Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 193 del 19/02/2020
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
193a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 19 FEBBRAIO 2020
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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,
indi del vice presidente LA RUSSA,
del vice presidente CALDEROLI
e del vice presidente ROSSOMANDO
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).
Si dia lettura del processo verbale.
TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo straordinario del 20 febbraio 2020 e conseguente discussione (ore 9,33)
Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 1, 3, 9 e 10. Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 2 (testo 2), 4, 5, 6, 7 e 8
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo straordinario del 20 febbraio 2020 e conseguente discussione».
Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte.
CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, gentili senatrici e senatori, nel rispetto della centralità del Parlamento, ho ritenuto doveroso aggiornarvi in vista del Consiglio straordinario di domani a Bruxelles, che sarà dedicato, come da programma, al quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Reputo infatti fondamentale, come accaduto alla vigilia dei precedenti Consigli europei nei quali era in agenda il quadro finanziario pluriennale, che la mia partecipazione al negoziato sia preceduta da una compiuta discussione in Parlamento, anche se trattasi di un Consiglio straordinario e la comunicazione del Presidente, a stretto riferimento normativo, non è necessaria.
Il Consiglio europeo è chiamato a raggiungere un'intesa su qualità e quantità del bilancio europeo, che, nei sette anni che abbiamo davanti, servirà a dare attuazione alle politiche dell'Unione europea. Un tratto caratterizzante di questo negoziato è che gli obiettivi delle politiche europee, nel periodo 2021-2027, hanno un'elevata incidenza su tutti i settori della vita dei cittadini del nostro Paese e dell'intero Continente, e ciò avviene all'interno di uno scenario caratterizzato dall'uscita del Regno Unito dall'Unione europea e da crescenti tensioni caratterizzate da un marcato tratto neoprotezionista.
Nel prossimo settennato le politiche europee dovranno affrontare sfide complesse. Ne cito alcune: la transizione verde, il governo europeo dei flussi migratori, il rilancio della crescita e dell'occupazione.
Dopo la lunga crisi economica, che ha accentuato le disparità territoriali e acuito le disuguaglianze, la politica di coesione dovrà, più che in passato, contribuire a ripristinare la convergenza fra territori e assicurare maggiori e più dignitose opportunità di lavoro, soprattutto per i più giovani.
La Politica agricola comune dovrà continuare a tutelare un settore importante dell'economia europea, salvaguardando e valorizzando al contempo il patrimonio naturale e culturale, anche nell'ottica della transizione verde.
A fronte di queste complesse sfide, qual è la situazione del negoziato prima dell'incontro che avrà luogo domani e che il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, vorrebbe fosse conclusivo? Rispondiamo a tale domanda.
Quanto alla situazione del negoziato, la proposta che il presidente Michel ha fatto circolare il 14 febbraio apporta alcuni - mi permetto di sottolineare - lievi avanzamenti rispetto al precedente quadro negoziale della Presidenza finlandese, che era stato fortemente criticato - non vi è sfuggito - da numerosi Stati membri, dalla Commissione e dal Parlamento europeo.
È apprezzabile, ad esempio, che si prosegua lo sforzo di semplificazione, (riducendo i programmi europei da 58 a 37 rispetto all'attuale programmazione) e di modernizzazione del bilancio, ribadendo gli obiettivi di spesa da destinare ad azioni a tutela dell'ambiente. La proposta del presidente Michel rimane comunque inadeguata al raggiungimento degli obiettivi dell'Unione definiti dall'Agenda strategica dei leader e dal programma del Presidente della Commissione europea.
Il vertice di domani a Bruxelles si preannuncia dunque complesso e complicato, perché basato su una proposta che non rispecchia le attese di dotare l'Unione europea di strumenti innovativi o anche solo adeguati all'elevata posta in gioco sulle priorità, sia quelle più "tradizionali" sia quelle "nuove". Questa preoccupazione è condivisa anche dal Parlamento europeo che, come i presidenti Sassoli e Von der Leyen mi hanno indicato già martedì 4 febbraio scorso a Bruxelles, non esiterebbe a bocciare un bilancio inadeguato su obiettivi e politiche quali la crescita, il lavoro, la transizione verde, la coesione, la politica agricola comune e la migrazione.
Ieri mattina c'è stato un incontro del presidente Michel, con i presidenti dei Gruppi politici e con la Commissione sul bilancio, che ha confermato tutte le perplessità da parte degli esponenti del Parlamento che hanno interloquito col presidente Michel, secondo quanto ci è stato riferito.
In merito all'approccio italiano, in questo Consiglio europeo straordinario desidero innanzitutto richiamare gli aspetti qualificanti della nostra posizione, che rimane coerente con quanto ho illustrato lo scorso dicembre e con la risoluzione adottata allora da questo Parlamento sul tema del bilancio europeo. L'Italia punta a un adeguato volume complessivo del bilancio, a una corretta distribuzione delle risorse tra politiche tradizionali e nuove priorità, alla definizione di criteri allocativi equi e alla riforma dal lato delle entrate.
Non posso nascondere, quindi, la nostra insoddisfazione riguardo alla proposta negoziale che sarà portata domani al tavolo, all'esito del Consiglio affari generali riunitosi in vista del Consiglio europeo.
L'Italia è un contributore netto dell'Unione. Non è disponibile ad accettare un compromesso ad ogni costo, sebbene il nostro saldo netto negativo diminuirà sensibilmente - attenzione - con il prossimo Quadro finanziario pluriennale (da -0,27 per cento del reddito nazionale lordo dell'Europa a 27, pari a circa 4,6 miliardi di contributo netto annuale, a -0,17 per cento, pari a circa 3 miliardi).
Nella sua proposta, il Presidente del Consiglio europeo assegna al bilancio risorse pari all'1,074 per cento del reddito nazionale lordo europeo, ovvero a circa 1.095 miliardi di euro (a prezzi del 2018): di fatto, come ricorderete, si tratta della proposta finlandese (1.087 miliardi di euro), cui si aggiunge il Just transition fund, di 7,5 miliardi, che recepisce per intero la richiesta che la Commissione europea ha presentato lo scorso 14 gennaio.
Per il rafforzamento del mercato interno registriamo un incremento della dotazione per il Programma spaziale europeo e la definizione delle allocazioni del programma Erasmus+ (pari a 21 miliardi di euro). Vengono poi esplicitate le risorse da destinare a Digital Europe, per 6,7 miliardi di euro, e a InvestEU, pari a 11,3 miliardi di euro, ma in misura ridotta rispetto alla proposta più valida, a nostro avviso, formulata dalla Commissione nel 2018. Esse non tengono conto del ruolo fondamentale di questi strumenti nella promozione degli investimenti privati, in particolare a favore dell'innovazione e della transizione verde.
Permane inoltre la nostra insoddisfazione per l'ulteriore riduzione delle dotazioni di Horizon Europe, in particolare per la mancata compensazione dei tagli subiti dal Connecting Europe facility nei suoi capitoli dedicati all'energia e al digitale.
Quanto a sicurezza e difesa, ad un aumento della dotazione del Fondo europeo della difesa, la proposta associa un arretramento incomprensibile sul programma per la mobilità militare. Quanto alla migrazione, il calo consistente delle risorse destinate a Frontex appare coerente con il nostro auspicio che mezzi e obiettivi siano proporzionati. Meritano supporto il nostro strumento di cooperazione internazionale, il cui acronimo in inglese è NDICI, e la flessibilità necessaria al suo corretto ed efficace utilizzo in un contesto geopolitico internazionale caratterizzato da crescente incertezza.
L'Unione europea deve assumere un ruolo più profilato come attore globale. È a tal fine indispensabile finanziare adeguatamente la cooperazione con il vicinato, con il Mediterraneo e con l'Africa subsahariana. La stabilità di queste aree è cruciale per la sicurezza di tutti. La cooperazione internazionale rappresenta un altro esempio concreto di come, mettendo in comune le risorse, si possono ottenere risultati migliori rispetto a quelli prodotti dalle iniziative individuali degli Stati membri.
Vorrei soffermarmi, ora, su quanto la proposta negoziale di Michel prevede con riguardo alle politiche tradizionali, in particolare coesione e Politica agricola comune.
Quanto alla coesione, la proposta contiene alcune modifiche ai criteri di allocazione che, in parte, vanno incontro alle richieste che il Governo italiano ha avanzato a tutti i livelli, in coerenza con gli obiettivi di convergenza, sia economica sia sociale, fra territori europei, che questa politica deve contribuire a raggiungere.
Partiamo da: una distribuzione di risorse che ridimensiona le allocazioni a favore degli Stati membri più ricchi e che tiene conto dell'effettiva evoluzione della crescita dei territori; il mantenimento di una base statistica aggiornata per il calcolo delle allocazioni; la possibilità di definire a livello regionale i livelli di concentrazione tematica delle risorse da allocare agli obiettivi dell'Unione; l'aumento della quota di finanziamento a carico dell'Unione per le regioni meno sviluppate.
Uno degli indicatori per noi più rilevanti, l'indice di prosperità relativa per le regioni meno sviluppate dei Paesi a medio reddito come l'Italia, è finalmente cresciuto, sebbene, a nostro avviso, in maniera ancora non sufficiente (di soli 5 centesimi di punto).
Tra gli aspetti negativi, devo menzionare l'ingiustificata riduzione del Fondo sociale europeo plus, lo strumento principe attraverso il quale prevenire e attutire gli effetti negativi della transizione, non solo verde, ma anche digitale, sul tessuto sociale europeo.
Tra i fondi di coesione avanza lo strumento di bilancio per la competitività e la convergenza, conosciuto con l'acronimo BICC, che, grazie all'azione del Governo in sede negoziale, poggia su criteri allocativi condivisibili e a noi, nel complesso, favorevoli. L'Italia sarebbe beneficiaria netta di questo strumento, con un rientro di oltre il 17 per cento (pari a oltre 2,2 miliardi di euro nel settennato). I fondi ottenuti tramite il BICC consentiranno di finanziare il programma nazionale di riforme strutturali e investimenti pubblici nel quadro del semestre europeo. Il nostro giudizio positivo è tuttavia temperato dal fatto che la dotazione rimane nel complesso modesta (12,9 miliardi di euro). L'Italia pertanto insisterà affinché in futuro sia possibile un rifinanziamento che aumenti le risorse complessivamente disponibili e introduca una più robusta funzione di stabilizzazione. Allo stato attuale, un elemento stabilizzatore risiede nella possibilità di ridurre il tasso di cofinanziamento nazionale in situazioni di grave contrazione dell'economia.
Sulla rubrica di spesa dedicata alla Politica agricola comune nutriamo varie perplessità per la riduzione del Fondo per lo sviluppo rurale, che contribuisce, come sapete, in modo determinante alla modernizzazione del settore agricolo e agli obiettivi ambientali dell'Unione europea. Inoltre, non vengono precisate le dotazioni per altri due strumenti di particolare importanza per il nostro Paese: il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e il programma LIFE, che tutela la natura e le biodiversità.
L'attenzione per lo sviluppo delle aree rurali e la tutela di un'agricoltura di qualità, tesa a ridurre il proprio impatto sul clima e sulla biodiversità, restano per noi obiettivi tutt'altro che obsoleti. L'agricoltura mantiene un ruolo chiave nel sostenere il reddito degli agricoltori europei, soprattutto in un contesto internazionale che ha visto questo settore fortemente penalizzato, privo di strumenti di compensazione efficaci. L'Italia ritiene che questo sostegno debba essere equo e per questo non intende appoggiare l'attuale meccanismo di allineamento dei pagamenti diretti tra gli Stati membri dell'Unione europea e la cosiddetta convergenza esterna, che, come vi è noto, si basa esclusivamente sull'estensione dei terreni agricoli. È un meccanismo inefficiente, poiché non tiene conto di un'articolata serie di parametri, come ad esempio la differenza nei costi di produzione e il differenziale tra reddito agricolo e reddito medio che si riscontra nell'ambito dei diversi Stati membri.
Nella stessa rubrica, che include anche l'ambiente, si registra infine l'istituzione del Fondo per la giusta transizione (Just transition fund), la cui dotazione, pari a 7,5 miliardi di euro, coincide con quanto richiesto dalla Commissione europea a gennaio a supporto del green deal europeo.
L'Italia continuerà a sostenere il ripristino della revisione di medio termine del bilancio, indispensabile per adattare le decisioni attuali a situazioni future, alcune delle quali, al momento, non completamente prevedibili. Questa richiesta, avanzata anche dal Parlamento europeo, è motivata altresì dalle analisi che il Governo ha fatto circa gli aspetti relativi al finanziamento del bilancio pluriennale dell'Unione europea.
Nella proposta del presidente Michel valutiamo positivamente il mantenimento della risorsa IVA e domani, al Consiglio europeo, discuteremo i dettagli delle proposte per l'introduzione congiunta di nuove risorse legate alla tassazione della plastica non riciclabile e al sistema degli Emission trading system.
Continuiamo a reputare inaccettabile il mantenimento del sistema di correzioni - i famosi rebate - che consente ad alcuni tra gli Stati membri più ricchi - che dovrebbero essere cinque - di vedere artificialmente ridotto il loro contributo al bilancio europeo. Unitamente alla maggior parte degli Stati membri dell'Unione europea, alla Commissione e al Parlamento europeo, il Governo italiano ribadirà la necessità di rivedere radicalmente il sistema delle correzioni che discendono dal rebate che, come ricorderete, venne concesso al Regno Unito ormai nel lontano 1984: un meccanismo obsoleto, iniquo e regressivo.
Vi è però un altro punto fondamentale, che reputo ancora insoddisfacente nell'ambito dell'architettura del bilancio. Abbiamo sempre affermato che il mezzo per ottenere un aumento delle risorse disponibili, affinché l'attuazione dell'Agenda europea diventi credibile, risiede nella modernizzazione del bilancio dal lato delle entrate. In altre parole, crediamo che sia necessario introdurre nuove forme di finanziamento capaci di assicurare il giusto contributo al benessere collettivo da parte delle grandi imprese del settore digitale, di chi sfrutta le differenze di tassazione tra gli Stati membri per evitare parte delle imposte, degli speculatori finanziari e dei grandi inquinatori. Questo può avvenire, ad esempio, attraverso l'istituzione della nuova border carbon tax. Finalmente la proposta di Michel offre un'apertura condizionata a questa richiesta fondamentale, che mira a evitare ulteriori aggravi agli sforzi già richiesti ai cittadini europei e chiede a tutti i beneficiari dell'Unione di contribuire ai benefici che traggono dal mercato unico.
Dopo tanta insistenza, ritroviamo nella proposta del Presidente del Consiglio europeo la possibilità di intervenire, anche dopo il 2021, ma comunque nel corso del prossimo settennato, per istituire nuove risorse proprie europee, quando saranno adottate quelle regole comuni a cui stiamo lavorando intensamente, che sono volte, al contempo, a tutelare il mercato unico dalla concorrenza di imprese di Paesi terzi con una normativa ambientale meno severa della nostra e ad affrontare il problema del dumping fiscale anche interno ai confini dell'Unione, per non tacere di quello sociale.
Nell'avviarmi a concludere, desidero ribadire che il nostro obiettivo è duplice: da un lato, permettere all'Unione e agli Stati membri di affrontare le grandi sfide di portata globale, a partire dall'accresciuta instabilità geopolitica, dalla competizione economica, dal cambiamento climatico e dalle migrazioni; dall'altro, ci dobbiamo opporre ad un'idea di Europa ripiegata sugli interessi nazionali e dobbiamo piuttosto assicurare che ciascuno faccia la sua parte e che nessun cittadino sia lasciato solo nell'affrontare queste sfide.
L'Italia è pienamente consapevole di abitare e di essere parte di questa casa comune. Ci rendiamo conto che non tutte le nostre priorità possono essere imposte agli altri e da essi condivise, ma non siamo disposti ad accettare, in nome di una rapida conclusione del negoziato, un bilancio europeo insufficiente per il futuro dei nostri cittadini. Saremmo infatti in presenza di una sconfitta non meramente di natura contabile, ma più squisitamente politica, dell'idea stessa di Europa e della sua capacità di offrire soluzioni e risposte soddisfacenti. Mi riferisco a quelle soluzioni e risposte suscettibili di contribuire a eliminare i divari di crescita economica e sociale all'interno del Continente in grado di rendere l'Unione capace di dare l'esempio e di affrontare, con coraggio e determinazione, le sfide e le criticità dell'attuale globalizzazione.
Com'è noto, fu espresso un primo apprezzamento di massima verso il programma preannunciato dal presidente von der Leyen di fronte al Parlamento europeo. Intravedemmo allora il sincero proponimento del neopresidente d'imprimere, a fronte delle note sfide globali, un ambizioso salto di qualità alla politica dell'Unione.
Di fronte a questa proposta di bilancio del presidente del Consiglio dell'Unione europea, la nostra iniziale insoddisfazione muove esattamente dalla constatazione che di tale ambizione resta poca traccia. L'ho detto chiaramente nel corso dell'incontro anche al presidente della Commissione europea. Registriamo certamente qualche progresso, ma di ambizione, francamente, ne rinveniamo ben poca.
Auspico dunque che le complesse discussioni e le conseguenti determinazioni che attendono me e i miei omologhi europei al Consiglio europeo straordinario di domani consentano di far avanzare il negoziato in direzione di un'Europa forte al suo interno e nei confronti degli altri attori globali, che quindi trovi il coraggio di realizzare un futuro migliore per i suoi cittadini e le generazioni che verranno. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-PSI).
PRESIDENTE. Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.
Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
È iscritta a parlare la senatrice Lezzi. Ne ha facoltà.
LEZZI (M5S). Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione la relazione del presidente Conte. Voglio intervenire sulle politiche di coesione che - è inutile nasconderlo - vedono nei nuovi criteri un impoverimento di circa 7 miliardi a sfavore del nostro Paese, che vanno poi a favore di Francia e Germania. Da questo punto di vista, credo si debba essere più rigorosi nel pretendere maggiori risorse, proprio perché, tra l'altro, andrebbero alle Regioni del Centro-Nord, che si ritrovano purtroppo indici inferiori rispetto alla scorsa programmazione. Bisognerebbe quindi intervenire immediatamente con nuovi investimenti, per non risultare tardivi in futuro.
Vi è poi un'altra questione: le politiche di coesione ci sono da circa trent'anni, ma non hanno sortito gli effetti desiderati. Mi permetto di suggerire allora ciò che insieme ad altri miei colleghi parlamentari, stavo già portando all'attenzione della Commissione europea: svincolare parte di queste risorse a favore di grandi progetti per il Mezzogiorno. Sto parlando di alta velocità in grado di collegare grandi porti e poli universitari. Tali progetti devono seguire scadenze diverse, dettate non dalla Commissione europea, ma dalla loro fattibilità: Gioia Tauro, Taranto, Salerno e tutte le grandi università devono essere collegate dall'alta velocità. In questi trent'anni tutti i colori che hanno amministrato le Regioni non sono ancora riusciti a fare un grande progetto del genere. Utilizziamo allora queste importanti risorse, che verranno di nuovo dai fondi strutturali europei e dalle politiche di coesione, per fare qualcosa che finalmente sarà utile e strategico per il nostro territorio. (Applausi dal Gruppo M5S).
So poi che Confindustria aveva paventato una soluzione per risolvere la lentezza della spesa dei fondi europei. Attenzione: la narrazione secondo la quale l'Italia non spende i fondi europei è profondamente scorretta; li ha sempre spesi, ma lo ha sempre fatto malissimo, perché purtroppo sono rimasti vittime del clientelismo regionale. Ecco perché mi riporto ai grandi progetti con un faro da parte della Commissione europea, del Governo e della Presidenza.
Andando avanti, Confindustria aveva deciso di presentare la seguente proposta: in caso di rallentamento della spesa dei fondi europei, queste risorse dovevano passare direttamente al credito d'imposta. Ora so che Confindustria è stata già ampiamente beneficiaria di autorevoli incarichi presso la Presidenza. Mi auguro che receda rispetto a questa proposta, perché avremmo uno Stato che rinuncia di nuovo alle infrastrutture in favore del Sud. (Applausi dal Gruppo M5S).
Per le imprese si deve infatti agire su altri temi e in altri tavoli, abbassando le tasse alle imprese e agevolando il lavoro e gli investimenti da parte delle imprese, ma non con i soldi delle infrastrutture per il Sud. Le stesse imprese che operano al Sud hanno infatti estrema necessità di infrastrutture, perché adesso non riescono a crescere e ad andare oltre il loro bacino, proprio perché sono fortemente penalizzate dalla mancanza di infrastrutture sicure e veloci, come nel resto del Paese. (Applausi della senatrice Moronese).
Si è parlato di semplificazioni, tema assai importante, prima di tutto perché fino ad ora la complessità della spesa ha fornito un alibi alle Regioni per spendere male. Non si è però parlato di un altro aspetto, a mio avviso di fondamentale importanza, ovvero il vincolo della condizionalità macroeconomica. Non so, a questo punto, se il Governo vuole ancora procedere all'eliminazione di questa clausola, perché, nel momento in cui non si rispettano le regole europee, non devono né possono essere i territori più deboli a pagare. A beneficio di chi ci ascolta fuori da quest'Aula, è bene specificare che questa clausola prevede che, nel momento in cui non si rispettano determinate regole e vincoli europei, si possono immediatamente fermare i trasferimenti dei fondi europei. Questo non bisogna assolutamente consentirlo: si tratta di una questione di fondamentale importanza.
Ho dubbi circa il collegamento tra le politiche di coesione e le riforme strutturali. A me interessa che le politiche di coesione siano libere di compiere la loro missione, così come previsto nei trattati europei. Le politiche di coesione devono rimuovere gli ostacoli e ridurre finalmente il divario esistente, senza essere subordinate a riforme strutturali che magari provengono da principi o desideri europei. Non vogliamo quindi altri jobs act e precarizzazioni, per poter usufruire delle politiche di coesione. Anche su questo aspetto bisogna stare molto attenti al collegamento con il semestre europeo. Fino ad ora la politica di coesione non è mai stata collegata al semestre europeo, dunque occorre essere davvero molto attenti, perché, come sempre, si rischia che a pagare siano le regioni più svantaggiate, quindi i cittadini più deboli, ma questo non deve accadere.
Sono comunque molto contenta che si stia procedendo verso la definizione del negoziato, perché sarebbe importante concluderlo il prima possibile, al fine di iniziare a progettare e a spendere già dall'anno prossimo. La volta scorsa, a seguito di questo negoziato, si è iniziato a spendere le risorse con due anni di ritardo, proprio perché veti e contro-veti hanno portato una dilazione dei tempi che adesso stiamo purtroppo scontando.
Occorre però fare attenzione al fatto che le politiche di coesione devono essere tali anche a livello nazionale. È vero che, a proposito della regola del 34 per cento, che per la terza volta è stata riscritta, c'era già un vincolo ex ante per tutte le amministrazioni, anche per l'Anas (Ente nazionale per le strade) e RFI (Rete ferroviaria italiana), che lei stesso, signor presidente Conte, aveva sottoscritto nel maggio del 2019. Ora l'abbiamo riscritta: l'importante è che venga osservata, perché addirittura sta già diventando vecchia senza essere osservata; altrimenti, saranno di nuovo inutili le politiche di coesione, che fino ad ora hanno soltanto sostituito la spesa ordinaria. Quindi, basta chiamare "sprecare"… (Il microfono si disattiva automaticamente).
La ringrazio, signor Presidente.
Concludendo, mi auguro che finalmente ci sia molta attenzione a questo genere di discorsi, riguardanti il Sud. Spesso si sente dire che se riparte il Sud, riparte il Paese. Lo si è sentito dire negli ultimi cinquant'anni, ma non lo si è mai fatto. Questa è quindi l'occasione giusta per invertire finalmente la tendenza, a partire anche dalle autonomie, perché, come ha chiesto il MoVimento 5 Stelle, stiamo andando nella direzione precedente, di individuare e attuare i Livelli essenziali delle prestazioni. Ora bisogna parlare dell'invarianza finanziaria e davvero di una coesione sociale e territoriale che fino ad ora non c'è stata. Se davvero lo si vuole, è giusto fare un tavolo aperto su politiche europee e autonomia, proprio perché tutto deve andare insieme ed essere concertato e coordinato, con l'unico grande obiettivo di far crescere anche quella parte di Paese che può aiutare l'intero sistema Italia, che fino ad ora, purtroppo, è rimasto indietro rispetto a tutto il resto d'Europa. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà.
DE BONIS (Misto). Signor Presidente, cari colleghi, la proposta della Commissione europea per la Politica agricola comune (PAC) prevede uno stanziamento di 365 miliardi di euro a prezzi correnti: una dotazione che corrisponde a una percentuale media del 28 per cento circa del bilancio complessivo dell'Unione, previsto per lo stesso arco di tempo, quantificato in 1.135 miliardi di euro. L'importo totale a prezzi correnti della spesa PAC, nell'ambito del precedente quadro finanziario pluriennale, è stato di 408 miliardi di euro, corrispondenti al 37 per cento del bilancio generale dell'Unione europea a 28 Stati membri.
Secondo la Commissione europea, la PAC, nel prossimo settennio, subirebbe una riduzione del 5 per cento a prezzi correnti rispetto al precedente periodo, il che equivarrebbe a una riduzione di circa il 12 per cento a prezzi costanti. Secondo il Parlamento europeo il taglio ammonterebbe al 15 per cento.
Signor Presidente, la riduzione degli stanziamenti per la PAC è preoccupante; avviata già dal periodo di programmazione 2000-2006, così come quella per un altro settore tradizionale come la politica di coesione, viene giustificata dalla Commissione europea con l'aumento di risorse in altri settori (ricerca, ambiente, difesa, innovazione) e tiene conto anche dell'uscita del Regno Unito, con la conseguente perdita di risorse, che farà ridurre di circa 12 miliardi di euro il gettito fiscale.
Dell'importo totale di 365 miliardi di euro, 286 miliardi sono destinati al Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEOGA), il primo pilastro della PAC, che finanzia le nostre aziende agricole, i pagamenti diretti agli agricoltori e le misure di mercato, senza necessità di cofinanziare i progetti. Altri 78 miliardi sono invece destinati al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), il cosiddetto secondo pilastro, che finanzia invece, in regime di cofinanziamento, gli investimenti effettuati attraverso le Regioni. A questo insieme di risorse si aggiungono ulteriori 10 miliardi di euro per sostenere bio-economia, sviluppo rurale, attività di ricerca e innovazione ed altro.
La proposta della Commissione prevede che gli stanziamenti dei due pilastri possano essere trasferiti dall'uno all'altro fino a un massimo del 15 per cento. Un ulteriore 15 per cento potrà poi essere trasferito dal primo al secondo pilastro per interventi con obiettivi ambientali e climatici. In base alla proposta, l'Italia avrebbe una dotazione complessiva di circa 36,3 miliardi di euro rispetto agli oltre 41 miliardi di euro dello stanziamento PAC 2014-2020. Ebbene, caro Presidente, poiché le Regioni italiane hanno più volte dimostrato scarsa efficienza nella spesa dei fondi destinati ai programmi di sviluppo rurale, sarebbe opportuno considerare una diversa allocazione delle risorse, quindi rivedere il principio del trasferimento. Sappiamo già che molte Regioni sono state inefficienti - penso alla Puglia, che ha visto bloccare i suoi finanziamenti - e, tenuto conto di questa scarsa capacità di spesa di molte amministrazioni (non superiamo il 28 per cento) e della pesante crisi che investe il mondo agricolo e i Comuni rurali, le chiedo, Presidente, se in sede di Consiglio europeo intenda portare avanti quanto appena specificato affinché siano modificate le previsioni della Commissione sui trasferimenti da un pilastro all'altro. Soprattutto, signor Presidente, le chiedo anche di fare una seria riflessione sui controlli che vengono effettuati nella gestione dei fondi comunitari attraverso l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea). Sembra siano in atto gravi distorsioni nella concorrenza tra i diversi centri di assistenza agricola preposti a intermediare nella gestione dei fascicoli, quindi nell'utilizzo dei fondi comunitari, e su questo aspettiamo delucidazioni in Parlamento da parte del ministro Bellanova. (Applausi della senatrice Nugnes).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.
RENZI (IV-PSI). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, ho chiesto di intervenire questa mattina - e ringrazio per questo le colleghe del Gruppo Ginetti e Garavini - per due motivi: il primo è di metodo, il secondo di merito.
Quello di metodo è per chiarire a quest'Assemblea che, anche alla luce delle difficoltà della politica interna, della politica nazionale, da parte di Italia Viva non è possibile alcuna divisione sui temi della politica continentale e dell'impegno europeo. In altri termini, pensare che le fibrillazioni interne della politica nazionale possano portare ad una qualche presa di distanza sulle questioni europee sarebbe un atto gravemente sbagliato e contrario all'interesse nazionale. Lei, signor Presidente del Consiglio, ci rappresenta appieno nel Consiglio europeo straordinario, così come rappresenta appieno l'intera comunità nazionale, perché in passato troppo spesso la politica ha fatto delle divisioni interne un elemento di debolezza nella compagine europea. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
Il secondo motivo è di merito: il bilancio 2021-2027 non è un fatto tecnico, è un fatto decisivo: ci giochiamo il futuro dell'Europa. Non ho tempo naturalmente di affrontare i vari punti e quindi, con una sintesi che apparirà superficiale (e me ne dolgo), mi limito a evidenziare alcuni elementi.
Il rapporto tra Cina e Stati Uniti è sempre più complicato e comunque la vicenda del coronavirus - drammatica naturalmente, in primis per le questioni umane e per la vita delle persone - provocherà un rallentamento significativo della locomotiva cinese. Inoltre, a seguito delle elezioni americane, è lecito immaginare che, dopo dodici anni di crescita costante, possa esservi una forma di rallentamento, forse di recessione, negli Stati Uniti. Ci aspettano mesi molto delicati dal punto di vista economico.
Accanto a questo vi sono alcune potenze immediatamente fuori dall'Europa che giocano una partita complicata, che io considero profondamente sbagliata. Mi riferisco chiaramente alla Turchia, la cui scelta strategica di intervenire prima in Kurdistan e poi in Libia, oltre che a Cipro, peraltro in alcuni interventi di diretto interesse italiano, segna un pericolo significativo per l'Unione europea. La Turchia non è un problema italiano, ma europeo in questa fase.
La stessa Brexit, può piacere o meno (io sono tra quelli che l'hanno sempre contestata), è un fatto politicamente di grandissimo rilievo, anche perché, lo dico gli europeisti, guai a sottovalutare Boris Johnson - chi lo ha conosciuto, lo ha visto come un leader pragmatico fin dai tempi in cui faceva il sindaco - che sarà capace nei primi mesi di adottare una narrativa totalmente positiva sulla Brexit, anche attraverso shock fiscali e iniziative particolarmente forti. Nel medio periodo, poi, il problema della Brexit diventerà il problema del Regno Unito che si divide, perché Irlanda e Scozia sono due macigni sulla strada del futuro di Londra. Adesso, però, la questione è l'oggettiva presenza di una vitalità che Boris Johnson cercherà di dare al suo Paese, a fronte della quale, e vengo al punto, l'Europa sembra stanca e rassegnata.
L'Europa è in crisi per ciò che sta avvenendo in Germania, dove si arriva al cambio di leadership, anche se in Germania è meno frequente che da altre parti. Quando si cambia il cancellierato - quando si cambia la Cancelliera in questo caso - è evidente che qualcosa cambia. A cambiare è anche il business model della Germania, che non può continuare con un surplus commerciale inaccettabile, ancora sopra il 6 per cento, come ha riconosciuto in una lettera recente anche lei, signor Presidente del Consiglio, così come aveva fatto il presidente Monti e, devo dire, tutti i suoi predecessori in questi anni.
In questo scenario, onorevoli colleghi, il bilancio europeo non è un fatto tecnico, vale a dire quanto si dà al fondo strutturale «x» e «y» o quanto si spende nella singola Regione: è il modo con il quale concepiamo l'appartenenza europea. (Applausi dal Gruppo IV-PSI). Se, infatti, diciamo soltanto che siamo per l'Europa e non spieghiamo che tipo di investimenti fare, l'Europa è morta, è finita, non ha un futuro e nei prossimi anni segneremo il suo funerale.
Per questo - e chiudo - tre sono i punti che vogliamo rappresentarle, signor Presidente del Consiglio. Il primo: sia coraggioso sul quantum. Charles Michel è un grandissimo presidente e un grandissimo amico anche di questo Paese, ma la sua proposta è troppo debole. Non possiamo pensare di attestarci all'1,02 per cento del PIL. Dobbiamo avere il coraggio di dire che mettiamo più soldi, anche perché il venir meno del Regno Unito (che, come noi, è un contribuente attivo, in quanto metteva più soldi di quelli che prendeva) porterà un problema nel budget complessivo dell'Unione. Il rischio, quindi, è che si vada a tagliare su determinate spese.
Signor Presidente, sia coraggioso sul quantum e con tutto il suo Governo (lei ha un Ministro straordinario, quale Roberto Gualtieri, che queste cose le conosce meglio di tanti altri) investa sulla flessibilità. Ieri Bruno Le Maire, ministro dell'economia francese, ha pronunciato parole importanti e impegnative sulla flessibilità. Abbiamo ottenuto a fatica la flessibilità nel gennaio 2015 e adesso non va limitata, come dice Le Maire a nome della Francia, agli investimenti verdi. Serve infatti la flessibilità sugli investimenti (deve essere anzitutto la Germania, cambiando business model, a fare investimenti) anche in ambiti di cui non si parla. Oggi il presidente Ursula Von der Leyen presenterà il libro bianco sull'intelligenza artificiale. È il futuro del pianeta. L'Europa o ci va unita, o non ci va; l'Italia da sola non ce la fa a essere competitor della Cina o degli Stati Uniti. Oggi in quest'Aula non abbiamo sentito parlare di intelligenza artificiale o di aerospazio, ma sono temi importanti almeno tanto quanto l'agricoltura o i fondi alle Regioni del Sud perché denotano ciò che sarà l'Europa. (Applausi dal Gruppo IV-PSI e del senatore Steger). Signor Presidente del Consiglio, porti la flessibilità anche su questo tema.
Infine, c'è una parolina magica, che il presidente Monti conosce meglio di me: la condizionalità ex ante. Cosa significa? Se tu non rispetti le regole europee, non ti danno i fondi, arrivando al paradosso per cui chi, come noi, mette più o meno, mal contati, 20 miliardi di euro ogni anno, si vede tutte le volte messo in discussione perché gli viene detto: «Ehi, ma tu devi rispettare le regole di bilancio». Giusto, vero, è un principio corretto. C'è però un'altra condizionalità ex ante che io sogno che lei, signor Presidente, possa portare al tavolo. Ci sono Paesi che ricevono soldi, anche dall'Italia, e che vengono dall'Est europeo, i quali hanno avuto tutto dall'Europa e troppe volte se lo dimenticano (mi riferisco all'Ungheria, in primis, alla Polonia e ai Paesi del Gruppo di Visegrád). A questi Paesi occorre dire con chiarezza che c'è una condizionalità ex ante che non sta nel rispetto delle regole, ma dei valori dell'Unione europea. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e Aut (SVP-PATT, UV) e del senatore Alfieri). Se non accolgono i migranti non devono prendere i soldi italiani; se non rispettano le regole di libertà di informazione non devono prendere i soldi italiani. La condizionalità ex ante è lo strumento con cui combattere i sovranisti affinché di fronte al sovranismo nazionalista ci sia un nuovo patriottismo europeo. Buon lavoro, signor Presidente. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, PD e Aut (SVP-PATT, UV). Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà.
GIAMMANCO (FIBP-UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, domani sarà un giorno importante per il futuro degli italiani, perché sappiamo che questo negoziato sul Quadro finanziario pluriennale dell'Unione europeo in riferimento agli anni 2021-2027 sarà fondamentale per chiudere un accordo, vantaggioso o meno, per il nostro Paese.
Mi faccia subito sottolineare che la sottoscritta è esponente di un partito, Forza Italia, che ha sempre sostenuto come l'appartenenza dell'Italia all'Unione europea non sia un tema da mettere in discussione. Anche lei ha parlato di casa comune; noi condividiamo questo principio. Siamo convinti della necessità dell'Unione europea perché riteniamo che in un mondo globalizzato, con protagoniste potenze come Stati Uniti, Federazione russa e Cina, gli Stati nazionali da soli possano davvero poco. Pertanto, è nostro stesso interesse avere un'Europa forte e coesa, che possa essere decisiva nelle politiche internazionali.
Ovviamente l'europeismo non può essere cieca ideologia e non può configurarsi come un'accettazione passiva di qualunque proposta giunga da Bruxelles. Presidente Conte, non siamo quindi soddisfatti - glielo devo dire - della proposta del presidente del Consiglio europeo Michel sull'entità complessiva del bilancio dell'Unione, che prevede una dotazione pari solamente all'1,074 per cento del reddito lordo dell'Unione europea. Non siamo soddisfatti poiché riteniamo la proposta inadeguata a sostenere i progetti di rilancio dell'Unione. Tra l'altro, è ben lontana dall'1,3 per cento richiesto dal Parlamento europeo, e lei lo sa bene.
La posizione di Forza Italia è in linea con quella del Gruppo del Partito Popolare Europeo, di cui facciamo parte. La proposta di Michel non risponde alle nostre aspettative e a quelle dei cittadini europei. Serve un bilancio più ambizioso, senza il quale non potremo portare a compimento gli obiettivi che l'Unione europea si è data.
L'intento del nostro Paese nella negoziazione del bilancio pluriennale, che dovrebbe essere condiviso da tutte le forze politiche presenti oggi in quest'Aula, dovrebbe essere quello di dotare l'Unione degli strumenti necessari ad affrontare le sfide di un mondo sempre più competitivo e sempre più globalizzato.
In particolare, Presidente, cercando di andare per capitoli e toccando i vari punti che lei ha già ha esaminato e che voglio approfondire offrendo la posizione di Forza Italia, per quanto riguarda la PAC appare insufficiente la dotazione attualmente prevista. Sull'agricoltura Forza Italia non accetterà compromessi al ribasso. Presidente, per favore mi ascolti: diciamo quindi no al taglio di 54 miliardi di euro che andrebbe a penalizzare fortemente il nostro Paese, essendo un settore che rappresenta una delle colonne portanti della nostra economia. Non possiamo accettare per i prossimi anni una riduzione di oltre il 14 per cento degli stanziamenti rispetto alla dotazione 2014-2020. La dotazione del bilancio agricolo deve essere quantomeno quella di prima e rimanere invariata. La PAC è uno strumento di politica economica e come tale va salvaguardato.
Il secondo capitolo riguarda la convergenza esterna: occorre contrastare la convergenza esterna e il meccanismo ad essa sotteso, considerato che andrebbe a discapito del settore agricolo italiano. Ci ha detto anche lei poc'anzi che sta tentando di farlo. Si prosegua quindi per questa strada, ma senza rese, Presidente, e con decisione e coraggio. Il trasferimento dei fondi verso i Paesi della convergenza esterna si tradurrebbe in una minore erogazione di fondi verso i nostri agricoltori. Tra l'altro, alcuni di questi Paesi si limitano a prendere quanto possono ricevere dall'Unione europea, senza contribuire in alcun modo alle sfide che l'Unione si trova ad affrontare. Mi riferisco in particolar modo all'emergenza migratoria, ambito in cui notoriamente i Paesi di Visegrád si rifiutano di collaborare, rifiutandosi appunto di accogliere i rifugiati e contravvenendo quindi allo spirito solidaristico che dovrebbe animare tutti ed essere alla base di un'Europa realmente unita e degna di tale nome.
Questo è il motivo per cui il processo di costruzione della "casa comune europea", che ci auguriamo possa proseguire con il contributo determinante del nostro Paese, nonostante la triste ferita della Brexit, non può prescindere da un più equo bilanciamento dei diritti e dei doveri di ciascun Stato membro. Mi piace ricordare Oriana Fallaci quando diceva «chi non compie il proprio dovere non merita alcun diritto»: lo tenga a mente, presidente Conte, durante i negoziati sul bilancio e anche sugli altri dossier sul tavolo dell'Unione europea.
Terzo capitolo: politica di coesione. Lavori per migliorare le dotazioni complessive spettanti all'Italia o, almeno, per non intaccarle. Il progressivo impoverimento delle Regioni meridionali nel corso degli ultimi anni, impoverimento certificato dai vari dati Istat, richiede incisive politiche di investimento e la coesione è lo strumento principale per cercare quantomeno di colmare la distanza tra Nord e Sud del Paese, che è sempre più aumentata in questi anni. Abbiamo letto pochi giorni fa di un Piano per il Sud presentato dal suo Governo, presidente Conte, che si baserebbe in larga parte sui fondi per la coesione 2021-2027. Attenzione quindi a non indebolire questo progetto di un Piano per il Sud che lei, assieme al Governo, ci avete presentato pochi giorni fa, rilanciando quindi la battaglia sulla coesione con la dovuta fermezza.
Poi, signor Presidente, ci ha confermato qualche minuto fa che ci sarebbe già un accordo potenziale tra i Paesi dell'Unione sull'adozione di un nuovo contributo europeo sugli imballaggi di plastica non riciclati, il cui gettito complessivo è stimato in circa 6 miliardi di euro l'anno nell'Unione europea a ventisette. Il suo Governo ha già previsto una tassa sulla plastica, che tra l'altro entrerà in vigore da qui a breve e tanti danni provocherà e già sta provocando alle nostre aziende e ai nostri lavoratori. Alcune aziende addirittura saranno costrette a delocalizzare per la tassa sulla plastica voluta dal suo Governo. Quindi, in futuro, questa nuova tassazione che ci aspetta (e che lei a quanto pare condivide), questo nuovo contributo che dovremo dare all'Unione appunto sugli imballaggi di plastica non riciclati, potrebbe comportare due scenari.
Il primo sarebbe quello di una doppia e inaccettabile imposizione sulla plastica non riciclata, una sorta di bis in idem in materia fiscale; il secondo, nel caso in cui rimanessero solo le entrate relative alla nostra tassa sulla plastica a confluire nel bilancio europeo, ci sarebbe un problema di non poco conto, ovvero quello di un buco nel bilancio statale cui si dovrebbe porre rimedio e vorremmo capire anche come. Lo avevamo chiesto anche al ministro Amendola in sede di audizione, però non ci è stata data risposta.
Per quanto riguarda, invece, il mantenimento delle correzioni al bilancio istituite nel 1984, per chiarezza vorrei specificare a cosa mi riferisco. Sto parlando del fatto che alcuni Paesi (Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Svezia e financo la Germania) beneficiano di una misura incomprensibile, e se dovessimo spiegarlo ai nostri cittadini ciò li allontanerebbe ancora di più dallo spirito europeista. In sostanza, questi Paesi si vedono restituire una parte del loro contributo al bilancio europeo senza alcuna comprensibile ragione. Questi Paesi sono contributori netti speciali poiché beneficiano di uno sconto che all'Italia è precluso.
Avrei tanto altro da dire, il mio tempo è terminato; chiedo pertanto alla Presidenza di poter depositare agli atti la restante parte del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
GIAMMANCO (FIBP-UDC). Vorrei solamente concludere dicendo che, signor Presidente, non dobbiamo svendere il voto dell'Italia nell'Unione europea; diamogli il giusto peso, che è quello di un Paese fondatore e tra i principali finanziatori dell'Unione. Cerchiamo di coordinare le trattative e di lavorare affinché il nostro Paese tragga il massimo beneficio dalla sua appartenenza a questa istituzione. L'Europa deve diventare davvero fonte di opportunità per il nostro Paese e non deve essere più guardata con diffidenza da cittadini, tantomeno essere accettata a malincuore o sopportata. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà.
FENU (M5S). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, mai come oggi il bilancio pluriennale dell'Unione europea deve essere all'altezza delle sfide che attendono il Vecchio continente. Oggi l'Europa viaggia a velocità ridotta rispetto alle altre aree del mondo. La scorsa settimana Eurostat ha certificato che nel corso del 2019 la produzione industriale media dei Paesi dell'eurozona è calata dell'1,7 per cento; l'Italia in qualche modo è riuscita a limitare il calo, registrando una diminuzione dell'1,3 per cento. Gli stessi dati certificano che nel dicembre 2019 la produzione industriale tedesca è crollata del 7,2 per cento rispetto allo stesso mese del 2018; anche in questo caso l'Italia, con un calo del 4,3 per cento, è riuscita a limitare i danni, probabilmente inevitabili visto il noto legame della nostra manifattura con quella tedesca. Il rallentamento economico è quindi un problema europeo, nonostante una certa narrazione vorrebbe far credere che riguardi soltanto il nostro Paese. Il bilancio europeo deve essere ambizioso e stanziare risorse adeguate per rilanciare investimenti e consumi in Europa.
In tale direzione non possono non assumere importanza le risorse degli Stati membri e quelle proprie dell'Unione europea. Sulle risorse degli Stati membri è necessario che tutti i richiami alla massima flessibilità nell'applicazione dei parametri UE diventino realtà in tempi brevissimi. Lo stesso nuovo presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen nel suo discorso ha scritto che userà la massima flessibilità all'interno del Patto di stabilità e crescita per una politica fiscale più favorevole alla crescita. Si tratta di parole inequivocabili che dimostrano come da tempo la Germania e l'Europa intera sappiano che con la follia contabile si fa morire il Vecchio continente (Applausi dal Gruppo M5S).
Quanto al tema delle risorse proprie dell'Unione europea, credo che la questione web tax non sia più eludibile. Non si tratta di ostacolare l'innovazione, la digitalizzazione e il progresso (su questi aspetti il MoVimento, più di ogni altro soggetto politico, si è mostrato sempre favorevole), ma di una questione di giustizia sociale.
È legittimo e necessario l'utilizzo competitivo della tecnologia e della Rete, ma chi già gode di questo enorme vantaggio competitivo, chi può contare su una concentrazione di risorse smisurata, che gli consente organizzazioni logistiche senza pari al mondo, deve avere almeno pari trattamento tributario rispetto ai nostri piccoli imprenditori (Applausi dal Gruppo M5S), ai nostri commercianti, ai nostri artigiani, che sostengono ogni tipo di onere, e subiscono una pressione fiscale almeno dieci volte superiore alla ridicola imposizione fiscale di questi colossi.
Negli ultimi tempi, sempre più economisti sostengono che la diseguaglianza sociale ed economica costituisce al tempo stesso effetto e causa della perdurante crisi economica. In materia di riforma fiscale stiamo affrontando il tema della diseguaglianza con giuste misure di sostegno ai redditi: in questi giorni è in esame in Senato il decreto-legge sul cuneo fiscale. Ci stiamo interrogando sull'opportunità di un sistema maggiormente progressivo verso i redditi più elevati. Va bene, ma stiamo attenti a non concentrarci soltanto su una redistribuzione tra contribuenti comuni, tra contribuenti poveri e meno poveri. Non perdiamo di vista il fatto che una delle principali cause di diseguaglianza è proprio l'insopportabile trattamento fiscale di favore che concediamo a colossi che stanno drenando risorse dal Paese (Applausi dal Gruppo M5S), dai cittadini, le stanno conducendo altrove e stanno contribuendo a destabilizzare il tessuto economico e sociale delle nostre comunità locali.
Anche su questo punto il presidente Von der Leyen ha usato parole inequivocabili garantendo che il tema della tassazione dei colossi tecnologici è una priorità. Dove i profitti vengono generati, le tasse devono anche contribuire al nostro sistema di sicurezza sociale, al nostro sistema educativo e alle nostre infrastrutture. Sempre sul tema delle risorse, crediamo sia fondamentale in Europa una riforma che finalmente armonizzi i sistemi di tassazione delle multinazionali. Ancora oggi, l'Unione europea accetta di avere al suo interno almeno sette Paesi che fanno concorrenza sleale adottando politiche fiscali aggressive. Paesi che, con il sistema dei tax ruling, offrono a centinaia di multinazionali la possibilità di pagare da loro imposte pressoché simboliche. Anche su questo il presidente Von der Leyen ha usato parole chiare assicurando che si sarebbe battuta per realizzare una base imponibile comune, al fine di fornire alle imprese un unico complesso di regole per calcolare la loro base imponibile nell'Unione europea.
Pertanto, Presidente, se tutti, incluso il presidente Von der Leyen, abbiamo chiaro quello che va fatto, facciamolo senza esitazioni o saremo testimoni inerti e complici del declino europeo. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà.
MONTI (Misto). Signor Presidente, condivido integralmente la posizione del Presidente del Consiglio: per i motivi da egli esposti, che non ripeto, questa proposta del presidente Michel è inadeguata per dimensione, per composizione e per rigidità. Secondo il Trattato, il bilancio pluriennale può essere o quinquennale o settennale; si è scelto di confermare la forma settennale - cosa problematica in un mondo che cambia così rapidamente - ma si è addirittura abolita la revisione di metà percorso, che finora esisteva.
Come ha detto bene e lucidamente il senatore Renzi, questo non è semplicemente un bilancio: questa è la visione di Europa. Sono sorpreso che la Commissione europea, a quanto pare, abbia dato la sua adesione a questa proposta del presidente Michel. Secondo me, l'effetto primo dell'eventuale adozione di questa proposta sarebbe un calo a zero della credibilità dell'Unione europea e soprattutto della credibilità della nuova legislatura europea e della Commissione Von der Leyen. In particolare, le priorità qualificanti della presidenza Von der Leyen sul piano dell'Europa geopolitica, della lotta al cambiamento climatico e dell'Europa digitale verrebbero molto penalizzate. Quindi, l'Europa avrebbe, più che mai, una schizofrenia tra ambizioni dichiarate e mancanza di vera convinzione nel perseguirle. Questa schizofrenia sarebbe percepita dai cittadini europei, ancora più scettici nei confronti dell'Unione se questa proposta passasse, e anche degli avversari - in qualche caso nemici - che circondano l'Europa, per la prima volta nella storia recente, da est, a sud-est, a ovest.
L'unica nota positiva, che anche lei ha rilevato, è l'apertura sulle risorse proprie, che bisognerebbe cercare di dilatare. Io non credo che solo l'Italia, attraverso lei, manifesterà grandi riserve sulla proposta Michel, ma voglio dire di più: anche nell'ipotesi, allo stato altamente improbabile, che tutti gli altri Stati membri fossero favorevoli, l'Italia a mio parere dovrebbe opporre il suo veto.
Vede, signor Presidente del Consiglio, vedete colleghi, il diritto di veto viene utilizzato di solito per la tutela di legittimi interessi specifici nazionali, ma in qualche caso può essere molto utile per bloccare decisioni che non vanno nella direzione dell'interesse dell'Europa. Ricordo il caso del Consiglio europeo del giugno 2012, in piena crisi finanziaria. I capi di Governo avevano trovato sul tavolo una proposta abbastanza innocente, che piaceva a tutti, piuttosto "vuotina", per un piano per la crescita, fatto di molte parole e di pochi atti concreti, e niente per il freno alla speculazione che stava divorando alcuni dei nostri Paesi. In quell'occasione, l'Italia oppose il suo veto, sconcertando gli altri Paesi, perché a tutti, compresa l'Italia, piaceva un po' quel piano. In quella sede si disse infatti: solo se entro domani mattina ci saranno misure forti per sconfiggere la speculazione, anche l'Italia si assocerà a questo pacchetto. Così fu, perché vennero decisioni alle quali dovette sottostare anche la Germania, nel timore di essere additata come responsabile unica del crollo dell'euro, e che liberarono la Banca centrale europea dalle maglie tedesche che avrebbero continuato a bloccare la sua azione.
Ecco perché, signor Presidente, mi auguro che, se le circostanze ricorreranno (questo sarebbe un caso molto simile), l'Italia userà il suo potere di veto, motivandolo, non tanto per gli interessi nazionali, che pure ci saranno, ma per l'interesse generale dell'Europa. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Falco).
PRESIDENTE. Vorrei rivolgere, e ritengo di interpretare il pensiero di tutti i senatori, il mio plauso alla senatrice Segre, che ieri è stata insignita di un riconoscimento importante da parte dell'Università di Roma «La Sapienza»: il conferimento del dottorato honoris causa in Storia dell'Europa. (Applausi).
È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà.
FERRERO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono un membro della Commissione bilancio. Quindi, mi scuso per la mia limitazione, nell'esaminare l'argomento, alla prospettiva di un interesse esclusivamente nazionale e, quindi, prettamente italiano.
Nella vita, poi, sono un'artigiana, quindi mi scuso per la mia visione concreta delle problematiche e delle ricadute della politica sulla vita reale. Mi viene perciò difficile oggi parlare di bilancio europeo a lungo termine, un bilancio che si trascina ormai da due anni. Mi scuserete, quindi, qualche inesattezza.
Oggi il presidente Conte ci ha raccontato come andrà a difendere in Europa gli interessi dell'Italia. Prendiamo atto - e non oggi: abbiamo già partecipato a diverse audizioni, in particolare quella con il ministro per gli affari europei Amendola - dell'insoddisfazione dell'attuale Governo verso un bilancio che prevede un taglio sulle misure tradizionali, che sono anche quelle più utilizzate dall'Italia. Mi riferisco alla volontà della Commissione europea di tagliare i fondi di coesione e quelli destinati alle politiche agricole comuni.
Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 10,40)
(Segue FERRERO). Non c'è molto da felicitarsi se nel bilancio ci sarà un dimezzamento del saldo netto. Si sa, siamo contributori netti, quindi tra quanto diamo all'Europa e quanto prendiamo dall'Europa c'è un segno negativo: era pari a circa - 4 miliardi di euro e sarà di circa - 2 miliardi nel nuovo bilancio. Ma di questo dovremmo essere contenti? Per niente e per due ordini di motivi: il primo è che tale vantaggio ci viene concesso in virtù di un peggioramento dei nostri parametri economici: poiché l'Italia va peggio, le viene concesso qualcosa in più; il secondo molto più pratico - è che quando un'azienda è in negativo e accumula perdite, sia che perda poco, sia che perda tanto, comunque perde. Questa quindi è una magra consolazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ci si arrovella su discorsi astratti, che poi però hanno ricadute concrete e negative.
L'imposizione fiscale italiana è già alta ed è un freno all'economia italiana; la burocrazia è un altro elemento che attanaglia l'economia italiana. L'Europa ci aiuta a diminuire l'imposizione o a ridurre la burocrazia? È un paradosso: non solo l'Europa complica sempre, ulteriormente, le procedure ad ogni livello, ma oggi inizia anche a parlare di potere impositivo europeo (tradotto: tasse anche dall'Europa?). Presidente, evitiamo almeno questo ulteriore pericolo e non svendiamo un'altra fetta di sovranità. Cerchiamo di mantenere almeno la potestà tributaria. E sì, perché il presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha annunciato per i prossimi dieci anni un bellissimo piano di investimenti nell'economia verde di 1.000 miliardi di euro. Ma dove li prenderà? Nel bilancio di lungo termine 2021-2027 non sono ancora previsti, se non per 7,5 miliardi a favore del fondo per la transizione giusta. Su questo capitolo, l'impegno finanziario italiano sarà di circa 900 milioni di euro, a fronte di un ritorno di appena 364 milioni. Chi sarà a beneficiare maggiormente di questo fondo? Polonia e Germania, a causa della presenza di numerose centrali a carbone e industrie chimiche; sono questi quindi i due Paesi che hanno più problemi nella transizione verde.
Presidente, le rivolgo un appello: non facciamoci prendere per il naso anche su questo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Piuttosto cerchiamo di batterci per lo scorporo dal calcolo del deficit degli investimenti nazionali rivolti all'economia verde. E su questo Von der Leyen sembra non sentirci proprio; quindi, lei si batta per questo fine. (Brusio. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Su suggerimento dei colleghi, presidente Conte, le chiedo: lei è interessato a battersi per lo scorporo dal calcolo del deficit degli investimenti nazionali, quegli investimenti rivolti all'economia verde? (Richiami all'attenzione del Presidente del Consiglio dei ministri dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
VOCI DAL GRUPPO L-SP-PSd'Az. Ancora?
PRESIDENTE. Ho capito. Il Presidente e i Ministri non hanno un obbligo di ascolto, hanno un obbligo di presenza. Se poi è distratto è un problema suo, non nostro. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
VOCI DAL GRUPPO L-SP-PSd'Az. No. Deve ascoltare!
FERRERO (L-SP-PSd'Az). L'ho già detto in occasione della discussione del nostro bilancio ma lo ripeto: siete riusciti, in nome di un'economia più sostenibile dal punto di vista ambientale e green, ad imporre in manovra di bilancio nuove e insensate tasse, in particolare quella sulla plastica, con una leggerezza disarmante mandando così in crisi interi settori, senza avere un effettivo e consistente riscontro in termini di entrate. Pertanto, il mio timore è che non abbiate una visione reale degli effetti concreti che ulteriori imposizioni europee possono provocare sull'economia italiana.
Cambiando argomento, non ho sentito parlare di quel capitolo del bilancio europeo che è previsto in aumento. Mi riferisco ai costi per la pubblica amministrazione europea. I Paesi diminuiscono e i costi per il funzionamento dell'Europa aumentano? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Ci vuole coraggio, Presidente, bisogna andare in Europa a testa alta e portare all'attenzione del Consiglio europeo del 20 febbraio le istanze dell'Italia. Ricordi le parole del suo primo insediamento: lei si è proclamato avvocato degli italiani e del popolo. Non deve compiacere nessuno, deve soltanto fare l'interesse dell'Italia e degli italiani. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Caligiuri. Ne ha facoltà.
CALIGIURI (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi senatori, onorevole presidente Conte, la ringrazio per averci illustrato lo stato dell'arte in vista del Consiglio europeo straordinario. Il problema, Presidente, è che siamo molto preoccupati, soprattutto rispetto ad alcuni temi a cui ha fatto riferimento anche lei. Mi soffermo in particolare sul comparto agricolo e in primis sul problema del Nutri-score, cioè l'etichettatura a semaforo degli alimenti che penalizza, purtroppo, i prodotti italiani, mettendo all'indice numerosi prodotti sani.
L'Italia è il primo Paese dell'UE per numero di prodotti agroalimentari riconosciuti a denominazione d'origine protetta, DOP, e a indicazione geografica protetta, IGP, molti dei quali diventerebbero a rischio con l'etichettatura a semaforo. Il sistema Nutri-score classifica, come sappiamo tutti, gli elementi con due scale, una cromatica, dal verde al rosso, e una alfabetica. Ma questa non è un'informazione alimentare reale. Occorrono adeguate iniziative di educazione e formazione dei consumatori. La catalogazione rossa dà l'idea di una situazione di pericolo per la salute. In realtà non è il prodotto in sé dannoso, ma lo è il suo abuso.
Il mondo scientifico oramai da tempo riconosce la dieta mediterranea come la migliore possibile. Le parole di Veronesi erano: la cosiddetta dieta mediterranea, a base di verdura, pasta e frutta, tradizionale per secoli in Italia, si è dimostrata efficace nel prevenire le malattie cardiovascolari, obesità, diabete e tumori. Infatti è quella che limita i fattori di rischio comportamentali, responsabili del 37 per cento dei decessi. Nel nostro Paese la speranza di vita ha raggiunto gli ottantatré anni.
