Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 275 del 12/11/2020

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

275a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

GIOVEDÌ 12 NOVEMBRE 2020

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Presidenza del vice presidente TAVERNA

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 314 del 13 aprile 2021
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente TAVERNA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,30).

Si dia lettura del processo verbale.

TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 9,34)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dello sviluppo economico.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.

Il senatore Urso ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02084 sulla partecipazione di due investitori stranieri nell'acquisto di Autostrade per l'Italia, per tre minuti.

URSO (FdI). Signor Presidente, come ben sanno i colleghi, l'interrogazione a mia prima firma è stata depositata ovviamente prima dell'arresto, avvenuto ieri, dell'ex amministratore delegato della società Autostrade per l'Italia e di altri manager, per vicende che non hanno direttamente a che fare con la tragedia del ponte Morandi, che ha ferito la città di Genova e colpito l'intera Nazione, ma che riguardano sempre la questione della manutenzione delle autostrade italiane.

Parliamo di arresti da parte della magistratura dopo una lunga indagine.

Questo ovviamente non può non interferire con l'interrogazione e anzi la rende ancora più attuale, alla luce degli ultimi avvenimenti che comunque sono inquietanti e sui quali abbiamo chiesto specifiche informazioni al Governo in questa Aula. In primo luogo, la trattativa che era nata con un impasse sul prezzo che lo Stato (Cassa depositi e prestiti) deve sborsare per riprendere il controllo del sistema autostradale italiano; un prezzo esorbitante anche per i ripetuti annunci fatti persino da esponenti del Governo, che hanno provocato nei mesi scorsi diversi fenomeni borsistici e che qualcheduno addirittura ha definito operazioni di aggiotaggio. In secondo luogo, l'azione dello stesso Governo, che poche ore fa, prima degli arresti, ha comunque esteso il golden power, cioè lo scudo che il Governo può porre di fronte a scalate ostili che vengono dall'estero, proprio sul settore autostradale; una coincidenza che denota ed evidenzia quanto importante sia la questione. In terzo luogo, c'è il fatto che intervengono due fondi stranieri che, nelle ipotesi di accordo, prenderebbero di fatto la maggioranza delle azioni della società autostradale; uno di essi è famoso nel mondo per le speculazioni che fa a danno degli utenti e a esclusiva remunerazione degli azionisti, esattamente come Atlantia.

Tra l'altro - e concludo - vorrei sapere se il Governo sa quali possono essere conseguenze di un fatto: la stessa Atlantia ha acquistato recentemente, pochi giorni fa, un tunnel in Virginia, guarda caso dal fondo australiano che dovrebbe acquistare le azioni in Italia, per un miliardo di euro.

Chiedo quindi al Governo quali sono i tempi dell'operazione per consentire ai cittadini italiani di riprendere il possesso del sistema autostradale del Paese, affinché esso risponda davvero agli interessi nazionali degli utenti, e quali sono gli investimenti necessari per garantire l'assoluta manutenzione, per riparare a una ferita che non riguarda solo la città di Genova, ma l'Italia intera. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole De Micheli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, dopo l'avvio della procedura di revoca nel settembre 2018, si è aperto un tavolo transattivo nel luglio 2019, a seguito di una richiesta esplicita della società Aspi (Autostrade per l'Italia), che intendeva fare alcune proposte, e soprattutto a seguito della relazione della commissione insediata dal precedente Governo, che aveva ritenuto la procedura di revoca sottoposta a numerose problematicità per motivi giuridici. Tale relazione - come sapete - è pubblicata sul sito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. A seguito dell'insediamento dell'attuale Governo, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell'economia hanno proseguito negli approfondimenti sulle proposte che la società Aspi e successivamente anche Atlantia hanno fatto al Governo per superare, ed eventualmente transare, la richiesta di revoca. Il 14 luglio il Consiglio dei ministri ha esaminato queste proposte e ha avviato un iter formale di definizione della transazione, su presupposti sostanziali e non formali di interesse pubblico, che sono legati esattamente alla questione delle manutenzioni (sulle quali poi peraltro tornerò alla fine, senatore Urso), alla quantità e alla mole di investimenti necessari alla rete autostradale e alle attività connesse, nonché basati sull'esigenza di garantire i livelli occupazionali, soprattutto in un momento così faticoso per il nostro Paese.

A seguito di questo, ovviamente, si è aperto da una parte l'iter transattivo con il Ministero delle infrastrutture, la Presidenza del Consiglio e il MEF, per quel che riguarda la costruzione del piano economico-finanziario (il cosiddetto PEF), che dovrà avere l'approvazione finale di vari soggetti delle istituzioni (come previsto dalla legge) e che prevede una valutazione preventiva dell'autorità.

Parallelamente a questo, la Cassa depositi e prestiti ha avviato una trattativa formale con Atlantia per l'acquisizione della maggioranza della società Aspi.

Sul fronte della trattativa tra Cassa depositi e prestiti e Aspi, il mio Ministero non ha competenze, ma posso rappresentarle che tale trattativa si muove su prezzi e valori di mercato, in termini prospettici, e non incrocia altre decisioni che questo Governo dovrà prendere a breve.

Per quel che riguarda, invece, la questione delle manutenzioni e la vicenda delle indagini di ieri, non voglio sottrarmi a questa domanda, senatore Urso. L'inchiesta della magistratura, ovviamente, fa il suo corso e accerterà le responsabilità sia sulla questione del ponte Morandi che sugli altri filoni, come quello che è emerso appunto ieri. Intanto, vi rappresento che al mio arrivo, edotta dello stato delle manutenzioni da parte delle mie strutture tecniche, ho modificato radicalmente il rapporto con i concessionari. Primo: sono stati introdotti controlli diretti da parte della Direzione generale delle concessioni. Secondo: vietati controlli autonomi da parte dei concessionari, ma imposti, dal 1° gennaio 2020, controlli effettuati da terzi. Terzo: linee guida uguali per tutti, concessionari e gestori, sulla sicurezza di ponti e di viadotti stabilite dal Consiglio superiore dei lavori pubblici a gennaio 2020. Quarto: quadruplicamento delle multe per tutti gli inadempimenti minori propri sul fronte delle manutenzioni.

Tutto questo, senatore Urso, ha portato in questo anno a centinaia di milioni di euro di cantieri da parte di tutti i concessionari; per me, cantieri urgentissimi che hanno creato disagi e fiumi di polemiche. Alla luce dei fatti, confermo la bontà di quella scelta. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Urso, per due minuti.

URSO (FdI). Signor Presidente, non posso che giudicare la risposta, purtroppo, anche agli occhi degli italiani e non soltanto delle famiglie delle vittime o della città di Genova, inadeguata e direi anche evasiva sui tempi e sulle modalità che debbono consentire al nostro Paese di riprendere il controllo di ciò che, come è evidente a tutti anche dall'inchiesta giudiziaria in corso, è sfuggito ad ogni controllo.

La città di Genova è stata ferita, ma non piegata. Sono passati oltre due anni. Lei stessa ha parlato del settembre del 2018: siamo ormai a novembre del 2020: sono passati oltre due anni. Il Governo non è cambiato. La guida del Governo è sempre del premier Conte, che ha cambiato parere diverse volte questo periodo di oltre due anni, e del MoVimento 5 Stelle, che è il partito di maggioranza relativa allora come oggi.

Per questo noi ci riteniamo assolutamente insoddisfatti della risposta, che non chiarisce nulla, tantomeno sull'ipotesi che intervenga un fondo straniero che prenderebbe il controllo della società, e che nel suo comportamento è stato giudicato, dagli inglesi che l'hanno subito, come un fondo vampiro, un canguro vampiro che succhia il sangue degli utenti, il denaro e le risorse senza investire.

Rischiamo di cadere dalla padella alla brace. Mi stupisco che, nella maggioranza chi per primo ha sollevato la questione oggi resti silente. Per questo, la nostra risposta, che è la risposta della Nazione italiana a un Governo inadempiente, è sicuramente: purtroppo avete perso oltre due anni e non ci dite quando chiuderà questo affaire. Perché di questo ormai si tratta, di una straordinaria operazione finanziaria ai danni dell'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Durnwalder ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02081 sull'ampliamento alle piccole aziende agricole degli incentivi del conto termico, per tre minuti.

Invito tutti i senatori al rispetto dei tempi.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, egregio signor Ministro, il decreto del Ministero dello sviluppo economico del 28 dicembre 2012 incentiva interventi per l'incremento dell'efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni, il cosiddetto conto termico, la cui disciplina è stata aggiornata con decreto interministeriale del 16 febbraio 2016. Le modalità di accesso al conto termico, così come definite nel decreto interministeriale citato, sono molto stringenti e limitate al solo imprenditore agricolo professionale, escludendo di fatto numerose piccole aziende agricole, in particolare quelle maggiormente presenti nelle aree interne e montane. La qualifica di imprenditore agricolo professionale stretta a colui che, in possesso di conoscenze e competenze professionali, dedica all'attività agricola di impresa, direttamente o in qualità di socio, almeno il 50 per cento del proprio reddito globale da lavoro (oppure il 25 per cento per le aziende ubicate in zone svantaggiate) e che per ottenere tale qualifica, rilasciata dall'amministrazione competente (Regione o Provincia autonoma), è necessario essere iscritti alla gestione agricola dell'INPS. Nei territori montani però molti agricoltori non possono ottenere la qualifica di imprenditore agricolo professionale perché, a causa del basso reddito agricolo, sono costretti a lavorare anche fuori della loro azienda. Tuttavia per le aziende agricole dei territori delle aree interne e montane, anche di piccole dimensioni, l'interesse verso l'installazione di sistemi innovativi di riscaldamento a biomassa è molto elevato visto il risparmio di costi che ne deriva, e d'altra parte ampliare la platea dei beneficiari degli incentivi previsti dal conto termico anche alle imprese agricole il cui titolare esercita le attività di cui all'articolo 2135 del codice civile sarebbe anche in perfetta sintonia con quella politica green tanto auspicata e sostenuta livello europeo e condivisa dal nostro Governo.

Si chiede perciò se il Ministro in indirizzo condivida l'opportunità di tale ampliamento, che significa anche incrementare la percentuale di impiego di fonti energetiche rinnovabili, con ricadute positive sulla sostenibilità ambientale e, in caso affermativo, se non intenda intervenire direttamente in tal senso apportando le necessarie modifiche al testo del decreto interministeriale del 16 febbraio 2016.

PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti.

La questione è molto semplice: il conto termico ammette, limitatamente agli interventi di piccola dimensione di produzione di energia termica da fonti rinnovabili, l'accesso alle aziende agricole definite, come giustamente diceva il senatore interrogante, «imprenditore agricolo professionale». Ricordo che tale disposizione però deriva dal dettato normativo europeo secondo il quale possono godere delle sovvenzioni comunitarie le sole aziende agricole in grado di dimostrare redditività. Quindi il legislatore, e in questo caso il Ministero che ha fatto una norma di secondo livello, si è riferito all'articolo 2135 del codice civile proprio perché lì c'è la dimostrazione della redditività. Infatti, il decreto legislativo n. 99 del 2004 ha previsto che l'accesso fosse legato all'essere in possesso di adeguate conoscenze e competenze professionali, al dedicare all'attività agricola almeno il 50 per cento del proprio tempo di lavoro complessivo e, soprattutto, al fatto che i ricavi da tale attività fossero almeno il 50 per cento del proprio reddito. Ricordo che nelle zone montane questa percentuale è ridotta al 25 per cento, dando quindi una più ampia possibilità agli agricoltori di essere considerati come imprenditori agricoli professionali.

Condivido ovviamente la necessità di promuovere ogni forma di efficienza energetica e di impiego di energie da fonti rinnovabili e quindi secondo me una valutazione va fatta anche sull'estensione ad altre categorie, soprattutto nel campo agricolo dove è evidente che l'impronta ecologica è molto ampia. Ritengo, però, che questa discussione debba essere fatta anche sulla base di un'analisi costi-benefici perché il conto termico, di fatto, è costituito da soldi che vengono prelevati dalle bollette, quindi, a ogni aumento di disponibilità del conto termico e a ogni ampliamento della platea corrisponde una ricaduta sulla bolletta. Va fatta con grande attenzione un'analisi costi-benefici di tutte le possibilità di ampliamento di accesso al conto termico e certamente questo è uno dei temi che potrà essere valutato con maggiore attenzione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Durnwalder, per due minuti.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, prendo con piacere atto dell'orientamento espresso dal Ministro, cioè del favore ad un'eventuale discussione sul punto e confido che in futuro si possano prendere anche delle misure concrete per l'agricoltura interna e di montagna, che è una delle filiere più importanti del nostro territorio e che pertanto credo meriti ogni sostegno.

PRESIDENTE. Il senatore Carbone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02088 sulle misure per far fronte alla crisi dello stabilimento Whirlpool di Napoli, per tre minuti.

CARBONE (IV-PSI). Illustre Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, sappiamo tutti che il 31 ottobre scorso lo stabilimento Whirlpool di Napoli ha chiuso i battenti e ha cessato le proprie attività. È stato chiuso, Ministro, dalla multinazionale che doveva garantirne la sussistenza, lasciando a casa centinaia di operai. I 355 impiegati dello stabilimento Whirlpool di Napoli avranno garantito lo stipendio fino al 31 dicembre, dopodiché il loro destino, il destino delle loro famiglie, il destino dei loro figli sarà incerto.

Nei giorni scorsi, insieme alle loro famiglie, ai sindacati e a tanti napoletani, hanno anche manifestato in una piazza storica di Napoli - Piazza Dante - per dare voce alle proprie difficoltà e per evidenziare le ricadute drammatiche che colpiranno non solo gli operai dell'azienda ma tutto il tessuto sociale del Meridione, del Sud. La chiusura dell'impianto Whirlpool di Napoli è il culmine della drammatica fase di impoverimento produttivo che investe ormai da anni il nostro Paese e che rischia di aggravare il quadro sociale ed economico del Mezzogiorno, del nostro Sud. L'intensa interlocuzione tra il Ministero e la multinazionale, purtroppo, non ha dato gli esiti dovuti e vorremmo sapere da lei, signor Ministro, se non ritenga doveroso adottare il prima possibile misure idonee atte a garantire l'adeguato supporto economico ai lavoratori dell'impianto della Whirlpool di Napoli, nonché se non ritenga opportuno istituire un tavolo di confronto presso il Ministero del lavoro al fine di poter trovare una soluzione che possa rilanciare lo stabilimento.

Credo, signor Ministro, che il Governo abbia il dovere di mettere in campo tutti gli sforzi necessari e possibili affinché si possa scongiurare un tale scenario, soprattutto in un momento drammatico come quello in cui stiamo vivendo.

PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, non solo lo ritengo doveroso ma lo abbiamo fatto: infatti che il tavolo permanente presso il Ministero dello sviluppo economico con la presenza del Ministero del lavoro è stato aperto già nel 2019, quando l'azienda comunicò che entro ottobre di quell'anno avrebbe chiuso lo stabilimento per poi aderire alla nostra richiesta di avere più tempo anche per analizzare le motivazioni reali per cui lo si stava abbandonando.

Tali motivazioni, oggettivamente, le abbiamo comprese fino ad un certo punto perché, in realtà, gli investimenti fatti su quello stabilimento sono stati tanti, negli anni, da parte Whirlpool. Le linee sono all'avanguardia, sono linee di produzione automatizzate che hanno una grande capacità produttiva. Evidentemente è stato sbagliato il prodotto, ma per risolvere un simile problema non si chiude, si cambia prodotto. A tale proposito il Governo aveva manifestato grande disponibilità ad accompagnare lo stabilimento nella fase di transizione e vi è stato l'interessamento diretto del Presidente del Consiglio, che ringrazio, anche perché il 30 ottobre abbiamo interloquito assieme direttamente con Mark Bitzer che è il CEO della multinazionale Whirlpool America. Ciò non è servito, però, a convincere la Whirpool a tornare sui propri passi.

Abbiamo comunque messo a disposizione dello stabilimento una decontribuzione del 30 per cento, prevista dalla cosiddetta norma Provenzano, che vale ovviamente su tutto il territorio del Sud, e 20 milioni di euro sono stati messi a disposizione dalla Regione Campania. Ricordo inoltre che vi è la possibilità di un contratto di sviluppo, con incentivi per supportare impianti, macchinari e licenze per un minimo di 20 milioni di euro ma con la possibilità di stipulare contratti di sviluppo anche da 150 milioni di euro. Abbiamo dato disponibilità ad usare queste risorse. Ci sono poi gli investimenti in ricerca e sviluppo che sono misti tra fondo perduto e prestiti e che generalmente vengono concessi per finanziare nuovi prodotti e processi, quindi esattamente per questa finalità. Ci sono anche benefici fiscali sotto forma di credito di imposta che possono essere applicabili agli investimenti in sito.

C'è il nuovo fondo del MISE sulla salvaguardia dei livelli occupazionali, rispetto al quale possiamo utilizzare 10 milioni di euro tra equity e fondo perduto nonché i prestiti Sace che avrebbero potuto accompagnare questo percorso. Si tratta quindi di un pacchetto oggettivamente senza precedenti che è stato messo a disposizione di Whirlpool per restare.

Quello che dico oggi è che, posto che gli stipendi sono garantiti fino al 31 dicembre, noi non dobbiamo trovare supporto economico agli operai che restano senza lavoro: dobbiamo trovare - e lo stiamo facendo - un imprenditore serio che voglia investire in quella fabbrica, e metteremo a sua disposizione tutti questi strumenti. Credo che la strada ci sia e le interlocuzioni che abbiamo in questo momento sono fondate e serie.

Abbiamo fatto il possibile per fare stare Whirlpool a Napoli; oggi dobbiamo fare il possibile - e sono certo che ci riusciremo - per garantire che quelle persone non perdano il lavoro, ma che rimangano operative in quello stabilimento, anche se con un altro gruppo o con un altro prodotto. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Carbone, per due minuti.

CARBONE (IV-PSI). Signor Ministro, conosco il suo lavoro e ringrazio lei e il Presidente del Consiglio, quindi prendo atto delle sue parole. So che lei è una persona che, nonostante le tante difficoltà, mantiene fede agli impegni, quindi rimango speranzoso. Mi permetta però di dire che sarò soddisfatto e contento soltanto quando io e soprattutto gli operai della Whirlpool e i napoletani vedremo riaprire i battenti dell'azienda.

I napoletani non hanno bisogno di sussidi, hanno bisogno di lavoro. Voglio ricordare ai miei colleghi che l'azienda Whirlpool, una settimana prima di essere chiusa, ha sfornato ancora prodotti tecnologici che fanno invidia al mondo.

Ministro, la prego, non lasciamo gli operai della Whirlpool, i loro figli, le loro famiglie, nelle mani della manovalanza della criminalità. Lo Stato c'è, lo Stato siamo noi, lo Stato non deve essere disattento, perché quando lo Stato è assente, quando è distratto, ecco che l'anti-Stato sguazza.

PRESIDENTE. Il senatore Ruotolo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02076 sulla dismissione dello stabilimento Whirlpool a Napoli, per tre minuti.

RUOTOLO (Misto). Signor Presidente, ancora una volta parliamo di Whirlpool, dopo il collega Carbone e soprattutto dopo, signor Ministro, che già l'ho interrogata, il 18 giugno, alla luce della minaccia paventata dalla multinazionale americana che produce lavatrici. Ebbene, abbiamo capito che, dal 1° novembre, i lavoratori della Whirlpool (355) non producono più e hanno lo stipendio fino al 31 dicembre. Ripeto, parliamo di 355 lavoratori. Lei ha già spiegato, Ministro, che c'erano stati accordi assunti con il Governo due anni fa.

