Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 274 del 11/11/2020
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente TAVERNA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 11,33).
Si dia lettura del processo verbale.
TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
GARRUTI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARRUTI (M5S). Signor Presidente, la 1a Commissione è convocata in questi minuti per completare l'esame degli ultimi emendamenti. Quindi, precauzionalmente, vorremmo chiedere lo slittamento dell'inizio dei lavori alle ore 12.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 12.
(La seduta, sospesa alle ore 11,36, è ripresa alle ore 12,05).
Discussione del disegno di legge:
(1970) Conversione in legge del decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125, recante misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta COVID, nonché per l'attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020 (Relazione orale)(ore 12,05)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125, recante misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta COVID, nonché per l'attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1970.
La relatrice, senatrice Valente, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
VALENTE, relatrice. Signor Presidente, il decreto-legge di cui oggi l'Assemblea avvia l'esame rinnova, con alcuni elementi di novità, l'impianto normativo che abbiamo costruito a partire dall'inizio della pandemia con i provvedimenti che - lo ricordo a tutti - disciplinano a grandi linee tutta questa fase di emergenza: mi riferisco ai decreti-legge nn. 19, 33 e 83 del 2020.
Permettetemi però in apertura - non per uno stanco e usuale rituale - di ringraziare il Governo per i lavori fatti sul provvedimento in esame, in modo particolare il sottosegretario Malpezzi. Ringrazio altresì il presidente Parrini e i componenti della 1a Commissione anche per un senso di responsabilità che - sento di poter dire - ha veramente attraversato i lavori della Commissione e tutti i suoi membri, forze di maggioranza e forze di opposizione, oltre che ovviamente gli uffici. Il mio è un ringraziamento davvero sincero, perché è stato un lavoro non semplice, ma che abbiamo portato a casa tutto sommato in tempi abbastanza ragionevoli e senza particolari tensioni (proprio quelle tensioni di cui in questa fase il Paese non avrebbe bisogno, mentre avrebbe sempre bisogno di pacatezza e merito ed è quello che ci siamo sforzati di fare con il provvedimento in esame).
Abbiamo guardato, dunque, alle scelte che il Governo ha fatto e ha sottoposto alla conversione del Parlamento, considerando il merito delle singole disposizioni, che - lo ricordo a tutti, anche se per sommi capi, per ragioni di brevità e di chiarezza - sono relative alla proroga della vigenza di tutte quelle contenute nei precedenti decreti-legge nn. 19, 33 e 83 del 2020, con un particolare riferimento (sul quale tornerò in seguito) al n. 83, perché in quel caso, anziché fino al 31 gennaio, alcune delle famose norme dell'allegato 1 saranno prorogate fino al 31 dicembre.
In particolare stiamo parlando delle disposizioni già in vigore, che prevedono la possibilità per il Governo di adottare misure volte a contenere i rischi sanitari derivanti della diffusione del virus SARS-Cov-2. Viene poi aggiunto - ma credo che anche questo sia ormai entrato nell'immaginario collettivo, nella nostra consapevolezza - l'obbligo, di cui chi si trova in quest'Aula è prova, di portare sempre con sé i dispositivi di protezione delle vie respiratorie. Si ampliano così le circostanze che prevedono l'obbligo di indossarli, quindi non solo nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, ma più in generale nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private.
Altra rilevante modificazione riguarda la facoltà delle Regioni - anch'essa alla nostra attenzione in questi giorni - di introdurre misure derogatorie rispetto a quelle previste a livello nazionale. Pertanto, nei limiti delle proprie competenze, le Regioni possono introdurre temporaneamente misure maggiormente restrittive, oppure ampliative; solo però quando fossero ampliative, è stata introdotta la necessità dell'intesa con il Ministero della salute; pertanto, qualora le Regioni dovessero invece scegliere misure restrittive, potrebbero semplicemente comunicarlo.
Quella dell'intesa è la forma di interlocuzione in grado di offrire le maggiori garanzie nell'interesse generale, quindi sia per lo Stato centrale sia per le Regioni, e da questo punto di vista risulta un elemento di novità positivo del provvedimento. In particolare, l'articolo 1, al comma 3, come dicevo prima, apporta modifiche anche al decreto-legge n. 83 del 30 luglio 2020. Nello specifico, è prorogata al 31 dicembre 2020 l'operatività delle disposizioni in scadenza al 15 ottobre, di cui al famoso allegato 1, che subisce, tra l'altro, alcune modifiche di adeguamento.
Ancora, nel provvedimento si prevede che gli accertamenti diagnostici relativi all'esposizione al rischio di contagio da Covid-19 di tutto il personale delle Forze di polizia, Forze armate e Corpo dei vigili del fuoco possano essere effettuati dal servizio sanitario di ciascun corpo.
Come dicevo poc'anzi, l'esame in Commissione ha subito alcune modifiche, che credo diano anche valore al fatto che il Parlamento, quando converte decreti-legge tanto significativi, dice la sua, quindi modifica le norme così come arrivano dal Governo.
Stamattina, in questa relazione vorrei soffermarmi sostanzialmente sulle modifiche che proprio come Commissione abbiamo apportato e proverò ad andare velocemente. Innanzitutto, è stata inserita con un emendamento - del Governo, in questo caso - la proroga della scadenza al 31 dicembre 2020 della sospensione delle attività di notifica di nuove cartelle di pagamento o del pagamento di quelle precedentemente inviate e degli atti dell'agente della riscossione. Viene prorogato al 31 dicembre anche il periodo durante il quale si decade dalla rateizzazione (con il mancato pagamento di dieci rate anziché cinque). È inoltre previsto il differimento di dodici mesi del termine entro il quale avviare alla notifica le cartelle.
In relazione al lavoro della Commissione, è stato recepito, all'interno di questo decreto-legge, il recente provvedimento con cui il Governo ha rinviato - per ovvi motivi di sicurezza, fissando il termine al 31 marzo 2021 - le elezioni dei Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, già indette per le date del 22 e 23 novembre, sia quelle per il rinnovo dei Presidenti delle Province e dei consigli provinciali, comprese quelle già indette. Inoltre, solo per il 2020, in caso di rinnovo del Consiglio del Comune capoluogo, il termine per procedere a nuove elezioni del Consiglio metropolitano è fissato in centottanta giorni dalla proclamazione del sindaco del Comune capoluogo.
È stata poi inserita una modifica che riguarda le società in house, alle quali pure si riapplica temporaneamente - fino al 15 dicembre 2020 - la disciplina generale del codice civile in materia di proroga degli organi amministrativi e sindacali, in caso di cessazione dalla carica per la scadenza del termine. Si tratta di un provvedimento che risponde alle esigenze di continuità e buon funzionamento degli organi sociali, in una fase in cui ci sono ritardi nel rinnovo degli organi in scadenza, a causa dell'emergenza da Covid-19.
È poi prorogato di altri dodici mesi, senza ulteriori oneri per le casse dello Stato, lo stato di emergenza relativo agli eventi metereologici di eccezionale portata, avvenuti a partire dal 2 ottobre 2018, che hanno colpito duramente molte Regioni italiane, così come è prorogata fino al 31 dicembre 2024 la durata delle relative contabilità speciali, tenuto conto che l'emergenza epidemiologica in corso ha impedito la conclusione degli interventi finanziati con le risorse messe a disposizione nel bilancio pubblico.
Il decreto-legge, attraverso una norma inserita durante l'esame in Commissione, interviene per dare tempestiva attuazione alla sentenza della Corte di giustizia del 3 settembre 2020, che si è pronunciata in merito a una serie di questioni pregiudiziali sollevate dal TAR del Lazio, valutando la disciplina prevista dall'articolo 43, comma 1, del testo unico dei servizi di media audiovisivi non idonea, in concreto, sotto il profilo della proporzionalità, a garantire il pluralismo dei media. In questo quadro, la norma in esame interviene nelle more dell'attuazione della delega legislativa per la revisione della disciplina di settore; essa prevede un regime transitorio di sei mesi, durante i quali, qualora un soggetto si trovi a operare contemporaneamente nei mercati delle comunicazioni elettroniche e nel Sistema integrato delle comunicazioni (SIC), l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni svolga un'istruttoria diretta a verificare la sussistenza di effetti distorsivi o di posizioni lesive del pluralismo, al cui esito potranno essere adottati i rimedi già previsti dall'articolo 43, comma 5, del decreto legislativo n. 177 del 2005.
Durante l'esame in Commissione, sono stati inoltre differiti al 31 dicembre 2020 e al 31 gennaio 2021 alcuni termini per l'invio, da parte dei Comuni, delle delibere alle entrate tributarie. Sempre in materia di enti locali, vorrei ricordare la proposta - che credo importante e significativa per noi tutti, emersa durante la discussione in Commissione - di riconoscere, in particolare ai sindaci dei Comuni più piccoli, che spesso svolgono un'altra attività lavorativa, la possibilità di usufruire di permessi retribuiti, in modo da poter gestire le emergenze a tempo pieno. Di questa proposta, emersa, appunto, nel dibattito in Commissione e condivisa da diversi Gruppi, c'è stata la condivisione anche da parte del Governo e l'impegno a superare una difficoltà di natura tecnica, che oggi si pone alla nostra attenzione, e a trovare, nel più breve tempo possibile, soluzioni anche in futuri provvedimenti.
L'articolo 2 interviene nel sistema di allerta Covid-19 per rafforzare l'uso degli strumenti tecnologici comuni dell'Unione europea volti a contrastare l'epidemia. Si prevede, cioè, l'interoperabilità dell'applicazione Immuni con le piattaforme che operano nel territorio dell'Unione. Il sistema di allerta opererà fino alla cessazione delle esigenze di protezione e prevenzione della sanità pubblica legate alla diffusione del virus e comunque fino al 31 dicembre 2021.
L'articolo 4, poi, inserisce il SARS-Cov-2 nell'elenco degli agenti biologici che è noto possano causare malattie infettive nell'uomo.
Gli articoli 6 e 7 dispongono, infine, la copertura finanziaria per l'entrata in vigore del provvedimento.
In conclusione, signor Presidente, aggiungo una sola considerazione più politica su questo decreto-legge che oggi ci troviamo a discutere, dopo la rapida evoluzione dei dati epidemiologici delle ultime settimane, alla quale siamo stati tutti attenti. Credo che il quadro che abbiamo oggi davanti, quello di queste ore e di questi giorni, venga in conforto a quanto abbiamo detto qualche settimana fa rispetto all'esigenza di rinnovare, con il decreto al nostro esame, gli strumenti di emergenza che ci eravamo dati come impianto normativo, che il Governo si era dato e che il Parlamento aveva condiviso. Credo infatti che la situazione che abbiamo di fronte ci imponga di lavorare anche con strumenti diversi da quelli consueti e con il provvedimento al nostro esame abbiamo dimostrato il protagonismo e il ruolo del Parlamento rispetto alla gestione di un'epidemia che è ancora imprevedibile, purtroppo, nei tempi e nelle forme.
Ritengo che con il provvedimento al nostro esame si sia fatto un buon lavoro. Abbiamo dato sostanzialmente risposta anche al dibattito politico di questi giorni e di queste ore, nel quale ci si chiedeva come il ruolo del Parlamento può essere prezioso e importante. Certo, resta alta la nostra attenzione per cercare altre possibili soluzioni per risolvere in maniera più efficace e rendere più agevole il ruolo del Parlamento. Intanto, con le norme che abbiamo a disposizione, abbiamo sicuramente fatto un buon lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà.
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la collega Valente ha già fatto un efficace riassunto delle norme contenute nel provvedimento al nostro esame che - lasciatemelo dire - ne ricorda tanto altri che sono già passati per quest'Aula (e infatti ho una forte sensazione di déjà vu). Certo, alcuni passaggi sono interessanti: ad esempio il coordinamento dell'app Immuni con altre piattaforme europee o il riferimento ad un impiego più incisivo dei dispositivi di protezione individuale. La mia domanda, però, è la seguente: abbiamo bisogno di procedere, per norme di questo tipo, con singoli decreti?
Immaginiamo di dover affrontare un viaggio, di dover partire per una destinazione e di fermarci ogni dieci metri per decidere dove andare per i successivi dieci. Questo provvedimento è l'espressione dell'incapacità della maggioranza di operare una programmazione e di avere una visione di sistema. Siamo di fronte, ormai, a una totale confusione della gerarchia e nell'uso delle fonti normative.
In questo provvedimento, a mio giudizio, sono presenti norme che, quelle sì, avrebbero meritato di essere inserite in fonti di grado subordinato. Perché siamo di fronte a un decreto di questo tipo? Nei mesi che possiamo definire di bonaccia, questa maggioranza non ha operato alcuna programmazione. Quando il tempo e il diffondersi del virus lo consentivano, avremmo dovuto approvare una sorta di testo unico della pandemia, individuando le azioni da assumere nel caso di un progresso della pandemia stessa. Avremmo dovuto avvertire di cosa sarebbe accaduto con l'aumentare dei contagi. Questo avrebbe avuto l'effetto di consentire agli italiani di organizzarsi, di programmare le loro attività e anche di limitare i danni.
Sappiamo che alcune persone nei mesi di tranquillità hanno avviato delle attività imprenditoriali rilevandole da altri soggetti e poi queste persone si sono trovate in una condizione di gravissima difficoltà per la ripresa della diffusione della pandemia. Così non va bene.
Abbiamo un Presidente del Consiglio che sta abusando del codice della Protezione civile perché, da un lato, sta utilizzando i DPCM come se fossero dei decreti, impedendo al Parlamento di avere un sano confronto sui contenuti e, dall'altro, sta utilizzando i decreti-legge come se fossero provvedimenti di rango subordinato. Ciò vuol dire che questa maggioranza sta procedendo senza un piano e vive alla giornata. (Applausi).
Spesso ci viene chiesto cosa avremmo fatto se fossimo stati al Governo. Ebbene, avremmo adottato un provvedimento, confrontandoci con tutti, in grado di individuare i passaggi successivi e di stabilire una sorta di automatismo con il procedere della pandemia. Quando, infatti, si fa appello all'unità e si chiede di unire il Paese per contrastare questa minaccia, bisogna anche dare seguito a tale richiesta nelle Aule del Parlamento e farlo in modo normativamente ordinato, accogliendo gli emendamenti dell'opposizione e non chiudendo le porte a quell'opposizione di cui si chiede la collaborazione.
Il giudizio della Lega, pertanto, sull'operato di questa maggioranza è completamente negativo sia per le modalità che per i contenuti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà.
GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, Governo, colleghi, dopo mesi di opposizione costruttiva pressoché inascoltata ci troviamo - ci dispiace, credeteci - a vedere realizzato, come Cassandra, quanto avremmo voluto con tutte le nostre forze fosse prevenuto: un'Italia tricolore non per i colori della bandiera, ma per i vari livelli di crisi pandemica che hanno portato nuovamente alla chiusura di tante attività, prima fra tutte le attività scolastiche in presenza.
Oggi si chiude perché fare la cicala d'estate ha portato a non essere pronti ad affrontare la seconda prevedibile ondata della pandemia. Oggi si chiude perché le regole ci sono, ma è mancata l'azione concreta di controllo e un'organizzazione interministeriale di supporto alle riaperture. Oggi si chiude gettando l'Italia nuovamente nel girone infernale del lockdown semplicemente perché nei mesi estivi dell'allentamento del virus niente o poco di saggio, pratico e concreto è stato fatto per prevenire o almeno limitare questa nuova chiusura.
Fateci caso: tutto ciò che è stato demandato all'iniziativa delle scuole, delle attività produttive e delle imprese stava funzionando e ora viene penalizzato da tutto ciò che era nelle mani del Governo, che non è stato in grado di gestire. Oggi abbiamo scuole vuote piene di banchi a rotelle, città piene di monopattini parcheggiati ovunque, bonus vacanza non utilizzati. Con quanto si è speso si sarebbero potuti organizzare meglio e potenziare almeno la sanità e i trasporti. Prima o poi si dovrà giudicare a mente fredda quanto è venuto nei tre mesi e mezzo trascorsi tra metà maggio e inizio settembre. Purtroppo, il non fatto, il fatto troppo poco o il fatto male e tardi rischierà di tradursi in una perdita aggiuntiva di vite umane superiore a quella direttamente prodotta dalla pandemia, per non parlare delle conseguenze sociali ed economiche.
Oggi si chiude per la presunzione di pensare di poter fare tutto da soli, pensando che in momenti come questo abbia ancora senso per il Governo non coinvolgere il Parlamento nella sua interezza. Mi stufo da sola a ripetere queste cose. Il problema non sono solo i DPCM, che comunque, per carità, contengono spunti interessanti e condivisibili. Anche in questo provvedimento c'è tutta una serie di spunti assolutamente condivisibili e la prova è ciò che ha detto la relatrice, ovvero che si è lavorato effettivamente insieme.
Il problema è che ogni iniziativa fa parte di un puzzle le cui tessere non collimano, perché, oltre a non parlare con il Parlamento nella sua interezza, il Governo a volte non parla neanche al proprio interno; quindi manca una visione di insieme. Un Ministro dell'istruzione che non parla con il Ministro dei trasporti e fa sì che le scuole non fossero preparate e che il virus si sia andato espandendo perché i trasporti non erano pronti dà la misura.
Partiamo dal concetto di stato di emergenza. Cosa vuol dire stato di emergenza? Sanitaria, sociale, economica? O l'emergenza di un Governo inadeguato fin dal primo giorno, che ha continuato ad agire imperterrito a fari spenti nella notte, nonostante le profferte di aiuto e collaborazione di tutto l'arco costituzionale, completamente disinteressate e mai ascoltate? In questo momento voler dare aiuto vuol dire anche assumersi la responsabilità. Noi ci vogliamo assumere la responsabilità e vogliamo condividere questa responsabilità.
Torniamo all'emergenza e ribadiamo le nostre proposte. Per l'emergenza sanitaria si poteva usare il MES e si può ancora usare il MES; invece, per non rompere inutili equilibri, c'è stato ancora un «no grazie, non ne abbiamo bisogno, noi abbiamo i commissari e un sistema di medicina del territorio efficientissimo». Consentitemi di sparare un momento sulla Croce Rossa, perché non ce la faccio più: il passaggio da Cotticelli a Zuccatelli dà il metro della pièce da teatro dell'assurdo che sta andando in scena in Italia. Neanche Ionesco e Beckett sarebbero riusciti a sceneggiare un'opera così surreale. (Applausi). Il primo si dice ignaro e poi drogato, mentre l'altro, il nuovo, evoca scene di lunghi baci alla francese per potersi contagiare, rivelando un negazionismo inaccettabile. Dice Conte che ha chiesto scusa. Sì, sì, diciamolo alle famiglie dei vecchietti, dei poveri vecchini delle RSA, come si sarebbero contagiati secondo Zuccatelli, proviamo a dirglielo! (Applausi).
Il colpo di scena finale potremmo averlo qualora dovesse apparire, come deus ex machina, nientepopodimeno che Gino Strada, pronto a intervenire su una Regione italiana, la Calabria (definita dal ministro Boccia «terra straordinaria»), come se fosse un territorio del terzo mondo. Invece sarebbe bastato ancora una volta ascoltare la compianta governatrice Jole Santelli (Applausi), che a settembre aveva già lanciato l'allarme, scrivendo una lunga lettera al premier Conte in cui denunciava il fatto di essere stata completamente esautorata nell'azione per la sua Regione. Ma forse un governatore di centrodestra non può avere voce; forse questo è quanto.
In sostanza, ciò che oggi è meno evidente è quello che pagheremo domani. I nostri giovani non avranno formazione, il nostro personale non avrà gli aggiornamenti adeguati per essere competitivo, bloccare la scuola e la formazione vorrà dire abbassare il livello di preparazione in ogni luogo. Vabbè, questo è l'oggi. Pensiamo al domani (e chiudo veramente): per l'ennesima volta chiediamo al Governo di abbassare la testa e di mettersi a lavorare con occhi e orecchie aperti, di smettere di parlare e andare in televisione, ma di guardare cosa succede, ascoltare la voce del Parlamento, che è quella della gente, e agire, avendo il coraggio a volte anche di allontanare chi si è dimostrato palesemente inadeguato e non all'altezza del compito affidatogli, a partire da certi Ministri. Non si può più scherzare; le battute sugli errori del Governo e dei Ministri non fanno più ridere.
Noi siamo ancora qui e vi metteremo alla prova con il decreto ristori, perché, se il peso della responsabilità di distruggere il nostro bellissimo Paese ricadesse su tutti voi, non sarebbe per noi una gioia. In conclusione, noi siamo qua, siamo ancora qua e nonostante tutto continueremo ad anteporre il bene del Paese, perché ogni rimedio, se c'è ancora tempo, va predisposto subito. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà.
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la domanda che mi sono posto principalmente in questo periodo, fin dall'inizio del mandato, ma ancora di più da marzo a oggi, è come possiamo renderci utili a questo Paese, come posso io rendermi utile al Paese.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO(ore 12,29)
(Segue VESCOVI). Da lì mi sono messo ad ascoltare soprattutto una parte del mio territorio: i ristoratori, i baristi, i commercianti, il mondo economico, ma anche il mondo sanitario.
Sono andato a vedere le diverse situazioni del nostro mondo sanitario. La domanda che mi sono posto è come vi siete resi utili al Paese. Mi ricordo quando in quest'Aula avete criticato a livello sanitario l'ottima scelta di aprire l'ospedale presso la Fiera di Milano: lo avete criticato tutti da quei banchi, mentre oggi è utile. Al posto vostro allora io mi vergognerei per quanto è stato detto, quando avete attaccato l'apertura dell'ospedale alla Fiera di Milano.
Forse, se anche il governatore della Campania, invece di andare in televisione a urlare e urlare, avesse aperto un ospedale in Campania, oggi la situazione sarebbe migliore. (Applausi).
La domanda, ripeto, è come vi rendete utili al Paese. Forse si dovrebbero difendere di più i nostri confini, anche da un punto di vista sanitario, non facendo entrare tutti, e mi riferisco sia ai confini territoriali interni dell'Italia che a quelli con gli altri Paesi.
L'aspetto sanitario è fondamentale e ad esso si subordina l'aspetto economico, ma anche da un punto di vista economico vorrei capire come vi siete resi utili, visto che fate solo proroghe: è tutta una proroga. Proroghiamo, ad esempio, le scadenze per il pagamento delle cartelle esattoriali, ma oggi non è di questo che c'è bisogno: c'è bisogno della pace fiscale perché, dopo un anno che gli imprenditori non lavorano, come faranno l'anno prossimo a pagare le cartelle esattoriali e le tasse? Forse su questo una domanda dobbiamo porcela e vengo al dunque.
Ho presentato una proposta di legge - e l'ho scritto anche in un emendamento - per il pagamento del 50 per cento degli affitti commerciali. Quando mi è capitato di andare in televisione insieme a dei colleghi della maggioranza, da alcuni mi è stato detto che era una bella idea, salvo poi qui in Aula doverci limitare a discutere del solo credito d'imposta sugli affitti. Non serve questo, però; è necessaria una misura urgente come la riduzione degli affitti commerciali al 50 per cento. Infatti, anche se oggi voi prorogate il divieto di licenziamento e la cassa integrazione - misure entrambe giustissime, s'intende - dovete capire che col vostro sistema di gestire il Paese le aziende italiane stanno chiudendo.
Mi rendo conto che forse principalmente non avete una visione del futuro del Paese. La cosa che mi preoccupa di più è che il Governo non ha una visione, non sa dove portarci. Lo vedo nella giustizia, ad esempio, dal momento che, invece di pensare magari ad una riforma, l'unica cosa che avete fatto è stato liberare i boss mafiosi. Penso poi al sistema dell'istruzione. Vi abbiamo detto: «Non fate il concorso, perché ci sono problemi», ma voi lo avete fatto e adesso lo avete sospeso e ci sarà tutta una serie di questioni. Ascoltateci di più, allora, rendetevi utili.
Manca una visione totale. Mi piacerebbe vivere assistendo magari ad una riforma importante. Abbiamo un Presidente del Consiglio che è passato dalla cattedra dell'università di Firenze a governare un Paese senza mai essere eletto e, attraverso DPCM, sta gestendo la libertà economica e delle persone. (Applausi). Ma com'è possibile? Rivediamo tutto questo.
Forse per rendervi veramente utili all'Italia - e poi mi taccio - ci sarebbe un passo importante da fare: dimettetevi, andate a casa, liberate il Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tiraboschi. Ne ha facoltà.
TIRABOSCHI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, la relatrice ha detto che bisogna cercare di avere toni tranquilli, calmi e certamente ha ragione, nel senso che il momento è estremamente difficile. Credo però - e quando dico questo mi rivolgo a tutta la politica, quindi alla maggioranza e alle opposizioni - che si debba necessariamente essere realisti e pragmatici.
Visto che ho solo cinque minuti, mi concentrerò solo su un punto: il caos istituzionale. Penso che sia arrivato il momento di mettere un po' di ordine in questo caos istituzionale, che ha visto un rimpallo di responsabilità tra il Governo e le Regioni e le Regioni e le città.
Credetemi, questo rimpallo istituzionale sta diventando stucchevole e sta alimentando nella comunità una sorta di ansia nervosa e rabbia nei confronti di tutta la politica. E quando dico tutta la politica mi rivolgo non solo alla maggioranza, ma anche all'opposizione. Portare il dibattito su una polarizzazione di argomenti, toni e prospettive non aiuta certamente a disegnare il futuro di questo Paese, che dobbiamo disegnare insieme.
Questa situazione è imbarazzante, perché quando si scorre l'elenco delle ordinanze regionali e dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri ci si accorge che sono quasi sempre in conflitto tra loro. Mi chiedo, pertanto, se non pensiamo tutti sia arrivato il momento di fare una riflessione attenta sul Titolo V della Costituzione e ragionare su una sorta di reset istituzionale a cinquant'anni dall'istituzione delle Regioni, che furono volute nel 1970 come enti di programmazione e non di gestione. Si tratta di enti ai quali abbiamo dato sempre più risorse e, visto che sediamo qui e sappiamo leggere i documenti, non possiamo nasconderci che hanno contribuito in maniera importante ad aumentare il debito del Paese.
Ricordo che si è poi passati anche attraverso la riforma costituzionale del 2001 e - mi rivolgo soprattutto al PD, che volle quel cambiamento in modo particolare - credo che noi tutti dovremmo ragionare su questo reset con grande lucidità, soprattutto in vista di un cambio forte, ormai indispensabile per dare un nuovo modello di crescita e sviluppo e che non può assolutamente passare attraverso 20 tipi di legislazioni differenti.
Oggi il mondo è talmente grande, ma anche talmente piccolo per le interconnessioni che tutti noi conosciamo al punto che - provo a dire qualcosa buttando un po' il cuore oltre l'ostacolo - è forse arrivato il momento di ridare funzione di programmazione a degli enti che non sono neanche più concepibili come le venti Regioni, ma - magari - come delle macro Regioni, visto che ci sono delle realtà territoriali che possono stare benissimo insieme pensando a un mondo (e al nostro territorio) sempre più interconnesso.
Questo ci porterebbe anche a ragionare in termini costruttivi sui tre comparti che sono stati i più interessati dalla pandemia (la scuola, i trasporti e la sanità) e su quali modelli regionali, al momento in antitesi uno con l'altro e con delle direttive nazionali che sono sempre più necessarie, potrebbero rappresentare veramente la sfida del XXI secolo e di questo Parlamento, che ha ancora del tempo davanti per poter riflettere. Siamo tutti consapevoli che le riforme richiedono tempo, buona volontà, capacità di ascolto e di svincolarsi un po' dalle singole appartenenze.
Passo all'ultimissima riflessione sul tema del digitale, che mi sta particolarmente a cuore e su cui (abbiamo letto le dichiarazioni del ministro Patuanelli) ci saranno consistenti risorse. Mi raccomando: questa è una materia su cui occorre veramente un intervento prepotente dello Stato, che significa non voler rendere tutto pubblico - assolutamente - ma ripensare il modello di collaborazione tra pubblico e privato. Stiamo infatti parlando di un settore dell'economia che diventerà sempre più strategico e dovrà essere governato fortemente a livello centrale. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà.
PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, inizialmente, vedendo come il Governo stava annaspando davanti a questa seconda ondata, mi ero fatto l'idea che fosse mancata una serietà da parte del Governo, forse la capacità di condividere le responsabilità di un momento tanto difficile. Del resto, la cosa più ovvia, quando si è in un momento difficile, è cercare di condividere il più possibile la responsabilità, anche con le forze dell'opposizione, ma questo non è stato fatto.
