Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 182 del 16/01/2020

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

182a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 16 GENNAIO 2020

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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).

Si dia lettura del processo verbale.

GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sui lavori del Senato
Discussione e reiezione di proposta di modifica
del calendario dei lavori dell'Assemblea
Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, composizione
della delegazione parlamentare italiana

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi ieri, ha approvato a maggioranza modifiche al calendario dei lavori.

La discussione di mozioni e l'esame del disegno di legge in materia di lite temeraria, già all'ordine del giorno di oggi, nonché il question time del Presidente del Consiglio dei ministri sono differiti ad altra data.

È stato inoltre stabilito, d'intesa con la Camera dei deputati, che le votazioni per il rinnovo dei componenti dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali e dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sono posticipate a martedì 18 febbraio alle ore 16,30.

Resta infine confermata la composizione della delegazione parlamentare presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, analogamente a quanto stabilito anche presso l'altro ramo del Parlamento.

BERNINI (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERNINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, la Conferenza dei Capigruppo cui lei accennava, come tutti i colleghi sanno, non ha deciso il calendario dei lavori all'unanimità e questo perché, ringraziando il valente presidente Malan che per Forza Italia vi ha partecipato, è stata celebrata all'insegna della paura.

Noi avevamo previsto per la giornata di oggi delle mozioni e ci eravamo accordati, vista la ristrettezza dei tempi, affinché fossero una della maggioranza e una unitaria dell'opposizione. Noi abbiamo fatto la nostra parte, l'abbiamo fatta nei termini; abbiamo chiesto che si trattasse di una mozione avente ad oggetto la materia fiscale e le modifiche relative a tale materia che la minoranza di centrodestra propone.

Purtroppo in Conferenza dei Capigruppo i colleghi della maggioranza hanno avuto paura (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) argomentando che noi avevamo precisato il tema della mozione, che da questioni in materia fiscale di carattere generale si trasforma, in sostanza, nell'abolizione delle famigerate plastic tax e sugar tax, che stanno abbattendo un comparto produttivo e massacrando i consumi. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

Infatti, colleghi, avete fatto finta di sterilizzare le clausole IVA, ma la plastica la troviamo nei negozi di prossimità, nei supermercati, nei generi alimentari, in quelli di cura della casa e della persona. E quindi avete caricato sugli italiani ulteriori tasse sui consumi, fingendo di abbattere le clausole IVA. Ovviamente disturba trattare tutto questo in un ampio consesso come la nostra Aula parlamentare. Colleghi, dovete assumervi le vostre responsabilità, avete inserito la plastic tax e la sugar tax nella legge di bilancio e dovete renderne conto al Paese anche a gennaio e non solo a dicembre, quando forse gli italiani sotto Natale sono distratti. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

A gennaio queste tasse cominciano a impattare sul portafoglio. Però, per una questione temporale, che francamente non ho capito, nonostante il presidente Malan me l'abbia spiegata più e più volte, a mezzogiorno di ieri - come richiesto dagli Uffici - abbiamo comunicato il tema della nostra mozione e alle ore 17 del pomeriggio ne abbiamo presentato il contenuto, che era di una specie del genere materia fiscale (cioè solo plastic tax e sugar tax). Se è vero, com'è vero, che nel più sta il meno, perché vi siete ritenuti incapaci di trattare questo tema (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC), chiedendo più tempo per predisporre la vostra mozione? Non capisco e non capiamo, però, non volendo capire - o meglio, stendendo un velo pietoso e non volendo squarciare il velo di Maya della vostra paura - diciamo che va bene e questa allora è la nostra proposta di calendario, signor Presidente: trattiamo questa mattina la mozione della maggioranza, perché non abbiamo paura e siamo pronti a trattare di efficientamento energetico e di questioni ambientali anche adesso; a voi lasciamo più tempo per riordinare le idee e tentare di mettere insieme le vostre contraddizioni, visto che Italia Viva dice di voler abolire plastic tax e sugar tax e ci aspettiamo quindi che voti la nostra mozione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Mettetevi d'accordo, con calma: prendetevi il vostro tempo e nel pomeriggio trattiamo la nostra mozione di opposizione. Questa è la mia proposta di modifica al calendario.

Che bello, vedo il presidente Faraone già darci ragione, mi fa molto piacere: allora sappiamo di avere Italia Viva dalla nostra parte; grazie presidente Faraone. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Ce lo aspettavamo da voi, visto che dite di voler votare provvedimenti che sono tutti nostri: peccato che abbiate votato il contrario, non più tardi di un mese fa, ma fa lo stesso; accettiamo anche un ravvedimento operoso e attivo da parte vostra, anzi, siamo molto contenti.

Per quanto riguarda la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari so che c'è stata una discussione. Il presidente Gasparri è stato esaustivo e pienamente chiaro sul punto: riteniamo si debba conservare il calendario votato all'unanimità; abbiamo espresso la nostra posizione, dicendo cosa pensavamo in tutte le sedi (in Giunta delle elezioni, l'ha fatto il presidente Gasparri ai componenti di quell'organo; in Capigruppo è stato fatto ieri, ancora tramite il valente presidente Malan). Ove vi fossero dubbi interpretativi, c'è sempre un organo, che si chiama Giunta per il Regolamento: capisco però che la maggioranza non voglia convocarla, perché loro vogliono fare le cose solo quando vincono, ma non avendo la certezza che i numeri della Giunta per il Regolamento daranno loro ragione, mi sembra di aver capito che non siano favorevoli alla sua convocazione. Noi invece lo siamo: lancio quest'amo anche ai colleghi dell'opposizione e, per quanto mi riguarda, sintetizzo le nostre proposte in quanto segue.

Mozioni della maggioranza, questa mattina; mozioni dell'opposizione, nel pomeriggio; convocazione della Giunta per il Regolamento, ove sussistessero problemi relativamente alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e del senatore Romeo).

FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, vorrei che quest'Assemblea, così come la Conferenza dei Capigruppo, innanzi tutto, fossero rispettate. Quanto si sta verificando in queste giornate, invece, credo faccia venir meno tale rispetto nei confronti dell'Assemblea, della Conferenza dei Capigruppo e, quindi, anche della Presidenza del Senato. Lo dico per le due questioni trattate ora dalla senatrice Bernini (sia quella riguardante le mozioni che quella relativa alla Giunta delle elezioni).

Durante la prima Conferenza dei Capigruppo, quando è stato proposto di trattare il tema delle mozioni, signor Presidente, avevo chiesto espressamente che si conoscessero i testi di quelle da trattare. Non è civile né normale che un Gruppo politico stabilisca di trattare una mozione senza dire il contenuto e farne conoscere il testo. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

Infatti, le forze politiche di opposizione e di maggioranza si devono organizzare sul testo che l'opposizione decide di presentare qualche ora prima della seduta. Questo, invece, è quanto accaduto ieri: noi non abbiamo conosciuto il testo della mozione presentata dalle opposizioni se non alle ore 18, in sede di Conferenza dei Capigruppo, su un tema tra l'altro abbastanza delicato.

Senatrice Bernini, io la invito a votare l'emendamento che noi proporremo nel cosiddetto proroga termini sul tema della tassa sulla plastica e della tassa sullo zucchero, non le mozioni "acqua fresca", che non servono a nulla. Voti i provvedimenti che producono effetti concreti. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

Pertanto, questa mozione è stata presentata in maniera strumentale, tra l'altro, senza darci la possibilità di leggerla né di predisporne un'altra che ci consentisse di esporre le nostre idee in proposito. Chiaramente non possiamo essere favorevoli alla modifica di calendario proposta dall'esponente di Forza Italia. Volevamo trattare le mozioni, ma come abbiamo fatto noi, civilmente, signor Presidente. La settimana scorsa abbiamo già detto quale fosse la mozione di maggioranza che volevamo presentare, con i relativi contenuti; hanno avuto quindi tutto il tempo di studiare il testo e di presentare una mozione alternativa.

Dunque, signor Presidente, visto che noi voteremo contro l'ipotesi prospettata ora dalla senatrice Bernini, vorrei, come precedente da far valere anche per il futuro, stabilire come metodo che quando si devono trattare le mozioni si conoscano i relativi testi e contenuti per tempo, in modo da consentire a tutti di organizzarsi. Utilizzare questi atti di indirizzo, messi a disposizione dei senatori, in maniera strumentale, magari per appuntamenti elettorali ravvicinati, mi sembra una cosa un po' assurda.

Sul tema relativo alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, Presidente, sono d'accordissimo che si pronunci la Giunta per il Regolamento se c'è un contenzioso sulla possibilità di convocare o meno la Giunta rispetto a un'indicazione diversa della Conferenza dei Capigruppo. Però, Presidente, lei sa bene che noi le abbiamo chiesto ripetutamente di rispettare il Regolamento, che prevede che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari debba essere equilibrata rispettando la proporzione dei Gruppi parlamentari. In questo momento, anche grazie al fatto che alcuni parlamentari hanno cambiato Gruppo, passando dal MoVimento 5 Stelle, alla Lega - la forza politica che diceva che i trasformisti si sarebbero dovuti dimettere - nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari noi non abbiamo una rappresentanza proporzionale. (Proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Facciamo concludere l'intervento, poi ognuno potrà replicare come crede.

Senatore Faraone, concluda il suo intervento.

FARAONE (IV-PSI). Nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari non c'è una rappresentanza proporzionale rispetto alla presenza dei Gruppi parlamentari. Va benissimo allora convocare la Giunta per il Regolamento per stabilire come bisogna procedere nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ma prima - nel rispetto del Regolamento - bisogna ripristinare il giusto equilibrio. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e PD).

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, anche noi, come Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, aderiamo alla proposta di modifica del calendario, avanzata dalla collega Bernini.

Si è trattato ieri forse della peggiore Conferenza dei Capigruppo cui abbia partecipato da quando sono Capogruppo; mi avete mandato un po' fuori dalla grazia divina, tanto è vero che ho usato anche qualche termine poco consono e poco rispettoso dell'Istituzione, motivo per cui ho chiesto scusa. È però davvero difficile sentir parlare in Assemblea di rispetto del Regolamento e, poi, vedere tutto un susseguirsi di situazioni che davvero mettono a rischio il diritto delle minoranze. Mi rivolgo a tutti, al di là del fatto che si appartenga alla maggioranza o all'opposizione; facciamoci un esame di coscienza tutti quanti sulla tutela del diritto delle minoranze.

Con l'inizio del Governo Conte-bis, veniamo da una stagione in cui l'ultimo question time con interrogazioni a risposta immediata rivolte ai Ministri è datato 7 novembre. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Siamo a metà gennaio.

Quando noi eravamo in maggioranza con i 5 Stelle, ricordo che la minoranza in Conferenza dei Capigruppo diceva che il question time è una delle poche occasioni che aveva di mettersi in mostra, di fare opposizione e di veder garantita la tutela delle minoranze.

"Premier time": ci è stato annunciato con largo anticipo, a fine dicembre, che il Premier sarebbe venuto in Senato il 16 di gennaio per rispondere alle tante domande che vorremmo fare. Ma il giorno prima ci hanno comunicato che, per impegni istituzionali, il Premier non sarebbe venuto in Aula. L'ultima volta che il Premier è venuto in Aula per un "Premier time" risale al febbraio 2019, quindi quasi un anno fa. Anche in questo caso, dunque, c'è l'impossibilità di poter rivolgere le domande direttamente al Presidente del Consiglio.

Ieri abbiamo portato avanti il tema delle mozioni, partendo dal presupposto che, a differenza di quanto avveniva prima, ossia che quando si trattavano le mozioni ogni Gruppo aveva la possibilità di presentare la propria, in questo caso la maggioranza ci concede - ripeto, ci concede, state bene attenti su tale questione - di presentare solo una mozione come opposizione. Quindi abbiamo dovuto metterci d'accordo e discutere, motivo per cui si è arrivati a formulare la proposta, tra l'altro nei termini stabiliti dagli Uffici, i quali ci hanno detto infatti che il tema andava comunicato entro le ore 12. Entro le ore 17 - cosa che è stata fatta ed abbiamo in mano le ricevute - è stata presentata la mozione.

Ma ieri c'è stato il seguente clima da azzeccagarbugli: «No, il tema ce l'avete dato ma non è lo stesso della mozione; c'è la questione del titolo; troppo tardi, non possiamo». In sostanza, anche sul termine delle mozioni sembra davvero che quasi dovremmo discutere qualcosa che fa comodo a voi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC). Voi volete dire a noi qual è la mozione che dobbiamo presentare.

Signor Presidente, lo dico perché davvero mi sembra sia una scusa quella messa in mostra dal senatore Faraone. Avessimo presentato la mozione alle 8 del mattino, avreste trovato qualche altra scusa per dire che non si poteva discutere. La verità è che, di fronte a tutti i problemi e al diritto che ha la minoranza di mettere in difficoltà il Governo, voi scappate e avete paura. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

L'Alitalia, l'Ilva, il tema della prescrizione, quello delle autostrade: anziché venire in Aula ad affrontarli, come sarebbe giusto, scappate. Lo dico perché, quando eravamo in maggioranza con i 5 Stelle, io e il collega Patuanelli, quando le minoranze presentavano delle mozioni che ci mettevano in evidente difficoltà, pur di rispettare il diritto delle minoranze piuttosto ci inventavamo la "supercazzola" per discutere la mozione. E ciò rientra nella logica dei rapporti tra maggioranza e minoranza. Invece voi neanche la "supercazzola" sapete inventarvi: scappate di fronte a tutto. Questo è il punto vero. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

PRESIDENTE. Senatore Romeo, non c'è bisogno di usare queste espressioni in Aula. Il nostro vocabolario è ricchissimo.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Chiedo scusa, signor Presidente, ero convinto che questo termine fosse stato sdoganato.

La stessa cosa avviene a proposito della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Quando c'era da discutere il caso Diciotti - e gli stessi renziani in Aula hanno detto che vogliono processare Salvini perché quello attuale è uguale al caso Diciotti -, il presidente Gasparri disse in modo chiaro e inequivocabile che bisognava arrivare col parere della Giunta entro trenta giorni e all'epoca noi facevamo parte della maggioranza insieme ai 5 Stelle. Ricordo che il presidente Gasparri insisteva molto per fare questo. Noi avremmo potuto avere anche qualche interesse politico a discuterlo più avanti, ma lui fu assolutamente perentorio in questo caso. Mi disse che voleva fare le cose fatte bene: entro trenta giorni, che non gli interessava qualsiasi valutazione politica ogni Gruppo potesse fare, perché voleva mettersi nelle condizioni, di fronte ai giudici, di rispettare i termini.

Benissimo. Non si capisce perché, in quell'occasione, i trenta giorni erano perentori, giustamente e correttamente; e, invece, in questa occasione bisogna "dilatare". Tra l'altro, la data del 20 gennaio è un favore che il presidente Gasparri ha fatto all'ex presidente del Senato, nonché magistrato, senatore Grasso e al collega Giarrusso, che sono in missione internazionale negli Stati Uniti con la Commissione antimafia. Missione da cui si può sempre tornare perché, come si è visto, per votare, in certe occasioni, qualcuno è tornato dalle missioni senza alcun problema. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Quindi, è proprio un favore fatto dal presidente Gasparri, ma, nonostante questo, la volontà è quella di rinviare ancora. A quando? A dopo il voto delle elezioni dell'Emilia-Romagna.

Ieri stavo discutendo con il senatore La Russa, che a mio avviso ha ragione, perché voi volete processare Salvini e non avete il coraggio di farlo prima delle elezioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questa è la verità; prendetevi le vostre responsabilità, signori. Anziché porvi la domanda se forse non è il caso di procedere in questo modo, visto che gli elettori non sono molto d'accordo, rinviate. È il Governo del rinvio a tutto spiano.

A questo punto, giustamente, noi, rispettosi del Regolamento e degli accordi politici, Presidente, con estrema chiarezza, ribadiamo la richiesta di convocazione della Giunta per il Regolamento, ai sensi dell'articolo 18, comma 3-bis, del nostro Regolamento, che mi accingo a leggere: «Quando uno o più Presidenti di Gruppo la cui consistenza numerica sia pari ad almeno un terzo dei componenti del Senato sollevino una questione di interpretazione del Regolamento, il Presidente sottopone la questione alla Giunta».

Il Gruppo Lega-Salvini Premier - ma sono convinto che lo faranno anche gli altri due Gruppi, Forza Italia e Fratelli d'Italia - formalizzeranno alla fine di questa seduta la richiesta: si vada in Giunta per il Regolamento, l'unico organismo titolato a decidere, per capire qual è l'interpretazione di quando, una volta per tutte, si debba votare, assumendosi naturalmente le proprie responsabilità.

Poi, rispetto al fatto che non c'è la maggioranza, che la maggioranza ce l'avete voi e sono cambiati i Gruppi, signori, non sono i nostri senatori a moltiplicarsi come i pani e i pesci; siete voi che perdete i pezzi, quindi fatevi un esame di coscienza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).

DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, andiamo per ordine.

In merito alle mozioni, capisco che c'è sempre l'ansia di innovare, ma, per la verità, in questo caso, sulla procedura delle mozioni mi pare che abbiamo innovato un po' troppo. Lo dico al presidente Romeo: non so se magari al Consiglio regionale della Lombardia funzionava così, ovvero che uno si alzava e diceva di voler discutere una mozione e poi, con calma e con comodo, lo avrebbe fatto sapere dopo una settimana.

Per esperienza personale, ma credo di tutti, e a norma del Regolamento, di solito un Gruppo, un senatore, otto, dieci senatori presentano una mozione, la depositano e poi sperano che venga calendarizzata in Conferenza dei Capigruppo, o chiedono direttamente in Aula - come è avvenuto centinaia di volte - la modifica del calendario e quindi che quella mozione venga inserita; non una mozione generica, ma specificando esattamente il tema della stessa. Quindi, la scorsa settimana, in Capigruppo la maggioranza ha preso una decisione che, a mio avviso, considerando la situazione, probabilmente è stata sbagliata, perché bisogna sempre attenersi alle procedure e alle regole. La Conferenza, di fronte al problema da voi posto di discutere una mozione, ha accettato l'idea che avreste deciso più tardi la mozione che come opposizione volevate discutere.

La maggioranza, in modo chiaro e immediato ha indicato la mozione sull'emergenza climatica, depositata da moltissimo tempo e, quindi, ogni senatore - e non solo i Gruppi - ha potuto leggere, studiare e farsi un'idea dell'argomento. A mezzogiorno - lo vorrei ricordare a tutti - ci è stato comunicato un titolo, che certamente poteva anche comprendere la tassa sulla plastica, ma che diceva genericamente: impatto sull'economia reale della pressione fiscale decisa con la legge di bilancio. E, infatti, la maggioranza ha cominciato a discutere per presentare una mozione che facesse un quadro generale. Il problema vero - mentre voi parlate di paura - è che alle ore 18 scopriamo che riguarda unicamente la tassa sulla plastica e quella sullo zucchero. Siete voi, quindi, che state facendo giochi, giochini e giochetti. Bisognava presentare la mozione sempre per le prossime elezioni in Emilia-Romagna, per far vedere che continuavate questa battaglia sulla tassa. Se aveste comunicato esattamente un titolo che menzionava la tassa - lo dico senza alcun timore - avremmo presentato probabilmente due mozioni perché io ho le mie idee e dentro la maggioranza, forse, ce ne sono altre. Probabilmente avremmo avuto tutto il tempo per presentare una mozione più articolata.

Per quanto ci riguarda, quindi, respingo al mittente le accuse sulla paura; il problema è che voi avete pensato di utilizzare la discussione di mozioni come un giochino per la verità anche molto infantile.

Per quanto attiene l'orario comunicato delle ore 17, come tutti sanno, esso riguarda la possibilità di abbinare: se c'è già una mozione all'ordine del giorno e se ne vuole abbinare un'altra, la si deve presentare entro le ore 17. Di questo stiamo parlando. D'ora in poi, le procedure in quest'Aula si devono rispettare fino in fondo; altrimenti la prossima volta - siccome come Gruppo ne abbiamo di mozioni perché è un anno e mezzo che le abbiamo depositate - anche in Aula, se questa è la procedura, mi alzerò e chiederò di discutere una mozione e di metterla ai voti con il titolo: «Mozione». Poi farò sapere con calma qual è l'oggetto. Non è un fatto banale, è una questione di rispetto e riguarda la possibilità che ogni senatore ha di essere a conoscenza di ciò che discute; non è soltanto un problema di rapporto tra maggioranza e opposizione. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD). È una questione che riguarda la possibilità per ogni senatore di essere a conoscenza dell'oggetto della discussione, di poter intervenire, formulare altre proposte, raccogliere voti e firme su mozioni diverse.

Vengo alla questione della Giunta. La scorsa settimana all'unanimità è stato votato un calendario che prevedeva, come da prassi, che nella settimana antecedente una campagna elettorale magari molto impegnativa, come sarà quella dell'Emilia-Romagna e della Calabria, non ci sarebbero state sedute di Assemblea e non si sarebbero riunite neanche le Commissioni. Abbiamo anche disciplinato l'eventuale eccezione che doveva riguardare la questione dell'Alitalia: se c'era la necessità di convertire il decreto Alitalia nei tempi, era possibile che si riunissero la Commissione bilancio e la Commissione lavori pubblici, comunicazioni per lavorare sul decreto. Abbiamo disciplinato, quindi, anche l'eccezione. Per quanto ci riguarda, ciò doveva riguardare - lo sapete perfettamente ed era pacifico perché altrimenti avremmo disciplinato anche quell'eccezione - gli stessi lavori della Giunta.

Adesso viene fuori una lunga discussione sulla natura della Giunta, e ci si chiede se essa sia esclusa dalle decisioni assunte dall'Assemblea (e non solo dai Capigruppo): francamente continuo a ritenere che non sia esattamente così. Si discute se il termine dalla trasmissione degli atti alla Giunta da parte della magistratura sia perentorio o ordinatorio: esso è chiaramente ordinatorio, perché altrimenti saremmo già oltre, visto che i trenta giorni sarebbero già scaduti il giorno 17, mentre il giorno previsto è il 20 e non per concessione, ma per decisione.

Sorvolo su tutta una serie di comportamenti, che pure ci sono stati all'interno della Giunta e di cui avremo modo di discutere. Ora, colleghi, volete che ad esprimersi sia la Giunta per il Regolamento. Benissimo! Allora parliamo di questa Giunta per il Regolamento e spero, signor Presidente, che mi stia a sentire, perché ciò riguarda molto lei. Caro senatore Romeo, qui non è un problema soltanto di coloro che hanno cambiato casacca, ma c'è una questione, che noi per primi, insieme con il Gruppo Per le Autonomie, abbiamo posto già dall'inizio della legislatura. Non si era infatti mai verificato, nelle legislature precedenti, che i Gruppi esclusi dalla Giunta, composta da 10 senatori, non venissero poi integrati. Il Presidente però non ha mai voluto prendere questa decisione e, anche di fronte al fatto che, personalmente, in Conferenza dei Capigruppo ho reiterato varie volte tale richiesta, non ha mai voluto prenderla in considerazione, accampando ogni volta il fatto che non si tratta di un obbligo, ma di una possibilità.

A proposito di garanzie, sono abituata ad essere in minoranza e quindi sono molto attenta a ciò che significa rispettare le garanzie delle minoranze. La Giunta per il Regolamento deve intervenire nell'interpretazione del Regolamento e per questo, a maggior ragione, deve avere una rappresentanza ampia dei Gruppi parlamentari. Questo però non si è verificato e oggi siamo arrivati al punto che non soltanto la maggioranza è in minoranza nella Giunta per il Regolamento, dopo i cambi che si sono verificati, ma vi sono tre Gruppi esclusi da tale Giunta. Adesso fate i garantisti e chiedete di convocare la Giunta per il Regolamento? Il giochino è semplice, perché avete i numeri e non avete alcuna intenzione - non lo avete voluto fare quando eravate in maggioranza e non lo fate ora che siete all'opposizione - di sanare un vulnus nelle garanzie.

Quindi, signor Presidente, va benissimo convocare la Giunta per il Regolamento, ma bisogna tornare alla legalità. (Applausi dai Gruppi Misto, M5S, PD e IV-PSI). La Giunta per il Regolamento deve essere integrata, perché vi è la necessità di garantire. Oggi mi trovo in maggioranza, magari domani sarò all'opposizione, ma ritengo che la Giunta per il Regolamento debba ritrovare il suo equilibrio e il motivo per cui è costituita. Occorre quindi provvedere all'integrazione dei Gruppi mancanti, per ristabilire le regole, una volta per tutte. (Applausi dai Gruppi Misto, M5S, PD e IV-PSI).

RAUTI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, prima che mi vada via la voce, voglio subito dire con chiarezza due cose sulla nostra posizione e poi le voglio argomentare.

La prima è che il Gruppo Fratelli d'Italia condivide e appoggia la richiesta della modifica del calendario, proposta dalla senatrice Bernini, e la seconda è che il Gruppo Fratelli d'Italia condivide e appoggia la richiesta del senatore Romeo sulla convocazione della Giunta per il Regolamento.

Detto questo, che stabilisce con chiarezza la nostra posizione, voglio argomentare, anche perché ero presente ieri, in questa lunga e verbalmente rissosa Conferenza dei Capigruppo. Come noto, due erano le questioni poste.