Voglio collegarmi a quanto ha detto poc'anzi ricordando a tutti l'importanza del lavoro a Napoli: una città che rischia di esplodere a causa delle tensioni sociali di questa seconda ondata di Covid che sta mettendo a dura prova la tenuta sociale e la tenuta democratica, perché nelle manifestazioni - legittime - delle categorie colpite dai DPCM soffiano i venti delle eversioni delle forze criminali. Questa classe operaia è pertanto un baluardo di difesa per la democrazia nella nostra città, nella nostra realtà. Attenzione, però, perché i sindacati, i rappresentanti dei lavoratori non si spiegano la decisione della Whirlpool perché ci sono sprazzi di mercato, anzi dei veri e propri attivi; la stessa Whirlpool aveva investito e ci sono i competitor Candy ed Electrolux.

Vado allora alla sostanza, Ministro. Lei ha detto che state lavorando a un progetto alternativo nella ricerca di un imprenditore serio, ma siamo sicuri che non sia possibile riaprire una trattativa con la Whirlpool prima di procedere a questa ipotesi? Il 31 dicembre si sta avvicinando e quindi è incomprensibile il disimpegno. Sappiamo anche - me lo disse l'altra volta - che non abbiamo gli strumenti legislativi per poter far desistere da questa logica del "prendi i soldi e scappa". Proprio oggi depositeremo qui al Senato un disegno legge per cogliere questo elemento, ma anche senza aspettare una modifica legislativa, la richiesta che parte da Napoli credo sia quella di riaprire una trattativa con l'azienda americana Whirlpool.

PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, ovviamente i termini di risposta dell'interrogazione precedente valgono anche per molti degli elementi dell'interrogazione del senatore Ruotolo, che ringrazio per aver sollevato nuovamente il tema che è centrale, anche perché garantire il lavoro in una zona così difficile del Paese significa garantire che quelle persone siano lontane dalla criminalità e che non entrino in circoli viziosi molto pericolosi. Al di là del numero di persone coinvolte, quindi, il tema è di grande sensibilità e per questo ha attratto così fortemente l'attenzione del Governo e delle Assemblee parlamentari. Per una volta, mi permetto io di sollecitare il Parlamento a una discussione seria su una riforma che porti a dare strumenti al nostro Paese di protezione rispetto alle grandi aziende multinazionali che decidono di delocalizzare o di spostare le produzioni altrove. (Applausi). È chiaro che il tema non può essere oggetto di decretazione d'urgenza ma di un grande confronto parlamentare. Molto spesso viene citata la legge francese Florange, ma in realtà questa ha avuto un impatto veramente limitatissimo: riguarda le chiusure di aziende con più di mille operai o mille persone dipendenti e lo sforzo che viene chiesto all'imprenditore è di provare per sei mesi a trovare un'alternativa. Se non la trova, però, dopo i sei mesi di impegno non succede nulla. In realtà la penalizzazione del 2 per cento del fatturato avviene soltanto se si rifiuta di tentare di trovare una soluzione alternativa alla delocalizzazione. Credo che sia anche quella una norma molto debole e che vada invece fatto nel nostro Paese un ragionamento un po' più profondo.

Credo che il tempo che abbiamo dedicato al tentativo di dare strumenti di convinzione e anche materiali a Whirlpool per restare ormai sia finito. Oggi dobbiamo essere certi di trovare una soluzione alternativa e io ci sto mettendo tutta la forza che ho per trovarla e vi posso assicurare che quel personale non starà un giorno senza uno stipendio. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Ruotolo, per due minuti.

RUOTOLO (Misto). Signor Ministro, la ringrazio perché è stato coraggioso e apprezzo molto la sua risposta. Le chiedo ancora però, oggi che siamo al 12 novembre, di riprovare ad incontrare la Whirlpool con le organizzazioni sindacali per verificare la possibilità e le condizioni perché resti a Napoli. Quanto al progetto alternativo, è chiaro che a Napoli non serve assistenza ma serve questo. Dopodiché, è tempo che il Governo italiano apra questo dossier in sede europea, perché sappiamo poi che gran parte di questi dislocamenti di queste multinazionali finiscono nell'Est europeo; quindi c'è un tema di fiscalità, c'è un tema di salario e del perché deve convenire restare in Italia, questo è il punto.

PRESIDENTE. La senatrice Boldrini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02089 sul processo di riforma delle camere di commercio, per tre minuti.

BOLDRINI (PD). Signor Presidente, come il Ministro sa, la normativa sulle camere di commercio è stata oggetto di riforma a partire dal decreto legislativo n. 219 del 2016, che ha introdotto una serie di novità con particolare riguardo alle funzioni delle camere di commercio fino alla loro governance complessiva. In particolare, l'articolo 3 dello stesso decreto ha previsto la riduzione mediante accorpamento del numero delle stesse camere di commercio, attraverso un decreto ministeriale che doveva essere attuato. Il decreto ministeriale doveva prevedere, in effetti, che le camere di commercio da 105 arrivassero a 60. Da allora un iter che si è successivamente prorogato ha portato purtroppo anche a numerosi ricorsi, a causa delle pesanti ricadute negative sulle imprese dei diversi accorpamenti che sono stati fatti, anche tra territori distanti e non affini per distretti produttivi.

Da allora è passato altro tempo e il decreto-legge n. 104 del 2020 - l'ultimo che vediamo apparire - ha inteso dare un maggiore impulso all'iter di accorpamento, prevedendo un termine per l'insediamento degli organi di quelle camere di commercio che si erano per il momento accorpate, ma producendo anche gravi effetti, perché commissariava quelle camere di commercio che non riuscivano a completare l'iter.

Tra l'altro, ancora oggi non sono stati nominati alcuni commissari di quelle camere di commercio, in particolare dell'Emilia-Romagna, con tutte le conseguenze che possono ricadere sulle stesse industrie che, attraverso la camera di commercio, ricevono sostegno.

Pertanto come parlamentari, credo, di tutte le parti politiche abbiamo presentato una serie di emendamenti al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 104, tradotti (e questo mi ha fatto molto piacere) in un ordine del giorno accolto dal Governo, che prevedeva che, entro trenta giorni dalla conversione in legge del decreto-legge, il Ministero dello sviluppo economico attivasse un tavolo con i rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni, degli enti locali, dell'Unioncamere e delle associazioni degli operatori economici, finalizzato a verificare, sulla base di criteri oggettivi, come promuovere un assetto più efficace. Ricordo infatti che lo scenario purtroppo è cambiato, c'è il Covid-19, quindi abbiamo ancora maggiore bisogno di sostegno per le nostre aziende.

Pertanto, signor Ministro, siamo qui per chiederle quali atti lei abbia già prodotto per attivare questo tavolo e come stia procedendo l'iter per poter arrivare a un miglioramento delle nostre camere di commercio.

PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti. La cronistoria della riforma è già stata ben illustrata dalla senatrice Boldrini. Ricordo che il nostro obiettivo è quello di avere camere di commercio efficaci ed efficienti, che diano servizi alle imprese. Certamente, restare appesi per quattro anni a una riforma non completata non è il modo migliore per raggiungerlo ed è per questo che in ogni occasione ho ribadito l'esigenza di portarla a termine, a prescindere dal tipo di riforma. Ricordo, infatti, che si tratta di una riforma avviata non da questo Governo, che in parte condivido, ma che in parte avrei fatto diversamente; siccome però questa era l'impostazione, era giusto dare certezze alle camere di commercio, perché la finalità è quella di dare i servizi all'impresa.

Percependo alcune criticità anche a livello territoriale, abbiamo inteso, nel decreto semplificazioni, con l'articolo 61, dare pari dignità alle sedi delle camere di commercio. Anche questo, infatti, non è un aspetto indifferente.

Ritengo, quindi, che lo spirito del Parlamento e certamente quello Governo sia proprio quello di dare la possibilità alle camere di commercio di rappresentare l'ente intermedio tra le azioni di Governo e le imprese, che dà servizi al mondo delle imprese, in particolare in un momento di così grande difficoltà.

Rispetto al problema dei commissariamenti, ho provveduto già, dopo aver ricevuto da alcune Regioni alle quali ho proposto i commissariamenti una risposta affermativa, a nominare i commissari per gli organi scaduti. Si tratta delle camere di commercio di Viterbo, Trapani, Cremona, Mantova, Novara, Verbano-Cusio-Ossola. Altre proposte sono state inviate alle Regioni per l'assenso e arriveranno le risposte nei prossimi giorni.

Non solo; proprio per discutere in modo costruttivo di tutti gli aspetti della riforma, ma soprattutto di come dare servizi migliori alle imprese, il tavolo sollecitato da un ordine del giorno proposto dalle Assemblee parlamentari è stato convocato per la giornata di lunedì 16 novembre - quindi lunedì prossimo - nel pomeriggio, con Unioncamere, Cooperative, Confcommercio, Confindustria, Confesercenti, ANCI, Conferenza Stato-Regioni, Confartigianato, Coldiretti, Confagricoltura, Casartigiani e Confapi, ossia tutte le associazioni di categoria che aderiscono agli enti camerali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Ferrari, per due minuti.

FERRARI (PD). Signor Presidente, ringrazio il Ministro. Il Partito Democratico, come lei ben sa, considera fondamentale il ruolo delle camere di commercio per la funzione di prossimità e di aiuto che stanno dando alle imprese nei territori d'Italia, in questi mesi così difficili di crisi sociale ed economica causata, come sappiamo, dal Covid-19. Il Partito Democratico ritiene allo stesso tempo che sia strategica la funzione che le camere di commercio possono svolgere nei prossimi mesi per mettere in campo nei territori stessi quei tanti investimenti che, come Governo, come maggioranza, come Paese, stiamo organizzando e promuovendo anche grazie agli aiuti che l'Europa in previsione ci darà, come ad esempio il piano per il recovery fund.

Alla luce di queste premesse esprimo, a nome del Partito Democratico, una soddisfazione per la sua iniziativa, che rende merito e dà continuità all'ordine del giorno che abbiamo approvato. Va quindi molto bene che il tavolo si apra; siamo convinti che non debba solo completare rapidamente una riforma con uno stile burocratico, ma che debba farlo con la logica sostanziale di completare una riforma soprattutto andando a vedere quali sono le eccezioni da correggere e quali accorpamenti vanno visti alla luce del seguente principio: noi vogliamo che sia valorizzato il patrimonio di storia, di tradizione e di buon governo di enti fondamentali dei nostri territori come le camere di commercio. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Pagano ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02086 sui molteplici tavoli di crisi aziendale aperti presso il Ministero, per tre minuti.

PAGANO (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Ministro, la nostra interrogazione riguarda la ripresa dei contagi, che ha generato, accanto all'emergenza sanitaria, anche un'emergenza di natura economica.

Gli effetti economici negativi hanno penalizzato soprattutto il comparto delle piccole, medie e grandi imprese, principalmente nel settore del turismo, dei trasporti, del commercio, dell'agricoltura e dell'artigianato. A nostro parere, però, le scelte di questo Governo, che noi consideriamo dirigiste e stataliste, sono state orientate prevalentemente verso la nazionalizzazione delle società in crisi e la selezione di investitori sulla base del gradimento di Cassa depositi e prestiti. Noi riteniamo che queste scelte del Governo, oltre a determinare una riduzione degli spazi di concorrenza, non abbiano certamente contribuito a risolvere il problema dell'economia nazionale.

Pensiamo invece che le ingenti risorse dello Stato potrebbero essere più utilmente utilizzate se indirizzate a sostegno degli investimenti innovativi da parte di aziende piccole, medie e grandi e alla risoluzione di molte delle crisi aziendali che questa crisi pandemica e quindi economica ha generato riguardo alle piccole e medie imprese. Abbiamo bisogno di recuperare la fiducia dei nostri imprenditori e per farlo dobbiamo credere in loro, dobbiamo capire che evidentemente l'asse portante della nostra economia è proprio questa rete di piccoli, medi e grandi imprenditori che hanno basato le loro fortune sul loro coraggio, sulla loro voglia di investire, anche puntando tutti se stessi.

Vorrei quindi chiederle cosa sta accadendo all'interno del suo Mistero, quanti siano alla data odierna i tavoli di crisi aperti presso il Ministero dello sviluppo economico, quali stime abbia il MISE delle nuove crisi aziendali derivanti della situazione emergenziale e se, considerati i numerosi tavoli di crisi ancora aperti, stante la riacutizzazione dell'emergenza sanitaria e con essa il progressivo peggioramento della situazione economica del Paese, il Ministro non ritenga di realizzare in tempi brevi un piano efficace di ripresa nazionale. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, nel corso di diverse audizioni svolte alla Camera e al Senato ho illustrato le linee guida del Piano di ripresa nazionale che stiamo predisponendo, ovviamente per la parte che riguarda il MISE. Avrei quindi bisogno di qualche ora a disposizione per illustrare tutte le attività che stiamo svolgendo; in tre minuti cercherò di condensare alcuni elementi e spunti per rispondere alle giuste osservazioni e anche alle molte domande rivolte dagli interroganti, che ringrazio.

Ricordo che abbiamo cercato di affrontare la crisi anche materialmente economica immediata rispetto alle chiusure, sia della prima fase che della seconda. Ad esempio, rispetto ai contributi a fondo perduto, che molto spesso sono denigrati, ricordo che abbiamo già erogato oltre un miliardo soltanto dell'ultima tranche del decreto-legge n. 137, del 28 ottobre di quest'anno, quindi a distanza di dodici giorni abbiamo erogato oltre un miliardo di nuovi contributi a fondo perduto.

Il decreto originale, che ha istituito il fondo perduto per la prima volta, ha erogato oltre 6,685 miliardi di contributi a fondo perduto per le imprese; sono dati dell'Agenzia entrate e quindi inconfutabili. Abbiamo previsto altri 2,2 miliardi con il cosiddetto decreto ristori e quasi un miliardo con il decreto ristori-bis. Ciò soltanto per affrontare un'emergenza di liquidità immediata soprattutto della piccola impresa. Ci sono infatti poi ovviamente altri strumenti che abbiamo messo in campo che non elenco perché i tempi sono molto ristretti per rispondere a tutto.

Per quanto riguarda la prospettiva, credo che il cuore pulsante della nostra azione dovrà essere proprio sul potenziamento, rendendo strutturale nell'arco pluriennale una misura fondamentale come il Piano nazionale industria 4.0. Noi stiamo lavorando per ampliarne sia i massimali che le aliquote, per renderlo di durata certa e dare garanzia all'impresa di poter investire con serenità.

Per quanto riguarda i tavoli di crisi, non esiste una norma, come ho detto più volte nelle Aule parlamentari, che stabilisca quando una crisi aziendale diventa un tavolo di crisi. Molto spesso c'è la telefonata della Regione che dice di non riuscire a gestire un certo problema, proponendo di portarlo al Ministero dello sviluppo economico (MISE) e si aprono i tavoli. Ci sono circa 120 tavoli aperti al MISE, in calo rispetto allo scorso anno. Nella maggior parte dei casi di tratta di tavoli aperti da diversi anni, alcuni anche da sette; 28 sono aperti da più di sette anni, 70 sono aperti da più di tre anni. Ciò avviene perché sono tavoli di monitoraggio.

Vorrei rilevare però che molte vertenze sono state anche risolte e, ogni tanto, vorrei vedere anche qualche titolo e qualche interrogazione su questo. Penso alla Pernigotti, alla Corneliani, a Mahle, a Sider Alloys e a Conad-Auchan. In particolare quest'ultima è partita con 6.200 esuberi e al momento sono 795; certamente un numero molto pesante, ma siamo riusciti, soprattutto grazie all'azione del sottosegretario Todde, ad arrivare da 6.200 a 795 e riteniamo che ci siano ancora margini.

Penso alla Ferriera di Servola, l'impianto siderurgico della mia città, dove si passa da 140 a 338 addetti nell'area a freddo. Penso ancora al percorso fatto per Embraco, una questione finalmente risolta con l'intervento di Acc. Sono state chiuse quindi molte vertenze e con queste chiusure sono stati salvaguardati più di 8.000 posti di lavoro.

Abbiamo anche istituito il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali, con una dotazione di 300 milioni e interventi in equity fino a un massimo di 10 milioni o a fondo perduto per chi mantiene il personale, uno strumento molto importante che abbiamo già utilizzato per la crisi della Corneliani.

Credo però che in prospettiva si debba guardare non a come spendere, ma a come investire le risorse che arrivano dal recovery fund. Al riguardo il lavoro che stiamo svolgendo al Ministero dello sviluppo economico è un lavoro intenso, che cerca di entrare in profondità rispetto alle fragilità dei nostri sistemi produttivi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Pagano, per due minuti.

PAGANO (FIBP-UDC). Signor Ministro, le dico francamente che lei mi è cordialmente simpatico e penso che sia anche una persona per bene, che si sta impegnando tanto. Non sono soddisfatto però della sua risposta, non per colpe sue, ci mancherebbe altro, ma perché penso che l'impostazione data non sia quella giusta. Lei ha fatto cenno anche al cosiddetto decreto liquidità; anche se non dipende certo da lei, sa bene che purtroppo il Ministero non ha reso applicabili i decreti attuativi. Mancano decreti attuativi e quindi molti di quei danari che dovrebbero essere distribuiti alle imprese di cui parlavo prima, purtroppo non sono arrivati. È questo il dato. Il fatto che poi lei abbia fatto cenno ad alcune soluzioni di crisi aziendali, ci fa ovviamente piacere, spetta al suo Ministero occuparsene, ma è chiaro che quello che a me interessava di più era un vero e proprio piano rivolto al futuro che possa dare l'idea che l'Italia sta guardando verso il futuro con una visione.

Lei ha fatto cenno al recovery fund, benissimo; come lei sa, noi abbiamo un'impostazione di tipo collaborativo. Forza Italia ha questo tipo di approccio. Noi le offriamo oggi, una volta ancora, l'occasione di dire che noi ci siamo non solo sul recovery fund, ma anche sulla gestione di quel che dovrà essere l'approccio economico rispetto al recupero; troviamo il modo affinché il suo Ministero, che con lei soltanto non è in grado di farlo, possa dare delle risposte complessive. Chissà che magari anche col nostro contributo non sia possibile farlo. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Lucidi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02083 sulla chiusura del sito industriale Treofan a Terni, per tre minuti.

LUCIDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, come detto siamo qua per rappresentare il caso dell'azienda Treofan (il cui sito si trova nella mia città, Terni) e dei suoi 150 lavoratori.

Ricordo a quest'Assemblea che in questo polo chimico ternano è stato inventato e viene prodotto il polipropilene. Grazie a quegli studi, negli anni Sessanta l'Italia vinse un premio Nobel. Si tratta, quindi, di un fatto non da poco.

Quest'azienda è stata acquisita dalla Jindal, un gruppo indiano-tedesco che all'epoca - fatto anche questo non da poco - era uno dei principali competitor dell'azienda ternana. Signor Ministro, come è stato detto, è stato attivato un tavolo di crisi presso il suo Ministero, ma da allora è continuato il depauperamento del sito produttivo, con lo spostamento di ordini verso altri siti aziendali, il tutto nel completo disinteresse dell'azienda, che non ha mai trattato la questione in maniera seria.

Ciò fino allo scorso 5 novembre, quando Manfred Kaufmann, chief executive officer di Jindal, ha comunicato la decisione, per lui irrevocabile e per noi irricevibile, di messa in liquidazione del sito ternano. Come abbiamo appreso da una delle vostre riunioni, è stato addirittura nominato un liquidatore che gestirà questa fase, che porterà al licenziamento dei 150 lavoratori ternani. Fortunatamente, non sappiamo ancora in che tempi. La giustificazione che è stata data è risibile: la denuncia dell'ultima trimestrale in rosso, in tempi di pandemia mondiale, è semplicemente un escamotage.

Le intenzioni dell'azienda erano chiare fin dall'inizio: chiudere un competitor per accaparrarsi delle quote di mercato. Nonostante ciò, nel corso del tempo l'azienda ha acquisito fondi statali e ammortizzatori sociali, non da ultimi la cassa Covid per nove settimane, non prorogata. Questo è uno dei rari casi in cui un'azienda straniera arriva in Italia con una spregiudicatezza imprenditoriale mai vista prima, che sicuramente va fermata in quanto è anche a sfregio della Costituzione italiana e dei suoi articoli 41 e 42, che ovviamente non è il caso di ripetere in quest'Assemblea.

