotte di domenica si saprà se si devono pagare o meno le tasse. Signor Ministro, siamo in un momento in cui il Paese richiede uno sforzo con un presupposto che manca a questa maggioranza: la visione di un Paese nuovo e moderno. (Applausi).

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, cari colleghi, proviamo a costruire e a offrire spunti per andare avanti insieme; l'abbiamo dimostrato come centrodestra, senza che nessuno ci dovesse fare lezione: abbiamo votato unitariamente lo scostamento di bilancio, perché finalmente, invece di fare regalini agli amici degli amici, monopattini e banchi con le rotelle, abbiamo deciso di aiutare partite IVA, lavoratori autonomi, professionisti e artigiani. E il centrodestra c'è stato.

Signor Ministro, verifichiamo cosa non ha funzionato, per provare a far meglio nelle prossime settimane. Innanzitutto, faccio una premessa su infermieri e personale sanitario: smettetela di chiamarli eroi, se non concedete loro neanche un euro di premio sullo stipendio. (Applausi). È una presa in giro. Se, Dio non voglia, si arriverà allo sciopero generale indetto dai sindacati per il pubblico impiego, perché il Governo non ascolta e mette aumenti contrattuali per gli infermieri e il personale sanitario solo sulla carta, ma poi non arriveranno, è una presa in giro per chi sta combattendo oggi negli ospedali contro il virus e per tutto il popolo del lavoro autonomo e del lavoro dipendente privato, che non si merita questo trattamento. Signor Ministro, chieda dunque al suo collega, presidente Conte, di ascoltare e di incontrare.

Vaccini. In Gran Bretagna cominciano a vaccinare la settimana prossima; ci dicevano che la sua uscita dall'Europa avrebbe portato quel Paese alla rovina, ma parte due mesi prima di noi a vaccinare i suoi cittadini. (Applausi). Delle due l'una: o hanno qualcosa di sbagliato a Londra o non funziona qualcosa da noi. Abbiamo letto però che l'Agenzia europea del farmaco ha convocato una riunione d'urgenza per entrare nel merito dei vaccini. Badate bene, oggi è il 2 dicembre e la riunione d'urgenza a Bruxelles è stata convocata per il 29 prossimo venturo: c'è un concetto di urgenza che sul pianeta Terra è diverso rispetto al pianeta Europa. Quindi, signor Ministro, mettiamoci d'accordo.

In Turchia partono la settimana prossima - questo è il massimo - con il vaccino che arriva dalla Cina. Dovremo prima o poi portare anche in quest'Aula un momento di chiarezza, perché non è possibile che il Paese che ha contagiato il resto del mondo poi faccia business curando il mondo che ha contagiato. (Applausi). Qualcuno dovrà dare spiegazioni su quello che non è stato fatto a Pechino. O il vaccino della Pfizer funziona a Londra e non a Roma, oppure non si capisce perché comincino prima lì che a casa nostra.

Tutto questo è in mano a "Superman", il commissario Arcuri. Nei mesi della pandemia - lo dico per chi ci segue da casa, perché chi è in questo Palazzo lo sa - al commissario Arcuri sono state affidate: la gestione delle mascherine e dell'ossigeno (pessima); la gestione della riapertura delle scuole (pessima); la gestione dell'app Immuni (fallita). Adesso, ad adiuvandum, gli è stata affidata la soluzione del problema dell'Ilva di Taranto, e il mio pensiero e il mio abbraccio vanno agli operai e ai cittadini di quella città (Applausi), perché, se sono in mano a questo signore, hanno poco di cui stare tranquilli. Visto che ha avuto successo su tutto, gli diamo anche la gestione dei vaccini.

Mi risulta - signor ministro Speranza, verifichi se è vero - che le associazioni sindacali del trasporto da settimane abbiano dato la loro disponibilità a trovarsi intorno a un tavolo del Governo per organizzare il trasporto e la distribuzione dei vaccini, se e quando arriveranno, ma che nessuno le abbia contattate. Se siamo una Repubblica fondata sul commissario Arcuri e sulle task force, cambiate la Costituzione; altrimenti, ascoltate il Paese (Applausi), perché, visto com'è andata in passato, rischiamo di fallire in futuro. (Applausi).

Spero, signor Ministro, che la prossima volta si riesca a parlare con lei anche dei problemi dei milioni di malati non Covid: ci sono liste d'attesa spaventose, visite e operazioni rimandate; c'è il mondo dei malati oncologici, che sono in fila come gli altri e non se lo meritano, mentre lottano contro il cancro, e che qualche disgraziato collega senatore ritiene italiani di serie B. (Applausi).

Aspettiamo una risposta - e noi, come Lega e come centrodestra, abbiamo fatto proposte - sulle terapie a domicilio.

Ringrazio quei medici che, sua sponte, stanno salvando migliaia di vite, così come quei farmacisti che, sua sponte, stanno mettendo a disposizione i loro spazi per eseguire i tamponi all'esterno delle farmacie, cosa che è vietata e questo è surreale. Fra i 6.000 DPCM che Conte ci ha regalato in questi mesi, non avete trovato il modo di cancellare un Regio decreto del 1934 che vieta ai farmacisti di fare punture e tamponi nelle loro sedi. Nel prossimo DPCM superate almeno quest'eredità del passato e permettete ai farmacisti di fare il loro lavoro. (Applausi).

Signor Ministro, e veniamo alla cosa incredibile, prima di fare una richiesta: nessuno pensa al Capodanno con i veglioni da 200 persone, col cappellino, la trombetta e il trenino sulle note di «Maracaibo» di fantozziana memoria. Nessuno pensa all'urgenza di andare a trovare l'amante o il fidanzatino di sedici anni dall'altra parte d'Italia; però, siccome avete deciso - questo leggiamo sui giornali - di chiudere gli italiani in casa e nei confini del loro Comune a Natale, Santo Stefano e Capodanno, almeno ricordatevi non di chi avrebbe voglia di andare a farsi un giro sulla tavola da snowboard sulle montagne italiane, ma dei milioni di genitori separati o divorziati che vivono in Italia e dei loro figli (Applausi), di bambini che hanno diritto, almeno a Natale, di stare con la mamma e con il papà; e, se il papà sta a Milano e la mamma a Palermo, chi bloccherà quel papà o quella mamma? (Applausi). C'è un mondo di genitori separati o divorziati e di nonni che non vedono i nipoti: non stiamo parlando di qualche viziato che vuole andare a divertirsi. (Applausi).

Questa è l'Italia, con milioni di anziani soli, con disabili senza assistenza domiciliare. Signor Ministro, le chiedo una cortesia in vista della Giornata internazionale delle persone con disabilità che ricorre domani. In manovra economica - e la invito a mettere voce in capitolo - il Governo per recepire un'indicazione europea, e torno a parlare di Europa, renderà soggette all'IVA, rovinandole, 300.000 associazioni di volontariato italiane, obbligandole ad avere una partita IVA. Mi sembra il modo peggiore di celebrare la Giornata internazionale delle persone con disabilità, portando ulteriore burocrazia nelle sedi di quel terzo settore e di quel volontariato che in questi mesi hanno fatto miracoli in Italia e hanno reso grande il nostro Paese. (Applausi). Non complicate la vita al terzo settore e al volontariato.

Mi avvio a concludere, signor Ministro, facendo riferimento alle proposte sul trasporto pubblico, ad esempio. Il problema della scuola non è nato in classe, ma, come tutti avevano previsto, fuori dalle classi. Mi spiega che senso ha chiudere i romani a Roma, i palermitani a Palermo e gli aostani ad Aosta il giorno di Natale e di Santo Stefano e poi far viaggiare migliaia di persone sulla stessa metropolitana, sugli stessi autobus e sugli stessi treni? (Applausi). Forse il contagio in montagna è più pericoloso di quello in città? Ricordo, tra l'altro, che turismo invernale vuol dire centinaia di migliaia di posti di lavoro e 20 miliardi di euro di fatturato, quindi non prendete in giro gli albergatori.

La cosa surreale, signor Ministro - e questo i mesi scorsi dovrebbero averlo insegnato - è che al 2 dicembre manca una programmazione. Non è possibile che chiunque abbia un'azienda, un negozio, uno studio professionale o un'attività artigianale il 2 dicembre non sappia ancora cosa gli succederà fra 20 giorni. Non è possibile, signor Ministro, navigare a vista di settimana in settimana, con sindaci che non sanno, governatori che non sanno, precari, stagionali, operai e commercianti che non sanno. Una volta che avete preso la decisione, portatela avanti e non fate come quest'estate avanti e indietro, apro e chiudo, più volte. Noi ci siamo, se però - lo ripeto - ci ascoltate.

Le dico già da oggi che non possiamo affidare il futuro degli italiani in mano a un signore solo, al signor Arcuri, che ha fallito sul passato e di cui peraltro oggi leggiamo sulla prima pagina de «La Verità».

Dico ai colleghi che giustamente rivendicano "onestà, onestà, onestà!" che in procura a Roma c'è un'indagine sulle mascherine ordinate da Arcuri in Cina, con commissioni di 72 milioni di euro. A questo signore non lascio in mano la salute dei miei figli, lo sottolineo. (Applausi). Forse c'è qualcosa che non sappiamo, altrimenti non si può parlare di merito e premiare chi non lo riconosce.

Signor ministro Speranza, ascolteremo ciò che la comunità scientifica ci suggerirà. Spero che in questi pochi minuti abbia colto il fatto che vogliamo costruire, facendo tesoro degli errori commessi in passato. Ripeto un mio pensiero: mettetevi una mano sul cuore, pensando alle mamme e ai papà, agli studenti e ai lavoratori che stanno a mille chilometri da casa e che almeno il giorno di Natale e di Santo Stefano non vorrebbero fare festini o festoni, ma semplicemente abbracciare la mamma, il papà, la moglie e il marito.

Concludo dedicando l'intervento a 18 pescatori che temo passeranno il Natale lontano da casa, sequestrati in Libia, perché il Governo per loro non ha mosso un dito. (Applausi). Avete speso milioni per riportare in Italia gente che andava in giro per il mondo a farsi gli affari suoi e non state spendendo una lira per riportare in Italia lavoratori del nostro Paese. (Commenti). Buon Natale a tutti! (Applausi).

PIRRO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, vorrei ringraziarla per la puntualità della sua informativa.

Siamo tutti purtroppo consapevoli o dovremmo esserlo del momento che ancora oggi stiamo vivendo. Dovrebbe esserlo anche il senatore Centinaio, ma non lo sembra: dovrebbe sapere che il suo leader si presentava in Senato senza mascherina (Applausi); dovrebbe sapere che quest'estate hanno organizzato un comizio che si è tramutato in un focolaio; dovrebbe sapere che quest'estate le Regioni guidate dalla Lega non hanno fatto ciò che avrebbero dovuto e siamo arrivati a settembre con ritardi non certo dovuti a chi aveva stanziato le risorse mesi prima, come ha fatto questo Governo. È vergognoso sentire queste parole in Aula. L'Esecutivo ha sempre dato regole precise, fondate sulla responsabilità e sulla tutela della salute e, se qualche persona non le ha rispettate, è anche grazie al pessimo esempio che ha dato chi siede alla mia sinistra in questo emiciclo. (Applausi).

È vero, il Natale è alle porte, come sicuramente lo è che sarà diverso da tutti gli altri, perché quest'anno il regalo più bello che potremo farci è proteggerci. Non capirlo significa andare contro dati scientifici e non rendersi conto della situazione che sta vivendo tutta l'Europa. Ci si protegge evitando cenoni, abbracci, veglioni e, in qualche modo, lo spirito di Natale, che è quello di stare tutti insieme. Purtroppo quest'anno stare insieme è proprio ciò che non possiamo permetterci.

Grazie alle misure messe in campo dal Governo e da lei, siamo riusciti a contenere finora questa seconda ondata, che comunque è stata violenta, ha messo nuovamente in difficoltà il nostro Sistema sanitario e ha visto perdere la vita a moltissime persone.

Vorrei ricordare allora che purtroppo - come ci ha ricordato la Corte dei conti solo qualche giorno fa - molte Regioni si sono fatte trovare impreparate, di nuovo, né hanno potenziato i posti letto in terapia intensiva, nonostante il Governo avesse stanziato i fondi, né hanno attivato - come avrebbero dovuto - le unità speciali di continuità assistenziale (USCA) né assunto gli infermieri di famiglia.

Potrei ricordare che, a causa dei tagli fatti negli anni passati, la nostra medicina territoriale è stata indebolita a tal punto da non riuscire a sostenere le necessità dell'emergenza. Potrei ricordare che, da quando il MoVimento 5 Stelle è al Governo del Paese, abbiamo invertito questa tendenza, arrivando a stanziare oltre 12 miliardi di euro, gli ultimi 4 dei quali con la legge di bilancio di quest'anno.

Ancora, potrei ricordare che chi prima di noi non aveva programmato il fabbisogno dei medici specialisti ha fatto sì che ora manchino e che i bandi vadano deserti, altro aspetto su cui il MoVimento 5 Stelle è intervenuto, sia aumentando i contratti di formazione specialistica, sia creando una struttura che programmi proprio in base al reale fabbisogno del Sistema sanitario nazionale.

Potrei ricordare che aver dato soldi pubblici ai privati, come ha fatto la Lombardia, si è rivelato un fatale errore e che la riforma del Titolo V della Costituzione ha platealmente fallito. (Applausi).

D'altra parte, sono dieci anni che il MoVimento 5 Stelle chiede di far tornare la sanità allo Stato e abbiamo anche depositato un disegno di legge in Senato per questo.

Potrei ricordare che le Regioni che quest'estate hanno permesso la riapertura delle discoteche - alcune anche con modalità rimaste oscure, come in Sardegna - hanno commesso una leggerezza, non controllando a dovere cosa poi vi succedeva. Oggi siamo qui e, anziché parlare degli stabilimenti balneari e delle discoteche, parliamo degli impianti da sci. Sarebbe davvero un errore imperdonabile abbassare la guardia in pieno inverno, con ciò che ne conseguirebbe. Sarebbe un errore imperdonabile non rendersi conto che in questo momento l'unica priorità dev'essere la tutela della salute. (Applausi).

Il Governo ha approvato un quarto decreto ristori, che serve proprio a sostenere le imprese in difficoltà e i lavoratori. Pensare di sacrificare vite umane a interessi economici, però, è una scelta che, in tutta coscienza, nessuno può prendere. A gennaio inizieranno ad arrivare i primi vaccini e cominceremo a intravedere la luce in fondo al tunnel. Le nostre vite, nel giro di qualche mese, inizieranno a tornare alla normalità. Per inciso, dovremmo inserire nei protocolli per le quarantene l'esonero per chi ha già contratto il Covid-19 e per chi si vaccina, magari prevedendo a supporto un test sierologico che attesti un adeguato titolo anticorpale.

Ma torniamo a noi. Ricordiamoci il prezzo che ha pagato la Lombardia alla richiesta sguaiata di qualcuno: Milano deve ripartire! Non dimentichiamoci il sacrificio di medici, infermieri e operatori sanitari. (Commenti). In oltre 200 hanno perso la vita per aver messo davanti alla propria la cura degli altri. E noi, con tutto il rispetto per gli operatori turistici, siamo convinti che non si possa mettere lo sci davanti alla vita degli operatori sanitari. (Applausi).

Le misure che prendiamo oggi sono quelle che servono. Non raccontiamo a imprenditori e lavoratori in sofferenza che si potrebbe fare diversamente. È una speculazione indegna. Ci saranno i ristori e gli aiuti (questo Governo ha stanziato oltre 100 miliardi dall'inizio dell'emergenza) e dopo Natale si tornerà a fare il punto della situazione in corso.

Veniamo poi al vero elemento di speranza di cui il Ministro ha parlato oggi: i vaccini. Sono state manifestate alcune perplessità sulla loro sicurezza e per alcuni sono arrivati troppo in fretta. La prima cosa da dire, allora, è che il nostro Servizio sanitario nazionale non metterebbe mai a disposizione un farmaco non ritenuto sicuro.

C'è poi il nodo della distribuzione. Signor Ministro, sappiamo che ci sono diversi vaccini, con diverse modalità di conservazione. Ciò che stiamo scongiurando è che questo piano sia applicato con modalità diverse nelle diverse Regioni italiane, come purtroppo abbiamo visto fare fino ad ora per tutte le misure che questo Governo aveva responsabilmente messo in campo. Al di là del Titolo V, che dev'essere assolutamente rivisto, è dunque evidente come adesso sia necessaria una supervisione. Non dobbiamo permettere che ai cittadini del Nord venga garantita una cosa, a quelli del Centro un'altra e a quelli del Sud un'altra ancora. Siamo di fronte a una sfida enorme con questo piano vaccinale: la conservazione, la distribuzione e la somministrazione. A chi prima e a chi dopo verrà stabilito in base a criteri medici e scientifici, ma deve essere scritto su pietra che grazie all'impegno di questo Governo ogni cittadino italiano avrà le stesse opportunità e le stesse tempistiche e soprattutto che tutti potranno accedere al vaccino in modo gratuito.

Detto questo, voglio concludere il mio intervento facendo un appello agli italiani: siamo stati travolti da una pandemia, abbiamo reagito e stiamo continuando a reagire. Il Covid-19 non va sottovalutato e nemmeno i suoi rischi, lo abbiamo visto. Questo Governo ha sempre agito con coerenza e lo farà anche per le prossime festività, continuando a sostenere lavoratori e imprese con tutti i fondi necessari lo sapete: è stato appena approvato l'ultimo decreto e parliamo di oltre 18 miliardi).

Torneremo a stare insieme e ad abbracciarci, ma farlo oggi significherebbe rischiare la salute dei nostri genitori e dei nostri nonni: è un rischio che non vale la pena, a dispetto di quello che avete sentito dire da qualche sedicente irresponsabile che nei mesi ha strizzato l'occhio ai negazionisti, salvo poi venire a lamentarsi in quest'Aula dell'aumento dei contagi. (Applausi).

PARAGONE (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PARAGONE (Misto). Signor Ministro, parto dalle sue parole: non bisogna perdere la memoria; la aiuterò.

Le confesso che ero curioso di vedere con che faccia si sarebbe presentato dopo le inchieste di «Report», la sua, quella di un Ministro che a luglio ha scritto un libro il cui titolo, «Perché guariremo», la getta nel ridicolo. Complimenti: è l'unico autore che riesce a farsi stampare un libro perché non sia venduto. A proposito, questo scherzetto chi lo ha pagato? I compagni della Feltrinelli?

Il genere letterario fantasma deve piacerle molto, però, perché vi state prostrando ai colossi farmaceutici con contratti segreti e tutti sbilanciati a favore di Big Pharma (lo stanno scrivendo un po' tutti, anche «L'Espresso» di questa settimana; l'«Huffington Post» titola: «Contratti segreti per i vaccini. L'Europa si arrende a Big Pharma»). Lo fa l'Europa? Beh, mica a caso. Lo fate fare a quell'istituzione che risponde alle multinazionali.

A noi non interessa quante dosi state comprando: vogliamo vedere i contratti dalla prima all'ultima riga, senza restrizioni, perché siamo stati eletti dai cittadini italiani, non dai manager delle multinazionali. Provate a rendere obbligatorio il vaccino e a emettere patentini senza che questo Parlamento abbia visto i contratti d'acquisto dalla prima all'ultima riga: provateci, e vi promettiamo una resistenza che nemmeno ve la sognate.

Non bisogna perdere la memoria, ha detto, ma a quale fate riferimento? A quella delle informazioni che state diramando con arbitrio menzognero? Quest'Assemblea deve conoscere il documento stilato da alcuni ricercatori indipendenti dell'OMS che il vostro compare Ranieri Guerra ha fatto togliere di mezzo, come ha chiaramente provato la trasmissione «Report». Per colpa del suo Ministero, l'Italia non aveva un piano pandemico, a meno che non vogliate prenderci in giro con i vari copia-incolla: per questo avete brigato con Ranieri Guerra, per impedire che i cittadini sapessero delle vostre mancanze. Non avete protetto gli italiani, anzi, avete violato il diritto costituzionale alla salute e poi, per proteggervi, avete tolto altre libertà e diritti costituzionali, dalla libertà di circolazione al diritto al lavoro e a fare impresa.

Non solo: state intaccando anche il diritto a una giustizia autonoma, perché con il vostro silenzio state impedendo alla procura di Bergamo, che indaga per epidemia colposa, di interrogare il personale OMS scomodo. Lei e Di Maio avete ricevuto una lettera imbarazzante dall'OMS, che oppone l'immunità diplomatica per il suo personale (tutti, eccetto il solito Ranieri Guerra). Bonafede non ha niente da dire di tanta arroganza? Ranieri Guerra ha tutte queste coperture perché sta coprendo sé stesso, lei e il Governo sull'assenza del piano pandemico. Avete barattato le vite di 50.000 cittadini italiani in cambio del silenzio su un dossier che dice la verità sulle vostre colpe. Avete barattato le vite di 50.000 italiani in cambio di un video marchetta dell'OMS a cui avete appena dato un obolo di 10 milioni.

Senza verità e senza trasparenza c'è solo la vostra propaganda. Basta segreti, basta menzogne: vogliamo la vera verità sui morti del Covid. (Applausi).

PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 1.

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, avendo il ministro Speranza espresso parere favorevole alla proposta risoluzione n. 1, limitatamente alla lettera a), fino alla parola «Covid-19», e alla lettera c), chiedo che la votazione avvenga separatamente, in modo da votare prima la parte su cui il Ministro ha espresso parere favorevole e, poi, quella su cui mi pare di aver capito che il parere è contrario.

PRESIDENTE. Se non ci sono interventi su questo punto, porrei in votazione tale proposta. Vedo che il senatore Calderoli fa cenno di voler intervenire. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, mi scusi, ma, in base al principio del nemine contradicente, se tutti siamo d'accordo non vi è bisogno di una votazione.

PRESIDENTE. Sì, certo. Non era chiarissimo se ci fosse qualcuno che voleva intervenire.

Non essendovi alcuna contrarietà, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle lettere a), fino alla parola «Covid-19», e c) della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Romeo, Bernini e Ciriani.

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della restante parte della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Romeo, Bernini e Ciriani.

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

URSO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URSO (FdI). Signor Presidente, segnalo che nella precedente votazione non ho pigiato per errore il bottone e quindi risulta che non ho votato.

PRESIDENTE. Senatore Urso, la sua segnalazione rimarrà agli atti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Pirro, Boldrini, Errani e Sbrollini.

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Si sono così concluse le comunicazioni del Ministro della salute.

Prima di procedere alla sospensione dei lavori, che riprenderanno al termine della Conferenza dei Capigruppo, convocata per le ore 15, passiamo agli interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

CUCCA (IV-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CUCCA (IV-PSI). Signor Presidente, sabato 28 novembre 2020 è un'altra data che si aggiunge ai calendari tragici della vita già travagliata della Sardegna e, in particolare, del Comune di Bitti, dopo l'altra tragica giornata del 18 novembre 2013, quando si verificò una situazione analoga a quella occorsa sabato scorso, che all'epoca colpì anche la Gallura, che diede il più alto tributo di vite umane, e Bitti, dove pure morì un allevatore, il cui corpo ad oggi, dopo sette anni, non è mai stato trovato.

Tutti avete visto le immagini drammatiche di Bitti, dove l'acqua e il fango hanno superato il primo piano delle abitazioni e tre persone sono morte travolte dalla furia di acqua e detriti. A questo riguardo, voglio rivolgere un pensiero di cordoglio e vicinanza ai familiari delle persone decedute, a tutta la cittadinanza del Comune di Bitti e, in particolare, al sindaco Giuseppe Ciccolini: si tratta di un giovane sindaco, ottimo amministratore, a cui tutti dobbiamo un grazie sentito, perché, memore di quanto accaduto e sofferto nel 2013, aveva tempestivamente emanato in questa circostanza misure per mettere in sicurezza la cittadinanza, consentendo di limitare il numero dei morti soltanto a tre, che sono deceduti purtroppo per un'imprudenza da parte loro e solo per questo motivo; è un giovane sindaco che davvero ha saputo affrontare l'emergenza che si è venuta a creare in questa circostanza.

Solidarietà dovuta e sentita sicuramente anche a tutti i Comuni colpiti dal nubifragio del 28 novembre, che non hanno dovuto dare un tributo di vite umane, ma sicuramente hanno avuto danni ingentissimi alla loro economia, con la distruzione di terreni e allevamenti andati distrutti. Mi riferisco in particolare ai tre Comuni che hanno avuto i danni più gravi (Galtellì, Onifai e Orosei).

Adesso però dobbiamo evitare che la vicenda tragica finisca nel dimenticatoio, come troppo spesso è accaduto. Alle parole di cordoglio è necessario far seguire fatti concreti. Non posso non ricordare che oggi, dopo sette anni dalla vicenda del 18 novembre 2013, il ponte di Monte Pinu, che collega Olbia con Tempio Pausania, è ancora distrutto. Quella strada, dopo sette anni, è ancora interrotta. È una cosa incredibile, non si può comprendere come si possa arrivare a situazioni del genere.

Non posso non ricordare che la cittadina di Dorgali e Cala Gonone, costituita da due dei siti turistici più importanti, che compongono un unico centro con mare e montagna, i quali per sei anni sono rimasti pressoché isolati, dato che si doveva fare un giro enorme su strade tortuose per raggiungerli, perché il famoso ponte di Oloè, di cui si è parlato più volte anche in quest'Aula, era rimasto distrutto. Ricordo che vi aveva perso la vita un poliziotto che in quella giornata tragica prestava servizio, proprio per questioni di sicurezza, al fine di cercare di contenere i danni alle vite umane. Quel ponte è stato sistemato soltanto l'anno scorso, dopo sei anni.

È facile partecipare alle manifestazioni di cordoglio e ai funerali e fare le consuete presenze. Bisogna però essere più fattivi e dare aiuti concreti. Devo ricordare che all'inizio della legislatura era stata istituita l'Unità di crisi Italia sicura; se ci fosse stata, probabilmente questo danno sarebbe stato evitato. Nonostante questo, il sindaco di cui ho già parlato si era dato da fare ed era riuscito a far partire un piano per il contenimento del dissesto idrogeologico; purtroppo però una parte dei soldi - un terzo, pari a 21 milioni - è arrivata soltanto l'anno scorso, ed egli non ha potuto portare a compimento l'opera, che sta però andando avanti proprio per la sua intraprendenza e la sua voglia di fare l'interesse della collettività.

Diamo quindi segnali chiari e immediati, che consentano un barlume di speranza a chi ormai è stato più volte colpito così duramente.

In conclusione, signor Presidente, mi chiedo ad esempio perché il Governo non valuti di dare un segnale forte e chiaro a una popolazione orgogliosa e fiera come quella di Bitti (chi non la conosce non può capire di cosa sto parlando), che non vuole l'aiuto dato tanto per darlo, ma qualcosa di concreto. Diamo un segno, per esempio, azzerando il debito tributario che in questo periodo ha la popolazione di Bitti; è solo un Comune, quindi non è così oneroso come si potrebbe pensare, ma sono certo che verrebbe accolta con grande favore da una popolazione fiera come quella e sarebbe davvero un segnale chiaro. Altrimenti, state sereni che quella popolazione, come ha sempre fatto, con l'orgoglio che contraddistingue i sardi e con quello ancora più forte che contraddistingue la popolazione di Bitti, sicuramente saprà rialzarsi, ma non guarderà alle istituzioni con la stessa fiducia che aveva fino a ieri. (Applausi).

PRESIDENTE. La Presidenza, anche a nome dell'Assemblea, si associa nell'esprimere vicinanza e cordoglio alle famiglie colpite dal gravissimo lutto e solidarietà alla cittadinanza e a tutti i cittadini sardi.

LUNESU (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUNESU (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghe e colleghi, strade devastate, attività distrutte, famiglie rimaste senza una casa e vite spezzate: la Sardegna si è trovata di nuovo in ginocchio, davanti ad una bomba di acqua e fango che, con una forza mai vista negli ultimi decenni, ha lasciato tanta devastazione. L'ordine dei geologi ha sottolineato che questi nubifragi hanno evidenziato, ancora una volta, la fragilità dei centri urbani. Nonostante il susseguirsi di avvertimenti, si riscontra la mancanza di un'efficace politica di difesa del territorio (Applausi), incentrata sulla prevenzione del dissesto, attuabile con interventi finalizzati alla cura e alla disciplina del suolo.

I centri rurali colpiti sono Bitti, Lula, Dorgali, Oliena, Nuoro, la valle del Cedrino, oltre a Torpè, Siniscola e Posada devastati dalle acque. Il settore agricolo fa la conta dei danni che, dai primi monitoraggi effettuati, risultano ingenti in molte parti della Sardegna. L'acqua ha inondato i campi dalla Baronia al basso oristanese, dal Medio Campidano al Sarrabus; in Ogliastra tantissime strade rurali e ponti distrutti hanno isolato gli ovili; molte aziende sono rimaste senza corrente elettrica e senza acqua, molti ettari di erbai dilavati e scorte di foraggio e mangimi bagnate. Nella zona di Villacidro, a San Gavino, Guspini e Gonnosfanadiga ci sono stati campi dilavati e l'allagamento di capannoni e fienili per via dello straripamento dei fiumi.

È essenziale e di massima priorità agire con un piano di messa in sicurezza e di prevenzione nel territorio. Mi trovo d'accordo con il collega Cucca, ritenendo che è stata una mossa miope e pericolosa cancellare l'unità di missione «Italia sicura» senza sostituirla o applicando le dovute modifiche per renderla più performante. È fondamentale salvaguardare le aree a rischio idrogeologico e realizzare concrete missioni per la lotta al dissesto. È necessaria una visione globale, a tutela e salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti, individuando risorse adeguate.

Si parla di annus horribilis per l'economia della mia terra: il Covid in primis ha messo in ginocchio tutta l'Italia, di conseguenza il settore turistico ha subito enormi difficoltà e adesso quello agricolo, che rimaneva una forte speranza per trainare l'economia sarda. La procedura per richiedere lo stato di calamità al Governo è stata avviata; il presidente Solinas ha stanziato 40 milioni di euro per un ristoro immediato a favore delle comunità maggiormente colpite dalla furia del ciclone (Applausi); Confagricoltura richiede l'utilizzo del recovery fund a sostegno del settore agricolo.

Personalmente ringrazio di cuore le forze dell'ordine, la Protezione civile, le centinaia di volontari intervenuti immediatamente sui luoghi. È con immenso cordoglio che esprimo la mia solidarietà a tutti i miei conterranei, vittime di questa tragedia. Tuttavia, come scriveva il nostro premio Nobel Grazia Deledda, nel romanzo «Canne al vento», il rimedio è in noi e sono certa che il popolo sardo si dimostrerà resiliente e si rialzerà con la forza e la determinazione di sempre. (Applausi).

FLORIS (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLORIS (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghe e colleghi, i colleghi che mi hanno preceduto, il senatore Cucca e la senatrice Lunesu, hanno descritto mirabilmente la devastazione che si è prodotta a seguito del maltempo di sabato scorso, 28 novembre, per cui oggi siamo al secondo giorno di lutto cittadino. Come Forza Italia tengo a rappresentare la partecipazione al cordoglio dei familiari. Come politico intendo sottoscrivere ciò che hanno proposto i colleghi Lunesu e Cucca riguardo allo stato di calamità naturale ed un intervento che sia risolutivo rispetto ai danni già prodotti circa sette anni fa nella stessa zona. Sono sicuro che il presidente Solinas, in accordo con il Governo, troverà le soluzioni migliori affinché non si debba tornare altre volte a piangere i lutti e a riparare i danni che l'ambiente sempre di più sta subendo in zone devastate come quella di Bitti. Al sindaco di Bitti, Ciccolini, esprimo tutta la mia solidarietà e l'apprezzamento per il lavoro che ha prodotto. (Applausi).

EVANGELISTA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EVANGELISTA (M5S). Signor Presidente, colleghi, il territorio del Nuorese piange tre morti, distruzione di abitazioni, macchine e aziende a causa del terribile nubifragio che si è abbattuto la scorsa settimana nel paese di Bitti, in provincia di Nuoro. Il fiume che attraversa il paese, raccolto in un canale tombato oramai vetusto, a causa di una bomba d'acqua violentissima è uscito dal suo letto e ha attraversato la via principale del paese con una furia incontrollabile, quattro volte maggiore di quella che si era vista con il ciclone Cleopatra nel 2013. Ai bittesi, popolo mite e semplice di grandi lavoratori, va tutto il mio cordoglio in questo momento così drammatico.

