Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 262 del 07/10/2020
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
262a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 7 OTTOBRE 2020
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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,
indi del vice presidente CALDEROLI,
del vice presidente TAVERNA
e del vice presidente LA RUSSA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,39).
Si dia lettura del processo verbale.
MONTEVECCHI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Sulla scomparsa di Carla Nespolo
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi) Signori senatori, desidero rivolgere un commosso pensiero di vicinanza e cordoglio ai familiari, ai parenti e agli amici della senatrice Carla Nespolo, scomparsa domenica scorsa dopo una lunga malattia. Donna di vivace intelligenza e forti principi morali, Carla Nespolo è stata tra le principali protagoniste di tante battaglie sociali, culturali e legislative della nostra storia.
Nata negli anni più bui e drammatici del secondo conflitto mondiale, in un'Italia divisa dall'odio e dalla violenza fratricida, Carla Nespolo non aveva fatto la resistenza ma ne aveva ereditato lo spirito, insieme a un amore incondizionato per quegli ideali di libertà e di democrazia che sono il cuore della nostra Costituzione. Su quegli ideali ha costruito la sua vita e la sua opera prima come insegnante e poi come donna di valore al servizio dei cittadini e delle istituzioni. Un percorso iniziato giovanissima come consigliere provinciale ad Alessandria a soli ventisette anni e culminato con la sua elezione prima alla Camera dei deputati e poi al Senato della Repubblica.
Nel corso dei suoi quattro mandati parlamentari Carla Nespolo è stata firmataria e relatrice di importanti disegni di legge in materia di lavoro, istruzione, diritti delle donne, tutela dell'ambiente e dei territori; un impegno politico vissuto sempre con passione, coerenza, instancabile fedeltà ai suoi ideali, intelligenza e non comune apertura al dialogo e al confronto democratico, quella stessa passione che ha contraddistinto la sua azione all'interno dell'Associazione nazionale partigiani italiani di cui è stata prima presidente donna.
Sempre presente a ogni manifestazione ed ad ogni anniversario, fino a quando la malattia glielo ha concesso, non ha mai smesso di difendere, raccontare e tramandare, soprattutto alle più giovani generazioni, l'eredità storica e culturale della Resistenza. Con Carla Nespolo ci lascia una donna straordinaria, l'esempio di uno spirito combattivo e determinato a dimostrare sempre il valore inestimabile di un Paese veramente libero da soprusi, prevaricazioni e violenze.
In ricordo della senatrice Carla Nespolo invito pertanto l'Aula ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).
COMINCINI (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMINCINI (IV-PSI). Signor Presidente, deputata dal 1976 al 1983 e senatrice dal 1983 al 1992, Carla Nespolo è stata presidente dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia negli ultimi tre anni, la prima presidente donna, la prima non partigiana. Come ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con Carla Nespolo perdiamo un'appassionata testimone ed una fervida sostenitrice dei valori della Costituzione.
Da insegnante iniziò la sua opera di contrasto educativo e culturale a ogni forma di violenza e razzismo, proseguita poi nell'impegno parlamentare e quindi nella guida dell'ANPI. Per ragioni anagrafiche Carla Nespolo non aveva combattuto la Resistenza, ma era senza dubbio partigiana nelle idee e negli ideali, una profonda conoscitrice della storia e del suo valore. Anche questa sua passione spiega l'intransigente contrasto alla xenofobia. In un'intervista a Repubblica del 21 febbraio del 2018 aveva dichiarato: «Una cosa deve essere chiara: il fascismo trova il suo humus culturale nel razzismo. Le due cose vanno combattute insieme: dire ai poveri che i loro nemici sono i più poveri è la cosa più antidemocratica e ingiusta che si possa fare».
C'è chi potrebbe chiedersi cosa serva oggi, a distanza di settantacinque anni dalla Liberazione, un'associazione di partigiani come quella presieduta da Carla Nespolo fino alla morte. Oltre che a combattere la malerba del fascismo, è Carla Nespolo stessa che ci dà il senso ed il valore di questa presenza ancora oggi. Durante i terribili venti mesi di guerra, i partigiani hanno sperimentato la forza dell'unità e sono riusciti a stare insieme, pur venendo da mondi diversi. Serve questo per rendere un Paese libero e democratico. Mantenere viva la memoria di quell'impegno e di quel sacrificio che sta alle fondamenta stesse della nascita della nostra Repubblica e della scrittura della nostra Costituzione è un dovere civico e politico importante. Carla Nespolo per prima lo ha fatto senza avere direttamente vissuto l'impegno nella Resistenza. Oggi il testimone della memoria e della lotta ad ogni fascismo deve passare a qualcuno di più giovane, che si farà nuovo testimone per tutti.
Carla Nespolo ha saputo fare dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia e dei suoi valori di democrazia non un reliquiario da onorare, ma un'esperienza a servizio di tutti per continuare a costruire il futuro.
Ciao Carla. Ciao comandante. Bella, ciao. (Applausi).
LAFORGIA (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAFORGIA (Misto-LeU). Signor Presidente, ringrazio per l'occasione che viene offerta all'Assemblea per fare quella che io penso non possa che essere una doppia commemorazione. Da un lato, infatti, ricordiamo la figura di Carla Nespolo nella funzione che ha esercitato tanto più e soprattutto nella fase finale della sua esistenza, senza togliere nulla alla biografia importante che lei stessa, Presidente, ricordava e cioè quella di essere stata prima donna a capo di una grande organizzazione, anche molto complessa. In molti non conoscono infatti le dinamiche interne dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia.
Prima donna a capo di un'organizzazione così importante e così complessa, ha svolto la sua funzione con grande determinazione, con caparbietà e anche con molta sensibilità, come quella che solo una donna può portare dentro un contesto di quel genere. Chi l'ha frequentata, chi ha avuto questo privilegio nei mesi più difficili della sua esistenza, prima che Carla si spegnesse, può raccontarci e ci ha raccontato di quanto fosse forte la sua determinazione nel portare avanti l'esercizio della sua funzione fino all'ultimo minuto disponibile e fino all'ultima risorsa fisica disponibile.
Smuraglia, presidente emerito dell'Associazione, racconta di quando recentemente Carla lo chiamò nel cuore della notte perché assillata dal fatto che bisognasse ragionare e assumere una posizione su una vicenda politica. Carla Nespolo era infatti questo e interpretava la sua funzione in questo senso, in un rapporto vivo con la società italiana e con il mondo dell'associazionismo, soprattutto non si è mai sottratta e non ha mai sottratto la sua associazione alle partite importanti della politica italiana, assumendo di volta in volta la posizione che lei riteneva fosse quella giusta, cioè quella di stare dalla parte della Costituzione e in difesa dei suoi valori. Carla Nespolo è stata tutto questo.
Presidente, in questi pochi minuti che ci vengono offerti c'è però un ulteriore significato di questa commemorazione che naturalmente vive in ragione del ricordo e della memoria di Carla Nespolo. L'occasione che noi dobbiamo darci e che soprattutto dobbiamo fornire al Paese in una discussione che va aumentata di scala, nel dibattito pubblico, deve ruotare attorno ad una domanda: cosa vuol dire essere antifascisti nell'Italia di oggi? Questo era un assillo di Carla Nespolo, così come lo è stato di tutti i presidenti dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia che l'hanno preceduta.
Ci sono, Presidente, due nemici che dobbiamo contrastare, al di là dell'appartenenza ai campi politici. Da un lato, una sorta di revisionismo strisciante, che esiste nel nostro Paese, più o meno esplicito, e che confonde in modo truffaldino la pietà che dobbiamo avere per i morti, tutti, e le vittime, tutte, con l'idea però che dobbiamo preservare e conservare, secondo la quale in ogni passaggio della storia c'è chi si siede dalla parte della ragione e chi invece decide deliberatamente di stare da un'altra parte. Questo è un punto importante che va conservato e che deve far parte del patrimonio condiviso di un'intera comunità e di un intero Paese.
C'è però un secondo nemico più subdolo, e su questo Carla ha combattuto ed ha esercitato la sua funzione in nome di questo contrasto. E cioè l'idea che non c'è soltanto una pagina della storia buia di questo Paese che richiama alla vicenda del fascismo, poiché il fascismo di ritorno non ha bisogno di divise per ripresentarsi nella storia, ma entra nelle pieghe della società in modo più insidioso e subdolo perché ha un volto diverso: quello del sopruso, della violenza, della negazione delle differenze, del razzismo, del contrasto al valore assoluto, che è quello della pace. Spesso dimentichiamo questa parola anche nelle nostre discussioni e quanto sia importante.
Qui c'è la lezione di una figura importante come quella di Carla Nespolo, cioè l'idea che i valori della Resistenza e dell'antifascismo sono i valori delle nostre radici costituzionali e non sono relegabili semplicemente a una pagina di storia, ma devono vivere il rapporto con la società.
In questo senso è molto importante la sottolineatura che ha fatto il collega che mi ha preceduto, perché è un passaggio inedito, ma fondamentale. Carla non era una partigiana in senso storico; non ha partecipato alla Resistenza, non fosse altro che per ragioni anagrafiche, ma la scelta dell'ANPI è caduta sulla sua figura anche in ragione del fatto che non fosse una partigiana in senso storico. Ma Carla partigiana lo era, perché sapeva da che parte stare; sapeva che doveva stare dalla parte della Costituzione e in questo senso penso debba essere ricordata, appunto, come una partigiana. Perché una persona che lavora e combatte nel segno della libertà muore anche per la libertà come ogni partigiano.
Grazie, Carla, per quello che hai fatto. Ci mancherai. (Applausi).
BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, Antonio Gramsci ha scritto: «Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani».
Carla Nespolo non ha fatto la Resistenza, ma ha vissuto intensamente e politicamente; ha dimostrato cosa significa essere partigiani per le libertà, per la Costituzione. Per questo è diventata presidente dell'ANPI; prima donna, primo presidente che non ha fatto la Resistenza. Il nostro ricordo è per la sua intensa e autentica passione civile. (Applausi).
ROSSOMANDO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, «combattente» è l'aggettivo più ricorrente nel ricordare Carla Nespolo in questi giorni. Voglio anch'io adoperarlo per la cifra della sua vita e del suo impegno politico, istituzionale e civico. Carla Nespolo se n'è andata a settantasette anni, dopo una lunga attività politica, svolta dentro e fuori le istituzioni, spesa ininterrottamente per rendere più robusta la coscienza democratica, più salde le istituzioni, più forte l'impegno nel miglioramento della società nazionale, che, per lei e la sua parte politica, significava diritti dei lavoratori, giustizia sociale, lotta contro ogni forma di discriminazione, economica e di genere.
Parlamentare del Partito Comunista Italiano e del PDS, eletta in Piemonte, declinò il suo lavoro alla Camera, prima, e al Senato, poi, occupandosi di riforma della scuola secondaria, di emittenza radiotelevisiva, di ambiente e dei problemi di emancipazione delle donne. Combattente, dunque; prima donna - è stato detto - eletta presidente dell'ANPI e prima presidente a non aver partecipato direttamente, per motivi anagrafici, alla Resistenza. Ma proprio per questo è importante la sua esperienza e il lavoro che ha fatto come ponte, come generazione ponte tra un prima e un dopo.
Sono elementi che hanno connotato il suo impegno nell'ANPI. Penso all'allestimento del Memoriale della Resistenza, un giacimento di memoria collettiva; ma penso soprattutto a come ha inteso essere dirigente dell'ANPI.
Luciana Castellina l'ha definita: «Una grande partigiana dell'epoca presente», una combattente che ha interpretato il suo ruolo come impegno a schierarsi da una parte e che si è battuta molto per le celebrazioni del 25 aprile, fino alla fine.
Voglio citare quanto disse a proposito della memoria: l'ANPI «serve per continuare una memoria che non è retorica, ma lotta per la costruzione di un Paese migliore». E ricominciare dalla Costituzione vuol dire esattamente non ricominciare come prima. Già, perché il collegamento tra la lotta di liberazione e la Costituzione è stata la cifra del suo impegno politico e del messaggio che ha inteso sostenere, diramare e trasmettere alle generazioni di oggi e di domani.
Combattente contro ogni forma di discriminazione e di razzismo, perché, come è stato detto e come lei ha affermato più volte, ha ritenuto e affermato con forza che il razzismo è alla base del fascismo di ritorno.
Combattente, non ha avuto paura e timore di schierarsi, anche con battaglie che potevano essere solitarie all'inizio, ma che, grazie al suo coraggio, non lo sono state; in prima fila per mobilitarsi contro i fatti di Macerata, per richiamare una responsabilità civica e una mobilitazione di popolo contro ogni tipo di paura e per difendere i valori della nostra Costituzione.
Combattente per mettere fuori legge comunque ogni forma di ricostruzione dei partiti neofascisti e neonazisti.
Combattente, però, anche per un altro aspetto, quanto mai attuale, che ha connotato quella generazione di ieri e di oggi che ha costruito la democrazia repubblicana nel nostro Paese. Combattente per l'unità, l'unità repubblicana. Non posso dimenticare, avendo partecipato con lei a una manifestazione istituzionale del 25 aprile, la sua irritazione per uno degli interventi che ebbero luogo quella mattina, di aperta polemica politica in un momento che doveva essere istituzionale - e non neutro - per questo motivo. Combattente per l'unità, perché l'antifascismo è la connotazione della nostra unità repubblicana.
Combattente per le donne. La Resistenza non è stata solo maschile - lo ha detto più volte - e non è stata solo armata: le staffette, le gappiste sono state donne e sono state fondamentali e le donne hanno animato gli scioperi insurrezionali fatti in quel periodo. Intervenne nel 1985 sulla ratifica della Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, adottata a New York, e denunciò il ritardo del nostro Paese. Disse che le leggi che hanno segnato la storia di milioni di donne nel nostro Paese hanno contemporaneamente segnato il cammino e lo sviluppo della democrazia italiana per tutti, uomini e donne.
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione.
La Costituzione, la libertà, l'unità dell'Europa e l'apertura al mondo sono stati gli elementi costitutivi e ispiratori dell'impronta che Carla Nespolo ha voluto accentuare per l'Associazione che ha presieduto. Un esempio che ci spinge a lavorare per un Paese che trovi oggi la forza e l'unità per superare un difficile momento della sua storia. Cito ancora Carla: «La capacità di progettare un mondo migliore partendo da una storia tragica è una cosa che possiamo imparare dalla lotta partigiana». Lo ha detto proprio il 24 aprile di quest'anno.
La responsabilità che Carla Nespolo sentiva sulle sue spalle deve essere anche la nostra, per coerenza con le idee che ci spingono a fare politica, per rendere omaggio e continuare il lavoro che Carla ha svolto nei decenni, per amore del nostro Paese e delle generazioni di oggi e di domani.
Ai suoi familiari, all'ANPI, ai suoi amici e alla città vanno il cordoglio e l'affetto del Gruppo PD del Senato. Per chi ha militato con quella che è stata la sua parte politica, oggi salutiamo una compagna coraggiosa, battagliera e coerente con i suoi ideali. Per chi ha condiviso allora con lei l'impegno istituzionale e che oggi rappresenta il Parlamento, salutiamo una testimonianza della politica vissuta come servizio e come impegno per il bene comune. Per i cittadini, tutti e soprattutto per quelli più giovani, salutiamo una patriota della Costituzione repubblicana, cifra identitaria che unisce e rappresenta un intero popolo. (Applausi).
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, unendomi, anche a nome del Gruppo Forza Italia, all'espressione di cordoglio per la scomparsa di Carla Nespolo, anch'io voglio ricordare l'impegno di questa donna nell'Italia repubblicana e del postguerra e il suo ruolo di presidente dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (ANPI). È stata rappresentata per molti anni da combattenti e ora, per un fatto generazionale, ha rappresentanti che non hanno più partecipato alla guerra di liberazione (o lotta di classe o guerra civile). Per Carla Nespolo richiamerei Bobbio, che diede l'esatta definizione del periodo tra il 1943 e il 1945, con un riferimento a tutti coloro che in quel momento e in quel contesto storico ritenevano di essere nel giusto e sulla via giusta.
Vengo da una terra delle Brigate Garibaldi e, pertanto, vorrei dire che la Costituzione è stato il vero capolavoro, perché è stata l'unione di ciò che Bobbio chiamava guerra civile. (Applausi). Si riuscì infatti a mettere insieme le tre istanze che Carla Nespolo rappresentava - ricordo un giorno in cui si riferì proprio a Bobbio - e che dall'8 settembre 1943 ci portarono al 25 aprile del 1945 e, il 1° gennaio del 1948, a questa Costituzione. Ecco perché il ricordo di Carla Nespolo è monito ma anche impegno a protezione della Costituzione, che ha difeso fino alla fine, senza avere neanche il dubbio di schierarsi anche con la parte perdente nell'ultimo referendum. (Applausi).
DI NICOLA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI NICOLA (M5S). Signor Presidente, onorevoli senatori, la morte della senatrice Carla Nespolo, presidente dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia, lascia un grande vuoto non solo per chi l'ha conosciuta e stimata, ma per tutti coloro che si riconoscono nei valori della Resistenza, dalla quale sono nate la nostra Repubblica e la nostra Costituzione.
Figlia di un partigiano delle Langhe e nipote del comandante Amino Pizzorno, com'è stato detto, Carla era una combattente e ha conosciuto tutte le atrocità del ventennio fascista. È stata una combattente anche perché, fino all'ultimo dei suoi giorni, ha continuato a manifestare, anche da un letto d'ospedale, tutto il suo impegno a favore della libertà e della giustizia in difesa degli ultimi, quelli che lei considerava gli oppressi della nostra quotidianità, stando sempre al fianco di coloro che non rinunciano al sogno di un Paese più giusto, più solidale e più eguale.
È stata pedagogista, senatrice prima del Partito Comunista e poi del Partito Democratico della Sinistra, ma soprattutto una donna capace di rivendicare sempre e in ogni luogo qualunque battaglia che negli ultimi cinquant'anni sia servita a cambiare la cultura conservatrice di questo Paese. Non è un caso, dunque, che sia stata proprio lei la prima donna ad assumere il ruolo di presidente dell'ANPI, generando, peraltro, una grande attenzione da parte delle nuove generazioni per questa gloriosa associazione.
Quando parliamo della Resistenza ai giovani - diceva Carla Nespolo - non dobbiamo farlo come se stessimo raccontando una stagione della nostalgia, ma parlando del loro futuro, perché questo è la Resistenza: il sacrificio di uomini e donne massacrati in nome dell'ideologia nazifascista, che ha reso possibile coltivare il seme prezioso della democrazia e che ha segnato uno spartiacque tra due idee del mondo, tra chi lotta per la libertà e chi per la sua negazione. La democrazia per tutti, anche per i vinti di allora, e per tutti la libertà e l'uguaglianza, senza discriminazione di sesso, di razza, di lingua, di religione e di opinioni politiche: questo era il sogno dei partigiani, che viveva e vive nella volontà di cambiare il mondo e che Carla Nespolo incarnava orgogliosamente. Essere antifascisti oggi - diceva - significa essere contro il razzismo e contro chi approfitta anche della crisi sociale per far regredire politicamente, culturalmente e moralmente il nostro Paese; tentativi, questi, troppo spesso fatti per perseguire facili ed effimeri consensi elettorali e che denotano una deriva valoriale rispetto alla quale lei, insieme all'ANPI, ha continuato a resistere come sentinella della nostra democrazia.
In questo impegno una forza politica giovane come il MoVimento 5 Stelle si riconosce pienamente con i suoi militanti e i suoi rappresentanti in Parlamento, consapevole, soprattutto in una fase di così acuta difficoltà per i cittadini, che le istituzioni ereditate dalla Resistenza vanno difese ogni giorno nel Paese e in Parlamento, custodendo il loro corretto funzionamento e i delicati equilibri tra i poteri repubblicani. Tali equilibri proprio oggi, con il Paese appunto alle prese con un'emergenza economico-sociale senza precedenti e che ci chiama tutti a uno sforzo unitario per la ricostruzione pari a quello che i Costituenti seppero produrre negli anni drammatici del Dopoguerra, comportano un religioso rispetto dei ruoli, a cui il presidente della Repubblica Mattarella ci invita, affinché il Governo possa fare il suo lavoro e le Camere vigilare, legiferare e accompagnare questo sforzo lealmente, evitando che i loro più illustri rappresentanti si abbandonino a inopportune invasioni di campo. (Applausi).
Questa è la lealtà repubblicana cui noi, eredi e beneficiari dell'enorme e nobile lascito della Resistenza, siamo chiamati a praticare rigorosamente negli interessi di tutti i cittadini democratici di questo Paese, anche e soprattutto oggi, in nome di Carla Nespolo. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.
GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, voglio anch'io ricordare Carla Nespolo per tre brevi profili. In primo luogo, voglio ricordare la sua lunga attività politica, che è stata sempre saldamente radicata in profonde convinzioni morali, in ideali e in principi per cui si è battuta con una profonda, inscalfibile e rara coerenza.
Voglio poi ricordare Carla Nespolo come donna, non solo impegnata in prima linea in tante battaglie per i diritti delle donne, ma anche perché la sua stessa vita è stata una testimonianza, direi un manifesto, contro tutti gli stereotipi di genere, tanto radicati - come sappiamo o non sappiamo - nel mondo politico, come dimostra anche, da ultimo, il suo essere stata la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente dell'ANPI.
Vorrei infine ricordare e prendere a memoria come eredità spirituale di Carla Nespolo, per tutti noi, queste sue parole: «Il senso stesso del nostro impegno come ANPI, ma più in generale come democratici e antifascisti, è quello di combattere l'indifferenza». (Applausi).
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, visto che oggi ci siamo rimessi, come nostra usanza, al suo ricordo, quando scompare qualche senatore o qualche personaggio degno di essere particolarmente ricordato, come in questo caso Carla Nespoli, facciamo solo notare - e ci spiace - che, anche in occasione del ricordo di una persona scomparsa, ci siano Gruppi politici che utilizzano questa occasione per attaccare strumentalmente partiti presenti o idee che sono rappresentate nel nostro Paese. Lo trovo davvero di uno squallore incredibile. (Applausi).
Discussione congiunta e approvazione dei disegni di legge:
(1912) Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2019 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
(1913) Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2020 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 10,16)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei disegni di legge nn. 1912 e 1913.
Le relatrici, senatrici Gallicchio e Bottici, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice sul disegno di legge n. 1912, senatrice Gallicchio.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,17)
GALLICCHIO, relatrice sul disegno di legge n. 1912. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, il rendiconto generale dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo rende conto al Parlamento dei risultati della gestione del bilancio ed è costituito da due parti: il conto del bilancio e il conto del patrimonio. Al rendiconto è allegata, per ciascuna amministrazione, una nota integrativa. Il rendiconto è corredato dal rendiconto economico e da una relazione illustrativa, l'ecorendiconto dello Stato, che illustra le risultanze delle spese ambientali delle amministrazioni centrali dello Stato, ovvero delle spese aventi per finalità la protezione dell'ambiente e l'uso e la gestione delle risorse naturali.
Venendo alle risultanze contabili, la gestione di competenza ha fatto conseguire, nel 2019, il miglioramento di tutti i saldi rispetto alle previsioni definitive, nonché rispetto ai risultati differenziali registrati nell'esercizio precedente. In particolare, il saldo netto da finanziare, dato dalla differenza tra le entrate finali e le spese finali, si attesta in campo positivo, di circa 2,3 miliardi di euro, ossia lo 0,1 per cento del PIL, con un miglioramento di quasi 22,3 miliardi di euro rispetto al saldo registrato nel 2018, che si era attestato a meno 20 miliardi.
Il miglioramento del saldo è di circa 59,7 miliardi di euro, il 104 per cento, se confrontato con le previsioni definitive del 2019, che indicavano ancora un valore negativo del saldo di meno 57,4 miliardi. Il risultato dà luogo a un accreditamento netto in controtendenza rispetto agli anni precedenti, in cui si registrava un indebitamento dovuto all'aumento delle entrate finali, aumentate di 14 miliardi di euro, e alla riduzione delle spese finali, ridotte di 8,3 miliardi di euro.
Il ricorso al mercato finanziario, che è la differenza tra le entrate finali e il totale delle spese, incluse quelle relative al rimborso di prestiti, si attesta a meno 217,6 miliardi, con un'incidenza sul PIL pari al 12,2 per cento, con un miglioramento di 7,5 miliardi rispetto al 2018.
Si conferma quindi il trend in calo, registrato già lo scorso anno, di 225,1 miliardi di euro. È da evidenziare che sia il saldo netto da finanziare sia il ricorso al mercato registrati dal rendiconto si mantengono entrambi al di sotto del limite massimo fissato dalla legge di bilancio del 2019, tetto stabilito, rispettivamente, in meno 68,179 miliardi di euro e in 299,687 miliardi di euro.
Il dato registrato dal saldo netto da finanziare è da ricondurre a una gestione di competenza che evidenzia un aumento degli accertamenti di entrate finali, con più 14 miliardi di euro rispetto all'anno precedente, dovuto principalmente all'incremento delle entrate tributarie, con un più 12,7 miliardi di euro, e a una riduzione degli impegni delle spese finali pari a 8,3 miliardi di euro.
Si conferma altresì la significativa incidenza sul totale degli impegni delle politiche previdenziali, attestatesi al 15,7 per cento della spesa primaria, rispetto al 17 per cento del 2018, e delle politiche economico-finanziarie e di bilancio, che si attestano al 16,1 per cento, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 15,4 per cento del 2018.
L'istruzione scolastica rappresenta il 9,1 per cento della spesa primaria, in leggero aumento rispetto allo scorso esercizio, in cui rappresentava il 9 per cento. In percentuale, rispetto agli impegni, si è riscontrato un incremento anche per la missione «diritti sociali», che rappresenta ora il 6,8 per cento della spesa primaria, rispetto al 6,2 del 2018. Nel complesso, si sono registrati accertamenti per entrate finali pari a circa 605,6 miliardi di euro, pari al 103,6 per cento delle previsioni definitive, stimate in 584,78 miliardi di euro.
Per quanto concerne la gestione in conto residui, il conto di quelli provenienti dagli esercizi 2018 e precedenti indicava, all'inizio dell'esercizio, residui attivi per un valore di 203.940 milioni di euro e residui passivi per 140.364 milioni, al lordo dei residui relativi al rimborso di prestiti, con un'eccedenza attiva pari a 63.576 milioni di euro.
Sul versante dei residui attivi rispetto allo stock iniziale proveniente dagli esercizi precedenti per 203.940 milioni di euro, sono stati accertati nell'esercizio 154.711 milioni di euro, di cui 29.116 milioni incassati e 125.095 milioni ancora da versare o riscuotere. In aggiunta a tali residui pregressi, a seguito della gestione di competenza, si sono aggiunti 91.066 milioni di euro di residui di nuova formazione, per un totale di residui attivi, al 31 dicembre, pari a 216.161 milioni di euro, con un aumento di 12.200 milioni di euro rispetto all'esercizio precedente, con un più 6 per cento.
Quanto ai residui passivi, sui 140.364 milioni di euro provenienti dagli esercizi precedenti, ne risultano accertati 121.113 milioni, di cui 44.723 milioni pagati e 73.390 milioni ancora da pagare. Tali residui pregressi sono aumentati, a seguito della gestione di competenza, per 37.624 milioni di euro, per un totale di residui passivi, a fine esercizio, pari a 114.014 milioni di euro. Nel complesso, il conto dei residui del 2019 espone residui attivi per 216.161 milioni di euro e residui passivi per 114.014 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 102.147 milioni di euro.
Sul conto generale del patrimonio (che, come sappiamo, costituisce il documento contabile che fornisce annualmente la situazione patrimoniale dello Stato quale risulta dalla chiusura dell'esercizio), i risultati dell'esercizio evidenziano un'eccedenza passiva di circa 1.916 miliardi di euro, con un peggioramento di circa 13 miliardi di euro rispetto alla situazione patrimoniale del 2018. Tale risultato, pur essendo il più contenuto dell'ultimo decennio, si pone in linea con il trend degli ultimi anni, considerato che nel 2018, sul 2017, il peggioramento è stato pari a 27,5 miliardi di euro e nel 2017, sul 2016, di 77,4 miliardi di euro. In termini percentuali, nel 2019 il peggioramento patrimoniale è stato pari a circa lo 0,6 per cento, che è il valore più basso dell'ultimo decennio. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice sul disegno di legge n. 1913, senatrice Bottici.
BOTTICI, relatrice sul disegno di legge n 1913.Signor Presidente, nel dare inizio all'esame del disegno di legge n. 1913, recante l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2020, vorrei sottolineare che, ai sensi dell'articolo 33 della legge di contabilità e finanza pubblica, il provvedimento in discussione assolve al compito di apportare a metà dell'anno, e quindi nell'esercizio finanziario in corso, l'aggiornamento degli stanziamenti del bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto dell'esercizio scaduto al 31 dicembre precedente.
Il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati senza modifiche, ed esaminato dalla 5a Commissione in sede referente e dalle Commissioni competenti per materia in sede consultiva per i relativi pareri, reca l'aggiornamento delle previsioni del bilancio di competenza, formulate ai sensi della legislazione vigente, in relazione, per quanto riguarda le entrate, all'eventuale revisione delle stime di gettito e, per quanto riguarda le spese, limitatamente alla componente discrezionale in relazione alle esigenze sopravvenute.
In sintesi, il disegno di legge in esame, con riferimento alle autorizzazioni al pagamento in termini di cassa, reca l'aggiornamento della consistenza dei residui accertati in sede di rendiconto dell'esercizio precedente. Le variazioni di bilancio proposte, insieme a quelle apportate fino al 31 maggio in ragione di atti amministrativi, in connessione a provvedimenti legislativi adottati successivamente all'approvazione della legge di bilancio (ivi inclusi i decreti-legge nn. 18, 23 e 34 del 2020), definiscono le previsioni assestate per il 2020.
Le proposte formulate con il disegno di legge di assestamento sono neutrali ai fini dell'indebitamento netto della pubblica amministrazione, in quanto già scontate nei quadri tendenziali definiti in sede di Documento di economia e finanza 2020.
La relazione annessa al disegno di legge evidenzia come, in termini di competenza, le variazioni proposte determinino un peggioramento del saldo netto da finanziare corrispondente alla differenza tra entrate finali e spese finali rispetto alle previsioni iniziali della legge di bilancio, che si attesta a un valore di meno 302,7 miliardi di euro rispetto a una previsione iniziale di meno 78,6 miliardi di euro.
Il peggioramento del saldo netto da finanziare, rispetto alle previsioni iniziali, è dovuto, per 171,6 miliardi di euro, alle variazioni per atto amministrativo e, per ulteriori 52,5 miliardi di euro, alle variazioni proposte dal disegno di legge di assestamento. Nel dettaglio, mi preme sottolineare che il peggioramento determinato dalle variazioni apportate per atti amministrativi è riconducibile agli effetti dei decreti-legge adottati per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19, per cui il Parlamento ha autorizzato il ricorso all'indebitamento attraverso l'approvazione di apposite risoluzioni relative alle due richieste di scostamento di bilancio presentate dal Governo. Questi determinano nel complesso un incremento delle spese finali per oltre 179,6 miliardi di euro, in parte compensato da un incremento delle entrate finali per circa 8,1 miliardi di euro.
Il peggioramento del saldo è dovuto a una proposta di riduzione delle entrate finali per 50,8 miliardi di euro in termini di competenza, riconducibile per quasi 39 miliardi di euro alle entrate tributarie, ed è interamente determinata dal consistente deterioramento della previsione macroeconomica.
A tale dato si aggiunge una proposta di aumento delle spese finali per 1,6 miliardi di euro.
Sul versante dei residui, il disegno di legge di assestamento provvede ad aggiornare i residui attivi sulla base delle risultanze emerse al 31 dicembre 2019, a seguito della gestione conclusasi nell'esercizio consuntivo. Nel complesso, le previsioni assestate quantificano un aumento di residui finali attivi al 31 dicembre 2019 pari a 216,161 miliardi di euro, a fronte dei 246,389 miliardi di euro di residui inizialmente solo presunti. Per le entrate tributarie, i residui vengono quantificati pari a 108,477 miliardi di euro, con una variazione in diminuzione di 18,667 miliardi di euro rispetto alle previsioni iniziali di 127,144 miliardi. Per le entrate extratributarie, i residui ammontano a 106,974 miliardi di euro, con una variazione in diminuzione di 11,538 miliardi di euro rispetto alla previsione iniziale di 118,512 miliardi di euro.
Avviandomi alla conclusione, quanto all'ammontare dei residui passivi, quelli riferiti alle spese complessive, comprensivi di quelli relativi al rimborso prestiti, pari a 752 milioni, sono certificati alla chiusura dell'esercizio 2019 per un importo pari a 114,014 miliardi di euro.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale congiunta.
È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.
PEROSINO (FIBP-UDC). Signor Presidente, mi pare che siamo costretti a parlare di numeri, c'è poco da fare; ma dentro i numeri, che sembrano aridi, c'è tutto: c'è la vita dei cittadini. Il 2019, a rendiconto, per me è preistoria rispetto a quanto è successo nei mesi successivi. Purtroppo è così: quando discutevamo per uno o due miliardi - anche se si tratta di miliardi, quindi sono sempre fatti delicati - erano rose e fiori; ora invece vedremo dai dati - come si è visto da quanto hanno descritto le relatrici - quanti sono i miliardi dell'assestamento.
Il rendiconto si compone della parte bilancio e della parte patrimonio. Il patrimonio dello Stato è negativo per 1.916 miliardi ed è peggiorato di 13 miliardi, ma non mi stupisco: è normale ed è dovuto al debito pubblico. Il rendiconto racconta che c'è stato un accertamento in aumento delle entrate fiscali per 14 miliardi - si parla di accertamento, non è detto che siano stati incassati - e questo vuol dire aver raschiato il barile, ma ha portato il totale del bilancio, quello che a noi interessa, a 605 miliardi di entrate; poi il bilancio pareggia con l'aggiunta del meccanismo del debito pubblico - scadenze, nuove missioni o rinnovi - a 866 miliardi.
Già il bilancio 2019, tuttavia, dice che sono necessari 66,5 miliardi da finanziare, che sono il meccanismo di competenze più residui (per una parte pari a 30-40 miliardi erano quelli del deficit che era stato approvato nella legge di bilancio, la differenza sono residui), ma già si trattava di 66 miliardi. Il vero problema, nel rendiconto, sono i residui.
I residui passivi ammontano a 114 miliardi e questi sono costi, sono debiti; ma, se li abbiamo impegnati per fare investimenti, che vanno fatti e vengono realizzati, e si paga e bisogna pagare, subentra un grosso meccanismo di cassa, con un problema enorme. Parlo dei dati del 2019, figuriamoci quelli del 2020. Bisogna ridurli, però: bisogna che i residui passivi siano spesi da tutte le amministrazioni.
I residui attivi, viceversa, ammontano a 216 miliardi e sono importi pericolosi, perché sono veri e reali e il sistema ce la fa a pagarle (mi riferisco alle tasse precedenti e a tutte le entrate che lo Stato deve acquisire e che non ha acquisito in corso d'anno). Cioè, le aziende e le famiglie che finanziano lo Stato attraverso le tasse, il lavoro, l'utile e gli incassi - insisto su questo - sono in grado di ridurre i residui attivi, che sono una cifra non regolare nel contesto degli importi di bilancio e non è un equilibrio che economicamente possa essere giudicato da un terzo o da un tecnico come un importo esatto.
Praticamente, governare come si fa oggi, decidendo soltanto di spendere e spandere dappertutto, perché si pensa che ci siano i fondi europei, ci porta diritti nel baratro. Secondo me, non si può dire che gli italiani sono ricchi, che ci sono 1.500 miliardi di depositi e 2.500 di ricchezza finanziaria, in obbligazioni e altre forme, perché pensare di toccare questi vuol dire creare uno shock psicologico tremendo, fermare tutti gli affari e determinare una fuga di capitali.
Senza parlare di Alitalia, che è troppo facile, ci sono altri debiti sotto il tappeto, che da qualche parte andranno iscritti, prima o poi. L'operazione Monte dei Paschi, che va in scadenza, genererà una perdita di 10 miliardi; l'INPS è sotto di 26 miliardi; i fornitori non pagati dallo Stato e i debiti non contabilizzati in questo importo sono, a seconda dei diversi sistemi di calcolo, debiti fuori bilancio per 30, 50, 70 miliardi, ma prima o poi anche questi nodi verranno al pettine. Oltretutto, questo meccanismo di non incassare i residui attivi, di dover spendere per i residui passivi e far funzionare la macchina di competenza determina troppa lentezza nel pagare: lo Stato paga lentamente e pagano lentamente tutti gli enti. Questa è la situazione del 2019.
Tuttavia, l'assestamento di bilancio, che è un aggiornamento delle previsioni sulla base di cosa è cambiato in base ai dati del rendiconto, raccolta di cifre che a me fanno tremare le gambe: non mi farebbero dormire la notte se fossi il Ministro dell'economia o anche un Sottosegretario (non me ne voglia, signor Sottosegretario). Capiamo tutti insieme - perché il debito non è del Governo e della maggioranza, ma di tutti - cosa stiamo decidendo: nell'assestamento di bilancio diciamo che dobbiamo finanziare - e sono dati ufficiali - 350 miliardi di cassa e 302 di competenza, suddivisi nelle diverse voci. L'assestamento prende atto della diminuzione delle entrate finali di 50 miliardi, di cui 39 dalle entrate tributarie, ed è il minimo che si possa dire (credo che sarà anche qualcosa in più).