Ci chiediamo se non sia il caso di informare il nostro commissario europeo per l'economia Gentiloni per far conoscere a tutti quello che succede nella nostra comunità europea, che spesso comunità non è.

Signor Ministro, passo al quesito principale di questa mattina. Le chiediamo di fare tutto ciò che è in suo potere e nelle sue competenze per evitare l'annunciata messa in liquidazione, attraverso un passaggio che è stato già fatto molto spesso sui suoi tavoli, ossia lo scorporo del ramo d'azienda ternano, così garantendo la prosecuzione dell'attività di questo sito e il benessere dei lavoratori, che ci stanno guardando dai cancelli della fabbrica e che salutiamo, i quali hanno tutte le competenze per poter proseguire da soli questa attività. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, ringrazio anzitutto i senatori interroganti.

Il caso posto non è molto raro. Solo oggi, nel corso di questo question time, sono state riportate due situazioni - quelle di Whirlpool e di Treofan - molto simili. Rinnovo pertanto il mio sollecito al Parlamento a intervenire con una normativa organica che possa garantire il nostro Paese proprio da questi atteggiamenti.

Allo stesso modo, sollecito uno scatto della nostra classe imprenditoriale. Infatti, alcuni business come questi sono in realtà economicamente vantaggiosi e che quindi non c'è una crisi aziendale, ma la volontà di acquisire fette di mercato detenute da aziende locali per poi chiuderle e garantirsele da altre parti. Questa è la situazione che si crea molto spesso nel nostro Paese. È quindi auspicabile che degli imprenditori italiani subentrino in questi momenti e investano nel nostro Paese. Credo che la presenza di parlamentari ai tavoli istituiti al Ministero potrebbe portare a una maggiore collaborazione istituzionale, consentendo di trovare soluzioni diverse. Sapete che i tavoli sono ovviamente aperti anche ai parlamentari, cosa che qualche volta accade proprio nell'interlocuzione con chi nel territorio ci vive, così ottenendo maggior successo rispetto agli imprenditori, anche locali.

Ritengo che sia assolutamente deprecabile l'atteggiamento dell'azienda. Noi chiediamo esattamente le cose richieste dai senatori interroganti, cioè che si possa arrivare allo scorporo di quella parte di attività, al fine di trovare una soluzione alternativa per continuare la produzione a Terni, visto che la situazione di Battipaglia è in realtà molto diversa.

Siamo rimasti dunque oggettivamente basiti dal comportamento dell'azienda, che non ha accolto in minima parte la proposta e ha semplicemente comunicato unilateralmente la messa in liquidazione.

Il sottosegretario Todde, che segue il tavolo, mi tiene costantemente informato. Credo che, in qualsiasi momento ci sarà un mio intervento diretto, bisognerà lavorare contemporaneamente anche con il Ministero del lavoro, perché vi potrà essere un periodo eventuale di conversione che dovrà essere supportato da giusti strumenti di ammortizzazione sociale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Alessandrini, per due minuti.

ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az). Signor Ministro, come parlamentari della Lega concordiamo sull'intervento dello scorporo. Mi consenta tuttavia di dire che non siamo invece d'accordo con quanto da lei affermato rispetto ai tavoli organizzati presso il Ministero dello sviluppo economico, che ci pongono in una situazione davvero difficile.

Incontriamo infatti le aziende in videoconferenza, sulla base di un algoritmo che decide la presenza di due parlamentari della maggioranza e di due della minoranza che abbiano fatto richiesta di partecipare. Parliamo peraltro di tavoli di ascolto, per cui ci troviamo ad affrontare tematiche complicate e difficili, soprattutto in questo momento, non solo per la Treofan, come lei ha già detto, ma per tante altre aziende e noi parlamentari dobbiamo essere lì ad ascoltare, senza poter intervenire.

Le chiedo dunque, signor Ministro, a nome di tutti e dei 150 lavoratori e delle loro famiglie, nonché dell'intero indotto che lavora all'interno della Treofan, come possiamo noi parlamentari lavorare in questo modo. Come possiamo essere i portavoce dei nostri territori, se dobbiamo ricorrere alle interrogazioni e non possiamo conferire, dialogare e discutere durante queste riunioni, che sono l'unico momento di confronto? Ripeto, signor Ministro, noi siamo i portavoce dei nostri territori.

Le chiedo quindi, a nome della Treofan, di Terni e di tutte le aziende che vivono momenti di gravissima difficoltà, di fare la voce forte, di rappresentare il Governo e tutti gli italiani nei confronti delle multinazionali che arrivano nel nostro Paese, depredano e chiudono.

Signor Ministro, lei rappresenta il Governo. Si faccia sentire e lo faccia per la Treofan e per tutte le aziende che in Italia si trovano oggi in questa grave situazione. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Lanzi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02087 sull'efficacia della misura del superbonus al 110 per cento in edilizia, per tre minuti.

LANZI (M5S). Signor Presidente, gentile Ministro, colleghi, la pandemia del Covid-19 ha colpito il mondo come un meteorite, spingendo l'economia globale nella peggiore recessione dai tempi della seconda guerra mondiale, danneggiando consumi, investimenti e paralizzando un numero crescente e inimmaginabile di attività, settori e mercati.

È certo che ci troviamo davanti a una grande sfida, che ci impone di realizzare politiche adeguate a sostenere e rilanciare l'economia e il livello di vita delle nostre collettività.

Considerato che nell'ambito di questo panorama il Governo, nell'avviato percorso del green new deal, si è impegnato a stimolare la ripresa consentendo alla nostra economia di continuare a creare valore, puntando su un pilastro portante come il settore dell'edilizia, per dare nuovo impulso all'edilizia privata, grazie al Movimento 5 Stelle, l'Esecutivo ha recentemente introdotto la ben nota misura del superbonus al 110 per cento, uno strumento di rilancio e di sviluppo sostenibile che consente di effettuare lavori di miglioramento antisismico e di efficientamento energetico, ottenendo una detrazione fiscale superiore alla somma spesa per detti lavori.

Per rendere ancora più efficiente ed efficace il superbonus ai fini del rilancio dell'economia, il contribuente può optare per lo sconto totale in fattura ovvero, in caso di impossibilità del committente di usufruire interamente della detrazione fiscale, la misura prevede la cedibilità di un credito di imposta di pari importo a qualsiasi altro soggetto, intermediari finanziari inclusi e, ancora, la sua messa in circolazione senza limitazione numerica dei passaggi.

Da un'analisi compiuta da Unioncamere e Infocamere a livello nazionale, è emerso che tra luglio e settembre grazie a questa misura sono nate 4.971 nuove imprese edili, per tre quarti costituite da piccole realtà individuali specializzate nelle attività di impiantistica, finitura di edifici, posatura di infissi e piastrelle, espressioni di una piccola e media impresa che è la spina dorsale del sistema produttivo italiano. Unioncamere ha ribadito che il superbonus sta giocando un ruolo cruciale sulla vitalità del settore delle costruzioni, che, sempre tra luglio e settembre, ha avuto un incremento dello 0,6 per cento su base trimestrale, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2019. Da un sondaggio commissionato da "facile.it", più di 21 milioni di italiani (l'equivalente di oltre 9 milioni di famiglie) hanno intenzione di utilizzare il superbonus del 110 per cento, numero idealmente suscettibile di un ulteriore aumento in considerazione delle 14 milioni di famiglie che vivono nel milione di palazzi condominiali stimati sul nostro territorio nazionale. La misura suscita enorme interesse non solo nel nostro Paese, ma anche in tutta Europa, e il comparto imprenditoriale, la popolazione interessata dal possibile utilizzo del superbonus del 110 per cento e gli istituti finanziari e di credito avvertono la necessità di avere garantito un arco temporale maggiore per il riconoscimento del credito fiscale e per la sua cessione, specie nel caso di interventi di miglioramento antisismico, le cui procedure autorizzative potrebbero fortemente inficiare sulla sua reale attuazione.

Si chiede di sapere: se sono state avviate iniziative per estendere la durata del provvedimento oltre l'attuale scadenza del dicembre 2021, al fine di stabilizzare e rendere duraturi i benefici della misura sui territori (ottimale ipotizzarla per ora fino almeno al 2024); se si intende ampliare la possibilità di misura anche ad altri casi di protezione dell'ambiente, quali la riduzione di classi di rischio idrogeologico e misure volte al risparmio, riuso e riciclo della preziosissima risorsa idrica; se sia in programma l'allargamento della platea dei beneficiari anche alle strutture ricettive e alberghiere, fra le più colpite dalla pandemia, per permettete al settore del turismo una ripresa vivace e pronta, attraverso una riconversione green dell'edilizia. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, credo che l'introduzione di questa misura sia stata il vero elemento centrale del decreto rilancio di questa estate. Credo che aver introdotto il superbonus riesca a farci raggiungere tre obiettivi distinti, tutti e tre importanti per il nostro Paese: dare fiato a un comparto, quello dell'edilizia, che è in crisi dal 2008, portare a un forte efficientamento energetico e a una maggiore protezione sismica del nostro tessuto immobiliare ormai datato e far sì che, grazie alla cedibilità del credito, anche le famiglie meno abbienti possano vivere in un appartamento e in un edificio più confortevole e più sicuri. Credo che questi siano obiettivi molto importanti, che vengono raggiunti da questo strumento che il MoVimento 5 Stelle ha tanto voluto e che ringrazio per aver spinto anche nella scorsa legislatura. (Applausi).

È evidente che lo spettro temporale che abbiamo davanti rispetto a questa misura è troppo stretto e troppo stringente; stiamo lavorando proprio per ampliarlo. Non voglio dare dati o numeri, ma è certamente intenzione del Governo e immagino di tutto il Parlamento e di tutte le forze politiche sostenere la necessità di un prolungamento della misura. Rispetto alle proposte di ampliamento della stessa che gli interroganti hanno avanzato, ritengo che certamente possano essere introdotti nuovi interventi che siano anche trainanti. Penso che la risorsa idrica sia da tutelare, ma ritengo più difficile il ragionamento sul dissesto idrogeologico, che riguarda molto spesso ampie fasce di territorio e non un singolo immobile. È chiaro che aprire ad altre categorie è un ragionamento che dobbiamo fare, nella consapevolezza però che si tratta di uno strumento che produce poi ricchezza, ma che inizialmente drena risorse; quindi bisognerà mirarlo rispetto ad altre forme incentivanti nei confronti di settori come il turismo, perché vi sono già strumenti sul campo che possono essere utilizzati dalle aziende del settore. Il dibattito parlamentare sulla legge di bilancio porterà magari a introdurre elementi innovativi rispetto al testo originale. Credo si debba ragionare anche su una razionalizzazione di tutto il sistema dei bonus, che si sono stratificati dal 1987 in poi. Il Governo su questo sta lavorando in modo serio e con efficacia. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Croatti, per due minuti.

CROATTI (M5S). Signor Ministro, siamo naturalmente soddisfatti dei ragguagli che ci ha fornito. Il MoVimento 5 Stelle, sin dal principio, ha riconosciuto in questa misura shock una grande forza e ringraziamo sia lei che il ministro Fraccaro per aver lavorato molto su questo tema.

È una novità che, ancora prima che fosse attivo questo decreto, già quasi 5000 aziende, da luglio a settembre, si fossero attivate nel mercato dell'edilizia. È un dato molto importante. In un momento di crisi come questo, un provvedimento come questo può essere un volano importante e impareggiabile, sia per i posti di lavoro sia, soprattutto, per il PIL che può generare a livello nazionale.

È, però, fondamentale, sia sulla base pluriennale che sull'allargare i benefici, un'azione che avete portato avanti e sulla quale avete aggiustato il tiro. È molto importante che si prosegua. Ha citato anche il recovery plan, che è uno degli spazi all'interno dei quali si può lavorare per rendere questa misura strutturale.

Da riminese, sono molto sensibile all'accesso alle misure per le strutture alberghiere e ricettive. Sappiamo che le risorse sono poche in questo momento, ma dobbiamo trovare un varco importante perché il turismo abbia una possibilità di poter ripartire con questa manovra a fronte di una difficoltà molto grande che affronterà nel periodo 2020-2021.

Dovremmo trovare, all'interno di questo comparto, delle formule per fare in modo che, per i piccoli Airbnb, per gli imprenditori e per gli alberghi presenti sul territorio, in questo momento di grande difficoltà, il recovery fund sia uno stimolo per andare avanti e non mollare, perché molti sono difficoltà.

Concludo, signor Ministro, dicendo che questa è una manovra, a mio avviso, molto prestigiosa e il capolavoro finale sarebbe riuscire a spostare il discorso anche sul tema della ricezione e dell'alberghiero. (Applausi).

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.

Sul 17° anniversario della strage di Nassirya

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Colleghi, ricorre oggi il triste anniversario dell'attentato di Nassiriya. Era il 12 novembre 2003 quando un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti all'ingresso della base italiana, nell'ambito della missione Antica Babilonia, provocando la morte di diverse persone, tra carabinieri, militari e civili.

Quello che avvenne in quella tragica mattina è ancora ben vivo nella memoria di tutti noi. Ricordiamo ancora come tutto il popolo italiano fu scosso da un'ondata di addolorata partecipazione, con centinaia di persone che sfilarono dinanzi alle bare dei caduti esposti nel sacrario delle bandiere del Vittoriano.

Oggi, come allora, il Senato si stringe attorno ai caduti per i valori di democrazia e solidarietà che contraddistinguono la nostra comunità nazionale. Osserviamo un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio. Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

LANNUTTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (M5S). Signor Presidente, colleghi, desidero portare all'attenzione dell'Aula e del Governo l'ennesima mancata prevenzione, che ha riguardato catastrofi e disastri (ieri ci sono stati arresti riguardanti i morti per il crollo del ponte di Genova) e anche vere e proprio stragi, che hanno funestato l'Italia negli ultimi decenni, con migliaia di morti, seppur non paragonabili a quelli del Covid-19, questa disgrazia planetaria che ha contagiato oltre un milione di italiani, con quasi 43.000 morti. Mi riferisco, in particolare, al piano pandemico nazionale, che doveva essere aggiornato, ma che non è stato aggiornato. Con altri senatori del MoVimento 5 Stelle abbiamo depositato l'interrogazione 4-04423 anche sulla base della trasmissione di Rai3 «Report», che costituisce un'eccellenza dell'informazione e che qualcuno vorrebbe addirittura chiudere perché racconta la verità e rappresenta il giornalismo di inchiesta.

«Report» ha affermato che un componente del comitato tecnico scientifico, che ha chiesto di restare anonimo, ha dichiarato che, dopo la dichiarazione dello stato d'emergenza guadando i documenti a disposizione hanno «deciso di partire dal piano pandemico, che hanno aperto e poi richiuso, perché del tutto inutile. Lo aprimmo e lo buttammo nel cestino dopo due minuti. Il Paese ha pagato un prezzo molto alto per questo. Quel piano non entra nei dettagli. Invece, quello che fai in questi momenti dipende proprio da queste cose. Insomma, ti prepari in base agli scenari: le terapie intensive, le mascherine. Quello del Ministro della salute era un piano che a livello operativo valeva zero».

Signor Presidente, il generale Pierpaolo Lunelli, ex comandante della scuola per la difesa nucleare, batteriologica e chimica, che ha contribuito a scrivere i protocolli militari contro la pandemia per alcuni Paesi e che ha stilato un rapporto indipendente di 60 pagine depositato in procura a Bergamo, ha dichiarato che se avessimo avuto il piano pandemico aggiornato, avremmo avuto meno di 7.000 morti.

Signor Presidente, quel piano doveva essere stilato da un signore che si chiama Ranieri Guerra, ma non è stato fatto. Le stragi non possono restare impunite. Anche se questa pandemia è una catastrofe globale, il mio richiamo è alla prevenzione e chi ha sbagliato deve cominciare a pagare, come è accaduto ieri per coloro che sono stati arrestati per il crollo del ponte Morandi di Genova.

MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, intervengo non per sollecitare delle interrogazioni, ma per denunciare il fatto che il Governo è inadempiente nel rispondere alle interrogazioni. Le sollecito certo, ma il Regolamento del Senato, che ha rilevanza costituzionale, non parla di solleciti e dice che entro venti giorni il Governo deve rispondere.

Cito allora alcune delle interrogazioni che non hanno ricevuto risposta nei tempi previsti. Il 10 settembre scorso è stata presentata l'interrogazione 3-01924 sui famosi banchi delle scuole. A tre mesi dalla conclusione dei contratti non c'è modo di sapere quanto sono stati pagati i circa 2.400.000 banchi, da chi sono stati acquistati, tenendo presente che l'unico contratto che è emerso e che poi - è stato detto - è stato annullato prevedeva un prezzo almeno tre volte superiore a quello di altri banchi che chiunque facilmente può trovare su Internet anche con un acquisto singolo. Invece si tratta di circa 2.400.000 pezzi. Faccio notare che l'ufficio protagonista di questa straordinaria vicenda è lo stesso al quale si vogliono affidare addirittura i vaccini Covid. Io sono veramente molto preoccupato per questo, ma poi tanto non si risponde alle interrogazioni.

Il 18 agosto ho presentato l'interrogazione 3-01874 sulla tutela che l'INPS garantisce sulla privacy, visto che, a quanto pare, c'è una schedatura politica: se uno è un consigliere comunale e fa domanda per un qualche bonus può essere svergognato in giro. Ho chiesto inoltre con l'interrogazione 3-01872 pubblicata il 18 agosto perché l'Italia si sia astenuta nel voto sulla mozione in difesa dei diritti umani a Hong Kong in seno al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite: siamo neutrali nei confronti di chi stronca e reprime chi manifesta pacificamente per la libertà? L'Italia è neutrale? Non c'è stata nessuna risposta.

Il 20 febbraio, con l'interrogazione 3-01411 ho chiesto informazioni relative alla politica italiana rispetto all'Iran e quali siano i rapporti economici con un Paese che sostiene il terrorismo internazionale e annuncia continuamente di voler distruggere lo Stato di Israele. Ho presentato anche altre interrogazioni sull'Iran, però segnalo questa.

Il 19 dicembre scorso ho chiesto perché l'Italia ha votato a favore di una risoluzione alle Nazioni Unite relativa al Monte del Tempio di Gerusalemme, presso il quale si recava anche un certo Gesù di Nazareth, che chiedeva che fosse accettata la sola denominazione e connotazione culturale araba, cioè Haram al-Sharif.

Ho presentato un'altra interrogazione sull'Iran, la 3-01237 del 19 novembre del 2019, un'altra del 22 ottobre del 2019, la 3-01197 sulla gronda autostradale di Genova. (Richiami del Presidente). Presidente, mi dispiace se sto sforando il limite di tempo che mi è consentito ma è il Governo che sfora.

Segnalo un'ultima interrogazione, la 3-00975 del 2 luglio 2019, che chiede come mai con i fondi dell' AICS (associazione italiana per la cooperazione allo sviluppo) per la cooperazione internazionale si finanziano gruppi contigui, e in alcuni casi coincidenti, con organizzazioni riconosciute anche dall'Unione europea come terroristiche. A quanto pare queste sono domande alle quali il Governo non vuole rispondere. Forse perché non può, forse perché vuole continuare, devo dedurne, a finanziare gruppi terroristici. È una cosa vergognosa e io denuncio la violazione del Regolamento del Senato. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 18 novembre 2020

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica mercoledì 18 novembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 10,47).