Comincio dalla prima e poi arriverò anche alla seconda. La prima riguardava, com'è noto, la discussione prevista oggi sulle mozioni, una di maggioranza e una di opposizione. Quella della maggioranza riguardava l'ambiente e il clima, quella delle opposizioni la richiesta dell'abolizione di due odiose tasse (le cosiddette sugar e plastic) che sono, tra l'altro, questioni che hanno anche impegnato molto la maggioranza nel corso dell'elaborazione della manovra finanziaria, tant'è che ne sono state riviste le modalità di attuazione. Parliamo quindi di una questione dirimente se non divisiva e comunque complessa.

Al di là di questo, però, inizialmente è stata sollevata una questione di metodo rispetto ai termini, agli orari e alle modalità di presentazione di suddetta mozione di opposizione. Superato questo aspetto di metodo, in realtà si è entrati nel merito della nostra mozione di opposizione. Questo - lo devo dire - è estremamente allarmante, perché se possiamo discutere - anche se è tutto da dimostrare - gli aspetti di metodo, non possiamo discutere gli aspetti di merito di una mozione presentata dalle opposizioni, perché questo ci porta su un livello che non è accettabile.

Superata con difficoltà quella questione, che però rappresenta - lo devo dire - un campanello di allarme, un atteggiamento che in un certo senso da parte di questa maggioranza non ci rassicura affatto, siamo arrivati all'altra questione, non meno importante, ovvero la data del voto prevista per il 20 gennaio nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Anche in questo caso, è stata fatta la stessa manovra, una sorta di nascondino (lo dico senza polemica), cioè si è avanzata prima una questione di metodo, che poi in realtà è una questione di merito, una questione politica.

La questione di metodo sarebbe che la Giunta non può riunirsi in quanto per la settimana prossima abbiamo votato un calendario che prevede la sospensione dei lavori di Aula e Commissioni per le elezioni regionali in Emilia e in Calabria. Quando abbiamo votato il calendario che prevedeva quella sospensione, nessuno ha obiettato che la Giunta fosse organo di natura diversa e che quindi dovesse non rientrare in quella sorta di regolamento. Il dubbio è stato posto ieri, quindi a posteriori e già questo è un argomento, se vogliamo parlare di metodo.

Inoltre, chi può decidere improvvisamente quale sia la natura dell'organo della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ovvero se autonoma e differente rispetto alle Commissioni? Certamente non lo potevamo fare noi ieri, certamente non lo poteva fare la Presidente. Se questo problema va posto - ma in termini generali - va posto alla Giunta per il Regolamento, che deve stabilire la natura dell'organo della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Mi sembra che anche in questo caso la questione di metodo in sé e l'insistenza della maggioranza su di essa siano un po' pretestuosa. Voglio dire anche rispetto alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari che la Giunta stessa ha votato in modo unanime la data del 20 gennaio. Inoltre, sottolineo che il presidente Gasparri è stato anche estremamente corretto da un punto di vista formale, perché è stata scelto una data che vede presenti anche quei senatori che, come sappiamo, sono in missione. Si sollevano tante questioni di metodo, talvolta ci si arrampica anche sugli specchi, per porre una questione che di fatto ne nasconde un'altra, che è una questione squisitamente politica, voglio dirlo con molta sincerità e anche con molta determinazione.

È evidente che la questione politica è il processo a Salvini e lo dico anche ai colleghi dell'opposizione, unendomi in questo - ma non da ieri, né da oggi - alla presidente Meloni, che è stata estremamente chiara su questo argomento.

Il rinvio della data è qualcosa di scandaloso. La richiesta del rinvio è scandalosa, perché nasconde la volontà - sì - di processare Salvini e, in più, di farlo dopo le elezioni. Questo vorrà dire, al di là di quanto accadrà lunedì - e lo vedremo - che Fratelli d'Italia rilancerà l'appello che l'onorevole Meloni ha già lanciato nei giorni scorsi di una mobilitazione, perché non c'è solo l'Aula, ma ci sono anche il Paese e la piazza.

Volete processare Salvini? Andate fino in fondo. Il rinvio della data è una decisione scandalosa rispetto alla quale ci opporremo, anche invocando una mobilitazione generale. (Applausi dai Gruppo FdI, FIBP-UDC e del senatore Candura).

MARCUCCI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, ho l'impressione che si sia partecipato a Conferenze dei Capigruppo diverse, perché quello che ci viene riferito oggi in Aula non è esattamente quanto è accaduto nella giornata di ieri. Sono anche obbligato a riferire ai colleghi, in particolare ai colleghi Capigruppo della Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, ciò che era stato deciso nella precedente riunione dei Capigruppo.

Dopo una discussione che alla fine aveva trovato un punto di incontro tra le forze politiche rappresentate all'interno della Conferenza dei Capigruppo, si era deciso - giustamente - di procedere alla discussione di mozioni in questa Assemblea. La richiesta avanzata e l'accordo che alla fine fu stretto prevedevano che sarebbe stata data opportunità all'opposizione di presentare lo stesso numero di mozioni che la maggioranza avrebbe messo in discussione. A differenza della maggioranza, che ha immediatamente fatto presente in quella sede che era stata presentata una mozione che a noi sta molto a cuore, recante tutte le firme dei Capigruppo, sull'emergenza climatica, le forze politiche di opposizione non avevano un progetto comune su una mozione da sottoporre alla discussione dell'Assemblea. Quindi, per andare incontro alle esigenze delle forze politiche di opposizione, fu presa la decisione di dare loro l'opportunità di mettersi d'accordo su quale mozione mettere in discussione: questa è la verità. Furono stabiliti anche un orario e un modus per dare loro il tempo necessario per fare tutte le verifiche e gli approfondimenti del caso.

Alle ore 12 di ieri, che era l'orario che avevamo previsto in Conferenza dei Capigruppo, abbiamo richiesto informazioni, anche con una certa pressione, agli Uffici, e pochi minuti dopo le ore 13 ci è stato comunicato il titolo di una mozione, senza che ci venisse consegnato il testo; quindi, con un'ora di ritardo e senza avere il testo della mozione, che non esisteva. E il testo della mozione non esisteva neanche quando è cominciata la riunione dei Capigruppo. Ce ne è stata consegnata una fotocopia, signor Presidente, nel corso della riunione. Peccato, però, che la mozione che ci è stata presentata aveva a oggetto un tema diverso rispetto a quello che ci era stato annunciato alle ore 12.

Questo è il Senato della Repubblica, signor Presidente, e ne abbiamo discusso anche con toni accesi in diverse occasioni: si dovrebbe essere seri e rispettosi nei confronti del nostro ruolo, dei nostri doveri e delle nostre prerogative. È chiaro che le opposizioni hanno cercato di far conoscere il tema il più tardi possibile, oppure avevano problemi di accordo su quale tema inserire nella mozione da presentare all'Assemblea, oppure, più semplicemente e anche comprensibilmente - può accadere a ognuno di noi e a me personalmente è successo molte volte - si sono dimenticati, si sono sbagliati o non sono stati attenti alle procedure. Ma certamente quello che è accaduto nella giornata di ieri non è rispettoso del Senato e questo modo di procedere è inaccettabile.

A fronte della disponibilità dei Capigruppo di maggioranza di affrontare in questa settimana una mozione di maggioranza e una mozione di opposizione, si fanno dei giochetti per nascondere i temi e non permettere a tutte le forze politiche di elaborare proposte da sottoporre al Governo - sappiamo che le mozioni non sono poi così vincolanti - all'interno di una mozione.

Ogni forza politica ha i suoi meccanismi e i suoi confronti al proprio interno e poi c'è anche un meccanismo di collante della maggioranza stessa. Dopodiché, ci troviamo alla tensione, alla violenza verbale.

Io non riferisco gli aggettivi, i toni e le parole usate dai colleghi della Conferenza dei Capigruppo, per rispetto della stessa Conferenza. Altri lo hanno fatto in questa sede. Credo, però, che sia oggettivamente inaccettabile e si vada oltre le regole comprensibili e tollerabili di una dialettica politica, anche molto forte. Ho fatto appello con molta determinazione al suo operato e al suo intervento, signor Presidente, affinché certe situazioni non si creassero all'interno della Conferenza dei Capigruppo.

Sulla vicenda Giunta, non mi soffermo. Non è il momento di dibatterne, perché stiamo discutendo del calendario. Credo che la proposta della senatrice Bernini, accolta dagli altri Capigruppo di opposizione, sia solo provocatoria. È evidente - e lo dico in buona fede - che hanno commesso un errore. Noi, per dimostrare buon senso e disponibilità, abbiamo deciso di rinunciare anche alla nostra mozione, alla quale tenevamo molto. Nella prima occasione utile, la calendarizzeremo. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI e della senatrice Unterberger).

PERILLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERILLI (M5S). Signor Presidente, chiariamo subito un fatto molto importante. Mi riferisco soprattutto all'intervento del presidente Romeo.

Noi non abbiamo, non avremo e non abbiamo mai avuto mai paura di nulla. Quello della paura, invece, è un concetto che il presidente Romeo non dovrebbe tirare in ballo. Non voglio entrare in altre polemiche del passato, perché è proprio la paura che ha contraddistinto una forza politica nel non assumersi le responsabilità di Governo e affrontare la manovra di bilancio. (Applausi dal Gruppo M5S).

Nel dibattito sarebbe utile, e forse anche pacifico, eliminare detta questione dal tavolo. Secondo me, il concetto più corretto è quello, che è stato anche richiamato, di procedere in maniera ordinata e di restituire ai fatti la loro verità, almeno per chi ha partecipato alla Conferenza dei Capigruppo. Capisco che alla senatrice Bernini sia stato riferito dal senatore Malan, che era presente alla riunione, uno scenario, ma - per amor di parte - quello scenario - secondo il nostro parere - non rappresenta l'intero dibattito che si è svolto in quella sede.

Devo dire, al di là di quelli che sono stati toni un po' esasperati - come ha riconosciuto lo stesso presidente Romeo - che la situazione si è agitata rispetto a una questione molto semplice che poneva la maggioranza; una questione posta anche in maniera sommessa, ovvero: quando ci sono delle mozioni, naturalmente c'è una procedura da rispettare. La procedura però tende, poi, a garantire un altro tipo di interesse: quando si arriva in Aula, ci deve essere, con l'abbinamento, un equilibrio nella discussione.

Evidentemente, quello che è stato contestato all'opposizione è di aver seguito una procedura non lineare. E la non linearità della procedura è stata argomentata dalla stessa Lega e dal centrodestra affermando di aver commesso degli errori in buona fede - e nessuno dubita della buona fede - e di fatto di aver presentato una loro mozione, su un tema importante come il cambiamento climatico, che era stata già depositata in maniera chiara ed era a disposizione di tutti per eventuali abbinamenti; e la Lega, poi, ha annunciato un altro oggetto.

Non ne faccio un problema di orario, perché l'elasticità per minuti non è una questione che si può opporre. È però anche evidente che, se devo conoscere per abbinare in tempo utile le mie argomentazioni su una mozione altrettanto importante, lo devo fare in una cornice che sia chiara in generale. E questo non è avvenuto. Sta di fatto poi che, dalla non linearità della mozione in questione, si è giunti a un argomento molto complesso, che richiede anche alle reciproche parti della coalizione di consultare il proprio interno.

A tal fine, abbiamo messo sul tavolo anche la rinuncia alla nostra mozione, perché non si può sostenere - e credo non si voglia sostenere - che il cambiamento climatico non sia un argomento importante da portare in discussione. Mi sembra che questo abbia riequilibrato un po' tutto. Quindi, tutto il dibattito nato - secondo me - è pretestuoso. Abbiamo detto - e qui continuiamo con la questione di non scappare dal nulla rispetto, invece, a chi è scappato - che non ci vogliamo sottrarre e non scappiamo da questi temi.

Tra l'altro, della sugar tax e della plastic tax abbiamo parlato abbondantemente durante la manovra di bilancio e non avremo, e non abbiamo, difficoltà a continuare a farlo, se volete, per giorni.

Allora, il punto qual è? Il punto è che si cerca di accelerare certi processi - non so se in vista di chissà quale tipo di traguardo o altro - anche nelle sedi in cui non dovrebbero essere esasperati.

La questione relativa alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è molto semplice: ci siamo permessi - questo è il termine che dobbiamo usare - di porre al Presidente del Senato, che è figura di garanzia, come stabilisce l'articolo 8 del Regolamento, del buon andamento, della correttezza e della regolarità dei lavori della Commissione, una questione molto semplice. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). Può il presidente Gasparri convocare una riunione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, che per noi è equiparabile a quella delle altre Commissioni, nel periodo in cui sono sospesi i lavori parlamentari? Noi abbiamo chiesto al Presidente di porre detta questione al presidente Gasparri, che valuterà siffatta argomentazione in tutta la sua autonomia - come è giusto che sia - perché costituisce senza dubbio un precedente. Non abbiamo in alcun modo spinto su rinvii per non affrontare certe questioni.

Tra l'altro, sul tema ci sarebbe da aprire, invece, il discorso che in detta Giunta sono stati respinti dei supplementi istruttori che erano stati richiesti dai nostri e che costituiscono una base fondamentale per poter esprimere un proprio giudizio. (Applausi dal Gruppo M5S e delle senatrici Rossomando e De Petris). Si tratta di supplementi istruttori richiesti persino - mi sembra - dal senatore Augussori e, quindi, anche dalla Lega. Su questo dovremmo discutere, con un Presidente di Commissione e relatore che vota quando c'è una parità. Su questo dovremmo discutere e non sul fatto che non si vogliono affrontare i problemi.

È altresì vero che relativamente alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari - come dicevo - gli stessi membri hanno chiesto al presidente Gasparri di porre il tema al Presidente del Senato. Abbiamo semplicemente chiesto che i due si parlassero e dirimessero la questione. Non è stato fatto e la richiesta è passata come una fuga, come un rinvio e come un qualcosa di assolutamente estraneo alla discussione.

Resta il fatto che, essendoci un deficit di rappresentanza dei Gruppi nella Giunta per il Regolamento, è possibile convocarla. Presidente, valuti, anche in questo caso, l'opportunità di convocarla quando si rileva che la maggioranza non ha una rappresentatività adeguata, come prescritto dal Regolamento. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Marcucci).

Questo non significa porre un ostacolo, perché non è che non vogliamo che si convochi la Giunta per il Regolamento per affrontare la questione, ma vogliamo che sia fatto nel plenum che lo stesso Regolamento ci garantisce. Tra l'altro, non è previsto quando la Giunta debba essere convocata.

Questo è quanto volevo dire: contrariamente a ciò che si pensa, gli avvocati devono parlare poco perché poi sortiscono l'effetto contrario. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Misto-LeU).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea.

MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto ovviamente favorevole di Forza Italia alle proposte formulate dal presidente Bernini.

Dopo aver ascoltato con attenzione tutti gli interventi degli esponenti dei Gruppi della maggioranza, intendo ribadire un fatto. Sulla questione relativa alla presentazione delle mozioni, noi abbiamo le prove documentali, mostrate anche ieri in sede di Conferenza dei Capigruppo, che testimoniano che abbiamo inviato a mezzogiorno in punto l'argomento della nostra mozione, che riguardava i riflessi sulla pressione fiscale delle misure contenute nella legge di bilancio. Questo era l'argomento comunicato. Il termine delle ore 12 per l'invio dell'argomento ci era stato indicato dagli Uffici del Senato, che fanno fede. Al di là di quanto uno possa riportare o meno, personalmente, dalla Conferenza dei Capigruppo, fa fede quanto viene trasmesso agli Uffici, che è la regola cui ci si attiene. Gli Uffici hanno altresì detto che il testo si sarebbe dovuto depositare entro le ore 17, cosa che noi abbiamo fatto e anche di questo abbiamo le prove documentali.

Che poi a qualcuno le comunicazioni siano arrivate un po' più tardi non dipende da noi, anche perché, se qualcuno ha così tanta smania di conoscere nel dettaglio, parola per parola, le mozioni, si fa avanti presso gli Uffici quando è arrivata l'ora della scadenza.

Quanto all'argomento, la plastic tax e la sugar tax, ossia le tasse sulla plastica e sullo zucchero, che rappresentano il tema principale del testo della nostra mozione, rientrano o non rientrano tra le misure fiscali contenute nella legge di bilancio? È evidente che rientrano. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

Allora, se la maggioranza era pronta a rispondere sull'insieme delle misure fiscali contenute nella legge di bilancio, è evidente che deve essere pronta a rispondere anche su due di queste. Anzi, è più semplice ancora, perché l'argomento è molto più ristretto. Il problema è che, evidentemente, non lo si vuole trattare.

Tra l'altro, conformemente a quanto già il presidente Alberti Casellati ha detto in Conferenza dei Capigruppo, la nostra proposta era quella di prevedere un tempo ulteriore: avremmo dovuto discutere la nostra mozione questa mattina e invece ci va benissimo discuterla oggi pomeriggio. Tuttavia, anche questo non è stato accettato.

Il presidente Faraone ci ha detto che non servono le mozioni "acqua fresca"; ma, se sono tali, qual è la difficoltà a discuterle? Inoltre, se la nostra mozione è "acqua fresca", lo sono anche quelle della maggioranza. E, allora, forse per questo c'è stata la concessione nel rinviarle (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

Il problema è che c'è un rinvio generalizzato. Sempre il presidente Faraone ci ha detto di votare l'emendamento del suo Gruppo sul decreto-legge di proroga termini e direi che quel provvedimento è perfetto, perché si potrebbe fare una proroga generalizzata di qualunque cosa, visto che è quanto state facendo: oggi ci doveva essere l'esame del disegno di legge sulla lite temeraria ed è stato rinviato; ci doveva essere l'esame della mozione da noi presentata su plastic tax e sugar tax ed è stato rinviato; per la prima volta in quattro mesi - anzi in quasi cinque mesi ormai - il Presidente del Consiglio doveva rispondere alle interrogazioni a risposta immediata, che secondo il Regolamento dovrebbero avvenire almeno una volta ogni due mesi - per cui siamo in credito di due - ed è stato rinviato anche questo.

Le interrogazioni a risposta immediata, il cosiddetto question time, ai Ministri in generale e non al Presidente del Consiglio, dovrebbero avvenire due volte al mese, ma l'ultima volta sono state il 7 novembre, e sono state rinviate anche queste. Non è strano quindi che questa maggioranza rinvii a mai la fine dei processi, introducendo l'abolizione della prescrizione, per cui anche la fine dei processi è rinviata. Sarebbe bello poter rinviare tutto, specialmente per questa maggioranza. La realtà, però, ci impone invece di affrontare i problemi, perché le aziende, i cittadini, i professionisti, le imprese devono affrontarli tutti i giorni e non possono rinviarli, perché i problemi arrivano, come arrivano anche le scadenze fiscali e quelle di sempre nuovi adempimenti. Noi non possiamo andare avanti con i rinvii e, per questo, chiediamo che almeno le mozioni si esaminino e si votino oggi.

Inoltre, quanto alla questione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sull'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro dell'interno Matteo Salvini, è vero che ieri in Conferenza dei Capigruppo non è stato proposto il rinvio, ma in Giunta è stato messo in atto ogni strumento per il rinvio: pendono tuttora, perché non sono state ritirate, quattro richieste di approfondimento e di istruttoria, quando abbiamo una scadenza che ci è imposta da una legge costituzionale. Immaginiamoci le cose all'incontrario, e cioè che noi chiedessimo di rinviare un voto su una richiesta proveniente dalla magistratura e che, in barba a una scadenza stabilita da una legge costituzionale, presentassimo quattro, cinque e altre richieste di istruttoria.

In Giunta sono state presentate queste richieste di istruttoria e, subito dopo, tutti i componenti della maggioranza governativa sono usciti dalla sala; noi avremmo potuto votarle perché il numero legale c'era, avremmo potuto bocciarle tutte e non lo abbiamo fatto. Tuttavia, dopo quattro sedute della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in questo mese in cui non ci sono stati neppure un intervento dei senatori della maggioranza governativa, neanche in fase di discussione generale - dunque possono ancora essere tutti effettuati - ci sono quattro richieste pendenti di istruttoria, e sono state avanzate prima quelle dei due senatori in missione negli Stati Uniti di poter intervenire più a lungo. Quindi, non sarà stato richiesto un rinvio, ma è palese che l'intendimento è proprio questo. Inoltre, ieri in Conferenza dei Capigruppo, è stato detto chiaramente che, con il rinvio dei lavori in Commissione, la maggioranza intendeva includere anche la Giunta, che non è una Commissione ma in qualche modo le somiglia.

Basta con questi rinvii che purtroppo - come ripeto - non rinviano i problemi del Paese, ma anzi li ingigantiscono. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Per completezza di informazioni, comunico che il presidente Conte verrà il 6 febbraio alle ore 15 per il question time. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

MARCUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, vorrei comprendere bene le proposte che ci accingiamo a votare e anche il tema della convocazione della Giunta per il Regolamento che è stato posto da alcuni colleghi.

Vorrei capire, da parte sua o dei colleghi, se la convocazione della Giunta per il Regolamento che è stata richiesta è volta a procedere all'integrazione dei membri mancanti, secondo quanto prevede il Regolamento, visto che non c'è equilibrio e che quell'organismo oggi non garantisce la corretta rappresentazione democratica di questo Senato, perché ovviamente così la interpreto. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Bottici).

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, innanzitutto la ringrazio per la comunicazione che il "Premier time" si svolgerà il 6 febbraio, data nella quale però, essendo posteriore al 26 gennaio, non so se il premier Conte sarà ancora tale e si potrà quindi chiamare ancora Premier (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC); o meglio, non so se, a Camere sciolte, il Presidente del Consiglio sia titolato a venire a riferirci.

Due sono i quesiti, il primo dei quali è relativo al problema della mozione che si sarebbe dovuta discutere quest'oggi. Proprio come ha fatto il senatore Malan, voglio ripercorrere in termini cronologici l'accaduto: nel Regolamento non è previsto alcun termine per la presentazione delle mozioni; si utilizza la prassi e, in funzione di questa, i Capigruppo di opposizione, correttamente, hanno chiesto agli Uffici un'informazione rispetto a quali fossero i termini entro cui presentarle. È stato detto che per il titolo erano le ore 12, e quindi è stato depositato come segue: «Ripercussione sull'economia reale del Paese in relazione alla rimodulazione della pressione fiscale come rivista nell'ultima legge di Bilancio». La plastic tax e la sugar tax sono contenute nella legge di bilancio e rappresentano un incremento della pressione fiscale? Sì, aggiudicato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Entro le ore 17 doveva essere depositata la mozione, che - per prova documentale - entro quell'ora è stata depositata.

Qual è il problema della mozione? La sua inammissibilità: impegna il Governo ad abolire le due tasse, punto. Liberi di votare sì, liberi di votare no e il Governo è libero di assumere una posizione. Sicuramente, senatore Perilli, se n'è discusso durante l'esame della legge di bilancio, ma - come sa - le fiducie sono come dare una mano di bianco, perché nascondono tutto: vediamo bene come la pensano soprattutto alcuni Gruppi rispetto alla plastic tax e alla sugar tax, che casualmente - sempre per coincidenza - vanno a incidere proprio nella Regione in cui il 26 gennaio si vota. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

Non si può discutere di alcunché. Dunque: vogliamo renderci conto che, da quando siamo tornati dalla pausa natalizia, abbiamo stabilito un calendario in modo da non fare più un tubo fino al 26 gennaio, data delle elezioni regionali - e basta, per l'amor del cielo! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) - che però rischiano di bloccare un organo costituzionale?

Passiamo al discorso della Giunta per il Regolamento e alla richiesta avanzata dal presidente Romeo. Colleghi, le Giunte per il Regolamento non è che siano regolari o corrette o legali quando si ha la maggioranza e non lo sono più quando non si ha la maggioranza. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

Pur riconoscendo l'onestà intellettuale della senatrice De Petris, che da sempre ne chiede l'integrazione, devo anche ricordare quanto segue: la Giunta per il Regolamento non ha mai avuto la maggioranza della maggioranza dall'inizio della legislatura, perché i membri sono undici e riconosco al Presidente di non aver mai votato; tecnicamente, però, sono sei di opposizione e cinque di maggioranza e nessuno in passato si è mai preoccupato che la Giunta per il Regolamento non aveva la maggioranza.

Leggo il comma 1 dell'articolo 18 del Regolamento, proprio per ricordarlo a me stesso, ma anche al collega Faraone che - devo riconoscere - ricorda sempre la necessità dell'integrazione in questione: «La Giunta per il Regolamento è composta di dieci Senatori, in modo che sia rispecchiata» - voglio sottolineare che non si parla né di maggioranza, né di opposizione - «per quanto possibile» - quindi c'è un termine anche derogatorio - «la proporzione esistente in Assemblea tra tutti i Gruppi parlamentari, ed è presieduta dallo stesso Presidente del Senato». Sono quindi 11 membri.

La Giunta per il Regolamento è stata costituita in maniera perfetta. Il nuovo Regolamento del Senato nasce per impedire la nascita di Gruppi che non si sono presentati alle elezioni. Se poi voi avete fatto uscire il coniglio dal cilindro, col simbolo del Partito socialista italiano, non è un problema né nostro, né del Regolamento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

Leggo il comma 2, che esemplifica il caso in specie della richiesta di integrazione: «Il Presidente, apprezzate le circostanze e udito il parere della Giunta» - quindi l'attuale Giunta deve esprimere un parere rispetto all'allargamento richiesto - «può» - sottolineo può e non deve - «integrare con non più di due membri la composizione della Giunta stessa al fine di assicurarne una più adeguata rappresentatività».