L'ultimo dato che cito riguarda la differenza del sistema del debito pubblico di emissioni e rinnovi rispetto alle scadenze, che passa da 313 a 563 miliardi di importo totale, con una differenza di 250 miliardi che vanno finanziati. In questo bailamme di cifre scompare il saldo primario, che, come sapete, negli anni scorsi era positivo per circa 30 miliardi, ma che poi andava in deficit per il pagamento degli interessi di 60-65 miliardi. La differenza da finanziare con il ricorso al mercato - che è un punto di domanda, secondo la relazione - è coperta con gli importi che aspettiamo dall'Europa, ma da quello di cui tratteremo domani apprendiamo che i finanziamenti europei saranno a rate fino al 2026, data dalla quale si comincerà rimborsare; saranno a tranche, ammesso che siamo capaci di spenderli. Mi chiedo, quindi, quando e quanto arriverà e a quali condizioni, posto quello che sta succedendo in Europa rispetto all'epidemia: sono prestiti o sono sussidi? Penso - ed è scritto in quello di cui discuteremo domani - che siano tutti prestiti, perché quelli che chiamiamo sussidi saranno la tassa d'iscrizione annua in aumento da parte di tutti gli Stati, per lo meno di quelli che saranno d'accordo.
Secondo me, poiché siamo costretti, se ci riusciamo, a spendere - e a spendere bene, per fare investimenti - è allora necessario pensare al mercato interno e al meccanismo della BCE. Come extrema ratio, dovremmo pensare che, quando si dovrà restituire il prestito, o i prestiti, all'Europa - a partire dal 2026 e fino al 2058, cioè al tempo dei nostri nipoti - scatti un meccanismo d'inflazione che non sia quella fisiologica, ma possa essere una cifra diversa, controllata, magari il tre o il quattro per cento. Anche l'Europa sembra concordare con questa possibilità e anche i tedeschi pare che abbiano cambiato idea. In caso contrario, rimane sempre valida l'ipotesi di alcuni autorevoli studiosi: il giubileo del debito.
Detto questo, faccio gli auguri affinché tutto quello che ho detto nella parte finale del mio intervento non si verifichi, ma si trovi qualche altra soluzione. Nei documenti sinceramente non lo vedo e sottolineo il fatto che tutto quello di cui parliamo a questo riguardo tratta tematiche serie, gravi e importanti che toccano la gente, i primi e gli ultimi. Toccano quindi anche noi, non soltanto la maggioranza e il Governo. Che Dio ci assista! (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà.
CONZATTI (IV-PSI). Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli Colleghi, l'esame del rendiconto dello Stato 2019 e dell'assestamento del bilancio 2020 si svolge quest'anno in uno scenario particolarmente complicato per l'economia e per la società italiana. Questo passaggio è sempre stato molto rituale per la sua tecnicalità. Quest'anno, però, ha una fortissima valenza politica, perché l'impatto del Covid-19 si fa sentire pesantemente nei dati dell'assestamento di bilancio e, di conseguenza, in quello che sarà il bilancio per il 2021.
Il rendiconto è uno strumento tecnico per rendere noti al Parlamento i risultati della gestione finanziaria. Costituisce un documento staffetta, una base sulla quale poi si innestano i dati dell'assestamento, in particolare gli aggiornamenti delle previsioni di gettito e sulle spese sopravvenute e delle autorizzazioni di cassa. L'assestamento viene predisposto entro giugno, in base all'articolo 33 della legge di contabilità e finanza pubblica, e viene costruito non solo in base all'assestamento, ma anche ai residui attivi e passivi, come dicevano prima i colleghi.
Sono due documenti importanti, perché costituiscono la base sulla quale poi viene costruito il bilancio per l'anno successivo (in questo caso, per il 2021: verrà presentato nel mese di ottobre o novembre al Parlamento per la discussione). Sono documenti strettamente interconnessi, che hanno sempre una valenza politica, quest'anno anche più importante. Come dicevo prima, l'assestamento riassume tutto l'impatto sull'economia della crisi provocata dal Covid e il bilancio che dovremo costruire sarà di svolta e di rilancio, perché partendo da quest'enorme crisi, cercherà di riprogrammare il futuro e la ripartenza dell'Italia. Devo dire quindi che quest'anno più che mai tali numeri assumono un valore politico di speranza e di futuro per il nostro Paese.
I dati di partenza della contabilità generale dello Stato del 2019 erano piuttosto positivi, sia dal punto di vista del PIL nominale sia per tutti i saldi che poi elencheremo. È una base di partenza sulla quale vale la pena riflettere. Il saldo primario, che era stato ridotto allo 0,2 per cento, era stato portato all'1,7 per cento; la spesa per interessi, che eravamo riusciti a riassorbire dello 0,3 per cento, si assestava al 3,4 per cento del PIL, ma anche il saldo di parte corrente era positivo; il deficit si stava riassorbendo, passando dal 2,2 all'1,6 per cento; il rapporto debito-PIL era costante al 134 per cento, quindi molto alto, ma molto migliore rispetto a quello che vedremo in Nadef del 158 per cento.
Tutti questi dati costituivano veramente una base solida sulla quale immaginare una ripartenza per il 2020 e ancora oggi, nonostante lo shock della crisi Covid, sono un punto molto importante per dire che i dati di finanza pubblica in Italia sono stabili.
Ciononostante, c'erano delle criticità che si vedevano già nei dati precedenti il rendiconto ed erano rappresentate dalla pressione fiscale e dalle spese. Durante il governo giallo-verde, nonostante la sbandierata flat tax, la pressione fiscale è incrementata al 42,4 per cento e ciò ci conferma quanto abbiamo sempre sostenuto, ossia che quella non era una flat tax ma niente di più che un allargamento dell'ambito soggettivo del regime forfettario virtuoso introdotto dal governo Renzi. Non molto virtuoso nemmeno l'incremento delle spese in quel periodo, che davano conto di politiche sulle quali abbiamo avuto molto da dire e con le quali non eravamo particolarmente d'accordo.
Su queste basi in ogni caso si appoggia il rendiconto dello Stato 2019, che presentava un miglioramento di tutti i saldi sia rispetto alle previsioni definitive sia rispetto ai risultati differenziali: un saldo netto da finanziare migliorato di quasi 23 miliardi di euro rispetto al saldo e di 59 miliardi di euro rispetto alle previsioni definitive; un accreditamento netto, quindi un aumento delle entrate finali, e una riduzione abbastanza significativa delle spese finali; un risparmio pubblico in miglioramento e anche una minore necessità di ricorso al mercato finanziario, che si attesta a circa - 217.
PRESIDENTE. Senatrice Conzatti, le erano stati assegnati cinque minuti e siamo oltre i sei.
CONZATTI (IV-PSI). Sto chiudendo. L'assestamento dà quindi atto dello shock e dei provvedimenti che sono stati adottati, in particolare del decreto cura Italia, del decreto liquidità e del decreto rilancio. I dati di questo impatto sono evidenti e negativi. Ciò che mi preme dire è che tutto quello che è stato fatto fino adesso è stato assolutamente indispensabile per cercare di tamponare, contenere gli effetti negativi e rilanciare. Tutto questo deve servirci per prepararci a una legge di bilancio che deve essere davvero un provvedimento di svolta, come abbiamo detto ieri. (Applausi).
Le chiedo, signor Presidente, l'autorizzazione a consegnare l'intervento scritto che avevo preparato affinché sia allegato al Resoconto della seduta.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà.
D'ALFONSO (PD). Signor Presidente, questo non è un momento qualsiasi per quanto riguarda la vita del Parlamento, ma è un momento precipuo, poiché realizza quello specifico adempimento dell'attività del Parlamento che è l'attività di verifica, di controllo e poi, a cascata, anche di indirizzo per il seguito della vita dell'ordinamento italiano. L'adempimento riguardante il rendiconto e l'assestamento è stato rinnovato a seguito della riforma dei documenti contabili e realizzata con la legge n. 163 del 2016.
I numeri sono stati elencati e messi in evidenza dai colleghi che hanno parlato prima di me e devo dire con una tecnicalità che è finalmente rispettosa della verità. Sappiamo tutti, chi con più esperienza chi con meno esperienza, che i documenti di bilancio devono rispettare quattro principi fondamentali: la verità, coincidente con la veridicità; il dato della chiarezza; il dato della continuità dei documenti di bilancio; infine, il quarto elemento-principio che è la prudenza. Una discussione sul rendiconto e sull'assestamento deve essere nutrita alla luce di questi quattro principi. I documenti di bilancio che stiamo esaminando risultano veritieri? Risultano capaci di essere nutriti dalla continuità dei dati e delle informazioni?
C'è il rispetto del principio della chiarezza? E poi c'è il dato della prudenza? La Corte dei conti in una lettura che sono sicuro fa parte del patrimonio di tutti i senatori ha testimoniato, con il documento cartaceo che abbiamo tra le mani, che questi principi sono stati rispettati. C'è poi un appunto che fa la Corte dei conti rispetto ad un dato riguardante per esempio la materia di competenza della 6a Commissione che presiedo, che sono i cosiddetti crediti-fiscali coincidenti con il cosiddetto magazzino fiscale, di cui anche ieri abbiamo fatto un'operazione verità con il valente e apprezzato nuovo direttore generale dell'Agenzia delle entrate. È emerso come, proprio con il principio della continuità dei documenti di bilancio, quei crediti sono figurativi, nominalistici, non sono in competenza veritieri poiché se messi in esercizio, attraverso l'attività contrattuale con l'Agenzia delle entrate-riscossione, noi correremmo il rischio di avere dei costi effettivi, anziché delle entrate effettive.
Come si coglie allora l'utilizzo di un momento parlamentare sul rendiconto di bilancio dello Stato? Anche assumendo indirizzi e obiettivi nel seguito della vita parlamentare per dotarci di una norma che ci consenta di razionalizzare il magazzino fiscale nella sua parte non veritiera, per fare un'operazione di riordino, altrimenti portiamo avanti una consistenza di potenziale capacità fiscale che non corrisponde alla verità.
Ho richiamato prima però la legge di riforma della contabilità dello Stato. Tale legge di riforma, all'articolo 14, dispone di un comitato fondamentale che deve essere più oggetto di simpatia sia da parte del Governo che dei parlamentari. Tale articolo pone in campo all'Istat l'esigenza/necessità amministrativa di insediare un comitato che dia luogo a indicatori per la valutazione dello sviluppo equo e sostenibile. I numeri di bilancio cioè, quando vengono declinati con operazioni di spesa, devono dare luogo a valle a indicatori che consentano la misurabilità dello sviluppo equo e sostenibile, anche attraverso una lettura internazionale di pratiche.
A tale riguardo dobbiamo fare un'operazione verità. Il documento va approvato poiché è un documento che registra in termini di assoluta eccezionalità una rottura che sul piano planetario viene giudicata come una rottura di civiltà. È chiaro che ciò ha determinato un disallineamento tra le previsioni e l'effettività poi della spesa; tanto che è stato messo in evidenza, dal primo collega dell'opposizione al collega che ha parlato prima di me di maggioranza, come alla fine l'operazione finanziaria di risulta sia uno sbilancio circa il coordinamento tra entrate e uscite per circa 300 miliardi di euro.
Qual è però il dato aggiuntivo che noi dobbiamo collocare nella nostra riflessione? Dobbiamo porci una domanda: come si ricompone e si ricostituisce il bilancio dello Stato? Noi abbiamo sospeso il bilancio dello Stato per ragioni di necessità. C'è un ammanco dal punto di vista delle entrate perché con voto parlamentare abbiamo determinato una misura di flessibilità sui doveri delle entrate. Abbiamo determinato uno scostamento, che significa indebitamento rispetto al quadro di coordinamento della finanza pubblica italiana ed europea, e anche questo è stato oggetto di voto parlamentare per fare in modo di rincontrare una circostanza di economia reale che restituisca impulso alla produttività, alla ruota dell'economia che deve ricominciare a girare.
Che cosa dobbiamo aggiungere, fermo restando l'ordine dei documenti contabili che dobbiamo votare? Noi dobbiamo fare in modo che la spesa della finanza pubblica raggiunga obiettivi in tempi realistici.
Questo è il dato.
C'era un programma con un nome evocativo nell'ordinamento italiano: Bellezza Italia; non so chi di voi lo ricorda, di sicuro i parlamentari con più lungo corso di me lo ricorderanno. Tale programma riguardava i 6.000 campanili italiani. Sapete dove si trova quel programma? Con tutti i documenti contabili in ordine non ancora genera quell'incontro maestoso di operai, cantieri e cemento, che è la trasformazione della realtà, perché manca un parere di una figura di un Ministero molto esigente, che non voglio citare per evitare qui di creare antipatia e simpatia. È un Ministero che si rifiuta di stare alle regole dei procedimenti e che ha in odio i tempi del procedimento amministrativo; li ha proprio in odio, sapendo che la legge n. 241 del 1990 è esattamente trent'anni fa che è stata resa legge dell'ordinamento. A distanza di trent'anni, trenta giorni sono abbondantemente sufficienti per istruire un procedimento e definirlo. Eppure non accade. Questo ci deve portare a fare una riflessione, colleghi adulti senior (io mi considero un collega junior e c'è il senatore Casini davanti a me, che quasi mi debilita, giudicando la sua esperienza). Alla luce di questo, vorrei raccogliere l'esperienza di un gigante della contabilità pubblica, Manin Carabba, magistrato autorevole della Corte dei conti, che tante volte ha nutrito i documenti contabili di questo Parlamento. Manin Carabba dice: consideriamo risorsa la risorsa finanziaria, ed è indiscutibile; c'è un'altra risorsa indiscutibile, la risorsa normativa, per la quale noi dobbiamo osare di più. Il provvedimento denominato «semplificazioni» deve essere più esigente nei confronti della semplificazione attesa dal Paese, anche perché la risorsa normativa non costa: è indeterminata. Soltanto il carico di fatica che impone può produrre una incomprensione.
Poi c'è la risorsa organizzativa, la risorsa umana: mancano 500.000 risorse umane alla pubblica amministrazione. Noi non possiamo continuare a produrre programmi, missioni e progetti pensando che un commissario ad acta risolve tutto; non è così, è un inganno. C'è bisogno di ricostituire una dote di competenze e di allineare modalità procedurali.
Concludo con una annotazione. La luce del microfono si accende e mi ricorda che la "clessidra" mi richiama. Sapete che c'è un comitato al Ministero per i beni e le attività culturali, che si occupa dell'assenza dei vincoli e che mediamente si riunisce due volte l'anno: per verificare se un vincolo esista effettivamente su un bene che ne è gravato occorre un suo pronunciamento. Dobbiamo fare in modo che i pronunciamenti dei pareri istruttori vengano trattati come nodi di un procedimento da mettere in priorità in agenda, altrimenti i documenti contabili raccontano di sicuro una verità, ma non è la verità fattuale. Tra i centotrentasei obiettivi misuratori e indicatori che ha vagliato il Ministro dell'economia e delle finanze c'è un obiettivo che parla di impatto reale della spesa pubblica. Noi su quell'indicatore rischiamo di essere un partito unitario di maggioranza univoca, perché non riusciamo a sfondare il niente della realtà dei problemi della cittadinanza. Dobbiamo allora semplificare e considerare la modifica di norme pigre e tristi come una grande priorità, per far sì che la spesa pubblica venga rendicontata e giudicata. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (M5S). Signor Presidente, colleghi, questa è la prima volta che la legge di assestamento e il rendiconto non sono solo un noioso elenco di cifre, ma qualcosa di vivo, perché non è mai accaduto ciò che questa pandemia ci ha messo di fronte. Ripeto, non è mai accaduto, e ci mostra le montagne russe che ha dovuto affrontare l'Italia, come mai aveva fatto prima nel corso della sua storia.
Il Covid-19 ci ha gettato nel baratro, ma ha anche fatto emergere la nostra incredibile capacità di recupero e ci ha anche mostrato le qualità di questo Governo.
In breve, ecco cos'è accaduto ai nostri conti: un racconto diviso in due, tra ciò che è accaduto prima del coronavirus e quello che è accaduto dopo. Partiamo dal 2019. Per quanto riguarda la spesa per investimenti, il risultato è stato certamente positivo, anche per gli effetti degli interventi di sblocco adottati nei primi mesi dell'azione di Governo. La spesa per investimenti è tornata a crescere dopo quattro anni, segnando un aumento di quasi 3 miliardi di euro rispetto al 2018. Il saldo primario, uno dei nostri fondamentali di cui siamo più orgogliosi in Europa, è risultato positivo ed è pari all'1,7 per cento del PIL (31 miliardi di euro), con una crescita dello 0,2 per cento rispetto al 2018. La spesa per interessi è stata pari al 3,4 per cento del PIL (60,3 miliardi di euro). Il saldo di parte corrente è stato positivo e pari a 27,8 miliardi di euro.
Se guardiamo ai principali dati aggregati del conto economico della pubblica amministrazione, al miglioramento del saldo concorre principalmente un incremento delle entrate per circa 23 miliardi di euro. Le entrate totali del 2019 delle pubbliche amministrazioni sono aumentate del 2,8 per cento; idem per le entrate correnti. In particolare sono aumentate le imposte dirette, in virtù della crescita dell'Irpef, dell'Ires e delle imposte sostitutive, mentre le imposte indirette hanno registrato un aumento per effetto principalmente della crescita del gettito IVA e dell'imposta sul lotto e sulle lotterie.
Inoltre, si registra un + 3,2 per cento per i contributi sociali effettivi rispetto al 2018. Il rapporto debito pubblico-PIL è invariato al 134 per cento a fine 2019. La gestione di competenza ha fatto conseguire nel 2019 un miglioramento di tutti i saldi rispetto alle previsioni definitive, nonché rispetto ai risultati differenziali registrati nel 2018. Il saldo netto da finanziare presentava nel 2019 un valore positivo di circa 2,3 miliardi di euro, con un miglioramento di quasi 22,3 miliardi di euro rispetto all'esercizio 2018. È migliorato il risparmio pubblico e andava bene anche il dato del ricorso al mercato finanziario.
Poi è arrivata la pandemia e, assieme ad essa, la catastrofe planetaria dell'economia. Lo shock che ci ha investito ha completamente ribaltato lo scenario che inizia a delinearsi dall'inizio del 2020. I dati relativi ai primi mesi dell'anno mostravano, infatti, andamenti pienamente in linea con le migliori previsioni formulate dal Governo e dagli osservatori internazionali. Il deficit era al di sotto delle aspettative, il profilo della crescita sulla base di indicatori faceva ritenere che l'economia si fosse stabilmente avviata sul sentiero di una moderata ripresa.
Le misure di contenimento dell'epidemia che ci siamo trovati a dover adottare per primi tra le Nazioni europee hanno avuto, purtroppo, un impatto senza precedenti sull'economia: un terremoto potentissimo, amplificato dal fatto che, contemporaneamente, sono state colpite le economie di tutti i Paesi del mondo, non solo dei nostri partner europei. Ed è qui che è emerso il Governo.
Questa maggioranza ha risposto con interventi tempestivi e di una portata senza precedenti nella storia delle manovre economiche e finanziarie approvate dal Parlamento. Le variazioni di bilancio proposte con il disegno di legge di assestamento, oltre a quelle apportate con atti amministrativi nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 maggio, tengono conto degli effetti finanziari dei provvedimenti legislativi emanati successivamente all'approvazione della legge di bilancio, ma in modo particolare delle misure straordinarie adottate per contrastare le ricadute negative dell'epidemia.
Purtroppo gli effetti sulla nostra finanza pubblica, come fa presente la relazione al disegno di legge di assestamento per il 2020, sono pesanti, con un peggioramento del saldo netto da finanziare rispetto alle previsioni. Si registra nel complesso un incremento delle spese finali per oltre 179 miliardi di euro, in parte compensato da un incremento delle entrate per circa 8 miliardi di euro, e una riduzione delle entrate finali per 50,8 miliardi di euro. Si sottolinea che tale proposta di riduzione interessa principalmente, per quasi 39 miliardi di euro, le entrate tributarie ed è interamente determinata dal consistente deterioramento delle previsioni macroeconomiche, già illustrato nel Documento di economia e finanza 2020.
Ma molti danni sono stati limitati. Probabilmente, l'Italia, per una volta, ha agito meglio rispetto ai suoi partner europei e ce lo riconoscono un po' tutti. La Banca d'Italia ha rilevato che, in assenza degli interventi adottati, la contrazione del PIL nel 2020 sarebbe stata superiore di oltre due punti percentuali. Invece, le misure adottate hanno raggiunto larghi strati della popolazione. Una stima piuttosto prudenziale porta a ritenere che siano almeno 1,5 milioni i posti di lavoro salvati finora dalle misure adottate. Al 20 luglio sono state erogate, solo per la parte INPS, prestazioni stimate in 16,5 miliardi di euro in favore di una platea di 12,6 milioni di lavoratori (e io mi sento di essere solidale con il presidente Tridico, un umile professore che sta facendo bene).
Le domande pervenute dalle banche al fondo di garanzia sono divenute 918.000 per 61,7 miliardi di euro erogati, di cui circa 784.000 fino a 30.000 euro per 15,5 miliardi di euro. Da una simulazione diffusa dalla BCE nel suo bollettino economico emerge che in Italia, senza gli interventi a sostegno dei lavoratori, la disoccupazione sarebbe balzata al 25 per cento.
Poi c'è il Programma nazionale di riforma, discusso in Parlamento, dove sono delineate le politiche che il Governo intende adottare nel triennio 2021-2023 per il rilancio della crescita, l'innovazione, la sostenibilità, l'inclusione sociale e la coesione territoriale nel nuovo scenario determinato dal coronavirus. Ci sono misure eccezionali di risposta alla pandemia adottate a livello europeo.
Insomma, signor Presidente, la pandemia ci ha cacciati in fondo al tunnel, ma oggi ne vediamo, anche se lontana, l'uscita. Questa pandemia è paragonabile all'impatto di una guerra. Per questo nel cercare la ricostruzione di questo Paese dalle macerie economiche e della finanza del neoliberismo c'è bisogno dell'aiuto di tutti, maggioranza e opposizione. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta.
Le relatrici e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Comunico che, poiché la votazione finale dei due provvedimenti avverrà mediante scrutinio elettronico, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, una volta concluso l'esame degli articoli del rendiconto, si passerà direttamente alla discussione degli articoli dell'assestamento. Seguiranno poi le dichiarazioni di voto congiunte e avranno quindi luogo le due votazioni con il sistema elettronico.
Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 1912.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Colleghi, ricordo che l'assegnazione dei posti alternati ed il distanziamento sono ancora previsti, quindi non vedo perché di colpo ritornino le file piene. Non credo siano previste quattro postazioni in quella sede.
Dichiaro chiusa la votazione.
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5, con gli annessi allegati 1 e 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ricordo che il voto finale del disegno di legge n. 1912 avverrà dopo la votazione degli articoli dell'assestamento.
Passiamo all'esame del disegno di legge n. 1913, composto del solo articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, l'emendamento 1.Tab.2.1 propone di spostare risorse dal fondo immigrazione, incrementando quelle destinate agli enti territoriali per interventi di loro competenza. La finalità è quella di dare sostegno agli enti di prossimità, gravemente fiaccati dalla crisi Covid che ha colpito le attività economiche.
L'emendamento 1.Tab.2.2 propone di spostare risorse dal fondo immigrazione alla tutela dei livelli essenziali di assistenza sanitaria.
Con l'emendamento 1.Tab.2.3 l'intenzione è quella di spostare le risorse stanziate per il bonus vacanze, indirizzandole al fondo destinato ai Comuni per il ristoro dell'esenzione TOSAP e COSAP.
Anche con l'emendamento 1.Tab.2.4 incidiamo sul bonus vacanze, ritenendo più opportuno destinare le medesime risorse ai Comuni, per l'esenzione IMU per il settore turismo, misura sicuramente più utile al settore rispetto al bonus vacanze.
L'emendamento 1.Tab.2.5 destina risorse del fondo immigrati al finanziamento di attività ricreative e sport, determinanti nella loro funzione sociale sui giovani.
PRESIDENTE. Invito le relatrici e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
BOTTICI, relatrice sul disegno di legge n. 1913. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti in esame.
GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme alla relatrice.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.2.1, presentato dal senatore Tosato e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.2.2, presentato dalla senatrice Rivolta e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Colleghi, vi ricordo che la mascherina non è un contenitore della pappagorgia o del mento ma va collocata su naso e bocca. (Applausi).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.2.3, presentato dal senatore Zuliani e da altri senatori, identico all'emendamento 1.Tab.2.4, presentato dal senatore Tosato e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.2.5, presentato dalla senatrice Ferrero e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.2.6, presentato dalla senatrice Ferrero e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.2.7, presentato dal senatore Zuliani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.2.8, presentato dalla senatrice Faggi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.8.1, presentato dalla senatrice Ferrero e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.8.2, presentato dalla senatrice Rivolta e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.8.3, presentato dal senatore Tosato e da altri senatori, identico all'emendamento 1.Tab.8.4, presentato dalla senatrice Faggi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.Tab.8.5, presentato dal senatore Zuliani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Si è così concluso l'esame degli emendamenti presentati all'articolo unico del disegno di legge di assestamento.
Passiamo ora alle dichiarazioni di voto finale sul complesso dei due provvedimenti, che verranno svolte congiuntamente.
COMINCINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMINCINI (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, i provvedimenti in discussione, sebbene molto tecnici, risultano essere necessari per la vita dei cittadini e la funzionalità della macchina statale.
Nonostante la loro ritualità e il loro tecnicismo, l'esame e l'approvazione sia del rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2019, sia delle disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2020 sono fondamentali per il Parlamento, che da qui a poco potrà procedere ad allocare le risorse, in vista del prossimo anno, con la legge di bilancio 2021.
Quest'anno la grave crisi legata alla pandemia da Covid-19 ha provocato delle profonde modificazioni nella gestione delle risorse dello Stato. Tuttavia, questo passaggio ci permette di costruire un ponte tra la precedente sessione di bilancio, chiudendola, e la nuova sessione di bilancio, riprogrammando le nostre previsioni.
Credo che quando il Parlamento è chiamato ad approvare provvedimenti che gestiscono le risorse pubbliche servano la massima serietà e trasparenza. Farlo in un periodo così difficile, inoltre, ci chiama a un impegno ancora più alto e forte.
Come dicevo, l'andamento dei conti pubblici ha indubbiamente subito le conseguenze legate alla pandemia. I dati del consuntivo 2019 ci consentivano, infatti, di poter contare su una situazione di stabilità che risultava sicuramente più in linea con le migliori previsioni formulate dal Governo in autunno. Il deficit più basso delle aspettative e diversi indicatori economici che riportavano una situazione migliore del previsto lasciavano presagire anche la possibilità di una moderata ripresa. Poi, però, come tutti sappiamo, le misure di contenimento dell'epidemia hanno stravolto completamente quel quadro, ma, nonostante tutto, i numeri dimostrano che l'economia italiana è pienamente sostenibile. E se questo è avvenuto, è stato anche grazie a una serie di interventi che, nel corso degli ultimi anni, hanno permesso allo Stato di tenere sotto controllo la spesa pubblica, efficientandola e recuperando importanti risorse per la collettività, oltre al fatto di poter contare sul sostegno di un'Europa che non ha abbandonato l'Italia e ha garantito la sostenibilità del suo debito pubblico.
Tutti noi sappiamo che la situazione che oggi ci viene mostrata dall'assestamento è legata alle condizioni date fino al 31 maggio 2020; fino a quella data si è potuto tener conto anche degli importanti provvedimenti che il Governo e il Parlamento hanno adottato, fatta eccezione per l'ultimo decreto approvato, il decreto agosto. Le variazioni di bilancio che oggi approviamo nella proposta di disegno di legge di assestamento recepiscono infatti anche gli effetti finanziari di tutti quei provvedimenti straordinari adottati per contrastare le ricadute negative dell'epidemia sulla nostra economia (penso ai cosiddetti decreti cura Italia, liquidità e rilancio). Si tratta di interventi che indubbiamente provocano un peggioramento del saldo netto da finanziare rispetto alle previsioni iniziali della legge di bilancio, che si attesta intorno ai 300 miliardi di euro, a fronte dei - 78 miliardi di euro previsti inizialmente. Parliamo di un peggioramento di oltre 224 miliardi di euro del saldo netto da finanziare rispetto alle previsioni, che subisce anche l'influenza di un aumento di spesa, pari a 179 miliardi di euro, legato proprio ai provvedimenti messi in campo finora.
Tra questi pesano sicuramente i trasferimenti agli enti pubblici, tra cui 35,4 miliardi agli enti di previdenza maggiori, che sono serviti a coprire gli oneri legati alla cassa integrazione per i lavoratori; senza dimenticare l'importante finanziamento che lo Stato ha garantito alle Regioni e ai Comuni. Per questi ultimi credo che il nostro impegno dovrà continuare con ancora più forza; sindaci e amministratori locali si troveranno a fronteggiare le conseguenze di una crisi economica e sociale che ci obbliga a dare loro maggiori risorse e strumenti per intervenire perché, come sappiamo, sindaci e Comuni sono il front office dello Stato rispetto a tutti i cittadini.
Come dicevo, approvati questi provvedimenti, il Parlamento potrà entrare in una sessione di bilancio che a mio avviso sarà fondamentale per il futuro di questo Paese. Avremo un compito arduo, ma soprattutto un'enorme responsabilità verso le future generazioni. È verso quelle generazioni che dobbiamo guardare, verso le loro esigenze e le loro necessità.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,25)
(Segue COMINCINI). Con l'attuale maggioranza di Governo abbiamo liberato il campo dalla possibilità di proiettare l'Italia fuori dall'Europa. Oggi, da quella stessa Europa abbiamo la dimostrazione che l'Italia è e continuerà a essere un punto di riferimento. Con i miliardi del recovery fund e con tutti gli strumenti che l'Europa ci ha messo a disposizione dovremo fare la nostra parte: mettere in sicurezza non solo i conti dello Stato ma lo sviluppo, il progresso e il futuro del nostro Paese.
Per tutte le ragioni appena esposte, signor Presidente, anche a nome del mio Gruppo Italia Viva-PSI dichiaro il nostro voto favorevole a questo provvedimento. (Applausi).
CALANDRINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, il rendiconto 2019 e l'assestamento di bilancio 2020 rientrano sicuramente tra i temi più importanti che riguardano un'amministrazione, che possa essere quella centrale, come nel caso di oggi, piuttosto che decentrata, come le amministrazioni delle Regioni, delle Province e dei Comuni. Si tratta chiaramente di temi che appassionano meno rispetto ai temi politici, nonostante siano questioni comunque molto importanti.
Parliamo di documenti tecnici, di numeri, come dicevo prima, dietro i quali il Governo si nasconde per dire che tutto va bene salvo il fatto che, se qualcosa va male, sicuramente è colpa della pandemia che ha sconvolto il nostro Paese.
Dal momento che il mio è un intervento in dichiarazione di voto, vorrei lasciare da parte la freddezza dei numeri perché possiamo certamente dire che, tra i due documenti, c'è uno spartiacque ampio che riguarda la pandemia che stiamo vivendo. Quindi, se i numeri del rendiconto 2019 hanno parametri certamente positivi rispetto a quelli del 2018, i dati dell'assestamento 2020 hanno moltissime negatività, e il peggioramento è dovuto senz'altro al drammatico momento che tutto il mondo - Italia compresa - sta vivendo, oltre alle politiche, a nostro avviso sbagliate, promosse dalla maggioranza e dall'attuale Governo.
Questi dati dovrebbero suggerire che è necessario lasciare da parte gli slogan a cui ha abituato sempre più il Governo, e le previsioni ottimistiche per calarsi piuttosto nella realtà vera del nostro Paese.
Credo che il dato che dovremmo guardare principalmente sia quello relativo al PIL, il nostro Prodotto interno lordo. L'Istat ha dovuto rivedere al ribasso le stime del PIL relativamente al secondo trimestre del 2020, che cala addirittura del 13 per cento rispetto al trimestre precedente e del 18 per cento rispetto al secondo trimestre del 2019.
Confindustria stima che il 2020 si chiuderà con un calo del 9,6 per cento. Questo grazie alla ripresa che qualcuno definisce in modo ottimistico di rimbalzo del terzo e del quarto trimestre dell'anno in corso. Una ripresa che sarà sicuramente non omogenea, destinata a lasciare diversi settori indietro: uno per tutti, il turismo che, come tutti sappiamo, rappresenta il 13 per cento del nostro prodotto interno lordo.
Sarà comunque questo un percorso di navigazione a vista, dovuto chiaramente anche alla situazione particolare che stiamo vivendo e quindi ai contagi che stanno generando dubbi fortissimi nelle nostre famiglie e nelle nostre imprese, che temono un nuovo lockdown.
Credo che in questo scenario sia opportuno fare delle riflessioni su dove vogliamo indirizzare questo nostro Paese. L'Italia sta vivendo una crisi che è la più importante del Dopoguerra e Fratelli d'Italia sta chiedendo da tempo al Governo un cambio di passo che purtroppo ancora non vediamo. Non possiamo continuare a dilapidare fondi pubblici, risorse, peraltro, come ho detto anche ieri, in deficit, né possiamo continuare ad attendere senza far nulla i fondi europei, quei famosi 209 miliardi che ci aspettiamo entro la primavera, forse addirittura entro l'estate prossima. Sono ritardi che potrebbero far comodo ad alcuni partiti della maggioranza, uno per tutti il Partito Democratico, che non vede l'ora di attivare i 37 miliardi del MES, così oltre al debito pubblico alle stelle faremo anche 37 miliardi di debito con l'Europa, un grande affare per il nostro Paese. Fratelli d'Italia vi chiede quindi di aprire gli occhi e di fare un rendiconto dei risultati di questo Governo, piuttosto che fare solo i conti riferiti ai conti pubblici. Con un po' di lucidità, vi rendereste conto che continuate a montare e smontare misure promosse dal Governo Conte 1 e a rinnegare quelle promosse dal Governo Conte 2, mi riferisco in particolare alla quota 100 e alle politiche riferite ai decreti sicurezza che, come sappiamo tutti, sono stati smontati nei giorni scorsi. Questo vuol dire chiaramente che non ci sono idee né su come fare la riforma pensionistica, né tantomeno su come proteggere i nostri confini e gli italiani da questa immigrazione incontrollata. Si naviga a vista, come dicevo prima, pronti a rinnegare provvedimenti che il partito di maggioranza relativa di questo Parlamento aveva votato convintamente e non abbiamo ancora capito se vi siete sbagliati o se eravate pienamente consapevoli di ciò che stavate approvando. Su una cosa non si discute più, perché ormai la si dà per scontata, quella misura su cui non si vuole e non si è voluto tornare indietro, che è il simbolo dello spreco per eccellenza, cioè il reddito di cittadinanza, molto caro ai Cinque Stelle. In questi mesi ci siamo sgolati nel dire che questa misura è pensata male ed è finita molto peggio. Ci siamo anche ritrovati ex ministri che sono stati fieri nel dire che un 20 per cento di percettori hanno trovato lavoro, incuranti invece del restante 80 per cento di percettori, che ancora sono rimasti a spasso. I soldi li avete trovati nelle varie leggi di bilancio per finanziare questa misura, ma sinceramente non siamo mai stati e non saremo mai convinti di tutto ciò che avete portato avanti. Abbiamo più volte riportato anche in quest'Aula i casi di abuso del reddito di cittadinanza, da parte di gente che non aveva il diritto, o peggio ancora di carcerati, o di chi aveva ville e auto di lusso messe in bella mostra sui social, di chi lavorava in nero o di chi spacciava e talvolta anche di chi uccideva. Il rendiconto quindi fatelo a voi stessi, fatelo guardandovi allo specchio, su cosa avete fatto per un'Italia in crisi, che vi chiede riforme strutturali, a partire dal sistema della tassazione fiscale e dalla pesante burocrazia che non siete nemmeno riusciti a risolvere attraverso quest'ultimo decreto approvato e cioè il decreto semplificazioni.
Mi taccio sugli investimenti, rispetto ai quali prendiamo atto che il modello Genova è stato un'eccezione e che nonostante i proclami altisonanti nella pratica non si vedono affatto cantieri sbloccati, né tantomeno grandi opere che partono. A tale proposito voglio ricordare gli annunci fatti dal ministro De Micheli, addirittura siamo in attesa di un decreto ministeriale che porti alla nomina di commissari che possano far partire opere che in questo Paese sono ferme da decenni. Agli esponenti di questo Governo e di questa maggioranza, quindi, diciamo di fare un rendiconto politico. Fatevi un esame di coscienza, dopodiché quando avrete chiara la misura del vostro fallimento, dimettetevi e lasciate la parola agli italiani. Il voto di Fratelli d'Italia sarà contrario sia al rendiconto che all'assestamento. (Applausi).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, il nostro voto sia sul rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato sia sull'assestamento di bilancio sarà favorevole. Il rendiconto è un atto di trasparenza molto sottovalutato, anche da noi; invece, come afferma la Corte dei conti, dandone una valutazione assolutamente positiva, è un atto che rende chiaro come e dove si spendono le risorse.
In relazione all'assestamento di bilancio mi interessa di più sottolineare due aspetti. Come ha detto un altro collega, quest'anno l'assestamento è uno strumento straordinario perché, mentre negli anni precedenti ci trovavamo di fronte ad aggiustamenti minimali, il Covid fa emergere alcune cose molto significative. Siamo di fronte a un cambiamento radicale, basti pensare alla riduzione pesantissima delle entrate, o al fatto che ricorriamo al mercato per oltre 300 miliardi in più rispetto a quanto previsto e alle spese aggiuntive (mi riferisco alla tabella 1 e alla tabella 5).
A tal proposito, vorrei sottolineare che potremmo fare una discussione meno ideologica e meno di posizionamento politico, facendo due esempi molto discussi negli emendamenti e nel dibattito di questi mesi. Se prendiamo la tabella 5 ci accorgiamo che, senza ancora conteggiare, come è ovvio, il cosiddetto decreto agosto che noi abbiamo appena convertito (mentre la Camera non lo ha ancora fatto), sono stati destinati 16 miliardi in più agli enti decentrati (gli enti locali e le Regioni) e complessivamente 33 miliardi in più per quanto riguarda l'INPS e la cassa integrazione. Faccio queste considerazioni non per dire che va tutto bene, ma che da questo punto di vista lo sforzo del Governo è evidentissimo.