Purtroppo, negli ultimi anni si è registrata una diminuzione nella consumazione di numerosi alimenti tipici della nostra dieta mediterranea. L'etichettatura a semaforo, presidente Conte, rischia di compromettere ancora di più l'export agroalimentare italiano perché induce i consumatori a ritenere dannosi prodotti che dannosi non sono. Abbiamo tutti in mente le raffigurazioni dell'olio extravergine d'oliva e di altri prodotti. Ebbene, l'olio è classificato con il colore arancione, vicino al rosso. Quando mostriamo queste scale cromatiche, siamo consapevoli di indurre il consumatore a non comprare quel prodotto. Il colore arancione utilizzato per l'olio di oliva induce l'acquirente a desistere dall'acquisto. Non è assolutamente vero che l'acquirente metterà in fila i diversi tipi di olio - semi, girasole e quant'altro - per vedere il colore migliore per poi procedere all'acquisto.
L'indicazione di un colore anziché di un altro esprime cosa è bene comprare e cosa no, e diventa pericoloso.
Presidente, leggo una parte di un articolo che dovrebbe essere a favore del Nutri-score. Sul «Fatto Alimentare» si legge: «bisogna tenere presente che lo scopo di un logo nutrizionale, come il Nutri-score, non è di classificare gli elementi sani e non sani», bene contro male. «Un tal fine per un logo nutrizionale sarebbe del tutto discutibile in quanto questa proprietà è legata alla quantità di alimento consumata e alla frequenza di consumo, ma anche all'equilibrio nutrizionale globale dell'individuo». «Si tratta di nozioni complesse che non possono certo essere riassunte da un logo nutrizionale attribuito ad un prodotto specifico di una certa marca». Aggiungo che il semaforo così concepito fa esattamente questo, dando proprio l'idea di riassumere e indicare ciò che è sano e ciò che non lo è. Proseguendo si legge che «Lo scopo del Nutri-score è fornire ai consumatori informazioni, in valore relativo» - non è però assolutamente relativo perché, da che mondo e mondo, il rosso è un'indicazione a fermarsi e il verde ad andare avanti - che permette in un colpo d'occhio di dare indicazioni sull'acquisto.
Il Nutri-score vuole fare proprio questo: dare indicazioni esatte su ciò che è bene comprare e ciò che non lo è, togliendo l'85 per cento del nostro made in Italy.
Alla luce delle diverse considerazioni avanzate da più voci del mondo scientifico, economico, produttivo e politico, questo sistema di etichettatura sarebbe distante dalle finalità dichiarate, volte ad un presunto e generico perseguimento di obiettivi di tutela e di salute dei consumatori, mentre più verosimilmente appare vicino ad uno sfacciato, maldestro e intollerabile tentativo di pressione politica sulle istituzioni europee.
Altro punto, Presidente, sul quale siamo molto preoccupati e che in realtà scontenta tutti, è la bozza di bilancio al quale lei ha fatto riferimento. Si auspicava un po' di coraggio in più, anche perché per attuare i progetti politici, gli strumenti di bilancio sono essenziali. Le risorse sono insufficienti. Tra i settori più penalizzati, se il piano venisse approvato così come è, c'è l'agricoltura. In tutto, tra la sforbiciata del 10 per cento agli aiuti diretti e il calo del 25 per cento ai finanziamenti dello sviluppo rurale, si tratterebbe di 54 miliardi in meno per il settore primario. Per l'Italia il taglio sarebbe di circa 2,7 miliardi di euro. Il calo del 25 per cento, in particolare, sullo sviluppo rurale è sinonimo di involuzione del mondo agricolo e di abbandono delle aree rurali. Non possiamo permettercelo, Presidente.
Cito i pensieri di Coldiretti e Confagricoltura in merito: «il taglio dei fondi contrasta con l'ambizioso obiettivo di una PAC più green, strategica per la lotta ai cambiamenti climatici e per la riduzione delle emissioni. Con meno risorse si favorisce lo spopolamento delle aree agricole, cancellando così quei presidi fondamentali per il mantenimento dell'habitat e la tutela dei territori. Si rischia di frenare il processo di rilancio del settore soprattutto da parte dei giovani» - ai quali faceva riferimento lei - «che stanno riscoprendo la professione agricola in un momento difficile per l'occupazione in Europa».
Sulla stessa linea le osservazioni di Confagricoltura che chiede che le risorse restino almeno invariate. «Gli obiettivi proposti dalla Commissione non sono raggiungibili con gli stanziamenti previsti nella proposta. Possiamo aumentare ulteriormente la sostenibilità ambientale dei processi produttivi in linea con le giuste aspettative della collettività, ma sono necessarie risorse finanziarie adeguate per una maggiore competitività per gli investimenti e per l'innovazione».
Naturalmente in discussione, oltre agli aspetti finanziari, c'è la nuova riforma PAC. Si propone di continuare a ridurre il divario esistente tra gli importi degli aiuti diretti erogati nei diversi Stati membri; la convergenza esterna alla quale lei faceva riferimento. Come sappiamo, l'Italia esprime il più alto valore aggiunto per ettaro in ambito europeo. Guardare esclusivamente ai differenti importi degli aiuti diretti, non considerando la vistosa diversità dei costi di produzione e soprattutto, Presidente, non evidenziando come l'agricoltura italiana sia basata sulla qualità, piuttosto che sull'estensione della cultura, ci sembra quantomeno riduttivo e non rispettoso delle nostre esigenze.
Da diversi anni, purtroppo, la percentuale delle spese agricole nel bilancio dell'Unione è in continuo calo; basti pensare che negli anni Ottanta eravamo intorno al 66 per cento del bilancio dell'Unione europea, mentre nel periodo 2014-2020 siamo arrivati al 37,8 per cento del bilancio. Per questo siamo preoccupati, Presidente. Ricordiamo che nessun altro settore è in grado contemporaneamente di rimuovere le emissioni dall'atmosfera in modo naturale, prevenire il dissesto idrogeologico, continuare a svolgere una politica sociale, garantendo assunzioni di manodopera, e costituire allo stesso tempo la base per lo sviluppo di un'economia basata sulla biodiversità, garantendo la sicurezza alimentare. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia. Ne ha facoltà.
FLORIDIA (M5S). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, condivido e apprezzo ciò che ha riferito in quest'Aula e certamente, ascoltando i colleghi che mi hanno preceduto, sono consapevole che in questa nuova geopolitica è chiaro che l'Europa deve parlare con una sola voce, perché le sfide che abbiamo di fronte sono importanti e solo insieme possiamo affrontarle. Certamente condivido chi ha parlato di metodo, ad esempio su un veto, per fare in modo che l'Italia si faccia sentire. Di certo i temi di cui ho sentito parlare sono tutti interessanti.
Signor Presidente, siamo però distratti, perché abbiamo forse dimenticato qual è la priorità dell'incontro del Consiglio europeo. Voglio fare un esempio semplice: sono una docente e a volte lavoro utilizzando gli esempi. Immaginiamo che ciascun parlamentare, ciascuno di noi in quest'Aula, rappresenti uno dei temi importantissimi che stiamo andando a discutere: i trasporti, il Sud, il digitale (al quale sono molto legata) o l'agricoltura. Signor Presidente, se però qualcuno di noi, che nell'esempio rappresenta un tema, dovesse avere la febbre, resterebbe a casa e non sarebbe qui. Se questa febbre cominciasse a salire sempre di più, perderebbe l'interesse per il tema per il quale si stava battendo e perderebbe anche la percezione della differenza tra un colore politico e l'altro. Egli smetterebbe infatti di avere l'urgenza di svolgere il proprio ruolo e avrebbe invece un'altra urgenza, legata alla propria esistenza e alla propria sopravvivenza. Per questo, per me, a monte di qualunque altro argomento che stiamo affrontando oggi, ci sono i cambiamenti climatici, perché il pianeta ha la febbre. Finché si tratta di una febbre gestibile, allora possiamo anche non occuparcene, ma, riprendendo l'esempio per cui ciascun parlamentare rappresenta un tema, per quanto esso possa riguardare tutta l'Europa e tutto il resto del mondo, nella nuova situazione geopolitica, se la febbre sale a tal punto da impedirci di lavorare, di vivere e di sperare, non abbiamo più altre priorità. (Applausi dal Gruppo M5S).
Dunque, dove voglio arrivare? Signor Presidente, voglio evidenziare la priorità dei cambiamenti climatici. La Terra ha la temperatura alta e ad avere provocato tutto questo sono stati duecento anni di rivoluzione industriale, che ci ha di certo dato tanta prosperità e ci ha portato fino a qui. Di certo siamo in debito con questi duecento anni di storia, però abbiamo scoperto che non è stato gratis, a causa dei residui della combustione del carbonio e del petrolio. Liberare il carbonio e il petrolio, che stavano sotto terra da milioni di anni, ha aggiunto 36 miliardi di tonnellate di CO2 in atmosfera e siamo stati capaci di restituire al Paese più rifiuti dei beni di cui ci appropriavamo. Inoltre, ogni anno consumiamo una volta e mezza le risorse prodotte dalla Terra, e la parte eccedente è ciò che verrà meno alle future generazioni. Se noi tenessimo ancora questo ritmo, parlando di sviluppo, trasporti e altro, avremmo bisogno di tre pianeti, da qui al 2050, ma non li abbiamo, ne abbiamo uno solo e per questo il cambiamento climatico è la priorità. La temperatura del malato Terra è alta ed è sicuramente aumentata di un grado nell'ultimo secolo. È una malattia causata prima da una sorta di inconsapevolezza nell'utilizzo della Terra e poi dall'avidità della specie umana.
Il primo grande cambiamento lo abbiamo già raggiunto: è quello della consapevolezza, e l'abbiamo acquisita. Il secondo, sono stati gli accordi - come quello di Parigi - che hanno ratificato, scritto nero su bianco queste urgenze: bene. Adesso, però, serve pretendere di più; servono significative risorse, la visione di un nuovo bilancio europeo che possa definirsi all'altezza delle sfide che l'Europa stessa si è data, che deve avere priorità quali la lotta ai cambiamenti climatici.
La posta in gioco è alta, come la febbre, e il quadro finanziario pluriennale europeo dovrà prevedere impegni finanziari precisi e sostanziali per il green new deal, perché il "malato" non può più aspettare.
La neutralità climatica entro il 2025 è una priorità. Spero si possa essere efficaci in questa richiesta e capaci di perseguire in modo energico e convinto questa direzione. Ovviamente non è una sfida che si può affrontare da soli; l'Europa dovrà essere capace di coinvolgere anche i Continenti meno sensibili.
Servono risorse adeguate a questa priorità, dalla quale cadono a pioggia tutte le altre. Servono azioni concrete in materia di cambiamenti climatici che possano portare a traguardi ambiziosi e giungere, a metà secolo, a un'Europa climaticamente neutrale.
Abbiamo dinanzi la sfida più grande di tutte, signor Presidente, che non consiste solo, però, nel rallentare i cambiamenti climatici, ma anche nel promuovere la transizione verde, che è occasione di sviluppo e di crescita. Possiamo ancora ribaltare il vecchio paradigma basato sul carbon fossile.
Possiamo e dobbiamo rivedere i paradigmi di consumo e di produzione. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà.
TARICCO (PD). Signor Presidente, ringrazio il Presidente del Consiglio che nel suo intervento - oltre al quadro generale, che abbiamo apprezzato - ha voluto citare, tra gli altri, anche il tema dell'agricoltura.
Credo che l'agricoltura sia stata uno degli assi portanti, sin dall'inizio, dell'Unione europea, ma in questo momento richiede un'attenzione molto particolare. Apprezziamo, quindi, il riferimento fatto, ma crediamo serva un notevole e concreto impegno per dare sostanza e risultati all'attenzione che è stata annunciata.
L'agricoltura è, a mio avviso, un settore centrale, e non soltanto perché rappresenta una fetta importante per il nostro Paese sul piano economico. Infatti, soprattutto nelle vicissitudini di crisi che ciclicamente il nostro Paese è stato chiamato ad affrontare, l'agricoltura ha sempre rappresentato un elemento di tenuta, di opportunità, di rilancio e di rafforzamento, soprattutto nei territori più colpiti, più marginali - diciamo così - o con difficili prospettive di sviluppo. Credo che questo sia fondamentale.
In questo momento a tutto ciò si aggiunge il fatto che crediamo veramente che la prospettiva dell'Unione europea e del nostro Paese debba giocare un segmento non marginale delle proprie opportunità su quel green new deal che ha attivato così tante risorse a livello comunitario e - per quel che ci riguarda - nel nostro bilancio nazionale. Essa rappresenta infatti la sfida del futuro, sia per i temi cui accennava la collega che mi ha preceduto sia per le opportunità di crescita e di sviluppo. Se così sarà, quel green deal, quell'attenzione all'ambiente e al territorio hanno molto a che fare con la tenuta di un'agricoltura di qualità che sappia innovare, che sappia cogliere tutte le sfide di futuro che abbiamo sul tappeto. Dico soltanto, come esempio, che se vogliamo raggiungere gli obiettivi del 2030 per quel che riguarda le energie rinnovabili, probabilmente una fetta importante di quel 27 per cento che abbiamo come obiettivo si giocherà anche sulla capacità di innovare in agricoltura.
Credo che tutto questo stia lì a significare quanto sia centrale il tema dell'agricoltura.
Detto questo, rilevo che nelle proposte attualmente sul tappeto abbiamo una prospettiva di tagli annunciati di quasi 60 miliardi di euro a livello comunitario e di quasi 3 miliardi per il nostro Paese.
Sono convinto che ragionare su questo voglia dire ragionare in generale sul tema del bilancio. A questo proposito voglio spendere solo una parola per dire che, a mio avviso, è interessante discutere se aveva un senso la proposta finlandese di un bilancio dell'1,06 per cento del Pil complessivo dell'Unione europea, al posto dell'1,1 per cento; se abbia un senso mantenere l'attuale 1,1 per cento o se, invece, non sia più sensato ragionare sull'1,3 per cento proposto dal Parlamento europeo.
Penso che questo tema ci riguardi moltissimo, anche perché noi siamo contributori netti al bilancio. Ritengo, tuttavia, che dovrebbe aprirsi una riflessione sulle entrate proprie dell'Unione, che ha che fare, tra l'altro, anche col futuro dell'Unione europea e che in questo momento non è rinviabile. Lo dico nella consapevolezza che, essendo noi contributori netti, ragionare di aumenti del bilancio europeo può aiutarci a risolvere tante contingenze particolari in tutti i settori, anche se sicuramente ci sottopone ad una pressione finanziaria non indifferente.
La esorto dunque veramente, signor Presidente del Consiglio, ad avviare una riflessione seria, sia a livello nazionale che a livello europeo, sul tema delle entrate proprie dell'Unione europea, perché credo che lì si giochi, da una parte, la risposta a Paesi come il nostro, che già molto danno a quel bilancio, ma, dall'altra, anche la prospettiva di futuro dell'Unione europea. Se l'Unione europea non avrà mezzi propri da incrementare e non aumenterà la propria potenzialità di manovra, continuerà a rischiare di giocare una partita di sopravvivenza e non di rilancio verso il futuro.
Venendo al merito di alcune questioni agricole, credo che i tagli prospettati, sia per quel che riguarda gli aiuti diretti (per intenderci il Fondo europeo agricolo di garanzia) che gli investimenti e l'innovazione (il Fondo europeo di sviluppo regionale), siano dal nostro punto di vista insopportabili e insostenibili.
Allo stesso modo credo che il tema della convergenza esterna, citato già dalla collega che ha parlato prima di me, rischi di essere per noi devastante. Noi siamo colpiti continuamente dalla concorrenza di nuovi Paesi entrati nell'Unione europea, che hanno prezzi e costi molto più bassi di produzione, i quali ricevono entrate dell'Unione europea di gran lunga maggiori perché sono in ritardo di competizione. Se dovessimo andare verso una convergenza esterna, che vuol dire dare di più a chi ha di meno e quindi togliere a noi per dare ancora a quei Paesi, il rischio per la nostra competitività sarebbe grandissimo.
Per questo e per tanti altri motivi che rendono centrale la scommessa dell'agricoltura, nel ringraziare dell'impegno annunciato, chiedo che a questo impegno sia data sostanza concreta, perché l'agricoltura è molto legata ai destini di questo negoziato. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Naturale).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà.
GARAVINI (IV-PSI). Signor Presidente del Consiglio, occuparsi del quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea non è qualcosa di meramente contabile e matematico, avulso dalla realtà quotidiana: occuparsi di bilancio significa interrogarsi sul futuro dell'Europa e porre le fondamenta delle scelte strategiche dei prossimi decenni.
Decidere se investire nell'una o nell'altra direzione, nella ricerca, nella formazione, nella modernizzazione o nel sociale può essere la chiave di svolta per garantire il rilancio e il rafforzamento dell'Unione europea. Viceversa, tagliare risorse e investimenti, rinchiudersi in nazionalismi o in catastrofismi, oggi sempre di più di moda, può segnare l'inizio della fine, tra l'altro in una fase molto delicata nella quale l'uscita della Gran Bretagna rischia di scombussolare fortemente tutta l'Unione, sia dal punto di vista politico e finanziario, che nei rapporti commerciali, negli scambi interculturali e nelle politiche di bilancio. L'uscita della Gran Bretagna va a sottrarre la bellezza di 12 miliardi di euro dalle casse dell'Unione europea, una cifra importante che dovrà essere compensata innanzitutto dagli altri Stati membri, ma che ciononostante non deve precludere nuovi necessari investimenti.
Se ragioniamo in questi termini nel dibattito odierno, serve un bilancio dell'Unione europea decisamente più coraggioso, che preveda un piano di risorse pubbliche e di investimenti a lungo termine nel sapere, nei beni pubblici sociali, nella transizione ecologica, nell'energia e nell'intelligenza artificiale, nonché l'introduzione di uno strumento europeo per la lotta alla disoccupazione, oltre che uno strumento per il controllo dei confini esterni dell'Unione europea. Un aumento anche consistente del budget è un obiettivo da perseguire, proprio perché certe sfide del futuro è meglio affrontarle insieme in un'Europa più forte.
In tutto questo bisogna garantire una condizione importante: non deve esserci un aumento della pressione fiscale sui cittadini. Servono invece nuovi strumenti europei per finanziare investimenti di lunga durata. Devono contribuire di più coloro che finora non lo hanno fatto: penso alle grandi multinazionali e a quelle aziende che hanno un impatto ambientale negativo. Pertanto, bene pensare a imposte sulle transazioni finanziarie, bene imposte sulle missioni di carbonio e bene tasse sui profitti dei monopoli digitali, combattendo allo stesso tempo evasione, elusione fiscale e il fenomeno dei paradisi fiscali.
Signor Presidente, c'è un aspetto che mi preme sottolineare particolarmente. In un mondo in cui aumentano esponenzialmente gli scenari di crisi e viene sempre meno la funzione di scudo protettivo da parte degli Stati Uniti, c'è sempre più bisogno di una difesa europea che sia in grado di garantire sicurezza non soltanto all'Unione in quanto tale e ai singoli Stati membri, ma anche a tutte quelle aree limitrofe in cui vi è necessità di ripristinare stabilità politica e condizioni di pace.
Dunque, in particolare, va contrastata la proposta della Presidenza finlandese di dimezzare il Fondo europeo della difesa. Insomma, serve un bilancio più coraggioso e ambizioso. Serve davvero, come lei diceva, signor Presidente, un'Europa che si dia coraggio e che pensi alla salvaguardia della ricerca, del sapere, dell'agricoltura sostenibile, della competitività e del contrasto al crimine organizzato, affinché questi non siano soltanto slogan, in quanto ne va del futuro dell'Europa e del nostro. Servono risorse adeguate e un'Italia che si batta per ottenerle. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà.
URSO (FdI). Signor Presidente, Fratelli d'Italia considera importante quanto detto in quest'Aula, per la prima volta in verità, dal Presidente del Consiglio e da altri autorevoli esponenti della cosiddetta maggioranza di Governo.
Riteniamo importante quanto ha detto il Presidente del Consiglio, perché, per la prima volta, ha giudicato assolutamente inadeguata la proposta del presidente del Consiglio europeo Michel, su cui in molti in questa maggioranza avevano fatto affidamento. Tale proposta è però stata condivisa dalla Commissione e ci chiediamo che fine abbia fatto il commissario italiano, che tra l'altro ha una delega in materia economica.
Il Presidente del Consiglio, inoltre, ha giudicato non rispondente alle attese quanto è stato proposto, in cui non vi è traccia - o poca - delle ambizioni esposte dal nuovo presidente Ursula Von der Leyen all'atto del suo insediamento. Ricordo a tutti in quest'Aula che questa maggioranza si è realizzata sulla base di quelle promesse e di quell'alibi secondo cui l'Europa cambiava grazie alla maggioranza che aveva eletto Ursula Von der Leyen con il suo progetto e le sue proposte ambiziose, che avrebbero ridato un'anima all'Europa.
Ricordo a tutti che nelle precedenti discussioni qui in Senato noi stessi dicevamo, inascoltati, che si era su un piano inclinato e che l'Italia rischiava molto, tutto, non solo per il quadro pluriennale che oggi si sta definendo e in cui tutte le forze politiche italiane finalmente danno un giudizio profondamente negativo, in quanto pericoloso per gli interessi nazionali, ma anche perché, in contemporanea, si stanno sviluppando gli altri pilastri: quello della riforma del Meccanismo europeo di stabilità, che non vede alcuna delle intenzioni e degli intendimenti italiani realizzarsi, nel quadro peggiore di cui tutti erano consapevoli già qualche mese fa; e quello altrettanto e forse più pericoloso nel tempo dell'Unione bancaria, che metterebbe a rischio il quadro combinato di queste riforme e la sopravvivenza e la stabilità finanziaria ed economica del nostro Paese. In questo contesto vi è la trattativa in corso.
Presidente, mi stupisce che accanto a lei, oltre - lo devo dire a nome del Gruppo - del consapevole e responsabile ministro Amendola, che anche in Commissione aveva anticipato le sue forti preoccupazioni su come si stava inclinando pericolosamente il negoziato, manchi del tutto il convitato di pietra, il ministro Gualtieri, che anche stamattina è in campagna elettorale e non qui in Aula. Il ministro Gualtieri anche stamattina è in radio e in televisione a fare la sua campagna elettorale, invece di rappresentare gli interessi nazionali e ascoltare il Parlamento, tanto più che lui stesso ci disse soltanto pochi mesi fa, nelle Commissioni competenti, che tutto andava bene, quando invece troviamo che va tutt'altro che bene.
Il quadro finanziario è pericoloso, non soltanto perché non sono rappresentati gli interessi italiani nel campo agricolo e sono compromessi i fondi per la coesione, ma non vi sono neanche sufficienti spinte per quanto riguarda il piano climatico e non vi sono sufficienti risorse proprie da parte dell'Unione europea. Ci chiediamo perché non si punti, come si dovrebbe fare, con chiarezza a risorse proprie, soprattutto attuando da subito la tassazione digitale sulle multinazionali. Ci chiediamo perché, nel campo del clima, quel progetto certamente ambizioso e condivisibile, secondo alcune notizie di stampa, potrebbe essere indirizzato esclusivamente o prevalentemente a supportare la svolta elettrica in Europa, dato che si è costituito recentemente un colosso per le batterie elettriche franco-tedesco che somiglia molto al colosso aeronautico della Airbus, per cui l'Europa finanzia il colosso franco-tedesco e poi a pagare siamo noi italiani o gli altri europei com'è accaduto con l'Airbus. (Applausi dal Gruppo FdI).
Questo è un quadro che ci preoccupa e lei, in verità, per la prima volta ne ha parlato e ha detto una cosa importante: non accetteremo compromessi ad ogni costo. E anche qualche autorevole parlamentare della sua maggioranza, già Presidente del Consiglio (con cui non abbiamo nulla a che fare, ma qui ha parlato in verità), ci dice che è necessario predisporsi ad apporre il veto dell'Italia su questo quadro negoziale, che ci potrebbe anche aiutare, manifestando fermezza, a sviluppare poi meglio gli altri quadri negoziali sul MES e sull'Unione bancaria, altrettanto e forse più pregiudizievoli per gli interessi strategici del nostro Paese.
Noi siamo attenti a questa svolta, pur rimanendo fermamente convinti di stare all'opposizione, come abbiamo dimostrato in questa legislatura, quando altri alleati di centrodestra hanno ceduto alle lusinghe dei 5 Stelle, e come abbiamo dimostrato nella precedente legislatura, quando altri alleati hanno ceduto alle lusinghe dei Governi del Partito Democratico. Quindi, con estrema coerenza, diciamo che siamo attenti a leggere la risoluzione della maggioranza, perché se oggi recepisse quello che abbiamo sentito da lei in quest'Aula e quanto abbiamo sentito da altri autorevoli esponenti della maggioranza, cioè predisporre Italia a reagire anche con la minaccia del veto, in questo quadro potremmo astenerci dal voto, dando un segnale politico su questa risoluzione.
Chiediamo che il Governo con altrettanta responsabilità esamini la nostra proposta di risoluzione, perché l'Italia, oggi più che mai, nel quadro che parzialmente è stato descritto anche dall'ex premier Renzi, è minacciata su più fronti, dalla Turchia e non soltanto, e accerchiata nei suoi interessi strategici. Peraltro, la missione varata l'altro giorno è contro gli interessi nazionali: in quest'Aula il ministro Di Maio aveva parlato di un cambiamento e di una prosecuzione dell'Operazione Sophia a guida italiana con l'interposizione terrestre, scongiurando l'idea di varare un'altra missione, che non sarebbe stata a guida italiana e che sarebbe intervenuta in acque marittime non di nostro prioritario interesse.
Se diciamo la verità in Aula e al Paese noi ci siamo, perché siamo una forza patriottica; ci siamo oggi e ci saremo sempre quando si tratta di difendere gli interessi dell'Italia in Europa, nella consapevolezza che oggi non coincidono affatto con quelli esposti dalla Commissione e dall'asse franco-tedesco e che vanno ristabiliti innanzitutto consapevolmente in un clima unitario in questo Parlamento e nel Paese (Applausi dal Gruppo FdI).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, noi abbiamo molto apprezzato le sue comunicazioni a quest'Assemblea e soprattutto la fermezza con la quale si è impegnato a non accettare ad ogni costo compromessi al ribasso, arrivando anche alla posizione che qualcuno ha suggerito e che io in parte condivido, come ha detto il presidente Monti, di porre il veto al bilancio europeo se non verrà modificato.
Io credo che sia l'atteggiamento giusto da tenere per l'Italia. Non sono polemiche sterili fatte solo, come abbiamo visto in passato, a scopo di propaganda, ma è una posizione nell'interesse dell'Europa. Mai come in questo momento sul quadro finanziario pluriennale ci troviamo di fronte ad una scelta chiara: si tratta di spingere l'Europa in avanti, quindi in qualche modo di cambiarla dandole una posizione seria e proprio questo coincide con i nostri interessi nazionali. In questo momento, proprio per quanto accadrà a seguito della nostra richiesta ferma e assoluta di cambiare il quadro finanziario pluriennale, facciamo gli interessi nostri e dell'Europa, perché la proposta del presidente Michel è assolutamente insufficiente e inadeguata per sostenere le sfide che la stessa Unione aveva dichiarato di voler ingaggiare.
Non è possibile accettare una tale separazione tra le dichiarazioni dello scorso dicembre, in cui il presidente Ursula Von der Leyen ha presentato il suo programma, e il quadro finanziario che viene presentato. Quel programma, penso per esempio al green new deal è certamente ambizioso, anche se rispetto alla situazione che va affrontata non lo è abbastanza (su questo interverrò nuovamente). Infatti, per raggiungere l'obiettivo fissato della neutralità climatica entro il 2050, il dimezzamento delle emissioni previste entro il 2030 purtroppo non sarà sufficiente (ce lo dicono i dati); bisogna essere molto più ambiziosi e arrivare almeno a una riduzione del 60 per cento per poter arrivare alla neutralità.
Inoltre, la tabella di marcia dell'Unione europea di quel programma si proponeva di stabilire standard per i beni manifatturieri in modo da incentivare l'economia circolare, quindi anche di indirizzare altri settori. Invece ci troviamo di fronte a un bilancio che dal punto di vista del green new deal è assolutamente insufficiente.
Quanto all'agricoltura, si tratta di una parte fondamentale, non soltanto perché da sempre la PAC è l'unica politica comune dell'Unione europea, ma perché lì le risorse possono essere assolutamente fondamentali per indirizzare sempre più l'agricoltura verso la sostenibilità, non solo verso il piano di adattamento ma verso la mitigazione (perché diventa essa stessa uno strumento per farlo), oltre che per garantire una politica strutturale per il nostro Paese. Anche in tale ambito, che cosa si propone? Si propongono tagli drastici: 60 miliardi di euro in generale, per l'Unione europea, e 3 miliardi di euro per il nostro Paese.
Se si vuole davvero non solo enunciare, per moda, un programma ecologico e la transizione ecologica, dobbiamo concentrarci anche sulle risorse. Su questo si può ridisegnare l'identità dell'Unione europea: assumendo la missione del contrasto della lotta ai cambiamenti climatici come una delle missioni - forse quella fondamentale - dell'Unione. Questo anche rispetto alla COP 26 a Glasgow, agli altri Paesi europei e anche rispetto ai grandi competitor a livello europeo.
È evidente che tale percorso richiede però interventi precisi e cogenti da parte dell'Unione, sia sul fronte del fisco che su quello degli investimenti pubblici e privati. Non si può pensare di vincere una tale sfida senza, ad esempio, limitare e tassare pesantemente le attività nocive. Non ci si può davvero misurare con una simile trasformazione senza un vero piano di riconversione delle attività produttive.
Una cosa, quindi, sono le dichiarazioni e un'altra cosa è arrivare davvero a mettere in campo tutti gli strumenti necessari. Da questo punto di vista, il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 non è assolutamente adeguato alla sfida, perché il piano di investimenti pubblici e privati, che dovrebbe articolarsi lungo due assi portanti (il programma dedicato all'innovazione e quello agli investimenti green), non è sostenuto in alcun modo dal necessario impegno economico: le risorse non sono assolutamente adeguate.
Inoltre, chiediamo ancora una volta, sapendo che questa è la battaglia che il nostro Paese deve fare, la flessibilità, ma non può trattarsi soltanto di una richiesta di flessibilità generica; noi la dobbiamo indirizzare. Quando noi, in modo ostinato, chiediamo lo scorporo degli investimenti dal Patto di stabilità e dal rapporto deficit-PIL diciamo che quelli sono assi portanti. Se non facciamo questo e non puntiamo molto su investimenti verdi, non riusciamo a farci carico dei costi dalla transizione, perché la transizione ha dei costi anche dal punto di vista lavorativo. Questo dobbiamo saperlo ed è per tale ragione che parliamo sempre di giusta transizione, che non significa moderata: significa farsi carico dei problemi che nascono.
Per noi è centrale, non è un vezzo, chiedere l'accelerazione sugli investimenti e lo scorporo, perché è uno strumento assolutamente fondamentale per gestire e governare questa giusta transizione. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà.
FEDELI (PD). Signor Presidente, devo dire al Presidente del Consiglio che ho particolarmente apprezzato la sua introduzione, la sua relazione e la sua proposta. Glielo dico perché non è così usuale, almeno da parte nostra e mia, affermare anche che lei ha fatto una proposta molto articolata di fronte ad una situazione molto complessa. Lei ha usato un linguaggio politico di verità, di realismo politico, secondo me di sana cultura riformista e da questo punto di vista ho apprezzato il merito, il metodo, ma anche la complessità che ha sollevato.
Perché parto dalla complessità? Perché la lettura che c'è nella sua proposta nasce esattamente dal fatto di conoscere che cosa sta avvenendo nel mondo e quali sono i cambiamenti già intervenuti. Penso agli effetti, già, del mondo digitale, penso agli effetti, già, della ricerca sulla intelligenza artificiale, penso che lei abbia già preso in considerazione il rallentamento oggettivo dell'economia a fronte dei nuovi fatti che sono stati descritti.
Soprattutto, però, tengo molto a sottolineare che lei è consapevole, come tutto il Governo - per il lavoro precedentemente svolto da questo Governo in sede europea, ma anche come capacità di tenere insieme i vari Ministri e Ministeri per preparare la nostra posizione in Europa - del fatto che la sfida politica di oggi, non di domani, che abbiamo nei confronti dell'Europa riguarda l'agenda politica in modo intrecciato. Infatti, non c'è una separazione tra le politiche che si decidono in Italia e quelle che si decidono in Europa: c'è un intreccio stretto tra l'agenda politica da portare a casa in Europa in questo negoziato (e in questo, l'insufficienza della scelta e della proposta del presidente Michel è evidente) e quanto noi, facendo nascere questo Governo, abbiamo messo al centro dell'azione politica di questo Governo. Ora, scindere il voler puntare, come veniva detto, su una economia sostenibile, significa anche attuare quelle politiche, a livello nazionale, che accompagnano, che interloquiscono e che agiscono da questo punto di vista. Puntare sulla ricerca e sull'innovazione a sostegno delle nostre imprese, puntare sulla sostenibilità, che è un tema trasversale a tutti i settori, significa rispondere esattamente al tema centrale, che si pone per l'Europa e per l'Italia, di quale lavoro vogliamo sostenere, con quali investimenti, con quale qualità.
Qui c'è il grande tema, che è presente anche nella nostra proposta italiana in sede europea, che riguarda tutto il pacchetto, anche formativo. Non è una banalità porre la questione dell'Erasmus, perché significa avere, concettualmente, un intreccio tra innovazione, cultura, formazione, delle ragazze e dei ragazzi e, quindi, una crescita sostenibile effettiva. Lo dico perché, troppo spesso, si smarrisce - mi permetta di dirlo così, presidente Conte - un intreccio che c'è, quasi un mainstreaming delle diverse proposte che riguardano i diversi settori. In realtà, si tratta di un mainstreaming accompagnato da scelte che sono di infrastruttura. Quando si parla dell'agenda digitale, non è un fatto a sé stante di innovazione di un settore, ma è trasversale all'insieme dei settori e quando si parla di investimenti green, sono molto d'accordo sul fatto di specificare che anche la flessibilità non è una flessibilità astratta, ma deve essere collegata alla scelta dell'agenda politica che noi poniamo, altrimenti non è credibile, non siamo credibili noi e non è credibile la nostra proposta in Europa. Su questo noi dobbiamo essere capaci, pur nella situazione che lei ha descritto.
Noi abbiamo un insieme di argomenti, proprio dovendo affrontare la sfida globale. Stiamo lavorando perché l'Europa riprenda pienamente, con la nuova legislatura anche europea, il suo posto nella competizione globale, cioè una grande qualità di investimenti, di qualità, di coesione sociale, con tutti gli elementi che qui sono stati descritti, anche nei confronti della Cina, degli Stati Uniti e tenendo conto di un elemento di difficoltà, che è stata l'uscita della Gran Bretagna. In questa sfida ci sono e ci possono essere, secondo noi e secondo me, relazioni qualitative con alcuni Paesi europei, che possono non metterci nell'extrema ratio, nella condizione, che il senatore presidente Monti ci ha rappresentato, anche se capisco che, di fronte alla sfida politica determinante, per l'Italia e per l'Europa, ma soprattutto per l'intreccio Italia-Europa, utilizzare l'elemento del veto è una possibilità che è giusto prendere in considerazione.
Troverei utile nel prosieguo del nostro confronto a livello europeo, intrecciare gli interessi esistenti con diversi Paesi europei per determinare un'agenda adeguata, investimenti adeguati e un bilancio pluriennale adeguato a questa scelta e a questa sfida. Non è interesse dei grandi Paesi europei immaginare una Europa che diventa incapace di misurarsi con queste sfide, che ci sono anche nella sua relazione, e con la competitività globale. Lo dico perché questi sono elementi che stanno a cuore e lo si vede nelle diverse dichiarazioni.
Aggiungo un elemento che so essere presente e che vorrei mantenere nella risoluzione che impegna il Parlamento, anche rispetto alla vostra e alla sua azione. Presidente, non dimentichiamo che Von der Leyen, tra le tante cose che ha messo in fila, ne ha inserita una cui teniamo tutti particolarmente: è un'altra infrastruttura della scelta politica per rendere competitiva l'Europa, ossia il superamento del gender gap. È una questione che non riguarda solo le donne, ma segna qualitativamente la risposta necessaria agli interessi, alle aspirazioni e ai bisogni di un'Europa fatta da donne, da ragazze e da uomini, non soltanto come punto a latere.
Concludo, Presidente, ribadendo una cosa che abbiamo sempre affermato e che per me è un fatto politico coerente e conseguenze. Vede, Presidente, qualcuno in quest'Aula ha detto che c'è una distinzione tra le fibrillazioni di questa fase e le politiche che ci devono vedere uniti fuori dall'Italia, in sede Europea. No: la stabilità di un Governo e il rapporto stretto tra le politiche di un Governo attuate in Italia costituiscono un elemento fondamentale di credibilità nel rapporto con l'Europa e nel negoziato in corso. Se il negoziato è complesso, la serietà di un Governo è esattamente quella: autorevolezza, credibilità e tenuta del Governo. So che lei ha un linguaggio di quelli che tengono insieme e che rasserenano - e devo dire che per questo l'apprezzo particolarmente, mentre non amo quando la battaglia attacca le persone, anziché misurarsi con le proposte politiche - ma la stabilità di un Governo è una delle precondizioni affinché il nostro negoziato sui temi importanti, che tutti discutiamo, possa essere vincente. L'autorevolezza infatti è parte decisiva della politica di un Paese. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, innanzitutto ricordiamo all'Assemblea che la riunione del 20 febbraio sarà molto importante e il settore dell'agricoltura guarderà con molta attenzione a quanto verrà deciso in quella giornata. Proprio per questo motivo, Presidente, ci piacerebbe capire qual è la strategia di questo Governo in Europa. Infatti, se da un lato abbiamo il presidente Conte che rilascia dichiarazioni pubbliche e anche in quest'Aula dice che è di vitale importanza non ridurre i finanziamenti (ma un conto è dire le cose sui giornali o in Aula e un altro è andare in Europa), dall'altro lato, tutte le previsioni e gli indicatori ci parlano di tagli all'agricoltura, che quindi vanno in senso opposto rispetto a quello che sta dicendo in questo momento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Il taglio previsto per il 2020 è di 2,7 miliardi di euro, con una riduzione del 14 per cento degli stanziamenti medi; gli aiuti diretti al primo pilastro riscontrano un -10 per cento; i finanziamenti allo sviluppo rurale un -25 per cento. Signori, è gravissimo. Quindi, presidente Conte, la domanda che le rivolgiamo subito è: cosa farà l'Italia? Subiremo a testa bassa, come è uso e consuetudine, o faremo qualcosa per portare a casa un risultato? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Nello specifico, se andiamo a vedere la politica agricola comune dei prossimi anni ed entriamo nel tema, il 40 per cento dei contributi PAC sarà vincolato all'ambiente. Bene, visto che si parla sempre più di ambiente e visto che si parla di agricoltura legata all'ambiente; ma sappiamo tutti - tutti coloro che si occupano di agricoltura - che il rispetto dell'ambiente comporta costi aggiuntivi per gli agricoltori, sono quindi necessarie risorse finanziarie adeguate per innovazione e investimenti. La maggiore sostenibilità aziendale si ottiene solo mantenendo invariata la dotazione del bilancio agricolo. La domanda che le rivolgiamo è: siete in grado di spiegarlo all'Europa? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Siete in grado di spostare verso l'agricoltura l'attenzione di un bilancio apparentemente già deciso, che ha la mission di penalizzare l'agricoltura? Lo evidenzio: penalizzare l'agricoltura.
Spieghiamo una cosa. Questa PAC penalizzerà l'Italia, Presidente, riducendo il divario esistente tra gli importi degli aiuti diretti erogati nei diversi Stati membri. La convergenza esterna deve essere combattuta al 100 per cento, senza se e senza ma. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
È una palese e legalizzata concorrenza sleale a favore degli Stati dell'Est, che hanno meno costi di produzione, nei confronti di Paesi come l'Italia che ha più costi e più qualità. Lo vogliamo aiutare questo benedetto made in Italy, non solo a parole ma anche con i fatti, o dobbiamo riempire le pagine dei giornali e basta? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Una questione importante da portare in Europa sono i piani strategici nazionali. (Richiami all'attenzione del Presidente del Consiglio da parte dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Non fa niente, colleghi, il nostro Presidente del consiglio sa tutto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Vi pregherei di non suggerire un ascolto che non è obbligatorio.
CENTINAIO (L-SP-PSd'Az). Non è un problema, signor Presidente, parlo all'Assemblea. I piani strategici nazionali, così come li vuole l'Europa, vanno ad intaccare la competenza delle Regioni sui fondi europei, competenza garantita dalla nostra Costituzione e che l'Europa non può ignorare. Il commissario all'agricoltura Hogan ci aveva dato la sua disponibilità. Le chiediamo, Presidente, di andare in quella direzione perché almeno la Costituzione della Repubblica italiana venga rispettata dall'Europa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Presidente, siamo molto preoccupati dalla vostra incapacità di tutelare il made in Italy a livello internazionale. Innanzi tutto, ci sono i dazi degli Stati Uniti. È vero che nella seconda fase non sono stati aggiunti altri prodotti, ma i dazi del 25 per cento su formaggi, salumi, aperitivi e liquori non sono stati tolti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
I dazi ci sono ancora, signori, ed è inutile che i personaggi politici di maggioranza esultino perché non sono stati messi altri dazi: sui prodotti citati gli imprenditori ci stanno dicendo che stanno perdendo quote di mercato, stanno perdendo fatturato. Mi fanno ridere i presidenti dei consorzi e delle associazioni di categoria che dicono che almeno non li hanno aumentati: certo, un dazio del 25 per cento basta e avanza! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Per quanto riguarda i dazi sul riso e i rapporti con Cambogia e Birmania, noi abbiamo introdotto i dazi sul riso indica, ma voi non avete tutelato il riso japonica, che in questo momento sta subendo la concorrenza sleale da parte di Cambogia e Birmania. Di conseguenza, i produttori di riso del nostro Paese stanno chiedendo a questo Governo di intervenire il più velocemente possibile e non basta un comunicato stampa, bisogna prendere la valigina e l'aereo e andare in Europa a battere i pugni, non stare in via Venti Settembre 20 a scaldare la sedia e a fare attività politica per Italia Viva, Presidente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Un altro problema è il Nutri-score e l'etichettatura a semaforo. Anche in questo caso è un disastro su tutta la linea. Se il buongiorno si vede dal mattino, quello che sta facendo il nostro Paese non servirà a fermare il Nutri-score e l'etichettatura a semaforo e noi e i nostri produttori subiremo ciò che tutti temono. Anche in questo ambito le chiediamo e vi chiediamo di intervenire e di farlo in modo costruttivo. (Commenti del ministro Amendola).
Sì, non è che siete intervenuti... (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Sempre dopo!
CENTINAIO (L-SP-PSd'Az). Mi fanno dei gesti come a dire che hanno fatto chissà che cosa: non hanno fatto niente!
Il taglio dei fondi contrasta con il progetto di una PAC più green: meno risorse vuol dire meno qualità. Meno risorse vuol dire favorire lo spopolamento delle aree rurali: l'agricoltore è il primo presidio per l'habitat e la tutela del paesaggio. Meno risorse vuol dire meno aiuti ai giovani e all'innovazione tecnologica.
Presidente siamo pessimisti, glielo diciamo molto onestamente. Siamo pessimisti per due motivi: il primo è il vostro disinteresse verso il mondo agricolo e la vostra litigiosità che ci rende poco credibili in Europa: anche se lei va in Europa col cappello in mano, oggi siamo poco credibili. Il secondo è la preoccupazione più grossa, cioè il disinteresse dei vostri amici europei verso l'agricoltura, dico vostri e sottolineo vostri amici europei. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Presidente, lei sa quante volte la sua amica Ursula ha nominato la parola agricoltura nel suo discorso di insediamento davanti al Parlamento europeo? Zero volte. La signora Ursula ha nominato uno dei settori più importanti di questo continente zero volte.
E zero, se andiamo avanti così, sarà il voto che la Lega darà a lei, al suo Governo e ai suoi amici europei. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Ho il piacere di salutare l'Istituto comprensivo «Anzio 2» di Anzio, in provincia di Roma, che ci ha fatto compagnia per tutta la discussione. Ringrazio gli insegnanti e i ragazzi. (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 11,45)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Masini. Ne ha facoltà.
MASINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, Governo, colleghi, sono qui: ho un posto scomodo, evidentemente, perché non mi trovate mai.
PRESIDENTE. Tutti i posti sono buoni, lei è nell'estrema destra, si accontenti.
MASINI (FIBP-UDC). La discussione di oggi sull'imminente Consiglio europeo straordinario e sul Quadro finanziario programmatico 2021-2027 impone alcune considerazioni preliminari perché innanzitutto una particolare attenzione va posta, sì, ai temi europei, guardandoli però con un occhio attento al nostro Paese che soffre di un momento economico particolarmente delicato.
Il nostro è e resta uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea, ma non può e non deve commettere l'errore di guardare troppo lontano senza fare i conti con i problemi di rallentamento della sua economia interna.
A fronte di ciò, l'Europa ha senso se è un valore aggiunto alla politica e all'economia dei singoli Stati che la compongono, mentre troppo spesso, alcuni Stati membri hanno beneficiato di posizioni favorevoli a scapito di altri, come l'Italia, che hanno pagato per tutti. Questo purtroppo è dovuto a una scarsa capacità dei nostri Governi di alzare la voce e mantenere il punto quando ne hanno avuto l'occasione. Anzi, il più delle volte i nostri rappresentanti hanno piegato la testa di fronte a pressioni delle istituzioni europee.
Ricordiamo - e sappiamo bene - che l'Italia è un Paese contribuente netto, versa più di quello che riceve indietro e, purtroppo, in un momento storico che ci vede ultimi - ahimè - in classifica per crescita economica e stima un 2020 in recessione, questo non è più il tempo di spendere soldi pubblici a fondo perduto.
Eppure, presidente Conte, sul tema delle grandi riforme economiche europee l'Italia sta perdendo tutta la partita. Una débâcle per il nostro Paese, frutto delle scelte di un Esecutivo incapace di giocare nei tavoli europei che contano: neanche una parola è stata spesa dal suo Governo sulle riunioni degli scorsi giorni dell'Eurogruppo e dell'Ecofin sulle riforme della governance economica che decideranno il futuro dell'Italia e dell'Europa nei prossimi decenni, perché siete troppo impegnati, l'Esecutivo è troppo impegnato, come al solito, in un tutti contro tutti sulle poltrone e sul suo traballante futuro.
Ma tant'è, dobbiamo farci bastare il suo intervento in Aula di oggi e allora entro nel merito della discussione, ricordando come la situazione sul bilancio europeo sia completamente in alto mare e il Consiglio europeo straordinario rischi di finire con un nulla di fatto. È di ieri la notizia che il Parlamento europeo ha respinto la proposta di bilancio pluriennale redatta da Charles Michel: troppe le distanze sull'ammontare delle risorse complessive tra i rigoristi, che vorrebbero uno stanziamento più ristretto e quei Paesi, tra i quali l'Italia, che ne vorrebbero uno più corposo. Una proposta, quella di Michel senza ambizioni, in quanto non fornisce all'Unione i mezzi necessari per attuare le sue priorità e molto sotto le aspettative rispetto alla proposta della Commissione stessa. Nella proposta di Michel la dotazione finanziaria assegnata allo sviluppo rurale è ridotta a poco più di 72,5 miliardi di euro per i prossimi sette anni e altri tagli sono ipotizzati per gli stanziamenti di impegno, ovvero nella PAC e nella PCP, nonché nell'azione per l'ambiente e per il clima. Già solo questi dati basterebbero per fare le barricate in Europa, perché ancora una volta vengono colpiti i Paesi, tra cui l'Italia, nei quali le risorse naturali, l'agricoltura e lo sviluppo rurale sono ancora fonte di reddito e di bilancio pubblico.
In questo quadro, già a tinte abbastanza fosche, si inserisce la questione del green new deal da 1.000 miliardi, cui tiene tanto il presidente von der Leyen. Un piano strategico per la riconversione del sistema economico-produttivo, cofinanziato in parte anche da fondi nazionali, che dunque peserà moltissimo sull'economia del nostro Paese, non solo perché dovremo adeguare la nostra normativa a quella europea, più stringente in tema di ambiente, ma anche perché il green deal è un sogno che il nostro tessuto produttivo in questo momento dovrà sostenere con enorme sforzo economico e di risorse. L'obiettivo è ambizioso, i tempi sono ravvicinati e mi chiedo se in un momento di crisi globale sia opportuno portare avanti modelli di finanziamento con effetti leva così alti da apparire difficilmente realizzabili.
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 11,47)
(Segue MASINI). La crisi industriale e la recessione economica si contrastano cambiando le regole europee, con norme che permettano alle imprese di crescere: questa è la priorità. Quindi, questo Quadro finanziario pluriennale è un banco di prova fondamentale per capire se davvero si è in grado di andare avanti nel processo di integrazione o, viceversa, se si intende scegliere la strada di un'Europa sorda e cieca, incapace di destinare a se stessa un bilancio adeguato alle grandi sfide che ci attendono, anche in virtù del post Brexit, dell'allarme coronavirus e delle molte situazioni internazionali aperte, che sono state citate anche dal collega Renzi, che ha parlato prima di me.
L'Europa riparte, se si è in grado di ricostruire una voglia d'Europa tra i suoi concittadini: non solo unione monetaria e rispetto dei parametri, ma identità, amore per le proprie radici e capacità di guardare e costruire un futuro comune. Serve un'Unione europea flessibile, che sappia adattarsi ai cambiamenti della realtà, unita nelle diversità territoriali, che devono rappresentare non un ostacolo, ma un'opportunità di sviluppo per l'intero Continente. Un'Europa attenta alla ricerca, all'innovazione e all'agenda digitale... (Il microfono si disattiva automaticamente). Mi avvio a concludere, signor Presidente. Un'Europa che guardi ai giovani, alle piccole e medie imprese e alla gestione delle frontiere.
Per portare a case dei risultati è necessario che lei, signor Presidente del Consiglio, non sostenga proposte di compromesso al ribasso sull'entità del bilancio complessivo del prossimo Quadro pluriennale, con particolare riferimento a quelle poste di bilancio relative a interessi e settori strategici per il nostro Paese. Perché un bilancio dell'Unione europea come quello prospettato... (Brusio). Signor Presidente, c'è troppa confusione. Mi scusi se sono stata distratta, ma c'è un brusio davvero imbarazzante.
Abbiamo bisogno dunque di riforme e di investimenti e quindi, se all'Europa chiediamo un adeguato sostegno per la realizzazione non solo delle sue riforme, ma anche delle nostre, a lei chiediamo, signor Presidente del Consiglio, di non abbassare la testa di fronte agli Stati apparentemente più forti e, per una volta, di mettere gli interessi dell'Italia prima di quelli dell'Europa, che non significa essere antieuropeisti, ma essere veri cittadini europei. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, prima di entrare nel cuore del problema, consentitemi una breve osservazione di replica alle considerazioni formulate dal senatore Centinaio, che, evidentemente, durante il periodo in cui faceva il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, poco deve aver frequentato il suo Ministero e altrettanto poco deve aver frequentato i tavoli europei. (Applausi dal Gruppo M5S). Altrimenti, avrebbe saputo che gran parte degli attacchi che poc'anzi ha citato, arrivano dai vostri alleati: i Paesi di Visegrád. (Applausi dal Gruppo M5S). Altrimenti avreste saputo che il livello complessivo di sostegno, tramite la PAC, in questo momento sta premiando i Paesi di recente ingresso nell'Unione europea. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Lo sapeva? Allora perché non l'ha detto? (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti del senatore Centinaio). Perché non ha detto che i principali nemici dell'Italia sono proprio quei Paesi.
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, senatore Licheri.
LICHERI (M5S). Signor Presidente, l'agroalimentare italiano ha conquistato la leadership di settore a livello europeo e ha tutti gli indicatori di segno positivo. L'abbiamo spuntata sulla Francia, sulla Germania e sulla Spagna. Siamo davanti a loro, ma ha ragione l'opposizione quando dice che, effettivamente, il processo di convergenza esterna è il funerale dell'agricoltura italiana. Questa espressione, così incomprensibile, sta a significare che c'è una parte dell'Europa, quella che sta a cuore alla Lega, che vorrebbe livellare i finanziamenti ai nostri agricoltori, con un unico importo, sulla base dell'estensione dei campi. Si tratta quindi di un processo, che finisce per andare a detrimento degli agricoltori italiani, nonostante ce la stiano mettendo tutta, perché in quella zona dell'Europa c'è la steppa, ci sono i chilometri quadrati di territorio, c'è la classe dirigente latifondista. Al Sud invece ci sono gli agricoltori veri (Applausi dal Gruppo M5S), che cercano di raccogliere la terra dalle montagne e dalle colline. Questo la Lega lo deve dire, perché sa qual è il problema che abbiamo in questo momento. C'è una visione dell'Europa, che è egoistica e che tenta solo di soddisfare il proprio particolare e gli interessi nazionali e c'è, invece, una visione più condivisa, che è inclusiva. La PAC per noi non è business.
Sapete che le ultime elezioni in Polonia sono state vinte da un partito che della convergenza esterna ha fatto il suo slogan elettorale? Ha vinto le elezioni perché ha promesso di andare avanti sulla convergenza esterna contro gli italiani. Questa è l'Europa che dobbiamo combattere tutti insieme. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Pittella).
Fatta questa breve premessa, signor Presidente del Consiglio, sta di fatto che la riduzione del 14 per cento delle risorse finanziarie per l'agricoltura è un dato inaccettabile; è per noi un fatto inconcepibile. Allora, prima di essere trascinati dalla freddezza dei numeri, delle cifre, delle percentuali, signor Presidente, cerchi di far capire al Consiglio europeo che tra pochi giorni il Consiglio si troverà davanti a un bivio. È una biforcazione: l'Europa dirà tutto ciò che è in grado di poter fare e tutto ciò che non sarà in grado di fare per i propri concittadini. È un bivio terribile per l'Europa, che fa tremare i polsi, perché in questo momento abbiamo speranze e delusioni: siamo davanti a una possibile vittoria o a una possibile sconfitta, a un balzo verso il futuro o a un ritorno al passato.
Ha ragione lei, Presidente, nel parlare di un'elevata posta in gioco. Come darle torto? È davvero un'elevata posta in gioco, ma prima di decidere se stringere o meno la cinghia dopo la brexit, il Gruppo MoVimento 5 Stelle del Senato le vuole dire di tornare a ripetere quelle parole che ha pronunciato oggi in Aula e che - ho sentito - ha riferito anche al presidente Michel e al presidente von der Lyen: coraggio e ambizione. È questo il momento in cui l'Europa deve dimostrare coraggio e ambizione. Va bene il green new deal, va benissimo, attenzione, però: è vero che il Just transition fund è stato ideato per sostenere i Paesi che dipendono dal carbone, ma l'area di Taranto - sentivo la senatrice Lezzi - ha tutti i requisiti per poter beneficiare di quel fondo, per creare nuovi posti di lavoro sostenibili. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Pittella).
L'Europa deve trovare il coraggio e l'ambizione, ma deve aprire anche i propri concetti. Lo stesso discorso vale per la PAC, che non è solo un finanziamento che, secondo l'articolo 38 e seguenti del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, deve garantire un livello dignitoso all'agricoltore. No, non è questo. Per noi è molto di più: significa welfare, sostegno, passione. Per me in Sardegna la PAC significa anche azione di dissuasione contro il fenomeno degli incendi, per fare un esempio. La PAC è molto per l'Italia e dev'essere difesa.
Signor Presidente, quando con i componenti della 14a Commissione - che mi onoro di presiedere - andiamo a Bruxelles e sediamo ai tavoli, spesso ci dicono che non dobbiamo lamentarci perché in fin dei conti l'Italia è uno dei pochi Paesi che otterrà un guadagno netto, in relazione al bilancio precedente, rispetto ad altri Paesi. È una narrazione che dobbiamo spezzare, Presidente, prima di tutto perché questo guadagno, nel corso dei negoziati, si è andato ad affievolire, ma soprattutto perché non si tratta di un guadagno ma di un differenziale e non è un regalo, ma esattamente la prova di quanto siamo retrocessi nei nostri distretti del Sud; è la dimostrazione della forbice di disuguaglianza che si è creata tra il Nord e il Sud.
È vero, allora, che qui non ci piangiamo addosso e che per la prima volta un Governo ha introdotto un piano decennale di programmazione per il Sud (123 miliardi di euro), abbiamo bisogno però del sostegno dell'Europa, che deve finalmente fare la sua parte, dimostrando di saper uscire dalle logiche nazionali e, soprattutto, deve essere espressione di popoli e di valori e tra questi valori non possono non esserci quelli dell'uguaglianza e della solidarietà. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Pittella).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Pittella, Lorefice, Ginetti, De Petris e Unterberger, n. 2, dal senatore Ciriani e da altri senatori, n. 3, dal senatore Calderoli e da altri senatori, n. 4, dal senatore Romeo e da altri senatori, e n. 5, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione. (Alcuni senatori del Gruppo FdI prossimi al banco della Presidenza chiedono di interloquire).
Colleghi, credo sia meglio intervenire dal posto, perché qui c'è sempre un assedio alla Presidenza che francamente risulta, talvolta, imbarazzante: mi ritrovo dietro colleghi mentre sto conducendo l'Assemblea e non riesco a capire che cosa succede, vediamo un po'.
FAZZOLARI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZZOLARI (FdI). Signor Presidente, non succede nulla di particolare. In modo totalmente ossequioso del Regolamento, prima della conclusione della discussione, il Gruppo Fratelli d'Italia, oltre alla risoluzione "madre" - chiamiamola così - ha presentato anche una serie di altre risoluzioni specifiche.
PRESIDENTE. Magari sarebbe stato meglio segnalarlo cinque minuti prima, in modo da dare la possibilità, da un lato, alla Presidenza di poterlo annunciare, dall'altro, al rappresentante del Governo di prenderne visione per esprimere un parere. Capisco che si è dentro i limiti del termine della discussione, però voglio dire che questo ci mette in difficoltà.
Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 12,03, è ripresa alle ore 12,13).
La seduta è ripresa.
Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Pittella, Lorefice, Ginetti, De Petris e Unterberger, n. 2 (testo 2), dal senatore Ciriani e da altri senatori, n. 3, dal senatore Calderoli e da altri senatori, n. 4, dal senatore Romeo e da altri senatori, n. 5, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, n. 6, dal senatore Ciriani e da altri senatori, n. 7, dal senatore Ciriani e da altri senatori, n. 8, dal senatore Ciriani e da altri senatori, n. 9, dal senatore Ciriani e da altri senatori, e n. 10, dal senatore Ciriani e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione.
Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.
AMENDOLA, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulle proposte di risoluzione nn. 1, 3, 9 e 10 e contrario sulle proposte di risoluzione nn. 2 (testo 2), 4, 5, 6, 7 e 8.
PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.