Quindi, comunque sia, la prima che deve esprimersi sull'eventuale allargamento è la Giunta stessa. È stata chiesta una convocazione, la Giunta si esprimerà in ordine al suo eventuale allargamento - spetta a lei la potestà di tale allargamento - e poi in ordine alle interpretazioni che le verranno richieste. Non è però più possibile cercare di applicare al Regolamento in Assemblea, in funzione dei numeri, la legge del Marchese del Grillo. Non fatemela dire perché la conoscete tutte e non voglio, e mi scuso anche per la parola usata prima dal collega Romeo. Sono andato anche a guardarmela: se la riporta lo Zingaretti, vuol dire che ci sta. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC).

PRESIDENTE. Prima di procedere, vorrei precisare al senatore Calderoli che nel precedente Governo la formazione era cinque a cinque. Io non rappresento il sesto membro dell'opposizione perché rappresento l'intero Senato e, quindi, maggioranza e opposizione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

Questo per una specificazione doverosa sui numeri della Giunta per il Regolamento.

FARAONE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FARAONE (IV-PSI). Signor Presidente, devo dirle che, quando lei è intervenuta per la precisazione, pensavo che stesse specificando al senatore Calderoli che tutti i Gruppi presenti in questa Aula sono legittimamente presenti perché la Presidenza del Senato ne ha dichiarato l'esistenza. Mi aspettavo questo visto che il senatore Calderoli ha detto che il nostro Gruppo di Italia Viva sarebbe nato dal cilindro, quasi che la sua nascita fosse stata anche impropria. Tale Gruppo esiste ai sensi del Regolamento del Senato, senatore Calderoli. Quindi, proprio perché esiste ai sensi del Regolamento del Senato, è legittimo che il nostro Gruppo, così come il Gruppo Per le Autonomie e il Gruppo Misto, abbiano chiesto - devo dire i primi due perché erano già presenti prima che nascesse Italia Viva, ma poi lo abbiamo ribadito anche noi - di voler essere presenti nella Giunta per il Regolamento, ai sensi del Regolamento.

Ciò che ha letto il senatore Calderoli mi convince ancor di più della bontà della nostra proposta. Nessuno dice che la Giunta per il Regolamento non debba riunirsi, come lei giustamente e probabilmente vorrà apprestarsi a fare.

Signor Presidente, il tema però è che la Giunta, come ha osservato giustamente il presidente Marcucci, deve riunirsi avendo come primo punto all'ordine del giorno proprio l'articolo che ha letto il senatore Calderoli, il quale ha fatto riferimento a una rappresentanza proporzionale, al di là della maggioranza e dell'opposizione, nella Giunta. Italia Viva, il Gruppo Per le Autonomie e il Gruppo Misto non sono rappresentati nella Giunta per il Regolamento. Dopodiché, si pronunci lei come, signor Presidente. Ma, visto che il Regolamento prevede che fino all'ampliamento di altri due membri si può fare, almeno due rappresentanti di questi Gruppi devono essere rappresentati, ai sensi del Regolamento.

Signor Presidente, ci tengo a sottolineare tale questione ed è giusto che lei la ribadisca per certificare la correttezza del nostro comportamento. Noi non stiamo chiedendo un'integrazione in virtù della vicenda che riguarda la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Noi abbiamo chiesto da mesi un'integrazione: appena sono diventato Capogruppo, ho inviato una lettera in cui ho chiesto l'integrazione in Giunta per il Regolamento. Si tratta di due questioni scollegate: una cosa è l'integrazione nella Giunta per il Regolamento, che è stata richiesta prescindendo dalla decisione che andrà presa sulla vicenda della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari; altra cosa è la valutazione che farà la Giunta.

Signor Presidente, desidero ribadirlo perché qui c'è la barzelletta di quelli della Lega - ogni tanto sostenuti anche dagli altri Gruppi di maggioranza - che dicono tutto il tempo «Tenetemi, tenetemi». È come il caso di coloro che litigano ma hanno paura della persona con cui dovrebbero entrare in colluttazione: siccome non c'è nessuno che li sta tenendo, loro dicono «Tenetemi, tenetemi!». Per noi la Giunta - lunedì o martedì, il 20, quando è convocata - può decidere quello che vuole. Non sta tenendo nessuno Salvini, l'eroe che noi vorremmo contenere e vorremmo mandare a processo. La Giunta decida liberamente quello che vuole e quando vuole.

Avevamo avanzato alcune richieste legittime di chiarimenti e approfondimenti. Non li vogliono fare, pazienza: votassero quello che vogliono. Dopodiché però, signor Presidente, la prego di tenere al riparo la Giunta per il Regolamento, che deve vedere la rappresentanza di tutti, dalle beghe politiche dentro le quali vuole farla entrare l'opposizione.

LA RUSSA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, anche se in realtà le argomentazioni del collega vice presidente Calderoli sono abbastanza esaustive, ne approfitto per fare un'integrazione con una argomentazione che - lo ripeto - non essendo più indispensabile tornare sull'aspetto regolamentare, potrebbe interessare invece l'aspetto politico. Mi riferisco alla vexata quaestio se occorra o meno integrare la Giunta per il Regolamento e addirittura se occorra o meno convocarla. Per carità, convocarla fa sempre bene, ma la necessità di integrare la Giunta, oltre che facoltativa - il «può» è molto preciso nel Regolamento - e l'eventuale assenza prima di una decisione sulla natura della Giunta non possono preoccupare l'attuale maggioranza in questo momento, perché, mai come in siffatto caso, la discussione sulla opportunità o meno di votare il parere della Giunta per l'Assemblea riferito alla vicenda Salvini è una questione che non cambia la storia di quel procedimento. Vorrei riportare la questione a questo aspetto politico.

Il presidente della Giunta Gasparri ha fissato la data del 20 gennaio in epoca non sospetta, quando ha avuto la richiesta da parte di due componenti della Giunta - di essi oggi si occupa «Il Tempo» abbondantemente, testimoniando che effettivamente i due colleghi sono in America in missione antimafia - per favorire la partecipazione di tutti. Sapeva, infatti, che la partecipazione di tutti i componenti, normalmente - con un giudizio più politico che asettico - avrebbe portato al respingimento della sua proposta.

Il presidente Gasparri, correttamente, non ha preteso che il giorno 18, alla scadenza dei trenta giorni previsti dal Regolamento, si votasse in Giunta, ma per favorire la partecipazione del presidente Grasso e dell'altro senatore ha spostato al giorno in cui fossero ritornati dal viaggio in America la data della votazione, che presumibilmente si farà e che - mi lancio in un'ardita previsione - porterà alla bocciatura della sua proposta.

Quindi, non stiamo discutendo di niente che vada a intaccare il corretto funzionamento della Giunta e la volontà della maggioranza della Giunta stessa. Stiamo discutendo - perché non dirlo? Siamo in una sede politica e immagino si possa dire - se sia opportuno politicamente, in termini di comunicazione, che questa decisione avvenga prima o dopo la sospensione per le elezioni in Emilia Romagna. Stiamo, cioè, discutendo sul riflesso che questa decisione avrà sull'elettorato.

Credo che ci sopravvalutiamo. Non credo che l'elettorato deciderà come votare nelle elezioni regionali in base a un giudizio scontato di questa Giunta, che precede quello dell'Assemblea.

Dico allora ai colleghi di maggioranza: per carità, c'è la richiesta, e l'abbiamo condivisa anche noi; si vada in Giunta per il Regolamento.

Sono convinto, signor Presidente, che sia opportuno riequilibrare i numeri della Giunta per il Regolamento. Ma non mi dite che è indispensabile che ciò avvenga prima di questa decisione che non cambierà le sorti del mondo e neanche del processo a Salvini. La decisione della Giunta - non definitiva perché toccherà all'Assemblea confermarla o meno - stabilirà se il voto debba avvenire prima o dopo che si voti in Emilia Romagna.

Presidente, nel confermare, per quanto attiene alla discussione delle mozioni, quanto già detto dalla collega Rauti, e nel richiamare le argomentazioni di Regolamento del collega Calderoli, il mio intervento vuole servire a tranquillizzare l'Assemblea: questa non è una questione su cui vale la pena litigare, perché di questioni su cui vale la pena litigare, purtroppo o per fortuna, ne abbiamo tante, più serie e più importanti. (Applausi dal Gruppo FdI).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dalla senatrice Bernini e da altri senatori.

Non è approvata.

MALAN (FIBP-UDC). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Giunta per il Regolamento, convocazione

PRESIDENTE. Colleghi, convoco la Giunta per il Regolamento per oggi pomeriggio alle ore 16.

Per fatto personale

DI MARZIO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI MARZIO (M5S). Signor Presidente, signori colleghi, chi parla, solo per disciplina, ha contribuito con il proprio voto all'approvazione della legge di riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari, pur condividendo non soltanto le perplessità al riguardo manifestate da studiosi della materia, ma anche le critiche di quanti hanno argomentato che l'obiettivo del risparmio, invocato a sua giustificazione, avrebbe potuto ottenersi con procedura incomparabilmente più snella e senza dover incidere sul dettato costituzionale, operando cioè una semplice decurtazione degli emolumenti dei parlamentari, ma mantenendone invariato il numero, piuttosto che dimezzarlo a retribuzione invariata.

Così facendo, sarebbe stata scongiurata ogni conseguente diatriba, ampiamente prevedibile, circa un possibile vulnus arrecato agli equilibri sanciti dalla Costituzione e si sarebbe non soltanto realizzato quell'obiettivo di contrasto strutturale agli asseriti privilegi della casta, storica battaglia identitaria della parte politica cui appartengo, ma si sarebbe anche posto fine alle cicliche polemiche concernenti le cosiddette restituzioni effettuate dai portavoce del Movimento che, del tutto casualmente, nelle ultime settimane hanno visto anche me infondatamente additato, contrariamente al vero, quale responsabile di non aver effettuato alcun versamento da oltre un anno.

Dunque, in qualità di senatore della Repubblica, che reputa il dovere di rappresentanza dell'intera Nazione e non soltanto di una parte politica, non mero flatus vocis, ma ineludibile responsabilità etica, ho ritenuto che non mi fosse consentito sottrarmi, per viltà e quieto vivere, all'obbligo di lasciare la parola definitiva ai cittadini elettori, affinché a essi fosse riconosciuto il diritto di partecipare a una scelta di rilevanza tale che, se non vagliata con la più ampia ponderazione possibile, graverebbe soltanto, qualora dovesse malauguratamente rivelarsi improvvida, su chi si fosse arrogato la potestà di decidere in nome dell'intera collettività, mentre dichiarava di essere mero portavoce di essa.

L'antinomia degli obiettivi attuali, inoltre, rispetto a quelli perseguiti da altri in anni neppure troppo lontani, pur apparendo indubitabile, non è tuttavia sufficiente a esorcizzare del tutto il timore in quanti, come me, non riescono a cancellare dalla memoria il fatto che ciò che sta accadendo possa - certo senza volerlo - favorire i disegni di chi progetti non dissimili abbia già propugnato in passato nell'ambito di oscuri piani di rinascita democratica, ovvero di trasformazione in senso presidenziale dell'assetto istituzionale.

Queste sono, in estrema sintesi, le ragioni che mi hanno persuaso dal non potermi esimere dall'apporre anche la mia firma alla richiesta di referendum confermativo e, dunque, indipendentemente da ogni soggettiva presunzione di certezza circa l'esito di tale consultazione, di dover sottoporre decisioni di tale portata a un vaglio da parte del popolo sovrano, essendo per formazione purtroppo incapace, a differenza di molti, di reputarmi depositario di verità indubitabili. Sorprendentemente questo gesto, improntato al più rigoroso rispetto per la democrazia sostanziale, si è trasformato in motivo di stigma e non soltanto da parte di quella frazione dell'opinione pubblica attiva sui social media, che non ha avuto ritegno nel demonizzare così gli strumenti della democrazia diretta, mentre assumeva di uniformarsi ai suoi principi.

Avverso simili censure, con involontaria eloquenza, non si è registrata alcuna presa di posizione ufficiale in difesa di un essenziale principio democratico cui si era, altrimenti, costantemente inneggiato, lasciando così che venissi additato quale eretico, ovvero, meno eufemisticamente, traditore. Mentre quell'indifferenza si sarebbe potuta ascrivere all'irrilevanza dell'accaduto, non può invece risultare accettabile, per quanto mi riguarda, il silenzio che ha accolto giudizi con cui, lungi dal rispettare principi fondanti, è stata invece esplicitamente stigmatizzata, pur se in forma impersonale, la scelta da me compiuta.

Ho assistito al ricorso, anziché ad argomenti di merito, a triti luoghi comuni e a strategie di ammonizione e colpevolizzazione mediante argumenta ad baculum, gli argomenti del bastone, del tipo: chi compie queste scelte sarebbe animato dall'interesse a innescare una crisi di Governo per andare a elezioni anticipate; si assumerebbe la responsabilità di accollare alla collettività il costo di un referendum inutile, perché di esito scontato; ovvero con argumenta ad hominem, argomenti della denigrazione personale, del tipo: chi compie certe scelte sarebbe animato da narcisistici desideri di un'ora di notorietà; da intenti ricattatori, per ritrattare, a fronte di contropartite; da meschina volontà di rivalsa per il mancato riconoscimento di meriti presunti; dall'obiettivo di garantirsi prospettive di accesso a future prebende, altrimenti utopiche.

Dunque, di fronte a un'epurazione di fatto, della quale non posso che dover prendere atto, ancorché con il rammarico di separarmi da colleghi integerrimi, per fugare qualsiasi dubbio in merito, formalizzo in questa sede la mia decisione di aderire al Gruppo Misto, formazione certamente inidonea a favorire qualsivoglia eventuale desiderio - quanto mai improbabile, con un avvenire, per età, ormai soltanto dietro le spalle - della reiterazione di un'esperienza rivelatasi finora deludente, anche a causa del sostanziale disinteresse ad accogliere qualsivoglia contributo ulteriore rispetto a quello di dover pigiare pulsanti. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 11,01, è ripresa alle ore 18,50).

Sui lavori del Senato
Giunta per il Regolamento, convocazione

PRESIDENTE. Informo che i lavori della Giunta per il Regolamento sono stati aggiornati a domani mattina, alle ore 9.

Il Senato tornerà pertanto a riunirsi domani, alle ore 10,30.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di venerdì 17 gennaio 2020

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, venerdì 17 gennaio, alle ore 10,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,51).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bertacco, Bogo Deledda, Bongiorno, Borgonzoni, Bossi Umberto, Campari, Castaldi, Cattaneo, Cerno, Ciriani, Corti, Crimi, De Poli, Di Nicola, Di Piazza, Fazzone, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Renzi, Romagnoli, Ronzulli, Salvini, Saponara, Saviane, Segre, Siclari, Sileri, Siri, Stefano e Turco.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Giarrusso, Grasso, Mirabelli, Morra, Pepe, Saccone e Vitali, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

Gruppi parlamentari, variazione nella composizione

Il senatore Di Marzio ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle e di aderire al Gruppo Misto.

Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi, composizione

Il Presidente del Senato, in data 20 dicembre 2019, ha confermato come componenti della Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi le senatrici Fiammetta Modena e Maria Saponara.

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 15 gennaio 2020, ha confermato come componenti della medesima Commissione i deputati Fabio Berardini e Lisa Noja.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatrice Granato Bianca Laura

Modificazioni alla legge 10 marzo 2000, n. 62, in materia di parità scolastica (1667)

(presentato in data 15/01/2020)

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Riccardi Alessandra

Disposizioni sul negozio di affidamento fiduciario (1452)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 10ª (Industria, commercio, turismo), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanità)

(assegnato in data 16/01/2020)

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 8 gennaio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dalla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del Ministero dello sviluppo economico, in ordine alla notifica 2019/0642/I relativa al progetto di regola tecnica recante "Linee guida per l'erogazione del servizio pubblico Wi-Fi free".

La predetta documentazione è deferita alla 1a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 398).

Con lettere in data 8 gennaio 2020 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Taurianova (Reggio Calabria) e Borgomezzavalle (Verbano-Cusio-Ossola).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 7 gennaio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, lettera f), del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, la relazione sull'effettiva applicazione del principio di parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica e sull'efficacia dei meccanismi di tutela, riferita all'anno 2018.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CXXX, n. 3).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

proposta di Regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE)2018/1977 del Consiglio recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari autonomi dell'Unione per taluni prodotti della pesca per il periodo 2019-2020 (COM(2020) 5 definitivo), alla 6a, alla 9a e alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;

relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio relativa all'attuazione del regolamento (CE) n. 1007/2009, modificato dal regolamento (UE) 2015/1775, sul commercio dei prodotti derivati dalla foca (COM(2020) 4 definitivo), alla 1a, alla 3a, alla 9a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a.

Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea

Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 25 novembre 2019 al 5 gennaio 2020, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea.

Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati.

L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti.

Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento

La Sezione di controllo per gli affari comunitari ed internazionali della Corte dei conti, con lettera in data 10 gennaio 2020, ha inviato la deliberazione n. 16/2019 con la quale la Sezione stessa ha approvato la Relazione annuale 2019 concernente "I rapporti finanziari con l'Unione europea e l'utilizzazione dei Fondi comunitari".

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 5a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 399).

Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti

Il Governatore della Banca d'Italia, con lettera in data 8 gennaio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 6-bis, del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 2014, n. 5, la relazione concernente le operazioni riguardanti le quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia, riferita all'anno 2019.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Doc. CXL, n. 2).

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.

Il signor Aniello Traino da Neirone (Genova) chiede:

misure a favore dei ceti sociali più deboli in relazione al costo dell'energia elettrica (Petizione n. 465, assegnata alla 10a Commissione permanente);

modifiche alla c.d. "sugar tax" nel senso di prevedere riduzioni della stessa in relazione a quei prodotti che contengono sostituti dello zucchero raffinato quali miele, zucchero di canna, fruttosio naturale, stelvia e liquirizia (Petizione n. 466, assegnata alla 6a Commissione permanente);

misure per il contrasto della ludopatia (Petizione n. 467, assegnata alle Commissioni permanenti riunite 6a e 12a Commissione permanente);

misure per limitare l'utilizzo di materie plastiche (Petizione n. 468, assegnata alla 10a Commissione permanente);

misure finalizzate alla riduzione dei tempi di svolgimento dei processi e in materia di prescrizione (Petizione n. 469, assegnata alla 2a Commissione permanente);

modifiche alla c.d. "plastic tax" nel senso di prevedere riduzioni e agevolazioni per quelle imprese che si riconvertono all'utilizzo di materiali ecologici e biodegradabili (Petizione n. 470, assegnata alla 6a Commissione permanente);

Ai sensi del comma 3 del testo coordinato delle delibere n. 31 del 18 dicembre e n. 62 del 7 maggio 2015 sul diritto all'oblio la citazione della petizione n. 471 è stata rimossa dagli allegati al resoconto. La scheda del'atto è consultabile al seguente link

il signor Dario Bossi da Montegrino Valtravaglia (Varese) chiede:

la modifica dell'articolo 491 del codice di procedura penale nel senso di prevedere la possibilità per l'imputato di esporre personalmente le proprie eccezioni con le medesime condizioni stabilite per i difensori (Petizione n. 472, assegnata alla 2a Commissione permanente);

modifiche alle procedure seguite dalle Procure della Repubblica italiana nel senso che, ad ogni iscrizione nel Registro Generale delle notizie di reato (RGNR), sia essa a carico di persone note (mod. 21) o ignote (mod. 44), corrisponda contestualmente una iscrizione RG GIP, al fine di rendere il giudice per le indagini preliminari consapevole e partecipe dell'iter della notizia di reato (Petizione n. 473, assegnata alla 2a Commissione permanente);

il signor Tommaso Badano da Sassello (Savona) chiede modifiche alla normativa in materia di detrazioni fiscali al fine di consentirne la fruizione anche ai contribuenti con redditi inferiori al limite di imponibilità (Petizione n. 474, assegnata alla 6a Commissione permanente);

il signor Stefano Salvatore Casabianca da Catania chiede l'installazione obbligatoria di dash cam sui mezzi di soccorso e l'utilizzo di body cam per gli operatori sanitari (Petizione n. 475, assegnata alla 12a Commissione permanente);

il signor Ettore Maria Bartolucci da Pesaro chiede modifiche all'articolo 57 della Costituzione in materia di elezione del Senato della Repubblica (Petizione n. 476, assegnata alla 1a Commissione permanente);

la signora Carmelina De Luca da Roma chiede modifiche all'articolo 26 del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, in materia di notificazione della cartella di pagamento (Petizione n. 477, assegnata alla 6a Commissione permanente);

il signor Antonio Brandi da Roma, a nome dell'Associazione Pro Vita & Famiglia Onlus e di numerosissimi altri cittadini chiede misure finanziarie di sostegno a favore delle famiglie (Petizione n. 478, assegnata alla 5a Commissione permanente);

la signora Roberta Ravello da Cesenatico (Forlì-Cesena), a nome dell'Associazione Horse Angels ODV, chiede misure a tutela dei minori partecipanti a concorsi di bellezza (Petizione n. 479, assegnata alla 1a Commissione permanente).

Mozioni

SBROLLINI, FARAONE, BONIFAZI, COMINCINI, CONZATTI, CUCCA, GARAVINI, GINETTI, GRIMANI, MAGORNO, MARINO, NENCINI, PARENTE, SUDANO, VONO - Il Senato,

premesso che:

le maratone (42,195 chilometri) e le mezze maratone (21,0975 chilometri) sono tra gli eventi sportivi agonistici, a vocazione popolare, più partecipati e diffusi al mondo;

i numeri economici delle maratone mondiali degli ultimi 15 anni registrano dati di partecipazione in continua crescita, con un contestuale beneficio economico per le città che le organizzano, collegato alla parte logistica e culturale e legato non solo ai partecipanti, ma anche agli accompagnatori;

le cosiddette «6 Major Marathon», New York, Londra, Berlino, Chicago, Boston e Tokyo, oggi registrano la partecipazione di circa 250.000 persone, la maggior parte da qualificarsi quali amatoriali, muovendo un giro di affari che si avvicina ai 2 miliardi di dollari;

la "Tcs New York City Marathon", la corsa più partecipata al mondo, è ormai una voce nel bilancio della città di New York City;

secondo "Il Sole 24 Ore" (articolo del 5 novembre 2018) la maratona di New York genera ormai un impatto economico di circa 415 milioni di dollari, un record di oltre 50.000 partecipanti provenienti da 130 Paesi e circa 258.000 ospiti collegati ai partecipanti che visitano la Grande Mela durante la settimana di maratona;

la "Boston Marathon", la più antica maratona del mondo, secondo la Greater Boston convention & visitors Bureau (Gbcvb) nel 2016 ha portato alla città di Boston una cifra vicina ai 200 milioni di dollari (e un giro di affari totale che ha sfiorato i 300 milioni di dollari), poco più di 30.000 partecipanti ufficiali alla maratona, tra cui più di 6.400 atleti provenienti da 98 Paesi al di fuori degli Stati Uniti;

in Giappone negli ultimi dieci anni i finisher sono aumentati di quasi 8 volte, passando dai 74.000 del 2006 ai 576.000 del 2015, superando così anche gli Stati Uniti, e i numeri economici correlati dimostrano l'importanza di queste manifestazioni nello sviluppo economico-turistico del Paese;

in Francia, dove si registrano i dati di maggior crescita a livello europeo, il mercato vale ad oggi un miliardo di euro. Il delegato generale della Fifas (Federazione francese delle industrie sport e tempo libero), Virgile Caillet, ha dichiarato al quotidiano francese "Les Echos" che «il mercato francese correlato alle maratone registra ogni anno una crescita del 40 per cento. La corsa è un fenomeno che in Francia è esploso»;

oggi, grazie ai runner, il mercato francese è uno dei più grandi in Europa, con un fatturato di 80 milioni di euro;

in Italia, la Federazione italiana atletica leggera - Fidai (2 maggio 2019) comunica che al 31 dicembre 2018 ha registrato 220.724 tesserati, cifra record mai registrata nella storia della Federazione italiana di atletica leggera;

una cifra che non comprende i 50.996 runner tesserati con runcard, per un totale di praticanti dell'atletica leggera in Italia che raggiunge i 271.720;

la maratona di Roma ha visto crescere i propri iscritti dai 9.100 del 2005 ai 13.224 dell'edizione del 2018, con un soggiorno medio, per maratoneti e accompagnatori, di tre giorni;

gli atleti italiani partecipano alle grandi maratone internazionali in numero sempre crescente, senza avere norme limitative differenziate rispetto agli atleti locali;

tra le grandi maratone del mondo, la più amata dagli italiani si conferma ancora una volta la New York City Marathon (4 novembre) con 2.762 connazionali arrivati;

per il secondo anno consecutivo, al secondo posto si piazza la maratona di Valencia (2 dicembre) con 1.559 italiani, seguita da Berlino (953, 16 settembre), Parigi (905, 8 aprile), Barcellona (634, 11 marzo) e Atene (517, 11 novembre);

le presenze di italiani sono state rintracciate in 127 maratone nel mondo (fonte "Ansa" aprile 2018);

va constatato che la maratona non è solo un semplice evento sportivo, ma una fonte qualificata per il mercato locale, generando occupazione e indotto economico;

in Italia sono state inserite nel calendario della Federazione italiana atletica leggera 37 maratone e 161 mezze maratone;

i dati della Fidal indicano che il numero medio di partecipanti per le maratone, basandosi su dati riferiti ai risultati del 2018, è di 1.416,02 atleti (italiani e stranieri), mentre lo stesso numero medio è di 949,24 atleti (italiani e stranieri) per le mezze maratone;