Alla fine dirò qualcosa su un altro punto, ma i problemi sorgono su due elementi. Il primo è già stato posto nel dibattito: non c'è corrispondenza diretta tra la scelta, l'investimento, la spesa (stiamo parlando di spese) dello Stato e la ricaduta nel territorio. Su questo è inutile che ci gettiamo reciprocamente la palla addosso, perché è un problema strutturale; sulla semplificazione vedremo l'esito del decreto-legge n. 76 del 2020 che abbiamo appena approvato. L'altro grande problema - chiedo scusa ai colleghi perché lo ripeto sempre - per il recovery fund è ristrutturare la funzione pubblica, la pubblica amministrazione; bisogna assumere subito nuove competenze sul piano centrale e a livello decentrato. Vorrei farvi un esempio: se dobbiamo fare le centrali uniche di committenza e scegliamo la base provinciale, bisogna attribuire competenze a tali enti altrimenti le gare non si fanno o si impiegano mesi o anni per farle.
Bisogna prendere dei progettisti, dobbiamo fare finalmente - anche queste ultime inondazioni ce lo dicono - un piano straordinario, decennale, per la messa in sicurezza del territorio. Ci vogliono i progettisti, le competenze ambientali. Non le abbiamo. Dopodiché non possiamo più permetterci, fra un anno o due, di prendere atto che c'è ancora questo problema. Lo ribadisco ancora: è una decisione che bisogna prendere subito, con la legge di bilancio. É necessario creare una struttura importante presso la Presidenza del Consiglio con queste competenze, capace di articolarsi nella rete di decentramento di questo Paese.
Ieri è stato detto dal Capogruppo della Lega che con il lockdown totale, che non ha fatto nessun altro Paese d'Europa, l'Italia avrebbe pagato un prezzo più alto dal punto di vista economico. Non è esattamente così e non lo dico per polemica, ma per puntualizzare, perché ci è utile partire da dati della realtà concreta, come giustamente tante volte le opposizioni ci hanno ricordato.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,40)
(Segue ERRANI). Se prendiamo i dati Eurostat, nei due trimestri relativi al lockdown l'Italia ha avuto un calo del 17,3 per cento, la Francia del 19 per cento, la Spagna del 22 per cento. Lo dico per ribadire che non è vero quanto si è sostenuto, anzi, si dimostrerà sempre di più, nei prossimi mesi, che l'azione durissima che abbiamo portato avanti con il lockdown, anticipatamente rispetto ad altri Paesi, consentirà - ne sono convinto - una ripresa più rapida.
In conclusione, rimane una grande sfida per tutti noi e lo ribadisco ancora. Mi piacerebbe che, al di là delle diverse posizioni politiche, fosse una sfida della classe dirigente di questo Paese, non solo della politica. Vedo - ahimè - molta disponibilità a chiedere assistenza e contributi, uso i termini dell'opposizione anche se la cassa integrazione non è assistenza, e vedo una scarsa propensione ad elaborare un progetto strategico. È su questo che saremo misurati nei prossimi anni. (Applausi).
MANCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCA (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, onorevole rappresentante del Governo, anche il Gruppo Partito Democratico esprimerà un voto favorevole sul rendiconto e sull'assestamento. Il rendiconto e l'assestamento non rappresentano due atti burocratici, due passaggi tecnici. Sono due pilastri del sistema di bilancio dello Stato, come ha ricordato il collega D'Alfonso parlando dei principi fondamentali della contabilità pubblica. Sono due passaggi fondamentali all'interno dei quali, per quello che riguarda il rendiconto, così come prevede l'articolo 81 della Costituzione, viene data giustamente l'opportunità e la possibilità al Parlamento di verificare se le politiche di bilancio hanno determinato esiti e ricadute economiche e sociali nel nostro Paese. Quindi sono due elementi non tecnici, non burocratici ma di forte valenza politica.
Se a questo affianchiamo il fatto che il rendiconto, che consente di portare nell'assestamento i risultati economici, ma anche la base dell'assestamento rappresentano inevitabilmente la base previsionale della legge di bilancio 2021, io credo sia giusto ed opportuno, al di là dei numeri e dei dati che qui sono stati rappresentati dai colleghi che mi hanno preceduto, svolgere alcune considerazioni politiche.
Il più importante contributo che il Governo ha dato in questo momento - ed è un risultato evidente a tutti - è stato quello di costruire insieme all'Europa un nuovo volto dell'Europa. Dobbiamo ammettere che tanti interventi strutturali e tanti limiti strutturali che abbiamo ereditato dal passato hanno una radice profonda in un'Europa che aveva al centro l'austerity, un'Europa che metteva al centro della parola «riforme» tagli, riduzioni di spesa e riduzione di servizi. Questo lo dobbiamo ammettere con grande franchezza tra di noi, perché credo che invece, attraverso l'azione importante di questo Governo e il cambiamento della dinamica europea, il nuovo volto dell'Europa ci consegni una nuova responsabilità che è quella di correggere anche i limiti strutturali che si sono insediati nella pubblica amministrazione.
Il collega Errani prima ricordava nelle diverse tabelle un'evidente ricaduta, cioè la difficoltà della pubblica amministrazione di attuare in tempi rapidi le scelte che il Parlamento, anche con la legge di bilancio, individua. Se noi prendiamo i rendiconti, vediamo quanto in molti casi i residui attivi e passivi manifestino una difficoltà di collegamento tra la previsione e l'attuazione. Se poi a questo aggiungiamo anche la valutazione delle ricadute economiche che i ritardi producono o non attuano nel nostro Paese, ci accorgiamo che abbiamo elementi strutturali da risolvere che solo il nuovo volto dell'Europa ci consentirà di risolvere. Abbiamo infatti bisogno di iniettare nuove risorse nella pubblica amministrazione e non lo si poteva fare prima, quando ad ogni «riforma» corrispondeva un taglio lineare, una riduzione di spesa o un blocco delle assunzioni. Questo nella pubblica amministrazione è evidente, perché senza la definizione di una nuova stagione di investimento, anche generazionale, perché le nuove generazioni nella pubblica amministrazione portano con sé innovazione, competenze e nuove tecnologie, non riusciremo a dare velocità alle nostre azioni. Senza dare velocità alle nostre azioni, anche la nuova programmazione europea rischia di non avere tempi utili per la sua attuazione e dunque di non produrre gli effetti positivi ai quali invece noi tutti facciamo riferimento.
Dunque credo che il Governo non abbia solo dimostrato di affrontare lo shock più rilevante che questa pandemia ha introdotto; se guardiamo i dati dell'assestamento ci accorgiamo che nessuno di noi avrebbe potuto prevedere ricadute economiche sui saldi di finanza pubblica così violente e così immediate, che di fatto hanno cambiato in pochi mesi la concezione stessa dei saldi di finanza pubblica sui quali avevamo lavorato fin qui. In sostanza, quello shock pandemico, che è diventato uno shock economico-finanziario in tutto il mondo, ci consegna una nuova responsabilità: solo attraverso un nuovo volto dell'Europa riusciremo, con la nuova programmazione europea, ad aprire una stagione nuova. Ecco perché considero questa la più grande opportunità per il futuro.
Vi è la prossima legge di bilancio. La Nota di aggiornamento al DEF definisce già l'impianto politico di questa trasformazione. Certo, servono investimenti più importanti nella pubblica amministrazione, perché c'è un ritardo strutturale al quale dobbiamo dare una risposta immediata, perché senza una pubblica amministrazione adeguata e pronta faticheremo a dare attuazione, corpo, velocità e motore ai nostri progetti. Serve una stagione di investimento nella pubblica amministrazione. Credo che questo elemento, unito alla ricerca di un nuovo progetto di sviluppo economico, determini inevitabilmente, con la nuova programmazione, la possibilità di superare i nodi strutturali di questo Paese, anche nelle dinamiche economiche, così da rendere sostenibile l'indebitamento netto che abbiamo costruito. Lo dico ai colleghi senatori: senza queste misure, come già dimostrano i dati di importantissimi istituti economici di valutazione della nostra economia e delle ricadute della pandemia, probabilmente avremmo perso 2 punti in più del PIL.
Senza le nostre misure avremmo creato un milione e mezzo in più di disoccupati; senza le nostre misure probabilmente oggi non avremmo nel nostro sistema Paese una capacità di dare resilienza e tenuta al sistema produttivo, industriale ed economico. Senza le nostre misure probabilmente avremmo lasciato al passato una contrapposizione tra lavoro e capitale che oggi è molto meno evidente nel nostro Paese. C'è una consapevolezza in più che lavoro e capitale si tengono, che gli investimenti sulle nuove dinamiche economiche saranno fondamentali per costruire una competitività sui segmenti dell'innovazione, della ricerca, della digitalizzazione, dell'ambiente e della green economy.
È un pezzo di strada importante. Credo altresì che i 100 miliardi di indebitamento netto, che hanno cambiato i saldi della finanza pubblica in questo Paese, che determineranno nel 2020 una ricaduta che nessuno poteva prevedere prima dello shock pandemico, dobbiamo sempre di più affiancarli ad una nuova e straordinaria opportunità che è quella di progettare una nuova dinamica sociale ed economica nel Paese, finalizzata a costruire competitività e crescita su una nuova concezione di competitività e crescita.
Ciò riguarda anche e soprattutto la pubblica amministrazione. Dobbiamo essere bravi allora ad individuare stazioni appaltanti adeguate, perché non basta dire di assumere, ma dobbiamo sapere dove, come, con quale finalità e con quale obiettivo. Non è ovviamente la stagione per produrre spesa non produttiva, ma la stagione di una spesa produttiva per produrre ricadute economiche concrete che generino occupazione e crescita. Dobbiamo legarla quindi ad obiettivi concreti per costruire un nuovo volto della pubblica amministrazione, attraverso ricadute economiche che dobbiamo certificare e determinare in relazione alle azioni intraprese.
Credo che questi nodi strutturali che ci troviamo ad affrontare oggi trovino nel nuovo volto dell'Europa la prima risposta. Credo che lo spazio per chi aveva come avversario l'Europa, per chi immaginava di fare da solo si è azzerato, non c'è terreno di gioco per una competizione interna, per un isolamento del nostro Paese in una condizione di solitudine. Il nuovo volto dell'Europa è la più grande opportunità che abbiamo di fronte per costruire una nuova crescita economica. Certo, alla parola riforme oggi dobbiamo dare il significato di un investimento per il futuro delle generazioni, soprattutto per i più giovani, che hanno bisogno di uno Stato che funzioni, di una pubblica amministrazione che abbia al proprio interno generazioni adeguate a poter produrre innovazione, velocità e sviluppo.
Questi elementi, che mi portano a dichiarare il voto favorevole del Partito Democratico, sono la lettura politica più opportuna per dire che il Governo ha svolto in questa fase pandemica un lavoro prezioso nell'interesse del Paese, ha anticipato misure difficili, si è assunto una grande responsabilità, ma ha anche contribuito a dare all'Europa un nuovo volto e una nuova opportunità per i giovani. (Applausi).
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevole Vice Ministro, colleghe e colleghi, il rendiconto generale dello Stato è l'atto più giusto e dovrebbe essere anche quello più importante perché ci dice qual è stata la realtà dell'anno precedente e ci permette un giudizio politico su quella che era stata la promessa dell'anno precedente. La promessa si chiama bilancio di previsione, il rendiconto è il mantenimento o meno della promessa, sotto l'aspetto contabile che si manifesta con la parte dei residui.
Permettetemi una considerazione; il rendiconto è anche un passaggio in avanti verso il raggiungimento dell'obiettivo che si dava la legge n. 196 del 2009, arrivare cioè al giusto equilibrio tra quelle che erano le previsioni di competenza. Dico, anche per i colleghi che non si occupano della materia, che le previsioni di competenza permettevano di scrivere entrate liberamente, mentre la citata legge ha cominciato man mano a inserire vincoli? stabilendo che la competenza deve essere rapportata comunque alle disponibilità di cassa.
Questo è un passaggio verso una modernizzazione del nostro sistema contabile che trova la sua manifestazione anche tramite l'indicazione che ci viene dalla legge n. 196 del 2009, indicando le destinazioni, le responsabilità e quindi la natura delle spese, oltre che delle entrate. Quindi un affiancamento dei due modelli di contabilità.
Cosa emerge da questo consuntivo? Emerge un dato di fondo: nel nostro Paese nel 2019 abbiamo avuto il 48,7 per cento del prodotto interno lordo rappresentato dallo Stato. Quindi quasi il 50 per cento della nostra economia è il bilancio allargato dello Stato: questo è un dato molto significativo. Dall'altra parte, c'è una percentuale che ci fa sorridere: 134,8 per cento del rapporto debito-PIL. Discutevamo un anno fa, o anche solo sei mesi or sono, sui decimali di punto; oggi ragioniamo su due punti in più, due punti in meno rispetto al 160 per cento. Quindi un cambiamento epocale, con le conseguenze, come è stato detto anche negli interventi che mi hanno preceduto, che questo ha sull'assestamento e avrà sui bilanci futuri.
Cosa emerge ancora? Ad esempio, emerge un dato per il giudizio politico: maggiori entrate e minore spese, il che contabilmente, dalla lettura di un bilancio, dovrebbe essere un dato molto positivo. Ma diamo anche la lettura politica: queste maggiori entrate quali sono state? Sono probabilmente eccezionali: parlo del condono-rottamazione, certamente. Ma le minori spese, che sono rilevanti (praticamente di 35 miliardi) rapportate agli equilibri che avevamo, manifestano purtroppo il grande problema del nostro Paese: l'incapacità di spendere e politicamente l'incapacità del Governo di spendere. Il Governo ha promesso per il 2019 un'azione che - ahimè - non ha mantenuto. Questa è una delle motivazioni del nostro voto contrario rispetto a questo dato.
L'altro elemento che possiamo individuare, e che giustamente dovrebbe portarci a fare un'analisi compiuta del sistema, è il fatto che il consuntivo ci permette di fare anche un raffronto tra le missioni e le spese; e ci permette altresì, rispetto alle strutture burocratiche che sovente governano più del potere politico, di toglierci dalla frase: «abbiamo sempre fatto così». Pensiamo alla sanità, che è una delle voci di maggiore rilevanza: il 2019 si chiude con 122,8 miliardi. Quanto alle altre grandi voci, cito la previdenza: 84 miliardi. È un tema che va affrontato: voi lo affronterete da maggioranza e noi da opposizione; voi potete avere una posizione e noi possiamo averne un'altra, ma la questione dell'equilibrio va posta, e ciò va fatto in un sistema contributivo, quindi recuperando tutte quelle fasce di nuove attività e di tipo di lavoro moderno che non rientrano in quelli che sono gli schemi ordinari.
Questo vale per tutte le altre missioni, ad esempio l'istruzione: l'istruzione scolastica costa quasi 50 miliardi (49,3 miliardi). Qualcuno si è posto il problema di come farla reggere economicamente rispetto agli allievi? È da questo dato che bisogna partire. Dall'altra parte, come possiamo riequilibrare la questione? Si inserisce la questione della scuola pubblica con gestione di tipo privato, come le paritarie; si inseriscono molti, molti temi.
Non è quindi solo una questione numerica e di competenza, ma anche di capacità di un Governo di intervenire sui percorsi. Ahimè, il risultato per noi non è soddisfacente, perché vi è la manifesta constatazione della mancanza di collegamento tra la volontà politica e gli effetti delle decisioni politiche.
Questo mio intervento odierno è in continuità, se vogliamo, anche rispetto alle considerazioni svolte nella giornata di ieri sul decreto-legge n. 104 del 2020. La situazione di staticità, da un lato, e confusione, dall'altro, la verifichiamo sul passato e - ahimè - sul presente e sui provvedimenti in esame. (Applausi).
Probabilmente nessuno di noi ha la soluzione, ma noi abbiamo delle proposte. Alla maggioranza noi chiediamo di ascoltare anche le nostre posizioni, le nostre proposte, quando diciamo che alcune cose non funzionano, quando diciamo che il reddito di cittadinanza può essere valso come assistenza ma non è valso come politica attiva del lavoro (Applausi), quando diciamo che le opere pubbliche (e questo, guardate, in vista del recovery fund ha un significato importante e peraltro è stato detto anche da esponenti della maggioranza) non basta prevederle sulla carta. A scuola insegnavo ai miei ragazzi il diagramma di PERT, che dà la sequenza delle azioni, dei controlli e dei monitoraggi, indicando infine la data in cui si riesce a raggiungere l'obiettivo.
Noi dobbiamo arrivare, naturalmente nella politica futura, da oggi in avanti, a far sì che, ad esempio, le imprese edili non siano solo studi di avvocati, tanto per capirci. È questo l'obiettivo: che non debbano solo strutturarsi così, perché devono avere gli operai e non gli avvocati. Ecco qual è il nostro obiettivo. (Applausi). Sarà un obiettivo banale, ma noi ce lo poniamo, proprio leggendo questi dati, i dati del rendiconto e dell'assestamento.
Sul rendiconto ho ancora un'annotazione in merito ai residui. Infatti, l'assestamento in teoria dovrebbe servire a chiudere i conti dell'anno prima e a portare l'avanzo o il disavanzo al bilancio successivo con l'accertamento dei residui. La differenza sta nella lettura dei numeri. I residui attivi passano da 204 miliardi a 216 miliardi: un miglioramento numerico. È un vero miglioramento numerico o è l'incapacità di riscuotere? I residui passivi passano da 140 miliardi a 114 miliardi: vuol dire che lo Stato ha pagato. Ma se andiamo a vedere, in realtà è successo che, non avendo pagato per oltre due anni le partite correnti, queste sono finite nei residui perenti. È una situazione che deve essere affrontata alla radice e lo dobbiamo fare proprio perché, rispetto all'assestamento, che in questo caso comincia a incorporare i 100 miliardi (neanche tutti ancora, ma comunque li incorporerà e 75 li incamera tutti) delle scelte già fatte nel 2020 per la grande disgrazia della pandemia, ci stiamo apprestando a fare valutazioni che, da un lato, devono governare - e bene - l'esistente e l'attività ordinaria e, dall'altro lato, puntare a scelte di sviluppo per il futuro. Su queste scelte di sviluppo chiaramente non sappiamo ancora quali siano le intenzioni della maggioranza, ma sappiamo che non ci ascolta. (Applausi).
Ecco perché non possiamo che confermare in questa sede il nostro voto contrario. (Applausi).
RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo in dichiarazione di voto ricordando, prima di tutto, come - e lo vediamo - il dibattito e la discussione generale sull'argomento del rendiconto e dell'assestamento non abbiano suscitato grande interesse.
Veniamo tutti dalla maratona durata più di un mese per il decreto agosto e gli altri provvedimenti e ancora ci aspettano il recovery, la legge di delegazione. C'è stato un avanzare affannoso nei lavori proprio perché tantissimi erano i provvedimenti e la mancanza di capacità di organizzare e rispettare la tempistica non garantisce un buon lavoro. Questo vale come principio e lo voglio sottolineare.
Venendo ai provvedimenti, in merito al rendiconto 2019, ci limitiamo a prendere atto dei risultati conseguiti con riferimento ai saldi di finanza pubblica riferiti all'esercizio 2019, che presentano sia una riduzione del 1,6 per cento del PIL, dell'indebitamento netto, ma anche un ulteriore incremento delle spese complessive. Non hanno prodotto alcuna incidenza sul rapporto tra debito pubblico e PIL, che rimane invariato al 134,8 per cento. La pressione fiscale complessiva è al 42,4, ma - come ricordava giustamente il collega Pichetto - comprende anche il discorso della rottamazione. È stata gonfiata, quindi, da un provvedimento che ha avuto successo e, pertanto, c'è stato un incremento in quel senso.
La pressione fiscale rimane sempre al centro delle proposte della Lega, anche in considerazione del fatto che la riforma del fisco è tra le principali politiche di supporto al Piano nazionale di ripresa e resilienza, attualmente all'esame del Parlamento. Riteniamo debba essere oggetto di approfondite e condivise analisi tra le forze politiche dell'intero arco parlamentare, raccogliendo l'allarme di tutte le categorie che stimano - ad esempio - una total tax and contribution rate del 64,5 per cento su piccole aziende e professionisti. Si tratta di un livello insostenibile. È inutile dire quanto questa situazione, soprattutto in questo preciso momento storico, sia insostenibile e metta a rischio la tenuta dell'intero sistema economico nazionale, che si regge appunto sulla micro, piccola e media impresa.
Con riferimento all'assestamento di bilancio 2020, non si può evidentemente non segnalare come noi, forze di opposizione, ci siamo sempre dimostrate responsabili nell'affrontare l'emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica, offrendo una prospettiva diversa da quelle delle forze di Governo, nel tentativo di arricchire il dibattito sulle misure da adottare, avanzando sempre proposte concrete e fattibili, raccogliendo le istanze del tessuto economico e sociale del Paese, senza la necessità di passerelle mediatiche.
Si è poi cercato di agevolare il più possibile - questo dovete riconoscerlo assolutamente - la speditezza dei lavori parlamentari per i procedimenti di conversione dei decreti emergenziali senza meri fini ostruzionistici e con il solo scopo di migliorarne i contenuti, assistendo invece - lo ricordavo ancora ieri durante le dichiarazioni di voto sul decreto agosto - a dei ritardi mostruosi legati alle tensioni interne a una maggioranza sempre più litigiosa e, soprattutto, sorda alle proposte dell'opposizione. (Applausi).
Soprattutto, vogliamo ricordare che abbiamo contribuito, risultando decisivi, in alcune occasioni, l'autorizzando - per esempio - lo stanziamento delle risorse che si sono rese necessarie per affrontare la crisi in atto, votando tre scostamenti di bilancio che hanno prodotto ulteriori 100 miliardi di deficit per il solo 2020 e più di 500 miliardi dal 2020 al 2032, portando il rapporto tra debito pubblico e PIL a sfiorare il 160 per cento, tetto che probabilmente sfonderemo con la prossima manovra. Lo abbiamo fatto per senso di responsabilità e perché abbiamo ritenuto indispensabile utilizzare tutti gli strumenti possibili per far fronte alla crisi economica più grave della storia della Repubblica italiana. Abbiamo ritenuto giusto che lo Stato si facesse carico delle difficoltà delle famiglie, dei lavoratori, degli imprenditori e degli enti locali che ogni giorno devono garantire, comunque, i servizi essenziali ai propri cittadini. Non l'abbiamo fatto di certo per vedere le città invase da sfreccianti monopattini - emblema di una maggioranza totalmente sconnessa dalle reali esigenze dei cittadini - per consentire mediazioni transattive tra Stato e specifiche Regioni o per favorire l'adozione di micro interventi affatto risolutivi che hanno sostanzialmente dissipato lo sforzo economico che abbiamo chiesto alle prossime generazioni. (Applausi).
Prima il collega Manca parlava di distinzione tra debito buono e debito cattivo della produttività della pubblica amministrazione - che secondo me - è una delle sfide più grandi. Io penso che tutti coloro che hanno uno stipendio garantito - parlo della pubblica amministrazione, ma anche di noi - dovrebbero fare propria la frase che pronunciò John Fitzgerald Kennedy: non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese. (Applausi). Ecco tutti dovrebbero pensare a essere più seri, a fare di più. Faccio un esempio: in molti uffici della pubblica amministrazione si fa smart working e c'è una resistenza a ritornare negli uffici, anche in presenza di tutti i dispositivi e delle garanzie di sicurezza. Ora, io ho raccolto più di una volta testimonianze di cittadini che mi hanno detto di aver bisogno di parlare per risolvere un problema, ma di non riuscire a contattare al telefono le persone. L'unica volta che un cittadino è riuscito a parlare con un addetto gli è stato risposto di chiamare in un altro momento perché era impegnato a fare la spesa. Ma siamo impazziti? Quelle persone devono lavorare per i cittadini. (Applausi).Quindi, non vedo perché chi lavora nei Comuni e tanti professionisti debbano essere in prima linea - e lo sono stati anche durante il periodo peggiore - mentre altri ormai dicano di fare lo smart working perché più moderno e fa più comodo. Eh no, signori, siamo tutti al servizio dei cittadini. (Applausi).
Ma soprattutto dobbiamo deciderci: semplificare. Non è possibile avere dei residui così importanti e non riuscire a spendere; vuol dire che non siamo efficienti. Bisogna aumentare la produttività e la produttività la si ottiene con i numeri; i premi di produttività vanno dati non perché bisogna darli, ma a fronte di un reale lavoro di efficienza. Questa è la differenza, altrimenti troppe persone pensano di non essere coinvolte nel dibattito e nella ripresa. Resilienza vuol dire essere flessibili e adattarsi, ma anche capire il proprio dovere; ci deve essere un senso civico che purtroppo nella maggior parte dei casi non esiste.
Al contrario - scusatemi - la piccola, media e micro impresa e gli artigiani comunque rischiano in proprio perché rischiano il proprio capitale. Io conosco artigiani che si trovano sull'orlo del fallimento perché non licenziano i propri operai - è avvenuto anche in passato - perché sono la grande risorsa della piccola impresa artigiana, ma ormai anche parte di una famiglia, e questo è il lato umano che li pungola comunque a resistere. Perché non esiste questo atteggiamento anche nella pubblica amministrazione? Non si tratta solo dei lavoratori: sono un pezzo dello Stato. Forse questo è un concetto che molti proprio non conoscono.
Faccio un ultimo esempio. Io capisco che in certe parti d'Italia possa esserci persino il doppio degli impiegati - parlo per esempio degli enti locali - piuttosto che il solito discorso sui forestali. Ci siete, c'è un supporto, c'è un aspetto assistenzialistico, ma il lavoro dovrebbe essere perfetto; i conti dovrebbero essere perfetti; i servizi ai cittadini dovrebbero essere perfetti; i boschi dovrebbero essere puliti; l'assetto idrogeologico dovrebbe essere anche quello supercontrollato. Invece c'è solamente un approfittarsi, un atteggiamento di menefreghismo che non poteva essere accettato prima e a maggior ragione è inaccettabile in questo momento di crisi dove a tutti viene richiesta maggiore responsabilità.
Per questi motivi, noi dichiariamo convintamente il nostro voto contrario. (Applausi).
PRESUTTO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PRESUTTO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, i provvedimenti che oggi siamo chiamati a votare, il rendiconto di gestione per l'anno 2019 e l'assestamento per l'anno 2020, rappresentano il più importante passaggio legislativo per verificare che lo Stato, da un punto di vista gestionale, abbia effettivamente riscosso le entrate previste ed eseguito le spese autorizzate nei termini stabiliti in fase previsionale con la legge di bilancio.
È un passaggio importante. In termini finanziari viene fissato, approvando il risultato della gestione annuale del bilancio, il flusso della gestione dei conti statali, al fine di consentire il passaggio dalla precedente legge di bilancio a quella successiva; un passaggio a dir poco decisivo - colleghi - viste le sfide imposte dalla pandemia e l'importanza che l'imminente legge di bilancio per il 2021 andrà ad assumere, soprattutto in combinato disposto con il recovery fund.
Nella composizione dell'imminente manovra, infatti, per continuare a garantire protezione al nostro tessuto economico e produttivo e imprimere una svolta politica di investimenti nel Paese, si profila l'assunzione di impegni di spesa che saranno finanziati dalle risorse del recovery fund nel corso del 2021.
Il rendiconto di gestione necessità di un'analisi approfondita e di una particolare attenzione, in quanto esprime, attraverso la potenza di numeri, la reale capacità dello Stato di mantenere una sana e proficua interazione con i cittadini, intesi sia come contribuenti sia, soprattutto, come coloro che usufruiranno dei servizi pubblici. Purtroppo, la politica su questo argomento appare da tempo un po' distratta. A volte sembra più facile programmare che entrare nel dettaglio di quello che poi realmente si riesce a concretizzare anno dopo anno.
Non ci si chiede mai se le entrate attese siano state riscosse o se le spese autorizzate siano state eseguite. Per non parlare, poi, delle valutazioni che riguardano lo stato patrimoniale del bilancio consuntivo, dove, dal valore dei crediti e da quello dei debiti, si può capire la condizione di salute generale finanziaria dello Stato.
Appare pertanto cristallino, cari colleghi, quanto tutto questo sia importante nell'ottica di una tempestiva e proficua spesa delle risorse del recovery fund. Non mi stanco mai di sottolineare che il recovery fund è un successo enorme ottenuto dal Governo italiano in Europa, con il costante sostegno e stimolo del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
Si tratta di ingenti risorse che poggiano su un primo concreto e significativo esempio di solidarietà europea, che si estrinseca nell'emissione di un cospicuo debito comune. Ma proprio per tale ragione, la necessità di una spesa virtuosa di queste risorse è massima. In tale direzione, un esercizio tecnico e apparentemente statico, come l'esame del rendiconto di gestione e dell'assestamento di bilancio, può aiutarci a interpretare e ad affrontare meglio le sfide future lanciate dal recovery fund , ormai ribattezzato Next generation EU.
Tali considerazioni nascono da una mia precisa volontà di portare all'attenzione di questa Assemblea la necessità di attribuire la medesima importanza al rendiconto di gestione al pari della legge di bilancio. Esiste la malsana abitudine di dare molto più importanza alla programmazione, ma non a questo momento analitico, che è un momento di riscontro di come lo Stato ha funzionato.
Ciò potrà accadere solo mediante un cambiamento dell'atteggiamento culturale di tutte le forze politiche qui presenti, affinché possa essere più facile trasmettere le informazioni ai cittadini e renderli pienamente consapevoli di quanto riportato nel rendiconto di gestione. Sono proprio i cittadini che devono capire come abbiamo lavorato, come Stato, lato politico e lato pubblica amministrazione.
I valori numerici riportati nel rendiconto sono utili solo nel momento in cui vengono compresi nel loro reale significato. Per esempio, leggiamo che nel 2019 le entrate effettive sono quasi 860 miliardi di euro. Dobbiamo, però, anche tenere conto del valore complessivo dei residui attivi che, al 31 dicembre dell'anno scorso, sono pari a 216 miliardi: euro in più, euro in meno.
Ma i cittadini si chiederanno cosa sono i residui attivi. I residui attivi sono entrate previste, accertate ma mai riscosse dallo Stato.
Sarebbe giusto capire perché tali somme non sono state riscosse e cosa si può fare per riscuoterle, visto che sono entrate necessarie per coprire le spese autorizzate dallo Stato nel 2019 e negli anni precedenti.
Per meglio capire, voglio fare un altro esempio. Leggiamo che nel 2019 le spese complessive dello Stato ammontano a circa 823 miliardi di euro, ma, anche in questo caso, dobbiamo tenere conto del valore complessivo dei residui passivi al 31 dicembre dell'anno scorso, pari a 114 miliardi di euro. Anche in questo caso, i cittadini si chiederanno: ma cosa sono i residui passivi? I residui passivi sono voci di spesa autorizzate e impegnate, ma non eseguite. Sarebbe giusto capire perché non sono state spese tali somme e a quali voci corrispondono, visto che sono spese autorizzate dallo Stato nel 2019 e negli anni precedenti e il fatto di non averle sostenute potrebbe avere avuto conseguenze sulla quantità e qualità dei servizi erogati agli stessi cittadini.
Se ne deduce - questo passaggio è importante - che i residui attivi e passivi sono parametri che aiutano a comprendere il funzionamento dello Stato nei suoi rapporti con i cittadini. Infatti, l'ammontare complessivo dei residui attivi misura le criticità che lo Stato manifesta nell'incassare le entrate previste, mentre l'ammontare complessivo dei residui passivi misura le criticità che lo Stato manifesta nella capacità di sostenere le spese correnti e quelle in conto capitale, vale a dire gli investimenti dei quali tanto si parla e si parlerà in futuro.
Forse ora è più chiaro cosa intendevo dire quando ho parlato dell'importanza del rendiconto di gestione, a maggior ragione in vista dell'imminente legge di bilancio e degli impegni di spesa che verranno presi per i progetti da sostenere con risorse della Next generation EU.
L'analisi della gestione di competenza viene completata con due valori apparentemente banali, ma importanti: l'avanzo, che è pari a circa 43 miliardi di euro, e il disavanzo finanziario, pari a circa 103 miliardi.
Continuando l'analisi, possiamo leggere i dati dello stato patrimoniale, che presenta un valore attivo complessivo pari a circa 982 miliardi e un valore passivo complessivo pari a circa 2.900 miliardi, con un deficit passivo, all'anno scorso, di circa 1.915 miliardi. Anche in questo caso, sarebbe necessario comprendere le cause che hanno generato per lo Stato un così alto ammontare complessivo di crediti e debiti che si sono accumulati nel tempo.
Collegato funzionalmente al rendiconto di gestione abbiamo il disegno di legge recante disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato 2020, che serve a definire l'entità effettiva dei residui attivi e passivi che, al momento dell'elaborazione del bilancio di previsione, erano stimabili solo in misura approssimativa. Le variazioni proposte con l'assestamento rivelano un peggioramento del saldo netto da finanziare, pari a circa 302 miliardi di euro, rispetto a una previsione iniziale di meno 78 miliardi. Il peggioramento di oltre 224 miliardi del saldo netto da finanziare è dovuto, per 171 miliardi, alle variazioni apportate per atti amministrativi dovuti agli effetti dei decreti-legge convertiti dal Parlamento, che hanno autorizzato il ricorso all'indebitamento e adottati per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19. Entrando nel dettaglio, i 171 miliardi - saldo netto da finanziare, come ho detto prima - derivano da un incremento delle spese, pari a circa 180 miliardi, e a maggiori entrate per 8 miliardi. Al peggioramento del saldo netto da finanziare contribuiscono anche le variazioni proposte dal presente disegno di legge di assestamento per 52 miliardi, dovute principalmente a una riduzione delle entrate finali per oltre 51 miliardi.
Queste variazioni tengono conto del nuovo quadro macroeconomico definito nel Documento di economia e finanza di aprile 2020, che indica un peggioramento delle condizioni economiche dello Stato conseguente alle misure di contenimento adottate dal Governo per fronteggiare l'emergenza sanitaria in corso.
I numeri che finora ho portato alla vostra attenzione hanno un forte valore informativo, in quanto evidenziano un quadro economico, finanziario e patrimoniale con delle criticità che vengono da lontano, ma aggravate dall'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19. Tali valori sono stati recepiti dal Governo, che sta già lavorando per realizzare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, utilizzando le risorse che saranno messe a disposizione dall'Unione europea con il recovery fund.
Uno degli elementi portanti dell'azione del Governo riguarderà specificamente il rapporto Stato-cittadini, che dovrà migliorare attraverso l'efficientamento della pubblica amministrazione, con l'adozione di un moderno modello gestionale. L'aspetto della formazione dei dipendenti è fondamentale, come lo è anche l'assunzione di figure tecniche e non più solamente giuridiche. In tal modo, sarà possibile avere un'organizzazione pubblica centrale e locale più performante ed efficiente capace di soddisfare i bisogni e le aspettative dei cittadini, facendo fronte alle loro esigenze e all'evoluzione delle stesse, contenendo al contempo la spesa pubblica, rendendola funzionale al modello adottato, che potrà essere misurato nel tempo dalla riduzione complessiva dei valori residui attivi e passivi riportati nei futuri rendiconti di gestione.
Il concetto di spesa funzionale - sottolineo questa voce - dovrà prendere il posto di quello dei tagli lineari che si sono dimostrati inefficaci e pericolosi per lo Stato sociale.
Si sta altresì lavorando per potenziare la digitalizzazione della pubblica amministrazione, sia nei processi interni sia nei rapporti con i cittadini, favorendo l'interazione tra le banche dati pubbliche. Ciò determinerà una maggiore efficienza, e quindi minore spesa pubblica, e una maggiore velocità nell'erogazione dei servizi da parte dello Stato.
Un altro intervento al quale il Governo sta lavorando è la riforma fiscale, necessaria a superare il rapporto conflittuale con lo Stato, dovuto a un sistema fiscale datato, inadeguato a rispondere a esigenze di riscossione efficace dei tributi che dovrà tenere conto anche dei cambiamenti avvenuti nel sistema economico e finanziario nazionale e mondiale degli ultimi decenni; una vera e propria rappacificazione graduale e continua che passerà attraverso provvedimenti legislativi tesi a rivedere le logiche del fisco in ottica sempre meno vessatoria e che avrà come effetto anche la riduzione del fenomeno dell'evasione fiscale.
Il Governo e il Parlamento stanno lavorando per rafforzare e rilanciare in tempi brevi il Paese, attuando le misure e le riforme che da tempo si attendevano e che in modo incomprensibile negli ultimi decenni sono state disattese.
Abbiamo l'occasione irripetibile di rendere l'Italia un Paese moderno ed evoluto, in grado di garantire il miglioramento della qualità della vita dei cittadini su tutto il territorio, di ridurre il divario economico, sociale e infrastrutturale tra Nord e Sud, di trattenere i nostri giovani e di attrarre investimenti stranieri. Non possiamo permetterci di sbagliare e di perdere altro tempo. Lo dobbiamo ora a noi stessi e alle future generazioni.
Dichiaro il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle a entrambi i provvedimenti in esame. (Applausi).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alle votazioni finali dei disegni di legge nn. 1912 e 1913.
Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1912, nel suo complesso, con gli annessi allegati 1 e 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1913, composto del solo articolo 1, con gli annessi allegati, elenchi e tabelle.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Sui lavori del Senato
FERRARI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARI (PD). Signor Presidente, negli ultimi minuti mi pare stia emergendo la proposta di sospendere i lavori per riprenderli a un orario congruo rispetto ai tempi della Conferenza dei Capigruppo. Direi, quindi, di riprendere intorno alle ore 16,30.
Volevo solo informarla, Presidente, di questo.
PRESIDENTE. Quindi, lei si propone di sospendere i lavori e di riprenderli alla conclusione della Conferenza dei Capigruppo?
FERRARI (PD). Esatto.
CIRIANI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, apprendiamo solo adesso di questo accordo, di cui nessuno ci ha resi partecipi. Per quanto ci riguarda, non siamo d'accordo e siamo per proseguire con i lavori, senza sospensione. (Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, non vi è l'unanimità, mi sembra eccessivo proporre un voto.
A questo punto propongo una soluzione di mezzo: proseguiamo i nostri lavori fino alle ore 13, dopodiché li sospendiamo fino al termine della Conferenza dei Capigruppo.
Senatore Ciriani, dovrebbe rivolgere la sua richiesta a coloro che sono seduti sotto di lei.
Poiché non è accolta la mia proposta, metto ai voti la proposta avanzata dal senatore Ferrari di sospendere la seduta fino al termine della Conferenza dei Capigruppo.
