Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 155 del 15/10/2019

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------

155a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 15 OTTOBRE 2019

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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,

indi del vice presidente CALDEROLI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,36).

Si dia lettura del processo verbale.

TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 10 ottobre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo che, all'inizio della seduta, il Vice Presidente vicario del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta.

Saluto ai rappresentanti di una ONLUS

PRESIDENTE. È presente in tribuna l'associazione Unite gareggiamo ovunque (UGO), una ONLUS di Padova. (Applausi).

Sul mese della prevenzione del tumore al seno

PRESIDENTE. Senatori, come sapete, ottobre è il mese internazionale per la prevenzione del tumore al seno. Nell'ambito di quello che universalmente viene definito il Mese rosa, saranno migliaia in tutto il mondo le iniziative organizzate da istituzioni e associazioni per promuovere e favorire i controlli e per finanziare la ricerca scientifica.

Negli ultimi anni è in costante aumento il numero delle pazienti che riescono a sconfiggere la malattia grazie a diagnosi precoci accessibili ad una platea sempre più ampia e ai progressi delle cure. Nonostante questi grandi progressi, non possiamo assolutamente abbassare la guardia.

È quindi fondamentale che ognuno in questa battaglia faccia la sua parte: anche il Senato, perché da questo pomeriggio la facciata di Palazzo Madama sarà illuminata di rosa, così come tanti altri importanti monumenti. (Applausi). Un gesto simbolico, attraverso il quale il Senato della Repubblica darà il proprio supporto a tutti coloro che, quotidianamente, nella ricerca e nelle cure sono al fianco dei pazienti per rendere i tumori sempre più curabili. (Applausi).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che in data 14 ottobre 2019 è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare

«Conversione in legge del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, recante misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria e proroga del termine di cui all'articolo 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229» (1547).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Presidente della 10a Commissione permanente, senatore Girotto, per riferire sui lavori delle Commissioni riunite 10a e 11a.

GIROTTO (M5S). Signor Presidente, all'esito dell'istruttoria dei lavori in corso presso le Commissioni riunite 10a e 11a, riferisco che non è stato ancora concluso l'esame in sede referente del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 101 del 2019.

In considerazione dell'andamento dei lavori, è realistico prevedere che le Commissioni riunite riescano a concludere l'esame del provvedimento in parola in tempo utile a consentirmi di riferire all'Assemblea nelle vesti di relatore per le ore 17 di domani.

PRESIDENTE. In relazione a quanto riferito dal senatore Girotto, sospendo la seduta, che riprenderà al termine dei lavori della Conferenza dei Capigruppo, che indìco da subito.

(La seduta, sospesa alle ore 16,45, è ripresa alle ore 17,48).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente.

In apertura della seduta di domani, alle ore 9,30, sarà discussa la ratifica per l'adesione della Macedonia del Nord alla NATO. La votazione per l'elezione di un senatore Segretario, già calendarizzata per domani, avrà luogo in altra data.

L'ordine del giorno di domani prevede inoltre, alle ore 10,30, le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2019 e, a partire dalle ore 17 fino alla sua conclusione, la discussione generale del decreto-legge di tutela lavoro e risoluzione crisi aziendali.

La discussione degli emendamenti del decreto-legge avrà luogo a partire dalla seduta di giovedì, con inizio alle ore 9. Il voto finale è previsto intorno alle ore 14.

Alle ore 15 si terrà il question time con i Ministri del lavoro, dell'istruzione e per la pubblica amministrazione.

La settimana dal 21 al 25 ottobre resta riservata ai lavori delle Commissioni.

I Capigruppo hanno altresì convenuto di posticipare ad altra data le elezioni delle cariche vacanti negli Uffici di Presidenza delle Commissioni.

Il calendario della settimana dal 29 al 31 ottobre prevede la discussione del documento istitutivo di una Commissione monocamerale d'inchiesta sulla sicurezza e sullo sfruttamento del lavoro, le mozioni sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo, nonché il decreto-legge sul riordino dei Ministeri e lo svolgimento del sindacato ispettivo.

Nel corso di tale settimana potranno essere rese comunicazioni del Ministro degli affari esteri sulla situazione in Siria.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di settembre e ottobre 2019:

- Disegno di legge n. 1362 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo al Trattato del Nord Atlantico sull'adesione della Repubblica di Macedonia del Nord, fatto a Bruxelles il 6 febbraio 2019 (approvato dalla Camera dei deputati)

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 31 ottobre:

Mercoledì

16

ottobre

9,30

- Disegno di legge n. 1362 - Ratifica adesione Macedonia del Nord alla NATO (approvato dalla Camera dei deputati)

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2019 (mercoledì 16, ore 10,30)

- Disegno di legge n. 1476 - Decreto-legge n. 101, Tutela lavoro e risoluzione crisi aziendali (scade il 3 novembre)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 17, ore 15)

Giovedì

17

"

9

La settimana dal 21 al 25 ottobre sarà riservata ai lavori delle Commissioni.

Martedì

29

ottobre

16,30-20

- Doc. XXII, n. 4 - Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sulla sicurezza e sullo sfruttamento del lavoro (dalla sede redigente)

- Mozioni sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza

- Disegno di legge n. 1493 - Decreto-legge n. 104, Riordino ministeri (scade il 20 novembre)

- Sindacato ispettivo

Mercoledì

30

"

9,30

Giovedì

31

"

9,30

Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1493 (Decreto-legge n. 104, Riordino ministeri) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.

Il calendario della settimana potrà essere integrato con le comunicazioni del Ministro degli affari esteri sulla situazione in Siria.

Ripartizione dei tempi per la discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2019

(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)

Governo

30'

Gruppi 3 ore, di cui:

M5S

41'

FI-BP

29'

L-SP-PSd'Az

28'

PD

22'

FdI

16'

IV-PSI

15'

Misto

15

Aut (SVP-PATT, UV)

14'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1476
(Decreto-legge n. 101, Tutela lavoro e risoluzione crisi aziendali)

(10 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

1h

Governo

1h

Votazioni

1h

Gruppi 7 ore, di cui:

M5S

1h

36'

FI-BP

1h

6'

L-SP-PSd'Az

1h

4'

PD

51'

FdI

38'

IV-PSI

37'

Misto

36'

Aut (SVP-PATT, UV)

32'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1493
(Decreto-legge n. 104, Riordino Ministeri)

(10 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

1h

Governo

1h

Votazioni

1h

Gruppi 7 ore, di cui:

M5S

1h

36'

FI-BP

1h

6'

L-SP-PSd'Az

1h

4'

PD

51'

FdI

38'

IV-PSI

37'

Misto

36'

Aut (SVP-PATT, UV)

32'

Dissenzienti

5'

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

FEDELI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FEDELI (PD). Signor Presidente, Hevrin Khalaf aveva trentacinque anni, una giovane donna curda attivista dei diritti civili, da sempre impegnata dalla parte delle donne per la loro autonomia, libertà e per l'emancipazione e per sostenere i più deboli. Era la leader del Partito per il Futuro della Siria, stimata e apprezzata da tutta la comunità internazionale. Sabato scorso è stata bloccata con il suo autista mentre cercava di raggiungere Kobane ed è stata uccisa barbaramente per strada a pietrate, forse anche violentata. Ci sono video e foto che ritraggono il suo corpo a terra, il volto tra la polvere tumefatto.

Nonostante il tentativo di Ankara di sottrarsi a ogni responsabilità, c'è il forte sospetto (e anche qualcosa di più) che gli autori dell'imboscata possano essere stati i miliziani legati proprio alla Turchia.

In un contesto sempre più drammatico, in quella terra di nessuno che è diventata la regione a Nord e a Est della Siria, questa morte orrenda e violenta è un fatto insopportabile che non può non scuotere nel profondo tutte le coscienze. Una morte che ci riguarda, riguarda tutte le donne italiane ed europee, e riguarda tutta la nostra comunità. Riguarda anche noi, senatrici e senatori di questa Repubblica, perché è stata uccisa, violata, calpestata una donna che era un simbolo forte e autorevole della lotta per la libertà di tutti. Il simbolo di un popolo, che eroicamente ha combattuto contro l'ISIS, in una battaglia in cui le donne sono sempre state in prima fila per conquistare pace, libertà, giustizia, diritti umani, civili e sociali, cioè i nostri valori, quelli che definiscono la nostra identità, gli stessi su cui è fondata la nostra Europa. Proprio per questo dovremmo essere pronti a difenderli, ovunque questi diritti siano minacciati, senza ambiguità e senza esitazioni.

Le donne curde di varie culture e fedi hanno lanciato un appello a tutte le donne e ai popoli del mondo per chiedere la fine dell'invasione e dell'occupazione della Turchia nella Siria del Nord e dell'Est e lo stop da parte dell'Europa alla vendita delle armi ad Ankara.

Noi da che parte stiamo? Dalla parte di chi lotta per la libertà o di chi invade e occupa militarmente un territorio? Non basta dichiararsi contro questa guerra. Credo si debba seriamente agire.

Noi dobbiamo agire fino in fondo e senza tentennamenti per sospendere la fornitura di armi, per sospendere e boicottare le merci turche; serve una moratoria totale sulle armi, servono sanzioni, un embargo e io penso che occorra anche valutare la forza di interposizione (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-PSI e Misto). Nello stesso tempo noi dobbiamo essere promotori per mandare aiuti e medicinali alle popolazioni colpite.

In queste ore donne, uomini e bambini di ogni età sono vittime di massacri, bombardamenti violenze. Nel loro appello le donne curde parlano di madri prese di mira (e dico solo di mira per non dire altro) nei loro quartieri quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie, dell'esplosione di una granata che ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni e ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni; di quartieri e chiese cristiane bombardate; di cristiani, i cui antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915, uccisi dall'esercito di Erdogan. Noi non possiamo accettarlo.

Erdogan è passato in pochi giorni dalle menzogne al ricatto e noi per caso il prossimo anno andremo a giocare la finale di Champions League a Istanbul? No! Noi non possiamo fare questo, non possiamo essere a Istanbul. (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-PSI e Misto). Lo sappiamo che lo sport unisce popoli e culture differenti, ma non possiamo consentire di essere indifferenti a ciò che sta succedendo in Turchia e per mano di Erdogan, quindi noi non possiamo esserci. Oltre alla follia di continuare a vendere armi, come comunità internazionale non possiamo andare là ad omaggiare un uomo che fa ammazzare innocenti, che ordina l'esecuzione di una paladina dei diritti civili e delle libertà, che fa arrestare gli oppositori politici e sgancia bombe sui convogli di giornalisti per eliminare i testimoni di questo scempio. Noi davvero non possiamo accettare nessun ricatto; non possiamo accettare nemmeno quelli che lui ci fa perché usa i profughi per spaventarci e minaccia di fare invadere l'Europa dai terroristi. (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-PSI e Misto). Non accettiamo assolutamente questi ricatti.

Mi rivolgo a tutto il Parlamento a tutte le forze politiche per dire che in una situazione come questa dobbiamo essere e dimostrare di essere un Paese unito che combatte insieme per i valori che ci uniscono tutti su questo terreno (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-PSI e Misto). Per questo diventa assolutamente importante lasciar perdere le dispute, le sottolineature delle nostre differenze, perché in questo caso dobbiamo procedere insieme e chiedere all'Europa un intervento assolutamente certo e tempestivo. Noi lo dobbiamo non solo per quello che significa quel popolo, per quelle donne, per quegli uomini e per quei bambini; in gioco c'è la nostra identità, il nostro oggi, il nostro futuro.

Spero che su questo troveremo le parole giuste e che in quest'Aula si compiano delle scelte per essere tutti insieme coerenti e uniti (Applausi dai Gruppi PD, M5S, L-SP-PSd'Az, IV-PSI e Misto. Congratulazioni).

PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az). Il 12 ottobre Hevrin Khalaf è stata uccisa, aveva trentacinque anni quando è morta. Ingegnere civile, è stata una politica curda con cittadinanza siriana che si batteva per i diritti delle donne nella regione e per la coesistenza pacifica tra curdi, cristiano-siriaci e arabi.

La sua morte non ha ancora mandanti certi; di certo, però, è morta in un agguato ad opera di un branco di 12 uomini in divisa che hanno fatto scempio del suo corpo e che forse prima di ucciderla l'hanno stuprata.

Hevrin era nota per le sue capacità diplomatiche riconosciute a livello internazionale. Il dialogo e l'emancipazione delle donne in Siria erano rappresentate dal suo volto, proprio per questo era ritenuta una pericolosa miscredente.

Onorare la vita di una donna che è morta perché credeva nei diritti delle donne e dei deboli fra i più deboli non ha bisogno di parole, ma di azioni concrete (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Difendere quei diritti significa difendere i diritti di tutti. Questo faceva Hevrin e per questo è stata uccisa. Questo accade ad un passo da noi e se noi oggi accettiamo tutta questa barbarie rimanendo indifferenti, viene da chiederci a cosa serve l'Europa.

L'Europa, quindi, si svegli e si svegli anche l'Italia. Serri i ranghi e faccia fronte comune attivando gli strumenti che ha a disposizione; blocchi tutti i finanziamenti alla Turchia che ha invaso il popolo curdo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Alla luce di un gesto puramente colonialista, che odora di sangue e piombo, oggi è ancora più evidente che la Turchia non può entrare e non deve entrare in Europa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Il suo ingresso in Europa, e la mancanza di reazione da parte dell'Unione stessa, esaurirebbe l'ultimo filo di voce delle minoranze e dei diritti delle donne che Hevrin Khalaf ha voluto portare all'orecchio del mondo rimettendoci la vita. Questo glielo dobbiamo. Lo dobbiamo a lei e a tutte le minoranze oppresse.

Se l'intento di questa Assemblea avrà questi contenuti, la Lega sarà la prima forza che gli darà sostegno. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

SBROLLINI (IV-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, stiamo seguendo con molta apprensione ciò che sta succedendo al confine tra la Siria e la Turchia. Ci stiamo tutti chiedendo se questa guerra possa dare nuovo impulso alla propaganda islamista. È una preoccupazione seria, come evidenziato anche dalle colleghe che mi hanno preceduta, che viene alimentata anche dalla ripresa di una forte instabilità, con l'acuirsi di un conflitto armato che vede già un cambio di alleanze molto profondo all'interno di quello scenario, visto il ritiro delle truppe statunitensi.

Le notizie che ci giungono ci mostrano davvero la rappresentazione di una violazione della legalità internazionale ma, soprattutto, una barbarie, una violenza inaudita, un vero massacro nei confronti delle popolazioni civili, dei tanti bambini, donne e uomini, una concreta minaccia all'equilibrio e alla pace nel mondo e anche una concreta minaccia alla sicurezza dei nostri cittadini.

Il fatto che siano già scappati molti terroristi detenuti all'interno dei campi siriani sotto il controllo curdo non può essere un elemento che possa essere in alcun modo sottovalutato. Sappiamo che in quei campi erano presenti circa 11.000 terroristi, di circa 50 nazionalità diverse, probabilmente spalleggiati dalle truppe turche, almeno alcuni di questi: quelli che hanno compiuto l'assassinio di Hevrin Khalaf, attivista per i diritti delle donne, segretaria generale del Partito per il Futuro della Siria, strenua attivista per la convivenza pacifica tra curdi, siriani e turchi.

Nel video dell'orrore che ritrae la sua morte, una voce fuori campo sentenzia: «Così muoiono i maiali». Vorrei ricordare realmente quello che sta succedendo, pensando anche a queste frasi, non solo ai video e alla violenza che davvero possiamo immaginare. Vorrei ricordare in questo Parlamento le tante donne curde che sono in questo momento in prima linea a difendere i diritti civili e umani e che hanno il coraggio di essere lì a lottare insieme ai loro uomini e a difendere i propri bambini e le proprie famiglie.

Hevrin è stata trucidata per le sue idee, un simbolo da colpire per quel nazionalismo esasperato che si alimenta dell'aggressione nei confronti di una minoranza per rafforzare le sue bandiere. Non dobbiamo sottovalutare la minaccia, sempre costante, di un'ideologia quale è quella del nazionalismo, sia esso di natura laica o islamista, perché è la stessa che ha fondato anche lo Stato islamico. Ed è questo il principale punto di preoccupazione sul quale il nostro Paese deve intervenire.

È, quindi, compito della politica e delle istituzioni intervenire con tutti i mezzi che possano essere utili per fronteggiare una situazione così difficile e drammatica nelle zone oggetto del conflitto.

Dobbiamo interrompere la fornitura di armi; dobbiamo farlo non solo come Europa, nonostante l'opposizione della Gran Bretagna e la resistenza di Ungheria e Bulgaria, ma innanzitutto come Governo italiano, sulla scia di quanto hanno già fatto la Francia, la Germania, l'Olanda, la Svezia e la Finlandia.

Vogliamo che un'altra importante istituzione del calcio europeo, quale è la UEFA, si prenda carico della decisione di non far disputare a Istanbul la prossima finale di Champions League, la più importante competizione per i club in Europa, che si disputerà proprio in terra turca il prossimo 30 maggio. Noi non chiediamo di valutare, come ha detto in qualche modo il Ministro per le politiche giovanili e lo sport, se sia opportuno o meno mantenere la finale a Istanbul; noi chiediamo esplicitamente che quella finale si giochi altrove. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, L-SP-PSd'Az e PD). Quella competizione porterà un giro di affari di circa 50 milioni di euro.