GINETTI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GINETTI (IV-PSI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, lei ha il sostegno di Gruppo Italia Viva-P.S.I. nel negoziato che dovrà sostenere in questo Consiglio europeo straordinario, che senz'altro è cruciale, non soltanto perché andrà a chiudere i negoziati per il nuovo Quadro finanziario settennale, ma perché, nel definire le priorità a cui destinare tali risorse, indicherà il futuro dell'Europa e qualificherà il processo stesso di futura integrazione, in un contesto interno e internazionale difficile, caratterizzato da contrazione negli scambi, tra nuovi dazi, tensioni politiche e nuove emergenze sanitarie. Il contesto è altresì caratterizzato dal dopo Brexit, prima frattura tra popoli europei, in un processo storico che avevamo immaginato lineare e irreversibile.
Avevamo condiviso la proposta della Commissione europea del maggio 2018 di presentazione del nuovo bilancio, con l'obiettivo di modernizzarlo e renderlo più flessibile e trasparente. Tale proposta di bilancio, tuttavia, era apparsa da subito insufficiente e poco coraggiosa per superare il contrasto tra la necessità di finanziare nuove politiche per far fronte alle nuove sfide attuali (sicurezza, migrazione, ricerca, innovazione e infrastrutture) e quella di continuare a sostenere anche le politiche tradizionali, a partire dalla coesione e dalla Politica agricola comune (PAC).
Il bilancio pluriennale vede una riduzione sostanziale delle risorse disponibili e, a nostro parere, dovrà necessariamente prevedere meccanismi di flessibilità, ma anche strumenti che consentano di proteggere le risorse da rischi finanziari. Sul fronte delle entrate si dovrà prevedere il rafforzamento del paniere di nuove risorse proprie, tra digital tax, tasse verdi, gettito IVA, nonché proposte negoziali da concentrare sulla necessità di assicurare alla politica di coesione risorse adeguate, anche con nuovi strumenti europei attuativi del pilastro dei diritti sociali. Bisognerà altresì prevedere la copertura per gli aiuti rivolti a tutte le Regioni, signor Presidente, con la contestuale revisione degli indicatori di prosperità relativa, preso atto dell'aggravarsi dei divari territoriali, anche in quelle più sviluppate.
È altresì necessario riservare particolare attenzione al tema delle migrazioni e della gestione integrata delle frontiere esterne, verso un effettivo diritto d'asilo europeo e una comune politica migratoria. Inoltre, con il rafforzamento del ruolo dell'Europa in un contesto geopolitico e internazionale in continua evoluzione, bisogna pensare al tema della sicurezza e della difesa, con politiche di vicinato e cooperazione internazionale rivolte in particolare all'area del Mediterraneo e dei Paesi dell'Africa centrale.
Maggiori risorse dovranno inoltre essere stanziate in favore di fondi per la crescita, per gli investimenti del green new deal verso un'economia circolare compiuta, che possano non rientrare nei vincoli del patto di stabilità, affinché i Paesi come l'Italia non vengano esclusi dalle opportunità legate alla transizione verso un'economia verde.
Auspichiamo inoltre che la PAC venga riformata, superando il processo di convergenza esterna, per garantire qualità ambientale e sicurezza alimentare. Chiediamo inoltre la cessazione delle correzioni legate al rebate, ma anche un sistema di sanzioni per Paesi che violino le norme europee comuni, in materia di ricollocamenti dei migranti, ma anche di surplus commerciale, come pure nei confronti di quelli - principalmente del gruppo di Visegrád - che violino diritti umani minacciando i principi democratici di un comune patrimonio culturale.
In conclusione, oggi è il tempo del coraggio, come hanno detto molti dei miei colleghi, e il bilancio pluriennale può costituire veramente il campo di prova per un'Europa più forte, più innovativa e competitiva, più equa e sicura, che riesca anche a ritessere quel legame di fiducia e di affidamento con i propri cittadini che rischia ancora e ulteriormente di affievolirsi tra nuove paure e vecchie chiusure. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
FAZZOLARI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FAZZOLARI (FdI). Signor Presidente, signor presidente Conte, Fratelli d'Italia non le ha mai fatto sconti, se non altro perché siamo l'unico Gruppo politico di questo Parlamento che non ha mai governato insieme a lei. Siamo però dei patrioti e potrà contare sulla lealtà di Fratelli d'Italia all'Italia, senza tatticismi né calcoli politici, nella dura battaglia della trattativa in sede europea volta a difendere gli interessi nazionali italiani. È un po' come quando gioca la Nazionale italiana di calcio: anche se reputiamo scarsi i giocatori e l'allenatore, alla fine, quando scende in campo, tifiamo per la Nazionale. Facciamo così anche in quest'occasione: tifiamo per il Governo, pur stando all'opposizione.
Senza polemica, però, arriviamo a quest'appuntamento cruciale con un Governo drammaticamente debole. Questo innanzitutto per ragioni di natura strutturale del nostro sistema Paese, che da tempo non funziona e la destra vuole cambiare, mediante l'elezione diretta del Capo dello Stato e un Governo che, in virtù dell'assetto generale riesca a governare cinque anni, anche al fine di riuscire poi a sedere ai tavoli in queste occasioni con una solidità che purtroppo non ha. L'Italia purtroppo è debole anche per ragioni contingenti: non ci nascondiamo che il Governo è nato da manovre di palazzo, senza il consenso popolare e con una grande litigiosità al suo interno.
Questa situazione è dunque la peggiore per affrontare l'enorme sfida che avrà davanti in questi giorni e complessivamente, nell'Unione europea, è la più drammatica che ci possa essere per l'Italia. Con l'uscita del Regno Unito si è consolidato in ogni modo l'asse franco-tedesco, che non fa mistero di fare gioco di squadra a discapito del resto degli Stati europei, primo fra tutti l'Italia. L'abbiamo visto con il Trattato di Aquisgrana, che di fatto certifica che francesi e tedeschi si mettono d'accordo prima di trattare col resto dell'Unione europea, e nel recente assetto della Commissione e delle istituzioni europee, dove purtroppo l'Italia è relegata a un ruolo di secondo piano; lo vediamo tutti i giorni con azioni ostili da parte di Francia e Germania nei confronti dell'Italia; con la proposta del MES, che è in discussione e che l'Italia sta cercando di migliorare; a livello internazionale, con quello che succede in Libia; in molti contesti, anche quelli che sembrano secondari, come il tentativo di introdurre il sistema francese di etichettatura del Nutri-score per penalizzare il Made in Italy.
Questo è il contesto generale nel quale si troverà ad operare: un contesto difficile. Nel merito, sia lei sia il ministro Amendola, nella sua audizione al Parlamento, avete indicato una serie di gravi criticità dell'attuale bozza di Quadro pluriennale finanziario, e noi le condividiamo, ma ce ne sono altre. Si è parlato prima di visione complessiva, nella quale manca, in realtà, l'Europa che vorremmo difendere. È mai possibile che, su sette rubriche principali, non ce ne sia una destinata al sostegno alla natalità e alle famiglie? La desertificazione demografica dell'Europa, con l'intero popolo europeo che sta per morire, dovrebbe essere la prima voce dell'Agenda europea. Invece non lo era nella precedente programmazione e non lo è in questa, perché il modello di Europa che ci vogliono raccontare non tiene conto dei popoli europei né della difesa dell'identità europea. È un problema e l'abbiamo inserito nelle nostre risoluzioni: speriamo che venga accolto da quest'Assemblea e che l'Italia ponga il problema della difesa della natalità europea in Europa.
Il secondo punto è che questo contesto sarebbe l'occasione buona per fare una logica di pacchetto (termine caro al premier Conte) e per porre la questione della revisione del Patto di stabilità, chiedendo lo scorporo delle spese d'investimento dal calcolo deficit-PIL, in modo da avere finalmente una politica europea espansiva e non più la cieca austerità che abbiamo visto finora.
Ancora, sul budget complessivo, Fratelli d'Italia non si unisce a chi sostiene che debba lievitare. A nostro avviso, il budget a carico degli Stati membri si deve ridurre il più possibile e devono aumentare le risorse proprie dell'Unione europea, che non devono intaccare l'attuale sistema IVA, come qualcuno vorrebbe fare; non dev'essere incentrato sulla plastic tax, che penalizza l'Italia, ma dovrebbe essere concentrato sulle caratteristiche proprie dell'Unione Europea (la web tax e la Tobin tax, con le transazioni finanziarie, le imposte sul mercato unico, in modo da penalizzare finalmente chi fa dumping fiscale all'interno dell'Unione europea e i dazi di civiltà). Tra le materie specifiche dell'Unione, infatti, c'è quella dei dazi e quelli di civiltà mirano a impedire che il mercato europeo sia invaso da merci prodotte in Paesi che non mantengono i livelli minimi salariali e di difesa dell'ambiente, della natura e della dignità umana dentro i mercati europei. (Applausi dal Gruppo FdI).
Sempre in termine di visione, occorre che le spese alla voce immigrazione siano destinate a difendere le frontiere dall'immigrazione illegale di massa e non a favorirla. Anche a tal riguardo, infatti, si sentono discorsi molto bizzarri, con una demonizzazione dei popoli dell'Est Europa, descritti come "tremendi di Visegrád". Ricordo a chi continua a parlare dei Paesi di Visegrád che si tratta di popoli e Stati, non di visione politica, tant'è vero che ne fanno parte Stati di tutti gli schieramenti politici, dai socialisti ai conservatori. Se qualcuno ha problemi con i Paesi dell'Est Europa, chieda di scindere l'Unione europea e cacciare quelli dell'Est Europa; altrimenti, dovremo continuare a difendere i nostri fratelli europei. (Commenti della senatrice Nugnes).
Vi sono però aspetti specifici che riguardano l'Italia. Uno l'ha esplicitato il ministro Amendola: l'equilibrio complessivo è quello che ci interessa. Vogliamo un saldo negativo per l'Italia che non superi i 2 miliardi l'anno, per un totale di 14 miliardi nei sette anni: può bastare come contribuzione dell'Italia.
Abbiamo poi detto che è irricevibile la proposta della PAC, mentre sui fondi di coesione abbiamo una proposta che penalizza le Regioni del Sud Italia: questo è inaccettabile. Si è parlato di ipotesi di veto, l'ha fatto anche il senatore Monti: penso che, al di là della questione generale del veto, sicuramente il Governo italiano debba dire: non un euro di meno alle Regioni del Sud Italia, altrimenti sarà posto il veto.
In conclusione, presidente Conte, gli osservatori in Europa sono pronti a scommettere sulla debolezza del Governo italiano ai tavoli delle trattative, troppo attaccato alle poltrone per difendere l'interesse nazionale. Francesi e tedeschi, a Bruxelles, sono convinti che avranno gioco facile: li smentisca e difenda l'interesse italiano a quei tavoli. Difenda l'Italia e saremo i suoi primi sostenitori, al suo fianco, da patrioti quali siamo; la svenda e saremo suoi nemici. (Applausi dal Gruppo FdI).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Raffaele Iozzino» di Casola di Napoli, in provincia di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 12,30)
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, rimaniamo assolutamente convinti, come ho già avuto modo di dire in discussione generale, che in questo specifico momento difendere gli interessi del nostro Paese significhi lavorare e far pesare il nostro voto per far cambiare l'Europa. L'interesse nazionale, infatti, coincide con la possibilità di spingere l'Europa verso un reale cambiamento.
Credo che la risoluzione che abbiamo presentato e che voteremo con molta convinzione sia assai chiara e indichi una serie di elementi che segnano il percorso del cambiamento. Molti interventi si sono concentrati sulla totale inadeguatezza della proposta del presidente Michel rispetto alle sfide dell'Europa, come già abbiamo avuto modo di dire. Gli anni dal 2021 al 2027, che segnano l'orizzonte del Quadro pluriennale, saranno assolutamente cruciali per consentire all'Europa, in un momento molto difficile del quadro internazionale, dopo la Brexit, di recuperare forza anche a livello planetario.
Lo ripeto ancora: tutto questo potrà accadere se l'Unione europea capirà che è arrivato il momento di modificare profondamente la propria politica economica e finanziaria e di imboccare una nuova strada, abbandonando quella inutilmente rigorista, interpretata a volte in modo solo dogmatico, e capendo che la sfida oggi davanti a noi è molto diversa.
Per questo abbiamo insistito molto sulla questione dello scorporo degli investimenti green e nell'innovazione digitale, che tracciano la strada del futuro. Aggiungo che non possiamo assolutamente permetterci di cedere a compromessi e perciò sosteniamo il presidente Conte nelle sue affermazioni e nella battaglia che ci sarà all'interno del Consiglio europeo, convinti che la sfida che attende oggi l'Unione europea e il nostro Paese sia quella di essere coerenti con i programmi esposti (ho ricordato quello del Presidente della Commissione) e le indicazioni che emergono - ahimè - dal quadro finanziario. Questa dicotomia dev'essere assolutamente superata.
Bisogna fare altre cose: sul fronte delle entrate, ripetiamo che, a nostro avviso, è necessario ricorrere molto alla leva fiscale per quanto riguarda, ad esempio, l'introduzione della border carbon tax; sono poi necessarie le imposte sull'importazione di beni e servizi finalizzate a contrastare il dumping ambientale e sociale; un'incisiva web tax; la prosecuzione dei negoziati per l'introduzione della Common consolidated corporate tax base (CCCTB), per l'armonizzazione dei sistemi di tassazione; e soprattutto un ulteriore intervento per quanto riguarda l'agricoltura, su cui molti si sono soffermati e non ritorno.
Ci preme altresì sottolineare che è necessario che anche questo Quadro finanziario pluriennale affermi i valori dell'Europa, con un sistema di condizionalità vincolato al rispetto dei valori democratici e dei principi solidaristici, che sono le radici dell'Europa e che molti dei Paesi che oggi fanno parte dell'Unione europea evidentemente non rispettano in modo adeguato.
Voteremo quindi convintamente a favore della risoluzione della maggioranza, convinti che contenga gli elementi necessari a far sì che la nostra presenza all'interno della trattativa nel Consiglio europeo possa davvero tracciare una strada non solo per il nostro Paese, ma per il futuro dell'Europa. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU).
PITTELLA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PITTELLA (PD). Signor Presidente, la collega Fedeli e il collega Taricco hanno già illustrato in maniera efficace e puntuale la posizione del Gruppo Partito Democratico. Posso dunque fare soltanto alcune considerazioni, partendo dalla parte finale del suo discorso, presidente Conte - che è stato chiaro, netto e autorevole - e quella politica, quando ha detto - non con le stesse parole, ma con questo significato - che ci sono state le elezioni europee, della nuova Commissione e del Presidente del Parlamento, e il lancio di un grande programma per l'economia verde. Tutto questo a cosa si appende, senza il bilancio comunitario pluriennale? Ecco perché l'appuntamento di domani è politicamente rilevante.
Il piglio con cui ha parlato oggi il presidente Conte, è una grande garanzia: siamo convinti che coglierà quest'occasione per impedire che vi siano non soltanto i tagli prefigurati nella proposta della presidenza croata, che, come hanno detto tanti colleghi, riguardano l'agricoltura, la coesione, ma anche la mancanza di fondi su progetto Erasmus, digitale, difesa e migrazione. Sono e siamo certi che saprà affrontare anche altri nodi, alcuni dei quali ha già lumeggiato nel suo intervento. Ne indico cinque o sei in maniera telegrafica.
In primo luogo, Brexit e coronavirus: queste due grandi sciagure come incidono sul bilancio poliennale? Perché tali essi sono.
In secondo luogo, il sostegno finanziario al piano verde e le risorse previste in bilancio sono le stesse? Ripetiamo la storia delle vacche di Fanfani o sono diverse? Su questo dobbiamo intenderci: non possiamo utilizzare le stesse risorse per fare più cose, altrimenti prendiamo in giro i cittadini europei.
In terzo luogo, come ha ben detto, bisogna affrontare la vergogna delle restituzioni, i famosi rebate che riguardano cinque Paesi, anche alcuni che stanno molto bene e non si capisce perché abbiano diritto ad un rimborso: dobbiamo abolirli tutti, altrimenti il bilancio pluriennale diventa un mercimonio tra Governi e Stati ed è una vergogna. (Applausi dal Gruppo PD).
In quinto luogo, è necessario un basket vero di risorse proprie: il presidente Monti ha fatto una proposta ampia, cui si possono aggiungere altri addendi; si dia vita finalmente ad un nuovo sistema di finanziamento del bilancio.
Infine, è sicuramente consapevole del fatto che l'appuntamento di domani, e quello che verrà dopo, apre un'altra fase, peraltro sollecitata anche dalla formale apertura del dibattito da parte del commissario Gentiloni Silveri: è la fase di un nuovo bilancio e di una nuova governance fiscale ed economica della zona euro nonché della possibile e auspicabile revisione del Patto di stabilità e del fiscal compact. (Applausi dal Gruppo PD).
Siamo di fronte, cari colleghi e care colleghe, non soltanto ad un appuntamento importante come il bilancio pluriennale, ma a sfide enormi, da cui dipende davvero la possibilità dell'Unione europea di essere e di tornare ad essere amica dei cittadini. Serve una presenza italiana forte, unita e compatta.
Da questo punto di vista, può contare sul sostegno pieno e leale del Gruppo Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD).
BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, avvocato Conte, inizio il mio intervento portandole i saluti del presidente Bagnai, che in questo momento si trova a Bruxelles, seduto ai tavoli della settimana parlamentare europea, per discutere seriamente di finanza e di futuro per l'Italia e per l'Europa (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), a differenza di chi, come lei, partecipa ai summit solo per tentare - a mio giudizio, con scarsi risultati - di fare una foto con i capi di Governo in prima fila, per poi trovarsi nell'ultimo angolo sinistro, perché è lì che hanno messo l'Italia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
La verità è che, ad oggi, nessuno dei presenti in quest'Aula sa quale sia stata e quale sarà la proposta di trattativa italiana. Non lo sa neanche il Presidente della Commissione di cui faccio parte, che prima è intervenuto: forse sarebbe stato meglio spiegarglielo, prima che intervenisse. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Sta giocando tutta la trattativa da solo e sarà l'unico responsabile della fine delle politiche agricole e di sviluppo del nostro Paese. A meno di trentasei ore dalla probabile chiusura del Quadro finanziario pluriennale, è venuto qui in Senato a raccontarci di percentuali ipotetiche, quasi come fossero numeri del lotto, per dirci che tutto andrà bene. Se, oltre ai numeri, ci vuole dare anche la ruota, magari i più fortunati di noi possono provare a giocarli e vediamo se si vince qualcosa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Il gioco d'azzardo rischia però di essere una malattia e lei sta giocando con il nostro futuro: per noi questo è inaccettabile. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Sono lontani i bei vecchi tempi della democrazia parlamentare: si ricorda le sue parole? Veniva qua a riempirsi la bocca di questa frase: dobbiamo parlamentarizzare i processi europei. Bene, ma non troppo, mi viene da dirle, visti i risultati. La Lega e gli italiani non sono più disposti ad accettare un Governo che va avanti a colpi di fiducia. Portate i decreti in Commissione solo perché costretti e utilizzate le fiducie per zittire le minoranze, come si fa nei regimi.(Commenti del senatore Parrini). Nel regime contista-bis si azzerano i lavori di Commissione e, s'impedisce il confronto d'Assemblea; siamo persino arrivati al punto di aver sospeso gli interventi di fine seduta da quasi tre mesi: tutto per mettere a tacere l'opposizione.
Abbiamo chiesto più volte - ne sono l'esempio tangibile - quale sia il documento di trattativa e a che punto sia: puntualmente, ci avete dato risposte varie e fuorvianti, pur di nascondere le carte.
L'ultimo dossier aggiornato, presidente Conte, ci è arrivato ieri sera alle ore 17. Abbiamo lavorato per due mesi su un dossier dell'ottobre scorso. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Si sa però che, prima o poi, i nodi vengono al pettine e il giorno 20 è qui, dietro l'angolo.
Abbiamo sul tavolo una proposta inaccettabile, fondata a grandi linee sulla prima struttura finlandese, che, qualora venisse confermata, sempre che non lo sia già, sancirebbe due dati di fatto importanti. Il primo è che in Europa, come dice mio papà, contiamo meno del due di picche con banco bastoni; il secondo, e molto più grave, è che avete ucciso definitivamente l'agricoltura il sistema agroalimentare italiano.
Non vi siete limitati poi solo a quello: vogliamo parlare delle migliaia di occasioni sprecate nella non meno importante partita della distribuzione dei fondi di coesione? Vogliamo parlare dei 1.000 miliardi che il green new deal dovrebbe portare all'economia europea, ma di cui non vi è traccia? Ci sono 7,5 miliardi sui 1.000 promessi, con l'unica certezza che 877 andranno alla Germania e due alla Polonia.
È intelligente penalizzare l'agricoltura, che è un'eccellenza italiana, per favorire l'Europa centrale? A mio giudizio no: non è intelligente, ma è quello che stiamo facendo.
Torniamo indietro di un passo. Grazie alla vostra posizione "euro-supina", a favore di questo piano franco-tedesco, negli anni abbiamo visto l'Italia perdere tutte le sue eccellenze. Abbiamo perso i grandi marchi della moda, la siderurgia italiana, la chimica e il manifatturiero. Mancava solo l'agricoltura a questo triste appello: coraggio, ancora un piccolissimo sforzo e ci siete. In fondo state "solo" uccidendo l'Italia dei nostri nonni: che volete che sia? Detto in poche parole, state liquidando definitivamente il nostro made in Italy (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), che abbiamo cercato di difendere in ogni modo. Mentre lei, signor Presidente del Consiglio, cerca di gestire con scarsissimi risultati il suo variopinto e pittoresco Governo in Europa, ci stanno lentamente sfilando dalle mani anche l'ultimo settore d'eccellenza rimasto in casa nostra.
Se non l'avete capito, i segnali provenienti dall'Europa del fatto che l'agricoltura italiana dev'essere ridimensionata ci sono tutti, basta leggere le carte. Capisco che ci sono poche figure nei dossier europei, ma ricordo che le parole sono sempre quelle scritte in nero. (Commenti dal Gruppo PD). Oltre al taglio di 5 miliardi di euro della PAC e al dato sulle ricadute della Brexit, che ancora oggi non conosciamo, ma che sarà compreso tra i 12 e i 15 miliardi di euro, si legge bene tra le righe un passaggio chiaro, relativo all'applicazione estensiva della convergenza esterna. Forse ad altri non dice niente, ma almeno agli agricoltori dice molto, ossia dati alla mano, semplicemente che ci sono Nazioni che percepiscono più soldi dall'Europa non per quello che producono, ma per quanto sono estese le loro aziende.
Tra l'altro, signor Presidente del Consiglio, il suo stesso ministro Bellanova - a proposito, mi chiedo se lo sia ancora o sia cambiato (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) - prima di "salire sull'Aventino", affermava, riferendosi a questo tema: «Restiamo nettamente contrari alla convergenza esterna e, qualora si decidesse per una prosecuzione, l'Italia dev'essere compensata con un'assegnazione specifica sui pagamenti diretti». Su quel colle, secondo me, tira un po' d'aria d'opposizione e si sa che cadere è un attimo, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
A quanto pare, però, ciò non vale solo per il suo Ministro. Voglio infatti citare anche le sue parole del 7 febbraio, quindi di qualche giorno fa, a margine di un incontro: «Sulla Politica agricola comune è ovvio che non ci potremo mai accontentare degli attuali criteri distributivi che ci vengono offerti». Dalle sue parole si capisce chiaramente che non scenderà a compromessi. E' chiaro quindi che, quando sarà il momento, in Europa si alzerà strappandosi la giacca, mostrando una maglietta policromatica da "super Conte", e inizierà finalmente la sua rivolta antieuropeista, non votando il bilancio europeo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Mi sembra di capire questo, dalle sue parole.
Lo vuole capire una volta per tutte che dall'indebolendo del sistema agricolo italiano trarranno beneficio la Francia e tutti i Paesi dell'Est Europa, che hanno distese di terreno infinite e che, fatta fuori l'Italia, si divideranno come avvoltoi i nostri resti? Vede, avvocato Conte, circa il 70 per cento delle nostre aziende agricole è di piccole e medie dimensioni e ha sviluppato il suo core business nell'eccellenza del prodotto, non sull'estensione agricola. Questa è la prima regola che ha dato origine all'eccellenza italiana. Siamo il nostro made in Italy e il prodotto che ci invidia il mondo intero. Se tradisce questo, fallendo il suo mandato, la ringrazieranno solo i francesi e i tedeschi. Le ricordo, però, che lo stipendio glielo pagano gli italiani. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo M5S).
Queste aziende, se non ve ne siete accorti, rischiano di chiudere per sempre: per esse che sono perlopiù a conduzione familiare, vi dovete battere con il cuore e con la testa, oltre che con la pochette, che però ultimamente, a mio giudizio, è diventata un po' "mochette", sa com'è. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Ilarità).
Non basta dire: andiamo in Europa e poi si vedrà. Mi chiedo come si faccia a non capire lo scenario apocalittico che colpirà l'agricoltura italiana a breve, se resta confermato il taglio della nuova PAC. Sono sei mesi che, quasi con un mantra, ad ogni seduta di Commissione e ad ogni audizione - e ai banchi del Governo è seduto anche il Ministro, che lo sa benissimo - vi chiedo cosa state facendo per l'agricoltura italiana.
Puntualmente, da sei mesi non ho risposte, se non qualche dato percentuale buttato a caso, magari in modo stizzito, dal Ministro di turno che siede di fronte a me. Ci ho provato, però dal 20 febbraio in poi non sarò più io a chiedervi il conto di quello che state facendo, ma saranno gli agricoltori italiani a farlo. La verità è che state cedendo con fermezza il futuro delle nostre aziende e dei nostri figli per sostenere un bilancio che non parla italiano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Per questo motivo, il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà le proprie risoluzioni di minoranza.
Concludo citando Collodi: c'era una volta un re anzi no: c'era una volta un pezzo di legno. Dica la verità almeno una volta nella vita, Signor Presidente; la dica, per piacere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni).
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor Presidente del Consiglio, onorevole Ministro, l'odierna discussione avviene in un momento particolare della storia dell'Unione europea: vi è l'insediamento della nuova Commissione (l'anno delle elezioni europee si era verificato precedentemente nel 1995: altra epoca, altre modalità, altra economia); l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea e le frizioni con i Paesi dell'Est; la crescita che si è fermata a livello europeo, a partire dalla locomotiva tedesca; le difficoltà politiche interne a molti Paesi e alcune emergenze avranno un effetto che non siamo ancora in grado di valutare rispetto al futuro (parlo del coronavirus e delle ripercussioni che può avere sulla Cina e sull'Europa); la questione dell'immigrazione, di difficile governo; la politica economica americana, prima e dopo le elezioni presidenziali. Non deve stupire, quindi, che siano molti i nodi che i Governi europei sono chiamati a sciogliere, dal cambiamento delle economie all'internazionalizzazione rispetto alla passata programmazione e alle integrazioni, con una mondializzazione delle produzioni che determina la necessità di cambiare le politiche europee e di fare valutazioni per noi auspicabilmente meno provinciali possibili. Non stupisce la difficoltà nel determinare già solo l'entità numerica.
Chi rappresenta il popolo europeo, ovvero il Parlamento europeo, ha indicato nell'1,3 per cento il Prodotto interno lordo dei 27 Paesi; per il precedente Presidente, finlandese, era l'1,06; per l'attuale Presidente, l'1,07; per la Commissione, l'1,11. Parliamo di una differenza di oltre 300 miliardi: sembrano davvero numeri dati a caso. Preoccupa il fatto che i numeri della parte tecnica siano di gran lunga inferiori a quelli indicati da chi rappresenta il popolo europeo, il Parlamento.
Si intrecciano certamente le questioni sul Nord ed Est-Ovest nei rapporti politici e nelle velocità delle diverse economie. Siamo in presenza di una proposta che gli stessi proponenti hanno definito "frugale" e che possiamo dire poco ambiziosa.
Qual è il nostro obiettivo? Certamente assicurare e garantire il finanziamento alle politiche tradizionali dell'obiettivo dei fondi strutturali: l'armonizzazione e l'unificazione in ambito europeo, quindi politica agricola e politica di coesione, anche intervenendo sulle regole. La modifica di alcune regole che spostano due Regioni come la Sardegna e il Molise dal phasing out precedente alla nuova politica di coesione va valutata e può essere anche positiva. Ancora, dobbiamo dare una soluzione all'emergenza climatica: il green new deal è un punto fondamentale della proposta dell'odierno Presidente della Commissione; si parla di un'entità di 1000 miliardi, ma non sono ancora stati definiti i percorsi di finanziamento e cofinanziamento. Annoto, peraltro, che non sono previsti scomputi degli interventi per investimenti verdi.
Cosa propone, vuole e indica Forza Italia a lei, signor Presidente del Consiglio, che rappresenterà tutti noi in questa trattativa molto difficile?
Innanzitutto, il cambiamento che stiamo vivendo ha bisogno di una flessibilità nella gestione, che poi dev'essere declinata non in libertà assoluta, ma in verifiche frequenti del modello ad opera dei partner europei: non possiamo andare avanti per sette anni con un modello rigido, com'era in passato, quando il cambiamento era molto più lento.
Al momento, ahimè, non si parla in nessun documento di una politica della natalità, un problema che investe l'Europa e particolarmente l'Italia. Avremo un'Europa che mantiene il proprio livello di abitanti con gli immigrati, ma vorremmo anche abitanti europei, vorremmo anche gli europei in Europa.
Non c'è chiarezza sul rapporto di gestione dell'immigrazione. È forse il caso, signor Presidente, di riaprire una trattativa con l'Unione africana - e l'occasione è anche la discussione del quadro di finanza pluriennale - per valutare un accordo anche per centri regionali di sbarco nel Nord Italia? Poniamo la questione, che certamente brucia più all'Italia che ad altri Paesi, per cui, se non la poniamo noi, chi vogliamo la ponga? È una questione che ha una valenza economica, sociale e umanitaria.
Chiediamo pure trasparenza. Vorrei ricordare che il sistema delle ONG - e parlo in generale, non solo di quelle che si occupano d'immigrazione, non mi si fraintenda - nei tre anni 2014-2017 ha avuto oltre 11 miliardi, ma non ce n'è l'elenco o almeno io non l'ho trovato.
Dobbiamo quindi essere attenti ai temi, all'entità - chiarendo dunque quella totale - e ai regolamenti.
Possiamo anche essere d'accordo con una valutazione per la modifica di alcune regole. Il meccanismo del prodotto interno lordo pro capite può anche essere preso in modo diverso e giustamente disoccupazione, livelli d'istruzione, cambiamenti climatici e accoglienza dei migranti, se vi facciano riferimento, sono elementi che possono incidere sulla definizione dell'algoritmo per la determinazione delle quote. Il punto, però, è che come Paese Italia non possiamo accettare la riduzione da 63 a 46 miliardi del Fondo di coesione e la modifica con riduzione del sistema della PAC. Dobbiamo garantire il nostro modello culturale, intensivo e qualitativo, rispetto alle grandi estensioni del Nord e dell'Est. È dunque assolutamente necessario che il Governo italiano si opponga - visto che c'è l'unanimità, deve farlo - a modifiche convergenti verso il sistema del latifondismo di alcuni Paesi dell'Est.
Va corretto il sistema dei rimborsi, che c'era ai tempi della Gran Bretagna e oggi non ha più merito di essere.
Va capitalizzata la Banca europea degli investimenti, cui gli investimenti green devono fare riferimento, come la ricerca e l'economia digitale.
Signor Presidente, mi avvio a concludere con un ragionamento sulle risorse dell'Unione europea. Non siamo d'accordo con l'attuale proposta sulle risorse che riguardano plastica, entrate sulle società e modifiche sulle quote. Si può discutere sulle quote ambientali, ma è fondamentale far pagare le tasse in Europa a chi non le paga, come le pagano, non solo gli italiani, ma gli europei. La web tax va quindi definita a livello europeo, senza espropriare gli Stati nazionali del loro potere impositivo, così come nel trattato originario, ma va definita e chiarita a livello europeo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Gli italiani o gli europei non possono permettersi che si arrivi alla condizione per cui... (Il microfono si disattiva automaticamente).
Signor Presidente, mi sia consentito concludere con un'ultima osservazione. Signor Presidente del Consiglio, si va verso l'approvazione all'unanimità, ma, prima di esprimersi sul Quadro finanziario pluriennale, chiuda l'accordo sul MES e sull'Unione bancaria, temi su cui è richiesta la maggioranza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Infatti, è tutto parte di un unico disegno. Apriamoci a ridiscutere il modello di governance dell'Unione europea in modo sereno e serio e non da avversari, ma da fondatori quali siamo stati. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
LOREFICE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOREFICE (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor Presidente del Consiglio, signor Ministro e membri del Governo, inizio il mio intervento un pelino fuori tema: vi volevo parlare di Giro d'Italia, ma mi si chiederà cosa c'entri con l'argomento di oggi. Ebbene mi riferisco non al Giro d'Italia in bicicletta, a pedali, bensì a un nostro collega, rappresentante di una forza di opposizione, che, anziché trovarsi qui in Aula a lavorare su temi importanti come quello di oggi, va in giro a fare campagna elettorale, il giro d'Italia in Basilicata e in Puglia. (Applausi dal Gruppo M5S. Applausi ironici e commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Il lavoro si fa in Parlamento e i temi importanti si difendono qua dentro, perciò basta retorica e lavoriamo insieme. Anziché fare il giro d'Italia, Matteo il leader maximo della Lega venga in Aula a rappresentare per benino la propria parte politica. (Applausi dal Gruppo M5S. Vivaci proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Torniamo a noi...
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi. Riprendo io, quando è necessario.
Prego, senatore Lorefice.
LOREFICE (M5S). Signor Presidente, torniamo al tema.
In rappresentanza del Gruppo MoVimento 5 Stelle, sono qui a ringraziarla, presidente Conte, per averci confermato con le sue comunicazioni e dichiarazioni che l'Italia sosterrà al Consiglio europeo straordinario di domani una posizione ferma e coraggiosa - lo sottolineo - e soprattutto coerente. Come ha già dimostrato in precedenza, lei rispetta i contenuti delle risoluzioni del Parlamento: e pertanto ringraziandola nuovamente per la sua coerenza, invito tutti - Governo e Parlamento - a lavorare compatti perché l'obiettivo è comune e le divisioni non ci servono.
Ho apprezzato anche le parole di oggi dell'altro Matteo (mi riferisco a Matteo Renzi), che ha giustamente riconosciuto che su temi così importanti, come quelli europei, non vi è alcuna divisione e lei rappresenta appieno l'Italia. (Applausi dal Gruppo M5S).
Che dire? Ringrazio anche i colleghi di Italia Viva - P.S.I., del Partito Democratico, del Gruppo Per le autonomie e di Liberi e Uguali, che hanno lavorato alacremente in questi giorni per collazionare una proposta di risoluzione che contiene in maniera precisa le richieste della Camera alta, il Senato. Non scordiamoci di sedere in questo ramo del Parlamento in rappresentanza del popolo italiano.
Tornando a noi, tutti sostengono a parole la necessità di un'Europa capace di affrontare le grandi sfide del futuro. Abbiamo parlato di riconversione verde, innovazione, ricerca, rivoluzione digitale, sicurezza e immigrazione: poi però, quando si arriva ai fatti e a mettere mano al portafogli, sono in pochi ad agire di conseguenza.
Se il Quadro finanziario pluriennale per il prossimo settennato non verrà approvato entro giugno (i tempi sono quindi abbastanza stretti), gli ambiziosi programmi dell'Agenda europea salteranno per mancanza di risorse. Siamo consapevoli del poco tempo a disposizione, ma siamo sicuri che lei, presidente Conte, lavorerà con la massima attenzione e saprà utilizzare il cesello e altri strumenti di precisione e non la clava da cavernicoli che pretendono di usare altre parti. (Applausi dal Gruppo M5S). Noi non siamo né cavernicoli, né usiamo la forza in modo improprio. (Applausi dal Gruppo M5S).
Abbiamo già visto in che modo ci hanno trattato gli altri Stati dell'Unione europea non appena abbiamo tentato di alzare i toni in maniera impropria. Dobbiamo parlare di condivisione e collaborazione, senza mai scordare che l'Italia è un Paese fondatore e un contributore netto e, di conseguenza, può e deve far valere il proprio peso. Non scordiamocelo mai e neanche lei, signor Presidente del Consiglio, che non l'ha mai scordato e porterà avanti in modo chiaro, concreto e consapevole la posizione dell'Italia.
Ribadisco con chiarezza che la proposta del presidente del Consiglio dell'Unione europea, Charles Michel, pur andando nella giusta direzione rispetto al quadro negoziale finlandese, che era veramente pessimo, secondo noi non è ancora sufficiente. Serve maggiore coraggio e più risorse, altrimenti non possiamo andare lontani e raggiungere gli obiettivi dei quali hanno parlato anche i colleghi, come quello della neutralità carbonica entro il 2050 per quanto riguarda le emissioni di gas serra. Tutto questo senza risorse e non so se i mille miliardi declinati dal presidente von der Leyen in dieci anni saranno sufficienti (in ogni caso, vanno concentrati in questo settennato).
Fa un certo effetto anche osservare il comportamento dei cosiddetti Paesi frugali, perché abbiamo pure Paesi "frugali" nel Nord Europa, quelli che per decenni hanno beneficiato delle politiche economiche europee e oggi fanno le barricate contro la proposta di fornire l'Unione europea di un budget in linea con le esigenze programmatiche condivise (e ribadisco condivise): un atteggiamento che appare tanto più miope ed egoistico se confrontato con quello lungimirante e sinceramente europeista di un Paese come il nostro, l'Italia, che ha sempre dato all'Unione europea molto più di quello che ha ricevuto e in misura ben maggiore di quella dei nostri amici "frugali". Dalla parte opposta, quella dei beneficiari netti, troviamo la Polonia, l'Ungheria e gli altri Paesi dell'Europa dell'Est che, in quanto più arretrati, sono stati giustamente - e ribadisco giustamente - favoriti nel loro sviluppo di base in virtù del principio perequativo della coesione. Infatti, non possiamo enfatizzare le politiche di coesione tra il Nord e il Sud dell'Italia e poi scordarci che dobbiamo utilizzare lo stesso metro per quegli Stati che sono in arretratezza tecnologica, anche se sul dumping salariale e sociale dobbiamo sempre restare molto vigili.
Tornando alle politiche di coesione, questi Paesi non solo pensano al loro vantaggio, perché con il loro progresso vengono meno, ad esempio, le condizioni di dumping salariale che favoriscono la delocalizzazione delle nostre aziende: essi sono ovviamente favorevoli all'aumento del budget europeo, di cui rimarranno beneficiari netti.
È doveroso introdurre nel nuovo Quadro finanziario pluriennale dei meccanismi che condizionino l'accesso ai finanziamenti europei al rispetto delle politiche di solidarietà europea, in primis quella sull'equa redistribuzione dei migranti richiedenti asilo e, più in generale, al rispetto dei diritti umani. Non ci dobbiamo mai scordare che parliamo di esseri umani e non di merce di scambio, né di carne da macello.
Se dobbiamo avere una condizionalità macroeconomica che vincola l'accesso ai finanziamenti al rispetto dei parametri europei di pareggio di bilancio, deve esistere anche una condizionalità di carattere etico, politico e umanitario. Stare in Europa e beneficiare dei diritti che ne conseguono implica il dovere di farsi carico delle responsabilità condivise e di onorare i principi fondativi della nostra casa comune europea.
A proposito di pareggio di bilancio, riteniamo fondamentale inserire nel Quadro finanziario pluriennale esplicite garanzia di flessibilità a vantaggio degli investimenti green. Non ce lo scordiamo, signor Presidente: dobbiamo fare in modo che gli investimenti green vengano esclusi dal Patto di stabilità; devono essere tirati fuori. Lo stesso vale per quelli necessari a far fronte alle emergenze ambientali, perché senza di quelli non raggiungeremo gli obiettivi ambiziosi che ci siamo posti.
Non ci dimentichiamo, inoltre, che ci sono anche delle complicanze congiunturali, come il coronavirus, che ha dato una brusca frenata anche alla cosiddetta locomotiva europea, cioè la Germania, uno dei principali esportatori verso i Paesi asiatici, e di conseguenza a breve avremo un ritorno negativo anche nei confronti di tutta l'Unione europea.
Gli altri punti su cui riteniamo doveroso impegnare il Governo sono la richiesta di delineare un pacchetto di risorse finanziarie proprie dell'Unione europea, assieme al mantenimento della risorsa IVA (perché si era paventato anche questo, che per noi sarebbe un grande danno), affinché si possa finanziare il green deal in maniera autonoma, senza dover recuperare risorse altrove operando inaccettabili tagli, ad esempio sulla Politica agricola comune. Tale necessità è tanto più urgente se vogliamo ridurre l'impatto negativo del buco finanziario lasciato dalla Brexit: ricordiamo infatti che la Gran Bretagna contribuiva con circa 10-12 miliardi di euro all'anno. Ulteriori preziose risorse proprie potrebbero arrivare all'Unione europea da altri investimenti green, come la carbon tax sui prodotti extracomunitari importati che producono alti livelli emissioni di anidride carbonica, ma anche da un incisiva web tax europea e da sistemi di tassazione comune delle multinazionali.
Vorrei poi fare un passaggio veloce sul cosiddetto rebate, cioè lo sconto, perché ci sono stati Paesi contributori netti (non l'Italia) che hanno beneficiato di sconti.
In conclusione, signor Presidente, la ringrazio nuovamente e dichiaro il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle alla proposta di risoluzione n. 1. (Applausi dal Gruppo M5S. Applausi ironici e vivaci commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Pittella, Lorefice, Ginetti, De Petris e Unterberger.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Calderoli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Romeo e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 6, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei intervenire per un richiamo al Regolamento. L'articolo 105 del Regolamento afferma che dopo le comunicazioni del Presidente del Consiglio «ciascun senatore può presentare una proposta di risoluzione». Ovviamente non ce l'ho con il Gruppo di Fratelli d'Italia, ma credo che debba essere un principio da stabilire una volta per tutte: se ciascun senatore può firmare cinque o sei risoluzioni, è evidente che ciò contrasta con quanto prevede il nostro Regolamento.
PRESIDENTE. Ma contrasta anche con quello che lei ha fatto prima, perché ne ha presentate due.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Io non ho firmato la proposta di risoluzione del mio Gruppo, quindi non ho contrastato la norma del Regolamento.
PRESIDENTE. Ma comunque sono sempre due. (Commenti del Gruppo L-SP-PSd'Az).
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). No, signor Presidente: i firmatari della mia risoluzione hanno ritirato la firma dall'altra proposta di risoluzione. Si fidi. Mi consenta di concludere così le sottopongo tutti i punti.
A questo aggiungo che, esaminando le proposte di risoluzione nn. 6, 7, 8, 9 e 10 si noterà che il dispositivo della proposta di risoluzione n. 6 corrisponde esattamente al primo punto del dispositivo della proposta di risoluzione principale n. 2 (testo 2), il dispositivo della proposta di risoluzione n. 7 al secondo punto del medesimo dispositivo della risoluzione n. 2 (testo 2), il dispositivo della proposta di risoluzione n. 8 al suo quinto punto, il dispositivo della proposta di risoluzione n. 9 al suo sesto punto e il dispositivo della proposta di risoluzione n. 10 al suo settimo punto.
Se qualcuno vuole presentare dei singoli argomenti può chiedere una votazione per parti separate della proposta di risoluzione principale, senza insistere per presentare, discutendone anche i termini del deposito, altre proposte di risoluzione che hanno gli stessi contenuti su cui, fra l'altro, abbiamo già votato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Faccio presente al senatore Calderoli che l'articolo 105 del Regolamento, al comma 1, recita: «In occasione del dibattito» - si fa riferimento ovviamente alle comunicazioni del Governo - «ciascun senatore può presentare una proposta di risoluzione, che è votata al termine della discussione». Con questo si intende che il numero delle proposte di risoluzione presentate da un Gruppo non può superare il numero dei propri componenti.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Chi l'ha detto?
PRESIDENTE. In questo caso il numero delle proposte di risoluzione... (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). È così secondo quello che è sempre stato determinato. Non è certamente un'interpretazione dell'ultimo minuto, bensì un'interpretazione che fa parte di una prassi consolidata. Il numero delle proposte di risoluzione presentate dal Gruppo di Fratelli d'Italia non è superiore al numero dei componenti del Gruppo. Pertanto, circa la volontà di presentare proposte di risoluzione distinte piuttosto che richiedere una votazione per parti separate, questa è una decisione che attiene esclusivamente al Gruppo Fratelli d'Italia, che ha preferito presentare distinte risoluzioni piuttosto che richiedere, come dice lei (era un'altra possibilità), il voto per parti separate. Quindi non vedo cosa ci sia di particolare in questo.
CENTINAIO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, quindi le abbiamo già votate. Le proposte di risoluzione all'ordine del giorno, che adesso lei sta mettendo in votazione, le abbiamo già votate precedentemente. E sono state bocciate dall'Assemblea. Non sono proposte nuove. Non è stato riscritto un testo. È stato semplicemente copiato un pezzo di una risoluzione trasformandolo in un'ulteriore risoluzione. Ma se quella proposta di risoluzione è già stata bocciata, vi è una preclusione, come avviene nella prassi parlamentare di cui lei parla. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Senatore Centinaio, vorrei farle presente che, siccome non è stata richiesta, da parte del Gruppo Fratelli d'Italia, una votazione per parti separate, la proposta di risoluzione n.2 (testo 2), presentata dai senatori Ciriani ad altri, è stata bocciata nel suo complesso. Quindi, c'è stata una valutazione complessiva che non preclude la valutazione sulle singole parti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 7, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 8, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 9, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 10, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Si sono così concluse le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri.
La seduta è sospesa fino alle ore 17.
(La seduta, sospesa alle ore 13,23, è ripresa alle ore 17,01).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Colleghi, in relazione all'andamento dei lavori della Commissione giustizia, relativamente al disegno di legge n. 1659 all'ordine del giorno, sospendo la seduta fino alle ore 18.
(La seduta, sospesa alle ore 17,01, è ripresa alle ore 18,05).
Riprendiamo i nostri lavori.
Do la parola al Presidente della 2a Commissione permanente, senatore Ostellari, per riferire sui lavori della Commissione.
OSTELLARI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, comunico che i lavori della Commissione in questo momento sono sospesi e riprenderanno alle ore 18,15. Quindi, non saremo pronti prima delle ore 19.
Chiedo dunque un'ulteriore sospensione dei lavori dell'Assemblea, per consentire di riprendere l'esame del provvedimento.
PRESIDENTE. Non facendosi osservazioni, sospendo la seduta fino alle ore 19.
(La seduta, sospesa alle ore 18,06, è ripresa alle ore 19,14).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO
Discussione del disegno di legge:
(1659) Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, recante modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni(ore 19,15)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1659.
Chiedo al Presidente della 2a Commissione permanente, senatore Ostellari, di riferire sui lavori della Commissione.
OSTELLARI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la Commissione ha approvato 22 emendamenti riferiti al decreto-legge in esame su 245 presentati inizialmente, più ulteriori emendamenti che erano stati presentati dal relatore, con successive riaperture dei termini per i subemendamenti. Due emendamenti non sono stati votati. È stato inoltre presentato un ordine del giorno, peraltro dichiarato inammissibile per estraneità all'oggetto del decreto-legge.
In questo momento non siamo in grado di chiudere i lavori in sede referente conferendo il mandato al relatore, per cui passo la parola all'Assemblea.
PRESIDENTE. Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a questa situazione.
Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Ostellari, il disegno di legge n. 1659, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo del proponente senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.
Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali.
Ha chiesto di intervenire il senatore Vitali per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ci troviamo ancora una volta a trattare il tema dell'ammissibilità della decretazione di urgenza, che in questo caso difetta assolutamente. Voglio ricordare che si tratta, in buona sostanza, della quarta proroga alla completa entrata in vigore del decreto legislativo n. 216 del 2017. Questo la dice lunga su come si è legiferato in questa legislatura.
La cosa ancora più grave è che si approfitta di un decreto-legge, che vuole prorogare i termini di qualche settimana per l'entrata in vigore di alcuni articoli del suddetto decreto legislativo, per introdurre riforme sostanziali al processo penale, in un momento nel quale - lo leggiamo sulla stampa - un Consiglio dei ministri ha licenziato un disegno di legge per la riforma del codice di procedura penale. Quella sarebbe stata la sede più opportuna per apportare le modifiche che, invece, si fanno entrare dalla finestra con il presente decreto-legge.
Ciò per non parlare del fatto che la stessa relazione degli Uffici del Senato ha smascherato l'illegittimità contabile di questo decreto-legge, che viene venduta come ad invariabilità di finanza, mentre invece, per le attività imposte alle procure della Repubblica, che dovranno essere dotate di sistemi tecnici efficienti e di personale addetto, esso necessita di ingenti risorse finanziarie.
Tuttavia, in questa sede mi voglio soffermare su una modifica che ritengo gravissima rispetto al principio di libertà e al diritto alla riservatezza. Mi riferisco all'introduzione dell'utilizzabilità del trojan per i reati contro la pubblica amministrazione, che già oggi a regime vigente è presente, anche se motivata in una certa maniera. Questo Governo ritiene con il decreto-legge di renderla praticamente libera.
Vi racconto un'esperienza di vita parlamentare che serve a paragonarci agli altri Paesi democratici e di diritto come il nostro. Qualche settimana fa una delegazione della Commissione antimafia si è recata in America: qualcuno ha ritenuto per una visita di piacere, per una villeggiatura. No: è stata una missione interessante, nel corso della quale abbiamo potuto verificare - in America non esiste l'obbligatorietà dell'azione penale - che in quel Paese valutano quali siano le esigenze di sicurezza nazionale da tutelare rispetto agli investimenti da fare nel campo della giustizia per combattere determinati reati.
Sono arrivati alla determinazione secondo cui è per loro assolutamente essenziale combattere e contrastare il terrorismo - sono state vittime sacrificali di atti terroristici più di tutti gli altri - e il commercio di sostanze stupefacenti. Su questi due fronti essi impegnano risorse, tecnologie e uomini.
Noi avevamo già introdotto l'utilizzo del captatore per quanto riguarda i reati di mafia e terrorismo. Ritengo che il terrorismo sia una minaccia alla sicurezza nazionale e, di fronte a una minaccia di siffatto tipo, dobbiamo sacrificare una parte della nostra libertà per salvaguardare quella di tutti gli altri. La lotta al terrorismo è sicuramente un'esigenza primaria del nostro Paese, perché abbiamo pagato un prezzo altissimo: rappresentanti dello Stato hanno consumato e immolato la loro vita per difendere le istituzioni. Anche qui dobbiamo limitare una parte della nostra libertà per tutelare la sicurezza e combattere il terrorismo.
Tuttavia, inserendo la possibilità di utilizzare il trojan per combattere i reati contro la pubblica amministrazione - sicuramente sono odiosi e da contrastare, ma non hanno bisogno di un elemento investigativo così pervasivo che entra non soltanto nei luoghi di lavoro e di aggregazione, ma anche nelle camere da letto, nell'intimità, nei sentimenti e nelle emozioni - voi sparate con un cannone per ammazzare una zanzara. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Voi punite la libertà, la riservatezza, i sentimenti e le emozioni delle persone per combattere 30 o 40 accattoni, politici o burocrati, che maneggiano all'interno della pubblica amministrazione.
Noi abbiamo Forze di polizia tra le più professionali e le stiamo mortificando perché ne stiamo facendo dei terminali di sistemi complessi di captazione. Stiamo facendo perdere loro il gusto e la cultura delle indagini per combattere un fenomeno che sicuramente va contrastato, ma che non credo abbia un giro di affari di 100 miliardi come quello della criminalità organizzata e dello spaccio di sostanze stupefacenti. È proprio lì che devono essere impegnati gli uomini, le risorse e le tecnologie. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Lasciamo che gli investigatori svolgano il loro ruolo, compiendo le indagini sui reati contro la pubblica amministrazione.
C'è un'altra questione. Questo Governo diventa insensibile e si mette di traverso a un orientamento giurisprudenziale che è stato consacrato non un anno fa, ma poche settimane fa dalle sezioni unite della Corte di cassazione, secondo cui non sono utilizzabili per le indagini intercettazioni autorizzate per reati diversi da quelli per i quali si procede. Voi scrivete una norma aprendo completamente la possibilità di utilizzare tutte le intercettazioni, senza motivazione e giustificazione e senza indicare i luoghi e le modalità, anche per reati diversi da quelli per cui sono state autorizzate, estendendo di fatto le ipotesi contemplate nell'ordinamento - oggi limitate dal comma 2-bis dell'articolo 266 del codice di procedura penale - a tutte quelle di cui al comma 1 del medesimo articolo.
Questo non è uno Stato di diritto, ma diventa uno Stato di polizia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Se per combattere la corruzione dobbiamo trasformare il nostro Paese in uno Stato di polizia, facciamo uno Stato dittatoriale, se non volete correre il rischio della prescrizione, ma non imbavagliate gli italiani, mortificandoli nei loro sentimenti e affetti.
Dobbiamo combattere la mafia e la droga con tutte le nostre risorse ed energie, ma non nella maniera con cui voi avete portato avanti il vostro intento. Il provvedimento in esame è incostituzionale e mi meraviglio che il Governo, che è attento, non batta ciglio di fronte agli allarmi che arrivano: «Procure impreparate: rinviare la nuova norma sulle intercettazioni»; «Riforma giustizia, gli avvocati: un disastro»; «Giustizia, sì al tavolo tecnico» ma dopo che abbiamo approvato la riforma; «Grande fratello (...). Spiano i nostri cellulari»; «Grande fratello di Stato (...) tutti spiati senza controllo»; «Intercettazioni, il Cnf avvisa: "Vanno tutelati i colloqui tra avvocato e assistito»; «Intercettazioni, il Csm chiede tre mesi in più»; «Le nuove intercettazioni non sono sicure».
Insomma, queste cose le leggete? Con chi vi confrontate, voi del Ministero? Vi confrontate con gli esperti di questa materia o vi confrontate tra voi, come se steste giocando a briscola? Qui stiamo parlando di diritti essenziali e tutelabili dallo Stato e dalla Costituzione. Ponete attenzione perché, anche se questo decreto-legge dovesse essere approvato, sono convinto che ci sarà un'ulteriore proroga, perché le procure sono impreparate e non c'è personale. Lo abbiamo ascoltato dal Ministro della giustizia, in occasione della inaugurazione dell'anno giudiziario: sono state programmate 2.500 assunzioni, ma nei prossimi tre anni, mentre questa riforma entra in vigore fra poche settimane. Le procure sono impreparate, non hanno le tecnologie, per non parlare dei metodi e dei luoghi in cui dette intercettazioni vengono conservate.
Mi avvio alla conclusione, Presidente. Mi rivolgo ai rappresentanti del Governo: invece di riunirvi per fare leggi raffazzonate e irrazionali, date risposte ai territori. Ho presentato un'interrogazione parlamentare sulla cittadella della giustizia di Taranto e ho sollecitato il Ministro: sono settimane che cerco di contattare il Capo di gabinetto, senza risultato. In occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario a Lecce ho parlato con il rappresentante del Ministero, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Sono quelle le riforme delle quali il Paese sente il bisogno.
Per tutte queste motivazioni e per la violazione della Costituzione e delle convenzioni internazionali, noi vi chiediamo di riflettere: modificate e ritirate il decreto-legge in esame; fatene uno che proroghi l'entrata in vigore di questi articoli al 31 dicembre 2020 e fate la riforma del processo penale, se siete capaci, perché è in quella sede che dovete inserire siffatte norme. Non mettete una cappa alla libertà dei cittadini, perché il nostro Paese è stato sempre la culla del diritto e voi lo state trasformando nella bara del diritto. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Urraro per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.
URRARO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la riforma delle intercettazioni, pur approvata nel 2017, non è mai diventata efficace, per effetto di ben tre rinvii. A pochissimi giorni dall'entrata in vigore, assistiamo a modifiche di contenuto che si vogliono approvare con urgenza attraverso un decreto-legge, ma, contemporaneamente, nel testo si prevede di rinviarne di altri due mesi l'applicazione.
Non è chiaro dove siano i requisiti per la decretazione di urgenza e come possa essere ammissibile intervenire con decreto-legge in una materia delicata come quella delle intercettazioni.
La decorrenza della fattispecie è legata a un termine che potrebbe apparire in contraddizione con i requisiti di necessità e urgenza imposti dalla Costituzione per i decreti-legge, almeno per una parte della dottrina.
Il testo del disegno di legge reca rilevanti aporie di carattere costituzionale, oltre che logico: esso accomuna, infatti, sotto lo stesso trattamento giuridico, che si caratterizza per essere irragionevolmente penalizzante, strumenti tecnici diversi come le intercettazioni di conversazioni e l'acquisizione dei tabulati telefonici.
L'articolo 2 dispone, mediante modifica al comma 2-bis dell'articolo 266, che le attività di intercettazione ambientale mediante utilizzo del trojan, già consentite per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, per effetto della legge n. 3 del 2019, siano riferite anche ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione. In tale norma si palesa chiaramente la violazione degli articoli 3 e 25 della Costituzione.
Le modifiche recate all'articolo 267 del codice di procedura penale sono volte, da un lato, a estendere ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione la disciplina derogatoria prevista in materia di criminalità organizzata. In particolare, l'intento espresso dal legislatore nel 2017 era quello di escludere i delitti contro la pubblica amministrazione da quelli per i quali fosse necessario indicare «i luoghi e il tempo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono». Ora, invece, si realizza un triplice regime, che risulta veramente dissociato con la premessa della summa divisio cronologica tra procedimenti penali iscritti prima e dopo il 1° marzo 2020.
Si riscontra infatti un tertium genus, che è quello dell'articolo 6 del decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, che non solo si applica già dall'anno scorso ai pubblici ufficiali, ma dal primo gennaio 2020 si estende anche agli incaricati di pubblico servizio.
Al comma 4 dell'articolo 267 del codice di procedura penale, con la soppressione dell'ultimo periodo, si elimina la previsione in materia di attribuzioni della polizia giudiziaria, ampliandone il potere con la previsione che questa non debba informare il pubblico ministero preventivamente: tale scelta si rivela palesemente improntata a un singolare e paradossale disfavore verso l'intercettazione tout court, sebbene essa, nel diritto processuale penale vigente, costituisca un mezzo di ricerca della prova tipico, previsto e regolato dal codice di procedura penale, il quale detta, a tal fine, particolareggiate disposizioni volte a garantire la legittimità formale e sostanziale dell'attività d'indagine che dell'intercettazione si avvale.
Il testo proposto dal Governo appare ictu oculi volto a restringere gravemente i presupposti stessi, nonché le concrete modalità di esperimento di un utile strumento procedurale, danneggiando, in tal modo, l'individuazione delle fonti di prova e perseguendo con ciò un fine obiettivamente contrario all'agevole accertamento della verità, obiettivo finale del processo penale.
Ancora: nell'articolo 268 del codice di procedura penale, al comma 4, si palesa ogni violazione del diritto di difesa in quanto il termine di cinque giorni è limitativo di tale diritto. Inoltre, nei precedenti tentativi di intervenire sulla materia si era prevista anche una disciplina coerente con tutte le altre normative che rinviano al predetto articolo 268, come è il caso della legge n. 140 del 2003: questa volta ciò non avviene, con il serio rischio di contrasti derivanti dal richiamo a discipline oramai superate dal nuovo intervento normativo.