È approvata.
Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà al termine della Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 12,31, è ripresa alle ore 17,03).
Presidenza del vice presidente TAVERNA
La seduta è ripresa.
La Conferenza dei Capigruppo ha approvato a maggioranza modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 15 ottobre.
Nella seduta di oggi avrà inizio la discussione generale della legge di delegazione europea 2019 e delle connesse relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea.
La giornata di domani sarà dedicata ai lavori delle Commissioni, con particolare riguardo alle Commissioni bilancio e politiche dell'Unione europea, chiamate ad esaminare le linee guida per la definizione del piano nazionale di ripresa e resilienza. La discussione della relazione sul predetto documento, per la quale sono state ripartite sette ore, comprensive delle dichiarazioni di voto, avrà luogo martedì 13 a partire dalle ore 9,30.
Le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2020, già previste per le ore 15,30 di martedì, avranno luogo a partire dalle ore 17. Per la replica del Presidente del Consiglio, orientativamente intorno alle ore 19, e per le dichiarazioni di voto è prevista la trasmissione in diretta televisiva.
Il calendario dei lavori della prossima settimana prevede inoltre il seguito della discussione della legge di delegazione europea 2019 e delle connesse relazioni, nonché l'esame della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2020 e dell'annessa relazione al Parlamento sullo scostamento dall'obiettivo di medio periodo. Per l'approvazione di quest'ultimo documento è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti del Senato.
Giovedì 15, alle ore 15, si terrà il question time.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposta di modifica
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 15 ottobre:
| Mercoledì | 7 | ottobre | h. 9,30 | - Discussione generale del Disegno di legge n. 1721 - Legge di delegazione europea 2019 e connessi Doc. LXXXVI, n. 3, e Doc. LXXXVII, n. 3, recanti relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea |
Martedì | 13 | ottobre | h. 9,30 | - Relazione delle Commissioni riunite 5ª e 14ª sulle Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza
- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2020 (martedì 13, ore 17)
- Seguito della discussione del disegno di legge n. 1721 - Legge di delegazione europea 2019 (voto finale con la presenza del numero legale) e connessi Doc. LXXXVI, n. 3, e Doc. LXXXVII, n. 3, recanti relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea
- Discussione del Doc. LVII, n. 3-bis - Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2020 e dell'annessa - Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato) *
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 15, ore 15) |
| Mercoledì | 14 | " | h. 9,30 | |
| Giovedì | 15 | " | h. 9,30 |
* Le proposte di risoluzione al documento LVII, n. 3-bis (Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020), e all'annessa Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione generale.
Gli emendamenti alla risoluzione accolta dal Governo sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza dovranno essere presentati entro mezz'ora dall'espressione del parere.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1721
(Legge di delegazione europea 2019)
e dei connessi Doc. LXXXVI, n. 3, e Doc. LXXXVII, n. 3
(Relazioni programmatica e consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori | 1 h. |
|
| Governo |
| 30' |
| Votazioni |
| 30' |
| Gruppi 5 ore, di cui: |
|
|
| M5S | 1 h. | 3' |
| L-SP-PSd'Az |
| 49' |
| FI-BP |
| 45' |
| PD |
| 35' |
| Misto |
| 31' |
| FdI |
| 27' |
| IV-PSI |
| 27' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 23' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione sulla Relazione delle Commissioni riunite 5a e 14a
sulle Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza
(7 ore, incluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 30' |
| Gruppi 6 ore e 30 minuti, di cui: |
|
|
| M5S | 1 h. | 16' |
| L-SP-PSd'Az | 1 h. | 13' |
| FI-BP | 1 h. |
|
| PD |
| 43' |
| Misto |
| 45' |
| FdI |
| 33' |
| IV-PSI |
| 33' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 27' |
| Dissenzienti |
| 5' |
La ripartizione dei tempi tiene conto di specifiche richieste concordate tra i Gruppi.
Ripartizione dei tempi per la discussione sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri
in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2020
(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)
| Governo |
| 30' |
| Gruppi 3 ore, di cui: |
|
|
| M5S |
| 38' |
| L-SP-PSd'Az |
| 29' |
| FI-BP |
| 27' |
| PD |
| 21' |
| Misto |
| 19' |
| FdI |
| 16' |
| IV-PSI |
| 16' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 14' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione congiunta del Doc. LVII, n. 3-bis
(Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020)
e dell'annessa Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243
(7 ore, incluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 5 ore, di cui: |
|
|
| M5S | 1 h. | 3' |
| L-SP-PSd'Az |
| 49' |
| FI-BP |
| 45' |
| PD |
| 35' |
| Misto |
| 31' |
| FdI |
| 27' |
| IV-PSI |
| 27' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 23' |
| Dissenzienti |
| 5' |
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, il Gruppo della Lega chiede di modificare il calendario innanzi tutto ribadendo la richiesta, già avanzata in sede di Conferenza dei Capigruppo, di inserire in calendario la discussione della mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'istruzione Azzolina perché, a nostro giudizio, dopo tutto quello che si è detto e l'intenso dibattito sulla scuola, abbiamo messo in evidenza più volte la totale assenza di programmazione da parte del Ministro su questo tema, che era naturalmente fondamentale. Si sapeva già a marzo che i problemi relativi alla ripresa dell'anno scolastico dovevano essere affrontati immediatamente e subito bisognava muoversi in quella direzione. Purtroppo oggi, sì, le scuole sono ripartite, ma in molti casi mancano gli insegnanti, mancano le aule con gli spazi adeguati e in tantissimi casi mancano i famosi banchi promessi (solo il 12-13 per cento sono stati ad oggi consegnati). In molti casi il programma scolastico non è ancora cominciato, tenendo presente che a marzo, soprattutto sul tema degli insegnanti, la Lega aveva presentato un programma chiaro che avrebbe consentito, se attuato in tempi rapidi e certi, che l'anno scolastico potesse partire con tutti gli insegnanti. (Applausi. Commenti).
Purtroppo, Presidente, quando si agitano è perché hai messo il dito nella piaga. Di conseguenza capisco che l'agitazione sia molta. Continuate pure ad andare avanti che ci fate un favore. Soprattutto non si può pensare di colmare gli spazi della mancanza di ruoli attraverso i concorsi, perché sappiamo che hanno tempi lunghissimi. C'era una grandissima occasione per poter stabilizzare gli attuali precari, tenuto conto che sono 200.000 gli insegnanti precari nel nostro Paese. Siamo il Paese europeo col più alto numero di precari. (Applausi).
Proprio per questo motivo il ministro Azzolina abbia il coraggio di venire in Aula a prendersi le proprie responsabilità. (Applausi).
Questo è quello che noi chiediamo, così anziché mormorare dietro il microfono, avranno la possibilità di intervenire per sostenere che non hanno paura.
PRESIDENTE. Ho compreso la richiesta di modifica del calendario.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Seconda richiesta che facciamo: durante la Conferenza dei Capigruppo c'è stata la disponibilità da parte del Ministro e della maggioranza a voler comunque accontentare la nostra richiesta, ma in un tempo troppo lungo a nostro giudizio. Chiedere al ministro Lamorgese di riferire in Aula fra quindici giorni risulta tardi rispetto ai fatti gravissimi che sono successi negli ultimi giorni, e mi riferisco innanzitutto all'ennesima rivolta scoppiata nel centro d'accoglienza di Agrigento e non solo, dove ci sono stati lanci di materassi e sono stati dati alle fiamme diversi oggetti - la polizia non riesce più a contenere quelle persone - ma soprattutto a quanto è accaduto a un ragazzo di quindici anni, che è morto dopo essere stato per dieci giorni in quarantena sulla nave chiamata "Allegra". (Applausi).
È stato dieci giorni in quarantena e solo negli ultimi giorni un medico si è accorto che l'immigrato non stava bene. Questo lo diciamo con estrema chiarezza, perché di tutto è stato detto in quest'Aula e non solo nei confronti della Lega e di Matteo Salvini, ma quando gli immigrati erano sulle navi, per cui avete mandato a processo Matteo Salvini, donne, bambini e persone malate venivano fatti subito sbarcare e assistiti. (Applausi).
Questo è quello che faceva il disumano, il cattivo, il razzista, quello che va processato. Questo è quello che facevamo noi: assistenza alle persone malate. Invece con gli accoglienti e benpensanti del Governo giallo-rosso sulle navi si muore: è quello che è successo.
Allora siamo stanchi dell'accoglienza e delle tante parole che vanno bene nei salotti radical chic. La realtà vera è che quando veniva gestita prima l'immigrazione, come faceva Salvini, c'erano meno morti e c'erano davvero più sicurezza e gestione dell'immigrazione e non le rivolte nei centri di accoglienza. (Applausi). E, soprattutto - come ho già detto e ribadito più volte in quest'Aula, Presidente - siamo contrari all'ipocrisia, che abbiamo smascherato, di coloro che parlano sempre di aiutare gli altri, di solidarietà e, poi, una volta che gli immigrati sbarcano, li lasciano nei centri trattati come bestie, perché non interessano più la loro vita e le loro prospettive future. (Applausi. Commenti). Corrono tutti però... (Commenti).
PRESIDENTE. Senatore Licheri...
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Corrono tutti a dire però...
PRESIDENTE. Senatore Romeo, ha terminato il tempo a sua disposizione.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Presidente, sto terminando. Prendo anche il tempo della dichiarazione di voto, altrimenti faccio anche un altro intervento che mi spetta per Regolamento.
Stavo dicendo che però corrono tutti a dire di aver cambiato e di cambiare i decreti sicurezza e di cancellare le politiche dell'immigrazione. Bene: se questi sono i risultati, il ministro Lamorgese venga subito a riferire dello scandalo e della vergogna cui abbiamo assistito in questi giorni. (Applausi).
MARCUCCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCUCCI (PD). Signor Presidente, capisco ora l'atteggiamento tenuto anche in Conferenza dei Capigruppo. In effetti è comprensibile che i risultati delle recenti elezioni abbiano creato una certa difficoltà (Applausi) che si traduce in un intervento sgangherato completamente fuori tema, ma che ha così voluto provocare confusione all'interno dell'Assemblea.
In realtà parto dalla seconda richiesta rivolta al ministro Lamorgese, che ha immediatamente dato disponibilità a venire a riferire in Aula. L'abbiamo chiamata oggi, non è stata avvertita e la settimana successiva sarà qui a riferire perché noi stessi abbiamo a cuore la comprensione degli eventi recenti rispetto alla situazione che si è creata, nello specifico su quella nave, così come vorremmo un aggiornamento complessivo sulla situazione relativa alla vicenda dell'immigrazione e anche sulle questioni riguardanti i rapporti con l'Europa, compresi i risultati che stiamo ottenendo con questo Governo sulle ricollocazioni di tutti gli sbarcati.
Credo che, se siamo minimamente seri, siamo ovviamente disponibili ed, anzi, io credo si debba ringraziare il signor Ministro per aver dato immediatamente disponibilità a venire a riferire in Assemblea.
Di fatto, in realtà, siamo tutti d'accordo sul punto, tanto che l'informativa del Governo, in particolare del Ministro, sulla situazione è stata già prevista.
Per quanto riguarda la vicenda del ministro Azzolina, credo che si debba essere seri. Ho detto molte volte alla Lega, quando era al Governo con responsabilità importanti e lo confermo oggi, che con le istituzioni non si scherza, non si fanno delle barzellette, non si fanno delle battute, non si hanno degli atteggiamenti sconsiderati. Un Ministro della Repubblica è un Ministro della Repubblica. La Lega ha annunciato la sfiducia al ministro Azzolina almeno cinque volte in campagna elettorale, ma era tutto finto, non era neanche stata presentata. (Applausi). Vi dovete vergognare di come vi relazionate con l'istituzione. (Applausi. Commenti). Apprezzo l'applauso del senatore Romeo perché so che condivide tali questioni. Allora prima di parlare in Assemblea, si deve fare mente locale.
La sfiducia è una cosa importante. Credo che la scuola stia partendo in una situazione di enorme difficoltà, senza precedenti dall'epoca del Dopoguerra. Si deve dare atto al Ministro di essere riuscita a far partire la scuola. Ci sono tanti problemi, incluso quello degli insegnanti precari; un problema annoso che non mi sembra che il vostro Ministro in un anno abbia risolto. Non mi sembra affatto perché i precari che ha ereditato il ministro Azzolina glieli avete lasciati voi e il Ministro non era del MoVimento 5 Stelle. Era il Ministro della Lega, un Ministro che, a quanto mi risulta, nella sua funzione all'interno del Ministero oggi sta creando anche qualche problema. (Applausi).
Parliamo dunque di scuola, facciamolo con grande senso di responsabilità, pensando ai nostri allievi, agli studenti, al futuro del nostro Paese, agli insegnanti, sia a quelli stabilizzati che ai precari.
È stata posta oggi la questione, che noi avevamo sollecitato, perché sentivamo Salvini annunciare la mozione di sfiducia, mozione che però non c'era, era finta. Oggi è arrivata e credo che andrà presto calendarizzata. Tuttavia, a dimostrazione del fatto che le mozioni di sfiducia si usano per provocazione, mentre sono una cosa molto seria, la Lega ne ha presentata un'altra sul ministro Gualtieri che, siccome ora non è più di moda, non gli interessa calendarizzare. Prendiamo atto di questo atteggiamento, lo giudichiamo per quello che è, strumentale, dopodiché in Aula affronteremo i temi con la nostra costante sobrietà. (Applausi).
PERILLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERILLI (M5S). Signor Presidente, «L'illeggibilità della firma depone per la presenza di sensi d'inferiorità vissuti nel passato e non ancora del tutto risolti». Questa è un'indagine grafologica sulla firma del ministro Azzolina, che è solo la punta dell'iceberg di un'oscena campagna denigratoria che è stata impiantata: è una cosa oscena. (Applausi). Siamo arrivati addirittura ad analizzare sui giornali la firma del Ministro di fronte alle critiche che le vengono poste. Voi avete alimentato questa campagna denigratoria nei confronti non solo di una donna, ma anche di un Ministro. (Applausi). E' l'unica azione che avete saputo fare è stata scrivere sulle vostre mascherine «Azzolina bocciata». (Applausi). Per il resto, non avete e non avrete argomenti. (Commenti).
PRESIDENTE. Credo che tutti gli interventi siano stati accesi e partecipati. Ora ascoltiamo l'intervento del senatore Perilli.
Prego, senatore, continui pure.
PERILLI (M5S). Quando si citano i dati, bisogna farlo bene, perché 6 miliardi di tagli sono stati fatti da un Governo in cui la Lega c'era e dal centrodestra, non da noi (Applausi).
Sono stati investiti invece 6 miliardi nella scuola, cosa senza precedenti e richiamo qualche numero. Sono stati acquistati 2,6 milioni di banchi monoposto: non ci si inventasse balle, perché c'è una lista e un cronoprogramma, il "ballario" di cui ho sempre parlato; anzi, dov'è chi utilizza sempre questo "ballario"? L'avete lasciato a casa e non sta parlando qui. C'è la fornitura di 11 milioni di maschere al giorno; c'è la fornitura di gel sanificanti per mettere in sicurezza la scuola.
In un Paese responsabile, rispetto a uno dei settori più delicati, che riguarda davvero tutti, si sta lavorando per far stare i figli sicuri all'interno delle scuole, per proteggere le famiglie. (Applausi). Quante volte è stato detto: «I miei figli. I miei figli»? Vi dovreste vergognare, dunque, di non partecipare a questo clima costruttivo e di seminare odio e discredito rispetto a una persona che sta facendo del suo meglio, attaccata da tutti, dai sindacati, dai partiti politici, dalle persone. (Applausi).
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, senatore.
PERILLI (M5S). È una cosa vergognosa.
Signor Presidente, al di là dei temi, quello che sta subendo il ministro Azzolina è un attacco vergognoso, senza precedenti. (Applausi). Sfido ad avere contezza e a produrre testi riguardo all'amministrazione della scuola, che in altre occasioni in passato è stata assolutamente disastrosa.
Riguardo poi alla questione dei decreti sicurezza, sono ancora in vigore, non sono stati sospesi. Sono i decreti Salvini, che sono stati approvati. Quello che sta accadendo è in costanza e in virtù dei decreti (Commenti) e non vi può dare fastidio che si recepiscano le indicazioni del Presidente della Repubblica. Su questo argomento (Commenti) dobbiamo ragionare insieme, perché i morti sono morti; vanno fatte indagini, vanno accertate le responsabilità e verranno a riferire tutti i Ministri del caso: nessuno deve speculare su questo.
Tuttavia, per quanto riguarda la legislazione - e questo è il nostro compito - vigono ancora quelle norme. Se è da cambiare qualcosa, si cambierà. Dovreste collaborare anche su questo, senza utilizzare campagne - come dicevo - denigratorie, cercando del facile consenso su questi argomenti. Lo vuole il Paese, non lo vogliamo noi e lo sapete benissimo.
Far mancare il numero legale rispetto alla proroga del decreto emergenza è un fatto che capite solo voi. Fuori da qui la gente vuole essere tranquilla, sicura e non vuole che si utilizzino degli espedienti della vecchia politica per mettere in difficoltà una maggioranza che sta portando avanti il Paese senza la vostra collaborazione. (Applausi. Commenti).
Ma tanto, con voi o senza di voi, andremo avanti. (Applausi. Commenti).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Romeo, che riepilogo. Senatore Romeo, lei chiede di inserire, oltre a quanto da me letto dell'attuale calendario, la discussione sulla mozione di sfiducia al ministro dell'istruzione Azzolina e sulla mozione di sfiducia al ministro dell'interno Lamorgese. È corretto?
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la richiesta era volta ad anticipare alla settimana prossima l'informativa del ministro Lamorgese e ad inserire la discussione sulla mozione di sfiducia al ministro Azzolina.
PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Romeo.
Non è approvata.
Dispongo la controprova.
Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.
Non è approvata.
Discussione congiunta del disegno di legge:
(1721) Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2019 (Relazione orale)
e dei documenti:
(Doc. LXXXVI, n. 3) Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (Anno 2020)
(Doc. LXXXVII, n. 3) Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (Anno 2019)
(ore 17,23)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta del disegno di legge n. 1721 e dei documenti LXXXVI, n. 3, e LXXXVII, n. 3.
Il relatore sul disegno di legge n. 1721, senatore Pittella, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
PITTELLA, relatore sul disegno di legge n. 1721. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli Sottosegretari e colleghi, portiamo in Assemblea oggi un importante provvedimento legislativo, che rappresenta uno dei cardini nel rapporto tra le istituzioni italiane e le istituzioni europee.
La legge di delegazione europea, che consente il recepimento di 38 direttive e l'adeguamento a 17 regolamenti dell'Unione europea, ha comportato un lavoro robusto, meticoloso, attento all'ascolto di oltre 90 interlocutori, nonostante le condizioni particolari dovute alla pandemia. Di questo lavoro poderoso desidero ringraziare il ministro Amendola e il sottosegretario Agea, che ci ha accompagnato passo dopo passo; il presidente Licheri, il vice presidente Bossi e tutti i membri della Commissione politiche dell'Unione europea, di maggioranza e opposizione; la relatrice Gaudiano, che ha curato le relazioni programmatiche e consuntiva in modo sintonico con la legge di delegazione. Ringrazio il neo presidente Stefano, sotto la cui Presidenza abbiamo percorso l'ultimo miglio. Sono grato poi al segretario della Commissione e a tutto il suo staff, che ci hanno affiancato con professionalità e impegno. Ringrazio tutti per la coralità. Sono davvero fiero e felice di essere uno degli attori di questo passaggio legislativo.
Il disegno di legge in esame è particolarmente importante per due ordini di motivi. Innanzitutto, consente all'Italia di adempiere agli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, rispondendo all'obbligo di dare attuazione alle direttive e ai regolamenti, riducendo così il numero delle procedure di infrazione nei confronti dell'Italia ed evitando l'apertura di nuovo contenzioso. Il provvedimento è importante anche dal punto di vista del merito, perché ci sono direttive che nella loro attuazione vengono modificate e introdotte e perché si tratta di ambiti che interessano direttamente la vita dei cittadini italiani e delle imprese.
Le direttive da recepire riguardano, infatti, servizi media e audiovisivi; il diritto d'autore per le pubblicazioni online; l'uso delle fonti energetiche rinnovabili; il ricorso all'autoproduzione elettrica; la concorrenza del mercato interno anche tra imprese agricole; i requisiti prudenziali richiesti alle banche e ai fondi di investimento; il benessere degli animali; la tutela dell'ambiente; la vigilanza sui dispositivi medici; la cybersicurezza; il prodotto pensionistico europeo; l'insolvenza degli individui; le condizioni di lavoro e l'equilibrio con la vita familiare; la gente di mare; le infrastrutture stradali e altro. Conseguentemente, il lavoro della 14a Commissione si è svolto - lo voglio ribadire - con la massima apertura nei confronti del contributo costruttivo da parte di tutti i senatori appartenenti a tutte le forze politiche per portare avanti un lavoro corale e condiviso che sia a beneficio dell'Italia e dei cittadini italiani.
La Commissione ha integrato e migliorato il testo del provvedimento approvando 113 emendamenti e accogliendo 54 ordini del giorno. Circa la metà degli ordini del giorno (29) riguarda l'articolo 9, relativo all'attuazione della cosiddetta direttiva copyright, su cui si è ritenuto di non adottare modifiche al testo. I restanti ordini del giorno riguardano l'attuazione del codice delle comunicazioni, la direttiva sulle fonti rinnovabili, la direttiva sulle plastiche monouso e altri argomenti specifici.
Vorrei evitare un esame articolo per articolo e darei per letti i vari articoli, se non ci sono cenni di dissenso, che sono stati consumati nell'attenzione e nel dibattito in Commissione. Penso siano stati oggetto di emendamenti in Commissione e poi in Assemblea. Quindi, vorrei evitare di esaminare articolo per articolo il disegno di legge e andare alla conclusione del mio intervento.
Colleghe senatrici e colleghi senatori, non voglio fare un generico appello o una sterile mozione degli affetti, anche perché con il clima che abbiamo avuto qualche minuto fa mi sembra assolutamente improbabile o pretenzioso. Voglio sottolineare, però, come il lavoro compiuto che ho evitato di sintetizzare sia stato, da un lato, incisivo grazie all'apertura del Governo - le senatrici e i senatori sono stati messi nella condizione di poter modificare la legge di delega originariamente approvata dal Governo grazie all'atteggiamento dell'Esecutivo - e, dall'altro, il più possibile corale e ha tenuto conto, per quanto possibile, dei suggerimenti emersi nel corso delle audizioni.
Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,28)
(Segue PITTELLA, relatore sul disegno di legge n. 1721). Il mio auspicio e il mio invito sono, dunque, a procedere, anche in quest'Assemblea, a sostenere nel modo più ampio e con il contributo più largo di tutti i Gruppi e dei singoli senatori l'approvazione della legge di delegazione. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per integrare la relazione scritta la senatrice Gaudiano, relatrice sui documenti LXXXVI, n. 3, e LXXXVII, n. 3. Ne ha facoltà.
GAUDIANO, relatrice sui documenti LXXXVI, n. 3, e LXXXVII, n. 3. Signor Presidente, senatori, Governo, congiuntamente al disegno di legge di delegazione europea il Regolamento del Senato prevede che siano esaminate anche le relazioni del Governo sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea. Abbiamo quindi al nostro esame la relazione consuntiva per il 2019 e la relazione programmatica per il 2020, su cui la 14a Commissione mi ha conferito il mandato a riferire a questa Assemblea in senso favorevole, tenendo conto anche dei pareri consultivi espressi dalle altre Commissioni permanenti.
Come si evince dalla mia relazione contenuta nello stampato che è in distribuzione e alla quale rinvio per un'illustrazione più approfondita, la relazione consuntiva rappresenta il principale strumento per l'esercizio della funzione di controllo ex post del Parlamento sulla condotta del Governo nelle sedi decisionali dell'Unione europea durante l'anno precedente, mentre la relazione programmatica assume una valenza maggiormente politica, poiché riflette la visione generale del Governo sulle prospettive future dell'Unione europea e indica le sue intenzioni politiche sui singoli dossier europei. Entrambe le relazioni trattano dell'intero panorama delle politiche dell'Unione europea, alle quali l'Italia partecipa attivamente e dalle quali discendono obblighi giuridici da adempiere e indirizzi comuni europei a cui informare le nostre politiche nazionali interne.
Mi limito in questa sede a soffermarmi su un aspetto che ritengo di fondamentale importanza e che non sarà mai evidenziato a sufficienza, ovvero l'esigenza di dedicarsi in modo primario alla fase ascendente di formazione e di negoziato della delegazione europea, che precede la definitiva adozione ed entrata in vigore in conseguenza della natura vincolante dell'obbligo giuridico di dare attuazione alla legislazione (regolamenti e direttive) che viene adottata dal Consiglio dell'Unione europea e dal Parlamento europeo, peraltro con la partecipazione attiva dei nostri rappresentanti in seno alle istituzioni europee. Ritengo che una più ingente e incisiva quantità di risorse, di tempo e di energie debba essere dedicata a questa fase sia da parte delle strutture del Governo, che già fanno molto, ma che debbono ulteriormente potenziare questo impegno per porsi alla pari dei principali attori statali nell'Unione, sia da parte del parlamentare.
Con riguardo alla parte parlamentare mi riferisco anche ai nostri colleghi eletti al Parlamento europeo, con i quali dovremmo dialogare con cadenza regolare, in modo sistematico e approfondito, creando sinergie di collaborazione e sostegno reciproco; un dialogo in cui noi potremmo dare un apporto proveniente dalle istanze nazionali e regionali, di cui siamo rappresentanti, e in cui potremmo al contempo ricevere dai deputati italiani elementi informativi preziosi, punti di vista e opinioni in grado di arricchire la nostra capacità di esame in fase ascendente delle proposte legislative europee.
È un ruolo, quello dei Parlamenti nazionali, al quale i trattati europei attribuiscono un valore importante, e non solo per l'effettivo intervento consultivo nel processo legislativo europeo, ma anche per l'importante valenza di stimolo e indirizzo al Governo e per il ruolo di coinvolgimento e avvicinamento delle politiche europee ai cittadini e al territorio nazionale e regionale; un ruolo tanto più importante quanto più risulta evidente la problematicità, soprattutto a livello regionale e locale, nel dare corretta attuazione alla normativa europea. L'Italia infatti risulta agli ultimi posti nella classifica delle procedure di infrazione, non tanto per mancata o ritardata attuazione delle direttive, ma per successiva violazione delle stesse. In buona parte si tratta di infrazioni in cui la responsabilità risiede a livello regionale o locale. All'ultimo aggiornamento del 2 luglio 2020 il totale delle procedure aperte ammonta a 91, di cui ben 69 sono quelle derivanti dalla violazione del diritto europeo, mentre solo 22 sono quelle per mancata attuazione.
È evidente, quindi, che l'Italia ha un problema di adattamento alla normativa europea, il cui miglioramento potrebbe molto giovarsi di una maggiore dedizione alla fase ascendente. Le procedure di infrazione rappresentano un problema che, oltre ai risvolti giuridici, ha anche degli importanti risvolti economici, se si considerano le sanzioni che l'Italia sta già pagando e che rischiano di aumentare, con le possibili ulteriori sentenze di condanna, che si prospettano. Pendono infatti sull'Italia tre procedure di infrazione ex articolo 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per mancata attuazione di una precedente sentenza di condanna della Corte di giustizia, che sono appunto quelle suscettibili di infliggere al nostro Paese sanzioni pecuniarie. Quando queste tre giungeranno a sentenza, si aggiungeranno alle sei sentenze già emesse, per le quali l'Italia sta già pagando le relative sanzioni pecuniarie, che ammontano a circa 150 milioni di euro l'anno. Si tratta delle sentenze in materia di contratti di formazione e lavoro, discariche abusive, rifiuti in Campania, acque reflue urbane, mancato recupero di aiuti di Stato per Venezia e Chioggia e mancato recupero degli aiuti di Stato connessi agli alberghi della Regione Sardegna. Le tre procedure pendenti, invece, riguardano il mancato recupero di aiuti di Stato e il trattamento delle acque reflue urbane.
Il testo della relazione consuntiva relativa all'anno 2019 presenta una struttura complessivamente coerente con le previsioni legislative della legge n. 234 del 2012. Essa è articolata in quattro parti. La prima parte è dedicata agli sviluppi del processo di integrazione europea e alle questioni istituzionali. La seconda parte del documento, quella più consistente, è dedicata alle misure adottate nel quadro delle politiche orizzontali e settoriali. La parte terza, sulla politica di coesione territoriale, dà conto dei risultati raggiunti nel 2019 e dello stato di attuazione del ciclo settennale 2014-2020. La quarta parte è dedicata alle attività di coordinamento nazionale delle politiche europee, con particolare riguardo alle attività del Comitato interministeriale per gli affari dell'Unione europea, nonché agli adempimenti di natura informativa del Governo al Parlamento. Infine, la relazione consuntiva è completata da cinque allegati, di cui il quarto contiene l'elenco delle risoluzioni adottate dal Senato e dalla Camera dei deputati, in fase ascendente, sulle proposte legislative dell'Unione europea.
La relazione programmatica per il 2020 è stata presentata alle Camere il 24 gennaio 2020, in un contesto pre-Covid e appare pertanto evidentemente superata dal mutato quadro programmatico europeo e nazionale, a fronte della situazione di crisi economica e sociale derivante dalla pandemia del coronavirus. Si tratta di una situazione programmatica, che è inoltre in continua evoluzione, in base all'evoluzione della pandemia e in base ai negoziati in corso sui diversi strumenti normativi e finanziari, messi in atto dalle istituzioni europee in risposta alla crisi. Appare pertanto opportuno prendere atto del quadro programmatico delineato dalla relazione, che riprendeva le principali sfide che la nuova Commissione europea aveva voluto assumere in via prioritaria, ovvero l'obiettivo di recuperare competitività globale, da raggiungere attraverso due direttrici fondamentali: la trasformazione industriale del green deal europeo e la sinergia tra le imprese europee per lo sviluppo, in grado di contrastare la competizione spesso sleale degli altri grandi attori globali.
Il testo della relazione è preceduto da una sintesi in cui si evidenziano le singole posizioni e azioni che il Governo intendeva portare avanti durante l'anno, in relazione a ciascuno dei settori delle politiche dell'Unione europea. Il corpo della relazione programmatica è poi strutturato, come di consueto, in cinque parti. La prima parte riguarda lo sviluppo del processo di integrazione europea e le questioni istituzionali. La seconda parte è dedicata alle priorità da adottare nel quadro delle politiche orizzontali e settoriali dell'Unione. La terza parte è rivolta al tema della dimensione esterna dell'Unione e illustra quindi gli orientamenti governativi in materia di politica estera e di sicurezza, nonché in materia di allargamento, politica di vicinato e collaborazione con i Paesi terzi. La quarta parte è dedicata alle strategie di comunicazione e di formazione del Governo, in merito alle attività dell'Unione europea e alla partecipazione italiana all'Unione europea. Infine, la quinta parte è dedicata al ruolo di coordinamento delle politiche europee svolto dal Comitato interministeriale per gli affari europei e al tema dell'adeguamento del diritto interno al diritto dell'Unione europea con la consueta finestra sulle attività di prevenzione e soluzione delle procedure di infrazione.
Completano il testo due appendici in cui si riportano il programma del trio di Presidenze del Consiglio dell'Unione europea rumena, finlandese e croata e un prospetto dedicato alle risorse del bilancio dell'Unione europea per il 2020, seguiti dall'elenco degli acronimi. A differenza dello scorso anno, la relazione non reca in appendice il programma di lavoro della Commissione europea per il 2020, poiché questo è stato pubblicato cinque giorni dopo la presentazione della relazione alle Camere. (Applausi).
PRESIDENTE. Avverto che le proposte di risoluzione alle relazioni programmatica e consuntiva potranno essere presentate prima della conclusione della discussione generale.
Dichiaro aperta la discussione generale congiunta.
È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà.
FEDELI (PD). Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare il relatore Pittella e la relatrice Gaudiano, nonché l'intera Commissione per il lavoro fatto. Infatti, stanti la complessità del dibattito, l'approfondimento e le audizioni, credo che la Commissione politiche dell'Unione europea, di cui ho fatto parte fino allo scorso luglio, abbia fatto - e mi rivolgo sia alla maggioranza che all'opposizione - un lavoro straordinario su una materia decisiva, complessa e molto importante per il nostro Paese. Pertanto, ringrazio i colleghi.
Voglio soffermarmi sulla parte riguardante il famoso articolo 9 che, non a caso, viene recepito senza modifiche, ma con il sostegno magari di alcuni ordini del giorno. Mi riferisco alla cosiddetta legge sul copyright.
Voglio collocare il mio intervento all'interno del contesto, in quanto i rapidi sviluppi tecnologici continuano a trasformare il modo in cui le opere di intelletto sono create, prodotte, distribuite e consumate, mentre emergono costantemente nuovi modelli di business e nuovi attori. Inoltre, sappiamo che la rete e il digitale rappresentano straordinari strumenti di diffusione di contenuti, conoscenza, relazioni e scambi, con grandi, diffuse e importanti opportunità, un tempo onestamente inimmaginabili; allo stesso tempo, però, possono creare discriminazioni e aumentare le diseguaglianze, soprattutto nelle situazioni in cui non ci sono connessione, né accesso e alfabetizzazione necessari per l'utilizzo di questi strumenti.
Peraltro, credo che, laddove non si recepisse la direttiva europea, si correrebbe il rischio di creare una profonda ingiustizia: mi riferisco al non riconoscimento del valore delle produzioni intellettuali, che invece sono un punto fondamentale per la nostra economia e la nostra convivenza democratica.
In un circolo che dobbiamo essere in grado di rendere virtuoso, il digitale è senza dubbio la più grande risorsa che abbiamo per affrontare le sfide sempre più complesse e in buona parte inedite che tutti noi abbiamo di fronte. Basta guardare agli ultimi mesi e a quanto il digitale sia stato centrale per garantire, almeno in parte e con tutti i limiti che abbiamo sperimentato, la continuità scolastica, il lavoro, i consumi, l'informazione e lo stesso bisogno esistenziale per la nostra socialità.
Certo, ci siamo anche accorti di quanto lo spazio digitale non sia accessibile a tutti nello stesso modo e di come non tutti e non tutte siano nelle condizioni di beneficiarne equamente. Questa è una delle ragioni per le quali, già nei mesi scorsi, nel pieno dell'emergenza Covid-19, abbiamo spinto con forza per arrivare il prima possibile - al massimo entro questo autunno - a recepire la direttiva europea sul copyright, che, oltre a essere una scelta di civiltà mirata a garantire la qualità, l'equità e la sostenibilità democratica dell'innovazione digitale, è anche una risposta concreta alle enormi difficoltà che il coronavirus ha creato e sta creando al mondo della cultura e dell'informazione.
Con questa direttiva, per la prima volta l'Europa ha riconosciuto l'intreccio fondamentale tra il diritto degli utenti ad accedere alle opere in Rete, al fine di citazione, critica, rassegna, e quello degli autori e delle autrici a ottenerne il giusto e sacrosanto riconoscimento economico da parte delle piattaforme online. (Applausi). Come sapete, i cosiddetti giganti del web li utilizzano e, attraverso la pubblicità, ottengono notevoli guadagni.
Si è lavorato alla ricerca di un giusto equilibrio tra interessi diversi di tutti i soggetti coinvolti, tenendo insieme il diritto al libero accesso alla Rete e alle nuove tecnologie con la tutela della produzione intellettuale: un lavoro confluito nella direttiva approvata dal Parlamento europeo nel marzo 2019, confermata dal Consiglio della UE che oggi ci apprestiamo anche noi a recepire definitivamente.
Colleghi, questa scelta - lo dico con una qualche enfasi perché è proprio così dal mio e dal nostro punto di vista, ma è emerso anche nella discussione in Commissione - è una vittoria dei valori di libertà, democrazia dignità delle persone e del lavoro, che sono i fondamenti delle nostre istituzioni europee e nazionali. Una vittoria dell'Europa che crede e sostiene la creatività, la cultura, l'arte, la libera informazione, ma è anche una vittoria dei cittadini e delle cittadine che possono usufruire gratuitamente dei contenuti che vengono pubblicati in Rete.
La direttiva, infatti, prevede, qualora detti contenuti comportino degli introiti - sono le piattaforme, escluse quelle di nuova costituzione (pensiamo alle startup, ai blog, agli account personali) ed enciclopedie online senza scopi commerciali come Wikipedia - di doverli corrispondere a chi ne detiene la proprietà intellettuale: agli artisti, ai giornalisti, agli scrittori, agli sceneggiatori, agli editori. Insomma, la legge di delegazione europea di cui avviamo la discussione oggi è quindi davvero coerente rispetto all'obiettivo generale che la nostra legislazione ha per potersi progressivamente adeguare a questo nuovo contesto. Considero questo un punto politico importante. Tutto ciò senza limitare o ostacolare l'evoluzione tecnologica - anche questo è un punto importante - né compromettere la libera circolazione delle idee, che è un caposaldo non solo della Rete, ma della nostra stessa Costituzione; ma insieme, tenendo davvero questo intreccio, difendendo il patrimonio di conoscenza generato da artisti, giornalisti, traduttori, autori in genere.
La legge sul copyright, insomma, è una forma virtuosa ed equilibrata di regolamentazione; non comporta alcuna limitazione alle potenzialità offerte dal web, anzi, aumenta piuttosto la pluralità dell'offerta. Tutelare chi produce contenuti culturali, editoriali e artistici significa, infatti, investire nella produzione culturale, editoriale e artistica, favorire la pluralità dei contenuti stessi, la sostenibilità economica del lavoro intellettuale e la trasparenza della concorrenza in ambito digitale, punto politico della modernità. È quindi una legge importante, una legge di civiltà, come dicevo, che pone fine a una confusione in cui ad avvantaggiarsi sono stati finora solo alcune grandissime aziende del web, a discapito di tutte quelle realtà editoriali, culturali e artistiche escluse dalla fruizione del ritorno economico del prodotto del proprio capitale umano, e che da oggi potranno invece vedersi riconosciuto un giusto compenso, dignità sociale, lavorativa e personale.
