Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 271 del 02/11/2020

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

271a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

LUNEDÌ 2 NOVEMBRE 2020

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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 276 del 18 novembre 2020
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,07).

Si dia lettura del processo verbale.

GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 29 ottobre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Sulla scomparsa di Gigi Proietti

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Signori senatori, è scomparso questa mattina, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, un grande maestro dello spettacolo: Gigi Proietti.

Personaggio poliedrico e istrionico, sofisticato e insieme amatissimo dall'ampio pubblico, Gigi Proietti ha fatto dell'arte la sua missione di vita. Dal canto alla recitazione, dal doppiaggio alla regia, dalla poesia teatrale alla televisione, ci ha dimostrato come sia possibile coniugare tecnica ed empatia, rigore e carisma. Ci ha fatto riscoprire cosa significhi regalarsi al pubblico con generosità e autorevolezza, esuberanza e sensibilità, maestria e umiltà.

Genio della commedia italiana, il suo straordinario percorso artistico è il racconto di un pezzo della nostra storia collettiva, della storia di una italianità che grazie alla sua satira graffiante ha saputo riconoscersi in personaggi indimenticabili, personaggi che raccontano i vizi e le virtù della nostra identità comune, l'umanità dei nobili sentimenti ma anche delle piccole debolezze di ogni giorno.

La capacità di svelare, di accarezzare con sarcasmo e delicatezza le cifre più autentiche di un popolo, fa di Gigi Proietti un grande poeta della nostra contemporaneità. A Roma, alla sua amata città, ha dedicato le sue note più toccanti e profonde, note che raccontano una romanità straordinariamente viva, fatta di spontaneità e di quella ironia che si traduceva in un'idea di comicità.

Ma alla città eterna Gigi Proietti ha anche dedicato il suo impegno con i giovani e per i giovani, facendo della capitale un laboratorio di cultura e spettacolo e una scuola per tanti aspiranti attori e registi. Tanti progetti che anche durante il lockdown lo hanno visto impegnato in prima linea a testimoniare, specialmente ai ragazzi, che la conoscenza del teatro classico è un patrimonio di fondamentale importanza per costruire il futuro di un popolo.

Nel ricordo di questo artista totale invito l'Assemblea ad unirsi al dolore dei familiari ed amici e ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla situazione epidemiologica e sulle eventuali ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19 e conseguente discussione (ore 17,15)

Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 1 (testo 2) e 5 e dei punti 12), 13), 14), 15), 18) e 22) del dispositivo della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2). Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 2 e 3 e delle premesse e dei punti 1), 2), 3), 4), 5), 6), 7), 8), 9), 10), 11), 16), 17), 19), 20) e 21) del dispositivo della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla situazione epidemiologica e sulle eventuali ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19».

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte.

CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, desidero in primo luogo ringraziare il presidente Alberti Casellati e tutti i Gruppi parlamentari per la disponibilità ad anticipare da mercoledì a oggi le comunicazioni del Governo sull'evoluzione epidemiologica e sulle eventuali nuove misure da adottare. La richiesta da me avanzata di intervenire oggi in Parlamento segue una mia precedente interlocuzione con i Presidenti delle Camere, ai quali già nella giornata di venerdì scorso avevo chiesto di esplorare la possibilità di individuare strumenti e modalità più adatti per assicurare un'interlocuzione costante sulla gestione della pandemia in modo da poter garantire un confronto immediato in occasione dell'elaborazione di nuovi provvedimenti del Governo.

L'interlocuzione con il Parlamento e il pieno coinvolgimento di tutte le forze politiche qui rappresentate costituiscono passaggi fondamentali e per questo ho ritenuto di dover rimettere ai Presidenti dei due rami del Parlamento ogni decisione circa gli strumenti suscettibili di realizzare quest'obiettivo rispetto alle decisioni che il Governo è chiamato ad assumere con la massima speditezza a fronte di una costante evoluzione, anche molto repentina, del quadro epidemiologico.

Già sabato, però, la lettura e l'interpretazione ragionata del report settimanale di monitoraggio sull'evoluzione del quadro pandemico curato dall'Istituto superiore di sanità hanno costretto a prefigurare un nuovo corpus di misure restrittive da adottare prima di mercoledì 4 novembre, data già fissata dalle rispettive Conferenze dei Capigruppo per le mie consultazioni al Parlamento. In ragione di queste sopravvenute evenienze, all'esito di un'interlocuzione ulteriore con il presidente Alberti Casellati e con il presidente Fico, ho chiesto di poter anticipare già ad oggi le mie comunicazioni affinché il Parlamento possa esprimersi prima dell'adozione di un ulteriore provvedimento.

Ascolterò, quindi, con la massima attenzione le diverse posizioni che emergeranno dal dibattito e ovviamente vi assicuro la piena disponibilità ad accogliere i rilievi e le osservazioni contenute nelle risoluzioni che saranno approvate.

Ho prospettato, peraltro, ai leader dell'opposizione la possibilità di costituire un tavolo di confronto con il Governo utile ad assicurare alle forze di opposizione stesse una piena e costante informazione sull'evoluzione della pandemia in modo da offrire l'opportunità di veicolare e rappresentare più direttamente e puntualmente istanze e proposte. Al momento - è cosa nota - la proposta è stata rifiutata. Se ci fossero ripensamenti, posso confermare sin d'ora che la proposta del Governo permane immutata e voglio davvero rassicurare che essa non sottende una confusione di ruoli, né mira tantomeno a operare una sovrapposizione di responsabilità. Il Governo è sempre stato e sempre rimarrà ben consapevole della sua piena responsabilità di fronte al Paese per ogni decisione che ha assunto e che assumerà per mettere in salvezza la nazione.

Veniamo al quadro epidemiologico. Appare particolarmente critico sia quello nazionale che quello europeo. La pandemia corre inesorabilmente ed impetuosamente in tutto il nostro Continente, costringendo ciascun Paese a individuare ed adottare misure progressivamente più restrittive, che, nel tentativo di rispondere tempestivamente e proporzionalmente alla crescita della curva epidemiologica, si susseguono di settimana in settimana, a brevi intervalli di tempo.

L'Europa, all'interno di un quadro globale, complesso e preoccupante, è certamente in questo momento una delle aree più colpite dall'urto della seconda ondata. Secondo l'accreditato Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, nelle ultime due settimane la maggior parte dei Paesi europei ha fatto registrare un incremento dei casi di Covid-19 superiore ai 150 contagi per ogni 100.000 abitanti. In Paesi come la Spagna, la Francia, ma anche il Regno Unito, il numero dei casi registrati sin dall'inizio dell'epidemia ha superato il milione.

Anche nel nostro Paese la situazione epidemiologica è in ulteriore peggioramento. Com'è noto, i dati relativi alla pandemia vengono raccolti e analizzati ogni giorno da strutture di monitoraggio diffuse sul territorio; due volte alla settimana - adesso c'è anche un passaggio infrasettimanale - vengono analizzati da una cabina di regia nella quale sono rappresentati l'Istituto superiore di sanità, il Ministero della salute e le Regioni, e viene elaborato un report che viene periodicamente diffuso.

Purtroppo nelle ultime settimane la recrudescenza della pandemia ha condotto a una moltiplicazione significativa dei contagi. Questi, però, sono meno della metà di quelli rilevati in Francia, circa la metà di quelli spagnoli e poco meno della metà di quelli del Regno Unito: in questi Paesi la ripresa dell'epidemia è iniziata prima e corre di più. In ogni caso, dal monitoraggio effettuato nella settimana dal 19 al 25 ottobre, risulta che il numero di nuovi casi segnalati è quasi raddoppiato rispetto alla settimana precedente, quindi 100.446 casi rispetto a 52.960. A ieri, domenica 1° novembre, in Italia si registravano in totale 378.129 contagiati, e il 94 per cento delle persone contagiate (357.288) risultava in isolamento domiciliare. Mentre al picco della prima ondata si curava in casa solo il 51,8 per cento dei contagiati, oggi solo il 5 per cento, pari a 18.962, è ricoverato con sintomi in ospedale, contro il 41,5 per cento al picco della prima ondata. Solo lo 0,5 per cento, cioè 1.939 persone, sono ricoverate in terapia intensiva, contro il 6,7 per cento.

Gli italiani contagiati sono quindi di numero ben più elevato, anche se la gravità dei contagi appare diversa ed inferiore rispetto alla prima ondata. Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità, oltre il 65 per cento delle persone sono infatti asintomatiche o paucisintomatiche. Fino al 95 per cento, le persone presentano sintomi lievi. A ieri, domenica 1° novembre, risultavano ricoverati in terapia intensiva 1.939 persone, con il risultato di occupare il 21 per cento dei posti letto già disponibili, su un totale di 9.052 posti; è il 18 per cento di quelli che si otterranno con l'ulteriore distribuzione del commissario Arcuri, per un totale di 10.848 posti.

I pazienti in terapia intensiva al momento sono poco più dei posti letto attivati, grazie alle forniture incrementali del Governo, tramite il commissario straordinario. Ricordo infatti che, all'inizio dell'emergenza, gli ospedali italiani disponevano di 5.179 posti letto in terapia intensiva. In questi mesi il Governo ha distribuito 3.370 ventilatori e i posti letto attivati o attivabili ad oggi sono 9.052, per un incremento del 75 per cento. Tramite il commissario Arcuri, possiamo mettere a disposizione altri 1.789 ventilatori. Possiamo distribuirli già nei prossimi giorni in funzione dell'andamento della curva dei contagi in modo da portare i posti letto in terapia intensiva a un totale di 10.841, il che rappresenterebbe un incremento pari al 109 per cento rispetto all'inizio dell'emergenza.

Occorre rilevare che l'aumento dei contagi è anche il risultato di un'accresciuta capacità di screening: negli ultimi giorni vengono effettuati in media 200.000 tamponi molecolari al giorno - come non vi sarà sfuggito, abbiamo toccato anche punte di 215.000 tamponi - quando a marzo, invece, ne venivano somministrati 25.000, circa otto volte di meno. In Italia, sino a oggi sono stati effettuati poco meno di 16 milioni di tamponi e sono stati testati poco meno di 10 milioni di cittadini. Di questi tamponi, ben 12,7 milioni (pari all'80 per cento) sono stati distribuiti gratuitamente dal Governo alle Regioni.

Questi dati sono importanti, anche perché ci fanno capire che c'è una rilevante differenza di questa nuova ondata rispetto alla precedente, la prima ondata.

Oggi abbiamo un'accresciuta capacità di risposta in termini di dotazioni (dispositivi di protezione e attrezzature medicali), che vengono distribuite a una molteplicità crescente di categorie: ospedali, RSA, Forze dell'ordine, trasporto pubblico locale, servizi pubblici essenziali, scuole. Consideriamo inoltre che, mentre all'inizio dell'emergenza il nostro Paese era sprovvisto di dotazioni, oggi, in larga parte, può considerarsi autosufficiente.

Sino ad oggi sono stati distribuiti in totale 1,6 miliardi di prodotti vari e l'Italia è uno dei pochi Paesi nel mondo - ci tengo a sottolinearlo - dove, ogni giorno, vengono distribuite gratuitamente 11 milioni di mascherine chirurgiche singolarmente a ciascuno studente e a ciascun membro della comunità scolastica.

In definitiva, in questo momento non stiamo subendo un'insostenibile pressione sui reparti di terapia intensiva; piuttosto, registriamo un crescente e preoccupante affollamento nei restanti reparti di alcune strutture ospedaliere in particolare, con riguardo alle terapie sub-intensive e all'area medica in generale. A questo riguardo, è stata messa in campo, negli ultimi giorni, una duplice azione: la scorsa settimana è stato sottoscritto un cosiddetto accordo stralcio con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta, per consentire loro di somministrare ai propri assistiti test rapidi antigenici, permettendo così di curare il più possibile i pazienti presso i loro domicili, in modo da alleggerire le pressioni sui ricoveri e il ricorso ai pronto soccorso.

Il commissario Arcuri ha già acquistato 10 milioni di test rapidi che, da questa settimana, per il tramite delle Regioni, verranno distribuiti alle ASL e ai medici di medicina generale, e che saranno utilizzati anche rispetto a specifiche destinazioni, quali anzitutto la scuola, in modo da poter ridurre anche le quarantene. Con questa fornitura le Regioni potranno somministrare sino a 100.000 test rapidi al giorno.

È stata inoltre avviata un'ulteriore richiesta di offerta per tamponi molecolari e reagenti di estrazione e amplificazione, che condurrà alla somministrazione di 250.000 tamponi molecolari classici al giorno. In conclusione, sarà possibile far crescere ulteriormente la capacità di screening della popolazione italiana, che, mentre all'inizio dell'emergenza non superava i 25.000 tamponi al giorno, oggi si è attestata sui 200.000, potendo arrivare, a partire dai prossimi giorni, sino a 350.000 test (di varia natura) al giorno.

In caso di scenario particolarmente avverso, in raccordo con il Ministro della difesa - che ringrazio - potremo disporre di mezzi e di personale medico militare in parte già attualmente operativo. Potremo disporre, cioè, nel volgere di pochi giorni, di 453 medici e 867 infermieri militari.

Inoltre, ricordo che il personale sanitario militare è attualmente impiegato nei drive through della Difesa, su tutto il territorio nazionale, e abbiamo anche un Covid hospital al Celio, a Roma, e Covid hospital a Milano e a Taranto. Siamo in condizione di intervenire anche con quattro strutture da campo dell'Esercito, ove necessario, impiegabili con preavviso a partire da settantadue ore.

Aggiungo che il Ministero della salute, su mia richiesta, sta già lavorando a un piano operativo per la distribuzione dei vaccini, in modo che, quando inizieranno ad arrivare le prime dosi, potremo procedere in maniera organizzata, secondo un piano prestabilito e ordinato. Ragionevolmente prevedo che favoriremo le fasce della popolazione più fragili e vulnerabili e gli operatori più esposti al pericolo. Tra le fasce più vulnerabili, il Governo considera anche le persone più anziane: sono i nostri cari, che hanno realizzato la ricostruzione del Paese dalle rovine del secondo conflitto mondiale, sono i nostri genitori, i nostri nonni (Applausi), che, con laboriosità e spirito di iniziativa, hanno consentito al nostro Paese di vivere il miracolo economico, che ci ha proiettato tra le potenze più avanzate del pianeta e tra i membri del G7.

Nonostante i numerosi sforzi posti in essere per rafforzare il nostro sistema sanitario, l'evoluzione dell'epidemia, soprattutto in riferimento ai dati delle ultime settimane, risulta molto preoccupante. Secondo i parametri stabiliti dal documento "Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione della fase di transizione per il periodo autunno-invernale" redatto all'Istituto superiore di sanità e dal Ministero della salute, condiviso in sede di Conferenza delle Regioni, con il coinvolgimento di varie università e centri di ricerca, il quadro epidemiologico descritto è in via di transizione verso uno scenario di tipo 4 - quello più critico, per intenderci - in particolare con riferimento ad alcune Regioni, che già nel breve periodo accusano il rischio di tenuta dei servizi sanitari. Si conferma pertanto quel quadro epidemiologico, a cui ho già fatto cenno, complessivamente e diffusamente grave su tutto il territorio nazionale, con specifiche criticità in molte Regioni e Province autonome. Nell'ultima settimana di monitoraggio, 11 Regioni e Province autonome sono classificate a rischio elevato di una trasmissione non controllata del virus e altre otto Regioni e Province autonome sono classificate a rischio moderato, con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese. L'aumento rapido dell'incidenza è coerente con l'aumento dell'RT nazionale, che attualmente si colloca a 1,7, con un indice inferiore (ma comunque prossimo all'1,5) in poche Regioni. In alcune Regioni, invece, visto che parliamo di una media, il dato è ovviamente superiore alla media nazionale.

Nella settimana di riferimento, per la prima volta è stato segnalato il superamento della soglia critica di occupazione in aree mediche ed esiste un'alta probabilità che 15 Regioni superino le soglie, individuate come critiche, di terapie intensive e di aree mediche, nel prossimo mese. Attenzione: occorre rilevare che il quadro appena descritto non tiene conto degli effetti conseguenti all'adozione delle misure restrittive sin qui introdotte e in particolare faccio riferimento all'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, del 24 ottobre, che ha introdotto misure restrittive più severe e quindi, conseguentemente, non tiene conto dell'impatto di queste misure sulla curva di crescita. Questi effetti potranno verificarsi ed essere visibili, come ci suggeriscono gli esperti, quantomeno dopo quattordici giorni dall'adozione delle misure stesse. Sebbene gli effetti saranno positivi - così ci assicurano gli esperti - dobbiamo anche ammettere che, al momento, non vi sono evidenze scientifiche, che ci consentano oggi di pronosticare la misura di questo impatto, che si presume positivo. Per conseguenza, alla luce dell'ultimo report che - lo ricordo ancora una volta - è stato elaborato venerdì scorso e della situazione da esso certificata, che risulta diffusamente grave sul territorio nazionale e particolarmente critica in alcune Regioni, siamo costretti ad intervenire in un'ottica di prudenza e massima precauzione per attuare ulteriori misure per perseguire una più stringente strategia contenitiva e mitigativa del contagio. Questa strategia va necessariamente modulata in base alle differenti criticità rilevate nei territori, graduando la severità delle misure in considerazione della più elevata circolazione del virus e del più elevato rischio di tenuta dei servizi sanitari.

Pertanto, riteniamo necessario assumere una decisione, orientata ai principi di proporzionalità e adeguatezza, che contempli nuovi interventi restrittivi, modulati e differenziati sulla base del livello di rischio rilevato nei territori.

Sulla base di criteri scientifici che sono stati quindi predefiniti e che dobbiamo considerare assolutamente oggettivi, elaborati - come ho già detto - dall'Istituto superiore di sanità, dal Ministero della salute, dalla Conferenza delle Regioni e da vari centri universitari di ricerca, sarà necessario introdurre un regime differenziato basato su diversi scenari regionali. Permettetemi qualche ulteriore chiarimento su questo punto, perché è un passaggio importante che va spiegato bene e va compreso da tutti, anche da coloro che ci seguono da casa. In Italia è stato elaborato questo sistema di monitoraggio, nel corso di questi ultimi mesi, che oggi ci pone nella condizione di cambiare strategia rispetto alla prima fase, quando invasi da un nemico sconosciuto ed invisibile, siamo stati costretti a proteggerci all'interno delle nostre case, sospendendo anche integralmente la nostra vita lavorativa e la nostra vita di relazione.

A marzo, lo ricordiamo tutti, posti di fronte ad un evento travolgente, in assenza di un piano operativo puntualmente e dettagliatamente certificato sul piano scientifico, sul quale basare ogni valutazione prodromica all'adozione delle misure, abbiamo emanato perlopiù provvedimenti generali e uniformi su tutto il territorio nazionale che, benché attraverso passaggi intermedi, ci hanno condotto a un lockdown generalizzato.

Abbiamo pur sempre operato in base al principio di massima precauzione. Abbiamo pur sempre informato la nostra azione e le nostre misure ai criteri di adeguatezza e proporzionalità, ma - ripeto - senza poter disporre di un piano operativo, né tantomeno di un monitoraggio accurato di cui invece adesso disponiamo. Oggi disponiamo di una struttura di prevenzione e monitoraggio; attenzione, questo sistema e questa struttura non si limitano solo - come si crede comunemente - a misurare il tasso di contagiosità sui territori, cioè il famoso RT, ma elabora il flusso dei dati provenienti dal territorio sulla base di ventuno differenti parametri che vengono integrati tra di loro, di cui ricordo i più significativi: numero di casi sintomatici notificati per mese; numero dei casi con storia di ricovero ospedaliero; numero di strutture residenziali socio-sanitarie che riscontrano almeno una criticità settimanale; percentuale di tamponi positivi; tempo medio tra data di inizio dei sintomi e data di diagnosi; indice di replicabilità; numero di focolai di trasmissione; e certamente, non ultimo per ordine di importanza, anche il grado di occupazione dei posti letto di area medica o terapia intensiva delle strutture sanitarie di quel territorio.

Questo sistema così articolato ci impone oggi - non ci consente - di intervenire in modo più mirato, di restringere e, se del caso, allentare le misure su base territoriale, in ragione delle variazioni della soglia di criticità.

Dunque, quando si dice che si interviene a più riprese per modificare le misure, facciamo attenzione al fatto che è proprio una caratteristica di questo sistema, alla quale ci dobbiamo abituare, perché l'effetto sarà quello di intervenire a più riprese e in maniera più graduale, articolata e flessibile rispetto alla prima fase, grazie a un monitoraggio più accurato e strutturato, esemplato sui parametri indicati da questo piano, cui abbiamo già accennato e che, ripeto, è stato approvato anche dalle Regioni.

Faccio una considerazione ulteriore. Se, al cospetto di un sistema così avanzato predisposto con tale cura, riproponessimo oggi un regime restrittivo indistinto e indifferenziato su tutto il territorio nazionale, otterremmo un duplice risultato negativo, assolutamente inaccettabile: da una parte, non adotteremmo misure realmente adeguate ed efficaci rispetto al reale stato di criticità delle Regioni attualmente più a rischio e, dall'altra, finiremmo per imporre misure irragionevolmente restrittive in quelle aree del Paese ove, al momento, non risulta necessario intervenire con particolare severità. (Applausi).

A tal fine, in coerenza con quanto prevede il piano cui ho già fatto riferimento, il prossimo DPCM individuerà tre aree, corrispondenti ad altrettanti scenari di rischio, per ciascuno dei quali sono previste misure via via più restrittive.

Avremo quindi una fascia riservata alle Regioni a rischio alto, in scenario 4, su cui concentreremo le misure più restrittive; poi avremo una seconda fascia per le Regioni a rischio alto, ma compatibili con lo scenario 3, quindi con misure lievemente meno restrittive; infine, ci sarà la terza fascia, quella per tutto il territorio nazionale, per le restanti Regioni.

L'inserimento di una Regione all'interno di una delle tre aree, con la conseguente e automatica applicazione delle misure previste per quella fascia, avverrà poi, per non dover intervenire di volta in volta con lo strumento del DPCM, con ordinanza del Ministro della salute e dipenderà, lo ripeto, esclusivamente e oggettivamente dal coefficiente di rischio raggiunto dalla Regione, all'esito della combinazione dei diversi parametri e quale certificato dal report ufficiale che l'Istituto superiore di sanità diffonde periodicamente.

Sempre con ordinanza del Ministro della salute, sarà possibile - e doveroso - uscire da un'area di rischio ed entrare in un'altra a più basso rischio, qualora la Regione interessata registri coefficienti compatibili con il passaggio di fascia.

Per l'intero territorio nazionale dove non si segnalano attualmente livelli di rischio elevato - la fascia 3 per intenderci - intendiamo intervenire solo con alcune specifiche misure, che si aggiungono ovviamente a quelle che abbiamo già adottato, che contribuiscano a perseguire in ogni caso il contenimento e la mitigazione del contagio.

In particolare, pensiamo di disporre la chiusura nei giorni festivi e prefestivi dei centri commerciali, ad eccezione di farmacie, parafarmacie, negozi di genere alimentari, tabacchi ed edicole che si trovano all'interno, in ragione del fatto che i centri commerciali sono particolarmente attrattivi, soprattutto durante il weekend. In coerenza con la chiusura delle sale da gioco e delle sale bingo, intendiamo disporre anche la chiusura di corner adibiti all'attività di scommesse e i videogiochi ovunque siano collocati. (Applausi).

Chiuderanno anche musei e mostre. Prevediamo la riduzione fino al 50 per cento del limite di capienza dei mezzi pubblici locali. Infine prevediamo di introdurre il limite agli spostamenti da e verso le Regioni che presentano elevati coefficienti di rischio, salvo che non vi siano comprovate esigenze lavorative, motivi di studio o di salute, situazioni di necessità. Come pure prevediamo limiti alla circolazione delle persone nella fascia serale più tarda, salvo, anche in questo caso, le medesime eccezioni delle comprovate esigenze lavorative, dei motivi di studio o di salute, delle situazioni di necessità. Prevediamo infine la possibilità che le scuole secondarie di secondo grado possano passare anche integralmente alla didattica a distanza, sperando che questa sia una misura solo temporanea. Quanto agli altri due regimi di misure di contenimento e mitigazione da applicare per le Regioni che sono attualmente nella condizione di rischio più elevato, prevediamo di introdurre ulteriori disposizioni restrittive, ovviamente graduandole di intensità e severità in proporzione al coefficiente di rischio.

In questo snodo così critico della sfida europea e globale contro il virus, il principio ispiratore della nostra azione resta lo stesso: la priorità, oggi come in primavera, è per la difesa della vita umana e della salute, che costituisce la precondizione per il godimento di tutti gli altri diritti costituzionalmente garantiti. Siamo consapevoli della frustrazione, del senso di smarrimento, della stanchezza dei cittadini e anche della rabbia che si è manifestata negli ultimi giorni. Cittadini che adesso si trovano a convivere con nuove limitazioni anche alle proprie libertà personali. E siamo anche coscienti delle profonde ripercussioni che le restrizioni avranno ancora sull'attività economica, sulla produzione e sui redditi. Tuttavia vorrei ribadire, sotto questo aspetto, che non vi può essere alcun dilemma fra la protezione della salute individuale e collettiva e la difesa della nostra economia. (Applausi).

Quanto più saremo efficaci nel piegare la curva dei contagi, tanto più velocemente potremo allentare le restrizioni oggi necessarie, evitando così un deterioramento insostenibile del nostro tessuto economico e sociale. Ne è riprova, peraltro, l'ottima performance economica che i Paesi europei hanno mostrato nel terzo trimestre di quest'anno, dopo aver domato a partire da giugno la crescita del contagio. In questo quadro l'Italia peraltro ha registrato una crescita del PIL pari al 16,1 per cento nel terzo trimestre, ben al di sopra delle aspettative e persino superando la crescita del PIL nella media dell'eurozona, che vi ricordo è stata pari al 12,7 per cento. Attenzione, stiamo ragionando su dati e su scenari macroeconomici, che certo non giovano a quelle fasce della popolazione che in questa fase della pandemia sono più esposte alle difficoltà e alle sofferenze economiche. Ma si è trattato di un risultato straordinario, che dobbiamo pur sempre alle nostre imprese, ai nostri lavoratori, alla stessa grande disciplina dei cittadini italiani, a cui va nuovamente tutta la nostra gratitudine per i sacrifici compiuti.

Il Governo non intende arretrare di un millimetro rispetto al proposito di garantire la più ampia protezione economica possibile ai lavoratori, alle imprese e alle famiglie italiane. La complessità della situazione che stiamo vivendo ci impone di fornire tutto il sostegno necessario per tutto il tempo necessario e nella misura in cui sarà necessario. Tutti gli ulteriori sforzi finanziari che dovremo compiere costituiscono elementi di stabilità, di certezza e di sicurezza per il mondo del lavoro che appaiono oggi assolutamente irrinunciabili. Con questo spirito abbiamo varato la scorsa settimana il decreto-legge ristori e, all'esito di un confronto con le parti sociali, con lo stesso spirito abbiamo deciso di estendere, fino alla fine del mese di marzo del prossimo anno, il blocco dei licenziamenti, garantendo al contempo per i datori di lavoro la cassa integrazione cosiddetta Covid-19 gratuita.

Anche a fronte delle ulteriori limitazioni che si prospettano oggi, siamo d'accordo con il ministro Gualtieri e con il ministro Patuanelli, che stanno già lavorando, per porre in essere ogni azione utile per ristorare e sostenere i settori più colpiti.

Si dice spesso che ogni crisi è un'opportunità di cambiamento e di trasformazione. Quella che stiamo vivendo è ormai - pensate - la terza crisi nello spazio degli ultimi quindici anni e questa volta l'Italia, l'Europa e l'Occidente hanno la possibilità di imprimere una vera svolta che, al contrario, è mancata dopo i precedenti episodi di crisi.

L'Europa, come sapete bene, ha saputo cogliere questa sfida, attraverso il programma Next generation EU e varie altre iniziative, cui l'Italia ha fornito un contributo determinante e per il quale - ne siamo pienamente consapevoli - è necessario un nuovo patto tra pubblico e privato, nonché una nuova strategia di organizzazione della presenza pubblica nell'economia, che non ostacoli il mercato ma sappia indirizzarlo. Nei mesi a venire, sarà il nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza ad offrire una nuova prospettiva di modernizzazione del Paese, nel solco dei grandi obiettivi strategici dell'Unione europea.

Anche in un momento così drammatico, in cui tutti siamo pressati dall'urgenza di provvedere e ci sentiamo immersi nella gestione del quotidiano, non possiamo permetterci di distogliere lo sguardo dal futuro; non conosciamo ancora il volto dell'Italia che verrà, ma sappiamo con certezza che le trasformazioni in atto lo cambieranno profondamente. Il compito della politica sarà guidare, accompagnare questa transizione e nessuno può sentirsi esonerato da questa sfida di portata storica.

Ancora una volta concludo permettendomi di rivolgere un invito a tutte le forze politiche e a tutte le energie del Paese: restiamo uniti. Restiamo uniti in questo drammatico momento, a dispetto delle diverse idee e convinzioni, ma in nome dell'unità e dei valori che, attinti dal nostro quadro costituzionale, sono stati posti a fondamento della nostra convivenza. (Applausi).

PRESIDENTE. Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà.

MALLEGNI (FIBP-UDC). Signor Presidente, buon pomeriggio al Presidente del Consiglio e al Governo.

Dico la verità: apprezzo sempre molto il presidente del mio Gruppo Anna Maria Bernini, quando mi offre l'opportunità di parlare in Aula, oggi addirittura di fronte a tutto il Governo e ai massimi vertici. Ma questa mattina, quando mi ha offerto questa opportunità, le ho risposto: ma che ci parliamo a fare noi col Governo, visto che lo facciamo da mesi e mai ci ascolta? (Applausi).

Ma il presidente Bernini non demorde e mi ha esortato a riprovarci anche oggi.

Lei, signor Presidente del Consiglio, è arrivato dicendo che il tavolo di condivisione è ancora aperto e che, se ci fossero dei ripensamenti, lei sarebbe ben disposto. Mi creda, signor Presidente del Consiglio, non si fa così. Non si fa quello che avete fatto voi in questi ultimi otto mesi (potevo devo dire anche in questi anni) per poi arrivare al momento della disperazione (leggo infatti, tra le parole che lei ha detto, tra le righe del suo discorso e anche sui volti talvolta spaesati di qualche rappresentante della maggioranza, la disperazione) a prendere ulteriori decisioni che metteranno nuovamente non in ginocchio, ma a terra il Paese, le famiglie e le imprese. Allora cercate di coinvolgere l'opposizione, che ha fatto proposte.

Lei questa mattina alla Camera ha detto (e lo ha ripetuto in questa sede) che il Sistema sanitario nazionale sta funzionando, ha risposto bene, ma probabilmente non si rende conto di quello che sta succedendo nel Paese. Da stamattina nella mia Toscana, che era una Regione abbastanza preparata su questa problematica, i posti letto non bastano; dobbiamo riconvertire i capannoni in ospedali; la CGIL addirittura si è decisa a parlare: gestione caos, sistema sanitario KO, manca il personale. Le Aziende sanitarie locali (ASL) non solo non hanno il personale, ma coloro che hanno lavorato nella prima ondata del virus, facendo orari straordinari assurdi, impegnandosi dalla mattina alla sera e alla notte, non hanno ancora ricevuto i soldi per quello che hanno fatto (Applausi).

Berlusconi e tutta Forza Italia chiedono da mesi l'utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità (MES), di portarsi a casa queste risorse a un tasso zero, per poter incrementare l'attività dei nostri ospedali, per accogliere le persone che stanno male. Niente da fare. In otto mesi avremmo potuto fare qualcosa, ma non è stato fatto niente. Lei ci parla dell'accordo con i medici degli ultimi giorni, ma signor Presidente del Consiglio è da febbraio che abbiamo l'emergenza; da febbraio chiediamo di utilizzare i medici di famiglia, ma ve ne siete accorti adesso, è incredibile. (Applausi).Oggi per avere l'esito di un tampone bisogna attendere sette o otto giorni, perché in molti casi i laboratori analisi sono stati accorpati e in molte delle Regioni italiane non ci sono più quelli di periferia, quindi bisogna aspettare i giorni.

Passando all'economia, le imprese del turismo e del commercio sono state massacrate, i trasporti pubblici locali dimenticati. Oggi si parla della riduzione della capienza del trasporto pubblico locale al 50 per cento; è dall'inizio dell'estate che vi diciamo, in occasione della riapertura delle scuole, di ridurre la capienza al 50 per cento e di utilizzare i bus turistici per portare i ragazzi a scuola. (Applausi). Il bonus vacanza è inutilizzato per 1,8 miliardi; l'altro giorno è arrivata anche un documento informativo del Senato secondo cui sono stati spesi poco più di 650 milioni. Allora cosa ne facciamo della differenza? Avevamo proposto di creare un fondo di 2,5 miliardi per le imprese, ma avete risposto di no; vi avevamo detto di rimandare le persone a lavorare con lo zainetto della cassa integrazione, permettendo alle imprese di versare solo la differenza, ma avete detto di no. Vi avevamo chiesto di non trasformare l'Italia in un sistema di sussidi, ma di dare forti investimenti alle imprese che avrebbero potuto fare attività di lavoro e di sviluppo ed essere pronti in questa fase per avere aziende solide. State cancellando la libertà, signor Presidente del Consiglio; state cancellando la libertà cancellando il lavoro. La pubblica amministrazione si è accorta del disastro? No, poco, ma i privati e le imprese se ne sono accorti. (Applausi).

Signor Presidente del Consiglio e amici della maggioranza, noi abbiamo la sensazione che lei e il suo Governo siate completamente distaccati dalla realtà del Paese e dalla vostra stessa maggioranza. Avete fulminato 100 miliardi di euro senza alcuna prospettiva; ci avete ucciso, ci avete rovinato. Non continuate in questa direzione, per cortesia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente del Consiglio, lei ha dichiarato che l'interlocuzione con il Parlamento è fondamentale; bene, il modo migliore per dimostrarlo è rendere consultabili a tutto il Parlamento le relazioni del comitato tecnico-scientifico. (Applausi). Non quattro mesi dopo, in tempo reale, Presidente, perché lei prende delle decisioni sulla base di dati che ha solo lei. Anche noi abbiamo il diritto di sapere; ci saranno degli studi che indicano dove i contagi sono più forti, se in piscina, nello sport, nei teatri, nei centri commerciali, nelle scuole, sul trasporto pubblico. È una questione di trasparenza e di chiarezza che può aiutare noi dell'opposizione, ma anche tutto il Parlamento a capire come vanno le cose. Anche perché sono mesi ormai che inseguite il virus che, come sempre da un po' di mesi a questa parte, ha circa almeno tre settimane di vantaggio su quello che si decide in Italia, ma anche in Europa.

A proposito dell'Europa, non c'è una strategia europea anti-Covid; recovery fund ancora in alto mare, ma soprattutto non c'è un piano B; siamo tutti ad attendere un vaccino che non si sa quando arriverà, quando sarà distribuito a tutti (Applausi) e quali effetti eventuali potrà avere. Ci vuole un piano B che tutta Europa non ha.

Altra questione; lei dice, Presidente, che serve alleggerire gli ospedali. Certo, siamo tutti d'accordo. Presidente, la comunicazione è un aspetto fondamentale. Dobbiamo svuotare i pronto soccorso da tantissima gente che ci va, che non ha bisogno, che potrebbe essere curata a casa, ma che è terrorizzata dai messaggi mediatici quotidiani. (Applausi). Ieri è stato fatto dalla televisione pubblica un servizio horror su Monza e la sua Provincia, perché risulta essere la seconda Provincia per aumento di contagi. Tutti che chiamavano terrorizzati, chiedendo se stavamo bene, cosa succedeva e cosa stava accadendo. Non è questo il modo di fare comunicazione. La gente va rassicurata, soprattutto mettendo in atto anche una parola che in questo Paese nessuno vuole usare e che nessuno capisce: prevenzione. (Applausi).

Presidente, in Svizzera hanno mandato a casa delle raccomandazioni; non hanno scritto libri, hanno mandato a casa delle raccomandazioni ai cittadini (Applausi), dicendo come aumentare le difese immunitarie, quali farmaci utilizzare. Addirittura, come dicono gli stessi cinesi, somministrare in modo precoce e preventivo gli antivirali alla prima comparsa dei sintomi, aiuta a bloccare l'infezione per evitare di arrivare alle polmoniti. Lo dicono i cinesi, ma è possibile che a lei, che ha un canale preferenziale con loro, non glielo abbiano ancora detto che bisogna fare così? (Applausi).

Basta terrore, nessun negazionismo, ma basta terrore e allarmismo perché si può con cure e tamponi a domicilio e naturalmente, come è stato detto da tutti, con il coinvolgimento dei medici di base non rendere tutto "ospedale centrico" come cura.

Mi soffermo quindi su un'ultima questione. Lei ha detto che farete tutti gli sforzi a sostegno del lavoro. Benissimo, visto che con il nuovo DPCM (e anche con quello vecchio) sostanzialmente molte attività saranno costrette a chiudere e molte hanno già chiuso, ed è stato detto che sarà fatto un nuovo decreto ristori, venite allora in Assemblea a proporre un nuovo scostamento perché tanto è di quello avrete bisogno. Non sono i giochini di Gualtieri, che tolgono da una parte e mettono dall'altra, che risolveranno i problemi. Soprattutto non chiamiamolo decreto ristori perché ristoro significa che il danneggiato deve ricevere quello che lo Stato sostanzialmente gli dà; bonus o mancette. Chiamiamolo decreto indennizzi, perché per la legge italiana indennizzo significa che il beneficiario ottiene quello che ha perso, né più né meno. (Applausi). In Germania, alle aziende sotto i 50 dipendenti hanno dato il 75 per cento degli incassi relativi al mese di novembre dell'anno precedente. Questo è quello che fanno in Germania e negli altri Paesi. E poi, che si comprendono tutte le categorie, non solamente alcune, perché c'è tutto il mondo dell'indotto che ruota intorno alle tante attività che devono purtroppo chiudere, tutte le filiere, quella agroalimentare in particolare. (Applausi).

In conclusione, Presidente, serve un cambio di marcia. Non si può continuare così, perché altrimenti lo scontro non aumenterà solo nelle piazze, ma si radicalizzerà anche tra le varie forze politiche e nella stessa politica. A quel punto, Presidente, si dovrà prendere tutte le responsabilità di quello che potrebbe accadere e poi magari il suo peggior incubo rischia davvero di concretizzarsi. Ve lo diciamo, non dite poi che non ve l'avevamo detto, perché chiaramente queste parole resteranno agli atti. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà.