Allegato A

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO

Interrogazione sulla partecipazione di due investitori stranieri nell'acquisto di Autostrade per l'Italia

(3-02084) (11 novembre 2020)

Urso, Ciriani. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -

                    Premesso che:

            nell'immediatezza del disastro del "ponte Morandi" il Governo manifestò l'intenzione di revocare ai concessionari il controllo di Autostrade per l'Italia SpA (ASPI) con annunci pubblici e irrevocabili;

            si è preferito poi scegliere la via negoziale che, ormai da mesi, procede tra difficoltà e incertezze, con una trattativa dai contorni sempre mutevoli tra Atlantia (la holding controllata dalla famiglia Benetton) e il Governo per l'acquisto della sua quota di proprietà di Autostrade per l'Italia;

            è notizia di questi giorni che Atlantia ha rigettato anche la seconda offerta presentata dal consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti;

            pare che il modo deciso dal Governo per trovare maggiori capitali sia quello di ricorrere ad una cordata che vedrebbe al fianco di CdP la partecipazione di due fondi speculativi internazionali, uno americano, "Blanckstone", ed uno australiano, "Macquarie", che acquisterebbero la maggioranza (il 60 per cento) della società ASPI;

            si tratta di investitori noti per la loro spregiudicatezza, il che fa sorgere dubbi o interrogativi su azionisti che per loro mission non possono certo definirsi stabili e trasparenti per le loro operazioni;

            in particolare Macquarie, gruppo finanziario miliardario australiano attivo in 31 Paesi, secondo gli osservatori "famoso per garantire ottimi rendimenti ai suoi investitori ma non altrettanti servizi agli utenti", ribattezzato dagli inglesi "canguro vampiro", oltre alla quota di Autostrade sembrerebbe essere interessata anche ad un altro asset strategico, con l'offerta di 2,6 miliardi di euro presentata a ENEL per l'acquisto del 50 per cento di Open Fiber, la società di reti digitali a banda larga destinata alla fusione con la rete di Telecom Italia;

            è di martedì 10 novembre la notizia che lo stesso Macquarie ha venduto proprio ad Atlantia, per circa un miliardo di dollari, il 100 per cento della propria partecipazione nella società concessionaria dei tunnel in Virginia;

            appare alquanto curioso che mentre tratta con CdP e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Atlantia faccia affari negli Stati Uniti proprio con la società australiana che è in trattativa per acquistare una quota importante di Autostrade per l'Italia;

            forse anche per queste ragioni, appena lunedì 9 novembre si è avuta notizia che il Governo voglia includere anche le reti stradali ed autostradali di interesse nazionale tra gli asset strategici che rientrano sotto il golden power, un'ulteriore "toppa" in corso d'opera;

            l'esercizio dei poteri speciali in capo al Governo può senz'altro bloccare o comunque condizionare operazioni che possano ledere gli interessi nazionali, ma occorre poi sopperirvi, tanto più in questo caso, con ulteriori significative risorse, oltre a quelle già ingenti preventivate, di difficile reperimento e comunque a detrimento di altri iniziative di politica industriale;

            considerato, dunque, che:

            la trattativa in corso presenta numerosi aspetti poco chiari, primo tra tutti il costo finale che Cassa depositi e prestiti dovrebbe sopportare, probabilmente più elevato rispetto a quanto inizialmente preventivato e forse anche spropositato rispetto ad altri interventi di sostegno nella politica industriale nazionale e peraltro molto remunerativo proprio per Atlantia;

            le fluttuazioni dei titoli in borsa provocate dall'andamento della trattativa stanno già portando ad Atlantia notevoli e significativi guadagni tanto che su di loro aleggia qualche sospetto di aggiotaggio considerate le spesso avventate e discordanti dichiarazioni di esponenti di Governo;

            la composizione azionaria di Autostrade con l'ingresso dominante di Blackstone e Macquarie suscita forti perplessità, anche in merito alla governance, aggravate dalla circostanza che si tratta di due fondi speculativi, che nella loro storia hanno investito sempre pochissimo nella manutenzione, massimizzando i guadagni;

            intanto si stagliano preoccupanti problemi sul piano economico relativi al mantenimento o meno degli standard di manutenzione della rete autostradale, all'indice di recupero della redditività sull'automazione che potrebbe comportare un taglio di circa un migliaio di lavoratori fuori dal perimetro del gruppo, agli ulteriori incrementi dei pedaggi e al calo dei ricavi per le interruzioni forzate a causa della pandemia,

            si chiede di sapere come il Governo intenda uscire dall'impasse in cui versa, mantenendo gli impegni più volti ribaditi in merito alla governance pubblica della società Autostrade per l'Italia, al fine di garantire un asset strategico nazionale, tanto più conclamato dalla decisione sull'estensione della golden power, e nel contempo reperire le risorse necessarie per gli investimenti e la manutenzione, mantenendo i livelli occupazionali e garantendo il contenimento del costo dei pedaggi.

Interrogazione sull'ampliamento alle piccole aziende agricole degli incentivi del conto termico

(3-02081) (10 novembre 2020)

Durnwalder, Unterberger, Steger, Laniece. - Al Ministro dello sviluppo economico -

                    Premesso che:

            in attuazione dell'art. 28 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, il decreto del Ministero dello sviluppo economico 28 dicembre 2012 incentiva interventi per l'incremento dell'efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni (cosiddetto conto termico), la cui disciplina è stata aggiornata con decreto interministeriale 16 febbraio 2016;

            le modalità di accesso al conto termico, così come definite nel decreto interministeriale, sono molto stringenti e limitate al solo imprenditore agricolo professionale (IAP) escludendo, di fatto, numerose piccole aziende agricole e, in particolare, quelle maggiormente presenti nelle aree interne e montane;

                    considerato che:

            ottiene la qualifica di IAP colui che, in possesso di conoscenze e competenze professionali, dedica all'attività agricola di impresa, direttamente o in qualità di socio, almeno il 50 per cento del proprio reddito globale da lavoro (25 per cento per le aziende ubicate in zone svantaggiate di cui all'art. 17 del regolamento (CE) n. 1257/99) e per ottenere tale qualifica, rilasciata dall'amministrazione competente (Regione o Provincia autonoma), è necessario essere iscritti alla gestione agricola dell'INPS;

            nei territori montani molti agricoltori non possono ottenere la qualifica di IAP perché, a causa del basso reddito agricolo, sono costretti a lavorare anche fuori della loro azienda;

            per le aziende agricole dei territori delle aree interne e montane, anche di piccole dimensioni, l'interesse verso l'installazione di sistemi innovativi di riscaldamento a biomasse è molto elevato visto il risparmio di costi che ne deriva;

            ampliare la platea dei beneficiari degli incentivi previsti dal conto termico anche alle imprese agricole il cui titolare esercita le attività di cui all'art. 2135 del codice civile sarebbe anche in perfetta sintonia con quella politica green tanto auspicata e sostenuta a livello europeo e condivisa dal Governo,

            si chiede se il Ministro in indirizzo condivida l'opportunità di tale ampliamento, che significa anche incrementare la percentuale d'impiego di fonti energetiche rinnovabili con ricadute positive sulla sostenibilità ambientale, e, in caso affermativo, se non intenda intervenire direttamente in tal senso apportando le necessarie modifiche al testo del decreto interministeriale 16 febbraio 2016.

Interrogazione sulle misure per far fronte alla crisi dello stabilimento Whirlpool di Napoli

(3-02088) (11 novembre 2020)

Faraone, Carbone, Marino, Garavini, Magorno, Sudano, Ginetti, Vono, Cucca, Sbrollini, Parente. - Al Ministro dello sviluppo economico -

                    Premesso che:

            il 31 ottobre 2020 lo stabilimento Whirlpool di Napoli ha cessato la propria attività: i 355 impiegati della fabbrica continueranno a ricevere gli stipendi fino al prossimo 31 dicembre, data al termine della quale il loro destino è, ad oggi, ancora incerto;

            la chiusura del sito produttivo era stata già annunciata negli scorsi mesi dalla multinazionale, la quale ha così disatteso gli impegni assunti il 25 ottobre 2018 nell'ambito dell'accordo quadro firmato con le parti sociali e l'Esecutivo, avente ad oggetto il piano industriale con investimenti pari a 250 milioni di euro e, tra l'altro, il rientro di alcune linee produttive in Italia;

            l'interlocuzione tra il Ministero dello sviluppo economico e la multinazionale, protrattasi per ben 18 mesi con l'obiettivo di individuare una soluzione di compromesso tra le esigenze della produzione e le istanze portate avanti dai sindacati, non ha evidentemente portato i risultati attesi: il caso Whirpool di Napoli, a dispetto anche dei buoni risultati economici conseguiti dall'azienda negli ultimi trimestri, è uno dei tanti casi in cui una grande impresa internazionale decide di lasciare il nostro Paese. Da anni, infatti, l'Italia è uno dei Paesi europei maggiormente soggetti alla delocalizzazione;

            nonostante gli ultimi dati pubblicati dall'ISTAT mostrino come il fenomeno abbia subito un progressivo rallentamento, e che, anzi, ultimamente si stia assistendo alla tendenza inversa (il "reshoring", ossia il rientro nel Paese di origine di aziende che nel corso del tempo avevano spostato la sede all'estero), è indubbio il fatto che, in special modo durante la passata crisi finanziaria, un numero ingente di imprese nell'ultimo decennio abbia spostato la propria produzione dall'Italia all'estero;

            le motivazioni che hanno spinto le aziende nazionali a delocalizzare sono state individuate in primo luogo nell'asfissiante burocrazia della pubblica amministrazione: la complessità delle procedure burocratiche, infatti, logora il tessuto socio-produttivo del Paese e ne ostacola profondamente il fisiologico sviluppo;

            l'Italia sconta, inoltre, un'endemica disfunzionalità della rete di collegamento a cui si abbina l'arretratezza del comparto delle telecomunicazioni rispetto ai più importanti partner europei e mondali, arretratezza che necessiterebbe di investimenti volti all'implementazione del processo di digitalizzazione della rete nazionale, agganciando l'Italia alla quarta rivoluzione industriale in atto;

            terzo aspetto fondamentale, tra gli altri, e che giova in questa sede ricordare, attiene alla grave inadeguatezza del nostro sistema fiscale, fortemente disincentivante per qualsiasi soggetto nazionale e internazionale che voglia investire in un'idea industriale, in special modo nel campo della produzione e dell'innovazione;

                    considerato che:

            la chiusura dell'impianto Whirlpool di Napoli, con il conseguente impoverimento del tessuto sociale dell'area e con le drammatiche ricadute che avrà in termini occupazionali, deve essere valutata dal Ministro in indirizzo non come un episodio isolato, ma come il culmine della drammatica fase di depauperamento produttivo che investe il Paese da anni e che rischia di aggravare il quadro economico italiano, la cui stabilità è messa a dura prova;

            il rischio tangibile è quello di un "effetto domino": il caso in questione, difatti, rischia di rappresentare solo il primo passo di un fenomeno più strutturale di allontanamento di gruppi industriali dal territorio nazionale, spingendo anche altre multinazionali, titolari di grandi stabilimenti diffusi su tutto il territorio nazionale, a fare scelte analoghe a quelle attuate da Whirlpool;

            il Governo ha quindi il dovere di mettere in campo tutti gli sforzi possibili affinché si possa scongiurare un tale scenario, in special modo in un contesto delicato come quello attuale in cui il Paese è soggetto ad un'eccezionale emergenza pandemica che sta minando le basi della stabilità economica di quasi tutti i settori dell'economia;

            diverse manifestazioni sono state organizzate nei giorni scorsi per porre all'attenzione del Governo e della società civile la crisi che affligge i dipendenti dell'azienda e le relative famiglie: il 5 novembre le sigle sindacali hanno manifestato a gran voce dal palco di piazza Dante per evidenziare i problemi occupazionali che colpiranno gli operai della fabbrica, denunciando altresì l'opera di delocalizzazione a cui l'impianto è stato negli anni sottoposto a vantaggio di Paesi esteri, un lento processo di dismissione che già da tempo sarebbe dovuto essere arrestato tramite misure incisive,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso adottare il prima possibile idonee misure atte a garantire l'adeguato supporto economico ai lavoratori dell'impianto Whirlpool di Napoli, nonché attivare contemporaneamente un tavolo di confronto presso il Ministero dello sviluppo economico volto a trovare una soluzione rispetto alle conseguenze derivanti dalla vicenda;

            quali siano state le motivazioni che hanno portato l'azienda a decidere di cessare la continuità produttiva dello stabilimento, e quali tempestivi interventi abbia intenzione di mettere in atto al fine di rilanciare lo stabilimento.

Interrogazione sulla dismissione dello stabilimento Whirlpool a Napoli

(3-02076) (10 novembre 2020)

Ruotolo, De Petris, Errani. - Al Ministro dello sviluppo economico -

                    Premesso che:

            il 1° novembre 2020 la multinazionale americana Whirlpool ha cessato la produzione decidendo di erogare gli stipendi fino al prossimo 31 dicembre per i 355 lavoratori di Napoli, venendo meno ad impegni presi con il Governo due anni fa. Infatti, l'accordo del 25 ottobre 2018 firmato da parti sociali e Governo prevedeva nel sito di Napoli investimenti per il triennio 2019-2021 di circa 17 milioni di euro tra prodotto, processo, ricerca e sviluppo, confermando l'intenzione di Whirlpool di mantenere una presenza di alta qualità a Napoli, a fronte dell'utilizzo di ammortizzatori sociali e di sovvenzioni da parte delle istituzioni;

            la dismissione del sito industriale di Napoli ha un impatto fortissimo per il Mezzogiorno e per la stessa città, attraversata, come il resto del Paese, da numerose manifestazioni di protesta a causa delle inevitabili restrizioni imposte dalla seconda ondata epidemiologica che comportano drammatiche conseguenze economiche per migliaia di famiglie, proteste, pur legittime, su cui soffiano forze eversive e criminali;

            a giudizio degli interroganti, la decisione della Whirlpool di chiudere Napoli è inaccettabile: proprio in questa drammatica fase del Paese, non ci si può permettere di perdere un solo posto di lavoro non solo per le ovvie conseguenze sociali con la cancellazione di quasi mille occupati tra diretti e indiretti, ma anche perché il mercato degli elettrodomestici offre dati incoraggianti, come dimostrato dagli investimenti di Whirpool e anche degli altri competitor come Candy ed Electrolux;

            inoltre, secondo quando risulta agli interroganti, i conti finanziari della multinazionale stanno migliorando, salgono i profitti, e l'azienda versa in salute. Pertanto la decisione di chiudere il sito di Napoli preoccupa perché c'è il rischio concreto di un disimpegno del gruppo in tutta Italia;

            è necessario dare una risposta concreta ai lavoratori con un nuovo e diretto impegno del management della Whirlpool al tavolo per offrire solide prospettive di occupazione produttiva;

            con lo sciopero generale dell'intera area metropolitana di Napoli svoltosi giovedì 5 novembre, i sindacati hanno chiesto che il tavolo ministeriale resti permanentemente aperto e hanno poi incontrato il Presidente del Consiglio dei ministri per spiegare il punto di vista dei lavoratori,

            si chiede di sapere:

            che cosa il Ministro in indirizzo stia facendo in concreto per garantire la continuità produttiva e l'occupazione di tutti i lavoratori della Whirlpool di Napoli;

            se non ritenga di dover riattivare un tavolo di trattative con la dirigenza della Whirlpool e le organizzazioni sindacali nel nuovo scenario determinatosi, per verificare la possibilità e le condizioni affinché la Whirlpool resti a Napoli.

Interrogazione sul processo di riforma delle camere di commercio

(3-02089) (11 novembre 2020)

Ferrari, Marcucci, Boldrini, Collina, Manca. - Al Ministro dello sviluppo economico -

                    Premesso che:

            la legge 29 dicembre 1993, n. 580, che disciplina il sistema delle funzioni e dell'organizzazione delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, è stata oggetto di riforma ad opera del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219, di attuazione della delega di cui all'art. 10 della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante delega di riforma delle pubbliche amministrazioni ("legge Madia");

            la legge n. 580 del 1993 disciplina le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura come enti pubblici dotati di autonomia funzionale. Esse svolgono, nell'ambito della circoscrizione territoriale di competenza, funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese, curandone lo sviluppo nell'ambito delle economie locali;

            il decreto legislativo n. 219 del 2016 ha introdotto una serie di importanti novità, con particolare riguardo alle funzioni delle camere di commercio, all'organizzazione dell'intero sistema camerale e alla sua governance complessiva;

            in particolare, l'articolo 3 ha previsto la riduzione del loro numero mediante accorpamento, razionalizzazione delle sedi e del personale, al fine di ricondurre il numero complessivo delle camere di commercio esistenti entro il limite massimo di 60, nel rispetto di alcuni vincoli tra cui: almeno una camera di commercio per regione e l'accorpamento delle camere di commercio con meno di 75.000 imprese iscritte. Lo stesso articolo, rinviava ad un successivo decreto del Ministero dello sviluppo economico il compito di rideterminare, sulla base di una proposta di Unioncamere, le circoscrizioni territoriali, l'istituzione delle nuove camere di commercio, la soppressione delle camere interessate dal processo di accorpamento e razionalizzazione;

            con decreto del Ministro dello sviluppo economico 16 febbraio 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 58 del 9 marzo 2018, le circoscrizioni territoriali delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura sono state ridotte da 105 al numero di 60;

                    considerato che:

            numerose camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura hanno fatto ricorso contro la suddetta normativa in ragione delle pesanti ricadute negative sulle imprese e sui territori coinvolti. In particolare, in diversi casi le proposte di accorpamento prevedono l'inclusione di più territori provinciali, distanti tra loro anche 300 chilometri o addirittura non confinanti, con sistemi produttivi completamente differenziati, in termini di settori, numero di imprese, dimensioni, e con esigenze di servizi diversificati;

            alla data del 16 ottobre, secondo quanto pubblicato sul sito di Unioncamere, l'iter di accorpamento delle 105 camere di commercio risulta perfezionato soltanto presso 46 camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura con l'istituzione di 20 nuovi enti accorpati. Allo stato attuale risultano, pertanto, ancora operative 79 camere di commercio;

            l'articolo 60 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, al fine di accelerare l'iter di accorpamento ha stabilito che tutti i procedimenti di accorpamento delle camere di commercio, pendenti alla data del 14 agosto 2020, si concludano con l'insediamento degli organi della nuova camera di commercio entro e non oltre il termine di 60 giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso provvedimento. La scadenza di tale termine comporta la decadenza, con successiva nomina di un commissario straordinario, degli organi delle camere di commercio che non hanno completato il processo di accorpamento, ad esclusione del collegio dei revisori dei conti. Inoltre, è stata prevista la decadenza anche degli organi delle camere di commercio in corso di accorpamento che sono scaduti alla data del 14 agosto 2020, con successiva nomina di un commissario straordinario;

            tali disposizioni sono state oggetto di numerosi emendamenti sottoscritti da tutti i gruppi parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, con l'obiettivo di favorire il completamento dell'iter di accorpamento, tenendo conto della situazione di emergenza sanitaria da COVID-19 in atto, e delle ricadute negative sulle imprese e sui territori coinvolti da tali disposizioni;

            durante l'esame al Senato, al fine di tener conto dei contenuti delle proposte emendative depositate all'articolo 61 del decreto-legge n. 104, il Governo ha approvato un ordine del giorno (G/1925/81/5), a seguito della trasformazione dell'emendamento 61.7 (testo 2), con il quale si impegnava ad istituire, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, presso il Ministero dello sviluppo economico, un tavolo, con la partecipazione dei rappresentanti della Conferenza delle Regioni, degli enti locali, di Unioncamere, delle rappresentanze associative e degli operatori economici, finalizzato a verificare, sulla base di criteri oggettivi, come promuovere un assetto più efficace del sistema camerale e come concordare i conseguenti interventi normativi correttivi che tengano conto delle esigenze espresse dai territori e dalle imprese,

            si chiede di sapere:

            quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti;

            quali iniziative siano state adottate al fine di garantire l'istituzione del tavolo presso il Ministero entro la data del 12 novembre 2020 e se intenda adoperarsi, all'esito dei lavori del tavolo, per promuovere, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e a partire dalle rappresentanze associative e degli operatori economici, un assetto più efficace del sistema delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura tenendo conto delle esigenze espresse dal Parlamento, dai territori e dalle imprese.