Ecco, questo serve alla qualità culturale del nostro Paese, di cui, tra l'altro, il nostro Paese è autenticamente invidiato in Europa e nel mondo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, ringrazio anch'io per il lavoro che è stato fatto nella Commissione politiche dell'Unione europea, della quale non faccio parte, ma ho seguito la vicenda del diritto d'autore che, con l'articolo 9, è uno dei punti importanti di questo disegno di legge di delegazione europea.
Ringrazio i relatori, il senatore Pittella in particolare, con il quale abbiamo avuto modo di approfondire in corso d'opera la vicenda.
È una questione importante, che parte da una dura battaglia perché, colleghi, voglio che restino agli atti anche le responsabilità dei giganti del web, che stanno facendo un'azione di lobbying asfissiante in tutto il mondo, in tutto il Pianeta.
Abbiamo una morsa: da una parte, la Cina con la via della seta e con tutti i pericoli anche sanitari, la sua voglia di egemonia e di colonizzazione che si estende fino al tentativo di acquisto dei porti italiani; dall'altra, i giganti del web esentasse che, da Occidente, marciano tritando tutto e tutti senza pagare tasse. Questa è la realtà. E saccheggiano la creatività, saccheggiano il prodotto intellettuale, mettono in ginocchio il mondo editoriale, saccheggiano la produzione degli artisti, del cinema, dei musicisti; mondi che, peraltro, in questa fase stanno già vivendo una difficoltà enorme, perché tutte le attività artistiche, le attività pubbliche, le sale cinematografiche, le produzioni che le alimentano soffrono per la condizione che oggi viviamo. Infatti, venendo impediti gli assembramenti, si impedisce anche la vita che la cultura prevede nella sua fruizione pubblica, che poi vuol dire diritti d'autore, incassi, denaro per tutti gli ambiti della creatività.
La direttiva sul diritto d'autore è stata molto contrastata. A un certo punto qualche anno fa, quando la si discuteva a Bruxelles, non si trovavano avvocati liberi perché le lobby dei grandi giganti della rete avevano ingaggiato tutti gli avvocati di Bruxelles, tutti i consulenti per impedire che chi si difendeva dall'altro lato (autori, editori, musicisti) trovasse, nello scontro che vedeva contrapposte da un lato una lobby potente e dall'altro la creatività, delle persone a cui affidarsi. C'è stato uno strapotere di Amazon, di Google, di Facebook, di tutta questa gente che non paga tasse ed è una vergogna che in Italia e in Europa si continui ad applicare la web tax. I signori di Amazon, a fronte di un fatturato in Italia di 4,5 miliardi di euro, hanno pagato l'anno scorso 11 milioni di euro di tasse, lo 0,2 per cento. Io accetterei di pagare il 20 o il 30 per cento di tasse, visto che ne pago di più, giustamente, in percentuale sul mio reddito. Loro dicono che non hanno pagato 11 milioni, ma ne hanno pagati 85, perché calcolano alcuni contributi. Anche così sarebbe sempre il 2 per cento di tasse. Non sono contro il progresso. Ho contribuito alla regolamentazione del wi-fi, delle tecnologie digitali nei vari ruoli che ho rivestito, ma bisogna che questi gestori paghino le tasse, che paghino il diritto d'autore. E se prendono articoli di giornale che gli editori fanno scrivere a giornalisti inviati in Afghanistan, in America, a Singapore, a Hong Kong a raccontare una cronaca, a testimoniare i fatti della storia, che costano (il giornalista va, racconta, rischia) non è possibile che quel contenuto poi lo si possa ritrovare in Rete. È bellissimo, certo, ma quel contenuto ha un costo, dato dalla saggezza, dalla sapienza di chi lo produce e dalla azienda editoriale che lo invia. Tutto questo viene oggi saccheggiato gratuitamente e questo accade per il cinema, per la musica, per l'editoria. Bisogna tutelare il diritto d'autore, che è questo, perché senza la creatività la vita dei popoli diventa più arida.
Anni fa Celentano, che ogni tanto riscopre questo problema quando tocca anche i suoi interessi, scrisse un bell'articolo sul «Corriere della Sera» e disse - la citazione può sembrare impropria, ma parliamo di autori - che se il pane non si pagasse non ci sarebbero i fornai. Se si potesse andare a prendere al banco del pane il pane gratis, chi lo dovrebbe fare questo pane? Chi dovrebbe raccogliere il grano, macinarlo e lavorare di notte? Nessuno farebbe il pane se il pane non si pagasse. Bisogna pagarlo, poi se uno è povero, si darà il pane a chi è povero. Faceva questo paragone, definendo pane dell'anima l'arte, la letteratura, la musica, l'editoria, la scrittura. Tutelare l'autore è quindi un fatto fondamentale ed è grave che il Parlamento europeo abbia avuto un tempo molto lungo per approvare questa direttiva. Ci sono voluti anni, perché quelli che contrastano sono potentissimi. Badate che la lotta non è affatto finita. Tempo fa la Commissione europea ha avuto il coraggio di multare Google per 14 miliardi di euro, dopodiché l'Irlanda (perché c'è l'Unione europea, ma il diritto non è uguale dappertutto e qui sono anch'io critico verso l'Europa, che pure penso debba essere un grande spazio comune, anzi ci manda una direttiva importante che dobbiamo recepire insieme a tante altre cose di cui non parlerò e di cui parleranno altri colleghi, a proposito della legge europea) ha annullato la multa. Ho letto che la Commissione europea ha fatto ricorso, non voglio accusare di niente nessuno, ma chi deve pagare 14 miliardi di euro il modo per trovare una giustizia compiacente lo trova, non devo aggiungere altro. Dobbiamo quindi far sì che tutto questo progresso che oggi la tecnologia ci offre non ammazzi il resto, non desertifichi l'editoria, la letteratura, la musica, gli autori, la creatività, il pensiero. Quindi è giusto che siano tassati, che paghino il dovuto, che paghino i diritti d'autore se usano la musica, gli scritti o gli articoli che devono riproporre.
Oggi l'editoria stessa si organizza e viaggia sul web; oggi quando ai giornali si dice che vendono poche copie, rispondono che hanno tanti abbonamenti e tot accessi via web. È ovvio, è normale. Oggi, attraverso un oggetto come uno smartphone guardiamo la televisione o un film, anche se è meglio guardarlo in una sala cinematografica e non su un microschermo, perché anche la fruizione dell'opera nella sua dimensione è consigliabile. Si può fare di tutto, anche leggere un giornale, però è giusto che in qualche modo quel prodotto venga remunerato e che il nostro click non sia nella gratuità, nel furto, perché poi di questo si tratta alla fine.
Ci sono forme illegali di saccheggio digitale dei contenuti, ma anche forme legali di elusione. Prima ho citato Amazon Prime; questi soggetti sono anche dei grandi produttori. Certo, se si accumulano fortune e non si pagano le tasse, poi si possono fare investimenti che stroncano tutto. In Italia abbiamo discusso per anni del pluralismo televisivo, anche con grande accanimento, ma parlavamo di robetta, di Rete 4 e di quell'altra rete, che sono proprio dei granelli di polvere nel mondo. Oggi ci sono potentati che finiscono per controllare la conoscenza e l'informazione, perché decidono quali film si producono, quali mercati aggredire, quale dumping fare; infatti, se si guadagnano miliardi e miliardi di euro o di dollari e si vuole conquistare il mercato di un Paese, si può fare anche dumping e lavorare in perdita per uno o due anni, se si vuole conquistare il mercato olandese, quello algerino o di qualche altro Paese. Servono quindi delle regole di equità fiscale, perché poi l'esercente cinematografico, il produttore artistico e il cantante le tasse le devono pagare. Quindi mi chiedo per quale ragione questi altri soggetti, che divulgano contenuti di altri, non debbano pagare la creatività di quell'autore e quel che è giusto sui loro guadagni. Ho fatto l'esempio dei 14 miliardi di Google; mi auguro che la Commissione europea vinca questo contenzioso, ma chi lo sa? Si diceva se c'era un giudice a Berlino, quelli probabilmente hanno trovato un giudice a Dublino che ha dato loro ragione, chi lo sa?
Ritengo pertanto che il presente disegno di legge di delegazione europea contenga in questo articolo un atto fondamentale. Poi si vedrà quali saranno gli equilibri e le regole. Credo nel mondo del cinema, negli autori associati nella Società italiana degli autori ed editori (SIAE), agli appelli fatti da Giulio Rapetti Mogol - non ho bisogno di spiegare chi sia - che oggi è il presidente della SIAE, non per sua scelta ma perché gli autori volevano un personaggio rappresentativo, un poeta del nostro tempo (tale possiamo definirlo), che ha rappresentato questa battaglia. Non si tratta, infatti, di un interesse solo di chi deve incassare le proprie royalty, come si potrebbe dire, ma proprio della difesa della creatività, per evitare che poi non ci sia nessun fornaio a fare il pane della cultura, del giornalismo, della letteratura, del cinema che poi, ridotto sul lastrico, non può produrre un film perché deve fare un'opera d'arte, perché purtroppo ci vogliono i mezzi.
In conclusione, signor Presidente, credo che questa norma sia fondamentale e che debba condurre alla web tax: questi rapinatori dell'umanità, perché tali sono, devono pagare le tasse e i diritti d'autore. Qualcuno si è messo in ginocchio davanti a loro, dicendo viva la Rete, viva la modernità. Io però dico abbasso l'iniquità del saccheggio perpetrato da Amazon, Google e quant'altro, che peraltro saccheggiano anche i ragazzi che lavorano presso di loro, ma questo sarebbe un altro discorso. Il disegno di legge in esame contiene quindi un atto di giustizia perché in Europa, così ricca di cultura ma anche di tecnologia (perché se non ci fosse stato Guglielmo Marconi e qualcun altro non ci sarebbe stato nemmeno Internet e tutto il resto), ci sia un po' di equità. La norma in discussione contiene un principio importante, speriamo che venga attuato al più presto in Italia perché serviranno altri provvedimenti (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Masini. Ne ha facoltà.
MASINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, gentili colleghi, siamo oggi chiamati a esaminare un provvedimento che da sempre è stato colpevolmente sottovalutato, ma che in realtà riveste un ruolo fondamentale per la vita della Nazione: la legge di delegazione europea.
La legge di delegazione europea è costituita da una moltitudine di deleghe legislative che il Parlamento cede al Governo al fine di adeguare l'impianto normativo nazionale alle nuove disposizioni comunitarie. Anche quest'anno sono tante le aree in cui si interviene, dalla salute all'ambiente, dalla cybersicurezza alla finanza. Milioni di nostri concittadini dovranno quindi fare i conti con queste nuove norme.
Considerando l'importanza di queste leggi, auspico la celere individuazione di modelli che rendano possibile anticipare ex ante l'impatto di tale legislazione sul tessuto socio-economico. Spesso infatti subiamo provvedimenti che penalizzano i nostri imprenditori a tutto vantaggio di quelli di Paesi meglio strutturati nella pratica dell'opera di lobbying presso le istituzioni europee. Dobbiamo invece imparare a essere molto più preparati su provvedimenti legislativi che sono il trait d'union tra Bruxelles e Roma.
Provando ad entrare nel dettaglio di questo che, come dicevo poc'anzi, è un provvedimento estremamente complesso ma che interessa diversi ambiti della vita dei nostri cittadini, è necessario prima di ogni cosa fare un passaggio sulle diverse direttive europee che il nostro Paese si accinge a recepire. Su ogni argomento Forza Italia ha provato a dare il suo contributo per un migliore adeguamento delle direttive europee al tessuto legislativo nazionale, tenendo conto delle peculiarità del nostro Paese e per fare in modo che non impattassero in maniera estranea sulla vita quotidiana degli italiani.
Devo dire - permettetemi questa piccola digressione - che il dibattito in Commissione è stato sereno, collaborativo e per questo mi sento di ringraziare tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione e il relatore, senatore Pittella, per aver superato gli steccati partitici e aver provato a trovare una giusta sintesi tra le varie posizioni. Probabilmente la complessità dell'atto e la percezione, ovviamente errata, che esso non impatti direttamente sulle politiche nazionali, ha fatto sì che non ci fossero le pressioni esterne che spesso e volentieri hanno incagliato i lavori parlamentari.
Detto questo, rientro nel merito del provvedimento citando solo alcuni aspetti su cui abbiamo inciso in maniera significativa. Ad esempio, per ciò che riguarda il settore delle comunicazioni, sia la tutela degli utenti, sia la tutela del diritto d'autore costituiscono un nodo fondamentale per la normativa. Per quanto Forza Italia si sia sempre dimostrata pronta a sostenere il progresso, lo sviluppo e la semplificazione delle nuove tecnologie per la comunicazione, dobbiamo però tutelare con attenzione i diritti dei produttori, ma anche quelli dei consumatori. In questa direzione abbiamo presentato una serie di emendamenti e di ordini del giorno che sono stati accolti, magari riformulati dalla maggioranza - questo sì - affinché nelle deleghe si imponga una maggiore attenzione alla garanzia dei prodotti delle nostre aziende di comunicazione. Manca garantire i singoli artisti, come diceva prima il collega Gasparri, che vedono spesso compromesso il loro diritto di compenso dalle grandi multinazionali extraeuropee dello streaming e della diffusione.
Altro tema di particolare rilievo su cui abbiamo provato a dare il nostro contributo è quello sullo sviluppo delle energie rinnovabili, un argomento anche questo che sembra forse lontano dai cittadini, ma che in realtà ha un impatto diretto e forte sulle loro vite e sul loro portafogli. Le aziende del settore elettrico rappresentano una leva strategica fondamentale a supporto del rilancio dell'economia del Paese e, secondo il piano nazionale integrato per l'energia e il clima, il nostro Paese dovrà raggiungere, nel 2030, il 30 per cento di energia da fonti rinnovabili sui consumi finali lordi. Per il solo settore elettrico, questo target si tradurrebbe in un valore pari a oltre il 55 per cento di fonti rinnovabili rispetto ai consumi interni lordi di energia elettrica previsti. Si tratta di una sfida sicuramente ambiziosa per la quale le fonti rinnovabili saranno chiamate a ricoprire un ruolo primario nel mercato elettrico e per conseguire un simile sviluppo dovranno essere previste iniziative che contemplino anche investimenti per rinnovare, e in alcuni casi mantenere in efficienza, gli impianti esistenti. In quest'ottica è imprescindibile superare le barriere, anche normative, che ostacolano il pieno sviluppo delle fonti di energia rinnovabili ed è in questa direzione che dovranno andare le deleghe che il Governo dovrà affrontare il più presto possibile.
C'è poi una modifica di cui siamo particolarmente orgogliosi e che è diventata parte integrante del testo che ci apprestiamo a votare: la collega senatrice Rizzotti ha infatti presentato un emendamento per inserire nel novero dei farmaci veterinari prescrivibili in modalità elettronica anche quelli ad azione stupefacente o psicotropa, come già avviene per lo stesso tipo di medicinali in campo umano. Anche questo sembra un intervento lontano dalla vita quotidiana ma l'emergenza Covid ha dimostrato come la dematerializzazione delle ricette mediche sia utile e quanto la tracciabilità e la reperibilità di informazioni relative alla sanità pubblica, e quindi anche a quella animale (perché tutti abbiamo a cuore la salute degli animali), sia fondamentale per una maggiore tutela dei cittadini.
Tanti quindi gli ambiti di intervento di questo provvedimento, un provvedimento che dovrebbe dare l'esatta misura di quanto l'Europa e i suoi Stati membri dovrebbero collaborare per un uno sviluppo davvero consolidato e comune. Non posso quindi non fare una breve riflessione sullo stato delle cose rispetto ai rapporti tra il nostro Paese e l'Unione europea ed è impossibile non partire purtroppo dalla tragedia del Covid-19 e dal terribile impatto che questa pandemia ha avuto sulla nostra società e sulla nostra economia. La risposta comunitaria è stata inizialmente balbettante, forse a causa di un'estrema sottovalutazione del problema: l'episodio di egoismo nazionale, con il blocco del materiale alla frontiera, o la lentezza con cui si sono messi in campo gli strumenti necessari ad uscire dall'emergenza hanno fatto - ahimè - vacillare pesantemente in questa prima fase le fondamenta stessa dell'istituto comunitario. Eppure proprio questa legge di delegazione europea, con le sue direttive da recepire e le sue deleghe da assegnare ci dimostra che lo scopo principale dell'Unione è quello di creare percorsi comuni che possano aiutare tutti gli Stati a progredire in maniera sincronica sulla strada dello sviluppo economico, sociale e culturale. Il problema quindi non è l'Europa in sé, ma è l'uso che singoli Stati fanno degli strumenti che l'Europa mette loro a disposizione.
Permettetemi quindi in conclusione di fare una sorta di appello al Governo, a cui oggi consegniamo una serie di deleghe che gli consentiranno di legiferare sugli argomenti più disparati, ma al contempo, sempre in tema europeo, ha la grande responsabilità di stilare progetti attrattivi e funzionali per usufruire dei fondi del recovery fund.
Con il programma Next generation EU l'Europa ha l'ambizione di trasformare le macerie lasciate dal Covid-19 in un'opportunità per ricostruire un Continente più efficiente, più moderno e più green, un'Europa dei diritti e delle opportunità; un'area in cui la libertà economica e sociale permetta a tutti di costruirsi un futuro di speranza e di successo. Ma l'Europa, tanto quando sbaglia, tanto quando fa la cosa giusta, non è sola; è una comunità. Il mio appello al Governo va proprio in questo senso. Non fate tutto da soli per favore, non gestite questi fondi da soli. Si crei un percorso di collaborazione, perché non è accettabile che il recovery plan italiano sia rappresentato da poche pagine scritte fra di voi e senza coinvolgimento alcuno del Parlamento e della società civile. Non è così che sfrutteremo la straordinaria opportunità che l'Europa ci offre e non è così che cambieremo il volto dell'Italia.
Forza Italia ha da subito manifestato la propria assoluta e sincera disponibilità a dare una mano. C'è bisogno di unità di intenti e di superare gli steccati ideologici per riuscire a portare l'Italia fuori dalla situazione in cui ci troviamo. Con questo provvedimento in Commissione abbiamo dimostrato che è possibile farlo. Ora sta al Governo accettare la sfida e lasciare da parte le divergenze spicciole per perseguire obiettivi comuni. Non lo chiedo io, lo chiede a gran forza il Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà.
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, potremmo argomentare in diverse maniere, andando a vedere - come ha detto prima anche il relatore - gli emendamenti o i singoli articoli di questo dispositivo di legge o la stessa relazione di partecipazione dell'Italia all'Unione europea. Ma mi limiterò ad alcuni elementi, tre in particolare, che credo siano stati abbastanza emblematici di come purtroppo la maggioranza di Governo, per l'ennesima volta, ha utilizzato male uno strumento così importante come la legge di delegazione europea, banalizzando alcune situazioni che invece necessitano di grande considerazione, a nostro avviso, oppure semplicemente per partito preso, dicendo di no, perché a proporre queste cose era l'opposizione. Quella stessa opposizione che prepara emendamenti e li propone e non mi si venga a dire che poi si deve anche votare a favore, perché qualche emendamento viene accolto.
Questo è un provvedimento estremamente ampio. Quello che abbiamo chiesto innanzitutto alla Commissione, ovvero alla maggioranza, è che ci fosse consapevolezza di che cosa vuol dire acquisire, a normativa italiana, disposizioni europee che portano poi costi sulle nostre imprese e costi sulle nostre attività produttive, tanto più in un momento grave come quello che stiamo vivendo di crisi economica. Tutto questo, Presidente, è stato condensato in un emendamento proposto all'articolo 1 che per brevità vado a leggere: «Nell'esercizio della delega per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione degli altri atti dell'Unione europea di cui al comma precedente, il Governo assicura che gli oneri, siano essi finanziari o amministrativi, che ricadono sulle amministrazioni centrali, sulle autorità amministrative indipendenti, sugli enti regionali o locali, sugli operatori economici e sui cittadini siano: a) il meno gravosi possibile; b) commisurati all'obiettivo da conseguire; c) adeguatamente attenuati attraverso la concessione di contributi o detrazioni». Un concetto molto semplice. C'è una normativa europea, questa viene recepita. Bisogna considerare che questa per essere recepita comporta dei costi, che spesso e volentieri mandano le nostre imprese fuori mercato. Allora noi abbiamo fatto una considerazione: si mettano a disposizione, come dicevo, detrazioni e anche contributi diretti, in modo tale che la normativa possa essere recepita velocemente e agevolmente, ma nello stesso tempo si eviti di gravare in maniera determinante, tanto più in una circostanza nella quale la nostra economia è tanto messa a dura prova con questa crisi economica.
L'emendamento non è stato recepito da parte della maggioranza. Al limite in questi casi ci si limita all'ordine del giorno o alla raccomandazione che purtroppo - lo dico ancora una volta - troppo inflazionati, hanno perso di qualsiasi significato. Anzi, se c'è una modifica da fare al nostro Regolamento e anche nel rapporto tra Governo e Parlamento, Presidente, sarebbe proprio quella di stabilire che se si prende un impegno, che sia una mozione, un ordine del giorno o una raccomandazione, quando la si prende, lo si fa seriamente e poi se ne deve dare conto. (Applausi). Altrimenti prendiamo in giro noi stessi e i cittadini. Questo non è ammissibile; approvate un ordine del giorno, lo si sbandiera anche sui giornali che è stato approvato, la maggioranza lo fa apparire come fosse una concessione e - come direbbe Totò e mi fermo qui - con quello ci si può soffiare il naso. Questa è la prima questione: è stato sottovalutato completamente l'impatto economico di questa normativa tanto più in una situazione di grave crisi economica.
Badate bene; non sto dicendo né bene, né male, sul fatto di recepire la normativa. Dico solo che recepirla senza considerare il costo che essa produce, tanto più in una circostanza come questa, può produrre due effetti, caro relatore: mettiamo i nostri cittadini e le nostre imprese in obbligo di seguire norme che trasgrediranno, perché rispettarle può voler dire andare fuori mercato, oppure che noi stessi alleggeriremo ovviamente la maglia dei controlli, perché altrimenti chiudiamo le nostre imprese, ci troveremo in infrazione e creeremo una condizione paradossale. Abbiamo recepito la norma, ci siamo messi a posto con la forma, ma nella sostanza tutto questo crea un ulteriore problema.
Mi soffermo poi su un'altra questione che non è da meno. Presidente, nei sei mesi del Covid-19 abbiamo perso di vista un tema che è invece purtroppo sempre di attualità. Mi riferisco ai debiti della pubblica amministrazione. Presidente, il 28 gennaio del 2020, quando purtroppo noi eravamo presi da tutti altri problemi, la Corte di giustizia europea, in grande sezione, ha sentenziato. Lascio la sentenza agli atti perché non la leggerò tutta, ma per ovvia brevità, vado direttamente in fondo: alla luce dell'insieme delle considerazioni che precedono, si deve dichiarare che non assicurando che le sue pubbliche amministrazioni rispettino effettivamente i tempi di pagamento stabiliti all'articolo 4, paragrafi 3 e 4, della direttiva 2011/7 la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forze di tali disposizioni. Per questi motivi la Corte, in grande sezione, dichiara e statuisce in primo luogo che: non assicurando che le sue pubbliche amministrazioni rispettino effettivamente i termini di pagamento stabiliti all'articolo 4, paragrafi 3 e 4, della direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tali disposizioni. In secondo luogo stabilisce che la Repubblica Italiana è condannata alle spese.
Signor Presidente, c'è una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 28 gennaio, che mette nero su bianco che l'Italia sta trasgredendo gli obblighi che ha nel pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e nei tempi stabiliti dalle stesse direttive europee. Lo sapevamo già, ce lo dicono oggi con sentenza. A fronte di questo, essendo il provvedimento in transito in Senato, presentiamo un emendamento estremamente semplice che conferisce delega al Governo. Si tratta dell'emendamento 20.0.7 - ce ne sono altre due formulazioni in cui cambiano semplicemente i tempi di recepimento, ma la proposta è la medesima - che leggo testualmente: «Al fine di giungere al recepimento della sentenza 28 gennaio 2020 della Corte di giustizia dell'Unione europea - Grande Sezione, nella causa per "Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2011/7/UE - Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali - Transazioni commerciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione - Obbligo degli Stati membri di assicurare che il termine di pagamento delle pubbliche amministrazioni non ecceda 30 o 60 giorni - Obbligo di risultato", in osservanza della direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, il Governo è delegato ad adottare, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, un apposito decreto legislativo conformandosi ai seguenti principi e criteri direttivi: a) assicurare che tutte le pubbliche amministrazioni rispettino effettivamente i termini di pagamento stabiliti all'articolo 4, paragrafi 3 e 4, della direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali; b) rafforzare e dettare prescrizioni precise al fine di individuare conseguenze immediate a carico della pubblica amministrazione in caso di mancato rispetto della normativa in tema di tempi massimi di pagamento dei debiti della pubblica amministrazione; c) determinare sanzioni a carico delle pubbliche amministrazioni, nonché garantire il versamento di interessi di mora e il risarcimento per i costi di recupero sostenuti dai creditori, in caso di mancato rispetto dei termini di pagamento previsti dalla direttiva 2011/7/UE»
Il Governo dunque è delegato ad adottare un apposito decreto legislativo, con tutti i tempi che volete: sessanta, novanta, centottanta giorni? Modificateli come volete.
Signor Presidente, con questo emendamento si recepisce la sentenza della Corte di giustizia europea. Alla presenza del sottosegretario Castoldi, in Commissione, la mia domanda è stata: «Perché il Governo esprime parere contrario?». Non c'è stata alcuna risposta. Aveva davanti uno speech su cui era scritto parere contrario: o non sapeva cosa c'era scritto oppure non so.
Le chiedo un istante in più, signor Presidente. Non mi sembra che l'Assemblea sia troppo presa da altri problemi, al punto che non mi si possa concedere qualche istante.
PRESIDENTE. Prego, senatore Candiani, ha ancora qualche secondo, anche se per la verità il suo tempo è finito.
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, fuori da questo teatrino non so più quanto tempo avevo. Mi sembrava di avere dieci minuti, ma evidentemente sono passati.
PRESIDENTE. Le assicuro che sono trascorsi dieci minuti. Le concedo comunque di concludere.
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Lei è molto magnanimo, signor Presidente.
Ho qui un prospetto proveniente direttamente dal sito del Ministero dell'economia e delle finanze, che ho scaricato oggi pomeriggio. C'è scritto che, su 47 miliardi di debito, il Governo ne ha pagati 45. Questo prospetto risulta aggiornato al 5 ottobre 2018: così c'è scritto e lo potete andare a vedere tutti.
Questa è la considerazione che oggi il Governo sta dando ai debiti della pubblica amministrazione. Ritengo che tutto ciò sia quanto meno inaccettabile. (Applausi). A fronte di questo dico solo che stiamo facendo e state facendo un disastro: se in questo momento si danno soldi alle imprese e si lasciano i soldi nelle casse della pubblica amministrazione, non pagando, è gravissimo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà.
RAMPI (PD). Signor Presidente, colleghi, signora rappresentante del Governo, vorrei ragionare innanzitutto con voi su un fatto di natura emotiva, prima di entrare nel discorso tecnico e di merito.
Il fatto è questo. Per una coincidenza questo fine settimana sarò a Ventotene con un gruppo di ragazzi e di ragazze del mio territorio ad approfondire i temi dell'Europa e a ragionare su quelle origini. Proviamo per un secondo a pensare, noi che siamo in Aula, se Altiero Spinelli oggi entrasse da quella porta e sapesse che il Parlamento italiano, il Senato della Repubblica in particolare, sta discutendo nel merito di alcuni provvedimenti che devono essere recepiti da tutti i Parlamenti nazionali e da tutti i Governi nazionali e che provano a diventare una legislazione positiva per far compiere dei passi avanti ai cittadini europei rispetto al futuro della loro vita. Vedete, quando noi parliamo di sogno europeo e quando usiamo parola - sogno - qualche volta può sembrare qualcosa di molto lontano e di molto astratto. Invece il sogno è questo: è quella capacità che hanno gli uomini di immaginare un futuro che non c'è in quel momento e quella tenacia, quell'ostinazione, quella forza e quella capacità creativa di realizzarlo.
Da un gruppo di persone esiliate per un confino politico su una piccola isola del Mediterraneo nacque un sogno che oggi non è neanche lontanamente realizzato, ma in cui alcune delle conseguenze si misurano nei fatti concreti, nella vita quotidiana di tutte le persone, ogni giorno che passa.
Ho usato una parola, creatività: questa è una delle conseguenze più importanti di questa direttiva. Ciò di cui hanno parlato molto bene la collega Fedeli e altri colleghi che sono intervenuti in Assemblea e su cui si è concentrato molto il lavoro della Commissione, ossia il recepimento di quella parte cosiddetta sul copyright, io la definirei come la tutela del lavoro creativo, la tutela dei diritti dei lavoratori della creatività.
Noi non abbiamo niente di antimoderno, siamo assolutamente convinti che le tecnologie siano una grande occasione per il progresso personale. Tuttavia non possiamo pensare che qualcuno guadagni - e guadagni molto - sul lavoro di qualcun altro e non dia il dovuto a chi quel lavoro l'ha effettivamente svolto; questo è tutt'altro che moderno, ma è qualcosa di straordinariamente antico, che conosciamo, vecchio come l'uomo, ed è uno dei motivi per cui nasce la politica. La politica nasce esattamente per costruire delle norme efficaci e positive che redistribuiscano i redditi e soprattutto diano a chi crea, a chi lavora, a chi produce col proprio tempo, con la propria fatica, con la propria energia quanto gli spetta, soprattutto a chi è più debole.
È quindi oggi evidente che, di fronte a qualcuno che è molto forte e che in realtà costruisce e realizza molto poco e però guadagna molto sul lavoro e sulla fatica di chi è spesso molto debole, serve un organismo sufficientemente forte, sufficientemente capace e necessariamente politico, che restituisca quel valore a chi lo ha realizzato.
Questo è il senso dell'importantissimo punto di equilibrio trovato al Parlamento europeo. E sottolineo queste parole, perché il nodo è proprio quello: la politica è questo, è costruire un punto di equilibrio tra culture diverse, tra Paesi diversi, tra Stati che hanno al loro interno culture diverse anche su questi temi, e trovare il modo per renderlo efficace. Una normativa di questo tipo non può che avere una dimensione continentale, come minimo.
Qualche tempo fa, due presidenze fa della Società italiana degli autori ed editori, avevo affrontato con essa uno dei temi: quanto diritto d'autore noi perdiamo a favore degli Stati Uniti, perché noi - figli una cultura europea - tuteliamo molto meglio il diritto d'autore e lo restituiamo giustamente agli autori americani, ma dall'altra parte dell'oceano non ci torna neanche lontanamente la stessa cifra, perché, in una logica un po' diversa, in cui governa molto il più forte (perché c'è un'idea malintesa, a mio parere, di libertà della contrattazione e dei diritti), solo i grandi autori riescono a tutelare la loro creatività e tutti i piccoli autori non vengono tutelati; e tanti di questi sono anche i nostri autori.
L'altro tema che voglio solo sfiorare e che è stato in parte citato è quello delle energie rinnovabili. Lo voglio sfiorare, intanto, perché trovo che siano collegati: continuo a pensare che il filone rosso o verde - chiamiamolo come vogliamo - della creatività sia all'origine di questa capacità innovativa; e poi perché, ancora una volta, viene dall'Europa una spinta, che viene rafforzata proprio in queste ore, con il voto che il Parlamento europeo sta realizzando sulla legge sul clima, per cui noi siamo al recepimento di alcune norme costruite nel passato e nel frattempo quel luogo di elaborazione prosegue nel trovare punti di convergenza che guardino al futuro, per chiederci di fare meglio e di più. Capisco e ho ascoltato con attenzione le perplessità di alcuni colleghi, ma, quando ci sottoponiamo a delle norme, non c'è niente di antimprenditoriale o antiaziendale. Le aziende vengono stimolate dalle norme che spingono a fare meglio, perché la capacità imprenditoriale è proprio questo: non ha mai niente a che vedere con la conservazione dello status quo, ma è la capacità di immaginare un'idea che oggi non c'è ancora e di provare a realizzarla nel concreto. Allora, certe norme spingono le imprese a fare meglio, a essere più capaci di innovare e di competere - anche se è una parola che non amo molto - nel mercato globale, invece di difendere le proprie posizioni del passato.
Sono convinto che le imprese italiane abbiano solo da guadagnare da una normativa comunitaria particolarmente esigente ed efficace nel campo delle energie rinnovabili in questo momento e, in generale, in tutto ciò che può venire dal cosiddetto green new deal. Per quanto ci riguarda, ciò significa dare spazio a nuovi lavori e a nuove capacità di impresa che pensino a un modello di sviluppo sostenibile e compatibile con le esigenze di futuro che la situazione del nostro pianeta ci impone.
Signor Presidente, credo che da questa legge di delegazione l'Italia possa guadagnare molto e che da essa provenga un grande lavoro per il Governo attuale e per tutti quelli futuri per portare l'Italia al punto di valore che in Europa può avere, facendo tesoro di ciò che grandi italiani come Altiero Spinelli hanno saputo realizzare. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.
BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, inizio subito con un appello alla maggioranza e al Governo affinché si dichiari immediatamente, come abbiamo già chiesto nella giornata di lunedì, lo stato di emergenza per la terribile calamità alluvionale che ha colpito il Piemonte. Ieri il governatore Cirio è stato dal ministro dell'interno Lamorgese per comunicare una prima stima dei danni alle opere pubbliche e private, pari a un miliardo di euro. Chiediamo pertanto al presidente del Consiglio Conte e al Governo di attivarsi da subito, perché per il Piemonte questo è di straordinaria importanza.
Il secondo appello che faccio subito oggi è per quei 18 pescatori italiani che sono ancora prigionieri in Libia senza un'accusa precisa. (Applausi). Oggi i familiari hanno protestato davanti a Montecitorio. Il Governo, che così tanto si è dato da fare in questi giorni per i migranti, dimostri almeno un po' di dignità per i cittadini italiani e riporti a casa i nostri ragazzi! È il momento della responsabilità: lo dimostrino il Presidente del Consiglio, il Ministro degli affari esteri e il Ministro dell'interno.
Con riguardo alla legge di delegazione europea, che dispone i termini della delega al Governo per il recepimento di regolamenti e direttive, osserviamo come il testo sia stato integrato in parte anche con alcune proposte avanzate dal Gruppo Lega- Salvini Premier. Certamente parliamo dell'importante tematica delle pratiche commerciali sleali, che riguardano soprattutto il mondo agroalimentare, ma non solo. L'Italia ha già provveduto a disciplinarle con l'articolo 62, che prevede una regolamentazione molto avanzata dei rapporti commerciali, relativa alla fornitura di prodotti agricoli e alimentari, con punti di forza ulteriori rispetto alla stessa direttiva europea. Rimangono, però, alcuni aspetti su cui la normativa nazionale ha bisogno di essere adeguata. Lo dico perché le pratiche europee sono difficili da inquadrare a livello di violazione dell'attuale legislazione in materia di concorrenza. Dato che gli strumenti messi a disposizione dalla normativa nazionale ed europea sono efficaci soltanto a contrastare alcune forme di comportamenti concorrenziali, con il recepimento della direttiva 2019/633 si sarebbe potuto intervenire proprio su questo aspetto. In realtà, il testo, così come modificato in Commissione, rischia invece di inficiare quanto di positivo è stato fino ad oggi compiuto dal nostro Paese per riuscire a individuare la presenza, all'interno di una filiera economica, di un'eventuale pratica sleale. Affidare a due organi diversi come l'Icqrf e l'AGCM (in pratica il punto chiave è questo) significa rendere inefficace un intervento sanzionatorio nei confronti di eventuali trasgressori. Potrebbero infatti nascere una serie di contenziosi e ricorsi per mancanza di competenza dell'autorità coinvolta, che avrebbero l'effetto di ingessare l'attuale assetto normativo e di lasciar continuare la pratica sleale senza alcun tipo di provvedimento.
Un aspetto che necessariamente dev'essere migliorato è quello dell'efficienza della filiera agroalimentare; bisogna rivedere alcune dinamiche. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato aveva aperto, in virtù delle competenze attribuitele, due indagini sul settore lattiero-caseario riguardanti la dinamica della formazione dei prezzi della filiera. La necessità dell'indagine risiedeva nel fatto che, oggi più che mai, le dinamiche che regolano la formazione dei prezzi sono poco trasparenti e le informazioni sono molto frammentate; il latte ne è un esempio, come la zootecnia. Di qui ricade poi che, nella suddivisione corretta dei margini e dei ricavi all'interno della filiera, i più penalizzati sono i produttori primari, gli agricoltori e le nostre stalle: il prezzo del latte oggi è di 35 centesimi, a fronte di un costo, per chi lavora, si alza al mattino alle 4 e fino alla sera è preoccupato e lavora in stalla, di 0,40 centesimi; c'è una perdita secca su questi prodotti, ma non solo. C'è anche sulla zootecnia, che sulla parte carne, ha problematiche enormi e costi di produzione elevati, a fronte di una filiera che poi non riporta indietro le necessarie e dovute spettanze a livello di redditività.
Abbiamo davanti a noi una grande opportunità, che ci viene data dalle risorse del recovery fund, per dare competitività alla filiera agroalimentare italiana. Il Ministro, nel corso dell'audizione che abbiamo svolto presso la nostra Commissione sulle politiche agroalimentari, ci ha parlato di un parco progetti pari a 17 miliardi di risorse economiche. Sappiamo che la filiera agroalimentare nel periodo dell'emergenza è stata straordinariamente importante ed è riuscita a superare anche il lockdown delle altre imprese, attività e filiere ad essa collegate; parliamo della parte automazione, delle macchine e delle attrezzature necessarie. Ma questo ruolo strategico non si rivela poi nei fatti, perché oggi si parla di poche risorse, circa un miliardo di euro al settore agroalimentare, rispetto ai 17 necessari.