Sull'articolo 270 del codice di procedura penale si interviene attraverso la modifica dei riferimenti normativi relativi al procedimento di stralcio, al fine di coordinare la norma con le modifiche all'articolo 268 e con una rimodulazione, anche alla luce della recentissima sentenza delle sezioni unite della Corte di cassazione, della norma limitativa delle possibilità di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni captate tramite trojan per la prova di reati diversi da quelli in relazione ai quali l'intercettazione era stata autorizzata.
Non da ultimo, va stigmatizzato l'articolo 89 delle disposizioni di attuazione, nel quale è stato previsto che le modalità di trasmissione delle intercettazioni tramite trojan verso gli impianti della procura della Repubblica siano determinate con decreto del Ministro della giustizia. Nell'articolo 89-bis viene rivisitata la disciplina dell'archivio delle intercettazioni e si dispone che, con decreto del Ministro della giustizia, siano stabiliti i requisiti tecnici dei programmi informatici funzionali alle intercettazioni mediante trojan, programmi informatici che dovranno avere caratteristiche tali da garantire affidabilità, sicurezza ed efficacia.
Pertanto, un decreto ministeriale - in totale controtendenza rispetto al contenuto del legge delega n. 103 del 2017 che, all'articolo 84, avrebbe voluto che fossero indicate in modo specifico le modalità attuative - fisserà i criteri cui i titolari degli uffici di procura dovranno uniformarsi per regolare l'accesso all'archivio da parte dei difensori e degli altri titolari del diritto di accesso.
La possibilità di estendere i risultati delle intercettazioni tra presenti tramite trojan anche alla prova di reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione comporta una pericolosa estensione dell'utilizzo di uno strumento, di per sé insidioso per i diritti dell'individuo, così come abbiamo visto dai rilievi critici formulati in proposito dal Garante della privacy, a un parco di reati estremamente ampio. A ciò si aggiunga la grave distorsione delle finalità dell'intercettazione che, da mezzo di ricerca della prova per reati che il pubblico ministero ipotizza già commessi (o in corso di commissione) - per i quali vi è dunque una indagine preliminare in fase di svolgimento - si trasformerebbe surrettiziamente in strumento per individuare reati in una fase anteriore alla formale apertura dell'indagine penale: in altre parole, una sorta di pesca a strascico, con elusione delle garanzie e delle forme connesse all'instaurazione di un procedimento penale.
Nel decreto-legge in oggetto risultano lesi diversi diritti e principi costituzionali: il diritto di difesa e il diritto al giusto processo (articoli 24, comma 2, e 111, comma 3, primo periodo, della Costituzione), intesi entrambi nella accezione di «diritto alla contestazione» della persona sottoposta a indagine a essere informata del fatto che un'indagine a suo carico è in corso; il principio di legalità - concepito qui in chiave processuale - di cui all'articolo 25, comma 2, della Costituzione, poiché il novero dei delitti richiamati dall'articolo 266 comma 2-bis del codice di procedura penale è eccessivamente ampio, tenuto altresì conto della estrema insidiosità del ricorso, ad ampio raggio, allo strumento che si vorrebbe legittimare con la proposta in oggetto.
È di tutta evidenza che, ancora una volta, pur non rispondendo con immediatezza alle finalità annunciate con urgenza dal provvedimento in oggetto, si è fatto ricorso a una decretazione d'urgenza che mina alla base il mantenimento di un corretto equilibrio fra gli organi costituzionali, perché produce uno squilibrio istituzionale tra Parlamento e Governo, attraverso il vulnus all'articolo 70 della Costituzione, che affida la funzione legislativa alle Camere, ma soprattutto perché si dichiara l'urgenza di un provvedimento che, nei fatti, non la soddisfa.
Il provvedimento all'esame di quest'Assemblea, quindi, non solo viola gli articoli 3, 24, 25 e 111 della Costituzione, ma contravviene anche a uno dei principi fondamentali sui quali la Corte costituzionale ha da sempre fondato i percorsi argomentativi legati al rispetto degli indispensabili requisiti di straordinaria necessità e urgenza per la legittima adozione dei decreti-legge.
Ed ancora: il presente decreto-legge integra palesi criticità con riguardo ai presupposti di costituzionalità, oltre a evidenti lacune di tipo contenutistico, di merito e a palesi eccessi di delega.
In definitiva, si rileva come il disegno di legge n. 1659 si ponga in palese contrasto con i numerosi articoli della Costituzione evidenziati, oltre che con la consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale.
A nome del Gruppo Lega-Salvini premier-Partito Sardo d'Azione, chiedo, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame dell'Atto Senato 1659. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni.).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.
BALBONI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, cari colleghi, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore di entrambe le pregiudiziali appena illustrate. Voteremo a favore perché è chiaro a tutti ormai che le procure non sono pronte ad affrontare una tale sfida in tempi così brevi, come ci hanno detto ampiamente tutti nel corso delle audizioni.
È veramente incredibile che il Governo e la maggioranza vogliano andare avanti sapendo benissimo che, quando fra poche settimane il decreto-legge entrerà in vigore, anche per effetto dell'emendamento che ne proroga ulteriormente tale entrata - ricordo, infatti, che inizialmente doveva entrare in vigore il primo marzo e poi emendamenti del relatore lo hanno prorogato ulteriormente ad aprile - nemmeno allora la maggioranza delle procure sarà pronta ad affrontare il compito che esso affida loro.
Il punto però non è solo questo. Come tutti ormai sappiamo, il virus che viene inoculato nel più semplice dispositivo elettronico, trasformandolo in un captatore elettronico, cosiddetto trojan, ha un potere invasivo maggiore di quanto si immaginava inizialmente. Infatti, non soltanto ogni nostro telefonino verrà trasformato in una ricetrasmittente; non soltanto sarà impossibile attraverso questo sistema informatico accedere ai nostri file, alle nostre informazioni, alle nostre videocamere e ai nostri filmati, ma addirittura, attraverso esso, sarà possibile inoculare in ogni dispositivo del destinatario nuovi file, nuove lettere, mail, immagini e quant'altro.
Se consideriamo che il compito verrà affidato non direttamente alle procure, alla polizia giudiziaria e ai pubblici ministeri, ma a società terze estranee, voi comprendete benissimo il pericolo che correrà ciascun cittadino di vedersi creare prove false attraverso tale sistema.
Abbiamo sollevato più volte in Commissione questo argomento, ma nessuno è riuscito a spiegarci quali saranno i sistemi per far fronte al grave pericolo. (Applausi dal Gruppo FdI).
Quindi, a fronte di detti pericoli, credo che il buon senso dovrebbe indurre ciascuno di noi a non ampliare in modo smisurato l'utilizzo di tale sistema, come vogliono fare il Governo e la maggioranza, anche contro gli orientamenti emersi nella Corte suprema di cassazione prima che la disciplina venisse regolata.
Voglio infatti ricordare che non soltanto l'ultima sentenza di qualche settimana fa, citata da chi mi ha preceduto, ma già da alcuni anni la suprema Corte ha giustificato l'utilizzo del trojan soltanto in casi straordinari legati alla lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, e ha dettato le linee guida per limitarne l'invasività. Ebbene, la maggioranza e il Governo fanno esattamente il contrario, estendendone a dismisura l'utilizzabilità così come i luoghi dove potrà essere attivata la captazione dei dati e delle conversazioni. Mi riferisco in particolare ai luoghi di privata dimora, che dovrebbero invece essere tutelati a garanzia della riservatezza di ogni cittadino, consentendo, soltanto in via eccezionale e di fronte a reati gravissimi, la possibilità di violare il domicilio di ciascuno di noi.
Siamo pertanto molto scettici in ordine alla possibilità di trasformare questo importante strumento in un mezzo a tutela della sicurezza dei cittadini. Siamo molto preoccupati che da strumento a tutela della sicurezza dei cittadini possa piuttosto trasformarsi in un ulteriore mezzo di oppressione per limitare ancora di più la libertà di ciascuno di noi.
Per queste ragioni, voteremo convintamente a favore delle pregiudiziali presentate dai Gruppi Forza Italia e Lega. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e FdI).
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, le questioni pregiudiziali, presentate dalla Lega e dai colleghi di Forza Italia, illustrate rispettivamente dal senatore Urraro e dal collega Vitali, nonché l'intervento del senatore Balboni sono sicuramente esaurienti sotto il profilo della violazione degli articoli della Costituzione. D'altra parte, il tema della pregiudiziale verte soprattutto su questo. Peraltro, l'avevamo presentata anzitempo, mettendo in evidenza tutte le criticità che il decreto-legge in esame porta con sé.
Ad ogni modo, visto che quella di oggi è stata una giornata abbastanza intensa, intervengo per sottolineare le motivazioni che hanno sostanzialmente spinto la Lega a occupare i banchi della Commissione giustizia. Sono questioni di metodo e di merito.
Per quanto riguarda il metodo, lo abbiamo sottolineato più volte: a chi dice che ci comportiamo male o abbiamo poco rispetto istituzionale perché occupiamo un'Aula, rispondo che il poco rispetto istituzionale c'è da parte di una maggioranza e di un Governo che non approvano neanche un nostro emendamento, né hanno alcuna voglia di discutere le questioni che vengono portate all'attenzione. Come abbiamo già sottolineato, si forza sugli emendamenti, senza avere di fatto il parere della Commissione bilancio - situazione mai accaduta - e puntualmente si pone la fiducia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Qui di poco rispetto nei confronti del Parlamento è l'atteggiamento dell'attuale maggioranza e del Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Di fronte a questo, il minimo sindacale che possiamo fare - lo dico anche alla Presidenza - è occupare l'Aula. Diteci voi quali potrebbero essere gli strumenti per far sì che le minoranze possano essere ascoltate e dire la loro sui vari provvedimenti. Niente di tutto questo: tempi rapidi, fare di fretta, non si discute, non si accetta nulla, non c'è il confronto politico. Alla fine andate avanti, avete i numeri: legittimo. Il minimo, però, che la Lega può fare è cercare di mettere in evidenza determinate questioni.
Le tematiche illustrate in Commissione sono tantissime; ci sarà la discussione generale, probabilmente seguirà la discussione sulla fiducia. Anzi, addirittura sembra che il testo del maxiemendamento sia già pronto. Quindi, vi siete preparati per tempo a discapito di tutto quello che potevamo discutere o votare in Commissione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ciò è a ulteriore testimonianza del fatto che delle minoranze non vi curate minimamente.
La questione, tuttavia, è anche di merito. Oggi pomeriggio, infatti, si è consumato un episodio davvero molto spiacevole, perché nel provvedimento, che si può criticare da un punto di vista tecnico (violazione di regole o altro), di fatto andiamo ad ampliare i poteri legati alle intercettazioni su tutte le tipologie di reato possibili e immaginabili, tranne che in tema di pedopornografia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Dovrete spiegare questo agli italiani.
VOCE DAL GRUPPO L-SP-PSD'AZ. Vergogna! Vergogna!
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Lo dovrete spiegare agli italiani, perché su questo tema si fanno i distinguo, come su tutte le tipologie: avanti, bisogna usare un trojan e tutti i sistemi possibili, anche se le stesse aziende non garantiscono che, da quando si fanno le intercettazioni a quando si trasmettono alla procura, i dati non vengono alterati. Ve ne fregate di tutto questo: tutti i reati, avanti; poi c'è da chiedersi come il PD possa votare un provvedimento del genere, ma avremo modo e tempo di spiegarlo; stiamo parlando del PD, una forza politica che si definiva garantista, o magari della stessa Italia Viva.
Il tema, però, è come sia possibile un tale atteggiamento di fronte a un emendamento del genere, con il quale tra l'altro si chiedeva sostanzialmente di ampliare quello che oggi è già previsto per alcune tipologie, ossia la possibilità di fare intercettazioni per scovare anche chi detiene il materiale pedopornografico nel computer. Questa era semplicemente la nostra volontà. Ma, di fronte a un emendamento del quale ci siamo resi disponibili a discutere, la risposta è stata assolutamente negativa: un argine completo su questo tema, che non si tocca.
Scusate, ma, guardando un po' quanto è successo nel corso dei mesi, ci viene il sospetto che, quando si tratta di contrastare alcuni reati che riguardano i minori, l'attuale maggioranza un po' si blocchi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Quanto tempo ci abbiamo messo per arrivare finalmente alla definizione della Commissione speciale d'inchiesta sul Forteto? Mancava poco tempo alla fine della legislatura e la Commissione d'inchiesta non si era ancora insediata. Sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle RSA (residenze sanitarie assistenziali), dopo tutti gli episodi di violenza che si sono verificati, abbiamo firmato tutti un provvedimento: è lì, però, bloccato, perché non arrivano i pareri dal Governo. Questa è la verità.
Ora affrontiamo il tema della pedopornografia e iniziano i distinguo: no, aspettiamo, facciamo l'ordine del giorno e vedremo; poi cambiate con un provvedimento. No, qui non si tratta della questione di un ordine del giorno: se, dopo l'emanazione delle leggi, non vengono neanche fatti i decreti attuativi, figuriamoci se un ordine del giorno può avere la speranza di arrivare fino in fondo! È una presa in giro nei confronti di tutti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Su questa tematica dovrete rispondere agli italiani, perché è davvero scandaloso, con tutto quello che succede, e poco rispettoso nei confronti degli abusi sui minori - di tutte le nazionalità, sia chiaro - ma è anche vergognoso che non ve ne prendiate assolutamente cura.
Per questi motivi, voteremo sì alla questione pregiudiziale. Per votare una questione pregiudiziale non c'è motivo più fondato di quello che è stato espresso in quest'Aula da noi che siamo intervenuti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Congratulazioni).
LOMUTI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMUTI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la presentazione delle questioni pregiudiziali sul decreto-legge all'esame di quest'Assemblea è puramente pretestuosa, con chiari fini ostruzionistici e dilatori (Applausi dai Gruppi M5S e PD), soprattutto agli occhi di coloro che hanno ben chiara la delicatezza dell'oggetto dell'intervento normativo.
Il tema delle intercettazioni di comunicazioni o conversazioni ai fini di indagini si pone al crocevia di una serie di diritti e interessi costituzionalmente rilevanti d'importanza primaria.
Per un verso, infatti, è doveroso assicurare ai soggetti del processo penale, ivi compreso il difensore, ogni più ampio mezzo ai fini di più efficaci indagini sulla commissione di reati e di una formazione della prova efficiente, specie sul piano della tutela del contraddittorio, come impone il richiamato articolo 111 della Costituzione.
Per altro verso, la tutela delle esigenze d'indagine non può spingersi fino alla compressione di alcuni diritti inviolabili, come quelli alla difesa e alla riservatezza, ma, anzi, ad essi deve rimanere strettamente funzionale.
L'obiettivo, perfettamente raggiunto dal presente decreto-legge, è stato il corretto bilanciamento delle prerogative previste all'articolo 15 del testo costituzionale. La garanzia di inviolabilità dettata dall'articolo in questione, riguardo la libertà e la segretezza di ogni corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, trova limitazione soltanto per «atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge». Queste ultime sono integralmente racchiuse nel capo IV del libro III del codice di procedura penale che il presente decreto è andato a novellare.
Il decreto-legge è, infatti, volto sostanzialmente a innovare la disciplina delle intercettazioni in funzione della necessaria tutela della riservatezza delle persone, apportando al contempo correttivi volti a eliminare alcuni effetti distorsivi, specificatamente sul piano della tutela delle garanzie difensive e della funzionalità nello svolgimento delle indagini preliminari, che si sarebbero potuti produrre con l'immediata e integrale applicazione del decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216. La novella del 2017 sarebbe entrata in vigore il 1° gennaio del 2020 in un contesto con molti nodi da sciogliere, se non fosse intervenuto il decreto-legge oggetto del nostro dibattito.
Su alcuni delicati aspetti, quale in primo luogo quello dell'ineludibile necessità di un passaggio giurisdizionale per l'acquisizione delle intercettazioni agli atti, si è inteso ripristinare il testo del codice di procedura penale nella versione anteriore all'intervento normativo, conservando e ampliando, tuttavia, le norme in materia di utilizzazione del cosiddetto trojan - sempre però tenendo a mente il bilanciamento previsto all'articolo 15 della Costituzione - e disponendo la destinazione all'archivio digitale, istituito presso ciascuna procura della Repubblica, del materiale intercettato con facoltà di ascolto per difensori e per il giudice per le indagini preliminari.
Si eliminano, inoltre, i rigidi divieti di trascrizione imposti dal decreto legislativo n. 216 del 2017, stabilendo che le registrazioni inutilizzabili o manifestamente irrilevanti, al pari di quelle afferenti a categorie di dati sensibili come definite dalla normativa in materia, ove non necessarie alle indagini, restino custodite in archivio a seguito del procedimento di stralcio già regolato dall'articolo 268 del codice di procedura penale, ripristinato sul punto.
La necessaria tutela della riservatezza e l'ampliamento delle possibilità di analisi del materiale intercettivo da parte del pubblico ministero hanno indotto a sostituire il meccanismo disciplinato dal decreto legislativo n. 216 del 2017 di selezione da parte della polizia giudiziaria delle intercettazioni non utilizzabili con un dovere di vigilanza del pubblico ministero, affinché non siano trascritte in sede di verbalizzazione conversazioni o comunicazioni contenenti espressioni lesive della reputazione delle persone, o quelle che riguardano dati personali definiti sensibili dalla legge, sempre che non si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. In tale maniera il pubblico ministero toma a essere il dominus dell'azione penale, avendo piena contezza di quanto effettivamente trascritto dalle operazioni di polizia giudiziaria.
Modulando il bilanciamento tra esigenze investigative, diritto di difesa e privacy, il legislatore si è fatto garante del principio di proporzionalità tra privacy e mezzi investigativi, su cui la Corte di giustizia ha fondato la sua più lungimirante giurisprudenza, nonché delle indicazioni rese dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, in particolare rispetto all'utilizzo di intercettazioni irrilevanti.
Schematizzando le novelle apportate al decreto legislativo n. 216 del 2017, la riforma della riforma incide su un triplice fronte: in primis, il legislatore accentra nella sfera di competenza del pubblico ministero l'opera di selezione del materiale raccolto rilevante ai fini delle indagini, nell'ottica di una maggiore efficacia dell'accertato; in secondo luogo, raffina le modalità di deposito dei verbali redatti, nell'ottica di una maggiore garanzia di trasparenza delle attività condotte, rafforzando - da un lato - il contraddittorio con il difensore dell'indagato e - dall'altro - le esigenze di segretezza e riservatezza delle informazioni apprese durante l'esecuzione delle operazioni; infine, modificando la procedura di acquisizione e trascrizione, velocizza le tempistiche procedimentali, garantendo la correttezza e speditezza degli adempimenti burocratici. Inoltre, è lodevole la voluntas legis di potenziare la garanzia del diritto di difesa in vista di una partecipazione procedimentale maggiormente consapevole.
La normativa del 2017 viene infatti riformata nell'ottica di un ampliamento dei poteri dei difensori che, oltre alla facoltà di esaminare gli atti, ascoltare le registrazioni e prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche, sono legittimati a ottenere copia delle registrazioni e degli atti, una volta acquisiti. Altrettanto pregevole è l'intento di adeguare il sistema normativo alle sfide proprie dell'era tecnologica, denotando una maggiore sensibilità del legislatore al dato scientifico: si nota la volontà di rafforzare il ricorso allo strumento della consultazione telematica dell'archivio digitale, in cui vengono custoditi i verbali, gli atti e le registrazioni delle intercettazioni per tracciare il compimento delle operazioni e, di conseguenza, garantire la legittimità dell'operato degli organi inquirenti.
Pare apprezzabile, infine, la scelta di introdurre ex novo la disciplina della catena di custodia dei dati e delle informazioni acquisite mediante l'impiego del captatore informatico, al fine di garantire l'integrità dei dati stessi e la loro perfetta corrispondenza rispetto a quanto registrato e trasmesso, nonché la maggiore attenzione dedicata alla tutela della riservatezza e alla reputazione delle persone intercettate attraverso l'introduzione del divieto assoluto di pubblicazione delle intercettazioni acquisite irregolarmente e la previsione, di cui al nuovo articolo 268, comma 2-bis, del codice di procedura penale, che il pubblico ministero dia indicazioni e vigili affinché non vengano trascritte, se non sono essenziali ai fini delle indagini, le espressioni lesive della reputazione e della riservatezza degli intercettati.
Per le ragioni appena esposte non si ravvisano questioni ostative alla prosecuzione e alla positiva conclusione dell'esame del decreto-legge, che - lo ribadisco - apporta un nuovo e migliore bilanciamento fra una serie di diritti e interessi costituzionalmente rilevanti di importanza primaria. Pertanto, annuncio il voto contrario del Gruppo cui appartengo alle questioni pregiudiziali in esame. (Applausi dal Gruppo M5S).
CALIENDO (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, sottolineo che vi è innanzitutto una forte responsabilità del Ministro della giustizia, che ha elaborato il decreto-legge in esame sostenendo che vi erano tutte le garanzie sotto il profilo della strumentazione necessaria per l'attivazione delle intercettazioni. Abbiamo ascoltato procuratori della Repubblica che hanno affermato che non ci sono gli strumenti e non è possibile far entrare in vigore il provvedimento se non fra sei mesi. Abbiamo altresì sentito le agenzie che si occupano delle intercettazioni con i loro strumenti e anche loro hanno detto che è impossibile che il sistema di raccordo diretto dalla intercettazione effettuata al registro digitale possa funzionare. Tutti si sono espressi in questi termini, dopodiché abbiamo disposto una nuova audizione e questa volta il Ministero, dopo aver indicato ulteriori elementi, ha preteso una precisazione da alcune agenzie che hanno parlato, anziché di impossibilità, di difficoltà che rimangono. Dopodiché con un emendamento parlamentare si è spostata l'entrata in vigore del provvedimento al 30 aprile 2020: per un decreto-legge approvato a dicembre, rispetto al quale si diceva che erano disponibili tutti gli strumenti e tutte le attività erano già avviate, si è invece riscontrata un'insufficienza al punto tale da spostarne di quattro mesi l'entrata in vigore.
Ma non è tutto: il nostro Paese era rispettato nel mondo per aver lottato contro il terrorismo senza mai alterare le garanzie processuali. Il decreto-legge in esame, invece, altera le garanzie processuali presenti nel nostro sistema. La prima questione è che non è possibile, nel momento in cui viene introdotto il principio di poter utilizzare le intercettazioni (non quelle con il trojan, quelle normali) assunte per uno qualsiasi dei reati di cui all'articolo 266, comma 1, del codice di procedura penale, stabilire che possono essere utilizzate per qualsiasi altro reato citato in quell'articolo.
Faccio l'esempio di un'intercettazione disposta per traffico di stupefacenti, per contrabbando o per reati contro la pubblica amministrazione. Sono una serie di reati per i quali le intercettazioni possono essere utilizzate indifferentemente, una volta acquisite in un processo, anche per altri processi, perché sono indicati nell'articolo 266 senza alcun riferimento alla necessità di una connessione tra i diversi reati.
L'ignoranza di questo Parlamento è tale che non ha voluto tener conto di una sentenza, risalente ad appena venticinque giorni fa, della Corte di cassazione a sezioni unite che pretendeva la necessità della connessione, ex articolo 12 del codice di procedura penale. Quindi, vi sarebbe stata una specifica indicazione. Si è detto di no, perché si è voluto introdurre nel nostro Paese un sistema - come ha detto il collega Vitali - da Stato di polizia, perché si tratta di allargare qualsiasi ipotesi senza alcuna garanzia per il soggetto indagato.
Altrettanto accade con il trojan. Con tale dispositivo vengono eliminate tutte le garanzie previste. Infatti, con il provvedimento spazza corrotti i reati contro la pubblica amministrazione erano diventati uguali a quelli di mafia e terrorismo. Vorrei solo ricordarvi che, dall'epoca di Giovanni Falcone, il doppio binario per le leggi di mafia e di terrorismo è stato giustificato proprio perché limitato a questo settore. Se invece lo allarghiamo, non ha più senso.
Pertanto, ha ragione il senatore Romeo, che ha richiamato poco fa l'emendamento del senatore Pillon riguardante i reati di pedopornografia. Se voi allargate, allora dovete dare una specificazione. Collega Mirabelli, non c'è possibilità di giustificare l'esclusione dei reati gravi di pedopornografia dicendo che ci sono solo i reati contro la pubblica amministrazione. No, quest'ultimi reati non sono uguali ai reati di mafia e di terrorismo: sono cose completamente diverse. Peccato non avere la capacità e la cognizione tecnica per capire qual è la differenza; c'è una differenza di fondo.
Noi abbiamo vissuto l'epoca triste dei morti per le strade nel periodo del terrorismo. C'era una logica. Abbiamo vissuto la violenza della mafia che si è incancrenita anche all'interno del potere. Per tali fattispecie occorre una lotta seria. Ma nei reati contro la pubblica amministrazione non c'è questa stessa esigenza, e non per una mia valutazione.
Che cos'è il trojan, per chi non lo sa? È un programma che funziona anche quando si invia una e-mail nel vostro telefonino; funziona comunque, anche di notte; anche se lo spegnete, funziona lo stesso, e non solo per ricevere, ma anche per fotografare. Diventa una continua attività, senza alcuna garanzia. Vi rendete conto? Questo lavoro viene svolto da agenzie private, che poi dovranno trasferire i dati. Oggi non c'è la possibilità - come ho detto prima - di trasferimento immediato.
Di fronte a una tale situazione, ci sarebbe dovuto essere un minimo di attenzione. Prendo atto che anche il Presidente aveva presentato un emendamento per concedere dieci giorni in più ai difensori delle parti per fare uno studio e avere la percezione del materiale istruttorio. Ebbene, hanno voluto inserire solo la possibilità di fare una proroga. Ma sapete chi deve concedere la proroga? La deve concedere il pubblico ministero che ha disposto le indagini: il che è abbastanza assurdo.
È molto meglio individuare un termine fisso un po' più ampio, tale da garantire la possibilità al difensore di poter assumere i dati delle intercettazioni. Badate: noi non dobbiamo mai concepire le norme processuali come impedimento all'accertamento della verità. Dobbiamo costruire norme processuali che siano di garanzia affinché il processo assolva la sua funzione, che non è arrivare alla condanna, ma accertare le responsabilità individuali sulla base di effettivi accertamenti, senza alcuna limitazione sotto il profilo di quelli possibili, ma secondo le garanzie previste dalla nostra Costituzione. Non è invece possibile introdurre un sistema che ormai è slabbrato e non ha alcuna possibilità di funzionare.
Allora mi domando: ma siamo proprio convinti che il nostro Paese, da grande Nazione di civiltà giuridica e difensore delle libertà individuali, debba essere ridotto a un simulacro di Stato di polizia? (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1) e dal senatore Pillon e da altri senatori (QP2).
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà.
PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, in realtà le criticità di questo provvedimento... (Brusio). Magari qualcuno ha voglia di ascoltare.
PRESIDENTE. Ha ragione, senatore. La giornata è stata lunga e lo sarà ancora. Pertanto, prego i senatori di consentire al collega di intervenire osservando un moderato silenzio. Chi deve uscire lo faccia per cortesia in silenzio.
Prego, senatore Pellegrini. Il tempo che ha perso a causa dell'interruzione verrà considerato.
PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az). Non abuserò del tempo, anzi penso che avanzerò qualche minuto anche perché le criticità del provvedimento sono state in parte già elencate durante la discussione delle questioni pregiudiziali. Mi limiterò a fare un'analisi dell'andamento dei lavori in Commissione.
Come sappiamo, siamo arrivati a questo punto dopo più di due settimane nel corso delle quali si è tentato di lavorare per cercare di trovare una posizione utile non tanto alla maggioranza o alla minoranza, quanto per il rispetto dei diritti dei cittadini. Forse ci dimentichiamo cosa siamo chiamati a fare all'interno di quest'Aula: siamo qui a fare delle leggi a beneficio dei cittadini. (Brusìo). Probabilmente non interessa a tutti.
PRESIDENTE. Invito a fare silenzio sul lato sinistro dell'Emiciclo, ovvero tra i banchi del Partito Democratico, di Italia Viva-PSI e del MoVimento 5 Stelle. Questo vale per tutti.
Prego, senatore Pellegrini.
PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az). Questo vale per tutti vale molto per me.
Forse noi ci dimentichiamo troppo spesso che le leggi che dobbiamo varare in Assemblea sono per i cittadini che ci hanno votato, da una parte o dall'altra. In queste due settimane e mezzo di discussione ho invece visto semplicemente un lavoro di: «ci mettiamo d'accordo per votare questa parte di questo emendamento, piuttosto che quest'altra, perché così almeno mettiamo d'accordo più o meno tutte le varie forze politiche, molto variegate e diverse tra loro». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Evidentemente manca il concetto principale del parlamentarismo. Io ricordo i discorsi che in Parlamento facevano i grandi padri politici - erano qui dove adesso sono io, e sono quindi onorato di partecipare a questa Assemblea - che da piccolo ascoltavo dalla televisione: allora si parlava di diritti, di merito; oggi invece parliamo semplicemente di «io ti do questo se tu mi dai quest'altro». E allora il diritto: di cosa stiamo parlando? In Commissione giustizia ripetiamo spesso che dobbiamo parlare di questioni di merito. In due anni che sono qui, questa settimana abbiamo toccato un punto veramente bassissimo, perché non abbiamo affrontato il concetto principale.
Il primo punto importante riguarda la decretazione d'urgenza. Abbiamo discusso sulla questione pregiudiziale ed è stata lasciata andare en passant. Un provvedimento di tale portata, adottato con un decreto-legge, caratterizza l'azione di Governo, che vuole andare avanti a colpi di maggioranza. Tra poco voteremo sulla questione di fiducia; voi voterete la fiducia a questo Governo sul provvedimento in esame e ve ne assumerete la responsabilità.
È una responsabilità che chi era in Commissione e ha partecipato alle audizioni forse dovrebbe sentire sulle proprie spalle. Abbiamo ascoltato non qualche associazione, non qualche privato cittadino, ma i procuratori della Repubblica presso i tribunali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ci hanno detto: fermatevi, prendetevi il tempo che serve. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Siamo qui a fare non delle caramelle, ma delle leggi. Se anche la magistratura ci dice che dobbiamo prenderci del tempo e discutere nel merito, forse dovremmo porci una domanda, la cui risposta sta nel procedere con calma, senza perdere tempo, ma analizzando le questioni seriamente.
Abbiamo ascoltato non solo i procuratori - e ripeto: non ricordo un procuratore che ci abbia detto di andare avanti così e che il decreto-legge va bene così com'è - ma anche delle società - forse è qualcosa che ci siamo dimenticati - che ci hanno detto che l'allineamento dei dati tra i vari archivi digitali non è al momento possibile. Attenzione: questo mina uno dei principi del processo, il contraddittorio, la parità di posizione tra accusa e difesa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Ma evidentemente il principio del contraddittorio, che noi abbiamo studiato all'università alla facoltà di giurisprudenza, nella Costituzione non c'è più. (Brusio. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Evidentemente non c'è neanche la volontà di ascoltare le critiche.
PRESIDENTE. Senatore, ci pensa la Presidenza. Colleghi, lasciate liberi i banchi del Governo.
PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az). Dicevo: se non riusciamo a garantire il principio del contraddittorio all'interno del processo, che cosa stiamo a fare? Guardate che la classe degli avvocati non è lì a rompere le scatole e basta - sono un po' popolano, è vero - ma forse ci sta facendo capire che servono norme fatte bene. Mia madre diceva: fai le cose fatte pulite. Io sono venuto qui per cercare di lavorare bene, ma evidentemente non tutti sono qui per lavorare bene. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Evidentemente, la maggior parte di coloro che compongono l'attuale maggioranza è qui semplicemente per mantenere il proprio seggio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
La questione del trasferimento dei dati è stata minimizzata dal Governo in una prosecuzione di audizione, cui hanno partecipato due funzionari del Ministero, preparatissimi, che ringrazio ancora, perché ci hanno dato comunque informazioni importanti. Ad oggi, però, non posso smentire in maniera esaustiva la mancanza di sicurezza nel trasferimento dei dati lamentata da parte delle società.
Con quale responsabilità, quindi, sostengo un provvedimento, quando non ho le basi tecniche per dire che il procedimento è sicuro? Chi oggi in quest'Aula può prendere questa decisione senza avere alcun tipo di problema con la propria coscienza? Io sinceramente non mi prendo questa responsabilità, la lascio ad altri. Oggi dico no al decreto-legge in esame (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Dico no a questo tipo di provvedimento - beninteso - dopo che il Ministero ha già speso abbondanti risorse. Forse dimentichiamo, infatti, che i server già acquistati da parte del Ministero oggi sono parzialmente inutilizzabili.
Non dimentichiamo, poi, sempre per quanto riguarda la custodia dei server - forse lo abbiamo dimenticato - che molti procuratori hanno chiesto come funzionerà poi la custodia dei server, la custodia dei dati; dati che sono i nostri, sono i dati dei cittadini, perché con l'utilizzo dei trojan - come è stato già detto giustamente in precedenza - entrano nelle nostre case. È corretto perseguire i delitti. È corretto portare avanti l'azione penale, assolutamente. É necessario, però, garantire i diritti della difesa!
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di lasciare liberi i banchi del Governo.
Prego, senatore Pellegrini.
PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az). I costi che sono stati sostenuti sono per beni all'interno dei tribunali che oggi non sappiamo come vengono gestiti. Sono i procuratori a dirlo.
Ripeto che non voglio dilungarmi, perché non credo sia opportuno perdere tempo e non perché siamo di fronte a un provvedimento che avrebbe dovuto essere importante. Il modo, però, di approcciare al provvedimento con il sistematico e ordinario respingimento di ogni singolo emendamento proposto dalle opposizioni è sinceramente imbarazzante, anche perché gli emendamenti proposti dal mio Gruppo non sono stati presentati assolutamente per prendere tempo o per portare avanti un'azione ostruzionistica. Assolutamente no. Tuttavia, la sistematicità del no che arrivava dai banchi del Governo, del segno «non passa», del segno «non accettiamo nulla e portiamo avanti solo quello che vogliamo noi» dimostra una portata autoritaria da parte del Governo che io non accetto. Non lo accetto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 20,17)
(Segue PELLEGRINI Emanuele). Prima il senatore Romeo ha fatto notare che la maggioranza, evidentemente, non porta rispetto nei confronti delle minoranze. Non importano le minoranze, ma io dico di più: non solo non importano le minoranze, ma non importano neanche i cittadini perché, se non importano le voci di tutti coloro che sono qui dentro, è evidente che non vogliono ascoltare nessuno. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
La fiducia che tra poco arriverà viene posta su un provvedimento in prima lettura. É una cosa che ho visto molto raramente fare e forse mai, nei quasi due anni che sono in Parlamento. Anche quando seguivo i lavori parlamentari, sinceramente non ho mai visto questo tipo di fiducia.
Ebbene, credo che questo dovrebbe portare a una analisi seria e molto più ampia sul ruolo del Parlamento e di tutti i singoli parlamentari e penso che questa riflessione dovremmo fare tutti insieme, ma probabilmente dovremo farla la prossima volta, quando finalmente i cittadini avranno deciso chi deve andare veramente al Governo di questo Paese. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto-LeU). Signor Presidente, in verità sulla giustizia, in questi giorni, si sta facendo un gran parlare e si sta facendo molta confusione e retorica. Non entro nei tecnicismi della legge, che lascio agli avvocati e ai magistrati del Gruppo, ma ho necessità di intervenire sui concetti politici che sono all'interno di questo dibattito e sulle falsità politiche.
Voi vi dite garantisti. Ebbene, non permetto a nessuno di dirmi non garantista, perché ritengo che il garantismo sia un valore imprescindibile dello Stato di diritto. Ma vi chiedo: su cosa siete garantisti? Lo siete sul blocco stradale, che avete reso reato penale? Pertanto, Nicoletta Dosio, settantaquattro anni, dovrà fare un anno di galera e poiché a Torino, in Val di Susa, vige un regime particolare inserito nella legge n. 119 del 2013, in materia di femminicidio, altri la seguiranno per un'opposizione politica e sociale.
Chi c'è nelle galere? Per chi siete garantisti voi che vi opponete allo stop alla prescrizione e alle intercettazioni per reato di corruzione? Chi difendete usando le parole Stato di diritto e diritto? Non difendete certo chi commette reati sociali e politici, perché queste persone non sono garantite, di esse ne sono piene le galere. Così come sono piene di coloro che hanno commesso reati di minor grado: furti e rapine, che poi si riducono all'aver sottratto un cellulare. Ecco: per quelli nessuno è garantista.
Vi dico allora che ci sarebbe bisogno di un distinguo nell'affrontare le questioni delicate in tema di giustizia: distinguere i reati sociali e politici dagli altri reati, come quelli di corruzione. Sì, cito la corruzione, che non è - come ha detto il senatore Vitali - una cosa da poco, riservata a pochi, ma è un reato che ci costa 230 miliardi di euro l'anno. Noi siamo i peggiori in Europa ed è per questo che forse le altre Nazioni non se ne occupano e concentrano la loro spesa di giustizia su altro. A noi però la corruzione costa il 13 per cento del PIL, quasi 4.000 euro ad abitante l'anno, due volte quelli della Francia e della Germania; risorse che potrebbero da sole risolvere le maggiori emergenze sociali, perché 230 miliardi valgono una volta e mezzo il budget nazionale per la sanità pubblica, 16 volte quello che serve per combattere la disoccupazione, 337 volte la spesa per le abitazioni sociali.
Non parliamo poi dell'istruzione. Quante cose potremmo fare con quei miliardi? E noi cosa facciamo? Difendiamo la corruzione, col vessillo dello Stato di diritto. No: quando questi strumenti diventano armi per difendere l'indifendibile, vanno scardinati. L'80 per cento degli italiani pensa che la corruzione sia un fatto endemico e non la denuncia perché fa parte del nostro Stato sociale, civile e del lavoro. C'è però una buona notizia che voglio comunicare a voi, che state così dietro ai sondaggi: il 79 per cento degli italiani ritiene che questo sia un cancro da estirpare il più presto possibile. Io sono con questi, sono garantista, ma non con la corruzione. Sono garantista, ma non per chi può ricorrere alla prescrizione per uscirne fuori senza essere processato.
Quindi, vi dico di ascoltare le vostre parole, quando vi nascondete dietro vessilli così importanti, perché ne state facendo un uso disonorevole. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, stiamo discutendo della disciplina dell'utilizzo delle intercettazioni dopo anni di dibattito politico sul tema e, tuttavia, non possiamo discuterne nello stesso modo in cui ne discutevamo - ad esempio - nella legislatura del 2008, perché nel frattempo sono intervenute molte innovazioni tecnologiche e nuove possibilità di divulgazione dei contenuti delle intercettazioni che hanno ulteriormente cambiato lo scenario.
Direi che, intanto, si coglie un primo risultato con il provvedimento in esame, che io, insieme ad altri, personalmente auspicavo. Abbiamo discusso troppo spesso di questo tema, sovrapponendo la questione della pubblicazione delle comunicazioni con quella dello strumento come mezzo di ricerca della prova. L'approccio è cambiato a seconda di chi aveva in quel momento il pallino in mano: nella legislatura del 2008 - ad esempio - si è provato a intervenire esclusivamente per limitare l'impiego del mezzo di ricerca della prova, quando invece c'è anche il tema della garanzia della privacy delle persone sottoposte a indagini in un procedimento, che non soltanto per questo devono vedere pubblicizzati la loro vita privata e tutto ciò che non attiene al reato.
Ecco che qui, non senza difficoltà - naturalmente ci sono quando si entra nella pratica, partendo dal tentativo già iniziato nella scorsa legislatura - finalmente si distingue tra la questione del mezzo di ricerca della prova e la questione della pubblicazione. Qui c'è un punto, che a me soddisfa, pur non nascondendo le difficoltà anche del testo in esame, che ovviamente è frutto di una discussione e della ricerca di un punto di equilibrio. Nella scorsa legislatura invece mi è capitato più volte, nell'affrontare l'argomento, di vedermi opporre il fatto che le persone oneste non hanno niente da nascondere e, quindi, possiamo tutti essere intercettati su qualsiasi argomento. Ritengo che il punto di equilibrio che abbiamo raggiunto sia avanzato e considero un risultato positivo che una maggioranza dell'attuale Parlamento sia arrivata a condividere il fatto che proprio la Costituzione, tutelando la riservatezza delle comunicazioni, consente di entrare in questa sfera solo ed esclusivamente perché c'è la necessità di assicurare le prove di un reato. Quindi, è assolutamente obiettabile ed è da respingere il fatto che, una volta che la si è acquisita, può quindi essere utilizzata indipendentemente: quel fine rimane invece un punto fermo e uno spartiacque.
Tenendo fede a tale principio, finalmente si distingue tra intercettazioni di comunicazioni e contenuti rilevanti e irrilevanti; si dà la responsabilità di individuare la rilevanza e l'irrilevanza, consentendo comunque alla difesa di accedere anche a ciò che era stato giudicato irrilevante, ai fini difensivi, e quindi non si tratta di un giudizio assoluto, perché c'è ovviamente un elemento di discrezionalità. Si individua dunque un responsabile nella figura qualificata del pubblico ministero e si prevede la segretezza di tutto ciò che non è rilevante, che quindi non soltanto non è pubblicabile, ma è anche coperto dal segreto. In ogni caso, nei lavori compiuti in Commissione attraverso l'attività emendativa, è stato espressamente disciplinato non solo il fatto che tutto ciò che non è rilevante e non attiene esclusivamente alla motivazione sull'ipotesi di reato non è pubblicabile e va nell'archivio segreto, ma altresì che la segretezza è tutelata al punto tale che è sanzionabile anche chi concorre nella violazione del segreto.
Tra l'altro, ci si preoccupa di avere la massima possibilità delle difese di accedere a questo materiale. Al tempo stesso, il tipo di accesso per ciò che non è rilevante, che quindi deve essere telematico, capiamo cosa significhi.
Nel frattempo - come dicevo - sono successe molte cose, alcune delle quali anche in questa prima parte della legislatura. Mi sforzo di non essere assolutamente polemica, ma è un dato di cronaca: chi ha votato la legge cosiddetta spazzacorrotti, ovvero la precedente maggioranza, della quale faceva parte anche la Lega, ha votato l'inserimento e l'estensione anche ai reati di corruzione dell'impiego di una serie di mezzi. Oggi, trattando il provvedimento, ci siamo trovati di fronte a ciò. Ebbene, penso che questo mezzo sia certamente molto invasivo e tecnologico, ma intanto abbiamo provato a mettere alcuni punti fermi che perlomeno ne delimitano l'impiego e provano a disciplinarlo, non lasciandolo a un'applicazione analogica per espressioni giurisprudenziali. Ciò è tanto vero che abbiamo introdotto, sempre attraverso l'attività emendativa, il vincolo o comunque il limite delle ragioni che giustificano l'utilizzo, che non erano state prima previste.
L'udienza di stralcio delle comunicazioni, prevista prima ancora della riforma Orlando, svuotata di utilità e di significato, avendo noi introdotto una serie di norme - l'udienza avviene in contraddittorio - acquista una centralità che prima non aveva.
È ovvio - come si dice - che si può sempre fare meglio, ma - è la prima volta che lo cito, non lo farò mai più - è anche vero che il meglio è nemico del bene. In realtà, sono nemica di questo tipo di citazioni, ma in siffatto caso ha un suo perché. Era stato posto il tema di avere più tempo per poter acquisire le copie delle comunicazioni ai fini difensivi. Nel nostro sistema è previsto comunque, e lo è certamente per la procura della Repubblica quando - per esempio - chiede la proroga delle intercettazioni, o quando si chiede maggior tempo per motivare un provvedimento data la complessità dell'attività che si sta svolgendo. Mi sembrava pertanto davvero incredibile che questo non fosse possibile per le difese: allorquando ci sono procedimenti molto complessi è giusto e opportuno che si possa avere maggiore tempo.
Infine, sperando mi sia concesso ancora qualche minuto, vorrei fare un'annotazione sull'opportunità - il presidente Romeo ne ha parlato ampiamente intervenendo sulla questione pregiudiziale - di estendere ai reati di cui agli articoli 600-bis, 600-ter e 600-quater del codice penale la possibilità di intercettare e utilizzare addirittura il trojan.
Stando al rigore di norma - mi consenta davvero solo un minuto per poter concludere, Presidente - già la quasi totalità di quelle condotte che costituiscono reato sono intercettabili a tutto tondo. L'articolo 600-quater riguarda la detenzione di materiale pedopornografico e già risulterebbe alquanto difficile capire che cosa significa intercettare un'attività di detenzione, posto che, tra l'altro, il captatore informatico al momento consente solo di intercettare suoni e non immagini. C'è invece un'attività immediata, che oggi già esiste, che è la perquisizione e il conseguente sequestro.
Tra l'altro, intercettando gli altri reati più gravi, sempre attinenti alla pedopornografia, ovviamente nel caso in cui ci sia una detenzione, anche questo è acquisibile; per questo motivo, mi stupiva la contrarietà di chi ha caldeggiato tale estensione a vedere l'utilizzo di intercettazioni in procedimenti diversi. È argomento delicatissimo, e non lo nascondo: mi ascrivo alla cultura garantista ma, proprio per questo, non sono riuscita a capire le ragioni di un ampliamento, con riferimento a un reato che ha una pena edittale comunque bassa, senza alcuna utilità, perché appunto si può perquisire e sequestrare immediatamente.
Allora, quando trattiamo reati così delicati che coinvolgono la sensibilità di tutti noi, bisognerebbe davvero fare uno sforzo che capisco essere gigantesco in quest'epoca: accantonare la propaganda e guardare all'utilità e a un sistema.
Concludo davvero, signor Presidente, e la ringrazio per la sua cortesia: la prima questione che riguarda la cultura delle garanzie è avere un'ottica di sistema. È vero che abbiamo previsto doppi binari anche per reati molto gravi, ma occorre fare attenzione: penso che dovremmo stare molto attenti ai doppi e tripli binari. Se si cominciano a introdurre eccezioni, in un'ottica di sistema, è il terremoto della cultura delle garanzie. Siccome ogni epoca è attraversata da un'emergenza, da una sensibilità e da una sofferenza che emotivamente ci coinvolge, è esattamente quello che non deve fare il legislatore. Egli deve guardare a quest'ottica di sistema e non farsi travolgere dalle questioni, senza ovviamente rinunciare all'efficacia.
In questo caso, per essere efficaci abbiamo l'attrezzatura: ci sono il sequestro e la perquisizione. Naturalmente nulla vieta di poter perfezionare, ma sicuramente non siamo sguarniti; anzi, rischieremmo di sguarnire altri presidi, se facessimo interventi maldestri. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà.
DAL MAS (FIBP-UDC). Signor Presidente, il decreto-legge in esame non va tanto più in là di quanto quest'Assemblea o la maggioranza di prima, soprattutto la summa teologica del MoVimento 5 Stelle, avevano individuato con lo spazzacorrotti, e cioè il sistema che avrebbe modificato e posto fine al male assoluto in Italia, la lotta alla corruzione. Mi verrebbe in mente una citazione di Karl Kraus: «l'origine è la meta», nel senso che la meta è la realizzazione di un fine? No: è la realizzazione di un altro inizio, un nuovo incominciamento che non è mai iniziato, perché voi siete ancora fermi lì. In questo decreto-legge - mi dispiace che il PD non esca, ma anzi si infili in questa corrente - in pratica inserite una modifica del corpus dell'articolo 266 del codice di procedura penale, il codice di rito, equiparando di fatto reati di gravità diversa, ossia quelli di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di rito, ai reati contro la pubblica amministrazione. Vale a dire che l'uso improprio del fotocopiatore è paragonabile praticamente a un reato di mafia, terrorismo o associazione a delinquere finalizzata all'estorsione o all'eversione dello Stato. Queste cose le hanno dette altri prima di me in modo molto più autorevole e assolutamente chiaro. È un principio fondamentale del diritto penale, e cioè il bilanciamento o meglio - dopo entreremo nella questione del bilanciamento degli interessi e dei diritti che vengono compresi e compressi dalle intercettazioni - il principio di offensività penale, che sta alla base del nostro sistema penale. Per cui la tipicità di un fatto deve sempre avere a che fare con la sua offensività e, quindi, con la tutela del bene giuridico che vogliamo tutelare e prevenire.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 20,40)
(Segue DAL MAS). E qui veniamo alla questione: da tempo discutiamo sull'efficacia dei nuovi mezzi di interpretazione. Le tecnologie cambiano il mondo evidentemente e ribaltano anche il rapporto tra uomo e mezzi. I mezzi definiscono quali sono i fini, talvolta, dell'uomo e in un certo senso questo ragionamento è trasponibile a quanto sta accadendo oggi con l'utilizzo dei captatori informatici, detti trojan horse, che di fatto sono strumenti che rappresentano una sorta di bulimia investigativa, alla quale non c'è freno e non c'è limite. Ciò pone all'interprete e all'operatore del diritto, al giudice, all'avvocato, al difensore e al cittadino nuovi ed inquietanti quesiti. Pone il problema del rapporto tra le tecnologie e l'uomo, tra le tecnologie e i diritti inviolabili dell'uomo.
È evidente che dobbiamo garantire l'interesse dello Stato a poter utilizzare tutti gli strumenti che la tecnologia offre per impedire la commissione di delitti, ma con attenzione al bilanciamento dei diritti costituzionali di cui all'articolo 15, che assicura a ogni cittadino l'inviolabilità e la sicurezza della corrispondenza e di ogni forma di comunicazione, che possono essere limitate esclusivamente per atto motivato dall'autorità giudiziaria, nei casi consentiti dalla legge. E purtroppo questa legge che voi fate amplia a dismisura la possibilità, che diviene quindi infinita, di intercettare chiunque e dovunque, anche nelle camere da letto - come ha detto prima il collega Vitali - forse con un eccesso di enfasi, ma nella sostanza è così. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
Allora la questione sta in questi termini: sotto quali categorie giudiziarie volete sussumere i nuovi strumenti investigativi? Quali beni giuridici vengono in gioco? Quali rimedi per superare i contrasti? Come il giurista deve trattare la prova acquisita mediante captatore? E qui c'è un problema di fondo. Prima ho parlato di congegno bulimico, perché questo strumento tecnologico consente di aprire qualsiasi dispositivo e di controllarne il contenuto, consente di controllare l'hardware di un dispositivo, acquisire qualsiasi informazione e anche immettere delle informazioni. È chiaro che non posso intercettare con un trojan, attraverso questo virus di Stato, un computer portatile, perché in quel caso - è vero quello che diceva prima la senatrice Rossomando - posso intercettare il flusso della comunicazione, ma non posso intercettare, perché devo prima disporre la perquisizione e poi il sequestro del dispositivo per poi prenderne il suo contenuto. Se questi sono principi che per fortuna non avete intaccato, nella prassi però la possibilità di abusi è evidente.
Non avete previsto, davanti a queste straordinarie - dico straordinarie - ma allo stesso tempo pericolose strumentazioni tecnologiche, il modo di garantire, al di là dell'utilizzo improprio dei dati, se del caso, di rendere responsabile chi diffonde informazioni che devono restare segrete, oltre a dati che devono restare segreti. Su questo poi mi soffermerò sulle parole del Garante della privacy.
C'è una sentenza della Cassazione, sezioni unite, caso Scurato, dove la funzione nomofilattica è stata assolutamente chiara e dice che non potete entrare nelle case quando intercettate.
Voi avete invece previsto di poterlo fare perché questo strumento è una sorta di intercettazione itinerante che non si sa dove va a finire: non si sa, e quindi il giudice non può saperlo a priori. Tuttavia, la nomofilachia vi ha detto che, per i reati di cui all'articolo 266, primo comma, del codice di procedura penale, non è consentito. Ebbene, voi lo avete esteso, consentendolo ovunque, in ogni tempo, in ogni circostanza di tempo e luogo, per tutti i reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione e, per di più, degli incaricati di pubblico servizio, coloro i quali non sono nemmeno pubblici ufficiali, ma sono semplicemente incaricati di un pubblico servizio, nel senso che non esercitano una funzione amministrativa: può essere anche il tabaccaio, oltre al portalettere; gli esempi sono infiniti nella giurisprudenza.
Quindi, la invasività non solo del trojan ma anche del decreto-legge in esame sarà evidente a tutti e il problema fondamentale è la tutela dell'articolo 15 della Costituzione in materia di diritto alla riservatezza, alla segretezza e al riconoscimento della libertà di comunicazione.
Nei reati contro la pubblica amministrazione avete già aperto la strada alle intercettazioni a strascico e soprattutto non distinguete tra privata dimora dell'indagato e privata dimora di una qualsiasi altra persona, per cui si può indagare chiunque e dovunque.
La mia opinione è che questo Parlamento ha perso un'occasione. Forse sarebbe stato troppo immaginarlo, ma pensavo che all'interno di questa maggioranza ci fossero delle forze politiche in grado di ispirarsi ai principi che informano il garantismo giuridico del nostro Paese. In fin dei conti, le intercettazioni sono dei mezzi di ricerca della prova, e non dei mezzi di prova. E rimane allora il problema che, se sono mezzi di ricerca della prova, in nome del garantismo avreste dovuto stabilire che nessuna forma di intercettazione sarebbe entrata in un fascicolo del dibattimento, nemmeno nella discovery processuale; se la teneva il pubblico ministero e restava lì, senza finire in alcun brogliaccio e, quindi, non sarebbe mai uscita sui giornali, come succede in altri Paesi più all'avanguardia di noi da questo punto di vista sul profilo del garantismo. Andate a vedere cosa fa l'America da anni sotto il profilo delle prove. Recuperiamo ciò che le camere penali in tempi non sospetti avevano detto: già durante l'esame della riforma Orlando vi avevano seriamente invitato a riconsiderare tutto l'impianto del decreto legislativo n. 216 del 2017.
In conclusione, signor Presidente, il Garante per la protezione dei dati personali ha ammonito il legislatore, dicendo che il provvedimento in esame deve avere garanzie adeguate per impedire che, in ragione delle «straordinarie potenzialità intrusive», questi strumenti investigativi, «da preziosi ausiliari degli inquirenti, diventino invece mezzi di sorveglianza massiva o (...) fattori di moltiplicazione esponenziale delle vulnerabilità del compendio probatorio».
Amici miei, pensateci bene. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge oggi in discussione è senza dubbio un buon testo, che interviene dando risposte alle richieste di tutti gli operatori del diritto e tiene conto delle istanze giunte nel corso delle audizioni da parte sia dei magistrati che degli avvocati e della stampa.
Vengono corretti alcuni passaggi tecnici; si delinea la giusta modalità di archiviazione delle registrazioni; si tutela maggiormente il diritto di difesa.
Sento il dovere nei confronti di tutti i colleghi senatori di ripercorrere alcuni passaggi della discussione degli ultimi giorni, difficilmente comprensibili non solo a chi è fuori da quest'Aula ma, per certi versi, anche a noi stessi. La sentenza delle sezioni unite della Cassazione resa nota a gennaio, ovvero dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri del decreto-legge oggi in discussione, stabilisce il principio giuridico per cui il divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali le stesse siano state autorizzate non opera per i reati connessi e per quelli che prevedono l'arresto in flagranza, sempre che rientrino nei limiti di ammissibilità previsti dalla legge.
Com'è ovvio, si tratta di una sentenza interpretativa e il fatto stesso che si sia resa necessaria dimostra che le norme non erano abbastanza chiare e c'erano contrasti giurisprudenziali, tant'è che le sezioni unite sono state chiamate a risolvere tali contrasti e per questo abbiamo deciso e ritenuto necessario intervenire.
La proposta che ieri ha bloccato i lavori per un giorno non era una mia iniziativa personale, ma il frutto di un accordo di maggioranza su cui abbiamo lavorato mercoledì scorso negli uffici del Ministero della giustizia fino a notte fonda, alla presenza di rappresentanti di tutti i Gruppi, compresa Italia Viva. L'obiettivo era raggiungere il risultato di prevedere l'utilizzazione delle intercettazioni telefoniche - badate bene, l'emendamento non riguarda l'utilizzo del trojan, come hanno scritto alcuni giornali - rispettando e chiarendo i limiti di ammissibilità, come stabilito dal codice di procedura penale e dalle sezioni unite della Corte di cassazione, per reati diversi da quelli per cui tali intercettazioni erano state autorizzate.
L'importanza di una norma di chiarimento a seguito di quella sentenza era stata prospettata da molti degli auditi, soprattutto magistrati, anche perché non intervenire poteva mettere a rischio decine e decine di processi in corso, dal momento che un principio giuridico può essere utilizzato in qualsiasi fase del processo e annullare l'attività di quanto si era fatto prima.
Abbiamo rispettato il principio di diritto prospettato dalla Cassazione per cui, se dalle intercettazioni emerge la prova di un nuovo reato, questa deve sottostare ai limiti di ammissibilità previsti per le intercettazioni. Questo era il principio e questo abbiamo applicato. È stata una discussione approfondita, un testo condiviso, un percorso cristallino fino a ieri mattina. Era una normale dinamica di maggioranza che non prevedeva certamente quanto avvenuto ieri, provocando tensioni e ritardi giustamente stigmatizzati dai colleghi delle opposizioni, a cui chiedo scusa.
Onorevoli colleghi, vi confesso che io per primo ho faticato a comprendere le ragioni di questo strappo, soprattutto alla luce del risultato su cui alla fine abbiamo raggiunto una nuova intesa. Il testo del relatore Giarrusso che è stato votato e il subemendamento che abbiamo tutti firmato e sottoscritto, infatti, non cambiano nulla nella sostanza rispetto a quanto era già previsto dall'emendamento Grasso (testo 2), come riformulato su indicazione della maggioranza. Basta confrontare i due testi e avere delle basilari nozioni di diritto per capirlo: sempre di articolo 266, comma 1, si parla, e cioè di reati per cui sono previsti limiti di ammissibilità e tra cui sono compresi quelli per cui è previsto l'arresto in flagranza. Si tratta, quindi, di un'aggiunta pleonastica.
Infine, circa l'ulteriore subemendamento che aggiunge l'aggettivo «rilevante» a quello già presente, ossia «indispensabile», è evidente che, se una prova è indispensabile, sarà senza dubbio anche rilevante.
È stato quindi un vero teatro dell'assurdo quello a cui ho non solo assistito, ma, per ovvie ragioni e mio malgrado, persino partecipato nella giornata di ieri. Non è stato di certo il primo e temo non sarà neanche l'ultimo. La necessità di alzare un polverone prescindendo dal merito è solo una buona arma per riempire le pagine dei giornali e soprattutto gli spazi televisivi, dal momento che per alcuni questo sembra essere il parametro più importante dell'azione politica. Affronteremo con la calma di Cicerone l'abuso della nostra pazienza, finché sarà possibile però: «Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?».