Interrogazione sui molteplici tavoli di crisi aziendale aperti presso il Ministero

(3-02086) (11 novembre 2020)

Bernini, Malan, Biasotti, Galliani, Ronzulli, Tiraboschi, Pichetto Fratin, Pagano. - Al Ministro dello sviluppo economico -

                    Premesso che:

            la riacutizzazione dell'epidemia da COVID-19 ha generato, nel giro di poche settimane, accanto all'emergenza sanitaria, un'emergenza in termini economici e sociali senza precedenti, determinando nuovamente la sospensione della maggior parte delle attività produttive, con ricadute drammatiche su molti settori dell'economia del Paese;

            gli effetti altamente negativi e penalizzanti della recrudescenza del virus interessano ogni comparto del settore economico, in particolare le piccole e medie imprese, il turismo, i trasporti, il commercio, l'agricoltura e l'artigianato, con gravissime conseguenze sulla domanda e sulla tenuta dei livelli di occupazione;

            la crisi economica sta permeando fortemente i mercati, causando enorme incertezza;

            secondo quanto riportato dallo stesso Ministro in indirizzo alla Camera dei deputati durante un'informativa sulle crisi industriali, i tavoli pendenti negli ultimi 6 anni sono rimasti pressoché invariati: nel 2014 erano 160, nel 2015 erano 151, nel 2016 erano 148, nel 2017 erano 165, nel 2018 erano 144, nel 2019 erano 149;

            ad oggi i tavoli di crisi aperti presso il Ministero dello sviluppo economico sono più di 120, con un coinvolgimento complessivo di almeno 160.000 lavoratori, anche se il dato esatto non è più reperibile nel sito ministeriale perché sembrerebbe esserci in atto una ricognizione sui numeri;

            a parere degli interroganti, soluzioni dirigistiche e stataliste orientate alla nazionalizzazione delle società in crisi e alla selezione di investitori sulla base del gradimento di Cassa depositi e prestiti, oltre a determinare una riduzione degli spazi di concorrenza in importanti settori dell'economia del nostro Paese, non contribuiscono alla risoluzione del problema;

            le ingenti risorse dello Stato (e quindi dei contribuenti) utilizzate per gli interventi prospettati potrebbero essere meglio indirizzate a supporto degli investimenti innovativi da parte di aziende piccole, medie e grandi, e alla risoluzione di molti dei tavoli di crisi aziendali aperti presso il Ministero, che aspettano risposte concrete da parte del Governo, soprattutto a seguito dell'emergenza epidemiologica;

            trascurare le esigenze delle aziende e delle loro crisi, con tutto ciò che comportano in termini di impoverimento sia nelle risorse umane sia in quelle finanziarie, rischia di acutizzare ulteriormente la contrapposizione tra le istituzioni e le imprese con risvolti sociali imprevedibili;

                    considerato che:

            l'azione del Ministero è istituzionalmente orientata alla salvaguardia del patrimonio produttivo di tutte le imprese, e dunque deve essere essenzialmente finalizzata a favorire la predisposizione di piani di rilancio industriale, la riconversione delle aree e dei settori in crisi e la salvaguardia dei livelli occupazionali soprattutto in una fase estremamente delicata come quella attuale;

            a giudizio degli interroganti, obiettivo irrinunciabile deve essere quello di sostenere le aziende, favorendone la modernizzazione e il rinnovamento nella salvaguardia occupazionale e di tutela dei risparmi degli italiani conciliando gli interventi con le necessità urgenti delle migliaia di imprese che versano in stato di sofferenza,

            si chiede di sapere:

            quanti siano, alla data odierna, i tavoli di crisi aperti presso il Ministero;

            quale stima abbia il Ministro in indirizzo delle nuove crisi aziendali derivate dalla situazione emergenziale pandemica ancora in corso;

            se, considerati i numerosi tavoli di crisi ancora aperti, stante la riacutizzazione dell'emergenza sanitaria e, con essa, il progressivo peggioramento della situazione economica del nostro Paese, non ritenga di realizzare in tempi brevi un piano efficace di ripresa nazionale, partendo dal rinnovo e dall'estensione del provvedimento cosiddetto 4.0, mettendo in atto le strategie alternative più idonee a favorire la ripresa del sistema produttivo italiano, nel breve e nel medio e lungo periodo anche con l'utilizzo del recovery fund;

            quali azioni intenda intraprendere e quali soluzioni stia prospettando per far sì che le risorse economiche siano effettivamente impiegate per sostenere le imprese nei piani di sviluppo e innovazione e nelle situazioni di crisi al fine di salvaguardare e consolidare i livelli occupazionali e produttivi.

Interrogazione sulla chiusura del sito industriale Treofan a Terni

(3-02083) (11 novembre 2020)

Lucidi, Alessandrini, Ripamonti, Pietro Pisani, Pianasso. - Al Ministro dello sviluppo economico -

                    Premesso che:

            la Treofan Italy SpA è una società specializzata nella produzione di film in polipropilene (bopp) utilizzato per imballaggi alimentari, ha due stabilimenti in Italia (Battipaglia e Terni) e fa parte della Treofan holdings GmbH che ha sede in Germania; il 24 ottobre 2018 il gruppo Treofan è stato acquisito dalla Jindal films Europe, suo principale concorrente;

            in data 25 gennaio 2019 il gruppo Jindal ha comunicato la decisione di chiudere lo stabilimento di Battipaglia (Salerno), con contestuale attivazione della procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori; a tal fine, presso il Ministero dello sviluppo economico è stato attivato il tavolo di crisi "Treofan"; da allora, lo stabilimento Treofan di Terni è stato interessato da un vero e proprio depauperamento produttivo;

            durante una riunione del tavolo di crisi relativo allo stabilimento produttivo Treofan di Terni, tenutasi il 5 novembre 2020, il CEO di Jindal films Europe, Manfred Kaufman, ha comunicato la decisione "irrevocabile" degli investitori di messa in liquidazione del sito ternano, poi confermata nella successiva riunione del 7 novembre;

            si è appreso dell'avvenuta individuazione del liquidatore societario, il quale avrà mandato di interloquire con istituzioni e sigle sindacali per gestire la fase di liquidazione che porterà al licenziamento di tutti i lavoratori del sito ternano, in tempi ancora non chiariti;

                    considerato che:

            nel corso degli anni, la società ha avuto accesso ad una serie di risorse e fondi, ammortizzatori sociali straordinari o in deroga; da ultimo è stata attivata la cassa emergenziale per crisi COVID-19 per sole 9 settimane a seguito di un accordo sindacale nel quale l'azienda si impegnava a riportare ordini e macchinari a Terni; tale impegno risulta ampiamente disatteso, unitamente alla mancata proroga della cassa integrazione, nonostante il perdurare della crisi sanitaria;

            la decisione di porre in liquidazione l'azienda ha confermato i sospetti che le intenzioni strategiche dei manager fossero quelle di recuperare quote di mercato più che sviluppare il sito ternano, puntando quindi alla sua chiusura senza proporre alternative economicamente valide per il management aziendale e per i lavoratori;

            si tratta uno dei rari casi in cui un'azienda straniera dimostra un livello così alto di spregiudicatezza imprenditoriale, evitando ogni confronto con le parti, e tentando in ogni modo di danneggiare un tessuto lavorativo e sociale in maniera estremamente scorretta da un punto di vista etico e morale, ma anche in totale spregio degli articoli 41 e 42 della Costituzione,

            si chiede di sapere quali iniziativa di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per perseguire la messa in liquidazione annunciata, attraverso lo scorporo del sito ternano di Treofan, garantendo alla costituenda realtà la possibilità di proseguire autonomamente la propria attività.

Interrogazione sull'efficacia della misura del "superbonus" al 110 per cento in edilizia

(3-02087) (11 novembre 2020)

Anastasi, Santillo, Croatti, Lanzi, Angrisani, Moronese, Di Girolamo, Donno, D'Angelo, Giuseppe Pisani, Abate, La Mura, Mininno, Corbetta, Vanin, Romano, Vaccaro, Pavanelli, Lannutti, Botto, Girotto, L'Abbate, Accoto, Ferrara. - Al Ministro dello sviluppo economico -

                    Premesso che:

            la pandemia del COVID-19 ha colpito il mondo come un meteorite, spingendo l'economia globale nella peggiore recessione dai tempi della seconda guerra mondiale, danneggiando consumi, investimenti e paralizzando un numero crescente e inimmaginabile di attività, settori e mercati;

            anche l'economia italiana è stata duramente colpita dall'emergenza sanitaria ancora in corso e, proprio in considerazione del perdurare della pandemia, risulta particolarmente complesso stabilire, con certezza, quali effetti si dirameranno nel medio e nel lungo periodo;

            è certo, invece, che ci si trova davanti a una grande sfida, che impone di realizzare politiche adeguate a sostenere e rilanciare l'economia e il livello di vita delle collettività;

                    considerato che:

            in questo contesto il Governo, nell'avviato percorso del green new deal, si è impegnato a stimolare la ripresa consentendo all'economia di continuare a creare valore, puntando su un pilastro portante come il settore dell'edilizia;

            per dare nuovo impulso all'edilizia privata, grazie al Movimento 5 Stelle, il Governo ha recentemente introdotto la ben nota misura del "superbonus" al 110 per cento, uno strumento di rilancio e di sviluppo sostenibile che consente di effettuare lavori di miglioramento antisismico e di efficientamento energetico, ottenendo una detrazione fiscale superiore alla somma spesa per i lavori;

            per rendere ancora più efficiente ed efficace il "superbonus", ai fini del rilancio dell'economia, il contribuente può optare per lo sconto totale in fattura ovvero, in caso di impossibilità del committente di usufruire interamente della detrazione fiscale, la misura prevede la cedibilità di un credito di imposta di pari importo a qualsiasi altro soggetto, intermediari finanziari inclusi, e ancora la sua messa in circolazione senza limitazione numerica dei passaggi;

            da un'analisi compiuta da Unioncamere-Infocamere a livello nazionale è emerso che tra luglio e settembre 2020, grazie a questa misura, sono nate 4.971 nuove imprese edili, per tre quarti costituite da piccole realtà individuali, specialisti nelle attività di impiantistica, finitura degli edifici, posatori di infissi, espressione di una piccola e media impresa che è la spina dorsale del sistema produttivo italiano;

            Unioncamere ha ribadito che il "superbonus" al 110 per cento sta giocando un ruolo cruciale sulla vitalità del settore delle costruzioni che, sempre tra luglio e settembre, ha avuto un incremento dello 0,6 per cento su base trimestrale, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2019, generando vantaggi enormi, sia per le persone che ristrutturano casa che per le aziende che effettuano i lavori;

            da un sondaggio commissionato da "Facile.it", più di 21 milioni di italiani, l'equivalente di oltre 9 milioni di famiglie, hanno intenzione di utilizzare il superbonus, numero idealmente suscettibile di un ulteriore aumento in considerazione dei 14 milioni di famiglie che vivono nel milione di palazzi condominiali stimati sul nostro territorio nazionale;

            dai dati rilevati emerge che il fermento in atto non si fermerà a questi numeri, poiché l'applicazione dell'agevolazione è appena cominciata;

            la misura suscita enorme interesse non solo nel nostro Paese ma anche in tutta Europa, talché i mercati finanziari europei si stanno organizzando per partecipare attivamente nella "compravendita" del credito fiscale che si sta generando dalla realizzazione di interventi grazie al "superbonus";

            il comparto imprenditoriale, la popolazione interessata dal possibile utilizzo del "superbonus" al 110 per cento e gli istituti finanziari e di credito avvertono la necessità di avere garantito un arco temporale maggiore per il riconoscimento del credito fiscale e per la sua cessione, specie nel caso di interventi di miglioramento antisismico, le cui procedure autorizzative potrebbero fortemente inficiare la sua reale attuazione,

            si chiede di sapere:

            se siano state avviate iniziative per estendere la durata del provvedimento oltre l'attuale scadenza di dicembre 2021, al fine di stabilizzare e rendere duraturi i benefici della misura sui territori;

            se si intenda ampliare la possibilità di misura anche ad altri casi di protezione dell'ambiente, quali la riduzione di classi di rischio idrogeologico e misure volte al risparmio, riuso e riciclo della preziosissima risorsa idrica;

            se sia in programma l'allargamento della platea dei beneficiari anche alle strutture ricettive e alberghiere, fra le più colpite dalla pandemia, per permettete al settore del turismo una ripresa vivace e pronta, attraverso una riconversione green dell'edilizia .

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Iori, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Segre, Sileri e Turco.

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Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Bonifazi, Briziarelli, Donno, Doria, Faggi, Laus, Magorno, Matrisciano, Nisini, Nocerino, Ortis, Romagnoli e Testor.

Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione

Con lettera dell'11 novembre 2020, il senatore Marilotti ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle e di aderire al Gruppo Misto.

In data 12 novembre 2020 il senatore Marilotti cessa di far parte del Gruppo Misto e aderisce al Gruppo parlamentare Per le Autonomie (SVP-PATT, UV).

La Presidente del Gruppo Per le Autonomie ha accettato tale adesione.

Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza

Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato che il Gruppo stesso ha proceduto al rinnovo delle cariche di Vicepresidente.

Sono risultati eletti Vicepresidenti i senatori:

Maria Domenica Castellone, Gianluca Ferrara, Arnaldo Lomuti e Agostino Santillo.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Ruotolo Sandro, Fedeli Valeria, De Petris Loredana, Bressa Gianclaudio, Buccarella Maurizio, Cirinna' Monica, Collina Stefano, Di Nicola Primo, Errani Vasco, Ferrara Gianluca, Garruti Vincenzo, Lannutti Elio, Laforgia Francesco, Lezzi Barbara, Mirabelli Franco, Nugnes Paola, Parrini Dario, Pittella Gianni, Rampi Roberto, Valente Valeria, Vanin Orietta

Misure per il contrasto alle delocalizzazioni e la salvaguardia dei livelli occupazionali (2021)

(presentato in data 12/11/2020).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, in data 12 novembre 2020, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ad un regime pilota per le infrastrutture di mercato basate sulla tecnologia di registro distribuito (COM(2020) 594 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 28 gennaio 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 8a, 10a e 14a.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Vanin, Ferrara e Maiorino hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04399 del senatore Lannutti ed altri.

Il senatore Pesco ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04423 del senatore Lannutti ed altri.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 4 al 12 novembre 2020)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 85

AIMI ed altri: sul diniego allo sbarco di militari italiani da parte di autorità libiche il 30 luglio 2020 (4-03944) (risp. GUERINI, ministro della difesa)

AUGUSSORI: sulla liquidazione delle indennità di 500 euro ai lavoratori, specie nel basso Lodigiano (4-04037) (risp. DI PIAZZA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

BOSSI Simone: sulle dotazioni di DPI contro il coronavirus per il personale delle forze armate (4-03169) (risp. GUERINI, ministro della difesa)

CALIGIURI: sulle procedure di attuazione dell'incentivo all'occupazione giovanile nel Sud Italia (4-04054) (risp. DI PIAZZA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

CANDURA ed altri: sull'avvio della missione internazionale europea IRINI nel Mediterraneo (4-03209) (risp. GUERINI, ministro della difesa)

D'ALFONSO, LAUS: su alcune disposizioni del sindaco di Pescara e della Regione Abruzzo riguardanti la libertà di circolazione, in relazione all'emergenza da Covid-19 (4-03385) (risp. BOCCIA, ministro per gli affari regionali e le autonomie)

DE BONIS ed altri: sulla procedura di valutazione dei progetti per l'utilizzo dei fondi del recovery fund, soprattutto in agricoltura (4-04240) (risp. AMENDOLA, ministro per gli affari europei)

DI MICCO ed altri: sulla situazione ambientale dell'area ex Eurocompost srl di Orta di Atella (Caserta) (4-03021) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)

DRAGO ed altri: sull'elezione del nuovo direttore dell'accademia di belle arti di Catania (4-02522) (risp. MANFREDI, ministro dell'università e della ricerca)

FUSCO: sul diniego allo sbarco di militari italiani da parte di autorità libiche il 30 luglio 2020 (4-03940) (risp. GUERINI, ministro della difesa)

IANNONE: sull'assegnazione dei posti nei corsi di laurea ad accesso programmato a candidati extra UE per gli anni accademici 2016/2017 e 2017/2018 (4-02714) (risp. MANFREDI, ministro dell'università e della ricerca)

LAFORGIA, DE PETRIS: sui controlli volti a prevenire gli incidenti sul lavoro (4-03882) (risp. DI PIAZZA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

LANNUTTI ed altri: sulla celebrazione del maxi processo contro la mafia "Rinascita Scott" (4-03674) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia)

LUCIDI ed altri: sulle misure informative riguardanti i rischi connessi all'attività dell'azienda Italmatch Chemicals di Spoleto (Perugia) (4-01941) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)

MONTANI: sui disagi connessi ai lavori sull'autostrada A26 (4-03736) (risp. DE MICHELI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

ORTIS: sulle fughe di migranti dai centri di accoglienza in Molise (4-03988) (risp. GUERINI, ministro della difesa)

STEFANI: sulla carenza di personale amministrativo nel tribunale di Vicenza (4-03910) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia)

TOTARO: sul rilancio delle acciaierie di Piombino (4-04014) (risp. TODDE, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)

Mozioni

CASTELLONE, PIRRO, ENDRIZZI, MARINELLO, MAUTONE, PISANI Giuseppe, GUIDOLIN, ANASTASI, DONNO, AUDDINO, ANGRISANI, QUARTO, ORTIS, CORRADO, GAUDIANO, CAMPAGNA, ABATE, PIARULLI, MORONESE, VANIN - Il Senato,

premesso che:

il SARS-CoV-2 continuerà a circolare nella comunità nazionale, stressando la capacità di risposta delle strutture sanitarie poiché, in attesa di una profilassi vaccinale, la COVID-19 non si può considerare al momento eradicabile e pertanto si può ipotizzare una fase, nel medio periodo, di endemia stabile, con possibili incrementi periodici, perlomeno fino alla disponibilità di ulteriori misure di prevenzione e trattamento dell'infezione;

l'OMS, nell'indicare i criteri da seguire per la fase successiva alla chiusura o post lockdown, indicava come prioritarie tre azioni, le cosiddette tre T: tracciare, testare e trattare i pazienti precocemente;

la possibilità di garantire efficacemente la precoce individuazione dei casi, la rapidità dei test diagnostici, la permanenza a domicilio per quarantena o isolamento dipende fortemente dall'organizzazione territoriale presente nei diversi contesti regionali;

è necessario, pertanto, rafforzare la rete dei servizi territoriali per ridurre la necessità di ricovero ospedaliero e conseguente sovraccarico dei servizi sanitari del Paese;

l'assistenza territoriale deve essere garantita a tutte le persone che necessitano di percorsi diagnostici e terapeutici connessi all'emergenza COVID-19, per utenti, operatori, familiari e per tutte le persone fragili che necessitano di sorveglianza sanitaria e continuità assistenziale;

rilevato che:

è indispensabile fornire indicazioni operative volte ad identificare precocemente i pazienti con sospetta malattia COVID-19, incentivandone la presa in carico precoce, migliorare le funzioni assistenziali, tracciare i contatti, assolvere gli obblighi di segnalazione di caso ai fini epidemiologici, garantire la sorveglianza sanitaria e l'assistenza delle persone fragili in quanto più esposte al rischio e necessitanti di una implementata presa in carico;

sono sempre più numerose, anche sulla scorta delle esperienze internazionali, le evidenze positive, con valenza preventiva rispetto al ricovero in terapia intensiva e sub intensiva del trattamento precoce delle infezioni, che non potrebbe operarsi senza una rapida ed estesa individuazione delle infezioni medesime;

con riguardo all'adozione di misure di breve e medio termine atte a favorire le terapie domiciliari, si rileva il bisogno di integrare le risorse offerte con una struttura organizzativa che supporti l'erogazione delle terapie in regime non ospedaliero (o, quanto meno, non in degenza), diriga e coordini l'approvvigionamento dei farmaci, la valutazione della loro efficacia a livello nazionale e l'aggiornamento delle terapie disponibili, sulla scorta delle evidenze domestiche e internazionali. Ciò al fine di garantire la somministrazione precoce (a pazienti paucisintomatici con tampone positivo) delle terapie antivirali e di prevenzione delle complicanze polmonari in fase sperimentale e off-label secondo protocolli già in uso, ovvero in esito alla rilevazione di evidenze di efficacia nazionali e internazionali o nell'ambito dei trials in essere;

la riduzione delle attività ordinarie ha comportato, verosimilmente, una diminuzione dell'assistenza rivolta alle persone con patologie croniche, spesso multiple, aumentandone la condizione di fragilità. Pertanto, garantire la funzionalità dell'intera rete dei servizi territoriali, soprattutto quelli rivolti alle persone più fragili, è un impegno di carattere etico e di rinnovamento culturale, oltre che organizzativo, e rappresenta una responsabilità di sanità pubblica che assume particolare rilevanza nel corso dell'attuale emergenza sanitaria. Inoltre andrebbe garantita la presa in carico territoriale delle persone dimesse dal ricovero ospedaliero, istituendo un corretto percorso di continuità ospedale-territorio, con l'obiettivo di migliorarne l'appropriatezza offrendo assistenza alla persona ed evitando che questo passaggio diventi occasione di contagio;

considerato che:

diverse regioni, tra cui la Campania, tramite la circolare emanata dall'Unità di crisi regionale, in data 8 ottobre 2020, recante "Aggiornamento Terapeutico Farmacologico e di Infection Control per la gestione del paziente COVID-19 a domicilio", ed indirizzata ad ASL, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e farmacisti di comunità, forniscono indicazioni terapeutiche per il trattamento domiciliare della COVID;

numerose sono le testimonianze di medici che, alla luce del sovraccarico ospedaliero e dell'impossibilità di ricoverare tutti i pazienti sintomatici, stanno utilizzando protocolli terapeutici che includono farmaci antivirali, clorochina, cortisonici, antipiretici ed antinfiammatori;

al momento la malattia si cura come i casi di influenza grave, con terapie di supporto (antifebbrili, idratazione) e nei casi più gravi, supporto meccanico alla respirazione. In tutto il mondo sono tuttavia in corso migliaia di trial clinici per verificare l'efficacia contro la COVID-19 di farmaci già esistenti o di nuove molecole. In base ai dati raccolti dall'International Clinical Trials Registry Platform (ICTRP), il registro internazionale degli studi clinici attivo presso l'OMS, sono attualmente in corso 1.804 studi randomizzati controllati, di cui 257 riguardano interventi di profilassi preventiva, 1.529 trattamenti e 18 interventi post trattamento;

il primo farmaco approvato per l'utilizzo specifico nella COVID-19 è stato il Remdesivir, farmaco antivirale originariamente sviluppato per il trattamento delle malattie collegate ai virus Ebola e Marburg, che ha ottenuto dalla FDA (Food and Drug Administration) l'autorizzazione per l'uso in emergenza negli Stati Uniti. In un primo momento questa autorizzazione era stata concessa soltanto ai pazienti in condizioni severe, ma di recente è stata estesa a tutti i pazienti ricoverati in ospedale, indipendentemente dalla gravità delle condizioni e compresi i pazienti pediatrici. I trial sul farmaco che sono stati realizzati sino ad oggi hanno però dimostrato benefici non risolutivi;

i farmaci cortisonici si sono rivelati efficaci nel contrasto alle forme severe di COVID-19. L'OMS ha recentemente pubblicato una meta-analisi di sette ricerche condotte in tutto il mondo sull'utilizzo di tre farmaci steroidei (desametasone, idrocortisone e metilprednisolone) nella cura dei pazienti COVID-19 critici. Dall'analisi è emerso che la somministrazione di corticosteroidi ai pazienti critici ha ridotto di circa il 20 per cento la mortalità a 28 giorni rispetto ai pazienti, ai quali era stata somministrata la cura standard o un placebo;

altri farmaci, ampiamente utilizzati nelle prime fasi della malattia, hanno mostrato di non avere alcun effetto sull'infezione da SARS-CoV-2. Tra questi vi è la combinazione lopinavir e ritonavir, utilizzata da molti anni per il trattamento dell'HIV. Il trial RECOVERY, tuttavia, ha chiuso l'arruolamento dei pazienti nel braccio di cura lopinavir con ritonavir, dal momento che non è emerso alcun beneficio dall'utilizzo di questa combinazione di farmaci per i pazienti ospedalizzati con COVID-19. Anche l'OMS il 4 luglio ha chiuso il braccio del trial internazionale SOLIDARITY nel quale veniva testato il lopinavir e ritonavir a confronto con lo standard di cura per COVID-19, dal momento che l'utilizzo di questi farmaci ha evidenziato una modesta o nulla riduzione della mortalità nei pazienti COVID-19 ospedalizzati;

il farmaco idrossiclorochina, somministrato nella fase iniziale della malattia e con dosaggi bassi o moderati che ne evitino eventuali effetti di cardiotossicità, è entrato nella pratica clinica. Va anche ricordato che le nuove linee guida cinesi sulla terapia anti SARS-CoV-2, alla luce dei risultati di un clinical trial randomizzato, prevedono l'uso della clorochina e ne incentivano l'uso in terapie antivirali di combinazione comprendenti fino a tre farmaci. Studi clinici hanno dimostrato l'attività in vitro e nel modello animale della clorochina fosfato come antivirale nei confronti del virus della SARS e dell'influenza aviaria. L'AIFA con circolare del 2 aprile 2020 prevedeva che in considerazione dell'assenza di terapie di provata efficacia per COVID-19, si ritiene indispensabile fornire ai clinici elementi utili ad orientare la prescrizione e a definire, per ciascun farmaco utilizzato, un rapporto fra i benefici e i rischi sul singolo paziente. L'uso off-label è consentito unicamente nell'ambito del piano nazionale di gestione dell'emergenza COVID-19 e nel rispetto degli elementi di seguito riportati. L'idrossiclorochina (Plaquenil compresse da 200 mg o corrispondente generico) è un analogo della clorochina chimicamente molto simile e che ne condivide il meccanismo d'azione. Attualmente nel nostro Paese è utilizzata in campo reumatologico alla dose di 200 mg per 2 anche per periodi molto prolungati; esiste quindi ampia esperienza clinica (superiore rispetto alla clorochina) riguardo alla sua tollerabilità. Tuttavia l'OMS ha pubblicato una rassegna sulla letteratura disponibile in materia, dalla quale emerge che l'utilizzo di questo farmaco, associato o non con un macrolide, non determina allo stato attuale delle conoscenze alcun beneficio apprezzabile nella cura del COVID-19, ed anzi vi è una evidenza, anche se non definitiva, che possa determinare eventi avversi in misura maggiore rispetto allo standard di cura del COVID-19. In considerazione dell'evoluzione della letteratura disponibile e dei trial clinici realizzati in tutto il mondo, l'AIFA ha deciso di sospendere l'autorizzazione all'utilizzo off-label, e la conseguente rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale, per clorochina e idrossiclorochina, darunavir con cobicistat e lopinavir con ritonavir;

l'uso controllato di questi farmaci rimane invece consentito negli studi clinici approvati oltre che, ovviamente, per le patologie per le quali sono indicati. Anche la FDA ha revocato l'autorizzazione all'uso in emergenza di clorochina ed idrossiclorochina per il trattamento del COVID-19, sostenendo che sulla base delle evidenze scientifiche disponibili è improbabile che questi farmaci siano efficaci nel trattamento della malattia, e che comunque i potenziali benefici non sono tali da bilanciare i rischi di complicanze cardiache e gli altri effetti collaterali noti. La Cina ha invece incluso questo farmaco nelle sue linee guida per il trattamento del COVID-19;

in tutto il mondo sono in corso trial per testare la validità di alcuni farmaci già disponibili, utilizzati off-label o per uso compassionevole. L'OMS ha recentemente pubblicato una panoramica di tutti i trattamenti attualmente utilizzati contro il COVID-19. Per razionalizzare questi sforzi ed ottenere in un tempo più breve robuste evidenze scientifiche sull'efficacia dei trattamenti, l'OMS ha organizzato un grande studio internazionale, denominato SOLIDARITY, al quale hanno già aderito oltre 70 nazioni tra cui l'Italia, per la quale il referente dello studio è il Dipartimento di Diagnostica e Sanità pubblica dell'Azienda ospedaliera Universitaria integrata di Verona. Lo studio prevede cinque bracci di trattamento: lo standard di cura del Paese; remdesivir; lopinavir e ritonavir (chiuso con esito negativo il 4 luglio); interferon b-1a (un interferone usato per il trattamento della sclerosi multipla); clorochina e idrossiclorochina (ripreso il 3 giugno dopo breve sospensione, quindi nuovamente interrotto il 17 giugno, infine definitivamente chiuso con esito negativo il 4 luglio);

considerato infine che in Italia l'AIFA, a seguito del decreto-legge cosiddetto "Cura Italia", ha adottato procedure straordinarie e semplificate per la presentazione e l'approvazione delle sperimentazioni e degli usi compassionevoli dei farmaci nell'utilizzo contro il COVID-19. Tale percorso semplificato prevede una valutazione preliminare da parte della Commissione Tecnico-Scientifica (CTS) di AIFA, mentre al comitato etico dell'Istituto Nazionale Malattie Infettive "Lazzaro Spallanzani" è affidato il ruolo di comitato etico unico nazionale. Sul sito dell'AIFA è disponibile una sezione apposita dedicata al COVID-19, nella quale sono disponibili tutte le informazioni sulle sperimentazioni in corso. Alla data del 2 settembre sono state approvate 44 sperimentazioni,

impegna il Governo:

1) ad istituire un Tavolo di monitoraggio ministeriale, in cui siano rappresentate tutte le professionalità coinvolte nei percorsi di assistenza territoriale, vista la crescente complessità gestionale e la necessità di armonizzare e sistematizzare tutte le azioni in campo;

2) a definire, per il tramite di AIFA, protocolli e linee guida per la presa in carico domiciliare da parte di MMG, PLS e medici del territorio, dei pazienti COVID-19;

3) a valutare l'opportunità di ricorrere alla somministrazione preventiva a pazienti paucisintomatici con tampone positivo delle terapie antivirali e di prevenzione delle complicanze polmonari in fase sperimentale e off-label (remdesivir, tocilizumab, clorochina, e altre) secondo protocolli già in uso, ovvero in esito alla rilevazione di evidenze di efficacia nazionali e internazionali o nell'ambito dei trials in essere;

4) a costituire un centro di riferimento nazionale in stretta collaborazione con AIFA, per l'individuazione e l'organizzazione della fornitura dei farmaci individuati, anche mediante adesione ai trials OMS ("SOLIDARITY"), AIFA e di altri organismi internazionali.

(1-00296)

Interrogazioni

DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

in un articolo pubblicato recentemente sul quotidiano "Italia Oggi", il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, rileva che il decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, detto decreto ristori, in relazione alla drammatica situazione economica determinata dall'emergenza coronavirus, non prevede misure di sostegno nei confronti di numerose categorie sociali e produttive, che invece necessitano urgentemente di adeguati interventi di tutela;

rileva ad esempio che il decreto-legge non contempla fra le misure indicate interventi in favore dei tanti proprietari di immobili e locali commerciali che da mesi non ricevono più il reddito da locazione (spesso la loro unica o principale entrata economica neppure elevata) a causa dell'assenza di inquilini (turisti e studenti) o per situazioni di morosità negli affitti di lunga durata; così come il provvedimento d'urgenza non stabilisce aiuti (anche se in questo caso dovrebbe parlare di risarcimenti) neanche in favore dei proprietari che stanno subendo il blocco generalizzato degli sfratti: di fatto, l'espropriazione dell'immobile per quasi un anno;

nei confronti di tali categorie non sono stati disposti, infatti, neanche sgravi dell'IMU (giudicata da Confedilizia una sorta di patrimoniale sempre più insopportabile che necessiterebbe invece di un'estesa opera di riduzione, mentre continua ad essere dovuta persino sugli immobili sfitti);

ulteriori criticità che l'articolo evidenzia si rinvengono dalla mancata soppressione (considerata la situazione drammatica) della norma che impone la tassazione reddituale ai fini IRPEF, persino dei canoni di locazione non percepiti dai proprietari;

secondo Confedilizia, anche la misura del credito d'imposta per gli affitti commerciali in favore degli esercenti-conduttori cedibile ai proprietari-locatori, che consiste nel meccanismo in forza del quale il Governo si fa carico del 60 per cento del canone a determinate condizioni (un sistema che servirebbe anche negli affitti abitativi), necessita di essere migliorata, considerato che è stato previsto per i mesi di ottobre, novembre e dicembre, limitatamente alle attività interessate dall'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 ottobre 2020, dopo che precedenti provvedimenti lo avevano previsto, per il periodo marzo-giugno, per la generalità delle attività economiche;

anche la cancellazione della seconda rata dell'IMU, per gli immobili nei quali si esercitano le attività limitate dal nuovo decreto, a giudizio della Confederazione, necessita di essere perfezionata, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate, considerato che, nella formulazione attuale, la norma appare discriminatoria nei confronti dei titolari di immobili proprietari, che concedono in affitto il locale a chi esercita l'attività limitata;

tali osservazioni, a giudizio dell'interrogante, appaiono indubbiamente condivisibili, in relazione alle diverse criticità che il decreto-legge prevede nell'ambito delle disposizioni richiamate, nei confronti delle quali occorrono pertanto urgenti misure correttive, finalizzate a tutelare e a sostenere sia i titolari di immobili, che i locatori nell'attuale fase emergenziale socioeconomica che il Paese sta attraversando,

si chiede di sapere:

quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto;

se non convenga che le osservazioni evidenziate da Confedilizia siano condivisibili e necessarie;

quali iniziative urgenti intenda intraprendere, al fine d'introdurre le misure evidenziate dall'associazione e particolarmente attese dal settore.

(3-02095)

CORRADO, CROATTI, ANGRISANI, DE LUCIA, ROMANO, VANIN, LANNUTTI, LOREFICE, MORRA - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:

risulta agli interroganti che presso la "centrale Montemartini" di Roma, diventata da qualche tempo una delle sedi delle collezioni dei musei capitolini, per oltre un anno (11 luglio 2019-1° novembre 2020) sia stata proposta al pubblico la mostra "Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini", "figlia" della mostra e del convegno internazionale tenutisi nel 2018 nel castello di Santa Severa (Roma) intitolata "Pittura di terracotta. Mito e immagine nelle lastre dipinte di Cerveteri";

mediante documenti originali dell'architettura ceretana, cioè rivestimenti fittili policromi che, oltre alle consuete terrecotte architettoniche, annoverano anche eccezionali lastre parietali figurate, tutte provenienti dal territorio dell'antica Caere, la città etrusca più ellenizzata, i curatori affrontano pressoché ogni aspetto della vita quotidiana, della religiosità e dell'ideologia funeraria etrusca, attingendo a cicli pittorici finora rari, e in molti casi inediti;

solo nel 2014, infatti, una brillante operazione del comando Carabinieri tutela patrimonio culturale ha consentito il sequestro, nel porto franco di Ginevra, delle decine di casse dov'erano stipate alla rinfusa le migliaia di frammenti che i restauratori della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio hanno poi pazientemente ricomposto, accertando che si trattava, per quanto riguarda le sole lastre, dei resti di almeno 400 esemplari;

oltre alle casse, sono stati trovati vasi magno-greci e sculture di epoca romana frutto anch'essi di scavi clandestini e anch'essi usciti illecitamente dall'Italia per essere venduti sul mercato internazionale, avido di reperti di così alto pregio artistico e rarità: lastre dipinte analoghe a quelle citate erano note, infatti, quasi esclusivamente nelle principali collezioni italiane e straniere;

quelle della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, in particolare, grazie ad un accordo bilaterale stretto a luglio 2016 con il Ministero per i beni e le attività culturali, sono rientrate in Italia a loro volta, arricchendo ulteriormente il panorama noto;

considerato che:

come in mostra grazie ai pannelli didattici appositamente predisposti, anche sul catalogo a colori dedicato all'esposizione della centrale Montemartini, pubblicato per i tipi della Gangemi editore nel 2019 a cura di Nadia Agnoli et alii, ai reperti principali sono dedicate apposite schede che, oltre a riprodurli e descriverli, li inquadrano sul piano cronologico (530-480 a.C.) e stilistico anche grazie agli eventuali confronti con manufatti assimilabili, analoghi o addirittura coincidenti;

in tema di atletismo, si segnala la grande lastra raffigurante, su fondo bianco, un giovane lanciatore del disco, in piedi, volto a destra, alla quale è opportunamente affiancata una copia del manufatto analogo presente nelle collezioni del Jean Paul Getty museum di Los Angeles (California) con figura di agonoteta, cioè allenatore e giudice di gara, anch'egli su fondo bianco, stante ma retrospiciente verso sinistra;

il fregio fitomorfo che incornicia la scena superiormente, definito in alto e in basso da tre bande di diverso colore, torna identico su entrambi i lacerti, ma la sua mancata interruzione alle estremità corrobora l'ipotesi di una megalografia con scena agonale, ispirata ad un'iconografia ricorrente sulla ceramica attica e nelle tombe di Tarquinia, al cui completamento mancano altri personaggi;

anche sul catalogo della mostra appena conclusa, le due immagini, relative ai pannelli n. 81 (sequestro Ginevra) e n. 82 (Getty museum), sono accostate a rimarcarne le similitudini e nelle schede non si tace che il pannello "statunitense" arrivò al Getty nel 1996 (inventariato 96.AD.140), ufficialmente grazie ad una donazione, provenendo dalla collezione di Barbara e Lawrence Fleischman, pubblicato nel relativo catalogo nel 1994 da Sophie Haynes con ipotesi di provenienza da Caere, ma senza che fossero indicati tempi e modi dell'acquisizione;

il Getty museum, sul suo portale, chiarisce che si tratta di un acquisto del 1990 presso l'antiquario londinese Robin Symes, nome ben noto sul mercato illegale dell'arte (e "socio in affari" di Giacomo Medici, celebre trafficante di reperti etruschi), e non è superfluo segnalare che nel 1990 i Fleischman acquistarono da Symes, per donarli al Getty 6 anni dopo, anche altri reperti etruschi di altissima qualità, come lo splendido piede di cista raffigurante il dio Usil, inventariato 96.AC.127;

non va dimenticato, inoltre, che altri frammenti di pannelli ceretani sono pervenuti al Getty museum come dono di Leon Levy (insieme ad altre opere etrusche) nel 1983, senza citazioni relative a provenienze precedenti. Il nome del donatore, peraltro, è ben conosciuto: la sua collezione è stata arricchita negli anni da reperti importantissimi di dubbia o illecita provenienza. Riconoscendo le nostre giuste rivendicazioni, nel 2007, Shelby White (moglie di Levy) ha restituito all'Italia, dopo una trattativa condotta dall'Avvocatura dello Stato, alcuni eccezionali capolavori della ceramica antica,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non ritenga opportuno sollecitare la diplomazia culturale italiana a chiedere al Getty museum la restituzione della lastra dipinta con agonoteta;

se non ritenga di rivedere la strategia delle collaborazioni con i musei statunitensi che, ben oltre lo spartiacque del 1983 (anno della ratifica della convenzione UNESCO del 1970 da parte degli Stati Uniti), hanno continuato ad acquistare o accettare in dono (fittizio) da privati pezzi archeologici e oggetti d'arte frutto di illecita esportazione, considerato che detto contegno rende improponibile ottemperare alle previsioni del memorandum d'intesa Italia-USA (emendato ed ampliato nel 2006, 2011, 2016 e da ultimo il 29 ottobre 2020) che, mentre impone restrizioni al trasferimento dall'Italia negli USA di materiale archeologico di epoca preclassica, greca e romano-imperiale privo di certificato di esportazione, impegna il nostro Paese a facilitare oltremodo prestiti e scambi;

se non ritenga inoltre di adoperarsi presso il Governo statunitense per raggiungere l'obiettivo minimo dell'inversione dell'onere della prova, oggi a carico di chi reclama l'oggetto presuntivamente trafugato invece che dell'acquirente, anche quando quest'ultimo, come nel caso del pannello fittile dipinto oggi al Getty museum, non sia in grado di esibire alcun documento attestante la liceità dell'uscita dal territorio italiano.

