Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 154 del 10/10/2019
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
154a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 10 OTTOBRE 2019
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Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI,
indi del vice presidente ROSSOMANDO,
del vice presidente CALDEROLI
e del vice presidente TAVERNA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).
Si dia lettura del processo verbale.
GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Vice Presidente vicario del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Sulla scomparsa di Filippo Penati
*ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, ho chiesto la parola per ricordare in quest'Aula Filippo Penati, un dirigente politico che ci ha lasciato. È morto ieri.
È stato sindaco di Sesto San Giovanni, la Stalingrado di Italia. È stato Presidente della Provincia, è stato un importante dirigente nazionale del Partito Democratico.
Filippo Penati era un uomo d'altri tempi e contemporaneamente una persona moderna. Sapeva quando doveva restare serio e quando doveva ridere. Era un uomo retto ed è stato uno dei non rari casi, certamente non l'unico, di condanna seguita da assoluzione, un caso, in qualche modo, di persecuzione per reati non commessi.
È morto per un cancro ed i medici hanno riconosciuto che la sua malattia è stata frutto e conseguenza delle sue vicende giudiziarie.
Lo ricordo con grande dolore, con grande pena ed anche con nostalgia, ma oggi penso che Filippo Penati avrebbe avuto piacere di essere ricordato non soltanto con considerazioni di carattere personale, umane e di amicizia, ma anche con considerazioni politiche.
Devo dirvi - ed alcuni di voi lo sanno per i rapporti personali che esistono tra tutti noi - che ho grande disprezzo per chi approfitta della propria posizione politica, parlamentare o altra, di chi ne approfitta per arricchirsi personalmente. Disprezzo le tangenti, disprezzo le pressioni, disprezzo le collusioni. Ma devo dirvi anche che egualmente detesto chi, senza prove e senza attendere la condanna, si scaglia contro uomini politici e ancora più chi ne prende spunto per scagliarsi contro la politica in generale. È un nostro vizio nazionale, un vizio dal quale il mondo politico non è immune: non ne è immune la politica, non ne è immune l'informazione, non ne è immune gran parte dell'opinione pubblica e, purtroppo, non ne sono immuni nemmeno alcuni magistrati. Ed è anche per questa tara nazionale che noi oggi sappiamo, per conferma dei medici che lo hanno avuto in cura, che è morto Filippo Penati.
Ritengo che la politica sia la più nobile tra tutte le forme di impegno dell'uomo, più nobile dell'impegno culturale, dell'impegno sociale, la più nobile tra tutte le nostre forme di impegno.
Ieri, voglio dirlo con molta modestia e anche con amicizia, mi ha colpito vedere festeggiato il taglio dei parlamentari con uno striscione pieno di immagini di poltrone, le poltrone che sono state tagliate. Lo dico a tutti noi: i parlamentari non sono delle poltrone, voi non siete delle poltrone, noi non siamo delle poltrone. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). Descrivere il Parlamento in questo modo induce al disprezzo verso la politica, induce ad una condanna dei politici e della politica prima del giudizio.
Oggi io credo che, ricordando Penati, dobbiamo ricordare anche l'onore degli uomini politici. È proprio in onore di Filippo Penati che rivendichiamo l'onorabilità della politica come tale. Le mele marce ci sono, sono dappertutto, ma non possono e non debbono essere usate per uccidere né il Parlamento, né la politica, né i singoli uomini politici perbene.
Se la morte di Filippo Penati potrà servire a ridare onore alla politica, io penso che egli, da dove in questo momento ci sta guardando, ne sarà molto, ma molto felice. (Applausi dai Gruppi PD, FI-BP, L-SP-Psd'Az, Aut (SVP-PATT,UV) e Misto-LeU).
CALIENDO (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO (FI-BP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Filippo Penati era un politico, un vero politico.
Il collega Zanda ha ricordato che è stato due volte sindaco di Sesto San Giovanni. Egli è cresciuto in quella che era considerata la Stalingrado d'Italia, quindi con la cultura del vecchio partito comunista. Riesce però a vincere nel Comune di Sesto San Giovanni e anche nella Provincia di Milano. Ritorna al centrosinistra solo in quei quattro anni ed è lui a trascinare il Partito Democratico e non viceversa, come normalmente avviene. Egli è infatti amato dalla gente: è il primo uomo politico della sinistra a capire l'importanza della sicurezza nelle città. Vi ricorderete i discorsi e i contrasti di allora sulla presenza dell'esercito nelle città, sulle cosiddette Brigate Rosse e così via. Egli lanciò l'idea di una vera sinistra a difesa dei cittadini, rispetto ad una situazione di degrado che si stava creando nelle grandi città. Vince da solo e, per la stessa ragione, viene apprezzato dai cittadini per quell'aspetto che ha ricordato il senatore Zanda, ma che non era una certificazione da parte dei medici: come è stato detto si trattava semplicemente, ancora una volta, di rendere l'uomo molto terreno, nel senso che egli collega le vicende giudiziarie alla sua vicenda personale (come tutti noi, terreni, facciamo molte volte per giustificare malattie di amici e parenti).
Peraltro, con riferimento alle vicende giudiziarie, voglio ricordare che egli è stato assolto, tranne nel caso di un reato caduto in prescrizione, ma questo non vuol dire nulla: a differenza della cultura giustizialista che oggi governa il nostro Paese, non bisogna mai dimenticare che, talvolta, la sentenza di condanna è solo frutto di una realtà processuale, che a volte è vera e a volte no.
Da ultimo, senatore Zanda, proprio ricordando Penati, vorrei fare una riflessione su quanto avviene oggi con riferimento ai valori costituzionali. Lei ha ricordato correttamente che non siamo poltrone, né persone che stanno qui soltanto per obbedire alla volontà di un determinato partito o segretario di partito. Penso a quello che abbiamo visto negli ultimi giorni. Anche con riferimento alle questioni di rilievo costituzionale, ormai ci si dimentica di fare battaglie su temi per i quali i nostri avi hanno dato la vita accontentandosi di seguire le indicazioni del partito o, addirittura, tenendo conto del fatto che, forse, la maggioranza dei cittadini è contraria a qualcosa, senza rendersi conto di cosa è invece utile e corretto per la democrazia effettiva. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Rojc).
COMINCINI (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMINCINI (IV-PSI). Signor Presidente, mi unisco anch'io al ricordo di Filippo Penati, avendolo personalmente conosciuto e avendo collaborato con lui negli anni in cui fu presidente della Provincia di Milano. Come è già stato detto, Filippo Penati è stato una figura di grande prestigio, non solo per aver fatto il sindaco per due mandati a Sesto San Giovanni, il presidente della Provincia e poi il consigliere regionale, ma credo perché gli veniva riconosciuto un ruolo e un peso nella politica nazionale, che aveva iniziato a esercitare e che poi fu interrotto per le vicende giudiziarie che lo avevano coinvolto; vicende giudiziarie che - è bene ricordarlo - lo hanno visto completamente assolto dal punto di vista penale.
Filippo Penati è stato l'incarnazione del riformismo milanese e in qualche misura anche del miglior riformismo nazionale, una figura politica che si impegna in maniera concreta per i risultati. È stato una figura autorevole: quando prendeva la parola nelle aule dove era rappresentante eletto, si faceva silenzio, anche quando era all'opposizione, come quando perse la sfida alla Provincia per il secondo mandato o dopo le elezioni regionali, dove fu candidato presidente e venne sconfitto da Formigoni. Il suo è stato un impegno concreto, con risultati precisi legati a temi specifici: penso alle infrastrutture, penso al grande contributo che ha saputo dare ad Expo, attraverso uno staff importante e qualificato di collaborazione con la sindaca Moratti e il presidente Formigoni, per riuscire a conquistare a Milano il titolo di città dell'Expo per il 2015; penso all'impegno per l'ambiente, con il bosco metropolitano. Sicuramente egli è stato anticipatore di una serie di temi che hanno poi portato la grande Milano a essere ciò che oggi è e viene riconosciuta.
È stato un leader vero, un leader riconosciuto dalle persone, un leader che, nella sua migliore stagione, sapeva trasmettere a elettori e cittadini qualcosa di nuovo e importante. È stato l'esempio del sindaco che sa dare risposte concrete ai cittadini e non è un caso che, quando fu presidente della Provincia di Milano, seppe costruire una squadra di collaboratori, di assessori e anche di consiglieri fatta prevalentemente di amministratori e sindaci che avevano concluso la prima grande stagione dell'elezione diretta dei primi cittadini avvenuta negli anni '90.
La sua vicenda giudiziaria, come ha già ben ricordato il senatore Zanda, è stata dolorosa e lo ha toccato fisicamente nella salute, portandolo poi alla morte. Credo che questo aspetto debba farci tutti riflettere (politici, media e anche parte della giustizia) su come intendiamo il ruolo della rappresentanza politica e su come abbiamo rappresentato in questi anni chi fa questo grande sforzo di mettersi al servizio dei cittadini. Troppo spesso è facile tirare fango contro figure che vengono percepite come avversari politici. Quello che è accaduto a Filippo Penati è decisamente grave per come è stato investito e per come ha dovuto rinunciare al proprio ruolo politico. E, se vediamo come dopo molti anni (troppi) ne è uscito pulito, dobbiamo porci l'interrogativo su come la giustizia riesca a dare risposte ai temi che pone, con tempi troppo lunghi che non permettono alle persone di difendersi pienamente. Filippo Penati ne è uscito pulito dal punto di vista penale; stava combattendo ancora la sua battaglia rispetto alla giustizia contabile, ma non ha avuto il tempo di chiudere i conti con la giustizia e di dimostrare anche in quella sede di essere stato un amministratore corretto.
Io mi auguro che la sua morte faccia riflettere la politica per le decisioni che deve prendere, perché abbiamo necessità di dare alla giustizia innanzitutto un percorso più spedito e più rispettoso della dignità delle persone.
Mi auguro che la sua morte, il suo esempio, il suo percorso politico possano risvegliare nella politica e in tutti quanti noi l'appello per un impegno più concreto a dare risposte a quei temi e a quei problemi che la sua vita non è bastata a sanare. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, PD e Misto-LeU).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, mi unisco anch'io alle parole dei colleghi che mi hanno preceduto, ringraziando il senatore Zanda per la sensibilità che ha dimostrato.
Penati per me era un amico, un amico di una storia politica molto importante della sinistra, dal Partito Comunista a quell'espressione del Partito Comunista che ha saputo dispiegare una qualità nel governo del riformismo di sinistra, che rappresenta ancora, a mio parere, un riferimento importante. Egli rappresentava anche la capacità - lo ha detto il senatore che mi ha preceduto - di tenere insieme il consenso, il rapporto con i cittadini e la responsabilità di governo, la decisione, che non è mai solo un problema di regole e di organizzazione della governance delle istituzioni, ma è prima di tutto la capacità di avere in testa un progetto sociale, un progetto politico, e di saperlo costruire facendo i conti con la realtà, avendo un rapporto con il principio della realtà.
Prima ancora che sulla questione giudiziaria, l'esperienza che ricordiamo di Penati è un insegnamento importante. È vero, senatore Zanda, che anche per me la politica è il più alto esercizio dell'impegno delle persone. È vero anche che la politica, da questo punto di vista, ha bisogno di un salto di qualità, un vero e proprio salto di qualità.
La mia vicinanza a Penati è anche legata alla sua vicenda giudiziaria. Io non so se la politica in generale e le diverse sue espressioni faranno mai tesoro di questa esperienza; ma quando la politica scambia lo scontro nel merito delle diverse posizioni e dei diversi progetti e lo traduce in un atteggiamento giudiziario contro una persona, la politica perde se stessa. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, PD e IV-PSI e del senatore Caliendo). Questo è il problema fondamentale. Dunque il mio ricordo è l'impegno a tenere presente e a far vivere questa esperienza che Penati lascia non a chi la pensava come lui, ma a tutti noi. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, FI-BP, PD e IV-PSI).
Sulla questione curda
ALFIERI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD). Signor Presidente, penso sia opportuno che accanto alla voce del Governo - ieri è intervenuto il presidente Conte - ci sia anche quella del Parlamento, delle Assemblee, e in particolare del Senato, sulla vicenda delicatissima e che sta assumendo degli aspetti estremamente preoccupanti al confine tra la Turchia e la Siria. La decisione turca di avviare raid mirati sulle città di confine curde, dalla città simbolo di Kobane fino a Sari Kani e, più in generale, sul Rojava, un esperimento di autonomia delle realtà curde, spesso massacrate nel passato dai regimi differenti, non può non destare una reazione forte delle opinioni pubbliche occidentali e quindi dei loro rappresentanti all'interno del Parlamento.
La realpolitik ha un limite e quel limite è l'attenzione forte affinché non si ripetano violenze soprattutto sulle comunità civili dell'area. Si tratta di un'area delicata e strategica non solo e non tanto per la gestione dei flussi migratori. Noi, come comunità democratiche occidentali siamo ossessionati da quel tema, ma non c'è solo quello; c'è la stabilità di quell'area, dove le tensioni sono sempre all'ordine del giorno. Il ritiro degli Stati Uniti ha provocato un'accelerazione di alcune dinamiche. La Turchia insieme all'esercito di liberazione siriano anti al-Assad, sunnita - ricordo che al-Assad è alleato con gli sciiti - sta portando avanti delle operazioni che non possono non preoccupare l'Europa per la stabilità di quell'area, ma soprattutto nella lotta al terrorismo di matrice islamica. I curdi hanno fatto un lavoro straordinario nella lotta al terrorismo internazionale. L'Europa e gli Stati Uniti non possono abbandonarli. (Applausi dai Gruppo PD, IV-PSI e Misto-LeU. Brusio).
PRESIDENTE. Credo che questo argomento meriti un po' più di attenzione e quindi di silenzio.
ALFIERI (PD). I curdi in questo momento garantiscono la sicurezza del centro di reclusione di Al Hol, dove sono detenuti decine di migliaia di componenti dell'Isis, alcuni dei quali foreign fighter, con il rischio che rientrino in Europa e, dall'altra parte, decine di migliaia di familiari. Evidentemente se le unità di protezione popolare (YPG) si dovranno spostare verso il confine per affrontare questa nuova offensiva che rischia di diventare anche di terra, sposteranno l'attenzione verso il confine, abbandonando le aree dove hanno contenuto con efficacia l'avanzata dell'Isis e dove oggi sono recluse persone che hanno fatto parte di azioni terroristiche.