Abbiamo bisogno di sapere quali sono le risorse certe, i tempi di applicazione e soprattutto chi dovrà determinarne l'erogazione. Non può farlo il Governo da solo, ma deve coinvolgere necessariamente le Regioni, perché si tratta di un progetto importante di rilancio di un settore straordinario del nostro Paese. Vi ricordo che la Politica agricola comunitaria (PAC) ha subito un taglio di circa 34 miliardi di euro. Le ripercussioni sono da subito evidenti a livello nazionale: è previsto un taglio di 370 milioni già nel 2021, il 4 per cento in meno sui piani di sviluppo rurale e 15 per cento in meno sui pagamenti diretti agli agricoltori. Parliamo di un settore, l'agroalimentare, che vale 540 miliardi, con 119 miliardi di valore aggiunto, 3,6 milioni di occupati, 2,1 milioni imprese e quasi 50 miliardi di euro di export.
Perciò chiediamo al Governo, al Ministro e al Presidente del Consiglio di impegnarsi realmente nei confronti degli agricoltori, dei produttori e della filiera agroalimentare italiana, non solo a parole, ma con i fatti. Prima gli italiani, sempre! (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà.
GINETTI (IV-PSI). Signor Presidente, consenta anche a me di ringraziare i relatori, e in particolare il senatore Pittella, per il lavoro svolto durante l'esame del disegno di legge di delegazione europea, ma anche il sottosegretario Agea, che è stata con noi dallo scorso febbraio, per l'esame sia del disegno di legge di delegazione sia della relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea. Si tratta di un lavoro importante, in cui l'approfondimento delle diverse tematiche è stato possibile grazie alle tante audizioni che abbiamo svolto con i rappresentanti e i diversi portatori di interessi diffusi, oltre che al dibattito che si è svolto nella Commissione in sede referente.
Il disegno di legge in esame è un provvedimento importante, com'è stato già ricordato, perché contribuisce in maniera significativa al processo di avvicinamento delle normative dei Paesi membri e quindi di armonizzazione verso l'integrazione europea e la realizzazione del sogno, che per molti rimane fattibile, di un'Europa unita anche politicamente, oltre che dal punto di vista dell'avvicinamento dei sistemi economici e, in futuro, speriamo anche di quelli sociali.
Quello al nostro esame è un disegno di legge su cui l'Italia si gioca un pezzo della propria credibilità, grazie al contributo offerto alla riduzione del numero delle procedure di infrazione e per evitare l'apertura di nuovo contezioso, anche se, in questo momento, la nostra credibilità si giocherà soprattutto sulla capacità che sapremo mettere in campo nella predisposizione del Piano nazionale di rilancio e resilienza, per l'impiego delle importanti risorse di Next generation EU, con un lavoro parallelo all'esame della legge di delegazione europea, che a volte ha fatto anche sembrare superato l'esame dei provvedimenti contenuti nel disegno di legge in oggetto, ma che invece dobbiamo ritenere complementare e coerente.
Il testo al nostro esame è composto da una serie di articoli molto importanti, con i quali si dà attuazione a ben 33 direttive e 14 regolamenti europei. Di particolare interesse per il mio Gruppo è l'articolo 3, recante delega per l'attuazione della direttiva del 2018 sui servizi media e audiovisivi, mediante modifiche al testo unico in vigore, che è del 2005, per aprire la strada a un contesto normativo più equo per il settore audiovisivo, com'è stato detto, compresi i servizi on demand e la piattaforma di condivisione video, per una maggior tutela dei minori, nello specifico, per la lotta contro l'incitamento all'odio, per la promozione delle produzioni europee e a garanzia dell'indipendenza dell'Autorità di regolamentazione del settore.
Il nostro impegno, in particolare, si è concentrato nel chiedere che i fornitori dei servizi media, comprese le piattaforme social, forniscano informazioni in merito a ogni contenuto che possa nuocere allo sviluppo psicofisico dei minori, compreso il divieto di pubblicità del gioco d'azzardo, nonché misure nei confronti di chi utilizza profili fittizi, al fine di alterare lo scambio di opinioni, generare allarmi e trarre vantaggio dalla divulgazione di false notizie. Si tratta di una tutela che ci è parsa necessaria, non solo per i singoli, ma per la stessa costruzione del processo democratico e per la formazione dell'opinione pubblica.
Consideriamo dunque tale norma particolarmente importante, così come l'articolo 4, che contiene un quadro aggiornato della disciplina delle reti e dei servizi, nonché i compiti delle autorità nazionali di regolamentazione, in vista dello sviluppo delle nuove reti 5G ad altissima velocità, che è necessario mettere in relazione alla tutela della sicurezza nazionale e dell'ordine pubblico.
Il successivo articolo 5 interviene, inoltre, per la promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili e sulle indicazioni, da parte dei singoli Stati membri, degli obiettivi da raggiungere per il 2030.
L'attuazione della direttiva è strettamente connessa con gli articoli 12 e 19, concernenti entrambi il mercato interno dell'energia. Vi è particolare attenzione alla produzione di energia da fonti rinnovabili secondo il criterio della neutralità tecnologica, nonché il principio di riuso e riciclo legati al processo produttivo di un'economia compiutamente circolare, con la promozione di fonti rinnovabili e non inquinanti sia per l'autoconsumo, sia di comunità, con particolare attenzione al trasporto pubblico e, in prospettiva, anche a quello aereo (il riferimento è ai biocarburanti).
L'auspicio è che proprio gli enti più prossimi al territorio (quindi i Comuni) possano pianificare un minor consumo di aree e la riconversione di quelle non utilizzate, collegandole all'installazione di nuovi impianti verso uno sviluppo sostenibile, smart e intelligente, in linea con il settimo Programma d'azione per l'ambiente, nella consapevolezza che proprio la tutela della salute umana deve fare i conti con la salvaguardia dell'ambiente e il contrasto al cambiamento climatico, come abbiamo ben appreso anche a causa delle devastazioni di questi ultimi giorni.
L'articolo 6 interviene in materia di mercato interno per conferire alle Autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficaci.
L'articolo 7 detta principi in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese della filiera agricola e alimentare e introduce quindi elementi di maggior trasparenza, a beneficio della stessa filiera e dei consumatori finali.
Particolarmente importanti sono le norme successive sull'esercizio del diritto d'autore, già richiamato da quest'Assemblea, e i diritti connessi, volte a promuovere la fornitura transfrontaliera di trasmissioni online e la tutela del diritto d'autore nel mercato unico digitale.
I successivi articoli intervengono in materia di enti finanziari e creditizi, di imprese di investimento e di accesso al credito delle piccole e medie imprese, ma anche di cybersicurezza e sicurezza informatica.
In realtà, numerose sono ancora le procedure d'infrazione a cui dare risposta. Mi sia consentita una sollecitazione al rappresentante del Governo, nonché al Presidente e ai membri della Commissione politiche dell'Unione europea. A mio parere, dovremmo accompagnare il lavoro di attuazione delle normative europee con un impegno e un'attenzione maggiori alla fase ascendente per la valutazione preventiva delle proposte di legge della Commissione europea, nell'ambito di quel dialogo politico che veda maggiormente protagonista il nostro Paese nella costruzione dell'ordinamento giuridico europeo e, quindi, nel processo di avvicinamento dei Paesi membri, ripensando anche a una più stretta collaborazione con le Regioni, anch'esse loro chiamate a dare attuazione agli atti normativi europei nelle materie di loro competenza. È un lavoro importante, quello della partecipazione del nostro Paese alla costruzione europea, che può vederci quindi protagonisti, nell'interesse degli italiani e di un'Europa che venga percepita sempre più utile e vicina ai bisogni sia dei cittadini, sia delle imprese.
I temi trattati nel disegno di legge di delegazione europea sono complementari e in stretta relazione con l'obiettivo della transizione verso un'economia verde e neutrale dal punto di vista dell'impatto ambientale al 2050 e verso un'economia digitale, coerente quindi con l'importante lavoro di costruzione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che sta impegnando Governo e Parlamento in questi giorni, in attesa del Regolamento della Commissione, in vista anche del termine dell'aprile 2021, con l'auspicio - e qui faccio naturalmente appello al lavoro di negoziazione che il Governo dovrà portare avanti - che i Paesi cosiddetti sovranisti e antieuropeisti non annullino i risultati raggiunti nel Consiglio europeo del luglio scorso, per approntare strumenti utili a superare finalmente la grave crisi generata dalla pandemia Covid e le gravi conseguenze economiche e sociali prodotte. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà.
TARICCO (PD). Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, mi soffermerò sull'articolo 7 del disegno di legge di delegazione europea 2019, recante: «Princìpi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva (UE) 2019/633, in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare». Premetto un ringraziamento - che vuol essere non formale, ma sincero - ai due relatori, senatore Pittella e senatrice Gaudiano, e al sottosegretario Agea, con cui abbiamo lavorato veramente molto bene; quindi, li ringrazio veramente di cuore.
Quando, più di un anno fa, il Parlamento e il Consiglio europeo hanno approvato questa norma, credo che tutti coloro che seguono il mondo agricolo e hanno a cuore i temi della qualità, della sicurezza, della sostenibilità sociale, della giustizia e dell'equità nei rapporti commerciali che riguardano gli alimenti, abbiano esultato (e avevano motivo di farlo).
Il percorso che ci viene adesso affidato, dopo l'approvazione, è quello di mettere il Governo nelle condizioni di emanare i decreti legislativi attuativi per dare vita nel concreto a ciò che contiene l'importante direttiva n. 633 del 2019. È importante perché si mette un punto fermo e si attivano riferimenti normativi e strumenti per incidere sul funzionamento di un sistema di relazioni commerciali in agricoltura che ormai in moltissimi casi è di fatto patogenico, sbagliato e da ripensare. Di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di pratiche sleali, che posso riassumere con alcuni esempi: ritardi nei pagamenti ben oltre quanto previsto dagli accordi commerciali; modifiche unilaterali retroattive dei contratti; cancellazione di ordine senza preventivo; pagamenti tagliando, a detta dell'acquirente, i prodotti deteriorati senza possibilità di contraddittorio; imposizione di pagamenti di servizi e iniziative non correlati alla vendita del prodotto agricolo da parte di soggetti più forti sul piano commerciale; rifiuto di sottoscrivere contratti scritti; abuso di informazioni confidenziali; minaccia di sanzioni nel caso di riferimento alle stesse normative scorrette; ribaltamento dei reclami di clienti senza possibilità di verifica sui fornitori; aste a doppio ribasso e vendite sottocosto con pratiche scorrette.
La discussione avviata da parte del Parlamento europeo su queste tematiche fu accelerata da un dato che può sembrare banale, ma in quelle settimane c'è stata una maxi fusione di centrali di acquisto da parte della centrale Carrefour e della centrale Tesco, che hanno creato un raggruppamento d'acquisto a livello europeo che supera i 150 miliardi di euro di fatturato. Capite che per il mondo agricolo e per quello della trasformazione di prodotti agricoli rapportarsi con un colosso d'acquisto che ha un valore di 150 miliardi crea conseguenze pesantissime.
Ancora, nel corso della discussione con cui siamo approdati a questo provvedimento, una grossa centrale d'acquisto di una catena di distribuzione italiana ha attuato un'asta a doppio ribasso devastante. Solo per intenderci, questo significa chiedere a decine di fornitori di presentare offerte di prodotti con capitolato a latere; poi, prendere il prodotto con il prezzo più basso e il capitolato più vantaggioso e su questo chiedere a tutti gli altri soggetti di fare un'asta per fornitura; il che vuol dire mettere sostanzialmente in ginocchio tutto il comparto. La conseguenza di ciò ha portato negli ultimi anni al pagamento di prodotti agricoli a 9, 12, 15 o 17 centesimi al chilo per prodotti che, solo per essere raccolti, costano 11, 12 o 13 centesimi al chilo. Capite che la condizione che viene a crearsi è devastante, peraltro per prodotti che troviamo sugli scaffali dei supermercati a un euro e mezzo o due al chilo. Quindi, è una situazione veramente micidiale.
Personalmente sono da sempre convinto che ci sia la necessità di una grande attenzione alle dinamiche di mercato, ma questo deve avvenire in un quadro di regole certe e ferme, che siano forti, perché la libertà di mercato senza regole o con regole deboli o inapplicabili è di fatto una sorta di far west, e in queste situazioni il più debole paga il conto di tutti.
Credo che l'articolo 7 di questa legge di delegazione abbia fatto un buon lavoro, perché - diciamocelo chiaramente - l'articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012, che avevamo da alcuni anni sperimentato, di fatto non ha mai portato nessun frutto e in questa delega che diamo al Governo includiamo quella a ricoordinare tutto il quadro normativo con l'articolo 62. Credo che questa sia una cosa assolutamente ben fatta.
Dobbiamo essere riconoscenti ai relatori e al Governo per aver accolto molti emendamenti nella legge di delega che ci accingiamo ad approvare e credo che abbiamo messo il Governo in condizione di attuare, tramite uno o più decreti legislativi un'azione che può essere veramente utile a tutto il Paese e non soltanto all'agricoltura.
Penso che tutti vogliamo un'agricoltura che non sia piegata e sfruttata e che non abbia sacche che, con un'idea impropria di recupero di competitività, sfruttino i lavoratori, violentino l'ambiente o ignorino le norme elementari di sicurezza. Non vogliamo che imprese più grandi o grandi gruppi della grande distribuzione possano fare utili ai danni di imprese più piccole o meno capaci di condurre; quantomeno, vogliamo intervenire per ridurre tutto questo. Non siamo sognatori, ma abbiamo la convinzione che il mercato debba essere regolato, per permettere a tutti gli attori che operano correttamente, in modo efficiente, senza sprechi e con la necessaria qualità dei prodotti di poterlo fare senza essere assoggettati a ricatti, a prevaricazione o abusi di potere. Questa norma ci mette in mano gli strumenti per andare con forza in tale direzione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola in una discussione generale che è particolarmente importante - lo si dice sempre, ma questa volta è vero - nel merito e nel metodo. Nel merito, ovviamente, per l'importanza della legge di delegazione e per il quadro in cui viene approvata, ma anche nel metodo, perché finalmente quest'Assemblea tornerà a votare gli emendamenti, e quindi un provvedimento senza la fiducia (il che dovrebbe essere la norma, ma è diventata l'eccezione). A maggior ragione, quindi, è importante - e ringrazio i relatori per l'attenzione - che ci sia una discussione generale in cui si possa illustrare l'argomento e anche gli emendamenti che responsabilmente, come Gruppo Lega, abbiamo presentato.
Quello che chiedevamo e che purtroppo non c'è stato - lo ricordava il senatore Candiani - era una visione complessiva, d'insieme. Tuttavia, abbiamo cercato comunque di migliorare il testo e su questo abbiamo preso atto della disponibilità dei relatori. Come abbiamo detto più volte (valeva per il decreto semplificazioni, è valso ieri nella discussione sulle linee guida sul piano di rilancio e resilienza), c'è sempre qualcosa da aggiungere: lì siamo al limite, perché, su 38 pagine, una è sull'ambiente, mentre il parere della Commissione ambiente sarà di 30 pagine, quasi quanto l'atto principale. Questo per dire che si può sempre migliorare e aggiungere qualcosa e farò tre esempi per quanto riguarda il provvedimento che ci accingiamo a votare: uno riguardo all'articolo 5; uno riguardo all'articolo 6 e uno riguardo a quello che sarà l'articolo 22, visto il nuovo ordine nel testo che arriva in Aula.
L'articolo 5, sulle energie da fonte rinnovabile, va benissimo, è ottimo; anzi, dalla Commissione è uscito particolarmente modificato il testo base, con molte aggiunte. Si è pensato a tutto: a dove collocare i pannelli fotovoltaici e alla questione delle ex discariche (ne abbiamo parlato e, anche come Gruppo Lega, abbiamo presentato emendamenti su questo). Manca l'ultimo metro: perché non dare al Governo l'indicazione di lavorare sul recupero dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sia quelli anteriori al 2014 sia gli altri, coinvolgendo in questo, peraltro, i sistemi collettivi e i consorzi? Va benissimo pensare all'ambiente e alle energie rinnovabili, ma se ciò comunque produce rifiuti, non pensare anche a questo aspetto e non chiedere al Governo di recepire la direttiva europea in tale direzione (ce n'è una) è sicuramente una mancanza che c'è modo di colmare, per avere anche l'ultimo metro e chiudere completamente quell'economia circolare e il ciclo dei rifiuti.
Un altro esempio riguarda la plastica, attualmente all'articolo 22 del disegno di legge. A questo proposito, mancano la visione e l'attualizzazione di un discorso, perché dopo il Covid parlare di plastica monouso non è come prima, perché ci ha salvato. Ho qui alcuni esempi, come un bicchiere di plastica. È chiaro che mi disturberebbe se lo dovessi trovare in cima alle Dolomiti, ma lo stesso bicchiere l'abbiamo trovato sul comodino dell'ospedale, sul treno o a scuola e questo ci ha salvato e ci sta salvando dai contagi (Applausi). Pertanto, un attacco ideologico alla plastica come materiale è dannoso, oltre che assolutamente ingiustificato.
Rispetto all'articolo 22, abbiamo quindi avanzato richieste semplici. Non ci sarebbe stato bisogno di farle e, se ci aveste detto di bocciare questi emendamenti, perché ci avrebbe pensato il Governo, lo avremmo capito; tuttavia, non ci dovrebbe essere bisogno di chiedere che siano assicurate definizioni chiare al fine di delimitare correttamente il perimetro d'applicazione delle misure, soprattutto per i contenitori per alimenti. Dire che si debbano individuare i meccanismi volti ad assicurare un passaggio graduale, che consenta la riconversione, è fondamentale: in parte, come Lega lo abbiamo fatto nella manovra finanziaria approvata nel dicembre 2018 (mi sembra fosse il comma 652 che proponemmo allora). Perché dobbiamo essere sempre i primi della classe? Se l'Europa ci dà dei tempi, perché non dobbiamo utilizzarli tutti? È inspiegabile.
È opportuno prevedere meccanismi di compensazione e di eventuale incremento del costo, che possa essere agevolato; penso ai costi che hanno queste aziende. Si guarda all'Europa e uno dei pilastri che essa aveva stabilito era quello di pensare al costo per l'azienda, quando si introduce qualcosa nella normativa; allora non ci dovrebbe essere bisogno, ma lo abbiamo scritto e non ce lo avete concesso. Abbiamo proposto di escludere dal campo d'applicazione, ad esempio, i contenitori per alimenti superiori alla monoporzione, perché comunque è un vantaggio: i contenitori che contengono più porzioni magari evitano che un soggetto compri cinque monoporzioni. Andiamo anche a considerare questo.
Da ultimo, avevamo chiesto, come il collega Candiani ha ribadito più volte, l'impegno affinché l'adeguamento della normativa vigente sia fatto evitando aggravi procedurali ed economici eccessivi per le aziende. Sono cose pleonastiche, non ce ne dovrebbe essere nemmeno bisogno, ma le abbiamo scritte, quindi speriamo che possiate condividerle, altrimenti il problema non sarebbe aver bocciato un emendamento della Lega, ma aver creato un problema al sistema Paese.
L'ultimo esempio lo lascio per un ordine del giorno, perché so benissimo che all'articolo 6 non si potrebbe inserire tale previsione (è un po' una forzatura). Ci siamo confrontati con il sottosegretario Agea e con il presidente Coltorti, però è fondamentale che il Governo assuma un impegno sugli ultraleggeri. Il 4 luglio 2018 è stato approvato un regolamento europeo che consente di considerare ultraleggeri i velivoli fino a 600 chilogrammi; è una disposizione innovativa e fondamentale, soprattutto per l'Italia, che è un produttore di prim'ordine a livello internazionale. Ebbene, è una facoltà per gli Stati: la Germania l'ha colta al volo, noi aspettiamo da un anno e mezzo. L'impegno è rivolto al Governo e c'è una volontà unanime, credo sia politica sia del tessuto economico, di recepire questa possibilità. Passino, infatti, i danni derivanti dal non seguire la fase ascendente; passi addirittura il fatto che ci imponiamo quello che non dovremmo; ma non possiamo assolutamente permetterci di non cogliere le poche opportunità che l'Europa dà a tutti gli Stati e di vederci sorpassare da altri che sono più attenti. Speriamo dunque che su questi punti che ho esaminato l'Assemblea e il Governo possano accogliere le nostre proposte. (Applausi).
PRESIDENTE. Abbiamo per oggi esaurito l'elenco degli iscritti a parlare in discussione generale. Com'è stato deciso nella Conferenza dei Capigruppo, gli ultimi due interventi sono rinviati alla settimana prossima.
Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Colleghi, vi anticipo che l'ordine del giorno della seduta di domani, con inizio alle ore 11, prevede comunicazione, ai sensi dell'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, della presentazione di un disegno di legge di conversione di decreto-legge. È un semplice annuncio di pochi minuti.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
CRUCIOLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRUCIOLI (M5S). Signor Presidente, il 14 agosto del 2018, come tutti sapete, è crollato il ponte Morandi a Genova. Nell'immediatezza dell'evento, due giorni dopo, per l'esattezza, il Ministero inviò una lettera di contestazione di addebito all'Aspi, la società che gestiva la concessione. Da allora sono passati più di due anni e il procedimento amministrativo non si è ancora concluso.
Il 15 luglio 2020, però, il Consiglio dei ministri ha emanato un comunicato in cui ha affermato il raggiungimento di un'intesa transattiva. In particolare, la questione centrale di quest'intesa sarebbe stata l'immediata fuoriuscita da Aspi di Atlantia e dei Benetton, con passaggio del controllo a un soggetto a partecipazione statale. L'aggettivo utilizzato era "immediato", con riferimento al passaggio a un soggetto a partecipazione statale. Sono passati tre mesi da quel 15 luglio e ciò non si è ancora verificato.
Le chiedo, signor Presidente, di far presente al Governo che la mia interrogazione, giace da un anno in un cassetto pur essendo stata presentata il 15 ottobre 2019, per chiedere a che punto fosse il procedimento per la caducazione della concessione, perché qualcosa, dopo due anni, si deve pur fare. Lo si deve ai parenti delle 43 vittime del disastro, ad una città e ad un Paese che sono rimasti attoniti, hanno gli occhi puntati su questo Governo e su questo procedimento amministrativo e non dimenticano, come non dimentico io. (Applausi).
FLORIDIA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLORIDIA (M5S). Signor Presidente, oggi in quest'Aula vorrei ricordare e commemorare il sacrificio del sottufficiale Aurelio Visalli di Venetico, nel mio territorio, morto a Milazzo per tentare di salvare due ragazzini. (Applausi).
Lo vogliamo onorare in quest'Aula perché, oltre ad aver compiuto il suo dovere, era un uomo, un ragazzo, che effettivamente era testimonianza di gentilezza e di generosità nella sua vita.
Spero che venga fatta chiarezza sulle dinamiche della sua morte, in modo che la famiglia possa trovare totale conforto e spiegazione. Ad ogni modo, mi piace ricordarlo come fa la famiglia: eroe da vivo, perché effettivamente eroi si può essere una volta soltanto; uomini, però, bisogna esserlo ogni giorno e lui lo era, con grandezza. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice Floridia. Mi unisco personalmente, a nome della Presidenza del Senato e dell'intera Assemblea, al ricordo del sottufficiale Visalli, anche per tutti coloro che si sacrificano nell'esercizio del loro dovere. Grazie veramente di cuore. (Applausi).
CASOLATI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASOLATI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, faccio riferimento all'immagine del Governatore del Piemonte raffigurato al posto di Aldo Moro durante la sua detenzione nel covo delle Brigate Rosse apparsa accanto al centro sociale Askatasuna di Torino; ai manifesti di minaccia contro il questore De Matteis, il prefetto Palomba, il dirigente della Digos Ambra e alcuni magistrati, tra cui il procuratore generale Saluzzo; alla busta contenente due proiettili 9x21, inviata alla giudice Bonu rea solo di aver negato misure alternative alla detenzione per la portavoce del Movimento No TAV Dana Lauriola: i volantini parlano di «mafia del TAV in questura, prefettura e tribunale». Sono state fermate due persone di trenta e cinquant'anni aderenti al Comitato di appoggio alla resistenza per il comunismo (CARC), ancora con colla e pennelli in mano. Sono state perquisite le loro abitazioni ed è stato trovato e sequestrato altro materiale.
Il fatto che per gli inquirenti i manifesti raffiguranti il presidente Cirio e quelli sui magistrati non siano collegabili è dal mio punto di vista oltremodo preoccupante. Il tutto non deve essere preso come uno scherzo goliardico e non deve essere sottovalutato, vista anche la non tenera età dei due arrestati. Questa è l'ennesima conferma che la TAV è solo una scusa. Questi signori vogliono sfidare le istituzioni e con esse lo Stato. Come personalmente già denunciato in più occasioni in quest'Aula, è ora che le istituzioni ne prendano atto e diano dimostrazione di contrasto fermo a questo tipo di atteggiamento. È ora che le forze politiche che compongono il Governo, specialmente una, prendano le distanze e condannino fermamente e ufficialmente i contestatori no TAV che, come dimostrato dai fatti, non c'entrano nulla con i valligiani, ma molto c'entrano con gli anarco-insurrezionalisti.
È ora che il ministro De Micheli dia il via alla partenza dei lavori delle nicchie sul versante italiano, dal momento che in Francia i lavori per l'Alta velocità non si sono mai fermati. Torino e l'Italia hanno già vissuto un periodo di terrore negli anni Settanta e i torinesi sinceramente non meritano di ripiombare in questo incubo. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio per questa sua puntuale perorazione.
MODENA (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, utilizzo questi tre minuti perché, anche se abbiamo terminato la discussione sul decreto agosto, ci sono impegni che è opportuno ricordare in quest'Aula, in quanto sono stati assunti dal Governo e dovranno essere ripresi sicuramente con i successivi decreti, al più tardi con la manovra di bilancio che le Camere affronteranno a breve.
Le questioni sono tre. La prima riguarda la partita - chiamiamola così - del turismo, perché abbiamo lasciato fuori (tra l'altro è qui presente il sottosegretario Agea che era a conoscenza della questione) una serie di città d'arte dai contributi per i centri storici e per le loro attività. C'era la possibilità di individuare un percorso per le Regioni del Centro Italia, in modo particolare quelle colpite dal sisma, e si poteva magari fare un'operazione come quella fatta per il decreto rilancio. Si potevano prevedere per queste Regioni aiuti specifici con riferimento alle città d'arte (penso in modo particolare ad Assisi, pur essendo tutta l'Umbria una città d'arte, dove ci siamo anche visti con la senatrice Pavanelli), proprio perché sono aree particolarmente colpite e provate.
Stesso ragionamento per la decontribuzione dagli oneri sul lavoro dipendente: anche in questo caso si potevano individuare delle aree, sempre comprese nelle quattro Regioni colpite dal sisma dell'agosto del 2016, e individuare la possibilità di una decontribuzione. In Commissione bilancio il Governo ha accolto i nostri ordini del giorno - che originariamente erano emendamenti - come raccomandazione. Voglio quindi ora ricordare in quest'Aula, alla presenza anche di chi aveva seguito queste vicende, che c'è la volontà di tutte le forze politiche di tener conto sia dei contributi alle città d'arte sia del tema della decontribuzione e non solo per aree specifiche del Paese.
Infine vorrei anche ricordare, perché era fra gli emendamenti e gli impegni che si erano assunti, la problematica relativa all'estensione ai professionisti iscritti alle casse di previdenza del beneficio già previsto per le società dei professionisti e per le piccole e medie imprese cioè l'accesso contributo a fondo perduto. Ne parlo ora perché penso che ogni momento del dibattito parlamentare debba essere utilizzato per ricordare questi impegni che si trascinano di decreto in decreto e che il Governo deve assumere.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 8 ottobre 2020
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, alle ore 11, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,11).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2019 (1912)
ARTICOLI DA 1 A 7 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
________________
N.B. Per gli articoli da 1 a 7 del disegno di legge n. 1912, tutti approvati, si rinvia al seguente link:
Articoli da 1 a 7 (in formato PDF)
Per gli Allegati 1 e 2 di cui all'articolo 5, si rinvia all'Atto Senato 1912 (pagg. 6-8).
DISEGNO DI LEGGE
Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2020 (1913)
ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
(Disposizioni generali)
1. Nello stato di previsione dell'entrata e negli stati di previsione dei Ministeri, approvati con la legge 27 dicembre 2019, n. 160, sono introdotte, per l'anno finanziario 2020, le variazioni di cui alle annesse tabelle.
________________
N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1.
Per le Tabelle, gli Allegati e gli Elenchi, si rinvia all'Atto Senato 1913.
EMENDAMENTI
Tosato, Ferrero, Rivolta, Faggi, Zuliani
Respinto
Alla Tabella n. 8, stato di previsione del Ministero dell'Interno, missione 5, Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti (27), programma 5.1, Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose (27.2), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 7.000.000;
CS: - 7.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella n. 2, stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, missione 2, Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (3), programma 2.1, Erogazioni a enti territoriali per interventi di settore (3.1), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 7.000.000;
CS: + 7.000.000.
Rivolta, Ferrero, Faggi, Tosato, Zuliani
Respinto
Alla Tabella n. 8, stato di previsione del Ministero dell'Interno, missione 5, Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti (27), programma 5.1, Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose (27.2), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 7.000.000;
CS: - 7.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella n. 2, stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, missione 2, Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (3), programma 2.4, Concorso dello Stato al finanziamento della spesa sanitaria (3.6), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 7.000.000;
CS: + 7.000.000.
Zuliani, Ferrero, Rivolta, Faggi, Tosato
Respinto
Alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 2, Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (3), Programma 2.3, Elaborazione, quantificazione e assegnazione delle risorse finanziarie da attribuire agli enti locali (3.10), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 100.000.000;
CS: + 100.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella 2; stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, Missione 7, Competitività e sviluppo delle imprese (11), Programma 7.2, Interventi di sostegno tramite il sistema della fiscalità (11.9), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 100.000.000;
CS: - 100.000.000.
Tosato, Ferrero, Rivolta, Faggi, Zuliani
Id. em. 1.Tab.2.3
Alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 2, Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (3), Programma 2.3, Elaborazione, quantificazione e assegnazione delle risorse finanziarie da attribuire agli enti locali (3.10), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 100.000.000;
CS: + 100.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella 2, stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, Missione 7, Competitività e sviluppo delle imprese (11), Programma 7.2, Interventi di sostegno tramite il sistema della fiscalità (11.9), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 100.000.000;
CS: - 100.000.000.
Ferrero, Rivolta, Faggi, Tosato, Zuliani
Respinto
Alla Tabella n. 8, stato di previsione del Ministero dell'Interno, missione 5, Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti (27), programma 5.1, Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose (27.2), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 7.000.000;
CS: - 7.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella n. 2, stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, missione 18, Giovani e sport (30), programma 18.1, Attività ricreative e sport (30.1), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 7.000.000;
CS: + 7.000.000.
Ferrero, Rivolta, Faggi, Tosato, Zuliani
Respinto
Alla Tabella 3, stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, Missione 1, Competitività e sviluppo delle imprese (11), Programma 1.3, Incentivazione del sistema produttivo (11.7), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 10.000.000;
CS: + 10.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella 2, stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, Missione 23, Fondi da ripartire (33), Programma 23.1, Fondi da assegnare (33.1), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 10.000.000;
CS: - 10.000.000.
Zuliani, Ferrero, Rivolta, Faggi, Tosato
Respinto
Alla Tabella n. 8, stato di previsione del Ministero dell'Interno, missione 3, Ordine pubblico e sicurezza (7), programma 3.3, Pianificazione e coordinamento Forze di Polizia (7.10), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 10.000.000;
CS: + 10.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella n. 2, stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, missione 23, Fondi da ripartire (33), programma 23.1, Fondi da assegnare (33.1), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 10.000.000;
CS: - 10.000.000.
Faggi, Ferrero, Rivolta, Tosato, Zuliani
Respinto
Alla Tabella n. 2, stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, missione 23, Fondi da ripartire (33), programma 23.1, Fondi da assegnare (33.1), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 10.000.000;
CS: - 10.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella n. 13, stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, missione 3, Turismo (31), programma 3.1, Sviluppo e competitività del turismo (31.1), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 10.000.000;
CS: + 10.000.000.
Ferrero, Rivolta, Faggi, Tosato, Zuliani
Respinto
Alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 1, Amministrazione generale e supporto alla rappresentanza generale di governo e dello Stato sul territorio (2), Programma 1.1, Attuazione delle funzioni del Ministero dell'interno sul territorio tramite le strutture centrali e le Prefetture - Uffici Territoriali del Governo (2.2), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 50.000.000;
CS: + 50.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 5, Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti (27), Programma 5.1, Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose (27.2), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 50.000.000;
CS: - 50.000.000.
Rivolta, Ferrero, Faggi, Tosato, Zuliani
Respinto
Alla Tabella 8 stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 2, Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (3), Programma 2.3, Elaborazione, quantificazione e assegnazione delle risorse finanziarie da attribuire agli enti locali (3.10), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 50.000.000;
CS: + 50.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 5, Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti (27), Programma 5.1, Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose (27.2), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 50.000.000;
CS: - 50.000.000.
Tosato, Ferrero, Rivolta, Faggi, Zuliani
Respinto
Alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 3, Ordine pubblico e sicurezza (7), Programma 3.1, Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica (7.8), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 50.000.000;
CS: + 50.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 5, Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti (27), Programma 5.1, Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose (27.2), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 50.000.000;
CS: - 50.000.000.
Faggi, Ferrero, Rivolta, Tosato, Zuliani
Id. em. 1.Tab.8.3
Alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 3, Ordine pubblico e sicurezza (7), Programma 3.1, Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica (7.8), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 50.000.000;
CS: + 50.000:000.
Conseguentemente, alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 5, Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti (27), Programma 5.1, Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose (27.2), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 50.000.000;
CS: - 50.000.000.
Zuliani, Ferrero, Rivolta, Faggi, Tosato
Respinto
Alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 4, Soccorso civile (8), Programma 4.2, Prevenzione dal rischio e soccorso pubblico (8.3), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: + 50.000.000;
CS: + 50.000.000.
Conseguentemente, alla Tabella 8, stato di previsione del Ministero dell'interno, Missione 5, Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti (27), Programma 5.1, Flussi migratori, interventi per lo sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti, rapporti con le confessioni religiose (27.2), apportare le seguenti variazioni:
2020:
CP: - 50.000.000;
CS: - 50.000.000
Allegato B
Testo integrale dell'intervento della senatrice Conzatti nella discussione generale congiunta dei disegni di legge nn. 1912 e 1913
Presidente, colleghe, colleghi, esponenti del Governo, l'esame del rendiconto dello Stato 2019 e dell'assestamento di bilancio 2020 quest'anno si svolge in uno scenario economico e sociale che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana.
Questo passaggio aveva assunto negli anni scorsi l'aspetto di un passaggio rituale per addetti ai lavori, a causa anche del suo elevato tecnicismo. Il rendiconto generale dello Stato appena approvato è lo strumento, infatti, attraverso il quale il Governo, alla chiusura dell'anno finanziario, rende noti al Parlamento, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, i risultati della gestione finanziaria. Il rendiconto pertanto, nel certificare la gestione dell'anno precedente, costituisce la necessaria base contabile sulla quale si adeguano le autorizzazioni di cassa dell'anno in corso, quindi, l'assestamento e, al tempo stesso, si costituiscono le previsioni per l'anno successivo, ovvero per la legge di bilancio del 2021.
L'assestamento di bilancio che approviamo ora consente, invece, l'aggiornamento a metà dell'esercizio degli stanziamenti del bilancio, anche in base alla consistenza dei residui attivi e passivi accertati.
Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente per il 2021 che il Governo presenterà nel prossimo mese di ottobre, dunque, assumerà come base di riferimento per la valutazione i risultati definiti nel rendiconto 2019 e nell'assestamento 2020. È del tutto evidente, pertanto, come il rendiconto 2019, l'assestamento 2020 e la prossima legge di bilancio 2021 siano strettamente connessi tra loro, un legame che, al di là delle fredde cifre contabili, ha in realtà un valore altamente politico. Infatti, con l'approvazione della legge di bilancio si concentrano le fondamentali scelte di indirizzo, si decide della contribuzione dei cittadini alle entrate dello Stato e dell'allocazione delle risorse pubbliche.
Nel 2019 i dati definitivi di contabilità nazionale hanno evidenziato un PIL nominale pari a 1.787,664 miliardi di euro, con una crescita dell'1,2 per cento per cento rispetto al 2018. In termini di volume (PIL reale) la crescita è stata dello 0,3 per cento rispetto al 2018.
I dati a consuntivo del 2019 facevano sperare in un futuro più positivo per le nostre finanze. Certamente, malgrado lo shock provocato alla nostra economia dall'epidemia, questi dati ci consentono ancora oggi di poter affermare che la finanza pubblica italiana è pienamente sostenibile.
Il saldo primario è risultato positivo e pari all'1,7 per cento del PIL, parliamo di 31 miliardi, con una crescita di 0,2 punti percentuali rispetto al 2018, quand'era all'1,5 per cento. La spesa per interessi è stata pari al 3,4 per cento del PIL, con una diminuzione di 0,3 punti rispetto al 2018. Il saldo di parte corrente è stato positivo e pari a 27,8 miliardi a fronte dei 16 del 2018. Il deficit è migliorato, passando dal 2,2 per cento all'1,6 per cento nel 2019. Il rapporto debito/PIL è rimasto sostanzialmente costante al 134,8 per cento tra il 2018 e il 2019.
Nel 2019 i dati definitivi di contabilità nazionale hanno evidenziato un PIL nominale pari a 1.787,664 miliardi di euro, con una crescita dell'1,2 per cento per cento rispetto al 2018. In termini di volume (PIL reale) la crescita è stata dello 0,3 per cento rispetto al 2018.
I dati inerenti ai saldi di finanza pubblica attestano di un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni pari, in valore assoluto, a -29,301 miliardi di euro, pari all'1,6 per cento del PIL. Il dato indica di per sé un miglioramento di circa 9,5 miliardi rispetto al 2018, posto che l'indebitamento è risultato nel medesimo anno pari a -38,844 miliardi di euro (corrispondente al 2,2 per cento del PIL).