Signor Presidente, chiediamo che questo Governo della Turchia non possa beneficiare di questa opportunità. Noi non siamo e non saremo mai dalla parte della Turchia governata da Erdogan, ma saremo sempre dalla parte della Turchia democratica e faremo di tutto affinché il Parlamento possa intervenire in tal senso. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Alessio Simmaco Mazzocchi», di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

MALAN (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-BP). Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia si associa alle parole di grave preoccupazione per l'intera azione avviata dalla Turchia nel territorio siriano, nell'area abitata e controllata dai curdi e, in particolare, per un episodio che quasi ne simboleggia l'aspetto particolarmente bruciante. Mi riferisco all'uccisione di Hevrin Khalaf, che è una donna che si è battuta non soltanto per i diritti delle donne in quell'area - cosa certo assai più difficile di chi fa la stessa cosa, per esempio, in Europa occidentale - ma si è anche battuta per la pacifica convivenza tra le diverse comunità (tra musulmani, cristiani e le altre etnie presenti da tempo antichissimo in quell'area). È anche per questo che è stata uccisa.

Ancora non è chiaro chi sia stato ad ucciderla, ma è chiaro che il quadro è quello dell'attacco turco. Probabilmente si tratta di milizie jihadiste in qualche modo collegate alle forze turche. Ciò consente di dare un volto alle vittime di questa azione, che però ne sta facendo ben altre. Tra queste c'è il tentativo di pacificare un'area che già ha tanto sofferto per la guerra che da anni va avanti in Siria.

Noi lo chiederemo anche domani in modo formale in occasione delle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo, ma chiediamo e chiederemo che l'Italia prema per avere una posizione decisa e forte dell'Unione europea nei confronti della Turchia. Bisogna pensare, come minimo, a delle sanzioni, che però ovviamente nell'immediato saranno ben poco efficaci perché le forze turche hanno tutto ciò di cui necessitano. Se sarà necessario e opportuno - verosimilmente lo sarà - bisognerà mettere in campo altre iniziative. Pertanto, l'Unione europea deve riuscire a trovare un accordo.

Naturalmente siamo anche d'accordo - e ci sono già state da parte nostra delle dichiarazioni pubbliche in questo senso - sul fatto che bisogna attivarsi, pur sapendo che l'ordinamento sportivo ha la sua indipendenza, al fine di chiedere agli organismi italiani che rappresentano l'Italia in seno all'UEFA di spostare, in ogni caso e qualunque cosa possa accadere nei prossimi mesi, la sede della finale di Champions League, che attualmente è prevista a Istanbul. È chiaro che non è accettabile, neanche ora per allora (e nemmeno quando arriverà quella data, per la quale ci vogliono alcuni mesi) che una festa dello sport sia celebrata in un Paese che purtroppo in questi giorni, dopo aver dato in passato segnali diversi che facevano sperare in un ben altro orientamento da parte del cammino della Repubblica turca, sta dando segnali di disprezzo per i diritti e per le convenzioni internazionali, in particolare nei confronti di quel popolo curdo che ha tanto patito nel corso dei secoli e che si è particolarmente distinto, con i suoi uomini e con le sue donne combattenti, nel contrastare il mostro costituito da Daesh e dall'ISIS, che hanno provocato tanti lutti e distruzioni (non soltanto in Siria, ma anche in Iraq) e che aspira ad estendersi.

Ci uniamo pertanto alle parole che commemorano e che sostengono la memoria e soprattutto il messaggio, il lavoro e l'opera di Hevrin Khalaf. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

MAIORINO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, il barbaro assassinio di Hevrin Khalaf, donna libera e impegnata per i diritti delle donne e per la pacifica convivenza di culture e religioni diverse, ci lascia sgomenti, ma non sorpresi. Le donne infatti pagano sempre il prezzo più alto nei conflitti; ma, soprattutto, le donne libere e impegnate per le cause dell'uguaglianza e i diritti delle donne e delle minoranze spaventano ancora, perché la loro stessa esistenza rappresenta una minaccia intollerabile per tutti i fondamentalismi, in ogni tempo e in ogni luogo.

Il barbaro assassinio di Hevrin, infatti, ricorda l'assassinio della filosofa alessandrina Ipazia, avvenuto nel 415 dell'era volgare. Secoli sono trascorsi da allora e questi secoli non devono essere trascorsi invano. Oggi non è possibile restare inerti di fronte a questo tipo di barbare minacce.

Auspichiamo dunque una forte presa di posizione di tutta la comunità internazionale verso chi si crede al di sopra dei trattati di alleanza stretti e dei patti siglati. La deriva fondamentalista in Turchia deve essere riconosciuta senza alcun tipo di ipocrisia e fermamente respinta dall'Italia, dall'Europa e da tutta la comunità internazionale. (Applausi).

DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, già nella scorsa settimana avevamo avuto modo di intervenire in quest'Aula per richiamare l'attenzione dei colleghi e del Governo su quello che stava accadendo a seguito dell'attacco della Turchia nei confronti dei curdi. Tutto quello che sta accadendo e che continua ad accadere è sempre più terribile in questi giorni e in queste ore. Di fronte a questa escalation noi siamo sgomenti e inorriditi, soprattutto pensando a quello che è successo, cioè all'uccisione barbara e senza pietà di una paladina dei diritti delle donne come è stata Hevrin Khalaf, che ha rappresentato, nel corso della sua giovane vita e della sua militanza, la battaglia per questi diritti. Osserviamo l'accanimento della Turchia, dell'ISIS e di tutte le milizie jihadiste, che sono filoturche. È inutile che continuiamo a girarci intorno: in tutto questo tempo i curdi in prima persona hanno difeso non solo se stessi, ma anche noi, e hanno largamente contribuito a sconfiggere Daesh e l'ISIS.

Non dobbiamo dimenticare che la Turchia ha sempre fatto arrivare, attraverso il confine, aiuto alle milizie jihadiste. Questo si sta confermando anche con tutto quello che sta accadendo in queste ore.

L'assassinio di Hevrin Khalaf e le modalità con cui è avvenuto ci dicono che l'odio più grande, come è ed è stato quello dell'ISIS, è nei confronti delle donne. Questo è l'elemento fondamentale: l'odio verso i curdi e contro le combattenti curde. L'odio perché vogliono chiudere quell'esperienza; un'esperienza incredibile. Lì, in quell'enclave, hanno costruito un'esperienza democratica in cui ci sono due presidenti, un uomo e una donna. Uno dei terreni democratici più avanzati anche rispetto a quello che accade nei nostri Paesi.

L'hanno voluta uccidere in modo così barbaro e violentarla proprio per marcare il disprezzo verso questo percorso, verso questa grande affermazione di diritti perché sanno perfettamente che quando ci sarà un vero e proprio movimento di emancipazione e di affermazione dei diritti delle donne, non ci sarà più spazio per i fondamentalismi; non ci sarà più spazio per tutto il terribile integralismo islamico. Non ci sarà più spazio per operazioni autoritarie.

Per tali ragioni dobbiamo essere lì, non dobbiamo avere dubbi. Dobbiamo essere lì per difendere i curdi e per fare in modo che la Turchia non solo sia sanzionata, ma ci sia una voce unica dell'Europa. Dico anche con chiarezza al Ministro che noi non ci accontentiamo di un decreto ministeriale che solo per il futuro vieti la vendita delle armi alla Turchia. Bisogna bloccare tutte le commesse che sono al momento in corso.

Ed inoltre rappresenterebbe uno schiaffo per tutti, per lo sport libero e democratico, che si celebrasse ad Istanbul la finale della Champions League. Ed io ritengo che l'Italia, come Paese, e l'Assemblea del Senato, con le sue donne, le sue senatrici, non solo debbano avanzare una richiesta unanime affinché ciò non avvenga, ma abbiano anche un dovere morale in tal senso. Le donne hanno combattuto per noi, sono morte in prima fila e questo martirio continua ancora oggi. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, M5S,L-SP-PSd'Az,PD e IV-PSI).

STEFANI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, alcuni fatti e alcune notizie di oggi che riguardano una vicenda molto articolata. Il Vice Presidente della Generalitat, la Presidente del Parlament, Ministri vari e responsabili delle associazioni indipendentiste della società civile della Spagna e della Catalogna, sono stati giudicati colpevoli, con pene che vanno dai nove ai tredici anni. Pene particolarmente gravi che rispetto ad un ordinamento come quello italiano sarebbero ascrivibili quasi tutte per gravi reati di sangue. Non è però ancora finita. I politici secessionisti riparati all'estero saranno inseguiti da un mandato di cattura internazionale.

Una questione, quella catalana, che non può e non deve lasciare indifferente tutta la comunità internazionale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). In particolare non deve lasciare indifferente l'Europa. Sono ancora vivide, troppo vivide, le immagini di azioni di polizia in occasione delle celebrazioni del voto. Sono immagini che pesano su tutti; pesano su chi crede che vi sia stato un legittimo percorso e su chi è di contrario avviso. Comunque pesano.

È una vicenda controversa e spinosa che vede toccare principi fondamentali di tutte le società civili. Attraverso il significato di referendum, attraverso il significato della sovranità popolare, attraverso il significato di quella che è la sovranità in senso stretto e dell'unità nazionale. Passa attraverso la contemperazione di interessi e principi, che riguardano gli stessi processi identitari. La risoluzione della vicenda non passa però attraverso l'uso della forza, ma nemmeno attraverso le sentenze che così non faranno che alimentare ancor più astio e contrasti all'interno della società.

La soluzione passa attraverso un forte dialogo politico istituzionale e attraverso una partecipazione attiva della comunità internazionale, nel rispetto di tutti e nel rispetto di principi che dovrebbero valere per tutta l'Europa. La Carta delle Nazioni Unite recita che occorre sviluppare tra le Nazioni relazioni amichevoli, fondate sul rispetto, sul principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

In tutto questo, quindi, l'Europa deve esserci. Non deve esserci soltanto nelle questioni economiche, non deve esserci soltanto quando si deve parlare di spread. L'Europa deve esserci. Quella della Catalogna è sicuramente una partita a scacchi forse troppo lunga, troppo complicata e forse anche mal giocata. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

URSO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URSO (FdI). Signor Presidente, vorrei intervenire, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, nel dibattito aperto in precedenza in merito alla gravissima aggressione che l'esercito turco, su mandato del presidente Erdogan, sta realizzando in queste ore nel territorio della Siria contro il popolo curdo e, in generale, contro il popolo siriano. Di questo argomento sicuramente ci sarà occasione di parlare anche domani, dato che sarà presente il presidente del Consiglio Conte che renderà una informativa in merito al Consiglio europeo che si svolgerà questa settimana e che dovrà affrontare questioni importanti anche inerenti la politica estera dell'Europa.

Su questo argomento siamo stati netti sin dall'inizio nel condannare assolutamente l'invasione turca e nel chiedere che l'Italia, l'Unione europea e le Nazioni Unite agiscano insieme, nella maniera più netta possibile. In particolare abbiamo chiesto che siano realizzate sanzioni selettive nei confronti del presidente Erdogan, dei Ministri, dei generali coinvolti e dei loro familiari, perché la comunità internazionale può emanare sanzioni che colpiscano coloro che hanno dato azione alla repressione e all'eccidio nel territorio siriano. Le sanzioni nei confronti delle persone, cioè dei criminali, sono sanzioni che colpiscono veramente a fondo e che spesso ottengono i risultati che si propongono.

Abbiamo chiesto che l'Italia si attivi in Europa affinché quest'ultima sospenda ogni aiuto alla Turchia, anche quelli concessi per sostenere i profughi siriani che sono nel territorio turco, e che cancelli ogni processo di adesione della Turchia. La cancellazione del processo di adesione, a differenza della sospensione, provoca infatti conseguenze immediate anche per quanto riguarda le risorse destinate alla Turchia proprio perché è in corso il processo di adesione all'Unione. Si potrebbe proporre di utilizzare meglio quelle stesse risorse, per tutelare il confine europeo e magari aiutare direttamente quelle popolazioni martoriate, piuttosto che lasciare che finiscano nelle mani di chi realizza crimini contro l'umanità perché di crimini contro l'umanità si tratta.

Per questo siamo convinti che l'Italia possa finalmente agire in maniera unitaria ed è utile che tutte le forze politiche si pronuncino nella stessa direzione in queste ore affinché l'Italia e l'Europa reagiscano a questo eccidio. Sarebbe grave che la città martire di Kobane e il popolo curdo che tanto ha lottato contro l'ISIS, sia vittima di coloro che hanno di fatto sempre aiutato l'ISIS.

Sappiamo tutti che la Turchia è stata un'autostrada del terrore, che per lungo tempo ha consentito ai terroristi dell'ISIS di agire dal proprio territorio, in Siria e non soltanto. La minaccia di scatenare una bomba demografica contro l'Europa, costringendo i profughi siriani a dirigersi verso i confini europei, sottintende una minaccia ben più grave: quella di realizzare, attraverso questa massa di profughi, autostrade del terrore tramite le quali i miliziani dell'ISIS - che stanno fuggendo dalle carceri dov'erano stati rinchiusi dai miliziani curdi - possano giungere in Europa per colpirla. A questa minaccia non si può che rispondere nel modo più fermo, condannando non la Turchia, ma il Governo di Erdogan e le sue azioni criminali. (Applausi dal Gruppo FdI).

MANGIALAVORI (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANGIALAVORI (FI-BP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, giorni fa la trasmissione della Rai «Presa diretta» ha testimoniato in maniera incontrovertibile - purtroppo ancora una volta - lo stato della sanità in Calabria e le difficoltà in cui si imbattono tutti i medici e gli operatori sanitari che giornalmente operano nelle strutture calabresi e soprattutto tutti i disagi che devono sopportare i malati di quella Regione.

Purtroppo siamo commissariati dal 2009, con un piano di rientro che ci impedisce di lavorare in autonomia. Questi dieci anni sono stati per la Calabria una sciagura, perché, mentre i commissari e i Ministeri vigilanti tagliavano i fondi in maniera ragionieristica, bloccavano le assunzioni e si preoccupavano solo di far quadrare i conti (senza neppure riuscirci), gli ospedali si svuotavano di medici e infermieri, le strutture cadevano a pezzi e l'emigrazione sanitaria continuava ad aumentare a dismisura, facendo lievitare tutti quei costi che il piano di rientro in teoria avrebbe dovuto ridurre. Siamo di fronte a un paradosso, consumatosi purtroppo sulla pelle dei pazienti e di migliaia e migliaia di calabresi, che ancora oggi purtroppo sono costretti ad emigrare per potersi curare. Proprio per questo, qualche giorno fa, ho colto con favore le parole del Ministro, il quale ha detto che bisogna assolutamente rivisitare il commissariamento della sanità, cosa che mi auguro possa avvenire nel più breve tempo possibile.

Purtroppo però il problema della Calabria non è solo il commissariamento, ma anche lo sciagurato decreto Calabria che il vecchio Governo ha approvato qualche mese fa a Reggio Calabria, durante un Consiglio dei ministri fatto ad hoc, dal quale è uscito trionfante, annunciando quel testo, che non è altro che l'ennesima rovina per la Calabria. A tale proposito, con il collega Siclari e la collega Caligiuri abbiamo presentato un'interrogazione al Ministro della sanità, proprio per sapere cosa vuole fare di questo decreto-legge Calabria. Mi auguro che il nuovo Ministro possa affrontare nel più breve tempo possibile la disastrosa situazione che per l'ennesima volta - lo ribadisco - è venuta fuori dalla trasmissione «Presa diretta» e possa sbloccare tutte le centinaia di assunzioni che servono in Calabria (Applausi dal Gruppo FI-BP), perché lo impongono il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, e il buonsenso e lo chiedono migliaia e migliaia di pazienti, che reclamano semplicemente servizi e cure dignitose. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti e i docenti dell'Istituto superiore «Guglielmo Marconi» di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire perché vorrei denunciare un nuovo, vergognoso atto di intimidazione nei confronti dei nostri ricercatori. In questo caso si tratta del professore Luciano Fadiga, neurofisiologo dell'università di Ferrara, che questa mattina, andando nei suoi laboratori (lui è uno degli scopritori dei neuroni specchio), si è trovato delle scritte sui muri in cui viene definito assassino, per via della sua attività di ricerca che implica sperimentazione animale. Sui muri dell'università di Ferrara ci sono scritte inneggianti a bruciare i laboratori nel nome del benessere animale.

Questa azione ricorda quella che è successa solo poche settimane fa ad altri ricercatori, al professor Marco Tamietto dell'università di Torino e a Luca Bonini dell'università di Parma, i quali sono stati autorizzati e finanziati per la loro idea e le loro progettualità; lavorano nell'ambito delle regole, ovviamente, e lavorano nell'ambito della legge; studiano per noi, sperimentano per noi nel contesto di progetti che si prendono cura anche dell'eticità, non solo della sperimentazione in generale, ma anche della sperimentazione animale.

Credo davvero che abbiamo la responsabilità politica di difendere la ricerca dei nostri studiosi, di difendere i diritti dei malati da chi vorrebbe fermare la ricerca e vedere i nostri laboratori bruciare. Noi vogliamo che i nostri studiosi restino in Italia a ricercare e studiare per noi; possiamo farlo come legislatori, possiamo davvero farlo in concreto contro ogni retorica adeguando la nostra legislazione alla direttiva europea sulla sperimentazione animale, una direttiva nata dopo un lungo lavoro. Intorno a quel tavolo per anni ci sono stati tutti gli stakeholder ed hanno elaborato una direttiva - da noi ancora non recepita in pieno - che rispetta l'eticità della ricerca e dei suoi obiettivi e che fa sì che non un ratto in più, ma neanche uno in meno, venga utilizzato nelle ricerche dei nostri studiosi per consegnare al mondo un risultato in più, un avanzamento verso una determinata cura. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 16 ottobre 2019

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 16 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,31).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Anastasi, Barachini, Bogo Deledda, Botto, Castaldi, Cattaneo, Crimi, De Poli, Di Piazza, Maffoni, Malpezzi, Mantero, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Nugnes, Ortolani, Rauti, Segre, Sileri, Turco e Zaffini.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Ferrara, Giacobbe, Iwobi, Pacifico e Petrocelli, per attività della 3ª Commissione permanente; Cangini e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Casini, per attività dell'Unione interparlamentare; Saccone, per partecipare a incontri internazionali.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo parlamentare Italia Viva - P.S.I., con lettera in data 11 ottobre 2019, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice Vono, entra a farne parte il senatore Grimani;

8a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Vono;

11a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Grimani.

Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto", variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera, in data 11 ottobre 2019, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" il deputato Andrea Cecconi, in sostituzione del deputato Vito De Filippo, dimissionario.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Regione Emilia-Romagna

Misure per la promozione dei contratti di solidarietà espansiva e utilizzo del reddito di cittadinanza (1546)

(presentato in data 10/10/2019);

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro dell'ambiente e tutela del territorio e del mare

Conversione in legge del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, recante misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria e proroga del termine di cui all'articolo 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229 (1547)

(presentato in data 14/10/2019);

senatore Nencini Riccardo

Disposizioni per la produzione e la definizione del gelato artigianale italiano di alta qualità nonché per la definizione della figura professionale dell'artigiana e dell'artigiano gelatiere (1548)

(presentato in data 10/10/2019);

senatori Faraone Davide, Garavini Laura, Nencini Riccardo, Bonifazi Francesco, Sbrollini Daniela, Comincini Eugenio, Conzatti Donatella, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, Ginetti Nadia, Grimani Leonardo, Magorno Ernesto, Marino Mauro Maria, Parente Annamaria, Renzi Matteo, Sudano Valeria, Vono Gelsomina

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta in materia di diffusione massiva su internet di contenuti illeciti e delle fake news (1549)

(presentato in data 11/10/2019);

senatori Mirabelli Franco, Cirinna' Monica, Iori Vanna, Valente Valeria

Disposizioni in materia di Garanti dei detenuti (1550)

(presentato in data 11/10/2019).

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Balboni Alberto ed altri

Introduzione del reato di omicidio nautico e del reato di lesioni personali nautiche (1402)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni)

(assegnato in data 11/10/2019);

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Balboni Alberto ed altri

Disposizioni in materia di soppressione dei tribunali per i minorenni, nonchè disposizioni in materia di istituzione di sezioni specializzate per la famiglia e per i minori presso i tribunali e le corti d'appello e di uffici specializzati delle procure della Repubblica presso i tribunali (1406)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 11/10/2019).

In sede referente

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Gov. Conte-II: Pres. Consiglio Conte, Ministro ambiente e tutela del territorio e del mare Costa ed altri

Conversione in legge del decreto legge 14 ottobre 2019, n. 111, recante misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria e proroga del termine di cui all'articolo 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229 (1547)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 9ª (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10ª (Industria, commercio, turismo), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/10/2019).

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli


In data 11/10/2019 la 3ª Commissione permanente Aff. esteri ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Mozambico, fatto a Maputo l'11 luglio 2007" (1140)
(presentato in data 13/03/2019).

Inchieste parlamentari, deferimento

In data 11 ottobre 2019 è stata deferita, in sede redigente, la seguente proposta d'inchiesta parlamentare:

alla 11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale):

Carbone. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla condizione del lavoro in Italia e sulla tutela della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro, ivi incluse le strutture educative e scolastiche e le strutture sociosanitarie", previ pareri della 1a, della 2a, della 5a, della 7a e della 12a Commissione permanente (Doc. XXII, n. 21).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 10 ottobre 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 275, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 - lo schema di contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e la società Poste italiane S.p.A per il quinquennio 2020-2024 (n. 128).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 4 novembre 2019.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Con lettere in data 7 ottobre 2019 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Parzanica (Bergamo), Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) e Angri (Salerno).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 10 ottobre 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le osservazioni formulate, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535, dalla Commissione europea in ordine alla notifica 2019/0334/I relativa allo schema di decreto ministeriale di aggiornamento del decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015 recante "Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell'articolo 16 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139".

La predetta documentazione è deferita alla 10a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 342).

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 14 ottobre 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, comma 8, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, la relazione sullo stato di applicazione della normativa di salute e sicurezza sul lavoro e sul suo possibile sviluppo, per l'anno 2018.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a e alla 12a Commissione permanente (Atto n. 343).

Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, con lettera in data 7 ottobre 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 84, comma 2, del codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, la relazione annuale sull'attuazione delle norme sulla circolazione internazionale dei beni culturali e sull'attuazione in Italia e all'estero degli atti europei riguardanti l'esportazione di beni culturali e la restituzione dei beni culturali usciti illegittimamente dal territorio di uno Stato membro dell'Unione europea, riferita all'anno 2018.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente (Doc. XXIX, n. 1).

Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 9 ottobre 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16 della legge 31 gennaio 1992, n. 59, la relazione sull'attività svolta in favore della cooperazione, relativa agli anni 2014-2017.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a e alla 11a Commissione permanente (Doc. CXXVII, n. 1).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Attuazione della direttiva 2010/40/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sul quadro generale per la diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto (COM(2019) 464 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 5a e 14a;

Relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio sugli alimenti e sui loro ingredienti trattati con radiazioni ionizzanti per gli anni 2016-2017 (COM(2019) 454 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 12a e 14a;

Proposta di Regolamento del Consiglio che stabilisce, per il 2020, le possibilità di pesca per alcuni stock e gruppi di stock ittici applicabili nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero (COM(2019) 453 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento

La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla 1a Commissione permanente:

sentenza n. 217 del 5 giugno 2019, depositata il 1° ottobre 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 131, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante: "Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)", nella parte in cui prevede che gli onorari e le indennità dovuti ai soggetti ivi indicati siano "prenotati a debito, a domanda", "se non è possibile la ripetizione", anziché direttamente anticipati dall'erario. (Doc. VII, n. 57) - alla 2a Commissione permanente;

sentenza n. 218 del 15 luglio 2019, depositata il 3 ottobre 2019. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 23, comma 6, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252 (Disciplina delle forme pensionistiche complementari), nella parte in cui prevede che il riscatto della posizione individuale sia assoggettato a imposta ai sensi dell'articolo 52, comma 1, lettera d-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), anziché ai sensi dell'articolo 14, commi 4 e 5, dello stesso decreto legislativo n. 252 del 2005. (Doc. VII, n. 58) - alla 6a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 4 ottobre 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a, alla 7a e alla 13a Commissione permanente (Doc. XV, n. 209).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Garruti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02236 della senatrice Granato.

Il senatore Moles ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02275 del senatore Aimi.

Mozioni

SALVINI, ROMEO, ARRIGONI, AUGUSSORI, BAGNAI, BERGESIO, BORGHESI, BOSSI Simone, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CALDEROLI, CAMPARI, CANDIANI, CANDURA, CASOLATI, CENTINAIO, CORTI, IWOBI, LUNESU, MARTI, NISINI, OSTELLARI, PELLEGRINI Emanuele, PEPE, PERGREFFI, PILLON, PIROVANO, PISANI Pietro, PITTONI, RIPAMONTI, RIVOLTA, RUFA, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, STEFANI, TOSATO, VALLARDI, VESCOVI, DE VECCHIS, FREGOLENT, FERRERO, MARIN, PIZZOL, FAGGI, ZULIANI, PAZZAGLINI, CANTU', PUCCIARELLI - Il Senato,

premesso che:

al netto delle difficoltà di ottenere dati precisi sui cosiddetti "crimini d'odio", spesso incompleti e parziali, provenienti da fonti governative e ministeriali, istituzioni internazionali e organizzazioni non governative, risulta difficile attribuire al fenomeno razzismo una dimensione di emergenza nazionale, come definito da diversi esponenti politici;

da quello che emerge da una comparazione internazionale dei crimini d'odio all'interno dell'Unione europea fornita dall'Odihr (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani istituito dall'Osce) l'Italia presenta numeri estremamente minori rispetto ai grandi Paesi europei;

il trend registrato in Italia, inoltre, risulta sovrapponibile con la grande ondata di sbarchi e il fenomeno di immigrazione incontrollata, che ha coinvolto il nostro Paese dal 2013;

in Italia il fenomeno migratorio, causato dallo sviluppo di violente e rapide evoluzioni delle dinamiche internazionali estranee alla volontà del nostro Paese, e non da reali fattori di attrazione del nostro tessuto economico-sociale, associato ad una fallace gestione del sistema di accoglienza e di mancato controllo delle frontiere esterne, è maturato all'interno di un'evidente situazione di difficoltà economica, particolarmente complessa e pesante in diverse zone della nostra società;

considerata l'importanza che un'efficacie politica di gestione delle frontiere e del fenomeno migratorio comporta al fine di agevolare il processo di integrazione, e al contempo acuire il tema del conflitto sociale, il Governo Conte I è riuscito ad incidere concretamente sulla riduzione progressiva del numero degli sbarchi, nel 2018 dell'80 per cento e nel 2019 del 96 per cento rispetto al 2017;

la crisi che ha coinvolto il sistema economico italiano, acuita dalle ricette economiche imposte dalle politiche di austerity richieste dalle istituzioni europee, ha intaccato la facilità di accesso ai servizi di welfare di base per i cittadini più esposti, aumentato il tasso di disoccupazione e precarizzazione del mondo del lavoro, ed ha conseguentemente causato una competizione al ribasso tra cittadini italiani e immigrati, in special modo nelle aree periferiche delle grandi città, amplificando il risentimento sociale verso gli stranieri;

l'attuale struttura del nostro sistema di welfare, infatti, non recepisce adeguatamente il nuovo contesto socio-demografico italiano, causato dai mutamenti derivanti dagli ultimi flussi migratori: pertanto, data la differenza di reddito tra famiglie italiane e straniere, unita ad una differente composizione del nucleo familiare, gli immigrati riescono ad avere un accesso facilitato a diversi servizi di protezione sociale, ovvero di edilizia popolare, occupando i primi posti delle graduatorie. Fenomeno, questo, che acuisce il sentimento di ingiustizia percepito dai cittadini italiani, specialmente delle classi sociali maggiormente colpite dalla crisi economica;

anche un autorevole esponente, nonché fondatore di una delle forze di maggioranza, Beppe Grillo, in un post a propria firma pubblicato sul suo "blog" il 2 marzo 2019, a margine di una manifestazione organizzata dal Pd a Milano "contro le discriminazioni", scriveva che in Italia "chiunque abbia un minimo di buon senso non vede alcun razzismo", definendo quest'ultimo un "falso problema" alla luce dei milioni di poveri presenti nel Paese;

è importante ribadire che la lotta a istanze antidemocratiche e xenofobe non deve trasformarsi in una ricerca di censura preventiva nei confronti di chi pone all'attenzione dei cittadini rilevanti problematiche sociali derivanti dall'immigrazione;

valutato, altresì, che:

vanno monitorati e condannati fenomeni di antisemitismo all'interno di gruppi, o perpetrati da individui isolati, di ispirazione ideologica neo-nazista, come dimostra l'ultimo attacco avvenuto ad Halle, in Germania;

è necessario sottolineare che il fenomeno dell'antisemitismo, declinato negli episodi di violenza più gravi, in Europa si sta sviluppando prevalentemente in seno alle comunità arabo-islamiche, come dimostrano i numerosi attacchi perpetrati nei confronti di simboli e individui delle comunità ebraiche;

in Belgio e Francia il fenomeno è radicato, anche alla luce della presenza di numerose enclaves islamiche presenti nelle periferie delle grandi città, vere e proprie basi operative per gli autori dei principali attentati nei confronti delle comunità ebraiche nazionali, come, tra gli altri, l'attacco alla scuola di Tolosa nel 2014, al museo ebraico di Bruxelles nel 2014, al supermercato Hypercasher a Parigi nel 2015;

il morbo dell'antisemitismo e dell'odio nei confronti di Israele si annida, coperto dallo schermo dell'antisionismo, anche in ambienti vicino all'estrema sinistra, come dimostrato dalla continua polemica che ogni anno, il 25 aprile, coinvolge la Brigata Ebraica, o dalle numerose manifestazioni in favore della Palestina nelle quali, come in quella di Milano del gennaio 2018, si odono slogan di chiara matrice anti ebraica comuni negli ambienti "jihadisti" del Medio Oriente, o si vedono bruciare le bandiere di Israele, come accaduto a Torino nel 2009 e a Venezia nel 2012;

considerato, infine, che:

i cristiani, nel mondo, rappresentano la comunità maggiormente colpita da persecuzioni, e il trend è in continuo aumento. Secondo l'annuale rapporto sulla libertà religiosa dei cristiani nel mondo "World Watch List" di Porte Aperte, sono 245 milioni i cristiani perseguitati nel mondo, considerando come fenomeni di persecuzione discriminazione culturale e sociale, disconoscimento familiare, privazione di lavoro e di reddito, allontanamento dalle amicizie, impossibilità a sposarsi, limitazioni educative e scolastiche, abusi fisici, torture, rapimenti, mutilazioni, distruzione di proprietà, imprigionamenti e assassini;

la maggior parte di questi crimini continua nell'impunità, apaticamente sottaciuti da larga parte della comunità internazionale, denotando una scarsa attenzione al fenomeno,

impegna il Senato, qualora dovesse essere istituita una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, ad inserire tra i temi che dovrà affrontare la suddetta Commissione:

1) la valutazione dell'importanza della crescita economica e l'accessibilità a strumenti di welfare di base per i cittadini, quale vero strumento per contrastare la tensione sociale;

2) l'importanza di politiche per una gestione dei flussi migratori rigorosa e controllata, a tutela non solo dei cittadini italiani, ma anche dei migranti che sono legalmente presenti nel Paese;

3) l'incremento di forme di controllo all'interno dei centri di culto islamici, spesso illegali, in quanto luoghi che diverse volte hanno assunto una forte connotazione politica e nei quali si è svolta propaganda antisemitica e in antitesi con i nostri valori culturali e costituzionali;

4) il rispetto delle minoranze senza che da ciò ne derivi una negazione della nostra identità, evitando un arretramento dal punto di vista culturale che, travestito da laicità di maniera, rappresenterebbe un pericoloso prologo all'erosione delle fondamenta della nostra civiltà e ad incoraggiare, al contempo, iniziative concrete che sviluppino un dibattito sul tema della cristianofobia.

(1-00176)

BERNINI, MALAN, GALLIANI, GALLONE, GIAMMANCO, LONARDO, MALLEGNI, MANGIALAVORI, MOLES, RIZZOTTI, RONZULLI, PICHETTO FRATIN, VITALI, AIMI, ALDERISI, BARACHINI, BARBONI, BATTISTONI, BERARDI, BERUTTI, BIASOTTI, BINETTI, CALIENDO, CALIGIURI, CANGINI, CARBONE, CAUSIN, CESARO, CRAXI, DAL MAS, DAMIANI, DE POLI, DE SIANO, FANTETTI, FAZZONE, FERRO, FLORIS, GASPARRI, GHEDINI, GIRO, MASINI, MESSINA Alfredo, MINUTO, MODENA, PAGANO, PAPATHEU, PAROLI, PEROSINO, ROMANI, ROSSI, SACCONE, SCHIFANI, SCIASCIA, SERAFINI, SICLARI, STABILE, TESTOR, TIRABOSCHI, TOFFANIN - Il Senato,

premesso che:

la pubblica attenzione è sempre più richiamata sulla diffusione dei cosiddetti "hate speech", intesi come fenomeni di odio e di intolleranza diffusi attraverso i mezzi di comunicazione e in particolare sul web; con parole o altri contenuti esprimono odio, rifiuto, astio, in particolare verso le minoranze, promuovono, incitano o giustificano la violenza, la diffamazione e la discriminazione nei confronti di una singola persona o di un gruppo di persone per motivi etnici, religiosi, sessuali o legati a condizioni personali, come ad esempio la disabilità;

l'espressione "hate speech" (traducibile con "discorso d'odio") ha origine nella giurisprudenza americana e, sebbene non sia indicata nella convenzione istitutiva della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), è stata usata dalla Corte fin dall'8 luglio 1999, evitando una definizione precisa del fenomeno, che avrebbe potuto limitare il suo futuro raggio d'azione;

a livello internazionale la fonte di riferimento è il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, adottato a New York il 19 dicembre 1966 e reso esecutivo dalla legge n. 881 del 1977, che inserisce una specifica restrizione, disposta all'articolo 20, sul divieto di appelli all'odio nazionale, razziale o religioso, che costituiscano incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla violenza, così come ogni propaganda in favore della guerra, e richiede l'adozione delle necessarie misure e sanzioni per proibire tali azioni;

gli hate speech, in mancanza di precisa e univoca definizione, sono suscettibili di applicazioni arbitrarie; infatti, i codici penali di molti Stati membri, in riferimento all'incitamento alla violenza o all'odio, utilizzano varie terminologie e differenti criteri di applicazione, in base alle motivazioni, al contesto nel quale vengono utilizzati e agli strumenti di diffusione utilizzati;

la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, è intervenuta sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale, prevedendo che gli Stati membri debbano garantire la punibilità dei discorsi di incitamento all'odio, intenzionali e diretti contro un gruppo di persone o un membro di essi, in riferimento alla razza, al colore, alla religione o all'etnia; l'istigazione pubblica alla violenza o all'odio, anche mediante la diffusione di scritti, immagini o altro materiale; l'apologia o la negazione dei crimini di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra e, infine, i comportamenti atti a turbare l'ordine pubblico o minacciosi, offensivi e ingiuriosi;

considerato che:

la nuova mappa dell'intolleranza 4, ideata da "VOX Diritti", Osservatorio Italiano sui diritti, in collaborazione con l'Università Statale di Milano, l'Università di Bari, l'Università La Sapienza di Roma e il Dipartimento dell'Università Cattolica di Milano, ha esaminato il periodo tra il mese di marzo e il mese di giugno 2019, definendo preoccupanti i dati raccolti, nei quali si evidenziano come vittime soprattutto alcune categorie quali migranti, musulmani, ebrei;

in Italia non esiste una definizione normativa di hate speech;

la Commissione sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita dalla Camera dei deputati il 10 maggio 2016, intitolata il 4 luglio successivo a "Jo Cox", la deputata laburista aggredita e uccisa da un nazionalista in Inghilterra il 16 giugno di quell'anno, nella relazione finale approvata il 6 luglio 2017 ha indicato lo Stato italiano come il Paese europeo con il più alto tasso di disinformazione in tema di immigrazione, che si evidenzierebbe, ad esempio, in una forte sovrastima del numero di stranieri e in particolare di musulmani; in risposta a questi dati il Dossier statistico immigrazione 2018, realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS, insieme al Centro studi confronti e all'UNAR, si propone di fornire una più documentata analisi della realtà sul quadro migratorio internazionale e nazionale;