la partecipazione degli atleti stranieri a partire dal 2014 a seguito del decreto ministeriale del 24 aprile 2013 («decreto Balduzzi») e successivo articolo 42-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 («decreto del fare»), convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e del decreto ministeriale dell'8 agosto 2014, non è aumentata, anzi si è andata con gli anni riducendosi, secondo quanto riportato dagli organizzatori;

detta riduzione di partecipazione si riflette sulla capacità da parte degli organizzatori di attrarre sponsor qualificati internazionali, oltre alla ricaduta economica negativa sull'indotto (data dall'attività turistica) per i territori interessati, visto che gli stranieri, invece di venire e partecipare alle maratone in Italia, preferiscono andare a gareggiare altrove;

questa limitazione è stata segnalata, con apposite lettere, dagli organizzatori delle principali maratone italiane;

quella di Roma, capitale culturale del mondo, è solo la ventesima maratona, frenata sicuramente dal limite dei certificati medici;

la tutela della salute degli individui è un bene primario presente in quasi tutte le legislazioni sanitarie nazionali;

la certificazione per l'attività sportiva di particolare ed elevato impegno cardiovascolare, quali la maratona e la mezza maratona, è disciplinata dal decreto ministeriale del 24 aprile 2013;

dal 1° giugno 2016 per partecipare a manifestazioni organizzate sotto l'egida della Fidal, occorre essere obbligatoriamente tesserati con la Fidal stessa, tramite una società affiliata oppure tramite la runcard;

dal 1° gennaio 2017 le gare di mezza maratona e maratona potranno essere inserite solo nel calendario nazionale;

la partecipazione a manifestazioni agonistiche «no-stadia» di atleti italiani e stranieri non tesserati né con la Fidal, né con federazioni straniere affiliate alla Iaaf, ma in possesso della «runcard» o della «Mountain and trail runcard», è subordinata alla presentazione di un certificato medico di idoneità agonistica specifica per l'atletica leggera;

le norme per l'attività sportiva agonistica fanno riferimento al decreto del Ministero della sanità del 18 febbraio 1982, recante «Norme per la tutela sanitaria dell'attività sportiva agonistica»;

la visita clinica e la valutazione globale degli accertamenti, nonché l'atto certificatorio devono essere effettuati nelle sedi autorizzate esclusivamente e personalmente dallo specialista in medicina dello sport operante all'interno di strutture mediche autorizzate (ambulatori, centri, istituti, servizi pubblici o privati in possesso di precisi requisiti di organizzazione, strutture ed attrezzature in rapporto alla tipologia delle visite che s'intenda effettuare in base ai protocolli previsti dai decreti ministeriali del 18 febbraio 1982 e del 4 marzo 1993);

la Fidal ha emanato una nota informativa per l'organizzazione delle manifestazioni «no-stadia» che impone agli atleti stranieri non tesserati residenti all'estero, che vogliono partecipare ad una maratona italiana, di presentare documentazione medica conforme alla normativa stessa e, quindi, l'effettuazione dei seguenti esami: visita medica, esame completo delle urine, elettrocardiogramma a riposo e dopo sforzo, pirografia;

questi esami, in molti Paesi, hanno un costo superiore anche di 5 volte rispetto al costo medio applicato in Italia (circa 80 euro). Inoltre, non essendo prevista la figura dello specialista in medicina dello sport, spesso si rende necessario effettuare gli esami in diverse strutture e diventa difficile trovare il medico che si assume la responsabilità di firmare il certificato di idoneità alla pratica agonistica;

la normativa sanitaria attuale dettata dal decreto ministeriale del 18 febbraio 1982, dall'articolo 3 del decreto ministeriale del 24 aprile 2013 e successivo articolo 42-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 («decreto del fare»), convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e del decreto ministeriale dell'8 agosto 2014 risulta limitante per la partecipazione degli atleti stranieri, pur in possesso di certificazione medico-sportiva valida nel loro Paese di origine;

tali limitazioni riducono di fatto la partecipazione degli atleti stranieri alle maratone italiane, con danno economico per gli organizzatori e per il tessuto cittadino di riferimento,

impegna il Governo:

1) nel rispetto delle norme di tutela sanitaria presenti in Italia, ad adottare iniziative normative che consentano agli atleti stranieri di potersi iscrivere alle manifestazioni «no-stadia», che si svolgono sul territorio italiano (corsa e marcia su strada, corsa campestre, corsa in montagna, ultramaratona, trail running e nordic walking), basandosi sulle rispettive leggi di tutela sanitaria specifiche relative al proprio Paese di residenza (quindi consentendo, per esempio, ai runner statunitensi di poter presentare in Italia un'autocertificazione, così come previsto dalla normativa statunitense);

2) a far sì, per quanto di competenza, che le norme di tutela sanitaria che riguardano gli italiani per le maratone e mezze maratone sul territorio italiano continuino ad essere rispettate;

3) a considerare le maratone e le mezze maratone nell'ambito di un piano strategico di sviluppo economico, attivando, insieme al Coni, alla Fidal e a Sport e salute SpA, un Tavolo di lavoro specifico;

4) ad adottare iniziative per individuare forme di sinergia con attività culturali da implementare nelle città, anche di concerto con l'Anci, in occasione delle maratone e delle mezze maratone a vantaggio degli atleti e dei loro accompagnatori, sia italiani che stranieri.

(1-00201)

FEDELI, MARCUCCI, BONINO, DE PETRIS, MALPEZZI, PITTELLA, GINETTI, ALFIERI, BOLDRINI, CUCCA, GARAVINI, GIACOBBE, NANNICINI, RAMPI, ASTORRE - Il Senato,

premesso che:

a Ventotene, isola pontina e luogo di confino politico durante gli anni del fascismo, con la scrittura del "Manifesto" di Spinelli, Rossi e Colorni, nacque nel 1941 l'idea di un'Europa unita e pacificata. Un'Europa in cui tutti si sentissero uniti sotto una stessa bandiera, simbolo di valori e scelte condivise. Un'Europa capace di guardare criticamente alla sua storia presente e passata e di farsi baluardo di pace, cooperazione, accoglienza, democrazia, uguaglianza e solidarietà tra i popoli;

ripartendo dai principi ispiratori del "Manifesto di Ventotene", cominciando dalla lettura e dalla riflessione su quel testo e sull'esperienza delle guerre, delle dittature e della violenza da cui quelle parole di pace scaturivano, a tanti anni di distanza, e in un momento storico così difficile per il mondo intero, è necessario rilanciare proprio quel progetto di Europa. È necessario coltivare un nuovo cosmopolitismo che sia in grado di fare da argine alle paure, alle disuguaglianze, alle discriminazioni, alle violenze quotidiane, che sia lo strumento e la guida per dare una risposta alle grandi questioni del nostro tempo, dalla crisi ambientale, alle migrazioni, alla ricerca di un modello economico che produca benessere per i più, non solo per alcuni. È necessario costruire una cultura cosmopolita per risolvere problemi di carattere cosmopolita;

occorre mettere mano a profonde riforme dell'Unione europea, recuperando quello spirito sociale per cui era nata e che si è perso nel tempo per il predominio di una logica esclusivamente contabile; tali riforme non possono che avere come base la predisposizione di una cittadinanza europea da abbinarsi e integrarsi a quella italiana, proprio nell'accezione del Trattato di Roma; l'Italia, Paese fondatore, ha l'obbligo morale e la capacità politica e sociale di farsi promotrice di iniziative di formazione e sociali che possono diventare d'esempio per gli altri Paesi europei;

sotto la spinta e lo stimolo delle istituzioni, i protagonisti di questo progetto devono essere i giovani d'Europa affinché si facciano promotori di quel processo di integrazione e condivisione che ha nella conquista e nel mantenimento della libera circolazione il suo presupposto ineludibile e nell'acquisizione profonda della cittadinanza europea il suo obiettivo più alto. A loro bisogna parlare d'Europa in modo nuovo e, per la prima volta, a partire dalla scuola. È qui che un'educazione civica europea deve smettere di rappresentare un'opzione ma deve diventare una necessità culturale urgente. È qui, a scuola, che la cultura del dialogo deve attraversare trasversalmente tutte le discipline per educare al rispetto, alla conoscenza dell'altro, al superamento di stereotipi e pregiudizi;

premesso inoltre che, a Ventotene, nella scuola statale "Altiero Spinelli" ci sono già le aule, i banchi, le attrezzature multimediali, gli spazi per vivere la contemporaneità senza dimenticare la storia, ma mancano i ragazzi, dato che l'isola vive un drammatico spopolamento durante l'inverno; una "Scuola d'Europa" rappresenta l'occasione per far incontrare ragazze e ragazzi da tutta Europa per fare esperienza viva di cittadinanza; una specifica convenzione è già stata siglata tra l'associazione "La nuova Europa", fondatrice della Scuola d'Europa e il Comune di Ventotene, e l'iniziativa ha già ottenuto il patrocinio della rappresentanza in Italia della Commissione europea, del Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, della Regione Lazio e del Consiglio regionale del Lazio, dall'Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa Lazio. Tale iniziativa ha peraltro già coinvolto nella sua fase sperimentale una trentina di scuole europee e oltre 300 ragazzi tra i 16 e i 18 anni. La nuova Europa ha anche costituito con 15 scuole italiane una specifica rete di scopo per rafforzare il suo progetto di laboratori di cittadinanza;

considerato che:

l'esperienza dell'associazione La nuova Europa, fondatrice della Scuola d'Europa, va apprezzata ma integrata e rafforzata con un impegno di tutte le istituzioni e del più ampio arco parlamentare per la sua natura bipartisan; è interesse di tutte le forze politiche promuovere un ampio dibattito in Europa sulle riforme necessarie al rafforzamento delle istanze sociali nell'Unione e questo dibattito può partire proprio dalla scuola italiana e dal rinnovato studio dell'educazione civica, della Costituzione e dei Trattati, grazie a iniziative come la Scuola d'Europa a Ventotene;

il Parlamento europeo, nell'assemblea del 15 gennaio 2020, ha approvato una proposta di risoluzione presentata a seguito di dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla necessità di dar vita a una fase costituente con una "conferenza sul futuro dell'Europa", la quale dovrebbe costituire un'occasione per coinvolgere strettamente i cittadini della UE in un processo dal basso verso l'alto, e in questo processo la partecipazione dei giovani sarà un elemento essenziale degli effetti di lunga durata della conferenza; questa partecipazione dei cittadini della UE è prevista attraverso una specifica "agorà dei cittadini" e una specifica "agorà dei giovani";

tenendo conto che tale conferenza dovrebbe avere una durata biennale e inaugurarsi il 9 maggio 2020, giorno della festa dell'Europa e 70° anniversario della dichiarazione Schuman,

impegna il Governo:

1) a mettere a disposizione risorse ad hoc e strumenti per realizzare il progetto della Scuola d'Europa come percorso innovativo di lunga durata e ad alto impatto sociale;

2) a riconoscere la Scuola di Ventotene come luogo di interesse pubblico e quindi a concorrere all'elaborazione di un curricolo di educazione civica europea che contempli le questioni fondamentali dell'Europa di oggi in chiave storica, politica, giuridica, scientifica, artistica e culturale, e che costituisca parte integrante del percorso formativo della scuola superiore attraverso un modello didattico fatto di lezioni frontali e di esperienze laboratoriali;

3) a sostenere, anche attraverso iniziative come la Scuola d'Europa e tutte le altre iniziative promosse dalle associazioni europeiste che operano sull'isola e che contribuiscono alla conoscenza e alla diffusione dei valori europei, un percorso formativo e conoscitivo delle giovani generazioni verso una consapevole acquisizione di cittadinanza europea che abbia alla sua base lo studio della storia del '900 e dell'Europa unita.

(1-00202)

SALVINI Matteo, ROMEO, CALDEROLI, BONGIORNO, BORGONZONI, CANDIANI, CENTINAIO, SIRI, STEFANI, ARRIGONI, AUGUSSORI, BAGNAI, BARBARO, BERGESIO, BORGHESI, BOSSI Simone, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CAMPARI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, CORTI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, GRASSI, IWOBI, LUCIDI, LUNESU, MARIN, MARTI, MONTANI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, PELLEGRINI Emanuele, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, PISANI Pietro, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, RUFA, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, TOSATO, URRARO, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Il Senato,

premesso che:

l'International holocaust remembrance alliance (IHRA) è un'organizzazione intergovernativa fondata nel 1998, con sede a Berlino;

l'organizzazione è composta da 31 Stati membri, tra cui l'Italia, da 10 Stati osservatori e 7 sostenitori internazionali permanenti, tra i quali Nazioni Unite, Unione europea, Unesco, Osce, International tracing service, European union agency for fundamental rights, Consiglio d'Europa e Claims conference;

l'IHRA, durante l'assemblea plenaria svoltasi a Bucarest nel maggio 2016, ha formulato e adottato una dichiarazione operativa contro l'antisemitismo;

la definizione operativa reca: "l'antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni retoriche e fisiche dell'antisemitismo sono dirette a individui ebrei e non ebrei e/o ai loro beni, a istituzioni comunitarie ebraiche e ad altri edifici a uso religioso";

queste manifestazioni possono colpire anche lo Stato d'Israele, concepito come una collettività ebraica, ad esempio: a) negando al popolo ebraico il diritto all'autodeterminazione, sostenendo che l'esistenza stessa dello Stato d'Israele costituisca un atto di razzismo; b) tracciando paragoni tra la presente politica d'Israele e quella dei nazisti; c) usando simboli e immagini associate all'antisemitismo storico per caratterizzare Israele e i cittadini israeliani; d) ritenendo gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato d'Israele;

considerato che:

la definizione operativa di antisemitismo è stata già adottata da Stati Uniti e Canada, dal Regno Unito, da Israele, dall'Austria, dalla Scozia, dalla Romania, dalla Germania, dalla Bulgaria, dalla Lituania, dalla Repubblica di Macedonia, dal Portogallo e dalla Francia;

il 1° giugno 2017 il Parlamento europeo ha votato la risoluzione n. 2017/2692 sulla lotta contro l'antisemitismo, con la quale, tra le altre raccomandazioni, invita espressamente "gli Stati membri e le istituzioni ed agenzie dell'Unione europea ad adottare e applicare la definizione operativa di antisemitismo utilizzata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA), al fine di sostenere le autorità giudiziarie e di contrasto nei loro sforzi volti a identificare e perseguire con maggiore efficienza ed efficacia le aggressioni antisemite, e incoraggia gli Stati membri a seguire l'esempio del Regno Unito e dell'Austria in proposito",

impegna il Governo a promuovere tutte le iniziative di propria competenza al fine di ottemperare agli impegni presenti all'interno della risoluzione del Parlamento europeo n. 2017/2692, e di adottare conseguentemente la definizione operativa contro l'antisemitismo formulata dall'International holocaust remembrance alliance.

(1-00203)

Interrogazioni

DI GIROLAMO, ROMANO, ANGRISANI, LA MURA, VANIN, TRENTACOSTE, PRESUTTO, PIRRO, LANNUTTI, SANTILLO, FEDE, CIOFFI, COLTORTI, LUPO, RICCIARDI, SANTANGELO, DI MICCO, ORTIS - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

in data 18 dicembre 2019 l'autorità giudiziaria di Avellino ha disposto il divieto di transito per i mezzi con peso superiore alle 3,5 tonnellate sul viadotto "Cerrano" dell'autostrada A14, tra Pescara nord e Pineto, per motivi di sicurezza;

in data 8 gennaio 2020 il Tribunale del riesame ha respinto l'istanza di dissequestro avanzata da Autostrade per l'Italia (Aspi);

dalle notizie diffuse dalla stampa si apprende che secondo il giudice per le indagini preliminari di Avellino si è resa necessaria la chiusura del viadotto ai mezzi pesanti in quanto "le stampelle con cui è costruito il viadotto hanno subito spostamenti tali da rendere le superfici contrapposte in corrispondenza della mezzeria, schiacciate l'una sull'altra, mente in corrispondenza delle pile (…) sono presenti degli spostamenti in profondità dell'ordine di 7 centimetri, come si può vedere su "rainews" il 13 gennaio 2020;

a parere degli ispettori ministeriali, oltre che alle fondamenta, il viadotto Cerrano presenta "ammaloramenti avanzati, costituiti da ossidazione delle parti metalliche e deformazione di singoli componenti delle cerniere di taglio", come invece si legge su "il Fatto Quotidiano" lo stesso giorno;

considerato che:

citando una nota dell'ufficio ispettivo territoriale di Roma del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il giudice per le indagini preliminari di Avellino scrive "non è ancora pervenuta all'UiT [da Aspi], sebbene già richiesta nel 2018, la necessaria documentazione che dimostri il raggiungimento di adeguati standard di sicurezza in relazione alle criticità segnalate nel corso delle visite eseguite", come si apprende, sempre nello stesso giorno, dal quotidiano online "ilcentro";

dal 18 dicembre 2019 la chiusura del viadotto ha congestionato il traffico lungo la strada statale 16 Adriatica, unica alternativa per i mezzi pesanti, provocando lunghe code con tempi di percorrenza di circa 3 ore per un tratto di strada di 20 chilometri. A questo si aggiungono i conseguenti ingenti danni economici subiti dalle attività commerciali locali nonché dagli autotrasportatori specialmente nel periodo prenatalizio. Solo nella giornata del 7 gennaio nel comune di Silvi sono transitati 4.000 mezzi pesanti,

si chiede di sapere:

se e quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano intraprendere nei confronti di Autostrade per l'Italia;

se intendano adottare, nei limiti delle proprie attribuzioni, opportune iniziative affinché siano presi in considerazione le difficoltà a cui vanno incontro dal 18 dicembre 2019 autotrasportatori, imprese e attività commerciali che insistono lungo la strada statale 16 e i danni di tipo economico che continuano a subire;

se non ritengano che la noncuranza dimostrata dallo stato di ammaloramento, certificato dai controlli effettuati dal Ministero delle infrastrutture stesso, del viadotto Cerrano, che con i suoi 89 metri di altezza sovrasta la strada di collegamento tra il comune di Silvi Marina e la contrada Montagnola, debba comportare la revoca della concessione dell'autostrada in questione ad Aspi.

(3-01308)

CORRADO, ANGRISANI, LANNUTTI, PAVANELLI, LEONE, PRESUTTO, VANIN, GRANATO, DE LUCIA - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:

un secolo fa, il 24 gennaio 1920, moriva a Parigi (a soli 36 anni) Amedeo Modigliani, la cui fama, alimentata ad arte valorizzandone soprattutto l'immagine di "artista maledetto", è cresciuta a dismisura nel corso del XX secolo;

a quell'ascesa ininterrotta corrisponde un aumento esponenziale del valore attribuito alle sue opere: venderle, acquistarle, possederle è diventato, soprattutto negli ultimi decenni, un investimento dei più remunerativi, sia per i privati che si muovono nel mondo dell'arte, sia per le e istituzioni museali di tutto il mondo;

la prospettiva di un altissimo rendimento ha generato speculazioni internazionali che talvolta, complice l'incertezza che tuttora circonda la figura e l'opera di Modì, nonostante gli sforzi della figlia Jeanne (1919-1984) per sistematizzare il materiale superstite, hanno assunto proporzioni enormi;

ne sono rimasti vittime, negli anni scorsi, persino la Presidenza della Repubblica e il Ministero per i beni e le attività culturali, sia nelle persone di alcuni Ministri, sia dei vertici di alcuni uffici, come ricostruito puntualmente nel libro-inchiesta "L'affare Modigliani", di Dania Mondini e Claudio Loiodice, entrambi membri dell'ufficio di presidenza della Fondazione Caponnetto, pubblicato ad ottobre 2019;

considerato che:

il 27 dicembre 2019, "il Fatto Quotidiano" ha dedicato un articolo all'imminente centenario della scomparsa dell'artista livornese, dal titolo "Modì 100 anni dopo: soldi, veleni e opere (false?) come funghi";

nel testo, Giampiero Calapà dà spazio anche alla sensata preoccupazione che, come accadde nel 1984 in vita della celebrazione dei cento anni dalla nascita di Modigliani, quando fu architettato persino il ritrovamento dei celebri falsi, più di qualcuno possa tentare di accreditarsi presso le Istituzioni disposte ad erogare fondi per mostre e commemorazioni varie, così da trarre vantaggi economici indebiti dalla ricorrenza;

il rischio è concreto, tant'è che a mo' di esempio, Calapà menziona una denuncia presentata dai succitati Mondini e Loiodice ai due Ministeri competenti, all'amministratore delegato di Poste italiane, all'ANAC e al sindaco di Livorno;

l'atto intende stigmatizzare la decisione, ricavata da notizia non ufficiale, secondo la quale Poste italiane avrebbe "affidato direttamente l'incarico di realizzare un francobollo commemorativo alla cosiddetta Fondazione Modigliani di Vietri sul Mare (Salerno), nata nel marzo 2018, nonché di organizzare e partecipare alla cerimonia di annullo filatelico il 24 gennaio 2020";

in merito alla suddetta "Fondazione Amedeo Modigliani Ricerca Scientifica", nel volume già ricordato si legge che il suo comitato scientifico è presieduto dalla dottoressa Greta García Hernàndez, presunta esperta e inventrice di un metodo "scientifico" per distinguere i dipinti autentici dai falsi;

la competenza e l'affidabilità della dottoressa García Hernàndez in materia di opere di Modì sono fortemente messe in dubbio dal professor Marc Restellini, direttore e fondatore della Pinacothèque de Paris, al quale Mondini e Loiodice avrebbero commissionato un report da allegare all'esposto che dichiarano di voler presentare alle procure di Roma e Livorno;

dietro segnalazione del Restellini, inoltre, uno dei due dipinti che la García Hernàndez ha dichiarato autentico basandosi sul suo metodo è stato sequestrato, in Svizzera, perché sospettato di essere frutto di una contraffazione e dunque strumento di potenziali truffe;

il 13 gennaio 2020, in un secondo articolo, il Calapà ha reso pubblici i contenuti della nota con cui il dottor Vito Cozzoli, capo di Gabinetto del Ministero dello sviluppo economico, rispondendo a Mondini e Loiodice, ha escluso qualsiasi coinvolgimento nella cerimonia di annullo filatelico e soprattutto ha negato rapporti del Ministero e di Poste Italiane SpA con la Fondazione vietrese, precisando che il bozzetto adottato è tratto da un "primario archivio primario privato";

poiché il solo catalogo fotografico universalmente accreditato è quello del professor Ambrogio Ceroni, ogni altra scelta, implicando il rischio di legittimare contraffazioni e falsari, il 15 gennaio 2020 il professor Distasi, che presiede la Commissione per lo studio e l'elaborazione delle carte-valori postali, ha precisato agli interroganti, preoccupata che il catalogo al quale si è attinto non fosse affidabile, che la commissione si è rivolta all'Archivio fotografico Fratelli Alinari;

al fine di evitare il rischio che il francobollo celebrativo diventi esso stesso strumento per accreditare opere contraffatte, il Distasi ha precisato che la commissione ha rinunciato alla firma autografa di Modigliani, che avrebbe dovuto comparire anch'essa sui francobolli, scelta che ha comportato lo slittamento dei tempi di stampa da parte dell'Istituto Poligrafico e reso possibile solo dal 17 febbraio 2020 la cerimonia di annullo filatelico organizzata dal Comune di Livorno;

tanta prudenza non è fuori luogo, anzi; la necessità e l'urgenza di un autorevole intervento statale appaiono eclatanti se si riflette sul fatto che a fronte di 337 opere dell'artista labronico censite nel catalogo ritenuto più attendibile (quello citato del professor Ceroni), sul mercato ne circolano circa 1.200, numero destinato ad aumentare se non saranno adottate misure atte a cristallizzare il fenomeno dilagante dei "Modigliani post mortem";

poiché ad oggi non è chiaro a chi spetti, nel caso di Amedeo Modigliani, quella sorta di successione morale trasmessa dall'artista agli eredi che si chiama diritto morale d'autore, Mondini e Loiodice, volendo prevenire ulteriori possibili truffe mediante un maggiore controllo pubblico, propongono che, in attesa della definizione del contenzioso, sia il Comune di Livorno a vigilare a tutela dell'immagine e della reputazione di Modigliani,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto e se non ritenga opportuno un immediato intervento per scongiurare che, a valle dell'anno di celebrazioni di Modì, si debbano scoprire imbarazzanti verità analoghe a quelle emerse dopo il 1984, ed evitare, sia lo spreco di denaro pubblico, sia che l'utenza, ignara, venga per l'ennesima volta raggirata;

se non reputi urgente farsi promotore della creazione di un catalogo nazionale dei falsi attribuiti a Modigliani, dal momento che le cause per truffa e riciclaggio, se prescritte, non si concludono con l'ordine di distruggere i falsi riconosciuti (come quelle concluse, invece, con una sentenza di condanna), ma li restituiscono ai proprietari, consentendo loro di re-immetterli sul mercato e reiterare il reato;

se il Ministro non ritenga di adoperarsi perché al più presto sia definito a chi spetti la facoltà di autenticare le opere del maestro, dal momento che il valore potenziale del marchio Modigliani è stimato in circa 100 milioni di euro e più d'uno sono i soggetti che, senza titolo per rivendicarlo, appaiono oltremodo interessati alla sua registrazione.