GRANATO (M5S). Signor Presidente del Consiglio, lei in questo momento ha l'arduo compito di gestire una situazione complessa: decidere cosa debba continuare a funzionare e cosa e come debba subire una battuta di arresto in funzione dei contagi. È anche vero, però, che laddove non si disponga un lockdown nazionale, il Titolo V della Costituzione conferisce alle Regioni precise autonomie nelle scelte in ordine ad alcuni comparti con correlate responsabilità. La scuola, che il MoVimento 5 Stelle ha sempre preteso restasse un presidio statale, rischia in questo contesto di diventare una vittima sacrificale dell'assenza o dell'incapacità di programmazione a livello territoriale (Applausi), l'ultimo pensiero di governatori uscenti e riconfermati nelle ultime tornate elettorali. Vede, Presidente, secondo me lei, che a suo tempo ha giurato sulla Costituzione, ha oggi solo due scelte di fronte alla curva dei contagi: tornare al 4 marzo 2020 e disporre un lockdown totale, se è vero che la situazione lo richiede, o decidere per chiusure mirate che risparmino però le scuole di ogni ordine e grado, all'interno delle quali comunque su tutto il territorio nazionale la curva dei contagi si attesta solo al 3,8 per cento. Il problema, allora, sono i test rapidi, i trasporti pubblici locali, gli assembramenti fuori dalle scuola o la didattica in presenza?

Si assumano le decisioni più opportune in base al livello delle responsabilità di ciascuno, lasciando ai Presidenti di Regione e ai sindaci, nella loro autonomia, il compito di dettare disposizioni di merito di cui rispondere di fronte a cittadini ed elettori. La riforma del Titolo V non è nata per creare vassalli, valvassori e valvassini, ma per distribuire compiti, funzioni e responsabilità in base ai principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione, in modo da permettere agli amministratori locali di adottare scelte autonome per le comunità che concorrono al perseguimento di obiettivi nazionali. Dopo aver depauperato la sanità pubblica a vantaggio di quella privata negli ultimi due decenni, con una situazione pandemica che dura ormai da sette mesi e che richiamava le Regioni ad una programmazione attenta delle misure sulla salute e sul trasporto pubblico, molti governatori e sindaci si sono presentati all'appuntamento della riapertura delle scuole completamente impreparati. Ora, però, si chiede di mitigare la percezione comune delle loro inefficienze con misure che compromettono gravemente il diritto all'istruzione su tutto il territorio nazionale. Non dobbiamo permetterlo.

Nei sei mesi occorsi dall'inizio della pandemia alla riapertura delle scuole, mentre la vulgata politica e mediatica sbatteva in prima pagina l'unico Ministro sempre al lavoro per aprire le scuole e tenerle aperte, molti governatori, gli stessi che ora chiedono al Governo la chiusura delle scuole, erano in campagna elettorale. (Applausi).

Accollarsi responsabilità che non appartengono a questo Governo e a questo Parlamento non è un atto di correttezza istituzionale, a questo punto, ma un atto politico irresponsabile che va a ledere uno dei diritti fondamentali della nostra Carta costituzionale, il diritto all'istruzione. Non servirà certo a far riaprire le scuole; al contrario, farà in modo che chi ad oggi nulla ha fatto, nulla continuerà a fare, confidando nella copertura del Governo.

Quali sono, quindi, i dati sulla curva dei contagi, i dati del Ministero della salute che indurrebbero a propendere per la DAD al 100 per cento alle superiori? Ricordo che appena una settimana fa era stata disposta a livello nazionale la DAD al 75 per cento. Ci sono dei dati su quanto abbia inciso in questa ultima settimana quel 25 per cento residuo sull'affollamento dei mezzi pubblici? C'è stata una programmazione regionale e comunale, come prevedevano i tavoli regionali di quest'estate? Teniamo presente, prima di chiudere le scuole, che c'è una Regione che ha interrotto la frequenza scolastica completamente, il 16 ottobre, e la curva dei contagi non ha subito alcuna rimodulazione al ribasso. (Applausi).

Questi ragazzi, che oggi frequentano la secondaria di secondo grado, l'anno scorso hanno frequentato solo quattro mesi in presenza e la didattica a distanza su oltre il 60 per cento degli studenti, al 100 per cento su BES, DSA e diversamente abili, ha dimostrato ampiamente di mancare totalmente di incisività. Rischiamo di lasciare indietro ragazzi che non hanno ancora superato i deficit cognitivi dovuti al lockdown dello scorso anno scolastico, decidendo di lasciarli fuori fin da novembre semplicemente perché chi è più grande può stare solo a casa? Questo sarebbe il criterio di esclusione? Questa sarebbe la scuola che deve garantire mobilità sociale a tutti, anche a chi - e sono la maggioranza degli studenti di entrambi i cicli di istruzione - da casa non riesce ad apprendere? I nostri figli hanno diritto all'istruzione, non ad un parcheggio di Stato. (Applausi).

Le disposizioni regionali sul mantenimento della sola scuola dell'infanzia, dove le ridotte misure di prevenzione che si adottano darebbero molto più da pensare per la gestione dei contagi rispetto ai segmenti dell'obbligo in cui rientrano anche gli studenti del secondo ciclo, tradiscono un'idea di scuola basata esclusivamente sulla sua complementarietà rispetto alle attività produttive. Chi partorisce queste misure non crede certo nella funzione di ascensore sociale della scuola, non crede che la scuola sia alla base della nostra democrazia, non crede nel diritto all'istruzione, non crede al diritto dei tanti soggetti BES, DSA e disabili di essere inclusi e di recuperare gli svantaggi, come prevede l'articolo 3 della nostra Carta costituzionale. Forse è questo il vero problema: la regressione culturale e valoriale di massa che ha investito il nostro Paese e ha trovato anche complice accondiscendenza nelle alte sfere istituzionali. (Applausi).

Laddove Francia, Germania e Regno Unito chiudono tutto tranne le scuole, noi vorremmo tenere aperte alcune attività economiche chiudendo le scuole? La scuola deve essere l'ultima a chiudere. (Applausi). E quella frase detta da Fontana, «o riduciamo la gente che va a lavoro, o riduciamo la gente che va a scuola», tradisce quella colpevole opinione che le attività produttive siano una priorità rispetto a tutto, al diritto costituzionale all'istruzione in particolare.

Al contrario, lo Stato dovrebbe imporre oggi alle Regioni che hanno competenze in materia di trasporto pubblico locale e sanità, un piano ad hoc per riprendere la didattica in presenza dal primo ciclo alle superiori, con una tempistica ben precisa. Il primo ciclo non va toccato e, qualora ciò dovesse avvenire per causa di forza maggiore in alcune realtà dove la situazione sanitaria non lasci altra scelta, e comunque solo in caso di lockdown totale, ciò dovrebbe avvenire solo in presenza di un piano articolato per la riapertura non appena la situazione dei contagi lo consenta. (Applausi).

Gli studenti delle superiori non sono meno fragili di quelli delle elementari e medie per quanto riguarda le capacità di apprendimento a distanza. Devono formare le competenze per entrare nel mondo del lavoro o per proseguire gli studi. Non possiamo negare loro il futuro che ognuno di noi ha avuto l'opportunità di costruirsi grazie alla scuola pubblica. La didattica a distanza, purtroppo, non si è rivelata una buona soluzione: prelude a un aumento incontenibile della dispersione scolastica, che nel nostro Paese riguarda già il 14,5 per cento degli studenti, a fronte del 12,8 della media europea. Questi dati vanno confrontati con chi prosegue e completa gli studi all'università, in cui siamo sempre fanalino di coda in Europa.

Gli scarsi investimenti nell'istruzione nell'ultimo decennio e le promozioni di facciata per risparmiare le spese del recupero del gap formativo hanno abbassato vertiginosamente i livelli qualitativi dell'offerta scolastica pubblica. Dulcis in fundo, le ultime riforme hanno dato il colpo di grazia. Bisognerebbe, a mio avviso, stabilire un limite cronologico e azioni precise, di concerto con tutti i Ministeri interessati, con i Presidenti delle Regioni e con i sindaci, non solo per mantenere le scuole del primo ciclo aperte, ma anche per essere pronti a riaprire quelle secondarie di secondo grado con una frequenza al 100 per cento, non appena i singoli indici di contagio ed RT locali lo consentano. Questo è un atto di responsabilità nei confronti del Paese.

Le attività produttive possono essere ristorate con misure economiche e questo è un nostro compito, al quale non ci stiamo sottraendo. Agli anni di scuola persi e agli alunni dispersi, purtroppo, non c'è rimedio. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Marzio. Ne ha facoltà.

DI MARZIO (Misto). Signor Presidente, signori colleghi, signor Presidente del Consiglio, onorevoli rappresentanti del Governo, non è il momento delle recriminazioni, poiché temo che la situazione sanitaria ed economica del Paese sia assai più grave di quanto appaia. Non vi sono quindi alternative all'avallo del suo decreto. Ciò però non può portare alla rassegnazione e al silenzio, non solo sulla mortificazione del ruolo del Parlamento nella gestione della pandemia, ma anche sulle responsabilità del gravissimo sottodimensionamento del Servizio sanitario pubblico, mortificato da decenni di ottuse logiche ragionieristiche, quando non sfacciatamente asservito agli interessi clientelari di una politica attenta soltanto all'esercizio del potere; è un silenzio che sarebbe imperdonabilmente colpevole da parte di chi si è occupato per quasi quarant'anni di igiene e medicina preventiva in veste di direttore sanitario ospedaliero, dovendone subire le conseguenze.

Le tute di biocontenimento non sono nulla di sostanzialmente diverso da quella indossata da dottor Schnabel nell'incisione - che lei conosce, signor Presidente - con il becco di pappagallo, in cui c'era una spugna imbevuta di aceto per tenere lontani i miasmi. Il confinamento in casa e l'autocertificazione che abbiamo sperimentato non sono nulla di diverso dai bandi concernenti ordini e proibizioni per interesse di sanità, che già nel 1657 così prescrivevano: secondariamente proibiscono a ciascuna persona che ardisca uscire dalla giurisdizione del luogo dove abita o fuori dalla città per passare in altro luogo o giurisdizione, se non avrà la bolletta della sanità della sua persona con il giorno e luogo da dove si parte, nome, cognome, età, statura e pelo; altrimenti, non sia lasciato passare, ma sia ritenuto e sequestrato in casa o in altro luogo separato dal commercio, al quale si mettano guardie a sue spese, le quali non solo proibiscano ad altri, ma non meno esse pratichino con detti sequestrati, avvertendo che nell'arrestarli le guardie non si appressino, in modo che si possa correre alcun pericolo. Le stesse misure di prevenzione le adottiamo adesso con il confinamento a casa.

In cinquecento anni non è cambiato nulla. Dovrebbe essere chiaro a tutti che la realtà è che, senza vaccini e senza farmaci, non possiamo che confinare le persone, al fine di abbattere la curva dei contagi. Il problema non è capire cosa bisogna fare, ma accettarne e spiegarne l'ineluttabilità. Primum vivere, postea philosophare. È inaccettabile che talune sopravvivenze possano essere giudicate più meritevoli di altre e che i medici si trovino nelle condizioni di poter e dover assumere tali decisioni. È lo spettro dell'eugenetica, motivata da ragioni economiche di costo-beneficio, riservata ai disabili nella Germania nazista, che subdolamente riaffiora: la via dell'inferno è sempre lastricata di buone intenzioni.

È necessario comprendere che stiamo affrontando un cambiamento epocale e irreversibile, al quale bisognerà dolorosamente adeguarsi, in cui le apparenti certezze del passato sono definitivamente tramontate e non esiste più la divisione tra un mondo in cui si è condannati a morire di malattie infettive che sarebbero sovente curabili e un altro in cui ci si permette il lusso, dopo cure costosissime, di morire di malattie cronico-degenerative che sarebbero state in massima parte suscettibili di prevenzione primaria. Pertanto, inevitabilmente, i principi della teoria economica dovranno essere traumaticamente rifondati; altrimenti, quando irrompe sulla scena il motore a scoppio, il destino dei maniscalchi è segnato. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, do subito atto al Presidente del Consiglio, e lo ringrazio, di essere venuto in Senato prima del suo prossimo decreto presidenziale; lo ringrazio anche per aver accettato il voto dell'Assemblea. Dopo dodici provvedimenti di cui il Parlamento è stato informato ad emanazione avvenuta, questo gesto del Governo è il segno che nelle nostre massime istituzioni è viva la memoria di quella divisione dei poteri che tutti dovremmo osservare con scrupolo.

Voterò quindi convintamente a favore del Governo, come ho sempre fatto dall'agosto dell'anno scorso. Ho molta comprensione per la complessità della messa a punto delle nuove misure da parte di un Governo di coalizione che opera in una condizione di debolezza del quadro politico complessivo e di incertezza istituzionale, a partire dal rapporto tra lo Stato e le Regioni. Le misure che oggi ci sono state annunciate, però, sono urgenti e necessarie, anche dolorose, ma certo non rinviabili, e dovranno servire ad evitare un lockdown nazionale e ad invertire la curva dei contagi.

Il voto di oggi non ha solo un valore politico e neanche solo di approvazione delle norme che il Governo sta per varare. Il nostro voto e la posizione che assumeranno le opposizioni daranno la misura anche della nostra sensibilità istituzionale e del nostro senso civico, perché è proprio dalla compattezza con cui l'Italia saprà contrastare il virus che dipenderanno le sorti del nostro Paese per almeno un paio di generazioni.

Un'opposizione che contrasta il Governo ha sempre una funzione positiva: può aiutare a capire i problemi e le pulsioni del Paese; nelle condizioni estreme in cui si trova l'Italia, però, usare la forza dell'opposizione cercando di ritardare o far fallire le iniziative del Governo contro il coronavirus è un atto senza sbocchi. In tutte le democrazie mature, l'opposizione pensa al futuro del suo Paese non solo per senso civico, ma anche per un proprio interesse politico. La ruota della politica gira e chi oggi è all'opposizione domani potrebbe andare al Governo e dovrebbe augurarsi di non trovare un Paese sommerso dalle macerie che ha fattivamente contribuito a determinare in prima persona.

L'uso dei decreti del Presidente del Consiglio è un argomento che le opposizioni usano spesso, anche se, come capita frequentemente, è facile restare sulla superficie del problema. Chi affronta il tema dei decreti dovrebbe almeno riconoscere che nella nostra Costituzione, mentre sono ben previste e regolate l'urgenza e la necessità, nulla si dice - e, dico, per fortuna - dello stato d'eccezione che il nostro Paese sta attraversando da otto mesi e che va quindi governato con gli strumenti ordinari che offre l'ordinamento. È su questa architettura delle fonti che si poggia la legittimità dei decreti del Presidente del Consiglio.

Cosa ben diversa è la decadenza del Parlamento, che la presidente Alberti Casellati e molti di noi hanno più volte denunciato. Sono più di quarant'anni che il potere legislativo è andato trasferendosi dal Parlamento al Governo attraverso l'uso sovrabbondante dei decreti-legge, spesso esaminati da una sola Camera e ratificati dall'altra. Si tratta di una profonda mutazione del delicato equilibrio dei poteri costituzionali, che sposta altrove il potere legislativo. Il Parlamento dovrebbe trovare la forza di aprire un dibattito profondo su quale modello di democrazia ci serva per risolvere la crisi italiana e su cosa ancora resti della divisione tra i poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) voluta dalla Costituzione.

Il bicameralismo e il rapporto tra Parlamento e Governo non sono un tabù, ma modificarli per prassi, senza un dibattito né un voto parlamentare, non corrisponde ai nostri principi. Non è casuale che il tema immenso delle fonti del diritto e quello, altrettanto vasto e profondo, della divisione dei poteri vengano alla luce proprio in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando, perché, parafrasando il titolo di un libro in uscita, non dobbiamo sprecare questa crisi, anzi, dobbiamo utilizzare la nostra ansia di migliorare e la voglia di andare avanti nonostante la pandemia per varare riforme istituzionali (che abbiamo identificato e di cui abbiamo assoluta necessità). Lo dico sinteticamente, sono certo che il Senato capirà: è meglio il monocameralismo, piuttosto che un bicameralismo zoppo, confuso e sempre sull'orlo di essere cambiato.

Fino a oggi la mutazione ordinamentale è stata maneggiata dai Governi che si sono alternati nel nostro Paese con tutta la cautela necessaria e mai per fini contrari alle regole basiche della democrazia; il Parlamento, però, deve riflettere sui rischi che domani, in diverse condizioni politiche, un riformismo costituzionale attuato per prassi possa essere utilizzato con disinvoltura anche per scopi che di democratico potrebbero non avere nulla.

Il virus sta mettendo il mondo e l'Europa davanti alle loro responsabilità e alla necessità di politiche sempre più collaborative e solidali.

La settimana scorsa diverse città d'Italia hanno visto comparire, accanto a onesti cittadini che manifestavano per tutelare i loro interessi, gruppi organizzati e violenti, che hanno provocato disordini, ferito uomini delle Forze di polizia e devastato strade, negozi e centri commerciali. È un allarme serio.

Dobbiamo avvertire che non si batte la violenza e non si tutela l'ordine pubblico in un clima permanente di conflittualità politica e parlamentare.

I benefici del recovery fund e del fondo Sure stanno silenziando Paesi e forze politiche ostili per principio all'Unione europea e all'euro. Di fronte all'evidenza di un rischio mortale che ci riguarda tutti e davanti all'urgenza di sostenere con ingenti risorse il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale, lo stesso fondo salva-Stati inizia a essere visto - anche dai suoi nemici più ideologici - con minore ostilità. Il MES serve all'Italia, signor Presidente, ed è stato un errore non averlo usato per tempo.

C'è nel mondo una gara per la ricerca di un vaccino e non c'è Nazione che non si impegni preventivamente a far partecipe delle sue scoperte l'intera comunità internazionale. È il pericolo comune che sta determinando collaborazioni internazionali che solo pochi mesi fa sembravano impossibili ed è su questo processo politico - non italiano, ma internazionale - determinato non da interessi, ma solo dall'esigenza di sconfiggere il virus, che richiamo l'attenzione delle forze politiche di maggioranza e soprattutto di opposizione.

Mi rivolgo personalmente al Presidente del Consiglio, sempre che me lo permetta l'anatema del presidente della Liguria, dottor Toti. Il Presidente si è aperto nel rapporto con le opposizioni: faccia vedere al Paese che sta cercando, con costanza e buona volontà, di coinvolgerle nella lotta al virus. Chiami e richiami lui stesso i leader dell'opposizione, insista, li incontri e li senta; e, se hanno indicazioni compatibili con le prescrizioni dell'autorità sanitaria e con gli interessi del Paese, le inserisca nei programmi del Governo. Nel dramma che stiamo vivendo, nulla dev'essere lasciato intentato.

Persino la Grecia e la Turchia, che una settimana fa erano prossime a farsi la guerra per una feroce disputa sullo sfruttamento... (Il microfono si disattiva automaticamente). Signor Presidente, per cortesia, mi dia ancora un minuto. Dicevo che persino la Grecia la Turchia, che una settimana fa erano prossime a farsi la guerra per una feroce disputa sullo sfruttamento delle risorse energetiche in acque territoriali contese, hanno fatto fronte comune davanti alla catastrofe di un terremoto che ha colpito entrambe.

Le nostre non sono guerre militari, ma battaglie politiche; sono il sale della dialettica democratica; sono le idee in cui crediamo e per le quali ci battiamo, ma è proprio la fedeltà ai nostri valori che può aiutarci a vedere con occhi limpidi le dimensioni della tragedia che sta mettendo a rischio la salute e la vita degli italiani, che ci sta impoverendo, che sta mutando le nostre abitudini e che obbliga maggioranza e opposizioni a fare fronte comune, per contenere e battere una catastrofe di così immense proporzioni.

In conclusione, mi sento di dire a tutti i colleghi senatori, di maggioranza e di opposizione, che la solidarietà nazionale larga che oggi ci serve sulle misure di contrasto alla pandemia non ci compromette politicamente, in una solidarietà che, anzi, ci fa più forti - e certamente molto più credibili - di fronte alla nostra opinione pubblica. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cerno. Ne ha facoltà.

Prego i colleghi di non creare assembramenti in Aula. Stiamo discutendo proprio di questo: da tale divieto nascono le restrizioni di carattere personale e anche economico. Cominciamo qui a dare il buon esempio. (Applausi).

CERNO (Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, già avvocato degli italiani, oggi più medico degli italiani (e domani, chissà?). Non voglio entrare in questo tira e molla su chi sa chiudere meglio i negozi o su chi sa come si tengono aperti, di cui mi pare che il Parlamento sia ghiotto. Nei tre minuti a mia disposizione, signor Presidente del Consiglio, voglio parlare con franchezza dei dubbi che ho, ascoltando gli italiani, là fuori, e lei, qui dentro.

Ha gestito la prima emergenza, quella di marzo, navigando con destrezza e fatica sopra una paura globale, quella di un virus nuovo, che spaventava tutti. Ha fatto bene ed era accettabile, perché era appena successo e l'Italia era in mezzo al caos. All'epoca lo avevamo compreso ed ecco perché l'Italia, otto mesi fa, le ha dato fiducia: si è fidata di lei. Poi è venuto il caldo, il virus si è un po' fermato, ci ha dato tregua e le ha dato il tempo di trasformare questa politica della paura, cavalcata per il bene degli italiani, in qualcosa di meno interinale, di meno precario; le ha dato il tempo di trasformarla cioè in un progetto di grande e nuova socialità europea, in cui il nostro muoverci (le merci e le persone che si muovono in uno spazio conquistato nei decenni) fosse regolato con intelligenza e, auspicabilmente, da tutti allo stesso modo, per consentirci di avere ancora uno spazio in cui vivere e operare, e non per chiuderci dentro le case.

Ascoltandola oggi, signor Presidente del Consiglio, ho pensato che abbia interpretato e continui ad interpretare il Covid come un tunnel, nel quale entriamo e usciamo; la mia impressione ascoltando gli italiani là fuori, invece, è che il Covid sia un agente sociale, che ha mutato l'Italia che lei otto mesi fa conosceva come sua seguace, che la ascoltava e basta e che oggi invece va nelle piazze. Tanta brava gente va in quelle piazze e non soltanto i violenti, che tutti ovviamente condanniamo. La mappa di quell'Italia è infatti cambiata, sia per la malattia, sia per la salute, perché ci sono milioni di italiani che sono infettati dal virus senza esserlo, che vedono per se stessi un futuro che non esiste, che non sarà morte, ma è mortificazione. È quello che, secondo i suoi schemi, potrebbe essere le scenario 5: tutti guariti e tutti mortificati, senza un futuro.

Signor Presidente del Consiglio,oggi ci ha detto che dobbiamo ricorrere a meccanismi di restrizione ulteriore - ce n'è uno ogni settimana - in virtù di questa emergenza, peggiore della prima. Ricordiamo però la reazione dell'Italia alla chiusura dei ristoranti alle ore 18: non vengo a dirle che impressione ha fatto, perché lo sa meglio di me, con un'influenza che assume una connotazione quasi sindacale, con turni di contagio, in un Paese che si stava riprendendo. Tale misura viene posta poi in quest'Aula come qualcosa di ormai superato, come se non avesse provocato nulla; non sappiamo se abbia fatto un po' di bene, non sapremo mai se è quello il motivo, ma sappiamo che andremo verso chiusure ulteriori.

Mi aspettavo da lei due cose e me le aspetto ancora: l'Europa, oltre a occuparsi di risarcimenti, ristori e indennizzi, si occupi di dire che esistiamo e che esiste qualcuno che pone all'Occidente, a questo Continente e alle nostre abitudini, regole - che seguiremo - di prevenzione sanitaria, logiche e razionali. Infatti, se passa la percezione che questo Governo e questo Parlamento rispondono all'ennesima emergenza con qualcosa d'irrazionale, la pace sociale finisce e lo scontro di piazza rende più pericoloso il Covid di quanto non lo facciano minori precauzioni.

Solo in un clima socialmente stabile, quindi di fiducia e di onestà intellettuale tra di noi, possiamo pretendere che gli italiani, mettendo in discussione la loro vita - e, spesso, generazioni di lavoro - ci seguano. Dall'altra parte, è evidente che su determinati scenari locali...

PRESIDENTE. Concluda, per cortesia.

CERNO (Misto). Concludo.

Quindi, la invito a ragionare su quanto la razionalità delle norme contribuisca all'obiettivo (tanto quanto la norma stessa), convinto che l'Italia oggi sia un po' più avanti del suo discorso rispetto a questo tema, che mi sembra ripetere «l'emergenza, l'emergenza, l'emergenza; noi dobbiamo». C'è anche quello che possiamo, perché altrimenti, se l'emergenza finirà, per le medicine, i vaccini e ciò che sarà, resteranno ceti sociali devastati, situazioni mutate, povertà, debiti, solitudine e assenza di futuro. Tutto ciò sarà un effetto del suo legiferare, contro cui nessun organismo mondiale di sanità sarà più in grado di trovare un vaccino. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Siclari. Ne ha facoltà.

SICLARI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, colleghi senatori, sappiamo tutti che la pandemia nel mese di febbraio è piombata addosso al nostro Paese in modo imprevedibile e aggressivo, dichiarando guerra a ciascuno di noi. Allora, i primi cittadini italiani che hanno risposto alla chiamata alle armi sono stati i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, i tecnici e i volontari, che hanno messo la propria vita al servizio del Paese e hanno illuminato le nostre speranze, ma che oggi - dobbiamo prenderne atto - il Governo ha già dimenticato. Insieme a loro, sul campo da combattimento sono scesi tutti i cittadini italiani, piccoli e adulti. Per combattere insieme il virus, hanno messo a rischio tutti i sacrifici, economici e lavorativi, di una vita, rimanendo a casa novanta giorni, senza stipendio e senza fatturato per la loro azienda, accumulando ulteriore debito; i più piccoli senza andare a scuola, gli anziani chiusi nella paura del contagio: ma l'hanno fatto per salvare la nostra Nazione e dimostrare quanto amano l'Italia.

Vede, signor Presidente, dopo novanta giorni abbiamo vinto una battaglia, ma lo sapevamo tutti che era solo una battaglia e dovevamo vincere una guerra. E noi di Forza Italia, con tutto il Gruppo parlamentare e con il capogruppo Bernini, siamo rimasti in quest'Aula, ogni giorno, a portare proposte e soluzioni per vincere la paura del contagio e l'aumento della curva epidemica. (Applausi).

Lo abbiamo fatto per lealtà istituzionale, perché abbiamo giurato fedeltà allo Stato e ai nostri cittadini con tutto il nostro cuore. Lo abbiamo fatto per rispettare l'appello accorato, fatto più volte, del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che ringraziamo per la vicinanza che mostra, in qualunque momento utile, a tutti i cittadini e all'intero Paese.

Vede, signor Presidente, ciò che è mancato - ed è grave - è che, di fronte a questo grande esercito di volontari (perché volevamo tutti la stessa cosa: vincere una guerra, non una battaglia), i medici hanno continuato a lavorare, gli infermieri hanno continuato a servire e gli imprenditori hanno fatto rinunce e hanno continuato a indebitarsi e mettersi in regola per aprire nel rispetto delle norme.

Si sono indebitati spendendo tutti i loro risparmi, nella speranza che alla seconda ondata, al ritorno della pandemia, avrebbero trovato a proteggere le loro spalle uno Stato preparato, capace di tutelare la vita di tutti e di salvare il Paese dalla profonda crisi economica che ancora oggi stiamo vivendo. Quello Stato però non c'è stato, scusate il gioco di parole: non è accaduto, nonostante abbiate deciso di governare gli eventi da soli, con i DPCM.

Non avete preso in considerazione le nostre proposte. Vorremmo sapere perché in questi cinque mesi, signor presidente Conte, non avete pensato di rafforzare, come immaginavamo, il Servizio sanitario nazionale, che, entrando in crisi, ha portato poi alle conseguenze che conosciamo, vale a dire il lockdown e la crisi economica. Perché? Non riusciamo a darci risposta. L'unica che immaginiamo è che forse non avete più creduto al fatto che potesse tornare la seconda ondata della pandemia; non ci credevate più.

Il 3 aprile eravamo in quest'Aula a dire che servivano gli ospedali Covid, 60.000 posti letto Covid, uno ogni 1.000 persone, e invece una terapia intensiva ogni 2.800 abitanti, mentre ci ritroviamo oggi con un quinto delle terapie intensive utili per riuscire ad affrontare a testa alta la seconda ondata.

È per questo che oggi siamo in quest'Aula a discutere delle restrizioni, perché è mancata una programmazione, signor presidente Conte.

Abbiamo chiesto un'assistenza domiciliare efficace, mentre oggi ci ritroviamo con 200.000 cittadini a domicilio, che non sanno come comportarsi all'interno della loro abitazione: non sanno se uscire dal luogo in cui si trovano in isolamento né come comportarsi per evitare il contagio, dentro la loro famiglia e all'esterno.

Abbiamo chiesto di potenziare il trasporto pubblico.

Con questo piano, con gli ospedali Covid e con l'arruolamento dei medici specializzandi e degli infermieri avremmo potuto anche resistere al contagio di 2 milioni di cittadini nello stesso momento: oggi i cittadini contagiati sono 400.000 e stiamo parlando di restrizioni.

In conclusione, signor Presidente, siamo sempre stati favorevoli all'attivazione del MES per rafforzare il servizio sanitario: lo diciamo da maggio. È stata una battaglia portata avanti per il nostro partito in Europa dal presidente Berlusconi, che lo ho fatto tutte le volte che si discuteva di Italia e di pandemia. Era importante, in quel momento, attivare il MES per realizzare quel rafforzamento che manca.

In questa guerra globale avremmo potuto mostrare al mondo intero, alla Germania, alla Francia e agli Stati Uniti, il più grande spettacolo della storia e della libertà. C'è un Parlamento unito, che vince la guerra nel nome della democrazia, di ogni singolo cittadino e dell'ingegno italiano. Con i DPCM, invece, non abbiamo potuto discutere di nulla.

Signor Presidente del Consiglio, tengo a evidenziare un aspetto importante. Ciò che offende ogni cittadino italiano è quando qualcuno del Governo o della maggioranza prova a consolarlo, invitandolo ad osservare chi sta peggio. Non è da noi italiani, non è da persone colte e non appartiene alla nostra storia, la rassegnazione.

Ricordiamo Fabrizio Quattrocchi che in Iraq, in ginocchio, ha affrontato chi lo stava giustiziando in quel momento, dicendo: «Vi faccio vedere come muore un italiano». Non ci dobbiamo mai rassegnare e non dobbiamo mai farci abbattere dal nemico. Dobbiamo sempre reagire: è questa l'Italia che conoscono nel mondo; è questa l'Italia che il 31 gennaio scorso in quest'Aula ho chiesto di conoscere di fronte alla pandemia. Avevamo chiesto al Governo di intervenire in Europa da subito - era il 31 gennaio - perché soltanto attraverso un coordinamento europeo e una strategia internazionale avremmo potuto bloccare la pandemia. (Il microfono si disattiva automaticamente).

Noi siamo qui per l'Italia, signor Presidente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà.

TOSATO (L-SP-PSd'Az). Signor presidente Conte, lei è sicuramente molto bravo con le parole, ma mi permetta di dirle che oggi non ci ha convinto per niente. (Applausi).

Le azioni del Governo che ha descritto si scontrano in modo molto evidente con la realtà che vivono i nostri cittadini nelle nostre città e, soprattutto, nei nostri ospedali.

Il male che ci è piombato addosso a fine febbraio ha preso sicuramente tutti alla sprovvista; era un male sconosciuto, che i nostri medici non sapevano nemmeno come curare.

Il Governo si è trovato ad affrontare una situazione drammatica: chiunque al vostro posto sarebbe stato messo a dura prova e avrebbe commesso errori; e infatti, tutto nella prima fase è stato perdonato, sia da parte delle opposizioni, sia da parte degli italiani: sono state comprese le difficoltà del momento e ogni vostra decisione è stata accettata con grande senso di responsabilità e con tanta pazienza. Molti hanno perso il lavoro, i propri risparmi, le proprie attività. Tutti però hanno tenuto duro e si sono stretti intorno al Governo, alle amministrazioni regionali e ai propri sindaci. Ora però, signor Presidente, dopo otto mesi dall'inizio di questa tragedia, la pazienza non c'è più. (Applausi). La comprensione nei confronti delle difficoltà del Governo è finita. La sensazione che stiamo provando tutti è che stiate ormai procedendo a tentoni, che abbiate perso la rotta e soprattutto che abbiate perso tanto, troppo tempo prezioso.

Il tempo era il bene più importante per arrivare preparati a questa seconda e nuova ondata di contagi e l'avete usato male; lo avete sprecato. Dovevate programmare una difesa efficace della nostra salute e del nostro tessuto economico e avete fallito su entrambi i fronti. Oggi quello che respiriamo fra i nostri cittadini, nelle nostre comunità e nelle nostre piazze non è più un'attesa paziente, non è più solo sconforto e sofferenza, ma è rabbia, una rabbia profonda. Con l'esperienza acquisita sul campo nei primi tre mesi di pandemia avevate tutti gli elementi per agire bene e rapidamente, ma non lo avete fatto; i vostri interventi estivi sono stati lenti e spesso inutili. E non venite a dirci che le opposizioni non hanno avanzato proposte; lo abbiamo fatto in Aula e nelle Commissioni, su ogni provvedimento che ci avete sottoposto. Abbiamo votato ogni scostamento di bilancio per darvi gli strumenti finanziari per agire. (Applausi).

Non abbiamo ostacolato le vostre scelte, neanche quando ci sembravano sbagliate o inefficaci. Avete stanziato 100 miliardi in quattro mesi (tanti, tantissimi): ma dove sono gli effetti positivi di tutti questi soldi? Perché non è arrivata ancora la cassa integrazione a chi ne ha diritto? Questa domanda continueremo a farvela. Perché non c'è abbastanza personale medico nei reparti? Perché non avete dato priorità alla formazione di nuovi anestesisti? Perché i posti letto, al di là di quello che lei afferma, negli ospedali di alcune Regioni non bastano? Perché studenti e lavoratori sono ancora stipati come sardine su autobus, treni, aerei e metropolitane? (Applausi). Perché non avete potenziato per tempo il trasporto pubblico locale? Perché avete perso tempo e risorse per l'acquisto di banchi (con o senza rotelle), che in queste ore stanno arrivando in classi tristemente vuote? Perché avete impegnato i Comuni a correre per alzare muri in palestra ed edifici pubblici, per realizzare aule che oggi sono ancora desolatamente vuote? Perché, signor Presidente, non rimuovete dai loro incarichi il ministro Azzolina e il commissario Arcuri per manifesta incapacità? (Applausi).

Perché tutte le vostre decisioni vengono prese e annullate nel giro di una settimana? Scuole aperte e poi parzialmente chiuse; poi tutte le superiori chiuse e domani forse anche le medie. E ancora: stadi e palazzetti chiusi al pubblico, poi con mille spettatori e, una settimana dopo, chiusi di nuovo. E ancora: prima è tutta colpa delle Regioni e dei sindaci, ma, subito dopo, vengono delegate loro dal Governo tutte le decisioni difficili e spinose. E ancora: si alza il contagio e cosa si fa? Si chiudono a caso delle attività e si propongono orari di chiusura improvvisati e incoerenti, senza una logica, senza un filo coerente; ogni scelta è dettata dall'improvvisazione e dalla confusione in cui è precipitato il Governo. Perché tutto questo caos? Perché, signor presidente del Consiglio Conte? Perché, signori Ministri? Perché, perché e ancora perché?

Dovete darci delle risposte. Non lo dovete a noi, ma ai nostri cittadini, alle nostre comunità e ai lavoratori che non possono lavorare e guadagnarsi il pane; lo dovete alle nostre famiglie. I ristoratori, gli albergatori, i tassisti, i commercianti e gli studenti (tutte le attività coinvolte dalle vostre decisioni) sono disponibili a fare sacrifici per tutelare la salute degli italiani, ma hanno la sensazione che prendiate decisioni a caso e di essere vittime della vostra approssimazione e incompetenza. Questo non lo tollerano più. L'improvvisazione delle ultime decisioni del Governo ci preoccupa. La sensazione che viviamo oggi è quella di una nave alla deriva, senza timoniere, con l'equipaggio impreparato e un capitano allo sbando, che non sa più che pesci pigliare. Nonostante tutto, continueremo a collaborare nelle Commissioni e in Parlamento; lo faremo per difendere le nostre famiglie e le nostre comunità.

Permettetemi di dire una cosa, però: non state dimostrando di essere all'altezza della difficile situazione che stiamo vivendo. Datevi da fare, agite e fatelo bene e rapidamente. A partire dal trasporto pubblico e dalla sanità, avete tanto ancora da fare. Signor presidente Conte, datevi una mossa: il Paese non può più aspettare. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, gentile presidente Conte, gentili colleghi, la situazione dei contagi purtroppo è tornata ad allarmare e lo vediamo in tutta Europa. In Francia e in Spagna è stata superata la soglia di un milione e in quasi tutti i Paesi sono iniziati semi lockdown: i luoghi di aggregazione sono chiusi, gli spostamenti limitati. Insomma, è in corso un'azione massiccia di prevenzione per alleggerire i sistemi sanitari nazionali. Ciò che è importante, infatti, è cercare di intervenire in modo tempestivo per garantire il funzionamento della sanità. Non arrivare alla saturazione dei posti letto e delle terapie intensive è fondamentale e necessario anche per garantire l'adeguata assistenza a tutti i malati, non solo a chi contrae il Covid-19.

Abbiamo visto in questi mesi che purtroppo ci sono state intere categorie di pazienti che sono rimaste indietro e questo non deve più accadere. Allora, intervenire adesso, in modo chirurgico, non è solo funzionale ad evitare quel lockdown nazionale che la nostra economia non può permettersi, ma serve anche a decongestionare le Regioni in difficoltà, a dare ossigeno ai loro sistemi sanitari e ai loro ospedali, anche perché sappiamo che non tutte le Regioni sono riuscite a portare a termine quanto il Governo aveva previsto in termini di unità speciali di continuità assistenziale e posti letto in terapia intensiva.

