Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 207 del 16/04/2020

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

207a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 16 APRILE 2020

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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,

indi del vice presidente TAVERNA

e del vice presidente CALDEROLI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).

Si dia lettura del processo verbale.

GINETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 9 aprile.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

PRESIDENTE. Comunico che, in data 15 aprile 2020, è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge:

«Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2020, n. 16, recante disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento dei giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026 e delle finali ATP Torino 2021-2025, nonché in materia di divieto di pubblicizzazione parassitaria» (1777).

Informativa del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali sulle iniziative di competenza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per fronteggiare l'emergenza epidemiologica del Covid-19 e conseguente discussione (ore 9,39)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali sulle iniziative di competenza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per fronteggiare l'emergenza epidemiologica del Covid-19».

Ha facoltà di parlare il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova.

BELLANOVA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, colleghi e colleghe, l'informativa di oggi mi dà l'occasione di illustrarvi le prime necessarie azioni che abbiamo portato avanti come Governo e come Ministero per affrontare queste drammatiche settimane.

Appena insediata, nel settembre scorso, ho assunto un impegno: portare l'agricoltura e l'agroalimentare al centro dell'agenda politica, sociale ed economica del Paese. Lo dicevo certa delle enormi potenzialità di questo settore, della sua forza sui mercati globali, della intrinseca qualità delle sue imprese, dei milioni di donne e uomini che ogni giorno lavorano per garantire cibo sulle nostre tavole, della sua straordinaria capacità di parlare al futuro e per questo divenire territorio d'elezione per le nuove generazioni.

Oggi la centralità di questa filiera della vita, che in questi mesi non si è mai fermata, garantendo approvvigionamenti in maniera costante, nonostante difficoltà evidenti è sotto gli occhi di tutti. E se tutti siamo grati a chi si è preso e continua a prendersi cura della salute delle persone con un senso di abnegazione e responsabilità assoluti, nella stessa misura voglio e dobbiamo esserlo verso chi - migliaia di donne e uomini, spesso alle prese con mansioni umili - sta garantendo al Paese un bene essenziale come il cibo, dimostrando - loro sì - un alto senso dello Stato. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI).

Per questo ho detto in sede europea ai miei colleghi Ministri dell'agricoltura, e lo ripeto oggi davanti a voi, perché sia un'assunzione di responsabilità condivisa e collettiva: garantire la filiera alimentare è una priorità europea. Non un agricoltore, un allevatore o un pescatore dovranno smettere il proprio lavoro. Nessuno tra quanti operano nella filiera agroalimentare e nella ristorazione. E quando dico nessuno dico anche magazzinieri, trasportatori, banconisti, commessi. Nessuno. Muove da qui la strategia che abbiamo messo in campo e che dovrà essere rafforzata obbligatoriamente nei successivi provvedimenti, per continuare a fronteggiare l'emergenza che - non illudiamoci - sarà ancora lunga, per sapere mettere a dimora il dopo. La qualità delle risposte che diamo al presente deciderà la bontà della ripresa, il futuro che inauguriamo, nella consapevolezza - adesso sì - che filiera alimentare e interesse nazionale coincidono.

Per questo sarà indispensabile proseguire nella strettissima collaborazione tra Governo e Parlamento e per questo dovremo avere ben chiaro che la complessità con cui stiamo facendo i conti si governa solo con il primato della politica, solo se la politica assume fino in fondo, senza delegare, la sua responsabilità nel governo dei processi, con quel coraggio che in altri momenti della storia del nostro Paese le classi dirigenti hanno saputo dimostrare. Sono convinta che questo significa assolutamente lavorare subito per riprendere i sentieri di una normalità che dobbiamo saper prefigurare e costruire.

In queste settimane abbiamo detto che nulla sarà come prima. Io invito tutti noi all'impegno, all'umiltà, alla sobrietà, al coraggio che questo significa e a guardare le cose per quello che sono.

È vero, la filiera alimentare non ha interrotto un solo giorno di lavoro, eppure criticità e problemi sono all'ordine del giorno. Non sono state indolore le prime settimane di blocchi alle frontiere e la richiesta inconcepibile di certificati virus free per i nostri prodotti, né il blocco totale del settore Horeca e la chiusura di canali commerciali fondamentali come i mercati esteri, con conseguenti perdite economiche importanti e, in alcuni casi, rilevantissime. Settori eccellenti, nostri ambasciatori sui mercati mondiali oggi sono in grande affanno, difficoltà a cui si sommano debolezze antiche, danni che eventi climatici e fitopatologici pregressi avevano già arrecato, criticità che attendono soluzioni strutturali e che ci eravamo impegnati a individuare nel collegato agricoltura. È a questo che si saldano drammaticamente l'allarme lanciato dalle imprese e dalle associazioni sulla carenza di lavoratori stagionali e la difficoltà di reperimento della manodopera che può mettere in ginocchio irrimediabilmente le lavorazioni e la raccolta dei prodotti. Non può accadere, non deve accadere, non mentre in questo Paese cresce il numero di nostri concittadini che, costretti dall'emergenza al fermo lavorativo, oggi purtroppo hanno difficoltà a sfamarsi; non quando significa piegare il lavoro e investimenti di anni, la vita stessa delle imprese, la sicurezza occupazionale di milioni di lavoratori e lavoratrici.

Questa filiera così determinante potrebbe non reggere l'impatto di tanti eventi concomitanti. Non possiamo permetterlo. Muovo allora dal tema forse più sensibile, per la necessità di quel primato della politica che ho prima sottolineato: l'emergenza lavoro agricolo. Le associazioni ci parlano di una carenza di manodopera stagionale tra le 270.000 e le 350.000 unità. Sappiamo che migliaia di lavoratori stranieri, soprattutto dell'Est, finora occupati nelle nostre campagne come stagionali, hanno fatto rientro nei loro Paesi. Nel nostro settore agricolo trovano occupazione 346.000 lavoratori e lavoratrici di ben 155 Paesi diversi e che con oltre 30 milioni di giornate lavorative rappresentano il 26,2 per cento del totale del lavoro necessario nelle nostre campagne. La nostra agricoltura è quindi anche un grande laboratorio di integrazione. Una buona metà degli stranieri occupati si concentra in 15 province, dove nei molti distretti agricoli i lavoratori immigrati rappresentano una componente ben integrata nel tessuto economico e sociale.

Allo stesso tempo, altri lavoratori, invisibili ai più, cosiddetti irregolari - 600.000 secondo le stime - vivono in insediamenti informali, sottopagati e spesso sfruttati in modo inumano, persone che nella maggior parte dei casi già lavorano sul nostro territorio, alla mercé, insieme alle imprese a cui danno le braccia, di quella criminalità che chiamiamo caporalato e che per me significa mafia. Nella situazione attuale le condizioni di questi irregolari sono ancora più complicate e fragili e queste persone ancora più esposte al rischio sanitario e alla fame. Senza furori ideologici o ipocrisie, cari colleghi e care colleghe, abbiamo il dovere di un'assunzione di responsabilità: o è lo Stato a farsi carico della vita di queste persone o sarà la criminalità a sfruttarla. (Applausi dai Gruppi PD, M5S e IV-PSI).

Il Governo ha già adottato misure di potenziamento delle azioni di tutela della salute dei cittadini migranti residenti negli insediamenti irregolari al fine di prevenire la diffusione del contagio da Covid-19 in tali contesti particolarmente a rischio, ma non è sufficiente. Al tempo stesso so bene come questa crisi provocherà - e anzi lo sta già facendo - l'uscita dal mondo del lavoro di molte persone, come ad esempio gli stagionali del turismo e della ristorazione, come tanti precari di altri settori.

Per questo ieri alla Camera ho rimarcato l'indispensabilità di intraprendere percorsi necessariamente strutturali, più coraggiosi e incisivi, perché abbiamo da dare risposte a una platea così ampia e complessa e perché non è più possibile tollerare, in questo Paese, la piaga del lavoro nero.

Il mio impegno segue tre direttrici: agevolazione dei rientri in Italia e proroghe dei permessi degli immigrati; lotta al caporalato, anche mediante la regolarizzazione; facilitazione delle assunzioni di lavoratori al momento inoccupati.

Occorre un piano di azione emergenziale del lavoro agricolo, le cui azioni prioritarie sono: attuazione delle misure del piano triennale di prevenzione e contrasto al caporalato, con un'urgente mappatura dei fabbisogni del lavoro agricolo e l'utilizzo della progettualità già finanziata dai Ministeri del lavoro e dell'interno per affrontare l'emergenza; accelerazione della piattaforma utile all'incontro tra domanda e offerta presente nel piano, da attivare anche in forma emergenziale; sblocco del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri flussi 2020, il cui testo, già pronto e condiviso tra le amministrazioni, può garantire la conversione dei contratti stagionali già in essere e l'utilizzo delle 18.000 quote di ingressi stagionali riservate ad agricoltura e turismo.

Sarà dirimente l'incrocio tra domanda e offerta di lavoro, attraverso una piattaforma di iscrizione dei potenziali lavoratori agricoli, e stiamo lavorando perché si realizzi in tempi molto rapidi.

Ritengo fondamentale, nella fase emergenziale, regolarizzare gli extracomunitari che ricevono offerte di lavoro, ma anche, al contempo, assicurare la cumulabilità delle prestazioni di sostegno al reddito con i rapporti di lavoro. Questo impianto si connette a quanto sullo specifico del tema lavoro abbiamo voluto nel cura Italia, arricchito dal confronto in quest'Aula. Per dare sollievo alle imprese e aiutare i lavoratori anche della pesca, abbiamo previsto la possibilità, da parte delle Regioni, di concedere il trattamento di integrazione salariale in deroga per la durata della sospensione del rapporto di lavoro.

Abbiamo lavorato per un'indennità in favore anche dei coltivatori e degli imprenditori agricoli professionali e per un'indennità in favore degli operai agricoli a tempo determinato. Per facilitare gli impieghi di quanti già stanno lavorando, abbiamo esteso la validità dei permessi di soggiorno per lavoro stagionale fino al 31 dicembre; per agevolare le imprese che utilizzano manodopera saltuaria, abbiamo garantito l'operatività in campagna anche per i parenti dell'imprenditore. La visita medica per i lavoratori stagionali varrà finalmente un anno, rendendo la vita più semplice a lavoratori e imprese. Le crisi precedenti che vi ho citato e questa terribile pandemia ci devono far riflettere su quanto sia fondamentale l'autoapprovvigionamento alimentare e quanto sia essenziale garantire la tenuta della filiera italiana e nel nostro Paese.

La pandemia, l'emergenza climatica e l'insorgenza di fitopatologie impongono obbligatoriamente una riflessione su quanta strada è necessario percorrere per tutelare l'agricoltura più efficacemente nei momenti di forte crisi di mercato. Questo comporta la necessità di un profondo ripensamento dell'impianto della PAC. La politica comunitaria, oggi più di ieri, deve essere più semplice, meno burocratica e soprattutto deve prevedere, per casi di crisi come l'attuale, meccanismi di tutela per garantire la sopravvivenza delle aziende agricole e la sicurezza della produzione di cibo. Ho intenzione di ribadire con forza questa necessità, come d'altra parte ho fatto in questi mesi, nel prosieguo del negoziato sul futuro della PAC e sul green deal. Perché l'agricoltura garantisca la tutela del territorio e contribuisca al cambiamento verde, deve essere sostenibile dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista economico e sociale. Solo così garantiremo un sistema sostenibile di produzione di cibo.

In queste settimane ho chiesto espressamente ai miei uffici di mantenere alto il grado di efficienza e di tenere aperto il dialogo con le associazioni e con le istituzioni.

Io stessa in questo momento sono particolarmente vigile a tutte le segnalazioni di disagio e di criticità che mi vengono fatte anche da voi colleghi. Credo che questo modo di lavorare sia l'unico efficace per affrontare le gravi difficoltà che sta vivendo il nostro comparto. Molte delle azioni che passerò a illustrarvi sono state avviate attingendo dalle segnalazioni emerse nel dialogo costante con le parti sociali e la filiera istituzionale e, in particolar modo, con le Regioni, anche raccogliendo i vostri suggerimenti.

Il contributo di tutte le forze è fondamentale per far fronte a questa crisi epocale. Ce lo siamo detti altre volte e lo stiamo dimostrando concretamente. L'agricoltura ha bisogno di collaborazione e condivisione. È una filiera della vita e, come tale, merita attenzione e concretezza.

Da fine gennaio a oggi ho firmato 54 provvedimenti. Alcuni di questi hanno riguardato azioni per far fronte alle emergenze climatiche e fitopatologiche che hanno colpito duramente alcuni settori, quali la cimice asiatica, che ha danneggiato fortemente il settore ortofrutticolo, le declaratorie sulle avversità atmosferiche eccezionali occorse in alcune Regioni, la concessione di aiuti a sostegno delle imprese nel settore pesca e acquacoltura colpite da calamità naturali. Il Ministero sta procedendo, anche sulla linea della totale trasparenza al consumatore sull'etichettatura di origine e, a questo proposito, abbiamo prorogato le norme in tema di indicazione dell'origine in etichetta del grano duro, del pomodoro e del riso. È previsto un nuovo decreto anche per estendere l'indicazione di origine in etichetta per le carni suine trasformate, ora in attesa di parere delle Commissioni parlamentari. Non dobbiamo dimenticare che la sostenibilità per le nostre imprese passa anche attraverso la corretta e trasparente informazione in etichetta. Ho firmato, inoltre, il decreto relativo alla produzione biologica, all'etichettatura dei prodotti biologici e alle mense scolastiche biologiche per la riapertura del termine di presentazione dell'istanza di iscrizione all'elenco delle stazioni appaltanti.

Lo sviluppo dell'agricoltura biologica è un tema che dobbiamo continuare a sostenere per il futuro della nostra agricoltura.

Oltre a questi provvedimenti, ne ho firmati molti relativamente all'emergenza del Covid-19. Credo si tratti di un numero notevole di atti a testimonianza di quanto sia alta l'attenzione alle varie necessità del mondo agricolo e, al contempo, di quanto sia necessario intervenire sulla grave situazione del comparto. Sull'emergenza Covid-19 ci siamo attivati essenzialmente su due linee di indirizzo: massima facilitazione degli adempimenti delle aziende e sostegno economico. Le norme garantiscono, dunque, la maggiore flessibilità possibile, la proroga delle scadenze differibili e alcuni snellimenti amministrativi. Oltre a queste azioni di facilitazione, mi sono concentrata su azioni di sostegno economico alle imprese, inserendo specifici provvedimenti sia nei decreti di Governo che nei decreti ministeriali per iniettare liquidità nel sistema attraverso linee di credito, contributi sulla produzione, sgravi fiscali e previdenziali.

Passo ora in rassegna alcune di queste azioni.

Le prime norme varate dal Governo hanno avuto l'obiettivo primario di bloccare la diffusione del virus limitando i rischi di contagio. Ora credo sia necessario iniziare a riaprire gradualmente le attività con la massima sicurezza per i lavoratori e senza sprecare i sacrifici fatti. La capacità di governo deve dimostrarsi non nel chiudere le imprese, ma nel riaprirle garantendo la tutela della salute sui luoghi di lavoro e la sicurezza nella mobilità verso gli stessi. (Applausi dal Gruppo IV-PSI). Con il decreto del 10 aprile abbiamo incluso anche la silvicoltura e la manutenzione del verde dei boschi. Inoltre, stiamo lavorando per pubblicare una FAQ che consenta l'attività di cura delle piccole superfici agricole adibite alle produzioni per autoconsumo.

Un altro tema oggetto di attenzione e preoccupazione riguarda il florovivaismo. Nel merito, era necessario un chiarimento sulla norma e ho voluto una FAQ che desse maggiori certezze alla filiera e ai consumatori. Il Ministero dell'interno, su nostra sollecitazione, sta diramando alle prefetture disposizioni molto chiare in merito all'interpretazione della disposizione. Sono consapevole che il comparto ha subìto e sta subendo danni enormi e che in certe Regioni è di vitale importanza economica e, per questo motivo, ripresenteremo una proposta specifica nel decreto cura Italia bis.

Per sostenerla con vigore, chiedo un'alleanza in Parlamento di tutte le forze. Per quanto riguarda la PAC, ci siamo concentrati su diverse linee per tutti i settori interessati. Alcune misure erano già attuabili a livello nazionale; per altre, era, ed è necessaria, l'interlocuzione con la Commissione europea, che stiamo portando avanti.

Il principio di base che ho chiesto ai miei uffici di seguire, nella predisposizione delle misure nazionali e nel negoziato con Bruxelles, è stato facilitare, quanto più possibile, gli adempimenti per gli agricoltori, posticipando le scadenze, anticipando i pagamenti della PAC, consentendo modifiche ai progetti già presentati, semplificando i controlli e riorientando le risorse. Inoltre, ho chiesto di attingere a tutte le risorse comunitarie previste nei diversi settori e coperte dal regolamento OCM unica e dello sviluppo rurale.

Molti risultati li abbiamo già ottenuti. La Commissione europea ha dato ampie aperture sui posticipi, sulle deroghe ai controlli, sugli ammassi privati e sulla distillazione per il vino. Credo che per i nostri produttori si tratti di notevoli facilitazioni per poter continuare a lavorare senza il peso di una burocrazia insostenibile in questa fase. Sugli ammassi privati, abbiamo inviato alla Commissione un documento, predisposto e concordato con le Regioni, per attivare l'ammasso privato per formaggi, burro, carni bovine, carne suine e carni ovocaprine. Attendiamo risposta dalla Commissione stessa. Per il latte, abbiamo chiesto, in tutti i tavoli comunitari, di attivare un intervento di portata europea.

Sullo sviluppo rurale, è necessario assicurare la piena attuazione dei programmi 2014-2020, introducendo semplificazioni procedurali e flessibilità sui programmi. A partire dal 2021, occorre attivare un'unica misura a livello nazionale, in modo da prevedere un pagamento commisurato alla superficie o agli animali, su cui insiste un impegno da finanziare con parte dei fondi FEASR dell'esercizio 2021.

Inoltre, una percentuale di questo fondo 2021 sarà utilizzato per assicurare continuità alla programmazione 2014-2020 in attesa dell'avvio della nuova.

Come vi dicevo, l'altra linea sulla quale ci stiamo muovendo è quella di garantire la necessaria liquidità per le aziende. Dobbiamo assicurare che la filiera non si fermi, garantendo le risorse e sbloccando i pagamenti. A riguardo delle misure che abbiamo intrapreso come Governo, abbiamo varato importanti provvedimenti di sostegno alle imprese del settore agricolo e della pesca.

Il settore agricolo è a pieno titolo nel decreto crediti. Gli anticipi PAC porteranno 1,4 miliardi di euro di liquidità a partire dal mese di giugno. La semplificazione per i pagamenti nazionali ci consentirà ulteriori sblocchi di fondi fermi da tempo. Il decreto cura Italia, come modificato al Senato, dà ossigeno in questo senso. Abbiamo stanziato 100 milioni di euro per concedere le garanzie in favore dell'agricoltura e della pesca attraverso Ismea. Abbiamo, inoltre, istituito un fondo da 100 milioni di euro per la copertura di interessi sui finanziamenti bancari, sui mutui contratti dalle imprese, nonché per l'arresto temporaneo dell'attività di pesca, compresa quella delle acque interne. Su questo punto, già la prossima settimana potremo condividere un primo testo del decreto attuativo per dare risposte immediate alle aziende.

Abbiamo rafforzato l'accesso al fondo rotativo per le imprese di cassa depositi e prestiti per il finanziamento a tasso agevolato degli investimenti realizzati dalle imprese della filiera avicola. Inoltre, abbiamo esteso il pegno rotativo a tutti i prodotti agroalimentari DOP e IGP. Infine, non appena le esportazioni potranno riprendere, sarà necessario promuovere adeguatamente le nostre produzioni. A questo scopo, abbiamo previsto la realizzazione di una campagna straordinaria di comunicazione.

Ritornando alle attività del Ministero, ci tengo ad evidenziare che il mio obiettivo è stato quello di riorganizzare la struttura, in modo da essere performanti e non rallentare in alcun modo la macchina. Con la scorsa Conferenza Stato-Regioni, abbiamo approvato il decreto che concede proroghe e semplificazione nell'attuazione dei relativi programmi su OCM vino, ortofrutta, olio, zootecnia e apicoltura.

Questa misura consentirà alle aziende di realizzare gli investimenti e le attività già programmate, fronteggiando in questo modo l'emergenza in atto. Ogni impresa avrà più tempo a disposizione su domande, rendicontazioni, realizzazione delle attività. Una volta terminata l'emergenza, quanto previsto potrà comunque essere realizzato con i risultati attesi e, anche in questo modo, le aziende di queste importanti filiere avranno una carta in più per il rilancio.

Come misure di sostegno economico nazionale, ci siamo concentrati su alcune linee di intervento cardine, filiere e prodotti di qualità.

Uno dei temi critici emerso prepotentemente durante questa crisi è che abbiamo necessità di rafforzare il nostro auto-approvvigionamento di materie prime. I decreti riguardanti le filiere hanno questo preciso obiettivo.

Sono state adottate misure per istituire il Fondo grano duro per 40 milioni di euro, il Fondo suinicolo nazionale per 5 milioni di euro, il Fondo commissioni uniche nazionali per 200.000 euro, il Fondo per la competitività delle filiere per 29,5 milioni di euro. Su quest'ultimo punto è stata fondamentale la collaborazione con le Regioni per approvare in tempi rapidi la misura. Si tratta di un primo strumento in cui credo molto, che interviene sulle filiere strategiche come quella del mais, della soia, dei legumi, in cui siamo fortemente deficitari. In questo provvedimento è stato previsto anche un intervento di emergenza per la filiera ovina, con aiuto consistente per gli agnelli italiani.

Per evitare lo spreco del latte di bufala ho destinato risorse per fare fronte alla fase di compressione della domanda a causa della chiusura di ristoranti e pizzerie.

Stiamo seguendo con attenzione anche tutte le filiere in crisi o con prospettive di peggioramento; ad esempio, per il settore suinicolo, si è tenuta al Ministero una riunione tecnica dedicata ad individuare ulteriori azioni urgenti a tutela del comparto.

Per il latte è in pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il decreto da 6 milioni di euro per la fornitura di latte per gli indigenti ed è altrettanto imminente la pubblicazione del bando per l'acquisto. Gli uffici stanno studiando un intervento a tutela del reddito per questo comparto, con un sostegno diretto, prendendo come base la produzione dell'anno precedente per avere dati certi e poter erogare più rapidamente. La stima del fabbisogno è di 50 milioni di euro.

Il vino è un altro dei settori fortemente coinvolti dal blocco dei canali commerciali. Per questo motivo sto valutando un intervento per la distillazione volontaria: la priorità è utilizzare i fondi OCM, chiedendo l'attivazione della misura di distillazione di crisi a livello di Unione europea. Prima, però, occorre verificare quante risorse dei fondi OCM saranno spese entro il 15 ottobre 2020. Nel caso l'intervento non dovesse essere sufficiente, proporremo nel decreto-legge una misura specifica integrativa.

La sospensione di molte attività produttive e la limitazione degli spostamenti ha colpito duramente anche il settore agrituristico, provocando un crollo economico: riproporrò una proposta di indennizzi nel prossimo decreto-legge anche per questo comparto.

Occorre inoltre prestare particolare attenzione al comparto zootecnico degli equidi, che si trova in grande sofferenza, soprattutto per quanto riguarda le attività turistiche, di ippoturismo ed equitazione.

Passando ai prodotti di qualità, è concluso l'iter del decreto sulle rotazioni biologiche per i prodotti DOP e IGP. Abbiamo concesso le deroghe temporanee ai disciplinari del parmigiano, della mozzarella di bufala e della bresaola, per facilitare le produzioni in questa fase storica e abbiamo concesso proroghe per la rendicontazione dei progetti. Al contempo, per il rilancio di queste produzioni di qualità abbiamo previsto la concessione di contributi ai consorzi per la promozione e la comunicazione, con lo sblocco di pagamenti per oltre 2 milioni di euro.

La chiusura delle attività, i blocchi commerciali e le limitazioni al commercio stanno comportando la creazione di eccedenze alimentari. Con riguardo a questi surplus alimentari vorrei riprendere il discorso sull'importanza del Fondo nazionale indigenti, finanziato per 50 milioni di euro. Il Fondo è un'opportunità economica, perché ci consente di dare nuova vita a prodotti che non hanno trovato collocazione sul mercato, ma, al contempo, di dare una risposta sociale alle tante persone che sono in difficoltà e che non hanno accesso al cibo.

Il paniere è stato costituito insieme al tavolo cui partecipano tutte le istituzioni, la filiera e gli enti caritativi e ha tenuto conto dei comparti maggiormente in crisi di mercato. Il tavolo è stato riconvocato per il 22 aprile, anche per definire eventuali ulteriori proposte. Si tratta di uno strumento spesso sottovalutato, ma che offre potenzialità enormi, se inquadrato in un'ottica programmatoria. Il paniere copre una serie di prodotti oggi maggiormente a rischio spreco, tra cui le carni bovine e ovine, i prosciutti, i salumi, i formaggi e le conserve di ortofrutta. Questo finanziamento si somma ai 6 milioni già stanziati per l'acquisto di latte e ad altri 14 milioni per l'acquisto di pecorino.

In questa fase emergenziale non sono mancate anomalie nei rapporti contrattuali, che sembravano andare oltre i corretti rapporti di filiera. Ci sono stati segnalati diversi casi. Per fermare da subito ogni potenziale pratica sleale abbiamo attivato un indirizzo di posta elettronica dedicato e monitorato dall'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF). Ad oggi, attraverso questo strumento, sono stati segnalati circa una ventina di casi da approfondire.

Complessivamente, dall'inizio del mese di febbraio, il nostro ispettorato ha effettuato su tutto il territorio nazionale oltre 15.500 controlli antifrode e oltre 2.200 controlli analitici. I prodotti controllati sono stati 17.400. I tassi di irregolarità registrati, sia per le attività ispettive, sia per le attività analitiche, sono risultati in linea con gli indici riscontrati prima dello stato emergenziale. Molte delle ispezioni sono state effettuate presso gli stabilimenti di produzione, anche nelle Regioni maggiormente colpite da pandemia. Questi dati mi danno la possibilità di evidenziare e di ringraziare per il prezioso lavoro svolto dagli ispettori dell'ICQRF, che, nonostante le difficoltà oggettive che devono affrontare quotidianamente, continuano a garantire con grande senso delle istituzioni la qualità della filiera agroalimentare italiana.

La pandemia ha colpito duramente anche i settori della pesca e dell'acquacoltura. La domanda di prodotto fresco è drasticamente calata e la situazione è molto grave. Nel decreto cura Italia, come già detto, vi sono misure specifiche anche a tutela dei settori della pesca e dell'acquacoltura. Altrettanto importante è la possibilità di interventi flessibili, attraverso il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca. Non dimentichiamo che la pesca rimane competenza esclusiva dell'Unione europea e l'esercizio di un potere comporta l'assunzione di responsabilità. Per questo ho stimolato la Commissione europea, anche con una lettera personale al Commissario, a varare misure immediate e adeguate a sostenere il settore della pesca e dell'acquacoltura. La sostanza delle nostre richieste è stata accolta e questo ci dà motivo di particolare soddisfazione e ci rafforza nell'impegno per dare risposte concrete a questo settore molto importante per il nostro Paese.

Il quadro che vi ho delineato restituisce l'azione a tutto campo su cui siamo impegnati e la strategia complessiva che perseguiremo anche nei mesi a venire, implementando le linee di forza, perché le nostre imprese e la filiera alimentare siano messe nella condizione di fare quello che più sanno fare e che il mondo ci invidia, ovvero cibo di qualità, di altissima qualità. Questo significa proseguire il dialogo in atto anche in questa Assemblea, per condividere ed elaborare nuovi tasselli. Un dato si impone su tutti: occorre rafforzare la nostra filiera alimentare e il nostro sistema produttivo, per non trovarci mai più deboli come siamo stati in queste settimane. Ciò vale per le linee di politica nazionale di settore e vale anche per la politica agricola comune.

Per me questo significa continuare ad affermare la centralità, in Italia e in Europa, della filiera della vita e lavorare per risolvere e affrontare, una per una, puntualmente, tutte le criticità che ne inclinano la forza. Sono certa di poter dire che tutti noi, in questa Assemblea, condividiamo questo obiettivo.

Colleghi, conto molto sul vostro contributo e ascolterò con grande attenzione i vostri interventi. (Applausi dai Gruppi PD, M5S e IV-PSI).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà.

DE BONIS (Misto). Signor Presidente, dopo il ricco intervento del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sembrerebbe che in Italia l'agricoltura sia un settore in ottima salute, con migliaia di provvedimenti, con una serie di attività e di fondi, che rendono questo comparto economico quasi il Bengodi della nostra economia nazionale.

Caro Ministro, mi permetto di smentirla: non è così. L'agricoltura italiana, come abbiamo avuto occasione di dirle nell'incontro delle Commissione congiunte a settembre, quando si è insidiata, ha una serie di criticità irrisolte, che si porta dietro da circa vent'anni. Con i pannicelli caldi, i provvedimenti le deroghe e le proroghe, che abbiamo visto nei provvedimenti approvati e nelle misure varate dal Governo, non andiamo da nessuna parte.

Lei è appassionatissima del tema del caporalato.

Adesso vuole regolarizzare gli immigrati, ma ha dimenticato che il vero caporalato è quello che affligge i produttori agricoli italiani, schiavizzati da un sistema neoliberista, che ha piegato la formazione dei prezzi. Noi siamo stati gli unici a dimostrare in che modo si formano i prezzi in agricoltura. Lei è al corrente delle nostre attività, ma nulla ha fatto sinora per restituire dignità ai produttori agricoli. L'agricoltura si fa con le imprese agricole, non con i lavoratori extracomunitari. Lei forse avrà un ricordo nostalgico della sua attività sindacale, quando si occupava di sindacato agricolo, ma io penso che lei non abbia mai messo piede in un'azienda agricola e non sappia che cosa significhi gestirne una. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI. Commenti dal Gruppo IV-PSI).

Un Governo che voglia risolvere i problemi in Italia dovrebbe mettere innanzitutto persone competenti a svolgere le proprie attività, che abbiano contezza di ciò che significa fare l'agricoltore in Italia. Non ci pare che sinora la sua attività abbia minimamente scalfito il nostro settore.

Lei non sa che ci sono migliaia di aziende agricole che non sono in bonis, che sono in sofferenza e che da questo Governo non hanno ricevuto alcuna attenzione. Ci sono oltre 600.000 ettari di terreno abbandonato in Italia e il nostro Governo continua a tollerare importazioni dal resto del mondo di derrate alimentari contaminate, per le quali vigono dei divieti che il nostro Governo non rispetta. (Applausi dai Gruppi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI. Commenti del senatore Steger).

E poi veniamo qui a illudere i nostri consumatori che la nostra politica agricola garantisca prodotti salubri e che i nostri controlli, fatti dall'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), sono efficaci. Lei ci dovrebbe dire se i regolamenti comunitari hanno un valore in Italia. Uno degli ultimi regolamenti sul glifosato, approvato nel 2016, ha fissato dei divieti, recependo il principio di precauzione; ma le navi attraccano nei nostri porti, appellandosi a un regolamento del 2013, che invece fissa altri limiti. Come mai lei non si è mai preoccupata di approfondire questo tema, dopo che l'ho interrogata per ben 18 volte, elencandole tutte le navi che arrivano in Italia? (Commenti del senatore Comincini. Richiami del Presidente).

Se noi vogliamo rendere grazie al nostro comparto agricolo, dobbiamo iniziare a fare i controlli sul serio; dobbiamo aiutare le imprese agricole che sono in difficoltà; dobbiamo considerare che siamo nel dopoguerra e che l'attività agricola tornerà ad essere centrale. I tanti disoccupati che non troveranno più un posto di lavoro, perché molte fabbriche e molti esercizi commerciali non riapriranno più, potranno trovare in agricoltura uno spazio utile per poter sfamare intere generazioni che oggi sono contagiate, contaminante, ammalate perché il nostro cibo è incontrollato, caro Ministro.

Il principio di precauzione, l'effetto cocktail, molti degli argomenti chiave previsti dall'Unione europea non vengono applicati dal Governo italiano. Dobbiamo capire perché succede tutto questo. Perché la borsa merci di Foggia, che è stata chiusa a seguito di un provvedimento del TAR, continua ad operare, a falsare i prezzi e a dire che c'è un aumento della domanda mondiale di grano, tale per cui i prezzi sono schizzati, mentre da noi non si è mossa una virgola sul mercato del prezzo del grano?

Perché accadono queste cose? Perché il nostro Governo lascia impuniti i tanti che speculano sulla pelle delle nostre aziende agricole? Lei se l'è mai chiesto? Cerchiamo di affrontare le questioni senza nasconderci, perché siamo tutti bravi a illustrare i dati e a mettere cento lire sulle bufale, duecento lire sui conigli, quattrocento lire sui suini.

PRESIDENTE. Concluda, per cortesia.

DE BONIS (Misto). Ho finito, Presidente. Lei dovrebbe girare per le aziende agricole; si faccia accompagnare dai sindacati, che non la invitano a concentrare nelle mani di pochi i Centri di assistenza agricola (CAA), per la distribuzione dei nostri fondi comunitari: l'accesso deve essere possibile per tutti, per tutti i professionisti liberi, perché anche i liberi professionisti, che hanno le partite IVA, possono disporre questi controlli. Non si faccia ingannare da alcuni sindacati, che vorrebbero monopolizzare anche il settore dei servizi. (Applausi dal Gruppo dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Biti. Ne ha facoltà.

BITI (PD). Signor Presidente, ringrazio la signora Ministro per la sua informativa così puntuale e precisa; prima però di entrare nel merito di alcune questioni che vorrei portare alla sua attenzione, desidero rivolgere anche da parte mia un ringraziamento non formale ma davvero sentito a tutti i lavoratori del comparto, perché forse non sono stati ringraziati a sufficienza.

Tutti noi, colleghi, sappiamo che se c'è un comparto che nessuno ha mai avuto il dubbio di chiudere è stato quello dell'approvvigionamento di cibo; credo quindi davvero che da quest'Assemblea debba essere inviato un ringraziamento sentito a tutti gli uomini e a tutte le donne che ogni giorno, da quasi due mesi, hanno permesso che, dai banchi della grande distribuzione, ai mercati rionali fino ai negozi di vicinato, non ci fosse mai mancanza di cibo. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI). Si tratta, come l'ha chiamata la signora Ministro, della filiera della vita: sicuramente è un termine evocativo, ma che mi piace e che ha funzionato proprio così. La prima cosa che vorrei fare, quindi, è un ringraziamento sentito a tutti i lavoratori che permettono di vivere a questo comparto di eccellenza, da noi sempre considerato strategico, che va dai grandi prodotti di eccellenza conosciuti in tutto il mondo, quali i nostri oli, i vini, passando per le carni, i formaggi, fino ad arrivare a prodotti più speciali e particolari (mi viene in mente il miele, del quale abbiamo parlato molto anche negli ultimi tempi). Ogni settore di questo comparto ha bisogno di essere conosciuto, considerato e di avere l'attenzione e il sostegno che merita in questo momento di estrema crisi.

Va quindi bene, signora Ministro, tutto quello che lei ci ha detto, non soltanto nel rappresentare ancora una volta a quest'Assemblea quali sono state le iniziative già prese in questi quasi due mesi di crisi dovuta al coronavirus, ma anche per avere accennato a quali possono essere le azioni ancora da intraprendere. Molto positive sono le sue considerazioni sulla semplificazione: il sostegno economico è necessario.

Signora Ministro, quello che non c'è tempo di dire nei cinque minuti del mio intervento lo possiamo riprendere dall'ordine del giorno della maggioranza. Cosa pensa il Partito Democratico del comparto agroalimentare e qual è l'idea per rilanciare e sostenere questo comparto è ben spiegato nell'ordine del giorno collegato al decreto-legge cosiddetto cura Italia, convertito la settimana scorsa in quest'Aula. In quell'atto di indirizzo si ribadisce la strategicità e l'importanza di ogni settore del comparto agroalimentare. In questo momento io mi sono soffermo su due che mi stanno particolarmente a cuore, fermo restando, signora Ministro, che noi staremo attenti su questo, glielo dico. Infatti, se è vero che in quest'Aula si dice che un ordine del giorno sull'agricoltura non lo si nega a nessuno, è anche vero che noi chiediamo che l'ordine del giorno sull'agricoltura collegato al decreto-legge cura Italia venga davvero preso in considerazione per il decreto-legge cura Italia bis (o come si chiamerà). Abbiamo necessità di dare risposte concrete e pensiamo che quell'ordine del giorno dia una linea chiara e precisa che deve essere seguita dal Governo.

Mi soffermo sulla zootecnia e sul florovivaismo, due comparti strategici. Quanto al primo, lei sa quanti capi di animali (sia da carne, sia da latte) compongono questo importante settore e nella sua informativa li ha anche in parte nominati. Al riguardo, faccio un piccolo inciso per ricordare una categoria che non viene quasi mai ricordata e che invece è fondamentale per avere sui nostri tavoli un cibo sano, salubre e controllato: mi riferisco ai veterinari pubblici, privati, delle aziende e del controllo degli alimenti, di tutta la filiera, che fanno sì che possiamo mangiare alimenti di qualità e sani.

La zootecnia ha bisogno di sostegno, signor Ministro, perché se è vero che i campi in ogni momento della stagione hanno bisogno di manutenzione e di cura, tanto più per gli animali c'è necessità di cure giornaliere e costanti, perché da questo deriva la loro salute e, quindi, la qualità degli alimenti che mangiamo.

Il florovivaismo mi sta molto a cuore, visti anche il territorio e la Regione da cui provengo insieme ad altri illustri colleghi. Ringrazio il Governo per quello che ha già fatto sbloccando le attività nelle ultime settimane, ma c'è bisogno di rilanciare, come lei ha annunciato. Sono contenta che nel secondo provvedimento cura Italia ci possa essere una misura specifica sul florovivaismo. Abbiamo bisogno di dare risposte a un comparto che non è soltanto strategico e importante per la nostra Nazione, ma che anche a livello mondiale ha un'importanza fondamentale, perché le piante italiane sono conosciute e vengono esportate in tutto il mondo. C'è quindi bisogno di grandissima attenzione.

Signor Presidente, mi avvio a concludere sottolineando, tramite lei a tutto il Governo, che il Gruppo del Partito Democratico tende una mano al Governo, perché vogliamo dare un aiuto concreto e vero, quindi chiediamo una collaborazione costante. Si faccia forte, signor Ministro, del nostro sostegno; si faccia forte ai tavoli europei, perché è fondamentale che l'Unione europea dia un segnale di attenzione verso il comparto agroalimentare italiano con tutti i mezzi che possiamo guadagnare su quei tavoli. Si faccia forte del nostro sostegno. L'ho già chiesto in Commissione e lo chiedo anche qui in Aula direttamente a lei, anche tramite la Presidente, di venire in Commissione, dove tutti - la maggioranza, ma penso di poterlo dire anche per l'opposizione - abbiamo voglia di contribuire a costruire un futuro per l'agricoltura, che è davvero un comparto - la filiera della vita, come lei lo ha chiamato - che ha bisogno di tutta la nostra attenzione. (Applausi dal Gruppo PD e IV-PSI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.

VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor ministro Bellanova, è un piacere averla qui, anche perché sono circa due mesi che, a causa del coronavirus, non abbiamo potuto vederla in Commissione agricoltura. Ringrazio anche la senatrice Biti per aver toccato questo argomento. Signor Ministro, la aspettiamo volentieri in Commissione agricoltura; ci siamo visti solo all'inizio del suo mandato in occasione di quella breve relazione sulle linee programmatiche. Ripeto, la aspettiamo con ansia.

Signor Ministro, la ringrazio anche per la sua presenza odierna, perché nel settore agricoltura di problemi ce ne sono tantissimi. Ho ascoltato con attenzione il suo intervento, ma devo dire che, al di là delle tantissime belle parole e dell'elencare tanti piccolissimi interventi, non ho visto assolutamente nulla. Tutto quello che lei ha detto lo vedo solo nei provvedimenti di routine che qualsiasi funzionario zelante del Ministero dell'agricoltura potrebbe fare tranquillamente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Quindi non vedo nulla di eccezionale nel lavoro che lei ha fatto e glielo dico serenamente. Si è parlato tanto di anticipazione di PAC, come fosse un qualcosa di esaltante per l'emergenza coronavirus a supporto del settore dell'agricoltura evidentemente in crisi (lo sentiamo ogni giorno), però le ricordo che l'anticipazione della PAC è dovuta solo ai ritardi di Agea, che non funziona. L'anticipazione della PAC non è solo per il coronavirus che ha fatto lei adesso, ma l'abbiamo fatta anche l'anno scorso con il ministro Centinaio (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), in un momento in cui non c'era assolutamente il coronavirus.

Non voglio assolutamente dimenticare di ringraziare gli agricoltori, così come hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto. Gli agricoltori in questo momento stanno lavorando e sono una delle pochissime categorie che sta lavorando fin dall'inizio dell'emergenza del coronavirus. Subito dopo i medici e gli infermieri, credo vadano menzionati gli agricoltori le Forze dell'ordine che, è giusto ricordarlo, sono impegnate per fare rispettare la quarantena a tutti i cittadini.

Credo che il mondo dell'agricoltura si aspettasse sicuramente molto di più di quello che lei ci ha detto. Si è parlato moltissimo del decreto-legge cura Italia, convertito la settimana scorsa: ebbene, non so se tale provvedimento salverà l'Italia, di sicuro non salva gli agricoltori, visto che di misure per gli agricoltori all'interno del decreto-legge non c'è assolutamente nulla.

Signor Ministro, lei prima ha parlato del settore florovivaistico, per il quale giustamente lei dice che bisogna fare qualcosa. Ecco, io vorrei ricordarle che il settore vivaistico è forse quello più fortemente colpito in questo periodo di coronavirus. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

A proposito di tale settore però, è anche giusto ricordarle, signor Ministro, che fin dall'inizio dell'emergenza coronavirus - ne ho parlato anche con il sottosegretario L'Abbate che mi dava ragione, come anche lei - dicevano tutti quanti che avremmo dovuto riaprire il settore florovivaistico anche perché non serve solo per andare a comprare le primule da mettere sul balcone a primavera: il settore florovivaistico serve per acquistare sementi e piantine per l'orto. Ricordo a tutti quanti che un italiano su tre, oggi, nel 2020, coltiva il proprio orto, che serve anche all'economia della famiglia. E se non piantiamo adesso, signor Ministro, quando dovremmo farlo? Io non so - come diceva prima il senatore De Bonis - se lei sia mai stata in un'azienda agricola, ma voglio ricordarle che se non piantiamo adesso, non andremo a raccogliere frutta e verdura. E se poi colleghiamo tutto questo ragionamento - mi permetta - anche al fatto che i cittadini sono chiusi in casa, possono andare ad acquistare al supermercato sotto casa e ci accorgiamo che nei supermercati sotto casa si verificato aumenti fino a 223 per cento dei prezzi di frutta e verdura, qualche domanda me la porrei. Se riusciamo a controllare chi si muove a più di 200 o 300 metri da casa con le Forze dell'ordine, signor Ministro, mi chiedo come faccia lei a non riuscire a controllare che nei supermercati ci siano questi aumenti pazzeschi: credo che a questa domanda vada fatta un minimo di concessione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

Cinque minuti sono veramente pochi, però io la vedo spesso nei telegiornali e ripetutamente si parla di 600.000 clandestini da regolarizzare. C'è bisogno di manodopera in agricoltura ma ricordiamoci che, molto probabilmente, approvando i voucher così come proposti dalla Lega avevamo risolto il problema. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI).

Prima di concludere - cinque minuti sono veramente pochi - vorrei anche ricordarle che per raccogliere i pomodori sotto il sole, se lei destinasse qualche finanziamento agli agromeccanici, le macchine per raccogliere i pomodori e qualsiasi altro tipo di pianta coltivata in campo, al giorno d'oggi ci sono. Bastano solo dei finanziamenti da dare agli agricoltori e vedrà che, come per incanto, si risolverà anche il problema del caporalato. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Caligiuri. Ne ha facoltà.

CALIGIURI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, purtroppo, com'è tristemente noto, l'Italia sta attraversando uno dei momenti più bui della sua storia, il tutto a causa di un nemico non visibile ad occhio nudo ma che tanto male sta facendo. Sono state violentemente strappate dalle nostre vite abitudini che facevano parte della nostra quotidianità. Penso ad un caffè al bar, una cena al ristorante, un abbraccio: tutto cancellato, sacrificato sul giustissimo altare della salvaguardia della salute. Poche sono rimaste le certezze a cui gli italiani si sono potuti aggrappare. Penso alla straordinaria generosità, umana e professionale, dei nostri comparti salute e sicurezza o al genio degli imprenditori che hanno convertito le loro produzioni per produrre strumenti di protezione. Una delle altre poche, gradite certezze, è sicuramente trovare il nostro patrimonio agroalimentare nei supermercati: latte, uova, carne e formaggi, pane, frutta, verdura non sono mai mancati, mai. Per questo voglio pubblicamente, a nome di tutto il Gruppo, fare un plauso devoto e riconoscente a tutti i nostri agricoltori, a tutti i nostri allevatori, a tutti gli operatori della filiera agroalimentare, perché nonostante tutto, grazie a loro, stiamo continuando a godere del buon cibo italiano(Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

Uno spirito di sacrificio che però, Ministro, mi lasci dire che non è stato supportato degnamente nei provvedimenti che il Governo ha intrapreso e, ad oggi, le imprese agricole nulla hanno ricevuto se non la promessa di semplici garanzie bancarie, non liquidità vera, di cui al contrario ci sarebbe un disperato bisogno. Parliamo di una perdita dell'11 per cento del nostro PIL Nel 2020, di una riduzione dei consumi del 3,3 per cento e di un preoccupante 11 per cento di disoccupazione. L'Italia sarà il Paese più colpito nella nostra zona.

Questo drammatico scenario ci impone di fare qualcosa, immediatamente, però, signor Ministro, soprattutto per un settore fragile come quello agricolo. Diceva anche lei che stavamo già vivendo, come comparto agricolo, piaghe quali la cimice asiatica, la xylella, le gelate, la siccità e purtroppo potrei continuare a lungo. Si tratta di aziende, quindi, che prima del crollo della nostra economia erano già in ginocchio e che certo faranno molta fatica ad accedere ad ulteriore credito bancario, anche se garantito dallo Stato, quindi le aziende già in difficoltà avranno ancora più difficoltà e saranno costrette a chiudere. Ora più che mai ci sarebbe bisogno di derogare ad alcune regole, penso ad esempio a Basilea, al rating, al DURC, altrimenti le parole aiuto o sostegno verranno stravolte nel loro autentico significato. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Non farlo significa condannare a morte il settore, significa ancora più concretamente svuotare i banchi dei supermercati delle nostre eccellenze, un'evenienza, signor Ministro che l'Italia non può e non vuole e che il Governo non deve permettere.

Ma veniamo alle proposte di Forza Italia, torniamo ai prestiti garantiti dallo Stato. In primis, la durata a sei anni è troppo poco: cosa dovrebbe succedere nei sei anni? (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Cosa dovrebbero coltivare gli agricoltori che permettesse loro di ripagare con regolarità quel prestito? Servirebbero almeno quindici anni.

Un altro tema è quello della gestione, che lei ha affrontato, su questo iter dei prestiti. SACE non ha i comparti tecnici adeguati e non abbiamo nemmeno il tempo di formare del personale necessario e in questo momento sarebbe utile che Ismea si occupasse di tutto l'iter, stravolgendo le burocrazie, perché dobbiamo veramente arrivare a raggiungere immediatezza e velocità, che è quello di cui abbiamo bisogno.