è doveroso contrastare condotte moralmente censurabili e lesive della dignità di persone e gruppi sociali, in quanto rappresentano un ostacolo alla convivenza della comunità sociale; occorre però attenzione al fine di non limitare in alcun modo il principio della libera manifestazione del pensiero, sancito dall'articolo 21 della Costituzione, fuori e dentro il web;

non va trascurato, infatti, il pericolo che nel sanzionare lo hate speech, si arrivi a limitare indebitamente la libertà di espressione, che non può non includere la libertà di polemica, anche aspra; occorrono criteri oggettivi e simmetrici, non soggettivi e asimmetrici; non si può vietare un certo comportamento o espressione sulla base del fatto che qualcuno afferma di esserne offeso, altrimenti si tutelano maggiormente gli intolleranti rispetto agli altri; anzi, coloro che si dicono "offesi" dalla pacifica manifestazione dell'altrui identità, cultura o religione, al fine di impedirla, attuano una forma di prevaricazione inaccettabile,

delibera di istituire una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, costituita da 20 componenti in proporzione alla consistenza dei gruppi parlamentari ed elegge tra i suoi membri l'Ufficio di Presidenza composto dal Presidente, da due vice presidenti e da due segretari;

la Commissione controlla e vigila sull'attuazione delle convenzioni, degli accordi internazionali e della legislazione nazionale riguardanti i fenomeni di odio, di intolleranza, di razzismo e di istigazione agli stessi o alla violenza, denominati come fenomeni di "hate speech"; a tal fine, la Commissione svolge i seguenti compiti: ricognizione delle normative nazionali e internazionali e di ogni documentazione utile sulla materia; studi e ricerche relativi al fenomeno degli "hate speech"; formulazione di proposte finalizzate all'armonizzazione e all'adeguamento della legislazione nazionale con la normativa europea; a tal fine la Commissione può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi nonché con organismi sovranazionali e internazionali ed effettuare missioni in Italia o all'estero e avvalersi della collaborazione di esperti e può affidare l'effettuazione di studi e di ricerche a istituzioni pubbliche o private, a gruppi o a singoli ricercatori mediante convenzioni;

entro il 30 giugno di ogni anno, la Commissione trasmette al Governo e alle Camere una relazione sull'attività svolta, comprendente i risultati delle indagini, le conclusioni raggiunte e le proposte formulate;

l'attività e il funzionamento della Commissione sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla Commissione stessa a maggioranza assoluta dei propri membri; ciascun membro può proporre la modifica delle disposizioni regolamentari; le sedute e tutti gli atti della Commissione sono pubblici, salva diversa deliberazione della Commissione stessa da assumere a maggioranza assoluta dei suoi membri; per l'espletamento delle sue funzioni la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, d'intesa tra loro.

(1-00177p. a.)

Interrogazioni

BORGONZONI, CAMPARI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico. - Premesso che:

è notizia ufficiale oramai quella della multinazionale "Nike", produttrice di calzature, abbigliamento e accessori sportivi, di chiudere la sede di Casalecchio (Bologna), in via Isonzo, entro luglio 2020;

in soli dieci anni Nike Italia è passata dai 250 dipendenti bolognesi del 2009 ai 30 attuali, che ora dovranno scegliere tra il trasferimento a Milano o la perdita del posto di lavoro;

i primi licenziamenti avvennero proprio nel 2009, cui fece seguito nel 2012 una seconda procedura di mobilità, quando il personale era già calato di 50 unità, per poi ridursi di ulteriori 50 unità nel 2013; iniziò poi la fase delle riorganizzazioni interne, con la perdita di centralità di Bologna nelle strategie di "Nike Europe" e del trasferimento dei lavoratori nelle sedi di Milano e Roma e, persino, in quelle olandesi;

secondo quanto riportato dalla stampa locale, "Corriere di Bologna" dell'11 ottobre 2019, in un incontro in videoconferenza da Milano con la responsabile delle risorse umane, i tre referenti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, avrebbero tentato, senza alcun esito positivo, di ottenere "migliorie" alla decisione aziendale o perlomeno quegli incentivi all'esodo già utilizzato in passato "per offrire protezione e sostegno per coloro che, per ragioni oggettive, non sono nella condizione di trasferirsi nella sede milanese";

peraltro, sembra che per chi dei 30 dipendenti fosse impossibilitato a trasferirsi a Milano, la sola opzione sarebbe quella delle dimissioni volontarie, che non garantisce alcuna copertura reddituale da ammortizzatore, giacché, occorrendo meno di 80 minuti di viaggio per raggiungere Milano, mancano i presupposti per le dimissioni per giusta causa;

a parere degli interroganti, la logica puramente numerica e di larga scala delle multinazionali non può sempre e ovunque prevalere su un generale diritto di tutela dei lavoratori e delle rispettive famiglie, queste ultime talvolta alle prese anche con la cura di soggetti anziani e/o fragili,

si chiede di sapere se e quali iniziative di propria competenza, anche a carattere di proposta normativa, i Ministri in indirizzo intendano adottare tempestivamente a tutela dei dipendenti e se non ritengano opportuno avviare urgentemente un Tavolo istituzionale di confronto, con la partecipazione dei vertici aziendali, delle rappresentanze sindacali e delle istituzioni locali, al fine di valutare tutte le possibili misure a salvaguardia dei lavoratori.

(3-01178)

D'ALFONSO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il 17 agosto 2019 avrebbe dovuto tenersi presso la marina della città di Vasto l'evento denominato ""Jova Beach Party", promosso dal noto cantante Jovanotti;

considerato che:

come previsto dalla vigente normativa, il Comune di Vasto ha provveduto ad incardinare presso la Prefettura - Ufficio territoriale del Governo di Chieti, l'iniziativa progettuale proposta dalla società "Trident Agency", al fine di consentirne la competente validazione da parte degli organi competenti, che vedono il prefetto come massima autorità di riferimento;

il 16 luglio, a seguito dei due precedenti incontri, in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica veniva espresso parere negativo, in quanto il progetto veniva ritenuto carente sotto molteplici aspetti;

il prefetto nella conferenza stampa convocata presso la Prefettura al termine della riunione del comitato, prima che il resoconto di questa fosse pubblicato e trasmesso alle competenti autorità, affermava che "il concerto è sicuramente a grave rischio oltre che per l'inidoneità dei luoghi legata al fosso, si può chiedere il 17 agosto, sabato, bollino rosso, di chiudere la statale 16 Adriatica per consentire la sosta? E in A14 che succede? Spacchiamo l'Italia in due? Concettualmente ci sono impossibilità realizzative, stante la situazione com'è";

considerato, altresì, che a quanto risulta all'interrogante:

su invito del sindaco Menna e recependo delle criticità emerse in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, la società proponente predisponeva un secondo progetto che veniva trasmesso alla Prefettura;

il 30 luglio, il prefetto, intervistato dal Tgr - Rai 3, affermava: "Il sindaco ha inviato quello che dice essere un nuovo piano, però senza quelle che sono le doverose valutazioni degli uffici del Comune per poi, eventualmente, convocare la Commissione per i pubblici spettacoli". E proseguiva: "Io, che ho avuto la fortuna, negli ultimi dieci anni, di fare il commissario straordinario in Comuni importanti e delicati, so cosa significa amministrare. Fare il sindaco non significa fare il postino";

rilevato che:

a seguito dell'ulteriore documentazione inviata dal Comune di Vasto in risposta alle questioni poste dalla Prefettura su quattro specifici punti, faceva seguito una ulteriore richiesta del prefetto di integrazione e chiarimenti su undici punti, ai quali il Comune puntualmente rispondeva, in vista della convocazione della commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo e dell'espletamento delle ulteriori procedure finalizzate alla realizzazione dello spettacolo;

il 1° agosto, all'atto dei lavori di pulizia e livellamento di Fosso Marino, il nucleo di Carabinieri forestali procedeva ad effettuare un sopralluogo e a raccogliere elementi. I lavori venivano sospesi e, poi, ripresi a seguito dell'intervento del primo cittadino;

come era già accaduto in due precedenti occasioni (il 17 ed il 23 di luglio), il 2 agosto, i Carabinieri procedevano ad acquisire, presso il Comune, materiale documentale ed atti amministrativi relativi al "Jova Beach Tour", permanendo nella stanza del Sindaco per circa 10 ore complessive;

tenuto conto che:

il 5 agosto, il prefetto provvedeva a richiedere al viceprefetto vicario la convocazione della commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. La convocazione fissata per il successivo 7 agosto si è chiusa con la richiesta di una convocazione congiunta con il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica per l'esame dei profili di safety e security evidenziati dalla commissione; infine la mattina del 9 agosto, il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica confermava, nella riunione congiunta con la commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, il parere negativo già espresso;

l'ultima riunione della commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, del 16 agosto, si è infine conclusa con la dichiarazione di chiusura del procedimento per mancanza sopravvenuta dell'oggetto dello stesso, visto che gli organizzatori non avevano avuto altra scelta che rinunciare alla manifestazione il cui svolgimento era in origine previsto per il giorno seguente, il 17 agosto 2019,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire che quelle che all'interrogante appaiono come inopportune e improprie dichiarazioni del prefetto di Chieti, nonché gli altri spiacevoli episodi, che ne hanno caratterizzato la condotta in questa vicenda, non si ripropongano in futuro, in corrispondenza di nuovi auspicabili eventi, di cui il territorio vastese possa essere protagonista positivo;

quali provvedimenti intenda adottare per garantire il ripristino della necessaria collaborazione tra i vari livelli istituzionali presenti sul territorio, atteso che la distribuzione delle competenze, chiamate a pronunciarsi sulla realizzazione di un determinato intervento o sull'esercizio di una certa attività o evento di rilievo turistico, impone, per sua natura, impegno e collaborazione a tutti i diversi livelli istituzionali coinvolti in vista del Comune obiettivo, anche al fine di promuovere la capacità di attrattiva del territorio della comunità vastese, uscita gravemente penalizzata dall'esito di questa vicenda.

(3-01179)

PUCCIARELLI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

il carcinoma mammario è il tumore più frequente nella donna. In Italia la malattia colpisce poco più di cinquantamila donne all'anno. Nonostante questi numeri, però, il tumore è anche uno di quelli che presenta i più alti tassi di guarigione. Le probabilità di guarigione sono tanto più alte quanto più la diagnosi è precoce;

tra le donne, come già precisato il più frequente tumore è quello della mammella, rappresentando il 29 per cento di tutte le neoplasie, seguito da quello del colon-retto (13 per cento), polmone (8 per cento), tiroide (6 per cento) e corpo dell'utero (5 per cento), (Fonte dati Airtum);

nello specifico, il carcinoma mammario si distingue in forme non invasive, che non si estendono oltre la membrana basale dei dotti mammari, e in forme invasive, capaci di estendersi oltre i dotti e raggiungere le stazioni linfonodali o altre parti del corpo, diversi tipi di carcinoma della mammella (istologicamente la forma più frequente è il carcinoma duttale infiltrante; altre forme sono il carcinoma lobulare, il tubulare, il mucinoso e altri più rari) che differiscono per comportamento biologico e risposta alle terapie;

per tumore al seno metastatico si intende un tumore che, dalla sua sede primaria, si è diffuso in altre regioni del corpo attraverso la circolazione linfatica e sanguigna. Oltre a moltiplicarsi con maggiore rapidità delle cellule sane, quelle tumorali, cioè le metastasi, possono alterare le funzioni degli organi vitali, fino a comprometterle del tutto. Il tumore al seno metastatico è una malattia curabile, sebbene non ancora guaribile poiché le metastasi tendono a ricomparire. Le cure cercano di impedire la proliferazione ulteriore delle cellule tumorali in altri organi ed eliminare gli eventuali sintomi della malattia. Oggi è possibile convivere con il tumore al seno metastatico e avere una buona qualità della vita anche per molti anni, soprattutto se esso è diagnosticato precocemente;

grazie allo screening si migliora la diagnosi e si riduce la mortalità;

negli ultimi anni proprio il rilievo precoce della malattia ha consentito di ricorrere alla chirurgia conservativa (quadrantectomia). Più del 57 per cento delle donne invitate alla campagna preventiva accetta questa opportunità di salute (anche se in modo difforme tra le varie aree del Paese);

la prevenzione è sicuramente una fra le più importanti azioni da promuovere per combattere l'insorgenza della malattia affiancata al sostengo per la ricerca;

considerato che:

ottobre è il mese dedicato alla prevenzione di tale patologia;

la rilevante importanza della diffusione di una giornata esige che venga assicurata in ogni regione il coinvolgimento di tutta la popolazione interessata ai programmi di screening mammografico,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda per far sì che la data del 13 di ottobre venga istituita come la giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico.

(3-01181)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

DE PETRIS - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che secondo da quanto risulta all'interrogante:

l'assessora all'industria della Regione Sardegna, Anita Pili, nel corso del convegno di Legambiente "Emergenza cambiamenti climatici" tenutosi a Cagliari il 7 ottobre 2019 ha dichiarato che all'ultima riunione del Tavolo tecnico sul phase-out del carbone in Sardegna (tenutosi presso il Ministero dello sviluppo economico in data 30 luglio) "gli esponenti del Mise hanno detto che la chiusura delle centrali al 2025 non è fattibile nell'isola" e che "al tavolo del Mise ci hanno rappresentato una situazione in cui la Sardegna sarà completamente dipendente da un'altra regione" ("Quotidiano Energia" del 7 ottobre 2019). Circostanza che sarebbe stata poi confermata dalla deputata del PD Romina Mura che avrebbe dichiarato "Il ministero ha detto chiaramente che non sarà possibile rispettare la data" ("Quotidiano Energia" del 7 ottobre 2019);

il Tavolo del Ministero dello sviluppo economico a cui si fa riferimento, è quello avente in oggetto la "Cessazione dell'uso del carbone per la produzione di energia elettrica, Centrali termoelettriche alimentate a carbone ubicate nella Regione Autonoma della Sardegna", fissato come primo incontro di carattere tecnico il 30 luglio 2019;

alcune delle persone presenti al suddetto Tavolo hanno rilevato come fosse stata l'assessora Pili a parlare di rischio di perdita di sovranità energetica e della sovranità della rete chiedendo quindi lo spostamento del phase out carbone. Il Ministero, o meglio la sua struttura tecnica rappresentata dal direttore generale Gilberto Dialuce, non ha affatto affermato l'impossibilità di procedere al phase out entro il 2025 per l'isola, pur rappresentando le difficoltà della chiusura se non si fossero fatte tutta una serie di cose nei tempi stabiliti; il parere tecnico espresso da Terna ha evidenziato come la situazione sarda fosse fragile dal punto di vista elettrico, ma come tale situazione potesse essere ovviata dalla realizzazione del triterminale, che permetterebbe lo sviluppo di nuove FER, regolerebbe frequenza e tensione sulla rete e a consentirebbe il previsto phase out carbone;

la presa di posizione del Presidente del Consiglio dei ministri Conte del 2 ottobre scorso conferma la decisione contenuta nel PNIEC: il premier ha infatti dichiarato "Non vedo con favore il differimento del termine della decarbonizzazione, il cui programma è fissato al 2025 e non ho preso assolutamente impegni per differire questa scadenza" e ancora che la transizione energetica per la Sardegna "vuol dire favorire la realizzazione dell'elettrodotto con la Sicilia e investire sulle energie rinnovabili e, se è il caso, creare piccoli depositi di gas naturale liquefatto a supporto delle zone industriali",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, non ritenga di dover chiarire la posizione del Ministero dello sviluppo economico e in particolare di:

garantire che quanto stabilito nella SEN e nel PNIEC, e cioè il 2025 come data limite del phase out del carbone, sia riaffermato senza equivoci anche per la Regione Sardegna, accelerando il processo di elettrificazione (triterminale in primis);

lavorare perché proprio la Regione Sardegna divenga un vero laboratorio per una conversione energetica realmente green e che, anche coerentemente con quanto affermato dal premier Conte, questa transizione possa fare a meno di ricorrere ad una massiccia nuova infrastrutturazione gas (ad esempio "Dorsale") che sarebbe peraltro anche incompatibile (come evidenzia la letteratura scientifica) con un processo di totale decarbonizzazione da conseguire entro il 2050;

assicurare, nella valutazione dei piani di sviluppo decennali e nelle autorizzazioni, sulla necessaria coerenza tra l'infrastruttura sviluppata e lo scenario di decarbonizzazione di lungo periodo.

