Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 188 del 06/02/2020
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
188a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
GIOVEDÌ 6 FEBBRAIO 2020
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Presidenza del vice presidente TAVERNA,
indi del vice presidente CALDEROLI,
del vice presidente LA RUSSA
e del presidente ALBERTI CASELLATI
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 312 del 7 aprile 2021
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente TAVERNA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).
Si dia lettura del processo verbale.
TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che in data 5 febbraio 2020 è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze:
«Conversione in legge del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente» (1698).
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Sull'incidente ferroviario occorso sulla linea ad alta velocità
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Colleghi, abbiamo appreso questa mattina del grave incidente ferroviario occorso sulla linea ad alta velocità. Interpretando il sentimento dell'intera Assemblea, esprimo la più stretta vicinanza del Senato ai familiari delle vittime e, in attesa di avere informazioni precise, rivolgo il ringraziamento e l'incoraggiamento a tutti i soccorritori.
Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
AIROLA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIROLA (M5S). Signor Presidente, desidero solo ringraziarla per le sue parole rispetto ai due lavoratori: conosco i macchinisti e il duro lavoro che fanno, in quanto prendo quel treno da 8 anni.
PRESIDENTE. Le mie parole erano espresse a nome della Presidenza del Senato e, quindi, dovute.
Votazione per l'elezione di un senatore Segretario (Votazione a scrutinio segreto con il sistema delle urne aperte) (ore 9,40)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione per l'elezione di un senatore Segretario.
Ai sensi dell'articolo 5, comma 3, del Regolamento, ciascun senatore scriverà sulla propria scheda un solo nominativo. Risulterà eletto colui o colei che otterrà il maggior numero di voti. A parità di voti, sarà eletto il più anziano di età.
Per garantire il più ordinato svolgimento delle operazioni di voto, dinanzi al banco della Presidenza sono state approntate due cabine. I colleghi senatori, immediatamente prima dell'ingresso in cabina, riceveranno dagli assistenti parlamentari la scheda che, dopo il voto, depositeranno nell'apposita urna all'uscita della cabina stessa.
La chiama sarà svolta in ordine alfabetico. Dopo l'effettuazione della chiama, le urne resteranno aperte fino alle ore 13, mentre l'Assemblea proseguirà nell'esame del successivo punto all'ordine del giorno.
Dichiaro pertanto aperta la votazione e invito il senatore Segretario a procedere all'appello.
Ha chiesto di votare per primo, e la Presidenza l'ha concesso, il senatore Salvini.
Invito il senatore Segretario a registrarne il voto.
TOSATO, segretario, fa l'appello.
(Seguono le operazioni di voto).
Dichiaro chiusa la votazione dei senatori presenti in questo momento in Aula.
Avverto gli onorevoli senatori che non hanno ancora votato che potranno farlo fino alle ore 13, transitando sotto il banco della Presidenza e comunicando il proprio nominativo ai senatori Segretari.
(Le urne restano aperte).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo di via Val Maggia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1672) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 dicembre 2019, n. 142, recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 10,25)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1672, già approvato dalla Camera dei deputati.
La relatrice, senatrice Bottici, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
BOTTICI, relatrice. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il disegno di legge di conversione del decreto-legge giunge in Aula dopo un'approfondita istruttoria nell'altro ramo del Parlamento e un importante confronto tra maggioranza, opposizione e Governo in Commissione finanze e tesoro del Senato.
Viene definita con questo provvedimento una complessa operazione finanziaria, ai sensi della quale sono attribuiti a Invitalia uno o più contributi in conto capitale, fino a 900 milioni di euro per il 2020. (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, già ci sono delle persone che devono votare. La senatrice Bottici sta svolgendo il suo intervento, quindi se intendete parlare vi prego cortesemente di uscire o di accomodarvi ai vostri posti.
Prego, senatrice Bottici.
BOTTICI, relatrice. Grazie, signor Presidente.
Sono attribuiti a Invitalia uno o più contributi in conto capitale fino a 900 milioni di euro nel 2020, interamente finalizzati al rafforzamento patrimoniale di Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno (MCC). Si consente a MCC la promozione di attività finanziarie e di investimento anche mediante l'acquisizione di partecipazioni al capitale di banche e società finanziarie.
Il provvedimento interviene, dunque, da un lato, su obiettivi di carattere strutturale, essendo diretto a contribuire e favorire il superamento della situazione di notevole sottodimensionamento che caratterizza sia il sistema produttivo del Mezzogiorno, sia, in particolare, il sistema bancario e finanziario che opera al servizio di quell'area del nostro Paese, e, dall'altro, sulla situazione congiunturale di crisi della Banca Popolare di Bari, che è stata sottoposta alla procedura di amministrazione controllata da parte della Banca d'Italia.
A tale riguardo, vorrei dare qualche dato sulla situazione economica e patrimoniale della Banca Popolare di Bari, aggiornato al report del 16 dicembre 2019, realizzato dalla Banca d'Italia. Parliamo di una banca caratterizzata da una quota di mercato significativa in Puglia, Basilicata e Abruzzo. I clienti sono poco meno di 600.000, dei quali più di un sesto sono imprese che rappresentano il 60 per cento degli impieghi (circa 6 miliardi di euro). I depositi ammontano a 8 miliardi di euro, di cui 4,5 di valore unitario inferiore a 100.000 euro e, quindi, garantiti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. Le azioni emesse dalla Banca Popolare di Bari sono ampiamente diffuse tra il pubblico dei risparmiatori: il numero dei soci è pari a circa 70.000, con una partecipazione media pari a 2.500 azioni.
Tali dati ci aiutano a capire quale può essere stato l'impatto della crisi sul tessuto socio-economico di uno degli istituti di credito più importanti del Mezzogiorno.
Le crisi bancarie sono tutte diverse tra loro e hanno caratteristiche specifiche. Nel caso della Banca Popolare di Bari, la crisi è riconducibile a una molteplicità di fattori, manifestatisi a partire dal 2010. Già nel 2010, infatti, la Banca Popolare di Bari è stata assoggettata ad accertamenti ispettivi conclusi con una valutazione parzialmente sfavorevole, a causa di carenze nell'organizzazione e nei controlli interni sul credito. Ad esito di tali accertamenti, la Banca d'Italia ha vietato alla Banca Popolare di Bari di espandere la propria attività e ha imposto un requisito patrimoniale specifico. Tali provvedimenti sono stati rimossi nel giugno 2014, in considerazione degli interventi posti in essere e delle relazioni fornite dal controllo interno. Nel luglio seguente la Banca d'Italia ha autorizzato la Banca Popolare di Bari ad acquisire il controllo di Banca Tercas, nell'ambito di un intervento di salvataggio accompagnato da un contributo di 330 milioni di euro da parte del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Nella primavera del 2015 l'intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi a favore della Banca Popolare di Bari è stato oggetto di contestazione da parte della Commissione europea per la presunta configurabilità come aiuto di Stato.
Fra il 2014 e il 2015 la banca ha realizzato un'operazione di rafforzamento patrimoniale per complessivi 550 milioni, tra emissioni di nuove azioni (330 milioni) e collocamento di obbligazioni subordinate (220 milioni), ma tale aumento di capitale e la raccolta obbligazionaria sono state caratterizzate, secondo la Consob, da violazioni delle regole di trasparenza dei comportamenti nella prestazione dei servizi di investimento verso i clienti della banca.
Fra il 2016 e il 2018 la banca non è riuscita a concretizzare l'ingresso nella compagine sociale di investitori in grado di incrementare i mezzi propri. Nel frattempo si è registrata un'accelerazione del deterioramento della situazione aziendale.
Il 18 giugno 2019 la Banca d'Italia ha avviato un nuovo accertamento ispettivo presso la capogruppo.
I risultati, ufficializzati a dicembre, evidenziano gravi perdite patrimoniali che hanno portato i requisiti prudenziali di vigilanza al di sotto dei limiti regolamentari.
È evidente che, in assenza di un intervento statale, le conseguenze economiche sui territori interessati sarebbero state ben più gravi e ben più disastrose di quelle che si sono venute a creare. Gli strumenti messi a disposizione dal decreto - che vedremo a breve nel dettaglio - hanno bisogno di essere costantemente seguiti e monitorati, non solo dal Governo ma, come anche le crisi del passato ci insegnano, anche dal Parlamento, oltre che dalle Autorità di vigilanza. Molto si è discusso e approfondito, sia nelle Aule del Parlamento che sulla stampa, sulle ragioni delle difficoltà finanziarie della Popolare di Bari, di come abbia funzionato il sistema dei controlli, di quali effetti abbia prodotto l'acquisizione di Tercas, di come siano stati prospettati agli acquirenti i valori delle quote della banca, del perché l'inadeguata governance della banca non sia stata maggiormente sanzionata già in passato, della tempistica dell'avvio dell'amministrazione straordinaria che avrebbe potuto essere disposta forse prima del momento in cui il provvedimento è stato adottato.
Possiamo dire che in Commissione più che la polemica sul passato, pur a tratti doverosa, è prevalsa nel confronto un'attenzione al futuro, alle scelte necessarie che con questo decreto si compiono, alla necessità che il provvedimento in esame non sia solo ed esclusivamente mirato al salvataggio della banca e al rilancio della stessa, ma che possa effettivamente fornire tutti gli strumenti previsti per la tutela della clientela e la salvaguardia del tessuto socio-economico di riferimento, per favorire l'accesso al credito e il finanziamento delle famiglie e delle imprese che risiedono nel Mezzogiorno, che da sempre risente di situazioni, anche di contesto, particolarmente critiche.
Mi pare opportuno ricordare, a riguardo, che a seguito delle negoziazioni avviate fin da subito dagli amministratori straordinari della Banca Popolare di Bari con Mediocredito Centrale e con il Fondo interbancario di tutela dei depositi, già alla fine dello scorso anno sono state assunte deliberazioni che hanno posto in sicurezza la banca e costituiscono il presupposto per procedere nella realizzazione di un progetto strategico di ristrutturazione e rilancio della Banca Popolare di Bari entro la metà di quest'anno. Questo progetto prevede a regime la trasformazione della banca in una società per azioni, con la copertura delle perdite che emergeranno a seguito delle valutazioni condotte dai commissari e la contestuale ricapitalizzazione della banca da parte di Mediocredito Centrale, del Fondo interbancario di tutela dei depositi e di altri investitori privati che potranno auspicabilmente essere individuati. In tale ottica, il consiglio del Fondo interbancario ha approvato all'unanimità un intervento immediato a favore della Banca Popolare di Bari per l'importo di 310 milioni di euro, nell'ambito del più ampio progetto di rafforzamento patrimoniale che potrà arrivare sino a 1,4 miliardi di euro da realizzare nei prossimi mesi. Inoltre, sia il Fondo sia Mediocredito Centrale hanno sottoscritto, con la Banca Popolare di Bari, un accordo quadro che definisce i passi successivi da compiere per il completamento dell'operazione nel quadro di un percorso e di una tempistica predefinita. L'accordo quadro contiene, tra l'altro, le linee strategiche del piano industriale per il rilancio della banca pugliese, il recupero del suo equilibrio economico e patrimoniale e l'assunzione da parte della stessa di un ruolo centrale nel finanziamento dell'economia del Mezzogiorno.
Venendo al merito del provvedimento più nello specifico, l'articolo 1 prevede l'assegnazione, con uno o più decreti del MEF, all'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. (Invitalia) di contributi in conto capitale fino all'importo complessivo massimo di 900 milioni di euro per l'anno 2020. Tali finanziamenti dovranno essere impiegati per aumentare il capitale della Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale S.p.A. (MCC). Lo scopo dell'operazione è che tale banca promuova, secondo logiche, criteri e condizioni di mercato, lo sviluppo di attività finanziarie e di investimento nel Mezzogiorno, anche a sostegno delle imprese e dell'occupazione, da realizzarsi con operazioni finanziarie, anche mediante il ricorso all'acquisizione di partecipazioni al capitale di banche e società finanziarie.
A seguito di tali operazioni realizzate da MCC, si prevede inoltre la possibilità di scindere lo stesso Istituto e costituire una nuova società, a cui siano assegnate le menzionate attività e partecipazioni acquisite da banche e società finanziarie.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,33)
(Segue BOTTICI, relatrice). Le azioni rappresentative dell'intero capitale sociale della società così costituita saranno attribuite, senza corrispettivo, al MEF.
Nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati è stato previsto altresì che la Banca del Mezzogiorno, ovvero la nuova società sopra citata, riferisca su base quadrimestrale alle Commissioni competenti per materia di Camera e Senato sull'andamento delle operazioni finanziarie effettuate, anche con riferimento ai profili finanziari, e sugli andamenti dei livelli occupazionali, nonché di presentare alle Camere, entro il 31 gennaio di ciascun anno, a partire dal 2021, una relazione annuale sulle operazioni finanziarie realizzate nel corso dell'anno precedente. Al momento dell'eventuale costituzione della società, il Ministero dell'economia e delle finanze riferisce al Parlamento sulle scelte operate, le azioni conseguenti e i programmi previsti.
L'articolo 1 esclude inoltre l'applicazione a tale nuova società del Testo unico sulle società a partecipazione pubblica, di cui al decreto legislativo n. 175 del 2016, e prevede, inoltre, che la nomina del relativo consiglio di amministrazione sia affidata al MEF, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico. Sempre nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati è stato altresì specificato che resta ferma la disciplina in materia di requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia prevista dal Testo unico bancario per gli amministratori. Infine, l'articolo esenta da ogni imposta tutti gli atti e le operazioni previste dallo stesso e consente di riversare, previa quantificazione da parte del MEF, le risorse stanziate per l'intervento e non effettivamente utilizzate al bilancio dello Stato, con successiva riassegnazione al capitolo di spesa di provenienza.
L'articolo 2 prevede che all'onere derivante dalle operazioni suddette si provveda mediante corrispondente utilizzo delle risorse destinate alla partecipazione al capitale di banche e fondi internazionali e autorizza il MEF ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.
Infine, l'articolo 3 dispone in materia di entrata in vigore.
Permettetemi, in chiusura, di ringraziare i senatori di maggioranza e di opposizione, con i quali abbiamo portato avanti un confronto costruttivo che ha permesso al decreto-legge di giungere in Aula quest'oggi, dopo aver esaminato in Commissione i 21 emendamenti presentati dall'opposizione e aver lavorato anche per accogliere alcuni ordini del giorno: da quelli relativi alla tutela della clientela, con la tempestiva erogazione degli indennizzi ai risparmiatori, alla salvaguardia dei livelli occupazionali, alle proposte che, se ben di non stretta attinenza all'ambito del decreto-legge, rivestono comunque particolare importanza, quali le criticità riscontrate sull'apertura e chiusura dei conti correnti e la classificazione e valutazione dei crediti deteriorati. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata una questione pregiudiziale.
Ha chiesto di intervenire la senatrice Faggi per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.
FAGGI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, vorrei richiamare l'attenzione di tutti voi su questo provvedimento.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,39)
(Segue FAGGI). Prima di illustrare la questione pregiudiziale e di leggere le poche righe istituzionali sulla pregiudiziale di costituzionalità, mi sia permesso utilizzare qualche minuto di tempo per focalizzare l'attenzione su questo provvedimento. Mi richiamo a una dichiarazione di voto finale dell'onorevole Silvia Covolo della Lega, di martedì 21 gennaio 2020. L'onorevole afferma che, nell'ambito dei lavori della Commissione finanze, si è avuta la possibilità di audire alcuni dei soggetti coinvolti nella crisi della Banca popolare di Bari e di confrontarsi anche sulle proposte emendative. Superati gli ostacoli di tipo formale, il Gruppo Lega si trovava ad esprimere la propria posizione nel merito del decreto-legge n. 142 del 2019. L'onorevole prosegue dicendo che il voto sarà favorevole. (Brusio).
Chiedo un po' di attenzione, perché sono soldi dello Stato, non sono nostri.
Il voto sarà favorevole perché lo scopo dell'operazione è quello di consentire il rafforzamento patrimoniale della Banca del Mezzogiorno-MedioCredito centrale per permetterle, insieme al fondo interbancario di tutela dei depositi, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari, attraverso un contributo in conto capitale di 900 milioni di euro del 2020.
Sempre proseguendo, l'onorevole Covolo fa riferimento al fatto che intervenire con misure di urgenza per consentire il salvataggio del sistema bancario nazionale, dopo la crisi economica e finanziaria degli anni 2000, è ormai una prassi reiterata del legislatore dal 2015 in poi. Fa una serie di esempi, che qui tralascio, ma la parte più importante è il richiamo al decreto legge n. 1 del 2019, con il quale il primo Governo Conte aveva concesso garanzia statale sulle passività di nuova emissione e sui finanziamenti erogati dalla Banca Popolare d'Italia per far fronte alla grave crisi di liquidità di Banca Carige, già posta in amministrazione straordinaria come la Banca Popolare di Bari.
Lo stesso Governo, con la legge di bilancio 2019, ha cercato di introdurre forme di indennizzo per i risparmiatori degli istituti in crisi, progressivamente ampliando gli strumenti già a disposizione, e in particolare prevedendo una dotazione finanziaria di 525 milioni di euro per tre anni. È stato anche disciplinato il Fondo indennizzo risparmiatori per tutti coloro che abbiano subìto un pregiudizio ingiusto in relazione all'investimento in azioni di banche poste in liquidazione coatta amministrativa: e ce ne sono molte. L'indennizzo per gli azionisti è commisurato al 30 per cento del costo di acquisto, mentre per gli obbligazionisti è del 95 per cento del costo stesso, entro il limite massimo di 100.000 euro per ogni risparmiatore.
Con decreto ministeriale del maggio 2019, sono state, inoltre, disposte modalità operative per accedere al Fondo. Dall'8 agosto scorso è attivo il portale per la presentazione delle istanze. Hanno accesso a tale fondo i risparmiatori, ovvero persone fisiche, imprenditori individuali, anche agricoli, o coltivatori diretti, organizzazioni di volontariato e di promozione sociale, microimprese con meno di 10 persone. Insomma, tutta una platea di persone che ha avuto grave danno da queste situazioni.
In Commissione bilancio abbiamo cercato di fare presente, il 21 di gennaio, questa situazione. Ci stato detto che così era. Io, invece, alla luce delle successive situazioni che si sono verificate, con riferimento all'arresto di padre e figlio, presidente e amministratore delegato della Banca Popolare di Bari, e ai due miliardi di passività che stanno emergendo, avrei voluto un po' di attenzione, perché la situazione era in evoluzione e soprattutto perché era già stata ben delineata alla Camera con una questione pregiudiziale. Ferma restando la bontà, comunque, dell'intero impianto che invece porta il titolo «Misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento» e che, come ci è stato chiarito in Commissione bilancio, serviva per creare una nuova banca che fosse da volano per gli investimenti del Mezzogiorno. E noi su questo siamo favorevoli.
Pertanto, premesso che il Governo interviene con il presente decreto-legge per il potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno - Mediocredito centrale... (Brusio)... Signor Presidente, non riesco a parlare.
PRESIDENTE. Senatrice Faggi, ho usato anche il campanello e considero anche irrispettoso per i colleghi ripetere ogni volta le stesse cose. Tuttavia mi sembra che repetita iuvant, quindi cortesemente inviterei l'Assemblea a creare un'atmosfera più silenziosa e rispettosa verso la collega che sta intervenendo. Non mi riferisco a nessuno in particolare, ma sarebbe cosa gradita.
FAGGI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, io penso che la situazione sia questa perché godiamo dell'immunità parlamentare: io che facevo il sindaco, dovevo stare attenta...
PRESIDENTE. Senatrice, la prego cortesemente di continuare il suo intervento nel merito.
FAGGI (L-SP-PSd'Az). Tale operazione di potenziamento, in seconda battuta, dovrà portare alla costituzione di una nuova società, alla quale saranno assegnate le attività e le partecipazioni acquisite dalla Banca del Mezzogiorno per promuovere attività finanziarie e d'investimento a sostegno delle imprese del Mezzogiorno che - lo ripeto - è molto importante.
Nell'emanazione del decreto-legge si ravvisa però da subito una palese violazione del precetto costituzionale che affida l'esercizio della funzione legislativa collettivamente alle due Camere, ai sensi dell' articolo 70 della Costituzione. È noto, infatti, come il ricorso alla decretazione d'urgenza si configuri ormai da anni come una forma di sbilanciamento e di forzatura degli equilibri dei poteri previsti dal dettato costituzionale vigente, spostando di fatto in capo al Governo ogni potere legislativo spettante invece alle Camere. Ciò è ancor più evidente con il Governo giallorosso che, pur da qualche mese insediato, ha già abbondantemente abusato del ricorso alla decretazione d'urgenza con ben sette decreti-legge in quattro mesi.
Non si ravvede altresì la necessità e l'urgenza, di cui all'articolo 77, comma 2, della Costituzione, di affrontare la materia del potenziamento delle capacità patrimoniali di un istituto di credito controllato dallo Stato, peraltro disponendo un incremento fino all'importo massimo di 900 milioni di euro, che potrà avvenire anche nel corso del 2020, come espressamente indicato dal Governo nella relazione illustrativa del disegno di legge.
Parimenti si ritiene che non sia possibile affrontare il tema dello storico divario tra le Regioni del Mezzogiorno e il resto d'Italia attraverso lo strumento della decretazione d'urgenza, peraltro di fine anno, come il Governo dichiara esplicitamente di voler fare nella relazione illustrativa al disegno di legge, a difesa dell'intervento normativo posto in essere.
Il provvedimento in questi termini rischia inoltre di essere giudicato come una misura anticoncorrenziale dalla Commissione europea, che potrebbe ravvederci un aiuto di Stato, in quanto arreca un vantaggio solo alle imprese situate in determinate zone, a maggior ragione tenendo in debita considerazione la comunicazione europea sugli aiuti di Stato in favore delle banche del 10 luglio 2013.
Pertanto, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, si chiede di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1672 e gentilmente di soffermarci sul tema magari provando ad integrarlo dando priorità assoluta a quei pensionati, a quegli agricoltori e alle microimprese che hanno avuto grave nocumento dalla Banca popolare di Sondrio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulla questione pregiudiziale presentata si svolgerà una discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.
D'ALFONSO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALFONSO (PD). Signor Presidente, tutto mi aspettavo questa mattina, salvo che si assumesse un'iniziativa di riempimento, qualificandola come questione pregiudiziale.
Se c'è un problema, per quanto riguarda l'economia del Mezzogiorno, che si ingigantisce dannosamente, è proprio quello coincidente con la promozione di atteggiamenti pregiudiziali. Non è un gioco di parole quello che faccio, non prendo in prestito un gioco intellettuale, ma davvero, rispetto alla necessità che si avverte nel Mezzogiorno di vitalità economica da ritrovare, di correttezza e di giustezza nel rapporto tra finanza, credito e vitalità delle imprese, non serve promuovere una qualsiasi discussione affidata al venticello della pregiudizialità.
Dobbiamo fare in modo, invece, che emerga la verità della complessità di questa vicenda. Giorni fa è emerso, come regalo di Google, un vecchio documento di Pasquale Saraceno il quale ci ricordava che potevamo avere aspettativa di liberazione del Mezzogiorno soltanto con gli strumenti di programmazione 2020-2021, per ricordare la lunga marcia che ha riguardato il Mezzogiorno d'Italia dalle prime intuizioni, quando si volle a tutti i costi giustamente mettere al centro anche la capacità del credito di spingere la vitalità delle imprese.
Avevamo all'inizio il Banco di Napoli. Quelli che hanno operato, studiato, vissuto e riflettuto nel Novecento migliore conoscono il ruolo fondativo infrastrutturale del Banco di Napoli. Poi c'è stata la tempesta del liberismo che ha rimpicciolito, quando servivano dimensioni normali, e ha ingigantito quando servivano ancora dimensioni normali. Ci siamo quindi trovati davanti ad una radura di distruzione delle capacità di fare credito.
Su questo fronte non dobbiamo prendere a prestito neanche il pensiero di un grande abruzzese dalle origini, lo dico guardando ai più adulti di quest'Aula, perché è di origini abruzzesi, per la precisione di Tornareccio, Alec Ross, che ha insegnato ad una generazione di studenti come ci si approccia al futuro. Egli ci ha ricordato come di sicuro le idee valgono e sono grande parte dell'economia, ma che le idee hanno bisogno di copertura finanziaria: oltre all'equity che ci mette il titolare delle idee, serve una copertura più grande da parte il sistema del credito.
Anche il migliore Tremonti pose il tema di una Banca del Mezzogiorno, tant'è che quella banca, molto abitata dall'ente Poste, nasce su intuizione di Tremonti. E perché dunque, oggi noi dovremmo affidare al pregiudizio una discussione che finalmente sta riprendendo le misure? Noi respingiamo l'atteggiamento pregiudiziale che è alla base di un documento e di un'iniziativa di questione pregiudiziale per evitare che l'Aula si occupi nel merito di questa partita, facendo in modo che abbia il suo corso maturo l'iniziativa governativa attraverso il decreto-legge e con quell'importante arricchimento venuto dal lavoro delle Commissioni parlamentari, facendo in modo che sul testo di partenza vi siano tre garanzie in più: in primo luogo l'onorabilità, che deve durare, circa la condizione di attività degli amministratori; in secondo luogo, la necessità di riferire alle Commissioni in maniera automatica ogni quattro mesi circa l'esito degli effetti occupazionali e finanziari; in terzo luogo, la necessità di fare in modo che si rispetti il quadro di compatibilità europea. Va letto Eurostat che precisa quali siano le condizioni di compatibilità, tutte rispettate nell'impianto del decreto-legge al nostro esame.
Auguro dunque buon lavoro. D'Annunzio diceva di lasciare liberi i nostri cervelli. Buon lavoro. (Applausi dal Gruppo PD).
FENU (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FENU (M5S). Signor Presidente, la questione pregiudiziale presentata dalla Lega sembra essere strumentale, utile a far perdere un po' di tempo ai colleghi. Si può convenire sulle considerazioni riguardo l'uso, a volte un po' eccessivo, che si è fatto della decretazione d'urgenza e di questo spesso abbiamo parlato, in Aula e anche tra di noi; ne hanno parlato la ex opposizione e l'attuale opposizione. Si può convenire.
In questo caso però non si può convenire, perché si sta parlando di un intervento che è nell'interesse ed è teso al salvataggio di circa 70.000 risparmiatori. Si parla di 3.000 lavoratori e famiglie e di tante imprese che, senza un intervento immediato, rischierebbero il fallimento. (Applausi dal Gruppo M5S). Credo che parlare di inopportunità dell'urgenza in questo caso sia proprio inopportuno; l'urgenza in questo caso è necessaria.
Così come è necessario pensare anche ad un nuova banca per il Sud. Non vorrei usare termini forti, ma ritengo che negli ultimi anni si sia assistito ad una sorta di colonizzazione della banche meridionali da parte delle banche del Nord. Questo ha fatto male anche al Nord perché ha svilito il credito, depotenziandolo nei confronti delle imprese, interessando anche il consumo dei prodotti e della produzione del Nord Italia.
Credo quindi che questa possa essere l'occasione per restituire fiducia alle imprese e ai risparmiatori meridionali. Ritengo altresì che il provvedimento serva per iniziare un nuovo percorso nel Meridione e aiutare in qualche modo l'economia.
Vorrei soffermarmi su un ultimo aspetto. Mi è sembrata abbastanza strumentale la motivazione secondo cui, attraverso questa decretazione d'urgenza, vorremmo affrontare e risolvere il divario storico tra Regioni meridionali e Regioni settentrionali. Mi sembra anche questa una frase abbastanza fuori luogo. Nessuno di noi pretende di risolvere il divario storico con un provvedimento. È però evidente che un percorso va iniziato e questa era l'occasione, in questo caso urgente, per poterlo fare. (Applausi dai Gruppi M5S e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale QP1, presentata dalla senatrice Faggi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà.
I colleghi che si vogliono accomodare fuori dall'Aula, lo facciano velocemente così lasciamo al senatore Grassi la possibilità di intervenire.
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, leggendo il testo del decreto-legge e il disegno di legge di conversione, ho immediatamente notato alcuni profili di criticità. Sono un uomo del Mezzogiorno e dunque non posso non salutare con favore la creazione di una banca di investimenti a sostegno delle attività imprenditoriali del Mezzogiorno. Dunque, qualcosa è sempre meglio del nulla e sotto questo profilo la Lega valuta con favore il provvedimento.
Attenzione, però, questa valutazione non implica che non sia possibile formulare delle critiche, anche severe. La prima osservazione riguarda le risorse messe a disposizione. Mi sembra che queste risorse non siano adeguate; non sono adeguate se il provvedimento cela l'intento di salvare la Banca popolare di Bari. A maggior ragione queste risorse non mi sembrano capienti se il provvedimento ha come oggetto - ed è quello che si evince dalla lettura della documentazione in modo testuale - il sostegno ad attività imprenditoriali del Mezzogiorno. Se però salvataggio deve essere, ebbene è decisivo e importantissimo che queste risorse vadano ai risparmiatori (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), i quali vanno tutelati prima di ogni altra posizione.
Un secondo profilo, che ha creato in me delle perplessità, è la previsione della creazione di un secondo soggetto giuridico, ovvero una seconda società. Mi sembra che qui vi sia la strategia del Governo di salvaguardare gli amministratori della Banca del Mezzogiorno: già questa considerazione mi fa sorgere il sospetto che ci sia l'intento di separare il debito dalla responsabilità e ciò non è foriero di un'efficiente allocazione delle risorse. Noto che nel provvedimento, molto generico sotto il profilo che sto per evidenziare, sono carenti i criteri, che garantiscano un'efficiente allocazione delle risorse.
Vedete, colleghi, il Meridione è disseminato di capannoni industriali abbandonati. La mia terra in particolare, dopo il terremoto è stata destinataria di tantissimi finanziamenti, che hanno attraversato non solo la mia terra, ma tutto il Meridione, più che come un fiume, che notoriamente porta benessere, vegetazione, ricchezza e frutti, come uno tsunami, lasciando macerie dietro di sé. Questo è accaduto perché gli investimenti sono stati fatti senza valutare le specificità di quelle zone. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Non dimentichiamo che il Meridione ha un gap logistico. Se impiantiamo al Sud un'azienda, che produce lo stesso identico prodotto realizzato al Nord e i mercati di riferimento sono nel Centro Europa, quell'azienda non sarà mai competitiva, perché dovrà superare dagli 800 ai 1.000 chilometri di distanza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Damiani).
Il Meridione dunque è vincente quando gli garantiamo un quid pluris di innovazione, di studio e di ricerca. Le aziende vincenti sul mercato, che per fortuna nel Meridione esistono, sono quelle che offrono prodotti di alta qualità, grazie alla ricerca e all'innovazione. Credo quindi sia indispensabile sollecitare l'attenzione a questo profilo e spero che si voglia rimediare con gli statuti. Ahimè devo parlare di "statuti", visto che il testo fa riferimento appunto a due società. Mi sorge il dubbio che creare una società in più possa servire solo a moltiplicare le cariche direttive (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) e ben sappiamo cosa si nasconde dietro questi obiettivi.
Come vedete, colleghi, sono stato molto sintetico e sto usando assai meno del tempo a mia disposizione.
Concludo osservando che sono mosso da una preoccupazione: non vorrei che il provvedimento al nostro esame vado poco più in là del noto aforisma di Oscar Wilde: «Amo molto parlare di niente. È l'unico argomento di cui so tutto». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Damiani. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, la questione degli aiuti di Stato alle banche si presta facilmente alle strumentalizzazioni politiche, di cui nel recente passato abbiamo avuto ampia conoscenza ed esperienza, per alcune vicende ben note. Affrontare tale questione in quest'Aula richiede grande senso di equilibrio e, soprattutto, chiarezza di intenti, per un caso specifico e particolare, come quello della Banca Popolare di Bari, che assume una connotazione di interesse pubblico. Ritengo quindi che il dibattito in quest'Aula debba essere connotato in modo preminente dall'interesse pubblico, tant'è che lo stesso provvedimento al nostro esame è intitolato «Misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimenti».
Ecco allora tre parole chiave, fondamentali, che sono presenti nel testo del provvedimento: Mezzogiorno, sistema creditizio e investimenti. Si tratta di tre concetti chiave, che bisogna avere ben presenti, nella gestione di questa criticità e di questo shock. Auspico quindi che quella odierna sia pertanto l'occasione per il Parlamento di affrontare un tema ben più ampio, rispetto al caso singolo e a quanto accaduto, con una visione più ampia del Mezzogiorno e dei suoi investimenti.
Noi siamo stati sempre critici in quest'Aula, lo abbiamo fatto anche di recente; lo abbiamo fatto contro il I Governo Conte e lo facciamo anche contro il II Governo Conte, proprio per la mancanza di una visione di politiche di investimento per il Mezzogiorno e per il fatto che vi siete imbarcati sulla strada dell'assistenzialismo, con quelli che sono stati e sono i risultati negativi che abbiamo denunciato fin dall'inizio.
Oggi ci ritroviamo in quest'Aula - com'è stato già detto nell'intervento che mi ha preceduto - ad affrontare il tema degli investimenti al Sud perché è accaduto un fatto grave e scioccante come il commissariamento della Banca Popolare di Bari, che - lo voglio ricordare - è una banca di sistema: è la banca di sistema più importante del Mezzogiorno in Italia, con le sue oltre 350 filiali, 9 miliardi di raccolta e 14 miliardi di attivo, 3.300 dipendenti e 70.000 soci. Questa è quindi l'occasione per discutere dei problemi del Mezzogiorno.
In una situazione di estrema fragilità dell'economia al Sud, con i suoi tassi di disoccupazione sopra la media, con la carenza di infrastrutture, l'assenza di incentivi alle imprese, la burocrazia che soffoca, l'elevata mortalità di iniziative di lavoro autonomo e d'impresa e la pressione fiscale crescente, l'impatto di un evento shock come la vicenda della Banca Popolare di Bari moltiplica i suoi effetti negativi sull'intero sistema economico-finanziario meridionale, e non solo.
Da queste premesse discende la necessità - lo sostengo convintamente - di un intervento statale, rispetto al quale non abbiamo pregiudizi di sorta, né semplicistiche prese di posizione, perché siamo ben coscienti e consapevoli della complessità della realtà da gestire in un territorio già provato da numerose negatività.
È prassi comune negli altri Stati europei l'intervento pubblico a sostegno di istituzioni bancarie in difficoltà: in Germania l'impatto sul debito pubblico delle misure di sostegno ai settori finanziari nazionali ammontava a fine 2017 a circa il 7 per cento del PIL tedesco; nel Regno Unito al 4,3 per cento; in Spagna al 4,6 per cento; in Austria al 9,5 per cento e solo in Italia l'impatto è stato stimato a meno dell'1,5 per cento del PIL.
Il nostro Paese quindi registra la percentuale più bassa di sostegno pubblico al sistema bancario, nonostante il settore finanziario contribuisca in quota significativa al PIL nazionale. Infatti, il settore finanziario del nostro Paese contribuisce all'economia nazionale in misura superiore sia alla Francia che alla Germania.
Il punto perciò, in merito a questa vicenda, non è se intervenire o no, perché è chiaro che bisogna assolutamente intervenire. Lo sostiene anche uno studio recente della BCE, che ha riconosciuto che oggi è necessario l'intervento pubblico «per salvaguardare la stabilità finanziaria» dei nostri Paesi. Non ci dobbiamo nascondere dietro un dito. Il punto è tradurre oggi un fatto singolo, il caso particolare in una strategia di intervento di ampio respiro e di sostegno alle politiche finanziarie del Mezzogiorno d'Italia. Questo è oggi il dibattito fondamentale.
In sintesi, il provvedimento lo conosciamo tutti: vengono attribuiti ad Invitalia fino a 900 milioni di euro nel 2020, finalizzati al rafforzamento patrimoniale della società Mediocredito Centrale - Banca del Mezzogiorno che, a sua volta, potrà promuovere attività finanziarie e di investimento, a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno, anche mediante l'acquisizione di partecipazioni al capitale di banche e società finanziarie.
Il testo del provvedimento non cita espressamente la Banca Popolare di Bari, ma sappiamo tutti - è stato pubblicamente annunciato - che verrà disposto un aumento di capitale che consentirà a Mediocredito Centrale, insieme al Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) e a eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari.
In merito a tale operazione - voglio subito essere chiaro e sgombrare il campo da dubbi - Forza Italia mantiene assolutamente la sua posizione di coerenza e responsabilità. Noi approviamo l'intervento nel sistema bancario a tutela dei correntisti, degli obbligazionisti e degli azionisti, per i quali auspichiamo un ristoro effettivo e non solo annunciato. Lo facciamo a favore dei dipendenti della banca e dell'economia di un territorio che è già fragile. Sono 3.300 i lavoratori interessati. E soprattutto parliamo di una lunga storia di contributo alla crescita del tessuto imprenditoriale locale. La nostra posizione è questa ed è sempre coerentemente a sostegno per dette motivazioni.
È, però, sul tavolo più ampio del rilancio del Sud Italia, che sostengo, che va giocata la partita e non sul caso singolo. Sappiamo tutti che per le imprese del Sud è difficile finanziarsi; il costo del denaro e i finanziamenti al Sud costano di più rispetto al Centro-Nord (1,6 punti in più). È una partita che si gioca su un tavolo anche più ampio e importante.
In questo momento è fondamentale valutare anche la possibilità di un'aggregazione tra più popolari proprio per realizzare delle economie di scala. Ma il progetto deve aprirsi anche ad altri contributi e puntare al coinvolgimento nelle sorti dell'economia meridionale di intermediari che siano anche portatori sani di maggiore efficienza. Nel Mezzogiorno le criticità da risolvere hanno anche altre dimensioni e sono diverse come la difficoltà di accesso al credito; una minore efficienza della macchina amministrativa; minori disponibilità di risorse pubbliche e, a volte, tempi della giustizia lunghi; presenza, purtroppo tante volte, anche della criminalità che soffoca l'economia del Mezzogiorno.
Presidente, certamente nessuno oggi si aspetta dei miracoli dalla creazione di una banca pubblica per gli investimenti. Ma è comunque fondamentale e - direi - necessario in un momento di crisi come quello attuale dare un segnale tutti uniti di fiducia aumentando e cercando non solo di salvaguardare il caso singolo, ma anche e soprattutto di guardare all'interesse generale e, quindi, aumentare le disponibilità e le risorse per iniziative di sviluppo del Mezzogiorno d'Italia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marino. Ne ha facoltà.
MARINO (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, signor Sottosegretario, ci troviamo a confrontarci su un provvedimento molto importante che, ancora una volta, il Senato non ha potuto gestire e rispetto al quale vi è una sostanziale presa d'atto. Lo dobbiamo ammettere. Ci troviamo di fronte a un monocameralismo de facto e forse, se avessimo dato attuazione alla riforma costituzionale, almeno lo avremmo inserito in Costituzione, ma ci troviamo ad agire in questa maniera.
Detto ciò, schematizzando, il decreto-legge ha fondamentalmente due obiettivi: il primo di carattere strutturale è favorire il superamento della situazione di sottodimensionamento del sistema produttivo del Mezzogiorno, con una particolare attenzione ai sistemi bancario e finanziario e l'altro, invece, di carattere congiunturale - chiamiamo le cose con il loro nome e cognome - riguarda la Banca Popolare di Bari.
Per l'obiettivo di carattere strutturale, il divario dimensionale esistente tra il sistema produttivo e finanziario del Mezzogiorno e il resto d'Italia, già storicamente aumentato, si è notevolmente ampliato nel corso della doppia recessione che è andata dal 2007 al 2013. Ciò è avvenuto in maniera considerevole, tanto è vero che i dati del 2018 ci dicono che il PIL del Sud è ancora 10 punti in meno rispetto a quello del 2007, quando lo stesso dato per l'Italia è 4 punti in meno, mentre per l'Unione europea si è in linea con il versante pre-crisi.
Così, le imprese meridionali si trovano in una situazione di minore produttività perché minore è la dimensione; fanno fatica a fare investimenti e sviluppo e a esportare verso i mercati internazionali. Le banche meridionali, che sono deputate al finanziamento delle piccole e medie imprese locali, risentono di una dimensione eccessivamente contenuta. Da tutto ciò emerge chiaramente una necessità di intervento che agevoli il superamento di questi deficit dimensionali.
Il secondo tema invece è quello di carattere congiunturale, ovvero - come dicevo - la crisi della Banca Popolare di Bari. Bankitalia ci dà un quadro della situazione economico-patrimoniale della Banca Popolare di Bari molto preciso, articolato e - direi - quasi esaustivo. Vi faceva riferimento in parte anche il relatore. È importante soffermarsi, però, su alcuni di questi aspetti.
Sappiamo che la Banca Popolare di Bari ha una quota di mercato significativa in Puglia, Basilicata e Abruzzo; 600.000 clienti; 100.000 imprese che rappresentano circa il 60 per cento degli impieghi dell'intermediario, una massa notevole (8 miliardi di depositi, di cui 4,5 miliardi inferiori ai 100.000 euro e, quindi, tutelati dal Fondo interbancario di tutela dei depositi).
C'è, però, il tema delicato e importante delle azioni, che sono ampiamente diffuse nel pubblico dei risparmiatori. Prima, il relatore ha parlato di circa 70.000 azionisti che hanno una partecipazione media di circa 2.500 azioni. Sapete che il meccanismo per stabilire il prezzo delle azioni delle popolari è deciso dall'assemblea. Ebbene, l'assemblea che approvò il bilancio della banca nel 2015 retrocesse il prezzo da 9,53 euro a 7,50 euro. In tal modo ha determinato un significativo squilibrio tra le richieste di vendita e quelle di acquisto, costringendo a sospendere quell'attività interna di incrocio degli ordini dei clienti che la banca offriva tra i suoi servizi, e ha portato a dati per cui al 31 dicembre 2016 c'erano ordini di vendita per 38,9 milioni di azioni, che corrispondono a un quarto del capitale.
Nel novembre 2019, gli ultimi contratti sono stati conclusi a 2,38 euro di azione: capite il danno che ne hanno avuto i risparmiatori. Contemporaneamente, sul versante NPL si è passati dal 12,6 per cento di crediti in portafoglio del 2011 al 22,9 del 30 giugno 2019.
C'è una base valida, ci sono 350 filiali; in molti territori chiudere quella banca significherebbe chiudere l'unica banca del paese; ci sono 3.000 dipendenti. Ma il tema è: come si è arrivati a tali dati? È spontaneo interrogarsi su questo.
La lettura dei giornali, soprattutto di «la Repubblica» - ha fatto un'inchiesta interessante in questi giorni - ci dà un quadro inquietante, che emergeva, però, anche dalle osservazioni fatte da Bankitalia: una cattiva gestione con una mancanza di trasparenza, problemi seri di governance, una carenza delle funzioni di controllo. Ma non soltanto Banca d'Italia, anche Consob rilevava questi elementi e, durante l'aumento di capitale - tra il 2014 e il 2015 - evidenziò e sanzionò diverse violazioni delle regole di trasparenza nelle prestazioni di servizi di investimento verso i clienti della banca. Che cos'era successo? Erano stati venduti prodotti della banca stessa - azioni, obbligazioni, subordinate - a clienti non sempre in grado di comprendere i reali livelli di rischio. Ora, poiché questo è uno schema che abbiamo già visto ripetersi in altre banche, forse anche noi - su questo tornerò velocemente dopo - dovremmo essere chiamati a un'azione in tal senso. È evidente, infatti, che qualunque sottoscrittore di obbligazioni e azioni che sia oggetto di misselling deve essere rimborsato e aiutato dallo Stato e che il venditore deve essere sanzionato, ma ci devono anche essere meccanismi di controllo che permettano un'azione incisiva.