Urgono, inoltre, misure straordinarie con una immediata immissione di liquidità, non sotto forma di prestiti bancari, signor Ministro, ma di finanziamenti in conto capitale per quei settori che ha citato anche lei, sconvolti da questa emergenza. Parlo del florovivaismo, di cui abbiamo già parlato, che è completamente in ginocchio; della zootecnia da latte che, con la chiusura di bar, pasticcerie, ristoranti, mense, ha perso una fetta importante del suo mercato; per non parlare del vitivinicolo, della pesca, dell'agriturismo, con le attività ad esso connesse (ippica, ippoturismo). Per questi settori, oltre all'immissione di liquidità, ci vuole il blocco totale dei pagamenti fiscali, previdenziali, tributari, bancari per almeno un anno. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Dobbiamo dare loro la tranquillità di poter ricominciare a guadagnare, di riconquistare una normalità.

Un accento lo pongo sul settore ortofrutticolo. Per la mancanza di operai nella raccolta, le nostre eccellenze resteranno nei campi e sugli alberi, con gravissimi danni economico ambientali. I voucher lavoro, da voi inspiegabilmente bocciati, avrebbero potuto dare una mano da una parte alle aziende alla ricerca di operai e dall'altra a chi di un lavoro ha bisogno, vista la situazione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Si sarebbe potuto, in modo rapido aprire alla platea di studenti, disoccupati e pensionati.

E ancora, sarebbe necessario rinviare l'introduzione di tasse quali la tassa sulla plastica e la sugar tax e ripensare alla tassazione del settore dei tabacchi per dare anche un gettito costante.

Un altro tema è quello degli anticipi PAC. Ricordo a me stessa che anche l'anno scorso è stato possibile procedere alla anticipazione dei premi luglio-agosto, spero che non sia di questo che parliamo, signor Ministro. Non sarebbe stato più semplice procedere con la storicità dei titoli e immettere direttamente i pagamenti? Nessuna domanda, nessuna semplice domanda. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Velocizziamo, signor Ministro, abbiamo bisogno di dare liquidità alle nostre imprese.

Ancora, pensiamo sia necessario - l'ha accennato anche lei - una campagna di comunicazione massiccia sul consumare italiano ed evitare assolutamente, signor Ministro, le fake news. Abbiamo purtroppo sentito, di recente, che quasi quasi il problema della pandemia era dato dalle nostre aziende zootecniche, che producevano qualcosa che faceva male. Questo non possiamo ammetterlo: facciamo una comunicazione seria su quanto sia importante consumare italiano. È quindi ora più che mai necessario sensibilizzare gli stakeholder, la GDO in primis, sul consumare prodotti made in Italy, con giuste politiche di prezzo alla vendita.

D'altra parte, dovremo affrontare il problema del pericolo della dipendenza da Paesi quali Stati Uniti e Russia relativamente alle forniture delle materie prime, le cosiddette commodities, necessarie per la produzione di gran parte dei prodotti della nostra dieta mediterranea e ingredienti fondamentali per le razioni alimentari dei nostri allevamenti. Perché non pensare adesso, signor Ministro, a un piano strategico di investimenti nel Sud Italia per la produzione di queste materie prime, in modo da rispondere a due esigenze centrali? Mi riferisco all'esigenza di renderci autonomi da quei Paesi che, per diversi motivi, potrebbero bloccare le forniture e a quella di incentivare lo sviluppo delle aree del Mezzogiorno più vocate per il clima, magari supportate dagli ultimi sviluppi biotecnologici su varietà particolari.

La disponibilità del Gruppo di Forza Italia c'è stata e continua a esserci, visto che, in momenti drammatici come quello che stiamo vivendo, la responsabilità politica e sociale questo impone. D'altro canto, per collaborare servono entrambe le parti in causa. Se le proposte delle opposizioni sono coerenti e rispondono a necessità pubbliche, non capiamo perché non debbano essere prese in considerazione. Per molte delle criticità evidenziate, signor Ministro, c'è ancora tempo per correggere. Dateci una mano a darvi una mano; non continuiamo a dare per scontato ciò che scontato non è. Il cibo non arriva sulle nostre tavole per magia e lei sa benissimo che il produttore agricolo e l'allevatore sono la parte più debole della catena.

Eisenhower diceva che l'agricoltura sembra molto semplice quando il tuo aratro è una matita e sei a un migliaio di miglia dal campo di grano; facciamo in modo di avvicinarci a quei campi e diamo al mondo agricolo gli strumenti giusti per contribuire a una vittoria tutta italiana. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà.

ABATE (M5S). Signor Presidente, ministro Bellanova, gentili colleghe e colleghi, mi voglio soffermare su dati "tecnici", perché gli interventi che ho sentito fino a adesso - mi consentano i colleghi - non corrispondono alla realtà. Come è emerso chiaramente dall'intervento del Ministro, è forte l'impegno che questo Governo sta profondendo per arginare gli effetti collaterali che il coronavirus ha avuto sull'economia del nostro Paese. Anche il Parlamento sta facendo la sua parte. Proprio la scorsa settimana abbiamo approvato in quest'Aula il decreto-legge cura Italia, che ora è all'esame della Camera. Come prassi consolidata, la Commissione agricoltura ha lavorato tenendo in considerazione le istanze delle forze politiche presenti in Commissione. Abbiamo presentato degli emendamenti a sostegno dei settori della pesca e dell'agricoltura, che sono diventati strategici per l'intera Nazione: l'anticipo al 70 per cento e non più al 50 per cento della PAC, l'istituzione di un fondo di 100 milioni di euro a tutela della pesca e dell'acquacoltura, l'incremento di 50 milioni di euro per il 2020 del fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti, le indennità di 600 euro per i lavoratori e le aziende che si trovano in difficoltà. Altre misure hanno riguardato il florovivaismo, comparto che, senza il nostro intervento, si sarebbe trovato in grande difficoltà, rischiando il fallimento. Ci sono stati poi altri provvedimenti nel settore agricolo.

Questi interventi stanno dando un sollievo a tutto il comparto in questo momento difficilissimo. Ma l'emergenza non si ferma e, in attesa che la curva dei contagi si avvicini ancora di più allo zero, bisogna già lavorare in anticipo alla fase 2, che permetterà la riapertura di alcune aziende e esercizi commerciali. Una ripresa economica lenta, per la quale sono state già gettate le basi dal decreto-legge liquidità, approvato in questi giorni dal Consiglio dei ministri, grazie al quale diventano subito operative le misure a supporto di imprese, artigiani autonomi e professionisti, utili per favorire la ripartenza del sistema produttivo italiano. Le proposte integrative a tutti questi provvedimenti, sia da parte mia che da parte del MoVimento 5 Stelle, non mancano e non mancheranno. Da tutte le Regioni italiane arrivano sollecitazioni in merito al problema generale rappresentato dalla carenza di manodopera, cui accennava ampiamente il Ministro nella sua relazione, che si sta verificando e si verificherà soprattutto nei prossimi mesi, in particolare per la raccolta ortofrutticola, visto che gli addetti a tale mansione, di provenienza soprattutto estera, a causa delle giuste misure di sicurezza avranno difficoltà a svolgere il proprio lavoro. Ricordo che questo è tempo di raccolta di frutti e di drupacee.

Ci domandiamo come il ministro Bellanova intenda affrontare la questione - anche se in parte già l'ha illustrata - e con quali soluzioni e se, magari, una di queste potrebbe essere, di concerto con il Ministro del lavoro, quella di pensare di impegnare nei campi i percettori del reddito di cittadinanza, nel caso in cui sussista un'offerta congrua delle aziende agricole, sulla base dei profili e dei curricula di queste persone. Potrebbe non esistere alcuna preclusione all'impiego con regolare contratto di lavoro in base alla legge. L'emergenza sta determinando la necessità di assumere nuovo personale. In questo caso più che mai la creazione di nuova occupazione regolare e qualificata naturalmente potrebbe rappresentare non un problema, ma un'opportunità. Stessa cosa, oltre che per i percettori del reddito di cittadinanza, potrebbe avvenire per chi è in cassa integrazione o per i percettori dell'indennità mensile di disoccupazione della nuova assicurazione sociale per l'impiego (NASpI), chiaramente senza che questi perdano il sostegno, ma magari prevedendo una sospensione. Invito il Governo a prendere in considerazione questa ipotesi e a trovare la modalità più adeguata.

Un'altra situazione alla quale bisognerebbe trovare soluzione è quella di consentire l'accesso ai fondi rustici - anche lei lo ha accennato - ai proprietari o ai detentori al fine di poterli curare. Non parliamo degli imprenditori agricoli professionali, coloni o mezzadri, ma dei cosiddetti hobbisti, quei semplici coltivatori ai quali sarebbe opportuno consentire di raggiungere il proprio appezzamento di terreno per coltivarlo e curarlo, visto che da queste attività traggono sostentamento per la propria famiglia. Il settore agricolo italiano, infatti, ha una peculiare caratteristica di parcellizzazione della proprietà fondiaria con una quota consistente di piccoli poderi condotti in proprio da persone non prevalentemente agricoli o imprenditori. Consentire lo spostamento dalla propria residenza verso i suddetti fondi rustici permetterebbe di dare attuazione ai lavori di diserbo, concimazione, potatura, irrigazione, piantumazione e, quindi, il sostentamento con questi prodotti della propria famiglia e, magari, anche della famiglia del vicino, sempre nel pieno rispetto della normativa vigente ed evitando che tutte queste culture vengono abbandonate. Sarebbe il caso di trovare anche una soluzione in merito. Segnalo che già le Regioni Sardegna e Toscana hanno mandato un emendamento in tal senso e hanno consentito a questi piccoli produttori di raggiungere il fondo.

Voglio dire che questo Governo ha dedicato molta attenzione a questo comparto. Ci sono dei provvedimenti ancora in itinere e la strategicità in questo momento dell'agricoltura non ci consente di abbassare la guardia perché, come ho già ripetuto, in questo momento dobbiamo fornire due elementi essenziali: la sanità e il cibo. Ringrazio il Ministro per l'attenzione e i colleghi. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà.

LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio innanzitutto per le sue parole, che rendono con grande precisione la difficoltà di questo settore, compresa naturalmente l'agricoltura di montagna che il nostro Gruppo segue in modo particolare. La ringrazio anche per le azioni concrete che ha già messo in campo.

Per ragioni di tempo, mi soffermerò solo su alcuni aspetti legati all'immediato, nella certezza che non mancheranno altre occasioni di confronto su tutti gli altri importantissimi aspetti che lei ha toccato. L'agricoltura è un settore produttivo che si basa sull'andamento delle stagioni e per la quale è impensabile una sospensione sine die dell'attività di coltivazione e di raccolto, come ben lei ha spiegato. Tutto ciò è ancora più vero per l'agricoltura dei territori alpini, che opera in condizioni ambientali più complesse e difficili. Basti pensare alla realtà della Valle d'Aosta, che porta il nostro Paese ad avere gli alpeggi più alti d'Europa. Il rischio, come tutti sappiamo, non è solo quello della tenuta economica della filiera, ma è anche quello dell'andamento dei prezzi per i consumatori e dell'indebolimento della capacità esportativa del made in Italy.

È stata importante l'approvazione proprio qui in Senato dell'emendamento che consente alle aziende agricole di ottenere in forma semplificata fin dal prossimo mese e, quindi, prima della presentazione delle domande uniche, un'anticipazione delle risorse PAC nell'ordine del 70 per cento del valore dei titoli in portafoglio. Tuttavia, il punto principale è la rapida ripartenza del settore, naturalmente garantendo la piena sicurezza dei lavoratori.

Su questi punti, vertevano una serie di ordini del giorno del nostro Gruppo al decreto-legge cura Italia, che, come ci auguriamo, si tramuteranno al più presto in specifiche norme.

L'urgenza, adesso, è quella della manodopera, per via dell'imminente stagione di raccolta, magari attraverso una serie di incentivi fiscali e contributivi, l'assunzione di percettori di reddito di cittadinanza, di pensionati e di lavoratori in cassa integrazione. Ma bisogna anche far ripartire e riaprire il flusso dei lavoratori agricoli, tra cui anche la realizzazione del corridoio verde, al quale lei ha accennato, e la promozione di iniziative simili con tutti i Paesi di provenienza dei lavoratori stagionali.

La carenza di manodopera rischia di impattare drammaticamente proprio nei territori di montagna. Per ovviare a ciò, occorre rivedere anche la normativa che disciplina i soggetti che possano aiutare nell'attività di raccolta. Solo per citare un caso, sempre contenuto in una nostra proposta emendativa, una misura del genere aiuterebbe significativamente la vendemmia, che in certi territori si configura come attività legata alla tradizione, senza remunerazione, svolta per rapporti di amicizia o di parentela con il coltivatore diretto. In questo settore, dove non sussistono rischi nell'ambito della sicurezza del lavoro, si potrebbe inserire una modifica di legge che consenta di amplificare il grado di parentela dal quarto al sesto.

Signor Ministro, abbiamo davanti a noi una stagione difficile. In queste settimane si è parlato tanto, giustamente, della produzione industriale, del commercio e dei liberi professionisti, ma la sfida vera è fare in modo che nessun settore si senta dimenticato e, magari, mettere mano ad una serie di problemi strutturali del settore.

Per l'agricoltura e, in particolare, per le piccole imprese, la burocrazia e le troppe norme, che spesso non tengono conto dell'estrema pluralità di contesti e situazioni, finiscono per costituire un vero e proprio ostacolo alle attività del settore. Faccio un solo esempio. Con l'ultimo DPCM, si è introdotta la possibilità, per le imprese forestali, di provvedere alla normale cura dei boschi. Non è chiaro, però, se questa possibilità sia estesa ai privati cittadini proprietari di aree boschive, ai quali alcune Regioni e Province autonome demandano compiti di cura e manutenzione. È solo l'ultimo, in ordine di tempo, ma credo renda bene l'estrema praticità dei problemi che riguardano i nostri territori. Territori nei quali, non dimentichiamolo mai, l'agricoltura svolge una imprescindibile funzione di presidio del territorio, di lotta allo spopolamento (io aggiungo, della montagna) e di contrasto al dissesto idrogeologico. Anche per questo, abbiamo bisogno, e lo sottolineo ancora, di semplificazione burocratica e di sostegno alle piccole produzioni, in un quadro normativo chiaro che faciliti la programmazione delle prossime settimane e dei prossimi mesi.

Così come abbiamo bisogno che l'agricoltura tutta, come lei ha sottolineato, abbia gli aiuti e il sostegno che merita per sorreggere questa fase difficile e complicata. È un settore strategico e tale dovrà continuare ad essere. Il nostro Gruppo per le Autonomie conferma tutta la sua disponibilità ad una collaborazione la più proficua possibile. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), M5S, PD e IV-PSI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-PSI). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per le sue parole. Grazie per il lavoro che il Governo ha svolto in questo settore (abbiamo sentito, nel dibattito, anche delle espressioni critiche). Vorrei ricordare, a tutti e a ciascuno, che stiamo vivendo una fase di emergenza e che il settore agroalimentare, quello che lei ha chiamato, con felice espressione, la filiera della vita, lo ha superato, o meglio, lo ha affrontato (perché non possiamo ancora parlare di superamento della fase di emergenza) con una straordinaria resilienza. Di questo io credo vada dato atto, non soltanto ovviamente agli esponenti delle istituzioni come lei, ma, in primis, alle lavoratrici e ai lavoratori, agli allevatori, agli agricoltori, al mondo della distribuzione, del trasporto, al mondo della grande distribuzione e del piccolo commercio.

Quando, però, il Presidente del Consiglio ha detto che il Governo si apre al confronto con il Parlamento, noi abbiamo immaginato, mi riferisco agli amici e colleghi dell'opposizione, una discussione veramente articolata e seria su quello che ci attende e il Ministro, oggi, è stata molto dettagliata ed approfondita nell'analizzare dei dati e dei risultati, oltre che aperta ad ascoltare le proposte.

C'è una domanda alla quale opposizione e maggioranza insieme dovrebbero provare a dare risposta: che tipo di ruolo avrà il mondo dell'agroalimentare nella società del post coronavirus?

Io credo che quanto ci ha detto oggi Teresa Bellanova ci aiuti a pensare che l'agricoltura non è soltanto un pezzo di passato, di struggente nostalgia. Lo dico perché larga parte delle persone che ci hanno lasciato, quei circa 21.500 morti che oggi contiamo - e che probabilmente sono molti di più e saranno di più - appartengono a una generazione, quella nata negli anni Trenta o Quaranta, che ha conosciuto il superamento della civiltà contadina. In realtà non si è superato un bel niente, perché quei valori sono sempre forti, ma in ogni caso parliamo di una generazione che ha visto il progressivo attacco ai valori della civiltà dell'agroalimentare e vorrei che su questo riflettessimo: il mondo di domani farà a meno di quei valori e di quella civiltà? Penso di no, penso che paradossalmente ciò che è accaduto in questa stagione possa portarci a dire che, nell'Italia del post coronavirus, il mondo dell'agroalimentare avrà un ruolo fondamentale, ma su questo bisogna giocare a carte scoperte.

Bisogna dire che non può esserci il solito racconto stereotipato dei prodotti che dall'estero tagliano spazio a noi, per cui dobbiamo diventare dei sovranisti agroalimentari. Se infatti siamo sinceri e analizziamo la realtà per quella che è, dobbiamo avere la forza di dire che, come mai, il post coronavirus costringerà tutte e tutti noi a capire che la globalizzazione è il principale asset per la nostra agricoltura, che la globalizzazione è la più grande occasione che avremo, perché i prodotti dell'agroalimentare italiano sono amati e ambiti in tutto il mondo. La vera scommessa sarà caso mai combattere i falsi che rubano pezzi di mercato ai prodotti italiani, utilizzando un falso italiano per essere credibili nel mercato internazionale.

Dobbiamo dunque sprovincializzare la nostra discussione. Certamente poi, come ha detto il ministro Bellanova, dobbiamo combattere in Europa perché su singoli prodotti ci sia una visione meno burocratica e sono d'accordo, siamo tutti d'accordo, sia chi rifiuta un'idea di Europa più forte, sia chi, come me, crede negli Stati uniti d'Europa. C'è bisogno di un'Europa che sia meno burocratica sulle politiche agricole, non c'è dubbio, e il ministro Teresa Bellanova sta lavorando in questa direzione.

Il punto fondamentale, però, è che non si va da nessuna parte continuando con il solito ritornello degli ultimi venti anni, per cui l'agricoltura è in qualche modo minacciata dal mondo globale. L'agricoltura italiana paradossalmente, se aiutata, se difesa, se protetta, se sostenuta, è nelle condizioni di farci fare il salto e su questo vengo al secondo punto, alla seconda certezza che il coronavirus ha messo in discussione.

Non è vero che l'innovazione tecnologica è nemica dei valori dell'antica civiltà. Noi siamo stati abituati a pensare che l'innovazione tecnologica fosse un nemico. Guardate, lo abbiamo detto tutti e mi riferisco, in particolare, a chi di noi è genitore: quante volte, vedendo i nostri figli curvi, chinati su Instagram o sul device di turno, ci siamo detti che ai nostri tempi c'era più relazione umana, più discussione, mentre i nostri figli sono fissi sui social? È una domanda che, per alcuni aspetti, è giusta e sacrosanta, perché noi veniamo da quella cultura in cui si giocava a pallone in piazza e in cui si potevano condividere certi momenti di socialità molto più forte; ma non c'è dubbio che una visione meno ideologica e meno banale ci porta a dire che il coronavirus e il post coronavirus dimostrano come l'innovazione tecnologica sia oggi una forma di sostegno alle relazioni personali. È un paradosso, non lo avremmo mai detto due mesi fa.

La rivoluzione che stiamo vivendo, con tutti i drammi e i disastri che abbiamo, porta a dire che l'innovazione tecnologica aiuta la relazione, non la sostituisce - io non vedo l'ora di tornare ad abbracciare le persone cui voglio bene - ma in questa fase dobbiamo avere questo atteggiamento anche per quanto riguarda l'agricoltura. L'innovazione tecnologica aiuta il mondo agricolo, non è in contraddizione. Il fatto che ci sia un mercato globale di 7 miliardi di persone è un bene per chi - 60 milioni di italiani - può produrre cose straordinariamente buone.

Per questo - e mi rivolgo agli amici delle opposizioni - noi pensiamo che lo sguardo che dobbiamo avere sul mondo agricolo debba essere davvero a misura del pianeta. Poi possiamo confrontarci. Qualche collega ha detto delle cose corrette, anche dall'opposizione. Sono ad esempio uno di quelli che crede nei voucher e l'abbiamo dimostrato, con il ministro Bellanova, all'interno dell'esperienza di Governo. Sono d'accordo sul fatto che la sugar tax e la plastic tax, mai come in questo momento, vadano rinviate, però vorrei che, con la stessa franchezza, si riconoscesse la realtà. La realtà è che, sulle anticipazioni della PAC, il Governo attuale ha fatto molto meglio di quello precedente. Vorrei che tutti insieme ci sforzassimo per dire che il florivivaismo, su cui giustamente avete insistito, è un settore per il quale proprio il ministro Bellanova, il 15 dicembre, prima che scoppiasse questa pandemia, era a Pistoia, con gli operatori del settore, così come ha fatto anche in altre zone del Paese.

Dunque, mettiamo da parte per un attimo le divisioni di parte e cerchiamo di guardare alla realtà per quella che è. Oggi c'è stata una reazione straordinaria del mondo agroalimentare. Ci sono stati i medici e gli infermieri, per i quali è giusto tirarsi giù il cappello. Le Forze dell'ordine sono state straordinariamente efficaci. Gli italiani sono stati bravi, perché a me questa storia che si continui a dire che gli italiani non rispettano le leggi mi sembra davvero molto discutibile, visto che i numeri riflettono un Paese straordinario: siamo addirittura arrivati all'obbrobrio di vedere un elicottero rincorrere un runner! Siamo un Paese nel quale abbiamo rispettato le regole e dobbiamo smettere di raccontarci che siamo un Paese che non le rispetta.

Al di là di questo, un settore che ha lavorato sempre è la filiera della vita. Grazie, signor Ministro, per quanto ha fatto. Grazie a lei, ma grazie anche alla cassiera, che ci ha accolto con un sorriso, anche quando i media dicevano che, andando a lavorare, si moriva. Ho proposto la riapertura e sono stato molto criticato, anche da quest'Assemblea, per questo motivo. Mi è stato detto: "Tu vuoi uccidere le persone!". Immaginate come si sentivano, in quei giorni, quelle cassiere e quei commessi, che dovevano andare a lavorare e quegli autotrasportatori, che dovevano portare le merci. Ci sono però degli elementi oggettivi e anche su questo la realtà è più forte dell'ideologia. Il tema dell'immigrazione ci vede sicuramente su fronti contrapposti, ma non c'è ombra di dubbio che ci siano centinaia di migliaia di persone, non di numeri, che lavorano o lavoravano nei nostri campi e a cui, come ha detto in modo perfetto il ministro Bellanova, o risponde lo Stato o risponde la criminalità organizzata. Colleghi, non vi sto dicendo quale sia la mia posizione, ma vi sto dicendo che questo problema esiste.

Venendo alla conclusione, signor Presidente e signor Ministro, siamo in una fase in cui abbiamo bisogno di un dibattito alto e vero. Signor Presidente, in Aula abbiamo sentito delle espressioni, nei confronti del ministro Bellanova, che sono semplicemente volgari. Andare a dire a ciascuno di noi "Eh, ma non sei mai entrato in un'azienda agricola o in un'azienda!" (Commenti) denota la volgarità di una persona, che non riesce neanche a contenersi durante gli interventi altrui, e che si rappresenta oggi agli occhi del Senato. (Commenti). Dirlo, però, a una persona che ha iniziato a lavorare da bracciante agricola (Applausi dai Gruppi IV-PSI e PD), che ha iniziato a lavorare a fianco di persone che hanno perso la vita per ciò che è accaduto sul caporalato, dirlo ad una persona come Teresa Bellanova - io ne sono testimone - che ha passato notti ad affrontare crisi aziendali, di qualsiasi colore politico fossero, perché la crisi aziendale porta disoccupazione e il disoccupato non è né rosso né nero, ma è un uomo che perde il posto di lavoro, dirlo a chi, come Teresa Bellanova, ci ha insegnato, in questi anni, cosa significhi partire da zero per difendere il lavoro - questo vale per tutti, per chi la approva e per chi la contesta, per chi vota la fiducia e per chi non la vota - non è semplicemente volgare, ma è la dimostrazione che nel Paese abbiamo bisogno di un dibattito serio su cosa significhi il lavoro.

Sono molto d'accordo sul fatto che ci sia bisogno di più liquidità per le aziende. Sono molto preoccupato del fatto che il decreto liquidità non dia le risposte necessarie. Sono pronto a lavorare con tutti e con ciascuno, perché si creino le condizioni, per le imprese e per i lavoratori, per superare questa fase di emergenza. Non consentiremo però a nessuno, in un Paese che è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, di umiliare o di pensare di farlo, di insultare o di ironizzare su chi, lavorando e spaccandosi la schiena, oggi fa politica, servendo lo Stato e servendo le istituzioni, con una competenza e una coerenza, che altri, scappati di casa, non sanno nemmeno cosa significhi. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà.

LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, inizierò il mio intervento con una ovvietà. In Commissione agricoltura, come lei sa, sono rappresentate tutte le forze che siedono in Assemblea, quindi c'è maggioranza e opposizione. Tuttavia, signor Ministro, pur con le differenze presenti, abbiamo sempre un obiettivo principale: mettere al centro l'interesse dell'agricoltura e dei nostri agricoltori. Si tratta di un atteggiamento e di un metodo che non riscontro in questo Governo. Non mi riferisco certamente al rapporto fra maggioranza e opposizione, che è ovvio, ma mi riferisco, in particolare, all'atteggiamento nel rapporto di collaborazione all'interno della stessa maggioranza.

Ma su questo tornerò in seguito. Vorrei, invece, entrare nel merito di alcune questioni, signor Ministro. Ho ascoltato con attenzione il suo intervento: ho ascoltato quello che ha detto e quello che non ha detto. Vede, signor Ministro, nonostante l'importanza del comparto agricolo-ittico il decreto cura Italia (al momento l'unico provvedimento pervenuto in discussione al Parlamento) non ha posto la giusta attenzione all'agricoltura, prevedendo poche misure in merito, con poche risorse. Lei ne ha citate alcune, fra queste l'istituzione di un fondo da 100 milioni di euro a sostegno delle imprese agricole e per l'arresto temporaneo delle attività di pesca e l'aumento del fondo per gli indigenti di 50 milioni di euro, per assicurare la distribuzione delle derrate alimentari.

Sarebbe facile dirle che i 50 milioni di euro del fondo per gli indigenti equivalgono a poco più di 15 euro a persona, se li rapportiamo agli oltre 3 milioni di poveri stimati, e che i 100 milioni per il fondo alle imprese possono forse servire a coprire qualche giorno dei costi per le decine di migliaia di aziende agricole e ittiche. La verità è che in questo decreto-legge, di quei 25 miliardi di euro messi a disposizione, all'agricoltura come risorse dirette sono arrivate le briciole: meno dello 0,5 per cento, 150-200 milioni sui 25 miliardi stanziati. Altro che cura Italia! Mi permetta, signor Ministro: per l'agricoltura questa non rappresenta neanche un'aspirina. Vedremo se, quando i prossimi decreti-legge verranno convertiti in legge, ci sarà qualcosa in più, ma al momento questo abbiamo.

La crisi del coronavirus sta riducendo sul lastrico gran parte del settore produttivo italiano, con rischi di una contrazione del prodotto interno lordo potenzialmente irreversibili. Ci sono, però, alcuni settori dell'agricoltura (se ne è già accennato) particolarmente in crisi, per i quali niente, secondo noi, è stato fatto. Mi riferisco, per esempio, al florovivaismo, un comparto particolarmente colpito. Signor Ministro, io vengo dal territorio, sono un pistoiese, sono della provincia di Pistoia, dove esiste, come lei ben sa, il più importante distretto di piante ornamentali d'Italia, se non d'Europa. Questo settore avrà una perdita secca del fatturato di oltre il 50 per cento nelle piante e di oltre il 70 per cento per quanto riguarda i fiori, in base annua: un disastro. Se andrà bene, questi saranno i numeri. Il settore ha bisogno non solo di risorse, ma anche di tutele chiare. Mi riferisco, per esempio, al blocco di tutti i TIR, che sono stati fermati alle frontiere in maniera pretestuosa, e alla disdetta degli ordini. Il settore ha bisogno di azioni concrete sul piano finanziario, interagendo col sistema bancario, non per indebitarsi ulteriormente - come viene proposto nel decreto liquidità - ma per garantire il proprio portafoglio di clienti e di fornitori. Occorre mantenere il circuito finanziario della filiera.

Analogo discorso vale per il settore dell'ortofrutta: il protrarsi dell'emergenza avrà gravi ricadute a causa del mutamento del comportamento dei consumatori e delle crescenti difficoltà logistiche e di raccordo con i mercati e le piattaforme della grande distribuzione organizzata. I prodotti più sensibili sono quelli con maggior grado di deperibilità e che il consumatore qualifica come non di prima necessità. Il settore ortofrutticolo dispone già di uno strumento che, in situazioni di crisi, consente di ritirare il prodotto dal mercato destinandolo alla distribuzione gratuita in favore di persone bisognose. Quei 50 milioni del fondo per gli indigenti, che citavo prima, sono risorse purtroppo inadeguate di fronte a una situazione emergenziale come quella che stiamo vivendo.

Ancora, signor Ministro, la filiera del latte, come lei sa, ha bisogno di interventi urgenti e strutturali. Il comparto da tempo soffre di notevoli criticità, la più significativa delle quali è il prezzo del latte pagato agli allevatori.

La crisi prodotta dall'emergenza del coronavirus ha aggravato la situazione, con i caseifici che non ritirano più latte e quelli che lo ritirano applicano prezzi bassissimi. Sentiamo parlare di ridurre la produzione, ma questa idea non ci convince, perché solo il 75 per cento del fabbisogno è soddisfatto dalla produzione nazionale, quindi dobbiamo andare a incidere sulla quota di importazione. È vero che esiste un libero mercato, ma dobbiamo agire con azioni dirette ad incrementare la quota di latte nazionale. Credo che lei sia stata messa al corrente della situazione della filiera bufalina già dall'inizio di marzo (ne ha accennato nella sua relazione), ma mi sembra che le azioni poste in essere su questo settore siano al momento inesistenti. La realtà dei fatti è che quasi la totalità dei caseifici ha tagliato il prezzo del latte, diminuendolo al punto tale che non si riescono a coprire più nemmeno i costi di produzione. Alla luce di questa situazione, signor Ministro, il settore ha bisogno di togliere latte dal mercato, non di stoccarlo.

Facendo anche un riferimento alla legalità che a lei sta molto a cuore, le ultime stime comunicate qualche giorno fa hanno evidenziato che ci sono 3,2 milioni di indigenti che andrebbero aiutati e l'ultima intervista del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho su Radio24 ha evidenziato che vi sono messaggi e video di camorristi che offrono pasta e generi alimentari per dimostrare la capacità delle mafie di sostenere le fasce deboli. Proprio alla luce di questi fatti non possiamo non pensare ad azioni capaci di produrre effetti sinergici moltiplicativi, vale a dire che con una stessa azione si interviene su più problematiche. Una di queste azioni sinergiche consiste nel ritirare dal mercato gli esuberi di latte che si sono avuti in tutta Italia, distribuirli sotto forma di prodotto trasformato agli indigenti, utilizzando la rete nazionale delle associazioni preposte. Non possiamo abbassare la guardia sul fronte della legalità.

In ultimo (ma non certo per importanza), mi permetta di fare un accenno alla pesca, un settore in grave difficoltà ma completamente dimenticato dal Governo: tante pacche sulle spalle, ma poca sostanza. Iniziamo a pagare, signor Ministro, gli arretrati del fermo pesca del 2017, del 2018, del 2019 e non sono sicuro se c'è ancora qualche residuo del 2016, prima di promettere chissà cosa in questa crisi. Mi risulta però - e la invito a controllare - che in queste ore è arrivata anche una circolare dell'INPS e i pescatori non hanno diritto ai 600 euro come tutti gli altri. Verifichi perché sarebbe uno scandalo per il settore. Nei nostri mari, in un Paese con oltre 8.000 chilometri di coste, ci sono aziende che a causa dell'impossibilità di svolgere il proprio lavoro per le misure di sicurezza (penso a tutta la nostra flotta adriatica), senza risorse e completamente abbandonate a sé stesse rischiano la definitiva chiusura; permettiamo loro almeno di non effettuare il fermo pesca per la stagione estiva.

Dovrei parlare ancora di vino, olio, carne, seminativo, però purtroppo il tempo è tiranno, signor Ministro.

Infine, mi sia concesso un ultimo passaggio sull'Europa. Lei, come e più di me, sa quanto sia importante la nuova politica agricola comune (PAC) e sa che una riduzione delle risorse e le nuove regole penalizzeranno le nostre aziende. Occorrono un'azione forte e determinata, che non consenta la riduzione delle risorse, e un adeguamento dei parametri fra tutti i Paesi dell'Unione, perché tassazioni differenti, sistemi di tutela e costi del lavoro differenti creano un'ulteriore penalizzazione sul piano della concorrenza delle nostre aziende nazionali. Inoltre, signor Ministro, agisca per riutilizzare tutte quelle risorse dei Programmi di sviluppo rurale (PSR) che molte Regioni non sono riuscite a spendere. Abbiamo visto come questa Europa sia matrigna e non madre rispetto ad alcuni suoi figli; non possiamo più accettare che ci sia un comitato d'affari a governare questa Europa con a capo Germania e Francia; dobbiamo essere determinati nel difendere le nostre aziende e la nostra sovranità produttiva e commerciale. Per fare questo, signor Ministro, vogliamo dire al Presidente del Consiglio che, se è vero che non lavora nelle tenebre, se è vero che sul Meccanismo europeo di stabilità (MES) ha detto che vuol guardare in faccia gli italiani, venga qui in quest'Aula e guardi in faccia noi, si faccia dare un mandato per andare al prossimo Consiglio europeo e si sottoponga a un voto parlamentare. Guardi in faccia l'Italia, venga qua e metta ogni senatore e ogni Gruppo parlamentare di fronte alle proprie responsabilità.

In conclusione, signor Ministro, mi permetta di riprendere quanto dicevo all'inizio del mio intervento. Io mi chiedo quanto lei può incidere sulle scelte di questo Governo per l'agricoltura. Come Fratelli d'Italia, durante l'iter di approvazione del decreto-legge cura Italia abbiamo chiesto la reintroduzione dei voucher in agricoltura, almeno per il periodo della crisi; come lei sa, tale richiesta è stata bocciata. È comprensibile non accettare le proposte dell'opposizione, però poi non veniteci a chiedere la collaborazione.

Questa era una richiesta di tutto il mondo agricolo, che mi risulta fatta anche dal suo partito, come il suo leader ha poc'anzi confermato, e da lei condivisa. Il decreto-legge cura Italia è stato approvato, ma i voucher non ci sono.

L'ultima questione riguarda la manodopera stagionale. Sia ben chiaro che noi non siamo contro l'immigrazione, ma contro chi vuole entrare in Italia in maniera illegale e che sull'illegalità programma la sua permanenza nel nostro Paese. Quindi, siano benvenuti gli accordi internazionali che prevedono flussi ben definiti, soprattutto sulla parte sanitaria, e l'ingresso di manodopera specializzata. Quello che non vogliamo e non condividiamo è una vera e propria sanatoria per chi è nel nostro Paese in maniera illegale; non possiamo pensare di risolvere questo problema con la scusa della manodopera in agricoltura.

Signor Ministro, tragga le sue conclusioni, sia coerente con la sua storia politica e con il suo percorso personale; prenda una posizione forte e determinata a favore dell'agricoltura, a Roma come a Bruxelles, e troverà in noi un supporto, altrimenti non avrà la stima del mondo dell'agricoltura. (Applausi dal Gruppo FdI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fattori. Ne ha facoltà.

FATTORI (Misto). Signor Presidente, signor Ministro, io ho molto apprezzato il suo lavoro in questo momento drammatico per il nostro Paese - non lo dico per piaggeria, perché non mi si confà - e la ringrazio di essere stato un vero baluardo per il comparto agricolo. Sono molte le cose che ancora si dovrebbero fare, ma devo riconoscere che le azioni svolte in merito sia rispetto all'interlocuzione che lei ha fatto all'interno del Consiglio dei ministri in un momento difficile, sia per le posizioni assunte a livello internazionale, hanno portato ad ottimi risultati.

Mi auguro che dopo l'emergenza il confronto si estenda in maniera ancora più efficace per rilanciare il settore dopo l'emergenza anche nelle Commissioni competenti del Parlamento che, come ha sentito, per l'agricoltura sono molto trasversalmente favorevoli al dialogo.

Sono state aperte numerose linee di credito a favore delle aziende agricole, anch'esse da ringraziare, insieme ai lavoratori che sono stati eroici nel consentire un approvvigionamento costante e continuo di generi alimentari - cosa che non era scontata in questo periodo - che di certo sosterranno anche la ripresa.

Signor Ministro, la ringrazio anche per la salvaguardia del made in Italy, che lei ha supportato con numerose campagne di sostegno e con il piano di tutela, che hanno messo a tacere, anche a livello internazionale, quelle spiacevoli congetture che stavano portando danno al buon nome e all'immagine delle nostre eccellenze. È molto apprezzabile anche la proroga fino al 31 dicembre 2021 dei decreti riguardanti l'indicazione dell'origine della materia prima prevalente su latte, formaggio, grano duro nella pasta di semola, riso e pomodoro trasformato. Sono importanti questi provvedimenti: sembrano piccoli, ma sono importantissimi perché consentono il consumo consapevole, da parte dei consumatori, del vero made in Italy. Mi auguro che questa sia una battaglia che porteremo avanti fino alla fine della legislatura.

Signor Ministro, la invito tuttavia in sede europea a monitorare con maggiore attenzione le trattative riguardanti i trattati di libero scambio: un tema importante. Non dimentichiamo che l'emergenza coronavirus deriva dalla pessima gestione della fauna selvatica nei mercati asiatici, che probabilmente ha favorito il salto di specie. Quindi, la invito ad orientarsi nei rapporti commerciali con i Paesi extra UE non tanto al massimo ribasso dei prezzi, ma al rialzo per le tutele sanitarie, agroalimentari e del lavoro. Penso che dovremo rivedere le dinamiche del liberismo che ci hanno portato fino a qui.

Personalmente, esprimo soddisfazione per l'arrivo dei provvedimenti sulla selvicoltura, che ha visto un'interlocuzione diretta tra me e la Ministra, che è stata veramente preziosa in questo campo, che ha incluso nelle attività urgenti consentite quelle riferite al codice Ateco 02, che era incomprensibilmente rimasto fuori dal novero delle attività considerate, con il rischio di aumentare gli incendi estivi a causa dell'impossibilità dell'esboscamento del legname già tagliato - non è ancora da tagliare - giacente nei boschi. Si rischiava di privare i forni a legna di una materia prima necessaria alla loro attività. Non dimentichiamo che il pane in questo periodo è stato importantissimo.

Apprezziamo anche i 50 milioni di euro destinati alle derrate alimentari per i più poveri e la velocità con cui è stato allestito il decreto già depositato presso la Corte dei conti, che tra l'altro prevede solo prodotti italiani: anche questo è un dettaglio molto importante. L'accesso al cibo deve continuare anche fuori dalle situazioni emergenziali. Ricordo che solo il 31 gennaio la relatrice speciale dell'ONU per il diritto all'alimentazione in visita nel nostro Paese aveva segnalato come la nostra economia fosse la terza in Europa, ma che tuttavia i livelli di povertà e di insicurezza in Italia non fossero accettabili. Sono sicura che la Ministra prenderà a cuore tale questione. Prima della pandemia avevo segnalato queste istanze sia in Commissione diritti umani che in Commissione agricoltura.

Apprezziamo la possibilità di far emergere gli stranieri senza documenti, vista non solo per la mancanza di manodopera, ma anche perché, cari membri dell'opposizione, avere delle persone senza documenti e non tracciabili in un momento di pandemia è una cosa sicuramente non auspicabile. Inoltre, con l'assunzione di nuovi lavoratori si dovrebbero garantire entrate fiscali e contributive.

Un aspetto cui tengo molto - e che invito la Ministra a prendere in considerazione - è il seguente: sappiamo che la mafia si sta infiltrando in vari settori, il volume d'affari complessivo delle agromafie, nel 2018, è stato di 24,5 miliardi di euro e immaginiamo che il settore agroalimentare non sarà esente da questo arrembaggio. Gli impegni a discutere il disegno di legge Caselli sulle agromafie sono stati finora solo di carattere verbale. Vari testi sono stati depositati in Senato e il ministro Bonafede si era impegnato ad inserire alcune norme in un decreto prima della pandemia. Quindi io inviterei la Ministra a farsi carico dell'introduzione di questo disegno di legge in qualche decreto in essere.

L'ultimo punto è l'agricoltura di sussistenza. La Ministra l'ha nominata e sono contenta che l'abbia presa in carico. Alcune Regioni hanno già emanato delle ordinanze in questo senso, ma auspico che tale modalità sia estesa a tutto il territorio nazionale.

Infine, voglio fare una piccola critica sulla task force di fase II. Preannuncio che insieme ai colleghi Nugnes, De Falco e Di Marzio presenteremo un'interpellanza in questo senso. Non vi è alcuna cura e alcuna previsione di un rilancio economico dell'agricoltura. Se, da un lato, questo può essere considerato un difetto, io che sono molto critica verso la costituzione di task force, invece mi auguro che sia un pregio e che la Ministra si prenda l'incarico di consultare sia il Parlamento che gli esperti per proporre un rilancio dell'agricoltura. Vuol dire che su questo tema ci sarà un Ministro con piena capacità di agire insieme al Parlamento e alle rappresentanze sociali, quindi la invito veramente a prendere in mano il rilancio dell'agricoltura anche in seno ad un'eventuale task force. (Applausi dal Gruppo Misto).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà.

TARICCO (PD). Signor Presidente, innanzitutto ringrazio il Ministro, per la relazione ampia ed esauriente con cui ha illustrato l'attività che il Governo sta portando avanti in questa fase per fronteggiare la situazione sociale ed economica che stiamo attraversando. Ho molto apprezzato anche il suo riferimento alla filiera alimentare come filiera di interesse nazionale, perché credo fermamente che questo sia vero e ritengo fondamentale che in tutti gli atti di Governo messi in campo si abbia sempre presente questa grande verità.

Il mondo agricolo veniva già da una situazione complicata. È stato detto anche nel suo intervento iniziale. Abbiamo avuto la vicenda della cimice asiatica, che ha portato devastazione e tutte le avversità climatiche che hanno preceduto la vicenda Covid, scaricando su tutto il settore in generale, ma soprattutto sulle produzioni di beni maggiormente deperibili e freschi, situazioni di complessità veramente uniche. Non ricordiamo un panorama di crisi settoriale così forte. È già stato detto prima: tutti i prodotti freschi e più deperibili, dalla floricoltura ai prodotti derivati dal latte fresco, i prodotti del settore della pesca, i prodotti legati alla filiera turistica e della ristorazione hanno subìto contraccolpi pazzeschi con la perdita, molto spesso, come nel caso della filiera floricola, anche del 70 per cento della produzione che, purtroppo, era concentrata in questo periodo. È già stato detto dai colleghi, quindi non lo ripeterò.

Credo, pertanto, che dare una risposta a questi settori sia fondamentale non tanto e non soltanto per l'agricoltura, ma per tutto il comparto economico e territoriale che ruota intorno a questo settore. Innanzitutto credo sia giusto - è già stato fatto da alcuni colleghi - dire che alcune cose importanti sono state fatte. Lei giustamente ha rivendicato e citato l'elenco dei provvedimenti assunti e credo sia bene dire, al di là dei provvedimenti ordinari, che la proroga dell'obbligo di indicazione dell'origine dei prodotti e l'estensione dell'indicazione di origine in etichetta alle carni suine trasformate sia un passo importante e che non era affatto scontato. Credo sia bene dire che il lavoro fatto per la chiusura di tutte le premesse di intervento per la cimice asiatica, che è avvenuto nelle scorse settimane, sia un passaggio epocale che tutto il mondo agricolo stava aspettando. Credo sia importante dire che l'anticipazione della PAC al 70 per cento, soprattutto con quelle semplificazioni procedurali che il provvedimento prevede, non era per niente scontata e non è per niente paragonabile a ciò che è avvenuto fino all'anno scorso. Credo sia bene anche parlare delle risorse stanziate, ma soprattutto di quelle in programma per il prossimo provvedimento. In questo provvedimento abbiamo concentrato ciò che poteva essere inserito, stante la limitatezza delle risorse cui dovevamo fare riferimento. È un provvedimento importante per l'agricoltura perché prevede una miriade di adempimenti e di semplificazioni burocratico-amministrative e procedurali, che sono state molto apprezzate dal mondo agricolo. Credo sia importante ribadire che ci aspettiamo, nel prossimo decreto, la risposta, in termini economici, a tutti quei settori già citati dai colleghi. Credo che su questo - mi permetto di sottolinearlo - sarà fondamentale il tempo delle procedure autorizzative.

Passando velocemente alle conclusioni, molti colleghi hanno già elencato i punti sui quali dovremo intervenire. Mi permetto solo di fare due considerazioni finali. Sul tema del lavoro in agricoltura e della manodopera, credo che la strada da lei tracciata vada assolutamente nella direzione giusta. Probabilmente sarebbe opportuna un'attenzione ulteriore alle modalità con cui potrà essere declinato il tema dell'offrire la possibilità a tutti coloro che sono oggetto oggi di interventi di sostegno di poterli utilizzare in agricoltura con procedure e modalità molto semplificate. Mi permetto, su questo tema, di fare una sottolineatura. Sarà fondamentale la questione dei tempi: abbiamo bisogno di sapere con chiarezza, nei prossimi giorni, quali sono i provvedimenti che potranno essere utilizzati, perché questo metterà in condizione le aziende agricole di organizzarsi. Ormai le prime raccolte sono imminenti e la questione diventa assolutamente fondamentale. Ricordo solo che la proroga dei permessi di soggiorno, le visite mediche, le agevolazioni per la montagna sono già in questo provvedimento che nei prossimi giorni verrà convertito dalla Camera.

Sul tema della lotta al caporalato, mi permetto di sottolineare come sia fondamentale la strada che, con il varo del piano messo in campo nelle scorse settimane, è stata intrapresa. A tal proposito, faccio due rilievi. Il primo è che le procedure che saranno individuate per gli interventi, ad esempio, a favore di quelle aziende o di quelle realtà che attrezzeranno locali per l'accoglienza, come previsto dall'accordo, devono essere semplici. Su tutta la vicenda del caporalato credo sia necessario avere sempre chiaro che l'esigenza di contenere gli scorretti e i disonesti non deve complicare in modo ingestibile la vita agli onesti e ai corretti. Questo deve essere un punto di riferimento fondamentale.

Infine, noto che nel decreto-legge n. 18 del 2020 c'è una prima norma sulle pratiche sleali che dà una delega al Governo. Credo che anche in questo caso vada esercitata la delega dal suo Ministero e dal Governo, perché purtroppo abbiamo visto, nei giorni e nelle settimane scorse, che ci sono stati dei tentativi di comportamenti scorretti all'interno delle filiere agricole. Tutto quello che andrà nella direzione di... (il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Concluda, per cortesia.