(3-01180)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MALLEGNI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

l'analisi del capo della Polizia del mese di luglio 2019, sulla carenza degli organici della Polizia di Stato e del delicato momento di turnover che riguarda un patrimonio di esperienze e professionalità, evidenzia uno dei principali problemi che riguardano la sicurezza del nostro Paese;

i raggiunti limiti di età dei poliziotti prossimi al pensionamento rappresentano un problema a lungo dibattuto, che contribuisce al blocco delle assunzioni e della programmazione delle stesse, che si protraggono da almeno 10 anni;

lo stesso capo della Polizia afferma che si andrà incontro a un deficit di professionalità dovuto all'esperienza degli anziani che lasceranno il servizio. "L'Amministrazione ha meno di 99.000 uomini rispetto ai 117.000 che avrebbe dovuto avere. Il saldo nei prossimi anni permarrà negativo e contestualmente si abbasserà l'età media del personale in servizio";

alla luce degli sconvolgenti fatti del 4 ottobre 2019, che hanno portato all'uccisione di due giovani agenti della Questura di Trieste, il sindacato della Polizia di Stato di Lucca (FSP) ha denunciato la precarietà del personale, che ormai è sempre più ridotto e impossibilitato a gestire eventi violenti;

lo stesso sindacato ha confermato le carenze di organico che affliggono da tempo il personale del commissariato di Viareggio e Forte dei Marmi, dove ad ogni quadrante corrisponde a fatica una volante. La Polizia stradale non sempre riesce a mettere sulla viabilità ordinaria, pattuglie che possano fattivamente contrastare fenomeni come la guida in stato di ebbrezza alcolica o sotto effetto di stupefacenti. Riprova ne è il fatto che nelle occasioni in cui vengono disposti servizi anti strage, poche sono le patenti ritirate;

per tali motivi, occorrono rinforzi per garantire una maggiore sicurezza, sia degli operatori, che della cittadinanza. Ma, soprattutto, affinché sempre meno cittadini piangano per figli o parenti gravemente feriti o morti per incidenti stradali, causati da persone in preda dell'alcool o sotto effetto di stupefacenti;

la sicurezza dei cittadini e delle città non può continuare ad esser demandata alla buona volontà, al senso di responsabilità e alla passione degli agenti delle forze dell'ordine;

il tema della sicurezza è quasi assente nel dibattito politico e ad oggi sembrerebbe non esserci alcuna intenzione di sollevarlo,

si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, affinché si possano dare finalmente alle forze dell'ordine tutti quegli strumenti necessari per metterli in condizione di difendere i cittadini e tutelare la propria incolumità.

(4-02286)

CRUCIOLI, CASTELLONE, ROMANO, DI NICOLA, DI MARZIO, LEONE, TRENTACOSTE, DONNO, LANNUTTI, BOTTO, DELL'OLIO, LANZI, PAVANELLI, PARAGONE, ACCOTO, PIRRO, FENU, MANTERO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

in data 12 ottobre 2007 è stata sottoscritta una Convenzione unica tra il Ministero delle infrastrutture dei trasporti (tramite ANAS SpA) e Autostrade per l'Italia SpA (ASPI) avente ad oggetto la regolazione dei rapporti contrattuali per la gestione di 2854,6 chilometri della rete autostradale italiana;

in data 14 agosto 2018 si è verificato a Genova, sul tratto autostradale A10, il crollo di una campata del viadotto Polcevera, meglio noto come ponte Morandi, che ha causato 43 vittime, 9 feriti e danni incalcolabili alla città e all'economia dell'intero territorio ligure;

all'indomani del crollo del ponte, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha avviato un procedimento volto ad accertare eventuali inadempimenti del concessionario ASPI agli obblighi scaturenti dalla citata convenzione unica del 2007;

in data 16 agosto 2018 il Ministero ha inviato ad ASPI una prima nota di contestazione di addebiti, nella quale sono in particolare richiamati le clausole, che disciplinano la cessazione anticipata della stessa;

il 20 dicembre 2018 e il 5 aprile 2019 il Ministero ha inviato ad ASPI due integrazioni alla nota di contestazione del 16 agosto 2018, a seguito delle quali la stessa Aspi ha presentato le proprie controdeduzioni al riguardo in un "Documento di riscontro", depositato entro il termine di scadenza assegnatole del 3 maggio 2019;

considerato che:

dall'indagine ministeriale svolta dalla Commissione ispettiva, nominata dal Ministro in indirizzo con decreto n. 386 del 14 agosto 2018 e conclusasi il 14 settembre 2018, emergono gravissime responsabilità per il crollo del ponte da parte di ASPI, la quale, pur a conoscenza di un accentuato stato di degrado del viadotto, non solo non ne ha provveduto al ripristino a regola d'arte, ma non ha nemmeno adottato alcuna misura precauzionale a tutela dell'utenza. In particolare, dall'indagine è emerso che il 98 per cento dell'importo per la manutenzione del ponte Morandi è stato speso prima del 1999, anno della privatizzazione delle Autostrade, mentre successivamente l'investimento medio annuo è stato di soli 23.000 euro circa; e, quindi, che vi è stata un'irresponsabile minimizzazione dei necessari interventi da parte delle strutture tecniche di Aspi, perfino nella manutenzione ordinaria dell'opera;

inoltre, nel parere giuridico redatto in data 28 giugno 2019 dall'apposito gruppo di lavoro interistituzionale, nominato nel corso del procedimento con decreto ministeriale n. 119 del 29 marzo 2019, viene evidenziata l'esistenza di un grave squilibrio nel rapporto contrattuale stipulato tramite la convenzione unica del 2007 tra il Ministero concedente e il concessionario (ASPI). Viene sottolineato, in particolare, che: "il Concessionario sia venuto meno ad una sua cruciale responsabilità: il mantenimento in sicurezza e senza soluzione di continuità della funzionalità dell'infrastruttura data in concessione; responsabilità che l'amministrazione concedente deve far valere con rigore in quanto, non già soggetto privato di un negozio, ma soggetto pubblico portatore dell'interesse generale degli utenti dell'autostrada a poter fruire di un servizio che risponda al migliore standard di sicurezza"; e viene riferito che anche SPEA, società incaricata e controllata da ASPI, nell'attività di controllo ad essa demandata ha adottato un sistema di monitoraggio delle infrastrutture inefficace, che è stato peraltro mantenuto anche dopo il disastro del ponte Morandi,

si chiede di sapere:

quale sia lo stato del procedimento amministrativo di eventuale caducazione delle concessioni ad ASPI;

chi sia il responsabile del procedimento citato;

quale sia il termine previsto per la conclusione del procedimento in questione.

(4-02287)

SALVINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

la strada Statale 106 in Calabria è lunga 415 chilometri ed è tristemente nota alle cronache come la "strada della morte", atteso che dal 1996, ovvero da quando è in vita il sistema statistico nazionale di localizzazione degli incidenti stradali a cura della Direzione studi e ricerche ACI, lungo tale arteria sono avvenuti incidenti, che hanno provocato il decesso di 590 persone, dato che sale a 750, se si considerano i decessi avvenuti nel periodo successivo al giorno dell'incidente e direttamente riferibili alle conseguenze dello stesso;

attualmente risultano finanziati i lavori di costruzione del terzo megalotto della strada statale 106 "Jonica" dall'innesto con la strada statale 534 (chilometro 365+150) a Roseto Capo Spulico (chilometro 400+000), per un importo complessivo di 1.335,118 milioni di euro, di cui 969,4 milioni di euro (delibere CIPE numeri 103 del 2007, 30 del 2008 e 88 del 2011 e decreti interministeriali n. 88 e n. 89 del 7 marzo 2013), e 365,7 milioni di euro previsti nel contratto di programma 2016-2020 a valere sul Fondo unico Anas;

per quanto riguarda la 1ª tratta (dal chilometro 0+000 al chilometro 18+863), in data 10 agosto 2016 il CIPE ha approvato con delibera n. 41 il progetto definitivo, rinviando a nuova istruttoria il progetto definitivo della 2ª tratta e subordinando l'esecuzione dei lavori all'approvazione di quest'ultima (la pubblicazione della delibera è avvenuta in data 1° agosto 2017 sulla Gazzetta Ufficiale);

per la seconda tratta, in data 28 febbraio 2018, il CIPE ha approvato con delibera n. 3 il progetto definitivo della 2ª tratta dal chilometro 18+863 al chilometro 37+661, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in data 2 agosto 2018;

in data 8 maggio 2018 è stato emesso l'ordine di inizio attività per la progettazione esecutiva e per le attività propedeutiche al concreto avvio dei lavori relativi alla 1ª tratta dal chilometro 0+000 al chilometro 18+863 che sono state ormai concluse;

in data 18 settembre 2018 è stato emesso l'ordine di inizio attività per la progettazione esecutiva e per le attività propedeutiche al concreto avvio dei lavori relativi alla 2ª tratta dal chilometro 18+863 a fine lotto che sono ancora in corso;

in data 15 aprile 2019 il contraente generale ha consegnato il progetto esecutivo della 2ª tratta;

attualmente è stata avviata da Anas l'attività istruttoria di verifica e di controllo sul progetto esecutivo delle due tratte. Inoltre si sta procedendo alla predisposizione della documentazione necessaria per la verifica di ottemperanza da parte dei Ministeri competenti,

si chiede di sapere alla luce dei fatti descritti, quali siano i tempi previsti per l'approvazione del progetto esecutivo e per la fine delle attività propedeutiche al concreto avvio dei lavori relativi alla 2ª tratta dal chilometro 18+863 a fine lotto, al fine di determinare chiaramente i tempi per l'avvio di un'opera che la Calabria attende da 20 anni.

(4-02288)

AIMI - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:

a mezzo stampa è stato lanciato dalle sigle sindacali l'allarme circa una possibile chiusura del teatro "Bellini" di Catania. Un rischio paventato anche dal noto tenore statunitense Gregory Kunde che, attraverso un noto social network, ha lanciato un accorato appello "per non far morire" il teatro Bellini;

le organizzazioni sindacali, in particolare, hanno parlato di "situazione drammatica" e di criticità legate al bilancio, ai fondi in entrata e alla composizione della governance e del management del teatro;

secondo quanto emerge dagli organi di informazione, la Regione avrebbe stanziato somme solo per il 2019 (tra l'altro incrementandole) e per il 2020, ma l'ente teatrale avrebbe bisogno di una programmazione fino al 2021 per chiudere il bilancio triennale;

il Comune e la Città metropolitana invece non verserebbero da tempo il loro contributo. In tale situazione, dunque, appare pressoché impossibile programmare la nuova stagione lirico-sinfonica;

il nuovo bando per la ripartizione del FUS (Fondo unico per lo spettacolo) sembrerebbe ulteriormente penalizzare il Bellini di Catania, poiché non prevedrebbe incentivi volti a colmare lo svantaggio territoriale e non premierebbe le pianificazioni di qualità come quella predisposta dal Bellini fino alla scorsa stagione,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza si intendano assumere per superare le criticità descritte in premessa, al fine di garantire la prosecuzione della programmazione lirico-sinfonica di altissima qualità del Bellini di Catania, a tutela dei suoi dipendenti e a salvaguardia del patrimonio culturale e artistico, di cui il teatro è autentica espressione.

(4-02289)

PEPE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

l'articolo 25, comma 2, della legge 29 luglio 2010, n. 120 ha demandato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l'emanazione di un decreto recante le modalità di versamento dei proventi derivanti dalle sanzioni irrogate per violazioni dei limiti massimi di velocità, nonché le modalità di collocazione e uso dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo, finalizzati al rilevamento a distanza delle medesime violazioni;

con il decreto ministeriale n. 282 del 13 giugno 2017 sono state definite le procedure per l'approvazione dei rilevatori di velocità e per le verifiche periodiche di funzionalità e taratura, nonché le modalità di segnalazione delle postazioni di controllo sulla rete stradale (su quest'ultimo punto in particolare si veda il capo 7 del decreto);

stante la mancata adozione del predetto decreto ministeriale, nella parte relativa alla devoluzione dei proventi delle sanzioni, lo scorso 30 aprile 2019 la IX Commissione permanente (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera ha approvato all'unanimità la risoluzione n. 7-00223 di impegno al Governo ad emanare una volta per tutte il medesimo decreto;

considerato che:

da fonti di stampa si apprende che il Ministero avrebbe predisposto una bozza di decreto ministeriale con il quale interviene sulla ripartizione dei proventi ed anche sulle modalità di effettuazione dei controlli con i cosiddetti autovelox; in particolare, tale bozza prevedrebbe il divieto, per Comuni e Province, di eseguire controlli sulle strade extraurbane principali, nonché l'obbligo, per i soli Comuni, di rimuovere le postazioni fisse installate sulle strade provinciali, dove potranno collocarsi solo apparecchi presidiati da pattuglie di vigili;

le amministrazioni locali hanno manifestato non poche perplessità rispetto al menzionato divieto, adducendo una contrarietà dello stesso con le disposizioni di cui all'articolo 12 del Codice della strada (di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285) e con le relative interpretazioni rese negli anni dalla Corte di cassazione,

si chiede di sapere se quanto risulta agli interroganti da fonti di stampa corrisponda a verità e, più in generale, si chiede di conoscere il contenuto dell'emanando decreto ministeriale.

(4-02290)

D'ALFONSO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

con decreto del direttore generale n. 1259 del 23 novembre 2017 è stato indetto il corso-concorso selettivo nazionale, organizzato su base regionale, per il reclutamento di dirigenti scolastici nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali;

il numero dei posti messi a concorso a livello nazionale, è stato di 2.900 posti complessivi nel triennio a partire dall'anno scolastico 2019/2020;

sono state istituite 38 commissioni esaminatrici;

il 23 luglio 2017 si è tenuta la prova preselettiva per 24.082 candidati, a seguito della quale sono stati ammessi alla prova scritta 8.736 candidati;

il 18 ottobre 2018 si è tenuta la prova scritta, prova differita per i candidati sardi al 13 dicembre 2018 in violazione delle regole concorsuali, che prevedevano l'unicità e contemporaneità delle prove;

il 27 marzo 2019 è stata pubblicata la graduatoria degli ammessi alla prova orale;

in graduatoria definitiva sono stati ammessi 3.400 candidati;

considerato che:

nell'ambito della procedura sono state riscontrate numerose ed importanti "anomalie":

violazione del principio di contestualità ed unicità delle prove scritte su tutto il territorio nazionale; violazione del principio dell'anonimato; mancata pubblicazione in anticipo delle griglie di valutazione; disparità di trattamento nell'operato delle sottocommissioni; disparità di trattamento in merito alla possibile consultazione dei testi normativi rimessa alla discrezionalità delle commissioni; malfunzionamenti delle attrezzature informatiche (funzioni base disabilitate, salvataggio non automatico, lay-out grafico fuorviante, schermata riepilogativa non conforme a quella del tutorial del Ministero, tasti difettosi); predisposizione di quadri di riferimento uguali, con evidente vantaggio per i candidati che hanno svolto la prova successivamente; software del CINECA non adeguato a garantire l'anonimato degli elaborati; commissioni non regolarmente costituite (i componenti di alcune sottocommissioni risultano presenti in altri posti differenti allo stesso orario di riunione delle commissioni, di cui erano componenti); violazione dei criteri di correzione; schede di valutazione dei candidati create in data antecedente a quella dello scioglimento dell'anonimato;

la prova scritta del concorso svoltasi in data 18 ottobre 2018, è stata oggetto di numerosissime contestazioni sfociate in circa 2.000 istanze di accesso agli atti e circa altrettanti ricorsi all'autorità giudiziaria;

la procedura concorsuale è stata annullata dal TAR Lazio, che, con sentenza 2 luglio 2019, n. 8655, ha accolto il ricorso 6233/2019 "a seguito della riconosciuta fondatezza della doglianza che ha contestato la legittimità dell'operato della Commissione plenaria nella seduta in cui sono stati fissati i criteri di valutazione, con conseguente annullamento in toto della procedura concorsuale in questione";

l'istanza di sospensiva presentata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca è stata accolta dal Consiglio di Stato, Sez. VI, che, con ordinanza 11 luglio 2019, n. 5765/2019, ritenendo preminente l'interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale in prossimità dell'inizio del nuovo anno scolastico. nelle more del giudizio di merito, "(…) accoglie le istanze cautelari proposte nell'ambito dei ricorsi principali (…) e, per l'effetto, sospende l'esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l'udienza pubblica per la discussione dei ricorsi nel merito al 17 ottobre 2019 (…) ";

l'esame nel merito è stato rinviato dal 17 ottobre 2019 al 12 marzo 2020;

con decreto del Presidente della Repubblica del 23 agosto 2019 il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha autorizzato, per l'anno scolastico 2019/2020, la nomina in ruolo di 2.117 dirigenti scolastici,

si chiede di sapere quali azioni siano state adottate o si intendano adottare, nel rispetto delle decisioni degli organi giurisdizionali, per contemperare l'interesse pubblico con i diritti di tutti i partecipanti, che hanno fatto ricorso all'autorità giudiziaria, denunciando le irregolarità della procedura concorsuale.