Regolatori, soci, clienti: nessuno era soddisfatto della Banca Popolare di Bari, e il dato è confermato - buffo! - dall'arbitro delle controversie finanziarie che, nella relazione annuale del 2018, evidenzia che sui 1.800 ricorsi di quell'anno - pensate - il 13 per cento da solo riguardava la Banca Popolare di Bari, che era la prima nel subire questo tipo di procedimento. Quindi - come dicevo prima - anche chi vigila deve fare attenzione.
Permettetemi di dire che proprio oggi si è insediata la Commissione bancaria di inchiesta. Ebbene, penso sia un importante strumento di cui si è dotato il Parlamento. Vorrei però ricordare che la Commissione della scorsa legislatura aveva dato indicazioni per 22 strumenti che sarebbe stato opportuno incominciare ad applicare proprio perché evidenziavano quegli stessi comportamenti che in questo momento stiamo denunciando.
In medias res, con il decreto-legge in esame si predispongono 900 milioni di euro per il rafforzamento patrimoniale della società Mediocredito Centrale - Banca del Mezzogiorno, tramite Invitalia. È il quadro che hanno fatto anche coloro che mi hanno preceduto.
Cosa si vuole fare? Da un lato, si pongono le basi per la creazione di una banca d'investimento che possa sostenere il sistema creditizio del nostro Meridione; dall'altro, si opera per il salvataggio e il rilancio industriale - molto importante - della Banca Popolare di Bari, commissariata da Bankitalia dopo la rilevazione di requisiti prudenziali di capitale inferiori a quelli della norma. Si tratta di un intervento assolutamente necessario, come lo furono quelli per le quattro banche, per le banche venete, per MPS, per Carige, ma su questo interverrò in sede di dichiarazione di voto, perché sul punto è necessaria una considerazione politica. Tutto questo era finalizzato a tutelare la stabilità finanziaria del nostro Paese.
Bisogna spegnere i focolai prima che divampino gli incendi, per evitare la corsa ai depositi, per scongiurare danni irreversibili che rischiano di riversarsi anche sugli istituti bancari sani. Oltretutto - come sappiamo tutti - la spesa totale dello Stato italiano a sostegno delle banche è stata risibile e assolutamente inferiore a quella effettuata dagli altri Stati europei, addirittura dopo la banking communication del 1° agosto 2013. E questi non possono che essere elementi su cui una riflessione approfondita è più che mai necessaria.
Per concludere, dagli errori bisogna imparare ed è quindi auspicabile per noi del Gruppo Italia Viva - P.S.I. una radicale trasformazione della governance della Banca Popolare di Bari in società per azioni. Ricordo la riforma delle banche popolari fatta dal Governo Renzi. È vero: da alcuni venne accusata di essere una riforma imposta dall'alto, a differenza di quella riguardante le banche di credito cooperativo, cui noi, come Parlamento, abbiamo dato un importante ruolo con il Protocollo di intesa tra le fondazioni bancarie e il Ministero dell'economia e delle finanze. Si erano però visti alcuni temi e si era dato seguito ad alcune felici indicazioni nate soprattutto dai governatori della Banca d'Italia Draghi e Visco.
Le banche popolari sono una realtà virtuosa vicina al territorio, che opera nell'interesse delle imprese e delle persone. È però necessario che si vada fino in fondo per giungere a quella trasformazione, prevista come obbligo per coloro che avevano più di 8 miliardi di attivi, a cui hanno dato seguito otto banche su dieci e non due, la Banca Popolare di Sondrio e la Banca Popolare di Bari. C'è da immaginare cosa sarebbe successo se questo si fosse fatto.
È necessario un intervento ricorrendo a logiche e criteri di mercato che coinvolgano anche soggetti privati, così da limitare i costi per lo Stato, per un rilancio industriale che coinvolga vari attori, a partire dal Fondo interbancario di tutela dei depositi.
A queste condizioni il salvataggio della Banca Popolare di Bari è sostenibile e il suo rilancio industriale è credibile. Allo stesso modo, è credibile creare una banca di investimenti che possa consolidare e unire il sistema creditizio meridionale.
Votare a favore del provvedimento in esame significa tutelare i risparmiatori, difendere posti di lavoro e aiutare l'intero sistema creditizio. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore «Fermi-Filangieri» di Formia, presenti in tribuna. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1672 (ore 11,23)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, colleghi, il provvedimento in esame questa mattina reca «misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento». Credo di essere facile profeta se dico che, a distanza di qualche tempo, potremo verificare facilmente che entrambi i due obiettivi non saranno conseguiti.
Il titolo del decreto-legge non è unico nel suo genere, ma fa seguito a una moda - deprecabile per quanto mi riguarda - di titolare provvedimenti con grandi menzogne. Questo è l'ennesimo provvedimento contenente nel suo titolo una grande menzogna, in quanto non vi è il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno.
Colleghi, sono stato dipendente dell'allora glorioso Banco di Sicilia, pur non siciliano. Ho visto l'estinguersi di banche importantissime come il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia, già istituti di emissione. Non vi è alcun interesse manifestato dal legislatore nazionale sino a oggi per il Mezzogiorno, prima, e per il suo sistema creditizio, poi. Non vi è neanche alcun interesse per la realizzazione di una banca di investimento. È pura demagogia.
Detto ciò, non ci sfugge la necessità di un provvedimento di salvataggio di una banca così importante come la Popolare di Bari. Non ci sfugge la constatazione fatta da alcuni colleghi secondo cui l'aiuto pubblico - chiamiamolo così - al sistema creditizio italiano è inferiore alle risorse destinate da altri Paesi europei. È stata citata la Germania. Mi permetto di fare una battuta: ancora non è arrivato il problema Deutsche Bank. Quando arriverà a sintesi il problema Deutsche Bank, immagino che la Germania andrà molto oltre l'attuale compendio di risorse indirizzate all'aiuto del sistema creditizio.
La nostra critica al provvedimento in esame è di sistema. È un provvedimento spot, l'ennesimo dopo una serie di provvedimenti che non sto ad elencare - colleghi - ma che voi tutti ricorderete, di salvataggio di altre banche, che si sono susseguiti nella storia del nostro sistema creditizio: Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, CR-Cassa di risparmio di Rimini, Cesena e San Miniato, Monte de' Paschi di Siena, Carige - che sarebbe poi il mio ultimo approdo bancario - Banca del Fucino e oggi Banca Popolare di Bari. Sono provvedimenti spot in assenza di un provvedimento di sistema che non dovrebbe far altro - colleghi - che leggere semplicemente una realtà che è cambiata profondamente e ha visto cambiare profondamente la funzione di intermediazione del sistema bancario.
Ha visto cambiare il ruolo di finanziamento dell'economia e, cioè delle imprese, del nostro Paese, in assenza, peraltro, di un sistema di borsa che possa in qualche modo compendiare la mancanza di finanziamento del sistema economico nazionale.
Ha visto cambiare profondamente la funzione sociale delle banche italiane, la loro presenza territoriale: la semplice rete dei bancomat è stata falcidiata profondamente.
Ha visto cambiare il sistema di finanziamento dei privati. Pensate al credito al consumo, che è stato completamente lasciato in mano a società private, che evidentemente fanno della massimizzazione del profitto il loro sacrosanto e legittimo obiettivo. Basta guardare il tasso che viene applicato al credito al consumo.
È stato abbandonato il sistema di finanziamento di privati e famiglie, cosa probabilmente ancora più grave dell'aver abbandonato il sistema di finanziamento delle imprese, almeno dal punto di vista sociale. Si è lasciato totalmente al mercato il sistema di sostegno al risparmio.
Pensate alla vicenda, già citata, dei prospetti informativi degli aumenti di capitale, rispetto alla quale anticipo un provvedimento legislativo, che presenteremo nei prossimi giorni come Fratelli d'Italia, a tutela della necessità di informare adeguatamente i risparmiatori nel momento della compilazione dei prospetti informativi. Non ho timore di essere smentito se dico che tutti gli aumenti di capitale bancario, negli ultimi tre, quattro o cinque anni, sono stati caratterizzati da prospetti informativi quantomeno lacunosi, se non decisamente bugiardi. C'è un'ingente quantità di cause intentate; solo nell'aumento di capitale di Monte de' Paschi decine e decine di cause sono state intentate a questo riguardo. Tutta la gestione del risparmio è stata lasciata colpevolmente al cosiddetto mercato.
Pensate alla vicenda evidentemente conseguente alla crisi globale dei cosiddetti NPL, i crediti deteriorati, e delbail-in, che tutti conoscete, su cui si sta palesando un'autentica piaga sociale, colleghi: oltre 240.000 abitazioni andranno all'asta nei prossimi mesi; sono oltre 1 milione e 400.000 i soggetti coinvolti nelle procedure conseguenti alla cessione dei crediti presunti deteriorati, obbligatoriamente ritenuti deteriorati, trasferiti al sistema del privato, molto spesso partecipato, nascostamente o palesemente, dalle stesse banche, facendo profitto sulla pelle dei cittadini. Si tratta di crediti, a volte anche assistiti da garanzia ipotecaria, ceduti al 15‑20 per cento del loro valore nominale.
Tutto questo ha generato un sistema di speculazione sulla pelle dei cittadini, totalmente lasciato all'osservatore, al cronista ed evidentemente non riguardante il legislatore.
Cito ancora la finanziarizzazione dell'economia, l'ingresso del Paese nell'euro.
Tutte queste cose, colleghi, non sono accadute, nessuno le ha viste.
Quanto al sistema bancario, alla sua regolamentazione, al sistema effettivo, il quadro di riferimento è quello, non è cambiato, è lo stesso di prima, non è successo niente per il legislatore nazionale. Continuiamo a produrre provvedimenti spot necessitati dall'urgenza di agire in salvataggio di importanti realtà creditizie senza prevedere una norma di sistema che prenda atto dei vari mutamenti che vi ho semplicemente, rapidamente e molto superficialmente elencato e che oggi lasciano allibiti. Le risorse vengono spese con la logica della spesa corrente e del salvataggio, senza capire che magari risorse di enorme entità, qualora investite invece in un provvedimento di sistema, avrebbero determinato oggi una modernizzazione del sistema, una presa d'atto dei mutamenti intervenuti e anche un aggiornamento dei controlli e di tutto l'apparato ispettivo. Perdonatemi colleghi, ma oggi - con tutto il rispetto per i fior di professionisti che vi operano - la Banca d'Italia a cosa serve? A cosa serve il cosiddetto Istituto centrale? Oggi già una banca di soli 15-16 sportelli è sotto l'egida ispettiva della Banca centrale europea, e potrei fare degli esempi citando semplicemente dei nomi.
Il tempo è quello che è e, per trattare tutta la materia, ci sarebbe bisogno di un'intera giornata di approfondimento. È venuta meno la banca di prossimità. Manca la liquidità necessaria all'economia, perché drenata dal sistema del debito pubblico. I due principali istituti di credito italiani (tutto il sistema di Unicredit e di Banca Intesa) oggi sono praticamente in mano straniera e detengono buona metà del debito pubblico italiano. Tutto questo quadro a dir poco allarmante non può continuare ad essere lasciato preda di avventurieri e all'osservatore e al cronista. È necessario un provvedimento di sistema. Qualcuno prima o poi dovrà farlo. Contiamo che possa farlo un Governo diverso da quello attuale, un Governo forte che abbia consapevolezza dei problemi dell'Italia e a essi voglia porre rimedio. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà.
MESSINA Assuntela (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il decreto-legge in esame, finalizzato al sostegno del sistema creditizio del Mezzogiorno, il Governo ha inteso intervenire a tutela del risparmio in Italia e a difesa del sistema delle imprese e della capacità di erogare credito.
Il provvedimento, nell'azione di rilancio della politica di ricapitalizzazione del sistema bancario del nostro Meridione, riesce a dare una risposta rapida ed efficace alle emergenze emerse soprattutto dopo il commissariamento della Banca Popolare di Bari: tutela dei risparmiatori e degli obbligazionisti, ossia delle migliaia e migliaia di famiglie che hanno investito gran parte dei loro risparmi nelle attività della banca; salvaguardia dei posti di lavoro messi in serio pericolo dalla crisi in corso. Parliamo del progetto di dar vita alla Banca del Mezzogiorno come istituto di credito a guida pubblica, che possa contribuire in Italia a riequilibrare il deficit di costo del denaro tra Nord e Sud del Paese e, quindi, a ridurre uno degli elementi strutturali del gap economico del Sud, cioè il costo dell'accesso al credito. Un istituto agile, ma che sia in grado di operare in termini di mercato a favore delle imprese e dei territori del Sud Italia richiede che questo Parlamento e la politica non si dimentichino del tema una volta convertito il decreto. Infatti, per operare come Banca del Mezzogiorno occorre che le politiche pubbliche diano al ruolo della banca di investimenti un messaggio, un contenuto che sia non solo quello della rete degli sportelli, ma anche quello di essere protagonista e attore in una nuova stagione di investimenti nel Sud Italia.
Questo processo passa attraverso la mobilitazione di risorse pubbliche e il concorso di risorse private. La stessa Banca Popolare di Bari può riuscire nella mission di divenire attrattore di altre realtà creditizie meridionali, affinché si realizzi una rete di offerta creditizia nel Mezzogiorno d'Italia, ma a condizione che operi in un contesto di vera e propria impresa del credito, nel rispetto delle regole e delle leggi di mercato.
Il decreto-legge in discussione - è importante sottolinearlo e specificarlo - mette definitivamente la parola fine a un metodo di gestione dei risparmi che non può che definirsi totalmente improprio e che ha causato il forte decadimento di un simbolo di un intero territorio, non solo pugliese. Rimettiamo dunque la nostra piena fiducia negli organi inquirenti affinché si faccia luce sui fatti e sulle responsabilità dei vertici della Banca Popolare. Il Governo e questo Parlamento hanno il dovere di fornire una risposta rapida per rimediare ai gravissimi errori commessi.
Il decreto-legge in esame oggi permette innanzitutto di tutelare al cento per cento i correntisti e i risparmiatori della Popolare e, al contempo, di imporre un severissimo regime di controllo e monitoraggio della banca, che impedirà per il futuro il ripetersi di vergognosi sbagli, avvenuti anche nel passato. A questo proposito, bisogna fare il possibile per sbloccare quanto prima anche il decreto ministeriale sulle nuove regole che riguardano la professionalità e l'onorabilità dei dirigenti di banca, in modo che non ci si trovi, tra due mesi o tra un anno, davanti alla disperazione di chi ha perso i risparmi di una vita e al fallimento incolpevole di decine di imprese, con migliaia di licenziamenti e territori in ginocchio.
Nello specifico, il decreto-legge prevede l'attribuzione a Invitalia di contributi fino a 900 milioni di euro nel 2020 per potenziare il patrimonio del Mediocredito Centrale, con l'obiettivo di consentire la promozione di attività finanziarie di investimento, soprattutto a sostegno delle imprese del Mezzogiorno, per sostenere l'occupazione e dare nuovo impulso e nuova vitalità all'economia del territorio.
È prevista, sempre all'articolo 1, la possibilità di scindere MCC e costituire una nuova società a cui sono assegnate queste attività e le partecipazioni acquisite da banche e società finanziarie. Le azioni rappresentative dell'intero capitale sociale della società così costituita saranno attribuite al Ministero dell'economia e delle finanze a garanzia del corretto operato nel prossimo futuro.
È opportuno considerare che, con puntuali interventi nelle Commissioni parlamentari, che ringrazio per il lavoro svolto, sono state apportate tre importanti modifiche al testo. In primo luogo, si è previsto che non si applichi il Testo unico delle società a partecipazione pubblica alla nuova società a cui potranno venire conferite le partecipazioni della Banca del Mezzogiorno, pur confermando gli indispensabili requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia dei nuovi manager, prevista dal Testo unico bancario.
In secondo luogo, viene imposto l'obbligo di riferire ogni quattro mesi alle Commissioni parlamentari competenti sull'andamento delle operazioni finanziarie, anche per conoscere gli sviluppi, sotto il profilo di salvaguardia dei posti di lavoro, dei dipendenti dell'istituto. A ciò si aggiunge l'obbligo di presentare al Parlamento, entro il 31 gennaio di ogni anno, una relazione sulle operazioni realizzate nell'anno precedente e, in caso di costituzione di una nuova società, il compito di relazionare scelte e programmi da parte del Ministro dell'economia.
Con questo provvedimento saremo in grado di rilanciare in tempi rapidi il più grande istituto di credito del Sud Italia, una realtà che ha saputo fare molto meglio di quanto emerso nelle ultime settimane. La Popolare di Bari ha sostenuto per sessant'anni il tessuto economico e imprenditoriale del Mezzogiorno, favorendo la crescita, lo sviluppo e l'occupazione in molte aree del Sud Italia. La nuova Banca del Mezzogiorno erediterà questa fondamentale funzione dando a un intero territorio nuove opportunità di sviluppo e di investimento, per recuperare il gap con il Nord e rimettere ancora di più in moto l'economia meridionale, duramente colpita da questo scandalo di cui è fondamentale accertare le responsabilità. E si prevede ciò non solo perché è giusto, ma anche per dare un segnale forte e inequivocabile di cambiamento nella gestione del credito, per assicurare i cittadini e recuperare la fiducia nei confronti del sistema bancario.
In sostanza, mi preme sottolineare che la nostra azione non si conclude oggi con il salvataggio della Banca Popolare di Bari e la costituzione della Banca del Mezzogiorno. Il nostro lavoro inizia oggi e dovrà essere sapientemente e lucidamente mirato a rilanciare il sistema del credito nel Meridione, innanzitutto attraverso una rinnovata serietà nella sua gestione, per restituire la fiducia che è venuta a mancare e ricostruire le condizioni di un rapporto sano e duraturo con il territorio.
Per questo abbiamo bisogno più che mai di lanciare un messaggio positivo, un messaggio che parta da questo Parlamento e passi per le istituzioni nazionali e locali, esattamente come è successo in queste settimane. E dobbiamo essere anche capaci di trasmetterlo alle persone che oggi si sentono giustamente tradite e vedono tradita la loro fiducia. Bisogna apprezzare, infatti, oltre l'interessamento dei rappresentanti politici che hanno immediatamente dato ascolto alle istanze del territorio, l'interlocuzione avviata nelle ultime ore dai commissari straordinari della Banca Popolare di Bari, attraverso incontri con i rappresentanti delle associazioni dei consumatori, per un'importante apertura su eventuali indennizzi a favore, prioritariamente, dei piccoli risparmiatori e in generale degli azionisti.
Per continuare a fare tutto questo, a camminare su questa strada, servono concretezza, passione e coinvolgimento. E serve anche una politica che, rivisitando criticamente se stessa, passando anche attraverso decisioni impegnative, sostanzi la concretezza del suo impegno, realizzando la responsabilità di riaprire un canale di dialogo e un confronto positivo tra la società civile e le istituzioni; una politica che ridetermini se stessa e ridetermini, così, la sua natura di esclusivo esercizio in favore dei cittadini e del bene comune. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Nencini).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà.
FAGGI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, mi sorge assolutamente l'obbligo di chiarire la mia posizione in merito ad alcune osservazioni, che non mi sono state rivolte personalmente, ma che hanno, comunque, in qualche maniera, toccato l'intervento in sede di questione pregiudiziale.
Sicuramente, spesso mi piace intervenire anche con una battuta e magari con qualche frase spiritosa, per cercare di alleggerire un clima teso piuttosto che un po' distratto. Qui si tratta, però, di soldi pubblici e di gente che di soldi ne ha persi tanti. Lungi da me, dunque, qualsiasi forma, proprio caratteriale, di riempimento. Non mi piace. Non ho l'abitudine personale di cercare di riempirmi la bocca di parole giusto per avere i miei minuti al microfono. Non lo sono mai stata, né politicamente né caratterialmente. Mi piace scherzare ma, quando si parla di res publica, mi piace essere attenta, per cui non amo riempirmi la bocca di parole al vento.
Posso magari sbagliare. Posso magari dire cose che non sono condivise, perché appartengo a una minoranza politica. Solitamente, però, riesco a collegare il cervello alla lingua e mi risulta abbastanza storta l'immagine di persona che vuole, in qualche maniera, offuscare oppure dare un'immagine diversa rispetto a quanto oggi stiamo trattando.
Questa è la mia premessa, che non è una giustificazione né una excusatio. È un sentire, perché mi sento istituzionalmente chiamata a rispondere della situazione in questione.
Vorrei richiamare il chiarimento dato prima di me dal collega Ugo Grassi, che ringrazio per la piccola lezione di vita che ci ha offerto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ha esordito dicendo di essere un uomo del Meridione con una fierezza che mi ha veramente illuminato, perché lui stesso ha detto di aver visto passare fiumi di soldi che hanno inondato le terre del Meridione e hanno lasciato uno tsunami, ma non hanno fatto crescere nulla. In quello che ha detto c'è tutto.
Il provvedimento in esame è importante e avrà sicuramente anche il nostro di voto favorevole, però in questa sede non possiamo nasconderci il fatto che andava suddiviso in due parti: un conto è la creazione di una banca di investimenti per il rilancio del Mezzogiorno, un conto è inserire nel provvedimento anche le modalità di salvataggio di una banca che registra una passività spaventosa e che lascia praticamente a nudo tante persone, tanti azionisti che non hanno più nulla. Tra l'altro, leggendo le dichiarazioni del ministro Gualtieri c'è da considerare che per questi risparmiatori, per gli azionisti di questa banca non esistono i presupposti per ricorrere al Fondo indennizzo risparmiatori attivato per i precedenti dissesti finanziari; si potrà intervenire con incentivi e strumenti di composizione delle controversie per i casi di vendita irregolare. Pertanto, già questa è un'altra notizia, anche se parte del provvedimento in esame rivolge tutta la sua attenzione al tentativo di ricapitalizzare o di venire in soccorso a una banca in gravi difficoltà.
Personalmente avrei preferito un provvedimento, anche d'urgenza, che potesse suddividersi in due parti: una dedicata al Mezzogiorno, con quanto già detto dagli altri colleghi, e una parte invece dedicata al salvataggio della banca.
Mi ha lasciata perplessa anche l'atteggiamento dei colleghi di Forza Italia e di Fratelli d'Italia, i quali hanno convenuto con quanto sto dicendo, anche se lo hanno evidenziato in modo differente, secondo il loro sentire. Anche loro hanno evidenziato che il decreto-legge in esame presenta qualche criticità e hanno suggerito un'attenzione sicuramente forte verso le terre del Mezzogiorno, ponendo un accento, non dico di timore ma di perplessità, sulla situazione della Banca popolare di Bari che si trascina da anni. Colleghi, abbiamo presentato una pregiudiziale, potevate votarla; non solo non vi siete astenuti, avete votato contro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Io non chiedevo che venisse approvata (siamo in minoranza), ma se convenite con me circa la bontà del provvedimento in esame ma avete qualche perplessità, avreste dovuto appoggiare in maniera palese una questione pregiudiziale che non aveva alcuna intenzione di riempimento, se non quella di proporre a questo onorevole consesso di fermarci, di portare avanti il nostro Mezzogiorno, una parte importante dell'Italia che può essere veramente volano per un'Italia che abbia un valore nella sua globalità, e di trattare la parte sulle banche in un'altra sezione. Mi si dice che è arrivata in ritardo; va bene, ma io stavo parlando e, se devo essere onesta, devo rilevare che eravate tutti voltati dall'altra parte; pertanto magari, anche se la questione pregiudiziale era arrivata in ritardo, la si poteva appoggiare per dare un segnale forte agli italiani.
Con la pregiudiziale, o comunque fermando questo provvedimento, non si vuole certo fermare ciò che va fatto per il Mezzogiorno; si vorrebbe solo lavorare in maniera più trasparente, chiamando le cose con il loro vero nome. Ad ogni cosa corrisponde un nome: è necessaria la creazione di una banca per il Mezzogiorno che sia volano degli investimenti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
In secondo luogo è necessario trovare il meccanismo da porre in essere per la banca popolare di Bari, per i suoi azionisti e per coloro che hanno perso i soldi. Non si dovrebbero mischiare le cose, dandogli un titolo diverso. Non va bene, non è giusto, e questo è stato osservato anche in Commissione bilancio, dove è stata chiesta gentilmente una settimana di tempo per poter fare le necessarie valutazioni, e tale richiesta non aveva alcun significato polemico ma solo l'intento di realizzare un approfondimento, un accrescimento, di fornire un contributo.
La minoranza è questa. Mi sono adattata, mi ci adatto - per l'amor di Dio, ci mancherebbe altro - però bisogna essere consapevoli che anche la minoranza può dare un contributo - magari specificatamente tecnico e non nel merito - che avrebbe potuto sicuramente chiarire un certo tipo di posizioni. Infatti, dopo il voto, il provvedimento dovrà essere declinato sul territorio, bisognerà spiegare, bisognerà far passare un messaggio corretto. Novecento milioni sono tanti, ma i debiti che la banca ha lasciato ammontano a due miliardi e novecento milioni, trecento dei quali dovrebbero andare alla Banca Popolare di Bari, che in seguito all'attuale situazione non so come diventerà. Effettivamente sono una goccia nel mare. Non mi riempio certo io la bocca, ma forse il provvedimento è un po' troppo gonfiato e privo di veri contenuti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà.
PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghe e colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, nel provvedimento al nostro esame si intrecciano due temi: la crisi della Banca popolare di Bari e il programma di Governo, perché era indicato proprio nel programma di Governo dell'attuale maggioranza un rafforzamento della banca di investimenti per il Sud tramite il Mediocredito centrale. Ne consegue una doppia valutazione. Credo infatti che la nostra valutazione debba considerare anche il quadro generale del sistema bancario perché la situazione della Banca popolare di Bari non è nient'altro che la più recente di una lunga sequenza di situazioni analoghe richiamate anche da interventi precedenti.
La relatrice, senatrice Bottici, ha fornito un quadro esauriente della situazione di tale Banca e della sua dimensione, quindi della ricaduta negativa di un eventuale default della Banca popolare di Bari. Basti pensare ai seicentomila clienti o alle centomila imprese e al significato che hanno per una vasta area del Sud. Credo che sicuramente i commissari dovranno svolgere una valutazione sulla nemesi di questa situazione e di questo default oltre che sulle conseguenti azioni di risanamento del sistema.
Certamente la crisi si è verificata, almeno secondo le informazioni che abbiamo, a causa di prestiti non coperti da idonee garanzie. Sicuramente la magistratura farà anche tutte le opportune valutazioni su ipotesi di malversazioni e quindi di responsabilità penali e civili.
Bisognerà valutare anche le operazioni di cessione degli NPL, probabilmente con valutazioni che, secondo alcuni, non avevano una totale congruità. C'è il fattore di mercato e c'è il fattore Sud, motivo del ragionamento di fondo sulla Banca degli investimenti del Sud, ma c'è anche il ruolo della Banca d'Italia nella partita della moral suasion per la Banca Tercas; vorrei infatti ricordare che c'è stato un accompagnamento e addirittura un invito in questa direzione. Ci sono poi il ruolo dell'Unione europea nell'utilizzo del Fondo interbancario, perché gli anni di impedimento all'utilizzo del Fondo interbancario hanno avuto il loro peso e, in ultimo, c'è il ruolo della vigilanza fino ai nostri giorni.
Per fortuna la legge bancaria italiana e la legge fallimentare non prevedono il fallimento per gli istituti di credito, ma la procedura della liquidazione. Questo perché la norma ha come precipuo interesse l'interesse pubblico e, proprio i numeri che la relatrice ha espresso, ci dicono quale sia il notevole interesse pubblico di questo tema.
Permettetemi di fare un raffronto: Lehman Brothers rispetto al mondo era niente; provate a immaginare l'effetto che ha avuto il suo fallimento sul mondo, peraltro con il sistema americano.
Credo quindi che la valutazione debba essere svolta compiutamente sia per quella che è stata la nemesi del percorso, sia, in modo rigoroso, sereno e trasparente, nell'utilizzare uno strumento che, proprio per la delicatezza del sistema del credito, va maneggiato con cautela, al di là del dibattito tra le scelte degli ultimi Governi rispetto a situazioni più o meno similari, ma che certamente investono una partita più grande.
Permettetemi solo un appunto. Abbiamo parlato di Banca popolare di Bari; non ho trovato provvedimenti che riguardano la Banca popolare di Bari. Con una novazione nelle fonti del diritto, come mi insegnano gli esperti di diritto, utilizziamo un comunicato stampa come fonte del diritto. Ormai, occupandomi io nell'altra vita di fisco, sono abituato ai comunicati stampa, anche postumi, rispetto alle scadenze stabilite dalle proroghe. Quindi non deve esserci più stupore. Però, visto che siamo in Parlamento, avrei gradito che il Governo avesse trovato una forma - scusate il gioco di parole - più formale di comunicazione al Parlamento di quella che è un'intenzione che può vederci concordi in questo percorso.
Il Governo ha utilizzato questo strumento per avviare quindi il rafforzamento della cosiddetta Banca d'investimenti per il Sud tramite 900 milioni su Invitalia, che è l'azionista al 100 per cento del Mediocredito centrale, con una serie di valutazioni di cautela nel provvedimento che riguardano l'ipotetica scissione, senza però darla per certa; giustamente, perché è necessario fare delle riflessioni. Quindi c'è la possibilità di acquisire asset, oppure di cogestire asset con la Banca popolare di Bari.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12)
(Segue PICHETTO FRATIN). Credo che l'operazione possa essere promuovibile; pertanto abbiamo la Banca del Mezzogiorno, che si rafforza anche con l'eventuale scissione, e il Mediocredito centrale che affianca Banca popolare di Bari o ne acquisisce parte degli asset.
Peraltro ho apprezzato anche il fatto che nel provvedimento si prevede la remunerazione del capitale non solo per un fatto obbligatorio e formale, perché altrimenti l'Unione europea ci avrebbe chiesto perché non funziona, ma perché credo che le operazioni da svolgere debbano rispondere ad un criterio di economicità. Se non svolgiamo operazione con economicità, probabilmente salviamo alcune posizioni, ma a scapito di altre e quindi non ne vale la pena.
Qui però va fatta una considerazione, rispetto all'una e all'altra scelta. Il provvedimento in esame, oltre a permettere di valutare le colpe e le opportunità, deve servire ad un serio approfondimento sul nostro sistema bancario, al di là delle Commissioni di indagine o di inchiesta. Va bene istituire le Commissioni d'inchiesta, perché ciò rientra anche nel nostro ruolo, ma vorrei ricordare che il nostro sistema bancario, con i provvedimenti del 1926-1927 e poi con la legge bancaria del 1936, era gerarchico e aveva una chiarezza estrema, che ha permesso di passare il periodo della Seconda guerra mondiale, dal 1940 al 1945, e i sessanta anni successivi, almeno fino al 1990, senza grandi situazioni di disagio. Certamente ci sono state situazioni di disagio, ma non sono state enormi, nonostante l'azzeramento del valore della lira nel periodo bellico.
C'era chiarezza: c'erano gli istituti diritto pubblico, tra cui vorrei ricordare il Nuovo istituto bancario San Paolo, il Monte dei Paschi di Siena, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia, le tre banche di interesse nazionale, Credit, Comit e Banco di Roma, le banche di credito ordinario private, la più importante delle quali era la Banca nazionale dell'agricoltura, gli enti morali, le casse di risparmio, che erano soggetti pubblici, che univano le due funzioni importanti dell'interesse pubblico e della territorialità, ovvero dell'attenzione al territorio.
Signor Presidente, le chiedo ancora due minuti di tempo, per concludere il mio intervento. Questo sistema aveva la caratteristica della specializzazione: se si prestavano ai clienti i soldi a trent'anni, li si doveva raccogliere a trent'anni. La raccolta e l'impiego dovevano essere correlati: questa era la forza di quel sistema. Nel 1990, a seguito degli indirizzi della Commissione europea della CEE, oggi Unione europea, c'è stata la liberalizzazione della struttura giuridica, al fine di modernizzare e di essere più competitivi. C'è stata però anche la creazione della banca universale, che può fare tutto e non ha più correlazione fra la raccolta e l'impiego. Forse è il caso davvero di rimettere mano e di verificare - compatibilmente, come è ovvio, con gli impegni nei confronti dell'Unione europea, di cui facciamo parte - il nostro sistema bancario, per capire come dovrebbe funzionare e come dovrebbe essere la vigilanza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pesco. Ne ha facoltà.
PESCO (M5S). Signor Presidente, non posso che essere soddisfatto dell'odierna approvazione del provvedimento in esame, proprio nel giorno in cui si avviano i lavori della Commissione d'inchiesta sulle banche, per la quale è stato scelto un Presidente del Movimento 5 Stelle. Siamo infatti pieni di orgoglio e davvero fiduciosi che tale Commissione potrà scandagliare ciò che è successo nel nostro sistema bancario, per capire effettivamente quali sono state le cause dei mali, che hanno afflitto le nostre banche. (Applausi dal Gruppo M5S). Sono sicuro che tutte le forze politiche faranno un grandissimo lavoro per questo fine.
Signor Presidente, il provvedimento in esame ha due finalità. La più importante è riuscire a dare un vero impulso al sistema creditizio e bancario del Sud Italia, per riuscire a facilitare la creazione degli investimenti. Poi c'è anche la finalità di sistemare una situazione un pochino problematica, diciamo così, riferita alla Banca popolare di Bari. Lo si fa attraverso un'attività che deve essere e che sarà di mercato, ma lo Stato, comunque, per garantire che le cose andranno bene, ha dato la disponibilità delle risorse finanziarie, utili a mettere in sicurezza la Banca popolare di Bari. Si tratta di una banca in difficoltà, come ne abbiamo viste tante negli ultimi anni. Per questo, secondo me, conviene riflettere su cosa vuol dire fare banca. Fare banca, per un istituto di credito, vuol dire prestare soldi che non sono suoi e questa è un'attività davvero molto delicata. Pensiamo cosa accadrebbe se un giorno tutti noi decidessimo di andare a ritirare i nostri risparmi tutti insieme: questi risparmi non ci sono e quindi le banche andrebbero difficoltà.
Questo dobbiamo saperlo e per questo le banche - ne siamo consci - sarebbero costrette a centellinare le restituzioni.
Dobbiamo renderci conto che fare banca è un'attività sicuramente molto redditizia, ma anche molto delicata, per la quale non ci si può far prendere la mano. Purtroppo, però, negli ultimi anni molti imprenditori, bancari, dirigenti e amministratori delegati si sono fatti prendere la mano e hanno erogato più crediti di quelli che potevano erogare, senza le dovute garanzie. (Applausi dal Gruppo M5S).
Questa, secondo me, è la causa principale dei dissesti bancari che si sono verificati. Poi sicuramente ha un ruolo anche la normativa europea, forse un po' troppo severa nella concessione di credito per banche un po' troppo morbide come le nostre. Questa potrebbe essere una concausa, ma i fidi e i crediti facili sono la ragione principale del dissesto, altrimenti non saremmo arrivati a 330 miliardi di sofferenza bancaria: questo è il valore delle sofferenze, ossia dei crediti deteriorati non restituiti alle banche, che fortunatamente a livello netto è molto più basso. Sono stati bruciati miliardi per poter parare le perdite bancarie. Ma 330 miliardi sono veramente tanti e vuol dire che c'è qualcosa sotto.
A titolo d'esempio, non posso non citare la Banca Popolare di Bari, un caso emblematico che sarà sicuramente studiato dalla Commissione d'inchiesta sulle banche, ma non si può non citare un caso nazionale del credito facile. Mi riferisco all'imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone, che grazie alle sue holding, ha ricevuto - e cito i dati - svariate centinaia di milioni di euro: 45 milioni da Banca Etruria; 60 milioni dal Monte dei Paschi di Siena; 70 milioni da Carife; 70 milioni da Carige; 65 milioni da Veneto Banca; svariate decine di milioni dalla Popolare di Vicenza; 120 milioni dalla BNL; 110 milioni dal Banco Popolare, per non pensare ai 240 milioni erogati da una serie di banche, tra cui Unicredit. Quanto alla Popolare di Bari, non sappiamo ancora se abbia erogato soldi a Caltagirone, ma anche su questo accenderemo un faro. Questo vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Ma cosa non ha funzionato, se una persona e una holding possono aver ricevuto così tante risorse? Vuol dire che chi doveva controllare non ha controllato in modo adeguato. Anche su questo accenderemo un faro, perché secondo noi la vigilanza non può non avere responsabilità su quanto è successo alla Popolare di Bari.
Entriamo nel merito: già nel 2010 si sapeva che la Popolare di Bari era messa male e ci sono state ispezioni della Banca d'Italia, tant'è che Banca d'Italia ha sancito che la Popolare di Bari non avrebbe più potuto fare acquisizioni bancarie. Questo divieto stranamente, a un certo punto, svanisce nel nulla, tant'è che la Popolare di Bari si vede autorizzata - o forse, diciamo così, "agevolata" - nell'acquisizione della Banca Tercas, una banca in difficoltà che si poteva salvare in altro modo e invece è stata acquisita dalla Popolare di Bari attraverso risorse preziose. Si parla di 500 o 700 milioni di euro.
Ebbene, la Banca Tercas, una banca molto in difficoltà, poteva essere salvata in modo alternativo. Poteva intervenire il Fondo interbancario di tutela dei depositi, cosa che non è successa a causa di un divieto europeo. Non si è intervenuti su Tercas e allo stesso modo non si è intervenuti sulle quattro banche, che pure si potevano sicuramente sistemare con il Fondo interbancario di tutela dei depositi e questo perché l'Europa ce lo ha impedito con una decisione della Commissione europea, sezione concorrenza. Ebbene, la stessa Europa, attraverso la Corte di giustizia europea, poi ci ha detto che quella decisione era sbagliata. Quindi, per una decisione sbagliata non siamo intervenuti con il Fondo interbancario né su Tercas, né sulle quattro banche, arrecando notevoli danni alla nostra Nazione, soldi che abbiamo dovuto spendere per salvare le quattro banche e indennizzare i risparmiatori. (Applausi dal Gruppo M5S).
Su questo ricordo che ci sono due mozioni (una presentata dal sottoscritto), firmate dal Gruppo MoVimento 5 Stelle, per chiedere all'Europa di restituire il maltolto, cioè di indennizzare la nostra Nazione che è stata così penalizzata da quella decisione.
Torniamo a Tercas, che il Fondo interbancario non ha potuto salvare e che è stata acquisita dalla Banca Popolare di Bari, una banca in difficoltà che probabilmente doveva fare altre cose invece di acquisire banche e doveva risanare il proprio bilancio, cosa che non è successa.
Per fortuna ci sono lo Stato e i cittadini e per fortuna, dovendosi fare qualcosa, si cerca di mettere in sicurezza la banca, i risparmiatori, i lavoratori e il tessuto produttivo di quelle Regioni. Grazie a quanto stiamo facendo in Parlamento durante questa legislatura siamo arrivati al risultato di aver depositato un disegno di legge che può veramente dare soluzioni e fare in modo che non accadano più cose di questo genere. Mi riferisco al disegno di legge presentato dal collega e amico, senatore Elio Lannutti, sul disastro bancario, con il quale si sancisce che gli imprenditori bancari che si rendono responsabili di disastri e dissesti bancari per condotte omissive o per responsabilità riferite al loro lavoro possono andare in carcere e subire pene che vanno dai quattro ai dodici anni. (Applausi dal Gruppo M5S). Le stesse pene sono riservate anche a coloro che non hanno vigilato o hanno vigilato in modo distorto.
Presidente, preannuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Poiché la relatrice non intende intervenire in sede di replica, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
BARETTA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, la relatrice Bottici ha illustrato molto bene nella sua relazione la natura e gli scopi del provvedimento anticipando, in alcuni casi, anche osservazioni emerse nella discussione. Ciò mi consente di limitarmi in pochi minuti a tre rapide considerazioni di contorno.
Il senatore Marino ha detto che dagli errori si impara ed è vero, ma si impara anche dalle cose giuste, nel senso che l'esperienza si accumula e il caso delle crisi bancarie è una testimonianza perché sono state molte, tutte diverse tra loro e tutte hanno impegnato i Governi che le hanno affrontate con un punto di riferimento comune, la non applicazione del bail-in. In nessuna crisi bancaria italiana i Governi hanno applicato il bail-in e hanno affrontato in ogni caso le diverse specificità. Il senatore Picchetto Fratin prima ricordava la complessità delle vicende delle crisi bancarie.
In questo caso specifico ci troviamo a fare tesoro delle esperienze precedenti e, quindi, affrontiamo la questione della Banca Popolare di Bari in due modi, ovvero con sufficiente anticipo rispetto al rischio del fallimento e con la visione strategica più ampia di inserire una potenziale crisi in una risposta che è non soltanto di territorio, ma di ampio respiro per l'idea di un rafforzamento del sistema creditizio meridionale. Questo è il risultato di un approccio che abbiamo considerato utile e necessario, data la particolare specificità della condizione della Banca Popolare di Bari, ma anche l'assoluta urgenza di una risposta alla domanda di credito che il territorio meridionale ha proprio in funzione di un potenziale sviluppo che è presente, ma che non ci può essere se non è accompagnato da una sufficiente e articolata diffusione del credito. Affrontando la situazione con sufficiente anticipo e, cioè, prima di trovarci agli sgoccioli di una crisi o di un fallimento, abbiamo valutato che le risorse messe in campo dallo Stato - lo dico perché in un paio di interventi si è detto che le risorse non sono sufficienti - unite a quelle che verranno apportate dal sistema bancario privato, realizzano quell'intervento utile per impedire il tracollo della situazione e per predisporre le condizioni per uno sviluppo più ampio.
All'interno di questa prospettiva va anche affrontata la questione dei risparmiatori, nel senso che è assolutamente prioritaria per il Governo la risposta alla domanda dei risparmiatori. Dobbiamo sapere che in questo caso, proprio perché la banca non è fallita e abbiamo intenzione di non farla fallire, l'atteggiamento nei confronti dei risparmiatori non può essere quello di considerarli già alla stregua dei risparmiatori di una banca fallita. In ogni caso, come sapete, il Fondo indennizzo risparmiatori (FIR) è esistente e, peraltro, proprio in queste ore, stiamo inserendo nel provvedimento milleproroghe un emendamento del Governo per consentire ai risparmiatori che avranno il diritto al rimborso di avere un anticipo per non attendere sino all'esito di tutta la procedura.
È chiaro che in quest'ottica il provvedimento oggi in discussione sottolinea queste due caratteristiche: affrontare in tempo una situazione perché non degradi, ma soprattutto impostare nella prospettiva di una strategia.
È stato osservato questo ragionamento anche critico, ma è evidente - come è stato detto anche dalla senatrice Messina, e prima ancora dalla relatrice - che questo è esplicitamente il primo passo. Consideriamolo tale: come tutti i primi passi, non risolve il problema, ma se non c'è un primo passo di inversione di tendenza non siamo in grado di fare quelli successivi.
È per questo, in conclusione, che abbiamo inserito nel provvedimento, accogliendo un emendamento che veniva da maggioranza e opposizione, un forte monitoraggio di tutto l'itinerario, costituito, da un lato, dal monitoraggio della situazione specifica della Banca Popolare di Bari e, dall'altro, nel momento in cui ci sarà la scissione, da un obbligo del Ministero dell'economia e delle finanze (in quel caso) di rispondere al Parlamento delle scelte che ha fatto, di quelle che sta facendo ma anche delle scelte future.
Se questo percorso si affianca al lavoro della Commissione di inchiesta sul sistema bancario, che il senatore Pesco ricordava poc'anzi, possiamo dire che abbiamo gli strumenti non soltanto per tenere sotto controllo la situazione ma anche per incidere sull'evolversi della stessa perché sia un evolversi positivo. (Applausi della senatrice Bottici).
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.
La Presidenza, in conformità ai criteri adottati durante l'esame in sede referente, dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti 1.0.4, 2.0.6 e 2.0.7 in quanto estranei all'oggetto del decreto-legge.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
BOTTICI, relatrice. Signor Presidente, invito al ritiro di tutti gli emendamenti; in caso contrario, esprimo parere contrario.