Mi ero forse posto la questione sotto il profilo di una mancanza di strategia generale, perché vedere il Governo che non è in grado di garantire da una parte la salute ai nostri cittadini e, dall'altra, la ricchezza del Paese e la stabilità della nostra economia mi aveva portato ad analizzare la questione sotto forma di una sostanziale incapacità del Governo. Mancano le linee guida dal punto di vista terapeutico su come trattare il Covid-19 e mancano precisi atti di indirizzo finalizzati a salvaguardare le piccole e medie imprese del nostro Paese, così come a salvaguardare la produttività e la nostra economia. Poi ho capito che non era così; non è una questione di inadeguatezza, non è una questione di mancanza di serietà e non è neanche una questione di mancanza di strategia. Forse si sta perseguendo un altro piano strategico generale.
Continuate a dire di non avere tempo, eppure avete trovato il tempo in questi ultimi tre mesi, ad esempio, di liberalizzare la pillola para-abortiva per le minorenni, senza obbligo di ricetta, né firma dei genitori, dimenticandovi che lo stesso farmaco EllaOne da 30 milligrammi è stato vietato, con il nome di Esmya in concentrazione da 5 milligrammi (quindi inferiore) in quanto tossico e nocivo. (Applausi).
Vale a dire che per gli adulti fa male e per le ragazzine minorenni, senza ricetta e senza neanche la firma dei genitori, fa benissimo, in concentrazione oltretutto superiore. Avete trovato il tempo - è notizia di questi giorni - di liberalizzare le droghe leggere, ancora con la storia della cannabis pseudo-light, ancora una volta con questa leggenda che la droga leggera si può vendere nei cannabis shop. Il Ministro della salute ha trovato il tempo di scrivere un meraviglioso libro autocelebrativo, «Perché guariremo: dai giorni più duri a una nuova idea di salute», tolto dal commercio nottetempo perché non era il caso, con i malati di Covid che ci lasciavano le penne nelle terapie intensive. (Applausi).
Avete trovato il tempo di demonizzare le Regioni del Nord che sarebbero state incapaci di gestire la sanità, tanto che in questa stessa Aula ho sentito dire «fortuna che ci sono i contributi da parte delle Regioni del Sud, perché altrimenti…», quando invece, attaccando l'indipendenza e l'autonomia della sanità regionale, l'obiettivo non era quello di colpire la malattia, cioè il Covid, ma di colpire l'autonomia, perché c'è un progetto di fondo. Qual è questo progetto di fondo? (Applausi).
Avete bloccato per mesi, da luglio a oggi, i lavori della Camera dei deputati per il disegno di legge Zan, che metterà una benda sulle nostre bocche. (Applausi). È una legge liberticida che non serve a nulla se non a fare danni e a portare il gender nelle scuole. Perché? Lo avete fatto perché avete un obiettivo molto chiaro: usare la crisi del coronavirus per abolire la famiglia, per abolire le tradizioni, per abolire i valori e per abolire la nostra identità. (Applausi).
Lo avete fatto perché il nostro Paese sia consegnato alle grandi lobby, alle grandi speculazioni della finanza internazionale, che hanno tutti gli strumenti e tutto l'interesse a trasformare il nostro Paese, come l'intero Occidente, da una società di famiglie in una sorta di coacervo di individui soli, isolati, impauriti e terrorizzati. Questo è quanto state facendo. Non ve lo permetteremo. (Applausi).
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Prima di proseguire con la discussione generale, vorrei dare notizia all'Assemblea sul prosieguo dei lavori.
Onorevoli colleghi, informo che la seduta odierna sarà sospesa per un'ora a conclusione della discussione generale e delle repliche, per consentire, su indicazione dei senatori Questori, la sanificazione dell'Aula, attesa la situazione sanitaria in atto.
In occasione della prossima riunione della Conferenza dei Capigruppo saranno definite le modalità di svolgimento delle prossime sedute.
Indicativamente, intorno alle ore 15,30, ci sarà la sospensione di un'ora.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1970 (ore 13,04)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cirinnà. Ne ha facoltà.
CIRINNA' (PD). Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge in conversione contiene alcune misure relative alla necessità di prorogare lo stato d'emergenza legata alla pandemia da Covid-19. È una situazione difficile che colpisce in modo dolorosissimo la vita di tante persone e di tante famiglie; ripeto, di tante famiglie: questa è una parola cui noi siamo estremamente affezionati, perché la famiglia è il luogo dell'amore. Le famiglie sono segnate duramente e anche la coesione sociale e la tenuta del sistema economico sono danneggiate dalla pandemia.
La pandemia si è rivelata fin dalla prima ondata e fino ad oggi un terribile moltiplicatore di disuguaglianze, e la parola chiave per provare a tenere insieme la risposta che dobbiamo dare all'economia e alla salute è proprio «lotta alle disuguaglianze». Le chiusure e il necessario isolamento hanno colpito in modo diverso lavoratori autonomi e lavoratori subordinati, uomini e donne, italiani e stranieri, famiglie con figli o famiglie senza figli, imprenditori e commercianti. Si è così ulteriormente inasprita una delle fratture più preoccupanti di questo tempo, quella tra garantiti e non garantiti, e con essa pericolosi sentimenti di frustrazione, di rabbia, di solitudine. Ecco, la solitudine: la solitudine dell'anima, la solitudine che porta alle domande di senso, la solitudine che ognuno di noi, anche i più garantiti, spesso possono provare.
È per questo che, insieme ad alcuni colleghi di maggioranza e di opposizione, abbiamo voluto cogliere l'occasione della conversione di questo decreto-legge per dare una risposta alle imprese in difficoltà, approvando in Commissione gli emendamenti 3.5, 3.6 e 3.7, tutti di identico contenuto. Con questi emendamenti abbiamo cercato di assicurare l'immediata entrata in vigore delle disposizioni del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza relative alle transazioni fiscali e previdenziali.
Com'è noto, l'entrata in vigore del codice della crisi di impresa era programmata per il 15 agosto 2020. A causa del Covid-19, ne è stata disposta la proroga al 1° settembre 2020-2021, salve alcune disposizioni espressamente indicate che sono già entrata in vigore. Tra esse non figurava però - e per questo abbiamo dovuto fare questo buon lavoro trasversale - la disciplina della transazione fiscale e previdenziale: uno strumento che ha un'importanza decisiva per il salvataggio di imprese in difficoltà o in crisi di liquidità che, con l'aggravarsi della situazione per effetto del Covid-19, sarebbero destinate al fallimento.
In particolare, si tratta della possibilità di accedere agli strumenti dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, esattamente come modificato e rivisto nell'ambito della nuova disciplina della crisi di impresa.
PRESIDENTE. Senatrice, le chiederei però di tenere su la mascherina. Credo che le sia inavvertitamente...
CIRINNA' (PD). Non c'è nessuno qui davanti, comunque ha ragione.
Ciò renderebbe possibile accordi in grado di evitare l'inutile insolvenza di realtà produttive, con conseguente conservazione sia delle stesse, sia dei posti di lavoro interessati.
In particolare, il nuovo codice della crisi d'impresa consente di valutare la convenienza del trattamento proposto rispetto all'alternativa rappresentata dalla liquidazione giudiziale. Il punto di riferimento esclusivo è la convenienza per le amministrazioni creditrici del piano rispetto all'esito rappresentato dalla liquidazione giudiziale che sarebbe appunto il fallimento; tutto garantendo dunque all'erario e agli enti previdenziali la possibilità di entrate certamente più convenienti.
Siamo dunque in presenza, cari colleghi, di una disposizione che non solo va incontro alle esigenze delle imprese in difficoltà, evitando loro di essere esposte al dissesto finanziario, ma allo stesso tempo rappresenta una soluzione vantaggiosa per l'erario e per gli enti previdenziali.
Credo sia molto significativo a questo punto che l'iniziativa dell'approvazione di questi emendamenti abbia visto lavorare insieme colleghi di diversa appartenenza politica. Pensate al lavoro che ho fatto io con il senatore Quagliariello, dal quale mi hanno diviso moltissime battaglie; lo voglio dire proprio perché in questo caso la trasversalità è di grandissimo aiuto. Di fronte alla crisi di tante imprese è infatti possibile lavorare d'intesa e collaborare oltre gli steccati che ci dividono.
Attorno all'anticipazione dell'entrata in vigore della transazione fiscale e previdenziale si è dunque creato in Senato un clima di forte condivisione per interventi che non hanno colore politico ed esprimono piuttosto un approccio pragmatico e concretamente fattivo verso i problemi gravissimi delle realtà produttive stremate dalla crisi dovuta al Covid-19.
Non si tratta di misure bandiera o semplicemente di misure momentanee, ma di una concreta ed effettiva possibilità di offrire alle realtà produttive ancora sane, ma messe in pericolo dall'emergenza sanitaria, soluzioni mirate e concrete, reclamate dalle categorie produttive ed effettivamente in grado di salvare posti di lavoro e capacità produttive, senza gravare sulle finanze pubbliche.
Per tali ragioni sono certa che l'Assemblea nelle votazioni di oggi pomeriggio vorrà confermare la volontà espressa in Commissione per dare con l'accettazione di questi emendamenti una risposta concreta e rapida alla grave crisi che non deve separare la soluzione economica dalla soluzione sanitaria; la risposta che va data alla crisi economica è la stessa che va data alla crisi sanitaria, con responsabilità personale e collettiva. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.
MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, intervengo perché sulla conversione del provvedimento che stiamo affrontando oggi relativamente alle misure urgenti per la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza è necessario, a mio avviso, focalizzare un aspetto. Sulla necessità di una proroga dello stato di emergenza la maggioranza spesso ha detto all'opposizione che il nostro comportamento a suo tempo sarebbe stato non previdente e non responsabile perché ci eravamo opposti a una proroga dello stato di emergenza.
Credo che in sede di conversione questo dialogo tra sordi debba essere innanzitutto chiarito, altrimenti ci scambiamo delle accuse senza capire esattamente cosa una parte dice all'altra.
Noi abbiamo contestato a suo tempo la proroga dello stato di emergenza, perché contestavamo il sistema utilizzato, per capirsi quello dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Contestavamo quindi la limitazione delle libertà personali, della libertà economica e della libertà di movimento attraverso strumenti a nostro avviso oltre il limite della costituzionalità.
Del resto, ricordo a questo proposito che l'emergenza è stata dichiarata il 31 gennaio, ma è stata una sorta di emergenza alla velocità di una lumaca, perché poi, quando si è trattato di fare, ci siamo trovati nella situazione di marzo che tutti ricordiamo. Abbiamo quindi un'emergenza a due velocità: un'emergenza molto lenta quando occorre essere previdenti e occuparsi delle cose che devono essere fatte su due direttive (da una lato la riorganizzazione e la strutturazione della sanità, dall'altro, sul fronte economico, i rimborsi o la cassa integrazione) e un'emergenza che diventa una freccia rapidissima quando si tratta di porre in essere provvedimenti che limitano le libertà personali.
Questo è un punto che ci tengo a chiarire per il passaggio al concetto successivo che volevo offrire come contributo all'Assemblea. Credo che oggi noi non siamo più nelle condizioni di definire la pandemia come una situazione di fronte alla quale il nostro ordinamento è colto di sorpresa. Ritengo che ormai non siamo più nell'ambito di una situazione straordinaria, per cui servono rimedi straordinari. Dobbiamo essere consapevoli di questo, in una situazione che è ordinaria, perché non siamo più colti di sorpresa. Se ciò è vero, comporta naturalmente una serie di conseguenze da un punto di vista legislativo. Se questa diventa - come io credo - una situazione di cui bisogna avere il coraggio di prendere atto, sapendo che si tratta di gestione ordinaria (magari oggi con la norma sull'emergenza, domani con il recovery plan, poi con la manovra di bilancio), il dialogo tra la maggioranza e l'opposizione deve essere sicuramente improntato a un comportamento leale. È un comportamento che dobbiamo rinvenire nei prossimi atti che ci aspettano - penso al disegno di legge di bilancio, penso ai decreti ristori (il primo e il secondo e sembra che sia in arrivo anche un terzo) - avendo però la consapevolezza cui ho fatto riferimento prima, ossia che non possiamo più definire la situazione come emergenziale. È una situazione che ha ormai le caratteristiche della ordinarietà e come tale dobbiamo affrontarla e risolverla.
I miei colleghi, da quelli della Lega a quelli di Forza Italia, hanno detto che una disponibilità c'è e non va sprecata; soprattutto ci deve essere una capacità reciproca di ascolto. Concludo l'intervento con il richiamo che ho fatto all'inizio: è a mio avviso inutile dire oggi che il centrodestra non ha voluto riconoscere lo stato di emergenza, in quanto ciò che noi non riconoscevamo era l'utilizzo dei DPCM per la limitazione della libertà personale. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Sottosegretario, questo è un decreto copia-incolla, forse accettabile all'inizio dell'epidemia, ma sicuramente non dopo dieci mesi. State inseguendo il virus e non avete alcuna idea di come prevenirlo, è evidente. (Applausi). Speravate in un colpo di fortuna, dopo aver dormito tutta l'estate. Qualcuno ha anche scritto un libro. Vergognatevi. (Applausi). Gli italiani vivono un incubo quotidiano e non avete piani per la seconda ondata, perché se fossero esistiti non saremmo ridotti così. La Lega ve lo chiede da mesi e avete pure la faccia tosta di dire che le minoranze non collaborano. Eravate in vacanza, vero? (Applausi). Ci avevate assicurato che i nostri ragazzi sarebbero tornati a scuola con una didattica in presenza e non avete adeguato minimamente i trasporti. Il risultato è che i ragazzi delle superiori sono a casa ad attendere lezioni che spesso non iniziano neppure. State sacrificando il futuro di milioni di studenti. I giovani tra gli undici e i ventuno anni registrano un aumento di disturbi d'ansia e degli stati depressivi, lo sapete, vero? Sono milioni di persone. Non vi siete curati di formare gli insegnanti per lo svolgimento della didattica a distanza. Sarebbe stato il minimo, e invece nemmeno quello. La scuola è allo sbando totale e il Ministro è ancora lì come tutti voi. (Applausi). Date il bonus monopattino e le vacanze a spese degli albergatori e non garantite agli studenti la connessione e gli strumenti per la didattica a distanza. Gli appalti sono in ritardo da mesi perfino per garantire le connessioni Internet: sembra il Terzo mondo. Prevedete, però, che il personale ATA possa assicurare le proprie prestazioni con modalità di lavoro agile. Ce lo dite cosa fa un dipendente ATA in lavoro agile? Vergognatevi, va? E poi c'è Arcuri, in ritardo anche sul piano di riorganizzazione della rete ospedaliera. Il bando è del 2 ottobre, cosa ha fatto Arcuri durante l'estate? L'onnisciente - e parlo sempre di Arcuri - con la sua faccia di cera colleziona fallimenti ma non si tocca, esattamente come voi, incollati alle vostre poltrone, pavoneggiandovi di aver vinto alcuni ballottaggi quando in 15 Regioni su 20 governa il centrodestra. (Applausi).
Avete colorato l'Italia di rosso, arancione e giallo, ignorando che alcune Regioni inviano i dati in ritardo. Servono trasparenza, informazioni certe, comunicate in modo corretto e univoco: gli italiani meritano la verità.
Durante l'estate andavano almeno velocizzate le procedure per i tamponi molecolari, invece dopo quasi un anno ci sono code interminabili anche solo per quelli rapidi e intanto la gente si contagia, intanto il virus circola, come gli immigrati che continuate a far entrare. (Applausi). Tranne i confini, voi chiudete tutto, senza nemmeno buonsenso. I nostri imprenditori sono disperati e sono loro a tenere in piedi il Paese. State portando alla rovina l'Italia perché non sapete che cosa vuol dire lavorare. Il ministro Speranza e il Presidente del Consiglio dicono di resistere, che il vaccino arriverà prima in autunno, poi alla fine dell'anno, poi sarà in primavera e poi vedremo. Non dovete illudere gli italiani che il vaccino arriverà, perché non dipende da voi e non siete nemmeno in grado di garantire sull'efficacia di ciò che arriverà. È sicuramente ottima la notizia che proviene dell'America sul vaccino, ma passeranno mesi. Voi avete un altro compito: garantire che il Sistema sanitario salvi più vite possibile. Questo dovete fare invece di giocare con i banchi a rotelle e con la pazienza degli italiani, distruggendo la nostra economia. È urgente una strategia multidisciplinare che permetta alle persone di convivere con il virus e, contemporaneamente, agli imprenditori, agli artigiani, alle partite IVA che hanno rispettato protocolli e linee guida di lavorare. (Applausi).
Giocate con le poltrone in aree dove regna la malagestione della sanità e costringete le persone che lavorano sul serio ad adeguamenti inutili. Servono efficaci dispositivi sicurezza per i medici, come serve subito personale medico e sanitario competente e formato. È passato quasi un anno, vi siete dimenticati i tumori, le malattie cardiovascolari, i trapianti, le malattie rare e molte altre. Siamo alle porte di un'ondata disastrosa per la sanità rappresentata da tutto ciò che non è Covid e lo vedremo nei prossimi mesi, ben oltre ogni scenario peggiore. Tutto ciò avviene perché siamo governati da incapaci. Quando si governa, soprattutto in situazioni complesse come questa, bisogna essere umili, senza pavoneggiarsi in televisione o scrivendo libri piuttosto che pensare all'interesse degli italiani, che sono certa vi manderanno a casa molto presto! E pagherete anche il conto! Ci penseremo noi della Lega assieme a tutto il Centrodestra a ricordarvelo (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marti. Ne ha facoltà.
MARTI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi senatori, il decreto-legge che oggi discutiamo in Aula non è altro che una specificazione dei decreti-legge emanati in precedenza da questo Governo: mi riferisco in particolar modo ai decreti-legge nn. 19, 33 e 83 del 2020, pubblicati rispettivamente nei mesi di marzo, maggio e luglio. Da ciò si evince in modo chiaro come questo Governo non abbia assolutamente una visione d'insieme, una prospettiva chiara su come affrontare questa grave emergenza. Oggi cercate di correre ai ripari con questo ennesimo provvedimento, ma senza che lo stesso rispecchi minimamente le reali esigenze produttive del sistema Paese.
Vorrei esaminare con voi alcuni articoli dello stesso che hanno a che fare con le attività produttive. Ad esempio, l'articolo 1, comma 1, lettera b) introduce l'obbligo di avere sempre con sé i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, con la possibilità di prevederne l'obbligatorietà dell'utilizzo nei luoghi al chiuso e in tutti quelli all'aperto; per i luoghi delle attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché di consumo di cibi e bevande resta invece ferma l'applicazione dei protocolli e linee guida anticontagio. Questi stessi protocolli e linee guida, signor Presidente, sono stati seguiti dai nostri imprenditori, dai nostri artigiani e anche dai nostri ristoratori; nei mesi scorsi, per adeguarsi a questi protocolli e linee guida, i nostri imprenditori e i nostri artigiani hanno speso tanti soldi che questo Governo non ha ancora rimborsato (Applausi).
Ai sensi dell'articolo 2, lettera a), le Regioni hanno la facoltà di introdurre misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica in deroga a quelle contenute nei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Tale facoltà è esercitabile solo se si tratti di misure più restrittive, salvo sia altrimenti risposto dai medesimi decreti. Infatti, l'articolo 1, comma 3, lettera a), proroga dal 15 ottobre al 31 dicembre 2020 i termini previsti dalle disposizioni legislative del decreto-legge n. 83 del 2020; si consente, pertanto, fino al 31 dicembre 2020 l'adozione delle misure straordinarie adottate dal cosiddetto decreto cura Italia per la produzione, in deroga alle vigenti disposizioni, di mascherine chirurgiche e di dispositivi di protezione individuale. Vorrei ricordare che questa misura è stata richiesta dei nostri governatori di centrodestra per far fronte alla situazione emergenziale venutasi a creare già a marzo scorso a causa della grave carenza dei dispositivi di protezione individuale. Questo intervento ha consentito banalmente ad alcune aziende di riconvertirsi e di sopravvivere, ma purtroppo tutto questo non basta e non è sufficiente.
La Lega ha legittime preoccupazioni per la tenuta del tessuto economico delle nostre comunità, oltre che di quello sanitario, e sappiamo che tra meno di quindici, venti giorni con molta probabilità potremmo trovarci, senza creare allarmismi, ad avere 15 su 21 Regioni al collasso per quanto riguarda le terapie intensive, come sa chi vive le realtà anche a basso contagio, non altissimo.
Tali patemi sono avallati dall'evidenza della totale insufficienza delle misure adottate. È innegabile che questi interventi siano del tutto inadeguati e penalizzino irreversibilmente la capacità programmatica degli imprenditori, ormai costretti a navigare a vista.
Si deve fare molto di più. Trovo inaccettabile, per esempio, signor Presidente, che le rate dei piani di dilazione della rottamazione-ter a saldo e stralcio con scadenza nel 2020 (misura voluta con forza dalla Lega quando era al Governo), debbano essere pagate entro il 10 dicembre: è una cosa vergognosa! (Applausi). Infatti il mancato pagamento entro il 10 dicembre comporterà la decadenza della definizione agevolata, con un ulteriore schiaffo alla dignità di milioni di partite IVA, che vedrebbero vanificati tutti gli sforzi fin qui messi in campo.
Una proposta chiara potrebbe essere quella di posticipare tale scadenza; lo abbiamo ripetuto e lo ripetiamo sempre. È opportuno, data la gravità della situazione, dilazionare all'anno 2022 il debito accumulato fino a oggi e che si accumulerà fino al 10 dicembre. La maggior parte delle PMI è in difficoltà; le aziende sono al collasso, vi è un'evidente contrazione dei consumi, c'è la paura del futuro, lo scenario che ci aspetta è davvero indefinito, e voi lo sapete. Saranno tante le aziende che, a causa di questo attendismo, a causa della vostra incapacità di costruire alternative credibili e di abbattere un'asfissiante burocrazia, saranno costrette a chiudere i battenti, o, peggio ancora, si vedranno costrette a cadere nella rete della criminalità organizzata. Tutti i giorni i prefetti e le autorità dei nostri territori parlano di questo, nelle nostre comunità del Sud, ma anche del Nord e del Centro. (Applausi).
Il Governo italiano non può permettere l'abominio che si sta verificando. L'Esecutivo sta spendendo milioni di euro, sì, è vero, per accogliere migliaia di finti profughi. Perché non usa gli aiuti per le imprese, per gli artigiani, per i commercianti, per gli italiani? (Applausi).
Alle imprese vanno dati aiuti concreti e certezze sul futuro, e non solo semplici ristori di cui leggiamo giornalmente. Lo dobbiamo ai tanti che credono nella libertà di iniziativa economica e che hanno investito la loro vita nella propria attività. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Croatti. Ne ha facoltà.
CROATTI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, da quando, il 7 ottobre, il Governo ha approvato il presente decreto-legge, è passato solo un mese, e per l'andamento dell'epidemia è un tempo lunghissimo: i contagi sono drammaticamente aumentati, i posti letto in terapia intensiva si sono riempiti a dismisura. Il Governo è dovuto intervenire con un nuovo DPCM, nel quale ha sancito una misura molto importante, ovvero che la mascherina debba essere utilizzata sempre, anche all'aperto, ed è un dispositivo fondamentale. Si tratta di uno fra i principi più importanti che abbiamo previsto, insieme al distanziamento sociale.
È proprio la mascherina il punto di partenza di un ragionamento che in quest'Aula è stato ridicolizzato da tempo, da tantissimi esponenti politici, arrivando addirittura - anche all'interno di questa Camera - al negazionismo del coronavirus. Questo è assolutamente inaccettabile.
Io sono stato contagiato, ho avuto il coronavirus e posso dire che non è un'influenza, non c'è da scherzare, non c'è niente da negare: è una malattia da prendere seriamente e da affrontare in maniera concreta. Mi sono allontanato dalla mia famiglia e sono stato assistito e guarito dal reparto ospedaliero, ma per 42.330 persone non è stato così, loro non ce l'hanno fatta, ed erano i nostri genitori, i nostri amici, familiari, i nostri nonni, i nostri colleghi di lavoro. (Applausi).
Dobbiamo dirlo a tutti quanti: la mascherina va portata sempre. Questo dice il decreto-legge, e dice anche un'altra cosa molto importante, ovvero che le Regioni non potranno più utilizzare misure meno stringenti di quelle governative, perché c'è bisogno di un raccordo, c'è bisogno di remare tutti nella stessa direzione, che è quella di tutelare la salute pubblica. (Applausi).
Io sono romagnolo, ho avuto la fortuna di trovarmi in una Regione, l'Emilia-Romagna, appunto, che ha reagito meglio di tante altre Regioni. Sono stato fortunato, non ho avuto bisogno di essere ricoverato perché nella mia Regione c'era la possibilità di scegliere di trascorrere l'isolamento in una struttura dedicata, scongiurando così il rischio di contagiare i miei figli e i miei cari.
Ora, però, trovo assurdo che ciò che è capitato a me, ma magari sarebbe potuto succedere ad un mio familiare o ad un mio amico, in un'altra Regione sarebbe stato gestito diversamente perché questo principio non esiste o non c'è. Purtroppo la regionalizzazione della sanità, con la riforma del Titolo V della Costituzione ha miseramente fallito in tante, troppe Regioni. (Applausi).
In Senato, la nostra presidente Paola Taverna ha presentato un disegno di legge in materia. Quando tutto questo sarà finito dovremo riflettere su come cambiare e organizzare meglio la sanità. Dovremo riflettere su quei modelli che hanno preferito dare soldi pubblici ai privati e che, anche in questa emergenza, non sono stati in grado di dare delle risposte. (Applausi).
Dovremmo riflettere seriamente sui costi esorbitanti dei servizi che sono sotto una soglia accettabile, dove nemmeno i LEA vengono garantiti. Dovremmo riflettere, sì, perché è il caso di farlo. Adesso, però, è il momento di agire, quindi, per esempio, quando ascolto le lamentele che si sentono in televisione o le dichiarazioni dei Presidenti delle Regioni che continuano a scaricare le proprie responsabilità, mi viene il dubbio che non sia chiaro il problema che stiamo affrontando. (Applausi).
Stiamo combattendo insieme contro un virus perché si è scatenata un'epidemia. Non solo noi, tutto il mondo sta lavorando in questa direzione. E noi dobbiamo sentire continuamente discussioni sulle zone rosse o arancioni, anziché porre rimedio alle disfunzioni che stiamo trovando sui territori.
Quello che voglio dire in Aula quest'oggi è che non dobbiamo abbassare la guardia, il che non significa solo continuare a dire a chi è fuori che deve mettere le mascherine e che deve distanziarsi. Significa - e mi rivolgo a quei governatori che ancora non lo hanno fatto - aumentare i posti in terapia intensiva, se non è stato fatto questa estate. (Applausi). Significa potenziare, o in qualche caso ancora addirittura creare, le USCA per assistere i pazienti Covid a casa. Significa assumere medici e infermieri, scorrere le graduatorie regionali e fare tutto ciò che...
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Croatti.
Senatore Perosino, prima di tutto indossi la mascherina, in secondo luogo, ci sono stati interventi energici da ogni parte dell'emiciclo. (Commenti). Ho capito, ma lei è iscritto a parlare e avrà il suo momento di protagonismo parlamentare.
Prego, senatore Croatti.
CROATTI (M5S). La situazione è difficile. Questo Governo c'è. Abbiamo appena approvato due decreti ristori e sono già partiti 210.000 bonifici per un miliardo di euro volti a sostenere le imprese in difficoltà. Serve collaborazione, non lamentele se, sulla base di ventuno parametri stilati ad aprile che vengono analizzati da una cabina di regia in cui sono presenti anche le Regioni, la propria Regione è collocata in zona rossa o in zona arancione.
In conclusione, Presidente, rivolgo un appello a chi è fuori da quest'Aula. Raccolgo un tema che cita sempre la mia collega Guidolin: per contrastare questa seconda ondata di coronavirus, è necessario stringere un patto generazionale. Chiedo a chi è più giovane, più forte e più in forma di dimostrare quanto vale tutelando i genitori e i nostri nonni che sono le radici, i custodi delle nostre vite, della memoria, delle origini e del nostro passato. (Applausi).
Abbiamo una grande occasione in questo momento. Possiamo finalmente ribellarci all'individualismo e dare invece spazio alla collettività. Ricordiamoci quel senso di comunità a cui apparteniamo. Nella sua tragedia, la pandemia del coronavirus ci impone di pensare e di ragionare attraverso un principio che spesso dimentichiamo: i grandi problemi si affrontano insieme, collettivamente. (Applausi).
AIROLA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIROLA (M5S). Signor Presidente, volevo solo segnalare che il Presidente della Commissione di vigilanza RAI ha chiamato in audizione il ministro Gualtieri, quindi si tratta di una audizione importante.