TARICCO (PD). Concludo velocemente. Un ultimissimo richiamo (è già stato detto da alcuni colleghi): si avvalga della collaborazione delle Commissioni. Come è già stato detto anche dai colleghi di opposizione, in Commissione agricoltura in questo anno e mezzo di lavoro abbiamo avuto la capacità di collaborare insieme per il bene dell'agricoltura. È vero che l'agricoltura vale solo il 2,5-3 per cento del PIL, ma, se consideriamo l'indotto, in determinati territori arriva anche al 15 per cento. Può essere veramente un motore e un volano di sviluppo: mettiamolo in campo. La nostra disponibilità a lavorarci e a collaborare con lei c'è tutta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.

BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, inizio anch'io salutando gli agricoltori e gli operatori del settore, coloro che questa mattina presto si sono alzati e sono andati nelle stalle o nei campi, coloro che lavorano nell'ortofrutta, nel vivaismo e in tutto il nostro enorme settore. Coloro che non hanno potuto interrompere il loro lavoro, garantendoci il cibo sulla tavola, coloro che soffrono in questo momento, perché la salute e la sicurezza sono un dato fondamentale anche per loro; sicurezza sul lavoro, sicurezza alimentare, garanzia di igiene e di qualità del prodotto. A loro va un grandissimo plauso: stanno facendo bene, a prescindere da quello che noi facciamo nei loro confronti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC ).

Signor Ministro, ce lo ha detto lei in Commissione agricoltura. Tra l'altro le ricordo che deve ancora rispondere alle nostre domande, le quali probabilmente giacciono in qualche cassetto. Lei aveva fatto una relazione di 27 pagine, che io ho bene a mente; tante cose sono rimaste in sospeso, qualcuno le ha rimesse oggi in cantiere per il futuro. Però si ricordi di tornare presso le Commissioni congiunte di Camera e Senato a rispondere alle nostre domande fatte nel mese di novembre; è importante per noi dal punto di vista tecnico.

Lei prima ha detto che ci ascolta in modo molto attento, perché vuole capire quali sono le nostre esigenze. Glielo dico subito: per quanto riguarda il florovivaismo, che fine ha fatto l'attivazione del fondo nazionale per l'indennizzo sulla produzione lorda vendibile dei prodotti andati a male? La richiesta di anticipare il fermo biologico per la pesca e l'indennizzo per i pescatori? Per quanto riguarda il settore del vino, al di là della manodopera (parliamo tutti di manodopera, ma poi ci ritorniamo), vi siete posti il problema dell'invenduto che giace nelle cantine, considerando che tra cinque mesi ci sarà una nuova vendemmia? Ce lo poniamo questo problema, sì o no? Gli anticipi PAC sono fondamentali, anche per il 2020, anche immediati. Riprendo quanto ha detto un senatore poc'anzi, prima di me: i tempi sono fondamentali, signor Ministro. Anticipare le liquidazioni, sospendendo i controlli di Agea (che faremo poi a seguire nei prossimi anni), vuol dire dare liquidità immediata ai nostri agricoltori, alle nostre piccole imprese agricole, le quali altrimenti dovranno passare attraverso il farraginoso meccanismo del decreto cura Italia o del decreto liquidità, cioè saranno costrette a chiudere l'attività prima di veder arrivare qualche risorsa per la liquidità. La prego, signor Ministro, diamoci da fare e diamoci veramente un passo reale nei tempi, perché questo è fondamentale.

La filiera alimentare merita sostegno; lo ha detto lei, signor Ministro, e io glielo riconosco. Però i fatti raccontano altro. Noi abbiamo proposto - lo ha anticipato prima il senatore Vallardi, che ringrazio per il lavoro che sta facendo in Commissione, insieme a noi e all'ex ministro Gian Marco Centinaio - in modo molto chiaro e trasparente i voucher per gli studenti, per coloro che si stanno diplomando, per gli universitari, per i cassaintegrati, per i pensionati, per coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Cambiamo questa normativa e ritorniamo a quello che era all'inizio, perché i voucher sono fondamentali e lei lo sa. Io non dico che lei non va nei campi e non va nelle stalle; questo non mi interessa. Ma lei sa che i tempi e i modi sono legati anche alla meteorologia. Io non posso dirle che domani faccio raccogliere le pesche, perché, se domani piove, non le raccolgo; però ho già impostato il voucher e non posso rendicontarlo. Questo è fondamentale; sono i meccanismi di lavoro che aiutano le aziende. Lei in tutta risposta ha detto che vuole regolarizzare gli immigrati. Noi diciamo prima i nostri italiani, che sono a casa; lei invece dice no, prima i clandestini. Questo a noi non va bene. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Se riusciamo a lavorare in modo equo e sostenibile per le imprese, riusciamo a far lavorare gli italiani.

Le abbiamo chiesto per il florovivaismo un fondo da un miliardo di euro, cosa che è stata scritta dai suoi uffici, da dirigenti autorevoli dei suoi uffici.

Lei ha proposto un fondo da 250 milioni di euro, però le dico che, anche se messo nero su bianco, ad oggi non c'è ancora nulla; anzi, questi poveretti del florovivaismo devono pagare per smaltire la loro merce che non riescono a vendere. Questo è gravissimo! (Applausi). Dobbiamo dirlo anche agli italiani che ci stanno ascoltando.

Le voglio citare ancora una questione importante; ne avrei molte altre anche sulla suinicoltura, il mercato del prosciutto e le perdite di denaro di questo settore importante, però vorrei ritornare su un argomento. Signor Ministro, colpisce il suo silenzio davanti all'uso strumentale di alcune trasmissioni televisive in onda sul servizio pubblico che gettano discredito sui nostri agricoltori ipotizzando un nesso tra la gestione dei reflui delle stalle degli allevamenti e la diffusione del virus. L'agricoltura e la zootecnia non sono fonte primaria di inquinamento; sono parte della soluzione del problema grazie ai passi da gigante fatti in questi anni in termini di sostenibilità e innovazione. Sulla questione noi, come Lega, abbiamo depositato un quesito in Commissione di vigilanza RAI, però prego anche lei di dire qualcosa perché è importante e se lo aspetta tutto il settore.

Per quanto riguarda i codici Ateco ha fatto bene a inserire la silvicoltura tra gli ultimi che sono stati introdotti, ma si ricordi che ne manca uno fondamentale: la produzione delle macchine agricole a livello industriale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Signor Ministro, lo sa che i commercianti di macchine agricole stanno facendo i contratti con la Germania perché il codice Ateco in Germania è aperto e in Italia non acquisteranno macchine agricole perché i nostri produttori sono fermi? Vogliono lavorare, mandano domande alle prefetture, la prefettura le trasmette alla Guardia di finanza per le verifiche e di conseguenza non possono lavorare perché non hanno dato l'autorizzazione. Signor Ministro, la prego, intervenga subito.

Le ricordo che il 5 settembre dell'anno scorso, giurando davanti al Capo dello Stato e al popolo italiano, lei si è impegnato nel giuramento ad esercitare le sue funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione. Le ricordo che la nazione è l'Italia; curiamo gli interessi italiani. Guardi che la trasparenza sulle importazioni di latte di bassa qualità che arriva dall'estero è fondamentale. Noi dobbiamo vederli quei numeri; dobbiamo renderli pubblici, altrimenti i nostri allevatori non percepiranno 33 centesimi al litro, come avviene oggi, ma 25 centesimi. Signor Ministro, per questo le dico: sempre prima gli agricoltori italiani. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lonardo. Ne ha facoltà.

LONARDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, Ministro e colleghi, qualcuno ha del comparto agricolo un'idea bucolica, quasi esente da una crisi esistenziale, per cui le invocazioni di aiuto possono essere disattese oppure trascurate. Basti pensare alla mancata ricezione dei loro prodotti da parte delle strutture ristorative e alberghiere oppure alla difficoltà di reperire manodopera (si impiegano nella congiuntura di emergenza i cittadini in grado di farlo, penso per esempio a coloro ai quali è stato concesso il reddito di cittadinanza). Si intervenga con le autorità politiche dei Paesi al confine con l'Italia i cui controlli alla frontiera sono diventati esasperanti. Ciò aumenta i costi e tale comportamento viene meno al precetto europeo costitutivo dell'Unione europea che riguarda la libera circolazione delle merci.

L'emergenza pandemica da Covid-19 ha causato ulteriori evidenti crisi in tutti i settori produttivi italiani e non ha risparmiato il settore agroalimentare, le sue produzioni e, tra queste, segnalo quella relativa alle eccellenze italiane. Infatti, nel territorio campano e non solo, come già detto, la chiusura di locali di ristorazione e l'assenza del flusso turistico hanno fatto registrare una notevole contrazione del consumo di tutti i prodotti agricoli. Mi soffermo sul calo del consumo della mozzarella di bufala, che ha messo in ginocchio l'intera filiera e che rischia di minare una realtà economica, sociale e occupazionale di elevato rilievo. La filiera bufalina, comprensiva dell'intero indotto, fornisce lavoro a circa 20.000 addetti in Regione a elevato tasso di disoccupazione. La sopravvivenza dell'intera filiera dipenderà dagli interventi che saranno messi in campo da parte del Governo. In particolare, la crisi ha causato la mancata trasformazione di 300.000 quintali di latte di bufala che, ad oggi, giacciono nei congelatori, con una perdita economica stimabile, per costi di congelamento e minore resa casearia per i trasformatori, a 8 milioni di euro.

La crisi, che ha investito principalmente le realtà di trasformazione di piccole dimensioni, ha favorito la riduzione del prezzo alla stalla, quantificabile in circa 0,3 euro per chilogrammo di latte, per un totale di circa 600.000 quintali di latte: ciò equivale ad una perdita, per gli allevatori, di circa 18 milioni di euro. Al fine di non danneggiare, signor Ministro, una delle filiere ad elevato impatto territoriale sarebbe opportuno prevedere un intervento di aiuto dello Stato quantificabile in 26 milioni di euro. In Commissione agricoltura abbiamo affrontato, attraverso un'approfondita indagine conoscitiva, tutte le criticità della filiera bufalina. Il documento finale è alla sua attenzione, Ministro, e mi auguro che presto possano arrivare delle risposte.

Per concludere, ritengo che ci voglia condivisione da parte della maggioranza. Ella stessa, poc'anzi, parlava di questa platea complessa e articolata. Mi auguro che lei tenga conto anche di quanto viene proposto dalle opposizioni, perché è un momento drammatico e tragico; c'è bisogno soltanto di lavorare tutti insieme. Intanto, per dare delle risposte attese ad un mondo che lavora giorno e notte, che non conosce festività, c'è bisogno di provvedimenti semplici, senza la tirannide delle procedure, il groviglio degli adempimenti, l'inafferrabile localizzazione delle responsabilità e delle certificazioni burocratiche senza né capo né coda. Mi auguro che questo avvenga. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e LP-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Naturale. Ne ha facoltà.

NATURALE (M5S). Gentile Presidente, signor Ministro, colleghi, la pandemia Covid-19 ha costretto centinaia di milioni di europei a restare a casa. Le campagne rischiano seriamente di non avere le cure sufficienti proprio in primavera, proprio in periodo di raccolto, come abbiamo tutti giustamente sottolineato.

L'agricoltura, in Italia, vale 32 miliardi di euro e questo valore sta scendendo. Quindi, è un campanello d'allarme che va monitorato: il 2,2 per cento del PIL e il 5 per cento del totale degli occupati. Al posto di giornate gradevoli da dedicare al lavoro agricolo, al posto dei lavori agricoli stagionali, è arrivato il coronavirus. Così, la frutta rischia di restare appesa agli alberi, gli ortaggi e i cereali nel terreno: cibo che serve per sfamare milioni di uomini e animali, miliardi che rischiano di svanire in un virus, gettando nella miseria un milione di famiglie.

I nostri agricoltori continuano con passione il loro onorevole lavoro, cui da sempre diamo merito per i preziosi frutti. A rendere, però, insostenibile la situazione è la carenza di lavoratori stagionali, per lo più immigrati, che fino a ieri erano maggiormente disposti a lavorare nei campi. Abbiamo appena ascoltato, dalla voce del Ministro, che non si attenderà senza agire che vengano riaperte le frontiere, ma che è necessario trovare una soluzione alternativa, magari guardando a quei quasi 600.000 immigrati irregolari, un esercito che, potenzialmente, è in pasto alla criminalità organizzata.

In questo momento, in Italia ci sono 90.000 persone che dormono in città fantasma di braccianti, dove vige la legge della mafia. In quei luoghi, non vengono rispettate le condizioni sanitarie e igieniche, non vi è alcuna misura di distanziamento. Alcuni esempi sono proprio nella mia provincia, ben otto in terra di Capitanata. Tra i centri più grandi, la baraccopoli che sorge vicino all'ex CARA di Borgo Mezzanone e il cosiddetto Gran ghetto, che si trova nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico. Tutti posti insalubri.

Convengo che urga trovare degli alloggi a queste persone per evitare gli assembramenti, magari allestendo casali in disuso o nuove foresterie, come quella attivata presso l'azienda agricola della regione Puglia, in località Fortore, struttura che prevede moduli abitativi climatizzati, con servizi igienico-sanitari e servizio mensa.

Tristemente noto è anche il fatto che il 50 per cento dei braccianti agricoli in Italia lavora in nero, troppo spesso tramite la rete del caporalato. Essenziale è mettere in atto una banca dati delle aziende agricole che assumono e dei lavoratori disponibili per rispondere all'attuale mancanza di manodopera. Quello del lavoro irregolare e del caporalato agricolo è un business che vale 5 miliardi di euro; quello delle agromafie è un giro d'affari illegale secondo solo a quello della droga. Il 47 per cento dei braccianti sono extracomunitari; poi, ci sono gli invisibili, oltre 100.000 persone. Inutile dire che si tratta di lavoratori sottoposti a grave sfruttamento: nessuna tutela e nessun diritto garantito, e non possiamo far finta di non vederli.

Il fenomeno del caporalato si risolve innanzitutto con la prevenzione, oltre che con la vigilanza e il contrasto. Il piano di contrasto al caporalato, in capo al Ministero del lavoro, è sicuramente uno degli strumenti più forti messi in campo negli ultimi anni per combattere quella che è una vera e propria piaga sociale. È necessaria una reintegrazione socio-lavorativa di tutti coloro che lavorano nei campi, al di là della Nazione di provenienza.

La nostra mission deve essere quella di vedere tutti i braccianti sotto il cappello protettivo dei contratti collettivi agricoli. I prezzi per i produttori saliranno di poco: oltre a essere cosa giusta, è uno scotto necessario da pagare per poterci definire un Paese civile.

I produttori non stanno raccogliendo i loro prodotti, non solo perché manca la manodopera, ma anche perché i prezzi sono troppo bassi. Indispensabile è mettere in atto azioni decise e concrete, che puntino alla trasparenza dei contratti e a pratiche leali di mercato. In Commissione è in discussione un disegno di legge proprio con queste finalità, che spero veda presto la sua applicazione.

Il dominio della grande distribuzione ha imposto ai produttori agricoli prezzi sottocosto, obbligandoli allo sforzo di produrre con i costi più bassi, tutto a danno di salari e tutele.

Questa ripartenza offre l'occasione di rimettere in discussione l'intero sistema. Per farlo bisogna rendersi conto che esistono quattro attori nella fiera agricola: produttori, lavoratori, distributori e consumatori. Questi ultimi hanno forse il peso specifico maggiore: è apparso chiaro a tutti, con la battaglia vinta sull'olio di palma, che i consumatori, più di chiunque altro, possono imporre le loro regole perfino alla potentissima grande distribuzione alimentare. Una filiera agroalimentare sostenibile potrà esserci solo se si sensibilizzano i consumatori, magari attraverso un bollino etico da applicare a tutti i prodotti, un bollino che segnali la tracciabilità della filiera, che tenga conto del rispetto dell'ambiente e del rispetto dei lavoratori, perché i consumatori devono diventare consumatori consapevoli e i produttori devono essere pagati con il prezzo giusto e così i lavoratori. Bisogna ridare dignità alle aziende agricole e il prezzo dei prodotti va indicato dai produttori, non dalla grande distribuzione. Il prezzo deve tener conto del costo del lavoro.

L'emergenza Covid-19 ci sta dando un altro grande insegnamento: le filiere produttive troppo lunghe rendono l'economia instabile e la sopravvivenza di una società a rischio, come stiamo sperimentando in queste settimane. Troppi prodotti dipendono da ciò che accade negli altri Paesi e dall'efficienza delle grandi rotte commerciali. Se l'Italia fosse stata meno dipendente dal resto del mondo, il contraccolpo generato dalla pandemia sarebbe stato inferiore. Oggi ci stiamo rendendo conto, toccando con mano, quanto sia importante sviluppare, incentivare e credere nell'agricoltura a chilometro zero.

Caro Ministro, i fari sono puntati, non solo sul settore dell'agricoltura, ma anche e soprattutto sul nostro made in Italy, sul nostro DNA, sulla nostra passione, sul nostro lavoro.

Albert Einstein diceva che le grandi emergenze offrono grandi possibilità. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, che ringrazio per la disponibilità.

Ricordo che ho già convocato la Conferenza dei Capigruppo, che si terrà in sala Koch.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 13,30 con l'informativa del ministro del lavoro e delle politiche sociali, senatrice Catalfo.

(La seduta, sospesa alle ore 11,47, è ripresa alle ore 13,38).

Presidenza del vice presidente TAVERNA

Informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sulle iniziative di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per fronteggiare l'emergenza epidemiologica del Covid-19 e conseguente discussione (ore 13,38)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sulle iniziative di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per fronteggiare l'emergenza epidemiologica del Covid-19».

Ha facoltà di parlare il ministro del lavoro e delle politiche sociali, senatrice Catalfo.

CATALFO, ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, gentili senatori, dal manifestarsi dell'emergenza legata al diffondersi del coronavirus il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è stato primariamente impegnato, per quanto di sua competenza, nello studio di misure idonee e necessarie per limitarne gli impatti sul mondo del lavoro e sui lavoratori. Da subito è iniziato un proficuo dialogo con le parti sociali volto a comprendere come poter sostenere imprese e lavoratori, facendo in modo che il progressivo blocco delle attività, resosi necessario per arginare la diffusione del virus, non diventasse deflagrante per il sistema.

Già con il decreto-legge n. 9 del 2 marzo 2020 sono state messe in campo le prime misure di sostegno al reddito per quei lavoratori che hanno dovuto interrompere lo svolgimento delle proprie attività a causa della chiusura di imprese, fabbriche e negozi dettata dai provvedimenti di urgenza presi dal Governo. Questo decreto-legge era circoscritto a quei territori già definiti «zona rossa». A causa dell'espansione del virus, queste misure sono state poi estese a tutto il territorio nazionale con il decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020, che agli articoli 19, 20, 21 e 22 prevede interventi relativi a: cassa integrazione salariale ordinaria; cassa integrazione ordinaria per le aziende che si trovano in cassa integrazione straordinaria; assegno ordinario del fondo di integrazione salariale; assegno ordinario dei fondi bilaterali previsti dagli articoli 26 e 27 del decreto legislativo n. 148 del 2015 e Fondi di solidarietà bilaterali della Provincia autonoma di Bolzano e del Trentino-Alto Adige previsti dal medesimo decreto legislativo la cassa integrazione speciale per gli operai e impiegati a tempo indeterminato dipendenti di imprese agricole; la cassa integrazione in deroga. Da ultimo il decreto-legge ha introdotto, tra le altre misure, alcune indennità in favore dei lavoratori le cui attività risentono dell'emergenza epidemiologica dovuta al Covid-19: mi riferisco in particolare all'indennizzo, quantificato in 600 euro per il mese di marzo, in favore di professionisti e collaboratori con un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, di lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell'Assicurazione generale obbligatoria (AGO), di lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti balneari, di lavoratori del settore agricolo e dello spettacolo, dei collaboratori sportivi.

Per salvaguardare il più possibile la platea dei lavoratori danneggiati dalla pandemia in atto, la norma ha istituito il Fondo per il reddito di ultima istanza a favore di lavoratori dipendenti e autonomi non coperti dalle precedenti indennità, parte del quale è stato destinato anche ai professionisti iscritti alle casse private di previdenza obbligatoria. Con il decreto-legge cura Italia abbiamo tutelato quasi 19 milioni di lavoratori.

Prima di entrare nel dettaglio di numeri e procedure e far comprendere l'impatto delle misure che ho appena illustrato, vorrei ricordare che accanto ad esse sono state previste sospensioni di tutti i termini connessi a procedure lavoristiche, da quelli della presentazione delle domande di disoccupazione agricola, a quelli per richiedere la Naspi, l'indennità di disoccupazione Dis-coll, da quelli decadenziali in materia previdenziale ed assistenziale a tutti i termini in materia di patronati e terzo settore; inoltre sono stati sospesi i termini per il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali e si è al contempo congelato il decorso dei termini di decadenza relativo alle richieste di prestazioni erogate dall'INAIL. Si è scelto di sospendere, facendo salva la fruizione dei benefici economici, le misure di condizionalità collegate a strumenti di sostegno al reddito.

Premessa indispensabile, che non vuole essere una excusatio di accuse ingiustificate e destituite di alcun fondamento e soprattutto evidenza nota a tutto il panorama politico istituzionale, datoriale e del mondo del lavoro tutto, è che ci si è trovati a dover far fronte a un'emergenza mai conosciuta prima nel mondo del lavoro dovendosi affidare a strumenti normativi e procedurali vetusti, farraginosi, non al passo con i tempi. Si è dovuto fare riferimento ad un sistema di ammortizzatori sociali costruito con logiche di difficile applicazione, basato su istituti che sembrano sovrapporsi e che a tratti paiono non coprire tutto il panorama delle situazioni che possono generarsi e che vanno sostenute.

Si tratta di un sistema di ammortizzatori sociali che è intendimento prioritario di questo Governo rivedere, migliorare, implementare e ricostruire, ma che al momento, vista l'emergenza straordinaria, doveva e deve funzionare subito e al meglio. Le istanze del mondo del lavoro non potevano attendere una ristrutturazione del sistema di ammortizzatori sociali e l'idea di un ammortizzatore unico, sebbene sia stato da me valutato, non poteva essere la soluzione alla quale ricorrere in pochi giorni, in quanto sarebbe stata necessaria una riforma di tutti i sistemi informativi, oltre che gestionali, che avrebbe richiesto almeno due mesi. L'ingente investimento pubblico messo in campo per finanziare gli ammortizzatori sociali e sostenere il reddito dei lavoratori impone necessariamente procedure e verifiche dei presupposti che, per quanto efficientate e semplificate, non possono essere completamente bypassate neanche dalle più nefaste delle situazioni di emergenza.

Comunque, nonostante la farraginosità del sistema, il Ministero del lavoro ha messo in campo un reticolato a maglie strette di misure, adoperando le norme vigenti ma snellendo le procedure, semplificando gli adempimenti e cercando di rendere facile l'accesso ai benefici e la loro riscossione.

Queste misure, come anticipato poc'anzi, sono le seguenti. In primo luogo, la cassa integrazione guadagni ordinaria e l'assegno ordinario in favore delle aziende che si trovano ad operare in regime ridotto a causa della pandemia. La domanda, con la causale «emergenza Covid-19», è presentata mediante una procedura semplificata. In particolare, i datori di lavoro sono dispensati dall'osservanza del procedimento di cui all'articolo 14 del decreto legislativo n. 148 del 2015 e dai limiti temporali previsti per la domanda. Ciò ferma restando la necessità dell'informazione, della consultazione e dell'esame congiunto, che devono essere svolti anche in via telematica entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione o della sospensione, dunque in termini molto più rapidi rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente. Le misure possono essere concesse per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 per una durata massima di nove settimane e comunque entro il mese di agosto 2020. Tali periodi di trattamento non sono conteggiati ai fini dei limiti di durata previsti dalla normativa vigente e sono neutralizzati ai fini delle successive richieste. Le prestazioni sono riconosciute con uno stanziamento pari a 1.347,2 milioni di euro. È stato adottato, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze (MEF), il decreto di riparto delle risorse destinate ai fondi bilaterali dell'artigianato e della somministrazione di cui all'articolo 27 del decreto-legge cura Italia.

In secondo luogo, vi è la possibilità, per le aziende che abbiano già in corso trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria e di assegno di solidarietà, erogati dal Fondo di integrazione salariale, di sospenderli e sostituirli con i trattamenti ordinari, sempre per una durata massima di nove settimane. In tale caso, abbiamo previsto che i periodi di trattamento di cassa integrazione salariale ordinaria non siano conteggiati ai fini dei limiti di durata previsti dalla normativa vigente e non determinano il pagamento del relativo contributo addizionale. Anche in questo caso, la procedura è stata semplificata: le prestazioni per il trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in CIGS sono riconosciute con uno stanziamento di 338,2 milioni di euro.

In terzo luogo è prevista la cassa integrazione in deroga per i datori di lavoro di qualunque settore (ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore) che, pur trovandosi ad operare in regime ridotto a causa della pandemia, sono esclusi dall'applicazione delle tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione dell'orario di lavoro. Anche in questo caso, la cassa integrazione in deroga ha una durata di nove settimane previo accordo sindacale. Tale accordo non è richiesto per i datori di lavoro che occupano fino a cinque dipendenti. I trattamenti sono concessi con decreto della Regione o della Provincia autonoma da trasmettere all'INPS in modalità telematica entro quarantotto ore dall'adozione, insieme con la lista dei beneficiari, nel limite delle risorse attribuite a ciascuna Regione o Provincia autonoma. A tale proposito, si fa presente che le risorse per la misura sono pari a 3.293 milioni di euro, che sono stati ripartiti con decreto interministeriale lavoro-MEF 1.293 miliardi di euro e che nei prossimi giorni verrà emanato il secondo e ultimo decreto di riparto che assegnerà, a seguito del proficuo confronto con tutte le Regioni, le rimanenti risorse.

Abbiamo quindi previsto norme speciali in materia di riduzione dell'orario di lavoro e di sostegno ai lavoratori a seguito della sospensione dei servizi educativi per l'infanzia e delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado. Sono riconosciuti specifici congedi parentali e indennità in favore dei genitori lavoratori dipendenti, pubblici e privati, autonomi ed iscritti in via esclusiva alla gestione separata. Essi hanno diritto, per i figli fino a dodici anni di età, ad uno specifico congedo parentale per un periodo non superiore complessivamente a quindici giorni per il quale è riconosciuta un'indennità pari al 50 per cento della retribuzione. Tali periodi sono coperti da contribuzioni figurative e sono aggiuntivi rispetto al regime ordinario di congedo parentale. La fruizione del congedo è riconosciuta alternativamente ad entrambi i genitori, purché nel nucleo familiare non vi sia un altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell'attività lavorativa o un altro genitore disoccupato non lavoratore. Per i figli con disabilità in situazione di gravità accertata, non vi sono limiti di età per la fruizione del congedo. In alternativa alla fruizione del congedo speciale è riconosciuta la possibilità di usufruire della corresponsione di un bonus per l'acquisto di servizi di babysitting nel limite massimo complessivo di 600 euro, elevato a 1.000 euro per i lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, nonché per i dipendenti della Polizia di Stato, per il personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico impiegato per l'emergenza epidemiologica. Tutte le disposizioni trovano applicazione anche nei confronti dei genitori affidatari. Per i benefici summenzionati, riferiti ai dipendenti privati e agli iscritti in via esclusiva alla gestione separata, lavoratori autonomi e liberi professionisti, sono stati stanziati 1.261 milioni di euro per l'anno 2020, mentre per i dipendenti pubblici e i dipendenti del settore sanitario o della Polizia di Stato sono stati stanziati 30 milioni di euro per l'anno 2020. Nella medesima direzione va l'incremento di ulteriori complessivi dodici giorni, usufruibili nei mesi di marzo e aprile 2020, di permesso retribuito e coperto da contribuzione figurativa ex legge 104 del 1992 per i lavoratori disabili e per l'assistenza ai familiari disabili. I suddetti dodici giorni ulteriori si aggiungono quindi ai tre di permesso mensili previsti, diventando pari a diciotto giorni totali per i due mesi citati. È stata altresì prevista l'equiparazione del periodo trascorso in quarantena con la malattia e, per i dipendenti pubblici e privati disabili gravi o per gli immunodepressi o affetti da malattia oncologica, il periodo di assenza dal servizio è equiparato al ricovero ospedaliero.

Sono poi previste in favore di alcune categorie di lavoratori una serie di indennità per il mese di marzo 2020, pari a 600 euro. Tali indennità non concorrono alla formazione del reddito fiscale imponibile, non sono cumulabili tra loro e non spettano ai percettori di reddito di cittadinanza. L'indennità è riconosciuta dall'INPS su domanda ai liberi professionisti, compresi gli agenti di commercio, ai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla gestione separata INPS, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie di primo pilastro, ai lavoratori autonomi, artigiani e commercianti iscritti alle gestioni speciali INPS, ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, agli operai agricoli a tempo determinato, ai lavoratori dello spettacolo, ai collaboratori sportivi.

Abbiamo poi previsto disposizioni che, in considerazione dell'emergenza epidemiologica, introducano proroga termini, sospensione di procedure e deroghe alla legislazione vigente in materia. Sono introdotte norme speciali in materia di licenziamenti collettivi e individuali. In particolare, per sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame è precluso l'avvio delle procedure di licenziamento collettivo; sono sospese le procedure avviate successivamente al 23 febbraio 2020 e, per quanto riguarda i licenziamenti individuali, è fatto divieto al datore di lavoro - indipendentemente dal numero dei dipendenti - di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo.

Infine, la misura residuale, quella denominata fondo per il reddito di ultima istanza, è volta a garantire misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e autonomi che, in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da Covid-19, hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro e che non possono beneficiare delle predette misure speciali di sostegno al reddito. Il fondo, istituito nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è volto a garantire ai lavoratori dipendenti e autonomi il riconoscimento di un'indennità con un finanziamento di 300 milioni di euro per l'anno 2020, secondo criteri e modalità di attribuzione demandati ad uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Il decreto, già adottato, stabilisce la quota del limite di spesa da destinare in via eccezionale al sostegno al reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria.

Con tale quadro di misure da attuare, il Ministro del lavoro si è trovato a dover dar corso anche con l'INPS a una molteplicità di attività prima di tutto volte a dettagliare e verificare le procedure amministrative per il rilascio dei diversi sostegni al reddito.

Con ordinanza del Capo dipartimento della Protezione civile del 19 marzo 2020, su proposta del Ministero del lavoro, inoltre, è stato disposto, nell'ottica della garanzia della salute per i cittadini, lo scaglionamento con anticipo della possibilità di prelevare i trattamenti pensionistici.

Inoltre, il dialogo e il confronto con le parti sociali è stato costante e proficuo e ha portato, nella notte tra il 13 e il 14 marzo scorso, alla sottoscrizione di un importante protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro, che sarà utile anche per le prossime riaperture.

Sono stati poi valutati, messi a punto, rivisti e quindi emanati insieme con l'Istituto di previdenza circolari e messaggi per l'utenza che, nell'immediato della pubblicazione del decreto-legge, ha potuto avviare domande e inoltrare richieste. Non li elencherò nel dettaglio per ragioni di tempo, ma lascerò agli atti l'elenco completo. Si tratta in totale di nove circolari e 13 messaggi a partire dal 12 marzo 2020.

Si è provveduto anche a rendere diversi pareri sulla interpretazione delle norme ad altre amministrazioni e si è fatto in modo di velocizzare tutte le procedure di rilascio di atti amministrativi. L'INPS ha lavorato alacremente su impulso continuo e costante del Ministero del lavoro.

È doveroso che il Paese sappia che è stato fatto tutto il possibile per accelerare e semplificare le procedure. Il Ministero che rappresento e gli enti vigilati, nelle ultime settimane, non hanno conosciuto sosta dall'attività istituzionale per portare a termine la missione di rendere il miglior servizio a tutti i cittadini in difficoltà. In tale ottica è stato anche raggiunto, nella notte tra il 30 e il 31 marzo scorso, un accordo tra ABI e parti sociali da me sottoscritto per l'anticipo dei trattamenti di cassa integrazione ai lavoratori da parte delle banche.

In qualità di Ministro, ho mantenuto e mantengo costante il rapporto con le Regioni, al fine di ripartire le risorse destinate alla cassa integrazione in deroga e agevolare il dialogo e le comunicazioni istituzionali tra le stesse Regioni e l'INPS. La procedura di erogazione della cassa in deroga prevede infatti che le Regioni acquisiscano le domande e le inviino all'INPS ai fini del pagamento. A tale proposito, per consentirvi una lettura più appropriata dello stato di erogazione della cassa integrazione in deroga, illustrerò i dati relativi alle trasmissioni delle suddette domande all'Istituto. Li elencherò per decreti inviati, che ovviamente raccolgono il numero di lavoratori che va in cassa integrazione e la data di trasmissione: Emilia-Romagna 1.217 trasmissioni, ultima trasmissione in data 10 aprile 2020; Veneto 10 trasmissioni, ultima trasmissione in data 10 aprile 2020; Abruzzo una trasmissione, ultima trasmissione in data 14 aprile 2020; Basilicata 59 trasmissioni, ultima trasmissione in data 9 aprile 2020; Campania 4.186 trasmissioni, ultima trasmissione in data 9 aprile 2020; Friuli-Venezia Giulia 114 trasmissioni, ultima trasmissione in data 10 aprile 2020; Lazio 9.055 trasmissioni, ultima trasmissione in data 10 aprile 2020; Marche 2.666 trasmissioni, ultima trasmissione in data 14 aprile 2020; Molise una trasmissione, ultima trasmissione in data 8 aprile 2020; Piemonte 12 trasmissioni, ultima trasmissione in data 10 aprile 2020; Puglia 578 trasmissioni, ultima trasmissione in data 10 aprile 2020; Toscana 82 trasmissioni, ultima trasmissione in data 7 aprile 2020; Umbria 40 trasmissioni, ultima trasmissione in data 9 aprile 2020. A queste si aggiunge la Lombardia, che un paio di ore fa ha inviato 35 decreti, in data 16 aprile 2020. Mancano ancora gli atti di alcune Regioni, che sono certa arriveranno nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

In tale contesto l'INPS si è trovato a dover far fronte a flussi di attività imponenti che, con generosità, ha condotto sin dall'inizio. Tengo - visti i fatti e date le richieste di informativa pervenute su quanto è accaduto il 1° aprile, con il temporaneo blackout del sito dell'Istituto e dei servizi informatici di supporto - a fornire alcuni chiarimenti e a mettere in luce alcuni passaggi che non possono essere sottaciuti, ai fini di garantire al Paese la massima trasparenza. A tal proposito, in data 1° aprile il Ministero del lavoro ha chiesto all'Istituto una relazione dettagliata sulle procedure adottate per l'attuazione dei provvedimenti normativi del Governo. L'INPS riferisce che è appunto un'amministrazione pubblica e che, così come ha comunicato al Ministero del lavoro, per la tutela della massima salute dei suoi dipendenti ha deciso di collocare il proprio personale in smart working e ha dovuto gestire il contesto emergenziale utilizzando gli strumenti contrattuali già nella sua disponibilità. Dalla relazione emerge che in tale contesto l'Istituto ha proceduto da subito all'allocazione di nuove risorse elaborative per supportare quelle esistenti, sia sul front-end del portale Internet che sugli application server del back-end con database dedicati alle procedure. I potenziamenti hanno portato al raddoppio della capacità elaborativa delle infrastrutture dell'INPS e al contempo è stata aumentata la connettività Internet del 500 per cento rispetto all'inizio dell'anno, anche per far fronte al carico dei dipendenti in lavoro agile e del personale in supporto remoto. L'infrastruttura tecnologica dell'Istituto, progettata per le attività istituzionali a elevata capacità computazionale, con migliaia di server distribuiti su più data center, che erogano tutti i servizi istituzionali, compreso quello del portale, è stata bersaglio nelle ultime settimane di attacchi dall'esterno, che si chiamano in termine tecnico "DDoS". Tali attacchi sono stati portati all'attenzione della procura della Repubblica mediante formale atto di querela in data 3 aprile 2020 e hanno imposto, tra gli interventi di maggiore urgenza, il blocco degli indirizzi IP provenienti da alcuni Paesi.

Sin dall'inizio del mio mandato da Ministro, per la mole di dati e di misure che l'Istituto è chiamato a gestire, ho chiesto che venisse data la possibilità all'INPS di poter reinvestire in informatica, per far fronte alla mole di richieste e di lavoro alla quale INPS è chiamato. Ritengo che questo sia tutt'ora necessario.

Entrando nello specifico delle misure adottate nel cosiddetto decreto cura Italia, da quanto emerge dalla relazione che l'Istituto ci ha fornito, per quest'ultimo è stato necessario attivare una modalità operativa alternativa alla rituale per far fronte alle richieste dell'utenza e contingentare i tempi, avendo a disposizione poco più di dieci giorni tra l'emanazione del decreto e la data individuata come avvio del servizio.

Nei contratti in essere, sulla base delle informazioni pervenute da INPS, l'Istituto ha optato per l'offerta tecnologica di Microsoft che, nell'ambito dei servizi, propone un servizio di distribuzione dei contenuti basato su propria tecnologia, ovvero su tecnologia Akamai, leader del mercato di riferimento. Microsoft ha messo a disposizione, oltre al servizio in ambiente cloud, anche tutte le risorse professionali indispensabili per configurare l'ambiente target. INPS ha sottolineato che la predisposizione degli ambienti tecnologici rappresenta solo un aspetto dell'erogazione dei servizi richiesti dal decreto cura Italia. All'indomani della pubblicazione del decreto è stata intrapresa, inoltre, l'analisi amministrativa con tutte le direzioni di prodotto competenti, concretizzando in condivisione una serie di requisiti funzionali alla realizzazione del livello applicativo.

Considerato che le nuove prestazioni introdotte dal decreto-legge presupponevano l'accesso esclusivamente in modalità telematica attraverso l'utilizzo delle credenziali già in possesso degli utenti, l'Istituto si è trovato a dover far fronte alle seguenti considerazioni: molti potenziali beneficiari delle prestazioni avrebbero potuto non essere in possesso di credenziali di accesso (PIN, SPID) per non aver mai fruito dei servizi INPS; sarebbe stato oggettivamente impossibile recarsi agli uffici dell'INPS o dei gestori di identità SPID a causa delle ordinanze restrittive per poter ottenere un'identità digitale; i servizi di recapito postale necessari per il recapito del PIN a distanza hanno subito un'interruzione. Sebbene le prestazioni straordinarie per Covid-19 siano di fatto essenziali per il sostentamento dei lavoratori e delle proprie famiglie, alle condizioni di cui sopra l'accessibilità alle stesse sarebbe risultata del tutto preclusa a un numero consistente di aventi diritto. Al fine di recuperare tali criticità, l'Istituto ha deciso di consentire, per le sole domande delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del decreto-legge cura Italia, nonché per quelle relative al bonus baby sitting, la possibilità di presentare domande anche mediante i primi otto caratteri ricevuti in via SMS dopo la richiesta del PIN con le ordinarie modalità previste.

Dal 18 marzo al 4 aprile sono stati richiesti oltre 1,9 milioni di PIN da parte di soggetti che, nel caso in cui non fossero state predisposte le misure straordinarie in oggetto, non sarebbero stati muniti neppure degli strumenti necessari a poter richiedere le prestazioni.

A titolo esemplificativo, tengo a esporre come hanno funzionato alcune misure; altre le lascerò agli atti in modo che potrete averne lettura. Per il bonus baby sitting, l'applicazione per l'acquisizione online delle domande per l'ottenimento della suddetta prestazione, di cui al decreto-legge n. 18 del 2020, è stata realizzata ex novo dall'INPS, poiché tutte le applicazioni già disponibili non erano conformi ai nuovi requisiti forniti da questo tipo di prestazione. Tra i nuovi requisiti, principalmente è stata prevista un'istruttoria centralizzata al fine di consentire l'erogazione dei pagamenti in modo rapido e senza il coinvolgimento di attività operative a carico delle sedi territoriali. I soggetti autorizzati a trasmettere le domande sono stati individuati in patronati - quindi operatori autorizzati e muniti di PIN - e cittadini muniti di PIN (sia ordinario che dispositivo). Tra questi ci sono anche coloro i quali dispongono del PIN semplificato di cui alle recenti disposizioni.

La procedura è stata resa operativa nella serata del 31 marzo e, sin dalle prime ore, ha registrato l'accesso di un numero copioso di utenti, molti dei quali hanno provveduto, sin da subito, a presentare la domanda, tanto in via definitiva quanto in bozza.

Sull'indennità di 600 euro, in ordine alle domande per la corresponsione delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38, il decreto cura Italia ha previsto, a valere per l'intero territorio nazionale, che le domande per la corresponsione delle indennità ivi disciplinate venissero presentate direttamente all'INPS. La stima della potenziale platea dei beneficiari è stata quantificata nella relazione tecnica allegata in 5 milioni di soggetti. La vastità della platea dei potenziali beneficiari ha fatto prospettare un accesso massiccio al sito INPS da parte di milioni di utenti in maniera simultanea. I tempi di sviluppo delle procedure sono stati evidentemente del tutto ridotti.

Adesso vi illustrerò alcuni punti in termini tecnici. Per richiesta di informativa, devo necessariamente entrare nel merito. È stata definita l'iniziale sequenza di pannelli dell'applicazione, che prevedeva l'accesso all'anagrafica unica per esporre i dati della residenza, ed è stato chiesto di prevedere anche la presentazione della domanda per l'utente dotato di PIN semplificato, chiedendo, in questo caso, delle informazioni aggiuntive. Già in data 27 marzo è stato eseguito un primo collaudo funzionale dell'applicazione.

Successivamente si è deciso di eliminare le informazioni aggiuntive perché potevano ingenerare difficoltà per l'utente nella compilazione della domanda. In data 28 marzo, per semplificare ulteriormente l'acquisizione della domanda, si è valutato di eliminare ogni richiamo all'anagrafica dei sistemi centrali e di utilizzare un database su sistemi distribuiti. In data 30 marzo, è stato eseguito un nuovo collaudo funzionale dell'applicazione. Ulteriori migliorie e modifiche, necessarie per non sovraccaricare il sistema, vista la previsione di un numero massivo di utenti in un ristretto periodo di tempo, sono state infine introdotte prima del rilascio.

Nella relazione che il Ministero ha ricevuto, l'INPS riferisce che, per effettuare in tempi strettissimi tutte le attività, le aree applicative interessate non hanno potuto adottare tutte le specifiche architetturali che avrebbero consentito migliori performance, già al momento, della start up di servizio, privilegiando soluzioni già in essere, opportunamente adattate alle funzionalità richieste, pianificando di procedere, in corso d'opera, al rilascio dei correttivi di compliance architetturale, nonché gli ordinari collaudi di sicurezza applicativa che l'Istituto effettua su tutte le sue applicazioni e che non è stato possibile effettuare alla luce dei tempi richiesti dallo stato di emergenza.

Al fine di mitigare l'impatto sulla disponibilità dei servizi che si sarebbe determinato il giorno seguente con l'apertura delle domande di indennità da 600 euro, nella serata del 31 marzo sono stati implementati sistemi, ma il servizio - purtroppo - ha presentato da subito criticità proprio nel caching, che è la funzionalità essenziale su cui si faceva affidamento.

Per tale motivo, l'Istituto, con l'approssimarsi dell'apertura della presentazione delle domande di indennità di 600 euro, alla mezzanotte del 1° aprile, ha ritenuto opportuno operare un rollback della situazione, ripristinando l'accesso diretto al proprio sito. All'apertura del servizio si è subito presentato un elevatissimo traffico che ha fatto palesare alcuni limiti di performance del portale, successivamente aggravati dal susseguirsi di attacchi dall'esterno, che si chiamano in termine tecnico DDoS, che l'Istituto ha comunicato prontamente al Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche e al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, fornendo anche tutte le evidenze di dettaglio per i dovuti accertamenti. Lascio agli atti un elenco degli attacchi subìti dall'INPS tra il 21 marzo e il 4 aprile.

Alle ore 9 del 1° aprile, erano già pervenute oltre 300.000 domande di indennità 600 euro. A questo punto, in accordo con i tecnici di Microsoft, che nel frattempo avevano adottato degli accorgimenti con i laboratori sulle cause che avevano portato al rollback del giorno precedente, l'INPS ha optato per attivare il servizio CAN, questa volta su tecnologia Akamai, anche in considerazione del fatto che il servizio stava degradando a livelli non accettabili.

Gli stessi tecnici del fornitore hanno riconfigurato la soluzione predisponendo il sistema al servizio Akamai, che è stato attivato alle ore 10,20 del 1° aprile. Al momento dell'attivazione - come illustrato sempre dalla relazione INPS - si è palesato l'anomalo funzionamento del meccanismo di caching che, di fatto, ha provocato la replica di alcune schede anagrafiche presenti nel portale dell'INPS, l'unico sottoposto a cache; le applicazioni, invece, risiedendo su altri domini, non hanno risentito del problema.

Non appena sono emersi i primi segnali di un potenziale problema nel sistema (per l'esattezza alle ore 10,30), è stato avviato il rollback della soluzione per tornare all'erogazione dei servizi esclusivamente attraverso il portale dell'Istituto.

Allo stesso tempo, l'INPS ha deciso di chiudere il portale Internet in quanto le evidenze delle prime ore di apertura del servizio hanno reso indispensabili alcune ottimizzazioni, che erano già in sviluppo, ma che tuttavia non erano state adottate in quanto non ancora testate al momento dell'apertura. Per tale motivo il servizio è stato riaperto solo dopo tre ore, durante le quali è stata messa in produzione una homepage opportunamente alleggerita per consentire un più veloce e diretto accesso alle procedure dei congedi, bonus e indennità, e la nuova versione dell'applicazione dell'indennità 600 euro contenente sostanziali migliorie in termini prestazionali. Contestualmente sono state adeguate le soglie di allarme delle protezioni anti-attacco esterno (anti-DDoS) sulla base delle prime misurazioni degli attacchi osservati nella mattinata, unitamente all'elevato carico delle richieste dell'utenza.

Al fine di consentire un'adeguata segmentazione delle richieste, l'INPS afferma che è stato altresì predisposto il contingentamento del traffico proveniente da patronati e cittadini, stabilendo che i primi potessero accedere al servizio in via esclusiva dalle ore 8 alle ore 16, mentre i cittadini potevano farlo nel restante orario.

Alla riapertura del servizio erano tuttavia presenti ancora attacchi dall'esterno, anche se efficacemente contrastati, ma l'elevato numero di richieste di tutti i cittadini, in attesa della riapertura, ha comunque provocato molti accodamenti. Il numero delle domande si è attestato su volumi che fino alle ore 20 non hanno superato le 29.000 unità orarie. A questo punto, considerata l'inefficacia delle soluzioni, si è optato per soluzioni in house per rendere ancora più leggero il flusso e ridurre al minimo la presenza dell'utente nel servizio.

Alle ore 22 è stata rilasciata un'ulteriore versione dell'applicativo relativo all'indennità 600 euro. Dopo il rilascio di quest'ultima versione dell'applicazione, essendo anche cessati gli attacchi sulla rete, è stata possibile fin da subito l'acquisizione di un numero assai elevato di domande, che attorno alla mezzanotte raggiungevano le 100.000 in un'ora, per poi salire ulteriormente a 107.000 all'una di notte del giorno 2 aprile.

Da questo momento, nonostante gli ulteriori attacchi informatici ricevuti, il servizio è stato erogato con volumi altissimi per tutta la giornata del 2 aprile, con punte di quasi 150.000 domande all'ora intorno alle 18. Il giorno 2 aprile, a seguito di alcune segnalazioni dei patronati, l'INPS ha introdotto ulteriori semplificazioni sull'applicazione relativa all'indennità 600 euro.