Faccio un appunto sull'emendamento aggiuntivo 1.0.4, che in Commissione è stato ritirato, trasformato in ordine del giorno e approvato come raccomandazione.
Per quanto riguarda gli ordini del giorno, esprimo un parere favorevole all'accoglimento come raccomandazione.
BARETTA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Montani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Perosino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Perosino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.4, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Perosino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dal senatore Montani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Sull'ordine del giorno G1.100 c'è la disponibilità del Governo ad accoglierlo come raccomandazione. Chiedo ai proponenti se intendano accettare.
DAMIANI (FIBP-UDC). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G1.100 è accolto come raccomandazione.
Senatore Vitali, è favorevole all'accoglimento come raccomandazione dell'ordine del giorno G1.101?
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, chiedo che l'ordine del giorno venga posto in votazione.
Mi meraviglia molto il parere espresso dal relatore e dal rappresentante del Governo sull'ordine del giorno, che in buona sostanza, dopo la cronistoria di come si è arrivati a finanziare la Banca del Mezzogiorno tramite Invitalia (quindi, anche se non viene detto esplicitamente, riguarda il risanamento della Banca Popolare di Bari), nelle conclusioni invita il Governo non soltanto a essere solerte nel finanziare le perdite provocate dalla mala gestio degli amministratori, ma - una volta tanto - anche a farsi parte diligente per risarcire e farsi risarcire da chi è stato responsabile di questa mala gestio.
L'accoglimento dell'ordine del giorno come raccomandazione non mi basta perché non farebbe giustizia ai migliaia di investitori. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Pertanto, invito sia il rappresentante del Governo, che il relatore a modificare il parere in senso favorevole. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. Senatrice Bottici, desidera intervenire?
BOTTICI, relatrice. Signor Presidente, ribadisco ancora che la Banca Popolare di Bari non è in liquidazione, quindi non si può parlare di indennizzo ai risparmiatori. Noi ci auguriamo di non arrivare mai a quello. È questo il motivo per cui ho proposto di accogliere l'ordine del giorno come raccomandazione. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Qualora i proponenti insistano per la votazione, il suo parere è contrario?
BOTTICI, relatrice. Mi rimetto al parere del Governo.
PRESIDENTE. Sottosegretario Baretta, la invito a pronunziarsi.
BARETTA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, onorevoli senatori, il punto è che non possiamo dare per scontato che la Banca Popolare di Bari è fallita o sta per fallire, per evidenti ragioni non solo tra di noi ma anche nel rapporto con l'Unione europea. Infatti, stiamo lavorando su un'altra ipotesi.
VITALI (FIBP-UDC). Si potrebbero introdurre le parole: «qualora si verifichi».
BARETTA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Cerchiamo una soluzione individuando una formula adatta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno G1.101 è accantonato.
Passiamo all'emendamento1.0.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.1, presentato dal senatore De Bertoldi.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.2, presentato dal senatore Perosino e da altri senatori, identico all'emendamento 1.0.3, presentato dal senatore Montani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 1.0.4 è improponibile.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.5, presentato dal senatore Montani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
BOTTICI, relatrice. Signor Presidente, invito a ritirare tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 2, altrimenti il parere sarà contrario.
Con riferimento all'emendamento 2.0.3, riguardante la valutazione dei crediti deteriorati, ricordo al presentatore, senatore Perosino, che in Commissione è stato ritirato e trasformato in un ordine del giorno. Noi saremmo disposti ad accoglierlo come raccomandazione.
PRESIDENTE. Senatore Perosino, accoglie la proposta della relatrice?
PEROSINO (FIBP-UDC). Sì, signor Presidente, ritiro l'emendamento 2.0.3.
BARETTA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.1, presentato dai senatori Perosino e Gasparri.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.0.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.2, presentato dal senatore Perosino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento 2.0.3 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.4, presentato dal senatore Montani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.5, presentato dal senatore Montani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 2.0.6 e 2.0.7 sono improponibili.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.8, presentato dal senatore Perosino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 2.0.9, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.9, presentato dal senatore Perosino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.10, presentato dal senatore Perosino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.11, presentato dal senatore Perosino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Riprendiamo l'esame dell'ordine del giorno G1.101, precedentemente accantonato.
VITALI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITALI (FIBP-UDC). Signor Presidente, abbiamo riformulato l'ordine del giorno. Nell'impegno al Governo devono essere soppresse le parole comprese tra la parola «rendendo» e la parola «spettanti». Inoltre, dopo la parola «responsabili», le successive parole sono sostituite con le seguenti: «dell'eventuale dissesto, ove accertato nelle sedi competenti».
Chiedo infine che l'ordine del giorno, così riformulato, sia comunque posto ai voti.
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore, e la invito a trasmettere il testo riformulato agli Uffici.
Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno testé riformulato.
BOTTICI, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'accoglimento da parte del Governo dell'ordine del giorno G1.101 (testo 2).
BARETTA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.101 (testo 2), presentato dal senatore Vitali e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Passiamo alla votazione finale.
STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, la vicenda della Banca Popolare di Bari si somma a tutte le altre situazioni di mala gestione degli istituti bancari. Sarà la magistratura ad accertare le responsabilità, ma il quadro che sta emergendo è inquietante: una banca amministrata secondo logiche padronali, con erogazione del credito sulla base di criteri clientelari e non di impresa; una gestione a dir poco truffaldina nella partita azionaria, coi funzionari che si trovano a vendere, anche a parenti e amici, pacchetti che erano scatole vuote. E poi F24 truccati sui contributi erariali alla squadra di calcio cittadina, l'acquisizione del credito INPS di un'importante struttura sanitaria rivelatosi poi inesigibile, bilanci delle filiali truccati, l'acquisizione della Banca Tercas, che getta gravi ombre anche sull'efficienza degli istituti di controllo.
Si tratta di un quadro molto pesante per una banca che ha in pancia una quota fondamentale dei risparmi dei pugliesi, che ha dilapidato la stima di cui godeva e la tradizione che ne faceva uno dei simboli dell'impresa meridionale.
Il fallimento della Popolare avrebbe fatto esplodere una bomba economica e sociale in una Regione già duramente colpita e segnata dalla vicenda dell'ex Ilva. Per questo, bene ha fatto il Governo a mettere in sicurezza i depositi dei correntisti e a garantire l'operatività dell'Istituto poche ore dopo il commissariamento di Bankitalia, perché quando fallisce una banca non fallisce il suo management, vanno in fumo i risparmi delle famiglie, viene meno l'ossigeno per il sistema imprenditoriale, si innesca un meccanismo che rischia di contagiare tutto il sistema e per l'Italia questo vorrebbe dire sicura recessione. Bene ha fatto il Governo, anche perché non si è limitato ad un'azione di salvataggio, ma con questo provvedimento disegna il percorso per la costituzione di un istituto di credito per il Sud che avrà il suo baricentro proprio nella Popolare di Bari. Il mio forte auspicio è che questa nuova banca serva davvero per dotare le imprese meridionali di un soggetto per l'erogazione del credito che risponda a criteri di mercato e che omogeneizzi il costo del credito tra le Regioni italiane.
Quello che sicuramente non serve al Sud come a tutta l'Italia è un soggetto che ricalchi la Cassa del Mezzogiorno, che metta in atto nuove forme di assistenzialismo, perché queste sono parenti strette di quel familismo che ha portato al crash della Popolare. Allo stesso tempo, una volta che i commissari avranno terminato il loro piano industriale, bisognerà valutare se ci saranno ripercussioni sul fronte occupazionale, così come bisognerà capire cosa ne sarà degli azionisti e degli obbligazionisti. Sugli azionisti è giusto riconoscere delle forme di ristoro per quei casi in cui verrà accertato un comportamento fraudolento da parte dell'Istituto.
L'ultima riflessione riguarda l'intero sistema bancario. Qui non si tratta di fare polemiche o di prestare questo tema alle strumentalizzazioni politiche. Bisogna capire cosa non ha funzionato e cosa continua a non funzionare negli istituti di controllo e si tratta anche di scongiurare il ripetersi di situazioni simili, perché ogni volta i costi si scaricano sulla comunità e non sono mai cifre di poco conto, come anche questo provvedimento dimostra.
Per questo è importante stabilizzare il nostro sistema bancario e, nel farlo, è importante tutelare la specificità del sistema cooperativo come soggetto a servizio del territorio.
Fortunatamente in Italia le realtà positive, quelle che hanno accompagnato la crescita delle città e delle Province, sono la maggioranza, uno straordinario valore per i tessuti sociali e imprenditoriali, per l'accesso al credito delle famiglie, dei liberi professionisti, dei piccoli imprenditori. L'Italia quindi deve perseguire la propria strada in sintonia, cioè, con l'originalità e la specificità del proprio tessuto produttivo, della vocazione al risparmio delle famiglie, della tipologia degli investimenti e degli investitori e è con questo auspicio che annuncio il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie al provvedimento. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e M5S).
MARINO (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO (IV-PSI). Signor Presidente, essendo intervenuto a lungo in discussione generale nel merito del provvedimento, per non ripetermi e per non tediare i colleghi, in dichiarazione di voto mi limiterò a una considerazione di carattere più politico e meno tecnico. In discussione generale ho sostenuto che questo intervento fosse necessario come lo erano stati quelli della scorsa legislatura e quello precedente di questa legislatura. Necessari, sempre con riflessi sistemici e sempre diversi l'uno dall'altro, come ricordava giustamente anche il sottosegretario Baretta, a parte quello Carige del Governo Conte uno, che era stato copiato di sana pianta. Perché dico questo?
Il legislatore ha varato in più riprese misure d'urgenza per la tutela del sistema bancario nazionale, anche per fronteggiare situazioni di crisi relative a specifici istituti, con un filo rosso di continuità. Tale filo rosso si dipana dal decreto-legge n. 183 del 2015, poi confluito nella legge di stabilità 2016, che serviva per agevolare la risoluzione di Cariferrara, Banca Marche, Banca Popolare dell'Etruria e Carichieti, al decreto-legge n. 237 del 2016, che ha concesso la garanzia dello Stato sulle passività delle banche e sui finanziamenti erogati discrezionalmente da Bankitalia, e che stabilisce le condizioni per la ricapitalizzazione precauzionale ed introduce le cosiddette misure di burden sharing. Attuando queste misure, sono stati adottati interventi di rafforzamento patrimoniale verso MPS.
Il filo rosso si sviluppa poi con il decreto-legge n. 99 del 2017, che serve per facilitare la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, per arrivare al decreto-legge n. 1 del 2019, che prevede misure di sostegno pubblico a Banca Carige (si tratta di provvedimenti fotocopia), fino al decreto-legge oggi in esame, che, attraverso il finanziamento di Invitalia, opera il salvataggio della Banca Popolare di Bari, avviando un percorso di crescita e di credibilità del sistema creditizio nel Mezzogiorno.
Ho parlato di risoluzione, di garanzia di Stato, di ricapitalizzazione precauzionale e di liquidazione coatta amministrativa, non ho mai parlato di bail-in. Oggi, per fortuna, ci sono un assenso e una condivisione generale diversi dal clima che c'era nella scorsa legislatura, quando c'erano clamori e strepiti quando si dovevano affrontare provvedimenti salva banche, che in realtà erano salva risparmiatori. Pensate cosa sarebbe successo se il Governo e il Parlamento in questi anni, come avrebbe voluto qualcuno, non fossero intervenuti e avessero lasciato andare le crisi bancarie per conto proprio. Pensate cosa sarebbe successo non solo a correntisti, obbligazionisti e azionisti, che sono tre tipi diversi di risparmiatori, ma anche a tutto il sistema creditizio italiano.
Siccome voglio ragionare in termini positivi, non penso a cosa è successo nella scorsa legislatura (anche se non dimentico), ed apprezzo il senso di responsabilità generalizzato che c'è in quest'Aula. Non dimentico però le bugie raccontate ai risparmiatori per la ricerca di facile consenso (Applausi dal Gruppo IV-PSI), la narrazione che si facevano regali alle banche, la speculazione su sofferenze reali. C'è un immagine del senatore Salvini, insieme a dei suoi colleghi, con un cartello con la scritta "risparmiatori truffati e banchieri graziati": oggi ho apprezzato le parole del senatore Grassi, quando ha dichiarato che le risorse addirittura gli sembravano non adeguate.
Ebbene, oggi, approvando questo provvedimento, ribadiamo l'esistenza del filo rosso di continuità che testimonia la bontà di un'unica azione che, con provvedimenti diversi e sfaccettature diverse, ha fatto il bene del Paese. Guardate, il solo fatto che questo sia diventato patrimonio comune mi basta. Alla luce di questa considerazione, finisco anch'io con un aforisma, come ha fatto il collega Grassi, anche se meno cinico. È l'aforisma di un tennista, Arthur Ashe: «Comincia da dove sei. Usa quello che hai. Fai quello che puoi». (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
DE BERTOLDI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, cari colleghi, nell'esprimere il voto di astensione di Fratelli d'Italia su questo provvedimento, voglio significare innanzitutto che il mancato voto contrario è dovuto al fatto che, come sempre, il nostro partito mette davanti a tutto l'interesse nazionale, l'interesse per i nostri concittadini, per quelli residenti in Puglia, che hanno gran parte dei loro risparmi e dei loro investimenti in questo ennesimo istituto che - ahimè - stava avviandosi verso il default. Ecco spiegata la ragione per la quale noi esprimeremo un voto di astensione.
Certamente, però, le criticità sono tante. Quando si parla di misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca d'investimento, si parla in realtà dell'ennesima misura tampone nei confronti delle tante crisi bancarie che si sono succedute in questi anni, nel 2015, nel 2017 e nel 2019, fino al decreto-legge in esame, datato 2020. A fronte di tutte queste crisi non siamo stati capaci, non lo è stata la politica e, ovviamente, non lo sono stati i Governi che si sono succeduti, di attuare una serie di riforme che dessero finalmente una nuova struttura, da una parte, al mondo bancario e, dall'altra, agli istituti della vigilanza, perché ambedue sono coinvolti nelle crisi che stiamo affrontando solamente, lo ripeto, con misure tampone.
Voglio allora ricordare che qui parliamo di soldi pubblici. Parliamo di 900 milioni di euro che vengono destinati, attraverso un sistema a cascata, ad Invitalia, a MedioCredito centrale e, poi, in gran parte a Banca Popolare di Bari. Un sistema a cascata di soldi pubblici, quasi un miliardo di euro, che voglio ricordare, tanto per citare i numeri, costituiscono ben sei volte la misura della mancata approvazione e riproposizione in legge di bilancio della cedolare secca sulle locazioni commerciali. Per trasformare in dati oggettivi tutto ciò, ricordiamo che i soldi che oggi andiamo a mettere in questo provvedimento sono ben sei volte in più di quello che sarebbe servito per garantire alle locazioni commerciali il sistema della cedolare secca. (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC).
Si tratta quindi di soldi preziosi, che noi andiamo, una volta in più, a impegnare per risanare degli sprechi, degli atti probabilmente criminosi, che hanno caratterizzato la gestione di certi istituti bancari. Questo dobbiamo ricordarlo tutti, perché ribadisco: in questi anni, sono stati tanti gli interventi tampone, ma purtroppo sono state tardive le vigilanze e nessuno ha mai risposto in tribunale davvero né è stato mai punito per quello che è successo.
Facendo riferimento agli interventi che ho ascoltato anche in discussione generale, ho apprezzato e ho condiviso in gran parte quello che il presidente Pesco ha detto. Mi si permetta però una battuta sulle criticità rivolte al sistema e anche al sistema Europa: chiederei se il MoVimento 5 Stelle si stia forse preparando a uscire dalla maggioranza europea e da quella attuale di questo Parlamento. Dico questo perché le stesse criticità che voi avete rivolto, che lei, presidente Pesco, ha rivolto al sistema Europa, le condivido anche io dall'opposizione, allora forse intravedo una vostra uscita e mi piacerebbe capirlo meglio, sia sul piano europeo che su quello nazionale.
Si tratta di una crisi bancaria che, come tante altre situazioni, si è anche collegata a questi famosi non performing loans (NPL), a questi crediti in sofferenza che, da una parte, hanno appunto affossato le banche, hanno tolto patrimonio alle banche e, dall'altra, hanno garantito grandi guadagni agli speculatori. Perché questo è successo.
Peraltro, sappiamo come stiamo attendendo da mesi che provvedimenti legislativi su questi temi vengano al più presto portati a compimento. Ci auguriamo che la proposta di Fratelli d'Italia, a prima firma del senatore Urso, sugli NPL possa quindi cominciare a dare un contributo alla riforma di questo settore.
Naturalmente, necessitiamo di una maggiore riforma, di una riforma vera, anche nel campo della vigilanza, perché quando abbiamo Bankitalia, che ha iniziato a segnalare criticità nel 2010, per poi arrivare, invece, nel 2014, quando ovviamente la situazione era peggiorata e non migliorata, a suggerire l'acquisizione di Banca Tercas a una banca che già aveva problemi, vuol dire che qui c'è un corto circuito, vuol dire che nella vigilanza di Banca Popolare di Bari qualcosa non ha funzionato. E anche in questo caso nessuno ha risposto.
Poi siamo arrivati al 2017, quando Bankitalia sottolinea che, di fatto, bisogna cambiare presidenza. La risposta, che è stata avallata peraltro, qual è stata? Che al presidente è succeduto il nipote del presidente: ecco, veramente gestioni familistiche di interessi, gestioni che hanno giocato con gli interessi dei risparmiatori, di quei cittadini ai quali noi vogliamo dare invece protezione e garanzia.
Crediamo quindi, anche per dare delle risposte, che sia davvero giunto il momento di dire alt, di porre fine a queste misure tampone, a un sistema di controllo che arriva solamente alla fine e non è mai preventivo, per evitare queste situazioni.
Serve, quindi, la riforma delle riforme, come la voglio definire, e qui mi collego all'intervento dello stimato e apprezzato collega Marino che, mi sembra in discussione generale, diceva di voler ricollegare la dimensione della banca alla riforma delle banche popolari. Io dico che il problema è un altro: che una piccola banca, in questo caso, abbia avuto dei problemi non giustifica che dobbiamo portarci solamente verso un sistema di grandi banche; questo lo contesto apertamente, perché ritengo che dobbiamo invece ristrutturare la vigilanza e dunque non permettere alle piccole e grandi banche di fare interessi non coerenti con i fini istituzionali.
Occorre altresì riformare il sistema, riportando in Italia anche (e non solo) il mondo delle banche del territorio e dei piccoli istituti di credito. Il nostro sistema economico, le nostre piccole imprese, le nostre vallate, le nostre periferie hanno infatti bisogno di quelle banche ad intuitu personae, che guardavano all'imprenditore, all'artigiano, al commerciante non solamente per i dati oggettivi di bilancio, ma anche e soprattutto per quello che erano lui, la sua famiglia e la sua esperienza passata. Ricordo peraltro ai colleghi che quel tipo di banche non rappresentano un pensiero retrogrado di Fratelli d'Italia, ma sono tuttora l'ossatura del sistema bancario tedesco e di gran parte di quello americano, eppure nella scorsa legislatura le abbiamo cancellate dal panorama italiano.
Pertanto dobbiamo davvero fare la riforma delle riforme e quindi, da una parte, riformare la vigilanza, Banca d'Italia, e far sì che il controllo sia effettivo e preventivo; dall'altra, dobbiamo ripristinare un sistema che, accanto alle cosiddette banche significant, preveda anche quelle del territorio che, come ben motiva Rainer Masera nel suo testo, sono vitali per l'economia del nostro Paese.
Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, vorrei fare due piccole considerazioni: diversifichiamo il sistema, distinguiamo banche commerciali e banche d'investimento, riformiamo un sistema che è bloccato da anni. In questo contesto vorrei dunque ribadire che il nostro voto di astensione è un voto propositivo, che vuole essere soprattutto di stimolo per la riforma delle banche e delle autorità di vigilanza. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e FdI).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, annunciando il nostro voto convintamente favorevole sul provvedimento in discussione, vorrei fare un'osservazione positiva, al di là delle puntualizzazioni e delle critiche, come quella circa la necessità d'intervenire più complessivamente sul tema della riforma del sistema bancario. Peraltro, personalmente sono convinto che sia decisiva la scelta delle banche del territorio: in Germania le banche dei Länder, che peraltro non sono sottoposte alla vigilanza della BCE, rappresentano un intervento fondamentale per l'economia del territorio.
Su tutte queste questioni possiamo e dobbiamo lavorare per fare ulteriori passi in avanti. Tuttavia, è del tutto evidente che non potevamo concederci il lusso di abbandonare la Banca popolare di Bari che rappresenta, per il territorio del Mezzogiorno, un elemento centrale, non solo per Bari ma per tutto il Mezzogiorno: è l'istituto di credito più importante.
Chiarito che spetterà in primo luogo alla magistratura affrontare e dare una risposta chiara ai cittadini italiani sulle responsabilità di una vicenda che, via via che procede, sta dimostrando aspetti inquietanti e, diciamo così, endemici anche di un certo modo di intendere il sistema del credito in questo Paese, devono essere date risposte serie, fino alla possibilità di mettere in condizione i responsabili di rispondere non solo penalmente ma anche civilmente per i danni prodotti.
Detto questo, non si poteva non intervenire. A tale proposito, mi permetto di sottolineare un aspetto: si parla di intervento tampone. Naturalmente il provvedimento al nostro esame non risolve tutti i problemi, ma mi permetto di dire che si tratta di un intervento intelligente, perché ricongiunge il tema della tutela dei risparmiatori e delle imprese della Banca popolare di Bari con un problema strategico del Mezzogiorno, un tema su cui si sta discutendo da diversi anni: come è stato già ricordato da un collega intervenuto precedentemente, il tema della Banca del Mezzogiorno fu posto, anzi fu ripreso, dal ministro Tremonti diversi anni fa. C'è quindi un punto che ci può tenere insieme.
Ora, guardando indietro, sono stati fatti tantissimi errori e vi sono anche responsabilità politiche per come il tema non è stato affrontato in modo corretto, ma che sia necessario uno strumento di credito per strutturare, infrastrutturare e sostenere lo sviluppo industriale del Mezzogiorno è una banalità, credo sia ovvio.
Già nel provvedimento in esame sono previste alcune cose importanti come le verifiche e i controlli, la necessità ogni quattro mesi di rendere conto di ciò che si sta facendo e - tema fondamentale - la qualità degli amministratori, anche degli amministratori straordinari. È un tema molto complicato in questo Paese, dobbiamo dirci la verità, perché tutti ci riempiamo la bocca della professionalità e della terzietà ma forse sarà necessario pensare a qualche strumento innovativo per avere una serie di personalità prima che possano avere caratteristiche utili e verificate dal Parlamento e dalle Commissioni del Parlamento, e non solo dal Governo, capaci poi di svolgere, quando si ritiene necessario, funzioni istituzionali di Governo. Introdurre tale concetto, in questo Paese, può apparire strano, ma secondo me è l'unico modo di procedere, visto che non siamo anglosassoni, e ci siamo intesi.
Personalmente, comunque, mi interessa l'altro tema, relativo alla Banca del Mezzogiorno. Lo dico anche al Governo. Questa soluzione è intelligente ed è innovativa, non è una soluzione tampone. Richiede, tuttavia, una idea e una strategia di politica industriale per tutto il Paese ma particolarmente per il Mezzogiorno. Infatti, come ha ricordato il senatore Grassi, ci sono tanti capannoni vuoti (anche al Nord ci sono, ma quella è un'altra cosa, è la cosiddetta Tremonti-bis, ma lasciamo stare, non voglio perdere tempo). Il problema è allora cosa chiediamo, quale strategia abbiamo, che cosa sosteniamo, in quali settori, con quali caratteristiche e garanzie.
Siamo un sistema fatto di piccole imprese, il 95 per cento delle imprese italiane è sotto i dieci dipendenti e non hanno capitalizzazione. Come pensiamo di affrontare la sfida tecnologica e di innovazione che abbiamo davanti, se non con una politica industriale che sceglie in quali filiere vogliamo cominciare ad investire e che le sa premiare dal punto di vista del credito, del fisco e della capacità di rapportarsi col sistema logistico? Questo progetto deve essere la matrice con cui opera la Banca del Mezzogiorno. Non più quindi i crediti e il sostegno agli «amici di» e ai «cugini di», ma una strategia: se lo facciamo, giustamente cominciando dal Mezzogiorno, rendiamo un grande servizio al Paese e possiamo anche dare un segnale di ripresa vera della sua economia, di cui abbiamo grande necessità.
Dunque, la prossima discussione che mi aspetto riguarderà la grande opportunità, la nuova programmazione dei fondi strutturali, la Banca del Mezzogiorno. Facciamo una discussione strategica su dove va il nostro Paese, su dove noi vogliamo che vada la nostra economia. Altrimenti, parliamo sempre di cronaca e la politica con la cronaca non va da nessuna parte. (Applausi dai Gruppi Misto, M5S e PD, e del senatore Steger).
D'ALFONSO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALFONSO (PD). Signor Presidente, mi pare che la curvatura della discussione si sia alzata molto. Dopo un atteggiamento di merito, votante punto per punto, che ci ha trovati anche disposti a convergere e trovare un punto di sintesi, mi sembra intelligente che nel momento della dichiarazione di voto finale da parte dei Gruppi, si prenda lo specifico dell'argomento e lo si collochi al centro di una riflessione più ampia poiché noi stiamo scritturando una pagina significativa che ha per tema il Mezzogiorno.
Noi abbiamo avuto senza dubbio un fattore problematico emergenziale, del quale ci siamo occupati con un atteggiamento completo, capace di trovare una risposta organica, da quadro. Qual è la situazione in questo momento per quanto riguarda la domanda di credito nel Mezzogiorno? Abbiamo sostanzialmente meno 35 miliardi di euro di collocazioni, a fronte invece di un aumento di collocazioni e di credito a domanda nell'intera Italia e per quanto riguarda il Nord di più 25 miliardi.
Lo specifico del quale stiamo cercando di occuparci è il seguente: è immaginabile che il Sud del Paese possa vivere soltanto di produzione normativa paternalistica che di tanto in tanto mette sul tavolo denari? Denari che da mano pubblica cercano di colpire a bersaglio positivo questa o quella iniziativa di intrapresa intermittentemente? Non ce la fa una visione di questo tipo, se non ci sono tutti fattori della ripresa, della crescita e dello sviluppo.
Il primo fattore è relativo alla necessità di siti territoriali attrezzati facilmente prendibili; siti attrezzati, veri e propri spazi che abbiano il pieno delle condizioni per meritare l'intrapresa.
Occorre poi una pubblica amministrazione non odiosa. Noi abbiamo una pubblica amministrazione, che, a tratti, odia l'intrapresa economica, perché impiega anni per dire di sì. Ho fatto, anche su questo, una battaglia capita da alcuni e da altri non pienamente capita. Abbiamo tenutari di potere, all'interno del procedimento amministrativo, che non rispondono. Non è che rispondono di no, sono affascinati dal "ni", che è nemico di chi ha un progetto di impresa.
L'altro elemento fondamentale è una fiscalità, che si compieghi. Quando il senatore Mauro Maria Marino ci fa, a ragione, le sue apprezzate lezioni sull'istituto dell'interpello, comprendiamo che si tratta di uno strumento che davvero determina la compliance, cioè la corrispondenza tra chi ha l'obbligo fiscale e l'ordinamento tributario. L'interpello avvicina, rende prossimi, fa in modo che ci sia corrispondenza. Un fisco di questo tipo è necessario, scendendo anche nei particolari di quella speciale vita di impresa. Servono poi pacchetti formativi e tecnologici ad hoc, impianti per il trattamento del ciclo dei rifiuti e dei fanghi e poi serve una capacità di fare credito, che non è concepita sulla luna.
Nel Mezzogiorno d'Italia - io sono espressione del Centronord del Mezzogiorno - c'è stato un dibattito davvero claudicante. Ma una banca si fa territoriale se i natali degli amministratori sono di quel luogo o se la denominazione della banca richiama quella dicitura? O invece la territorializzazione di una banca evoca il progetto, la politica e la programmazione dei pacchetti compiegati? (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Bressa ed Errani). Questo è il punto, di cui si scrive nella norma.
Chiusura di votazione (ore 13,01)
PRESIDENTE. Mi scusi per l'interruzione, senatore D'Alfonso.
Essendo giunte le ore 13, dichiaro chiusa la votazione per l'elezione di un senatore Segretario.
Invito i senatori Segretari a procedere allo spoglio delle schede.
(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).
Hanno preso parte alla votazione i senatori:
Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Alderisi, Alfieri, Anastasi, Angrisani, Arrigoni, Astorre
Bagnai, Balboni, Barbaro, Battistoni, Bergesio, Berutti, Binetti, Bini, Biti, Boldrini, Bongiorno, Bonifazi, Bonino, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Bottici, Bressa, Briziarelli, Bruzzone, Buccarella
Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Cario, Casini, Casolati, Castaldi, Castellone, Castiello, Causin, Centinaio, Cioffi, Cirinnà, Collina, Coltorti, Comincini, Conzatti, Corbetta, Corrado, Corti, Craxi, Croatti, Cucca
D'Alfonso, D'Angelo, D'Arienzo, Dal Mas, Damiani, de Bertoldi, De Bonis, De Falco, De Lucia, De Petris, De Poli, De Vecchis, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Micco, Di Nicola, Donno, Drago, Durnwalder
Endrizzi, Errani, Evangelista
Faggi, Fantetti, Faraone, Fazzolari, Fede, Fedeli, Fenu, Ferrara, Ferrari, Ferrazzi, Ferrero, Floridia, Floris, Fregolent
Galliani, Gallicchio, Gallone, Garavini, Garnero Santanchè, Garruti, Gasparri, Gaudiano, Giannuzzi, Giarrusso, Ginetti, Giro, Girotto, Granato, Grassi, Grasso, Grimani, Guidolin
Iannone, Iori, Iwobi
L'Abbate, La Mura, La Pietra, La Russa, Laforgia, Lanièce, Lannutti, Lanzi, Laus, Leone, Licheri, Lomuti, Lonardo, Lorefice, Lucidi, Lunesu, Lupo
Magorno, Maiorino, Manca, Mantero, Mantovani, Marcucci, Marilotti, Marin, Marinello, Marino, Martelli, Marti, Masini, Matrisciano, Messina Alfredo, Messina Assuntela, Modena, Moles, Mollame, Montani, Montevecchi, Moronese, Morra
Nastri, Naturale, Nencini, Nisini, Nocerino
Ortis, Ostellari
Pacifico, Pagano, Papatheu, Paragone, Parente, Paroli, Parrini, Pavanelli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pellegrini Marco, Pepe, Pergreffi, Perilli, Perosino, Pesco, Petrocelli, Pianasso, Piarulli, Pichetto Fratin, Pillon, Pinotti, Pirovano, Pirro, Pisani Giuseppe, Pisani Pietro, Pittella, Pittoni, Pizzol, Presutto, Pucciarelli, Puglia
Quagliariello, Quarto
Rauti, Riccardi, Ricciardi, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Rojc, Romagnoli, Romano, Romeo, Rossi, Rossomando, Rufa, Ruspandini, Russo
Saccone, Salvini, Santillo, Saponara, Saviane, Sbrana, Sbrollini, Schifani, Serafini, Siclari, Stefani, Stefano, Steger, Sudano
Taricco, Taverna, Testor, Tiraboschi, Toffanin, Toninelli, Tosato, Totaro, Trentacoste
Unterberger, Urraro, Urso
Vaccaro, Valente, Vallardi, Vanin, Vattuone, Verducci, Vescovi, Vitali
Zaffini, Zanda, Zuliani.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1672 (ore 13,02)
D'ALFONSO (PD). Signor Presidente, essendo lei il decano della conoscenza puntuale del Regolamento del Senato, anche quando interrompe non si deve scusare, perché porta sempre sapienza. (Applausi dai Gruppi PD, FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az). Anche quando interrompe, non interrompe.
Come dicevo, nella norma c'è un elemento interessante, da esaltare, anche quando uno vuole essere contrariante. Intanto si ribadiscono, a chiare lettere, i vincoli dei requisiti per gli amministratori, che non è una cosa di poco conto, in un'Italia abbastanza strapazzata, circa la scelta del "chi". In secondo luogo, c'è l'obbligo di riferire in Commissione ogni quattro mesi e in Aula ogni anno, per vedere e verificare gli effetti occupazionali e finanziari di questa scommessa di ripresa.
È però importante il progetto industriale. Non so se sconfino, ma i colleghi ricorderanno che una volta c'era l'Istituto per la promozione industriale, la cui sigla era IPI. Era una sigla affidata ad un grande cognome dell'Italia, che per carità di Patria non cito, visto che, avendo già tante cause (che sto vincendo), non ne voglio attivare un'altra. È un cognome importante, che naturalmente collocava un trono e un benestante - per la verità era una benestante - ma che non produceva nulla. Dobbiamo evitare queste autoreferenzialità e il rischio "legno storto" è sempre presente. Se invece c'è controllo, c'è dibattito e c'è un progetto industriale, sono convinto che la Banca del Mezzogiorno sia necessaria e possa fare bene, però ce ne dobbiamo accorgere, dobbiamo entrare nel merito: altro che questione pregiudiziale!
È per questa ragione che, per una volta, l'insieme del Parlamento e del Governo, affrontando con un occhio l'emergenza e con l'altro occhio la visione di insieme, sta facendo il suo dovere. In Baviera questo tipo di discussione si fa, diventa norma e procedura. Ecco perché, colleghi, vorrei andare oltre il voto favorevole, sapendo che oltre questo appuntamento, di qui a sei mesi, ci sarà una discussione su cosa è accaduto. Poi a fine anno, quando discuteremo dei grandi strumenti finanziari, amministrativi e normativi, dovremo tirare la prima linea, per vedere come sta procedendo.
Ho fiducia in Invitalia, ho fiducia in Domenico Arcuri e ho anche fiducia della tecnostruttura del MEF, però dobbiamo fare in modo che non intervenga la pigrizia nella verifica di ciò che accade in quei territori.
Nella mia Regione si presentano 2.000 brevetti e innovazioni l'anno; sono quei portati di produzione che riguardano ciò che non c'è, che ci può essere e può fare bene all'economia, e che si depositano in via Molise, una traversa di via Veneto. Quei brevetti hanno bisogno di copertura finanziaria: il 25 per cento ce lo mette il produttore del brevetto, il 75 per cento viene dal mercato ed è denaro che da questa parte si chiama debito, mentre da quella parte si chiama credito. Noi non avevamo questo nel Mezzogiorno. È stato bravo Tremonti quando con laicità ha posto la questione e ha chiesto aiuto alle Poste. Adesso è arrivato il momento di farne uno strumento capiente, con capacità organizzativa caratterizzata da velocità e una grande corrispondenza alle tante insenature del Mezzogiorno. Andiamo a vedere che cosa accade nella provincia del Mezzogiorno e quanta innovazione c'è nel settore agroalimentare, nel settore farmaceutico e anche nel settore dell'intelligenza artificiale. Non vi parlo dell'Aquila, ma dovremmo dire, con i colleghi abruzzesi, quello che lì sta accadendo sul fronte dell'innovazione. Il fatto di trovarci allora, in questo momento di decollo dell'economia senza una delle principali infrastrutture non poteva che meritare questa risposta, che va verificata, vigilata e vagliata. Non lo dico soltanto per fare in modo che questa soluzione sia la risposta ai tanti che lavorano agli sportelli della Banca popolare del Mezzogiorno: la soluzione è strumentale e funzionale alla ripresa di un'economia in cui, da Saraceno in poi, si è sempre decretato che il credito è una delle principali strutture.
Per questo il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore del disegno di legge al nostro esame. (Applausi dai Gruppi PD, Misto e IV-P.S.I.).
*BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, qualcuno ha definito iniziativa riempitiva la questione pregiudiziale sollevata dalla senatrice Faggi. Su questo vorrei dire, nell'annunciare il voto favorevole del nostro Gruppo, che piuttosto temiamo che questo provvedimento sia un'iniziativa riempitiva. Lo sosterremo, perché ovviamente non vogliamo che vengano imputate a noi le conseguenze della mancanza di visione altrui, ma non siamo esattamente convinti che sarà risolutivo dei problemi che vuole affrontare e che però non nomina neanche in rubrica.
Vorrei partire da alcune osservazioni che sono state sviluppate nel corso della discussione generale per spiegare cosa intendo. Qui abbiamo di fronte almeno tre problemi: un problema di sistema, un problema di vigilanza e un problema di risorse. Intanto partiamo dal sistema. Come gli onorevoli colleghi sanno, il sangue non è un liquido, ma è un organo: è composto da tante cellule diverse. Lo stesso vale per il sistema creditizio, che è il sangue dell'economia: non è un insieme omogeneo, ma è composto da tanti istituti diversi, almeno negli organismi che funzionano.
Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 13,09)
(Segue BAGNAI). Ha fatto bene il senatore Pichetto Fratin a fare un excursus storico sul sistema creditizio italiano, mentre sono un po' scettico sull'entusiasmo di altri colleghi verso iniziative innovative. Mi viene da dire «tornate all'antico e sarà un progresso» - per citare Giuseppe Verdi - e questo perché se guardiamo alla situazione dei nostri concorrenti più agguerriti (pensiamo alla Germania) vediamo che in quel caso il sistema creditizio si basa su un principio, su cui forse dovremmo cominciare ad aprire un dibattito (ma non ci riusciamo, non so perché), che fa riferimento al ruolo del settore pubblico nel sistema creditizio e quindi delle banche pubbliche.
Pensiamo alla Germania che ha un sistema basato su tre pilastri: le banche pubbliche (Landesbank e Sparkasse); le banche private e le banche di credito cooperativo. È un tavolo con tre gambe; noi di queste tre gambe ne abbiamo due ed è abbastanza evidente che c'è il pericolo che il tavolo traballi. Ma ciò non interessa realmente a nessuno perché si parla di intervenire a condizioni di mercato. In alcuni spicchi di questo emiciclo siamo passati da una denigrazione di Keynes e del ruolo del settore pubblico, fatta da sinistra paradossalmente, a un'esaltazione di Hayek e del ruolo del mercato che non ci porta da nessuna parte. Vanno aggiunte, inoltre, al sistema creditizio tedesco le banche di sviluppo regionale. Ce ne sono 13 e sono esentate dalle regolamentazioni europei e di cui qualcuno qui ha giustamente lamentato il carattere draconiano. Mi riferisco alla capital requirements regulation (CRR) e alla capital requirements directive (CRD). Noi non siamo riusciti a esentare sostanzialmente nessuna banca. Quelle che erano fuori dal perimetro - per esempio, le banche di credito cooperativo - le abbiamo riportate dentro e poi vengono a dirci che competiamo ad armi pari e che c'è il level playing field? No, secondo me, c'è un low-level debate, una cosa un po' diversa. Forse dovremmo chiederci se non sia giunto il momento di rivendicare il ruolo dello Stato. Per far questo, dobbiamo rivendicarne la dignità. Possiamo farlo in compagnia di chi ha fatto della denigrazione delle istituzioni e, in particolare, dei corpi elettivi - non so se vi ricordate la casta, il magna magna e la scatoletta di tonno - il fondamento della propria effimera carriera politica? Direi di no. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Possiamo farlo con chi vede, per ciò che sta succedendo e gli episodi di mala gestio che pure ci sono stati, nel giustizialismo l'unico orizzonte risanatore per i percorsi della nostra economia? Direi di no. Certo, la mala gestio c'è stata e forse è stata anche protratta; lo vedremo perché sono in corso delle inchieste. Ma se il tema è quello, vogliamo allora parlare di un'altra cosa? Perché questa maggioranza sta insabbiando nei fatti un dibattito sul ruolo e sulla riforma della governance dell'Autorità di vigilanza? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Se il tema è quello, dobbiamo intervenire, anche perché è indispensabile fugare un dubbio atroce, dopo gli interventi della magistratura, che pure ci sono stati e che sono stati una delle motivazioni dell'intervento della collega Faggi. Il dubbio è che in questo Paese ci siano organismi indipendenti dalla politica e dotati di un potere sanzionatorio che usano per condurre una politica, per esempio, creditizia. L'indipendenza di certi istituti è predicata rispetto a certe politiche come quella monetaria. Cari colleghi, quanto è alto il tasso di interesse, quante banche e di che tipo debbano esserci in un territorio dovremmo deciderlo noi, se ne abbiamo ancora voglia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Lasciamo perdere questo e concentriamoci sul potenziale salvataggio innominato (quello che nel lessico di alcuni ideologi del PD si chiamerebbe «la mucca nel corridoio» potremmo chiamarlo «l'elefante nel trullo»). Veramente stiamo pensando di risolvere con queste risorse un problema di tale entità? Voglio essere molto specifico sul punto e chiarire. L'avevamo fatto come azione preventiva quando era venuta cortesemente a trovarci la commissaria Vestager e, allora, vogliamo lamentare l'intervento dell'Unione europea, che in alcuni casi salva con denaro pubblico le banche e in altri no, costringendo a strani escamotage i legislatori nazionali? Cosa è successo nella Norddeutsche Landesbank, l'ultima delle banche pubbliche tedesche che è stata salvata con ulteriore denaro pubblico (3 miliardi di euro)? C'è stata una rilevante restrizione del perimetro dell'attività, che è consistita nel cedere un intero ramo di attività (il credito navale, che era andato per aria a causa del crollo del commercio internazionale) e anche un sostanziale recupero di profitti nel piano industriale: hanno fondamentalmente previsto di licenziare metà delle persone. Quindi, lì ci sarà poi un ulteriore costo sociale perché lo Stato dovrà pur sostenere queste persone nel loro percorso per trovare un nuovo lavoro.
Ma noi davvero pensiamo che un intervento a condizioni di mercato, quindi con un ROE tecnicamente intorno all'8 per cento, riducendo il perimetro dell'attività, riducendo l'operatività dell'Istituto, sia possibile in un territorio come quello che stiamo considerando, devastato dai terremoti e caratterizzato da una fragilità, purtroppo, endemica? Credo che non sarà possibile.
Ricordiamoci che se un animale si muove come un'anatra, nuota e starnazza come un'anatra, è un'anatra; e se tante persone si muovono come il mercato, agiscono e falliscono come il mercato, sono il mercato. Cosa serve, allora, lo Stato se continuiamo con questa retorica fasulla dell'intervento a condizioni di mercato che è solo uno strumento per posporre alle generazioni future il vero costo del salvataggio? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Anche perché qui si è parlato, ad esempio, dei vari interventi del Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) perché è un organismo privato e lo Stato non è coinvolto; ma lo sapete - non è vero? - che tutti noi stiamo pagando questi costi attraverso gli aumenti dei costi dei nostri conti correnti? Tanto per fare un esempio. La retorica del non coinvolgere il contribuente tanto poi coinvolge il consumatore, il cittadino, cioè il contribuente. Prendiamoci, allora, le nostre responsabilità e interveniamo.
Queste erano le due considerazioni che mi sentivo di fare in ordine alle nostre perplessità, e su queste considerazioni vogliamo sfidare l'attuale maggioranza a ingaggiare un dibattito sui punti veri. Li ripeto: la struttura del nostro sistema creditizio e il ruolo che al suo interno deve avere il settore pubblico - dobbiamo andare in Europa a combattere questa battaglia senza partire pregiudizialmente battuti, come abbiamo visto fare dalle maggioranze precedenti nel corso di tanti anni - e il dibattito sulla struttura dell'autorità di vigilanza in Italia che, mi dispiace dirlo, in questa circostanza ha dimostrato di non essere particolarmente efficiente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
PEROSINO (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEROSINO (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, a quest'ora abbiamo forse perso un po' la concentrazione, ma dobbiamo portare a termine il nostro compito.