La sensazione che quest'Assemblea venga usata come trailer di partecipazioni a importanti trasmissioni televisive, infatti, non è peregrina leggendo i giornali di oggi e seguendo le agenzie di oggi pomeriggio e stasera. Ma questa è l'Assemblea del Parlamento e, per quanto la terza camera di «Porta a Porta» sia rilevante - e non lo discuto - le istituzioni democratiche a mio parere lo sono di più e pretendono più rispetto. Lo dico soprattutto a chi, invece di essere qui, ha magari finito di registrare l'epocale intervista foriera di annunci eclatanti. (Commenti del senatore Cucca).
Ho presieduto quest'Assemblea e non posso che condannare manovre utili solo a dimostrare di poter bloccare a piacimento i lavori parlamentari, ancora più assurde quando provengono dalla maggioranza. Aggiornando Shakespeare, se - come pare - siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sondaggi, i numeri impietosamente indicano che questo tipo di guerriglia non è la strada per aumentare i consensi. Lo dico da appartenente a una componente del Gruppo Misto che sta comodamente tutta in un selfie. Non intendo dare lezioni a nessuno, ma per rispetto nei confronti di quest'Assemblea offro un consiglio: si faccia chiarezza una volta per tutte, si decida se e come mettere in condizione questa maggioranza di lavorare per trasformare in atti parlamentari e di Governo quel programma che ci ha accomunato a settembre e che viene approfondito in questi giorni nei tavoli convocati dal presidente Conte. Come ha ben scritto stamattina Mario Sechi nel suo «List»: «Non succede niente ma si prepara il tutto, che potrebbe tranquillamente finire in niente». Fine della citazione.
Che sia tutto o niente, ma purché sia qualcosa di definitivo e purché sia presto. Non abbiamo ulteriore tempo da perdere. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà.
D'ALFONSO (PD). Signor Presidente, grazie della possibilità che mi viene data anche in un'occasione di particolare concentrazione rarefatta: rarefatto è il numero e rarefatta è anche la concentrazione. Metto a disposizione un'opinione qualificata in ragione non del valore della persona che interviene, ma delle esperienze fatte, che mi permettono di entrare nel merito e forse anche di rendere dicibile il difficile.
Noi siamo davanti a una materia normativa che ha diviso e presentato anche un combattimento dialettico sia in Commissione, che fuori. La materia si può riassumere così: quanto serve la tecnologia per l'accertamento della verità? Noi abbiamo bisogno di avere lo sguardo su tutte e due le parti di cui abbiamo necessità di occuparci. C'è la parte del cittadino, che va sottoposto a copertura in ordine alla cultura delle garanzie. Servono cultura delle garanzie per il cittadino, ma anche garanzia per l'ordinamento giudiziario quando deve ricercare la prova e dare luogo all'individuazione delle responsabilità.
In questi giorni il nostro sistema Paese, la cultura dell'Italia e dell'Europa hanno pianto la scomparsa di un grande intellettuale, Emanuele Severino, che non è stato ricordato in quest'Aula. Severino ci ha insegnato che la civiltà delle persone è messa in campo da questa coppia: da ciò che le persone hanno trovato per donazione del creato, perché già c'era, ad esempio la natura, e ciò che la civiltà ha aggiunto dal punto di vista della scienza e della tecnologia. Noi abbiamo bisogno di valorizzare la scienza e la tecnologia quando c'è da accertare la verità.
Personalmente, tra il fattore umano e il fattore tecnologico, mi fido di più del fattore tecnologico. La tecnologia e la scienza, infatti, ci garantiscono memoria remota. Su questo mi sono permesso di avanzare anche una proposta, sottoscritta, per adesso, da numerosi colleghi del Partito Democratico e che spero riguarderà anche colleghi di altre formazioni politiche: fare in modo che, nelle attività di ricerca della responsabilità e, all'interno di queste, nella ricerca della prova, nella fase delle indagini preliminari, vi sia certezza di ciò che accade; la certezza, ad esempio, quando le persone - i cittadini liberi, normali, quelli che si fanno carico di provvedere ai bisogni della famiglia e di realizzare il loro progetto di vita - vengono sentite a sommarie informazioni: in quel caso si realizza una sorta di safari a opera di alcune espressioni della polizia giudiziaria. Io non mi fido della ricostruzione umana, individuale, soggettiva; occorre un deposito di memoria remota a certificare cosa accade, cosa si dice, cosa si chiede, cosa si risponde alle domande.
Voi sapete che ciò che punta ad accertare la verità si distingue in una fase che si chiama procedimento e in un'altra fase che si chiama processo. Io mi fido solo della tecnologia e quante volte, se ci fosse stata la tecnologia, avremmo evitato chilometri inutili di carte giudiziarie e anni di sofferenze di cittadini assolutamente innocenti!
Personalmente ho fatto questa esperienza. Una volta mi sono trovato a patire l'assunzione a sommarie informazioni di un cittadino, solo perché l'avevo accompagnato a Milano per cercare di facilitare una certa presa di opportunità economica, nel rispetto del mercato e della legge. Quella persona vendeva ciabatte di nome Fly Flot; si scatenò un'indagine penale perché si voleva ricercare se Fly Flot fosse una compagnia aerea e volevano ricercare le quote azionarie di questa compagnia aerea ad opera di un cittadino inerme, incapace di conoscere azioni e quote azionarie, semplicemente venditore di ciabatte; il tutto perché c'era una letterina che comunicava «Finalmente potrete mettere le ali a tutti gli abruzzesi». L'accertamento della verità si scatenò con i mitra. Quella persona morì di infarto, perché tanto e tale fu lo spavento che nei fatti si impedì non solo l'accertamento della verità, ma anche la sua vita. Se vi fosse stato l'accertamento, quello che io chiamo a consistenza di memoria remota, si sarebbe visto come si facevano le domande, la volontà induttiva affinché ci fosse quella e solo quella risposta.
Ritengo quindi davvero questa una risposta allo stimolo delle sezioni unite della Cassazione, che ha riletto con attenzione l'articolo 270 del codice di procedura penale, facendo in modo che il travasamento di un patrimonio conoscitivo derivante da un procedimento penale venga messo a disposizione dell'accertamento della verità in ordine a un altro procedimento penale, magari verificando la consistenza della pena edittale che sta alla base, facendo in modo che vi sia la verifica delle condizioni di fondamentalità e gravità. Ma noi non possiamo fermarci davanti allo stimolo che ci è arrivato dalla Cassazione a sezioni unite e rinunciare alla funzione del legislatore. In quel caso, infatti, noi abbiamo assistito a una funzione suppletiva, a un ausilio di interpretazione di quella norma che era datata. Ma io rivendico, da decisore trentennale, che sia facilitata la vita anche di coloro i quali decidono, di coloro i quali intraprendono, di coloro i quali articolano anche vitalità. Non è possibile che il tutto si affidi allo spirito della persona.
Analogamente, mi piacerebbe che si attivasse una riflessione in Assemblea in ordine al troppo sacrificato articolo 358 del codice di procedura penale; è quell'articolo che fa sì - ad esempio - che il pubblico ministero si attivi per ricercare anche le prove a favore dell'indagato.
E se ci fosse dotazione tecnologica in tutti questi momenti? Se ci fosse qualcosa che mette sul tavolo, nel dettaglio, esattamente ciò che accade in quel momento della vita di quel decisore, portatore di interesse, non ritenete voi che si determini davvero la garanzia per quei momenti di quella delicata vicenda di vita?
Queste sono le ragioni che mi hanno imposto, anche sul piano della coscienza, di parlare, di intervenire. Troppe volte si verifica che nell'incontro tra polizia giudiziaria e autorità giudiziaria si attivi uno spirito di antagonismo sportivo, magari anche con la triangolazione della stampa. Allora disporre di questa certezza conoscitiva, disporre anche della garanzia che ciò che è inutile non venga disperso, messo all'interno di questi meccanismi perversi che poi distruggono la persona e la personalità, mi fa dire che si fa un passo avanti sul piano della cultura delle garanzie.
Per queste ragioni ritengo che il Parlamento faccia bene. Ritengo che abbiamo fatto bene anche ad andare a fondo, a entrare nei particolari, a non trattarla come una pratica burocratica. È per questo che personalmente intervengo e anticipo, per la parte che mi riguarda anche sul piano della coscienza, che mi sento motivato a sostenere questa iniziativa parlamentare. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ostellari. Ne ha facoltà.
OSTELLARI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, mi riferirò in questo mio intervento al ministro Bonafede, anche se è assente. Mi scuso fin da subito se in alcune parti del mio intervento sembrerò ripetermi ma - vedete - io non ripeto me stesso, è il Ministro a ripetere, con i suoi metodi e le sue scelte, sempre gli stessi errori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Lo fa per la fretta? Lo fa per testardaggine? Lo fa per compiacere qualcuno? Chi può dirlo. Fatto sta che a me le sue motivazioni personali non interessano. A me e - ne sono certo - a gran parte dei componenti di quest'Aula non interessano gli applausi e non interessa avere ragione. Interessa piuttosto la tutela dei diritti dei cittadini italiani, interessa che il Paese migliori, interessa che la giustizia funzioni per dare più credibilità e più libertà al Paese.
Vede, caro Ministro che non c'è ma magari ci sta ascoltando, io avrò pure le mie idee - certo - magari idee semplici, ma che si arricchiscono grazie al confronto con le idee degli altri, con le idee delle associazioni, dei colleghi avvocati, dei magistrati, degli accademici; idee che sono più forti se diventano condivise. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ministro, voi del Governo e della maggioranza, non volete ascoltarle? Perché vuole privare il Paese del contributo di chi ogni giorno, nel bene e nel male, vive le aule dei nostri tribunali?
Cambiare opinione non è indice di debolezza, è segno di intelligenza, di coraggio, di onestà; la stessa onestà di cui parlava fino a pochi mesi fa, fino a prima della sua definitiva trasformazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Sì, Ministro, lei è cambiato e oggi mi ricorda un personaggio della mitologia greca. Il ministro Bonafede si è trasformato nel ministro Sisifo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), quel Sisifo che trascorreva i giorni spingendo una pietra a costo di immani fatiche sulla cima della montagna per poi farla ricadere a valle e ricominciare di nuovo, giorno dopo giorno, inutilmente.
Era pure simpatico. Ma non basta la simpatia. Contano le azioni. E oggi, nella versione di Ministro, Bonafede va avanti contro tutti e contro tutto, per imporre leggi sbagliate, che non vuole nessuno e che, alla prova dei fatti, si dimostrano fallimentari. (Applausi del Gruppo L-SP-PSd'Az).
Ministro "Sisifo", l'avevamo avvertita che la retroattività dello spazzacorrotti non avrebbe mai potuto superare il vaglio della Consulta? Certo che l'avevamo avvertita. Ma lei non ci ha è ascoltato. E com'è finita? La Consulta ha annullato la retroattività della norma. (Applausi del Gruppo L-SP-PSd'Az).
Ministro, l'avevamo avvertita che l'abolizione della prescrizione sarebbe stata una bomba sui processi? Certo che l'avevamo avvertita. Anche in questo caso, lei non ha ascoltato né noi, né gli avvocati, né gran parte dei magistrati e nemmeno tutte le componenti della sua maggioranza, tanto da far ballare il Governo e rischiare pure la sfiducia.
Ministro, non si è ancora stancato di vedere rotolare a valle la pietra che, ostinatamente, cerca di spingere sulla cima della montagna? (Applausi del Gruppo L-SP-PSd'Az). Non ascolti me. Non ascolti nemmeno la Lega. Non ascolti nemmeno gli avvocati, che, peraltro, lei aveva apostrofato come azzeccagarbugli. Ascolti chi si occupa di intercettazioni. Ascolti, soprattutto, i procuratori della Repubblica, signor Ministro. E ritiri, ritirate, questo provvedimento. Fate ancora in tempo. Siete ancora in tempo.
Esso è errato sin dalle sue premesse, laddove si propone la conversione in legge di modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni. Non la Lega, non gli avvocati, non le società, ma le stesse procure ammettono che non c'è urgenza alcuna. (Applausi del Gruppo L-SP-PSd'Az). Perché? Perché non ci sono le strutture. Non ci sono il personale e le tecnologie a disposizione. Signor Ministro, serve tempo. E questo tempo serve ed è necessario per le garanzie, non per gli artifizi, e durante questo periodo si può anche ragionare e migliorare un dispositivo ispirato più dal furore ideologico che dal confronto con la realtà.
Allora sì, Ministro, di dubbi questo decreto ne solleva più di uno. Al di là del metodo e dei tempi, c'è anche una questione sostanziale. Mi dispiace smentirla, ma come ci sono colpevoli che la fanno franca, ci sono innocenti che vanno in galera. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). E se non garantiamo al 200 per cento l'integrità della genuinità degli archivi e delle trasmissioni dei dati, ce ne saranno sempre di più di innocenti che vanno in galera; conferimenti dei dati, che gli stessi operatori hanno definito e definiscono difficoltosi. Non ho dubbi, signor Ministro e cari colleghi, che si conosca la storia di Angelo Massaro. Il signor Massaro ha trascorso ventuno anni in galera da innocente; ventuno anni dopo essere stato condannato per omicidio e occultamento di cadavere. E sapete perché? La colpa è di una intercettazione trascritta male. «Sto trasportando nu muers», Massaro aveva detto al telefono alla moglie. Questo significa: «questo accidenti di cosa», «questo peso», in dialetto pugliese. Sto trasportando un morto, ha capito qualcun altro. E per questo Massaro ha dovuto aspettare la revisione del processo per essere scagionato. Era un bobcat quello che trasportava, non un morto.
Ministro, colleghi, con questa riforma si pone praticamente tutto il Paese sotto l'obiettivo del grande fratello digitale. Che garanzie hanno i cittadini? Che sicurezza hanno i cittadini italiani che nu muers non diventi ancora un morto? Quali certezze hanno i cittadini nell'epoca dei deepfake che gli stessi sistemi siano pronti e possano essere garantiti per tutti? Nessuna. Nessuna garanzia, Ministro.
Per questo chiedo a tutti voi di fermarvi; se non volete, non ascoltate la Lega, non ascoltate gli avvocati e le società del settore che sono state audite; non ascoltate nemmeno le procure. Ascoltate la voce di Sisifo che sulla cima della montagna grida di fermare la caduta della pietra, che spazza via non i corrotti, ma le garanzie degli italiani. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni.).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.
MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, Governo, mentre continuano i giustissimi complimenti al Presidente della Commissione giustizia per il suo intervento, credo sia il caso di ricordare in prima battuta un fatto: le parole «riforma della giustizia», «velocità del processo» e «riforma del processo penale» appartengono a un terminologia che troviamo nei discorsi e nella propaganda. Poi, di fatto, quando l'argomento è stato affrontato, si è approfondito per un pezzettino il tema delle intercettazioni e lo si è fatto nella maniera che abbiamo visto in questi giorni: in modo convulso, con riunioni infinite su parti che alla fine non sono neanche determinanti dell'intero provvedimento. Ciò significa - secondo me - che la giustizia non ha quell'attenzione reale che dovrebbe avere nel programma e nell'attività del Governo.
Vorrei però incentrare l'intervento, perché deve rimanerne almeno traccia nei lavori di questa Assemblea, sulle persone che subiranno le conseguenze di una normativa che reputo decisamente raffazzonata.
Il decreto-legge al nostro esame estende una serie di possibilità di intercettazione tecnologica a coloro che esercitano un pubblico servizio. Parliamo degli addetti alla riscossione delle tasse automobilistiche, dei bidelli, dei portalettere, dei farmacisti, dei cappellani militari, degli impiegati degli enti pubblici. Tutte queste persone potranno essere assoggettate al captatore informatico; non il colletto bianco, ma queste persone, che possono avere qualcosa nel telefono che fa gli screenshot delle chat ogni tre minuti, che recupera le foto, i file, le conversazioni, recupera e fa i video.
MIRABELLI (PD). Ma dove è scritto? Non so se avete letto il testo...
MODENA (FIBP-UDC). Recupera quindi tutto quello che è all'interno del telefono. I cittadini devono saperlo perché, quando gli stessi magistrati ci dicono che è uno strumento altamente invasivo e le procure non sono ancora oggi attrezzate per la gestione dei dati, dobbiamo renderci conto che occorre spiegare fuori di qui che non si tratta solo di un problema di Cassazione, di interpretazione, di lotta alla mafia, oppure alla delinquenza in genere: qui entriamo in un altro mondo e vi entriamo per decreto-legge.
Siamo poi in un contesto in cui - come giustamente ha ricordato il capogruppo in Commissione giustizia, senatore Caliendo - le difese e la tutela delle garanzie non esistono, perché si sarebbe potuto lavorare molto meglio sul concetto dell'udienza stralcio, ovvero un'udienza in cui un giudice e le parti decidono cosa è utilizzabile e cosa non lo è. E, soprattutto, non si comprende che si va a creare una giustizia per ricchi. Quando sono pochi i giorni in cui un avvocato può ascoltare e verificare tutto ciò che registra un captatore informatico, significa che si può difendere solo chi ha i soldi per pagare uno studio attrezzato; chi non ha una lira può tranquillamente dimenticare il diritto alla difesa o il controllo delle trascrizioni, come in precedenza ha giustamente ricordato il senatore Ostellari.
Quindi, il provvedimento in esame non dà una risposta di giustizia e mette in crisi le procure - come hanno detto gli stessi magistrati e credo l'abbia detto anche il CSM nel suo parere - per cui una proroga non è poi niente di straordinario. Esso è invasivo nei confronti non dei cosiddetti colletti bianchi, che non vanno mai in galera, ma delle persone comuni - ricordo, ad esempio, i bidelli - e non dà una risposta all'esigenza di una giustizia uguale per tutti e giustizia accessibile a tutti, ma garantisce solamente chi se lo può permettere.
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 21,22)
(Segue MODENA). Si fanno qui delle battaglie epiche, perché solo i ricchi - ad esempio - possono evitare i processi attraverso la prescrizione. Scusate, ma allora con questa roba cosa si fa? Si consente solo a chi ha il denaro di difendersi da strumenti così invasivi.
C'è poi il problema della raccolta dei dati. Tutto il materiale finisce nelle stanze digitali, che si chiamano cloud. I procuratori hanno anche detto in modo chiaro e tondo che le intercettazioni di fatto non vengono mai distrutte e il principio per cui sono distrutte è disatteso. Non sappiamo cosa può avvenire ed è una preoccupazione non solo nostra, ma in primo luogo della magistratura e delle procure, che sono responsabili di questi dati. La proroga di due mesi può risolvere questo tipo di problemi? No, è un pannicello caldo.
Sarebbe sicuramente servita attenzione nei confronti degli emendamenti presentati e a tal proposito ne voglio ricordare solo uno, che è stato bocciato, in cui si prevedeva, per ciò che riguarda il tempo, quantomeno la possibilità di disporre di decreti attuativi da parte del Ministero. Colleghi, andrete ad approvare un decreto-legge che prevede, in fondo, una serie di decreti attuativi, per i quali non è previsto neanche un termine, e ciò sicuramente creerà problemi agli avvocati, ai procuratori, agli imputati e al sistema della giustizia, che dichiaratamente non ha i mezzi e i locali necessari e gli strumenti informatici per far fronte a questo tipo di "innovazione".
Il Governo si sarebbe almeno potuto mettere una mano sulla coscienza, quantomeno prevedendo di realizzare prima i decreti attuativi, più che fare una proroga di due mesi, a costo zero. Si fa una proroga di due mesi, ma non si capisce bene con quali soldi e con quali strutture possiamo mettere gli uffici giudiziari nelle condizioni di operare.
In conclusione vorrei dire due cose.
È stato chiesto un maggiore ascolto. La vicenda del provvedimento spazzacorrotti è già stata citata per cui non ci torno, ma quando l'opposizione dice con forza alcune cose non lo fa sempre e solo strumentalmente. Lo fa perché avvengono i fatti, e il dato più irrilevante - a mio avviso - è che qui non dobbiamo occuparci di giustizia - e lo stiamo facendo - perché ci sono i problemi, le leggi ad personam, perché c'è Berlusconi al Governo, o che so io. No: la giustizia è un problema serio di questo Paese; il modo in cui lo state adesso affrontando dimostra che è sempre stato strumentale ritenere che Forza Italia avesse un suo problema specifico, per cui la giustizia sembrava legata esclusivamente alle vicende di alcuni personaggi politici. In realtà, la giustizia è e rimane un problema, che viene affrontato e risolto - anche in questa sede - male. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).
Quindi, lo schermo che si solleva dicendo che oggi ci occupiamo di giustizia perché prima se ne parlava solo perché c'era il problema di Berlusconi è una falsità. Di giustizia dobbiamo occuparci, ma non nel modo in cui oggi ce lo propone il Governo, tantomeno le forze di maggioranza. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà.
PELLEGRINI Marco (M5S). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, membri del Governo, stiamo discutendo della conversione del decreto-legge n. 161 del 2019 che interviene in materia di intercettazioni e modifica in maniera significativa, migliorandolo, il contenuto della riforma Orlando di cui al decreto legislativo n. 216 del 2017.
Trattiamo di temi estremamente delicati in cui si ravvisano legittimi interessi che possono apparire contrapposti: da un lato, c'è l'esigenza di perseguire con efficacia reati gravi, che destano allarme sociale e turbano la convivenza civile e democratica; dall'altro, c'è la necessità dei cittadini di conoscere il contenuto di atti giudiziari o intercettazioni che hanno rilevanza per la vita politica, economica e pubblica in senso lato e per l'onorabilità di chi ha posizioni di rilievo nell'organizzazione dello Stato. Infine, c'è il diritto alla privacy, il diritto a non essere esposti e sottoposti alla gogna mediatica per fatti non rilevanti dal punto di vista penale o addirittura appartenenti esclusivamente alla sfera privata del cittadino sottoposto a indagine e a intercettazioni. In poche parole, lo Stato deve poter perseguire chi si macchia di gravi reati, conservando però tutte le garanzie costituzionali, e al contempo non deve esserci bavaglio alla libera informazione e, infine, non deve esserci gogna mediatica - come dicevo - fine a se stessa.
In questi anni il legislatore ha cercato di contemperare tali necessità - non sempre riuscendoci, per la verità - ma il decreto-legge che stiamo convertendo in legge ha proprio l'obiettivo e l'ambizione di arrivare a un bilanciamento delle diverse esigenze cui ho appena fatto cenno, nonché quello di migliorare e razionalizzare l'esecuzione delle attività di intercettazione, di tutelare ancor meglio le possibilità di difesa del cittadino e di salvaguardarne la privacy, senza con questo inficiare l'esigenza generale di giustizia e la possibilità di svolgere indagini e acquisire notizie utili per il contrasto a categorie di reati che destano grande allarme sociale.
Prima di passare davvero velocemente all'esame dei tratti salienti del provvedimento, vorrei fare una puntualizzazione in merito a una questione, venuta fuori pochi minuti fa, sulla pedopornografia. Vista la delicatezza del tema, lo farò con i toni più appropriati e bassi possibili. Vorrei soltanto dire che non c'è alcuna distrazione da parte di questa maggioranza sul tema, perché già oggi per i reati di cui agli articoli 600-bis (prostituzione minorile) e 600-ter del codice penale (produzione di materiale pedopornografico e reclutamento e induzione dei minori) è possibile utilizzare le intercettazioni perché la pena prevista è superiore ai sei anni. Se vogliamo, in quanto legislatori, rendere ancora più dure le pene per questo tipo di reati, noi del MoVimento 5 Stelle siamo assolutamente disponibili, e quindi facciamolo pure. (Applausi dal Gruppo M5S).
PILLON (L-SP-PSd'Az). Dovevate votare il nostro emendamento!
PELLEGRINI Marco (M5S). Ciò premesso, questo provvedimento sposta innanzi tutto il termine di entrata in vigore del decreto legislativo n. 216 del 2017 al 1° marzo 2020 e, in virtù di tale proroga, troverà applicazione solo per i procedimenti penali iscritti a partire da tale data.
Questo differimento ha consentito e consentirà di completare le necessarie misure organizzative e operative, di predisporre al meglio il materiale informatico da utilizzare e inoltre d'innalzare quanto più possibile il livello di sicurezza di tutta questa nuova architettura.
Ora, vista l'esigenza di velocizzare il mio intervento, ne salterei tutta una parte, chiedendo alla Presidenza l'autorizzazione di lasciarlo agli atti.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
PELLEGRINI Marco (M5S). Vorrei parlare però di una questione che è stata molto dibattuta in questi ultimi giorni, e per la verità nelle ultime ore, ossia la possibilità che le intercettazioni possano essere utilizzate in procedimenti diversi e per reati diversi da quelli per i quali erano state disposte inizialmente, purché siano rilevanti e indispensabili per l'accertamento di reati per i quali sia previsto l'arresto in flagranza e per i delitti di cui all'articolo 266, primo comma, del codice di procedura penale, e cioè per reati gravi. Non stiamo parlando di caramelle o di un bidello, ma di delitti non colposi, per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni; oppure delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni; delitti concernenti sostanze stupefacenti e psicotrope; delitti concernenti armi e sostanze esplosive; delitti di contrabbando e così via. Non li leggo tutti, ma ci siamo capiti. Stiamo quindi parlando di reati gravi, che creano allarme sociale.
Questa possibilità di utilizzo - a nostro parere - è una norma di puro buonsenso, perché semplifica le procedure, ottimizza il lavoro degli uffici giudiziari, non impone duplicazioni di atti e inoltre produce un risparmio di tempo e risorse umane ed economiche e soprattutto non disperde - questa è la cosa più importante - notizie rilevanti per accertare e perseguire reati gravi.
Ciò detto, salto ancora una parte dell'intervento che avevo preparato, perché l'ora è tarda, e concludo: quest'intervento normativo si fonda sui pilastri dell'esigenza di giustizia e di utilizzo delle intercettazioni nel contrasto di reati che - come dicevo prima - destano particolare allarme sociale. Si fonda altresì sui pilastri della segretezza e della tutela della privacy, dell'incentivazione della digitalizzazione della macchina delle intercettazioni e della regolamentazione delle modalità di accesso e di sicurezza. A questo ultimo proposito, si demanda poi a un decreto del Ministero della giustizia la definizione dei requisiti tecnici dei cosiddetti trojan, che dovranno poi essere caratterizzati ovviamente da sicurezza, inviolabilità e affidabilità.
Noi del MoVimento 5 Stelle siamo certi con questo provvedimento di aver dato un contributo significativo al bilanciamento tra le esigenze di giustizia e quelle di garanzia e dei diritti dei cittadini e, d'altro canto, di aver snellito e razionalizzato le procedure. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo.
D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli senatori, il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3-ter, del Regolamento del Senato... (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi.
D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento. Il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3-ter, del Regolamento del Senato, il testo dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame (Commenti e applausi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az), che recepisce integralmente le proposte emendative approvate dalla Commissione, sul quale, previa autorizzazione del Consiglio dei ministri, intende porre la questione di fiducia.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto che l'emendamento recepisce integralmente le modifiche approvate dalla Commissione.
Conformemente alla prassi, trasmetto il testo dell'emendamento alla 5a Commissione permanente, perché, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e nel rispetto delle prerogative costituzionali del Governo, informi l'Assemblea circa i profili di copertura finanziaria.
D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento. A nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 1659, di conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161.
PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari per organizzare il dibattito sulla questione di fiducia.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 21,36, è ripresa alle ore 22,02).
Sui lavori del Senato
Organizzazione della discussione della questione di fiducia
Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione della discussione sulla questione di fiducia sull'emendamento interamente sostitutivo del decreto-legge intercettazioni.
La discussione, per la quale è stata ripartita un'ora in base a specifiche richieste dei Gruppi, avrà luogo a partire dalle ore 9,30 di domani. Seguiranno le dichiarazioni di voto finale e la chiama, orientativamente intorno alle ore 12.
La 5a Commissione permanente è sin d'ora autorizzata a riunirsi per esaminare il testo dell'emendamento del Governo.
L'ordine del giorno della seduta di domani prevede inoltre la discussione dalla sede redigente del disegno di legge sul trasferimento al patrimonio disponibile di aree demaniali nel Comune di Chioggia, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.
Resta infine confermato, alle ore 15, il question time.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 20 febbraio 2020
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 20 febbraio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 22,03).
Allegato A
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO STRAORDINARIO DEL 20 FEBBRAIO 2020
PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 E 10
(6-00092) (n. 1) (19 febbraio 2020)
Pittella, Lorefice, Ginetti, De Petris, Unterberger.
Approvata
Il Senato,
in occasione della riunione straordinaria del Consiglio europeo che avrà luogo a Bruxelles il 20 febbraio prossimo venturo in cui i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri si riuniranno con l'intento di raggiungere un accordo finale sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 e ascoltate le comunicazioni del Presidente del Consiglio,
premesso che:
dopo l'insediamento della Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen e l'inizio del mandato del nuovo presidente del Consiglio europeo Charles Michel i negoziati sulla definizione del Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 sono a una fase decisiva;
a seguito degli incontri bilaterali che il presidente Michel ha tenuto nelle scorse settimane, l'obiettivo è quello di giungere al Consiglio europeo straordinario del prossimo 20 febbraio con uno schema negoziale su cui trovare un compromesso definitivo e superare le divergenze tra gruppi di Stati, tra chi vorrebbe un bilancio europeo più ambizioso e adeguato alle grandi sfide, che l'Unione europea dovrà affrontare da qui al 2027, e chi punta a una contrazione delle previsioni di spesa e a consistenti tagli sulle voci di bilancio;
la prossima riunione del Consiglio europeo è, pertanto, un passaggio fondamentale per la definizione del QFP 2021-2027, che per essere adottato necessita, ai sensi dell'articolo 312 del TFUE, dell'approvazione all'unanimità da parte degli Stati membri e del consenso del Parlamento europeo. Il mancato raggiungimento di un'intesa comporterebbe ritardi molto seri nella programmazione e nella spesa delle risorse in bilancio nei prossimi sette anni;
il pacchetto negoziale elaborato nel mese di dicembre 2019 dalla Presidenza di turno finlandese prevedeva una previsione di spesa dell'1,07 per cento del reddito nazionale lordo (RNL) dei 27 Stati membri (a fronte dell'1,11 per cento della proposta iniziale della Commissione europea e dell'1,3 per cento richiesto dal Parlamento Europeo), in termini assoluti pari a 1.087 miliardi di euro a prezzi 2018, nell'arco del settennato. In un'ottica europea, l'Italia ha considerato questa proposta insufficiente, non in grado di dotare l'Unione europea degli strumenti idonei a portare a termine i suoi nuovi obiettivi dalla lotta ai cambiamenti climatici, all'innovazione digitale, alla gestione delle frontiere e della sicurezza, a fronte anche del recesso del Regno Unito e della necessità di trovare un accordo sulla definizione di nuove risorse proprie europee.
considerato che:
nei Consigli europei del 17-18 ottobre e 12-13 dicembre 2019, il Governo ha tenuto una linea negoziale in riferimento alla definizione del QFP coerente con le risoluzioni (6-00076) n. 1 e (6-00087) n. 2 approvate dal Senato e le risoluzioni n. 6-00088 e n. 6-00091 approvate della Camera dei deputati, a seguito delle comunicazioni del Presidente del Consiglio;
nella fase finale del negoziato permangono ancora alcune linee guida della posizione negoziale italiana da sostenere, tra cui la chiara definizione delle nuove risorse proprie dell'Unione con il mantenimento della risorsa IVA, la cui eventuale abolizione potrebbe far aumentare il contributo italiano, il prosieguo dei negoziati per l'introduzione della Common Consolidated Corporate Tax Base (CCCTB) e l'introduzione di un "pacchetto di risorse verdi" che affianchi al contributo nazionale basato sui rifiuti da imballaggi di plastica non riciclati, anche delle entrate provenienti dal sistema di scambio di quote di emissioni (ETS);
nonostante la recente proposta presentata del presidente Michel faccia registrare qualche leggero passo in avanti rispetto al precedente quadro negoziale della presidenza finlandese, questa tuttavia non appare ancora adeguata rispetto alle ambizioni dell'Europa sulle nuove sfide a livello mondiale, così come definite dall'agenda strategica dei leader e dal programma della Presidente della Commissione europea;
sul lato delle entrate, resta fondamentale la modernizzazione delle modalità in cui l'Unione europea finanzia il proprio bilancio, in primis attraverso l'introduzione di nuove risorse proprie, con l'obiettivo non solo di allentare la dipendenza del quadro finanziario dai contributi degli Stati membri, ma anche di contribuire a promuovere adeguatamente tutte le priorità politiche dell'Unione;
il 24 luglio 2019, la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento concernente un quadro di governance per lo strumento di bilancio per la convergenza e la competitività della zona euro (BICC), volto a finanziare riforme strutturali e investimenti pubblici, e che farebbe parte del futuro bilancio dell'Unione 2021-2027;
peraltro, nel corso del negoziato, sono state presentate proposte di istituzione di strumenti volti a sostenere la nuova strategia di investimenti per un'Europa sostenibile, alcuni dei quali intervengono sul prossimo quadro finanziario pluriennale. Tra quelli non previsti nella proposta originaria, si rileva segnatamente il Just Transition Fund, con una dotazione finanziaria propria nel bilancio UE di 7,5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027;
nel programma presentato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si delinea un Green Deal europeo con azioni concrete in materia di cambiamenti climatici che possano portare a traguardi ambiziosi e giungere a metà secolo a un'Unione europea climaticamente neutrale, con una nuova politica industriale di transizione ecologica, un'economica circolare compiuta, cominciando questo percorso nel prossimo bilancio pluriennale fissando gli obiettivi di spesa per il conseguimento degli obiettivi climatici ambiziosi (almeno al 25 per cento);
l'Italia sostiene l'intenzione della Commissione europea di disegnare un sistema finalizzato a proporre incentivi, misure fiscali e regolatorie per favorire la 'transizione verde'. Sotto la guida della Commissione europea, si prevede la messa a punto di un piano di investimenti pubblici e privati. Questo piano dovrebbe articolarsi su tre principali progetti: il programma 'InvestEU' dedicato all'innovazione e un piano di investimenti per un'Europa sostenibile, il piano di investimenti per un'Europa sostenibile (JTF - Just Transition Fund) e strumenti di investimento BEI (Banca europea degli investimenti). Nonostante la pluralità di strumenti previsti (i fondi europei, l'azione della Banca europea degli investimenti, l'effetto leva sul settore privato), le risorse indicate nel Piano appaiono poco ambiziose;
con il recesso del Regno Unito deve trovare soluzione la questione relativa al cosiddetto "rebate", il meccanismo di correzione del bilancio che rimborsa a determinati Stati membri la differenza tra il contributo al bilancio UE e le entrate ottenute. L'Italia (insieme alla Francia unico Paese contributore netto a non beneficiare del rebate) ne ha chiesto la cancellazione, se non immediata, per lo meno una progressiva sua dismissione (phasing out) per arrivare all'abolizione nel settennato post 2027;
per quanto concerne la Politica agricola comune (PAC), nonostante l'ultima proposta di stanziamento di risorse, pari a 329,3 miliardi di euro per i prossimi 7 anni, corrispondenti ad una percentuale del 30 per cento del QFP 2021-2027, in aumento rispetto all'iniziale 29 per cento proposto dalla Commissione europea, rimangono da risolvere alcune problematiche che rischiano di svantaggiare il comparto agricolo del nostro Paese. Risulta, in particolare, problematico a livello nazionale il mantenimento del processo di convergenza esterna, che punta ad assegnare a tutti gli agricoltori lo stesso importo di pagamenti per ettaro, indipendentemente da fattori chiave, quali i costi di produzione, l'intensità degli investimenti effettuati, il valore aggiunto della produzione e la sua efficienza, il reddito medio nel settore rispetto al resto dell'economia, la produttività o le questioni climatiche e altro. Metodo iniquo e privo di giustificazione, sia sotto il profilo economico che dal punto di vista sociale e che potrebbe penalizzare il comparto agricolo italiano fino ad addirittura sette miliardi nel prossimo settennato ove il processo venisse completato;
occorre ribadire, in linea con il lavoro già svolto dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea sul tema, l'opportunità di valutare l'utilizzo di penalizzazioni nei trasferimenti quali strumenti di disincentivo rispetto alle scelte politiche degli Stati che rifiutano la cooperazione in materia migratoria nonché sanzionare le violazioni accertate degli Stati membri dei principi fondamentali quali il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani;
le politiche di genere e per la parità uomo/donna non rappresentano unicamente uno strumento per la promozione dei diritti delle donne, ma costituiscono una opportunità di sviluppo economico-occupazionale. Rafforzare l'utilizzo degli strumenti finanziari europei a favore delle politiche di genere è dunque un tassello fondamentale per l'incremento e la crescita delle politiche economiche europee;
preoccupano le proposte sull'indice di prosperità relativa che si traducono in una penalizzazione del nostro Paese nonostante l'impoverimento subito in questi anni;
necessitano tra l'altro di una revisione i tagli previsti all'ultimo schema negoziale che prevedono risparmi eccessivi in settore strategici dalla difesa, al settore aerospaziale, nonché la digitalizzazione e la previsione di livelli adeguati di spesa per le politiche migratorie, scongiurando le riduzioni prospettate per il nuovo strumento di cooperazione internazionale NDICI (Neighbourhood, development and international cooperation instrument),
impegna, quindi, il Governo:
1. a lavorare affinché nel Consiglio europeo straordinario del prossimo 20 febbraio possa giungersi al raggiungimento di un'intesa finale sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, per evitare ulteriori ritardi che potrebbero avere gravi ricadute sulla programmazione, sull'avvio dei prossimi programmi di spesa e sull'efficiente impiego delle risorse, tenendo comunque presente l'esigenza di definire un QFP ambizioso e capace di sostenere finanziariamente, in modo adeguato, l'Agenda strategica europea, concordata per il ciclo istituzionale appena avviato;
2. a proseguire nell'azione negoziale in modo da arrivare a una definizione del bilancio europeo che sia all'altezza delle sfide future dell'UE, che preveda adeguate risorse per le politiche tradizionali dell'Unione - quali la politica di coesione economica e sociale e la politica agricola comune - e che disponga livelli di finanziamento efficaci per le nuove politiche ritenute prioritarie per l'Italia nell'ambito della programmazione economica e strategica dell'Unione europea quali gli investimenti per la crescita e la competitività, un'agricoltura moderna e sostenibile, il Green Deal - per il quale appare necessario individuare ulteriori risorse aggiuntive rispetto a quelle che saranno rese disponibili con il QFP -, la ricerca, l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, la sicurezza nonché a gestione dei fenomeni migratori e della politica di vicinato, realizzando un partenariato più solido con i Paesi di origine e transito dei flussi;
3. a porre la massima attenzione ai criteri di assegnazione e impiego delle risorse del Just Transition Fund affinché corrispondano alle aspettative italiane in termini di sviluppo economico, incremento occupazionale nonché impatto sociale e ambientale, anche in relazione al contributo netto nazionale;
4. a sostenere la possibilità di ampliare i margini di flessibilità consentita agli Stati membri, ai fini del computo dei parametri utili al pareggio di bilancio, limitatamente agli investimenti ricompresi nel campo del Green Deal;
5. a ribadire l'esigenza di utilizzare le penalizzazioni nei trasferimenti quali sanzioni effettive nei confronti delle violazioni dei principi fondamentali dell'Unione europea da parte degli Stati membri;
6. a promuovere, nell'ambito del negoziato, le politiche di genere quale parametro per la distribuzione dei fondi europei;
7. sul fronte delle entrate, a delineare un pacchetto di risorse proprie dell'UE che, oltre al mantenimento della risorsa IVA, preveda anche l'introduzione della border carbon tax e imposte sulle importazioni di beni e servizi finalizzate a contrastare il dumping ambientale e sociale, l'introduzione di "risorse verdi", una incisiva web tax e la prosecuzione dei negoziati per l'introduzione della Common Consolidated Corporate Tax Base (CCCTB), risorsa chiave per l'armonizzazione dei sistemi di tassazione delle multinazionali tra i vari Stati membri dell'Unione europea;
8. ad avviare un processo di superamento del meccanismo di correzione del bilancio, unitamente all'eliminazione della convergenza esterna dei pagamenti diretti agli agricoltori, richiedendo altresì a questo riguardo una adeguata compensazione per la penalizzazione già subita nell'attuale ciclo di programmazione, nonché una correzione del livello dell'indice di prosperità relativa applicabile alla politica di coesione e continuare a ribadire in sede europea l'importanza di nuovi strumenti di bilancio, quali il BICC e adoperandosi affinché riprenda la riflessione sull'introduzione di strumenti di stabilizzazione economica della zona euro come la funzione europea di stabilizzazione degli investimenti e agli altri programmi analoghi proposti dalla Commissione europea che per essere efficaci devono poter fare affidamento su risorse adeguate;
9. a promuovere ogni azione negoziale finalizzata a garantire che il bilancio sia sufficientemente flessibile, così da poter essere efficacemente impiegato sia per destinare le risorse alle necessità effettive delle diverse aree del Paese, in particolare per investimenti infrastrutturali e connettività, sia per situazioni di emergenza (disoccupazione giovanile, disastri naturali, crisi migratorie, emergenze sanitarie), nonché che nel nuovo QFP sia affermato un sistema equilibrato di condizionalità, legato alle politiche di solidarietà europea e al rispetto dei valori e dei principi democratici fondanti lo Stato di diritto nell'Unione, superando qualsiasi ipotesi di introduzione di nuove condizionalità macroeconomiche;
10. a ribadire che la proposta del presidente Michel sul bilancio UE, nonostante qualche leggero passo avanti rispetto al quadro negoziale della presidenza finlandese, non appare ancora adeguata rispetto alle ambizioni dell'Europa sulle nuove sfide a livello mondiale.
(6-00093) (n. 2) (19 febbraio 2020)
Ciriani, Rauti, Fazzolari, Balboni, Bertacco, Calandrini, de Bertoldi, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.
V. testo 2
Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio,
premesso che:
durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo del 20 febbraio 2020 si discuterà sul futuro del prossimo Quadro finanziario pluriennale ("QFP"), da cui dipenderà la portata dei fondi per la maggior parte dei programmi e politiche europee per il periodo 2021-2027;
obiettivo dell'incontro sarà quello di cercare di raggiungere una proposta generale condivisa sull'ammontare del bilancio e dell'assegnazione delle risorse alle rispettive politiche dell'Unione;
il bilancio a lungo termine dell'UE fornisce un quadro stabile per l'esecuzione del bilancio annuale dell'UE e traduce in termini finanziari le priorità politiche dell'UE per un periodo di sette anni, fissando gli importi massimi annui della spesa dell'UE per le principali categorie di spesa;
le proposte prevedono, tra l'altro, una nuova ripartizione delle risorse, una serie di innovazioni al fine di accrescere la flessibilità del QFP e prefigurano sensibili modifiche per quanto concerne le fonti attraverso le quali viene alimentato il bilancio dell'UE;
l'uscita del Regno Unito richiederà maggiori sforzi finanziari ai restanti Stati membri, visto che - secondo stime della Commissione europea - essa comporterà una riduzione nel bilancio annuale dell'UE tra i 10 e i 12 miliardi di euro annui, corrispondente a circa il 10 per cento del bilancio annuale europeo;
ogni discussione sul bilancio non può prescindere dalla revisione dei parametri europei di stabilità, risultando necessario rivedere le politiche stringenti e spesso illogiche del Patto di stabilità e in particolare prevedendo lo scorporo delle spese per investimento dal calcolo del rapporto deficit-PIL;
considerato che
accanto alle politiche tradizionali dell'UE (politica di coesione e politica agricola comune, che assorbono circa il 70 per cento dell'attuale QFP) sono emerse una serie di nuove priorità che necessitano per il futuro di maggiori risorse (gestione del fenomeno migratorio, sfide per la sicurezza interna ed esterna dell'UE, rafforzamento della cooperazione tra Stati membri in materia di difesa);
a tal fine viene proposta una riorganizzazione della struttura del QFP, con il passaggio da 5 a 7 rubriche principali di spesa maggiormente collegate, a parere della Commissione, alle priorità politiche dell'Unione;
mentre si ritiene siano condivisibili gli aumenti di fondi proposti per gli investimenti nei settori della ricerca, dell'innovazione, del capitale umano, del digitale, della mobilità e della formazione giovanili nonchè la creazione di una nuova rubrica dedicata alle migrazioni e alla gestione delle frontiere, risulta del tutto inaccettabile l'assenza totale tra le rubriche di una relativa alle politiche di sostegno della natalità e alle misure necessarie a contrastare il cosiddetto "inverno demografico" che sta investendo l'Europa ormai da diversi anni;
altrettanto inaccettabili sono le prospettate riduzioni dei finanziamenti complessivi a favore della Politica agricola comune (PAC) e della politica di coesione;
i tagli previsti destano preoccupazioni non solo per il bilancio della PAC in generale, ma anche che dello sviluppo rurale in particolare; solo quelli per l'Italia ammonterebbero tra i 3 e i 4,7 miliardi di euro (rispetto alla PAC 2014-2020) e colpirebbero soprattutto le aziende di maggiore dimensione;
con riferimento, poi, al processo di convergenza esterna, fortemente penalizzante per l'Italia, gravi sarebbero le distorsioni del mercato derivanti dal meccanismo proposto, che prevede una media astratta, basata solo sul criterio della superficie agricola, e che non tiene conto a sufficienza delle differenze tra produttività e costi di produzione tra i diversi Paesi, ignorando fattori chiave, quali i costi di produzione, il valore aggiunto della produzione, il reddito medio nel settore rispetto al resto dell'economia, la produttività, questioni climatiche;
riguardo, poi, alla politica di coesione, risulta inadeguata e iniqua la riduzione del coefficiente di prosperità relativa per le regioni meno sviluppate nei Paesi a medio reddito (GNI-2), che, ad esempio, crea una situazione paradossale, in base alla quale le regioni italiane meno sviluppate riceverebbero un sostegno inferiore rispetto all'attuale QFP, nonostante il grave impoverimento che ha subito in questi anni il Sud d'Italia (quasi 10 punti percentuali, dal 71,9 per cento al 62,3 per cento del PIL della media UE);
le misure riferite alla condizionalità macroeconomica e a quella legata allo Stato di diritto, appaiono fortemente penalizzanti per gli Stati più bisognosi di riforme strutturali ed investimenti, volte come sono a vincolare l'erogazione dei fondi al rispetto delle regole della governance economica europea, con la conseguente possibilità di sospendere gli impegni o i pagamenti a uno Stato membro nel caso in cui esso non adotti azioni efficaci per correggere un eventuale disavanzo eccessivo o non adempia a un programma di aggiustamento macroeconomico;
nell'ambito del sistema delle risorse proprie (che attualmente si fonda su tre principali categorie di entrate: le cosiddette risorse proprie tradizionali, soprattutto dazi doganali; quella basata sull'imposta sul valore aggiunto e quella basata sul reddito nazionale lordo), sarebbe opportuno introdurre anche altre ipotesi come la FTT e la web tax e mettere fine alle correzioni legate al rebate britannico basate su criteri ormai privi di ragioni sostanziali;
Fratelli d'Italia ritiene che il bilancio europeo debba essere sempre maggiormente finanziato da risorse proprie dell'UE e attingere il meno possibile dalle risorse degli Stati membri;
con riferimento al Green Deal, al fine di rendere concrete le azioni per una transizione verde, appare ingiustificato concentrare la quasi totalità degli sforzi sulla transizione all'elettrico e piuttosto si ritiene necessario sostenere l'utilizzo del gas naturale, come fonte di approvvigionamento energetico pulita ed economica che permette in tempi brevi la conversione e la sostenibilità ambientale di autovetture e impianti (come sostenuto da autorevolissimi esperti del settore tra i quali il fisico e Senatore a vita Carlo Rubbia o del professor Alberto Clò, direttore della rivista "Energia");
la scelta dell'UE di concentrarsi sulla transizione elettrica appare più motivata da calcoli di convenienza di Francia e Germania che non da motivazioni scientifiche, tenuto conto - ad esempio - del recente accordo siglato dai due Paesi per la creazione di un consorzio di produzione di batterie elettriche destinate all'industria automobilistica, per il quale l'UE ha autorizzato il finanziamento pubblico per 3,2 miliardi di euro e nel quale l'Italia non è stata coinvolta;
si ritiene dunque che, tenuto conto che l'Unione europa non potrà da sola con le sue scelte condizionare il fenomeno complessivo dei mutamenti climatici, le risorse del Green Deal europeo dovrebbero essere destinate all'ecoadattamento, al fine di rendere gli insediamenti capaci di resistere alle nuove variazioni ambientali per contrastare in maniera efficace e puntuale i fenomeni di dissesto idrogeologico,
impegna il Governo in sede di Consiglio europeo:
- ad inserire tra le rubriche prioritarie del Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 le politiche a sostegno della famiglia e della natalità, anche al fine di contrastare la crisi demografica in atto con provvedimenti incentivanti strutturali e organici;
- a provvedere, contestualmente all'approvazione del Quadro finanziario pluriennale, alla revisione del Patto di stabilità e crescita introducendo il principio dello scorporo delle spese per investimenti pubblici dal calcolo del rapporto deficit-PIL consentito dai parametri macroeconomici europei;
- a finanziare le rubriche del QFP incrementando le risorse proprie UE al fine di contenere al massimo il reperimento delle risorse presso gli Stati membri, mantenendo la risorsa basata sull'IVA e introducendo nuovi strumenti di finanziamento quali, in particolare, la web tax, la FTT (tassa sulle transazioni finanziarie), le imposte sul mercato unico, gli strumenti antielusione delle grandi aziende e l'antidumping fiscale;
- sempre al fine di incrementare le risorse proprie UE, a promuovere l'introduzione dei cosiddetti «dazi di civiltà», quali la carbon border tax sulle merci extra-UE e, in generale, dazi su prodotti esteri che non rispecchiano gli standard salariali, di sicurezza sul lavoro e di tutela ambientale vigenti in ambito europeo, per evitare un pericoloso dumping sociale e contrastare fenomeni di concorrenza sleale;
- a garantire l'equilibrio complessivo del contributo lordo annuo dell'Italia al bilancio pluriennale europeo 2021-2027 ad un saldo negativo non superiore a -2 miliardi di euro annui, mantenendo il prospettato dimezzamento rispetto all'attuale saldo netto medio annuo che è pari a circa -4 miliardi di euro anche attraverso la cancellazione delle "correzioni" derivanti dal cosiddetto rebate;
- a rivedere i tagli nell'ambito della rubrica riguardante la Politica agricola comune (PAC) e le regole del processo di convergenza esterna, basato sul presupposto illogico che tutti gli agricoltori debbano ricevere lo stesso importo di pagamenti per ettaro, indipendentemente dagli altri fattori chiave (costi di produzione, valore aggiunto della produzione, reddito medio nel settore rispetto al resto dell'economia, produttività, questioni climatiche, eccetera) e che penalizza fortemente l'agricoltura di qualità italiana a vantaggio delle coltivazioni estensive su larga scala;
- a ottenere, con riferimento alle spese, la correzione dell'indice di prosperità relativa per i fondi coesione a favore delle regioni meno sviluppate negli Stati membri di fascia media che adesso penalizza fortemente il Sud d'Italia;
- a stabilire soglie di concentrazione tematica che consentano di destinare le risorse alle vere necessità delle regioni, soprattutto quelle meno sviluppate e a opporsi alla condizionalità macroeconomica;
- a indirizzare le risorse finanziarie destinate alla gestione dei flussi migratori a misure volte a contrastare l'immigrazione illegale di massa nei Paesi dell'UE;
- a ridurre i costi e le spese di funzionamento delle istituzioni europee, anche abolendo l'attuale doppia sede del Parlamento europeo;
- con riferimento al Green Deal europeo, a non aderire all'attuale orientamento franco-tedesco di sostegno esclusivo all'energia elettrica, ma piuttosto a concentrare le risorse disponibili al finanziamento degli investimenti per "l'ecoadattamento" e a privilegiare l'utilizzo del gas naturale come fonte di approvvigionamento energetico pulita ed economica.
(6-00093) (n. 2) (testo 2) (19 febbraio 2020)
Ciriani, Rauti, Fazzolari, Balboni, Bertacco, Calandrini, de Bertoldi, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.
Respinta
Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio,
premesso che:
durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo del 20 febbraio 2020 si discuterà sul futuro del prossimo Quadro finanziario pluriennale ("QFP"), da cui dipenderà la portata dei fondi per la maggior parte dei programmi e politiche europee per il periodo 2021-2027;
obiettivo dell'incontro sarà quello di cercare di raggiungere una proposta generale condivisa sull'ammontare del bilancio e dell'assegnazione delle risorse alle rispettive politiche dell'Unione;
il bilancio a lungo termine dell'UE fornisce un quadro stabile per l'esecuzione del bilancio annuale dell'UE e traduce in termini finanziari le priorità politiche dell'UE per un periodo di sette anni, fissando gli importi massimi annui della spesa dell'UE per le principali categorie di spesa;
le proposte prevedono, tra l'altro, una nuova ripartizione delle risorse, una serie di innovazioni al fine di accrescere la flessibilità del QFP e prefigurano sensibili modifiche per quanto concerne le fonti attraverso le quali viene alimentato il bilancio dell'UE;
l'uscita del Regno Unito richiederà maggiori sforzi finanziari ai restanti Stati membri, visto che - secondo stime della Commissione europea - essa comporterà una riduzione nel bilancio annuale dell'UE tra i 10 e i 12 miliardi di euro annui, corrispondente a circa il 10 per cento del bilancio annuale europeo;
ogni discussione sul bilancio non può prescindere dalla revisione dei parametri europei di stabilità, risultando necessario rivedere le politiche stringenti e spesso illogiche del Patto di stabilità e in particolare prevedendo lo scorporo delle spese per investimento dal calcolo del rapporto deficit-PIL;
considerato che
accanto alle politiche tradizionali dell'UE (politica di coesione e politica agricola comune, che assorbono circa il 70 per cento dell'attuale QFP) sono emerse una serie di nuove priorità che necessitano per il futuro di maggiori risorse (gestione del fenomeno migratorio, sfide per la sicurezza interna ed esterna dell'UE, rafforzamento della cooperazione tra Stati membri in materia di difesa);
a tal fine viene proposta una riorganizzazione della struttura del QFP, con il passaggio da 5 a 7 rubriche principali di spesa maggiormente collegate, a parere della Commissione, alle priorità politiche dell'Unione;
mentre si ritiene siano condivisibili gli aumenti di fondi proposti per gli investimenti nei settori della ricerca, dell'innovazione, del capitale umano, del digitale, della mobilità e della formazione giovanili nonchè la creazione di una nuova rubrica dedicata alle migrazioni e alla gestione delle frontiere, risulta del tutto inaccettabile l'assenza totale tra le rubriche di una relativa alle politiche di sostegno della natalità e alle misure necessarie a contrastare il cosiddetto "inverno demografico" che sta investendo l'Europa ormai da diversi anni;
altrettanto inaccettabili sono le prospettate riduzioni dei finanziamenti complessivi a favore della Politica agricola comune (PAC) e della politica di coesione;
i tagli previsti destano preoccupazioni non solo per il bilancio della PAC in generale, ma anche che dello sviluppo rurale in particolare; solo quelli per l'Italia ammonterebbero tra i 3 e i 4,7 miliardi di euro (rispetto alla PAC 2014-2020) e colpirebbero soprattutto le aziende di maggiore dimensione;
con riferimento, poi, al processo di convergenza esterna, fortemente penalizzante per l'Italia, gravi sarebbero le distorsioni del mercato derivanti dal meccanismo proposto, che prevede una media astratta, basata solo sul criterio della superficie agricola, e che non tiene conto a sufficienza delle differenze tra produttività e costi di produzione tra i diversi Paesi, ignorando fattori chiave, quali i costi di produzione, il valore aggiunto della produzione, il reddito medio nel settore rispetto al resto dell'economia, la produttività, questioni climatiche;
riguardo, poi, alla politica di coesione, risulta inadeguata e iniqua la riduzione del coefficiente di prosperità relativa per le regioni meno sviluppate nei Paesi a medio reddito (GNI-2), che, ad esempio, crea una situazione paradossale, in base alla quale le regioni italiane meno sviluppate riceverebbero un sostegno inferiore rispetto all'attuale QFP, nonostante il grave impoverimento che ha subito in questi anni il Sud d'Italia (quasi 10 punti percentuali, dal 71,9 per cento al 62,3 per cento del PIL della media UE);
le misure riferite alla condizionalità macroeconomica e a quella legata allo Stato di diritto, appaiono fortemente penalizzanti per gli Stati più bisognosi di riforme strutturali ed investimenti, volte come sono a vincolare l'erogazione dei fondi al rispetto delle regole della governance economica europea, con la conseguente possibilità di sospendere gli impegni o i pagamenti a uno Stato membro nel caso in cui esso non adotti azioni efficaci per correggere un eventuale disavanzo eccessivo o non adempia a un programma di aggiustamento macroeconomico;
nell'ambito del sistema delle risorse proprie (che attualmente si fonda su tre principali categorie di entrate: le cosiddette risorse proprie tradizionali, soprattutto dazi doganali; quella basata sull'imposta sul valore aggiunto e quella basata sul reddito nazionale lordo), sarebbe opportuno introdurre anche altre ipotesi come la FTT e la web tax e mettere fine alle correzioni legate al rebate britannico basate su criteri ormai privi di ragioni sostanziali;
Fratelli d'Italia ritiene che il bilancio europeo debba essere sempre maggiormente finanziato da risorse proprie dell'UE e attingere il meno possibile dalle risorse degli Stati membri;
con riferimento al Green Deal, al fine di rendere concrete le azioni per una transizione verde, appare ingiustificato concentrare la quasi totalità degli sforzi sulla transizione all'elettrico e piuttosto si ritiene necessario sostenere l'utilizzo del gas naturale, come fonte di approvvigionamento energetico pulita ed economica che permette in tempi brevi la conversione e la sostenibilità ambientale di autovetture e impianti (come sostenuto da autorevolissimi esperti del settore tra i quali il fisico e Senatore a vita Carlo Rubbia o del professor Alberto Clò, direttore della rivista "Energia"); .
la scelta dell'UE di concentrarsi sulla transizione elettrica appare più motivata da calcoli di convenienza di Francia e Germania che non da motivazioni scientifiche, tenuto conto - ad esempio - del recente accordo siglato dai due Paesi per la creazione di un consorzio di produzione di batterie elettriche destinate all'industria automobilistica, per il quale l'UE ha autorizzato il finanziamento pubblico per 3,2 miliardi di euro e nel quale l'Italia non è stata coinvolta;
si ritiene dunque che, tenuto conto che l'Unione europa non potrà da sola con le sue scelte condizionare il fenomeno complessivo dei mutamenti climatici, le risorse del Green Deal europeo dovrebbero essere destinate all'ecoadattamento, al fine di rendere gli insediamenti capaci di resistere alle nuove variazioni ambientali per contrastare in maniera efficace e puntuale i fenomeni di dissesto idrogeologico;
tenuto infine conto che:
il Presidente del Consiglio nelle sue dichiazioni in Aula ha espresso chiaramente le preoccupazioni relative alle proposte avanzate nel corso del negoziato evidenziando come nonostante la proposta che il presidente Michel apporti alcuni "lievi" avanzamenti rispetto al precedente quadro negoziale della presidenza finlandese, ma rimane comunque "inadeguata al raggiungimento degli obiettivi dell'Unione definiti dall'agenda strategica dei leader e dal programma della Presidente della Commissione europea";
queste stesse preoccupazioni erano già state manifestate dal Ministro degli affari europei nel corso della sua audizione presso le compententi Commissioni parlamentari ed è chiara la nostra insoddisfazione riguardo alla proposta negoziale che sarà portata domani al tavolo, all'esito del Consiglio affari generali riunitori in vista del Consiglio europeo,
impegna il Governo in sede di Consiglio europeo:
- ad inserire tra le rubriche prioritarie del Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 le politiche a sostegno della famiglia e della natalità, anche al fine di contrastare la crisi demografica in atto con provvedimenti incentivanti strutturali e organici;
- a provvedere, contestualmente all'approvazione del Quadro finanziario pluriennale, alla revisione del Patto di stabilità e crescita introducendo il principio dello scorporo delle spese per investimenti pubblici dal calcolo del rapporto deficit-PIL consentito dai parametri macroeconomici europei;
- a finanziare le rubriche del QFP incrementando le risorse proprie UE al fine di contenere al massimo il reperimento delle risorse presso gli Stati membri, mantenendo la risorsa basata sull'IVA e introducendo nuovi strumenti di finanziamento quali, in particolare, la web tax, la FTT (tassa sulle transazioni finanziarie), le imposte sul mercato unico, gli strumenti antielusione delle grandi aziende e l'antidumping fiscale;
- sempre al fine di incrementare le risorse proprie UE, a promuovere l'introduzione dei cosiddetti «dazi di civiltà», quali la carbon border tax sulle merci extra-UE e, in generale, dazi su prodotti esteri che non rispecchiano gli standard salariali, di sicurezza sul lavoro e di tutela ambientale vigenti in ambito europeo, per evitare un pericoloso dumping sociale e contrastare fenomeni di concorrenza sleale;
- a garantire l'equilibrio complessivo del contributo lordo annuo dell'Italia al bilancio pluriennale europeo 2021-2027 ad un saldo negativo non superiore a -2 miliardi di euro annui, mantenendo il prospettato dimezzamento rispetto all'attuale saldo netto medio annuo che è pari a circa -4 miliardi di euro anche attraverso la cancellazione delle "correzioni" derivanti dal cosiddetto rebate;
- a rivedere i tagli nell'ambito della rubrica riguardante la Politica agricola comune (PAC) e le regole del processo di convergenza esterna, basato sul presupposto illogico che tutti gli agricoltori debbano ricevere lo stesso importo di pagamenti per ettaro, indipendentemente dagli altri fattori chiave (costi di produzione, valore aggiunto della produzione, reddito medio nel settore rispetto al resto dell'economia, produttività, questioni climatiche, eccetera) e che penalizza fortemente l'agricoltura di qualità italiana a vantaggio delle coltivazioni estensive su larga scala;
- a ottenere, con riferimento alle spese, la correzione dell'indice di prosperità relativa per i fondi coesione a favore delle regioni meno sviluppate negli Stati membri di fascia media che adesso penalizza fortemente il Sud d'Italia;
- a stabilire soglie di concentrazione tematica che consentano di destinare le risorse alle vere necessità delle regioni, soprattutto quelle meno sviluppate e a opporsi alla condizionalità macroeconomica;
- a indirizzare le risorse finanziarie destinate alla gestione dei flussi migratori a misure volte a contrastare l'immigrazione illegale di massa nei Paesi dell'UE;
- a ridurre i costi e le spese di funzionamento delle istituzioni europee, anche abolendo l'attuale doppia sede del Parlamento europeo;
- con riferimento al Green Deal europeo, a non aderire all'attuale orientamento franco-tedesco di sostegno esclusivo all'energia elettrica, ma piuttosto a concentrare le risorse disponibili al finanziamento degli investimenti per "l'ecoadattamento" e a privilegiare l'utilizzo del gas naturale come fonte di approvvigionamento energetico pulita ed economica;
- ad apporre il veto dell'Italia qualora non vengano accolte le indicazioni illustrate dal Presidente del Consiglio e dal Ministro degli affari europei a tutela degli interessi strategici italiani.
