Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 174 del 13/12/2019
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
174a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
VENERDÌ 13 DICEMBRE 2019
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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,
indi del vice presidente LA RUSSA
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 175 del 16 dicembre 2019
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Seguito della discussione del disegno di legge:
(1586) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022 (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 9,34)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1586.
Ricordo che nella seduta di ieri sono state svolte le relazioni e ha avuto inizio la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Nisini. Ne ha facoltà.
NISINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi - quei pochi che sono in Aula - vorrei fare un passo indietro e tornare a un anno fa, quando si discuteva la legge finanziaria per il 2019, e dai banchi del PD, allora all'opposizione, si gridava: "Vergogna! Vergogna! Mettete la fiducia. Ricorrete al paracadute del voto di fiducia sul provvedimento più importante che la nostra Repubblica è chiamata ad adottare, e che voi non siete in grado di sottoporre all'attenzione delle due Camere". E ancora: "Il Governo non si azzardi a presentare al Senato il maxiemendamento sulla legge di bilancio. Siamo pronti a dare battaglia pur di impedire questo ennesimo atto di arroganza che priva il Parlamento delle sue prerogative". Oggi, a un anno di distanza, sempre in quest'Aula per la manovra finanziaria per il 2020, è una certezza che questo provvedimento non andrà neanche in terza lettura per gli eventuali correttivi, e sì che di correzioni ce ne sarebbero tante da fare.
Ma entriamo un po' nel merito della manovra e parliamo della tanto discussa plastic tax. Siamo partiti da 1 euro al chilogrammo a partire dal gennaio 2020, per poi arrivare a 50 centesimi dal luglio 2020, e a 45 centesimi ad aprile 2020. Non vi siete neanche resi conto che il 5 dicembre tutte le aziende di imballaggio, che sono un'eccellenza non solo italiana ma europea, hanno disposto a livello nazionale un fermo di produzione di un'ora e non hanno chiesto la rimodulazione della tassa, bensì la sua eliminazione totale, perché già sono tassate con il contributo ambientale Conai.
Perché hanno disposto questo? Perché questa tassa porterebbe a un aumento del costo del prodotto finito, che andrebbe ad incidere sulle tasche degli italiani, ed ha già portato a una riduzione degli ordini, a una riduzione del fatturato e - se lo aspettano - dovranno procedere altresì a una riduzione del personale. Ma voi non li avete neanche ascoltati e, anziché andare a parlare con queste aziende e ad ascoltare le piazze, siete rimasti chiusi in un palazzo a fare tatticismi e strategie per smontare tutto ciò che di buono ha fatto la Lega quando era al Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Però non è bastata la plastic tax: ci voleva anche la sugar tax. Ma già nel 2005 con una direttiva europea ci siamo ritrovati negli ultimi anni alla chiusura di diciotto zuccherifici su diciannove nel nostro Paese. Questo perché continuate a demonizzare il made in Italy, al posto di valorizzarlo. E vi siete nascosti dietro l'alibi dell'educazione alimentare e del benessere dei nostri ragazzi. Se da una parte togliete dalle mani dei nostri bambini un bicchiere di aranciata, dall'altra con un emendamento passato di notte in Commissione bilancio mettete loro in bocca una canna. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). State propinando cannabis, state spacciando l'idea che fumarla sia una cosa giusta. I giovani ci guardano e con questo emendamento state dicendo loro di fumare liberamente. Lo state dicendo ai nostri figli, ma se lo ritenete giusto, questa schifezza fatela fumare ai vostri figli, non a tutti i figli degli italiani! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). È vero che noi dobbiamo salvaguardare la salute e il benessere dei nostri figli, ma un bicchiere d'aranciata non ha mai ucciso nessuno, mentre la droga sì. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Scompare anche la cedolare secca del 21 per cento sugli affitti degli esercizi commerciali. E dispiace veramente che un anno fa il MoVimento 5 Stelle aveva appoggiato questo vantaggio a favore dei piccoli esercizi commerciali, mentre quest'anno ha cambiato completamente idea: da fare invidia alla miglior banderuola.
Infine, vergogna della vergogna, tassate gli italiani, tassate le aziende, mortificate le partite IVA, però finanziate le celebrazioni per il centenario della fondazione del Partito Comunista, prendendo i soldi dalle tasche degli italiani. È una vergogna! È una vergogna! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo M5S).
Ieri sera, in discussione generale, un senatore del PD - di cui ora non ricordo il nome - ha detto che la Lega non avrebbe mai fatto questa legge di bilancio. È l'unica cosa su cui concordo: la Lega non avrebbe mai fatto questa legge di bilancio perché è una vera schifezza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.
MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, prendo la parola per rimarcare un concetto espresso da più colleghi, ma penso che sia il cuore interpretativo del dibattito che stiamo svolgendo in questi giorni sul disegno di legge di bilancio. Il punto è relativo alla visione generale: questa manovra di bilancio non ha una prospettiva, perché, per ammissione della stessa maggioranza, nasce per eliminare il problema dei 23 miliardi di euro di IVA e si basa su un risparmio di circa 18 miliardi di spesa per interessi, dato confermato dall'Ufficio del bilancio.
Il resto è formato, da un lato, da balzelli di vario genere, perché per fermare 23 miliardi di IVA è stato necessario introdurre dei balzelli, e dall'altro dalle classiche operazioni che vengono fatte nell'ambito dei governi di coalizione e in questo caso è un governo abbastanza "composito", diciamo così, che naturalmente ha una serie di bandierine da piantare: per cui una forza ha la bandierina della famiglia, l'altra forza porta a casa il reddito di cittadinanza, e così via. Il tutto in un quadro generale di tasse che si troveranno a pagare i cittadini, anche se - come sappiamo - è diminuita la tassa sulla plastica, mentre quella sullo zucchero c'è ed è stata rimodulata. Vi è poi la tassa sui concessionari pubblici; abbiamo addirittura registrato la protesta dei tabaccai, perché di fatto si leva loro qualsiasi margine di guadagno per le tasse introdotte sulle vincite; e poi vi sono le tasse sulle auto aziendali, e così via dicendo.
Qual è la domanda che mi sono fatta, allora, ascoltando i colleghi che sono intervenuti nel corso del dibattito e tutte le posizioni espresse? La domanda che mi sono fatta è come mai una manovra così non abbia preso in considerazione i dati fondamentali di un'economia che va cambiando ed è cambiata. Quello che mi ha più colpito è stato, in modo particolare, il fatto che lo scorso anno la cosiddetta web tax, chiamatela come volete, tanto per capirsi quella che doveva essere applicata nei confronti dei giganti del web, non ha visto emanati i decreti attuativi. Era stata prevista un'entrata di circa 6-700 milioni e quest'anno è stato presentato come una sorta di successo il fatto che si preveda la tassa su quelli che chiamiamo i giganti del web senza che siano emanati i decreti attuativi.
Non abbiamo più un'economia come poteva essere quella degli anni Ottanta e Novanta quando andavi a rincorrere la colf o la badante che veniva pagata in nero, per cui improvvisamente partivano gli accertamenti contro quelle che alla fine erano persone comuni, oggi posso quasi dire "povera gente": il piccolo imprenditore che aveva la badante o la colf, il professionista, eccetera. Oggi abbiamo un'altra economia e i soldi sono andati da un'altra parte; sono ormai intorno alle grandi aziende di natura tecnologica ed è chiaro che se osservo un gettito di 64 milioni da parte di questi e continuo a tartassare la colf, la badante, il tabaccaio, l'artigiano e altri ancora, vuol dire che questa è una manovra che neanche immagina com'è cambiata la nostra economia. Neanche ci prova.
Mi sono stupita che il fatto che non siano stati chiesti i soldi previsti dalla scorsa manovra di bilancio non sia stato oggetto di un dibattito televisivo serrato, così come non lo sono state le tasse. Perché c'era il problema - così almeno ho capito - dei dazi minacciati da parte dell'America. E questo non è un tema importante quando andiamo a discutere della posizione del nostro Paese? Non è un qualcosa di fondamentale per capire come dobbiamo impostare i bilanci dello Stato, tenendo conto che viviamo in un mondo dove tutto - dalla criminalità, alla nuova economia - è paradossalmente globalizzato?
Dobbiamo provare a darci delle risposte. Si poteva fare questo passo in più e, invece, si è preferito mantenere l'esistente (mi riferisco ai famosi 23 miliardi) e, soprattutto, alcune bandierine, tra cui la più ignobile rimane il reddito di cittadinanza, con i 18.000 soggetti che sono stati impiegati a fronte di un milione di persone che avrebbero dovuto avere questo tipo di supporto.
Secondo noi, questa è una manovra che, come ho cercato di spiegare, non ha una prospettiva e compie scelte che noi non condividiamo, perché le riteniamo dannose e francamente neanche classificabili. Da una maggioranza rossa-rossa mi aspettavo qualcosa almeno di identificativo. No, non c'è neanche l'anima di qualcosa di identificativo, non vedo neanche lo sforzo di cercare di dare delle soluzioni tenendo conto di come è cambiata l'economia.
C'è poi il tema della giustizia - su cui mi soffermo in quanto faccio parte della Commissione giustizia - che fa rabbrividire. Non voglio sparare sulla Croce Rossa, perché il Ministro non è in Aula, ma, al di là dell'ultimo emendamento con cui si mette a posto qualcosa in termini di amministrazione e di uffici, noi assistiamo a una serie di tagli a danno del Ministero della giustizia. C'è una diminuzione classificata in circa 18 milioni di lire... (Applausi del senatore Bagnai). ...scusatemi, volevo dire 18 milioni di euro, che derivano dalla riduzione di 65 milioni di euro delle spese di informatizzazione dell'amministrazione giudiziaria, che è una delle cose più importanti da perseguire per far camminare la giustizia. Altri soldi vengono tolti agli uffici e - cosa che mi ha sconvolto - vi è un definanziamento con riferimento al vitto dei detenuti. Voi mi direte: che chi ti importa dei detenuti? Mi importa perché quando si dice che ci sono le rivolte nelle carceri e gli agenti rischiano, ciò è anche per come i detenuti sono trattati. Levate i soldi per dare da mangiare ai detenuti? Che cosa dobbiamo fare, la Torre di Londra? Li lasciamo lì con un pezzo di pane? E poi dopo ci inquietiamo se gli agenti rischiano? Credo che questa sia una cosa ignobile per un Paese civile. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarielli. Ne ha facoltà.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, non ci formalizziamo per i banchi vuoti della maggioranza, forse c'è anche un certo imbarazzo a venire in Aula a sentirsi dire come stanno veramente le cose su questa manovra di bilancio. Infatti, da parte nostra, questo più che un dibattito è un'operazione verità che faremo anche nel del Paese affinché i cittadini siano preparati a quello che arriverà sulla loro testa e preso dalle loro tasche con questa manovra bilancio.
Ieri abbiamo sentito, per l'ennesima volta, un discorso che non sta né in cielo, né in terra: mi riferisco al voler dare colpa alla Lega dell'incapacità di una maggioranza fatta da un Pinocchio che ha messo insieme una manovra che è più un Arlecchino. Tuttavia, il Carnevale purtroppo finirà e gli italiani se ne accorgeranno nonostante voi continuerete a dire che dovevate sterilizzare le clausole di salvaguardia.
Il senatore Marco Pellegrini del MoVimento 5 Stelle guardava da questa parte. Prima di pensare all'aritmetica - senatore, non la vedo in Aula e me ne dispiace - pensi alla storia perché il 6 dicembre del 2011 c'era il Governo Monti ed è dall'altra parte dell'emiciclo che deve guardare, ovvero al PD, che votava determinati provvedimenti come il salva-Italia e metteva le clausole di salvaguardia. Nel 2013, quando l'IVA è passata dal 21 al 22 per cento, c'era il Governo Letta e deve guardare dall'altra parte e non da questa. Soprattutto, nel 2014 c'era Renzi quando sono stati certificati i meccanismi delle clausole di salvaguardia non solo dell'IVA, con importi equivalenti a quelli attuali, ma delle accise dei carburanti.
Lei, senatore Pellegrini, al pari dei suoi colleghi, con i senatori Monti e Renzi ci governa insieme e sostiene lo stesso Governo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Glielo ricorderemo ogni giorno, come lo ricorderemo a quei colleghi, fintanto che non ce ne saranno altri che non ne potranno più, che per restare coerenti con i loro valori, con i cittadini e con il mandato ricevuto magari faranno scelte diverse. A quei cittadini, infatti, prima o poi dovrete rispondere.
Questa manovra rispetto a quella di un anno fa ha una grandissima differenza: l'anno scorso avevamo avviato un percorso che potesse far ripartire l'economia; era una manovra coraggiosa che guardava agli investimenti. L'anno scorso il dibattito verteva sul fatto se le iniziative che proponevamo come quota 100 e la flat tax per le partite IVA avessero la copertura o no; quest'anno tutta la manovra è incentrata su quante e quali tasse ci siano dentro e quanto valgano perché questa è veramente la manovra delle tasse e delle manette. Tanto per fare qualche esempio, vi dovremmo dire bravi perché la tassa sulla plastica viene posticipata ed è un po' meno alta? Questa è una tassa che non c'era e che voi fate cascare sulla testa delle aziende e dei cittadini con la scusa dell'ambiente. Voi pensate che negli altri Paesi europei non si continuerà a produrre, che in Italia non ci saranno prodotti in plastica e che purtroppo la plastica non seguiterà a finire magari in mare dispersa per maleducazione e perché arriva dai Paesi extraeuropei? Seguiterà tutto allo stesso modo. È una manovra ipocrita per fare cassa, che non incide minimamente sulle abitudini dei cittadini. È stato detto che è una micro tassa, ma è un macro problema per chi in quelle aziende ci lavora, per chi vedrà a rischio il proprio posto di lavoro e sarà costretto a chiudere le aziende.
Tassate la speranza che c'è sul lavoro, ma fate di peggio: tassate persino l'illusione. Mi ricordo i discorsi del ministro Di Maio e dei colleghi del MoVimento 5 Stelle quando nel provvedimento dignità si inserì il divieto alla pubblicità dei giochi perché non si poteva speculare sull'illusione che i cittadini avevano di poter cambiare la propria condizione con i giochi. Bene, quella tassa sulla fortuna, che è sull'illusione, aumenta. Andate a pescare persino lì. Da un lato, dite che non va bene e, dall'altro, andate ad attaccarvi persino a questo per aumentare le entrate della manovra; da un lato, ve la prendete con le bevande alcoliche e, dall'altro, non muovete un dito di fronte allo scandalo che è emerso in Europa che punta ad attaccare al cuore il made in Italy, l'agroalimentare, con l'etichetta semaforica con un giudizio negativo sui nostri prodotti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questo è ciò che state facendo.
È bene ricordare che la manovra economica è solo un elemento del disastro complessivo che state costruendo per questo Paese perché fate ancora peggio che tassare la speranza e l'illusione: voi sequestrate di fatto per un anno soldi che non sono vostri. Nel decreto fiscale collegato, che esamineremo la prossima settimana, sapete cosa è arrivata a fare la maggioranza? È arrivata con l'articolo 3 e i successivi a dire: caro imprenditore, caro professionista che vanti dei crediti nei confronti dello Stato, non ti faccio compensare per un anno. Non fate usare a quelle imprese i loro 4 miliardi e quelle stesse imprese magari dovranno accedere al credito, prendersi un fido o un mutuo, per pagare le tasse perché quel credito che vantano nei confronti dello Stato voi non glielo fate spendere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Quattro miliardi sottratti all'economia reale del Paese a danno delle aziende. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ma arriverà la prossima settimana e purtroppo poi arriverà nelle tasche dei cittadini e delle imprese. E ci venite a dire che avete mantenuto tutto quello che c'era in manovra finanziaria? Ebbene, la sapete l'ultima? In uno degli emendamenti che sono arrivati, persino con l'iperammortamento per le aziende non si danno più contributi ma crediti d'imposta, gli stessi che saranno bloccati con il decreto fiscale, ammesso che queste aziende abbiano mai un credito nei confronti dello Stato da spalmare nel corso degli anni. Questo è quello che fate: continuate a prendere in giro la gente, a trovare soluzioni da grida manzoniane che non semplificano ma complicano in modo tale da tenere quelle risorse che invece andrebbero liberate. Qualcuno, però, potrebbe dire che questo è quello che noi lamentiamo, andando anche a studiare quello che c'è nelle pieghe del bilancio, quello che passa di notte, e sarebbe stato facile citare, come ha giustamente fatto la senatrice Nisini, l'emblematico emendamento sui festeggiamenti al Partito Comunista che - senatore Santillo, mi permetta - non è a costo zero, perché altrimenti non sarebbe in manovra di bilancio, ma dice semplicemente che le risorse saranno impegnate nell'ambito della disponibilità del capitolo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ancora peggio, quindi: visto che vi vergognavate di quei 400.000 euro, avete detto che rispetto a quello che c'è da spendere, comunque qualcosa lo impegnerete anche per questo. Ci dovete dire quanto, ci sarà l'impegno di spesa alla fine, glielo recapiteremo a casa, collega, per farle vedere che non è a costo zero, quella misura introdotta con quell'emendamento.
Come dicevo, dunque, abbiamo proposto 950 emendamenti qualificati, precisi e migliorativi, ne abbiamo selezionati una parte, 150, e non solo non abbiamo fatto ostruzionismo, ma l'abbiamo fatto al contrario, vi abbiamo aiutato cercando di non gravare sui tempi di discussione, visto che nella maggioranza non c'era accordo fra i partiti, fra i relatori e il Governo e all'interno del Governo. Abbiamo fatto in modo di togliervi la scusa, scegliendo alcuni qualificati interventi che ritenevamo potessero non stravolgere l'impianto della manovra, che per noi restava negativo, ma migliorarlo e alcuni sono stati addirittura approvati. Lo abbiamo fatto, però, guardando ad una strategia, perché è vero - tanto per tornare all'esempio della plastica - che abbiamo proposto di eliminare quella tassa con l'emendamento 79.1, ma accanto a questo abbiamo detto che abbiamo un processo per il vuoto a rendere sulla plastica, sul vetro e sull'alluminio, dicendo che si può fare. Tutto quello che noi della Lega proponiamo e che presenteremo al Paese il prossimo 14 dicembre col no tax day è un insieme di cose negative che mettiamo in evidenza, ma anche un insieme di alternative di sviluppo che puntano a sostenere le aziende e a incentivare l'occupazione. Infatti se non riparte lo sviluppo non riparte il Paese e sarà chiara quella differenza che richiamava la senatrice Rossomando. Senatrice, lei ha detto che la vostra preoccupazione è far capire agli italiani che noi e voi siamo diversi. Stia serena: gli italiani l'hanno capito benissimo e ve lo dimostreranno alle prossime elezioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà.
*VERDUCCI (PD). Signor Presidente, qualche giorno fa erano in visita in Senato gli studenti delle terze classi dell'Istituto superiore «Giuseppe Fracassetti» di Fermo e a un certo punto, un po' a bruciapelo, uno dei ragazzi mi ha chiesto: «Senatore, come trasforma i suoi ideali in attività politica?» e io ho risposto: «Ad esempio facendo in modo che i figli delle famiglie in difficoltà possano continuare a studiare, per non dover rinunciare ai propri sogni». Per me, per noi la politica è questo: il riscatto, l'emancipazione di chi è escluso, la redistribuzione di potere, opportunità, risorse. Per noi la democrazia è questo: non dover rinunciare a realizzare il proprio progetto di vita e lo strumento più potente di emancipazione, di riscatto e di realizzazione sociale è lo studio.
Nel nostro Paese c'è un'enorme questione sociale e si fa finta di non vederla. Chi viene da luoghi difficili, da famiglie senza mezzi, smette di studiare, non entra all'università, perché non ha la possibilità di farlo, perché le tasse universitarie in Italia sono troppo alte, perché mantenersi lontano da casa costa troppo, perché la rete del diritto allo studio è troppo fragile, troppo frammentata e non basta per i bisogni reali, per le grandi aspettative. Il welfare studentesco, cioè i servizi, la casa, le mense, i trasporti, la sanità, il sostegno per acquistare i libri, un insieme di interventi che in molti Paesi accompagna gli studenti, in Italia è quasi un miraggio.
Ma quanto costa al nostro Paese la dispersione così enorme di energie, di potenzialità? Quanto costa la rinuncia di migliaia di ventenni? Quanto costa il rischio di far perdere a intere generazioni l'ambizione di svolgere un ruolo da protagonista nella società? È un costo enorme, inqualificabile: perdita di futuro, perdita di fiducia, perdita di senso della democrazia, perché la forza della democrazia sta innanzitutto nel rinnovare quel patto di fiducia, per cui i figli potranno stare meglio dei padri; ma questo patto si è spezzato, si è interrotto troppo tempo fa.
C'è un senso di privazione, di scippo e questo ha a che fare con il fatto che in Italia c'è una gigantesca questione universitaria, che è una gigantesca questione Paese. Troppo pochi gli immatricolati, troppo pochi i laureati, troppo pochi i ricercatori, troppo pochi gli investimenti in innovazione e ricerca. Eppure il futuro del diritto allo studio, dell'università e della ricerca è il futuro del Paese; significa pensare al posto dell'Italia nel mondo. Qual è il nostro posto nel mondo? Noi dobbiamo fare in modo che sia tra i Paesi forti, nell'economia e nella società, dove c'è benessere diffuso, dove la qualità di vivere, di lavorare e di curarsi è per tutti e non per pochi, dove ognuno abbia stessi diritti e opportunità. Un Paese che non abbia paura, che non si chiuda, che non rinunci al proprio ruolo collettivo, che abbia la capacità di presidiare le frontiere tecnologiche più avanzate, in un'età in cui le tecnologie connesse alla Rete e all'intelligenza artificiale permeano completamente le nostre esistenze, in un tempo in cui i lavori non scompariranno, ma si trasformeranno completamente, rapidamente e serviranno sempre di più competenze, alta formazione. E il diritto ad averle coinciderà sempre di più con il diritto a non essere tagliati fuori.
Ecco perché la barriera che chiude l'università, che impedisce di entrare, che fu scelta politica, dovuta ai tagli che volle la destra, con Tremonti e la Lega, nel 2009, è una barriera sociale, classista e deve essere scardinata. Noi stiamo provando a farlo.
Sono soprattutto i ragazzi che vengono dagli istituti tecnici e professionali a smettere di studiare e in gran parte vengono da famiglie in difficoltà. La norma sulla no tax area, che noi democratici abbiamo introdotto nella scorsa legislatura, ha creato per la prima volta un'inversione di rotta: sono tornate a crescere le iscrizioni e vengono in gran parte da quelle fasce sociali e da quegli istituti.
In questo disegno di legge di bilancio, in un contesto molto difficile, in cui la gran parte delle risorse è servita ad evitare l'aumento dell'IVA (sarebbe stato un colpo in faccia alle famiglie e al sistema manifatturiero), c'è una norma che stanzia 31 milioni di euro in più per il diritto allo studio, continuando il progresso che abbiamo avviato nella scorsa legislatura: risorse per cancellare la vergogna che impedisce oggi a tanti ragazzi che ne hanno i requisiti e l'idoneità ad avere la borsa di studio, per cancellare un vero e proprio diritto negato. Si tratta di risorse ancora lontane da quel che è necessario, ma importanti.
Se questa legislatura e questa maggioranza dureranno, dovranno mettere a tema una legge organica per il diritto allo studio, che finalmente esiga pari livelli tra le prestazioni dei servizi delle Regioni, perché ci sono disparità territoriali insopportabili, mentre serve un sistema ampio, basato sulla domanda delle nuove generazioni di poter entrare. Servono investimenti in edilizia, in laboratori, in docenza, per superare quella logica dei numeri programmati che è un corto circuito insostenibile per un Paese con troppi pochi laureati.
In questo disegno di legge c'è una prima misura, che finanzia 1.000 nuove borse di studio di specializzazione medica. Sappiamo che non basta ancora, ma finalmente è un primo passo per affrontare una mancanza che mette a rischio la tenuta e la qualità del nostro sistema sanitario. Diciamo a tanti giovani laureati in medicina che siamo con loro e che ci saremo ancora, perché il nostro Paese ha bisogno di loro. Allo stesso modo ci sono misure per i docenti e per gli studenti disabili delle accademie e dei conservatori e dunque per un sistema che vogliamo sempre di più equiparare all'università.
Signor Presidente, nei mesi scorsi ho chiesto con forza che la Commissione istruzione pubblica, beni culturali del Senato avviasse un'indagine conoscitiva sulla condizione studentesca e sul precariato nelle università, perché i due fenomeni sono collegati e il precariato è nemico della ricerca, che ha bisogno di continuità e di autonomia. Il nostro sistema invece sfrutta un precariato strutturale, conseguenza di tagli e di norme sbagliate. Dobbiamo intervenire su entrambi tali fenomeni: servono finanziamenti, cambiare le norme e introdurre un percorso protetto, con la cosiddetta tenure track, per chi vince un concorso, affinché possa essere assunto stabilmente, così come vuole un nostro disegno di legge e analogamente alla norma che abbiamo introdotto, per gli enti di ricerca, nel cosiddetto decreto-legge scuola. Occorre completare la stabilizzazione di ricercatori, tecnici e tecnologi e il nostro emendamento all'articolo 29 rafforzerà questo percorso. Serve assolutamente continuare il reclutamento dei ricercatori e rafforzare il ruolo e le risorse per il dottorato, per farne il perno di una strategia, che progetti contestualmente formazione, politiche industriali, per la pubblica amministrazione e per il mercato del lavoro.
Allo stesso modo è necessario ripensare l'Agenzia nazionale della ricerca, per farne non una struttura verticistica, ma uno strumento di autonomia e autogoverno della ricerca pubblica.
Sul reclutamento, sui dottorati e sull'Agenzia il disegno di legge in gran parte è mancato: dobbiamo saperlo e dirlo, ma per noi si tratta di un fronte aperto, su cui interverremo. Questo disegno di legge, per la ricerca e l'università non rappresenta la svolta attesa e necessaria, perché non c'erano le condizioni, ma questo resta il nostro obiettivo e su questo vanno costruite una battaglia di idee, politica, e una mobilitazione, perché insieme a quella per l'ambiente, la battaglia per il sapere è l'urgenza più grande del tempo che viviamo, e da ciò dipende la possibilità di un modello di sviluppo, che alimenti cittadinanza e democrazia e non, invece, diseguaglianze e autoritarismi.
Signor Presidente, mi permetta in conclusione una nota personale, nel dedicare questo mio intervento, che sento molto, a una persona che è mancata questa notte: Amelia, donna di una famiglia contadina molto povera, nelle Marche, che fece in modo, nonostante tutte le difficoltà, che il figlio - mio padre - potesse studiare e laurearsi. (Applausi dai Gruppi PD, FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e IV-PSI). In questo - nella possibilità, per un figlio di contadini o di operai, di laurearsi e di ambire ad essere classe dirigente - ci sono il senso della nostra Costituzione e della nostra democrazia e i valori di una vita, che si intrecciano ad una storia più grande e collettiva, rendendola importante, per i destini di tutti noi e del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà.