Relativamente alla procedura del baby sitting, alle ore 11,30 del 2 aprile è stato rilevato che alcuni utenti, per un'anomalia legata all'interfacciamento della nuova procedura di autenticazione con la profilazione dell'applicazione stessa, hanno potuto consultare le domande trasmesse da altri utenti. Si è provveduto immediatamente, alle ore 12, a bloccare l'applicazione per impedire la violazione dei dati.

Dai primi accertamenti, sono meno di 100 i beneficiari la cui domanda di bonus baby sitting è stata visualizzata da terzi non autorizzati e, dalle ore 12 alle 16,30 del 2 aprile, si è provveduto a sviluppare, testare e collaudare il correttivo per superare l'anomalia.

Relativamente all'applicazione per l'indennità 600 euro, le segnalazioni più frequenti pervenuti all'INPS dagli utenti sono relative ai casi in cui non è stato possibile scaricare la ricevuta di avvenuta presentazione della domanda. A tal proposito, l'Istituto ha già informato che sta provvedendo all'invio di un avviso di conferma della ricezione della domanda e al rilascio di apposito servizio di visualizzazione degli esiti. Dalla tarda serata del 2 aprile, i volumi hanno cominciato a diminuire e nessun accodamento è stato registrato sul sistema.

Nella giornata del 3 aprile non vi sono state criticità di carico, l'andamento orario ha ripercorso quello del giorno precedente, ma con volumi assai inferiori. Lo stesso 3 aprile, sul proprio sito Internet, l'Istituto ha informato gli utenti di avere prontamente notificato la violazione dei dati al Garante per la protezione dei dati personali, assicurando che, fin dal momento in cui si è avuta conoscenza della possibilità che vi fosse stata violazione di dati personali, ha assunto tutte le misure atte a porre rimedio alla situazione di rischio, attenuando i possibili effetti negativi a tutela dei diritti e delle libertà delle persone. In tale ambito è stata istituita la casella di posta elettronica "violazionedatiGDPR@inps.it", utilizzabile dai soggetti i cui dati siano stati interessati dalla violazione, allegando eventuali evidenze documentali.

L'Istituto ha comunicato al mio Ministero che si sta impegnando a verificare tutte le segnalazioni ricevute e ad adottare ogni ulteriore misura tecnica e organizzativa adeguata per la protezione dei dati personali che dovesse rendersi necessaria. A tal proposito è richiamato il contenuto dell'avviso del Garante in ordine alle necessità che chiunque sia venuto a conoscenza di dati personali altrui non li utilizzi ed eviti di comunicarli a terzi.

Inoltre, l'INPS sottolinea, nella reazione fornita al Ministero, che, da successivi approfondimenti, il problema del caching non sembra avere una diretta correlazione con gli attacchi esterni, sebbene la potenziale concomitanza dello stesso, insieme alle numerosissime richieste da parte degli utenti, abbia indotto l'Istituto ad adottare questa tipologia di servizio informatico per la gestione delle emergenza Covid-19, nell'ambito del quale si è generato il disservizio.

Comunque, nonostante la numerosità e la portata degli attacchi subiti, anche negli ultimi giorni, l'Istituto è riuscito efficacemente a garantire la presentazione delle domande delle prestazioni, in particolare per le indennità da 600 euro, che hanno raggiunto quasi il numero di 3 milioni in pochi giorni. Alle ore 16 di ieri, le domande per le prestazioni previste dal decreto cura Italia sono 4.709.097, per più di 8,8 milioni di beneficiari, suddivise come segue: indennità da 600 euro, 4.108.000; congedi parentali, 205.716; bonus baby sitting, 47.481; cassa integrazione ordinaria, 230.900 domande per 3.200.000 beneficiari; assegno ordinario, 117.000 domande per 1.920.000 beneficiari. I bonus pagati sono stati circa 2,5 milioni, nello specifico: 260.104 indennità a professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa; 1.686.901 indennità a lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell'assicurazione generale obbligatoria (AGO); 108.465 indennità ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali; 437.950 indennità ai lavoratori del settore agricolo; 17.685 indennità ai lavoratori dello spettacolo.

Il personale informatico INPS nelle ultime settimane ha operato ventiquattr'ore al giorno, sabati e domeniche e pausa pasquale compresa, per assicurare l'apertura dei servizi e tutto il supporto necessario, intervenendo in modo tempestivo e risolutivo nelle criticità riscontrate. L'Istituto, nonostante non abbia avuto pregresse esperienze di simili servizi, ha comunque gestito nell'emergenza tutto il flusso pervenuto facendo fronte a criticità di natura non solo tecnica.

Lascerò agli atti - come ho prima detto - il testo scritto del mio intervento, avendo tralasciato di esporvi la parte tecnica per motivi di tempo.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

CATALFO, ministro del lavoro e delle politiche sociali. Era doveroso per me spiegare e agire in trasparenza, come avevo comunicato, considerate le richieste. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-PSI).

Vi informo che, allo stesso tempo, è stato promosso un audit interno all'INPS, volto a verificare l'adeguatezza delle procedure, le responsabilità e i punti di debolezza dell'intero processo e dell'implementazione e gestione dei provvedimenti Covid-19. Questo è il quadro normativo e dei fatti.

Il Ministero del lavoro è attualmente impegnato nell'elaborazione delle norme per il prossimo decreto-legge, che ovviamente prevedranno il rinnovo delle proposte già avanzate di ammortizzatori sociali e cassa integrazione, con ulteriori e specifici finanziamenti, oltre agli indennizzi, che andremo ad aumentare rispetto alle quote precedenti, e ad altre misure, ascoltando sempre le proposte di tutti, dei Gruppi di maggioranza, ma anche di quelli dell'opposizione.

Vi ringrazio per l'ascolto e mi scuso per essermi dilungata, ma ci tenevo a chiarire, in modo completo e trasparente, quanto richiestomi. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

È iscritto a parlare il senatore De Vecchis. Ne ha facoltà.

DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az). Ministro, oggi prendiamo atto del fallimento di questo Governo e dei vertici dell'INPS, soprattutto perché, quando si prende un impegno con il cittadino, deve essere mantenuto. Il presidente Conte ha dichiarato il 15 aprile che avrebbe pagato la cassa integrazione a tutti: questo non è avvenuto e non avverrà neanche nei prossimi giorni, né per la cassa integrazione in deroga, né per quella ordinaria. È un fallimento totale. È una vergogna. (Commenti dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Colleghe, colleghi, avrete l'occasione di rispondere eventualmente quando sarà il vostro turno. Ora ascoltiamo l'intervento del senatore De Vecchis.

DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az). Presidente, la verità fa male.

Il 25 febbraio la Lega, in audizione con il Ministro in Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, ha chiesto il potenziamento del sistema informatico dell'INPS, una richiesta caduta nel vuoto. Tutti erano consapevoli di quello che sarebbe accaduto, tranne questo Governo e il presidente Tridico. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Oggi avrete letto la bellissima intervista a Guglielmo Loy: un'accusa diretta a questo Presidente che ha centralizzato i poteri ed estromesso le sedi periferiche. Si tratta di un'accusa di un'estrema gravità, che merita le dimissioni del Presidente dell'INPS. Tridico, per vergogna, si dovrebbe dimettere e lo chiediamo con forza.

Purtroppo quella attuale è una maggioranza che sta un po' vacillando su alcuni argomenti. Vorrei ricordarvi che la democrazia non è la dittatura della maggioranza. Questa è una Repubblica democratica, non una Repubblica oligarchica. E siamo veramente preoccupati, soprattutto perché la nomina delle varie task force sta dimostrando il fallimento della vostra politica. E ci preoccupa soprattutto la task force economica.

Vi consiglierei di leggere il libro «I conquistatori», di un senatore del MoVimento 5 Stelle, che parla delle banche d'affari, delle speculazioni, delle privatizzazioni. Conte ha detto che questo non è un Governo che lavora con l'aiuto delle tenebre. Questo è un Governo che - ahimè - diventerà la troika dell'armata delle tenebre! (Commenti del Gruppo M5S). Vi nomino il gruppo Bilderberg, Club Roma, Trilateral, quelli che voi state mettendo al Governo.

Vi ricordo che è la politica, il Parlamento a gestire l'economia e non l'economia a gestire il Parlamento, perché nell'economia molto spesso interessi privati cozzano - uso questo termine - con i diritti dei cittadini. Noi siamo veramente preoccupati perché voi state svendendo ulteriormente la Nazione alla UE e alla grande finanza; già con Prodi, con Ciampi e le privatizzazioni abbiamo visto che le oligarchie vogliono comandare sul popolo, perché per quei signori i lavoratori sono dei codici a barre e ora arriveranno come falchi sperando nel fallimento di tantissime aziende, che avverrà col calo del PIL del 9 per cento, per acquistarle a basso prezzo.

Magari tutti i lavoratori che perderanno il posto di lavoro potranno essere riassunti con contratti a ribasso. La Lega però difenderà il lavoratore italiano, perché il popolo italiano è fatto di lavoratori e non di schiavi della grande finanza che voi state tutelando e avete chiamato a ricoprire il vostro ruolo. Vittorio Colao sarà il nuovo presidente di questo Governo ombra: una vergogna mai vista! Avete abdicato al vostro compito e, quindi, a questo punto abdicate totalmente e dimettevi tutti. Lasciamo il compito a tutti quelli che verranno dalle banche. Facciamo una grande banca chiamata Governo italiano e facciamo prestiti a tutti.

Poi trovate pace sul MES: MES sì, MES no; Boccia dichiara che i comitati sul servizio sanitario fanno confusione; il ministro De Micheli dice che non c'è confusione; non abbiamo ancora capito qual è il mandato di questo comitato economico, se avrà il compito di gestire la politica.

Purtroppo, signori miei, la questione vi sfuggirà veramente di mano, perché avete una confusione mentale e ideologica che non porterà alcun risultato al popolo italiano. Oggi purtroppo non sono intervenuto durante l'informativa del ministro Bellanova, ma vorrei dire che, se per questo Governo è importante stabilizzare 600.000 immigrati dimenticando i disoccupati italiani, c'è un problema: non possiamo far lavorare nel mondo agricolo i disoccupati italiani invece di dar loro il reddito di cittadinanza? No, dobbiamo sempre pensare agli altri. Vi ricordo, colleghi e anche amici, che siamo senatori della Repubblica italiana e non di altri Stati: quindi dobbiamo tutelare i diritti degli italiani, dei lavoratori italiani e voi lo state dimenticando. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Vorrei anche fare anche un passaggio su Alitalia. Siamo contenti che stiamo lavorando sulla nazionalizzazione, ma non è chiaro quale sarà il perimetro della compagnia aerea: va chiarito se ci saranno esuberi e licenziamenti, perché non permetteremo alcun licenziamento. È facile parlare da una comoda poltrona e lo dico soprattutto agli amici 5 Stelle, che dovevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno, ma a quanto pare adesso amano anche l'orata e il rombo con le patate. (Commenti dai Gruppi M5S e PD). Non è scappato nessuno: io sono qui e non mi muovo; questo è il nostro posto. Bisogna anche decidere da quale parte della barricata stare, se da una o dall'altra; a volte bisogna essere anche la barricata e la Lega è la barricata dei cittadini italiani onesti. (Commenti dai Gruppi M5S e PD). La Lega è questo: una barricata contro la speculazione, contro la grande finanza e soprattutto a difesa del lavoro, tanto è vero che in 11a Commissione abbiamo sempre chiesto - e non so quale fine abbia fatto tale richiesta - di istituire la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla salute e la sicurezza dei lavoratori; tale Commissione non si è mai avviata, ma a questo punto è vitale perché bisogna difendere la salute dei lavoratori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Sempre nella seduta dall'11a Commissione del 25 febbraio abbiamo chiesto i dispositivi di protezione individuale e noi abbiamo saputo che c'è stato un confronto con le parti sociali un mese dopo: sapete quanta gente si è contagiata in un mese sul posto di lavoro? Vi posso portare testimonianze di una categoria che molti dimenticano, quella degli addetti alle pulizie, coloro che disinfettano i luoghi dove lavorano gli altri. È una categoria importantissima, ma abbandonata a sé stessa. Nessuno ha i dispositivi: ci sono lavoratori di aziende all'aeroporto di Fiumicino che lavorano senza dispositivi di protezione individuale. Giuseppe Conte, dove sei? Stai vedendo film con i tuoi amici bancari? Non so dove sei. Sei in banca? Anzi no, forse stai comprando mascherine per 9.000 euro prima di servire i cittadini. È una vergogna, una vigliaccheria. Un uomo così non può essere il Premier degli italiani. Questo lo dico perché i generali muoiono davanti alle truppe, non si nascondono dietro le truppe. Bisogna cambiare mentalità, e bisogna farlo davvero.

Senatore Lannutti, lei nel suo libro parla delle banche d'affari, della Goldman Sachs...

PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, senatore De Vecchis.

DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az). Oggi entrano a far parte del Governo giallo-rosso. Conoscete la Goldman Sachs? Sono quelli che hanno fatto le speculazioni e che non vedono l'ora di mangiare il cadavere Italia. Ma finché ci saranno la Lega, gli amici di Fratelli d'Italia e di Forza Italia, l'Italia non morirà, ma risorgerà; difenderemo questa Nazione. (Commenti dai Gruppi M5S e PD).

Il primo grande carnefice dell'Italia è Romano Prodi. Lo ripeto: è Romani Prodi, che ha svenduto l'IRI e tutti i grandi asset. Non basterà la golden power per difendere le nostre aziende quotate in borsa. Bisognerà rivedere e capire soprattutto perché i Governi Letta e Renzi hanno privatizzato gli ultimi asset nazionali, hanno obbedito alla "letterina" ed hanno tolto i diritti dei cittadini previsti nel famoso articolo 18. Vi piace fare i comunisti col Rolex? Signori miei, oggi non è più il tempo del Rolex; oggi è il tempo di parlare di terzo settore. (Commenti dai Gruppi M5S e PD).

Il terzo settore è abbandonato: in tutto il decreto-legge vi è un solo articolo che parla del terzo settore. Noi qualche appunto ve lo diamo. Magari è ora innanzitutto di tutelare gli uomini e le donne del terzo settore. È arrivato il momento di accelerare la liquidità del 5 per mille, magari anche sbloccando i fondi del 2018-2019 per i progetti a livello nazionale. Ma comprendo che parlare di banche è forse molto più facile e molto più semplificato che parlare di terzo settore, di uomini e donne che veramente stanno dimostrando che cos'è l'Italia. (Commenti dai Gruppi M5S e PD).

Faccio alcuni nomi di cittadini: Danilo Guaiana, un sindacalista che pensa ad aiutare i propri colleghi; Orietta Mariotti della Pro Rett, che ha una bimba affetta da questa maledetta sindrome, ma la sua preoccupazione ad esempio è stata portare le uova di Pasqua alle altre bambine. Ricordo gli amici de Il cuore di Cristiano, una Onlus che combatte contro i tumori che - ahimè - colpiscono i bambini: anche loro si sono preoccupati di portare le uova, mentre qualcuno si preoccupava di riempire il proprio armadio di mascherine e protezioni individuali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà.

DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo ascoltato la sua lunga relazione che tutta l'Assemblea avrà apprezzato per la prospettiva politica che ha potuto dare a noi tutti, per la strategia contenuta nelle sue affermazioni. Però, signor Ministro, guardando lo storico calendario alle spalle del banco della Presidenza, voglio prima di tutto ricordarle che oggi è il 16 aprile, quindi c'è fretta, c'è tanta fretta di concretezza e di risposte. Io sono un cittadino, prima che un rappresentante politico, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino-Alto Adige. Le voglio ricordare che i fondi di solidarietà delle Provincia di Bolzano e di Trento stanno ancora aspettando il riparto delle risorse del Fondo di integrazione salariale nazionale (Applausi dal Gruppo FdI), quindi le chiederei di accelerare e di guardare anche ai problemi delle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Sempre quel calendario che recita "16 aprile" mi porta a considerare che ci sono dei lavoratori, degli operai, dei dipendenti che dal mese di marzo non vedono una lira, che sono senza soldi, signor Ministro. Se andrà tutto bene, per chi conosce la materia e sa cosa vuol dire elaborare pratiche di cassa integrazione - io tra l'altro sono un commercialista - potremo prevedere che realisticamente, tranne forse qualche eccezione da record, prima della seconda metà di maggio i lavoratori non vedranno un euro dalla cassa integrazione.

Sarebbe bastato poco, signor Ministro; sarebbe bastato lasciar lavorare tranquillamente i meritevoli dipendenti dell'INPS, ai quali va tutto il ringraziamento di Fratelli d'Italia, perché si stanno spendendo per la causa anche venendo meno ai riposi. Sarebbe stato sufficiente lasciarli tranquilli e creare anticipazioni dirette, come hanno fatto in Germania, che avrebbero permesso alle imprese di soddisfare i propri fornitori e i propri dipendenti per poi regolare normalmente, in modo ordinario, le procedure di cassa integrazione. Avremmo risolto molti più problemi per i lavoratori e avremmo lasciato più tranquilli, e senza questo assillo, i dipendenti dell'INPS.

In sintesi, per quanto riguarda l'agricoltura, questa mattina abbiamo ascoltato il ministro Bellanova alla quale vorrei ricordare di essere conseguenziale tra le cose giuste che ha promesso e quello che invece, purtroppo, i decreti non portano. In sostanza, signor Ministro, si ricordi dei voucher. Se lo è ricordato il ministro Bellanova, vorrei che se lo ricordasse anche in Consiglio dei Ministri quando si deliberano i decreti. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC).

Potremmo utilizzare benissimo per il lavoro nei campi quei lavoratori che prendono 780 euro di reddito di cittadinanza, come potrebbero andare nei campi i cassaintegrati e i disoccupati, così non servirebbe legalizzare 500.000 clandestini.

Vado avanti in fretta perché - lo ribadisco - il tempo è poco, e parlo dei professionisti, di quella categoria, signor Ministro, che a questo Governo non deve essere piaciuta mai tanto perché non ne avete mai azzeccata una e li avete fatti arrabbiare tutti, dai geometri, agli ingegneri, ai notai. Quei professionisti ai quali, per quanto riguarda i 600 euro, avete destinato intanto un importo nettamente inferiore - 200 milioni che soddisfano poco più di 300.000 domande quando sappiamo già che saranno oltre 400.000 e mi auguro che provvederete - e quei professionisti ordinistici, cioè quelli iscritti agli ordini professionali e alle casse di previdenza - quasi due milioni di partite IVA - che avete discriminato rispetto agli altri lavoratori autonomi perché, guarda caso, solo per loro vengono previsti dei limiti reddituali per accedere al beneficio dei 600 euro, cosa che di per sé - come ho detto - sarebbe anche giusta, ma allora mi domando perché i professionisti iscritti agli ordini sì e gli altri lavoratori autonomi no. Me lo deve spiegare e deve spiegarlo a due milioni di professionisti, signor Ministro.

In conclusione, le vorrei chiedere come mai, tra un decreto e l'altro, avete previsto l'esclusività di iscrizione alle casse? Per far fare due volte le domande, far lavorare due volte i dipendenti delle casse di previdenza, creare problemi soprattutto a quei professionisti - magari giovani - che avevano un piccolo reddito da lavoro dipendente o magari a qualche collega che ha una piccola pensione da 50 o 100 euro e che quindi, pur rimanendo entro il limite reddituale dei 35.000 euro, non potranno accedere all'indennità di 600 euro?

La invito, Ministro, a riflettere su questi aspetti e la invito anche ad accogliere l'istanza delle casse di previdenza dei professionisti che richiedono di usare i propri soldi per dare le indennità ai lavoratori. Il collega Nannicini ha fatto bene, nel suo emendamento, a proporlo. Sarebbe ora che il Governo lo accogliesse e che quindi le casse potessero liberamente, al di là dei regolamenti, assistere i propri iscritti senza limitazioni e ovviamente rendendo intassabili, anche per i professionisti ordinistici, questo importo di assistenza. (Applausi dal Gruppo FdI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà.

TOFFANIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la ringrazio, signor Ministro, per la sua presenza in Aula, anche se ci saremmo aspettati un suo intervento molto prima di oggi per un'informativa relativa all'operato del suo Ministero che ha un ruolo fondamentale nella gestione della crisi che stiamo vivendo.

Tutti inneggiano all'unione e alla collaborazione, come ha detto poco fa anche il ministro Bellanova, ma bisogna poter condividere le scelte e lei, signor Ministro, viene a riferire dopo che sono già stati varati numerosi provvedimenti in merito alla crisi, fornendo una serie di dati da burocrate, invece di darci linee guida politiche per oggi e per domani, senza dirci quando effettivamente entreranno i soldi nelle tasche dei cittadini lavoratori, perché lei non ha parlato di liquidità. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

Mi dispiace doverlo dire, signor Ministro, ma mi sembra un po' troppo tardi che lei sia qui oggi, anche per i chiarimenti. Questa non è trasparenza. Quel che è peggio, però, sono le vostre misure, inutilmente complicate, adottate in ritardo, senza chiarezza e linearità sull'iter procedurale da seguire. Anche lei, signor Ministro, come il resto del Governo, anziché prevenire le esigenze dei lavoratori, siano essi dipendenti o autonomi, e dei cittadini tutti, sta rincorrendo l'emergenza con un provvedimento dietro l'altro, accompagnati da comunicazioni spesso confuse e contraddittorie che rivelano la mancanza di un disegno complessivo chiaro sul da farsi.

Parliamo di cassa integrazione. Dire che la cassa integrazione sarà per tutti tranne che per i lavoratori domestici, i cosiddetti working poor, che tra l'altro la sua appartenenza politica vanta di voler difendere, e poi non stanziare da subito le risorse adeguate significa non dare una soluzione e creare illusione nei lavoratori. È evidente che ad oggi non si potranno soddisfare le domande di tutti, senza poi dimenticare tutte le complicazioni per la presentazione della richiesta. I sindacati stanno contribuendo a rallentare le domande per la cassa integrazione, perché voi con una norma prima li avete esclusi, salvo subito dopo recuperarli e rendere obbligatoria la loro partecipazione. Ministro, le imprese hanno la necessità di snellire le procedure al massimo, ora più che mai, non di avere ulteriori complessità. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). I datori di lavoro sono infatti preoccupati, oltre che delle sorti delle loro aziende, delle sorti dei loro dipendenti. Dopo avervi ripetuto infinite volte, non solo noi, ma anche i liberi professionisti, le associazioni di categoria, il mondo intero, che quasi tutti i datori di lavoro non sono in grado di anticipare i soldi della cassa integrazione ai propri lavoratori, perché non hanno liquidità, e che l'INPS purtroppo ha tempi biblici per i pagamenti, avete fatto un accordo con le banche per poterle anticipare. Tutta la trafila, però, dalla richiesta all'accoglimento fino all'erogazione è comunque troppo lunga e in tantissimi nei prossimi giorni non avranno di che fare la spesa. C'è poi la questione dei bolli, che può sembrare marginale ma invece è molto emblematica.

Signor Ministro, il suo annuncio del 31 marzo via Twitter dell'abolizione dell'obbligo del bollo per la richiesta della cassa integrazione in deroga, in assenza di una norma vigente, ha reso di fatto inammissibili le domande pervenute senza bollo, rendendo necessaria, per sanarle, l'introduzione di un articolo ad hoc del decreto liquidità dell'8 aprile. Si potevano comunque favorire i lavoratori ma non si può certo legiferare via Twitter. Poi ci sono i bonus di 600 euro per i lavoratori autonomi e le partite IVA, che speriamo vogliate aumentare, così come da noi di Forza Italia richiesto con insistenza. Ministro, un bonus era dovuto e su questo non c'è dubbio. Che sia una cifra ridicola è scontato, e non è lodevole che giunga solo ora e non per tutti e che sia stato gestito malissimo. A dir poco scellerata è stata la gestione dell'INPS, su cui lei, Ministro, non ha detto una parola fino ad ora. Prima il presidente Tridico ha annunciato un click day per l'insufficienza delle risorse per tutti, poi ha ritrattato. Ma era prevedibile un accesso simultaneo di centinaia di migliaia di richiedenti. Come avete fatto a non prevedere che avrebbe mandato in tilt il sistema? Ciò è stato aggravato dal rifiuto di autorizzare - come anche da nostra proposta - i liberi professionisti a fare da intermediari per la richiesta del bonus. Così, per riuscire ad avere l'accesso, le partite IVA, i piccoli artigiani, i lavoratori autonomi sono dovuti stare ore e ore, di giorno e di notte, davanti al PC oppure si sono dovuti rivolgere ai, CAF, loro sì autorizzati, e farsi magari fare la tessera per richiedere i 600 euro e questa è una vergogna.

Ministro, è molto grave aver trattato come se fosse ordinaria amministrazione la fuga dei dati sensibili dei privati cittadini fuoriusciti dal sito INPS (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) semplicemente attribuendola ad un attacco hacker, che implica oltretutto la fragilità del sistema (peggio mi sento, se uno può entrare).

Come grave è stato l'annuncio del presidente Tridico che le risorse per le pensioni si esauriranno nel giro di pochi mesi: è pazzesco in questo contesto. Pazzesco.

Signor Ministro, lei ha dichiarato che il decreto cura Italia darà sostegno a 19 milioni di lavoratori; ma ne restano fuori molti altri. E ci preoccupa che ci sia qualcuno del Governo - mi riferisco al ministro Provenzano - che sostenga che si debbano aiutare anche i lavoratori in nero; e lei, Ministro, ha sostenuto questa proposta. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Noi invece diciamo che bisogna tenere in considerazione prima quelli che hanno lavorato come dipendenti in regola e quei lavoratori che hanno investito per creare posti di lavoro e per moltiplicarli. Purtroppo però l'attenzione è posta sugli irregolari e sui percettori del reddito di cittadinanza, i quali Forza Italia aveva proposto che si potessero impiegare per lavori socialmente utili in questa crisi e per il lavoro nei campi; ma la nostra proposta non è stata accolta. Sono stati stanziati 7 miliardi per il reddito cittadinanza nel bilancio di quest'anno e ora vengono stanziati 10 miliardi per coloro che lavorano; forse tante cose ci devono far riflettere, signor Ministro. Dobbiamo sostenere il lavoro femminile: perché non date un sostegno alle scuole paritarie pubbliche, tra cui asili nido e scuole materne, che sono indispensabili per le mamme lavoratrici? E i voucher? Perché siete contrari? Rappresentano strumenti indispensabili per l'accesso, seppur occasionale, al mondo del lavoro in regola, nel lavoro agricolo, ma anche in qualsiasi altro settore operativo per sostituire malati o quanti sono in quarantena.

Forza Italia è stata da sempre per il diritto al lavoro e per il lavoro regolare. Serve una maggiore flessibilità, utile da sempre e indispensabile adesso per ripartire; serve semplificazione. All'orizzonte si intravedono già nuove modalità di lavoro; il mercato del lavoro deve essere messo però in grado di cogliere tutte le nuove opportunità. Ci aspettano sfide più grandi di noi, che non si possono affrontare mettendo in campo ideologie, facendo leva sull'invidia sociale e ricorrendo a logiche ancorate al passato, come per esempio la proposta, da parte del PD, di tassare i redditi superiori a 80.000 euro. I medici ringrazieranno, voi che li chiamate "eroi": gli date maggiori tasse e li premiate con soli 100 euro. Forse sarebbe allora opportuno garantire loro anche la sicurezza sul lavoro, perché ci sono stati troppi morti. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Servono indicazioni precise e univoche per una ripartenza di tutto il sistema Paese in sicurezza. Tutto non è più come prima e mai più lo sarà. Signor Ministro, lei ha il dovere di aprire le porte a tutte le occasioni possibili, ma per farlo deve volerle e saperle intercettare. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Faraone. Ne ha facoltà.

FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, signor Ministro, possiamo oggettivamente dire che la maggioranza che sostiene questo Governo non sia programmaticamente omogenea su molti temi. Il lavoro è uno dei temi su cui abbiamo diversità di vedute. Però l'emergenza scaturita dalla crisi del passato Governo e, a maggior ragione, l'emergenza che è scaturita dalla diffusione dell'epidemia ci spinge a collaborare, a temperare i nostri convincimenti e a tracciare faticosi sentieri di mediazione, naturalmente mai al ribasso e cercando di costruire percorsi utili per i cittadini e, in questo caso, per i lavoratori. Sul lavoro ci giochiamo tutto il futuro del nostro Paese; è stata questa la ragione per cui abbiamo chiesto che venisse in Aula a riferire sulle disfunzioni che ci sono state e, soprattutto, su quello che dovremo fare e su come evitare che altre funzioni ci siano in futuro. Le chiediamo di ascoltare anche le nostre idee, perché purtroppo finora non sempre è accaduto.

Le misure messe in campo dal Governo - questa è la cosa che mi fa arrabbiare di più e che dovrebbe far arrabbiare di più anche lei - sono state adottate prontamente e in tempo reale rispetto all'esplosione dell'epidemia. Ciò che fa apparire invece le nostre misure tardive e complesse per tutti i cittadini è tutto quello che è accaduto da quando il Consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento cura Italia e i provvedimenti precedenti a quando i cittadini hanno cominciato a ritrovarsi le somme nei conti correnti, cioè questa settimana.

Ora, rispetto a questi ritardi, a una burocrazia incredibile e alle disfunzioni oggettive, ciò che mi aspetto dal Ministro del Governo che sostengo è che, insieme a me, si arrabbi con chi è stato causa di questi ritardi e non che lo difenda in questo modo. È encomiabile la sua difesa, però sinceramente, rispetto alla gestione di tutta questa fase, ho visto parecchie storture e avrei voluto che lei avesse preso dei provvedimenti. Tra l'altro, vorrei dire ai colleghi della Lega, che tanto fanno i furbi, che Tridico è stato nominato presidente dell'INPS dal vostro Governo Conte I. Per cui, dire e fare in questa sede la lezione sull'uomo che sta guidando l'INPS mi sembra sinceramente inopportuno.

La descrizione che lei ha fatto degli attacchi hacker sembrava più da «Guerre Stellari» che una domanda semplicissima da fare all'INPS per poter ottenere un contributo. Rispetto a questa situazione, credo che abbiamo bisogno di comprendere le responsabilità e, soprattutto, di comprendere come evitare di ripetere tutto ciò che si è verificato in questa fase. Lo dico perché purtroppo non si è chiusa la sua funzione di Ministro dell'emergenza rispetto a tutti i temi del lavoro, così come non si è chiusa la funzione del presidente dell'INPS - poi andremo anche all'Agenzia nazionale politiche attive lavoro (ANPAL) per cui vale un'altra storia - in una situazione di emergenza che proseguirà. Bisognerà fare altri provvedimenti; ci sarà un nuovo decreto dopo il cura Italia e vedremo la prossima settimana quanto sarà lo scostamento chiesto dal Governo. Bisognerà fare altri provvedimenti perché abbiamo finanziato nove settimane di cassa integrazione e, quindi, bisognerà trovare risorse per altre settimane di cassa integrazione. Ci sono le integrazioni per i dipendenti che sono rimasti in servizio e su cui bisogna procedere speditamente; c'è tutta la riorganizzazione della ripartenza.

Ministro, vorrei che su ciò ci confrontassimo e speravo che avremmo parlato di qualcosa già oggi perché, se ci dovessimo ritrovare nella stessa identica situazione che abbiamo vissuto in queste settimane, sarebbe veramente abbastanza inquietante.

Non voglio criticare lei o il Governo e parlo innanzitutto di me stesso: quando elaboriamo provvedimenti e chiediamo a chi ha un ruolo per conto dello Stato - mi riferisco al presidente dell'INPS in questo caso - di svolgere un servizio efficiente per il nostro Paese su temi così delicati, dobbiamo metterci sempre nei panni di chi in questi momenti sta sentendo franare il terreno sotto i propri piedi. Quando chiediamo che tutto funzioni per il meglio, lo facciamo non perché abbiamo la voglia di criticare qualcuno o di costruire una fortuna politica su quella critica. Immaginiamo un ragazzo, una ragazza, un papà o una mamma che ogni giorno va a controllare il sito, ogni giorno va allo sportello per verificare se il versamento è stato fatto e ogni giorno vede che quel versamento non c'è o che magari non riesce a connettersi al sito perché non riesce a fare la domanda. Credo che dovremmo metterci nei loro panni, e che innanzitutto il presidente Tridico dovrebbe mettersi nei panni anche dei pensionati. Le ricordo che non è la prima fesseria che Tridico fa in quanto presidente. Ricordo anche le dichiarazioni fatte da lui, proprio quando esplose l'epidemia, sul tema che probabilmente sarebbero mancate le risorse per pagare le pensioni, smentite dopo qualche ora quando è emerso il caso nazionale. Io credo che tutte queste cose non si possano dire o fare lasciandole passare in maniera tranquilla e serena e penso che chiunque dice queste cose non può essere indenne da qualunque tipo di critica, innanzitutto dal Ministro che ne risponde. Infatti, non viene qui Tridico a rispondere delle cose di cui stiamo parlando, ma lei. Quindi, è lei che dovrebbe arrabbiarsi se Tridico non svolge bene il suo lavoro. Io, da questo punto di vista, oggi mi aspettavo un po' di autocritica in più e, soprattutto, qualche idea su come evitare che tutto questo si ripeta.

Quando, poco fa, le ho detto di ascoltarci di più sul tema del coinvolgimento, ad esempio, delle banche, per la cassa integrazione e per accelerare i versamenti, noi avevamo pensato alla cassa integrazione unica, ma lei ci ha detto che non era possibile perché i tempi erano troppo lunghi. Probabilmente, però, se l'avessimo attivata, proprio perché l'emergenza coronavirus ce la porteremo dietro per qualche mese, potevamo attivarla per la seconda tornata di cassa integrazione, su cui dovremo andare a lavorare, perché, altrimenti, ci ritroveremo di nuovo nelle stesse identiche condizioni, di nuovo con tutte le Regioni che opereranno sulla cassa integrazione in deroga e con una serie di meccanismi infernali.

A tali meccanismi ci possiamo rassegnare (io non mi voglio rassegnare, a dire la verità) in tempi di pace, ma, sinceramente, queste lentezze sono intollerabili in tempo "di guerra". Sulla cassa integrazione e sul versamento dei 600 euro ai lavoratori autonomi professionisti, che auspichiamo, signor Ministro, diventino di più, noi riteniamo che, da questo punto di vista, dei meccanismi per migliorare quello che è stato fatto fino ad ora si possano inventare.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 14,55)

(Segue FARAONE). Altrimenti, se ci dobbiamo predisporre, petto in fuori, a rivedere lo stesso film al prossimo giro, ce lo dica prima. Neanche le chiediamo di venire a svolgere una informativa, ma prendiamo atto del fatto di essere rassegnati al mancato funzionamento. Io vedo che ci accapigliamo tanto sul tema di che risorse economiche dobbiamo prendere dall'Europa. A me, quello che impressiona, è che, nel frattempo che noi ci accapigliamo, il tempo passa.

Mentre Trump ha versato 240 miliardi, facendo un intervento incredibile rispetto alle risorse immediatamente versate nei conti correnti degli americani, noi dobbiamo, intanto, ancora vederci approvare lo shore dall'Unione europea; poi, ci saranno i tempi che dovremo utilizzare affinché queste risorse le si possa impegnare. Lei si rende conto che, mentre gli altri Paesi viaggiano velocemente, noi qui siamo in ritardo! (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

E noi avremo da agire sul tema che riguarda la cassa integrazione dei lavoratori che ricominceranno a tornare in servizio, almeno in parte, nelle aziende. Ce ne saranno altri, invece, proprio per il distanziamento sociale, che saranno ancora in cassa integrazione e lei dovrà continuare a operare. Ci sarà il tema degli alloggi di questi dipendenti, perché non si può farli andare a lavorare e poi rispedirli a casa, dai loro familiari, diventando magari contagiosi. Ci sarà il tema della mobilità e dei trasporti. Ci saranno tanti temi, sui quali lei dovrà avere un ruolo da protagonista e sui quali noi dobbiamo interrogarci subito, per evitare la farraginosità e la burocrazia che abbiamo vissuto in questo periodo, sperimentando proprio sulla nostra pelle quelli che sono stati i ritardi.

Signor Ministro, la proporzione delle risorse economiche destinate alle politiche per il lavoro non può essere di cento politiche passive per il lavoro a una politica attiva per il lavoro, perché, se sarà sempre così, la nostra economia e il nostro lavoro saranno destinati ad asfissiare. Abbiamo bisogno di un riequilibrio. Le risorse saranno ingenti. Le utilizzi per riequilibrare: più politiche attive per il lavoro. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà.

URSO (FdI). Signor Ministro, l'abbiamo ascoltata nella sua lettura di questa lunga relazione, che ci è apparsa una fotografia sfocata, una toppa peggiore del buco, un tentativo giustificazionista che, una volta, il MoVimento 5 Stelle non avrebbe perdonato a nessuno.

Noi ci saremmo aspettati che lei avesse utilizzato pochi minuti per annunciare in quest'Aula, in questa tardiva informativa, i provvedimenti che aveva preso.

In modo specifico, ci aspettavamo che lei annunciasse in quest'Aula di aver richiesto e ottenuto le dimissioni del presidente dell'INPS Tridico per le clamorose inefficienze, per i clamorosi ritardi (Applausi dal Gruppo FdI)e per l'imbarazzante giustificazione che ha dato dopo il fallimento di quella giornata e i ritardi nei pagamenti che sono ancora in corso.

Ci aspettavamo anche che in questa sede lei annunciasse di aver richiesto e ottenuto le dimissioni del presidente dell'ANPAL (Agenzia nazionale per le politiche attive) Parisi, fuggito negli Stati Uniti.

Questo ci aspettavamo da un Ministro indicato dal MoVimento 5 Stelle. Ci ritroviamo, invece, in una situazione davvero imbarazzante, in cui lei, Ministro, spreca un'ora di tempo in quest'Aula in un'azione drammatica per giustificare e tamponare questi errori clamorosi e non utilizza nemmeno qualche minuto per dire come, con quale visione e con quale strategia lei e il suo Governo intendete agire per sventare le previsioni che le agenzie internazionali - è di poche ore fa quella del Fondo monetario internazionale, per esempio - fanno sulla situazione italiana, annunciando che, se continua così, allo stato degli atti, con i provvedimenti annunciati dal nostro e dal vostro Governo, l'Italia avrà la peggiore recessione economica tra tutti i Paesi importanti (meno 10 per cento del PIL) e la peggiore contrazione di lavoro (altri 3 milioni di disoccupati, che si aggiungono a quelli che già abbiamo). Soprattutto, se non cambia la cosiddetta cura del Governo, secondo le previsioni internazionali più acclarate, l'Italia sarà il Paese che più lentamente si incamminerà il prossimo anno sulla strada della ripresa, aggravando il divario già drammatico rispetto agli altri Paesi dell'Unione europea.

Ci aspettavamo una visione, un progetto, degli annunci. Ci aspettavamo che dicesse, per esempio, cosa state predisponendo per i lavoratori temporanei. Ieri la Banca d'Italia - ripeto, la Banca d'Italia, che non è un sindacato - ci dice e vi dice che per i lavoratori temporanei non c'è nulla nei provvedimenti che avete fatto. Io leggo inoltre sui giornali, ma lei non lo dice in quest'Aula, signor Ministro, che state prevedendo una revisione del decreto dignità per togliere qualche laccio e lacciuolo: lo leggo sui giornali pubblicati su Internet, ma lei, ripeto, non ce lo dice in quest'Aula.

Che cosa ci deve dire in quest'Aula, oltre che giustificare gli errori clamorosi commessi? Ci deve dire come agirete per impedire il dramma economico e sociale che tutti vedono dietro l'angolo e che i cittadini attoniti e sgomenti sentono sulla loro pelle.

Voi apparite - è duro dirvelo, ma lo dobbiamo fare - lontani dal Paese reale, da chi sta soffrendo, da chi è consapevole che il giorno dopo verosimilmente non avrà il suo posto di lavoro. Occorre oggi progettare la riapertura senza aspettare le conclusioni dei faraonici comitati che avete creato fuori dal Parlamento: decine di comitati di vario tipo, con quasi 300 personalità coinvolte.

Tutte queste task force a che cosa servono? A confondervi e a confondere le idee al Paese.

Non potevate più semplicemente attuare la legge, voi che dicevate di essere rispettosi della legge e della Costituzione? Proprio nella Costituzione, infatti, è previsto un organo consultivo, che si chiama Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, che ha già attivato i suoi strumenti per monitorare la situazione. Di fronte a un organo costituzionale, con il quale avete il dovere di consultarvi, voi non vi consultate con il Parlamento.

Non agite in Parlamento, non richiamate nemmeno la terza camera, che è quella consultiva, ma ne create tante altre, giocando a carte, per nascondere la vostra inefficienza e la vostra mancanza di idee, di una visione e di un progetto per la rinascita nazionale. Per questo, oggi, noi e il Paese, purtroppo, vi dobbiamo sonoramente bocciare. (Applausi dal Gruppo FdI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, ringrazio il Ministro del lavoro e delle politiche sociali per la sua relazione e per tutte le informazioni che ha voluto dare al Senato in questa informativa, sapendo perfettamente - ma il Ministro ne è cosciente quanto noi - che sono moltissimi gli strumenti che dobbiamo mettere in campo e a questi mi dedicherò. Ho sentito alcuni colleghi parlare dell'impatto sull'INPS, come se non avessero mai avuto l'occasione di entrare nel sito Internet dell'INPS, prima di questa emergenza. Vorrei ricordare che il sito INPS era stato cambiato due o tre anni fa dai predecessori e, per la verità, io stessa ho faticato un po' per riuscire a capire, ad esempio, come entrare nel cassetto previdenziale. Per non parlare della grande innovazione, costituita dal fatto che i modelli CUD arrivano sempre e solo on-line ai nostri pensionati, che, come si è visto anche in questa fase, non hanno una grande dimestichezza con il computer.

Ho aggiunto questi particolari per far capire cosa si è trovata di fronte l'INPS. Ci saranno stati problemi, faremo gli accertamenti e faremo tutto quello che c'è da fare, ma come facciamo a non capire e a non renderci conto che l'INPS si è trovata di fronte a flussi elevatissimi, che sono arrivati tutti insieme, contemporaneamente? Guardate che non è una cosa da poco. Sono poi d'accordo con i tanti colleghi che sostengono che è anche compito nostro mettere in campo ulteriori strumenti di semplificazione. Pensiamo alla cassa integrazione: tutti i lavoratori che nella loro vita lavorativa hanno dovuto subire la cassa integrazione, per non parlare poi della cassa integrazione in deroga, sanno perfettamente quanto tempo è necessario per l'erogazione. Quindi è evidente che ci portiamo dietro questi problemi e ci siamo trovati di fronte alla questione dell'emergenza con una serie di problemi che già esistevano. Ciò deriva da lunghezze burocratiche, su cui evidentemente era necessario intervenire prima, ma a maggior ragione è assolutamente necessario intervenire adesso. Non possiamo però parlare senza renderci conto di quali sono stati i flussi.

Chiunque abbia provato ad ottenere il buono e ad avere l'accesso sa che hanno tentato di entrare nel sito dell'INPS e sono entrate milioni di persone in contemporanea. Questo è il punto e credo che oggi, nonostante le difficoltà, siamo arrivati comunque ad una percentuale di erogazione abbastanza buona: penso al 60 per cento delle indennità da 600 euro ed entro oggi o domani ci saranno altre procedure che si completeranno. Il tema delle semplificazioni rimane però al nostro orizzonte e quindi lo consegniamo al Ministro, ma anche a noi stessi, per mettere in campo una serie di strumenti successivi, anche nell'immediato: adesso abbiamo i decreti in esame e forse ci potremmo anche adoperare su questo tema.

Arriviamo poi alla questione delle misure. Anche in questo caso il Governo ha messo in campo, con il decreto cura Italia, una serie di misure assolutamente straordinarie ed inedite per il Paese, perché anche la cassa integrazione in deroga, data anche alle imprese con un solo dipendente, è uno strumento assolutamente eccezionale. È la prima volta che si interviene sugli autonomi: come facciamo a non renderci conto di questo?

Penso, per esempio, all'attivazione dell'articolo 44 del decreto cura Italia sui professionisti: devo dare atto al Ministro che, mentre noi discutevamo in Commissione gli emendamenti, ha cominciato a redigere il decreto ministeriale. Dobbiamo risolvere un problema, perché, come il Ministro sa, si è creato un problema di cui siamo tutti ben coscienti, che attiene alla burocrazia dello Stato e mi riferisco alla questione della Ragioneria. Diciamo le cose come stanno, ma non possiamo non tener conto del fatto che il Ministro, mentre noi, in Commissione bilancio, stavamo discutendo i nostri emendamenti, presentati a proposito delle disposizioni concernenti i professionisti, agiva con un decreto ministeriale, in qualche modo anticipandoli. È sufficiente? No, non è sufficiente. Anche noi pensavamo che l'emergenza potesse durare meno, quindi sappiamo perfettamente che quelle misure non sono sufficienti.

La prossima settimana voteremo sullo scostamento ed è evidente a tutti che non potrà essere come quello che abbiamo già discusso, per soli 25 miliardi di euro: quelli basteranno a malapena a coprire le misure che già ci sono, a prorogarle, ma abbiamo bisogno di mettere in campo altri strumenti straordinari. Da quelle misure, infatti, sono rimaste escluse moltissime persone. Questa è la mia personale angoscia e sono certa che è l'assillo anche del Ministro, per come la conosco: le tantissime persone che non hanno alcun tipo di sostegno. Questo dovrebbe essere il nostro assillo. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU).

In questa sede ci confrontiamo sulle proposte. Il senatore Faraone ha detto che abbiamo visioni diverse: benissimo, ma noi ci dobbiamo confrontare. Io penso che serva un reddito di emergenza. Sono state certamente attenuate le condizionalità del reddito di cittadinanza, che rispetto alla versione originale erano state molto caricate. Tuttavia oggi c'è bisogno comunque di uno strumento come quello. È rimasto escluso tutto il lavoro domestico, sono rimasti fuori i lavoratori irregolari e i lavoratori intermittenti. Ci sono persone che in questo momento non sanno davvero come poter dare da mangiare ai propri figli. Questa è la questione fondamentale. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU).

Questo dovrebbe essere l'assillo nel lavoro che svolgiamo in collaborazione con il Governo, nella discussione, che certamente deve essere più ampia possibile, per la predisposizione di strumenti che siamo capaci di poter elaborare, senza dibattiti ideologici. I dibattiti ideologici, un'altra volta sulla questione di come noi interveniamo per aiutare le persone povere, che in questo momento sono prive di qualsiasi tipo di reddito, non vorrei più sentirli. Noi dobbiamo essere capaci di mettere in campo strumenti e risorse per superare questo momento così difficile. Non possono essere soltanto il volontariato, la Chiesa, la Caritas a occuparsi di questo, o soltanto i Comuni, che in qualche modo cercano di far fronte alla situazione. Questo deve essere il nostro assillo principale.

Io ho espresso la mia opinione. Penso che lo strumento sia il reddito di emergenza, non so se vada bene oppure siano meglio altri strumenti, ma questa deve essere la questione fondamentale, insieme alla capacità di mettere in campo strumenti per semplificarne l'erogazione. Su questo siamo tutti d'accordo e lavoreremo insieme.