Ritengo anche - l'ho sempre creduto ogni volta che è accaduto - che sia importante partecipare ai lavori di Assemblea e, infatti, sono qua. Trovo che queste sovrapposizioni siano inopportune perché non permettono di ascoltare e confrontarsi, anche se l'Aula è semivuota, ma ciò non importa. Io ci sono.
Io ora dovrò assentarmi per recarmi in Commissione perché l'audizione è importante, però prego la Presidenza di gestire diversamente la situazione la prossima volta, anche con il presidente Barachini.
PRESIDENTE. Senatore Airola, ho recepito. Normalmente c'è sempre molta attenzione. Chiaramente sono giornate particolari. In ogni caso, la Presidenza ne prende atto e se ne farà sicuramente carico.
È iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà.
RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, sottoscrivo il contenuto dell'intervento del senatore Airola, che però se ne va invece di ascoltarmi e credo sia corretta la non sovrapposizione delle sedi.
Signor Presidente, Governo, colleghi, inizio ribattendo a quanto detto dal collega Croatti, che stimo, relativamente all'implementazione dei posti letto di terapia intensiva. Ricordo - non credo di essere l'unico a farlo - che a Bergamo, nella Regione Lombardia, si è fatto un ospedale da campo con 200 posti di terapia intensiva con soldi privati e che è stato aspramente criticato. Almeno su questo la Lombardia credo abbia poco da farsi insegnare.
Signor Presidente, è evidente che il Governo rispetto a questa seconda ondata del Covid sia fortemente in ritardo perché sono passati mesi dalla prima ondata. Era evidente cosa sarebbe potuto accadere: tutti lo avevano detto e ricordato, ma siamo arrivati a una situazione in cui la confusione regna sovrana.
Vorrei anche divagare rispetto all'argomento di oggi perché i miei colleghi di Gruppo che mi hanno preceduto sono stati molto più esaustivi e, quindi, vorrei fare un ragionamento di carattere più generale focalizzato sulle task force e sui ritardi del presidente Conte. A volte si invocano le elezioni anticipate e si dice al Governo di andare a casa, ma a mio avviso il vero problema è l'avvocato del popolo Giuseppe Conte. (Applausi). Non ci sono altri responsabili da questo punto di vista.
A lui vanno oneri e onori. Del resto, quando si definiva uomo al comando e quando faceva i DPCM durante la prima ondata, aveva il 60 per cento dei consensi ed era molto orgoglioso di essere l'unico comandante in capo. Oggi, invece, probabilmente cerca quella sponda che gli è sempre stata richiesta e non ha mai dato. Oggi la cerca e probabilmente fa un bagno di umiltà forse un tantino tardivo.
È evidente, colleghi, della maggioranza che il vostro ritardo ci riporta al lockdown nazionale. Qualcuno pensa davvero che questo non sia ciò che accadrà tra dieci giorni? Inoltre, i pochi seduti in quest'Aula alzino la mano se pensano davvero che la Campania sia una Regione gialla. Alzate la mano! Vedo che non la alza nessuno. (Applausi). Probabilmente anche voi prendete atto del fatto che la Campania non è gialla. C'è un conflitto interno alla maggioranza e al Partito Democratico e, soprattutto, c'è un Presidente di Regione forte che per le sue cose vi mette in difficoltà.
Avete fatto l'ennesimo DPCM e, probabilmente alla luce dei sondaggi sull'avvocato del popolo - che prima se ne va, meglio è - immediatamente avete fatto il decreto ristori: da una parte dicevate agli italiani cosa fare chiudendoli nelle zone rosse per i vostri ritardi e, dall'altra parte, gli davate dei soldi. Ma attenzione però, perché quando avete fatto il primo decreto ristori vi siete dimenticati di una riga di persone, di attività economiche con codice Ateco, di aziende, di partite IVA e, allora, avete dovuto fare il decreto ristori-bis. Adesso, secondo un'ulteriore notizia, ma che spero sia una fake news, ci sarà il ristori 3. Siamo alla barzelletta.
La programmazione di un Governo che si possa definire tale dovrebbe prevedere anche situazioni pandemiche perché - ricordiamolo - non è la pandemia di febbraio, ma di adesso. Avreste dovuto avere, quindi, almeno la capacità di fare esperienza su quanto fatto. Siete arrivati in ritardo anche su quello e, quindi, siete in ritardo su tutto. Oggi però avete la possibilità di farle queste cose.
Mi raccomando, non dimenticate l'industria manifatturiera, perché dovreste sapere che loro hanno avuto la capacità di riorganizzarsi e di mettere il personale in condizione di essere distanziato. Se bloccate anche quel tipo di filiera, se bloccate anche quel comparto, fate lo stesso danno che ha fatto il ministro Franceschini con il turismo, il quale non ha fatto niente, perché non c'è un provvedimento su questo argomento. (Applausi). Ripeto che non è un problema di Governo; è un problema dell'uomo al comando, che non è là e probabilmente non è neanche in Italia, perché non si vede, perché fa le cose però poi le fa male, si confonde da solo in realtà.
Chiudo, perché probabilmente sono arrivato alla scadenza, e ringrazio il Presidente per avermi dato la possibilità di sforare un momento. Concludo dicendo che voi siete una maggioranza nata per caso, che per caso sta governando e che probabilmente adesso vede i draghi. (Applausi).
PRESIDENTE. Ricordo che i problemi di microfono sono dovuti semplicemente al fatto che alcuni microfoni sono stati disattivati per consentire di intervenire dalle tribune. Quindi, nel caso, diamo qualche momento di sincronia e di assestamento.
È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.
PEROSINO (FIBP-UDC). Signor Presidente, Governo, colleghi, l'altra sera, il 9, ho festeggiato l'anniversario della caduta del Muro di Berlino (sobriamente, soltanto con i conviventi). Ha lasciato tanti orfani questo fatto. Ho usato una bottiglia di Roero, una bottiglia di vino bianco che mi aveva consegnato il collega Ferro, e un tartufo (noi possiamo). Poi ho fatto un po' di zapping televisivo e ho assistito alle divisioni tra virologi. Tutto questo mi ha un po' confortato e mi ha fatto rivalutare la politica, perlomeno in parte, se fa il suo dovere. Io penso che veramente faccia il suo dovere con la proroga dello stato di emergenza. Sommessamente dico che il Presidente della Repubblica dovrebbe comparire in televisione e appellarsi agli italiani, affinché siano pazienti, rispettosi, educati (lo sono) e abbiano senso civico. Dopodiché è necessario che contestualmente il Governo prenda delle decisioni.
A mio avviso la situazione è veramente grave. Ho sentito le persone di buon senso, anche in questa Aula, di tutti i partiti, le persone che frequento; è meglio continuare ad agonizzare con queste decisioni che vanno tra il rosso, l'arancione e il giallo oppure prendere la decisione di chiudere tutto, ieri, l'altro ieri, una settimana fa, come si è fatto in primavera per interrompere il passaggio del virus e il contagio e per dare sollievo agli ospedali?
Ho provato a sentire, come capiterà a tutti voi, i direttori delle ASL, i primari, ma anche gli infermieri, per capire qual è la reale situazione degli ospedali rispetto a quello che compare sovente sui social a cura, ad opera e a danno della collettività dei negazionisti. La situazione è seria, grave, emergenziale per davvero; troppi assembramenti. Le scuole le difendiamo tutte le volte che è possibile, ma sono un vettore terribile. Per quanto riguarda i trasporti, sappiamo quello che è stato fatto e quello che non è stato fatto; lo stesso per quanto riguarda i luoghi di lavoro. Sento le famiglie in cui è presente un positivo che mi dicono: «come faccio a vivere separato dai miei figli, separato dai miei familiari? Non ho gli spazi». E allora c'è un positivo, uno che fa quarantena, uno che è in isolamento fiduciario e uno che è sano, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Chiudere tutto è la soluzione unica, che può portare e porterà senz'altro del danno nell'immediato ai fatturati e al lavoro; ma è meglio quindici giorni che agonizzare per sei mesi. Nessun Governo, cara Sottosegretario, ha mai potuto decidere tanto: 300 miliardi di debito (e non basteranno), la libertà, i DPCM e tutti i dibattiti che abbiamo fatto. Dove pensate di portarci? Avete un piano B (avendo un piano A, forse)? Quando decidete, non decidete soltanto per voi, ma anche per noi, per me, per quelli che la pensano in modo diverso. Allora vi dico: fate attenzione alla promessa di avere un certo numero di vaccini entro Natale, perché per avere i vaccini, a parte ordinarli e pagarli, bisogna avere anche la catena del freddo dall'inizio alla fine.
Vorrei che non capitasse di doverci accorgere che non abbiamo pensato alla catena del freddo, dello stoccaggio e del trasporto per la somministrazione presso gli ospedali o presso i medici.
Buono è l'articolo 6 del decreto, che prevede uno stanziamento ulteriore per la proroga fino al 31 dicembre dell'operazione Strade sicure per un certo numero di unità. Io sarei favorevole a decuplicare veramente quelle unità, distogliendo soldi da altre finalità, da altri bonus che avete deciso, perché avere strade sicure nelle città e nei centri va oltre: è una certezza e una garanzia per il cittadino italiano.
Si parla di collaborazione, che avete offerto e profferto. Certo che il fatto del commissario della sanità della Calabria non promette bene, ma non promette bene neanche la proposta di legge Zan, che è stata approvata alla Camera dei deputati, così come pure la questione dei porti aperti.
Quanto all'economia, per essa è un annus horribilis: come si dice, ormai la frittata è fatta e allora tanto vale. Ci sono e ci saranno delle conseguenze pluriennali. A mio avviso, il PIL non calerà del 9 o dello 10,5 per cento, ma almeno del 15 per cento, perché questi ultimi due mesi dell'anno, buoni soprattutto per la campagna natalizia, saranno di decadenza, di riduzione.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,30)
(Segue PEROSINO). Dovremo approvare scelte importanti in Parlamento e lo faremo qui.
Altri scostamenti non basteranno mai; altro che diminuire le tasse con la riforma fiscale; bisogna finanziare la cassa integrazione, che costa 5 miliardi al mese, ma dobbiamo essere coscienti rispetto ad altre scelte. Il debito aumenterà, l'Europa porrà delle condizionalità terribili sul SURE, di cui non conosciamo le condizioni, sul MES e sul recovery fund che, stando agli atti che ho letto in italiano, a mio avviso non esiste ancora o è diverso da come viene dipinto. Poi bisognerà ripartire.
Chiudo, signor Presidente. Sono convinto, e non sono un menagramo, che siamo in una situazione di guerra, come ha detto un esponente del Governo, e che occorrono leggi speciali, con altre deroghe e altre semplificazioni che vanno annunciate, dibattute e decise qui, sicuramente ascoltando la voce di tutti coloro che siedono in quest'Aula, quindi anche delle opposizioni.
Siamo coscienti, cari rappresentanti del Governo, colleghi, che nulla sarà più come prima: cambieranno le persone e la loro psicologia e cambierà l'economia. Prendiamo atto di questo e forse saremo veramente utili agli italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.
PITTONI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, per quanto riguarda le questioni che interessano la 7a Commissione, nella quale ricopro l'incarico di Vice Presidente, il decreto al nostro esame proroga fino al 31 gennaio 2021 l'efficacia di misure di contenimento, come la possibilità di sospendere le attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado. Medesima proroga è prevista per l'obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, con possibilità di prevederne l'obbligatorietà dell'utilizzo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private, quindi nelle scuole, oltre che all'aperto. Restano esclusi da tale obbligo i bambini di età inferiore ai sei anni e i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l'uso della mascherina, nonché quelli che, per interagire con loro, versino nella stessa incompatibilità.
Quello che davvero mi lascia perplesso - e credo non riguardi solo me - è l'approssimazione con la quale la compagine di Governo, a partire dal ministro dell'istruzione Azzolina, affronta punti delicati della più grave crisi degli ultimi settant'anni.
Come Lega ci eravamo attivati già a marzo per fornire il nostro contributo, con proposte normative che, alla ripresa delle lezioni, avrebbero garantito gli insegnanti e gli spazi necessari per evitare che la scuola diventasse un moltiplicatore del contagio. Lavoro inutile: l'ascolto è stato e continua ad essere zero, senza che si intraveda un minimo di capacità, di coerenza e, soprattutto, di buon senso nelle scelte del Ministro.
Azzolina, evidentemente dopo un'occhiata ai sondaggi, ora prova a presentarsi come paladina della didattica in presenza, ma, nei fatti, l'Italia è il Paese che finora in Europa ha tenuto le scuole chiuse più a lungo. E siamo pure quelli che, per l'inadeguatezza del Ministro dell'istruzione, hanno coinvolto la titolare del Dicastero dei trasporti, per sua stessa ammissione, con tre mesi di ritardo, con il risultato di contribuire all'aggravamento della crisi pandemica e, quindi, al ritorno alla didattica di emergenza, che neanche ci si è preoccupati di potenziare per farla almeno arrivare a tutti, preferendo sprecare risorse nell'acquisto di inutili banchi a rotelle.
Per tempo avevamo spiegato al Ministro quanto fosse importante intervenire sul personale. Con decreto immediatamente esecutivo si sarebbe potuto attivare il nostro maxi piano di stabilizzazione degli insegnanti, per titoli e servizi, per disporre in tempo utile dell'organico necessario al regolare avvio del nuovo anno scolastico. Sconcerta ascoltare il ministro Azzolina parlare, invece, di assunzione degli insegnanti, per titoli e servizi, in modo poco rispettoso della Costituzione.
Ricordo, infatti, che il concorso per soli titoli, conosciuto come doppio canale, è nato nel 1989, con la legge n. 417, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e di Sergio Mattarella, allora Ministro dell'istruzione. Il provvedimento è stato emanato in relazione all'esigenza di provvedere con la dovuta tempestività alla copertura dei posti vacanti con personale di ruolo, in modo da assicurare l'ordinato svolgimento dell'anno scolastico 1989-1990. Aver ignorato tale piano è all'origine dell'attuale difficoltà a reperire personale docente.
Dall'inizio del suo mandato, il Ministro dell'istruzione lavora per imporre concorsi per i quali non ci sono i tempi tecnici e che privilegiano la conoscenza (per semplificare, la memoria) sulla competenza (l'esperienza), contravvenendo all'impegno di una fase transitoria per il superamento del precariato cronico dei docenti, a conferma di una vera e propria guerra intrapresa da Azzolina contro i precari storici. (Applausi). Infatti, un confronto senza adeguati correttivi tra giovani freschi di studi ed ex giovani esperti non rispetta la parità di diritti dei cittadini.
È fondamentale superare tale atteggiamento: persa l'occasione dell'anno scolastico in corso, ora dobbiamo guardare al 2021-2022, quando si potrà riproporre lo stesso meccanismo. Abbiamo messo a punto una proposta normativa senza oneri per la finanza pubblica, intesa a rabberciare, per quanto possibile, dopo lo stravolgimento dei punteggi ad opera del solito Ministro, le nuove graduatorie provinciali per il conferimento delle supplenze, attualmente aggravate, per i tempi impossibili imposti dal Ministero, da una quantità di errori, materiali e non, che ne compromettono la solidità giuridica.
Poiché tali graduatorie serviranno anche per il reclutamento a tempo indeterminato, è opportuno, onde evitare complessi ed estenuanti contenziosi, renderle quanto più aderenti alle situazioni giuridiche soggettive, in ossequio al dettato costituzionale sul necessario buon andamento della pubblica amministrazione. Dopo la sospensione del concorso straordinario per i docenti, che nell'attuale situazione non avrebbe mai dovuto prendere il via, e ora pure gravato da dubbi su possibili irregolarità che ci siamo premurati di segnalare alla Procura della Repubblica, non ci sono i tempi per altre prove concorsuali. Le assunzioni per titoli e servizi diventano, cioè, un percorso obbligato anche per l'anno prossimo, sempre che non si intenda iniziare senza insegnanti pure nell'anno 2021-2022. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà.
PARRINI (PD). Signor Presidente, gentili colleghi, la prima cosa di cui, a mio parere, si dovrebbe parlare quando si discute della pandemia che da così tanto tempo occupa le nostre discussioni dovrebbe essere l'enorme sofferenza che sta producendo nel nostro Paese e in tutto il mondo.
A oggi abbiamo in Italia 28.000 ricoverati nei reparti Covid, 3.000 persone in terapia intensiva in condizioni di salute molto precarie e 600.000 positivi (560.000 dei quali in isolamento domiciliare). I connazionali morti sono 42.000. Nel mondo i contagiati sono 51 milioni, mentre le persone morte quasi 2 milioni.
Questo dramma, per l'arco temporale che sta riguardando e per la diffusione sostanzialmente mondiale che sta avendo, è probabilmente tra i più gravi che il nostro Paese, l'Europa e il mondo stanno vivendo dalla fine dell'ultima guerra mondiale. Dobbiamo averne coscienza, perché un dramma di questo genere esige soprattutto serietà: la esige da tutti e soprattutto da chi rappresenta il popolo nelle istituzioni. E la serietà è fatta anche di rinuncia alle polemiche inutili e agli attacchi gratuiti.
Abbiamo 164 contagi ogni 10.000 abitanti; il Regno Unito ne ha 188, la Francia 274, la Spagna 311, il Portogallo 180, l'Austria 188 e la Svizzera 281: sono tutti Paesi che hanno una situazione peggiore della nostra. Gran parte di questi si sono meritatamente costruiti nel corso di decenni la fama di Stati con una grande efficienza amministrativa, con popolazioni molto disciplinate e con una grande capacità di affrontare adeguatamente le emergenze. Eppure, dal punto di vista del parametro chiave dei contagiati ogni 10.000 abitanti e anche da altri punti di vista, si trovano in una situazione peggiore della nostra. I dati che mi fanno più impressione da questo punto di vista sono quelli di Paesi del Nord Europa, come il Belgio, l'Olanda, la Svizzera e l'Austria. E dovremmo avere consapevolezza quando discutiamo di tale argomento, anche per misurare i toni, perché qualche volta sarebbe meglio una dichiarazione sottotono rispetto a una sopra le righe, e sarebbe meglio la riservatezza della loquacità e dell'ampollosità.
Poco fa ho letto che in Germania, che dal punto di vista del numero di contagiati ogni 10.000 abitanti sta invece in una situazione migliore di quella dell'Italia (ne ha meno della metà), ci sono 300.000 scolari e 30.000 insegnanti in quarantena. Questa informazione mi ha colpito particolarmente, perché l'ho collocata sullo sfondo di alcune cose che ho sentito nel dibattito di quest'oggi, che mi sono apparse un po' ridicole a fronte di un dato come questo.
Si dice che il Governo e la maggioranza non abbiano un piano. Credo che si possa e si debba dire in Parlamento che non si condivide il piano della maggioranza e del Governo, ma non che non ci sia un piano. Noi fin dall'inizio abbiamo adottato un criterio ispirato alla massima prudenza nella gestione dell'emergenza. E abbiamo detto che si sarebbero dovute adottare tutte le restrizioni necessarie. Contemporaneamente abbiamo cercato di stanziare le somme necessarie per alleviare la sofferenza economica delle persone e delle aziende colpite dall'emergenza, e abbiamo fatto questo a più riprese. Il Parlamento sta discutendo nelle Commissioni del decreto ristori; arriverà il decreto ristori bis; sono state date dal senatore Croatti anche alcune notizie sul fatto che per fortuna - deve essere un motivo non di vanto, ma di soddisfazione comune - i pagamenti sono stati molto celeri, in linea con le promesse che il Governo aveva fatto e con gli impegni che aveva preso all'atto dell'approvazione in Consiglio dei ministri del provvedimento e della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Credo che la prudenza sia necessaria. Soprattutto, abbiamo deciso di prendere sempre in grande considerazione quello che ci diceva il comitato tecnico-scientifico.
Non so se le cose che leggo nelle ultime ore sulle agenzie relativamente alla Sardegna siano vere o no, ma non mi pare uno stile di governo adeguato quello che ignora ciò che il comitato tecnico-scientifico della propria Regione dice essere estremamente necessario. E non mi pare poi molto saggio decidere di fare esattamente l'opposto. Le notizie che vengono dalla Sardegna sono davvero preoccupanti. Mi auguro che le persone interessate abbiano elementi per dire che non si sono comportate in un certo modo e che le notizie non hanno fondamento. Se avessero fondamento, sarebbero notizie molto gravi di cui il presidente Solinas sarebbe chiamato a rispondere in maniera estremamente seria.
Penso che sarebbe giusto abbandonare la polemica, davvero poco sensata dal mio punto di vista, sull'estate sprecata. Non mi pare una polemica che possa portarci molto lontano, soprattutto perché la situazione è ovunque quella che vi ho detto. Nel corso di questa estate abbiamo cercato di fare tutto il possibile per migliorare la nostra capacità di resistere alla pandemia sotto diversi punti di vista. Forse non è sufficiente quello che è stato fatto, ma non è stata un'estate sprecata, di passività, di indifferenza, di disattenzione.
Non è disattenzione incrementare gli organici nella sanità di 36.000 unità. Non è disattenzione stanziare centinaia di milioni che hanno permesso di avere cantieri in 12.000 scuole e 40.000 nuove aule alla partenza dell'anno scolastico. Non è disattenzione aver raddoppiato i posti di terapia intensiva nel nostro Paese. Pensate oggi in che situazione saremmo se il raddoppio dei posti in terapia intensiva nei mesi scorsi non fosse avvenuto.
Credo che non sia stata un'estate sprecata quella in cui ci si è messi in grado sostanzialmente di decuplicare la capacità di screening: eravamo un Paese in cui si si elaboravano 26.000 tamponi al giorno nel mese di marzo, mentre oggi siamo in grado di effettuarne 230.000. Non dico che non c'è più niente da fare e che va bene così; anzi, tutti siamo pieni di limiti e siamo insufficienti rispetto ai doveri del momento. Non penso però che, in una discussione onesta, ci convenga distorcere la realtà e dire che alle spalle abbiamo mesi di ozio, di indifferenza e inattività degli organi di Governo (Applausi), perché non ha senso e perché - ve lo assicuro - non avviene in alcun altro Paese europeo, che è in condizioni simili o peggiori delle nostre. In Francia, l'ultimo provvedimento sull'emergenza è stato approvato dall'Assemblea nazionale praticamente all'unanimità. Invito a leggere i giornali dei Paesi europei, alcuni dei quali sono ogni giorno sui tavoli del Senato. Non c'è in nessun altro Paese una polemica del livello di quella italiana. Questa mattina abbiamo sentito inviti al Governo ad andarsene a casa e muovergli accuse di incapacità. Sono tutte polemiche che stanno nella stessa fascia qualitativa della dichiarazione della europarlamentare Donato sui vaccini: una fascia qualitativa della miseria intellettuale. (Applausi).
Credo che non si debba scendere sotto questo livello e occorra, anzi, fare delle considerazioni sistemiche a proposito di come possiamo rafforzare la leale collaborazione tra istituzioni. Penso che una discussione sulla costituzionalizzazione della Conferenza Stato-Regioni e, contemporaneamente, sull'introduzione nel nostro ordinamento di una clausola di supremazia sia inevitabile, da fare unitariamente. Parlare di assetti istituzionali significa capire come possiamo valorizzare meglio la centralità del Parlamento e le sue prerogative in uno stato di emergenza dichiarata, sapendo che per farlo ci dobbiamo dotare di strumenti ad hoc adeguati, frutto di una larga condivisione. Le espressioni di buona volontà politica sono utili, anche necessarie e certamente ci permettono di lavorare meglio, ma non sono sufficienti a dare al Parlamento quel protagonismo che, in una condizione come l'attuale, certamente occorre. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Siclari. Ne ha facoltà.
SICLARI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, membri del Governo, nel discutere il disegno di legge n. 1970, di conversione del decreto-legge n. 125, recante misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19, non posso da senatore della Repubblica, che ha a cuore la Costituzione e crede nell'Italia unita, non iniziare il mio intervento parlando del territorio più debole della nostra Nazione, che è quello più a rischio oggi di fronte all'emergenza Covid. Mi riferisco alla Calabria, Regione che sembra orfana di Stato, figlia di nessuno, al centro dello scandalo nazionale del fallimento della gestione della salute da parte del Governo per il tramite del suo commissario.
Colleghi, quanto è emerso in questi giorni è la prova inconfutabile che esistono l'Italia e la Calabria, gli italiani e i calabresi, e che quelli che in Italia vengono definiti i diritti in Calabria diventano concessioni.
Era il 5 giugno del 2018, oltre due anni fa, quando sono intervenuto in quest'Aula per portare a conoscenza il Governo di quanto di grave stava accadendo in Calabria con il commissariamento. Avevo chiesto di azzerare il debito pubblico e di mettere la parola fine a un commissariamento che dura da dodici anni. Avevo denunciato le inefficienze del commissario; la mancanza del personale sanitario; ascensori guasti negli ospedali che obbligavano i direttori sanitari a chiudere i reparti; la mancanza di assistenza a causa degli ospedali rotti e, ancora, il numero di posti letto ridotto di anno in anno. Dopo qualche mese ho organizzato a piazza Montecitorio per queste ragioni, per chiedere la fine del commissariamento, per la prima volta nella storia della nostra Regione, la Calabria, la prima manifestazione per il diritto alla salute. Hanno partecipato 500 calabresi per chiedere al Governo di essere ascoltati e il Governo ha risposto rinnovando il commissariamento con il cosiddetto decreto Calabria, che oggi si è dimostrato più che fallimentare nella gestione dell'emergenza che avevamo allora, creando con Cotticelli un'emergenza nell'emergenza.
Non avete voluto ascoltarci due anni fa, e allora abbiamo iniziato a lavorare portando qui le nostre proposte. Il 14 settembre 2018, sempre due anni fa, avevo chiesto di potenziare il sistema del pronto soccorso, la medicina territoriale e quella generale e oggi, dopo due anni, avete finalmente pensato di istituire le unità speciali di continuità assistenziale (USCA). Tuttavia, rappresentanti del Governo, esse non funzionano: mancano ancora i medici e gli operatori sanitari, della cui mancanza in Italia, in Calabria e in tutte le Regioni, lamentavano due anni fa. Oggi, con l'aggravamento della situazione e con il Covid-19, abbiamo 400.000 persone a casa che non vengono assistite, che non hanno nessuno che possa andare a fargli iniezioni intramuscolo di cortisone o semplicemente una flebo, visto che molti di loro sono anziani e non riescono nemmeno più a nutrirsi.
Il 14 maggio 2019, più di un anno fa, abbiamo presentato una serie di emendamenti al cosiddetto decreto Calabria per migliorare l'assistenza, chiedendo di aumentare le prestazioni sanitarie in deroga a budget, di istituire presidi ospedalieri in strutture private e di aumentare il numero dei medici. Niente di tutto questo: avete risposto zero, niente. Oggi, dopo due anni, state inserendo tali provvedimenti nel vostro decreto-legge, a emergenza ormai avviata.
Ora però, dopo che quello che dico da più di due anni è sotto gli occhi di tutti, ossia che la polvere del fallimento dei commissari che lo Stato aveva nascosto sotto al tappeto esce da tutte le parti, potrei reclamare la ragione e dire al Governo che ha perso tempo a non seguire quello che dicevo, a non applicare in tempo utile quanto necessario per non cadere in emergenza.
Aggiungo che potrà dire perché l'avete fatto. Colleghi, dopo lo scandalo televisivo e le dichiarazioni di Cotticelli, adesso il quadro è più chiaro: dovete assumervi le vostre responsabilità di Governo, perché il commissario è nominato dal Governo. Come è possibile che non sapevate dell'emergenza nell'emergenza creatasi dieci giorni fa? Avete riconfermato quel commissario, che poi siete stati costretti a sostituire per le sue dichiarazioni e per l'attività fallimentare del piano Covid in Calabria. Questa è la situazione nella quale oggi vivono i cittadini di una parte del nostro Paese.
Pensate che Cotticelli aveva chiesto, a maggio, al Ministro di sapere chi doveva fare il piano Covid e il Ministero della salute ha risposto il 27 ottobre, pochi giorni fa. E non si dice che va bene, perché è gravissimo. Oggi abbiamo chiuso tutti i reparti - collega - per dare spazio ai malati di Covid e non riusciamo a curare chi sta male.
E non è colpa dei calabresi, perché è da dodici anni che ci sono i commissari messi dal Governo. (Commenti).
PRESIDENTE. Senatore Santangelo!
SICLARI (FIBP-UDC). Venga a fare un giro con noi nei nostri ospedali. Anzi, si venga da noi a curare, l'accompagno io. Vediamo quando riuscirà a trovare posto nei nostri reparti.