Arrivano segnalazioni da parte dei cittadini che si ritrovano da soli a dover gestire il virus, che non vengono contattati dalle ASL. Tireremo le somme delle reazioni dei governi regionali più avanti, degli errori commessi, delle leggerezze e delle mancanze. Certo è che adesso bisogna reagire, insieme, mettendo da parte la polemica politica e tutto ciò che non serve al Paese e agli italiani. Bisogna guardare a quei modelli che stanno funzionando più di altri e prenderli ad esempio. Penso, per esempio, all'Emilia Romagna, che mette a disposizione dei pazienti Covid-19 strutture per potersi isolare dai familiari (anche il Comune di Roma si sta adoperando in questo senso); penso al Veneto, che sta migliorando l'interazione con i medici di medicina generale per potenziare i servizi sul territorio ai cittadini.

Ecco, questi sono passi fondamentali, perché sappiamo che molti contagi avvengono in famiglia e dobbiamo evitarlo. Serve uno sforzo anche da parte dei cittadini, per quanto stanchi, per quanto saturi. Lo siamo tutti, ma non abbiamo altra scelta che fare rinunce. Cerchiamo di ridurre la socialità al minimo indispensabile; arriveranno i tempi in cui torneremo ad andare a cena da amici, a partecipare alle feste, ad andare a cena fuori, a teatro e nei musei e ad abbracciarci; quel momento, però, non è oggi ed è importante capirlo fino in fondo.

Questo Governo è stato lodato finanche dall'Organizzazione mondiale della sanità per come ha gestito la prima ondata della pandemia ed è bene ricordare che rispetto a marzo scorso la situazione è migliorata. Abbiamo imparato tanto, la scienza ha fatto passi avanti; i nostri medici, infermieri e operatori sanitari sanno quale battaglia stanno combattendo e hanno imparato a conoscere il nemico. È anche per rispetto di chi è in prima linea tutti i giorni che serve senso di responsabilità, anche da parte di chi non sempre lo ha mostrato. Ricordiamo che usare le mascherine è fondamentale; ricordiamo che mantenere il distanziamento è fondamentale.

Come ha detto lei, signor Presidente, non ci può essere dilemma tra protezione della salute ed economia. In questo senso lasciano a dir poco perplessi le dichiarazioni del governatore della Liguria Toti che ha definito gli anziani non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese, salvo poi tentare di rettificare questa pessima frase, o quelle pronunciate alla Camera qualche ora fa da Borghi, che si è addirittura spinto a dire che il lavoro viene prima della salute. Forse non è chiaro che senza salute non può esserci una ripresa economica (Applausi) e che tanto più saremo in grado di piegare la curva dei contagi, tanto più potremo allentare le restrizioni. Vorrei ripetere quello che ha affermato lei in quest'Aula, signor Presidente del Consiglio: la salute e la vita umana sono la precondizione per il godimento di tutti gli altri diritti costituzionali.

Ricordiamo che i settori più colpiti dalle nuove restrizioni non saranno abbandonati: ci sono 5 miliardi di euro nell'ultimo decreto ristori, prevediamo anche il doppio di aiuti rispetto a giugno per alcune categorie; abbiamo prorogato la cassa integrazione, il blocco dei licenziamenti; stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per salvaguardare la salute di tutti, ma anche l'economia. Stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per restare davvero accanto a chi è più in difficoltà, anche con il reddito di emergenza o per esempio chiudendo i corner di gioco - come ha detto lei - le slot machine e sale scommesse in qualsiasi esercizio si trovino e questo è fondamentale per chi soffre di gioco d'azzardo patologico. (Applausi). Guai però a cavalcare le paure dei cittadini, guai ad alimentarle. Vanno ascoltate e bisogna rispondere, ma bisogna farlo con i fatti non con le polemiche, non con la propaganda. Serve serietà, la stessa serietà che, analizzando tutto ciò che stiamo passando, dovrà condurci a una riflessione seria su quella riforma del Titolo V che ci ha portato ad avere tanti sistemi sanitari diversi. È un sistema che ha mostrato limiti enormi e che andrà ripensato. L'eredità che ci lascerà il Covid-19 non deve essere solo dolore e spavento, ma deve essere innanzitutto un insegnamento: capire che non si possono tagliare 37 miliardi di euro al sistema sanitario come è stato fatto negli ultimi dieci anni, capire che tutti gli investimenti fatti da questo Governo dovranno essere solo un primo passo e un esempio per il futuro, un esempio da non dimenticare per tornare ad avere un Servizio sanitario nazionale univoco dalle Alpi alla Sicilia, in cui ad ogni cittadino vengano sempre garantite le migliori cure possibili. Per ripensare quella riforma del Titolo V che ha mostrato i suoi limiti - il MoVimento lo dice da anni - qui in Senato abbiamo anche depositato un disegno di legge, a firma della senatrice Paola Taverna. Il nostro Servizio sanitario nazionale ha da poco compiuto quarant'anni; è uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, abbiamo visto di che tipo di miracolo siano stati capaci i nostri operatori sanitari, cui va tutto il nostro sostegno e ringraziamento. Non dobbiamo dimenticarlo oggi facendo tutto ciò che serve e non dovremo dimenticarlo domani, tornando a puntare su quei principi di universalità, uguaglianza ed equità che hanno fatto grande la nostra sanità nel mondo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magorno. Ne ha facoltà.

MAGORNO (IV-PSI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori del Governo, onorevoli colleghi, nell'intervenire in quest'Aula avverto con forza il senso di una responsabilità alla quale non posso e non voglio sottrarmi, quella di rappresentare, da sindaco di Diamante, un Comune dell'alto Tirreno calabrese, la voce di quei sindaci, di quelle popolazioni della mia Regione e dell'intero Mezzogiorno che stanno vivendo l'incubo di questa seconda ondata del Covid-19.

Quando la pandemia si è presentata nei primi mesi dell'anno, ci siamo ritrovati a lottare contro un nemico minaccioso ma lontano dai nostri territori; da sindaci abbiamo comunque fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità. Con i pochi mezzi a nostra disposizione, mai come in questa occasione, siamo stati avamposti dello Stato in una situazione di emergenza mai vista fino a quel momento. I sindaci sono stati supportati in questo impegno dallo straordinario senso civico e solidale dimostrato dalle nostre popolazioni, alle quali va rivolta una profonda e sincera gratitudine.

Ora, nonostante gli sforzi inenarrabili prodotti in questi mesi, il virus è tra noi, è un nemico con il quale ingaggiamo quotidianamente una strenua lotta corpo a corpo. Posso affermarlo con certezza e con un certo dispiacere. I mesi intercorsi tra la fine della prima ondata e quella che stiamo ora vivendo rappresentano un'occasione persa per fornire ai nostri territori del Mezzogiorno gli strumenti necessari a fronteggiare il possibile ripresentarsi della pandemia e per portare aiuti concreti ai settori piegati dalla crisi economica, dal turismo ai servizi, al popolo delle partite IVA, gli operatori economici.

Si è perso tempo nel mettere mano alle carenze strutturali di una rete sanitaria in affanno nel gestire l'ordinarietà, figuriamoci una pandemia delle proporzioni di quelle che stiamo vivendo.

Vale più di ogni altro discorso l'immagine dell'altra notte, con le ambulanze in fila all'Ospedale civile dell'Annunziata di Cosenza in attesa di poter trasportare i malati di Covid in reparto. Voglio in questa occasione sottolineare l'eroica resistenza dei medici e del personale paramedico della nostra Regione.

Se gli ospedali sono al collasso altrettanto drammatica è la situazione sui territori, con le nostre ASL che con un personale ridotto all'osso, anch'esso eroico, devono gestire il moltiplicarsi dei tamponi e dei tracciamenti da effettuare, con i conseguenti ritardi che tutto questo comporta.

Dalla nostra Regione, Presidente, giunge un grido forte e disperato. Si sciolga definitivamente la vischiosa e soffocante matassa che impedisce alla sanità calabrese di funzionare.

Questo virus, Presidente, ci ha impartito una lezione chiara nella sua durezza: per affrontarlo occorre evitare ogni ambiguità ed ogni timidezza, servono scelte chiare anche quando possono apparire dolorose e restrittive.

Anche sul fronte della scuola; voglio dire forte anche in quest'Aula che ritengo che le nostre scuole devono essere luoghi completamente sicuri per i nostri figli e se rischiano di non esserlo ciò non è da imputare alla mancanza dell'organizzazione scolastica. Il pericolo viene infatti dalla subdola capacità del virus stesso di trovare nelle nostre scuole un potenziale luogo di contagio. Se si vuole garantire la sicurezza dei nostri figli si deve dotare ogni scuola di un proprio presidio sanitario, di un medico, della possibilità di effettuare tamponi veloci. È una proposta concreta che rivolgo al Governo e alle Regioni che risulterebbe di sicuro efficace e rasserenerebbe genitori e personale scolastico in questo periodo di grande inquietudine.

Presidente, voglio raccontarle quanto mi è accaduto nella mia esperienza di sindaco. Ho accompagnato personalmente i bambini di due classi dell'istituto comprensivo della mia città ad effettuare i tamponi resisi necessari per la presenza di casi di positività. Sono stati costretti a raggiungere un ambulatorio dell'unità sanitaria di crisi (USC) a 30 chilometri di distanza in una giornata fredda e piovosa. È stata un'esperienza vissuta da me adulto e padre - per fortuna - con senso di profonda angoscia. Immaginate allora come questa angoscia si sia moltiplicata e abbia rappresentato un trauma nella mente di ciascun sottoposto al tampone. Il Governo tenga conto di questo nel suo operare, riveda alcune scelte e, laddove sia possibile, riduca al minimo i traumi per i nostri ragazzi.

Vorrei in conclusione tracciare un ideale collegamento tra i giovani e gli anziani con le parole di Papa Francesco. Fa bene agli anziani comunicare la saggezza ai giovani e fa bene ai giovani raccogliere questo patrimonio di esperienza e di saggezza e portarlo avanti, non per custodirlo in un museo ma per affrontare le sfide che la vita ci presenta. Sento di farlo dopo le parole lette ieri e pubblicate sui social dal presidente di una ricca e importante Regione del nostro Paese. Voglio dirlo senza nascondere la mia indignazione perché la tutela sacra della vita ad ogni età è il fine ultimo al quale dobbiamo guardare, ricordando, come ha già fatto il Presidente del Consiglio, che i nostri anziani, gli anziani del Mezzogiorno d'Italia, hanno reso uno straordinario servizio economico e sociale al nostro Paese, quando nel dopoguerra sono dovuti emigrare a causa della miseria e dell'indigenza in cui versava il Mezzogiorno d'Italia. I nostri anziani hanno costruito l'Italia rendendola un grande Paese; i nostri anziani hanno lavorato notte e giorno per produrre ricchezza e benessere; i nostri anziani con le loro misere pensioni - che andrebbero raddoppiate - suppliscono ogni giorno nel Mezzogiorno d'Italia, anche nella nostra Calabria, alla mancanza di welfare familiare che lo Stato non garantisce. Nella nostra terra gli anziani che hanno scelto la dolorosa via dell'emigrazione, con le loro rimesse frutto del loro sudore, hanno dato un futuro alle successive generazioni calabresi. I nostri anziani sono un patrimonio sociale e umano da tutelare. Penso con commozione agli anziani della nostra terra, che nelle loro... (Il microfono si disattiva automaticamente). ...della sofferenza, della bellezza e dell'amore della Calabria e concludo con un antico proverbio africano: un anziano che muore è una biblioteca che brucia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà.

IANNONE (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Presidente del Consiglio ci ha comunicato, ribadendo quanto detto già alla Camera dei deputati, che il Governo ha operato secondo il principio di massima precauzione, seguendo criteri di adeguatezza e proporzionalità. Presidente Conte, lei è convinto fino in fondo di quello che ha affermato e ribadito? Le sembra proprio così? «Così è se vi pare», direbbe Pirandello, ma quello che osserviamo noi nel Paese, in questo momento di grande confusione, preoccupazione, frustrazione, è tutt'altro, Presidente, e crediamo che sia necessaria una presa di coscienza soprattutto in voi più che nell'opposizione, visto che per mesi ci avete parlato di modello Italia nel combattere l'emergenza coronavirus e invece ci sembra che, soprattutto da quel 18 maggio, in cui è stata riaperta la nostra Nazione, l'azione di Governo sia stata caratterizzata da una grande superficialità, motivo per il quale oggi ci troviamo in difficoltà come prima e molto più di prima. Da Fratelli d'Italia le proposte sono sempre venute e sono contenute in atti parlamentari: oltre 2.000 emendamenti che abbiamo presentato a tutti i provvedimenti che sono arrivati in Aula. Noi non ci siamo mai sottratti rispetto a questo, che è un dovere che non sentiamo verso di voi che siete al Governo ma un dovere che sentiamo verso la nostra Patria. Non avete ascoltato nulla, soltanto qualche invito cortese, come si fa in una sala da tè, caro Presidente, rassegnando soltanto un cordiale confronto di cui non avete fatto minimamente tesoro. Farò degli esempi, ma l'elenco sarebbe lunghissimo. Partiamo dalla sanità, che è quella che dite che vi sta maggiormente a cuore. Il senatore Zaffini, nelle interlocuzioni con il ministro Speranza, con il vice ministro Sileri, in tutte le sedi, dalle Commissioni alle occasioni di informative che ci sono state qui in Aula, ha detto chiaramente quali erano le priorità del Gruppo Fratelli d'Italia. Abbiamo detto chiaramente che la app Immuni era un'esperienza che non funzionava e infatti l'app Immuni non funziona: il tracciamento è saltato completamente in questo Paese. Oggi deponete le armi senza riconoscere che vi era stato detto e che non avete fatto tesoro di questi consigli. Screening di massa: ma lo sapete che cosa avviene sui territori? Sapete che intere famiglie sono consegnate completamente all'abbandono, nel panico più totale, e non sanno come devono comportarsi quando hanno il sospetto - e in alcuni casi la certezza - di essere affetti dal coronavirus? È una situazione completamente fuori controllo, in molte aree del Paese, le parlo in particolare della mia Regione, la Campania, dove avete un presidente che non va oltre gli show televisivi, che non va oltre gli annunci del terrore, che offende le mamme e i bambini che hanno l'insano desiderio di andare a scuola. (Applausi).

Anche rispetto a queste situazioni il Governo dovrebbe intervenire, perché poi non ci possiamo meravigliare se questo diventa il brodo dei fenomeni sociali che osserviamo. Noi condanniamo ogni atto di violenza, condanniamo tutti coloro che vogliono approfittare di questo momento di debolezza della nostra Nazione, ma bisogna prendersi le proprie responsabilità perché abbiamo assistito e stiamo assistendo ad assurdità che non sono più tollerabili.

A proposito di scuola, presidente Conte, lo sa che stanno arrivando adesso i banchi a rotelle di cui si è parlato per due mesi in scuole che sono chiuse? Che cosa è stato fatto per non mandare al massacro alunni, docenti, famiglie, personale ATA? Nulla, presidente Conte, è stato fatto. L'unica cosa che vi ostinate a portare avanti, nonostante l'epidemia che dite sia una minaccia gravissima, è un concorso straordinario di cui non c'era nessun bisogno visto il nostro personale precario che da anni regge le sorti della scuola. (Applausi).

Così per i trasporti pubblici, presidente Conte: lo sapete che nel nostro Paese sono inadeguati all'estremo anche in tempi ordinari? E quando ci pensate? Quando ci volevate pensare a questo, per non parlare degli aiuti e i ristori che sono insufficienti. Dopo il fallimento pieno di Tridico, oggi portate la soluzione che Fratelli d'Italia aveva avanzato mesi fa, cioè quella del ristoro diretto sui conti correnti.

Come vede, caro presidente Conte, Fratelli d'Italia la collaborazione ve l'ha data anche quando non la volevate, però ricordatevi che dovete assumervi le responsabilità innanzitutto. Ci saremmo aspettati un gesto di umiltà da parte del Governo. Abbiate la convinzione che Fratelli d'Italia non ha bisogno di inviti per fare la sua parte nei confronti della nostra Nazione, perché quando si tratta dell'Italia noi ci sentiamo in servizio permanente effettivo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.

*QUAGLIARIELLO (Misto-IeC). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, innanzitutto un motivo di compiacimento, lo dico senza ironia presidente Conte, perché è apprezzabile che per una volta lei sia venuto a presentare il contenuto di un DPCM innanzitutto davanti ai rappresentanti del popolo che non lo hanno dovuto ascoltare in televisione. Credo e spero che questo sia l'inizio di una prassi.

Ho sentito, nel corso del dibattito precedente, alcuni colleghi della maggioranza evocare l'ora più dura e ho ricercato nelle sue parole traccia di questo momento. In realtà, presidente Conte, lei non l'ha detto ma siamo in una situazione di grande difficoltà, perché se si fa quel che serve per sconfiggere il virus si rischia la rivolta sociale, se si fa quel che serve per tenere in piedi la nostra economia si rischia la crisi sanitaria. Al di là delle formule, il punto di caduta non è facile.

Vorrei dire solamente tre cose in questo intervento: due a lei, presidente Conte, e una agli amici del centrodestra. La prima. Avete cercato fin qui l'autosufficienza come maggioranza. E avete reiterato questa scelta difendendo i DPCM come metodo di lavoro ordinario: ho sentito quanto lei ha detto nell'intervento della precedente seduta del Senato cui ha partecipato. Presidente Conte, io credo sia un errore. Lei sa che siamo di fronte ad una fonte di diritto secondario. Era inevitabile nel momento del salto nel buio, ma in una situazione nella quale dobbiamo convivere a lungo con il virus, il decreto-legge - che è stato previsto dalla nostra Costituzione per casi di necessità e urgenza - avrebbe consentito un confronto con il Parlamento e con l'opposizione in termini assai più facili.

Ora ci troviamo in una situazione nuova e di difficoltà. La prego di non dare l'impressione, come i cattivi capitalisti, di voler privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Se c'è una proposta di collaborazione nei confronti dell'opposizione deve essere precisa e non un appello generico. Non ci si può fermare alle cabine di regia, né ai tavoli: sono formule troppo vaghe. Lei sa molto meglio di me cosa invece c'è in gioco in questa crisi.

Signor Presidente del Consiglio, in proposito le pongo una seconda questione. Da quanto ci ha riferito, abbiamo bisogno di medici e infermieri a tempo determinato; abbiamo bisogno di un piano per difendere le fragilità, al di là dei facili esorcismi attraverso la critica di un tweet venuto male; abbiamo bisogno di una medicina diffusa e di territorio. Ho sentito le sue considerazioni di carattere economico sul MES e le devo dire che non sono affatto infondate, ma le chiedo se di fronte a tutto questo un fondo dedicato esclusivamente alla spesa sanitaria possa essere messo da parte per ragioni eminentemente politiche e di equilibri all'interno del suo Governo. Presidente Conte, non sono considerazioni mie ma del ministro Gualtieri alla festa del quotidiano «Il Foglio», dove anche lei è intervenuto.

Oggi c'è una proposta di risoluzione della senatrice Bonino e del collega Richetti che avrei votato e sottoscritto, ma sarà impedita dall'approvazione precedente della proposta di risoluzione della maggioranza. Si può continuare così? Oppure, se siamo in un momento grave, è necessario che la maggioranza dia il buon esempio?

La terza cosa la vorrei dire ai colleghi del centrodestra. Ritengo un errore rinviare al mittente, senza vedere le carte, le proposte di collaborazione su questo tema. Lo ritengo un errore pur dichiarando con assoluta chiarezza e determinazione... (Il microfono si disattiva automaticamente). ...di voler rimanere nelle fila dell'opposizione e di non avere nulla in comune con questo Governo.

Signor Presidente, signori, colleghi e amici del centrodestra, quando l'ora è buia, delle forme di collaborazione si trovano sempre: si sono trovate dopo Caporetto, lo hanno fatto i nazionalisti democratici; si sono trovate dopo l'8 settembre con il Comitato di liberazione nazionale; si sono trovate al momento del terrorismo. Gli uomini delle opposizioni che hanno avuto il coraggio di praticare questo terreno si sono preparati in questo modo a prendere le redini del Governo quando è toccato a loro. Pensiamoci bene. Chiediamo serietà; abbiamo capacità per comprendere se ci troviamo di fronte a proposte serie o a prese in giro, ma non trinceriamoci dietro un no pregiudiziale.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà.

BOLDRINI (PD). Signor Presidente, senatori colleghi, ringrazio il presidente Conte per essere venuto in Parlamento in maniera tempestiva in un momento molto delicato per il nostro Paese per ascoltare i suggerimenti del Parlamento e poi completare il DPCM.

Siamo di fronte a quella che viene definita seconda ondata del contagio; non c'è Paese in Europa o nel mondo che non sia stato sorpreso dalla recrudescenza del virus. Sapevamo che con la ripresa delle attività, la riapertura delle scuole e l'aumento della mobilità i contagi potevano risalire, ma preoccupa il crescente numero dei contagi e dei ricoveri così come la conseguente pressione sugli ospedali, oltre che su un sistema di medicina territoriale ancora troppo fragile, che grava in gran parte sulle spalle di medici di medicina generale, pediatri e dipartimenti di igiene pubblica, dove troppo poche sono le unità sanitarie di crisi (USC) attivate a livello nazionale.

Il Governo è stato accusato di essersi cullato sugli allori e di non aver fatto nulla per prevenire questa seconda ondata. In realtà il Governo ha fatto da subito quello che andava fatto: stanziare risorse per assunzioni di personale medico; aumentare posti in terapia intensiva; aumentare il tracciamento e il testing. Da febbraio sono stati messi a disposizione 7 miliardi di euro per la sanità, ma è la filiera istituzionale che si doveva mettere in movimento in maniera sinergica per portare a compimento le azioni previste dai provvedimenti.

Piuttosto c'è da chiedersi: che cosa è avvenuto a livello regionale nello stesso periodo in cui il Governo dava indicazioni generali e dava la cornice entro cui muoversi con svariate linee guida? Non si può essere federalisti a giorni alterni o quando conviene. Le restrizioni prese con il precedente DPCM non sono state una punizione indiscriminata per alcune categorie di attività ma una scelta necessaria e dolorosa a tutela della salute pubblica e, di conseguenza, anche della tenuta economica e sociale del Paese. Finché non ci sarà il vaccino, unica vera arma di difesa, possiamo solo mitigare e contenere l'epidemia anticipando le mosse del virus.

Dobbiamo però assicurare che la pandemia non pregiudichi il diritto alle cure dei pazienti affetti da altre patologie (croniche, oncologiche, cardiovascolari) e gli screening di prevenzione. Inoltre, non discriminiamo e non dimentichiamo l'attenzione per le residenze sanitarie assistite e i centri diurni per i disabili. Va bene aver siglato l'accordo con i medici per la possibilità di effettuare i tamponi rapidi, ma abbiamo bisogno ancora di colmare la grave mancanza di personale. È vero, sono state assunte 34.000 persone, ma l'aumento delle terapie intensive ha abbassato la percentuale di personale per ogni posto letto. Abbiamo ancora bisogno di più medici e più specialisti.

Sono giorni difficili per la tenuta sociale ed economica del nostro Paese. Dobbiamo rassicurare, dire parole di verità ed informare i cittadini sulle ragioni delle decisioni che vengono prese. Abbiamo il dovere di riconoscere se è stato commesso qualche errore, ma attribuire al Governo ogni responsabilità non è la soluzione per uscire da questa situazione: ognuno, dal canto suo, deve fare la propria parte. Servono più fondi ed è bene che nello schema di risoluzione finalmente si parli di MES.

Il Parlamento farà le sue valutazione e poi deciderà tutto insieme; se ne esce tutti insieme: ce lo ha ricordato ancora una volta il presidente Mattarella con le sue parole. Occorre la responsabilità collettiva; soltanto un coro sintonico con le nostre istituzioni e le loro attività può condurci a superare questa difficoltà. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà.

AIMI (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, signor Presidente del Consiglio dei ministri, mi rendo conto che forse il tempo delle umiliazioni per noi di Forza Italia è finito. (Applausi). Presidente Conte, l'abbiamo vista palesarsi qui in Aula prima naturalmente di fare le conferenze stampa: questo è già un grande successo e una cosa importante. Vediamo, signor Presidente del Consiglio, che lei e anche sulla via della guarigione da questa forma di "annuncite acuta" che l'ha accompagnata per troppi mesi. (Applausi).

Noi siamo una forza politica responsabile - presidente Conte, se mi presta orecchio gliene sarei tanto grato - e abbiamo fatto dell'equilibrio nelle nostre proposte una battaglia importante. Siamo sicuramente a difesa dei valori e dei principi di libertà che animano una larga parte del popolo italiano. Le diciamo però immediatamente che non siamo disponibili a partecipare ad alcuna cabina di regia; non siamo disponibili a fare accordi sottobanco; non siamo disponibili a scambi di poltrone. Voglio che questo sia il punto centrale del mio intervento. (Applausi). Diverso è il ragionamento che farò alla fine. Vede, presidente Conte, lo dobbiamo sicuramente a coloro che non ci sono più, lo dobbiamo al loro ricordo, lo dobbiamo alle persone che in questo momento sono malate; dobbiamo dare speranza a quelli che vivono nella paura. Dobbiamo soprattutto dare la possibilità, a coloro che hanno perso persone care, di sapere che non è stato tutto invano. Ma c'è qualche cosa di diverso. Non possiamo nemmeno dimenticare le categorie produttive, coloro che sono stati abbandonati dalla politica: gli autonomi, le partite IVA, i commercianti, gli artigiani, tutti coloro che hanno investito sin dal mese di maggio, quando ella, signor presidente Conte, con una sorta di «dolcetto o scherzetto», prima ha dato loro il dolcetto («aprite pure nel mese di maggio») e poi lo scherzetto, dopo che costoro avevano speso decine di migliaia di euro: le ricordo che più del 50 per cento aveva investito 25.000 euro, tra ristoratori e baristi per poter riaprire gli esercizi commerciali. Ebbene, costoro si trovano ora in una condizione di grande difficoltà, pur essendo stati coloro che avevano dato disposizioni, all'interno dei propri locali, di controllare, di fare verifiche, di sanificare. Se, allora, si sono tolti questi presidi siamo altamente preoccupati.

Abbiamo il dramma di tante attività che chiudono e che non sanno se verranno riaperte. Quindi, la prima cosa che vi diciamo è questa: noi seguiamo un principio, ovvero che occorre indennizzare; non si chiude se non si indennizza. Bisogna spendere in spesa produttiva, bisogna fare debito positivo, debito buono come diceva Mario Draghi, e invece ci troviamo di fronte a una situazione in cui avete fatto spese assolutamente allucinanti, inspiegabili: dai banchi a rotelle ai bonus monopattino. Non si fa politica economica in questo modo. (Applausi). Le imprese devono tornare a fare utili. Occorre quindi una riforma, ed è su questo che la invitiamo a riflettere, presidente Conte, una riforma che diminuisca le tasse, che non aumenti le bollette come invece è avvenuto ultimamente, che faccia ricircolare il danaro contante, non limitato ai 1.000 euro; che ci sia meno burocrazia e più infrastrutture.

Signor Presidente del Consiglio dei ministri, non saremo in grado di sopportare un secondo lockdown, lo sappiamo, e la avverto. Tenga presente che, come il nostro Gruppo le aveva evidenziato con numerosi atti, era assolutamente prevedibile ciò che si sarebbe verificato, vale a dire che avrebbero aperto naturalmente le scuole, che ci sarebbero stati problemi con gli anziani, che avremmo avuto problemi nei trasporti. Tutto questo si è puntualmente verificato nonostante noi le avessimo indicato la strada. Ma voi siete andati fuori rotta, presidente Conte, ed è per questo che le chiediamo di ascoltarci almeno nella sessione di bilancio. Non faccia l'uomo solo al comando, ascolti i problemi del popolo italiano, delle imprese, di coloro che hanno grosse difficoltà. Qui non si tratta di dire «andrà tutto bene» perché il rischio è che vada tutto all'asta, soprattutto per coloro che hanno fatto investimenti e si sono trovati in grosse difficoltà.

In conclusione, se ci aveste ascoltato non ci saremmo trovati a questo punto.

Signor Presidente, continueremo responsabilmente a fare il nostro dovere, continueremo a indicare qual è la strada giusta per la ripresa economica e per tutelare il popolo italiano da ciò che si sta verificando, ma, la prego, presti orecchio alle nostre proposte e non faccia arrogantemente la parte di colui che ritiene di poter risolvere i problemi da solo senza ascoltare le ragioni dell'opposizione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Borgonzoni. Ne ha facoltà.

BORGONZONI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, avrei voluto iniziare il mio intervento in modo diverso ma penso non si possa fingere di non aver sentito in questi giorni varie dichiarazioni da parte di esponenti del Governo e della maggioranza che hanno cercato di far credere ai cittadini che sarebbero arrivati indennizzi che in realtà non arriveranno. Se ne è parlato anche oggi in televisione e ho sentito tanti esponenti della maggioranza parlare del 200 per cento o del 400 per cento, facendo credere alla gente che questa percentuale non sia l'aumento di quella miseria che è arrivata - a chi è arrivata - dei ristori del decreto precedente ma che tali percentuali fossero in realtà riferite agli incassi. Voglio fare un esempio, così magari ci capiamo tutti. Pensiamo ad un'attività di somministrazione, che abbia ricavi fino a 400.000 euro; con il decreto precedente ha ricevuto 2.500 euro (se li ha avuti), mentre con le misure di cui stiamo parlando avrà 5.000 euro (se li avrà). Tutti sappiamo benissimo che probabilmente non basteranno a pagare l'affitto e le bollette per quella attività (Applausi) e, senza vergogna, fate finta di non sapere che forse serviranno a questi imprenditori per anticipare la cassa integrazione, che voi non avete dato, visto che c'è gente che ancora aspetta la cassa integrazione di maggio. (Applausi).

C'è poi un ministro, come Franceschini, che ieri si è domandato come mai, quando i teatri e i cinema sono stati chiusi a febbraio o a marzo non ci sia stata questa ondata di proteste. Mi imbarazza quasi rispondere alla domanda che si è posto: è una domanda cui anche un bambino delle elementari riuscirebbe senza difficoltà a dare una risposta. Come mai? A marzo non sapevamo niente di quello che stava succedendo: almeno noi, perché voi lo sapevate e in tante cose avete sbagliato. (Applausi). Ora la gente si sarebbe aspettata di avere delle risposte diverse. Dopo avere seguito le regole date da voi, dopo avere speso i soldi per mettersi a norma, come voi avete chiesto, la gente dei teatri e delle sale (visto che su 350.000 spettatori che sono stati nelle sale si è parlato di un solo contagio) si sarebbe aspettata di poter lasciare i propri servizi perché si tratta di luoghi sicuri! (Applausi). Non si aspettavano certamente di essere chiusi o di essere lasciati con una miseria, che farà morire le tante compagnie di teatro e di musica, le tante maestranze, che non ce la faranno a sopravvivere a quello che state facendo. Addirittura oggi abbiamo sentito che si vogliono chiudere anche i musei, le aree archeologiche e bloccare le mostre: onestamente non penso ci voglia un grande scienziato per capire che si tratta di luoghi sicuri e che è facile contingentare le entrate, se si vuole.

Dunque metterete in ginocchio, in modo definitivo, tutto il settore della cultura del nostro Paese (Applausi), che voglio ricordare genera, con l'indotto, il 17 per cento del PIL del Paese. Credo sia inutile stare qui a spiegare perché si tratta di posti sicuri. Penso che al ministro Franceschini, come a tutti voi e al presidente Conte, è stato spiegato da tutte le parti e da tutti che si tratta di luoghi sicuri. Vi chiedo dunque di spiegare perché ve la siete presa così tanto con la cultura e con lo sport: questa è una domanda cui dovete dare spiegazioni e dovete darle a tutto il Paese (Applausi), visto che non ci sono dati scientifici che parlano di questi luoghi come di luoghi a rischio. Dunque, questa è una spiegazione che dovete dare! Dovete poi iniziare ad intervenire, visto che penso andrete avanti (oggi c'è questa nuova fase di dialogo ma penso e temo che sarà molto limitata rispetto alle proposte e alle idee che avete già in mente). Voglio dunque suggerirvi due o tre idee, su come cercare di tutelare questo mondo. La prima, che riguarda i teatri la stiamo già mettendo in piedi e portando avanti in molti Comuni gestiti da sindaci della Lega o del centrodestra (ho visto che ora c'è anche qualche Comune non dell'area del centrodestra che sta assumendo la medesima iniziativa) e c'è bisogno di un aiuto da parte del Governo. Mi riferisco alla proposta di mandare avanti gli spettacoli nei teatri e di trasmetterli via streaming. Ciò non vuol dire che il Governo se ne possa lavare le mani perché vuol fare una piattaforma che definisce "simil Netflix". Vanno pagati attori e maestranze, per cui va fatto un fondo da dare a questi Comuni. (Applausi). Se abbiamo Comuni come Potenza, Novara, Monza, Piacenza, Verona e Genova che andranno avanti e Regioni che fanno i bandi, c'è bisogno di un fondo da parte del Governo.

Per quanto riguarda i ristori, all'interno dei ristori devono finire anche le attività che non avete chiuso direttamente, ma che perderanno qualunque entrata, perché sono legate a tutti i settori che voi avete chiuso. È incredibile che non ci abbiate pensato. (Applausi).

È incredibile che qualcuno debba qua dirvi che, se chiudi un'attività, probabilmente anche un'altra, pur se non la chiudi, non riuscirà più a vendere i prodotti o dare i servizi che offre. E quando si parla di ristori o "indennizzi" - giustamente bisognerebbe chiamarli così, come ha detto il mio Capogruppo - ricordiamoci che siamo uno Stato che tanto ha messo sicuramente nelle garanzie (per cui si obbliga a chiedere un prestito, poi si dà la garanzia), ma di soldi veri nei conti ne ha messi meno di Regno Unito, della Germania e degli altri Stati. Ci vogliono i soldi. (Applausi).

Voi verrete ricordati, tra le tante cose, come un Governo che ha chiuso la cultura, senza vergognarsene. Ma se tu ora mi chiudi, tu ora mi paghi e mi risarcisci. Lo fai ora! (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vaccaro. Ne ha facoltà.

VACCARO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo entrati ieri nel nono mese di pandemia in questo 2020 segnato praticamente, dall'inizio alla fine, da un nemico da sconfiggere, un nemico agguerrito e ostinato che continua ad infierire per tutto il pianeta, stravolgendo la vita di intere popolazioni e seminando qua e là paura e dolore. È il Covid-19: è lui il nemico.

In questi giorni di serrato dibattito ce lo siamo troppe volte dimenticato. Abbiamo iniziato a individuare nel nemico il vicino di casa o il parente, il giovane o l'anziano, il cauto o l'incauto, il minimizzatore o il paranoico; oppure, molto semplicemente, l'avversario politico, il sindaco del colore avverso, il consigliere regionale avvezzo a sparate, questo o quel Governatore, questo o quel Ministro; oppure lei, signor Presidente, che per tanti (forse troppi) è diventato una sorta di tiranno cattivo, che si diverte a prendere misure restrittive sulla pelle degli italiani; un bersaglio fin troppo facile delle tante offese e argomentazioni strampalate che in queste ore escono a tantissimi nostri connazionali, molto più dalla pancia che dalla testa o dal cuore.

È invece ora di ricordarlo a tutti in quest'Aula e anche fuori: il nemico è proprio lui, il Covid-19. Ed è ora, signor Presidente, che tutti iniziamo a rendercene conto e a rimettere la prua della barca verso di lui, remando tutti nella stessa direzione, a partire dai presenti in quest'Aula.

Il decreto della scorsa settimana è stato doloroso per tutti noi. Tutti noi la scorsa estate siamo andati a prendere un caffè al bar, a mangiare un boccone al ristorante o a farci una bella sudata in palestra. Tutti abbiamo visto la professionalità con la quale hanno lavorato per mesi migliaia di nostri concittadini. Ci è capitato di vedere camerieri indossare guanti e mascherine e usare prodotti per sanificare il tavolino, con la solita frase di rito: «Scusate signori, ma ci tocca»; quasi come a dire: «Purtroppo la situazione è questa, ma siamo contenti, perché nonostante questa scocciatura possiamo continuare a lavorare».

Dover chiedere un nuovo tremendo sacrificio a ristoratori, cuochi, camerieri, baristi e a tutte le sterminate filiere che si dipanano dietro alle loro encomiabili attività è stato un colpo al cuore, così come lo è stato per tutti coloro che lavorano nei comparti dello sport e dello spettacolo, ai quali è stato chiesto uno stop pressoché totale, un travaglio impareggiabile. A tutti questi connazionali va reiterata di nuovo oggi la nostra più totale vicinanza. (Applausi).

In tantissimi - altrettanto legittimamente - dicono: «È facile esprimere solidarietà per voi parlamentari. Cosa potete saperne voi di ciò che vuol dire mandare all'aria mesi o anni di sacrifici?». Sono considerazioni fisiologiche, che nascono da un'esasperazione inevitabile. Ebbene, per quello che vale, posso dire che per esperienza personale so che cosa significa vivere nell'incertezza lavorativa. In passato mi è capitato di perdere il sonno perché non sapevo che cosa mi avrebbe riservato il domani riguardo al lavoro, e non sono state affatto belle nottate.

Il MoVimento 5 Stelle ha portato nelle istituzioni dei semplici cittadini che in molti casi, come nel mio, hanno vissuto sulla loro pelle le difficoltà e le insicurezze della vita di tutti i giorni. (Applausi). Nessuno come me, quindi, può capire quanto sia difficile per un piccolo imprenditore tirare avanti con i ristori o per un dipendente rimanere aggrappato alla maniglia degli ammortizzatori sociali. Da napoletano so anche che cosa significa stare nel limbo dell'incertezza lavorativa in una città come la mia, dove tutto non è mai come sembra e dove sono migliaia le persone che si fanno in quattro per mettere in fila il pranzo con la cena.

Condannando dunque, senza se e senza ma, le violenze e i tafferugli in strada dei giorni scorsi, sono comunque sintonizzato in tutto e per tutto con il dolore e con l'affanno di quei lavoratori onesti ed encomiabili che, nel pieno rispetto del vivere civile e delle misure anti-Covid, hanno deciso di far sentire la loro voce; una voce strozzata dalla paura che, da rappresentanti dei cittadini, dobbiamo sempre tenere registrata nei nastri della mente. (Applausi).