Per la verità, anch'io penso che istituiamo troppe task force e a me non piacciono molto. Qui c'è la sovranità popolare, ci sono le Commissioni, c'è il Governo, ci sono i parlamentari. Io credo che noi abbiamo tutte le possibilità, anche di usufruire - per carità - di esperti, ma questa è la cosa più importante. Tra l'altro, ho notato - mi rivolgo al Ministro - che non c'è molta attenzione, ad esempio, a includere in queste task force esperti della sicurezza sul lavoro, che non è la stessa di cui ci eravamo preoccupati prima e che - ahimè - continuava a far registrare nel nostro Paese un record molto pesante di morti bianche. Noi oggi abbiamo un problema per esperti di biosicurezza: questo è il tema da affrontare nella fase 2 e nella riapertura e su questo credo che il Ministero saprà vigilare e saprà essere da stimolo, da impulso forte, proprio per focalizzare l'attenzione su questi temi, che sono assolutamente fondamentali.

Aggiungo, in conclusione, che oltre allo strumento di aiuto per il reddito abbiamo bisogno di agire anche su altri fronti; abbiamo provato a farlo nel decreto-legge cura Italia, ma non c'erano risorse. Penso alla questione degli affitti: circa 4 milioni di persone in affitto in questo momento sono in grandissima difficoltà, sia quelle che non hanno proprio nulla, sia quelle con la cassa integrazione in deroga che è parametrata al loro reddito. Bisogna quindi mettere in campo ammortizzatori sociali, aiuti al reddito, misure di sostegno, ma anche altre iniziative che possano permettere di concretizzare quello che ci siamo detti fin dall'inizio, cioè che nessuno doveva essere lasciato solo e so che la Ministra su questo si adopererà. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, PD e M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nannicini. Ne ha facoltà.

NANNICINI (PD). Signor Presidente, ringrazio la ministra Catalfo per la sua informativa e per il lavoro che sta svolgendo con il Governo. Vorrei poi ringraziare immensamente - consentitemelo - e non solo perché parliamo di lavoro, le lavoratrici e i lavoratori che con il loro lavoro ci consentono di garantire i servizi essenziali, di tenere duro in questi momenti difficili, e a quelli che ci consentiranno di ripartire, di tornare a vivere tirandoci fuori da una crisi e da una recessione in cui siamo piombati.

In questa crisi ci siamo accorti dell'importanza di lavori che non sempre hanno avuto il giusto riconoscimento economico e sociale: penso al lavoro agricolo (lo riconosceva stamani la collega Biti), ai tanti lavori manuali, al lavoro domestico, al lavoro di cura, a chi si prende cura dei nostri anziani e delle persone con disabilità. Ricordiamocelo e iniziamo a farlo oggi e non domani, non solo con i nostri ringraziamenti ma con atti concreti, per esempio estendendo con forza gli ammortizzatori sociali al lavoro domestico, a colf e badanti, dando loro una certezza del reddito non episodica e non emergenziale, ma con veri ammortizzatori sociali. Facciamolo investendo in sicurezza sul lavoro non solo per chi sta in imprese medio-grandi in grado di recepire i nostri protocolli e i nostri standard, ma anche per chi lavora nelle frange più marginali e periferiche del mercato del lavoro; ancora, facciamolo riconoscendo diritti e tutele a tutti i lavoratori sul nostro territorio nazionale.

Se i confini sono chiusi (e quando lo sono ci accorgiamo dell'importanza di parte del lavoro stagionale che viene da altri Paesi), apriamo subito i diritti regolarizzando i lavoratori che sono sul nostro territorio e che aspettano di veder riconosciuto il loro contributo all'Italia.

Questa transizione fuori dall'emergenza economica e del lavoro creata dalla pandemia sarà lunga, come riconosceva stamani la ministra Bellanova. Dobbiamo metterci in un orizzonte di programmare e disegnare interventi in un arco temporale lungo di almeno dodici mesi, durante il quale lo Stato dovrà fare molte cose: ci dovrà dire chi tornerà per primo a lavorare, come lavorerà, come si muoverà. L'intervento dello Stato - ci piaccia o no - in questa transizione difficile sarà invasivo, per questo dobbiamo avere un'unica ossessione: che sia semplice, trasparente e innovativo, perché i costi di questa invasività non possono ricadere su chi lavora e sulle imprese che ripartiranno.

Dobbiamo anche abbandonare le ricette, gli strumenti e - diciamolo - anche le bandierine politiche del passato, perché oggi in questa transizione non ci serviranno. Faccio qualche esempio su tre punti: sicurezza del lavoro, garanzia del lavoro e garanzia del reddito.

Sulla sicurezza del lavoro, via via che ripartiremo a scaglioni, occorrerà dettagliare meglio nuovi protocolli, calati sulla realtà delle nostre imprese anche sulla disponibilità di tutti gli strumenti che permettano alle nostre imprese di reiniziare a lavorare in sicurezza e individuando anche norme che specifichino con chiarezza le responsabilità di datori e lavoratori in questa fase difficile, perché di nuovo non sarebbe perdonabile scaricare su datori di lavoro e lavoratori i limiti dello Stato: è giusto che ognuno si assuma le proprie responsabilità, ma per applicare i protocolli le imprese devono essere in grado di avere gli strumenti necessari. Per andare a lavorare i lavoratori dovranno avere una mobilità pubblica (per chi non ha a disposizione mezzi privati) senza che viaggiare non in sicurezza ricada sul loro dovere di recarsi sul luogo di lavoro. Dovremo investire su controlli e ispezioni: ASL ed ispettori del lavoro non hanno al momento le risorse necessarie, in termini sia di risorse umane che finanziarie, per assolvere a un compito così enorme in questa fase di transizione in cui la sicurezza avrà nuove forme e richiederà nuovi standard e nuovi controlli. Dobbiamo investirci risorse e soprattutto sburocratizzare. Non possiamo ovviamente fare un concorso per le nuove competenze - come ricordava anche la collega De Petris - che finirà fra diciotto mesi, quando ci auguriamo che la transizione sarà alle spalle: dobbiamo assumere in maniera istantanea e rapida nuovi professionisti della sicurezza e della sicurezza del lavoro.

Il secondo punto è la garanzia del lavoro. Ci sono settori ai quali diciamo di stare fermi e ce sono altri che purtroppo stanno fermi perché non c'è domanda. Ma ci sono anche settori dove la domanda di lavoro c'è e che ripartiranno sempre di più; in questa fase di transizione di economia della separazione, in cui il distanziamento sociale non sarà rigido come oggi, ma sarà comunque parte del nostro modo di consumare e vivere, ci saranno alcuni settori che avranno una forte domanda di lavoro. Noi dobbiamo permettere loro di intercettarla. Penso, ad esempio, che i vincoli del cosiddetto decreto dignità, i vincoli sulla possibilità di rinnovare i contratti a tempo determinato, per un periodo dobbiamo sospenderli, perché là dove c'è la possibilità di rinnovare contratti, non possiamo lasciare questi lavoratori da soli.

Dobbiamo permettere a chi ha un beneficio di cassa integrazione di lavorare in costanza di rapporto senza perdere integralmente il beneficio di cassa, per testare nuove esperienze nel mercato del lavoro e trovare nuove opportunità. Dobbiamo - è stato detto dal collega Faraone - investire su politiche attive; dovremo mettere al centro anche di questa fase di transizione le politiche attive e della formazione, perché non sarà facile spostare lavoratori e riformarli per accompagnarli là dove la domanda di lavoro ci sarà e ci sarà per prima. Lo dico tra parentesi: in questo compito sarà necessaria una regia nazionale e sarà importante che l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL) abbia una guida forte e a tempo pieno. Questa situazione va risolta in un modo o nell'altro, a mio avviso, rapidamente.

Il terzo e ultimo punto è la garanzia del reddito. Su questo si sono concentrati i primi interventi emergenziali del Governo, giustamente. Credo che sulla garanzia del reddito dobbiamo uscire da questa fase emergenziale degli interventi tamponi. Proprio perché la transizione sarà lunga, dobbiamo dare certezza su quelli che saranno gli strumenti di garanzia del reddito in questo periodo, non con un decreto al mese, con platee che cambiano e cifre che ballano, spesso leggendole sui giornali e con professionisti ed imprese che messaggiano i parlamentari su cosa succederà nel prossimo decreto.

Noi dobbiamo lasciarci alle spalle una cassa integrazione con quattordici strumenti e con procedure ancora troppo barocche, diverse da Regione a Regione, da settore a settore, da banca a banca. I bonus non raggiungono tutte le platee, nonostante gli sforzi, con il Fondo per il reddito di ultima istanza, di raggiungere residualmente le platee non coinvolte, e danno benefici orizzontali e non progressivi a quelle platee mentre, se la transizione sarà lunga, noi abbiamo bisogno che queste risorse vadano lì dove occorrono, dove i redditi sono più bassi e dove il calo di attività si è fatto sentire di più.

Ci sarà da rafforzare la garanzia del reddito per i disoccupati, che sono al momento la categoria lasciata più indietro dai primi interventi emergenziali. Non possiamo pensare di fare gli struzzi con il divieto temporaneo di licenziamenti di due mesi: sappiamo che ci sono persone che erano in Naspi e che quest'ultima finisce; ci sono persone che hanno contratti a tempo determinato che non vengono rinnovati. Noi abbiamo bisogno di estendere in deroga Naspi e Dis-coll, secondo me, facendoli confluire in un ammortizzatore sociale e in un vero salario disoccupazione più forte per i disoccupati, togliendo il decalage, togliendo la riduzione e dando una costanza del reddito per tutto il periodo della transizione: non posso dire che quel reddito te lo abbasserò piano piano per attivarti, se non puoi attivarti perché ancora l'economia non sta ripartendo.

Dunque, ammortizzatori sociali per i disoccupati; ammortizzatori sociali in costanza di rapporto semplificando la cassa; ammortizzatori sociali per gli autonomi, anche questo è stato detto, stabilizzando e rendendo progressivi i benefici e liberando le risorse delle casse previdenziali. Non è pensabile che quando le casse previdenziali investono risorse che vengono dai contributi dei professionisti e sbagliano investimento, questo non sia indebitamento netto mentre se li investono bene, e hanno dei rendimenti, che tali rendimenti non possano servire per fare welfare allargato che permetta ai professionisti e alle casse di vivere.

In conclusione, Presidente, ovviamente si tratta di sfide enormi, rispetto alle quali auguriamo buon lavoro al Governo e rispetto alle quali vogliamo dire che il Parlamento c'è ed è giusto che ci sia. Per questo il Gruppo PD, in Commissione lavoro, su iniziativa del collega Laus, ha chiesto di riunire la Commissione per una serie di audizioni sulla materia di competenza che permetta alla Commissione di ascoltare le parti sociali, gli esperti e il terzo settore per mettere a fuoco le emergenze e le risposte da dare in questa fase.

Solo se tutti, ognuno per il proprio carico di responsabilità, faremo la nostra parte, usciremo più forti e più uniti dalla crisi terribile che stiamo attraversando. (Applausi dai Gruppi PD e M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Ministro, lei ci ha fatto una relazione, un rendiconto che, per carità, abbiamo gradito e ne abbiamo anche apprezzato la diligenza, ma da lei ci saremmo aspettati delle risposte, delle prospettive.

Per esempio, visto che questa mattina è venuto il Ministro dell'agricoltura, un Ministro del suo stesso Governo, a dirci, anche se lo sapevamo già anche da altre fonti, che in agricoltura saranno necessari da 280.000 a 350.000 lavoratori temporanei, e poi addirittura ha parlato di altri 600.000 irregolari, avremmo voluto sapere qual è la risposta, alla luce del fatto che avete detto no alla proposta di Forza Italia di reintrodurre il voucher. Io capisco che vi sia un'avversione ideologica da parte vostra ma l'emergenza dovrebbe farvi andare al di là: potete continuare a dire che il voucher non va bene ma che si utilizza a causa dell'emergenza.

Se c'è una cosa che ha funzionato veramente in queste settimane, è stato il fatto che nei negozi non sono mai mancati i generi alimentari, non è mai mancato il rifornimento e i cittadini - quelli che hanno potuto e quelli che avevano i soldi - hanno sempre potuto comprare. Ma se non funziona la stagione del raccolto, la stagione più intensa in agricoltura, come si fa a rifornire? Lo hanno detto anche le organizzazioni agricole che senza uno strumento con il quale si possono fare lavorare le persone necessarie in questo periodo sarà un problema garantire la sicurezza alimentare, in altre parole avere cibo e alimenti disponibili. Come faranno queste aziende? Francamente non lo sappiamo.

Stamattina la proposta è stata regolarizzare i clandestini. A parte il fatto che noi, evidentemente, penseremmo che sarebbe meglio prima regolarizzare gli italiani e dare modo ai datori di lavoro di assumere gli italiani e poi, eventualmente, regolarizzare i clandestini. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Ma che siano italiani, clandestini o ex clandestini, qual è lo strumento per assumere una persona per quei due giorni, quelle due settimane, quei due mesi, che non sono attualmente contemplati?

Noi avremmo voluto avere una risposta sul perché avete pensato di introdurre 600 euro per compensare le persone che sono senza reddito non perché non sono state capaci ma perché le leggi dello Stato, o i decreti dello Stato, hanno impedito loro di lavorare. Sappiamo benissimo che erano provvedimenti necessari. Allora, a queste persone, che hanno degli investimenti, che hanno delle spese, diamo 600 euro, quando ai percettori del reddito di cittadinanza - persone che certificatamente non fanno nulla e non facevano nulla già prima - ne diamo fino a 780. Il ragionamento è difficile da seguire, così com'è difficile capire perché i percettori del reddito di cittadinanza non possano andare a lavorare, per esempio, nella stagione del raccolto in agricoltura. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

Avremmo voluto avere da lei delle risposte sulla sicurezza sul lavoro. Sicurezza sul lavoro vuole anche dire avere le mascherine, avere le protezioni individuali. C'è anche questo, ci sono delle categorie, anche nell'ambito dello Stato, che ancora non ne sono provviste, oppure non ne sono provviste in modo sufficiente.

Avremmo voluto avere delle risposte sulla Nuova assicurazione sociale per l'impiego (NASpI), non solo per l'accesso, che deve essere semplificato, ma anche per coloro che già ci sono e che, in un periodo in cui è addirittura impossibile lavorare anche per chi ha un lavoro, subiscono la decurtazione progressiva: anche su questo ci vogliono delle risposte.

Le risposte dovete darle voi, signor Ministro, deve darle il Governo, deve darle il Presidente del Consiglio, non bisogna affidarsi a task force, a comitati tecnico scientifici: quelli devono fornire una consulenza, ma le decisioni dovete prenderle voi e dovete prenderle perché questo è quello che dice la Costituzione e questo è quello che impone la necessità. Noi le nostre proposte le abbiamo fatte, quando vengono respinte gradiremmo almeno avere delle risposte che purtroppo questa mattina non abbiamo ricevuto. Ci auguriamo che il lavoro del Governo prosegua in modo efficace perché, bene o male, è il Governo del Paese, ma certo avremmo bisogno di una maggiore collaborazione, di una maggiore apertura anche alle proposte dell'opposizione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Matrisciano. Ne ha facoltà.

MATRISCIANO (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei prima di tutto ringraziare la signora Ministro per questo intervento molto dettagliato, che ha toccato punto per punto tutti i passaggi dell'enorme lavoro svolto dal suo Ministero, un lavoro straordinario in una situazione eccezionale e senza precedenti e quando dico senza precedenti intendo far comprendere, oltre a chi in quest'Aula dovrebbe esserne già consapevole, anche a chi ci ascolta da casa che nessun Governo si è mai trovato ad affrontare un'emergenza sociosanitaria ed economica di questa portata e a dover mettere in campo in tempi strettissimi misure straordinarie a tutela dei cittadini. La diffusione del coronavirus ha portato il Governo e noi decisori politici ad affrontare una situazione unica quantomeno nella storia recente, una crisi mondiale di duplice impatto sull'economia: uno shock di domanda e uno di offerta. Per ritrovare un avvenimento paragonabile, infatti, bisogna tornare alla crisi petrolifera degli anni Settanta o spingersi fino al primo Dopoguerra.

Ci troviamo a vivere uno dei momenti storici più drammatici per l'economia nazionale e mondiale, occorre agire con freddezza per raggiungere quegli obiettivi che sono stati chiari fin da subito a questo Governo: difendere il lavoro, sostenere le famiglie e la liquidità delle imprese, agire sul versante fiscale, sbloccare buoni investimenti pubblici. È troppo facile muovere critiche in questo momento in cui sono emerse e continuano ad emergere deformazioni legislative che abbiamo accumulato nel corso di decenni e che hanno creato delle sovrastrutture che non possono certamente essere corrette in un momento di crisi in cui è necessario agire con rapidità. Lo dico soprattutto a chi oggi va in giro a proporre soluzioni semplicistiche per raccattare qualche like in più sulla sua pagina Facebook, soprattutto parlando di cassa integrazione, dimostrando tuttavia di non conoscere minimamente il complesso sistema degli ammortizzatori sociali, un sistema frammentato e finanziato da diversi attori.

Pensare in questo momento di apportare modifiche strutturali sarebbe quindi difficile, oltre che dispendioso, ma soprattutto avrebbe portato a perdere la gara contro il tempo, che richiedeva invece velocità nel soddisfare i bisogni urgenti dei cittadini italiani. Nonostante tutto, ci si è impegnati al massimo, cercando di semplificare e sburocratizzare il più possibile, come lei Ministra ha ben illustrato. Vale la pena ricordare che in condizioni di normalità, per attivare la cassa integrazione sia ordinaria che in deroga, occorrono mediamente tra i 60 e i 90 giorni. Ebbene, questo Governo è riuscito ad attivare tutta la necessaria procedura in tempi contingentati e a giungere in soccorso di tutti quei datori di lavoro e lavoratori che hanno sospeso o ridotto la loro attività per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica snellendo le procedure sia in ordine alla informazione e consultazione sindacale, sia in ordine alle tempistiche. (Applausi dal Gruppo M5S)

Abbiamo anche ampliato la platea rispetto ai normali fruitori del beneficio. In questo processo, ovviamente chiediamo uno sforzo maggiore anche alle Regioni. Per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga, se le Regioni non inviano i dati all'INPS questa non potrà essere erogata nei tempi previsti. Ad oggi sono 13 le Regioni che hanno autorizzato la cassa.

Non nascondo, però, la mia delusione. In un momento come questo, ci si sarebbe aspettati la collaborazione di tutti, perché l'obiettivo di tutti doveva essere aiutare un popolo in difficoltà, ma così non è stato. Si è preferito ancora una volta soffermarsi a criticare i momentanei malfunzionamenti della piattaforma dell'INPS, strumentalizzandoli pretestuosamente per portare avanti la propria lotta politica. (Applausi dal Gruppo M5S). Signori, l'INPS, come il Governo, sta combattendo giorno e notte per affrontare una situazione socioeconomica e sanitaria senza precedenti, mettendo in campo tutte le energie possibili; ma si è preferito invece utilizzare un problema tecnico e un disguido procedurale come strumento di propaganda politica. Cari colleghi, preferisco dirvelo io, ma da cittadina, prima che da senatrice: agli italiani delle lotte politiche, della ricerca di visibilità dei leader dei partiti e dei sondaggi in questo momento non interessa proprio nulla. (Applausi dal Gruppo M5S). E chi ha pensato a questo, ha mostrato ancora una volta di aver perso l'occasione di dimostrare che la politica, quando vuole, sa essere qualcosa di diverso, sa essere strumento in grado di accogliere le preoccupazioni dei lavoratori, delle famiglie e di tutti coloro che oggi hanno paura: paura del domani, paura di immaginare come sarà il mondo e la loro vita quando usciremo da questa emergenza, paura di immaginare un futuro per sé e per i propri cari.

Una buona politica deve essere in grado di mettere da parte la ricerca del consenso e prendere per mano i cittadini, dare loro strumenti che li accompagnino in questa che sarà la sfida più importante da affrontare e dire loro: non abbiate paura, noi ci siamo e ci saremo. Lavorare senza sosta, nell'esclusivo interesse dei cittadini. Basti pensare a come lei, signor Ministro, sia stata in prima linea per la stesura della convenzione portata a termine nella notte tra il 30 e il 31 marzo tra ABI, sindacati e parti datoriali. Un ottimo risultato anche questo, per fare in modo che ai lavoratori venga erogato il prima possibile il sostegno cui hanno diritto. Questo sta facendo il nostro Governo, questo è quanto sta facendo il Ministro del lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S). Cassa integrazione ordinaria e in deroga, congedi parentali, voucher baby-sitter, indennità per gli autonomi e fondo per il reddito di ultima istanza sono solo alcune tra le più importanti iniziative intraprese e portate a compimento la scorsa settimana nel decreto cura Italia.

Il decreto liquidità invece, da poco approdato in Parlamento, oltre a prevedere svariate decine di miliardi per assicurare liquidità alle imprese messe in ginocchio dall'emergenza, dispone - e non è poco - l'estensione della copertura di cassa integrazione ordinaria e in deroga e dell'assegno ordinario previsti dal cura Italia anche ai lavoratori assunti dal 24 febbraio al 17 marzo, nonché l'esenzione dell'imposta di bollo per i procedimenti di cassa integrazione in deroga. Parliamo, cari colleghi, di risultati concreti e non di "se" o di "ma", di cui i più in questi giorni si riempiono la bocca.

Nonostante tutto questo, nella consapevolezza che tutto è perfettibile, continuiamo incessantemente a lavorare e a cercare di raggiungere il meglio per i nostri cittadini, per tutti coloro che hanno un effettivo bisogno di aiuto. Infatti nel prossimo decreto, che sarà ben più consistente in termini di risorse, è prevista la possibilità di aumentare l'importo dell'indennità degli autonomi e dei professionisti fino a 800 euro. Credo che il Governo si sia mosso con tempestività su tutti i fronti: ha stanziato subito miliardi per la cassa integrazione dei lavoratori dipendenti, ha previsto indennità per i lavoratori autonomi costretti a uno stop forzato, ha sbloccato immediatamente i fondi per i Comuni, consentendo così aiuti tempestivi per le famiglie che fanno fatica a fare la spesa per sopravvivere.

Però, proprio per quella parte della popolazione con maggiori difficoltà economiche, serve quello che lei, ministra Catalfo, ha definito un ulteriore salvagente, un reddito di emergenza per sostenere tutti quei cittadini che non rientrano nei sussidi e nei sostegni già individuati: 3 miliardi di euro per una platea di circa 3 milioni di cittadini che si trovano in difficoltà. (Applausi dal Gruppo M5S). Anche prima della crisi non tutti i lavoratori avevano accesso ad ammortizzatori sociali degni di tali nomi; alcuni purtroppo neanche a un lavoro e a un contratto regolare. Non possiamo quindi girarci dall'altra parte e far finta di nulla.

Da quando siamo entrati nelle istituzioni noi del MoVimento 5 Stelle non l'abbiamo mai fatto; ci siamo sempre messi dalla parte dei più deboli, realizzando il reddito di cittadinanza, uno dei nostri cavalli di battaglia, che oggi consente a 2 milioni e mezzo di persone di superare la soglia di povertà assoluta. Adesso, però, bisogna pensare al futuro imminente. Il coronavirus in queste settimane ha impresso nelle nostre menti un insegnamento divenuto ormai una consapevolezza: nessuno, di fronte a una tragedia simile, può salvarsi da solo. Non possiamo lasciare indietro nessun cittadino, perché sarebbe un errore imperdonabile. Il reddito di emergenza deve diventare quel paracadute che ci consentirà tutti insieme di evitare di cadere nel baratro, il puntello decisivo per permetterci di ripartire piano piano quando il virus avrà finalmente rallentato la sua diffusione.

Nell'ultimo mese i cittadini italiani, attraverso la raccolta organizzata dalla Protezione civile, hanno donato circa 126 milioni di euro. Altre raccolte spontanee sono nate dall'iniziativa di singoli cittadini e di associazioni, anche e soprattutto a livello locale. Si allunga, invece, di giorno in giorno la lista delle aziende che offrono soldi e forniture al Sistema sanitario nazionale. I cittadini nella stragrande maggioranza dei casi stanno rispettando le regole restrittive che ci siamo dovuti dare e fanno donazioni. Il Parlamento sta lavorando per perfezionare e approvare i provvedimenti urgenti che sono stati varati, ma manca qualcosa: se i cittadini hanno raccolto così tanti soldi, se le aziende italiane e non stanno continuando a donare importi milionari, cosa aspettano i parlamentari a fare lo stesso rinunciando a una parte del loro stipendio? (Applausi dal Gruppo M5S).

VOCE DAL GRUPPO L-SP-PSd'Az. Che ne sai? Come ti permetti.

MATRISCIANO (M5S). Noi lo facciamo dal 2013 e possono farlo anche quelli delle altre forze politiche. Raccoglieremmo oltre 60 milioni di euro l'anno e li potremmo destinare agli ospedali, alla sanità in generale e al sostegno economico di cittadini ed imprese. Ci sono tante possibili destinazioni per questi fondi e sarà un piacevole problema scegliere quali privilegiare. Sarà bello e importante per chi decide di compiere questo gesto e per chi lo riceverà, ma purtroppo su questo argomento cala sempre un inquietante silenzio.

Presidente, concludo rivolgendo un doveroso ringraziamento ai medici, agli infermieri, al personale sociosanitario e alle Forze dell'ordine, alla Protezione civile e a tutti i volontari che, in un modo o nell'altro, sono in prima linea per tutelare la salute e la sicurezza di tutti noi. Un grazie speciale va, inoltre, a tutti quei lavoratori impegnati per garantire servizi essenziali per il Paese che non hanno potuto fermarsi nemmeno un giorno. Pensiamo agli autotrasportatori, ai dipendenti del trasporto pubblico, ai corrieri, ai commessi nei supermercati, ai lavoratori del settore agroalimentare e ai farmacisti. Spero di non aver dimenticato nessuno in tal caso me ne scuso.

Un ultimo ringraziamento lo faccio anche all'INPS, al presidente Tridico e a tutto il suo staff, anche loro impegnati giorno e notte per garantire l'erogazione dei sussidi a milioni di lavoratori. Anche qui abbiamo avuto un déjà-vu: mi è sembrato di tornare indietro di un anno, quando si diceva che l'INPS non ce l'avrebbe mai fatta a pagare nei tempi indicati le indennità per il reddito di cittadinanza e, invece, ancora una volta, l'INPS con un grande sforzo a sostegno del Paese e lavorando durante il weekend pasquale ha accreditato già ieri quasi due milioni di bonus con valuta dal 15 al 17 aprile a partite IVA, lavoratori autonomi e stagionali. (Applausi dal Gruppo M5S).

In conclusione, un grazie di cuore va a lei, signora Ministra. Mi permetta di aggiungere che - chi la conosce lo sa - lei è persona poco incline alla ricerca della visibilità, ma lavora sodo, portando a termine obiettivi importanti per tutti i cittadini e tutti i lavoratori. Noi la supporteremo in questo percorso; saremo pronti a offrire il nostro aiuto proprio perché pensiamo che in questo momento non sia necessario correre dietro alle fake news o alla sterile polemica di chi non perde occasione per accaparrarsi uno spazio televisivo o un articolo di giornale. È il momento di stare accanto ai cittadini, di ascoltarli, di rassicurarli e di far sentire loro la nostra vicinanza. La propaganda la lasciamo agli altri; il momento del giudizio arriverà per tutti. Noi lavoreremo al suo fianco e al fianco del Governo proprio perché lo abbiamo detto e lo ribadiamo in maniera ancora più forte: nessuno deve rimanere indietro, specialmente adesso. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, che ringrazio per la disponibilità.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 21 aprile 2020

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 21 aprile, alle ore 14,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 15,45).

Allegato B

Testo integrale dell'intervento del ministro Catalfo in sede di informativa sulle iniziative di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per fronteggiare l'emergenza epidemiologica del Covid-19

Testo integrale dell'intervento del ministro Catalfo

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bertacco, Castaldi, Cattaneo, Crimi, De Poli, Di Piazza, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Segre, Sileri e Turco.

.

Sono considerati in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo del Regolamento, i senatori: Augussori, Bongiorno, Borghesi, Bossi Simone, Bossi Umberto, Bruzzone, Candiani, Candura, Cantu', Casolati, Corti, Faggi, Ferrero, Fregolent, Fusco, Lunesu, Marin, Marti, Montani, Ostellari, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pepe, Pergreffi, Pianasso, Pillon, Pirovano, Pisani Pietro, Pizzol, Ripamonti, Rivolta, Saviane, Siri, Stefani, Urraro e Zuliani.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro per le politiche giovanili e lo sport

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2020, n.16, recante disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026 e delle finali ATP Torino 2021 - 2025, nonché in materia di divieto di pubblicizzazione parassitaria (1777)

(presentato in data 15/04/2020)

C.2434 approvato dalla Camera dei deputati

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Rauti Isabella, Ciriani Luca, Balboni Alberto, Bertacco Stefano, Calandrini Nicola, de Bertoldi Andrea, Fazzolari Giovanbattista, Garnero Santanche' Daniela, Iannone Antonio, La Pietra Patrizio Giacomo, La Russa Ignazio, Maffoni Gianpietro, Nastri Gaetano, Petrenga Giovanna, Ruspandini Massimo, Totaro Achille, Urso Adolfo, Zaffini Francesco

Istituzione della giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid-19 (1775)

(presentato in data 08/04/2020);

Senatrice Sbrollini Daniela

Modifiche al decreto legislativo 9 gennaio 2008, n. 9, in materia di titolarità e commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi (1776)

(presentato in data 08/04/2020).

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. De Poli Antonio ed altri

Riconoscimento della lingua dei segni (1685)

previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanità), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2020);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Grassi Ugo

Nuove norme in materia di separazione e affidamento dei figli (782)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 16/04/2020);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Fedeli Valeria ed altri

Riforma della legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di diritto del minore ad una famiglia (1208)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2020);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Buccarella Maurizio

Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, per la parificazione nel trattamento di liquidazione dei compensi del patrocinio a spese dello Stato (1326)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 16/04/2020);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Nencini Riccardo

Interventi per la salvaguardia del carattere storico, monumentale e artistico di Siena e per la tutela delle sue storiche contrade e delle associazioni di contradaioli della città (1135)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2020);

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Fazzolari Giovanbattista ed altri

Disposizioni in materia di estensione dell'obbligo di posta elettronica certificata agli amministratori di imprese costituite in forma societaria e istituzione del registro degli amministratori di società (1297)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio)

(assegnato in data 16/04/2020).

In sede referente

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro politiche giovanili e lo sport Spadafora ed altri

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2020, n.16, recante disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026 e delle finali ATP Torino 2021 - 2025, nonché in materia di divieto di pubblicizzazione parassitaria (1777)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.2434 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 15/04/2020);

Commissioni 1ª e 3ª riunite

Sen. Rojc Tatjana, Sen. Garavini Laura

Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 (979)

previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/04/2020).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro dell'interno, con lettera in data 10 aprile 2020, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 2, 4 e 7, della legge 6 ottobre 2017, n. 158 - lo schema di decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, recante definizione dei parametri per la determinazione delle tipologie dei piccoli comuni che possono beneficiare dei finanziamenti ai sensi dell'articolo 3 della legge 6 ottobre 2017, n. 158 (n. 172).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 13ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 16 maggio 2020. Le Commissioni 1ª, 5ª, 7ª, 8ª e 11ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 13ª Commissione entro il 6 maggio 2020.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 aprile 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6-ter del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 553, convertito dalla legge 23 dicembre 1996, n. 652, la relazione - predisposta dal Ministero della giustizia per il II semestre 2019 - sullo stato di attuazione del programma di costruzione e adattamento di stabilimenti di sicurezza destinati a consentire il trattamento differenziato dei detenuti e sulle disponibilità del personale necessario all'utilizzazione di tali stabilimenti.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 448).

Il Ministro per la pubblica amministrazione, con lettera in data 2 aprile 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 6, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, la relazione concernente gli esiti del monitoraggio sull'attuazione delle prescrizioni del medesimo decreto legislativo n. 218 del 2016, recante semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca, da parte dell'Istituto nazionale di statistica, riferita all'anno 2018.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CCXXXIX, n. 2).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 16 aprile 2020 ha inviato, ai sensi dell'articolo 15 della legge 16 aprile 2015, n. 47, la relazione - predisposta dal Ministero della giustizia - sull'applicazione delle misure cautelari personali e sui provvedimenti di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, riferita all'anno 2019.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente (Doc. XCIV, n. 4).

Il Ministro della giustizia, con lettera in data 15 aprile 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 3, della legge 22 maggio 1978, n. 194, la relazione - per la parte di sua competenza - sullo stato di attuazione della legge concernente norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza, relativa all'anno 2019.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XXXVII-bis, n. 3).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

- Proposta di Decisione del Consiglio sulla posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea in sede di Assemblea dell'Unione di Lisbona (COM(2020) 136 definitivo), alla 3a, alla 9a e alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

- Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Adeguamento tecnico degli strumenti speciali per l'esercizio 2020 [articolo 6, paragrafo 1, lettere e) e f), del regolamento del Consiglio n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020] (COM(2020) 173 definitivo), alla 5a, alla 6a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'identità del gestore degli attivi del fondo comune di copertura a norma dell'articolo 212 del regolamento finanziario 2018/1046 (COM(2020) 130 definitivo), alla 5a, alla 6a, alla 10a, alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'andamento delle spese del FEAGA Sistema d'allarme n. 1-3/2020 (COM(2020) 147 definitivo), alla 5a, alla 6a, alla 9a, alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'applicazione del regolamento (UE) n. 1219/2012 che stabilisce disposizioni transitorie per gli accordi bilaterali conclusi tra Stati membri e paesi terzi in materia di investimenti (COM(2020) 134 definitivo), alla 3a, alla 5a, alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a.

Autorità nazionale anticorruzione, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, con lettera in data 14 aprile 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 213, comma 3, lettere c) e d), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, l'atto di segnalazione n. 4, approvato con delibera n. 339 del 9 aprile 2020, concernente l'applicazione dell'articolo 103, comma 1, del decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020, così come modificato dal decreto-legge n. 23 dell'8 aprile 2020, nel settore dei contratti pubblici.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a, alla 8a, alla 10a e alla 12a Commissione permanente (Atto n. 447).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 61 del 9 gennaio 2020, depositata in cancelleria il successivo 10 aprile, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale del secondo, terzo e quarto periodo del comma 3-quater dell'articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), come introdotto dall'articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 116 del 2016.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 6a e alla 11a Commissione permanente (Doc. VII, n. 71).

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.

Il signor Dario Bossi da Montegrino Valtravaglia (Varese) chiede la modifica dell'articolo 410 del codice di procedura penale in materia di opposizione alla richiesta di archiviazione (Petizione n. 513, assegnata alla 2a Commissione permanente);

il signor Alessio Sundas da Lerici (La Spezia) chiede, al fine di evitare abusi sessuali nello svolgimento di attività sportive e didattiche, di prevedere l'obbligatorietà per tutti i dipendenti (professori, allenatori e collaboratori) di indossare mini-telecamere professionali (Petizione n. 514, assegnata alla 1a Commissione permanente);

la signora Maria Letizia Antonaci da Roma chiede:

- misure urgenti in materia socio-economica a seguito dell'emergenza legata al virus COVID-19 e in particolare la sospensione delle scadenze fiscali con conseguente proroga dei termini; la previsione di un sussidio pari a euro 1.000 per tutte le famiglie; il riconoscimento di crediti di imposta in relazione agli scostamenti di fatturato rispetto all'anno 2019 (Petizione n. 515, assegnata alla 5a Commissione permanente);

- di procedere allo sviluppo di uno strumento volto ad agevolare il pagamento delle imposte (c.d. moltiplicatore di imposta e di credito di imposta) (Petizione n. 516, assegnata alla 6a Commissione permanente);

la signora Antonella Buono, a nome del Movimento Il Sole d'Italia, chiede misure urgenti per contenere l'emergenza sanitaria legata al virus COVID-19 (Petizione n. 517, assegnata alla 12a Commissione permanente);

il signor Renato Lelli da Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona), in relazione all'emergenza legata al virus COVID-19 chiede:

- misure urgenti in materia economica al fine di dare sostegno alle famiglie, alle imprese e al comparto sanitario (Petizione n. 518, assegnata alla 5a Commissione permanente);

- la chiusura delle frontiere e dei porti (Petizione n. 519, assegnata alla 1a Commissione permanente);

- il potenziamento del sistema sanitario nazionale e la costruzione di nuovi ospedali autonomi regionali (Petizione n. 520, assegnata alla 12a Commissione permanente);

Chiede inoltre:

- l'effettuazione sistematica a tutti i cittadini di tamponi al fine di verificare l'eventuale positività al virus COVID-19 (Petizione n. 521, assegnata alla 12a Commissione permanente);

- la sospensione temporanea dell'adozione della tecnologia 5G in attesa delle risultanze degli studi sulla eventuale nocività alla salute umana (Petizione n. 522, assegnata alla 8a Commissione permanente);

la signora Monia Petreni da Sarzana (La Spezia) e il signor Nicola Furlanetto da Mira (Venezia) chiedono disposizioni urgenti finalizzate al sostegno economico alle piccole attività commerciali (Petizione n. 523, assegnata alla 5a Commissione permanente);

il signor Aniello Traino da Neirone (Genova) propone una serie di interventi in relazione all'emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus COVID-19 (Petizione n. 524, assegnata alla 12a Commissione permanente);

il signor Massimo Orlandino da Ostuni (Brindisi) chiede che, nell'ambito dei provvedimenti economici in corso di esame da parte del Parlamento per fronteggiare l'emergenza legata alla diffusione del virus COVID-19, venga prevista la possibilità di accesso alla Cassa integrazione in deroga anche ai lavoratori assunti successivamente alla data del 23 febbraio 2020 (Petizione n. 525, assegnata alla 5a Commissione permanente);

il signor Andrea Carola da Napoli chiede disposizioni finalizzate a tutelare i proprietari di beni mobili e immobili contro erronei o falsi trasferimenti della proprietà riportati nei pubblici registri (Petizione n. 526, assegnata alla 1a Commissione permanente);

il signor Vincenzo Marzano, a nome dell'Associazione GIVA Gruppo Internazionale Volontariato Arcobaleno Comitato Provinciale di Trapani, chiede l'adozione di un Testo unico delle norme in materia di Protezione civile (Petizione n. 527, assegnata alla 1a Commissione permanente);

i signori Antonio Martino, Antonio Tomassini, Christian Montinari, Giovanni Iaselli e Antonio Longo da Milano chiedono modifiche all'articolo 66 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, in materia di incentivi fiscali per erogazioni liberali in denaro e natura a sostegno delle misure di contrasto dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Petizione n. 528, assegnata alla 5a Commissione permanente);

i signori Enrico Balestrieri, Michela Terzi, Alessandra Guanella e numerosi altri cittadini chiedono disposizioni urgenti a sostegno delle società operanti nel settore del turismo (Petizione n. 529, assegnata alla 5a Commissione permanente);

il signor Fabio Bonaretti e numerosi altri cittadini chiedono interventi economici urgenti a sostegno dei lavoratori autonomi (Petizione n. 530, assegnata alla 5a Commissione permanente);

il signor Andrea Sartori da Verona e numerosi altri cittadini chiedono disposizioni economiche urgenti per fronteggiare l'emergenza relativa al virus COVID-19 in favore degli esercenti la professione legale (Petizione n. 531, assegnata alla 5a Commissione permanente);

il signor Letterio Russo Basilicò da Messina chiede disposizioni in merito alla tassazione dei canoni di locazione relativi ad immobili ad uso non abitativo non percepiti e comprovati da provvedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore e da ingiunzione di pagamento (Petizione n. 532, assegnata alla 6a Commissione permanente);

il signor Vincenzo Tamburino da San Gregorio di Catania (Catania) chiede interventi finalizzati ad incrementare il livello di digitalizzazione nelle Pubbliche Amministrazioni (Petizione n. 533, assegnata alla 1a Commissione permanente);

la signora Patrizia Agresti da Chiavari (Genova) propone una serie di interventi urgenti di natura economica per fronteggiare l'emergenza legata al virus COVID-19 (Petizione n. 534, assegnata alla 5a Commissione permanente).

Mozioni

SALVINI Matteo, ROMEO, BAGNAI, CALDEROLI, CENTINAIO, STEFANI, BORGONZONI, CANDIANI, SIRI, ARRIGONI, TOSATO, FAGGI, MONTANI, SAPONARA, ALESSANDRINI, AUGUSSORI, BARBARO, BERGESIO, BORGHESI, BOSSI Simone, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CAMPARI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, CORTI, DE VECCHIS, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, GRASSI, IWOBI, LUCIDI, LUNESU, MARIN, MARTI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, PELLEGRINI Emanuele, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, PISANI Pietro, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, RUFA, SAVIANE, SBRANA, URRARO, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Il Senato,

premesso che:

il funzionamento del meccanismo europeo di stabilità obbedisce alle disposizioni dell'articolo 136 (3) del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, secondo cui "La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell'ambito del meccanismo sarà soggetta a rigorosa condizionalità";

il comunicato emesso ad esito dell'eurogruppo del 9 aprile 2020 specifica che il "sostegno per la crisi pandemica" (pandemic crisis support) proposto si basa sulle esistenti "linee di credito a condizionalità rafforzata" (ECCL), che verranno adattate all'occasione, ma che in ogni caso "verranno seguite le disposizioni del Trattato MES";

il regolamento (UE) n. 472/2013 rafforza le procedure di controllo e sorveglianza per gli Stati membri che si trovano, o rischiano di trovarsi, in gravi difficoltà per quanto riguarda la stabilità finanziaria o la sostenibilità delle loro finanze pubbliche;

ai sensi dell'articolo 7 di tale regolamento, le condizioni cui vengono erogati i prestiti possono essere modificate su proposta delle istituzioni europee, a maggioranza qualificata in seno al Consiglio europeo su proposta di tali istituzioni;

attualmente il cosiddetto pandemic crisis support si basa su una ECCL subordinata alla sola condizione di essere rivolta alla copertura dei costi sanitari diretti e indiretti, ma questo rimane un semplice atto di volontà politica, e ai sensi delle conclusioni dell'eurogruppo non si conoscono la durata delle emissioni, le commissioni applicate, il piano di rimborso, quali tipologie di spese saranno considerate nel quadro delle spese sanitarie, né se siano escluse esplicitamente revisioni ex post di questa condizione;

considerato che le risorse del MES a disposizione per l'emergenza pandemica ammonterebbero ad un totale massimo del 2 per cento del PIL, che in una fase di forte indebitamento come quella che affronterà l'Italia nel medio periodo produrrebbe un esiguo vantaggio in termini di interessi risparmiati;

ribadito che il MES beneficia dello statuto di creditore privilegiato, per cui l'accesso alle sue linee di credito rende creditori subordinati gli altri detentori di titoli di Stato italiani, che pertanto esigerebbero un premio per il rischio sui titoli da loro detenuti, con incremento dello spread,

impegna il Governo a rifiutare la proposta di utilizzare il meccanismo europeo di stabilità come strumento di sostegno nella crisi pandemica.

(1-00223)

IANNONE, CIRIANI, BERTACCO, CALANDRINI, DE BERTOLDI, FAZZOLARI, LA PIETRA, PETRENGA, RAUTI, RUSPANDINI, URSO, ZAFFINI - Il Senato,

premesso che:

con la sospensione della didattica dovuta a questa situazione di emergenza sanitaria nelle scuole di ogni ordine e grado di tutta Italia si è sentita la necessità di mantenere il contatto tra insegnanti e studenti anche "da remoto", iniziando, laddove possibile, ad attivare la didattica a distanza (DAD). Uno dei problemi più seri dovuti all'introduzione di questo meccanismo è la difficoltà a valutare l'operato degli studenti;

la valutazione dovrà essere fatta a distanza e, pertanto, appare improbabile pensare ad una valutazione oggettiva delle prove assegnate agli studenti mediante l'utilizzo della DAD, in quanto numerosi possono essere i fattori esterni capaci di inficiarne la validità; a ciò bisogna aggiungere le difficoltà che hanno tanti studenti nel seguire la DAD per svariati motivi, tra i quali la mancanza di un computer, l'assenza o la difficoltà di connessione o la presenza di contesti familiari con situazioni di grande difficoltà economica e sociale;

in un quadro del genere l'ipotesi di procedere a una valutazione della DAD in base ai riscontri ottenuti in questo periodo risulterebbe quantomeno discriminatoria e soggettiva;

i firmatari del presente atto ritengono, quindi, che sia necessaria una valutazione seria e approfondita, effettuata anche e soprattutto sulla base degli esiti dei corsi di recupero e potenziamento nell'ambito dei quali si potrà, in concreto, stabilire eventualmente il recepimento delle lezioni effettuate attraverso la DAD;

occorre, infatti, che ci sia la possibilità di stilare giudizi seri e ponderati che garantiscano il rispetto delle differenze di merito per non lasciare, in futuro, alcuno spazio a eventuali dubbi sulla carriera scolastica dei discenti dell'anno 2019/2020;

pertanto, per superare queste difficoltà è necessario considerare l'anno in corso come il primo di un percorso biennale unico al termine del quale si procederà a una valutazione complessiva;

tale percorso non si attuerà per le classi terminali di ogni ordine e grado dove sono previste specifiche prove d'esame,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative per prevedere che l'anno scolastico 2019/2020 diventi il primo anno di un percorso biennale collegato a quello successivo;

2) ad adottare iniziative per prevedere che le due annualità siano considerate un biennio unitario solo al termine del quale verrà effettuata la valutazione complessiva del percorso;

3) ad assumere iniziative per stabilire che gli scrutini finali ai fini della valutazione si tengano alla fine dell'anno scolastico 2020/2021, verificando le conoscenze complessive del biennio e prevedendo che in quell'occasione siano assegnati i voti inerenti al biennio, e, se del caso, sia sospeso il giudizio fino al saldo degli eventuali debiti assegnati, secondo i criteri che delibereranno i collegi dei docenti;

4) ad adottare iniziative per prevedere che i docenti rilascino considerazioni, schede, valutazioni del lavoro svolto a distanza, con relativo "pagellino" declinato secondo quanto stabiliranno i collegi dei docenti, affinché le attività svolte con la didattica a distanza, in questo periodo, possano essere tenute in considerazione;

5) ad adottare iniziative per prevedere che per tutte le classi non terminali dell'anno scolastico 2019/2020, nei mesi di settembre e ottobre 2020, si svolga prevalentemente attività di recupero e potenziamento, iniziando la didattica relativa al nuovo anno scolastico a partire dal mese di novembre;

6) ad adottare iniziative per stabilire che per le scuole medie inferiori e superiori sin dall'inizio dell'anno scolastico 2020/2021 ogni consiglio di classe dovrà predisporre l'attivazione di appositi interventi di recupero, specialmente per gli alunni che hanno riportato insufficienze in una o più materie nello scrutinio del primo trimestre (o quadrimestre) dell'anno scolastico 2019/2020, prevedendo altresì che tale percorso non sia attuato per le classi terminali di ogni ordine e grado dove sono previste specifiche prove d'esame.