Lo Stato ha l'obbligo morale di risarcire quelle famiglie. (Commenti).
PRESIDENTE. Senatore, ascolti.
SICLARI (FIBP-UDC). È da dodici anni che non ricevono assistenza. Lo Stato deve risarcire le famiglie.
Oggi avete decretato la zona rossa, perché mancano i 20 indicatori che ci permettono di comprendere l'efficacia del servizio sanitario regionale. Ma mancano perché le strutture sono deficitarie; mancano perché negli ultimi dodici anni nessuno ha pensato a rafforzare l'attività territoriale sanitaria e quella di medicina generale, i pronto soccorso e gli ospedali. Oggi avete decretato la Calabria come zona rossa e ne stanno pagando il prezzo gli imprenditori, i lavoratori, le famiglie. È questo il risultato di un commissariamento che deve essere interrotto subito, azzerando il debito.
Arrivando a noi, mi dispiace aver alzato il tono della voce, collega, ma sono un medico e so cosa succede in Calabria. (Applausi).
Proseguo leggendo. Per senso dello Stato e per il rispetto verso gli italiani dovete prendere atto che abbiamo fallito, che questo Paese ha fallito, perché oggi certificate pubblicamente, con il vostro ritardo nell'inserire i provvedimenti nel decreto-legge, che si poteva fare di più.
Concludo dicendo che, se avessimo attivato il MES a maggio, avendo accolto tutte le proposte che avevamo presentato con gli emendamenti, oggi non avremmo avuto l'attuale situazione e la Calabria non si sarebbe trovata in certe condizioni. Saranno 19 i sindaci che a Roma protesteranno davanti a Palazzo Chigi. Mi auguro che voi della maggioranza e del Governo siate accanto ai sindaci calabresi che, indipendentemente dal colore politico, saranno tutti insieme. Cercate di essere presenti anche voi del Governo. Mettete la parola fine al commissariamento e azzerate il debito, perché non è possibile che in Calabria ancora oggi non vi sia una chirurgia neonatale: l'unica Regione in Europa! Esiste pure in Africa e in Calabria non c'è. I bambini devono prendere l'aereo dell'Aeronautica per andare fuori Regione a curarsi quando rischiano di morire. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.
VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi senatori, il momento è sicuramente difficile e anche il mondo agricolo ne risente. Ho letto la parte del provvedimento in esame relativa all'agricoltura e devo dire che non vedo un grande sforzo da parte della maggioranza nel venire incontro alla grave, gravissima crisi del settore agricolo. Quei pochi, pochissimi aiuti che sono dati come taglio del settore contributivo sono una lieve panacea per cercare di dare un piccolissimo ristoro, ma il problema del settore agricolo è molto rilevante. Gli agricoltori sono in grave difficoltà. Tutto il canale Horeca è fermo (la grande e la piccola distribuzione, bar e ristoranti); non c'è consumo dei nostri prodotti.
Noi del Gruppo Lega in Commissione agricoltura, anche su invito della maggioranza - ho sentito gli interventi fatti prima - cerchiamo di collaborare. Di idee, collega, ne abbiamo date tante al ministro Bellanova, ma abbiamo visto che, a fronte di tante idee, non vi sono state risposte. Pertanto, se la richiesta di collaborazione serve per trovare delle giustificazioni da dare ai TG e nelle discussioni televisive, può andar bene alla maggioranza, ma è chiaro che ai cittadini, soprattutto agli agricoltori e a tutto il mondo della distribuzione, non va bene quando le risposte sono pari a zero. (Applausi).
Così non si può assolutamente andare avanti. Noi di idee ne avevamo date tantissime. Mi viene in mente quella frase di Gigi Proietti, quando diceva: «Se nasci povero te pòi arricchì»; ma, se nasci senza idee, rimani così. (Applausi).
E mi pare proprio che questo Governo sia così: è un Governo nato senza idee, ma è ancora peggiore il fatto che poi le idee, quando noi gliele diamo, non vengono assolutamente ascoltate.
Ci sono due grossissimi problemi del mondo dell'agricoltura, rispetto ai quali si fa - per usare un termine calcistico - melina, e cioè non si vuole intervenire, nonostante la Lega ormai da due anni ripeta che la situazione è grave. Il primo è il problema dei cambiamenti climatici. Dobbiamo appostare risorse sul settore idrogeologico, perché sta avanzando la siccità e stanno aumentando i problemi legati alle bombe d'acqua. (Applausi). Se non investiamo su questo settore, avremo sempre più problemi, ma lo dobbiamo fare subito e non intervenire sempre in emergenza. Ogni volta che succede qualcosa, si va nei programmi televisivi a piangere e a dire che bisogna aiutare le popolazioni colpite. È giusto aiutare le popolazioni colpite - certo - ma è molto più intelligente prevenire facendo le opere e le opere sono già belle che progettate, perché ci sono oltre cinque miliardi di euro di progetti esecutivi che le Regioni, tramite l'ANBI, hanno portato sul tavolo del ministro Bellanova. (Applausi). A fronte di questi cinque miliardi di progetti esecutivi, fino ad oggi non ne è stato finanziato neanche uno. Lo dico qui, a quest'Assemblea: non si venga ancora a piangere - spero non succeda nulla da qua a fine anno in questo Paese - perché sicuramente non potrete dire che non ve l'avevamo detto. (Applausi).
Un altro grosso problema che è giusto ricordare è quello dei cinghiali, degli animali selvatici in agricoltura, e non tanto per i danni che essi procurano - e sono tantissimi, soprattutto nelle zone collinari e non solo al Nord, ma anche sugli Appennini fino in Sicilia, e stanno devastando i raccolti degli agricoltori italiani - quanto per il problema della peste suina. La peste suina è arrivata dall'Ungheria fino in Germania. Cosa stiamo aspettando ad affrontare il problema dei cinghiali nel nostro Paese? Tutti ci auguriamo che la peste suina non arrivi in Italia ma, se arriva, cosa facciamo? Il nostro settore dell'esportazione della carne di maiale, con la peste suina, viene completamente bloccato e a quel punto chi va a dire agli agricoltori che ci avevamo pensato? L'altro giorno il ministro Bellanova, rispondendo a un'interrogazione alla Camera, ha detto che dobbiamo affrontare questo problema. Il Ministro però, prima di rispondere, avrebbe forse dovuto parlare con il ministro dell'ambiente Costa, che assolutamente non vuole risolvere il problema. (Applausi).
Credo che questo Governo debba fare una forte riflessione e mettersi in pace con sé stesso prima di criticare l'opposizione. L'opposizione, soprattutto la Lega, di idee ne ha date tantissime. Se però non le ascoltate, da questa situazione di impasse assolutamente non veniamo fuori. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice D'Angelo. Ne ha facoltà.
D'ANGELO (M5S). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, oggi si discute in Aula della conversione di un decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri più di un mese fa, che contiene alcune misure di contrasto alla pandemia ormai certamente superate dagli eventi e dalle nuove restrizioni che purtroppo è stato indispensabile adottare; il decreto, però, contiene soprattutto quella cornice normativa che, insieme alla dichiarazione dello stato di emergenza, è necessaria all'adozione a valle di numerose misure veloci e di effetto immediato, come sono appunto i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri.
Il decreto contiene, in particolare, una disposizione rivelatasi sempre più importante con il passare dei giorni e con il crescere, purtroppo, del contagio nel nostro Paese. Infatti, all'articolo 1, comma 2, si prevede che le Regioni possano introdurre misure ampliative rispetto a quelle disposte dal Governo, ma solo nei casi e nel rispetto dei criteri previsti dei citati decreti e d'intesa con il Ministero della salute. Infatti, già ad inizio ottobre si riteneva correttamente che, in una fase di recrudescenza dell'infezione da Covid-19, fosse opportuno evitare che le Regioni potessero adottare misure meno restrittive di quelle nazionali, proprio perché sappiamo come purtroppo, nei mesi scorsi, l'agire in ordine sparso da parte di alcuni Presidenti di Regione abbia provocato conseguenze negative, direi veramente molto critiche.
È di poche ore fa - per esempio - la trasmissione di un'inchiesta televisiva che racconta come la regione Sardegna abbia deciso di tenere aperti i locali notturni e le discoteche fino a ferragosto, nonostante l'indirizzo del Governo fosse quello di tenerli chiusi, vista l'impossibilità di garantire il distanziamento necessario a scongiurare focolai. E l'aspetto ancor più grave rivelato in quella trasmissione è che ciò sia avvenuto proprio per assecondare pressioni fatte da chi in quel business aveva interesse. Abbiamo saputo che è intervenuta la magistratura, che comunque farà luce su tutta la vicenda.
Da questa drammatica testimonianza capiamo quanto nessuno si possa permettere di commettere leggerezze in questa fase. Un'incertezza può costare tanto, troppo. Bisogna agire basandosi su dati scientifici, e non su mere valutazioni di fatto.
Anche nell'ultimo DPCM si prevede che le Regioni in zona rossa o arancione possano, solo di concerto con il Ministro, chiedere di allentare le restrizioni in alcune zone con dati epidemiologici migliori. La regionalizzazione della sanità ha dimostrato tutti i suoi limiti e, quando questa emergenza sarà finita, è ovvio che bisognerà ripensarla: andrà seriamente ripensata (Applausi). Non è possibile che diritti costituzionalmente garantiti siano offerti in modo totalmente diverso da Nord a Sud; inoltre, anche tra le stesse Regioni del Nord abbiamo visto differenze gestionali abissali. La gestione dell'emergenza epidemiologica è stata la Caporetto dell'attuale Titolo V della Costituzione e lo dico con grande rammarico, perché da ormai un ventennio sentiamo pompose rivendicazioni sull'autonomia amministrativa, legislativa e persino fiscale, sulle specificità territoriali da valorizzare, sul beneficio del governo di prossimità. Al contrario, abbiamo assistito all'accentuarsi delle disuguaglianze, al proliferare di diversi modelli nello stesso Paese, in alcune Regioni al sacco delle strutture pubbliche a beneficio di quelle private. Infine, queste rivendicazioni sono sempre state condite dal mantra della responsabilizzazione delle amministrazioni regionali. In realtà, la difficile gestione della pandemia ha svelato come siamo di fronte ad un federalismo dell'irresponsabilità e delle convenienze, al federalismo degli errori e invece al centralismo degli oneri (Applausi). E tutto ciò avviene al cospetto di un Governo e di un Presidente del Consiglio che ogni giorno si assumono il peso di decisioni difficili. Alcune Regioni, invece, scappano da ogni responsabilità e alternano rivendicazioni di libertà a richieste di restrizioni che giungono però da Roma. (Commenti). Infatti. Si potrebbe parlare della questione lombarda, ma anche di altre Regioni, perché ovviamente non solo la Lombardia è coinvolta.
Vorrei ribadire in quest'Aula lo sconcerto che molti di noi hanno provato di fronte alle reazioni di alcuni governatori all'ultimo DPCM dell'Esecutivo: abbiamo assistito a polemiche assurde, come se le scelte del Governo avessero come obiettivo penalizzare i territori anziché aiutarli. Abbiamo assistito anche a un puntare il dito ridicolo verso altre Regioni in una guerra dialettica in cui - per esempio - Nello Musumeci, il presidente della Regione Siciliana da cui provengo, si è spinto ad analizzare i dati di altre Regioni invece di preoccuparsi dei suoi e a definire assurda la scelta del Governo nazionale di inserire la Sicilia nella zona arancione. Sono dichiarazioni veramente surreali. Il Presidente della Regione conosce perfettamente l'estrema vulnerabilità della sanità siciliana e conosce bene anche da tempo quali erano i parametri stabiliti dal comitato tecnico-scientifico ai quali si doveva adeguare. Pertanto, il Presidente e il suo assessore avrebbero piuttosto dovuto avere l'onestà di ammettere di fronte ai siciliani i limiti nella gestione del sistema sanitario tra la prima e la seconda fase dell'emergenza sanitaria, perché non sono stati spesi i soldi pur stanziati dal Governo e i risultati si vedono oggi: non sono stati incrementati sufficientemente i posti di terapia intensiva e subintensiva; non è stato potenziato il tracciamento; il numero dei tamponi giornalieri è ancora molto basso, di poco superiore al numero di quelli che si effettuavano ad aprile. Pertanto, anziché nascondersi dietro quelli che potrebbero essere argomenti da campanilismo spicciolo, bisogna assumersi le proprie responsabilità, perché la competenza sanitaria è regionale. Ricordiamolo.
I finanziamenti da parte dello Stato, quindi, ci sono stati, ma purtroppo molte Regioni non sono state in grado di sfruttarli, di spenderli al meglio e, quindi, di adeguare le strutture e organizzare le forze per combattere il virus.
Ci tengo a ricordare in questa sede, inoltre, che le valutazioni vengono fatte sulla base di una cabina di regia dove sono presenti le stesse Regioni con la Conferenza delle Regioni, e che i parametri che sono stati utilizzati dal Ministero per attribuire le zone sono conosciuti da tempo dalle stesse Regioni, che quindi avrebbero avuto tutto il tempo di potersi adeguare.
Viviamo giorni drammatici, in cui tante persone perdono la vita; gli ospedali gestiscono una pressione a tratti insostenibile. Quindi, bisogna veramente mettere da parte le polemiche. Serve quanto mai un fronte comune tra Governo, Parlamento e Regioni, e in questo senso, il decreto-legge all'esame, così come quelli adottati in precedenza e quelli che verranno, sono proprio strumenti atti a permettere che possa esserci una collaborazione istituzionale tra le parti.
In questo momento, l'unico nemico da sconfiggere è il virus; non ci devono essere altri nemici. L'unico obiettivo comune che ci dobbiamo porre è la tutela della salute dei cittadini. Tutti insieme, quindi, dobbiamo andare avanti per perseguire tale obiettivo.
Sono certa che anche questa volta gli italiani sapranno reagire e affrontare questa ulteriore prova. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, i provvedimenti che il Governo ha varato nelle ultime settimane sono di difficile decifrazione anche per i più grandi geni matematici in grado di leggere algoritmi più difficili perfino di quelli che l'Istituto superiore di sanità ci regala ogni settimana per capire di che colore è una Regione o l'altra.
Siamo consapevoli di trovarci in un momento in cui serve tutta la precauzione sanitaria necessaria, ma ci rendiamo conto che quello che manca da tempo a questo Governo è l'assunzione di responsabilità; la stessa che si sono assunti medici, infermieri, operatori sanitari, famiglie, personale scolastico, imprese e commercianti da quando è iniziata la pandemia; un disagio contagioso - lo definirei così per il futuro - che cambia il clima nelle famiglie, nelle comunità e nell'intera società.
Oggi le persone hanno perso fiducia sia nelle misure intraprese sia soprattutto in chi le detta.
Dall'inizio della pandemia non solo è stato trascurato l'impatto della comunicazione sul clima psicosociale e il ruolo delle istituzioni nel favorire cooperazione con autorevolezza e affidabilità, ma anche il diffuso disagio rimane senza risposte. I livelli di rabbia, la comparsa di forme di ribellione e di disgregazione del tessuto sociale che stanno emergendo sono dettati dal fatto che in tutti c'è la consapevolezza che ci sono stati mesi persi. E mi dispiace che non sia ora presente il senatore Parrini, che ha detto che è inutile dire che sono stati persi mesi. No.
Dal rapporto uscito dalla Commissione sanità, nel corso dell'audizione del presidente della fondazione Gimbe - autorevolissima fondazione che si occupa di sanità - è emerso che la cabina di regia, dal 20 luglio al 30 agosto, ha smesso di mandare i rapporti settimanali sull'epidemia del virus.
Senatrice D'Angelo, forse, se in Sardegna ogni settimana ci fosse stata una monitorizzazione della cabina di regia del Governo e si fosse visto che i ragazzi portavano il contagio in famiglia ai più anziani, magari - ripeto, con una monitorizzazione settimanale - certe decisioni si sarebbero prese. Tuttavia, la mancanza del rapporto dal 20 luglio al 30 agosto, che è ripreso dal 31 agosto al 6 settembre, è una realtà dei fatti; è una cosa impossibile da smentire ed è colpa del Governo, perché mi sembra che la cabina di regia sia sotto il controllo del Governo.
Abbiamo assistito al tentativo di svuotare il mare della crisi con il cucchiaino dei bonus - fallimentari - con provvedimenti tampone che tardavano ad arrivare e con il decreto-legge semplificazioni. Si è rimesso mano al codice della strada o per blindare gli 007 in scadenza e per autorizzare le biciclette ad andare contromano. Certo, a metà maggio il Governo ha investito importanti risorse per trasformare i letti di terapia intensiva, messi su alla meglio nell'emergenza, impostazioni con standard di sicurezza e strumentazioni tecnologiche necessarie.
Siamo a novembre e i cantieri non sono ancora aperti in tutta Italia. Le Regioni e il commissario Arcuri si sono rimpallati le responsabilità.
Noi abbiamo un supercommissario con i superpoteri, ma mi sembra che abbia fatto partire le gare d'appalto all'inizio di ottobre. Ma di cosa stiamo parlando? Di assunzione di responsabilità? I lavori richiederanno molto tempo prima di garantire 3.443 letti di terapia intensiva e 4.213 di subintensiva. C'è però un altro problema: mancano almeno 3.000 anestesisti e personale formato e magari in cinque mesi si poteva provvedere anche alla formazione di personale.
Il problema è che la curva dei contagi non attende le gare e la burocrazia. Basta fare due conti in questo Paese per capirlo, e poi mettiamo di mezzo - come sempre - anche le procure. Siamo al ventesimo decreto-legge che va ad aggiungersi ai precedenti e ai successivi già emanati DPCM, e si aggiunga anche la mancata emanazione di almeno il 70 per cento dei decreti attuativi, posto che, su 252 provvedimenti previsti, ne sono stati adottati solo 71. E si parla di responsabilità.
Io credo che sarebbero necessari chiarezza da parte dell'Esecutivo, che ancora non riesce a fornire un dato di certezza nelle statistiche dei contagiati che quotidianamente vengono diffusi, e un maggior livello di leggibilità dei contagiati sui positivi; inoltre, il livello di positività sarebbe fondamentale per definire il grado di rischio reale della popolazione. Non parliamo delle migliaia di italiani chiusi in casa, malati e non considerati dall'assistenza territoriale. Non consideriamo il fatto che ci sono dei pazienti Covid che non hanno la possibilità di stare in casa e mi sembra che sarebbe responsabile, visto che sono stati utilizzati gli hotel per gli immigrati, magari prenderne altri per ospitare i positivi asintomatici. Non parliamo delle migliaia di posti di lavoro, non parliamo delle migliaia di pazienti no-Covid dimenticati. Tutte le associazioni ci dicono questo. Spaventa l'atteggiamento di chi ritiene, con cecità imbarazzante, che la responsabilità sia sempre di qualcun altro e non del Governo.
In ogni caso, in conclusione, vorrei fare un appello: probabilmente arriverà il vaccino. Ora, per non arrivare all'emergenza come accaduto con le mascherine, quando le abbiamo regalate alla Cina e poi mancavano da noi, non sappiamo ancora in che grado saranno le confezioni dei vaccini. Ma sappiamo se per caso devono essere inoculati? Abbiamo gli aghi? Abbiamo le siringhe? Pensiamoci. Soprattutto, i vaccini devono essere mantenuti in un frigorifero a meno 80 gradi. Ora, con tutte le crisi aziendali che abbiamo - Indesit, Zanussi, Whirlpool - il Governo faccia un appello e metta in grado il Paese di produrre frigoriferi. Risolveremmo crisi economica e di lavoro perché i frigoriferi per contenere i vaccini verranno utilizzati non solo dall'Italia ma in tutto il mondo. Quindi cerchiamo, una volta tanto, di fare presto, ma presto è una parola che forse questo Governo non conosce. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ostellari. Ne ha facoltà.
OSTELLARI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, siamo in guerra. Stiamo lottando per salvare l'Italia. Questo non è tempo di polemiche. Ora bisogna lavorare e poi chi ha sbagliato verrà cacciato a calci nel...
Colleghi, scusatemi se per il momento sono costretto ad abbassare il livello del dibattito, ma quelle che ho citato sono parole sfuggite al viceministro Sileri durante una trasmissione televisiva e, per certi versi, sono parole apprezzabili per la franchezza, una franchezza che vorrei avesse anche il Premier e magari qualche esponente qualificato della maggioranza.
Vorrei, inoltre, che, ispirati da quella franchezza, tutti cominciassero rispondere alla seguente domanda: chi ha sbagliato? È evidente, infatti, che qualcuno ha sbagliato. È chiaro a tutti che, per tenere in piedi un Governo di comodo, avete preferito mettere in pericolo il futuro del Paese? Come mai, mentre discutevate di banchi o monopattini, nessuno si chiedeva se avesse senso che gli italiani versassero l'anticipo delle tasse sui redditi del 2021? Se avesse senso far pagare l'IVA su fatture mai saldate? Se avesse senso esigere la Tari da chi non ha prodotto rifiuti perché la sua attività era chiusa o rovesciare i costi dei dispositivi di sicurezza sugli esercenti e poi farli chiudere? (Applausi).
Colleghi, nei giorni scorsi ho incontrato una ragazza che lavorava in un negozio di abbigliamento; sta ancora aspettando la cassa integrazione di maggio e, nel frattempo, a settembre ha chiuso il negozio. Potete immaginare come si senta anche perché non potrà godere di alcuna indennità di disoccupazione. Sapete perché? Aveva il brutto vizio di lavorare tanto e di farlo come prescrive la legge pagando le tasse, e la domenica non andava al parco ma offriva consulenze rilasciando regolare fattura. Sapete cosa mi ha chiesto quella ragazza? Non sussidi, non monopattini, ma a cosa sono serviti i suoi sacrifici. Mi ha chiesto come sono stati impiegati i soldi che negli anni ha versato all'erario. Rispondete voi del Governo? A cosa sono serviti? A pagare i banchi a rotelle?
Cari colleghi, se è vero che siamo in guerra allora dobbiamo combattere e vincere. Le guerre si vincono con la strategia giusta, con le armi adeguate e con i generali migliori (e qui ogni riferimento al caso Calabria è casuale). (Applausi). Forse qualche inadeguato c'è soprattutto tra le fila del Governo e anche qui, come è successo in Calabria, è ora che partano le lettere di licenziamento con disonore. (Applausi). Vada a casa chi ha chiesto agli italiani di spiare i vicini, a casa chi ha umiliato professori e studenti, a casa chi progettava la ciclabile sullo Stretto, mentre i pendolari si contagiavano sugli autobus, a casa chi ha promesso il bazooka e ha estratto la pistola ad acqua. Diciamo basta alle proroghe perché le emergenze non vanno inseguite ma governate. Basta con i DPCM blindati! L'Italia ha bisogno di un Governo serio. Adoperiamo allora la nostra Costituzione e usiamo le armi che garantiscono il rispetto e la libertà di tutti.
Colleghi, il sottosegretario Sileri ha ragione: siamo in guerra, ma se è vero che dobbiamo combattere tutti allora facciamolo, però senza escludere dalle decisioni la minoranza del Parlamento, cosa che avete fatto fino ad oggi. La minoranza nel Parlamento è maggioranza nel Paese. Non bisogna ignorare le richieste degli amministratori locali; non possiamo farlo, ecco dove sbaglia il sottosegretario Sileri utilizzando ancora persone inadeguate: l'epidemia non lo autorizza, la crisi economica non lo permette, l'Italia non lo merita. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, colleghi, siamo qui tra pochi amici per lavorare di comune accordo per il decoro dell'istituzione, basterebbe semplicemente un richiamo a questo.
Colleghi, in molti interventi dei colleghi di maggioranza ho ascoltato la solita manfrina: andiamo tutti di comune accordo, i conti li faremo alla fine. C'è, però, un dettaglio, collega io mi sento molto ben rappresentato dal Governo oggi e quindi parlo molto volentieri con la collega): e il redde rationem è oggi, non la prossima primavera. I dati stanno esplodendoci nelle mani oggi ed è di oggi quanto accade in tutte le strutture ospedaliere del Paese e non solo nel Nord, come successo a marzo. Oggi abbiamo una situazione emergenziale dal punto di vista delle attività economiche, delle attività commerciali e della sostenibilità dell'economia familiare. Oggi abbiamo i nodi al pettine e non li possiamo rinviare a dopo.
E questo benedetto confronto, che voi continuate a sollecitare a beneficio di telecamera, bisogna che vi decidiate una volta per tutte a tradurlo nelle istituzioni. Se voi fate il ristoro 1, il ristoro 2 e adesso ci annunciate il ristoro 3, vi rendete conto che il richiamo alla collaborazione e a lavorare insieme è un puro esercizio di fantasia, anzi, peggio, è una provocazione; e viene da tanti colleghi preso come tale.
Veniamo al merito. Colleghi, nell'ultimo intervento che ho fatto alla presenza del professor Conte sollecitavo un dato e dicevo che, alla fine di questa emergenza, l'Italia avrà circa 200 miliardi di euro in più di debito pubblico. Avremo aggiunto al nostro macigno, a quello zaino che ogni italiano si porta in spalla, altri 200 miliardi di euro, 100 dei quali li abbiamo autorizzati con l'ultimo scostamento. Ieri il ministro D'Incà - che non c'è oggi, ma non ne avvertiamo l'assenza - ha anticipato che siamo pronti - anzi siete pronti - a un altro scostamento. Gli osservatori danno per certo un ulteriore macigno di debito pubblico di 200 miliardi di euro. Ricordo anche che l'Italia è in avanzo primario da oltre vent'anni, senza soluzione di continuità. Avanzo primario, come sapete tutti, significa che noi tassiamo più di quello che eroghiamo; lo Stato italiano tassa e incassa più di quello che spende sia per investimento, che per spesa corrente. Ora, solo l'ultimo DPCM porterà un danno al PIL stimato intorno a 35-40 miliardi di euro, altri due punti circa di PIL. Bene, ovvio che tutto questo è giustificato dall'emergenza; ovvio che voi mi direte che serve danaro per ristorare (questo termine orrendo che vi siete inventati). Il conto della Ragioneria generale dello Stato presso la Banca d'Italia, colleghi, al 30 settembre presentava un saldo di 75,4 miliardi di euro, cioè 60 miliardi in più rispetto al 2019, quando l'emergenza non c'era. Ripeto: 75,4 miliardi al 30 settembre. Al 30 agosto, il saldo del conto della Ragioneria generale dello Stato presso la Banca d'Italia era pari a 98 miliardi di euro. Al 31 ottobre il saldo di quel conto è pari a 68 miliardi di euro, contro i 23 miliardi del 2019. Che cosa accade?
Nella mia vita, prima di fare il rappresentante politico, ho fatto il bancario. Se un cliente veniva in banca e chiedeva un mutuo, dopo l'erogazione del mutuo (al massimo nel giro di qualche giorno o di qualche mese), egli utilizzava quel danaro e lo spendeva per l'occorrenza per la quale aveva chiesto il mutuo stesso. Ora, mi rendo conto dell'esempio forse eccessivamente semplicistico, ma il fatto che si debbano prevedere i regolamenti attuativi delle leggi che avete fatto è pedestre e banale. Se non allineate la cassa alla competenza, che è quello che chiediamo di fare al sindaco di un Comune di 5.000 abitanti, quand'è che i cittadini riceveranno le risorse che aspettano per arrivare a fine mese? Quand'è che riceveranno la cassa integrazione e l'erogazione delle risorse per le attività chiuse o soppresse, che avete promesso? Il famoso bazooka sta lì. Non è che non ce l'avete il danaro; ce l'avete, sta lì e dovete spenderlo. È banale, ma è così. Ce l'avete nel conto presso la Banca d'Italia della Ragioneria dello Stato. Sono assurdità che fanno riferimento all'incapacità di utilizzare il buon senso del buon governo. Chi è che chiede conto di queste cose?
Quando i cittadini si avvicinano agli sportelli INPS per chiedere informazioni sulla cassa integrazione e sui provvedimenti che il Governo ha promesso, oppure chiedono alle banche i famosi finanziamenti, viene risposto loro che il Governo non stanzia risorse. Agli sportelli INPS viene risposto che il Governo non manda le risorse. Se volete vi fornisco prova di ciò, non c'è problema. È evidente che in questo momento serve quell'iniezione di liquidità senza la quale questo Paese non solo non riparte, ma non ci prova neanche.