Serve quindi un'azione forte dell'Italia non solo in ambito NATO, ma anche a livello europeo. È chiaro che una posizione comune europea può essere d'aiuto in ambito NATO.
Mi rivolgo alla Presidenza e al Governo, ritenendo utile una pronuncia del Parlamento perché è evidente che in Europa in questo momento c'è un Paese che impedisce la formazione di una posizione comune. Quel paese è l'Ungheria e quindi, sia per i rapporti che ha con il leader della Lega, ma anche con il leader di Forza Italia, essendo all'interno del Partito popolare europeo, un pronunciamento forte, inequivocabile e bipartisan dell'Assemblea potrebbe essere utile affinché l'Europa parli con una voce sola. In questo momento il fatto che l'Europa non parli con una voce sola è dovuto all'Ungheria. Penso che non si possa essere ossessionati solo dai temi dell'immigrazione; i temi della stabilità, della sicurezza del nostro continente e della lotta al terrorismo chiedono una risposta unitaria anche delle Aule parlamentari. (Applausi dai Gruppo PD e IV-PSI).
AIMI (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIMI (FI-BP). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, è un momento particolarmente difficile per l'Europa. Immagino lo sia anche per l'Italia, ma lo è soprattutto per il confine Nord della Siria ed, in particolar modo, per il popolo curdo, al quale dobbiamo riconoscere di aver dato un contributo fondamentale, direi quasi determinante, alla lotta contro il terrorismo islamico, contro l'Isis, contro il cosiddetto Stato islamico.
Vedere oggi questo popolo abbandonato ci colpisce fortemente. È davvero per noi un momento di dolore; non solamente per Forza Italia, ma - spero di poter dire - per tutto il Senato della Repubblica.
Abbiamo assistito prima ai bombardamenti, ai raid aerei sulla città di Ras al-Ayn. Abbiamo assistito poi allo schieramento di 5.000 uomini e delle truppe turche al confine Nord-Est della Siria e da lì già avremmo potuto immaginare ciò che sarebbe potuto accadere.
Sono bastati un momento di ambiguità, un'affermazione forse non felice del Presidente degli Stati Uniti, che tuttavia - consentitemi l'espressione - ha immediatamente corretto il tiro, per dare il via a questa operazione da parte di Erdogan, peraltro annunciata con un semplice tweet.
La situazione è di grande pericolo anche per l'Italia, per quello che ha testé detto il collega Alfieri: se dovessero essere liberati i circa 10.000 combattenti dell'Isis e 2.000 foreign fighter, mantenuti in sicurezza all'interno delle prigioni dai curdi, si creerebbe un problema non solamente per l'Europa, ma anche e primariamente per l'Italia.
La guerra di Erdogan a noi ovviamente non piace. Abbiamo sentito le parole di Putin, di condanna nei confronti dello stesso Erdogan, e anche Trump ha evidenziato che l'invasione non è una buona idea. Possiamo dire con grande serietà che tutto il mondo occidentale e tutte le potenze straniere sono orientate nella direzione di evitare che il conflitto si inasprisca. Erdogan lo ha giustificato evidenziando che si tratterebbe di un corridoio di 30 chilometri, nel quale sostanzialmente mantenere la pace per evitare l'infiltrazione di terroristi. Ci troviamo quindi in una situazione di reale pericolo.
Che cosa possiamo fare, oltre a quello che ha detto Juncker? Juncker ha evidenziato l'opportunità di evitare che l'Europa finanzi quel corridoio, ma mi pare davvero poco. C'è già un'iniziativa - e noi chiediamo che l'Italia si unisca alla Francia, alla Gran Bretagna, alla Polonia, alla Germania e al Belgio - di chiedere consultazioni urgenti al Consiglio di sicurezza dell'ONU, che si riunirà domani per affrontare questo tema delicatissimo. Il problema - ripeto - è davvero serio, ma lo è soprattutto per l'Italia in questo momento. Credo che dovremmo trovare unità in quest'Aula.
Voglio ricordare, in conclusione, che l'Europa, purtroppo, nonostante sia stato evidenziato in tutti i modi, anche nella recente campagna elettorale per le elezioni europee, non ha una forza armata. Non abbiamo un'unità delle forze armate europee: questo è un problema. La saggezza latina diceva «si vis pacem, para bellum». Non dobbiamo preparare la guerra perché siamo guerrafondai, ma dobbiamo essere pronti in situazioni particolari come quella attuale a scongiurare che certe iniziative isolate di alcuni personaggi possano arrivare a compromettere l'equilibrio e la stabilità della pace in una certa area e, conseguentemente, l'equilibrio e la stabilità della pace nel mondo. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Floridia).
FERRARA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARA (M5S). Signor Presidente, anche noi esprimiamo grande preoccupazione per l'attacco della Turchia nel Nord della Siria. Tra l'altro, la Turchia è il terzo Paese dell'export italiano di armamenti. I curdi siriani del Rojava hanno combattuto in prima linea contro lo Stato islamico e si sono davvero tanto sacrificati. Senza di loro lo Stato islamico non sarebbe stato sconfitto. Quindi, non possiamo permetterci di lasciarli soli. Sarebbe davvero molto ingiusto.
Signor Presidente, la Turchia è anche un membro della NATO e sarebbe auspicabile una sua riunione straordinaria per fermare questa aggressione che ha già determinato diverse vittime civili. Il nostro Ministro degli affari esteri, Luigi Di Maio, sin dalle prime ore si è messo al lavoro e confidiamo sulle sue capacità diplomatiche.
La Siria è un Paese che ha sofferto moltissimo. Tra l'altro, con questo Paese dovremmo riallacciare i rapporti diplomatici. Le potenze straniere in Siria hanno fatto carne da macello del popolo siriano: sono 500.000 i morti siriani, milioni i profughi e i migranti costretti a scappare per via della guerra. A proposito di migrazioni, vorrei ricordare che l'Unione europea ha versato alla Turchia circa 6 miliardi di euro per fermare i flussi migratori verso l'Europa, ma questa nuova guerra necessariamente ne creerà degli altri.
Signor Presidente, noi rivendichiamo i princìpi di non ingerenza e ovviamente quello del ripudio della guerra, come previsto dall'articolo 11 della nostra Carta costituzionale. Chiediamo che NATO, ONU ed Europa pragmaticamente intervengano per fermare questa occupazione illegale. (Applausi dal Gruppo M5S).
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, quello che sta accadendo con l'attacco turco è davvero grave. Vorrei ricordare a tutti non solo che dobbiamo essere in prima fila nel condannare l'attacco da parte della Turchia, ma anche che i combattenti curdi, comprese le donne, in prima fila, sono stati determinanti per sconfiggere l'ISIS. Ancora oggi stanno in prima linea lì dove, tra l'altro, sono tenuti i 2.000 prigionieri appartenenti 2.000 appartenenti all'ISIS.
Ma l'attacco della Turchia viene da lontano. Non possiamo dimenticare la persecuzione continua e costante posta in essere nei confronti dei curdi. Quello che sta accadendo sta ulteriormente creando problemi di destabilizzazione in Siria. È una situazione grave e per questo motivo dovrebbe intervenire non solo il Consiglio di sicurezza dell'ONU, ma anche la NATO. La posizione assunta fino ad ora, che tende semplicemente a contenere l'intervento della Turchia, non solo non è sufficiente, ma sembra quasi anche di compiacimento.
Guardate che la vicenda della Turchia è un ulteriore ricatto nei confronti dell'Europa, perché pensano che una presa posizione dell'Europa per fermare l'attacco nei confronti dei curdi sarebbe un altro modo per dire che aprono le frontiere, visto che abbiamo pagato i turchi per contenere il flusso dei migranti nella parte dei Balcani. Per questo motivo - ha ragione il senatore Alfieri - serve una posizione assolutamente univoca del Parlamento e dell'Europa, per fare in modo che vi sia una condanna - e non ipotesi subalterne - chiara non soltanto perché è interesse di quell'area non creare ulteriori problemi di destabilizzazione, ma anche perché noi per una volta dobbiamo assumere una posizione lineare.
Torno a ripetere che i curdi sono stati una forza determinante per fermare l'ISIS. E l'Europa commetterebbe ancora una volta un vero e proprio atto di vigliaccheria se non riuscisse a fermare con tutte le sue forze, quelle in campo e quelle politiche, l'attacco vergognoso posto in essere.
Quella della Turchia credo sia ormai una questione che dobbiamo affrontare fino in fondo, e non solo per i problemi democratici presenti in quel Paese ma anche per il continuo ruolo di destabilizzazione che assume in quell'area e di ricatto vero e proprio nei confronti dell'Europa. Quindi, si deve levare la voce dell'Europa, ma si deve levare con molta forza anche la voce del nostro Paese, che è assolutamente determinante per gli equilibri in tutta l'area del Mediterraneo. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU e dei senatori Ginetti e Verducci).
GARAVINI (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVINI (IV-PSI). Signor Presidente, gli organi di stampa ci parlano di vittime tra i civili, che sono già la conseguenza dell'invasione delle truppe turche. Quindi, anch'io mi aggiungo a quanto affermato dai colleghi che mi hanno preceduto sulla necessità che il nostro Parlamento prenda una posizione chiara, netta e unitaria, e inciti il Governo italiano a fare altrettanto, nei confronti sia dell'Unione europea che della NATO, affinché ci sia il coinvolgimento dell'ONU per arrivare a un cessate il fuoco.
La situazione di grande instabilità, infatti, rischia di creare un'ulteriore destabilizzazione, in un'area molto fragile, che vede la possibile esplosione di ulteriori conflitti: non a caso già si osservano nuovi movimenti militari, anche da parte dell'Iran, al confine con la Turchia. Quindi, si corre il pericolo di una rinnovata esplosione del conflitto siriano, che già da otto anni vede la popolazione civile in enorme sofferenza.
Anch'io voglio ribadire che esiste il rischio concreto di una riorganizzazione del Daesh, ovvero dell'ISIS. Proprio poco fa, l'ex sindaco di Kobane, la città curda che per prima ha sconfitto l'ISIS, ha sostenuto che sia molto concreta una sua possibile riorganizzazione, anche alla luce del fatto che, tra i 12.000 miliziani dell'ISIS attualmente in custodia - e spesso sotto il controllo proprio di quei curdi che adesso rischiano di essere colpiti e sterminati - si possano formare nuovi foreign fighter, arrecando così un pericolo molto grave e tangente alla stessa Europa. C'è poi il pericolo ingente che si venga a creare una vera e propria tragedia umanitaria, con l'arrivo massiccio di nuovi profughi.
Dunque, è quanto mai necessario che il Governo intraprenda tutti i passi diplomatici utili, volti a scongiurare una recrudescenza degli atti in corso e a proporre un immediato cessate il fuoco. È poi quanto mai necessario che l'Europa intraprenda una politica estera ed una di difesa ad un'unica voce.
Tutti i passi che possono essere intrapresi, politicamente, in questo senso, sono da ribadire ed è utile che ci sia stato un cambio nella compagine di Governo, in modo tale da poter portare avanti, anche su questo fronte, passi concreti e positivi rispetto a conflitti come quello in oggetto, che sono molto preoccupanti anche per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo solo per dire ai colleghi che sono testé intervenuti che, visto che adesso sono loro in maggioranza, è inutile che facciano interventi in Aula di sollecito: dovete risolvere voi, i problemi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Discussione dei disegni di legge:
(257) MARCUCCI ed altri. - Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005
(702) MONTEVECCHI ed altri. - Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005
(Relazione orale) (ore 10,17)
Approvazione, con modificazioni, in un testo unificato, con il seguente titolo: Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 257 e 702.
Il relatore, senatore Alfieri, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
ALFIERI, relatore. Signor Presidente, riusciamo oggi a portare all'attenzione dell'Assemblea il disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro di Faro dopo un lungo iter nel corso del quale si è cercato di recepire delle preoccupazioni avanzate da alcuni Gruppi e in particolare dalla Lega, con un parere espresso dalla 1a Commissione permanente. Ciò dovrebbe tranquillizzare chi ha in qualche modo sollevato delle preoccupazioni sul fatto che una Convenzione quadro di questo tipo, elaborata all'interno del Consiglio d'Europa, potesse in un certo senso contenere dei profili tali da comprimere la sovranità del nostro Paese sul suo immenso patrimonio culturale, architettonico e storico.
Arriviamo quindi a proporre l'approvazione della ratifica e dell'esecuzione della Convenzione quadro, unificando due testi. E ringrazio in particolare i colleghi senatori Marcucci e Montevecchi per aver spinto per l'approvazione di questo strumento innovativo.
La Convenzione nasce purtroppo in un contesto di guerra.
A metà degli anni Novanta il Continente europeo è stato scosso da una guerra che ha insanguinato i Balcani e proprio in quell'occasione i Ministri della cultura dei diversi Paesi europei che aderivano al Consiglio d'Europa si sono posti un interrogativo: può anche il patrimonio storico, artistico e culturale dei nostri Paesi essere un elemento che, attraverso la conoscenza reciproca, può aiutare il non ripetersi di eventi bellici nel cuore del Continente europeo? Da lì è partito un gruppo di lavoro che ha elaborato una Convenzione, avviata nel 2001 e poi approvata a Faro nel 2005. Oggi sono 18 i Paesi che hanno ratificato la Convenzione quadro all'interno del Consiglio d'Europa, un organismo che mette in campo strumenti di questo genere proprio per aumentare la consapevolezza e la collaborazione tra i diversi Paesi europei su temi sensibili.
Da questo punto di vista, 40 Stati europei si sono posti il problema di costruire una convenzione innovativa, che non solo ponesse il tema - come storicamente facevano altri strumenti di questo tipo - di mettere al centro la tutela e la difesa del patrimonio artistico e culturale, ma che provasse anche a utilizzare l'eredità culturale come un aspetto qualificante, quasi fosse un vero e proprio diritto umano e, in quanto tale, meritevole di tutela da parte delle convenzioni che tutelano i diritti umani, e quindi come strumento di conoscenza reciproca che garantisse una maggiore integrazione.
La conoscenza dei popoli avviene attraverso le proprie tradizioni, la conoscenza della lingua, della storia, delle tradizioni e del patrimonio storico: quando visitiamo le città europee e ammiriamo i loro monumenti, apprendiamo la storia dei Paesi e in qualche modo, imparando a conoscerci, diminuiscono i conflitti identitari. Questo è il salto di qualità fatto dalla Convenzione in esame, che si pone alcuni temi, come la possibilità delle persone, attraverso la conoscenza della propria comunità, del proprio patrimonio storico, di crescere culturalmente, di essere un elemento di pace, di miglioramento dei rapporti reciproci.