(1-00224)

Interrogazioni

DE FALCO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno, della salute, delle infrastrutture e dei trasporti e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

il 7 aprile 2020 i Ministri dell'interno, della salute, delle infrastrutture e dei trasporti e degli affari esteri e della cooperazione internazionale hanno firmato un decreto interministeriale che di fatto dichiara non sicuri (unsafe) i porti italiani a causa dell'emergenza dovuta all'epidemia di coronavirus in atto;

questa decisione è stata presa, evidentemente, per impedire l'approdo della nave "Alan Kurdi" di organizzazione non governativa, con un atteggiamento caratterizzato da evidenti aspetti di ipocrisia politica;

il decreto interministeriale, però, è, a parere dell'interrogante un vero e proprio boomerang, perché non solo non raggiunge l'intento di impedire lo sbarco alle navi che effettuano un soccorso marittimo, ma potrebbe causare effetti indesiderabili, mettendo in scacco l'intera portualità, poiché incide in maniera diretta sulle potenzialità commerciali dei porti della Repubblica;

infatti, il presupposto dell'interdizione, secondo la Convenzione UNCLOS invocata, è che la nave straniera rappresenti un pericolo per la comunità costiera, non il contrario. La norma emanata, invece, assume che i porti della Repubblica potrebbero rappresentare un pericolo per la vita delle persone che sono a bordo delle navi (soccorritrici), perché non si può escludere che in ambito portuale vi siano persone infette;

appare evidente, però, che identico pericolo deve ritenersi esistente anche rispetto ad ogni altra nave. Ne consegue logicamente e giuridicamente che tale regola, generale ed astratta, deve trovare applicazione nei confronti di qualsiasi nave straniera, ivi comprese le navi di bandiera comunitaria;

si tratta, quindi di una norma irrazionale e pericolosa, oltre che decisamente inaccettabile anche per quel che riguarda il dovere di salvare le persone in mare, previsto, come noto, dalle convenzioni internazionali accolte nell'ordinamento italiano, e di grado superiore alle leggi ordinarie, e, a maggior ragione, a decreti interministeriali, strumenti meramente amministrativi;

è anche evidente a parere dell'interrogante che per controllare un fenomeno, nel caso di specie gli sbarchi, occorre presidiarne le "linee di alimentazione" e che, se anche fosse possibile chiudere tutto, non sarebbe possibile in alcun modo effettuare una regimentazione degli sbarchi fantasma, quelli non dovuti al necessario intervento di navi di organizzazioni non governative o di altra natura;

infine, viene annunciato un provvedimento del capo del Dipartimento della protezione civile Borrelli, si richiesta del Ministro delle infrastrutture, con il quale i naufraghi soccorsi dalla Alan Kurdi non verranno fatti sbarcare in un porto italiano, ma verrà individuata, con il supporto della Guardia costiera, una nave sulla quale essi saranno trasferiti nelle prossime ore per la quarantena ed i controlli della Croce rossa italiana e delle autorità sanitarie locali,

si chiede di sapere:

se sia confermata l'esistenza del decreto citato, e se esso sia valido ed efficace;

se efficace, se sia vero che di fatto l'intero Governo abbia consapevolmente dichiarato unsafe tutte le strutture portuali italiane, con le conseguenze esposte, ossia con la possibile interdizione ad ogni nave straniera;

inoltre, se nella decisione tenuto presente che i Paesi del Mediterraneo avrebbero, ovviamente, seguito lo sciagurato esempio italiano, chiudendo i porti anche alle navi italiane;

quale sia il senso del provvedimento del capo del Dipartimento della protezione civile, richiesto dal Ministro delle infrastrutture, e che prevede un pericoloso ed inutile trasbordo delle persone salvate da una nave all'altra, impedendo la soluzione più logica, quella dello sbarco e dei successivi controlli sanitari legati all'epidemia di coronavirus;

infine, se il Presidente del Consiglio dei ministri non abbia l'intenzione di assumere la responsabilità di coordinamento di decisioni così impattanti in politica interna, economia ed esteri, evitando che si continui con un procedimento che appare all'interrogante più casuale e confuso che altro, contraddicendo, inoltre, la sua linea di alta esposizione anche mediatica che sta conducendo in questo periodo a considerarlo quasi un "super premier" e non solo un primus inter pares come la Costituzione indica.

(3-01492)

EVANGELISTA - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

la legge 13 febbraio 2020, n. 15, pubblicata il 10 marzo, recante "Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura", ha sancito espressamente che la Repubblica, in attuazione degli articoli 2, 3 e 9 della Costituzione, favorisce e sostiene la lettura quale mezzo per lo sviluppo della conoscenza, la diffusione della cultura, la promozione del progresso civile, sociale ed economico della nazione, la formazione e il benessere dei cittadini;

inoltre ha stabilito che la Repubblica promuove interventi volti a sostenere e a incentivare la produzione, la conservazione, la circolazione e la fruizione dei libri come strumenti preferenziali per l'accesso ai contenuti e per la loro diffusione, nonché per il miglioramento degli indicatori del benessere equo e sostenibile (BES);

la legge, per il raggiungimento di questi obiettivi, oltre a disporre delle misure per il contrasto della povertà educativa e culturale, ha previsto uno specifico piano nazionale d'azione per la promozione della lettura che, tra le altre, ha la finalità di diffondere l'abitudine alla lettura, di promuovere la frequentazione delle biblioteche e delle librerie e la conoscenza della produzione libraria italiana. Per la realizzazione di questi scopi, ha istituito un fondo con lo stanziamento di 4.350.000 euro annui a decorrere dall'anno 2020, che sarà gestito e ripartito secondo i decreti interministeriali da emanarsi;

la legge è entrata in vigore il 25 marzo 2020, e, quindi, successivamente all'adozione delle misure restrittive imposte dall'emergenza sanitaria a causa della pandemia da COVID-19, tra le quali, in particolare, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020 che ha disposto la chiusura delle attività commerciali al dettaglio che non vendano beni di "prima necessità", tra cui le librerie;

nel settore dell'editoria e nel settore librario, il blocco ha determinato una drastica ricaduta su tutte le articolazioni della filiera del libro che coinvolgono, solo per citarne alcuni, editori, tipografie, librai, autori, traduttori;

l'associazione italiana librai ha stimato per il periodo 23 febbraio-25 marzo un calo di fatturato pari a 47 milioni di euro, l'associazione italiana editori afferma che, su base annuale, saranno 23.200 i titoli in meno che verranno pubblicati;

tutto questo in un momento drammatico della vita del nostro Paese e non solo, nel quale l'arma più efficace per combattere il contagio è rappresentata dallo stare a casa, misura che ha imposto un profondo cambiamento dello stile di vita e che potrebbe favorire l'impiego del tempo libero di ciascuno a nel leggere un libro;

anche nell'eccezionalità dell'attuale fase storica, pertanto, soccorre l'esigenza del rispetto dei principi che informano la legge sulla promozione ed il sostegno alla lettura, per garantire la crescita culturale del nostro Paese e concorrere alla formazione ed al benessere dei cittadini provati dall'emergenza sanitaria;

il 10 aprile un nuovo decreto doveva consentire la riapertura delle librerie, invece con diverse ordinanze alcune Regioni hanno vietato ai librai di alzare le serrande: si tratta delle Regioni Lombardia, Piemonte, Campania, di parte dell'Emilia-Romagna, della Provincia di Trento, del Lazio fino al 20 aprile, e della Sardegna;

ora, se nelle regioni più colpite dall'emergenza sanitaria tale aggravio delle restrizioni è comprensibile; invece, non appare giustificato e adeguatamente motivato in regioni, come ad esempio la Sardegna, ove i dati dei contagi e dei decessi non legittimano ordinanze regionali dal contenuto più restrittivo rispetto ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di consentire l'applicazione dei principi enunciati dalla legge n. 15 del 2020 e se questi debbano essere attuati mediante l'inserimento dei libri nell'elenco dei beni di prima necessità;

se, conseguentemente, debba essere riconosciuta agli operatori del settore, nella rigorosa osservanza di tutte le precauzioni disposte per evitare il contagio ed in ogni caso della distanza di sicurezza interpersonale, la facoltà di riaprire le librerie e così garantire la commercializzazione dei libri quali beni primari, in deroga alle ordinanze regionali che vietano la riapertura senza adeguata motivazione;

se, infine, sia ritenga possibile proporre l'istituzione di un fondo di emergenza per il settore librario e dell'editoria.

(3-01493)

MOLES - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e per gli affari regionali e le autonomie. - Premesso che:

in base a quanto stabilito dall'articolo 19 del decreto legislativo n. 625 del 1996, le compagnie petrolifere hanno l'obbligo di versare le aliquote del prodotto delle coltivazioni (le cosiddette royalty) allo Stato, entro il 30 giugno dell'anno successivo;

per l'anno 2015, le royalty sono state regolarmente versate dal concessionario all'entrata del bilancio dello Stato. A tal fine, con nota del 29 gennaio 2019, il Ministero dello sviluppo economico ha comunicato alla Regione Basilicata che la quota minima assegnata alla Regione ammontava a 40.525.986 euro;

dette risorse non sono state trasferite alla Regione, poiché tale stanziamento non risulta essere stato impegnato dal Ministero dello sviluppo economico entro il 31 dicembre 2016 e ciò ha comportato che le stesse siano andate in economia;

occorre ricordare che le risorse menzionate sono somme vincolate a favore delle Regioni interessate dove avvengono le estrazioni petrolifere e finalizzate al finanziamento di interventi di sviluppo economico e sociale delle medesime;

con note n. 7085 dell'11 aprile 2019 e n. 9195 del 15 maggio 2019, il gabinetto del Ministro dell'economia e delle finanze ha trasmesso alla Regione Basilicata le note n. 62081/15°2 del 9 aprile 2019 e n. 79294/11°1 del 10 maggio 2019, con le quali sono state richieste informazioni in merito allo stato di attuazione dei decreti derivanti di cui all'articolo 45 della legge n. 99 del 2009, recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia";

all'uopo si evidenzia che il decreto di riparto del fondo relativo alle produzioni dell'anno 2017 è stato bollinato con nota n. 18923 del 4 febbraio 2019, registrato alla Corte dei conti il 9 aprile 2019 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 maggio 2019 (decreto ministeriale 15 marzo 2019);

il decreto di riparto del fondo relativo alle produzioni dell'anno 2015 è pervenuto per le valutazioni di competenza con nota del gabinetto del Ministro dell'economia n. 16834 del 29 agosto 2017 e trasmesso dal Ministero dello sviluppo economico con nota n. 18936 del 4 agosto 2017;

con nota del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del 26 settembre 2017, n. 175928, è stato specificato che le risorse inizialmente previste per il 2016 e stabilizzate in bilancio sul capitolo 3593 del Ministero dello sviluppo economico ammontavano a 60 milioni di euro, salvo verifica e monitoraggio delle entrate relative alle royalty nel corso dell'anno;

successivamente, nel mese di giugno 2016, il capitolo di spesa è stato allineato a quello di entrata in base alle risultanze di quanto versato a titolo di royalty, e conseguentemente ridotto a circa 45 milioni di euro a seguito di un taglio di 10 milioni di euro ai sensi del decreto-legge n. 193 del 2016;

con nota n. 7882 del 15 gennaio 2019, il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ha espresso il proprio nulla osta all'ulteriore corso del protocollo, pervenuto alla Regione Basilicata con nota del gabinetto del Ministro n. 24957 del 31 dicembre 2018,

si chiede di sapere se siano state adottate le misure necessarie finalizzate a rendere nuovamente esigibili le risorse citate in favore della Regione Basilicata e, in caso negativo, se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, non ritengano di provvedervi tempestivamente, considerata la particolare gravità della situazione economica in atto causata dall'emergenza epidemiologica da COVID-19.

(3-01494)

STEFANO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, stabilisce la corresponsione di un'indennità pari a 600 euro ai liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020 iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell'INPS e ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data, ai lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell'assicurazione generale obbligatoria (artigiani, commercianti, imprenditori agricoli, coltivatori diretti, coloni e mezzadri), ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, ai lavoratori dipendenti del settore agricolo ed ai lavoratori dello spettacolo;

la modalità prevista per la richiesta di tale indennità è la procedura telematica sul sito INPS o, in alternativa, mediante il ricorso al contact center dell'Istituto e ai servizi degli enti di patronato;

la massiva richiesta di accessi al sito dell'ente previdenziale ha comportato gravi e reiterati disservizi del portale;

con comunicato stampa del 1° aprile 2020, il consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili esprimeva soddisfazione per la decisione da parte dell'INPS di abilitare anche i commercialisti all'invio della richiesta della stessa indennità;

in data 8 aprile, è stata inviata tramite PEC una lettera del direttore centrale dell'INPS, Rocco Lauria, al consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili, nella quale viene riportato che le prestazioni di indennità del decreto "cura Italia", avendo natura assistenziale, ricadono tra le competenze degli istituti di patronato poiché "diverso è il ruolo attribuito dall'ordinamento italiano a commercialisti e consulenti del lavoro, i quali possono assumere gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale dei lavoratori dipendenti quando non sono curati dal datore di lavoro";

nella lettera viene riportato che la possibilità di concedere anche ai professionisti il compito di intermediari abilitati necessiterebbe di un decreto ministeriale apposito in grado di modificare il quadro normativo attuale che neppure l'INPS con autonoma determinazione sarebbe in grado di superare,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e se non ritenga, in ragione del momento del tutto eccezionale, quanto mai urgente ed opportuno assumere le necessarie iniziative volte a semplificare un iter che ha già presentato gravi e considerevoli difficoltà nel suo espletamento.

(3-01495)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

ASTORRE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

l'articolo 34 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, recante "Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali", dispone, per i professionisti, la necessaria esclusiva iscrizione agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria ai fini della fruizione dell'indennità da COVID-19, di cui di cui all'articolo 44 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18;

allo stato attuale tale disposizione normativa di fatto impedisce l'accesso all'indennità a migliaia di professionisti che risultano inscritti anche alla gestione separata dell'INPS;

non è infrequente la situazione di molti professionisti e lavoratori autonomi che, pur svolgendo una sola attività lavorativa, riferita al proprio ordine professionale di appartenenza, risultino ancora iscritti alla gestione separata dell'INPS;

non sussiste a tutt'oggi uno strumento in grado di consentire la cancellazione dalla gestione separata, e, in molti casi, a fronte di richieste inviate formalmente all'Istituto nazionale di previdenza sociale, con le quali si comunicava la volontà di chiusura della gestione separata, dall'INPS non è giunta alcuna risposta, al punto che anche i professionisti che hanno inviato tale comunicazione, esprimendo la propria volontà di cancellazione dalla gestione separata, risultano ancora iscritti;

considerato che:

tale disposizione normativa impedisce, di fatto, a migliaia di professionisti e lavoratori autonomi di accedere all'indennità. Sono molte le casse che hanno accettato anche le domande di lavoratori autonomi e professionisti iscritti anche alla gestione separata dell'INPS, e che, stante la normativa vigente, non possono essere accolte;

l'Associazione degli enti previdenziali privati (ADEPP) ha registrato, nella prima settimana di vigenza del decreto-legge n. 23, 420.000 domande pervenute, a fronte delle quali le casse di previdenza private avevano già predisposto i bonifici da inviare ai propri iscritti, circa 70.000 quelli preparati da cassa forense, oltre 25.000 quelli dell'ENPAM e della cassa dei dottori commercialisti;

l'indirizzo dato dalle stesse casse ai propri iscritti è quello di far completare la domanda con un'ulteriore autocertificazione e predisporre, in tempi rapidi, l'invio dei bonifici,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda integrare la disposizione normativa prevedendo che l'indennità di cui al decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, sia riconosciuta anche ai lavoratori autonomi e ai professionisti che risultano iscritti anche alla gestione separata dell'INPS, i quali abbiano inviato richiesta di riconoscimento dell'indennità, di cui all'articolo 44 del medesimo decreto, ad un solo ente previdenziale.

(3-01491)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

AIMI, MALLEGNI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

è notizia recente della scomparsa, a soli 36 anni, a causa del coronavirus, di una operatrice sanitaria, dipendente della residenza anziani "Villa Margherita" di Modena. La notizia ha suscitato grande commozione sul territorio e testimonia, purtroppo, come le case di riposo corrano il serio rischio di diventare pericolosi focolai di contagio da COVID-19. Nella citata casa di riposo, infatti, gli ospiti contagiati sono 35 e gli operatori positivi al virus 10;

anche nelle case di riposo del bolognese si sono registrati numerosi decessi tra gli ospiti e da tempo i dirigenti delle strutture hanno lanciato l'allarme, in tutta Italia, sulla situazione critica che stanno vivendo le residenze per anziani, che hanno la caratteristica di ospitare utenti particolarmente fragili;

nel bolognese, ad esempio, sono state tantissime le segnalazioni di parenti e personale delle strutture. I Carabinieri del NAS hanno già effettuato i primi controlli;

in provincia di Bergamo la situazione appare oltremodo drammatica, con decessi nelle case di riposo aumentati fino a 15 volte;

tra le criticità maggiori segnalate a mezzo stampa, vi è in particolare la carenza di dispositivi di protezione individuale per gli operatori, la difficoltà per i parenti di ottenere notizie sugli ospiti delle strutture, il ritardo con cui si è intervenuti per gestire particolari emergenze, la mancanza di un piano specifico per eseguire tamponi a tappeto sul personale e sui pazienti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se intenda avviare verifiche di competenza per quanto accaduto e per quanto sta accadendo nelle case di riposo in relazione all'emergenza COVID-19;

quali iniziative normative urgenti intenda adottare per superare le enormi criticità che si stanno verificando nelle strutture per anziani dell'Emilia-Romagna, della Lombardia e di tutta Italia in questa drammatica fase di emergenza sanitaria.

(4-03148)

ORTIS, DI MICCO, CORRADO, DONNO, TRENTACOSTE, LANNUTTI, PAVANELLI, PRESUTTO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

nelle aree rurali del comune campobassano di San Martino in Pensilis sono state nei giorni scorsi rinvenute, in tre diversi luoghi, tre discariche abusive di rifiuti, probabilmente industriali;

il primo ritrovamento risale a mercoledì 1° aprile 2020, a ridosso della strada statale Bifernina, non lontano dal comune di Guglionesi; la mole dei rifiuti era tale che si è ipotizzato che, per il suo trasporto, si siano resi necessari fino a otto camion. Il giorno seguente, è arrivato il secondo rinvenimento, nel mezzo della strada statale 87: due camion di rifiuti speciali. Infine, il 3 aprile, nei pressi del confine pugliese, la scoperta dell'ultimo cumulo;

il sindaco di San Martino, intervenuto sul posto insieme ai Carabinieri forestali della compagnia di Termoli e al Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Campobasso, ha dichiarato che "sembrano scarti industriali, anzi in qualche caso sembra che siano state ripulite delle discariche perché c'è del terriccio", come si legge su "Primonumero" del 3 aprile 2020;

forte è il sospetto che quanto accaduto abbia come responsabili i clan della criminalità organizzata campana. Il fatto presenta invero inquietanti analogie con quanto accaduto, nel 2014, nel territorio del vicino comune di Campomarino (contrada Ramitelli), laddove balle di immondizia, alte tre metri, furono accatastate nel bel mezzo di una strada. Fu, quello, uno dei molti casi di sversamento illegale di rifiuti scoperto dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari con l'operazione "Black Land". L'indagine interessò le province di Foggia, Barletta-Andria-Trani, Avellino, Caserta, Salerno, Benevento, Potenza e Campobasso; portando infine all'arresto, nella primavera di quell'anno, di 14 persone operanti nel business delle ecomafie,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative di competenza abbiano messo in atto, o abbiano intenzione di intraprendere, al fine di debellare la dilagante piaga delle discariche abusive, contrastando fenomeni criminosi e allarmanti dal punto di vista ambientale e sociale, con particolare riguardo al ciclo illegale dei rifiuti e alla consolidata presenza di infiltrazioni mafiose nelle imprese implicate;

se, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano attivarsi nelle sedi di competenza affinché siano poste in essere iniziative per ottimizzare e qualificare il servizio di gestione del ciclo dei rifiuti, nonché per effettuare una mappatura delle discariche abusive e dei luoghi interessati dal fenomeno dello smaltimento illegale dei rifiuti, anche al fine di rassicurare le comunità interessate;

se non ritengano che un'accurata pianificazione nazionale gestionale, logistica e impiantistica, unita ad un sistema di misurazione e controllo efficace e a sanzioni realmente dissuasive, consentirebbe di abbattere i costi di gestione, scoraggiare le infiltrazioni delle ecomafie e migliorare la qualità dell'ambiente.

(4-03149)

ORTIS, LANNUTTI, CORRADO, LEONE, L'ABBATE - Al Ministro della salute. - Premesso che:

desta sconcerto, e sconforto, la vicenda che sta coinvolgendo, in questi giorni, gli anziani della casa di riposo "Tavola osca", gestita dalla società Eco Adriatico, all'interno del comune isernino di Agnone: l'ennesimo ospizio, sul suolo nazionale, divenuto un pericolosissimo cluster del COVID-19;

è, infatti, notizia dei giorni scorsi come siano risultati positivi ai test, effettuati dall'Azienda sanitaria regionale del Molise (ASREM) il 3 aprile 2020, ben 23 persone tra anziani, familiari, e operatori della casa di risposo; tra questi ultimi, inoltre, figurano addetti alle pulizie che lavorano anche in altre strutture della zona;

fin da subito, nella gestione dell'emergenza sono emerse numerose criticità; tra i molti, il problema più grave è stato quello del trattamento dei positivi, impossibilitati, a causa della rinuncia all'assistenza da parte del conduttore della casa di riposo, l'imprenditore Esterino Policella, a essere tenuti in isolamento all'interno dell'ospizio di Agnone. Come dichiarato dal direttore generale dell'ASREM, Oreste Florenzano, «sul posto, lì ad Agnone, ci sono stati più problemi e scarsa comunicazione con la proprietà. Sostanzialmente ci hanno comunicato dalla casa di riposo che loro non erano più nella possibilità di gestire la situazione», come si legge su "L'eco dell'altomolise" il 7 aprile. La dirigenza della struttura ha infatti dichiarato che «i dipendenti impiegati (…) sono risultati tutti positivi (…) In sostanza ci si è trovati nella condizione di non poter proseguire l'attività», come si legge su "Primonumero" il 9 aprile;

in merito, il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Isernia per accertare le eventuali responsabilità penali a carico dei gestori della struttura nell'assistenza alle persone ospitate al suo interno. Gli avvocati dell'associazione rilevano infatti come «la società che gestisce la Residenza è titolare di autorizzazione sanitaria rilasciata dal Commissario [ad acta] per 30 posti letto destinati all'assistenza degli anziani, con conseguente assoggettamento ai poteri di verifica e controllo dell'Azienda sanitaria», come è riportato su "Primonumero" il successivo 11 aprile;

a seguito di quanto sopra è stato disposto, dalle autorità regionali, il trasferimento di 13 ospiti asintomatici presso l'ospedale di comunità di Venafro "SS. Rosario". Quel che lascia perplessi è stata la modalità del trasferimento, avvenuto repentinamente, senza adeguata programmazione, nella notte del 6 aprile, dalle ore 22:00 fino alle ore 2:00 del giorno seguente. Per di più, come ammesso sempre dallo stesso direttore generale dell'ASREM, alcune famiglie degli ospiti non sono state avvisate per tempo dello spostamento, per motivi non meglio precisati. La triste vicenda ha avuto anche un'eco nazionale, grazie a un recente servizio televisivo della trasmissione "Chi l'ha visto?" dell'8 aprile;

al riguardo, si riporta il commento del sacerdote Francesco Martino, nativo di Agnone: «Questa situazione è il frutto purtroppo del caos organizzativo, gestionale, dell'incapacità manifesta a gestire l'emergenza da parte di Regione Molise, dell'ASREM ed anche degli organi tecnici preposti locali, aggravata da comportamenti, diciamo incomprensibili, della gestione della Casa per anziani Tavola osca, che, tra l'altro, ha lasciato per quattro giorni senza pulizia l'ospedale "Caracciolo", avendo in comune il personale di pulizia» con la prima struttura, «senza prendere dovute precauzioni, nell'incredibile assenza di intervento degli organi ASREM che dovevano vigilare, essendo la pulizia una cosa fondamentale per la sicurezza sanitaria di un ospedale. Ma il provvedimento preso non risolve nulla, se non il liberare l'immobile del privato, e generando un possibile focolaio in una struttura ancora pulita». E ancora: «data la grandezza della Tavola osca, dotata anche di un piano con camere adatte per una RSA, tutte con bagno interno, che nel corpo centrale conta circa 50 camere, percorso di separazione tra il pulito e lo sporco, una cucina adatta, la soluzione più semplice era requisire la struttura stessa, collocarvi tutti gli ospiti e il personale per la quarantena, compresi gli operatori, e quindi procedere ad organizzare i sevizi, con tutti i dispositivi DPI, assumendo anche a chiamata diretta oss e con il supporto di protezione civile e Croce rossa», come riportato on line da "teleaesse" il 7 aprile;

secondo quanto dichiarato dal procuratore capo di Isernia, Carlo Fucci, a cui i Carabinieri hanno trasmesso gli atti relativi al cluster della casa di riposo di Agnone, «la Procura sta vagliando con attenzione tutto ciò che è accaduto, se sono stati commessi reati in danno di persone deboli». Il fascicolo aperto sarebbe relativo sia al cluster all'interno della casa di riposo (per accertarne l'origine, oltre che per appurare eventuali negligenze sulle misure di sicurezza), sia al trattamento degli ospiti, sia al loro trasferimento notturno al nosocomio di Venafro, come si legge in un lancio dell'Ansa lo stesso giorno;

è da annotare inoltre come il nosocomio di Venafro ospitasse già 5 pazienti positivi al COVID-19, provenienti da un'altra casa di riposo, sita a Cercemaggiore (Campobasso): inizialmente negativi, si erano positivizzati al virus durante un precedente ricovero nel presidio ospedaliero di Larino (Campobasso). Tale sciagurato ricovero era avvenuto a seguito della scoperta, nella loro casa di riposo, di ulteriori 16 contagiati;

il 10 aprile è giunta poi la terribile notizia della morte di un'anziana proveniente dall'ospizio di Agnone, le cui condizioni si sono aggravate al punto da richiedere un nuovo spostamento, da Venafro all'ospedale "Cardarelli" di Campobasso, senza tuttavia che ciò sia riuscito a impedirne il decesso, il quattordicesimo in Molise dall'inizio dell'emergenza;

come rilevato da alcuni consiglieri molisani, attraverso una recente interrogazione urgente indirizzata ai presidenti Toma e Micone il 7 aprile 2020, molte sono le inadeguatezze del sistema sanitario regionale: dalla carenza dei dispositivi necessari a fronteggiare l'emergenza epidemiologica, alla scarsità dei tamponi processati; dalla poca trasparenza in merito ai piani da adottare nelle varie fasi pandemiche, alla tardività con cui vengono trasmessi i risultati dei tamponi effettuati; dal tardivo avvio delle procedure per il reclutamento del personale medico, all'assenza di comunicazione tra l'unità di crisi e l'assise regionale;

si evidenzia inoltre come la Regione Molise abbia presentato più di una lacuna nell'adozione e nell'osservanza delle linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19 fissate dal Ministero della salute, le quali prescrivevano di «identificare prioritariamente strutture/stabilimenti dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID-19» identificando anche «altre strutture ospedaliere da dedicare alla gestione dell'emergenza ospedaliera non-COVID»; inoltre, «laddove non risulti possibile la separazione degli ospedali dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID-19 da quelli non-COVID-19, i percorsi clinico-assistenziali e il flusso dei malati devono, comunque, essere nettamente separati»;

le case di riposo per anziani, che in Molise ospitano circa 1.800 persone, sono diventate, in alcuni casi, pericolosi focolai infettivi. A parere degli interroganti tale circostanza, dato l'altissimo tasso di mortalità nelle persone anziane positive al COVID-19, pone l'obbligo di mettere in campo azioni urgentissime e severe, al fine di scongiurare conseguenze altamente pregiudizievoli a carico delle fasce realmente più deboli e esposte della popolazione molisana, che senza dubbio sono individuabili negli ospiti delle case di riposo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;

quali urgenti iniziative intenda assumere, nel rispetto delle indagini della magistratura, al fine di fare chiarezza su quanto avvenuto nelle case di riposo della Regione Molise, oltre che per verificare se sia stata tutelata la salute degli anziani e degli operatori; se ritenga di intraprendere quindi iniziative di carattere ispettivo negli ospizi menzionati;

se intenda accertare in base a quali protocolli le autorità regionali abbiano predisposto i trasferimenti dei pazienti, considerate le discutibili modalità applicate, verificando le eventuali omissioni, violazioni e relative responsabilità in ordine ai fatti. Ciò in ossequio alla tutela del diritto alla salute, costituzionalmente garantito, nonché al diritto alla dignità della persona;

se intenda verificare se l'ASREM, nella pianificazione delle azioni di contrasto al COVID-19, abbia rispettato le citate linee di indirizzo e, altresì, se siano state applicate correttamente tutte le misure previste a tutela della salute pubblica, in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica;

quali misure intenda adottare al fine di prevenire analoghe situazioni, che potrebbero verificarsi nelle altre case di riposo o nei centri di accoglienza diffusi sul territorio;

quali urgenti iniziative intenda intraprendere affinché siano garantite adeguate misure di tutela dei cittadini assistiti nelle strutture, al fine di affrontare nel migliore dei modi l'emergenza, abbattendo il rischio di contagio virale;

se non intenda attivarsi nelle sedi di competenza affinché sia assicurata la qualità dell'assistenza al cittadino, allo scopo di garantire la fruibilità delle prestazioni di assistenza sanitaria, in piena sicurezza, in ogni struttura.

(4-03150)

IANNONE - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

il Ministro in indirizzo ha affermato "con il decreto Cura Italia salvaguardiamo i contratti dei supplenti, sia docenti che ATA. Nessuno perderà il posto. Tutte le componenti del personale sono importanti";

per quanto risulta all'interrogante, in una bozza di decreto si prevedono complete tutele solo per il personale docente, mentre per quanto riguarda il personale amministrativo tecnico e ausiliario le indicazioni riportate sarebbero le seguenti: "Per quanto attiene il conferimento delle supplenze al personale ATA, ai sensi del predetto articolo 121 del decreto-legge n. 18 del 2020, a differenza che per quanto previsto specificatamente per il personale docente, non si dà luogo alla proroga della supplenza nel caso di rientro del titolare. Ferma restando la vigenza dei contratti di supplenza in essere sino alla loro scadenza, l'applicazione dell'art. 121 subordina la sottoscrizione di ulteriori contratti alla possibilità di poter svolgere le mansioni del profilo funzionale di appartenenza in modo agile, con la disponibilità di propria dotazione o attraverso il comodato sopra citato. Per quanto concerne il personale ATA che, non essendo impiegabile, rientra nell'ambito di applicazione dell'articolo 87, comma 3, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, la supplenza o la proroga della supplenza in essere è attribuibile solo per esigenze indifferibili e che non possano essere altrimenti coperte, secondo le disposizioni del Dirigente scolastico";

le interpretazioni di certe scuole, suffragate anche da questa presunta bozza proveniente dal Ministero dell'istruzione, che di fatto non hanno prorogato i contratti in essere al personale ATA o non hanno stipulato nuovi contratti in caso di ulteriori assenze, ha portato al licenziamento pertanto di moltissimi lavoratori;

alle segreterie scolastiche non sono state fornite chiare istruzioni in merito, mentre è essenziale che in questa situazione così delicata debbano avere dall'amministrazione indicazioni coerenti e pertinenti;

è stato cancellato il nodo n. 19 del sistema SIDI, che consentiva la proroga dei contratti;

tanto personale ATA è rimasto senza lavoro e senza stipendio, a volte anche lontano da casa e costretto dalle disposizioni di legge a non potervi tornare,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga di intervenire rapidamente, in modo che vengano giustamente considerati anche i precari ATA, che si sono sempre prodigati per il bene della scuola;

se intenda attivare le proroghe dei vari contratti, oltre a permettere nuove nomine nei casi consentiti;

se non ritenga che avere organici ridotti a causa delle assenze sia veramente deleterio, soprattutto per gli assistenti amministrativi e tecnici in smart working, con mille difficoltà a causa di sistemi obsoleti, attrezzature informatiche talvolta di proprietà dei singoli e pertanto non perfettamente confacenti, linee spesso intasate e figli da gestire vista la sospensione delle attività didattiche;

se intenda evitare la disparità di trattamento fra docenti e personale ATA che, specialmente in questa tragica situazione, non dovrebbero esistere e porterebbero a vanificare quanto previsto dal decreto "cura Italia" in merito alla salvaguardia dei contratti.

(4-03151)

IANNONE - Al Ministro della salute. - Premesso che:

il dottor Luigi Greco, infettivologo di fama ma in pensione, è stato richiamato in servizio e poi di nuovo sollevato dall'incarico dall'ospedale "San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona" di Salerno;

il ritorno dell'infettivologo al "Ruggi" è durato molto poco, in quanto gli è stato comunicato, come scrive il quotidiano "Il Mattino", che la sua presenza non rientrava più nei piani strategici dell'azienda ospedaliera universitaria di Salerno;

nei giorni antecedenti al licenziamento il medico aveva messo in discussione alcune decisioni dei vertici dell'azienda di via San Leonardo, tra le quali il trasferimento del reparto di malattie infettive all'ospedale "Giovanni da Procida";

questa scelta aveva dato il via a un vespaio di polemiche, che aveva coinvolto anche le sigle sindacali dei camici bianchi e il tribunale del malato,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del grave accaduto che sembra consistere in un'epurazione derivante da motivi ideologici, ai danni di un medico che ha alle spalle un'onorata carriera, ricca di soddisfazioni professionali e riconoscimenti;

se non ritenga che, nel momento in cui occorre personale medico che metta a disposizione tutte le proprie capacità per combattere l'emergenza coronavirus, sia di massima gravità il verificarsi questi atti che l'interrogante ritiene indice di tracotanza ispirati da una carente cultura democratica;

se, nell'ambito dei suoi poteri di legge, intenda accertare quali motivazioni la direzione della ASL adduca al licenziamento del dottor Greco, che ha destato stupore ed indignazione in quanti ne conoscono le doti ed il valore e ne chiedono l'immediato reintegro, avendo promosso anche una petizione popolare che in poche ore ha trovato un ampio sostegno della società politica e civile del territorio salernitano.

(4-03152)

IANNONE - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

numerosi connazionali sono bloccati, all'estero, in diversi Paesi e si trovano nell'impossibilità di rientrare in Italia;

in particolare sono 300 i connazionali che si trovano in Argentina in precarie condizioni, in uno stato di grande incertezza sui tempi di un possibile rientro;

tra questi vi è Mario Palombo che si trova in Argentina in visita a parenti e che si è fatto interprete di un grido di allarme per richiamare l'attenzione delle autorità;

il gruppo di italiani era partito da Roma con volo Alitalia il 26 febbraio 2020. Tre giorni dopo il loro arrivo, in Italia ci sono stati i primi focolai di coronavirus;

il loro rientro a Roma era previsto per il 21 marzo ma Palombo è stato informato che, a causa della pandemia, tutti i voli erano stati sospesi;

lo stesso Palombo si è messo in contatto con il console generale d'Italia a Buenos Aires, il quale si è attivato immediatamente per conoscere la situazione;

nel frattempo anche in Argentina è stata imposta la quarantena. Il console, molto attivo e professionale, giorni fa aveva assicurato che si stava organizzando un volo per Roma;

allo stato, a Buenos Aires, sono circa 300 gli italiani che aspettano di essere rimpatriati e ci sono persone in gravi difficoltà economiche e persone che, malgrado l'intervento del consolato, non hanno disponibilità alloggiative;

la situazione si aggrava ogni giorno di più e, se non verranno presi provvedimenti immediati inviando un velivolo Alitalia o un volo di Stato, ci potrebbero essere ulteriori disagi e spiacevoli conseguenze per gli italiani che desiderano rientrare in patria,

si chiede per sapere:

quali iniziative siano state intraprese per riportare in Italia i connazionali;

quali siano gli ostacoli all'organizzazione di un volo con la compagnia Alitalia;

se siano state valutate altre opzioni come voli militari o voli di Stato;

quali spiegazioni il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale possa addurre a giustificazione di questa inerzia, considerato che in altra circostanza è stato approntato un volo per Wuhan in Cina per una sola persona;

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda urgentemente assumere per risolvere il problema degli italiani bloccati in Argentina.

(4-03153)

IANNONE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

durante l'emergenza sanitaria del coronavirus, la Regione Campania ha dato il via libera alla riconversione di una parte dell'ex Stir di Battipaglia (Salerno) in impianto di compostaggio;

contro ogni logica si porta avanti il devastante progetto di concentrazione selvaggia degli impianti di rifiuti, pubblici e privati, a Battipaglia e nella piana del Sele;

il sito di Battipaglia si aggiungerà a quello vetusto di Eboli, già tristemente noto alle cronache, che da anni inquina l'ambiente e che di recente è stato anche sequestrato dalla magistratura, e al nascente impianto di Pontecagnano-Faiano;

questi impianti vengono sconsideratamente concentrati in pochi chilometri e si vanno ad aggiungere alla presenza a Battipaglia dell'unico impianto provinciale per l'indifferenziato (ex Stir);

si fa, in questo modo, della piana del Sele "l'immondezzaio della provincia di Salerno" senza un progetto complessivo che consenta l'autosufficienza della regione e l'utilizzo dei rifiuti come risorsa economica, capace di generare proventi da reinvestire poi in Campania in termini di sicurezza ambientale e infrastrutture;

si riscontra il fallimento più completo del piano regionale rifiuti, con costosissimi trasferimenti su gomma, nei quali si annidano i principali interessi malavitosi, al Nord Italia e addirittura all'estero, e il sacrificio di intere comunità, come quelle di Battipaglia e della piana del Sele, immolate sull'altare del business nella logica propria di chi governa la Regione;

i vertici politici della Regione e della Provincia di Salerno avevano promesso di fare in modo di evitare l'apertura di nuovi impianti in questo territorio devastato nelle sue produzioni d'eccellenza agricole e teatro di roghi impressionanti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo grave fatto e se non ritenga di intervenire a tutela del diritto alla salute dei cittadini della piana del Sele, che non possono neanche manifestare il loro dissenso per la restrizione dei comportamenti sociali necessaria a combattere la diffusione del coronavirus;

se non ritenga che Battipaglia e la piana del Sele abbisognino di bonifiche e tutela, anziché di nuovi fardelli che come macigni pesano sul futuro di questo straordinario e generoso territorio, patria dell'oro bianco e di produzioni agricole d'eccellenza.

(4-03154)

QUAGLIARIELLO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

l'emergenza pandemia del COVID-19 e le chiusure forzate connesse alle misure di riduzione della propagazione del virus stanno mettendo a dura prova le aziende e le attività economiche del nostro Paese;

gli operatori economici si sono attrezzati, ancor prima di ricevere l'indicazione da parte dell'Esecutivo, sostenendo ulteriori ingenti spese, mettendo in campo tutte le misure di sicurezza e sanificazione dei luoghi di lavoro, così da fornire ai propri dipendenti ed utenti le massime garanzie di prevenzione;

considerato che tutti gli studi realizzati fino ad oggi sulle modalità di propagazione del virus considerano impossibile l'identificazione del momento in cui il virus viene contratto, rendendo di conseguenza altrettanto irrealizzabile la definizione del luogo e della persona dai quali è stato contratto il contagio;

preso atto che fra le pieghe del decreto "cura Italia" (di cui al decreto-legge n. 18 del 2020), in corso di conversione, l'articolo 42 prevede che i contagi da COVID-19 siano gestiti dall'INAIL alla pari degli infortuni sul lavoro e non vengano invece parificati ad una malattia, che verrebbe invece presa in carico dall'INPS;

considerato che:

questa interpretazione comporterebbe la necessità di due presupposti, entrambi non possibili e non corretti: il primo che l'infezione sia stata contratta sul luogo di lavoro e il secondo che la responsabilità del contagio ricada in capo al datore di lavoro e all'azienda;

questo processo esporrebbe le imprese al rischio di un pesante contenzioso, in sede sia civile che penale, che causerebbe loro ulteriori spese legali nonché l'assunzione dell'onere della prova,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire urgentemente, nell'ambito delle competenze in capo al suo Dicastero, al fine di considerare l'assenza del lavoratore infetto come malattia, sgravando il datore di lavoro da responsabilità non attribuibili su base scientifica;

se non ritenga di specificare chiaramente all'interno della norma che, in seguito alla certificazione da parte del medico del lavoro dell'avvenuta applicazione delle procedure di sicurezza e prevenzione sui luoghi di lavoro, il datore di lavoro sia sollevato da qualsiasi eventuale responsabilità in caso di contrazione del virus da parte di uno dei dipendenti.

(4-03155)

TARICCO, ROSSOMANDO, LAUS, PINOTTI, ROJC, GIACOBBE, FEDELI, ASTORRE, FERRAZZI, PITTELLA, STEFANO, BOLDRINI, D'ALFONSO - Al Ministro della salute. - Premesso che, sulla base dei dati rilasciati dalla Protezione civile il giorno 8 aprile 2020, il Piemonte è la terza regione italiana per numero di contagi (13.883), e solo la sesta per numero di tamponi effettuati (48.495); in rapporto alla popolazione, Marche e Liguria hanno comunque svolto più tamponi del Piemonte;

considerato che:

lo stesso giorno, l'ordine dei medici e l'ordine degli odontoiatri hanno stilato un rapporto sulle criticità della gestione dell'emergenza in Piemonte, che metteva in risalto: la mancanza di una strategia preventiva ed operativa di valutazione delle situazioni più critiche nelle case di riposo; la mancanza di un bollettino giornaliero con le scelte strategiche decise dall'unità di crisi sulla base dei rilevamenti epidemiologici; la mancanza di dati sull'esatta diffusione dell'epidemia, viziata dall'esecuzione di un numero ridotto di tamponi; l'attribuzione della diagnosi di morte per COVID-19 solo ai deceduti in ospedale, mancando al conteggio delle morti quelle avvenute a domicilio o in residenza, dove i tamponi non sono stati eseguiti; la mancata fornitura di protezioni individuali ai medici del territorio e ai medici ospedalieri; la gravissima carenza delle attività di igiene pubblica, a causa della quale non è stato possibile intercettare immediatamente sul territorio i sintomatici e i positivi, e far seguire a questo il tracciamento rigoroso dei contatti, la quarantena dei conviventi o dei sospetti a rischio; la mancata esecuzione tempestiva dei tamponi agli operatori sanitari del territorio e al personale operante nelle strutture ospedaliere pubbliche e private; l'omessa dotazione, per i medici di territorio, di sufficienti e adeguati DPI, così come di strumenti di diagnosi, controllo e di percorsi preferenziali per una diagnosi rapida e tempestiva;

negli stessi giorni, i medici di medicina generale della Regione, sulla base di rilevanti diagnostici sui propri pazienti, suggerivano di moltiplicare per 7 il numero di contagiati ufficiali per ottenere il reale dato di pazienti COVID-19 in Piemonte;

sempre l'8 aprile, il comando torinese dei Carabinieri del NAS ha effettuato, in diverse residenze sanitarie assistenziali (RSA) di Torino e del nordest della regione, ispezioni, sopralluoghi e acquisizioni di documenti, sulla base di alcune segnalazioni giunte negli ultimi giorni. Sono inoltre in corso due procedimenti giudiziari, al momento senza indagati o ipotesi di reato: il primo si riferisce alle denunce sulla penuria di mascherine e altri dispositivi nella dotazione destinata al personale sanitario in tutta la regione; il secondo riguarda i decessi in una casa di riposo a Grugliasco, dove sono morti in pochi giorni 21 ospiti su 87. Segnali di allarme giungono inoltre da varie residenze per anziani nei comuni di Brusasco, Lessona, Borgomanero, Invorio, Villanova di Mondovì, Bosconero, Odalengo grande e Tortona;

rilevato che l'assessore per la sanità della Regione Piemonte, Luigi Icardi, ha dichiarato a "La Stampa" che la situazione del Piemonte è dovuta anche alla "sfortuna" nelle modalità di diffusione del contagio ed ha ammesso che la Regione ha perso dai 7 ai 10 giorni prima di iniziare ad adottare le necessarie procedure di contrasto al contagio,

si chiede di sapere:

quale sia il numero di contagiati e di decessi da COVID-19 tra gli ospiti e il personale delle strutture RSA della Regione Piemonte;

se il Ministro in indirizzo ritenga che le indicazioni fornite alle RSA da parte della Regione Piemonte siano state congrue rispetto alle gravi condizioni epidemiche nelle RSA e nei servizi semiresidenziali, e quali verifiche intenda attuare nei confronti dell'attività di prevenzione, vigilanza e di indirizzo effettuata dalla stessa Regione;

se ritenga adeguate, dal punto di vista della tutela della salute pubblica, le decisioni adottate dalla Regione Piemonte per la limitazione del contagio;

se non ritenga necessario intervenire al fine di garantire ai cittadini del Piemonte lo svolgimento di un numero di tamponi adeguato al contenimento del contagio, nonché un'adeguata fornitura di DPI per il personale sanitario.

(4-03156)

BALBONI - Al Ministro della salute. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

nei giorni scorsi, alcuni operatori sanitari segnalavano al dottor Mauro Malaguti, coordinatore provinciale di Fratelli d'Italia di Ferrara, che presso l'ospedale "del Delta", dove sono ricoverati pazienti affetti da coronavirus, vi erano ben 19 ventilatori polmonari inutilizzati (in precedenza donati dalla Protezione civile), proprio mentre in altri ospedali si segnalava la mancanza di detti presidi, fondamentali per salvare la vita dei pazienti;

il dottor Malaguti chiedeva, pertanto, pubblicamente all'azienda sanitaria competente (AUSL), tramite una lettera riportata su tutti i quotidiani locali, se la notizia corrispondesse al vero e gli eventuali motivi di tale mancato utilizzo, data l'emergenza globale che la sanità pubblica sta affrontando;

al semplice ma importante quesito l'AUSL rispondeva, con un comunicato dell'ufficio stampa in data 4 aprile 2020, che, dei 19 ventilatori ricevuti dalla Protezione civile, 4 sarebbero utilizzati nella terapia semintensiva del Delta (da pazienti Covid+), 4 sarebbero stati inviati all'ospedale "S. Anna" di Cona per l'utilizzo presso la locale pneumologia, 6 collocati presso la cardiologia del Delta in attesa di essere utilizzati, mentre 5 sarebbero in dotazione all'ospedale di Cento;

il dottor Malaguti, in data 6 aprile, replicava che la risposta dell'AUSL di Ferrara appariva poco credibile e finiva con l'ingenerare altre legittime domande, su che cosa permetta di tenere comunque 6 respiratori fermi presso la cardiologia del Delta "in attesa di essere utilizzati" con l'emergenza globale che attanaglia il Paese, sul motivo per cui ne sarebbero stati mandati 5 all'ospedale di Cento quando in quell'ospedale non c'è un pneumologo che possa farli funzionare o che possa insegnare a dei chirurghi a farli funzionare, su come si potesse far funzionare i restanti respiratori al Delta (10 secondo la risposta) con 2 soli pneumologi;

a tali obiezioni l'AUSL non dava alcun riscontro;

in realtà, secondo informazioni assunte dal dottor Malaguti presso operatori dell'ospedale del Delta, risulterebbe che i 19 respiratori polmonari, almeno sino a domenica 5 aprile, fossero ancora tutti presso l'ospedale del Delta e tutti inutilizzati, ben diversamente da quanto assicurato dall'AUSL che, il giorno precedente, ne aveva assicurato invece l'impiego in diversi ospedali della provincia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno disporre un'indagine al fine di accertare l'impiego, fino alla data del 5 aprile 2020, dei 19 ventilatori donati dalla Protezione civile all'ospedale del Delta;

se corrisponda al vero che 15 di questi siano stati collocati presso altri ospedali della provincia ed in che data ciò sia avvenuto;

se gli stessi effettivamente siano utilizzati e da quando;

se corrisponda al vero che: 1) alla data del 5 aprile, di tutti i pneumologi disponibili in provincia di Ferrara se ne trovavano 26 presso l'ospedale Sant'Anna di Cona, 2 presso quello del Delta e nessuno negli altri presidi ospedalieri della provincia; 2) a causa della politica sanitaria regionale di concentrazione di gran parte dei servizi ospedalieri presso l'ospedale di Cona, per affrontare l'emergenza COVID-19 negli altri nosocomi della provincia di Ferrara siano stati utilizzati medici con ogni tipo di specializzazione (chirurghi, ortopedici, eccetera), senza che questi fossero stati previamente istruiti sul funzionamento dei respiratori polmonari e senza nemmeno la supervisione degli "internisti" (come dovrebbe essere), considerato che questi ultimi (dei quali diversi sono assenti per malattia) non sono comunque in numero sufficiente; 3) a causa della progressiva riduzione dei posti letto, decisa dalla politica sanitaria regionale degli ultimi anni, e per la mancanza di tamponi e controlli tempestivi per tutti (personale sanitario compreso) all'ospedale del Delta e a quello di Cento, tra i ricoveri sospetti, possano essere stati messi insieme, nella stessa stanza, pazienti positivi al COVID-19 e pazienti negativi, ma con altre patologie.