Come già detto, Forza Italia voterà a favore perché così ha fatto alla Camera e per alto senso di responsabilità in casi come questi, come è già avvenuto nel 2016 e, a seguire, in altri casi di salvataggi bancari effettuati con regole diverse, ma di fronte ai quali alcuni partiti - o meglio un partito dell'attuale maggioranza - faceva le barricate con dichiarazioni di fuoco, soprattutto da parte di alcuni membri (quelli che oggi sono in giro per il mondo a cercare ispirazioni).
Governare è difficile, è una cosa seria; eravamo d'accordo allora e lo siamo anche oggi. È una cosa seria tant'è che penso che tra i 3.200 dipendenti, di fronte a una ristrutturazione - e auspico che non sia così - ce ne sarà magari qualcuno in esubero; che le 350 filiali avranno qualche chiusura obbligatoria, perché troppe banche (non solo quella di cui parliamo) hanno aperto troppe filiali. Sappiamo che è vero che è un rischio per l'azionista e che le ultime azioni sono state trattate a 2,38 euro quando erano partite da un valore di 9,53. Occorre allora un piano industriale, che è previsto entro il 15 aprile, dopo la due diligence di KPMG del 15 marzo. Auspico che sia un vero piano industriale che dica cosa vuol dire fare banca.
Conosco per esperienza personale la propensione al risparmio della gente del Sud; conosco fior di imprenditori del Sud - e lo dice un uomo del Nord - che hanno sempre pagato tassi bancari troppo alti perché le banche approfittavano della difficoltà, degli eventuali rientri, del maggior rischio e facevano pagare anche agli imprenditori validi tassi più alti. Il piano industriale dovrà dire cosa vuol dire fare banca: una percentuale di NPL, ora al 22,9 per cento in Banca Popolare di Bari quando ha toccato anche il 27 per cento, è anomala nel sistema perché una percentuale giusta, secondo me, non può andare più del 3 o 4 per cento, anche se oggi si tende a largheggiare e si arriva fino al 9-10 per cento. Perché il conto economico non lo può sostenere, con tassi negativi. Oppure saranno vessati sia i risparmiatori, sia coloro che vanno a chiedere credito.
C'è un auspicio che, come Forza Italia, avevamo tradotto in un emendamento che però è stato cassato. La nostra proposta era che la Banca del Mezzogiorno (passaggio antecedente, Banca Popolare di Bari) collaborasse ai confidi e costruisse una rete di credito attraverso i confidi. Infatti, laddove sono stati attuati, i confidi hanno dato, soprattutto per la divisione del rischio e il sistema delle garanzie, dei grossi risultati. Mi domando a chi il credito sia stato fatto per arrivare al punto in cui sono arrivate questa e altre banche. Come qualcuno ha già accennato, il disegno di legge più giusto è quello che parla della responsabilità degli amministratori e dei dirigenti che devono essere espropriati delle loro proprietà. Lo dico brutalmente, ma è così.
C'è poi il discorso della vigilanza, cui ha accennato il collega Bagnai poco fa. La Banca d'Italia e la Consob si rimpallano le responsabilità. La Banca d'Italia aveva segnalato dal 2010, ma doveva fare di più perché è suo compito; la Banca Popolare di Bari è sua competenza perché è una less significant nella classificazione europea. C'è stata la parentesi di Banca Tercas, che è stata autorizzata da Banca d'Italia. La Banca d'Italia dice che la colpa della situazione attuale è la mancata trasformazione in società per azioni (ora società cooperativa con voto capitario), che ha impedito di raccogliere capitale di rischio. Credo che sia una valutazione non aderente alla realtà, perché nessuno avrebbe rischiato in quella situazione.
Oggi costa molto meno ricapitalizzare, che rimborsare i depositi. Su un totale di 8-9 miliardi di euro, quelli rimborsabili sono pari a 4,5 miliardi di euro (quelli sotto i 100.000 euro). Il Fondo interbancario di tutela dei depositi ha possibilità per 1,7 miliardi di euro e dovrebbe indebitarsi. Inoltre, non sarebbe giusto spenderli tutti qui. Perciò li mette lo Stato? Sì, li mette lo Stato insieme a tutti gli altri che siamo stati costretti (o siete stati costretti, per vostra decisione, rappresentanti del Governo) a decidere in quest'Aula. Mi riferisco ai 400 milioni di euro per Alitalia, ai futuri milioni per l'Ilva, e a quelli per le concessioni autostradali e tutte le altre aziende in crisi, per cui non c'è una politica industriale (forse c'è l'idea di nazionalizzare tutto, ma non so in che modo).
Esiste il Fondo indennizzo risparmiatori (FIR), che è suppletivo ed è un mezzo per indennizzare i risparmiatori per cifre sotto i 100.000 euro. Il FIR ha una dotazione di 1,5 miliardi di euro, che però non può essere spesa tutta qui; allora probabilmente i 900 milioni di euro sono il male minore.
Secondo le mie idee di "nasometria", sono coinvolte troppe società: Invitalia, Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno, un'eventuale nuova società che sarà costituita per detenere le partecipazioni che saranno in capo al Ministero dell'economia e delle finanze. Sono troppe società, che hanno anche dei costi, tuttavia, ciò probabilmente serve a evitare il parere negativo della Banca centrale europea in quanto aiuto di Stato.
Faccio altre due considerazioni finali. È stato stabilito che la sugar tax produrrà un incasso di 200-230 milioni di euro. Di fronte a questa tassa, come capita sempre, si sono verificate delle proteste, secondo me giuste, perché è una tassa moralistica. Ma non è la soluzione a quel problema. Ebbene, 200-230 milioni di euro sarà il gettito e noi oggi siamo costretti ad autorizzare una spesa a carico dello Stato di ben 900 milioni di euro insieme a tutte quelle che ho già citato.
C'è poi la questione del credito fiscale di 700 milioni di euro: non ho capito bene, ma probabilmente quella clausola scatta quando Banca Popolare di Bari tornerà in utile. Ora siamo di fronte a una perdita certificata, per il 2018, di 430 milioni di euro; per il 2019, se Banca d'Italia ha deciso il commissariamento, sarà senz'altro analoga, se non superiore.
Come Gruppo di Forza Italia avevamo presentato emendamenti nello spirito della materia bancaria e sono stati bocciati. Forse si poteva discutere di più, prima e meglio, ma capisco che il provvedimento avrebbe dovuto tornare alla Camera, con lungaggini rispetto alla scadenza del decreto-legge.
È stata accettata come ordine del giorno dal sottosegretario Baretta una proposta che auspica una definizione chiara e certa dei crediti deteriorati. Secondo il nostro Gruppo è giusto, perché oggi ci sono passaggi successivi dei crediti incagliati, che vengono poi definiti in ultima istanza come NPL, per importi, a seconda della classificazione stabilita, altissimi o medi o bassi. La mia convinzione è che gli NPL siano pari a miliardi di euro e siano partiti dai 500 miliardi di euro denunciati da qualche giornale economico e man mano ammortizzati, ma nel sistema sono cifre pazzesche.
È andata così. Speriamo di non essere di nuovo chiamati a deliberare su questo tema, su queste problematiche, su questi stanziamenti e che il sistema delle banche, della Banca d'Italia e dei controlli e tutto il sistema economico possa reggere.
Invito però il Governo a meditare su cosa significhi governare e stanziare soldi a ogni evenienza, in un bilancio dello Stato che ha un tale debito pubblico, materia sulla quale ritorno sovente perché mio cavallo di battaglia, come anche sulla proposta di costituzione del fondo salva-Italia derivante dalla gestione dei beni immobili dello Stato, che poteva e può dare un aiuto notevole. Così non è e probabilmente si vive più alla giornata. Prendiamo spunto da questa giornata in cui ci troviamo quasi tutti d'accordo per meditare su questi che sono temi del Parlamento. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
DELL'OLIO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELL'OLIO (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, ci apprestiamo a convertire in legge un decreto-legge che cambia radicalmente l'approccio alla questione banche in Italia. Il MoVimento 5 Stelle ha da sempre spinto per creare uno strumento che possa imprimere una svolta nell'affrontare in modo diverso i problemi legati al credito, in particolare di quegli istituti che nel tempo hanno avuto difficoltà e creato danni al tessuto imprenditoriale e sociale dei territori in cui operano.
Non è necessario ripercorrere la storia delle varie liquidazioni e risoluzioni bancarie. Basta solo elencare gli ultimi casi per far tornare alla mente di chi ci ascolta gli enormi problemi generati sul territorio: Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Marche, Banca popolare dell'Etruria, Cassa di Risparmio di Chieti. E poi Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, Cassa di Risparmio di Genova a inizio 2019 e oggi Banca Popolare di Bari. Abbiamo ancora davanti agli occhi le ferite inflitte a tutti quei risparmiatori che, tra risoluzioni bancarie e liquidazioni, hanno visto azzerato il valore delle loro obbligazioni e azioni. Si tratta di più di 200.000 persone che avevano nutrito fiducia nelle quattro banche dell'Italia centrale e nelle due popolari venete. Persone tradite non solo dalle banche in questione, ma anche dalle scelte come minimo discutibili prese dai Governi che ci hanno preceduto.
È solo grazie al MoVimento 5 Stelle che tutti questi risparmiatori oggi possono trovare ristoro nel fondo indennizzo risparmiatori (FIR) (Applausi dal Gruppo M5S), da noi fortemente voluto e finanziato con 1,5 miliardi di euro, cifra 15 volte superiore rispetto a quanto messo sul piatto da chi ha preceduto il MoVimento 5 Stelle in altre esperienze governative.
Venendo incontro a risparmiatori e imprese, l'approccio seguito da questo decreto eviterà la liquidazione della Popolare di Bari, la messa in discussione di sei miliardi di euro di linee di credito a quasi 100.000 imprenditori, su un totale di 600.000 clienti, che potranno continuare l'attività senza impatti rilevanti.
Il MoVimento 5 Stelle si è sempre battuto per la creazione di una Banca pubblica per gli investimenti, una banca che potesse supportare cittadini e imprese con un approccio orientato allo sviluppo del territorio e non al profitto di piccole o ghindi oligarchie, o di gestori di banche non lungimiranti che non mettono al primo posto lo sviluppo della banca e del territorio.
Con questo decreto il Governo utilizza e modifica uno strumento già esistente: è il Medio credito centrale-Banca per il Mezzogiorno, istituto che si occupa in maniera prioritaria del finanziamento delle piccole e medie imprese, prevalentemente nel Mezzogiorno, e di attività di finanza complementare agli incentivi pubblici per le aziende. Finora, però, la dimensione delle operazioni di MCC-Banca per il Mezzogiorno si è rivelata un po' troppo alta per il tessuto imprenditoriale italiano, composto per oltre il 90 per cento da piccole e medie imprese. Ecco allora che il Governo, con il provvedimento che stiamo approvando, ha opportunamente e meritoriamente colto l'occasione di trasformare l'ennesima fibrillazione prodottasi sul territorio, a seguito della dissennata gestione della Banca Popolare di Bari, in un'opportunità di rilancio, gettando le premesse per una Banca pubblica per gli investimenti davvero destinata ai piccoli e medi imprenditori del Mezzogiorno.
Sappiamo che sulle banche l'Italia ha avuto negli anni un'interlocuzione complicata con l'Unione europea: in relazione alla stessa Popolare di Bari, peraltro, la Commissione europea qualificò come aiuto di stato l'intervento del Fondo interbancario nell'operazione di acquisizione della Banca Tercas, appesantendo enormemente gli esiti di quell'intervento; mentre nel 2019 il tribunale dell'Unione europea ha annullato la decisione, respingendo le motivazioni della stessa Commissione, ma era già troppo tardi.
Oggi c'è chi dice che con questo decreto-legge si corra il rischio di nuovi aiuti di Stato, ma proprio il precedente appena citato dovrebbe far capire che l'intervento del Fondo interbancario è un'altra cosa, vista l'acclarata provenienza privata di tali fondi.
Inoltre è una buona notizia che la Von der Leyen e la Vestager, rispettivamente Presidente della Commissione europea e Commissario europea per la concorrenza, abbiano dichiarato di voler ripensare il concetto di aiuti di Stato, proprio a causa degli errori commessi in passato. Queste non devono restare parole, confinate nel solito perimetro delle buone intenzioni. Il MoVimento 5 Stelle vigilerà sull'operato della nuova Commissione, senza concedere il minimo sconto.
Sono di Bari, non ho mai avuto un conto corrente presso la Banca Popolare di Bari ma posso testimoniare che la banca, nata sessant'anni fa, è stata ed è un importante punto di riferimento per la città e per il Mezzogiorno, un punto di riferimento per i risparmiatori e per tante famiglie ed è per questo che non posso rimanere indifferente a quello che significa per la città e per il Sud una situazione del genere.
Ora occorre che i soci facciano il passo successivo, ovvero trasformare la Banca in società per azioni, in modo che, oltre alla tutela dei correntisti e degli obbligazionisti, per i quali interviene il Fondo interbancario, ci possa essere la possibilità di salvaguardare anche gli azionisti e di favorire l'ingresso di MCC nella Popolare per il suo successivo rilancio.
La magistratura sta facendo le sue verifiche, ma le recenti notizie in merito alle accuse per le quali è stata disposta la misura cautelare nei confronti di alcuni ex esponenti della banca non possono che farci riflettere. La Popolare di Bari ha avuto un percorso lungo e travagliato, costellato di warning da parte della stessa Banca d'Italia, che prima ha emesso giudizi parzialmente negativi, poi li ha ritirati e ha permesso alla Popolare di Bari di acquisire la Banca Tercas, salvo poi emettere altri giudizi negativi. Il ruolo della Banca d'Italia in questa vicenda non è privo di criticità. A Bari tutti sapevano che la Banca Popolare di Bari era in realtà la "Banca Padronale di Bari": tre componenti della stessa famiglia fra i massimi dirigenti comportano il legittimo dubbio sui criteri che hanno ispirato negli anni le scelte di vertice. (Applausi dal Gruppo M5S).
Di fronte alle domande dei magistrati, Marco e Gianluca Jacobini, ex presidente e vice presidente della banca, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I loro legali hanno dichiarato che i Jacobini hanno 41.000 buoni motivi per non rispondere, riferendosi al numero di pagine che i pm hanno consegnato loro, perché le devono ancora leggere. Secondo me invece ci sono almeno 600.000 motivi per assumersi le proprie responsabilità, tanti quanti sono i clienti della Popolare di Bari, e almeno altri 70.000 buoni motivi per fornire spiegazioni, tanti quanti sono i soci dell'Istituto. (Applausi dal Gruppo M5S). Tutte persone che non meritano le condizioni in cui si trovano, e che solo grazie alla rapidità di intervento di questo Governo eviteranno un impatto esiziale per le loro attività.
Questa mattina è stata votata la Presidente della Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche, la collega del MoVimento 5 Stelle Carla Ruocco, cui vanno i miei e i nostri auguri di buon lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S). Da questo momento in poi, non ci sono più scuse e alibi: la Commissione d'inchiesta può finalmente cominciare a lavorare e nei prossimi mesi potrà andare a fondo su varie problematiche, non ultima quella della Popolare di Bari. Con il voto di oggi si sceglie di salvaguardare il territorio, le imprese, le famiglie e non solo una banca. Con il voto di oggi si sceglie di tutelare i risparmi delle persone, risparmi che non sono solo banconote di un certo valore economico, ma pezzi di storia che ciascun risparmiatore ha affidato fiducioso alla banca, per poter godere di un futuro dignitoso. Con il voto di oggi si sceglie di cambiare una volta per tutte il modo con cui questo Stato deciderà di affrontare i problemi delle banche.
È per questi motivi che dichiaro il voto favorevole da parte del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Come sapete, i senatori Segretari stanno completando i lavori di spoglio per l'elezione di un senatore Segretario. Dispongo quindi una sospensione di pochi minuti per far sì che essi possano raggiungere l'Aula disponendo del risultato di votazione.
(La seduta, sospesa alle ore 13,37, è ripresa alle ore 13,43).
La seduta è ripresa. Colleghi, come detto questa sospensione è stata motivata dal fatto che, avremmo negato ai senatori Segretari la facoltà di votare, perché, per Regolamento, non potevano abbandonare le schede. Quindi, vi sarebbe stato un vulnus nella votazione. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risultato di votazione (ore 13,45)
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione a scrutinio segreto per l'elezione di un senatore Segretario:
| Senatori presenti | 251 |
|
| Senatori votanti | 251 |
|
Hanno ottenuto voti i senatori:
| Ginetti | 138 |
|
| Dispersi | 4 |
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| Schede bianche | 94 |
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| Schede nulle | 15 |
|
Proclamo eletta Segretario la senatrice Ginetti, alla quale rivolgo i migliori auguri di buon lavoro. (Applausi. Congratulazioni).
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, i lavori riprenderanno alle ore 15 con il Premier question time.
Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 15.
(La seduta, sospesa alle ore 13,46, è ripresa alle ore 15,09).
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, al Presidente del Consiglio dei ministri (ore 15,09)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderà il Presidente del Consiglio dei ministri.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.
La senatrice Unterberger ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01348 sull'emergenza che coinvolge il corridoio autostradale del Brennero, per tre minuti.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, il corridoio del Brennero costituisce una delle vie di collegamento più significative e strategiche del nostro Paese. Il volume di merci, che passa attualmente per il Brennero, rappresenta il 30 per cento di tutto il traffico Nord-Sud nell'arco alpino ed è pari a circa 45 milioni di tonnellate nette all'anno.
Ormai da diversi anni tale infrastruttura sta però vivendo una grave situazione di collasso, con conseguenze negative anche sull'ambiente e sulla qualità di vita della delle popolazioni coinvolte.
La soluzione non può che essere quella di promuovere strumenti e azioni congiunte con l'obiettivo di spostare gran parte del trasporto merci dalla gomma alla rotaia, valorizzando le possibilità che la normativa europea già prevede. Italia, Austria e Germania devono lavorare insieme in stretta collaborazione con le istituzioni europee e con tutti i territori interessati.
A tal fine le chiedo, signor Presidente del Consiglio, quali siano le iniziative che il Governo intende intraprendere per rispondere prontamente alla grave situazione che interessa il corridoio del Brennero e al fine di favorire una strategia condivisa a livello europeo e con l'attivo coinvolgimento dei territori interessati.
PRESIDENTE. Il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, gentili senatrici, gentili senatori, rivolgo a voi tutti un cordiale saluto. Sono ben lieto di rispondere alle vostre interrogazioni, in considerazione del potere ispettivo e di controllo delle Camere sulle attività di Governo e nel rispetto ovviamente - un rispetto concreto - del ruolo e della centralità del Parlamento.
Prima di rispondere a questa interrogazione, permettetemi rivolgere un pensiero in quest'Aula ai due macchinisti, Giuseppe Cicciù e Mario Di Cuonzo, che sono rimasti vittime questa mattina del grave incidente avvenuto nel Lodigiano mentre svolgevano il proprio lavoro. (Applausi. L'Assemblea si leva in piedi).
Quindi, a nome del Governo e di tutta l'Assemblea, vista l'unanimità dell'applauso, esprimo il cordoglio alle loro famiglie e gli auguri di pronta guarigione ai feriti. Un grazie a tutti i soccorritori, ai Vigili del fuoco, alle Forze dell'ordine, alla Protezione civile e agli operatori sanitari. (Applausi).
Sappiamo che gli inquirenti stanno facendo di tutto perché sia fatta presto luce su quanto accaduto. La sicurezza nei trasporti e delle nostre infrastrutture in generale è un diritto dei cittadini che lo Stato deve garantire e quindi anche per il Governo rappresenta la massima priorità.
Torno all'interrogazione presentata dal Gruppo per le Autonomie, che ringrazio, e premetto che il Governo, attraverso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti segue da tempo la problematica relativa ai divieti previsti per il traffico pesante nel territorio del Tirolo austriaco. L'Italia è fortemente impegnata nella promozione delle modalità di trasporto alternativo e per ridurre l'impatto ambientale, investendo notevoli risorse finanziarie per il rinnovo del parco veicolare, per il sostegno al trasporto combinato e per la costruzione delle infrastrutture necessarie, tra cui appunto il tunnel di base del Brennero.
Da parte italiana sono aperti i canali di dialogo e viene assicurata collaborazione alla Commissione europea, sia con interventi a livello politico che con varie riunioni a livello tecnico, con la partecipazione anche di Germania e di Austria, per verificare margini di intesa che consentano misure utili a intervenire sull'impatto ambientale, in alternativa ai provvedimenti interdittivi dell'Austria. In particolare, ricordo che il 2 dicembre 2019 il ministro De Micheli ha incontrato il Commissario europeo per i trasporti, consegnandogli una nota formale per rappresentare la difficile situazione in cui versano gli operatori economici italiani, in conseguenza delle decisioni assunte dal governo austriaco. Nell'occasione è stato ribadito che la Commissione europea dovrebbe pronunciarsi formalmente sulle misure restrittive austriache, in quanto contraria ai principi cardine dell'Unione europea sulla libera circolazione delle merci e dei servizi, nonché in considerazione degli effetti distorsivi della concorrenza, con richiesta di valutare ogni possibile e ulteriore azione qualora le stesse autorità intendessero comunque proseguire nei propri intenti.
In attesa di questo pronunciamento, il ministro De Micheli ha in programma a breve un nuovo incontro con il commissario europeo per i trasporti, Adina Vălean, e in ogni caso io stesso mi farò promotore di un incontro con il Premier austriaco per cercare di affrontare, con dialogo e secondo un approccio costruttivo, questo problema. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Aut (SVP-PATT, UV) e del senatore Errani).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Unterberger, per due minuti.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Ringrazio il presidente Conte per la risposta.
PRESIDENTE. Il senatore Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01352 sul reddito di cittadinanza e sulle misure del Governo per favorire l'occupazione, per tre minuti. (Applausi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, ho in mano il contratto di Francesca Colavita, la ricercatrice dello Spallanzani che, insieme alle sue colleghe Maria Rosaria Capobianco e Concetta Castilletti, è riuscita a isolare il coronavirus. Sono state le prime in Europa.
Francesca ha trentuno anni e percepisce per un contratto a tempo determinato, che scadrà nel novembre del 2021, 16.762 euro lordi l'anno, circa 1.400 euro lordi al mese e 926 euro netti. Presidente, come saprà, a oggi un cittadino che percepisce il reddito di cittadinanza può ricevere fino a circa 1.400 euro netti al mese. Francesca, ricercatrice dello Spallanzani, riceve 926 euro netti al mese e il cittadino che sta a casa circa 1.400 euro. Francesca ha isolato il coronavirus. Chi percepisce il reddito di cittadinanza non ha nemmeno il tempo determinato come Francesca, visto che il reddito lo percepisce fino a quando non risponde positivamente a una proposta di lavoro. Come sappiamo, purtroppo non tante proposte di lavoro vengono ascoltate dai cittadini disoccupati. Addirittura l'Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (ANPAL) ci dice che solo il 3,6 per cento di coloro che percepiscono il reddito cittadinanza hanno trovato lavoro.
Presidente, noi dobbiamo investire - come bene sta facendo il nostro Governo - nella ricerca. Vanno bene la nomina del nuovo Ministro, i 1.600 ricercatori che verranno assunti con il provvedimento cosiddetto proroga termini e i 200 milioni che ci siamo impegnati a investire per gli enti di ricerca. Non crede però che, nel pieno rispetto di chi la misura del reddito cittadinanza l'ha pensata, insieme a loro andrebbe rivista e che andrebbe fatto un bilancio su ciò che finora siamo riusciti a ottenere grazie a questo strumento? Non crede sia saggio - come è accaduto in passato con il reddito di inclusione (Rei), che propongo di potenziare con più risorse e ripristinare con il jobs act e con la nuova assicurazione sociale per l'impiego (Naspi) - separare gli interventi per l'assistenza e la povertà dagli interventi per il lavoro vero? (Applausi dal Gruppo IV-PSI. Applausi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, in merito al quesito sollevato dagli onorevoli interroganti che ringrazio, è opportuno ricordare che il reddito di cittadinanza, ai sensi del decreto-legge n. 4 del 2019, è una misura volta a introdurre in Italia uno strumento universale di contrasto alla povertà, di sostegno all'inclusione sociale e alla formazione e al reinserimento al lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Errani). È stato, quindi, concepito, per espressa linea programmatica di politica economica e sociale, come una misura di giustizia sociale e, in parte, ha potenziato anche la sfera di intervento del reddito di inclusione, introdotto, come sapete, nel nostro ordinamento ai sensi del decreto legislativo n. 147 del 2017. Ha una duplice natura, quindi, di sostegno al reddito e di strumento di politica attiva del lavoro. Questa duplice natura pone il reddito di cittadinanza in linea - lo sottolineo - con le migliori pratiche di welfare già sperimentate in numerosi Stati membri dell'Unione europea, nonché con quanto anche auspicato dal Pilastro europeo dei diritti sociali, che - ricordo - è stato sottoscritto nel 2017 dal Parlamento europeo, dalla Commissione e dal Consiglio.
Al riguardo, rilevo che circa la metà dei nuclei beneficiari del reddito di cittadinanza tenuti agli obblighi di attivazione viene indirizzata ai servizi dei Comuni competenti in materia di contrasto alla povertà al fine della definizione di un patto per l'inclusione sociale. Come affermato dagli stessi interroganti, la misura è rivolta, infatti, a una platea vulnerabile, formata per la gran parte da persone da anni disoccupate ovvero prive di specializzazione o di un'adeguata formazione.
L'efficacia complessiva di questa politica non può essere valutata soltanto in base alla percentuale di beneficiari che hanno trovato un'occupazione. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Errani). Va esaminata nel suo complesso, soprattutto con riguardo al profilo, per esempio - e sono sicuro che anche gli onorevoli interroganti sono molto sensibili su questo fronte - della capacità di preservare i diritti essenziali: la dignità della persona e del suo nucleo familiare (Applausi dai Gruppi M5S e Misto), garantendo ai beneficiari non solo un sostegno economico ma anche un insieme di servizi di accompagnamento o di supporto per l'inclusione sociale e lavorativa, favorendo la capacità autonoma di contribuire alla propria comunità, impedendo la trasmissione intergenerazionale della povertà.
Ho sempre detto che con questa misura di fatto attuiamo l'articolo 3, secondo comma, della Costituzione, laddove l'eguaglianza non viene intesa solo in modo formale, ma sostanziale, come cittadinanza attiva. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto).
Come risulta anche dalle evidenze internazionali riferite all'introduzione di misure analoghe, la valutazione di una misura davvero molto complessa quale è il reddito di cittadinanza, che, proprio in riferimento alla componente di attivazione sociale e lavorativa, richiede il rafforzamento anche di questi specifici servizi, non può essere effettuata - sarebbe veramente irragionevole - a meno di un anno dalla sua entrata in vigore, in quanto richiede un tempo congruo per poterne valutare con completezza l'efficacia. Quindi, ci rendiamo perfettamente conto che la misura, non ancora a distanza di un anno, è stata implementata in tutto il suo potenziale. Resta fermo, in ogni caso, l'impegno determinato del Governo ad attuare nella sua massima potenzialità il reddito di cittadinanza al fine di migliorarne la capacità di contrasto alla povertà e soprattutto di incentivare il reinserimento socio-economico nell'ambito della definizione dell'agenda 2020-2023. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Misto).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Faraone, per due minuti.
FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, naturalmente su molte sue affermazioni non siamo d'accordo, ma troveremo il modo per confrontarci perché credo sia questo che devono fare il Governo e la sua maggioranza.
Italia Viva è al fianco della "meglio gioventù", dei talenti di questo Paese, e auspichiamo che il Governo stesso abbia l'ambizione di investire su tutti loro e sulle nuove generazioni.
Magari la Lega in questo caso non applaudirà neanche ironicamente, come ha fatto poco fa (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az), visto che un'altra misura che contestiamo è quota 100, un intervento che investe su chi già ha una pensione piuttosto che sulle nuove generazioni che rischiano di avere una pensione da fame o di non averla proprio. (Applausi dal Gruppo IV-PSI). Tra l'altro, quota 100 era una misura pensata - da quanto ci era stato raccontato - che seguiva uno schema tale per cui per ognuno che fosse andato in pensione, tre giovani sarebbero stati assunti. I numeri dicono l'esatto contrario: dieci vanno in pensione e quattro sono assunti. (Commenti della senatrice Taverna).
Pertanto, signor Presidente del Consiglio, come ha detto bene lei - e lo condivido - abbiamo il dovere di rivedere queste misure, esaminare bene le carte, studiare i numeri e vedere se c'è qualcosa da cambiare. A nostro avviso, c'è da cambiare e da separare gli interventi sull'assistenza e sulla povertà, che necessitano di investimenti forti in questo Paese, da quelli di sostegno al lavoro. (Commenti della senatrice Taverna). Sono due cose distinte e, fin quando continueremo a mischiarle, faremo un torto a chi cerca lavoro e a chi è povero e ha bisogno di assistenza da parte dello Stato. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
PRESIDENTE. Il senatore La Russa ha facoltà d'illustrare l'interrogazione 3-01353 sulla candidatura del Ministro dell'economia e delle finanze alle prossime elezioni suppletive per la Camera dei deputati, per tre minuti.
LA RUSSA (FdI). Signor Presidente del Consiglio, prima d'illustrare brevemente l'interrogazione che abbiamo presentato noi di Fratelli d'Italia e di cui è primo firmatario il collega Urso, saluto l'oratore che mi ha preceduto per questa polemica sul reddito di cittadinanza, che vorremmo non solo nei momenti del question time, ma nella vita di Governo. È difficile infatti stare insieme in un Governo e non essere d'accordo sulle cose principali; comunque, tant'è e ne prendiamo atto.
L'interrogazione invece, signor Presidente, parte dalla circostanza che il ministro dell'economia e delle finanze Roberto Gualtieri è candidato ormai ufficialmente e designato dall'intero centrosinistra per le elezioni suppletive nel collegio uninominale di Roma 1. Lunedì 3 febbraio, il Ministro, già ufficialmente candidato, ha partecipato per un'ora e trenta minuti ad un importante talk show su una rete nazionale: la stessa fortuna non hanno potuto avere finora Maurizio Leo, Rossella Rendina, Elisabetta Canitano, Marco Rizzo, Mario Adinolfi e Luca Lo Muzio, candidati nello stesso collegio. Lei sa meglio di me, perché è giurista, che la nostra normativa - esattamente il decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1967 - prevede che tutta una serie di figure cessino dalle loro funzioni almeno centottanta giorni prima delle elezioni (sette, se si tratta di elezioni anticipate, dalla data in cui vengono indette). Non è elencato specificatamente il Ministro, ma non si è mai verificato il caso di un Ministro che si presenti a un'elezione suppletiva; semmai, lo fa quando il Governo ha solo compiti di ordinaria amministrazione, non quando - nei giorni, mesi o settimane successivi - ha per esempio il compito di procedere a 400 tra le più importanti nomine che esistono.
Ora, se il nostro ordinamento complessivo - che non sto qui a richiamare, per brevità di tempo, ma che lei conosce molto meglio di me - prevede delle incompatibilità e delle ineleggibilità proprio per assicurare condizioni paritarie ai candidati, mi chiedo se le sembra corretto, mentre queste elezioni corrono, continuare ad avere come Ministro un candidato che approfitta, utilizza o usa - scelga il termine che preferisce - il proprio ruolo privilegiato rispetto agli altri sei candidati che non hanno questa fortuna, questa possibilità e - putativamente - questi stessi spazi elettorali.
Credo che farebbe bene a chiedere le dimissioni del ministro Gualtieri: questa è la nostra richiesta. L'avrebbe già dovuto fare da solo, lo ribadisco, o almeno assumere ad interim per il periodo delle competizioni elettorali quell'importante ruolo nel Dicastero. (Applausi dal Gruppo FdI).
PRESIDENTE. Il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ricordo che nel collegio Roma 1 della Camera dei deputati fu eletto l'allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silveri, quindi la competizione elettorale, secondo la vigente legislazione, è necessaria per sostituirlo dato che, nel frattempo, è stato nominato commissario europeo, assicurando peraltro in tale ruolo al massimo livello la presenza italiana nelle istituzioni europee.
Per quanto riguarda la presunta ineleggibilità del ministro Gualtieri, lei ha ricordato gli aspetti legali; li precisiamo. Nel nostro ordinamento le ipotesi di ineleggibilità sono tassativamente previste dall'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, secondo cui è ineleggibile a parlamentare esclusivamente chi riveste la carica pubblica di deputato regionale o di consigliere regionale, presidente della Giunta provinciale, sindaco di Comune (peraltro con popolazione superiore ai 20.000 abitanti), capo o vice capo della polizia, ispettori generali di pubblica sicurezza, capo di Gabinetto dei Ministri, Rappresentante del Governo presso la Regione autonoma della Sardegna, Commissario dello Stato per la Regione Siciliana, commissario del Governo per le Regioni a statuto ordinario, commissario del Governo per la Regione Friuli-Venezia Giulia, presidente della Commissione di coordinamento per la Regione Valle d'Aosta, commissario del Governo per le Province di Trento e Bolzano, prefetto e coloro che fanno le veci nelle predette cariche, viceprefetti e funzionari di pubblica sicurezza.
Ora appare evidente, scorrendo questo elenco, che non è contemplata nel modo più assoluto, tra le ipotesi di ineleggibilità e incandidabilità, quella della carica di Ministro. Peraltro, in passato, nelle diverse scadenze elettorali, Ministri e Presidenti del Consiglio si sono sempre presentati alle elezioni, svolgendo nei tempi e nei modi previsti le rispettive campagne elettorali.
Va altresì evidenziato che, sulla base di una giurisprudenza costante, le disposizioni di legge che prevedono cause ostative alle cariche elettive, proprio perché comportano deroghe al diritto costituzionalmente garantito di elettorato passivo - lo ricordo - sancito all'articolo 51 della Costituzione, sono di stretta legalità. Ciò significa che non sono suscettibili di interpretazione estensiva o analogica, nel modo più assoluto.
Per quanto riguarda, poi, l'altro problema che gli interroganti pongono - e anche in questo caso li ringrazio per la precisazione - e cioè quello della par condicio in campagna elettorale, essa è garantita - come sappiamo - dalla legge n. 28 del 2000, che affida all'autorità indipendente di settore, l'Agcom, e, per quanto di competenza, ai Corecom regionali, il compito di assicurare il rispetto dei principi di pluralismo, obiettività e correttezza dell'informazione.
Nel caso di specie, si tratta di elezioni suppletive nella circoscrizione di Lazio 1. Il monitoraggio dell'informazione e della comunicazione da parte di società locali, quindi, è svolto, per conto di Agcom, dal Comitato regionale per le comunicazioni Corecom Lazio.
In merito poi alla programmazione televisiva e radiofonica nazionale, come è sempre accaduto anche in casi analoghi in passato, sarà cura dell'Agcom, nella sua costante e doverosa attività di verifica svolta anche fuori dai periodi elettorali, valutare il corretto bilanciamento dei tempi dedicati alla presenza del Ministro dell'economia, indispensabile per un'efficace comunicazione istituzionale dell'attività di Governo, rispetto a quelli, invece, a lui dedicati in qualità di soggetto politico, che - come ho già detto - legittimamente partecipa a una competizione elettorale. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Misto).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore La Russa, per due minuti.
LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, che lunedì 3 febbraio il Ministro abbia avuto, però, un'ora e venti minuti a differenza degli altri non è contestabile; era forse il giorno in cui scattavano i calcoli - non lo so - ma intanto è partito con un'ora e venti di vantaggio.
Vede, Presidente, quando le risposte sono già predisposte e scritte, si corre il rischio di non ascoltare o di non rispondere a ciò che l'interrogante ha posto. Lo so bene che i Ministri possono candidarsi a fine legislatura, quando esercitano solo una funzione di ordinaria amministrazione. Qui si tratta di una suppletiva e lei, leggendo - - giustamente la risposta era già predisposta - ha elencato tutta una serie di figure che hanno meno potere di un Ministro dell'economia.
Attenzione: la cosa è ridicola. Sa a chi è vietato candidarsi? L'ha detto lei: al capo di Gabinetto di Gualtieri. Al capo di Gabinetto del Ministro - l'ha letto e io lo so - è vietato candidarsi! (Applausi dai Gruppi FdI, FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az). Quindi, il suo capo di Gabinetto non si può candidare, mentre il Ministro può partecipare per un'ora e mezza a un programma televisivo e fare 400 nomine durante la campagna elettorale. Ma, siccome formalmente è possibile, lei non sente il dovere e l'opportunità di sostituirlo al Ministero o di chiedergli le dimissioni. (Applausi dai Gruppi FdI, FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).
Ecco perché siamo pienamente insoddisfatti. (Applausi dai Gruppi FdI, FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto «Maria Ausiliatrice delle Salesiane di Don Bosco» di Genova, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata,
ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento
al Presidente del Consiglio dei ministri (ore 15,36)
PRESIDENTE. La senatrice De Petris ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01347 sulle misure europee per favorire gli investimenti pubblici nell'ambito del green new deal, per tre minuti.
DE PETRIS (Misto-LeU). Presidente Conte, lei sa benissimo che sia nelle linee di intervento europee presentate a dicembre scorso, sia nel bilancio italiano sono previsti fondi per la realizzazione del green new deal e, quindi, di un programma che per noi - come lei sa - è assolutamente prioritario e fondante la maggioranza di Governo, che accompagni la giusta transizione ecologica dei settori produttivi: l'utilizzo di energie rinnovabili, la creazione di milioni di posti di lavoro volti all'efficientamento energetico degli edifici pubblici, il sostegno alle politiche per una mobilità sostenibile, all'agricoltura sostenibile e biologica e all'economia circolare.
Abbiamo davanti a noi l'appuntamento della COP26 e l'Italia è impegnata strenuamente nella preparazione pre-COP. Le risorse stanziate, però, che pure certamente indicano uno sforzo che fino ad oggi non si era mai visto, sono spalmate in tempi medio-lunghi e sono appena sufficienti a iniziare la messa in opera della conversione ecologica di tutti gli apparati produttivi e dei servizi. Il nostro stanziamento, che - come lei sa - ammonta fino al 2034 a 27,714 milioni, è certamente un primo passo per iniziare questa grande opera e questo grande programma. Anche per quanto concerne il bilancio europeo, i fondi sono limitati e ciò è da collegare anche alle ridotte dimensioni del medesimo.
Per quanto concerne il bilancio italiano e più in generale quello degli Stati nazionali che compongono l'Unione europea, tale limitatezza va attribuita - come lei sa - anche ai vincoli del patto di stabilità e crescita, che impediscono di tenere fuori dal computo di tali criteri le spese per gli investimenti verdi. A tale possibile regola d'oro verde si oppongono la Germania, alcuni Paesi del Nord Europa, nonché la stessa Presidente della Commissione europea che, non più tardi di qualche tempo fa, ha molto rallentato su quest'ipotesi.
Ieri è iniziata la discussione per rivedere le regole di bilancio in sede europea e, quindi, le chiediamo quali iniziative intenda assumere il Governo per ottenere in sede europea l'adozione almeno iniziale della regola della golden rule per poter escludere dai calcoli, per il rispetto dei criteri del patto di stabilità e crescita, gli investimenti rivolti a proseguire le stesse politiche in difesa del clima, che tra l'altro tutti quanti noi e anche i Paesi dell'Unione europea hanno sottoscritto negli Accordi di Parigi e nella COP del 2015. (Applausi dai Gruppi Misto, PD e M5S).
PRESIDENTE. Il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. In merito al quesito che è stato appena sollevato dagli onorevoli interroganti, è opportuno ricordare che il fondo green new deal finanziato per il periodo 2020-2023 ammonta a circa 4 miliardi di euro e può generare un impatto superiore sul reddito nazionale, in virtù dell'effetto leva ottenuto grazie alle garanzie fornite su progetti di investimento green. Inoltre, la legge di bilancio ha stanziato su un arco temporale più esteso (dal 2020 al 2034) un ammontare rilevante di risorse, in buona parte destinate a progetti di investimento collegati al tema della sostenibilità ambientale.
In merito agli stanziamenti europei per lo european green deal, il 2 maggio 2018 la Commissione europea ha riservato - come è noto - ampio spazio ai temi della neutralità climatica, dell'economia circolare nell'ambito della proposta per il quadro finanziario pluriennale relativo al periodo 2021-2027.
L'11 dicembre 2019 la Commissione ha adottato la comunicazione sullo european green deal, definendo il futuro piano di azione per la sua attuazione. Il 14 gennaio 2020 la Commissione ha pubblicato due documenti: in primo luogo, la comunicazione sul Sustainable Europe Investment Plan, il piano di investimenti che nei prossimi dieci anni dovrebbe mobilitare fino a 1.000 miliardi di euro; in secondo luogo, la proposta di regolamento per istituire il Just Transition Fund, dotato di 7,5 miliardi di euro, in grado di mobilitare fino a 100 miliardi nel periodo 2021-2027, il cui obiettivo è fornire un contributo addizionale al bilancio dell'Unione europea per promuovere la transizione economica e sociale in particolare nelle regioni più dipendenti da energie fossili e da produzioni industriali carbon-intensive.
Il Governo sta valutando la possibilità di utilizzare le risorse provenienti dal Just Transition Fund in particolare per il polo di Taranto. È stato oggetto anche di discussione nell'incontro svolto l'altro ieri tra me e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Andrà sicuramente verificata, ma c'è stata una grande apertura.
In merito al ruolo svolto dalla finanza pubblica nazionale, l'Italia si mostra aperta a sostenere in sede comunitaria soluzioni volte a definire un trattamento più favorevole degli investimenti, in particolare quelli collegati al green new deal e all'innovazione, pur nel quadro della sostenibilità della finanza pubblica.
Segnalo inoltre che, per coincidenza, proprio ieri è stata lanciata ufficialmente una procedura di consultazione pubblica sullo stato della governance economica europea e sul suo futuro. Entro la fine del 2020, la Commissione europea effettuerà una riflessione sul futuro e sulle possibili evoluzioni della governance economica, a partire dalle opinioni e dalle proposte che saranno raccolte nella prima metà dell'anno. Questo processo potrà sicuramente rappresentare una occasione - confido proficua - per modificare le regole fiscali contenute nel patto di stabilità e crescita. In tal senso, Italia darà il suo contributo affinché le nuove regole e i nuovi criteri di interpretazione delle stesse siano in grado di favorire e promuovere gli investimenti verdi.
Aggiungo che, sempre l'altro ieri, alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen ho già anticipato quale potrà essere la linea di proposta dell'Italia, e cioè di ragionare se vogliamo chiamarla green facility - se non vogliamo definirla golden rule - per favorire gli investimenti verdi e, quindi, superare la rigidità attuale del patto di stabilità e crescita, che nella nostra prospettiva di Governo dovrebbe diventare in modo più consono un patto di crescita e di stabilità. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Misto-LeU).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice De Petris, per due minuti.
DE PETRIS (Misto-LeU). Ringrazio il presidente Conte per la risposta. Noi confidiamo sul fatto che ci sia un impegno forte da parte di tutto il Governo. Le stesse dichiarazioni di ieri del commissario Gentiloni Silveri ci confortano in tal senso. È assolutamente cruciale per il futuro del nostro Paese e per l'Europa tutta non solo uscire dalla rigidità e dal periodo dell'austerity, ma farlo all'insegna del programma del green new deal e di una politica che possa finalmente diventare espansiva nel senso migliore del termine dal punto di vista qualitativo.
Non solo dobbiamo affrontare l'emergenza climatica, ma dobbiamo anche spingere per un modello di sviluppo diverso e, quindi, per una transizione giusta - come la definiamo noi - accelerata, rivedendo gli obiettivi, come l'Europa sta facendo, per arrivare anche alla neutralità climatica rapidamente, e quindi in tempo per il 2050. Questo da una prospettiva di costruzione vera di posti di lavoro.
Quindi, speriamo che la golden rule verde possa finalmente realizzarsi perché, fino ad oggi, questo è stato un altro elemento di freno per quanto riguarda gli investimenti italiani. (Applausi dai Gruppi Misto, M5S e PD).