Pertanto, da questo punto di vista, la Convenzione rappresenta veramente un'innovazione e la sua ratifica una risposta importante al Consiglio d'Europa, un luogo in cui persone che hanno storie e sensibilità diverse si incontrano e provano a dare risposte alle sfide che si hanno davanti.
In questa sede presento il risultato del nostro lavoro, non dimenticando il fatto che, nel proporre la ratifica della Convenzione in esame, abbiamo apportato da ultimo in Commissione due modifiche: una è proprio il recepimento del parere della 1a Commissione - come accennavo in premessa - e quindi l'idea che la Convenzione non possa ledere gli articoli della Costituzione che si riferiscono proprio alla difesa del nostro patrimonio storico e più, in generale, le leggi vigenti in materia, con l'aggiunta - di cui ringrazio la vice presidente Montevecchi - di un giusto riconoscimento e di una giusta preoccupazione per la salvaguardia delle notevoli professionalità ed eccellenze che si occupano di tutelare e difendere il nostro patrimonio storico e culturale.
La Convenzione che proponiamo di approvare, composta da un preambolo e da 23 articoli suddivisi in cinque parti, rimarca all'articolo 1 il valore potenziale del patrimonio culturale, sottolineando l'importanza della sua conservazione, il suo ruolo nella costruzione di una società pacifica e democratica, l'idea cioè che la conoscenza reciproca del nostro patrimonio culturale può essere veramente di antidoto a ulteriori conflitti bellici; una conoscenza reciproca che evita l'insorgere di motivi di conflittualità.
Il punto II della Convenzione si riferisce al patrimonio culturale come insieme delle risorse ereditate dal passato, riflesso dei valori e delle credenze. Vi è l'idea che la conoscenza del nostro patrimonio storico e la sua tutela abbiano a che fare con un nuovo modello di sviluppo sostenibile.
Ai punti IV e V della Convenzione, viene trattato il tema della partecipazione, come noi aumentiamo la consapevolezza e la conoscenza, ma anche la maggiore fruibilità e la possibilità di partecipare ad attività che facciano conoscere sempre più il nostro patrimonio storico.
Il disegno di legge di ratifica, infine, che è frutto dell'esame congiunto dei due disegni di legge che ho richiamato in premessa, l'Atto Senato 257, a prima firma del senatore Marcucci, e l'Atto Senato 702, della senatrice Montevecchi, si compone di cinque articoli che riguardano rispettivamente l'autorizzazione alla ratifica, l'ordine di esecuzione, le misure attuative della Convenzione, la copertura finanziaria e l'entrata in vigore.
Per tutti i motivi sopra detti, per la capacità innovativa di uno strumento di questo genere, che va oltre la mera, seppur nobile, tutela e difesa del patrimonio artistico, promuovendo una nuova consapevolezza nel definire l'eredità culturale un vero e proprio diritto umano e uno strumento fondamentale per la conoscenza reciproca, propongo all'Assemblea di ratificare il provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo artistico paritario «Ugo Foscolo» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 257-702 (ore 10,26)
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate una questione pregiudiziale e una questione sospensiva.
Ha chiesto di intervenire il senatore Briziarelli per illustrare la questione pregiudiziale QP1 e la questione sospensiva QS1. Ne ha facoltà.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il relatore per lo sforzo sostenuto, ma le cose non stanno come ci ha detto.
Mi rendo conto che, sulla base delle intenzioni, la Convenzione di Faro possa sembrare qualcosa di condivisibile e di innocuo, ma non è così, soprattutto per un Paese come l'Italia, in cui il patrimonio culturale - vi prego di ricordare questa definizione - è quello che siamo, e poi tornerò su questo punto.
Ratificare la Convenzione di Faro perché ce lo chiede l'Europa significa suicidarsi - permettetemi il termine - bevendo la famosa tazza di cicuta da soli e questo non lo possiamo permettere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questo giustifica la presentazione di una questione pregiudiziale. Purtroppo - lo dico seriamente - nella lotta politica che avviene spesso qui dentro, si è perso il senso della questione pregiudiziale, che viene utilizzata certe volte in una diatriba tanto per andare alla conta, tanto per bloccare qualsiasi procedimento. Questa volta, di fronte al grido di «al lupo, al lupo» che tutti, a parti invertite, abbiamo emesso, la questione pregiudiziale è reale e riguarda veramente la nostra Costituzione e anche i Trattati internazionali. Lo dico perché ci sono quattro articoli, in particolare l'articolo 4, l'articolo 7 e gli articoli 15 e 16 della Convenzione, che creano profondi problemi e vanno in contrasto con la nostra Costituzione.
L'articolo 4, che sembra ridurre il campo della Convenzione, in realtà lo amplia, perché dice che la fruizione del patrimonio culturale - sottolineo il termine «patrimonio» e poi si capirà perché - può essere limitata solo per proteggere il diritto della libertà altrui, ad esempio anche il diritto alla libertà di religione. L'affresco di San Petronio, in cui Maometto è torturato dai demoni, è allora a rischio, se ci sono due comunità che la vedono in maniera diversa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Anche la «Divina Commedia» è a rischio, visto che già numerose associazioni musulmane ne hanno chiesto il ritiro dai piani di istruzione qui in Italia, visto che la «Divina Commedia», che è nostro patrimonio, è già censurata, in alcuni passaggi, in certi Paesi islamici. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
È un rischio concreto. Ciò avviene per gli articoli 4 e 7 che prevedono una conciliazione tra comunità che la vedono in maniera diversa.
Ancora più grave è il combinato disposto degli articoli 15 e 16, che è vero che stabilisce che non ci siano conseguenze dirette della Convenzione, ma vi sono conseguenze indirette di limitazione perché si prevede che, a livello europeo, ci sia un comitato che possa disporre, indicare e prevedere azioni concrete per l'applicazione della Convenzione. Questo va dritto a sbattere con l'articolo 9 della Costituzione, che riconosce il valore del nostro patrimonio storico, artistico e culturale e lo fa perché esiste da secoli prima della Costituzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). È qualcosa che viene ancora prima e che fa parte del nostro popolo e della nostra stessa essenza.
Permettetemi, allora, di ripercorrere alcuni passaggi che la dicono lunga sulla Convenzione di Faro. È stata sottoscritta in origine nel 2005 in Portogallo da sei Paesi: Albania, Armenia, Bulgaria, Croazia, Lettonia e Portogallo. Con tutto il rispetto, si tratta di un pulviscolo rispetto al totale patrimonio dell'umanità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Noi ne abbiamo i due terzi. Io vengo dall'Umbria e basterebbe la mia Regione per avere un patrimonio culturale superiore a questi sei Stati. Se ne sono aggiunti altri 12 nel corso degli anni e, se volete, ve li cito perché non l'ha fatto il relatore: l'Armenia, l'Austria, l'Azerbaigian, la Bosnia, la Croazia, la Finlandia, la Lettonia, il Lussemburgo, la Nord Macedonia, il Montenegro, la Norvegia, la Moldavia, la Slovacchia, la Serbia e la Slovenia. Non vi leggo la Gran Bretagna, la Francia e la Grecia, altra culla della cultura, perché non ci sono, perché non l'hanno sottoscritta e non l'hanno ratificata. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Non veniteci a dire che siamo sempre in ritardo. Almeno sulla cultura li potremo dettare noi i tempi? Almeno sul patrimonio culturale non siamo in ritardo. Dal 2005 non hanno sottoscritto questa Convenzione i Governi Berlusconi II, Berlusconi III, Prodi II, Berlusconi IV. Tutti siamo passati, come centrodestra e centrosinistra, e non l'abbiamo sottoscritta e ratificata quella Convenzione. Sapete quando è stata sottoscritta? È stata sottoscritta il 27 febbraio del 2013, due giorni dopo le elezioni politiche del 2013, quando c'era ancora il Governo Monti, l'ultima polpetta avvelenata, l'ultimo regalo all'Europa. Il Governo Monti ha sottoscritto questa Convenzione, un Governo privo di legittimità popolare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Papatheu). Nessuno prima aveva avuto l'ardire di suicidarsi e far suicidare un popolo intero sottoscrivendo un atto del genere.
Aggiungo, in un sussulto di attenzione, che nei cinque anni successivi con i Governi Letta, Renzi, Gentiloni non è mai stata ratificata. Ci sarà un motivo? Dobbiamo farlo noi oggi? Perché dovremmo farlo noi quando popoli un po' più furbi, persino i cugini francesi, se ne sono guardati bene?
Quando si tratta di Europa, citare Monti è un po' come citare quel manifesto della campagna americana per le presidenziali con Nixon: comprereste mai un auto usata da quell'uomo? Ebbene, fareste mai decidere qualcosa che riguarda il Paese e che chiede l'Europa da uno come Monti? Noi no! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Non intendiamo farlo fare da una maggioranza che prende ordini da Bruxelles, che ci ha imposto il Conte-bis, che non è molto diverso da un Monti-bis.
Dicevo prima che le parole sono importanti, come diceva Nanni Moretti. Nella traduzione di questo atto c'è il gioco delle tre carte, perché nel testo si parla di patrimonio culturale. Nella legislazione italiana il patrimonio ha una definizione ben precisa. È contenuta nel testo unico. Nella traduzione del Ministero dell'istruzione si parla di eredità perché è immateriale e si specifica, secondo fonti del Ministero, che l'espressione cultural heritage è stata volutamente tradotta come eredità culturale per evitare confusioni e sovrapposizioni con la definizione di patrimonio culturale, di cui all'articolo 2 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio).
Ebbene, oggi scompare di nuovo «eredità» e, nel testo che ci propinate, torna «patrimonio». Tornando alla cicuta che citavo prima, non è che, attaccando sopra la dicitura «veleno» a quella «bevanda dal gusto forte», si cambia la sostanza: si muore lo stesso! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Non è che cambiando un termine e facendo i furbi, la sostanza cambia. Questa è la realtà di quello che voi vorreste nascondere e occultare.
Parlavo prima di esempi più o meno teorici. Ce n'è un ultimo, però, col quale vorrei chiudere il mio intervento, che risale al 2016, alla visita del presidente iraniano Rohani qui a Roma. Quella visita, nel 2016, si svolse ai Musei Capitolini, con un incontro fra Renzi e il Presidente iraniano. Alcune statue di nudi furono coperte per rispetto, come fu detto. Ma quello non è rispetto.
Potrei citare Salvini, ma sarebbe un po' scontato. Io preferisco citare Michele Serra, un'istituzione per la sinistra. Non devo certo venire a dire a voi chi sia. Sapete come commentò quell'azione? Disse che significava occultare noi stessi! Ebbene, approvando quest'atto, occultiamo noi stessi!
Mi rivolgo alle colleghe De Petris e Nugnes, che adesso hanno aderito a quella parte politica. All'epoca, una petizione di Sinistra Ecologia e Libertà così diceva: «Chiediamo spiegazioni immediate e ufficiali su una scelta che consideriamo una vergogna e una mortificazione per l'arte e la cultura intese come concetti universali».
Con questo voto non fermiamo le barbarie altrove, ma apriamo le porte all'oscurantismo in casa nostra e diamo la possibilità, a chi l'ha chiesto, di pretenderlo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Io mi rivolgo anche al ministro Franceschini che, caso vuole, era Ministro anche allora e disse: «Io e Renzi non ne sapevamo niente. È una scelta incomprensibile». Oggi il ministro Franceschini, che all'epoca diceva di non saperne nulla, può rimediare. Può rimediare perché oggi può decidere di rispettare il senso altrui in maniera diversa. Se si approva la ratifica della Convenzione, si dà il diritto a tutti gli altri di calpestare la nostra storia e la nostra cultura. E lui, che all'epoca disse di non sapere, oggi non può far finta di non saperlo.
Un ultimo appello rivolgo a tutti i colleghi. Votare oggi la ratifica significa guadagnarsi un posto fra i traditori della patria di dantesca memoria: significa tradire gli italiani, la nostra storia, la nostra tradizione e la nostra civiltà. (Vivi applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali e sospensive presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.
RAMPI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAMPI (PD). Signor Presidente, ho cercato di ascoltare con attenzione e tenterò di replicare con rispetto al collega della Lega, che doveva illustrare le motivazioni di una questione sospensiva. In realtà, ha illustrato - a mio parere pure malamente, e adesso proverò a spiegare perché - le ragioni di un voto contrario.
Il primo elemento - e potrei fermarmi qui - è che non ho individuato un solo argomento per cui la contrarietà, che avevamo già compreso nel passato, del Gruppo della Lega Nord alla ratifica della Convenzione di Faro dovrebbe in qualche modo modificarsi se noi, ulteriormente, dopo aver già sospeso inutilmente, per quasi un anno, questa ratifica, dovessimo questa mattina sospenderla ancora. Se noi la sospendessimo, non si capisce perché, miracolosamente, tutte le paure evocate negli ultimi dieci minuti di intervento dovrebbero risolversi. E dico paure non per caso, perché l'intervento - mi dispiace dirlo e lo faccio con rispetto, ma anche per una analisi materiale - era denso di una islamofobia terrorizzante e pericolosa e di una nuova categoria che si aggiunge all'islamofobia, che è la Montifobia. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI. Proteste dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
In quest'Aula, ultimamente, per ogni argomento ci si chiede cosa ha fatto il senatore Monti, che francamente è un uomo di straordinaria intelligenza, ma non è la chiave di volta della politica italiana ormai da diverso tempo. (Applausi dal Gruppo PD).
Devo dire che non ho trovato una argomentazione, se non queste due fobie insieme a una terza, e cioè il provincialismo. Abbiamo ascoltato la citazione irrispettosa di un certo numero di Stati europei che probabilmente il collega conosce molto poco e che vengono elencati come se fossero una rappresentazione. Siccome non sono quelli noti, quelli alla moda, quelli dove si va prevalentemente in vacanza, allora non sono importanti, e invece quegli Stati hanno la loro dignità.
Tra l'altro, bisognerebbe almeno leggere la Convenzione prima di proporre di sospenderla o non approvarla. Peraltro, non ce lo chiede l'Europa, visto che è una Convenzione promossa dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, che non ha nulla a che fare con l'Unione europea: sono due cose diverse. Dopo un anno e mezzo di sospensione bisognerebbe avere almeno una vaga cognizione dell'argomento di cui stiamo parlando.