PIARULLI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge di bilancio al nostro esame ha l'obiettivo di rilanciare la crescita, assicurando, allo stesso tempo, l'equilibrio dei conti pubblici e una partecipazione propositiva al progetto europeo. Il green new deal italiano ed europeo, orientato al contrasto ai cambiamenti climatici, alla riconversione energetica, all'economia circolare, alla protezione dell'ambiente e alla coesione sociale e territoriale, sarà il perno della strategia di sviluppo del Governo. Strumentali a tali obiettivi sono l'aumento degli investimenti riguardanti in particolare l'innovazione, la sostenibilità ambientale, nonché il potenziamento delle infrastrutture, a partire dagli asili nido gratuiti per la molteplicità delle famiglie.
A questo proposito voglio aprire una parentesi: anche in questo disegno di legge di bilancio abbiamo pensato al Sud, mentre di emendamenti segnalati dalla Lega sul Sud ne risulta soltanto uno riguardante la statale Jonica. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti del senatore Rufa).
MORONESE (M5S). Segnalati!
PIARULLI (M5S). Abbiamo proceduto alla riduzione del carico fiscale sul lavoro e all'implementazione di un fondo per la disabilità, quello relativo alla tutela delle vittime dei reati. Abbiamo concretizzato il riconoscimento di un'identica retribuzione ai Vigili del fuoco, che finalmente sono equiparati alle altre Forze dell'ordine. Anche questo è un fatto concreto, non sono parole. (Applausi dal Gruppo M5S).
Abbiamo previsto un piano di assunzione straordinario nelle Forze di polizia, quindi vediamo come, in realtà, in questo disegno di legge di bilancio le ipotesi e le progettualità si stiano concretizzando.
Per quanto riguarda la giustizia, si segnala che il disegno di legge di bilancio al nostro esame è caratterizzato da rilevanti misure volte ad incrementare gli organici dei magistrati ordinari mediante l'assunzione di 250 vincitori del concorso già bandito. Bisogna comunque tener presente che è stata autorizzata, per l'anno 2020, una spesa di circa 14 milioni di euro che aumenterà gradualmente nei bienni successivi, fino ad arrivare ad una media di 20 milioni di euro.
È prevista l'autorizzazione alle procedure concorsuali per sette direttori di istituti penali minorili, riconoscendo la figura del dirigente proprio per la complessità di alcune sedi, come quelle di Catanzaro e Bari. Assunzioni straordinarie sono previste anche per le figure del funzionario giuridico-pedagogico all'interno delle carceri e del mediatore culturale. Si parla di inclusione e di finalità rieducativa della pena, secondo i dettami della Costituzione. Stiamo cercando di concretizzare realmente anche questo aspetto con i fatti, soprattutto relativamente alla figura del mediatore culturale, che oggi è del tutto inesistente, proprio per far sì che gli stranieri non siano di fatto isolati e sia data la possibilità di includerli socialmente. Si tratta di un emendamento a mia prima firma, che ho presentato proprio per le finalità rieducative e di risocializzazione della pena, quindi anche per andare incontro all'esigenza di legalità.
Di particolare importanza è l'estensione del fondo unico di giustizia dal penale al civile, con l'attivazione, a partire dal 1° luglio 2020, di un conto fruttifero presso la tesoreria dello Stato, intestato a Equitalia giustizia, in cui poter far confluire la liquidità riconducibile alle somme intestate al fondo unico di giustizia, civile e penale.
Voglio anche sottolineare che si è parlato del fatto che sarebbero stati sottratti fondi per il mantenimento dei detenuti. Purtroppo, anche in questo caso, devo segnalare come invece vi sia una riassegnazione di fondi per garantire un miglioramento delle condizioni di vivibilità dei detenuti e del personale tutto, soprattutto per finanziare le attività sportive anche del personale del Corpo di polizia penitenziaria.
Mi preme sottolineare che grazie a questa manovra finalmente le atlete diventeranno sportive professioniste anche dal punto di vista contrattuale. Infatti, estendendo le tutele previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo, allo scopo di promuovere il professionismo nello sport femminile, viene introdotto un esonero contributivo del cento per cento per tre anni per le società sportive femminili che stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo.
Le sfide che si pongono davanti sono impegnative. Sarà prevista anche una task force dei magistrati che andranno a sopperire alle esigenze dei distretti che si trovano in situazioni di maggiore criticità, riconoscendo anche benefici ai magistrati che daranno la propria disponibilità.
Sono convinta che il nostro Paese disponga di un enorme capitale umano, di giovani volenterosi e di una struttura industriale all'avanguardia, che abbiamo l'obbligo di valorizzare attraverso il coinvolgimento attivo di tutti i cittadini, le menti e le forze produttive di cui questo Paese può vantare di disporre. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà.
MESSINA Assuntela (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, una manovra economica finanziaria deve avere un'anima. Deve contenere al suo interno la forza e la capacità di animare uno slancio di prospettiva che, nella sua articolazione, si avvicini e interpreti i bisogni profondi del Paese, sanando le ferite e trasformandole in occasioni di crescita nella disponibilità delle risorse.
Dovrebbe essere un atto di intelligenza, che legge dentro e sceglie in nome di un rigore, prima ancora che numerico, culturale; che guarda i vari mondi e privilegia, non in un gioco freddo combinatorio, ma piuttosto in nome di una gerarchia valoriale che diventa la precondizione di un percorso, un'economia del bene comune, come direbbe Jean Tirole, premio Nobel per l'economia nel 2014; un'economia non autosufficiente e autonoma, ma una disciplina sociale.
La manovra finanziaria per un Paese come il nostro, che della stabilità ha fatto un principio costituzionale, è un percorso, un tragitto in itinere e la ricerca di un continuo equilibrio che cerca, opera per la stabilità del Paese e stabilizza, dopo aver trovato gli equilibri tra risorse e necessità.
La politica deve sovrintendere a questo percorso. Lo normalizza, ne determina la successione dei tempi negli spazi di attuazione e si carica della responsabilità di dare un indirizzo, indicando appunto l'orizzonte degli obiettivi che intende, non solo rappresentare, ma realizzare.
Con questo disegno di legge di bilancio mettiamo nero su bianco la nuova direzione che intendiamo dare al nostro Paese. In ambito politico ed economico l'impronta che vogliamo lasciare si ispira inevitabilmente ai temi della sostenibilità ambientale, della crescita economica e di nuove e più degne condizioni di vita, lavoro e salute per tutti.
Certo, le condizioni che abbiamo trovato al principio di questa nuova esperienza non ci hanno aiutato: uno spread molto alto, che ha eroso il risparmio degli italiani, minacciando un peggioramento; la prospettiva delle clausole di salvaguardia, che avrebbero portato ad un pericoloso aumento dell'imposta sul valore aggiunto, facendo crollare i consumi e il PIL, ragion per cui i primi e fondamentali obiettivi di questa manovra non potevano che consistere nella sterilizzazione delle clausole di salvaguardia e in un netto, marcato e coraggioso cambio di rotta in materia di politiche economiche.
Il provvedimento in esame raggiunge pienamente questi due obiettivi, in primo luogo, come già detto, attraverso l'intervento che eviterà l'aumento dell'IVA e poi attraverso una serie di misure che intendono invertire il trend di attuale stagnazione e far ripartire il nostro Paese, sempre rispettando con la massima serietà il nostro impegno sul contenimento del deficit, per innescare un percorso che porti alla graduale riduzione del debito pubblico.
Prima di passare ai temi centrali affrontati con questa finanziaria, è doveroso ricordare anche quanto sia stato prezioso il contributo di questo passaggio parlamentare, che ha visto una grande collaborazione e un clima di volontà all'interno della Commissione bilancio.
Tornando ai temi, è assolutamente indispensabile partire dal green new deal, un paradigma nuovo per il nostro Paese, che sarà di grande ispirazione anche per i partner europei. Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica, si considerano la sostenibilità e la tutela ambientale come condizioni indispensabili per garantire crescita e benessere. Si tratta di un benessere non più fondato sul superato principio della crescita del PIL a qualunque prezzo, ma radicato nell'idea che la prosperità economica si possa accompagnare alla salvaguardia dell'ecosistema e della salute umana, promuovendo la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari (attraverso, per esempio, i nuovi mezzi che forniamo alle capitanerie di porto per migliorare la sicurezza ambientale). A tal proposito, ricordo un importante provvedimento a favore del porto di Barletta, la mia città.
Quanto al contrasto ai cambiamenti climatici; sono degni di menzione tutti gli interventi di ristrutturazione ed efficientamento energetico, l'ecobonus e il sismabonus, le cui discipline sono state visibilmente migliorate grazie al fruttuoso ascolto delle criticità segnalate dal mondo delle piccole e medie imprese. Ricordo poi le agevolazioni in materia edilizia e di riqualificazione energetica, senza dimenticare il bonus facciate; misura che rende concreta la visione di un ampio programma di rigenerazione urbana in favore dei borghi, delle città e delle periferie d'Italia.
È una prospettiva nuova, insomma, volta a proiettare il nostro Paese verso un modello di sviluppo e prepararlo al futuro. Con il green new deal si prevede la creazione di due fondi da circa 50 miliardi di euro, che daranno un'enorme spinta al rilancio degli investimenti pubblici e privati, per ridare ossigeno all'economia e al pianeta.
Al contempo, questo provvedimento riesce in un altro coraggioso scopo: la sensibile riduzione della pressione fiscale per i lavoratori, troppo spesso vittime di un sistema fiscale eccessivamente rigido. Meno tasse, allora: 3 miliardi di taglio del cuneo per il 2020 e 5 miliardi a partire dal 2021 e per tutti gli anni successivi, nell'ottica di un progressivo decremento anche negli anni a venire.
Un vistoso passo in avanti si è fatto anche in tema di lavoro, soprattutto per i giovani, e per agevolare il loro accesso al mercato lavorativo. Basti pensare agli sgravi contributivi del cento per cento per tre anni per le assunzioni delle piccole imprese, che aiuterà gli imprenditori ad assumere le nostre ragazze e i nostri ragazzi.
Ancora, voglio sottolineare l'importanza di ciò che è stato fatto e si farà per il nostro Mezzogiorno, a partire dall'obiettivo prefissato di ridurre gli evidenti e inaccettabili divari tra territori e territori, tra Sud e Nord del Paese. Lo si fa anzitutto rafforzando gli interventi già esistenti, come il credito d'imposta per le nuove ZES, le Zone economiche speciali, o le misure «Resto al Sud» e «Cresci al Sud», interventi che aiuteranno a invertire i trend negativi delle dinamiche demografiche nel Mezzogiorno e, più in generale, le condizioni socioeconomiche di quelle aree del Paese.
Importanti sono gli interventi a favore del mondo agricolo, colonna portante dell'economia di molti territori. Tra le tante importanti misure, ricordo un contributo a fondo perduto e mutui agevolati per finanziare le imprese che sappiano coniugare agricoltura e innovazione, attraverso l'elaborazione di processi produttivi all'avanguardia; il fondo per l'agricoltura biologica, che sostiene con forza le forme di produzione agricola a basso impatto ambientale e promuove le filiere e i distretti di chi ha creduto e investito nell'agricoltura biologica. Altrettanto significative sono le misure in favore degli enti locali, come gli incentivi del Fondo di solidarietà comunale all'accorpamento e varie semplificazioni che aiuteranno i cittadini senza aumentare il loro carico fiscale.
Enorme importanza riveste anche lo stanziamento di nuove corpose risorse finanziarie; come le 1.000 borse in più per la specializzazione in medicina, affinché il nostro Paese possa vantare un sistema sanitario sempre più pronto, giovane ed efficiente, e soprattutto un servizio sempre più vicino ai deboli e ai meno abbienti.
Signor Presidente, mi preme sottolineare quanto di buono e considerevole è stato fatto in materia sociale, iniziando da quanto previsto per le persone più fragili delle nostre comunità. Questo disegno di legge di bilancio tenta di dar loro nuovi mezzi per consentire di vivere una vita migliore.
Suscita orgoglio l'incremento del fondo per la disabilità e le non autosufficienze, che sarà ancora più a sostegno delle persone con handicap gravi e degli anziani che hanno bisogno di cure. Allo stesso modo costituisce motivo di orgoglio il grande sostegno che potremo dare, con nuove risorse, alle istituzioni scolastiche che accolgono i bambini e i ragazzi disabili o affetti da disturbi dello spettro autistico, accompagnandoli nel loro percorso di crescita.
Al pari va evidenziata anche l'attenzione mostrata per due importanti interventi nel terzo settore, quelli per l'Unione italiana ciechi e per la Federazione italiana per il superamento dell'handicap (FISH), che da anni si occupano di dare un sostegno a chi vive un'esistenza complessa, senza dimenticare poi le famiglie, dal bonus bebè all'istituzione di un fondo per l'assegno universale, ai servizi dedicati ai nuclei familiari, passando per il bonus per gli asili nido.
C'è però un ulteriore elemento molto importante e fortemente simbolico: mi riferisco agli interventi e alle misure a favore delle donne, da quello più simbolico, per agevolare l'accesso al professionismo delle giovani atlete, a quello più urgente, che attiene alle pari opportunità, nonché al piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, un intervento che trasmette l'attenzione che questo Governo intende dare in misura sempre maggiore.
Signor Presidente, questo provvedimento è il frutto di un grande e faticoso lavoro di squadra: le misure che lo caratterizzano rappresentano uno spartiacque tra i modi di intendere la politica, che sceglie e dispone, partendo da una visione. Penso che, pur nella perfettibilità di questo percorso, il tessuto di valori che puntano al bene comune abbia rappresentato la precondizione di un'azione presente e futura e, nello stesso tempo, abbia tracciato le linee di una Nazione che con coraggio e responsabilità guarda al futuro, lavorando per la stabilità del Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà.
LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, membri del Governo - pochi, per la verità, ad esclusione del sottosegretario Castelli, della cui presenza do atto - la manovra di bilancio rappresenta, come tutti sappiamo, uno dei provvedimenti più importanti che le assemblee parlamentari devono approvare, sia per la complessità dei suoi contenuti, sia per il suo impatto sulla vita dei cittadini.
Nel merito e nello specifico di molti materie e temi sono intervenuti i colleghi del mio Gruppo che mi hanno preceduto. Mi soffermerò sull'impatto che la manovra avrà sul settore agroalimentare italiano.
Tra le tante mancanze di questa manovra, una delle più gravi, a nostro avviso, è proprio l'assenza di misure per la tutela del Made in Italy, del marchio italiano.
Abbiamo assistito ad un susseguirsi continuo di spot ecologisti, che altro non erano se non un furbo travestimento di nuove tasse, come la plastic tax o la sugar tax. A questo proposito, permettetemi di sottolineare quanto sia spiccato il senso dell'umorismo della maggioranza, che prima inserisce tasse, poi ci ripensa e si presenta sbandierando al mondo di averle tagliate o spostate. Se non fosse tragico, sarebbe comico.
Oltre a questo, non c'è alcuna progettualità o visione strategica. Non c'è niente sulla crescita e sulla competitività delle nostre imprese agricole, mentre, come dicevo, manca qualsiasi tutela del marchio Italia, da sempre uno dei principali scopi di Fratelli d'Italia, in particolar modo nel settore agroalimentare, nel quale infatti l'Italia eccelle particolarmente, vantando un'ineguagliabile immagine nel mondo, che però è sempre più sotto attacco e non tutelato dal Governo.
È proprio di queste ore la notizia secondo la quale la Commissione europea ha dato il via libera alla francese Lactalis per l'acquisizione di Nuova Castelli: diciamo dunque ufficialmente addio ad un'altra azienda chiave del nostro made in Italy, lasciando nelle mani dei francesi sia la produzione dei nostri formaggi tipici, come il parmigiano reggiano, sia la loro commercializzazione, con conseguenze per produttori e trasformatori italiani dei prodotti d'eccellenza.
A questo proposito, se ci fosse stata, avrei chiesto volentieri al ministro Teresa Bellanova - ma non mancherà occasione - cosa intenda fare per la difesa dei nostri prodotti rispetto alle azioni di una Commissione europea palesemente a trazione franco-tedesca. Mi chiedo anche come si sarebbe comportata la Commissione, se le parti fossero state invertite, cioè se le aziende coinvolte in quest'operazione fossero state francesi. Sicuramente il metro di misura non sarebbe stato lo stesso.
La nostra attenzione sul made in Italy, invece, è sempre stata molto alta: basti pensare che, dei 500 emendamenti che Fratelli d'Italia ha presentato alla manovra, un quinto riguarda proprio l'agricoltura e il marchio italiano. La manovra rosso-gialla, invece, su questi settori manca totalmente di una visione strategica e di attenzione alla crescita di competitività delle imprese agricole.
Abbiamo assistito alla proposta di interventi mascherati da ecologismo spicciolo, senza, d'altra parte, alcun adeguato investimento dedicato al settore. Esempi in questo senso sono, come dicevo, l'introduzione di una tassa sulla plastica e sullo zucchero e la mancata riconferma in prima istanza del bonus verde (meno male, su questo sembra ci sia stato un ripensamento), il quale, anche se poco incisivo, è un principio condivisibile per la valorizzazione del verde urbano. Anche su questo avevamo proposto un emendamento per cambiarne i termini fiscali, ma purtroppo non è stato approvato dalla maggioranza. Tutto questo suona come una condanna a discapito di consumatori, imprese e famiglie italiane.
Non c'è alcuna misura per contrastare la contraffazione dei prodotti italiani a danno del nostro made in Italy e si registrano la quasi completa assenza di interventi a favore del comparto pesca (in una Nazione con oltre 8.000 chilometri di coste, proiettata al centro del Mediterraneo, dove 1'80 per cento del pesce consumato è d'importazione), nonché un tardivo aumento del fondo per il contrasto alla dannosa cimice asiatica, che, pur essendo una buona notizia, rischia di essere pienamente inefficace, se non accompagnato da interventi di revisione strutturale della legge n. 102 del 2004.
Questo è tutto ciò che è stato riservato al settore agricolo nel disegno di legge di bilancio, il cui testo manca di progettualità e di un obiettivo futuro.
La nostra agricoltura e il nostro settore agroalimentare, colleghi, non rappresentano un comparto da salvaguardare dal punto di vista economico, ma la nostra identità, le nostre tradizioni e la nostra cultura (tradizioni differenti da Regione a Regione, spesso da paese a paese, ma che insieme rappresentano l'eccellenza italiana nel mondo).
Per tutti questi motivi, anche nel settore agricolo un'altra manovra era possibile. In questo periodo, prima dell'attuale discussione, Fratelli d'Italia ha incontrato le categorie agricole più rappresentative; le abbiamo ascoltate, ci siamo confrontati, abbiamo raccolto le loro istanze e le abbiamo trasformate in emendamenti. Abbiamo cercato di cambiare un disegno di legge di bilancio che poco faceva per aiutare chi con sacrificio, ogni giorno, lavora la terra per consegnarci i prodotti che fanno grande e unica la nostra Nazione. Abbiamo proposto di semplificare la burocrazia per rendere più facile il lavoro del settore agricolo; abbiamo proposto un credito d'imposta per chi investe in beni materiali e strumentali entro il 31 dicembre 2020; abbiamo introdotto un regime amministrativo e contributivo semplificato e meno costoso per i rapporti di lavoro stagionali o di breve periodo; abbiamo cercato di agevolare il ricambio generazionale in agricoltura, introducendo sgravi fiscali e contributivi per i giovani al di sotto dei 40 anni; abbiamo cercato di incrementare l'acquisto di prodotti con indicazione geografica, dando un sostegno alle famiglie e ipotizzando una detrazione fiscale. Abbiamo chiesto il ripristino delle agevolazioni sulle accise per il gasolio agricolo e la soppressione della tassa sulla plastica e sullo zucchero, convinti che non si possa pensare di educare tassando. Abbiamo presentato emendamenti per la valorizzazione della filiera del grano duro, per valorizzare il grano italiano, e abbiamo tentato di introdurre misure che cercano di aiutare gli agricoltori che hanno visto distrutti i loro oliveti dalla xylella; abbiamo proposto misure straordinarie per il contenimento della fauna selvatica, in quanto la situazione è ormai diventata emergenziale sotto molti aspetti; non solo quello economico, relativo ai danni all'agricoltura, ma anche quello ambientale, sanitario e, non ultimo, di sicurezza stradale. Il tutto - permettetemi di dirlo - è causato da un ambientalismo demagogico fallimentare, che oggi ci costringe a misure d'emergenza.
Queste sono solo alcune delle nostre tante proposte, con le quali abbiamo voluto non solo correggere un disegno di legge di bilancio già di fatto bocciato dalla maggioranza stessa, che ha presentato centinaia di emendamenti di modifica, ma mettere al centro l'agricoltura come asset fondamentale del nostro sistema economico. Purtroppo siamo stati poco ascoltati. Abbiamo cercato di dare al mondo agricolo una voce unica e forte per difendere gli interessi e i prodotti italiani.
Cari colleghi, non possiamo essere terra di conquista di hamburger e kebab. Siamo la Nazione della pizza, del parmigiano reggiano, della mozzarella, del prosciutto crudo e di quei tantissimi prodotti che rappresentano l'eccellenza italiana. Non possiamo permettere quindi a un Governo politicamente illegittimo, nato da una manovra di Palazzo, di distruggere questo immenso patrimonio nazionale. (Applausi dal Gruppo FdI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà.
PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei iniziare questo intervento mandando un grande saluto al primo ministro Boris Johnson (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), che nel Regno Unito, con un programma molto semplice, per niente affatto complicato, con poche tasse, sostegno alla famiglia e controllo dell'immigrazione e della criminalità, ha sbaragliato qualsiasi altra forma di concorrenza politica. Quando anche in Italia finalmente ci sarà concesso andare al voto, assisteremo a una cosa del tutto simile. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Questa è una finanziaria, signor Presidente, signori colleghi, di piccolo cabotaggio. Volevo parlare di come ha affrontato il tema della giustizia, ma, dopo le dichiarazioni del ministro Bonafede a «Porta a Porta» due giorni fa, dalle quali è emerso con solare chiarezza che non distingue tra il dolo e la colpa, mi sono cadute le braccia al punto da ritenere il caso di affrontare questo tema in un altro momento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Mi limiterò pertanto a parlare di come questa finanziaria si sia occupata del nostro vero capitale, ossia le nostre famiglie, i nostri figli e il nostro futuro. Avevamo presentato a questa manovra finanziaria numerosi emendamenti, con la volontà e lo scopo di aiutare la maggioranza a fare un buon lavoro, perché, se la legge di bilancio è fatta bene, tutto ciò giova all'intero Paese. Avevamo proposto fondi per anticipare il pensionamento delle mamme di famiglie numerose: ci è stato detto di no. Avevamo chiesto l'aumento degli oneri deducibili per i figli a carico: ci è stato detto di no. Avevamo chiesto la riduzione dell'IVA sui prodotti della prima infanzia: ci è stato detto di no. Avevamo chiesto un fondo per sostenere le giovani famiglie e quei giovani eroi che ancora hanno il coraggio di sposarsi e mettere al mondo figli in una società ferocemente contraria alla vita e alla famiglia: ci è stato detto di no. Avevamo chiesto un fondo per la prima casa, per sostenere le giovani coppie nell'acquisto del loro nido: ci è stato detto di no. Avevamo chiesto un fondo per la natalità: ci è stato detto di no. Avevamo chiesto un assegno per la maternità e la paternità e un aumento dei congedi genitoriali: ci è stato detto di no. Avevamo chiesto ausili per evitare che i figli siano tolti alle famiglie per ragioni economiche, perché non si ripetano più cose come quelle che sono successe a Bibbiano: ci è stato detto di no. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Per maggior sicurezza, avete detto di no anche all'installazione di telecamere nel momento in cui vengono ascoltati i minori, perché così possiamo lasciare il sistema inalterato. Avevamo chiesto un ausilio per genitori costretti a lasciare la casa familiare a seguito del divorzio o della separazione: ci è stato detto di no. Avevamo chiesto il patrocinio dello Stato per coloro che sono soggetti a sottrazione internazionale di minori: ci è stato detto di no. Avevamo chiesto soldi, aiuto e sostegno per finanziare una legge dello Stato, la n. 194 del 1978, che nella prima parte prevede a chiare lettere che le mamme che non riescono a portare avanti la gravidanza per ragioni economiche siano sostenute, perché la vita conta sempre (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Aimi): ci è stato detto di no anche su questo. La verità vera è che oggi, nel 2019, in Italia ci sono mamme che rinunciano a far nascere il proprio bambino per ragioni economiche e questa è una barbarie della quale siete diventati complici.
Manca in questa finanziaria una prospettiva, quale che sia, di futuro e fiducia. Le spese per i nostri figli non possono essere considerate tali, ma debbono essere considerate investimenti. Dobbiamo portare finalmente il Paese a una rivoluzione copernicana dal punto di vista fiscale: la famiglia dev'essere messa al primo posto e non possiamo tassarne alla morte i membri che lavorano, il padre e la madre, e poi graziosamente restituire loro pochi euro sotto forma di contributo, con il cappello in mano. Questa non è una forma di vero fisco a misura di famiglia, che invece prevedrebbe una flat tax per le famiglie, in modo che i soldi restino nelle tasche di mamma e di papà, per poi essere spesi per i figli. Questo è quello che avevamo chiesto. Lasciamo ai padri e alle madri i soldi per poter provvedere ai loro bambini.
Avevate detto di fare il nuovo Governo e la manovra finanziaria per impedire l'aumento dell'IVA: avete mentito perché, da una parte, avete fermato l'aumento dell'IVA, ma, dall'altra, prelevate quello stesso denaro sempre dalle tasche dei cittadini con le tasse sulla plastica e sullo zucchero, imposte indirette che gravano sempre e solo sulla povera gente! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Questo è il vostro modo di fare: con una mano dite di dare e con l'altra andate a togliere. I pochi spiccioli che date alla famiglia sono solo foglie di fico, che coprono le vergogne di una legge che, ancora una volta, va a colpire le solite tasche.
Ciò che però non vi posso perdonare con la mia coscienza - che, prima che di senatore e professionista, è di padre - è che voi, nelle pieghe della manovra finanziaria, nascondiate un provvedimento che liberalizza la droga. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Lanzi). I nostri ragazzi meritano lavoro, scuola, fiducia e sostegno, non di finire chiusi in un cesso a fumare droga! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Vergognatevi! Vergognatevi! (Vivaci, reiterati commenti del senatore Lanzi. Repliche dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Cambieremo presto tutto questo, restituendo, come abbiamo fatto in Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata e Trentino-Alto Adige, il Governo a chi sappia e voglia investire sul più grande capitale che abbiano, i nostri figli. Che Dio benedica l'Italia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni. Proteste del senatore Lanzi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, come è stato detto abbondantemente dai miei colleghi di Gruppo, il disegno di legge di bilancio in esame ci lascia assolutamente insoddisfatti, consegnandoci la convinzione che il suo impianto complessivamente sia molto sbagliato, come abbiamo detto chiaramente con il nostro leader Giorgia Meloni qualche settimana fa, quando a Bologna abbiamo presentato la nostra idea di legge di bilancio.
C'era la possibilità di fare altre scelte e di dimostrare maggior capacità di confronto. Segnali di disponibilità sono venuti e li apprezziamo, soprattutto dal punto di vista umano, ma resta un giudizio grave su questa manovra, su com'è nata e su come si consumerà nelle sue scelte.