PRESIDENTE. Il senatore Verducci ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01350 su iniziative di potenziamento della ricerca scientifica in Italia, per tre minuti.
VERDUCCI (PD). Signor Presidente del Consiglio dei ministri, noi poniamo con forza, a lei e al Governo, la necessità di fare del diritto allo studio, università e ricerca il perno delle politiche per il nostro Paese e di avere azioni concrete, urgentissime.
È dagli investimenti in ricerca che dipende il nostro futuro se l'Italia vuole essere, nei prossimi decenni, un Paese capace di presidiare il fronte più avanzato delle tecnologie al tempo dei big data, dell'intelligenza artificiale e di una rivoluzione che sta trasformando il modo di vivere e di lavorare e le figure professionali, che sta riscrivendo i paradigmi della nostra società; se l'Italia vuole essere capace di assicurare ai propri cittadini benessere diffuso, diritti, inclusione, redistribuzione di ricchezze, di opportunità e di potere; se l'Italia vuole essere riferimento, in Europa e nel mondo, per la qualità della sua democrazia e della sua economia.
Allora, bisogna aprire il nostro sistema dell'università e della ricerca perché oggi troppi ragazzi, presidente Conte, che vengono da condizioni di difficoltà, non possono continuare a studiare ed è una perdita enorme per il futuro del nostro Paese in termini di competitività e di diseguaglianze. Sono troppo pochi gli immatricolati, i laureati, i ricercatori; troppo pochi gli investimenti in innovazione e ricerca.
Presidente Conte, la Commissione istruzione pubblica, beni culturali del Senato sta portando avanti un'indagine conoscitiva sulla condizione studentesca e sul precariato nella ricerca, perché i due fenomeni sono collegati, perché il precariato è nemico della ricerca, la quale ha bisogno di continuità e di autonomia, mentre il sistema attuale sfrutta un precariato strutturale conseguenza di tagli finanziari e di norme sbagliate.
Allora servono finanziamenti per nuovi reclutamenti e stabilizzazioni e serve cambiare le norme (abbiamo depositato qui dei disegni di legge appositi). Quelle norme, oggi, provocano l'espulsione del 90 per cento dei ricercatori alla fine di un precariato lungo anche dodici anni. Eppure, i nostri ricercatori sono un'eccellenza riconosciuta nel mondo, con un coefficiente di successo nel traino dei grandi progetti di ricerca, che è tra i più alti in assoluto. Siamo tutti enormemente orgogliosi delle dottoresse Capobianchi, Colavita e Castilletti, le ricercatrici dello Spallanzani che hanno isolato il coronavirus e, nella guerra contro il tempo per debellare la pandemia, hanno fatto sì che la ricerca italiana abbia un posto d'onore. (Applausi dai Gruppi PD e M5S).
Presidente Conte, l'unico vero modo per dire loro grazie, per dire grazie a chi, ogni giorno, nei laboratori, spesso nel silenzio dei media e nell'indifferenza della politica, lavora per fare più grande e più sicuro il nostro Paese, è investire in ricerca, toglierli dal precariato, non sprecare alcun talento, dare ad ognuno la possibilità di studiare e di fare ricerca in Italia. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Faraone).
PRESIDENTE. Il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti, anche perché, con il loro quesito, mi consentono di illustrare, sia pur brevemente, uno dei tratti sicuramente più qualificanti dell'attività che questo Governo intende portare avanti.
È forte e condivisa, infatti, la consapevolezza che il progresso morale e materiale, il futuro stesso dei nostri giovani e del nostro Paese, non possa più prescindere da un investimento che sia concreto, consistente e anche duraturo nelle linee di azione dell'università e della ricerca. In questo solco si muovono, dunque, le prime misure che sono state inserite nella legge di bilancio, citate dall'interrogante, grazie alle quali si è voluto, innanzitutto, garantire nuove risorse - come sapete - per il diritto allo studio universitario, nonché per ampliare il numero dei contratti di formazione specialistica dei medici.
Abbiamo avuto - lo ricordo - pochissimo tempo, poche settimane, per mettere a punto le misure inserite in legge di bilancio. Il rilancio dell'università e della ricerca richiede una strategia articolata, ben strutturata; francamente era difficile esprimerla in poche settimane. Siamo tuttavia consapevoli che adesso è arrivato il momento di mettere a punto questa linea strategica di sviluppo. E, a conferma della forte volontà di investire stabilmente nel mondo dell'università e della ricerca, vi è stato un primo significativo segnale, e cioè quello di istituire uno specifico Ministero al quale affidare la responsabilità di governare, con assoluta dedizione, le sfide che ci attendono in questi settori, oltreché in quello di pari eccellenza - non dimentichiamolo - dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica. Questa, peraltro, è una scelta che credo tornerà molto utile e gioverà anche al mondo della scuola.
In questa direzione desidero segnalare già alcuni atti concreti che sono il frutto della nuova impostazione. Già in sede di conversione del decreto-legge cosiddetto milleproroghe il Governo ha presentato un piano straordinario per l'assunzione di 1.600 ricercatori e per la progressione di circa 1.000 aspiranti al ruolo di professore di seconda fascia. Si tratta, quindi, di un atto concreto con un investimento anche importante (ci aggiriamo attorno ai 100 milioni), soprattutto in questo momento in cui abbiamo appena completato le risorse indicate in manovra economica: era ed è un momento difficile. È una misura che costituisce un'opportunità immediata per le aspettative dei nostri migliori giovani, ai quali viene offerta finalmente una seria alternativa per continuare a investire nella loro crescita professionale qui, nel nostro Paese.
Desidero sottolineare con grande chiarezza che ovviamente quest'intervento, che pure considero veramente rilevante e strategico, non potrà in alcun modo ritenersi sufficiente se non sarà accompagnato da misure cicliche e strutturali, cioè in grado di offrire uno stabile affidamento alle prospettive di crescita delle tante straordinarie persone che popolano le nostre università e alimentano la nostra ricerca, alcune delle quali le avete ricordate anche voi.
Per questo motivo, tra gli obiettivi prioritari di questo Governo rientra la volontà di avviare un piano pluriennale di reclutamento di circa 2.000 ricercatori l'anno per cinque anni. (Applausi dai Gruppi M5S e PD e dei senatori Unterberger e Buccarella). Richiamo l'attenzione sull'arco temporale di cinque anni, volto a consentire alle università e agli enti di ricerca - coinvolti anch'essi - di fare una programmazione, se non altro nel medio termine. È infatti importante investire in ricerca e innovazione garantendo innanzitutto valorizzazione, stabilità, sicurezza economica a coloro che producono o che comunque sono in grado di produrre già oggi le idee migliori per il nostro futuro. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Iori, per due minuti.
IORI (PD). Ringrazio il Presidente del Consiglio per la sua risposta circostanziata e molto precisa, che conferisce grande importanza alla ricerca, e non solo per gli aspetti scientifici, ma anche per lo sviluppo concreto di tutto il nostro Paese, e quindi dal punto di vista non solo accademico, ma anche economico, culturale e sociale.
In particolare, sono soddisfatta per il preannuncio del numero elevato di ricercatori (1.600 e successivi 2.500), che corrispondono a quanto proposto proprio dal Partito Democratico. Certamente i numeri non sono mai troppo elevati per la ricerca e, quindi, continueremo a chiedere di aumentarli ancora, ma credo sia un primo passaggio importante e significativo.
La ricerca è uno strumento fondamentale - è stato citato il lavoro fatto dalle ricercatrici per l'isolamento del coronavirus - e certamente nel nostro Paese è un punto di vanto e di eccellenza. Ed è proprio su questo che credo dovremo continuare a lavorare.
Voglio auspicare che tutto questo avvenga in tempi brevi per interrompere quanto prima la cosiddetta fuga dei cervelli e riuscire a tenere nel nostro Paese le persone che abbiamo formato.
Infine, vorrei sottolineare che non è soltanto una questione di numeri, anche se dai numeri si parte ovviamente. È importante investire anche sui percorsi e sugli strumenti di ricerca per rispondere alle sfide che ci aspettano nel futuro del nostro Paese e per il suo sviluppo, e quindi su competenze trasversali in grado di rispondere a una contaminazione tra i saperi, piuttosto che a una separazione - come purtroppo ancora avviene - nelle nostre università. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).
PRESIDENTE. Il senatore Bagnai ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01349 sull'accesso ai documenti relativi ai lavori dell'eurogruppo e dei vertici euro, per tre minuti.
BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Primo Ministro, in un poliziesco di fine anni Ottanta, un commissario, rivolgendosi all'ispettore che gli chiedeva come relazionarsi con i giornalisti desiderosi di informazione, sentenziava: «trattali come i funghi»; alla perplessità dell'ispettore, il commissario specificava: «tienili all'oscuro e coprili di letame». In economia di azienda questo principio di amministrazione si chiama mushroom management ed è il modo in cui i suoi plurimi Governi hanno trattato questo Parlamento nel suo legittimo desiderio di essere informato su cosa accade «colà dove si puote». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). La risposta ricevuta è sempre stata un sostanziale «e più non dimandare».
L'interrogazione che le viene sottoposta, quindi, non verte solo su atti specifici del suo Governo, sulle reticenze e sulle ambiguità che - a nostro parere - hanno viziato il negoziato sull'approfondimento dell'Unione europea con la nota vicenda del MES; per cui - come ho già rilevato in Aula - è letteralmente impossibile comprendere a quale stadio questo negoziato sia giunto. In particolare, è impossibile capire se la cosiddetta logica di pacchetto sia stata rispettata o fosse solo un suo personale espediente dilatorio.
L'interrogazione verte su una domanda fondamentale soprattutto: qual è il senso di appartenere all'Unione europea? Come minimo riteniamo che il senso dovrebbe essere quello di ottenere una maggiore e non una minore tutela dei nostri diritti di cittadinanza. Tra questi è basilare il diritto alla trasparenza, tutelato dall'articolo 42 della Carta dei diritti fondamentali, in diretta connessione con il diritto a una buona amministrazione, stabilito dall'articolo 41 della stessa Carta che prevede, fra l'altro, l'obbligo dell'amministrazione di motivare le sue decisioni. Se ciò vale per ogni cittadino, riteniamo che ciò valga anche per i rappresentanti dei cittadini nel momento in cui desiderano, per rispetto del mandato da essi ricevuto dagli elettori - circostanza che nel suo caso non si è verificata - accertare che il mandato da essi conferito al Governo sia stato rispettato.
A nostro avviso, a questa esigenza, che la legislazione nazionale tutela specificamente con l'articolo 4 della legge n. 234 del 2012, non può opporsi segretezza se non nelle circostanze specificamente normate dalla legislazione europea, quali ad esempio la confidenzialità di informazioni che possono influenzare i mercati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Contestiamo quindi la tesi sostenuta da Ministri e funzionari dei suoi plurimi Governi secondo cui l'eurogruppo opera sotto un vincolo di segretezza e sia legibus solutus in particolare quando opera come legislatore. E le chiediamo cortesemente di fornirci le fonti del diritto che a suo avviso giustificano un simile abuso. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Con riguardo al tema della trasparenza e ai dubbi che sono stati avanzati attraverso questa interrogazione sui vincoli di riservatezza, in primo luogo si ricorda che i lavori dell'eurogruppo - come previsto dal protocollo 14 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - costituiscono un incontro informale di Ministri delle finanze degli Stati membri dell'area euro e che, secondo i suoi metodi lavoro, definiti nel 2008, i suoi lavori sono riservati.
Pertanto, non è possibile fornire al pubblico specifici resoconti verbali delle discussioni avvenute nel corso delle sue riunioni. Il regolamento europeo n. 1049 del 2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione - ripeto queste specifiche istituzioni - non è direttamente applicabile all'eurogruppo.
Ad ogni buon fine si rappresenta che gli esiti della riunione dell'eurogruppo sono pubblici - essi sì - e disponibili per la consultazione sul sito web del Consiglio dell'Unione europea. In riferimento agli esiti del citato dialogo con l'ombudsman O'Reilly, è stata avviata una riflessione su una possibile revisione anche della politica di trasparenza dell'eurogruppo, con l'obiettivo di raggiungere un bilanciamento ottimale tra le necessità di riservatezza e confidenzialità delle attività dell'eurogruppo e invece l'opposta necessità di informare il pubblico.
Al riguardo il documento dell'eurogruppo European transparency policy review and way forward del 20 settembre 2019 cita alcune delle iniziative che l'eurogruppo intende porre in atto proprio al fine di accrescere la propria trasparenza.
Con riguardo al vincolo di riservatezza sui lavori dell'eurosummit, si ricorda inoltre che, ai sensi delle norme per l'organizzazione dell'attività degli eurosummit, le deliberazioni dei vertici sono coperte dal segreto professionale. Pertanto, non è possibile fornire al pubblico resoconti né verbali dei lavori e delle discussioni delle riunioni degli eurosummit.
In riferimento a quanto citato nella premessa dell'interrogazione, si rappresenta che, nella lettera del 5 dicembre 2019 del presidente dell'eurogruppo Centeno al presidente dell'eurosummit Charles Michel, il primo dichiara che, sulla base dell'ampio accordo raggiunto nel giugno 2019, l'eurogruppo ha continuato a lavorare sul pacchetto completo di riforme del meccanismo europeo di stabilità (MES), sull'ulteriore rafforzamento dell'unione bancaria e sulle questioni in sospeso inerenti lo strumento di bilancio per la convergenza e la competitività per l'area euro.
Con specifico riguardo al meccanismo europeo di stabilità (MES), in quell'occasione l'eurogruppo ha raggiunto un accordo di massima, con riserva ovviamente di concludere poi le procedure nazionali, su un pacchetto di documenti correlato alla sua riforma.
Riguardo gli altri aspetti inerenti l'approfondimento dell'unione economica e monetaria e, in particolare, dell'unione bancaria, sono state evitate decisioni sulla modifica del trattamento prudenziale dei titoli di Stato detenuti dalle banche.
Rispetto all'European deposit insurance scheme, il cui acronimo ormai famoso è EDIS, il negoziato è stato rilanciato e proseguirà nel corso dei prossimi mesi. Nonostante i già citati obblighi di riservatezza, comunque l'esito dell'eurosummit del 13 novembre 2019 è chiaramente desumibile dallo statement pubblicato al termine del vertice. In tale statement non è citata alcuna finalizzazione del pacchetto di riforma del MES, bensì si legge che è stato dato mandato all'eurogruppo di proseguire i lavori con riserva della conclusione delle procedure nazionali e di continuare a lavorare su tutti gli elementi inerenti l'ulteriore rafforzamento dell'unione bancaria su base consensuale.
Tale esito - se mi permettete, per nulla scontato - costituisce, oltre che un indubbio successo, anche un punto di forza per l'Italia e si pone in coerenza con la logica di pacchetto, affermata poi nella risoluzione parlamentare di maggioranza che è stata approvata l'11 dicembre 2019. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-P.S.I.).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Bagnai, per due minuti.
BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Primo Ministro, non so se lei abbia mai voluto essere un buon avvocato per il popolo italiano, ma sicuramente non è stato, qui in quest'Aula, ciò che evidentemente desidera essere, e cioè un buon avvocato del progetto europeo.
La sua risposta è insoddisfacente e mette inutilmente in cattiva luce l'Unione europea, che viene dipinta come un progetto politico, in cui i destini delle persone sono affidati a un organismo informale, a quattro amici al bar. Lei potrà pensarla così, ma sa benissimo che non la pensano così le autorità europee, a partire dall'ombudsman, che lei ha citato e che già più volte si è trovata ad affrontare questo tema. I documenti dell'eurogruppo sono documenti del Consiglio, come viene specificato anche nella risposta ricevuta dal dottor Grizzuti del quotidiano «La Verità», e quindi rientrano nel perimetro del regolamento n.1049/2001. La stessa tesi viene sostenuta nella lettera che l'ombudsman indirizza, il 14 marzo 2016, al Presidente dell'eurogruppo, dove si afferma inoltre che anche i documenti degli organi preparatori dell'eurogruppo - quegli organi tecnici, che ora si sono chiusi a riccio, dopo che qui, in quest'Aula, abbiamo sollevato il caso del MES - che il ministro Gualtieri chiamerebbe GSC (General secretariat of the council), EFC (Economic and financial committee), EPC (Economic policy committee) ed EWG (Eurogroup working group), sono anch'essi soggetti allo stesso regolamento e, quindi, è per essi richiesta la trasparenza.
Quindi ci dispiace, ma non credo sia riuscito nel suo intento di nascondere il fatto che quella che lei ha definito logica di pacchetto, in effetti, si è dimostrata essere una logica - ahimè - di pacco. (I senatori del Gruppo L-SP-PSd'Az mostrano uno striscione con scritto «MES: dal pacchetto al pacco»).
PRESIDENTE. No! Sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 16,07, è ripresa alle ore 16,10).
Il senatore Fantetti ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01351 sugli impatti negativi dei nuovi dazi statunitensi sul settore agroalimentare, per tre minuti.
FANTETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Primo Ministro, vorrei attirare la vostra attenzione sul fenomeno di conseguenze epocali che sta caratterizzando le relazioni commerciali internazionali, con vere e proprie guerre commerciali che fanno primariamente capo alla decisione della Presidenza americana di superare il concetto del multilateralismo nel commercio internazionale, che faceva riferimento all'attività dell'Organizzazione mondiale del commercio, dove gli Stati Uniti impediscono di fatto il funzionamento della corte d'appello dell'organismo. Intervengo quindi per segnalare gli effetti che queste guerre hanno sulla nostra economia.
Lo scorso 2 ottobre 2019, il WTO in prima istanza ha permesso agli Stati Uniti, condannando l'Unione europea, di imporre dazi doganali fino a 7,5 miliardi di dollari contro la politica di sostegno scorretto delle imprese europee nei confronti della Boeing per sostenere il consorzio Airbus. Da questa condanna deriva per l'Italia un danno che è stato quantificato nel frattempo in circa 468 milioni.
L'Italia non fa parte notoriamente del consorzio Airbus, eppure viene penalizzata e colpita nei settori di eccellenza, in particolare quelli agroalimentari. Adesso il dipartimento del commercio americano ha concluso un ulteriore round di verifiche in questo ambito ed entro il 15 febbraio potrebbe estendere ulteriori tariffe doganali che andrebbero a colpire l'export italiano nei confronti degli Stati Uniti, per un ammontare molto superiore, fino a 3 miliardi di euro. Dette tariffe colpirebbero non solo i prodotti della filiera lattiero-casearia e del vino, ma anche altri prodotti di particolare eccellenza.
A questo riguardo si vuole chiedere al Governo se, nell'ambito dei contatti bilaterali, sia stata rappresentata l'eccessiva penalizzazione dei prodotti italiani e se siano in atto interventi di sostegno delle imprese per evitare che le conseguenze delle misure restrittive imposte dagli Stati Uniti all'Unione europea ricadano indistintamente su tutti gli Stati membri dell'Unione europea, piuttosto che sui soli Paesi coinvolti nel contenzioso Airbus.
Si chiede inoltre se siano in studio iniziative volte a scongiurare le perdite economiche che inevitabilmente deriverebbero dall'imposizione di ulteriori dazi, in particolare sulle produzioni dell'eccellenza agroalimentare italiana.
PRESIDENTE. Il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Come è noto e com'è riportato dagli stessi interroganti, i dazi imposti dall'amministrazione americana sono indirizzati contro l'Unione europea nel suo insieme, colpendo tutti i Paesi dell'Unione e non solo purtroppo i membri del consorzio Airbus (Regno Unito, Francia, Spagna e Germania), anche se questi ultimi hanno subito le conseguenze maggiori.
L'Italia, pur essendo stato un Paese meno colpito rispetto ai Paesi che sono partecipi del consorzio, ha tuttavia subito danni ingenti, in particolare in alcuni settori di eccellenza del nostro export, come l'agroalimentare. La nostra azione è stata immediata, anzi direi preventiva, perché è stata condotta a più livelli e sul piano bilaterale, in Europa, con iniziative concrete a sostegno delle nostre imprese.
Continueremo a lavorare per difendere e promuovere gli interessi commerciali italiani, tenendo presente che gli Stati Uniti hanno già avviato le procedure per la possibile revisione della lista dei dazi Airbus (quella che in gergo tecnico chiamano carousel), nella consapevolezza che l'export e il made in Italy siano linfa vitale per la nostra economia.
La questione dei dazi ha sempre occupato un posto di rilievo in tutte le nostre consultazioni ad altissimo livello con gli Stati Uniti. Ricordo la visita del presidente Mattarella a Washington a metà ottobre del 2019; ricordo il mio colloquio con il presidente Trump in occasione del summit della NATO ai primi di dicembre dello scorso anno. Ricordo, ancora, il mio colloquio col vice presidente Pence qualche giorno fa a Roma; le visite del ministro Di Maio a Washington e a Roma del segretario di Stato Pompeo, che ho rincontrato anche in occasione della Conferenza di Berlino. In tutte queste occasioni abbiamo sempre, in modo coeso e costante, insistito richiamando l'attenzione degli Stati Uniti sulla specifica posizione dell'Italia, ma anche in senso più generale e strategico sull'interesse nostro, dell'Europa e degli stessi Stati Uniti, a evitare un'escalation commerciale di cui potrebbero avvantaggiarsi solo i nostri competitor internazionali.
Dobbiamo, al contrario, operare perché si sviluppi tra Washington e Bruxelles un'agenda positiva in materia economica e commerciale e, in parallelo, vi posso assicurare che stiamo in tutti i modi e con varie forme sostenendo la nuova Commissione europea nella ricerca di una soluzione negoziale con gli Stati Uniti. Tale argomento è stato anche al centro dei colloqui l'altro giorno con il presidente del Consiglio Charles Michel e con il presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Anche in considerazione della disputa parallela, non meno importante, ma comunque incidente, presso il WTO sui sussidi USA alla Boeing, la cui sentenza di arbitrato potrebbe a sua volta consentire all'Unione europea di applicare dazi nei confronti dell'industria aeronautica americana, ho espresso alle massime istituzioni dell'Unione europea il sostegno determinato del nostro Governo perché possano lavorare e favorire un negoziato costruttivo, anche in vista della prossima missione a Washington, di cui sarà capofila il presidente Ursula von der Leyen. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Fantetti, per due minuti.
FANTETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, mi dichiaro moderatamente soddisfatto e le auguro buon lavoro in direzione degli obiettivi citati nel suo intervento.
Ricordo, peraltro, che l'imposizione di dazi nei confronti dei prodotti originali italiani del made in Italy non fa altro che incoraggiare il proliferare dei finti prodotti, quelli che fanno riferimento all'origine italiana, ma che non lo sono.
In questo senso, mi lamento ancora una volta - colgo l'occasione - del fatto che il Governo non ha voluto sfruttare una proposta che abbiamo più volte fatto presente anche nell'ultima legge di bilancio. Mi riferisco alla possibilità di avvalersi dei grandi ambasciatori che abbiamo in tutto il mondo. Parlo dei ristoratori italiani. Avevamo proposto che lo Stato italiano riconoscesse ufficialmente i veri ristoranti italiani all'estero perché sono i primi difensori del made in Italy. Questa opportunità non è stata colta nella scorsa legge finanziaria. Ce ne dogliamo e speriamo che possa essere fatto quanto prima. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 11 febbraio 2020
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 11 febbraio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,19).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 dicembre 2019, n. 142, recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento (1672)
PROPOSTA DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE
Respinta
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 dicembre 2019, n. 142, recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento";
premesso che:
il Governo interviene con il presente decreto-legge per il potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale Spa, interamente controllata dalla società Invitalia - Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa Spa, di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze;
tale operazione di potenziamento, in seconda battuta, dovrà portare alla costituzione di una nuova società, alla quale saranno assegnate le attività e le partecipazioni acquisite dalla Banca del Mezzogiorno per promuovere attività finanziarie e di investimento a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno;
si ravvisa da subito, nell'emanazione stessa del decreto-legge, una palese violazione del precetto costituzionale che affida l'esercizio della funzione legislativa collettivamente alle due Camere, ai sensi dell'articolo 70 della Costituzione;
è noto, infatti, come il ricorso alla decretazione d'urgenza si configuri ormai da anni come una forma di sbilanciamento e di forzatura degli equilibri dei poteri previsti dal dettato costituzionale vigente, spostando - di fatto - in capo al Governo ogni potere legislativo spettante invece alle Camere; ancor più evidente con il Governo giallorosso che, pur da poco insediatosi, ha già abbondantemente abusato del ricorso alla decretazione d'urgenza (ben sette decreti-legge in quattro mesi di Governo) come normale prassi legislativa;
non si ravvede, altresì, la necessità e l'urgenza, di cui all'articolo 77, comma 2, della Costituzione, di affrontare la materia del potenziamento delle capacità patrimoniali di un istituto di credito controllato dallo Stato, peraltro disponendo un incremento fino all'importo massimo di 900 milioni di euro che "potrà avvenire anche nel corso del 2020", come espressamente indicato dal Governo nella relazione illustrativa del disegno di legge;
parimenti si ritiene che non sia possibile affrontare il tema dello storico divario tra le Regioni del Mezzogiorno e il resto d'Italia attraverso lo strumento della decretazione d'urgenza peraltro di fine anno, come il Governo esplicitamente dichiara di voler fare nella relazione illustrativa al disegno di legge a difesa dell'intervento normativo posto in essere con il decreto-legge;
il provvedimento, in questi termini, rischia inoltre di essere giudicato come una misura anticoncorrenziale dalla Commissione europea che potrebbe ravvederci un aiuto di Stato in quanto arreca un vantaggio solo alle imprese situate in determinate zone, a maggior ragione tenendo in debita considerazione la comunicazione della Commissione europea sugli aiuti di Stato in favore delle banche del 10 luglio 2013,
delibera, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1672.
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
1. Il decreto-legge 16 dicembre 2019, n. 142, recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
________________
N.B. Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1.
Allegato
MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 16 DICEMBRE 2019, N. 142
All'articolo 1:
al comma 1, dopo le parole: «delle imprese» sono inserite le seguenti: «e dell'occupazione»;
dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale S.p.A., ovvero la società di cui al comma 2, in caso di costituzione della medesima, riferiscono su base quadrimestrale alle Commissioni parlamentari competenti per materia sull'andamento delle operazioni finanziarie di cui al comma 1, anche con riferimento ai profili finanziari e all'andamento dei livelli occupazionali, e presentano altresì alle Camere, entro il 31 gennaio di ciascun anno, a decorrere dall'anno 2021, una relazione annuale sulle medesime operazioni finanziarie realizzate nel corso dell'anno precedente. All'atto dell'eventuale costituzione della società di cui al comma 2, il Ministro dell'economia e delle finanze presenta alle Camere una relazione sulle scelte operate, sulle azioni conseguenti e sui programmi previsti»;
al comma 3, dopo il primo periodo è inserito il seguente: «Resta ferma la disciplina in materia di requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia degli amministratori prevista dal testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385».
All'articolo 2, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Agli oneri di cui all'articolo 1, pari a 900 milioni di euro per l'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse derivanti dall'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 170, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, iscritte nel capitolo 7175 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze».
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 1.
(Ricapitalizzazione della Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale)
1. Con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze sono assegnati in favore dell'Agenzia Nazionale per l'attrazione investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. - Invitalia, contributi in conto capitale, fino all'importo complessivo massimo di 900 milioni di euro per l'anno 2020, interamente finalizzati al rafforzamento patrimoniale mediante versamenti in conto capitale in favore di Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale S.p.A. affinché questa promuova, secondo logiche, criteri e condizioni di mercato, lo sviluppo di attività finanziarie e di investimento, anche a sostegno delle imprese e dell'occupazione nel Mezzogiorno, da realizzarsi mediante operazioni finanziarie, anche attraverso il ricorso all'acquisizione di partecipazioni al capitale di società bancarie e finanziarie, di norma società per azioni, e nella prospettiva di ulteriori possibili operazioni di razionalizzazione di tali partecipazioni.
1-bis. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale S.p.A., ovvero la società di cui al comma 2, in caso di costituzione della medesima, riferiscono su base quadrimestrale alle Commissioni parlamentari competenti per materia sull'andamento delle operazioni finanziarie di cui al comma 1, anche con riferimento ai profili finanziari e all'andamento dei livelli occupazionali, e presentano altresì alle Camere, entro il 31 gennaio di ciascun anno, a decorrere dall'anno 2021, una relazione annuale sulle medesime operazioni finanziarie realizzate nel corso dell'anno precedente. All'atto dell'eventuale costituzione della società di cui al comma 2, il Ministro dell'economia e delle finanze presenta alle Camere una relazione sulle scelte operate, sulle azioni conseguenti e sui programmi previsti.
2. A seguito delle iniziative poste in essere dalla banca in attuazione del comma 1, con decreto del Ministro dell'economia delle finanze di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, può essere disposta la sua scissione con costituzione di nuova società, alla quale sono assegnate le attività e partecipazioni acquisite ai sensi del comma 1. Le azioni rappresentative dell'intero capitale sociale della società sono attribuite, senza corrispettivo, al Ministero dell'economia e delle finanze.
3. Alla società di nuova costituzione di cui al comma precedente non si applicano le disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175. Resta ferma la disciplina in materia di requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia degli amministratori prevista dal testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. La nomina del Consiglio di amministrazione della società è effettuata dal Ministro dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministro dello sviluppo economico.
4. Tutti gli atti e le operazioni poste in essere per l'attuazione dei commi precedenti sono esenti da imposizione fiscale, diretta e indiretta, e da tassazione.
5. Le eventuali risorse di cui al comma 1 non più necessarie alle finalità di cui al presente decreto sono quantificate con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze e trasferite, anche mediante versamento all'entrata del bilancio dello Stato e successiva riassegnazione alla spesa, al capitolo di provenienza.
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
Respinto
Al comma 1 dopo le parole: «secondo logiche, criteri e condizioni di mercato» inserire le seguenti: «nonché nel rispetto dei principi di pubblicità, trasparenza e non discriminazione».
Perosino, Sciascia, Rossi, Pichetto Fratin
Respinto
Al comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Le assegnazioni dei contributi in conto capitale in favore dell'Agenzia Nazionale per l'attrazione investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. di cui al presente comma devono intendersi come aumenti del capitale sociale dell'Agenzia stessa.»
Perosino, Sciascia, Rossi, Pichetto Fratin
Respinto
Dopo il comma 1-bis inserire il seguente:
«1-ter. La Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale S.p.A. promuove lo sviluppo di attività finanziarie e di investimento anche attraverso il ruolo dei Confidi, al fine di rafforzare gli investimenti delle piccole e medie imprese dei territori del Sud, nonché a sostegno dell'accesso al credito in favore delle start up giovanili. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabilite, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le modalità e i criteri attuativi delle disposizioni di cui al periodo precedente.»
Perosino, Sciascia, Rossi, Pichetto Fratin
Respinto
Dopo il comma 1-bis, inserire il seguente:
«1-ter. Le operazioni finanziarie di cui al comma 1, qualora comportino il ricorso alla cessione di partecipazioni del capitale di società bancarie e finanziarie, sono realizzate attraverso progetti di ristrutturazione e rilancio industriale idonei a garantire la tutela dei risparmiatori e la massima salvaguardia dei livelli occupazionali delle società direttamente coinvolte, senza pregiudizio del valore territoriale della vicinanza e della relazione con il tessuto imprenditoriale e sociale di riferimento.»
Respinto
Sostituire il comma 3 con il seguente:
«3. Le società di nuova costituzione di cui al comma precedente sono disciplinate dalle disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175. La nomina del Consiglio di amministrazione della società è effettuata dalla base sociale, secondo le previsioni dello Statuto e dell'atto costitutivo delle società medesime».
Damiani, Pichetto Fratin, Ferro, Fantetti, Saccone
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 dicembre 2019, n. 142, recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento",
premesso che:
il provvedimento in titolo disciplina una complessa operazione finanziaria che si innesta nell'azione di rilancio e ricapitalizzazione della Banca popolare di Bari (BPB) che rappresenta, con le sue oltre 350 filiali, 9 miliardi di raccolta, 14 di attivo e 3.300 dipendenti, 70.000 soci, la più grande popolare rimasta in Italia, dopo quella di Sondrio e la banca di sistema più importante del Mezzogiorno;
in particolare, vengono attribuiti a Invitalia (l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, una società per azioni quotata integralmente partecipata dallo Stato) uno o più contributi in conto capitale, fino a 900 milioni di euro nel 2020, interamente finalizzati al rafforzamento patrimoniale della società Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale - MCC che a sua volta potrà promuovere attività finanziarie e di investimento, anche a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno, anche mediante l'acquisizione di partecipazioni al capitale di banche e società finanziarie;
dopo le operazioni realizzate da MCC, è prevista la possibilità di scindere MCC e costituire una nuova società, a cui sono assegnate attività finanziarie e di investimento e partecipazioni acquisite da banche e società finanziarie. Le azioni rappresentative dell'intero capitale sociale della società così costituita sono attribuite, senza corrispettivo, al Ministero dell'economia e delle finanze,
impegna il Governo:
ad adottare ogni iniziativa di competenza finalizzata a far sì che le operazioni finanziarie di cui al presente provvedimento, qualora comportino il ricorso alla cessione di partecipazioni del capitale di società bancarie e finanziarie, siano realizzate attraverso progetti di ristrutturazione e rilancio industriale idonei a garantire la tutela dei risparmiatori e la massima salvaguardia dei livelli occupazionali delle società direttamente coinvolte, senza pregiudizio del valore territoriale della vicinanza e della relazione con il tessuto imprenditoriale e sociale di riferimento.
________________
(*) Accolto dal Governo come raccomandazione
Vitali, Mallegni, Perosino, Sciascia, Rossi
V. testo 2
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 dicembre 2019, n. 142, recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento"
premesso che:
il provvedimento disciplina un' operazione finanziaria ai sensi della quale sono attribuiti a Invitalia uno o più contributi in conto capitale, fino a 900 milioni di euro nel 2020, interamente finalizzati al rafforzamento patrimoniale della società Banca del Mezzogiorno- Mediocredito Centrale - MCC, per consentire a MCC la promozione di attività finanziarie e di investimento, anche a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno, anche mediante l'acquisizione di partecipazioni al capitale di banche e società finanziarie;
anche se non è specificato nell'articolato del provvedimento, come evidenziato nel Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 18, del 15 dicembre 2019, nel corso quale è stato varato il provvedimento in esame, le misure del provvedimento in esame si inseriscono nell'azione di rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB), che lo scorso 13 dicembre è stata sottoposta alla procedura di Amministrazione Straordinaria da parte della Banca d'Italia. Viene specificato, inoltre, che in base al decreto verrà disposto un aumento di capitale che consentirà a MCC, insieme con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e ad eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB);
la BPB rappresenta, con le sue oltre 350 filiali, 9 miliardi di raccolta, 14 di attivo e 3.300 dipendenti, 70.000 soci, la più grande popolare rimasta in Italia, dopo quella di Sondrio ed è la banca di sistema più importante del Mezzogiorno;
in un approfondimento pubblicato il 16 dicembre u.s., la Banca d'Italia, che ha riassunto alcuni dati sulla situazione economica e patrimoniale della BPB e ha illustrato le principali attività di vigilanza che hanno riguardato la medesima banca, ha evidenziato che già nel 2010 la BPB è stata assoggettata ad accertamenti ispettivi conclusi con una valutazione parzialmente sfavorevole, a causa di carenze nell'organizzazione e nei controlli interni sul credito;
lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo della BPB e la sottoposizione della stessa alla procedura di amministrazione straordinaria, è avvenuta a seguito dell'ufficializzazione, a dicembre, dei risultati dell'accertamento avviato dalla Banca d'Italia lo scorso 18 giugno 2019, che evidenziano gravi perdite patrimoniali che hanno portato i requisiti prudenziali di vigilanza al di sotto dei limiti regolamentari;
sono in corso indagini penali sulla gestione della BPB, che come già accennato è il più importante istituto di credito del Mezzogiorno d'Italia, che fanno emergere una gestione fallimentare da parte dei vertici della banca. Nonostante l'istituto di credito versasse in condizioni di perdita, venivano disposti aumenti tramite bonus e gettoni di presenze ai componenti del CDA;
numerosi sono gli investitori che dal 2010 in poi hanno comprato azioni ed obbligazioni subordinate della banca. Sino ad oggi l'Arbitro per le Controversie Finanziarie ha emesso circa 200 pronunce in danno di BPB per violazioni delle norme del TUF nella vendita dei suoi titoli;
è doveroso intervenire nel sistema bancario della BPB a tutela dei correntisti, degli obbligazionisti, degli azionisti, dei dipendenti e dell'equilibrio dell'economia del Paese, al netto delle responsabilità civili e penali che verranno accertate dalla magistratura,
impegna il Governo:
ad adottare ogni iniziativa a salvaguardia dei risparmiatori e dei creditori, rendendo disponibili in tempi brevi le risorse per gli indennizzi loro spettanti, nonché ogni iniziativa utile al recupero delle risorse finanziarie dai soggetti della BPB responsabili del dissesto.
Vitali, Mallegni, Perosino, Sciascia, Rossi
Approvato
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 dicembre 2019, n. 142, recante misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento"
premesso che:
il provvedimento disciplina un' operazione finanziaria ai sensi della quale sono attribuiti a Invitalia uno o più contributi in conto capitale, fino a 900 milioni di euro nel 2020, interamente finalizzati al rafforzamento patrimoniale della società Banca del Mezzogiorno- Mediocredito Centrale - MCC, per consentire a MCC la promozione di attività finanziarie e di investimento, anche a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno, anche mediante l'acquisizione di partecipazioni al capitale di banche e società finanziarie;
anche se non è specificato nell'articolato del provvedimento, come evidenziato nel Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 18, del 15 dicembre 2019, nel corso quale è stato varato il provvedimento in esame, le misure del provvedimento in esame si inseriscono nell'azione di rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB), che lo scorso 13 dicembre è stata sottoposta alla procedura di Amministrazione Straordinaria da parte della Banca d'Italia. Viene specificato, inoltre, che in base al decreto verrà disposto un aumento di capitale che consentirà a MCC, insieme con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e ad eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB);
la BPB rappresenta, con le sue oltre 350 filiali, 9 miliardi di raccolta, 14 di attivo e 3.300 dipendenti, 70.000 soci, la più grande popolare rimasta in Italia, dopo quella di Sondrio ed è la banca di sistema più importante del Mezzogiorno;
in un approfondimento pubblicato il 16 dicembre u.s., la Banca d'Italia, che ha riassunto alcuni dati sulla situazione economica e patrimoniale della BPB e ha illustrato le principali attività di vigilanza che hanno riguardato la medesima banca, ha evidenziato che già nel 2010 la BPB è stata assoggettata ad accertamenti ispettivi conclusi con una valutazione parzialmente sfavorevole, a causa di carenze nell'organizzazione e nei controlli interni sul credito;
lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo della BPB e la sottoposizione della stessa alla procedura di amministrazione straordinaria, è avvenuta a seguito dell'ufficializzazione, a dicembre, dei risultati dell'accertamento avviato dalla Banca d'Italia lo scorso 18 giugno 2019, che evidenziano gravi perdite patrimoniali che hanno portato i requisiti prudenziali di vigilanza al di sotto dei limiti regolamentari;
sono in corso indagini penali sulla gestione della BPB, che come già accennato è il più importante istituto di credito del Mezzogiorno d'Italia, che fanno emergere una gestione fallimentare da parte dei vertici della banca. Nonostante l'istituto di credito versasse in condizioni di perdita, venivano disposti aumenti tramite bonus e gettoni di presenze ai componenti del CDA;
numerosi sono gli investitori che dal 2010 in poi hanno comprato azioni ed obbligazioni subordinate della banca. Sino ad oggi l'Arbitro per le Controversie Finanziarie ha emesso circa 200 pronunce in danno di BPB per violazioni delle norme del TUF nella vendita dei suoi titoli;
è doveroso intervenire nel sistema bancario della BPB a tutela dei correntisti, degli obbligazionisti, degli azionisti, dei dipendenti e dell'equilibrio dell'economia del Paese, al netto delle responsabilità civili e penali che verranno accertate dalla magistratura,
impegna il Governo:
ad adottare ogni iniziativa a salvaguardia dei risparmiatori e dei creditori, nonché ogni iniziativa utile al recupero delle risorse finanziarie dai soggetti della BPB responsabili dell'eventuale dissesto, ove accertato nelle sedi competenti.
EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 1
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis
1. Su richiesta dei possessori che siano persone fisiche, imprenditori individuali, imprenditori agricoli e coltivatori diretti, le azioni o obbligazioni subordinate emesse dalla Banca Popolare di Bari, possedute alla data del 13 dicembre 2019, se ancora in possesso dei predetti risparmiatori, sono convertite a titolo gratuito in diritti di opzione per la sottoscrizione di nuove azioni da esercitare in occasione dell'aumento di capitale dell'emittente di cui al presente comma. I diritti di opzione incorporano uno sconto non inferiore al 33 per cento del valore delle azioni fissato in occasione dell'aumento di capitale, e sono assegnati a ciascun risparmiatore che ne faccia richiesta entro il 30 giugno 2020 per un ammontare corrispondente all'entità del credito vantato o del valore dei titoli azionari di cui al primo periodo del presente comma.
2. La richiesta di assegnazione dei diritti di opzione di cui al presente articolo può essere esercitata anche dagli eredi dei risparmiatori di cui al comma 1 in via parziaria e per l'entità della rispettiva quota ereditaria, ovvero dal coniuge, dal convivente o dai parenti entro il secondo grado in possesso dei predetti strumenti finanziari a seguito di trasferimento per atto tra vivi.
3. Al fine di assicurare la più ampia tutela mediante erogazione di indennizzi a favore dei risparmiatori della Banca popolare di Bari che hanno subìto un pregiudizio ingiusto da parte della medesima banca in ragione delle violazioni massive degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza, ai sensi del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, presso lo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze è istituito un fondo cui affluiscono per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023 le risorse della contabilità speciale di cui all'articolo 7-quinquies, comma 7, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33. Ai fini dell'accesso alla tutela prevista ai sensi del presente comma e dell'erogazioni dei relativi indennizzi, si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 1, commi da 494 a 507 della legge 30 dicembre 2018 n. 145. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono dettate, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le disposizioni attuative del presente comma.»
Perosino, Sciascia, Rossi, Pichetto Fratin
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Banche di credito cooperativo)
1. All'articolo 2-bis del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Tale obbligo è altresì assolto dalle banche di credito cooperativo aventi sede legale nelle province autonome di Trento e di Bolzano, di cui all'articolo 37-bis, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, che, in alternativa alla costituzione del gruppo bancario cooperativo, hanno esercitato la facoltà di adottare sistemi di tutela istituzionale, in coerenza con quanto previsto dall'articolo 113, paragrafo 7, del regolamento (UE) n. 575/2013, del Parlamento europea e del Consiglio, del 26 giugno 2013, fino alla data di adesione ad un sistema di tutela istituzionale di cui allo stesso articolo 113, paragrafo 7, del regolamento (UE) n. 575/2013, dall'adesione delle stesse al Fondo temporaneo di cui al presente comma.";
b) il comma 3 è sostituito dal seguente:
"3. L'adesione al Fondo avviene entro trenta giorni dalla data di approvazione del relativo statuto. L'adesione di una banca di credito cooperativo al gruppo bancario cooperativo, ovvero, per una banca di credito cooperativo avente sede legale nelle province autonome di Trento e di Bolzano, al sistema di tutela istituzionale, non comporta il venir meno dell'adesione della stessa al Fondo temporaneo. Al più tardi alla data dell'adesione dell'ultima banca di credito cooperativo al gruppo bancario cooperativo o al sistema di tutela istituzionale, gli organi del Fondo, previa consultazione con le capogruppo dei gruppi bancari cooperativi e con l'ente gestore del sistema di tutela istituzionale di cui all'articolo 37-bis, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, convocano l'Assemblea per deliberare sulle modalità di scioglimento dello stesso".