Non c'è cosa più struggente di dover dire a una persona: «Guarda, oggi siamo costretti a fermarti». È un fastidio insopportabile, destinato ad aumentare qualora dovessero arrivare ulteriori restrizioni.

Per questo, signor Presidente del Consiglio, il MoVimento 5 Stelle la settimana scorsa ha spinto così tanto, anche all'interno del Governo che lei presiede, per dare una risposta decisa nel tempo più rapido possibile, e quella risposta - nessuno glielo può negare - con il decreto ristori è arrivata. Al di là degli oltre 5 miliardi stanziati, abbiamo registrato un cambio di passo deciso sulle procedure e sui tempi; abbiamo dato precise garanzie agli italiani sul fatto che verranno sostenuti rapidamente e senza farli passare per la selva burocratica che, troppe volte, ha accompagnato momenti campali della vita politica e amministrativa del nostro Paese. Per noi questo è fondamentale.

Qui in Parlamento, da membro della Commissione industria, commercio e turismo, so che dovremo dare il massimo per apportare al testo tutte le migliorie necessarie per ampliare la platea di beneficiari e per oliare al meglio tutti i passaggi, facendo sì che decisivi comparti produttivi dell'economia del nostro Paese non subiscano irrimediabili smottamenti: risposte efficaci, che dovranno inserirsi in mezzo alle tantissime che abbiamo già dato in precedenza.

Per l'economia italiana abbiamo prodotto uno sforzo davvero imponente e non solo nel tamponare l'emergenza. Voglio citare - ad esempio - il super bonus del 110 per cento per l'efficientamento energetico e l'adeguamento antisismico per le case: la vera misura shock di questo 2020 (Applausi), destinata - come hanno confermato i molti addetti ai lavori - a dare a un settore nevralgico come quello dell'edilizia uno sprint su base pluriennale. Abbiamo sempre lavorato in maniera umile e propositiva per coadiuvare un Governo che ha dovuto prendere decisioni che mai altro Esecutivo è stato chiamato ad assumere in oltre settanta anni di Repubblica.

Lo faremo anche questa volta di fronte alla nuova escalation del virus. Sarà un lavoro complesso e con tante implicazioni, ma ci siamo presi la responsabilità di farlo nei tempi più rapidi possibili e qui - se mi permette, signor Presidente - chiamo in causa soprattutto i colleghi delle opposizioni. Tante volte in quest'Aula abbiamo assistito a dibattiti senza esclusione di colpi su tantissimi provvedimenti cruciali della vita del Paese. Il bello della democrazia è quello dei famigerati pesi e contrappesi della dialettica parlamentare, massima espressione del nostro impianto costituzionale, garantito magnificamente dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. (Applausi).

Di fronte alle molteplici circostanze drammatiche che hanno attraversato la nostra storia repubblicana, nelle Aule parlamentari si è spesso, però, riusciti a fare quadrato e a mettere il bene del Paese davanti a ogni questione partitica o strategia politica.

Nel fine settimana c'è stato un no unanime da parte di tutte le forze politiche di minoranza alla proposta di una cabina di regia per l'emergenza. Peccato: si è persa una grande occasione per mandare un segnale al Paese; un segnale di unità e di buonsenso, sul fronte economico-politico, ma soprattutto sociale, proprio nei giorni in cui è così alto il livello di fibrillazione in decine di città italiane.

Eppure, cari colleghi dell'opposizione, la mano verso di voi continuiamo a tenerla testardamente tesa. (Applausi). Con tantissimi di voi ci confrontiamo settimanalmente, al di là delle diverse convinzioni e delle diverse sensibilità. Siamo sicuri di una sola cosa: anche tra i vostri ranghi ci sono moltissime persone capaci di togliersi la casacca di appartenenza e di mettere i cittadini e il Paese davanti a tutto, in una fase così complicata. Ogni giorno ci tocca sentire la litania della necessità di un Governo di unità nazionale; pratichiamo prima qua dentro un po' di unità nazionale. Se vorrete fare un tratto di strada assieme, nel tentativo di cercare le migliori soluzioni per i cittadini, farete un regalo non al presidente Conte o ai Ministri, non ai colleghi di maggioranza: farete in primis una cosa di buon senso nei confronti dei tanti cittadini che, da Ragusa salendo fino a Sondrio, stanno vivendo un 2020 davvero duro e con mille travagli. Magari, ecco, almeno per loro potrebbe valerne la pena. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore Calderoli, n. 2, dalla senatrice Bonino e da altri senatori, n. 3, dalla senatrice Drago, n. 4 dai senatori Ciriani, Bernini e Romeo, e n. 5, dai senatori Marcucci, Licheri, De Petris, Faraone e Steger. I testi sono in distribuzione.

Avverto che è in corso la diretta televisiva con la RAI.

Ha facoltà di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 5, a firma dei senatori Marcucci, Licheri, De Petris, Faraone e Steger. Esprimo parere contrario sulle proposte di risoluzione nn. 2 e 3. Esprimo altresì parere contrario sulla proposta di risoluzione n. 4, fatti salvi gli impegni nn. 12, 13, 14 e 15, con l'invito a una riformulazione a proposito di quest'ultimo: «a potenziare l'assistenza domiciliare ed i servizi soprattutto in favore degli anziani, categoria maggiormente vulnerabile». Oltre a questi impegni, esprimo parere favorevole anche sugli impegni nn. 18 e 22.

Proponiamo infine una riformulazione della proposta di risoluzione n. 1, a firma del senatore Calderoli. Per quanto riguarda il primo impegno, chiediamo di sostituire le parole «al coinvolgimento» con le seguenti: «a proseguire nel coinvolgimento». Nel secondo impegno chiediamo di sostituire le parole «a un confronto» con le seguenti: «a proseguire nel confronto».

Il terzo impegno invece viene completamente rivisto nel modo seguente: «a privilegiare lo strumento del decreto-legge laddove si tratti di introdurre limiti ai diritti fondamentali e comunque a comunicare tempestivamente al Parlamento ogni tipo di azione intrapresa a tutela della salute pubblica, in ossequio alla centralità dell'assemblea elettiva e nell'ottica di promuovere un suo costante coinvolgimento; ad illustrare preventivamente alle Camere il contenuto dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare, al fine di tenere conto degli eventuali indirizzi dalle stesse formulati; ove ciò non sia possibile per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure da adottare, a riferire alle Camere ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge n. 19 del 2020».

C'è infine una riformulazione del quarto impegno, totalmente sostituito con: «a garantire il rispetto dell'articolo 72 e dell'articolo 67 della Carta costituzionale».

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, poiché è in corso la diretta televisiva, credo che i cittadini che si sono ora sintonizzati non abbiano ben capito il contenuto della comunicazione testé resa dal ministro D'Incà, perché chiaramente è una prassi parlamentare ed è anche abbastanza complicato addentrarsi nei nostri meccanismi. Ma io vorrei evidenziare che il Ministro ha fatto un intervento assai appropriato: era chiamato a esprimere giudizi sulle proposte di risoluzione che sono state presentate. Solitamente in questi casi le proposte presentate dalla maggioranza ricevono l'avallo del Governo, mentre quelle dell'opposizione ricevono un rifiuto.

Ecco, oggi mi sembra che possiamo registrare un piccolo, timido passo in avanti: il Governo ha cercato di esprimere giudizi articolati, diversi, aprendosi al dialogo con l'opposizione. Io almeno voglio coglierlo così e vorrei che tutti noi lo cogliessimo così. Sì, io faccio una gran fatica, ma ritengo - e tutti noi lo sappiamo - che sia molto difficile procedere in una situazione di questo tipo, senza che ci sia un coinvolgimento vero e serio dell'opposizione.

Colleghi, anzitutto voglio dire che le contraddizioni che stiamo vivendo in questa vicenda sono chiare a tutti. Parliamo - ad esempio - della scuola. Sapevamo benissimo che non sarebbe bastato l'ordine dei banchi con le rotelline, se non vi fosse stata un'organizzazione parallela del sistema dei trasporti; così come sappiamo che non si può proporre la scuola a tempo pieno, per diversificare l'affollamento sui trasporti, quando abbiamo un sistema scolastico rigido, che comporta per il personale docente e non docente la presenza al mattino e non il pomeriggio.

Sappiamo bene che non bastano i macchinari in terapia intensiva, se non abbiamo infermieri e medici che li fanno funzionare. Sappiamo tutti che c'è una grande nostalgia - e soprattutto coloro che hanno più esperienza e più anzianità in quest'Aula lo possono dire - di una figura storica, fantastica, che io ricordo nella mia infanzia, i cosiddetti medici di famiglia, di quella medicina di base che era un presidio sempre a garanzia dei cittadini.

Sappiamo oggi, colleghi, che noi parliamo di tamponi, test, vaccini, ma poi molto spesso per tante categorie di cittadini è difficile trovare i vaccini e sappiamo che fare i test e i tamponi significa spesso ricevere risposte dopo settimane.

Conosciamo tutti le conseguenze economiche di ciò che sta capitando: un disastro assoluto per l'economia. Io non credo che bastino la giusta preoccupazione del Governo e il giusto impegno a risarcire, perché il risarcimento non potrà essere completo; in ogni caso, al di là delle intenzioni, in nessun Paese europeo sarà completo.

Colleghi, tutto questo rischia di comportare una perdita di coesione sociale, un aumento del divario, e nella scorsa settimana abbiamo avuto segnali preoccupanti di ciò che può capitare. Nelle piazze, infatti, non c'erano solo le proteste pulite, serie, di persone perbene, di categorie che hanno usato verso il Governo un linguaggio duro, ma che quest'Assemblea deve ascoltare, perché è il linguaggio degli imprenditori e delle persone serie che fanno il loro lavoro. Accanto a quelle persone c'erano anche, in altre manifestazioni, dei delinquenti, un coagulo di gruppi di estrema destra neofascista o anche di frange delle autonomie che hanno sfasciato le città e le vetrine e hanno minacciato e lanciato pietre contro i poliziotti.

Dunque, colleghi, è necessario che la gravità di questo momento ci veda tutti molto responsabilmente assieme. Tuttavia, essere assieme significa anzitutto capire che la Repubblica è fondata sullo Stato, sui Comuni, sulle Regioni e che noi abbiamo una responsabilità diffusa. È vero che qui c'è un'opposizione che non condivide l'indirizzo del Governo, ma poi la maggior parte dei Comuni e delle Regioni è governata da esponenti di quei partiti che a livello nazionale sono all'opposizione, per cui c'è la necessità di articolare una risposta a 360 gradi.

Colleghi, io vorrei manifestarvi qualche malessere: non è possibile che i tetragoni del rivendicare competenze nella gestione delle autonomie siano poi in queste circostanze i primi che vorrebbero che il Governo si assumesse tutte le decisioni per evitare l'impatto negativo di decisioni impopolari. Qui ci vuole un po' di coerenza! In questo momento io rappresento il Gruppo Per le Autonomie, che sottoscrive la proposta di risoluzione di maggioranza. Ma è chiaro che le autonomie o valgono sempre o non valgono mai. Non è possibile che ci sia un gioco di scaricabarile tra i Presidenti delle Regioni e il Governo, così come è necessario che il Governo; laddove individui una necessità generale, si assuma la responsabilità senza pensare di farsi scudo con le Regioni, ma ciò deve valere in entrambe le direzioni. Questa è la ragione per cui noi possiamo anche dividerci in quest'Aula, ma alla fine la gente non dividerà le responsabilità; riterrà che sono comuni, perché molti governano a livello locale, altri governano a livello nazionale; la responsabilità è diffusa e ci porta a dover essere tutti noi molto seri nell'affrontare la crisi. Lo scaricabarile non è ammesso.

Io vorrei anche dire che il Governo ha individuato un meccanismo oggettivo, probabilmente per evitare che decisioni politiche possano essere in qualche modo frutto di elementi di divisività, parametri ancorati a variazioni sulle soglie di criticità. Colleghi, io non so se questa è la soluzione ideale, ma so che ormai questa è la soluzione che si è presa. Penso però che come Parlamento abbiamo il compito di capire se oggi è il momento di dare questo tipo di corresponsabilità nazionale. Io vi dico solo che all'Assemblea nazionale francese Macron ha portato la mozione sul lockdown, che è stata approvata con 392 sì e 27 no; c'è stata cioè, una corresponsabilità che è andata ben oltre i banchi della maggioranza: una parte rilevante dell'opposizione, in un momento di difficoltà del Paese, ha ritenuto di dover dire di essere presente.

Io apprezzo tanto il mio collega Romeo: è una persona seria, con cui tante volte dissento, ma penso sia un parlamentare di opposizione che fa il suo dovere. Oggi, però, ho sentito dei toni quasi minacciosi che erano completamente fuori luogo. Qui non c'è niente da minacciare, perché siamo tutti sullo stesso treno (Applausi) e tutti dobbiamo cercare in qualche modo di andare verso la stazione giusta perché, se andiamo verso due stazioni sbagliate, non riusciremo a risolvere alcun problema. Ho sentito dei toni anche diversi, senatore Romeo, mi consenta. Ho sentito - ad esempio - i toni del senatore Quagliariello che non vanno fatti cadere perché, per la prima volta in quest'Aula, ho ascoltato qualcuno che ha espresso, a nome proprio e di una componente che - anche per la qualità del senatore Quagliariello - ha un senso e una rilevanza, il richiamo dell'esigenza di unità nazionale.

Presidente, voglio terminare dicendo che per me lei doveva fare prima e con maggiore convinzione l'appello all'opposizione. Questo tavolo c'era nell'intenzione di molti in Parlamento. Ho sempre detto che era la richiesta che si doveva rivolgere all'opposizione e deve rimanere come proposta permanente del Governo, lasciando all'opposizione la responsabilità anche di avere i tempi per decidere. Mi rendo conto che non è semplice per l'opposizione un atto di condivisione, ma è un atto che - a mio parere - dimostrerebbe il senso di responsabilità e la capacità di avere una leadership politica anche stando sui banchi dell'opposizione. Questo è il senso vero del Parlamento. A cosa servono questi dibattiti? Non servono a registrare le nostre differenze, non servono a fare una variazione di percentuali dei sondaggi di opinione che i singoli partiti devono avere. Questi dibattiti servono se si creano un comune sentire sui destini della comunità nazionale e un coinvolgimento reale e non formale.

Io ritengo che chi crede a questi principi e alla necessità di salvaguardare la Repubblica deve insistere su questa strada e, poi, al termine del percorso, ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. (Applausi).

FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, noi oggi siamo rappresentati in questo Paese da un Governo politico presieduto dal presidente Conte; nelle Regioni i Presidenti sono eletti direttamente dal popolo, hanno una guida politica; i sindaci, nelle città, sono anch'essi eletti direttamente dal popolo e sono guide politiche. Oggi c'è sotto osservazione, rispetto al nostro comportamento, al nostro atteggiamento per fronteggiare la crisi, una comunità politica: non una parte, ma una comunità politica. Se c'è chi pensa che si possa scaricare su qualcuno la responsabilità di scelte praticate ai vari livelli territoriali - mai come in questo frangente si sta manifestando l'importanza della politica territoriale e del federalismo del Paese - e che alla fine di questa vicenda ci sarà una parte politica che potrà lucrare sulle deficienze e sulle mancanze della parte che sta governando, credo che faccia male i suoi conti. Proprio in questa fase sta governando un'intera comunità politica e, quando fallisce la comunità politica, Presidente, l'alternativa non è una parte politica, ma è la tecnocrazia, un'idea di governo di questo Paese affidata ai tecnici. Presidente, noi abbiamo già vissuto in passato questa fase politica.

Ricordo benissimo, con tutta la buona volontà della dottoressa Fornero, cosa ha significato la riforma previdenziale per questo Paese, anche in termini di mancato atteggiamento di attenzione sugli esodati.

Ricordo benissimo cosa ha significato per questo Paese la legge Balduzzi, che oggi stiamo pagando in termine di pochi infermieri e medici, di meno presidi ospedalieri che abbiamo visti ridimensionati in quella fase.

Ricordo benissimo anche quando abbiamo introdotto il patto di stabilità e, quindi, quella difficoltà di poter immaginare innanzitutto un'idea di sviluppo del Paese che fosse sganciata dalle esigenze di bilancio, quando c'era da costruire... (Commenti). Grida più di me senza microfono. Quindi, è veramente bravo.

C'è stata quella fase politica che abbiamo vissuto e che io sinceramente non rimpiango per nulla. Per questo sono contento, Presidente del Consiglio, che finalmente si terrà un confronto della maggioranza, in questi giorni, per discutere dell'agenda politica del nostro Paese e sulle sue necessità. Credo che la migliore classe dirigente italiana si debba prendere la responsabilità di traghettare l'Italia fuori da questa emergenza. Sono, peraltro, contento e soddisfatto del suo appello fatto alle opposizioni affinché collaborino. Sinceramente, siccome ha fatto questo appello più volte e in più forme, la invito, la prossima volta, a chiedere loro come vogliono essere coinvolte, perché ogni volta che lei dice che le coinvolgerà un poco prima, non va bene; se dice che le coinvolgerà dopo, non va bene; non va bene neanche se le coinvolge durante. Ho la sensazione che si cerchi costantemente il pretesto per non sedersi attorno a un tavolo e affrontare insieme le emergenze del Paese. (Applausi).

Questa volta, però, la novità c'è: il Presidente del Consiglio vi ha chiamati per condividere, nel rispetto e nella differenza di ruoli, un percorso in un tavolo che insieme ci veda affrontare l'emergenza e al tempo stesso è stato convocato il Parlamento prima di scrivere e presentare un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Non potete considerare queste due novità politiche assolutamente irrilevanti, come non potete immaginare che non sia accaduto nulla di nuovo. Io credo che sia accaduto qualcosa di nuovo e, quando dico - l'ho affermato poco fa e lo ribadisco - che nessuno può lucrare su questa situazione, lo dico sinceramente e convintamente. Salvini, sei stato fischiato anche tu dai ristoratori l'altro giorno, non veniamo più distinti fra maggioranza e opposizione, se non riusciamo a trovare soluzioni comuni. (Applausi). Verremo tutti travolti da una condizione di difficoltà, se non riusciremo a individuare dei percorsi che ci tirino fuori dalla difficoltà economica e sanitaria in cui viviamo.

Ad ogni azione, Presidente, deve corrispondere una reazione, e cioè ad ogni chiusura che noi mettiamo in campo deve corrispondere un ristoro, un sostegno economico a tutte le attività che vengono danneggiate da tale condizione. Non è un ristoro che può essere soltanto proporzionato all'orario di chiusura. Credo - come c'è stato segnalato più volte - che siano tante le attività economiche che, pur restando aperte costantemente e non avendo avuto alcuna riduzione d'orario, hanno subito un danno economico. Le chiusure devono essere figlie di dati scientifici chiari. E devo dire che si tratta di un'altra novità importante che sto verificando in questa seduta. Il faldone che ho in mano, che è la presentazione da parte del Ministero della salute, degli scenari possibili, ci mette di fronte alla possibilità, finalmente, di avere delle prescrizioni precise a seconda delle condizioni in cui si trova il Paese. E noi questo abbiamo sempre chiesto e su questo credo ci dobbiamo attestare. Vi ricordo che qualche settimana fa il Presidente del Consiglio e qualche Presidente di Regione sono stati sentiti da una procura della Repubblica proprio in virtù delle chiusure (o delle mancate chiusure) messe in atto per Vo' e Codogno, proprio perché si immagina che ad alcune azioni debbano corrispondere delle prescrizioni da mettere in campo dal punto di vista scientifico. Anche in questo caso, chi si prende la responsabilità di non individuare uno scenario o l'altro, di fronte a una prescrizione puntuale messa in campo dal Ministero della salute?

Credo che serva, Presidente, unità politica per unire il Paese, che è oggettivamente diviso tra i garantiti che si possono - per così dire - permettere attenzione sanitaria e i non garantiti che sono più preoccupati di morire di fame. Noi questo sadico derby non ce lo possiamo permettere, Presidente, per cui l'unità politica serve anche per costruire questa unità nel Paese. A me non preoccupano i disordini di oggi. Sono pochi i facinorosi che hanno sfruttato la rabbia delle persone perbene che protestano pacificamente per creare disordine sociale. A tal proposito vogliamo esprimere la nostra solidarietà alle Forze dell'ordine e ai giornalisti che sono stati colpiti. (Applausi).

Il problema non è ora che tutto è anestetizzato, Presidente, dai ristori, dalla cassa integrazione e dal blocco dei licenziamenti. Il problema si porrà quando questa anestesia non ci sarà più; quando dovremo far ripartire la nostra economia perché si saranno create le condizioni per una vera e propria ripartenza, e speriamo presto. Il momento per il quale sono realmente preoccupato, a proposito delle reazioni del nostro Paese, è quello. Per questo bisogna arrivarci preparati; bisogna programmare bene l'utilizzo delle risorse comunitarie; per questo bisogna utilizzare il MES e non mi stancherò mai di dirlo. (Applausi). Bisogna affrontare i temi che riguardano la sanità, i temi che riguardano i trasporti.

A me piange il cuore, Presidente, vedere disponibili 35.000 bus turistici di tutte le dimensioni. Lo dica al ministro De Micheli che dice che sono bus troppo grandi per i nostri centri storici. Si confrontasse con le aziende dei bus turistici in Italia, perché si accorgerebbe che sono di tutte le dimensioni, e potrebbero essere utilizzati, contestualmente alla riduzione del 50 per cento della capienza dei mezzi pubblici, per favorire la mobilità nelle nostre città.

Il clima, Presidente, è oggettivamente diverso rispetto a quello del passato. Al di là dei disordini che - come ho detto poco fa - sono drogati, così come la nostra economia è anestetizzata, non c'è più quel clima da "andrà tutto bene" che rilevano prima. Non ci sono più lenzuola appese ai balconi, i cittadini non stanno più sostenendo fino in fondo la nostra azione. Io ho letto - come ha letto lei - Muti, Vecchioni, Baricco, Bottura, espressioni delle professioni della cultura che sono preoccupati e anche critici per i nostri provvedimenti. Io credo che noi una sintonia con quel mondo e con il Paese dobbiamo ritrovare, anche se in questa fase è difficile.

Concludo perché credo che unità politica, infine, voglia dire anche unità fra le persone più deboli e quelle più forti del nostro Paese. Ho letto - come avete fatto tutti voi - il tweet del presidente della Liguria Toti. Mi preoccupa perché si trova all'interno di un contesto di linee politiche praticate in alcuni Paesi del mondo - che negli Stati Uniti con Trump, o in Gran Bretagna con Johnson - dove si misura il grado di importanza di una persona nella società a seconda della produzione che riesce a garantire. È una idea aberrante della società. (Applausi).

È un'idea da cui dobbiamo scappare e stare lontani anni luce, perché così si uniscono nell'inutilità le fasce più deboli della società: gli anziani per le loro pensioni e perché ci fanno tenere chiuso il Paese; le persone con disabilità coi loro assegni di disabilità che rappresentano un costo per il Paese; come le scuole aperte sono un costo per il Paese; quindi sono uniti nell'inutilità giovani, anziani e persone con disabilità. Con questa idea non andiamo avanti.

Presidente, dobbiamo garantire coesione politica al nostro Paese che corrisponde alla coesione sociale, che è indispensabile in questa fase di difficoltà e ci potrà portare a rilanciare la nostra Italia e a creare le condizioni per una sua rinascita. (Applausi).

CIRIANI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, signor presidente Conte, colleghi, per iniziare il mio intervento, anche alla luce di quanto ascoltato finora, ho portato con me un voluminoso pacco di carte che rappresenta l'insieme - come vedete molto spesso - delle mozioni, delle interpellanze, delle interrogazioni, delle risoluzioni e degli emendamenti che il Gruppo Fratelli d'Italia, da febbraio ad oggi, ha depositato in merito all'emergenza Covid. Ebbene, non c'è uno solo di questi atti parlamentari che il Governo abbia fatto proprio. Allora quando ci chiedete perché non vogliamo collaborare, rispondiamo che non collaboriamo perché ci abbiamo provato decine e decine di volte e ci avete sempre risposto di no.

Il tema del giorno pare sia la volontà rinnovata della maggioranza di offrire una sponda collaborativa alle opposizioni. Ebbene, riteniamo che tale proposta sia assolutamente tardiva, insincera e strumentale; i fatti lo dimostrano. Adesso che i danni sono stati fatti e che si sono sprecati i mesi, vi accorgete che esiste un'opposizione che rappresenta almeno il 50 per cento dei cittadini. Presidente Conte, è un po' troppo tardi, ma ritorneremo su questo argomento.

Presidente, vorrei dire a lei e a chi ci ascolta una cosa, anche se è impegnato a parlare con il ministro D'Incà. Evidentemente questo è lo spirito di collaborazione che interpreta nei confronti delle opposizioni, ma non importa. Noi andiamo avanti perché qualcuno ci ascolta.

La preoccupazione che abbiamo quando intervengo io e quando intervengono i colleghi del Gruppo Fratelli d'Italia è capire se le parole che utilizzeremo sono in grado di esprimere appieno e adeguatamente la paura, i pensieri e le emozioni dei nostri elettori e dei cittadini che ci votano e ci guardano. Presidente, in questi giorni siamo stati nei nostri collegi elettorali, nei nostri territori e nelle nostre Regioni e le voglio dire con estrema sincerità che, nonostante il clima drammatico di questi giorni anche in quest'Aula e la gravità del momento, il linguaggio che dovremmo adoperare è quello della rabbia e dell'indignazione perché è quanto si respira nelle piazze italiane. (Applausi). In quelle piazze ordinate e assolutamente pacifiche che hanno visto decine e decine di migliaia di persone perbene sfilare ho ascoltato e visto con i miei occhi accenti di vera paura, di vero sconforto e disperazione. Ho visto un ristoratore che mi ha chiesto di farle presente se era possibile avere speranza per se stesso, la propria famiglia, la propria impresa e i propri dipendenti.

Presidente, c'è un accento nuovo nella disperazione di questi giorni che nasce dal sentimento di una fiducia tradita. Lei, infatti, che si è autodefinito l'avvocato del popolo italiano, non più di dieci giorni fa ha detto agli imprenditori del commercio, della ristorazione, ai gestori delle palestre e delle piscine e a moltissimi altri che ci sarebbero stati dei protocolli da rispettare sempre più severi e che se non li avessero osservati, avrebbero dovuto chiudere. Questi imprenditori hanno investito soldi e denari, hanno rispettato al millimetro le sue prescrizioni e poi una mattina, pochi giorni dopo, si sono svegliati con la bella notizia che dovevano chiudere immediatamente.

Presidente, capisce, come capisco io, che se una volta la gente le ha creduto la seconda volta non le crederà più. Ciò che serpeggia tra i cittadini è una sorta di disperazione sociale che nasce dalla constatazione che essere ligi al dovere, corretti, seri e onesti non paga con questo Governo. I sacrifici si accettano se sono utili - e ne abbiamo fatti tanti - ma se sono inutili diventano un'ingiustizia. (Applausi). E voi di ingiustizie, purtroppo, ne avete perpetrate molte ai danni degli italiani in questi mesi. E questi ultimi non sono più disposti, come avveniva a marzo, aprile e maggio, a tollerare i vostri errori. Queste persone sono convinte che la situazione in cui viviamo doveva essere gestita in maniera migliore e più adeguata alla gravità delle scelte e non vogliono pagare per gli errori che avete commesso. Signor Presidente del Consiglio, in quelle piazze, ma in generale un po' ovunque parlando con le persone, incontro non garantiti che non chiedono il rimborso delle loro spese, ma chiedono semplicemente di poter continuare a lavorare in legalità e in sicurezza; e spetta al Governo stabilire una volta e per sempre quali sono i criteri di legalità e di sicurezza. E se dobbiamo parlare di rimborsi, visto che il collega di Italia Viva ha appena fatto cenno allo spirito, che l'opposizione dovrebbe accogliere, di collaborazione, cominciamo subito a stabilire che i 5 miliardi che avete allocato per il decreto rimborsi sono assolutamente insufficienti. Su questo vogliamo dire una parola definitiva, presidente Conte? C'è la volontà da parte del Governo di prendere atto che queste risorse non bastano? Iniziamo da questo il confronto tra maggioranza e opposizione, non dalle belle parole che lasciano il tempo che trovano.

Vediamo se domani o dopodomani ci saranno risorse adeguate per le persone che vivono nella disperazione e che non sanno che pesci prendere perché voi, dalla mattina alla sera, avete cambiato le regole del gioco. Questo glielo dico perché voi comprendete, come comprendiamo noi, che in questo momento la politica - soprattutto la vostra politica - non ha più l'autorevolezza per chiedere sacrifici e rinunce; non siete più credibili. Questo perché raccogliete quello che avete seminato in tanti mesi di gestione della pandemia fatta da soli, testardamente, senza ascoltare i consigli di nessuno.

Signor presidente Conte, rappresentanti del Governo, ad aprile noi di Fratelli d'Italia in questa stessa Aula abbiamo riconosciuto, credo con onestà intellettuale, che lei affrontava una pandemia sconosciuta, un nemico che nessuno aveva visto prima e che quindi alcuni errori erano sicuramente giustificati. Però le avevamo anche chiesto un piano nazionale delle emergenze, come fanno tutti i Paesi seri al mondo. Invece avete fatto esattamente il contrario ed avete cominciato demolendo la Protezione civile: non c'è più la Protezione civile, ma un commissario straordinario che nessuno ha capito che competenze abbia in materia di emergenze; sicuramente conosce molto bene le segreterie politiche dei partiti di centrosinistra. I risultati li abbiamo visti.

Il piano di emergenza nazionale serviva a realizzare alcune cose semplici e necessarie. Innanzitutto - glielo dico ancora una volta - a stabilire che c'è uno solo che comanda; uno e uno soltanto; uno che parla. Non il carnevale che abbiamo vissuto in questi mesi e in queste settimane, in cui tutti parlavano e nessuno ascoltava, tutti comandavano e nessuno ubbidiva. Tutto si annuncia e niente accade: è il caos e talvolta anche la fiera delle vanità. Abbiamo assistito al fatto che la classe dirigente di questo Paese, non solo politica in verità, ha approfittato della pandemia e del Covid per ritagliarsi un pezzettino di notorietà a poco prezzo, invece di preoccuparsi, ognuno per la propria responsabilità, di evitare che la macchina andasse a sbattere.

Ho sentito dire da parte di alcuni esponenti della maggioranza: però le opposizioni..., però anche l'Europa nel suo complesso... Incominciamo a dire innanzitutto che se pensiamo di salvare il nostro Paese guardando ai guai dei nostri vicini di casa non andiamo lontano, anche perché quei Paesi, sfortunatamente per noi, hanno condizioni economiche che ci sogniamo. Le opposizioni hanno fatto il loro dovere e il loro mestiere, e credo che l'abbiano fatto anche bene. Ma non c'erano le opposizioni a Palazzo Chigi, alla Protezione civile, al Ministero della salute, all'Istituto superiore della sanità, nel comitato tecnico-scientifico, nella struttura commissariale. C'erano invece i suoi uomini, signor presidente Conte; c'erano i suoi Ministri. (Applausi). E lei da gennaio - dal 29 gennaio, per l'esattezza - ha chiesto, preteso e ottenuto dal Parlamento un decreto per avere lo stato di emergenza e poteri straordinari.

Signor Presidente, quando si invocano e si ottengono pieni poteri, ne derivano piene e totali responsabilità, che lei non può scaricare sulle spalle di nessuno, perché appartengono integralmente a lei e al suo Governo.

Allora, in questa situazione difficile, complicata, drammatica - sappiamo riconoscerne la gravità - vogliamo dirle apertamente il nostro giudizio: riteniamo che lei abbia fallito. Ha fallito. (Applausi). E glielo diciamo senza particolare compiacimento perché temiamo che il fallimento del suo Governo trascini con sé il fallimento di questo Paese che, purtroppo, non se lo merita. E se avete fallito sulla pandemia, avete fallito parimenti su mille altre questioni delicate e strategiche per questo Paese. Il tempo a mia disposizione è finito; farò solo un rapido accenno alla politica estera, alla politica industriale - Whirlpool, per fare un solo nome - alla politica dell'immigrazione: ci avete preso in giro.

Quando dicevamo che con i barchini arrivavano i terroristi, una volta si chiudevano i porti italiani... (Il microfono si disattiva automaticamente). Ce ne sono di nascosti nelle nostre città (Applausi), ma pare che questo non turbi particolarmente il ministro Lamorgese, che sembra occupato a fare altro.

Concludo, ripartendo dall'inizio, ripartendo da questo pacco voluminoso di nostre proposte sempre rimaste inascoltate. Se la maggioranza e il Governo cercano un luogo di confronto vero (e non per finta), un luogo di responsabilità, noi diciamo che questo luogo esiste già e si chiama Parlamento della Repubblica. Qui siamo, qui ci troverete ancora con le nostre proposte per il bene dell'Italia, senza chiedere nulla in cambio. (Applausi).

ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghe, colleghi, anzitutto grazie a lei, Presidente del Consiglio, per la scelta politica nuova che ha fatto. Alcuni colleghi anche della minoranza l'hanno colta, io la voglio sottolineare: è la prima volta che viene nelle Aule parlamentari per un confronto e a discutere prima di presentare e firmare il DPCM. Cari colleghi e colleghe, era una richiesta più volte avanzata dalle opposizioni.

Lei ha fatto, poi, un'altra scelta politica, presidente Conte: quella di chiedere al Parlamento di votare. Anche questa la ritengo una scelta importante e positiva.

Cari colleghi della maggioranza e dell'opposizione, qui si possono e si potevano fare delle proposte sul da farsi oggi.

Presidente, non è stata colta appieno questa sua disponibilità, ma è la strada giusta. Dobbiamo insistere. Il Governo deve insistere e dare ulteriori segnali per riuscire a costruire un livello di dialogo che non sia tra sordi.

La situazione è davvero molto grave, e ormai non c'è più spazio per ribadire le reciproche posizioni. E questo vale per tutti i livelli istituzionali, per tutte le forze politiche, per l'intera classe dirigente, al di là dei giudizi che si possono esprimere sui mesi che sono alle nostre spalle.

È stato fatto tutto bene? No. Non è stato fatto tutto bene. Ma, attenzione, questo vale per i diversi livelli istituzionali. Certo, ci sono problemi, ma, colleghi, non possiamo ignorare, non possiamo avere una visione soggettivistica, tolemaica: in tutta Europa, in tutto il mondo la virulenza del virus ha messo in crisi e in difficoltà diversi processi. Sì o no? Sì, per onestà intellettuale.

Va benissimo che si mantengano le posizioni di ciascuno su questi cinque mesi, ma ora occorre chiedersi cosa dobbiamo fare e quali scelte dobbiamo assumere per il Paese. È questo ciò che tutti noi dobbiamo dire ai cittadini italiani.

Vorrei ricordare che c'è un documento. Si chiede trasparenza, è giusto farlo ed è giusto chiedere di conoscere tutti i dati e tutti gli elementi che portano alle decisioni. Colleghi, c'è un documento, assentito delle istituzioni scientifiche e non solo dall'Istituto superiore di sanità, condiviso con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che ha utilizzato competenze provenienti dalle università e che indica una strada. Tale documento prevede quattro scenari e dice con esattezza quello che bisogna fare e quali scelte bisogna assumere rispetto a queste previsioni. Il documento definisce una metodologia e, sulla base dei dati epidemiologici e di tenuta del sistema sanitario, definisce anche le scelte da fare.

Vorrei capire dunque se questo documento è condiviso e se può essere la base su cui discutiamo e assumiamo delle decisioni. Non si tratta, infatti, di un documento della maggioranza o del Governo, ma di una base scientifica, sulla quale si può lavorare. È questo il riferimento corretto? Se la risposta è affermativa, il "che fare" è abbastanza chiaro. Non si tratta di assumersi la responsabilità del Governo. Come ha detto il Presidente del Consiglio, giustamente, il Governo si assume fino in fondo le proprie responsabilità. (Applausi). Si tratta di decidere, qui e ora, di fronte ai cittadini, cosa chiediamo al popolo italiano, in relazione a questa situazione complessa e difficile.

Cari colleghi, capisco, ma se faccio l'elenco di tutte le situazioni in cui è garantita la sicurezza, vediamo che è garantita per tutti: per le palestre, per i ristoranti, per tutti. Guardate però che il lockdown si sta facendo, in forme articolate e diversificate, in tutta Europa. Ci sarà una ragione? Ci sarà una ratio? Vorrei fare un ragionamento. Penso che il rapporto con le istituzioni regionali e territoriali sia fondamentale. È vero che nel Paese l'esercizio della responsabilità è complicato ed è molto più semplice dare la colpa ad altri, senza assumersi le proprie responsabilità. Così, però, colleghi, non si va avanti. Ho sentito un collega deputato, nella seduta odierna della Camera dei deputati, dire che è troppo facile far chiudere le Regioni e dare i ristori, come Governo centrale. No, non è così! Non è questo il problema. È ridicolo ragionare così! Diciamolo agli italiani, che ci ascoltano: la responsabilità è della Repubblica intera, di tutta la Repubblica, di tutte le istituzioni.

Da questo punto di vista occorre dire con chiarezza - lo chiedo anche ai colleghi dell'opposizione - se siamo d'accordo ad avere una dinamica territoriale nazionale e a tener conto delle diversità, come a me pare sia giusto, signor Presidente, mettendo in chiaro che le scelte che si fanno, in relazione ai dati scientifici, sono di tutti. Deve però essere altrettanto chiaro che nessuno può permettersi di dire: "No, io non lo faccio!" (Applausi). Perché a quel punto lo Stato centrale usa l'articolo 120 della Costituzione e provvede ad una sostituzione. (Applausi). In discussione c'è l'Italia. Ho sentito qualcuno dire che siamo un Paese federale. Io l'avrei voluto un Paese federale, ma non siamo un Paese federale. No; siamo un Paese che in nome di un malinteso federalismo rischia la confusione e noi dobbiamo evitare a tutti i costi la confusione.

Concludo dicendo: attenzione, c'è confusione, c'è tensione sociale e c'è rabbia. C'è il rischio che si aprano delle rotture nella nostra società: giovani-anziani, protetti-non protetti, enti pubblici-partite IVA. La frantumazione sociale mette in discussione una visione comunitaria. Domanda: interessa a voi come a noi, come credo debba interessare a chiunque fa politica in questo Paese, al netto delle giuste condanne delle violenze di questa settimana, confermando che c'è della gente che protesta perché è gente che vive sulla propria pelle, onestamente, i problemi drammatici in cui ci troviamo? Allora c'è bisogno di un racconto. C'è bisogno almeno che ci mettiamo d'accordo su qual è la visione che noi diamo a questo Paese e quali sono le idee di fondo, dove pure nella dialettica politica riusciamo a salvare questo Paese e a dargli una prospettiva. Ci sono tante cose da fare, ma la responsabilità è la prima questione.