Affronteremo quattro voti di fiducia in dieci giorni: l'abbiamo avuto sul cosiddetto decreto sisma; l'avremo sul disegno di legge di bilancio; la settimana prossima lo avremo sul cosiddetto decreto fiscale e anche sul cosiddetto decreto scuola. In questo modo il Parlamento viene completamente esautorato delle sue funzioni e al Paese viene consegnato un testo blindato sul bilancio dello Stato, la legge delle leggi, che influisce sulla vita di tutti i cittadini italiani. Ricordo quando si protestava con veemenza per il ricorso al voto di fiducia in maniera abbondante, ma credo che quello che consumeremo da qui alla prossima settimana, con quattro voti di fiducia, resterà un record.
Dico questo perché certamente ascolteremo - e lo abbiamo già sentito nelle Commissioni - che si giunge a ciò per il modo con il quale nasce questo Governo. Ma io voglio ricordare che la legge di bilancio è a disposizione dal 2 novembre e ci apprestiamo ad andare verso la fine di dicembre. Sono solidale con i colleghi della Commissione bilancio, che sicuramente hanno compiuto un lavoro molto pesante dal punto di vista dell'impegno istituzionale.
Ringrazio i colleghi del mio partito, Calandrini e La Pietra, per il lavoro eccezionale che hanno svolto nell'illustrare e rappresentare gli oltre cinquecento emendamenti che, come Fratelli d'Italia, abbiamo messo in campo, sempre con l'obiettivo di dare un contributo positivo per cercare di migliorare le tante storture che la legge di bilancio, che ci approssimiamo a votare, creerà alla nostra Nazione.
Dal punto di vista politico, è evidente a tutti che un Governo, nato sull'affermazione che bisognava scongiurare a tutti i costi l'aumento dell'IVA, ha finito per trovare le risorse della manovra di bilancio finanziandola per oltre il 50 per cento in deficit e per il restante 50 per cento con una valanga di tasse. Per i cittadini fa poca differenza la motivazione per la quale si pagano tante tasse e imposte. Quello che aggrava il giudizio è il fatto che si sia cercato in qualche modo di farle passare per tasse etiche, secondo l'antica filosofia che le tasse sono belle per una parte politica di questo Parlamento.
Si è parlato e discusso tanto della tassa sulla plastica, una previsione assolutamente assurda di chi evidentemente non conosce la specificità delle nostre produzioni di impresa. Si è parlato tanto della tassa sullo zucchero e abbiamo visto, nell'incertezza del dibattito politico e nell'eterogeneità della composizione della maggioranza, che alla fine sarà approvata una tassa con ritardo.
La lotta per la tutela dell'ambiente non credo si possa combattere attraverso le tasse, la distruzione di nostri settori produttivi d'eccellenza o facendo semplicemente finire il costo nel carrello dei consumatori, così come certamente sarà. Trovo veramente stucchevole che si affermi che lo zucchero vada tassato perché dannoso per la salute, quando invece poi si sostiene che non sia tale il consumo delle droghe: è un atteggiamento veramente strabico, anche dal punto di vista etico, di questo Governo.
Fratelli d'Italia ha un'anima fortemente sensibile nei confronti delle problematiche dell'ambiente, ma il nostro vuole e deve essere un ambientalismo concreto rispetto alle tante reali criticità che denota il nostro Paese. Noi avremmo auspicato investimenti per combattere il problema del dissesto idrogeologico in Italia, che è una drammatica attualità.
Ci saremmo aspettati politiche di lungo periodo per combattere il problema dell'erosione costiera. Uno studio dell'Enea di qualche giorno fa ci dice che, entro il 2100, ampie porzioni del nostro territorio e posti bellissimi saranno inghiottiti dalle acque. Rispetto a ciò non si fa assolutamente nulla; così come non si fa nulla per la difesa del suolo. Si porta avanti una retorica che certamente può aumentare il livello di sensibilità, ma poi chi è classe dirigente di una Nazione ha la necessità e - dico io - il dovere di mettere in campo politiche che portino fuori dalla problematicità e non soltanto partecipare a manifestazioni che poi lasciano soltanto il ricordo di una presenza politica.
Con la manovra, oltre a questi aspetti, si continua a non fare nulla per piccole e medie imprese, professioni, artigiani, commercianti, le nostre partite IVA e tutto quel mondo che lavora, si sacrifica e ha scarsissime tutele. Non si fa nulla per quei dipendenti pubblici che fanno il loro dovere e non ci sono investimenti reali per la scuola. Il ministro Fioramonti, invece di occuparsi di staccare dai muri degli istituti i crocifissi e sostituirli con il mappamondo, si dovrebbe preoccupare di mantenere l'impegno assunto di aumentare gli stipendi dei nostri insegnanti, che invece corrono rischi di decurtazione.
Presidente, per quanto riguarda gli enti locali, i Comuni e le Province, tema sempre in ballo, ci sono servizi sulle funzioni fondamentali che continuano a non essere gestiti. Noi aspettiamo in maniera impassibile che si verifichino tragedie. Lo ripeterò in ogni mio intervento.
Quest'Italia sceglie di seguire la strada del servilismo all'Europa. Anche i risultati svelati stanotte del voto del Regno Unito ci spiegano come quella strada ci porti verso un vicolo cieco, che fa passare il Regno Unito oltre Atlantico, lasciando un'Europa più debole e più sola. Conte I e Conte II: l'Italia rimane all'anno zero. (Applausi del senatore La Pietra).
PRESIDENTE. Visto che non l'ha fatto nessuno e non ci siamo scambiati gli auguri, auguro io a tutti buona Santa Lucia. (Applausi). E vi ricordo di rispettare i tempi assegnati.
È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà.
FANTETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, rivolgo tanti auguri anche a lei.
Vorrei iniziare complimentandomi anch'io con il primo ministro Boris Johnson, con il cui partito noi di Forza Italia abbiamo fatto un'intesa politica già da anni e sulla quale contiamo per la difesa degli interessi della grande comunità italiana in Regno Unito, che sappiamo stargli a cuore. (Applausi del senatore Aimi). Noi condividiamo la stessa fede nei valori del mercato positivi, la discriminazione dei migliori, la meritocrazia, la crescita sociale e gli ascensori che funzionano. Per questo tanti nostri ragazzi vanno a Londra, dove cominciano a lavorare come camerieri, anche se laureati. Due settimane dopo, sono vice capi ristorante; tre mesi dopo, sono a capo di una struttura; nel giro di un anno sono dei manager. Questa è la società che vogliamo e non una società con un'economia nazionalizzata e un ascensore sociale che non funziona. Vogliamo questo e, come centrodestra, speriamo di poter applicare queste formule il prima possibile.
Non è quindi l'impostazione data quella che avremmo impresso alla manovra di bilancio; avremmo puntato su due o tre grandi iniziative e, in particolare, sulla riduzione delle tasse, invece che su una miriade di piccole iniziative che cercano di dare un contentino a tutti, come è stato fatto nelle innumerevoli ore di lavoro della Commissione bilancio. È stato un grande lavoro in una direzione diversa rispetto a quella cui noi aspiriamo e miriamo ad applicare presto.
Per quello che riguarda gli italiani all'estero, come al solito sono pochissime le soddisfazioni. Temo che si continui a pensare che gli italiani all'estero siano pochi e non intelligenti, ma non è vera nessuna delle due cose; sono tantissimi - come ripeto sempre - ossia più del 12 per cento della popolazione italiana, perché sono sei milioni gli iscritti AIRE ed è questo un dato molto sottostimato. Non si può quindi avere riguardo per il 12 per cento della popolazione italiana e destinare 500.000 euro alla promozione della lingua e della cultura italiane, perché è una presa in giro. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Non si può dire - come fanno alcuni rappresentanti degli italiani all'estero che addirittura sono al Governo - che si va a sperimentare il voto elettronico, e quindi si fa un passo avanti, e poi destinare un milione per le elezioni degli italiani all'estero e anche di qualche consesso regionale. Con gli stessi soldi gli italiani dovrebbe andare a votare con circa otto-nove milioni. È una presa in giro e gli italiani all'estero non possono essere presi in giro in questo modo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Toglietevi dalla testa che non se ne rendano conto: gli italiani all'estero si rendono benissimo conto - ad esempio - che continuano a essere gli unici che pagano sull'unica casa che hanno in Italia come se fosse la seconda. Adesso i pensionati italiani che avevano una riduzione sull'IMU non l'avranno più. Di tutto questo c'è coscienza nelle comunità italiane all'estero. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Non crediate che non siano in grado di capirlo: lo capiscono benissimo e ne trarranno le conseguenze.
Si è propagandato il fatto di aver evitato l'aumento dei costi per le procedure di richiesta di cittadinanza come una grande vittoria. Innanzitutto questo non riguarda gli italiani all'estero, ma coloro che vorrebbero diventarlo, e quindi non stiamo parlando, come al solito, degli iscritti AIRE, quelli che noi rappresentiamo in questo consesso; e poi ci dovremmo accontentare del fatto che non si sono raddoppiate le tasse per ottenere la cittadinanza italiana? Noi vogliamo una nuova legge sulla cittadinanza. Membri del Governo sono arrivati, ad inizio legislatura, in quest'Aula dicendo che avrebbero proposto un testo per i nuovi criteri di cittadinanza italiana; lo aspettiamo con ansia, ma non lo vediamo e non ci possiamo accontentare di niente di meno che un lavoro serio.
Abbiamo avanzato delle proposte per quanto riguarda - ad esempio - il riconoscimento della ristorazione italiana all'estero, un ambito molto importante nel quale decine di migliaia di italiani all'estero hanno trovato fortuna e hanno portato l'eccellenza delle nostre produzioni agroalimentari e delle nostre ricette nel mondo. Avevamo inteso dare un riconoscimento istituzionale a questo fenomeno che ci permetterebbe anche di fare una seria promozione dei nostri prodotti e ci avrebbe permesso - ad esempio - di combattere il fenomeno dell'italian sounding. La risposta del Governo in questa legge di bilancio è stata dare - spero con un appalto - un contratto a una società di comunicazione in Italia per fare la solita campagna pubblicitaria contro l'italian sounding. La lotta all'italian sounding, però, si deve fare all'estero e non sulle reti radio e televisive italiane. E deve essere una attività in cui gli italiani all'estero, che hanno decine di migliaia di strutture che promuovono i prodotti italiani, i veri ristoranti italiani all'estero, che noi avremmo voluto riconoscere, dovrebbero essere in prima fila, perché è la funzione che una rete che abbiamo noi e non ha nessun altro Paese del mondo potrebbe utilmente svolgere. Invece si continuano a fare errori, per cui parliamo di difesa del made in Italy, ci vergogniamo di trovare il parmesan in giro per il mondo e poi non promuoviamo nelle strutture all'estero il vero parmigiano. In questo modo non andremo molto lontano.
Ho parlato dei pensionati, del voto elettronico, della promozione di lingua e cultura, tutti capitoli a cui sono stati destinati finanziamenti veramente non sufficienti nella manovra di bilancio e di questo ci dogliamo, come pure ci dogliamo del fatto che continuano a essere messe in dubbio le nostre istituzioni.
In questa legislatura - ahimè - è stata abolita da questa Assemblea l'unica Commissione deputata all'analisi delle questioni degli italiani all'estero (il Comitato per le questioni degli italiani all'estero), che è stata sostituita con una imbarazzante indagine da parte della Commissione affari esteri. Si indaga sul fenomeno degli italiani all'estero, come se fossero una categoria particolare e non - ripeto - il 12 per cento della popolazione. Addirittura si sono messi in dubbio i fondi per finanziare il rinnovo dei Comites, che sono delle assemblee elettive - una grande esperienza democratica che abbiamo solo noi all'estero - che vengono rinnovate in base a una legge dello Stato ogni cinque anni. Si sono messi in dubbio i fondi per rinnovare i Comites a scadenza, nell'aprile 2020.
È quindi una manovra che ci lascia molto insoddisfatti, che non viene incontro sostanzialmente agli interessi degli italiani all'estero e continua a non impiegarli, non permettendoci quindi di svolgere quella funzione in più e di essere un esempio di professionalità e di conoscenza del mondo e dei tanti settori in cui gli italiani all'estero si specializzano. Si continua - per esempio - a non permettere che nella pubblica amministrazione italiana possa portare il proprio contributo qualcuno che viene da fuori; l'abbiamo proposto in tante occasioni e continuiamo a non vedere risultati. È un'occasione persa e ce ne dogliamo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà.
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ieri, mentre preparavo il discorso da pronunciare oggi, ho cercato di capire che cosa teneva unito il partito delle tasse con il partito della decrescita felice e ho trovato un collante: manette e tasse. Questa è la legge delle manette e delle tasse, punto e stop. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
VALENTE (PD). Non eravate voi quelli delle manette?
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Quando uno vede, legge e si rende conto di dove portate il Paese, bene ha fatto il senatore Lucidi ieri a dire: «Esco dalla ruota del criceto», dalla ruzzola del criceto. Ma voi ci state mettendo gli italiani nella ruzzola! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ci state mettendo dentro gli italiani a correre per pagarvi le tasse! Solo tasse!
Si legge sui giornali: indecente l'evasione fiscale. È indecente la pressione fiscale al 59 per cento in Italia, che voi volete continuare aumentare! Ma dove volete portarla? Al 70? All'80?
È indecente leggere che volete dare denari alla festa del Partito Comunista che compie cento anni. È indecente! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Il Paese soffre e voi date i soldi per la festa del Partito Comunista, non dei cento anni, ma dei novantanove e anche dei cento: una follia.
È indecente che questo Paese abbia una burocrazia che è qualcosa di incredibile; quella va smantellata. È indecente che, siccome non si riescono a fare i processi in modo veloce, li si rendano eterni. E poi trovi per forza il ragionamento del Ministro, che l'altro giorno ha detto che, siccome non riusciamo a mettere le persone in galera col dolo, le mettiamo con la colpa. Questo è. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Spiegatemi la colpa: siccome non ci riusciamo col dolo, allora mettiamo in galera le persone con la colpa. Bene! Questo è un ragionamento che fa molta paura in un Paese democratico.
In Commissione affari esteri ho rilevato un dato molto preoccupante, su cui voi non pensate: ci sono famiglie italiane che vanno all'estero per trovare futuro. Oggi vanno all'estero purtroppo delle famiglie italiane che hanno figli, per dare loro futuro. Voi a questo non ci pensate! Pensate alle tasse e alle manette, perché aumentate le tasse, mettete gli italiani nella ruzzolina, dove corrono e pagano le tasse. Questo è l'unico ragionamento che sapete fare, e forse perché non avete mai avuto una partita IVA.
Cosa fate poi? Togliete - e anche questo è indecente - la videosorveglianza per tutelare bambini e anziani e, aggiungo, anche gli insegnanti da qualche cosa che viene detto e magari non è vero. Anche questo togliete. Questa è la differenza tra noi e voi.
La differenza tra noi e voi è che noi abbiamo una visione di Paese al 2025 e al 2030: pensiamo alle infrastrutture, alla sanità, al lavoro, all'impresa e alla cultura. Pensiamo all'Italia: prima gli italiani e poi gli altri, come è successo nel Regno Unito ieri, ottenendo così una grande vittoria.
In conclusione, colleghi, come si vede dalla vostra parte dell'Aula, oggi davvero "piena", mi ricordate una scena del film "Titanic", in cui si vede l'orchestra che suona mentre la nave affonda. State suonando mentre il Paese sta affondando. Svegliatevi! Dio vi possa perdonare per quello che state facendo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Lasciamo dov'è il buon Dio in pace.
È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà.
DAL MAS (FIBP-UDC). Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia ha diversamente declinato, in modo puntuale, dall'inizio del dibattito di ieri, il proprio voto contrario alla manovra in esame, la sua inconsistenza e la mancanza di un progetto, frutto di compromessi trovati in Commissione all'ultimo momento. Il mio intervento si concentrerà su un unico aspetto: sarà un intervento monotematico, monocorde, ma spero non monotono. Le premesse già ci sono, dall'incipit. Credo che un settore assolutamente dimenticato e vessato dalla manovra in esame sia quello della casa. Il settore immobiliare, nelle sue molteplici e variegate espressioni, costituisce un valore ineludibile per la società e l'economia italiana.
La politica non ha mostrato, fino ad oggi, un grande interesse per il comparto immobiliare, come se non portasse un valore aggiunto per l'economia del nostro Paese. Ricordo che dal 2010 il livello della pressione fiscale è praticamente schizzato e in un solo anno, il 2010, siamo passati dall'imposta comunale sugli immobili (ICI), che dava un gettito di 7 miliardi di euro, all'imposta municipale unica (IMU), con un gettito di 21 miliardi di euro. Il risultato è che il Paese continua a essere in deflazione dal punto di vista immobiliare e ciò significa che il valore delle proprietà dei nostri immobili sta cedendo, sta decrescendo. La decrescita probabilmente si esprime nel risparmio degli italiani: è questo che volete? Spero di no e spero anzi che cambiate rotta.
Il Governo e la maggioranza hanno continuato a ignorare l'importanza cruciale del settore e nel disegno di legge di bilancio poco o nulla hanno fatto per rilanciarlo, prevedendo solo misure spot e a breve termine, senza alcuna progettualità di medio-lungo periodo e senza respiro. Forza Italia, rivendicando con orgoglio la sua storia, ha sempre ritenuto fondamentale intervenire e ripartire dalla casa e dall'immobiliare, iniziando innanzitutto a ridurre il carico fiscale gravante su di essa. Ricordo che è stato il Governo Berlusconi a togliere l'ICI sulla prima casa e a introdurre la cedolare secca sulle locazioni a uso abitativo. Il risultato è stato un primo esempio di flat tax, con un vantaggio per il gettito dello Stato e, quindi, con la possibilità di acquisire maggiori denari.
Oggi è di assoluta evidenza che nella manovra avete tolto ciò che di buono, pur in parte, aveva fatto il precedente Governo, ovvero la cedolare secca per le locazioni commerciali, ovvero per le locazioni dei negozi e delle botteghe. Di notte - come sovente purtroppo accade - il Governo e la maggioranza hanno deciso di annullare la cedolare secca del 21 per cento sugli affitti dei negozi, che era stata introdotta un anno fa, con l'intento di limitare la gravissima crisi dei locali commerciali. Si tratta di una decisione sorprendente e scellerata, che peraltro non trova alcuna giustificazione, perché se questa misura "batteva" un gettito di 160 milioni di euro - come si diceva allora - si trattava di un gettito ipotetico, dal momento che dette misure devono essere viste nel tempo, e lo sapete bene. Evidentemente qualcuno ha pensato di correggere le storture di quella che volgarmente viene detta la legge mancia per adattarla alle proprie esigenze. Ne pagano le spese i nostri centri, le nostre città, i nostri borghi, dove rendete più difficile la locazione di negozi e botteghe.
La necessità della cedolare era evidente, tant'è che sono stati presentati diversi emendamenti in tal senso non solo del Gruppo di Forza Italia ma anche di molti altri. È anche vero che tutte le associazioni, dai commercianti in primis, hanno sostenuto l'importanza del mantenimento di tale misura. In assenza della cedolare, che non sarà rinnovata per il 2020, è chiaro che si riverbererà un effetto assolutamente negativo sui contratti in corso. Il proprietario sarà infatti soggetto all'addizionale regionale IRPEF, all'addizionale comunale IRPEF e all'imposta di registro per un carico totale che può superare il 48 per cento. Insomma ci si straccia le vesti per l'espansione di Amazon e per la moria dei negozi di vicinato si elimina l'unica misura con la quale vi era la speranza di rianimare un comparto in crisi, contribuendo a migliorare l'aspetto delle nostre città, combattendo degrado e insicurezza. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
Poi c'è la chicca della fusione di IMU e TASI che non doveva aumentare le tasse e invece non è così. Sarà una fusione a freddo che porterà l'aliquota dal 7,6 all'8,6 per mille. Tale norma, con dubbia legittimità anche dal punto di vista costituzionale, fissa definitivamente l'aliquota per Roma e Milano all'11,4 per cento, a differenza di tutte le altre città per le quali siamo al 10,6; fa scomparire qualsiasi collegamento ai servizi presenti ora nella TASI; aumenta la tassazione sui proprietari di immobili affittati, scaricando su di essi la quota di imposta che era nella TASI a carico degli inquilini; e, per di più, non avete corretto una cosa di assoluta evidenza perché la norma mantiene imposizioni vessatorie come quelle sugli immobili inagibili e su quelli sfitti per assenza di inquilini e acquirenti per i quali la tassazione può essere ridotta fino al 50 per cento.
Infine, per quanto riguarda i contratti a canone calmierato, voi pensate di aver stabilizzato la misura, ma non lo fate. Non avete realizzato quello che dite, perché la misura sarà applicata solo in alcuni comuni in Italia, e cioè solo in quelli ad alta densità abitativa. Vi abbiamo segnalato questo problema in una serie di emendamenti che avete respinto, e avete fatto male.
Ovviamente il nostro voto su questa manovra non può che essere contrario. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, vedo che la Sottosegretaria ha appena finito di telefonare. Volevo richiamare la sua attenzione, visto che è stata impegnata in una lunga telefonata, a seguire i lavori dell'Aula. Vedo che ora ha terminato. Le voglio ricordare che una telefonata allunga la vita, ma non è detto che allunghi la legislatura. Grazie di essere tornata tra di noi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà.
CONZATTI (IV-PSI). Signor Presidente, colleghi, pur non essendo del mio stesso partito, vorrei confermare che la viceministra Castelli ha lavorato moltissimo, giorno e notte, in questi mesi e nelle ultime settimane, portando il Paese fuori dalle secche in cui l'avete lasciato. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PILLON (L-SP-PSd'Az). Anche noi!
CONZATTI (IV-PSI). Ovviamente il mio intervento, in questo momento, non vuole essere sui numeri. Abbiamo parlato moltissime volte di numeri quando abbiamo commentato la NADEF e i singoli provvedimenti contenuti del disegno di legge di bilancio in Commissione. Vale però la pena di ricordare che la manovra al nostro esame stabilizza tutti gli indicatori, tutti i parametri; il nuovo Governo ha stabilizzato i rapporti con i finanziatori e, quindi, ha stabilizzato lo spread.
Con riferimento alla manovra, 23 miliardi su 30 sono stati utilizzati per sterilizzare l'aumento dell'IVA già deciso dal precedente Governo e altri 3 miliardi sono andati a ridurre le tasse sui lavoratori, cioè il famoso cuneo fiscale. Quindi, la pressione fiscale non aumenta e questo lo dicono i numeri, nonostante la propaganda. Se si guardano i numeri oggettivi, ci si può rassicurare.
Chiaramente, i cittadini hanno ragione nel dire che in Italia la pressione fiscale è molto alta. Da questo punto di vista, è nostro serio intendimento lavorare per ridurla. Come? Pagando tutti, pagando meno; quindi, facendo ciò che si è fatto sul decreto fiscale, lavorando moltissimo per il contrasto all'evasione fiscale e poi, naturalmente, riducendo la pressione fiscale in chiave equitativa.
Ciò che voglio fare oggi è, appunto, parlare di futuro. Dal mio punto di vista, parlare di futuro vuol dire parlare del fattore di crescita potenziale, maggiore e migliore che abbiamo in Italia. E il fattore potenziale è dato dal talento e dall'occupazione femminile. Per fare ciò, per sfruttare l'enorme bacino e potenziale che abbiamo in Italia, servono dei presupposti. Questi presupposti sono, da un certo punto di vista, valoriali e ideali - come dice la Costituzione - nel senso di un clima paritario nel Paese, che ancora non è costruito; e poi migliori condizioni per le donne per poter accedere alla vita politica, sociale ed economica del nostro Paese.
Banca d'Italia e Istat hanno confermato che l'Italia è penalizzata da un gap del 14 per cento sui livelli standard di lavoro femminile europeo. Siamo fermi al 50 per cento. Ciò vuol dire che una donna su due in Italia non lavora: al Sud, una donna su tre. E ciò penalizza moltissimo la crescita, l'espansione, la vitalità, la creatività, il futuro del nostro Paese. Per questo, il nostro intendimento è stato quello di superare siffatti ostacoli, che minano alla radice la crescita del nostro Paese.
Il family act è uno dei pilastri. Chiaramente, il lavoro è strettamente connesso alla crescita. Se non c'è crescita, non c'è lavoro. Questo vale per tutti, ma per le donne gli ostacoli sono di altra origine, di altra natura e sono più che altro basati su una natura di origine culturale.
Per questo, il family act ha messo in campo una serie di misure per permettere alle donne di sgravarsi da tutti i lavori di cura, per poter uscire da quella condizione che le vede a casa, che le vede lavorare meno, con percorsi di carriera saltuari e con lavori part time, poco retribuiti e anche poco capaci di generare una pensione adeguata in futuro.
Per questo, abbiamo messo in campo un investimento molto importante in termini di realizzazione di asili nido, di ristrutturazione di strutture, anche di asili dell'infanzia, per realizzare quelle strutture anche là dove oggi non ci sono e per permettere a tutte le donne d'Italia di realizzarsi in politica, nel sociale, nella vita. Da questo punto di vista, quindi, ecco il bonus asili nido fino a 3.000 euro in relazione al l'ISEE, per poter essere aiutati a pagare le rette; per permettere alle donne di bilanciare e di lavorare sul congedo parentale; per dare agli uomini la stessa responsabilità di cura che hanno le donne, alle donne gli stessi diritti nel sociale e in politica che hanno gli uomini e agli uomini gli stessi doveri di cura e di responsabilità a livello familiare. Da questo punto di vista, molto è stato fatto in termini di investimenti: più di 600 milioni sono stati investiti sul family act.
Moltissimo è stato investito anche su un altro capitolo, che si basa sulla stessa sperequazione culturale esistente e concerne il tema della violenza. Molti sono gli investimenti in termini di fondo per il contrasto alla violenza di genere e per creare, strutturare e finanziare i percorsi per la rieducazione degli uomini maltrattanti; investimenti e sblocco dei fondi per aiutare gli orfani delle vittime di femminicidio e per rispondere anche ai casi più attuali di cronaca degli orfani gravati dai debiti verso lo Stato. Quindi, moltissimo è stato fatto da questo punto di vista.
Molto è stato realizzato anche in termini di formazione. Abbiamo ripristinato i percorsi di educazione al rispetto nelle scuole. Abbiamo strutturato i percorsi nelle università, perché giudici, giornalisti, politici, avvocati possano avere una cultura paritaria, una cultura del rispetto, e possano anche lavorare, in questo senso, nello scrivere sentenze più giuste e nel difendere le donne vittime di violenza nel modo migliore.
Moltissimo è stato fatto anche per le donne ai vertici, e non perché ci piace lavorare con le nicchie, ma perché pensiamo che la classe dirigente abbia un forte potenziale di aiuto di crescita e di cambiamento in questo Paese. Positiva, quindi, è la proroga della legge Golfo-Mosca, che vede le donne ai vertiti delle società quotate italiane, decisa nel decreto-legge in materia fiscale alla Camera. Ancora meglio è l'incremento della presenza delle donne in questi stessi organi, dal 30 al 40 per cento, decisa al Senato. Molto positivo è anche il 40 per cento delle donne nel Consiglio nazionale delle ricerche: serve una classe dirigente femminile che possa dare un'impostazione diversa al nostro Paese. Per questo diciamo che il nostro modello di famiglia è molto diverso da quel modello che vede la donna a casa e rimessa alle decisioni altrui. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e M5S).