Con molta dignità loro stessi, aiutati in questi giorni dalle Forze dell'ordine, dall'Esercito, dai Vigili del fuoco, dal Corpo forestale e dall'agenzia regionale Forestas, cui va tutto il mio ringraziamento, stanno lavorando per liberare il paese dagli enormi mucchi di detriti e di fango. Non ho sentito da parte loro alcuna rabbia o alcuna ricerca di responsabilità, alcun puntare il dito, ma come cittadina, prima ancora che come rappresentante delle istituzioni, una responsabilità la sento addosso, perché ancora una volta ci siamo fidati di infrastrutture obsolete. Poco è stato fatto dal 2013 ad oggi per mettere in sicurezza il paese sotto il profilo del contenimento e quindi del rimboschimento e sono mancati anche le necessarie importanti opere idrauliche. Ormai il cambiamento climatico accelera questi eventi, che infatti sono sempre più frequenti, ma evidentemente il piano idrogeologico regionale, che individua le aree caratterizzate dal più alto rischio, non ha trovato in questi anni adeguata applicazione.

Spesso si fanno progetti e si mettono in campo finanziamenti, ma poi il tempo passa, senza che nulla di fatto accada. L'eccessiva burocrazia blocca tutto, ma anche il famigerato consenso della politica. Gli amministratori locali devono imparare a dire di no; non è più pensabile costruire sul letto dei fiumi. Occorre impedire ai cittadini un uso distorto del territorio che metta in pericolo la loro stessa vita.

Presidente, concludo allora auspicando che il Governo stia vicino alla mia comunità, quella di Bitti, con tutto il supporto necessario e finanziario per la ricostruzione del Paese e la messa in sicurezza del territorio. Mi unisco all'appello dei miei colleghi sardi, affinché la comunità sia aiutata anche con un azzeramento della tassazione e sia naturalmente dichiarato lo stato di calamità naturale. Ringrazio l'Assemblea (Applausi).

URSO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URSO (FdI). Signor Presidente, avevo chiesto in tempo, attraverso il Gruppo, di svolgere questo intervento ad inizio seduta, com'è prassi. Stavolta c'è stato detto che andava fatto a fine seduta e ora lo facciamo a fine della fine seduta, quando i nostri colleghi parlamentari hanno lasciato quest'Aula.

Qualcuno mi ha chiesto: «Ma allora perché lo fai?». Lo faccio perché il mio intervento riguarda coloro che sono stati dimenticati. Lo faccio leggendo quello che un autorevole giornalista ha scritto proprio in merito al deserto - morale, prima ancora che politico - di quest'Aula. Lo ha fatto due giorni fa sul «Corriere della Sera» Pierluigi Battista, scrivendo dei 18 pescatori dimenticati in Libia, e il fatto che ne debba parlare in un'Aula deserta, ovviamente nell'assenza del Governo, è emblematico di quello che già lui ha scritto in questo articolo che vi leggo: «Da novanta giorni, non da due, ma da novanta», (per la verità ne sono passati più di novanta) «diciotto pescatori di Mazara del Vallo sono sotto sequestro con accuse vaghe e incomprensibili in Libia dalle milizie di Haftar. Insomma sono ostaggi, catturati e usati come merce di scambio con l'Italia. Ma l'Italia non ha alcuna intenzione non dico di scambiare alcunché, ma di prendere in considerazione l'idea stessa di una trattativa per liberare diciotto nostri connazionali nelle grinfie di bande armate cui è difficile riconoscere dignità statale. Colpa di un Governo palesemente inadeguato come quello italiano, certamente, senza una leadership, un minimo di peso internazionale, uno straccio di profilo che possa incutere rispetto. Ma colpa anche di un'opinione pubblica silente, indifferente, messa a tacere da un misto di fatalismo, di disattenzione, di assuefazione» (parlo, appunto, in un'Aula deserta, disattenta, assuefatta). «E c'è davvero da domandarsi perché. Perché la sorte di diciotto pescatori non ci muova a un minimo di solidarietà. Guardiamo la notizia, non ne veniamo toccati, la prendiamo come una noiosa incombenza. Siamo gonfi di indignazione, di vibrante protesta per la scandalosa detenzione in Egitto dello studente Patrick Zaki, conosciuto all'Università di Bologna, e facciamo bene a protestare, a firmare appelli, a richiamare l'attenzione su questo sopruso. Ma perché niente, il nulla assoluto, il mutismo illimitato sui diciotto pescatori. Facciamo sentire il nostro plauso quando qualche cooperante, o qualche giornalista, viene liberato dopo lunghe e onerose trattative, ma del destino di diciotto pescatori sequestrati non ci importa niente, come se l'umanità di diciotto sconosciuti non ci riguardasse (...) o fosse meno "di tendenza" occuparsene, protestare, chiedere la loro liberazione». Continua poi il giornalista: «E questa volta nemmeno l'opposizione di destra, un tempo combattiva e indignata per i due marò prigionieri in India, sembra commuoversi. Come se fossero italiani di un'Italia minore, appartenenti a una categoria troppo umile» (i pescatori) «per alimentare la nostra coscienza morale incostante, spaventosamente ipocrita, di un'ipocrisia così incistata nel nostro modo strabico di vedere le cose che forse nemmeno riusciamo a rendercene conto. Perché i pescatori non contano niente, non fanno opinione, non invitano alla mobilitazione. E se ne stanno lì, sotto sequestro da novanta giorni, nel silenzio del mondo». E aggiungo, nel silenzio di un'Aula deserta come questo Senato della Repubblica. (Applausi).

DAL MAS (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAL MAS (FIBP-UDC). Signor Presidente, non posso che ribadire (non nel merito) ciò che inizialmente ha detto chi mi ha preceduto, in quanto intervenire a fine seduta in un'Aula praticamente deserta - ringrazio i pochi colleghi rimasti - è anche difficile; sembra quasi oltraggioso per chi è costretto a rimanere qui ad ascoltare, quindi cercherò di essere assolutamente breve. Allo stesso tempo, però, la brevità contrasta con ciò che in realtà mi preme sottolineare, ovvero che cinquant'anni fa e un giorno in più è stata approvata dal Parlamento la legge n. 898 del 1970 istitutiva del divorzio, ovvero la legge Fortuna-Baslini.

Intervengo anche in quanto senatore del Friuli-Venezia Giulia, essendo Fortuna un friulano, o meglio un lombardo che in tenerissima età si è trasferito a Udine: il papà era cancelliere del tribunale di Udine, poi lui divenne avvocato penalista, iscritto all'allora Partito Comunista. Nel 1956, da consigliere comunale di Udine abbandonò in segno di protesta il Partito Comunista, passò ai socialisti e diventò deputato.

Uno dei suoi primi atti più importanti fu quello di presentare una proposta di legge sull'istituzione del divorzio, sulla scia di quanto stavano chiedendo i radicali nel Paese: ricordo che la Lid, la Lega italiana per l'istituzione del divorzio, era stata voluta da Pannella e Mellini. I radicali allora non avevano parlamentari e quindi si rivolsero ai liberali, alle forze laiche e al Partito socialista, che aveva una lunga tradizione al riguardo. Proprio agli inizi del Novecento fu infatti avanzata una serie di proposte sul divorzio, che ha una tradizione antica, tanto che il Codice napoleonico già lo prevedeva e fu all'epoca di Murat che si istituì e si previde la possibilità del divorzio. Il fatto singolare è che si diede vita allora non solo ad un dibattito politico molto forte, con il primo referendum abrogativo, nel 1974, un referendum assolutamente partecipato, nel quale vinsero i no e vinse quindi l'indirizzo dato con la legge n. 898 del 1970; quegli anni, in particolare il 1978, hanno infatti visto anche delle "cosette" non di poco conto. Penso alla legge n. 194 del 1978, sull'interruzione volontaria della gravidanza, penso alla legge n. 392 del 1978, la legge sull'equo canone, penso alla legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale, la n. 833 del 1978. Quelli erano anni in cui in Italia e in Europa c'era il terrorismo e, nonostante tutto, il Parlamento, pur nelle divisioni ideologiche profondissime che lo contraddistinguevano tra le varie forze, riusciva a produrre queste leggi.

Ricordo dunque quegli anni e la determinazione di molte persone, compresi anche coloro che, per motivi ideologici, contrastavano questo fronte: penso alla Democrazia cristiana di Fanfani e ad un fronte cristiano, che allora addirittura scomodava Hegel, che era per l'indissolubilità del vincolo matrimoniale, che ha un fondamento etico, che non può essere messo in discussione, ma dimenticando che nella sua filosofia del diritto lo stesso autore tedesco, grande maestro, aveva significato che i cosiddetti sentimenti sono cangianti e deboli e quindi, di conseguenza, il tema del vincolo e della sua indissolubilità non poteva essere sottratto a ciò che contraddistingue l'essere umano e quindi anche alla mutevolezza dei suoi sentimenti.

Quella fu una stagione che aprì poi alla riforma del diritto di famiglia del 1975, con la parità tra uomo e donna.

PRESIDENTE. Devo invitarla a concludere, senatore Dal Mas.

DAL MAS (FIBP-UDC). Termino, signor Presidente. Solo nel 1981 nel nostro Paese vennero abolite le disposizioni sul delitto d'onore, quindi con una legislazione schizofrenica, che va avanti e poi recupera delle cose. Credo dunque che il Parlamento avrebbe dovuto, anche questa mattina, ricordare la citata legge, che in un certo senso ha cambiato e anticipato il modo di vivere degli italiani e ha dato anche alle persone che allora erano separate e non avevano la possibilità di sciogliere il vincolo e costruirsi un'altra famiglia la possibilità di farlo. (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie, senatore Dal Mas. In effetti era opportuno ricordare questo importante passaggio nella storia del nostro Paese.

MAUTONE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAUTONE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei parlare del lunghissimo viaggio della speranza che ha condotto a Napoli, proveniente dal Venezuela, un bimbo di sei anni che, accompagnato dai propri genitori, si è affidato ai medici specialisti napoletani con una profonda speranza nel cuore e una grande voglia di vivere. Il suo fisico, esile, gracile e stremato dalla malattia oramai sembrava essere sopraffatto dalla forma grave di leucemia linfoblastica acuta che l'aveva colpito, aggravata dalla concomitante presenza del virus dell'epatite C, contratto quest'ultimo nel corso delle terapie e delle trasfusioni praticate nel suo Paese originario.

Gli ematologi dell'ospedale Santobono Pausilipon hanno eseguito un trapianto di cellule staminali del midollo osseo, ottenendo una buona risposta terapeutica da parte del piccolo e una remissione della sua malattia ematologica. Il lavoro, coordinato col centro di patologia dell'Università Federico II di Napoli ha permesso di superare anche le barriere burocratiche che vietavano, fino a poco tempo fa, l'utilizzo al di sotto dei dodici anni di età dei nuovi farmaci antivirali per sconfiggere l'epatite C.

Dopo circa tre mesi di cure secondo i protocolli terapeutici internazionali, il midollo del piccolo è guarito o, come si dice in termine medico, è pulito e al tempo stesso il virus dell'epatite C si è negativizzato. Presto il piccolo potrà ritornare in Venezuela. In un momento storico così particolare questo episodio rappresenta un messaggio positivo per tutti noi e dimostra ancora una volta che le competenze e le professionalità dei nostri medici e dei nostri operatori sanitari sono unite sempre ad umanità, sensibilità e disponibilità anche nell'accogliere bambini provenienti da Paesi lontani, con una richiesta di aiuto e una mano tesa che va oltre i confini territoriali.

È bello pensare che nella mia Campania, regione così devastata dalla pandemia, possa nascere e diffondersi un messaggio di speranza nel futuro, in uno spirito di solidarietà e di vicinanza tra persone di Paesi e di continenti diversi. (Applausi).

CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, mi rivolgo al Parlamento affinché solleciti il Governo ad attivarsi sulla vicenda dello scienziato iraniano-svedese Ahmad Jalali, imprigionato dal Governo iraniano nel 2016. Era stato invitato a tornare nella sua nazione di nascita per una conferenza ed è stato arrestato con l'accusa di spionaggio e condannato a morte nel 2017. A quanto si apprende in questi giorni da Iran human rights, potrebbe essere giustiziato oggi stesso o nei prossimi giorni.

Ahmad è un medico che si occupa di medicina dei disastri, è cittadino svedese e cittadino europeo, oltre che iraniano, e ha svolto le sue ricerche in Svezia e in Belgio, ma anche per un lungo periodo in Italia presso l'Università del Piemonte orientale di Novara e, pur avendo proclamato la sua innocenza rispetto alle accuse di spionaggio, oggi davvero rischia la vita a causa dell'escalation di tensioni geopolitiche molto più grandi di lui. È ovvio anche che la sua storia e l'accusa che gli viene mossa non può non farci ricordare la tragedia e la triste storia di Giulio Regeni, per il quale non abbiamo potuto fare nulla perché abbiamo saputo troppo tardi. Per Ahmad, invece, sappiamo dov'è e sappiamo che oggi è vivo.

Come cittadini dell'Europa, spazio di libertà e democrazia di riferimento per tutto il mondo, non possiamo permettere che un uomo, un padre, uno studioso venga giustiziato senza la possibilità di un giusto processo, sulla base di accuse che ha sempre negato.

Chiedo dunque al Parlamento che si appelli al Governo, in particolare al presidente del Consiglio Conte e al ministro degli affari esteri Di Maio, affinché prenda in considerazione ogni iniziativa volta a sospendere la partecipazione del nostro Paese ad accordi che facilitano l'interscambio accademico tra Italia e Iran, attivandosi, insieme alle massime autorità europee, per ottenere la sospensione di ogni procedimento giudiziario che possa portare alla morte di Ahmad Jalali e ripristinare la garanzia che la sua detenzione rispetti il diritto internazionale.

La condanna a morte di un ricercatore, di chi non coltiva altro che la conoscenza, credo debba essere vissuta dalla comunità internazionale come un attacco portato al cuore del nostro modello di convivenza, al pari di un'aggressione al corpo diplomatico o ad un soldato in servizio di peacekeeping.

PRESIDENTE. Senatrice Cattaneo, la Presidenza condivide l'attenzione su questa situazione davvero drammatica che richiede un intervento urgente.

Come da accordi e come preannunciato, sospendo la seduta, che riprenderà al termine della Conferenza dei Capigruppo, che è stata convocata per le ore 15 fino alle ore 16.

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 14,27, è ripresa alle ore 16,15).

Presidenza del vice presidente TAVERNA

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino al 18 dicembre.

L'Assemblea si riunirà mercoledì 9 dicembre, alle ore 16, per le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2020.

Nella settimana successiva, con sedute da lunedì 14 dicembre, alle ore 16,30, fino a venerdì 18, se necessario, saranno discussi il decreto-legge ristori e il decreto-legge immigrazione, quest'ultimo attualmente in corso di esame presso la Camera dei deputati.

Il calendario potrà essere integrato con la discussione del rendiconto e del bilancio interno del Senato.

In relazione alle determinazioni limitative riguardo alla programmazione dei lavori delle Commissioni nell'attuale fase di emergenza epidemiologica, i Capigruppo hanno convenuto di autorizzare la Commissione giustizia a proseguire l'esame, in sede deliberante, del disegno di legge concernente la proroga della Commissione bicamerale d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" e, in sede referente, l'esame del disegno di legge concernente la malattia dei liberi professionisti.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 18 dicembre:

Mercoledì

9

dicembre

h. 16

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2020

Lunedì

14

dicembre

h. 16,30

- Disegno di legge n. 1994 - Decreto-legge n. 137, Ristori (scade il 27 dicembre)

- Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 130, Immigrazione e protezione internazionale (ove approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 20 dicembre)

Martedì

15

"

h. 9,30

Mercoledì

16

"

h. 9,30

Giovedì

17

"

h. 9,30

Venerdì

18

h. 9,30

(se necessaria)

Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge ... (Decreto-legge n. 130, Immigrazione e protezione internazionale) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.

Il calendario potrà essere integrato con la discussione del Rendiconto e del Bilancio interno del Senato.

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri
in vista del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2020

(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)

Governo

30'

Gruppi 3 ore, di cui:

M5S

37'

L-SP-PSd'Az

29'

FIBP-UDC

26'

PD

21'

Misto

20'

FdI

16'

IV-PSI

16'

Aut (SVP-PATT, UV)

14'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1994

(Decreto-legge n. 137, Ristori)

(10 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

1 h.

Gruppi 7 ore, di cui:

M5S

1 h.

27'

L-SP-PSd'Az

1 h.

8'

FIBP-UDC

1 h.

2'

PD

49'

Misto

46'

FdI

38'

IV-PSI

38'

Aut (SVP-PATT, UV)

32'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...

(Decreto-legge n. 130, Immigrazione e protezione internazionale)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui:

M5S

1 h.

2'

L-SP-PSd'Az

48'

FIBP-UDC

44'

PD

35'

Misto

33'

FdI

27'

IV-PSI

27'

Aut (SVP-PATT, UV)

23'

Dissenzienti

5'

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 9 dicembre 2020

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica mercoledì 9 dicembre, alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 16,16).

Allegato A

COMUNICAZIONI DEL MINISTRO DELLA SALUTE SULLE ULTERIORI MISURE PER FRONTEGGIARE L'EMERGENZA DA COVID-19

PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1 E 2

(6-00154) n. 1 (02 dicembre 2020)

Romeo, Bernini, Ciriani.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte.

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Ministro della salute,

        premesso che:

            le misure adottate dal Governo per contrastare la diffusione della pandemia da Covid-19 si sono dimostrate del tutto insufficienti e in molti casi colpevolmente tardive, facendo pagare al nostro Paese uno dei prezzi più alti al mondo in termini di vite umane;

            solo l'encomiabile opera degli operatori sanitari, sia civili che militari, ha permesso di evitare uno scenario ancora peggiore; ciò nonostante il Governo non ha accolto l'invito giunto dai partiti di opposizione a riconoscere a questi operatori una gratificazione economica nè è stato in grado di predisporre un adeguato piano di assunzioni che permetta una adeguata turnazione;

            l'inefficienza dell'azione governativa e il mancato sostegno alle Regioni nella gestione dell'emergenza hanno provocato il rallentamento o in molti casi l'arresto dei protocolli sanitari di screening che permettono l'individuazione precoce e la cura di molte patologie tumorali; tali iniziative salvano decine di migliaia di vite e consentono un risparmio di decine di miliardi di euro in spese sanitarie ogni anno;

            l'eccessiva e spesso contraddittoria proliferazione di atti legislativi da parte del Governo, peraltro emanati senza un reale coinvolgimento del Parlamento e dei partiti di opposizione, ha innestato nel tessuto socio-economico del Paese un sentimento di diffusa incertezza e timore per il futuro; in particolare il Presidente del Consiglio dei ministri, agendo fuori dalla previsione costituzionale dell'articolo 77 che identifica nel decreto-legge lo strumento normativo a cui ricorrere in condizioni di necessità e urgenza, ha fatto reiterato ricorso a DPCM restrittivi delle libertà costituzionali, creando una palese violazione della gerarchia delle fonti del diritto, trattandosi di una fonte normativa secondaria di natura regolamentare;

            un importante rischio per la creazione di nuovi focolai di contagio restano gli ingressi nel nostro Paese, per i quali il Governo deve garantire il rispetto delle misure di sicurezza e di norme anti-contagio nonché di isolamento obbligatorio anche per i cittadini di nazionalità extra-UE che arrivano irregolarmente nel nostro territorio;

            il mancato potenziamento o realizzazione di strutture sanitarie dedicate esclusivamente alla cura di pazienti affetti da Covid-19, anche attraverso l'utilizzo di fondi messi a disposizione da istituzioni comunitarie, aziende o privati cittadini, ha provocato l'impossibilità per decine di migliaia di italiani di proseguire adeguatamente le cure o di accedere al pronto soccorso cagionando, giornalmente, decine di decessi per patologie estranee al Covid-19;

            l'incapacità del Governo di predisporre adeguati strumenti di tracciamento razionale e scientifico dei contagiati da Covid-19 ha impedito di prevenire o arrestare la seconda ondata del virus;

            a minare l'equilibrio dei cittadini, le relazioni interpersonali e familiari, con conseguenze profonde a livello sociale e psicologico, contribuisce la situazione in cui versano molti anziani isolati in strutture di degenza in cui sono state vietate le visite di parenti e congiunti nonostante il rispetto di tutte le norme e i protocolli contro la diffusione del virus;

            il Presidente del Consiglio, con un suo atto, non può sospendere le cerimonie religiose o disporre che le celebrazioni eucaristiche del Santo Natale possano essere anticipate. La sentenza n.334 del 1996 specifica che gli articoli 2, 3 e 19 della Costituzione "garantiscono come diritto la libertà di coscienza in relazione all'esperienza religiosa. Tale diritto, sotto il profilo giuridico-costituzionale, rappresenta un aspetto della dignità della persona umana, riconosciuta e dichiarata inviolabile dall'articolo 2" e comporta la conseguenza che in nessun caso il compimento di atti appartenenti, nella loro essenza, alla sfera della religione possa essere oggetto di prescrizioni obbligatorie derivanti dall'ordinamento giuridico dello Stato. Appare evidente, inoltre, che in tale ambito, tantomeno l'Unione europea può interferire indirizzando i comportamenti dei singoli Stati;

            le restrizioni vigenti non consentono alle località sciistiche di sfruttare la stagione invernale in termini turistici, con conseguenti danni per tutto l'indotto (strutture alberghiere, impianti di risalita, addetti del settore, eccetera), aggravati dall'ipotesi - tutt'ora non confermata - che gli altri Paesi europei consentiranno l'apertura degli impianti;

            la suddivisione delle Regioni operata con l'ultimo DPCM, con le conseguenti limitazioni delle libertà individuali o di impresa per i cittadini residenti in esse, se da un lato pare abbia permesso un rallentamento della curva epidemica dall'altro è oggetto di continue frizioni tra lo Stato centrale e gli enti locali che manifestano forti perplessità sui parametri utilizzati e denunciano scarsa trasparenza sull'interpretazione dei dati che da questi emergono;

            il Governo non è stato in grado di garantire una adeguata continuità scolastica ai nostri giovani, investendo in strumenti incomprensibili, inutili e costosissimi come i "banchi a rotelle", piuttosto che predisporre seri protocolli di sicurezza per garantire l'istruzione in presenza favorendo una proficua collaborazione tra istruzione statale e paritaria o investendo in strumenti tecnologici avanzati che permettessero una vera didattica a distanza;

            in molte aree del Paese si segnalano enormi difficoltà nel reperimento del vaccino anti-influenzale stagionale anche per le categorie a rischio;

            una delle principali cause della diffusione del virus in questa seconda ondata è il trasporto pubblico locale, che si è dimostrato inadeguato, posto che sui mezzi pubblici si viaggia spesso al di sotto della distanza minima prevista;

            il perdurare della situazione di emergenza ha un riverbero sulle attività economiche del Paese costrette, in molti casi, a chiudere definitivamente la propria esperienza imprenditoriale;

        considerato, infine, che:

            il Regolamento sanitario internazionale (RSI) adottato dalla 58a Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2005 all'articolo 2 prescrive di «prevenire, proteggere, controllare e fornire una risposta di salute pubblica alla diffusione internazionale delle malattie in modi che siano commisurati e limitati ai rischi per la salute pubblica e con lo scopo di evitare inutili interferenze con il traffico ed il commercio internazionale» nonché, ai sensi del punto 6, lettera g), Allegato 1, di «stabilire, gestire e mantenere un piano nazionale di risposta alle emergenze sanitarie pubbliche, compresa la creazione di team multidisciplinari-multisettoriali per rispondere ad eventi che possano costituire un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale»;

            la decisione n. 1082/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2013 relativa alle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero, che abroga la decisione n. 2119/98/CE, sottolinea come «La pianificazione della preparazione e della risposta è un elemento essenziale affinché il monitoraggio, l'allarme rapido e la lotta contro le gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero siano efficaci. Tale pianificazione dovrebbe prevedere in particolare la preparazione adeguata dei settori fondamentali della società, quali l'energia, i trasporti, le comunicazioni o la protezione civile, i quali in una situazione di crisi fanno affidamento su sistemi sanitari pubblici ben preparati, che dipendono a loro volta anche dal funzionamento di tali settori e dal mantenimento dei servizi essenziali a un livello adeguato», evidenziando altresì come «L'RSI impone già agli Stati membri di sviluppare, rafforzare e mantenere la capacità di individuare, valutare, comunicare e rispondere alle emergenze di sanità pubblica di portata internazionale. Sono necessarie consultazioni finalizzate al coordinamento tra gli Stati membri per promuovere l'interoperabilità della pianificazione nazionale di preparazione, alla luce delle norme internazionali e nel rispetto delle competenze degli Stati membri in materia di organizzazione dei rispettivi sistemi sanitari»;

            questo sistema rispondeva ad una pluralità di obiettivi, sia di livello nazionale che internazionale, come rappresentato nel 2013 da Margaret Chan, direttore generale dell'OMS, secondo la quale «L'obiettivo [delle capacità fondamentali del RSI] non è solo quello di raggiungere la più ampia copertura demografica possibile. È anche quello di garantire che non vi siano lacune significative a livello nazionale, poiché queste hanno il potenziale di minacciare la sicurezza sanitaria di tutti i Paesi del mondo";

            tuttavia nel documento "An unprecedented challenge - Italy first response Covid-19" recentemente pubblicato sul sito dell'OMS, si afferma che l'Italia si è dotata di un Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale nel 2006, piano ancora oggi consultabile sul sito internet del Ministero della sanità, che tuttavia ha formato oggetto negli anni di mera riconferma, non di aggiornamento nei suoi contenuti, nel 2017, tanto da contenere ancora delle affermazioni esplicitamente afferenti all'anno 2006 benchè, come visto, nel 2013 sia stata assunta la decisione n. 1082 del 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio che prescriveva l'aggiornamento costante del Piano medesimo;

            l'aggiornamento del Piano consiste nella costante acquisizione di dati e informazioni ritenuti essenziali per la predisposizione organizzativa del sistema sanitario e per la protezione degli operatori sanitari e della cittadinanza;

            è quindi evidente che l'Italia, al momento della dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio 2020, non fosse fornita di un Piano aggiornato, tanto che lo stesso comitato tecnico-scientifico nella prima seduta del 2 febbraio 2020 ha dovuto prendere atto della carenza di informazioni, dati, notizie utili a ricostruire un quadro conoscitivo delle strutture sanitarie, vale a dire la funzione del Piano, utili al contrasto della diffusione del virus;

            analogamente, in data 20 aprile 2020, il direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della sanità ha affermato l'esistenza di un Piano elaborato dal Governo tenuto "segreto" alla popolazione per evitare situazioni di allarme, contravvenendo cosi alle prescrizioni dell'OMS e del RSI che prescrivono invece una piena trasparenza del quadro cognitivo e una piena condivisione delle informazioni con la popolazione, rendendola parte attiva nel contrasto alla diffusione della pandemia. Al contrario, l'assenza di adeguate informazioni ha portato la popolazione, come affermato nel documento dell'OMS "An unprecedented challenge - Italy first responso Covid-19", ad una invarianza nella condotta di vita; addirittura diverse realtà locali hanno avviato campagne promozionali territoriali finalizzate a suscitare l'idea che il virus non avrebbe fermato l'economia e che non si rendeva necessario un contrasto sociale alla diffusione del Covid;

            questo nonostante tra le core capacities che devono caratterizzare il Piano vi sia anche la assoluta trasparenza che deve connotare la comunicazione istituzionale;

        preso atto che:

            l'Italia ha aderito all'iniziativa dell'Unione europea per l'acquisto del più ampio portafoglio possibile di vaccini mediante l'APA - Advanced purchase agreement; in tale contesto, sono in corso di validazione alcuni candidati vaccini, i primi dei quali potrebbero essere disponibili già a partire dai primi mesi del prossimo anno;

            la Commissione europea ha presentato la strategia europea per lo sviluppo, la produzione e la diffusione di vaccini efficaci e sicuri contro il Covid-19, firmando per conto di tutti i partner europei sei contratti con AstraZeneca, Sanofi-GSK, Janssen Pharmaceutica NY, BioNTech-Pfizer, CureYac e Moderna; la procedura di appalto centralizzata è stata adottata per garantire a tutti gli Stati membri la qualità, la sicurezza, l'efficacia e un accesso tempestivo ai vaccini in numero sufficiente e a costi contenuti; la Commissione sta sviluppando un quadro comune di comunicazione e una piattaforma per monitorare l'efficacia delle strategie nazionali di vaccinazione;

            gli Stati membri possono acquistare i vaccini direttamente dal produttore alle condizioni stabilite nell'accordo preliminare di acquisto e all'Italia, in base alla popolazione, spetta una quota pari al 13,65 per cento di tutti i vaccini già opzionati in sede europea. Compete agli Stati membri l'elaborazione di strategie nazionali di vaccinazione, la messa a disposizione, l'uso e la somministrazione del vaccino;

            la legge di bilancio 2021, all'articolo 80, dispone, per l'anno 2021, l'istituzione di un Fondo per la sanità e i vaccini nello stato di previsione del Ministero della salute, con una dotazione di 400 milioni, finalizzato all'acquisto dei vaccini per contrastare il virus SARS-CoV-2 e dei farmaci specifici per la cura dei pazienti affetti da Covid-19. È previsto che l'acquisto sia effettuato per il tramite del Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid-19,

        impegna il Governo:

                   a) a definire un efficace "piano vaccini" per tutta la popolazione, che preveda il pieno coinvolgimento delle Regioni, al fine di individuare tutte le strutture idonee per la custodia, la conservazione e la somministrazione dei vaccini antagonisti al Covid-19, nonché a definire con le medesime modalità distributive il piano nazionale per i test rapidi nella misura di almeno mezzo milione di test al giorno, includendo nel suddetto piano l'utilizzo della sanità militare;

                   b) ad esentare dall'IVA - fino alla fine della pandemia - i futuri vaccini, i kit per i test Covid-19 e tutti i farmaci per le cure del Covid-19 nonché tutti i dispositivi di protezione individuale;

                   c) a garantire che il piano vaccini rispetti tutti i criteri fondamentali di sicurezza, universalità e gratuità, e nel rispetto del principio di libertà di scelta dei cittadini, anche assicurando l'appropriatezza e l'adeguatezza della comunicazione per la promozione della vaccinazione di massa;

                   d) a riconsiderare, semplificare e rendere maggiormente fruibili i parametri scelti per definire le zone di contagio attraverso, un diverso e più efficace rapporto con le Regioni con il fine precipuo di renderne più semplice la comprensione ai cittadini;

                   e) a riprogrammare il trasporto pubblico locale, incrementando le corse dei mezzi pubblici nelle ore di ingresso e uscita dal lavoro e dalle scuole, anche attraverso la promozione di accordi fra i gestori di mezzi di trasporto privati, le Regioni e gli enti locali; nonchè a incentivare l'uso dei mezzi privati sospendendo i divieti delle ZTL e il pagamento delle strisce blu;

                   f) a riconsiderare la riapertura di teatri, cinema, palestre, impianti sciistici, musei e altre attività ubicate in aree a basso rischio, nel pieno rispetto delle linee guida e dei protocolli di sicurezza e prevenzione;

                   g) a prevedere un piano straordinario di assunzione di personale sanitario e un riconoscimento salariale congruo per gli operatori del settore sanità che da mesi stanno combattendo nelle trincee degli ospedali la battaglia contro il Covid-19;

                   h) ad agire al fine di garantire appena possibile e nel pieno rispetto delle misure di sicurezza la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, permettendo così la fondamentale didattica in presenza; garantendo la sicurezza di studenti e dei cittadini e potenziando i servizi di trasporto pubblico mirati;

                   i) ad adottare ulteriori iniziative normative volte ad applicare protocolli sanitari anti-Covid, almeno fino al termine dello stato di emergenza sanitaria, per tutti i cittadini di nazionalità extra UE che entrano senza regolare permesso nel territorio italiano, prevedendo un periodo di isolamento obbligatorio e garantendo il rispetto dei protocolli sanitari e delle norme anti-contagio, anche presso i centri di accoglienza;

                   j) ad individuare soluzioni volte a consentire, nell'assoluto rispetto delle rigorose regole e dei protocolli di sicurezza sanitaria per la prevenzione e il contrasto della diffusione del virus, le visite ai congiunti ricoverati in strutture residenziali di degenza, sociosanitarie e socioassistenziali nonché le visite a familiari anziani e nonni presso le abitazioni private, consentendo loro di ricevere il giusto conforto;

                   k) ad individuare, in accordo con le Commissioni parlamentari competenti in materia di affari costituzionali e di sanità delle due Camere, le opportune modalità di scambio di informazioni fra il comitato tecnico-scientifico e le Commissioni parlamentari interessate, anche prevedendo che tutti i verbali e i relativi allegati vengano prontamente trasmessi al Parlamento dopo ogni riunione del CTS e che i membri del medesimo CTS siano auditi mensilmente dalle Commissioni, fino allo scioglimento del comitato;

                   l) ad individuare, preso atto del dichiarato fallimento della "app immuni", un efficace strumento capace di garantire in modo scientifico e non casuale il tracciamento della catena di contagio del Covid-19;

                   m) a garantire l'esercizio della libertà di culto e religiosa nel rispetto delle regole e delle tradizionali celebrazioni eucaristiche del Santo Natale.