2. All'articolo 150-ter del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 4-bis, dopo le parole: «anche dalla capogruppo del gruppo bancario cooperativo a cui appartiene l'emittente» sono aggiunte le seguenti: "o dall'ente gestore del sistema di tutela istituzionale di cui all'articolo 37-bis, comma 1-bis del presente decreto a cui aderisce l'emittente" e dopo le parole: "della singola banca di credito cooperativo emittente e del gruppo" sono aggiunte le seguenti: "bancario cooperativo o del sistema di tutela istituzionale";
b) al comma 4-ter sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "Le maggioranze richieste per la costituzione delle assemblee delle banche di credito cooperativo emittenti azioni di finanziamento e per la validità delle deliberazioni sono determinate dallo statuto e sono calcolate secondo il numero dei voti spettanti ai soci cooperatori e ai soci finanziatori. Alle modifiche statutarie necessarie per l'adeguamento degli statuti delle banche di credito cooperativo emittenti azioni di finanziamento ai fini del presente comma non si applica l'articolo 2437, primo comma, lettera g), del codice civile.";
c) dopo il comma 4-ter è aggiunto il seguente: "4-quater. Ai fini di cui all'articolo 57 del presente decreto e di cui agli articoli 2501-ter e 2506 del codice civile, in caso di fusioni o scissioni alle quali partecipano banche di credito cooperativo che abbiano emesso azioni di finanziamento, le banche di credito cooperativo incorporanti, risultanti dalla fusione o beneficiarie del trasferimento per scissione, possono emettere azioni di finanziamento ai sensi del comma 4-bis quando le azioni di finanziamento precedentemente emesse non siano state oggetto di rimborso ai sensi del comma 4. I diritti patrimoniali e amministrativi spettanti ai soci finanziatori sono stabiliti dallo statuto, anche in deroga a quanto previsto dal comma 3".».
Id. em. 1.0.2
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art.1-bis
1. All'articolo 2-bis del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Tale obbligo è altresì assolto dalle banche di credito cooperativo aventi sede legale nelle province autonome di Trento e di Bolzano, di cui all'articolo 37-bis, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, che, in alternativa alla costituzione del gruppo bancario cooperativo, hanno esercitato la facoltà di adottare sistemi di tutela istituzionale, in coerenza con quanto previsto dall'articolo 113, paragrafo 7, del regolamento (UE) n. 575/2013, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, fino alla data di adesione ad un sistema di tutela istituzionale di cui allo stesso articolo 113, paragrafo 7, del regolamento (UE) n. 575/2013, dall'adesione delle stesse al Fondo temporaneo di cui al presente comma.";
b) il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. L'adesione al Fondo avviene entro trenta giorni dalla data di approvazione del relativo statuto. L'adesione di una banca di credito cooperativo al gruppo bancario cooperativo, ovvero, per una banca di credito cooperativo avente sede legale nelle province autonome di Trento e di Bolzano, al sistema di tutela istituzionale, non comporta il venir meno dell'adesione della stessa al Fondo temporaneo. Al più tardi alla data dell'adesione dell'ultima banca di credito cooperativo al gruppo bancario cooperativo o al sistema di tutela istituzionale, gli organi del Fondo, previa consultazione con le capogruppo dei gruppi bancari cooperativi e con l'ente gestore del sistema di tutela istituzionale di cui all'articolo 37-bis, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, convocano l'Assemblea per deliberare sulle modalità di scioglimento dello stesso".
2. All'articolo 150-ter del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 4-bis, dopo le parole: "anche dalla capogruppo del gruppo bancario cooperativo a cui appartiene l'emittente" sono inserite le seguenti: "o dall'ente gestore del sistema di tutela istituzionale di cui all'articolo 37-bis, comma 1-bis del presente decreto a cui aderisce l'emittente" e dopo le parole: "della singola banca di credito cooperativo emittente e del gruppo" sono inserite le seguenti: "bancario cooperativo o del sistema di tutela istituzionale";
b) al comma 4-ter sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "Le maggioranze richieste per la costituzione delle assemblee delle banche di credito cooperativo emittenti azioni di finanziamento e per la validità delle deliberazioni sono determinate dallo statuto e sono calcolate secondo il numero dei voti spettanti ai soci cooperatori e ai soci finanziatori. Alle modifiche statutarie necessarie per l'adeguamento degli statuti delle banche di credito cooperativo emittenti azioni di finanziamento ai fini del presente comma non si applica l'articolo 2437, primo comma, lettera g), del codice civile.";
c) dopo il comma 4-ter è aggiunto il seguente: "4-quater. Ai fini di cui all'articolo 57 del presente decreto e di cui agli articoli 2501-ter e 2506 del codice civile, in caso di fusioni o scissioni alle quali partecipano banche di credito cooperativo che abbiano emesso azioni di finanziamento, le banche di credito cooperativo incorporanti, risultanti dalla fusione o beneficiarie del trasferimento per scissione, possono emettere azioni di finanziamento ai sensi del comma 4-bis quando le azioni di finanziamento precedentemente emesse non siano state oggetto di rimborso ai sensi del comma 4. I diritti patrimoniali e amministrativi spettanti ai soci finanziatori sono stabiliti dallo statuto, anche in deroga a quanto previsto dal comma 3".»
Improponibile
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art.1-bis.
(Disposizioni per l'utilizzo e l'erogazione del rapporto di conto corrente)
1. All'articolo 33 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, al comma 3, la lettera a) è abrogata.
2. Dopo l'articolo 1857 del Codice Civile, è inserito il seguente:
"Art. 1857-bis
(Apertura e chiusura di un rapporto di conto corrente)
1. La banca non può in alcun caso esimersi dall'accendere un rapporto di conto corrente.
2. La banca non può recedere dal contratto di conto corrente prima della scadenza del termine quando i saldi siano in attivo.".»
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art.1-bis
1. All'articolo 70-quinquies del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 633, dopo il comma 3, inserire i seguenti commi:
"3-bis. Alle prestazioni di servizi effettuate nei confronti di un soggetto partecipante a un gruppo IVA da consorzi, ivi comprese le società consortili e le società cooperative con funzioni consortili, a cui lo stesso soggetto è consorziato, non partecipanti al medesimo gruppo IVA, si applica il comma 2 dell'articolo 10 del presente decreto.
3-ter. Ai fini dell'applicazione del comma precedente, la verifica della condizione prevista dall'articolo 10, secondo comma, ai sensi della quale, nel triennio solare precedente, la percentuale di detrazione di cui all'articolo 19-bis, anche per effetto dell'opzione di cui all'articolo 36-bis, sia stata non superiore al 10 per cento, va effettuata sulla base della percentuale determinata:
a) in capo al consorziato, per ognuno degli anni antecedenti al primo anno di efficacia dell'opzione per la costituzione del gruppo IVA, compresi nel triennio di riferimento;
b) in capo al gruppo IVA, per ognuno degli anni di validità dell'opzione per la costituzione del gruppo medesimo, compresi nel triennio di riferimento."»
ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 2.
(Risorse finanziarie)
1. Agli oneri di cui all'articolo 1, pari a 900 milioni di euro per l'anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse derivanti dall'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 170, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, iscritte nel capitolo 7175 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.
2. Ai fini dell'immediata attuazione delle disposizioni recate dal presente decreto il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.
EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 2
Respinto
Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
(Modifiche al D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385)
All'articolo 37-bis del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385:
a) il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. Lo statuto della capogruppo indica il numero massimo delle azioni con diritto di voto che possono essere detenute da ciascun socio, direttamente o indirettamente, ai sensi dell'articolo 22, comma 1. In ogni caso, l'insieme dei soci aventi sede in ciascuna Regione italiana non potranno detenere, direttamente e/o indirettamente, un numero di azioni con diritto di voto superiore al quindici percento del totale delle stesse. Nel caso in cui venga superato il predetto limite le azioni eccedenti dovranno essere cedute entro 18 mesi e il diritto di voto per la parte eccedente è sospeso in proporzione alle azioni da ciascuno detenute.";
b) il comma 3-bis è sostituito dal seguente: "3-bis. Con atto della capogruppo è disciplinato il processo di consultazione delle banche di credito cooperativo aderenti al gruppo in materia di strategie, politiche commerciali, raccolta del risparmio ed erogazione del credito nonché riguardo al perseguimento delle finalità mutualistiche. Al fine di tener conto delle specificità delle aree interessate, la consultazione avviene mediante assemblee territoriali su base regionale purché le determinazioni ex adverso siano adeguatamente motivate anche in termini di vantaggi compensativi delle banche di credito cooperativo, i cui pareri non sono vincolanti per la capogruppo.";
c) il comma 3-ter è sostituito dal seguente: "3-ter. Le banche del gruppo che, sulla base del sistema di classificazione del rischio adottato dalla capogruppo, si collocano nelle classi di rischio migliori e comunque quelle che alternativamente abbiano almeno due dei seguenti requisiti (i) fondi propri superiori a euro 100 milioni, (ii) CET 1 19%, (iii) rapporto crediti deteriorati/crediti alla clientela
Perosino, Sciascia, Rossi, Pichetto Fratin
Respinto
Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure volte allo smaltimento dei crediti deteriorati da parte degli istituti di credito e alla prevenzione dell'emergenza abitativa conseguente a procedimenti di esecuzione forzata e per la valorizzazione del patrimonio immobiliare)
1. Il presente articolo è volto a prevenire l'insorgere di una situazione di emergenza abitativa e di conseguente disagio sociale determinata dal crescente numero di unità immobiliari sottoposte a espropriazione forzata in conseguenza, del recupero dei crediti deteriorati da parte degli istituti di credito nel contesto dell'attuale congiuntura economica negativa.
2. Ai fini del presente articolo, per «istituti di credito» si intendono le banche e i gruppi bancari interessati da procedure di risanamento, risoluzione o sostegno economico-finanziario pubblico straordinario ai sensi della normativa vigente, selezionati secondo i criteri definiti con il decreto di cui al comma 6.
3. Ai fini del presente articolo, per «crediti deteriorati» si intendono esclusivamente i crediti iscritti nel bilancio e classificati come crediti in sofferenza da parte degli istituti di credito.
4. Il presente articolo si applica a tutte le unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata senza distinzione di categoria catastale.
5. Nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze è istituito, per gli anni 2020, 2021 e 2022, il Fondo patrimonio Italia, di seguito denominato «Fondo», con una dotazione minima di 500 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2020, 2021 e 2022. La dotazione del Fondo è destinata all'attuazione degli interventi previsti dal presente articolo.
6. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, adottato previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono definiti i limiti di investimento delle risorse del Fondo, secondo criteri volti alla riduzione dei rischi di credito, di concentrazione e di mercato e nel rispetto di parametri di sostenibilità per la finanza pubblica e di equilibrio finanziario nella gestione del Fondo medesimo, nonché i criteri per l'individuazione delle unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata da acquistare ai sensi del comma 8. Con il medesimo decreto sono altresì stabiliti i criteri per la selezione degli istituti di credito ammessi e le modalità di presentazione della richiesta di intervento del Fondo ai sensi del comma 8.
7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono individuati i criteri e le modalità per la gestione e la valorizzazione delle unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata acquisite dal Fondo, con priorità per la loro utilizzazione per le finalità di cui al comma 1. Con il medesimo decreto sono altresì indicati i criteri per l'individuazione dei soggetti economicamente o socialmente deboli, ai fini dell'applicazione delle misure di tutela da parte del Fondo.
8. Gli istituti di credito che intendono chiedere l'intervento del Fondo allegano alla richiesta l'elenco delle unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata che sono poste a garanzia dei propri crediti deteriorati, indicando la classificazione con cui il credito è iscritto nel bilancio, i dati identificativi dell'unità immobiliare, comprendenti la sua localizzazione, la tipologia, i dati catastali e il valore aggiornato all'ultimo trimestre, nonché i dati identificativi della procedura esecutiva instaurata, il valore dell'unità immobiliare stimato dal consulente tecnico d'ufficio, la data e il prezzo base della successiva asta.
9. Gli istituti di credito indicano altresì i dati identificativi delle ipoteche iscritte a proprio favore sulle unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata e i dati identificativi dei soggetti debitori o garanti proprietari delle stesse.
10. Gli istituti di credito, contestualmente alla presentazione della richiesta di intervento del Fondo, ne inviano comunicazione scritta a tutti i debitori e i garanti dei crediti per i quali chiedono l'intervento del Fondo. La comunicazione deve contenere l'avvertenza, espressa in modo chiaro e comprensibile, che il destinatario della comunicazione può opporsi all'intervento del Fondo, inviando comunicazione scritta all'istituto di credito e in copia al Fondo stesso entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione.
11. L'intervento del Fondo è precluso nel caso in cui il debitore o il garante proprietario dell'unità immobiliare oggetto di espropriazione forzata, ai sensi del comma 8 e nel termine ivi previsto, comunichi la propria opposizione, senza obbligo di motivazione.
12. Entro sessanta giorni il Fondo valuta la conformità della richiesta alle finalità di cui al comma 1, nonché l'opportunità dell'operazione, esaminando, ove ritenuto necessario, separatamente ogni unità immobiliare oggetto di espropriazione forzata, anche avvalendosi della consulenza di professionisti esterni. A seguito di tale valutazione, il Fondo comunica all'istituto di credito richiedente il rigetto o l'accoglimento della richiesta di intervento.
13. L'eventuale accoglimento della richiesta di intervento può riguardare tutte le unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata o parte di esse, sulla base della valutazione dell'opportunità dell'intervento effettuata in relazione a ciascuna unità immobiliare.
14. Qualora accolga la richiesta di intervento presentata dall'istituto di credito ai sensi del comma 8, il Fondo comunica le condizioni di acquisto delle unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata.
15. Il Fondo può acquistare in blocco tutte le unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata iscritte nell'elenco di cui al comma 8 o partecipare alle singole aste giudiziarie secondo le modalità descritte dal presente articolo.
16. Nella valutazione della migliore modalità di acquisto delle unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata, il Fondo effettua ogni analisi ritenuta necessaria e, in particolare, tiene conto del numero complessivo delle unità immobiliari, del valore di ciascuna unità stimato dalla consulenza tecnica d'ufficio depositata nella relativa procedura esecutiva o concorsuale, del prezzo base della successiva asta, nonché della presenza di altri creditori intervenuti.
17. Il Fondo può partecipare alle aste soltanto dal secondo esperimento di vendita e con un prezzo non superiore al valore stimato dalla consulenza tecnica d'ufficio, ridotto del 25 per cento.
18. Il Fondo, ove lo ritenga opportuno, può procedete all'acquisto in blocco di più unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata. In tale caso, l'istituto di credito, a proprie spese, entro il settimo giorno successivo alla data dell'asta, comunica agli organi giudiziari di ciascuna procedura esecutiva o concorsuale l'intervento del Fondo finalizzato all'acquisto delle unità immobiliari oggetto di vendita giudiziaria e coadiuva il Fondo per gli adempimenti relativi al saldo del prezzo e all'emissione del decreto di trasferimento della proprietà delle unità immobiliari al Fondo stesso. Tutte le unità immobiliari devono essere acquistate a un prezzo pari all'offerta minima presentata nell'ultima asta alla quale il Fondo non ha partecipato. Tale asta non può comunque essere antecedente all'esperimento di vendita di età al presente articolo.
19. Il Fondo, ove lo ritenga opportuno, può acquistare singolarmente ciascuna unità immobiliare oggetto di espropriazione forzata partecipando separatamente ad ogni asta, nel rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo e delle disposizioni vigenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, mediante partecipazione, diretta ovvero tramite professionisti esterni, enti pubblici, società strumentali o istituzioni finanziarie controllate dallo Stato o da altri enti pubblici. Tali aste non possono comunque essere antecedenti all'esperimento di vendita di cui al presente articolo.
20. Il Fondo provvede alla gestione ordinaria e straordinaria e alla valorizzazione delle unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata acquistate e può delegare le attività a professionisti esterni, enti pubblici, società strumentali o istituzioni finanziarie controllate dallo Stato o da altri enti pubblici.
21. Per garantire l'attuazione delle finalità di cui al comma 1, e per tutelare i soggetti economicamente o socialmente deboli, individuati in base ai criteri previsti dal decreto di cui al presente articolo, dal rischio di perdita della disponibilità dell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale o dell'immobile commerciale nel quale è esercitata un'attività professionale fondamentale per il sostentamento del soggetto e del suo nucleo familiare, il Fondo può concedere in locazione a canone agevolato le unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata da esso acquistate. Nel concedere in locazione le unità immobiliari è data priorità all'originario proprietario o al soggetto che occupava con titolo idoneo le unità immobiliari stesse. Il Fondo può procedere alla vendita delle unità immobiliari oggetto di espropriazione forzata da esso acquistate, effettuando, ove opportuno, attività dirette alla valorizzazione delle unità immobiliari per la realizzazione del massimo valore di vendita. Il Fondo, nella determinazione delle attività di valorizzazione e delle decisioni di vendita, considera, oltre alla realizzazione del massimo valore di vendita, anche le esigenze sociali del territorio nel quale sono ubicate le singole unità immobiliari.
22. Agli oneri derivanti dal presente articolo pari a 500 milioni di euro annui per ciascun anno del triennio 2020, 2021 e 2022 si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 255, primo periodo, della legge 30 dicembre 2018, n. 145.»
Perosino, Sciascia, Rossi, Pichetto Fratin
Ritirato
Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure per la classificazione e valutazione dei crediti deteriorati)
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sentita la Banca d'Italia, la Consob e il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR), sono adottate le disposizioni finalizzate ad eliminare le distorsioni sulla classificazione dei crediti deteriorati che creano problemi agli istituti di credito operanti in Italia sia in termini di maggiore assorbimento di capitale regolamentare, sia in termini di ridotta propensione ad erogare nuovi crediti alle imprese, nonché a definire le verifiche e i controlli legati alla valutazione dei suddetti crediti.»
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 2-bis
1. Le disposizioni contenute nell'articolo 100, comma 2, lettera o-ter) del decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986 e nell'articolo 11, comma 1, lettera a), n. 1-bis) del decreto legislativo n. 446/1997, relative alla deducibilità, rispettivamente ai fini dell'imposta sul reddito delle società e dell'imposta regionale sulle attività produttive, dei contributi versati, anche su base volontaria, al fondo istituito, con mandato senza rappresentanza, presso uno dei consorzi cui le imprese aderiscono in ottemperanza ad obblighi di legge, si interpretano nel senso che sono deducibili anche le somme versate ai fondi istituiti presso consorzi costituiti al fine di perseguire in modo esclusivo i medesimi scopi di consorzi cui le imprese aderiscono in ottemperanza ad obblighi di legge.»
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Obbligo di predisposizione dei criteri di merito creditizio e sistema sanzionatorio)
1. È fatto obbligo, a tutte le imprese bancarie, in qualsiasi forma costituita, ad eccezione delle casse rurali o banche di credito cooperativo aventi massimo 5 sportelli, di erogare il credito di importo superiore a 10.000,00 Euro, sotto qualsiasi forma, previa redazione di criteri di merito per l'accesso al credito in condizioni di uguaglianza e nel rispetto del principio di trasparenza e non discriminazione, resi pubblici nei locali della banca e sul proprio sito internet con richiamo evidente in prima pagina.
2. Gli organi di controllo contabile delle imprese bancarie sono tenute a verificare che i criteri di merito per l'accesso al credito siano stati rispettati e sono obbligati a segnalare alla CONSOB tutte le violazioni dei criteri medesimi.
3. L'omissione di tali segnalazioni da parte degli organi di controllo contabile, comporta una sanzione amministrativa, da parte della CONSOB, variabile da Euro 5.000,00 ad Euro 200.000,00.
4. Le imprese bancarie che abbiano erogato il credito in violazione dei criteri di merito dalle medesime fissati, e resi pubblici ovvero abbiano posto in essere ingiustificati rifiuti di concessione del credito, in violazione dei principi di trasparenza e non discriminazione, possono essere sanzionate, dalla CONSOB, con sanzioni amministrative variabili nella misura dell'1,00 per cento al 5,00 per cento del credito erogato ovvero ingiustamente rifiutato.
5. Tali sanzioni potranno essere ridotte ad un terzo, ove le imprese bancarie tenute a predisporre i criteri di merito per l'accesso al credito, si siano dotate di appositi strumenti informatici per verificare il rispetto dei criteri di accesso al credito in modo oggettivo e secondo parametri matematici di intelligenza artificiale, comunicati preventivamente alla CONSOB e da questa pubblicati sul proprio sito.»
Improponibile
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art.2-bis
1. All'articolo 2652 del Codice Civile, dopo il primo comma, è inserito il seguente: "Se la domanda, presentata ai sensi dei precedenti numeri 1, 4, 5 e 6, è trascritta dopo cinque anni dalla data della trascrizione dell'atto oggetto del giudizio, la sentenza che l'accoglie non pregiudica i diritti sugli immobili acquistati dai terzi e loro aventi causa in base a un atto contenente accollo, anche parziale, ovvero estinzione del mutuo bancario, garantito da ipoteca volontaria di primo grado iscritta anteriormente alla domanda."».
Improponibile
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art.2-bis
1. All'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 601/1973, rubricato "Interessi delle obbligazioni pubbliche", è aggiunto il seguente comma: "2. Ai fini del calcolo dei redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio di cui agli articoli 26-quinquies del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77 o dall'investimento in contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione, tra i titoli equiparati alle obbligazioni e agli altri titoli similari di cui al comma precedente rientrano anche i project bond emessi ai sensi dell'art. 184 del decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50".»
Perosino, Sciascia, Rossi, Pichetto Fratin
Respinto
Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure a tutela dei risparmiatori. Introduzione dell'articolo 115-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, in materia di chiarezza e semplificazione dei contratti e dei documenti informativi bancari)
1. Dopo l'articolo 115 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, è inserito il seguente:
"Art. 115-bis.
(Criteri per la redazione dei contratti bancari e dei documenti informativi)
1. I contratti bancari e i documenti informativi devono essere formulati in maniera chiara e facilmente intellegibile. Nella redazione delle clausole è necessario utilizzare una sintassi semplice ed un lessico di uso comune.
2. La terminologia utilizzata non deve essere connotata da espressioni ad elevato tasso di tecnicismo. I termini tecnici più importanti e ricorrenti, le sigle e le abbreviazioni sono spiegati, con un linguaggio preciso e semplice, in un glossario o in una legenda.
3. Ciascuna clausola reca un titolo esplicito e indicativo del contenuto della medesima. A tal fine, la dimensione e il formato del carattere di scrittura utilizzato deve consentire una lettura agevole.
4. Le clausole che rechino condizioni più onerose per il cliente o che riconoscano diritti o facoltà in capo allo stesso sono opportunamente evidenziate attraverso l'impiego dei diversi stili del carattere.
5. I contratti bancari e i documenti informativi devono specificare dettagliatamente tutti i servizi oggetto della proposta contrattuale dell'intermediario.
6. La mancata osservanza delle prescrizioni indicate ai precedenti commi è sanzionata con la nullità.
7. Le banche e gli altri istituti di credito sono tenuti ad adeguarsi alle prescrizioni di cui al comma 1 del presente articolo entro il termine di nove mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto."».
Perosino, Sciascia, Rossi, Pichetto Fratin
Respinto
Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
(Cabina di regia per gli interventi nel settore delle crisi bancarie)
1. Presso il Ministero dell'economia e delle finanze, avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, è istituita la Cabina di regia per gli interventi nel settore delle crisi bancarie, di seguito denominata «Cabina di regia», con il compito di individuare strumenti e soluzioni adeguati ad affrontare la gestione delle crisi bancarie attraverso l'utilizzo di risorse dei sistemi di assicurazione dei depositi, fondi di risoluzione, risorse pubbliche nell'ambito di piani di risanamento preventivi o forme di uscita delle crisi attraverso il ricorso al mercato alternativi alla risoluzione come definita dalla Bank Recovery and Resolution Directive (Brrd) di cui alla direttiva 2014/59/UE, presieduta dal Ministro dell'economia e delle finanze.
2. La Cabina di regia costituisce, per il settore delle crisi industriali, la sede di confronto tra il Governo, le regioni, gli enti locali, i membri del Parlamento, i rappresentanti dei sindacati, del sistema bancario e dell'amministrazione fiscale per garantire l'unitarietà e il coordinamento tra gli strumenti di programmazione e di attuazione di politica bancaria, nonché l'ottimale e coordinato utilizzo delle relative risorse finanziarie.
3. Per la realizzazione dell'obiettivo di cui al comma 2, la Cabina di regia assicura il raccordo politico, strategico e funzionale per facilitare un'efficace integrazione tra gli interventi e gli strumenti di sostegno promossi, sostenerne l'accelerazione e garantire una più stretta correlazione con le istanze e con le dinamiche di sviluppo dei sistemi bancari.
4. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è disciplinato il funzionamento della Cabina di regia.»
Perosino, Sciascia, Rossi, Pichetto Fratin
Respinto
Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
(Linee guida per gli istituti di credito finalizzate ad assicurare l'effettiva adeguatezza delle operazioni)
1. Il Ministero dell'economia e delle finanze, al fine di dare piena attuazione all'articolo 47 della Costituzione e in armonia con quanto previsto dalla normativa comunitaria e dall'articolo 21 del Testo unico bancario di cui decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, predispone le linee guida per gli istituti di credito volte a garantire che l'azione dell'intermediario assicuri l'effettiva adeguatezza delle operazioni dei clienti, anche ai fini dell'imposizione all'intermediario del divieto di far compiere al proprio cliente operazioni finanziarie oggettivamente inadeguate per il suo profilo di rischio.
2. Nelle linee guida di cui al comma 1 sono indicate, con riferimento alla raccolta delle informazioni che l'intermediario deve raccogliere per costruire «il profilo di investitore» del cliente, le modalità attraverso le quali valutare la propensione al rischio dell'investitore tenendo conto, in particolare, dei dati e delle informazioni oggettive fornite dal cliente in relazione alla misura del reddito, la composizione familiare e le proprietà immobiliari che assumono prevalenza rispetto alle dichiarazioni soggettive di intenti rese dall'investitore interessato in riferimento alla propria propensione al rischio.»
Respinto
Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:
«Art. 2-bis.
(Inversione dell'onere della prova ai fini dell'accertamento della diligenza dell'intermediario. Modifiche all'articolo 23 del Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 in materia di contratti)
1. Al comma 6 dell'articolo 23 del Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 è aggiunto in fine il seguente periodo: "Nel caso di accertato inadempimento dei soggetti abilitati di cui al presente comma è presunta, salvo prova contraria, la sussistenza del nesso di causalità tra inadempimento e danno"».
ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 3.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione sull'emergenza che coinvolge il corridoio autostradale del Brennero
(3-01348) (05 febbraio 2020)
Unterberger, Steger, Durnwalder, Laniece, Bressa. - Al Presidente del Consiglio dei ministri -
Premesso che:
il corridoio del Brennero costituisce attualmente una delle vie di collegamento più significative e strategiche del nostro Paese; basti pensare che il volume di merci che passa per il Brennero rappresenta il 30 per cento di tutto il traffico nord-sud nell'arco alpino, pari a circa 45 milioni di tonnellate nette all'anno: la straordinaria importanza del corridoio per l'intero sistema economico, nonché per l'efficace funzionamento del mercato interno, risulta pertanto indiscutibile;
l'infrastruttura sta vivendo però, ormai da diversi anni, una grave situazione di collasso che, da un lato, non permette di garantirne la sostenibilità e lo sviluppo delle potenzialità e, dall'altro lato, determina notevoli conseguenze negative sull'ambiente e, più in generale, sulla qualità di vita delle popolazioni coinvolte;
tale situazione di collasso è dovuta soprattutto al crescente e costante aumento del numero di tir (attualmente, transitano per il passo del Brennero più di 2 milioni di mezzi pesanti all'anno) e al conseguente aumento dei livelli di anidride carbonica e di biossido di azoto nell'aria, nonché ai problemi infrastrutturali che interessano l'intero asse stradale e ferroviario;
per far fronte a questa grave situazione, il Tirolo ha deciso di introdurre un pacchetto di misure, quali il divieto di transito notturno o l'aumento del pedaggio, con l'obiettivo di limitare il transito di mezzi pesanti lungo l'asse del Brennero, ma è chiaro che iniziative di questo tipo da parte di un singolo Paese non sono sufficienti o risolutive;
risulta, pertanto, urgente e non più procrastinabile l'adozione di misure congiunte che permettano di rispondere prontamente a queste problematiche, con l'obiettivo di spostare gran parte del trasporto merci dalla gomma alla rotaia (oggi, circa il 70 per cento del trasporto merci è effettuato su gomma), di tutelare la qualità dell'ambiente e di salvaguardare la salute pubblica;
la strategia per realizzare quanto detto non può che essere comune: Italia, Austria e Germania devono lavorare insieme, in stretta collaborazione con le istituzioni europee, coinvolgendo attivamente tutti i territori interessati, mentre, dal punto di vista politico, la soluzione non può che essere quella di promuovere strumenti che riconoscano i costi ambientali e che permettano di perseguire una politica tariffaria di corridoio, anche valorizzando le possibilità che la normativa europea già prevede,
si chiede di sapere quali siano le iniziative che il Governo intende intraprendere, al fine di rispondere prontamente alla grave situazione che interessa il corridoio del Brennero, nonché per sviluppare una strategia condivisa anche a livello europeo e con l'attivo coinvolgimento dei territori interessati.
Interrogazione sul reddito di cittadinanza e sulle misure del Governo per favorire l'occupazione
(3-01352) (05 febbraio 2020)
Faraone, Bonifazi, Comincini, Conzatti, Cucca, Garavini, Ginetti, Grimani, Magorno, Marino, Nencini, Parente, Renzi, Sbrollini, Sudano, Vono. - Al Presidente del Consiglio dei ministri -
Premesso che:
il reddito di cittadinanza, conosciuto anche con la sigla RdC, è il sostegno economico riconosciuto dal mese di aprile 2019 ai nuclei familiari con ISEE inferiore a 9.360 euro e che soddisfano altri requisiti legati a reddito e patrimonio, che consiste in un'integrazione al reddito familiare erogata mensilmente su una carta elettronica di Poste italiane;
per mantenere il diritto al reddito di cittadinanza è necessario siglare un "patto" con il centro per l'impiego che, a seconda della condizione dell'interessato, può essere "per il lavoro", "per l'inclusione sociale" o "per la formazione"; tale patto da gennaio 2020 prevede il coinvolgimento delle amministrazioni locali, tramite il coinvolgimento obbligatorio nei cosiddetti Puc, ovvero i progetti di pubblica utilità;
considerato che:
il reddito di cittadinanza distribuisce denaro in 891.000 casi appunto come reddito (assegno medio 522 euro) e in 124.000 casi in forma di "pensione di cittadinanza" (219 euro);
tale misura inizialmente di sostegno risulta efficace solo se nel medio-lungo periodo riesce a innescare una dinamica virtuosa, cioè se quella platea di beneficiari inizia a diminuire, come risultato delle politiche attive del lavoro connesse all'erogazione del contributo;
l'applicazione concreta ha mostrato le difficoltà di attuazione del provvedimento, dovute alla circostanza per la quale per la gran parte le persone prese in carico dai centri per l'impiego sono da anni disoccupate o con livelli di professionalità basse, chi è in regola con i requisiti e ha legittimamente ottenuto il sussidio mensile non riesce ad accedere al mondo del lavoro perché spesso non ha una specializzazione, non ha un'adeguata formazione garantita ed efficace, e non è impiegabile in breve tempo;
gli ultimi dati disponibili di fonte Inps indicano che i nuclei destinatari del reddito di cittadinanza sono pari a 915.600, con 2.370.938 persone coinvolte. Altri 125.862 nuclei comprendono i percettori della pensione di cittadinanza, con 142.987 persone interessate;
a fronte dei 915.600 nuclei richiedenti il sussidio e dei circa 2,4 milioni di persone che rientrano in quelle famiglie, sono state individuate (a dicembre 2019) circa 791.000 persone che possono essere avviate al lavoro, stimabili in poco meno di 815.000 a gennaio. Questo numero rappresenta il bacino potenziale di soggetti (direttamente richiedenti o comunque beneficiari del reddito nell'ambito del nucleo interessato) che risultano occupabili;
nel complesso, risulta che il 70 per cento dei beneficiari del reddito non è ancora arrivato a stipulare il patto di servizio, che è il momento a partire dal quale si dovrebbe cominciare ad attivare tutte le misure per favorire l'accesso al lavoro;
al 18 dicembre risulta dall'Anpal che tra i beneficiari del sussidio solo 28.700 persone risultavano aver trovato un'occupazione; si stima che a gennaio si sia arrivati a circa 30.000. Su una platea di 815.000 soggetti avviabili al lavoro, il dato, a giudizio degli interroganti impietoso, è di circa il 3,6 per cento per cento;
nel contempo, a dicembre 2019, l'occupazione è calata di 75.000 unità rispetto a novembre, attestandosi a 23,3 milioni. Sono scesi i posti di lavoro tra i dipendenti con contratto a tempo indeterminato (75.000 in meno) e tra gli autonomi (16.000 in meno) mentre sono aumentati i contratti a termine (circa 17.000 in più); in particolare, i lavoratori a tempo determinato, cioè i precari, hanno raggiunto il nuovo record di 3,1 milioni, con un incremento di 45.000 unità rispetto a dicembre 2018, mentre quelli autonomi scendono al minimo storico di 5,2 milioni (71.000 occupati in meno in un anno),
si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga le misure adottate relativamente alle politiche del lavoro, in particolare attraverso il reddito di cittadinanza, non congrue allo scopo che si erano prefissate, e se non intenda attivarsi per destinare le somme attualmente utilizzate per il reddito di cittadinanza per incentivi alle assunzioni da parte delle imprese, quali l'ulteriore riduzione del cuneo fiscale, la stabilizzazione e il superamento del precariato, specialmente nei settori di maggiore impatto innovativo e con maggiore capacità di moltiplicazione e distribuzione di opportunità di lavoro.
Interrogazione sulla candidatura del Ministro dell'economia e delle finanze alle prossime elezioni suppletive per la Camera dei deputati
(3-01353) (05 febbraio 2020)
Urso, La Russa, Ciriani, Rauti, Balboni, Calandrini, de Bertoldi, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, Petrenga. - Al Presidente del Consiglio dei ministri -
Premesso che:
il nostro ordinamento, a garanzia di un corretto svolgimento delle competizioni elettorali (politiche, europee ed amministrative) e di un esercizio imparziale del conseguente mandato, prevede una serie di cause di incandidabilità, incompatibilità e ineleggibilità;
in particolare, la normativa vigente stabilisce che, per essere candidabili, i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, i capi di gabinetto dei ministri, i commissari del Governo e tutti gli altri soggetti ineleggibili ai sensi dell'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 debbano cessare dalle loro funzioni almeno 180 giorni prima della data di scadenza del quinquennio di durata della Legislatura (in caso di elezioni anticipate, bisogna dimettersi comunque entro i 7 giorni successivi alla data di pubblicazione del decreto di scioglimento delle camere); a ciò si aggiunga tutta una serie di disposizioni che sanciscono il divieto di cumulo del mandato (elettivo) parlamentare con altre cariche;
benché si tratti di istituti giuridici sostanzialmente differenti (sia nei presupposti che negli effetti), la ratio complessiva delle disposizioni in materia è, in generale, quella di evitare eccessive concentrazioni di potere, assicurare parità di condizioni nello svolgimento delle competizioni elettorali e, in definitiva, quella di garantire una efficace "rappresentanza" e una maggiore "rappresentatività";
in sostanza, il fondamento della disciplina sulle incompatibilità e ineleggibilità risiede in motivazioni di carattere funzionale, morale o più propriamente tecnico, che rendono per il legislatore inconciliabile l'esercizio contemporaneo di una determinata carica e del mandato parlamentare nonché nel timore dell'influenza che determinate posizioni individuali hanno (o anche solo potrebbero avere) sul corpo elettorale;
in questo quadro, e sempre a garanzia della legalità, trasparenza, imparzialità ed efficacia di ogni processo decisionale e partecipativo, val la pena richiamare tutta la normativa vigente in materia di conflitto di interessi, voto di scambio, traffico di influenze illecite, campagna elettorale nonché par condicio che, inevitabilmente, in una lettura organica e sistematica, non può non entrare in gioco (anche solo potenzialmente) nello scenario che si va delineando per le prossime elezioni suppletive del 1° marzo 2020 nel collegio di Roma 1 per la Camera dei deputati;
considerato che:
il Ministro dell'economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, è il candidato designato dall'intero centrosinistra per le suppletive del collegio uninominale Roma 1;
lunedì 3 febbraio, già ufficialmente candidato alle elezioni suppletive a Roma, egli ha partecipato, per oltre un'ora e 30 minuti, ad un importante talk show televisivo su una rete nazionale;
la sua candidatura, oltre a rappresentare una grave e incomprensibile anomalia per il nostro consolidato sistema democratico-rappresentativo, costituisce un grave vulnus per l'intero assetto istituzionale delineato dal legislatore e sopra sinteticamente richiamato;
peraltro, nelle prossime settimane il Governo dovrà procedere ad oltre 400 nomine (tra multinazionali, SpA controllate dai ministeri, organismi indipendenti, enti economici e I) e proprio il Ministero dell'economia si troverà a dover svolgere un ruolo delicato e cruciale in questa fase di riassetto della complessa governance economico-produttiva del nostro Paese;
è evidente che, tanto più in tale scenario, la candidatura di un Ministro in carica rischia di alterare la competizione elettorale, creando seri squilibri in termini di competitività, concorrenza, parità di accesso e di condizioni rispetto agli altri candidati, stante la sua acclarata posizione "dominante" e "privilegiata";
è del resto di palese evidenza che, trattandosi di elezione suppletiva, oltretutto in un collegio uninominale (cosa assai diversa da una competizione proporzionale e non suppletiva), il ruolo di Ministro, nelle possibili influenze sugli elettori, è tanto più incisivo e importante di quanto possa essere quello di un sindaco candidato nel collegio del suo Comune o del capo di Gabinetto dello stesso Ministero, per i quali la legge non a caso prevede espressamente le dimissioni prima della accettazione della candidatura;
a tutto ciò si aggiunge che, mentre nel corso delle campagne elettorali per il rinnovo del Parlamento l'attività del Governo si limita all'ordinaria amministrazione per non influire sulla stessa, in tal caso, invece, si verifica il paradosso che il Ministero dell'economia e delle finanze, il cui titolare è candidato, continua a svolgere la sua attività complessiva nella pienezza dei poteri con il rischio di sostanziali violazioni del complesso di norme richiamate (e, nello specifico, quelle in materia di conflitto di interessi, traffico di influenze illecite e par condicio),
si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga che la candidatura del ministro Gualtieri alle imminenti elezioni suppletive del 1° marzo per il collegio uninominale Roma 1 per la Camera dei deputati contrasti con l'intero assetto normativo-istituzionale vigente e che sia necessario procedere alla sostituzione del Ministro in carica con altra persona, per fugare ogni ipotesi di incandidabilità o comunque di inopportunità, stante il concreto pericolo che lo stesso non si attenga alle regole della par condicio e che tutti gli altri candidati (Maurizio Leo, Rossella Rendina, Elisabetta Canitano, Marco Rizzo, Mario Adinolfi, Luca Maria Lo Muzio) non abbiano i suoi stessi spazi di comunicazione e propaganda, ovvero quantomeno assumere ad interim il ruolo oggi ricoperto dal ministro Gualtieri.
Interrogazione sulle misure europee per favorire gli investimenti pubblici nell'ambito del "green new deal"
(3-01347) (05 febbraio 2020)
De Petris. - Al Presidente del Consiglio dei ministri -
Premesso che:
sia nel bilancio europeo che in quello italiano sono previsti fondi per la realizzazione del "Green New Deal", ossia di un programma che accompagni la transizione ecologica dei settori produttivi, l'utilizzo di energie rinnovabili non climalteranti, la creazione di milioni di posti di lavoro volti all'efficientamento energetico degli edifici ad iniziare da quelli pubblici, il sostegno a politiche per una mobilità meno inquinante, all'agricoltura bio dinamica, alle politiche di "rifiuti zero" e più in generale a favore dell'economia circolare;
ma le risorse stanziate, peraltro spalmate in tempi medio-lunghi, sono sufficienti solo ad iniziare la messa in opera di tale conversione ecologica degli apparati produttivi e dei servizi;
per quanto concerne il bilancio europeo i fondi sono limitati e questo è da collegare alle ridotte dimensioni del medesimo;
per quanto concerne il bilancio italiano, e più in generale quelli degli Stati nazionali che compongono l'Unione europea, tale limitatezza va attribuita ai vincoli del patto di stabilità e crescita, che impediscono di tener fuori dal computo di tali criteri le spese per gli investimenti "verdi";
a tale possibile "regola d'oro" verde si oppongono la Germania ed alcuni Paesi del nord Europa, nonché la stessa Commissione europea,
si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Governo per ottenere in sede europea l'adozione, almeno parziale e graduale, di tale regola, per poter escludere dai calcoli per il rispetto dei criteri del patto di stabilità e crescita gli investimenti volti a proseguire le stesse politiche in difesa del clima, decisi dalla Cop21 nel 2015.