(3-01309)

CORRADO, GRANATO, ANGRISANI, DE LUCIA, CASTELLONE, ROMANO, LA MURA, VANIN, MONTEVECCHI, TRENTACOSTE, AGOSTINELLI, NATURALE, AUDDINO, CAMPAGNA, PIRRO, PELLEGRINI Marco - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:

risulta agli interroganti che il Ministro in indirizzo, nel presentare ai media il 4 dicembre 2019 l'ennesima riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, che tra l'altro concede autonomia speciale ad altri 7 musei nazionali e crea 10 nuove soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (SABAP), abbia dichiarato che ciò rilancia l'autonomia dei musei, rafforza la tutela e guarda al futuro;

il "passato" che la suddetta riorganizzazione andrà a modificare è frutto della riforma della struttura ministeriale voluta e attuata dallo stesso ministro Franceschini nel 2014-2016 (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 agosto 2014 n. 171 recante nuovo regolamento di organizzazione, successivi decreto ministeriale 43 del 23 gennaio 2016, decreto ministeriale 44 del 23 gennaio 2016, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 238 del 1° dicembre 2017) già causa di una serie di disfunzioni che gli operatori del settore, pur fortemente penalizzati dal cosiddetto "decreto bavaglio", non smettono di denunciare;

le maggiori criticità che si sono rilevate in questi anni, attengono all'esercizio della tutela, competenza esclusiva del Ministero, mentre la valorizzazione, figlia e sorella della prima, è materia concorrente con le Regioni;

le tre soprintendenze settoriali, accorpate dai due passaggi della riforma in soprintendenze uniche per l'archeologia, le belle arti e il paesaggio, sono state lasciate nella transizione senza sufficienti indirizzi operativi e con poche risorse; hanno perso, venendo meno il rapporto diretto con i musei che ne raccoglievano le testimonianze, il legame con la storia del territorio; hanno perso, talvolta, archivi e depositi (spesso rimasti letteralmente imprigionati nei nuovi istituti autonomi);

in soli due anni (2015-2016) le suddette sono state cancellate e rifatte due volte, dapprima riducendole di numero e accorpando parte delle competenze settoriali, poi redistribuendone le zone di pertinenza e aggiungendo alle competenze già unificate anche l'archeologia, con ciò causando disagi di ogni sorta al personale dipendente che ha continuato a lavorare nelle diverse sedi, spesso distanti decine di chilometri, con le difficoltà e la demotivazione che si possono immaginare nell'esercizio quotidiano della tutela;

senza un piano organizzativo definito nei dettagli, è accaduto che parte del personale, in un primo momento condiviso tra più nuovi uffici, trovandosi nella condizione di poter scegliere se restare in forza alle Soprintendenze ABAP o passare ai poli museali e ai nuovi istituti autonomi, ha preferito questi ultimi, che offrono maggiori possibilità di guadagno per le aperture straordinarie ed hanno una migliore visibilità, e lasciato quasi vuote (complici i pensionamenti e le assunzioni di soli funzionari tecnici) alcune sedi di tutela particolarmente disagiate;

l'accentuazione delle difficoltà non ha colpito solo i lavoratori rimasti, ma anche gli utenti di detti uffici, per le disfunzioni legate alla mal gestita trasformazione: dalla protocollazione multipla delle pratiche pervenute alle già diverse soprintendenze nel frattempo fuse, ai protocolli fermi per la ripartenza, alla posta elettronica rimasta irraggiungibile per la chiusura delle caselle, alla contabilità chiusa e riassegnata con intervalli di vari mesi. Queste criticità hanno penalizzato notevolmente proprio quell'utenza che, a detta del Ministro, avrebbe dovuto essere avvantaggiata dalla riorganizzazione;

tra i disagi dell'imprenditoria che attendeva risposte dagli uffici periferici del Ministero, quello di chi, ad esempio, ha dovuto aspettare mesi per la copia di un certificato rimasto "imprigionato" in un archivio transitato nell'ufficio sbagliato, ed anni per pagamenti di lavori svolti o servizi espletati legati a contabilità transitate da un giorno all'altro in istituti diversi, con buchi di disponibilità forieri, tra l'altro, di contenziosi;

considerato che:

la faticosa riorganizzazione degli uffici secondo le regole introdotte dalla riforma 2014-2016 sarà a breve sconvolta nuovamente da un'iniziativa destinata a provocare nuovo (a parere degli interroganti forse strategico) caos;

a dispetto dell'asserita volontà di contenimento di spesa che aveva giustificato le iniziative precedenti, altri 7 istituti con autonomia speciale si andranno ora ad aggiungere ai tanti già esistenti, guidati, come gli altri, da persone scelte a discrezione del ministro e con stipendi dirigenziali di seconda o anche prima fascia, creando un aumento vertiginoso del numero dei super dirigenti;

introducendo 10 nuove soprintendenze ABAP, sarà ridisegnato in larga parte, di nuovo e senza studi preliminari e numeri che giustifichino l'intervento progettato, anche l'apparato della periferia della tutela;

a quello sono demandati l'ingrato compito dell'esercizio della stessa, con un estenuante numero di riscontri di pratiche (dalla tempistica serrata), il rapporto con il territorio, la catalogazione, i vincoli, le verifiche di interesse culturale, l'istruttoria delle alienazioni, le attività dell'ufficio esportazione, la manutenzione di parte dei monumenti del territorio, le attività di studio (anche con i dipartimenti universitari), la sorveglianza degli scavi in concessione e dei lavori sui monumenti, la tutela dei centri storici,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che, a seguito dell'ulteriore riforma, si perderà il controllo dei procedimenti di tutela da parte delle soprintendenze ABAP, faticosamente riorganizzatesi per espletarli nei tempi;

se non convenga che ciò produrrà grave nocumento al patrimonio culturale in genere e al paesaggio in particolare, mentre secondo il dettato costituzionale (articolo 9) lo Stato dovrebbe conservare e promuovere l'uno e l'altro, per garantirne la fruizione pubblica;

se non ritenga che dare vita a 10 nuovi uffici di tutela con i numeri attuali di addetti e funzionari amministrativi, e in assenza di nuovi dirigenti interni edotti sulle tematiche di competenza, dunque avvalendosi di personale esterno o scelto ad hoc (se gli sarà possibile), significhi piuttosto volere indebolire la tutela provocando due reazioni: l'immobilismo, per assenza di personale o per paura di fare, oppure l'attivismo, ma eterodiretto;

se non creda che, nel secondo caso, applicare le procedure anticorruzione sarebbe una mera e inutile formalità, poiché portatori di interessi molto distanti dal bene pubblico avrebbero la strada spianata non dalla cattiva volontà dei dipendenti, ma dal disfunzionamento provocato;

se non ritenga piuttosto, nel rispetto del patrimonio culturale, dei dipendenti ministeriali, delle amministrazioni locali e dell'imprenditoria onesta, di rinviare il ridisegno della periferia della tutela a dopo l'espletamento dei concorsi per nuovi dirigenti e altro personale necessario (in particolare amministrativo), fermati da qualche mese, senza i quali le attività quotidiane di tutela finirebbero per non essere più svolte per mancanza dei numeri minimi degli operatori.

(3-01310)

CORRADO, DE LUCIA, ANGRISANI, GRANATO, LANNUTTI, ABATE, PIRRO, AGOSTINELLI, NATURALE, CAMPAGNA, AUDDINO, PELLEGRINI Marco - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:

la riforma del Ministero per i beni e le attività culturali degli anni 2014-2016 ha trasformato le soprintendenze territoriali da uffici di tutela settoriali ad intersettoriali con la creazione delle soprintendenze archeologia, belle arti e paesaggio;

in tale nuova configurazione, pur molto discutibile e discussa, una volta superate le oggettive difficoltà riorganizzative, la tutela è stata esercitata in virtù dei molteplici contributi offerti dai diversi specialismi e visioni;

in particolare, sono stati tutelati con decreti di dichiarazione di importante interesse paesaggistico (i cosiddetti vincoli paesaggistici) sulla base di motivazioni naturalistiche, storiche, estetiche ed anche archeologiche svariati nuovi tratti di territorio, difendendo tali decreti da decine di osservazioni e ricorsi che hanno accompagnato ogni provvedimento, e ciò grazie agli ottimi funzionari tecnici ministeriali archeologi, architetti e storici dell'arte;

considerato che a quanto risulta agli interroganti:

la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio (SABAP) per l'area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l'Etruria meridionale ha recentemente sottoposto a tutela, con decreto a firma del segretario regionale del Ministero di agosto 2019, una vasta area (1.600 ettari) in territorio di Viterbo costellata di ruderi imponenti, acque sorgive, impianti termali strutturati o liberi, una maglia di casali di origine medievale e fortemente tipizzati, ville e ruderi di castelli, boschi di querce, vie tagliate e ponti romani (area denominata "Dal Bullicame e Riello alle Masse di San Sisto");

tale proposta giaceva in Soprintendenza, semilavorata, da oltre 10 anni, e solo adesso, con l'apporto dei nuovi funzionari di varie qualifiche, assunti nel 2018, è stato possibile concludere l'iter di formulazione e di dichiarazione;

nei due mesi successivi alla pubblicazione sono stati presentati ricorsi al TAR che la Soprintendenza sta prontamente controdeducendo;

considerato, inoltre, che:

alla notizia data nel comunicato ministeriale il 4 dicembre 2019, e prontamente girata dalla stampa, della prossima istituzione della nuova SABAP Rieti, Viterbo ed Etruria meridionale, una parte del Viterbese ha chiesto pubblicamente attraverso i media "al futuro dirigente" di cancellare il vincolo paesaggistico appena apposto, mentre altri soggetti operanti sul territorio hanno aggiunto ai ricorsi al TAR già presentati un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica;

tale vincolo, nel difendere i valori storici e paesaggistici identitari della località, non intende bloccare l'economia, ma indirizzarla verso uno sviluppo compatibile, reso possibile dalle risorse naturali (termali) e dalla presenza di testimonianze storiche e archeologiche di rilievo favorendo la creazione di un parco della Cassia Vetus sulla scorta di quanto avvenuto per l'Appia antica, e come previsto dal piano paesaggistico provinciale del 2007,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga sia il caso di valutare attentamente l'opportunità di dare seguito a tale sdoppiamento, che interferisce con l'andamento di un progetto coerente con i valori paesaggistici e inquadrato in una pianificazione responsabile, con il rischio di rendere vani gli sforzi di decine di persone e di indebolire a livello locale l'immagine del Ministero stesso.

(3-01311)

MANTOVANI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

negli ultimi 10 anni, si sono susseguite numerose piene del fiume Secchia, che hanno provocato gravi conseguenze sul territorio modenese e numerosi disagi alla popolazione locale;

tra le piene più tragiche si cita quella del gennaio 2014, in cui si verificò anche una vittima, e del dicembre 2017, quando l'esondazione del fiume provocò l'allagamento delle zone circostanti e danni agli agricoltori e imprenditori locali;

considerato che:

a quanto risulta all'interrogante, l'Autorità di bacino distrettuale del Fiume Po e l'Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo) hanno classificato tali piene, che si verificano con drammatica periodicità, come di minore entità;

secondo quanto denunciato da alcuni comitati locali di salute pubblica, i finanziamenti per garantire la completa messa sicurezza in caso di piene medie o maggiori del Secchia non sarebbero sufficienti;

la capacità dell'attuale cassa di espansione, realizzata negli anni '70, risulta insufficiente anche per le piene medie e in caso di piene grandi si rischia il cedimento degli argini in terra;

in particolare, per le piene grandi non sarebbero neanche stati realizzati i progetti per aumentare la portata del fiume da associare ai lavori sulla cassa di espansione, né per la sicurezza di pozzi e falde acquifere;

rilevato che:

il territorio modenese è da sempre caratterizzato da numerose attività industriali e culturali che rischiano di essere fortemente penalizzate dalle continue esondazioni del fiume;

i disagi recati dalle piene e la conseguente chiusura dei ponti sul fiume hanno inoltre creato diverse difficoltà anche dal punto di vista della viabilità,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare perché si faccia chiarezza sullo stato ambientale del fiume Secchia, in modo che vengano effettuati gli adeguati lavori di manutenzione e messa in sicurezza anche contro le eventuali piene medie e grandi (definite TR50 e TR200), evitando ulteriori danni alla popolazione, alle realtà economiche e produttive della zona e al patrimonio culturale e ambientale del territorio.

(3-01312)

SERAFINI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

sono numerosi i casi in Italia di padri che non riescono ad avere un rapporto con il proprio figlio a causa di separazioni con affidamento alla madre. Tale situazione permane, incredibilmente, anche nel caso in cui le denunce della donna verso l'ex coniuge, volte ad impedire o a rimandare le visite al figlio/figli, vengano accertate come prive di fondamento dalla consulenza tecnica di ufficio e siano comunque reiterate della stessa;

in assenza di gravi e provati motivi, la preclusione del minore da visite del padre pregiudica l'evoluzione positiva del medesimo verso quest'ultimo ed avalla ulteriormente una sua immagine negativa;

è quindi necessario che il giudice tuteli il diritto di ogni figlio a conservare, per una crescita completa e psicologicamente stabile, un rapporto costante, pacifico e sereno, sia col padre, che con la madre, senza che uno dei due possa interferire nelle relazioni con l'altro. La madre che separandosi allontana, per motivi personali, il figlio dal padre, screditandolo o svilendolo, spesso determina il radicamento di un'avversione della figura paterna che prosegue in età adulta;

il 4 aprile 2006 il signor F. B., residente a Sesto San Giovanni (Milano), padre di tre figli, depositava avanti il Tribunale per i minorenni di Milano l'atto di ricorso con il quale chiedeva l'emissione, in via di urgenza, dei provvedimenti ritenuti più opportuni per tutelare la sua figura di padre e la possibilità di far visita al proprio figlio, allora di anni 6, possibilità che la madre negava. L'atto fu assegnato al giudice dottoressa Paola Ghezzi;

per i successivi due anni il giudice non emetteva alcun provvedimento volto a regolamentare quanto richiesto nel ricorso. Nel 2008 il giudice interessava della questione i servizi sociali del Comune di Sesto San Giovanni, disponendo che le visite tra padre e figlio si potessero svolgere, ma con modalità protetta, poi revocata a seguito delle relazioni dei servizi sociali del Comune. Tuttavia il giudice del Tribunale dei minorenni di Milano non emetteva, anche se sollecitato, alcun provvedimento di regolamentazione del diritto del padre a visitare il figlio;

solamente 11 anni dopo, nel 2017, il giudice del Tribunale per i minorenni di Milano decise di pronunciarsi sul ricorso con decreto del 14 giugno. Nel frattempo il figlio aveva compiuto i 17 anni. Poiché padre e figlio non avevano rapporti, il giudice affidava il figlio alla madre in via esclusiva e delegava i servizi sociali a facilitare i rapporti padre-figlio. Tuttavia, la lentezza decisionale del Tribunale per i Minorenni di Milano ha fatto sì che il figlio abbia ora raggiunto la maggiore età,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario attivare i propri poteri ispettivi, al fine di evidenziare eventuali mancanze nella gestione dell'ufficio giudiziario in questione.

(3-01313)

PARAGONE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

nella notte fra il 13 e il 14 gennaio 2020 è scoppiato un incendio all'impianto del Consorzio Accam SpA- Associazione comuni comprensorio Alto Milanese, termovalorizzatore di Busto Arsizio in provincia di Varese, che serve la zona a nord di Milano, bloccandone ogni attività;

stando a quanto si apprende, le fiamme sarebbero partite da una fuoriuscita di olio idraulico, interessando l'area delle turbine, dove il vapore prodotto dal calore del forno genera energia elettrica e, solo per un fortuito caso, l'incendio non sarebbe divampato nella zona di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti;

nato negli anni Settanta, il termovalorizzatore di Accam è un impianto di medie-piccole dimensioni, partecipato da 27 comuni del territorio, tra cui Busto Arsizio, Gallarate e Legnano, brucia ogni anno 110.000 tonnellate di rifiuti, servendo 400.000 cittadini, in evidente stato di sovracapacità di incenerimento. Da diversi anni, è interessato da progetti di rinnovamento e ampliamento: a partire dal 2013 sono stati elaborati piani di profondo rifacimento finalizzati al potenziamento dell'impianto, con nuove caldaie, nuove strutture di riscaldamento per le città e una maggiore efficienza, e dal 2016 sono stati commissionati diversi studi di fattibilità per il recupero dei rifiuti e i cicli integrati, nell'ottica della riconversione dell'impianto, ma nulla è stato realizzato;

ad oggi è costituito da: un termovalorizzatore con recupero energetico funzionante su due linee speculari, con potenzialità massima teorica di progetto pari a 500 tonnellate al giorno (250 tonnellate al giorno per linea), nel quale vengono trattati prevalentemente rifiuti urbani e, in porzioni minori, rifiuti sanitari e rifiuti speciali; una stazione di trasferimento nella quale vengono depositati gli ingombranti e l'organico da raccolta differenziata; un impianto di adeguamento volumetrico e imballaggio di rifiuti ingombranti oggi in corso di attivazione;

considerato che:

recentemente l'Accam SpA è stata coinvolta nell'indagine cosiddetta "Mensa dei poveri", condotta dalla procura di Milano, che ha portato alla decapitazione dei vertici della società, accusati, a vario titolo, di abuso d'ufficio e corruzione, mettendo in luce una stretta connivenza fra alcuni rappresentanti dell'azienda e esponenti politici locali. I dirigenti arrestati avrebbero imposto, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, la gestione in house, prevedendo l'affidamento diretto da parte dei comuni per lo smaltimento dei rifiuti, senza gare d'appalto, creando sotto-partecipate da sfruttare per fini economici attraverso fittizie consulenze, nonostante i comuni in questione non avessero le quote necessarie per far valere l'affidamento diretto;

nel 2019 la Corte dei conti, rispondendo ad una richiesta di parere da parte del Comune di Canegrate sulla necessità di rispettare il vincolo della legge Madia dell'80 per cento di fatturato, generato dalle attività svolte per conto dei soci per poter mantenere la società in house, ha negato l'applicabilità del regime stesso al sistema Accam e nel novembre 2019 la Presidenza del Consiglio dei ministri ha ribadito il pronunciamento dando parere contrario a una deroga alla legge Madia;

il portavoce del comitato ecologico di Borsano ha denunciato su "La Prealpina" di giovedì 16 gennaio 2020 che, dal confronto fra l'inceneritore dell'Accam e quello di Acerra, l'impianto lombardo avrebbe, fra i due, livelli d'inquinamento ben peggiori, nonostante una spesa 3 milioni e mezzo di euro per migliorare i filtri. Il comitato ha inoltre avanzato la richiesta di investire in ricerca e sviluppo di un servizio innovativo, scongiurando ulteriori interventi di manutenzione ad un impianto considerato "vecchio e inquinante";

visto che:

il funzionamento dei termovalorizzatori si basa su un processo di combustione ad alta temperatura che genera fumi e ceneri che, se non correttamente filtrati e depurati vengono dispersi nell'atmosfera. Per tale ragione non tutti gli impianti in Italia possono essere definiti a "impatto zero": spesso le emissioni sono fuori norma e molte strutture negli anni sono state poste sotto sequestro;

tale tecnologia appare ormai vetusta e, a detta dell'interrogante, sarebbe opportuno prevederne, progressivamente e in tempi ragionevoli la dismissione in favore di impianti più moderni, finalizzati al trattamento dei rifiuti, sia urbani, che speciali, puntando, inoltre, sull'incremento percentuale della raccolta differenziata, sul riciclo, e sul trattamento del residuo di rifiuti anche attraverso incentivi alla ricerca su altri metodi di recupero,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti e se intenda intervenire, per quanto di propria competenza, per assicurare verifiche sull'impatto ambientale del termovalorizzatore dell'Accam, al fine di tutelare la salute pubblica e salvaguardia dell'ambiente, valutando la chiusura definitiva dell'impianto.

(3-01314)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

CIRIANI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

in provincia di Pordenone due aziende del gruppo "Sassoli" stanno vivendo un momento altamente drammatico, e all'orizzonte non si vedono sbocchi positivi della vicenda;

infatti risulta all'interrogante che i dipendenti della Lavinox di Chions (110 operai) e della Sarinox di Aviano (20 operai) non hanno ancora ricevuto la mensilità di novembre 2019, mentre la cassa integrazione straordinaria scadrà alla metà del mese di febbraio 2020;

gli ordinativi sono in netto calo, la produzione è ferma e dal 16 dicembre i dipendenti lavorano a singhiozzo per permettere di reperire le risorse per la corresponsione degli stipendi;

tutto ciò nonostante il 9 gennaio, l'azienda si fosse impegnata ad erogare gli stipendi della mensilità di novembre, impegno sino ad oggi disatteso;

nonostante tutto, gli operai, pur di preservare il diritto alla corresponsione delle loro spettanze, con grande sforzo e sacrificio continuano a prestare la loro collaborazione, sia pure in condizioni difficilissime determinate dal perdurare della grave situazione in cui versa l'azienda, anche in ambienti con temperature inferiori ai 10 gradi, essendo i riscaldamenti spenti;

per la fine del mese di gennaio, peraltro, era stata promessa la corresponsione anche degli stipendi del mese di dicembre 2019;

i tavoli che dovevano lavorare per addivenire ad una soluzione positiva della vicenda non hanno visto purtroppo l'identificazione di soluzioni adeguate, e ora l'unica possibilità all'orizzonte è che un soggetto terzo rilevi le due aziende del gruppo,

si chiede di sapere quali misure i Ministri d'indirizzo intendano attuare per supportare le realtà locali nella ricerca di un possibile acquirente che subentri all'attuale proprietà, restituendo lavoro, dignità e serenità a 130 persone ed alle loro famiglie e garantendo una soluzione positiva della triste vicenda.

(4-02734)

BRIZIARELLI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

da parte del Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria si apprende che nella casa di reclusione di Orvieto sussiste, ormai da mesi, una situazione estremamente critica, per la quale si sono più volte stigmatizzate le decisioni della direzione, non tenendo conto degli accordi e delle relazioni sindacali, tanto da richiedere l'attivazione della commissione arbitrale e valutare il ricorso alla magistratura del lavoro, ai sensi dell'articolo 28 dello statuto dei lavoratori (di cui alla legge n. 300 del 1970, e successive modificazioni e integrazioni);

per mesi il Sindacato ha segnalato che nel carcere orvietano, a causa delle modifiche dell'organizzazione del lavoro e degli orari di servizio (da 3 a 4 turni), si erano oltrepassati i livelli minimi di sicurezza. Tale situazione ha determinato, e continua a determinare, la presenza in servizio di un numero insufficiente di uomini per garantire gli standard minimi di sicurezza per i reclusi e per il personale stesso;

nonostante i segnali di allarme più volte inviati dal sindacato, il giorno dell'epifania un detenuto affetto da disturbi mentali, dopo essere stato dichiarato incompatibile con la permanenza nel carcere orvietano da parte del servizio psichiatrico, e messo in lista, fin dal 30 dicembre 2019, per essere trasferito presso il reparto specializzato di osservazione della casa di reclusione di Spoleto, e di cui il servizio psichiatrico di Orvieto aveva disposto la sorveglianza a vista, ha tentato il suicidio inferendosi profonde ferite alla trachea e al volto con una lametta;

ciò si è verificato anche perché nessuna unità (probabilmente per mancanza di personale) è stata impiegata dal comandante nel servizio di sorveglianza a vista del detenuto affetto da disturbi mentali; sembra invece che, nelle disposizioni di servizio, il comandante avesse indicato che l'agente in servizio in sezione avrebbe dovuto occuparsi "anche" della sorveglianza a vista, in evidente contraddizione e nell'impossibilità di recarsi contemporaneamente in due luoghi diversi della struttura;

a tutt'oggi continuano ad essere applicati i 4 turni di servizio nell'organizzazione del lavoro a discapito dei livelli minimi di sicurezza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti;

se non ritenga opportuno intervenire con urgenza per ripristinare i livelli minimi di sicurezza per i reclusi e per il personale stesso nel carcere di Orvieto ripristinando l'alternanza dei 3 turni;

se non ritenga opportuno valutare l'operato dell'attuale direttore e del comandante di reparto.

(4-02735)

LAFORGIA - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

sul sito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ricercando, fra gli altri, l'istituto comprensivo statale "Via Trionfale" sito a Roma, in via Trionfale n. 7333, si trovava, fra le altre informazioni utili, anche la presentazione della scuola che riportava: "L'ampiezza del territorio rende ragione della disomogeneità della tipologia dell'utenza che appartiene a fasce socio-culturali assai diversificate. La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono, infatti, alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il Plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana; il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d'Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell'alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili)";

in seguito al diretto interessamento del Ministro in indirizzo la presentazione della scuola è stata modificata tagliando la descrizione incriminata;

considerato che:

strutturare i plessi scolastici in base ai "ceti" suddivisi in medio-alti e medio-bassi significa qualificare uno studente non in base alle capacità scolastiche meritorie ma rispetto ai conti correnti bancari della propria famiglia;

l'articolo 34, comma 1, della Costituzione sancisce il libero accesso all'istruzione scolastica, senza alcuna discriminazione;

a parere dell'interrogante tale episodio appare tanto deprecabile quanto inopportuno nella misura in cui la scuola dovrebbe essere il luogo in cui agli alunni ed alle alunne vanno insegnati i principi dell'uguaglianza e non della discriminazione per censo,

si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda evitare il ripetersi di simili episodi.