Voglio solo dirle, Presidente, tre cose rapidissime: abbiamo bisogno di rafforzare l'assunzione del personale medico-infermieristico. Assumiamo gli specializzandi del secondo e terzo anno, perché non abbiamo medici. Possiamo mettere respiratori e ventilatori, ma se non mettiamo medici e infermieri non lo risolviamo. (Applausi).

Nel territorio bisogna fare - insisto, Presidente - le Case della salute, anche temporanee, dove tutti i professionisti di medicina generale e altri professionisti del sistema lavorano e prendono in carico il malato di Covid per evitare che vada al Pronto soccorso e nei reparti. (Applausi).

Dico un'ultima cosa e ho davvero finito: cari colleghi dell'opposizione, sui ristori sono d'accordo che prima di tutto dobbiamo dare una copertura e forse sarà anche ora di trovare una risposta con un ammortizzatore generale unico. Vorrei che fosse chiaro che anche per noi è una priorità aiutare le partite IVA e le piccole medie imprese che sono un problema strategico di questo Paese. (Applausi).

Non guardiamo solo ai protetti, però abbiamo una sfida: mettiamoci a lavorare. Non va bene la cabina di regia? Chiamatela come volete. Purché si lavori insieme con le opposizioni per dare un futuro a questo Paese. Ci vuole un senso di funzione nazionale che maggioranza e opposizione debbono sapere portare avanti. (Applausi).

MARCUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, autorevoli colleghi, intanto ringrazio il presidente Conte per la sua presenza in Aula che cambia il paradigma, perché ci auguravamo e abbiamo chiesto con forza il coinvolgimento del Parlamento e lei questo coinvolgimento l'ha voluto. Ha chiesto questa seduta straordinaria: come vede, i senatori sono quasi tutti presenti. Il nostro contributo lo vogliamo dare fino in fondo; la nostra proposta di risoluzione e quella delle opposizioni sono documenti molto seri di indirizzo parlamentare. Ci auguriamo che il Governo ne tenga conto nello scrivere il DPCM.

Questo è un passaggio molto importante, dal nostro punto di vista. Molto importante perché la nostra è una Repubblica parlamentare; molto importante perché il Parlamento rappresenta tutta la Nazione e tutto il popolo italiano. Siamo soddisfatti, continuiamo così. Non si preoccupi, signor Presidente del Consiglio, se ci saranno altre richieste di sedute straordinarie, anche nei giorni non parlamentari, perché siamo in grado - l'abbiamo dimostrato - di rispondere con puntualità e con disponibilità, nell'interesse del nostro Paese.

Grazie anche per aver fatto un altro passaggio che il Partito Democratico ha chiesto con forza: quello di una cosiddetta cabina di regia, di un momento di coinvolgimento di maggioranza e opposizione, un momento di conoscenza, di approfondimento, di confronto. Lo ha fatto nei modi dovuti, chiedendo ai Presidenti di Camera e Senato di dare una risposta e di formulare un'ipotesi, di sentire i Gruppi parlamentari: che sia la Conferenza dei Capigruppo, che sia una Commissione speciale, che sia uno strumento qualsiasi, purché si arrivi ad avere un coinvolgimento maggiore delle opposizioni. Io credo che il Governo e la maggioranza abbiano il dovere di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per coinvolgere; il che non vuol dire aprire a un Governo diverso, allargare il Governo, allargare la maggioranza, ma vuol dire un rapporto leale, corretto, concreto, di confronto tra le forze di opposizione e quelle forze di maggioranza. Io sono convinto che la cosa migliore per il Paese oggi sia un Governo come il nostro, un Governo democratico, riformista e progressista. Credo però che si abbia il dovere di un confronto serio con le opposizioni conservatrici del Paese, anche perché questo confronto, nonostante venga negato da alcuni colleghi, è costantemente e continuamente in atto nella Conferenza delle Regioni. Ricordo che quindici Regioni sono a guida del centrodestra; il confronto lì c'è, un confronto di idee anche diverse.

Poi c'è la collaborazione istituzionale, che deve rimanere. Certe volte abbiamo difficoltà a capire la vera posizione di alcune forze politiche, perché i Presidenti di Regione sui territori si comportano in un modo, chiedono delle cose, fanno dei provvedimenti anche più avanzati e più stringenti di quelli del Governo, e poi in Parlamento troviamo invece l'inno alla libertà individuale. Io sono storicamente un grande sostenitore e ho un rispetto massimo della libertà individuale, sia con la "L" che con la "I" maiuscola, signor Presidente. Però credo che in questa fase di emergenza il Governo e il Parlamento abbiano assolutamente il dovere di tutelare la libertà, di salvaguardare la salute di tutti i cittadini e quindi la salute pubblica e di farlo nel miglior modo possibile e con tutti gli strumenti possibili, in termini normativi, regolamentari e amministrativi, per tutelare il lavoro, l'intraprendere e la libertà anche nel mondo economico.

Non è una partita facile e ha bisogno sicuramente di aggiornamenti costanti. Noi siamo pronti ad affrontare anche provvedimenti diversi, perché i numeri cambiano in continuazione (glielo abbiamo già chiesto); così come siamo pronti a dare un indirizzo per un nuovo DPCM restrittivo dovuto ai numeri che stanno emergendo in quasi tutto il nostro territorio nazionale. Siamo felici che ci sia la possibilità di avere dei livelli diversi, da quello nazionale generale a situazioni più stringenti in alcuni ambiti territoriali; siamo anche certi che il Governo sarà altrettanto celere nel restituire margini di libertà nel momento in cui i numeri e la salute pubblica ce lo permetteranno, perché quella ovviamente è la nostra priorità massima. Ci sacrifichiamo oggi, lo facciamo con grande determinazione, lo facciamo nell'immediatezza dell'esigenza, così come è stata compresa. Ma siamo altrettanto sicuri che il Governo, nel momento in cui potrà, sarà di nuovo pronto a fare i provvedimenti che ci permetteranno di rientrare nell'ambito di una vita sociale normale.

Signor Presidente, abbiamo presentato una proposta di risoluzione che io reputo estremamente positiva, utile, che può indicare indirizzi molto seri.

Sulle questioni sanitarie abbiamo fatto uno sforzo tutti insieme, l'ha fatto tutta la maggioranza. Siccome gli investimenti nel mondo della sanità servono, in macchinari, in infrastrutture, in tecnologia, in personale, in organizzazione territoriale, è giusto affrontare il tema delle risorse. Ma siccome non sono abituato a seguire dogmi ideologici, sono disponibile a parlare con il Governo e con le altre forze politiche per individuare dove trovare le risorse finanziarie. Il MES a me appare una normale, logica fonte di finanziamento, ma sono disponibile a confrontarmi per capire se ve ne siano altre, con meno condizioni e con altrettanta immediatezza, affinché si possano fronteggiare gli interventi immediati che servono per la nostra sanità.

Mi permetto di concludere, signor Presidente, parlando di un altro tema che ci sta molto, molto a cuore: quello della scuola. La scuola è un bene primario. La scuola è il futuro del nostro Paese. La scuola è il punto di congiunzione tra il passato, il presente e il futuro. Sappiamo che è dolorosissimo quando decidiamo di chiudere una scuola, quindi non spendiamo parole con leggerezza. Con questo DPCM le chiediamo di essere più rigoroso sulle scuole superiori, dove la didattica a distanza è più semplice; le chiediamo anche di prendere in considerazione, solo quando i numeri non le daranno alternativa, di chiudere anche le scuole primarie e le scuole dell'infanzia, sapendo che, non appena vi siano le condizioni per riaprirle, si debba immediatamente farlo.

Noi vorremmo che non ne fosse chiusa neanche una di queste scuole; forse non... (Il microfono si disattiva automaticamente). ...deve essere pronto e sa che ha il nostro appoggio, che nell'ottica di ridurre ulteriormente la mobilità dei cittadini siamo pronti anche a chiudere le scuole, ma è l'ultima ratio e la loro riapertura sarà il primo intervento appena i numeri ce lo permetteranno.

Signor Presidente, sono ore difficili e complicate per il Governo e per il Parlamento; sono complicate soprattutto per il Paese, per i nostri concittadini, che si vedono comprimere le loro libertà individuali, che non si possono più muovere liberamente, che non possono avere accesso ai mezzi pubblici come facevano prima, perché le chiediamo di ridurre i numeri autorizzati al loro interno.

Noi chiediamo responsabilità alle opposizioni, alle Regioni, ai Comuni, alle Province. Noi faremo la nostra parte; sappiamo che il Governo è in grado di fare la propria parte e può contare su un Parlamento che io mi auguro, da oggi, sia più coeso.

Rivolgo un appello: spero di essere sorpreso dall'intervento del senatore Salvini e dalla conferenza stampa di domani. Spero che ci sia un apprezzamento per l'atteggiamento costruttivo che è stato manifestato oggi dal Governo e che noi sposiamo in toto. Senatore Salvini, ci sorprenda: il Paese ha bisogno di una classe dirigente unita, che guarda al futuro e che crede nell'Italia. (Applausi).

MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, noi apprezziamo che lei sia venuto qui in occasione del ventitreesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministria illustrarlo, prima e non dopo o solo in conferenza stampa. (Applausi).

Meglio delle altre volte. Lo apprezziamo davvero. Ci accorgiamo della differenza: è un passo in avanti. Rileviamo tuttavia che non è questo lo strumento da usare per limitare le libertà che la Costituzione stessa dice che possono, sì, essere limitate, ma solo per legge. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non è legge, non è un decreto-legge: la Costituzione lo dice in modo che più chiaro non si può. (Applausi).

La sua offerta di collaborazione la apprezziamo anch'essa nella forma, perché suona bene, però bisogna collaborare sulle cose concrete. Possiamo collaborare, ma il Parlamento non è un organo consultivo, non è una delle cento task force (infatti adesso è anche meno numeroso delle sue task force); è il posto dove si vota. Allora, se viene in questa sede e ci propone norme generiche, come facciamo a intervenire sul serio? Per questo la Costituzione afferma che in caso di necessità e urgenza si emana un decreto-legge, che intanto passa il visto del Presidente della Repubblica e poi viene esaminato in Parlamento, dove si possono proporre modifiche su ogni singolo punto, non votare genericamente una fiducia in bianco. (Applausi).

Lei, infatti, ci ha detto alcune cose anche interessanti, ma non quali saranno i parametri per andare in una di queste tre fasce; non ci ha detto quanti saranno i contagi o l'indice di contagio; non ci ha detto cosa succederà nelle tre fasce; non ci ha detto a che ora scatterà questa limitazione totale degli spostamenti; non ci ha detto quando arriveranno i risarcimenti per tutte le categorie che sono colpite a morte, o comunque con gravissimi danni, da questi provvedimenti. (Applausi). Le cose devono andare insieme, non si può dire: oggi ti chiudo dopo che hai fatto le spese per metterti a posto e poi vediamo, forse prossimamente arriverà qualcosa con un decreto. Non ci ha detto per quanto tempo i ragazzi dovranno stare a casa dalle scuole; non ci ha detto quali saranno i rimedi posti per le tantissime famiglie che non sono in grado di seguire la didattica a distanza, perché non hanno un device per ogni bambino, per ogni ragazzo che va a scuola o addirittura sono prive di copertura nella loro zona: non esistono solo i centri delle città, non esistono solo le zone a traffico limitato (ZTL).

Per questo vogliamo votare sui disegni di legge, sui decreti-legge, non su intenzioni vaghe, perché vogliamo che ciascuno possa e debba prendersi la responsabilità di ciò che vota e anche di ciò contro cui vota. Non possiamo quindi votare una fiducia basata sul seguente principio: datemi pieni poteri per fare ancora una volta un decreto, che non è previsto da nessuna parte della Costituzione in questa forma, e poi vedrete. Signor Presidente del Consiglio, non possiamo darle pieni poteri, perché non ne avete fatto un gran buon uso; sarebbe lungo elencare le carenze, ma ci sono stati ritardi clamorosi (per esempio, solo ad ottobre è arrivato il bando da parte del commissario Arcuri per reperire le attrezzature necessarie per le terapie intensive). Questo ad ottobre, ma avete dichiarato lo stato d'emergenza il 31 gennaio e noi lo avevamo chiesto il giorno prima. (Applausi). Abbiamo visto cose su cui poi probabilmente bisognerà fare un approfondimento, come quel famoso quasi divieto di effettuare le autopsie. Se si fossero fatte le autopsie fin da subito, si sarebbe potuto praticare fin da subito le terapie giuste, senza aspettare mesi e settimane, in cui purtroppo non sono state fatte quelle giuste, perché non si era potuto capire esattamente cosa succedeva nei polmoni dei malati. Ci sono state le tonnellate di mascherine regalate alla Cina: è stato un gesto nobilissimo, ma non avevamo quelle per i nostri medici negli ospedali e per i medici di base! (Applausi).

Signor presidente Conte,la collaborazione la si impedisce anche quando si emana un decreto-legge - la norma prevista dalla Costituzione - di 500 pagine, che rappresenta un impedimento per le sue dimensioni e anche per la difficoltà di dialogare nell'ambito della maggioranza di Governo (in cui c'è già molto da litigare tra i vari soggetti). Pertanto succede che si va in Commissione, si fa un esame sommario e si respingono praticamente tutte le proposte dell'opposizione; poi si va all'esame dell'Assemblea, si mette la fiducia e nell'altra Camera non c'è praticamente neppure questo, perché c'è solo la fiducia. Per questo poi vengono fuori norme strane, magari con alcuni favori personali (su cui adesso non ritorno); ricordo però che c'è anche un'interrogazione sulla questione della tassa di soggiorno che - guarda caso - favorisce una persona a lei vicina. Non si risponde su questo. (Applausi). Dobbiamo allora ricordare che il Governo ha rifiutato fino ad ora la collaborazione, esprimendo parere contrario su tutte le nostre proposte, sia quelle presentate con emendamenti, sia quelle presentate nelle risoluzioni, come avviene questa sera. Diamo oggi atto al Governo nel suo insieme che, attraverso il ministro D'Incà, ha espresso parere favorevole su alcune delle nostre proposte; un po' tardi, ma meglio tardi che mai. Se queste proposte però fossero state accolte, esaminate e messe in pratica prima, tante cose non andrebbero male come vanno adesso.

Ricordo che abbiamo presentato moltissime proposte. Abbiamo collaborato votando i 100 miliardi di scostamento in tre tranche diverse; avevamo proposto di votarli subito, volevamo darvi talmente tanta fiducia da votare subito i 100 miliardi e non un pezzetto per volta. La prima volta, avete proposto 3,5 miliardi e siamo arrivati a 100; noi avevamo parlato subito di 100 miliardi.

Abbiamo chiesto pianificazione perché ci vuole, non si può arrivare all'ultimo momento sia nei confronti delle strutture dello Stato, che devono mettere in atto ciò che decidete, sia nei confronti dei cittadini, delle imprese, dei commercianti, dei professionisti e di tutti coloro che hanno attività, che non possono andare avanti con norme che non ci rendono sicuri neppure di quello che si può fare domani mattina.

Abbiamo chiesto di potenziare le terapie intensive, ricordando che Arcuri ha fatto la gara ad ottobre. Abbiamo chiesto il potenziamento dell'assistenza domiciliare e di mettere i medici di base in condizione di esercitare il presidio sul territorio, che generalmente fanno per altre cose, anche per il Covid-19. Abbiamo chiesto di non dimenticare coloro che non sono malati di Covid. (Applausi). Il 14 ottobre su «Nature medicine», la più importante rivista medica del mondo, è uscito uno studio secondo il quale in Italia c'è stato un aumento di morti, a parte il Covid, pari al 46 per cento dell'aumento di morti per il Covid. In altre parole, ogni 100 morti di Covid, ci sono stati 46 morti non per Covid in più degli anni precedenti, mentre in altri Paesi europei si è rimasti sul 20 per cento, in alcuni addirittura non c'è stato un aumento e ci sono anomalie statistiche. Mi chiedo se qualcuno delle centinaia di membri delle task force abbia letto questo studio. Io l'ho letto, ma dovevano farlo anche loro (Applausi), altrimenti cosa ci stanno a fare? (Commenti).

Abbiamo chiesto di velocizzare le pratiche per autorizzare le nuove terapie, di reclutare nuovi medici. Tra l'altro, per queste cose c'è a disposizione il Meccanismo europeo di stabilità (MES): ecco perché chiediamo di usarlo, non perché abbiamo un amore per questo tipo di strumento. (Applausi). Se non lo volete usare, spiegate perché non avete fatto per la medicina tutte queste cose, che invece dovevano essere fatte.

Abbiamo chiesto risarcimenti immediati, contemporaneamente alle misure. Abbiamo chiesto risarcimenti anche per i proprietari di immobili, in particolare per coloro i quali quello da immobile è l'unico reddito. Ci sono tante persone anziane che hanno solo quel reddito e non sono state minimamente indennizzate.

Abbiamo chiesto di pagare i debiti della pubblica amministrazione, cosa che doveva essere fatta assai prima. (Applausi). In questi periodi succede che ci sono persone che sono costrette a chiudere, lo Stato non le paga, ma chiede loro tante tasse. Abbiamo chiesto uno sgravio serio delle tasse, un rinvio e, dov'è possibile e necessario, un annullamento, perché bisogna pianificare: chi ha un'impresa, anche piccola, deve pianificare, non può aspettare una misura all'ultimo momento, quando nel frattempo ha già chiuso.

Abbiamo chiesto di limitare le chiusure a quelle davvero efficaci. Abbiamo chiesto di introdurre i voucher. Per i trasporti, altro che i monopattini, abbiamo chiesto di usare il trasporto privato. (Applausi). Abbiamo chiesto di abolire per questo periodo le strisce blu e la chiusura delle città a ZTL. I mezzi pubblici sono sovraffollati, ma fate in modo di impedire ai privati di circolare, massacrandoli di multe.

Abbiamo chiesto di contrastare l'immigrazione e di controllare, anche dal punto di vista dei contagi, gli immigrati; invece, c'è stato un boom di nuovi arrivi.

In conclusione, signor Presidente, in questa partita non siamo interessati a partecipare a fantomatiche cabine di regia e avere posti, prebende, seggiolini o sgabelli da qualche parte; siamo interessati a fare il bene dell'Italia. Il confronto non si fa in strane cabine di regia, ma qui, perché è qui che si fanno le leggi: lo dice la Costituzione, siamo noi la task-force. (Applausi). La Costituzione dice che dobbiamo farlo noi; ascolti gli esperti, ma poi prenda decisioni nel modo che prescrive la Costituzione.

La partita non si gioca buttando la palla in tribuna, ma è qui e in questa partita la nostra squadra è, come sempre, l'Italia. (Applausi).

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, èincredibile come, da parte della maggioranza, ci sia soddisfazione - lo dico per chi segue distrattamente, dopo una giornata di lavoro, il dibattito da casa - perché il Presidente del Consiglio ha fatto il suo lavoro. È venuto, una volta tanto, a parlare in Parlamento prima di andare in diretta su Facebook e al TG1. (Applausi). I Padri costituenti esultano per questa prova di educazione, come se uno parcheggiasse sempre in divieto di sosta e, dopo venti volte, lo facesse regolarmente e venisse applaudito, perché dopo venti volte ha capito che non si parcheggia in divieto di sosta. (Applausi). Se prendesse l'abitudine di venire in Parlamento prima di andare altrove, gliene saremmo grati.

Qual è, però, la situazione vera alle ore 21 del 2 novembre? Ho chiamato alcuni governatori di Regione adesso, per non essere smentito. Collaborazione, ascolto, condivisione. È sulle spalle dei governatori e dei sindaci che dovrebbero ricadere le misure da lei prese, che leggiamo di straforo sui siti Internet come i cittadini, che si stanno chiedendo, il lunedì sera, se il giorno dopo lavoreranno o meno, se prenderanno l'autobus, se, dovendo andare per lavoro da Milano a Potenza, possono farlo andare o magari mercoledì verranno tenuti a Potenza, perché non potranno tornare a Milano. Si penserebbe che sia tutto pianificato, ma alle ore 21 del lunedì sera, poche ore prima dell'eventuale chiusura di scuole, negozi, fabbriche, città o Regioni, nessuno sa niente, perché lei non si è degnato di dire niente a nessuno. (Applausi).

Mi spieghi se questo è un modo di procedere, ma lo chiedo anche agli amici della maggioranza: avete un'impresa? Potreste pianificare le attività della vostra impresa, non sapendo il lunedì sera cosa succede il mercoledì mattina? Signor Presidente del Consiglio, questa non è condivisione; questo è l'errore che lei ha commesso otto mesi fa, ma allora le poteva essere concesso (torniamo ai primi di marzo), dopo otto mesi no. Errare è umano e tutti sbagliano, poi chiedono scusa, ma perseverare sulla pelle degli italiani sarebbe diabolico. Cos'avete fatto per sei mesi, per evitare questo scempio? (Applausi). Cos'avete fatto quest'estate?

Domani c'è una di queste risposte, perché la mattina migliaia di italiani sapete con quale idea e priorità si alzeranno? Domani è il famoso click day per avere il contributo per i monopattini elettrici. Domani, con mezza Italia in sospeso su temi fondamentali come la scuola, la salute e il lavoro, avete confermato il click day per le biciclette e i monopattini elettrici. Se, invece di occuparvi di monopattini, vi foste occupati di autobus e metropolitane, avreste fatto un servizio agli italiani. (Applausi). Domani pomeriggio la Camera si occupa della legge sull'omotransfobia e dell'insegnamento gender nelle scuole, altro tema di fondamentale importanza per questo Paese e per le nostre scuole, per i nostri figli e per i nostri insegnanti. (Applausi).

Oggi, in tante scuole italiane, sono arrivati i banchi con le rotelle. Era una notizia attesa da tempo, peccato che voi stiate per chiudere quelle scuole con i banchi con le rotelle. Lei parlava di Francia, Germania e Regno Unito, ma sa qual è la differenza? Quei Paesi non navigano a vista giorno per giorno e le scuole le tengono aperte, perché tengono alla salute e alla crescita morale, culturale, sociale e affettiva dei loro figli. (Applausi. Commenti). Un'oretta fa, signor Presidente del Consiglio (non vedo il Ministro dell'interno fra i banchi del Governo), sono sbarcati altri cento immigrati a Lampedusa. (Applausi. Proteste).

Una riflessione sorge spontanea a tutti gli italiani, di Destra e di Sinistra, politici e apolitici, milanisti, interisti e juventini: un Governo che si appresta a chiudere scuole, case, uffici e negozi non potrebbe chiudere i porti allo sbarco di migliaia di clandestini? È difficile da ipotizzare? (Applausi). Non è difficile. L'abbiamo fatto. Lei l'ha fatto, anche se poi a processo mandate me. Anche lei l'ha fatto. E quelli che nei banchi della maggioranza ululano e sorridono pensino al dramma che ha vissuto la Francia pochi giorni fa, prima di ululare e sorridere. (Applausi. Commenti).

Per quanto riguarda fisco e tasse, a novembre sono confermate le scadenze fiscali. Mi domando se vivete sul pianeta Terra o su Marte. Avete rinviato di due mesi, dopo pressing della Lega e del centrodestra, 9 milioni di cartelle esattoriali di Equitalia fino al 31 dicembre e vi domando se veramente pensate che il 1° gennaio gli italiani avranno milioni di euro per pagare 9 milioni di cartelle esattoriali; ma IVA, INPS e altri contributi non aspettano. (Applausi).

Pensiamo a categorie dimenticate come gli agenti di commercio, che si erano leggermente ripresi quest'estate, dopo mesi di dramma e di fatica; e ora giù, altre mazzate. Signor Presidente del Consiglio, se vuole collaborazione, ascolti il Paese normale. Date certezza a questi lavoratori, alle partite IVA, agli autonomi, agli artigiani e toglietegli l'incubo del pagamento dei contributi e delle cartelle esattoriali, ma fatelo adesso. (Applausi).

I colleghi l'hanno già anticipato: cure a domicilio; il problema non sono le terapie intensive, ma l'affollamento degli ospedali, perché c'è la corsa in ospedale anche di coloro che potrebbero essere curati a casa. Tamponi a domicilio. Ha santificato il commissario Arcuri, che si è svegliato dopo mesi di torpore; ringrazio, a prescindere dal colore politico, i governatori che hanno potenziato le terapie intensive nelle loro Regioni, nonostante il Governo e il commissario abbiano dormito; altro che grazie al commissario! (Applausi).

Una richiesta arriva da tutte le categorie produttive: un Paese serio punisce i pochi furbi e non tutto il mucchio. Se fra i milioni di ristoratori, commercianti, artigiani e piccoli imprenditori il 99 per cento ha rispettato le norme che avete imposto, spendendo soldi per il plexiglass, per il distanziamento, per la sanificazione e per le mascherine, poi non potete chiudere tutti per colpa di un furbo. Andate a sanzionare quel furbo, ma lasciate lavorare chi ha speso soldi per sistemare le proprie attività. (Applausi).

Per quanto riguarda gli indennizzi, ricordo a chi cita l'Europa che la Germania, alle aziende sotto i 50 dipendenti e ai lavoratori autonomi, ristora fino all'80 per cento del fatturato e la Gran Bretagna, fino a 3.000 pound, l'80 per cento del fatturato. In Italia stiamo navigando a vista con elemosine. I soldi dati ad alcuni imprenditori o taxisti non servono neanche per pagare le bollette della luce di un mese. Non so se veramente qualcuno ha presente i sacrifici che stanno facendo gli imprenditori e i lavoratori di questo Paese. Aumentare la frequenza dei trasporti pubblici è stato detto da tutti, però - lo ribadisco - per qualcuno è più importante andare in giro con il monopattino elettrico.

Faccio un appello ai colleghi e ai giornalisti che ci stanno seguendo: informare sì, terrorizzare no! Lo dico anche a lei, signor Presidente del Consiglio. Contagiato non vuol dire malato né appestato: non facciamo un buon servizio. Ogni tanto bisogna ricordarsi, nel nome della collaborazione, anche quanto avvenuto tra i banchi del Governo, del PD e del MoVimento 5 Stelle nei mesi passati. Oggi, purtroppo, stanno riaprendo gli ospedali in fiera a Bergamo e a Milano, su cui avete riso e speculato in passato - e per cui dovreste chiedere scusa a qualcuno - perché erano soldi sbattuti via. (Applausi). Altro che soldi sbattuti via!

Faccio un'ultima riflessione sui nostri genitori, sui nostri nonni e sugli anziani. Ovviamente i nostri genitori e i nostri nonni sono un patrimonio non del passato, ma del presente e del futuro, di lavoro, saggezza, esperienza, accudimento ed educazione dei nostri figli. Colleghi del Governo, vi inviterei a ricordarvi degli anziani e dei nonni non solo quando vi serve politicamente, ma anche quando dovete occuparvi di pensioni e di diritti dei portatori di handicap e dei più fragili. (Applausi).

Chiudo con una proposta e, come hanno detto i colleghi del centrodestra, le proposte non si fanno in una Commissione inventata di notte dal duo Conte-Casalino o a tavolino. La Commissione e la task-force dove collaborare - l'hanno deciso i nostri Padri costituenti - si chiamano Parlamento della Repubblica. Basta con le cabine di regia, che non partoriscono un accidente.

La proposta - su cui mi auguro che qualcuno ragioni - è di riservare agli over 70, che sono un patrimonio fondamentale di questo Paese, non la chiusura in casa, l'ignorarli o il ghettizzarli, ma... (Il microfono si disattiva automaticamente). Dal PD urlano come ossessi: chiedo troppo, nel nome della collaborazione? E' questa? Prima viene l'educazione, per quanto mi riguarda; valutate voi. (Applausi). Sto cercando di finire, lasciando sul tavolo una proposta: non chiudere in casa nessuno, perché chiudere in casa 60 milioni di italiani è la sconfitta non del Governo, delle cui sorti mi interessa poco, ma del Paese. Riserviamo orari durante il giorno per la spesa, i tamponi, la sanità e l'utilizzo dei trasporti pubblici alle donne e agli uomini sopra i settant'anni, che hanno fatto grande questo Paese. Aiutiamo loro a vivere in sicurezza l'Italia, senza chiudere in casa 60 milioni di italiani; altrimenti, ne avrete la responsabilità. Vi aspettiamo in Parlamento non una volta all'anno, ma tutte le settimane; anche il lunedì, senatore Marcucci: siamo pagati per lavorare anche il lunedì e non è una roba eccezionale. (Applausi).

LICHERI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LICHERI (M5S). Signor Presidente, credo che chi parla per ultimo abbia un dovere, che è quello di sintetizzare e, allo stesso tempo, replicare a ciò che è stato detto in precedenza. Quindi al senatore Malan, con il dovuto rispetto, dico: ma se voi - e non solo - per reagire a un'emergenza pandemica ci suggerite il decreto-legge, non ci indicate una strada legislativa, ma una lastricata di morti. È impossibile che i tempi di un decreto-legge possano reagire efficacemente a una curva pandemica che dobbiamo tenere sotto controllo giorno dopo giorno. (Applausi). È impossibile, significa essere completamente scollegati rispetto alla realtà. (Commenti. Richiami del Presidente). C'è da tenere sotto controllo una curva addirittura ventiquattr'ore su ventiquattro. (Commenti). Non ho ancora iniziato a parlare e già iniziano le interruzioni.

PRESIDENTE. Per cortesia, non interrompete. Prego, senatore Licheri.

LICHERI (M5S). Grazie, signor Presidente.

Senatore Salvini, è vero, dobbiamo cercare di non chiudere le persone. Ma le diamo una notizia: sa che in Italia c'è un'epidemia? (Applausi). Sa che è scoppiata un'epidemia che sta facendo vacillare tutte le sanità del mondo? Sa che, davanti a questa pandemia, non c'è una sola sanità nel pianeta che non stia vacillando? (Applausi). Questo glielo voglio dire, perché, a sentirla parlare, sembra che tutto stia accadendo qui in Italia. Purtroppo non è così: Madrid è sigillata; la Francia ha chiuso; l'Olanda è in guai serissimi; purtroppo dobbiamo fronteggiare qualcosa - così rispondo anche al senatore Ciriani - che è imprevedibile: non riusciamo a prevedere a quello che succederà nemmeno tra quindici giorni. Questa è la difficoltà. (Commenti. Richiami del Presidente).

Allora, è inutile, senatore Salvini, che venga qui una volta al mese e ci porti la lista dei problemi. (Applausi). È inutile. Deve venire qui a portarci la lista dei problemi e a darci le sue soluzioni. Oggi è il 2 novembre e stiamo ancora aspettando il piano di riapertura delle scuole della Lega; lo stiamo ancora aspettando, ed è il 2 novembre. (Applausi). Non è possibile che ogni volta il suo discorso si fermi alla fine dell'elenco dei problemi: ce l'avrà pure una soluzione in tasca, santo cielo! (Commenti).

Signor Presidente, partiamo da un postulato sul quale siamo tutti d'accordo: l'analisi dell'andamento della curva epidemica indica come l'Italia sia molto vicina allo scenario 4, che è l'ultimo e il più grave. L'abbiamo e l'avete detto tutti: il Covid sembra inarrestabile. Allora c'è paura, ma attenzione: non aleggia solo tra i cittadini italiani; non c'è un angolo d'Europa in questo momento che non sia attraversato dalla paura e dall'incertezza. Il dibattito di oggi è quindi europeo, proprio perché le dimensioni di questa epidemia hanno carattere planetario.

Attenzione però, perché in Italia è successo qualcosa di diverso rispetto agli altri Paesi: in questi mesi, mentre il Governo e i cittadini combattevano contro il virus, purtroppo - e ne abbiamo avuto testimonianza pochi minuti fa - c'era una parte di politica che negava i caveat e le evidenze scientifiche. C'era una parte di politica che faceva i capricci per le mascherine e affermava che il Covid era un'invenzione per rafforzare il Governo. (Applausi. Commenti). È stato detto in quest'Aula. Allora, siccome il senatore Salvini ha citato la Germania, dico che pochi giorni fa - ricordiamolo a tutti - la Merkel ha parlato al Bundestag e ha illustrato le misure... (Brusio).

Signor Presidente, non si può parlare così. È questione di educazione e di rispetto.

PRESIDENTE. Invito i colleghi al silenzio, per cortesia. Ognuno può dire ciò che vuole, e lo ripeto ogni volta, da qualunque parte arrivi. Prego, senatore Licheri, continui.

LICHERI (M5S). Dicevo che la Merkel ha illustrato le misure che aveva deciso con i Land (la Germania che abbiamo citato).

In Italia, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto un'analoga richiesta: un'assunzione di responsabilità collettiva, senza sovrapposizioni, come ha detto il Presidente, quindi senza infingimenti e senza nascondimenti; una presa di posizione e di responsabilità, ciascuno per la propria parte; niente di più, niente di meno. Gli è stata rifiutata, perché gli è stato detto di fare lui le restrizioni, perché loro non se la sentono (Applausi); perché la scelta è troppo impopolare e troppo grave, ragion per cui è meglio che sia lui a farla. È curioso, perdonateci, come lo è che le Regioni, così tanto gelose della loro autonomia concorrente, oggi invochino dallo Stato misure più stringenti per tutto il territorio nazionale. (Applausi). È curioso.

È giusto, allora, che il Presidente oggi formuli... (Brusio). Signor Presidente, non è possibile parlare con i commenti di sottofondo.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Prosegua, senatore.

LICHERI (M5S). Sarebbe stato giusto e opportuno, invece, che, davanti a un'emergenza nazionale, tutto l'arco parlamentare e tutti i soggetti politici e amministrativi di questo Paese avessero potuto condividere tali scelte. Evidentemente, però, qualcuno ritiene di dover continuare a scappare davanti al peso delle decisioni; qualcuno ritiene che convenga ancora urlare alle masse per prendere magari qualche voto in più alla prossima tornata elettorale.

Signor Presidente, ha fatto bene a formulare questo invito e a non stancarsi di farlo, né possiamo non registrare che questi inviti non le sono nuovi: «Stati Generali senza opposizioni, Conte chiede confronto, ma è gelo totale»; «L'invito di Conte alle opposizioni: "Momento decisivo, confronto doveroso"». Eppure, continua a ricevere rifiuti.

Oggi non ha ricevuto un no, in realtà; ha avuto un qualcosa di più. Oggi le è stato detto - e cito il senatore Ciriani - che le opposizioni non fuggono, ma che vogliono che queste cose si discutano in Parlamento. Ma noi siamo in Parlamento; è da marzo che stiamo discutendo le questioni attinenti all'emergenza epidemiologica. (Applausi). Abbiamo perso la conta delle volte in cui il Presidente del Consiglio dei ministri è venuto qui in Senato per riferire dell'operato del Governo e per ascoltare le nostre idee e i nostri suggerimenti.

Forse qualcuno preferiva urlare alle piazze, ma non è possibile che ci diciate che questi provvedimenti non sono stati condivisi e che non vi è mai stato chiesto cosa ne pensate, perché non è affatto vero. (Commenti). Allora devo pensare che, probabilmente, dietro questo esercizio retorico c'è una strategia, che nasconde la paura di prendersi le proprie responsabilità. (Applausi). Alzatevi dalle poltrone e dalle tribune e scendete in campo! Sporcatevi le scarpette e sudate la maglietta! In questo momento dobbiamo lavorare tutti insieme, per il Paese e per i cittadini! (Applausi. Commenti). C'è da essere orgogliosi, in questo momento, ad essere italiani. (Vivaci commenti).

PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, non si può continuare così! Per favore, facciamo terminare il collega. Prego, senatore Licheri.

LICHERI (M5S). Signor Presidente, l'Italia, agli occhi del mondo, conserva ancora il primato nella gestione sanitaria e, se lo ha conservato fino ad oggi, è per lo spirito di sacrificio e il senso di unità nazionale che ha dimostrato fino ad ora. Lo hanno dimostrato i cittadini, la maggioranza e il Governo, seguendo il principio della proporzione, della precauzione e della responsabilità. Di questo possiamo essere orgogliosi!

Quanto alle risorse finanziarie, ricordo i 100 miliardi di euro degli ultimi tre decreti-legge, i 40 miliardi di euro che arriveranno adesso, con la manovra di bilancio, e tra i precedenti finanziamenti e stanziamenti e quelli del 2021, i cittadini potranno fanno fare affidamento su 70 miliardi di euro. Con i 4 miliardi di euro della manovra finanziaria, i soldi destinati alla sanità arriveranno a 12 miliardi di euro. Questi non sono solo numeri, signor Presidente, sono fatti, perché le vite umane non si salvano con le chiacchiere, ma con i fatti.

Concludendo, colleghi, se volete continuare con la vostra caccia alle streghe, fatelo pure. A noi del Gruppo MoVimento 5 Stelle interessa solo salvare quante più vite umane possibile. (Applausi). Per questo motivo, voteremo a favore della proposta di risoluzione della maggioranza. (Applausi).

BONINO (Misto-PEcEB). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

BONINO (Misto-PEcEB). Signor Presidente, colleghi, signor Presidente del Consiglio, a mio avviso la sua presenza in Aula, oggi, testimonia semplicemente l'esercizio di un suo preciso dovere, che ha per troppo tempo dimenticato. (Applausi).

Ripeto anche a qualche collega che onorare le istituzioni significa, in Italia o in Europa, frequentarle (Applausi), esserci, lavorarci e non apparire, di tanto in tanto, per qualche comizio, più degno della piazza che di queste Aule parlamentari. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Bonino, si rivolga alla Presidenza. (Commenti).

BONINO (Misto-PEcEB). Sì, signor Presidente. Trovo però incredibile che, proprio mentre il presidente Conte ci illustra scenari non confortanti, per così dire, e una situazione drammatica, le restrizioni per contrastare la pandemia scarichino costi economici ingenti sui cittadini, perché volete continuare a rifiutare il MES. (Applausi. Commenti). Voi state imponendo ai cittadini una tassa no-MES, la vostra tassa no-MES, di circa 300-400 milioni di euro in più di interessi sul debito pubblico. E comincio ad essere infastidita da tutti questi appelli alla responsabilità, al bene comune, al «siamo tutti sulla stessa barca». Spero che l'appello, presidente Conte, colleghi della maggioranza, sia rivolto soprattutto alla componente importante della vostra maggioranza che invece, in modo tetragono, ingiustificabile e puramente identitario, rifiuta il MES. Quindi, o responsabili tutti o responsabile nessuno; non ci deve essere nessuno che per non si sa quali misteriosi motivi ne è esentato.