A riprova di questo, che ci azzeccano - per citare un collega del passato - le statue coperte durante la visita di Rohani, dato che all'epoca la Convenzione di Faro non era neanche stata ratificata? Stiamo dicendo che un evento del passato, quando la Convenzione non era ancora stata ratificata, avrebbe qualcosa a che vedere con quella stessa Convenzione? Magari è esattamente il contrario. Magari dovremmo iniziare a usare la testa e a svolgere il nostro ruolo di grande superpotenza culturale all'interno del Consiglio d'Europa. In tal modo diventeremmo i promotori della ratifica da parte dei grandi Paesi, perché saremmo il primo dei grandi Paesi a ratificare tale Convenzione. Una volta tanto saremmo i primi; non prima gli italiani, ma prima l'Italia a ratificare la Convenzione di Faro. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Nugnes); prima l'Italia a svolgere il proprio ruolo di grande superpotenza culturale e il proprio ruolo di Paese che applica e dà il ruolo principale alla diplomazia culturale.
Questo è ciò che siamo in grado di fare, quello che siamo nelle condizioni di fare ed è il motivo fondamentale per cui dobbiamo essere primi a ratificare questa Convenzione che si occupa di heritage.
Ora, quello delle traduzioni è un tema importante. Umberto Eco diceva che ogni traduzione in fondo è un tradimento e sul gioco delle parole delle traduzioni abbiamo sentito un pezzo dell'argomentazione di pochi minuti fa, perché è patrimonio, identità, heritage. Di cosa stiamo discutendo? Il concetto di heritage, in realtà, nella lingua inglese è molto chiaro: non si tratta di mettere un'etichetta o un'altra davanti al testo. Il lavoro prezioso che è stato fatto dalla Commissione affari esteri ha cercato di chiarire il concetto, recependo anche alcune delle osservazioni intelligenti fatte e andando a individuare il punto di equilibrio con la nostra Carta costituzionale, che tra l'altro - è tautologico - rimane superiore a ogni altra normativa e figurarsi alla ratifica di una Convenzione internazionale. Ma questo non dovrei neanche spiegarlo, perché non è mia materia.
Il collega Briziarielli ha ricordato di essere umbro, lo sappiamo bene. Ebbene, mi chiedo cosa avrebbe detto San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, delle parole che abbiamo ascoltato. Temo che quella islamofobia sarebbe stata scagliata contro di lui, dato che San Francesco incontrò il Saladino. È vero che il nostro patrimonio culturale è molto precedente e viene da un lungo passato antecedente l'approvazione della Costituzione, ma proprio per questo esso ci spiega quali sono le relazioni profonde che appartengono a un passato antico, che attraversano il Mediterraneo e fanno sì che la cultura greca e romana e lo stesso Aristotele arrivino fino a noi passando attraverso le coste della Libia, della Tunisia e dell'Algeria.
Quindi, quando parliamo di tradizione, cultura e difesa dell'identità dobbiamo avere almeno una vaga idea di ciò di cui stiamo parlando. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU). Infatti, non nasce nel prato di Pontida e sicuramente non indossa gli elmi con le corna. Non so se anche in Umbria hanno iniziato a mettere gli elmi dei vichinghi, oppure si ricordano che sono la terra e la culla di San Francesco d'Assisi, perché qui sta la differenza. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU).
Quindi - me lo faccia dire, collega - il suo intervento è stato straordinario perché ha argomentato molto bene le ragioni per cui non solo non dobbiamo rinviare la ratifica in oggetto, ma è urgente impegnarsi per recuperare il patrimonio culturale dell'Italia e rieducare una parte del Paese e anche di questo Parlamento in merito alla nostra tradizione culturale che è anzitutto dentro ciascuno di noi e che dobbiamo difendere. (Applausi dai Gruppi PD e Misto-LeU. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
SBROLLINI (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, le parole del collega della Lega sono veramente incomprensibili, soprattutto dopo aver ascoltato la relazione del collega Alfieri. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Peraltro, vorrei ricordare al collega della Lega che la Convenzione in esame, fra le altre cose, va proprio a valorizzare le tradizioni culturali degli Stati e anche i dialetti locali, che dovrebbero essere temi cari ai colleghi della Lega.
Veniamo ora al merito. Vorrei ringraziare i colleghi Marcucci e Montevecchi e il relatore Alfieri per quello che hanno detto. La Convenzione è uno strumento innovativo che può stabilizzare ancora di più e determinare processi di pace in luoghi che in questo momento non sono troppo tranquilli. Si tratta di uno strumento che va a valorizzare il patrimonio culturale, storico e identitario, nonché la conoscenza e che, quindi, va ad aiutare ancor di più i rapporti tra gli Stati e a sostenere il patrimonio del presente e del futuro. (Brusio).
Signor Presidente, faccio veramente fatica a parlare, perché c'è un rumore infernale.
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi: fate un po' di silenzio.
Prego, senatrice Sbrollini.
SBROLLINI (IV-PSI). Grazie, signor Presidente.
La Convenzione in esame rientra pienamente nell'ambito della tutela dei diritti umani, così come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. Ben 18 Nazioni hanno provveduto alla ratifica, mentre molte altre, come noi, purtroppo, cercano di farlo già da un anno e mezzo.
Quindi, le motivazioni per procedere finalmente alla ratifica e all'esecuzione della Convenzione in esame ci sono tutte e corrispondono esattamente all'esigenza di valorizzare e promuovere il rapporto di stabilizzazione e pacificazione tra i Paesi. La Convenzione rappresenta un elemento forte per aiutare ad avere rapporti migliori tra gli Stati, alimentando e attivando una diplomazia culturale. Io credo che per tutte queste ragioni sia necessario andare avanti oggi, cercando di superare ideologie e pretesti assolutamente assurdi.
Per tali motivi, il Gruppo Italia Viva-PSI ritiene assolutamente utile procedere oggi alla ratifica della Convenzione in esame. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale, presentata dal senatore Romeo e da altri senatori (QP1).
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione sospensiva, presentata dal senatore Romeo e da altri senatori (QS1).
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Corrado. Ne ha facoltà.
CORRADO (M5S). Signor Presidente, fumoso e pasticciato sono i primi due aggettivi che associo al testo della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore dell'eredità culturale per la società, che, firmata dall'Italia nel 2013, oggi questa Camera si appresta a ratificare con il voto favorevole, tra gli altri, del MoVimento 5 Stelle. Fumoso e pasticciato, torno a ripeterlo, colleghi; e aggiungo retorico. Lo penso, nonostante i correttivi di buon senso che la senatrice Montevecchi ha fatto apportare in extremis alla Commissione affari esteri e di cui le va dato merito, a garanzia del lavoro dei professionisti del settore cultura, messo a rischio obiettivamente dall'indiscriminata apertura al volontariato che un'applicazione incauta della Convenzione di Faro potrebbe favorire.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 10,53)
(Segue CORRADO). Essa impegna infatti lo Stato ad accrescere nel cittadino la consapevolezza del potenziale economico dell'eredità culturale e a servirsene evidentemente in una logica economica. Volontariato - dicevo - che in Italia nel campo dei beni culturali è già oggi abusato, travisato e distorto, in quanto surroga il pubblico invece di coadiuvarlo. Il tema resta dunque spinosissimo e proprio la sua urgenza e delicatezza, poiché la ratifica espone comunque il Paese, a mio avviso, al pericolo concreto di accentuare la problematicità del quadro attuale, mi obbligano a parlare in sostanza in dissenso dal mio Gruppo.
Non ho altro modo per richiamare l'attenzione dell'Assemblea su una realtà scabrosa, che facendo tuttavia comodo allo Stato e dunque a ciascun Ministro della cultura, almeno nell'ottica antipolitica oggi dominante del vantaggio immediato, vede i riflettori dei media e di conseguenza le coscienze dei cittadini costantemente spenti, perché è lo Stato - badate - che in ambito culturale tollera, consente e addirittura sollecita i privati, quando non li incentiva anche finanziariamente, a costituire associazioni di volontariato o fondazioni ONLUS che utilizzano i volontari. Questi vengono ormai impiegati in tutti i luoghi della cultura (biblioteche, archivi, monumenti, musei e aree archeologiche) come espediente per non assumere personale o sottopagarlo o pagarlo in nero, con enormi profitti che sfuggono al fisco. In effetti, la studiata confusione tra volontariato e professioni culturali già miete migliaia di vittime in questo Paese e rischia di farne in futuro molte di più, proprio con l'avallo ideologico della Convenzione di Faro.
Un affare assegnato, che stiamo svolgendo in 7a Commissione in questi giorni su mio impulso, lo conferma e ci dà anzi la misura di un abuso che dilaga senza trovare alcun argine, giovandosi dell'assenza o dell'ambiguità della normativa. Pensate che la deregolamentazione ha portato nei nostri musei pubblici, che per inciso sono quasi mezzo migliaio sul territorio nazionale, a una situazione - cito i dati Istat più aggiornati, quelli di gennaio 2019 relativi al 2017 - per cui il 65 per cento degli istituti impiega volontari e il rapporto tra volontari e stipendiati è di 1 a 67. Dico 67 volontari per ogni assunto.
Ovvio che qui non si tratta più di volontariato in senso proprio e nobile, ma di lavoro gratuito mascherato, che sostituisce il lavoro qualificato e retribuito, creando concorrenza sleale con chi non è in grado di offrire pari qualità dei servizi e precludendo ai professionisti l'accesso al mondo del lavoro, o comunque ritardandolo e assoggettandolo a condizioni poco o nulla dignitose. Al punto che, a volte, i professionisti devono fingersi volontari pur di lavorare, compensati con miseri rimborsi spese.
La truffa più clamorosa - mi perdonerete se parlo schietto, ma senza per questo voler offendere le migliaia di ragazzi che vi si dedicano con impegno pari alla passione e vi ripongono le loro speranze - è quella del servizio civile, con cui il Ministero dei beni culturali di fatto assume a scadenza e paga 3 euro l'ora.
Del resto, stando a un'indagine condotta dalla meritoria associazione «Mi riconosci?» sui contratti di lavoro nel mondo dei beni culturali, quasi metà dei lavoratori del settore, sovente laureati e specializzati o dottorati, ha una paga oraria lorda inferiore a 8 euro.
Se non fosse per questa distorsione dell'impiego del volontariato nei beni culturali, tale per cui l'occupazione nel settore cala nonostante l'incremento record del 5 per cento dei visitatori, e dunque degli introiti da bigliettazione, registrato nel 2018 nei luoghi della cultura statali rispetto all'anno precedente, potrei anch'io bearmi in astratto per ore, insieme a gran parte di quest'Assemblea, dell'afflato ideale che impregna la Convenzione di Faro. Invece, da tecnico della cultura, ne colgo i gravi profili di rischio per un Paese qual è oggi il nostro.
Una Convenzione che, datata 2005, come quella UNESCO di Parigi sulla diversità culturale e successiva di soli due anni a quella, sempre di Parigi e sempre dell'UNESCO, sul patrimonio culturale immateriale, di fatto recepisce entrambe e vi si allinea. Le supera, anzi, allargando la nozione di eredità culturale a comprendere, vorrei dire finalmente, quelli che la legislazione nazionale già riconosce da tempo e definisce beni paesaggistici o, meglio ancora, paesaggio, tant'è che il codice Urbani del 2004 è detto dei beni culturali e del paesaggio; poiché un bene, in quanto oggetto, presuppone un soggetto titolare, mentre il rapporto uomo-ambiente non è di appartenenza.
Se mai è la comunità il soggetto di riferimento dell'ambiente e anzi, alla fine, com'è stato scritto da chi ha titolo di commentare e interpretare il nostro diritto amministrativo, per il legislatore italiano «la realtà sociale» si identifica «con quella culturale e lato sensu ambientale».
Altro aspetto interessante ma a mio parere non privo di problematicità è la soggettivazione del rapporto tra società e patrimonio culturale che la Convenzione di Faro spinge in prossimità se non oltre il limite massimo. L'encomiabile volontà di porre al centro la persona invece della cosa, infatti (volontà fondata su quella identità della comunità con il suo patrimonio culturale e con l'ambiente in cui vive che, ancora una volta, il nostro ordinamento già conosce da circa un ventennio), si spinge fino a far balenare l'idea di un diritto dell'individuo al patrimonio culturale.
Quest'ultimo, se pure è qualificabile tra i diritti soggettivi, non potrà tuttavia rientrare nel novero dei diritti soggettivi perfetti, quindi assoluti, sia perché esistono beni culturali di proprietà privata, e quello è un diritto non comprimibile - lo dico da persona che, avendo coltivato gli studi umanistici per passione e per professione, non può che sentire profondamente, vorrei dire intrinsecamente, suo ogni prodotto dell'ingegno umano, ovunque si trovi e chiunque lo detenga -, sia perché l'accesso ai luoghi della cultura pubblici è comunque soggetto a limitazioni, che possono avere le più varie e diverse ragioni pratiche, tutte capaci di limitare, di fatto, la fruizione collettiva.
Al contrario, l'esaltazione di questo diritto rischia di fare solo la fortuna dei galleristi. Non mi soffermo per brevità sul concetto di popolo che guida la cultura, che trasuda dalla Convenzione di Faro, concetto rimasto estraneo al nostro ordinamento persino durante il ventennio.
Non mi permetto di entrare nel merito dell'accusa di anacronismo mossa al testo della Convenzione, in particolare all'articolo 14, da quanti lamentano che al digitale sia riconosciuto un ruolo «assolutamente marginale e meramente strumentale» (cito il professore Nicola Barbuti), ma permettetemi di spendere un minuto per un'ultima osservazione, del tutto personale e di nuovo da classicista. Riguarda quella definizione a mio parere troppo generica e troppo asettica di «eredità comune dell'Europa» che si legge all'articolo 3 della Convenzione.
Essa consiste, cito, in «tutte le forme di eredità culturale in Europa che costituiscono, nel loro insieme, una fonte condivisa di ricordo, comprensione, identità, coesione e creatività». Tra le righe leggo un impegno smodato e, per certi aspetti, puerile, a tacere la soluzione all'indovinello, la parola chiave che necessariamente, in quanto tale, è l'unica a dover essere taciuta a tutti i costi. Mi riferisco al concetto di Occidente e di cultura occidentale, ben più ampio dei limiti geografici dell'Europa di ogni tempo perché, banalizzando, accomuna da sempre tutti i Paesi affacciati o comunque protesi verso il Mediterraneo - quelli della Constitutio antoniniana del 212, se vogliamo -, nonché tutti gli individui che si riconoscono nel prodotto della cultura classica digerita e rigurgitata meravigliosamente altra dalle viscere millenarie del cristianesimo e dell'islam. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà.