Quanto alla sanità, abbiamo detto mille volte che c'è una diffusissima inappropriatezza, che abbiamo affrontato in Commissione e constatiamo tutti i giorni. Nonostante il tempo avuto a disposizione ancora non abbiamo fornito alle Regioni, alle associazioni, ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta un protocollo che definisca tempi e modi per trattare questa pandemia. Non dico un piano pandemico nazionale, che significherebbe chiedere a una 500 di fare la 24 ore di Le Mans (non ve lo chiediamo neanche più un piano pandemico nazionale, che è l'ABC), ma almeno fate delle linee guida e date ai medici di medicina generale delle istruzioni. Qual è la terapia da somministrare a casa? Come attivano la continuità assistenziale, di cui continuiamo a riempirci la bocca a destra e a sinistra? Cosa potranno mai inventarsi, se non, come dicevamo stamattina, dare le preghiere?
Mancano i protocolli e le convenzioni con i medici di medicina generale e i farmacisti per fare i test rapidi. Mi riferisco ai famosi tamponi rapidi che, in un quarto d'ora, ti dicono se sei positivo o negativo e hanno una sensibilità e capacità di risposta pari al 98 per cento. Nel caso di positività, possiamo anche doppiarli con il tampone tradizionale. I cittadini sono terrorizzati dall'idea di avere il Covid, perché devono andare a lavorare e, quando tornano a casa, hanno familiari anziani. Dobbiamo sbloccare questa situazione. Devono essere fatti 500.000 o 600.000 tamponi al giorno e possiamo riuscirci solo facendo convenzioni a tappeto con i medici di medicina generale, i farmacisti, i distretti, eccetera.
Colleghi, siamo oggi - non domani - al redde rationem. L'emergenza è tempo dipendente, come dicevamo, e quindi va affrontata oggi. Siamo già in gravissimo ritardo.
Faccio un ultimo esempio di banalissimo buon senso. Abbiamo detto che il problema era rappresentato non dall'apertura della scuola, ma dai trasporti. Incentiviamo quindi il trasporto personale e l'auto propria. Benissimo: tutte le più grandi città hanno ancora le ZTL. A marzo la ZTL di Roma era aperta; perché oggi è chiusa? Come fa la persona a prendere la vettura propria se la ZTL è chiusa? Perché non diamo ai Comuni un minimo di ristoro, come lo chiamate voi, per togliere le strisce blu a pagamento? Come fa un cittadino a prendere l'autovettura personale se non sa dove parcheggiare? In questa emergenza manca non un Governo, ma un banale buon senso, un sindaco d'Italia. (Applausi). Non siete capaci di garantire anche solo un minimo di buon governo amministrativo.
Colleghi, interverremo ripetutamente in quest'Aula per segnalarvi una serie innumerevole di circostanze e di cose. Faccio appello ai colleghi di maggioranza, se se la sentono, di fare proprie queste richieste perché sono banalità e non hanno un valore o colore politico. Credo che tutti insieme probabilmente ce la faremo a ottenere qualcosa da un Governo assente dai banchi e dalla vita dei cittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bini. Ne ha facoltà.
BINI (PD). Signor Presidente, colleghi, Governo, voglio partire dall'appello iniziale della senatrice Valente, ripreso poi dal collega Parrini, che il senatore Zaffini ha appena definito - glielo dico con la simpatia e la stima che ho nei suoi confronti - «la solita manfrina», che in realtà io non considero tale. L'appello all'unità, senatore Zaffini, non è la disattenzione verso quello che sta avvenendo o l'idea che la pandemia possa vedere una gestione posticipata dell'emergenza. È evidente che il redde rationem è oggi e che qui dobbiamo confrontarci sulle cose da fare; cosa diversa è la polemica estenuante e quotidiana. Lo dico perché il collega Parrini citava i dati di tutti i Paesi europei, da cui si vede non solo che la pandemia è ovunque (sennò non si chiamerebbe «pandemia»), ma in quasi tutta Europa addirittura in numeri più gravi che in Italia (se togliamo probabilmente soltanto la Germania) e in molti Paesi del mondo. Anche lì c'è l'esigenza di affrontare, nell'immediato e al meglio, la gestione di questa emergenza, ma a differenza che da noi non c'è una polemica continua, quotidiana. Lo dico con un senso anche di frustrazione per quello che non riusciamo a rappresentare come Paese. Siamo un grande Paese, ma al contempo riusciamo ad essere molto piccoli nelle nostre beghe quotidiane e il nostro dibattito riesce ad apparire davvero ad un livello molto basso. Lo dico anche con una punta di ironia, forse lei avrà sentito la manfrina dell'appello all'unità, oggi io ho invece sentito negli interventi di tanti colleghi la solita manfrina che ascolto da mesi, cioè la polemica sui banchi a rotelle e sul monopattino, quando francamente credo che dovremmo discutere di cose molto più importanti e serie.
Voglio fare allora una riflessione di carattere più generale, visto che poi il dibattito, più che puntualmente sul decreto, su questo si è concentrato sulla gestione dell'emergenza in modo generale. Veniva citato prima l'intervento in televisione dell'altro giorno del vice ministro Sileri, che ho molto apprezzato, perché con grande franchezza ha detto «noi siamo in guerra» e in questo momento non ci sono partiti politici, ma ci deve essere la volontà da parte di tutti di capire che dobbiamo salvare le vite dei nostri concittadini e dobbiamo salvare il Paese. Vorrei veramente che questo fosse il nostro unico grande partito in questo momento: l'Italia. Invece spesso non è così, perché ascoltiamo a giorni alterni la polemica sulla questione che non ci sono risorse sufficienti e che ne vanno messe di più; sul fatto che il Parlamento non è sufficientemente coinvolto; sul fatto che abbiamo perso tempo durante l'estate. Poi però, andando a ripercorrere i fatti, vediamo che chi dice che abbiamo perso tempo durante l'estate è lo stesso che, con gesti plateali, si toglieva la mascherina per dimostrare che alla fine si stava drammatizzando (poi se l'è rimessa per Trump, ma non gli ha portato bene neanche in quel caso). Vediamo che chi dice che il Parlamento è poco coinvolto era chi chiedeva pieni poteri per se stesso. Sembra che siamo disconnessi dalla realtà; se venisse un extraterrestre e ascoltasse le nostre dichiarazioni probabilmente non capirebbe se siano le stesse persone a fare, un mese prima e un mese dopo, quelle dichiarazioni. Vediamo che chi dice che ci sono poche risorse e ne andrebbero messe di più poi in Europa vota contro il recovery fund. (Applausi). Delle due l'una: le proposte, colleghi, sono proposte.
Colleghi, noi vi chiediamo di fare delle proposte, non solo delle critiche. Se sono delle proposte non basta dire «mettiamo più risorse»; se poi quelle che arrivano dall'Europa non vanno bene, diteci dove le volete trovare e spiegateci cosa volete fare.
Il senatore Pillon oggi ha detto che noi vogliamo uccidere l'autonomia delle Regioni: anche qui bisogna intendersi, perché sono state le Regioni, soprattutto quelle del Nord governate dai partiti dell'opposizione, a chiedere al Governo di decidere lui perché non si volevano assumere la responsabilità di scelte impopolari e difficili. (Applausi). E poi oggi si dice che non c'è abbastanza autonomia, che si doveva chiudere meno: così non diamo l'idea né di essere in guerra ma neanche di giocare ai soldatini. Mi sembra che la serietà che impieghiamo in questa battaglia del Paese stia in questo.
Ho sentito rammentare il fatto che noi abbiamo ironizzato sull'ospedale della Fiera di Milano. Guardate, ho un grandissimo rispetto per i cittadini lombardi, per le difficoltà enormi che affrontano da mesi e mesi per la tragedia che si sono trovati di fronte. Credo che tanti di noi probabilmente non abbiano idea di quello che la Lombardia ha passato in questi mesi. Dopodiché, non credo che si possano dare lezioni su come è stata gestita l'emergenza in Lombardia; e non credo possa bastare l'ospedale in Fiera, che oggi forse potrà essere utilizzato, per dare lezioni di buon governo della sanità. Una sanità che è stata privatizzata troppo e che ha fatto vedere in questo caso tutte le sue lacune. Per non parlare delle notizie odierne sulla Sardegna.
Mi avvio a concludere. Tramite il vice ministro Misiani, vorrei portare a nome del nostro Gruppo un ringraziamento sincero al Governo, perché credo che si avverta bene quanta sia la difficoltà delle scelte di queste ore, e quanta sia la difficoltà di chi si assume la responsabilità di dover scegliere tra tenere aperto e salvaguardare l'economia o chiudere e salvaguardare la salute. Occorre provare a trovare un equilibrio difficilissimo per non arrivare a un nuovo lockdown generalizzato, che tutti noi vorremmo evitare, ma evitando anche che non ci siano più posti letto negli ospedali e che ci sia una tragedia complicata da gestire.
Ritengo pertanto che anche la scelta di differenziare le Regioni, di tenere un rapporto con loro, di gradualizzare le chiusure e le restrizioni sia giusta ma penso anche difficile, e per questo credo che debba venire da quest'Assemblea - mi sento di dirlo con forza - un forte apprezzamento e anche un forte sostegno e appoggio in un momento che, per chi si trova a governare il Paese, credo sia indubbiamente uno dei più delicati della nostra storia.
Colleghi, proviamo a fare un salto di qualità. Il presidente Conte - qualcuno dice in modo tardivo, può darsi - ha fatto un appello per provare a dialogare insieme; non vi ritraete e cerchiamo di capire qual è la posta in gioco. Non è il lucrare su qualche consenso elettorale, "grattare la pancia" a chi lamenta scelte difficili: non è questa la fase per farlo. Ci sarà una fase per fare questo, ma oggi la fase difficile e più importante è quella di salvare il Paese e credo che nessuno si possa sottrarre alla propria responsabilità. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà.
PAGANO (FIBP-UDC). Signor Presidente, non è la prima volta che intervengo in discussione generale o per dichiarazione di voto su temi che hanno a che fare con il Covid-19 e soprattutto con il tema del rapporto tra i provvedimenti d'urgenza emessi dal Governo o dal Presidente del Consiglio dei Ministri e il ruolo del Parlamento.
Quello al nostro esame è il diciottesimo decreto-legge e ci sono stati, se non vado errato, diciotto DPCM. Voi sapete che io, che sono un appassionato di Costituzione, mi sono sempre lamentato del fatto che il Parlamento arrivi purtroppo sempre tardi, che non partecipi alle scelte e che in un momento invece di emergenza nazionale, in questo caso di natura sanitaria ma anche di natura economica, esso sia messo in secondo piano. C'è stata recentemente una diversità di atteggiamento da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, che per la prima volta è venuto in Aula prima di emettere il DPCM; sembra quindi che qualcosa stia cambiando.
Oggi non voglio fare un intervento di pura contestazione o polemica perché non sono mai stato tra coloro i quali possono essere definiti negazionisti, anzi ho sempre ritenuto, caro Vice Ministro, che non si dovesse sottovalutare questa emergenza nazionale, che poi di fatto è un'emergenza mondiale - salvo oggi che per la Cina incredibilmente, visto che il virus è partito da lì - e che ci dovessimo tutti quanti stringere intorno ad un'unica esigenza: tenere unito il popolo italiano, dare delle risposte univoche, insomma di non far vedere che il popolo italiano era diviso e litigava in un momento come questo.
Il presidente Berlusconi, leader del mio movimento politico, da mesi si sbraccia e invoca l'unità del Paese; un'unità non nelle intenzioni annunciate, ma un'unità vera, che si consacri attraverso atti portati avanti insieme. Ecco, da parte nostra e anche da parte mia, l'approccio costruttivo rivolto ad un dialogo vero viene evocato anche oggi. Sembra però che purtroppo molte volte questi approcci cadano nel vuoto. In questo periodo sembra che qualcosa stia cambiando, ma nel discutere un provvedimento quale quello che si voterà oggi è giusto ricordare che la proroga dell'emergenza sanitaria arriva comunque in un momento nel quale sostanzialmente non c'è stato da parte della maggioranza e del Governo un approccio di tipo collaborativo. Come hanno detto altri colleghi, c'è stata una sottovalutazione dei problemi sanitari dopo la prima ondata di contagio. Molti, in particolare noi di Forza Italia, abbiamo detto che si doveva accedere, per esempio, a risorse assolutamente necessarie per la legge sanitaria e cioè i 37 miliardi di euro del MES, che sono tutt'ora fondamentali anche perché si tratta di danari pronti e rapidi, non come i fondi del recovery fund per i quali l'istruttoria sarà molto lunga e sarà anche difficile accedervi. Per il MES è molto più semplice, eppure le divisioni interne alla maggioranza hanno impedito che si potesse accedere a ben 37 miliardi di euro che potevano essere fondamentali. Certo, non erano a fondo perduto, ma erano davvero concessi dall'Europa ad interessi pari a zero e noi abbiamo detto di no, o perlomeno fino ad oggi non si è potuto accedere a questi fondi. Vediamo che tra l'altro le emergenze sanitarie stanno purtroppo ricevendo una risposta molto disomogenea Regione per Regione.
La vicenda delle Regioni divise in zona arancione, gialla e rossa sta di fatto rendendo molto confuso il messaggio ai cittadini italiani. Ad esempio, la mia Regione, l'Abruzzo, fino a ieri era zona gialla e da oggi è zona arancione.
Ci sono quindi limitazioni della libertà personale e chiusure delle attività commerciali modulate in modo differente. Mi sta bene che esistano dei coefficienti. Durante la prima ondata criticammo l'idea che tutto il Paese fosse chiuso in blocco, nonostante la pressione del contagio fosse molto più alta in alcune Regioni del Nord piuttosto che al Sud; oggi può andare bene che vi sia una modulazione e una differenziazione in base a questi coefficienti, in particolare al cosiddetto indice RT. Ma siamo tutti preoccupati per il fatto che siamo in una fase di grande offensiva del virus. Siamo preoccupati per il fatto che purtroppo ancora non si vede l'alba, che i posti in terapia intensiva si riducono sempre più e che il nostro sistema sanitario è sempre più in un momento difficile.
Cosa vogliamo fare? Vogliamo smetterla con la storia del rimpallo. Il collega Moles poco fa ha detto che gli sembra una partita a tennis: noi che critichiamo, la maggioranza che ci rimbalza quanto diciamo, le Regioni che criticano i sindaci, il Governo nazionale che ha uno scontro con le Regioni. Tutto questo caos istituzionale non premia.
Ripetiamo ancora una volta una proposta di Forza Italia. La collega Bini, se non ricordo male, ha detto: «Fate delle proposte». Noi le abbiamo fatte: già da maggio scorso abbiamo depositato un disegno di legge per istituire una sede propria di dialogo vero e concreto, di discussione vera tra Parlamento e Governo, tra il Parlamento e i comitati tecnici-scientifici o comunque gli organismi tecnici che collaborano con il Governo. Noi abbiamo individuato la sede propria in una Commissione bicamerale. Sappiamo che non tutti sono d'accordo su questa proposta, però - guarda caso - i costituzionalisti che in questi giorni vengono ascoltati in Commissione affari costituzionali sono tutti univoci, fino ad oggi, nell'affermare che l'unica vera risposta che abbia forza e valore costituzionale e che dia davvero voce al Parlamento è l'istituzione di una Commissione bicamerale. D'altro canto, secondo la Costituzione, nel nostro Paese vige un bicameralismo paritario, quindi non è pensabile una Commissione monocamerale.
Concludo invitando a passare dalle parole ai fatti. Forza Italia insiste nell'avere un approccio costruttivo e collaborativo. Il presidente Berlusconi in questi giorni lo sta continuando ad evocare e a rammentare. Facciamo un passo in avanti, non facciamolo dire soltanto al presidente della Repubblica Mattarella. Facciamo, tutte le forze politiche, a cominciare da quelle di maggioranza, un passo avanti, per poter dire finalmente che il Parlamento esiste ed è centrale: in una situazione di emergenza nazionale come questa forse, una volta tanto, comincerà a dare risposte vere e a restituire un po' più di serenità e di prospettiva futura ai cittadini italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà.
BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo in questa discussione generale su un provvedimento rispetto al quale la Commissione cui appartengo non ha una competenza prevalente ma solo incidentale per i motivi che presto vi dirò.
Come ella sa, signor Presidente, sono attualmente impegnato nella saga del decreto ristori. C'è stato l'episodio 1 «Il ristoro fantasma», l'episodio 2 «L'attacco alle partite IVA» e adesso aspettiamo, pare, l'episodio 3 «La vendetta degli Ateco». Andiamo avanti con questo modo di legiferare un po' estemporaneo. (Applausi).
Qui viene il primo punto, che fa un po' crollare la retorica dell'afflato cooperativo. Io sono qui perché un provvedimento, un decreto che prorogava l'invio delle cartelle esattoriali, è stato inserito come emendamento all'interno di un provvedimento che si occupava di tutt'altro. A beneficio di chi sta fuori da quest'Aula, ricordo che questo è un modus operandi assolutamente lecito ma che non favorisce l'intervento delle Commissioni di merito e non rende molto facile per l'opposizione leggere i provvedimenti. Adesso, nel decreto ristori, arriveremo a livelli di virtuosismo che non riesco neanche ad immaginare.
È stato detto che questa è una guerra.
Io apprezzo molto questa maggioranza, che mi affascina perché è caratterizzata da un certo strabismo: ci sono dei momenti in cui pare che abbiamo a che fare con un cataclisma epocale, come in effetti è. Siamo in una guerra, che tra l'altro è atroce, perché a differenza delle altre guerre ha una strana asimmetria. Io guardo le statistiche dell'Istituto superiore di sanità: sotto i cinquant'anni si situa l'1,1 per cento delle vittime, il che significa che questa guerra sta cancellando la memoria storica di intere comunità, sta cancellando le generazioni dei nostri genitori e dei nostri nonni e questo è un fatto estremamente grave. Ma se siamo immersi in una situazione così grave, perché poi, quando andiamo in Europa a contrattare sugli aiuti di Stato, non andiamo ad eccepire la calamità naturale come esimente dalle regole sugli aiuti di Stato? Oggi c'è un interessante articolo su «La Verità», che contesta al Governo il modus operandi nel contrattare il cosiddetto quadro temporaneo in Europa e da lì temo che avremo delle tristi conseguenze.
Vorrei quindi parlare delle risorse. Il discorso sul metodo l'ho fatto: è inutile continuare con questo accavallarsi di decreti. Ricordo quando a marzo, mentre - forse involontariamente - ci prendeva in giro dicendoci che nel decreto aprile avremmo avuto spazio emendativo, il ministro Gualtieri diceva che con il decreto aprile poi si sarebbe andati diretti alla legge di bilancio. Sapete anche voi che adesso i decreti si accavallano all'interno della stessa settimana; è chiaro che siamo tutti in confusione. Parliamo delle risorse, che si dividono in due tipi: quelle che ci sono e quelle che non ci sono. Quelle che ci sono non vengono spese e quindi bisognerebbe chiedere al Governo, come ha fatto l'onorevole Garavaglia alla Camera, di farci una lista dei decreti attuativi che non sono stati emessi e quindi di quante risorse effettivamente residuino rispetto a quelle che sono state annunciate. Questo è un tema, perché poi dopo in Commissione ci viene detto che non abbiamo spazio per emendare, ma sappiamo che, come ricordava il collega Zaffini, i soldi raccolti sui mercati restano nelle casse del Tesoro. Parliamo allora delle risorse che non ci sono. Vorrei portare all'attenzione di questa Assemblea un episodio piuttosto grave, che apparentemente non ha un'attinenza diretta con questo provvedimento e forse non ce l'ha, ma che è indicativo della situazione in cui abbiamo messo il nostro Paese. Due giorni fa Mersch, che è un rappresentante del direttorio della Banca centrale europea, ha detto che se gli Stati membri non accetteranno di indebitarsi con la Commissione, prendendo fondi o dal Sure o dal MES, o dal recovery fund, la Banca centrale europea potrà rifiutarsi di acquistare i loro titoli. Con questo voglio dire che, come è evidente, la Banca centrale europea sta facendo politica e che le istituzioni europee stanno sfruttando questo momento, questa grave pandemia, per portare avanti il progetto politico con la loro solita logica, quella del ricatto. Il modo di gestire la crisi cui assistiamo è questo, esattamente come in un altro noto episodio quando si è creata una moneta senza Stato, ora si vuole andare avanti sulla stessa strada, creando un debito senza Stato e il debito senza Stato dovrebbe far sorgere delle domande in ognuno di noi. La domanda è: chi lo gestisce, come e con quali criteri? Questa domanda nessuno se la pone, come nessuno si pone la domanda di quale responsabilità politica abbia un burocrate che vuole dettare, con l'arma del ricatto, le politiche finanziarie e le politiche per lo sviluppo e per la ripresa dei singoli Stati, decidendo lui a quale mix di risorse i singoli Stati debbano ricorrere per finanziarle. Questo accade, tra l'altro, in un momento in cui i mercati sono estremamente generosi nei riguardi del Tesoro italiano. Le ultime collocazioni dei titoli di Stato hanno tassi negativi: letteralmente i mercati pagano il Tesoro italiano per potergli prestare dei soldi. Il punto, allora, è che questa Europa che crede tanto nel mercato ci impedisce di accedere al mercato e ci impone di accedere ai suoi prestiti per poterci poi dettare le linee guida di come spenderli. Ma allora, se il tema è questo, se la BCE non vuole acquistare titoli, smetta di farlo e se la BCE smette di acquistare tutti i titoli di Stato, un secondo dopo tutta l'Europa, tranne l'Italia, sarà sott'acqua. È questo il gioco al quale vogliamo giocare o vogliamo invece, in un'ottica di vera solidarietà e di vera cooperazione, affrontare veramente tutti insieme la pandemia? Tutti insieme non è qui dentro. Io non faccio il piagnisteo del Governo che non ci ascolta.
Il Governo può tranquillamente non ascoltarci.
Vengo così fulmineamente al terzo punto, che è responsabilità. Basta che chi è qua fuori sappia che le responsabilità delle scelte di chi governa sono di chi governa e non di chi, come noi, fa opposizione. (Applausi). A noi basta questo. Poi possiamo tranquillamente fare a meno di venir presi in giro e di perdere tempo con profferte di cooperazione che non portano da nessuna parte (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (M5S). Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi: sono state citate tante cose, è stato detto tutto e il contrario di tutto; sono state fatte anche le consuete polemiche, nonostante gli appelli ad abbassare i toni rivolti dalle massime istituzioni. In questa sede non ci sono bandierine di partito da piantare, c'è un solo nemico e non siamo noi, ma il virus. Certamente sono d'accordo col collega Bagnai, quando afferma che le responsabilità del governo sono del Governo, però le opposizioni chiedevano di istituire un tavolo: quando Conte ha detto di istituirlo, vi siete girati dall'altra parte (Applausi). L'appello è ancora presente.
Siamo di fronte a una tragedia globale che ha mietuto due milioni di morti nel mondo e 51 milioni di contagiati e provocato in Italia 42.330 morti. A quei morti dobbiamo portare rispetto, soprattutto ai vecchi, ai quali, essendo della mia stessa età, qualcuno diceva che, essendo improduttivi, forse, come secondo alcune dottrine, dovevano sparire, chissà con quale metodo. Facciamo anche un po' di chiarezza sui numeri: la fondazione Gimbe, evocata da tanti, ha scritto che abbiamo sacrificato sull'altare della austerità fiscale la nostra capacità di garantire cure adeguate alla popolazione; vent'anni di tagli alla spesa pubblica e dieci di rigida applicazione del dogma del pareggio di bilancio hanno ridotto in macerie uno dei pilastri dello Stato sociale del nostro Paese, il suo servizio sanitario. Col pretesto della crisi dei conti, sotto il ricatto del debito pubblico, dal 2001 a oggi in Italia, signor Presidente, sono stati chiusi 165 ospedali, soprattutto quelli periferici; ci sono 45.000 posti letto in meno, 2.300 terapie intensive in meno, 7.200 medici in meno, 12.000 infermieri in meno e 150.000 occupati in meno. Dal 2001 a oggi sono state ridotte la prevenzione e anche la ricerca e, man mano che gli ospedali pubblici chiudevano, ne venivano aperti di nuovi, quelli dei privati (Applausi). Oggi la sanità privata rappresenta il 40 per cento di quella complessiva e i privati cercano il profitto sulla salute e sulla pelle degli italiani.
Mi permetta di dire, signor Presidente, che, se c'è un perfetto esempio della distorsione del nostro sistema sanitario, è quello della maggiore Regione italiana. A differenza di ciò che si pensa, in Lombardia la spesa per la sanità pubblica corrisponde al 5,4 per cento del PIL, inferiore rispetto alla media italiana (1.758 euro a testa, contro una media nazionale di 1.821); di conseguenza, quel sistema risulta insufficiente in 11 indicatori su 25 e oltre la metà delle aziende sanitarie ospedaliere regionali sono insufficienti in più della metà degli indicatori. Nonostante la narrazione lo definisca come il miglior sistema sanitario, gli sprechi sono tanti, come dimostrano le cicliche inchieste e perfino - mi dispiace dirlo - gli arresti del governatore Roberto Formigoni.
In Lombardia ci sono 30 ospedali pubblici e 31 privati, specialmente nelle Province di Milano, Bergamo e Brescia, non a caso, le più colpite dalla pandemia.
La sanità privata è fatta per generare profitto: analisi mediche, visite specialistiche, sale operatorie e lungodegenze. Sono queste le cose che creano profitto in ospedale: non il pronto soccorso, non la terapia intensiva, non certo quell'articolo della Costituzione che mette al primo posto la salute, non l'economia, né il profitto dei privati, ma la salute. Non devono quindi sorprendere, signor Presidente, alcune dichiarazioni - che mi permetto di citare - dei fautori della prevalenza dell'economia sul profitto, sulle costituzioni: «Nei prossimi cinque anni mancheranno 45.000 medici di base, ma chi va più dal medico di base? (...) Chi ha meno 50 anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito». (Commenti). È una dichiarazione testuale, colleghi, andate pure a leggere su Internet, invece di criticare a priori, senza conoscere neanche quello di cui si parla.
E ancora, un'altra dichiarazione, parlando della Svizzera: «loro stanno andando con l'approccio Boris Johnson, tutto aperto, prendetevelo tutti, cureremo chi possiamo e chi non possiamo pazienza ma almeno leviamo il dente. Tutti li chiamano pazzi, io un po' invece li ammiro».
Ci saranno stati sbagli, errori, ma questo Governo, seppur commettendo errori e agendo qualche volta in ritardo rispetto alla pandemia, mette al primo posto la salute dei cittadini. Per questo è stato varato il decreto-legge di cui oggi stiamo discutendo: un provvedimento irresponsabilmente contestato con l'epiteto «liberticida» (Applausi), perché sancisce l'obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie - signor Presidente, le do atto che ci richiama spesso a indossare correttamente le mascherine - e la possibilità di prevederne l'obbligo di utilizzo in luoghi pubblici al chiuso diversi dalle abitazioni private.
Il decreto-legge prevede assunzioni con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, con orario a tempo parziale, in ragione delle esigenze formative; proroga la possibilità per le Regioni di stipulare contratti per l'acquisto di ulteriori prestazioni sanitarie, in deroga ai limiti di spesa, al fine di incrementare la dotazione dei posti letto in terapia intensiva e delle unità operative di pneumologia e malattie infettive; prevede la possibilità di eseguire le opere edilizie strettamente necessarie a rendere le strutture idonee all'accoglienza e all'assistenza, in deroga alle disposizioni di legge, delle leggi regionali, dei piani regolatori e dei regolamenti edilizi locali.
Questo decreto-legge proroga la possibilità per le Regioni di istituire le unità speciali di continuità assistenziale per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid che non necessitano di ricovero ospedaliero; prevede che le Regioni, verificata l'impossibilità di procedere al reclutamento di personale, possano trattenere in servizio i dirigenti medici e sanitari, nonché il personale del ruolo sanitario del comparto sanitario e gli operatori sociosanitari, anche in deroga ai limiti previsti dalle disposizioni vigenti per il collocamento in quiescenza.
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione, anche perché vorrei fare un po' di chiarezza su quella favoletta denominata MES. Una vera e propria leggenda, che provo a far capire, con umiltà, non con le mie parole, ma con l'ultimo report di Banca Generali e Saxo Bank, firmata da Althea Spinozzi. Ebbene, tutti, anche il penultimo intervento del senatore Pagano, hanno evocato il MES, questa favoletta.