(4-02291)

DE VECCHIS - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

le disposizioni contenute nel decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) lasciano aperti dei dubbi interpretativi sulla sussistenza dell'incompatibilità fra la carica di consigliere e quella di assessore in enti diversi, laddove si limita ad esplicitare esclusivamente l'incompatibilità fra le due cariche svolte nello stesso ente o fra consiglieri in enti diversi;

l'articolo 47 del citato testo unico, nel prevedere la possibilità per i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti di nominare assessori anche al di fuori di componenti del Consiglio, dispone che questi abbiano i requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consiglieri. Sembra quindi chiara la conseguenza che, ai sensi dell'articolo 65, la carica di assessore esterno è incompatibile con quella di consigliere di altro comune, proprio per evitare il cumulo degli incarichi, previsto dalla norma citata;

la prima sezione del Consiglio di Stato, nell'individuare l'anomali dell'attuale condizione normativa, ha espresso l'auspicio di una riforma della disposizione che vada nel senso che "le uguali conseguenze regolino situazioni caratterizzate dallo stesso profilo sostanziale", cioè dell'estensione dell'incompatibilità anche al caso di persona che sia contemporaneamente assessore in un comune e consigliere in un altro;

secondo quanto risulta all'interrogante l'assessore vicesindaco di Guidonia Montecelio (Roma), terza città del Lazio per popolazione, occupa, dal 17 aprile 2019, anche la carica di consigliere comunale nel Comune di Bronte (Catania) (19.000 abitanti) all'insaputa della maggioranza degli amministratori del Comune laziale, esclusi il sindaco e il capogruppo;

organi di stampa, ripercorrendo la vicenda, sottolineano che il segretario generale aveva sostenuto l'incompatibilità del doppio incarico fornendo 10 giorni per produrre osservazioni prima di rimettere la decisione al voto del Consiglio comunale. Non si conoscono le osservazioni prodotte, ma è chiaro che non si sia proceduto ad un diritto di opzione per uno dei due incarichi;

il senso etico del rispetto delle istituzioni, al di là di quanto stabilito in materia di incompatibilità dall'ordinamento giuridico, esige che gli incarichi pubblici di tale importanza, come quello di assessore in un comune con quasi 100.000 abitanti, siano svolti in forma esclusiva, proprio per garantire un operato pieno nel rispetto della cittadinanza,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie competenze, approfondire il caso sollevato in premessa, garantendo trasparenza sulle motivazioni che hanno spinto l'amministrazione comunale a sottacere l'intera vicenda alla maggioranza dei componenti della Giunta e del Consiglio e che hanno portato alla decisione di non rimettere al voto del Consiglio comunale la sussistenza di incompatibilità.

(4-02292)

PAPATHEU - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

nella notte tra l'11 e il 12 ottobre 2019 in Sicilia, a Leonforte (Enna), un attentato incendiario è stato commesso ai danni del vicesindaco, Nino Ginardi, un giovane amministratore di 32 anni a cui è stata conferita, tra l'altro, dal sindaco una delega speciale alla legalità; un assessore stimato e da sempre attivamente impegnato, in politica e nella società civile, a difesa delle Istituzioni e nel contrasto della criminalità comune e organizzata;

tale grave episodio è un atto vile ed inqualificabile da condannare con fermezza;

pochi giorni prima dell'attentato, alcuni vandali avevano danneggiato l'auto di un altro esponente della Giunta di Leonforte, l'assessore Federico Pioppo. In un breve arco di tempo si sono, quindi, registrati due inquietanti fatti di cronaca, sui quali stanno indagando le autorità preposte, che rappresentano un allarmante segnale nei confronti di onesti rappresentanti politici del Comune di Leonforte;

si riscontra in tale contesto un clima di crescente tensione nel quale è costretto ad operare chi amministra la cosa pubblica nella località ennese, e si evidenzia al contempo la legittima preoccupazione da parte della comunità locale e degli onesti cittadini di questa località di circa 11.000 abitanti;

a fronte di questi fatti si ritiene debbano essere adottate efficaci azioni volte al contrasto di tali atti di violenza e a prevenire il ripetersi di altre simili intimidazioni ed attentati alla pubblica e privata incolumità,

si chiede di sapere quali urgenti misure il Ministro in indirizzo intenda porre in essere a seguito dei gravi fatti esposti e se ritenga opportuno rafforzare le misure di sicurezza e di controllo del territorio nel Comune di Leonforte con il dispiegamento di ulteriori risorse umane e logistiche.

(4-02293)

PAPATHEU - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

la notte del 20 agosto 2019 è giunta in Italia, a Lampedusa, una imbarcazione della Ong spagnola "Open Arms" con 134 migranti;

cinque Paesi dell'Unione europea promisero, a seguito di tale sbarco, di accogliere subito 110 persone: come reso noto il 21 agosto da Tover Ernst, una portavoce della Commissione europea, presero impegni a farsi carico dei migranti Spagna, Francia, Germania, Lussemburgo e Portogallo, i quali avrebbero inviato ciascuno "le proprie squadre ad intervistare i migranti e portare avanti i controlli necessari". "La Commissione farà del suo meglio per sostenere e dare un contributo, in modo da garantire che il processo avvenga in tempi il più possibile rapidi", aggiunse la portavoce, asserendo inoltre che "per la fase del trasporto e del ricollocamento" sarebbero occorsi "più di un paio di giorni";

trascorsi due mesi da quello sbarco, secondo un'inchiesta giornalistica trasmessa il 10 ottobre dal programma tv "Dritto e Rovescio" su questa vicenda, e dal titolo "La finta ridistribuzione dei migranti", si sarebbero verificati gravi fatti e quell'impegno non è stato mantenuto;

all'hot spot di Pozzallo si registrerebbe ancora adesso la presenza di circa 85 migranti della Open Arms;

nell'ambito di tale inchiesta giornalistica, il 19 settembre scorso sono stati richiesti dei dati alla Prefettura di Ragusa sui migranti Open Arms presenti a Pozzallo e il 24 settembre il capo di Gabinetto ha fatto sapere che la richiesta è stata inoltrata al Ministero dell'interno, che in data 26 settembre ha comunicato che: "Sono presenti presso quel centro 161 migranti". Questa è stata la (non) risposta, generica e senza i numeri precisi richiesti;

in seguito ad una richiesta di chiarimenti del 30 settembre, 48 ore più tardi la Prefettura di Ragusa ha fatto sapere "che al momento non riesce possibile, per motivi di sicurezza, fornire dati più dettagliati, essendo tuttora in corso le procedure di ricollocamento". Dunque, si evidenzia l'espressione "per motivi di sicurezza";

intervistato sul caso, non ha fornito risposte certe e non ha fatto chiarezza sui fatti nemmeno il sottosegretario di Stato all'Interno, Carlo Sibilia;

stando sempre alla citata inchiesta giornalistica "Tutti i migranti che erano a Pozzallo, tra cui quelli Open Arms, sarebbero stati trasferiti non in Europa ma in altri centri in Italia, nessuno all'estero e soltanto 15 persone sarebbero state accolte, dalla Spagna, nei primi giorni",

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda riferire con urgenza sulla situazione dei migranti "Open Arms" e relativo iter procedurale posto in essere, chiarendo quante persone arrivate in Italia con questa Ong sono state trasferite nei Paesi dell'Unione europea e quante invece si trovano ancora in Italia, fornendo, altresì, un report dettagliato sul numero di migranti presenti ad oggi nei vari centri di accoglienza italiani.

(4-02294)

PAPATHEU - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

il "Reddito di cittadinanza", disciplinato dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, è una misura istituita per il sostegno alle famiglie in condizioni disagiate, finalizzata al reinserimento nel mondo del lavoro e all'inclusione sociale e consiste in un beneficio economico accreditato ogni mese mediante carta prepagata RdC;

da notizie di stampa del 12 ottobre 2019 si è appreso che in un caso scoperto dalla Polizia del commissariato di Librino, a Catania, "I soldi del reddito di cittadinanza venivano utilizzati per pagare le spese di incisione per un disco". "Per questo motivo", si legge nell'articolo de "la Repubblica", "una cantante neomelodica è stata denunciata assieme a due dei suoi familiari per avere percepito indebitamente il reddito di cittadinanza. Con parte di quei soldi infatti avrebbe realizzato il sogno della sua vita, ovvero l'incisione di un cd con quattro brani già pubblicati";

la donna avrebbe investito tremila euro del RdC "per incidere, con una nota casa discografica, 4 brani, già pubblicati, e un quinto inedito in uscita, e che aveva ancora bisogno di altri soldi per incidere l'intero album contenente 8 brani". A quanto pare, "Una falsa dichiarazione ha permesso ad uno dei tre fratelli della cantante di richiedere e ottenere il reddito di cittadinanza in una proiezione di 18 mensilità a partire dal mese di luglio, per un importo mensile di euro 709,99" e "sempre la cantante ha dichiarato di essere residente presso una casa popolare assegnatagli dal comune di Belpasso mentre invece risultava essere domiciliata a Catania";

si tratta, dunque, di un eloquente episodio che conferma come il RdC sia stato una deleteria misura di intervento, che non ha aiutato le famiglie e le persone in difficoltà e non ha portato ad un percorso di reinserimento lavorativo e di inclusione sociale;

in tal modo sovvenzionano soggetti che ingannano lo Stato e utilizzano il RdC per finalità distinte e distanti da reali esigenze sociali di integrazione al reddito e rientro nel mondo del lavoro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fornire chiarimenti immediati sullo stato odierno delle procedure di sottoscrizione del Patto per il lavoro o Patto per l'inclusione sociale da parte dei beneficiari del reddito di cittadinanza, e quanti casi analoghi alla vicenda di cronaca narrata risultino essere stati già accertati dalle autorità preposte.

(4-02295)

PAPATHEU - Ai Ministri dello sviluppo economico e per il Sud e la coesione territoriale. - Premesso che:

secondo recenti dati Eurostat le prime due regioni in Europa per livello di rischio povertà sono entrambe italiane: Sicilia e Campania;

nel 2018 la Regione Campania aveva il 41,4 per cento della popolazione a rischio di povertà, ovvero con un reddito disponibile dopo i trasferimenti sociali inferiore al 60 per cento di quello nazionale, con un netto peggioramento rispetto al 2017 quando era al 34,3 per cento, mentre la Regione Siciliana è la seconda regione nell'Unione europea per rischio di povertà: 40,7 per cento dei residenti;

se si guarda al rischio di povertà o esclusione sociale, che tiene conto non solo del reddito disponibile confrontato con la media nazionale, ma anche della grave deprivazione materiale e delle famiglie, a bassa intensità di lavoro, Campania e Sicilia sono le Regioni in Europa nelle quali questa percentuale è più alta: in Sicilia il tasso di povertà o esclusione sociale è al 51,6 per cento, quasi omologo al 52,1 per cento del 2017. In Campania è a rischio oltre metà della popolazione (53,6 per cento, nel 2017 era il 46,3 per cento), con il dato peggiore dal 2004 in poi;

si evince, in questi territori, una bassa intensità di lavoro (le persone tra i 18 e i 60 anni, esclusi gli studenti, hanno lavorato meno del 20 per cento del loro potenziale negli ultimi 12 mesi). In Sicilia, oltre un quarto della popolazione vive in famiglie con bassa intensità di lavoro (il 25,8 per cento nel 2018, nel 2017 era al 23,7 per cento). In Campania vive in tale situazione un quinto della popolazione (il 20,9 per cento, in calo rispetto al 23,5 per cento del 2017). In Italia, nel dato nazionale, la percentuale è all'11,3 per cento;

si è di fronte, quindi, ad un quadro a dir poco allarmante di forte, dilagante ed incontrastata depressione economica, occupazionale e sociale in risposta alla quale, da chi governa questo Paese, non è stata posta in essere sinora alcuna azione efficace e concreta,

si chiede di sapere quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano attuare per contrastare la grave situazione rappresentata da Eurostat per quanto riguarda il sud Italia ed in particolare nelle Regioni citate.

(4-02296)

PAPATHEU - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

da notizie di stampa si apprende che il Governo Conte II intenderebbe introdurre nell'ambito della prossima legge di bilancio per il 2020 una tassa sulle "SIM" telefoniche. Si tratterebbe di una imposta per i clienti business ideata per garantire all'Erario un gettito fiscale di circa 750 milioni di euro nel prossimo triennio (250 milioni all'anno);

si prospetta, in tal senso, un eventuale tributo di 13 euro a carico delle schede dei professionisti, piccoli imprenditori e tutti coloro che usano il cellulare per motivi lavorativi, che si aggiungerebbe alla lunga serie di tributi che sono già a carico dei contribuenti italiani;

a quanto pare la proposta sarebbe anche motivo di scontro ed aspra polemica tra le componenti dell'Esecutivo, e non appare chiaro se la proposta sia stata avanzata dal Ministro dell'economia e delle finanze o da altri esponenti del Governo: "se qualcuno nel Pd sta pensando di tassare le SIM ricaricabili o sottoporre a un ulteriore aggravio la clientela business lo dica chiaramente. Per quanto ci riguarda queste non sono opzioni percorribili o accettabili", si legge in una nota dei Cinque Stelle; a stretto giro è arrivata poi una replica del Partito Democratico nella quale si asserisce: "Non è una nostra proposta, e comunque è stata già accantonata";

a tal proposito il sottosegretario e viceministro all'economia e alle finanze, Castelli, ha dichiarato: "L'ipotesi di tassare le SIM ricaricabili preoccupa molto sia noi 5 Stelle che le aziende di telecomunicazioni, nonché i consumatori, anche per il grave impatto che avrebbe sullo sviluppo del settore e sul livello occupazionale." "Anche le proposte alternative di tassare ulteriormente la clientela business - ha proseguito -, da più parti sollevate, trova la nostra ferma contrarietà. Saremo fermi su questo";

mentre i due partiti di maggioranza del Governo ancora una volta prospettano iniziative discordanti tra loro, il tema della possibile tassa alle SIM telefoniche preoccupa molti italiani, ai danni dei quali rischia di materializzarsi un'altra assurda imposta,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fare chiarezza sulla vicenda e se sia intenzione del Governo introdurre nella prossima legge di bilancio per il 2020 la tassa sulle Sim telefoniche.

(4-02297)

LANNUTTI, GAUDIANO, FENU, NOCERINO, CORBETTA, MOLLAME, ROMANO, PAVANELLI, ACCOTO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'Agenzia europea del farmaco ha dichiarato che c'è il rischio che alcuni farmaci possano contenere sostanze potenzialmente cancerogene;

secondo la Società europea di oncologia medica, in Italia, in un anno, nel 2017, la spesa per i farmaci oncologici è aumentata di 659 milioni;

oggi un ciclo di terapia con i nuovi medicinali antitumorali può arrivare a costare 100.000 euro e tale prezzo non ha alcun rapporto reale con il costo di produzione e ricerca delle sostanze immesse sul mercato;

considerato che:

Codacons ha pubblicato la lista dei medici italiani, delle fondazioni, delle università, delle aziende ospedaliere e degli istituti di ricerca finanziati dalla casa farmaceutica Glaxo-Smith-Kline, così come diffuso dalla Efpia (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations);

la Glaxo-Smith-Kline ha reso pubblici gli elenchi dei medici italiani che nel 2015, 2016 e 2017 hanno ricevuto finanziamenti (a titolo di servizi, consulenze, eventi vari), per un totale di oltre undici milioni nel 2015, oltre tredici milioni nel 2016 e quasi quindici milioni nel 2017;

l'Istituto superiore di sanità, nel 2017, ha ricevuto 125.660 euro nel 2016 e 93.940 euro nel 2017 per «servizi e consulenze» dalla Glaxo;

inoltre, a quanto risulta agli interroganti:

la Glaxo non è l'unica azienda farmaceutica a sviluppare una simile politica. Sempre secondo Codacons, la attuano anche Abbvie, Almirall, Merck, Msd, Hospira, Pfizer, Pfizer Italia, Pierre Fabre Pharma, Pierre Fabre Italia;

su una ricerca della fondazione "Gimbe" nel febbraio 2019 dal titolo "Trasferimenti di valore dall'industria farmaceutica a operatori e organizzazioni sanitarie", si legge: «Le analisi sono state effettuate sui trasferimenti di valore di quattordici aziende farmaceutiche che, insieme, rappresentano il 51,5% del fatturato totale di settore nel 2017, queste hanno trasferito complessivamente 288 milioni di euro, dei quali quarantasei milioni (15,9%) sono stati destinati a operatori sanitari, centoventicinque milioni (43,3%) a organizzazioni sanitarie e centodiciassette milioni (40,7%) alla ricerca e sviluppo»;

su "il Manifesto" del 9 settembre 2018, il giornalista Andrea Capocci, citando una ricerca del 2016 pubblicata su Bmj Open, ha scritto che il 65 per cento delle associazioni mediche italiane è sponsorizzata da società farmaceutiche, anche se solo il 6 per cento di esse inserisce questi fondi nel proprio bilancio annuale;

in altre parole lo specialista, al quale si affida la cura della propria salute, potrebbe aver ricevuto un compenso economico da una delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo. L'ospedale superspecializzato, dove ci si è recati, potrebbe anch'esso aver ricevuto fondi dalla stessa multinazionale. Come anche varie facoltà di medicina e le stesse società scientifiche che avrebbero il compito di aggiornare le linee guida, indicando le migliori terapie per ogni patologia. Per arrivare perfino all'Istituto superiore di sanità e all'organismo scientifico del Ministero della salute, che avrebbero il dovere di controllare le sperimentazioni in atto,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questi fatti;

se non intenda intervenire per accertare eventuali abusi di potere e fenomeni corruttivi;

se intenda garantire la totale trasparenza dei finanziamenti ai medici e alle strutture sanitarie, di ricerca e di controllo, rendendo obbligatorio il palesamento dei finanziamenti provenienti dalle case farmaceutiche a tutti i pazienti, che fanno ricorso a qualsiasi livello al Servizio sanitario nazionale.