(4-02736)

CIRIANI, IANNONE - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

in data 11 giugno 2019, è stata siglata, presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, l'intesa tra il Ministro pro tempore Marco Bussetti e le organizzazioni sindacali rappresentative per il comparto "Istruzione e ricerca" al fine di individuare le modalità attuative degli impegni precedentemente assunti dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro stesso in materia di "stabilità nel rapporto di lavoro";

l'intesa prevedeva, dunque, oltre alla possibilità di abilitazione per l'intera platea di docenti precari, la stabilizzazione di soltanto 24.000 di loro, vale a dire meno della metà del comparto dei docenti precari che ammonta, come segnalato all'interrogante, a più di 50.000 persone;

ad oggi, come si apprende anche da fonti stampa, gli insegnanti supplenti del comparto scolastico nazionale sono fermi alla retribuzione inerente alla mensilità di ottobre 2019, termine dopo il quale nulla più è stato loro corrisposto per il lavoro svolto;

si evidenzia come nelle scuole operi una sorta di "esercito di precari" con supplenza breve, impiegati all'interno di una stessa scuola per diversi mesi, ed in "messa a disposizione" in altri istituti;

detti insegnanti provengono spesso da diverse parti d'Italia, isole comprese, e chi non rientra nelle graduatorie di istituto si vede costretto a trasferirsi all'improvviso nelle sedi di destinazione della "messa a disposizione" non appena il dirigente della scuola li contatta;

per loro, dunque, è importante accettare il lavoro perché, oltre ad accumulare esperienza, maturano punteggio e più alto è quest'ultimo maggiori sono le possibilità di essere chiamati l'anno successivo;

in data 1° ottobre 2019, è stata stipulata, tra il Ministero e le organizzazioni sindacali rappresentative del settore una nuova intesa in materia di reclutamento e abilitazione del personale docente;

in molti stanno meditando di abbandonare l'insegnamento supplente perché non riescono a far fronte alle spese, non ricevendo lo stipendio da mesi;

la Ragioneria dello Stato, a cui è stata chiesta una spiegazione, avrebbe fatto sapere che ci vorranno ancora diversi giorni affinché venga fatta un'emissione speciale, ovvero una data di pagamento, mentre l'entità dell'importo risulta ancora sconosciuto;

risulta all'interrogante che la mancata corresponsione delle mensilità di spettanza sarebbe generata e strettamente connessa alla gestione dei flussi dei pagamenti telematici mediante il sistema "NoiPA" utilizzato dal Ministero: in particolare, l'esito della verifica della disponibilità delle somme sul pertinente capitolo di bilancio risulta negativo, e il sistema genera il messaggio "non liquidato per capitolo incapiente", circostanza che inciderebbe sulla corretta tempistica e che di fatto determinerebbe ritardi nel pagamento degli stipendi secondo le regolari scadenze,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente delle problematiche di gestione dei flussi dei pagamenti mediante il sistema telematico;

quali iniziative ritenga di intraprendere per dirimere l'incresciosa situazione e sbloccare il pagamento degli stipendi destinati al personale docente in supplenza negli istituti scolastici italiani, in modo da tutelare in prima istanza gli insegnanti e le famiglie che subiscono pesantemente la misura di restrizione, e di conseguenza gli studenti ed il loro diritto allo studio e l'intera comunità educante;

quali interventi ritenga di adottare al fine di scongiurare misure penalizzanti o discriminatorie nel comparto dell'insegnamento, e se consideri esorcizzato il rischio di ledere il primario e fondamentale principio della continuità didattica.

(4-02737)

FLORIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

l'8 marzo 2019 è stato siglato in Prefettura a Sassari l'accordo tra mondo della trasformazione e della produzione del latte ovino sardo. L'accordo prevedeva che il latte venisse pagato in acconto a 74 centesimi al litro, IVA esclusa, e saldato a novembre (per tutta l'annata da novembre 2018 a ottobre 2019) in base ad una griglia di corrispondenza che agganciasse il prezzo pieno del latte ovino sardo alla stalla al prezzo medio ponderato del pecorino romano nel periodo considerato, ottenuto dalla borsa merci di Milano, sulla base delle quotazioni già effettuate sul prodotto alle condizioni di "franco caseificio o magazzino di stagionatura, forme marchiate dal Consorzio di tutela, contenuto di grassi secondo la prescrizione di legge e Iva esclusa". Le corrispondenze sono: prezzo del pecorino romano 6 euro al chilo latte per 0,72 centesimi e gradualmente sino a 8,50 euro al chilo per il pecorino quindi 1,02 centesimi. Ad ottobre alla borsa merci di Milano, il prezzo del pecorino romano Dop, stagionatura minima 5 mesi da produttore, è rimasto tra 6,70 euro al chilogrammo sui minimi e 6,95 sui massimi, confermando ulteriormente il fallimento dell'accordo dell'8 marzo 2019, valido per l'annata lattiero-casearia finita il 30 settembre 2019. Per i pastori sardi a novembre, purtroppo, non vi è stato quindi alcun pagamento del conguaglio sul latte oltre i 74 centesimi al litro già incassati, il prezzo base di campagna, perché il prezzo totale del latte, agganciato al prezzo di mercato del pecorino romano Dop, non ha avuto alcun incremento rispetto a quello versato in acconto;

per ottenere prezzi più elevati era condizione essenziale anche la piena applicazione del decreto-legge n. 27 del 2019, con modificazioni, dalla legge n. 44 del 2019, sulle emergenze in agricoltura, che ha stanziato risorse per circa 29 milioni di euro per il comparto lattiero-caseario ovino. Di questi, 14 milioni devoluti all'incremento del fondo indigenti per il ritiro dal mercato del formaggio in eccesso, 10 milioni al fondo per i contratti di filiera, che finanzia anche lo stoccaggio presso le aziende casearie, più altri 5 milioni per rimettere nel circuito del credito gli allevatori. Ma, fatti conti rispetto ai prezzi attuali, per arrivare a un euro al litro di latte ovino servirebbe un intervento pubblico di importo pari ad almeno tre volte quello messo in campo;

vanno ricordati i 12.000 allevamenti della Sardegna, dove pascolano 2,6 milioni di pecore, il 40 per cento di quelle allevate in Italia, che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60 per cento alla produzione di pecorino romano Dop e in restante parte al fiore sardo Dop e al pecorino sardo Dop e ad altri formaggi di pecora ed ovi-caprini non a marchio;

una notizia favorevole è quella dell'esclusione del pecorino romano Dop dalla lista dei prodotti UE che l'amministrazione USA tasserà con una tariffa doganale del 25 per cento, posto che circa la metà della produzione di questo formaggio finisce sul mercato americano, per circa 120-130.000 quintali e un fatturato di 100 milioni di euro all'anno. L'altra notizia buona è quella che le esportazioni di pecorino nel mondo sono cresciute del 34 per cento nei primi sei mesi del 2019;

l'obiettivo è ora realizzare un nuovo accordo sul prezzo per l'annata lattiero casearia 2019-2020 che possa dare ai pastori almeno un euro al litro;

non risulta che Agea abbia ancora esperito l'asta di pecorino romano in favore degli indigenti, disponendo di 14 milioni di euro, che dovrebbe consentire un restringimento dell'offerta ed una conseguente lievitazione del prezzo;

la Copagri Nord Sardegna vede una sola possibilità per riportare il latte ovino ad un euro al litro: un intervento per la riduzione in polvere di 30-35 milioni di litri di latte ovino sardo, sui 310 milioni previsti, mantenendo le produzioni di pecorino romano Dop in equilibrio con le richieste di mercato, senza creare eccedenze;

il 28 novembre si è tenuto al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali il tavolo nazionale sul latte ovino, dal quale sono arrivate risposte e proposte, quali: la disponibilità della grande distribuzione, a proseguire nel sostegno alla promozione dei prodotti derivati da latte ovino a partire dalle Dop; dal Banco di Sardegna, a individuare strumenti per il credito per i pastori e le start-up agricole; la costituzione di gruppi di lavoro tematici su credito, innovazione di filiera, trasparenza, promozione nazionale e internazionale, per rafforzare e arricchire, ma anche semplificare e velocizzare, la formula del tavolo nazionale. Lo schema predisposto per la tracciabilità del latte è all'esame della Conferenza Stato-Regioni e oggetto di riunioni tecniche;

ci sono però in piedi le indagini della magistratura sui pastori sardi che destano grande preoccupazione e un'indagine dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato sul consorzio del pecorino romano che riguarda i 3 milioni di litri di latte ovino sardo versato in strada o non lavorato durante i giorni della vertenza. Bisogna quindi evitare che si ripetano quelle scene e quegli episodi di protesta cui si è assistito, di cui i pastori sono stati protagonisti, ma anche vittime,

si chiede di sapere:

quali sia la previsione sui tempi degli effetti concreti sul prezzo del latte per gli allevatori dell'esplicarsi delle misure del decreto-legge citato contenente le modalità di ripartizione del fondo per la qualità e la competitività del latte ovino, che avrebbe dovuto essere adottato entro il 27 giugno 2019 e quali i tempi dell'asta di pecorino per gli indigenti, il cui decreto ministeriale attuativo firmato il 25 luglio è stato pubblicato solo il 29 novembre 2019;

se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno attivarsi al fine di incrementare il valore dell'intervento pubblico in favore dell'intera filiera del latte ovino, in modo che il prezzo del latte raggiunga l'atteso prezzo di un euro al litro.

(4-02738)

SANTANGELO, DONNO, LA MURA, CORRADO, VANIN, FLORIDIA, PRESUTTO, TRENTACOSTE, FEDE, LEONE - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:

nella notte fra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento terremoto colpiva la valle del Belice, un'area vasta compresa fra Trapani e Palermo, seminando la disperazione;

la città di Nuova Gibellina (Trapani) rinacque, grazie a Ludovico Corrao, ex senatore della Repubblica, ai tempi sindaco della cittadina, all'impegno della sua gente, alla solidarietà del popolo italiano, nel segno di un'utopia poetica dal sapore rinascimentale, divenendo palcoscenico di una serie di interventi urbani, sicuramente rivoluzionari per l'epoca, che videro artisti e architetti, supportati dagli artigiani del paese, da imprese locali e cittadini e non ultimi da noti intellettuali disegnare il volto di questa città-esperimento, divenendo oggi un vero museo a cielo aperto;

il giornale on line "Trapani Oggi-La voce del territorio" il 14 gennaio 2020 pubblicava un articolo dal titolo "Appello al Ministro Franceschini, salviamo le opere del Consagra";

considerato che:

dallo stesso articolo si apprende che il sindaco e l'assessore per la cultura di Gibellina, "hanno inviato una lettera al Ministro affinché si possano restaurare, in breve tempo, le numerose opere che Consagra, amico di Ludovico Corrao, realizzò nel nuovo centro di Gibellina";

l'appello rivolto al Ministro in indirizzo ha come tema "Salviamo la bellezza di Gibellina", lanciato non per caso proprio in occasione della ricorrenza del centenario della nascita dell'artista Consagra, nato a Mazara del Vallo il 6 ottobre 1920, deceduto a Milano, 16 luglio 2005, ed oggi sepolto come da sua volontà nel cimitero di Gibellina;

Consagra a Gibellina volle realizzare il progetto di "città frontale" e tra le sue opere mai restaurate si annoverano il "Meeting", la "città di Tebe", le "porte del cimitero monumentale", il "teatro", quest'ultimo progettato nel 1972, iniziato ma mai portato a termine;

sarebbe opportuno programmare un cospicuo intervento economico per il recupero e il completamento delle importanti opere di Consagra, riconosciute a livello internazionale;

l'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante "Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137", recita: "La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato;

se intenda intervenire, nei limiti delle proprie attribuzioni e competenze, affinché si possa intraprendere una programmazione di lavori per la valorizzazione e tutela del patrimonio artistico ed architettonico di Consagra, nel rispetto dell'art. 1, comma 2, del codice dei beni culturali.

(4-02739)

DE BONIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

come si legge da articoli di stampa, i Carabinieri del Ros del comando provinciale di Messina e del Comando tutela agroalimentare ed i finanzieri dello stesso comando hanno arrestato 94 persone nel corso del più imponente blitz contro i clan mafiosi dei Nebrodi: i Batanesi ed i Tortoriciani;

l'esito dell'inchiesta "Nebrodi" della Procura di Messina ha visto tra gli arrestati esponenti del sodalizio mafioso, imprenditori e amministratori, tra cui il sindaco di Tortorici, tutti accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, falso, truffa;

dall'inchiesta è emerso come i clan infliggevano estorsioni finalizzate ad accaparrarsi terreni per accedere ai contributi comunitari, reperendo ingenti contributi comunitari concessi dall'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l'ente che eroga i finanziamenti stanziati dalla UE ai produttori agricoli, diventata nel tempo la principale attività per tutta l'organizzazione mafiosa presente nel territorio;

a partire dal 2013, hanno intascato i contributi europei con il coinvolgimento di oltre 150 imprese agricole (società cooperative o ditte individuali), tutte direttamente o indirettamente riconducibili alle due famiglie mafiose. Tutto realizzato grazie alla compiacenza di ex collaboratori AGEA, un notaio, numerosi responsabili dei centri di assistenza agricola (CAA);

gli indagati dal 2012 ad oggi, secondo l'ipotesi della Procura, hanno falsamente certificato la titolarità dei terreni, in capo a prestanomi, ma in realtà riconducibili a persone o enti diversi da chi effettivamente chiedeva il contributo europeo. I contribuiti europei finivano poi in conti esteri: in alcuni casi, infatti, le somme provento delle truffe venivano intascate da beneficiari su conti correnti aperti presso banche estere e poi fatti rientrare in Italia attraverso complesse movimentazioni economiche, finalizzate a fare perdere le tracce del denaro;

da quanto emerge dalla brillante inchiesta del Ros e della Finanza, avrebbero intascato indebitamente fondi europei per oltre 5,5 milioni di euro, mettendo a segno centinaia di truffe all'AGEA, così i due clan, invece di farsi la guerra, si sono alleati, spartendosi virtualmente gli appezzamenti di terreno in larghissime aree della Sicilia ed anche al di fuori dalla regione, necessari per le richieste di sovvenzioni. "Il tutto, scrive il giudice per le indagini preliminare che ha disposto gli arresti, con gravissimo inquinamento dell'economia legale e con la privazione di ingenti risorse pubbliche per gli operatori onesti";

la truffa si basava sulla individuazione di terreni "liberi" (quelli per i quali non erano state presentate domande di contributi). A segnalare gli appezzamenti utili spesso erano i dipendenti dei CAA, che avevano accesso alle banche dati. Sulla base della finta disponibilità delle particelle, veniva istruita da funzionari complici la pratica per richiedere le somme, che poi venivano accreditate al richiedente prestanome dei boss spesso su conti esteri;

"La percezione fraudolenta delle somme - scrive il gip - era possibile grazie all'apporto compiacente di colletti bianchi, collaboratori dell'A.G.E.A., un notaio, responsabili dei centri C.A.A., che avevano il know-how necessario per procurare l'infiltrazione della criminalità mafiosa nei gangli vitali di tali meccanismi di erogazione di spesa pubblica e che conoscevano i limiti del sistema dei controlli";

quella dei Nebrodi, scrive "il Fatto Quotidiano", è una mafia interessata negli anni '80 agli appalti sul raddoppio ferroviario, per poi lasciare il passo agli interessi sull'eolico. Mentre dal 2012 gli appetiti mafiosi si sono concentrati sui campi agricoli e i contributi europei. Appetiti già frenati dal protocollo Antoci, che bloccò molte delle ditte titolari di terreni, perché imponeva la certificazione antimafia,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia fornire informazioni in merito a: chi decide i controlli dei centri di assistenza agricola (CAA); quale sia la statistica di tali controlli negli ultimi 5 anni e per singolo CAA; quali siano le irregolarità riscontrate sui vari centri di assistenza agricola.

(4-02740)

DE BONIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per i beni e le attività culturali e per il turismo e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

la riviera ligure, tra Portovenere e le Cinque terre, racchiude un paesaggio naturale e culturale di straordinario valore e testimonia un modo di vivere che è esistito per centinaia di anni. Tale stile di vita, oggi, continua a rivestire un ruolo socio-economico significante per tutta la comunità;

il sito comprende Portovenere, le Cinque terre (Monterosso al mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore) e gli isolotti di Tino, Tinetto e Palmaria, tutti riuniti in un paesaggio che rappresenta un unicum per le sue caratteristiche geomorfologiche, ambientali, antropiche e architettoniche, le une inestricabilmente legate alle altre;

il 6 dicembre 1997 la decisione del comitato del patrimonio mondiale dell'Unesco, CONF 208 VIII.C.2 ha iscritto il sito denominato "Portovenere, Cinque Terre e Isole (Palmaria, Tino e Tinetto)" nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità con la seguente motivazione: "la Riviera Ligure di Levante che comprende le Cinque Terre e Portovenere, è un sito culturale di valore eccezionale, che rappresenta l'interazione armoniosa tra l'uomo e la natura, e produce un paesaggio di eccezionale qualità scenica, che illustra un tradizionale modo di vita millenario, e che continua a giocare un importante ruolo socio-economico nella vita della comunità, [in cui] la forma e la disposizione dei borghi e il modellamento del paesaggio che li circonda, vincendo gli ostacoli di un terreno ripido e franoso, esprimono vividamente la continuità storica dell'insediamento umano in questa regione nell'arco di un millennio", come riportato nel comunicato del 27 febbraio 1998;

considerato che:

la Regione Liguria con proprio decreto n. 30 del 3 settembre 2001 ha istituito il parco naturale regionale di Portovenere. Conseguentemente è stato istituito fra gli enti locali un comitato per la gestione del sito Unesco;

nel 2016 è stato sottoscritto un protocollo per la "valorizzazione dell'isola Palmaria" tra il Ministero della difesa, la Regione Liguria, il Comune di Portovenere e l'Agenzia del demanio;

nel 2019 è stato approvato un masterplan definitivo, adottato dai firmatari del protocollo, che prevede la realizzazione di spazi multimediali e la realizzazione di spazi per attività alberghiere e commerciali, con l'utilizzo di un'ex cava quale anfiteatro naturale per eventi e la creazione di una sorta di funivia per il trasporto di cose e persone verso le strutture ricettive. Tali strutture, presentate come "albergo diffuso", in realtà, sono volte alla creazione di residenze di lusso; basti pensare che l'intero masterplan prevede il proprio completamento degli interventi entro il 2023 e una ripartizione degli investimenti fra pubblici e privati, oltre alla possibile cessione a terzi degli immobili pubblici;

tenuto conto che:

l'iscrizione di Portovenere nei siti Unesco deriva dalla conservazione del paesaggio e da come i valori storici e culturali sono mantenuti nei secoli, per cui dinanzi ai pericoli del masterplan, evidenziati dallo studio "LAND" (come si apprende sul sito internet "palmarianelcuore"), si rischia la trasformazione del paesaggio verso una progressiva fruizione da parte di un turismo incontrollato e selvaggio o, in alternativa, una fruizione solo per un turismo di élite, in netto contrasto con i valori espressi dal riconoscimento Unesco, che nulla hanno a che vedere con simili idee di valorizzazione;

vi è, pertanto, una profonda preoccupazione sul destino dell'isola Palmaria, che parrebbe rischiare un grave intervento insediativo, in netto contrasto con quanto espresso dalla dichiarazione Unesco del 1997,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, non ritengano che vada conservato lo stato dei luoghi della meravigliosa isola Palmaria, mettendo in atto solo limitati interventi migliorativi, volti a favorire una fruizione controllata di visitatori, anche a numero chiuso, nel rispetto del paesaggio e dei luoghi di cultura;

se non ritengano necessario coinvolgere l'Unesco, sedi italiana e parigina, affinché venga istituita una commissione ispettiva per evitare possibili, ulteriori e gravi danni ad un'isola che merita di mantenere il proprio ammirevole equilibrio naturale e culturale.

(4-02741)

DE BONIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

il Comitato libero agricoltori e commercianti di Puglia e Basilicata, che riunisce la maggior parte dell'intera produzione e distribuzione nazionale di uva apirene, il 10 giugno 2019 ha depositato presso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) un corposo dossier attraverso il quale il Comitato ha denunciato gli schemi contrattuali utilizzati, o, secondo la denuncia, imposti, dai breeders per disciplinare e organizzare la produzione, raccolta, conferimento e commercializzazione delle uve apirene;

il tema riguarda l'estensione e le modalità di esercizio dei diritti di proprietà intellettuale relativi alle piante e ai loro frutti (privative vegetali, concesse in Europa dal CPVO e marchi comunitari, concessi dall'EUIPO) che, secondo il Comitato, sarebbero utilizzati dai breeders in modo abusivo, realizzando così una situazione economicamente insostenibile e lesiva del diritto alla concorrenza e alla libera competizione;

diversi sono gli aspetti del rapporto contrattuale denunciati dal Comitato, in particolare: confusione sul materiale di propagazione, spesso privo di garanzie fitosanitarie; arbitrio delle aziende distributrici nella raccolta e commercializzazione del frutto del raccolto; conflitti di interesse tra vivai, distributori e produttori; mancanza di trasparenza nelle condizioni nel prezzo di rivendita; condizioni contrattuali giudicate inique. Si tratta, del resto, dei temi alla base della direttiva 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare, recentemente ratificata, che vieta espressamente una serie di pratiche commerciali definite "sleali";

di recente, in Spagna, l'Autorità Antitrust spagnola ha condannato i responsabili del club varietale "Nadorcott"-cultivar brevettata di mandarino, ritenendo che il sistema contrattuale violasse i diritti di produttori e rivenditori di distribuire liberamente i frutti ottenuti dalle piante, nonostante fossero state pagate le royalties d'impianto;

considerato che:

anche la Conferenza italiana agricoltori ha conferito mandato ad un pool di avvocati pugliesi per intraprendere un'azione, dinanzi all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di accertare, inter alia, le condotte dei breeders internazionali operanti nel settore dell'uva, tale da integrare profili di natura anti-concorrenziale e provocare effetti distorsivi del mercato. La stessa CIA aveva già espresso il proprio consenso rispetto alle iniziative in atto, tra cui quella intrapresa dal Comitato libero agricoltori e commercianti di Puglia e Basilicata;

la questione ha un evidente impatto sia a livello nazionale che comunitario e riguarda, in particolare, la corretta individuazione dei limiti dei diritti dei breeders sull'organizzazione di filiere, alla luce dei recenti interventi della stessa AGCM (provvedimento relativo alla varietà di grano "Senatore Cappelli") nonché della Corte di giustizia dell'Unione europea (parere Avvocato generale nella Causa C-176/18). Inoltre, ad essere coinvolta è l'intera filiera agricola, con particolare riferimento alle organizzazioni di produttori, i cui soci spesso subiscono vere e proprie limitazioni o discriminazioni nell'accesso alle varietà e nella loro commercializzazione;

il sistema in forma di "club", che regolamenta la distribuzione delle licenze delle varietà di uva apirene brevettate, impone delle restrizioni ingiustificate dal diritto di proprietà intellettuale e oltre ai produttori di Puglia e Basilicata, sono diverse le aziende di commercializzazione dell'uva da tavola, che denunciano difficoltà a operare sul mercato a causa delle politiche relative al "club" varietale, in quanto spesso esulerebbero dalla necessità di tutelare marchi o privative,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, pur nel rispetto della ricerca e dell'innovazione varietale, non ritenga inique le modalità di distribuzione delle varietà brevettate sul territorio e di selezione dei produttori e dei commercianti da parte dei breeders;

se non ritenga di dover effettuare una verifica dei limiti dei diritti dei titolari di brevetto, allo scopo di prevenire e sanzionare ogni forma di abuso a danno degli agricoltori e distributori, ormai ridotti al ruolo di mezzadri;

quali altre iniziative intenda intraprendere allo scopo di estendere l'armonizzazione dei diritti e delle tutele anche sul lato della produzione e distribuzione agricola.

(4-02742)

MASINI, MALLEGNI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

i disagi dei pendolari della rete ferroviaria nazionale costretti a subire ritardi nella circolazione, sono ormai da considerarsi all'ordine del giorno;

nessun tratto della rete ferroviaria può considerarsi immune da inconvenienti tecnici, problemi di manutenzione, guasti e, quindi ritardi, di qualsivoglia natura;

a titolo puramente esemplificativo, nella giornata del 13 gennaio 2020, per un inconveniente tecnico agli impianti di circolazione di Roma Termini e sulla linea AV Bologna-Firenze, sull'intera tratta si sono verificati ritardi alla circolazione superiori ai 100 minuti, creando, pertanto, gravi inconvenienti ai passeggeri;

per ogni ritardo, anche di minore portata, sono da considerarsi conseguenze su tutto l'andamento della circolazione ferroviaria, causa coincidenze mancate o obblighi di precedenza nei tratti a binario unico;

nel territorio interessato dalla linea Roma-Firenze, i ritardi dei treni avvengono con maggiore frequenza anche a causa dell'aumento dei cantieri sulla linea stessa e di problemi strutturali irrisolti da troppo tempo;

come ha sottolineato il segretario generale di Orsa, in determinate aree regionali, come a Firenze, s'incrocia un numero crescente di convogli e i ritardi accumulati sul fronte manutentivo si aggravano di giorno in giorno, a causa dei mancati interventi sulla manutenzione e sull'ammodernamento della rete, proprio in virtù del grande successo dell'alta velocità, nonostante i fondi a disposizione di RFI (Rete ferroviaria italiana) siano sempre stati ingenti;

come sottolineato da sindacato dei ferrovieri l'ultimo rapporto dedicato alle opere civili dell'Ansf, l'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, è allarmante. Nel rapporto vengono criticati anche nove gestori ferroviari regionali su 12 e sono evidenziate lacune pesantissime in diversi ambiti, dalla progettazione dell'infrastruttura al funzionamento di quest'ultima, dalla fornitura e la manutenzione del materiale al funzionamento del sistema di controllo del traffico e di segnalamento, nonché l'aumento del numero degli incidenti;

quindi, come affermato dai sindacati di categoria, nella manutenzione delle infrastrutture ferroviarie serve una verifica e servono correttivi rispetto all'assetto organizzativo, per assicurare rapide soluzioni alle criticità presenti, in particolare nei nodi delle grandi città e sulle linee a intenso traffico;

tali ritardi influiscono in modo negativo anche sul settore del turismo, a causa dei disagi provocati ai turisti per la perdita delle coincidenze;

RFI, in seguito al rapporto dell'agenzia, ha affermato che il 100 per cento dei ponti, dei viadotti, delle gallerie e delle altre opere d'arte dell'infrastruttura ferroviaria sono controllati con verifiche ordinarie che hanno cadenza annuale, come previsto dalle norme interne che regolano la programmazione e l'esecuzione delle visite ispettive;

tale affermazione non può essere accettata, visto le criticità esposte nel rapporto e gli enormi disagi che si verificano da tempo,

si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di avviare un piano di interventi sulla rete ferroviaria, per quanto riguarda la manutenzione e l'ammodernamento, per giungere ad elevati standard qualitativi e di sicurezza, e superare le criticità esposte in premessa.