Quello che voglio lasciare a questa Assemblea rispetto alla manovra è un dato politico: una fotografia istantanea dei membri della Commissione bilancio al termine del lavoro - naturalmente lunghissimo delle ultime ore - degli ultimi mesi. È un'istantanea che restituisce due elementi. Il primo è il ritorno della politica: reggere un Governo con quattro forze politiche significa rimettere al centro il confronto, la mediazione, il dialogo e anche lo scontro per riuscire a trovare le sintesi. E questo mancava assolutamente drammaticamente nel nostro Paese da troppi mesi, da troppo tempo. Il secondo elemento è la stabilità: è un'istantanea che dà l'idea di un Governo retto da forze politiche che possono stabilizzare il nostro Paese, che possono riuscire a costruire quella politica di riforme strutturali che abbisogna di stabilità nel medio periodo per essere realizzata. Tutto questo ci consegna stabilizzazione: dei conti, del clima sociale in Italia e dei rapporti tra uomo e donna, che sono i presupposti per fare molto meglio.
Nella nostra agenda, già da gennaio vi è il piano shock per la crescita e per gli investimenti. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.
PEROSINO (FIBP-UDC). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, personalmente non riesco a capire il metodo con cui si gestisce il disegno di legge di bilancio né il decreto-legge in materia fiscale: tirare per le lunghe, per disaccordi all'interno della maggioranza, per i dubbi sulle misure, per incapacità, per poi arrivare a lunedì - come è previsto - con un maxiemendamento su cui porre la fiducia, con la scusa che siamo a Natale.
Pochissimi sono stati gli emendamenti approvati in Commissione, poiché c'è già l'idea che la manovra sarà stravolta con il maxiemendamento.
Secondo le sparate giornalistiche non ci sono tasse, ma da luglio ci saranno: sono micro tasse che, messe insieme, rappresentano costi per le famiglie. Ci sono le famose tasse etiche, sulle quali ci siamo già espressi altre volte.
Credo che su un bilancio come quello dello Stato italiano, che ha poca possibilità di manovra, essendoci spese fisse - stipendi, pensioni, sanità, acquisti generali, mantenimento della struttura - ciò che è opinabile, discrezionale è dato dai pochi miliardi che vanno fronteggiati. Ci vuole però una visione generale in un bilancio e bisogna avere il coraggio di fare scelte precise.
Tutto ruota attorno al disinnesco delle clausole IVA (23 miliardi di euro): clausole che vengono disinnescate sostanzialmente attraverso un aumento del debito pubblico di 16 miliardi, con 5 miliardi di tasse nel disegno di legge di bilancio - ci sono, sono cifre e, quindi, non obiettabili - 5 miliardi nel decreto-legge fiscale, 3 miliardi di famosa lotta all'evasione.
Per quanto concerne le uscite: 23 miliardi - come ho già detto - solo per fronteggiare le clausole, 3 miliardi di cuneo fiscale. Meglio di niente!
Le clausole IVA nel triennale ci sono, l'anno prossimo e quello dopo ancora: o inventiamo un sistema per fronteggiarle una volta per tutte - e vendiamo i gioielli di casa - o altrimenti ci perseguiteranno per sempre, oppure aumentiamo l'IVA, con le conseguenze negative che conosciamo sui consumi. O ancora troviamo il sistema di prevedere minori uscite o maggiori entrate. Per me c'è una terza scelta, quella cioè di dare forza propulsiva agli investimenti e all'economia produttiva.
Gli investimenti, però - sia detto al di là degli annunci - non li vedo: ci sono 150 milioni in meno per ANAS e 400 milioni in meno per Ferrovie, mentre un miliardo in meno va al Fondo sviluppo e coesione, solo per citare le cifre più importanti.
Le opere bloccate per 62 miliardi circa - secondo me sono di più - continuano a essere bloccate. Si dice: «Vedremo, faremo, analizzeremo», ma, nel frattempo, tutto è fermo e basta un po' di pioggia e di vento per bloccare l'Italia.
Per quanto riguarda l'economia manifatturiera - forse è destino, è un ciclo dell'Occidente - troppe sono le crisi. Quella dell'ex Ilva è stata affrontata in maniera direi un po' artigiana, ma forse è offensivo ed è meglio allora dire in maniera dilettantesca.
Penso - e mi rivolgo al sottosegretario Castelli - che in certe trattative bisogna portare degli esperti. Io forse prenderei un sensale di bestiame, quello di una volta, che faceva i contratti: bastava che vedesse un animale per giudicarlo. Se portate con voi un sensale di bestiame, egli vedrebbe chi avete di fronte e capirebbe che persona è, se vi prende in giro o se si può trattare. La crisi dell'ex Ilva, però, è una questione seria e non possiamo dire che per Taranto faremo più università, più ospedali e cose del genere: ma a carico di quale bilancio? Con quali numeri?
Per quanto riguarda Alitalia, bisognava regalarla già anni fa. Se le scelte sono state di destra o di sinistra, non mi interessa. Non c'era il piano industriale, è venuto fuori dopo. Abbiamo scherzato un po' sui giornali.
Ci sono anche altre situazioni gravi di crisi, come quelle che coinvolgono Auchan, Whirlpool - mi pare non sia stata risolta - di recente Safilo in Friuli o, ancora, la multinazionale Mahle in Piemonte, un'azienda che ha due filiali, una a Saluzzo e una a La Loggia.
Le banche hanno degli esuberi pazzeschi per una serie di motivi: comincerà Unicredit e poi seguiranno le altre. Le banche hanno il grosso problema degli interessi negativi e allora i manager - quelli che, come dice il mio amico Riccardo Ruggeri, sono sempre abbronzati, hanno tutti la ventiquattrore, parlano un po' di inglese e usano le slide - appena arrivano, la prima cosa che dicono è che, per mettere a posto il bilancio, bisogna licenziare. È troppo facile.
Le banche hanno il problema degli esuberi, hanno i non performing loans (NPL), mentre Bruxelles dice in sovrappiù che hanno un limite di possesso dei titoli pubblici. Noi però abbiamo detto bellamente sì al MES, che comprende anche questo.
L'inflazione purtroppo non c'è: se ci fosse, aiuterebbe a pagare il debito. Anzi, siamo in deflazione. Il debito pubblico va verso i 2.500 miliardi, anche se - come ho già detto altre volte in quest'Aula - a mio avviso è anche di più, perché al suo interno bisogna inserire anche i crediti d'imposta dei contribuenti che ammontano a decine di miliardi. Non conosco l'importo, ma a naso sono parecchi.
Ci sono poi i debiti commerciali della pubblica amministrazione e così via.
Faccio un accenno poi agli enti locali, visto che provengo da quel mondo. Sottraendo risorse al fondo di solidarietà comunale, per cui pagano gli altri Comuni, abbiamo inserito di nuovo il contributo alle fusioni per 30 milioni, così da mettere a posto il 2019 e il 2018 - non era stato previsto - con 15 milioni all'anno.
Tuttavia, se le fusioni dei Comuni sono fatte per risparmiare, di che contributo hanno bisogno? Non hanno bisogno del contributo, risparmiano.
C'è poi il tema della semplificazione dei piccoli Comuni. Proprio questa mattina mi hanno telefonato dei sindaci, dicendomi che non ne possono più di modelli, non possono più fare ordinaria amministrazione dove c'è un impiegato o due, dovendo lavorare per la burocrazia.
Buono è il mantenimento del contributo in conto capitale. Purtroppo nei Comuni e nelle Province c'è il problema della parte corrente: magari ci sono i soldi per la parte in conto capitale, ma mancano quelli per la parte corrente (manutenzione delle strade, delle scuole e così via). È un concetto questo difficile da far entrare nella mentalità comune e spiegare alla gente. Mi dicono alcuni sindaci che avrebbero soldi per fare degli investimenti, ma non quelli per fare la manutenzione ordinaria delle strade.
In conclusione, a mio avviso e ad avviso di tanti - lo dicono anche i giornali - le tasse ci sono e ci saranno. Il debito aumenta, le aziende chiudono e, per le opere pubbliche, vedremo.
Non si parla più del problema della casa del ministro Trenta, non fa tendenza e non so se sia vietato parlarne. Qualcuno continua a parlare dello ius soli o dello ius culturae: continuate così che va bene. Mi chiedo che percezione hanno certi partiti della società in cui vivono. Basta dire viva Greta, viva le sardine e stanziamo anche 200.000 euro per il centenario del Partito Comunista italiano? Se li volete stanziare, ve li pagate.
Forza Italia non può esprimere un giudizio positivo, e non a prescindere: sui fatti avremmo voluto vedere una visione più generale dei cambiamenti che non ci sono. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zuliani. Ne ha facoltà.
ZULIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo alla conclusione del calvario che sta portando alla conclusione dell'iter in Senato della manovra con cui verranno messi in croce gli italiani; un periodo di quaranta giorni durante il quale quotidianamente nell'accozzaglia di Governo, tenuta insieme esclusivamente per andare contro qualcuno (contro la Lega, contro Salvini) senza avere una vera progettualità a lungo termine, i Gruppi politici della Sinistra stellata se le sono suonate di santa ragione. Nella tarda mattinata di ieri, dopo la maratona notturna della Commissione bilancio, i rigurgiti del fascismo della Sinistra si sono manifestati verso la fine della seduta quando, davanti a tutti quelli che ne sono testimoni, alcuni senatori, fra cui Ferrazzi e D'Alfonso, hanno aggredito verbalmente i relatori, la Presidenza e i colleghi della maggioranza di scopo; ancor più vergognoso è se a mettere in atto tutto ciò c'è, fra i tanti, qualcuno che è stato Presidente di una Regione. Il tutto alla fine è stato condito e suggellato con scatti fotografici riparatori, adornati di abbracci e sorrisi, alla stessa maniera di quando si nasconde la spazzatura sotto il tappeto perché nessuno possa vedere, ma che poi si può sentire per la puzza che emana. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Ricordo bene come nel programma «Le Iene» la senatrice Taverna lanciava dal palco invettive contro gli esponenti del Partito Democratico con parole impossibili da citare in Senato, apostrofandoli con termini sostituiti dal programma «Le Iene» quali: amici preziosi, siete delle perle. Quelle parole ora sono diventate: dobbiamo governare, e tutto ciò per la poltrona, contro Salvini.
Venendo ai contenuti della manovra vorrei partire, come sempre, da esempi del mio territorio, dalla mia Verona, perché è una realtà che posso toccare con mano, ma ovviamente di esempi simili ce ne sono su tutto il territorio nazionale. Saluto il sindaco di Nogara, comunità sulla quale insiste un'importante azienda, il sito produttivo della Coca-Cola. Saluto tutti gli operai, i lavoratori e i dirigenti che ho incontrato al di fuori di questo contesto; camionisti, aziende logistiche e vari rappresentanti dell'indotto. Lo stabilimento di Nogara, in provincia di Verona, rappresenta una risorsa importante per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio della bassa veronese e della Regione Veneto; sono oltre 2.400 i posti di lavoro diretti e indiretti generati nella Regione grazie l'attività del sito e oltre 5.800 le persone il cui reddito di lavoro dipende parzialmente o totalmente dalla fabbrica di Nogara. Inaugurata nel 1975, è diventata, grazie ai continui investimenti, anche il primo sito per capacità produttiva in Europa.
Io propongo che la cosiddetta sugar tax venga ripensata con gli emendamenti che si esamineranno in Aula nella giornata di lunedì sulla base delle motivazioni addotte dall'Associazione italiana tra gli industriali delle bevande analcooliche (Assobibe), che non cito per intero per non dilungarmi. Tuttavia, le stime connesse all'introduzione di una tassa sulle bevande analcoliche in Italia comporta una calo di 10.692 posti di lavoro; una contrazione delle vendite del 30 per cento, corrispondente a una riduzione di 740 milioni di euro; una contrazione delle entrate dell'IVA di 127 milioni di euro e di 196 milioni per la contrazione del gettito delle tasse dal lavoro e reddito.
Le piccole e medie imprese subirebbero gli effetti più gravi e meno sostenibili - circa l'80 per cento passerebbe da un utile a una perdita, con un risultato operativo negativo - del conseguente import di bevande zuccherate a costi bassissimi dall'estero, che, anche se poi tassate, avrebbero prezzi concorrenziali a causa della scarsa qualità e dello scarso controllo dei prodotti. A rimetterci sarebbero gli italiani più indigenti, quelli che non possono permettersi le bevande zuccherate che diventerebbero più costose.
Questo Governo, con la sua maggioranza, potrebbe dar luogo a un'altra sciagura, come quella dell'Ilva, per le molte aziende che potrebbero chiudere. Arrampicandosi sugli specchi, durante la sessione di bilancio, la maggioranza ha addirittura affermato che la tassa sullo zucchero è finalizzata a tutelare la salute, menzionando i diabetici: scandalosa affermazione, perché allora dovremmo tassare i gianduiotti, i maritozzi, i babà, i cannoli siciliani e tutti i prodotti della nostra pasticceria italiana. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Mallegni).
In realtà tutto questo conferma l'incapacità del Governo di realizzare una politica di sviluppo del Paese, essendo capace solo a mettere le mani nelle tasche degli italiani per far quadrare i conti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Aggiungo un altro esempio, sempre della mia Verona, e approfitto anche per salutare il sindaco di San Giovanni Lupatoto. Vorrei riportare il caso - richiamato dal quotidiano «la Repubblica» in un articolo del 22 novembre 2018 - della Melegatti, azienda storica di Verona, con centoventicinque anni di vita. Cito testualmente dall'articolo: «La Melegatti rinasce per la terza volta in due anni e si prepara riportare i pandori nei supermercati per Natale grazie, in parte, a una linea di produzione installata in una "segretissima" azienda veneta (quella di proprietà di San Giovanni Lupatoto è in riorganizzazione in questi giorni) e al lievito madre salvato da Matteo Peraro e Davide Stupazzoni, due dipendenti che l'hanno tenuto in vita - gratis - nell'ultimo anno di crisi. Guadagnandosi oggi una campagna spontanea dei social network che spingono per premiarli con la nomina a Cavalieri del lavoro». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
A ciò è seguita una maratona fatta di persone semplici o famose per aiutare questa azienda del Veronese che ha rappresentato il tessuto produttivo italiano - di aziende ce ne sono tante in Italia - un'azienda in cui la simbiosi fra dipendenti e lavoratori è unica ed è un caso di eccellenza nel resto dell'Europa. Voi di maggioranza, infatti, nelle aziende vedete sempre gli imprenditori come dei ladri ai quali imporre tasse e da minacciare con le manette.
«C'è il rischio che queste tasse vadano a gravare sul sistema industria senza cambiare veramente le abitudini della gente», ha detto il coraggioso imprenditore vicentino Giacomo Spezzapria. Sono imposte occulte più simili all'IVA; le conseguenze delle tasse green preoccupano le imprese italiane. Sicuramente non facilitano il lavoro degli imprenditori, ma lo rendono più difficoltoso. Gli imprenditori sperano quindi che venga utilizzato il buon senso dai politici; buon senso - aggiungo - che manca alla sinistra stellata.
C'è poi il mantenimento della tassa su cartine e filtrini, già in vigore in questo momento, che darà adito al mercato nero e sottrae alle casse dello Stato 800 milioni all'anno. A rimetterci saranno sempre i più indigenti, coloro che il pacchetto di sigarette non possono permettersi e devono quindi arrotolarsi la sigaretta.
Chiudo la mia nota polemica e critica ringraziando tutto il Parlamento che ha onorato il mondo femminile per un provvedimento fortemente voluto. Ringrazio il Governo, ringrazio i relatori, la Commissione femminicidio e tutti i Capigruppo politici a livello di Commissione bilancio e anche di Assemblea, per l'accoglimento della mia proposta di rendere obbligatoria l'esposizione del numero nazionale antiviolenza in tutti i locali pubblici. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e del senatore Fantetti).
Avevo presentato un disegno di legge condiviso con l'allora maggioranza di Governo (il capogruppo Romeo, il senatore Patuanelli e la senatrice Maiorino). Mi sono messo in gioco sapendo che nella legge di bilancio avrei perso la paternità di del disegno di legge, ma nel nostro territorio è in corso un'emergenza grave.
Quello che abbiamo dato è un bel segnale, anche per la recente ricorrenza della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Ringrazio tutti e, nel ritenere di essere portavoce dell'intera Assemblea, auguro un buon Natale a tutte le donne. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, PD e IV-PSI e della senatrice De Petris).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lonardo. Ne ha facoltà.
LONARDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, è il secondo anno che il Parlamento è quasi escluso dalla definizione della manovra di bilancio, che normalmente è la legge più importante dell'intero anno. Mi auguro che sia l'ultimo anno.
La signoria istituzionalmente scorretta del Governo strozza il dibattito, impedisce la normale dialettica con il Parlamento e ne riduce i connotati democratici. Ringrazio i colleghi che hanno lavorato in Commissione bilancio, ai limiti della sopportabilità umana. Mi auguro che non avvenga più. Il confronto e il dibattito anche qui in Aula sarebbero stati una cosa auspicabile.
La natura dell'alleanza di Governo è labile e incerta. La legge di bilancio prende forma con un ritardo senza precedenti. Siamo ai limiti della democrazia quando, al di là degli attori che cambiano, uno - il MoVimento 5 Stelle - resta sfrontatamente lo stesso; siamo ai limiti della libertà costituzionale perché vengono intaccati i principi su cui è fondata la nostra democrazia. Credo che i fotogrammi dalla zuffa continua tra voi della maggioranza e dall'andirivieni di veti e contro veti dimostrino che si è di fatto smarrita la linea madre per dare un calcio alle difficoltà di bilancio e riportarci a una condizione di normalità.
Il Paese è smarrito e si sente senza guida. Giocate tra di voi, ritenendo che l'eliminazione di una tassa, assunta a merito politico di una componente del Governo, vi assolva dalla irresponsabilità complessiva. Dite che avete sterilizzato l'IVA, ma con il vostro atteggiamento state sterilizzando il Parlamento e, soprattutto, l'Italia intera. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
Quanto al merito, voglio ricordarvi alcune questioni. Ritenete che con pochi spiccioli possa essere risolto il problema del dramma degli edifici scolastici che nel 70 per cento dei casi - ripeto, il 70 per cento dei casi - come ha rilevato di recente uno studio della Fondazione Agnelli, versa in condizioni di pericolo? Pensiamo tutti a quello che sta avvenendo in questi giorni: alle zone terremotate, agli sciami sismici presenti anche nella mia terra e ovunque in Italia. Uno scienziato ha da poco pubblicato uno studio che mette in guardia l'Italia intera perché ci potrebbe essere The Big One, e cioè un grande terremoto potrebbe colpire l'intero Paese. Pensiamo anche ai nostri figli e nipoti che stanno in scuole non sicure. Questi sono i temi fondamentali, e non quei pochi spiccioli che avete dato qua e là.
E che dire del Mezzogiorno, finito nel cono d'ombra anche di questa manovra finanziaria? Ormai il Sud non rientra più tra i temi prioritari. Eppure, ritenete che sia importante, perché ogni tanto anche il presidente Conte dice che parlerà del Sud e farà cose a suo favore. Intanto, però, le parole restano soltanto delle intenzioni.
Il Sud non rientra tra le vostre priorità. Eppure, stante la diminuzione della popolazione e un instabile equilibrio di decrescita, questa manovra di bilancio avrebbe già dovuto contenere gli ingredienti per un rilancio del Mezzogiorno. Dal 2015 al 2019 abbiamo già perso 310.000 persone, molte delle quali giovani. Tutti hanno richiamato i giovani, ma pensiamo anche ai cinquantenni e ai cinquantacinquenni che perdono il lavoro, di cui non parla mai nessuno e che sono ancora più a rischio degli altri. Mi auguro, quindi, che darete loro attenzione.
(Brusio). Guardate - mi rivolgo a qualche collega che si sta un attimo ribellando -, io non sono nella maggioranza, ma all'opposizione, e sono tantissimi gli emendamenti che ho presentato e che riguardano svariati campi, ma non ne è stato accolto neanche uno. L'aspetto più grave è che non arrivano neanche in Aula, per poter informare all'esterno le persone alle quali noi ci interessiamo: questa è la cosa grave. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
Detto questo, io credo che con l'impoverimento del capitale umano le opportunità di crescita nel Sud siano pari a zero. Occorrono da subito politiche immediate che il Governo non propone. La mancanza di lavoro nel Sud nasce principalmente da un problema di produzione industriale, cioè dalla mancanza di una produzione di beni e servizi capaci di superare i vincoli dei mercati locali e competere a livello mondiale.
Occorrerebbe quindi un'attenzione particolare per evitare lo spopolamento. A questo proposito, ho presentato un disegno di legge che va proprio ad incentivare le zone interne per evitare lo spopolamento. Mi auguro che questa maggioranza ne voglia tener conto e magari - perché no - discuterlo. È questo che manca nella vostra strategia: una politica di sviluppo per il Sud che sarebbe utile all'intero Paese.
Oggi il Nord non è più la locomotiva e la sua crescita non traina più il resto del Paese. (Brusio).
Io ascolto sempre tutti con educazione e mi auguro che facciate anche voi lo stesso. Sono sempre stata seduta qui ad ascoltare tutti, perché credo che l'ascolto sia fondamentale quindi non disturbate quando si parla. Signor Presidente, le chiedo scusa, avrei dovuto chiedere a lei di far zittire qualche voce che sta disturbando.
Il Nord non attiva più quindi lo sviluppo nelle altre zone interne. Al contrario, lo sviluppo del Sud, se il Governo desse un segno di attenzione vera, si diffonderebbe in tutti i territori del Paese. Si tratterebbe di una politica necessaria sotto i profili sia dell'efficienza che dell'equità.
E che dire della vostra oziosa disputa circa la messa in disparte degli attuali concessionari della rete autostradale? Mentre voi discutete, i ponti cadono, la gente è impaurita, e questo, come in Liguria, deprime l'economia. E quanto la deprime, quell'economia! La costa ligure, presa d'assalto da lombardi e piemontesi, resta in queste ore deserta, perché la gente ha paura. Quella terra dilaniata necessiterebbe di incentivi prima che decine e decine di attività chiudano i battenti. La gente non arriverà neanche per queste feste, perché sono caduti ponti e perché dall'altra parte, sulle strade provinciali...
Il rappresentante del Governo, invece di parlare e stare lì distrattamente, magari potrebbe darmi un po' di attenzione e prendere qualche appunto. Invece vedo che continua a parlare. Poi quando avete finito... (Richiami del Presidente).
Dicevo che la Liguria, alla stessa stregua delle altre parti d'Italia (a cui però è stata data attenzione), necessita di incentivi, perché in questo momento quella terra è isolata, non ha ponti e le strade provinciali sono disagiate, come già ricordato in quest'Aula, le Province hanno sì le deleghe, ma non i fondi per intervenire. Quella terra sta davvero vivendo momenti drammatici.
Ormai, per le grandi questioni, dall'Ilva alle autostrade, non sapendo cosa fare, vi affidate alle decisioni della magistratura - udite, udite - il cui compito istituzionale è tutt'altro; anche se affidarsi ad essa, come dimostra la sentenza sull'altoforno chiuso a Taranto, può determinare problemi drammatici per i lavoratori tarantini, come infatti sta avvenendo.
Parliamo poi dell'eliminazione della prescrizione. Senza la durata ragionevole del processo, sarà l'ergastolo a vita per gli innocenti. Ripeto, ergastolo a vita per gli innocenti.
Cosa ne è delle 160 vertenze aperte al MISE che dimostrano l'inadeguatezza del giovane ormai ex leader dei 5 Stelle, forse anche per questo riparato al Ministero degli affari esteri? E che dire delle obiezioni che la Commissione europea vi ha manifestato mettendo in evidenza l'inadeguatezza della manovra rispetto ai parametri di riduzione del debito? Troppe tasse, poi, e con scelte demagogiche sull'evasione fiscale, che lasciano il tempo che trovano.
In sostanza, una somma di ingredienti messi a caso senza un filo conduttore. Questo per la logica dei cavalli alati di Platone, cui somiglia questa coalizione: ognuno guarda se stesso e nessuna auriga è in grado di sterzarli indicandogli la strada giusta. I cavalli di questo Governo, anzi i ronzini, sono ormai fuori controllo.
È difficile, anzi è impossibile governare così. Anche i più avveduti di voi se ne stanno rendendo conto. Tra voi e il Paese con i suoi bisogni drammatici, noi scegliamo la nostra gente. Per questi motivi diciamo no a questa manovra. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Castellone. Ne ha facoltà.
CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nonostante non fosse affatto scontato investire in questa legge di bilancio, dato che abbiamo tagliato in maniera significativa le tasse scongiurando l'aumento dell'Iva, una stangata di 23 miliardi che sarebbe scattata il 1° gennaio, abbiamo anche investito.
Con orgoglio devo dire che abbiamo investito soprattutto in sanità. Dopo anni di tagli e di chirurgia finanziaria a danno del diritto alla salute, finalmente si inverte la rotta: abbiamo incrementato di 2 miliardi di euro il Fondo sanitario nazionale e altri 2 miliardi sono stati stanziati per l'edilizia sanitaria e l'ammodernamento tecnologico che, con un nostro ordine del giorno, estendiamo anche all'edilizia extra ospedaliera, al fine di potenziare le cure primarie, le cure intermedie e i bisogni di setting assistenziali appropriati e dedicati a cronicità, disabilità e cure palliative perché il nostro Paese ha bisogno urgente di riorganizzare e stringere le maglie della rete di assistenza territoriale.
Abbiamo abolito finalmente il superticket, ossia la quota di partecipazione al costo per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale per gli assistiti non esentati. Il superticket, introdotto dal Governo Berlusconi nel 2011 come tassa aggiuntiva non obbligatoria, era stato fatto passare come provvedimento temporaneo - sono passati quasi dieci anni - che avrebbe dovuto aiutare le Regioni a gestire un sistema sanitario in dissesto, ma non ha avuto altro effetto che incidere sui costi delle prestazioni rappresentando un ostacolo all'accesso alle cure. Si tratta di una tassa iniqua che rendeva più costose alcune prestazioni pubbliche rispetto a quelle private e comportava spesso la rinuncia alle cure stesse. Il superticket ormai era applicato per intero solo nelle Regioni meno virtuose, aumentando così le disparità regionali e le diseguaglianze tra i cittadini, che sono una delle principali criticità della sanità italiana, determinando il paradosso di dover pagare di più per una prestazione di qualità più scadente. Lo stesso fondo dedicato alla riduzione del superticket veniva diviso tra le Regioni in base alla spesa storica e non al fabbisogno, garantendo l'erogazione di prestazioni sanitarie solo nelle Regioni che le avevano storicamente già fornite e, quindi, negando il diritto alla cura a chi storicamente non si era curato. Tutto questo a breve sarà archiviato finalmente. (Applausi dal Gruppo M5S).