Cosa dice il report? Il paragone tra il MES sanitario e la mela avvelenata di Biancaneve ne è la tesi di fondo e sostiene che il MES sia uno strumento obsoleto, che mette a rischio la sovranità dei Paesi membri dell'Unione europea. C'è rischio di diluizione e di aumento dei costi di rifinanziamento del Governo e di stigmatizzazione. Le do alcuni dati: secondo la tesi sbandierata, l'ammontare massimo del prestito che un Paese può richiedere è pari al 2 per cento del PIL e l'Italia, con un PIL di 1,8 trilioni, potrebbe quindi chiedere, ma solo in teoria, 36 miliardi, ottenendo più tranche del 15 per cento per volta. Nei fatti, ciò è impossibile. L'Italia non potrebbe chiedere 36 miliardi di fondi, in quanto non ha speso tale ammontare per fronteggiare l'emergenza Covid: finora, in base ai dati del Ministero dell'economia, ha stanziato solo 9,5 miliardi per gli investimenti del sistema sanitario. Inoltre, le spese riconducibili al servizio sanitario ammontano a circa 114 miliardi. Ciò rende difficile dimostrare che il 30 per cento del budget sanitario sia destinato esclusivamente alle spese relative al Covid.
Rivolgo un ultimo appello, davvero, sempre aperto di fronte a una guerra, e siamo in una guerra globale: facciamo gli interessi di questo Paese, maggioranza e opposizione, al di fuori delle bandierine politiche. Accogliamo l'appello delle massime istituzioni. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Poiché la relatrice e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica, come già comunicato, sospendo la seduta fino alle ore 16,30.
(La seduta, sospesa alle ore 15,11, è ripresa alle ore 16,37).
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che la Commissione bilancio non ha ancora terminato i lavori e che pertanto la seduta è sospesa fino alle ore 17,30.
(La seduta, sospesa alle ore 16,37, è ripresa alle ore 17,50).
Riprendiamo i nostri lavori.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
La Presidenza, conformemente a quanto stabilito nel corso dell'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti 1.7, 1.28, 1.32, 1.34, 1.0.4, 1.0.5, 1.0.6, 1.0.7, 3.0.1, 3.0.2, 3.0.3, 3.0.4, 3.0.8, gli identici 3.0.9 e 3.0.10, 3.0.18, 3.0.19, 4.1, 4.0.1, 5.0.1, 5.0.4 e 5.0.5, nonché i subemendamenti 1.500 (testo 2)/2 e 1.550/2 in quanto estranei all'oggetto del decreto-legge.
Dichiara invece inammissibili gli emendamenti 1.24, in quanto privo di portata modificativa, 1.25, limitatamente al capoverso lettera a), e 1.19, limitatamente al capoverso lettera a), in quanto riproduttivi di disposizione già vigente, nonché gli emendamenti 5.0.2 e 5.0.3 perché intervengono di fatto con norma di rango primario rispetto a una fonte subordinata. Dichiara altresì inammissibili i subemendamenti 1.0.1000/8 e 1.0.1000/9 poiché non sono formulati tecnicamente come subemendamenti, bensì come emendamenti.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.
Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
VALENTE, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.2, 1.3, 1.4, 1.6, 1.11, 1.12, 1.13 e 1.300.
Il parere è favorevole sugli emendamenti 1.14 (testo 2) e 1.15, mentre è contrario sull'1.17.
Esprimo parere favorevole sull'emendamento 1.900 e contrario sull'1.301. Il parere è ancora favorevole sugli emendamenti 1.25 (testo 2) e 1.19, contrario sull'1.20 e sull'1.21.
Esprimo, poi, parere favorevole sull'emendamento 1.22 (testo 2) e parere contrario sull'emendamento 1.302.
PRESIDENTE. Mi perdoni, relatrice, ma come fa a esprimere un parere favorevole sull'1.22 (testo 2) e contrario sull'1.302, visto che sono identici? Il primo è della Commissione, il secondo del senatore Augussori ed altri.
L'emendamento 1.302 (già 3.0.12) è identico all'1.22 (testo 2) della Commissione. Sono identici!
Forse perché in un testo è scritto «sostituite con le seguenti» e in un altro «dalle seguenti»? È comunque la stessa cosa.
VALENTE, relatrice. Signor Presidente, forse l'unica differenza è che nell'emendamento 1.302 c'è la parola «entro».
PRESIDENTE. L'emendamento 1.22 (testo 2) dice che «All'articolo 101, comma 2, del Codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, le parole "31 ottobre 2020", sono sostituite con le seguenti: "31 marzo 2021".»
L'emendamento 1.302 recita: «All'articolo 101, comma 2, del codice del terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, le parole "entro il 31 ottobre 2020", sono sostituite dalle seguenti: "entro il 31 marzo 2021".»
Mi dica il suo parere.
VALENTE, relatrice. Se l'emendamento 1.302 è identico all'1.22 (testo 2), il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Quindi, è favorevole per entrambi, e vanno votati insieme. (Commenti)
VALENTE, relatrice. Esprimo altresì parere favorevole sugli emendamenti 1.33 (testo 2), 1.29, 1.35, 1.37 (testo 4), 1.500 (testo 2), 1.550 e 1.502 (testo 2).
Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.200 e 1.500 (testo 2)/3, 1.550/1 contrario.
Esprimo inoltre parere favorevole sugli ordini del giorno G1.100, G1.101, G1,102, G1.103 e G1.104.
Per quanto riguarda gli emendamenti aggiuntivi, esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.0.1000/1, 1.0.1000/2, 1.0.1000/3, 1.0.1000/4, 1.0.1000/5, 1.0.1000/6 1.0.1000/7, 1.0.1, 1.0.200, 1.0.201, 1.0.202 e 1.0.203.
Esprimo infine parere favorevole sugli emendamenti 1.0.1000 e 1.0.204.
MALPEZZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.1 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dalla senatrice Riccardi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dalla senatrice Riccardi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Vallardi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.5 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dalla senatrice Riccardi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.7 è improponibile.
Gli emendamenti 1.8, 1.9 e 1.10 sono stati ritirati.
PIROVANO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIROVANO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, visto il parere contrario, ritiro l'emendamento 1.11 perché è stato trasformato in ordine del giorno e già approvato dalla Commissione con il supporto - per questo ringrazio - di tutte le forze politiche e del Governo, che mi auguro possa renderlo realtà.
Da quanto ho capito, non è un ordine del giorno che si concede per fare bella figura, ma perché affronta un problema molto serio. Si riferisce ai sindaci che sono anche dipendenti pubblici o privati e che si trovano di nuovo o, meglio, non hanno mai smesso di gestire l'emergenza Covid. In questa seconda ondata la situazione è ancora più grave perché i sindaci stanno anche supplendo alla mancanza di volontari. Non essendoci, infatti, un lockdown totale, tanti volontari sia delle Protezione civile che privati sono giustamente al lavoro. Il fatto, quindi, che ai sindaci verranno riconosciute - spero - delle ore di permesso retribuito in più (fino a settantadue) potrà aiutare le amministrazioni che sono in grave carenza di volontariato, perché le attività non sono tutte sospese e i cittadini hanno bisogno di assistenza presso il proprio domicilio. (Applausi).
PRESIDENTE. Passiamo dunque all'emendamento 1.12, identico all'emendamento 1.13, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.12,presentato dai senatori Vitali e Pagano, identico all'emendamento 1.13, presentato dal senatore Totaro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.300 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.14 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.15, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.17, presentato dal senatore Pagano.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.900, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.18 è stato ritirato.
Passiamo all'emendamento 1.301, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.301, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.25 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.19, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.20, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.20, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 1.21, perché è stato trasformato nell'ordine del giorno G1.102, votato all'unanimità dalla Commissione.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.22 (testo 2), presentato dalla Commissione, identico all'emendamento 1.302, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.33 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.24 è inammissibile.
L'emendamento 1.28 è improponibile.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.29, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 1.32 e 1.34 sono improponibili.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.35, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.37 (testo 4), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.200, presentato dal senatore Pellegrini Emanuele.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.500 (testo 2)/1 è stato ritirato.
L'emendamento 1.500 (testo 2)/2 è improponibile.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.500 (testo 2)/3, presentato dalla senatrice Gallone.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.500 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.550/1.
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo solo per motivare il voto favorevole a questo nostro emendamento, che, in realtà, è corretto ricordare era una proposta presentata dalla maggioranza, dal Partito Democratico, in Commissione, che noi avremmo anche condiviso e che è stato inaspettatamente ritirato. Stranamente, una volta che c'è un emendamento di buon senso, che noi appoggiamo, subisce una triste fine da parte dei proponenti. Per quale motivo? Premetto che noi siamo e saremo - come dimostreremo con il voto sul prossimo emendamento presentato dalla Commissione, contrari al rinvio delle elezioni provinciali, perché, essendo elezioni di secondo grado, hanno un impatto minimo sull'incremento dei rischi e dell'esposizione ai rischi. Qualora il prossimo emendamento venisse approvato, come è presumibile, noi riteniamo che la soluzione migliore sia quella che prevede che le elezioni provinciali avvengano sessanta giorni dopo la prossima tornata amministrativa come indicato nel nostro testo. Avrebbe poco senso votare per le elezioni provinciali negli ultimi giorni di vita delle amministrazioni comunali. Sarebbe, quindi, più opportuno attendere l'esito della successiva tornata amministrativa e avere un plenum che consenta anche ai consiglieri comunali neoentranti di candidarsi, di essere eletti e garantire una maggiore funzionalità dell'ente Provincia, che già soffre di parecchie difficoltà di rappresentanza democratica, non delegando questa elezione a chi, invece, è stato eletto nei consigli comunali ormai cinque anni fa.
Quindi, sosteniamo convintamente l'emendamento 1.550/1 e inviterei i colleghi del Partito Democratico e in particolare il senatore Collina, a fare una riflessione e ritornare sui suoi passi. Manteniamo l'emendamento per dargli l'opportunità di una revisione del proprio intendimento, ma lo sosteniamo, mentre noi voteremo, comunque, contro l'emendamento successivo, presentato dal relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.550/1, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.550/2 è improponibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.550.
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, l'emendamento 1.550 è quello cui accennavo poco fa della Commissione, che non fa altro che riprendere e assorbire l'intero decreto elettorale di pochi giorni fa, facendolo così, di fatto, decadere, ma riportando qui, in seno a questo provvedimento, l'intera norma.
I vari articolati del decreto vengono trasformati in conseguenti commi. Sebbene noi abbiamo manifestato, nell'intervento di prima, la contrarietà a tutta la parte relativa alle elezioni delle Province, delle Città metropolitane e, quindi, tutti gli enti di secondo livello, in quanto riteniamo che il 13 dicembre possano invece andare al voto, essendo un voto di secondo livello, riteniamo che un articolo del decreto (convertito nel primo comma, il 4-bis, dell'emendamento 1.550 della relatrice) sia invece condivisibile. È quello che fa riferimento alle amministrazioni sciolte in base all'articolo 143 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali e che garantisce anche la possibilità di prorogare il mantenimento della struttura commissariale in essere.
Noi chiediamo pertanto la votazione per parti separate dell'emendamento, che esplicito. Chiediamo innanzitutto la votazione del primo comma, il 4-bis, e, successivamente, la votazione dei commi 4-ter, 4-quater, 4-quinquies e 4-sexies. In sostanza, due votazioni per noi sarebbero sufficienti per distinguere il comma 4-bis da tutti gli altri.
PRESIDENTE. Riassumendo, lei ha chiesto la votazione per parti separate dell'emendamento 1.550, votando prima il comma 4-bis e poi tutti gli altri.
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Sì, esatto.
PRESIDENTE. La richiesta di votazione per parti separate è ammissibile.
Metto pertanto ai voti la proposta di votazione per parti separate dell'emendamento 1.550, avanzata dal senatore Augussori.
Non è approvata.
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, spiace per la decisione di non poter votare per parti separate l'emendamento 1.550.
Riteniamo che i commi dopo il comma 4-bis dell'emendamento siano per noi prevalenti. Pertanto, sebbene avessimo voluto votare in modo favorevole alla prima parte dell'emendamento, voteremo in senso contrario su tutto l'articolato. Ripeto, spiace che non ci sia stato un gesto di disponibilità da parte della maggioranza, che preferisce prendersi un pieno voto contrario, piuttosto che il voto favorevole dell'opposizione sulla prima parte dell'emendamento.
QUAGLIARIELLO (Misto-IeC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (Misto-IeC). Signor Presidente, intervengo facendomi interprete degli invisibili che si trovano fuori dell'emiciclo, i quali, quando c'è una votazione per alzata di mano, alzano la mano ma non vengono visti. Pertanto, per convenzione, bisognerebbe sempre fare una controprova in modo tale che il loro voto...
PRESIDENTE. La controprova deve essere richiesta. Nessuno l'ha richiesta e io non l'ho concessa, altrimenti l'avrei fatto.
QUAGLIARIELLO (Misto-IeC). Signor Presidente, le faccio presente che questo è un problema che esisterà sempre. Finché ci saranno dei posti dietro, lei non potrà vedere chi vota da lì.
PRESIDENTE. Se avevate un dubbio, bastava alzare la mano e avrei concesso la controprova, così come prevede il Regolamento.
QUAGLIARIELLO (Misto-IeC). Non vi è alcun dubbio, ma il Regolamento prevede che si stia tutti in Aula, mentre ci sono alcuni che stanno negli sgabuzzini. È un dato di fatto. (Applausi).
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, il nostro Regolamento prevede che, a fronte dell'ipotesi di un'incertezza del risultato, anche le votazioni per alzata di mano si svolgano con voto elettronico senza registrazione dei nomi. Credo che questa soluzione sostituisca il voto per alzata di mano senza necessità, poi, di controprove. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.550, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.502 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno da G1.100 a G1.104 non verranno posti ai voti.
Passiamo all'emendamento 1.0.1000/1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1000/1, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.1000/2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1000/2, presentato dal senatore De Bertoldi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.1000/3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1000/3, presentato dal senatore De Bertoldi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.1000/4, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1000/4, presentato dal senatore De Bertoldi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.1000/5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1000/5, presentato dal senatore Ferro.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.1000/6, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1000/6, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.1000/7, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1000/7, presentato dalla senatrice Toffanin e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 1.0.1000/8 e 1.0.1000/9 sono inammissibili.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1000, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 1.0.2, 1.0.3 e 1.0.8 sono stati ritirati.
Gli emendamenti da 1.0.4 a 1.0.7 sono improponibili.
Passiamo all'emendamento 1.0.200, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.200, presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.201, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.201, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.202, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.203, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.203, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.204, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
VALENTE, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 2.1, 2.2, 2.3, 2.4, 2.5 (testo corretto), 2.6 (testo corretto) e 2.8. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 2.7.
MALPEZZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,32)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Augussori e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.5 (testo corretto), su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione.
RICCARDI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RICCARDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, l'emendamento 2.5 (testo corretto) è finalizzato a rafforzare il personale di tracciamento. La relatrice e la rappresentante del Governo hanno espresso parere contrario ma è abbastanza inconcepibile, considerato che c'è un'ordinanza della Protezione civile del 24 ottobre che ha aperto il bando proprio per recuperare personale al fine di rinforzare i tracciatori. Tra le altre cose, parte di questo personale dovrebbe semplicemente procedere all'inserimento dei dati. Le persone che verranno reclutate con il bando della Protezione civile saranno assunte con contratti di collaborazione e quindi i fondi per pagarle ci sono. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.5 (testo corretto), presentato dalla senatrice Riccardi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.6 (testo corretto), su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.6 (testo corretto), presentato dalla senatrice Riccardi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.7, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
FATTORI (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FATTORI (Misto). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 2.8 e comunico alla relatrice che tale emendamento è stato assorbito dall'emendamento 2.7, presentato dalla Commissione. Pertanto, non può esprimere parere contrario perché l'emendamento è identico a quello della Commissione; per facilitarle il compito ritiro l'emendamento 2.8, sul quale in Commissione è stato espresso un voto favorevole perché identico a quello della Commissione. Chiedo però più attenzione perché ognuno di noi porta delle istanze ed esprimere un parere negativo su un emendamento identico a quello della Commissione crea dei misunderstanding che non servono.
Ritiro quindi l'emendamento 2.8 e chiedo di non votarlo, essendo praticamente identico all'emendamento 2.7.
PRESIDENTE. Non è proprio identico.
Passiamo all'articolo 3 sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
VALENTE, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 3.900, 3.5, 3.0.300. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 3.3, 3.4, 3.0.4, 3.0.7, 3.0.21, 3.0.22.
MALPEZZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello della relatrice, rimettendosi però all'Assemblea sull'emendamento 3.0.300 (testo 2).
PRESIDENTE. Senatore Pesco, le chiedo di esprimere il parere della 5a Commissione sull'emendamento 3.5.
PESCO (M5S). Signor Presidente, la 5a Commissione esprime parere di nulla osta.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.900, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 3.1 e 3.2 sono stati ritirati.
Passiamo all'emendamento 3.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dalla senatrice Pucciarelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 3.4, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.4, presentato dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.5, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 3.0.23 è stato ritirato.
Gli emendamenti da 3.0.1 a 3.0.4 sono improponibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.0.300 (testo 2).
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, su questo emendamento, anche facendo riferimento al parere espresso dal Governo, che si è rimesso all'Assemblea, chiediamo la votazione per parti separate, dividendo il primo comma dai due commi successivi. Questo perché l'emendamento successivo 3.0.7, a prima firma del senatore Arrigoni, è pressoché identico alla prima parte dell'emendamento in esame, che riteniamo quindi pienamente condivisibile. Ricordo che il testo originario era stato presentato da tutti i Gruppi, con gli emendamenti 3.0.5 e 3.0.6, ed era identico al nostro emendamento 3.0.7, mentre l'emendamento 3.0.300 (testo 2) è stato poi esteso con l'aggiunta di altri due commi che noi non condividiamo. Chiediamo quindi di votare l'emendamento per parti separate, affinché emerga il consenso - che immagino unanime - dell'Assemblea su questo punto concernente la proroga degli effetti degli atti amministrativi in scadenza.
PRESIDENTE. Senatore Augussori, lei chiede di votare separatamente il comma 1, che inizia con: «1.» e finisce con le parole: «comma 2» del capoverso 2-sexies, dai commi 2 e 3, giusto?
AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Sì, signor Presidente. Credo inoltre che la prima parte dell'emendamento 3.0.300 (testo 2) si possa votare assieme all'emendamento 3.0.7.
PRESIDENTE. Senatore, non sono proprio identici. Penso che potrebbe essere considerato assorbito, dall'eventuale approvazione dell'emendamento 3.0.300 (testo 2).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.0.300 (testo 2), presentato dalla Commissione, fino alle parole «di cui al medesimo comma 2.";».
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della restante parte dell'emendamento 3.0.300 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 3.0.7 risulta assorbito dall'emendamento 3.0.300 (testo 2).
Gli emendamenti 3.0.8, 3.0.9 e 3.0.10 sono improponibili.
L'emendamento 3.0.17 è stato ritirato.
Gli emendamenti 3.0.18 e 3.0.19 sono improponibili.
Passiamo all'emendamento 3.0.21, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.0.21, presentato dalla senatrice Binetti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 3.0.200 è stato ritirato.
Passiamo all'emendamento 3.0.22, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.0.22, presentato dai senatori Pichetto Fratin e Toffanin.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
VALENTE, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 4.0.100 (testo 2).
MALPEZZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 4.1 e 4.0.1 sono improponibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.0.100 (testo 2).
SALVINI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ci tengo a intervenire personalmente perché sono giorni che leggiamo di tutto e di più su un emendamento, che peraltro è oggetto anche dell'apertura di «Dagospia», su questo presunto scambio, a cui io non credo, su questo presunto inciucio Conte-Berlusconi-Forza Italia-maggioranza di Governo. Siccome io non credo e mi rifiuto di credere a queste cose, e ne ho parlato oggi stesso con il presidente Berlusconi, ci tengo a ribadire che Mediaset è una grande azienda italiana che va tutelata, a prescindere dalle simpatie politiche o partitiche (Applausi). Quindi, se c'è una grande azienda italiana, come possono essere Telecom o un'altra azienda domani, che è bloccata nella sua operatività da qualcuno che - italiano o straniero - ha altre mire rispetto a quella della funzionalità dell'azienda, su questo bisogna intervenire. Pongo un problema di metodo: serve superare una normativa riformata da una sentenza della Corte europea, vecchia di quindici anni? Sì. Serve tutelare la concorrenza e il mercato in un settore delicato come quello dell'informazione pubblica e privata? Sì. Serve dare certezze agli operatori del settore? Sì. Serve tutelare ogni piccola o grande azienda italiana da possibilità di scalate o acquisizioni? Sì. Serve farlo con una riforma organica, a cui la Lega e l'intero centrodestra non vedono l'ora di dare il proprio contributo. Gli emendamenti che arrivano alle dieci di sera e arrivano in Commissione alle nove della mattina non sono il modo migliore per risolvere questo problema. (Applausi). È solo questo il ragionamento, senza retropensieri. Pensiamo a parti invertite - lo dico agli amici dell'attuale maggioranza, del PD e del MoVimento 5 Stelle - se un'operazione del genere l'avesse fatta un relatore della Lega, come avrebbe reagito qualcuno in quest'Aula del Senato della Repubblica. Quante ipotesi di inchieste sarebbero partite? Noi badiamo alla sostanza, non alla forma. Si vuole dare tempo per arrivare a questa riforma? Bene. Si vuole evitare che una sentenza della giustizia civile italiana, riprendendo una sentenza secondo me quantomeno opinabile della Corte europea, vada a bloccare l'operatività di grandi aziende come Mediaset, Telecom o altre aziende italiane? Prendiamoci questo tempo, ma una grande riforma non si fa di notte, attraverso un emendamento a un decreto Covid, ma si fa con trasparenza in quest'Aula, perché ne hanno bisogno l'Italia e gli italiani. (Applausi). Noi, quindi, non abbiamo altri ragionamenti o retropensieri per dare fiducia sul fatto che arriverà in quest'Aula questa riforma. Noi ci asterremo su questo provvedimento e ci rifiutiamo di credere a tutte le ricostruzioni che sono state fatte in queste ore su questi giornali e su questi siti, perché il centrodestra è maggioranza nel Paese, prima o poi tornerà maggioranza anche in quest'Aula e se non le fate voi, le riforme, in maniera trasparente, le faremo noi. (Applausi).
DI NICOLA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI NICOLA (M5S). Signor Presidente, ho ascoltato con grande stupore le motivazioni all'astensione portate dal senatore Salvini, il quale - non so come dire - arriva a parlare di presunto inciucio su una norma condivisa tra maggioranza e opposizione, riferendosi peraltro a una forza come il MoVimento 5 Stelle, che in tema di concentrazioni editoriali e di conflitti di interesse non ha mai risparmiato critiche, non solo al sistema della comunicazione complessiva italiana (Applausi), ma anche alla stessa Mediaset e allo stesso leader del centrodestra Silvio Berlusconi; leader che in questo momento, con poco stile, il senatore Salvini e la Lega hanno deciso di scaricare, insieme alle sue aziende, non si capisce con quali motivazioni che non siano quelle di una politica sterile, di un'opposizione che non porta da nessuna parte.
Senatore Salvini, lei ha annunciato a quest'Assemblea che se le riforme non le faremo noi le farete voi; credo però che a partire dall'agosto dello scorso anno, non solo nelle spiagge ma anche nelle urne, gli italiani le abbiano detto con chiarezza di non avere alcuna intenzione di affidarle pieni poteri, né di annunciare riforme in tema di comunicazione, di informazione, di assetti del mercato radiotelevisivo (Commenti in Aula), della legge Gasparri. Peraltro il senatore Gasparri sa che su questo punto non siamo mai stati d'accordo; siete stati voi, in un'epoca diversa della telecomunicazione in Italia, a varare una riforma, come quella Gasparri, che tra l'altro ha impedito a operatori televisivi italiani, che in una libera gara si erano conquistati le frequenze di Rete 4, di espropriarle, perpetuando un'ingiustizia che noi speriamo di colmare al più presto (Commenti. Applausi).
Signor Presidente, con la norma in esame questa maggioranza dà tempestiva attuazione alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, che il senatore Salvini dovrebbe conoscere bene, colmando un vuoto normativo che in un settore sensibile e direi vitale come quello del pluralismo dell'informazione (che in questi anni la Lega ha sempre mostrato di comprendere ben poco) avrebbe dato via libera a posizioni dominanti nel settore dei media e delle telecomunicazioni. Questa sentenza afferma che l'Italia non ha una norma sufficientemente strutturata per il settore delle telecomunicazioni e dei media e adeguata ad un'evoluzione tecnologica del mercato; una norma che il partito del senatore Salvini avrebbe ben potuto mettere in campo negli anni scorsi, se ne fosse stato all'altezza, mentre governava e sgovernava l'Italia (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, lasciate finire il senatore Di Nicola.
DI NICOLA (M5S). Per questa ragione, in attesa del riordino generale della legge Gasparri, che non si può fare senatore Salvini, a meno che non si vogliano fare le cose raffazzonate e confuse che lei da mesi e da anni sta proponendo a questo Paese (Applausi), c'è bisogno di un periodo transitorio di soli sei mesi, nei quali questo Governo propone di affidare all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) il compito di avviare un'istruttoria per verificare la sussistenza di posizioni lesive per il pluralismo dei media.
Il compito è affidato all'Agcom, una authority, e non al primo che passa (Applausi) e che in questi anni non ha mai avuto...
PRESIDENTE. Concluda, senatore Di Nicola. Il tempo a sua disposizione è esaurito.
DI NICOLA (M5S). ...non ha mai avuto la dignità di difendere il sistema dell'informazione in Italia dai conflitti di interesse che lo minano in radice e lo screditano ancora oggi. (Applausi).
Non c'è dunque alcun salvataggio contro alcuno.
PRESIDENTE. Deve concludere, senatore.
DI NICOLA (M5S). Lo dico al senatore Ugo Grassi, eletto con il MoVimento 5 Stelle e ospitato nella Lega.
PRESIDENTE. Senatore di Nicola, deve concludere. Non voglio toglierle la parola.
DI NICOLA (M5S). Noi non facciamo favori a nessuno. Affidiamo semplicemente a un'authority imparziale il compito di tutelare il sistema. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.100 (testo 2), presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
VALENTE, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 5.0.6.
MALPEZZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo esprime parere conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 5.0.1, 5.0.4 e 5.0.5 sono improponibili.
Gli emendamenti 5.0.2 e 5.0.3 sono inammissibili.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.6, presentato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ci eravamo prima detti che, arrivati a questo punto, avremmo deciso se procedere o meno con le dichiarazioni di voto. Attendo proposte da parte dei Capigruppo.
La senatrice De Petris mi ha già comunicato de visu la richiesta del suo Gruppo.
MARCUCCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCUCCI (PD). Signor Presidente, anche noi chiediamo di procedere con le dichiarazioni di voto in maniera tale di concludere il provvedimento nella serata. (Applausi).
PRESIDENTE. Non vedo contrarietà.
Passiamo dunque alla votazione finale.
GRIMANI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRIMANI (IV-PSI). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi e colleghe, il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire - come abbiamo già dibattuto in Commissione affari costituzionali - di fatto è un provvedimento che si incentra sostanzialmente sulla proroga dello stato di emergenza; proroga che è stata deliberata dal Consiglio dei ministri il 7 ottobre 2020 fino al termine del 31 gennaio 2021. Conseguentemente, si tratta di un decreto-legge che deve adeguare il sistema normativo dei decreti-legge nn. 19, 33 e 83, che prevedevano molte disposizioni collegate al termine ultimo dello stato di emergenza, che era cessato il 15 ottobre e che, per effetto della deliberazione appena richiamata, viene prorogato al 31 gennaio 2021.
Dobbiamo ricordare che questo provvedimento ha quindi un carattere molto tecnico; ha come punto centrale l'aggiornamento della normativa che richiamavo, a partire dal decreto-legge n. 19, che ha tipizzato le misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica e ha definito in modo migliore il rapporto tra Stato e Regioni, conferendo alla Presidenza del Consiglio il coordinamento e dando la possibilità alle Regioni di adottare solo provvedimenti più restrittivi e non ampliativi rispetto a quelli messi in campo dal Governo.
Nelle settimane successive, la normativa ha visto talune modifiche, anche in relazione al cambiamento del quadro epidemiologico. Purtroppo, parliamo già al passato perché i dati e le varie situazioni di oggi nel Paese ci hanno fatto ritornare oggettivamente indietro, molto vicini alla situazione di marzo. È giusto, però, fare una cronologia degli atti normativi.
Il decreto-legge n. 33, il secondo decreto, emanato nella fase 2, ha determinato la possibilità di vedere dei passi avanti nel rapporto tra Stato e Regioni, con la possibilità per le Regioni di emanare norme tese ad aprire maggiormente il Paese, sentito il Ministro della salute. Quelle norme erano un passo avanti che tenevano conto del quadro epidemiologico che migliorava.