(6-00155) n. 2 (02 dicembre 2020)

Pirro, Boldrini, Errani, Sbrollini.

Approvata

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Ministro della salute sulla situazione epidemiologica, sulle ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza nonché sul Piano per la somministrazione dei vaccini contro il Covid-19 in Italia,

        le approva .

Allegato B

Testo integrale dell'intervento della senatrice Cattaneo nella discussione sulle comunicazioni del Ministro della salute

Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, intervengo in discussione generale per affrontare un tema indissolubilmente connesso alla mèta degli agognati vaccini. Traguardo che ci vede qui oggi riuniti a discutere e riflettere insieme per individuare le modalità migliori per rendere disponibile alla popolazione l'unico strumento in grado di consegnare al passato l'emergenza pandemica che stiamo attraversando.

Mi riferisco alla sperimentazione animale, la stessa regolarmente e ipocritamente taciuta, talvolta negata anche nelle aule parlamentari da chi, indifferente al ridicolo scientifico, finisce anche con l'essere sordo alle speranze di cura dei malati di patologie incurabili che alle conquiste della ricerca guardano ogni giorno.

Poiché l'ignoranza dei fatti è un alibi pericoloso, che condanna chi se ne alimenta ad una percezione distorta della realtà, voglio qui ripercorre brevemente l'apporto della sperimentazione animale fatta in questi mesi di lotta contro il tempo nello studio della comunità scientifica mondiale per conoscere e affrontare il Covid-19.

Lo faccio a beneficio di tutti perché nessuno, almeno in quest'Aula, possa dire "non sapevo, non avevo capito". Il ministro Speranza lo ha ricordato: sono molti i candidati vaccini. Ben 157, di cui 88 sono in fase preclinica, 40 in fase clinica 1, 17 in fase clinica 2, 13 in fase clinica 3, la più avanzata. Ebbene non uno di questi, non uno, avrebbe potuto procedere o procederà senza sperimentazione animale. Il che significa che, senza sperimentazione animale, non avremo mai un vaccino o una cura che ci permetta di sconfiggere Sars-Cov-2.

Quindi, oltre a focalizzarci sul quando avremo un vaccino, dobbiamo anche sapere come ci arriveremo. E vorrei provare a ripercorrere alcuni di questi passi che oggi ci portano a sperare nei candidati vaccini di Moderna, di Pfizer, di Oxford-AstraZeneca cui partecipa l'Italia o a sperare nei molti altri candidati vaccini in studio.

Il primo passo fu molti anni fa, nel 2002, con il primo coronavirus Sars-Cov1. Poi arriverà un secondo coronavirus, Mers. Sono virus che producono decessi, ma in poco tempo inspiegabilmente scompaiono. Tuttavia, la preoccupazione tra gli studiosi resta. Negli articoli scientifici di allora, gli scienziati sono allarmati del fatto che simili virus possano riemergere ed essere peggiori. La ricerca, sebbene a marcia ridotta, va quindi avanti. Nel 2004 il gruppo di Gary Nabel del National Institute of Health di Bethesda getta i primi semi di un vaccino a DNA (contro Sars-Cov1) che non verrà mai testato clinicamente appunto perché il virus sparisce. Nabel studia l'efficacia del suo vaccino nell'animale, aprendo strade di cui ci si avvantaggerà quindici anni dopo. Il titolo della pubblicazione su "Nature" è eloquente e dice "il vaccino a DNA neutralizza il virus SARS nel topo". Si impiegano cioè animali per dimostrare che il vaccino blocca la replicazione del virus nei polmoni del topo. Sono scoperte che hanno tenuto aperte tante strade.

Secondo passo: è in quegli anni e grazie alle sperimentazioni sui topi che si capisce come il virus entra nelle nostre cellule. Si scopre che utilizza un recettore che si chiama ACE2 e sta sulle nostre cellule. ACE2 funziona da "chiavistello". Il topo però ha un ACE2 leggermente diverso da quello umano. Si scopre allora che, aggiungendo al suo organismo ACE2 umano, il topo diventa molto più sensibile al virus Sars-Cov1. Sarà una svolta nella nostra lotta a questi coronavirus. Il topo con ACE2 umano diventa il primo modello animale di malattia, in quanto sviluppa polmoniti interstiziali simili a quelle che colpiscono l'uomo. Le evidenze sono inequivocabili. Si tratta di una certezza.

Con la quasi immediata scomparsa del virus Sars-Cov1, le colonie di animali con ACE2 umano vengono esaurite, preservandone però campioni di sperma. Improvvisamente, dopo l'identificazione a gennaio 2020 del virus Sars-Cov2, in pochi giorni l'azienda del Maine depositaria di tale preziosa colonia di topi ha iniziato a ricevere richieste per migliaia di esemplari da migliaia di ricercatori nel mondo. La ricerca su quel topo ricominciava ovunque nel mondo.

Ora facciamo un salto di quindici anni e di alcune migliaia di pubblicazioni scientifiche, di cui moltissime condotte su animali. Arriviamo ad oggi, attraverso strade anche fallimentari - ma i fallimenti sono importanti per capire la direzione giusta in cui avanzare - altre conflittuali, ma sempre nella direzione dei dati. E sui dati non ci si divide mai.

Ecco il terzo passo. È il luglio del 2020, siamo in piena pandemia. Su "Nature" e su "Cell" due gruppi ai due poli del mondo pubblicano due articoli il cui titolo è ancora una volta autoesplicativo circa l'importanza della sperimentazione animale. Sulla rivista scientifica "Cell" il titolo dello studio è "Patogenesi da Sars-Cov2 in topi transgenici che esprimono ACE2 umano". Su "Nature" è "La patogenicità di SARS Cov2 in animali geneticamente modificati con ACE2 umano". Questi gruppi hanno usato il modello di topo prodotto quindici anni prima dimostrando che il nostro nuovo nemico, il virus umano Sars-Cov2, si replica nei polmoni del topo e causa l'istopatologia tipica osservata nell'uomo. Risulta anche chiaro che questi effetti così marcati si hanno solo nel topo che esprime ACE2 umano. ACE2 diventa quindi la "porta di ingresso" accertata di Sars-Cov2. Si tratta di un'altra certezza ottenuta grazie alla sperimentazione animale. Gli occhi del mondo scientifico e medico si focalizzano su ACE2. Non solo: si scopre che il virus riconosce ACE2 grazie alla sua proteina spike, anzi a un suo microdominio, noto come receptor binding domain (RBD) che lega ACE2. L'RBD diventa quindi il bersaglio per lo sviluppo di vaccini e farmaci.

Quarto passo. Gli studi su topi e ratti continuano, ma alcuni aspetti della risposta immunitaria a Sars-Cov2 non possono essere indagati, perché questi roditori mancano di mediatori importanti come l'interleuchina 32 o l'interleuchina 37.

Ecco perché altri studiosi cominciano a lavorare anche sul furetto. Rispetto al topo, infatti, nel furetto l'infezione avviene nel tratto respiratorio superiore e, diversamente dal topo, ma similmente a quanto avviene nell'uomo, essa è seguita da un periodo di latenza del virus. In uno studio olandese pubblicato su "Nature Communications" gli studiosi dimostrano anche che il virus Sars-Cov2 si trasmette tra furetti per via aerea. Questa evidenza fornisce il punto di partenza per studiare aspetti della trasmissione del virus sotto forma di aerosol o di gocce.

E sono ancora proprio gli studi sui furetti degli anni intorno al 2005 che indicano ancora una volta la necessità che ogni candidato vaccino sia studiato per i suoi parametri di sicurezza negli animali. Su "Journal of Virology" nel 2004 si dimostra che uno dei candidati vaccini contro Sars-Cov1 (il virus poi scomparso) produceva nel furetto pericolose epatiti. Quindi bisognava cambiare alcune specificità strutturali del candidato vaccino, oltre ad accentuare la necessità di studi preclinici, sugli animali, sulla sicurezza dei vaccini.

Quinto passo. Non si può prescindere dal valutare infezione e vaccini in primati non umani. Si tratta di studi altamente controllati e regolamentati, a cui si accede dopo avere condotto analisi su roditori o altri mammiferi. Uno studio su "Science" pubblicato a maggio, esito del lavoro congiunto di gruppi europei, confronta la patogenesi e infettività nel primate non umano dei tre coronavirus che abbiamo tragicamente conosciuto: Sars-Cov2, Sars-Cov1, Mers. Si vuole cercare di capire di più della patogenicità così spiccata di Sars-Cov2 rispetto agli altri due virus. Si dimostra che nei macachi, come per l'uomo, il virus ha un tropismo per le vie aree superiori e che da lì si diffonde. Questo è uno degli elementi criptici di Sars-Cov2. Si scopre anche che, dopo la diffusione, il virus produce patologia nei polmoni del macaco molto simile a quella osservata nell'uomo.

Su "Nature" un altro studio di gruppi americani del National Institute of Health conferma che nel macaco la patologia respiratoria è molto simile a quanto avviene nell'uomo, con infezione delle vie respiratorie superiori e inferiori e diffusione dalle vie superiori.

Questi sono solo alcuni degli studi che indagano come si sviluppa la patologia e quale sia l'unicità della patologia e infettività di Sars-Cov2.

Ma si doveva capire anche quale fosse la risposta dell'animale alla patologia e se sviluppasse immunità. Si voleva capire se un individuo che sviluppava immunità alla prima infezione la mantenesse diventando resistente ad una seconda infezione. Si tratta di studi che non si occupano ancora dei vaccini, perché prima bisognava conoscere la biologia dell'infezione da parte di questo nuovo virus. A lavorarci sono ricercatori di tutto il mondo giovani dottorandi, giovani e meno giovani studiosi. Il timore è infatti che, una volta guariti, si possa essere nuovamente reinfettati.

Ecco il sesto passo. Nel luglio 2020 su "Science" viene pubblicato un articolo dal titolo "La reinfezione non avviene in macachi infettati con Sars-Cov2". Studiando macachi infettati, si riscontra il virus nel naso, nella faringe, nel polmone, nell'intestino con evidenze istopatologiche di danno polmonare. Nel siero degli animali si dimostra anche la presenza di anticorpi neutralizzanti il virus. Alcuni animali vengono poi reinfettati dopo un periodo di tempo. I risultati dimostrano che il virus non attecchisce più, non si misura più alcuna carica virale nel sistema respiratorio, nessun danno ai polmoni, dimostrando che l'immunità acquisita con la prima infezione protegge l'animale da una seconda infezione.

Intanto le Agenzie regolatorie come Food and drug administration (FDA) e European medicines agency (EMA) introducevano variazioni alle procedure di autorizzazione istituite negli ultimi decenni a tutela della salute umana. Queste modifiche puntuali consentono una accelerazione nella produzione di vaccini attraverso l'accorpamento della fase clinica 1 e 2 condotte sull'uomo ma questo potrà avvenire a patto che i dati preclinici sugli animali siano convincenti. Le agenzie chiedono prove su roditori e su macachi. Si comincia con i primi vaccini, studiati nei topi e macachi.

Alcuni studiosi si interrogano su come misurare il titolo della risposta anticorpale nell'animale. E si chiedono se possa essere assimilabile a quanto osservato nell'uomo. La risposta la pubblicano su "Science". Dimostrano che la quantità di anticorpi neutralizzanti evocati da un primo vaccino a DNA è simile a quella osservata in soggetti umani. Dimostrano anche che il livello di anticorpi correla con la protezione da malattia dei tratti respiratori superiori e inferiori e che l'immunità protettiva nell'animale correla con l'assenza del virus.

Quest'estate, tre candidati vaccini cominciano ad emergere. Sulla rivista "Nature" a luglio si pubblicano i dati che dimostrano che il vaccino di Oxford-AstraZeneca a cui partecipa l'Italia produce nei topi e nei macachi una robusta risposta immunitaria e la riduzione della quantità di virus nelle vie aeree inferiori. Il titolo dello studio è, ancora una volta, autoesplicativo circa l'importanza della sperimentazione animale: "La vaccinazione con ChADOx1 previene le polmoniti nel macaco".

In agosto viene pubblicato un altro studio: dimostra che il vaccino Oxford-AstraZeneca produce una robusta risposta immunitaria negli animali adulti anziani (in questo caso topi).

Moderna e Pfizer sono su una strada nuova che nasce dalla ricerca di base, dagli RNA messaggeri. Il loro candidato vaccino è totalmente nuovo. Devono studiarne ogni aspetto.

Moderna studia il suo candidato vaccino chiamato mRNA-1273 nei topi. E arriva a ottobre, due mesi fa, la loro pubblicazione sul "New England Journal of Medicine" dal titolo "Valutazione del vaccino mRNA1273 in primati non umani". Sono 12 i macachi impiegati per ogni sesso tra tre e sei anni. Sono selvatici, hanno maggiore similarità all'uomo per gli aspetti di replicazione del virus nelle vie aeree e per gli aspetti dell'immunologia mediata da cellule T e B che i roditori non hanno. Nello studio si sottolinea che l'impiego dei macachi permette di studiare la scalabilità del vaccino, quindi di studiare dosi di vaccino clinicamente rilevanti. I primati non umani, è scritto, sono un modello importante per studiare la protezione da vaccino.

Gli studiosi dimostrano nel macaco che una dose di virus simile a quella che si riscontra nelle vie respiratorie superiori umane dopo infezione (e pari a un milione di copie di RNA per tampone) può essere combattuta con il loro vaccino. Dimostrano che il loro vaccino produce la scomparsa del virus nelle vie aree superiori oltre che inferiori (non è ad oggi chiaro se ciò avvenga con il vaccino di Oxford-AstraZeneca) e quindi evidenziando che si tratta di un vaccino in grado di ridurre la trasmissione aerea. Dimostrano anche che l'effetto del loro vaccino a livello di reazione anticorpale del macaco è maggiore a quella che si riscontra nel plasma umano di convalescenti. Concludono che il vaccino produce una risposta ottimale in assenza di effetti collaterali.

Ecco perché vorrei concludere sottolineando ancora una volta l'apporto della sperimentazione animale in questi mesi di lotta contro il tempo nello studio della comunità scientifica mondiale per conoscere e affrontare il Covid-19, con un vaccino che lei stesso, signor Ministro, riprendendo la definizione della Commissione europea, ha chiamato "bene comune". E chiedendo a tutti, in quest'Aula, un atto di onestà intellettuale: bisogna dire che chi si oppone alla sperimentazione animale (il 97 per cento della quale condotta su topi e ratti) dev'essere consapevole che la sua posizione, se avallata dalle istituzioni, condannerebbe il mondo a soccombere di fronte a un virus, rinunciando a poterlo combattere e sconfiggere con vaccini e cure che arriveranno grazie anche alla sperimentazione animale.

Mi rivolgo quindi a lei, signor Ministro, perché fin dalle prossime settimane, in un soprassalto di giusto orgoglio per la funzione ricoperta in un momento storico così difficile per la salute di tutti noi, sappia far prevalere - sulle logiche identitarie e di riconoscibilità di partito - l'interesse dei cittadini ad una libera ricerca biomedica, di cui lei è chiamato per funzione istituzionale ad essere il primo responsabile.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alderisi, Auddino, Barachini, Bossi Umberto, Campagna, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, D'Angelo, De Carlo, De Poli, Di Marzio, Di Nicola, Di Piazza, Endrizzi, Galliani, Iori, Lonardo, Malpezzi, Manca, Margiotta, Marino, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Nocerino, Renzi, Romano, Ronzulli, Segre, Sileri, Sudano, Turco, Unterberger e Vanin.

Sono considerati in missione i senatori: Petrocelli e Stefano, per attività di rappresentanza del Senato; Botto, Cioffi, Coltorti, Fede, Giacobbe, Girotto, Ricciardi e Tiraboschi, per attività di rappresentanza del Senato (dalle ore 13); Ortis, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO (dalle ore 13).

Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: D'Arienzo e Faggi.

Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, trasmissione di documenti

Il Presidente della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, in data 2 dicembre 2020, ha inviato il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva "Sulle forme di violenza fra i minori e ai danni di bambini e adolescenti", approvato nella seduta del 18 novembre 2020 dalla Commissione stessa (Doc. XVII-bis, n. 4).

Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, con lettera in data 25 novembre 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera z), della legge 7 agosto 2018, n. 99 - la relazione sulla contaminazione da mercurio del fiume Paglia, approvata dalla Commissione nella seduta del 25 novembre 2020 (Doc. XXIII, n. 6).

Insindacabilità, presentazione di relazioni su richieste di deliberazione

In data 1° dicembre 2020, a nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Balboni ha presentato la relazione sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti della senatrice Laura Bottici, pendente dinanzi al Tribunale di Massa, in composizione monocratica - Sezione Penale (Doc. IV-ter, n. 10-A).

A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Cucca ha presentato la relazione sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del senatore Maurizio Gasparri, pendente presso il Tribunale di Roma (Doc. IV-ter, n. 11-A).

A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Cucca ha presentato la relazione sull'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di una procedura di mediazione civile nei confronti della senatrice Anna Maria Bernini, pendente dinanzi all'Organismo di Mediazione Forense di Roma (Doc. IV-quater, n. 1).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Ministro degli affari esteri e coop. inter.le

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Singapore, dall'altra, fatto a Bruxelles il 19 ottobre 2018 (2029)

(presentato in data 27/11/2020);

senatori D'Arienzo Vincenzo, Astorre Bruno, Ferrazzi Andrea, Fedeli Valeria, Iori Vanna, Rojc Tatjana, Messina Assuntela, Pittella Gianni, Giacobbe Francesco, D'Alfonso Luciano, Stefano Dario, Laus Mauro Antonio Donato, Vattuone Vito, Boldrini Paola, Verducci Francesco

Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di trasporto pubblico locale e regionale (2030)

(presentato in data 26/11/2020);

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro dell'economia e finanze

Conversione in legge del decreto-legge 30 novembre 2020, n. 157, recante ulteriori misure urgenti connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (2031)

(presentato in data 30/11/2020);

senatori Giarrusso Mario Michele, Paragone Gianluigi

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla strage Moby Prince (2032)

(presentato in data 02/12/2020);

senatrice Pucciarelli Stefania

Modifiche alla legge 6 agosto 1926, n. 1365, in tema di conferimento dei posti notarili (2033)

(presentato in data 30/11/2020);

senatrice De Petris Loredana

Disposizioni per la riabilitazione storica degli appartenenti alle Forze armate italiane condannati alla fucilazione dai tribunali militari di guerra nel corso della Prima Guerra mondiale, attraverso la restituzione dell'onore (2034)

(presentato in data 30/11/2020);

senatrice Lonardo Alessandrina

Norme per la depenalizzazione di reati previsti da leggi speciali (2035)

(presentato in data 01/12/2020);

senatori Salvini Matteo, Bagnai Alberto, Romeo Massimiliano, Montani Enrico, Siri Armando, Saviane Paolo, Borghesi Stefano, Arrigoni Paolo, Alessandrini Valeria, Augussori Luigi, Bergesio Giorgio Maria, Borgonzoni Lucia, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candiani Stefano, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Centinaio Gian Marco, Corti Stefano, De Vecchis William, Doria Carlo, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Sbrana Rosellina, Stefani Erika, Testor Elena, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano

Disposizioni in materia di rimodulazione dell'aliquota IVA (2036)

(presentato in data 02/12/2020);

senatori Urso Adolfo, Calandrini Nicola, Iannone Antonio, Petrenga Giovanna, Rauti Isabella, Totaro Achille

Riforma della disciplina del volo da diporto o sportivo (2037)

(presentato in data 02/12/2020).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

Commissioni 5ª e 6ª riunite

Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro economia e finanze Gualtieri

Conversione in legge del decreto-legge 30 novembre 2020, n. 157, recante ulteriori misure urgenti connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (2031)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 01/12/2020).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 6 della legge 8 agosto 2019, n. 86 - lo schema di decreto legislativo recante misure in materia di rapporti di rappresentanza degli atleti e delle società sportive e di accesso ed esercizio della professione di agente sportivo (n. 226).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 30 novembre 2020 - alla 7ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 14 gennaio 2021.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7 della legge 8 agosto 2019, n. 86 - lo schema di decreto legislativo recante misure in materia di riordino e riforma delle norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio degli impianti sportivi e della normativa in materia di ammodernamento o costruzione di impianti sportivi (n. 227).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 30 novembre 2020 - alle Commissioni riunite 7ª e 8ª e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 14 gennaio 2021.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 8 della legge 8 agosto 2019, n. 86 - lo schema di decreto legislativo recante semplificazione di adempimenti relativi agli organismi sportivi (n. 228).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 30 novembre 2020 - alla 7ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 14 gennaio 2021.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 9 della legge 8 agosto 2019, n. 86 - lo schema di decreto legislativo recante misure in materia di sicurezza nelle discipline sportive invernali (n. 229).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 30 novembre 2020 - alla 7ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 14 gennaio 2021.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 30 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 5 della legge 8 agosto 2019, n. 86 - lo schema di decreto legislativo recante riordino e riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici nonché di lavoro sportivo (n. 230).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 30 novembre 2020 - alle Commissioni riunite 7ª e 11ª e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 14 gennaio 2021.

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 13 novembre 2020, integrata da ulteriore documentazione in data 27 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 60-bis, della legge 4 agosto 2017, n. 124 - lo schema di decreto ministeriale recante definizione delle modalità e dei criteri per un ingresso consapevole dei clienti finali nel mercato dell'energia (n. 231).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 22 dicembre 2020.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, con lettera in data 27 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 e dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali per l'anno 2020, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 232).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 9ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 22 dicembre 2020.

Il Ministro della difesa, con lettera in data 30 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 09/2020, relativo all'avvio di un piano di approvvigionamento e ripianamento scorte di munizionamento guidato Vulcano 127 mm (n. 233).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 4ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'11 gennaio 2021. La 5ª Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 4ª Commissione entro il 1° gennaio 2021.

Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 26 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina del dottor Paolo Emilio Signorini a Presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale (n. 69).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 8ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 22 dicembre 2020.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 30 novembre e 1° dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi:

al dottor Claudio D'Amario, la revoca dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della salute;

al dottor Lorenzo Del Giudice, magistrato ordinario collocato fuori ruolo organico della magistratura, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia;

alla dottoressa Antonella Isola, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della difesa;

all'ingegner Fabio Riva, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e trasporti.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Ministro per gli affari europei, con lettera in data 30 novembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 54, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sull'attività svolta dal Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell'Unione europea (COLAF), riferita all'anno 2019.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a, alla 6a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente (Doc. CCXVIII, n. 3).

Il Ministro della salute, con lettere in data 27 e 30 novembre 2020, ai sensi dell'articolo 1, comma 16-bis, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso:

il verbale del 23 novembre 2020 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020 e il verbale del 23 novembre 2020 della Cabina di regia istituita ai sensi del decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020 (Atto n. 630);

i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riferiti alla settimana 16-22 novembre 2020 e aggiornati al 25 novembre 2020 nonché il verbale del 27 novembre 2020 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020 e il verbale del 27 novembre 2020 della Cabina di regia istituita ai sensi del decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020 (Atto n. 632).

La predetta documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro della salute, con lettera in data 27 e 30 novembre 2020, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, ha trasmesso:

l'ordinanza del 24 novembre 2020 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 292 del 24 novembre 2020 (Atto n. 631);

le ordinanze del 27 novembre 2020 recanti, rispettivamente, "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19" e "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. Modifica della classificazione del rischio epidemiologico", pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 296 del 28 novembre 2020 (Atto n. 633).

La predetta documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro della salute, con lettera in data 1° dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 30 marzo 2001, n. 125, la relazione sugli interventi realizzati ai sensi della predetta legge in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati, riferita all'anno 2019.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CXXV, n. 2).

Il Ministro della salute, con lettera in data 1° dicembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, la relazione sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita, relativa all'attività dei centri di procreazione medicalmente assistita per l'anno 2018.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CXLII, n. 3).

Il Ministro della difesa, con lettera in data 23 novembre 2020, ha inviato la Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2021.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 634).

Negli scorsi mesi di ottobre e novembre 2020 sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione del Ministero della difesa, del lavoro e delle politiche sociali, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, delle infrastrutture e dei trasporti per l'esercizio finanziario 2020, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa.

Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 27 novembre 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, la tutela del consumatore e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, in ordine:

alla notifica 2020/0684/I relativa al "Regolamento recante sistema di riqualificazione elettrica destinato ad equipaggiare veicoli della categoria L" (Atto n. 636);

alla notifica 2020/0700/I relativa allo "Schema di proposte di modifica al regolamento in materia di tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, di cui alla delibera n.680/13/CONS e s.m.i." (Atto n. 637).

Le predette documentazioni sono deferite alla 10a e alla 14a Commissione permanente.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 2 dicembre 2020, ha trasmesso la relazione ricognitiva, predisposta da ANAS Spa, sullo stato di attuazione del contratto di programma 2016-2020, aggiornata al mese di settembre 2020. La relazione è corredata dal report predisposto dalla Direzione generale per le strade e le autostrade e per la vigilanza e la sicurezza nelle infrastrutture stradali.

La predetta documentazione è deferita alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 638).

Governo, comunicazioni dell'avvio di procedure d'infrazione

Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 27 novembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la comunicazione concernente l'avvio - ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - della procedura d'infrazione n. 2020/0533, notificata il 23 novembre 2020, sul mancato recepimento della direttiva UE 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, recante modifica della direttiva 2010/13/UE, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi direttiva sui servizi di media audiovisivi, in considerazione dell'evoluzione delle realtà del mercato.

La predetta comunicazione è deferita alla 8a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 82).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che autorizza la Commissione a votare a favore dell'aumento di capitale del Fondo europeo per gli Investimenti (COM(2020) 774 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 10a e 14a;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Strategia farmaceutica per l'Europa (COM(2020) 761 definitivo), alla 12a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Sfruttare al meglio il potenziale innovativo dell'UE - Piano d'azione sulla proprietà intellettuale per sostenere la ripresa e la resilienza dell'UE (COM(2020) 760 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

Comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio - Piano d'azione dell'Unione Europea sulla parità di genere III - Un'agenda ambiziosa per la parità di genere e l'emancipazione femminile nell'azione esterna dell'UE (JOIN(2020) 17 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 2a e 14a;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea e al Comitato economico e sociale europeo - Relazione 2021 sul meccanismo di allerta (preparata conformemente agli articoli 3 e 4 del regolamento (UE) n. 1176/2011 sulla prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici) (COM(2020) 745 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a.

Governo, trasmissione di sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea. Deferimento

Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 1° dicembre 2020, ha trasmesso le seguenti decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea relative a cause in cui la Repubblica italiana è parte o adottate a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da un'autorità giurisdizionale italiana, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 144-ter del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 14a Commissione permanente:

Sentenza della Corte (Grande sezione) del 10 novembre 2020, causa C‑644/18. Commissione europea, ricorrente contro Repubblica italiana, convenuta. Ricorso per inadempimento. «Inadempimento di uno Stato - Articolo 258 TFUE - Ambiente - Direttiva 2008/50/CE - Qualità dell'aria ambiente - Articolo 13, paragrafo 1, e allegato XI - Superamento sistematico e continuato dei valori limite applicabili alle microparticelle (PM10) in determinate zone e agglomerati italiani - Articolo 23, paragrafo 1 - Allegato XV - Periodo di superamento "il più breve possibile" - Misure appropriate.» (Doc. XIX, n. 109) - alla 13a Commissione permanente;

Ordinanza della Corte (Nona sezione) del 26 novembre 2020, causa C‑835/19. Autostrada Torino Ivrea Valle D'Aosta - Ativa SpA contro Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero dell'economia e delle finanze, Autorità di regolazione dei trasporti, nei confronti di Autorità di bacino del Po, Regione Piemonte. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato. «Appalti pubblici - Aggiudicazione di contratti di concessione - Direttiva 2014/23/UE - Articolo 2, paragrafo 1, primo comma - Articolo 30 - Libertà delle amministrazioni aggiudicatrici di definire e organizzare la procedura di selezione del concessionario - Normativa nazionale che vieta di ricorrere alla finanza di progetto per i contratti di concessione autostradale.» (Doc. XIX, n. 110) - alla 8a Commissione permanente;

Sentenza della Corte (Quinta sezione) del 25 novembre 2020, causa C‑302/19. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) contro WS. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte suprema di cassazione. «Politiche sociali - Permesso unico di soggiorno e di lavoro - Interpretazione dell'articolo 12, comma 1, lettera e) - diritto alla parità di trattamento, sicurezza sociale - della direttiva 2011/98 relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e del principio di parità di trattamento tra titolari del permesso unico di soggiorno e di lavoro e cittadini nazionali (dubbio sulla compatibilità euro-unitaria di una norma nazionale la quale prevede che nel computo degli appartenenti al nucleo familiare, al fine del calcolo dell'assegno, vanno esclusi i familiari del lavoratore titolare del permesso unico ed appartenente a Stato terzo, qualora gli stessi risiedano presso il Paese terzo d'origine).» (Doc. XIX, n. 111) - alla 1a, alla 3a e alla 11a Commissione permanente;

Sentenza della Corte (Quinta sezione) del 25 novembre 2020, causa C‑303/19. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) contro VR. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte suprema di cassazione. «Politiche sociali - Status di soggiornante di lungo periodo - Interpretazione dell'articolo 11.1, lettera d) - ("Parità di trattamento tra soggiornanti di lungo periodo e cittadini nazionali per quanto riguarda le prestazioni sociali, l'assistenza sociale e la protezione sociale ai sensi della legislazione nazionale") della direttiva 2003/109 relativa allo status dei cittadini di Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo (dubbio sulla compatibilità euro-unitaria di una norma nazionale la quale prevede che nel computo degli appartenenti al nucleo familiare, al fine del calcolo dell'assegno, vanno esclusi i familiari del lavoratore titolare del permesso unico ed appartenente a Stato terzo, qualora gli stessi risiedano presso il Paese terzo d'origine).» (Doc. XIX, n. 112) - alla 1a, alla 3a e alla 11a Commissione permanente;

Sentenza della Corte (Nona sezione) del 18 novembre 2020, causa C‑299/19. Techbau SpA contro Azienda Sanitaria Locale AL. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale ordinario di Torino. «Libertà di stabilimento - Libera prestazione di servizi - Appalti pubblici di lavori - Ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali - Compatibilità con la nozione di "transazione commerciale" di cui all'articolo 2, n. 1 della direttiva 2000/35 relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali - intesa come "contratti tra imprese ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni che comportano la consegna di merci o la prestazione di servizi, contro pagamento di un prezzo" - della norma nazionale, di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 231/2002, che, all'epoca dei fatti del giudizio a quo, escludeva dalla nozione di "transazione commerciale" il contratto di appalto di opera indifferentemente pubblico o privato, e specificamente l'appalto pubblico di lavori.» (Doc. XIX, n. 113) - alla 8a, alla 10a Commissione permanente.

Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di atti. Deferimento

La Banca d'Italia, in data 27 novembre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 2, della legge 29 luglio 2003, n. 229, la relazione di analisi di impatto della regolamentazione (AIR) concernente " Revisione delle disposizioni su politiche e prassi di remunerazione nelle banche e nei gruppi bancari: la nuova declinazione del principio di proporzionalità" (n. 18).

Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 1a Commissione permanente:

sentenza n. 252 del 21 ottobre 2020, depositata il successivo 26 novembre. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 103, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), nella parte in cui non prevede che anche le perquisizioni personali e domiciliari autorizzate per telefono debbano essere convalidate (Doc. VII, n. 93) - alla 2a Commissione permanente;

sentenza n. 253 del 4 novembre 2020, depositata il successivo 26 novembre. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 702-ter, secondo comma, ultimo periodo, del codice di procedura civile, nella parte in cui non prevede che, qualora con la domanda riconvenzionale sia proposta una causa pregiudiziale a quella oggetto del ricorso principale e la stessa rientri tra quelle in cui il tribunale giudica in composizione collegiale, il giudice adito possa disporre il mutamento del rito fissando l'udienza di cui all'art. 183 del codice procedura civile (Doc. VII, n. 94) - alla 2a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 27 novembre e 1° dicembre 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 352);

dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 353);

dell'Associazione Croce Rossa Italiana - Organizzazione di Volontariato - per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XV, n. 354).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 1 dicembre 2020, ha trasmesso la deliberazione n. 13/2020/G in merito alla relazione concernente "I finanziamenti destinati alla bonifica ambientale e alla rigenerazione urbana del comprensorio Bagnoli-Coroglio (2015-2018)".

La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 13a Commissione permanente (Atto n. 635).