(3-02096)

CORRADO, CROATTI, ANGRISANI, DE LUCIA, TRENTACOSTE, ROMANO, VANIN, ABATE, MORRA - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:

risulta agli interroganti che a Como, in via Teresa Rimoldi si innalzi l'antica chiesa annessa all'ospizio di san Lazzaro dei lebbrosi, fondato al tramonto del XII secolo per dare accoglienza e assistenza ai malati di lebbra abitanti nella convalle; la chiesa risale anch'essa a fine XII-inizio XIII secolo ma fu ristrutturata 300 anni più tardi, ricostruendo la volta e sollevando il pavimento, e si caratterizza per avere le navate poste su due livelli diversi;

sconsacrata fin dal 1779 e trasformata in abitazione e magazzini, la chiesa, benché da tempo in stato di abbandono, per la sua valenza architettonica e artistica è stata vincolata dal Ministero per i beni culturali con provvedimento del 14 marzo 2001 e dotata di una fascia di rispetto per evitare che l'edilizia contemporanea circostante potesse "inghiottirla";

all'interno, pur se in condizioni di avanzato degrado, esisteva fino a pochi anni fa un cospicuo apparato decorativo fatto di cicli di affreschi che si aggiungevano a quello dipinto nell'arco d'ingresso (e oggi scomparso), raffigurante una danza macabra, realizzato nella seconda metà del Quattrocento, quando l'ospizio fu aggregato all'hospitale novum (sant'Anna) senza tuttavia perdere del tutto le funzioni originali nei confronti di lebbrosi e appestati;

considerato che:

l'ex chiesa di san Lazzaro non è stata restaurata, ed è costantemente soggetta a rischio di crollo, anche perché i due proprietari (quello originario e il promissario acquirente di una parte del suolo a fini di lottizzazione) stentano a trovare un accordo per il recupero dell'edificio, la cui sopravvivenza sarebbe certamente meglio garantita se l'immobile fosse assicurato al patrimonio pubblico;

tale obiettivo ha prodotto, finora, solo due tentativi frustrati da parte del Comune, nel 2005 e nel 2007: nel primo caso, ci fu una pronuncia del Consiglio comunale che impegnava la Giunta ad acquisirlo entro fine anno; nel secondo l'ente diffuse la notizia, poi rivelatasi inattendibile, che se lo sarebbe accaparrato al prezzo simbolico di un euro;

crollato il tetto a gennaio 2003, dopo l'intervento finanziato in somma urgenza della Soprintendenza (che nel 2009 fu invece costretta a rinunciare a 60.000 euro di restauri a causa della fallita acquisizione dell'edificio al Comune), nel 2014 la situazione era così degenerata che il sindaco Mario Lucini, riscontrando un oggettivo pericolo per la pubblica incolumità, fu costretto ad emanare due ordinanze quasi consecutive, una in luglio e l'altra all'inizio di agosto, per costringere i proprietari ad ottemperare alle disposizioni di legge mettendo l'immobile in sicurezza, per non incorrere nella denuncia penale oltre che in una sanzione amministrativa;

oggi, a distanza di altri 6 anni, trascorsi senza interventi risolutivi, né sul campo, né sul piano burocratico, è evidente che se l'edificio, ormai fatiscente, raggiungesse un tale livello di degrado da essere considerato irrecuperabile, il rischio sempre paventato della realizzazione, al suo posto, di un maxi complesso edilizio, diventerebbe concreto, pur in presenza di un atto di tutela diretta,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritenga di operare, anche sollecitando gli enti locali, uno sforzo sinergico per l'immediata acquisizione al patrimonio pubblico dell'antico edificio ecclesiastico (e meglio ancora dell'intera area corrispondente all'ospizio di san Lazzaro), presupposto indispensabile per ottenere e impiegare risorse pubbliche allo scopo di garantire la tutela e il recupero alla pubblica fruizione di una così importante pagina della storia religiosa, sanitaria e sociale di Como dal basso Medioevo alle soglie del XIX secolo.

(3-02097)

CORRADO, CROATTI, ANGRISANI, DE LUCIA, TRENTACOSTE, ROMANO, VANIN, MORRA - Ai Ministri dell'università e della ricerca e per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:

risulta agli interroganti che, concluso il 28 agosto 2020 il mandato del dottor Antonio Lampis, dal 1° settembre 2020 la guida della Direzione generale musei del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo sia stata assunta dal professor Massimo Osanna, come annunciato ufficialmente ai media dal ministro Franceschini fin dal 4 luglio;

la nomina rappresenta il punto di arrivo, ad oggi, di una brillante carriera in seno al dicastero che ha sede al Collegio romano, cominciata, per l'archeologo venosino, estraneo ai ranghi della pubblica amministrazione, con l'incarico di soprintendente archeologico per la Basilicata nel 2007-2008 (ai sensi dell'art. 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001), quando era docente all'università di Potenza e direttore dell'annessa scuola di specializzazione in archeologia (Matera); quella nomina, passata quasi in sordina, ha aperto ad Osanna, nel 2014, la strada della ben più prestigiosa Soprintendenza di Pompei, Ercolano e Stabia, con incarico conferito il 21 gennaio 2014 e presa di servizio dal 4 marzo successivo;

l'attribuzione del ruolo di soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia ad un esterno alla pubblica amministrazione suscitò allora grandi polemiche, la cui eco fatica a spegnersi (anche se il Ministero ne ha poi fatta una prassi), perché creò scalpore che il titolare del dicastero, Massimo Bray, dichiarasse in Parlamento che la scelta era stata dettata anche dalla specifica competenza del professore sulla realtà pompeiana, mentre notoriamente Osanna, grecista di formazione, laureato e dottorato a Perugia, a quella data non aveva pubblicato studi specialistici su Pompei, materia per romanisti;

con l'autonomia concessa al parco archeologico di Pompei dalla cosiddetta riforma Franceschini, il professor Osanna partecipò al bando per l'incarico triennale di dirigente di prima fascia di quell'istituto, e la scelta del Ministro nella terna di candidati risultante dal concorso lo favorì, per cui vi prese servizio dal 4 gennaio 2016; è stato riconfermato direttore per il triennio seguente con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 giugno 2019 (reg. c.d.c. il 27 giugno, fg 2673) ma ha poi interrotto il secondo mandato a causa della già citata nomina a direttore generale dei musei, intervenuta a far data, come detto, dal 1° settembre 2020;

considerato che:

con nota del 14 ottobre 2020, la Corte dei conti, alla quale la prima firmataria del presente atto aveva fatto istanza il 21 settembre per ottenere l'ostensione di "tutti gli atti formati e/o detenuti (...) in relazione alle interlocuzioni Corte dei Conti-Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo in ordine alla registrazione dell'atto di nomina del nuovo direttore generale Musei, prof. Massimo Osanna", ha negato l'accesso, poiché si tratta di procedimento di controllo della magistratura contabile e non amministrativo ma, richiamato l'art. 31 del decreto legislativo n. 33 del 2013, ha rinviato alla pubblicazione di tali atti sul portale del Ministero, nella sezione amministrazione trasparente;

ad oggi, però, in quella sede non compaiono documenti che possano soddisfare l'istanza (né il segretario generale, Salvatore Nastasi, che è anche responsabile della trasparenza e dell'anticorruzione, sembra darsene pensiero), presentata allo scopo di conoscere le obiezioni mosse dalla Corte alla registrazione della nomina del professor Osanna, assentita, in fine, solo all'inizio di ottobre, ma non senza un'inconsueta reprimenda ufficiale;

sempre il 10 settembre 2020, nella e-mail con cui il professor Osanna risponde ad una precedente sollecitazione della prima firmataria del presente atto e insieme replica garbatamente alla contestazione mossagli dalla stessa quel giorno in occasione della replica, che seguiva la riposta all'interrogazione 3-01014 del sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca svoltasi presso l'Aula del Senato, dichiara di essere in aspettativa dall'università già dall'inizio dell'impegno con il Ministero per i beni culturali come soprintendente e poi direttore del parco archeologico di Pompei;

il professore aggiunge: "La mia attività universitaria è stata svolta su base volontaria e senza alcuna retribuzione, impegnando per portarla avanti il mio tempo libero. Senza mai sottrarre una sola ora al gravoso impegno presso il Mibact. Sono convinto (...) che ognuno sia libero di occupare il proprio tempo libero nella maniera che crede. Ritengo del resto che se viene occupato per uno scopo elevato quale la trasmissione del sapere alle giovani generazioni, questa attività debba essere considerata meritoria più che biasimata";

considerato che, a parere degli interroganti:

trovandosi il professor Osanna in aspettativa dall'università degli studi di Napoli "Federico II" per avere assunto fuori sede, in seno al Ministero per i beni culturali, ruoli di crescente responsabilità (ultimo addirittura un ufficio di livello generale centrale), appare quantomeno inopportuno che, nel mentre sottraeva, di fatto, due importanti opportunità di carriera alla dirigenza interna di quel dicastero, accettando incarichi a tempo pieno regolati da contratti di diritto privato che comportano esclusività, abbia mantenuto il posto di ordinario di archeologia classica che ricopre nell'ateneo da dicembre 2015, confermato anche per l'anno accademico 2020/2021, con il relativo carico di ore di lezione, ricevimento studenti, esami, tesi eccetera;

appare anomala anche la continuità della sua presenza nelle commissioni di concorso, per esempio quella nominata con decreto rettorale prot. n. 47334 del 17 luglio 2020 per un posto di ricercatore presso l'università degli studi di Napoli "Orientale" di cui al bando DR n. 94 del 30 gennaio 2020. Il conferimento dell'incarico dirigenziale attribuito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 giugno 2019 non può che rinviare all'art. 13 del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, la cui efficacia è stata ribadita dall'art. 6 della legge n. 240 del 2010, e detto art. 13 stabilisce che i professori collocati in aspettativa mantengono il solo elettorato attivo per la formazione delle commissioni di concorso (come ribadito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 451 del 13 dicembre 1991); non basta, lo stesso art. 13 statuisce che i docenti in aspettativa hanno la possibilità di svolgere cicli di conferenze e di lezioni e di attività seminariali anche nell'ambito dei corsi ufficiali di insegnamento, "d'intesa con il titolare del corso, del quale è comunque loro preclusa la titolarità",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, entrambi a conoscenza di quanto sopra per esserne stati gli artefici, non ritengano di dover intervenire a sanare il pregiudizio creato dal cumulo di incarichi, a giudizio degli interroganti inopportuno, che grava sulla persona del professor Osanna sia agli interessi della dirigenza interna alla pubblica amministrazione, sia a quelli dei docenti universitari aspiranti alla cattedra di archeologia classica della "Federico II", che egli ammette di gestire come volontariato nel proprio tempo libero, sia, soprattutto, a quelli degli studenti dell'ateneo, che hanno diritto ad un insegnante le cui energie fisiche e mentali siano concentrate su una "trasmissione del sapere" di livello universitario mai disgiunta dall'esempio di una professionalità altrettanto elevata, invece di doversi accontentare del tempo che il direttore generale dei musei ha d'avanzo;

quali iniziative di competenza, soprattutto, alla luce dell'art. 13 del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, intendano assumere per ripristinare il rispetto della norma, dispensando il professor Osanna da qualsiasi incarico, cioè da ogni responsabilità diretta, poiché egli, essendo in aspettativa, non può riceverne, né ricoprirne.

(3-02098)

NUGNES, BUCCARELLA, FATTORI, DI MARZIO - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

l'8 luglio 2020 la Commissione europea ha pubblicato la Comunicazione COM301 "A Hydrogen Strategy For A Climate Neutral Europe", complementare alla nuova strategia industriale, parte del pacchetto di misure per il "Green Deal Europeo";

la Commissione afferma che la priorità è data all'idrogeno verde (da elettrolisi con energia da fonti rinnovabili), mentre l'idrogeno da fonti fossili viene considerato contrario alle strategie europee salvo l'idrogeno "blu" (senza emissioni di CO2, catturate e sequestrate con un processo noto come CCS, Carbon Capture and Storage);

la Commissione prevede una esplicita distinzione fra un "Electricity based hydrogen" (idrogeno derivato da elettricità) e un "Renewable hydrogen" (idrogeno prodotto da elettricità di sicura fonte rinnovabile), classificando solo la seconda tipologia come "clean hydrogen", che può ricevere finanziamenti europei sotto forma di DSS (Direct Support Scheme);

considerato che:

la "European Hydrogen Strategy" prevede un investimento nell'idrogeno blu in una forchetta fra i 3 e i 18 miliardi di euro entro il 2050, mentre alla stessa data si prevedono investimenti nell'idrogeno verde da fonti rinnovabili pari a una forchetta fra i 180 e i 470 miliardi di euro;

la Strategia europea per l'idrogeno pone degli obiettivi in termini di tecnologia degli elettrolizzatori che si prevede sia all'incirca di 24 - 42 miliardi entro il 2030, a cui va aggiunta una cifra oscillante fra 220 e 340 miliardi per gli impianti di energia rinnovabile necessaria a produrre l'elettricità e 65 miliardi di euro per il trasporto, la distribuzione, l'accumulo e le stazioni di rifornimento stradale per l'idrogeno così prodotto;

considerato, inoltre, che:

la strategia europea prevede 6 GW (pari a 6.000 megawatt) di elettrolizzatori installati entro il 2024, 40 GW entro il 2030, e 500 GW entro il 2050;

attualmente la capacità produttiva di elettrolizzatori in Europa è inferiore a 1 GW per anno, e il più grande elettrolizzatore in fase di costruzione ha una capacità DI 10 MW;

l'UE prevede per l'idrogeno verde di spendere circa 382 miliardi di euro entro il 2030, mentre la spesa prevista per l'idrogeno non rinnovabile non supera i 18 miliardi di euro fino a tutto il 2050;

in una prima fase, dal 2020 al 2024, la produzione di idrogeno verde nell'ecosistema europeo si dovrà attestare su almeno 1 milione di tonnellate, mentre nella seconda fase, quella al 2030, la produzione si dovrà attestare su almeno 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nell'UE;

dato che:

la Commissione ha dichiarato che "la priorità per l'UE è lo sviluppo di idrogeno rinnovabile, prodotto utilizzando principalmente energia solare e eolica. l'Idrogeno rinnovabile rappresenta l'opzione più compatibile con gli obiettivi di neutralità climatica e inquinamento zero dell'UE e a lungo termine rappresenta anche l'opzione più coerente con un sistema energetico integrato, la scelta dell'idrogeno rinnovabile aumenta la capacità industriale europea nel settore degli elettrolizzatori, nuovi posti di lavoro e crescita economica in UE e sostiene un sistema energetico integrato che sia economicamente conveniente";

i costi per l'idrogeno verde sono noti e notoriamente in rapido calo, i costi delle tecnologie per l'idrogeno "blu" e il processo di CCS, non sono affatto prevedibili;

una recente ricerca internazionale su "Nature Energy" che ha confrontato l'EROEI (il tasso di ritorno energetico di un impianto comparato all'energia necessaria per costruirlo e gestirlo) di impianti a fonti fossili dotati di CCS con quelli a fonti rinnovabili dotati di sistemi di accumulo ha rinvenuto che gli impianti CCS hanno un ritorno energetico di gran lunga inferiore;

nel 2007, in concorso con la strategia del pacchetto "Clima Energia 20 20 20", fu investito oltre 1 miliardo di euro per realizzare "la costruzione e la messa in funzione nell'UE, entro il 2015, di 12 impianti di dimostrazione per la produzione commerciale di elettricità con cattura e stoccaggio del carbonio (CCS)";

gli impianti dimostrativi avrebbero dovuto essere costruiti e aperti al pubblico entro il 2015;

recentemente un'apposita Commissione di inchiesta UE ha certificato il fallimento del programma, attribuito alla "mancanza di esperienza pratica dei progetti "e ha rinviato al programma "Horizon 2020" la questione, ammettendo il fallimento dei progetti dimostrativi CCS;

la Corte dei conti dell'Unione europea ha concluso che i finanziamenti ai progetti dimostrativi della CCS sono stati uno spreco per l'Europa, perché sei progetti non sono stati neanche finanziati per mancanza delle basi minime per accedere ai finanziamenti europei, mentre per gli altri sei, il programma "non ha realizzato i propri ambiziosi obiettivi in materia di cattura e stoccaggio del carbonio, poiché nessuno dei progetti che hanno ricevuto finanziamenti dall'UE ha dimostrato la tecnologia su scala commerciale (cfr. paragrafi 20-22)",

si chiede di sapere:

quale sia la ragione per cui il Governo, alla luce dei fatti, continui a considerare la CCS una "tecnologia utile per coprire le esigenze di decarbonizzazione della produzione di idrogeno nel breve e medio termine";

quali investimenti intenda approntare, come previsto dal piano europeo per l'idrogeno verde, per implementare lo sviluppo dell'idrogeno da rinnovabili anche nel nostro Paese, puntando con decisione sullo sviluppo delle filiere degli elettrolizzatori e degli idrogenodotti;

quali azioni e provvedimenti di competenza intenda assumere per avviare, come raccomandato dalla European Hydrogen Strategy, un'ambiziosa ed efficace riconversione, su base regionale e interregionale, innovando con le tecnologie dell'idrogeno le economie delle "carbon-intensive regions", promuovendo anche a livello locale quella "Clean Hydrogen Partnership" proposta dalla Commissione per creare le condizioni di mercato dell'idrogeno, rimuovere le barriere normative e infrastrutturali per lo sviluppo di infrastrutture efficienti per l'idrogeno e il "repurposing" (riadattamento) delle infrastrutture esistenti, laddove possibile, per un grande processo di risanamento del territorio e di valorizzazione attraverso l'idrogeno verde, delle risorse economiche, umane e naturali sul piano locale.

(3-02100)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

VERDUCCI, LAUS, RAMPI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

l'articolo 84 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, riconosce «un'indennità per i mesi di aprile e maggio, pari a 600 euro per ciascun mese, ai lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro» e, in particolare la lettera b) del medesimo articolo individua, tra gli altri, i «lavoratori intermittenti, di cui agli articoli da 13 a 18 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020; per i lavoratori intermittenti di cui alla presente lettera iscritti al Fondo lavoratori dello spettacolo, che non beneficiano del trattamento di integrazione salariale, l'accesso all'indennità è comunque riconosciuto in base ai requisiti stabiliti dal comma 10»;

il suddetto comma 10 stabilisce che «ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo che hanno i requisiti di cui all'articolo 38 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, è erogata una indennità di 600 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio 2020; la medesima indennità viene erogata per le predette mensilità anche ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo con almeno 7 contributi giornalieri versati nel 2019, cui deriva un reddito non superiore ai 35.000 euro. Per i lavoratori intermittenti di cui al comma 8, lettera b), è corrisposta la sola indennità di cui alla medesima lettera»;

il comma 9 del medesimo articolo, inoltre, stabilisce che «i soggetti di cui al comma 8, alla data di presentazione della domanda, non devono essere in alcuna delle seguenti condizioni: a) titolari di altro contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, diverso dal contratto intermittente di cui agli articoli da 13 a 18 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81; b) titolari di pensione»;

considerato che:

le citate disposizioni normative intendono evidentemente riconoscere la specificità del lavoro intermittente nel settore dello spettacolo, consentendo l'accesso all'indennità COVID-19 ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo e titolari di un contratto di lavoro intermittente attivo, ma che per effetto delle misure di contrasto della diffusione del COVID-19 hanno dovuto sospendere o cessare la propria attività;

tra i lavoratori dello spettacolo con contratto di natura intermittente, seppur risultando attivo benché sospeso in conseguenza delle misure di contrasto della diffusione del COVID-19, in molti non hanno avuto diritto, né al bonus per disoccupati, né alla cassa integrazione;

a causa di tale situazione ibrida, dopo oltre nove mesi dalla cessazione dell'attività, sono purtroppo ancora numerosi coloro che non hanno lavoro e al contempo non hanno ottenuto il sostegno di pari a 600 euro previsto per i mesi di marzo, aprile e maggio;

tenuto conto che:

nonostante le previsioni del reddito di ultima istanza contenute nell'articolo 84, comma 8, lettera b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, dopo oltre nove mesi dalla cessazione dell'attività, sono purtroppo ancora numerosi coloro che non hanno lavoro e al contempo non hanno ottenuto il sostegno pari a 600 euro previsto per i mesi di marzo, aprile e maggio;

da quel che risulta, su indicazione dell'INPS, dallo scorso agosto i lavoratori intermittenti dello spettacolo che non avevano ricevuto il bonus hanno fatto richiesta di riesame per l'assegno ad essi spettante, sulla base delle disposizioni previste dall'articolo 84, comma 8, lettera b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 e dall'articolo 44, comma 2, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18;

risulta, inoltre, che i medesimi lavoratori si siano visti comunque rifiutare l'erogazione del bonus per i lavoratori intermittenti con la motivazione che i lavoratori in oggetto sono titolari di un contratto di lavoro dipendente intermittente,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto in premessa e se non ritenga necessario e urgente chiarire nei confronti dell'INPS la corretta interpretazione delle norme stabilite per l'accesso all'indennità COVID-19 dei lavoratori intermittenti dello spettacolo previste dall'articolo 84 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34.