Oggi, chiaramente, questo decreto-legge ha imposto un salto di qualità, e non tanto perché ha ridefinito i termini dello stato di emergenza, o meglio ha adeguato la normativa all'allungamento dei termini dello stato di emergenza, quanto perché ha riportato le lancette indietro rispetto all'attività delle Regioni. Oggi le Regioni possono assolutamente emanare provvedimenti più restrittivi ma non più ampliativi, se non nell'ambito delle previsioni contenute nei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e d'intesa con il Ministro della salute, e quindi non più solo attraverso una informativa ma esclusivamente con l'intesa del Ministero.
Oggi, quindi, ci troviamo ad approvare un provvedimento che proroga tutti i contenuti di primaria importanza che erano all'interno dei decreti precedenti, a partire dal cura Italia che ha definito il quadro delle iniziative che il Governo ha inteso prendere e che il Parlamento ha confermato per la lotta all'emergenza epidemiologica, e quindi a partire dagli incarichi che potranno essere attribuiti fino al 31 dicembre per il personale a tempo indeterminato delle professioni sanitarie, per proseguire con tutti i provvedimenti tesi a incrementare le dotazioni di posti letto delle terapie intensive e nelle unità operative; tutte le iniziative volte a permettere alle Regioni e alle Province autonome di istituire le Unità speciali di continuità assistenziale; le iniziative straordinarie rivolte alla possibile produzione in deroga alle disposizioni di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale, nonché quelle di solidarietà che all'inizio il decreto cura Italia aveva previsto per i familiari dei medici, del personale infermieristico e degli operatori sanitari e che successivamente sono state estese a tutti gli esercenti le professioni sanitarie.
Il decreto-legge al nostro esame era quindi necessario per evitare che tutte le normative fin qui approvate diventassero inapplicabili per scadenza dei termini e soprattutto per mantenere alta l'attenzione in un Paese in cui, purtroppo, i dati odierni ci mettono di fronte a difficoltà oggettive. Dovremmo tener conto di questo anche nel confronto politico. Lo abbiamo detto spesso nel corso delle ultime settimane, per evitare una contrapposizione perenne e continua sul tema della pandemia, non vedendo gli sforzi che vengono fatti dal Governo per contrastare questa situazione, e prendere coscienza insieme che ne usciremo soltanto attraverso un'assunzione di responsabilità comune e non attraverso un rimbalzo di responsabilità.
In questo senso credo che i provvedimenti al nostro esame servono e serviranno per consentire al Paese di uscire progressivamente dall'emergenza.
Avremo poi di fronte a noi una vera sfida, non solo di carattere sanitario, che non termina in queste settimane e neanche nei prossimi mesi. Dovremo giocare la partita del vaccino, che mi auguro sia più prossimo possibile, che comunque porterà a un confronto politico importante perché sarà la luce che ci permetterà di uscire dal tunnel. E soprattutto dovremo prepararci a sostenere il Paese perché le contrapposizioni avvengono sui provvedimenti anche di carattere economico.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO(ore 19,05)
(Segue GRIMANI). Adesso avremo le partite dei decreti ristori che porteranno a dividerci e ad aprire conflittualità. Il tema è, però, pensare a ciò che sarà il Paese di domani, quando termineranno non solo i provvedimenti come i decreti ristori, ma anche tutte le iniziative di carattere economico che gli hanno consentito di resistere. Mi riferisco ai quattro pilastri: la cassa integrazione, il blocco dei licenziamenti, la moratoria dei mutui (ha riguardato 3 milioni di persone per 300 miliardi), le garanzie dello Stato sui crediti bancari (110 miliardi per un milione e mezzo di aziende). Quando questo architrave pubblico, che ha sostenuto l'economia, al di là delle polemiche che ci possiamo rimbalzare dalla mattina alla sera, verrà meno, come classe politica dirigente di questo Paese avremo l'onere di trovare le soluzioni per consentire al nostro territorio di venir fuori dalla crisi. E, quindi, dovremo rifiutare una discussione e un dibattito di corto respiro e concentrarci, invece, sulla lotta all'emergenza che l'epidemia determina nel Paese e sul pensare - il Governo lo sta facendo; la maggioranza vuole farlo e siamo consapevoli che lo farà anche l'opposizione - a come ricostruirlo, a partire dagli aiuti europei; aiuti che non ho dimenticato perché sono centrali nel dibattito e saranno l'architrave che dovrà reggere la rinascita del Paese con il recovery plan e i 209 miliardi che nei prossimi anni consentiranno all'Italia di costruire la sua identità.
Per questo Italia Viva parteciperà a questa battaglia con convinzione. Insieme a questo Parlamento, vorremo scrivere una pagina di rilancio e rinascita del Paese, soprattutto stando vicini alle persone che sono più in difficoltà. Credo che con un buon impegno e determinazione potremo farcela e, quindi, confermiamo il nostro impegno in una prospettiva di lungo termine, ma anche sostenendo e votando la conversione in legge del decreto-legge n. 125. (Applausi).
CALANDRINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, siamo chiamati - come ha detto il collega prima di me - a votare il decreto-legge n. 125, che fondamentalmente proroga lo stato di emergenza al 31 gennaio del prossimo anno, quasi come se fosse un atto dovuto o un obbligo. Chiaramente la salute è un valore ed è, anzi, la condizione stessa della vita di ognuno di noi.
Presidente, è però in ballo un problema molto serio: l'emergenza è diventata l'unica giustificazione delle scelte che il Governo ha compiuto finora. Abbiamo definito da tempo lo stato di emergenza, ma ci troviamo sempre impreparati a ogni emergenza che arriva. Oggi stiamo pagando le scelte che non abbiamo fatto ieri e domani pagheremo con un nuovo lockdown le scelte che non stiamo compiendo oggi. È una pandemia.
PRESIDENTE. Colleghi, il volume di voce molto elevato impedisce a chi sta parlando di svolgere l'intervento. Prego davvero di moderarvi.
CALANDRINI (FdI). Oggi è in atto una pandemia che non è cosa solo italiana. Secondo noi, ci sono modi e modi per gestire una pandemia. Qui continuiamo a inseguire il male: non si ragiona su ciò che sta accadendo; non abbiamo un orizzonte se non quello quotidiano. Le proroghe consentono e stanno consentendo una serie di decreti che sono molto spesso contraddittori tra loro.
Da gennaio a oggi avete avuto poteri eccezionali con i quali un altro Governo non si sarebbe trovato nella situazione in cui oggi siamo tutti noi. Avete utilizzato tutti i poteri concessi dallo stato di emergenza per porre divieti, restrizioni e non per combattere il virus con le armi con cui andava combattuto e, cioè, con il miglioramento del Sistema sanitario nazionale. Presidente, sarebbe veramente molto curioso sapere come sono stati spesi i soldi dati alla sanità. Voglio ricordare che negli ultimi cinquanta anni mai come oggi sono state date risorse così importanti. Ma la risposta noi ce l'abbiamo: li avete spesi male e senza un piano programmatico in termini di prevenzione della salute pubblica dei cittadini italiani.
Come molto spesso ha ricordato e ha chiesto a più riprese il nostro leader Giorgia Meloni, serviva una strategia politica che nell'emergenza immaginasse una via d'uscita; e l'uscita non può essere generica, ovvia, né tantomeno scontata.
Con il decreto-legge in esame ci dite di mettere le mascherine, che oggi è come dire: «Respirate». Ma la domanda che a noi sorge spontanea è la seguente: cosa state facendo per tutto il resto, per esempio per il piano di vaccinazione? Gli altri Paesi, la Germania per prima, nell'emergenza predispongono le condizioni per uscirne; qui invece siamo allo stato di emergenza strutturale. Dove sono le nuove terapie intensive? Non ci appassiona la diatriba che c'è in questo momento tra Regione e Governo nazionale, perché noi dobbiamo occuparci della salute degli italiani, della vita dei nostri connazionali. Badate bene che è un problema non solo di sanità pubblica, ma anche di sanità economica e sociale. Lo stato di emergenza che invocate è niente, se poi non esiste una strategia per uscire dall'emergenza; e questa a noi di Fratelli d'Italia non risulta che ci sia da parte del Governo.
Il centrosinistra governa questo Paese quasi ininterrottamente da oltre dieci anni. E cosa avete fatto in questi dieci anni? Avete chiuso ospedali in nome del risparmio, cancellando la sanità sul territorio. Avete declassificato i medici di base. Avete fatto dei pronto soccorso l'unica risposta plausibile al bisogno urgente di salute. Proroghiamo, continuiamo a prorogare, ma per fare cosa? Cosa avete fatto durante la fase emergenziale? Avete pensato di ridurre la capienza dei mezzi pubblici al 50 per cento, senza pensare che ciò non ha significato ridurre l'utenza: se non si aumentano le corse del trasporto pubblico locale, gli assembramenti sui mezzi pubblici continueranno a esserci, come ci sono stati fino a oggi, a prescindere dai DPCM emanati. Noi riteniamo che ogni problema, sia pure enorme come quello di questa pandemia, debba tradursi in atteggiamenti e cambiamenti duraturi. Ma questo voi fino a oggi non lo avete fatto e state riproponendo cose trite e ritrite.
Ancora una domanda: come pensiamo di reperire i medici che abbiamo scoperto di non avere, gli infermieri che non ci sono, i posti letto che abbiamo appurato essere esauribili in pochi giorni? Di tutto questo, nella fase di emergenza che ci chiedete di prorogare, non avete fatto quasi nulla. Vedete, se prorogare lo stato di emergenza vuol dire prorogare tutte le misure scellerate che avete preso sino a questo momento, noi di Fratelli d'Italia vi diciamo che non siamo d'accordo.
E il simbolo di questa sciatteria, del vostro modo di gestire l'emergenza, è stata senza dubbio la Calabria, che va di moda negli ultimi giorni: abbiamo assistito a un autentico disastro, con la nomina di un commissario straordinario alla sanità, Saverio Cotticelli, voluto dal Conte I e confermato dal Conte II, che ha scoperto per caso, solo durante un'intervista, che avrebbe dovuto predisporre il piano di contrasto al Covid della Regione Calabria. Noi su questo siamo molto critici, signor Presidente: nominare i commissari per ragioni politiche, piuttosto che per la loro competenza, non aiuterà ad affrontare l'attuale momento di pandemia. È ora di cambiare passo: affrontate il virus con la determinazione che questo richiede, e non con le misure illogiche che abbiamo visto sinora. La vera emergenza di questo Paese non è il coronavirus, ma è il Governo, che si è dimostrato inadeguato ad affrontare la situazione, pur avendo a disposizione 100 miliardi di euro; pur avendo a disposizione task force; pur avendo a disposizione poteri straordinari. Affrontate il tema della pandemia: avete tutti gli strumenti per farlo, ve li siete presi, il Parlamento ve li ha concessi, non avete più scuse.
E di tutto ciò che andava fatto, avete fatto poco o nulla, tranne tanta comunicazione sulla gestione del momento pandemico. Avete fatto così tanta comunicazione che, oggi, che siamo a novembre, ci troviamo nella stessa condizione in cui eravamo a maggio. Davanti, però, purtroppo abbiamo non più l'estate, ma un lungo inverno; davanti abbiamo l'influenza stagionale; davanti abbiamo una stagione molto fredda. È da mesi che vi chiediamo un confronto davanti a un problema di tutti, un confronto sull'Italia. Voi ci avete risposto con la gestione della paura contingente.
Signor Presidente, noi non siamo negazionisti. Noi non vogliamo evitare le responsabilità, ma vorremmo costruire una prospettiva per questo Paese. Oggi, nell'emergenza, si deve fare quello che si deve fare, senza se e senza ma. Dobbiamo, però, anche decidere come vorremmo essere dopo questa fase pandemica e su questo noi non siamo d'accordo.
Possiamo battere l'emergenza solo cambiando gli scenari. Altrimenti, li ripeteremo fino all'infinito e fino a che, ad un certo punto - speriamo - arriverà il vaccino. Ma dopo che sarà arrivato il vaccino, dell'Italia, probabilmente, avremo solo macerie. È per questo che il Gruppo Fratelli d'Italia voterà contro il decreto-legge in esame. (Applausi).
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, il decreto-legge in esame, che, tra l'altro, come i due precedenti, è il frutto anche di una proceduralizzazione di tutto il sistema e dell'apparato normativo dell'emergenza, fa un atto assolutamente dovuto, che è la proroga dello stato d'emergenza fino al 31 gennaio.
Ovviamente, nel decreto stesso, che non può non prorogare una serie di norme che, altrimenti, sarebbero scadute tutte il 15 ottobre, sono state inserite - giustamente - anche una parte riguardante la questione riscossione e, in Commissione, una serie di altre norme che hanno sostanzialmente lo scopo di prorogare i termini già scaduti, vista la situazione di emergenza.
Il decreto-legge compie anche un'altra operazione, che è quella di intervenire nuovamente sulle norme relative al rapporto Stato-Regioni. C'era stato già un primo spartiacque, il decreto-legge n. 6 del 2020, che prevedeva l'adozione di DPCM, sentiti i Presidenti di Regione o il Presidente della Conferenza Stato-Regioni. Poi, il decreto-legge n. 19 del 2020 circoscriveva il ruolo delle Regioni all'introduzione di misure ulteriormente restrittive.
Quando hanno iniziato a emergere anche importanti risultati nel contrasto alla diffusione del virus, si era giustamente ripensato anche alla ripresa dell'attività economica. Faccio questi esempi per illustrare come i decreti abbiano, in qualche modo, accompagnato l'evoluzione dei vari scenari. Addirittura, il decreto n. 33 del 2020 aveva permesso alle Regioni di introdurre misure derogatorie anche ampliative.
Oggi lo scenario - come purtroppo sappiamo - è di nuovo pesantemente cambiato e, quindi, la direzione del presente decreto, che interviene per modificare i decreti nn. 19 e 33, torna a essere nuovamente e giustamente restrittiva, a causa appunto della risalita dei contagi.
Ho voluto fare questo excursus risparmiando tutte le polemiche che ci sono state. Giustamente, bisognava prendere atto che era necessario trovare delle forme diverse sull'uso dei DPCM. Il passaggio, non banale, ha fatto sì che vi sia stata una procedimentalizzazione della gestione delle emergenze.
Questa è la parte tecnica del decreto-legge. L'altra - e al riguardo vorrei fare alcune considerazioni - riguarda come noi ogni volta affrontiamo questi decreti-legge e come, in particolare anche oggi, si è in qualche modo svolto il dibattito in Aula. Ed è sempre la stessa storia. Ho sentito adesso da alcuni colleghi criticare la proroga dello stato di emergenza e, nella discussione svolta oggi, moltissimi interventi sempre e puntualmente all'insegna delle polemiche e vertenti su ciò che si è fatto nel periodo di pausa dell'epidemia, su quali sono state le mancanze e di chi le responsabilità.
Facciamo tutti insieme un elenco e una ricostruzione delle varie dichiarazioni che ci sono state da parte di molti esponenti dell'opposizione, anche assai in vista, da quando il Paese ha purtroppo incrociato l'epidemia. Siamo passati dal dire che non bisognava chiudere nulla al sostenere che invece occorreva chiudere soltanto in alcune zone; siamo poi passati alle continue polemiche quando è stato adottato il provvedimento su ristoranti e bar.
Potrei continuare così, ma la cosa grave non è solo il livello di dibattito che fa sì che ogni volta, anche in una situazione come questa, non si riesca a trovare un punto di incontro che dovrebbe essere sempre all'insegna della responsabilità e della solidarietà verso il Paese, occorrendo quindi lavorare insieme per l'adozione di provvedimenti di aiuto per il Paese nel fronteggiare l'epidemia e anche a favore delle categorie che hanno bisogno di aiuto; e sono tante, perché la sofferenza è ormai molto ampia nel Paese.
Il problema di questo Paese è rappresentato anche dall'esistenza di una specie di Torre di Babele tra i vari livelli istituzionali. Vogliamo andare a vedere, anche in questo caso, chi in tutti i mesi passati doveva fare cosa, quale Regione ha fatto e quale non ha fatto, come una Regione trasmette i dati e come lo fa un'altra? Questa è la questione che dovrebbe interessare tutti, maggioranza e opposizione.
Come ha già detto oggi qualcuno dei miei colleghi, c'è una cosa che non è tollerabile. Andate a vedere quello che sta accadendo negli altri Paesi, dove i dati non sono meno drammatici, anzi. La Gran Bretagna ha superato i 50.000 morti e Londra è stata chiusa; ci sono situazioni drammatiche ovunque. Tuttavia, non credo - e sfido chiunque a dimostrarlo - che ci sia un livello di scontro istituzionale tra maggioranza e opposizione come quello presente nel nostro Paese.
È evidente che noi ci dovremmo porre il problema. La Babele tra i vari livelli istituzionali, con i sindaci contro le Regioni, le Regioni in conflitto tra loro e contro lo Stato: un Paese come il nostro non si può permettere ciò. Inoltre, voi pensate che se lo possa permettere davanti a una situazione così grave dal punto di vista epidemiologico e per la salute dei cittadini?
La nostra Costituzione ha gli strumenti necessari e ci siamo permessi di porre la questione nella discussione degli ultimi mesi e settimane. L'articolo 120, comma 2, della Costituzione stabilisce che, quando sono in ballo l'incolumità nazionale e la salute pubblica, il Governo può intervenire con i poteri sostitutivi. Forse, in alcuni casi, dopo aver cercato in tutti i modi l'intesa, si sarebbe dovuto agire in questo senso.
Abbiamo inoltre condiviso - io l'ho condivisa pienamente - la scelta del Governo di arrivare, proprio per avere un maggiore livello d'intesa con le Regioni, a una differenziazione, e non scaricare le responsabilità, ma per ottenere una corresponsabilità e, soprattutto, fare in modo che le misure fossero quanto più legate alla situazione reale nei vari territori. C'è invece chi, anche tra i Presidenti di Regione, voleva prima chiudere tutto e adesso invece si altera perché vuole rimanere in zona gialla e non passare in quella rossa. Credo che questo non sia assolutamente sostenibile.
Credo altresì che non sia più rinviabile un dibattito, anche a livello istituzionale e costituzionale, su questi temi perché una situazione del genere un Paese come il nostro non se la può permettere; non è accaduta e non sta accadendo e non accadrà in nessun altro Paese.
Siamo certamente in una situazione complicata e difficile. Abbiamo trattato qui in Senato il primo e il secondo decreto ristori e tutta una serie di provvedimenti che probabilmente dobbiamo rafforzare ancora di più per aiutare le varie categorie, per venire incontro ai settori massacrati e affrontare una situazione di sofferenza che magari non è da iscrivere a una singola categoria, ma riguarda tante persone precarie che stanno vivendo un momento veramente difficile. Penso che su questo dovremmo intervenire ancor di più e mettere in campo delle misure strutturali. Anche la legge di bilancio, certo, deve guardare al futuro del nostro Paese e dobbiamo combinare le misure di emergenza con misure strutturali per la sua ripresa.
Vi è stato poi l'annuncio del vaccino. Vorrei soffermarmi un minuto su una questione molto seria: credo che dovremmo lavorare tutti insieme perché al WTO si arrivi a una sospensione dei brevetti. Se diciamo che il vaccino sarà per tutti, se non si arriva alla sospensione dei brevetti, qualcuno riuscirà a speculare anche su questo. Ritengo che almeno su tale questione l'Assemblea dovrebbe essere unita per far sì che anche l'Unione europea si muova, come si sta muovendo il Vaticano, per chiedere la sospensione dei brevetti dei vaccini e farmaci anti-Covid. Sarebbe, questo sì, un modo molto importante per aiutare, tentare di chiudere le polemiche e vederci uniti su un piccolo slogan che è il seguente: responsabilità e solidarietà, per il nostro Paese e per coloro che in questo momento stanno davvero soffrendo tanto.
Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole dei senatori del Gruppo Misto-LeU. (Applausi).
COLLINA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLLINA (PD). Signor Presidente, stiamo seguendo passo passo l'evoluzione della pandemia che sta colpendo tutto il pianeta, con la concentrazione delle maggiori criticità negli Stati Uniti, in Brasile e in tutta Europa. La seconda ondata sta mettendo sotto pressione il nostro sistema sanitario, nonostante rispetto a marzo scorso i posti in terapia intensiva siano raddoppiati (oggi sono oltre 10.000) e siano in servizio oltre 36.000 persone in più, tra i quali 7.600 medici e 16.000 infermieri. Anche in questa nuova fase acuta tutti gli operatori sanitari stanno offrendo una disponibilità straordinaria, con un senso del dovere che mai ci dimenticheremo.
Al di là degli investimenti sul sistema sanitario, certamente altre azioni in altri settori potevano essere messe in atto per arginare meglio il contagio alla ripresa delle principali attività dopo l'estate. Ci sarà necessità in futuro di analizzare errori e mancanze. Ma questa seconda ondata è stata affrontata dal Governo e da questa maggioranza con una scelta di fondo: combattere la diffusione del virus cercando di evitare il lockdown nazionale. Se c'è qualcuno che è d'accordo con il porre in atto oggi il lockdown nazionale, come a marzo, lo dica qui ora in Senato. Se invece siamo d'accordo per attuare il difficile tentativo di evitarlo, allora dobbiamo prendere atto di ciò che serve fare senza giocare a capirci.
Il difficile tentativo di evitare il lockdown nazionale è legato alla possibilità di agire con provvedimenti più circoscritti e mirati, che hanno l'assoluta necessità di un esercizio della responsabilità diffuso e costante a tutti i livelli, istituzionali e non istituzionali.
Per i livelli istituzionali, questo significa esercitare la responsabilità per le rispettive competenze. Chiudere una piazza o un lungomare per limitare gli assembramenti e, quindi, limitare la possibile trasmissione del virus, si può fare evidentemente con un lockdown nazionale che chiude tutto e, quindi, chiude anche la piazza e il lungomare; ma, se vogliamo evitarlo, allora i sindaci valutino i dati relativi al proprio territorio e facciano responsabilmente la scelta necessaria.
Analogamente decidere che un pezzo di territorio va isolato perché la concentrazione di contagi è elevata si può fare evidentemente con un lockdown nazionale che blocca tutti gli spostamenti e, quindi, anche quelli relativi a quel pezzo di territorio; ma, se vogliamo evitarlo, allora i presidenti di Regione valutino i dati relativi al proprio territorio e facciano responsabilmente la scelta necessaria.
Questo esercizio di responsabilità non deve stare nella categoria della nobiltà d'animo, ma Regioni e sindaci possono contare sul Governo e sul Parlamento che, con gli ultimi decreti-legge, mettono a disposizione risorse per i ristori, capaci di sostenere scelte difficili con ricadute onerose per cittadini, imprese ed enti locali.
Questo è il punto, non sono pagelle o altro. La strada da percorrere passa dalla valutazione dei dati sulla capacità di risposta dei sistemi sanitari regionali, dalle strategie e dalle azioni di contenimento della trasmissione del virus che i dati misurano e, quindi, dall'esercizio delle rispettive responsabilità da parte di ciascun livello istituzionale.
Ho citato però anche l'esercizio della responsabilità dei livelli non istituzionali, a partire dai cittadini che, per proteggere se stessi e gli altri, devono portare la mascherina e osservare il distanziamento fisico. Vi sono poi tutti coloro che svolgono attività a contatto con il pubblico e, via via, quanto previsto dai protocolli.
È evidente che questo tentativo comprende anche la possibilità che gradatamente tutte le Regioni possano diventare rosse e quindi si arrivi a un sostanziale lockdown nazionale, nonché la possibilità che l'attuazione delle scelte circoscritte e mirate porti a esiti positivi che evitano un lockdown generalizzato. Questo virus ci ha ricordato che siamo come genere umano in una condizione di grande precarietà, ma a ciascuno di noi è associato un fattore di precarietà - lo chiamerei un moltiplicatore di precarietà - che certamente dipende dalla nostra età, dalle nostre patologie, ma anche dal livello dei servizi sanitari del nostro territorio, dalle condizioni familiari, dal lavoro che facciamo: in definitiva dal livello di garanzie di cui ognuno gode o non gode.
Ecco questo moltiplicatore di precarietà rende i cittadini in realtà molto diversi tra loro di fronte alla pandemia ed è un tema che va affrontato, perché la pandemia ci mette davanti una strada ancora lunga da percorrere per quanto giungano notizie confortanti riguardo la scoperta dei vaccini, su cui tornerò.
Al Governo e al Parlamento spetta anche il compito di ridurre il moltiplicatore della precarietà, per consentire a tutti i cittadini di affrontarle con reali e concrete condizioni, che costituiscano la speranza per il futuro e motivino la responsabilità per il presente. La sequenza dei decreti-legge che determinano i ristori deve ridurre la precarietà, ma non escludiamo azioni che nei mesi a venire, se necessario per il prolungarsi della situazione d'incertezza, contribuiscano in modo solidale a ridurre le differenze.
Permettetemi ora di esprimere un approfondimento sul tema dei vaccini, in particolare sul concetto di vaccino. Signor Presidente, lo Stato ha il compito di tutelare la salute non solo individuale, ma anche collettiva. La tutela della salute collettiva è fondata anche sul dovere di solidarietà di ciascuno nel prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie. Qual è il punto che tiene in equilibrio la tutela della salute individuale e la tutela della salute collettiva? È il vaccino, meglio inteso come il dovere di vaccinarsi tutti, che fissa la misura del dovere di solidarietà a cui è chiamato ciascuno di noi per tutelare la salute collettiva. Il vaccino è al contempo la misura del dovere di solidarietà, ma è pure il bilanciamento tra il rischio per la salute di alcuni e i rischi per la salute di tutti. Come si fa a far avanzare questo punto di equilibrio rappresentato dai vaccini? Si fa con la ricerca scientifica orientata a realizzare vaccini sempre più sicuri riguardo l'efficacia e la presenza di effetti indesiderati. I vaccini, quando arriveranno, dovranno essere gratuiti e la loro somministrazione dovrà seguire un piano preciso, che il Consiglio superiore di sanità sta già predisponendo.
In conclusione, non voglio terminare senza avere completato la visione del momento, affrontando l'altro impegno che compete a Governo, Parlamento e Regioni, che riguarda il futuro del Paese. L'utilizzo dei fondi del Next generation EU rappresenta un banco di prova impegnativo per l'Italia, che deve uscire da quella fase di investimenti più competitiva, più digitale, più green, più infrastrutturata, più attrezzata nella sanità, più omogenea nei servizi al cittadino; in definitiva, più unita e solidale. Si tratta di progetti che devono essere decisi, redatti, resi esecutivi, realizzati e rendicontati entro il 2026.
Credo che questa sfida ci debba rendere tutti più capaci di adesione al Paese reale e di unità di intenti a tutti i livelli. Il Partito Democratico lavora in questa direzione e il Gruppo PD del Senato darà il senso concreto di questa volontà con il voto favorevole a questo provvedimento. (Applausi).
VITALI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, a gennaio 2020 vi è il provvedimento che dichiara lo stato di emergenza per sei mesi; a ottobre vi è un ulteriore provvedimento del Governo che proroga a gennaio 2021 lo stato di emergenza, situazione che era già nota a gennaio (ma di questo tratteremo in seguito).
Il provvedimento in esame è poco più che amministrativo. Tratta della necessità di utilizzare le mascherine; a questo punto non si capisce quando sono obbligatorie e quando non lo sono (pensiamo ai posti di lavoro e alle distanze interpersonali all'interno delle famiglie) e si crea un po' di confusione. Vi è il divieto delle Regioni di prevedere norme meno restrittive di quelle stabilite dal Governo. Sono poi previste le seguenti misure: un maggiore ricorso al lavoro agile; una modalità di regolamentazione delle attività giudiziarie; il rafforzamento del progetto «Strade sicure», con 753 unità; la proroga dei termini per l'organizzazione dei Ministeri; la proroga dei componenti degli organi societari; la proroga di alcune scadenze di pagamento di tasse; la continuità operativa dei sistemi di allerta Covid-19 e la proroga dei termini in materia di trattamento di nuove domande di cassa integrazione ordinaria, di assegno ordinario e di cassa integrazione straordinaria.
Dobbiamo prendere anche atto in maniera favorevole (perché quello che non ci manca, credo di poterlo dire, è l'onestà intellettuale) che, a differenza di quanto avvenuto per gli altri provvedimenti, abbiamo percepito, anche concretamente, una diversa disponibilità da parte del Governo e della maggioranza di accogliere suggerimenti di buon senso nell'interesse del Paese. Non discutiamo infatti della salvezza di un Governo o di una maggioranza ma del futuro del Paese, dei nostri figli, delle nostre famiglie, quindi credo che per senso di responsabilità ognuno sia portato a dare il proprio contributo.