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 27 novembre al 2 dicembre 2020)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 88

PARAGONE: sull'infiltrazione di frange estremiste in manifestazioni pacifiche di dissenso (4-04303) (risp. MAURI, vice ministro dell'interno)

PUGLIA ed altri: sulle problematiche relative alle modalità di inoltro dei certificati medici (4-04046) (risp. DI PIAZZA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

RAMPI ed altri: sullo status del complesso di Hagia Sophia ad Istanbul (4-03842) (risp. ORRICO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo)

SAPONARA, MARIN: sui pericoli derivanti dall'utilizzo dei social network da parte dei minori (4-03891) (risp. MAURI, vice ministro dell'interno)

Mozioni

BRIZIARELLI, CANDIANI, ROMEO, NISINI, PERGREFFI, RIPAMONTI, AUGUSSORI, CAMPARI - Il Senato,

premesso che:

la legge n. 349 del 1986, recante "Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale", ha previsto l'istituzione del nucleo operativo ecologico (NOE) dell'Arma dei Carabinieri, posto alle dipendenze funzionali del Ministro stesso, per la vigilanza, la prevenzione e la repressione delle violazioni compiute in danno all'ambiente;

con successivo decreto interministeriale 11 dicembre 1986, dei Ministri della difesa e dell'ambiente, veniva costituito il NOE ed il 1º gennaio 1987 iniziava ufficialmente la propria attività istituzionale;

con la legge n. 93 del 2001, il NOE ha assunto la nuova denominazione di "comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente" e la struttura organizzativa del reparto è stata potenziata e calibrata su base interprovinciale, tramite diversi emanati dal Ministero dell'ambiente di concerto con il Ministero della difesa;

con il decreto legislativo n. 177 del 2016 recante "Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato", è stato infine istituito il "comando unità forestali, ambientali e agroalimentari", dal quale dipendono reparti dedicati all'espletamento di compiti particolari e di elevata specializzazione in materia di tutela dell'ambiente, del territorio e delle acque, tra i quali c'è anche il citato comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente;

il comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente è articolato oggi su 3 gruppi di tutela ambientale (Milano, Roma e Napoli) e 31 nuclei operativi ecologici, ed è chiamato a contrastare i fenomeni di inquinamento, di abusivismo edilizio nelle aree protette e di smaltimento illecito delle sostanze tossiche, ovvero della vigilanza sul ciclo dei rifiuti;

rilevato che:

diverse sono le problematiche ambientali che affliggono da anni la Sicilia e la Calabria, che hanno richiesto e continuano a necessitare di uno studio e un controllo strutturato e di interventi, tempestivi, mirati e qualificati;

negli ultimi anni la situazione ambientale siciliana e calabrese non è migliorata, anzi in alcune realtà si assiste ad un progressivo e preoccupante peggioramento;

in materia di gestione dei rifiuti, la situazione nelle due regioni è critica, con diversi impianti non funzionanti o mal funzionanti che comportano la permanenza di rifiuti al di fuori degli impianti in attesa di trasferimento presso altri impianti, con costi elevati in termini sia ambientali che economici, oltre che sanitari;

tali criticità sistemiche sono testimoniante dalle diverse inchieste e procedimenti giudiziari in corso e, da ultimo, dalle attività condotte dalla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, nel corso dell'attuale XVIII Legislatura sia relative al ciclo dei rifiuti che al ciclo del trattamento delle acque reflue urbane e industriali nonché dei fanghi;

in Sicilia e in Calabria risultano problematici i dati relativi al tasso di depurazione, con un conseguente impatto per l'ambiente in generale e dell'ambiente marino in particolare;

considerato che:

in Sicilia e in Calabria sono presenti al momento quattro nuclei operativi ecologici, due per regione, rispettivamente a Catania e Palermo per la prima e a Catanzaro e Reggio Calabria per la seconda, tutti dipendenti dal gruppo di tutela ambientale di Napoli;

i NOE siciliani e calabresi, anche alla luce del quadro emerso a seguito di importanti operazioni compiute, potrebbero proseguire con decisione nell'azione di contrasto e prevenzione attraverso il potenziamento della pianta organica;

valutato infine che:

ai sensi del decreto-legge n. 162 del 2019, recante "Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica", cosiddetto milleproroghe, all'articolo 19, comma 3, il Ministro dell'ambiente ha provveduto all'assunzione di 50 unità di militari per il potenziamento del comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente, di stanza presso il reparto di Napoli, da concentrare nel lavoro di contrasto ai roghi tossici nelle "terre dei fuochi";

è importante uniformare sull'intero territorio nazionale la funzionalità del comando e dei nuclei operativi ecologici, tenendo conto, in particolare, delle diverse criticità regionali e della presenza di aree maggiormente esposte alla problematica degli ecoreati,

impegna il Governo a proporre norme volte, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, ad assumere 50 unità destinate all'incremento del contingente presente nei nuclei operativi ecologici di Sicilia e Calabria, valutando anche l'apertura di nuovi NOE, in grado di aumentare la capacità operativa dell'Arma a tutela dell'ambiente.

(1-00303)

Interpellanze

ROMEO, CALDEROLI, TOSATO, FAGGI, MONTANI, SAPONARA, ARRIGONI, OSTELLARI, VALLARDI, NISINI, BAGNAI, BORGONZONI, CENTINAIO, STEFANI, CANDIANI, SIRI, ALESSANDRINI, AUGUSSORI, BERGESIO, BORGHESI, BOSSI Simone, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CAMPARI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, CORTI, DE VECCHIS, DORIA, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, GRASSI, IWOBI, LUCIDI, LUNESU, MARIN, MARTI, PAZZAGLINI, PELLEGRINI Emanuele, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, PISANI Pietro, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RICCARDI, RIPAMONTI, RIVOLTA, RUFA, SAVIANE, SBRANA, TESTOR, URRARO, VESCOVI, ZULIANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

con decreto del capo Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri n. 371 del 5 febbraio 2020, è stato istituito il comitato tecnico scientifico previsto dall'articolo 2, comma 1, dell'ordinanza del capo del Dipartimento della protezione civile n. 630 del 3 febbraio;

il comitato tecnico scientifico svolge un ruolo fondamentale in relazione all'adozione delle decisioni politico-normative per fronteggiare la pandemia da COVID-19;

solo dal mese di settembre 2020, sul sito internet del Dipartimento della protezione civile, sono stati resi ostensibili e scaricabili i verbali delle sedute del comitato;

nondimeno, è previsto che tali verbali siano pubblicati 45 giorni dopo la seduta alla quale si riferiscono, con l'omissione degli allegati e dei documenti sottoposti alle valutazioni del comitato tecnico scientifico, in virtù di quanto disposto dall'art. 5-bis, comma 2, del decreto legislativo 14 aprile 2013, n. 33, e tenuto conto dell'alto numero di controinteressati, come previsto dalla circolare FOIA n. 1/2019;

risulta incongruente, non tempestivo e persino inutile, ai fini dell'esercizio del potere costituzionale di controllo parlamentare, che il Parlamento, organo rappresentativo dei cittadini titolari della sovranità popolare, possa avere a disposizione tali verbali solo 45 giorni dopo la relativa seduta, anche in considerazione del rapido susseguirsi dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e delle ordinanze adottati, tra l'altro, sulla base delle risultanze dei dibattiti interni al comitato tecnico scientifico;

peraltro, non sembrano potersi opporre al Parlamento, il quale può riunirsi anche in seduta segreta, i limiti previsti, in particolare, dal citato art. 5-bis, comma 2, del decreto legislativo n. 33;

l'attività ispettiva del Parlamento, nel contesto del sistema costituzionale e della forma di governo parlamentare, non ha solo la funzione di informazione e di generico controllo dell'attività dell'Esecutivo, ma potenzialmente anche quella di attivare le procedure tese a far valere la responsabilità politica del Governo,

si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri ritenga di consentire l'ostensione immediata, a conclusione di ciascuna seduta del comitato tecnico scientifico, dei verbali e di tutta la documentazione, senza omissione alcuna, inerente all'attività istruttoria da esso compiuta.

(2-00074p. a.)

Interrogazioni

CORRADO, LA MURA, MORRA, CROATTI, DE LUCIA, ANGRISANI, ORTIS, TRENTACOSTE, PISANI Giuseppe - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell'università e della ricerca. -

(3-02142)

(Già 4-04526)

MALLEGNI - Ai Ministri dell'istruzione e dello sviluppo economico. - Premesso che:

da notizie giunte all'interrogante e riportate dalla stampa, si apprende che alcune scuole, in particolare nel comune di Stazzema (Lucca), avrebbero aderito all'iniziativa di Amazon "Un click per la scuola", con cui la nota azienda di commercio elettronico dona il 2,5 per cento dell'importo sotto forma di credito virtuale, che quest'ultima utilizzerà per richiedere i prodotti di cui ha bisogno, previa conferma della partecipazione all'iniziativa;

il meccanismo tramite il quale gli acquirenti potranno aiutare i plessi scolastici del Comune di Stazzema a ottenere il bonus virtuale consiste nello scegliere la scuola che ciascun utente intende supportare e accettare i termini e le condizioni per partecipare all'iniziativa, fare ordini su Amazon e, automaticamente, contribuire all'accredito di una donazione alla scuola indicata dal donatore via web;

in un momento particolarmente difficile come quello attuale, caratterizzato da una pesante crisi economica causata dalla recrudescenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, l'adesione di alcune scuole alla suddetta iniziativa appare una scelta decisamente in controtendenza rispetto all'appello lanciato quotidianamente da più parti ad effettuare acquisti "di vicinato" per sostenere negozi e attività, che ancora resistono sull'intero territorio italiano, seppur con grandi difficoltà,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dell'iniziativa e dell'adesione alla stessa da parte di alcune scuole;

in caso affermativo, come valutino le scelte dei plessi scolastici aderenti;

se, ciascuno per quanto di competenza, tenuto conto della situazione emergenziale in corso, non ritengano di adottare ogni iniziativa utile a promuovere e a sensibilizzare maggiormente le scuole e i cittadini al fine di sostenere il tessuto economico e di privilegiare le attività commerciali di vicinato tra cui le librerie, come nel caso di specie, e le botteghe storiche che in molti casi sono costrette a chiudere non essendo in grado di sopravvivere.

(3-02144)

RIZZOTTI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

la vicenda nota come "i quattro fratellini di Cuneo" è stata più volte posta all'attenzione del Ministro in indirizzo;

come riportato da diverse fonti di stampa e per quanto risulta all'interrogante, nel marzo 2018 la signora A. si è separata consensualmente dal marito e i figli, oggi di 6, 11, 14 e 16 anni, sono stati a lei affidati con l'accordo di vedere il padre in alcuni periodi. Nell'agosto dello stesso anno alcuni dei ragazzi non avevano più voluto incontrare il padre e avevano denunciato di aver subito molestie formalizzando le loro dichiarazioni davanti alla polizia giudiziaria con l'assistenza di una psicologa che ha accertato che non vi era alcun condizionamento. A seguito di ciò la madre denunciava l'ex marito per abusi, ma mentre era in corso l'indagine penale interveniva il Tribunale civile di Cuneo che disponeva una perizia sulla donna che si concludeva ravvisando alienazione parentale e diagnosticando gravi problemi psichiatrici e affidava, nel dicembre 2019, i minori ai nonni paterni;

considerata la sofferenza dei minori interveniva il pubblico ministero, richiedendo un accertamento al servizio di neuropsichiatria infantile di Cuneo e dopo proponeva il rientro dei minori presso la loro madre. Il padre insieme ai nonni si rivolgeva al Tribunale minorile del Piemonte per chiedere che i ragazzi fossero inviati in comunità diverse e la madre fosse dichiarata decaduta dalla responsabilità genitoriale. Il 10 luglio 2020 i minori, su decisione del Tribunale dei minori di Torino, venivano prelevati, e gli stessi avrebbero successivamente raccontato che per prelevarli i Carabinieri sarebbero entrati dalla finestra e avrebbero bloccato tutte le uscite, mentre la piccola di 6 anni sarebbe stata strappata dalle braccia della sorella maggiore, portata via e affidata ai servizi sociali in attesa di una famiglia affidataria, mentre gli altri tre condotti in comunità differenti. A 136 giorni di distanza, i 4 fratelli non si sono mai potuti incontrare se non in videochiamata e la madre non sa dove e a chi sia stata affidata la figlia di 6 anni;

secondo quanto risulta, il fratello più grande di 16 anni starebbe manifestando tutta la sua contrarietà alle decisioni prese dal Tribunale, denunciando e raccontando a mezzo di social network e stampa non solo di non essere ascoltato nelle proprie volontà, cioè vivere con i propri fratelli e con la propria mamma, ma di sentire i fratelli tristi e demotivati e sofferenti per la separazione e la mancanza di contratti. Il ragazzo ha raccontato di aver scritto senza ricevere alcuna risposta, sia al ministro Bonafede che ai sottosegretari Ferraresi e Giorgis, mettendo in copia anche altri senatori;

in data 20 novembre "la Repubblica" pubblicava un articolo contenente uno scambio di carteggi tra il maggiore dei 4 fratelli e un giudice del Tribunale dei minori, il quale, rispondendo alle richieste del giovane che chiedeva le motivazioni per le quali non fossero rispettate le sue volontà, diceva che "ascoltare i minori non significa poi fare tutte le cose che i ragazzi chiedono o desiderano". Il giudice, seppure tenuto all'ascolto, non è il mero esecutore dei desideri espressi dal minore, ma una decisione contraria alle volontà espresse deve essere accompagnata da motivazioni tanto più puntali quanto più il minore abbia, anche in ragione dell'età, mostrato capacità di discernimento. Inoltre, alla richiesta di spiegazioni da parte del giovane del perché il Tribunale e i servizi continuino a imporre gli incontri tra i ragazzi e il padre, denunciato dai ragazzi stessi per molestie e per cui sono in corso gli accertamenti, il giudice onorario rispondeva che "Quando i giudici decidono per i ragazzi lo fanno sempre nella speranza e con l'obiettivo di farli stare meglio e risolvere le difficoltà che hanno: non sempre ci riescono e a volte si possono sbagliare come tutti, ma non c'è nessuna cattiva fede". Infine il ragazzo ricordava al giudice i suoi doveri di tutelare i minori e la madre che con coraggio ha denunciato le molestie del padre,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda esercitare il suo potere di ispezione costituzionalmente garantito per far luce su questa vicenda dai profili inquietanti;

se non ritenga che in relazione al ruolo delle autorità giudiziarie siano stati violati gli artt. 3 e 6 della Convenzione di Strasburgo, l'art. 12 della Convenzione di New York e gli artt. 315-bis, 336-bis e 337-octies del codice civile;

se non ritenga che le modalità di intervento descritte possano provocare traumi indelebili nei minori e siano contrarie all'obbligo per lo Stato di promuovere e garantire il benessere dei cittadini, come previsto anche dall'art. 9 della Dichiarazione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza;

se non ritenga che sia obbligo per gli organi dello Stato approfondire se ai minori siano stati lesi i più elementari diritti di essere ascoltati e mantenere un rapporto con la madre;

se ritenga che le affermazioni rilasciate dal giudice onorario non siano solo offensive nei confronti delle vittime della giustizia, ma anche lesive nei confronti dell'immagine di tutto il sistema giustizia di questo Paese.

(3-02145)

EVANGELISTA - Ai Ministri dell'università e della ricerca e della salute. - Premesso che:

la legge 2 agosto 1999, n. 264, recante "Norme in materia di accessi ai corsi universitari", ha introdotto nel nostro ordinamento la programmazione a livello nazionale, tra gli altri, degli accessi ai corsi di laurea in medicina e chirurgia (cosiddetto numero chiuso), per i quali vengono stabiliti ogni anno i posti disponibili per tutta Italia e la loro ripartizione nei vari atenei, sulla base della valutazione dell'offerta potenziale del sistema universitario, tenendo anche conto del fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo;

l'ammissione ai corsi è disposta previo superamento di apposite prove di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento della predisposizione per le discipline oggetto dei corsi medesimi, prove che, come accade sistematicamente ogni anno, si traducono in una vera e propria competizione tra un numero esorbitante di aspiranti medici rispetto ai posti effettivi stabiliti con determinazione annuale;

il 3 settembre 2020, i candidati sono stati 66.638 per 13.072 posti, per cui solamente uno su 5 avrebbe potuto accedere alla facoltà di medicina e chirurgia;

un altro dato costante e, purtroppo, negativo che si ripropone ogni anno è rappresentato dai numerosi di ricorsi al Tribunale amministrativo regionale dei candidati esclusi, che denunciano tante e gravi irregolarità durante lo svolgimento del test d'ingresso, sulle quali sono state emesse importanti pronunce, da ultimo quella del Consiglio di Stato dello scorso settembre (n. 5429/2020), con la quale si è disposto che gli atenei ed il Ministero dell'università e della ricerca debbano fornire sempre adeguata contezza sui numeri dei posti messi a concorso nelle prove d'ammissione a ciascun corso di laurea ad accesso programmato, essendovi un sottodimensionamento dei posti fin qui resi disponibili, dovendo la programmazione dipendere da dati più realistici ed adeguati ai prevedibili fabbisogni sanitari;

ogni anno, pertanto, si assiste ad un inevitabile esodo, che costringe una buona parte dei ragazzi italiani, che hanno legittimamente accarezzato il sogno di formarsi come medici nella loro patria, a scegliere, invece, la via della "fuga" verso l'est Europa e la Spagna, dove è possibile studiare senza l'inutile corsa ad ostacoli rappresentata dagli sbarramenti e dai divieti d'accesso italiani, che mortificano il diritto allo studio;

ora che il nostro Paese è travolto dalla pandemia e che l'emergenza sanitaria impone scelte rapide per salvare le vite umane, emerge il dato drammatico della gravissima carenza di medici in tutta Italia, che vede scoperti posti di medici specialisti e di medicina generale; carenza destinata, purtroppo, a trascinarsi nel tempo per non poter essere risolta con i numeri "programmati" dei futuri medici, numeri deboli, già insufficienti in un'ordinaria organizzazione del sistema salute;

la limitazione all'accesso ai corsi di laurea in medicina non è, purtroppo, l'unica criticità resa più evidente dall'attuale stato emergenziale in campo sanitario; vi è, infatti, anche la "fuga" dei medici specializzandi all'estero per l'insufficiente disponibilità di finanziamenti e borse di studio, fenomeno, questo, che determina un indubbio depauperamento di nuove forze, intelligenze e competenze assolutamente necessarie per il nostro Paese;

le problematiche descritte a fronte della mancanza dei medici negli ospedali evidenziano una contraddizione non più sostenibile, ancor più nell'attuale disperata necessità di assicurare le prestazioni sanitarie nella lotta contro il coronavirus che, per esempio, quale misura emergenziale, ha imposto l'abolizione dell'esame di Stato per l'abilitazione alla professione medica avvenuta con il decreto denominato "cura Italia", consentendo di immettere in corsia 10.000 giovani;

è evidente che il grido di aiuto che quotidianamente si leva dai medici degli ospedali italiani, costretti a turnazioni estenuanti, ad essere impiegati nelle terapie semintensive senza avere la competenza specialistica, ad essere esposti al pericolo del contagio spesso per la mancata individuazione di reali percorsi di sicurezza relativi alla vestizione, deve trovare una soluzione nell'immediato perché sia assicurata un'adeguata prospettiva futura,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti, vista l'inderogabile urgenza di meglio coniugare il diritto allo studio sancito dall'articolo 34 della Costituzione con la garanzia della tutela della salute quale fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività (articolo 32 della Costituzione), i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare;

quali interventi giudichino necessari per risolvere le criticità evidenziate, sia al fine di assicurare risposte adeguate all'emergenza sanitaria da COVID-19, sia per ottimizzare i livelli essenziali di erogazione di assistenza e di cura in generale e, in particolare, nei presidi ospedalieri.

(3-02147)

GRANATO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

lo scioglimento dei Consigli comunali, disciplinato dall'articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000, viene disposto laddove emergano elementi "concreti, univoci e rilevanti" su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori locali ovvero su forme di condizionamento dei medesimi che comportino un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi, causando la compromissione di principi costituzionali di buon andamento e imparzialità, nonché il regolare funzionamento dei servizi amministrativi o che risultino tali da incidere negativamente, in modo rilevante, sullo stato della sicurezza pubblica;

l'istituto dello scioglimento comunale ex articolo 143 del testo unico degli enti locali, come ricordato dalla più recente giurisprudenza, si configura quale strumento di natura preventiva più che repressiva: l'esigenza principale, difatti, è quella di ripristinare, nell'ambito del ritorno al (violato) principio di legalità, un corretto funzionamento dei servizi amministrativi comunali;

recentemente, come noto, per l'ex presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini (coordinatore provinciale di Catanzaro per Forza Italia), è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari, a seguito dell'inchiesta "Farma business", con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso (in particolare, per le elezioni regionali del 2014);

come emerso dagli atti dell'inchiesta, in ogni caso, al centro dell'attenzione della magistratura catanzarese vi sarebbero anche presunti collegamenti con le procedure elettorali amministrative nel Comune capoluogo per il "rinnovo del consiglio comunale e l'elezione del sindaco di Catanzaro, 11 - 25 giugno 2017", nonché "le elezioni regionali del 26 gennaio 2020 e le elezioni politiche nazionali del 4 marzo 2018"; in tal caso, all'esito dei necessari accertamenti, potrebbe trovare applicazione, per il Comune di Catanzaro, anche la misura di cui all'articolo 143, oltre ai rilievi di natura penale (personali);

resta fermo, difatti, che l'istituto dello scioglimento ex art. 143 prescinda dall'eventuale necessaria correlazione con profili di natura penalistica, avendo natura autonoma;

valutato che:

gli elementi alla base dello scioglimento di un Comune prescindono anche dall'eventuale piena "consapevolezza" degli amministratori, che possono essere interessati in via diretta o indiretta, laddove emergessero comunque elementi rilevanti in base ai quali la funzionalità amministrativa dell'ente risultasse in concreto pregiudicata da infiltrazioni di stampo criminale;

è da rilevare infine, nel contesto calabrese, come vi siano anche altre inchieste in corso della magistratura che, in ogni caso, riguardano la maggioranza degli esponenti eletti nel Comune di Catanzaro (con particolare riferimento all'inchiesta "Gettonopoli", per la quale risultano indagate 29 persone);

Domenico Tallini, come apparso all'interno di numerosissimi articoli di stampa, viene ritenuto il main sponsor elettorale di tutte le giunte guidate dal sindaco Sergio Abramo negli ultimi 20 anni a Catanzaro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno, nell'ambito delle proprie competenze, sollecitare le autorità amministrative competenti a verificare l'emersione degli elementi di cui all'articolo 143, comma 1, del testo unico degli enti locali, relativi ai collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare nel Comune di Catanzaro.

(3-02148)

STABILE, MALLEGNI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

il 5 giugno 2020 il Ministero della salute ha pubblicato la circolare recante "Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2020-2021", elaborata dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria;

oltre a contenere informazioni sulla sorveglianza epidemiologica e virologica, essa fornisce raccomandazioni per la prevenzione dell'influenza attraverso la vaccinazione e le misure di igiene e protezione e raccomanda l'attivazione di campagne di informazione ed educazione della popolazione e degli operatori sanitari coinvolti nell'attuazione delle strategie vaccinali;

inoltre, poiché durante i mesi autunnali e invernali, non è esclusa una co-circolazione di virus influenzali e SARS-CoV-2, il Ministero ha ravvisato la necessità di ribadire l'importanza della vaccinazione antinfluenzale anticipando la campagna vaccinale a far tempo dall'inizio di ottobre e coinvolgendo anche i soggetti a partire dai 60 anni;

a fronte di tali raccomandazioni, le Regioni hanno provveduto a bandire gare per l'acquisto delle dosi di vaccino antinfluenzale, anticipando dunque la distribuzione e la somministrazione di tali vaccini al mese di ottobre;

tuttavia, secondo quanto si apprende dagli organi di stampa e dagli allarmi lanciati dai medici, ad oggi, nella gran parte del territorio italiano si sarebbero verificate forti criticità legate principalmente alla carenza di dosi ricevute da parte delle aziende aggiudicatrici delle gare d'appalto, con la conseguenza che molti tra i soggetti fragili, tra gli ospiti delle RSA e tra gli over 65 devono ancora ricevere la somministrazione del vaccino;

inoltre, le Regioni sembrano aver già acquistato tutte le dosi disponibili, ovvero quasi 17 milioni, per la copertura vaccinale gratuita, lasciando però sguarnite le farmacie della quota di dosi che i cittadini acquistano direttamente ogni anno;

oltre agli aventi diritto alla vaccinazione gratuita, infatti, sono circa 800.000 i cittadini che acquistano ogni anno autonomamente il vaccino antinfluenzale e quest'anno, con la concomitanza di influenza e Sars-Cov-2, è verosimile che la domanda sarà nettamente superiore, stimata a circa 1,5 milioni di richieste da parte di privati cittadini;

la Conferenza Stato-Regioni ha sancito il 14 settembre 2020 l'intesa che prevede per le Regioni di ampliare la dotazione per le farmacie per una quota minima dell'1,5 per cento di vaccini, da distribuire alla rete sul territorio, che corrispondono a circa 250.000 dosi, insufficienti a coprire l'atteso fabbisogno dei privati;

è pertanto altamente probabile il rischio che anche i cittadini non rientranti nelle categorie a cui spetta la vaccinazione gratuita non avranno la possibilità di acquistare autonomamente il vaccino antinfluenzale, non potendo, dato il livello globale del fenomeno, ricorrere all'ipotesi di coprire il fabbisogno acquistando all'estero le dosi mancanti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario che l'Agenzia italiana del farmaco individui e intervenga sulle cause del fatto che, nonostante le Regioni abbiano stipulato contratti con le aziende farmaceutiche produttrici di vaccini, queste ultime tardano ad inviare le dosi indicate nei contratti, con il rischio di non assicurare tempestivamente la vaccinazione degli ospiti delle RSA e degli over 65, e di precluderla di fatto ai soggetti tra i 60 e i 64 anni, compromettendo il raggiungimento dell'obiettivo, indicato dall'OMS, della copertura vaccinale del 75 per cento;

quali misure urgenti intenda intraprendere per assicurare la disponibilità di dosi sufficienti di vaccino antinfluenzale, in grado di scongiurare che si verifichi una carenza per le fasce maggiormente a rischio della popolazione, ma anche per coloro che non hanno diritto a vaccinazione gratuita ma che intendono vaccinarsi contro l'influenza, con evidente vantaggio per l'intera comunità.

(3-02150)

BERGESIO, CENTINAIO, VALLARDI, SBRANA, DE VECCHIS - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dello sviluppo economico. - Premesso che:

con la circolare del 13 novembre 2020 del Ministero dello sviluppo economico, è stato consentito alle imprese della trasformazione della carne, in riferimento ai nuovi obblighi di etichettatura alimentare scaturenti dal decreto interministeriale sull'origine delle carni suine, del 6 agosto 2020, di utilizzare fino alla data 31 gennaio 2021 le scorte esistenti degli imballaggi e delle etichette non conformi al decreto, che risultino nella loro disponibilità, a seguito di contratti stipulati prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto stesso;

con la motivazione dell'emergenza sanitaria, di fatto viene introdotta una vera e propria deroga all'applicazione della normativa che, a giudizio degli interroganti, risulta inaccettabile, in quanto rimette in discussione il percorso di trasparenza fino ad oggi compiuto in merito alla conoscenza dell'origine delle carni suine trasformate;

l'introduzione dell'obbligo di etichettatura delle carni suine trasformate permette infatti ai consumatori di maturare scelte consapevoli rispetto all'origine e alla qualità degli alimenti acquistati, distinguendo le produzioni made in Italy e, di conseguenza, le attività di circa 5.000 allevamenti italiani di suini, oggi in crisi, non solo per le conseguenze scaturite dalla pandemia, ma anche per l'aggressiva concorrenza che dilaga nel settore;

dall'inizio dell'emergenza sanitaria, le quotazioni dei maiali si sono quasi dimezzate, scendendo a poco più di un euro al chilo, e minando la competitività del settore della norcineria italiana che, ormai da tempo, è fortemente pressata dal dilagare di fenomeni di contraffazione che ogni anno riversano nel Paese circa 56 milioni di cosce dall'estero per le produzioni di falsi prosciutti made in Italy;

si stima, infatti, che 3 prosciutti su 4 venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere, senza che questo sia esplicitato in etichetta;

l'unico deterrente al perpetuarsi di a questi fenomeni è evidentemente l'utilizzo di un'etichettatura di origine delle carni che imponga di indicare come carni 100 per cento italiane, esclusivamente, le carni provenienti da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia, a garanzia della qualità dei prodotti e della trasparenza delle informazioni rese ai consumatori;

si giudica pertanto assolutamente inopportuna qualsiasi azione volta ad introdurre nel settore elementi di incertezza, a scapito della trasparenza, in merito all'impiego dell'indicazione obbligatoria della provenienza delle carni suine trasformate, come disciplinata dal decreto interministeriale 6 agosto 2020,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo voglia esprimere una posizione chiara riguardo la necessità di dotare il Paese di strumenti atti a contrastare, attraverso l'impiego dell'etichettatura di origine delle carni suine trasformate, i fenomeni di illegalità che permeano il comparto, a tutela della sicurezza e della qualità dei prodotti made in Italy, e a garanzia delle correttezza delle informazioni fornite ai consumatori, anche sollecitando l'immediata applicazione, entro e non oltre il 31 dicembre 2020, del decreto ministeriale 6 agosto 2020;

se non intenda immediatamente adoperarsi per convocare un tavolo di filiera con cui concordare tutte le azioni necessarie per sostenere, in questo momento di grave difficoltà, il settore della suinicoltura italiana, anche promuovendo iniziative che permettano la stabilizzazione dei prezzi sul mercato intorno a valori che siano il più possibile vicini alle richieste degli allevatori italiani.

(3-02151)

MANTOVANI, CORBETTA, CROATTI, DONNO, GARRUTI, LANZI, SANTANGELO, TRENTACOSTE, PRESUTTO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il 28 novembre è stato presentato, presso la Prefettura di Reggio Emilia, un esposto in merito alla mancanza di pubblicità delle ultime sedute del Consiglio dell'Unione Terra di mezzo;

in particolare, come evidenziato dai presentatori dell'esposto, le convocazioni del Consiglio in modalità di videoconferenza, senza la contestuale trasmissione in streaming delle sedute, non hanno permesso ai cittadini dei comuni che compongono l'Unione di seguirne i lavori, come, al contrario, garantito dalla legislazione vigente;

considerato che:

l'art. 38, comma 7, del decreto legislativo n. 267 del 2000 (testo unico degli enti locali) prevede che le sedute dei Consigli comunali e provinciali sono pubbliche, "salvi i casi previsti dal regolamento e, nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, si tengono preferibilmente in un arco temporale non coincidente con l'orario di lavoro dei partecipanti";

l'art. 32, comma 4, prevede che: "L'unione ha potestà statutaria e regolamentare e ad essa si applicano, in quanto compatibili e non derogati con le disposizioni della legge recante disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni, i principi previsti per l'ordinamento dei comuni, con particolare riguardo allo status degli amministratori, all'ordinamento finanziario e contabile, al personale e all'organizzazione";

l'articolo 73 del decreto-legge n. 18 del 2020, al comma 1, prevede che: "Al fine di contrastare e contenere la diffusione del virus COVID-19 e fino alla data di cessazione dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri il 31 gennaio 2020, i consigli dei comuni, delle province e delle città metropolitane e le giunte comunali, che non abbiano regolamentato modalità di svolgimento delle sedute in videoconferenza, possono riunirsi secondo tali modalità, nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità previamente fissati dal presidente del consiglio, ove previsto, o dal sindaco, purché siano individuati sistemi che consentano di identificare con certezza i partecipanti, sia assicurata la regolarità dello svolgimento delle sedute e vengano garantiti lo svolgimento delle funzioni di cui all'articolo 97 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché adeguata pubblicità delle sedute, ove previsto, secondo le modalità individuate da ciascun ente";

la circolare prot. n. 14553 del 27 ottobre 2020 del Ministero dell'interno, recante "Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 18 ottobre 2020. Ulteriori Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19. Riunioni in modalità a distanza. Applicabilità alle sedute di giunta e consiglio comunale", ha confermato che "la disciplina emergenziale cui deve farsi riferimento al fine di stabilire le modalità con le quali possono svolgersi tali riunioni, resta quella recata nella disposizione del menzionato art. 73 [del decreto legge n. 18 del 2020], che dà facoltà agli enti locali di tenere le sedute con la modalità della videoconferenza, anche laddove ciò non sia previsto dal relativo regolamento di funzionamento dell'organo collegiale, purché sia assicurata l'osservanza delle misure tecniche indicate nella medesima disposizione, idonee a garantire la trasparenza, la tracciabilità, la pubblicità e la regolarità della riunione, attraverso la regolamentazione provvisoria demandata al presidente del consiglio, ove previsto, o al sindaco. Ciò posto, in considerazione dell'attuale andamento della diffusione del contagio da COVID-19, fermo restando che non si riscontra un obbligo normativo, l'ente locale deve valutare con attenzione l'opportunità di tenere le sedute dei consigli e delle giunte, così come le riunioni degli organismi interni ai consigli, quali le commissioni e le conferenze dei capigruppo, da remoto e non in presenza, assicurando la pubblicità della seduta degli organi assembleari. Va, infine, rammentato che, nel caso in cui non si ricorra alla modalità della videoconferenza e la riunione si svolga in presenza, devono essere messe in atto tutte le misure anticontagio che prevedono l'obbligo del distanziamento interpersonale e l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale personali sia per i partecipanti alla seduta che per il pubblico eventualmente ammesso ad assistervi";

l'articolo 16 del regolamento del Consiglio dell'Unione Terra di mezzo, al comma 1, prevede che: "Le sedute del consiglio sono pubbliche eccettuati i casi in cui si tratti di questioni concernenti persone intendendosi per tali, quelli in cui il consiglio è tenuto a fare apprezzamenti o ad esprimere un giudizio sulle qualità morali, intellettuali, economiche e sui comportamenti di una determinata persona";

le adunanze del Consiglio dell'Unione si svolgono nella sala consiliare del Comune di Cadelbosco di sopra (Reggio Emilia), la cui dotazione tecnica ha permesso, lo scorso 18 novembre 2020, la trasmissione in streaming della seduta. Lo stesso giorno, nella medesima sede, si è tenuto il Consiglio dell'Unione della Terra di mezzo convocato in seduta non aperta al pubblico e in cui non è stata permessa la trasmissione in streaming della seduta;

non risulta quindi chiaro quali siano le ragioni alla base della scelta di non permettere la pubblicità dei lavori dell'Unione, nonostante la normativa vigente garantisca la pubblicità delle sedute dei Consigli degli enti locali, anche nell'attuale situazione condizionata dall'emergenza epidemiologica dovuta al diffondersi del COVID-19, e sia già a disposizione, in uno dei comuni che compongono l'Unione, la strumentazione tecnica necessaria per la trasmissione in streaming delle sedute;

è attualmente in discussione presso il Senato il disegno di legge AS 953 che dispone l'introduzione dell'obbligatorietà della trasmissione in streaming delle sedute degli enti locali;

è intenzione del legislatore approvare una normativa chiara su questo tema in favore sia dei cittadini che delle amministrazioni, riconoscendo la trasmissione streaming come uno strumento efficace per la promozione della partecipazione attiva e del controllo sull'azione amministrativa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti;

se non ritenga opportuno, mediante atti di propria competenza, tutelare in maniera piena ed effettiva alcuni diritti fondamentali garantiti nel nostro ordinamento, che assicurano ai cittadini l'accesso agli atti e l'informazione, la partecipazione democratica, anche con modalità elettroniche, e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, in particolare, ma non solo, nell'attuale situazione condizionata dall'emergenza epidemiologica dovuta al diffondersi del COVID-19, garantendo che i lavori dei Consigli degli enti locali, inclusa l'Unione della Terra di mezzo, siano pubblicizzati anche mediante la registrazione audio e video, la sua pubblicazione on line e la diretta streaming.