Interrogazione su iniziative di potenziamento della ricerca scientifica in Italia
(3-01350) (05 febbraio 2020)
Marcucci, Verducci, Mirabelli, Stefano, Collina, Ferrari, Bini, Cirinnà, Iori, Boldrini. - Al Presidente del Consiglio dei ministri -
Premesso che:
l'università e la ricerca sono motore fondamentale della crescita e dello sviluppo di un Paese, della formazione e costruzione continua di capitale umano, di saperi e conoscenze, materiali e immateriali. La ricerca universitaria è un settore strategico per migliorare le condizioni della società. A questo hanno concorso nel tempo, e continuano a concorrere oggi, l'accademia e la ricerca italiana, mantenendo elevati nel tempo la qualità, i contributi e il livello dei risultati apportati dagli scienziati italiani alla ricerca scientifica europea e mondiale;
i numeri dicono con chiarezza che quantità e qualità della produzione scientifica italiana si collocano nelle primissime posizioni nel mondo, dando lustro al Paese e svolgendo le funzioni di un volano indispensabile per la competitività in ogni settore. Nei prossimi anni, le grandi economie del pianeta, a partire dalla Cina e dall'India, moltiplicheranno le risorse investite in conoscenza, ricerca e sviluppo, allargando enormemente l'accesso di fasce di popolazione finora escluse dall'istruzione e dalla formazione di terzo e quarto livello. Per essere all'altezza delle nuove sfide il nostro Paese non può rimanere indietro; al contrario, deve fare dell'innovazione l'asse portante di tutti i settori economici, sociali, culturali, tecnologici;
la crescita dell'Italia passerà necessariamente attraverso nuovi e massicci investimenti nel capitale costituito da giovani, studiosi, innovatori, che nelle università dovranno trovare un legame strategico, uno snodo centrale di dialogo tra il mondo della ricerca e la società che la circonda, fatta di imprese, territori, pubbliche amministrazioni, che insieme possono concorrere a uno sviluppo solido e governato;
tuttavia, come noto e come più volte rilevato anche in autorevoli pubblicazioni internazionali, la ricerca italiana è in sofferenza. Uno dei problemi emersi negli ultimi anni è l'aumento esponenziale della condizione di precarietà dei ricercatori. Il nostro Paese forma ricercatori di alto livello, che il sistema sottodimensionato non riesce ad assorbire nei ruoli pubblici, a causa soprattutto dei vincoli di bilancio e dell'assenza di un piano di reclutamento programmato, stabile e certo. La rapida evoluzione socio-economica fa già immaginare, per la prossima decade, un enorme cambiamento nel mondo del lavoro, che necessiterà di figure professionali altamente qualificate e che dovranno essere formate. Tale esigenza deve rappresentare una spinta per arrestare l'emorragia verso l'estero di tanti, troppi giovani ricercatori, che in Italia non trovano una prospettiva alla propria carriera né validi accessi ai fondi;
sono notizie di questi giorni le statistiche di "AlmaLaurea" che confermano purtroppo il trend della "fuga dei cervelli". Solo nell'ultimo triennio 2016-2018 si è tentata un'inversione di rotta, attraverso l'adozione di politiche specifiche e investimenti rinnovati volti a recuperare un divario iniziato con la legge 30 dicembre 2010, n. 240, e con i drastici tagli di finanziamento al comparto adottati congiuntamente alla riforma. L'intervento, infatti, di piani straordinari a valere su fondi aggiuntivi sia ordinari sia europei per favorire l'assunzione a vari livelli dei ricercatori è stata una prima, anche se ancora insufficiente, risposta;
premesso inoltre che:
la legge di bilancio per il 2020 ha previsto lo stanziamento di ulteriori 31 milioni di euro, per l'anno 2020, del fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio, continuando nel percorso avviato nella XVII Legislatura: si tratta di risorse che consentiranno a tanti ragazzi che ne hanno i requisiti e l'idoneità di avere la borsa di studio;
la legge di bilancio per il 2020 ha previsto altresì un notevole incremento del numero dei contratti di formazione specialistica dei medici, aumentando ulteriormente le risorse dell'autorizzazione di spesa prevista a legislazione vigente;
il 2 febbraio all'istituto "Spallanzani" di Roma, tre ricercatrici, le dottoresse Concetta Castilletti, Maria Capobianchi e Francesca Colavita, a meno di 48 ore dalla diagnosi di positività per i primi due pazienti affetti dal coronavirus in Italia, sono riuscite ad isolare il virus, a riprova dell'eccellenza della ricerca italiana;
in un'intervista rilasciata al quotidiano "la Repubblica", il 4 febbraio 2020, il Ministro dell'università e della ricerca, professor Gaetano Manfredi, ha annunciato un nuovo piano di reclutamento dei ricercatori universitari, rappresentando altresì l'eccessiva durata del loro stato di precarietà;
è necessario offrire ai giovani che investono la propria vita e il proprio percorso lavorativo nella ricerca universitaria prospettive di carriera in tempi certi, regolate e lineari, interrompendo il sistema di sfruttamento nel quale spesso finiscono, semplificando il groviglio contrattuale esistente, per rimettere l'università italiana nelle condizioni di crescere e di offrire opportunità di studio ai migliori ricercatori,
si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda porre in essere per corrispondere alle aspettative del mondo dell'università e della ricerca, al fine di dare ai giovani una prospettiva professionale di crescita all'interno del nostro sistema Paese, di evitare che le eccellenze possano disperdersi all'estero e di apportare un concreto e duraturo sviluppo all'intera comunità.
Interrogazione sull'accesso ai documenti relativi ai lavori dell'eurogruppo e dei vertici euro
(3-01349) (05 febbraio 2020)
Bagnai, Romeo, Montani, Saviane, Siri, Simone Bossi, Candiani, Casolati, Tosato. - Al Presidente del Consiglio dei ministri -
Premesso che:
a seguito del vertice euro del 21 giugno 2019, in data 27 novembre 2019, presso le Commissioni riunite 6ª e 14ª del Senato, il Ministro dell'economia e delle finanze Roberto Gualtieri in relazione alle questioni di competenza connesse alla "bozza di riforma del Trattato istitutivo del meccanismo europeo di stabilità - MES" dichiarava: "Il testo è concordato e se chiedete se è possibile riaprire il negoziato vi dico che secondo me no, il testo del trattato è chiuso";
a margine dell'eurogruppo che si è svolto il 4 dicembre, il ministro Gualtieri ha invece dichiarato che l'Italia ha ottenuto al rinvio all'anno successivo della chiusura dell'accordo;
inoltre, nella lettera inviata il 5 dicembre dal presidente dell'eurogruppo, Mario Centeno, al presidente del vertice euro Charles Michel, viene però specificato che durante l'eurogruppo, sul nuovo testo del MES, si è "giunti ad un accordo di massima", sconfessando quindi la "logica di pacchetto" portata avanti dal Governo italiano e inserita nella risoluzione votata dall'attuale maggioranza l'11 dicembre 2019;
analoga ambiguità si rinviene rispetto a un altro elemento del "pacchetto bancario", l'European deposit insurance scheme (EDIS): nelle comunicazioni del 19 dicembre 2019 sugli esiti dell'Ecofin in Commissione 6ª del Senato il ministro Gualtieri ha dichiarato che la posizione dell'Italia "è estremamente netta nel negare il consenso alla modifica del trattamento prudenziale dei titoli di Stato", proposta dal Ministro delle finanze tedesco Scholz nel suo "Position paper on the goals of the banking union";
tuttavia, l'esigenza di simili modifiche era stata ribadita nella lettera indirizzata il 3 dicembre 2019 dal presidente dello high level working group (HLWG) sull'EDIS al presidente dell'eurogruppo, e nelle sue comunicazioni del 19 dicembre il ministro Gualtieri dichiarava che su questo tema stanno lavorando dei sottogruppi dell'HLWG, senza chiarire chi vi partecipasse per l'Italia e con quale mandato politico;
considerato che:
per risolvere gli equivoci causati dal diverso tenore delle dichiarazioni rilasciate al margine dell'eurogruppo e del vertice euro, sarebbe sufficiente visionare verbali e note di discussione sulla riforma del MES stilati durante i due summit citati;
tuttavia, intervenendo nelle comunicazioni del 19 dicembre 2019 il ministro Gualtieri, riconoscendo che l'eurogruppo "soprattutto con la costituzione del MES, assume anche una funzione, per alcuni aspetti, decisionale", ha dichiarato che esistono "vincoli specifici di riservatezza di alcuni suoi documenti di lavoro";
inoltre, secondo un'inchiesta apparsa sul quotidiano "La Verità", in data 30 gennaio 2020, alla richiesta inoltrata tramite il portale "asktheeu" di visionare i verbali relativi all'eurogruppo del 4 dicembre e del vertice euro del 13 dicembre, per valutare l'effettiva posizione del Governo italiano in tali sedi, il segretariato generale del Consiglio della UE ha comunicato che la procedura di accessibilità agli atti non è applicabile per l'eurogruppo, in quanto organo informale, né per il vertice euro, in quanto le deliberazioni sono coperte dal segreto professionale;
valutato infine che:
la questione è stata al centro di una diatriba tra l'ombudsman della UE e le istituzioni UE, dando vita a una intensa corrispondenza tra l'ombudsman (Emily O'Reilly) e l'allora presidente dell'eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem; è importante sottolineare che in questa fase l'OBM dà per scontato che i documenti dell'eurogruppo siano accessibili ai sensi del regolamento (CE) n. 1049/2001;
la trasparenza e l'accountability di un organismo centrale nel meccanismo decisionale della UE, come sottolineato dallo stesso ministro Gualtieri nelle sue comunicazioni, rimane quindi questione aperta,
si chiede di sapere a quali fonti normative specifiche il Governo faccia riferimento per motivare l'opposizione di un vincolo di riservatezza sui lavori dell'eurogruppo e del vertice euro.
Interrogazione sugli impatti negativi dei nuovi dazi statunitensi sul settore agroalimentare
(3-01351) (05 febbraio 2020)
Bernini, Malan, Fantetti, Galliani, Gallone, Giammanco, Lonardo, Mallegni, Mangialavori, Moles, Rizzotti, Ronzulli, Pichetto Fratin, Aimi, Craxi, Romani, Battistoni, Caligiuri, Serafini, Biasotti, Paroli, Tiraboschi. - Al Presidente del Consiglio dei ministri -
Premesso che:
l'organizzazione mondiale del commercio (WTO) è un'organizzazione intergovernativa, attiva dal 1995, che riunisce 164 Stati e ha il compito di regolare il commercio internazionale, con l'obiettivo di facilitare il più possibile gli scambi commerciali; in base ai trattati che l'istituiscono, il WTO regola e difende i principi del libero scambio;
il 2 ottobre 2019, il WTO ha autorizzato gli Stati Uniti ad imporre dazi doganali per circa 7,5 miliardi di dollari di import dall'Unione europea, accusata di aver aiutato negli anni in modo illegale Airbus nello sviluppo e lancio di alcuni suoi modelli (A380 e A350). L'Italia si ritrova ad essere punita dai dazi Usa nonostante l'Airbus sia essenzialmente un progetto franco-tedesco al quale si sono aggiunti Spagna e Regno Unito;
nel 2018 l'export complessivo dell'Italia verso gli Stati Uniti è stato pari a 42,45 miliardi di euro;
secondo le elaborazioni su fonti ISTAT dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE), dal mese di gennaio al mese di settembre 2019, il volume dell'export italiano verso gli Stati Uniti d'America è stato di 33.173,86 milioni di euro;
i nuovi dazi colpiscono un'ampia varietà di merci europee; con la conclusione, il 13 gennaio 2020, della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del commercio americano (USTR) ed in previsione di una possibile nuova estensione delle tariffe doganali paventata entro il 15 febbraio, sembrerebbero ricompresi al suo interno importanti prodotti made in Italy tra cui vino, olio e pasta, oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè, per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro;
nel mese di ottobre 2019, il consorzio del parmigiano reggiano (per il quale il mercato americano è uno dei mercati più importanti con 10.000 tonnellate di forme esportate ogni anno, pari al 20 per cento delle esportazioni complessive) ha evidenziato che l'entrata in vigore delle misure restrittive contro il "made in Europe" e su prodotti simbolo del made in Italy decise dall'amministrazione americana costerà, in dazi aggiuntivi, 30 milioni di euro facendone il prodotto italiano più penalizzato, subendo il 26 per cento dei 117 milioni dei costi affrontati dall'Italia; ciò comporterebbe il rischio di un aumento del parmigiano reggiano di 60 dollari al chilo;
secondo l'allarme lanciato da Coldiretti "la nuova lista ora interessa i 2/3 del valore dell'export del Made in Italy agroalimentare in Usa che è risultato pari a 4,5 miliardi in crescita del 13% nei primi nove mesi del 2019. Il vino con un valore delle esportazioni di quasi 1,5 miliardi di euro in aumento del 5% nel 2019 è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States, mentre le esportazioni di olio di oliva sono state pari a 436 milioni anch'esse in aumento del 5% nel 2019 ma a rischio è anche la pasta con 305 milioni di valore delle esportazioni con un aumento record del 19% nel 2019 su dati Istat relativi ai primi nove mesi dell'anno";
il prosecco è il vino italiano più esportato all'estero e ha visto gli Stati Uniti diventare nel primo semestre 2019 il principale mercato davanti al Regno Unito; sempre secondo Coldiretti, se entrassero in vigore dazi del 100 per cento ad valorem sul vino italiano, una bottiglia di prosecco, venduta in media oggi al dettaglio in Usa a 10 dollari, ne verrebbe a costare 15, con una rilevante perdita di competitività;
l'imposizione di dazi comporterà anche un rafforzamento del mercato dei prodotti che sfruttano in modo inveritiero il collegamento con l'origine italiana ("italian sounding") con il proliferare di finti prosecchi, finte fontine, finto parmigiano e finte paste italiane;
per evitare l'imposizione di dazi che mettono a rischio il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari italiani oltre i confini comunitari, occorre rafforzare gli sforzi diretti a tutelare, anche a livello diplomatico, le nostre imprese attive nell'esportazione e importazione e formalizzare accordi e livello diplomatico a tutela delle imprese che esportano, ma anche di quelle che importano;
il 14 gennaio 2020 il commissario europeo al commercio Phil Hogan ha incontrato a Washington il rappresentante del commercio degli Stati Uniti Robert Lighthizer e il Ministro giapponese Hiroshi Kajiyama per affrontare la questione dei dazi;
i tre esponenti, che rappresentano circa un terzo degli scambi globali, hanno siglato una dichiarazione unitaria con due punti centrali: rendere più severe le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio sui sussidi che i Paesi possono dare alle aziende e contrastare le pratiche di trasferimento forzato di tecnologia e proprietà intellettuale;
il 15 gennaio il presidente americano Donald Trump e il vice premier cinese Liu He hanno firmato alla Casa Bianca la "Phase one" (fase uno), un accordo che consente alla parte asiatica di ottenere il blocco dei nuovi dazi che sarebbero dovuti scattare il 15 dicembre 2019 e anche l'eliminazione dell'etichetta di "manipolatore di valuta" dai documenti del Dipartimento del tesoro americano, e alla parte statunitense di aumentare nel giro di due anni le esportazioni di manufatti per un valore complessivo di 80 miliardi di dollari e la fornitura di gas naturale liquefatto e petrolio per un totale stimato di 50 miliardi di dollari;
tuttavia, alla luce della recente epidemia di coronavirus che ha colpito pesantemente il Paese asiatico e stando ai primi dati diffusi dal Fondo monetario internazionale (FMI) che evidenzierebbe un rallentamento dell'economia cinese nel primo semestre 2020, tale volume di affari sembrerebbe ottimistico;
in questo quadro l'Italia, data la natura "export led" della propria economia, ha un interesse precipuo a svolgere un'attività negoziale anche all'interno dell'Unione europea, per tutelare in specifico le proprie produzioni di eccellenza,
si chiede di sapere:
se, nell'ambito dei negoziati relativi all'imposizione dei dati, sia stata rappresentata l'eccessiva penalizzazione dei prodotti italiani e se siano in atto interventi di sostegno delle imprese e per evitare che le conseguenze delle misure restrittive ricadano indistintamente su tutti gli Stati membri dell'Unione europea piuttosto che sui soli Paesi coinvolti nel contenzioso Airbus;
se siano allo studio iniziative volte a scongiurare le perdite economiche che inevitabilmente deriverebbero dall'imposizione di ulteriori dazi, in particolare sulle produzioni dell'eccellenza agroalimentare italiana .
Allegato B
Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1672 e sui relativi emendamenti
La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, con riferimento al riparto delle competenze normative fra lo Stato e le Regioni, parere non ostativo.
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e acquisita la relazione tecnica aggiornata, ai sensi dell'articolo 17, comma 8, della legge dì contabilità e finanza pubblica, esprime per quanto di propria competenza parere non ostativo.
In merito agli emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.2, 1.4, 1.0.1, 1.0.4, 2.0.2 e 2.0.9.
Esprime parere non ostativo su tutti i restanti emendamenti.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Disegno di legge n. 1672:
sulla questione pregiudiziale, la senatrice Masini avrebbe voluto esprimere un voto di astensione ed il senatore Vitali un voto contrario;
sull'emendamento 1.1, il senatore Lannutti avrebbe voluto esprimere un voto contrario;
sulla votazione finale, la senatrice Piarulli avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Auddino, Barachini, Berardi, Bertacco, Bogo Deledda, Bongiorno, Bossi Umberto, Botto, Campagna, Castaldi, Cattaneo, Ciriani, Crimi, Crucioli, De Poli, Di Piazza, Fazzone, Fusco, Giacobbe, Malan, Malpezzi, Margiotta, Mautone, Merlo, Minuto, Mirabelli, Misiani, Monti, Napolitano, Nugnes, Renzi, Ronzulli, Salvini, Santangelo, Sciascia, Segre, Sileri, Siri e Turco.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Augussori e Mollame, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE; Rampi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Augussori, Mollame e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE; Rampi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti, con decorrenza dal 10 febbraio 2020:
3a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Marilotti; cessa di farne parte il senatore Castaldi, sostituito, in quanto membro del Governo, dal senatore Lanzi;
7a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Angrisani; cessa di farne parte il senatore Marilotti;
14a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Castaldi, sostituito, in quanto membro del Governo, dalla senatrice Angrisani; cessa di farne parte la senatrice Angrisani.
Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, variazioni nella composizione
A seguito delle dimissioni della senatrice Laura Garavini da componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione stessa la senatrice Assuntela Messina.
Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, Ufficio di Presidenza
La Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario ha proceduto alla elezione dell'Ufficio di Presidenza.
Sono risultati eletti:
Presidente: deputata Carla Ruocco;
Vice Presidenti: senatore Luciano D'Alfonso e deputato Felice Maurizio D'Ettore;
Segretari: deputati Bruno Tabacci e Tommaso Foti.
Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto", Ufficio di Presidenza
La Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" ha proceduto alla elezione dell'Ufficio di Presidenza.
Sono risultati eletti:
Presidente: senatrice Angela Anna Bruna Piarulli;
Vice Presidenti: deputata Lucia Ciampi e senatore Manuel Vescovi;
Segretari: senatrici Fiammetta Modena e Caterina Biti.
Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, composizione
Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, di cui alla mozione approvata dall'Assemblea del Senato il 30 ottobre 2019, i senatori: Bagnai, Bergesio, Bernini, Biti, Bressa, Castellone, Ciriani, Corrado, Faraone, Fedeli, Malan, Marilotti, Marinello, Minuto, Nocerino, Pavanelli, Emanuele Pellegrini, Perosino, Pirovano, Ricciardi, Russo, Saccone, Segre, Urraro e Verducci.
Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, presentazione di relazioni
A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Cucca ha presentato la relazione sulla domanda di autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Luigi Cesaro nell'ambito di un procedimento penale pendente anche nei suoi confronti, trasmessa dal Tribunale di Napoli Nord - Sezione del Giudice per le indagini preliminari (Doc. IV, n. 1-A/R).
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Senatori Bottici Laura, Vanin Orietta, Lannutti Elio, Castaldi Gianluca, Guidolin Barbara, Gallicchio Agnese, Donno Daniela, Leone Cinzia, Ferrara Gianluca, Maiorino Alessandra, Pellegrini Marco, Saviane Paolo, Pizzol Nadia, Vallardi Gianpaolo, Fregolent Sonia, Candura Massimo, Toffanin Roberta, Causin Andrea, De Poli Antonio, Ferrazzi Andrea
Norme riguardanti il trasferimento al patrimonio disponibile e la successiva cessione a privati di aree demaniali nel comune di Chioggia (1149-B)
(presentato in data 05/02/2020)
S.1149 approvato dal Senato della Repubblica C.2152 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati (assorbe C.2041);
Ministro degli affari esteri e coop. inter.le
Ministro della difesa
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica democratica federale di Etiopia sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto ad Addis Abeba il 10 aprile 2019 (1700)
(presentato in data 05/02/2020)
C.1999 approvato dalla Camera dei deputati;
Ministro degli affari esteri e coop. inter.le
Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Colombia per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatta a Roma il 26 gennaio 2018 (1701)
(presentato in data 05/02/2020)
C.1769 approvato dalla Camera dei deputati;
Ministro degli affari esteri e coop. inter.le
Ratifica ed esecuzione del Protocollo sui registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti, fatto a Kiev il 21 maggio 2003 (1702)
(presentato in data 05/02/2020)
C.1862 approvato dalla Camera dei deputati;
Ministro degli affari esteri e coop. inter.le
Ratifica ed esecuzione dei seguenti trattati:
a) Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Colombia, fatto a Roma il 16 dicembre 2016;
b) Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Colombia di assistenza giudiziaria in materia penale, fatto a Roma il 16 dicembre 2016;
c) Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Colombia sul trasferimento delle persone condannate, fatto a Roma il 16 dicembre 2016 (1703)
(presentato in data 05/02/2020)
C.1941 approvato dalla Camera dei deputati;
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro degli affari esteri e coop. inter.le
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Turkmenistan sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Roma il 25 novembre 2009 (1704)
(presentato in data 05/02/2020)
C.1956 approvato dalla Camera dei deputati;
Ministro degli affari esteri e coop. inter.le
Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatta a Montevideo il 1° marzo 2019 (1705)
(presentato in data 05/02/2020)
C.1962 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro dell'economia e finanze
Conversione in legge del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente (1698)
(presentato in data 05/02/2020);
senatori Faraone Davide, Bonifazi Francesco, Comincini Eugenio, Conzatti Donatella, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Garavini Laura, Ginetti Nadia, Grimani Leonardo, Magorno Ernesto, Marino Mauro Maria, Nencini Riccardo, Parente Annamaria, Renzi Matteo, Sbrollini Daniela, Sudano Valeria, Vono Gelsomina
Istituzione della Giornata nazionale Enzo Tortora delle vittime degli errori giudiziari (1699)
(presentato in data 05/02/2020);
senatori Santillo Agostino, Abate Rosa Silvana, Trentacoste Fabrizio
Disposizioni in tema di riordino delle competenze in tema di consorzi di bonifica (1706)
(presentato in data 06/02/2020).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Marino Mauro Maria
Disposizioni per il trattamento pensionistico e risarcitorio del personale appartenente al comparto sicurezza, difesa, vigili del fuoco e soccorso pubblico con infermità o lesioni dipendenti da fatti di servizio non suscettibili di miglioramento (51)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanità)
(assegnato in data 06/02/2020);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Pucciarelli Stefania ed altri
Modifica all'articolo 9 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (807)
previ pareri delle Commissioni 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 06/02/2020);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Ripamonti Paolo ed altri
Disposizioni in materia di impiego delle guardie giurate all'estero (1368)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 06/02/2020);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Nencini Riccardo
Modifiche alla normativa relativa alle indennità di funzione dei sindaci (1405)
previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 06/02/2020);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Rauti Isabella ed altri
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle dinamiche e sulle connessioni del terrorismo interno e internazionale con la strage di Bologna del 2 agosto 1980 (1481)
previ pareri delle Commissioni 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 06/02/2020);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Rizzotti Maria ed altri
Introduzione dell'articolo 544-bis.1 del codice penale in materia di divieto di macellazione, commercio e consumo delle carni di cane e gatto (1562)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 12ª (Igiene e sanità)
(assegnato in data 06/02/2020);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Di Nicola Primo ed altri
Disposizioni in materia di sanzioni accessorie per le violazioni di norme tributarie (1282)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 06/02/2020);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Gaudiano Felicia ed altri
Agevolazione fiscale per il mantenimento di animali d'affezione (1446)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita')
(assegnato in data 06/02/2020);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Fenu Emiliano, Sen. Leone Cinzia
Disposizioni in materia di regime fiscale dei fabbricati ad uso abitativo locati da imprese (1591)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 06/02/2020);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Campari Maurizio ed altri
Abolizione del limite per il trasferimento di denaro contante per acquisti tracciabili e introduzione della possibilità di emettere "scontrino parlante" per la vendita di beni e servizi pagati in denaro contante (1602)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 06/02/2020);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Lannutti Elio ed altri
Istituzione dei certificati di compensazione fiscale in forma dematerializzata (1619)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 06/02/2020);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Puglia Sergio ed altri
Modifica all'articolo 125-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, in materia di contratto di credito (1652)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 06/02/2020);
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
sen. Maiorino Alessandra
Disposizioni in materia di formazione integrata e integrale della persona e di insegnamento dell'educazione emotiva nelle scuole di ogni ordine e grado (1601)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 06/02/2020).
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
sen. Bernini Anna Maria
Disposizioni in materia di potenziamento dell'offerta formativa degli istituti tecnici, nonché norme in materia di percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento (1614)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 06/02/2020);
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
sen. Bernini Anna Maria
Introduzione dell'insegnamento dell'educazione alimentare nei programmi scolastici (1615)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 12ª (Igiene e sanità), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 06/02/2020);
11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
sen. Fedeli Valeria
Misure a sostegno della condivisione della responsabilità genitoriale, nonché del congedo obbligatorio di paternità (1153)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 12ª (Igiene e sanita')
(assegnato in data 06/02/2020);
11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
sen. Parente Annamaria ed altri
Norme in materia di parità retributiva tra donne e uomini e di sostegno alle madri lavoratrici (1423)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 06/02/2020);
11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
sen. Maiorino Alessandra ed altri
Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di congedo di maternità e di paternità obbligatorio (1462)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita')
(assegnato in data 06/02/2020);
11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
sen. Lunesu Michelina ed altri
Modifiche alla legge 21 ottobre 2005, n. 219, in materia di attività trasfusionali (1567)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita')
(assegnato in data 06/02/2020);
12ª Commissione permanente Igiene e sanità
sen. Marin Raffaella Fiormaria ed altri
Disposizioni in materia di assistenza veterinaria di base gratuita per gli animali d'affezione (1573)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 06/02/2020);
Commissioni 1ª e 2ª riunite
dep. Dori Devis ed altri
Modifiche al codice penale, alla legge 29 maggio 2017, n. 71, e al regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e di misure rieducative dei minori (1690)
previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali
C.1524 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.1834)
(assegnato in data 06/02/2020).
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Mantovani Maria Laura ed altri
Modifica all'articolo 117 della Costituzione in materia di competenza statale per il coordinamento delle infrastrutture e piattaforme informatiche (1590)
previ pareri delle Commissioni 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 06/02/2020);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Bonino Emma
Modifiche agli articoli 2 e 9 della Costituzione in materia di equità generazionale, sviluppo sostenibile e tutela dell'ambiente (1632)
previ pareri delle Commissioni 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali)
(assegnato in data 06/02/2020);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro economia e finanze Gualtieri ed altri
Conversione in legge del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente (1698)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 06/02/2020).
Governo, trasmissione di atti
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 27 gennaio 2020, ha inviato l'aggiornamento per gli anni 2012-2017 della relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva, predisposta ai sensi dell'articolo 10-bis.1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a, alla 6a e alla 11a Commissione permanente (Atto n. 410).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 30 gennaio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1-bis, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 gennaio 2020, concernente l'esercizio di poteri speciali mediante l'imposizione di specifiche prescrizioni nei confronti della società Wind Tre Spa in relazione alla fornitura di apparati Juniper Networks, tramite la società Sirti Spa, per l'espansione delle reti 5G.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 411).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 29 gennaio 2019 e 3 febbraio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi:
il conferimento di incarico di livello dirigenziale generale alla dirigente di prima fascia dottoressa Maria Carmela Giarratano e ai dirigenti di seconda fascia dottori Giuseppe Lo Presti, Maddalena Mattei Gentili e Oliviero Montanaro, nell'ambito del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
alla dottoressa Annalisa Pacifici, magistrato ordinario collocato fuori ruolo organico della Magistratura, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 5 febbraio 2020, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19, commi 3 e 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - la comunicazione concernente la nomina dell'architetto Maria Lucia Conti, dirigente di seconda fascia, in quiescenza nei ruoli dello stesso dicastero, a Capo dipartimento per le infrastrutture, i sistemi informativi e statistici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 23, 28 e 30 gennaio 2020, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
dell'Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE) per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 251);
della Fondazione Ente Ville Vesuviane, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 252);
della Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali (CSEA) per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 253);
della Fondazione la Biennale di Venezia, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 254);
di SACE S.p.A. per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 255);
del Consorzio del Ticino, Consorzio dell'Oglio e dell'Adda, per l'esercizio 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 13a Commissione permanente (Doc. XV, n. 256).
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 1° al 6 febbraio 2020)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 53
NENCINI: sulla necessità del potenziamento del distaccamento dei vigili del fuoco di Poggio Mirteto (Rieti) (4-02542) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno)
RUFA ed altri: sulla necessità del potenziamento del distaccamento dei vigili del fuoco di Poggio Mirteto (Rieti) (4-02585) (risp. VARIATI, sottosegretario di Stato per l'interno)
STABILE: sull'operatività dei nuclei nautici dei Vigili del fuoco (4-02032) (risp. MAURI, sottosegretario di Stato per l'interno)
Mozioni
LUNESU, CUCCA, EVANGELISTA, FENU, FLORIS, LICHERI, MARILOTTI, ROMEO, CIRIANI, FARAONE, UNTERBERGER, DESSI', MANCA, ZANDA, BERNINI - Il Senato,
premesso che:
le nuove norme della Convenzione internazionale MARPOL (Annesso VI) dell'International maritime organization (IMO), ossia l'Agenzia marittima delle Nazioni Unite, e della direttiva (UE) 2016/802, al fine di ridurre l'inquinamento dell'aria prodotto dalle navi commerciali che oggi utilizzano combustibile con tenore di zolfo al 3,5 per cento massa per massa, obbligano le compagnie di navigazione ad utilizzare, dal 1° gennaio 2020, nella navigazione in acque territoriali ed internazionali, carburanti navali con un contenuto di zolfo inferiore allo 0,5 per cento massa per massa;
le due principali opzioni alternative per mettersi in regola con le nuove norme, ossia l'utilizzo di carburante alternativo tipo gas naturale liquefatto (LNG) oppure l'adozione, per le navi, di filtri di depurazione dei gas di scarico, cosiddetti scrubber, non incontrano il favore delle compagnie di navigazione, perché determinano ingenti costi per l'adeguamento del naviglio, orientando le preferenze per l'impiego di carburante a basso tenore di zolfo, che tuttavia ha un costo superiore di oltre il 30 per cento, nonostante esista ancora il problema dell'approvvigionamento del carburante nei porti;
considerato che:
nel corso degli anni, non si è provveduto in tempi congrui a predisporre le misure necessarie per calmierare gli effetti conseguenti all'entrata in vigore delle norme suddette e, quindi, a incentivare le compagnie di navigazione, perché si dotassero di moderni sistemi antinquinamento e di incoraggiare l'utilizzo dell'energia elettrica di terra per le navi ormeggiate in porto;
le compagnie di navigazione che effettuano i collegamenti da e per la Sardegna, per far fronte all'incremento dei costi del carburante, hanno adeguato le tariffe praticate al trasporto delle merci prevedendo sui listini un aumento medio di 100 euro a semirimorchio e tenuto conto che il traffico annuo in Sardegna riguarda circa 400.000 semirimorchi, ciò determina un impatto complessivo in termini di maggiori costi di trasporto sul traffico merci pari a circa 40/50 milioni di euro con rincari conseguenti sull'esportazione dei nostri prodotti e sui prodotti importati, determinando un ulteriore aggravio per l'economia isolana, in condizioni di sottosviluppo rispetto agli standard comunitari;
le stesse ripercussioni deriverebbero sul traffico passeggeri in generale e in particolare sul turismo, voce fondamentale per il bilancio regionale, ma fortemente frenato nella potenziale espansione dai costi considerati proibitivi dei traghetti, che, soprattutto in alta stagione, rappresentano un elemento discriminante nella scelta delle mete di vacanza;
considerato, altresì, che alla Sardegna è inflitto un proibitivo aggravio di spesa, proprio mentre combatte per difendere e riaffermare il proprio diritto alla mobilità di merci e passeggeri in condizioni di parità con i "non isolani", o quantomeno a vedere significativamente ridotte le disparità e gli ostacoli che discendono dall'insularità,
impegna il Governo:
1) ad avviare tutte le necessarie ed opportune iniziative al fine di scongiurare un aggravio di costi dei trasporti via mare, che determinerebbe un isolamento ancora maggiore per la Sardegna e un disastro per l'economia sarda e in particolare per due settori trainanti, come il commercio e il turismo;
2) nelle more dell'aggiudicazione del nuovo bando per la continuità marittima, a destinare specifiche risorse finanziare a favore delle compagnie o degli utenti, come previsto dalla stessa normativa richiamata, per attenuare l'impatto economico e sociale causato dall'aumento dei prezzi.
(1-00214)
Interrogazioni
GRANATO - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:
il regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 dicembre 2019, n. 169, entrato in vigore il 5 febbraio 2020, ha modificato la precedente disciplina inerente all'organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, degli uffici di diretta collaborazione del Ministro e dell'organismo indipendente di valutazione della performance (OIV);
nel contesto della riorganizzazione delle sedi periferiche, è stato deciso di collocare a Crotone la sede della nuova Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone;
considerato che:
in un comunicato stampa del 3 febbraio 2020 il presidente della camera di commercio di Crotone, Alfio Pugliese, ha espresso un "ringraziamento al Ministro Franceschini per aver mantenuto l'impegno preso in precedenza con l'allora Sottosegretario Dorina Bianchi" (sottosegretario durante la XVII Legislatura), in quanto "la nuova riorganizzazione della rete di tutela del patrimonio culturale della Calabria è anche il frutto di quanto seminato negli anni passati";
lungi dal perseguimento di logiche campanilistiche, si reputa opportuno un intervento di chiarimento del Governo per rendere noti i criteri utilizzati ai fini di tale scelta, con l'obiettivo di informare i cittadini e i diretti interessati in merito alla decisione presa, evitando strumentalizzazioni di sorta e polemiche pretestuose,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni di natura tecnica e logistica in base alle quali è stato deciso il collocamento a Crotone, piuttosto che nel capoluogo regionale, degli uffici della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, afferente al territorio di ambedue le province interessate;
in quale sede saranno ubicati gli uffici della Soprintendenza;
quale sia stato l'impegno preso dal Ministro in indirizzo preso con l'ex sottosegretario Dorina Bianchi, come richiamato nella nota diffusa dal presidente della camera di commercio di Crotone, laddove tale informazione fosse fondata.
(3-01364)
CORRADO, GRANATO, ANGRISANI, ROMANO, PISANI Giuseppe, CAMPAGNA, PRESUTTO, MARILOTTI, DE LUCIA, TRENTACOSTE, PAVANELLI - Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
e il rapporto ISTISAN 16/9, "Studio epidemiologico dei siti contaminati della Calabria: obiettivi, metodologia, fattibilità" di P. Comba e M. Pitimada, pubblicato dall'Istituto superiore di sanità nel 2016, ha preso in esame 4 casi studio calabresi e fatto un primo quadro dello stato di salute della popolazione in quei luoghi in uno spazio temporale che va dal 2006 al 2012;
in 3 dei 4 casi esaminati sono emersi dati di incidenza oncologica superiori a quanto atteso: 1) a Crotone, unico sito di bonifica di interesse nazionale della Calabria, sono stati registrati eccessi di mortalità in entrambi i generi per tutte le cause, tutti i tumori, tumori epatici e renali, nonché eccessi di ricoveri ospedalieri per tutti i tumori e per neoplasie gastriche, epatiche e polmonari; 2) nelle Serre vibonesi un eccesso di mortalità per tumori totali e in particolare tumori gastrici, e per diverse patologie cronico-degenerative; 3) nella valle dell'Oliva, nel comune di Serra d'Aiello (Cosenza), eccessi di mortalità per tumori del colon-retto e per diverse patologie cronico-degenerative;
in "Silicosis mortality in Italy: temporal trends 1990-2012 and spatial patterns 2000-2012" di G. Minelli, A. Zona, F. Cavariani, P. Comba e R. Pasetto, pubblicato dall'Istituto superiore di sanità nel 2017, sono stati analizzati i dati sulla mortalità per silicosi (malattia polmonare che colpisce lavoratori di diversi settori produttivi, dalle cave di pietra alle fabbriche di ceramica e a molto altro), nell'arco di tempo che va dal 2000 al 2012, in Italia e nelle diverse regioni;
con 352 decessi in questo arco di tempo, la Calabria si colloca al quinto posto dopo Toscana, Sardegna, Abruzzo e Liguria ma risale di una posizione se si considerano i tassi di mortalità il cui calcolo tiene conto delle dimensioni della popolazione delle diverse regioni;
la geografia delle aree della Calabria che maggiormente contribuiscono a questo risultato contempla Motta San Giovanni (Reggio Calabria), con 91 decessi osservati su 1 atteso, Acri (Cosenza), con 40 decessi osservati su 4 attesi, San Basile (Cosenza), con 10 decessi osservati su 0 attesi, e un'area vasta di 25 comuni intorno a Colosimi (Cosenza), con 96 decessi osservati su 11 attesi;
il rapporto ISTISAN 17/37, "Mortalità per mesotelioma pleurico in Italia, 2003-2014" di P. Comba e L. Fazzo, pubblicato dall'Istituto superiore di sanità nel 2017, esamina i dati sulla mortalità per mesotelioma pleurico (malattia per esposizione ad amianto) nell'arco di tempo che va dal 2003 al 2014, in Italia e nelle diverse regioni;
in Calabria risultano essersi verificati 16 casi, con esposizione ad amianto per 30-40 anni, così distribuiti: Crotone, con 7 decessi osservati su 3 attesi, Gioia Tauro (Reggio Calabria), con 3 decessi osservati su 1 atteso; Roggiano Gravina (Cosenza), con 3 decessi osservati su 0 attesi, e Villa San Giovanni (Reggio Calabria), con 3 decessi osservati su 0 attesi;
le tre pubblicazioni dimostrano che in Calabria emergono dati meritevoli di essere posti sotto attenzione e che la comunità scientifica nazionale segue il processo ambiente e salute nella regione, mantenendo alta l'attenzione sul tema;
sul piano internazionale, invece, la sesta conferenza interministeriale degli Stati membri dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) su ambiente e salute, tenutasi a Ostrava, in Repubblica ceca (13-15 giugno 2017), ha visto i Paesi della regione europea, Italia compresa, impegnarsi a rafforzare e promuovere azioni tese a migliorare l'ambiente e la salute a livello internazionale, nazionale e subnazionale, inserendo tra le 7 priorità la bonifica dei siti contaminati,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quale sia la situazione nel territorio regionale non preso in esame dagli studi citati;
se siano al corrente di quali iniziative abbia intrapreso la Regione Calabria relativamente a quanto sopra;
quali azioni intendano avviare, in relazione alle rispettive competenze, per prevenire ed eliminare gli effetti negativi, i costi e le disuguaglianze ambientali e sanitarie legate alla gestione dei rifiuti e dei siti contaminati, anche tenendo conto degli impegni assunti a Ostrava.
(3-01365)
CASTELLONE, PISANI Giuseppe, PIRRO, ENDRIZZI, DE LUCIA, ANGRISANI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:
la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), all'art.1, comma 361, recita: "Fermo quanto previsto dall'articolo 35, comma 5-ter, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale presso le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del medesimo decreto legislativo sono utilizzate esclusivamente per la copertura dei posti messi a concorso";
la sentenza di Cassazione n. 280/2016, sezione lavoro, riporta che in tema di impiego pubblico privatizzato la pubblica amministrazione, in presenza di più graduatorie per il medesimo profilo, deve indicare le ragioni di interesse pubblico prevalenti che la inducono ad effettuare lo scorrimento applicando un parametro diverso da quello dell'utilizzazione delle diverse graduatorie secondo il criterio cronologico, cioè a partire da quella di data anteriore, che è destinata a scadere prima;
considerato che per quanto risulta agli interroganti:
il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) con delibera n. 141 del 27 maggio 2019, nonostante la legge e la sentenza sopra riportate, nell'anno 2019 ha non solo provveduto allo scorrimento di un numero elevato di graduatorie, ma non ha neppure seguito il criterio cronologico, facendo infatti scorrere per le stesse figure professionali le graduatorie pubblicate nel 2018 e 2019 dei 50 concorsi banditi nel 2017 di cui 25 per dirigenti di ricerca di primo livello e 25 per primi ricercatori di secondo livello e non quelle relative ai concorsi di cui ai bandi n. 364.172, 364.173, n. 364.145, n. 364.146 del 2013 (7 per dirigente di ricerca, 7 per primi ricercatori, 2 per dirigenti tecnologi, 2 per primi tecnologi) pubblicate precedentemente;
gli scorrimenti previsti dalla delibera hanno interessato un numero abnorme di idonei (ad oggi più di 400) dei concorsi banditi nel 2017 contro 73 vincitori, in molti casi completamente esaurendo le stesse graduatorie, portando all'assunzione di idonei classificatisi addirittura al 21° posto in graduatoria con scarti di oltre 15 punti dal vincitore;
pertanto sia i suddetti 50 concorsi del 2017 che gli scorrimenti delle relative graduatorie hanno riguardato solo le figure di ricercatori, tagliando fuori le figure del tecnologo;
il contratto collettivo nazionale di lavoro degli enti pubblici di ricerca prevede che vengano banditi concorsi ai sensi dell'art. 15 per progressioni di carriera per ricercatori e tecnologi con cadenza biennale;
la sentenza di Cassazione n. 8985 del marzo 2018 ha conferito piena legittimità alla selezione ai sensi dell'art. 15 del contratto collettivo 2006 ribadendo che esse debbano essere attivate con cadenza biennale;
dal 2009 il CNR è inadempiente, non avendo provveduto a bandire le posizioni previste dal contratto;
i primi idonei ai concorsi del 2013, con punteggio solo di qualche decimale inferiore a quello dell'ultimo vincitore e con parametri bibliometrici e titoli superiori o paragonabili ai vincitori e idonei dei concorsi del 2017, sentendosi ingiustificatamente discriminati, hanno chiesto al presidente del CNR e al consiglio di amministrazione, con varie note protocollate ed inviate per conoscenza alla responsabile della Direzione centrale gestione risorse umane, e al Ministro pro tempore dell'istruzione Lorenzo Fioramonti, lo scorrimento delle loro 18 graduatorie ancora vigenti almeno per i primi 8 idonei, per un totale di 144 posizioni;
la richiesta di scorrimento aveva anche lo scopo di sanare parzialmente l'inadempienza dell'ente che per ben 5 bienni non ha ottemperato al contratto collettivo 2006; lo scorrimento in particolare delle graduatorie dei concorsi di cui ai bandi n. 364.145 e n. 364.146 avrebbe, inoltre, dato opportunità di progressione di carriera anche alla figura dei tecnologi, profondamente umiliata dalla mancata pubblicazione di concorsi a loro destinati per ben 10 anni;
mai nessuna risposta è giunta da parte del presidente e dei vertici;
inoltre, per l'ultimo concorso non ancor concluso (bando n. 367.160 per dirigente di ricerca area strategica materiali avanzati), a procedura avviata e criteri stabiliti, in seguito alle dimissioni della commissione, il CNR addirittura ne ha nominata un'altra con il compito non di proseguire la valutazione, ma illegittimamente di iniziare daccapo con la definizione di nuovi criteri;
a parere degli interroganti, viste le criticità descritte, andrebbe analizzato: la legittimità degli scorrimenti delle graduatorie effettuati nel 2019; la legittimità della procedura di definizione di nuovi criteri per il concorso di cui al bando n. 367.160 a procedura avviata; il mancato rispetto da parte del CNR del contratto di categoria, non avendo l'ente attivato le procedure concorsuali previste a cadenza biennale per l'avanzamento di carriera dei suoi ricercatori e tecnologi; il mancato scorrimento delle graduatorie, bando n. 364.145 per dirigente tecnologo, n. 364.146 per primo tecnologo, bando n. 364.172 per dirigente ricercatore, bando n. 364.173 per primo ricercatore, del 2013 pubblicate antecedenti alle graduatorie dei 50 bandi 2017, relative alle stesse figure professionali, anche in contrasto con la citata sentenza di Cassazione n. 280 del 2016,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se intenda prendere gli opportuni provvedimenti al riguardo;
se non ritenga che l'ente abbia illegittimamente provveduto a far scorrere le graduatorie nonostante il blocco delle graduatorie dei concorsi pubblici previsto dalla legge di bilancio per il 2019;
se non ritenga altresì che il CNR, con lo scorrimento delle graduatorie dei 50 concorsi del 2017, abbia illegittimamente provveduto a far scorrere graduatorie pubblicate in data posteriore assumendo oltre 400 idonei su 73 vincitori invece di provvedere per le stesse figure professionali allo scorrimento delle graduatorie dei concorsi del 2013 pubblicate antecedentemente, eludendo la citata sentenza di Cassazione;
se non ritenga inoltre che l'ente abbia immotivatamente discriminato il suo personale inquadrato come tecnologo, non prevedendo per queste figure né concorsi né scorrimento di graduatorie da oltre 10 anni;
se non ritenga, infine, che la procedura che l'ente sta avallando per il concorso di cui al bando n. 367.160 sia illegittima.