(6-00094) (n. 3) (19 febbraio 2020)
Calderoli, Centinaio, Bergesio, Vallardi.
Approvata
Il Senato,
impegna il Governo, in sede di discussione del Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'Unione europea per il periodo 2021-2027, a mettere in atto tutte le misure atte al sostegno del comparto agricolo italiano.
(6-00095) (n. 4) (19 febbraio 2020)
Romeo, Borgonzoni, Candiani, Centinaio, Siri, Stefani, Arrigoni, Barbaro, Bergesio, Borghesi, Simone Bossi, Briziarelli, Bruzzone, Campari, Candura, Cantù, Casolati, Corti, De Vecchis, Faggi, Ferrero, Fregolent, Fusco, Grassi, Iwobi, Lucidi, Lunesu, Marin, Montani, Ostellari, Pazzaglini, Emanuele Pellegrini, Pergreffi, Pianasso, Pillon, Pirovano, Pietro Pisani, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli, Ripamonti, Rivolta, Rufa, Saponara, Saviane, Sbrana, Tosato, Urraro, Vallardi, Vescovi, Zuliani.
Respinta
Il Senato,
premesso che:
la riunione straordinaria del Consiglio europeo del prossimo 20 febbraio prevede all'ordine del giorno la discussione del bilancio a lungo termine dell'Unione europea per il periodo 2021-2027;
nella lettera di convocazione del presidente Charles Michel ai membri del Consiglio europeo viene specificata la necessità di giungere ad un accordo definitivo, in quanto "qualsiasi rinvio" - si legge nella lettera - causerebbe seri problemi pratici e politici, oltre a compromettere la prosecuzione dei programmi e delle politiche attuali nonché la possibilità di avviarne di nuovi", e per tali motivi viene richiesto a tutte le parti di "dar prova di spirito di compromesso";
il Consiglio europeo si colloca all'interno di uno scontro politico che coinvolge il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione, recante differenti visioni sulla capacità del futuro bilancio europeo;
nello specifico la proposta che sarà sottoposta al Consiglio, quella formulata da Michel, vedrà un'allocazione complessiva pari all'1,074 per cento dell'RNL europeo, distaccandosi minimamente dalla precedente proposta presentata dalla presidenza finlandese (1,07 per cento dell'RNL europeo);
il Parlamento europeo, tramite dichiarazioni del presidente Sassoli, ha manifestato la totale insoddisfazione rispetto alla formulazione preposta dal Consiglio, in quanto "lontana dalle reali necessità" dell'Unione europea;
il Parlamento, in una propria risoluzione (2019/2833(RSP)) approvata il 10 ottobre 2019 sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e le risorse proprie, aveva fissato la propria proposta su un'allocazione complessiva pari all'1,3 per cento dell'RNL europeo;
un punto di confronto tra la proposta del Consiglio e la volontà del Parlamento verte sulle cosiddette risorse proprie, cioè l'implementazione di tributi europei;
come stabilito anche all'interno della risoluzione del Parlamento europeo del 14 novembre 2018 sul quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 - posizione del Parlamento in vista di un accordo (COM(2018)0322 - C8-0000/2018 - 2018/0166R(APP)), è evidenziato come il Parlamento richieda una "negoziazione a pacchetto", cioè il Quadro finanziario pluriennale con annessa istituzione di "risorse proprie";
durante il Comitato dei rappresentanti permanenti del 12 febbraio, il capo di Gabinetto di Michel, Francois Roux, ha illustrato, circa le risorse proprie, un "mini-pacchetto" formato da una tassa sulla plastica non riciclata e il rafforzamento del sistema per lo scambio delle quote di emissione ETS, lasciando aperta la possibilità di introdurre ulteriori risorse proprie in corso d'opera;
l'introduzione di nuove risorse proprie dell'Unione europea comporterà una maggiore tassazione delle imprese e un aumento della pressione fiscale sui cittadini;
gli Stati membri sono responsabili delle loro politiche di bilancio e la potestà tributaria rappresenta uno dei pilastri della sovranità degli Stati membri;
nessuna istituzione dell'Unione europea è autorizzata a riscuotere imposte dai contribuenti nazionali;
il Governo italiano, nonostante le palesi intenzioni di istituire una plastic tax europea nell'ultima legge di bilancio nazionale ha proceduto comunque all'introduzione dell'imposta sui manufatti in plastica, ed ora si registra il potenziale rischio di vedere una sovra tassazione per un settore fondamentale per l'economia italiana;
considerato che:
in tema di Politica agricola europea (PAC), la proposta Michel prevede un aumento di 2,5 miliardi relativi al primo pilastro, quello dei pagamenti diretti e misure di mercato, e una diminuzione del secondo pilastro, relativo allo sviluppo rurale, di 7,5 miliardi;
rispetto all'attuale quadro i pagamenti diretti (primo pilastro) pari a 256.747 milioni di euro, subiranno un taglio del 10 per cento, mentre i finanziamenti dello sviluppo rurale, 72.537 milioni di euro si ridurranno del 25 per cento;
nei confronti delle erogazioni relative all'anno in corso, è da mettere in preventivo un taglio di circa 2,7 miliardi, che rischia di minare la competitività di un settore strategico come quello agro-alimentare e di ridurre ulteriormente il saldo netto percepito dal nostro Paese;
viene mantenuto il sistema dei rebate, cioè dei rimborsi accordati ad alcuni Stati membri, in favore di Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Austria;
tale sistema, nonostante la nostra posizione di contribuzione netta, non coinvolge l'Italia, comportando una posizione di svantaggio nei confronti dei Paesi sopracitati;
in tema di Green Deal, la proposta di Michel prevede lo stanziamento di 7,5 miliardi per il finanziamento del Just Transition Fund, una delle principali fonte di finanziamento del Meccanismo per la transizione giusta, primo tassello del cosiddetto European Green Deal;
secondo quanto si apprende al momento, l'impegno finanziario italiano sarà di circa 900 milioni, a fronte di un'assistenza pari ad appena 364 milioni;
sarebbero la Polonia e la Germania, con rispettivamente 2 miliardi e 877 milioni, i Paesi con più aiuti derivanti da tale fondo, a causa della presenza di numerose centrali a carbone e di industrie chimiche, che pongono i due Paesi fra quelli che maggiormente dipendono dai combustibili fossili;
inoltre, stando alle dichiarazioni della nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, agli Stati membri non verrà concesso di scorporare gli investimenti "green" dal calcolo del deficit, come richiesto dalla precedente maggioranza con la risoluzione parlamentare 6-00065, n. 1, del 19 giugno 2019;
i criteri di assegnazione dei fondi relativi al Just Transition Fund riguardano l'intensità di emissioni nocive, l'occupazione nei settori del carbone e della lignite, la produzione di torba o di scisti bituminosi, settori nei quali l'Italia occupa posizioni non rilevanti nell'Unione, al contrario della Germania, che risulta uno dei maggiori produttori rispettivamente di torba e carbone;
nella bozza di programma proposta da Michel, nella rubrica II, vengono definite le modalità operative del Budgetary Instrument for Convergence and Competitiveness (BICC), uno strumento di bilancio destinato a finanziare pacchetti di riforme strutturali e investimenti pubblici, le cui criticità potenziali vengono rappresentate dalla possibile duplicazione dei fondi di coesione, dalla subordinazione dell'erogazione all'istituto della condizionalità, e dalla mancanza della funzione di stabilizzazione, che poteva invece essere l'univo valore aggiunto;
valutato che:
la nuova Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, concentrava le proprie principali proposte della nuova agenda politica europea intorno alle tematiche relative alla sicurezza, all'immigrazione, all'ambiente e all'innovazione;
la bozza del QFP in esame sconfessa totalmente la linea della nuova Commissione, segnando un meno 17.5 per cento (rispetto alla proposta della Commissione) sulle cifre relative a Digital Europe, un taglio di 500 milioni rispetto alla quota a gestione centrale dell'Asylum and Migration Fund (AMF), un ulteriore taglio di un miliardo rispetto alla European Border Coast Guard (EBCG) e un ridimensionamento generale della rubrica di difesa e sicurezza;
le diverse proposte a ribasso della Commissione e del Consiglio, rispetto alla proposta originaria dell'1,3 per cento del Parlamento europeo, in seguito all'effettiva consacrazione del processo di uscita del Regno Unito dall'Unione europea, denotano un'evidente sfiducia degli Stati membri rispetto al bilancio europeo, che rimangono restii ad aumentare il proprio contributo nazionale per sopperire alla mancanza della Gran Bretagna, e mette in evidenza gli errori passati registrati in termini di efficienza e trasparenza del bilancio;
di conseguenza, diverse tematiche di importanza vitale per gli Stati membri e per l'intero continente, quali la natalità, la sicurezza, il controllo dei confini e la tutela ambientale, non sostenuto in modo adeguato a livello europeo, non vengono affrontate dagli Stati anche a causa delle stringenti regole di bilancio che non permettono adeguati investimenti nazionali;
alla luce del bilancio a lungo termine dell'Unione europea, è importante sottolineare come la riforma del MES sarebbe dovuta essere inserita in una "logica di pacchetto" come definito dagli indirizzi stabiliti dalle Camere, insieme ad una generale riforma della governance economica europea che, alla luce delle proposte in esame, plasticamente non è avvenuta, e che di conseguenza il testo attualmente diffuso delle modifiche al trattato MES deve intendersi come una bozza passibile di sostanziali modifiche; in difetto di ciò non potranno non emergere le responsabilità derivanti dall'accertamento dell'infedeltà al mandato parlamentare ricevuto,
impegna il Governo:
a tenere come principio guida la riduzione del gap tra le risorse ricevute e quelle versate dall'Italia come contributore netto dell'Unione europea;
a parità di esborso, a salvaguardare le linee di bilancio che arrecano un vantaggio quantitativo misurabile per l'Italia;
a rigettare qualsiasi tentativo, anche indiretto, di avallare un potere impositivo in capo all'Unione europea;
tenuto contro della mancanza di strumenti adeguati per calcolare a posteriori l'impatto sia quantitativo che qualitativo delle varie linee di bilancio, porre all'attenzione in sede europea l'inserimento di un sistema di "performance budgeting";
ad assicurare il mantenimento di adeguate risorse finanziarie in ambito PAC, volte a garantire un equo reddito ai produttori agricoli, con misure in grado di sostenere la competitività del settore;
a porre la massima attenzione, al contempo, all'allocazione delle medesime risorse, considerando come priorità l'inserimento di nuovi criteri per l'attribuzione delle stesse, al fine di tutelare gli interessi nazionali italiani, come d'altra parte auspicabile per l'intera programmazione del nuovo Quadro finanziario pluriennale 2021-2027;
ad opporsi fermamente all'uso di qualsiasi forma di condizionalità economica e politica dei finanziamenti che preveda il raggiungimento di determinati risultati economici o politici per l'ottenimento degli stessi affinché questo non si trasformi in uno strumento di ricatto politico e ingerenza sproporzionata dell'Unione europea nella sfera degli interessi nazionali dei singoli Stati membri, ma che piuttosto si valuti la necessità di individuare in modo adeguato quali fondi possano essere gestiti meglio a livello nazionale per garantire il pieno rispetto del principio di sussidiarietà;
tenuto conto delle criticità espresse in premessa riguardo al BICC, in merito all'utilizzo della condizionalità e alla mancanza della funzione di stabilizzazione, a non aderire ancora a tale strumento in favore di un approfondimento delle sue possibili traiettorie ed evoluzioni;
a preannunciare ai partner europei, se confermate le criticità espresse in premessa, l'intenzione dell'Italia a non procedere né alla firma né alla ratifica delle modifiche del trattato MES;
a valutare l'allocazione delle risorse in merito al Green Deal europeo, evitando che tale piano si tramuti esclusivamente in un finanziamento a perdere della transizione energetica dei Paesi maggiormente inquinanti, senza comportare effettivi vantaggi per il comparto industriale italiano;
a prevedere al contempo lo scorporo dal calcolo del deficit degli investimenti nazionali green, al fine di agevolare la transizione energetica e di garantire alle imprese tempi realistici e sostenibili, programmi elastici con obiettivi stabili a lungo termine e obiettivi intermedi non vincolanti;
a valutare, calcolando che il crollo delle nascite è diventata oramai una tendenza strutturale comune all'Europa, l'esclusione dal calcolo del deficit degli investimenti che favoriscono la ripresa della natalità.
(6-00096) (n. 5) (19 febbraio 2020)
Bernini, Malan, Galliani, Gallone, Giammanco, Lonardo, Mallegni, Mangialavori, Moles, Rizzotti, Ronzulli, Pichetto Fratin, Vitali, Aimi, Alderisi, Barachini, Barboni, Battistoni, Berardi, Berutti, Biasotti, Binetti, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Carbone, Causin, Cesaro, Craxi, Dal Mas, Damiani, De Poli, De Siano, Fantetti, Fazzone, Ferro, Floris, Gasparri, Ghedini, Giro, Masini, Alfredo Messina, Minuto, Modena, Pagano, Papatheu, Paroli, Perosino, Quagliariello, Romani, Rossi, Saccone, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Stabile, Testor, Tiraboschi, Toffanin.
Respinta
Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri,
premesso che:
il 20 febbraio 2020, nella riunione del Consiglio europeo straordinario si discuterà del bilancio europeo a lungo termine al fine di trovare un accordo sul Quadro finanziario pluriennale dell'UE per il periodo 2021- 2027;
a seguito dell'uscita del Regno Unito, potrebbero essere richiesti maggiori sforzi finanziari ai Governi dei restanti 27 Stati membri; secondo stime della Commissione europea, infatti, l'uscita del Regno Unito dall'UE potrebbe produrre una riduzione nel bilancio annuale tra i 10 e i 12 miliardi di euro annui;
nel Consiglio UE del 12 dicembre 2019 i ministri avevano discusso lo schema di negoziato, presentato dalla presidenza finlandese, proponendo un livello complessivo di 1.087 miliardi di euro, che rappresenta l'1,07 per cento del reddito nazionale lordo (RNL) dell'UE a 27. Una proposta di gran lunga più "frugale" - aggettivo usato in ambienti europei in riferimento ai paesi nordici, meno generosi sul bilancio - di quella della Commissione UE, che propone di aumentare l'importo totale del nuovo budget dell'1,11 per cento, passando da 956,9 miliardi (pari a circa l'1 per cento del PIL dell'UE a 28), a 1.279,4 miliardi (pari all'1.1 per cento del PIL dell'UE a 27): 320 miliardi di euro in più. E ancor meno generosa della proposta del Parlamento europeo che indica un aumento complessivo necessario del bilancio UE all'1,30 per cento;
la precedente presidenza finlandese del Consiglio dell'Unione europea aveva presentato uno schema di negoziato riveduto, contenente dati numerici con l'obiettivo di chiarire e semplificare le opzioni sul tavolo dei negoziati per facilitare le future discussioni tra i leader dell'UE; tuttavia, sul negoziato QFP 2021-2027 la strada è ancora in salita, non c'è accordo fra gli Stati membri e per tali ragioni è stato convocato un Consiglio europeo straordinario il 20 febbraio, per raggiungere un accordo che superi le differenze e preparare il terreno per il Consiglio del 26 e 27 marzo, nell'ambito della presidenza croata, dove si intende definire un'intesa;
tale negoziato non ha riscosso il successo sperato dai suoi proponenti e dopo l'insediamento di Ursula Von der Leyen e l'inizio del mandato del nuovo Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, trovare un'intesa "alta" anche perché il negoziato si decide all'unanimità e vede tradizionalmente l'opposizione tra gli Stati contributori netti e quelli beneficiari, con differenti interessi nazionali;
il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, in vista del Consiglio straordinario del 20 febbraio prossimo venturo ha presentato una nuova proposta sull'entità complessiva del bilancio UE, nell'ambito del QFP 2021-2027, e sulle relative modalità di assegnazione, fissando il livello complessivo del bilancio all'1,074 per cento del reddito nazionale lordo dell'UE (RNL), poco più della metà dell'obiettivo dell'1 per cento (voluto dalla Germania e da altri Stati membri, quali l'Olanda, l'Austria, la Svezia e la Danimarca) e la proposta della Commissione europea dell'1,114 per cento;
la suddetta percentuale è solo leggermente superiore a quella indicata dalla presidenza finlandese (1,06 per cento) dello scorso dicembre; Charles Michel ha "ridotto" la dotazione finanziaria assegnata allo sviluppo rurale a poco più di 72,5 miliardi di euro per i prossimi 7 anni, di cui lo 0,25 per cento sarà utilizzato per l'assistenza tecnica della Commissione;
rispetto alla proposta finlandese, il primo pilastro della PAC riceverebbe 2,5 miliardi di euro in più nell'ambito della proposta presentata da Charles Michel ed il secondo pilastro 7,5 miliardi di euro in meno; un ulteriore pacchetto di 7,5 miliardi di euro è stato incluso nella rubrica 3, per il cosiddetto "Fondo per una transizione giusta" per affrontare le conseguenze sociali ed economiche dell'obiettivo del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050; quest'ultimo dovrebbe aiutare a mobilitare almeno 100 miliardi di euro di investimenti, insieme con gli altri pilastri del Meccanismo per una transizione equa; nella rubrica 3 "Risorse naturali e ambiente", gli stanziamenti di impegno, che consistono nella PAC e nella PCP, nonché nell'azione per l'ambiente e per il clima, non supereranno i 354.082 milioni di euro (rispetto ai 346.582 milioni di euro del precedente documento finlandese), di cui 256.747 milioni di euro (rispetto ai 254.247 milioni di euro) saranno assegnati alle spese connesse al mercato ed ai pagamenti diretti;
rispecchiando ampiamente la proposta della Commissione europea, la convergenza esterna del sostegno diretto continuerà: tutti gli Stati membri i cui aiuti diretti per ettaro si attestano al di sotto del 90 per cento della media UE colmeranno il 50 per cento del divario tra la loro media attuale ed il 90 per cento della media UE in sei fasi uguali a partire dal 2022; secondo la proposta, la convergenza sarà finanziata proporzionalmente da tutti gli Stati membri; inoltre, come già previsto nella proposta originale della Commissione europea, il massimale dei pagamenti diretti (capping) sarà a livello di 100.000 euro;
alcuni Paesi europei - in primis la Spagna che ritiene che la nuova proposta avanzata da Michel sia ancora poco ambiziosa e che non risolva problemi divergenza nell'Unione, comunque al di sotto dei target indicati dal Parlamento europeo, con risoluzione votata il 25 novembre 2018;
in questo quadro, la principale sfida per il futuro bilancio dell'UE sarà assicurare un adeguato finanziamento sia per le cosiddette politiche tradizionali dell'UE (politica di coesione e politica agricola comune, che assorbono circa il 70 per cento dell'attuale QFP), sia per una serie di nuove priorità che sono emerse negli ultimi anni e che necessitano per il futuro di maggiori risorse (gestione del fenomeno migratorio, sfide per la sicurezza interna ed esterna dell'UE, rafforzamento della cooperazione tra Stati membri in materia di difesa);
i quasi 1000 miliardi per il Green Deal - strategia per la riconversione del sistema economico-produttivo - arriverebbero dal prossimo bilancio settennale (480 miliardi), dal cofinanziamento nazionale (115 miliardi), da investimenti dal settore privato e pubblico attraverso programma InvestEU (già noto come Piano Junker, 280 miliardi) e dal Just Transition Fund (100 miliardi, integrati da contributi provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo sociale europeo plus, nonché con risorse nazionali supplementari);
vanno quindi valutati i canali di cofinanziamento del Green Deal che richiederebbe una tassa sulla plastica non riciclata, il cui gettito andrebbe direttamente dai Paesi al bilancio dell'Unione, in tal senso va ricordato che la nostra legge di bilancio 2020-2022 ha già introdotto l'imposta sui manufatti in plastica a singolo impiego (cosiddetta plastic tax), che prevede un gettito di 521 milioni nel 2021, già iscritto nel bilancio dello Stato italiano. Peraltro non ci sarebbe lo scomputo sul deficit per gli investimenti verdi. Si potrebbe utilizzare il Just Transition Fund per bonificare i siti industriali che producono acciaio e non solo carbone (Germania e Polonia), e quindi in favore della bonifica dell'Ilva;
è necessario superare il sistema dei cosiddetti rebates, vale a dire i rimborsi, ormai obsoleto, iniquo e regressivo, che permette sconti solo per alcuni Paesi (Germania, Svezia, Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito), contribuendo in maniera inferiore ad altri al bilancio europeo, sulla base di criteri che non trovano più alcuna ragione sostanziale;
quello del QFP è quindi un banco di prova fondamentale per capire se davvero si è in grado di andare avanti sul processo di integrazione o viceversa se si intende scegliere la strada di un'Europa che sempre più fa riferimento alla dimensione degli Stati membri;
l'Europa riparte se si è in grado di ricostruire la "voglia d'Europa" tra i suoi concittadini: non solo e non più soltanto unione monetaria e rispetto dei parametri finanziari, ma anche identità, rispetto delle proprie radici e capacità di guardare e costruire un futuro comune; serve quindi un'Unione europea riformata nelle sue istituzioni, flessibile, che sappia adattarsi ai cambiamenti della realtà, unita nelle diversità territoriali che devono rappresentare non un ostacolo, ma un'opportunità di sviluppo per l'intero continente;
in questo quadro, particolare attenzione in sede di revisione del QFP dovrà essere prestata al finanziamento della ricerca, dell'innovazione e dell'agenda digitale, all'aumento delle risorse in bilancio per le politiche giovanili, alla gestione delle frontiere e alla sicurezza interna; un capitolo a parte dovrà, inoltre, essere dedicato al sostegno delle piccole e medie imprese;
sul negoziato sul prossimo QFP non è possibile disgiungere la partita anch'essa importante e ancora in corso sul MES, che rischia di chiudersi con conseguenze pesanti per il nostro sistema Paese. La riforma del Meccanismo europeo di stabilità istituito nel 2012, sulla base di un trattato intergovernativo per fornire assistenza ai Paesi dell'Eurozona, è quanto mai urgente un'azione politica che porti l'Unione europea a non apportare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali ed investimenti;
solo grazie al pressing svolto in Parlamento da tutto il centrodestra unito, il Governo italiano, che stava subendo nell'indifferenza generale la posizione franco-tedesca, era riuscito, allo scorso Consiglio europeo, ad ottenere un rinvio della firma del trattato;
Forza Italia aveva più volte invitato il ministro dell'economia Roberto Gualtieri a sfruttare l'occasione per presentare una controproposta utile nelle successive riunioni, a partire da quella dell'Eurogruppo dello scorso 20 gennaio, su temi delicati quali le CACs e i meccanismi automatici di ristrutturazione del debito;
il 30 gennaio scorso, il presidente Mario Centeno, tramite una lettera ufficiale pubblicata sul sito dell'Eurogruppo, ha fatto sapere che la discussione sul MES si concluderà nella prossima riunione di marzo e che a questa seguirà la firma ufficiale del trattato e che, a detta dello stesso Centeno, ricalcherà l'impianto già discusso prima del Consiglio europeo di dicembre, al netto di qualche dettaglio di minore importanza;
nella riunione dell'Eurogruppo dello scorso 17 febbraio, il presidente Mario Centeno ha ufficialmente dichiarato, nelle sue conclusioni che "Un'altra priorità per questo semestre è finalizzare i lavori in corso sul Trattato MES e sullo strumento di bilancio dell'area dell'euro" e che, sul tema ha avvertito tra i presenti un clima "di urgenza", confermando quindi la volontà dell'Eurogruppo di chiudere al più presto il trattato MES;
si conferma, dunque, l'inerzia del Governo italiano che non ha approfittato della proroga per presentare una sua controproposta, e che della tanto paventata "logica di pacchetto" non vi sia traccia; l'Italia rischia di rimanere assoggettata alle posizioni di Germania e Francia, che avranno "carta bianca" sulle regole che governeranno le ristrutturazioni dei debiti pubblici, quello italiano in primis, per i prossimi anni su un negoziato importante che riguarda la governance economica UE;
è opportuno pertanto opporsi nel merito ad assetti normativi che finiscano per costringere alcuni Paesi a percorsi di ristrutturazione predefiniti e sostanzialmente automatici, includendo un quadro di indicatori economici e finanziari che comprendano anche il livello di debito privato, oltre a quello pubblico e l'evoluzione, oltre che la consistenza, delle sofferenze bancarie;
la rilettura del MES alla luce anche del bilancio a lungo termine dell'UE deve essere inserita in un pacchetto più ampio di riforme della governance economica dell'Unione, che vada da quella del Patto di stabilità e crescita all'approfondimento dell'Unione economica e monetaria (UEM); nella governance attuale manca il controllo democratico e vi è scarsa trasparenza, in quanto la natura intergovernativa del MES esclude la presenza delle Istituzioni UE, con la sola Commissione europea chiamata a dare un parere tecnico; in particolare va rivisto il voto a maggioranza, posto che le decisioni del fondo avvengono a maggioranza e non all'unanimità per cui le risorse economiche di uno Stato possono essere usate anche qualora lo stesso Stato abbia votato contro;
in definitiva, i soldi degli italiani potrebbero essere usati anche contro la volontà dell'Italia per risolvere i problemi di altri Stati, avvantaggiando in questo modo i Paesi più forti, Germania innanzitutto, nazione che, invece, prevede il voto del Bundestag, cioè il Parlamento tedesco deciderebbe al posto del Parlamento italiano, che, al contrario, non ha potere decisionale in proposito essendo questo ruolo affidato direttamente al Ministro dell'economia e delle finanze; mancano strumenti di controllo efficaci, democratici e trasparenti, mentre ci sono troppi poteri inappellabili concentrati nella figura del Direttore generale;
l'11 dicembre 2019, nel corso delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre 2019, i gruppi parlamentari hanno sollevato con forza la necessità di un coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni relative alla riforma del MES;
il centrodestra unito ha presentato in quell'occasione una risoluzione unitaria, nella quale si invitava il Governo a non procedere ad alcuna formale adesione al trattato MES prima che le numerose criticità fossero state discusse e risolte, e a dare da quel momento in poi compiuta attuazione alla legge n. 234 del 2012 recante "norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea", riferendo in modo chiaro ed esaustivo alle Camere e agli organi parlamentari competenti circa l'effettivo stato di avanzamento del negoziato sul MES e sugli altri elementi del pacchetto;
anche la stessa risoluzione di maggioranza (6-00087 n. 2) approvata dal Senato, ha impegnato chiaramente il Governo "ad assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento in tutti i passaggi del negoziato sul futuro dell'unione economica e monetaria e sulla conclusione della riforma del MES";
come riportato i giorni scorsi da alcuni organi di stampa nazionale, fonti dell'Eurogruppo hanno dichiarato che il trattato sul Meccanismo europeo di stabilità sarà firmato il prossimo aprile dagli ambasciatori degli Stati membri dell'Unione europea durante la riunione del CORPER (Comitato dei rappresentanti permanenti), su un testo ritenuto da loro ormai non più soggetto a modifiche se non marginali;
se fosse confermata tale previsione saremmo di fronte ad una grave violazione degli impegni assunti dal Governo davanti a questa assise;
si rende quindi necessario garantire che il trattato sul MES non venga sottoscritto il prossimo aprile e che ci siano garanzie da parte del Governo affinché sia data ancora la possibilità all'Italia di modificare il testo formulato antecedentemente alla riunione dell'ultimo Consiglio europeo tenutosi il 12 dicembre 2019 con l'obiettivo di giungere ad un testo ampiamente condiviso;
in termini numerici il versamento della intera quota italiana del MES corrisponderebbe a 125,3 miliardi essendo pari al 17,7 per cento del totale di 704 (14 su 80 già versati), mentre nei prossimi 7 anni l'Italia dovrà versare al bilancio UE oltre 126 miliardi (oltre 18 miliardi ogni anno);
va ricordato inoltre, che il salvataggio della banca tedesca NORD/LB e la vicenda Tercas confermano che, peraltro, in Europa c'è bisogno di nuove norme per regolare gli aiuti di Stato alle banche in difficoltà, chiarendo il termine di sostegno finanziario da parte pubblica, in quali casi possa essere erogato, ed eliminando ogni margine di discrezionalità da parte dell'Antitrust europeo che danneggi un istituto bancario di un Paese rispetto a quello di un altro. La Corte di giustizia europea ha inoltre censurato la Commissione europea per una decisione non fondata. L'EBA, ha sottolineato la mancanza di chiarezza nell'interpretazione che l'Antitrust UE dà delle regole in materia di aiuti di Stato nel settore bancario e nell'intervento dei fondi di garanzia a favore delle banche in difficoltà, rilevando che, in passato, interventi di questo genere sono stati fondamentali per prevenire fallimenti che avrebbero gravemente danneggiato i risparmiatori;
è quindi necessario tenere conto di questa raccomandazione nel quadro legislativo europeo che riguarda le crisi bancarie, rivedendo le norme per evitare distorsioni del mercato interno, completare l'Unione bancaria e il mercato dei capitali. Occorre una chiara distinzione tra regole su aiuti di Stato volti ad assicurare la libera concorrenza e interventi volti a garantire la stabilità finanziaria. Sono due obiettivi diversi da perseguire con strumenti normativi diversi, accanto a una riforma complessiva delle regole UE in materia di concorrenza, in ritardo rispetto alle dinamiche del mercato globale, per poter competere con giganti come Cina, Stati Uniti, Russia e India;
la crisi industriale e la recessione economica, si contrastano anche cambiando le regole europee, con norme che permettano alle imprese di poter crescere, che permettano alle banche di raccogliere risparmi ed erogare finanziamenti in un sistema armonico che abbia finalmente una Unione bancaria;
le modifiche sinora evidenziate all'accordo sull'Unione bancaria, sarebbero oltremodo penalizzanti per il sistema bancario italiano prevedendo accantonamenti delle banche per il rischio derivante dal possesso di titoli di Stato oltre il 33 per cento del capitale TIER1. Ove passasse questa nuova previsione le nostre banche sarebbero ulteriormente danneggiate in caso di riduzione della valutazione del nostro debito sovrano e ne risentirebbe, nel suo complesso, il sistema creditizio italiano;
nella riunione dell'Eurogrupo dello scorso 17 febbraio si è discusso, tra le altre cose, della riforma della cosiddetta "2pack" e, più in generale dell'intera governance economica europea, introdotta nel 2013 al fine di istituire un quadro per affrontare il caso degli Stati membri che incontrano difficoltà riguardo alla stabilità finanziaria e rafforzare il coordinamento di bilancio, tra i quali è compresa l'Italia,
impegna il Presidente del Consiglio dei ministri a porre all'attenzione del Consiglio europeo i seguenti elementi:
la necessità per l'Italia di posporre la firma al Quadro finanziario pluriennale, che per essere approvato richiede il voto unanime, oltreché alla valutazione propria del QFP, anche alla stima complessiva degli effetti sul bilancio dello Stato e sul nostro sistema economico-finanziario derivanti dall'approvazione del MES e delle modifiche che si prospettano rispetto all'Unione Bancaria - coerentemente con quanto approvato dall'Aula di Montecitorio, con risoluzione del 19 giugno 2019, la quale impegna il Governo a non procedere a formale adesione alla revisione del trattato del MES, se non all'esito della definizione e della condivisione di tutte misure interessate, favorendo il cosiddetto "package approach", secondo una logica di equilibrio complessivo;
con riferimento al Quadro finanziario pluriennale:
a non sostenere proposte di compromesso al ribasso sull'entità del bilancio complessivo del prossimo QFP 2021-2027, con particolare riferimento a quelle poste di bilancio relative a interessi e settori strategici per il nostro Paese, come la modifica del coefficiente di prosperità per le politiche di coesione e la revisione del meccanismo di convergenza esterna dei pagamenti diretti per la PAC;
a non sostenere la recente proposta di bilancio presentata dal presidente del Consiglio del consiglio europeo Charles Michel, in quanto non apporta cambiamenti significativi rispetto alla proposta finlandese di dicembre 2019; occorre scongiurare il rischio che vengano apportati tagli alla Politica agricola comune e ai fondi di coesione; occorre ripristinare i fondi per la ricerca e l'innovazione per il comparto agricolo nel Programma orizzonte Europa; occorre mantenere le risorse in favore del Fondo europeo per la difesa (11.5 miliardi di euro), garantire gli strumenti per la riconversione dell'economia reale, alla luce della proposta di un nuovo Green Deal europeo, affinché siano adeguati e non penalizzino l'Italia; occorre che il bilancio europeo sia incrementato, senza aumentare la pressione fiscale negli Stati membri ma introducendo un sistema di risorse proprie, a cominciare dalla web tax per i giganti di Internet che non pagano le tasse, non creano posti di lavoro e trasferiscono i propri profitti in USA e Cina; occorre, altresì, appoggiare la proposta di una carbon tax che protegga la nostra industria in fase di riconversione dalla concorrenza sleale da parte di Paesi extra europei che non rispettano le nostre regole ambientali;
a contrastare la convergenza esterna dei pagamenti diretti nella PAC, posto che andrebbe a discapito del settore agricolo italiano in modo che vengano eliminate le penalizzazioni contenute nell'ipotesi di budget iniziale e tenga conto della peculiarità delle produzioni agricole dell'intera penisola e la peculiarità del pescato dei nostri mari;
a migliorare le dotazioni complessive spettanti all'Italia in base alla politica di coesione, anche in considerazione del marcato impoverimento delle regioni del Sud d'Italia nel corso degli ultimi anni;
a contrastare il mantenimento delle correzioni al bilancio (cosiddetto rebates), previste per Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Austria e Svezia e che non trova più, nel 2020, alcuna ragione sostanziale;
a sostenere la ricapitalizzazione da 100 miliardi di euro della Banca europea per gli investimenti, di cui 10 miliardi di capitale versato, al fine di sostenere gli investimenti nella lotta ai cambiamenti climatici, purché prevedano la riconversione di centrali elettriche a carbone e la riconversione degli impianti per la produzione dell'acciaio, e alla digitalizzazione dell'economia;
l'avvio di una trattativa nelle sedi competenti per addivenire ad una più idonea ripartizione dei fondi e dei capitoli di bilancio dell'Unione europea da destinare alle opere infrastrutturali, in relazione alla necessità espressa dalla Commissione europea che "il bilancio sia sufficientemente flessibile in modo da poter essere efficacemente impiegato in situazioni di emergenza";
la necessità di prevedere che una quota del QFP, adeguata al fenomeno in misura prospettica e al carico pregresso, sia indirizzata alla gestione dei flussi migratori e al contrasto dei trafficanti di uomini anche attraverso la creazione nel continente africano di "centri regionali di sbarco" per i migranti soccorsi nel Mediterraneo;
l'armonizzazione delle normative interne degli Stati membri ed un ulteriore sviluppo delle politiche sociali;
la costituzione di un apposito capitolo di spesa che possa essere utilizzato in situazioni "emergenziali" ma anche per politiche di prevenzione dovute al manifestarsi di epidemie (ad esempio Sars, Coronavirus eccetera);
la necessità di maggiore trasparenza, in particolare nel settore del finanziamento alle ONG, per consentirne un vero controllo democratico;
la necessità di modificare le politiche stringenti e spesso illogiche da un punto di vista contabile del Patto di stabilità, per trasformarlo in un autentico Patto per la crescita, ridisegnando l'articolato sistema italiano di spesa fiscale:
1. sostituendo il parametro del rapporto debito pubblico-PIL, ora riferito al solo bilancio pubblico, con quello di debito aggregato (Stato, imprese, banche e famiglie), in rapporto al prodotto interno lordo;
2. escludendo dal calcolo del debito la parte relativa all'indebitamento netto utilizzato sinora dall'Italia per la stabilizzazione del proprio sistema bancario, posto che gli altri Paesi europei hanno affrontato la crisi delle proprie banche ricorrendo agli aiuti europei;
3. per quanto riguarda il rapporto deficit-PIL, escludendo dai limiti di spesa in rapporto al PIL la parte di spesa pubblica dedicata agli investimenti e la spesa in ricerca e innovazione, inclusa quella derivante da agevolazioni pubbliche che hanno generato investimenti nel settore privato;
inserire la riscrittura del Meccanismo europeo di stabilità nel complesso di riforme della governance economica dell'Unione, che vada da quella del Patto di stabilità e crescita, alla revisione del semestre europeo, al ruolo dei nuovi fondi di investimento e di stabilizzazione, alla modifica del "two-pack" e "six-pack", fino ad una armonizzazione delle differenti normative in materia di economia finanziaria e bancaria;
adottare una posizione unitaria al fine di prevedere, all'interno della riforma del MES, un quadro di indicatori economici e finanziari che comprendano anche il debito aggregato, cioè quello privato, oltre a quello pubblico, e l'evoluzione, oltre che la consistenza, delle sofferenze bancarie;
rivedere il procedimento del voto a maggioranza, posto che le decisioni del Meccanismo avvengono a maggioranza e non all'unanimità; introdurre il controllo democratico del Parlamento europeo e una maggiore trasparenza sulle decisioni; trasformare, in buona sostanza, il MES in un fondo monetario europeo, da integrare nei trattati e nelle istituzioni UE.
(6-00097) (n. 6) (19 febbraio 2020)
Ciriani, Rauti, Fazzolari, Balboni, Bertacco, Calandrini, de Bertoldi, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.
Respinta
Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio,
impegna il Governo in sede di Consiglio europeo ad inserire tra le rubriche prioritarie del Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 le politiche a sostegno della famiglia e della natalità, anche al fine di contrastare la crisi demografica in atto con provvedimenti incentivanti strutturali e organici.
(6-00098) (n. 7) (19 febbraio 2020)
Ciriani, Rauti, Fazzolari, Balboni, Bertacco, Calandrini, de Bertoldi, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.
Respinta
Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio,
impegna il Governo in sede di Consiglio europeo a provvedere, contestualmente all'approvazione del Quadro finanziario pluriennale, alla revisione del Patto di stabilità e crescita introducendo il principio dello scorporo delle spese per investimenti pubblici dal calcolo del rapporto deficit-PIL consentito dai parametri macroeconomici europei.
(6-00099) (n. 8) (19 febbraio 2020)
Ciriani, Rauti, Fazzolari, Balboni, Bertacco, Calandrini, de Bertoldi, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.
Respinta
Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio,
impegna il Governo in sede di Consiglio europeo a garantire l'equilibrio complessivo del contributo lordo annuo dell'Italia al bilancio pluriennale europeo 2021-2027 ad un saldo negativo non superiore a -2 miliardi di euro annui, mantenendo il prospettato dimezzamento rispetto all'attuale saldo netto medio annuo che è pari a circa -4 miliardi di euro anche attraverso la cancellazione delle "correzioni" derivanti dal cosiddetto rebate.
(6-00100) (n. 9) (19 febbraio 2020)
Ciriani, Rauti, Fazzolari, Balboni, Bertacco, Calandrini, de Bertoldi, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.
Approvata
Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio,
impegna il Governo in sede di Consiglio europeo a rivedere i tagli nell'ambito della rubrica riguardante la politica agricola comune (PAC) e le regole del processo di convergenza esterna, basato sul presupposto illogico che tutti gli agricoltori debbano ricevere lo stesso importo di pagamenti per ettaro, indipendentemente dagli altri fattori chiave (costi di produzione, valore aggiunto della produzione, reddito medio nel settore rispetto al resto dell'economia, produttività, questioni climatiche, eccetera) e che penalizza fortemente l'agricoltura di qualità italiana a vantaggio delle coltivazioni estensive su larga scala.
(6-00101) (n. 10) (19 febbraio 2020)
Ciriani, Rauti, Fazzolari, Balboni, Bertacco, Calandrini, de Bertoldi, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.
Approvata
Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio,
impegna il Governo in sede di Consiglio europeo a ottenere, con riferimento alle spese, la correzione dell'indice di prosperità relativa per i fondi coesione a favore delle regioni meno sviluppate negli Stati membri di fascia media che adesso penalizza fortemente il Sud d'Italia.
DISEGNO DI LEGGE DISCUSSO AI SENSI DELL'ARTICOLO 44, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO
Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, recante modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni (1659)
PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE
Bernini, Malan, Galliani, Gallone, Giammanco, Lonardo, Mallegni, Mangialavori, Moles, Rizzotti, Ronzulli, Pichetto Fratin, Caliendo, Dal Mas, Ghedini, Modena
Respinta
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, recante "modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni",
premesso che:
il decreto-legge introduce rilevanti modifiche alle norme del codice di procedura penale riguardanti le modalità di esecuzione delle intercettazioni e di conservazione della relativa documentazione;
il decreto-legge proroga dal 1° gennaio 2020 al 29 febbraio 2020 il termine a partire dal quale acquista efficacia la riforma della disciplina delle intercettazioni introdotta dal decreto legislativo 216 del 2017;
si tratta, quindi, della quarta proroga, dopo la prima disposta con l'articolo 2 del decreto-legge 91/2018 (che prorogava al 31 marzo 2019) convertito senza modificazioni per la parte di interesse, dalla legge 108 del 2018; quella disposta dall'articolo 1, comma 1139, della legge 145 del 2018 (legge di bilancio 2019) (che prorogava l'applicazione delle disposizioni a decorrere dal 1° gennaio 2019) e quella disposta dall'articolo 9, comma 2, lettera a), del decreto-legge 53 del 2019 convertito, con modificazioni, dalla legge 77 del 2019;
i numerosi casi che tutt'oggi si registrano, dimostrano come tale invasivo strumento di ricerca della prova sia stato usato in maniera disinvolta ed in dispregio di alcuni diritti costituzionalmente garantiti, favorito dalla carenza della normativa vigente non pienamente applicabile per le proroghe di cui abbiamo dato notizia;
sebbene lo stesso decreto legislativo 216/2017 presenti delle carenze e delle criticità, come più volte sottolineato da autorevole dottrina in numerosi interventi sulle riviste di settore, il non applicarlo nella sua pienezza costituisce tuttavia una criticità ulteriore;
negli ultimi anni, piuttosto che affrontare il problema, si è scelto di rimandarlo a questo punto. Nel frattempo non ci meraviglieremo se fra qualche mese ci troveremo ancora a dover discutere di qualche altro uso, particolarmente disinvolto, dei captatori informatici nelle indagini e non solo, in spregio a diritti costituzionalmente garantiti sia delle persone sottoposte ad indagini che di ignari cittadini;
considerato che:
la lettera f) del comma 2 dell'articolo 2 del decreto-legge interviene sull'articolo 269 c.p.p. relativo alla conservazione della documentazione, specificando che gli atti dovranno essere conservati nell'archivio gestito dal Procuratore della Repubblica, elimina la disposizione in base alla quale tali atti sono coperti da segreto e ripristina la formulazione in base alla quale quando la documentazione relativa alle intercettazioni non è necessaria al procedimento, le parti possono chiederne la distruzione, a tutela della riservatezza. Occorre bilanciare, riguardo alla conservazione, all'accesso e alla distruzione delle conversazioni, le esigenze investigative, il diritto di difesa e ilo rispetto della privacy;
con riferimento al sistema relativo all'utilizzo del TIAP (Trattamento Informatico Atti Processuali) e dell'archivio digitale occorre considerare il basso grado di informatizzazione della maggior parte degli uffici giudicanti, posto che la maggior parte dei Tribunali, ad oggi, non risulta disporre di mezzi informatici, né di personale adeguato;
come anche evidenziato nel corso dell'audizione del Garante della protezione dei dati personali, le intercettazioni mediante captatori recano in sé " straordinarie potenzialità intrusive che impongono garanzie adeguate per impedire che essi degenerino invece in mezzi di sorveglianza massiva o, per converso, in fattori di moltiplicazione esponenziale delle vulnerabilità del compendio probatorio, rendendolo estremamente permeabile se allocato in server non sicuri ...":
l'utilizzo, ai fini intercettativi, di software connessi ad app, posti su piattaforme liberamente accessibili a tutti, e l'archiviazione mediante sistemi cloud su server posti fuori dal territorio nazionale potrebbero consentire tecniche di infiltrazione prive della necessaria selettività;
riguardo alla lettera m) del comma 2 dell'articolo 2 del decreto, che aggiunge un ulteriore comma all'articolo 415-bis c.p.p. (Avviso all'indagato della conclusione delle indagini preliminari), come evidenziato dai rappresentanti dell'Unione italiana delle camere penali, occorrerebbe prevedere una dilatazione dei tempi (fissati in 20 giorni decorrenti dal ricevimento dell'avviso alla persona indagata) per l'ascolto delle intercettazioni da parte dei difensori; è stata evidenziata altresì l'esigenza di rafforzare il divieto di ascolto dei colloqui tra difensori e assistiti;
l'articolo 2 del decreto-legge, ai commi 3, 4, 5 e 6, demanda a tre distinti decreti del Ministro della giustizia la fissazione: dei requisiti tecnici dei programmi informatici funzionali all'esecuzione delle intercettazioni mediante inserimento di captatore informatico su dispositivo elettronico portatile; dei criteri a cui il Procuratore della Repubblica si attiene per regolare le modalità di accesso all'archivio di cui all'articolo 89-bis delle norme di attuazione di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, nonché di consultazione e richiesta di copie, a tutela della riservatezza degli atti ivi custoditi (tale decreto non avente natura regolamentare ed è adottato sentito il Garante per la protezione dei dati personali); delle modalità e i termini a decorrere dai quali il deposito degli atti e dei provvedimenti relativi alle intercettazioni è eseguito esclusivamente in forma telematica, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici;
rilevato che:
giova evidenziare che la registrazione e la documentazione di conversazioni telefoniche aventi ad oggetto fatti estranei all'indagine e privi di rilevanza penale violano gli articoli 2 e 15 della Costituzione, l'articolo 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, gli articoli 55, 124, 267, 269, 326 e 327 del codice di procedura penale, gli articoli 2043 e 2050 del codice civile e gli articoli 11 e 15 del codice sul trattamento dei dati personali (decreto legislativo 196/2003); inoltre, contrastano con l'univoca e consolidata giurisprudenza internazionale, costituzionale e di legittimità, oltre che con le direttive del Garante per la privacy; infine, per la molteplicità e gravità delle violazioni che producono, devono intendersi accompagnate da colpa grave, tenuto conto della pericolosità ontologica dell'attività di intercettazione e della prevedibilità in grado elevato dell'evento dannoso;
desta forte perplessità che il Governo in carica - che in passato ha più volte condannato l'uso sconsiderato e scorretto del decreto-legge - lungi dall'evitare la produzione normativa attraverso decretazione d'urgenza e dal limitare la stessa solo a casi realmente straordinari, abbia fatto, per l'ennesima volta, ricorso a tale strumento;
l'emanazione di un decreto-legge in materia delicata come quella della giustizia, dimostra reiteratamente l'incoerenza dell'esecutivo che continua, in modo inappropriato, ad adottare atti con forza di legge, mortificando l'esercizio della funzione legislativa del Parlamento,
delibera, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame dell'AS 1659.
Pillon, Ostellari, Emanuele Pellegrini, Stefani, Urraro, Arrigoni, Augussori, Bagnai, Bergesio, Borghesi, Simone Bossi, Briziarelli, Bruzzone, Campari, Candiani, Candura, Cantù, Casolati, Centinaio, Corti, De Vecchis, Faggi, Ferrero, Fregolent, Fusco, Grassi, Iwobi, Lucidi, Lunesu, Marti, Montani, Nisini, Pazzaglini, Pepe, Pergreffi, Pianasso, Pirovano, Pietro Pisani, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli, Ripamonti, Rivolta, Rufa, Saponara, Saviane, Sbrana, Vallardi, Vescovi, Zuliani
Respinta
Il Senato,
in sede di esame del provvedimento recante "Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, recante modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni", presentato dal Governo;
premesso che:
la riforma delle intercettazioni, pur approvata nel 2017, non è mai diventata efficace, per effetto di ben tre rinvii. A pochissimi giorni dall'entrata in vigore, assistiamo a modifiche di contenuto che si vogliono approvare con urgenza attraverso un decreto-legge. Ma, contemporaneamente, nel testo si prevede di rinviarne di altri due mesi l'applicazione. Non è chiaro dove siano i requisiti per la decretazione di urgenza e come possa essere ammissibile intervenire con decreto-legge in una materia delicata come quella delle intercettazioni. La decorrenza della fattispecie è legata ad un termine che potrebbe apparire in contraddizione con i requisiti di necessità ed urgenza imposti dalla Costituzione per i decreti-legge, almeno per una dottrina secondo cui "più diffusa è (...) l'opinione secondo cui il decreto-legge, essendo finalizzato a fronteggiare contingenze straordinarie ed imprevedibili, non potrebbe (...) contenere misure che non siano immediatamente efficaci" (F. Sorrentino-G.Caporali, voce Legge (atti con forma di), Digesto, discipline pubblicistiche, p. 120): vi si cita anche, a supporto, l'articolo 15, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, secondo cui il decreto-legge deve contenere misure di immediata applicazione. Il legislatore ha così preso posizione a favore dell'interpretazione restrittiva, secondo cui non sono ammissibili nel decreto-legge disposizioni non immediatamente operative: lo afferma un autore come Gustavo Zagrebelsky, Manuale di diritto costituzionale - II sistema delle fonti, 1991, p. 294. Lo stesso autore più permissivo, Paladin, ha sostenuto comunque che "in definitiva, l'immediatezza è dimostrata unicamente dal momento - coincidente con il giorno della pubblicazione oppure con il giorno successivo - nel quale cominciano a vigere gli atti governativi di cui si discute: mentre sarebbero sicuramente illegittimi i decreti che dilazionassero la loro entrata in vigore al di là del tempo tassativamente fissato dal terzo comma dell'articolo 77" (Paladin, Le fonti del diritto italiano, 1996, p. 244);
il testo del disegno di legge reca rilevanti aporie di carattere costituzionale oltre che logico: esso accomuna, infatti, sotto lo stesso trattamento giuridico, che si caratterizza per essere irragionevolmente penalizzante, strumenti tecnici diversi come le intercettazioni di conversazioni e 1'acquisizione dei tabulati telefonici;
considerato che:
- l'articolo 2, alla lettera c), dispone, mediante modifica al comma 2-bis dell'articolo 266, che le attività di intercettazione ambientale mediante utilizzo del trojan già consentite per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, per effetto della legge n. 3 del 2019, siano riferite anche ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione. In tale norma si palesa chiaramente la violazione degli articoli 3 e 25 della Costituzione per i seguenti motivi:
1) in violazione dell'articolo 3 si palesa irragionevole la parificazione tra il severo trattamento processuale per gli autori di gravissimi delitti di criminalità organizzata e di terrorismo (puniti con pene particolarmente elevate) e quello - che si vorrebbe qui introdurre - per i reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione; viene violato anche il principio di legalità, di cui al comma 2 dell'articolo 25 della Costituzione, inteso nell'accezione di principio di offensività, cioè il criterio di selezione delle fattispecie nel diritto penale: la discrezionalità del legislatore nell'individuazione dei beni da proteggere con il ricorso alla norma (processuale) penale degrada qui in irragionevole arbitrio, in quanto la parificazione tra criminalità organizzata/terrorismo e delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione non è seriamente sostenibile sotto il profilo criminologico; trattasi di mere "grida manzoniane", intese a perseverare obiettivi propagandistico-elettorali;
2) è irragionevole la parificazione di trattamento della posizione dell'incaricato di pubblico servizio con quella del pubblico ufficiale: i contorni della prima figura sono alquanto vaghi e frutto di giurisprudenza "creativa"; ne consegue una marcata e ingiustificata penalizzazione, nella materia in questione, del trattamento processuale dell'incaricato di pubblico servizio;
3) corollari del principio di legalità (articolo 25, comma 2, della Costituzione) sono quelli di tassatività e di determinatezza della fattispecie; il perimetro della figura dell'«incaricato di pubblico servizio» non è circoscritto, in maniera precisa, dall'ordinamento e la giurisprudenza penale tende - anche in maniera contraddittoria - ad estenderlo alle situazioni soggettive più disparate; ne discenderebbe il rischio di un illimitato - e pericoloso sul piano delle garanzie individuali - utilizzo delle intercettazioni nei confronti di una "altrettanto illimitata" categoria di soggetti;
- le modifiche recate all'articolo 267 del codice di procedura penale sono volte, da un lato, ad estendere ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione (e non solo ai delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione) la disciplina derogatoria prevista in materia di criminalità organizzata. In particolare l'intento espresso del legislatore nel 2017 era quello di escludere i delitti contro la pubblica amministrazione da quelli per i quali fosse necessario indicare «i luoghi e il tempo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono». Ora, invece, si realizza un triplice regime, che risulta veramente dissociato con la premessa (di cui all'articolo 1 del decreto-legge) della summa divisio cronologica tra procedimenti penali iscritti prima e dopo il primo marzo 2020. Si riscontra infatti un tertium genus, che è quello dell'articolo 6 del decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, che non solo si applica già dall'anno scorso ai pubblici ufficiali, ma che dal primo gennaio 2020 si estende agli incaricati di pubblico servizio. Giova ricordare che si tratta della disciplina che - per i procedimenti per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, determinata a norma dell'articolo 4 del codice di procedura penale - rende applicabili le disposizioni contro la criminalità organizzata (di cui all'articolo 13 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203): se si procede per tali delitti, quindi, l'intercettazione dovrà risultare necessaria (e non indispensabile) e saranno sufficienti indizi di reato (anche non gravi). Visto che l'articolo 13 citato esordisce con l'incipit "In deroga a quanto disposto dall'articolo 267 del codice di procedura penale, l'autorizzazione a disporre le operazioni previste dall'articolo 266 dello stesso codice è data (...)" l'interprete si troverebbe intrappolato in un gioco di rinvii che potrebbe persino revocare in dubbio il principio secondo cui il comma 2-bis dell'articolo 266, come introdotto dal presente decreto, si applichi ai soli procedimenti iscritti successivamente al primo marzo, almeno quando la norma si fosse assestata mercé la conversione: una distorta applicazione del principio del tempus regit actum potrebbe - per i pubblici ufficiali interessati da procedimenti successivi al capodanno 2019 e per gli incaricati di pubblico servizio per i procedimenti iscritti successivamente al capodanno 2020 - rendere possibile utilizzare "l'intercettazione di comunicazioni tra presenti mediante inserimento di captatore informatico su dispositivo elettronico portatile (...) per i delitti dei pubblici ufficiali o degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni". Il rischio di vistose disparità di trattamento, quando non di fatti compiuti dovuti all'entrata in vigore di una normativa "a scacchiera", sono fin troppo evidenti per essere ulteriormente dettagliati, ma la violazione dell'articolo 3 della Costituzione è in re ipsa;
- al comma 4 dell'articolo 267 del codice di procedura penale, con la soppressione dell'ultimo periodo si elimina la previsione in materia di attribuzioni della polizia giudiziaria ampliandone il potere con la previsione che questa non debba informare il pubblico ministero preventivamente: tale scelta si rivela palesemente improntata ad un singolare e paradossale disfavore verso l'intercettazione tout court, sebbene essa, nel diritto processuale penale vigente, costituisca un mezzo di ricerca della prova tipico, previsto e regolato dal codice di procedura penale, il quale detta, a tal fine, particolareggiate disposizioni volte a garantire la legittimità formale e sostanziale dell'attività d'indagine che dell'intercettazione si avvale. II testo proposto dal Governo, appare ictu oculi volto a restringere gravemente i presupposti stessi nonché le concrete modalità di esperimento di un utile strumento procedurale danneggiando, in tal modo, l'individuazione delle fonti di prova e perseguendo con ciò un fine obiettivamente contrario all'agevole accertamento della verità, obiettivo finale del processo penale;
- nell'articolo 268 del codice di procedura penale, il comma 2-bis è in contrasto con la ratio della legge n. 103 del 2017 in quanto fornisce tutele minori rispetto alla precedente formulazione, che prevedeva la necessità di un decreto motivato per la trascrizione di intercettazioni contenenti dati sensibili. Ora, invece, il pubblico ministero si limita a dare indicazioni generiche lasciando quindi ampio margine di discrezionalità alla polizia giudiziaria;
- ancora, nell'articolo 268 del codice di procedura penale, al comma 4 (relativo all'attività del difensore) si palesa ogni violazione del diritto di difesa in quanto il termine di cinque giorni è limitativo di tale diritto. Inoltre, nei precedenti tentativi di intervenire sulla materia (vedasi disegno di legge n. 1611 della XVI legislatura) si era prevista anche (vedasi emendamento del relatore n. 1.2009, approvato dalla Commissione) una disciplina coerente in tutte le altre normative che rinviano al predetto articolo 268, come è il caso della legge n. 140 del 2003: questo stavolta non avviene, con il serio rischio di contrasti derivanti dal richiamo a discipline oramai superate dal nuovo intervento normativo;
- anche nell'articolo 415-bis del codice di procedura penale (avviso dell'indagato di chiusura delle indagini preliminari), si palesano forti limitazioni del diritto di difesa in quanto il difensore in quella fase non ha possibilità di estrarre copia di tutto il fascicolo come invece prevede il dispositivo dell'articolo in oggetto: il decreto prevede che in venti giorni la difesa ascolti tutte le registrazioni, chieda al pubblico ministero copia di quelle di interesse e che in tale termine il pubblico ministero debba rispondere con decreto motivato. Appare ovvio che tale procedura limiti il diritto di difesa, in quanto la difesa deve avere il tempo congruo una volta acquisito tutto il fascicolo delle indagini, di approntare la propria linea difensiva;
considerato ancora che:
sull'articolo 270 del codice di procedura penale, si interviene attraverso la modifica dei riferimenti normativi relativi al procedimento di stralcio, al fine di coordinare la norma con le modifiche all'articolo 268, e con una rimodulazione, anche alla luce della recentissima sentenza delle sezioni unite della Corte di cassazione, della norma limitativa delle possibilità di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni captate tramite trojan per la prova di reati diversi da quelli in relazione ai quali l'intercettazione era stata autorizzata;
anche nell'articolo 270, comma 1-bis - il quale recita: «Fermo restando quanto previsto dal comma 1, i risultati delle intercettazioni tra presenti operate con captatore informatico su dispositivo elettronico portatile possono essere utilizzati anche per la prova di reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione, se compresi tra quelli indicati dall'articolo 266, comma 2-bis» - si palesa la evidente violazione degli articoli 24, comma 2, 25, comma 2 e 111 della Costituzione per i seguenti motivi:
la possibilità di estendere i risultati delle intercettazioni tra presenti tramite "trojan" anche alla prova di reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione comporta una pericolosa estensione dell'utilizzo di uno strumento, di per sé insidioso per i diritti dell'individuo (cfr. i rilievi critici formulati, in proposito, dal Garante della privacy), a un parco di reati estremamente ampio; a ciò si aggiunga la grave distorsione delle finalità dell'intercettazione che, da mezzo di ricerca della prova per reati che il pubblico ministero ipotizza già commessi (o in corso di commissione) - per i quali vi è dunque una indagine preliminare in fase di svolgimento -, si trasformerebbe surrettiziamente in strumento per individuare reati in una fase anteriore alla formale apertura dell'indagine penale: in altre parole, una sorta di "pesca a strascico", con elusione delle garanzie e delle forme connesse all'instaurazione di un procedimento penale;
non da ultimo, va stigmatizzato 1'articolo 89 delle disposizioni di attuazione, nel quale è stato previsto che le modalità di trasmissione delle intercettazioni tramite trojan verso gli impianti della procura della Repubblica siano determinate con decreto del Ministro della giustizia. Nell'articolo 89-bis viene rivisitata la disciplina dell'archivio delle intercettazioni e si dispone che con decreto del Ministro della giustizia siano stabiliti i requisiti tecnici dei programmi informatici funzionali alle intercettazioni mediante trojan, programmi informatici che dovranno avere caratteristiche tali da garantire affidabilità, sicurezza ed efficacia;
pertanto, un decreto ministeriale - in totale controtendenza rispetto al contenuto della legge delega n. 103 del 2017, che all'articolo 84, comma 5, della legge avrebbe voluto che fossero indicate in modo specifico le modalità attuative - fisserà i criteri cui i titolari degli uffici di procura dovranno uniformarsi per regolare l'accesso all'archivio da parte dei difensori e degli altri titolari del diritto di accesso;
per quanto riguarda, infine, la parte finanziaria del provvedimento, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, è previsto che dallo stesso non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica: si rileva, invece, che contrariamente a quanto disciplinato dall'articolo 17, comma 6-bis, della legge di contabilità 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione tecnica allegata al presente disegno di legge manca degli elementi idonei a suffragare l'ipotesi di invarianza finanziaria di cui all'articolo 3, con specifico riferimento alle attività di "custodia e vigilanza" delle registrazioni relative ad intercettazioni, alla organizzazione in tal senso degli uffici e delle sezioni di polizia giudiziaria dislocate presso le procure, nonché in merito alla dotazione delle unità di personale dell'amministrazione giudiziaria e degli appartenenti alle Forze di polizia che ad esse risulta adibito;
da ultimo va segnalata la criticità della spesa sostenuta per le intercettazioni per l'amministrazione giudiziaria, per cui il bilancio 2020-2022 prevede uno stanziamento di 216,7 milioni di euro il primo anno e 213,7 nei successivi anni 2021 e 2022, mentre il rendiconto per il 2018 ha registrato una spesa complessiva a consuntivo di 225 milioni di euro;
rilevato infine che:
nel decreto-legge in oggetto risultano, come ampliamente descritto nelle premesse, lesi i seguenti diritti e principi costituzionali:
- il diritto di difesa e il diritto al giusto processo (articoli 24, comma 2, e 111, comma 3, primo periodo, della Costituzione) intesi entrambi nella accezione di "diritto alla contestazione" (della persona sottoposta ad indagine) ad essere informata del fatto che un'indagine a suo carico è in corso;
- il principio di legalità - concepito qui in chiave processuale - di cui all'articolo 25, comma 2, della Costituzione, poiché il novero dei delitti richiamati dall'articolo 266, comma 2-bis del codice di procedura penale, è eccessivamente ampio, tenuto altresì conto della estrema insidiosità del ricorso - ad ampio raggio - allo strumento che si vorrebbe legittimare con la proposta in oggetto;
- è di tutta evidenza che, ancora una volta, pur non rispondendo con immediatezza alle finalità annunciate con urgenza dal provvedimento in oggetto, si è fatto ricorso ad una decretazione d'urgenza che mina alla base il mantenimento di un corretto equilibrio fra gli organi costituzionali, perché produce uno squilibrio istituzionale tra Parlamento e Governo, attraverso il vulnus all'articolo 70 della Costituzione, che affida la funzione legislativa alle Camere, ma soprattutto perché si dichiara l'urgenza di un provvedimento che, nei fatti, non la soddisfa;
- il provvedimento all'esame di quest'Aula, quindi, non solo viola gli articoli 3, 24, 25 e 111 della Costituzione, ma contravviene anche ad uno dei principi fondamentali sui quali la Corte costituzionale ha da sempre fondato i percorsi argomentativi legati al rispetto degli indispensabili requisiti di straordinaria necessità e urgenza per la legittima adozione dei decreti-legge;
- ed ancora, il presente decreto-legge integra palesi criticità con riguardo ai presupposti di costituzionalità oltre ad evidenti lacune di tipo contenutistico, di merito e di palesi eccessi di delega;
rilevato, in definitiva, come il disegno di legge n. 1659 si ponga in palese contrasto con numerosi articoli della Costituzione repubblicana, oltre che con la consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale,
delibera di non procedere all'esame del disegno di legge in oggetto.