(3-02152)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

DE FALCO, BONINO, RICHETTI, NUGNES, GIARRUSSO, DE BONIS - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

il 1° settembre 2020, poche ore dopo l'incontro tra il ministro Di Maio ed il presidente del Governo libico riconosciuto, Al Serraj, 18 pescatori della marineria di Mazara del Vallo sono stati fermati illegalmente in acque internazionali e sequestrati e sono tuttora trattenuti in Libia, a Bengasi, da un gruppo paramilitare che sembra che faccia riferimento al generale Haftar;

il riserbo iniziale sulla vicenda poteva essere funzionale a non compromettere le trattative e a non mettere a rischio la vita dei pescatori prigionieri;

dopo quasi 4 mesi appare evidente che la situazione sia di sostanziale stallo, e sono più che comprensibili le preoccupazioni delle famiglie dei pescatori;

in questa vicenda sempre più complessa si inserisce l'intervista pubblicata sul "Corriere della Sera" del 26 novembre 2020 ad Amhed Maitig, vice presidente del Governo libico di Tripoli, dove, tra l'altro, sulla base di un'inaccettabile equiparazione tra i pescatori mazaresi e 4 criminali libici, arrestati, processati e condannati in via definitiva a pene dai 25 ai 30 anni di reclusione per traffico di migranti ed assassinii, afferma che tra Italia e Libia esisterebbe un accordo per lo scambio di prigionieri, e che questo strumento sarebbe la via utile per una soluzione positiva per tutti;

considerato che:

non si tratta del primo riferimento ad un presunto accordo tra italiani e libici relativo a scambi di prigionieri;

infatti, il 23 agosto 2020, come mostrato dal programma televisivo "Le Iene" a fine ottobre, l'ambasciatore libico in Italia, in un intervento che era stato trasmesso in diretta dalla televisione libica, aveva rassicurato una donna, madre di uno degli scafisti condannati, che: "sulla situazione riguardante suo figlio e i giovani calciatori c'è un accordo al vaglio del Ministero della Giustizia italiano e di quello libico";

è da evidenziare che lo stesso ambasciatore riferiva che ad inizio agosto 2020 il suo Governo (quello di Al Serraj) aveva presentato una richiesta di revisione del processo o, in alternativa, uno scambio di prigionieri "basato sull'accordo in lavorazione tra l'Italia e la Libia";

nella stessa intervista, infine, l'ambasciatore affermava anche che "Purtroppo a oggi non è ancora stato né firmato né approvato questo accordo di scambio, se dovessimo raggiungere questo accordo con l'Italia potremmo riportare in Libia i nostri giovani";

va evidenziato che sembra sussistere un'asimmetria nella vicenda, poiché l'ambasciatore ed il vice presidente del Governo libico afferiscono, ovviamente, all'unica entità riconosciuta a livello internazionale, ovvero al Governo di Al Serraj, mentre risulta che il rapimento dei pescatori sia opera di gruppi vicini ad Haftar;

considerato ancora che:

da documenti ufficiali del Ministero della giustizia italiano risulterebbe l'esistenza di un accordo governativo (non pubblicato) tra Italia e Libia, che prevedrebbe, in ordine all'eventuale "trasferimento di detenuti tra Italia e Libia", la legittimazione dell'ambasciatore quale rappresentante degli interessi libici;

si dovrebbe dedurre a questo punto che il Governo libico di Al Serraj, di fatto, stia svolgendo interlocuzioni con il Governo italiano anche in relazione ad istanze, illegali, avanzate dal generale Haftar,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro in indirizzo confermino l'esistenza di quegli accordi governativi, e, in caso positivo, sotto quale Governo italiano siano cominciate le interlocuzioni con i libici e quale efficacia abbiano allo stato;

se siano in corso trattative per la liberazione dei pescatori con Haftar tramite l'ambasciatore ed il vice presidente del Governo di Al Serraj e che prospettive realistiche possa avere questa confusa metodologia operativa.

(3-02141)

BINETTI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

l'osservatorio delle professioni sanitarie è scaduto nel dicembre 2019 e il ritardo nella sua riattivazione è particolarmente grave alla luce degli eventi che hanno caratterizzato questo 2020, a cominciare dalla pandemia da COVID-19, che ha messo in evidenza la grave situazione in cui da anni versano tutte le professioni sanitarie, tutte decisamente sotto organico;

la programmazione delle professioni sanitarie in questi anni è sempre stata fatta per difetto rispetto alle esigenze e sta ora emergendo l'assoluta necessità di ristrutturare modi e modelli dell'assistenza sanitaria, senza limitarsi alla radicale insufficienza dei medici, in particolare degli specialisti, che appaiono decisamente sottostimati;

l'osservatorio è stato istituito il 24 luglio 1996, con decreto dei due Ministeri dell'università e della sanità, secondo quanto disposto dall'articolo 1, comma 10;

il 7 giugno 2001 il decreto del Ministero dell'università ha previsto come componenti dell'osservatorio la rappresentanza di tutte le 22 professioni di area sanitaria; attualmente, il campo di intervento dell'osservatorio riguarda 45 università, oltre 460 corsi di laurea, circa 800 sedi formative e un numero complessivo di 30.000 posti attivati annualmente;

già nella XVII Legislatura si era reso necessario sottolineare un analogo intervento, con l'atto di sindacato ispettivo 5-06900 del 6 novembre 2015 a firma dell'interrogante, allora deputato, in cui si sottolineava l'urgenza di procedere a riattivare l'osservatorio delle professioni sanitarie del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, istituito nel 2003;

a marzo di quest'anno l'osservatorio è nuovamente scaduto e non si è ancora proceduto al suo rinnovo, nonostante la situazione attuale ne richieda l'urgente attivazione per far fronte alle decisioni che occorre prendere anche nella prospettiva dei prossimi cambiamenti strutturali in sanità, invocati con lo stesso "recovery plan";

compete infatti all'osservatorio nazionale delle professioni sanitarie, come ribadito dal Ministero dell'università, formulare proposte e pareri in ordine alla definizione di: a) linee di indirizzo per l'elaborazione di requisiti di idoneità organizzativi, strutturali e tecnologici, per l'accreditamento delle strutture didattiche universitarie e ospedaliere per la formazione; b) linee guida per la stipula dei protocolli d'intesa tra le Regioni e le università; c) criteri e modalità per assicurare la qualità della formazione in conformità alle indicazioni UE; d) criteri e modalità per lo svolgimento del monitoraggio dei risultati della formazione;

il 13 novembre 2019, il Ministero, con nota a firma del direttore generale, Maria Letizia Melina, ha avviato la procedura di rinnovo degli incarichi per l'osservatorio con richiesta di designare i rispettivi rappresentanti per far parte del comitato di presidenza al Ministero della salute, CRUI (Conferenza Rettori), ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione università e ricerca), Conferenza Stato-Regioni, CLPS (conferenza permanente corsi di laurea professioni sanitarie), CUN (consiglio universitario nazionale);

con un ritmo che è facile ricostruire attraverso gli atti ufficiali è possibile ripercorrere le tappe delle relative nomine a carico degli organismi competenti: il 5 dicembre 2019 il CUN ha designato come proprio rappresentante, Mario Amore;

ciò nonostante il Ministero non ha ancora decretato la riattivazione dell'osservatorio, organismo che deve essere strategico proprio in questa fase di complesse decisioni in materia di programmazione e di revisione delle linee guida;

il 3 giugno 2020 l'interrogante è intervenuta nell'Assemblea del Senato presentando al Ministero, per l'ennesima volta, un'interrogazione parlamentare per l'insediamento dell'osservatorio entro i successivi 15 giorni;

il 2 settembre 2020 infine nell'Assemblea del Senato, a conclusione della seduta, l'interrogante ha chiesto al Ministero di concludere con urgenza la riattivazione dell'osservatorio,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni della mancata riattivazione di un organismo quale l'osservatorio nazionale delle professioni sanitarie in una fase così delicata della ristrutturazione del nostro SSN e dell'impianto formativo delle professioni sanitarie, nei loro aspetti quali-quantitativi;

quando il Ministro in indirizzo intenda procedere alla sua riattivazione, posto che è trascorso un anno dal suo mancato funzionamento e peraltro tutte le professioni e gli organismi di competenza hanno proceduto alla designazione dei membri di relativa competenza.

(3-02143)

DE BONIS, DE FALCO, MARTELLI, GIARRUSSO, FANTETTI, LONARDO, PACIFICO, RUOTOLO, SACCONE, SERAFINI, CARIO, BUCCARELLA, TRENTACOSTE, NUGNES, FATTORI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

l'AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) è il principale soggetto erogatore di contributi pubblici al sistema delle imprese agricole. Coordina l'attività degli OPR (organismi pagatori regionali) e rappresenta l'Italia nei rapporti con l'Unione europea;

quale amministrazione pubblica, secondo l'articolo 10 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, l'AGEA deve garantire gli obblighi di pubblicità, di trasparenza e di diffusione di informazioni. Infatti, la promozione di maggiori livelli di trasparenza costituisce un obiettivo strategico di ogni amministrazione, che deve tradursi nella definizione di obiettivi organizzativi e individuali, in ogni fase del ciclo di gestione della performance;

considerato che:

il primo firmatario della presente interrogazione ha presentato diversi atti di sindacato ispettivo che denunciano un certo modus operandi che induce a ritenere che vi siano interessi reconditi, riconducibili al direttore di AGEA, dottor Papa Pagliardini;

attraverso le interrogazioni: 4-02931 del 19 febbraio 2020 (sull'esclusione dal servizio di assistenza dei piccoli centri autorizzati di assistenza agricola, CAA); 4-03285 del 29 aprile (sull'eliminazione dei liberi professionisti dalle attività riconducibili ai CAA e obbligo per i CAA di operare esclusivamente attraverso dipendenti); 4-03508 del 21 maggio (sui malfunzionamenti del sistema informativo e conseguenti difficoltà per gli operatori di elaborare le domande e sulla richiesta di commissariare AGEA); 3-02079 del 10 novembre (sulla graduale eliminazione dei liberi professionisti dai CAA); 3-02138 del 25 novembre (sull'intesa tra AGEA e CAA-Coldiretti), il primo firmatario ha tenuto ad evidenziare comportamenti poco trasparenti da parte del direttore di AGEA;

in Parlamento vi sono state rimostranze di varie forze politiche contro AGEA, in maniera trasversale, perché le modifiche apportate dal suo direttore alla convenzione CAA 2020-2021 nascondevano probabilmente altri interessi, certamente non riconducibili a fini di utilità per gli agricoltori. E proprio grazie agli ultimi atti di sindacato ispettivo, alla fine, non avendo comunque concesso la proroga del termine per la formalizzazione della sottoscrizione della convenzione, ha dovuto consentire che tutti firmassero con riserva per non pregiudicare i loro diritti;

tenuto conto che, per quanto risulta agli interroganti:

il direttore di AGEA risulta essere socio azionista, dal 3 dicembre 2019, di AgriRevi S.p.A., una società di revisione e certificazione di bilanci, riconducibile alla Coldiretti, in quanto il suo presidente, dottor Raffaele Grandolini, è consigliere delegato del CAA di Coldiretti;

il ruolo di direttore di un'Agenzia così importante per le erogazioni dei fondi comunitari e quello di azionista di una società riconducibile alla Coldiretti, che beneficia di tali fondi, contrasta con l'imparzialità richiesta per tale funzione, che potrebbe venire pregiudicata proprio dalla coesistenza di ulteriori, personali interessi in causa;

questo ruolo parallelo potrebbe spiegare il comportamento anomalo del direttore di AGEA, che ha sempre affermato di agire nel giusto e di non danneggiare nessuno di fronte all'ipotesi di vedere espulsi dal sistema dei CAA migliaia di professionisti, costringendoli in tal modo a dirigersi verso i CAA delle associazioni professionali, tra cui anche il CAA Coldiretti;

il dottor Papa Pagliardini così come si è premurato di chiedere il parere all'Autorità garante della concorrenza e del mercato circa le scelte contenute nella convenzione, omettendo però alla stessa la sua contemporanea appartenenza ad una società riconducibile alla Coldiretti (firmataria della convenzione), allo stesso modo avrebbe dovuto chiedere all'Autorità nazionale anticorruzione la sussistenza o meno della compatibilità del suo incarico nella pubblica amministrazione con quella di azionista di una società collegata alla Coldiretti;

la situazione che si appalesa è tale da danneggiare seriamente non solo la reputazione del soggetto coinvolto ma anche quella dell'organizzazione pubblica in cui opera: un rischio importante in quanto, se anche solo uno dei dirigenti AGEA si trovasse in una situazione di conflitto d'interesse non gestita, i soggetti esterni potrebbero ritenere che l'intera organizzazione AGEA sia indulgente rispetto a tali pratiche;

al direttore AGEA veniva richiesto di agire in modo indipendente, senza interferenze, ma l'interesse secondario (finanziario e non) ha interferito con quello primario (trasparenza e imparzialità), dopo appena un mese dalla sua nomina, avvenuta il 28 ottobre 2019, e per questo sarebbe opportuno che rassegnasse le proprie dimissioni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo voglia fornire chiarimenti circa la condotta del direttore AGEA, dottor Papa Pagliardini, che, in qualità di dirigente della pubblica amministrazione, avrebbe dovuto osservare l'obbligo di pubblicazione dei dati riguardanti le modifiche degli interessi (finanziari e non finanziari) in grado di interferire con i doveri e le responsabilità del delicato ruolo, comunicandolo tempestivamente all'amministrazione di appartenenza;

se non ritenga che egli avrebbe dovuto astenersi dal portare a compimento la convenzione 2020-2021 in presenza di un interesse secondario proprio e se, pertanto, non sia del parere che vada sospesa non solo l'efficacia della convenzione ma anche l'incarico di direttore;

se non ritenga opportuno definire, attraverso un codice di condotta, il contenuto degli interessi secondari (finanziari e non) e di quello primario dell'AGEA, per non incorrere nel rischio che l'Agenzia pubblica assuma una cattiva reputazione.

(3-02146)

DE FALCO, FATTORI, DE BONIS - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per gli affari regionali e le autonomie. - Premesso che:

la Banca d'Italia il 13 dicembre 2020 ha posto in amministrazione straordinaria la Banca popolare di Bari (BPB) a causa del dissesto finanziario;

in altri termini, la decisione della Banca d'Italia ha comportato, in forza degli articoli 70 e 98 testo unico bancario (di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, e successive modificazioni), lo scioglimento degli organi di amministrazione e controllo della BPB e l'attivazione della procedura di amministrazione straordinaria, finalizzata alla gestione della fase di crisi, con l'integrale sostituzione della governance della BPB con commissari straordinari nominati ed aventi il compito anche di accertare e rimuovere le irregolarità commesse;

i commissari straordinari hanno ritenuto sussistere delle responsabilità in capo alla pregressa governance ed hanno deciso di avviare l'azione civile di risarcimento nei confronti di molti di coloro che hanno ricoperto ruoli di responsabilità nell'amministrazione della BPB;

con decreto-legge n. 142 del 2019, convertito dalla legge n. 5 del 2020, lo Stato ha deciso lo stanziamento di importi "fino a" 900 milioni di euro "per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e la realizzazione di una banca di investimento";

la Banca popolare non è esplicitamente indicata nel provvedimento ricordato, ma è noto il fatto che vi sia stata una preordinazione teleologica della ricapitalizzazione di medio credito centrale (MCC), la Banca del Mezzogiorno, anche attraverso la creazione di una banca d'investimento;

il Ministero dell'economia e delle finanze ha, quindi, versato 430 milioni di euro in conto capitale ad Invitalia, presieduta da Domenico Arcuri, in favore di MCC per consentirle di rilanciare la BPB attraverso un duplice intervento: assorbimento delle perdite del fondo interbancario di tutela dei depositi, e compimento dell'operazione di la trasformazione della Banca popolare in società per azioni con ricapitalizzazione ai fini della realizzazione del nuovo piano industriale sotto una nuova governance indipendente;

considerato che, a giudizio degli interroganti:

tale operazione di salvataggio della banca, accompagnata dalla sua trasformazione in società per azioni di proprietà sostanzialmente pubblica, è condivisibile, mentre sorprende la nomina a presidente di Giovanni De Gennaro, capo nella Polizia durante i fatti di Genova nel 2001;

si tratta di una nomina che si pone in linea di continuità con l'immotivata prassi di preporre persone provenienti dalle forze dell'ordine ad incarichi che nulla hanno a che vedere con l'ordine pubblico e sicurezza;

la nomina del consiglio d'amministrazione è stata, infine, perfezionata il 16 ottobre 2020 ed è in questa fase che è intervenuta la Regione Puglia annunciando lo stanziamento di 60 milioni di euro attraverso Puglia Sviluppo, società in house della Regione, e in forza di ciò ha suggerito il nome di un consigliere per il consiglio di amministrazione;

pur se la banca è proprietà pubblica, in ordine alla gestione di una società pubblica che opera in regime di diritto privato, si può considerare opportuno che una Regione concorra a suggerire un esponente del territorio in operazione come quella di cui si sta parlando. Ma l'acquisizione del diritto di nomina nell'organo di governo è cosa ben diversa e pertiene alla gestione attiva e all'amministrazione, secondo interessi che trascendono la diretta relazione tra proprietà e gestione;

agli sgoccioli della campagna elettorale, il presidente uscente della Regione ha annunciato l'impegno menzionato, senza che ve ne fosse la reale necessità e senza consultare gli organi politici della Regione (Giunta e Consiglio) e senza che ve ne fosse l'opportunità, in quanto altre priorità dovevano essere considerate, poiché quelle risorse pari a circa 60 milioni di euro potrebbero e dovrebbero essere meglio usate per fronteggiare l'emergenza da COVID-19, per la quale, a causa dell'inadeguatezza del servizio sanitario regionale è classificata zona a rischio "arancione", con forti limitazioni alla popolazione sia in termini sanitari che di reddito,

si chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo consti che una Regione possa impiegare così ingenti risorse per entrare nell'organo di governo di un istituto bancario, peraltro, nel caso specifico elidendo il controllo dello Stato;

se non ritengano che l'opportunità di dare sostanza alle esigenze territoriali non possa condurre alla formalizzazione del diritto di gestione o cogestione da parte della Regione;

se non ritengano che la proprietà pubblica è stata funzionale al salvataggio, ma che sia inopportuno che la gestione sia contaminata da interessi localistici che rischierebbero di essere prossimi a quelli che avevano portato al dissesto.

(3-02149)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

RAUTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

come evidenziato da numerosi organi di stampa, le bozze del disegno di legge di bilancio per il 2021, circolate nelle scorse settimane contenevano una disposizione volta a istituire una fondazione, denominata "Istituto italiano di Cybersicurezza", con lo scopo di promuovere e sostenere l'accrescimento delle competenze e delle capacità tecnologiche, industriali e scientifiche nazionali nel campo della sicurezza cibernetica e della protezione informatica, nonché di favorire lo sviluppo della digitalizzazione del Paese riguardo a prodotti e processi informatici di rilevanza strategica, a tutela della sicurezza nazionale;

la stessa disposizione prevedeva con precisione compiti e funzioni di tale fondazione, posta sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri per il tramite del Segretario generale e del DIS, nonché le norme di raccordo con la vigente normativa in ordine alla strategia nazionale di sicurezza cibernetica, le forme di cooperazione interna e internazionale, le caratteristiche essenziali dello statuto e la procedura di approvazione;

ne veniva altresì stabilita la struttura di governance, qualificando come "membri fondatori" il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri partecipanti al Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica;

tale ipotesi di intervento normativo veniva enfatizzata in molte anticipazioni giornalistiche, suscitando conseguentemente forte curiosità e molte attenzioni tra gli "addetti ai lavori" e nei settori di competenza, ma, nella sua versione definitiva, il disegno di legge di bilancio, attualmente all'esame del Parlamento, non contiene tale norma, stralcio che, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, sarebbe attribuibile a contrasti e disaccordi interni alla maggioranza;

è evidente come la pandemia mondiale abbia aumentato gli scenari di crisi ed accresciuto i fronti di vulnerabilità e di permeabilità dei sistemi di sicurezza nazionali, mentre si registra contestualmente crescente preoccupazione in ordine all'escalation della minaccia terroristica internazionale, anche alla luce dei più recenti attentati di Parigi, di Nizza e di Vienna, pertanto ogni questione relativa al potenziamento di tutte le attività di intelligence rappresenta una scelta organizzativa e strategica di preminente interesse;

si rileva inoltre l'attuale stallo tra gli Stati membri in ordine all'accordo sul bilancio 2021-2027 nell'ambito del programma "Next generation EU", cruciale anche nel settore della difesa e sicurezza, a cominciare dal "Fondo europeo per la difesa";

il Consiglio dell'Unione europea dello scorso 20 novembre ha approvato 47 progetti, compresi quelli del settore della cyber difesa, ed ha avviato, con la condivisione dei primi documenti di intelligence, il processo di elaborazione dello "Strategic compass", cioè un documento per una visione condivisa delle potenziali minacce che incombono sull'Europa e degli strumenti per affrontarla;

lo stesso Consiglio dell'Unione europea ha discusso un documento di analisi delle minacce redatto dal sistema di coordinamento tra le intelligence nazionali, ancora in fase embrionale, che pone attenzione alla minaccia ibrida e cibernetica;

proprio in considerazione dell'attuale scenario nazionale ed internazionale, nonché della rilevanza geopolitica e geostrategica acquisita dalla dimensione cibernetica in misura progressivamente sempre più estesa, in quanto "canale di propagazione e amplificazione degli altri tipi di minaccia", come evidenziato, tra l'altro anche dal Documento programmatico pluriennale della Difesa per il triennio 2020-2022, è essenziale che tale scelta sia caratterizzata da criteri di assoluta chiarezza e trasparenza,

si chiede di sapere quali siano le ragioni per le quali la norma relativa alla fondazione dell'Istituto italiano di Cybersicurezza sia stata espunta dalla versione definitiva del disegno di legge di bilancio per il 2021 e se la nascita dell'Istituto sarà oggetto di un successivo e separato intervento normativo.

(4-04535)

PEPE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il personale attualmente in servizio nella Polizia di Stato in Basilicata, nello specifico in provincia di Potenza, è insufficiente a garantire un controllo capillare, efficace e corrispondente alle aspettative della popolazione del territorio che, per vastità, morfologia e caratteristiche orografiche, necessita di una presenza degli operatori maggiore rispetto a quella attuale;

i vuoti creati dai progressivi pensionamenti non vengono adeguatamente colmati con nuove assunzioni, e questo determina il depauperamento degli organici in tutti gli uffici della Polizia di Stato in provincia, nonostante la necessità di garantire la sicurezza e l'ordine pubblico nei CAS, che ospitano centinaia di cittadini stranieri richiedenti asilo e nel CPR di Palazzo San Gervasio, che gestisce il controllo di centinaia di clandestini, e nonostante sulla zona insistano grandi stabilimenti industriali, quali la SATA di Melfi ed il COVA di Viggiano;

se il Governo continua a portare avanti politiche di razionalizzazione degli uffici di polizia, in breve tempo non potrà più essere garantito un adeguato livello di sicurezza pubblica sul territorio potentino, e questo fallimento decreterebbe l'aumento dei crimini, in particolare di alcuni contro cui le forze dell'ordine combattono regolarmente sul territorio, come il caporalato, lo spaccio di droga, i reati predatori e quelli commessi dalla criminalità organizzata,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia già avviato o comunque abbia intenzione di avviare immediatamente un piano di nuove assunzioni per implementare gli organici della Polizia di Stato negli uffici della provincia di Potenza, al fine di garantire livelli adeguati di sicurezza a tutti i cittadini che risentono, ingiustamente, di scelte governative inadeguate.

(4-04536)

CANDIANI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

nella giornata del 25 novembre 2020 sono sbarcati al molo "Norimberga" di Messina 143 migranti, per la maggior parte di nazionalità tunisina. Dalle operazioni di controllo effettuate dall'ufficio immigrazione, si evince che di questi 17 sono risultati destinatari di un provvedimento di respingimento e trattenimento nei centri di permanenza per il rimpatrio (per la precisione 11 a Brindisi e 6 a Bari), 59 hanno presentato richiesta di protezione internazionale e per loro è previsto il collocamento in vari centri di accoglienza fra Sicilia e Calabria, 5 sono minori non accompagnati e 62 sono stati respinti con l'ordine di lasciare il territorio entro 7 giorni;

dalle notizie in possesso dell'interrogante sembrerebbe che, dopo le operazioni di sbarco, i 62 immigrati irregolari destinatari di provvedimento di rimpatrio non siano stati trasferiti nelle strutture preposte, ma siano stati destinatari di provvedimento di rimpatrio e messi in libertà con il semplice invito a lasciare il Paese entro 7 giorni;

se tale circostanza fosse confermata si verificherebbe il paradosso di avere affidato il rispetto del provvedimento di rimpatrio esclusivamente alla volontà del medesimo immigrato irregolare, che ne è destinatario in quanto entrato sul territorio italiano irregolarmente, ovverosia violandone le leggi;

al riguardo sembra molto verosimile ritenere che la maggioranza, se non la totalità, dei migranti irregolari in questione abbia fatto perdere le proprie tracce, rimanendo illegalmente nel nostro Paese, col serio rischio di inserimento in ambienti criminali di diversa entità, o, eludendo i controlli, abbia intenzione di varcare il confine verso altri Paesi, come accaduto col migrante irregolare che da Lampedusa attraverso l'Italia ha raggiunto la Francia per compiere gli attentati terroristici di Nizza;

una gestione così approssimativa del fenomeno migratorio si dimostra palesemente pericolosa: in primo luogo per il nostro Paese, perché mette a rischio la sicurezza di tutti i cittadini consentendo la libera circolazione di persone potenzialmente pericolose e non controllabili e, in secondo luogo, per la credibilità dell'Italia, Paese di primo arrivo, che pretende considerazione dagli altri Paesi europei, dando però prova di mancanza di controllo e gestione degli stranieri entrati irregolarmente sul territorio nazionale,

si chiede di sapere:

se i fatti esposti corrispondano al vero e, in caso affermativo: a) se i 62 immigrati irregolari oggetto del provvedimento di rimpatrio abbiano realmente lasciato il territorio nazionale; b) per quale ragione, alla data del fatto, gli interessati dal provvedimento di rimpatrio non siano stati trattenuti fino a esecuzione della disposizione di allontanamento dall'Italia; c) per quale ragione non siano stati immediatamente rimpatriati; d) se i soggetti in questione risultino incensurati, ovvero se risultino reati a loro carico; e) quale autorità abbia deciso di procedere in questa modalità, ovvero tramite semplice invito a lasciare il Paese;

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario garantire massima accuratezza dei controlli dei migranti respinti, sia in fase di sbarco, sia in fase di rimpatrio, per scongiurare l'ipotesi che terroristi arrivati come migranti irregolari in Italia compiano atti criminali come nel drammatico caso di Nizza.

(4-04537)

COMINCINI, CUCCA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

la crisi provocata dalla pandemia da COVID-19 ha colpito gravemente, tra gli altri, anche il settore del trasporto aereo che, ad agosto 2020, aveva segnato una riduzione del 64 per cento del traffico passeggeri rispetto all'anno precedente;

il riacutizzarsi dell'epidemia in tutti i Paesi d'Europa ha comportato un'ulteriore riduzione del traffico passeggeri, che ha raggiunto valori minimi pari a meno 78 per cento a fine ottobre;

il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, entrato in vigore il 6 novembre, ha inserito la Regione Lombardia tra le "zone rosse", impedendo dunque gli spostamenti al di fuori della stessa, costringendo le compagnie aeree ad apportare pesanti cancellazioni al loro operativo voli, con la conseguenza che il traffico passeggeri degli aeroporti milanesi è tornato a valori paragonabili al periodo del lockdown compreso tra i mesi di marzo e maggio scorsi, ovvero a un calo del 95 per cento rispetto all'anno precedente;

per lo scalo dell'aeroporto di Linate, il numero di passeggeri registrato nelle prime tre settimane di novembre è stato pari a valori mediamente inferiori a 2.000 passeggeri al giorno, con picchi negativi di passeggeri inferiori a 1.200 passeggeri al giorno;

il dato dell'aeroporto Linate è stato ulteriormente aggravato dalla decisione di Alitalia, la quale dallo scorso 1° ottobre a Milano opera esclusivamente su tale scalo, di ridurre di circa il 50 per cento i propri movimenti rispetto all'inizio del mese di novembre;

considerato che, a quanto risulta all'interrogante:

la società che gestisce il sistema aeroportuale milanese, con gli scali di Malpensa e Linate, SEA S.p.A, con lettera prot. 8393 del 21 settembre 2020, chiedeva al Ministro in indirizzo, alla direzione generale di ENAC e alla direzione aeroportuale Lombardia di ENAC, di valutare e autorizzare la chiusura temporanea dell'aeroporto di Linate, al fine di limitare, almeno parzialmente, i danni e le ricadute economiche che l'emergenza sanitaria derivante dalla pandemia di COVID-19 sta causando sui conti di SEA come di tutti i gestori aeroportuali;

SEA, società che è per il 54,8 per cento a partecipazione pubblica (del Comune di Milano), prevede infatti che le perdite per l'esercizio 2020 si attesteranno intorno a 100 milioni di euro, con un assorbimento di cassa di oltre 180 milioni di euro e un conseguente impatto in termini di crescita dell'indebitamento finanziario, influendo inevitabilmente sulle casse dell'ente pubblico che ne detiene la partecipazione;

in data 1° ottobre 2020 ENAC, con lettera prot. 94173, comunicava il diniego della richiesta, dichiarando che "lo scalo di Milano Linate, anche secondo quanto segnalato dallo stesso Ministero vigilante, svolge un servizio essenziale per l'utenza e riveste importanza strategica per l'economia territoriale e nazionale in un momento nel quale gli operatori economici di tutti i settori stanno profondendo sforzi per la ripresa e per il superamento della crisi determinata dalla epidemia da COVID 19";

in data 26 novembre 2020 SEA, con lettera prot. 1029, ribadiva nuovamente l'istanza al Ministro, alla direzione generale di ENAC e alla direzione aeroportuale Lombardia, "affinché l'aeroporto di Linate rimanesse aperto limitatamente ai voli di Aviazione Generale, voli per manutenzione, voli legati ad emergenza COVID, voli militari, voli di Stato, ma chiudesse per il traffico commerciale fino alla ripresa del traffico aereo del sistema aeroportuale milanese e conseguenti richieste da parte dei vettori di operare da Linate un numero congruo di voli, tale da giustificare l'operatività dell'infrastruttura";

SEA ha già dimostrato, nell'estate 2019, in occasione della chiusura dello scalo di Linate per il rifacimento delle infrastrutture di volo, che lo scalo di Malpensa può, da solo, gestire temporaneamente il traffico aereo milanese, soddisfacendo il fabbisogno logistico del tessuto economico e industriale della Lombardia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le valutazioni in merito;

se non ritenga opportuno adottare iniziative volte ad accogliere le richieste provenienti da parte di SEA, al fine di mitigare una così grave perdita finanziaria, suscettibile altresì di gravare ulteriormente anche sulle risorse dell'azionista pubblico, rappresentando conseguentemente un danno a sfavore della collettività medesima.