Abbiamo dedicato un fondo di 235 milioni di euro per l'acquisto di apparecchiature sanitarie per i medici di medicina generale al fine di migliorare il processo di presa in cura e ridurre il fenomeno delle liste di attesa. Con un nostro emendamento abbiamo esteso questo fondo anche ai pediatri di libera scelta e previsto un potenziamento dei percorsi di telemedicina e di trasmissione dei flussi informativi tra medici di medicina generale, Regioni e Ministero della salute tramite un software gestionale unico. Abbiamo rinnovato di un miliardo di euro il Fondo per i farmaci innovativi sia oncologici che per le malattie rare. (Applausi dal Gruppo M5S). Crediamo, infatti, che investire in innovazione e terapie sempre più personalizzate sia la via maestra per conciliare appropriatezza e sostenibilità del Sistema sanitario nazionale, utilizzando anche metodi di contrattazione del prezzo del farmaco anch'essi innovativi, come è stato fatto per le terapie chimeric antigen receptor T cell (Car-T) con il payment by result. Inoltre, sul piano della valorizzazione del personale sanitario, abbiamo stabilizzato i precari della sanità estendendo la proroga a tutto il 2019. Abbiamo incrementato di 1.000 unità i contratti di formazione specialistica, abbiamo stanziato un milione di euro per rendere finalmente operativa la legge che istituisce la rete nazionale dei registri tumori e abbiamo dedicato un milione di euro alle cooperative nuove assegnatarie di beni confiscati alla criminalità per progetti in ambito sociale nell'assistenza ai minori, ai tossicodipendenti, ai soggetti con disturbo dello spettro autistico e alle donne vittime di violenza.
Voglio ringraziare tutti i miei colleghi che si sono spesi e si spendono con me ogni giorno affinché qualcosa cambi in questo meraviglioso Paese che sta attraversando un momento così delicato e difficile. Questo Paese è famoso nel mondo per il suo sistema sanitario, dove non conta lo stato sociale, perché per accedere alle cure basta essere un individuo, come sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Questo Paese, culla di cultura e di straordinari talenti, ci deve vedere tutti uniti qui nelle Aule e nei palazzi, ma anche lì fuori, da Nord a Sud, legati da un senso di appartenenza senza confini; un Paese forte ed eticamente saldo, che ci faccia sentire chiaramente e senza dubbio che il bene di ognuno di noi è anche il bene dell'altro. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà.
MALLEGNI (FIBP-UDC). Signor Presidente, rivolgo un caro saluto a lei, al Governo e ai colleghi presenti.
In questi giorni di dibattito sulla manovra di bilancio, che per la seconda volta, vista la mia prima esperienza parlamentare, ho l'occasione, l'onore e la possibilità di discutere in quest'Aula, ho sentito una serie di riferimenti importanti a singole misure, a quelle che vengono definite piccole marchette e che vengono elargite qua e là per la Penisola, ciascuno per i propri interessi - legittimi, ci mancherebbe altro - per poi ottenere quelle otto-dieci righe di articolo sui quotidiani, legittimamente, presso il collegio di appartenenza.
Non vorrei però perdere di vista gli elementi di cornice, oltre che il ritratto di questa manovra di bilancio. Il primo elemento, sicuramente, è che siamo arrivati - ma anche lo scorso anno non mi sembra sia stato fatto meglio - a ridosso della fine dell'anno con una richiesta di fiducia al Parlamento, perché anche l'anno scorso, ma quest'anno in particolare, visti gli ultimi smottamenti, almeno stando alle cronache dei giornali (poi li vedremo probabilmente anche in quest'Aula) approvare centinaia o migliaia di emendamenti in Aula probabilmente avrebbe cagionato più danno che vantaggio agli stessi proponenti.
Gli elementi salienti, alla luce dei quali francamente ogni volta tento di capire se quest'Assemblea, questo Parlamento e questo Governo sono attenti a quanto accade nel Paese, rappresentano una situazione particolarmente preoccupante: si registra l'1,8 per cento in meno di produzione industriale; ci sono 158 tavoli aperti per crisi aziendali; si contano 2,5 milioni di disoccupati, 13,4 milioni di inattivi, un'economia sommersa di 192 miliardi, 132.000 cervelli in fuga, di cui il 50 per cento giovani e un terzo laureati; il valore degli immobili in tutto il territorio nazionale sta precipitando (oscilla fra il 28 e il 58 per cento); i Comuni impongono ai cittadini, oltre alle tasse deliberate in Parlamento, 36,4 miliardi di tasse (IMU, addizionale IRPEF e TARI); dei cantieri bloccati, che si sarebbero dovuti sbloccare con il cosiddetto sblocca cantieri, non se n'è mosso neppure uno.
Ma non basta tutto questo. Oltre al Parlamento, che già ci mette del suo, e al Governo, che ci mette altrettanto del suo, anche i Ministeri, nell'assetto burocratico, fanno la loro parte. È notizia di qualche giorno fa che, pensate, in un Paese meraviglioso, baciato dal sole, con tre quarti del patrimonio culturale del mondo, in cui l'arte, la cultura, l'ingegno predominano e pittori e scultori si possono dedicare al futuro e guardare avanti, con gallerie d'arte distribuite in tutta la penisola italiana, ebbene, dal 20 di novembre i galleristi devono sottoporre ad adeguata verifica chiunque entri nel negozio e compri un pezzo.
Pensate a quello che accade quando si va ad aprire un conto corrente in banca. Se mi permettete, ricordo quel bellissimo film, «Johnny Stecchino», quando Benigni dice: «Ai siciliani chiedetegli tutto, ma non le banane». Vi ricordate che lui pensava che gli sparassero per le banane, invece gli sparavano perché assomigliava al suo sosia mafioso. Ebbene, sta succedendo la stessa cosa: vai in banca ad aprire un conto corrente e lì comincia la tragedia, perché ti chiedono tutto; devi andare preparato, anche con le analisi del sangue della famiglia, dei nonni, degli zii e dei nipoti. Ma adesso anche le gallerie d'arte! Quindi, nel Paese in cui l'arte fa da padrona, il gallerista deve sottoporre a chi entra per acquistare un pezzetto da 300 euro ad adeguata verifica. E che siano veloci a portarla, altrimenti tu, gallerista, sai cosa devi fare? Devi fare la segnalazione all'autorità, devi denunciare il tuo cliente, che è venuto a comprare l'opera d'arte, alla Guardia di finanza. Mi sembra normale, lo fanno tutti. È come se, quando uno va al ristorante e per caso gli cade il tovagliolo o fa qualcosa che non deve fare, il ristoratore chiamasse i vigili urbani per denunciare il proprio cliente perché ha sporcato la tovaglia.
Se questa fosse una barzelletta, uno potrebbe farsi anche due risate. Ma tutto ciò si somma a un particolare punto di vista. L'altro giorno, in Commissione 8a, si parlava del parere sul decreto fiscale, perché decreto fiscale e manovra di bilancio vanno a braccetto, almeno in questo Paese. Tutti i miei amici che vivono all'estero mi chiedono come mai l'Italia ogni anno faccia un decreto fiscale cambiando le regole, così che l'anno precedente o quello successivo l'imprenditore non sa mai cosa deve scrivere sulla denuncia dei redditi o cosa portare in detrazione, se acquistare una cosa piuttosto che un'altra. Gli ho risposto che è una cosa tutta italiana, una delle specificità che noi abbiamo, anzi ce ne facciamo un vanto ogni anno cambiano le regole, perché vogliamo che le persone siano rapide e non si adagino sugli allori.
Parlando di questo provvedimento, ho fatto un ragionamento che riguarda l'applicazione dell'IMU sui beni strumentali, perché ritengo che, se è sui beni strumentali, debba essere portata totalmente in detrazione, ma questo non c'è. Ho fatto riferimento alla grande invenzione dell'eliminazione del 21 per cento di cedolare secca sui negozi.
Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,03)
(Segue MALLEGNI). Vi do una notizia, così almeno lo dico anche al collega Misiani. Stiamo attenti, perché dal prossimo anno in poi tutto quello che succedeva prima dell'introduzione della cedolare secca tornerà a succedere: incasseremo meno perché ci saranno nuovamente affitti in nero. E che qualcuno non dica: evasore, in galera! Ti sei permesso di non pagare le tasse! Certo, se affitto un fondo a 1.000 euro al mese e 500-600 vanno via per pagare l'IRPEF, anziché il 21 per cento, com'era prima, è un problema. Sapete perfettamente che l'imposizione al 21 per cento della cedolare secca ha consentito l'emersione di una serie di contratti di locazione, che hanno fatto aumentare il gettito, non diminuire.
Se poi ci si mette sopra, come ciliegina sulla torta, la tassazione della cannabis light o del principio attivo 05 THC, la sintesi è che davvero siamo coloro i quali vogliono ammazzare le aziende, distruggere il progresso e cercare di annacquare le idee attraverso una canna. Facciamoli fumare, prendiamo anche qualcosa indietro, tanto poi si dimenticano e pagano tranquillamente le tasse.
Concludo su una questione che mi ha impaurito e, devo dire, allarmato. La trovate nei Resoconti della Commissione 8a del Senato. A questa mia sollecitazione, un collega del Partito Democratico, del quale non cito ovviamente il nome per amor di Patria, mi ha detto, quasi indignato: «Ma dove credi che prendiamo queste norme? Ci arrivano dalla Guardia di finanza, dall'Agenzia delle entrate e dalla Corte dei conti». E io che pensavo che fossero strutture di controllo dello Stato e non che imponessero l'agenda politica al Governo. È da vergognarsi!
Concludo...
PRESIDENTE. Deve davvero concludere, senatore Mallegni.
MALLEGNI (FIBP-UDC). Naturalmente, signor Presidente.
In ogni caso ringrazio i colleghi che si sono spesi, nottetempo, nelle Commissioni, ma a dire la verità non avrei accettato l'elemosina della maggioranza, non avrei accettato nulla di quanto stato approvato delle nostre proposte, perché, in questi casi, bisogna alzarsi e andare via. Lo dico con grande rispetto, ma non meritate, colleghi, che ci sia qualcuno che dialoghi con voi e che abbia la voglia, come ho fatto io e come hanno fatto altri, di dialogare con voi. Questa è veramente una cosa che non mi perdonerò mai. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà.
PARENTE (IV-PSI). Signor Presidente, la legge di bilancio è un atto politico, perché compie delle scelte e indirizza le risorse dello Stato verso una misura o un'altra. La prima scelta della legge di bilancio per il 2020 è la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, per 23 miliardi di euro, senza rimodulazione. Se ne sarebbero potute fare altre, ma è stata fatta questa scelta, giusta. Ascolto sempre volentieri i colleghi della Lega, che intervengono con un linguaggio anche molto colorito, ma noi abbiamo esattamente evitato che, con un'interlocuzione così animata - uso solo questo termine - rispetto all'Europa, si rischiasse l'aumento dell'IVA, che avrebbe comportato l'aumento della spesa per le italiane e gli italiani e ripercussioni per i professionisti, che tanto vi stanno a cuore e stanno a cuore a tutti noi, e per le aziende.
La seconda scelta politica è l'investimento sull'economia verde. In sostanza, dobbiamo cambiare il nostro modello economico e anche le abitudini personali, verso un'economia sostenibile, date le risorse scarse della Terra, come ci chiedono le giovani generazioni. Questo non significa però partire dall'aumento delle tasse - come sapete, si tratta di una battaglia che ha compiuto principalmente Italia Viva - ma bisogna partire dagli investimenti e dall'accompagnamento, sia delle aziende che della forza lavoro, nella riconversione verso un nuovo modello economico. Il dibattito in Europa sullo scorporo degli investimenti verdi dal calcolo del deficit è la nostra battaglia ed è la battaglia di un Governo che, a testa alta, può andare a interloquire con l'Europa. Cambiare modello economico e investire nell'economia verde significherà infatti, nei prossimi anni, creare più posti di lavoro. Abbiamo bisogno di più investimenti e di sbloccare i cantieri e pertanto invitiamo anche le forze di opposizione, che qui hanno parlato di dissesto idrogeologico, ad aderire al nostro piano shock per sbloccare i cantieri e, quindi, investire, far ripartire l'economia e creare posti di lavoro. Abbiamo bisogno di più investimenti e meno reddito di cittadinanza, se non è accompagnato da una politica seria di creazione di posti di lavoro.
Sono positive le misure su industria e formazione 4.0 e sull'apprendistato duale. Dispiace, personalmente e per il mio Gruppo, che non si siano trovati ulteriori risorse, per 10 milioni di euro, per stabilizzare tutti i lavoratori di ANPAL servizi, dei professionisti di frontiera, che lavorano nei centri per l'impiego e che, per un ingiusto paradosso, aiutano le persone a riqualificarsi e a trovare lavoro, pur essendo loro stessi precari. Questa battaglia, per me e per il mio Gruppo, continuerà. Un altro dispiacere deriva dal fatto che non siano stati previsti fondi per gli ammortizzatori sociali dei call center, un settore che sappiamo essere in grandissima sofferenza, e per una misura molto importante, introdotta dal precedente Governo, come il contratto di espansione, che tiene insieme prepensionamenti, piani di assunzione e formazione, costituendo una misura di politica attiva, che può funzionare: su questo continuerà la nostra battaglia, in occasione dei prossimi provvedimenti.
Un'altra scelta politica importante riguarda l'aumento delle risorse per la disabilità, a partire da un fondo ad hoc e dall'aumento delle risorse per la non autosufficienza, del fondo per il diritto al lavoro e del contributo a favore delle scuole paritarie per alunni con disabilità. Ognuno di noi è un valore, ognuno di noi è una risorsa, a maggior ragione se è un anziano, se non è autosufficiente o se è una persona con disabilità.
Ognuno di noi, con l'allungamento della vita, può diventare non autosufficiente. La non autosufficienza è il tema del nostro tempo. Ringraziamo per l'interlocuzione che, come parlamentari, abbiamo avuto con le associazioni sulla disabilità, a partire da quelle più rappresentative - FISH e FAND - perché si è compiuto un lavoro davvero proficuo.
Continueremo a batterci, come Italia Viva, per destinare risorse ad incrementare fondi per leggi come il «dopo di noi», per l'autismo e i caregiver. In Senato, infatti, è stato presentato un disegno di legge sui caregiver. Il 75 per cento dei caregiver sono donne e il ministro Bonetti, in una recente audizione, si è impegnata ad andare avanti per risolvere questo tema. Non bastano le risorse. Sappiamo tutti che nel fondo per la non autosufficienza ci sono risorse destinate a progetti regionali di vita indipendente. Tali progetti non devono essere più sperimentali ma devono diventare strutturali come il Fondo per la non autosufficienza, diventato strutturale nel 2016.
Dobbiamo andare avanti, per esempio, per fare un piano per la non autosufficienza con i fondi già esistenti e riprendere una misura già contenuta nel reddito di inclusione. Dobbiamo risolvere il problema dell'accesso e forse di un sistema di valutazione diverso da quello che abbiamo, che metta al centro la persona, col suo carattere e il suo benessere. Dobbiamo legare la non autosufficienza e tutte le risorse che impegniamo con questo disegno di legge di bilancio a nuove figure professionali. Ieri leggevo delle 21 figure professionali che saranno tipiche del prossimo futuro. Una di queste figure è molto bella: è quella dei parlatori e dei camminatori che aiuteranno i nostri anziani e le persone non autosufficienti ad avere una vita e un sostegno socio-relazionale, perché è in quella direzione che dobbiamo andare. Tutti hanno diritto a una vita indipendente e quindi a qualcuno che aiuti a sostenerla, perché ognuno di noi è diverso dall'altro e l'altro da noi. Questo è il fondamento della relazione.
Noi pensiamo che in questo disegno di legge di bilancio vi siano misure di indirizzo politico molto importanti ma il disegno di legge al nostro esame non chiude un percorso, bensì lo apre. Le nostre battaglie continueranno, per tutti i cittadini e le cittadine italiane, a partire dalla riduzione delle tasse sullo zucchero e sulla plastica fino alle questioni relative alla non autosufficienza. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (FIBP-UDC). Signor Presidente, nel mio intervento mi concentrerò sulla mia isola. Sono certo che l'economia nazionale derivi da venti economie locali. La somma delle venti economie - o diseconomie - locali produce l'economia nazionale di cui si interessa il bilancio.
Ringrazio i colleghi di Forza Italia che mi hanno preceduto che hanno sviscerato, mi pare in maniera esaustiva, i pro e i contro di questa manovra di bilancio nei confronti dei propri territori ma non solo, avendo esaminato in generale i riflessi che tale manovra avrà sull'economia.
Come dicevo, mi concentro sulla parte che, riguardando la mia isola, avrebbe potuto influenzare meglio l'economia nazionale, svolgendo un ruolo attivo e propositivo, nonché di interesse locale, per creare economie in Sardegna.
Ho presentato due emendamenti sulla Sardegna, dei quali ho parlato anche al qui presente sottosegretario Misiani, che riguardano la continuità territoriale in senso lato e, in senso più particolare, la continuità territoriale legata al processo di sviluppo energetico in corso in Sardegna con riferimento alla metanizzazione.
La metanizzazione per la Sardegna significa, caro sottosegretario, 400 milioni anno di sovraccosto per l'isola per la produzione di energia e un'incidenza che varia, a seconda dei dati statistici, tra 500 e 700 euro a famiglia. Il che vuol dire che è un problema che incide fortemente sull'economia familiare e sull'economia più generale della Sardegna.
Da circa quindici anni accarezzavamo la soluzione del problema attraverso il GALSI. L'acronimo GALSI sta per Gasdotto Algeria Sardegna Italia, un progetto che faceva parte dei progetti europei di sviluppo energetico (mi pare fosse il quinto o il sesto progetto). Esso è, comunque, tragicamente naufragato tre anni fa, nel momento in cui è stato eliminato dai progetti europei, probabilmente (anzi, sicuramente), per problemi di stabilità e sicurezza nella zona del Nord Africa.
Da quel momento per la Sardegna, che aveva partecipato, certamente con una quota minoritaria, allo sviluppo del progetto GALSI (mi pare che la finanziaria regionale avesse contribuito con circa l'11 per cento), si è aperto il baratro. Non c'era una possibilità alternativa di avere il metano attraverso un progetto europeo. La Sardegna, nell'uscire dal GALSI, presentò diverse soluzioni per la metanizzazione della Regione e anche progetti per l'attuazione della distribuzione del gas in tutta l'isola. I depositi costieri, riforniti attraverso le navi metaniere, non più il gasdotto che arrivava dall'Algeria, erano quindi la soluzione per la raccolta del gas in Sardegna. Anche le reti dorsali rappresentavano un sistema distributivo del gas metano in tutta l'isola. Dei benefici ho già detto prima, ma, oltre ai benefici di cui ho parlato, vi sono anche i vantaggi per le realtà industriali presenti, che, soprattutto nel Sulcis, sono delle industrie fortemente energivore, la cui energia termica mal viene prodotta dal carbone.
La metanizzazione avrebbe rappresentato un passo in avanti molto interessante per la produzione di energia termica, oltre che per un miglioramento dell'assetto ambientale, in quanto certamente il metano è meno inquinante del carbone. Si aprivano prospettive molto interessanti, anche di sviluppo industriale, presso Alcoa e presso tutte quelle imprese energivore, che vedevano la possibilità di risolvere un proprio problema, che era appunto il costo dell'energia per essere competitive in un ambiente internazionale. Mi riferisco, ad esempio, all'industria dell'alluminio.
La mia preoccupazione, pur sapendo dell'apertura di tavoli nazionali, che si stanno interessando al problema, è il Green New Deal, che sta proiettando l'Europa verso il minor consumo di fossili, verso una energia verde che, però, a questo punto corre il rischio di bloccare i programmi per la metanizzazione dell'Isola. Voglio solamente ricordare che i gasdotti che dovrebbero trasportare il gas metano, che speriamo arrivi presto in Sardegna, sono tali per cui potrebbero un domani trasportare altri gas naturali. Tra questi, auspichiamo ci sia la possibilità di trasportare l'idrogeno.
Torno alla manovra, perché altrimenti mi si dice che sto uscendo dal seminato; non è così. Ho presentato due emendamenti alla manovra, e sono certo che per la loro complessità e per la fretta con la quale si doveva esaurire il lavoro in Commissione, probabilmente in quella sede non sono stati esaminati.
Li ho già riproposti in un'interrogazione rivolta al Governo, ma ciò che mi interessa è far valere il principio di rappresentare un problema forte per l'economia regionale, che vuole uscire da una fase di assistenzialismo continuo. Vedete, quello sardo è un popolo fiero: non vuole vivere di elemosine, ma essere parte attiva nel contribuire allo sviluppo della nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e della senatrice Linesu). Per fare questo, però, deve partire dallo stesso punto di partenza, e pensiamo che il metano sia per la Sardegna un punto di equilibrio tale per cui, risolto il problema energetico, potremmo veramente contribuire a ridurre quella forma di assistenzialismo che ancora c'è in Sardegna per dar vita a un'economia valida della quale beneficerà l'intero territorio nazionale. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà.
VALENTE (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di intervenire nel merito di questa manovra di bilancio, consentitemi di rinnovare anche in quest'Aula - da parte mia e dell'intero Gruppo del Partito Democratico - il nostro augurio alla nuova presidente della Corte costituzionale, la professoressa Marta Cartabia, prima donna ad assumere questo ruolo così rilevante e significativo per la vita istituzionale del nostro Paese.
Le prime parole pronunciate dalla presidente Cartabia sono state davvero un messaggio di forte impatto per tutto il Paese: un Paese dove diminuiscono gli omicidi ma crescono i femminicidi - ha detto la neo Presidente - non è un Paese civile. Ebbene, per queste parole la voglio sinceramente ringraziare, per avere da subito sollevato l'attenzione che merita sul tema della violenza contro le donne, e soprattutto per avere affermato che il problema riguarda la civiltà di un Paese, la civiltà dell'Italia, e dunque il suo livello e la sua capacità di cultura, di integrazione, la sua capacità di far vivere, riconoscere e promuovere le differenze a tutti i livelli.
Cari colleghi, ho cominciato da un tema che può apparire un po' distante, ma che invece non lo è e in realtà mi aiuta a fare un ragionamento comodo.
Ho sentito molti colleghi intervenuti in quest'Aula, come è giusto che sia. In questo momento, in questa manovra, discutiamo le risorse per il prossimo anno che saranno destinate ai provvedimenti più significativi; ma all'interno di una manovra, come è naturale che sia, proviamo anche a stabilire la tabella di marcia di quello che per noi è l'indirizzo verso il quale vogliamo spingere il Paese, dell'idea di Paese che abbiamo in mente. Ebbene, credo non sia un caso che questa manovra dipinga un'idea di Paese profondamente diversa da quella che abbiamo visto nella manovra della precedente maggioranza di Governo.
È stata una sessione di bilancio particolarmente difficile: venivamo da un'eredità pesante - consentitemi - non tanto per la questione delle clausole di salvaguardia, che pure hanno avuto il loro peso, ovviamente, ma proprio per l'idea di Paese. Un Paese autoreferenziale, piegato su se stesso, dove si provava più a cavalcare i problemi e a soffiare sulle difficoltà, ma pochissimo a dare una risposta a quelle difficoltà. Poco o pochissimo si riusciva ad evincere un'idea di sviluppo e di dove si volesse portare il Paese.
Questa è stata l'eredità più pesante che siamo stati chiamati ad affrontare con questa manovra. Lo abbiamo fatto con serietà, con pacatezza, con grande senso di responsabilità. Per questo ringrazio tutti: anzitutto i componenti della Commissione bilancio, il Governo, la maggioranza, ma anche le opposizioni che ci hanno consentito di arrivare a questo punto. Lo abbiamo fatto con coraggio per tornare davvero a definire un nuovo modello di sviluppo, uno sviluppo che, secondo me, ha scelto di percorrere una strada molto chiara.
Qualche giorno fa il governatore Visco ha ricordato che la crescita del nostro Paese dipenderà per buona parte dal livello di partecipazione delle donne alla vita pubblica e al mercato del lavoro. E allora, se c'è un tema che oggi richiede una proposta solida che guardi al futuro con coraggio, una proposta fatta di princìpi e obiettivi chiari, ma anche di strumenti efficaci e di risorse per attuarli, questo è senza dubbio rappresentato dalla capacità e dalle politiche che noi metteremo in campo per favorire la partecipazione delle donne in maniera effettiva e non soltanto in maniera formale e dichiarata.
Penso, in modo particolare, al gender gap e alle difficoltà per le donne di entrare, di restare, ma, soprattutto, di avanzare nei loro percorsi di carriera nel mondo del lavoro alle stesse condizioni degli uomini. Ma penso anche a quanto serve per mettere al riparo le donne da molestie sui luoghi e nei rapporti di lavoro. Ricordiamo che il lavoro per le donne è il principale strumento di autonomia e, quindi, di affermazione del loro essere e della loro dignità. Minare quel tipo di libertà significa compromettere scelte di libertà. È per questo che abbiamo fatto bene a rafforzare ed estendere la rete di assistenza e protezione per le donne nel mondo del lavoro. Lo abbiamo fatto con molti interventi, anche in questa legge di bilancio.
In molti casi le donne che chiedono aiuto non sono sole, eppure tante volte non è così ed è difficile assistere e dare una risposta concreta alla loro domanda e al loro bisogno. Questa legge di bilancio allora fa una prima cosa, forse a basso costo, ma secondo me di impatto concreto: si tratta di una scelta importante. Com'è stato richiamato prima dal collega della Lega - e vogliamo ringraziare per la fondamentale collaborazione che c'è tra maggioranza e opposizione su temi tanto delicati - abbiamo scelto di obbligare tutte le pubbliche amministrazioni che erogano servizi diretti all'utenza, gli esercizi pubblici, le unità sanitaria locale e le farmacie a esporre in modo ben visibile il numero verde nazionale anti-stalking e antiviolenza. È un passo importante, ripeto, che dà una direzione e segna una tabella di marcia.
Politiche per le donne, però, vuol dire molte cose, cose anche diverse, che richiedono interventi e strumenti distinti, tanto sul piano legislativo, quanto sul piano operativo. Tutti questi strumenti saranno più efficaci, se però dietro c'è una visione unitaria di dove vogliamo portare il Paese e di quale ruolo le donne devono avere in questa marcia, una visione progressista che non abbia paura di affidare alle donne un peso centrale nel futuro sviluppo, cui ovviamente il nostro Paese deve tendere. Parlo certamente di crescita economica, ma anche e soprattutto del futuro di diritti e del grado di civiltà del Paese.
Arrivo tra poco agli strumenti concreti inseriti nella manovra, ma fatemi dire che, soltanto se crediamo davvero che libertà, autonomia e diritti delle donne vadano difesi ed estesi in tutti i luoghi della società - in famiglia, per strada, nei luoghi di lavoro - potremmo poi trovare risorse per realizzare politiche a favore delle donne: soltanto così combatteremo davvero tutte le forme di discriminazione e di disparità.