(3-02099)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

DE CARLO - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

Norma Cossetto era una giovane studentessa italiana nata a Santa Domenica di Visinada, all'epoca parte dell'Italia e oggi in Croazia, il 17 maggio 1920, e morta, dopo aver subito violenza sessuale da numerosi carnefici, vicino ad Antignana, precisamente nella foiba di Villa Surani, la notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943;

la sua terribile vicenda è assurta a simbolo delle violenze subite dagli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia a opera dei partigiani slavo-comunisti del maresciallo Tito e passate alla storia, anche e soprattutto, per l'uso delle foibe come metodo d'omicidio e di occultamento dei crimini;

una serie di violenze che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durante la commemorazione del 10 febbraio 2007, così ha descritto: "Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una 'pulizia etnica";

il 9 dicembre 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha concesso a Norma Cossetto la medaglia d'oro al merito civile alla memoria con questa motivazione: "Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio. 5 ottobre 1943 - Villa Surani (Istria)";

la concessione dell'onorificenza, un onore toccato a sole 847 persone o enti, da parte del Presidente della Repubblica certifica l'importanza storica di Norma Cossetto e anche, quale "luminosa testimonianza", il ruolo educativo della sua figura;

i primi di ottobre si è tenuta in tutta Italia, e anche all'estero, la seconda edizione dell'iniziativa "Una rosa per Norma Cossetto", realizzata dal comitato "10 febbraio", che ha visto l'adesione di circa 130 città e, contestualmente, l'inaugurazione di strade, targhe e giardini pubblici alla giovane istriana (solo per citare quelle principali: auditorium di Civitavecchia, giardini comunali di Pescara, Assisi, Siena e Dervio), con la presenza delle principali autorità locali e di numerosi cittadini, nonché una diffusa adesione testimoniata dai numerosi articoli di giornale e dalle condivisioni sui social network delle notizie relative;

le uniche voci discordanti rispetto a queste celebrazioni sono state quelle di varie sezioni dell'ANPI (Associazione nazionale partigiani italiani) che hanno criticato così la scelta delle amministrazioni varie amministrazioni comunali: "la decisione di titolare un giardino pubblico a una presunta martire delle foibe è deplorevole" ponendosi in contrasto con l'impegno alla creazione di una memoria condivisa portata avanti da numerosissimi enti locali e ribadita, insieme a una dura condanna del giustificazionismo e del negazionismo, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, in occasione del giorno del ricordo 2019, ha ricordato che "quella ferita, oggi, è ferita di tutto il popolo italiano, che guarda a quelle vicende con la sofferenza, il dolore, la solidarietà e il rispetto dovuti alle vittime innocenti di una tragedia nazionale, per troppo tempo accantonata";

la posizione dell'ANPI appare contraria a un processo di costruzione di una memoria condivisa e rischia di creare un terreno fertile per giustificazionismi e negazionismi che non devono trovare cittadinanza in Italia;

dopo queste polemiche la targa al monumento ai martiri delle foibe di Rapallo è stata vandalizzata, mentre a Sant'Andrea (Gorizia), al confine tra Italia e Slovenia, è stata innalzata una bandiera titina e sono apparsi volantini con scritto "morte all'Italia";

considerato che il 25 settembre è stato firmato un protocollo d'intesa tra il Ministero dell'istruzione e l'ANPI per "offrire alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado un sostegno alla formazione storica, dalla documentazione alla ricerca, per lo sviluppo di un modello di cittadinanza attiva",

si chiede di sapere quale sia il pensiero del Ministro in indirizzo riguardo alle considerazioni espresse dall'Associazione nazionale partigiani che ritiene "deplorevoli" le iniziative in memoria di Norma Cossetto, definita come "una presunta martire delle foibe" e se non ritenga opportuno interrompere la collaborazione con un'associazione che, rispetto alla storia del confine orientale d'Italia, si pone in contrasto con la realizzazione di una memoria condivisa fedele alle vicende davvero accadute e richiesta e sostenuta anche dalla Presidenza della Repubblica.

(4-04427)

MAFFONI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno. - Premesso che:

durante l'inizio della stagione venatoria si sono registrati numerosi atti vandalici perpetrati contro i cacciatori da detrattori di ogni genere, appartenenti alle categorie più disparate di ambientalisti e animalisti;

si apprende dalla stampa che nella notte tra il 10 e 11 ottobre 2020, alcuni malfattori avrebbero compiuto un'azione vandalica contro ben dodici appostamenti fissi di caccia ovvero su proprietà private esposte al pubblico;

gli autori di questi atti, definibili di «eco-terrorismo», sono sempre riconducibili al "Fronte di Liberazione Animale" (ALF), organizzazione che si autodefinisce «animalista» e che in Italia gestisce un account sul social network "Facebook", sul quale fino a poco tempo fa, come riferito all'interrogante, era possibile ritrovare la rivendicazione di questo e di altri episodi vandalici;

molti altri atti simili, a danno di altri capanni di caccia, sono stati registrati sul Monte Orfano, in provincia di Brescia, già nel dicembre 2019;

risulta inoltre che sarebbero pervenute diverse minacce, a mezzo social e poi direttamente a mezzo posta presso la sede del Consiglio regionale della Lombardia, nei riguardi di una consigliera regionale del Gruppo «Fratelli d'Italia», la cui posizione è da sempre e apertamente di sostegno nei riguardi delle istanze dei cacciatori e che peraltro, già da tempo, ha denunciato alle autorità analoghi atti vandalici;

vengono segnalati quotidianamente episodi di aggressioni ai cacciatori durante la loro attività venatoria da parte di gruppi di soggetti che, incappucciati, insultano e provocano anche anziani indifesi,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questa situazione incresciosa e quali iniziative abbiano intenzione di porre in essere, affinché le autorità preposte possano attuare delle strategie investigative e di repressione atte a scoraggiare, punire e sanzionare questi atti e atteggiamenti criminali, discriminatori e lesivi dei diritti dei cacciatori.

(4-04428)

ROMEO - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

al fine di contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19 durante il periodo della fase emergenziale, a partire dalla delibera del Consiglio dei ministri del 30 gennaio 2020, si è assistito ad un proliferare di atti normativi da parte del Governo che hanno limitato o addirittura sospeso libertà costituzionalmente garantite, senza consentire un opportuno e doveroso coinvolgimento parlamentare;

l'articolo 77 della Costituzione prevede uno specifico strumento normativo da adottare in condizioni di necessità e urgenza: il decreto-legge. Questo atto è sottoposto, proprio per la sua importanza di intervento in situazioni straordinarie, al vaglio del Capo dello Stato e, soprattutto, al vaglio del Parlamento, chiamato alla sua conversione;

il Presidente del Consiglio dei ministri ha ritenuto di intervenire fuori da tale previsione costituzionale, facendo reiterato ricorso a propri decreti (DPCM) contenenti restrizioni delle libertà costituzionali, dando luogo ad una palese violazione dei principi che regolano le fonti del diritto, trattandosi di una fonte normativa secondaria di natura regolamentare a dispetto del principio della gerarchia delle fonti, che è il fondamento del diritto costituzionale italiano e che prevede una riserva di legge assoluta con riguardo alle limitazioni alla libertà;

a fronte delle numerose critiche mosse dalle forze politiche di opposizione e dei fondati rilievi sollevati da numerosi e autorevoli costituzionalisti, si è tentato faticosamente di dare legittimità ai DPCM attraverso lo strumento del decreto-legge, come a voler elevare la forza normativa debole riconosciuta agli atti amministrativi del Presidente del Consiglio, tentando così di sanare anche gli atti pregressi e palesemente incostituzionali;

il Parlamento ha continuato a lavorare spogliato dei suoi poteri, limitandosi a ratificare decisioni già prese, senza avere la possibilità di apportare il contributo rilevante insito nella sua funzione di organo rappresentativo della volontà popolare. La "concessione" di ascoltare il Presidente del Consiglio nelle aule parlamentari sulla situazione in corso, senza avere spesso neanche la possibilità di intervenire con un atto di indirizzo, è ben lontana da una forma di garanzia del coinvolgimento attivo del Parlamento;

il Governo, a giustificazione delle proprie azioni di intervento normativo, si è trincerato dietro alle relazioni e ai dati rilevati dal Comitato tecnico scientifico (CTS), istituito il 5 febbraio 2020, con decreto del capo Dipartimento della Protezione civile n. 371, che ha compiti di consulenza e supporto alle attività di coordinamento per il superamento dell'emergenza epidemiologica;

non è tollerabile che il Governo abbia mantenuto riservate le informazioni ricevute, arrivando addirittura a secretare verbali delle riunioni del CTS, esautorando, in questa delicata fase emergenziale, il Parlamento da scelte molto importanti che hanno avuto e continuano ad avere riflessi concreti e risvolti a volte drammatici su tutta la cittadinanza,

si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga doveroso condividere con il Parlamento il resoconto dell'attività del comitato tecnico scientifico in modo sistematico e comunque prima di assumere qualunque decisione che va a limitare o sospendere le libertà fondamentali garantite dalla Costituzione.

(4-04429)

PARENTE - Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

la casa famiglia "Fratelli Lumière", meglio nota come il "Casaletto", situata a Roma nel quartiere di Vigne Nuove, è una delle realtà di più spiccato rilievo per quanto concerne l'inclusione socio-sanitaria in ambito di disabilità: negli anni, infatti, la struttura è diventata un punto riferimento molto importante per le famiglie con figli disabili;

nella struttura interagiscono oggi due realtà distinte, ma sinergiche: la casa famiglia vera e propria, che conta 8 utenti, e il centro diurno, che ne conta 95;

nell'anno 2002, l'allora V Dipartimento del Comune di Roma e la ASL Roma 1 hanno sottoscritto un protocollo d'intesa finalizzato alla realizzazione di interventi in favore di cittadini disabili adulti residenti nel Municipio: tale protocollo sanciva da una parte l'impegno del Comune a finanziare progetti socioriabilitativi, e dall'altra l'attribuzione alla ASL della gestione effettiva della struttura, sia per quanto riguarda le attività prettamente socioriabilitative, sia per quanto riguarda la manutenzione ordinaria della struttura;

nel 2008, nondimeno, la comunità alloggio è stata la prima realtà ad essere autorizzata ed accreditata come casa famiglia da parte del Comune di Roma;

sin dall'inizio, gli operatori della struttura e la Asl hanno portato avanti molti progetti di apertura alla cittadinanza, rivolti non solo agli utenti della casa famiglia, come, a titolo di esempio, la realizzazione di mostre-mercato di piccola oggettistica, l'organizzazione di cene all'aperto nei periodi estivi, l'allestimento di attività di cinema, ma anche agli ospiti del centro diurno, i quali venivano coinvolti in molte attività territoriali, come, tra le altre, il supporto alla manifestazione, che è stata realizzata per oltre 10 anni, organizzata dal Comitato di quartiere Vigne Nuove "Cinema Fuori", oppure la partecipazione ai percorsi di trekking urbano nel III Municipio;

considerato che:

in data 9 ottobre 2020 il Dipartimento Politiche sociali di Roma Capitale ha pubblicato un avviso pubblico volto ad interrompere di fatto la continuità gestionale del centro diurno da parte della ASL Roma 1, delegando altresì ad un nuovo ente, che dovrebbe essere tuttavia individuato solo successivamente, la gestione della struttura e la formulazione del progetto socio-riabilitativo;

in data 20 ottobre 2020 si è svolta la Commissione Trasparenza Garanzia e Controllo capitolina, nell'ambito della quale è stata avanzata la richiesta di riapertura del tavolo tra Comune e ASL al fine di rinnovare il protocollo d'intesa e assicurare la continuità gestionale della struttura;

nonostante in quella sede i referenti del Dipartimento Politiche sociali abbiano manifestato la chiara volontà di prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di mantenere in capo alla ASL la continuità gestionale, non vi sono stati, tuttavia, ulteriori e successivi incontri volti a sanare la attuale situazione di impasse;

risulta indubbiamente necessario mettere in campo un intervento volto a tutelare la casa famiglia ed evitare altresì che una struttura di siffatta importanza, il cui ruolo sociale è estremamente rilevante nei confronti dell'intera comunità cittadina, venga compromessa in maniera ineludibile, soprattutto in un momento particolare quale quello attuale, contraddistinto dal riacuirsi della diffusione dell'epidemia da COVID-19 e dalla necessità di adottare misure restrittive atte a contrastarne la diffusione dei contagi,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali ne siano gli orientamenti in merito;

quali azioni intendano mettere in atto al fine di salvaguardare la tutela della casa famiglia "Fratelli Lumière", detta "Casaletto", mantenendone la gestione in capo alla ASL Roma 1, garantendone altresì la continuità dei servizi assistenziali offerti ed il proseguimento delle attività svolte;

quali ulteriori e specifiche iniziative intendano adottare allo scopo di diffondere le buone pratiche di integrazione socio-sanitaria e di inclusione sociale, in special modo nell'ambito delle disabilità, al fine di creare un sistema dei servizi socio-sanitari diffuso capillarmente ed omogeneamente su tutto il territorio nazionale.

(4-04430)

MALAN - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

il 2 novembre 2020 il Canale 2 della televisione di Stato dell'Iran ha dato la notizia che il Parlamento di quel Paese ha approvato una legge che impegna il Governo a produrre 120 chilogrammi all'anno di uranio arricchito al 20 per cento, ad attivare duemila centrifughe per tale produzione, a riavviare il reattore di Arak e a impedire l'accesso degli ispettori internazionale agli impianti; ciò, in aperta violazione del trattato JCPOE, costituisce un importante passo verso la costruzione di armi atomiche; nell'aula del Majles, al termine del voto, i deputati hanno scandito "morte all'America";

oltre alle consuete minacce agli USA, non sono mancate quelle contro l'Europa, ad esempio nel 2017, quando alti ufficiali dei pasdaran, come il comandante, il generale Mohammad Ali Jafari, hanno vantato di poter facilmente aumentare la portata dei loro missili fino a 3.500 chilometri, includendo, perciò, l'intero territorio italiano nel raggio d'azione;

sin dalla Rivoluzione del 1979 è nota l'ostilità dell'Iran verso Israele, rilevabile ad esempio dalle dichiarazioni pubbliche dell'Ayatollah Khamenei, guida suprema del Paese: "La completa distruzione è la sola cura per il regime israeliano, "Israele è un cancro: cos'altro si può fare con un cancro se non rimuoverlo?"; è del 5 giugno 2019 la sua definizione della esistenza di Israele con queste parole: "Un usurpatore nemico nel cuore dei paesi musulmani è criminalmente attivo";

dal 2017, in piazza della Palestina a Teheran, è in funzione un orologio che segna il conteggio alla rovescia del tempo entro il quale lo Stato di Israele sarà distrutto; il termine previsto, a parte i guasti che affliggono lo strumento, scade nel 2040;

nel suo rapporto sul terrorismo internazionale del 2019, il Dipartimento di Stato degli USA evidenzia che il regime iraniano spende almeno 700 milioni di dollari all'anno per finanziare il terrorismo internazionale, tra gli altri Paesi, in Iraq, Libano e Yemen;

il 14 settembre 2019 dall'Iran è giunto un grande attacco a una delle più grandi raffinerie di petrolio dell'Arabia Saudita;

il 5 dicembre 2019, gli ambasciatori all'ONU di Francia, Germania e Regno Unito, hanno mandato una lettera al segretario ONU, Antonio Guterres, in cui hanno accusato l'Iran di sviluppare missili balistici a capacità nucleare, vietati dalla risoluzione n. 2231 del 2015, allegato B;

secondo autorevoli fonti occidentali, il regime iraniano ha perpetrato attentati terroristici anche in territorio europeo: i servizi di informazione olandesi ebbero forti indicazioni del coinvolgimento del regime iraniano nell'assassinio avvenuto nella città di Almere, in Olanda, dell'attivista dissidente iraniano Ali Motamed nel 2015 (in contemporanea con la firma del controverso accordo nucleare), seguito dall'assassinio di Ahmad Molla Nissi, un altro dissidente del regime, a L'Aia nel 2017; ci fu anche un attentato sventato al corteo dell'opposizione al regime iraniano nell'estate del 2018 a Parigi (al quale partecipò fra gli altri anche l'ex sindaco di New York City, Rudolph Giuliani): una coppia belga di origini iraniane fu fermata in possesso di mezzo chilo di esplosivo dalla sicurezza francese, grazie alle informazioni apprese in merito ad un intreccio organizzato da Assadollah Assadi, un dirigente dell'intelligence iraniana; nell'ottobre 2018 la Polizia albanese ha annunciato di avere sventato un attentato contro dissidenti iraniani a Tirana;

il 22 maggio scorso, nella "giornata di Al-Quds" la guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei, ha dichiarato la jihad armata contro Israele, "tumore canceroso", annunciando di voler a tal fine rifornire massicciamente di armi ogni gruppo e formazione che combatta ciò che lui definisce "l'entità sionista";

il 21 giugno, l'organizzazione terrorista "Hezbollah" ha diffuso un video in cui la voce del suo leader Hassan Nasrallah vanta la capacità di colpire con precisione con missili ogni punto di Israele; lo stesso Nasrallah ha dichiarato che diverse decine di migliaia dei suoi missili provengono dall'Iran; tale arsenale potrebbe essere usato anche contro le forze della missione UNIFIL, a forte presenza italiana, al confine tra Libano e Israele;

l'ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran, il 23 giugno, richiesto dall'interrogante di precisare se esistevano limiti a tale fornitura d'armi rispetto a formazioni ufficialmente terroristiche e se le dichiarazioni di Ali Khamenei secondo le quali la Palestina va liberata "dal fiume Giordano al mare Mediterraneo", cioè eliminando del tutto Israele, non ha risposto, ribadendo soltanto il concetto della malvagità di Israele;

nel rapporto del 5 giugno scorso, l'AIEA ha denunciato gravi violazioni da parte iraniana del JCPOA, che includono un enorme aumento della produzione di uranio arricchito e aver impedito agli ispettori di visitare gli impianti;

gli USA si sono ritirati dal JCPOA,

si chiede di sapere:

se e in che modo il Ministro in indirizzo, nei rapporti con la Repubblica Islamica dell'Iran, tenga conto del sostegno al terrorismo e della promessa di distruggere Israele;

se e quali misure abbia intrapreso o intenda intraprendere a tutela della pace e della sicurezza rispetto al sostegno al terrorismo e all'intendimento manifestato di distruggere Israele da parte del regime iraniano;

quali iniziative intenda intraprendere, nell'ambito dell'Unione europea o in altri consessi rispetto alle violazioni del trattato JCPOE da parte dell'Iran.

(4-04431)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-02095 del senatore De Bertoldi, sugli sgravi fiscali per i detentori di appartamenti sfitti;

7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-02096 della senatrice Corrado ed altri, sulla restituzione di un dipinto antico dal Getty museum.