(4-04538)

DE VECCHIS - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

il comune di Ladispoli, in provincia di Roma, ospita una popolazione studentesca di circa 4.500 allievi, di età compresa fra 3 e 14 anni, distribuiti su 4 istituti comprensivi;

l'amministrazione comunale, in ragione dei propri compiti istituzionali, in questi anni ha favorito il massimo dialogo con i dirigenti scolastici, allo scopo di assicurare le migliori condizioni possibili agli allievi e al personale docente e non docente;

la collaborazione istituzionale ha permesso nel tempo di risolvere una serie di problematiche strutturali relative agli immobili destinati alle diverse attività, compresa la realizzazione di sale refettorio ove necessario;

allo stesso tempo, l'amministrazione comunale ha anche cercato di favorire la crescita morale e fisica degli allievi, partecipando o promuovendo iniziative di carattere sociale;

a fronte di un corretto rapporto istituzionale, come testimoniato dalla costante e proficua interlocuzione con i dirigenti scolastici dei circoli didattici Ladispoli 1, Ladispoli 3 e istituto comprensivo "Ilaria Alpi", non è stato possibile per l'amministrazione comunale, se non per brevi periodi, intrattenere sani rapporti istituzionali con il dirigente scolastico, posto alla guida dell'istituto comprensivo "Corrado Melone", professor Riccardo Agresti;

il dirigente scolastico, in più occasioni, a mezzo stampa o attraverso i social media, avrebbe formulato giudizi fortemente lesivi del sindaco di Ladispoli, Alessandro Grando, e di diversi componenti della Giunta cittadina, andando ben oltre i limiti della sempre ammissibile critica democratica, come riconosciuta dalla stessa Costituzione;

l'utilizzo di affermazioni offensive o, quanto meno, fortemente ambigue nei confronti del sindaco ha finito per ingenerare nei genitori degli allievi un forte disagio, in quanto dalle parole o dagli scritti del professor Agresti sembrerebbero emergere addirittura accuse di aver commesso reati legati all'attuale emergenza da COVID-19, mentre l'amministrazione si è sempre mossa in linea con le disposizioni degli organismi superiori e mantenendo uno stretto contatto con il dipartimento di prevenzione della ASL competente per territorio;

alla luce di ciò, il sindaco ha ritenuto di dover informare il direttore dell'ufficio scolastico regionale del Lazio con una missiva in data 28 settembre 2020, con la quale chiedeva di valutare l'adozione di eventuali provvedimenti, affinché la questione venisse riportata nei corretti confini del confronto istituzionale, pur nel rispetto di eventuali divergenze di opinioni;

il dirigente scolastico ha più volte espresso in pubblico o nei suoi scritti il suo diritto a "fare politica nella scuola", affermazione quest'ultima oggettivamente ambigua, soprattutto laddove, come è capitato, il fare politica si è dimostrato con un atteggiamento preconcetto nei confronti dell'attuale amministrazione comunale;

in seguito alla missiva inviata dal sindaco, si è appreso dallo stesso dirigente scolastico di una convocazione effettuata da parte del direttore dell'ufficio scolastico regionale del Lazio per quello che, sempre secondo il dirigente scolastico, si sarebbe rivelato un proficuo confronto, quasi una chiacchierata informale, su quanto sta accadendo a Ladispoli,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali provvedimenti siano stati adottati dal direttore dell'ufficio scolastico regionale del Lazio per favorire il recupero di un corretto rapporto istituzionale fra l'amministrazione comunale di Ladispoli, anche a tutela del buon nome del sindaco e dei componenti della Giunta, e l'istituto comprensivo "Corrado Melone", nello specifico nella persona del suo dirigente scolastico.

(4-04539)

FREGOLENT, VALLARDI, ZULIANI, CANDURA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il X reparto volo della Polizia di Stato di Venezia ha competenza territoriale su tutto il Triveneto, coprendo gran parte delle coste dell'alto Adriatico, da Trieste ai lidi ferraresi, la laguna di Venezia, porti industriali come Trieste e Marghera, numerosi porti turistici ed un litorale che d'estate è frequentato da milioni di turisti. Il Triveneto è un territorio vivo, variegato, fragile dal punto di vista geologico, strategico per la vita e l'economia del Paese, quindi appetibile a possibili interessi criminali; si tratta anche di un territorio di confine, con una rotta balcanica di immigrazione clandestina e di passaggio di armi e droga poco evidenziata dalla cronaca, ma costantemente attiva e presente, interessato com'è da fenomeni di passaggio di clandestini, anche diretti verso il nord Europa, che ciclicamente divengono problemi di ordine pubblico nei momenti di tensione con gli Stati confinanti (con riferimento ad esempio ai valichi del Brennero o di Tarvisio);

per rispondere con tempismo e professionalità alle esigenze del territorio, il reparto ha la necessità di avere a disposizione dei mezzi idonei, ma già da tempo sarebbero assolutamente inappropriati: in dotazione c'è solo un elicottero del 1983 e un aereo P68 utilizzabile, però, solo per il trasporto urgente di organi e per la vigilanza stradale, mezzi che non consentono al reparto di garantire la sicurezza durante eventi importanti, come saranno i mondiali di sci nel 2021 e le olimpiadi invernali nel 2026 nella localita? turistica di Cortina d'Ampezzo (Belluno);

è stata richiesta, in particolare, la sostituzione dell'elicottero che viene utilizzato più in larga scala in caso di interventi delicati e urgenti legati all'ordine e alla sicurezza pubblica, peraltro dovendo garantire il servizio per il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino-Alto Adige. In mancanza di mezzi idonei, si deve necessariamente chiedere l'intervento di altri reparti. Soltanto nei mesi scorsi, i reparti volo di Bologna e Milano hanno operato continuamente sul Triveneto: 15 giorni di supporto operativo su Venezia per la mostra del cinema, per il giro d'Italia su Pordenone, su Moena per addestramento con i cinofili per i servizi antivalanga, e per il "bomba day" su Venezia;

l'attuale situazione operativa non solo non garantisce elevati standard qualitativi in termini di pubblica sicurezza agli abitanti della zona del Triveneto, ma non valorizza neanche la professionalità e le specialità del personale del reparto;

da notizie apprese dagli interroganti, sembrerebbe che il Ministero dell'interno, d'intesa con il Ministero della difesa, avesse già concluso la fase della manifestazione di interesse per l'acquisizione di due elicotteri "classe media multiruolo", con l'opzione di altri 4 per i reparti volo di Firenze, Milano e Venezia, e dovesse provvedere alla pubblicazione del bando di gara per la fase finale della procedura di acquisizione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga strategico per il Triveneto il X reparto volo di Venezia e se intenda dotarlo di mezzi con caratteristiche di potenza e strumentazione idonee a dare risposte concrete ed efficaci alle esigenze dei territori di competenza, al fine di garantire gli stessi standard di sicurezza di cui possono usufruire altre regioni;

quale sia lo stato dell'arte del bando di gara per l'acquisizione finale degli elicotteri e quali siano le tempistiche per la loro destinazione ai reparti volo.

(4-04540)

FERRERO, PIANASSO, BERGESIO, CASOLATI, MONTANI, IWOBI, SAPONARA, DE VECCHIS, PUCCIARELLI, LUNESU, URRARO, ALESSANDRINI, ZULIANI, RUFA, FREGOLENT, CANTU' - Al Ministro della giustizia. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

da circa una settimana il carcere di Ivrea è privo del servizio di riscaldamento. A darne notizia l'OSAPP, il sindacato autonomo della Polizia penitenziaria, che ha segnalato la situazione agli uffici competenti senza però ottenere, secondo il sindacato stesso, l'intervento dei tecnici;

secondo il segretario generale dell'OSAPP, le condizioni del carcere di Ivrea dovrebbero essere oggetto di verifica da parte degli organi centrali dell'amministrazione penitenziaria, considerato che ad oggi gli organi regionali sembrano completamente disinteressarsi al grave stato di abbandono e al completo caos organizzativo dell'istituto;

il sindacato segnala ancora una volta il mancato impiego delle figure che, in base alle regole e agli accordi vigenti, dovrebbero essere adibite alle funzioni di sorveglianza generale;

la gravità della situazione ha indotto il sindacato a suggerire di valutare l'opportunità della chiusura della struttura, poiché il carcere versa in un caos senza precedenti, ovvero è privo del direttore generale, del comandante, dei vertici naturali, senza linee guida con gli agenti della Polizia penitenziaria abbandonati a loro stessi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e se non ritenga opportuno inviare presso il carcere di Ivrea gli ispettori ministeriali per verificare lo stato dei luoghi e la mancanza di linee guida.

(4-04541)

NUGNES - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che la Croce rossa italiana, nata nel XIX secolo, divenne ente pubblico col regio decreto 7 febbraio 1884, n. 1243, e con il decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178, è stata trasformata in ente di diritto privato e riconosciuta società volontaria di soccorso ed assistenza, dal 2016 è ufficialmente associazione della Croce rossa italiana ed è un'organizzazione di volontariato (già associazione di promozione sociale in precedenza) ed è componente della Croce rossa e Mezzaluna rossa operante nel territorio Italiano;

considerato che:

con l'emanazione del decreto legislativo n. 178 e della successiva ordinanza commissariale n. 552-12 del 23 novembre 2012, la Croce rossa italiana è stata trasformata in ente privato, venendo nel contempo posta in liquidazione assumendo la denominazione di ente strumentale alla Croce rossa italiana;

in attuazione al decreto legislativo n. 178 del 2012, dal 1° gennaio 2016 la Croce rossa italiana (preesistente ente pubblico fino al 31 dicembre 2015) ha assunto il nome di "Ente strumentale alla Croce rossa italiana", ente di diritto pubblico non economico non associativo, soggetto alla vigilanza del Ministero della salute e del Ministero della difesa, con il compito di concorrere temporaneamente allo sviluppo della nuova associazione della Croce rossa italiana;

per quanto risulta all'interrogante, nello specifico la struttura di via Levantina di Jesolo, in provincia di Venezia, una delle più grandi e di valore sia materiale che storico, con costruzioni vincolate dai beni ambientali, è stata posta all'asta come vendita immobiliare CRI sito di Jesolo con un prezzo di base d'asta di circa 40 milioni di euro;

dopo altre tre aste andate deserte è stato deciso di liquidare la struttura stessa ad un'asta senza licitazione con un prezzo di circa 12 milioni ed 800.000 euro;

secondo il parere dell'interrogante, la svendita della struttura di via Levantina di Jesolo potrebbe oltre tutto vedere uno stravolgimento del territorio su cui sorge, con la costruzione di numerose abitazioni prospicienti in uno dei pezzi più di pregio del litorale jesolano,

si chiede di sapere se, nei limiti delle proprie competenze, il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti, quale sia la sua opinione su un'operazione di svendita ad un prezzo che appare tanto poco congruo per la struttura di via Levantina di Jesolo, e, soprattutto, se siano stati resi operativi tutti i controlli atti a garantire il rispetto dei vincoli apposti dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio.

(4-04542)

SAPONARA, FREGOLENT, CANTU', MARIN, DORIA, LUNESU, PITTONI, ALESSANDRINI, BORGONZONI, IWOBI, FERRERO, PUCCIARELLI, BAGNAI, CORTI, PIANASSO, URRARO, ZULIANI, CAMPARI, BERGESIO, CANDURA, RUFA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dell'istruzione. - Premesso che:

a seguito di una deroga straordinaria del Governo per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale per fronteggiare il periodo di emergenza da COVID-19, introdotta con il decreto-legge n. 18 del 2020, negli istituti scolastici vengono distribuite mascherine prodotte da alcune aziende con poca o nessuna esperienza nel settore, come la FCA presso gli stabilimenti della FIAT;

in base a tale disposizione, le mascherine, pur non riportando il marchio CE, possono essere usate e commercializzate dopo valutazione ed eventuale autorizzazione dell'Istituto superiore di sanità;

le mascherine devono riportare una specifica simbologia sul packaging, ma molte sono quelle in circolazione che riportano inesattezze, alcune anche "superficiali" a detta di esperti del settore, quali: il riferimento al sito produttivo ma non al "made in ..."; l'uso di "cod. prod." per indicare il modello della mascherina e non l'opportuno termine "Ref", inteso ad indicare il codice proprio del produttore, secondo le pertinenti direttive medicali; alcune indicazioni non pertinenti per un "packaging primario", quali l'indicazione se mascherina di tipo I o II;

considerato che:

esistono in Italia molte aziende che operano da anni nel settore medicale con competenze tecniche sui dispositivi medici, che producono, importano o trattano prodotti sulla base di specifici requisiti senza i quali non potrebbero essere commercializzati né registrati sul portale del Ministero della salute;

molte di queste aziende sono in grado di verificare la correttezza e la completezza delle indicazioni e informazioni riportate sul packaging e in tutta la relativa documentazione, grazie alle competenze specifiche acquisite, spesso anche grazie al supporto di consulenti della qualità formati ad hoc,

si chiede di sapere se e come il Governo abbia tenuto o tenga conto dell'esistenza sul mercato italiano di aziende del settore medicale in grado di contribuire in maniera significativa alle forniture per gli istituti scolastici con mascherine conformi fin dal principio alla direttiva medicale 93/42/CEE e pertanto in grado di garantirne da subito la qualità, le certificazioni e la documentazione necessaria, tutelandole anche da una distorsione del mercato e valorizzandone la preziosa esperienza e competenza.

(4-04543)

RICCARDI, PELLEGRINI Emanuele, PERGREFFI, SAPONARA, FERRERO, ZULIANI, BRIZIARELLI, PUCCIARELLI, BAGNAI, FREGOLENT, STEFANI, PIANASSO, CANTU', URRARO, RUFA, CANDURA, LUNESU, CAMPARI, AUGUSSORI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

con l'art. 103, comma 6, del decreto-legge del 17 marzo 2020, n. 18, è stato predisposto il blocco degli sgomberi fino al 30 giugno 2020, termine successivamente prorogato, in sede di conversione, al 1° settembre 2020, e l'art. 17-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, lo ha ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2020, rendendo di fatto impossibile l'esecuzione di sloggi anche per motivi di pubblica sicurezza;

oltre alle abitazioni abusivamente occupate, sono numerosi sull'intero territorio nazionale gli immobili aventi destinazioni d'uso differenti, che vengono occupati da gruppi di persone che vi stabiliscono la loro dimora abituale o occasionale. Si fa riferimento a capannoni, ex fabbriche, uffici dismessi e comunque immobili che sono in stato di fatiscenza a causa del mancato uso;

la cronaca testimonia che questi immobili occupati abusivamente diventano troppo spesso anche il luogo ideale per il proliferare di attività di violenza, di spaccio di sostanze stupefacenti e di molte altre attività illegali;

si sono verificati casi in cui non è stato possibile eseguire da parte dei sindaci o delle proprietà sloggi per motivi di pubblica sicurezza: l'ultimo episodio si è verificato nei giorni scorsi in un edificio a Cinisello Balsamo, importante comune a nord di Milano. Nella circostanza, a seguito di una segnalazione, le forze dell'ordine hanno sorpreso, in quella che è stata allestita come dimora, 5 persone di origine romena nei pressi di un barbecue improvvisato. Della presenza degli abusivi era già al corrente il Comune che aveva tentato di risolvere la situazione senza tuttavia ottenere i risultati sperati. Le forze dell'ordine non hanno potuto effettuare alcuna operazione di sgombero dei locali, perché fino al 31 dicembre tali operazioni sono sospese dalle decisioni adottate dal Governo nell'ambito delle misure poste in essere per fronteggiare l'emergenza da COVID-19,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del numero complessivo e delle condizioni igienico-sanitarie dei locali attualmente occupati abusivamente, siano essi abitazioni, capannoni o strutture di diverso genere e quale sia la linea programmatica che intende attuare per combattere adeguatamente questo fenomeno;

se non ritenga importante, anche in questo periodo di crisi pandemica, ripristinare la possibilità di sgombero per le forze dell'ordine di immobili occupati abusivamente per garantire la legalità, la sicurezza pubblica e scongiurare possibili incidenti dovuti all'inagibilità di questi immobili, nonché possibili reati posti in essere al loro interno.

(4-04544)

AIMI, GASPARRI, CANGINI, RIZZOTTI, BINETTI, MINUTO, MODENA, BARBONI, PAGANO, PEROSINO, BATTISTONI, BERARDI, PICHETTO FRATIN, TOFFANIN, GALLIANI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

da fonti autorevoli si apprende del terribile atto compiuto contro la statua della Madonna di piazzale Giovannacci, a Marghera. Il responsabile è stato prontamente identificato, grazie al sistema di videosorveglianza: si tratta di un trentunenne palestinese, titolare di un permesso di viaggio per rifugiati, rilasciato in Belgio;

la statua è stata decapitata mentre le mani sono state mozzate: è innegabile la violenza con cui ci si è scagliati contro un simbolo della cristianità, che rappresenta la storia e i valori occidentali ed europei;

vanno pertanto compiuti, a parere degli interroganti, i necessari approfondimenti sulla natura di tale ignobile gesto, che sembra opera di un soggetto radicalizzato. Non si può infatti parlare meramente di atto vandalico se, alla base, vi sono ragioni ideologiche, politiche e sentimenti estremisti di matrice islamista,

si chiede di sapere:

quali iniziative, anche di carattere normativo, si intenda adottare per potenziare le misure di contrasto a tali fenomeni di odio, che non possono essere derubricati a semplici atti vandalici;

se si intenda valutare l'aumento di pena per tali efferati atti, posto che questi gesti possono essere prodromici di situazioni ben più pericolose, avendo alla base convinzioni religiose fortemente radicalizzate;

nel caso specifico, se non si ritenga che la persona in questione possa essere considerata particolarmente pericolosa e dunque se sia stata presa in considerazione l'immediata espulsione, anche amministrativa, ai sensi della legislazione vigente;

in via generale, come si intenda potenziare le misure di respingimento alla frontiera e di rimpatrio di migranti irregolari, situazione che appare quanto mai urgente sotto il profilo della sicurezza e dell'ordine pubblico.

(4-04545)

BARBARO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

è purtroppo prassi consolidata che la sanità meridionale non riesca ad offrire prestazioni e servizi soddisfacenti ai cittadini del Sud, i quali, al netto delle lodevoli eccezioni di eccellenza, ritengono più sicuro ricoverarsi e curarsi nelle strutture sanitarie del Centro e del Nord; all'uopo un'indagine della fondazione Gimbe sui flussi del rapporti tra credito e debito sanitario dovuto ai ricoveri extraregionali ha evidenziato che il 97 per cento del saldo attivo confluisce nelle casse di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana, mentre l'84 per cento di quello passivo grava su Campania, Calabria, Lazio, Sicilia, Puglia e Abruzzo;

l'emergenza epidemiologica da coronavirus ha ulteriormente determinato affanno nei nosocomi e nelle strutture ospedaliere del Mezzogiorno; in particolare all'interrogante risultano casi oggettivamente gravi ed eclatanti che, senza dubbio, meritano attenzione da parte delle istituzioni e in particolare del Ministro in indirizzo: si tratta di pazienti affetti da COVID-19 della Campania che corrono a farsi ricoverare nel Lazio pur di non essere curati nella propria regione;

a quanto si apprende, la ASL di Latina avrebbe provveduto a segnalare questi flussi all'autorità giudiziaria e presso la Questura di Latina ci sarebbe un primo elenco di cittadini delle province di Caserta e di Napoli che hanno attraversato il confine regionale per andare a farsi curare in un ospedale del sud pontino; alcune cronache riportano che il 30 per cento degli accessi al reparto d'emergenza dell'ospedale di Formia nella prima metà di novembre fosse rappresentata da pazienti di fuori regione;

sempre a quanto si apprende dalle cronache, sembrerebbe che le unità speciali di continuità assistenziale (USCA), istituite per l'assistenza domiciliare dei pazienti COVID, quindi proprio per non sovraccaricare le strutture ospedaliere, siano spesso impiegate dalle ASL della Regione in tutt'altre attività, come dare informazioni a telefono, fare i tamponi ai "drive-in" o misurare la temperatura nelle stazioni con i termoscanner,

si chiede di sapere:

quanti siano i casi di pazienti affetti da COVID-19 della Campania che abbiano scelto il ricovero extraregionale;

se tale numero sia proporzionato alla media delle altre regioni;

se corrisponda al vero l'utilizzo improprio delle USCA, vieppiù grave ed inopportuno proprio perché tali unità speciali sono le uniche autorizzate alle visite domiciliari per i pazienti COVID;

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario l'invio di ispettori presso le ASL della Campania al fine di monitorare e vigilare sulle carenze, le insufficienze e le inadeguatezze che determinano la fuga dei pazienti COVID in altre regioni.

(4-04546)

RICHETTI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

con l'approvazione e l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 117 del 2017 (codice del terzo settore) si è inteso provvedere al riordino e alla revisione organica della disciplina vigente in materia di enti del terzo settore, con il fine, ai sensi dell'art. 1, "di sostenere l'autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l'inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione degli articoli 2, 3, 4, 9, 18 e 118, quarto comma, della Costituzione";

il titolo X (artt. 79-89) introduce una disciplina fiscale specifica e agevolata applicabile a tutti gli enti del terzo settore, ad eccezione delle imprese sociali, che esercitino in via esclusiva o prevalente, con modalità non commerciali, attività di interesse generale per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale;

ai sensi del comma 2 dell'articolo 79 sono considerate "non commerciali" le attività di interesse generale di cui all'art. 5 del medesimo decreto svolte con le seguenti modalità: a titolo gratuito; dietro versamento di corrispettivi che non superano i costi effettivi; le attività i cui ricavi non superino di oltre il 5 per cento i relativi costi per ciascun periodo d'imposta e per non oltre due periodi d'imposta consecutivi;

l'art. 104, comma 2, fa decorrere, tuttavia, l'applicabilità delle disposizioni del titolo X agli enti iscritti nel registro unico nazionale del terzo settore (ad eccezione di alcune disposizioni inerenti le sole onlus che hanno trovato immediata attuazione) al periodo di imposta successivo all'autorizzazione della Commissione europea di cui all'articolo 101, comma 10, che, ai sensi dell'art. 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, deve essere richiesta a cura del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

l'art. 101, comma 10, peraltro, subordinata espressamente l'efficacia di alcune disposizioni del titolo X, e, in particolare degli artt. 77, comma 10 (credito di imposta su erogazioni liberali degli emittenti in favore degli enti del terzo settore), 80 (regime forfettario degli enti del terzo settore non commerciali) e 86 (regime forfettario per le attività commerciali svolte dalle associazioni di promozione sociale e dalle organizzazioni di volontariato), all'autorizzazione della Commissione europea, richiesta a cura del Ministero del lavoro;

anche con riferimento alle imprese sociali, ovvero a tutti i soggetti privati, inclusi quelli costituiti nelle forme di cui al libro V del codice civile, che esercitano in via stabile e principale un'attività d'impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità social, la vigente normativa prevede specifiche misure fiscali e di sostegno economico, disciplinate dall'art. 18 del decreto legislativo n. 112 del 2017, come modificato dal decreto legislativo n. 95 del 2018;

l'art. 16 del medesimo decreto legislativo n. 112, rubricato "Fondo per la promozione e lo sviluppo delle imprese sociali", prevede inoltre la possibilità per le imprese sociali di destinare una quota non superiore al 3 per cento degli utili netti annuali a fondi specificamente ed esclusivamente destinati alla promozione e allo sviluppo delle imprese sociali, attraverso azioni e iniziative di varia natura, quali il finanziamento di progetti di studio e di ricerca in tema di impresa sociale o di attività di formazione dei lavoratori dell'impresa sociale, la promozione della costituzione di imprese sociali o di loro enti associativi, o il finanziamento di specifici programmi di sviluppo di imprese sociali o di loro enti associativi, specificando che tali versamenti sono deducibili ai fini dell'imposta sui redditi dell'impresa sociale erogante;

il citato art. 18, tuttavia, al comma 9, subordina l'efficacia delle previste misure fiscali e di sostegno economico, nonché dell'art. 16, alla già richiamata autorizzazione della Commissione europea, richiesta da effettuarsi a cura del Ministero del lavoro;

alla luce delle disposizioni vigenti e in vigore ormai dal mese di agosto 2017, il conseguimento dell'autorizzazione della Commissione europea su richiesta del Ministero è, dunque, atto necessario e fondamentale per la completa attuazione del codice del terzo settore, per il raggiungimento degli obiettivi della normativa e per la piena realizzazione delle intenzioni del legislatore, volte a sostenere, agevolare e promuovere le attività di interesse generale svolte dagli enti del terzo settore e dalle imprese sociali;

un eventuale ritardo nell'espletamento dell'incombente previsto a carico del Ministero potrebbe pertanto configurare un grave pregiudizio a danno della tenuta economica delle tantissime realtà che operano nel settore e che quotidianamente mettono in campo energie, risorse e investimenti per svolgere attività di interesse generale a sostegno e in collaborazione con lo Stato e con gli enti pubblici, ma, soprattutto, dell'importantissima e ormai imprescindibile funzione sociale che esse svolgono nel nostro Paese,

si chiede di sapere:

se e quando il Ministero abbia provveduto a richiedere l'autorizzazione alla Commissione europea prevista dall'art. 101, comma 10, del decreto legislativo n. 117 del 2020 e dall'art. 18 del decreto legislativo n. 112 del 2017 e se la stessa sia stata concessa;

nel caso in cui non fosse stata ancora richiesta, se e quando il Ministro in indirizzo intenda provvedervi e se e quali misure intenda adottare immediatamente a sostegno dell'attività degli enti del terzo settore non commerciali e delle imprese sociali fino al conseguimento della prescritta autorizzazione della Commissione europea.

(4-04547)

SANTANGELO, CORRADO, VACCARO, LANNUTTI, MONTEVECCHI, TRENTACOSTE, LANZI, LOREFICE, CAMPAGNA, ROMANO, MOLLAME, LEONE, BOTTO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

la casa di reclusione "Giuseppe Barraco" di Favignana (Trapani) rappresenta una componente storica ed endemica dell'isola;

l'edificio, situato al centro della città egadina, si articola su tre strutture, all'interno di un muro di cinta di circa 5 metri d'altezza, comprendenti le stanze di pernottamento, la direzione dell'istituto ed i servizi essenziali;

si apprende da notizie di stampa che presso l'istituto penitenziario, in data 19 novembre 2020, è stata effettuata una visita da parte dei delegati del Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria (SAPPE) focalizzata sulla verifica dello stato dei locali destinati alla caserma degli agenti di Polizia penitenziaria. Dall'ispezione sono emerse diverse problematiche, che evidenziano un generale stato di incuria e di abbandono dei locali ("tp24" del 26 novembre);

in particolare, nelle camere adibite a dormitorio e alle ore libere dal servizio, le persiane delle finestre si presentano rotte o non funzionanti, i muri umidi e screpolati;

considerato che:

nel corso della visita, inoltre, è emersa la non adeguatezza dei servizi igienici, che si presentano quasi distrutti, poco funzionali e privi di doccia, con una vecchia vasca a disposizione di circa 25-30 agenti, e sono state riscontrate carenze igienico-sanitarie nei luoghi adibiti al consumo dei pasti;

risulta all'interrogante che durante il sopralluogo la delegazione del SAPPE avrebbe richiesto al competente ufficio l'autorizzazione per effettuare rilievi fotografici, volti a documentare lo stato di sostanziale degrado della struttura,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;

quali iniziative intenda assumere al fine di migliorare le condizioni igienico-sanitarie dei locali destinati agli agenti di Polizia penitenziaria presso la casa di reclusione di Favignana, assicurando una migliore e dignitosa vivibilità presso l'istituto.

(4-04548)

DE POLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

il ponte sul fiume Brenta che collega, lungo la strada provinciale 47 "Valsugana" il territorio comunale di Piazzola sul Brenta con quello di Curtarolo (Padova), soggetto a limitazioni del traffico pesante a causa del deterioramento delle strutture portanti, così come la strada statale 47 "della Valsugana" e il suo innesto nella Pedemontana veneta, sono essenziali infrastrutture di collegamento viario tra il nostro Paese e il nord Europa e dalla tempestività degli interventi di consolidamento e riqualificazione dipende la competitività e la sopravvivenza delle migliaia di imprese che costituiscono il sistema economico dell'alta padovana;

con l'atto di sindacato ispettivo 4-01690 del 28 maggio 2019 l'interrogante ha portato all'attenzione del Ministro in indirizzo l'urgenza della sistemazione del ponte sul Brenta e del potenziamento della strada provinciale 47;

in risposta all'interrogazione a risposta immediata 3-01694 svolta in aula il 17 giugno 2020, primo firmatario l'interrogante, il Ministro ha comunicato di aver firmato in data 19 marzo 2020 un decreto con l'assegnazione dei primi 995 milioni di euro di risorse per le strade provinciali e in data 29 maggio un secondo decreto per l'importo di 459 milioni per le strade provinciali, suddiviso per ogni Provincia;

ha inoltre assicurato che il Governo si sarebbe fatto carico della richiesta della Regione Veneto di riclassificare la strada provinciale 47 come strada statale;

considerato che, ad oggi, la situazione del ponte a Curtarolo è rimasta immutata così come la riclassificazione della strada provinciale 47,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario intervenire, tempestivamente, nelle sedi competenti, per accelerare la riclassificazione della strada provinciale 47 a strada statale sotto la gestione dell'ANAS prevedendo, inoltre, un intervento economico nel disegno di legge di bilancio per il 2021 per il suo completamento e per la messa in sicurezza del ponte sul fiume Brenta, opere indispensabili per la viabilità delle migliaia di imprese che costituiscono il sistema economico dell'alta padovana.

(4-04549)

NOCERINO, PAVANELLI, VACCARO, PRESUTTO, ROMANO, TRENTACOSTE, CAMPAGNA, MATRISCIANO - Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie. - Premesso che, da quanto si apprende da fonti giornalistiche, in Lombardia i prezzi dei tamponi per la rilevazione del coronavirus superano ormai in media i 90 euro, ma si arrivano a superare i 100 euro se si tratta di tamponi a domicilio ("ilsole24ore" on line del 20 novembre 2020);

considerato che:

la delibera n. XI/3132 del 12 maggio 2020 della Regione Lombardia, relativamente al test molecolare per COVID-19, afferma al punto 2: "di stabilire come unico valore tariffario di riferimento l'importo da nomenclatore vigente nazionale della prestazione 91.12.1 virus acidi nucleici in materiali biologici ibridazione NAS (previa retrotrascrizione- reazione polimerasica a catena) pari a 69,88 euro, prudenzialmente ridotto del 10 per cento in considerazione del carattere aspecifico della prestazione di riferimento che viene determinata pertanto in euro 62,89";

le strutture private della Regione Lombardia hanno disatteso l'obbligo della delibera a non superare il tetto dei 62,89 euro. Di seguito qualche esempio dei costi nelle strutture private: gruppo Synlab 70 euro più 15 euro di prelievo, Humanitas 75 euro, San Raffaele 92 euro, Auxologico 90 euro, Multimedica 125 euro, gruppo Sant'Agostino 80 euro, centro Polisalute 100 euro, gruppo San Donato 92 euro, Euromedica 80 euro, ma se fatto a domicilio si arriva a 160 euro con punte fino a 200 euro; Cdi lo fa per 120 euro. Ma anche le strutture pubbliche "utilizzano il doppio canale, quello del sistema sanitario nazionale e quello a pagamento: al Santi Paolo e Carlo è possibile fare un tampone senza richiesta del medico curante pagando 70 euro; al Niguarda per 90 euro",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e se risulti che anche in altre regioni il costo dei tamponi presso le strutture private sia senza controllo;

se intendano attivarsi nelle sedi di competenza affinché la Regione Lombardia assicuri un prezzo omogeneo ed allineato a quanto indicato dalla citata delibera.