________________
N.B. Sulle proposte di questione pregiudiziale presentate, è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione
EMENDAMENTO 1.900, SU CUI IL GOVERNO HA POSTO LA QUESTIONE DI FIDUCIA, INTERAMENTE SOSTITUTIVO DELL'ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE
Il Governo
Allegato B
Integrazione all'intervento della senatrice Giammanco nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri
Presidente si impegni, inoltre, a contrastare il mantenimento delle correzioni al bilancio (cd. rebates) istituite nel 1984. Per chiarezza vorrei specificare a cosa mi riferisco: sto parlando del fatto che alcuni Paesi, ovvero Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Svezia e financo Germania, beneficiano di una misura incomprensibile, che se dovessimo spiegare ai nostri cittadini li allontanerebbe ancor di più dallo spirito europeista. In sostanza, questi Paesi si vedono restituire una parte del loro contributo al bilancio europeo senza alcuna comprensibile ragione. Questi Paesi sono contributori netti speciali, poiché beneficiano di uno sconto che all'Italia è precluso.
Infine, presidente Conte, la invitiamo a promuovere sin da subito l'adozione di una web tax a livello europeo. I singoli Paesi non possono essere lasciati soli ad affrontare la questione. Serve una normativa comunitaria che, per esempio, possa mettere gli Stati membri al riparo da ritorsioni diplomatiche e commerciali da parte degli Stati Uniti.
Infine, Presidente, le chiedo di attivarsi per trovare misure che permettano di colmare il gap di genere occupazionale e retributivo, gap che si intensifica molto nelle nostre Regioni meridionali.
Per concludere, mi permetta sommessamente di darle un suggerimento. Faccia valere il potere di veto che 1'Italia può utilizzare nel contesto del bilancio pluriennale, essendo necessaria per la sua approvazione l'unanimità. Lo faccia valere per ottenere per l'Italia rassicurazioni sul MES e sulla futura unione bancaria. Non svendiamo il voto dell'Italia, diamogli il giusto peso, che è quello di un Paese fondatore e tra i principali finanziatori dell'Unione. Cerchiamo di coordinare le trattative e si lavori affinché il nostro Paese tragga il massimo beneficio dalla sua appartenenza a questa Istituzione. L'Europa diventi davvero fonte di opportunità per il nostro Paese e non sia più una realtà da guardare con diffidenza e da accettare a malincuore.
Integrazione all'intervento del senatore Pellegrini Marco nella discussione generale del disegno di legge n. 1659
Ora vorrei esaminare velocemente le modifiche che ritengo più significative.
Si interviene sull'articolo 114 c.p.p. che estende il regime di divieto di pubblicazione a tutte le intercettazioni non acquisite al procedimento. E questo costituisce davvero un deciso passo in avanti a tutela della privacy del cittadino.
Si modificano i casi di utilizzo del captatore ambientale, meglio conosciuto come trojan, che potrà essere utilizzato anche nei delitti commessi da incaricati di pubblico servizio nei confronti della pubblica amministrazione. In precedenza, tale possibilità era riferita ai soli pubblici ufficiali. Inoltre, i reati contro la pubblica amministrazione sono esclusi da quelli per i quali è necessario indicare in che luoghi e per quale durata può essere attivato il trojan. È del tutto evidente che tali estensioni consentiranno un più efficace contrasto ai fenomeni corruttivi che flagellano il nostro Paese e per i quali gli organismi internazionali - da anni - chiedono all'Italia adottare misure che limitino il dilagare del fenomeno e che consentano di perseguirlo in maniera più efficace e dissuasiva.
Altra parte della riforma Orlando che viene modificata è quella in cui si demandava, a una valutazione discrezionale della Polizia Giudiziaria, la scelta di cosa trascrivere e di cosa annotare di quanto ascoltato nelle intercettazioni.
Tale previsione aveva destato allarme e forte scetticismo in larga parte della pubblica opinione e anche nell'avvocatura considerata l'astratta possibilità di ledere il diritto di difesa. Ora, invece, la selezione delle intercettazioni rilevanti per le indagini viene affidata al Pubblico Ministero e, inoltre, quest'ultimo ha l'obbligo di vigilare affinché nei verbali non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano dati personali sensibili, salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini.
Inoltre, si statuisce che le registrazioni irrilevanti o inutilizzabili restino custodite in archivio digitale, a seguito del provvedimento di stralcio, e viene eliminato il divieto di trascrizione. In merito alla custodia, si prevede che gli atti dovranno essere conservati nell'archivio gestito dal Procuratore della Repubblica e, per l'effetto, viene eliminata la previsione di segretezza di tali atti. E ancora. Si sancisce che la documentazione afferente intercettazioni non rilevanti al procedimento può essere distrutta su disposizione del giudice, a richiesta delle parti, a tutela della riservatezza.
Un aspetto importantissimo - e che è stato oggetto di ampio dibattito anche nelle ultime ore - è la possibilità che le intercettazioni possano essere utilizzate in procedimenti diversi e per reati diversi dai quali esse erano state disposte inizialmente se, però, dette intercettazioni siano rilevanti e indispensabili per l'accertamento di reati per i quali sia previsto l'arresto in flagranza e per i delitti di cui all'articolo n. 266 comma 1 cpp, cioè reati gravi, che destano allarme sociale, quali:
a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4;
b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4;
c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;
d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
e) delitti di contrabbando;
f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono;
f-bis) delitti previsti dall'articolo 600-ter,terzo comma, del codice penale anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater 1 del medesimo codice, nonché dall'articolo 609 undecies; f-ter) delitti previsti dagli articoli 444, 473, 474, 515, 516, 517 quater e 633 secondo comma, del codice penale f-quater) delitto previsto dall' articolo 612-bis del codice penale.
Questa possibilità di utilizzo, a nostro parere, è una norma di buon senso che semplifica le procedure, ottimizza il lavoro degli uffici giudiziari perché non impone duplicazioni di atti e, inoltre, produce un risparmio di tempo e risorse e, soprattutto, non disperde importanti notizie per accertare e perseguire reati gravi.
E ancora, non sussiste più l'obbligo trasmettere al GIP per l'adozione di eventuali misure cautelari. E anche questo snellirà la procedura. D'altro canto, invece, se il PM non ha precedentemente effettuato il deposito, c'è l'obbligo per lo stesso di indicare - interloquendo con la difesa - le intercettazioni che ritiene rilevanti per il procedimento, una volta concluse le indagini preliminari. In caso di contrasto tra PM e difensori, deciderà il giudice.
Per ciò che riguarda l'avviso di conclusione delle indagini, questo deve contenere anche l'indicazione che l'indagato e il difensore hanno facoltà di ascoltare le registrazioni, di esaminare i flussi di comunicazioni e di estrarre copia di quanto è parte di ciò che è stato ritenuto rilevante dal PM. Però il difensore ha la facoltà di depositare l'elenco di ulteriori registrazioni - ritenute non rilevanti dal Pm - e di cui chiede copia. E anche questo va nella direzione della maggior garanzia per i difensori. E, ancora, si prevede l'abrogazione degli articoli della riforma Orlando che riguardano il procedimento di stralcio e di trascrizione delle intercettazioni in fase dibattimentale.
Concludendo, questo intervento normativo si fonda sui pilastri della esigenza di giustizia e di utilizzo delle intercettazioni nel contrasto di reati che destano particolare allarme sociale, si fonda, altresì, sui pilastri della segretezza e della tutela della privacy, dell'incentivazione della digitalizzazione della macchina delle intercettazioni, della regolamentazione delle modalità di accesso e della sicurezza. A questo ultimo proposito si demanda a un Decreto del ministero della Giustizia la definizione dei requisiti tecnici dei cosiddetti trojan, che dovranno essere caratterizzati, appunto, da sicurezza, inviolabilità, affidabilità.
Siamo certi che con questo provvedimento abbiamo dato un contributo significativo al bilanciamento tra le esigenze di giustizia e quelle di garanzia e dei diritti dei cittadini e, dall'altro canto, siamo certi di aver snellito e razionalizzato le procedure.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo straordinario del 20 febbraio 2020:
sulla votazione della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2), i senatori Lanzi e La Mura avrebbero voluto esprimere un voto contrario.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Bertacco, Bogo Deledda, Boldrini, Bongiorno, Bossi Umberto, Castaldi, Cattaneo, Ciriani, Crimi, De Poli, Di Piazza, Giacobbe, Malpezzi, Margiotta, Marti, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Pepe, Petrenga, Pisani Giuseppe, Renzi, Ronzulli, Salvini, Segre, Sileri e Turco.
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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Pesco, per attività della 5ª Commissione permanente; Nisini, per attività di rappresentanza del Senato; Anastasi, Paroli e Pinotti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Mallegni e Taverna, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); Casini, Montevecchi e Verducci, per partecipare a incontri interparlamentari.
Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:
Pesco, per attività della 5ª Commissione permanente; Nisini, per attività di rappresentanza del Senato; Anastasi, Paroli e Pinotti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Augussori, Mallegni, Mollame, Taverna e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); Casini, Montevecchi e Verducci, per partecipare a incontri interparlamentari.
Commissione parlamentare per il controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per il controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale il senatore Alessandro Alfieri in sostituzione del senatore Antonio Misiani, dimissionario.
Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato ha nominato componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, il senatore Roberto Rampi in sostituzione del senatore Alessandro Alfieri, dimissionario.
Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani la senatrice Evangelista, in sostituzione del senatore Marinello, dimissionario.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Totaro Achille
Modifiche al codice penale volte all'introduzione, nella sezione I, Capo III del Titolo XII, dell'articolo 600.1, recante "Atti di condizionamento della personalità" (1725)
(presentato in data 19/02/2020);
senatrice Drago Tiziana Carmela Rosaria
Deleghe al Governo per interventi a sostegno del benessere della famiglia (1726)
(presentato in data 19/02/2020);
senatori Santillo Agostino, D'Arienzo Vincenzo, Vono Gelsomina, Botto Elena, Crucioli Mattia, Di Girolamo Gabriella, Mantero Matteo, Nencini Riccardo, Pinotti Roberta, Vattuone Vito
Interventi per il territorio di Savona a seguito degli eccezionali eventi atmosferici del mese di novembre 2019 (1727)
(presentato in data 19/02/2020).
Affari assegnati
È deferito alla 4a Commissione permanente (Difesa), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sui profili della sicurezza cibernetica attinenti alla difesa nazionale (Atto n. 423).
È deferito alla 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, l'affare sulle priorità dell'Italia nel quadro dei nuovi equilibri geopolitici nel Medio Oriente allargato (Atto n. 424).
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 18 febbraio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10, comma 10-ter, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione sull'evoluzione dell'andamento degli indicatori di benessere equo e sostenibile, per l'anno 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. LIX, n. 2).
Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 12 febbraio 2020, ha inviato - in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - le relazioni sulle seguenti procedure di infrazione, avviate ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
n. 2020/0067, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2017/2110 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2017, relativa a un sistema di ispezioni per l'esercizio in condizioni di sicurezza di navi ro-ro da passeggeri e di unità veloci da passeggeri adibite a servizi di linea e che modifica la direttiva 2009/16/CE e abrogala direttiva 1999/35/CE del Consiglio (Testo rilevante ai fini SEE). Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 53/1);
n. 2020/0068, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2017/2108 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2017, che modifica la direttiva 2009/45/CE, relativa alle disposizioni e norme di sicurezza per le navi da passeggeri. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 54/1);
n. 2020/0069, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2017/2109 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2017, che modifica la direttiva 98/41/CE del Consiglio, relativa alla registrazione delle persone a bordo delle navi da passeggeri che effettuano viaggi da e verso i porti degli Stati membri della Comunità, e la direttiva 2010/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alla formalità di dichiarazione delle navi in arrivo e/o in partenza da porti degli Stati membri. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 14a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 55/1).
Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 11 febbraio 2020, ha inviato il testo di nove risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 13 al 16 gennaio 2020, deferite, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sotto indicate Commissioni competenti per materia:
risoluzione sul progetto di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda il regime speciale per le piccole imprese e il regolamento (UE) n. 904/2010 per quanto riguarda la cooperazione amministrativa e lo scambio di informazioni allo scopo di verificare la corretta applicazione del regime speciale per le piccole imprese, alla 6a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 601);
risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo tra l'Unione europea, l'Islanda e il Regno di Norvegia dell'accordo tra la Comunità europea e la Repubblica d'Islanda e il Regno di Norvegia relativo ai criteri e meccanismi per determinare lo Stato competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno Stato membro oppure in Islanda o in Norvegia, riguardante l'accesso a Eurodac a fini di contrasto, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 602);
risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo tra l'Unione europea e il governo della Repubblica popolare cinese su alcuni aspetti dei servizi aerei, alla 3a, all'8a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 603);
risoluzione sul Green Deal europeo, a tutte le Commissioni permanenti (Doc. XII, n. 604);
risoluzione sull'attuazione e il monitoraggio delle disposizioni relative ai diritti dei cittadini nell'accordo di recesso, alla 1a, alla 3a, alla 11a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Doc. XII, n. 605);
risoluzione sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell'Unione europea in materia - relazione annuale 2018, alla 1a, alla 2a, alla 3a, alla 4a, alla 6a, alla 7a, alla 8a, alla 10a, alla 11a, alla 12a, alla 13a, alla 14a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 606);
risoluzione sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune - relazione annuale, alla 1a, alla 3a, alla 4a, alla 5a, alla 8a, alla 10a, alla 13a, alla 14a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 607);
risoluzione sulle audizioni in corso a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, del TUE, concernenti la Polonia e l'Ungheria, alla 1a, alla 2a, alla 3a, alla 7a, alla 8a, alla 14a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 608);
risoluzione sulla relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2018, trasmessa unitamente alla relazione della commissione per le petizioni, ai parlamenti nazionali degli Stati membri, alla 1a, alla 5a, alla 6a, alla 8a, alla 9a, alla 12a, alla 14a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. XII, n. 609).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Campagna e il senatore Mollame hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02885 del senatore Santangelo ed altri.
Mozioni
BINETTI, RIZZOTTI, DE POLI, MALAN, SACCONE, FLORIS, GALLONE, MALLEGNI, MINUTO, CALIENDO, DAMIANI, ALDERISI, TESTOR, GASPARRI, MASINI, FANTETTI, CALIGIURI, GIAMMANCO, CRAXI, TOFFANIN, SCIASCIA, MODENA, MESSINA Alfredo, STABILE, DAL MAS, PAPATHEU, FERRO, PEROSINO, DE SIANO, BARBONI - Il Senato,
premesso che:
le malattie rare, spesso con andamento cronico, possono generare in molti pazienti che ne sono affetti condizioni di disabilità che comportano la necessità di un'assistenza domiciliare integrata (ADI), organizzata secondo un nuovo modello di presa in carico dei pazienti che tenga conto dei bisogni e delle complesse problematiche legate alla malattia rara;
i PDTA (percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali) sono strumenti che permettono di delineare, rispetto ad una o più patologie o ad un problema critico, il miglior processo di presa in carico totale del paziente e della sua famiglia, caregiver, all'interno di un'organizzazione o diverse organizzazioni dal punto di vista terapeutico ed assistenziale;
secondo la definizione dell'Institute of medicine (IOM, 2016), la qualità dell'assistenza viene descritta come il grado con cui i servizi sanitari riescono a garantire agli individui e alla popolazione il raggiungimento degli auspicati risultati in salute in rapporto con il livello delle evidenze scientifiche disponibili;
secondo i dati elaborati dall'Osservatorio farmaci orfani (OSSFOR), contenuti nelle "Proposte per la strutturazione dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali delle malattie rare", solo per alcune Regioni l'individuazione dei PDTA è risultata immediata, mentre in altre sono state pubblicate delibere che regolano la costruzione dei percorsi per le malattie croniche, esplicitandone anche la struttura che viene poi di fatto estesa anche ai percorsi per malattia rara;
da una recente indagine è emerso come i punti critici della qualità dell'assistenza siano il tipo di terapia e il luogo della cura. Ma se il tipo di cura è strettamente funzionale ai progressi scientifici e tecnologici del momento, il luogo della cura dipende non solo dai modelli organizzativi del SSN, includendo la relazione tra strutture ospedaliere e assistenza territoriale, ma anche dai cambiamenti socio-culturali che hanno caratterizzato l'evoluzione del modello famiglia;
l'integrazione socio-sanitaria non può però essere intesa solo come contrasto alla solitudine, anche perché è cresciuto il numero dei pazienti con gravi patologie ad alta complessità assistenziale dei quali, per scelte anche giustificabili, l'ospedale non può farsi carico, in quanto è strutturato per dare risposte nei casi di acuzie o di interventi d'elezione, ma non sempre riesce a farsi carico degli aspetti tipici della cronicità e della disabilità, che vanno presi in carico dalla sanità territoriale;
la necessità di contenere la spesa sanitaria e di razionalizzarne le risorse ha comportato un aumento esponenziale del carico di lavoro sui territori, che non sono sempre in grado di garantire la continuità delle cure, talvolta per carenza di risorse umane e finanziare, talvolta per assenza da parte del personale sanitario coinvolto di conoscenze specifiche, in termini anche organizzativi, riguardanti le diverse patologie;
secondo quanto riportato nel position paper "Cure territoriali e malattie rare" prodotto dall'Alleanza malattie rare, il paziente, se debitamente assistito tra le proprie mura domestiche sperimenta un importante miglioramento della performance psicologica, che lo aiuta a reagire al suo stato di malattia. Questo, in un quadro teorico e ideale, spesso si scontra con la realtà di un labirinto amministrativo-burocratico, dove in molti casi il paziente e la sua famiglia vengono lasciati soli;
le cure domiciliari assumono una peculiarità specifica se si considera che per le malattie rare i pazienti e le loro famiglie hanno difficoltà ad essere seguiti in modo appropriato, mancando collegamenti tra i centri di riferimento per lo studio delle malattie rare e chi dovrebbe provvedere a fornire assistenza con percorsi terapeutici specifici, su indicazioni degli stessi centri. Appare, in questo contesto, quanto mai necessario disporre di mezzi organizzativi per l'applicazione di piani terapeutici sperimentali, sostituendo o affiancando in parte le aziende farmaceutiche produttrici di farmaci orfani e sperimentali, che ad oggi hanno impiegato delle risorse per supplire alla mancanza di un'organizzazione territoriale;
il bisogno di avere una struttura ben identificabile, che segue costantemente i pazienti, facilita lo scambio delle informazioni e permette quell'integrazione concreta tra ospedale e territorio sempre più necessaria vista la complessità dei pazienti. La specialistica ambulatoriale, soprattutto quando si riferisce alle malattie rare e rappresenta veri e propri centri di riferimento, secondo la dinamica hub-spoke, ha tutti i requisiti per essere punto di riferimento dell'équipe che ha in carico il paziente affetto da una malattia rara nel servizio di cure domiciliari;
l'incremento esponenziale dei pazienti presi in carico e da prendere in carico in cure domiciliari necessita di un'attenta riflessione sulla disponibilità effettiva delle figure professionali, tenendo conto che si tratta comunque di patologie croniche, spesso progressive, che creano un flusso di lavoro in crescita continua;
la mission delle cure domiciliari obbliga a dover considerare due aspetti, il primo di ordine etico, in quanto al malato ricoverato con una patologia grave che viene trasferito al proprio domicilio si deve garantire quello di cui necessita senza alcuna restrizione o, peggio, senza metterlo davanti a farraginosi percorsi burocratici, situazioni queste non presenti nel percorso ospedaliero. Il trasferimento del paziente con gravi patologie al proprio domicilio mira a contenere i costi di degenza ospedaliera a fronte di costi più contenuti per le cure domiciliari e per rendere psicologicamente più sopportabile lo stato di malattia, ma questo trasferimento deve assicurare percorsi quanto più semplificati e privi di carichi burocratici per le famiglie dei malati. Il secondo aspetto è la necessità di garantire un'organizzazione capace di far fronte a qualsiasi evenienza che un quadro clinico complesso può presentare,
impegna il Governo a valutare l'opportunità di:
1) garantire un'adeguata assistenza domiciliare a tutti i malati di patologie rare che ne abbiano bisogno e ne facciano una richiesta documentata, mettendo in evidenza, tra tutti i potenziali vantaggi, l'integrazione degli aspetti clinico-assistenziali con quelli socio-sanitari;
2) creare unità operative semplici o complesse (UOS o UOC), opportunamente strutturate ed integrate, con équipe multi-professionali dedicate, per far fronte alle esigenze dei malati rari di un determinato territorio;
3) fare in modo che tutti i pazienti affetti da malattia rara ricevano l'assistenza domiciliare prevista nella quantità di ore e nella qualità dei servizi adeguata alle loro esigenze;
4) sollecitare una formazione continua soprattutto in chiave di aggiornamento per quanto riguarda le malattie rare presenti in un determinato distretto, in stretta collaborazione con i centri di riferimento specifici nazionali ed internazionali (si vedano le reti di riferimento europee);
5) valutare la possibilità di fare delle convenzioni per fornire assistenza domiciliare qualificata anche a pazienti fuori regione che si appoggiano a strutture di accoglienza specificamente destinate all'accoglienza di pazienti e familiari (come casa amica, eccetera);
6) potenziare politiche per l'assistenza socio-economico-culturale che rendano possibile per i pazienti affetti da malattia rara e per le loro famiglie risolvere in modo meno estenuante le pratiche burocratiche necessarie per accedere ai servizi a cui hanno diritto;
7) facilitare attraverso l'assistenza domiciliare la possibilità per i pazienti affetti da malattia rara di continuare a svolgere il loro lavoro professionale, usufruendo delle facilitazioni di legge previste;
8) sostenere attraverso i servizi di assistenza domiciliare i caregiver impegnati nell'azione di sostegno ai malati rari che ne hanno bisogno, suggerendo anche forme alternative quando il familiare è stressato o in rischio di burnout;
9) predisporre servizi domiciliari per l'aggiornamento diagnostico, in modo da evitare al paziente pesanti forme di attesa in ospedale e di spostamento dal domicilio alla struttura di riferimento;
10) favorire attraverso le diverse forme di volontariato la possibilità di integrare i servizi di assistenza domiciliare in quelle aree che richiedono meno competenza specifica di natura tecnico-scientifica, anche per valorizzare la relazione umana come forma di umanizzazione delle cure e di accompagnamento qualificato;
11) proporre, attraverso enti ed agenzie specializzate, protocolli di ricerca che consentano di ottenere una piattaforma esaustiva dei bisogni espressi esplicitamente dai pazienti e dai loro familiari e di quelli finora inespressi per un miglioramento continuo della qualità dei servizi di assistenza domiciliare integrata.
(1-00218)
Interrogazioni
DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il 14 settembre 2019, com'è noto, le associazioni nazionali dei commercialisti ADC, AIDC, ANC, ANDOC, SIC, UNAGRACO, UNGDCEC, UNICO e FIDDOC hanno proclamato l'astensione collettiva a carattere nazionale della categoria, a seguito di una serie di decisioni normative di natura fiscale, introdotte dal Governo, che hanno penalizzato fortemente sia gli operatori del settore, che specialmente i contribuenti;
tale astensione ha riguardato in particolare la trasmissione telematica dal 30 settembre al 1° ottobre 2019 dei modelli di pagamento F24 dei soli iscritti all'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (e non dei propri clienti) e la sospensione dal 30 settembre al 7 ottobre 2019 della partecipazione alle udienze presso le commissioni tributarie provinciali e regionali;
l'atto di proclamazione è stato inviato, in osservanza delle disposizioni previste dalla legge 12 giugno 1990, n. 146, che reca norme sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati, nonché dal codice di autoregolamentazione delle astensioni collettive dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, a tutti i soggetti a vario titolo interessati indicati dallo stesso codice, rispettando i tempi di preavviso, inclusi sia il Ministero dell'economia e delle finanze che l'Agenzia delle entrate;
la commissione di garanzia, proceduto all'esame dell'atto di proclamazione, ha formulato in data 26 settembre 2019 parere di "presa d'atto" (pos. n. 1617/19) senza tuttavia ravvisare alcun elemento di carenza informativa o necessità di integrazioni o correzioni delle modalità dell'azione di astensione e che nessuna richiesta di interlocuzione, chiarimento, integrazione o correzione è stata formulata dall'Agenzia delle entrate, come da nessun altro dei soggetti destinatari del preavviso;
l'azione di protesta si è svolta nel rigoroso rispetto delle modalità e delle tempistiche comunicate e nella garanzia delle prestazioni indispensabili indicate dall'articolo 5 del codice;
l'11 ottobre 2019 le associazioni proclamanti hanno scritto all'Agenzia delle entrate e ai sottosegretari di Stato, chiedendo la rimessione in termini per quei professionisti che hanno aderito all'astensione, presentando il proprio modello F24 con due giorni di ritardo, dato che comunque tale rimessione si configura come atto dovuto (sussistendo tutti i requisiti appena menzionati) e avrebbe dovuto essere automaticamente recepita dai sistemi operativi e dai software dell'Agenzia e successivamente comunicata a tutti gli uffici periferici, così da evitare inutili emissioni di atti;
l'interrogante evidenzia che del provvedimento rimessione in termini non vi è tuttora traccia,
si chiede di sapere se a giudizio del Ministro in indirizzo sussistano motivi per rifiutare il provvedimento di rimessione in termini di cui all'articolo 9 della legge n. 212 del 2000, che reca disposizioni relative allo statuto del contribuente, relativamente agli adempimenti coinvolti nell'astensione, evitando così molteplici impugnazioni derivanti dall'applicazione di sanzioni evidentemente incongruenti con il diritto costituzionalmente protetto di astensione collettiva.
(3-01400)
GARAVINI, ALDERISI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
con la legge 26 ottobre 2016, n. 198, è stata riformata la normativa sul sostegno pubblico al settore dell'editoria e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale e istituito il fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione;
con il decreto legislativo del 15 maggio 2017, n. 70, è stata rivista la disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, in attuazione della legge, ed è stato affidato a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri il compito di definire le modalità di accesso ai contributi per il sostegno alla stampa italiana diffusa all'estero;
la regolamentazione prevista nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri si applica a partire dai contributi relativi all'anno 2018 e riguarda anche i periodici italiani editi e diffusi all'estero e quelli editi in Italia e diffusi all'estero in misura non inferiore al 60 per cento delle copie complessivamente distribuite;
il cambiamento di modalità nelle procedure di richiesta dei contributi da parte dei soggetti che editano i periodici diffusi all'estero sta provocando situazioni di grave difficoltà, dovute sia alle novità introdotte sia alla complessità di alcuni degli adempimenti richiesti, che all'estero scontano situazioni sensibilmente diverse rispetto a quelle esistenti in Italia;
la rete dei periodici italiani all'estero ha avuto storicamente la funzione di mantenere i legami comunitari, preservare l'uso della lingua italiana e far circolare notizie relative all'Italia e alla vita sociale e civile delle stesse comunità, una funzione che consente, peraltro, agli iscritti all'AIRE di assolvere meglio ai loro impegni di cittadinanza;
con il passare del tempo, questa rete si è naturalmente ristretta, ma vede ancora la presenza di qualche centinaio di testate, circa centotrenta delle quali negli anni passati hanno fatto richiesta dei contributi previsti dalle normative vigenti;
negli ultimi anni, i periodici ammessi a contributo sono stati circa settanta tra quelli operanti all'estero e circa venti tra quelli editi in Italia;
le manifestazioni di disagio e le inquietudini sulla possibilità di poter proseguire nelle pubblicazioni da parte di testate che per decenni si sono identificate con la vita di molte nostre comunità sono molto diffuse ed espresse con toni alti, talvolta di protesta, al punto che è legittimo il timore di una drastica riduzione del numero delle testate;
considerato che nel precedente sistema normativo, un utile ruolo di supporto istruttorio ha svolto la Commissione per l'esame delle domande presentate dalle testate che operavano all'estero o per l'estero, composta da rappresentanti della Federazione della stampa italiana all'estero e dalle associazioni nazionali che editavano pubblicazioni periodiche, un'attività senza alcun onere per lo Stato in quanto il lavoro dei componenti era prestato a titolo gratuito,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga, nell'immediato, di voler disporre una moratoria relativa alle domande per il 2018 ancora pendenti e in discussione o oggetto di un provvedimento di esclusione, volta a una riconsiderazione delle situazioni sospese o escluse, e di prevedere un'organica revisione della regolamentazione relativa ai periodici italiani all'estero da adottare con apposito provvedimento;
se non ritenga di cogliere l'occasione del primo provvedimento adatto allo scopo per ripristinare, senza alcun onere, la Commissione per l'esame delle pratiche di richiesta di contributo esistente fino all'entrata in vigore dell'attuale normativa.
(3-01401)
CORRADO, ANGRISANI, PIRRO, TRENTACOSTE, PAVANELLI, PRESUTTO, CROATTI, LANNUTTI, VANIN, DE LUCIA, ACCOTO, MORRA - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
la raccolta Torlonia, formata nel corso del XIX secolo come "collezione di collezioni" (legge Franchi Viceré) e allocata ormai da decenni nei seminterrati del palazzo di famiglia in via della Lungara n. 1, a Roma, è una delle più straordinarie raccolte di statue e sculture antiche del mondo e senz'altro la principale tra quelle tuttora di proprietà privata;
il 4 aprile 2020, grazie ad un accordo stipulato nel 2016 dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dalla fondazione Torlonia onlus, nata due anni prima, poco meno di un centinaio dei circa 620 marmi esposti a fine '800 nell'ex granaio adibito a museo e scelti dal curatore professor Salvatore Settis (l'altro responsabile è Carlo Gasparri) andranno in mostra per la prima volta, ospitati nella sede dei musei capitolini a palazzo Caffarelli;
restaurate grazie al mecenatismo di Bulgari, mentre "Electa" si farà carico dell'esposizione allestita su progetto della David Chipperfield architects Milano, le sculture saranno poi trasferite a Parigi e a Los Angeles, quindi, come ha sostenuto il Ministro in indirizzo, "Alla fine di questo percorso, si prevede a Roma il ritorno del Museo Torlonia in una sede permanente, cercando un luogo adatto insieme al Comune e alla Famiglia", come si legge su "artribune" il 18 ottobre 2019;
considerato che, sempre a quanto risulta:
il 18 gennaio 2020, sul "Quotidiano del Sud", è stato pubblicato un articolo di Claudio Marincola intitolato "I tesori della collezione Torlonia. Il piano per trafugarli negli USA": lo scoop del giornalista romano nasce dalla lettura degli atti della causa intentata al Jean Paul Getty Museum di Malibù, circa due anni fa (aprile 2018), dalla Phoenix Ancient art di Ginevra, cioè i mediatori che lo stesso museo californiano aveva incaricato di trattare riservatamente con i Torlonia;
la pretesa di un risarcimento da 77 milioni di dollari, pari al 22 per cento del valore attribuito alle opere (stimate fra 350 e 550 milioni di dollari), ha origine dalla mole di lavoro svolto dalla Phoenix, con il coinvolgimento di professionalità di altissimo livello (nelle attività di expertise, analisi storico-stilistica, indagini scientifiche, catalogazione dei marmi, eccetera), durante la stagione in cui gli americani hanno creduto possibile acquistare la collezione e trasferirla all'estero;
sembra che a far precipitare le cose, fino alla rinuncia all'affare da parte del Getty museum, siano stati il contenzioso sorto tra i figli del principe Alessandro Torlonia, morto a dicembre 2017, e il fatto che il nipote di quello, A.F. Poma Murialdo, visto che già allora la banca di famiglia (Banca del Fucino) da lui presieduta navigava in pessime acque (ad ottobre 2019 è stata ceduta ad Igea), avrebbe continuato a trattare anche "mentre dal ministero Beni culturali continuavano ad arrivare pressioni per rendere fruibile al pubblico la Collezione";
risulta che tali pressioni fossero la diretta conseguenza di quanto noto al Ministro in indirizzo fin da maggio 2015, quando fu messo a conoscenza dall'allora Direzione generale archeologia oltre che della storia dei provvedimenti di tutela della collezione Torlonia, avviati nel 1910 e rafforzati nel 1948, anche dell'incontro avuto dal dirigente con i legali di operatori economici statunitensi già in contatto con i Torlonia perché interessati ad acquistare la collezione e che, a precisa domanda, si erano qualificati come emissari del Getty museum;
pur senza avere formulato un'offerta, il valore asserito della trattativa oscillava fra 600 e 900 milioni di dollari, una cifra apparsa subito inconcepibile, a fronte della stima in lire fatta negli anni '50, che aggiornata sfiorava (nel 2015) i 20 milioni di euro, e sconfessata anche dal museo californiano, che, interpellato informalmente, smentì il proprio coinvolgimento nell'affare;
al fine di rafforzare la tutela della collezione dai tentativi di esportazione, rinnovando i vincoli allora in essere, la Direzione generale emise un atto di indirizzo con cui sollecitava la Soprintendenza speciale di Roma a compiere un'attenta ricognizione dei diversi nuclei collezionistici del compendio Torlonia, attribuendo alle opere valore documentario a prescindere dalle diverse tipologie, e del loro stato di conservazione; un secondo sopralluogo, poco dopo, ebbe lo scopo di acquisire la documentazione fotografica di cui il Ministero era fino ad allora mancante;
a seguire, la fondazione Torlonia onlus e il Ministero (Direzioni generali archeologia e belle arti e paesaggio, Soprintendenza speciale per il Colosseo, il museo nazionale romano e l'area archeologica di Roma) firmarono, a marzo 2016, un accordo stipulato espressamente per la definizione delle attività e l'individuazione delle strutture destinate anche ad assicurare la fruizione pubblica della collezione di sculture e monumenti di arte classica;
la collaborazione pubblico-privato così sancita doveva esplicarsi in una prima iniziativa, una grande mostra programmata da tenersi entro il 2017, ma che aprirà i battenti, come detto, il 4 aprile 2020, alla quale far seguire "un programma organico di valorizzazione della Collezione, incentrato sulla esposizione ragionata di tutto o di nuclei tematici della stessa in una struttura espositiva da individuarsi congiuntamente, nell'ambito di immobili di proprietà dello Stato o di altri enti territoriali, o di proprietà della famiglia Torlonia o di terzi, da destinare stabilmente a tale scopo", come dal citato accordo del 15 marzo 2016,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga di aver superato i limiti posti dagli articoli 48 e 67 del codice dei beni culturali e del paesaggio nel momento in cui ha dichiarato che uscirà dal territorio nazionale la collezione più importante al mondo senza che il direttore generale competente, quello dei musei, abbia mai stipulato un accordo culturale in tal senso con il Louvre per avere in Italia beni se non di uguale prestigio almeno paragonabili (ad esempio la Gioconda);
se non ritenga che il principale curatore della mostra agisca in conflitto di interessi, sia nel voler portare la mostra a Parigi sia a Los Angeles, in quanto presidente del consiglio scientifico del Louvre ed ex direttore del Getty research institute;
per quale ragione, a distanza di 4 anni dall'accordo con la fondazione Torlonia, né dal titolare del dicastero né dagli uffici del Ministero arrivino ancora parole chiare sia sulla sede espositiva finale, pubblica, della collezione in Italia, sia sulle condizioni e gli accordi presi al riguardo con i Torlonia, peraltro dilaniati da lotte intestine che potrebbero far riemergere la tentazione di alienare parti della collezione;
se risulti che l'ex dirigente della Soprintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio di Roma architetto Prosperetti abbia provveduto all'apposizione del vincolo sul compendio ereditario dei Torlonia, come disposto dal giudice (e del quale si parla in "La guerra della famiglia Torlonia: tra sequestri e il (quasi) crac della Banca del Fucino", su "L'Espresso" del 31 gennaio 2020);
se sia a conoscenza dell'iter della trattativa per la cessione allo Stato da parte dei Torlonia delle eccezionali pitture della "tomba François", irrinunciabile tesoro nazionale, trattativa avviata da tempo e ripresa nelle circostanze che portarono alla firma dell'accordo con la fondazione ma, ad oggi, non ancora condotta a buon fine.
(3-01402)
PETROCELLI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
nel corso della 56a edizione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, conclusasi il 16 febbraio 2020, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha incontrato il suo omologo iraniano Zarif ed ha preso parte all'International follow-up committee on Libya, affrontando due dei dossier più delicati nell'attuale quadro internazionale;
la situazione di conflitto latente in Libia, nonostante la tregua formalmente stabilita, rimane particolarmente preoccupante. La vice rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia, Stephanie Williams, ha infatti riconosciuto che "la tregua è appesa a un filo" e "l'embargo sulle armi è una barzelletta";
l'Italia è sempre stata tra i Paesi più attivamente impegnati nella ricerca di una soluzione politica alla questione libica ed è tra quelli più direttamente esposti agli effetti destabilizzanti della crisi in termini di minaccia terroristica, sicurezza energetica e pressione migratoria;
l'impegno italiano è testimoniato dall'intensa attività diplomatica, basata sul coinvolgimento di tutti gli attori libici e svolta, sia a livello internazionale nel quadro del "processo di Berlino", che in seno all'Unione europea, dove sono stati raggiunti importanti risultati quali il varo di una nuova missione per il monitoraggio dell'embargo sulle armi;
il dossier libico continua ad interessare anche attori terzi che, pur sostenendo formalmente la linea ONU di giungere a una soluzione negoziata della crisi, di fatto sostengono interessi e strategie che contribuiscono ad alimentare e perpetuare il conflitto,
si chiede di sapere quali interessi ed obiettivi specifici siano stati perseguiti dal Governo, anche in occasione della recente missione del Ministro in indirizzo in Libia, della sua partecipazione alla conferenza sulla sicurezza di Monaco e al Consiglio affari esteri della UE dello scorso 17 febbraio, in relazione alle questioni riguardanti la stabilizzazione della Libia e il dialogo con l'Iran.
(3-01403)
BERNINI, MALAN, BATTISTONI, SERAFINI, CALIGIURI, LONARDO, MANGIALAVORI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
sempre più spesso vengono lanciati allarmi circa lo stato emergenziale in cui versa il settore agricolo. Tale situazione richiederebbe un piano di interventi ed investimenti straordinari per rilanciarne la capacità produttiva e salvaguardare le nostre imprese agricole;
i danni alla nostra agricoltura sono causati anche dalla fauna selvatica. Per questa ragione occorre individuare urgentemente misure condivise ed efficaci, ma soprattutto preventive;
secondo gli ultimi dati ISPRA e Coldiretti si segnalano un raddoppio del numero degli esemplari di cinghiali nella penisola in 10 anni: dai 500.000 del 2010 a oltre un milione nel 2020;
la presenza così massiva di questa specie sta causando danni e pericoli rilevanti in tutta Italia. Nel nostro Paese questo allarme non è mai stato così alto: oltre ai cinghiali, la proliferazione incontrollata di animali selvatici pericolosi, infatti, crea danni alle coltivazioni, come la distruzione dei raccolti, lo sterminio di interi greggi, il danneggiamento degli argini dei fiumi, l'assedio alle stalle e anche gravi rischi per l'incolumità pubblica, come testimoniano i sempre più comuni avvistamenti di ungulati nei centri abitati e lungo le strade comunali e provinciali;
la grave situazione è diventata un'emergenza nazionale e sta portando, da Nord a Sud, all'abbandono delle aree interne e montane, a problemi sociali, economici ed ambientali, con inevitabili riflessi sui paesaggi e sulle produzioni. Tale evenienza è l'ennesimo schiaffo agli agricoltori ormai esausti: il venir meno della loro presenza sul territorio significa anche la mancanza della costante opera di manutenzione che garantisce la tutela dal dissesto idrogeologico;
i fondi regionali destinati alla prevenzione ed ai risarcimenti per far fronte ai danni causati dalla fauna selvatica si sono rivelati del tutto insufficienti, riuscendo a coprire, mediamente, solo un terzo delle richieste ricevute,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere la problematica;
se non ritenga opportuno valutare la possibilità di adottare misure di controllo numerico volte a facilitare il contenimento della fauna selvatica;
se non ritenga opportuno istituire un fondo nazionale che vada a coadiuvare i fondi regionali per riuscire a far fronte agli ingenti danni arrecati all'agricoltura dalla fauna selvatica.
(3-01404)
RAUTI, CIRIANI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
il 17 febbraio 2020, i ministri degli esteri dell'Unione europea hanno raggiunto un accordo politico per l'avvio di una nuova missione aeronavale nel Mediterraneo centrale, con l'obiettivo di attuare l'embargo Onu sulle armi in Libia;
la nuova missione sostituirà l'attuale missione EUNAVFOR Med, operazione militare navale "Sophia", a guida italiana, che, avviata il 22 giugno 2015, arrivata a scadenza è stata prorogata di sei mesi, fino al 31 marzo 2020;
l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Josep Borrell, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio affari esteri della UE, ha spiegato che la nuova operazione «comprenderà "asset" aerei, satellitari e marittimi, quindi non solo navali. Le navi militari serviranno anche come base per il controllo radar dello spazio aereo»; inoltre «l'area delle operazioni verrà definita con l'accordo sul mandato; non coprirà la stessa area di Sophia, che interessava tutta la costa libica, da un confine all'altro del Paese, ma sarà concentrata sulla sua parte orientale, quella da cui arrivano le armi, in posizione strategica rispetto alle rotte delle navi che portano le armi alla Libia. Lo staff militare definirà l'area operativa in accordo con questo mandato»;
a fronte dei toni enfatici e trionfalistici che hanno accompagnato il raggiungimento di tale accordo, permane, invece, tutta una serie di criticità e di incertezze riguardo all'operatività concreta e all'effettiva efficacia dell'intera operazione;
come confermato dall'Alto rappresentante, sono "legittime", infatti, le preoccupazioni di alcuni Stati membri «sui potenziali effetti di attrazione per i flussi migratori, il cosiddetto "pull factor"» e, al riguardo, è stato deciso che ci sarà un monitoraggio della sua eventuale comparsa, con regolari rapporti al comando dell'operazione, per cui, qualora esso dovesse manifestarsi, gli asset marittimi saranno ritirati dalle aree pertinenti (quelle in cui il "pull factor" si è manifestato);
ad oggi manca, dunque, l'individuazione dei necessari dispositivi e dettagli nonché delle regole d'ingaggio per la concretizzazione del nuovo meccanismo, ipotizzato solo a grandi linee, oltre alla predisposizione di tutte le procedure, anche a livello dei singoli Stati, per rendere effettivamente operativo l'accordo politico raggiunto;
in particolare, come ha ribadito lo stesso Borrell, le navi della nuova missione continueranno ad avere l'obbligo di soccorso in mare dei migranti e dovranno essere ulteriormente specificati, tra l'altro, i principi per decidere dove far sbarcare le persone che vengono messe in salvo e le eventuali operazioni terrestri da mettere in campo contro il traffico d'armi, considerata peraltro la difficoltà oggettiva di «agire sui confini fra due paesi» sovrani, come Libia ed Egitto;
resta ancora da chiarire, inoltre, a chi spetterà la guida della nuova missione e quali saranno i parametri di riferimento per misurare il rischio di "pull factor" (ovvero la soglia oltre la quale si considererà che si sta verificando una nuova ondata di sbarchi sulle coste europee);
secondo quanto si apprende da notizie di stampa, il prossimo 23 marzo dovrebbe essere formalizzato l'avvio della nuova operazione, che avrà una diversa area di intervento rispetto alla precedente "Sophia", che copriva l'intera costa libica: i pattugliamenti dovrebbero riguardare le acque non lontane dall'Egitto, in modo da intercettare le navi turche che riforniscono Serraj e quelle di Emirati e Giordania che tramite Suez approvvigionano Haftar;
considerato che:
a fronte delle innumerevoli incertezze evidenziate e a negoziato, di fatto, ancora aperto, appare a parere degli interroganti del tutto incomprensibile la soddisfazione mostrata dal Ministro in indirizzo che, al termine del vertice, ha dichiarato, con un eccesso di entusiasmo, che finalmente «l'Italia è stata ascoltata», che «se [la nuova missione] sarà "pull factor" la bloccheremo» e che in teoria e, comunque, non nell'immediato, essa potrebbe diventare «anche terrestre»;
nel corso delle comunicazioni tenute meno di un mese fa (il 30 gennaio 2020) nelle Commissioni congiunte 3ª e III (Affari esteri) e 4ª e IV (Difesa) di Camera e Senato sugli esiti della conferenza di Berlino, il Ministro in indirizzo ha assunto una posizione sulla questione alquanto ondivaga e, a tratti, contraddittoria; in estrema sintesi, da una parte egli aveva dichiarato: «per accorciare i tempi, evitiamo di farci dare un nuovo mandato dalle Nazioni Unite per ricostruire una missione daccapo, ma, su quella base, ne costruiamo una già esistente, trasformandola e rendendola più efficace per l'embargo», dall'altra faceva generico riferimento ad una "nuova missione";
per la maggior parte le misure messe in campo fino ad oggi per il contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di migranti e di armamenti si sono rivelate, per molti aspetti, del tutto inefficaci e carenti;
nel quadro di un approccio globale della UE alla migrazione, assolutamente insufficiente sarebbe, altresì, una missione europea navale e aereo-satellitare, limitata alla vigilanza e alla sorveglianza sull'attuazione dell'embargo delle armi, concentrata sul versante del Mediterraneo orientale, senza implementare contestualmente l'attività di contrasto all'attività dei trafficanti di migranti e di esseri umani, che rivestirebbe un ruolo secondario, per così dire residuale;
una misura sicuramente più efficace su questo versante, come da tempo richiede Fratelli d'Italia, sarebbe stata quella di impedire contestualmente la partenza dei barconi degli scafisti, attraverso l'attivazione, in accordo con le autorità della Libia, di un blocco navale direttamente al largo delle coste libiche ovvero una vera e propria "interdizione marittima", come ventilato prima della conferenza di Berlino anche dal Ministro in indirizzo;
peraltro, anche il mero obiettivo di garantire l'attuazione dell'embargo delle armi risulterebbe, di fatto, vanificato, dalla possibilità concreta che le stesse continuino ad arrivare via aerea e via terra, mancando, come è stato confermato, l'avvio contestuale di un'efficace operazione terrestre; inoltre, nella migliore delle ipotesi, un rischio concreto potrebbe essere quello di ingenerare il ragionevole sospetto che la stessa operazione possa colpire esclusivamente la parte che si approvvigiona degli armamenti via mare, sottovalutando altri canali pur rilevanti;
a ciò si aggiunge che il nostro Paese, con la nuova operazione, caldeggiata principalmente da Francia e Germania, rischia di perdere il ruolo di Paese guida nelle attività che interessano l'area mediterranea,
si chiede di sapere quali ulteriori elementi di dettaglio, oltre quanto sta già emergendo da notizie di stampa, il Ministro in indirizzo ritenga di dover fornire riguardo all'accordo politico raggiunto in sede europea, anche al fine di fugare ogni dubbio e preoccupazione circa possibili minacce per la difesa dell'interesse e della sicurezza nazionale, e, in ogni caso, quali siano le motivazioni che hanno portato il Governo a cambiare posizione, optando per l'avvio di una missione europea ex novo, piuttosto che per un rafforzamento e ampliamento dell'operazione "Sophia" a guida italiana, come sostenuto in numerose sedi istituzionali.
(3-01405)
D'ALFONSO, MARCUCCI, MIRABELLI, STEFANO, COLLINA, FERRARI, BINI, CIRINNA', VALENTE, ROSSOMANDO, PARRINI, PINOTTI - Al Ministro per la pubblica amministrazione. - Premesso che:
la crescita del sistema Paese, delle sue imprese, dei suoi territori a favore delle famiglie e delle persone richiede di mettere a disposizione la mole di risorse finanziarie in giacenza nelle tante articolazioni della pubblica amministrazione;
se si vuole un'amministrazione pubblica adeguata alle ormai impellenti necessità di ripresa economica e di competitività del nostro Paese si deve aprire una fase di semplificazione, snellimento e innovazione normativa e amministrativa, idonea a facilitare una radicale trasformazione della pubblica amministrazione nel segno della rivoluzione digitale in atto;
d'altra parte, se si vuole un'amministrazione efficiente, funzionale e responsabile, capace di dare risposte concrete in tempi brevi e certi ai cittadini e alle imprese, si deve essere coscienti che gli interventi legislativi, come quelli pure essenziali di semplificazione, non sono però sufficienti se non affiancati da una capacità di incidere sulle prassi procedimentali concretamente seguite nella pubblica amministrazione, con strumenti idonei a promuovere da subito l'efficacia, l'efficienza e l'economicità delle azioni e l'obiettivo di migliorare in modo tangibile il rendimento effettivo dell'amministrazione;
si deve oggi ammettere la limitata utilità di una nuova disciplina legislativa sulla pubblica amministrazione o la riproposizione di norme rimaste disapplicate, se non si dà luogo anche ad interventi puntuali sull'organizzazione delle strutture, sulle regole e i tempi dei procedimenti e sulla formazione di chi vi opera;
considerato che:
gli interroganti sono convinti che il Ministro per la pubblica amministrazione possa assumere anche da definizione di decisione pubblica: si ha il bisogno di ricostituire adeguatezza nel mondo delle competenze da destinare alla decisione pubblica;
per questi scopi servono formazione ripetuta, tecnologia pienamente utilizzabile, organizzazione flessibile e una proporzionata copertura normativa capace di modernizzare il procedimento amministrativo: per questi fini sono necessarie poche ma determinanti riforme "chirurgiche" idonee ad innescare effettivi percorsi di revisione delle prassi amministrative, nel segno della trasparenza dei processi decisionali e della responsabilizzazione degli attori pubblici coinvolti;
le risorse umane vanno riconosciute contrattualmente in relazione alle crescenti responsabilità di decisione. Si deve passare da un'organizzazione qualsiasi ad un'organizzazione scandita dai tempi certi, valorizzati, riconosciuti, premiati contrattualmente e se al contrario sanzionati;
per questo si deve instaurare un più coerente legame tra assetto organizzativo e azione procedimentale promuovendo un maggiore coordinamento tra la normativa sul procedimento e l'impianto organizzativo;
tenuto conto che:
ogni procedura, soprattutto se riferita a obiettivi ritenuti rilevanti e di sfida per la realizzazione del programma delle priorità delle amministrazioni procedenti, deve contenere un dettagliato progetto che consenta al cittadino e al portatore di interessi di seguire da casa la progressione dell'iter di interesse: nodi della procedura, fasi, tempi, costi, collaborazioni necessarie tutto va espresso nel progetto per evitare che continui a resistere un'organizzazione procedurale senza tempi e per questo solo dannosa per l'intrapresa economica;
occorre a questi fini assicurare la piena trasparenza della fase istruttoria della quale deve essere valorizzato il carattere pubblico, garantendo una vera e propria tracciabilità dell'attività svolta dal responsabile del procedimento, attraverso adeguati supporti informatici e documentali che consentano al cittadino e alle imprese, almeno per le procedure più complesse, il riscontro in ordine cronologico di tutte le attività poste in essere nello svolgimento dell'istruttoria, agevolandone in ogni momento la consultazione e la replicabilità;
da questo punto di vista diventa essenziale introdurre modalità innovative di partecipazione al procedimento amministrativo, con l'introduzione dell'audizione dell'interessato sulle questioni rilevanti per la decisione, garantendo che tale audizione vada pienamente documentata e comunque allegata al fascicolo istruttorio: è su questo terreno, del resto, che si potrebbero sperimentare, grazie anche ad un uso intelligente delle nuove tecnologie oggi sempre più accessibili, momenti fondati sull'oralità degli interventi nel procedimento, in un'ottica di una sua sempre maggiore trasparenza e pubblicità,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per ridurre i tempi delle procedure complesse, anche intervenendo sulle regole del procedimento e investendo su forme di incentivazione del personale dirigenziale, al fine di conseguire una maggiore rapidità decisionale e una più celere conclusione delle procedure;
quali misure intenda adottare per rimuovere gli ostacoli ancora presenti alla digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, anche con riferimento alla formazione del personale, e su quali terreni intenda utilizzare le opportunità offerte oggi dall'innovazione tecnologica per aggiornare i modelli organizzativi e decisionali della pubblica amministrazione;
come intenda procedere sul tema determinante della selezione del personale delle pubbliche amministrazioni e se e in quale misura intenda promuovere l'estensione dei correnti modelli di reclutamento su base formativo-selettiva a livello statale, al personale di tutto il perimetro della pubblica amministrazione territoriale e centrale.