Il MES è il convitato di pietra di questo dibattito, perché nessuno ne vuole parlare. Ho presentato con altri colleghi - che ringrazio - una risposta di risoluzione proprio perché non ci siano più alibi. Colgo l'occasione solo per preannunciare, ma la illustrerò successivamente, la richiesta di voto per parti separate della risoluzione di maggioranza , con particolare riguardo all'ultimo comma, il n. 12.

PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.

Senatore Calderoli, accetta le proposte di modifica della proposta di risoluzione n. 1 formulate dal Governo?

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, mi spiace di essermi fatto una nomea così negativa in Parlamento, per cui qualunque documento da me sottoscritto risulterebbe essere una trappola: nel 75 per cento dei casi ciò è vero, ma nel 25 per cento sono cose serie; oggi è una di quelle cose serie. L'obiettivo era ristabilire la centralità del Parlamento, come da lei più volte richiamata; ribadire che il confronto si fa nelle Assemblee e nelle Commissioni parlamentari, non nelle cabine di regia, ai tavoli dell'Ikea o a cose varie. Diversamente da quello che qualcuno ha detto anche quest'oggi, lo strumento principe in situazioni d'emergenza è il decreto-legge, perché è nato proprio per quello. (Applausi). L'attività normativa di rango secondario può essere complementare e comunque è sottoposta alla valutazione e all'indirizzo da parte del Parlamento; mi sembra di dire un'ovvietà, che l'acqua calda è calda, così come lo è il rispetto degli articoli 72 e 67 della Costituzione. La proposta di riformulazione è una formula "edulcorata", però i contenuti restano. E siccome piuttosto che non prendere il caffè, lo prendo anche dolcificato, dico sì alla riformulazione. Ma questa è una risoluzione che impegna il Governo, richiamandomi all'intervento del senatore Salvini, a non parcheggiare più in divieto di sosta, perché tutti i giorni verrò a controllare e a mettere eventualmente la multa quando mai si dovesse riverificare. (Applausi).

Rivolgo veramente un grazie di cuore al senatore Licheri, perché non ha tradito le mie aspettative: avevo detto che mi avrebbe fatto divertire e così è stato. (Applausi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1 (testo 2), presentata dal senatore Calderoli.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 2.

BONINO (Misto-PEcEB). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONINO (Misto-PEcEB). Signor Presidente, intervengo non sulla proposta di risoluzione, che è chiarissima. Quello che volevo chiedere e che vorrò motivare è la richiesta di votazione per parti separate della proposta di risoluzione della maggioranza.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dalla senatrice Bonino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dai senatori Drago e Giarrusso.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Sulla proposta di risoluzione n. 4 vi è il parere contrario del Governo, fatta salva la parte dispositiva sub numeri 12), 13), 14), 15) (con riformulazione), 18) e 22). In particolare, la riformulazione proposta del punto 15) è la seguente: «a potenziare l'assistenza domiciliare ed i servizi soprattutto in favore degli anziani, categoria maggiormente vulnerabile». Ciò significa che il punto 15) si ferma qui, tralasciando la parte «al fine di consentire loro, su base volontaria, di limitare le occasioni che li espongono maggiormente a rischio di contagio». Tale proposta di riformulazione risulta accettata dai proponenti.

MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, chiedo la votazione per parti separate al fine di votare separatamente le parti su cui il Governo ha espresso parere contrario e quelle sulle quali ha espresso parere favorevole.

PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Malan.

È approvata.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e dei punti 1), 2), 3), 4), 5), 6), 7), 8), 9), 10), 11), 16), 17), 19), 20) e 21) del dispositivo della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2), presentata dai senatori Ciriani, Bernini e Romeo.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 12), 13), 14), 15), 18) e 22) del dispositivo della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2), presentata dai senatori Ciriani, Bernini e Romeo.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 5.

MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, chiediamo la votazione per parti separate. Distinguiamo le premesse e il punto 6) del dispositivo dal resto del dispositivo.

BONINO (Misto-PEcEB). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONINO (Misto-PEcEB). Signor Presidente, anche noi chiediamo la votazione per parti separate, distinguendo l'ultimo impegno, il punto 12). Vorrei motivare la mia richiesta, come da Regolamento. Credo che il tempo della decisione sia adesso, anzi siamo enormemente in ritardo, né possiamo rimandare ad ulteriori valutazioni. Basta chiedere, come ci ha detto il presidente Conte, a pazienti, familiari, famiglie e a tutti gli operatori sanitari. Non c'è proprio bisogno di un ulteriore approfondimento.

PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Malan.

È approvata.

MARCUCCI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, intervengo solo per chiarire questo passaggio dei nostri lavori. Siamo d'accordo sulla richiesta del senatore Malan di votazione per parti separate, ma vorrei contestualmente precisare che non siamo, invece, d'accordo sulla proposta...

PRESIDENTE. Ma sono due votazioni separate.

MARCUCCI (PD). Lo so, però ritengo che prima si debba decidere sulle parti separate e poi procedere con il voto. Era solo una precisazione.

PRESIDENTE. Posso fare anche due votazioni.

MARCUCCI (PD). Come ritiene, Presidente. Era solo una precisazione. Abbiamo prima votato in favore della richiesta del senatore Malan; siccome riteniamo importante il contenuto complessivo del documento, da rivolgere come atto di indirizzo politico al Governo, siamo invece contrari alla richiesta di voto per parti separate avanzata dalla senatrice Bonino.

PRESIDENTE. Colleghi, o votiamo pezzo per pezzo, cosa che non vorrei fare, oppure do luogo a due votazioni separate, che mi sembra pragmaticamente più utile.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della proposta di risoluzione n. 5, presentata dai senatori Marcucci, Licheri, De Petris, Faraone e Steger.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del punto 6) del dispositivo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dai senatori Marcucci, Licheri, De Petris, Faraone e Steger.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della restante parte del dispositivo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dai senatori Marcucci, Licheri, De Petris, Faraone e Steger.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Si sono così concluse le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

BONINO (Misto-PEcEB). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONINO (Misto-PEcEB). Signor Presidente, avevo chiesto, ma l'Assemblea non si è espressa in merito, di votare per parti separate l'ultimo comma, il n. 12, del dispositivo della proposta di risoluzione n. 5. Lei questo non me lo ha concesso e non lo ha chiesto neanche...

PRESIDENTE. Io le ho chiesto se voleva intervenire. Se lei si ricorda, senatrice Bonino, io le ho chiesto se voleva intervenire e si è alzato il senatore Marcucci dicendo che la maggioranza aveva espresso rispetto a questo una contrarietà.

BONINO (Misto-PEcEB). A me va benissimo l'opinione del senatore Marcucci. Dico che si vota sulla richiesta di votazione per parti separate...

PRESIDENTE. Lei sa benissimo che per votare per parti separate occorre che ci sia il consenso dell'Assemblea, che non c'è stato sul suo...

BONINO (Misto-PEcEB). Presidente, veramente non lo ha verificato. Mi scusi, senza che sia troppo pignola, lei questo consenso o dissenso dell'Assemblea semplicemente non lo ha verificato. Lo ammetta e la finiamo lì.

PRESIDENTE. Quando io l'ho chiamata le ho chiesto io di dirlo.

BONINO (Misto-PEcEB). L'ho detto.

PRESIDENTE. Si è alzato in piedi il senatore Marcucci dicendo che erano contrari e, comunque sia, la votazione a maggioranza di questo punto lo ha precluso in toto, avendo già espresso un parere favorevole. (Commenti della senatrice Bonino).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 3 novembre 2020

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, martedì 3 novembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 21,52).

Allegato A

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI SULLA SITUAZIONE EPIDEMIOLOGICA E SULLE EVENTUALI ULTERIORI MISURE PER FRONTEGGIARE L'EMERGENZA DA COVID-19

PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4 E 5

(6-00146) n. 1 (02 novembre 2020)

Calderoli.

V. testo 2

Il Senato,

            a fronte della necessità di varare ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza Covid-19,

        impegna il Governo:

            - al coinvolgimento reale e tempestivo del Parlamento e degli enti autonomi di cui all'articolo 114 della Costituzione;

            - a un confronto fattivo con tutte le forze politiche rappresentate nelle due Camere, da svolgersi in Parlamento nel rispetto dei principi della Costituzione e dei Regolamenti parlamentari;

            - a privilegiare l'utilizzo di norme di rango primario, in conformità all'articolo 77 della Costituzione, e ad utilizzare provvedimenti amministrativi previo specifico coinvolgimento delle Camere, anche attraverso l'adozione di appositi atti di indirizzo;

            - a garantire il rispetto delle prerogative e delle funzioni del Parlamento, che esercita il potere legislativo ai sensi dell'articolo 72 della Costituzione, ed i cui membri rappresentano la Nazione in base all'articolo 67 della stessa Carta costituzionale.

(6-00146) (testo 2) n. 1 (02 novembre 2020)

Calderoli.

Approvata

Il Senato,

            a fronte della necessità di varare ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza Covid-19,

        impegna il Governo:

            - a proseguire nel coinvolgimento reale e tempestivo del Parlamento e degli enti autonomi di cui all'articolo 114 della Costituzione;

            - a proseguire nel confronto fattivo con tutte le forze politiche rappresentate nelle due Camere, da svolgersi in Parlamento nel rispetto dei principi della Costituzione e dei Regolamenti parlamentari;

            - a privilegiare lo strumento del decreto-legge laddove si tratti di introdurre limiti ai diritti fondamentali e comunque a comunicare tempestivamente al Parlamento ogni tipo di azione intrapresa a tutela della salute pubblica, in ossequio alla centralità dell'Assemblea elettiva e nell'ottica di promuovere un suo costante coinvolgimento; ad illustrare preventivamente alle Camere il contenuto dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare, al fine di tenere conto degli eventuali indirizzi dalle stesse formulati; ove ciò non sia possibile per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure da adottare, a riferire alle Camere ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge n. 19 del 2020;

            - a garantire il rispetto dell'articolo 72 e dell'articolo 67 della Carta costituzionale.

(6-00147) n. 2 (02 novembre 2020)

Bonino, Richetti, De Falco, Pacifico (*).

Respinta

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio sulla situazione epidemiologica e sulle ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19;

        premesso che:

            la crisi pandemica si sta aggravando in tutta Europa e l'Italia, come gli altri Paesi membri dell'Unione europea, è chiamata ad utilizzare al meglio gli strumenti disponibili per affrontare l'emergenza sanitaria, con misure capaci di prevenire la diffusione dei contagi e fronteggiare l'aumento della pressione sulle strutture ospedaliere e sul sistema della medicina territoriale;

            in questo contesto, sta emergendo inoltre con sempre maggiore chiarezza quale sia l'importanza dei dati relativi alla diffusione del contagio e la centralità della loro lettura ed elaborazione, che dovrebbe essere la base di decisioni politiche di reale utilità, più comprensibili e accettabili da parte dei cittadini;

            come richiesto da diversi esponenti della comunità scientifica italiana, per contrastare il diffondersi dell'epidemia senza agire alla cieca servirebbe dunque un grande database nazionale in cui siano riversate e rese pubbliche in tempo reale tutte le informazioni disponibili, anche a fini di ricerca e analisi;

            tra gli strumenti che l'UE mette a disposizione per affrontare la crisi in atto vi è la linea di credito speciale del Meccanismo europeo di stabilità, che consentirebbe al nostro Paese di ottenere finanziamenti a tasso zero per spese di contrasto diretto e indiretto della pandemia, con un risparmio annuo di almeno 350 milioni di euro rispetto alle emissioni del debito pubblico e con condizionalità che lo stesso Ministro dell'economia ha confermato essere inferiori a quelle del recovery fund;

            l'accesso alla linea di credito del MES comporta i medesimi vantaggi di quella legata ai crediti del Sure, da cui l'Italia ha ottenuto un finanziamento di 10 miliardi per la cassa integrazione, con un risparmio stimato dal Ministero dell'economia di 200 milioni di euro,

        impegna il Governo ad avanzare richiesta di accesso alla linea di credito del Pandemic crisis support (PCS) nell'ambito del Meccanismo europeo di stabilità (MES) per il finanziamento delle spese connesse all'aggravarsi dell'emergenza pandemica.

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

(6-00148) n. 3 (02 novembre 2020)

Drago, Giarrusso (*).

Respinta

Il Senato,

        premesso che:

            con la seconda ondata del virus Sars-Cov-2, nelle ultime settimane i contagi nel nostro Paese sono aumentati in maniera esponenziale raggiungendo gli oltre 30.000 positivi al giorno in graduale aumento;

            purtroppo ancora una volta le misure adottate fino ad oggi per prevenire e contrastare la seconda ondata si sono rivelate inadatte; infatti, sia il tracciamento che la quarantena domiciliare non hanno funzionato e non hanno avuto l'effetto di contenimento sperato neanche i tre consecutivi DPCM adottati dal Governo nel mese di ottobre;

            i tre DPCM emanati il 13, il 18 e il 24 ottobre hanno portato solo alla chiusura delle attività culturali ed economiche nel Paese quali, cinema, teatri, ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie, palestre, piscine e centri termali con una ulteriore perdita di PIL nel quarto trimestre oltre a quella del 10 per cento già stimata dai principali osservatori economici per il 2020, senza riuscire ad ottenere alcuna diminuzione della curva epidemiologica;

            con l'ultimo DPCM e con l'ulteriore DPCM che il Governo si appresta ad emanare, intere categorie economiche rischiano la chiusura definitiva delle loro attività, in quanto già duramente colpite dal primo lockdown non possono far fronte ad una ulteriore chiusura;

            in molte Regioni italiane la mancanza di tamponi e reagenti ha rallentato e in alcuni casi reso impossibile il tracciamento da Covid-19, unico sistema possibile per controllare e isolare rapidamente il virus e i contagi;

            nell'attuale fase tutte le decisioni e le scelte da adottare, che riguardano la regolazione dei diversi ambiti della vita familiare, sociale, lavorativa ed economica del Paese, devono essere prese secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente su specifiche parti del territorio nazionale ed in modo da consentire di reagire con rapidità e flessibilità ad ogni emergenza, senza che queste però mettano in ulteriore difficoltà la vita dei cittadini e degli imprenditori e attraverso il pieno coinvolgimento del Parlamento e delle istituzioni locali;

            le istituzioni scolastiche restano punto di riferimento per la crescita sociologica e relazionale dei ragazzi e pertanto vi è la necessità di mettere ordine al reclutamento del personale scolastico;

        considerato che:

            il quadro generale di circolazione del virus ha dimostrato come lo stato di emergenza non si sia ancora concluso e in tale contesto un eventuale allentamento delle misure aumenterebbe in maniera esponenziale il rischio dei contagi; bisogna pensare all'attuazione di un lockdown che non vada a penalizzare ulteriormente le attività lavorative, garantendo celeri e adeguati ristori alle attività che verranno nuovamente chiuse e che privilegi l'ambito della scuola primaria;

            una delle principali cause della diffusione del virus in questa seconda ondata si ritiene essere il trasporto pubblico locale, che si è dimostrato totalmente inefficiente; infatti, sui mezzi pubblici spesso si viaggia al di sotto della distanza minima prevista che rende del tutto inutile l'utilizzo dei dispositivi di protezione personale di fatto agevolando la diffusione del virus;

            il Governo si appresta ad emanare un ulteriore DPCM al fine di adottare nuove misure restrittive che coinvolgeranno cittadini e imprese per contrastare la seconda ondata di Sars-Cov-2,

        impegna il Governo:

            - ad istituire un tavolo permanente rappresentato da un delegato per ogni gruppo e componente politica presenti in Parlamento;

            - a mantenere aperte le attività imprenditoriali dove è possibile, assicurando il distanziamento fisico permanente di almeno 1,5 metri con obbligo di indossare la mascherina, inasprendo i controlli e sanzionando in maniera severa chi non rispetta le norme;

            - a mantenere aperta la scuola primaria, dove le lezioni frontali e le relazioni interpersonali sono fondamentali per la crescita socio-psico-pedagogica dei bambini, anche attraverso l'utilizzo degli ambienti di licei e scuole superiori per le quali è già prevista la didattica a distanza. In questo modo si risolverebbero i problemi legati alla scarsità di strutture e si consentirebbe di mantenere le distanze di sicurezza necessarie;

            - a fornire adeguati e celeri sussidi a tutti quegli imprenditori che dovranno rimanere chiusi;

            - a implementare il sistema di tracciamento e test settimanali in tutte le scuole e in tutte le attività lavorative in maniera da tracciare immediatamente la catena di contagio;

            - a riprogrammare il trasporto pubblico locale, rivedendo l'organizzazione a livello centrale e locale incrementando le corse dei mezzi pubblici (metro, bus e treni regionali) nelle ore di ingresso e uscita dal lavoro e nelle scuole, e in particolare incrementando le corse dei trasporti negli orari di ingresso a scuola per gli studenti in aree disagiate per rispettare il distanziamento o utilizzando bus dedicati esclusivamente alle scuole, attraverso anche la promozione di accordi fra i gestori di mezzi privati e le Regioni in modo da diminuire le possibilità di contagio e permettendo allo stesso tempo di far lavorare gli addetti del settore;

            - a rivedere la propria posizione in merito alla chiusura di teatri e cinema, che sono i pochi luoghi in cui è possibile mantenere la distanza di sicurezza;

            - a prevedere norme che incentivino lo smartworking anche nel settore privato al fine di limitare al minimo gli spostamenti sui mezzi pubblici soprattutto nelle grandi città;

            - a garantire e monitorare la separazione dei percorsi assistenziali tra pazienti Covid e no Covid per l'accesso alle strutture ospedaliere e ambulatoriali territoriali come strumento di contenimento del contagio. Il percorso differenziato è fondamentale per il recupero delle liste d'attesa, per il recupero di prestazioni come accertamenti diagnostici e visite specialistiche sospese durante la prima ondata di Covid-19 per i pazienti fragili e cronici, in particolare per gli oncologici;

            - a trovare soluzioni immediate per far fronte alla carenza di medici ed infermieri attraverso procedure straordinarie di reclutamento con contratti di lavoro autonomo e a tempo determinato con avvisi pubblici per titoli e colloquio e anche con accordi stipulati con Paesi esteri;

            - a fornire tempestivamente alle Regioni e a tutte le strutture sanitarie sul territorio nazionale gli strumenti necessari al fine di implementare il sistema di tracciamento;

            - a garantire la prosecuzione e lo svolgimento delle attività economiche del Paese e del corretto funzionamento degli uffici pubblici. In particolare, dovranno essere garantiti gli accertamenti per l'idoneità alla guida ai fini del rilascio delle patenti speciali alle persone con disabilità e quelle per il collaudo dei veicoli adattati alla guida e al trasporto e le attività delle commissioni mediche per il riconoscimento di invalidità;

            - a implementare la digitalizzazione dell'assistenza medica, il fascicolo sanitario elettronico e la telemedicina come strumenti in grado di facilitare, dove possibile, la gestione del percorso assistenziale anche del sistema della medicina territoriale;

            - a definire protocolli diagnostico-terapeutici nazionali per garantire una gestione uniforme dei pazienti Covid con l'obiettivo di una diagnosi e un trattamento farmacologico precoce che riduca la necessità di ricovero ospedaliero;

            - a garantire una comunicazione semplice, chiara e univoca da parte delle istituzioni e un deciso contrasto alla diffusione di notizie sulla pandemia non riconosciute dalla comunità scientifica nazionale e internazionale e dagli enti sanitari preposti;

            - a monitorare le attività sanitarie territoriali: dipartimenti di prevenzione, medici di medicina generale, infermieri di famiglia e USCA per valutare se vi è un coordinamento tra i servizi sanitari che garantisca una risposta integrata, di prossimità adeguata all'emergenza attuale, anche per le mansioni di tracciamento dei contatti;

            - a verificare i settori in cui il personale sanitario assunto è stato inserito anche in considerazione del fatto che il legislatore aveva predisposto diversi appositi strumenti di monitoraggio e rendicontazione in relazione alle varie misure adottate e ciò con particolare riferimento alla necessità per ciascuna Regione di predisporre un apposito programma operativo di rendicontazione della gestione Covid prescritto dall'articolo 18 del decreto-legge n. 18 del 2020;

            - a sostenere le RSA (residenze sanitarie assistenziali) per incentivare economicamente il personale sanitario e socio-sanitario formato e specializzato che vi lavora in modo da garantire una adeguata assistenza agli anziani residenti, garantendo la sicurezza nelle strutture con un periodico tracciamento al personale e ai residenti, in modo da poter assicurare un intervento tempestivo ai fini della prevenzione, permettendo la cura in loco;

            - a prevedere in merito al reclutamento del personale scolastico la riapertura dei termini di mobilità straordinaria interregionale, interprovinciale e intercompartimentale, destinando ad essa il 100 per cento delle cattedre disponibili di cui all'articolo 3, comma 5, del CCNI e prevedendo inoltre che il 100 per cento del residuo venga assegnato ai vincitori di concorso alla data odierna e nell'eventualità di un ulteriore residuo alla stabilizzazione dei docenti GAE per titoli e servizi con anno di prova selettivo;

            - a prevedere per i docenti precari con almeno tre anni di servizio e per i docenti che non hanno potuto sostenere la prova scritta un concorso con valorizzazione di titoli e servizio che permetterebbe in breve tempo di coprire le cattedre vacanti;

            - a tutelare conduttori in contratti di locazione, prevedendo che vengano sospesi gli sfratti per morosità e le ingiunzioni di pagamento, per la durata di tutto il periodo emergenziale, per gli esercizi di ristorazione, bar, strutture del settore turistico alberghiero, palestre, piscine, centri termali, cinema e teatri;

            - a prevedere un credito di imposta pari al 75 per cento per gli affittuari di immobili catastali categoria C1 e per gli affittuari dei locali interni ai centri commerciali che hanno un contratto di affitto di ramo d'azienda nella misura del 75 per cento del canone annuo;

            - ad assicurare il diritto alla mobilità alle persone con disabilità;

            - ad assicurare l'assistenza domiciliare d'ufficio ai bambini e ragazzi diversamente abili, tranne nei casi di espresso diniego della famiglia, grazie alla presenza di personale addetto all'assistenza alla comunicazione, all'assistenza igienico personale, nonché al sostegno, in modo da permettere ai ragazzi con disabilità o ai ragazzi con disturbi specifici dell'apprendimento di interagire con DAD grazie all'utilizzo di una piattaforma digitale inclusiva.

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

(6-00149) n. 4 (02 novembre 2020)

Ciriani, Bernini, Romeo.

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

            a partire dal 31 gennaio 2020, con la dichiarazione dello stato di emergenza, il Governo ha troncato ogni confronto con le forze di opposizione, cestinando sistematicamente le proposte che queste ultime hanno avanzato sotto forma di emendamenti, ordini del giorno e risoluzioni;

            le misure di contenimento della pandemia da Covid-19, anche quelle più drastiche, che hanno inciso sulle libertà fondamentali degli italiani, sono state prese in maniera completamente autocratica, attraverso lo strumento del DPCM, in pacchetti chiusi e immodificabili, annunciati alla stampa e solo dopo, tempo permettendo, alle Camere che, in questo modo, sono state totalmente private della possibilità di intervento;

            i risultati di questa gestione accentrata e, sotto più profili, inadeguata, della situazione epidemiologica sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti;

            il Governo ha fatto sinora fallire ogni possibilità di un collaborativo confronto con le opposizioni: al fallimento della cabina di regia ipotizzata al tempo del cosiddetto decreto cura Italia ha fatto seguito il mancato coinvolgimento delle opposizioni annunciato a gran voce nel corso degli stati generali dell'economia dello scorso mese di giugno;

            ora il Governo propone l'istituzione di una Commissione, presieduta da un Ministro e composta da parlamentari in modo paritetico, e, quindi, tale da non rispecchiare la reale rappresentatività delle singole forze politiche, del quale non si capisce né il ruolo né il potere decisionale e che appare assai discutibile anche sotto il profilo della costituzionalità;

            si è già dato conto dei ritardi accumulati nel corso della prima ondata della pandemia, con il Governo che aveva in mano gli scenari sull'evoluzione della situazione epidemiologica e, ciononostante, ha passato l'intero mese di gennaio 2020 a convincere l'opinione pubblica che andava tutto bene, che non c'era nulla di cui preoccuparsi, per poi ritrovarsi del tutto impreparato il mese successivo, ad emergenza conclamata, senza mascherine, senza DPI e senza respiratori per le terapie intensive (l'abc delle dotazioni richieste in questi casi);

            sempre con riferimento alla prima ondata dell'epidemia, si è denunciato più volte il carattere raffazzonato dei DPCM e delle misure di contenimento ivi contenute, spesso confuse, contraddittorie tra loro e difficilmente decifrabili, financo per le amministrazioni chiamate ad attuarle, come dimostra l'abuso di circolari e Faq a parziale integrazione o rettifica delle misure stesse;

            durante la tregua estiva, quando il virus ha allentato la presa e vi erano tempi, modi e risorse per intervenire compiutamente, il Governo ha pensato bene di utilizzare il tempo a disposizione per smantellare i decreti sicurezza, agevolando gli arrivi irregolari nel nostro Paese che, in questo modo, sono aumentati fino a triplicare (27.000 arrivi in totale nel 2020 e, tra questi, l'attentatore di Nizza, sbarcato a Lampedusa il 20 settembre scorso);

            sul fronte della sanità, dei trasporti, della scuola e di tutti gli altri settori in cui occorreva intervenire tempestivamente, invece, il Governo non ha fatto altro che accumulare ritardi su ritardi;

            in tema di sanità, si registrano gravi ritardi da parte del Ministero competente e del Commissario straordinario, in primis, nell'attuazione dei piani presentati dalle Regioni per il rafforzamento delle terapie intensive, ai sensi del di quanto previsto dall'articolo 2 decreto-legge rilancio;

            i piani sono stati presentati dalle Regioni nel rispetto delle scadenze prefissate, ma il bando per la loro attuazione è stato pubblicato dal Commissario straordinario solamente a inizio ottobre, con un ritardo, inaccettabile, di diversi mesi, che adesso renderà estremamente difficoltosa la realizzazione delle opere programmate, poiché potrebbe comportare la chiusura dei reparti oppure lo spostamento dei pazienti proprio nel momento in cui gli ospedali si trovano sotto pressione;

            sempre in tema di sanità, si sono registrate gravi lacune sul fronte del potenziamento dell'assistenza territoriale, dell'intensificazione delle cure e dei tamponi a domicilio, nonché del reclutamento dei medici, degli infermieri e degli operatori sociosanitari, in particolare presso le residenze sanitarie assistenziali e le strutture analoghe;

            ancora, è stato fatto poco, o nulla, sul fronte della tutela dei pazienti non Covid-19, (pazienti cronici, pazienti oncologici, solo per citarne alcuni) il cui diritto alla continuità assistenziale è stato duramente compromesso poiché molta, se non tutta, l'offerta specialistica ambulatoriale e di reparto è stata assorbita, non certo per sua colpa, dalle situazioni di urgenza;

            stesso discorso vale, purtroppo, per i lavoratori fragili, per i soggetti immunodepressi, per le persone con disabilità fisica, sensoriale, relazionale e intellettiva, così come per i loro familiari e caregiver, i quali tra una proroga dello stato di emergenza e l'altra sono stati dimenticati dal Governo, con tutele solo parziali, deficitarie e puntualmente tardive;

            sul fronte della scuola, in disparte i banchi a rotelle, sui quali non è neppure il caso di indugiare, nessun investimento è stato fatto a sostegno dell'edilizia, del recupero di nuovi spazi e dell'approvvigionamento dei presidi medici presso le strutture scolastiche;

            altrettanto gravi sono le mancanze registrate nel settore dei trasporti pubblici, con il Governo che ha dirottato le risorse verso il bonus monopattini, in luogo che aiutare gli enti locali nel potenziamento delle corse di autobus e metro;

            il Governo responsabile dei ritardi e degli errori di programmazione sopra menzionati, adesso, proclama una nuova stagione di chiusure e invoca, in maniera sempre più ricorrente, la prospettiva di un secondo lockdown nazionale che avrebbe conseguenze gravissime per la nostra economia;

            peraltro, nel disporre le misure di contenimento, che via via si fanno sempre più restrittive, il Governo non pare francamente ispirato da un criterio logico e, men che meno, tecnico scientifico di fondo;

            l'ultimo DPCM, quello del 24 ottobre ultimo scorso, adottato come molti altri senza alcuna preventiva illustrazione alle Camere, ne costituisce la migliore riprova: interi settori sono stati distrutti (ristorazione, cinema, teatri, sport, palestre e piscine, solo per citarne alcuni), mentre non è stato diffuso neppure un dato sui contagi che effettivamente si sarebbero verificati all'interno delle predette realtà;

            le attività che avevano investito tempo, sacrifici e risorse nell'adeguamento dei propri locali ai protocolli di sicurezza sono state chiuse dall'oggi al domani, quasi in maniera punitiva, e ciò senza che vi fosse la benché minima evidenza in ordine agli effetti che queste chiusure avrebbero potuto avere sulla curva dei contagi;

            la mancanza di visione nell'operato dell'Esecutivo trova conferma anche nella tempistica con la quale si arriva al nuovo DPCM che forma oggetto delle odierne comunicazioni alle Camere;

            il Governo, infatti, ha deciso di mandare in soffitta il vecchio DPCM prima ancora che sia possibile osservarne e valutarne i risultati, ad appena sette giorni dalla sua adozione, il che conferma come le misure in esso contenute fossero del tutto arbitrarie, prive di fondamento scientifico e totalmente inadeguate a sortire gli effetti sperati a lungo termine;

            le restrizioni imposte, la totale assenza di programmazione e la scure di un nuovo lockdown hanno ovviamente generato ansia e insicurezza presso la popolazione che ha manifestato il proprio malcontento nelle piazze di tutta Italia;

            il Parlamento è la sede istituzionale deputata al confronto tra le forze politiche e il Governo ed è in questa sede che si intende porre alcuni punti centrali per la corretta gestione dell'emergenza,

        impegna il Governo:

            1) a modificare radicalmente la strategia utilizzata ai fini del contenimento della diffusione del virus, inaugurando una pianificazione di interventi di medio e lungo termine che possano instaurare una gestione della situazione epidemiologica trasparente e consapevole, evitando nuove chiusure arbitrarie e improvvise come quelle dettate dagli ultimi DPCM;

            2) a scongiurare la prospettiva di un secondo lockdown nazionale, adottando a tal fine iniziative volte:

         a) a recuperare i ritardi accumulati sul fronte del rafforzamento del Servizio sanitario nazionale, attuando con massima celerità i piani predisposti dalle Regioni per il potenziamento delle terapie intensive e, in generale, per il riordino della rete ospedaliera;

         b) a potenziare l'assistenza sanitaria territoriale e domiciliare, stanziando ulteriori risorse affinché nelle Regioni, compatibilmente con il quadro clinico del paziente, possano essere garantiti i tamponi, gli esami e le terapie, direttamente a domicilio del paziente;

         c) a porre rimedio alle problematiche di carattere amministrativo che stanno ostacolando la disponibilità dei trattamenti che sono stati sperimentati con successo nel corso della prima ondata dell'epidemia, agevolando la diffusione della terapia a base di plasma iperimmune, ossigeno, ozono terapia e promuovendo, presso l'AIFA, un riesame della decisione presa con riguardo al principio attivo idrossiclorochina, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche;

         d) ad ampliare ulteriormente le procedure per il reclutamento, in deroga alla normativa vigente e ai vincoli di spesa, di medici, infermieri e altri professionisti sanitari e operatori sociosanitari, al fine di dare supporto alle strutture ospedaliere e alle residenze sanitarie assistenziali ove si registrano situazioni di carenza;

         e) ad implementare un database pubblicamente accessibile con tutti i dati necessari per affrontare efficacemente l'epidemia;

         f) a garantire la reperibilità e l'esecuzione dei tamponi antigenici rapidi presso le farmacie private convenzionate presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, anche da parte dei farmacisti stessi, definendo a tal fine un apposito protocollo di concerto con le parti coinvolte;

         g) ad adottare iniziative per il potenziamento del trasporto pubblico locale, volte a garantire un adeguato distanziamento su tutti i mezzi pubblici, anche attraverso la stipula di convenzioni con gli operatori privati, al fine di garantirne l'operatività in condizioni di sicurezza per i relativi utenti e operatori;

            3) ad adottare iniziative per prevedere ulteriori e più efficaci misure di risarcimento per le attività costrette alla chiusura e al fermo lavorativo, garantendo l'accredito diretto della misura di ristoro sui conti correnti di tutti i lavoratori, anche autonomi, danneggiati da nuove limitazioni, e assicurando un rimborso del 75 per cento del fatturato mensile dichiarato nel 2019 per le imprese con meno di 50 dipendenti;

            4) ad accelerare l'erogazione degli ammortizzatori Covid, prevedendo interventi di snellimento delle procedure relative alla richiesta ed alla concessione della cassa integrazione guadagni;

            5) a consentire la riapertura delle attività produttive in base a protocolli di sicurezza e non in base a codici ATECO, consentendo l'esercizio di tutte le attività commerciali, inclusi ristoranti, bar, piscine, palestre e altri, che possano garantire l'applicazione dei protocolli di sicurezza;

            6) ad adottare iniziative normative affinché vi sia un diritto al ristoro, a valere sui fondi stanziati, anche per le attività colpite da provvedimenti ulteriormente restrittivi adottati dalle Regioni rispetto a quelli adottati in forza dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri;

            7) in tema di sostegni al mondo imprenditoriale, a passare dalla logica dei bonus e dei ristori una tantum al principio dell'intervento dello Stato a copertura dei "costi fissi" che gravano su imprese e lavoratori autonomi che, a causa delle disposizioni dello Stato stesso, hanno subito una drastica riduzione delle entrate, quali, ad esempio: canoni di locazione, mutui-leasing in essere, utenze, imposte e tasse (in primo luogo quelle attinenti a servizi non fruiti quali tasse sui rifiuti, sull'occupazione del suolo pubblico e simili), premi assicurativi, versamenti contributivi quando indipendenti dal fatturato come nelle gestioni speciali degli artigiani e dei commercianti;

            8) ad adottare iniziative per disporre la sospensione del "decreto dignità" e la reintroduzione dei voucher per tutti i settori, compresi i voucher familiari, al fine di dare alle imprese la possibilità di sostituire la forza lavoro assente perché contagiata dal virus o in quarantena e proseguire la propria operatività;

            9) in tema di locazioni, ad adottare iniziative per modificare la normativa vigente prevedendo, per i proprietari-locatori di immobili, il pagamento delle relative imposte esclusivamente sui canoni effettivamente percepiti;

            10) a dichiarare lo stato di crisi per il settore del turismo, fortemente colpito dall'emergenza in corso;

            11) ad adottare iniziative per prorogare, per le imprese e i lavoratori autonomi che hanno registrato un significativo calo del fatturato nel semestre marzo-agosto 2020 rispetto al medesimo semestre 2019, il termine di versamento delle imposte sui redditi al 30 giugno 2021 prevedendo l'unificazione degli anni fiscali 2019-2020, ovvero consentendo la compensazione degli utili e delle perdite dei due esercizi;

            12) a tenere in debita considerazione, in sede di adozione delle future misure di contenimento, le esigenze dei pazienti non Covid-19 (e, tra questi, dei pazienti cronici e dei pazienti oncologici), assicurando nei loro riguardi la continuità assistenziale e la tutela del diritto alla salute, anche attraverso l'attivazione dei servizi di telemedicina;

            13) a garantire una tutela effettiva, da qui fino al termine dell'emergenza, ai lavoratori fragili, alle persone con disabilità (sia essa fisica, sensoriale, relazionale o intellettiva), nonché ai rispettivi familiari e caregiver, assicurando loro un adeguato sostegno economico e assistenziale, anche a livello domiciliare, affinché la progressione della pandemia e l'applicazione delle misure di contenimento non determinino ulteriori regressioni, discriminazioni o isolamenti;

            14) a prevedere interventi mirati e appropriati alle diverse fragilità, al fine di non isolare ulteriormente bambini, ragazzi e persone con disabilità - in particolare intellettive - potenziando in modo adeguato l'assistenza socio-sanitaria domiciliare, nell'ottica di prevenire e assistere in sicurezza, consentendo anche a chi svolge attività domiciliare di usufruire di test rapidi a tutela sia propria che dell'utenza;

            15) a potenziare l'assistenza domiciliare ed i servizi soprattutto in favore degli anziani, categoria maggiormente vulnerabile, al fine di consentire loro, su base volontaria, di limitare le occasioni che li espongono maggiormente a rischio di contagio;

            16) a garantire la tempestiva pubblicità dei verbali del comitato tecnico scientifico, assicurando un dialogo costante dello stesso anche con i rappresentanti del mondo produttivo e lavorativo;

            17) per quanto riguarda la sicurezza delle scuole, ad applicare termoscanner all'ingresso delle strutture scolastiche o delle classi per monitorare la temperatura di alunni e personale, e ad allestire tensostrutture da dedicare alle scuole per aumentare gli spazi disponibili; a prevedere interventi straordinari di edilizia scolastica per adeguare gli ambienti di apprendimento alle disposizioni di sicurezza;

            18) a garantire pari opportunità per l'accesso alla didattica a distanza, attraverso l'adozione di ogni iniziativa volta ad assicurare reti accessibili e funzionali, nonché mettendo a disposizione degli studenti, in comodato d'uso, anche attraverso gli stessi istituti scolastici, dispositivi digitali individuali, per la fruizione delle piattaforme, nonché per la necessaria connettività di rete;

            19) a garantire che lo stanziamento già previsto di 85 milioni per l'acquisto di dispositivi per la didattica digitale integrata da concedere in comodato d'uso agli studenti meno abbienti sia destinato anche alle scuole paritarie, ora escluse, affinché venga garantita una parità di trattamento per tutti gli studenti;

            20) ad effettuare test obbligatori per chi arriva dall'estero, con momentanea sospensione degli accordi di Schengen;

            21) nel quadro delle misure atte a fronteggiare la pandemia, promuovendo iniziative per attivare specifiche ed immediate misure per il controllo delle frontiere marittime e terrestri e delle acque territoriali nazionali - anche attraverso il divieto di ingresso, transito e sosta di ONG straniere e non - , al fine di impedire l'ingresso illegale in territorio italiano di cittadini provenienti da Paesi terzi, ad implementare e migliorare gli accordi bilaterali con i Paesi di origine e transito dei flussi migratori irregolari e il numero delle riammissioni da essi previsti e, infine, per motivi di carattere sanitario e di sicurezza, ad aumentare il numero e la capacità dei centri di permanenza per il rimpatrio e assicurare in ogni caso il trattenimento degli immigrati irregolari qualora non possa essere disposto il loro tempestivo ed effettivo allontanamento dal nostro Paese;

            22) a potenziare, rafforzare, implementare gli organici delle Forze di polizia nazionale, locali e militari e in generale del comparto sicurezza e dell'ordine pubblico del Paese garantendo loro tutte le tutele funzionali, normative e sociali per adempiere al meglio il ruolo di protezione e difesa del Paese anche per le straordinarie esigenze legate all'emergenza sanitaria.