Ricordo una cosa semplice. C'è stata una fase, fino a pochi mesi fa, in cui, oltre alla controriforma Pillon, si proponeva di distribuire un pezzo di terra alle donne che stavano a casa e facevano il terzo figlio, oltre a proporre l'abolizione della legge n. 194 del 1978. Ho sentito prima il senatore Pillon dire di rilanciare la legge n. 194: noi diciamo di rilanciare la legge n. 194, ma l'abbiamo vista messa in discussione nei mesi precedenti ed era un rischio, era pericoloso. Si è proposto anche di riaprire le case chiuse.
Io credo che dobbiamo archiviare quell'idea di Paese. Pensare che le donne debbano tornare a fare le mamme e le mogli non è una battaglia sbagliata per le donne; è una battaglia sbagliata per il Paese, per il suo grado di civiltà, di progresso e di emancipazione. (Applausi dal Gruppo PD).
In quella fase politica le risorse contro la violenza sono state poche. Oggi abbiamo fatto scelte coraggiose, prevedendo un milione di euro per il 2020, con particolare riferimento agli orfani di crimini domestici: ricordo che quel provvedimento aspettava da tanto tempo. Sono stati previsti, ancora, 4 milioni di euro in più all'anno per il piano antiviolenza: è una misura che parla soprattutto a centri, a case rifugio, che tante volte sono senza risorse. È un problema di risorse, oltre che di modi e di tempi con i quali arriveremo a dare queste risorse. Quei soldi, nel futuro piano antiviolenza, potrebbero servire anche a riconoscere i luoghi delle donne, nei quali si afferma una cultura di genere, che è la prima e più importante battaglia per combattere la violenza.
Abbiamo scelto di investire anche sulla formazione, sugli studenti e sugli insegnanti nelle scuole. Abbiamo stanziato risorse nel disegno di legge di bilancio affinché nelle scuole arrivi veramente questa battaglia.
Le disposizioni contenute nella manovra non saranno risolutive; altro resta da fare ed è quello che ci attende nell'anno che verrà, ma tutto quello che c'è in questa manovra è figlio dell'idea che, per incidere sul tema della violenza, bisogna costruire una risposta concreta e non basta gridare all'emergenza, ma serve veramente incidere su educazione e prevenzione. Solo così vinceremo questa battaglia. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà.
FAGGI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, buongiorno a tutti. (Applausi). Buongiorno a quest'Assemblea così, in questa "ressa" i giochi sono finiti, il mercato è chiuso e ovviamente, quando i mercati sono chiusi, si levano i banchetti e la gente torna a casa propria. Quello che c'era da fare è stato fatto.
Prima di tutto vorrei esprimere i miei ringraziamenti ai due relatori: al senatore Stefano, per la sua delicatezza e la sua grazia, e alla straordinaria collega Rivolta, che mi ha accompagnato in questa nuova esperienza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Io, infatti, arrivo dall'8a Commissione e quando siamo passati in minoranza ho deciso di lasciarla, perché la mia intenzione era quella di mettere mano al codice degli appalti e, dato che farlo significava metterci mano in maniera abbastanza consistente, avendo visto che sarebbe stato inutile e improduttivo, lasciando a malincuore i colleghi che erano con me (comunque continuiamo a vederci), ho deciso di fare questa esperienza, che è stata molto interessante. Dico questo perché, sebbene sia la mia prima legislatura, io non arrivo da un'esperienza politica proprio di primo pelo: sono anagraficamente avanti con l'età e questo mi ha permesso di fare anche delle belle esperienze con bilanci abbastanza complessi.
Ovviamente mi aspettavo un bilancio e soprattutto una programmazione e una serie di riunioni di altissimo livello. Ebbene, non che le persone che appartengono alla Commissione bilancio non lo siano - tengo a chiarire che sono tutte persone molto più preparate di me - però devo dire che, per come si sono consumate, queste quattro settimane, in cui sono andata a casa una volta sola, mi hanno lasciato decisamente perplessa. Perché?
Non entrerò nel merito di tutto quello che è stato detto e che è stato spiegato già bene, prima, da chi mi ha preceduto: chi ha parlato di strade, chi di un emendamento, chi dell'altro, chi della tassa, della sovrattassa, della plastic tax e quant'altro. Lascio perdere ed entro nel merito delle modalità. Mi sarei aspettata una serie di riunioni di maggioranza e minoranza fatte per costruire quello che è uno strumento che poi si cala sulla vita dei cittadini e questo non è avvenuto. Infatti, tre settimane le ho passate tra sconvoca e convoca, convoca e sconvoca, siediti e alzati, alzati e siediti e soprattutto con questa incertezza dei dieci minuti. Ho imparato cos' è il tempo: dieci minuti per me sono dieci minuti, forse perché a una certa età dieci minuti sono importanti (dopo dieci minuti sei già invecchiato). Quei dieci minuti in realtà erano 20. Anche l'espressione «un momentino», detta dal simpaticissimo presidente Pesco adesso ha un significato: un momentino può essere un'ora come una giornata e di questi momentini ne ho passati, per tre settimane, passeggiando e facendo cose che non avevo mai fatto e che mi hanno anche rallegrato, perché ho potuto vedere anche un po' Roma. Ho potuto vedere Roma, ho fatto la tinta, ho fatto i capelli, ho fatto tutte queste cose. Mi chiedevano: cosa fai? Faccio il bilancio.
Mi sono resa conto che questo bilancio era in realtà una serie di "momentini" e questi "momentini" si sono poi tutti convogliati in un grande momento, che è stato mercoledì notte. Mercoledì notte è stata la notte dei lunghi coltelli, quella in cui si è arrivati proprio alla fine e questi sparpagliamenti di soldi hanno trovato le loro caselle.
C'era l'ammezzato, dove c'è l'Aula della 5a Commissione, dove non si poteva passare, perché c'erano circa trenta giornalisti, e questa piccola auletta, che è l'Aula dove si crea il bilancio, dentro la quale eravamo circa in cinquanta. Mancava l'aria, però non importa, perché manca l'aria e capisci che improvvisamente il cervello non funziona più, ma devi resistere. Allora apri la finestra? Non si può, perché metà sono ammalati e devi resistere. L'importante è non mollare il posto, perché se molli il posto ti parte l'emendamento e se ti parte l'emendamento, sei fregato, perché se ti parte l'emendamento sul territorio, hai finito.
In mezzo a tutto questo, fuori c'è una porta, la porta - mi permetta, signor Sottosegretario - dei potenti. Davanti a quella porta c'è una serie di persone che non ti fanno entrare, perché c'è il Ministro dentro. «Avrei bisogno di parlare con il Ministro», ma la risposta è che non si può. Allora cominci a passare per i Sottosegretari, con tutti, a destra e a sinistra, ma io ho bisogno di parlare un attimo con il Governo: non si può. In questo ruolo, ha avuto grande presenza il sottosegretario Malpezzi, che non c'è e che lo scorso anno ha tirato un tomo a Garavaglia (ma Garavaglia è agile e l'ha schivato) e giustamente, nel suo ruolo di ex professoressa con le mani conserte, passava e diceva: dovete essere contenti, voi della minoranza, perché vi abbiamo approvato un miliardo di euro per la Statale 36 Lecco-Cortina su due Regioni, Veneto e Lombardia, che non governiamo noi. Ma, veramente, il bilancio, quello che serve per l'Italia, non è fatto di "marchette", ma è fatto di emendamenti, è fatto di posizioni che devono servire all'Italia intera! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
È fatto di cose che devono servire non solo per stare su un giornale. Per i grandi temi politici, stiamo su un giornale. Mi ci sono volute due ore - dopo tre settimane di "giggionamenti" - per dire che il milione di euro che mi serve per far cadere la roccia - ho fatto anch'io la mia "marchetta" - mi serve perché non voglio che ci siano altri avvisi di garanzia. Mi è stato detto: «vedremo quello che si può fare». Ho talmente stancato il senatore Stefano che alla fine mi ha detto: «non ti preoccupare, guarda: passa, perché mi hai proprio rotto». È andata bene così, ma il bilancio è un'altra cosa!
Il bilancio è questi banchi vuoti, pieni. Il bilancio non è prendere un pezzo di carta e dire: «quello che avete fatto voi», «perché Salvini ha fatto», «perché voi della Lega», «perché il 2011, il 2010 e il 2013». Il bilancio è lo strumento... (La senatrice Biti fa un gesto con la mano).
Così lo fai a tua sorella, mentre sto parlando. Così lo fai a tua sorella! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Altrimenti, se vuoi fare così, ti giri da un'altra parte o dal tuo collega. A me così non lo fai, mentre parlo.
Comunque, tornando a noi, non è il contenuto del bilancio che stiamo portando avanti che non va più bene, è la sua modalità che deve essere cambiata. È il suo approccio che deve essere cambiato. Poi, può esserci un Governo di destra o un Governo di sinistra, grandi temi politici che investono tutti, poi, a corollario, devono esserci tutta una serie di situazioni. Il bilancio deve essere fatto di riunioni rispettate, deve essere fatto di aule dove si respira e deve essere fatto di documenti che possono essere leggibili. Abbiamo deforestato 4.000 metri quadrati, perché abbiamo usato solo carta, un foglio dopo l'altro, che ogni dieci minuti (i famosi dieci minutini) non aveva più valore. Vogliamo diventare moderni, vogliamo far diventare tutto digitale. Avremo anche la cambiale digitale: oggi ti può indebitare su un computer, puoi fare quello che vuoi, va benissimo, ma perché non mettere dei computer in un'aula e riaggiornare i file, anziché avere carta che vola? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questa è un'altra cosa che si potrebbe fare.
Vanno rispettati i tempi: le minoranze sono minoranze, minoranze di Gruppo, minoranze politicamente, ma devono avere un rispetto che non deve essere: «a voi tocca questo, un pochino e in questo pochino dovete starci dentro». O va o non va: se un emendamento è inammissibile oggi, non diventa ammissibile due ore dopo, o lo è, o non lo è. Se ci sono soldi adesso, ci sono. Se una cosa non va bene, non va bene.
Dico allora: tutto bene, non entro nel merito; l'anno scorso a voi, quest'anno a noi. Occorre però fare una seria riflessione che ci permetta di affrontare una legge che è uno degli strumenti più importanti del Paese, che poi si cala su quello che è fuori, perché poi ci saranno tutte le procedure e i decreti che dovranno essere adottati, serviranno tante cose prima che quello che abbiamo stabilito oggi si concretizzi. Occorre una regola che ci metta nella condizione di affrontare questo strumento fondamentale e importante nel vero senso della parola. Provate, in una società privata, ad affrontare il bilancio come l'abbiamo affrontato noi: ci sono norme che ti mettono dentro. Provate ad affrontare il bilancio di un condominio come l'abbiamo affrontato noi: l'amministratore condominiale verrebbe cambiato subito.
Il mio auspicio, al di là di tutto, è che il bilancio diventi veramente strumento per gli italiani e non si risolva semplicemente in una spartizione più o meno equa, più o meno ammissibile, più o meno concreta. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà.
MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, sono lieta, perché in questa manovra di bilancio, grazie anche al nostro contributo, siamo riusciti a fare cose buone per l'università, l'AFAM, la scuola e la cultura. Le elencherò velocemente.
Per l'AFAM abbiamo incrementato di 1,5 milioni di euro le risorse per i servizi e le iniziative a favore degli alunni disabili e con disturbi di apprendimento. Abbiamo previsto 10 milioni di euro per il rimborso per il mancato introito derivante dalla no tax area. Abbiamo deciso che il 60 per cento delle risorse destinate al grande progetto Human Technopole siano devolute a progetti scelti e condivisi dal mondo della ricerca scientifica nazionale. (Applausi dal Gruppo M5S). Il mondo della ricerca scientifica ha infatti bisogno di essere valorizzato e ancora c'è da fare. Abbiamo previsto un aumento da 16 a 31 milioni del fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio, perché noi crediamo fermamente nel diritto allo studio come diritto di uguaglianza. (Applausi dal Gruppo M5S). Abbiamo garantito la continuità didattica e docenti specializzati per i nostri studenti con disabilità, una misura che si va a sommare alle altre misure per la disabilità: abbiamo garantito 1.000 posti. C'è ancora da fare, lo sappiamo, ma intanto stiamo continuando a fare qualcosa.
Nel mondo della cultura pensiamo che si debba valorizzare il grande tessuto culturale che è fatto di tante piccole realtà e istituzioni, tanto care agli abitanti di ciascun luogo, anche fuori dai grandi poli di attrazione. Abbiamo quindi previsto l'istituzione di un fondo per il funzionamento dei piccoli musei con risorse pari a 2 milioni di euro a partire dal 2020, per assicurare il funzionamento e la manutenzione ordinaria (manca ancora un piano nazionale di manutenzione ordinaria e lo dico prima a noi stessi e, poi, al presente Ministro) e garantire la continuità di fruizione e l'abbattimento delle barriere architettoniche.
Abbiamo previsto un fondo per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana nel mondo, perché da qui passano la promozione del nostro made in Italy, la costruzione di ponti culturali che abbattano le narrative di odio e razzismo che stanno prendendo troppo piede in questo Paese. (Applausi dal Gruppo M5S). È anche attraverso queste misure che si fa la cooperazione tra tutti i centri di promozione culturale, scientifica e di ricerca nel mondo.
Sono poi particolarmente lieta dell'istituzione del Fondo per il recupero di immobili statali di interesse storico e culturale in stato di abbandono e per la riqualificazione di aree industriali dismesse ove insistono manufatti architettonici di grande pregio. È infatti facendo un database organico, nazionale, accessibile e fruibile da enti locali, da associazioni e da tutte le istituzioni che vogliano recuperare spazi da adibire per varie funzioni, che si contrasta il consumo di suolo e si mantiene il nostro grande patrimonio artistico e architettonico. (Applausi dal Gruppo M5S).
Signor Presidente, concludo con due battute, perché ho sentito un'enorme castroneria detta in quest'Aula, ovvero che il Governo mette in bocca ai giovani delle canne. Il Governo non mette in bocca ai giovani le canne, però la stessa forza politica, la Lega, che ci dice che noi vorremmo mettere in bocca ai giovani le canne, vorrebbe invece istituire la mininaja, quindi vorrebbe mettere le armi in mano ai giovani, e forse vorrebbe anche promuovere la cultura del mojito anziché della canna. (Applausi dal Gruppo M5S. Applausi ironici dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Queste sono due cose concrete.
Quindi, ripeto, noi non mettiamo le canne in bocca a nessuno. E teniamo a precisarlo, perché questa è una deformazione e una mistificazione di una norma che invece è tesa ad essere il preludio per la valorizzazione di un comparto, quello della canapa industriale, che in passato è stato uno dei pilastri dell'economia di questo Paese, e che sarebbe bene recuperare per dare nuova linfa anche a settori economici e all'occupazione. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà.
BOLDRINI (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, oggi ci apprestiamo ad esaminare in quest'Aula la legge di bilancio, il provvedimento più importante per il Parlamento ma soprattutto per il nostro Paese. Una legge di bilancio a cui stiamo lavorando in queste settimane. Ieri, alle 11 di mattina, ha avuto termine il suo iter in Commissione, con il lungo ed intenso lavoro - devo dirlo - di tutti, dei relatori ma anche di tutti i colleghi parlamentari presenti, compreso il Governo.
È stato un lavoro importante perché mirabilmente è riuscito ad arrivare anche a dare il mandato ai relatori. Ricordo che l'anno scorso questo non era successo, tanto per cominciare a mettere i puntini sulle "i". È da considerarsi un vero miracolo se calcoliamo che è stata predisposta in un periodo di stagnazione economica e con un ostacolo iniziale di 23 miliardi di euro per evitare l'aumento dell'IVA: un gravoso fardello che sarebbe costato circa 541 euro a famiglia di debiti aggiuntivi, anche per il fatto che lo spread per i primi mesi, anzi fino a metà anno, è stato alle stelle ed ha portato ulteriore danno alle nostre economie.
Con le politiche economiche del nuovo Governo contenute in questa legge di bilancio riportiamo l'Italia sui binari dell'equità e della crescita proteggendo il potere d'acquisto dei salari e delle pensioni. Stiamo mettendo in sicurezza il Paese, conferendo all'Italia quella credibilità internazionale che negli ultimi mesi è stata pesantemente offuscata. È una manovra che restituisce fiducia alle persone nelle istituzioni, attraverso la lotta all'evasione fiscale, sostenuta da incentivi ai pagamenti elettronici e agli adempimenti spontanei. È una manovra che aumenta il netto in busta paga ai lavoratori attraverso il taglio delle tasse - quelle sì - sul lavoro. È una manovra che garantirà alle famiglie un adeguato sostegno alla genitorialità attraverso l'istituzione di un assegno unico.
Per quanto riguarda le misure che a me competono particolarmente, quindi in ambito sanitario, vorrei ricordare alcuni provvedimenti, a mio avviso, molto importanti per la collettività, a cominciare dalla conferma dell'aumento di 2 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale, dall'abolizione del superticket dal prossimo settembre e dalla conferma dei due Fondi, da 500 milioni di euro ciascuno, per i farmaci innovativi e i farmaci innovativi ecologici.
Tra le novità più interessanti c'è lo stanziamento di 235 milioni di euro per dotare gli studi dei medici - e ora, in legge di bilancio, grazie alla collaborazione di tanti colleghi, allargato ed esteso ai pediatri di libera scelta - per poter avere più diagnostica di primo livello, andando anche in questo senso verso l'eliminazione delle liste di attesa. Senza dimenticare poi un altro emendamento, importantissimo per quanto riguarda i territori più lontani da noi, a proposito dell'allargamento della sperimentazione delle farmacie dei servizi, che arriveranno anche in altre Regioni (quasi sempre Regioni del Sud), andando a dare un ulteriore servizio a quei cittadini che avranno necessità di avere immediatamente dei servizi più vicino a loro.
Questi sono segnali importanti, concreti e che arrivano immediatamente ai cittadini. È un primo passo di una riforma potenzialmente epocale, che nel tempo si potrà tradurre non solo in un'attenzione sempre maggiore verso il paziente, ma anche in risparmi per il Sistema sanitario nazionale perché potrà contribuire alla riduzione delle liste d'attesa nel settore della diagnostica di primo livello e permetterà di evitare accessi inappropriati al pronto soccorso ospedaliero. A tutto ciò vanno aggiunti altri 2 miliardi di euro in più, destinati all'edilizia sanitaria - sappiamo di quanto hanno bisogno le strutture sanitarie di essere ammodernate - e un fondo per la disabilità e la non autosufficienza con una dotazione di 550 milioni di euro, che da qui al 2022 andranno ad aggiungersi a quanto già previsto sulla materia.
Insomma, per la sanità si registrano passi avanti concreti che ci portano a dire che questa legge di bilancio può a tutti gli effetti rappresentare un punto di svolta per l'intero settore. Inoltre, come promesso, abbiamo aumentato - l'hanno già detto anche i miei colleghi - il fondo per le borse di studio degli specializzandi. Anche questa è un'altra cosa cui tenevamo molto. Non abbiamo ancora raggiunto ciò che volevamo; ci stiamo ragionando e continueremo a fare questa battaglia finché non arriveremo a risolvere il problema dell'imbuto formativo, ovviamente controllando e vedendo laddove ci siano davvero carenze di specializzazioni. È, quindi, un passo importante e un segnale d'inizio verso la risoluzione, nel corso degli anni, della mancanza di medici e, soprattutto, di specialisti.
Un altro tema fondamentale per la sanità è la stabilizzazione del personale: abbiamo allungato al 31 dicembre 2019 i termini per avere maturato i requisiti per poter essere stabilizzato, oltre ad aver previsto lo scorrimento delle graduatorie, che è un altro segnale concreto. Si potranno stabilizzare quindi più persone, soprattutto in ambito sanitario, sia in qualità di medici che di infermieri. Ci fa piacere constatare che su questo tema tutte le forze politiche si trovano d'accordo: come potrebbe non essere così quando si parla di salute e di tutelare la salute soprattutto dei nostri cittadini?
Il dibattito sulla legge di bilancio è stato arricchito dal contributo parlamentare e dal lavoro in Commissione, come è stato citato prima. Per me non è la prima volta che partecipo ai lavori alla legge di bilancio e tutti gli anni, quando si discute il disegno di legge di bilancio, ci sono assembramenti e Aule piccole, ma questo è il nostro lavoro di parlamentare: non possiamo avere sempre tutto comodo. È lì che dobbiamo stare e, se uno deve seguire i propri emendamenti, fa la notte, come hanno fatto tanti di noi che sono stati presenti. Quindi, non credo che sia un disagio; anzi, penso sia questo il mettersi a disposizione dei nostri cittadini. (Applausi dal Gruppo PD).
Questa legge di bilancio è stata comunque presa in mano e lavorata, perché così ci aveva chiesto il Governo, a differenza del precedente, che invece aveva presentato un maxiemendamento di cui nessuno sapeva niente, nemmeno chi era al Governo. Noi abbiamo potuto sviscerare emendamento per emendamento, rimanere sì quindici ore in Commissione, ma per arrivare a una conclusione, come vedete, con i relatori presenti e poi continueremo nelle prossime settimane.
L'obiettivo di questa manovra è offrire al Paese soluzioni che diano anche un'anima politica a questa alleanza, che è nata, è vero, con l'obiettivo ambizioso che non era solo quello di sterilizzare le clausole dell'IVA, ma di far abbassare lo spread e mettere in sicurezza i conti del nostro Paese rispetto a un'eredità disastrosa che era stata lasciata appena pochi mesi prima dal punto di vista della credibilità internazionale del Paese e della prospettiva di tenuta dei suoi conti. Questa maggioranza, che è nata sull'onda di un'emergenza (ce lo ricordiamo, vero?), con grande responsabilità verso il Paese lo ha preso in mano, con l'ambizione di costruire una coesione in grado di durare tutta la legislatura e, quindi, di dare ai propri provvedimenti non solo la capacità di affrontare i problemi dell'oggi, ma anche di prefigurare soluzioni per il domani.
Per questo trovo pretestuosa e demagogica la propaganda portata avanti dall'opposizione, soprattutto da chi solo pochi mesi fa sedeva tra i banchi del Governo. Basta vedere le fake news che sono state montate ad arte sulla riforma del MES.
La politica è anche serietà e responsabilità e mai come in questo momento il Paese ne ha bisogno. Il Partito Democratico, assumendosi l'onere di governare e di affrontare una legge di bilancio da cui hanno preferito scappare a gambe levate per paura di prendere decisioni impopolari, ha dimostrato ancora una volta, insieme alla sua maggioranza, di avere questi requisiti. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà.
ABATE (M5S). Signor Presidente, gentili colleghi e colleghe, in quest'Aula, dove si lavora per il bene dei cittadini e non si parla di mucche o asini (ma naturalmente ognuno vede ciò che vuole vedere), stiamo discutendo della legge di bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e del bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022, una manovra che contiene una serie di misure riguardanti l'agricoltura e la pesca.
Si parla finalmente, insistentemente, di agricoltura e pesca in questa legislatura, che saranno fondamentali per lo sviluppo del Paese che stiamo immaginando per gli anni a venire. Basti pensare che al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali saranno destinati ben 600 milioni di euro che mettono il MIPAAF al centro delle scelte di Governo e lo rendono uno dei settori primari per il triennio 2020-2022. Analizzando in dettaglio alcune di queste importanti agevolazioni, possiamo vedere come il bonus agricoltura 2020 consista in un esonero totale dei contributi obbligatori INPS per 24 mesi a favore degli imprenditori agricoli professionali e dei coltivatori diretti. Con questa manovra, poi, mettiamo le donne al centro della nostra agenda politica: per loro sono previsti infatti mutui a tasso zero fino a 300.000 euro per le aziende agricole condotte da imprenditrici, la durata massima del mutuo sarà pari a 15 anni, una misura che sarà operativa entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di bilancio 2020, visto che è in programma l'emanazione di un apposito decreto ministeriale attuativo. Accanto a questo, a tutela delle lavoratrici nell'agricoltura, possiamo associare anche il fondo che servirà ad istituire nuovi asilo nido, appunto per favorire alle donne lavoratrici una situazione anche famigliare che venga loro incontro.
Anche per il 2020, poi, i redditi agricoli non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell'IRPEF, imposta sul reddito delle persone fisiche, dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola. Dal 2021, invece, l'esenzione scende al 50 per cento.
Il disegno di legge di bilancio 2020 prevede anche un sostegno alle imprese colpite dalla cimice asiatica, piaga che ha messo in ginocchio il settore ortofrutticolo con una perdita del raccolto pari al 90 per cento. Ottanta milioni di euro nel triennio 2020-2022 sono stati destinati al Fondo di solidarietà nazionale - interventi indennizzatori. Sono stati stanziati anche 15 milioni di euro per il 2020 e 14,5 milioni per il 2021 per la competitività delle imprese agricole e con l'obiettivo di sostenere lo sviluppo e gli investimenti nelle filiere, misure anche in linea con il programma green new deal, per il potenziamento cioè del settore della sostenibilità ambientale e del piano made in Italy.
Altre norme agevolative per l'agricoltura sono contenute nel decreto fiscale contenuto nella manovra 2020 in discussione alla Camera e riguardano la garanzia del fondo piccola e media impresa gratuita fino a 20.000 euro per lo sviluppo di tecnologie innovative, agricoltura di precisione, tracciabilità dei prodotti con tecnologie blockchain.
Infine, parliamo di due misure confluite in questa legge di bilancio molto importanti. Con una norma stanziamo, dal 2020, 200.000 euro per il funzionamento delle CUN, le commissioni uniche nazionali che hanno il compito di vigilare e regolamentare il mercato dei prodotti agricoli, agroalimentari ed ittici. Il corretto funzionamento delle CUN è necessario per monitorare l'andamento dei mercati e gli eventuali nodi critici. Per dare un'accelerata al made in Italy dobbiamo tutelare prima i nostri prodotti, mentre per quanto riguarda la pesca, con un'altra norma andiamo a garantire un sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti da imprese adibite alla pesca, compresi i soci lavoratori delle cooperative, nel periodo di sospensione dell'attività lavorativa, stanziando ben 11 milioni di euro.
Uno dei grandi motori per lo sviluppo dell'Italia è rappresentato dall'agricoltura - lo stiamo sostenendo con forza in questa legislatura - e dall'agroalimentare e questa manovra è un esempio di come si debba investire per favorire lo sviluppo del Paese e per rilanciarlo anche sul piano nazionale ed internazionale. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bonis. Ne ha facoltà.
DE BONIS (Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci accingiamo a votare la legge posta a fondamento della vita economica e sociale del Paese, una legge che vede spesso contrapposte le varie forze politiche, ognuna interessata a tutelare i diritti dei propri rappresentati e del proprio territorio.
In via generale, anche in questa manovra non si specificano i criteri di ripartizione delle risorse tra le varie aree del Paese, tra Nord e Sud, non si entra dettagliatamente nel piano di riparto, né i dossier del Senato, che pure abbiamo sollecitato, offrono un'analisi economica specifica della distribuzione delle risorse nelle varie aree del Paese.