(4-03157)

LONARDO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

l'Italia si trova a fronteggiare da mesi l'emergenza sanitaria da COVID-19, che ha costretto il Governo ad emanare diversi decreti che hanno interessato anche il sistema della giustizia, con la sospensione delle udienze e la riduzione del tirocinio per gli aspiranti avvocati;

l'articolo 5 del decreto-legge n. 22 del 2020 concerne la sospensione per 60 giorni, a decorrere dal 17 marzo 2020, delle procedure concorsuali e degli esami di abilitazione per l'accesso alle professioni vigilate dal Ministero della giustizia;

le Corti di appello hanno sospeso le correzioni degli elaborati scritti della prima prova di esame di avvocato, sessione 2019/2020;

le Corti di appello, territorialmente competenti, hanno sospeso la seconda prova orale inerente all'esame di abilitazione di Stato per l'esercizio della professione legale, sessione 2018/2019;

il prossimo bando per l'accesso all'esame di abilitazione di Stato per l'esercizio della professione legale, sessione 2020/2021, previsto nel mese di dicembre del corrente anno, potrebbe non essere pubblicato, per un possibile ritorno del COVID-19 che imporrebbe di evitare assembramenti;

l'articolo 6 del citato decreto-legge n. 22 del 2020, rubricato "Misure urgenti per lo svolgimento degli esami di Stato di abilitazione all'esercizio delle professioni e dei tirocini professionalizzanti e curriculari", dispone la sospensione per 60 giorni, a decorrere sempre dal 17 marzo 2020, delle procedure concorsuali e degli esami di abilitazione per l'accesso alle professioni vigilate dal Ministero della giustizia;

il decreto-legge n. 18 2020 ha abolito l'esame di Stato per l'abilitazione alla professione medico-sanitaria,

si chiede di sapere:

se e quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo ritenga di intraprendere affinché venga garantita fluidità e il riconoscimento di un equo accesso alla professione legale (sessione 2019/2020), nel corso dell'intera pandemia, e per consentire così a tutti i candidati all'esercizio della professione legale di non subire ulteriori danni derivanti dalla crisi di emergenza in atto per l'accesso al mondo delle professioni libere;

se ritenga di attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, al fine di ottenere chiarimenti in merito ai candidati delle sessioni 2018/2019 e 2019/2020 che attendono di conoscere una tempistica certa circa la definizione delle proprie posizioni e il conseguente titolo per l'iscrizione all'ordine degli avvocati;

se, infine, ritenga di assumere iniziative urgenti per l'abolizione della prima prova scritta dell'esame di avvocato, sessione 2019/2020, e procedere direttamente alla seconda prova orale mediante le modalità in video streaming o secondo le forme più idonee in relazione alla situazione di emergenza, onde evitare discriminazioni di accesso con le altre professioni libere e per evitare di cristallizzare un enorme ritardo nelle procedure per l'accesso alla professione legale.

(4-03158)

AIMI, MALAN, VITALI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

sono giunte diverse segnalazioni relativamente a decine di connazionali attualmente presenti in Nuova Zelanda e in Australia, per motivi di studio, di ricerca e di lavoro, che sarebbero impossibilitati a far rientro a casa se non attraverso compagnie aeree particolarmente costose o con obbligo di scalo a Francoforte;

gli interroganti hanno tra l'altro avuto notizia del fatto che, dall'ambasciata italiana in Nuova Zelanda, gli italiani che chiedevano informazioni finalizzate al loro rientro in patria siano stati invitati a cessare dall'"avere una prospettiva egocentrica" e a guardare "alla situazione dell'Italia martoriata dal virus, agli sforzi eroici dei nostri operatori sanitari e alla situazione di altri Italiani, bloccati in Paesi meno sviluppati della Nuova Zelanda". Si tratta di un comportamento, a parere degli interroganti, che merita quantomeno di essere verificato: compito delle istituzioni è infatti quello, ove possibile, di fornire aiuto, sostegno, soluzione ai problemi, specie se delicati come quello in oggetto,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intendano assumere per assistere, anche economicamente, i connazionali "intrappolati" all'estero e in particolare in Nuova Zelanda e in Australia, eventualmente favorendo il loro rientro anche con un apposito volo militare.

(4-03159)

CALIGIURI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'emergenza epidemiologica da COVID-19 ha richiesto un potenziamento del Servizio sanitario nazionale;

a causa dell'emergenza epidemiologica, la seconda sessione dell'esame di Stato per l'abilitazione dei medici chirurghi, prevista in data 28 febbraio, è stata rinviata a data da destinarsi con l'ordinanza ministeriale n. 143 del 24 febbraio 2020;

nella conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19", non si chiarisce la situazione dei dottori neo-laureati in medicina e chirurgia dell'ultima sessione dell'anno 2018-2019, impossibilitati a contribuire nell'emergenza in corso a causa dell'abilitazione da conseguire secondo le disposizioni del decreto ministeriale n. 445 del 2001;

la paradossale situazione venutasi a creare vede coloro i quali conseguiranno il titolo durante la sessione estiva 2019-2020 abilitati all'esercizio della professione medica (ex decreto ministeriale n. 58 del 2018) prima dei dottori già laureati (ex decreto ministeriale n. 445 del 2001),

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia previsto delle soluzioni in merito e, in caso contrario, se non ritenga di assumere iniziative volte a riconoscere ed equiparare i tirocini seguiti durante gli ultimi anni di studio ai tirocini post lauream, integrando, al più, il tirocinio da svolgere presso il medico di medicina generale, anche in modalità utile al supporto dell'emergenza in atto, al fine di consentire a 2.300 dottori di conseguire l'abilitazione in tempi brevi.

(4-03160)

IANNONE - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'Organizzazione mondiale della sanità il 30 gennaio 2020 ha dichiarato l'epidemia da COVID-19 un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale e a seguire, in data 11 marzo, ha dichiarato che il dilagare dei casi è da considerarsi come una pandemia;

il Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020 ha dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

la Regione Campania ha varato una serie di provvedimenti restrittivi ancora più forti di quelli previsti a livello nazionale;

a tanto rigore richiesto ai cittadini dal presidente della Regione Vincenzo De Luca, non è corrisposto altrettanto rigore da parte dello stesso ente regionale nel sostenere i lavoratori impegnati su fronti caldi, come ad esempio le strutture residenziali per anziani;

a più riprese l'autorevole associazione di categoria Anaste (Associazione nazionale strutture terza età), attraverso il suo delegato regionale per la Campania, ha richiesto invano un piano per l'esecuzione periodica, anche in assenza di specifica sintomatologia, di tamponi COVID-19 a tutti i dipendenti afferenti a tali strutture, al fine di ridurre le probabilità di contagio;

in questo momento le strutture socio-sanitarie, in osservanza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 marzo 2020 e dei successivi, hanno interrotto le visite dei familiari, quindi gli unici veicoli di infezione sono i dipendenti che ogni giorno dall'esterno entrano nelle strutture;

occorre garantire tamponi e controlli periodici a tutti coloro che lavorano nelle strutture residenziali per anziani, visto che per la particolare natura del lavoro di assistenza vi è uno stretto contatto con l'ospite, che impedisce il rispetto del distanziamento sociale;

andrebbe resa obbligatoria, anche in assenza di specifica sintomatologia, l'esecuzione di tamponi a tutti i soggetti che devono essere ammessi nelle strutture, siano essi provenienti da contesti domestici o dimessi da strutture sanitarie;

andrebbe resa obbligatoria in Campania l'osservanza di precisi protocolli di prevenzione nelle strutture residenziali per anziani. In particolare andrebbe seguito quanto indicato nel rapporto n. 4 del 2020 dell'Istituto superiore di sanità per la prevenzione ed il controllo dell'infezione da Sars-cov2 nelle strutture residenziali socio-sanitarie. Occorrono canali preferenziali per la fornitura o l'acquisto di materiale di prevenzione, quali mascherine, guanti, igienizzanti, camici monouso, che in questo momento risulta difficile reperire;

finora gli imprenditori del settore assistenziale per anziani in Campania sono stati lasciati soli ad affrontare l'emergenza del coronavirus,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo grave fatto che ancora una volta rappresenta un grave pregiudizio per il diritto alla salute di tanti cittadini campani ed in particolare degli anziani e di chi presta assistenza;

se intenda avviare un'indagine per accertare le responsabilità di queste mancate soluzioni organizzative nell'affrontare l'emergenza coronavirus in Campania.

(4-03161)

BONINO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

in data 13 marzo 2020 l'Organizzazione mondiale della sanità ha indicato sei criteri molto chiari per i Paesi che intendano allentare le misure di contenimento, fondate sulla sospensione delle attività sociali e economiche: 1) che la trasmissione del contagio sia sotto controllo; 2) che le capacità del sistema sanitario siano in grado di rilevare, testare, isolare e trattare ogni caso di COVID-19 e di tracciare ogni contatto; 3) che i rischi di contagio siano ridotti al minimo in ambienti speciali come strutture sanitarie e case di riposo; 4) che siano adottate misure preventive nei luoghi di lavoro, nelle scuole e in altri luoghi dove per le persone è essenziale recarsi; 5) che i casi importati possano essere gestiti; 6) che le comunità siano pienamente istruite, coinvolte e abbiano tutte le facoltà per adeguarsi alla "nuova normalità";

oggi, a quasi 40 giorni dall'istituzione del "lockdown" su tutta la penisola, e a oltre 20 giorni dall'introduzione di ulteriori restrizioni alle attività non legate alla produzione di beni e servizi essenziali, queste condizioni, soprattutto le prime tre, sembrano all'interrogante lontanissime dall'essere assicurate;

considerato che, infatti:

il contagio, come si deduce dal numero dei morti per COVID-19, in base a una stima della letalità anche molto favorevole, nella fase più severa del lockdown (dopo il 22 marzo) ha coinvolto ogni giorno svariate decine di migliaia di persone;

la rilevazione dei contagiati ha scontato l'evidente ritardo nell'effettuazione dei test; il tracciamento dei positivi non è stato avviato; non sono stati approntati programmi di isolamento e assistenza dei pazienti non critici, in strutture diverse da quelle della casa di abitazione, che non garantisce, in genere, alcuna misura di distanziamento e alcun effettivo isolamento dei contagiati;

la diffusione e la letalità del COVID-19 nelle strutture sanitarie rivela, al di là degli eventuali illeciti e delle irregolarità contestate ai responsabili, una dimensione e una gravità evidente e ormai non negata, né dal Governo nazionale né da quelli regionali;

le cifre riportate ogni giorno dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri non hanno una vera rilevanza statistica e sono, infatti, molto lontane dal descrivere una mappa realistica e verosimile del contagio: i casi sono abbondantemente sottostimati a causa del numero limitato di test effettuati, il numero dei decessi non comprende, come ha rilevato anche l'Istat, i moltissimi casi non trattati negli ospedali, e anche i guariti comprendono in larga parte le persone dimesse dagli ospedali per fare spazio a malati più gravi, ma ancora positive e potenzialmente infettive. Nulla sembra essere ancora davvero "sotto controllo",

si chiede di sapere in che modo e con quali tempi si ritenga che l'Italia sia in grado di corrispondere alle condizioni indicate dall'OMS per l'allentamento del lockdown.

(4-03162)

PETRENGA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:

l'importanza del turismo balneare in Italia, comparto strategico per l'economia italiana e di forte traino per altri settori economici, è pari solo alle difficoltà che oggi, in tempo di COVID-19, si trova ad affrontare;

nella criticità del momento che vede i concessionari balneari costretti, senza avere idea sul se e su quali saranno gli introiti relativi alla prossima stagione balneare, a sopportare a breve il pagamento della concessione governativa ed i costi della necessaria manutenzione, è opportuno un immediato e risolutivo intervento da parte del Governo, che attui un corretto bilanciamento tra: a) libertà individuale (per la villeggiatura che sarà possibile, oggi più che mai desiderata); b) libera iniziativa economica privata (in un settore strategico come il turismo che è già in crisi da tempo); c) il necessario rispetto dell'evidenza pubblica nelle procedure di affidamento di concessioni ex art. 12 della direttiva 2006/123/CE cosiddetta Bolkestein, che è stato peraltro affermato sia dalla Corte di giustizia dell'Unione europea (pronuncia del 14 luglio 2016, cause riunite C-458/14 e C-67/15), sia dal Consiglio di Stato (decisione della VI sezione n. 7874 del 18 novembre 2019, di contrario avviso rispetto alla decisione della sezione V del 24 ottobre 2019 con la quale il Consiglio di Stato ha avallato l'applicazione della proroga disposta con l'art. 1, commi 682 e seguenti, della legge n. 145 del 2018, legge di bilancio per il 2019); d) il rispetto dell'istituto della concessione demaniale (la cui interruzione per inadempienza degli obblighi di pagamento degli oneri connessi potrebbe portare tuttavia ad una necessaria riassegnazione, previa gara, ad altro e diverso concorrente europeo),

si chiede di conoscere se, in che modo e quando i Ministri in indirizzo ritengano opportuno porre in essere: 1) opportune misure economiche a salvaguardia delle imprese balneari e della loro iniziativa economica, ad esempio misure di esenzione, agevolazione, sospensione dal pagamento della concessione balneare (si veda l'art. 1, comma 685, della legge n. 145 del 2018: "Quale misura straordinaria di tutela delle attività turistiche che hanno subito danni conseguenti agli eventi atmosferici (…) nelle regioni per le quali è stato dichiarato lo stato di emergenza (…) è sospeso, quale anticipazione risarcitoria in favore delle imprese balneari, il canone demaniale fino all'avvenuta erogazione del risarcimento o comunque nel limite massimo di cinque anni"); 2) opportune misure di distanziamento sociale durante la stagione estiva ovvero, in davvero denegata ma pur non ancora scongiurata ipotesi, misure di chiusura degli stabilimenti e delle spiagge libere, comunque tutelanti l'iniziativa economica e legittimo affidamento dei concessionari; 3) una diversa modulazione dell'attuazione della direttiva 2006/123/CE, che riconsideri l'equilibrio tra tutela della concorrenza e del legittimo affidamento, anche alla luce degli eventi calamitosi straordinari oggi certamente rappresentati dal COVID-19, tenendo conto di salute pubblica, politica sociale, salute e sicurezza dei lavoratori dipendenti ed autonomi e altri motivi imperativi d'interesse generale conformi al diritto comunitario (si veda l'art. 12, paragrafo 3, della direttiva) e della necessità di garantire tutela e custodia delle coste italiane affidate in concessione, quali risorse turistiche fondamentali del Paese, tutelare l'occupazione e il reddito delle imprese in grave crisi per i danni subiti da eventi calamitosi straordinari (si veda l'art. 1, comma 683, della legge n. 145 del 2018).

(4-03163)

VALLARDI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

le numerose normative governative succedutesi nel tempo a seguito dell'emergenza causata dalla pandemia da COVID-19 hanno proibito, con la previsione di sanzioni amministrative pecuniarie, anche particolarmente ingenti, oltre che, qualora ne ricorrano le condizioni, di natura penale, ai cittadini italiani di muoversi dalla propria abitazione se non per motivi lavorativi, di salute e di primaria necessità;

l'art. 28 (rubricato "Rimborso titoli di viaggio e pacchetti turistici") del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, presentato in un primo momento all'esame del Senato per la conversione, per poi essere assorbito dal successivo decreto-legge "cura Italia", cioè il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, al comma 5 prevedeva che "I soggetti di cui al comma 1 possono esercitare, ai sensi dell'articolo 41 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, il diritto di recesso dai contratti di pacchetto turistico da eseguirsi nei periodi di ricovero, di quarantena con sorveglianza attiva, di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva ovvero di durata dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, nelle aree interessate dal contagio come individuate dai decreti adottati dal Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6. In caso di recesso, l'organizzatore può offrire al viaggiatore un pacchetto sostitutivo di qualità equivalente o superiore, può procedere al rimborso nei termini previsti dai commi 4 e 6 dell'articolo 41 del citato decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, oppure può emettere un voucher, da utilizzare entro un anno dalla sua emissione, di importo pari al rimborso spettante";

l'art. 41 (rubricato "Diritto di recesso prima dell'inizio del pacchetto") del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 (recante "Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo"), al comma 4 prevede che "In caso di circostanze inevitabili e straordinarie verificatesi nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanze e che hanno un'incidenza sostanziale sull'esecuzione del pacchetto o sul trasporto di passeggeri verso la destinazione, il viaggiatore ha diritto di recedere dal contratto, prima dell'inizio del pacchetto, senza corrispondere spese di recesso, ed al rimborso integrale dei pagamenti effettuati per il pacchetto, ma non ha diritto a un indennizzo supplementare";

l'art. 88 (rubricato "Rimborso dei contratti di soggiorno e risoluzione dei contratti di acquisto") del decreto-legge "cura Italia", attualmente all'esame del Parlamento per la conversione in legge, ha esteso l'applicazione del citato art. 28 anche "ai contratti di soggiorno per i quali si sia verificata l'impossibilità sopravvenuta della prestazione a seguito dei provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6", e prescritto, al comma 3, che: "I soggetti acquirenti presentano, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, apposita istanza di rimborso al venditore, allegando il relativo titolo di acquisto. Il venditore, entro trenta giorni dalla presentazione della istanza di cui al primo periodo, provvede all'emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro un anno dall'emissione";

le scuole italiane di ogni ordine e grado hanno provveduto a prenotare viaggi di studio, istruzione, ricerca e culturali in Italia e all'estero, compreso l'Erasmus, conseguenti a convenzioni europee ed internazionali, per decine di migliaia di studenti, in un periodo antecedente all'inizio della crisi epidemica e, pertanto, gli studenti non hanno potuto fruire delle "gite scolastiche" e dei suddetti viaggi culturali e di studio,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire per chiarire definitivamente quali siano le disposizioni di legge applicabili ai casi di acquisto di pacchetti turistici relativi ai viaggi in Italia e all'estero, poi annullati per l'impossibilità sopravvenuta cagionata dalla crisi pandemica che sta investendo l'intero pianeta.

(4-03164)

MARTI - Ai Ministri dell'interno, della difesa e della salute. - Premesso che:

il comune di Carovigno, con 17.000 abitanti distribuiti su una superficie di 106 chilometri quadrati, a nord del capoluogo, risulta il più colpito della provincia di Brindisi dall'emergenza epidemiologica da COVID-19;

il comune conta, ad oggi, 21 persone positive al tampone e 6 decessi accertati per COVID-19;

tuttavia, dal riscontro dei medici di base, dei quali due si trovano in isolamento domiciliare e uno è in attesa di tampone, e dei familiari delle persone contagiate, il numero dei casi di COVID-19 sembra essere di gran lunga superiore;

sono infatti numerosissime le persone rinchiuse in casa con sintomi riconducibili a quelli del coronavirus ed in attesa di tamponi;

il comune di Carovigno ha a disposizione un numero esiguo di agenti di polizia locale e il locale comando dei Carabinieri, seppur efficace nell'azione e nell'impegno di controllo del territorio, risulta carente di uomini per fronteggiare una simile emergenza;

l'atteggiamento non sempre collaborativo dei cittadini e la mancanza di sufficienti posti ospedalieri adeguati conducono a ritenere che il rischio di rapida diffusione nell'area sia gravissimo;

già il 19 marzo 2020, il sindaco di Carovigno, con una nota indirizzata al presidente della Regione Puglia, al prefetto di Brindisi e la direttore generale della ASL di Brindisi, comunicava lo stato di emergenza sanitaria in cui versava il territorio del comune, chiedendo "l'assunzione immediata di ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all'evolversi della situazione epidemiologica, individuando idonee precauzioni ed indirizzi operativi univoci per fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettività";

lo stesso giorno, alcuni consiglieri comunali appartenenti a gruppi politici diversi chiedevano al sindaco ed al prefetto di adottare con estrema urgenza un piano di pattugliamento e controllo dell'intero territorio, a mezzo delle forze di polizia e, ove necessario, l'intervento dell'Esercito, ma entrambe le richieste sono cadute nel vuoto;

il 24 marzo, le organizzazioni sindacali della dirigenza medica ospedaliera e dei medici di medicina generale della provincia di Brindisi, con una nota indirizzata al presidente della Regione, al direttore della ASL, al prefetto e al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Brindisi, lamentavano intollerabili ritardi nella refertazione dei tamponi COVID-19 (fino a 4-5 giorni di attesa), inadeguate forniture dei DPI, l'inosservanza delle "linee di indirizzo regionali in tema di strategia di depistaggio e di diagnosi di COVID-19";

nella giornata del 26 marzo, anche i sindaci della provincia di Brindisi hanno chiesto a gran forza di essere aggiornati sull'effettiva portata della situazione del contagio al fine di attuare le migliori soluzioni possibili per i cittadini dell'intero territorio;

si apprende dalle agenzie di stampa che dal 28 marzo è in corso l'impiego dei militari impegnati nell'operazione "Strade sicure" per gestire l'emergenza sanitaria nel contrasto e contenimento al COVID-19 nel solo capoluogo brindisino, nonostante la richiesta presentata dalle autorità del Comune di Carovigno,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover disporre l'invio immediato di uomini e mezzi delle forze armate nel territorio di Carovigno al fine di rafforzare nell'area la presenza dello Stato e di disporre la costituzione urgente di un cordone sanitario per evitare il diffondersi incontrollato del virus.

(4-03165)

DE VECCHIS - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la presenza di un ospedale rappresenta uno degli elementi qualificanti la natura di un territorio. Esso rappresenta una risposta forte e di riferimento alle esigenze primarie della popolazione come quella della salute; rappresenta il riferimento obbligato in caso di patologie urgenti, il riferimento positivo in caso di patologie gravi, il riferimento naturale e logistico in caso di patologie diffuse, nonché il riferimento necessario in caso di patologie croniche;

il presidio ospedaliero unico della ASL Roma 3, seppure in attesa della completa attuazione del nuovo atto di autonomia aziendale, è sostanzialmente articolato nell'unità operativa complessa di direzione medica di presidio e nell'unità complessa di direzione amministrativa di presidio con dipartimenti di medicina, di chirurgia, dei servizi e di emergenza e accettazione (DEA);

nel corso dell'anno solare (l'ultimo completamente disponibile per analisi è il 2018) i dati relativi alla attività del presidio ospedaliero sono approssimati con discreta precisione in: 55.000 accessi in DEA, 10.000 pazienti ricoverati in regime ordinario, 2.000 pazienti ricoverati in regime di day hospital, 2.600 interventi chirurgici in elezione, 800 interventi chirurgici in emergenza e urgenza, 3.000 prestazioni endoscopiche per i dipartimenti e per gli screening oncologici, 10.000 sedute di dialisi;

il presidio ospedaliero unico serve la popolazione residente del X municipio e del comune di Fiumicino per una stima di circa 310.000 residenti;

alla luce ed in conseguenza dell'attuale emergenza per la pandemia da COVID-19, sono state apportate, come richiesto dalle delibere regionali, alcune sostanziali modifiche all'organizzazione ed alla strutturazione logistica del presidio ospedaliero. Esso è entrato a far parte della rete degli "ospedali COVID", fungendo da spoke per l'ospedale "Spallanzani" per pazienti a media e bassa intensità assistenziale. In particolare, sono state pesantemente modificate le dotazioni di spazi e personale delle unità di medicina interna e chirurgia per permettere il necessario approntamento di un reparto per malati COVID e la conseguente rimodulazione dei percorsi intraospedalieri; tale rimodulazione, oltre a quelle attualmente previste per tutti gli ospedali sede di pronto soccorso (percorso rosso COVID in DEA), ha determinato la sostanziale sospensione delle attività ordinarie elettive del presidio, escluse quelle riguardanti la rete oncologica e la rete nefrologica;

questa sospensione, se logica ed attuabile in regime di necessità ed emergenza pandemica, determina per propria natura l'impossibilità all'accesso alle cure per una quota della popolazione che è affetta da patologie sì non urgenti e non oncologiche, ma nondimeno parzialmente invalidanti, notevolmente diffuse, in cui l'assenza di trattamento può comportare egualmente grave danno per la salute del paziente (evoluzione e complicanze),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno rendere operativi tutti i percorsi differenziati COVID e non COVID nel presidio ospedaliero unico della ASL Roma 3, affinché tutti i pazienti possano accedere e ricevere secondo le proprie esigenze il trattamento diagnostico e terapeutico prescritto, in piena sicurezza e senza alcuna discriminazione;

se non ritenga opportuno ripristinare il prima possibile i regolari percorsi diagnostici e terapeutici di quell'ampia parte della popolazione residente nel X municipio e nel comune di Fiumicino, che, allo stato attuale, si trova di fatto a non poter essere curata;

se non ritenga necessario evitare che l'effetto di incremento dei tempi nelle liste di attesa per prestazioni ordinarie si prolunghi eccessivamente, determinando un inevitabile peggioramento di fatto della prognosi dei pazienti non COVID.

(4-03166)

GIANNUZZI, CASTELLONE, ANGRISANI, SANTILLO, DE LUCIA, PRESUTTO, MORONESE, MAUTONE, VACCARO, RICCIARDI, DI MICCO, LA MURA - Al Ministro della salute. - Premesso che:

la strategia di contenimento del contagio COVID-19 più adeguata, come definito da tutte le linee guida, è quella che prevede percorsi di ricovero ospedaliero separati e protetti, e azioni puntuali di sorveglianza attiva: isolamento dei positivi, inchiesta epidemiologica, individuazione dei contatti contagiati ed asintomatici tramite effettuazione di test diagnostici, quarantena;

il 7 marzo 2020 la presidenza della Regione Campania, nell'ambito delle misure adottate per far fronte all'emergenza sanitaria COVID-19, ha approvato un piano di potenziamento sanitario volto alla realizzazione di nuovi posti letto che non prevedeva ospedali o comunque edifici indipendenti dedicati esclusivamente ai pazienti positivi al COVID-19, ma il solo incremento di posti letto dedicati ai pazienti contagiati presso ciascun presidio ospedaliero;

a ciò si aggiunga che, presso gli ospedali così organizzati, non sono stati per lo più previsti percorsi d'accesso distinti per i casi sospetti di COVID-19 e di procedure di pre triage volte all'identificazione ed al pronto isolamento dei soggetti contagiati;

premesso inoltre che, come denunciato dalla consigliera regionale Ciarambino del gruppo consiliare M5S con sua interrogazione, prot. n. 341 del 14 aprile 2020, difformemente da quanto previsto dal Ministero della salute con circolare n. 11715 del 3 aprile 2020 nella parte in cui raccomanda che "qualora in aree con diffusa trasmissione di COVID-19 la capacità di laboratorio non consenta di effettuare le analisi diagnostiche previste dalla circolare n. 9774 del 20 marzo 2020, andrà valutata la possibilità di ampliare ulteriormente il numero di laboratori aggiuntivi identificati dalle Regioni e coordinati dai laboratori di riferimento regionali", la Regione ha comunicato con nota prot. 1798 del 13 aprile che l'effettuazione dei test sierologici per la diagnosi del COVID-19 è tuttora inibita ai laboratori accreditati della Regione, i quali hanno manifestato la volontà di effettuare test sierologici per la ricerca di anticorpi anti SARS-CoV-2;

considerato che:

si stanno verificando in Campania episodi di violazione delle norme dettate dagli organi sanitari nazionali e si assiste al susseguirsi di pericolosi focolai epidemici, in controtendenza rispetto al trend nazionale;

come ampiamente riportato dagli organi di stampa (il sito internet "Fanpage", il quotidiano "Il Mattino" e altri), l'ospedale "Santa Maria delle Grazie" di Pozzuoli, in provincia di Napoli, rientra tra gli ospedali non dotati di un'area dedicata al pre triage dei casi sospetti di contagio, e presso il suo pronto soccorso, il 31 marzo, una paziente erroneamente identificata negativa al COVID-19, a seguito di un test rapido e senza l'effettuazione del tampone, è stata ricoverata nel reparto di medicina. La donna, dopo essere entrata in contatto con gli altri pazienti del reparto nonché con medici e personale sanitario, ha appreso la positività al COVID-19, solo dopo il trasferimento presso un altro ospedale. A seguito di ciò, il reparto è stato isolato per verifiche su personale e pazienti, con conseguente riscontro di 35 nuovi contagiati, di cui 23 tra medici, infermieri e operatori sanitari e 12 pazienti ricoverati, realizzando di fatto purtroppo uno spaventoso scenario di focolaio epidemico, sulla falsariga di quanto tristemente visto in Lombardia;

considerato altresì che lo scenario verificatosi presso il presidio ospedaliero di Pozzuoli, nei giorni scorsi, è solo l'ultimo in ordine di tempo dei focolai nosocomiali che hanno interessato la Campania, dopo gli ospedali "Moscati" di Avellino, "Frangipane" di Ariano Irpino, "Cardarelli" e "Monaldi" di Napoli e "S. Leonardo" di Castellammare di Stabia;

rilevato infine che la ASL Napoli 2 nord ha disatteso le indicazioni ministeriali e dell'Istituto superiore di sanità, che dal 27 febbraio impongono di fare i tamponi a tutti i soggetti presenti negli ospedali, anche agli asintomatici venuti in contatto con casi positivi, oltre che nella parte in cui prevedono protocolli di sicurezza, percorsi di valutazione e presa in carico dei pazienti non promiscui,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;

quali iniziative, per quanto di propria competenza, intenda adottare al fine di accertare eventuali responsabilità della ASL Napoli 2 Nord e della Regione Campania per non aver garantito il corretto adempimento di tutte le procedure di sicurezza necessarie a garantire la tutela della salute dei cittadini.

(4-03167)

PERGREFFI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

nel mese di novembre 2019, la Provincia di Bergamo ha partecipato al bando "Tavolo di finanziamento bacino del Po", finanziato con risorse economiche provenienti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ottenendo 6,4 milioni di euro per la manutenzione straordinaria di tre importanti viadotti: il ponte Brembo a Brembate (400.000 euro), il ponte di Sedrina sull'ex strada statale 470 della val Brembana (4,5 milioni), il ponte sul fiume Brembo a Ponte san Pietro sulla provinciale 342 "Briantea" (1,5 milioni di euro);

essendo i tre viadotti di competenza della Provincia di Bergamo, affinché tali risorse siano nella disponibilità dell'ente provinciale, così da avviare i lavori di manutenzione, è necessario uno specifico provvedimento da parte dello stesso Ministero;

considerato che, ad oggi, a distanza di quasi 5 mesi, il Ministero non ha adottato il necessario provvedimento e pertanto non ha disposto il concreto trasferimento delle risorse citate,

si chiede di conoscere quali siano i tempi dell'erogazione delle risorse spettanti alla Provincia di Bergamo per la manutenzione dei tre viadotti.

(4-03168)

BOSSI Simone - Al Ministro della difesa. - Premesso che:

le forze armate hanno svolto, sin dall'inizio dell'emergenza, un ruolo fondamentale per la gestione dello stato di crisi, oltre che per l'impegno profuso sul fronte sanitario;

medici e infermieri militari sono stati mandati in aiuto del personale sanitario in servizio nelle zone più colpite dall'epidemia;

i militari si sono adoperati per l'allestimento di diversi ospedali da campo sul territorio nazionale, che sono risultati fondamentali nel supporto alla risoluzione della crisi sanitaria in corso;

militari e forze armate svolgono un ruolo fondamentale nella gestione e nel controllo del territorio, contribuendo al contenimento dell'epidemia;

considerato che:

secondo quanto risulta all'interrogante, nelle grandi province italiane le forze armate denunciano carenza di dispositivi di protezione individuale;

c'è urgenza di disporre di un ingente numero di tali dispositivi, in quanto per ottemperare alle prescrizioni emergenziali dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri è richiesto un lavoro straordinario da parte delle forze dell'ordine e delle forze armate nel controllo capillare del territorio,

si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di prevedere, con la massima urgenza, che tutto il personale della difesa impegnato nel contrasto e nel controllo dell'emergenza COVID-19 sia dotato degli adeguati strumenti di protezione individuale, in modo da garantire l'incolumità e la tutela della salute nei confronti delle donne e degli uomini appartenenti alle forze armate.

(4-03169)

FARAONE - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per il ritardo mentale e l'involuzione cerebrale senile "Oasi Maria SS" di Troina (Enna), che da circa 30 anni ospita pazienti con disabilità mentali, è diventato il più grande focolaio di COVID-19 in Sicilia, facendo registrare, ad oggi, 157 contagi tra operatori e ospiti della struttura, e 4 vittime;

da un'inchiesta del quotidiano "la Repubblica" del 9 aprile 2020, a firma del giornalista Antonio Fraschilla, è emerso un quadro sconcertante nella ricostruzione dei fatti, all'insorgere dei primi casi, intorno al 10 marzo, riconducibili a sintomatologia tipica da coronavirus nella struttura: non è stata assunta "nessuna vera misura di sicurezza all'emergere dei primi casi di febbre e tosse … alcune volontarie hanno continuato ad andare in giro per tutta la struttura, infermieri e operatori sanitari al lavoro senza alcuna protezione individuale, ma che con spirito di sacrificio hanno continuato a offrire assistenza a disabili e autistici";

da quanto ancora emerso, tra il 20 e il 24 marzo, all'interno della struttura, infermieri e altri operatori sanitari lavoravano con sacchetti di plastica ai piedi, pellicola in testa e semplici mascherine chirurgiche;

il 23 marzo, l'assessore regionale per la salute, avvocato Ruggero Razza, provvedeva al commissariamento della struttura. Alla base del commissariamento una relazione interna dell'Azienda sanitaria provinciale di Enna, nella quale si legge che "la governance dell'Oasi non è ben definita nei ruoli e vi sono intromissioni di soggetti non in possesso delle conoscenze scientifiche adeguate";

per la drammaticità delle situazioni riscontrate all'interno della struttura è stato necessario richiedere l'intervento dei sanitari dell'Esercito;

la situazione è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza,

si chiede di sapere quali interventi il Ministro in indirizzo ritenga di promuovere, al fine di accertare le cause che hanno determinato all'interno dell'istituto "Oasi Maria SS" di Troina l'insorgere del più grande focolaio di COVID-19 in Sicilia, e di mettere in sicurezza la struttura.

(4-03170)

RUOTOLO, DE PETRIS, VALENTE, NUGNES - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

a quanto risulta agli interroganti, a seguito dell'aggravarsi del crescente disagio economico-sociale dovuto dal perdurare dell'emergenza virus COVID-19, emergono con forza bisogni di sopravvivenza che solo in parte le reti solidali, la chiesa, il volontariato, gli enti locali e il Governo riescono a tamponare, generando un contesto di allarmante povertà, che non è sfuggita all'attenzione delle radicate realtà criminali del nostro Paese;

il procuratore nazionale antimafia, dottor De Raho, in data 1° aprile 2020, ha osservato che «Ovunque ci sia un disagio sociale ed una difficoltà pensano di inserirsi mafia, camorra e "ndrangheta"». In particolare, il procuratore allerta lo Stato circa l'incremento dei traffici illeciti, tra i quali il più rilevante è quello della droga, movimenti che sfrutterebbero i minori controlli di polizia, concentrati sull'emergenza COVID-19;

informazioni e notizie provenienti dai territori hanno spinto il Ministro in indirizzo ad emanare la direttiva n. 15350/117/1 del 10 aprile 2020, indirizzata ai prefetti della Repubblica, con oggetto: "Emergenza COVID-19. Monitoraggio del disagio sociale ed economico e attività di prevenzione e contrasto dei fenomeni criminosi e di ogni forma di illegalità";

da diversi resoconti di organi di stampa emergono notizie di come le organizzazioni criminali, e in particolare camorra e mafia, stiano sfruttando la situazione di enorme difficoltà economica, soprattutto legata alla mancanza di liquidità, delle famiglie e di quei piccoli imprenditori che sono stati costretti a sospendere le proprie attività, affiancandoli attuando una precisa strategia di "mutuo soccorso";

in particolare tale situazione si fa molto pericolosa in alcuni quartieri di Napoli e in ampie zone dei comuni dell'hinterland, caratterizzate dalla presenza capillare di clan, gruppi criminali e "note" famiglie, che, approfittando del momento difficile, tentano di riconquistare il consenso sociale da parte della popolazione, mettendo in campo un propagandistico welfare criminale di prossimità;

in base a quanto risulta agli interroganti, si segnala il proliferare, in alcune realtà della provincia di Napoli come Arzano, Caivano, Parco Verde, di sigle di neo associazioni, gruppi e comitati che con il paravento, in questo caso, di finto volontariato provvedono a far giungere presso abitazioni di povera gente, esposta al forte disagio socio-economico, spese, derrate alimentari, beni di prima necessità e, in occasione della Pasqua, anche uova di cioccolato e colombe;

l'azione solidale criminale prosegue anche con l'abbassamento e in molti casi con la sospensione dei tassi sui prestiti usurari, erogazione di nuovi prestiti, lo stop della riscossione delle rate del racket e di tutte le simili imposizioni criminali;

è ampiamente prefigurabile che la crisi socio-economica post COVID-19 determinerà forti rischi di infiltrazione e rafforzamento dei clan e delle organizzazioni criminali anche più informali nel tessuto sociale e produttivo, a seguito soprattutto di una percezione collettiva diversa del fenomeno criminale. Accettare il "mutuo soccorso benevolo" criminale e, per quanto riguarda le attività produttive, l'afflusso di denaro provento di riciclaggio con l'entrata di nuovi soci nelle compagini societarie e ditte significa in concreto consegnare un pezzo dell'economia nazionale ancora maggiore nelle mani delle mafie,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, per quanto di sua competenza, al fine di prevenire e contrastare le subdole attività capillari messe in campo dalle organizzazioni criminali di prossimità nei territori a maggiore disagio di Napoli, del suo hinterland e in generale nel Mezzogiorno d'Italia, intenda assumere iniziative urgenti come: 1) il pieno funzionamento dell'organismo interforze permanente di monitoraggio e analisi sul rischio di infiltrazioni nell'economia da parte della criminalità organizzata, garantendo l'inserimento in esso delle migliori specializzazioni delle forze di polizia che lo compongono; 2) il riconoscimento della necessità della massima speditezza nella realizzazione degli aiuti all'economia (unica condizione perché essa sia efficace), garantendo che le troppo complesse procedure attualmente vigenti siano sostituite da una semplificazione costituita da completa autocertificazione; tracciabilità e trasparenza sull'utilizzazione dei contributi; capillare monitoraggio attraverso l'organismo sopra ricordato e le altre specializzazioni delle forze di polizia; 3) la centralizzazione, presso il sistema informativo denominato "sistemi evoluti per il monitoraggio e l'aggressione dei patrimoni illeciti", dotato di un finanziamento PON di 14 milioni e 600.000 euro (ricordato nella risposta all'interrogazione con risposta immediata 3-01430 dell'on. Baldini dell'8 aprile 2020), delle informazioni in questo momento non fra loro comunicanti di altre plurime e potenti base dati come: l'archivio SIDDA-SIDNA (parte open data) della Direzione nazionale antimafia, l'elaboratore "molecola" della Guardia di finanza, gli archivi INPS e INAIL, in modo da consentire quell'incrocio di tutti i dati disponibili, da sempre invocato e mai ancora attuato in Italia.

(4-03171)

PAPATHEU, VITALI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

con nota n. 182 del 23 marzo 2020, il Ministero dell'istruzione ha pubblicato l'ordinanza relativa alla mobilità del personale docente, educativo ed ausiliario, tecnico e amministrativo (ATA) per l'anno scolastico 2020/2021. Tale decisione, al di là dell'eccezionalità del momento per l'emergenza coronavirus, è stata adottata, come evidenziato dai sindacati di categoria, senza nessun confronto e senza tenere conto delle legittime istanze di professionalità che con il loro lavoro di assistenza svolgono un'attività di indubbia utilità nel mondo della scuola, all'interno del quale rivestono sicuramente una funzione strategica ed un ruolo centrale;

sebbene le domande di trasferimento oramai da qualche anno vengano presentate nella modalità telematica, ciò non toglie che il periodo di presentazione (dal 28 marzo al 27 aprile) vede coinvolte decine di migliaia di docenti e lavoratori del personale ATA che avranno la necessità di ricorrere alle segreterie scolastiche, agli uffici dell'amministrazione e alle sedi sindacali. A questa complessità va aggiunta un'ulteriore criticità legata al fatto che migliaia di docenti e ATA, a causa dell'emergenza COVID-19, sono rientrati nella propria regione, come nel caso specifico della Sicilia, e quindi aumenteranno il carico di lavoro che di norma è già notevole;

la questione, pertanto, investe numerosi lavoratori in servizio nelle scuole del Centro-Nord che attendono questo momento con grande apprensione e sperano nel rientro definitivo nella loro regione. Come rilevato, a tal proposito, dai sindacati unitari della scuola, "pensare dunque di prevedere lo svolgimento di questi adempimenti, come se questa fosse una situazione ordinaria, significa essere completamente fuori dalla realtà". Basti pensare al divieto di circolazione delle persone, scuole e uffici, sinora rimasti chiusi, con la possibilità purtroppo di mettere in conto ulteriori proroghe;

l'attuale termine delle domande, fissato al 27 aprile, rebus sic stantibus, appare non idoneo e palesemente incompatibile con le restrizioni alla circolazione delle persone adottate dal Governo per il contenimento dell'epidemia COVID-19. Il problema interessa numerosi lavoratori e lavoratrici che vivono una situazione familiare e personale e familiari pesantissima, che stanno producendo uno sforzo encomiabile per mantenere viva, tra mille difficoltà, l'attività didattica e la relazione educativa con gli alunni. Appare così necessario che il Governo si attivi al fine di porre subito rimedio ad una vicenda dalla quale emerge un vulnus cronologico e una mancanza di rispetto verso le professionalità,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda modificare con urgenza i termini dell'ordinanza n. 182/2020, disponendo un congruo prolungamento delle attuali disposizioni, e quali misure intenda così assumere a tutela del personale della scuola, alla luce delle problematiche rappresentate.

(4-03172)

PAVANELLI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. - Premesso che:

in data 15 aprile 2020, di mattina presto, si è sviluppato un forte incendio nell'impianto di selezione e trasferenza rifiuti di proprietà dell'impresa ASM Terni SpA, ubicato nella zona industriale nord-ovest di Terni, località Maratta Bassa;

nell'ambiente sono state immesse notevoli quantità di fumi, ceneri e polveri per effetto della prolungata combustione;

le emissioni inquinanti dovute all'incendio hanno interessato una vasta area ad elevata densità abitativa;

è stata utilizzata una grande quantità di acqua ed altre sostanze liquide per le operazioni di spegnimento dell'incendio, sostanze che si sono disperse nel terreno circostante portando con sé i residui chimico-fisici da combustione dei materiali;

considerato che:

l'impianto è ubicato in area SIN (sito di interesse nazionale), quindi già di per sé in un'area contaminata molto estesa e classificata come pericolosa dallo Stato italiano, che pertanto necessiterebbe di interventi di bonifica del suolo, del sottosuolo e delle acque superficiali e sotterranee per evitare danni ambientali e sanitari;

l'impianto ricade in aree a vulnerabilità "elevata" e "molto elevata" delle acque sotterranee e con rischio idraulico "R4" di esondabilità del vicino fiume Nera;

presso l'impianto è presente anche un centro di raccolta rifiuti dei seguenti materiali: vetro (CER 150107); apparecchiature fuori uso contenti clorofluorocarburi (CER 200123); pneumatici (CER 160103); inerti (CER 170904); metallo (CER 2002104); imballaggi misti (CER 150106); legno (CER 200238); scarti verdi (CER 200201); ingombranti (CER 200307); carta (CER 200101); olio minerale (CER 130204); olii e grassi commestibili (CER 200125); filtri dell'olio (CER 160107); tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio (CER 200121); vernici, inchiostri, adesivi e resine contenenti sostanze pericolose (CER 200127); batterie e accumulatori (CER 200134 e CER 200133); medicinali (CER 200132); imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose (CER 150110); RAEE (CER 200135 e CER 200136); abbigliamento (CER 200110); frazione organica (CER 200108); rifiuto indifferenziato (200301) e imballaggi in plastica (CER 150102),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se siano state messe in atto tutte le precauzioni finalizzate alla messa in sicurezza e alla tutela dei cittadini nonché alla tutela ambientale dell'area interessata;

se risulti quanto materiale fosse effettivamente stoccato nell'area coinvolta dall'incendio e quale fosse la sua effettiva composizione;

quali azioni di competenza intendano intraprendere a tutela della pubblica salute.

(4-03173)

DE BERTOLDI - Ai Ministri dell'interno e della difesa. - Premesso che:

il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 marzo 2020, concernente "Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale", prevede, all'allegato 1, l'elenco dei codici ATECO delle attività che possono continuare a svolgere la propria professione sull'intero territorio nazionale, in relazione alle misure di restrizione adottate allo scopo di contrastare il diffondersi del coronavirus;

al numero 94, evidenzia che le attività di organizzazioni economiche, di datori di lavoro e professionali rientrano all'interno di quelle nei confronti delle quali non sono previste le sospensioni, a condizione che siano rispettate le condizioni di cui all'articolo 1, comma 1, numero 7), del decreto, in materia di protocolli di sicurezza, di modalità di lavoro e agile e di sanificazione dei luoghi di lavoro;

l'interrogante evidenzia che si sono verificati numerosi casi di accertamento di violazione amministrativa ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, in diverse località italiane, fra cui la città di Brescia e le regioni di Abruzzo e Puglia, nei riguardi di numerosi professionisti, in particolare dottori commercialisti e avvocati, i quali, nonostante fossero autorizzati a proseguire lo svolgimento della propria attività (in relazione alle disposizioni normative), sono stati in realtà sanzionati con il pagamento di una somma amministrativa da 400 a 3.000 euro;

tali denunce sono state peraltro riportate anche dall'Associazione nazionale dei commercialisti, che ha esplicitato le sanzioni comminate ai danni dei suoi iscritti durante l'esercizio della loro attività professionale;

a giudizio dell'interrogante, in considerazione delle evidenti difficoltà economiche che coinvolgono tutti i settori del sistema Paese ed in particolare quello dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi, già fortemente penalizzati dall'emergenza epidemiologica diffusa in tutto il territorio nazionale, occorre innalzare i livelli di verifica delle autocertificazioni sul coronavirus, in considerazione sia delle numerose incertezze interpretative dell'elenco delle attività autorizzate a proseguire la professione, sia delle conseguenti difficoltà da parte delle forze dell'ordine nell'applicare le disposizioni contenute nel decreto 22 marzo 2020, le cui norme scarsamente chiare contribuiscono negativamente ad accrescere le già tante criticità che coinvolgono l'intera comunità nazionale,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

quali iniziative urgenti e necessarie di competenza intendano intraprendere, al fine di predisporre un sistema di controllo delle autocertificazioni più duttile, in particolare nei riguardi dei liberi professionisti e dei dottori commercialisti, ed evitare episodi incresciosi, in cui il giudizio delle forze dell'ordine, nel tentativo di applicare le norme sugli spostamenti dei cittadini, abbia dato luogo ad un'applicazione in forma errata.