GINETTI (IV-PSI). Signor Presidente, ci troviamo oggi a ratificare la Convenzione di Faro, firmata nel 2005 per sottolineare il valore del patrimonio culturale per le società. In realtà è un disegno di legge che era stato sottoposto al Senato già nella scorsa legislatura e che, grazie anche al presidente Marcucci, era arrivato ad approvazione nella Commissione di competenza. Non è poi approdato in Assemblea a causa della fine anticipata della legislatura.
È un provvedimento che auspicavamo fosse condiviso e quindi ricevesse la massima convergenza di tutte le forze politiche, proprio per l'importanza che può rivestire in ambito europeo. È un accordo già ratificato da oltre 17 Paesi; l'Italia lo ha firmato già nel 2013. Ci sembra pertanto assolutamente necessario procedere alla ratifica affinché divenga esecutivo.
La Convenzione di Faro intende promuovere una comprensione più ampia del patrimonio culturale e, soprattutto, del suo rapporto con le comunità; favorisce la partecipazione dei cittadini come elemento imprescindibile per accrescere in Europa la consapevolezza del valore del patrimonio culturale e del suo contributo al benessere e alla qualità della vita attraverso il principio della valorizzazione partecipativa, attraverso la condivisione tra istituzioni pubbliche, privati, associazioni e volontariato. È questo il senso di una convenzione che mi sembra proprio voglia avversare una parte di quest'Aula, in particolare centrodestra e Lega, proprio perché si tratta di un accordo che trasforma le diversità in ricchezza, l'identità, la storia, la cultura di ogni singola comunità come fonte ed elemento di reciproca conoscenza e di avvicinamento. La diversità come elemento di unione e non di divisione. Credo che questo sia da sottolineare. È una differenza netta tra come centrodestra e centrosinistra possono interpretare il patrimonio culturale, che - va sottolineato - per noi è elemento di dialogo. Per questo riteniamo che debba essere reso accessibile a tutti e la Convenzione, come già sottolineato, oltre ad offrire vincoli rispetto ad azioni di tutela, salvaguardia e recupero del patrimonio culturale, ha un approccio molto innovativo perché addirittura istituisce un diritto al patrimonio culturale; un diritto inteso come diritto della persona e dell'uomo; un diritto sia a partecipare, quindi a contribuire ed arricchire le comunità locali, quindi a produrre cultura, sia ad accedere alla conoscenza e al patrimonio culturale.
A questo diritto corrisponde una grande responsabilità da parte delle istituzioni pubbliche, che è quella di istituire risorse, ma è anche quella di adottare politiche concrete per rendere accessibile e conoscibile l'immenso patrimonio del nostro Paese anche attraverso un'adeguata educazione scolastica e un'adeguata formazione professionale.
I nostri territori e le comunità locali sono ricche di immense realtà, rappresentate dai borghi e da musei. Abbiamo una ricchezza che non è custodita soltanto nelle grandi città d'arte, ma anche da quelle realtà rurali diffuse che continuano, giorno per giorno, a salvaguardarla e a custodirla.
Il nostro Paese è custode di ben 54 luoghi riconosciuti come siti UNESCO, di valore universale; anzi, ha il numero più alto nel mondo di siti UNESCO. Per questo abbiamo una grande responsabilità, che la Convenzione riconosce come contributo del patrimonio culturale allo sviluppo dell'essere umano e della società. Ma a questo corrisponde, anche per i territori e per i Governi di tutti i livelli istituzionali, una responsabilità ulteriore, che è quella di arricchire i processi decisionali, le politiche e le pianificazioni dell'uso del territorio, includendo gli impatti sul patrimonio culturale, cioè nella valutazione del rischio che scelte di governo locale possono produrre sul patrimonio culturale. Si tratta di un approccio molto innovativo che potremmo definire proprio di uso sostenibile del patrimonio culturale. La Convenzione lo invoca, ma riconosce anche pienamente il potenziale di un patrimonio culturale che può essere veicolo e vettore di sviluppo economico durevole e che pertanto va implementato e tutelato anche con la creazione di contenuti digitali nella società dell'informazione.
La Convenzione è fondamentale perché obbliga le parti a creare un contesto giuridico, oltre che finanziario, utile ad attuare questi obblighi e questa previsione. Quindi vincola tutti i livelli di autorità pubbliche, ma anche i proprietari privati e le associazioni, a convergere su questo obiettivo.
In conclusione, Presidente, la Convenzione di Faro impegna le parti ad adottare misure volte a favorire un accesso al patrimonio culturale e a una partecipazione democratica di ogni singolo, riconoscendo l'importanza del patrimonio culturale per la crescita della società. Riconoscere e difendere il valore attribuito da ogni comunità al patrimonio culturale in cui si identifica significa pertanto rafforzare il legame di appartenenza, di coesione, ma anche di condivisione reciproca. Significa rafforzare la consapevolezza del patrimonio valoriale di cui i beni culturali si fanno vettori, così come della congiunzione e del dialogo tra le diverse identità, ma anche tra passato, presente e futuro, in una ricchissima e bellissima Europa dei popoli. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà.
*VERDUCCI (PD). Signor Presidente, la Convenzione del Consiglio d'Europa, che noi finalmente approviamo, ha una portata enorme dal punto di vista simbolico e politico per la forza dei contenuti ed è capace di rovesciare un modello di sviluppo sbagliato e di mettere invece al centro dei processi di trasformazione la cultura come patrimonio collettivo e condiviso di riconoscimento reciproco, come diritto primario dell'uomo.
La cultura intesa in senso ripensato e rivoluzionato, come fattore di insieme che racchiude il portato del vissuto storico e antropologico delle nostre comunità; la cultura che promuove creatività, industrie e distretti creativi, e dunque autonomia, indipendenza di pensiero, spazi autoriali, pluralismo e inclusione. Cultura che costruisce cittadinanza e democrazia e che è uno strumento indispensabile in un tempo come il nostro, in cui va governato l'impatto enorme dell'incessante rivoluzione tecnologica e digitale, che porta con sé - lo vediamo - il rischio non di un'apertura, ma di una chiusura ulteriore e di una restrizione sempre più dura e oligopolistica del mercato, a danno di chi è fuori dai cartelli delle grandi major del digitale.
E qui sta il tema urgente del riconoscimento del diritto d'autore, del recepimento della direttiva europea, del riconoscimento e del sostegno alle produzioni indipendenti.
Signor Presidente, questa Convenzione risale all'ottobre 2005, a quattordici anni fa, però in tanta parte essa ha già permeato il nostro pensiero, la nostra azione, la nostra legislazione: penso a riforme avanzate come quelle che abbiamo portato avanti nella scorsa legislatura, dove l'idea della cultura è motore dello sviluppo e formidabile moltiplicatore economico e sociale, capace di creare crescita e occupazione, di contrastare diseguaglianze, di riqualificare e offrire spazi urbani, e quindi fisici, o spazi immateriali di conoscenza e di consapevolezza, e sempre di costruire integrazione.
Dunque, la cultura come strumento di sicurezza fondamentale, più degli altri. Eppure in tanta parte della popolazione la cultura soffre la mancanza di un riconoscimento, di una legittimazione sociale. Per questo è fondamentale renderla accessibile, popolare, contrastarne una concezione elitaria, conservatrice, e farne invece un sentimento diffuso, un pezzo della propria identità riconoscibile a tutti.
Per questo, nella Convenzione la definizione di eredità e patrimonio culturale che viene introdotta è molto innovativa, e parla di ciò che è frutto dell'interazione nel corso del tempo tra le popolazioni e i luoghi, e quindi una concezione di grande forza, di grande modernità, che prefigura un nuovo umanesimo, un'etica della responsabilità verso ciò che abbiamo ereditato (l'ambiente, il paesaggio, le città) e verso le generazioni future, il loro diritto di vivere in questi luoghi, di usufruirne. Al centro c'è la persona, la sua capacità di costruire civitas; c'è un nesso molto forte tra bene culturale e comunità territoriale, che è sostanziato da un concetto cardine: la partecipazione diffusa e la cittadinanza attiva nella capacità di prendersi cura del patrimonio culturale.
Quando questo avviene, allora siamo in presenza di quella che la Convenzione definisce ed auspica una comunità di eredità che - io voglio dire - diventa comunità di destino, che si riconosce per quel che è stato, per quel che è, per quel che sarà; non più solo oggetti per quanto preziosi, ma memoria, testimonianza, senso di appartenenza, ricerca, documentazione, come cita l'articolo 9 della nostra Costituzione, che lega sviluppo della cultura, ricerca scientifica e tecnica, tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico.
Al centro di questa concezione di eredità culturale ci sono i valori umani, il dialogo, la convivenza pacifica, perché è fortissima la tensione che lega questi obiettivi alle ragioni costitutive del Consiglio d'Europa, cioè ideali e princìpi fondati sul rispetto dei diritti dell'uomo, della democrazia e dello Stato di diritto. Questo è il perimetro della nostra eredità culturale, che qui ribadiamo (Applausi dal Gruppo PD),del nostro patrimonio civico: un'identità di destino per cui l'Europa è stata pensata dopo la guerra come luogo dei diritti, dell'emancipazione e del benessere sociale.
Oggi più che mai questa è ancora la nostra missione che si lega a quell'afflato che nella Convenzione chiama a raccolta tutte le energie positive della società nella cura di un patrimonio che non è più intangibile come un'opera d'arte o un reperto archeologico, ma è viva, in divenire, perché coincide con lo spazio che è fatto di aggregazioni umane, e dunque uno spazio vivo, relazionale, che comprende al tempo stesso i centri storici e le periferie, i paesaggi agrari e le infrastrutture industriali.
Di conseguenza, la tutela non è riservata ai soli addetti, ma è fondata sulla condivisione, sul protagonismo dei cittadini, sul volontariato culturale. Mi riferisco a un'idea della cultura aperta alla società e non aristocratica, in cui la tutela esiste non in funzione del bene ma del beneficiario, che è la collettività. Dunque convivono economia, cultura, qualità della vita, e quindi ci deve essere una gestione virtuosa del volontariato, non un abuso, non un uso surrettizio a scapito invece dei compiti e del riconoscimento delle figure professionali dei beni culturali, che anzi va rafforzato dando attuazione e allargamento alla legge del 2014.
Signor Presidente, ha scritto Massimo Montella, uno degli studiosi più importanti, che questa Convenzione ridefinisce il concetto di bene culturale, dall'oggetto al tutto, dal valore in sé al valore di uso, dalla museificazione alla valorizzazione. Ha ragione, in particolare perché la Convenzione individua nelle comunità locali il luogo della costruzione e della manutenzione di questo patrimonio, rifacendosi al grande lascito della scuola delle Annales, imperniata sulla microstoria e sulla comprensione del divenire dal basso dei processi di mutamento sociale.
Signor Presidente, dobbiamo avere la forza nettissima di riconoscere ruolo e centralità a territori marginali, lontani, disagiati, eppure nevralgici per una nuova strategia e progettualità per le nostre aree interne, per il rilancio di un modello artigiano innovativo, storicamente e culturalmente legato alle piccole comunità e alle loro trasformazioni, che ha portato alla formazione e alla diffusione capillare, nei secoli, di un incredibile patrimonio artistico, archeologico, paesaggistico e urbanistico. Il nostro patrimonio è così invidiato nel mondo perché abbiamo saputo gelosamente proteggerlo, perché è tutt'uno con il tessuto connettivo di reti e legami solidali, con il vissuto delle nostre famiglie e delle nostre storie familiari. Si tratta di un insieme che non può essere diviso, né reciso, come è scritto nel provvedimento al nostro esame e come abbiamo per primi sperimentato, molto prima di questa Convenzione, nella nostra storia e nella nostra memoria collettiva. Noi che veniamo dai territori manifatturieri, del made in Italy, così amato nel mondo, sappiamo che in un cappello di paglia, in un mocassino di cuoio o in un tessuto c'è una storia più grande, c'è una sapienza ancestrale, ci sono vite, che sono tutt'uno con la cultura contadina del cibo e con l'ambiente che ci circonda, in cui si possono riconoscere i colori di Crivelli, i paesaggi di Licini o i versi di Leopardi e chi li indossa sa che, facendolo, farà parte anch'egli di una storia e di una comunità grande, aperta e multiculturale, di un patrimonio ricco di passato, ma vivo e vitale nel presente e grande, come grande è il nostro futuro. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà.
VESCOVI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ascoltando il collega che è appena intervenuto sembrava di essere in un bel libro, in una bella favola, dove tutto è bello e in cui tutti si vogliono bene. Che bello: sembrava un momento di innamoramento generale per le bellezze del mondo. Il patrimonio culturale però non è europeo, è mondiale, ma deve essere gestito dall'Italia e non dalle sue belle parole! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Questa è la differenza tra noi e voi! Poi entrerò nel merito della discussione, ma la prima cosa che ho fatto è andare a vedere il Consiglio d'Europa, che ha adottato questa Convenzione, fatta a Faro - neanche in Italia, ma a Faro!- nel 2005, che ci porta a dire che il patrimonio culturale è del mondo. No, è del nostro Paese!
Signor Presidente, la invito a prendere nota di quello che sto per dire: il Consiglio d'Europa, nella sua ultima seduta non ha fatto parlare un senatore eletto, cioè il sottoscritto, perché la pensava in modo diverso da loro. Questo è il Consiglio d'Europa! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ero io l'ultimo relatore, ma non mi hanno dato la parola, per esprimere qualcosa di diverso a proposito dei migranti climatici. Il Senato dovrebbe difendere le minoranze all'interno del Consiglio d'Europa, che è composto da 47 Stati, tra cui la Turchia, di cui oggi abbiamo sentito cosa pensate anche voi. Dunque andiamo a consegnare il nostro patrimonio culturale all''Europa! Non esiste al mondo! Siete veramente qualcosa di incredibile.
Andiamo a leggere l'articolo 7 della Convenzione, che sembra anche bello: il patrimonio culturale, come ha detto lei, vogliamoci tutti bene; che bello. Poi però vedo che istituiscono il tavolo delle conciliazioni per stabilire i valori delle opere d'arte: da noi le opere d'arte hanno 2.000 anni, basta girare per Roma o passeggiare in qualsiasi città italiana per rendersi conto che le nostre opere d'arte sono nei nostri valori cristiani. Questa è la nostra storia, queste sono le nostre tradizioni (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Allora non vorrei mai trovarmi in un dibattito (cosa che succede) in cui una minoranza osserva - perché è accaduto - che il crocifisso in aula dà fastidio e che pertanto dobbiamo toglierlo. No. Oppure prima il collega ha richiamato un affresco del Quattrocento che a Bologna raffigura Maometto torturato dai demoni e che quindi è a rischio. Ci sarà un tavolo di discussione, è questo che mi fa paura: le nostre tradizioni le sappiamo difendere noi!