Ci siamo visti approvare norme di modifica del Sistema statistico nazionale, la proroga dei termini per favorire la graduale ripresa delle attività economiche e l'anticipazione dell'entrata in vigore di alcune norme del codice sulla crisi delle imprese. Abbiamo anche valutato con estremo favore l'emendamento della relatrice a proposito della sterilizzazione temporanea di quella sentenza della Corte europea che ha creato un vulnus nel nostro ordinamento e che ha messo a rischio patrimoni importanti per il nostro Paese. In Commissione affari costituzionali vi è stata un'approfondita e analitica discussione sul punto da parte del collega Gasparri, che probabilmente tutti avrebbero dovuto ascoltare, perché non si tratta di un emendamento arrivato nottetempo ma di un'allerta che è stata segnalata addirittura dal Copasir. (Applausi). I nostri servizi segreti hanno evidenziato il rischio concreto che capitali stranieri ostili potessero scalare proprietà nazionali, e che si chiami oggi Mediaset e domani Telecom - l'ha detto anche il senatore Salvini - poco importa se tutti riteniamo che questi patrimoni, questi asset siano essenziali in un momento di fragilità economica. Non devo ricordare quello che è successo qualche anno fa in Grecia, colpita dalla troika: c'è stata la Germania che ha fatto incetta di porti e di aeroporti di quel Paese. Se qualcuno pensava che il nostro Paese fosse in vendita, evidentemente si sbagliava. Voglio anche dire una cosa, non per spezzare una lancia a favore della relatrice, ma per stabilire un momento di verità su come si è arrivati a questo emendamento. Si trattava, come detto più volte dalla relatrice, di un emendamento tecnico che era al vaglio della Agcom. Ecco perché, in una riunione dell'Ufficio di Presidenza, si è convenuto che in qualunque momento fosse arrivato questo emendamento, proprio perché non era un emendamento politico ma tecnico, non sarebbero stati previsti termini per i subemendamenti. Purtroppo, in quel momento il solerte e sempre presente senatore Augussori era assente per giustificati motivi istituzionali e quindi è sembrato che si fosse fatto un accordo alle spalle di un Gruppo e di un partito, ma così non era. Questo emendamento, quindi, lo abbiamo accolto favorevolmente, proprio perché siamo sulla strada giusta. Qui finiscono le cose positive di questo provvedimento, come è giusto che sia anche nel rispetto delle parti che sono in causa.
Questa situazione era nota da gennaio 2020. Io l'ho detto in altri interventi e nessuno l'ha smentito e non poteva farlo: c'è una relazione di un istituto internazionale che parlava di una pandemia che sarebbe durata almeno un anno, con decine di migliaia di morti, il Governo ne era perfettamente a conoscenza e non ha diramato queste notizie per non creare allarmismo. Sarebbe allora troppo facile, in un momento come questo, in maniera strumentale, attaccare il Governo per quello che sta succedendo. È chiaro che è una situazione grave, allarmante, che probabilmente può essere paragonata ad uno stato di guerra, tuttavia non possiamo non evidenziare come questa situazione sia stata affrontata con approssimazione e superficialità, a partire dalla proclamato lockdown 9 marzo-18 maggio 2020, un lockdown che ha colpito in maniera generalizzata tutto il Paese, quando sarebbe stato sufficiente isolare il Nord perché il Sud non era stato ancora contaminato e invece si è lasciato che ci fossero i flussi dal Nord al Sud, per cui questo problema, che era un problema generale ma localizzato in una parte ben determinata del Paese, è diventato una pandemia che ha colpito tutto il Paese. E dopo due mesi di lockdown non si è avuto il coraggio di dire in maniera chiara che la situazione di emergenza non era assolutamente finita. Siamo andati tutti in vacanza credendo che il peggio fosse alle spalle e durante quel periodo non soltanto non si sono fatti i controlli necessari e doverosi, che dopo l'estate hanno visto impegnate Regioni che fino a quel momento erano state indenni dal problema della pandemia, almeno nella forma così grave come si è manifestata dopo, ma anche i cittadini pensavano di essersi lasciati alle spalle i problemi negativi.
A tutto ciò, si aggiunga l'uso reiterato di decreti-legge - siamo a quota 18 - che fanno il paio con altri 18 decreti del Presidente del Consiglio, che richiamano norme su norme e diventano difficilmente interpretabili, perché sono poco chiari e rimandano a decreti attuativi che non siete stati in grado di realizzare; è inutile fare decreti-legge quando poi non siete in grado di emanare i decreti attuativi. (Applausi). Ne sono stati fatti 72 su 252; non è questo il modo di governare. Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che vi sono indagini della magistratura sulle modalità di gestione della crisi sanitaria, evidentemente quello che andiamo dicendo da mesi non è un'invenzione delle opposizioni ma è un dato oggettivo di mancanza di responsabilità e di capacità di affrontare le problematiche.
Come dicevo prima, non è in discussione la sorte del Governo né quella della maggioranza, ma il futuro del nostro Paese. Da tutte le forze di opposizione è arrivato un invito pressante e costante, una disponibilità a dare il proprio contributo; abbiamo avuto soltanto spallucce, abbiamo avuto il vantaggio di avere la notifica del provvedimento due ore prima che fosse emanato. Non è questo il modo di andare avanti. Credo che sia necessità anche della maggioranza avere il conforto dell'opposizione nell'affrontare momenti difficili nei quali è importante anche garantire tempi certi di ristoro alle aziende che sono in ginocchio e che rischiano di creare un buco incolmabile nella nostra economia.
Apprezziamo alcuni elementi nuovi, una inversione di tendenza, ma è troppo poco. Noi non vogliamo essere chiamati a discutere i vostri provvedimenti, i vostri decreti-legge; vogliamo essere chiamati a discutere prima dell'approvazione e dell'adozione dei decreti-legge (Applausi). C'è allora un momento fondamentale dal quale dipenderà la qualità e la natura dei rapporti tra maggioranza e opposizione una volta per tutte, senza alibi e senza infingimenti. Questo momento invalicabile è la legge di bilancio: in quella sede noi apprezzeremo se realmente c'è stata resipiscenza o meno! (Applausi). Fino a quel momento, pur dando atto che qualcosa è cambiato, il nostro voto sul provvedimento in esame è contrario (Applausi).
CENTINAIO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, quello che stiamo vedendo, e che stanno vedendo gli italiani, è qualcosa che ci sta preoccupando veramente tanto: la mancanza di quell'organizzazione mentale che ci dovrebbe essere all'interno di un Governo che dovrebbe governare una situazione importante. Tale mancanza di organizzazione mentale fa pensare a noi e agli italiani di essere in uno di quei film di fantascienza dove ci sono dei viaggi nel tempo (pensiamo a «Ritorno al futuro», a «La macchina del tempo» o a quello che preferite), semplicemente perché ci sembra di essere tornati al mese di marzo, quando il presidente Conte e la maggioranza effettivamente non sapevano che pesci pigliare. Il problema, Presidente, è che i mesi sono trascorsi, quindi dall'esperienza di questa maggioranza e di questo Governo ci aspettiamo cose diverse.
Il problema è che non basta dire che la Lega o i partiti di minoranza sono dei negazionisti, visto che non sono d'accordo con quello che sta proponendo la maggioranza. Qui non ci sono negazionisti; qui siamo persone molto preoccupate per ciò che sta succedendo. Nessuno, Presidente, minimizza la gravità della situazione che c'è, non solo in Italia ma a livello mondiale: ce ne rendiamo conto, non siamo degli sprovveduti, sappiamo cosa sta succedendo. Tuttavia, signor Presidente, proprio per questo motivo ci aspettavamo altro da questo Governo. Ci aspettavamo un Presidente del Consiglio statista, che avrebbe dovuto condurre il nostro Paese fuori da questa difficile situazione attraverso la lotta al virus, attraverso un aiuto alle imprese e alle famiglie, attraverso una programmazione per il futuro che non stiamo vedendo. Ci aspettavamo un Presidente del Consiglio che avrebbe dovuto rassicurare gli italiani, non soltanto a parole, sui telegiornali o sui giornali, ma con atti concreti. Il problema è che invece vediamo molto spesso il Presidente del Consiglio in televisione dire un giorno una cosa e domani un'altra: tutto e il contrario di tutto. Ci aspettavamo un Presidente del Consiglio che, con sorprendenti doti di leadership, convocasse tutti i partiti, non solamente quelli di maggioranza, per farci sedere a un tavolo, magari smentendoci e sicuramente condividendo con noi questo momento e le proposte che la maggioranza stava portando avanti. E, invece, ancora una volta, il Presidente del Consiglio non ci ha smentiti; ha confermato quello che continuiamo a dire: una maggioranza che pensa di vivere in un altro pianeta, che non c'è un Parlamento, che non c'è una minoranza. Soprattutto, fa sorridere abbastanza il fatto che ci siano state due telefonate da parte del Presidente del Consiglio al presidente Salvini, durate meno di qualche minuto, prima di andare in conferenza stampa. Se pensate che sia questa la collaborazione da offrire alle forze di minoranza - e a questo punto dico anche di opposizione a questo Governo - beh, è un po' troppo poco. Non pensate quindi di cavarvela così. (Applausi).
Ci aspettavamo un Presidente del Consiglio rispettoso del Parlamento, che è l'organo eletto dai cittadini italiani, e noi rappresentiamo i cittadini italiani che ci hanno eletti. Anche in questo caso, invece, il rispetto nei confronti del Parlamento non esiste: un DPCM dietro l'altro, che servono semplicemente a creare confusione su confusione.
Il problema è che in questo momento siamo alla seconda fase del Covid, dopo la pausa estiva, con numeri in crescita, con i virologi che ci dicono che la situazione è sempre più preoccupante, che ci sono talune aspettative e che gli italiani hanno delle aspettative, ma la confusione che regna sovrana fa delirare: decreto ristori 1, DPCM, decreto ristori 2, molto probabilmente arriverà un altro DPCM, e - voilà - prima di Natale, il decreto ristori 3 perché già se ne sta parlando. Una confusione che regna in questo Paese e crea problemi non solamente agli operatori, ma anche alle famiglie, alle imprese, a tutti coloro che vorrebbero avere rassicurazioni da questo Governo.
Ogni quindici giorni un tentativo diverso di risolvere la situazione; ma sedetevi attorno a un tavolo e dateci indicazioni serie, concrete e definitive, e facciamole rispettare da tutti! Invece questo non sta avvenendo.
Il problema, Presidente, è che tutto è successo dopo il periodo estivo. Continuiamo a ricordare alle forze di maggioranza che c'è stato un periodo estivo durante il quale c'era la possibilità di sedersi attorno a un tavolo, di convocare gli esperti, di lavorare, di far vedere al Paese che ci saremmo e che vi sareste preparati a risolvere, o a provare a risolvere, il problema. Sono passati tanti mesi ma di concreto non è successo nulla. Non avete fatto programmazione, quindi continuiamo ad andare avanti da dopo l'estate e ricordiamo che c'è stato il ritorno a scuola. Colleghi, sappiamo benissimo che gli studenti italiani sono ritornati a scuola dopo i ragazzi degli altri Paesi e, di conseguenza, da noi la pandemia è tornata in ritardo rispetto agli altri Paesi, ma li stiamo rincorrendo, stiamo tornando. Anche in questo caso c'è stata la necessità di fare qualcosa, di far vedere che si stava facendo qualche cosa, però cosa è stato fatto?
Siamo qua ancora a parlare del problema dei trasporti. Ma quando abbiamo il ministro De Micheli che dice che non è vero che ci sono problemi sulle metropolitane eccetera, di che cosa stiamo parlando? Nega l'evidenza. (Applausi). È lo stesso Ministro che quest'estate ci diceva che in Liguria si arrivava tranquillamente. Quindi, di che cosa stiamo parlando? Quando abbiamo il ministro Azzolina che sulla scuola... lasciamo perdere! Quando abbiamo il ministro Speranza che, sulla sanità, per mesi ha continuato a dirci che bastava rispettare le tre regole e invece non basta. E poi una cosa che vi chiediamo è: fatele rispettare le regole, perché se nessuno le rispetta è perché voi non siete autorevoli! (Applausi). È perché alla gente, al popolo italiano, quello che dite effettivamente entra da un orecchio ed esce dall'altro.
Parliamo anche della parte economica del nostro Paese. Anche in questo caso, si sono susseguiti vari decreti; in questi giorni stiamo vedendo anche i nuovi. Ci sono una valanga di categorie, di codici Ateco che ci stanno chiedendo di parlare per favore con la maggioranza, di dar loro una mano. Ci sono 207.000 persone che aspettano ancora la cassa integrazione (Applausi): 207.000 cittadini italiani cui avete fatto una promessa! Faccio alcuni esempi: la trasformazione per gelaterie e pasticcerie, le agenzie di viaggio, i pirotecnici, gli organizzatori di eventi e congressi e potrei andare avanti per ore a parlare di questi codici Ateco. Avete però trovato il tempo per escort e sexy shop. Grandi! Mitici! (Applausi). È vero che lavorano anche loro.
Tanti italiani ci dicono che dobbiamo mandarvi a casa. Tanti italiani, rispetto ai mesi scorsi, ci stanno dicendo che la fiducia nei confronti del presidente Conte e di questo Governo non è più ai livelli di questa primavera, quando si sperava in qualcosa di diverso. Il problema è che io vorrei mandarli a casa, cari italiani, ma il partito della cadrega è più forte del partito di chi invece li vuole mandare a casa questi signori. (Applausi).
Però, visto che il partito della cadrega è forte, noi siamo qua con proposte concrete, ci sediamo al tavolo con proposte concrete, andiamo nelle Commissioni con proposte concrete, veniamo nelle Aule con proposte concrete. La Lega ha proposte concrete. La Lega propone e saremmo disponibili a sederci al tavolo nel momento in cui ci fosse un interlocutore serio che si vuole confrontare con noi. Il problema è che sicuramente chi ci sta ascoltando da casa penserà che sono noioso perché dico sempre le stesse cose. È la terza volta che il senatore Centinaio interviene ed è la terza volta che dice le stesse cose. Ma il problema è che non sta cambiando niente, non ci ascoltano, non fanno nulla, non propongono, non aiutano gli italiani, se non con pochi spiccioli.
Quindi, Presidente, come possono gli italiani fidarsi di voi? In primavera c'erano le lenzuola con su scritto «andrà tutto bene», se vi ricordate. Adesso, invece, ci sono gli italiani che stanno dicendo che non andrà tutto bene. All'ottimismo si è sostituito il pessimismo e la rabbia. In primavera c'erano le canzoni. La gente aspettava le 18, apriva i balconi e cantavano chi «Bella ciao», chi l'Inno di Mameli, alcuni cantavano le canzoni di Toto Cutugno, tutti felici perché poi sarebbero cambiate le cose. Le cose sono cambiate perché in autunno invece ci sono le manifestazioni di piazza, la gente incavolata, la gente arrabbiata e, in alcuni casi, la gente che si suicida. Ricordo a tutti che il presidente Conte aveva fatto una promessa: non rimarrà indietro nessuno.
Quindi, Presidente, noi voteremo contro il provvedimento al nostro esame per rispetto di tutti gli italiani che si aspettano azioni concrete. Ancora una volta, con questo provvedimento, voi avete dimostrato che progetti e idee non ne avete, (Applausi).
MANTOVANI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANTOVANI (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, annuncio subito che il Gruppo MoVimento 5 Stelle voterà a favore del provvedimento in esame su cui voglio focalizzare l'attenzione partendo da un suo breve inquadramento, vista la situazione attuale. Quando questo decreto-legge è stato approvato dal Consiglio dei ministri, il 7 ottobre scorso, in Italia si attestava a circa 3.600 l'incremento giornaliero di casi di Covid-19 e il totale dei ricoverati in terapia intensiva era 337. Oggi la crescita giornaliera dei contagi è quasi dieci volte tanto, e quasi tremila posti in terapia intensiva sono occupati da pazienti Covid.
In Spagna e in Francia la situazione il 7 ottobre era già grave, con la Francia che registrava oltre 18.000 nuovi contagi giornalieri. In quei giorni il senatore Salvini chiedeva più autonomia di scelta per i governatori regionali e sosteneva che di certo la mascherina andava indossata mentre prima aveva mostrato molte reticenze ad indossarla proprio qui in Senato.
Il capogruppo della Lega Molinari si chiedeva a cosa servisse la proroga dello stato di emergenza e anche il presidente dei deputati di Fratelli d'Italia Francesco Lollobrigida si era espresso in modo critico. Questa era la situazione al 7 ottobre quando il commissario metteva in guardia sul fatto che i posti letto occupati nelle terapie intensive sarebbero aumentati e aveva ragione. Oggi, più di un mese dopo, le polemiche di quella giornata, con il presidente Toti che criticava la misura che impedisce da allora alle Regioni di allentare le misure previste dal Governo, se non concertate con il Ministro della salute, appaiono davvero piccole.
Questi atteggiamenti e queste parole al vento sono state spazzate via dalla realtà dei fatti, che oggi nessuno può negare o sminuire. Appare quindi piccolo il continuo polemizzare di fronte a una situazione che, come purtroppo vediamo oggi, dava ragione a chi scelse di mettere l'obbligo di mascherina anche all'aperto e di impedire in qualsiasi modo un allentamento delle misure da parte di chiunque. Non ce lo potevamo permettere e oggi finalmente anche dalle Regioni arrivano messaggi e approcci più collaborativi nei confronti del Governo. Non possiamo aspettare che la situazione sanitaria precipiti per promuovere il massimo di collaborazione tra i vari livelli istituzionali. Oggi non è più tempo di puntare il dito; faremo i conti con il fallimento della regionalizzazione della sanità quando questa pandemia sarà finita; faremo i conti con la gestione a dir poco deficitaria di alcuni territori; faremo i conti con la mancata attuazione dell'aumento di posti letto in terapia intensiva e delle unità speciali di continuità assistenziale (USCA) da parte di alcune Regioni quando non saremo più in emergenza. Adesso, però, è il momento di muoversi: gli ospedali sono in affanno; i posti letto carenti, i pazienti purtroppo spesso lasciati a loro stessi.
Cosa serve per uscire insieme e uniti da questa emergenza? Innanzitutto serve un patto a più livelli. Il Governo sta facendo tutto quanto in suo potere. Il decreto che esaminiamo oggi è uno dei tanti tasselli di un'azione governativa caratterizzata da responsabilità, velocità di intervento e misure emergenziali e strutturali in ogni settore coinvolto. Anche il Parlamento ha dato il suo importante contributo. In particolare, il Gruppo MoVimento 5 Stelle durante l'esame in Commissione ha inserito alcuni importanti previsioni. Ad esempio, siamo intervenuti sulla disciplina del rinnovo degli organi statutari degli enti pubblici di ricerca vigilati dal Ministero dell'università e della ricerca stabilendo un termine massimo entro il quale in ogni caso procedere al rinnovo degli organi scaduti. Per gli enti del terzo settore come ONLUS, organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e imprese sociali abbiamo prorogato al 28 febbraio 2021 i termini entro i quali questi soggetti devono adeguare i propri statuti e la propria organizzazione alla normativa prevista a seguito dell'approvazione della riforma del terzo settore e con un altro emendamento abbiamo prorogato per l'anno 2020 la pubblicazione delle delibere di variazione delle aliquote e dei regolamenti in materia di tributi comunali. Con un altro importante emendamento, approvato all'unanimità, abbiamo previsto la sospensione dei termini per gli adempimenti e i versamenti di tributi, nonché dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali fino al 31 dicembre 2020 per gli armatori delle imbarcazioni sequestrate alle autorità libiche lo scorso primo settembre.
Colleghe e colleghi, sono tutti emendamenti... (Commenti). Li avete votati anche voi. (Commenti. Richiami del Presidente).
Colleghe e colleghi, sono tutti emendamenti che mirano a risolvere i problemi pratici che interessano istituzioni, enti, Comuni e cittadini e che si accompagnano alle misure già previste nel testo iniziale.
Nel decreto-legge poi si stabilisce una novità importante per l'app Immuni: è consentita l'interoperabilità con le piattaforme che operano con le medesime finalità nel territorio dell'Unione europea. Dando seguito a questa disposizione, nel giro di pochi giorni l'app è diventata interoperabile con i sistemi simili utilizzati in Germania, Irlanda, Spagna e Lettonia. Adesso il nostro sistema di tracciamento digitale funziona anche in questi quattro Paesi europei e le loro app svolgono il tracciamento nel nostro Paese. Forse mai come nel caso della pandemia ci siamo resi conto di come i confini geografici e politici siano relativi. La malattia li ignora e la strategia di contrasto al virus deve quindi agire anche sul piano sovranazionale.
Ci sono quindi le misure adeguate e le risorse; manca ora un ultimo tassello. È ora compito dei Presidenti di Regione agire; hanno tutti il più ampio supporto, ma quanto compete a loro va fatto e va fatto subito. Tralasciamo in questa sede anche la ridicola polemica che è stata innescata sulle zone rosse, arancioni e gialle, come se fosse una gara, come se fosse una punizione personale e non un modo per aiutare i territori. Abbiamo messo a punto un sistema scientifico che, attraverso un procedimento complesso e ricco di dati, porta a parametri finali incontestabili. È inutile far finta che le diverse zone vengano decise in modo improvvisato, come un lancio di dadi; non è così e si offende l'intelligenza collettiva se lo si dice pubblicamente.
In conclusione, come rappresentante del MoVimento 5 Stelle, mi auguro si possa procedere tempestivamente alla conversione in legge di questo decreto-legge, che consente al nostro sistema Paese di proseguire la sua attività in questo periodo difficile per l'Italia e per il mondo. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125, recante misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta COVID, nonché per l'attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020».
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo solo per raccontare un fatto che è accaduto domenica scorsa, esattamente a Forte dei Marmi. Una coppia si è appartata sul molo, si sono tirati giù la mascherina e si sono dati un bacio. Cosa è successo? Sono intervenuti i vigili e hanno elevato una multa di 400 euro ai due ragazzi. Da lì ci sono state delle riprese televisive, fatte dal giornalista Gaetano D'Arienzo, e immediatamente in diretta televisiva con la testata giornalistica «Italia 7» (il cui direttore è Fabrizio Manfredini) c'è stata l'informazione di quello che era accaduto. Il giorno dopo sui giornali abbiamo visto che addirittura è stata chiesta la denuncia per interruzione di pubblico servizio. Ma, se è stata fatta una multa di 400 euro, che interruzione c'è stata? Contemporaneamente, nelle stesse ore e nella stessa città, c'erano una serie di venditori abusivi che vendevano nel territorio, alcuni senza mascherina e altri con la mascherina (mi hanno inviato subito le foto del posto); per cui ci sono due pesi e due misure. Come mai nella città si permette di vendere in modo abusivo ad alcuni senza mascherina e, dall'altra parte, si fa una contravvenzione di 400 euro a due ragazzi - che, per carità, hanno sbagliato a togliersi la mascherina - per essersi dati un bacio in luogo pubblico? Bisognerebbe usare lo stesso metro di misura.
Mi hanno mandato dei video di persone che a Roma, come ho postato nella mia pagina Facebook, alle 18,30 di sera (a Forte dei Marmi l'episodio è successo di primo pomeriggio), si riuniscono a bere in luogo pubblico senza mascherine. Pertanto, signor Presidente, il punto, a mio avviso, è che si usano due pesi e due misure.
Concludo con l'ultimo episodio, che è successo nella città di Montecatini, per far vedere come, nel territorio, le leggi vengono fatte rispettare in modo diverso. A Vicofaro, in una comunità gestita da un prete, don Biancalani, 100 extracomunitari chiusi dentro la sua chiesa sono stati trasferiti (perché ne poteva ospitare al massimo 19) a Montecatini Terme: tutti lì. E chi paga queste spese? Bastava rispettare le regole e non mettere 100 persone dentro una chiesa, dentro una comunità, quando la legge stabilisce che ce ne devono essere solo 19. Tanto pagano gli italiani per responsabilità di terzi. (Applausi).
CRUCIOLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRUCIOLI (M5S). Signor Presidente, gli arresti di questa mattina dei manager e dell'ex amministratore delegato della società Autostrade per l'Italia (Aspi), riportano di attualità l'inopportunità che la concessione di una parte rilevantissima delle autostrade e delle infrastrutture italiane resti in capo a tale società. (Applausi). L'accusa di attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture, avendo utilizzato consapevolmente barriere fonoassorbenti pericolose a rischio cedimento in giornate di forte vento (eventi che si sono verificati effettivamente sulla rete autostradale genovese) e non avendole sostituite per massimizzare i profitti. Sono dunque accuse simili a quelle relative al crollo del ponte Morandi, in cui le omesse manutenzioni e gli omessi controlli hanno condotto al disastro che tutti conosciamo.
In questa situazione il ministro De Micheli, qualche giorno, fa è venuta in Senato a dirci che il procedimento per la risoluzione della convenzione per grave inadempimento sarebbe stato sospeso nel luglio 2019, per consentire le trattative con la società Aspi. Avete capito bene, è scritto nel Resoconto stenografico: luglio 2019. Io mi auguro che sia un refuso, che sia un errore del Ministro, che volesse dire 2020. Tuttavia, nel Resoconto ufficiale, il Ministro parla di sospensione del procedimento a luglio 2019. Ora, se fosse vero, questo Parlamento e tutto il Paese non sarebbe stato notiziato, per un anno, di questa sospensione del procedimento. Sarebbe un fatto gravissimo, che io intendo censurare.
Intendo anche censurare il fatto che giacciono inevase, da più di un anno, alcune mie interrogazioni (una da circa un anno e mezzo), volte a conoscere quale sia il termine massimo per concludere queste trattative e a riprendere il sacrosanto procedimento di revoca. Per questi motivi, signor Presidente, le rinnovo, perché non è la prima volta che lo chiedo, la richiesta di sollecitare il Governo, e in particolare il Ministro per i rapporti con il Parlamento, al rispetto delle prerogative di sindacato ispettivo dei parlamentari.
Chiedo anche al Presidente del Consiglio e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di riavviare e concludere senza indugio il procedimento di risoluzione sospeso a luglio 2019 (o a luglio 2020, a seconda di come stanno le cose). Finché ciò non avverrà, continuerò a presentare nuove interrogazioni - sono alla quarta - e a censurare la colpevole inerzia del Governo su questo punto. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Crucioli, la Presidenza prende atto e si farà carico di estendere al Governo la sua sollecitazione.
DRAGO (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DRAGO (Misto). Signor Presidente, prendo spunto da un messaggio, uno dei tanti messaggi e indicazioni che mi pervengono da una particolare categoria di docenti. Mi riferisco ai docenti cosiddetti immobilizzati o esiliati, alcuni in seguito alla legge sulla buona scuola, la n. 107 del 2015, ma altri anche in precedenza.
È un problema, questo, che vorrei porre all'attenzione di tutta l'Assemblea e che non è chiaramente relegabile a questo Governo, in quanto è il risultato di una gestione del mondo della docenza discutibile dal punto di vista delle assunzioni e della mobilità. Questa docente scrive: «Faccia presente in Parlamento che non solo non hanno voluto concederci una mobilità interprovinciale straordinaria, ma ora, dopo aver pagato l'abbonamento per il mese di novembre, Trenitalia ha cancellato tantissime corse che permettevano a noi docenti campani di raggiungere Roma quotidianamente». E poi continua con la sua denuncia.
Adesso stiamo lavorando sul cosiddetto decreti ristori e sul decreto ristori bis, appena arrivato. Vorrei porre l'attenzione sul fatto che per «ristoro» non si dovrebbe intendere solo quello dal punto di vista economico, che chiaramente ha un suo significato, in quanto parliamo anche del benessere generale delle persone e, in questo caso, anche di nuclei familiari, che potrebbero avere anch'essi un ristoro sul piano economico. In che senso? Mi riferisco al permettere - e queste sono sollecitazioni che ho già presentato al Ministero nei mesi passati - a questi docenti di rientrare nelle proprie sedi di provenienza. Parliamo di docenti che da più di cinque anni sono magari fuori e sostengono delle spese che non vengono compensate da parte del Ministero dell'istruzione (parlo di trasporti, vitto, alloggio, eccetera). Si dovrebbe mettere in atto tutta una procedura di ordine in merito alle mobilità, alle stabilizzazioni e alle assunzioni che potrebbe anche collegarsi al momento di temporaneo blocco dei concorsi. Un intervento, anche sul piano amministrativo, in questo momento in cui ci apprestiamo sicuramente alla chiusura, potrebbe quindi essere fatto.
Io mi impegno a presentare degli emendamenti sia in sede di conversione dei decreti-legge ristori sia alla manovra di bilancio (anche se spero di non doverci arrivare) per affrontare, spero collegialmente, questa tematica.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 12 novembre 2020
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 12 novembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,17).