(4-04550)

DE VECCHIS, RUFA, FUSCO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

secondo quanto riportano gli organi di stampa, sarebbe imminente un trasferimento temporaneo delle attività di chirurgia complessa dell'ospedale di Rieti presso "Villa Tiberina" a Roma;

a differenza di quanto accade nelle altre regioni, nelle quali a seguito della pandemia sono state assunte iniziative per valorizzare la medicina territoriale e la riapertura di piccoli presidi ospedalieri, nel Lazio si opera in modo diametralmente opposto, creando non poche difficoltà nei territori, quale quello della provincia di Rieti;

sarebbe infatti opportuno implementare i posti destinati ai malati di COVID-19 presso l'ospedale di Rieti, senza al contempo trascurare la presa in carico di pazienti con malattie di interesse chirurgico;

il trasferimento, seppur temporaneo, di servizi sanitari fondamentali, quali le attività di chirurgia complessa, appare invece una pessima decisione;

secondo una nota della CISL Roma capitale e Rieti, nella richiamata struttura non figura neppure la terapia intensiva, servizio fondamentale, garantito al contrario nel presidio ospedaliero reatino;

una soluzione molto più razionale sarebbe quella di riattivare l'ospedale di Magliano Sabina (Rieti), che già effettua una chirurgia ambulatoriale e dove già sono presenti sale operatorie fornite di tutte le attrezzature necessarie e con letti di ultima generazione, attualmente in disuso, nonostante il costo, sostenuto pochi anni fa, di circa 4 milioni di euro;

il trasferimento di un intero reparto da Rieti a Roma metterebbe in difficoltà anche il personale, che dovrebbe operare nella capitale, quando sarebbe molto più semplice dirottarlo presso l'ospedale di Magliano;

mancherebbero a quel punto solo gli anestesisti, che però potrebbero essere reperiti sul mercato, come del resto avviene ora per molte altre specialità,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia informato dei fatti descritti;

quali iniziative intenda adottare al fine di garantire ai territori della provincia di Rieti, e più in generale a tutto il territorio nazionale, l'erogazione uniforme dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie, in modo particolare in questa delicata fase pandemica, non soltanto per quanto attiene alle cure legate al COVID-19 ma anche per tutte le altre prestazioni sanitarie.

(4-04551)

BARBARO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

la concessione del rilascio o del rinnovo delle licenze di porto d'armi da difesa personale è affidata al prudente apprezzamento dei prefetti, sulla base del dimostrato bisogno dell'istante che avverta pericolo per la propria incolumità. La valutazione sull'affidabilità del soggetto richiedente e sulla concretezza del pericolo cui si sente esposto sono quindi rimesse, esclusivamente, alla discrezionalità dell'Ufficio territoriale del Governo; ciò comporta, frequentemente, disparità sul territorio nazionale, nei casi in cui le Prefetture trattano in maniera diversa casi del tutto analoghi, ovvero applicano trattamenti uguali a casi diversi, in contrasto con i principi generali della pubblica amministrazione e il conseguente rischio di eccesso di potere;

il territorio dell'area metropolitana di Napoli, in particolare, è considerato gravemente influenzato dalla presenza di criminalità organizzata e diffusa; tale circostanza ha, da sempre, condizionato la Prefettura nel rilascio o nel rinnovo delle licenze di porto d'armi richieste dai cittadini che ne avessero prodotto istanza, nella convinzione che occorresse limitare il più possibile la detenzione e la circolazione delle armi per tutelare esigenze generiche di ordine pubblico. Tale convinzione è stata, molto soventemente, formalizzata nei provvedimenti di diniego prodotti dalla Prefettura di Napoli, che ha rigettato le istanze o applicato limitazioni al numero annuale di munizioni acquistabili, proprio in ragione di una non meglio argomentata necessità di contenere la circolazione delle armi, ancorché legalmente acquisite, in un contesto territoriale ritenuto sistemicamente e strutturalmente pericoloso e rischioso;

tuttavia, secondo quanto risulta all'interrogante, in data 19 giugno 2020, a Napoli, con la partecipazione di rappresentanti della Questura e del comando provinciale dei Carabinieri, presso la Prefettura, si è tenuto un "tavolo tecnico" che ha delineato alcune "linee istruttorie condivise" per l'individuazione dei criteri di massima per la concessione ed il rinnovo delle licenze di porto d'arma ai cittadini, fra cui quella di essere stati precedentemente vittime di reiterate azioni criminose e violente, comprovate da plurime denunce nei precedenti 5 anni. Tali circostanze sarebbero necessarie per sostenere e argomentare l'esigenza di sicurezza e il dimostrato bisogno dell'ottenimento della licenza o il suo rinnovo;

appare, a giudizio dell''interrogante, un'illogica incongruenza: se da un lato un'intera e popolosissima area geografica si ritiene tanto pericolosamente esposta alla criminalità da far applicare criteri di rigetto meramente generici e standardizzati dagli organi di Prefettura, anche nei confronti di cittadini oggettivamente esposti al rischio di violenze delittuose come gioiellieri, trasportatori di valori, fiduciari di aree di servizio, dall'altra, in maniera del tutto arbitraria, il tavolo tecnico ha deliberato che per sorreggere l'istanza occorra l'evidenza di una plurima sequela di reati subiti dal richiedente, lasciando presupporre un contesto civile talmente serafico e tranquillo da dover motivare il dimostrato bisogno solo attraverso la sussistenza di accadimenti assolutamente eccezionali e gravissimi come l'aver già patito aggressioni, rapine o estorsioni nel quinquennio precedente all'istanza;

è pur vero che in tema di armi la pubblica amministrazione gode di discrezionalità, ma i provvedimenti di diniego, come tutti gli atti della pubblica amministrazione, devono essere argomentati da una puntuale motivazione; il rigetto delle istanze non può invocare l'alto tasso di criminalità del territorio e, contemporaneamente, l'assenza di precedenti denunce, altrimenti rischia di sfociare nella contraddittorietà o nella manifesta illogicità, viziando la motivazione stessa dell'atto: se l'area è già considerata fortemente a rischio di delitto non vi è ragione di aver già subito delitti per sentirsi esposti a rischio;

assunto che dall'adozione delle "linee istruttorie condivise" la Prefettura di Napoli sta applicando con massimo zelo e volontà pregiudiziale di diniego la nuova metodologia concordata dal "tavolo tecnico", rigettando le istanze anche a soggetti che rinnovano la licenza di porto d'armi da decenni senza mai abusarne,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga fondata, in diritto, la necessaria sussistenza di una precedente produzione di denunce di delitti patiti per motivare la richiesta di concessione o di rinnovo del porto d'armi da difesa personale da parte dei cittadini;

se ritenga di intervenire nei confronti della Prefettura di Napoli, la quale con l'adozione delle "linee istruttorie condivise" ha aumentato in maniera ulteriormente pregiudizievole le disparità di trattamento già presenti fra i cittadini italiani nei confronti della pubblica amministrazione in materia di porto d'armi;

se ritenga di produrre criteri univoci ed oggettivi di indirizzo per tutte le Prefetture in materia di porto d'armi, al fine di limitarne l'arbitrio e le susseguenti eccessive disparità di trattamento oggi subite dai cittadini.

(4-04552)

DORIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

con il termine "continuità territoriale" si indicano gli strumenti legislativi che hanno lo scopo di garantire i servizi di trasporto ai cittadini abitanti in regioni disagiate della nazione a cui appartengono, ovvero di rafforzare la coesione tra le diverse aree di uno stesso Stato, superando svantaggi connessi alla loro lontananza, irraggiungibilità o difficile accesso, come nel caso delle regioni insulari;

in Sardegna la continuità territoriale viene utilizzata per ridurre l'isolamento geografico dalla terraferma. I sardi infatti sono costretti a prendere un aereo o una nave per spostarsi dalla propria regione, con un costo ben maggiore del prendere tutti gli altri vettori di trasporto come treni, pullman o semplicemente la propria auto, come accade nel resto d'Italia;

la Sardegna vive una condizione di ritardo nello sviluppo economico causato dal freno permanente costituito dalla carenza di un sistema di trasporti adeguato che le consenta di superare il pesante gap derivante dalla sua particolare condizione geografica di insularità;

la continuità territoriale aerea attuale, per quanto ancora insufficiente a garantire il diritto costituzionalmente garantito dei sardi ad avere eguale diritto alla mobilità rispetto a tutti gli altri cittadini della Repubblica, permette di volare a tariffe agevolate tra i 3 aeroporti sardi di Cagliari Elmas, Olbia Costa Smeralda ed Alghero Fertilia e gli scali di Roma Fiumicino e Milano Linate; tale regime, scaduto il 24 ottobre 2020, è stato prorogato per poco più di 3 mesi, fino al 31 gennaio 2021;

tenuto conto che:

la continuità territoriale (aerea e marittima) rappresenta un diritto inalienabile dei sardi ed un importante volano dell'economia dell'isola;

è necessario ed urgente attivare un tavolo di confronto negoziale fra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Regione Sardegna per ridefinire le rotte e le frequenze giornaliere dei voli al fine di adottare un modello di continuità territoriale non limitato solo a Roma Fiumicino e Milano Linate, ma tale da garantire la mobilità del popolo sardo a muoversi liberamente in tutto il contesto territoriale italiano ed europeo;

in particolare, il nord della Sardegna, con i due aeroporti di Alghero Fertilia ed Olbia Costa Smeralda ha patito una drastica riduzione dei voli giornalieri in continuità territoriale sia su Roma Fiumicino che, in minor misura, su Milano Linate, con un aumento della pericolosità nel viaggiare senza il rispetto delle distanze di sicurezza imposte dalle norme sanitarie anti COVID-19 correlato ad un maggior numero di passeggeri che si riversano sui pochi voli disponibili;

i collegamenti attualmente effettuati da Alitalia hanno orari pressoché coincidenti su tutti i tre scali sardi, così costringendo i passeggeri a viaggiare in determinati orari non sempre confacenti alle necessità del singolo, determinando altresì un "affollamento" degli aeromobili non funzionale alla riduzione del contagio pandemico,

si chiede di sapere:

se e come il Ministro in indirizzo intenda intervenire, d'intesa con la Regione Sardegna, affinché Alitalia garantisca una maggiore copertura oraria giornaliera dei voli in continuità territoriale da e per i due aeroporti del nord della Sardegna, operando una migliore distribuzione degli slot orari così da offrire una maggiore flessibilità locale e una migliore distribuzione dei passeggeri su tutti i voli in partenza ed arrivo sui due aeroporti dell'isola nell'arco della giornata tale da evitare il sovraffollamento sugli aeromobili;

se non ritenga necessario attivare un tavolo paritetico fra Regione Sardegna e Stato al fine di rimodulare, anche alla luce delle mutate esigenze derivanti dallo stato di diffusione epidemiologica da COVID-19, un modello di continuità territoriale più aderente alle reali necessità della Sardegna, al fine di superare il grave gap economico costituito dalla sua condizione di insularità, restituendo al popolo sardo il diritto alla mobilità di merci e persone sino ad oggi solo parzialmente garantito.

(4-04553)

BERUTTI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il sistema fiscale applicato ai lavoratori frontalieri Italia-Svizzera e le compensazioni finanziarie a favore dei Comuni italiani di confine sono regolati da un accordo bilaterale, stipulato tra Italia e Svizzera il 3 ottobre 1974 e ratificato dalla legge 26 luglio 1975, n. 386;

secondo quanto si apprende da diverse fonti di stampa, l'accordo del 1974 sarebbe oggetto di un'intesa tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica volta a pervenire ad una sua revisione relativamente alle disposizioni sulla tassazione dei lavoratori;

l'eventuale revisione dell'accordo nella parte relativa al sistema fiscale per la tassazione dei lavoratori frontalieri avrà conseguenze significative sui nuovi assunti, che vedranno la tassazione sui propri redditi incrementata sensibilmente;

nella fase di emergenza sanitaria determinata dal COVID-19 le notizie circa la possibile revisione dell'accordo desta particolari preoccupazioni in un'ottica di sostenibilità sia per i nuovi lavoratori che per gli attuali frontalieri, ai quali vanno riconosciute sin da subito tutte le garanzie relative al mantenimento delle regole loro applicate;

un'attenzione particolare deve essere data ai rischi di disparità di trattamento tra i lavoratori nonché a possibili elementi di cosiddetto dumping nel mercato del lavoro transfrontaliero;

secondo le ipotesi fin qui diffuse, la revisione dell'accordo potrà avere conseguenze negative per l'Italia anche in relazione ai fondi derivanti dai ristorni dei frontalieri, che rappresentano un'indispensabile fonte di finanziamento per la realizzazione di infrastrutture e servizi destinati alla popolazione dei comuni di confine,

si chiede di sapere:

a che punto di avanzamento sia il confronto tra l'Italia e la Svizzera in merito alla revisione dell'accordo bilaterale stipulato tra i due Paesi il 3 ottobre 1974;

quale sia la posizione di dettaglio del Governo italiano sulla revisione dell'accordo, in particolare in merito al il sistema fiscale applicato ai lavoratori frontalieri nonché relativamente ai ristorni per i Comuni italiani;

se siano all'esame dell'Esecutivo eventuali strumenti di mitigazione per lavoratori ed enti locali;

quali vantaggi deriverebbero da una revisione dell'accordo vigente per i lavoratori frontalieri e per i Comuni di italiani di confine.

(4-04554)

LONARDO - Al Ministro della salute. - Premesso che sul mercato iniziando ad esserci diversi vaccini, ma sussistono alcuni problemi logistici, in quanto ci sarà bisogno di frigoriferi adeguati, si chiede di sapere:

che cosa intenda fare il Ministro in indirizzo per risolvere tale problematica e se sia già scattato un piano per distribuire il vaccino;

se risponda al vero che sarà Pfizer a consegnare il farmaco, analogamente alle altre aziende farmaceutiche;

se si stia provvedendo ad acquistare le siringhe necessarie;

se la distribuzione sarà gratuita per tutti o solo per alcune categorie.

(4-04555)

CONZATTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -

(4-04556)

(Già 3-02136)

BATTISTONI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

i negoziati tra la UE e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay), in corso da oltre 20 anni, sono culminati in un accordo politico nel giugno 2019;

da allora la Commissione europea sta preparando il documento per la firma, suscitando molti dubbi, come quelli sollevati da alcuni Stati membri (Francia e Irlanda) o dai Parlamenti di Austria, Olanda e Vallonia, che lo hanno addirittura respinto per com'è oggi;

inoltre, anche i Ministri agricoli dell'Unione europea hanno unanimemente manifestato numerose perplessità chiedendo, non da ultimo, che venissero mantenuti gli elevati standard ambientali raggiunti nell'Unione;

malgrado le rassicurazioni che richiamano il trattato di Parigi sul clima, infatti, appare evidente che tali riferimenti non siano realmente vincolanti come appare da un recente studio della Commissione europea dal titolo "Brazil and the Amazon rainforest" che, in riferimento all'accordo con il Mercosur, afferma che il trattato ha una sezione che riguarda lo sviluppo sostenibile, ma che le parti "non possono incorrere in sanzioni di nessun tipo". Lo stesso si dica per gli aspetti sociali, dove il dumping derivante dal divario tra i salari europei e brasiliani è un ulteriore aspetto che rende la competizione tra la UE e il Mercosur incolmabile. A titolo esemplificativo il salario dei lavoratori brasiliani nei macelli è di appena 880 reais per 44 ore settimanali (5 reais all'ora) ovvero, al cambio attuale, 138 euro al mese e 0,80 euro all'ora;

su alcuni dei Paesi del Mercosur gravano pesanti accuse per i rischi alimentari e per lo sfruttamento del lavoro minorile per prodotti che arrivano anche in Italia, secondo il Dipartimento del lavoro USA;

la disastrosa situazione economica attuale della maggior parte di questi Paesi non fa presagire un mercato in positivo per il nostro export;

nel negoziato è tutelato meno del 10 per cento dei prodotti made in Italy e, allo stato attuale, potrebbe far crescere il mercato dell'italian sounding, particolarmente fiorente in queste aree;

gli standard igienico-sanitari di questi Paesi sono inferiori a quelli europei, come dimostrano i dati relativi al più grande scandalo mondiale sulla carne avariata che ha coinvolto il Brasile, senza contare che, sempre in Brasile, nello scorso anno sono stati approvati ulteriori 211 pesticidi, molti dei quali vietati in Europa;

presumibilmente, dall'accordo di libero scambio, per come è adesso, verrà prodotto un grande nocumento alla filiera agroalimentare italiana ed europea, costretta, peraltro, ad aumentare i costi di produzione per rispettare i sempre più elevati standard di qualità del green new deal, fra l'altro senza certezza di applicazione della tassa sulla sostenibilità delle merci importante, perché sarebbe in violazione dell'accordo citato,

si chiede di sapere:

quali rilievi il Ministro in indirizzo abbia fatto su questo accordo;

come intenda tutelare la filiera agroalimentare italiana e i prodotti made in Italy da questo plausibile scenario;

se sia a conoscenza dell'avvenuta sottoscrizione, da parte di un Sottosegretario del suo dicastero, di un appello della Commissione rivolto a sollecitare la procedura di ratifica dell'accordo;

se intenda riportare la decisione sull'eventuale e deprecata ratifica ad un coinvolgimento, in sede collegiale di Governo, di tutte le competenti amministrazioni.

(4-04557)

GASPARRI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

a quanto si apprende sia dai curricula pubblicati dal ministro Azzolina, che da alcune pagine sui social network, poi modificate, risulta che, almeno per il semestre 2009, la stessa Azzolina fosse iscritta in due diversi atenei universitari;

risulta inoltre che, almeno dal 21 luglio 2020, il curriculum del Ministro non sia più presente sul sito istituzionale del Ministero dell'istruzione,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri non intenda fare tutte le opportune verifiche sulla vicenda anche al fine di chiarire la posizione del Ministro che, nel caso in cui ci fosse stata effettivamente la doppia iscrizione, non potrebbe più ricoprire il suo ruolo nel dicastero che presiede;

per quale motivo, una volta oscurati i dati sensibili, non venga pubblicato il reale curriculum del Ministro, unico assente, sul sito del Ministero.

(4-04558)

MALLEGNI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e le problematiche connesse continuano a mettere in difficoltà anche gli studenti universitari;

l'articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, al comma 9, lettera u), stabilisce che, nelle università e nelle istituzioni di alta formazione musicale e coreutica, le attività formative e curricolari si svolgono a distanza mentre possono svolgersi in presenza le sole attività formative e curricolari degli insegnamenti relativi al primo anno dei corsi di studio nonché quelle dei laboratori;

il diritto allo studio è sancito dalla Costituzione italiana, in particolare dagli articoli 3, 33 e 34;

secondo dati OCSE, il tasso di immatricolazione (quota dei diciannovenni che si iscrive all'università) dei ragazzi italiani si attesta al 54,7 per cento rimanendo molto al di sotto di altri Paesi europei come Francia (66,2 per cento), Germania (68,3) e Spagna (73 per cento);

stando al rapporto Svimez del giugno 2020, i maturati nel 2020 sarebbero 292.000 al Centro-Nord e circa 197.000 al Centro-Sud. In base alla crisi delle immatricolazioni avvenuta dal 2008 al 2013, a seguito della crisi economica che ha colpito il nostro Paese, il rapporto stima una riduzione del tasso di proseguimento degli studi di 3,6 punti nel Mezzogiorno e di 1,5 nel Centro-Nord, a seguito della crisi pandemica da Sars-Cov-2. In numeri assoluti si stima che la diminuzione degli immatricolati su scala nazionale ammonterebbe a circa 9.500 studenti;

secondo i dati del Ministero, circa il 20 per cento degli studenti universitari non sarebbe raggiunto in maniera sufficiente dalla didattica a distanza;

in diversi casi, digitalizzazione, espletamento dei tirocini previsti nel pre laurea, didattica ed esami a distanza hanno messo in grande difficoltà gli utenti i quali si trovano molto spesso a non avere la connessione adeguata con interruzioni non solo delle lezioni ma, ancora più grave, degli esami i quali non vengono dai docenti riproposti nell'immediato ma rimandati ad altra sessione (si ricorda che in alcuni atenei, per la ripetizione dell'esame, per statuto, è previsto il "salto" di una sessione): tutto ciò comporta ritardi incredibili nel percorso universitario, portando gli studenti ad andare fuori corso, con aggravio anche dal punto di vista economico, in quanto in tale situazione è previsto un considerevole aumento delle tasse annuali da pagare, che penalizza soprattutto quei ragazzi che lavorano per potersi pagare gli studi o chi è in condizione di disagio economico,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione nei singoli atenei e quali siano le sue considerazioni in merito;

se non ritenga utile adottare iniziative utili ad evitare ricadute negative sulla vita degli studenti;

se non ritenga necessario ipotizzare un prolungamento dell'anno accademico 2020/2021 per consentire agli studenti in difficoltà acquisire i crediti formativi sufficienti al passaggio all'anno successivo, così da restare "in corso" e non dover sopportare ulteriori spese relative alla maggiorazione delle tasse per i fuori corso;

se non ritenga, per il rispetto del diritto costituzionale allo studio, di dover intervenire in maniera mirata sul sistema relativo alle tasse e alle agevolazioni, ampliando la platea degli studenti che possono accedervi.

(4-04559)

PAPATHEU - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

la Repubblica dell'Azerbaigian è uno Stato della regione transcaucasica, tra l'Asia occidentale e l'Europa orientale; l'Italia è un alleato strategico di primo piano per l'Azerbaigian, con dati in forte crescita negli ultimi anni; l'export italiano verso l'Azerbaigian ha fatto registrare un volume di affari pari a: 318,7 milioni di dollari USA nel 2017; 340,08 nel 2018; 369,89 nel 2019 e 341,08 nei primi dieci mesi del 2020 (11 per cento in aumento rispetto a stesso periodo del 2019); secondo i dati del commercio estero del comitato statale di statistica della Repubblica dell'Azerbaigian tra il 2018 e il 2019 l'Italia è stato il principale partner commerciale del Paese con una quota pari al 20 per cento circa del commercio totale (circa 6,2 miliardi di dollari USA). Questo commercio bilaterale rappresenta il 92 per cento del commercio complessivo dell'Italia con la regione del Caucaso meridionale;

il nostro Paese è la prima destinazione dell'export dall'Azerbaigian con quota del 30,22 per cento (circa 5,88 miliardi di dollari USA) ed è il decimo fornitore mondiale (secondo tra i Paesi UE) con una quota del 2,97 per cento (369,89 milioni di dollari USA); tra i beni maggiormente importati dall'Italia, provenienti dall'Azerbaigian, oltre al petrolio, di cui questo Stato è principale fornitore per l'Italia, e i prodotti petroliferi, spiccano quelli del settore agroalimentare, principalmente le nocciole di cui l'Azerbaigian è il terzo produttore mondiale e l'Italia ne è primo destinatario; altri prodotti di rilievo, tra gli altri, sono quelli di alluminio e pellame; dall'Italia all'Azerbaigian si annoverano inoltre flussi produttivi inerenti a macchinari, elettrodomestici e componenti, accessori del settore oil&gas, prodotti chimici, abbigliamento e calzature, prodotti farmaceutici, mobili e illuminazione, prodotti agroalimentari;

negli ultimi anni, la cooperazione nel settore energetico tra i due Stati è stata ulteriormente rafforzata dalla costruzione del corridoio meridionale del gas che, a partire dalla fine del 2020, consegnerà ogni anno 10 miliardi di metri cubi di gas naturale azerbaigiano al mercato europeo per la prima volta nella storia, migliorando la sicurezza e la diversificazione degli approvvigionamenti energetici del nostro Paese;

negli ultimi anni, le aziende italiane si sono aggiudicate progetti in Azerbaigian per un totale di oltre 10 miliardi di euro. Numerose aziende italiane, tra cui Eni, Saipem, Snam, Mair Technimont, CDP, Drillmec, Ansaldo Energia, Fondo strategico italiano, Ferrero, Leonardo, Valvitalia, Technip Italia, Danieli, Techint e molte altre, hanno arricchito l'eccellente collaborazione economica. Le aziende italiane sono impegnate in diversi settori in Azerbaigian: dal settore energetico, al design e al turismo, passando per il settore agricolo, le tecnologie verdi e la logistica, le infrastrutture, i trasporti, l'ingegneria;

lo State oil fund of Azerbaijan ha investito un miliardo e mezzo di euro nell'economia italiana negli ultimi 2 anni;

CDP, SACE e Simest stanno lavorando con le rispettive autorità azerbaigiane per sviluppare nuovi strumenti di promozione del flusso di investimenti reciproci;

l'Azerbaigian ha inoltre espresso la sua vicinanza all'Italia, sostenendo le attività di diversi centri sanitari italiani nella lotta contro la pandemia da COVID-19;

l'Azerbaigian ha dovuto affrontare un lungo conflitto con l'Armenia per la regione del Nagorno-Karabakh, territorio riconosciuto a livello internazionale come parte dell'Azerbaigian, ma dagli inizi degli anni '90 occupato militarmente da parte dell'Armenia, insieme a 7 distretti adiacenti dell'Azerbaigian, che ha portato all'espulsione di tutti gli azerbaigiani da entrambe le aree;

il 27 settembre 2020 sono riprese le ostilità tra Armenia e Azerbaigian, durante le quali l'Azerbaigian ha potuto liberare 4 distretti su 7 esterni al Nagorno-Karabakh, insieme alla città di Shusha, abitata per il 98 per cento da azerbaigiani prima del conflitto e che l'Azerbaigian aveva perduto nel 1992, nel corso di una sanguinosa battaglia. Il 9 novembre è stato firmato, con la mediazione della Russia, un accordo per la fine di ostilità, che mette fine a duri scontri e bombardamenti, che hanno fatto migliaia di morti ed anche vittime tra i civili, conseguenti all'aggressione subita dall'Azerbaigian; a seguito di tale accordo l'Armenia, che si era impossessata di parte di un vasto territorio, si è impegnata a restituire a Baku il distretto di Aghdam entro il 20 novembre, il distretto di Kalbajar entro il 15 novembre (successivamente prolungato al 25 novembre) e il distretto di Lachin entro il 1° dicembre, ed inoltre si dovranno garantire i trasporti tra l'Azerbaigian e la Repubblica autonoma di Nakhchivan, exclave azerbaigiana tra Armenia, Iran e Turchia;

a conclusione di tale conflitto e dell'avvio del processo di "normalizzazione" della situazione, che restituisce finalmente all'Azerbaigian i suoi territori, consentendone un'ulteriore fase di crescita e sviluppo, appare indispensabile che l'Italia faccia la sua parte e metta in campo un impegno concreto per rafforzare i suoi rapporti di collaborazione, cooperazione ed interscambio; ciò non solo per le importanti refluenze economiche e commerciali per le nostre imprese, ma ancor prima in termini strategici, con un Paese che ha sempre dato tangibile prova dei suoi rapporti di lealtà e trasparenza nei nostri confronti e ha tutte le credenziali per rappresentare un partner di assoluto rilievo nelle nostre politiche internazionali,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia assunto delle iniziative finalizzate al rafforzamento dei rapporti dell'Italia con l'Azerbaigian e quali politiche intenda porre in essere per consolidare le attività di cooperazione e pianificare ulteriori iniziative sinergiche con un alleato di primo piano per il nostro Paese.

(4-04560)

RAUTI - Al Ministro per la pubblica amministrazione. - Premesso che l'articolo 16 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, recante "Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria", prevede, al comma 4, che le pubbliche amministrazioni "possono adottare entro il 31 marzo di ogni anno piani triennali di razionalizzazione e riqualificazione della spesa, di riordino e ristrutturazione amministrativa, di semplificazione e digitalizzazione, di riduzione dei costi della politica e di funzionamento, ivi compresi gli appalti di servizio, gli affidamenti alle partecipate e il ricorso alle consulenze attraverso persone giuridiche e che detti piani indicano la spesa sostenuta a legislazione vigente per ciascuna delle voci di spesa interessate e i correlati obiettivi in termini fisici e finanziari", al successivo comma 5, che in relazione a tali piani le eventuali economie aggiuntive realizzate rispetto a quelle già previste dalla normativa vigente, accertate a consuntivo dai competenti organi di controllo, possono essere utilizzati annualmente, a titolo di risorsa variabile, nell'importo massimo del 50 per cento per la contrattazione integrativa;

considerato che:

la disposizione disegna con precisione un ciclo articolato in 3 fasi, ovvero: programmazione, entro il 31 marzo di ciascun anno, di azioni volte al conseguimento dei risparmi aggiuntivi, consuntivazione dei risparmi effettivamente realizzati e relativa certificazione e, infine, finalizzazione alla contrattazione integrativa, su base annuale, di specifiche quote di tali risparmi;

la materia è stata oggetto anche di una dettagliata circolare del Dipartimento della funzione pubblica n. 13 dell'11 novembre 2011, recante "Indicazioni per la destinazione alla contrattazione integrativa delle economie conseguite dalle amministrazioni per effetto dell'art. 61, comma 17 del dl 112/2008 e dell'art. 16 del dl 98/2011", registrata dalla Corte dei conti in data 31 gennaio 2012 (registro n. 1 - foglio n. 234),

si chiede di sapere se il Governo, considerata la delicata situazione attuale e al fine di reperire ulteriori risorse economiche aggiuntive, debba verificare e riferire al Parlamento su quali Ministeri si siano avvalsi di tale facoltà prevista dalla normativa esposta e quali abbiano conseguentemente impartito le necessarie direttive per la redazione, per l'anno 2021, di un piano triennale di razionalizzazione e riqualificazione della spesa.

(4-04561)

RAUTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

negli scorsi giorni il quotidiano "Avvenire" ha pubblicato l'agghiacciante reportage realizzato dalla giornalista francese Louise Audibert per "La Croix Hebdoe", che ha documentato la "rotta degli embrioni": un traffico internazionale di embrioni crioconservati di vastissime proporzioni, che avrebbe oramai assunto le dimensioni di un business di livello planetario;

l'inchiesta ha consentito di accendere un faro e far luce su molti aspetti oscuri relativi alla pratica della maternità surrogata, controverso tema oramai da molto tempo al centro del dibattito pubblico sia in Italia che all'estero per le profondissime implicazioni di carattere etico;

si tratta di una pratica clinica e commerciale internazionale, che passa dalla produzione di embrioni in laboratori di Paesi asiatici, alla consegna degli stessi a corrieri che li portano nelle cliniche dei Paesi europei o extraeuropei dove, a fronte di compensi (ufficiali e non), la "maternità surrogata commerciale" è consentita, come Russia, Ucraina, Georgia, Kazakhistan, Albania, Armenia, Bielorussia e Israele, o ancora, India, Regno Unito, Brasile, Canada, Danimarca, Belgio e Portogallo per essere impiantati negli uteri di donne pagate per la gravidanza e poi procedere all'affidamento del neonato alla coppia che lo ha, di fatto, "ordinato" e "acquistato";

l'inchiesta passa in rassegna anche quello che si potrebbe definire un vero e proprio "tariffario" connesso alla gestione di tale attività: 25.000 dollari è il compenso per una madre surrogata negli Stati Uniti, mentre la coppia paga circa 100.000 dollari, mentre il costo "di listino" della Biotexcom (azienda leader in questo ambito) in Ucraina è pari ad 70.000 euro, di cui dai 20 ai 30.000 vanno alla madre, e ancora, in India il costo è di circa 30.000 dollari, di cui dai 5 agli 8.000 vanno alla donna che accetta di fare da madre surrogata;

si tratta di un fenomeno di enormi proporzioni che interessa cliniche, mediatori, medici e madri surrogate, configurando anche in Italia l'emersione di un vero e proprio "mercato dei figli su richiesta", con una domanda sempre più consistente di pratiche di maternità surrogate che incrocia spesso l'offerta di cliniche specializzate all'estero;

sul delicato tema della commercializzazione di gameti o embrioni o surrogazione di maternità, dal 23 settembre 2020 è in corso d'esame in II Commissione permanente (Giustizia) alla Camera dei deputati la proposta di legge AC 306, d'iniziativa e a prima firma della leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, volta ad introdurre la perseguibilità del reato di surrogazione di maternità commesso all'estero dal cittadino italiano;

in ragione delle implicazioni di carattere etico correlate alle pratiche di maternità surrogata e all'inaccettabile commercializzazione del corpo femminile e degli stessi bambini concepiti e venuti al mondo attraverso tali pratiche, appare quantomai necessario ed urgente valutare un'opportuna e doverosa accelerazione, sul piano nazionale, di tutte le iniziative normative, a partire da quelle il cui iter è già avviato in Parlamento (tra le quali in primis la citata proposta d'iniziativa della leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni) volte a contrastare energicamente l'emergenza di un business commerciale inaccettabile nonché inconciliabile con quei principi fondamentali posti a presidio della tutela dei diritti umani e a fondamento dell'ordinamento democratico di qualsiasi Paese civile, promuovendo altresì a livello internazionale un'incisiva azione politica di contrasto al progressivo incremento al ricorso di tale pratica a livello globale,

si chiede di sapere quali interventi e iniziative di carattere politico e normativo, alla luce del crescente traffico internazionale di embrioni crioconservati documentato dalla stampa, il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, ritenga di poter adottare, sia in Italia che in sede europea ed internazionale, al fine di promuovere una netta ed efficace azione di contrasto al crescente business della "rotta degli embrioni", assolutamente incompatibile con i fondamentali diritti umani posti alla base di ogni ordinamento democratico e civile.