(3-01406)
FARAONE, BONIFAZI, COMINCINI, CONZATTI, CUCCA, GARAVINI, GINETTI, GRIMANI, MAGORNO, MARINO, NENCINI, PARENTE, RENZI, SBROLLINI, SUDANO, VONO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
il 2 ottobre 2019, il WTO ha autorizzato gli Stati Uniti ad imporre dazi doganali per circa 7,5 miliardi di dollari di import dall'Unione europea, accusata di aver aiutato negli anni in modo illegale Airbus nello sviluppo e lancio di alcuni suoi modelli (A380 e A350). L'Italia si ritrova ad essere punita dai dazi Usa nonostante l'Airbus sia essenzialmente un progetto franco-tedesco al quale si sono aggiunti Spagna e Regno Unito;
secondo le elaborazioni su fonti ISTAT dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE), dal mese di gennaio al mese di settembre 2019, il volume dell'export italiano verso gli Stati Uniti d'America è stato di 33.173,86 milioni di euro;
i nuovi dazi colpiscono un'ampia varietà di merci europee; con la conclusione, il 13 gennaio 2020, della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del commercio americano (USTR) ed in previsione di una possibile nuova estensione delle tariffe doganali paventata entro il 15 febbraio, sembrerebbero ricompresi al suo interno importanti prodotti made in Italy tra cui vino, olio e pasta, oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè, per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro;
secondo l'allarme lanciato da Coldiretti "la nuova lista ora interessa i 2/3 del valore dell'export del Made in Italy agroalimentare in Usa che è risultato pari a 4,5 miliardi in crescita del 13% nei primi nove mesi del 2019. Il vino con un valore delle esportazioni di quasi 1,5 miliardi di euro in aumento del 5% nel 2019 è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States, mentre le esportazioni di olio di oliva sono state pari a 436 milioni anch'esse in aumento del 5% nel 2019 ma a rischio è anche la pasta con 305 milioni di valore delle esportazioni con un aumento record del 19% nel 2019 su dati Istat relativi ai primi nove mesi dell'anno";
l'imposizione di dazi comporterà anche un rafforzamento del mercato dei prodotti che sfruttano in modo inveritiero il collegamento con l'origine italiana ("italian sounding") con il proliferare di finti prosecchi, finte fontine, finto parmigiano e finte paste italiane;
per evitare l'imposizione di dazi che mettono a rischio il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari italiani oltre i confini comunitari, occorre rafforzare gli sforzi diretti a tutelare, anche a livello diplomatico, le nostre imprese attive nell'esportazione e importazione e formalizzare accordi a tutela delle imprese che esportano, ma anche di quelle che importano;
il 15 gennaio il Presidente americano Donald Trump e il vice premier cinese Liu He hanno firmato alla Casa Bianca la "Phase one" (fase uno), un accordo che consente alla parte asiatica di ottenere il blocco dei nuovi dazi che sarebbero dovuti scattare il 15 dicembre 2019 e anche l'eliminazione dell'etichetta di "manipolatore di valuta" dai documenti del Dipartimento del tesoro americano, e alla parte statunitense di aumentare nel giro di due anni le esportazioni di manufatti per un valore complessivo di 80 miliardi di dollari e la fornitura di gas naturale liquefatto e petrolio per un totale stimato di 50 miliardi di dollari;
tuttavia, alla luce della recente epidemia di coronavirus che ha colpito pesantemente il Paese asiatico e stando ai primi dati diffusi dal Fondo monetario internazionale (FMI), che evidenzierebbe un rallentamento dell'economia cinese nel primo semestre 2020, tale volume di affari sembrerebbe ottimistico;
in questo quadro l'Italia, data la natura "export led" della propria economia, ha un interesse precipuo a svolgere un'attività negoziale anche all'interno dell'Unione europea, per tutelare in specifico le proprie produzioni di eccellenza;
rilevato che:
il lavoro svolto dal ministro Bellanova e dall'intero Governo ha dato i suoi frutti, scongiurando che le eccellenze italiane subissero danni irreparabili;
infatti l'agroalimentare italiano non compare nella lista dell'USTR americana, recentemente pubblicata, dei prodotti soggetti a dazi,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda continuare a svolgere, ed attraverso quali iniziative, la tutela delle eccellenze agroalimentari italiane, anche al fine di contrastare il fenomeno dell'italian sounding.
(3-01407)
DURNWALDER, UNTERBERGER, STEGER, LANIECE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
la riforma della politica agricola comune (PAC) 2014-2020 ha introdotto un sistema di pagamenti diretti che, a partire dal 1° gennaio 2015, ha sostituito il regime di pagamento unico (RPU);
il nuovo sistema ha previsto un'impostazione "a pacchetto", con l'articolazione in 7 componenti di aiuto, di cui tre devono essere obbligatoriamente previste dallo Stato membro (pagamento di base, pagamento verde e pagamento per i giovani agricoltori) mentre le restanti quattro (aiuto ridistributivo per i primi ettari, aiuto per le aree con vincoli naturali, sostegno accoppiato e pagamenti per i piccoli agricoltori) sono facoltative;
tra le componenti facoltative, il sostegno accoppiato, di cui all'articolo 52 del regolamento (UE) n. 1307/2013, riguarda comparti specifici di produzione agricola ed è mirato a sostenerne l'attività, potendo "essere concesso esclusivamente a quei settori o a quelle regioni di uno Stato membro in cui determinati tipi di agricoltura o determinati settori agricoli che rivestono particolare importanza per ragioni economiche, sociali o ambientali, si trovano in difficoltà";
in Italia, con particolare riferimento al settore bovino, si è deciso di concedere un sostegno accoppiato (sotto forma di un pagamento annuale per ettaro ammissibile o per capo animale ammissibile) per le produzioni di latte bovino, per le vacche nutrici e per la macellazione;
a tal fine, le aziende agricole presentano, attraverso i centri di assistenza agricola (CAA) e sempre all'interno della domanda unica, anche l'apposita richiesta;
per l'erogazione del pagamento accoppiato, l'AGEA (o l'organismo pagatore regionale) prende in considerazione il reale patrimonio zootecnico con riferimento all'anno (dal 1° gennaio al 31 dicembre) per il quale l'agricoltore ha presentato apposita domanda, e controlla, attraverso la banca dati nazionale (BDN), la reale registrazione e movimentazione dei capi;
considerato altresì che:
nel territorio della provincia autonoma di Bolzano, è in uso una banca dati provinciale (VET), che concorre a costituire, a sua volta, la banca dati nazionale (BDN), all'interno della quale, al momento della nascita di ciascun nuovo capo, il "marcatore" provvede ad inserirvi i relativi dati;
a causa dell'inserimento tardivo da parte del "marcatore" o per problemi comunicativi tra le due banche dati, è avvenuto che, in sede di controllo da parte dell'organismo pagatore per la provincia autonoma di Bolzano, siano in molti casi emerse delle difformità tra il numero di capi dichiarati e quello correttamente accertato, con percentuali che, in taluni casi, superano il 50 per cento per cento del totale;
l'AGEA, all'interno del documento tecnico di calcolo per la verifica delle condizioni di ammissibilità dei capi al sostegno zootecnico di cui all'articolo 52 del regolamento (prot. n. 0044753 del 20 maggio 2019), nel riassumere le disposizioni e i rilievi europei, ha evidenziato che i servizi della Commissione, riscontrando ritardi notevoli nell'aggiornamento della base dati (la cui responsabilità, nella stragrande maggioranza dei casi, sarebbe da addebitarsi alle associazioni di agricoltori APA o ai servizi veterinari locali delle ASL), oltre a ribadire che essi compromettono l'affidabilità dei controlli incrociati effettuati nella banca dati, avrebbero concluso che "è opportuno che le sanzioni siano applicate anche se l'agricoltore ha provveduto a comunicare in tempo, poiché egli è l'ultimo soggetto responsabile della notifica dei movimenti";
alle aziende agricole alle quali è stata contestata tale difformità tra i capi, non solo sono state revocate parzialmente le domande presentate, ma è stata altresì applicata una sanzione corrispondente ad una volta la differenza riscontrata, così come stabilito dall'articolo 31 del regolamento (UE) 640/2014, pari quindi a importi che per le piccole aziende si aggirano intorno ad alcune centinaia di euro e che non dovranno essere versati, ma saranno recuperati direttamente tramite compensazione su eventuali futuri pagamenti entro i prossimi 3 anni;
in relazione ai controlli sul primo pilastro della PAC, la UE ha recentemente ribadito che deve essere presa in considerazione esclusivamente la banca dati nazionale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione che va a colpire duramente le aziende agricole di alta montagna, peraltro in alcun modo responsabili degli errori rilevati, e se non intenda intervenire per verificare le reali responsabilità in capo ai soggetti coinvolti.
(3-01408)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
DE PETRIS - Al Ministro della salute. - Premesso che:
con i senatori Taverna, Lucidi e Giammanco, l'interrogante ha presentato l'atto di sindacato ispettivo 3-01228, ancora senza risposta, sul progetto di ricerca "Meccanismi anatomo-fisiologici soggiacenti il recupero della consapevolezza visiva nella scimmia con cecità corticale" autorizzato dal Ministero della salute all'università di Torino con svolgimento presso l'università di Parma;
il 23 gennaio 2020 con ordinanza del Consiglio di Stato tale progetto è stato sospeso per mancanza di alcuni requisiti;
in una conferenza stampa tenutasi il 5 marzo, la LAV-Lega antivivisezione ha reso noto che non tornano i conti del numero e della tracciabilità, prevista dal decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 26, degli animali detenuti nello stabulario dell'Ateneo emiliano, "un dato che emerge dagli stessi atti delle due ispezioni del 7 giugno 2019 (con numero 1) e del 21 gennaio 2020 (senza numero) volute dal Ministero della Salute" presso l'Università degli Studi di Parma;
il progetto autorizzato, infatti, prevede che gli esperimenti vengano effettuati parallelamente su due coppie di macachi con due "di riserva", eppure dai documenti redatti dallo stesso Ministero i numeri Cites e Traces, nonché il sesso degli animali non coincidono in tutti i casi, e risulterebbe mancante una coppia di animali, seppure il numero totale dei macachi detenuti, invariato, è di 9;
la stabulazione singola dei primati non umani non è permessa in nessun caso dal decreto legislativo citato eppure è stato certificato, senza conseguenze, l'isolamento di un macaco femmina,
si chiede di sapere:
quante e quali ispezioni precedenti, su quali parametri e con quale esito siano state svolte negli anni 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, ai sensi del decreto legislativo citato presso lo stabulario dell'università di Parma;
se il Ministro in indirizzo intenda intraprendere tutte le attività necessarie a verificare quanto riportato riguardo ai macachi e, in caso, prendere i necessari e conseguenti provvedimenti.
(3-01399)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DE BERTOLDI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia. - Premesso che:
con riferimento agli indennizzi della legge 24 marzo 2001, n. 89, nota come legge Pinto, considerato il ritardo nei pagamenti ai creditori delle competenti direzioni generali dei Ministeri dell'economia e delle finanze e della giustizia (attualmente risultano in pagamento le domande pervenute nel gennaio 2017), l'interrogante evidenzia che la Corte di cassazione a sezioni unite civili, con la sentenza 19 marzo 2014 n. 6312, ha statuito che detto indennizzo compete anche nel caso di durata non ragionevole dei giudizi di equa riparazione;
l'interrogante rileva altresì che, con la recente sentenza n. 19883 del 23 luglio 2019, le sezioni unite civili della Corte di cassazione hanno statuito che al periodo del processo di equa riparazione va aggiunto quello della mancata esecuzione dei decreti relativi e che pertanto va calcolato nell'indennizzo anche il periodo di ritardata esecuzione;
le corti di giustizia internazionali hanno peraltro richiamato e successivamente sanzionato tante volte lo Stato italiano al "pagamento rapido ed effettivo" dei debiti (da ultimo, Corte di giustizia dell'Unione europea 28 gennaio 2020),
si chiede di sapere quali misure intendano assumere i Ministri in indirizzo al fine di evitare che, in conseguenza dei ritardi, oltre a non eseguire giudicati, cui i cittadini contribuenti hanno diritto, non si incrementi ulteriormente il debito pubblico con grave pregiudizio dello Stato.
(4-02922)
DE BERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che
secondo quanto risulta da un articolo pubblicato il 14 febbraio 2020, dal sito internet "informazionefiscale", l'Agenzia delle entrate sta inviando alla posta elettronica certificata dei contribuenti interessati la richiesta di una copia di cortesia delle fatture di acquisto e di vendita del 2019, documentazione che comprova il diritto al rimborso;
ai soggetti interessati, titolari di partita IVA, stanno infatti giungendo le domande relative alla documentazione necessaria per dimostrare la natura e la legittimità del credito richiesto a rimborso, la cui certificazione, com'è noto, risulta tuttavia già a disposizione dell'amministrazione finanziaria, dal momento che risultano in formato digitale;
fra le richieste dell'Agenzia delle entrate, l'articolo evidenzia un'altra particolarità, ovvero il test di operatività di cui all'articolo 30, comma 1, della legge n. 724 del 1994, rivolto anche ai titolari di partita IVA che non possono palesemente essere considerati non operativi proprio alla luce dei dati che l'amministrazione finanziaria ha già in suo possesso;
emergono pertanto a giudizio dell'interrogante evidenti contraddizioni e anomalie nell'operato dell'Agenzia delle entrate, in relazione alle richieste in corso per i contribuenti interessati, valutato che la documentazione pretesa è già nella disponibilità dell'amministrazione finanziaria, ed inoltre il suo operato viola il comma 4 dell'articolo 6 dello statuto del contribuente, in quanto stabilisce che: "al contribuente non possono, in ogni caso, essere richiesti documenti ed informazioni già in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dal contribuente. Tali documenti ed informazioni sono acquisiti ai sensi dell'articolo 18, commi 2 e 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, relativi ai casi di accertamento d'ufficio di fatti, stati e qualità del soggetto interessato dalla azione amministrativa";
occorre rivedere le procedure di richiesta documentale da parte dell'Agenzia delle entrate, considerato che proprio le recenti introduzioni normative in materia di digitalizzazione degli adempimenti fiscali dovrebbero evitare tali inefficienze ed errori da parte dell'amministrazione finanziaria,
si chiede di sapere:
quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto;
quali iniziative di competenza, urgenti e necessarie, intenda intraprendere nei confronti dell'Agenzia delle entrate, al fine di rivedere le richieste delle fatture di acquisto del 2019, che rischiano di minare la credibilità del sistema.
(4-02923)
CANDURA, FUSCO, PEPE, PUCCIARELLI, IWOBI, PELLEGRINI Emanuele - Ai Ministri della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
l'Egitto nelle scorse settimane avrebbe espresso una manifestazione di interesse nei confronti di due fregate Fremm di Fincantieri;
nello specifico, si tratterebbe di un contratto da 1,2 miliardi di euro per la nona e la decima Fremm realizzate da Fincantieri per la Marina militare italiana, le fregate multiruolo "Spartaco Schergat" ed "Emilio Bianchi";
secondo quanto si apprende da organi di stampa, inoltre, l'Egitto sarebbe intenzionato ad aumentare il volume d'affari nell'industria della difesa con l'Italia: il Paese nordafricano sarebbe interessato all'acquisizione di altre 4 Fremm e di circa 20 pattugliatori da produrre anche in cantieri egiziani, ovvero di 24 cacciabombardieri Eurofighter Typhoon, altrettanti addestratori M-346 e almeno un satellite prodotti da Leonardo;
l'aumento della richiesta dell'Egitto nei confronti del settore navale italiano sarebbe da ricercare nella mancata soddisfazione egiziana a seguito delle acquisizioni effettuate dalla Francia, in particolar modo di una fregata Fremm, di 2 portaelicotteri tipo Mistral e 4 corvette tipo Gowind;
unito a questo, secondo quanto riporta il quotidiano francese "La Tribune", dietro le motivazioni del diniego egiziano nei confronti di Parigi ci sarebbero alcuni attriti tra il presidente Macron e Al-Sisi, dovuti a recenti dichiarazioni del Presidente francese sulla politica interna egiziana;
considerato che:
esponenti della maggioranza di Governo si sono espressi con criticità nei confronti dell'eventuale sviluppo dei rapporti commerciali nel settore della difesa con l'Egitto;
secondo il capogruppo in III Commissione permanente alla Camera del Partito democratico, "oltre agli approfondimenti tecnici" servirebbero "valutazioni politiche", anche a causa dell'inizio delle "attività della commissione di inchiesta per la morte di Giulio Regeni";
valutato infine che l'Egitto rimane un partner fondamentale nella lotta al terrorismo islamico, oltre ad essere una potenza regionale importante per gli equilibri politici nel Mediterraneo allargato e un Paese strategicamente rilevante per le dinamiche energetiche nel quadrante del Mediterraneo orientale, che coinvolgono anche gli interessi italiani,
si chiede di sapere quale sia la posizione dei Ministri in indirizzo sulle vicende esposte.
(4-02924)
GALLONE, PAPATHEU, MESSINA Alfredo, BERUTTI, PAROLI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
da diverso tempo si rileva un'inerzia da parte di organi decisionali istituzionali nel mettere in atto politiche e azioni funzionali al prosieguo o all'avviamento di opere di bonifica e risanamento dei siti contaminati nel nostro Paese, vitali per un'efficace tutela dell'ambiente e di rilancio dei territori;
la crescita economica dell'Italia dipende, in larga misura, anche dalla capacità del nostro Paese di risanare e mettere in sicurezza il territorio, nonché dalla valorizzazione delle aree dismesse (cosiddetti brownfield), anche per quanto riguarda la scelta di localizzazione di opere e infrastrutture strategiche per il Paese, garantendo quindi, al contempo, il rilancio di attività economiche;
in particolare, la reindustrializzazione dei brownfield può rappresentare un asse portante anche per quel che riguarda l'economia circolare, nella misura in cui favorisce la gestione "dinamica" della risorsa suolo. Infatti, consente di evitare il consumo di suolo non antropizzato, garantendo la realizzazione di nuove iniziative di sviluppo o riconversione industriale attraverso il riutilizzo di aree già antropizzate e sottoposte ad interventi di prevenzione, messa in sicurezza e bonifica;
le problematiche che ostacolano tale processo sono innanzitutto di natura normativo-procedimentale;
secondo l'annuario dei dati ambientali ISPRA, edizione 2018, in termini di avanzamento complessivo delle procedure a terra per 35 SIN (ad eccezione di 4 SIN con contaminazione prevalente da amianto e dei SIN bacino del fiume Sacco e officina grande riparazione ETR di Bologna), si osserva che la caratterizzazione è stata eseguita ad oggi in oltre il 60 per cento della superficie, sia per i suoli che per le acque sotterranee, gli interventi di bonifica e di messa in sicurezza sono stati approvati con decreto in più del 12 per cento delle superfici (17 per cento nel caso delle acque sotterranee) e il procedimento si è concluso nel 15 per cento della superficie complessiva per i suoli e nel 12 per cento per le acque sotterranee;
a ciò si aggiungono i meccanismi di bonifica previsti dal titolo V della parte quarta del decreto legislativo n. 152 del 2006, che risultano spesso incompatibili con le esigenze di risanamento di cui i territori hanno bisogno, non essendoci sufficiente certezza dei tempi, trattandosi di termini ordinatori e non perentori per l'amministrazione;
a tali problematiche si aggiungono quelle di natura economica;
ad oggi, risultano essere stati spesi da parte dello Stato circa 3 miliardi di euro, sebbene lo stanziamento dei fondi risulti disarticolato proprio a causa del rallentamento delle valutazioni e dei lavori che non ha impedito il raggiungimento degli obiettivi;
nel rapporto "Dalla bonifica, alla reindustrializzazione" del 2016, Confindustria ha stimato che, a fronte di un investimento complessivo di 10 miliardi di euro per il risanamento delle aree pubbliche e private (una superficie complessiva di 46.000 ettari), si avrebbe, in 5 anni, un aumento del livello di produzione di oltre 20 miliardi di euro, un incremento del valore aggiunto complessivo di circa 10 miliardi di euro e circa 400.000 unità lavorative per anno;
a fronte di tale situazione, occorre segnalare come il Governo e Parlamento abbiano già messo in atto alcune iniziative, alle quali è però necessario dar seguito. Giova a tal fine ricordare il lavoro istruttorio realizzato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, e condiviso con il sistema industriale, per l'emanazione di un decreto ministeriale, con il quale si intende rivedere gli allegati che definiscono i valori limite di riferimento (CSC), necessari per avviare un procedimento di bonifica. Il processo di revisione e aggiornamento consentirebbe di rivedere lo stato dei siti inquinati sul territorio nazionale, derubricando a siti non inquinati intere aree, senza compromettere in alcun modo la tutela dell'ambiente e della salute;
occorre evidenziare, inoltre, il lavoro della commissione di studio per la sburocratizzazione dei procedimenti in materia ambientale, che ha dedicato un intero capitolo (il n. 4) all'individuazione delle criticità di tipo amministrativo procedurale e le possibili soluzioni da attuare;
per quel che riguarda lo stato di avanzamento delle bonifiche e reindustrializzazioni in Italia, sarebbe, altresì, opportuno dar concreto seguito alle diverse iniziative, anche di natura parlamentare,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia adottato o intenda adottare misure relative alla semplificazione delle procedure di risanamento e di bonifica dei siti contaminati presenti su tutto il territorio nazionale, al fine di garantire la tutela ambientale, la salute dei cittadini e il rilancio degli investimenti.
(4-02925)
URSO, BERTACCO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
la fondazione Cassa di risparmio di Verona è una delle più importanti fondazioni bancarie italiane;
il suo patrimonio e la sua attività istituzionale coinvolgono non solo ampie parti del territorio italiano, ma anche la più grande banca italiana Unicredit SpA;
la governance della fondazione prevede un organo di indirizzo, al quale siedono professionalità espresse dal territorio, un organo gestorio (consiglio di amministrazione) ed un presidente;
lo statuto prevede che il presidente del consiglio di amministrazione sia scelto dall'organo di indirizzo dopo attenta valutazione dei curricula forniti dagli enti del territorio;
i mandati di tutti e tre gli organi della fondazione, che hanno durata quadriennale, sono in scadenza in questi giorni e, in particolare, il consiglio di indirizzo sarà soggetto al rinnovo della maggior parte dei propri componenti sulla base delle nuove sensibilità degli enti territoriali;
da notizie di stampa si apprende che, sfruttando le pieghe dello statuto, l'attuale presidente uscente, con il supporto dell'attuale direttore generale, intenderebbe fare eleggere se stesso, nonché un consiglio di amministrazione da lui indicato, da parte del consiglio generale in scadenza, mettendo così i nuovi maggioritari componenti dell'organo di indirizzo di fronte al fatto compiuto di un organo gestorio e di un presidente non da loro eletto e che non ha chiesto la loro fiducia;
considerato che:
tutto ciò appare come un classico caso di "managerial entrenchment" (vale a dire, una precostituzione delle proprie poltrone), in palese contrasto con i più basilari principi di governance;
il territorio si è già espresso con forza anche pubblicamente contro ciò che si può solamente definire un "blitz" solo formalmente legittimo, ma sostanzialmente illegittimo;
per saggia scelta del legislatore le fondazioni bancarie, benché abbiano capacità di diritto privato, sono anche soggetti alla vigilanza del Ministero dell'economia e delle finanze, in quanto il loro agire deve anche rappresentare e tutelare gli interessi pubblici, secondo il modello della "community owned foundation";
in buona sostanza i vertici della fondazione, pur nella loro autonomia gestionale, devono sottostare a principi di governo ispirati prima di tutto al rispetto del ricambio democratico ed al rispetto delle voci del territorio nelle loro più attuali configurazioni e declinazioni,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga che tali fatti non possano costituire un gravissimo vulnus sia all'interno della fondazione stessa, sia nel rapporto tra fondazione e territorio;
se, tramite la direzione competente, non ritenga di invitare i vertici della fondazione Cariverona ad una più approfondita riflessione e considerazione, prima di porre in essere una determinazione che si ritiene illegittima, dannosa e foriera di gravi problemi per la fondazione stessa e per gli interessi economici e sociali interessati dalla sua azione.
(4-02926)
FAGGI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, della salute e per i rapporti con il Parlamento. - Premesso che:
nei primi mesi della XVIII Legislatura, la 1ª Commissione permanente del Senato ha avviato l'esame, in sede referente, del disegno di legge n. 897, recante "Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori nei servizi educativi per l'infanzia e nelle scuole dell'infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità e delega al Governo in materia di formazione del personale", nonché di altri disegni di legge di analogo oggetto;
l'esame è proseguito con regolarità per diversi mesi, in un clima di leale collaborazione tra i commissari dei diversi gruppi, con l'adozione di un testo unificato, sino alla seduta del 9 luglio 2019;
l'esame del provvedimento si è poi improvvisamente bloccato, in attesa dei pareri della 5ª Commissione permanente (Bilancio), ai sensi del Regolamento del Senato, sebbene gli emendamenti di iniziativa parlamentare fossero stati già istruiti;
con l'art. 5-septies del decreto-legge n. 32 del 2019 (decreto "sblocca cantieri"), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2019, sono stati istituiti specifici fondi per l'erogazione delle risorse finanziarie occorrenti per l'installazione di sistemi di videosorveglianza nelle scuole dell'infanzia e delle case di cura o di riposo;
considerato che, allo stato attuale, il principale motivo di "blocco" dell'iter di approvazione è da rintracciare nella mancata elaborazione delle occorrenti relazioni tecniche da parte dei Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e della salute, la collazione delle quali, come noto, spetta al Dipartimento per i rapporti con il Parlamento;
considerato altresì che:
in passato, alcuni esponenti dell'attuale maggioranza di Governo, come ad esempio il Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, Simona Malpezzi, hanno manifestato scetticismo circa l'utilità di installare le telecamere di videosorveglianza nelle scuole dell'infanzia e nelle case di riposo, ritenendo più importante puntare sulla prevenzione e sulla formazione del corpo docente;
il Governo continua a procrastinare l'adozione degli interventi legislativi necessari alla concreta installazione delle telecamere di videosorveglianza negli asili e nelle case di cura, non ritenendo evidentemente prioritario un intervento in tal senso;
viste le fondate preoccupazioni, derivanti anche dalle parole espresse da esponenti del Governo,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno adoperarsi, con sollecitudine, per l'elaborazione di tutti i provvedimenti necessari al completamento dell'iter di approvazione degli interventi legislativi finalizzati alla concreta installazione delle telecamere di videosorveglianza negli asili e nelle case di cura.
(4-02927)
DE VECCHIS, PITTONI, CASOLATI, MARIN - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:
"Radio Capodistria" è un'emittente radiofonica regionale della RTV Slovenija, ente radiotelevisivo pubblico della Repubblica di Slovenia, dedicato alla comunità nazionale italiana in Istria (CNI) e nelle regioni italiane limitrofe; essa ha sede a Capodistria, sul litorale sloveno, e trasmette in lingua italiana;
fin dalla sua fondazione nel lontano 1949, Radio Capodistria si è distinta quale espressione della comunità italiana rimasta in Istria e quale mezzo di unione dell'intera comunità giuliana, tanto da essere a pieno titolo riconosciuta dalla legge sull'emittenza pubblica radiotelevisiva in Slovenia quale mezzo di attuazione del diritto all'informazione pubblica nella propria lingua madre ed ai contatti con la nazione madre, riconosciuto alla minoranza italiana dalla Costituzione slovena;
la radio trasmette in onde medie e FM stereo, in particolare sulla storica frequenza 103.1 Mhz, mediante il ripetitore sito sul monte Nanos (in territorio sloveno), che garantisce la ricezione del segnale in Slovenia, nel Friuli-Venezia Giulia, nell'Istria occidentale e nel Veneto orientale;
considerato che, a quanto risulta agli interroganti:
da fonti di stampa si apprende della volontà del Governo sloveno di togliere la frequenza 103.1 Mhz a Radio Capodistria, nell'ambito del contenzioso italo-sloveno sulla regolamentazione delle radiofrequenze lungo il confine;
per l'emittente perdere la sua frequenza radio più importante equivale, in pratica, al suo spegnimento nel contesto transfrontaliero, al suo oscuramento, al suo allontanamento dalla nazione madre e dai suoi numerosi ascoltatori;
considerato, altresì, l'importante valore storico e culturale proprio di Radio Capodistria,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo disponga di maggiori delucidazioni rispetto a quanto rappresentato, anche con riguardo al più ampio tema della regolamentazione delle radiofrequenze confinarie tra Italia e Slovenia.
(4-02928)
BERUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
Apam Esercizio SpA è una società partecipata pubblica che gestisce in appalto il trasporto pubblico urbano ed interurbano (TPL) del Comune di Mantova e della Provincia di Mantova;
Apam Esercizio SpA, a seguito di verifica ispettiva effettuata dall'ispettorato territoriale del lavoro di Mantova, è stata condannata in via definitiva con sentenza della suprema Corte di cassazione n. 10057/2016 per la violazione dell'art. 29 del decreto legislativo n. 276 del 2003;
dal mese di febbraio al mese di giugno 2007, nel corso delle attività di indagine esperite dai funzionari dell'ispettorato e del nucleo di Carabinieri presso lo stesso ispettorato, sono emerse ipotesi di reato di natura estorsiva a carico dei lavoratori interessati, nonché reati di cui all'art. 21, comma 1, della legge n. 646 del 1982, e successive modifiche e integrazioni, conseguenti alla violazione dell'appalto illecito, che non sono stati adeguatamente segnalati alla locale Procura della Repubblica presso il pubblico ministero;
nel 2007 le società Apam Esercizio SpA ed S.M.C. scarl (Associazione 60 milioni di chilometri) furono anche sanzionate dall'AGCOM con provvedimento n. 17550/2007, perché avevano posto in essere intese restrittive della concorrenza di mercato nelle ultime gare aggiudicate e condannate al pagamento delle sanzioni a seguito del respingimento dei ricorsi da parte del Consiglio di Stato nel 2009;
i due contratti aggiudicati regolarmente, contratto di servizio per il trasporto interurbano relativo al periodo 1° aprile 2012-31 marzo 2016 prot. n. 19430/12, rep. n. 3698, stipulato in data 24 maggio 2012 e contratto di servizio per il trasporto urbano, rep. n. 30437, stipulato in data 5 luglio 2012 tra il Comune di Mantova ed Apam Esercizio, sarebbero stati prorogati fino al 2020 con determinazioni del 30 marzo 2016 n. 4, e del 27 maggio 2016 n. 8 da parte dell'agenzia di bacino interprovinciale di Cremona e Mantova alla luce delle modificazioni ed integrazioni alla legge regionale n. 6 del 2012 introdotte dalla legge regionale n. 19 del 2015;
risulterebbe all'interrogante che dal 2011 nel grado di giudizio penale conseguente alla violazione dell'art. 29 del decreto legislativo n. 276 del 2003 la dirigente pro tempore dell'ispettorato territoriale del lavoro di Mantova si sia costituita in giudizio per mezzo di un funzionario non in possesso dei titoli abilitativi alla professione forense e la stessa abbia sottaciuto l'esistenza all'organo giudicante dei collegati reati;
la stessa dirigente pro tempore , a seguito della soccombenza nel giudizio penale ed in presenza di un giudicato, anche se civile, della suprema Corte di cassazione, non avrebbe tempestivamente impugnato nei termini la sentenza sfavorevole n. 103/2018 emessa dal Tribunale di Mantova sezione lavoro in data 25 maggio 2018, causando un danno erariale determinato dalla restituzione ad Apam Esercizio SpA dell'ammenda comminata, in quanto la tardività della riscossione si rivolge a crediti decotti e non più esigibili, tali da compromettere le esigenze creditorie dello Stato;
la condotta ''distratta'' della dirigente è figlia del ritardo colpevole che la stessa adotta nell'emanazione delle ordinanze ingiuntive ex art. 18 della legge n. 689 del 1981 e dell'iscrizione a ruolo delle sanzioni comminate per violazione delle leggi sul lavoro;
risulterebbe, altresì, che la stessa dirigente, in merito ad indagini ispettive avvenute durante l'anno 2017 e terminate nel 2018, non avesse ancora autorizzato la notifica della sanzione ad Apam Esercizio in merito a violazioni accertate dal 2013 al 2017;
ad oggi, Apam Esercizio SpA non ha ancora ricevuto l'avvenuta notifica della sanzione amministrativa e perdura dal 2017 con lo stesso modo di operare, reiterando le stesse violazioni,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intendano adottare per accertare gli abusi perpetrati ai danni dei lavoratori di Apam Esercizio SpA e garantire un pieno esercizio dei loro diritti;
se le stazioni appaltanti abbiano responsabilità in solido, essendo stati i destinatari dei reati ed anche azionisti della società appaltatrice di diversi contratti di servizio TPL di area urbana e di area interurbana per il periodo accertato dal 2004 al 2020.
(4-02929)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:
in base a quanto riportato da "il Fatto Quotidiano", nel mese di dicembre 2019 Enel SpA ha ampliato il catalogo delle offerte commerciali con la proposta di un contratto unico per i clienti energia piu? internet con la societa? maltese Melita Italia, che nel febbraio 2019 ha firmato una convenzione con Open Fiber, per offrire nuovi servizi ai clienti domestici, che potranno abbinare alla fornitura di energia elettrica e gas una connessione con tecnologia Ftth (fiber to the home);
il pacchetto azionario di Open Fiber è equamente diviso (50 per cento e 50 per cento) tra Enel e Cassa depositi e prestiti;
nell'estate 2019 Melita è stata acquistata dal fondo private equity svedese Eqt;
Eqt gestisce un capitale di 61 miliardi di euro e ha investimenti operativi per circa 40 miliardi, si muove in tre continenti e ha 110.000 dipendenti in Asia, Europa e Stati Uniti;
considerato che, a quanto risulta all'interrogante:
l'amministratore delegato di Enel Francesco Starace è tra gli advisor di Eqt;
Enel SpA è un'azienda quotata nell'indice Ftse Mib della borsa di Milano e il principale azionista è lo Stato italiano, attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze con il 23,6 per cento;
Enel, in una nota ufficiale ha scritto: "Il dottor Starace non e? senior advisor di Eqt, ma fa parte di un comitato consultivo che puo? essere interpellato dal fondo su specifici progetti che non riguardino in alcun modo l'energia, o nella fattispecie le tlc, o alcun settore in cui opera il gruppo Enel. Questa attivita? e? nota agli organi interni competenti ed e? svolta nel rispetto delle regole di governance del gruppo", non smentendo il rapporto di Starace con Eqt,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda e se ritengano che possa configurarsi un caso di conflitto di interessi;
se ritengano di dover intervenire con i provvedimenti di propria competenza rispetto al ruolo di Starace di advisor di Eqt.
(4-02930)
DE BONIS, DE FALCO, MARTELLI, NUGNES, BUCCARELLA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
i CAA, centri di assistenza agricola, sono soggetti privati ai quali AGEA, Agenzia per le erogazioni in agricoltura, delega compiti di istruttoria dei fascicoli aziendali, disciplinati dal decreto ministeriale 27 marzo 2001 e successivamente dal decreto ministeriale 27 marzo 2008 recante "Riforma dei Centri autorizzati di assistenza agricola";
l'AGEA, attraverso AGECONTROL (l'agenzia pubblica per i controlli e le azioni comunitarie per conto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali), vigila sui soggetti delegati, sia per quanto riguarda la parte dell'organizzazione e il funzionamento, sia per quanto riguarda la gestione dei fascicoli e delle domande di accesso agli aiuti finanziari;
le numerose funzioni che AGEA delega ai CAA, vengono stabilite sulla base di apposite convenzioni che, tra le altre cose, consentono ai tecnici agricoli liberi professionisti di collaborare con i CAA. I tecnici agricoli liberi professionisti (agrotecnici ed agrotecnici laureati, dottori agronomi e forestali, periti agrari, laureati in scienze ambientali) integrati da altre specifiche professionalità (consulenti del lavoro, geometri, dottori, commercialisti, ragionieri ed esperti fiscali) sono, quindi, da diversi anni impegnati nell'assistenza tecnica indipendente ai produttori agricoli di tutta Italia;
da fine 2019 circolano vari schemi di convenzione OP (organismo pagatore) AGEA-CAA con la volontà di vincolare i centri di assistenza agricola a utilizzare solo lavoratori tecnici dipendenti, quindi niente più liberi professionisti esterni. l'ultimo schema di convenzione OP per il 2020, inviato ai CAA da Agea e pubblicato dal giornale on line "Agricolae.eu", modifica una caratteristica che potrebbe cambiare in maniera sostanziale l'operatività dei centri di assistenza agricola, soprattutto per le organizzazioni agricole che si avvalgono di professionisti esterni;
si legge, infatti, all'articolo 4, comma 3 dello schema di convenzione OP: "Entro il 30 settembre 2020 tutti gli operatori titolari abilitati ad accedere ed operare nei sistemi informativi dell'Organismo pagatore devono essere lavoratori dipendenti del CAA o delle società con esso convenzionate. L'accesso degli stessi ai sistemi informativi deve essere effettuato esclusivamente tramite SPID";
tale disposizione ha, di fatto, allarmato il collegio degli agrotecnici e tutti gli altri liberi professionisti, i quali hanno evidenziato che se venisse approvata definitivamente questa nuova convenzione, si avrebbe una "grave distorsione della concorrenza" sia per quanto riguarda la prestazione dei servizi professionali, sia nei confronti dei (piccoli) CAA. Tali misure "capestro" avrebbero come effetto immediato quello di far chiudere la maggior parte dei CAA, già da tempo radicati sul territorio nazionale, in particolare sarebbero duramente penalizzati i CAA gestiti da liberi professionisti (agrotecnici, agronomi e periti agrari) che, impostando i loro servizi su un criterio qualitativo anziché quantitativo, si rivolgono per loro natura a un limitato numero di imprese. Il tutto a favore dei CAA di grandi dimensioni numeriche, che sarebbero così messi in condizioni di creare un oligopolio, fare concorrenza sleale ai piccoli CAA e, di conseguenza, controllare il prezzo dei servizi;
se è infatti vero che l'AGEA gode di un certo grado di discrezionalità ed autonomia nella definizione dell'ordinamento dei propri territori, è altrettanto vero che questo potere deve essere utilizzato ai fini di tutelare l'interesse comune e non certo per favorire, direttamente od indirettamente che sia, un'organizzazione piuttosto che un'altra. Ad esempio, nella convenzione di coordinamento, vigente negli anni dal 2016 al 2018, l'art. 5, punto e), prevedeva: "il CAA coordinatore è in possesso dei requisiti minimi richiesti per la sottoscrizione della presente convenzione in quanto rappresenta almeno quattro CAA territoriali che rispettano i requisiti di cui al DM 27.03.2008 ed è in grado di garantire l'operatività in tutte le Regioni";
nella Convenzione 2019, il punto e) delle premesse recita: "il CAA coordinatore è in possesso dei requisiti minimi richiesti per la sottoscrizione della presente convenzione in quanto rappresenta almeno 80 mila fascicoli riconosciuti validi e detiene in tutte le Regioni una o più strutture operative, oppure rappresenta quattro CAA territoriali che rispettano i requisiti di cui al DM 27.03.2008 ed è in grado di garantire in tal modo l'operatività richiesta in tutte le Regioni";
vengono, quindi, stabiliti due requisiti minimi, prima inesistenti, per la sottoscrizione della convenzione: 1) il possesso di almeno 80.000 fascicoli riconosciuti validi; 2) la presenza in tutte le regioni di una o più strutture operative (comprese quelle dove non è richiesta l'esistenza dei CAA coordinatori). Tali requisiti rappresentano sicuramente una barriera restrittiva per l'accesso al mercato rispetto alla precedente convenzione 2016-2018, in più pregiudicano le somme già incassate o da incassare e mirano a favorire alcuni CAA rispetto ad altri;
nell'analizzare specificamente l'attività dei CAA, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato si è pronunciata più volte sulla normativa nazionale di riferimento, in alcune occasioni riscontrando restrizioni della concorrenza. La previsione di requisiti particolarmente rigidi non solo può determinare una restrizione ingiustificata all'accesso al mercato, ma può al contempo favorire ingiustificatamente gli operatori già attivi nel settore attraverso la preventiva individuazione di specifiche prerogative unicamente o prevalentemente ad essi riferibili;
infatti, già nel 2000 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Parere AS200 dell'8 giugno 2000, Boll. n. 21/00) ha rilevato l'illegittimità di norme volte a "restringere la concorrenza del mercato dei servizi alle imprese agricole", che nella fattispecie consistevano nella possibilità di costituire CAA connessi solo a determinati soggetti;
è citato nel parere AS200 "Ove esigenze di carattere generale impongano di limitare il numero dei soggetti ammessi alla costituzione di un CAA, tale limitazione potrebbe essere stabilita non in ragione di un criterio soggettivo, basato fondamentalmente sull'individuazione preventiva di talune organizzazioni professionali, ma piuttosto tramite criteri oggettivi di selezione applicati a tutti gli operatori professionali. In particolare, potrebbero essere presi in considerazione requisiti quali le sostanziali caratteristiche tecnico-professionali, i mezzi a disposizione, nonché un numero minimo di domande evase. Tali requisiti garantirebbero una selezione fondata su criteri di efficienza e produrrebbero l'effetto di consentire anche ad operatori diversi dalle organizzazioni di categoria, come i liberi professionisti, la possibilità di essere ammessi alla costituzione di un CAA";
appare sleale da parte di alcune organizzazioni il tentativo di escludere dal servizio di assistenza i piccoli CAA;
appare altresì ingiustificato intensificare i controlli di secondo livello solo sui piccoli CAA, a maggior ragione se questi hanno provveduto a denunciare irregolarità o ipotesi di reati in assenza di alcuna obiettiva giustificazione e proporzionalità,
si chiede di sapere:
se e quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché la nuova convenzione OP di AGEA e la nuova convezione di coordinamento rechino disposizioni conformi a quanto illustrato in premessa, ove occorra, anche attraverso la richiesta di un nuovo parere all'AGCM;
se non sia del parere, conformemente a quanto più volte espresso dall'Antitrust, che i centri di assistenza agricola condotti da organizzazioni meno ramificate e di dimensioni più piccole non vengano messi in condizione di non poter più operare;
se voglia riferire in Parlamento circa i dettagli del piano di azioni attualmente in corso sui controlli di secondo livello ai CAA, compreso il numero dei fascicoli estratti a controllo per singola sede e il numero di ispettori inviati per singola sede.
(4-02931)
DE BONIS - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa che il Ministero dell'interno, attraverso la Direzione centrale per le specialità e dei reparti speciali, stia progettando una riorganizzazione di tali reparti, con conseguente depotenziamento o, addirittura, la chiusura di diversi distaccamenti;
dopo l'Emilia-Romagna, la Liguria e il Piemonte, regioni nelle quali sarebbe prevista la chiusura di distaccamenti e sottosezioni della Polizia stradale (con la previsione della soppressione di 150 uffici), pare che sia giunto il turno anche della Puglia, che dopo la paventata chiusura dei distaccamenti di Spinazzola e Ruvo di Puglia, a causa dell'istituzione della sezione della nuova provincia di Barletta-Andria-Trani, sembrerebbe in programma anche la chiusura della Polizia di frontiera di Taranto;
il Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori Polizia) ha messo in atto una serie di iniziative volte a contrastare, a Taranto, la chiusura della Polizia di frontiera dello scalo marittimo, da sempre baluardo di legalità nell'ambito della vasta area portuale. L'auspicio, secondo il Sindacato, è che anche le istituzioni locali assumano una posizione in tal senso, che dimostrino interesse per le sorti della città di Taranto e, soprattutto, del porto, in un momento nel quale non è possibile permettersi tutto questo. "Se da una parte è lo stesso Governo centrale, regionale e locale ad affermare che il rilancio del Capoluogo Jonico passa per il tramite dello sviluppo del Porto Jonico, dall'altra non potremmo mai assistere e immaginare che lo stesso Governo diventi prono rispetto ad una decisione che va completamente all'opposto del rilancio dell'economia locale, indebolisce il sistema e non fa rete tra le varie istituzioni! Sarebbe per l'esecutivo di Governo una debacle!";
secondo il Sindacato, "si intuiva come si sarebbe andati in questa assurda direzione giacché, lo scorso anno, i vertici ministeriali, in una città come Taranto che trae fortissima ispirazione da una delle sue fonti primarie cioè il mare, nella indifferenza di tanti, hanno completamente soppresso la Squadra Nautica. Ecco che adesso si profila oltre al danno la beffa, poiché è questo un progetto che 'marcia' esattamente al contrario dei piani già avviati, che rilanciano l'economia locale e le infrastrutture portuali del territorio jonico e che gettano le basi per l'ulteriore sviluppo, sia sul piano commerciale che turistico";
è da ritenere, dunque, che i dati di cui dispone il Governo centrale (che giustificherebbero la chiusura delle sedi della Polizia citate) farebbero riferimento ad un bilancio abbondantemente superato, oltre che sottostimato e forviante, che non terrebbe conto dell'attuale e reale numero dei traffici commerciali e dalle attività portuali;
inoltre, vi sarebbe una controtendenza in un capoluogo come Taranto, nel quale mentre da una parte la Polizia di Stato congiunge e delocalizza i presidi e gli avamposti di legalità, dall'altra l'Arma dei Carabinieri ne consolida e ne apre alcuni nuovi dimostrando, evidentemente, di essere più lungimirante sul piano organizzativo e logistico (si veda l'apertura della stazione Carabinieri nel cuore del borgo città vecchia, avamposto strategico ubicato in una zona di forte interesse artistico e paesaggistico; si veda l'annunciata apertura di una scuola per allievi Carabinieri il cui primo corso partirà a breve);
considerato che:
non mancano ulteriori contraddizioni che caratterizzano il progetto di chiusura, se si considera che nell'area portuale insiste l'hotspot per l'accoglienza temporanea e l'identificazione dei profughi, un hub la cui localizzazione è stata fortemente voluta dal Governo;
privarsi dei presidi di legalità, tra l'altro attigui ad altre sedi "sensibili", non giova. Infatti, l'ufficio di cui si ipotizza la chiusura è posto nella medesima area in cui sta sorgendo il nuovo terminal, fortemente voluto dall'Autorità portuale e dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; qui continueranno a sbarcare miglia di croceristi. C'è poi da considerare che la Polizia di frontiera di Taranto collabora con la Marina militare che, proprio a Taranto, esprime una delle più importanti basi navali europee. Non ultimo il Ministero dell'interno, d'intesa con quello della difesa, ha finanziato ed ha in atto il progetto "Strade sicure", il cui servizio viene assicurato per 24 ore, senza interruzione, all'interno e nell'hinterland portuale, congiuntamente ad una pattuglia di Polizia di frontiera e da una dell'Esercito italiano;
tenuto conto che la segreteria provinciale del SIULP di Taranto è determinata a prendere nettamente le distanze da tutte le decisioni volte a delocalizzare o chiudere i presidi della Polizia di frontiera, dichiarandosi assolutamente contraria a detto piano. Metterà in campo tutte le iniziative tese a sensibilizzare l'opinione pubblica ed i cittadini, che hanno pieno diritto di contare sui presidi di legalità, atteso che non ci potrà mai essere sviluppo senza la sicurezza,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero quanto riportato circa il depotenziamento o la chiusura di diversi distaccamenti della Polizia;
quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per scongiurare la chiusura di un presidio di controllo, quale quello della Polizia di frontiera di Taranto, così importante;
se non ritenga che anche il solo depotenziamento di tali uffici venga a determinare la privazione, per una città come Taranto, di un vitale presidio di controllo e di legalità.
(4-02932)
DE BONIS - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:
il consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha accertato, con due diverse delibere, alcune violazioni degli obblighi di contratto di servizio da parte della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo;
l'Autorità ha infatti contestato alla Rai alcune gravi violazioni dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo in materia di informazione e di non discriminazione e trasparenza nella vendita degli spazi pubblicitari;
per tali ragioni l'Autorità ha comminato all'azienda una multa di 1,5 milioni di euro. Le violazioni riguardano alcuni programmi trasmessi sulle tre reti generaliste durante i quali sono stati violati i principi sanciti dal "contratto di servizio" che regola la concessione. La multa è stata deliberata il 14 febbraio 2020 ed è la più esosa mai comminata alla Rai;
l'Autorità ha inoltre diffidato la concessionaria pubblica affinché elimini, nella vigenza del contratto di servizio 2018-2022, le violazioni e gli effetti delle infrazioni accertate, adottando specifiche misure volte a garantire il rispetto degli obblighi e ad evitare il ripetersi delle violazioni in futuro, richiamando l'importanza della responsabilità editoriale pubblica della concessionaria;
ha precisato: "Nella vigilanza della missione di servizio pubblico non sono le singole fattispecie - su cui la società ha spesso messo in atto azioni ripristinatorie o correttive - a rilevare ma l'effetto che tali condotte hanno generato e potrebbero generare sui valori della collettività e i diritti dei cittadini, nonché sul valore di utilità pubblica e sociale del canone del servizio della concessionaria";
si legge ancora: "a seguito di un monitoraggio costante e continuo dal quale sono emersi numerosi episodi riguardanti la programmazione diffusa dalle tre reti generaliste, ha accertato il mancato rispetto da parte di Rai dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo, riferito a tutte le diverse condizioni e opzioni sociali, culturali e politiche, così da garantire l'apprendimento e lo sviluppo del senso critico, civile ed etico della collettività, nel rispetto della dignità della persona, del diritto e dovere di cronaca, della verità dei fatti e del diritto ad essere informati";
un giudizio durissimo, insomma, che l'Autorità ha espresso a maggioranza con la contrarietà sulla sanzione, fra i commissari, di Mario Morcellini e l'astensione di Francesco Posteraro. "Mi sono astenuto - ha dichiarato Posteraro all'Ansa - perché ritengo che le violazioni riscontrate non siano di gravità tale da richiedere l'irrogazione di una sanzione";
il provvedimento sarà reso noto con la sua documentazione il 19 e il 20 febbraio. Ma da quel che si apprende nel mirino di Agcom sarebbero finiti programmi di informazione ma anche di intrattenimento. Si va dalla "Vita in Diretta" ai "Realiti", all'"Approdo" di Gad Lerner al Tg2 nel servizio in cui ha parlato del presunto fallimento del modello svedese d'integrazione sostenendo che alcuni territori del Paese erano "completamente fuori controllo", zone dove "la polizia non entra". Non ci sarebbe invece "Porta a Porta" con lo "spot" del numero uno della Lega Matteo Salvini durante Juventus-Roma. Sarebbe in questo caso bastata la "riparazione" successiva con il segretario Pd, Nicola Zingaretti;
la seconda delibera dell'Autorità, approvata all'unanimità, ha invece accertato "il mancato rispetto dei principi di non discriminazione e trasparenza" in relazione ai prezzi praticati dalla concessionaria nella vendita degli spazi pubblicitari;
l'Autorità ha dunque diffidato la Rai a cessare immediatamente i comportamenti contestati, "anche al fine di consentire ad Agcom la verifica del corretto utilizzo delle risorse pubbliche (canone) e private (pubblicità) per il finanziamento delle attività e della programmazione di servizio pubblico";
la notizia della sanzione alla Rai è molto grave e le ripetute violazioni del contratto di servizio, accertate dall'Agcom, non depongono bene né per la qualità dell'informazione Rai, né per i cittadini che dovranno anche pagare indirettamente la multa visto che ne sono azionisti attraverso il Governo;
tenuto conto che:
risulta all'interrogante che numerosi partiti minori, essendo fuori dal Parlamento, vengono discriminati a causa del mancato rispetto del principio di pluralismo dell'informazione. Infatti, per esempio, la Federazione nazionale dei Verdi lamenta che nei mesi di novembre e dicembre 2019 si sono verificati comportamenti censori da parte della Rai e di altre reti nazionali, quali per esempio "La7", "Mediaset", eccetera, che hanno concesso nei talk show e nei contenitori di informazione e di approfondimento nessuna presenza;
la medesima Federazione, che è un partito storico ed ha sempre ricevuto consensi alle elezioni europee, ha presentato due esposti presso l'Agcom nei quali si evidenziavano, con dati dettagliati, i comportamenti censori da parte della Rai e delle altre reti. Negli spazi delle informazioni date dai telegiornali le percentuali concesse alla Federazione erano pari allo 0,15 per cento, invece al partito "Azione" di Calenda, appena costituito, sono state concesse quattro ore di esposizione televisiva,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, per quanto di competenza, circa l'accaduto;
se non ritenga che la pronuncia e la multa dell'Agcom nei confronti della Rai evidenzino questioni molto gravi, che dovrebbero indurre i vertici dell'azienda ed i responsabili dell'informazione a valutare la propria permanenza in servizio;
se non ritenga di dover intervenire al fine di garantire negli spazi televisivi dei telegiornali e di approfondimento della Rai e delle varie reti televisive la presenza dei Verdi e di altre piccole formazioni politiche, totalmente cancellate, che hanno determinato una profonda violazione del pluralismo e delle regole alla base della nostra democrazia, più volte richiamate da numerose sentenze della Corte costituzionale.
(4-02933)
DE BONIS - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
nei porti italiani, soprattutto del Sud Italia, ormai, con cadenza mensile, approdano navi estere cariche di grano duro destinato alle grandi industrie alimentari;
proseguono, dunque, indisturbati gli sbarchi in Puglia e Sicilia;
nel mese di gennaio 2020, al porto di Bari, sono arrivate quattro navi di grano duro canadese e americano che hanno scaricato oltre un milione di quintali di grano duro estero. Una parte del carico è stato dirottato anche sul porto di Catania. Gli importatori sono: De Cecco, Glencore Agriculture, Candeal Commercio, Semolificio Loiudice e Amber;
le navi sono: 1) "Sbi Athena", una Bulk Carrier battente bandiera delle isole Marshall proveniente dal porto di Vancouver in Canada, con un carico di oltre 520.000 quintali di grano duro destinato alla società Glencore Agriculture It Srl di Napoli; 2) "Anthia", una Bulk Carrier battente bandiera Malta proveniente dal porto di Corpus Christi in Usa con un carico di oltre 128.000 quintali di grano duro destinato alla società fratelli De Cecco SpA; 3) "Johanna G", una Bulk Carrier battente bandiera Portogallo proveniente dal porto di Port Cartier in Canada, con un carico di oltre 128.000 quintali di grano duro destinato alle società Candeal Commericio Srl di Foggia, Semolificio Loiudice Srl di Altamura (Bari) e Amber Srl di Napoli; 4) "Federal Beaufort", una Bulk Carrier battente bandiera delle isole Marshall proveniente dal porto di Montreal in Canada, con un carico di oltre 322.000 quintali di grano duro destinato alla società Glencore Agriculture Srl di Napoli;
nel mese di febbraio 2020 altre navi cariche di grano turco, russo, spagnolo e francese sono ormeggiate al porto di Bari per scaricare oltre 440.000 quintali di grano estero. Il resto del carico è stato dirottato anche sul porto di Pozzallo, quindi il quantitativo supera il mezzo milione di quintali;
le navi sono: 1) "Ludogorets", una Bulk Carrier battente bandiera Malta proveniente dal porto di Cadice in Spagna, con un carico di circa 240.000 quintali di grano destinato alla società Casillo Commodities Italia SpA; 2) "Mehmet Bey", una General Cargo battente bandiera Malta proveniente dal porto di Samsun in Turchia, con un carico di oltre 80.000 quintali di grano duro destinato alla società Molino Casillo SpA; 3) "Oneriva 42", una General Cargo battente bandiera russa proveniente dal porto di Rostov in Russia, con un carico di oltre 30.000 quintali di grano destinato alla società Casillo Commodities Italia SpA; 4) "Ida", una Bulk Carrier battente bandiera Liberia proveniente dal porto di Pozzallo, dove ha già scaricato una parte del grano francese, con un carico di oltre 90.000 quintali di grano francese destinato alla società F.lli Divella SpA;
considerato che:
il sindacato più grande d'Italia continua nel suo silenzio, ha smesso di svolgere l'attività di controllo nei porti pugliesi, nonostante il messaggio volto ad assicurare l'azzeramento dell'import di grano canadese al glifosato;
l'interrogante ricorda che ha già presentato tre interrogazioni parlamentari ai Ministri in indirizzo riguardanti l'importazione di grani esteri e, precisamente: 4-02048, pubblicata il 31 luglio 2019, riguardante la nave proveniente dal Canada denominata "Ocean Castle"; 4-02355, pubblicata il 22 ottobre 2019, riguardante le due navi provenienti dal Canada e dal Minnesota, la "Lowlands comfort" e "Johanna"; 4-02613, pubblicata l'11 dicembre 2019, riguardante le navi provenienti dal Canada e dalla Turchia, denominate "SU", "TN Sunrise", "Miedwie", "Jamno",
si chiede di sapere:
se ai Ministri in indirizzo risulti quanto esposto nelle tre precedenti interrogazioni;
se non ritengano che i grani esteri, provenienti da aree dove il clima impone l'impiego di glifosato, debbano essere assoggettati al principio di precauzione comunitario previsto dal regolamento (UE) 2016/1313, recepito dal decreto del Ministero della salute del 9 agosto 2016, ma mai applicato con apposte circolari ai dirigenti degli uffici periferici USMAF;
se non ritengano di dover prendere concrete iniziative volte a scoraggiare l'acquisto e l'utilizzo di grani esteri, che vengono miscelati con il grano duro nazionale, di ottima qualità, falsando le quotazioni del mercato italiano, come ha dimostrato la sentenza del TAR Puglia n. 01200/2019 del 16 settembre 2019;
se non ritengano di dover rivedere le norme di campionamento sulle navi, prevedendo analisi diffuse su ogni nave e su ogni stiva di grano, affidandole a laboratori accreditati e rendendo noti gli esiti delle analisi e del monitoraggio alle associazioni di tutela dei produttori e dei consumatori e ai parlamentari che ne facciano richiesta.
(4-02934)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):
3-01401 delle senatrici Garavini e Alderisi, sui contributi alla rete dei periodici italiani all'estero;
6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-01400 del senatore De Bertoldi, sull'astensione collettiva dei dottori commercialisti ed esperti contabili nell'autunno 2019.