(3-01366)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DAMIANI, RONZULLI, GASPARRI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
nel territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani, negli ultimi mesi, la casistica dei beni privati degli amministratori pubblici vittime di danneggiamenti ha raggiunto livelli notevoli e preoccupanti per l'incolumità degli stessi e più in generale dei cittadini;
nella notte tra il 16 e 17 gennaio 2020 un petardo ad alto potenziale è esploso davanti alla saracinesca della farmacia della famiglia di Sergio Silvestri, ex europarlamentare, generando un grande frastuono e terrore tra i cittadini di Bisceglie;
nella notte tra il 30 e 31 dicembre 2019 l'automobile del padre del sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano, è stata incendiata, devastata e corredata da una minaccia grave;
il 15 dicembre 2019, l'automobile del vicesindaco di Bisceglie, Angelo Consiglio, è stata rigata in più parti: sul cofano anteriore, con un'ingiuria inequivocabile, e anche sul parabrezza e sulle fiancate;
il 2 aprile 2019 l'automobile personale dell'assessore alle manutenzioni dello stesso Comune, Natale Parisi, è stata distrutta da un incendio mentre era parcheggiata sotto la sua abitazione nel rione Salnitro: l'episodio avrebbe matrice dolosa, come risulta dal rinvenimento di un pezzo di stoffa che è stato probabilmente imbevuto di benzina ed utilizzato per innescare l'incendio;
come riscontrato dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, in tutta la provincia, nel 2018, si sono registrati 5 atti di intimidazione nei confronti di amministratori pubblici e, nel 2019, sulla medesima scia, se ne contano ben 4, due dei quali riguardano assessori della Giunta comunale di Bisceglie;
ad avviso dell'interrogante, gli atti a chiaro scopo intimidatorio sono il chiaro segnale di un livello di sfida nei confronti dell'amministrazione comunale di Bisceglie, che diventa sempre più aggressivo e che deve trovare una risposta ferma da parte delle istituzioni, affinché non prevalgano la paura e l'insicurezza,
si chiede di sapere se e con quali tempistiche il Ministro in indirizzo intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di scongiurare il perpetuarsi degli atti criminali a danno degli amministratori pubblici del territorio, e più in particolare del Comune di Bisceglie.
(4-02858)
MONTANI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che da fonti di stampa si apprende che, nell'ambito di un più ampio piano di Rete ferroviaria italiana di razionalizzazione delle biglietterie, il 20 febbraio 2020 chiuderà definitivamente la biglietteria della stazione ferroviaria di Stresa (Verbano-Cusio-Ossola);
considerato che:
la stazione di Stresa è l'unica dove fermano i treni internazionali nella zona del lago Maggiore, come l'Eurocity per la Svizzera;
la chiusura della biglietteria comporterà per i passeggeri una difficoltà a reperire informazioni circa le coincidenze per raggiungere altre località nelle vicinanze;
la chiusura della biglietteria costringerà gli utenti a recarsi o a Verbania o ad Arona per acquistare un biglietto attraverso i canali tradizionali;
la funzione di una biglietteria ferroviaria non si riduce alla semplice stampa e rivendita di titoli di viaggio (che, come tale, nell'era digitale, può essere facilmente supplita da sistemi elettronici o di ticketless), ma assurge anche ad un "servizio" utilissimo di informazione, assistenza e supporto ai viaggiatori,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se intenda, per quanto di propria competenza, adoperarsi con RFI in merito alla decisione di chiudere la biglietteria della stazione ferroviaria di Stresa.
(4-02859)
IWOBI, LUCIDI, VESCOVI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
con decreto del presidente della Repubblica 21 marzo 2018, l'Algeria ha definito i nuovi confini della propria zona economica esclusiva marittima;
in particolare, stando al decreto, l'Algeria si approprierebbe di tutte le acque a ridosso delle 12 miglia, passando da Sant'Antioco, Carloforte, Portovesme, Oristano, Bosa e Alghero, negando di fatto l'uso comune delle acque internazionali a ridosso delle coste sarde;
l'estensione da 40 a 180 miglia della propria zona economica, comprendendo anche il fondale, comporterebbe ingenti vantaggi all'Algeria in materia di industria della pesca, ovvero per la ricerca e lo sfruttamento di risorse energetiche;
considerato che in data 28 dicembre 2018 la Rappresentanza permanente dell'Italia all'ONU ha presentato una lettera di protesta, evidenziando l'opposizione del Governo italiano alla definizione della zona economica esclusiva algerina, come indicato dal decreto, poiché si sovrappone indebitamente a zone di legittimo ed esclusivo interesse nazionale,
si chiede di sapere quale sia la posizione del Governo e quali azioni di propria competenza il Ministro in indirizzo stia adottando per tutelare gli interessi italiani.
(4-02860)
PEPE - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
la Direzione provinciale di Potenza dell'Agenzia delle entrate, in data 28 gennaio 2020, ha comunicato ai presidenti del collegio dei geometri e degli ordini degli ingegneri degli architetti e degli agronomi di Potenza che gli sportelli catastali di Melfi e Lagonegro, a partire dal 1° febbraio 2020, potranno fornire soltanto "consultazioni personali richieste direttamente da soggetti titolari, anche in parte, del diritto di proprietà o di altri diritti di godimento, poiché i restanti servizi sono già tutti fruibili attraverso il canale telematico";
nello specifico, questi sportelli catastali vennero aperti presso gli uffici territoriali di Melfi e Lagonegro in aggiunta a quelli istituzionalmente deputati a fornire servizi catastali in visura e voltura presso l'Ufficio provinciale - territorio - di Potenza;
considerato che:
per la popolazione che risiede nei territori interessati, da questo mese non sarà più possibile consegnare volture catastali agli sportelli, ma bisognerà eseguire la procedura telematica via posta certificata o, in alternativa, recarsi personalmente presso l'ufficio centrale del capoluogo a Potenza, creando un aggravio di costi e dilatazione dei tempi di consegna per tutti i cittadini interessati;
un ridimensionamento di tali sportelli catastali rappresenterebbe un ulteriore impoverimento dei servizi pubblici in un territorio che già di per sé non gode della presenza abbondante di presidi territoriali della pubblica amministrazione;
nel caso specifico dei cittadini anziani, la criticità aumenta in maniera significativa per oggettive e maggiori difficoltà, sia di movimento, che di approccio alla tecnologia,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di sollecitare un ripensamento in merito alla questione esposta in premessa.
(4-02861)
CALANDRINI - Ai Ministri per la pubblica amministrazione, dell'economia e delle finanze e dell'interno. - Premesso che:
il comma 2 dell'articolo 33 del decreto-legge n. 34 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 58 del 2019, al fine di consentire l'accelerazione degli investimenti pubblici in determinate aree e materie, ha statuito che i Comuni "possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato" a condizioni particolari e segnatamente: "in coerenza con i piani triennali dei fabbisogni di personale", "fermo restando il rispetto pluriennale dell'equilibrio di bilancio asseverato dall'organo di revisione";
fissa inoltre un limite di spesa complessiva per tutto il personale dipendente, al lordo degli oneri riflessi a carico dell'amministrazione, "non superiore al valore soglia definito come percentuale, differenziata per fascia demografica, delle entrate relative ai primi tre titoli delle entrate del rendiconto dell'anno precedente a quello in cui viene prevista l'assunzione, considerate al netto del fondo crediti dubbia esigibilità stanziato in bilancio di previsione";
la Conferenza Stato-città e autonomie locali dell'11 dicembre 2019 ha licenziato l'intesa sullo schema di decreto attuativo del citato articolo 33, comma 2;
risulta all'interrogante che tale schema di decreto avrebbe arrecato disorientamento ad una pluralità di enti, in quanto è lamentato che i valori soglia fissati rischiano di essere troppo selettivi, e non mancano i dubbi interpretativi: in particolare, le amministrazioni nelle quali il rapporto si colloca al di sotto della soglia minima potrebbero effettuare assunzioni a tempo indeterminato in misura superiore alla propria capacità assunzionale, mentre le amministrazioni nelle quali tale rapporto si colloca al di sotto della soglia massima, dovranno adottare un piano che consenta loro di rientrare nel 2025 entro i parametri fissati;
ancora, le amministrazioni comunali che presentano un rapporto intermedio fra i due valori soglia dovrebbero restare nel tetto delle capacità assunzionali, ma non sarebbero obbligate ad adottare un piano di rientro;
inoltre, ai fini del calcolo del rapporto, le entrate correnti corrisponderebbero alla media degli accertamenti relativi ai primi tre titoli relativi agli ultimi tre rendiconti approvati, al netto del fondo crediti di dubbia esigibilità stanziato nel bilancio di previsione relativo all'ultima annualità considerata, mentre la spesa per il personale dovrebbe essere conteggiata considerando tutti gli impegni di competenza senza detrazioni oltre all'Irap, come rilevati nell'ultimo rendiconto della gestione approvato;
significativi dubbi sarebbero inoltre emersi relativamente al fondo crediti di dubbia esigibilità: diversi enti chiedono delucidazioni, in quanto si sarebbe portati ad interpretare le relative disposizioni nel senso che la norma indicherebbe il preventivo 2018, e che occorrerebbe considerare il dato di previsione finale;
le perplessità nutrite da diversi enti sono inerenti alla fase dell'approvazione del rendiconto 2019, considerato il rischio di dover effettuare nuovamente i conteggi ed eventualmente rivedere di nuovo la programmazione, il che la renderebbe alquanto "mobile";
ancora, mentre per gli enti "virtuosi" è chiaramente previsto che la maggiore spesa derivante dalle assunzioni disposte in base allo schema di decreto non rileva ai fini della verifica dei limiti di cui ai commi 557 e 562 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006 (che quindi rimangono vigenti, con la conseguenza che, in sede di verifica, occorrerà depurare la spesa da tale quota), per gli enti sopra la soglia massima, invece, si tratta di definire un "percorso di graduale riduzione annuale" del rapporto "anche applicando un turnover inferiore al 100%" e solo dal 2025 scatterebbe, in caso di mancato conseguimento del target, la limitazione del turnover al 30 per cento;
stessa valutazione attiene al caso, ancor più indefinito, degli enti "mediani", ossia quelli che si trovano a metà fra il valore minimo e quello massimo: si evidenzia che il decreto si limita a precisare che essi non possono incrementare la spesa di personale rispetto all'ultimo rendiconto approvato, circostanza che sembrerebbe introdurre un doppio limite: da un lato, quello fisso, ai sensi dei citati commi 557 e 562 dell'articolo 1 della legge n. 296 del 2006, dall'altro quello mobile dell'ultimo rendiconto;
non è inoltre previsto, a decorrere dall'anno 2020, un regime assunzionale specifico per la Polizia locale; le nuove assunzioni di personale dell'area di vigilanza dovranno essere effettuate attingendo dall'unico budget complessivo destinato a finanziare l'intero piano assunzionale, in concorrenza con tutti gli altri settori dell'amministrazione;
e ancora, con riferimento ai contratti disciplinati dagli articoli 110 e 90 del decreto legislativo n. 267 del 2000, relativamente ai dirigenti a tempo determinato e staff del sindaco, rientrando anch'essi nel testo della spesa sottoposta a rigidi vincoli e limiti, si rischia di rendere sempre più difficoltoso avvalersi di tale personale per comuni più piccoli e in difficoltà con le assunzioni;
è segnalato all'interrogante come si sarebbe diffusa negli ultimi anni la prassi di "sanzionare" con il divieto di assunzione una serie di violazioni normative che esulano dalla gestione del personale: si pensi per esempio al rispetto del termine per la certificazione dei crediti, per l'adozione del piano delle azioni positive e del piano della performance,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non valutino l'opportunità di adottare un tempestivo intervento teso a meglio definire l'individuazione delle percentuali annuali di incremento del personale in servizio per i Comuni che presentano un rapporto intermedio tra i due valori soglia, al fine di superare i dubbi esposti e se non ritengano inoltre opportuno definire in modo più puntuale le procedure che gli enti devono espletare nella fase dell'approvazione del rendiconto 2019;
se, considerato il significativo ritardo nell'emanazione del decreto attuativo dell'articolo 33 del decreto-legge n. 34 del 2019, ritengano di consentire agli enti di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato in base ai piani triennali 2019-2021 e a quelli in corso di aggiornamento per gli anni 2020-2021, approvati in base alla disciplina vigente, nelle more della pubblicazione delle disposizioni attuative;
se, nel rispetto degli equilibri di bilancio, intendano attivarsi per svincolare le assunzioni di personale di Polizia locale dalle limitazioni finanziarie attualmente vigenti per le assunzioni del restante personale;
se intendano, ciascuno in relazione alle proprie competenze ed eventualmente in modo congiunto, intraprendere opportune iniziative volte a superare l'approccio "sanzionatorio" finora adottato in materia di assunzioni, che comporta inevitabilmente una deminutio nell'erogazione dei servizi pubblici;
se non ritengano necessario intervenire con riferimento ai contratti disciplinati dagli articoli 110 e 90 del decreto legislativo n. 267 del 2000 relativamente ai dirigenti a tempo determinato e staff del sindaco per estrometterli dal tetto della spesa del personale.
(4-02862)
CORRADO, GRANATO, DE LUCIA, ANGRISANI, MARILOTTI, TRENTACOSTE, MONTEVECCHI, PAVANELLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:
con decreto n. 7505 del 20 giugno 2014, pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Calabria n. 32 del 14 luglio 2014, parte II, la Regione, dipartimento n. 5, attività produttive, settore 2, politiche energetiche, attività estrattive e risorse geotermiche, rilasciava alla Siemens Gamesa Energia Italia SpA l'autorizzazione unica alla realizzazione dell'impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica "Aia del vento", da realizzare nei comuni di Mongrassano, San Marco Argentano e Cervicati (Cosenza);
il decreto dava atto che la durata dell'autorizzazione era definita dal punto 10.2, allegato sub 1, della legge regionale n. 42 del 2008, ovvero con una durata massima di 3 anni, prorogabile per una sola volta; prevedeva, inoltre, che i lavori dovevano avere inizio entro 90 giorni dalla data di rilascio dell'autorizzazione unica e che il termine della conclusione dei lavori era fissato in 36 mesi, decorrente dalla data di inizio lavori;
con decreto n. 7356 del 14 luglio 2015, pubblicato sul Bollettino ufficiale n. 9 del 5 febbraio 2016, parte II, la Regione Calabria, dipartimento n. 6, sviluppo economico, lavoro, formazione e politiche sociali, settore n. 7, attività produttive ed energia sostenibile, concedeva alla stessa società la proroga del termine di inizio lavori sino al 6 ottobre 2015, indicato nel decreto di autorizzazione unica n. 7505 del 20 giugno 2014, con termine di conclusione dei lavori fissato in 36 mesi;
considerato che:
ciononostante, con decreto n. 9583 del 5 settembre 2018, pubblicato sul Bollettino ufficiale n. 93 del 19 settembre 2018, il dipartimento sviluppo economico, attività produttive, settore 5, fonti rinnovabili infrastrutture energetiche lineari concedeva "una proroga per la realizzazione del parco eolico di che trattasi alla Siemens Gamesa Renewable Energy Italia SpA fino al 12 giugno 2019, termine ultimo per la realizzazione dell'opera stessa", agendo in modo palesemente illegittimo, atteso che i lavori non erano iniziati entro la data di proroga di inizio lavori, fissata per il 6 ottobre 2015;
con nota del 16 ottobre 2019 prot. n. 0005461, inoltrata al dipartimento sviluppo economico attività produttive, nonché ad ulteriori 29 destinatari (tra cui gli uffici tecnici dei Comuni di San Marco Argentano e di Cervicati, il Ministero per i beni e le attività culturali, la Terna rete italiana SpA, la Guardia di finanza, il Nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturale), il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Mongrassano riscontrava che i lavori di costruzione del parco eolico avevano avuto inizio in data 26 ottobre 2018, quindi oltre il termine fissato dall'autorizzazione unica del 18 settembre 2014, prorogata al 6 ottobre 2015;
il termine di ultimazione dei lavori era stato oggetto di proroga due volte, in contrasto con quanto disposto dalla citata legge regionale;
il mancato inizio dei lavori entro il 6 ottobre 2015, termine ultimo assegnato, aveva comportato la decadenza ai sensi dell'art. 15, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 del permesso di costruire, sostituito a tutti gli effetti dall'autorizzazione unica (con decreto n. 7505 del 20 giugno 2014);
il tecnico comunale riscontrava, infine, la mancata osservanza delle disposizioni della legge regionale, relativamente alla concessione della proroga di una sola volta del termine di ultimazione lavori e chiedeva al dipartimento sviluppo economico attività produttive di valutare l'esistenza dei presupposti di fatto e di diritto per l'emissione del provvedimento di decadenza dell'autorizzazione unica;
considerato inoltre che:
i lavori hanno avuto effettivo inizio in data 20 marzo 2019 e proseguono con autorizzazione unica, che deve essere ritenuta affetta da decadenza ai sensi e per gli effetti dell'art. 15, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, senza che la Regione abbia emesso a tutt'oggi alcun conseguente provvedimento di decadenza del titolo autorizzativo, benché l'ufficio tecnico comunale abbia, da ben oltre 4 mesi, riscontrato irregolarità, violazioni normative e, appunto, la decadenza dell'autorizzazione unica;
la costruzione del parco eolico gode di incentivi ed agevolazioni da parte del Gestore dei servizi energetici GSE SpA, quale società interamente controllata dallo Stato attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze, che ha il compito di accertare la sussistenza o la permanenza dei requisiti per il riconoscimento o il mantenimento degli incentivi;
l'impianto insiste sul percorso religioso denominato la "via del giovane" quale itinerario di interesse escursionistico, naturalistico, storico, religioso, culturale e turistico, inserito dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo nell'atlante dei cammini d'Italia, poiché collega alcuni luoghi toccati dalla vita e della predicazione di san Francesco di Paola, protettore della Calabria; dal convento di San Marco Argentano il percorso si dirama verso il santuario di Paola (Cosenza) attraversando il territorio di Mongrassano proprio in località denominata "Aia dei venti";
nell'anno 2017, anche con il patrocinio della stessa Regione Calabria, della Provincia di Cosenza, della federazione italiana escursionismo (FIE), dei Comuni interessati e del santuario di san Francesco di Paola, l'intero itinerario, contenuto nel "Testimonium", ovvero il documento che attesta il compimento del cammino timbrato dai frati dell'ordine dei minimi di san Francesco, è stato inaugurato ed è stato segnalato con l'apposizione di 45 pietre miliari,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione e quali urgenti iniziative intendano adottare al fine di bloccare gli incentivi e agevolazioni relativamente al costruendo impianto eolico "Aia del vento" da parte della Siemens Gamesa Renewable Energy Italy SpA;
quali provvedimenti abbiano adottato oppure intendano adottare al fine di salvaguardare il paesaggio, tutelato dall'art. 9 della Costituzione, e il percorso denominato "via del giovane", atteso che i lavori per l'impianto eolico proseguono, a quanto pare, in violazione della normativa di settore, con autorizzazione unica ormai priva di efficacia giuridica;
se non vogliano valutare se nei fatti ricorrano illeciti, con conseguente dovere di denuncia alle competenti autorità.
(4-02863)
LANNUTTI, MATRISCIANO, CORRADO, GIANNUZZI, PAVANELLI, LEONE, PISANI Giuseppe, GALLICCHIO, NATURALE, CAMPAGNA, ACCOTO, PESCO, FENU, DRAGO, LICHERI, PELLEGRINI Marco, LANZI, RICCARDI, MAIORINO, LOMUTI, CROATTI, PIARULLI, TRENTACOSTE, DELL'OLIO, ABATE, DESSI', NOCERINO - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
"Il Foglio", organo di Convenzione per la giustizia, movimento politico fondato dai parlamentari Marcello Pera e Marco Boato, ha beneficiato di finanziamenti pubblici ai giornali di partito per un importo di 54.130.802,00 € (54,1 milioni) dal 1997 al 2017, anno in cui ha incassato 803.170,06 euro; nel 2018 ha incassato la prima rata pari al 50 per cento, presumibilmente 400.000 euro circa. Giuliano Ferrara, fondatore e direttore de "Il Foglio" ha testualmente dichiarato alla trasmissione "Report", andata in onda su Raitre il 23 aprile 2006: «Dal secondo anno dalla fondazione, il contributo dello Stato, con il trucco della famosa Convenzione per la giustizia che era un... un trucco. La legge dava una possibilità e noi l'abbiamo sfruttata. È un trucco nel senso che non era un vero partito, era un... Sì avevamo chiesto a due amici, Marcello Pera, che faceva parte del centro-destra, senatore, e Marco Boato, deputato del centro-sinistra, due persone amiche, due lettori del giornale, di firmare per il giornale, abbiamo fatto questa convenzione. Un escamotage, sì, legale, perfettamente legale»;
la società cooperativa Il Foglio quotidiano editrice della testata "Il Foglio quotidiano", registrata il 7 dicembre 1995 al n. 611 al Tribunale di Milano, con sede in Via Vittor Pisani a Milano, controllata dal 2016 al 100 per cento dalla Sorgente Group di Walter Mainetti tramite la Musa Comunicazione della Foglio Edizioni, il cui direttore responsabile è Claudio Cerasa, il quale il 23 dicembre ha polemizzato sul mancato finanziamento pubblico a "Il Foglio", perché non figurava tra le testate beneficiarie nel 2018 dei contributi pubblici all'editoria, stando all'elenco pubblicato dal dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, che fa capo al sottosegretario Andrea Martella (Padova). Una scelta difesa dal predecessore di Martella, Vito Crimi, ma contestata da altri esponenti politici;
secondo quanto ha scritto Michele Arnese il 10 giugno 2018 in un articolo dal titolo "Ecco la vera Sorgente dei travagli di Mainetti" ("Il Foglio"): «"Il Foglio" perde da anni. Nel periodo 2010-2016 la cooperativa di giornalisti che pubblica il quotidiano fondato da Giuliano Ferrara si aspettava di incassare dallo Stato 14 milioni di contributi per l'editoria ma ne sono arrivati solo 9,68. E Foglio Edizioni srl (la società di Mainetti, che dal 2016 possiede la testata e l'affitta alla cooperativa) ha dovuto anticipare ai giornalisti 4,5 milioni. Mainetti sostiene "Il Foglio" con i soldi estratti dagli immobili degli enti. I fondi perdono, il gestore guadagna. Nel 2017 gli immobili del fondo Megas (520 milioni di valore) hanno portato affitti per 19 milioni e costi per 36, con una perdita finale di 17,5 milioni. Il fondo Michelangelo 2 (221 milioni di immobili) ha perso in un anno 32,6 milioni. Nel frattempo Sorgente ha incassato solo come commissioni di gestione 7,7 milioni»;
considerato che:
in seguito all'apertura dell'indagine da parte della Guardia di finanza «per aver incassato contributi pubblici all'editoria senza averne avuto diritto» (soldi che dovrebbe restituire) il dipartimento per l'informazione e per l'editoria ha bloccato l'erogazione dei nuovi contributi;
in difesa de "Il Foglio" sono scesi in campo alcuni esponenti politici, che hanno diffuso messaggi a tutela della libertà di informazione. Lo stesso Martella ha affermato che: «Sul tema dei contributi al "Foglio" penso sia necessario e utile evitare polveroni e strumentalizzazioni che non servono a nessuno e lasciare parlare solo i fatti. È in corso da parte del dipartimento per l'Informazione e l'Editoria un'istruttoria tecnica a seguito delle risultanze di una verifica effettuata dalla Guardia di Finanza, che acquisirà le contro deduzioni da parte della testata e si concluderà per legge entro il prossimo febbraio». Una nota del dipartimento dell'editoria in cui si spiega che «l'anticipo pari al 50% del contributo 2018 risulta regolarmente erogato, in quanto anteriore alle comunicazioni della Guardia di Finanza, la mancata erogazione del saldo non può al momento configurarsi quale diniego», e che «il termine finale di legge per l'adozione del provvedimento conclusivo verrà infatti a scadenza soltanto il prossimo 28 febbraio 2020». Partita non chiusa visto che: «in data 9 dicembre 2019, il dipartimento ha concesso ulteriori 30 gg. per acquisire le controdeduzioni della Testata». Secondo "Il Foglio", «in base a questi falsi materiali, su cui i tribunali dovranno decidere, la pretesa dell'autorità politica e burocratica delegata a confermare o cancellare l'erogazione dei contributi all'editoria è di indurre "Il Foglio" a una grave crisi editoriale, eventualmente alla chiusura, intimandogli la restituzione di sei milioni circa di euro per il biennio già menzionato e nel frattempo sospendendo l'erogazione di contributi a titolo di garanzia, procedendo senza nemmeno ancora avere acquisito la controrelazione del giornale rispetto al verbale dei finanzieri, il che è addirittura enorme, madornale»;
scrive Salvatore Cannavò in un articolo su "Il Fatto Quotidiano" del 27 dicembre 2019 dal titolo: "Il Foglio e quei liberisti con i soldi altrui": "Senza competizione, non c'è efficienza. Senza efficienza, non c'è risparmio. Senza risparmio, non c'è investimento. Senza investimento, non c'è futuro. E senza concorrenza, purtroppo, non c'è alcuna speranza di non ritrovarsi presto con un paese fottuto". Il punto che ci interessa, invece, è discutere se si possa invocare il libero mercato, la concorrenza, la libertà dei capitali privati quando in gioco ci sono le vite degli altri e chiedere il sostegno pubblico se a ballare è la propria, di vita. Solo il 22 dicembre scorso, il quotidiano dedicava un'intera delle sue voluminose pagine a un pezzo contro "La Repubblica dei salvataggi" criticando il modo in cui il governo affronta i casi di Alitalia, Ilva o Whirlpool. "Il mercato non si può sfidare in eterno" recitava il sommario e nel suo articolo Stefano Cingolani scriveva dei "soldi dei contribuenti e dei risparmiatori nelle aziende fallite". Per aggiungere che "se di sostegno pubblico c'è bisogno, allora deve servire ad aumentare il capitale, razionalizzare, chiudere gli istituti incapaci di risanare",
si chiede di sapere:
se il Governo ritenga sia serio assecondare il libero mercato, la concorrenza e la libertà dei capitali privati quando in gioco ci sono le vite degli altri, ossia di tanti lavoratori licenziati e cacciati dal posto di lavoro dalle imprese che delocalizzano, col 'mercato che non si può sfidare in eterno come recitava l'articolo di Stefano Cingolani, impiegando soldi dei contribuenti e dei risparmiatori nelle aziende fallite, e se di sostegno pubblico c'è bisogno, allora deve servire ad aumentare il capitale, razionalizzare, chiudere gli istituti incapaci di risanare, continuando ad invocare il sostegno pubblico se a ballare è la propria, di vita, ossia quella de "Il Foglio";
se sia a conoscenza del fatto che "Il Foglio", nonostante i fondi pubblici erogati per 54,1 milioni di euro, continui ad accumulare perdite, analogamente alle tanto deprecate aziende pubbliche, non avendo il dovuto riscontro delle vendite per stare sul mercato;
se i pubblici finanziamenti di 54,1 milioni di euro erogati in 20 anni a "Il Foglio", sulla base del trucco della famosa "Convenzione per la giustizia", non abbiano comportato un pregiudizio per gli interessi dello Stato, sul quale debbano essere svolti i necessari accertamenti e le opportune segnalazioni alle autorità competenti.
(4-02864)
CORRADO, LA MURA, GRANATO, ANGRISANI, ROMANO, LOREFICE, PRESUTTO, MARILOTTI, DE LUCIA, TRENTACOSTE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali, della salute, della giustizia e dell'interno. - Premesso che negli anni numerosi giornalisti, scrittori, autori televisivi ed associazioni locali hanno continuato a trattare ed approfondire la storia investigativa orbitante attorno alle navi dei veleni: imbarcazioni cariche di rifiuti industriali di ogni tipo e in alcuni casi, pare, anche di materiale radioattivo, che sarebbero state dolosamente affondate nel Mediterraneo, col duplice scopo di truffare le assicurazioni e sbarazzarsi dei rifiuti evitando i costi dello smaltimento legale;
considerato che:
sia nel saggio "Plutonio" di Monica Mistretta (Città del Sole edizioni 2018) sia in un recente servizio di "Fanpage", sono emerse versioni nuove sulla morte del Capitano Natale De Grazia, che propongono una riscrittura totale delle ipotesi relative al decesso e alle ultime ore di vita dell'ufficiale che stava indagando sulla "Rigel", una delle "navi dei veleni". Il decesso da atti ufficiali venne prima addebitato ad arresto cardiaco, dopo a presunto avvelenamento e ora a percosse ed evidenti segni di traumi fisici, come si legge appunto su "fanpage", il 12 dicembre 2019;
i procedimenti giudiziari attivati negli anni '90 da numerose preture e procure italiane e convergenti sulla pista investigativa di De Grazia non ebbero mai gli indispensabili riscontri investigativi di tipo tecnico, per il mancato stanziamento delle somme necessarie e dell'attrezzatura idonea a scandagliare e analizzare i fondali marini profondi ricadenti sia nelle acque nazionali sia in quelle internazionali secondo le coordinate raccolte da De Grazia;
negli ultimi anni diverse trasmissioni televisive hanno intervistato tecnici (anonimi e non) che hanno esibito profili sonar che potrebbero corrispondere ad alcune navi dei veleni, ipotizzando sabotaggi delle indagini volti a non appurare la verità a causa dei costi esorbitanti di tali bonifiche e dei contraccolpi per il Paese;
l'Unione europea, nell'ambito della recente "marine strategy", riconosce nei mari un habitat da salvaguardare e conservare per le future generazioni, vista la sua funzione vitale per il mantenimento anche degli equilibri socio-economici umani;
nell'ultimo anno, alcune associazioni hanno chiesto a diverse istituzioni, parlamentari e locali, la riapertura per lo meno parziale delle indagini condotte da De Grazia;
considerato inoltre che è in corso presso la Corte d'assise d'appello di Catanzaro il processo per l'interramento di rifiuti nel fiume Oliva,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se esista una mappatura geo-chimica dei fondali territoriali di Calabria, Puglia, Basilicata, Campania e Sicilia in grado di indicare la qualità chimica dei sedimenti;
se navi come la Rigel, affondata il 21 settembre 1987, siano mai state ricercate e con quali attrezzature e risultati;
quali tipi di controlli vengano svolti e con quali risultati circa eventuali smaltimenti illeciti di rifiuti nelle acque territoriali ed internazionali;
se nell'ultimo decennio vi siano stati in Italia spiaggiamenti di rifiuti industriali (container o fusti metallici) e con quali rischi accertati per la salute pubblica;
se vengano svolti controlli radiochimici sul pescato ionico e tirrenico e con quali risultati, ed eventualmente ove siano visionabili i risultati delle verifiche;
se vi sia l'intenzione di riprendere le ricerche avviate del capitano De Grazia ed estenderle ai nuovi dati eventualmente emersi;
quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano assumere per sostenere la Regione Calabria nell'identificare, delimitare e bonificare l'area della valle dell'Oliva interessata da contaminazioni chimiche e radiologiche forse all'origine degli eccessi di mortalità per tumori del colon-retto e per diverse patologie cronico-degenerative rilevati a Serra d'Aiello (rapporti ISTISAN 16/9), nonché qualora sia accertata l'esistenza di altre cavità usate illecitamente come discariche abusive;
se, valutate le nuove tecnologie rispetto a quelle esistenti all'epoca dei fatti, il Ministro della giustizia non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento relativamente alla controversa morte di De Grazia nonché alle coordinate raccolte da quest'ultimo.
(4-02865)
BOSSI Simone, PELLEGRINI Emanuele, RIVOLTA, ROMEO, CAMPARI, RIPAMONTI - Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
presso la città di Cremona sarebbe in distribuzione in questi giorni un volantino nel quale si sollecitano i cittadini ad effettuare una "spesa responsabile";
nella pagina su "cibo e clima", il volantino evidenzia l'interdipendenza tra alimentazione e cambiamenti climatici, invitando i cittadini a scegliere principalmente cibi di origine vegetale, possibilmente stagionali e locali, e limitare il consumo di alimenti trasformati;
nella medesima pagina si indicano, altresì, quattro rimedi ritenuti efficaci per mitigare i cambiamenti climatici: consumare meno carne rossa; rinunciare per quanto possibile all'uso dell'automobile privata; evitare i viaggi in aereo; fare meno figli;
per quanto consta agli interroganti, il volantino sarebbe stato realizzato con il patrocinio del Comune di Cremona;
considerato che:
l'Italia è uno dei Paesi d'Europa maggiormente colpiti dal fenomeno del progressivo invecchiamento della popolazione;
l'età media cresce continuamente ed è attualmente superiore a 45 anni, ma si stima che nel 2050 la popolazione italiana scenderà a circa 54 milioni con un'età media di oltre 53 anni;
l'Italia è parallelamente uno dei Paesi d'Europa con i più bassi tassi di fecondità;
nel 2018, secondo l'Istat il tasso è stato pari a 1,29 figli per donna;
occorre dunque un deciso cambio di rotta, attraverso politiche per la famiglia e la natalità che possano incrementare i tassi di fecondità e mitigare il fenomeno dell'invecchiamento progressivo della popolazione;
a giudizio degli interroganti è molto inopportuno che gli enti locali si facciano promotori di iniziative che seguono un approccio diametralmente opposto, come accaduto in questi giorni presso il Comune di Cremona,
si chiede di sapere:
se i fatti richiamati in premessa corrispondano al vero e, in tal caso, se il Ministro in indirizzo non ritenga che siano di assoluta gravità per un Paese civile, che dovrebbe improntare la società alla cultura della vita;
quali iniziative di propria competenza il Ministro voglia assumere per evitare che fatti così gravi possano ripetersi;
quali iniziative di propria competenza intenda adottare al fine di mettere in atto serie politiche per la famiglia e la natalità che possano permettere agli italiani di fare figli e contrastare il fenomeno del progressivo invecchiamento della popolazione.
(4-02866)
MONTANI, CANDIANI, RIVOLTA - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il sistema previdenziale svizzero si basa sul cosiddetto " sistema dei tre pilastri". Il primo garantisce il minimo essenziale nella vecchiaia del percipiente e in caso di decesso del soggetto assicurato (AVS); il secondo è obbligatorio ed è costituito dalla previdenza professionale integrativa (LLP - legge sulla previdenza professionale); il terzo, infine, è basato sulla previdenza privata individuale e risulta facoltativo;
in particolare, il secondo pilastro costituisce fonte di integrazione del reddito da pensione per numerosi italiani, che hanno trascorso la loro vita oltre confine e ora sono rientrati in Italia e per altrettanto numerosi frontalieri che per lungo periodo hanno varcato giornalmente la frontiera per recarsi al lavoro in Svizzera;
considerato che:
relativamente ai soggetti tenuti all'applicazione della ritenuta nell'ipotesi di corresponsione delle rendite tramite un intermediario, per le rendite AVS, il comma 1, dell'articolo 76, della legge n. 413 del 1991 prevede che la ritenuta è applicata dagli "istituti italiani, quali sostituti di imposta, per il cui tramite l'AVS Svizzera le eroga ai beneficiari in Italia", mentre per le prestazioni LPP, il comma 1-bis del medesimo articolo stabilisce che la ritenuta "è applicata dagli intermediari finanziari italiani che intervengono nel pagamento";
la differente formulazione utilizzata dal legislatore comporta che, diversamente da quanto avviene per le rendite AVS, che sono corrisposte ai beneficiari per il tramite di determinati istituti di credito italiani e, dunque, sulla base di specifiche convenzioni fra questi ultimi e la gestione AVS, le prestazioni LPP sono direttamente corrisposte ai beneficiari, mediante accreditamento sui rispettivi conti correnti aperti in Italia. Ne consegue che, nel primo caso, la ritenuta è applicata solo dagli istituti italiani individuati dalle convenzioni come destinatari dei pagamenti, mentre, nel secondo caso, la ritenuta è applicata da tutti gli intermediari finanziari presso i quali i beneficiari delle prestazioni decidono di far accreditare le prestazioni;
ultimamente sono giunte segnalazioni riguardanti il secondo pilastro; in quanto, se la rendita viene erogata attraverso un intermediario finanziario italiano, la tassazione è del 5 per cento, ma se questa rendita viene erogata attraverso un intermediario finanziario non italiano, in dichiarazione dei redditi invece di essere tassata con un'aliquota del 5 per cento viene tassata con l'aliquota ordinaria, così come annunciato dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione N.3/E del 27 gennaio 2020;
si evince quindi una diversità di trattamento, in quanto la stessa pensione, se erogata attraverso intermediari finanziari italiani ha una tassazione agevolata, se invece erogata attraverso intermediari finanziari non italiani viene tassata con aliquota ordinaria; risulta non esserci una logica ben chiara,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non consideri opportuno segnalare la questione descritta e chiedere quale sia l'interpretazione corretta, al fine di ricevere dettagli esaustivi, per fare piena e totale chiarezza sul caso e soprattutto fugare ogni dubbio di incoerenza e disparità di trattamento, affinché la rendita erogata attraverso un intermediario anche se non italiano, venga tassata con un'aliquota del 5 per cento.
(4-02867)
GRASSI - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
il parco archeologico dell'antica Abellinum (III-II A.C.) e la basilica paleocristiana di Capo La Torre (III-IV D.C.) in Atripalda (Avellino), giacciono nel degrado più assoluto;
a partire dal mese di gennaio 2018, cioè da quando la ALES non ha più in manutenzione ordinaria la pulizia dei luoghi, la domus, le terme, il decumano e la basilica risultano abbandonati all'incuria del tempo ed ai fenomeni atmosferici, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare;
Abellinum è un'area di notevole interesse archeologico, tanto è vero che il Ministero in indirizzo, nel 2016, dopo molti anni di controverse vicende giudiziarie, ha definitivamente acquisito il sito come proprietà demaniale per un ammontare di svariati milioni di euro;
i danni materiali ed immateriali che in questo momento si stanno consumando ai danni del patrimonio storico-artistico sono ingenti; intonaci, affreschi di età pompeiana, si stanno lentamente sbriciolando e le murature della domus sono in stato di collabenza per l'assenza totale di manutenzione;
una situazione dalla quale deriva un nocumento certo e riscontrabile al sito monumentale, al punto tale che sarebbero ravvisabili ipotesi di reato nei confronti di chi ne ha la responsabilità e la gestione,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di porre rimedio allo stato di grave degrado dell'area archeologica, tra l'altro posta sotto la tutela della Soprintendenza archeologica territoriale;
quali interventi intenda varare allo scopo di assicurare una costante manutenzione al parco dell'antica Abellinum;
quale sia la gravità dei danni al patrimonio che nel frattempo si sono verificati a seguito della mancata manutenzione e salvaguardia del medesimo sito.
(4-02868)
BATTISTONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno. - Premesso che:
il 24 agosto 2016, alle ore 3.36, il terremoto di magnitudo 6.0 che ha colpito il centro Italia ha interessando i territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria;
il 26 e il 30 ottobre nuovi violenti terremoti hanno ancora interessato il centro Italia, in particolare il confine tra Umbria e Marche. La scossa del 30 ottobre, di magnitudo 6.5, è stata la più forte in Italia degli ultimi trent'anni;
secondo gli esperti del Cnr e dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) le tre scosse hanno deformato il suolo. Ad Accumoli la terra si è abbassata di 20 centimetri, a Castelsantangelo sul Nera 18 centimetri ed a Norcia addirittura 70 centimetri;
le vittime del terremoto sono state complessivamente 298;
gli sfollati hanno raggiunto il numero massimo di 17.000 persone assistite, tra cui 4.700 rimaste nel proprio paese, 9.400 accolte in alberghi lungo la costa adriatica e il lago Trasimeno, 2.900 in strutture ricettive distribuite sul territorio e 326 in tende;
da una stima Anci (Associazione nazionale comuni italiani) sono circa 200.000 gli immobili lesionati o inagibili nelle aree del centro Italia colpite dal terremoto;
le aree devastate dal terremoto contano 3.000 aziende agricole;
con l'ordinanza del capo Dipartimento della protezione civile n. 614 del 12 novembre 2019 avente per oggetto "Ulteriori interventi urgenti di protezione civile conseguenti agli eventi sismici che hanno colpito il territorio delle Regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo a partire dal giorno 24 agosto 2016", il Governo ha ridefinito la concessione del contributo di autonoma sistemazione (CAS) destinato ai nuclei familiari, che permangono in una condizione di disagio abitativo a distanza di oltre tre anni dagli eventi sismici;
tale ordinanza al punto e) dell'art.1 evidenzia che per ottenere il contributo, la famiglia non deve aver trasferito la residenza o il domicilio al di fuori dal territorio regionale;
alcuni comuni della Regione Marche, come il Comune di Maltignano nella provincia di Ascoli Piceno, sono al confine con la Regione Abruzzo, distano da esso poche centinaia di metri e pertanto numerose famiglie hanno optato per spostarsi temporaneamente, per mancanza di alloggi, nei comuni limitrofi in Abruzzo, molto più vicini rispetto ad altri comuni marchigiani, in cui sono disponibili alloggi, ma che distano molti chilometri da loro centro gravitazionale inteso come lavoro e famiglia;
questa nuova ordinanza, così come scritta, causerà la perdita del CAS per decine di famiglie che hanno deciso di spostarsi a poche centinaia di metri dalle proprie abitazioni lesionate o inagibili, ma comunque fuori regione,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga di adottare iniziative affinché le disposizioni di cui all'ordinanza del capo Dipartimento della protezione civile citata in premessa possa essere estesa almeno ai comuni limitrofi abruzzesi confinanti, considerato che la Regione Abruzzo fa parte comunque delle quattro regioni inserite nel cratere, perché direttamente coinvolta dal sisma;
se non ritenga, qualora la norma non venga estesa, di dover procedere alla realizzazione di nuovi alloggi temporanei da rendere disponibili alle famiglie di ritorno dal vicino confine abruzzese, al fine di garantire un adeguato numero di appartamenti dove potersi sistemare, vista la totale carenza di disponibilità abitativa nelle zone di confine della Regione Marche.
(4-02869)
BATTISTONI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
il consiglio oleicolo internazionale (COI) è l'unica organizzazione internazionale al mondo dedicata all'olio d'oliva e olive da tavola; ha la sua sede a Madrid, dove è stato creato nel 1959 sotto gli auspici delle Nazioni Unite;
contribuisce in modo decisivo allo sviluppo responsabile e sostenibile dell'olivo e fornisce un forum mondiale in cui le politiche vengono discusse ed adottate per affrontare le sfide che attendono il settore. Si compone di 17 membri, uno dei quali è l'Unione europea, in rappresentanza di tutti i suoi Paesi produttori;
il principio che ha sempre contraddistinto la governance di questo ente è stato quello della rotazione tra gli Stati, ma a giugno 2019, quando il consiglio è stato chiamato a votare per il rinnovo del board di direzione nelle figure del direttore generale e di due direttori aggiunti, la votazione ha visto la riconferma del direttore uscente, Abdellatiff Ghedira (tunisino), e l'elezione dei due direttori aggiunti: Jaime Lillo (spagnolo) e Mustafa Sepetc (turco);
da queste scelte l'Italia è stata letteralmente esclusa, nonostante fosse stata ventilata una candidatura, proprio del nostro Paese, nei mesi precedenti da numerosi Stati, tra cui quello di Israele, che successivamente è anche stato escluso dalle operazioni di voto in maniera a giudizio dell'interrogante anomala;
l'Italia non può rimanere fuori da un organismo così importante, a fronte delle sue peculiarità e la ricchezza da un punto di vista qualitativo del proprio olio;
le nazioni europee e quelle africane del Mediterraneo da diverso tempo stanno cercando in tutti i modi di allentare i controlli sulla qualità dei propri prodotti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se abbia chiesto informazioni sulla corretta esecuzione delle operazioni di voto;
se non ritenga di doversi attivare con una formale segnalazione presso l'Unione europea.
(4-02870)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente:
7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-01364 della senatrice Granato, sulla sede a Crotone della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone;
3-01366 della senatrice Castellone ed altri, sul reclutamento del personale tecnico e ricercatori del CNR.