(6-00149) (testo 2) n. 4 (02 novembre 2020)

Ciriani, Bernini, Romeo.

Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte.

Il Senato,

        premesso che:

            a partire dal 31 gennaio 2020, con la dichiarazione dello stato di emergenza, il Governo ha troncato ogni confronto con le forze di opposizione, cestinando sistematicamente le proposte che queste ultime hanno avanzato sotto forma di emendamenti, ordini del giorno e risoluzioni;

            le misure di contenimento della pandemia da Covid-19, anche quelle più drastiche, che hanno inciso sulle libertà fondamentali degli italiani, sono state prese in maniera completamente autocratica, attraverso lo strumento del DPCM, in pacchetti chiusi e immodificabili, annunciati alla stampa e solo dopo, tempo permettendo, alle Camere che, in questo modo, sono state totalmente private della possibilità di intervento;

            i risultati di questa gestione accentrata e, sotto più profili, inadeguata, della situazione epidemiologica sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti;

            il Governo ha fatto sinora fallire ogni possibilità di un collaborativo confronto con le opposizioni: al fallimento della cabina di regia ipotizzata al tempo del cosiddetto decreto cura Italia ha fatto seguito il mancato coinvolgimento delle opposizioni annunciato a gran voce nel corso degli stati generali dell'economia dello scorso mese di giugno;

            ora il Governo propone l'istituzione di una Commissione, presieduta da un Ministro e composta da parlamentari in modo paritetico, e, quindi, tale da non rispecchiare la reale rappresentatività delle singole forze politiche, del quale non si capisce né il ruolo né il potere decisionale e che appare assai discutibile anche sotto il profilo della costituzionalità;

            si è già dato conto dei ritardi accumulati nel corso della prima ondata della pandemia, con il Governo che aveva in mano gli scenari sull'evoluzione della situazione epidemiologica e, ciononostante, ha passato l'intero mese di gennaio 2020 a convincere l'opinione pubblica che andava tutto bene, che non c'era nulla di cui preoccuparsi, per poi ritrovarsi del tutto impreparato il mese successivo, ad emergenza conclamata, senza mascherine, senza DPI e senza respiratori per le terapie intensive (l'abc delle dotazioni richieste in questi casi);

            sempre con riferimento alla prima ondata dell'epidemia, si è denunciato più volte il carattere raffazzonato dei DPCM e delle misure di contenimento ivi contenute, spesso confuse, contraddittorie tra loro e difficilmente decifrabili, financo per le amministrazioni chiamate ad attuarle, come dimostra l'abuso di circolari e Faq a parziale integrazione o rettifica delle misure stesse;

            durante la tregua estiva, quando il virus ha allentato la presa e vi erano tempi, modi e risorse per intervenire compiutamente, il Governo ha pensato bene di utilizzare il tempo a disposizione per smantellare i decreti sicurezza, agevolando gli arrivi irregolari nel nostro Paese che, in questo modo, sono aumentati fino a triplicare (27.000 arrivi in totale nel 2020 e, tra questi, l'attentatore di Nizza, sbarcato a Lampedusa il 20 settembre scorso);

            sul fronte della sanità, dei trasporti, della scuola e di tutti gli altri settori in cui occorreva intervenire tempestivamente, invece, il Governo non ha fatto altro che accumulare ritardi su ritardi;

            in tema di sanità, si registrano gravi ritardi da parte del Ministero competente e del Commissario straordinario, in primis, nell'attuazione dei piani presentati dalle Regioni per il rafforzamento delle terapie intensive, ai sensi del di quanto previsto dall'articolo 2 decreto-legge rilancio;

            i piani sono stati presentati dalle Regioni nel rispetto delle scadenze prefissate, ma il bando per la loro attuazione è stato pubblicato dal Commissario straordinario solamente a inizio ottobre, con un ritardo, inaccettabile, di diversi mesi, che adesso renderà estremamente difficoltosa la realizzazione delle opere programmate, poiché potrebbe comportare la chiusura dei reparti oppure lo spostamento dei pazienti proprio nel momento in cui gli ospedali si trovano sotto pressione;

            sempre in tema di sanità, si sono registrate gravi lacune sul fronte del potenziamento dell'assistenza territoriale, dell'intensificazione delle cure e dei tamponi a domicilio, nonché del reclutamento dei medici, degli infermieri e degli operatori sociosanitari, in particolare presso le residenze sanitarie assistenziali e le strutture analoghe;

            ancora, è stato fatto poco, o nulla, sul fronte della tutela dei pazienti non Covid-19, (pazienti cronici, pazienti oncologici, solo per citarne alcuni) il cui diritto alla continuità assistenziale è stato duramente compromesso poiché molta, se non tutta, l'offerta specialistica ambulatoriale e di reparto è stata assorbita, non certo per sua colpa, dalle situazioni di urgenza;

            stesso discorso vale, purtroppo, per i lavoratori fragili, per i soggetti immunodepressi, per le persone con disabilità fisica, sensoriale, relazionale e intellettiva, così come per i loro familiari e caregiver, i quali tra una proroga dello stato di emergenza e l'altra sono stati dimenticati dal Governo, con tutele solo parziali, deficitarie e puntualmente tardive;

            sul fronte della scuola, in disparte i banchi a rotelle, sui quali non è neppure il caso di indugiare, nessun investimento è stato fatto a sostegno dell'edilizia, del recupero di nuovi spazi e dell'approvvigionamento dei presidi medici presso le strutture scolastiche;

            altrettanto gravi sono le mancanze registrate nel settore dei trasporti pubblici, con il Governo che ha dirottato le risorse verso il bonus monopattini, in luogo che aiutare gli enti locali nel potenziamento delle corse di autobus e metro;

            il Governo responsabile dei ritardi e degli errori di programmazione sopra menzionati, adesso, proclama una nuova stagione di chiusure e invoca, in maniera sempre più ricorrente, la prospettiva di un secondo lockdown nazionale che avrebbe conseguenze gravissime per la nostra economia;

            peraltro, nel disporre le misure di contenimento, che via via si fanno sempre più restrittive, il Governo non pare francamente ispirato da un criterio logico e, men che meno, tecnico scientifico di fondo;

            l'ultimo DPCM, quello del 24 ottobre ultimo scorso, adottato come molti altri senza alcuna preventiva illustrazione alle Camere, ne costituisce la migliore riprova: interi settori sono stati distrutti (ristorazione, cinema, teatri, sport, palestre e piscine, solo per citarne alcuni), mentre non è stato diffuso neppure un dato sui contagi che effettivamente si sarebbero verificati all'interno delle predette realtà;

            le attività che avevano investito tempo, sacrifici e risorse nell'adeguamento dei propri locali ai protocolli di sicurezza sono state chiuse dall'oggi al domani, quasi in maniera punitiva, e ciò senza che vi fosse la benché minima evidenza in ordine agli effetti che queste chiusure avrebbero potuto avere sulla curva dei contagi;

            la mancanza di visione nell'operato dell'Esecutivo trova conferma anche nella tempistica con la quale si arriva al nuovo DPCM che forma oggetto delle odierne comunicazioni alle Camere;

            il Governo, infatti, ha deciso di mandare in soffitta il vecchio DPCM prima ancora che sia possibile osservarne e valutarne i risultati, ad appena sette giorni dalla sua adozione, il che conferma come le misure in esso contenute fossero del tutto arbitrarie, prive di fondamento scientifico e totalmente inadeguate a sortire gli effetti sperati a lungo termine;

            le restrizioni imposte, la totale assenza di programmazione e la scure di un nuovo lockdown hanno ovviamente generato ansia e insicurezza presso la popolazione che ha manifestato il proprio malcontento nelle piazze di tutta Italia;

            il Parlamento è la sede istituzionale deputata al confronto tra le forze politiche e il Governo ed è in questa sede che si intende porre alcuni punti centrali per la corretta gestione dell'emergenza,

        impegna il Governo:

            1) a modificare radicalmente la strategia utilizzata ai fini del contenimento della diffusione del virus, inaugurando una pianificazione di interventi di medio e lungo termine che possano instaurare una gestione della situazione epidemiologica trasparente e consapevole, evitando nuove chiusure arbitrarie e improvvise come quelle dettate dagli ultimi DPCM;

            2) a scongiurare la prospettiva di un secondo lockdown nazionale, adottando a tal fine iniziative volte:

         a) a recuperare i ritardi accumulati sul fronte del rafforzamento del Servizio sanitario nazionale, attuando con massima celerità i piani predisposti dalle Regioni per il potenziamento delle terapie intensive e, in generale, per il riordino della rete ospedaliera;

         b) a potenziare l'assistenza sanitaria territoriale e domiciliare, stanziando ulteriori risorse affinché nelle Regioni, compatibilmente con il quadro clinico del paziente, possano essere garantiti i tamponi, gli esami e le terapie, direttamente a domicilio del paziente;

         c) a porre rimedio alle problematiche di carattere amministrativo che stanno ostacolando la disponibilità dei trattamenti che sono stati sperimentati con successo nel corso della prima ondata dell'epidemia, agevolando la diffusione della terapia a base di plasma iperimmune, ossigeno, ozono terapia e promuovendo, presso l'AIFA, un riesame della decisione presa con riguardo al principio attivo idrossiclorochina, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche;

         d) ad ampliare ulteriormente le procedure per il reclutamento, in deroga alla normativa vigente e ai vincoli di spesa, di medici, infermieri e altri professionisti sanitari e operatori sociosanitari, al fine di dare supporto alle strutture ospedaliere e alle residenze sanitarie assistenziali ove si registrano situazioni di carenza;

         e) ad implementare un database pubblicamente accessibile con tutti i dati necessari per affrontare efficacemente l'epidemia;

         f) a garantire la reperibilità e l'esecuzione dei tamponi antigenici rapidi presso le farmacie private convenzionate presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, anche da parte dei farmacisti stessi, definendo a tal fine un apposito protocollo di concerto con le parti coinvolte;

         g) ad adottare iniziative per il potenziamento del trasporto pubblico locale, volte a garantire un adeguato distanziamento su tutti i mezzi pubblici, anche attraverso la stipula di convenzioni con gli operatori privati, al fine di garantirne l'operatività in condizioni di sicurezza per i relativi utenti e operatori;

            3) ad adottare iniziative per prevedere ulteriori e più efficaci misure di risarcimento per le attività costrette alla chiusura e al fermo lavorativo, garantendo l'accredito diretto della misura di ristoro sui conti correnti di tutti i lavoratori, anche autonomi, danneggiati da nuove limitazioni, e assicurando un rimborso del 75 per cento del fatturato mensile dichiarato nel 2019 per le imprese con meno di 50 dipendenti;

            4) ad accelerare l'erogazione degli ammortizzatori Covid, prevedendo interventi di snellimento delle procedure relative alla richiesta ed alla concessione della cassa integrazione guadagni;

            5) a consentire la riapertura delle attività produttive in base a protocolli di sicurezza e non in base a codici ATECO, consentendo l'esercizio di tutte le attività commerciali, inclusi ristoranti, bar, piscine, palestre e altri, che possano garantire l'applicazione dei protocolli di sicurezza;

            6) ad adottare iniziative normative affinché vi sia un diritto al ristoro, a valere sui fondi stanziati, anche per le attività colpite da provvedimenti ulteriormente restrittivi adottati dalle Regioni rispetto a quelli adottati in forza dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri;

            7) in tema di sostegni al mondo imprenditoriale, a passare dalla logica dei bonus e dei ristori una tantum al principio dell'intervento dello Stato a copertura dei "costi fissi" che gravano su imprese e lavoratori autonomi che, a causa delle disposizioni dello Stato stesso, hanno subito una drastica riduzione delle entrate, quali, ad esempio: canoni di locazione, mutui-leasing in essere, utenze, imposte e tasse (in primo luogo quelle attinenti a servizi non fruiti quali tasse sui rifiuti, sull'occupazione del suolo pubblico e simili), premi assicurativi, versamenti contributivi quando indipendenti dal fatturato come nelle gestioni speciali degli artigiani e dei commercianti;

            8) ad adottare iniziative per disporre la sospensione del "decreto dignità" e la reintroduzione dei voucher per tutti i settori, compresi i voucher familiari, al fine di dare alle imprese la possibilità di sostituire la forza lavoro assente perché contagiata dal virus o in quarantena e proseguire la propria operatività;

            9) in tema di locazioni, ad adottare iniziative per modificare la normativa vigente prevedendo, per i proprietari-locatori di immobili, il pagamento delle relative imposte esclusivamente sui canoni effettivamente percepiti;

            10) a dichiarare lo stato di crisi per il settore del turismo, fortemente colpito dall'emergenza in corso;

            11) ad adottare iniziative per prorogare, per le imprese e i lavoratori autonomi che hanno registrato un significativo calo del fatturato nel semestre marzo-agosto 2020 rispetto al medesimo semestre 2019, il termine di versamento delle imposte sui redditi al 30 giugno 2021 prevedendo l'unificazione degli anni fiscali 2019-2020, ovvero consentendo la compensazione degli utili e delle perdite dei due esercizi;

            12) a tenere in debita considerazione, in sede di adozione delle future misure di contenimento, le esigenze dei pazienti non Covid-19 (e, tra questi, dei pazienti cronici e dei pazienti oncologici), assicurando nei loro riguardi la continuità assistenziale e la tutela del diritto alla salute, anche attraverso l'attivazione dei servizi di telemedicina;

            13) a garantire una tutela effettiva, da qui fino al termine dell'emergenza, ai lavoratori fragili, alle persone con disabilità (sia essa fisica, sensoriale, relazionale o intellettiva), nonché ai rispettivi familiari e caregiver, assicurando loro un adeguato sostegno economico e assistenziale, anche a livello domiciliare, affinché la progressione della pandemia e l'applicazione delle misure di contenimento non determinino ulteriori regressioni, discriminazioni o isolamenti;

            14) a prevedere interventi mirati e appropriati alle diverse fragilità, al fine di non isolare ulteriormente bambini, ragazzi e persone con disabilità - in particolare intellettive - potenziando in modo adeguato l'assistenza socio-sanitaria domiciliare, nell'ottica di prevenire e assistere in sicurezza, consentendo anche a chi svolge attività domiciliare di usufruire di test rapidi a tutela sia propria che dell'utenza;

            15) a potenziare l'assistenza domiciliare ed i servizi soprattutto in favore degli anziani, categoria maggiormente vulnerabile;

            16) a garantire la tempestiva pubblicità dei verbali del comitato tecnico scientifico, assicurando un dialogo costante dello stesso anche con i rappresentanti del mondo produttivo e lavorativo;

            17) per quanto riguarda la sicurezza delle scuole, ad applicare termoscanner all'ingresso delle strutture scolastiche o delle classi per monitorare la temperatura di alunni e personale, e ad allestire tensostrutture da dedicare alle scuole per aumentare gli spazi disponibili; a prevedere interventi straordinari di edilizia scolastica per adeguare gli ambienti di apprendimento alle disposizioni di sicurezza;

            18) a garantire pari opportunità per l'accesso alla didattica a distanza, attraverso l'adozione di ogni iniziativa volta ad assicurare reti accessibili e funzionali, nonché mettendo a disposizione degli studenti, in comodato d'uso, anche attraverso gli stessi istituti scolastici, dispositivi digitali individuali, per la fruizione delle piattaforme, nonché per la necessaria connettività di rete;

            19) a garantire che lo stanziamento già previsto di 85 milioni per l'acquisto di dispositivi per la didattica digitale integrata da concedere in comodato d'uso agli studenti meno abbienti sia destinato anche alle scuole paritarie, ora escluse, affinché venga garantita una parità di trattamento per tutti gli studenti;

            20) ad effettuare test obbligatori per chi arriva dall'estero, con momentanea sospensione degli accordi di Schengen;

            21) nel quadro delle misure atte a fronteggiare la pandemia, promuovendo iniziative per attivare specifiche ed immediate misure per il controllo delle frontiere marittime e terrestri e delle acque territoriali nazionali - anche attraverso il divieto di ingresso, transito e sosta di ONG straniere e non - , al fine di impedire l'ingresso illegale in territorio italiano di cittadini provenienti da Paesi terzi, ad implementare e migliorare gli accordi bilaterali con i Paesi di origine e transito dei flussi migratori irregolari e il numero delle riammissioni da essi previsti e, infine, per motivi di carattere sanitario e di sicurezza, ad aumentare il numero e la capacità dei centri di permanenza per il rimpatrio e assicurare in ogni caso il trattenimento degli immigrati irregolari qualora non possa essere disposto il loro tempestivo ed effettivo allontanamento dal nostro Paese;

            22) a potenziare, rafforzare, implementare gli organici delle Forze di polizia nazionale, locali e militari e in generale del comparto sicurezza e dell'ordine pubblico del Paese garantendo loro tutte le tutele funzionali, normative e sociali per adempiere al meglio il ruolo di protezione e difesa del Paese anche per le straordinarie esigenze legate all'emergenza sanitaria.

(6-00150) n. 5 (02 novembre 2020)

Marcucci, Licheri, De Petris, Faraone, Steger.

Votata per parti separate. Approvata.

Il Senato,

        premesso che:

            i recenti dati relativi al numero dei contagi da Covid-19 e al valore dell'indice di trasmissibilità RT, evidenziano un progressivo peggioramento dell'epidemia di Sars-CoV-2 nel nostro Paese;

            già la scorsa settimana, sulla base dei quattro scenari descritti nel documento "Prevenzione e risposta a Covid-19" redatto dall'Istituto superiore di sanità, l'Italia si collocava nello scenario 3, con una situazione caratterizzata da "trasmissibilità sostenuta e diffusa" del virus con "rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo" e valori di RT regionali prevalentemente e significativamente compresi tra 1,25 e 1,5;

            dunque, l'analisi dell'andamento della curva epidemica indica come l'Italia sia ormai molto vicina allo scenario 4, l'ultimo ed il più grave previsto. In questo scenario "i valori di RT regionali sono prevalentemente e significativamente maggiori di 1,5" ed uno scenario di questo tipo "potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l'origine dei nuovi casi"; inoltre il citato documento rileva che "appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un'epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità";

            durante una recente audizione in Commissione igiene e sanità del Senato, il presidente dell'Istituto superiore di sanità ha spiegato che per contenere la diffusione del virus occorre evitare che la soglia dell'indice RT finisca fuori controllo rendendo impossibile il tracciamento, pertanto appare indispensabile, oltre che continuare a tracciare i positivi, anche «individuare gli asintomatici» perché «individuare le persone portatrici del virus è la prima frontiera per fermare l'infezione»;

            tale quadro epidemiologico sta determinando una pressione particolarmente severa sul Servizio sanitario nazionale; negli ultimi giorni si è infatti osservato un incremento significativo del numero di persone ricoverate e, conseguentemente, sono aumentati i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva;

            nel tentativo di contenere questa forte ondata di contagio da Covid-19, alcuni Paesi in Europa stanno attuando un lockdown di carattere nazionale o regionale, mentre l'OMS segnala un allarmante aumento del 40 per cento delle vittime di Covid-19 rispetto alla settimana precedente;

            appare indispensabile riuscire ad arginare la curva epidemiologica al fine di gestire la pandemia in modo da tutelare la salute e permettere al nostro sistema sanitario di offrire una risposta efficiente, nonché garantire cure e ricoveri adeguati a tutti i cittadini:

         considerato, altresì, che:

            sotto il profilo economico-finanziario, pur in ripresa, l'attività economica nel nostro Paese rimane nettamente al di sotto dei livelli del 2019; pertanto il quadro di finanza pubblica a legislazione vigente per gli anni 2020-2023, delineato dalla NADEF 2020 stima una flessione del PIL nel 2020 del 9,0 per cento rispetto all'8,0 per cento del DEF, mentre nel 2021 è prevista una crescita del PIL del 5,1 per cento, nel 2022 del 3,0 per cento e nel 2023 dell'1,8 per cento;

            salvare vite umane e, al contempo, non penalizzare l'economica significa bilanciare beni ugualmente fondamentali e, pertanto, finora il Governo ha deciso misure più soft rispetto a un lockdown totale. Da ultimo, il DPCM 24 ottobre 2020 ha, evidentemente, colpito più duramente talune fasce di popolazione e categorie professionali (per fare solo alcuni esempi, si pensi ai ristoratori, proprietari e gestori di palestre e piscine, ma anche lavoratori e maestranze del mondo dello sport, della cultura e dello spettacolo);

            alla luce di ciò rimane pertanto fondamentale che eventuali misure restrittive si accompagnino ad un ulteriore e più certo - nelle cifre, nei modi e nei tempi - ristoro per gli operatori economici che verranno direttamente e indirettamente penalizzati;

            in tale prospettiva, il Governo ha dunque adottato con urgenza una strategia articolata su diversi piani, ricomprendendo cospicui interventi di politica economica a sostegno dell'occupazione, dei redditi e della liquidità di famiglie e imprese. Nel complesso, tali interventi ammontano a 100 miliardi in termini di impatto sull'indebitamento netto della pubblica amministrazione nel 2020 (oltre il 6 per cento del PIL), a cui va aggiunto l'ammontare delle garanzie pubbliche sulla liquidità;

            per fronteggiare l'impatto economico-sociale della pandemia Covid-19, l'UE ha predisposto meccanismi per garantire una risposta coordinata e sostenere gli Stati membri nella lotta alla pandemia. In particolare, è stato raggiunto l'accordo dal Consiglio europeo sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e sull'associato programma Next Generation EU (NGEU) - che prevede una dotazione di bilancio di 1074,3 miliardi di euro per il periodo 2021-27;

            il 29 ottobre ultimo scorso, avendo valutato la situazione epidemiologica quale situazione senza precedenti che suscita gravissime preoccupazioni, il Consiglio europeo ha dichiarato fondamentale attuare il pacchetto per la ripresa economica senza ulteriori ritardi;

        udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla situazione epidemiologica e sulle eventuali ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 le approva ed impegna il Governo:

            1) ad adottare misure nazionali che consentano di mitigare il più possibile la curva di crescita del contagio, anche al fine di alleviare il carico, già molto pesante, sul sistema sanitario nazionale;

            2) a intervenire in costante confronto con le Regioni con misure restrittive crescenti, adeguate all'evoluzione della pandemia, che siano ispirate ai principi di massima precauzione, di proporzionalità e di adeguatezza, sulla base di parametri oggettivi che consentano di non sottovalutare la severità e l'imprevedibilità della pandemia stessa, che continua a crescere con preoccupante rapidità;

            3) a potenziare le misure che consentano di analizzare i dati sui flussi di ingresso e uscita nei reparti del Servizio sanitario, nonché la relativa capienza, anche differenziata su base territoriale, e tracciare tempestivamente, in modo completo ed efficace, le catene di trasmissione, al fine di realizzare un adeguato apparato di prevenzione del contagio e di rafforzamento ed efficientamento del Servizio sanitario su tutto il territorio nazionale;

            4) a potenziare gli strumenti atti a consentire la diagnosi ed il trattamento precoce della patologia, anche prevedendo uno specifico piano di interventi che conduca a migliorare in maniera significativa, su tutto il territorio nazionale, la capacità delle strutture sanitarie di rispondere in modo adeguato all'emergenza, assicurando in tal modo la necessaria assistenza sanitaria. In particolare:

         - rafforzare il Piano straordinario di assunzioni di personale medico - a partire dagli specializzandi degli ultimi due anni - e di personale infermieristico;

         - verificare che sia avviato concretamente il lavoro delle USCA da tutte le Regioni per garantire l'assistenza a domicilio e decongestionare i servizi ed i reparti ospedalieri;

         - assicurare che la recrudescenza della pandemia da Sars-Cov-2 non pregiudichi il diritto alle cure dei pazienti affetti da patologie diverse dal Covid-19, a partire da coloro che soffrono di malattie croniche o oncologiche, né l'effettuazione delle attività di prevenzione e screening;

            5) a verificare, avvalendosi del comitato tecnico-scientifico, in considerazione dei dati epidemiologici che evidenziano una significativa crescita dei contagi dell'infezione da Covid-19 sull'intero territorio nazionale, la necessità di individuare ulteriori misure di prevenzione per il contrasto alla diffusione del virus, in linea con gli indirizzi che il Parlamento riterrà di formulare;

            6) a valutare l'opportunità di adottare misure ulteriori, anche di carattere automatico, differenziandole sulla base della gravità territoriale della diffusione del virus, anche a livello provinciale e/o comunale, in relazione alla sostenibilità del relativo servizio sanitario e prevedendo altresì il contestuale ristoro economico per i soggetti che verranno direttamente e indirettamente penalizzati;

            7) a garantire, nelle aree territoriali in cui la soglia dell'indice RT non risulti fuori controllo, la didattica in presenza, almeno con riferimento alla scuola primaria e secondaria di primo grado, nonché la programmazione delle opportune misure concertative con gli enti territoriali, affinché la didattica in presenza possa essere ripristinata nel più breve tempo possibile anche nella scuola secondaria di secondo grado, sussistendo le medesime condizioni che permettono l'apertura delle scuole nel primo ciclo di istruzione;

            8) a rivedere il coefficiente di riempimento dei mezzi di trasporto pubblico, attualmente fissato in misura non superiore all'80 per cento dei posti consentiti dalla carta di circolazione dei mezzi stessi, prevedendo un'ulteriore riduzione della percentuale al fine di garantire agli utenti la possibilità di mantenere il distanziamento necessario ad evitare la diffusione del contagio e, di conseguenza, il diritto a viaggiare in piena sicurezza. A tal fine va conferito, inoltre, massimo impulso all'affidamento dei servizi aggiuntivi, anche di aziende di trasporto privato, al trasporto pubblico locale e scolastico attraverso la completa attuazione delle previsioni di cui al decreto-legge "agosto";

            9) a predisporre misure volte a garantire la salute del personale e degli ospiti delle RSA e delle comunità residenziali e semiresidenziali e quelle psichiatriche, predisponendo misure preventive come screening periodici;

            10) a valutare l'opportunità di un nuovo ricorso all'indebitamento - ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione - anche al fine di garantire e potenziare il sostegno al reddito ed ai lavoratori (precari, autonomi, partite IVA e PMI) dei settori produttivi dalla pandemia e ad integrare progressivamente tali misure con politiche volte alla creazione di un ambiente idoneo all'esercizio dell'attività di impresa e capace di generare un sensibile incremento occupazionale;

            11) a garantire il rafforzamento della Strategia europea per i vaccini, che permetta sviluppo, produzione e distribuzione di vaccini sicuri ed efficaci con un accesso equo, tempestivo e rigoroso per i cittadini europei, nonché a favorire ogni politica coordinata che fornisca una risposta europea comune alla pandemia, con informazioni obiettive sulla diffusione del virus e sugli sforzi efficaci per contenerlo;

            12) ad assumere ogni decisione sul ricorso alla linea di credito sanitaria del MES solo a seguito di un preventivo ed apposito dibattito parlamentare e previa presentazione da parte del Governo di un'analisi dei fabbisogni e di un piano dettagliato dell'utilizzo degli eventuali finanziamenti .

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione:

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla situazione epidemiologica e sulle eventuali ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza COVID-19:

sulla proposta di risoluzione n. 1, il senatore Verducci avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alderisi, Auddino, Barachini, Battistoni, Bossi Umberto, Cario, Castaldi, Cerno, Ciampolillo, Crimi, De Carlo, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Donno, Floris, Galliani, Iori, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Nencini, Renzi, Ronzulli, Schifani, Sciascia, Segre, Serafini, Sileri, Stabile, Tiraboschi, Turco e Unterberger.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Augussori, Mollame e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE; Rampi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Cangini e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, i senatori: Abate, Bonifazi, Botto, Castiello, Cattaneo, Doria, Giannuzzi, Guidolin, Laus, Matrisciano, Mininno, Nocerino, Ortis, Pavanelli, Ricciardi, Romagnoli e Romano.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

La Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia - Berlusconi Presidente, con lettera in data 29 ottobre 2020, ha comunicato che il senatore Ferro cessa di far parte della 6a Commissione permanente ed entra a far parte della 5ª Commissione permanente.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Ginetti Nadia, Grimani Leonardo

Disposizioni urgenti per la salvaguardia, il risanamento e la valorizzazione del Lago Trasimeno (1997)

(presentato in data 02/11/2020);

senatrice Pacifico Marinella

Norme in materia di pubblicazione di dati delle persone iscritte nel registro di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 335 del codice di procedura penale (1998)

(presentato in data 02/11/2020);

senatore Laforgia Francesco

Modifiche al codice civile in materia di classificazione e regime giuridico dei beni, nonché definizione della nozione di ambiente (1999)

(presentato in data 02/11/2020);

senatore Nannicini Tommaso

Disposizioni in materia di protezione della concorrenza e dei diritti degli utenti nel settore delle prestazioni libero-professionali (2000)

(presentato in data 02/11/2020).

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Tiraboschi Maria Virginia

Disposizioni in materia di mediazione civile e di arbitrato per una maggiore efficacia delle forme alternative di risoluzione delle controversie (1867)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita')

(assegnato in data 02/11/2020);

2ª Commissione permanente Giustizia

Regione Abruzzo

Modifiche al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, recante nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero (1948)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 02/11/2020);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. De Bonis Saverio

Modifiche al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, in materia di rapporti contrattuali (1625)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 02/11/2020);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Siri Armando ed altri

Disposizioni in materia di Flat Tax per le famiglie fiscali e di riduzione dell'Irpef e dell'Ires per il rilancio dell'economia e della semplificazione. Implementazione della Fase II e della Fase III dell'introduzione della Flat Tax (1831)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 02/11/2020);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Rufa Gianfranco

Modifica alla legge 24 dicembre 2003, n. 363, in materia di obbligo di utilizzo di paraschiena, pettorina e inserti protettivi nell'esercizio della pratica dello sci alpino e dello snowboard per i minori di quattordici anni (1668)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita')

(assegnato in data 02/11/2020);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Masini Barbara ed altri

Istituzione della figura professionale dello psicologo scolastico (1826)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 02/11/2020);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Trentacoste Fabrizio

Modifica all'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche (1940)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 02/11/2020);

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Sen. Pepe Pasquale

Disposizioni per la riduzione temporanea dei termini di pagamento degli acconti del corrispettivo di appalto (1880)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 02/11/2020);

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

CNEL

Modifiche agli articoli 125 e 186 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, concernenti un dispositivo di blocco da installare sui veicoli in uso ai soggetti condannati per guida in stato di ebbrezza (1907)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 02/11/2020);

11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Sen. Lucidi Stefano

Disposizioni in materia di riordino e aggiornamento della disciplina in materia di procedimento per la denuncia e la verifica di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di impianti elettrici di protezione contro i contatti diretti e indiretti e di impianti elettrici in aree con rischio di esplosione (1465)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 02/11/2020);

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Rizzotti Maria ed altri

Disposizioni per la diffusione degli interventi diagnostici precoci, l'attivazione degli interventi riabilitativi per la sordità congenita o acquisita e per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva (1896)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 02/11/2020);

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Regione Friuli-Venezia Giulia

Norme in materia di prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica. Modifica alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio (1938)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 02/11/2020);

Commissioni 1ª e 7ª riunite

Sen. Vallardi Gianpaolo ed altri

Riconoscimento della «canzone del Piave» come patrimonio storico e artistico della Nazione (1949)

previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 02/11/2020).

In sede referente

Commissioni 5ª e 6ª riunite

Pres. Consiglio Conte Giuseppe (Conte-II), Ministro economia e finanze Gualtieri Roberto (Conte-II) ed altri.

Conversione in legge del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (1994)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 29/10/2020);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. La Russa Ignazio ed altri

Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (1871)

previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 02/11/2020);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Bernini Anna Maria

Delega al Governo per l'efficientamento e la semplificazione dell'attuale sistema di recupero dei crediti relativi alle spese di giustizia (1947)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro)

(assegnato in data 02/11/2020);

4ª Commissione permanente Difesa

Sen. Piarulli Angela Anna Bruna

Norme sull'esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo (1950)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)

(assegnato in data 02/11/2020);

Commissioni 10ª e 11ª riunite

Sen. D'Angelo Grazia

Delega al Governo per la redazione di un testo unico per il riassetto normativo e l'integrazione delle norme in materia di promozione delle società cooperative costituite da lavoratori licenziati, beneficiari di trattamenti di integrazione salariale o dipendenti di imprese in crisi o sottoposte a procedure concorsuali (1669)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 14ª (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 02/11/2020).

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 4ª Commissione permanente Difesa in data 02/11/2020 il Senatore Mininno Cataldo ha presentato la relazione 1152-A sul disegno di legge: "Delega al Governo per la semplificazione e la razionalizzazione della normativa in materia di ordinamento militare" (1152)
(presentato in data 19/03/2019).

Affari assegnati

In data 29 ottobre 2020 è stato deferito alle Commissioni riunite 5a e 14a, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, l'affare "Definizione e implementazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza" (Atto n. 603).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 2 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 24 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/1938 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2017, concernente misure volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas e che abroga il regolamento (UE) n. 994/2010 (n. 200).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 10ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 12 dicembre 2020. Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 10ª Commissione entro il 2 dicembre 2020.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 2 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 6 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni per il compiuto adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della decisione quadro 2020/584/GAI, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri (n. 201).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 12 dicembre 2020. Le Commissioni 1ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 2ª Commissione entro il 2 dicembre 2020.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 2 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 12, commi 1 e 3, lettere h) e i), della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/625 in materia di controlli sanitari ufficiali sugli animali e sulle merci che entrano nell'Unione e istituzione dei posti di controllo frontalieri del Ministero della salute (n. 202).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 12ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 12 dicembre 2020. Le Commissioni 9ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 12ª Commissione entro il 2 dicembre 2020.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 2 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 9 e 10 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/1129, relativo al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di titoli in un mercato regolamentato, e che abroga la direttiva 2003/71/CE, e alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/1131, sui fondi comuni monetari (n. 203).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 6ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 12 dicembre 2020. La Commissione 14ª potrà formulare le proprie osservazioni alla 6ª Commissione entro il 2 dicembre 2020.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 2 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 4 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio relativo all'attuazione di una cooperazione rafforzata sull'istituzione della Procura europea «EPPO» (n. 204).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 12 dicembre 2020. Le Commissioni 1ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 2ª Commissione entro il 2 dicembre 2020.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 2 novembre 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 12, commi 1 e 3), lettere f) e i), della legge 4 ottobre 2019, n. 117 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/625 in materia di controlli ufficiali sugli animali e le merci provenienti dagli altri Stati membri dell'Unione e delle connesse competenze degli uffici veterinari per gli adempimenti comunitari del Ministero della salute (n. 205).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 12ª Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5ª Commissione permanente, che esprimeranno i rispettivi pareri entro il termine del 12 dicembre 2020. Le Commissioni 9ª e 14ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 12ª Commissione entro il 2 dicembre 2020.

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 22 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 16, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, la relazione sulle attività svolte e sui risultati conseguiti dalla Cassa Depositi e Prestiti SpA nell'esercizio 2019.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. LIV, n. 3).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Romano ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04249 della senatrice Nocerino ed altri.

Interrogazioni

RIZZOTTI, GALLONE - Ai Ministri della salute e dell'università e della ricerca. - Premesso che:

un emendamento approvato in sede di conversione del decreto-legge n. 104 del 2020, recante "Misure urgenti per la definizione delle funzioni e del ruolo degli educatori socio pedagogici nei presidi socio sanitari e della salute", ha creato numerose polemiche tra gli operatori, in quanto la norma così introdotta sovrappone le funzioni degli educatori socio-pedagogici a quelle previste dal decreto ministeriale n. 520 del 1998 nel profilo dell'educatore professionale, senza tenere conto di molteplici fattori;

l'iniziativa normativa consiste nella costruzione di un profilo per la figura dell'educatore professionale socio-pedagogico, tracciata inizialmente come qualifica con il comma 594 dell'art. 1 alla legge di bilancio per il 2018 e in seguito modificata con il comma 517 dell'art. 1, alla legge di bilancio per il 2019, che ha previsto la possibilità di operare "nei servizi e nei presidi socio-sanitari e della salute limitatamente agli aspetti socio-educativi";

per tali finalità si prevede l'emanazione di un decreto da parte del Ministro della salute, d'intesa con il Ministro dell'università e della ricerca, che deve stabilire in dettaglio le funzioni proprie degli aspetti socio-educativi, considerata la specificità del ruolo della figura professionale degli educatori socio-pedagogici;

a parere delle interroganti si tratta di una grave sovrapposizione di una professione non sanitaria a funzioni già in capo a una professione socio-sanitaria già regolamentata e normata, inquadrata nella rete ordinistica. Gli aspetti che preoccupano di questo provvedimento sono due: il primo è che tale operazione è eseguita nell'ambito socio-sanitario e della salute, dove è già presente il profilo dell'educatore professionale (ridenominato socio-sanitario dalla stessa legge di bilancio per il 2018) con una storia di 36 anni alle spalle; il secondo è che per la costruzione di un profilo sociale sia ancora una volta del tutto ignorato il riferimento alla legge quadro per la realizzazione del sistema integrato d'interventi e servizi sociali, n. 328 del 2000;

inoltre, non sono stati tenuti in nessun conto gli sforzi dei vari tavoli tecnici interministeriali e formali, nei quali si è tentato di lavorare da tempo per riallineare e risolvere le gravi incongruenze create in sede di approvazione della legge di bilancio per il 2018;

in ambito sanitario queste figure hanno avuto un iter lungo che ha riguardato tutte le professioni dell'area, iniziato con i decreti-legge n. 502 del 1992 e n. 229 del 1999, approdato al decreto istitutivo della figura dell'educatore professionale, n. 520 del 1998; poi con la legge n. 42 del 1999, che ha costruito la struttura delle professioni sanitarie con profilo, ordinamento didattico e codice deontologico; con le norme sulle equipollenze ed equivalenze dei titoli precedenti, l'autonomia e la responsabilità professionale, l'accesso alle funzioni di coordinamento e direttive, per arrivare, con la legge n. 3 del 2018, alla costituzione di albi presso l'ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (TSRM-PSTRP);

l'articolo 33-bis del decreto-legge n. 104 del 2020, dunque, non va nella direzione di unificare i percorsi formativi come da più parti richiesto, bensì in quella di frammentarli e confonderli tra loro sempre più, aumentando, tra l'altro, l'incertezza degli studenti nella scelta del loro percorso formativo, poiché accanto a una figura professionale già normata si ha ora, con la medesima denominazione, una qualifica che può accedere al mercato del lavoro svolgendo una parte delle funzioni svolte da una figura professionale regolamentata, oggetto e soggetto di precisi doveri, responsabilità e diritti, incardinata in un ordine, quello dei tecnici TSRM-PSTRP,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali siano le valutazioni in merito alla frammentazione di una professione, che dovrebbe mantenersi unica e formata dalla collaborazione di due percorsi universitari come previsto dall'art. 3 del decreto ministeriale n. 520 del 1998;

se non ritengano di dover adottare quanto prima iniziative per rivedere la norma del citato decreto "agosto", in quanto consente a personale non abilitato di svolgere funzioni già declinate per l'educatore professionale socio-sanitario con il decreto ministeriale n. 520 del 1998, afferente anche ad un sistema ordinistico, al fine di evitare casi di abusivismo professionale che inevitabilmente si verrebbero a creare.