(4-03174)

PAVANELLI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

nel territorio del comune di Orvieto, a 4 chilometri in linea d'aria dal duomo della città, in località Pian del Vantaggio, è presente la discarica "Le Crete", formata da un cratere scavato artificialmente di circa 84.000 metri quadri di superficie;

in data 11 marzo 2015, il gestore pro tempore della discarica, la società SAO Srl, con nota prot. 100/15/PC dichiarava che, nel corso delle ordinarie procedure di controllo del sito industriale, era stato rilevato il superamento di CSC (concentrazione soglia di contaminazione) per il parametro relativo al mercurio;

nel 2014, il gestore SAO/ACEA aveva presentato un'istanza per l'avvio del procedimento di VIA (valutazione di impatto ambientale) coordinato con AIA (autorizzazione integrata ambientale) del progetto, intitolato "Adeguamento morfologico del sito ed ottimizzazione dei volumi e del capping sommitale - Discarica di Orvieto in loc. Pian del Vantaggio 35/a, Orvieto", per un ampliamento relativo al secondo calanco della discarica, istanza rigettata dalla Giunta regionale con deliberazione n. 221 del 6 marzo 2017, con la quale si è ritenuto "al momento non superabile il dissenso espresso dal Comune di Orvieto in sede di Conferenza di VIA-AIA sul progetto definitivo stante anche il parere negativo sul progetto espresso dal Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo dell'Umbria [nota prot. MIBACT-SABAP-UMB-AOT n. 12287 del 12 settembre 2015] e relativo ai profili paesaggistici, profili che sottendono interessi meritevoli di attenta valutazione e protezione anche alla luce della vocazione turistica del territorio interessato";

successivamente, in data 26 ottobre 2017, con modifiche al progetto iniziale veniva avviata una nuova procedura di valutazione VIA-AIA, nell'ambito della quale il Comune di Orvieto esprimeva parere (in data 30 aprile 2018 con PEC n. 0088517-2018) contrario all'ampliamento, mentre la Soprintendenza ai beni paesaggistici esprimeva, sulla base delle modifiche progettuali, un nuovo parere, stavolta favorevole seppur con prescrizioni da seguire (nota prot. MIBACT-SABAP-UMB-AOT n. 8214 del 27 aprile 2018); la conferenza dei servizi in data 21 maggio 2018 riteneva non vincolante il parere negativo del Comune, fornendo alla Regione Umbria il via libera per l'autorizzazione all'ampliamento, successivamente concesso mediante determina dirigenziale n. 7019 del 5 luglio 2018;

il Comune di Orvieto, avverso tale autorizzazione, presentava ricorso al TAR Umbria, il quale, con la sentenza n. 680 del 14 dicembre 2018, rigettava il ricorso, evidenziando tra le motivazioni che: "b. l'adozione dei piani territoriali di coordinamento e l'individuazione delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti. Si tratta di previsioni che attengono, pertanto, alla fase pianificatoria volta ad individuare le aree non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero di rifiuti in aree che presentino caratteristiche di particolare qualità e tipicità. Nel caso di specie, tuttavia, la scelta pianificatoria era già stata fatta a monte; lo stesso Comune ha, infatti, affermato la conformità urbanistica dell'intervento, avendo, inoltre, in passato già consentito la realizzazione dell'impianto e della discarica". Dunque, siccome il Comune di Orvieto non aveva provveduto in precedenza a delimitare urbanisticamente l'area, ai sensi della normativa a tutela dei marchi DOC e DOCG, come prevede l'art. 21 del decreto legislativo n. 228 del 2001 per le coltivazioni di pregio, non poteva pretendere l'annullamento dell'atto che autorizzava tale espansione;

considerato che:

la discarica è da ritenersi industria insalubre di prima classe in base al decreto del Ministero della sanità 5 settembre 1994 (in riferimento all'art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie di cui al regio decreto n. 1265 del 1934, a tutt'oggi in vigore) giacché in essa, per effetto delle lavorazioni e dei trattamenti a cui sono sottoposti i rifiuti conferiti, si vengono a formare sostanze chimiche tra quelle elencate dal citato decreto ministeriale nella "Parte I - Industrie di Prima Classe - A) Sostanze chimiche", nonché materiali tra quelli elencati al successivo punto "B) Prodotti e materiali";

nelle conferenze dei servizi del 2015 e del 2018 è stato invitato a partecipare il rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali per tramite della locale per competenza Soprintendenza dell'Umbria ai fini della tutela paesaggistica ma non è stato invitato a partecipare un rappresentante del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in quanto competente alla tutela ambientale, né è stato richiesto al Ministero dell'ambiente di esprimere parere di compatibilità ambientale del progetto di ampliamento della discarica;

la mancata tempestiva pianificazione urbanistica dell'area interessata da parte del Comune di Orvieto, ai sensi del citato art. 21 del decreto legislativo n. 228 del 2001, ha contribuito altresì alla pericolosa vicinanza tra i margini della discarica e quelli delle coltivazioni viti-vinicole di pregio, addirittura in un caso con una distanza di appena 28 metri, determinando gravi situazioni di rischio di trasferimento di agenti inquinanti dalla discarica ai terreni coltivati;

stante il motivato e circostanziato sospetto di presenza di rifiuti pericolosi nella discarica, con grave nocumento per la salute pubblica e l'ambiente, l'Assemblea legislativa dell'Umbria con deliberazione n. 94 del 28 giugno 2016, avente il seguente ordine del giorno "Adozione di iniziative da parte della Giunta regionale volte all'effettuazione di ulteriori approfondimenti in merito alle cause che hanno determinato la presenza di valori elevati di mercurio nella discarica Le Crete situata nel Comune di Orvieto, prevedendosi anche l'impiego di un georadar al fine di escludere l'eventuale presenza di rifiuti pericolosi", impegnava la Giunta regionale dell'Umbria "1. a verificare che nella discarica 'Le Crete' i soggetti competenti attivino tutti i controlli previsti dalla normativa vigente, anche avvalendosi di ARPA e di tutti gli strumenti tecnologici, incluso il georadar, al fine di escludere l'eventuale presenza di rifiuti pericolosi.", ma né la Giunta regionale precedente né quella attuale hanno dato seguito alla deliberazione per cui, ad oggi, non sono stati eseguiti controlli sulla presenza di rifiuti pericolosi,

si chiede di sapere

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per valutare, in collaborazione con gli uffici tecnici ministeriali, se esaminare il progetto di ampliamento del secondo calanco della discarica "Le Crete" ed emettere su di esso parere di compatibilità ambientale;

se non ritenga di considerare, in collaborazione con i Carabinieri del NOE, l'esecuzione di controlli volti ad accertare l'eventuale presenza di rifiuti pericolosi nella discarica, anche attraverso l'utilizzo di adeguata strumentazione come, ad esempio, l'uso del georadar, nonché a verificare il rispetto delle prescrizioni contenute nel parere positivo rilasciato dalla conferenza dei servizi VIA-AIA in ordine ai lavori di ampliamento, dei nuovi limiti di perimetrazione e di espansione dei metri cubi di rifiuti conferibili in discarica;

se non intenda altresì valutare, in collaborazione con i Carabinieri del NOE, l'effettuazione di appostamenti, anche notturni, per controllare eventuali conferimenti illegali di rifiuti nella discarica.

(4-03175)

BORGONZONI - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:

da quanto emerso dalla stampa nazionale risulterebbe che sul sito del Coordinamento difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, comunemente conosciuto come Codacons, è stata pubblicizzata una campagna pubblicitaria volta alla raccolta di fondi per supportare l'associazione "nella battaglia a fianco dei cittadini contro il coronavirus". Nonostante potesse essere inteso diversamente, il banner, in realtà, mirava non già ad incoraggiare donazioni contro il coronavirus, bensì a sostenere donazioni a favore dell'associazione stessa;

nelle scorse settimane il Codacons aveva chiesto alle autorità di intervenire per verificare alcune presunte irregolarità contro "GoFundMe", la principale piattaforma internazionale per la raccolta fondi, chiedendo la restituzione ai cittadini delle donazioni effettuate e lo stop di tutte le raccolte fondi attive sulla piattaforma stessa. L'associazione ha apertamente sostenuto che essa avrebbe speculato sull'epidemia in maniera ingannevole e con "commissioni nascoste o equivoche agli ignari donatori";

la vicenda trae origine dall'iniziativa di una nota coppia di artisti, che aveva avviato una raccolta collettiva volta a sostenere l'ospedale "San Raffaele" di Milano nella gestione dei casi di infezione da coronavirus e a rendere disponibili maggiori posti letto in terapia intensiva per i casi più gravi. I due avevano contribuito donando personalmente la somma di 100.000 euro ed attivando una sottoscrizione pubblica che aveva ricavato più di 4 milioni di euro, utilizzati poi effettivamente dal nosocomio per implementare il reparto di terapia intensiva con 14 nuovi posti letto;

successivamente alla raccolta degli artisti, il Codacons è intervenuto chiedendo al San Raffaele di rendicontare le somme spese, ed infine chiedendo il blocco di tutte le raccolte fondi "private" (negli ultimi giorni decine di raccolte fondi spontanee a favore degli ospedali sono state aperte su GoFundMe, a volte dagli ospedali stessi). L'associazione rappresentava inoltre di aver presentato un esposto al Garante per la concorrenza ed il mercato e alla Procura della Repubblica di Milano per "bloccare tutte le raccolte fondi ingannevoli o che applicano commissioni nascoste o equivoche agli ignari donatori". Un comunicato stampa del 25 marzo del Codacons infine aveva annunciato una diffida nei confronti della piattaforma GoFundMe;

nello stesso periodo sempre la stampa riportava invece la notizia del banner presente sul sito del Codacons volto a raccogliere donazioni in favore dell'associazione stessa e che per la sua formulazione poteva ingenerare quantomeno confusione negli utenti circa l'esatta destinazione delle somme donate;

il 28 marzo è, infine, intervenuto il sottosegretario per l'interno Sibilia, annunciando che la Polizia di Stato stava "vagliando" il banner comparso sul sito del Codacons ed a questo punto l'associazione ha sostituito lo stesso;

si ricorda che il Codacons è un'associazione di volontariato di cui alla legge n. 266 del 1991, autonoma e senza fini di lucro, a base democratica e partecipativa che persegue esclusivamente obiettivi di solidarietà sociale. Per le donazioni agli enti del terzo settore sono peraltro previste delle agevolazioni fiscali;

l'associazione ha quale sua esclusiva finalità quella di tutelare con ogni mezzo legittimo, ed in particolare con il ricorso allo strumento giudiziario, i diritti e gli interessi di consumatori ed utenti (art. 2 dello statuto);

il preminente ruolo ricoperto dal Codacons nella tutela degli interessi dei consumatori e degli utenti, pertanto, sembra non esser garantito negli episodi riportati,

si chiede di sapere se e quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per chiarire quanto esposto, al fine di accertare la condotta del Codacons nell'utilizzo del banner pubblicitario volto alla raccolta dei fondi e stabilire le eventuali responsabilità dell'associazione medesima.

(4-03176)

DE PETRIS - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

l'11 aprile 2020, 5 detenuti del carcere di Tolmezzo (Udine), dopo il tampone, sono risultati positivi al coronavirus. Tutti e 5 erano stati trasferiti in Friuli-Venezia Giulia dal carcere di Bologna, dove si trovava il primo detenuto vittima del COVID-19;

questi detenuti facevano parte di un gruppo di 7 che sono stati posti in isolamento per precauzione. Ad un primo tampone, risultato negativo, ne è seguito, al termine del periodo di quarantena, un secondo, risultato invece positivo;

i 5 detenuti sono attualmente in isolamento, 3 risultano asintomatici e le loro condizioni generali non destano preoccupazione;

sembrerebbe, da notizie riferite dai media locali, che a breve saranno trasferiti al carcere di Tolmezzo altri 3 detenuti dalle carceri di Nuoro;

gli esiti dei tamponi effettuati dal dipartimento prevenzione dell'azienda sanitaria ai dipendenti e agli operatori sanitari del carcere di Tolmezzo, in seguito alle 5 positività riscontrate tra i detenuti, hanno rilevato una sola positività ulteriore al COVID-19 riguardante un agente penitenziario;

secondo il sindaco di Tolmezzo, Francesco Brollo, i test sono stati effettuati su 76 dipendenti, 13 operatori sanitari e un detenuto. L'agente risultato positivo è stato contattato per l'indagine epidemiologica finalizzata alla ricerca dei contatti stretti in ambito extra lavorativo ed è stato posto in isolamento fiduciario presso il proprio domicilio. In quarantena domiciliare sono finiti anche i familiari, in attesa del tampone di controllo;

i 5 casi di positività riscontrati nella casa circondariale del capoluogo carnico tra una parte dei detenuti trasferiti da Bologna e che, loro malgrado, hanno causato un focolaio all'interno della casa circondariale, hanno creato un comprensibile clima di tensione tra i carcerati ed il personale penitenziario e preoccupano i cittadini di Tolmezzo per la possibile propagazione del virus,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per il trasferimento di questi detenuti in strutture più adeguate;

in subordine, quali opportune iniziative intenda assumere al fine di impedire il diffondersi del contagio all'interno del carcere tra detenuti e operatori che vi lavorano nonché tra le famiglie dei lavoratori e, in seconda istanza, tra la popolazione;

se non intenda, inoltre, per i detenuti del carcere di Tolmezzo, qualora non fossero sottoposti al regime di massima sicurezza di cui all'articolo 41-bis della legge n. 354 del 1975, e valutando la situazione caso per caso, prevedere un periodo di quarantena agli arresti domiciliari;

se non intenda sospendere a livello nazionale i trasferimenti di detenuti durante la fase emergenziale da COVID-19.

(4-03177)

DE BONIS - Ai Ministri della salute, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

il letame prodotto dal bestiame, fino agli anni '60, era considerato molto prezioso per una piccola azienda agricola: costituiva il completamento di quel ciclo biologico integrale di ogni azienda. Oggi, purtroppo, esso costituisce un problema a causa degli allevamenti intensivi, la maggior parte in soccida, concentrati nella pianura Padana, in cui poche e grandi aziende gestiscono migliaia di capi in piccoli spazi, con la necessità di smaltire i liquami prodotti che, però, producono grandi quantità di ammoniaca e nitrati, con un forte impatto sia in termini di formazione del Pm10, sia di inquinamento delle falde acquifere;

nel nostro Paese, il 50 per cento delle emissioni di gas a effetto serra legate alle attività agricole è causato dall'allevamento di bovini, suini e pollame. Tuttavia, la zootecnia può contribuire indirettamente anche a una parte dell'altra metà delle emissioni agricole, che comprendono, per esempio, la combustione delle biomasse (che possono provenire anche dagli allevamenti) e l'uso di fertilizzanti, impiegati in abbondanza nella coltivazione intensiva di colture destinate alla produzione di mangimi, tanto che è stato deciso di applicare il piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec) anche alle attività zootecniche;

la parte più critica e inquinante dell'allevamento degli animali resta la gestione delle deiezioni, che sono le principali fonti di tre gas a effetto serra in particolare: metano, ammoniaca e protossido d'azoto;

l'ammoniaca a sua volta diventa una delle fonti per la produzione di un terzo gas a effetto serra, il protossido d'azoto, che si forma durante lo stoccaggio del letame e nelle lettiere degli allevamenti;

la questione dei nitrati e, in generale, lo smaltimento dei reflui rimangono un problema gravoso per le filiere zootecniche, anche perché questo tipo di produzioni in soccida, in particolare l'avicolo, non dispone di terreni sufficienti e deve concorrere con le altre filiere zootecniche contribuendo in tal modo al continuo aumento del valore dei terreni agricoli;

nelle aree dove si tende a concentrare maggiormente la zootecnia da carne in soccida (forma altrimenti ormai desueta di contratto) c'è l'annosa questione della direttiva europea sui nitrati, per la quale si va avanti con deroghe ed infrazioni comunitarie, quando sarebbe molto più semplice delocalizzare laddove si possa avere un minor impatto ambientale sulle falde acquifere derivante dall'azoto presente nei liquami e nel letame;

per quanto riguarda gli aspetti di bilancio sanitario e salute pubblica, la concentrazione spaventosa di animali in alcune aree del Paese non pone solo problemi di inquinamento da nitrati delle acque. Il rischio di shock sanitari, dell'antibiotico-resistenza e il tema delle malattie infettive (epizoozie) appaiono costituire una minaccia che non è affatto da sottovalutare, anche in termini di bilancio sanitario (basti pensare ai costi dell'influenza aviaria su cui non è dato sapere chi ha ricevuto quei fondi negli ultimi 20 anni) e di costi per la collettività;

i contratti associativi in soccida prevedevano la condivisione del ruolo di imprenditore tra il proprietario terriero e il contadino che prestava la sua opera manuale. Ben presto, però, queste forme di conduzione associata hanno perduto di importanza, anche a causa di alcuni interventi normativi. Tuttavia, quella che rimane in vita è la soccida, per l'abolizione della quale l'interrogante ha presentato un disegno di legge (AS 1592) anche per recuperare oltre 3 miliardi di euro all'anno di gettito fiscale eluso;

ad ipotizzare una correlazione tra la diffusione del coronavirus in pianura Padana e l'inquinamento da Pm10 vi è uno studio curato da ricercatori di alcune università italiane e medici della Società italiana di medicina ambientale (Sima). Il caso monitorato è quello di Brescia e della sua provincia, che insieme a Bergamo, ha raggiunto il più alto numero di contagi;

l'inquinamento, soprattutto quello atmosferico, potrebbe aver preparato il terreno al coronavirus e alla sua diffusione. Leonardo Setti dell'università di Bologna e Gianluigi de Gennaro dell'università di Bari hanno analizzato i dati registrati nel periodo tra il 10 e il 29 febbraio e li hanno incrociati: da una parte quelli provenienti dalle centraline di rilevamento delle ARPA, le Agenzie regionali per la protezione ambientale, dall'altra i dati del contagio da COVID-19 riportati dalla Protezione civile, aggiornati al 3 marzo, lasso temporale necessario considerando il ritardo temporale intermedio di 14 giorni pari al tempo di incubazione del virus. La conclusione è che si evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 e Pm2,5 (particolato sottile e ultrasottile che entra nel nucleo delle cellule scombinando il DNA) e il numero di casi infetti da COVID-19;

la pianura Padana è in codice rosso anche nello studio: qui si sono osservate le curve di espansione dell'infezione che hanno mostrato accelerazioni anomale, in evidente coincidenza, a distanza di due settimane, con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico. Il Pm10 avrebbe, secondo la ricerca, esercitato un'azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell'epidemia. Potrebbe quindi essere questo uno dei motivi per cui la pianura Padana, rispetto alle altre zone d'Italia, ha cullato il virus in maniera più concentrata. A questo proposito è emblematico il caso di Roma, in cui la presenza di contagi era già manifesta negli stessi giorni delle regioni padane, senza però innescare un fenomeno così virulento;

l'idea che l'inquinamento da Pm10 sia facilitatore delle infezioni non è nuova, a partire da polmonite e morbillo. Il presupposto con il coronavirus è lo stesso: il particolato funge da carrier per il trasporto del virus, anche nell'etere;

l'inchiesta condotta dalla trasmissione televisiva "Report" del 13 aprile 2020, riferisce lo svolgimento di ricerche a Brescia con la troupe per tutta la prima metà di febbraio a documentare come avvengano gli spandimenti di liquami sui terreni, mentre il virus si stava diffondendo tra la popolazione. Viene evidenziato come il problema dell'impatto ambientale nella produzione di carne esista, anche se l'Italia è un Paese importatore perché non riesce a soddisfare la domanda sempre crescente;

nella trasmissione viene intervistato il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che nella zona di Brescia è allevatore di 800 capi di mucche da latte. L'intervistatore riferisce di un verbale, di cui la troupe sarebbe in possesso, nel quale le guardie ecologiche avrebbero accertato spandimenti sul terreno dello stesso presidente della Coldiretti in un periodo in cui c'era il blocco, con relative foto allegate. Il presidente Prandini, alla domanda se avesse pagato la multa, rispondeva in un primo momento di non esserne a conoscenza, poi dichiarava invece di non averla mai pagata, anche perché non gli era mai stata più contestata. Insomma, anche se non è noto chi avrebbe realizzato lo spandimento, rimane il fatto che sul terreno del presidente di Coldiretti ci sarebbe stato liquame in un periodo in cui non doveva esserci,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze, vogliano prendere in considerazione ed approfondire quanto emerso dallo studio dei ricercatori italiani e dei medici della Società italiana di medicina ambientale, come riportato in premessa;

se non ritengano che sia improcrastinabile non solo un studio più approfondito della materia ma anche l'elaborazione di opportune strategie al fine di tagliare le emissioni dei gas climalteranti prodotti dall'allevamento quali metano, ammoniaca, protossido d'azoto e altri nitrati che hanno un forte impatto sia nella formazione del Pm10 (il cui inquinamento facilita le infezioni a partire da polmonite e morbillo), sia nell'inquinamento delle falde acquifere;

se non siano del parere che il contratto di soccida vada abolito;

se siano a conoscenza della vicenda che ha riguardato il presidente di Coldiretti Prandini.

(4-03178)

DE BONIS - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:

gli scienziati del clima hanno più volte ribadito che per contenere il riscaldamento globale entro i limiti stabiliti dalla comunità internazionale alla conferenza di Parigi del dicembre 2020, si dovrà ridurre l'uso dei combustibili fossili a un ritmo ancora più veloce, almeno del doppio, di quanto previsto dagli accordi;

Joeri Rogelj, ricercatore presso l'International institute for applied systems austriaco, insieme ai suoi colleghi europei e canadesi, ha pubblicato su "Nature Climate Change" uno studio dove sostiene che tutte le precedenti stime sulla quantità di anidride carbonica emessa in atmosfera siano in realtà troppo generose e che i livelli indicati come potenzialmente catastrofici per l'ambiente siano raggiungibili molto prima del previsto. Infatti, il carbon budget della terra, cioè la quantità di anidride carbonica che si può ancora emettere in atmosfera senza sforare la soglia dei 2 gradi centigradi di aumento della temperatura globale, è la metà di quel che finora è stato stimato. Questo significa che invece di 2.390 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, l'atmosfera potrà sopportarne 1.240 miliardi, circa la metà, prima che gli effetti siano irreversibili;

dalla rivoluzione industriale a oggi la temperatura globale è salita di un grado e il livello del mare di 14 centimetri. Nel 2014 le emissioni di anidride carbonica ammontavano a poco meno di 36 miliardi di tonnellate. Secondo i calcoli contenuti nello studio di Rogelj, proseguendo a questo ritmo il budget di carbonio disponibile terminerà nel giro di 34 anni. Ciò significa che dal 2050 in poi tutti gli Stati del mondo dovrebbero essere a emissioni zero per evitare che il termometro della terra salga di oltre 2 gradi;

considerato che:

la Banca europea per gli investimenti (BEI) è proprietà comune dei Paesi della UE e il suo obiettivo, tra gli altri, è quello di sostenere le iniziative volte a mitigare i cambiamenti climatici ed eliminare gradualmente ogni finanziamento a nuovi progetti legati al settore dei combustibili fossili entro il 2020. Questo è l'obiettivo che la BEI ha inserito nella bozza della sua strategia energetica;

tra i progetti che la banca non intende più finanziare ci sono quelli su produzione di petrolio e gas, infrastrutture per gas naturale, produzione di energia o generazione di calore da combustibili fossili;

i giacimenti di petrolio non sono appannaggio esclusivo del mondo arabo, inglese, americano, indiano o norvegese, bensì esistono anche in Italia e sono in genere piuttosto frammentati e nella maggior parte dei casi situati a profondità importanti o ancora offshore. Uno dei territori italiani più ricchi in questo senso è la Sicilia, che dispone di petrolio a Ragusa, Gela e Gagliano Castelferrato. La Basilicata è un'altra regione italiana in cui si estrae petrolio, nel dettaglio in val D'Agri e a Tempa rossa, nel territorio del comune di Corleto Perticara, con il vanto del 70 per cento della produzione nazionale di petrolio. Anche la Calabria possiede una riserva di petrolio nella zona di Crotone, e pozzi sono presenti anche in Molise, in Abruzzo e nel Lazio;

soprattutto alla luce degli impegni presi a Parigi, insieme ad altri 195 Paesi, firmando un accordo per ridurre le emissioni inquinanti, sembra assurdo e sconsiderato procedere allo sfruttamento delle risorse naturali presenti in Italia. Dunque, se si vuole salvare il pianeta, si deve smettere di usare combustibili fossili;

ci si domanda, quindi, se esista oggi una politica energetica in Italia e se la politica si stia preoccupando seriamente del futuro del Paese in un settore così strategico. Non è più immaginabile, quindi, pensare alle risorse petrolifere italiane ma bisognerebbe domandarsi, invece, perché l'Italia, che potrebbe essere all'avanguardia dello sviluppo sostenibile, sia la nazione d'Europa che negli ultimi 5 anni ha maggiormente disinvestito nelle fonti rinnovabili, eolico, solare, geotermico, distruggendo la metà dei posti di lavoro in un settore sul quale altri Paesi investono con decisione;

nell'ultimo secolo l'emissione di anidride carbonica, il gas che maggiormente altera il clima, si è moltiplicata in tutto il mondo per 17 volte. È noto il grido di papa Francesco nell'enciclica "Laudato sii": «Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti - specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas - deve essere sostituita progressivamente e senza indugio»;

occorrerebbe puntare sulle risorse petrolifere utilizzandole piuttosto come collaterale di garanzia per l'emissione di obbligazioni, specie in questa fase in cui c'è disperato bisogno di contributi a fondo perduto e liquidità nel nostro sistema economico. Infatti, se venissero emessi bond garantiti dal petrolio lucano o siciliano, eccetera, come garanzia reale, si favorirebbe la raccolta di denaro fresco e bassi interessi (lo spread sarebbe negativo rispetto alla Germania o a qualsiasi altro Paese), senza estrarre una goccia di petrolio e senza subire il ricatto del MES o le ostilità dei comitati d'affari europei che hanno infranto il sogno dei padri fondatori;

questa soluzione permetterebbe in 25 anni di ripagare il debito pubblico e verrebbe, inoltre, scongiurato lo sconsiderato sfruttamento delle risorse naturali dovuto alle attività di estrazione del petrolio e del gas, svolto, il più delle volte, su aree geograficamente e morfologicamente non adatte a tali scopi;

tenuto conto che:

a giudizio dell'interrogante la risposta dell'Europa in merito agli aiuti per sostenere l'Italia nell'emergenza COVID-19 fino a questo momento è stata confusa. Per quanto riguarda la gestione dell'emergenza nell'immediato, oltre a misure di portata limitata da parte delle istituzioni UE, ci sono voluti giorni per sancire la fine del patto di stabilità. Una volta sospeso, gli Stati sono intervenuti come hanno potuto, mettendo sul tavolo dotazioni diverse. Si è creata una netta divisione tra governi che sono intervenuti in maniera più massiccia per sostenere l'economia durante la crisi e governi che invece hanno dovuto guardare al portafoglio, non avendo la garanzia di poter poi mobilitare abbastanza risorse durante la fase della ripresa;

l'incontro tra i capi di Governo, che viene descritto come drammatico e intenso, ha manifestato le divisioni interne al blocco e si è concluso senza nessuna novità sostanziale soprattutto per l'Italia. I leader si sono divisi sia sugli strumenti di mutualizzazione del debito, sia sull'utilizzo del fondo di stabilità;

la risposta europea alla "fase 2" del coronavirus potrebbe essere binaria e portare ad un potenziamento del sistema sanitario, politico ed economico. Rivoluzionare in questo contesto potrebbe significare un'unificazione della politica fiscale e un riassetto della governance, alla maggiore centralizzazione degli interessi e a una leadership di conseguenza più efficace. Nello scenario opposto invece, affrontare la crisi in mancanza di solidarietà e di leadership potrebbe portare all'involuzione di un progetto paralizzato dalle proprie contraddizioni;

la nazionalizzazione del petrolio lucano ed italiano, gestito da un cartello di compagnie petrolifere, e l'emissione di bond, potrebbero rappresentare una soluzione eccellente non solo per cancellare il debito pregresso ma anche per reperire risorse, oggi più che mai indispensabili per una rapida ripresa economica;

senza estrarre un solo barile, con i risparmi sugli interessi del precedente debito e con l'aumento del PIL della nuova economia italiana, l'Italia potrebbe diventare la locomotiva d'Europa,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo vogliano prendere in seria considerazione la possibilità di mettere in atto una politica energetica e produttiva in grado di abbandonare i fossili e di utilizzare i pozzi petroliferi italiani come garanzia per l'emissione di obbligazioni al fine di reperire nuove risorse sul mercato internazionale. Infatti, la sola consistenza del giacimento petrolifero della val d'Agri, in Basilicata (almeno 15 miliardi di barili secondo stime per difetto, più del doppio secondo altri), consentirebbe di emettere bond tali da azzerare il debito pubblico italiano e, con il risparmio tra il costo dei bond attuali (spread altissimo) ed i petrol bond, si avrebbero, nel giro di 25 anni, risorse per rimborsare i petrol bond senza estrarre un solo barile e sostenendo lo stesso costo che oggi si paga, a titolo di interessi, sul debito pubblico.

(4-03179)

MONTEVECCHI - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:

il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19", prevede diverse misure a sostegno dei lavoratori e della filiera del comparto cultura;

si stima che il comparto cultura in generale, e il segmento editoria in particolare, saranno segnati in modo drammatico dalla crisi generata dall'emergenza sanitaria;

secondo quanto riportato sul sito internet della piattaforma "OpenPetition", per il settore dell'editoria l'Associazione italiana editori avrebbe stimato per il 2020 "18.600 opere pubblicate in meno; 39,3 milioni di copie in meno stampate e confezionate". Un documento dell'osservatorio AIE che studia l'impatto del COVID-19 sull'editoria, datato 30 marzo, avrebbe stimato inoltre un calo di 3.100 titoli tradotti per l'anno corrente;

considerato che:

nello specifico per il comparto editoriale le forme di lavoro agile e le vendite on line non sono sufficienti né a dare reale continuità al lavoro, né a offrire uno sfogo per il mercato;

il comparto annovera tra le sue categorie molti lavoratori atipici, tra questi in particolare lavoratori in regime di diritto d'autore;

come riportato sempre dal sito internet di OpenPetition, si tratta di autori, traduttori, illustratori, fotografi, vignettisti e fumettisti fondamentali nell'ambito della produzione del libro e nel mercato culturale in generale, nonché appartenenti ad una categoria già notevolmente segnata da compensi bassi e costanti problemi di recupero crediti. Non tutti coloro che ne fanno parte sono iscritti alla SIAE o ad altre collecting society. Lavorando prevalentemente in regime di diritto d'autore, queste figure sono inoltre esenti dall'obbligo di versamenti contributivi, per i quali non avrebbero comunque margini economici sufficienti;

considerato altresì che il citato decreto, chiamato "cura Italia", non include questa categoria tra i beneficiari dell'indennità prevista invece per altre categorie di lavoratori del comparto cultura,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali immediati interventi di carattere normativo voglia intraprendere per garantire anche ai lavoratori del settore editoriale le misure di sostegno già previste nel decreto "cura Italia" per i lavoratori del comparto cultura.

(4-03180)

DE BONIS - Al Ministro della salute. - Premesso che:

numerosi articoli di stampa descrivono la Regione Basilicata quale protagonista di svariate denunce di ogni genere provenienti da privati, organi istituzionali, organizzazioni sindacali e sindacati degli stessi ordini professionali sanitari, aventi tutte ad oggetto la presunta incapacità della classe dirigente regionale nella gestione dell'emergenza COVID-19, soprattutto in una regione che avrebbe dovuto essere favorita dal suo piccolo numero di abitanti (circa 600.000) e da un territorio con bassa densità abitativa;

la stampa parla di quotidiani errori nel conteggio dei casi riscontrati da parte della task force regionale, confrontati con le dichiarazioni ufficiali del Dipartimento della protezione civile e l'esiguo numero di tamponi effettuati sulla popolazione (la Basilicata effettua, ad oggi, circa 4 tamponi ogni 1.000 abitanti a fronte dei 20 ogni 1.000 abitanti della Regione Veneto), oltre all'evidente ritardo nell'ospedalizzazione dei pazienti che, in molti casi, ha comportato che il ricovero in terapia intensiva anticipasse cinicamente una sentenza di morte certa;

viene evidenziato l'aumento esponenziale di contagi e decessi, questi ultimi in diversi casi evitabili se solo ci fosse stata una risposta più adeguata del sistema sanitario regionale alle sollecitazioni dei cittadini e dei medici curanti, che non si sarebbe purtroppo verificata (con tempi di attesa superiori a 14 giorni per l'effettuazione dei tamponi e l'eventuale ricovero ospedaliero);

un comunicato stampa dell'azienda ospedaliera "San Carlo" di Potenza, piuttosto che chiarire il decesso di una persona, ha ammesso, anche se indirettamente, gravi ed imperdonabili negligenze (dall'accoglimento del paziente con tosse e febbre in codice verde ed in piena emergenza sanitaria, alla mancanza di misurazione dell'ossigenazione del sangue, alla raccomandazione "prudenziale" di 7 giorni di isolamento domiciliare) che non risponderebbero ad alcuna direttiva scientifica in materia;

le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del comparto sanità e del territorio lucano hanno chiesto, a vario titolo, la rimozione di ogni struttura dirigenziale che si fosse resa incapace, fino ad oggi, di mettere in campo azioni valide ed efficaci a tutela e salvaguardia della sicurezza sanitaria della Basilicata;

viene evidenziato, inoltre, che sono pendenti esposti presso la Procura della Repubblica di Potenza sul mancato rispetto della normativa a tutela della salute dei lavoratori e dei pazienti delle strutture COVID-19, allestite presso il "San Carlo";

addirittura il sindacato anestesisti dello stesso ospedale ha messo in luce incredibili negligenze dalla direzione dell'azienda, parlando di "assenze prolungate di ogni visita dei reparti da parte del Direttore Sanitario", di un "Direttore Generale arroccato con vigilanza armata nei suoi uffici" e di condizioni di lavoro senza dispositivi di protezione pianificati in ambito aziendale;

in data 9 aprile, l'ordine regionale dei giornalisti e l'associazione della stampa di Basilicata hanno dichiarato di apprendere con sconcerto l'intenzione del San Carlo di dare mandato ai propri legali perché si valuti la possibilità di denunciare gli organi di informazione lucani ("La Gazzetta del Mezzogiorno", "La Nuova del Sud", "Il Quotidiano del Sud", "Basilicata 24"), nonché il sindacato CGIL, ritenuti "rei", tra l'altro, di aver pubblicato, si legge in una delibera del direttore generale, "articoli e scritti relativi alla gestione dei pazienti COVID-19 riportanti affermazioni fortemente lesive della immagine dell'ospedale;

considerato che:

il 7 aprile 2020 il vice Ministro della sanità, Pierpaolo Sileri, si è recato in Basilicata per un incontro e confronto con il presidente della Regione, Vito Bardi, sull'emergenza sanitaria in terra lucana, visita indubbiamente positiva in termini di attenzione verso il popolo lucano, affermando che in una situazione così grave, alla quale nessuno era preparato, la sanità lucana ha cercato di fare il possibile;

dal canto suo, il presidente Bardi, dal punto di vista della prevenzione e della cura, ha fatto istituire, tra l'altro, 6 unità COVID a Potenza e 4 a Matera, completamente equipaggiate, per curare presso le proprie abitazioni i pazienti risultati affetti da COVID-19 su indicazione dei medici di base. Nei giorni di emergenza hanno cercato di reperire sui mercati secondari i dispositivi di protezione individuale e molti tra cittadini, artigiani, professionisti e imprese hanno dato un contributo sul conto corrente della Regione dedicato a combattere il COVID-19;

per i casi di malasanità, come denunciato dagli organi di stampa, il presidente della Regione ha dato disposizione di un'immediata indagine interna per verificare quanto accaduto e alla richiesta dall'ANCI della nomina di un commissario per l'emergenza COVID-19, ha spiegato che il commissario per l'emergenza COVID già c'è ed è il presidente della Giunta regionale, il quale ha costituito una task force della quale fanno parte i direttori degli ospedali, insieme a quelli delle aziende sanitarie e al direttore generale della sanità. Inoltre ha dichiarato di volere dare vita ad un nuovo comitato scientifico per meglio delineare le strategie per combattere il coronavirus;

tra l'altro il presidente della Regione ha emesso per primo l'ordinanza che prevedeva la quarantena per tutti i residenti rientrati in Basilicata da Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria;

tenuto conto che i numerosi decessi e il fatto che il San Carlo, come la stessa azienda afferma in un comunicato stampa, abbia mandato a casa un paziente con evidenti sintomi da coronavirus, aggravatosi, infatti, e deceduto dopo 10 giorni, mette senza dubbio in evidenza una grave negligenza da parte della struttura sanitaria,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di volere approfondire gli avvenimenti circa i non pochi decessi degli ammalati da COVID-19 presso l'azienda ospedaliera di Potenza;

se e quali altre iniziative intenda intraprendere al fine di consentire alla Regione Basilicata di rispondere in maniera più repentina ed efficace alle innegabili maggiori esigenze sanitarie determinate da una grave ed inaspettata epidemia.

(4-03181)

BARBARO - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

ai docenti abilitati FIT è stato imposto un vincolo quinquennale di permanenza nella sede di titolarità unicamente per il fatto che la loro graduatoria di merito è stata pubblicata dopo il 31 agosto 2018;

ai questi docenti viene impedito di inoltrare domanda di mobilità, persino in presenza di malattie personali attestate dalla legge n. 104 del 1992, nonostante gli stessi docenti abbiano regolarmente svolto gli esami nei tempi previsti, ma la pubblicazione delle loro graduatorie è avvenuta con gravissimo ritardo, finanche di 8 mesi, per le inadempienze degli uffici scolastici regionali;

il fatto desta non poche perplessità, non solo perché il vincolo non era previsto nel bando, ma perché si attua una grave discriminazione tra docenti che hanno partecipato allo stesso concorso;

a causa di un grave ritardo da parte della pubblica amministrazione questi docenti subiscono il grave danno di vedersi bloccati e lontani da casa per 5 anni;

va ricordato, infatti, che, nonostante gli esami si siano svolti nel 2018, molte graduatorie, come ad esempio quelle della Regione Campania, sono state pubblicate solo nel 2019, in vigenza della nuova legge di stabilità che ha previsto un nuovo sistema di reclutamento che obbliga i docenti a restare nella sede di prima assegnazione a livello regionale per 5 anni,

si chiede di sapere:

quali uffici scolastici regionali abbiano pubblicato nel 2019 le graduatorie delle prove sostenute nel 2018;

quanti candidati ritenuti idonei nel 2018 siano stati pregiudizievolmente danneggiati dalla pubblicazione tardiva delle graduatorie, che ha imposto loro il lungo vincolo di permanenza;

come il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di rimuovere le oggettive disparità emerse fra idonei di regioni diverse.

(4-03182)

AUGUSSORI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

l'art. 1 del decreto-legge n. 22 del 2020, al comma 7, per la maturità prevede che i candidati esterni svolgeranno, in presenza, gli esami preliminari al termine dell'emergenza epidemiologica e sosterranno l'esame di Stato conclusivo del secondo ciclo nel corso della sessione straordinaria, che si svolge normalmente a settembre;

per gli studenti interni invece prevede che, se il rientro a scuola sarà dopo il 18 maggio, l'ordinanza ministeriale successivamente emanata disporrà l'eliminazione delle prove scritte e la sostituzione con un unico colloquio in via telematica in modo da garantire il più possibile la completezza e la congruità della valutazione finale;

il fatto di spostare gli esami per i privatisti nella sessione straordinaria a settembre produrrà, inevitabilmente, delle conseguenze negative sulle iscrizioni alle università da parte di questa tipologia di studenti, considerato che i test di ammissione agli atenei sono di norma fissati, in alcuni casi, anche già dalla fine di agosto;

nel 2019 la sessione straordinaria si era svolta dal 18 settembre, e quindi, se non ci dovessero essere proroghe da parte delle università, questi studenti potrebbero non riuscire ad entrare nelle università;

inoltre, dato che ancora non è certo quando potrà terminare l'emergenza, risulta difficile stabilire con certezza che i privatisti a settembre possano effettivamente sostenere l'esame di maturità,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda convocare un tavolo tecnico con i rettori delle università al fine trovare una soluzione per garantire agli studenti privatisti la possibilità di partecipare ai test di accesso ai corsi universitari, visto che il decreto-legge n. 22 del 2020 prevede lo svolgimento degli esami di maturità in sessione straordinaria;

per quale motivo non sia stata scelta la soluzione di far svolgere anche agli studenti privatisti gli esami di ammissione all'esame, anziché in presenza, in modalità telematica, opzione prevista per il colloquio dei candidati interni e che potrebbe perciò essere estesa anche ai privatisti, per consentire loro di svolgere la maturità nei tempi normalmente previsti per tutti gli altri studenti.

(4-03183)

DE BONIS - Al Ministro della salute. - Premesso che:

con l'accordo Stato-Regioni e Province autonome del 22 febbraio 2001, nasce la figura dell'operatore socio-sanitario (OSS) che svolge attività e servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali;

l'attività dell'OSS si esplica, principalmente, nell'assistenza diretta alla persona (cioè soddisfa i bisogni primari) e promuove il benessere e l'autonomia delle fasce più deboli quali gli anziani, i minori, i disabili e le persone in momentanea assenza di benessere fisico, psichico e sociale;

l'OSS svolge la sua attività in collaborazione con altri operatori professionali in équipe multidisciplinare, nella quale ognuno svolge in autonomia le proprie competenze. E si rapporta con ogni tipologia di utente in una relazione empatica di aiuto;

la figura dell'OSS è impegnata in prima linea nell'ambito dell'emergenza COVID-19, tanto è vero che tantissimi operatori si sono contagiati o hanno perso la vita a causa della carenza dei dispositivi di protezione individuale (DPI). Agli operatori socio-sanitari non è stata garantita l'effettuazione sistematica di tamponi, non sono stati supportati con un sostegno psicologico, anche se sono stati faccia a faccia con la morte e con le famiglie dei deceduti e sono stati costretti alla quarantena in casa (perché impossibilitati a sostenere aggiuntive spese di alloggio) con possibilità di contagio di altri membri della famiglia;

nelle varie strutture pubbliche e private in cui sono impiegati gli OSS si registra una profonda carenza di unità operative, a discapito del personale in servizio, degli infermieri perché demansionati e, cosa ancor più grave, a discapito dell'ospite o paziente, al quale c'è sempre poco tempo da dedicare;

in questo periodo di emergenza, risalta in modo eclatante la carenza di questa figura che, accanto all'infermiere e al medico, si prende cura del paziente COVID,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle problematiche illustrate;

quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di restituire dignità alla figura dell'operatore socio-sanitario.

(4-03184)

LANNUTTI, VANIN, PRESUTTO, GIANNUZZI, DONNO, TRENTACOSTE - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

non diminuiscono abusi e vessazioni di banche e società finanziarie ai danni dei clienti;

ai primi di aprile 2020, è stata inviata al primo firmatario una e-mail su un reclamo che un cittadino aveva avanzato alla finanziaria Findomestic dal seguente tenore: "Il 27.1.2020 ho stipulato un contratto di finanziamento n° 654442, attraverso Findomestic. Avendo riflettuto sugli interessi troppo alti ho ritenuto opportuno mandare una Pec di recesso il 12/02/2020, come da accordi telefonici, comunicando tale recesso anche all'Enpam. La finanziaria non ha purtroppo avvisato in tempo l'Enpam, la quale ha autorizzato la cessione del quinto del mese di febbraio e marzo 2020, anche se io non ho recepito nessun finanziamento. Il 16/03 ho inviato una richiesta di rimborso e una richiesta di liberatoria, allegando Iban e documenti. Avevo invitato anche l'ufficio pensioni Enpam a bloccare le rate della cessione del quinto della mia pensione verso la Findomestic, dopo il recesso tramite Pec del contratto di finanziamento attraverso una mail e una Pec, ciononostante mi hanno addebitato due rate. Ho già fatto richiesta di rimborso delle suddette rate e richiesta della liberatoria presso la sede centrale di Milano della Findomestic. Tale liberatoria doveva già essere pronta il 28/03. (...) Il 06/04 ho fatto il sollecito di liberatoria (senza quel documento non posso usufruire di nessun altro finanziamento). Telefonicamente ho sollecitato 3/4 volte e sempre mi rassicuravano dicendo che sarebbe arrivata quanto prima. Io capisco il momento difficile per tutti ma ad oggi non è arrivato nulla, non sono più reperibili telefonicamente e francamente non so più cosa fare. Si può intervenire in qualche modo?";

considerato che:

Findomestic è accusata di scorrettezze contrattuali e perfino di usura;

come denunciato, a quanto risulta agli interroganti, da un utente: "La storia inizia nel 2007 con la concessione di un finanziamento di 25.000 euro e una carta di credito revolving con un limite di fido di 1.500 euro. (...) Dall'analisi tecnica del rapporto con Findomestic emergono fatti gravi. La banca non ha mai fornito il piano d'ammortamento, impedendo così al cliente di conoscere alle varie scadenze l'ammontare del debito residuo e quanta parte delle rate mensili è costituita da interessi e quanta da capitale. Si tratta di una violazione del Testo unico bancario (articolo 119 del Tub) e della legge sulla trasparenza che si riscontra in molti casi di usura bancaria, ma non può non colpire il fatto che un operatore delle dimensioni di Findomestic all'atto della stipula del contratto di finanziamento non abbia fornito al cliente un piano d'ammortamento. Dall'analisi emerge anche che è il contratto in sé, per via delle sue clausole, a risultare affetto da usura. Considerando solo il costo del credito effettivamente sostenuto dal cliente dalla stipula del contratto alla dichiarazione di inadempienza, risulta essere pari al 17,384% su base annua, un valore ampiamente superiore alle soglie d'usura dell'epoca (15,7% nel trimestre di stipula del contratto, 14,895% quando la banca ha chiesto al cliente di rientrare). A questo dato si aggiunge poi l'indennità dell'8% per i ritardati pagamenti che - secondo i calcoli effettuati dal consulente indipendente - si attesterebbe addirittura al 93,77% su base annua. Per quanto riguarda la carta di credito revolving, anche questo pare un caso di usura contrattuale con tassi che in alcuni periodi avrebbero raggiunto il 34,7% e il 121,65% annuo per effetto anche della capitalizzazione degli interessi. Se il giudice per le indagini preliminari accoglierà la richiesta del pm veronese e deciderà per il rinvio a giudizio degli imputati, per Findomestic potrebbe aprirsi un problema serio: anche altri clienti, infatti, potrebbero essere indotti a denunciare amplificando il danno reputazionale e i rischi di condanna con tutto ciò che ne consegue",

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti Findomestic abbia applicato tassi usurari nei contratti, che in alcuni periodi avrebbero raggiunto il 34,7 per cento ed il 121,65 per cento annuo, anche per effetto della capitalizzazione degli interessi anatocistici;

se non ritenga di attivare le autorità vigilanti, per verificare se nei contratti stipulati con la clientela tali pratiche di Findomestic, analogamente a comportamenti vessatori e risposte irrispettose ed oltraggiose sui reclami, possano proseguire;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare, per prevenire usi, abusi ed ordinari soprusi recidivi di Findomestic ed altre società finanziarie, nei confronti dei consumatori ed utenti.

(4-03185)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-01494 del senatore Moles, sulle risorse delle royalty petrolifere alla Regione Basilicata.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 4-03147 della senatrice Pucciarelli.