(4-02743)

RAMPI - Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

l'azienda "Asfalti Brianza" che opera a Concorezzo (Monza e Brianza) è protagonista almeno fin dal 2014 di una serie di vicende che hanno avuto rilevanza sulla stampa locale e sono ripetutamente state segnalate dai residenti, dai comitati locali, dalle associazioni di cittadini in merito non solo agli odori causati dalle produzioni ma anche ad episodi gravi che coinvolgono persone ed animali e che fanno interrogare rispetto all'impatto sulla salute pubblica;

della vicenda si è più volte occupata anche la Prefettura;

i Comuni del territorio e le istituzioni preposte hanno sollevato attraverso la conferenza dei servizi e altre procedure richieste di chiarimenti in merito alle emissioni e allo smaltimento dei materiali e dei liquami che tuttora non hanno avuto risposte soddisfacenti;

l'attuazione della normativa in merito a questo tipo di aziende vede comportamenti molto differenti nelle diverse regioni del Paese e delle diverse istituzioni preposte alle verifiche ambientali e relative alla salute dei lavoratori e dei cittadini,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione e se non sia questa l'occasione per una valutazione sulla normativa in materia che possa essere più stringente e uniforme, anche in considerazione delle oggettive limitate capacita dell'ente locale di intervenire con efficacia su problematiche di questa entità.

(4-02744)

CIRIANI, FAZZOLARI, RAUTI, GARNERO SANTANCHE', PETRENGA, CALANDRINI, LA PIETRA, URSO, BALBONI, TOTARO, DE BERTOLDI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'interno e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

in attuazione del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo del 2019, n. 26, è stata avviata la complessa procedura che ha portato all'erogazione del reddito di cittadinanza;

a decorrere dal mese di aprile sono state consegnate ai percettori le prime tessere per spendere quanto loro erogato; con tempistiche diverse tra le varie regioni, sono stati assunti 2.980 navigator, il cui compito è affiancare i percettori del reddito nel percorso alla ricerca di un lavoro;

sono note e numerose le criticità in ordine all'efficacia della misura, rilevate da un numero progressivamente crescente di osservatori: da ultimo, solo alcuni giorni fa, l'OCSE ha espresso perplessità riguardo alla strutturazione della misura, evidenziando come la stessa, oltre a non essere idonea a prevenire abusi e raggiri più svariati, disincentivi il beneficiario dalla ricerca di lavoro: un effetto, quest'ultimo, rilevato peraltro, per il Meridione d'Italia, anche nell'ambito dell'ultimo rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno;

oltre ai dati generali sull'efficacia della misura, sui quotidiani appaiono con preoccupante frequenza notizie sconcertanti riguardanti le spese bizzarre effettuate con la card (come il recente record di acquisti, di bottiglie di champagne del valore di 150 euro ciascuna), o ancora, e ancor più gravemente, la percezione del sussidio da parte di soggetti abitualmente dediti alla delinquenza e alla criminalità organizzata, nonché a condannati per gravissimi reati contro lo Stato: solo per citare le circostanze più clamorose e sconcertanti, si considerino i casi, documentati dalla stampa, della percezione del beneficio da parte di alcuni esponenti del clan Spada, nonché di ex terroristi appartenenti alle Brigate rosse, quali Federica Saraceni e Raimondo Etro;

tali circostanze ed evenienze hanno generato profonda indignazione e sgomento, oltre che, primariamente, tra i parenti delle vittime coinvolti nei gravi crimini commessi da tali soggetti, anche dall'opinione pubblica e rispetto alle quali, peraltro, il gruppo Fratelli d'Italia in Parlamento aveva più volte messo in guardia dal rischio della loro emersione proprio per l'esistenza di lacune legislative e l'assenza di disposizioni di buon senso tese a limitare la platea soggettiva dei beneficiari escludendo simili categorie di soggetti, presentando anche ad ogni provvedimento utile delle proposte emendative funzionali alla correzione di tali distorsioni: proposte sistematicamente, inspiegabilmente ed anche colpevolmente bocciate dalla maggioranza e dal Governo, i cui esponenti peraltro, non potendo fare altro che ammettere la gravità della situazione, hanno più volte dichiarato pubblicamente che avrebbero lavorato per correggere celermente simili distorsioni: cosa ad oggi non avvenuta, in quanto, come verificato e riportato recentemente da autorevoli organi di informazione, gli ex terroristi ed esponenti delle Brigate rosse continuerebbero tuttora a percepire il reddito;

né risulta, quantomeno, che agli stessi soggetti, in attesa dell'eventuale revoca, si siano sottoposte delle proposte di lavoro, anche nella forma dei lavori socialmente utili o di pubblica utilità: proposte che avrebbero potuto rendere meno insopportabile da parte dell'opinione pubblica e dei cittadini la percezione dell'erogazione in loro favore di sussidi economici da parte dello Stato: risorse pubbliche che furono reperite e stanziate in deficit, e che, attualmente continuano ad essere loro trasferite gratuitamente, senza che da parte loro vi sia alcun tipo di sforzo, né prestazione o impegno, né tantomeno alcun contributo all'economia;

su questi temi e altre spinose questioni il 15 gennaio 2020 il presidente dell'INPS, dottor Pasquale Tridico (che, oltre a rivestire la carica di presidente dello stesso Istituto che il decreto-legge n. 4 identifica quale ente preposto a verificare il possesso dei requisiti agli aventi diritto e riconoscere il beneficio, è anche considerato l'ideatore o "padre" del reddito di cittadinanza), nel corso di un'audizione presso la Commissione parlamentare di controllo sulle attività degli enti previdenziali, dopo aver ribadito convintamente che il reddito di cittadinanza non crea posti di lavoro, non ha fornito i chiarimenti richiesti, riservandosi di evadere a tutte le questioni sottoposte nel corso di una successiva audizione da convocarsi in data da destinarsi;

considerata la gravità delle vicende emerse, tuttavia, gli interroganti ritengono opportuno che su una questione di tale portata, considerata pericolosamente dirompente, in quanto deteriora la relazione di fiducia tra cittadini e istituzioni posta alla base del sistema istituzionale e democratico (relazione già fortemente incrinata per effetto delle numerose questioni sociali ed economiche che su vari piani permangono pendenti e irrisolte), siano forniti con assoluta urgenza tutti i chiarimenti necessari e richiesti dal Parlamento e dal Paese,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano, in ossequio ai principi di pubblicità e trasparenza spesso invocati e che dovrebbero informare l'attuazione dell'indirizzo politico, di chiarire quale sia lo stato di attuazione della misura, con particolare riferimento al numero dei percettori, alle risorse stanziate mese per mese in loro favore, all'esito delle verifiche sulla veridicità dei dati dichiarati nelle domande e alle eventuali revoche, con specificazione delle modalità di restituzione delle somme indebitamente erogate, agli effetti e i costi, specificando in particolare i costi connessi alla figura dei navigator, al numero di proposte di lavoro somministrate ai percipienti e al tasso di accettazione delle tre proposte congrue;

entro quale termine urgente ritengano di intervenire, anche congiuntamente e ciascuno per le proprie competenze, per correggere con decisione e risolutezza le distorsioni connesse all'erogazione del reddito in favore dei condannati per gravi reati, a partire dai casi più eclatanti resi noti dalla stampa e comunque per tutti i casi simili e fattispecie analoghe riscontrate e verificate.

(4-02745)

BATTISTONI, GALLONE - Ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

il Comune di Proceno (Viterbo), senza alcuna spiegazione o motivazione plausibile, ha deciso di smantellare il parco della Rimembranza;

come emerge dalla delibera di Giunta n. 46 del 18 aprile 2018, il Comune ha manifestato la volontà di procedere all'abbattimento degli alberi ancor prima di aver fatto fare lo studio dall'agronomo;

i parchi della Rimembranza, nati negli anni successivi alla prima guerra mondiale, con l'intento di mantenere vivo il ricordo di quanti sacrificarono la loro vita in guerra, attraverso la piantumazione di un albero per ogni caduto, costituiscono un patrimonio storico e culturale unico e un'importanza dal punto di vista ambientale, in quanto nati in prossimità di insediamenti urbani a testimonianza della memoria civile;

non vi è stata quindi, né una perizia che attesti la pericolosità del Parco, né una relazione sullo stato di salute delle piante da parte del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri (ex Corpo forestale) e tantomeno un progetto di nuove piantumazioni in sostituzione di quelle che dovrebbero essere estirpate;

nella determina n. 9 del 14 gennaio 2020, dell'Ufficio tecnico del Comune, si legge che i lavori di taglio degli alberi lungo la SP Procenese ed all'interno del parco delle Rimembranze saranno affidati alla ditta del fratello del vice Sindaco;

in queste ore molti cittadini stanno sottoscrivendo una petizione popolare contro lo smantellamento del parco, che va contro le proprie radici e tradizioni,

si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di scongiurare tale azione e di impedire un autentico insulto al territorio e alla sua storia.

(4-02746)

GRANATO - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che, per quanto risulta:

secondo segnalazioni giunte all'interrogante, ed oggetto anche di un esposto presentato ai fini dell'intervento dell'autorità giudiziaria, sin dal 2011 la gestione di alcune attività svolte all'interno dell'accademia delle belle arti di Catanzaro, ateneo pubblico del settore dell'alta formazione artistica e musicale, non risponderebbe ai criteri di legalità e buon andamento, con irregolarità che ne avrebbero condizionato la gestione economico-amministrativa, perpetrate attraverso il coinvolgimento di figure in conflitto d'interessi e non trasparenti rapporti economici e lavorativi;

nello specifico, tali presunte irregolarità riguarderebbero, tra l'altro, taluni bandi di concorso per la selezione di docenti, pubblicati nell'anno accademico 2018/2019,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nel rispetto delle proprie competenze, non intenda procedere all'invio di ispettori ministeriali ai fini della verifica della correttezza della gestione economica e amministrativa dell'accademia delle belle arti di Catanzaro.

(4-02747)

ARRIGONI, PILLON - Al Ministro della giustizia. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

sin dall'inizio della sua attività nel 2005, la piscina delle Saline di Senigallia (Ancona) sarebbe stata data in gestione dal Comune al comitato UISP, rinnovando periodicamente la concessione, senza aver mai svolto alcun tipo di gara pubblica;

per legge la gestione di un impianto sportivo a rilevanza economica, come nel caso di specie, può avvenire o direttamente da parte dell'ente locale proprietario della struttura oppure da parte di un soggetto terzo, individuato tramite gara pubblica;

la vicenda trae origine dalla missiva del 14 maggio 2015, su carta intestata del Comune di Senigallia e regolarmente protocollata, con cui il sindaco Mangialardi (a due settimane dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale del 31 maggio 2015) informava il comitato locale della UISP di aver dato mandato al dirigente preposto di rinnovare la convenzione per la gestione della piscina comunale;

nel caso di specie, nel 2015, non vi sarebbe stata alcuna gara e successivamente alla citata missiva è intervenuta la delibera di Giunta n. 151 del 30 luglio 2015, con cui effettivamente veniva data la gestione della piscina per anni due a favore del comitato locale della UISP;

il 18 marzo 2017 presso il commissariato di Polizia di Senigallia è stato presentato un esposto-denuncia sulla gestione della piscina comunale da parte del consigliere comunale Giorgio Sartini;

successivamente, gli organi di stampa locali hanno dato notizia dell'attività della Polizia di Stato che avrebbe acquisito numerosi documenti preso gli uffici del Comune;

a seguito di rigetto della richiesta depositata ex art. 335 del codice di procedura penale, il consigliere Sartini ha inoltrato a mezzo "PEC" istanza di avocazione al procuratore generale presso la Corte d'appello di Ancona in data 30 gennaio 2019;

a distanza di quasi 3 anni dalla presentazione dell'esposto-denuncia non si hanno notizie sulle decisioni assunte dal pubblico ministero titolare dell'inchiesta;

la totale assenza di seguiti sul piano penale (rinvio a giudizio o archiviazione) appare agli interroganti minare la fiducia nella giustizia da parte dei cittadini;

considerato che la precedente interrogazione (4-01296), presentata dai firmatari del presente atto di sindacato ispettivo e pubblicata in data 21 febbraio 2019, indirizzata al medesimo Ministro ed in merito ad analoghi quesiti, a tutt'oggi non ha ricevuto alcuna risposta,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare alla luce di quanto esposto e se non ritenga utile valutare l'attivazione dei propri poteri ispettivi, al fine di considerare possibili mancanze nella gestione degli uffici giudiziari indicati.

(4-02748)

DE PETRIS - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

il Ministro in indirizzo non ha fornito la risposta scritta all'atto di sindacato ispettivo 4-00369 del 17 luglio 2018, concernente l'abbattimento 13 alberi di alto fusto impiantati a Pescasseroli, zona protetta del parco nazionale dell'Abruzzo, Lazio e Molise, eseguito in violazione della disciplina normativa e per il quale il trasgressore non è stato assoggettato alle prescritte sanzioni di legge in quanto il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Pescasseroli, al di fuori dall'ambito delle proprie funzioni e delle proprie competenze ed ignorando inescusabilmente le attribuzioni istituzionali della giunta di indirizzo e di controllo, ha attestato con due atti pubblici, peraltro con due posizioni contrastanti ed opposte, del 28 giugno 2018, prot. n. 3204, e del 25 ottobre 2012, prot. n. 5218, che gli stessi alberi "non rivestono un valore ambientale" e di conseguenza l'abbattimento stesso non è soggetto a specifiche deliberazioni di Giunta comunale;

la Direzione generale per la protezione della natura e del mare del Ministero, nelle due relazioni tecniche del 22 ottobre 2013, prot. 0047391, e del 5 ottobre 2016, prot. n. 20962 PNM, ha argomentato e sostenuto l'illegittimità dell'abbattimento eseguito senza le prescritte autorizzazioni, l'omissione dell'accertamento da parte dei competenti organi, la mancata applicazione delle sanzioni (penali) e l'annullamento dei due atti del responsabile del servizio tecnico sul non valore ambientale degli alberi di alto fusto, perché la vigenza di tali atti costituisce pericolo dal momento che si viene a sancire che a Pescasseroli, all'interno del parco nazionale, non è necessario alcun tipo di autorizzazione per l'abbattimento di alberi di alto fusto (ipotesi di reato di cui all'art. 181 della legge n. 42 del 2004);

nonostante i reiterati interventi dell'associazione "Verdi ambiente e società" onlus e le istanze rivolte al sindaco di Pescasseroli ed all'ente parco, non solo è stato totalmente ignorato il parere ministeriale sull'illegittimità e sull'annullamento dei due atti, ma addirittura si è sostenuto: a) da parte del responsabile dell'area scientifica dell'ente parco, con la nota del 27 giugno 2019, prot. 4262/19, in risposta alla nota del responsabile della Direzione ministeriale del 9 aprile 2019, non tenendo conto della legge n. 394 del 1991, del codice dei beni culturali, dello statuto e del regolamento dell'ente parco, delle leggi della Regione Abruzzo n. 45 del 1979 e n. 38 del 1996, nonché delle norme di attuazione del piano regolatore generale del Comune di Pescasseroli recepite dall'ente parco, che c'è una lacuna normativa nella gestione tecnica amministrativa delle aree a verde privato e pubblico, adducendo incoerenti e non pertinenti argomenti; b) dal segretario del Comune di Pescasseroli, con la nota del 18 gennaio 2019, prot. n. 345, con un inappropriato mix tra diritto amministrativo e diritto penale, che, incredibile a dirsi, per i 13 alberi abbattuti non occorre alcuna autorizzazione e conseguentemente non possono essere annullati i due atti sul non valore ambientale degli alberi di alto fusto;

in tale paradossale contesto gestionale, lesivo dell'interesse pubblico e pregiudizievole per la tutela dei valori ambientali e paesaggistici, il sopraggiunto regolamento edilizio del Comune di Pescasseroli del 1° luglio 2019 (al cap. III, Tit. III, della Parte II) detta un'articolata disciplina sulla tutela degli spazi verdi e dell'ambiente; in particolare, per le piantagioni dispone, riprendendo l'art. 5 del precedente regolamento edilizio e l'art. 29 delle norme di attuazione del piano regolatore generale, che "qualsiasi abbattimento o sostituzione deve essere autorizzato" specificando che "Nei parchi urbani e nelle zone verdi e giardini privati è fatto obbligo ai proprietari di conservare il tipo di vegetazione specialmente per quando riguarda gli alberi di alto e medio fusto, di curare e mantenere pulito il terreno e di potare gli alberi stessi";

l'ente parco, fermo alla richiamata paradossale posizione del responsabile dell'area scientifica, permane inadempiente rispetto ai suoi compiti istituzionali in quanto si è chiuso nel silenzio non rispondendo alle richieste formalmente avanzate (non ultima quella del 16 settembre 2019) in ordine all'obbligatorietà del nulla osta per l'abbattimento degli alberi di alto fusto;

il sindaco di Pescasseroli, nonostante le novellate prescrizioni sugli spazi verdi e l'ambiente di cui al citato regolamento per l'edilizia, e le sollecitazioni dell'associazione Verdi ambiente e società, si è posto nella sfera opportunistica del "quieta non movere",

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'espletamento delle sue funzioni di indirizzo e di controllo e quale responsabile del Dicastero cui spetta la vigilanza sugli enti che gestiscono i parchi, non ritenga come dovere d'ufficio intraprendere le necessarie iniziative ovvero prendere ferma posizione nella circostanza affinché, da un lato, l'ente parco, nel confermare l'imperatività della disciplina ex lege sulla tutela dei valori del patrimonio arboreo, intervenga nei confronti del Comune di Pescasseroli, a cui non compete di stabilire se gli alberi di alto fusto abbiano o no un valore ambientale, manifestando il netto dissenso in ordine alla mendace affermazione secondo cui gli alberi di alto fusto non hanno valore ambientale e nel contempo chiedere al sindaco ed alla Giunta comunale di Pescasseroli di considerare la necessità di procedere all'annullamento degli illegittimi atti del responsabile del servizio tecnico e, nel rivedere le non pertinenti e fumose affermazioni della nota del responsabile dell'area scientifica dell'ente parco, ribadire, nel rispetto dei principi ella trasparenza, attraverso i mezzi di comunicazione aperti al pubblico, che senza nulla osta non può essere concessa l'autorizzazione comunale per abbattere liberamente le piantagioni site nel territorio del parco.

(4-02749)

PAVANELLI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:

negli ultimi anni si sono succeduti, con preoccupante progressione di numero e d'intensità, attacchi informatici alle reti digitali e alle banche dati delle università degli studi sia all'estero sia in Italia;

in ordine di tempo sono significativi i recenti episodi occorsi a dicembre 2019: all'estero il caso dell'università tedesca "Justus Liebig" di Giessen, che è stata costretta a cancellare l'intera struttura IT (information technology) e i dati dai propri server con circa 38.000 studenti a cui sono stati consegnati nuovi account e password, ed ancora il caso dell'università olandese "Maastricht University", con oltre 18.000 studenti, tra le prime 500 università nel mondo, il cui sistema informatico è stato completamente bloccato per diversi giorni, mentre in Italia sono stati illegalmente prelevati grandi quantità di dati sensibili e personali in circa 10 atenei e studi di ricerca, fra cui l'università degli studi di Siena, l'università degli studi di Milano, il politecnico di Bari, l'istituto di nanoscienze del Cnr, il museo storico archeologico di Lecce e l'istituto universitario di architettura di Venezia;

considerato che:

gli obiettivi perseguiti da questi attacchi informatici sono di varie tipologie e con diverse finalità quali, ad esempio: dimostrare di poter superare i sistemi di sicurezza e quindi mettere in risalto la vulnerabilità del sistema informatico, oppure cercare di bloccare l'attività didattica dell'ateneo, dato che ormai tramite la rete interna o intranet vengono gestiti tutti i più importanti aspetti dell'attività didattica, come la programmazione dei corsi di studio, la prenotazione dei colloqui con i docenti, le prove didattiche intermedie, la prenotazione degli esami, eccetera, oppure rubare i dati personali e sensibili degli studenti e dei docenti per costruire false identità da usare con finalità criminogene nel settore delle truffe finanziarie e commerciali;

all'interno dei dipartimenti degli atenei sono presenti centri di ricerca anche avanzati i cui studi e risultati hanno un potenziale controvalore economico di entità tale da attirare il furto ovvero anche la distruzione su commissione di entità rivali;

in tali centri di ricerca possono essere presenti scoperte di grande valore scientifico per il progresso, la salute e il benessere del genere umano e perciò diventa di fondamentale importanza proteggere il contenuto di tali ricerche,

si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo per sollecitare miglioramenti della sicurezza informatica (o cyber security) nelle università italiane affinché la vulnerabilità delle reti informatiche da esse gestite sia quanto più possibile abbassata nonché per aumentare la cultura della sicurezza informatica attraverso campagne educative che coinvolgano studenti e docenti per renderli più informati e consapevoli all'uso delle reti digitali a cui hanno accesso, affinché non diventino veicoli inconsapevoli di diffusione degli attacchi informatici.

(4-02750)

PELLEGRINI Emanuele - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

da notizie pubblicate su un sito internet si apprende che uno studio legale di Tirana, "Legale Albania", elencherebbe nel proprio sito web tra i suoi soci il Ministro per la pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, con tanto di elencazione dei campi di attività e specializzazione, oltre ai contatti, telefono e indirizzo, in Albania;

sempre da notizie online, nonché dal sito "Wikipedia", è reso noto che il ministro Dadone avrebbe svolto il praticantato legale, ma non sarebbe mai divenuta avvocato: nonostante ciò nel sito web dello studio legale di Tirana verrebbe presentata come "Avvocato Fabiana Dadone";

considerato che secondo quanto previsto dall'articolo 498 del codice penale (Usurpazione di titolo) chi abusivamente porta in pubblico i segni distintivi di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929;

considerato, inoltre, che:

il ministro Dadone politicamente appartiene al Movimento 5 stelle che, notoriamente, ha in più di una occasione stigmatizzato gli avversari politici nella mancanza di correttezza o trasparenza nella loro attività professionale, arrivando a richiedere la rimozione di chi ricopriva un ruolo pubblico anche prima dell'accertamento dei fatti; il Movimento 5 stelle, sempre all'attacco quando si tratta di denunciare le malefatte della politica, specie quando vengono meno i valori di onestà e trasparenza, tace quando si tratta di malefatte di suoi componenti; tale silenzio stona non poco se paragonato al clamore provocato nei confronti di questioni occorse ad avversari politici;

se fossero appurati i fatti citati dalle notizie di stampa, il Paese Italia, anche agli occhi dei Paesi esteri, avrebbe un deciso discredito dal comportamento del ministro Dadone,

si chiede di sapere quali iniziative il Presidente del Consiglio dei ministri intenda intraprendere affinché venga appurata la veridicità dei fatti descritti in premessa e, nel caso in cui vengano provati, come ritenga opportuno agire per tutelare e garantire il prestigio delle nostre Istituzioni.