(4-02298)

AGOSTINELLI - Al Ministro della giustizia. -

(4-02299)

(Già 3-00726)

ARRIGONI - Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

l'11 maggio 2017 presso il Cara di Mineo, in Sicilia, si sarebbe tenuta una riunione, mai resa pubblica, tra le autorità italiane e quelle libiche con l'intento di avviare negoziati per interrompere le partenze di immigrati dalla Libia;

sempre secondo quanto emerso dall'inchiesta giornalistica del quotidiano "Avvenire", tra i delegati delle autorità libiche partecipò all'incontro anche Abd al-Rahman al-Milad, conosciuto col nome di Bija, il quale è stato più volte indicato dall'ONU come uno dei più efferati trafficanti di esseri umani e ritenuto a capo di una vera e propria organizzazione criminale con ramificazioni in ogni settore politico ed economico dell'area di Zawyah, in Libia;

già dal 2015, ossia ben due anni prima del suo arrivo in Italia e della sua partecipazione all'incontro presso il centro di Mineo, una serie di reportage e inchieste giornalistiche, anche nazionali, nonché investigazioni internazionali avevano reso note e denunciato le numerose attività criminali di Abd al-Rahman al-Milad;

solo l'anno prima, ossia nel 2016, pare che in alcuni articoli, sia "Panorama" che il quotidiano "il Giornale" avessero indicato quest'ultimo "quale uomo chiave del traffico di esseri umani" ed ancora il 14 febbraio 2017 "The Times" abbia diffuso un video, nel quale si vede un uomo, identificato con Abd al-Rahman al-Milad per la sua menomazione ad una mano, picchiare selvaggiamente un gruppo di migranti su un gommone;

nonostante quanto detto, quest'ultimo nel 2017 pare sia riuscito, comunque, ad ottenere un visto dalle autorità italiane per entrare nel nostro Paese e partecipare all'incontro a Mineo e che, altresì, sia stato addirittura accompagnato a studiare «il modello Mineo»;

difatti, raccontano le fonti contattate da "Avvenire", i componenti della delegazione libica, di cui Abd al-Rahman al-Milad faceva parte, «avevano grande interesse anche per i costi di gestione e i finanziamenti che sarebbero stati necessari dall'Italia e dall'Europa per analoghe strutture in Libia», tanto da visitare non solo il Cara di Mineo, ma anche altri due centri di accoglienza;

pare che in una lunga nota l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM) abbia attribuito specifiche responsabilità al Viminale per aver coinvolto nei negoziati un noto trafficante di esseri umani, nonostante le numerose informazioni in possesso già all'epoca dei fatti;

in questi anni il nome di Abd al-Rahman al-Milad, detto Bija, è stato spesso riportato dalle vittime di torture nel corso di diverse inchieste delle procure siciliane;

nonostante lo sconcerto, anche a livello internazionale, dopo avere appreso che a uomini su cui pendono anche le investigazioni della Corte penale internazionale dell'Aia sia stata concessa una via d'accesso sicura per entrare e uscire dall'Italia, non è ancora stata fatta la dovuta chiarezza e le opportune indagini sulla vicenda,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato in premessa e riferito da numerose inchieste giornalistiche e giudiziarie e se ciò corrisponda al vero;

in particolare se Abd al-Rahman al-Milad sia stato invitato dal Governo italiano, se allo stesso sia stato concesso il visto di ingresso dalle nostre autorità ed abbia partecipato all'incontro presso il Cara di Mineo l'11 maggio 2017;

infine quale sia stato il suo ruolo nell'ambito di tali negoziati.

(4-02300)

GRANATO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

il 17 ottobre 2019, alle ore 17, si tiene a San Mango d'Aquino (Catanzaro) una cerimonia di intitolazione della piazza del municipio a Bettino Craxi, all'anagrafe Benedetto;

l'evento, ufficialmente patrocinato dal Comune di San Mango d'Aquino e dalla fondazione Craxi, vedrà, tra l'altro, stando alla relativa locandina già diffusa, la partecipazione delle più importanti cariche politiche cittadine e della senatrice Stefania Craxi, con probabile ampia diffusione mediatica;

considerato che, a parere dell'interrogante:

è inammissibile modificare il nome di una piazza per intitolarla ad un personaggio politico condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai e a 4 anni e 6 mesi per la vicenda delle tangenti della metropolitana milanese, peraltro fuggito in Tunisia per evitare l'applicazione della pena;

tale operazione offenderebbe la sensibilità dei cittadini onesti e dei magistrati, che per anni hanno lavorato alle inchieste che hanno portato alle condanne penali di Craxi; l'operazione, inoltre, appare diseducativa, poiché potrebbe costituire un invito all'emulazione di pratiche politiche oggetto di condanne morali e penali;

considerato inoltre che:

l'interrogante ha già espresso il proprio disappunto a mezzo stampa, ricevendo un duro attacco dal segretario socialista della provincia di Vibo Valentia, Gian Maria Lebrino, come è riscontrabile in un articolo del 9 ottobre 2019 a firma di Raffaella Cannatelli, pubblicato sulla testata on line "Il Meridio";

lebrino, emerge dal citato articolo, ha accusato l'interrogante di essere totalmente incapace ed impreparata, con l'invito a "riprendere in mano i libri di storia del nostro Paese e anche le carte processuali" e con la sottolineatura che "Craxi è stato un grande statista ed ha una storia politica di grande spessore ed importanza";

secondo l'interrogante, infine, le condanne penali con sentenze passate in giudicato comminate a Bettino Craxi, nell'esercizio delle proprie funzioni pubbliche, contribuiscono a definire un giudizio etico e morale riprovevole, che sarebbe tale per qualsiasi figura istituzionale macchiatasi dei reati per cui Craxi è stato condannato;

la legge 23 giugno 1927, n. 1188, che regola la materia della toponomastica stradale, prevede che l'intitolazione di nuove strade e piazze pubbliche, la variazione del nome di quelle già esistenti e l'approvazione di targhe e monumenti commemorativi a persone decedute da oltre dieci anni, possa avvenire soltanto previa autorizzazione del prefetto territorialmente competente,

si chiede di sapere:

se risulti l'autorizzazione del prefetto di Catanzaro per l'intitolazione della piazza del municipio di San Mango d'Aquino a Bettino Craxi, oppure quale sia lo stato dell'iter amministrativo;

se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere opportune iniziative di competenza per evitare che venga autorizzata la suddetta intitolazione da parte del prefetto di Catanzaro.

(4-02301)

LANNUTTI, COLTORTI, BOTTO, CROATTI, DONNO, PAVANELLI, MAUTONE, LEONE - Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport. - Premesso che:

l'11 ottobre 2019 su "il Fatto Quotidiano" è apparso un articolo a firma di Paolo Ziliani dal titolo eloquente "Lega Serie A, l'elezione del presidente è fuorilegge". Nell'articolo si spiega che l'elezione del presidente della Lega di Serie A, Gaetano Micciché, sarebbe finita nel mirino della Procura Federale. Il procuratore Giuseppe Pecoraro starebbe infatti indagando sulla regolarità della votazione, avvenuta il 19 marzo 2018, su spinta del presidente del Coni, all'epoca commissario della Lega Calcio, Giovanni Malagò;

nell'articolo di Ziliani, in particolare, si spiega che l'elezione di Micciché non sarebbe avvenuta a scrutinio segreto, ma per alzata di mano, in evidente contrasto con quanto stabilito dall'articolo 9, comma 8, dello Statuto della Serie A, in vigore dal 7 novembre 2017, che recita: "Tutte le votazioni che riguardano persone devono tenersi a scrutinio segreto";

nell'articolo viene messa in discussione la stessa candidabilità di Micciché. Nello statuto della Lega è infatti previsto che il candidato non abbia "alcun rapporto a qualsiasi titolo con le società associate, e/o con gli azionisti di riferimento e le controllate delle società associate, e/o con il gruppo di appartenenza delle società associate, e/o con altra lega professionistica". Si specifica, inoltre, che "presidente e amministratore delegato devono essere necessariamente indipendenti". Requisiti che Micciché non aveva il 19 marzo 2018, poiché dal 2016 siede nel Consiglio di amministrazione di Rcs in quota Cairo Communications, la società di Urbano Cairo, numero uno del Torino, e poiché, nella veste di presidente di Banca Imi (carica che riveste dall'aprile 2016), Micciché ha sostenuto la scalata del numero uno del Torino a via Solferino, sfidando apertamente Mediobanca, oltre al fatto che sempre Micciché ha intrecciato la propria carriera di banchiere con quella di molti dei presidenti che siedono in Lega calcio;

il 9 ottobre 2019 la testata "Business insideItalia" ha raccontato che per superare questo evidente conflitto di interesse è stata trovata una soluzione, con una modifica allo statuto della Lega (articolo 9.6.c e 9.6.d) fatta all'ultimo minuto: «Si aggiunge una frase che sembra scritta ad hoc per Micciché: "Con riferimento alla sola figura del presidente, l'assemblea, con voto unanime, può eleggere un presidente che, in virtù di incarichi di rappresentanza e/o amministrazione ricoperti in un'istituzione privata di rilevanza nazionale abbia rapporti con le società associate, e/o con gli azionisti di riferimento e le controllate delle società associate, e/o con il gruppo di appartenenza delle società associate, e/o con altra lega professionistica"». Con questa modifica, dunque, per essere eletto a Micciché è sufficiente l'unanimità. Ed è qui che si verifica l'anomalia di cui parla il Fatto quotidiano. Poiché evidentemente la certezza dell'unanimità non era scontata, ecco lo stratagemma "anomalo" raccontato nell'articolo di Ziliani: «Come si legge nel verbale dell'assemblea, al termine della discussione Andrea Agnelli "propone di procedere all'elezione per acclamazione"», nonostante i presenti avessero già votato, mettendo la scheda nell'urna, come prevede lo Statuto della Lega. Il giornalista spiega che a quel punto «Malagò è sveglissimo a cogliere la palla al balzo proclamando "eletto per acclamazione" Micciché. E i voti depositati nell'urna? Malagò dispone che non siano scrutinati, ma piombati in un plico, sigillati e chiusi nella cassaforte della Lega»;

nell'articolo si dà evidenza che in questo momento si sta consumando tra i presidenti della serie A un duro scontro, con Agnelli e Cairo, da una parte, e Lotito e Preziosi, dall'altra. Una guerra dove, spiega Ziliani nel suo articolo, «Lotito & company chiedono l'annullamento della nomina di Micciché, che fu pilotata da Malagò e imposta dalle pressioni prima di Agnelli e poi del dirigente della Roma Baldissoni». E «la cui battaglia finale riguarderà la vendita dei diritti tv per il triennio 2021-2024 (a Mediapro come vorrebbero Lotito e Preziosi, a Sky come vorrebbero Agnelli e Cairo)»;

l'assemblea della Lega di Serie A ha valutato "positivamente l'ipotesi di realizzazione del Canale della Lega (ai sensi dell'articolo 13 della legge Melandri)", si fa ancora più evidente il conflitto d'interesse di Micciché che, in caso di realizzazione della Tv, risulterebbe presidente di una Lega che ha un suo canale e contestualmente membro del Cda di un gruppo editoriale, soprattutto nei momenti delicati come quelli dell'assegnazione dei diritti audiovisivi per il calcio,

si chiede di sapere:

se l'elezione per acclamazione di Gaetano Micciché sostenuto da Agnelli, Cairo e Malagò, nonostante ci volesse il voto segreto, nella guerra tra bande dei presidenti di Serie A, la cui battaglia finale riguarderà la vendita dei diritti Tv per il triennio 2021-2024 a Mediapro voluta dai primi, a Sky dai secondi, non abbia rappresentato l'ennesima gravissima violazione di qualsiasi regola basilare in un settore finanziato in gran parte dai fondi pubblici, che dovrebbe rappresentare l'esempio di correttezza, lealtà, trasparenza, onestà, i cui valori e principi sarebbero stati ripetutamente traditi dalla gestione poco "sportiva" di Giovanni Malagò;

se Micciché presidente di Banca Imi, che fa ancora parte del Cda della Rcs di Cairo da lui supportato come Banca IMI nella scalata al gruppo Rcs Corriere della Sera di Via Solferino, rappresentante dei presidenti delle squadre di calcio di Serie A, molti dei quali debitori della stessa Banca Imi, non rappresenti un gigantesco conflitto di interessi;

se il Ministro in indirizzo, in base alle sue competenze e responsabilità, non ritenga opportuno avviare accertamenti per appurare se vi siano state anomalie e se tuttora sussista un conflitto di interesse che avrebbero dovuto precludere la candidatura di Micciché a presidente della Lega, considerando che quanto esposto ha evidenziato quello che agli interroganti appare come un difetto del requisito di indipendenza, che si è proceduto con una modifica all'ultimo minuto dello Statuto della Lega che invece avrebbe avuto bisogno dell'approvazione della Figc per entrare in vigore e, infine, che si sarebbe dovuto procedere ad elezioni con scrutinio segreto, anziché palese;

quali misure urgenti si intendano attivare per ripristinare trasparenza, legalità e rispetto delle regole e se non si ritenga doveroso, alla luce dei fatti e ripetuti misfatti della discutibile gestione di Malagò, l'inevitabile commissariamento per offrire allo sport italiano un segnale di cambiamento.

(4-02302)

BARBARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

la Scuola nazionale dell'amministrazione (SNA) è parte integrante della Presidenza del Consiglio dei ministri e rappresenta l'istituzione deputata a selezionare, reclutare e formare i funzionari e i dirigenti pubblici;

le sedi della SNA sono le articolazioni preposte all'organizzazione operativa ed alla gestione amministrativa delle attività di formazione e aggiornamento professionale per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche;

a Caserta si trova, in modo particolare, il centro residenziale e studi della SNA, che svolge l'attività di accoglienza e ricettività per i partecipanti alle attività formative. Il centro occupa parzialmente l'emiciclo est della Reggia di Caserta con accesso da corso Trieste n. 2;

presso la sede casertana è presente una palestra di importanti dimensioni e non in uso, occupante un edificio con ingresso autonomo rispetto al Centro Residenziale Studi, a prima vista oggetto di lunga incuria, avente l'ingresso sbarrato solo da assi di legno dietro le quali imperversa una folta vegetazione infestante;

difficilmente si comprendono i motivi dello status quo, e il disuso di una struttura di tali dimensioni e tale importanza;

poiché, a giudizio dell'interrogante, risulta veramente increscioso e deplorevole lo stato di abbandono ed incuria in cui versa tale importante e pregevole bene immobile, presumibilmente nella disponibilità della Presidenza del Consiglio dei ministri,

si chiede di conoscere:

se la palestra della sede casertana del Centro residenziale e studi della SNA, inserita nel contesto urbanistico della Reggia di Caserta, sia ancora sottoposta alla Presidenza del Consiglio dei ministri, in quanto parte integrante del Centro residenziale, ovvero se altre autorità ne abbiano assunto la responsabilità. A giudizio dell'interrogante, comunque, assunto il non impiego della struttura e la sua condizione di scandalosa fatiscenza, in ogni caso la Presidenza del Consiglio dei ministri dovrebbe avvertire il dovere di un intervento;

se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda porre in essere un'opera di recupero edilizio e finalizzato alla utilizzazione dello spazio adibito a palestra della sede casertana del Centro residenziale e studi della SNA, ovvero se, diversamente, non ritenga, quantomeno, di affidare tale spazio ad altri enti, pubblici o privati, che potrebbero restituirlo alla collettività, assunto che l'attuale incuria rappresenta solo ed esclusivamente un danno per la pubblica amministrazione e una vera e propria offesa al contesto monumentale in cui è inserito.

(4-02303)

BERGESIO, SALVINI, CENTINAIO, ROMEO, VALLARDI, BAGNAI, BOSSI Simone, FERRERO, NISINI, RIPAMONTI, PELLEGRINI Emanuele, TOSATO, RIVOLTA, RUFA, AUGUSSORI, CORTI, CANDURA, CAMPARI, SBRANA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:

il Wto ha autorizzato gli Stati Uniti a porre dazi per 7,5 miliardi dollari su merci provenienti dall'Unione europea, a compensazione dei sussidi pubblici erogati in favore del consorzio Airbus;

il nostro Paese verrà interessato, a partire dal 18 ottobre 2019, da una serie di restrizioni del valore di 3,5 miliardi, che incideranno prevalentemente sulle esportazioni di prodotti agroalimentari;

l'agroalimentare italiano, simbolo di eccellenza del "Made in Italy" nel mondo, stando ai dati diffusi dalle principali associazioni di settore, potrebbe subire perdite per circa 1 miliardo di euro;

nel comparto agroalimentare, l'Italia è il maggiore esportatore verso gli Stati Uniti: il mercato americano, per l'alimentare italiano, vale infatti circa 5,2 miliardi di euro;

nell'elenco pubblicato sul sito del tesoro americano si apprende come i dazi sui prodotti italiani di fatto andranno a colpire il cuore produttivo del nostro Paese, le produzioni DOP Grana Padano e Parmigiano Reggiano e poi i salumi, i pecorini, ed anche gli agrumi;

i prodotti lattiero-caseari subiscono una grande concorrenza nel mercato statunitense, dove vengono commercializzati prodotti generici che utilizzano impropriamente falsi nomi, evocativi del nostro Paese, come il "Parmesan" che rappresenta il simbolo del falso italiano;

il mercato dei nostri DOP sta già producendo i primi segnali di insofferenza: negli ultimi giorni infatti gli acquisti di questi prodotti negli Stati Uniti sono aumentati e non a caso il Parmigiano è tra i prodotti che hanno subito gli aumenti più consistenti. Il rischio è che, una volta entrati in vigore i dazi, questi possano andare a far crescere proprio il mercato delle imitazioni dell'italian sounding;

il mercato dell'italian sounding negli Stati Uniti vale oggi 19 miliardi; un valore che con l'introduzione di dazi, che siano selezionati su determinate categorie merceologiche dell'agroalimentare italiano, potrebbe arrivare intorno ai 24 miliardi;

è necessario adottare misure che siano in grado di limitare fin fa subito i danni per il settore agroalimentare italiano che scaturiranno dall'imposizione dei dazi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo voglia agire in tutti le sedi opportune, affinché venga promossa un'azione diplomatica che porti al superamento delle politiche protezionistiche imposte dagli Stati Uniti contro il comparto agroalimentare italiano;

quali iniziative, nel caso non si arrivasse ad una soluzione per via diplomatica, intenda adottare affinché si provveda ad una compensazione economica delle perdite subite dal comparto agroalimentare italiano, che è strategico per l'economia del nostro Paese.