Il saldo primario, ovvero al netto degli interessi, si mostra di segno positivo e pari all'1,7 per cento del PIL (31 miliardi), con una crescita di 0,2 punti percentuali rispetto al 2018 (1,5 per cento), mentre la spesa per interessi si è attestata al 3,4 per cento del PIL (60,3 miliardi), in diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al 2018 (3,7 per cento).
L'equilibrio di parte corrente del conto economico della PA ha registrato ancora un segno positivo e pari a 27,88 miliardi di euro, in sensibile crescita a fronte dei 16,07 miliardi del 2018. Il miglioramento del saldo è riconducibile ad un incremento delle entrate (per circa 23,1 miliardi di euro), che determina effetti più che compensativi rispetto all'incremento delle spese (per circa 11,3 miliardi di euro).
Le entrate totali del 2019 delle amministrazioni pubbliche hanno evidenziato un aumento del 2,8 per cento rispetto all'anno precedente, con un'incidenza sul PIL pari al 47,1 per cento, con entrate correnti che hanno registrato una crescita del 2,8 per cento, attestandosi al 46,9 per cento del PIL.
La pressione fiscale complessiva è pari al 42,4 per cento, in aumento rispetto all'anno precedente (nel 2018 era stata pari al 41,9 per cento).
Sul versante delle spese, quelle finali si sono attestate a 870,7 miliardi di euro, in aumento dell'1,6 per cento rispetto al 2018, anno in cui l'analogo valore era stato di 857,3 miliardi di euro.
Quanto al debito pubblico, a fine 2019 esso si è attestato a 2.409.841 milioni di euro, in aumento di 28,899 miliardi di euro rispetto ai 2.380.942 milioni dell'anno precedente.
RENDICONTO
Quanto al disegno di legge recante la legge di approvazione del rendiconto generale dello Stato, la gestione di competenza ha fatto conseguire nel 2019 un miglioramento di tutti i saldi rispetto alle previsioni definitive, nonché rispetto ai risultati differenziali registrati nell'esercizio precedente.
In particolare, il saldo netto da finanziare si attesta in campo positivo di circa 2,3 miliardi di euro (0,1 per cento del PIL), con un miglioramento di quasi 22,3 miliardi di euro rispetto al saldo registrato nel 2018 (che si era attestato a -20 miliardi di euro). Il miglioramento del saldo è di circa 59,7 miliardi di euro (104 per cento) se confrontato con le previsioni definitive del 2019, che indicavano ancora un valore negativo del saldo di -57,4 miliardi. Il risultato dà luogo a un accreditamento netto, in controtendenza rispetto agli anni precedenti, in cui si registrava un indebitamento, dovuto all'aumento delle entrate finali (+14 miliardi di euro) ed alla riduzione delle spese finali (-8,3 miliardi di euro).
Il risparmio pubblico (ovvero il saldo delle operazioni correnti) segna un miglioramento, passando dai 27,4 miliardi di euro del 2018 ad un valore di quasi 50 miliardi di euro, corrispondente al 2,8 per cento del PIL.
Il ricorso al mercato finanziario si attesta a -217,6 miliardi di euro (con un'incidenza sul PIL del 12,2 per cento), con un miglioramento di 7,5 miliardi rispetto al 2018.
ASSESTAMENTO
Il disegno di legge di assestamento, ai sensi dell'articolo 33 dalla legge di contabilità, assolve al compito di apportare, a metà dell'anno, un aggiornamento degli stanziamenti del bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto dell'esercizio scaduto al 31 dicembre precedente. Nel merito del disegno di legge di assestamento 2020 non possiamo non partire dallo shock che ci ha investito e ha completamente ribaltato lo scenario che iniziava a delinearsi all'inizio del 2020. I dati relativi ai primi mesi dell'anno 2020 mostravano infatti andamenti pienamente in linea con le migliori previsioni formulate dal Governo in autunno 2019; il deficit era al di sotto delle aspettative, il profilo della crescita, sulla base degli indicatori, faceva ritenere che l'economia si fosse stabilmente avviata sul sentiero di una moderata ripresa, ma le stringenti misure di contenimento dell'epidemia, che ci siamo trovati a dover adottare per primi tra le Nazioni europee, hanno avuto purtroppo un impatto senza precedenti sulla nostra economia.
Le variazioni di bilancio, che oggi approviamo nella proposta di disegno di legge di assestamento 2020, recepiscono, oltre alle modifiche apportate con atti amministrativi, gli effetti finanziari dei provvedimenti legislativi emanati successivamente all'approvazione della legge di bilancio, le misure straordinarie adottate per contrastare le ricadute negative dell'epidemia sulla nostra economia: il decreto-legge n. 18 (cosiddetto cura Italia), il decreto-legge n. 23 (decreto liquidità) e il decreto-legge n. 34 (decreto rilancio).
Nell'assestamento 2020, si registra, nel complesso, un incremento delle spese finali per oltre 179 miliardi di euro, in parte compensato da un incremento delle entrate per circa 8 miliardi, e una riduzione delle entrate finali per 50 miliardi di euro, di cui 39 relative alle entrate tributarie.
Le risorse autorizzate fino ad oggi dal Parlamento, i provvedimenti presi e quelli in via di adozione in queste settimane hanno consentito fin qui di contenere, per quanto possibile, gli effetti negativi sull'economia generati dalla pandemia e le ricadute pesanti sulle famiglie e sulle imprese.
Ci apprestiamo ad affrontare la nuova legge di bilancio, affiancata dal programma di spesa dei fondi stanziati in Europa, forse la più delicata e decisiva dell'intera storia repubblicana. Occorre uno sforzo congiunto, misurato, e responsabile per creare gli strumenti utili a investire nel rilancio deciso del nostro Paese, tramite la cura delle infrastrutture, delle proprie piattaforme digitali e della sostenibilità ambientale, ma non solo: dobbiamo saper investire nell'istruzione, nella ricerca, nella formazione e nell'orientamento, in modo da illuminare alle nuove generazioni la loro strada, coltivandone e sviluppandone i talenti, offrendo così loro l'opportunità, tramite un sospirato patto generazionale, di divenire protagonisti del loro Paese e non sentirsi più ingombranti zavorre.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Disegno di legge n. 1912:
sugli articoli da 1 a 7, la senatrice Iori avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Disegno di legge n. 1913:
sugli emendamenti da 1.Tab.2.1 a 1.Tab.8.5, la senatrice Iori avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alderisi, Anastasi, Barachini, Cario, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Crimi, Croatti, De Lucia, De Poli, Di Marzio, Di Piazza, Drago, L'Abbate, Lanzi, Laus, Lezzi, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Mollame, Monti, Napolitano, Nugnes, Quarto, Rauti, Romagnoli, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri, Turco, Vaccaro e Vono.
Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno, Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo Parlamentare Fratelli d'Italia ha comunicato che il senatore De Carlo entra a far parte della 5a Commissione permanente.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Puglia Sergio, Vaccaro Sergio, Donno Daniela, Angrisani Luisa, Lanzi Gabriele, Croatti Marco, Accoto Rossella
Modifica all'articolo 590-bis del codice penale concernente l'introduzione della punibilità a querela della persona offesa (1968)
(presentato in data 07/10/2020);
senatori Alessandrini Valeria, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bergesio Giorgio Maria, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, Corti Stefano, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Grassi Ugo, Iwobi Tony Chike, Lucidi Stefano, Lunesu Michelina, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Riccardi Alessandra, Ripamonti Paolo, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Sbrana Rosellina, Siri Armando, Stefani Erika, Tosato Paolo, Urraro Francesco, Vallardi Gianpaolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano
Disposizioni in materia di consegna di medicinali per il trattamento degli stati di tossicodipendenza da oppiacei da parte delle strutture pubbliche o private autorizzate ai pazienti in trattamento (1969)
(presentato in data 07/10/2020).
Disegni di legge, ritiro
La senatrice Marin ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Marin ed altri. - "Disposizioni in materia di apertura igienica di bevande confezionate in contenitori metallici" (1963).
Governo, trasmissione di atti e documenti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 2 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 settembre 2020 recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in ordine alla notifica della società Telecom Spa e Impulse I Sàrl, avente ad oggetto il trasferimento da parte di Telecom Italia Spa, ad un veicolo societario da costituire, di una partecipazione pari al 30,2% del capitale sociale di Infrastrutture Wireless Italiane Spa e successiva cessione del 49% di tale veicolo a una società controllata da Impulse I Sàrl.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 583).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 6 ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi:
ai dottori Giuseppe Celotto, Giovanni Leonardi, Rossana Ugenti e Giuseppe Viggiano, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della salute;
alla dottoressa Cristiana Collu e al professor Massimo Osanna, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 1° ottobre 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 28-septies, comma 3-bis, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione sulla sperimentazione dell'adozione di un bilancio di genere, riferita all'esercizio finanziario 2019.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XXVII, n.17).
Governo, trasmissione di documenti e assegnazione
Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 6 ottobre 2020, ha presentato, ai sensi degli articoli 7, comma 2, lettera b), e 10-bis della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020 (Doc. LVII, n. 3-bis).
Alla Nota sono allegati:
la Nota illustrativa sulle leggi pluriennali di spesa in conto capitale a carattere non permanente, di cui all'articolo 10-bis, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Doc. LVII, n. 3-bis - Allegato I);
il Rapporto programmatico recante gli interventi in materia di spese fiscali, di cui al medesimo articolo 10-bis, comma 5-bis (Doc. LVII, n. 3-bis - Allegato II);
il Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all'evasione fiscale e contributiva, di cui all'articolo 10-bis.1, comma 1, della predetta legge n. 196 del 2009 (Doc. LVII, n. 3-bis - Allegato III);
la Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva, predisposta ai sensi del medesimo articolo 10-bis.1, comma 3 (Doc. LVII, n. 3-bis - Allegato IV).
Con lettera in data 7 ottobre 2020, il Presidente del Consiglio dei ministri ha trasmesso, quale annesso alla predetta Nota di aggiornamento, la Relazione ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Doc. LVII, n. 3-bis - Annesso).
La Nota di aggiornamento e l'ulteriore documentazione richiamata sono deferite, ai sensi dell'articolo 125-bis del Regolamento, alla 5a Commissione permanente e, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti. Le Commissioni si esprimeranno in tempo utile affinché la Commissione Bilancio riferisca all'Assemblea nei termini stabiliti dalla Conferenza dei Capigruppo.
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni sull'attuazione delle strategie macroregionali dell'UE (COM(2020) 578 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3a e 14a;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Relazione sullo Stato di diritto 2020 La situazione dello Stato di diritto nell'Unione europea (COM(2020) 580 definitivo), alla 1a Commissione e, per il parere, alle Commissioni 2a e 14a;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Un'Unione dei mercati dei capitali per le persone e le imprese: nuovo piano di azione (COM(2020) 590 definitivo), alla Commissione 6a e, per il parere, alle Commissioni 10a e 14a;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Valutazione intermedia del programma di sostegno alle riforme strutturali (COM(2020) 603 definitivo), alla Commissione 5a e, per il parere, alla Commissione 14a;
Relazione della commissione al Parlamento europeo e al Consiglio basata sull'articolo 29, paragrafo 1, della direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 marzo 2017 sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio (COM(2020) 619 definitivo), alla Commissione 1a e 2a, per il parere, alla Commissione 14a.
Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, trasmissione di atti
Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera pervenuta in data 2 ottobre 2020, ha trasmesso ai sensi dell'articolo 12, della legge 30 dicembre 1986, n. 936, il documento di "Osservazioni e proposte del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro relative alla "Next generation EU per le pari opportunità di genere", approvato all'unanimità da quel Consesso nella seduta del 30 settembre 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 11a Commissione permanente (Atto n. 584).
Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Segretario Generale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha trasmesso, in data 18 settembre 2020, i testi di una raccomandazione e di tre risoluzioni, approvate dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nel corso della riunione della Commissione permanente, svoltasi in videoconferenza il 15 settembre 2020. Questi documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti nonché, per il parere, alla 3a Commissione permanente:
raccomandazione n. 2176 - L'etica nella scienza e nella tecnologia: una nuova cultura di pubblico dialogo. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 7a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 195);
risoluzione n. 2332 - Stabilire standard minimi per i sistemi elettorali per offrire le basi per elezioni libere ed eque. Il predetto documento è deferito alla 1a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 196);
risoluzione n. 2333 - L'etica nella scienza e nella tecnologia: una nuova cultura di pubblico dialogo. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 7a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 197);
risoluzione n. 2334 - Verso l'istituzione di un difensore civico per Internet. Il predetto documento è deferito alla 1a, alla 2a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII-bis, n. 198).
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.
Il signor Aurelio Rosini da Mariglianella (Napoli) chiede modifiche all'articolo 93 del Codice della Strada in materia di formalità necessarie per la circolazione degli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi (Petizione n. 672, assegnata alla 8a Commissione permanente);
il signor Dario Bossi da Montegrino Valtravaglia (Varese) chiede:
la riduzione degli importi richiesti a titolo di diritti di segreteria per ottenere copie delle sentenze civili e penali e di altri atti legali della Pubblica amministrazione nonché l'eliminazione della maggiorazione di costo legata alle richieste con procedura d'urgenza (Petizione n. 673, assegnata alla 1a Commissione permanente);
la modifica dell'articolo 141 del Regolamento del Senato nel senso di introdurre l'obbligo di risposta tramite posta elettronica certificata ove ne venga fatta richiesta dal presentatore di una petizione (Petizione n. 674, assegnata alla Giunta per il regolamento);
la modifica dell'articolo 445, comma 2, del Codice di procedura penale in materia di effetti dell'applicazione della pena su richiesta (Petizione n. 675, assegnata alla 2a Commissione permanente);
il signor Alessio Sundas da Lerici (La Spezia) chiede modifiche e integrazioni alla legge 8 agosto 2019, n. 86, recante "Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione" (Petizione n. 676, assegnata alla 7a Commissione permanente);
il signor Aniello Traino da Neirone (Genova), alla luce della situazione di emergenza legata al virus COVID-19 chiede:
la gratuità del vaccino antinfluenzale per tutti gli studenti o comunque per quelli il cui ISEE familiare non superi una determinata soglia (Petizione n. 677, assegnata alla 7a Commissione permanente);
l'attivazione della didattica a distanza o comunque di forme alternative per seguire le lezioni a favore degli studenti assenti per malattia (Petizione n. 678, assegnata alla 7a Commissione permanente);
il signor Alessandro Pachera da Verona chiede disposizioni volte a consentire la fruizione di alloggi pubblici al personale sanitario operante in strutture pubbliche (Petizione n. 679, assegnata alla 12a Commissione permanente);
il signor Stefano Morini da Firenze, al fine di omogeneizzare a livello nazionale il settore delle compravendite immobiliari, chiede la modifica dell'articolo 1754 del Codice civile relativo alla figura del mediatore e la regolamentazione dell'attività pubblicitaria nonché della documentazione necessaria per il trasferimento della proprietà di immobili (Petizione n. 680, assegnata alla 2a Commissione permanente);
il signor Luca Bernardini da Massa chiede che possano espletare i servizi di polizia stradale per fini di polizia giudiziaria di cui all'articolo 12 del Codice della Strada anche le guardie particolari giurate zoofile (Petizione n. 681, assegnata alla 1a Commissione permanente);
il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede:
disposizioni a tutela della sicurezza dei pedoni (Petizione n. 682, assegnata alla 8a Commissione permanente);
disposizioni volte a garantire la massima trasparenza nell'attività della Pubblica Amministrazione (Petizione n. 683, assegnata alla 1a Commissione permanente);
disposizioni volte a garantire la libertà di voto dei cittadini nonché la regolarità delle operazioni di spoglio elettorale (Petizione n. 684, assegnata alla 1a Commissione permanente);
interventi a sostegno del reddito delle famiglie (Petizione n. 685, assegnata alla 5a Commissione permanente);
l'incremento dei trattamenti previdenziali minimi (Petizione n. 686, assegnata alla 11a Commissione permanente);
disposizioni di contrasto al fenomeno dell'inquinamento da polveri sottili (Petizione n. 687, assegnata alla 13a Commissione permanente).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Giannuzzi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-04185 della senatrice Pavanelli ed altri.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 24 settembre all'7 ottobre 2020)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 80
AIMI ed altri: sulle iniziative per la memoria delle vittime delle foibe (4-04001) (risp. SCALFAROTTO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
BARBARO: sulla situazione del consorzio Manital (4-03200) (risp. TODDE, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)
BATTISTONI: sulla realizzazione dell'impianto pilota di geotermia presso il comune di Castel Giorgio (Terni) (4-03472) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico)
BINETTI: sulla tutela del bene "torre Marica" a Isola del Liri (Frosinone) (4-03734) (risp. ORRICO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo)
BOTTO ed altri: sulla riorganizzazione del comparto del settore cinofilo dei Vigili del fuoco (4-03575) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)
DAL MAS: sull'aumento di migranti in ingresso in Italia attraverso la rotta balcanica (4-03875) (risp. MAURI, vice ministro dell'interno)
sull'emergenza migranti che giungono in Friuli-Venezia Giulia attraverso la rotta balcanica (4-03908) (risp. MAURI, vice ministro dell'interno)
DE BONIS: sulla presenza delle diverse forze politiche nella programmazione RAI (4-02933) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico)
DE BONIS ed altri: sull'assidua partecipazione del professor Burioni ad una trasmissione di RAI2 (4-03495) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico)
DE VECCHIS ed altri: sulla garanzia delle frequenze radiofoniche di Radio Capodistria (4-02928) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico)
GRANATO: sull'intitolazione della piazza del municipio di San Mango d'Aquino (Catanzaro) a Bettino Craxi (4-02301) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno)
IANNONE: sul difetto di accesso alle reti di comunicazione sofferto a Montesano sulla Marcellana (Salerno) (4-02715) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico)
LANNUTTI ed altri: sulla diffusione del fenomeno delle "vacche sacre" in Calabria (4-02237) (risp. MAURI, vice ministro dell'interno)
LUCIDI ed altri: sulle prossime elezioni presidenziali in Costa d'Avorio (4-04069) (risp. DEL RE, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale)
MONTEVECCHI ed altri: su interventi di manutenzione presso il borgo di Castello di Serravalle (Bologna) (4-03938) (risp. ORRICO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo)
sul restauro delle navi di epoca romana rinvenute nel territorio di Comacchio (Ferrara) (4-03939) (risp. ORRICO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo)
PAPATHEU: sulla prevenzione di vicende di abusi nell'affidamento di minori (4-02186) (risp. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia)
PELLEGRINI Emanuele, ROMEO: sulla carenza di organico nella neo istituita sezione di Polizia stradale di Monza (4-03120) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)
PRESUTTO ed altri: sull'escalation criminale ad Acerra (Napoli) (4-03553) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)
RAUTI ed altri: sulla chiusura dell'istituto italiano statale onnicomprensivo di Asmara in Eritrea (4-03918) (risp. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale)
ROJC: sull'afflusso straordinario di migranti dal confine a San Dorligo della valle/Dolina (Trieste) (4-02469) (risp. MAURI, vice ministro dell'interno)
RUOTOLO ed altri: sul commissariamento della Asl Napoli 1 Centro (4-03556) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno)
sui lavori sulla ferrovia Circumvesuviana a Castellammare di Stabia (Napoli) (4-03717) (risp. ORRICO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo)
SACCONE: sull'istituzione del distaccamento di Rosarno dei Vigili del fuoco (4-02704) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)
TESTOR ed altri: sull'operato dell'associazione "Trentini nel mondo" (4-03699) (risp. MERLO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
URSO: sul traffico di droga nella città di Padova (4-03130) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)
URSO ed altri: su alcune dichiarazioni del console generale della Repubblica bolivariana del Venezuela a Milano (4-04043) (risp. DEL RE, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale)
VANIN ed altri: sul conflitto di interessi in capo al coordinatore della divisione per lo scouting della fondazione del teatro dell'Opera di Roma (4-03872) (risp. ORRICO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo)
Interrogazioni
MODENA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dello sviluppo economico. - Premesso che:
l'Organizzazione mondiale della sanità ancora oggi segnala e avverte le nazioni del pericolo incombente per via della pandemia da COVID-19;
il Governo italiano discute in queste ore dello stato di emergenza sanitaria e di come affrontarla al meglio, considerato che tutte le grandi aziende di questo Paese hanno dato la possibilità ai propri dipendenti di svolgere la propria attività in modalità smart working fino al 31 dicembre 2020;
come previsto dalle disposizioni attuative dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sul coronavirus, la RAI ha giustamente effettuato un ricorso massivo allo smart working, mettendo in condizioni di lavorare da casa una gran parte dei suoi dipendenti;
lo Stato di diritto impone la sicurezza e la salvaguardia della sicurezza di ogni cittadino italiano;
non è dato sapere il motivo per il quale la RAI abbia deciso di tenere comunque il concorso programmato per l'assunzione di 90 unità da destinare ai telegiornali regionali, ignorando che il numero dei partecipanti è assolutamente esorbitante, quasi 4.000 concorrenti, che il 10 ottobre 2020 si ritroveranno tutti insieme alla fiera di Roma;
i numeri sono notevoli, 3.722 giornalisti arriveranno alla fiera di Roma da ogni parte d'Italia, per una preselezione al concorso RAI. Tutto questo crea allarme giustificato, chiama in causa la responsabilità diretta dell'intero management della RAI, che a quanto pare, ha fretta di chiudere questa selezione, non avendone nessun motivo reale, e soprattutto mettendo a rischio di contagio 4.000 giovani professionisti,
si chiede di sapere:
se non sia opportuno rinviare il concorso a tempi più "normali" della vita del Paese, perché certamente aspettare qualche mese prima di autorizzare questo "assembramento" di 4.000 persone alla fiera di Roma non cambia nulla nell'economia dell'azienda di Stato e della televisione pubblica;
quale sia la ragione per cui la RAI, pur trovandosi sotto organico nelle sedi regionali dei telegiornali regionali, abbia deciso di dar seguito alla selezione giornalisti professionisti 2019, senza valutare in alcun modo le richieste dei giornalisti neoassunti in seno all'azienda da luglio 2020, in base all'accordo sindacale siglato tra RAI, USIGRAI e FNSI nel luglio 2019, che, già utilizzati dall'azienda per le sostituzioni estive nei mesi di luglio, agosto e settembre, avevano espresso la disponibilità di restare nelle sedi dei telegiornali regionali, a cui erano stati assegnati o di essere spostati in altre sedi regionali in cui l'azienda si fosse trovata sotto organico;
per quale motivo l'azienda RAI, allo scopo di sanare il disagio dell'organico delle testate giornalistiche dei telegiornali regionali, non abbia ascoltato le richieste dei giornalisti professionisti esclusi dal perimetro dell'accordo sindacale "giornalisti delle reti 2019", seppur in seno a tutt'oggi all'azienda, che avevano dato da tempo la propria disponibilità al trasferimento nelle sedi regionali;
per quale ragione la RAI, pur potendo contare su 1.900 giornalisti assunti, sia sotto organico per le redazioni dei telegiornali regionali;
per quale motivo la RAI abbia deciso di procedere comunque ad attuare la selezione dei giornalisti professionisti 2019, spendendo, pur consapevole che il concorso si poteva evitare, il denaro pubblico ed i soldi dei contribuenti.
(3-01954)
PUCCIARELLI - Al Ministro della difesa. - Premesso che il comitato cittadini di Marola, frazione della città spezzina, da tempo segnala la presenza di eternit sui capannoni dell'arsenale di La Spezia, tanto che è stata spesse volte richieste alla stessa Marina militare informazioni sullo stato di conservazione dell'amianto sui capannoni;
considerato che:
le microfibre di asbesto sospese nell'aria, se inalate e venute a contatto con le cellule del parenchima polmonare, raggiunta la superficie pleurica possono indurre la formazione di placche di mesotelioma;
l'effetto tossico dell'asbesto per l'uomo è dovuto proprio alla presenza fisica delle fibre nell'ambiente, in tale particolare caso nell'aria;
si apprende da alcune testate giornalistiche che nell'anno 2020 sarebbero dovuti iniziare i lavori sui capannoni n. 165 e n. 177 mentre il n. 166 dovrà essere bonificato nel 2021;
si legge che la IV Commissione permanente (Difesa) della Camera dei deputati si era già impegnata nell'anno 2019 nella richiesta di stanziamento dei fondi necessari per la bonifica;
un intervento volto alla riparazione definitiva dei capannoni dell'arsenale di La Spezia risulta essere ad oggi necessario ed urgente a fronte della grave esposizione al pericolo per la salute pubblica che la trascuratezza della manutenzione dei siti indicati potrebbe causare,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda valutare la possibilità di procedere ad una desecretazione e attivare un procedimento di accesso vista l'apposizione del segreto sugli atti che attengono alla situazione complessiva dell'arsenale;
quale sia il cronoprogramma dei lavori per l'attuazione del progetto che vede stanziati 700.000 euro per la bonifica dei capannoni.
(3-01955)
BINETTI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:
in Italia si contano 285.000 allievi disabili. L'anno scorso (2019/2020) gli alunni disabili inseriti in scuole pubbliche statali avevano sfiorato le 259.757 unità. Quest'anno scolastico (2020/2021), secondo la tendenza in atto, potrebbero essere 10-15.000 di più, mentre nelle scuole pubbliche paritarie si contano 17.461 allievi disabili;
il diritto all'istruzione o diritto all'educazione rientra nel novero dei diritti fondamentali, riconosciuto formalmente per la prima volta nel 1948, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Chiaramente, gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della personalità dei ragazzi e delle ragazze e la sua tutela è strettamente legata al miglioramento delle condizioni di vita dei giovani, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Il diritto all'istruzione non può essere rifiutato a nessuno;
la Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza 10 settembre 2020 (n. 59751/15) ha dato ragione a due genitori condannando l'Italia per discriminazione ai danni di un minore disabile. Lo Stato non può discriminare i ragazzi portatori di handicap, lasciandoli a casa dalla scuola pubblica, facendo leva sul senso di responsabilità, o sull'impellente necessità, dei genitori che, pur di colmare il loro gap educativo, intervengono a spese proprie, anche indebitandosi se necessario;
l'epidemia da COVID-19 è stata un evento talmente drammatico che ha riportato in superficie tante ingiustizie che vanno chiamate per nome, senza cedere alla tentazione del politically correct che non consente di dire la verità sino in fondo: sulla scuola le cose non vanno affatto bene, non per tutti almeno e soprattutto non per i ragazzi che hanno una qualche disabilità;
la vita quotidiana di queste settimane è stata ed è interessata da una radicale trasformazione, dalla famiglia al lavoro, dall'istruzione al tempo libero; ambiti e settori profondamente stravolti in ottemperanza a norme e disposizioni in vigore per la prevenzione del contagio. In questa fase di pandemia, come in situazioni di normalità, anche gli educatori e le educatrici professionali all'interno delle strutture diurne e residenziali per pazienti affetti da tipologie di disabilità sono chiamati a garantire un servizio di assistenza alla persona 7 giorni su 7 per 365 giorni all'anno, festivi compresi;
le famiglie richiedono da tempo percorsi diagnostici e di presa in carico adeguati per chi abbia una disabilità intellettiva o un autismo incompatibili con l'esecuzione di esami invasivi o ricoveri ospedalieri senza caregiver. Ad oggi, soluzione non c'è. E mentre aumentano i casi, sale la preoccupazione;
le domande su come possa sottoporsi a tampone una persona con una disabilità intellettiva tale da renderla non collaborante o su come si possa praticare il prelievo naso-faringeo a un ragazzo che non riesce a stare fermo, ad aprire la bocca e lasciare che qualcuno anche solo lo sfiori non hanno risposta; questi ragazzi hanno spesso bisogno di sedazione anche per semplici interventi o cure odontoiatriche, per TAC ed ecografie;
si rende quindi sempre più necessario e urgente fare in modo che tutti, anche coloro che hanno maggiori difficoltà, possano accedere al tampone; si potrebbero estendere i test salivari non invasivi, introdotti per ora nelle scuole materne ed elementari, proponendoli a tutti gli studenti, soprattutto se non collaboranti;
in attesa che dalle Regioni arrivi una risposta adeguata alle necessità sanitarie delle persone con gravi disabilità in merito al COVID-19, si evidenziano due drammatiche conseguenze: da un lato si crea un "sommerso" che non rientra nel conteggio dei dati e rischia di diffondere il virus; dall'altro aumenta l'isolamento delle famiglie in cui vivono persone con gravi disabilità, per paura di non saper gestire un eventuale contagio, con un netto passo indietro in termini di inclusione sociale;
di fatto si stanno moltiplicando le denunce dei genitori i cui figli vengono respinti dalla scuola per mancanza di insegnanti di sostegno o per una documentazione incompleta che garantisca la loro condizione di salute; l'ultimo caso è quello di un bambino autistico in Basilicata, rimandato a casa per mancanza di condizioni adeguate, a cominciare dal docente di sostegno. La mamma del bambino sembra che abbia già scritto sia al Ministro dell'istruzione che al Presidente della Repubblica ed è in attesa di risposte,
si chiede di sapere:
quali misure il Ministro in indirizzo intenda prendere per risolvere tempestivamente la situazione di bambini che ormai mancano dalla scuola da oltre 9 mesi;
quale sia la tempistica prevista per garantire l'organico e gli insegnanti di sostegno e rispettare il diritto dei bambini con disabilità ad un giusto servizio didattico e psico-pedagogico, consentendo alle loro madri di tornare al loro lavoro in modo sereno e fiducioso, perché nulla mancherà al proprio figlio.
(3-01956)
RIZZOTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
l'infezione da Papillomavirus umano (HPV, human papilloma virus) è molto diffusa, viene trasmessa prevalentemente per via sessuale, e può determinare l'insorgenza di forme tumorali, tra cui il tumore della cervice uterina, altri tumori in sede genitale (vulva, vagina, ano, pene) ed extragenitale (cavità orale, faringe, laringe);
secondo i dati AIOM-AIRTUM pubblicati nel volume "I numeri del cancro 2019", in Italia quasi 5.000 casi all'anno sono attribuibili a infezioni croniche di ceppi oncogeni dell'HPV: il virus è responsabile dello sviluppo del 100 per cento dei casi di cancro della cervice, dell'88 per cento dei tumori anali, del 78 per cento dei tumori vaginali, del 47 per cento dei tumori del pene, del 31 per cento dei casi di cancro all'orofaringe, del 25 per cento dei tumori vulvari;
la prevenzione primaria avviene mediante vaccinazione, la via più efficace e sicura per combattere il rischio di infezione; la prevenzione secondaria è fondamentale per l'individuazione precoce delle lesioni e si basa su strumenti di diagnosi quali il paptest e l'HPV test;
l'Organizzazione mondiale della sanità ha approvato una strategia globale per accelerare l'eliminazione del cancro al collo dell'utero come problema di salute pubblica, basata su tre pilastri da implementare collettivamente: prevenzione attraverso la vaccinazione, screening e trattamento delle lesioni precancerose, cura del cancro cervicale invasivo;
l'European cancer organisation (ECCO) ha approvato una risoluzione con cui chiede ai Governi europei di eliminare i tumori legati all'HPV attraverso quattro azioni da conseguire entro il 2030: vaccinazione universale contro l'HPV per gli adolescenti; organizzazione di programmi nazionali di screening del cancro dell'utero; offerta di trattamento per il cancro qualitativamente uniforme su tutto il territorio nazionale; implementazione di azioni di sensibilizzazione ed educazione del personale sanitario e della popolazione generale sull'HPV;
la vaccinazione degli undicenni di entrambi i sessi in Italia è raccomandata dal piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 tramite l'offerta attiva e gratuita, garantita nei livelli essenziali di assistenza;
l'offerta di programmi organizzati di screening oncologici per i carcinomi della cervice uterina è una delle linee strategiche di intervento, come strumento di prevenzione oncologica, previste del piano di prevenzione nazionale 2020-2025;
la circolare del Ministero della salute del 12 novembre 2019 ha suggerito di estendere la vaccinazione anche alle donne di 25 anni di età, cogliendo l'occasione della chiamata al primo screening per la citologia cervicale, e di utilizzare la vaccinazione secondo gli indirizzi delle Regioni per tutte le fasce d'età superiori ai 12 anni;
rilevato che:
le coperture vaccinali degli adolescenti per l'HPV al 31 dicembre 2018, diffusi dal Ministero della salute il 2 luglio 2020, mostrano rilevanti differenze regionali per tutte le coorti e per entrambi i sessi: nessuna regione raggiunge l'obiettivo di copertura e la Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute ha evidenziato che "interventi mirati sarebbero necessari in specifici contesti geografici tenendo presente che la vaccinazione anti-HPV, pur non rientrando tra quelle obbligatorie secondo la legge 119/2017, è un livello essenziale di assistenza";
la pandemia da COVID-19 ha avuto un impatto sull'organizzazione di programmi di screening oncologici, ritardando gli accertamenti e allungando le liste d'attesa,
si chiede di sapere:
con quali modalità il Ministro in indirizzo intenda implementare le quattro azioni indicate dall'European cancer organisation per l'eliminazione delle forme tumorali da HPV, in linea con la strategia globale dell'OMS e affinché l'Italia possa essere il primo Paese europeo a porsi tale obiettivo;
quali iniziative, anche normative, intenda adottare per raggiungere gli obiettivi di copertura vaccinale anti-HPV indicate dal piano nazionale della prevenzione vaccinale 2017-2019 e per promuovere una maggiore adesione agli screening per il Papillomavirus;
quali azioni intenda portare avanti per aumentare la consapevolezza sul Papillomavirus della popolazione generale, dei pazienti e degli operatori sanitari.
(3-01957)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
MIRABELLI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
con provvedimento del direttore generale 5 del maggio 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, IV Serie speciale, n. 39 del 9 maggio 2020, è stato indetto il "concorso pubblico, per esami, per l'accesso alla carriera dirigenziale penitenziaria per complessivi 45 posti, a tempo indeterminato, di Dirigenti di istituto penitenziario di livello dirigenziale non generale";
a seguito della pubblicazione del bando sono pervenute circa 11.500 domande di iscrizione e sulla pagina del sito del Ministero della giustizia appositamente dedicata al concorso è stato pubblicato un avviso con il quale si comunicava che, date e sedi di svolgimento della prima prova scritta, sarebbero state stabilite con un ulteriore provvedimento in data 21 settembre 2020, stanti l'alto numero di domande e la necessità di adattare lo svolgimento delle prove alle disposizioni vigenti in materia di distanziamento sociale, contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19;
tuttavia, in data 21 settembre 2020, contrariamente a quanto previsto, veniva pubblicato un ulteriore avviso che rinviava la comunicazione al 12 gennaio 2020;
considerato che:
vi è una crescente necessità di personale dirigenziale negli istituti penitenziari italiani ed occorre evidenziare come essi siano sottorappresentati all'interno dell'organico dell'amministrazione penitenziaria. I dirigenti penitenziari rappresentano, infatti, lo 0,4 per cento del personale, a fronte di una media europea dell'1,9 per cento;
il concorso per dirigenti penitenziari non si effettua dal 1996 e secondo quando riportato dai dati raccolti dall'osservatorio dell'associazione "Antigone" solo in poco più della metà degli istituti di pena vi sarebbe un direttore assegnato esclusivamente a quell'istituto;
il ruolo del direttore è fondamentale affinché la pena possa essere costituzionalmente orientata anche nella prassi, rappresentando questi il garante dell'equilibrio tra esigenze di sicurezza e di reinserimento sociale in un sistema complesso e articolato come quello carcerario,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario e urgente svolgere nel più breve tempo possibile il concorso per dirigenti penitenziari, anche alla luce della necessità di tale reclutamento al fine di garantire una gestione degli istituti penitenziari quanto più efficace possibile, e uniforme su tutto il territorio nazionale.