(4-04562)

CANDIANI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

nelle ultime settimane è esponenzialmente cresciuto il numero degli sbarchi di migranti sulle coste italiane, molti dei quali, una volta sbarcati, come avvenuto in queste ore a Messina, si dileguano eludendo i controlli delle autorità;

a giudizio dell'interrogante, i dati forniti dal Ministro in indirizzo sull'aumento dei flussi migratori dall'inizio dell'anno con 32.000 arrivi, 5.000 circa solo a novembre, di cui oltre 12.000 tunisini, comprovano l'opportunità di aprire un'indagine per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, atteso che in Tunisia non vi è ad oggi alcuna guerra;

la situazione particolarmente grave ha spinto numerosi sindaci e amministratori locali a chiedere lo stato di emergenza, primo fra tutti il sindaco di Lampedusa, avamposto dell'accoglienza italiana;

è necessario informare i cittadini in ordine alla tracciabilità dei flussi migratori che dallo scorso maggio ad oggi si sono registrati verso il nostro Paese, buona parte dei quali, corre l'obbligo sottolinearlo, si sono caratterizzati per l'elevato indice di positività al COVID-19;

è obbligo morale per il Governo fornire un'adeguata informazione circa le modalità e le concause a monte della distribuzione e dislocazione regionale dei migranti trasbordati su tutto il territorio nazionale, nonché garantire pubblicità dei dati concernenti il sistema informatico di gestione dei centri di accoglienza;

l'assenza di linee guida chiare sulla gestione del fenomeno migratorio nell'alveo delle vigenti prescrizioni sanitarie e il reiterato rischio di commistioni con ambienti criminali o terroristici, come accaduto col migrante irregolare che da Lampedusa ha raggiunto la Francia per compiere gli attentati di Nizza, continuano ad evidenziare lo stato comatoso e incontrollato del sistema di monitoraggio dei flussi migratori,

si chiede di sapere:

quale sia la distribuzione dei migranti comune per comune secondo i criteri previsti dal piano nazionale di riparto;

quali iniziative il Governo voglia porre in essere al fine di tutelare i cittadini dai rischi derivanti da eventuali focolai di contagio importati, garantendo il rispetto della quarantena da parte dei migranti già giunti sul territorio nazionale e prevenendo ulteriori sbarchi;

se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso rendere noti i dati e le relative policy adottate con riferimento ai centri di prima accoglienza presenti sul territorio della Sicilia: denominazione, indirizzo, tipologia e capienza della struttura, denominazione dell'ente gestore, numero delle presenze con specifica indicazione del numero di donne, uomini, minori accompagnati e non e nuclei familiari, disciplina seguita per l'affidamento della gestione, costi maturati a carico dell'ente appaltante per la gestione di ogni singolo centro.

(4-04563)

LANNUTTI, CORRADO, CROATTI, ANGRISANI, LANZI, BOTTO, TRENTACOSTE - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

nel periodo 2008-2011 sotto la guida di Giuseppe Mussari (presidente) e Antonio Vigni (direttore generale) e nel periodo 2012-2015 sotto la guida di Alessandro Profumo (presidente) e Fabrizio Viola (amministratore delegato e direttore generale), il Monte dei Paschi di Siena (MPS) ha illecitamente contabilizzato come investimenti in titoli di Stato 5 miliardi di euro di temerarie speculazioni in prodotti finanziari derivati eseguiti con due banche estere (Deutsche Bank, Nomura), indicate anche come operazioni "Deutsche Bank" e "Nomura", con il fine (anch'esso risultato illecito) di occultare le perdite di altre operazioni di investimento denominate "Santorini" ed "Alexandria";

l'8 novembre 2019, riconosciuta la responsabilità penale per le due operazioni, il Tribunale di Milano con sentenza n. 13490/19 ha condannato Giuseppe Mussari e Antonio Vigni rispettivamente a 6 anni e 6 anni e 6 mesi di reclusione, i funzionari responsabili delle banche Deutsche Bank e Nomura a pene comprese tra i 2 e i 5 anni di reclusione ed ha condannato le banche estere in quanto responsabili civili;

il 15 ottobre 2020, riconosciuta la responsabilità penale sempre con riguardo alle suddette operazioni nel periodo 2012-2015, il Tribunale di Milano con separato procedimento ha condannato in primo grado Alessandro Profumo e Fabrizio Viola a 6 anni di reclusione;

le operazioni Deutsche Bank e Nomura hanno arrecato danni patiti e patiendi al patrimonio di MPS quantificabili sulla base delle rappresentazioni rese da MPS stessa in 7.691 milioni di euro;

considerato, inoltre, che, sempre per quanto risulta:

il contratto la cui causa sia illecita è nullo (ai sensi dell'art. 1418 del codice civile): pertanto sia i contratti perfezionati al fine di porre in essere le due operazioni sotto la guida di Mussari e Vigni, sia i contratti perfezionati per chiudere le operazioni con Deutsche Bank e Nomura sotto la guida di Profumo e Viola sono nulli. L'azione per far dichiarare la nullità non è soggetta a prescrizione;

il 18 maggio 2020, il Ministero dell'economia e delle finanze (Governo Conte II, ministro Gualtieri) con il proprio voto determinante, in quanto azionista di maggioranza assoluta, ha respinto la proposta formulata dal socio Bluebell partners ex artt. 2392 e 2393 del codice civile di azione di responsabilità nei confronti di Profumo e Viola, che il Ministero aveva già respinto nelle assemblee di aprile 2016 (Governo Renzi, ministro Padoan), di aprile 2018 (Governo Gentiloni, ministro Padoan) e di aprile 2019 (Governo Conte I, ministro Tria);

il Ministero, in quanto azionista di maggioranza assoluta, il 18 maggio 2020 ha nominato la maggioranza del consiglio di amministrazione di MPS, tra cui il presidente, la dottoressa Patrizia Grieco, che, per quanto noto a tutt'oggi, nemmeno dopo la sentenza di condanna di Profumo e Viola il 15 ottobre si è attivata per proporre ai soci di votare l'azione di responsabilità contro di loro, o a promuovere un'azione per il riconoscimento della nullità dei contratti relativi all'accensione (2008, 2009) e alla chiusura (2013, 2015) delle operazioni Deutsche Bank e Nomura, oppure a proporre azione risarcitoria nei confronti delle banche estere in solido con gli ex amministratori Profumo e Viola, finalizzata a ristorare il patrimonio di MPS dei danni che MPS stesso ha permesso di quantificare in non meno di 7,6 miliardi di euro. La presidente Grieco e l'intero consiglio di amministrazione di MPS sono stati per questo già diffidati;

il consiglio di amministrazione di MPS, presieduto dalla dottoressa Grieco, per quanto ampiamente riportato dalla stampa, ha deliberato nell'agosto 2020 di non interrompere i termini di prescrizione dell'azione di responsabilità nei confronti di Profumo in scadenza il 5 agosto 2020 (ovvero 5 anni dalla data di cessazione dell'incarico ad agosto 2015). Quindi, solo grazie alla condanna penale i termini della prescrizione sono stati parzialmente prorogati, limitatamente ai danni che sono conseguenza delle condotte risultate penalmente rilevanti. Mentre restano impregiudicati i termini dell'azione di responsabilità nei confronti di Fabrizio Viola (scadenza settembre 2021), il quale ha sottoscritto gli scellerati contratti in danno alla banca stipulati da MPS nel dicembre 2013 e nel settembre 2015, che impediscono di proporre azione di regresso e rivalsa contro le banche estere;

il 13 novembre 2020, MPS ha pubblicato la relazione finanziaria al 30 settembre 2020 da cui è emersa l'esistenza di uno "shortfall di capitale" (ovvero di un disavanzo di capitale rispetto ai requisiti fissati dalla BCE) e ha addirittura rappresentato che il presupposto di operare in continuità aziendale faceva affidamento sull'impegno del Ministero dell'economia di fornire il supporto patrimoniale necessario per garantire il rispetto dei requisiti di capitale minimi ovvero per sopperire allo shortfall;

in base a notizie riportate dalla stampa, il Ministero avrebbe allo studio la cessione di MPS a UniCredit previa una ricapitalizzazione attuata mediante un aumento di capitale in MPS tra 2 e 2,5 miliardi di euro, un intervento legislativo finalizzato in sostanza a trasformare in patrimonio 3 miliardi di euro di deferred tax asset altrimenti inutilizzabili da MPS e l'accollo allo Stato delle passività legali da cui MPS è schiacciata per effetto delle operazioni Deutsche Bank e Nomura (5,6 miliardi di euro) al netto degli accantonamenti a fondo rischi, una manovra quantificabile in non meno di 7-8 miliardi di euro a carico dei contribuenti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se ritenga di dover deliberare un'azione di responsabilità contro Alessandro Profumo e Fabrizio Viola;

se ritenga di dover promuove un'azione risarcitoria in solido contro gli ex amministratori Profumo e Viola, in solido con le banche estere Deutsche Bank e Nomura per 7-8 miliardi di euro, per scongiurare che venga addossato ai contribuenti (peraltro in un momento così difficile per il Paese) il costo dell'ennesimo salvataggio di MPS (7-8 miliardi di euro ove le misure riportate dalla stampa fossero attuate);

se non ritenga di dover procedere con la revoca di Alessandro Profumo dalla carica di consigliere da qualunque società partecipata dallo Stato (ovvero Leonardo) in quanto ha minato il pactum fiduciae dopo la condanna in primo grado del 15 ottobre 2020, con cui Profumo è stato anche "interdetto dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese nonché incapace di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di anni due", dopo un secondo procedimento penale, dove risulta indagato per falso in bilancio e manipolazione informativa con riguardo alla contabilizzazione delle sofferenze di MPS, e un terzo procedimento, come ex amministratore delegato di UniCredit, che lo ha visto oggetto di un provvedimento di pignoramento di un quinto dello stipendio.

(4-04564)

VITALI, MALLEGNI, MOLES, CALIENDO, AIMI, FERRO, MODENA, FLORIS, CALIGIURI, TIRABOSCHI, GIAMMANCO, PEROSINO, PAPATHEU, PICHETTO FRATIN, TOFFANIN, MINUTO, CRAXI, MASINI, FAZZONE, BARBONI, SERAFINI, SACCONE, BINETTI, GALLONE, PAROLI, CESARO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

in un contesto del trasporto marittimo mediterraneo in leggera crescita, dal 2015 al 2020, il porto di Taranto ha progressivamente perso il suo ruolo strategico a favore di altri scali europei e africani;

i traffici di container si sono azzerati per l'abbandono del porto da parte del terminalista Evergreen a seguito di un contenzioso con l'Autorità portuale la cui gestione ha danneggiato il porto ed i traffici futuri;

i traffici di rinfuse e merci varie si sono dimezzati, oltre a quanto già detto per i container;

nonostante l'attivazione di diversi programmi di incentivazione nazionali (contratto interistituzionale di sviluppo; zona franca doganale, zona economica speciale), non si è attivato un processo di localizzazione e sviluppo industriale nel porto e nel retroporto;

si rileva l'assenza di iniziative per attrarre e far localizzare investitori o gruppi industriali nazionali o esteri, e limitata attività di promozione del porto a livello internazionale;

la gestione inefficiente degli spazi portuali ha limitato la funzionalità e la possibilità di utilizzo da parte di nuovi operatori e ha portato al progressivo peggioramento della situazione occupazionale e sociale dell'indotto portuale, senza azioni coordinate di contrasto e mitigazione;

la Corte dei conti ha evidenziato per diversi anni una non efficiente gestione dei residui passivi, oltre a censurare il mantenimento in operatività di un'agenzia per il lavoro portuale;

la ratio della norma generale sia nel caso dei presidenti delle autorità portuali, ora autorità di sistema portuale, che in quello dei dirigenti trova fondamento nella volontà del legislatore di evitare che un soggetto fisico possa, attraverso una presenza eccessivamente prolungata nell'incarico, caratterizzare lo stesso. Il decreto legislativo n. 169 del 2016, che opera la modifica della legge n. 84 del 1994 e che sostituisce le autorità portuali con le autorità di sistema portuale, nulla ha innovato circa la durata del mandato del presidente e la sua rinnovabilità. Inoltre non sono previste soluzioni di continuità dovute per esempio a periodi di commissariamento tra due presidenze ricoperte dalla stessa persona, che porterebbe a quasi 13 anni di incarico continuativo, in un ente che passa da autorità portuale ad autorità di sistema portuale senza integrare altri scali portuali,

si chiede di sapere quale sia la posizione del Ministro in indirizzo in prossimità della nomina del presidente dell'Autorità di sistema portuale di Taranto e se non intenda individuare una personalità idonea e strutturata.

(4-04565)

PARAGONE - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

con nota prot. 91-up/2020 del 2 novembre 2020 l'Ufficio adempimenti e sanzioni dell'Agenzia delle entrate ha risposto alla nota dell'Istituto nazionale dei tributaristi che, in considerazione della nuova emergenza epidemiologica da COVID-19, chiedeva di individuare un automatismo che prevedesse la "sospensione delle scadenze fiscali e contributive" per i contribuenti assistiti da uno studio professionale di un intermediario fiscale il cui titolare ed i collaboratori siano stati posti in "quarantena";

l'Agenzia ha risposto che "le disposizioni attuali, emanate per affrontare lo stato emergenziale dichiarato lo scorso febbraio 2020, non contemplano la sospensione delle scadenze fiscali e contributive nell'ipotesi in cui l'autorità sanitaria abbia disposto, a carico del titolare e del personale di uno studio professionale, un provvedimento di 'restrizione dei movimenti di persone sane per la durata del periodi di incubazione', periodo determinato in '10 giorni dall'ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno' (cfr. circolare Ministero della salute, prot. n. 32850 del 10 ottobre 2020). Inoltre, non sembrano ravvisarsi le condizioni cui fa riferimento l'articolo 9 della legge 27 luglio 2000, n. 212 ("statuto del contribuente"), (...) - pertanto - ad avviso della scrivente, ferme le valutazioni di ordine politico, la chiusura di uno studio professionale che svolge l'incarico di intermediario, per i motivi sopra richiamati, non sembra riconducibile ad una ipotesi di 'causa di forza maggiore' oppure ad un 'evento eccezionale ed imprevedibile' che legittima la sospensione od il differimento degli obblighi fiscali e tributari riferibili ad un soggetto terzo estraneo al provvedimento sanitario";

considerato che:

l'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili ha denunciato in una nota stampa del 25 novembre di ritenere quantomeno offensiva e priva di fondamento la risposta che non ravvisava condizioni di oggettiva "assoluta impossibilità" affinché i contribuenti o clienti, di uno studio sottoposto al regime di quarantena, non possano porre in essere gli adempimenti di cui si chiede la sospensione. Offesa reputata aggravata dal fatto che "l'AdE lascia intendere che, nel momento in cui quel professionista, che è sempre stato affianco del cliente dovesse fermarsi per una quarantena forzosa, non solo non verrebbe refuso da alcun ristoro o ammortizzatore sociale ma correrebbe anche il rischio di perdere il cliente che, non potendo invocare la causa di forza maggiore, potrebbe rivolgersi ad altro professionista per assolvere l'adempimento di cui se ne chiede il rinvio";

nella medesima nota l'Agenzia aggiunge che "sebbene in genere assolti tramite un intermediario abilitato, il responsabile degli adempimenti tributari e fiscali resta in ogni caso il contribuente/cliente cui gli stessi si riferiscono, che dunque risponde delle conseguenze anche sanzionatorie nel caso di mancato o tardivo assolvimento", lasciando intendere che, in caso di quarantena dello studio, sia l'impresa stessa a poter assolvere autonomamente e senza consulenza all'adempimento;

visto che:

il sistema tributario italiano è altamente complesso e il ruolo di un professionista o di uno studio che affianchi aziende e privati nella tenuta delle scritture contabili e degli adempimenti fiscali è fondamentale e spesse volte è vera e propria memoria storica del cliente, a parere dell'interrogante non sarebbe possibile né ipotizzare che un contribuente espleti da solo tutti gli adempimenti burocratici, né che in un brevissimo arco temporale sia costretto a rivolgersi ad altro studio, diverso dal proprio, che non sia in quarantena;

a parere dell'interrogante la risposta dell'Agenzia delle entrate sembrerebbe segnare una profonda distanza con studi professionali e contribuenti soprattutto in virtù dell'eccezionalità dell'emergenza sanitaria che l'Italia sta affrontando, che ha messo in ginocchio migliaia di imprese e messo a rischio la tenuta di un intero tessuto sociale ed economico,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e dei chiarimenti richiesti all'Agenzia delle entrate dall'Istituto nazionale dei tributaristi;

se, contrariamente a quanto indicato nella nota dell'Agenzia, non ravvisi le condizioni di cui all'art. 9 della legge 27 luglio 2000, n. 212, per cui sia possibile rimettere in termini i contribuenti interessati, nel caso di impedimenti da cause di forza maggiore e sospendere o differire il termine per l'adempimento degli obblighi tributari a favore dei contribuenti interessati da eventi eccezionali ed imprevedibili, ovvero non ritenga l'emergenza epidemiologica da COVID-19 una "forza maggiore".

(4-04566)

VESCOVI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della salute. - Premesso che:

tra le misure a contrasto della pandemia da COVID-19, e per regolare le limitazioni e gli spostamenti da e per l'estero, tramite un'ordinanza emessa il 9 luglio 2020, il Ministro della salute ha diviso i Paesi in un elenco che ad oggi è contenuto nell'allegato 20 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020;

per i cittadini dei Paesi inseriti nella lettera F, Armenia, Bahrein, Bangladesh, Bosnia Erzegovina, Brasile, Cile, Colombia, Kosovo, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, è sempre impedito l'ingresso in Italia;

questo divieto impedisce a migliaia di cittadini italiani, impegnati in una relazione stabile con un cittadino di un Paese extraeuropeo citato, di ricongiungersi con il proprio partner;

secondo la sentenza n. 46351 del 2014 della suprema Corte di cassazione, che disciplina in materia di congiunti, le relazioni di cittadini italiani con cittadini di Paesi extraeuropei, pur non essendo legati da vincoli matrimoniali o di consanguineità, vanno considerati alla stregua di familiari e coniugi;

al momento della creazione della lista dei Paesi inseriti nella lettera F, l'Italia era in un momento di tregua dal punto di vista della curva epidemiologica, mentre i Paesi inseriti nell'elenco vivevano una fase drammatica della pandemia;

al contrario, oggi, nei Paesi citati la situazione epidemiologica appare in netto miglioramento, tanto che in diversi casi si registrano dati migliori rispetto a molti Paesi europei;

considerato che:

nell'ordinanza del Ministero della salute si prospettava un costante adeguamento dell'elenco, basato sulle variazioni epidemiologiche dei Paesi inclusi, al fine di garantire possibili revisioni delle limitazioni di ingresso;

per migliaia di cittadini italiani tale condizione di assoluta incertezza circa i tempi di ricongiungimento con la propria relazione affettiva rischia di essere fortemente lesiva dal punto di vista psicologico,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano valutare la possibilità di far adottare agli Stati inseriti alla lettera F nell'allegato 20 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020 lo stesso protocollo di sicurezza per l'ingresso nel Paese previsto dalla lettera E, al fine di favorire il ricongiungimento tra i cittadini italiani e i propri affetti stabili.

(4-04567)

BRIZIARELLI - Ai Ministri della salute e dell'istruzione. - Premesso che:

nel mese di settembre 2020, in occasione della riapertura delle scuole, il Governo aveva introdotto l'obbligo delle mascherine a scuola in tutte le occasioni che non potessero garantire il rispetto della distanza di sicurezza tra i bambini, consentendo loro di sedere al banco senza mascherina;

dalla ripresa delle attività in presenza ad oggi non risultano all'interrogante importanti casi di focolai di diffusione del contagio presso le scuole che possano dimostrare l'esistenza di fattori di rischio dovuti al non portare la mascherina al banco;

al contrario, è invece dimostrato che indossare la mascherina per molte ore al giorno può compromettere l'equilibrio psicologico dei bambini, alterando il loro apprendimento e la performance scolastica, nonché creare problemi di salute in soggetti asmatici o con altre patologie respiratorie e a bambini con forme di allergia da contatto, come la dermatite atopica;

indossare le mascherine, inoltre, condiziona in maniera significativa la socializzazione dei bambini, elemento fondamentale per la loro crescita, creando situazioni di profondo disagio, come è evidente ad esempio per i portatori di occhiali;

considerato che:

con l'entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020 è stato imposto l'obbligo della mascherina a scuola per tutti gli alunni sopra i 6 anni, anche quando sono seduti al banco, nonostante la presenza della distanza necessaria;

questo cambiamento significativo non risulta essere giustificato dai dati di contagio raccolti nelle prime settimane di scuola, dimostrando che la mancanza della mascherina al banco non rappresenta un rischio evidente e acclarato di diffusione del virus negli ambienti scolastici, mentre è noto che il mantenimento delle mascherine in classe per diverse ore consecutive ha importanti conseguenze negative per i bambini, quali quelle riportante,

si chiede di sapere:

quali siano gli elementi emersi dall'inizio dell'anno scolastico che hanno portato i Ministri in indirizzo a cambiare posizione nel corso dell'anno scolastico sull'obbligatorietà delle mascherine in classe, come introdotto nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020;

se siano in grado di fornire elementi ed informazioni chiare sull'esistenza di evidenze scientifiche e correlazioni tra il non indossare mascherine in classe e il rischio di diffusione del virus nell'ambiente scolastico, tali da renderle obbligatorie nonostante le problematiche connesse in termini di salute psicofisica dei bambini;

se, in assenza di tali evidenze, non ritengano di eliminare tale obbligo almeno per gli alunni delle scuole elementari e medie inferiori.

(4-04568)

PARAGONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

l'art. 2, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1983, n. 904, recante "Approvazione del regolamento sui requisiti psicofisici e attitudinali di cui devono essere in possesso gli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato che espletano funzioni di polizia ed i candidati ai concorsi per l'accesso ai ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia", modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 24 agosto 1990, n. 273, prevede testualmente che: "I tatuaggi sono motivo di non idoneità quando, per la loro sede o natura, siano deturpanti o, per il loro contenuto, siano indice di personalità abnorme", rimandando ogni valutazione in sede di visita medica di idoneità e non costituendo necessariamente "I tatuaggi (...) una condizione che preclude l'accesso ai ruoli della Polizia di Stato", così come si legge testualmente dal sito internet della Polizia di Stato, nella sezione requisiti;

in questi mesi ha fatto molto discutere il caso dell'agente Arianna Virgolino che, dopo aver sostenuto e superato brillantemente le prove scritte e fisiche del concorso per 1.148 allievi agenti della Polizia di Stato, indetto con decreto del capo della Polizia pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, IV serie speciale, "concorsi ed esami", del 26 maggio 2017, veniva prima ritenuta non idonea dalla commissione medica esaminatrice esclusivamente per un tatuaggio sul polso rimosso con il laser, di cui, già allora, restava solo una cicatrice, come attestato nei verbali dalla commissione stessa, e poi riammessa a seguito di sentenza del TAR del Lazio del 2 aprile 2019 che sospendeva il provvedimento, consentendole di proseguire il concorso per il quale risultava in ultimo idonea. Il 7 novembre 2019, appena pochi mesi dopo il giuramento e nel giorno di un importante encomio per aver sedato, libera dal servizio, una rissa a Casalpusterlengo (Lodi), intervento per il quale era stata avanzata proposta di lode ministeriale, a seguito del ricorso del Ministero dell'interno presso il Consiglio di Stato avverso la sentenza di sospensione del TAR, l'agente Virgolino veniva sospesa dal Corpo per il quale prestava servizio, nel comando della Polizia stradale di Guardamiglio (Lodi), proprio per il tatuaggio che già durante le selezioni era stato rimosso e non era più, in alcun modo, distinguibile;

all'interrogante risulta circostanza molto frequente quella di ricorsi al TAR, da parte di aspiranti appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato, per giudizio di non idoneità della commissione esaminatrice per tatuaggi o residui di tatuaggi;

considerato che:

l'art. 3 della Costituzione sancisce la piena eguaglianza dei cittadini dal punto di vista formale e sostanziale, impegnando lo Stato e tutte le istituzioni a rimuovere ogni ostacolo in grado di limitare la libertà e l'uguaglianza dei cittadini nel pieno sviluppo della propria personalità e, per tale ragione, il dettato dell'art. 2, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 904 del 1993 sembrerebbe essere stato applicato alla vicenda in modo anacronistico e in aperta violazione della ratio dello stesso art. 3 della Costituzione;

la Convenzione europea dei diritti dell'uomo negli articoli 1, 9, 10 e 14 impone il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo, vietando qualunque forma di discriminazione, nella completa libertà di pensiero e di espressione;

il citato art. 2, comma 2, pone in sede di visita medica di idoneità un ostacolo peraltro oggetto di valutazione discrezionale da parte degli esaminatori, completamente basato sull'apparenza estetica dei candidati e, quindi, del tutto slegato dalla valutazione delle loro doti, potenzialità e capacità fisiche, psicologiche e mentali. Tale procedura trova la sua unica ragione d'essere nella legittima finalità di preservare la veste ed il ruolo istituzionale che chi svolgerà questo lavoro andrà a ricoprire, allo scopo di contenere tutte quelle situazioni che possano in qualsivoglia maniera incidere sul decoro e sull'immagine dell'uniforme. Tuttavia, proprio alla luce della ratio di questa disposizione e del suo risultato "esclusivo", tale requisito di idoneità è da applicare, in quanto restrizione di una libertà fondamentale, nel rispetto stringente dei dettami costituzionali ed europei e, quindi, da riferire soltanto a casi limite, quando cioè l'apparenza estetica originata dal tatuaggio possa effettivamente escludere l'idoneità al servizio di polizia;

la norma dovrebbe trovare applicazione solo ed unicamente nei casi in cui i tatuaggi presenti sul corpo dell'aspirante siano eccessivamente visibili, deturpanti o indice di personalità abnorme, ovvero allorquando essi sottendano simbologie, ideologie e posizioni contrastanti con il buon costume, l'ordine pubblico e con il ruolo neutrale e di rappresentanza ufficiale che i soggetti appartenenti alle forze dell'ordine devono ricoprire, ma il tatuaggio dell'agente Virgolino, già in avanzata fase di rimozione al momento del concorso, non poteva considerarsi né visibile, poiché ne rimanevano ormai solo le cicatrici, né deturpante, e non avrebbe dimostrato, per il suo contenuto, una personalità abnorme della medesima, posto che esso rappresentava semplicemente un cuore con le ali di modestissime dimensioni sormontato da una piccola corona;

molti appartenenti alle forze dell'ordine appaiono con tatuaggi di analoghe dimensioni ed in analoghe posizioni. Di più, molti pari corso della signora Virgolino avrebbero superato il vaglio di idoneità pur versando nella sua medesima situazione, così come il prefetto Maria Luisa Pellizzari, nominata il 7 novembre 2020 vice capo della Polizia di Stato;

visto che:

a parere dell'interrogante, anche l'atteggiamento del Ministero dell'interno, che pure ha dovuto fronteggiare molteplici ricorsi avanti alla giustizia amministrativa, sarebbe risultato ondivago, non essendo chiare le motivazioni per cui a fronte di alcuni ricorsi l'amministrazione abbia deciso di validare il risultato del concorso mentre per altri ciò non sia avvenuto, come accaduto nel caso della Virgolino;

la normativa richiamata sarebbe affetta da evidenti profili di incostituzionalità che, se rilevati dalla Corte EDU, comporterebbe profili risarcitori per lo Stato italiano enormi, attesa la platea, tutt'altro che esigua, di cittadini che per anni si sono visti inibire ingiustamente la partecipazione al concorso o invalidare il risultato conseguito,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda intervenire per una revisione della normativa citata affinché, sulla base di specifiche valutazioni, tatuaggi visibili non siano, in ogni caso, ragione di preclusione per l'accesso ai ruoli della Polizia di Stato;

se, alla luce di quanto esposto e dei meriti dell'agente, intenda agire affinché Arianna Virgolino e quanti nella medesima condizione possano essere reintegrati nel Corpo della Polizia di Stato.

(4-04569)

DE BONIS - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, della salute e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il tabacco riscaldato sta sostituendo, anno dopo anno, quello tradizionale prendendo nuove quote di mercato. Mentre nel 2019 il primo ha registrato un incremento del 118 per cento, il secondo ha subito un calo di oltre il 4 per cento;

il decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, prevede un regime fiscale agevolato per i prodotti del tabacco riscaldato. Tale regime, incrementato rispetto all'originario sconto del 50 per cento, contempla uno sconto fiscale del 75 per cento per i prodotti del tabacco riscaldato rispetto alle sigarette tradizionali da combustione;

la giustificazione per tale regime fiscale agevolato deriva dalla circostanza che i prodotti del tabacco riscaldato abbiano un minore impatto sulla salute rispetto al tabacco tradizionale, nonostante la mancanza di evidenti prove scientifiche a supporto di tale teoria;

il vigente regime fiscale arreca danni anche alla filiera agricola del Paese. Come evidenziato dal vicepresidente di British American tobacco Italia, Alessandro Bertolini, riportando la fiscalità a una originaria scontistica del 50 per cento si genererebbe un maggior gettito erariale pari a circa 300 milioni di euro su base annua, che potrebbe essere destinato al rilancio dell'agricoltura italiana, provata da una crisi economica senza precedenti;

considerato che:

i Ministri in indirizzo mai si sono espressi sulla tematica, omettendo in qualsiasi contesto o situazione di affrontare la tematica del regime fiscale agevolato nonché degli effetti sulla salute dei prodotti del tabacco riscaldato;

gli studi scientifici condotti sulla tematica hanno messo in luce come l'uso del tabacco riscaldato non comporti alcun beneficio dal punto di vista della salute per i consumatori. In una nota inviata il 26 novembre 2020, il direttore generale del Ministero della salute, dottor Giovanni Rezza, sottolinea come i prodotti del tabacco riscaldato possano determinare dipendenza da nicotina esattamente come i prodotti tradizionali e che tali prodotti costituiscono un rischio ulteriore di ricadute nella dipendenza alla nicotina;

lo sconto fiscale determina per le casse dell'erario una perdita netta pari a 1,2 miliardi di euro nel triennio 2020-2022, a fronte dell'enorme guadagno che ricavano i produttori di tabacco, i quali, agevolati da una legge priva di qualsivoglia fondamento scientifico, costituiscono, di fatto, evasori fiscali legalizzati;

è notizia riportata dalla stampa di questi giorni che la principale beneficiaria del regime fiscale agevolato, la multinazionale del tabacco Phillip Morris international, avrebbe finanziato la società Casaleggio associati, con contratti di consulenza da svariati milioni per ottenere l'agevolazione fiscale,

si chiede di sapere:

quali siano le motivazioni politiche in base alle quali si ritiene di persistere nel concedere una tassazione agevolata in riferimento ai prodotti del tabacco riscaldato, stante l'assenza di evidenti prove scientifiche a supporto del minor impatto sulla salute;

se, e attraverso quali provvedimenti normativi di loro competenza, i Ministri in indirizzo intendano prevedere misure volte a ridurre il regime di fiscalità agevolata per i prodotti del tabacco riscaldato, sanando in tal modo l'evidente e pesante ingiustizia fiscale, che si ripercuote nelle casse dello Stato;

se non ritengano che una riduzione dell'evidente squilibrio fiscale ad oggi esistente nel settore dei tabacchi non permetterebbe allo Stato di impiegare il maggior gettito ottenuto a favore di politiche che aiutino a sostenere la ripresa economica del nostro Paese, colpito da mesi da una crisi socio-economica senza precedenti.

(4-04570)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-02152 della senatrice Mantovani ed altri, sulla trasmissione in streaming delle sedute dei Consigli comunali e provinciali;

9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare):

3-02151 del senatore Bergesio ed altri, su una deroga all'etichettatura di origine della carne suina;

12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):

3-02150 della senatrice Stabile e del senatore Mallegni, sul vaccino antinfluenzale.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 277a seduta pubblica del 25 novembre 2020, all'ultima riga delle note di pagina 3, sostituire le parole: "Misto-PiùEu-A" con le seguenti: "Misto-+Eu-Az".