Adesso però il PD, il partito delle tasse, e il partito della decrescita felice si sono uniti per consegnare il nostro patrimonio all'Europa con la Convenzione in discussione e questa è una vergogna (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az)! Questa è la cosa più importante ed è di questo che mi rammarico.
Chiedo quindi ai colleghi di Forza Italia e di Fratelli d'Italia di votare tutti uniti contro la ratifica, perché anche gli articoli 15 e 22 vanno a demolire i nostri valori, che sono molto più importanti dell'economia (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), perché nel momento in cui io metto in discussione i valori è come quando all'albero gli si tagliano le radici e cade. Voi state distruggendo e mettendo in discussione i nostri valori. Vedo delle minoranze - ed è lo stesso concetto di questa Convenzione - che li mettono in discussione; porto la discussione sulla difesa delle minoranze: volete ritornare al concetto di genitore 1 e genitore 2. È la stessa cosa: le nostre tradizioni fanno riferimento a papà e mamma e voi volete annientare le tradizioni per difendere le minoranze, che non rappresentano questo Paese (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Invito quindi Fratelli d'Italia e Forza Italia a votare con noi contro la ratifica di questa Convenzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Airola).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà.
BINETTI (FI-BP). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, perlomeno è una bella soddisfazione oggi mettere al centro del dibattito culturale quello che rappresenta il patrimonio, in un certo senso potremmo dire l'anima stessa dell'Italia. Stiamo parlando di ciò che ci rende non solo famosi e apprezzati nel mondo, ma di ciò che ha reso veramente grande il contributo che il nostro Paese ha dato e che ci auguriamo con tutto il cuore possa continuare a dare, soprattutto nell'ambito della cultura nelle sue molteplici manifestazioni, di cui l'arte costituisce davvero l'interfaccia più straordinaria tra il nostro passato, il nostro presente e anche il patrimonio che vogliamo consegnare alle generazioni future.
Non c'è dubbio che il grande turismo italiano è un turismo d'arte: la gente viene in Italia soprattutto per visitare le nostre città d'arte. Viene a Milano, a Roma, a Napoli e a Firenze, dovunque sia, anche e soprattutto per contemplare quei paesi, quei paesini - chiamiamoli così - piccoli solo per dimensione, ma grandi per patrimonio culturale, che sono dei veri e propri musei en plein air. Sono veramente l'espressione di una ricchezza condivisa da un territorio, dalle persone che lì hanno abitato e che lì continuano ad abitare, custodi tutte insieme di quel patrimonio.
Sarebbe molto strano se oggi il dibattito si dovesse strutturare secondo una sorta di derby tra chi crede nel patrimonio culturale, chi lo vuole difendere e chi sembra opporre una resistenza per esempio al riconoscimento di questa Convenzione.
Non è così. Noi crediamo fermamente che il patrimonio culturale, non solo italiano ma di ogni Paese, sia l'espressione e l'anima di quel Paese. Penso, tanto per fare un esempio, a come è stato difeso il patrimonio culturale italiano nell'ultima guerra, a come amici e nemici, davanti al patrimonio artistico nazionale, si sono fermati, perché hanno percepito che era qualcosa che andava oltre la dimensione nazionale. Non si spiegherebbe, altrimenti, la gigantesca migrazione - per così dire - di persone colte che vengono a vedere, a contemplare questo patrimonio, che riempiono le nostre sale per ammirare una bellezza che non è soltanto un'armonia della forma fisica, ma fa percepire a chi la osserva di essere protagonista egli stesso di questa avventura. Diversamente, l'opera d'arte resterebbe di chi l'ha creata, mentre l'opera d'arte è di ognuno di noi e quando parlo di opera d'arte mi riferisco a quell'introduzione straordinaria per cui l'opera d'arte vive in un contesto.
Tuttavia questo non è il tema di oggi. Il tema di oggi vede tutti gli italiani, noi parlamentari, appartenenti a tutti i partiti, schierati dalla parte della cultura, a difesa di questo patrimonio.
Il punto su cui di fatto può nascere la contrapposizione, la diversa strategia di tutela di questo patrimonio, è un altro. Non c'è dubbio che tutti noi intendiamo garantire il nostro patrimonio e quello degli altri Paesi, peraltro veniamo da una cultura nella quale le collezioni di tutti i grandi musei europei sono in gran parte frutto di quello che potremmo definire un prelievo di opere d'arte dai luoghi di origine. Il Pantheon si trova a Roma, come pure piazza Navona, ma penso anche, ad esempio, ai famosi obelischi di Roma, che sono opere d'arte importate. Penso alla ricchezza dei Musei Vaticani, alla ricchezza dei Musei Capitolini, per fare solo due esempi riferiti al nostro contesto. Noi consideriamo nostro patrimonio ciò che abbiamo in qualche modo realizzato, ma anche ciò che abbiamo custodito. Ci siamo sentiti custodi della bellezza e dell'arte. Lo siamo tutti qui dentro, a prescindere da come voteremo. Che non si abbia mai a pensare che, nel nostro Parlamento, manchi questo gene straordinario che è la passione per l'arte, che tutti noi abbiamo.
La differenza, come dicevo, nasce su un altro aspetto, di cui non ho sentito traccia negli interventi di coloro che mi hanno preceduta, ovvero se la tutela di questo patrimonio debba restare prevalentemente nazionale o debba rientrare nella competenza di questa sorta di comitato di tutela e di supervisione e se in questo comitato possano esserci incursioni di persone che possono dettare legge a casa nostra decidendo cosa è bello e cosa non lo è, cosa va custodito e cosa no.
Alcuni amici e colleghi hanno fatto riferimento ad un esempio di cui si è parlato recentemente, ovvero i crocifissi nelle aule. Ebbene, basta farsi un giro all'interno di Palazzo Madama, uscire da questa sala e guardare gli arazzi che raffigurano la Natività o la storia dell'arcangelo Raffaele (sulla cima del Palazzo di Montecitorio c'è una croce), per capire che è impossibile depauperare il nostro patrimonio dei suoi simboli e della sua ricchezza, che ci parla delle nostre radici cristiane. (Appalusi del senatore Rufa).
Insisto, però, nel dire che il punto vero per il quale noi ci asterremo dal voto è chi debba tutelare questo patrimonio. Non si può espropriare un Paese della responsabilità della tutela del proprio patrimonio. Come abbiamo visto, proprio in questi giorni si discute se «L'Uomo Vitruviano» potrà spostarsi o dovrà rimanere in Italia perché opera d'arte troppo fragile e troppo bella per essere consegnata anche semplicemente all'operazione di spostamento. Credo che noi oggi dovremmo in realtà inglobare in questa nostra cultura anche tutta la tecnologia che ci consente di riprodurre queste opere d'arte e di ricrearle in installazioni che permettono di fruire di un'opera d'arte dovunque essa sia, lasciandola anche dove si trova, ma rendendola godibile per tutti, in un godimento che è dato non solo dalla contemplazione dell'occhio, ma anche da un'osservazione che ci rimanda a tutti i valori che quell'opera d'arte trasmette.
Noi insisteremo sul fatto che oggi vadano aggiornate queste metodologie di interazione tra i diversi musei e tra le diverse sedi che hanno la cultura, l'esperienza e anche quel diritto di appartenenza per poterlo fare. Come giustamente si dice in questo Trattato, chiunque, anche il più "piccolo" dei cittadini, è responsabile del patrimonio culturale del suo Paese. Questa sorta di diritto-dovere, che si legge proprio nella relazione, in un certo senso democratizza l'arte. Quindi, tutti gli italiani sono responsabili di questo, ma proprio perché tutti gli italiani sono nello stesso tempo protagonisti della contemplazione e della tutela, ciò va mantenuto in uno stile, in una cultura e in una capacità di prendere decisioni. Pensate proprio all'inserimento di un'opera d'arte nel suo contesto. Un esempio tipico è il famoso monumento che sta in piazza del Campidoglio, di cui l'antica tradizione dice che, quando tutto l'oro che lo ricopre si sarà consumato, verrà meno la città di Roma. Pensate come è stato custodito questo monumento e spostato - lì ce n'è una copia molto bella - nei Musei capitolini.
Queste decisioni appartengono davvero a un Paese, che in qualche modo si fa garante non solo dell'opera d'arte, ma anche della sua contestualizzazione o in questa sorta di comitato di tutela qualcuno potrebbe rivendicare domani posizioni totalmente diverse? Non è possibile. Noi dobbiamo garantire che ogni Paese possa mantenere il proprio patrimonio e possa renderlo fruibile ad altri, ma la responsabilità di questa operazione deve rimanere in capo al Paese perché la sua anima è proprio nella relazione tra l'opera d'arte e il suo contesto, perché la bellezza tra natura e cultura fa la grandezza di un popolo e di un Paese. È in questa direzione che noi vogliamo continuare a valorizzare le grandi e le piccole opere d'arte. Vogliamo continuare a valorizzare il patrimonio strutturale di un Paese. In un film che ho visto recentemente si diceva come la distruzione delle opere d'arte intenzionalmente perseguita da Hitler - ci sono diverse vicende che lo confermano - tendeva, in realtà, a distruggere nell'opera d'arte l'anima di quel popolo, per lasciarlo senza radici. Noi queste radici le vogliamo, perché appartengono alla nostra storia e ne siamo responsabili per il futuro.
Pertanto, in una potente forma di staffetta vogliamo consegnarle alle prossime generazioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Trentacoste. Ne ha facoltà.
TRENTACOSTE (M5S). Signor Presidente, la ratifica della Convenzione di Faro rappresenta un importante momento per riflettere con attenzione sul ruolo che il nostro Paese vuole definire per il rispetto delle proprie eredità culturali.
Mi preme, innanzitutto, per dovere di chiarezza, sottolineare come la Convenzione parli di eredità culturale, traduzione corretta dell'inglese di cultural heritage. È un concetto diverso da non confondere con quello di patrimonio culturale. La differenza è proprio nel ruolo dell'individuo per il quale il patrimonio è solo uno dei possibili mezzi per raggiungere, attraverso la definizione dell'eredità culturale, una piena consapevolezza della propria personalità e, in definitiva, il proprio ruolo storico e i comuni valori umani che uniscono i cittadini di ogni Nazione europea.
È del nostro periodo storico un autentico appello a dar vita a un nuovo umanesimo. La Convenzione di Faro, nel perseguire una relazione più stretta tra i Paesi membri dell'Unione europea, attraverso la salvaguardia e la promozione di princìpi fondati sul rispetto dei diritti dell'uomo - sono frequenti, infatti, i richiami alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - sposta l'attenzione dall'oggetto, costituito dal patrimonio, all'individuo, con l'obiettivo di usare l'eredità culturale per collocarlo in un contesto di altri individui che condividono esperienze, valori, sentimenti e cultura.
La Convenzione di Faro ha già svolto una funzione storica nel favorire le azioni di tutela dell'eredità culturale in Paesi con una legislazione meno aggiornata della nostra.
Anche se l'Italia, il cui ruolo nella cultura mondiale è fuori discussione, tutela se stessa e le proprie tradizioni fin dal Rinascimento, passando poi per strumenti normativi come l'editto del cardinal Pacca del 1820, la legge di tutela nazionale n. 1089 del 1939 e il testo unico, poi confluito nel codice dei beni culturali del 2004, ancora oggi vigente. Chi ritiene che la Convenzione di Faro sia per l'Italia un nuovo strumento di tutela, o che semplicemente abbia a che fare con la tutela, non ne ha probabilmente compreso il vero spirito.
La Convenzione di Faro rappresenta, invece, per noi la possibilità di armonizzare un settore, quello della cultura, nel quale diversi attori nel corso degli anni hanno parimenti dato seguito ai mandati costituzionali e legislativi della valorizzazione e della fruizione della nostra eredità culturale. Ben sei volte, nel testo della Convenzione, ricorre il richiamo ad uno sviluppo economico sostenibile, come obiettivo dello sviluppo di pratiche di protezione delle eredità culturali. Ma come può lo sviluppo economico essere sostenibile senza mettere al centro il ruolo dell'individuo umano inserito nella propria comunità?
Una società pacifica e stabile, ci ricorda la Convenzione, non può che essere fondata sul rispetto per i diritti dell'uomo, la democrazia, lo Stato di diritto di cui all'articolo 3 della Convenzione stessa. Tra i diritti dell'uomo c'è anche quello al lavoro e ad una remunerazione equa e soddisfacente (articolo 23 della Dichiarazione universale dei diritti umani). Un diritto talmente importante da essere stato considerato primario dai Padri fondatori della nostra Costituzione: «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro».
Ma la Convenzione di Faro invita anche i Paesi firmatari a cercare forme di coinvolgimento dei cittadini in una gestione, a sua volta definita sostenibile, dell'eredità culturale. Anche questo è un principio, al pari del diritto al lavoro, richiamato nella nostra Costituzione come principio di sussidiarietà, all'articolo 118.
Per chiarezza: la Convenzione sottoscritta a La Valletta riguarda la protezione del patrimonio archeologico; con la Convenzione di Faro si vuole esaltare il valore e il potenziale del patrimonio culturale come risorsa per uno sviluppo durevole, che contribuisca al miglioramento della qualità della vita. Credo che la partecipazione attiva da parte delle comunità contribuisca alla crescita morale e culturale delle stesse e a mantenere la memoria, creando consapevolezza collettiva e diffusa, ma non implichi lo svilimento delle professioni culturali. Penso ai colleghi archeologi, come agli storici dell'arte, agli archivisti, ai bibliotecari, ai restauratori, ma anche alle guide turistiche: come tecnici della cultura non abbiamo nulla da temere da questa Convenzione.
Occorre a questo punto pensare, raccogliendo l'invito della Convenzione, ad un modello economico dell'eredità culturale sostenibile, basato su un sistema di sussidiarietà e composto da società civile, Stato e privato. Un sistema in cui questi tre soggetti collaborino tra loro per dar vita a forme economiche nuove, compatibili con una progettualità comune, in cui ciascuno svolga le proprie funzioni, senza paura, in base alle proprie legittime competenze. Un tale sistema potrà raggiungere l'obiettivo della sostenibilità umana solo attraverso la promozione di buone pratiche di volontariato rispettose del ruolo dei lavoratori. E qui dobbiamo impegnare il Governo affinché il Ministero competente, gli enti locali e le Regioni svolgano correttamente il loro ruolo.