(3-02052)

BINETTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'attenzione maggiore del Governo e in particolare del Ministero della salute è concentrato sui pazienti affetti da COVID-19 e sulle misure di prevenzione per arginare un contagio che si rivela sempre più aggressivo;

ma, come è stato detto più volte, oltre ai pazienti COVID, ci sono molte altre tipologie di pazienti, che richiedono un'attenzione continua e un livello di cura che non si può certamente abbassare;

i pazienti affetti da gravi forme di patologia reumatica sottolineano da tempo che, essendo le loro patologie su base autoimmune, sono caratterizzate da cronicità e necessitano di presa in carico continuativa, sia per l'evoluzione e il follow up delle stesse, sia per le terapie immunosoppressive che sono alla base dei trattamenti da garantire sempre per evitare esiti irreversibili della malattia;

per la diagnosi e il follow up sono richiesti normalmente diversi accessi specialistici, ambienti dedicati sia per gli esami di secondo livello (come capillaroscopie ed ecografie articolari eseguite dagli stessi reumatologi) sia per i trattamenti, spesso infusionali, che hanno necessità di stretto monitoraggio, da parte di medici specialisti, durante l'infusione stessa;

l'attuale emergenza ha richiesto un sacrificio per tutti i pazienti, ma l'impatto sui pazienti affetti da patologia reumatologica diventa ogni giorno più gravoso per la natura stessa delle diverse patologie, che rientrano nell'ampio e articolato quadro di oltre 120 diverse patologie di tipo reumatologico con bisogni differenti, molte delle quali rare e ultraspecialistiche;

in queste ore si sta registrando nuovamente una progressiva chiusura degli ambulatori, dei day hospital e day service, se non di interi reparti di reumatologia e di medicina, con conseguente e diretto impatto sul numero delle visite disponibili; si registra nuovamente anche l'annullamento degli appuntamenti per le terapie e i controlli, il tutto segnalato ai pazienti con messaggi SMS e senza un recall preciso;

con la chiusura dei reparti reumatologici e l'assegnazione di tutto il personale alla gestione dell'emergenza sanitaria, viene, inoltre, a mancare pressoché totalmente la possibilità di interventi specialistici in regime di urgenza. Ciò ha già comportato, e comporterà ancora più spesso, l'aumento del rischio di errori nella diagnosi della patologia e di conseguenza nella cura dei malati reumatologici, con grave pregiudizio per la loro salute;

il sistema è indubbiamente stressato, ma la gestione dell'emergenza da coronavirus non può condurre alla negazione dei bisogni di continuità assistenziale e di interventi specialistici in regime di urgenza di milioni di altri malati. Occorre che vengano garantite, anche a queste categorie di pazienti cronici, cure sicure, con la disponibilità 24 ore su 24 di medici specialisti competenti all'interno delle unità territoriali e dei reparti di reumatologia,

si chiede di sapere come intenda intervenire il Ministro in indirizzo a tutela di questi pazienti, dando immediate indicazioni e raccomandazioni alle Regioni, per quanto di loro competenza, anche alla luce del piano nazionale cronicità, per affiancare alla corretta gestione dell'emergenza sanitaria da coronavirus, anche la continuità nella presa in carico di milioni di altri malati cronici.

(3-02053)

BINETTI - Ai Ministri della salute e dell'università e della ricerca. - Premesso che:

da diverse legislature è stata sottoposta all'attenzione del Ministro della salute e del Ministro dell'università e della ricerca, per quanto di loro specifica competenza, la necessità di regolamentare la professione di osteopata e di chiropratico, anche ai sensi della "legge Lorenzin" (legge n. 3 del 2018, art. 7);

in Italia le persone che ricorrono alla competenza dell'osteopata e del chiropratico superano i 2 milioni, come hanno confermato recenti indagini; le persone che si rivolgono alle loro cure lo fanno con oggettivo vantaggio, ma proprio per questo occorre regolamentare la professione definendone tutti i criteri, a cominciare dal curriculum di studi;

in Europa, in particolare in Francia, negli Stati Uniti, in Canada, per citare solo alcuni dei Paesi in cui tali professioni sono più diffuse, coloro che le praticano hanno alle spalle corsi di laurea appositamente strutturati, non solo triennali. Molti di loro sono in possesso di lauree magistrali, di master di alta specializzazione e di dottorato di ricerca;

in Italia esercitano questa professione persone che hanno acquisito i loro titoli all'estero e da tempo ne chiedono l'equipollenza, che però non può essere loro concessa, perché nel nostro Paese mancano corsi di laurea analoghi con i relativi titoli riconosciuti dal Ministero dell'università e dal Consiglio universitario nazionale;

recentemente la Direzione generale delle professioni sanitarie del Ministero della salute ha elaborato e trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni un ampio lavoro condotto in collaborazione tra le diverse scuole di osteopatia in Italia; al documento del Ministero la Conferenza ha fatto alcune osservazioni chiedendo di puntualizzarne alcuni passaggi chiave;

lo stesso Ministero, in un documento del 17 settembre 2020, dopo aver preso atto delle osservazioni fatte dalla Conferenza Stato-Regioni, con cui si richiedevano alcune modifiche attualmente allo studio ha affermato che: "Ne consegue che in assenza del profilo della figura sanitaria dell'Osteopata, la relativa attività professionale non può essere esercitata, a meno che il professionista che pratica l'osteopatia non sia in possesso della laurea in medicina e chirurgia e successiva abilitazione o della laurea abilitante in fisioterapia";

a questo punto la Corte costituzionale (sentenza n. 209 del 9 ottobre 2020), respingendo il ricorso del Governo contro una legge della Regione Marche, che dava facoltà alle locali aziende sanitarie di avviare progetti sperimentali finalizzati all'inserimento dei trattamenti osteopatici, ha riconosciuto la loro legittimità in quanto "Tali progetti non implicano, infatti, sotto alcun profilo, l'anticipazione dell'esito della definizione dello statuto della figura professionale dell'Osteopata" fissando inoltre che "le modalità di svolgimento dei trattamenti osteopatici dovranno necessariamente rispettare le norme in materia";

la precisazione della Corte consente di chiarire che la sede propria di tali trattamenti è un'azienda sanitaria e che, per la tipologia sanitaria dei progetti sperimentali, sono professionisti sanitari i soggetti titolati a portarli avanti; ne consegue che l'osteopatia è un'attività sanitaria e come tale può essere posta in essere solo da professionisti sanitari;

contemporaneamente è stato pubblicato un documento-declaratoria della federazione dei fisioterapisti, che, partendo dall'art. 7 della legge n. 3 del 2018, comma 4, "La definizione delle funzioni caratterizzanti le nuove professioni sanitarie avviene evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse", afferma che: "Posto che, con ogni evidenza, le prestazioni osteopatiche sono nella competenza dei Medici Chirurghi regolarmente abilitati o dei Fisioterapisti, nella creazione di nuove figure professionali non potrà darsi una parcellizzazione o sovrapposizione per tale tipologia di prestazioni. Coerentemente con le attribuzioni di legge in capo a questa Commissione d'albo nazionale, assicureremo tutti i contributi necessari affinché il Ministero della Salute e la Conferenza Stato - Regioni possano disporre di ogni elemento utile ad evitare sovrapposizioni o parcellizzazioni con le competenze dei Fisioterapisti, essendo chiaro che il trattamento e la prevenzione delle disfunzioni del sistema muscoloscheletrico costituiscono ambito di attività propria del Fisioterapista (DM 741/1994)";

il documento conclude con un'affermazione perentoria che sembra precludere ogni possibile riconoscimento della professione di osteopata o chiropratico, se non come ulteriore specializzazione della laurea in medicina o della laurea in fisioterapia: "Resta invece di tutta evidenza che chi esercita prestazioni osteopatiche senza essere un Medico Chirurgo o un Fisioterapista, rischia oggi di incorrere nell'esercizio abusivo di professione sanitaria";

ormai da molte legislature vengono presentate istanze di vario tipo, compresi disegni di legge, per il riconoscimento della professione di osteopata e di chiropratico, partendo dal profilo professionale di tali figure in perfetta coerenza con analoghe figure presenti in molti altri Paesi occidentali ad elevato livello di competenza in campo sanitario; in tal senso va interpretata la "legge Lorenzin" n. 3 del 2018, ma dai fisioterapisti e dai tecnici della riabilitazione si è creato un forte movimento di opposizione e di aperta ostilità al loro riconoscimento, che non sembra offrire altra soluzione possibile, se non quella di acquisire prima il titolo di fisioterapista o di fisiatra,

si chiede di sapere come intendano regolarsi i Ministri in indirizzo davanti ad una situazione di oggettiva discriminazione nei confronti degli osteopati e dei chiropratici.

(3-02054)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

NUGNES - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

sabato 24 ottobre 2020 è stata autorizzata a Trieste una manifestazione in piazza della Libertà (stazione centrale) sostenuta dalla parola d'ordine "riprendiamoci la piazza", organizzata dal gruppo di estrema destra autonominatosi "Son Giusto" di estrazione manifestamente fascista e razzista;

in piazza della Libertà operano da tempo, come è noto, delle associazioni di volontariato che assistono e curano i migranti provenienti, spesso in condizioni drammatiche, dalla "rotta balcanica";

i gestori locali dell'ordine pubblico, prefetto e questore, hanno autorizzato la manifestazione senza tener in alcun conto dell'inopportunità inerente alla scelta del luogo, in palese ordine di conflittualità con una piazza notoriamente simbolo dell'accoglienza degli extracomunitari;

per quanto risulta all'interrogante, un paio d'ore prima della manifestazione del gruppo "Son Giusto" prevista per le ore 18, un centinaio di antifascisti e di difensori dei diritti civili si sono ritrovati in piazza della Libertà, in modo spontaneo e non organizzato, senza alcuno striscione e senza bandiere, opponendo pacificamente il loro dissenso alla criminalizzazione dei migranti accolti in quella piazza;

per quanto risulta all'interrogante, verso le ore 17,30 la Polizia è intervenuta intimando di liberare la piazza, altrimenti avrebbe proceduto alla denuncia di tutte e tutti gli antifascisti presenti; al loro rifiuto di sgomberare la Polizia ha deciso di caricare, bastonare, e di allontanare con violenza, con uso di spray al peperoncino, le persone che stavano dimostrando pacificamente contro la manifestazione dichiaratamente fascista, e come tale, come è noto, bandita esplicitamente dalla nostra Costituzione;

considerato che, come denunciato da un comunicato della segreteria nazionale dell'ANPI e dalla stampa locale di Trieste, il giorno successivo, domenica 25 ottobre, nel corso dell'importante cerimonia istituzionale per il 66° anniversario del ricongiungimento della città all'Italia, tra i vessilli militari è apparso indisturbato, e addirittura impreziosito dalla sosta del sindaco Roberto Dipiazza, il labaro della Decima Mas, i cui famigerati battaglioni operarono con i nazisti contro gli alleati e i partigiani, cosa che ha offeso una popolazione, che ha subito per quasi due anni il dominio del Terzo Reich e l'abominio della risiera di San Sabba,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti intenda assumere il Ministro in indirizzo di fronte a simili violazioni dei principi e delle libertà costituzionali a Trieste;

se ritenga necessario intervenire sulla gestione dell'ordine pubblico a Trieste, al fine di evitare il ripetersi di fatti gravi ed incresciosi come quelli denunciati, salvaguardando la libertà costituzionale di manifestare pacificamente contro il fascismo ed il nazismo e prendendo provvedimenti nei confronti di coloro che hanno permesso lo svolgimento di questo "sabato nero", che rimarrà nella memoria della città di Trieste, al fine di riaffermare i valori di solidarietà antifascista, interetnica ed internazionale.

(3-02051)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

CIRIANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno. - Premesso che:

il 22 ottobre 2020 il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha incontrato a palazzo Chigi il Presidente del Consiglio presidenziale libico, Fayez al-Serraj;

come si apprende dal comunicato dell'incontro, oggetto del colloquio sarebbe stata "l'attuale situazione sul terreno e il processo politico in atto sotto l'egida dell'Onu", nonché "la collaborazione economica, migratoria e securitaria";

facendo seguito agli impegni presi nell'ambito della riunione del Gruppo di contatto sul Mediterraneo centrale tenutasi a Roma nel marzo 2017, l'Italia, in relazione alle operazioni di gestione dei flussi migratori e contrasto al traffico di esseri umani, ha iniziato a fornire alla guardia costiera libica delle motovedette, garantendone la manutenzione a cura di una nave officina della Marina militare italiana presente nel porto di Ankara;

in particolare, nella tarda primavera del 2017, quando era Presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni, venivano consegnate 10 motovedette, mentre altre 10 nel novembre 2018, nel corso del cosiddetto primo Governo Conte;

considerato che:

da una nota della Commissione europea dello scorso 5 ottobre, emerge che tra il 2017 ed il 2018 la Guardia costiera italiana ha sostenuto la Guardia costiera libica con 1,8 milioni di euro dal fondo per la sicurezza interno, con una valutazione delle capacità di ricerca e salvataggio della stessa guardia costiera, con la notifica formale della zona libica di ricerca e salvataggio presso l'IMO (Organizzazione marittima internazionale) e con lo sviluppo di uno studio di fattibilità per la costituzione di un centro per il coordinamento del soccorso marittimo;

il 20 ottobre il Ministero della difesa turco ha diffuso immagini in cui si vedevano i militari turchi impegnati nell'addestramento di uomini della Guardia costiera libica a bordo di motovedette donate alla Libia dall'Italia nel 2018;

autorevoli fonti stampa inquadrano la situazione nell'ambito di un'operazione congiunta tra Tripoli e Ankara, che porterà Libia e Turchia ad avere il controllo sui flussi migratori, utilizzando anche i mezzi messi a disposizione dalla Guardia costiera italiana, determinando una situazione in cui il presidente turco Erdogan controllerebbe di fatto l'immigrazione, sia sulla rotta balcanica, che su quella del Mediterraneo centrale;

la situazione, oltre a determinare l'insorgere della necessità e indispensabilità dei dovuti chiarimenti rispetto alla gestione di risorse strumentali e finanziarie messe a disposizione dal Governo italiano nell'ambito di un'operazione internazionale coordinata e volta a gestire i flussi migratori nel Mediterraneo centrale, ha evidenziato la debolezza della posizione italiana nello scenario: una debolezza già emersa in relazione allo stallo, tuttora persistente, sul fronte delle trattative per la liberazione dei 18 pescatori di Mazara del Vallo che da ormai due mesi sono detenuti in Libia;

gli interroganti ritengono invece che sia doveroso che l'Italia torni ad avere un ruolo da protagonista negli avvenimenti che stanno profondamente modificando il Mediterraneo e nella definizione di strategie e modalità di intervento: la nostra nazione dispone di mezzi, risorse e competenze più che adeguati per pretendere un ruolo incisivo e la posta in gioco è troppo alta per subire passivamente gli eventi facendo da spettatori inerti,

si chiede di sapere se, nel corso dell'incontro dello scorso 22 ottobre, sia stata debitamente discussa la possibile ingerenza della Turchia nell'operato della Guardia costiera libica e se la situazione attuale non determini il rischio che gli enormi sforzi ed il grande contributo che l'Italia ha fornito per consentire lo svolgimento delle attività di ricerca e salvataggio possano venire vanificati.

(4-04342)

PARRINI - Ai Ministri per la pubblica amministrazione, dell'interno e dell'economia e delle finanze. -

(4-04343)

(Già 3-01326)

URRARO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

il rapido incremento del numero di contagi da COVID-19 in Italia sta creando un clima di forte preoccupazione e di incertezza nella popolazione e il Governo sta intervenendo con solerti emanazioni di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, più che con interventi e programmazioni strutturati e preventivi a supporto della cittadinanza;

il rischio di una seconda ondata era altamente prevedibile, e pertanto, con altrettanta solerzia, ci si aspettava dal Governo l'adozione di misure per creare le migliori condizioni per arrivare preparati ad affrontare questa nuova sfida;

purtroppo, ad oggi, la situazione si presenta ancora instabile e lontana dall'assicurare ai cittadini un livello di preparazione delle strutture sanitarie e ospedaliere nell'accogliere e assistere, non solo l'elevato numero di pazienti COVID atteso, ma di garantire alla popolazione l'adeguato livello di assistenza anche per tutte le altre patologie;

l'ospedale "Santa Maria della pietà" di Nola (Napoli) ha già subito una chiusura temporanea del pronto soccorso per far fronte al drammatico aumento di ricoveri di pazienti COVID e sembra prossima la decisione di convertire l'ospedale in COVID hospital, con evidenti riflessi sanitari e sociali drammatici, dimostrando nessuna attenzione e sensibilità verso le esigenze dei cittadini e dei pazienti non COVID;

l'ospedale Santa Maria della Pietà interessa un'area molto vasta ed oltre 500.000 cittadini rimarrebbero senza la struttura di riferimento per visite specialistiche, la cura di gravi patologie e il pronto intervento, provocando una vera e propria paralisi di tutti i reparti ospedalieri, lasciando l'intera area dell'agro nolano priva del presidio sanitario di riferimento, non garantendo in tal modo alla cittadinanza interessata l'assistenza sanitaria ordinaria e d'emergenza;

considerando che, pur nella consapevolezza della necessità di incrementare l'assistenza per i pazienti COVID, data la situazione di estrema gravità, convertendo diverse strutture ospedaliere in COVID hospital, è quando mai necessario garantire alla cittadinanza, attraverso una riorganizzazione dell'assistenza ospedaliera a livello territoriale, la necessaria assistenza anche per tutte le altre situazioni cliniche o per le diverse patologie,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale situazione e come intenda intervenire al fine di assicurare a tutta la popolazione la necessaria assistenza sanitaria, in particolare per gli oltre 500.000 cittadini che fanno riferimento all'ospedale Santa Maria della Pietà di Nola;

se esista un piano di riorganizzazione sanitaria territoriale che assicuri e garantisca a tutti i malati le prestazioni e l'assistenza sanitaria necessarie, individuando quindi alternative valide e fruibili, senza creare ulteriori disagi.

(4-04344)

URRARO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

nella giornata del 26 ottobre 2020, l'ufficio di presidenza del Tribunale di Napoli ha emanato un decreto che dispone la fine di fatto dell'ufficio del giudice di pace di Capri;

il provvedimento segue la triste dipartita dell'unico dipendente in servizio stabile e dispone il trasferimento delle udienze presso la sede centrale del Tribunale di Napoli fino al 31 dicembre 2020, nelle more di eventuali ulteriori interventi ministeriali;

in base all'attuale accordo sindacale vigente sulla mobilità, non è possibile destinare nell'immediato ulteriore personale all'ufficio del giudice di pace di Capri, in quanto è in corso di pubblicazione un interpello volontario per trovare personale da destinare all'ufficio dell'isola;

questo provvedimento danneggia gli abitanti dell'isola e mette a dura prova la necessaria garanzia di giustizia per coloro che sono impossibilitati a raggiungere la terraferma, soprattutto in un momento in cui il Governo invita i cittadini ad evitare spostamenti;

costringere avvocati e cittadini a recarsi fuori dall'isola aumenta il rischio di portare il virus nell'isola stessa;

in Campania la situazione dei contagi è al limite della gestibilità, e si rende ancora più necessario, quindi, un intervento immediato del Ministero della giustizia al fine di rimediare ai disagi arrecati agli abitanti dell'isola;

questo provvedimento fa sì che ai cittadini non possa essere offerto un servizio fondamentale, dal momento che l'incertezza si ripercuote sulla programmazione;

considerato che, nei prossimi mesi, il Governo è chiamato ad allocare ingenti risorse provenienti dal "recovery fund" e ha individuato nella celerità della giustizia una delle sue principali prerogative,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno destinare immediatamente nuovo organico al giudice di pace di Capri per evitare la chiusura definitiva dell'ufficio con grande danno per l'isola e gli isolani.

(4-04345)

CASTIELLO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

dall'analisi condotta dall'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'università Cattolica del Sacro Cuore a opera del professor Carlo Cottarelli risulta che sull'aumento dei posti letto in terapia intensiva, nella graduatoria di 21 posizioni (regioni e province autonome) la Campania occupa una delle ultime, classificandosi al 16° posto. Ed infatti, sulla scorta del decreto rilancio, gli ospedali della Campania avrebbero dovuto implementare il numero dei posti in rianimazione, raggiungendo la percentuale di 14 letti ogni 100.000 abitanti, laddove, a quanto risulta, tale percentuale si attesta sulla metà soltanto (7 posti letto ogni 100.000 abitanti);

tale ridotta percentuale non è accettabile, considerata l'allarmante diffusione dei contagi, che vede la Campania seconda solo alla Lombardia;

con la recente attivazione presso l'ospedale di Agropoli del centro COVID è stata data una soltanto parziale risposta alle esigenze di adeguamento delle strutture sanitarie nella parte sud della provincia di Salerno, nonostante l'impellente necessità di evitare la congestione dei grandi ospedali metropolitani (in particolare quelli di Napoli e di Salerno, prossimi alla saturazione);

il completamento della rete si impone come necessità ineludibile alla luce degli ultimi dati epidemiologici;

l'ospedale di Sant'Arsenio costituisce un presidio potenzialmente utile, per la sua ubicazione baricentrica, a potenziare l'offerta delle prestazioni sanitarie nel vallo di Diano e per decongestionare il considerevole afflusso di pazienti all'ospedale "Luigi Curto" di Polla, che negli ultimi giorni si sta accentuando, in misura non più sostenibile,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente della circostanza che l'ospedale di Sant'Arsenio resta attualmente inutilizzato come struttura COVID e quali iniziative intenda promuovere, nell'ambito della competenza concorrente nella materia sanitaria affidatagli dall'art. 117 della Costituzione, affinché l'ospedale stesso venga attrezzato come centro COVID, concorrendo all'adeguamento del rapporto numerico tra letti e popolazione che nella regione Campania risulta largamente inferiore rispetto al rapporto di 14 letti ogni 100.000 abitanti fissato dal decreto rilancio.

(4-04346)

DE PETRIS - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

al fine di contrastare la diffusione e ridurre i rischi connessi all'emergenza epidemiologica da COVID-19 il Governo e le autorità regionali e locali preposte alla tutela della salute pubblica hanno adottato, nel corso degli ultimi mesi, articolate e significative misure finalizzate al rafforzamento del sistema di assistenza sanitaria e al sostegno socio-economico dei settori produttivi maggiormente colpiti dalla pandemia e dalle conseguenti restrizioni disposte a tutela della salute;

tali misure, connesse alla reiterata dichiarazione di stato di emergenza epidemiologica prorogata attualmente fino al 31 gennaio 2021, sono state assunte con carattere d'urgenza e ricorrendo ad un indebitamento straordinario;

nell'ambito della situazione emergenziale, alle Regioni, anche quelle a statuto speciale, sono demandate specifiche funzioni da esercitare su base territoriale in coordinamento con le determinazioni governative, finalizzate alla salvaguardia e alla tutela della salute delle cittadine e dei cittadini e alla gestione della crisi economica e sociale derivante dalla pandemia;

le prescrizioni emanate dalle autorità sanitarie sono basate sulle attuali conoscenze scientifiche circa le principali modalità di trasmissione dell'infezione da SARS-CoV-2 e, a tale proposito, sono state adottate particolari misure di prevenzione dell'infezione anche attraverso l'opportuno o necessario uso di DPI (dispositivi di protezione individuali), di mascherine chirurgiche o filtranti facciali (FFP) per l'assistenza diretta ai casi COVID-19, o di possibile contatto con soggetti contagiosi, anche asintomatici;

considerato che:

la motivata adesione della popolazione alle citate misure di prevenzione riveste un ruolo fondamentale affinché lo Stato possa perseguire con efficacia gli obiettivi delineati;

le misure governative vengono adottate sentiti Regioni e gli enti locali e sono rese operative tramite provvedimenti amministrativi di tipo organizzativo e finanziario, in capo alle rispettive responsabilità burocratiche;

ritenuto che:

l'ampiezza e il peso dei sacrifici richiesti a tutte le cittadine e i cittadini sul piano delle libertà individuali, le specifiche limitazioni del diritto allo studio, le restrizioni imposte, in particolare su talune categorie produttive e più in generale su tutte le lavoratrici e i lavoratori, fanno pretendere, da parte delle pubbliche amministrazioni e dei loro responsabili, comportamenti di assoluto rigore sul piano della legalità, della trasparenza, dell'efficienza e dell'efficacia;

vanno quindi individuate, attraverso atti coerenti di controllo, le eventuali condotte dolose, gravemente colpose o negligenti, da parte dei dirigenti e dei funzionari preposti ai procedimenti connessi alla gestione dello stato emergenziale, e che, conseguentemente, vanno severamente sanzionate;

atteso che:

si è avuta notizia, tramite gli organi di stampa, dell'inchiesta avviata dalla Procura di Cagliari sull'acquisto, tramite affidamento diretto, da parte della protezione civile sarda, di una fornitura di 4 milioni di pezzi tra mascherine chirurgiche e DPI destinati agli ospedali della Sardegna, per un importo di oltre 18 milioni di euro; dispositivi che sono risultati essere privi della necessaria attestazione di conformità alle normative nazionali e comunitarie e dunque inutilizzabili;

nell'ambito di tale inchiesta l'imprenditore Renato De Martin, amministratore della Demar Hospital Srl con sede a Reggio Calabria, è finito agli arresti domiciliari con l'accusa di frode nelle pubbliche forniture;

sempre sugli stessi fatti sarebbe stata avviata un'indagine conoscitiva da parte dell'ANAC per valutare la legittimità della procedura di affidamento diretto della fornitura, avvenuta in deroga alle disposizioni del codice degli appalti, prevista dalle ordinanze n. 630, n. 638 e n. 639 del capo del Dipartimento della protezione civile;

tale fatto ha comportato un evidente danno per l'amministrazione pubblica sotto il profilo economico-finanziario, ma anche, di riflesso, sulla salute dell'intera popolazione sarda e in particolare di operatori sanitari, del soccorso e della protezione civile, a causa dei gravi disagi derivanti dal protrarsi dell'indisponibilità dei DPI oggetto dell'acquisto, valutati necessari ai fini delle doverose precauzioni per scongiurare il diffondersi dell'epidemia;

tale fatto è stato causato da comportamenti amministrativi negligenti o quantomeno incauti da parte della protezione civile regionale e di tutte le altre strutture amministrative e burocratiche coinvolte nel procedimento,

si chiede di sapere:

se si sia a conoscenza del fatto descritto, in considerazione dell'attività di coordinamento svolta dal Governo sugli interventi di contrasto alla diffusione dell'epidemia da COVID-19, e in relazione alle interlocuzioni in atto con le Regioni, finalizzate ad assicurare agli operatori e ai cittadini, nell'intero territorio nazionale, i necessari strumenti di protezione;

se tale fornitura sia stata attivata con l'impiego di risorse comunitarie, statali o regionali;

se siano stati distribuiti ad operatori sanitari e del soccorso DPI non certificati, tali da determinare rischi per la salute degli stessi operatori e delle persone da loro assistite, oltre che dell'intera comunità;

se lo Stato, in questa particolare fase, non abbia poteri di verifica da attivare con urgenza, avuto riguardo alle procedure di controllo e sanzione dell'operato delle strutture regionali di protezione civile, titolari di procedimenti diretti o su delega, finalizzati alla gestione della crisi pandemica;

se si siano verificati casi simili, nei fatti e nelle conseguenze, in altre regioni d'Italia, e quale sia la stima dei danni eventuali per la finanza pubblica, oltre a quelli alle persone (operatori sanitari e cittadini), considerata la grave crisi economica e sociale in atto, e l'esigenza di assicurare tempestivamente i doverosi risarcimenti alle attività imprenditoriali e alle lavoratrici e ai lavoratori a rischio occupazionale, a causa dei provvedimenti di confinamento;

quali iniziative amministrative e legislative intenda promuovere il Governo per prevenire, contrastare e reprimere fatti gravi come quelli descritti.

(4-04347)

STEFANI, PILLON, PELLEGRINI Emanuele, URRARO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

nella casa circondariale di Campobasso, in data 29 ottobre 2020, un detenuto di origine nigeriana ha aggredito 4 agenti della Polizia penitenziaria, strappando con i denti l'orecchio di uno di loro;

l'uomo ha ingoiato il pezzo di carne reciso all'agente e solo a quel punto è stato immobilizzato e reso innocuo dagli agenti increduli di fronte a quanto stava accadendo;

lo stesso detenuto nigeriano nel recente passato si sarebbe reso protagonista di altri atti di violenza nei confronti degli agenti di Polizia penitenziaria; a quanto pare il carcerato soffrirebbe di una patologia psichiatrica;

ad oggi resta irrisolto il problema dei detenuti psichiatrici reclusi nelle carceri italiane, come più volte denunciato dai sindacati;

considerato che ampia è la platea dei difensori dei diritti dei detenuti, ma gli stessi si dimenticano sistematicamente dei servitori dello Stato, come gli agenti di Polizia penitenziaria e gli appartenenti alle forze dell'ordine, che ogni giorno rischiano la vita per la salvaguardia dei cittadini e delle istituzioni,

si chiede di sapere:

quali interventi ritenga opportuno adottare il Ministro in indirizzo al fine di tutelare l'incolumità e la salute fisica e psichica degli agenti di Polizia penitenziaria;

quali misure intenda adottare per risolvere l'annosa questione dei detenuti affetti da patologia psichiatrica.

(4-04348)

DE POLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

da fonti di stampa si apprende della decisione di Trenitalia di sopprimere dalla prossima settimana 4 corse andata e ritorno sulla direttrice Venezia-Padova-Roma-Napoli e 2 sul percorso Venezia-Padova-Vicenza-Verona-Brescia-Milano;

sarebbe anche prevista la soppressione dei 2 treni "Freccia", con partenza da Bolzano, delle ore 15,15 per raggiungere Roma passando per Trento e Verona e delle ore 8,45 per Milano, sempre via Verona;

già la soppressione del treno direttissimo "Frecciarossa" Venezia-Padova-Roma delle ore 6.06 con arrivo a Roma alle ore 9.30, sostituito da un "Frecciargento" alle ore 6.25 con arrivo alla stazione Termini alle ore 10.10, ha creato notevoli disagi a migliaia di lavoratori;

considerato che:

l'adozione dello smart working da parte di molti lavoratori pendolari e l'obbligo per gli studenti degli istituti superiori e delle università di seguire la didattica a distanza potrebbe portare ad un ridimensionamento del 10 per cento dei treni regionali;

gli effetti della soppressione delle corse dell'alta velocità ricadranno, inevitabilmente, sia sui lavoratori addetti ai treni e alle stazioni che sull'indotto (pulizie dei convogli, ristorazione),

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi opportuno intervenire, per quanto di sua competenza, per evitare che venga adottata la decisione presa da Trenitalia, penalizzante per il Veneto già sfavorito da infrastrutture mai realizzate o in attesa da anni di essere completate.

(4-04349)

URSO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

rimbalza con sempre maggiore insistenza sui principali organi di informazione la notizia del piano di fusione tra il gruppo bancario italiano Unicredit e l'istituto di credito Monte dei Paschi di Siena;

secondo quanto riportato da "Il Sole-24 ore" lo scorso 31 ottobre 2020, l'operazione, che potrebbe concludersi entro l'anno, sarebbe attuata secondo un piano di fusione, attualmente all'attenzione del Ministero dell'economia e delle finanze, che si articolerebbe su un "doppio binario" che vede contestualmente, da un lato, un intervento di ristrutturazione e ricapitalizzazione della banca, e, dall'altro, la successiva integrazione con Unicredit, a sua volta attualmente impegnato in un piano per lo scorporo tra le attività domestiche e quelle europee;

nell'ambito di quest'ultima operazione, in particolare, Monte dei Paschi di Siena andrebbe ad essere integrato nella parte "italiana", mentre le altre attività andrebbero incardinate nell'ambito di un'ulteriore operazione straordinaria coordinata a livello europeo con una banca tedesca o francese;

l'aumento di capitale necessario per ripristinare il patrimonio di vigilanza del Monte dei Paschi di Siena avrebbe un costo stimato tra i 1,5 e 2,5 miliardi di euro che sarebbe coperto da un intervento statale, mentre ulteriori accantonamenti si rendono necessari a copertura dei rischi legali connessi alla recente condanna in primo grado degli ex vertici della Banca, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola;

appare utile ricordare come Monte dei Paschi di Siena sia stata già destinataria di un intervento pubblico di ammontare pari a 5,4 miliardi di euro per la ricapitalizzazione precauzionale nell'ambito del piano di ristrutturazione della banca nel corso del 2017;

nel corso della gestione dell'amministratore delegato Jean Pierr Mustier gli assetti societari di Unicredit registrano la rilevante cessione di alcuni "gioielli italiani", quali Fineco, ceduta nel 2019, e Pioneer Investments, ceduta alla francese Amundi del gruppo Crédit Agricole, sempre a favore di gruppi francesi, peraltro competitori con quelli italiani;

inoltre, il gruppo ha avviato una progressiva contrazione della propria presenza sul territorio nazionale, come attestato dal piano industriale per il periodo 2020-2023, nel quale è stato previsto un taglio di circa 8.000 dipendenti di cui 6.000 in Italia e la chiusura di 500 filiali, di cui 450 in Italia, mentre negli ultimi anni è stata rafforzata proprio la presenza estera nei mercati dell'Europa centrale;

il gruppo Unicredit, sotto la gestione Mustier, ha sostanzialmente modificato il proprio assetto azionario, in particolare si evidenzia che agli inizi del 2017 è stato realizzato un piano di dismissione di "non performing loan", di tale dimensione e a prezzi di saldo da comportare un'altrettanto importante ricapitalizzazione che di fatto è stata sottoscritta solo da investitori stranieri, determinando la riduzione in minoranza degli azionisti italiani;

il 13 ottobre 2020, il consiglio di amministrazione di Unicredit ha cooptato all'unanimità il professor Pier Carlo Padoan quale miglior candidato per la posizione di presidente per il mandato 2021-2023, circostanza che ha suscitato forti reazioni politiche in ordine alla sussistenza di molteplici conflitti d'interesse e di un intreccio di ruoli e competenze, specie in relazione agli interventi disposti, nel ruolo di Ministro dell'economia e delle finanze proprio per il salvataggio di Monte dei Paschi di Siena nel 2017;

è stata appena annunciata l'acquisizione di Borsa italiana da parte della piattaforma borsistica europea a trazione francese "Euronext" con la partecipazione di Cassa depositi e prestiti;

dalla stampa si apprende inoltre della possibile operazione di fusione tra BPM e Crédit Agricole, operazione che anche in questo caso potrebbe vedere la finanza francese in posizione maggioritaria;

è infine tuttora in corso il riassetto di Mediobanca, che la Banca centrale europea ha autorizzato il gruppo finanziario Delfin ad aumentare il proprio capitale in Mediobanca sino al 20 per cento, con possibili conseguenze anche sulla governance di Assicurazioni generali;

alla luce dei molteplici risvolti della complessa operazione specie per i profili relativi all'impatto sulla finanza pubblica e della tutela e preservazione dell'interesse nazionale, appare quanto mai necessario e opportuno richiedere i dovuti chiarimenti,

si chiede di sapere:

quale sia, alla luce del deterioramento della situazione patrimoniale determinato anche dalla crisi economica ingenerata dall'epidemia da COVID-19 e delle recenti vicende giudiziarie che investono l'istituto di credito, il piano del Governo relativo a Monte dei Paschi di Siena e quale sia il costo ulteriore e l'impatto sulla finanza pubblica;

quale sia il costo sociale dell'operazione illustrata, in termini di esuberi e impatto sui livelli occupazionali;

se la nomina di Pier Carlo Padoan alla presidenza di Unicredit sia considerata appropriata alla gestione della complessa operazione illustrata, specie in relazione ai molteplici elementi di conflitto di interessi connessi agli incarichi attuali e pregressi e in particolare al precedente ruolo espletato per il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena in qualità di ex Ministro dell'economia;

se il Governo abbia valutato il giusto contemperamento tra gli interessi in campo e se, nell'ambito del piano di riassetto di Unicredit e dell'operazione di scorporazione tra le attività italiane e quelle estere, non sia identificabile un forte sbilanciamento verso gli interessi dell'asse franco-tedesco e se escluda che la parte internazionale delle attività così scorporate possa essere ceduta a partner stranieri;

se tutto ciò non appaia corrispondere a quanto da tempo è nell'aspirazione della finanza francese per il controllo degli asset principali del sistema bancario, finanziario e assicurativo italiano, con la rinuncia anche alla presenza estera della finanza italiana oggi identificata proprio in Unicredit.

(4-04350)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):

3-02052 delle senatrici Rizzotti e Gallone, sul profilo dell'educatore professionale socio-pedagogico.