(3-01958)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CASTIELLO, GAUDIANO, ORTIS, LEONE, LANZI, AIROLA, LOREFICE, PELLEGRINI Marco, MARILOTTI, FEDE, CASTELLONE, MININNO, GUIDOLIN, GALLICCHIO, ACCOTO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il cuore della riforma delle banche di credito cooperativo del 2016 può essere racchiuso in queste semplici espressioni: conciliare i benefici della vicinanza e dell'immediata conoscenza che le banche locali hanno delle imprese dei territori, sfruttando le sinergie di costo, con l'intento, nel contempo, di rafforzare la solidità patrimoniale mantenendo la natura mutualistica;
tali presupposti, per quanto lodevoli e logicamente non contestabili, si scontrano, e non poco, con i paradossi delle regole bancarie europee;
la regolamentazione europea favorisce le banche di grandi dimensioni, lasciando in secondo piano o addirittura penalizzando le banche di piccole dimensioni, da sempre spina dorsale della realtà produttiva ed economica del nostro Paese;
l'economia italiana è, come noto, caratterizzata da una miriade di piccole e medie imprese che hanno avuto nei piccoli istituti di credito compagni di viaggio fedeli e non condizionati da scenari macroeconomici e finanziari. Le minori gestioni bancarie ci sono sempre state e hanno costantemente operato nell'interesse dei limitati territori serviti;
la regolamentazione europea considera "significant" le banche di credito cooperativo per il solo fatto di essere confluite nei gruppi bancari cooperativi, la cui adesione è stata resa peraltro obbligatoria;
in questo modo esse rientrano nel novero delle grandi banche sottoposte al meccanismo di vigilanza unico (MVU) che fa capo alla Banca centrale europea (BCE): un meccanismo che comporta enormi oneri per le piccole banche;
le banche di credito cooperativo vengono considerate, dal punto di vista dei controlli, degli oneri normativi e dei vincoli patrimoniali cui sono sottoposte, alla stessa stregua di colossi bancari nazionali ed europei;
qui si registra una netta differenza con gli orientamenti di Paesi come Stati Uniti e Germania, che hanno ben compreso l'importanza di avere piccole banche territoriali efficienti e si sono attivati per tempo per non penalizzarle. In Italia invece, Paese col maggiore numero in Europa di piccole e medie imprese (che generano circa l'80 per cento dell'occupazione totale), non c'è stata sino a oggi, ad eccezione di qualche miglioria apportata nel tempo alla riforma delle banche di credito cooperativo, alcun tentativo di valorizzare meccanismi virtuosi di concessione del credito locale alle piccole e medie imprese meritevoli, e ancor di più a spingere affinché questi meccanismi vengano mantenuti e, se possibile, migliorati in tutta Europa, Italia compresa;
l'Italia nel 2005 è stato l'unico tra i maggiori Paesi europei ad aver imposto l'obbligo di redazione del bilancio in base ai principi contabili internazionali (IAS), anche per le banche non quotate, quali sono le più piccole;
tale obbligo oggi, a causa dell'avversa congiuntura economica e sociale (per il COVID-19), genera problemi per la valutazione dei titoli di Stato detenuti e comporta un'inevitabile riduzione di credito per le previsioni contenute nel nuovo principio Ifrs9;
la riduzione di credito si traduce, quindi, in una minore assistenza alle piccole imprese e, di conseguenza, in meno stabilità per le stesse e, inevitabilmente, in meno posti di lavoro, e quindi in un progressivo ma inevitabile deterioramento delle condizioni di vita di questa importantissima categoria di imprese e, con esse, dell'intero Paese;
la soluzione potrebbe risiedere nell'applicazione del principio di proporzionalità, che costituisce una regola fondamentale dell'ordinamento comunitario, nella regolamentazione bancaria e nella supervisione unica, con una distinzione per dimensione e categoria;
l'attuazione del principio di proporzionalità creerebbe un sistema bancario più equo e tutelante. Emblematica è la proposta tedesca di una regolamentazione ad hoc per le piccole banche che prevede norme prudenziali più semplici, coerenti con il loro modello di business, ed inoltre, sottoposte alla vigilanza dell'istituto centrale nazionale;
diversi banchieri e accademici hanno evidenziato la necessità di una concreta applicazione del principio di proporzionalità nella regolamentazione bancaria europea. Considerare "significant" le banche di credito cooperativo italiane confluite ora nei due gruppi bancari cooperativi, porta al paradosso che il numero delle banche italiane direttamente vigilate dalla BCE è quasi il 60 per cento, contro l'1 per cento della Germania,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo sia al corrente della grave problematica delineata e quali iniziative intenda assumere ai fini dell'effettiva applicazione del principio di proporzionalità, anche facendo richiamo all'art. 70 del meccanismo unico di vigilanza, che prevede la possibilità di considerare inappropriata la classificazione "significant" di una banca in presenza di circostanze particolari, come, appunto, la partecipazione obbligatoria di una BCC a un gruppo bancario cooperativo.
(4-04189)
SANTILLO, FERRARA, VACCARO, ANGRISANI, GIANNUZZI, DE LUCIA, PRESUTTO, MAUTONE, PUGLIA, LANNUTTI, RICCIARDI, DI MICCO, BOTTO, CASTIELLO, SANTANGELO, DESSI' - Ai Ministri per le politiche giovanili e lo sport e della salute. - Premesso che:
recentemente, in relazione alla partita del campionato di calcio di serie A Juventus-Napoli, prevista per il 4 ottobre 2020, è sorta una forte polemica che attiene ai rapporti tra COVID-19 e mondo del calcio;
la Federazione italiana giuoco calcio (FIGC) nel documento "Indicazioni generali per la pianificazione, organizzazione e gestione delle gare di calcio professionistico in modalità 'a porte chiuse', finalizzate al contenimento dell'emergenza epidemiologica da Covid-19" (aggiornato al 22 giugno 2020) prevede, con riferimento alla periodicità dei test a cui sottoporre il gruppo squadra nelle competizioni professionistiche, a seguito delle valutazioni del comitato tecnico scientifico di cui alla riunione del 18 settembre 2020, la negatività del test molecolare per la ricerca del virus SARS-CoV-2, attraverso il tampone rino-faringeo, che può essere acquisita "soltanto" a ridosso della competizione sportiva. Il test molecolare deve, comunque, essere effettuato entro e non oltre le 48 ore antecedenti alla disputa della gara. Allo stato attuale non sono previste modifiche alla periodicità dell'effettuazione dei test sierologici, rispetto a quanto previsto nei precedenti protocolli. Le presenti previsioni si applicano anche agli arbitri;
inoltre, con riferimento alla procedura da osservare qualora sia accertata la positività al COVID-19 di un calciatore, il documento rimanda alla circolare del Ministero della salute del 18 giugno 2020, avente ad oggetto "Modalità attuative della quarantena per i contatti stretti dei casi COVID-19, in particolari contesti di riferimento, quali l'attività agonistica di squadra professionista". Resta altresì inteso che l'approvvigionamento dei test molecolari per il gruppo squadra e gli altri soggetti eventualmente interessati non dovrà "minimamente impattare sulla disponibilità del reagentario da dedicarsi in maniera assoluta ai bisogni sanitari del Paese";
la circolare richiamata a sua volta stabilisce: "Sulla base del nuovo quadro epidemiologico e delle conseguenti disposte riaperture, questa Direzione generale ha emanato la Circolare n. 18584 del 29 maggio 2020, aggiornando gli strumenti messi in atto per contrastare l'epidemia COVID-19 in corso, con particolare riferimento alla individuazione delle modalità e delle regole di comportamento da seguire durante la quarantena, nonché a rafforzare il sistema di ricerca e di gestione dei contatti (contact tracing), anche alla luce delle nuove tecnologie";
come risulta dal verbale n. 88 del 12 giugno 2020, il comitato tecnico scientifico, nominato con ordinanza del capo del Dipartimento della protezione civile n. 630 del 3 febbraio 2020, si è espresso relativamente alle proposte della "Federazione Italiana Giuoco calcio. Integrazione Protocolli Sanitari" circa l'individuazione di misure precauzionali alternative o aggiuntive applicabili a casi specifici come quello dell'attività agonistica di squadra;
a tal proposito, prosegue la circolare, si rammenta che lo scopo delle attività resta, anche nello specifico contesto del gioco agonistico di squadra, quello di identificare e gestire i contatti dei casi probabili o confermati COVID-19, nonché di individuare e isolare rapidamente i casi secondari, per intervenire e interrompere la catena di trasmissione. Questo obiettivo viene raggiunto attraverso le seguenti azioni: 1) identificare rapidamente i contatti di un caso probabile o confermato COVID-19; 2) fornire ai contatti, come identificati, le informazioni sulla patologia, sulla quarantena, sulle corrette misure di igiene respiratoria e delle mani, e indicazioni su che cosa fare in caso di manifestazione dei sintomi; 3) provvedere tempestivamente all'esecuzione di test diagnostici nei contatti che sviluppano sintomi;
il Dipartimento di prevenzione, in presenza di un caso positivo, fornisce informazioni e indicazioni chiare, anche per iscritto, sulle misure precauzionali da attuare ed eventuale documentazione informativa generale sull'infezione;
in particolare, l'operatore di sanità pubblica del Dipartimento di prevenzione territorialmente competente, per quanto riguarda l'attività agonistica di squadra professionista, nel caso in cui risulti positivo un giocatore, ne dispone l'isolamento ed applica la quarantena dei componenti del gruppo squadra che hanno avuto contatti stretti con un caso confermato. Il Dipartimento di prevenzione può prevedere che, alla luce del citato parere n. 88 del comitato tecnico scientifico, alla quarantena dei contatti stretti possa far seguito, per tutto il "gruppo squadra", l'esecuzione del test, con oneri a carico delle società sportive, per la ricerca dell'RNA virale, il giorno della gara programmata, successiva all'accertamento del caso confermato di soggetto COVID-19 positivo, in modo da ottenere i risultati dell'ultimo tampone entro 4 ore e consentire l'accesso allo stadio e la disputa della gara solo ai soggetti risultati negativi al test molecolare. Al termine della gara, i componenti del "gruppo squadra" devono riprendere il periodo di quarantena fino al termine previsto, sotto sorveglianza attiva quotidiana da parte dell'operatore di sanità pubblica del Dipartimento di prevenzione territorialmente competente, fermi gli obblighi sanciti dalla citata circolare del 29 maggio 2020;
in relazione a quanto esposto, a giudizio degli interroganti la mancata gara Juventus-Napoli ha evidenziato l'esistenza di un vulnus che dovrebbe essere chiarito in sede di protocollo, onde evitare il danno grave alla salute dei calciatori, che resta il valore costituzionale cui fare riferimento, ben prima delle categorie economiche che sono riconosciute dalla medesima Carta fondamentale con una portata inferiore al valore della persona umana e della sua salute;
la polemica che è insorta sul mancato arrivo della formazione del Napoli a Torino ha scatenato i tifosi, d'ambo le parti, in una rincorsa alla responsabilità sportiva che lede il principio di tutela della salute, mentre, a parere degli interroganti vergognose prese di posizione anche televisive di presunti esperti ed addetti ai lavori hanno cosparso di dubbi l'operato di organi sanitari pubblici che non rispondono a logiche sportive o di vile interesse di bottega, bensì alla tutela del calciatore professionista nel medesimo modo in cui viene tutelato il cittadino comune;
le affermazioni, quindi, di chi ha chiesto al Napoli calcio di violare scientemente la legge e l'ordine della ASL Napoli 2, non curandosi della quarantena, pur di arrivare a Torino, anche infettando potenzialmente atleti della formazione avversaria per una partita di calcio, stride con quello che è successo in Italia, con i 36.000 morti per COVID, nonché con la tutela obbligatoria e la chiusura in casa di milioni di italiani che, invece, si sono attenuti alle indicazioni delle stesse autorità sanitarie,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, i Ministri in indirizzo intendano adottare per garantire la salute all'interno delle società sportive, nonché qualificare il valore delle ordinanze della ASL e rispetto al protocollo amministrativo reso per il calcio professionistico;
quali misure di competenza intendano intraprendere al fine di evitare che i fatti che hanno condizionato la partita Juventus-Napoli si ripetano e compromettano definitivamente il regolare svolgimento dei campionati professionistici.
(4-04190)
DE BONIS - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
risultano ancora bloccati in Libia i 18 membri dell'equipaggio dei due pescherecci di Mazara del Vallo sequestrati la sera del 1° settembre 2020 dai militari del generale Khalifa Haftar;
pare che la vicenda sia monitorata dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale che, dalla sera dell'agguato, starebbe trattando il rilascio dei motopesca "Antartide" e "Medinea", oltre che dei pescatori tuttora trattenuti a Bengasi;
tuttavia, nonostante le costanti rassicurazioni della Farnesina, i familiari non riescono a stabilire un contatto con i marittimi, che, dopo essere stati interrogati, sono stati trasferiti in una struttura da cui non possono uscire liberamente;
da articoli di stampa si apprende che alcuni giorni dopo il sequestro, un'associazione di Mazara del Vallo ha diffuso anche delle foto scattate in Libia e madri, mogli, fratelli e sorelle dei 18 pescatori hanno iniziato a mettere in circolazione informazioni, incontrandosi nel magazzino dell'armatore di uno dei due pescherecci sequestrati;
tra i pescatori trattenuti dalla sera del 1° settembre, oltre ai membri degli equipaggi dei due motopescherecci, ci sono anche il comandante del peschereccio "Anna Madre" di Mazara del Vallo e il primo ufficiale del "Natalino" di Pozzallo, che la sera dell'accerchiamento erano riusciti ad invertire la rotta;
agli armatori viene contestata la presenza dei loro pescherecci all'interno delle 72 miglia (60 in più delle tradizionali 12 miglia) che la Libia dal 2005 rivendica unilateralmente come acque nazionali, in virtù della convenzione di Montego Bay, che dà facoltà di estendere la propria competenza fino a 200 miglia;
molti sono intervenuti per chiedere il rilascio dei pescatori e dei motopescherecci sequestrati, tra cui la sezione regionale di Agripesca, che ha minacciato di "bloccare l'intera flotta peschereccia" che a Mazara del Vallo è composta da un centinaio di imbarcazioni d'altura. Anche i familiari dei marinai che avevano promesso di venire a Roma, insieme ad un gruppo di pescatori, lo hanno fatto ieri, manifestando davanti a Montecitorio, perché si sentono abbandonati dal Governo, che pare aver dimenticato che ci sono cittadini italiani bloccati in un Paese in guerra;
la diplomazia italiana in effetti si sta occupando della vicenda in maniera poco chiara e molti hanno evidenziato la curiosa circostanza di un sequestro eseguito a poche ore di distanza dal viaggio del ministro Luigi Di Maio a Tripoli, per far visita al premier libico riconosciuto dall'ONU, Fayez al-Serraj e al presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh;
il sequestro, invece, è stato operato dai militari di Haftar, a cui si sarebbe rivolta la figlia di uno dei motoristi del Medinea per chiedere la liberazione di tutte le barche e dei pescatori che erano entrati nella zona libica soltanto per lavorare;
tuttavia, il sequestro viene anche visto come una ritorsione, alimentata da un'insolita richiesta avanzata dai militari del generale Haftar, ossia uno "scambio di prigionieri" per liberare i 18 pescatori. La proposta riguarderebbe 4 libici detenuti in Italia, condannati a 30 anni di carcere dalla Corte d'appello del Tribunale di Catania, con l'accusa di essere scafisti e carcerieri della "strage di Ferragosto" che nel 2015 portò alla morte di 49 migranti che viaggiavano a bordo di uno dei tanti barconi partiti dalle coste libiche. Su questa ipotesi non c'è alcuna conferma da parte della Farnesina, ma a metà settembre i familiari dei 4 detenuti libici hanno manifestato a Bengasi per chiedere la loro estradizione;
considerato che:
la vicenda esposta è seria e preoccupante ed il Ministro in indirizzo, oltre a cercare di risolvere rapidamente la questione, dovrebbe dare informazioni precise e certe sulla situazione dei 18 marittimi bloccati ormai da 37 giorni in Libia;
l'interrogante ha incontrato le mogli e i familiari di questi cittadini, che non hanno mai potuto sentire le voci dei pescatori, che sarebbero in attesa di processo e rischierebbero una condanna fino a 30 anni. Chiedono di avere notizie certe sulle loro condizioni di salute e sui tempi del loro rilascio, evidenziando che alcuni di loro prendono regolarmente dei farmaci e vi è il rischio che in questo momento non vengano loro somministrati a causa delle leggi libiche che lo vietano;
vi è inoltre la preoccupazione che queste persone diventino merce di scambio politico per la liberazione di scafisti. Esiste la via della diplomazia, certo, ma prima ancora esiste una questione morale, di umanità che il Governo italiano non può ignorare. Occorre che il Ministro degli affari esteri svolga appieno il suo ruolo, impiegando prioritariamente tutte le sue energie per risolvere questioni urgenti come questa, piuttosto che dedicarsi a costose campagne elettorali,
si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo al fine di ottenere la liberazione dei marittimi sequestrati e tenuti prigionieri in Libia;
se non ritenga di dovere riferire in Parlamento in merito ad una vicenda così grave e preoccupante;
se non ritenga di dover dare assicurazioni certe alle mogli ed ai familiari dei pescatori, che attendono da 37 giorni di sentire almeno la voce dei loro cari.
(4-04191)
ARRIGONI, CAMPARI, BOSSI Simone, BERGESIO, RICCARDI, PUCCIARELLI, CANDURA, BRUZZONE, PIANASSO, BRIZIARELLI, VALLARDI, PERGREFFI, CASOLATI, MARIN, ALESSANDRINI, ZULIANI, TESTOR, PISANI Pietro - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
la Sogin SpA, partecipata al 100 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze e che trae le proprie risorse finanziarie dalla componente A2RIM delle bollette elettriche, è responsabile dello smantellamento (decommissioning) degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, e ha il compito di localizzare, progettare, realizzare e gestire il deposito nazionale unico per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi;
per la localizzazione dell'area su cui dovrà sorgere il deposito nazionale, Sogin deve procedere con le modalità e la tempistica prescritta dal decreto legislativo n. 31 del 2010, il quale prevede, dopo l'approvazione della CNAPI (carta nazionale delle aree potenzialmente idonee), un percorso di informazione e comunicazione, nonché di confronto con gli enti e le istituzioni locali e con le associazioni di cittadini delle stesse aree individuate;
per l'organizzazione della comunicazione e degli eventi, presumibilmente finalizzata alla presentazione istituzionale della società, risulta che la Sogin abbia speso: nel 2014, 195.827 euro per "pubblicità, mostre e fiere", inclusa la comunicazione sul deposito nazionale, oltre a quasi 1,5 milioni di euro per "trasferte dipendenti" (non si comprende se siano stati spesi, quindi, anche per l'organizzazione degli eventi di comunicazione sul deposito nazionale); nel 2015, 3.234.327 euro, per "campagna comunicazione, mostre e fiere per il deposito nazionale", oltre a 1.849.837 euro per "trasferte dipendenti"; nel 2017, nella sezione dedicata al conto economico per il deposito nazionale, si fa riferimento a cifre spese per attività connesse alla comunicazione sul deposito;
poiché i bilanci della Sogin devono essere approvati da ARERA, risulta che, contrariamente al passato, l'attuale collegio ARERA non abbia formalmente voluto riconoscere alla società quanto speso dalla direzione comunicazione relativamente al deposito nazionale,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano al corrente dei fatti esposti e quali iniziative intendano intraprendere, al fine di accertare la correttezza e l'opportunità delle spese sostenute, per verificare se vi sia stato un danno erariale;
nel caso in cui il danno erariale sia stato accertato, se sia mai stato avviato un approfondimento da parte dei vertici di Sogin per individuare eventuali responsabilità per quello che appare sempre più come un danno erariale, e che cosa sia emerso;
se risultino fondate le indiscrezioni giornalistiche secondo le quali il "recovery plan" che il Governo sta elaborando per accedere al recovery fund europeo preveda anche di mettere a disposizione della Sogin ben 350 milioni di euro da spendere fin dal 2021 per "tutte le fasi di sviluppo, progettazione, analisi e campagne di comunicazione per la realizzazione del deposito nazionale unico", prima ancora che venga deliberata la pubblicazione della CNAPI e si dia inizio al processo di identificazione dell'area di collocazione del deposito;
se vi sia l'intenzione di sostenere l'opzione della semplificazione dell'iter prescritto per la localizzazione del sito dove dovrà sorgere il deposito nazionale, proponendo una drastica modifica delle modalità e della tempistica prevista dal decreto legislativo n. 31 del 2010, localizzandosi su candidature spontanee e proponendo di saltare il confronto con tutte le potenziali aree idonee, e con la popolazione residente, rischiando di conseguenza le proteste delle popolazioni e delle amministrazioni locali.
(4-04192)
LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri (fondazione ENPAM) è sottoposto a vigilanza ministeriale ai sensi del decreto legislativo n. 509 del 1994;
l'autorità governativa esercita il controllo e la vigilanza sull'amministrazione delle fondazioni, e annulla, sentiti gli amministratori, con provvedimento definitivo, le deliberazioni contrarie a norme dello statuto;
in base all'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 169 del 2005 si esclude che i consiglieri di fondazioni possano essere eletti più di due volte consecutive. Il divieto del terzo mandato consecutivo nelle cariche elettive degli ordini professionali ha come finalità quella "di valorizzare le condizioni di eguaglianza che l'articolo 51 della Costituzione pone alla base dell'accesso alle cariche elettive", e per evitare "la cristallizzazione di gruppi di potere";
lo statuto ENPAM, approvato con decreto interministeriale 17 aprile 2015, all'art. 20, comma 4, stabilisce che "I vice presidenti rimangono in carica fino a quando dura l'assemblea nazionale che li ha eletti e non sono eleggibili più di due volte consecutivamente";
considerato che:
l'atto di sindacato ispettivo 3-01530 del 30 aprile 2020 indirizzato al Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha informato il Ministero delle "dimissioni volontarie del vicepresidente vicario della fondazione ENPAM con espressa e dichiarata finalità di potersi ricandidare, tra due mesi, alla medesima carica". Fatto che sarebbe proibito dallo statuto;
dopo le sue dimissioni, l'allora vice presidente ENPAM, Giampiero Malagnino, si è ricandidato ed è stato rieletto alla stessa carica dall'assemblea nazionale ENPAM del 27 giugno 2020. Carica da lui occupata fin dal 2000,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti;
se non ritengano che l'elezione di Giampiero Malagnino a vice presidente dell'ENPAM non debba essere annullata;
di conseguenza, se non ritengano doveroso indire nuove elezioni.
(4-04193)
ANGRISANI, PUGLIA, LA MURA, GIANNUZZI, MAUTONE, GAUDIANO, VACCARO, PRESUTTO, DI MICCO, DE LUCIA, RICCIARDI, SANTILLO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
in data 27 settembre 2020 fortissimi temporali hanno colpito la Campania;
in particolare, in seguito alle piogge torrenziali abbattutesi sul territorio sarnese, le strade cittadine di Sarno (Salerno) sono state invase da detriti, massi e colata fangosa, creando pericoli e disagi di rilevantissima entità alla popolazione residente;
le cause di quanto accaduto sono da individuare negli smottamenti provenienti dalla collina del monte Saretto e dal monte pizzo d'Alvano, alture che sovrastano la cittadina;
considerato che:
negli ultimi anni sui monti Saretto ed Alvano, già interessati dalle drammatiche frane del 1998, si sono sviluppati numerosi incendi che hanno danneggiato la vegetazione e compromesso fortemente la stabilità idrogeologica del territorio forestale, avendo bruciato sia gli alberi ad alto fusto che il sottobosco;
la città di Sarno nel 1998 fu travolta da una sconcertante serie di smottamenti che provocarono la morte di oltre 150 persone;
come conseguenza di tale tragedia, tra gli interventi di messa in sicurezza, tutela del territorio, mitigazione del rischio idraulico e dissesto idrogeologico, furono costruite delle vasche di laminazione per contenere fanghi e detriti reflui;
secondo le prime ricostruzioni tecniche, le vasche e l'intera rete di contenimento comprensiva di più canali, prima degli eventi del 27 settembre, erano già colme di detriti e rifiuti a causa di una mancata manutenzione ordinaria precisa, periodica e puntuale;
considerato infine che:
la discesa dalle montagne di acqua mista a fango e detriti ha completamente riempito le vasche di laminazione, canali, briglie e valloni;
la stagione autunnale, con ulteriori piogge e temporali, porterà certamente ad un peggiorativo scivolamento di materiali di accumulo che si riverseranno pericolosamente sull'abitato della città di Sarno, probabilmente come già avvenne nel maggio 1998,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, intenda adoperarsi per prevenire o arginare il rischio del dissesto idrogeologico attraverso interventi urgenti e straordinari;
se ritenga opportuno inviare ispettori ministeriali e tecnici per attuare un adeguato controllo di sicurezza degli impianti, a tutela della pubblica incolumità;
se si renda necessaria un'indagine al fine di effettuare una ricognizione su come la Regione Campania abbia utilizzato i fondi stanziati per il dissesto idrogeologico e gli interventi della protezione civile.
(4-04194)
PILLON - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il Ministero della salute il 12 agosto 2020 ha emanato una circolare di aggiornamento delle "linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine";
le nuove linee di indirizzo, che aggiornano quelle del 24 giugno 2010, sono passate al vaglio del Consiglio superiore di sanità (CSS) che il 4 agosto 2020 ha espresso parere favorevole al ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico, tra l'altro presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all'ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital;
a seguito del parere del CSS, l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) il 12 agosto ha emanato la determina n. 865, recante "modifica delle modalità di impiego del medicinale Mifegyne a base di mifepristone (RU486)", con la quale è stato soppresso l'articolo 3 della determinazione dell'AIFA n. 1460 del 24 novembre 2009, che garantiva "il ricovero in una delle strutture sanitarie individuate dall'art. 8 della legge 194/78 dal momento dell'assunzione del farmaco fino alla verifica dell'espulsione del prodotto del concepimento" e stabiliva che tutto il percorso abortivo doveva avvenire sotto la sorveglianza di un medico;
considerato tuttavia che l'articolo n. 8 della legge n. 194 del 1978 elenca tassativamente i luoghi presso i quali è possibile effettuare l'interruzione di gravidanza, tra i quali non figurano il domicilio della donna, né il consultorio, che invece sono indicati nella procedura farmacologica prevista dalle linee di indirizzo;
considerato, pertanto, che le disposizioni previste dalle linee di indirizzo si pongono in contrasto col dettato dell'articolo 8 della legge n. 194 del 1978, né il superamento del vincolo relativo all'utilizzo del farmaco Mifegyne in regime di ricovero dal momento dell'assunzione del farmaco fino alla conclusione del percorso assistenziale, operato dalla determina AIFA n. 865 del 2020, può comunque consentire la violazione di obblighi di legge,
si chiede di sapere:
come il Ministro in indirizzo intenda contemperare e armonizzare le nuove linee di indirizzo col dettato della legge n. 194 del 1978;
se le linee di indirizzo siano da ritenersi obbligatorie e vincolanti.
(4-04195)
FARAONE - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:
come noto, lo scorso 27 gennaio 2020, proprio nel giorno della memoria, una docente della scuola secondaria di primo grado dell'istituto "Mazzanti" di Firenze, pronunciava di fronte ai suoi alunni la vergognosa frase: "Liliana Segre non la sopporto. E anche voi, ragazzi, non vi fate fregare da questi personaggi che cercano solo pubblicità", aggiungendo, "e ora non andate a casa a dire ai vostri genitori che sono nazista e antisemita", a seguito delle quali scattò una sospensione della docente, seguita da una lunga lettera del preside all'ufficio scolastico regionale con le testimonianze degli alunni;
dopo circa 8 mesi dalla denuncia, la docente è stata reintegrata in servizio dall'ufficio scolastico regionale della Toscana, per non avere commesso il fatto;
al momento non è dato conoscere le motivazioni alla base della decisione dell'ufficio che ha disposto il reintegro in servizio della docente;
la questione è molto delicata e meritevole di essere chiarita con massima urgenza,
si chiede di sapere con quali motivazioni l'ufficio scolastico regionale della Toscana abbia disposto il reintegro in servizio della docente, e se il Ministro in indirizzo, stanti la gravità della questione ed il ruolo che la docente è chiamata a svolgere come educatrice, ritenga di dover intervenire e con quali provvedimenti.
(4-04196)
DAL MAS - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:
l'articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020 ha introdotto importanti novità in merito alle detrazioni connesse ai lavori di miglioramento sismico ed energetico degli edifici;
secondo quanto disposto dal comma 9, le disposizioni inerenti alla maggiorazione delle detrazioni si applicano agli interventi effettuati, oltre che dai condomini, dagli istituti autonomi case popolari, dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa, dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e dalle associazioni e società sportive dilettantistiche, anche a quelli effettuati "dalle persone fisiche, al di fuori dell'esercizio di attività di impresa, arti e professioni, su unità immobiliari, salvo quanto previsto al comma 10";
il comma 10 dispone che le persone fisiche possono beneficiare delle detrazioni "per gli interventi realizzati sul numero massimo di due unità immobiliari, fermo restando il riconoscimento delle detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell'edificio";
la lettura del comma 10 farebbe quindi presupporre che la detrazione sia sempre riconosciuta, anche per le persone fisiche, "per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell'edificio";
di tutt'altro parere è invece l'Agenzia delle entrate che nella circolare 24/E dell'8 agosto 2020 prima afferma che "tenuto conto della locuzione utilizzata dal legislatore riferita espressamente ai 'condomìni' e non alle 'parti comuni' di edifici, ai fini dell'applicazione dell'agevolazione l'edificio oggetto degli interventi deve essere costituito in condominio secondo la disciplina civilistica prevista" e poi dispone che "in applicazione del dettato normativo contenuto nell'articolo 119 in esame, il superbonus non si applica agli interventi realizzati sulle parti comuni a due o più unità immobiliari distintamente accatastate di un edificio interamente posseduto da un unico proprietario o in comproprietà fra più soggetti";
la circolare sembra quindi completamente ignorare la disposizione di cui al comma 10 dell'articolo 119 che, come già ricordato, dispone come resti sempre fermo "il riconoscimento delle detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell'edificio",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo ritengano che il contenuto della circolare 24/E dell'8 agosto 2020 dell'Agenzia delle entrate sia coerente con quanto disposto dall'articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020, in particolare dal comma 10;
se abbiano intenzione di assumere iniziative affinché sia consentito l'accesso alle detrazioni maggiorate anche per gli interventi realizzati sulle parti comuni a due o più unità immobiliari distintamente accatastate di un edificio interamente posseduto da un unico proprietario o in comproprietà fra più soggetti.
(4-04197)
PAPATHEU - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:
il Ministero dell'università e della ricerca, con nota pubblicata il 5 ottobre 2020, ha disposto la momentanea sospensione della pubblicazione della graduatoria ufficiale del concorso per le specializzazioni in Medicina 2020; la nota chiarisce come "non sia momentaneamente possibile procedere alla pubblicazione dei punteggi definitivi" a causa dei "troppi ricorsi, accolti dal Tar del Lazio". Per tale motivo il Ministero ha dichiarato di essere stato costretto a bloccare la graduatoria, che molti giovani medici aspettavano ormai da giorni;
il concorso indetto per l'assegnazione delle borse di specializzazione in Medicina si è tenuto lo scorso 22 settembre, nonostante le numerose complicazioni organizzative dovute al COVID-19. Il numero delle borse da assegnare, in accordo tra il Ministero della salute e quello dell'università, era stato aumentato da 8.776 a 14.395, al fine di permettere a un numero più alto di medici di specializzarsi; la scelta era stata dettata da due principali necessità: la prima era quella di garantire maggiori occupati nel settore sanitario in caso di una seconda nuova ondata di coronavirus; la seconda faceva capo all'annosa questione della mancanza di specialisti nel Sistema sanitario nazionale;
è la prima volta che la graduatoria ufficiale per le specializzazioni in Medicina non viene pubblicata nella data stabilita a causa dei "troppi ricorsi"; tale anomala decisione del Ministero è motivo di incertezza e preoccupazione per tanti giovani medici che potrebbero rappresentare una risorsa per il Paese ed a maggior ragione in una fase di emergenza sanitaria; la fase di stallo decisa dal Ministero penalizza un Paese nel quale vi è già da tempo una grave carenza di medici specialisti e ogni anno sono circa 6.000 i laureati in Medicina "in esubero", che non hanno la possibilità di proseguire la loro formazione dopo la laurea, in base anche alle proprie inclinazioni (in molti abbandonano una scuola di specializzazione per tentare più volte il concorso) e più di 1.500 quelli che decidono di emigrare verso altri Paesi europei dove invece viene data la possibilità di specializzarsi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sui fatti, al fine di motivare l'avvenuta sospensione della graduatoria;
se voglia, inoltre, fare chiarezza su come intende ora procedere e in quali tempi prevede di sbloccare tale iter.
(4-04198)
PAPATHEU - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
l'associazione di categoria ANAT, Associazione noleggiatori autobus turistici, unitamente alle associazioni Federnoleggio e Imprenditori turistici associati, a causa dell'emergenza sanitaria da COVID-19, che ha messo in ginocchio l'intero comparto turistico, sono rimasti esclusi da qualsiasi aiuto da parte dello Stato, senza opportunità di accesso ai finanziamenti e tutte le spese per i mezzi sono state sin qui interamente a carico degli addetti ai lavori; i lavoratori di questo comparto non hanno avuto accesso al bonus "mare" e ad altre possibilità di agevolazioni; appare inoltre inverosimile che l'unica tipologia di fondi europei alla quale può accedere tale categoria, non essendo classificata in termini esatti e adeguati, sia quella per i computer e le attività di digitalizzazione, che evidentemente non rappresentano una priorità per questi lavoratori;
per questo i rappresentanti della categoria in Sicilia si sono rivolti alla Regione ma attendono risposte concrete dal Governo nazionale (che li ha sin qui considerati degli "invisibili"), ritenendo inderogabili alcune misure essenziali per la ripartenza, ma ancora prima per la sopravvivenza del settore, come lo stanziamento di fondi a sostegno del comparto per portare le aziende fuori dalla crisi nel periodo dei prossimi 4-5 anni, il riconoscimento del settore di trasporto turistico di viaggiatori con appositi codici ATECO, la detassazione per gli anni 2020 e 2021 di quanto dovuto alle aziende ed il recupero delle accise sul carburante, nonché la garanzia di stanziamento ed erogazione dei fondi per il supporto da parte di Ncc-bus, vetture e taxi al trasporto scolastico come previsto in ambito nazionale;
in Sicilia vi è un parco veicolare di 5.500 tra bus e vetture e ben 8.500 dipendenti che oggi rischiano il licenziamento; la Regione Siciliana è stata chiamata a fare la propria parte per quanto di competenza ma lo stesso vale per il Governo nazionale, del quale si ravvisa sino a questo momento la più assoluta e preoccupante inerzia nei confronti di lavoratori e famiglie che hanno palesato le enormi difficoltà economiche e sociali scaturite dalla pandemia e che non solo hanno già compromesso in termini gravi la stagione turistica 2020 ma rischiano di vanificare anche quella 2021, con la concreta prospettiva di chiusura o fallimento di aziende e della perdita di numerosi posti di lavoro,
si chiede di sapere quali iniziative siano state sinora assunte a sostegno dei noleggiatori di bus turistici ma soprattutto quali misure urgenti si intenda assumere, con la massima celerità ed efficacia, a salvaguardia dei livelli occupazionali di questo settore, e se inoltre non si ritenga opportuno convocare un tavolo di concertazione con i rappresentanti di categoria al fine di definire gli aspetti fondamentali per la tutela di tale comparto.
(4-04199)
DE BONIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
il consorzio "Zenit41", con sede a Melfi (Potenza), secondo quanto riportato sul sito on line, "ha come base fondamentale del proprio obiettivo la ricerca genetica. La Zenit41 nasce con l'obiettivo di difendere la salute dei consumatori e la dignità degli agricoltori italiani, offrendo un prodotto, lo Zenit Durum Triticum, di pregiatissima qualità merceologica, estremo standard di salubrità ed elevato valore nutraceutico. Unitamente alla salute la Zenit41 restituisce dignità alla cerealicoltura del Sud Italia, di elevato pregio, attraverso un prezzo del grano fuori dalle logiche schiaviste del mercato, ma basato sul reale valore di produzione e trasformazione";
in pratica, il consorzio Zenit41 vende una varietà di grano, messa a punto da un privato, utilizzando, per la promozione, dirigenti pubblici dello Stato, visto che il CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, è un ente vigilato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali;
infatti, all'interno del proprio organico è presente una commissione scientifica formata, tra gli altri, dal dottor Pasquale De Vita, responsabile del breeding del CREA di Foggia, e dal professor Ruggero Francavilla, pediatra, gastroenterologo e nutrizionista del Dipartimento di medicina dell'università di Bari;
tali personalità, che fanno parte dello Stato e di altre istituzioni, quali per esempio le università, sono chiamate a partecipare, in qualità di relatori, a svariati convegni che il consorzio Zenit41 organizza per sponsorizzare il proprio grano da seme;
atteso che dalle informazioni assunte sembrerebbe che il grano conferito dai soci agricoltori di questo consorzio non ha prodotto nessun valore aggiunto rispetto alle promesse fatte dai dirigenti dello stesso consorzio,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che il CREA non si debba prestare a simili operazioni volte ad usare lo strumento pubblico per meglio raggiungere interessi privati;
se non sia del parere che possa sussistere un conflitto d'interessi per il ruolo che siffatti dirigenti e professionisti ricoprono.
(4-04200)
MALAN - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
la legge 9 gennaio 2004, n. 6, recante "Introduzione nel libro primo, titolo XII, del codice civile del capo I, relativo all'istituzione dell'amministratore di sostegno e modifica degli articoli 388, 414, 417, 418, 424, 426, 427 e 429 del codice civile in materia di interdizioni e di inabilitazione, nonché relative norme di attuazione, di coordinamento e finali", ha l'obiettivo, esplicitato nell'articolo 1, di tutelare le persone prive, in tutto o in parte, di autonomia nell'espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente; a tal fine ha previsto procedure semplici e rapide atte a risolvere velocemente situazioni di difficoltà, anche temporanee;
tale legge, attraverso l'introduzione dell'articolo 405 del codice civile, ha tra l'altro stabilito che il giudice tutelare provveda, entro 60 giorni dalla data di presentazione della richiesta, alla nomina dell'amministratore di sostegno con decreto immediatamente esecutivo, su ricorso di uno dei numerosi soggetti indicati nell'articolo 406; il ricorso deve indicare le generalità del beneficiario, la sua dimora abituale, le ragioni della richiesta, nonché il nominativo e il domicilio, se conosciuti dal ricorrente, del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e dei conviventi del beneficiario;
l'amministratore di sostegno ha una funzione molto importante per tutelare il beneficiario e il suo patrimonio, ed è ad esempio indispensabile per l'apertura di conti bancari o postali per ricevere contributi alla sua assistenza;
risulta all'interrogante da fonte certa che taluni giudici tutelari, senza motivo e contro il dettato della legge, aggravino le procedure; ad esempio viene richiesta la firma di tutti i soggetti di cui all'articolo 417 del codice civile, cioè coniuge, persona stabilmente convivente, parenti entro il quarto grado, affini fino al secondo grado, il che include spesso decine di persone, alcune delle quali a loro volta inabilitate, interdette o emigrate; a volte vengono richiesti altri documenti ancora, come lo stato di famiglia storico del coniuge deceduto del beneficiario;
ciò comporta ritardi di mesi e mesi oltre il termine previsto dall'articolo 405, o addirittura la rinuncia alla richiesta da parte di varie famiglie e comunque disagi anche gravi per tutti e dunque per i beneficiari; il giudice tutelare non provvede neppure alla nomina di un amministratore di sostegno provvisorio, come invece previsto dall'articolo 405, comma 3, del codice civile,
si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda prendere per ripristinare l'applicazione della legge.
(4-04201)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
4ª Commissione permanente (Difesa):
3-01955 della senatrice Pucciarelli, sulla bonifica dall'amianto nell'arsenale militare di La Spezia;
12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-01957 della senatrice Rizzotti, sull'adozione di strategie efficaci per contrastare l'infezione da Papillomavirus.