Solo ponendosi questo obiettivo la ratifica della Convenzione di Faro sarà, anche in Italia, un passo in avanti verso un uso sostenibile delle eredità culturali, che faccia crescere un autentico senso di responsabilità individuale e collettivo nei confronti dei nostri beni comuni. (Applausi dal Gruppo M5S).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico economico di Bressanone, in provincia di Bolzano, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 257-702 (ore 11,38)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato proposto dalla Commissione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, noi voteremo convintamente a favore del disegno di legge di ratifica della Convenzione di Faro.
Con tutta franchezza, non riusciamo a comprendere i toni, alcuni assolutamente esagerati fino ad arrivare ad una sorta di terrorismo, utilizzati durante la discussione sulla ratifica al nostro esame, come se fosse una sorta di indebolimento della tutela del nostro patrimonio culturale. Onestamente sono toni che non solo non possono essere condivisi ma che non corrispondono assolutamente alla realtà di questa Convenzione.
Vorrei anche precisare che, a nostro avviso, si tratta certamente di un testo che introduce profondi cambiamenti, un testo che potremmo definire rivoluzionario perché rinnova profondamente il concetto stesso di patrimonio culturale, considerando i concetti di patrimonio ed eredità culturale come un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano indipendentemente da chi ne detenga la proprietà. Si sancisce in tal modo una sorta di diritto al patrimonio culturale come diritto inalienabile dell'uomo nell'ambito dei diritti universali della persona. Il Trattato è assolutamente in linea con l'articolo 9 della nostra Costituzione, che tutela il paesaggio e i beni culturali.
Francamente - lo dico alla senatrice Binetti - c'è una cosa che non riesco a comprendere. Tutti noi, senatrice, siamo assolutamente coscienti, soprattutto per noi e per il nostro Paese (che detiene forse il numero più alto, in percentuale, di beni culturali), che in Italia si è realizzato quel connubio, che purtroppo molte volte abbiamo tentato di spezzare, tra natura, storia, ruolo dell'uomo, produzione di beni artistici e culturali e bellezza del paesaggio. Questo ha certamente informato tutta la storia del nostro Paese e, quindi, anche il nostro paesaggio e i beni culturali sono il frutto della stratificazione della nostra storia (dalla cultura e civiltà greco-romana a quella cristiana, in quanto nel nostro Paese è tutto fortemente intrecciato). Di questo siamo non solo orgogliosi, ma ben coscienti.
Se nel nostro Paese un problema c'è stato, è quello di non aver garantito con forza e messo a punto in modo serio tutti gli strumenti della tutela. Vorrei ricordare, ad esempio, quanto poco si è investito nel nostro Paese per rafforzare tutti gli strumenti della cultura, dagli operatori archeologici, agli ispettori e alle sovraintendenze (figure e istituzioni preposte alla tutela della cultura). Spesso si è avuto un utilizzo del territorio che ha comportato anche un consumo dei nostri beni storici e archeologici.
Nella Convenzione in esame vediamo un'opportunità e la sfrutteremo anche per potenziare questi strumenti. Ovviamente non basta la ratifica di una Convenzione. Infatti, riteniamo che non si possa fare come in passato, quando - ad esempio - dopo la ratifica della Convenzione sul paesaggio non siamo stati conseguenti nel fortificare e potenziare gli strumenti di tutela del paesaggio. Occorre pertanto ampliare a livello legislativo la tutela e la sua organizzazione. Dopo la ratifica di questa Convenzione dobbiamo mettere a punto una serie di strumenti che consentano di attuare e rendere cogenti i princìpi in essa contenuti.
Torno a ripetere che nella portata rivoluzionaria della Convenzione in oggetto noi vediamo l'attuarsi dello spirito e della lettera dell'articolo 9 della Costituzione che, a suo tempo, introdusse una concezione innovativa, fondendo paesaggio e patrimonio storico-artistico. Qui non ci sono pericoli di relativismo culturale, né di dover soggiacere a chissà cosa o di mettere a repentaglio qualcosa.
Ho sentito dire che abbiamo svenduto il nostro patrimonio. Noi spesso l'abbiamo svenduto perché non l'abbiamo tutelato abbastanza, ma è evidente che esso è nello spirito dei luoghi e nell'identità del nostro popolo, diventando strumento e veicolo di rapporto e partecipazione. Questa è l'altra portata della Convenzione in esame: la cultura e il patrimonio culturale debbono essere coniugati con uno strumento forte di democrazia e partecipazione.
Soprattutto - lo ricordava il relatore - quando nasce questa Convenzione? Nasce, in Paesi europei che avevano subìto il conflitto e la guerra, nell'ambito di esperienze volte a individuare nella cultura un veicolo per rafforzare il rapporto tra i popoli e uno strumento di pace. Infatti, dalla conoscenza profonda delle tradizioni culturali, dei beni culturali e del patrimonio culturale si consolida anche la possibilità di pace, perché questa la arricchisce fino in fondo.
Vorrei citare, tra l'altro, un grande maestro come Claudio Abbado, che, a proposito di questi temi e sulla base della sua esperienza, diceva che avrebbe rifatto tutto: «suonare nelle fabbriche, aprire la Scala agli studenti e ai lavoratori, cose che ho fatto perché le ritenevo giuste». E aggiungeva: «Non è vero che in Germania o in Austria si fa di più per la cultura perché sono più ricchi, è vero il contrario, sono più ricchi perché si fa di più per la cultura». Questo dovrebbe essere l'elemento forte su cui dobbiamo puntare nel ratificare la Convenzione. È un impegno che significa investire nei tantissimi giovani che hanno messo la loro passione, la loro istruzione e la loro formazione al servizio della cultura. Penso agli archeologi, agli architetti, agli archivisti, ai bibliotecari, agli storici dell'arte e a tutti coloro che sono e possono essere il grande patrimonio e la migliore forma di investimento per il futuro del nostro Paese. Ancor di più le politiche culturali debbono permeare il senso di identità, il ruolo e la vocazione su cui un Paese deve in qualche modo investire.
La Convenzione di Faro e la sua ratifica, che oggi siamo chiamati ad approvare, rafforzano i princìpi e i valori su cui si fonda il nostro Paese, proprio perché c'è finalmente la possibilità che il patrimonio culturale diventi un diritto delle persone e si passi dal diritto del patrimonio culturale al diritto al patrimonio culturale, come fruizione individuale e collettiva, per trarne beneficio, arricchire le persone e rafforzare la solidarietà e la pace tra i popoli. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Rampi).
SBROLLINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV-PSI). Signor Presidente, membri del Governo, gentili colleghi, giunge finalmente all'approvazione del Senato la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società fatta a Faro nel 2005, già entrata in vigore nell'ottobre 2011. Il disegno di legge di ratifica della Convenzione aveva già visto la sua approvazione nella precedente legislatura. Si tratta di un provvedimento condiviso anche dalle attuali forze di Governo e atteso da molto tempo, per il quale si auspica la convergenza di tutte le forze politiche e quindi una rapida approvazione anche da parte dell'altro ramo del Parlamento. Tra la scorsa legislatura e questa la Convenzione ha registrato la ratifica di un ulteriore Paese, giungendo a un totale di ben 18 nazioni. È importante, come è stato più volte sottolineato anche da chi mi ha preceduto, che la conoscenza e l'uso dell'eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani, in particolare nell'ambito del diritto dell'individuo e della persona a prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità e a godere delle arti, così come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.
La Convenzione, alla quale oggi noi di Italia Viva‑PSI esprimiamo la nostra piena adesione, intende promuovere proprio in questo senso una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità che lo hanno prodotto e ospitato, contribuendo così alla costruzione di società pacifiche e democratiche. Lo facciamo perché le radici di una Nazione, quindi la sua cultura, la sua identità, sono importanti per comprendere sia il presente, sia il futuro.
Si parla di radici, ovvero quella parte della pianta che noi non vediamo, ma che è fondamentale per la vita stessa, come parallelismo della storia di un popolo, proprio perché quella dimensione storica rappresenta il connotato naturale da cui scaturisce una società con le sue tradizioni, sia come entità singola, sia come parte di una più ampia cultura europea.
L'Italia, insieme alla Cina, vanta il maggior numero di siti UNESCO al mondo: ben 55. Deve essere ricordato che il patrimonio di una Nazione non è solo quello materiale, ma anche quello immateriale, in cui rientrano anche le lingue, che sono peculiarità dell'Italia, con i suoi diversi e anche caratteristici dialetti; cultura immateriale anch'essa protetta nell'ambito di altre organizzazioni internazionali, in primo luogo proprio dall'UNESCO.
Questo testo impegna gli Stati a una fattiva promozione di un processo partecipativo di valorizzazione del patrimonio culturale. Nel fare ciò, la Convenzione non impone specifici obblighi di applicazione per i Paesi firmatari; lascia ad essi la libertà di valutare i mezzi più convenienti per attuare le misure che in questo testo sono previste, definendo, quindi, i diritti e le responsabilità concernenti il patrimonio culturale e fissando anche l'impegno per le parti firmatarie a riconoscere il suo interesse pubblico, a valorizzarlo, a predisporre disposizioni legislative conseguenti proprio a favorire la partecipazione alle attività ad esso correlate, prescrivendo l'impegno delle parti a promuovere un'organizzazione congiunta della responsabilità da parte delle istituzioni pubbliche e ad incoraggiare l'accesso al patrimonio culturale, anche attraverso l'utilizzo delle tecnologie digitali.
Insomma, il testo traccia uno stretto raccordo tra il patrimonio culturale e gli strumenti della conoscenza e della formazione. Su questo punto non possiamo non accogliere con favore lo stanziamento di un milione di euro proprio per facilitare l'inserimento nei programmi scolastici della dimensione del patrimonio culturale, incoraggiando così la ricerca interdisciplinare e la formazione continua, tramite un programma triennale, predisposto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
Per tutti questi motivi, esprimo a nome del Gruppo parlamentare Italia Viva‑PSI il voto favorevole su questo testo. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).
MARCUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCUCCI (PD). Signor Presidente, oggi per quanto mi riguarda è una bella giornata. Ho insistito molto in questa legislatura, anche nel mio ruolo di presidente di un Gruppo di opposizione, affinché si arrivasse a questa ratifica, perché reputo la Convenzione di Faro un atto politicamente importante e rilevante nell'interesse del nostro Paese.
Un ringraziamento lo devo fare alla 7a Commissione e allo stesso Presidente. Credo che i Gruppi parlamentari inviino nelle Commissioni competenti le persone che meglio conoscono la materia. Tanto che la 7a Commissione si è espressa all'unanimità sul provvedimento al nostro esame. Ciò mi inorgoglisce e testimonia come chi conosce il merito sa come votare e dove sta l'interesse del nostro Paese.
Un ringraziamento lo devo fare altresì nei confronti del presidente Zaia che, assieme all'ufficio del Consiglio d'Europa, che si trova a Venezia, ha posto in essere una serie di iniziative a favore della Convenzione di Faro, offrendo addirittura una chiara prospettiva rispetto alle opportunità che essa potrà dare al nostro Paese nella salvaguardia del nostro patrimonio culturale, ma anche delle nostre attività economiche di qualità.
La Convenzione è stata pensata in un'epoca lontana; ricordo infatti che i lavori si conclusero nel 2005. Si tratta purtuttavia di una Convenzione estremamente moderna, che allarga l'ottica dei valori culturali di un Paese e dell'Europa intera e della valorizzazione e fruizione del proprio patrimonio culturale. È una Convenzione moderna e democratica che ha però radici profonde.
Ho difficoltà a comprendere le posizioni della Lega, se non gli atteggiamenti dovuti alle esigenze strumentali del momento. In realtà la Convenzione guarda nel profondo, nella nostra storia, nelle nostre identità nazionali e locali. Guarda nei mestieri antichi, cercando di valorizzarli, mette insieme le persone, ne valorizza l'attitudine in una logica di pace, di prosperità e di prospettiva; in una logica diversa da come loro intendono la politica tra i popoli, le Nazioni e le persone.
La cultura è la nostra grande opportunità. In passato, quando le Nazioni non riuscivano a parlarsi per le vie diplomatiche, in momenti difficili hanno utilizzato la cultura come veicolo di civiltà e di confronto per tenere vivo il dialogo. (Applausi dal Gruppo PD).
Quando mi si dice che noi votiamo oggi perché è l'Europa ad ordinarcelo, si dice contemporaneamente che le grandi Nazioni dell'Europa, in realtà, non hanno sottoscritto la Convenzione. Di quale Europa stiamo parlando allora? La Francia, un Paese tra quelli che loro considerano i potenti dell'Europa, non l'ha ancora firmata, e allora noi con chi ci dobbiamo allineare? Credo che l'Italia sul patrimonio culturale, sulle attività culturali e sulla loro valorizzazione vada in due direzioni; quella della fruizione di tale patrimonio da parte dei cittadini italiani per migliorare la qualità della vita, per migliorare se stessi e raggiungere la cittadinanza piena, ma anche quella di essere attrattivi, di dare il benvenuto al mondo, di esprimere compiutamente la responsabilità etica che abbiamo nei confronti del nostro patrimonio culturale.
Credo che con questa Convenzione si faccia un bel passo in avanti, si guardi al futuro con le radici profonde nel nostro passato, con la valorizzazione delle nostre identità, con un approccio che porta ad avere una considerazione corretta del nostro patrimonio culturale, che diventa patrimonio di ognuno di noi e proprio in questa ottica un patrimonio collettivo, perché è giusto che diventi parte stessa del nostro essere Paese: l'Italia capofila sul patrimonio culturale. L'Italia che, tra i grandi Paesi d'Europa, dà l'esempio a tutti gli altri. L'Italia che ha lavorato con determinazione affinché questa Convenzione fosse scritta in questo modo.
Oggi è una bella giornata per il nostro Paese e per l'Europa. Oggi il Parlamento darà un segnale forte perché torna al centro dell'attività politica del nostro Paese. In quest'Aula, grazie al Senato della Repubblica, oggi valorizziamo il nostro patrimonio culturale, la nostra volontà di sapere da dove veniamo, chi siamo e capire insieme dove vogliamo andare e, perché no, insieme all'Europa, per una volta però essendovi a capo, perché al riguardo diamo l'esempio a tutti.