Sì, è vero, ci sono misure per il Mezzogiorno: il rafforzamento delle ZES, lasciando invariato il limite massimo previsto per ciascun progetto di investimento di 50 milioni di euro, gli incentivi "Resto al Sud", il fondo "Cresci al Sud"; l'articolo 34 assegna ad alcuni Comuni del Mezzogiorno un contributo pari a 75 milioni di euro annui, da destinare a investimenti per infrastrutture sociali; l'articolo 35 assegna allo sviluppo delle aree interne 60 milioni per il 2021 e 70 milioni per gli anni 2022-2023; l'articolo 37 proroga il credito d'imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno; l'estensione della misura per gli investimenti effettuati nel 2020 comporta un credito d'imposta di 674 milioni di euro; l'articolo 26 assegna nuove risorse alla legge Sabatini.
Altra misura apprezzabile è sicuramente il sostegno della crescita del Mezzogiorno attraverso una serie di interventi che vanno in questa direzione, con il rafforzamento della clausola che prevede la destinazione ai territori meridionali di una quota non inferiore al 34 per cento del totale degli investimenti pubblici.
Ma si poteva e si doveva fare di più: 1,5 miliardi di euro al Sud corrispondono più o meno alla stessa somma che viene stanziata per le sole Olimpiadi Invernali, che ne avevano chiesti 3 di miliardi.
Se l'Italia è in stagnazione, il Sud è in recessione. Mancano più di 60 miliardi di euro all'anno di investimenti. Da diciotto anni parliamo di livelli essenziali delle prestazioni (LEP), di autonomia differenziata: mi avrebbe fatto piacere leggere che per città come Napoli, Bari, Palermo sarebbero state destinate più risorse. Per Regioni come la Basilicata mi sarebbe piaciuto vedere più risorse per le infrastrutture, invece dovremo accontentarci di qualche cittadella per la tecnologia 5G, a Matera, che fa male alla salute.
Anche quest'anno, quindi, nulla di tutto ciò.
Nel settore dei trasporti si prevede un finanziamento della linea metropolitana di Torino, ma per percorrere la tratta Catania-Trapani o Bari-Reggio Calabria ci vogliono tantissime ore. A Matera si attende ancora la ferrovia e tutto questo non mi sembra che sia molto equo e lo dico a tutti i colleghi in Aula.
Per quanto riguarda l'ambiente, si continua a parlare di green new deal, che il Governo dice di voler perseguire con convinzione, ma per il 2020 in fondo istituito è appena di 470 milioni di euro e sarà incrementato solo dopo il 2021. Siamo lontani, come Stato, dal raggiungimento degli obiettivi fissati a livello mondiale per la riduzione drastica delle immissioni. Forse ce ne accorgeremo quando sarà troppo tardi.
In materia agricola abbiamo istituito nello stato di previsione del MIPAAF il fondo per la competitività, ma questi finanziamenti dovrebbero più propriamente essere indirizzati alla voce "Industria" e non a quella "Agricoltura", perché le filiere sono delle gabbie preparate a regola d'arte dalle industrie, nelle quali far entrare gli agricoltori per monopolizzare il mercato, imbrigliarlo, imporre prezzi e condizioni spesso improponibili e indecenti.
Il Ministero, anziché finanziare le filiere, come ha fatto, avrebbe dovuto finanziare anche le CUN (Commissioni uniche nazionali) e istituire quelle CUN che servono ai nostri agricoltori, specie nel Mezzogiorno. Ma tutto questo non è stato ancora fatto, nonostante gli impegni del Ministro.
Qualcosa non torna. Si vuole aumentare la produzione di granaglie nel Sud e quindi si danno quattrini alle industrie per aumentare la produzione: c'è qualcosa che non funziona.
Sulla giustizia, vorrei ricordare all'Assemblea che molti avvocati che difendono i loro assistiti con il gratuito patrocinio ancora aspettano di essere liquidati.
Certo, non si possono non apprezzare la sterilizzazione delle clausole salvaguardia per evitare l'aumento dell'IVA, la previsione della riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori, il blocco della flat tax per le partite IVA, alcune misure sugli investimenti in campo ambientale, la cancellazione del superticket, la previsione del finanziamento di alcuni milioni per l'assegno per il primo figlio. È positivo che dal primo gennaio 2020 molte famiglie italiane non pagheranno più le rette degli asili nido. È inoltre positivo che dal 1° gennaio 2020 molte famiglie italiane non pagheranno più le rette degli asili nido. Sono positivi anche l'introduzione - rinviata a luglio - delle tasse sulla plastica monouso e sulle bevande con zuccheri aggiunti (misura che esiste già in molti altri Paesi europei), gli incentivi per l'utilizzo di strumenti di pagamento elettronici (importante per la lotta all'evasione fiscale), la riconferma del reddito di cittadinanza, le agevolazioni per l'industria 4.0 e il bonus facciate.
Con il nuovo pacchetto di emendamenti, depositato dai relatori in Commissione bilancio, sono state introdotte modifiche al green new deal, maggiori risorse al Fondo nazionale per la non autosufficienza e il bonus eccellenze. Tra le proposte emendative, segnalo anche le risorse per l'educazione finanziaria e il documento unico di circolazione ACI. Tra i vari temi, ricordo anche il Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, la Fiera del libro di Francoforte, il prepensionamento dei giornalisti, i monopattini e le biciclette, il completamento della carta geologica d'Italia, i fondi per le borse di studio alle università, la proroga dei contratti per i lavoratori socialmente utili (LSU) in Calabria e i corsi contro il bullismo per i docenti. Chi riceva bollette pazze per la fornitura di energia elettrica, gas, acqua, servizi telefonici o televisivi, oltre al rimborso delle somme eventualmente versate e non dovute, ha diritto a ricevere anche una somma pari al 10 per cento dell'ammontare contestato. Sale inoltre la quota rosa nei consigli di amministrazione delle società quotate.
Per quanto concerne il testo originario della manovra, apprezzo l'intervento sulle royalty delle imprese nel campo dell'estrazione del petrolio, che prevedono per il triennio 2020-2022 la non applicazione delle soglie di esenzione dal pagamento delle aliquote di prodotto della coltivazione di idrocarburi. A questo proposito, speravo venisse approvato un mio emendamento che intendeva rideterminare le aliquote di prodotto della coltivazione di idrocarburi, con un gettito per le casse dello Stato di oltre 2 miliardi di euro. Attualmente, le royalty gravano, complessivamente, per il 10 per cento sugli idrocarburi liquidi e gassosi, con l'eccezione degli idrocarburi liquidi estratti in mare, per i quali l'aliquota è del 7 per cento. Tali percentuali in Italia sono veramente irrisorie rispetto agli altri Paesi. Per esempio, in Norvegia e in Indonesia le royalty sono all'80 per cento, in Libia al 90 per cento, mentre in Canada i governi locali si lamentano perché giudicano insufficiente il 45 per cento.
Poiché mi piaceva avere un approccio costruttivo e propositivo, alla manovra ho presentato ventiquattro emendamenti e quattro ordini del giorno in Commissione (questi ultimi, a onor del vero, sono stati tutti e quattro accolti ma come raccomandazione), molti dei quali incentrati sui temi dell'ambiente e dell'agricoltura, ossia quelli su cui oggi si giocano le partite più importanti per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese. Ringrazio il Governo per l'accoglimento degli altri miei cinque ordini del giorno, presentati in Commissione agricoltura e produzione agroalimentare, benché con riformulazione, riguardanti la moratoria per gli agricoltori, allevatori e pescatori, la PAC per il biologico, l'estensione della cosiddetta rottamazione ter agli accertamenti dell'IMU agricola 2014-2015, nonché l'istituzione della commissione unica nazionale (CUN) del grano.
C'è, infine, il tema della soccida, per cui ho presentato un ordine del giorno, contenente il preciso impegno del Governo di approfondire l'applicazione di tale contratto, al fine di evitare gli effetti distorsivi da questo derivanti. A tal proposito avevo presentato anche un emendamento per l'abolizione dei contratti di soccida al settore zootecnico, che avrebbe aumentato il gettito fiscale stimato di circa 3 miliardi di euro all'anno. Tale disposizione avrebbe favorito una corretta integrazione tra le diverse componenti della filiera, ma purtroppo è stato respinto.
Tra gli altri emendamenti presentati, ricordo anche quelli riguardanti la Tari per gli studenti universitari, la proroga dei contratti del personale del Comune di Matera, l'abolizione del concorso IRPEF al 50 per cento per i redditi dominicali e agrari, gli interventi per il salvataggio delle aziende agricole in difficoltà, una moratoria per agricoltori, allevatori e pescatori, il credito d'imposta per gli investimenti in agricoltura, le modifiche alla legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (bonus verde), il fondo per la tutela ambientale e paesaggistica nelle aree interne, l'istituzione di una zona franca produttiva nel comune di Matera e il fondo per l'alluvione a Matera e Metaponto.
Il mio giudizio su questa manovra è in parte positivo e in parte negativo, perché ritengo che il Governo avrebbe dovuto avere maggiore coraggio verso misure che pure sono state previste. In ogni caso, per quanto riguarda i miei ordini del giorno accolti, mi auguro che il Governo li faccia diventare presto norme. Sono invece rammaricato perché sono state respinte alcune proposte emendative che avrebbero portato più soldi nelle casse dello Stato.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maiorino. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, nel breve tempo a mia disposizione intendo concentrarmi su un aspetto di questa manovra del quale, come MoVimento 5 Stelle, siamo estremamente orgogliosi. Questo aspetto ha infatti l'obiettivo di valorizzare le donne, il nostro ruolo di lavoratrici e il nostro ruolo di madri. Si tratta, per la prima volta, di un provvedimento che dedica alle donne e alle famiglie un'attenzione che non si era mai registrata in questo modo prima d'ora.
A questo proposito, però, lasciatemi svolgere prima una considerazione di carattere generale e preliminare: un Paese che decide di investire sulle donne, sulla ricerca e sulle politiche green, quindi sull'ambiente, come stiamo finalmente facendo noi, è un Paese coraggioso che esprime una visione e che si proietta nel futuro con sicurezza, non si limita a mettere - per così dire - delle toppe tanto per vivacchiare e tirare avanti, ma esprime una autentica prospettiva; di questo ringraziamo sinceramente l'attuale Governo e tutti i colleghi con cui abbiamo lavorato giorno e notte per condurre in porto queste misure tanto importanti.
Penso, in primis, al pacchetto famiglia, a tutta quella serie di misure dedicate ai nuclei familiari con figli che intende proprio aiutare la conciliazione lavoro-famiglia per le donne, tanto complessa al momento. Abbiamo infatti raddoppiato il voucher per gli asili nido portandolo da 1.500 a 3.000 euro per le famiglie con ISEE fino a 25.000 euro. Abbiamo potenziato il bonus a 2.500 euro per le famiglie con ISEE fino a 40.000 euro. Il bonus bebè per i nuovi nati è naturalmente confermato mentre viene potenziato il congedo per i papà, che passa da cinque a sette giorni. Il nostro obiettivo, naturalmente, è arrivare almeno a dieci, così come previsto dall'Europa ma chi mi conosce sa bene come la penso. Il figlio riguarda la mamma e riguarda il papà: il congedo deve essere in eguale misura per entrambi i genitori, solo così uomini e donne saranno davvero pari nella società e nel mondo del lavoro ed entrambe le figure genitoriali saranno riconosciute e valorizzate come necessario. (Applausi dal Gruppo M5S).
Vi sono poi misure a sostegno dell'imprenditoria giovanile e femminile: ben 10 milioni l'anno di contributi a fondo perduto per sostenere la nascita e lo sviluppo di imprese composte da giovani e da donne. Bene anche il bonus donne in campo: 15 milioni per garantire mutui a tasso zero fino a 300.000 euro alle imprenditrici agricole o a tutte quelle donne che intenderanno diventarlo. E ancora, grazie alla proroga di opzione donna le lavoratrici che hanno maturato un'anzianità contributiva di trentacinque anni e abbiano almeno cinquantotto anni di età, potranno andare in pensione, se sceglieranno di farlo.
Abbiamo lavorato su tutti i fronti: sul fronte della famiglia, del lavoro e del welfare, ma ci siamo mossi anche su altri fronti come il mondo dello sport. Tutti sappiamo della vexata quaestio per cui le atlete donne non sono mai e in nessun caso delle professioniste. Ebbene, noi abbiamo incentivato le federazioni a cambiare finalmente questo approccio, dando loro la possibilità di rendere anche le nostre atlete professioniste per superare questa inaccettabile disparità fatta di compensi più bassi e di totale mancanza di tutela.
Anche in questo caso, ho già avuto modo di esprimere la mia opinione al riguardo e di constatare quanto sia triste che le federazioni abbiano bisogno di un incentivo economico per attuare il principio dell'uguaglianza che è sancito nella Costituzione. (Applausi dal Gruppo M5S). Ne prendiamo atto e, se questo può servire a superare tale inaccettabile giustizia, così sia. E che sia il principio di un veloce percorso di riconoscimento del professionismo sportivo femminile ad ogni livello.
A proposito di superamento di ingiustizie, non posso non citare un'ulteriore misura inserita nel decreto fiscale, quella del taglio dell'IVA sugli assorbenti biodegradabili, che passerà finalmente dal 22 per cento al 5 per cento. Al netto delle critiche strumentali mosse a questa misura, si tratta di un traguardo storico per noi donne, che viene declinato in accordo con la moderna sensibilità di rispetto per l'ambiente.
Infine, signor Presidente, voglio citare i 12 milioni stanziati in tre anni contro la violenza sulle donne per il Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, misura che si accompagna all'estensione del risarcimento anche allo sfregio del volto e alla maggiore protezione degli orfani di femminicidio.
Voglio portare in Aula il mio ricordo, e naturalmente quello di tutta l'Assemblea, di Cristina Biagi, uccisa dal marito nel ristorante dove lavorava a Massa Carrara nel 2013. Attraverso di lei, il nostro pensiero va a tutte le vittime di femminicidio e ai loro familiari, cui va garantita la tutela da ogni forma di azione risarcitoria diretta. Lo abbiamo fatto per le figlie di Cristina e per tutti gli orfani di femminicidio. Su questo non transigiamo. L'abbiamo dimostrato nei fatti e ne siamo orgogliosi. Ascolterò ora con attenzione l'intervento dell'ex collega Ugo Grassi. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà.
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei soffermarmi sull'articolo 28 della legge di bilancio. Questo articolo menziona l'introduzione e la creazione dell'Agenzia nazionale della ricerca. Quest'Agenzia richiede un impegno di spesa di circa 5 milioni di euro solo per il funzionamento della struttura: 5 milioni di euro. È un'Agenzia che ha quale scopo quello di individuare i progetti di ricerca da finanziare. Cito testualmente l'articolo 28: «4. Sono organi dell'Agenzia il direttore, il comitato direttivo, il collegio dei revisori dei conti. 5. Il direttore è scelto dal Presidente del Consiglio dei ministri. Il comitato direttivo è composto da otto membri scelti: due dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, uno dal Ministro per lo sviluppo economico, uno dal Ministro della salute, uno dal Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, uno» - finalmente - «dalla Conferenza dei rettori delle università italiane, uno dal Consiglio universitario nazionale, uno dalla Consulta dei presidenti degli enti pubblici di ricerca». È evidente che il consiglio direttivo è unicamente in mano alla politica. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Una struttura che costa 5 milioni di euro: pensate a quante borse di studio potrebbero essere finanziate con quei 5 milioni! A quanti studenti potrebbero essere avviati alla ricerca. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Invece, utilizziamo questa somma per alimentare una struttura di nomina politica, la quale deciderà, in violazione del principio di libertà della ricerca, come sancito dalla Costituzione, quali progetti di ricerca finanziare. Nel testo, tra l'altro, vi è un chiaro riferimento all'agenzia gemella già presente nel nostro ordinamento, che è l'Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca).
Questa agenzia da costituire valuta l'impatto dell'attività di ricerca tenendo conto dei risultati forniti dall'Anvur. Chi davvero dedica il suo tempo all'università, chi passa le sue ore a ricevere studenti, a fare tutoraggio, a studiare, a pubblicare articoli a insegnare sa bene cosa abbia significato l'Anvur per l'università italiana. L'Anvur è stata definita il più mostruoso tradimento della ricerca scientifica che sia mai stato realizzato in Italia; un soggetto il cui unico scopo è la produzione di regole burocratiche che servono - e questo è stato fortemente voluto dai Governi della XVII legislatura - alla produzione di un sistema di competizione tra atenei sulla base di una serie di indicatori che culminano nell'applicazione di algoritmi. Tutto questo per decidere quali sono i dipartimenti di eccellenza, in nome di una competizione che costituisce la pallida copia di ciò che potrebbe accadere in un mercato, ma mercato non è perché la ricerca e lo studio sono beni pubblici in via principale. Ebbene, tutto questo ha portato un danno a tutti gli atenei, da Nord a Sud, a Sud in particolare, perché questo sistema ha drenato risorse.
Uno degli obiettivi era il ridimensionamento dell'Anvur, e in questo ho trovato anche nella Lega una forte sensibilità. Non solo l'Anvur viene menzionata, rafforzata, ma creiamo una seconda agenzia: burocrazia su burocrazia. Stiamo distruggendo - in nome di interessi di cui non conosco l'entità - il futuro dello studio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Guardate che l'università è il motore di questo Paese. Si doveva dar vita a un comitato - come avevo proposto - cui affidare il compito di raccogliere ulteriori fondi - non già di gestire fondi pubblici - al fine di favorire il trasferimento tecnologico nel rispetto dell'omogeneità del Paese. A quanto mi consta, il testo che ho menzionato poc'anzi è ancora fortemente voluto da questo Governo.
Siete ancora in tempo a fermarvi; i professori universitari e gli studenti vi saranno grati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berardi. Non essendo presente in Aula, si intende abbia rinunziato ad intervenire.
È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà.
COLLINA (PD). Signor Presidente, ho sentito colleghi dirci come l'iter di un disegno di legge di bilancio possa essere migliorato. Effettivamente, tutti noi siamo davanti a un'esperienza nuova, perché in questa legislatura mai ancora avevamo affrontato un disegno di legge di bilancio nel modo con il quale dovrebbe essere affrontato. (Applausi dal Gruppo PD). L'anno scorso, dopo aver votato e approvato il disegno di legge di bilancio alla Camera, sono cambiati i saldi; li abbiamo cambiati qui al Senato con un maxiemendamento senza che passasse dalla Commissione. (Applausi dal Gruppo PD). Quest'anno abbiamo affrontato la discussione fino in fondo, credo in modo soddisfacente rispetto alle condizioni date; tutti hanno dato il loro contributo - e di questo bisogna dare atto ai colleghi delle varie forze politiche - sotto la guida, a mio avviso, molto adeguata della Presidenza della Commissione e dei relatori, nonché grazie alla presenza del Governo che ci ha aiutato a fare un lavoro proficuo.
Dopodiché, è vero: operiamo in un regime che non faccio fatica a chiamare di monocameralismo alternato, nel senso che, in modo alternato, solo la Camera o solo il Senato si occupano dei provvedimenti. Nei prossimi giorni discuteremo di altri decreti-legge che sono stati esaminati, sviscerati e migliorati solamente dalla Camera, che noi non modificheremo: allo stesso modo la Camera affronterà i lavori di questa legge di bilancio.
Credo che tutto ciò attenga ad un tema che abbiamo considerato già altre volte e che consiste nell'immaginare il modo con il quale il nostro sistema istituzionale può rispondere nel modo giusto alle esigenze che il mondo moderno ci pone dinanzi. Parliamo della modernizzazione del nostro sistema istituzionale rispetto a quelle che sono le realtà nuove che si pongono nella nostra società.
Mi collego a questa affermazione proprio per cogliere un aspetto decisivo e determinante che abbiamo davanti e che questo Governo si è trovato improvvisamente svelato: una realtà svelata a tutti noi, vale a dire la necessità di governare la transizione dandole un orientamento. Questo è il tema che ci siamo trovati a dover considerare e che non ha più possibilità di essere procrastinato, perché il cambiamento è arrivato. Le cose ci interpellano in modo significativo e urgente, ma, se non siamo capaci di governare la transizione, perché il cambiamento non è istantaneo, se non siamo capaci di dare un orientamento alla transizione, ecco che cominciamo a fare scelte che guardano al passato, che ci rinchiudono in una comfort zone non più sostenibile sotto alcun profilo, né sotto quello ambientale, né sotto quello economico o sociale. Dobbiamo decidere di avere il coraggio di navigare in mare aperto, ma anche di darci una rotta.
Questo Governo è nato trovandosi davanti a questa realtà. È un cambiamento che va governato nella sua transizione e va orientato nella sua direzione e questo lo facciamo partendo da una maggioranza, costituitasi nelle modalità che conosciamo e che, di fronte a questa realtà, cerca però subito di compiere delle scelte qualificanti.
Fare dei pezzi di strada insieme ci cambia - lo dico ai componenti della maggioranza - perché nasciamo con l'idea di risolvere delle urgenze. Tuttavia, nel momento in cui la risoluzione delle urgenze ci richiama alla necessità di dare una progettualità, ecco che cominciamo a fare dei pezzi di strada insieme e lo stare insieme nel camminare ci cambia reciprocamente, ci mette in relazione e automaticamente la nostra identità si confronta con identità diverse e cerca di trovare una sintesi e di fare scelte comuni.
È difficile, infatti, che un Governo regga se il presupposto delle forze che lo compongono è quello di non voler avere più a che fare in futuro le une con le altre: come si fa a governare con gente con cui non si vuole stare insieme e fare un pezzo di strada insieme?
Al contrario, oggi noi cominciamo a fare un pezzo di strada insieme e rispetto a questo dobbiamo avere la consapevolezza che ci cambieremo reciprocamente, ci mescoleremo, non tanto cambiando i nostri punti di vista culturali, ma mettendo in campo la determinazione che ci fa fare delle scelte condivise, come quelle che qui sono state fatte e mi riferisco, in primo luogo, all'Europa. Nella cornice che ci guida ci sono un intendimento, una visione e un approccio diversi rispetto a quello che è l'Europa nei confronti del nostro Paese.
Da qui dunque partiamo dopo aver superato, credo, un ostacolo molto alto, il che oggi ci consente di governare degli aspetti che prima erano completamente fuori controllo, primo fra tutti lo spread. Noi parliamo di una legge di bilancio con degli aspetti economici decisamente incisivi sulla vita del Paese, di cui magari invece non abbiamo evidenza nella quotidianità: con l'attuale Governo andiamo a risparmiare quasi 40 miliardi di euro in prospettiva sugli interessi del debito ed è solamente l'esito della scelta di cominciare un percorso insieme.
Considerate poi che se non avessimo fatto questo disegno di legge di bilancio il 1° gennaio sarebbe scattato l'aumento dell'IVA. Qui si parla di clausole di salvaguardia da neutralizzare, ma il punto è che la precedente legge di bilancio aveva deciso l'aumento dell'IVA a partire dal 1° gennaio 2020 ed è per questo che noi stanziamo 23 miliardi di euro a questo scopo, cioè per fare in modo che non aumenti l'IVA dal 1° gennaio. Qui c'è gente che dice che aumentano le tasse, ma con il provvedimento in discussione blocchiamo l'aumento di tasse che vanno a incidere soprattutto sulle famiglie.
Poi ci sono altri elementi che rappresentano l'inizio di una condivisione, di quello che prima chiamavo governo della transizione. Quando si parla di green new deal significa che noi siamo davanti ad una realtà che ci chiede di fare delle scelte e se non ci mettiamo lì e cominciamo un percorso che va in quella direzione, questi cambiamenti ci travolgeranno.
Prima di avviarmi alla conclusione, per capire cosa significa governare la transizione vorrei fare un esempio che ho già fatto in 10a Commissione, perché in quella sede si hanno dinanzi alcuni elementi più concreti che ci portano immediatamente ad affrontare questi temi. Nel nostro Paese abbiamo dei settori produttivi e industriali che dovranno necessariamente cambiare: parliamo per esempio del settore dell'automotive. Ci sono delle direttive europee che ci portano ad essere più green e penso alle auto elettriche. Noi abbiamo 60.000 dipendenti che lavorano direttamente nell'automotive, ma per costruire un'auto elettrica occorrono 25 persone, mentre per un'auto normale ne occorrono 100; un'auto elettrica ha 800 pezzi, un'auto normale ne ha 8.000. C'è qualcosa che cambierà. Come affrontiamo questi temi? Oggi è venerdì, pensiamo che lunedì la cosa sia risolta? No, dobbiamo costruire dei tavoli che governino insieme questa transizione, che ci portino a renderla sostenibile e compatibile con quello che sarà. Io lo definisco un percorso di convergenza del nostro Paese perché tale questione presuppone il tema dell'omogeneità dei territori rispetto ai servizi e a tutto un insieme di cose.
Io credo che con questo disegno di legge di bilancio abbiamo iniziato un percorso difficile; dobbiamo avere la responsabilità ma soprattutto la consapevolezza di continuarlo. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà.
BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, dulcis in fundo, io ho scelto il tema che scelgono gli studenti poco preparati e un po' scarsi: il tema di attualità. Non è purtroppo un segreto che nella mia precedente professione, quella di docente universitario e di intellettuale libero nel dibattito, io avessi una propensione e un'appartenenza politica di sinistra. Purtroppo non è un segreto perché il giovane collega Morelli della Camera bassa, nel suo spirito sempre sbarazzino, lo ha detto di fronte ad alcune centinaia di persone (secondo le fonti giornalistiche) in Piazza San Giovanni; io ne ho viste alcune centinaia di migliaia, ma non mi soffermo sugli zeri. Per ravvivare l'atmosfera, cercherò allora di fare un discorso che riporti un po' ai tempi in cui ero un una "zecca", per dirlo con il linguaggio tecnico del Gruppo cui adesso ho deciso di appartenere (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), così spiego anche perché ho fatto questa scelta radicale, visto che ne abbiamo viste altre in questi giorni.
Vorrei soffermarmi con voi su un tema che dovrebbe essere interessante nel momento in cui si discute la legge di bilancio, che è la legge fondamentale dello Stato - com'è stato notato da tanti - proprio perché decide a chi dare e a chi togliere. È quella in cui lo Stato esplica la propria funzione redistributiva, quella funzione che a noi leghisti "brutti e cattivi" era stato rimproverato di voler fare dal basso verso l'alto. Noi saremmo stati quelli che con la flat tax toglievano ai poveri per dare ai ricchi.
Permettetemi di leggervi alcuni spunti dal programma elettorale di un Paese dove si sono appena svolte le elezioni: 75 miliardi per edilizia popolare in cinque anni; 5 per cento di aumento immediato degli stipendi del settore pubblico; salario minimo a 10 sterline l'ora; abbassamento dell'età pensionabile per lavori usuranti; patrimoniale sulla seconda casa (perché se non ci metti una spruzzatina di aggressività fiscale non riesci a presentarti come credibilmente di sinistra); naturalmente più banda larga per tutti (nell'originale era un'altra cosa, ma la banda larga si porta sempre anch'essa) (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) e "Senzadubbiamente" voto a sedici anni: un programma di sinistra fantastico.