(4-02751)

LANNUTTI, DI GIROLAMO, VANIN, ROMANO, PRESUTTO, CORRADO, TRENTACOSTE - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

l'aeroporto di Roma Fiumicino "Leonardo da Vinci", è per il secondo anno consecutivo al primo posto nella classifica Aci dei 20 scali europei con oltre 25 milioni di passeggeri. Superati in finale gli scali di Monaco di Baviera, Copenaghen, Dublino, Istanbul Sabiha Gökçen, Londra Gatwick, Mosca Sheremetyevo e Vienna, ma secondo la tabella realizzata da "AirHelp", per una settimana di sosta nei posti più vicini ai terminal, a volte gli unici disponibili, l'aeroporto Roma Fiumicino si classifica al terzo posto per i più esosi degli scali italiani;

il parcheggio in aeroporto può costare più del volo, con Bologna, Firenze e Roma tra i più cari per i posti più vicini ai terminal, fra i meno esosi Torino, Pescara e Napoli;

"Una settimana al parcheggio dell'aeroporto Marconi di Bologna costa ben 98 euro. Mentre al Peretola di Firenze si scende a 93 euro. Subito dopo arriva l'EasyParking di Roma Fiumicino, con 92,70 euro per i confort, cioè i più vicini ai terminal. L'indagine, infatti, prende anzitutto in considerazione quelli più comodi, non le formule più economiche di cui in certi casi gli scali dispongono. Nel caso di Roma si tratta per esempio del parcheggio economy lunga sosta per raggiungere il quale occorre prendere una navetta gratuita, a dire il vero molto comoda e veloce. Alla quarta piazza dei più cari c'è il parcheggio dello scalo Bari Palese con 91,70 euro e poi il Milano Malpensa con 74 euro, che chiude la cinquina dei più cari. Fra i più economici, cioè quelli della seconda parte di questa sorta di top 11, spuntano Palermo Falcone e Borsellino con 65 euro a settimana, stessa cifra del parking a Orio al Serio di Bergamo. L'aeroporto di Venezia-Marco Polo scende sotto i 60 euro (59) e Napoli Capodichino si attesta intorno ai 53 euro. I più economici fra quelli analizzati sono il parcheggio dell'aeroporto di Pescara, lo scalo internazionale d'Abruzzo (da cui tuttavia parte poco più di una decina di voli al giorno, l'equivalente di quanti ne decollino da Roma Fiumicino in una manciata di minuti) con 45 euro, e Torino Caselle con 44 euro. Nell'analisi AirHelp ha tuttavia inserito, dove presenti, anche le formule più economiche. Insomma, i parcheggi più distanti dai terminal, e quindi più scomodi, ma spesso ben più convenienti. Ce ne sono, considerando gli scali della classifica, a Bologna Marconi (dove si scende a 34 euro), Roma Fiumicino (dove pure ci si piazza a 32,90). E ancora a Bari (35 euro), Milano Malpensa (45), Palermo (55), Bergamo (29), Napoli 39 e Torino (37)" (articolo tratto da "GQ", edizione Italia, del 4 settembre 2018);

considerato che:

il 13 gennaio 2020 sulla stampa è apparsa la notizia che uno dei più alti dirigenti del gruppo Atlantia, Ugo De Carolis, amministratore delegato di Aeroporti di Roma (AdR), società controllata al 99,38 per cento dalla holding delle infrastrutture, ha venduto 27.000 azioni della società, un'operazione dal valore di 573.000 euro, "mentre il gruppo Atlantia è nella bufera per l'intenzione del Governo di revocare la concessione autostradale tagliando gli indennizzi o, in alternativa, di tagliare le tariffe delle autostrade";

De Carolis è un ingegnere meccanico ed è entrato nel gruppo Atlantia nel 2008, dopo esperienze in altre aziende, tra cui Procter & Gamble, General Electric, Fiat e Cnh. Prima di assumere la guida di AdR è stato amministratore delegato di Telepass;

dagli avvisi di Borsa riguardanti le «persone rilevanti» risulta infatti, (si legge sui quotidiani) che "mercoledì 8 gennaio l'ingegner De Carolis ha venduto il pacchetto di 27.000 azioni, a un prezzo medio di 21,23 euro. L'operazione è stata fatta alle ore 15:32. A quel prezzo il controvalore incassato per l'intero pacchetto è pari a 573.210 euro, al lordo di spese e delle tasse sul capital gain (pari al 26 per cento della differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita). In quella seduta le azioni Atlantia hanno chiuso a 21,42 euro, in rialzo del 3,9 per cento sul giorno precedente";

De Carolis ha quindi venduto le azioni poche ore prima che, la sera dell'8 gennaio alle ore 22, fosse resa nota la decisione dell'agenzia di rating Fitch, che ha abbassato il rating (il giudizio) sul debito di Atlantia e delle controllate Autostrade per l'Italia e AdR, in seguito alle modifiche introdotte alle concessioni autostradali dal decreto "Milleproroghe". Il decreto, in particolare, riduce gli indennizzi per i concessionari, in caso di revoca della concessione, rispetto a quanto previsto nelle convenzioni già firmate con lo Stato. "Il rating di Autostrade per l'Italia - si legge ancora - è stato abbassato da "BBB+" a "BB+" e quello della controllante Atlantia da "BBB" a "BB". Rivisto anche il rating di Aeroporti di Roma da "BBB+" a "BBB-". I rating sono stati anche posti in "watch negative", per le persistenti incertezze sul futuro delle concessioni autostradali";

anche S&P Global (Standard & Poor's) ha tagliato il rating di Atlantia al livello «junk», cioè spazzatura. "L'agenzia americana ha ridotto il rating da BBB- a BB- con prospettiva (outlook) negativa. Le azioni ieri hanno chiuso a 21,15 euro, in ribasso dell'1,44 per cento, prima che arrivasse la notizia del declassamento",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa vicenda riguardante uno dei più alti dirigenti del gruppo Atlantia, Ugo De Carolis, amministratore delegato di Aeroporti di Roma (AdR), società controllata al 99,38 per cento dalla holding delle infrastrutture, che ha venduto 27.000 azioni della società, con un'operazione dal valore di 573.000 euro;

se risulti che la Consob (Commissione nazionale sulle società e la borsa) abbia provveduto ad aprire una indagine ai sensi dell'art. 180 del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ossia l'abuso di informazioni privilegiate (insider trading);

se il Ministro ritenga di svolgere gli ulteriori accertamenti di competenza.

(4-02752)

GASPARRI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

il 6 gennaio 2020 ad Offeio, piccola frazione del comune di Petrella Salto in provincia di Rieti, quattro persone di cui due donne sono state oggetto di intossicazione da monossido di carbonio all'interno della propria abitazione probabilmente a causa di una stufa difettosa;

con l'ausilio dei Vigili del fuoco, i sanitari intervenuti sul posto si sono subito resi conto di un possibile avvelenamento, chiedendo a quel punto la possibilità di ricoverarle in una delle strutture laziali dotate di camera iperbarica per le cure del caso;

con molta sorpresa invece, i quattro intossicati sono stati trasferiti dall'Ares 118 e dalla Croce Rosa in una struttura specializzata di Grosseto;

rimane singolare che non si sia potuto usufruire di un ospedale laziale dotato di camera iperbarica e fisicamente più vicino rispetto alla città toscana;

sembrerebbe infatti che, una volta richiesto l'utilizzo del macchinario da parte dei sanitari per ricoverare gli intossicati, in quel momento nessuna struttura ospedaliera del Lazio avrebbe potuto garantire l'utilizzo della camera iperbarica,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e per quali ragioni le quattro persone non siano state accolte in strutture interne alla Regione Lazio dotate di camera iperbarica;

se non ritenga che anche l'ospedale di Rieti, capoluogo di provincia e geograficamente al centro di comuni montuosi che sono anche stati colpiti dal forte terremoto del 2016, debba dotarsi di una camera iperbarica con relativo personale medico specializzato pronto ad intervenire in caso di emergenza.

(4-02753)

BATTISTONI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

il lago di Bolsena è il lago vulcanico più grande d'Europa, su cui si affacciano otto Comuni (Bolsena, Montefiascone, Marta, Capodimonte, Valentano, grotte di Castro, Gradoli e San Lorenzo Nuovo), la cui popolazione totale ammonta a poco più di 30000 abitanti;

il lago di Bolsena è noto per la pesca di specie autoctone come il luccio, la tinca, il lattarino, il coregone e l'anguilla;

le sue acque sono conosciute per essere limpide e tutta la superficie dello specchio d'acqua è certificata balneabile con la maggior parte dei punti di campionatura classificati come "eccellenti" da Arpa Lazio;

il lago di Bolsena ha un tessuto sociale che vive prevalentemente di turismo. Nell'intera area ci sono circa di 10.000 posti letto, numerosi siti d'interesse storico ed artistico ed una rete di camminamenti naturalistici di assoluto valore ambientale;

il lago di Bolsena viene considerato tra i più puliti d'Europa e viene presentato dalle varie agenzie turistiche e di promozione come "il lago da bere";

la gestione delle acque nere dell'intero bacino è affidata al CoBalB SpA (Consorzio del bacino del lago di Bolsena) di cui fanno parte tutti i comuni del lago e per una quota parte la Provincia di Viterbo. Il collettore circumlacuale è costituito da due rami: il ramo principale (lungo chilometri 31,7) raccoglie i liquami di Gradoli, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo, Bolsena, Montefiascone e Marta, per convogliare il tutto al depuratore consortile; il secondo ramo (lungo chilometri 3,25) raccoglie solo i liquami di Capodimonte per trasferirli fino al collettore principale nei pressi di Marta;

nel 2011, la Regione Lazio ha smesso di erogare contributi al CoBalB SpA per la sua manutenzione, certificando l'inizio di un forte indebitamento da parte della società;

i comuni, da soli, non riescono a sostenere le spese di manutenzione ordinaria, tantomeno quella straordinaria, dato l'elevato costo dell'elettricità che deriva dalle 15 stazioni di sollevamento dell'intero collettore e dalla vetustà dell'impianto di depurazione finale;

nel 2019, i sindaci hanno consegnato i libri in tribunale certificando il fallimento;

la Regione Lazio sta lavorando ad un protocollo d'intesa per la gestione temporanea dell'impianto, insieme al gestore del servizio idrico integrato dell'ATO, Talete SpA;

se dovesse fallire il tentativo di finanziamento regionale, il lago di Bolsena potrebbe cadere in uno stato di inquinamento indecoroso con pesanti ripercussioni sull'economia dei luoghi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo stia monitorando la situazione del lago di Bolsena rispetto al sistema di depurazione delle acque;

se siano stati predisposti interventi di carattere economico per una completa riqualificazione del sistema di depurazione.

(4-02754)

DE POLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:

la fatturazione elettronica è obbligatoria dal primo gennaio 2019 per chi ha una partita Iva e non rientra nel regime agevolato o forfetario. La vecchia fattura cartacea viene sostituita da quella in formato elettronico, che è obbligatoria, sia per i rapporti tra due titolari di partita Iva, sia per quelli tra un operatore commerciale con partita Iva e un cliente finale;

l'obbligatorietà della fattura elettronica, emessa attraverso software digitali che necessitano dell'utilizzo di personal computer, tablet o smartphone, ha causato serie difficoltà soprattutto nei piccoli comuni o comunque nelle aree dove è ancora forte il divario digitale; inoltre, anche l'acquisto del nuovo registratore di cassa ha comportato ulteriori costi, spesso insostenibili, per le piccole attività commerciali;

i dati forniti da Infocamere non sono certo tranquillizzanti: solo in Provincia di Padova negli anni dal 2016 al 2018 hanno chiuso circa 3.049 imprese individuali, passando da 21.000 a meno di 19.000;

i sindaci dei piccoli comuni della Bassa Padovana (un territorio con 46 Comuni, di cui l'80 per cento non ha più di 5.000 abitanti) e le categorie economiche come l'ASCOM di Padova, denunciano una situazione che si fa sempre più allarmante e chiedono con determinazione un intervento pubblico in tempi brevi considerato che, sebbene il progresso e l'innovazione siano ormai concetti indissolubili per la realtà produttiva; sarebbe però necessario favorirne la loro diffusione senza oberare ulteriormente con adempimenti burocratici e costi chi già fa fatica ad andare avanti, principalmente le piccole realtà dove le attività commerciali svolgono un ruolo estremamente importante, spesso riferimento e luogo di aggregazione e socializzazione per anziani e giovani,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non reputino assolutamente urgente ed indispensabile prevedere una variazione della normativa attualmente in vigore, considerando nuovi parametri che tengano conto sia delle dimensioni delle attività commerciali, che della loro ubicazione, poiché la desertificazione commerciale in atto coinvolge soprattutto i piccoli paesi con pochi abitanti, dove i negozi di vicinato sono anche luoghi socialmente utili e spesso punto di riferimento per le comunità.

(4-02755)

PUCCIARELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

l'istituzione della pensione sociale, oggi denominata assegno sociale, è frutto di una previsione solidaristica statale rivolta ai soggetti che si trovano in uno stato di bisogno, erogata dall'Inps in favore di chi dichiara redditi bassi ed è a rischio povertà;

la sua natura si sostanzia in una misura provvisoria e non definitiva, a differenza delle altre pensioni, in quanto i requisiti reddituali che la giustificano sono soggetti a controlli periodici;

fino al 2013 l'assegno sociale non veniva imputato nel calcolo dell'ISEE, disciplinato ai sensi dell'articolo 5 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, al fine di valutare la situazione economica delle famiglie, che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata (prestazione o riduzione del costo del servizio);

con l'entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, recante il "Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)", il metodo di calcolo dell'ISEE è stato modificato e l'assegno sociale è ora imputabile ai fini del calcolo;

ciò è rilevante in quanto coloro che percepiscono tale emolumento rischiano di non poter beneficiare di altri benefici istituiti per i meno abbienti;

la giurisprudenza amministrativa in materia ha più volte evidenziato che i trattamenti derivanti dall'assegno sociale non devono essere computati ai fini dell'indicatore ISEE, in quanto si tratta di prestazioni erogate dallo Stato per finalità solidaristiche,

si chiede di sapere se il Governo intenda apportare modifiche alle disposizioni del richiamato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, al fine di rimuovere le incongruenze richiamate in premessa.

(4-02756)

DE BONIS - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

l'articolo 4-bis del decreto-legge 15 febbraio 2007, n. 10, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 2007, n. 46, ha previsto, modificando il testo del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 11, che "in sede di pagamento degli aiuti comunitari, gli organismi pagatori sono autorizzati a compensare tali aiuti con i contributi previdenziali dovuti dall'impresa agricola beneficiaria, comunicati dall'Istituto previdenziale all'AGEA in via informatica. In caso di contestazioni, la legittimazione processuale passiva compete all'Istituto previdenziale";

la successiva legge 24 dicembre 2007, n. 247, all'art. 1, comma 66, trattando sempre il tema della compensazione degli aiuti comunitari con i contributi previdenziali dovuti dall'impresa agricola beneficiaria, ha previsto che l'istituto comunichi in via informatica i dati relativi ai contributi previdenziali scaduti contestualmente all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, a tutti gli organismi pagatori e ai diretti interessati, anche tramite i centri autorizzati di assistenza agricola (CAA), istituiti ai sensi dell'art. 3-bis del decreto legislativo 27 maggio 1999, n. 165, e successive modificazioni;

l'INPS, nell'ambito dell'intesa raggiunta con l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) in merito alla attuazione operativa del disposto normativo in materia di compensazione, ha concordato con la stessa AGEA, al fine di ottemperare al disposto normativo, la realizzazione di una funzionalità informatica messa a disposizione dei CAA per la visualizzazione dei dati relativi ai contributi previdenziali che potranno essere oggetto di compensazione. Contestualmente, con analoga applicazione informatica, le medesime informazioni sono messe a disposizione degli organismi pagatori;

considerato che:

l'organismo pagatore (AGEA), in sede di pagamento dell'aiuto comunitario, è autorizzato a decurtare tale aiuto di una somma corrispondente sui contributi previdenziali dovuti e non pagati dall'impresa agricola beneficiaria, operando una vera e propria trattenuta a scomputo degli insoluti previdenziali;

tale meccanismo di compensazione è del tutto automatico e all'agricoltore non è data alcuna comunicazione né preventiva, né successiva della trattenuta eventualmente operata dei contributi comunitari, costituendo formale notifica dell'avvenuta compensazione soltanto la registrazione del recupero nella piattaforma SIAN;

di fatto avviene che, nel caso in cui il debito risultasse già pagato, è onere del contribuente inviare la segnalazione alla competente sede INPS al fine di ottenere il rimborso, in quanto l'INPS non provvede ad aggiornare la sua banca dati;

tale meccanismo risulta particolarmente complesso e dannoso quando, come detto e come sovente avviene, l'INPS non provveda ad aggiornare la sua banca dati. In questo modo l'AGEA non è a conoscenza dell'avvenuta regolarizzazione e procede ugualmente a decurtare la somma spettante al beneficiario a titolo comunitario;

l'agricoltore è quindi costretto non solo a dover chiedere lo storno, con tempi lunghissimi e con procedure assai gravose, ma rischia anche di dover pagare due volte; infatti quando l'agricoltore si reca agli sportelli INPS o Agenzia delle entrate per richiedere l'estratto della posizione ai fini della rottamazione fiscale, viene a conoscenza del mancato aggiornamento informatico da parte dell'Istituto;

tenuto conto che la tecnologia informatica è ad uno stadio più che avanzato e non si comprendono le ragioni di tali disguidi che si verificano ormai da diversi anni, creando pregiudizi agli operatori agricoli,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere, ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze, affinché l'INPS provveda anzitutto ad un costante aggiornamento delle proprie banche dati al fine di agevolare gli agricoltori che richiedono la rottamazione fiscale evitando, così, ulteriori danni economici agli agricoltori, già ampiamente vessati;

a quanto ammontino, ad oggi, le somme indebitamente recuperate dall'INPS, in mancanza dell'aggiornamento delle banche dati.

(4-02757)

FAZZOLARI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che quanto risulta all'interrogante:

nella notte di Capodanno 2020, in un ex palazzo Inpdap occupato dal centro sociale "Spin Time" nel centro di Roma, in via Santa Croce in Gerusalemme, ha avuto luogo una festa che ha coinvolto circa cinquemila persone, radunatesi nei vari locali dello stabile per festeggiare il nuovo anno;

l'evento, ampiamente pubblicizzato sui canali di comunicazione convenzionali e non, si è svolto nonostante il divieto della Questura che, nei giorni precedenti, in mancanza di una qualsivoglia autorizzazione, aveva diffidato gli organizzatori dal procedere;

la manifestazione prevedeva un ingresso a pagamento, con biglietti acquistabili addirittura su piattaforme internet specializzate, che ne hanno curato financo la prevendita, con una palese volontà degli organizzatori di esibire la propria indifferenza alle leggi, nonostante la situazione di illegalità conclamata, perdurante da anni e nota al Comune di Roma e alle autorità tutte;

il volume d'affari mosso nella circostanza, secondo stime apparse sui maggiori organi d'informazione, si aggirerebbe sugli ottantamila euro, stima peraltro certamente inferiore all'effettivo e poco attendibile per l'impossibilità di quantificare i movimenti di denaro avvenuti nel corso dell'evento per somministrazione di alcolici, cibo o quant'altro, rigorosamente non soggetti a scontrino o ricevuta; come d'altra parte non risulta siano stati pagati gli oneri alla SIAE, generando quindi un enorme flusso di denaro del tutto sconosciuto allo Stato;

in relazione alla bigliettazione, numerosi articoli apparsi sui media parlano di vere e proprie truffe perpetrate nei confronti di diverse persone che avevano acquistato il titolo d'ingresso in prevendita, poi impossibilitati ad accedere nei locali per il sovraffollamento generatosi ed esclusi quindi da un evento al quale avrebbero invece dovuto partecipare, essendo in possesso di titolo di ingresso;

oltre agli evidenti illeciti citati se ne possono certamente annoverare altri, decisamente più gravi, in quanto relativi alla sicurezza delle persone e all'elevato rischio cui sono stati sottoposti tutti i partecipanti alla manifestazione;

in particolare, per tutti i prestatori di opere e servizi, non risulterebbe stipulato alcun contratto di lavoro e nemmeno alcun tipo di assicurazione, col duplice effetto di evadere tasse e di non garantire alcuna tutela, secondo quanto previsto dalla legge;

per tutti i presenti poi, maestranze o semplici avventori, non sembra siano state rispettate le previste norme di sicurezza, così come da direttiva del Ministero dell'interno del 18 luglio 2018 che ha definito i "modelli organizzativi e procedurali per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche", anche sulla base dell'esperienza e del monitoraggio delle precedenti linee guida e del confronto con gli enti esponenziali delle realtà territoriali coinvolte, al fine di "consentire l'individuazione di più efficaci strategie operative a salvaguardia dell'incolumità e della sicurezza dei partecipanti";

dalla prevenzione antincendio alla presenza di un numero adeguato di estintori, dall'adeguatezza degli accessi ai mezzi di soccorso alla gestione del flusso in entrata e in uscita, dalla presentazione di un piano di emergenza ed evacuazione fino alla presenza di un adeguato numero di operatori di sicurezza qualificati secondo legge, sembrerebbero essere diversi i requisiti mancanti per lo svolgimento in sicurezza e secondo legge della manifestazione;

l'intervento, nel corso della notte, di pattuglie di Polizia richiamate per sedare una rissa e di operatori del 118 intervenuti per prestare soccorso ad alcuni partecipanti, testimoniano come la sicurezza e l'incolumità delle persone siano state messe a rischio, situazione peraltro prevedibile per l'elevato numero di partecipanti all'evento e aggravata dal mancato rispetto delle norme di sicurezza previste dalla legge;

tale immobile è noto alla cronaca per essere lo stesso nel quale, a fronte di debiti per oltre 300.000 euro accumulati verso l'Acea, l'elemosiniere del Papa ruppe i sigilli per ripristinare l'erogazione di corrente elettrica: da allora, a quanto risulta, i contatori sono chiusi con delle catene dagli occupanti e l'Acea non può intervenire sugli stessi, sancendo di fatto un consumo energetico, il cui costo viene poi ripartito tra i cittadini regolarmente titolari di contratto di fornitura elettrica;

è sconcertante, a parere dell'interrogante, che il Comune di Roma abbia addirittura pubblicizzato sul proprio sito ufficiale il capodanno organizzato dal centro sociale "Spin Time" in un palazzo occupato abusivamente, senza le previste autorizzazioni, senza le misure di sicurezza adeguate, in spregio a una diffida della Questura allo svolgimento dello stesso,

si chiede di sapere:

per quale motivo non siano state predisposte misure adeguate per impedire lo svolgimento della manifestazione a seguito della diffida della Questura, come sarebbe avvenuto in qualunque altro luogo o circostanza, mettendo anche a rischio la sicurezza dei partecipanti alla stessa;

se il Ministro in indirizzo non ritenga, a seguito della violazione della diffida, della palese sfida all'autorità dello Stato e delle numerose violazioni di legge perpetrate nello stabile in premessa, di dover avviare immediate procedure per lo sgombero dell'immobile occupato, anche al fine di garantire sicurezza e ordine pubblico nella zona circostante;

se e quali provvedimenti intenda adottare per evitare che enti territoriali promuovano eventi, attività, iniziative o quant'altro sia programmato in luoghi occupati abusivamente all'interno del proprio ambito.

(4-02758)

PARENTE, FARAONE, SBROLLINI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:

sul sito internet ufficiale dell'Istituto comprensivo statale "Via Trionfale" a Roma, nel link "presentazione della scuola" è stata pubblicata e diffusa un'informativa della scuola che desta molte preoccupazioni. L'istituto ha presentato la popolazione studentesca, in ragione alla dislocazione della stessa nei tre plessi dell'Istituto, nei seguenti termini: alunni appartenenti a famiglie del ceto medio alto; alunni di estrazione sociale medio-bassa e che conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana; alunni appartenenti a famiglie dell'alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti e simili);

la diffusione di tale presentazione dell'istituto ha suscitato fin da subito e continua ancora a sollevare disorientamento e costernazione ed è stata oggetto di notevole polemica sui maggiori organi di stampa nazionale. Nonostante la predetta "classificazione" degli alunni sia stata, poche ore dopo, cassata dal sito web istituzionale della scuola, nello stesso link di presentazione dell'istituto si legge tuttora:

"Le scuole, sono giunte alla fusione con proprie identità e i docenti contribuiscono con le loro idee e le loro competenze a uno scambio e a un arricchimento reciproco, nella prospettiva di un'omogeneizzazione di obiettivi culturali e pedagogici." Ma, a seguire, nella presentazione della scuola, si torna ancora a ribadire l'elemento della differenza di classe e socio culturale, quasi fosse giustificata o originata da una tipologia di territorio che dovrebbe ritenersi d'eccezione rispetto all'ampiezza della circoscrizione del distretto abbracciato dal predetto istituto comprensivo: "L'ampiezza del territorio rende ragione della disomogeneità della tipologia dell'utenza che appartiene a fasce socio-culturali assai diversificate." Non risulta, pertanto, ben chiaro come e con quali strumenti l'istituto promuova lo scambio e l'arricchimento reciproco, nella prospettiva di un'omogeneizzazione di obiettivi culturali e pedagogici se, di fatto vanta, confliggendo con tali finalità, una dislocazione e separazione logistica dell'utenza, operata sulla base di differenti estrazioni di ceto sociale, di nazionalità, cittadinanza o etnia, o ancora, in ragione ed entrando nel merito della professione lavorativa dei genitori degli alunni;

gli interroganti pertanto, richiamando in primo luogo l'attenzione al contenuto degli articoli 3,33 e 34 della Costituzione, per restituire equilibrio e coerenza sia alle dimensioni organizzative interne dell'istituto comprensivo, sia all'azione di crescita, formazione comune, integrazione e valorizzazione delle diverse culture, nonché per evitare che si radichino pregiudizi relativi alle diseguaglianze di ceto e di qualsiasi natura a nocumento dell'azione educativa della scuola in generale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e se ritenga opportuno procedere ai necessari accertamenti per conoscere come, da chi e perché si sia ritenuto necessario evidenziare tali fuorvianti e inopportuni dati.

(4-02759)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

2ª Commissione permanente (Giustizia):

3-01313 del senatore Serafini, sul diritto di un padre separato ad intrattenere rapporti con il proprio figlio;

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-01308 del senatore Di Girolamo ed altri, sui disagi lungo l'autostrada A4 per la chiusura di un viadotto;

13ª Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-01312 della senatrice Mantovani, sullo stato ambientale del fiume Secchia.

Mozioni, ritiro

È stata ritirata la mozione 1-00150, della senatrice Fedeli ed altri.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 4-02729 del senatore De Bonis.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 180a seduta pubblica del 14 gennaio 2020, a pagina 14, sotto il titolo "Governo, trasmissione di atti e documenti", al primo rigo del quarto capoverso, sostituire le parole: "alla 12a" con le seguenti: "alla 8a, alla 10a".