(4-02304)

TOSATO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

il decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334 ha previsto concorsi straordinari per gli anni 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005, in favore degli ispettori della Polizia di Stato, ex legge n. 121 del 1981, cosiddetti ante riordino decreto legislativo n. 197 del 1995, per l'accesso al ruolo direttivo speciale (R.D.S) della Polizia di Stato;

mentre Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia penitenziaria, Esercito e Marina hanno dato seguito a tale previsione indicendo concorsi per ufficiali del ruolo speciale, dando la possibilità ai sottoufficiali di crescere fino a divenire ufficiali superiori, il dipartimento della Polizia di Stato non ha mai bandito detti concorsi e tale deliberata omissione ha creato ingente danno al personale (si tratta di comandanti di reparto, di responsabili delle sezioni di Polizia giudiziaria presso le procure, di responsabili di sezioni delle squadre mobili o delle Digos nelle varie questure, di sezioni di Polizia scientifica, Polfer, polizia Postale) già fortemente danneggiato dalla retrocessione col riordino del 1995 (decreto legislativo n. 197 del 1995);

solo grazie alla vittoriosa sentenza frutto di una class action degli interessati innanzi al TAR del Lazio 2 febbraio 2016 n. 01439/2016, dopo ben 17 anni di elusione di legge, l'amministrazione della Polizia di Stato ha finalmente concorso a redigere lo schema di decreto legislativo n. 395 del 2017, che ha previsto, nelle norme transitorie del decreto legislativo n. 95 del 2017, la bandizione di un concorso per coprire i posti del ruolo direttivo speciale per le annualità fino al 2005 in un nuovo e diverso ruolo, denominato ad esaurimento, con sviluppo inferiore a quello previsto per il ruolo contemporaneamente abrogato;

il Ministero dell'interno, concorrendo alla stesura delle norme transitorie del decreto legislativo n. 95 del 2017, non solo non ha previsto alcun ristoro, neanche parziale, per gli investigatori, che hanno subito un grave danno per diciassette anni, ma ha paradossalmente prodotto ulteriori danni:

a) sono stati retrocessi una seconda volta poiché la promozione a vice commissario ha comportato l'inquadramento nel parametro 136 facendoli così retrocedere di ben 12 punti stipendiali rispetto al parametro rivestito nella qualifica apicale degli Ispettori (parametro 148) rivestita prima del concorso;

b) sono stati privati dello sviluppo di carriera già previsto per il ruolo direttivo speciale che con il decreto legislativo n. 334 del 2000 arrivava alla duplice qualifica di vice questore (vice questore aggiunto - vice questore) prevedendo invece, nel nuovo ruolo direttivo ad esaurimento, solo la qualifica apicale di commissario capo (id est il gradino iniziale del ruolo dei funzionari, rivestito da costoro il primo giorno di servizio);

c) è stato previsto il loro inquadramento giuridico a vice commissario non già con le decorrenze espressamente previste a concorso per le annualità 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005, ma bensì con decorrenza 26 febbraio 2018 senza tenere in alcun conto dell'enorme ed irreversibile danno arrecato loro per causa di 17 anni di elusione di legge;

il tema è stato argomento di discussione anche durante la XVII Legislatura, tanto che le Commissioni riunite 1a e 4a del Senato raccomandarono al Governo in data 11 maggio 2017 l'inquadramento "alla qualifica di commissario capo del ruolo direttivo ad esaurimento, con decorrenza giuridica dal 1° gennaio 2017 e decorrenza economica dal 1° gennaio 2018";

con il decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113 (cosiddetto Decreto Sicurezza) convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 1° dicembre 2018, il Governo è tenuto ad adottare entro il 30 settembre 2019, il secondo dei due decreti legislativi recanti disposizioni integrative in materia di revisione dei ruoli del personale delle forze di polizia, nonché correttive del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95;

si tratta di personale vicino a raggiungere i limiti di età per la collocazione in pensione e con un'anzianità di servizio effettivo ricompresa tra i 35 e i 40 anni,

si chiede di sapere se, in sede di predisposizione dei correttivi al decreto legislativo n. 95 del 2017, il Ministro in indirizzo non ritenga imprescindibile apportare delle modifiche al Capo V, articolo 14 recante "Modifiche all'art. 2 decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95", prevedendo l'attribuzione della qualifica di commissario capo all'esito di ciascuno dei cinque cicli (annualità 2001/2005) per i vincitori del 1° concorso per commissari R.D.E., nonché il riconoscimento e l'attribuzione agli stessi della qualifica di vice questore con decorrenza il giorno precedente alla collocazione in quiescenza.

(4-02305)

BARBARO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

all'atto della riunificazione in un unico Dicastero (Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca) del Ministero per la pubblica istruzione con il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, residua in capo all'unico ministro titolare del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca la facoltà di proporre al Presidente della Repubblica la concessione di due distinte benemerenze, che conservano una propria dignità autonoma, in ragione delle distinte finalità che si prefiggono di ricompensare e delle specifiche categorie di destinatari cui possono essere attribuite: ai "benemeriti della Cultura e dell'Arte", e ai "benemeriti della Scienza e della Cultura". Ambedue le onorificenze conservano il medesimo riferimento normativo di quella dalla quale sono state ricavate per derivazione e, cioè quella ai "benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte", istituita con la legge 16 novembre 1950 n. 1093;

ad oggi l'una, quella più antica, denominata ai "benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte", è destinata a premiare "Funzionari del Ministero della Pubblica Istruzione, Direttori di istituti di istruzione superiore e artistica, Provveditori agli Studi, personale degli istituti di istruzione superiore e artistica; personale direttivo e docente degli Istituti di istruzione media, personale degli Uffici scolastici provinciali e ispettivo; singoli cittadini.", con lo scopo di ricompensare le persone, rientranti nel predetto elenco, o gli enti "che con opere di riconosciuto valore, con segnalati servigi o con cospicue elargizioni, abbiano acquistato titoli di particolare benemerenza nel campo dell'educazione, della scuola e nella diffusione ed elevazione della cultura"; l'altra, di genesi più recente, denominata ai "benemeriti della Scienza e della Cultura", è invece rivolta esclusivamente a "Rettori, Direttori di istituti universitari e di ricerca, studiosi di chiara fama" per "premiare i titoli di particolare benemerenza nel campo accademico e della ricerca";

per ambedue le benemerenze, di competenza del titolare del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il parere di cui all'art. 6 della legge n. 1093 del 1950 viene reso dalla medesima commissione, nominata dal ministro stesso, nel rispetto della composizione prescritta dalla richiamata norma;

ritenuto che a parere dell'interrogante l'eventuale conferimento, quindi, in favore di "Rettori, Direttori di istituti universitari e di ricerca, studiosi di chiara fama" dei diplomi (con relativa medaglia) ai "benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte" e non di quelli ai "benemeriti della Scienza e della Cultura" appare improprio, se non addirittura inopportuno ed illegittimo, atteso che non si comprende quale attinenza possano avere scienziati, ricercatori e studiosi di chiara fama con il mondo della scuola e dell'arte;

assunto che all'interrogante risulta, dalla lettura di note ministeriali e atti susseguenti, una certa sovrapposizione promiscua delle due benemerenze affidate al parere della medesima commissione, talvolta frutto anche di richieste di concessione improprie da parte degli interessati,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per correggere eventuali vulnus come quelli descritti, al fine di consentire, entro la prossima scadenza utile, la concessione in favore dei "Rettori, Direttori di istituti universitari e di ricerca, studiosi di chiara fama" della benemerenza più adatta a ricompensare i propri meriti, che appare essere quella ai "benemeriti della Scienza e della Cultura";

quali direttive intenda dare agli uffici ministeriali preposti e/o alla Commissione da lui nominata, ex legge n. 1093 del 1950, art. 6, affinché provvedano, ciascun organo per quanto di competenza, a ricatalogare le distinte richieste di concessione di benemerenza in esame, suddividendole sulle due distinte benemerenze - ai "benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte" e, rispettivamente, "benemeriti della Scienza e della Cultura", sulla base delle distinte finalità che, ex lege, si prefiggono di premiare e delle specifiche categorie di destinatari cui possono essere attribuite.

(4-02306)

DE PETRIS - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che:

la sentenza dell'adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017 ha negato l'inserimento in graduatoria ad esaurimento ai diplomati magistrali ante 2001-2002;

il Consiglio di Stato è tornato a pronunciarsi in data 27 febbraio 2019 sulla possibilità dei diplomati magistrali di inserirsi in graduatorie ad esaurimento, ribadendo il proprio giudizio negativo;

la problematica dei diplomati magistrale ad oggi viene gestita da uffici scolastici e segreterie tramite la circolare del 28 agosto 2019 (nota 38905 del 28 agosto 2019 - "Istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze personale docente, educativo e ATA a.s. 2019-2020");

la circolare supplenze a.s. 2019/20 ha previsto una specifica disposizione per i diplomati magistrale con titolo conseguito entro l'a.s. 2001/02, destinatari di sentenze sfavorevoli, che ne dispongano la cancellazione dalle graduatorie ad esaurimento e/o la risoluzione del contratto stipulato con clausola risolutiva;

considerato che a quanto risulta all'interrogante, le situazioni per i diplomati magistrali che saranno depennati dalle graduatorie ad esaurimento, o che tra qualche mese avranno la stessa sorte di altre che sono state depennate e licenziate, a causa delle sentenze di merito negative, possono differire da caso a caso,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non voglia intervenire nel più stretto tempo possibile per trovare una soluzione equa a questa emergenza, che annulli i licenziamenti in corso dei diplomati magistrale e che tenga conto degli interessi di tutti, inclusi i laureati in Scienze della formazione primaria, per permettere che l'anno scolastico abbia un regolare svolgimento e rispetti il principio della continuità didattica.

(4-02307)

DE PETRIS - Ai Ministri della salute, per gli affari regionali e le autonomie e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

con deliberazione n. 614 del 14 maggio 2019, pubblicata sul Bur della Regione Veneto n. 55 del 28 maggio 2019, la Giunta regionale del Veneto, in attuazione a quanto previsto dal Piano socio sanitario regionale 2019-2023, definito con la legge regionale 28 dicembre 2018, n. 48, ha approvato le schede di dotazione delle strutture ospedaliere e delle strutture sanitarie di cure intermedie delle aziende Ulss, dell'Azienda ospedale-Università di Padova, dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, dell'Istituto oncologico Veneto - IRCCS, della società partecipata a capitale interamente pubblico "Ospedale Riabilitativo di Alta specializzazione" e degli erogatori ospedalieri privati accreditati, prevedendo il passaggio dell'ospedale S. Antonio dall'Azienda Ulss 6 all'Azienda Ospedale-Università di Padova, che dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2020;

pur restando la programmazione sanitaria una scelta volta a rispondere ad esigenze di razionalizzazione delle strutture e dei servizi ospedalieri, a giudizio dell'interrogante, non appaiono pienamente convincenti le motivazioni che giustificano il passaggio all'azienda ospedaliera - Università (AOPD) dell'Ospedale S. Antonio (OSA), unico presidio ospedaliero dell'ULSS6 -Euganea, da sempre punto di riferimento essenziale per percorsi di riabilitazione, prevenzione e rieducazione socio-sanitaria nell'ottica di continuità assistenziale coi servizi del territorio della città di Padova;

a quanto risulta all'interrogante, da più parti (cittadini, operatori sanitari, rappresentanze sindacali e associazioni di pazienti) sono state sollevate numerose riserve, anche a causa della brusca e ingiustificata accelerazione, in merito alle modalità e ai contenuti del passaggio del Sant'Antonio all'azienda ospedaliera-università di Padova (AOPD);

le schede ospedaliere del PSSR 2019-2023 non eviterebbero il rischio che il nuovo ospedale possa essere pronto, forse, solo nel 2030;

l'ULSS rappresenta il perno del Servizio sanitario nazionale, e quindi regionale, a livello locale. Se dovessero concretizzarsi presupposti di depotenziamento dell'ULSS relativamente allo smembramento delle unità dell'ospedale S. Antonio, si arriverebbe ad una lesione del SSN e quindi dei valori di universalità ed equità delle cure che l'hanno ispirato;

non appare priva di preoccupazioni la scelta di affidare esclusivamente all'Università (istituzionalmente deputata alla didattica e alla ricerca e solo secondariamente all'assistenza) il compito di costruire una visione generale del futuro della sanità padovana e di formulare piani organizzativi socio-sanitari, sia generali che di contesto, che diano risposta ai bisogni di salute dei cittadini in tutte le sue forme (prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione);

con il passaggio all'azienda ospedaliera, la città, oltre ad essere privata della sua unica struttura ULSS, vedrebbe fortemente ridotta la sua capacità complessiva di rispondere alle necessità riabilitative, in quanto l'attuale offerta della azienda ospedaliera rimane comunque invariata, determinando così una perdita inaccettabile in una città in cui si stima che circa il 22 per cento della sua popolazione sia ultra 65enne,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e se, per quanto di loro competenza, non intendano fornire elementi su quanto sta avvenendo nel passaggio dell'ospedale S. Antonio dall'azienda Ulss 6 all'Azienda Ospedale-Università di Padova;

se non ritengano opportuno valutare di assumere iniziative affinché, nel rispetto della normativa regionale vigente, non si determinino atti idonei a produrre una lesione del diritto alla cura per i cittadini del territorio padovano e per preservare un servizio necessario e strategico per l'area.

(4-02308)

DE FALCO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

nel maggio 2017 sono stati banditi i concorsi per reclutare, complessivamente, 1.148 allievi agenti della Polizia di Stato;

tra i requisiti previsti dal bando vi erano, sia il possesso del diploma di scuola secondaria di primo grado (o equipollente), sia un'età compresa tra i 18 anni e i 30 non compiuti;

dopo le prove scritte, sono state allargate le graduatorie, in modo da comprendere anche coloro che sono stati dichiarati idonei, ma non vincitori di concorso, in quanto non entravano nel numero delle assunzioni previste dal bando del 2017;

nel gennaio 2019 il cosiddetto "decreto semplificazione" (legge n. 12 del 2019), emanato dal Governo Conte I, stabilisce l'assunzione di 1.851 allievi agenti della Polizia di Stato e per evitare emettere un bando apposito e iniziare una nuova procedura, procede allo scorrimento delle graduatorie della prova scritta del citato concorso indetto nel 2017;

si crea a questo punto un corto circuito: infatti, un emendamento presentato dalla Lega e accolto dal Governo, che modifica l'articolo 11 del citato decreto, modifica i criteri ricordati, appellandosi alla cosiddetta "Legge Madia" (legge n. 124 del 2015), approvata nel 2018 (quindi dopo l'emanazione del bando concorsuale in oggetto);

l'emendamento approvato stabilisce che gli aspiranti poliziotti dovranno avere un massimo di 26 anni e possedere il diploma di scuola secondaria di 2° grado;

si è quindi creato un vero "mostro" giuridico, che sta penalizzando centinaia di giovani esclusi dagli scorrimenti della graduatoria del concorso, essendo nota la non retroattività delle leggi, se non in casi particolari che non sembrano relativi alla problematica trattata;

infatti, la giurisprudenza costituzionale (con le sentenze della Corte costituzionale n. 229 del 1999, n. 432 del 1997, n. 153 e n. 6 del 1994, n. 283 del 1993), ha dichiarato che il «principio di irretroattività della legge» è derogabile solo quando ciò sia richiesto dal criterio di ragionevolezza, precisando, però, che non si debba mai «incidere arbitrariamente sulle situazioni sostanziali poste in essere da leggi precedenti»;

dunque, una norma retroattiva e non penale può essere dichiarata legittima se questa non viola il principio generale di ragionevolezza, disparità di trattamento ovvero l'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica quale elemento fondante lo Stato di diritto (articolo 3), la coerenza e la certezza dell'ordinamento giuridico, il rispetto delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario. Si tratta di condizioni che, evidentemente, qui non sussistono;

da maggio a luglio 2019 hanno iniziato a svolgersi le operazioni per l'accertamento dell'efficienza fisica e gli accertamenti dell'idoneità fisica, psichica e attitudinale;

gli "esclusi" hanno presentato un primo ricorso e il Tar del Lazio ha disposto l'ammissione con riserva dei ricorrenti all'espletamento delle prove. L'udienza di merito è stata fissata nell'aprile 2020;

i candidati ricorrenti hanno partecipato, dunque, alle prove di accertamento dei requisiti e 455 di loro sono risultati idonei con riserva, ma non sono stati avviati ai successivi corsi di formazione, propedeutici all'assunzione;

nel mese di settembre 2019 il Tar del Lazio ha accolto le istanze cautelari proposte dai 455 ricorrenti, ammettendo i risultati idonei al corso di formazione e consigliando alla pubblica amministrazione di inserirli in un corso ordinario successivo, o di attivare un nuovo corso ad hoc;

la posizione del 455 idonei, però, resta dubbia, non avendo la sentenza citata che "consigliato" la pubblica amministrazione;

appare all'interrogante inaccettabile la modifica di un bando nato per sopperire tra l'altro alla carenza di organico, e che viene modificato, di fatto, in corso d'opera contraddicendo il principio di non retroattività delle leggi, ed impedendo a persone aventi diritto di poter essere ammesse ad un lavoro, come quello di agente di polizia, essenziale per il nostro Paese,

si chiede di sapere quali iniziative concrete di sua competenza intenda intraprendere il Ministro in indirizzo per affrontare in modo rapido ed efficace una situazione che appare assurda e che lascia in sospeso, senza motivi, 455 giovani idonei, che non chiedono altro che poter entrare in servizio dello Stato e svolgere i compiti previsti per le forze dell'ordine.

(4-02309)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):

3-01178 della senatrice Borgonzoni e del senatore Campari, sulla chiusura dello stabilimento "Nike" di Casalecchio (Bologna);

12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):

3-01181 della senatrice Pucciarelli, sull'istituzione di una giornata nazionale contro il tumore al seno metastatico.