Apro e chiudo una riflessione: quando da intellettuale di sinistra cercavo di spiegare la lotta di classe... mi volete ancora nel Gruppo se dico queste cose? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Vi ringrazio. Dunque, io spiegavo la lotta di classe nel modo seguente. Il mondo funziona in questo modo: i ricchi vogliono diventare più ricchi e i poveri vogliono diventare più poveri. In un uditorio normale qualcuno si sarebbe accorto che in questo discorso c'è qualcosa che non va, ma qua dentro non se n'è accorto nessuno. Purtroppo anche i poveri vogliono diventare più ricchi e sono di più. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Perché i poveri nel Regno Unito, che sono - ahimè - la maggioranza, dato che la concentrazione del reddito sta aumentando in modo preoccupante, non hanno votato il programma che veniva offerto loro da Corbyn? Ne ho parlato prima con alcuni colleghi della banda "infrarossa" del nostro spettro politico, i quali mi dicevano che questo è accaduto perché Corbyn è stato ondivago e mancava l'uomo forte al comando della sinistra. La verità è un'altra e ce lo dobbiamo dire, perché anche se quest'anno non abbiamo avuto la drammatizzazione del dialogo con Bruxelles (che poi è una città, dovremmo forse dire «con l'Unione europea»), la verità è che un programma come quello di Corbyn dentro l'Unione europea è inattuabile e i britannici ne hanno preso atto. Per questo hanno votato il partito conservatore, quello che gli proponeva credibilmente di uscire da questa gabbia.
Perché è inattuabile il programma di Corbyn? È inattuabile - lo sappiamo ed è stato detto da tanti studiosi - perché il sistema, essendosi privato di alcuni fondamentali presidi di aggiustamento degli shock macroeconomici, per esempio la flessibilità del cambio, è costretto a ricorrere alla svalutazione interna, che è l'abbattimento dei salari. Continuiamo a menarla con questa storia che l'austerità serve a ridurre il debito pubblico; l'austerità serve a far aumentare sufficientemente la disoccupazione, perché i lavoratori accettino di essere pagati di meno nei Paesi che hanno bisogno di recuperare competitività: punto e a capo. È l'unico percorso possibile questo? Naturalmente no, ci sono altri percorsi, percorsi verso l'alto; bisognerebbe che le economie egemoni facessero programmi espansivi, finanziassero i loro investimenti per il bene dei loro cittadini, prima che di tutti gli altri, ma questo non succede. Si va sempre di più verso la logica dell'ognuno per sé e nessuno per tutti.
Ma allora questa Unione Europea, che è tanto clemente con i bravi e tanto crudele con i reprobi, quali noi orgogliosamente siamo, a che cosa ci serve esattamente? Ci vogliamo porre questa domanda nel giorno in cui viviamo questo momento di approvazione di una legge procedurizzata dal famoso fiscal compact con il semestre europeo? Uno dei suoi usi lo chiarisce il caso della Norddeutsche Landesbank, che forse c'entra poco effettivamente con la discussione odierna, a parte il fatto che per questa storia del fare "due pesi e due misure" già sapete che abbiamo un conto di un miliardo di euro da pagare per salvare una delle nostre banche (ma non facciamo nomi a mercati aperti). Essa serve a condizionare le dinamiche economiche dei Paesi, a istituzionalizzare il metodo dei "due pesi e due misure", a far sì che un Paese del Nord - la Germania - possa continuare a salvare con soldi pubblici le sue banche; serve a massacrare noi quando cerchiamo di porre rimedio alle situazioni di crisi che si creano nel nostro Paese. A questo serve. La domanda allora è una sola: cari colleghi, per quanto possiamo continuare ad accettare questo sistema, in cui - l'ho già detto, ma lo ripeto - non si riesce neanche a capire quale sia l'iter di normative (prendiamo come esempio quella sul MES) che riguardano molto da vicino noi e il futuro dei nostri figli, mentre - di converso - viene strettamente procedurizzato con date limite e ultimatum (in modo da creare quella simpatica tensione sui mercati che ci tiene svegli) il processo di elaborazione della legge di bilancio, che invece dovrebbe essere un atto quantomeno di autonomia l'atto massimo della potestà legislativa di un Paese? Non lo so. È una domanda che vi pongo.
Ci si è accaniti sulle assurdità ancora presenti nel disegno di legge di bilancio in esame; pensiamo però a quelle che sono state tolte, ad esempio al tentativo di riformare, per emendamento, il sistema delle autorità indipendenti, roba che sinceramente gridava vendetta al cielo e, grazie a Dio, i Presidenti di Commissione e di Assemblea hanno ritenuto di dichiarare inammissibili porcherie di quel tipo.
Non voglio però accanirmi contro questa maggioranza. In questo momento si avvicina il Natale e io vi scuso per aver scritto una legge di bilancio così abominevole. Non vi scuso però per il fatto che continuate a rinviare un dibattito e una riflessione sul tema vero: l'Unione europea ci serve o no? Se poi vogliamo decidere che il tema vero è quanti pezzi abbia un'automobile, io mi documenterò e sarò lieto di avere un franco dibattito con il collega che mi ha preceduto. Secondo me, però, in un giorno come questo, il tema istituzionale del motivo per cui ci serve la "tonnara" in cui ci siamo lietamente infilati va evocato per due motivi. Anzitutto, perché c'è chi ne sta uscendo e perché noi ci siamo ancora dentro; in secondo luogo, perché tutte le aporie che voi state incontrando nel gestire, da maggioranza rissosa, divisa inconcludente e incapace di governare questo Paese, alla fine sono riconducibili non a vostri limiti personali (ho il massimo rispetto per la vostra capacità politica ed esperienza), ma alle aporie del sistema su cui voi continuate a non voler riflettere e anche a voler negare agli altri il diritto di farlo! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). E questo, purtroppo, non vi sarà perdonato non tanto dal Gruppo cui appartengo, ma dagli elettori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dell'Olio. Ne ha facoltà.
DELL'OLIO (M5S). Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, il disegno di legge di bilancio in discussione in questi giorni in Assemblea contiene un ampio bagaglio di misure importanti per il Paese, i cittadini e le imprese.
In tanti hanno parlato dei punti più famosi della legge, tra cui il blocco dell'aumento dell'IVA, una misura che si vorrebbe far passare inosservata, ma che, di fatto, è una riduzione di 23 miliardi di euro di tasse che avrebbe altrimenti inciso, in media, per 540 euro sulle famiglie. Ci sono poi misure di supporto al mondo della sanità e tanti altri interventi che non sto qui a ripetere, in quanto sono stati già ampiamente illustrati dai colleghi che mi hanno preceduto.
Vorrei focalizzarmi su qualcosa che spiega come il MoVimento 5 Stelle si stia muovendo al Governo, in un solco che è continuo e ha un suo senso perché occorre rimettere in sesto questo Paese, giorno dopo giorno, legge dopo legge, manovra finanziaria dopo manovra finanziaria. Non ci si può attendere di risollevare il Paese nel corso di un solo esercizio o anche di una sola legislatura, né si può pensare di farlo in fretta. Occorre farlo partendo dai mattoni fondamentali di un Paese. E i mattoni sono le persone. Occorre rimettere al centro la persona, restituendole la dignità e la garanzia della tutela dei diritti costituzionalmente garantiti, in perfetta linea di continuità con quanto il MoVimento 5 Stelle ha iniziato a fare nella scorsa manovra. Che accanto a noi ci sia il partito x o il partito y non interessa. Gli interessi degli italiani vengono prima di qualsiasi idea o rivalità politica (Applausi dal Gruppo M5S)e a noi del M5S interessa solo conseguire i risultati utili per gli italiani.
L'anno scorso il decreto-legge dignità e reddito di cittadinanza hanno cominciato a dare risposte al problema della povertà e della precarietà con inequivocabili successi, al di là di qualche strepito strumentale e pretestuoso. Come ha recentemente ricordato l'INPS, a soli sei mesi dall'introduzione il reddito di cittadinanza ha determinato una riduzione del 60 per cento del tasso di povertà. I dati sull'incremento dei contratti stabili, nel corso dei mesi, sono sempre più incoraggianti.
La rete di protezione nei confronti dei più deboli, degli ultimi, dei penultimi, di quelli lasciati ai margini per troppi anni, sta progressivamente funzionando. Come abbiamo sempre detto, avremmo iniziato dagli ultimi e dai bisogni essenziali delle persone, per poi risalire verso chi sopravvive, ma potrebbe vivere meglio, per continuare poi con il supporto alle persone e alle famiglie con azioni in altri ambiti oltre quelli della sussistenza.
Ecco, quindi, che con questa manovra proseguiamo il lavoro a beneficio delle famiglie, con un'azione organica: 600 milioni in più nel 2020 per potenziare bonus bebé e bonus asili nido; congedo parentale che passa da cinque a sette giorni (avremmo voluto fare di più ma questioni economiche non ce l'hanno permesso); 2 miliardi nel biennio successivo per finanziare l'assegno unico familiare e alimentare la fiducia di tante mamme e papà, ma anche di tante giovani coppie che torneranno a guardare al futuro con rinnovata fiducia.
Per la disabilità, altro tema sensibile che riguarda tante nostre famiglie, la legge di bilancio stanzia 580 milioni aggiuntivi nel triennio per istituire un nuovo Fondo per la disabilità e la non autosufficienza. Ma, allo stesso tempo, si prevedono ulteriori finanziamenti a favore di altri tre fondi ad hoc: quello per la tutela del diritto al lavoro dei disabili, quello per il trasporto disabili e quello per i caregiver.
Quando si parla delle famiglie, poi, non possiamo tacere le sofferenze, le speranze e le attese che contraddistinguono le coppie che non possono avere figli. È sulle famiglie adottive che vorrei soffermarmi in particolare, su quelle costrette a percorrere una strada in salita rispetto ai genitori biologici, da un punto di vista emotivo, burocratico e soprattutto economico. Gli italiani vogliono avere figli, e lo vogliono così tanto che coloro i quali non possono averne per questioni biologiche, sono disposte a sopportare tutto, anche ad affrontare i percorsi tortuosi di un'adozione internazionale rispetto a quella nazionale (che, peraltro, oltre ad essere a assolutamente insufficiente in termini di numeri, ha un funzionamento a cui dovremo mettere mano).
Tornando alle adozioni internazionali, si pensi a tutte le spese che la coppia deve sostenere per diventare, a tutti gli effetti di legge, una coppia di genitori: spese per il viaggio, il vitto, l'alloggio, quelle legate alla burocrazia del Paese d'origine del minore e quelle per le particolari esigenze del minore stesso. E il Fondo per le adozioni internazionali, che per fortuna esiste, supporta questi genitori; in maniera minima, ma li supporta. Ma esso era stato decurtato per via dei tagli lineari che vengono effettuati in maniera indiscriminata su una serie di poste dello Stato. Da qui è arrivata l'approvazione, nell'iter in Commissione della legge di bilancio, di un emendamento a mia firma che incrementa di 500.000 euro annui, a decorrere dall'anno 2020, il Fondo per le adozioni internazionali.
È stato un provvedimento che ha visto tutta la maggioranza compatta e organica su questo punto, e sono sicuro che anche la minoranza potrà essere contenta di quest'azione, perché essere genitori non ha colore politico. L'Italia è, da sempre, garante delle famiglie, e dei diritti e dei doveri ad esse connessi, che si tratti di famiglia biologica o meno. L'aver ripristinato il fondo alla sua dotazione iniziale è un segnale piccolo, ma permette al fondo per le adozioni di poter lavorare regolarmente, continuando a sostenere le politiche in materia di adozioni. (Applausi dal Gruppo M5S).
RIVOLTA, relatrice di minoranza. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIVOLTA, relatrice di minoranza. Signor Presidente, si è verificata questa problematica: il testo che è in distribuzione, la bozza, non è completa. Chiedo dunque una proroga del termine per la presentazione degli emendamenti di tre ore, proprio perché si possa fare un lavoro compiuto.
PRESIDENTE. La ringrazio. Trasmetterò naturalmente la richiesta al presidente Alberti Casellati.
FERRARI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Per cosa, senatore?
FERRARI (PD). Signor Presidente, semplicemente su questo argomento, visto che siamo anche nelle condizioni...
PRESIDENTE. Però non apriamo un dibattito.
FERRARI (PD). Però le chiedo di parlare sull'ordine dei lavori e dico quello che voglio, scusi.
PRESIDENTE. Sì, però non apriamo... Dica su cosa intende parlare, prima che le dia la parola.
FERRARI (PD). Se mi avesse lasciato parlare...
PRESIDENTE. Mi dica l'argomento.
FERRARI (PD). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Bene, adesso può parlare.
FERRARI (PD). Sì, ma se non mi fa nemmeno andare oltre l'espressione «le chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori», è difficile che lei sappia l'argomento.
PRESIDENTE. Senatore, non è esatto. Lei stava già parlando.
FERRARI (PD). Tra l'altro, se me lo avesse lasciato fare...
PRESIDENTE. Glielo sto facendo fare. Dica.
FERRARI (PD). Deve stare zitto quando parlo io, Presidente, altrimenti...
PRESIDENTE. No, «deve stare zitto» mi pare...
FERRARI (PD). Ma glielo dico con il massimo rispetto, altrimenti...
PRESIDENTE. No, non era rispettoso. Parli pure.
FERRARI (PD). Facciamo che parto da zero.
Domando di parlare sull'ordine dei lavori sul medesimo argomento della senatrice Rivolta.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per un minuto.
FERRARI (PD). Non è previsto che io abbia un minuto sull'ordine dei lavori. (Applausi della senatrice Biti. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Mi dispiace, ma non capisco per quale motivo lei debba interpretare a suo modo il Regolamento.
Domando di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Sto per toglierle la parola, glielo dico prima.
FERRARI (PD). E io ovviamente chiedo al presidente Alberti Casellati che vengano rispettate le prerogative previste dal Regolamento per i senatori.
Tra l'altro, sta facendo una polemica assolutamente inutile perché, con un'aggiunta per le comuni derivazioni e simpatie intellettuali verso la sinistra, che ha appena rappresentato il senatore Bagnai, accolgo la richiesta della senatrice Rivolta, che reputo estremamente ragionevole. Volevo dare come indicazione che ritengo ragionevole l'aggiunta di due o tre ore poiché ritengo non sia ragionevole una valutazione che porti a spostare più in là di queste due o tre ore il termine per la presentazione degli emendamenti.
Ci tenevo a lasciare agli atti il fatto che il Partito Democratico corrispondesse allo stesso spirito…
PRESIDENTE. Lo faccia.
FERRARI (PD). Lo sto facendo. Mi lasci finire.
PRESIDENTE. L'ha fatto; la ringrazio. Il tempo è scaduto. In questo caso non c'era alcuna necessità che lei intervenisse. (Commenti dei senatori Biti e Stefano).
FERRARI (PD). Questo lo stabilisco io.
PRESIDENTE. Lo sto chiedendo con cortesia, mi lasci parlare con calma, collega. Cosa urla? Sto parlando io adesso. Non c'era la necessità che lei intervenisse senza prima dire su cosa volesse riferire. L'ha detto. Ha parlato.
Che vergogna! È una polemica inutile.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, il seguito dell'esame del disegno di legge di bilancio, a partire dalle repliche dei relatori e del Governo, avrà luogo nella seduta di lunedì, 16 dicembre, alle ore 9,30.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di lunedì 16 dicembre 2019
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica lunedì 16 dicembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 13,52).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Balboni, Barachini, Bertacco, Bogo Deledda, Castaldi, Cattaneo, Crimi, De Poli, Di Piazza, Evangelista, La Mura, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Renzi, Rizzotti, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri e Turco.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Giarrusso, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Mautone Raffaele
Disposizioni in tema di obbligo di esposizione del numero verde contro usura e racket (1649)
(presentato in data 13/12/2019);
senatori Fenu Emiliano, D'Alfonso Luciano, Comincini Eugenio, De Petris Loredana
Disposizioni in materia di imprese di comunità (1650)
(presentato in data 13/12/2019).
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 4 al 13 dicembre 2019)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 48
DONNO ed altri: sull'impiego di infermieri laureati ex militari in ruoli civili (4-02225) (risp. GUERINI, ministro della difesa)
FATTORI ed altri: sulla protezione del giornalista d'inchiesta Nello Trocchia (4-02003) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)
FERRO: sui danni provocati dal maltempo tra il 4 e il 5 maggio 2019, in particolare sul lago di Garda (4-01812) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
GASPARRI, MOLES: sulla vicenda dell'immobile assegnato al ministro Trenta (4-02517) (risp. GUERINI, ministro della difesa)
GAUDIANO ed altri: sul funzionamento dei gruppi di azione locale (Gal) nell'ambito del piano di sviluppo rurale della Campania (4-00476) (risp. DADONE, ministro per la pubblica amministrazione)
IANNONE: sulla crisi del tribunale di Vallo della Lucania (Salerno) (4-02489) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia)
MANTOVANI ed altri: sulla trasmissione audio e video delle assemblee comunali e provinciali (4-01809) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)
ORTIS: sulla gestione dell'ex centro di accoglienza temporaneo di Isernia (4-01581) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)
PIARULLI ed altri: sul rafforzamento delle misure di sicurezza nel comune di Corato (Bari) (4-01695) (risp. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno)
PRESUTTO ed altri: sulla realizzazione del nuovo terminal passeggeri alla calata Beverello di Napoli (4-00676) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
TESTOR ed altri: sulla protezione degli allevamenti dal proliferare dei lupi (4-01546) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
VITALI: sulla diffusione di notizie relative ad un'inchiesta della Procura di Parma (4-01089) (risp. BONAFEDE, ministro della giustizia)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
RAUTI - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
il 6 dicembre 2019 è stato convocato un Tavolo di confronto, presso il Comune di Castel Goffredo, a sostegno delle imprese che operano sul territorio mantovano a cui hanno partecipato i sindaci del distretto della calza ed alcuni rappresentanti delle istituzioni politiche nazionali e regionali oltre all'ADICI (Associazione distretto calza e intimo) e al CSC (Centro servizi impresa);
i dati contenuti nella ricerca "Costruire il futuro del Distretto industriale di Castel Goffredo. Insieme", condotta dal CERSI (Centro di ricerca per lo sviluppo imprenditoriale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore), presentata il 28 ottobre 2019, evidenziano la profonda crisi del settore tessile mantovano: dal 2000 al 2018 le imprese che producono calzetteria sono passate da 338 a 189;
negli ultimi dieci anni, il distretto tessile di Castel Goffredo, nel suo complesso (15 Comuni del distretto di Castel Goffredo e 11 Comuni limitrofi), ha perso 130 imprese, con una media di 13 chiusure all'anno, con una perdita di oltre 4.000 posti di lavoro (in particolare donne), pari a circa il 40 per cento della forza lavoro impiegata nel settore;
la ricerca del CERSI ha analizzato, altresì, il calo dell'export, passato da 641,8 milioni di euro nel 2009 a 486,2 nel 2018 (meno 31 per cento), che ha colpito in particolar modo la vendita di collant (meno 151,6 milioni di euro); un calo dovuto anche alla delocalizzazione delle grandi aziende nei Paesi dell'est Europa (Croazia, Serbia, Romania, Slovacchia e Polonia) che ha messo in crisi le imprese terziste e i laboratori manifatturieri;
considerato che:
in dieci anni gli imprenditori italiani si sono ridotti di 92 unità (da 240 a 148 aziende), mentre è aumentata la presenza di imprese e di laboratori di cinesi (più 28 per cento) che, con la strategia "low price", attuano una concorrenza sleale a scapito delle imprese locali;
il settore soffre anche per la presenza sui mercati di prodotti contraffatti in termini di false dichiarazioni delle composizioni tessili, in evidente violazione delle norme europee (regolamento REACH/legge Europea n. 1007/2011) sull'etichettatura e dell'etica di produzione rispetto alle condizioni e ai diritti dei lavoratori;
la presenza sul mercato di capi di scarsa qualità, prevalentemente distribuiti da retailer che operano nel settore del "fast fashion", quasi sempre di origine asiatiche, comporta effetti ambientali allarmanti: infatti, i prodotti tessili concepiti per un consumo "usa e getta" portano a un enorme accumulo nell'ambiente di capi d'abbigliamento che spesso, a causa della bassa qualità delle materie prime o per la tossicità dei coloranti utilizzati, non può essere inserito in un processo di recupero o di economia circolare;
la crescita nel potere di mercato delle grandi "imprese verticalizzate", il predominio della grande distribuzione organizzata e l'e-commerce hanno determinato una riduzione strutturale della marginalità per tutti i produttori locali;
considerato, altresì, che:
in occasione del Question Time del 3 aprile 2019 in X Commissione permanente (Attività produttive, commercio e turismo) della Camera dei deputati il sottosegretario di Stato pro tempore per lo sviluppo economico, Davide Crippa, rispondendo all'interrogazione 5-01822 sulla crisi del distretto della calzetteria, dava disponibilità alla richiesta di apertura di un Tavolo che affrontasse le problematiche del comparto della calzetteria e del noto distretto della calza di Castel Goffredo nel mantovano;
il successivo 9 aprile 2019 veniva quindi trasmessa dalle associazioni rappresentative del distretto n. 6 Castel Goffredo-Tessile-Calzetteria una richiesta di incontro al Ministero dello sviluppo economico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei dati e delle criticità esposte che interessano il "distretto allargato" di Castel Goffredo per un totale di 26 Comuni;
quali iniziative intenda prendere a sostegno del distretto della calzetteria del mantovano;
se non ritenga utile aprire un Tavolo di crisi specificamente dedicato alla situazione del settore, da decenni simbolo dell'alta qualità del "Made in Italy", che necessita di misure urgenti per uscire dalla profonda crisi in cui versa.
(4-02625)
NOCERINO, ANGRISANI, CROATTI, ROMAGNOLI, CORBETTA, MANTOVANI, MININNO, ANASTASI, CAMPAGNA, LOREFICE, PISANI Giuseppe, MARINELLO, ROMANO, MATRISCIANO, RICCIARDI, DE LUCIA, NATURALE, GALLICCHIO, GIANNUZZI, ABATE, BOTTO, VANIN, LEONE, TRENTACOSTE, PRESUTTO, PAVANELLI, ORTIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. - Premesso che:
il programma televisivo "Report", andato in onda il 2 dicembre 2019, si è occupato del colosso della chimica Solvay e dei suoi stabilimenti in Italia;
l'azienda Solvay è arrivata nel lontano 1912 con il primo storico insediamento produttivo in Toscana a Rosignano (Livorno) e, per far digerire meglio la sua presenza, ha costruito intorno alla sua fabbrica un'intera città fatta di case e tutti i servizi utili. Tutto è legato al padre del bicarbonato di sodio Ernest Solvay;
come racconta il servizio televisivo di Adele Grossi, che ha ripercorso la storia dell'azienda, l'industria chimica Solvay, nel solo 2017, avrebbe scaricato in mare una serie di sostanze tossiche pericolose e inquinanti: 4,18 tonnellate di arsenico; 5,96 tonnellate di cromo; 13 tonnellate di benzene e innumerevoli altri inquinanti;
secondo quanto indicato dal servizio televisivo, in 50 anni sarebbero state riversate nel tratto di costa di Rosignano 400 tonnellate di mercurio, con un valore della sostanza stessa nell'acqua superiore a quello ammissibile per legge. Scarichi che, viene più volte sottolineato, sono sempre stati autorizzati in deroga alla legge;
per produrre il bicarbonato e far funzionare l'azienda sono necessari acqua e sale con i quali si ottengono i derivati del cloro. Queste materie prime arrivano da vicino, e sono l'acqua dal fiume Cecina e il sale da Volterra regolati da un accordo di oltre 20 anni fa con i Monopoli di Stato;
nel 2003 emerge il problema degli scarichi, la polvere bianca è ovunque. Viene così stipulato tra il Ministero dell'ambiente, la Regione Toscana e la Provincia di Livorno un accordo di programma con Solvay, che prevede che l'azienda non superi il tetto massimo di scarichi pari a 60.000 tonnellate. L'accordo però non viene rispettato;
quanto descritto ha anche, ovviamente, un impatto sulla salute delle persone che abitano nella zona. Come dichiarato da Claudio Marabotti, medico e ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) di Pisa, la possibilità di ammalarsi di mesotelioma pleurico è molto più alta;
le pericolose polveri bianche di scarto della Solvay, svela ancora "Report", sono finite anche lontane dallo stabilimento, in quanto negli anni sono state scaricate in alcune discariche di rifiuti urbani;
tutto questo inquinamento non è però solo prerogativa di Rosignano. "Report" ricorda anche i problemi ambientali e di salute creati dalla Solvay in provincia di Alessandria. Qui l'azienda è stata condannata in appello per disastro ambientale a causa dell'inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas);
lo Stato italiano da anni discute sui limiti allo scarico di tali inquinanti, non più in produzione, ma nel frattempo l'azienda li ha già sostituiti con un'altra sostanza che immette nell'ambiente da ormai 7 anni i cosiddetti "Pfas di nuova generazione" (C6O4),
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano adottare per ovviare ai problemi evidenziati;
se, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano agire, tenuto conto della legislazione vigente, per evitare un vero e proprio disastro ambientale e, soprattutto, se si intenda controllare la nuova tipologia di sostante che vengono immesse nell'ambiente.
(4-02626)
LANNUTTI - Ai Ministri della giustizia e della difesa. - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:
la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, si è recata a Venezia il 17 luglio 2019 e ha appreso dal comandante provinciale dei Carabinieri di Venezia, il colonnello Claudio Lunardo, come la criminalità organizzata in Veneto sia presente con infiltrazioni;
le indagini analizzate della Commissione Antimafia hanno rilevato l'incombente presenza, in particolare nel Veneto orientale, e soprattutto a Venezia, di personaggi spregiudicati che aggredirebbero, con ogni metodo, le attività imprenditoriali, soprattutto nel settore del turismo, che meglio si presta al riciclaggio di ingenti capitali. A Venezia e sulle spiagge da Cavallino a Bibione, sarebbe stata rilevata la presenza di soggetti legati alla criminalità organizzata;
sulla scorta di valutazioni a seguito di esigenze investigative riferite alla sola città di Venezia, era stato attivato il distaccamento della sezione anticrimine di Padova;
considerato che nel corso dell'audizione il colonnello Lunardo avrebbe anticipato, seppur riservatamente, che a Venezia si starebbe decidendo circa la chiusura dell'ufficio periferico del raggruppamento operativo speciale di Padova a Mestre, proprio quello attivato per esigenze investigative anti-mafia;
inoltre, a quanto risulta all'interrogante:
poiché il decreto-legge n. 152 del 1991, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 203 del 1991, stabilisce che le sezioni anticrimine, inserite nell'ambito dei comandi provinciali, devono avere sede nei capoluoghi di distretto di Corte d'appello, in Veneto e Friuli-Venezia Giulia le rispettive sezioni anticrimine non hanno mai spostato la sede nei capoluoghi di distretto di Corte d'appello (Venezia e Trieste);
di contro, in armonia alla predetta legge, a Venezia hanno sede gli altri reparti speciali, quali il Nucleo operativo ecologico e il Nucleo per la tutela del patrimonio dei Carabinieri,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda descritta;
se siano coscienti del fatto che se il comandante del Ros non riceve dal comandante provinciale di Venezia, sede di distretto di Corte d'appello, gli elementi di informazione riferiti alla funzione, questo può essere causa di errate visioni strategiche al contrasto della criminalità organizzata.
(4-02627)