Il Partito Democratico voterà quindi con orgoglio a favore della ratifica al nostro esame. (Applausi dal Gruppo PD).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,01)
CANDURA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDURA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, io preannuncio il voto contrario del Gruppo Lega-Salvini Premier. Abbiamo avuto due interventi in discussione, dei colleghi Briziarelli e Vescovi, che sono stati precisi e veementi nello spiegare il motivo del nostro voto contrario, ma possiamo anche aggiungere un altro piccolo particolare.
Oggi tantissimi colleghi hanno parlato del passato, del patrimonio culturale del passato e delle prospettive di tutela - non si sa bene da parte di chi - del nostro patrimonio culturale. A parte il fatto che il patrimonio e il retaggio culturale sono l'identità di un Paese, ma quello di cui non ho sentito parlare oggi è il futuro. Poco fa qualcuno ha detto che l'approvazione di questa Convenzione è un passo in avanti. Per me è un passo in avanti verso l'abisso. È l'abisso di chi rinuncia a un pezzo importante di sovranità che è la sovranità culturale.
C'è qualcuno in quest'Aula che forse conosce un certo Antonio Gramsci: fa parte del retaggio culturale italiano; Antonio Gramsci, come Giovanni Gentile o Benedetto Croce. Ma se domani il nostro Paese, di forte immigrazione, avesse una minoranza teologicamente orientata che dice che il pensiero di Gramsci non va insegnato nelle scuole, perché è un materialista, perché nega il suo pensiero e la dimensione teologica della società, potremmo accettarlo? Qualcuno lo accetterebbe? Se lo dice la Lega, allora la Lega è una fanatica cristiana ed è sciovinista, ma se ve lo dicesse un'altra minoranza, che sta crescendo nel nostro Paese e che è teologicamente orientata, voi come reagireste? Quello che a noi non va nella Convenzione di Faro è il fatto che non vengano riconosciuti l'identità e il retaggio culturale prevalenti di ogni territorio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
La Convenzione di Faro apre alla possibilità che una minoranza organizzata, nella passività e frammentarietà della politica e di chi gestisce il Paese (questo Governo ne è un esempio), riesca a ottenere non dal Governo italiano, non da qualche ente italiano, ma addirittura da strutture sovranazionali di coordinamento, quello che è impensabile.
Ad aprile 2019 la Camera dei deputati, con un voto trasversale, ha approvato la mozione per il riconoscimento del genocidio degli armeni, quindi il genocidio degli armeni può essere insegnato a scuola ed entra nel retaggio culturale del nostro Paese. Può essere studiato nelle università e può essere commemorato. Voi sapete bene che un Paese membro della NATO, un Paese musulmano, che è colpevole di quel genocidio, ne nega addirittura l'esistenza. Questo Paese è membro del Consiglio d'Europa, come ricordava giustamente il collega Vescovi. Questo è il problema del retaggio culturale, che si accompagna con il concetto di identità culturale. Il retaggio culturale è il carattere della sovranità di un Paese e votare contro la ratifica di questa Convenzione è votare a favore di noi stessi; non della Lega, ma di noi stessi italiani! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Pensateci. Mi rivolgo soprattutto ai colleghi che non avessero letto, non la ratifica, ma la Convenzione di Faro, in particolare gli articoli che sono stati già citati dei colleghi. Non voglio far numeri; ricordo solo il 7, il 15 e il 16. Mi rivolgo a voi che non avete letto quegli articoli: attenzione, è un progetto politico che calpesta l'identità culturale del nostro Paese. Non va a vantaggio di alcun patrimonio, se non quello di una certa struttura. Quello dell'Europa è un concetto amplio e diverso: c'è l'Europa struttura - Unione europea e Commissione Europea - che noi critichiamo fortemente; poi c'è l'Europa culturale, quella dei Paesi occidentali, che hanno creato con la Magna Charta Libertatum dell'Inghilterra il concetto di democrazia, con l'Impero romano il concetto di diritto, con la Grecia classica la filosofia e la ricerca della verità, del vero e del bene. E noi vogliamo pretendere che terra di immigrazione, com'è l'Europa, da parte di società assolutamente incompatibili, riesca a difendersi nel marasma attuale con la Convenzione di Faro?
Noi stiamo aprendo le porte ai barbari (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Stiamo aprendo le porte alla distruzione dei nostri valori. Valori che non sono della Lega, perché anche Marx era europeo (era tedesco), e la sua filosofia fa parte, mio malgrado, perché ideologicamente è agli antipodi rispetto a quello che penso io, fa parte del retaggio culturale europeo, e parla di ateismo, di liberazione dei popoli dall'oppio dei popoli, che è la religione.
Io sono cattolico e chiedo che l'Italia riconosca le radici cattoliche; chiedo che l'Europa riconosca le proprie radici cristiane e non tollero e non posso pensare che qualcuno qui voti affinché non gli europei, ma dei nuovi arrivati possano sindacare il portato culturale dei nostri Paesi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Europa è uno e molteplice. E non giochiamo, colleghi, sul significato ambivalente di Unione europea ed Europa in senso geopolitico o geografico e culturale: sono concetti diversi.
Per questi motivi termino annunciando nuovamente il voto convintamente contrario della Lega e invito tutti voi a riflettere e a non seguire dottrine di Gruppo, perché l'unica cosa che dovete seguire è il vostro cuore e la fede nei vostri valori, se ancora ne avete. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni).
AIMI (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIMI (FI-BP). Signor Presidente, la ringrazio e ringrazio l'unico membro del Governo presente in quest'Aula, il Governo giallorosso, a testimonianza probabilmente della poca importanza che riveste questo provvedimento, nonché i colleghi presenti. Non ruberò molto tempo. Mi permetto semplicemente di evidenziare che questo provvedimento è arrivato in Aula con molto ritardo, tant'è che la Convenzione di Faro, la città del Portogallo nella quale venne firmata, era quasi diventata una burla: sembrava quasi fosse una coniugazione del verbo «fare», nel senso di «farò».
Ne abbiamo viste di tutti i colori: prima la maggioranza gialloverde ha rimpallato il problema in Commissione e poi, in Commissione, ci sono state parecchie discussioni, anche perché la maggioranza giallorossa non era totalmente orientata - anche se oggi in Aula dimostra di esserlo - a votare in quella direzione.
Non possiamo non essere favorevoli all'obiettivo della salvaguardia e della tutela del patrimonio artistico-culturale della nostra Italia; figuriamoci. Noi siamo un Paese, una Patria vorrei dire, che non ha materie prime. Non abbiamo punti di riferimento importanti sotto quel profilo, ma abbiamo la più grande materia prima al mondo, che è il nostro patrimonio culturale. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Questa è la ricchezza grande di un popolo che ha le sue radici giudaico-cristiane e greco-romane. Abbiamo fecondato con le nostre meraviglie la civiltà occidentale difendendo i princìpi di libertà e soprattutto i princìpi d'amore.
Ora siamo qui e dobbiamo approvare questa Convenzione, però osservo alcuni punti di criticità che sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Innanzitutto, è la montagna che partorisce il topolino, perché un milione di euro messo su questo progetto è una cifra veramente ridicola; qualche cosa di più si sarebbe dovuta e potuta fare. L'altra criticità grande - ed è la ragione per la quale non possiamo votare a favore della ratifica di questa Convenzione - risiede nella ambiguità, soprattutto in un provvedimento che è pasticciato negli articoli 4, 15, 16 e 22. Sono articoli che non chiariscono con precisione l'orientamento di questa Convenzione.
Quindi, pur condividendone i valori, i princìpi, gli obiettivi e le finalità, ci rendiamo conto che il provvedimento è stato scritto male e temiamo che venga anche declinato peggio. È questa la ragione per la quale pensiamo che l'unico voto che si possa esprimere in questo momento sia quello di astensione.
È un'astensione che non so se definire malevola o benevola, visti i precedenti, visto quello che è accaduto e visti anche gli orientamenti avuti dal Partito Democratico, ad esempio in occasione delle ultime elezioni europee, quando una sua esponente, Alessandra Moretti, si era recata nel cimitero monumentale di Cento, in Emilia-Romagna, chiedendo che venissero coperte le croci, con delle tendine. Se questo deve essere il punto di arrivo della Convenzione, bene faremmo a votare contro.
Vogliamo però avere un moto di speranza e vogliamo augurarci che la tradizione e soprattutto le bellezze architettoniche e monumentali straordinarie dell'Italia possano avere il ruolo che meritano nel mondo. Peraltro, abbiamo fatto ricchi i musei di tutto il mondo: chi gira per le Nazioni e chi sa che nel visitare una città è piacevole andare in un museo, in qualsiasi museo entri troverà le bellezze straordinarie realizzate dal genio e dalla cultura del popolo italiano. Sono cose incredibili: abbiamo fatto ricchi tutti, ma non riusciamo a realizzare la stessa ricchezza in Italia. Addirittura i musei qui, molto spesso, sono chiusi la domenica ed è una vergogna.
Possiamo sottoscrivere quante Convenzioni come quella di Faro vogliamo, ma noi abbiamo dei problemi. Se il nostro biglietto da visita, ad esempio, nella capitale, che ha bellezze straordinarie, è quello dei rifiuti che vediamo per strada, è il cimiciaio che incontriamo quotidianamente, è una città infestata, in moltissimi quartieri, dai ratti, non abbiamo certo un bel biglietto da visita e non facciamo tornare a casa i turisti con un bel ricordo della nostra meravigliosa capitale.
Spero e mi auguro che un domani, in Italia, non ci sia la furia iconoclasta di una minoranza; spero e auspico che si possa valorizzare e sublimare il nostro patrimonio; spero e auspico che si possa mettere addirittura a reddito. Queste sono le ragioni, cari colleghi, per le quali, a nome del Gruppo Forza Italia, annuncio il voto di astensione. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, inizierò il mio intervento richiamando parte dell'intervento del relatore Alfieri, che ringrazio per lo spirito collaborativo e per la disponibilità con cui abbiamo lavorato alle modifiche al testo di legge di ratifica della Convenzione in esame. Il senatore Alfieri ci ricorda che la genesi della Convenzione risale all'indomani del conflitto balcanico e alla maturazione della consapevolezza del ruolo fondamentale che la storia e i patrimoni culturali ad essa legati hanno nella costruzione di ponti, di sistemi di valori condivisi e rispettati, indispensabili per lo sviluppo di una convivenza pacifica e di processi di integrazione, animati, seppur nelle difficoltà, dalla ricerca di principi e valori condivisi e non dall'individuazione di nemici.
Ho fatto questa doverosa premessa, perché credo sia una premessa di principio fondamentale, visto che stamane, in quest'Aula, ho sentito discorsi molto preoccupanti, che vorrebbero fare della cultura un terreno di scontro e non un terreno di incontro, come è invece obiettivo della Convenzione quadro al nostro esame e di altre Convenzioni, che sono state recepite dal Parlamento italiano.
Io lo so bene: sono una persona cresciuta, fin da piccola, con la cultura del viaggio, dell'esplorazione e della conoscenza di culture e di lingue diverse.
Questo fa di me una persona che rigetta completamente i disvalori legati a un approccio razzista e di paura nei confronti di culture altre. (Applausi dai Gruppi M5S e Aut (SVP-PATT, UV), nonché della senatrice Nugnes). Sono la testimonianza vivente di quanto sia importante coltivare la cultura e la crescita in patrimoni culturali condivisi per promuovere una convivenza pacifica e armonica delle genti e non per fomentare paure, timori e divisioni per alimentare bacini di consenso elettorale.
Infatti, all'articolo 4, lettera b), della Convenzione si parla di eredità comune dell'Europa e non di eredità occidentale. In effetti, se non fosse così non si comprenderebbe come la Convenzione possa essere stata sottoscritta da Paesi di tutta l'area del Mediterraneo, alcuni non di certo collocabili nell'Occidente geografico come noi lo intendiamo. In tale articolo, infatti, il riferimento è il rispetto delle eredità culturali e di conseguenza dell'eredità comune dell'Europa.
Nella Convenzione si rimarca il valore e il potenziale del patrimonio culturale come risorsa durevole per la qualità della vita e si individua il diritto al patrimonio culturale, diritto non ancora garantito e tutelato in questo Paese nonostante la ricchezza del proprio patrimonio, riconoscendo responsabilità individuale e collettiva nei confronti di tale patrimonio. Il testo, pertanto, indirizza i Paesi aderenti a mettere in campo tutte le iniziative per promuovere una sensibilizzazione e un senso di responsabilità che sono necessari e imprescindibili per la tutela del nostro patrimonio culturale, perché solo con la sensibilizzazione e la promozione di un amore individuale nei suoi confronti si potrà garantire a questo Paese la tutela dello stesso.
In questa direzione va un altro indirizzo importante contenuto nella Convenzione, ovvero quello di promuovere sempre più uno stretto contatto tra la conoscenza e la formazione rispetto al nostro patrimonio culturale, che sono fondamentali se pensiamo, ad esempio, alle politiche di depotenziamento dell'insegnamento della storia dell'arte all'interno delle nostre scuole. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Rojc). Il testo, quindi, promuove una responsabilità condivisa nei confronti del nostro patrimonio e connota la comunità patrimoniale quale insieme di persone che attribuiscono valore a quel patrimonio, cioè chiede a noi cittadini di essere sentinelle, di essere i primi tutori della nostra eredità culturale.
Non comprendo le preoccupazioni avanzate, oppure le comprendo e, forte di ciò, mi sono attivata con il relatore Alfieri per raccogliere alcuni dei timori che sono stati avanzati e che francamente, dalla conoscenza dei fondamentali elementi giuridici, a mio avviso non erano fondati. Pertanto, non mi ero preoccupata di aggiungere e di rafforzare determinati elementi all'interno del disegno di legge di ratifica di questa Convenzione. Una di queste preoccupazioni era legata alla valorizzazione e al giusto riconoscimento delle figure professionali. Noi abbiamo raccolto questi timori e abbiamo fatto sì che all'interno del disegno di legge di ratifica di questa Convenzione ci sia una menzione proprio alla salvaguardia delle figure professionali coinvolte nel settore.
Un'altra preoccupazione che ci era stata segnalata era relativa al perimetro di azione e di applicabilità di questa Convenzione. Bisogna partire dal presupposto che questa è una Convenzione quadro e, come tale, non definisce obblighi diretti, ma linee di indirizzo e sollecita delle policy, degli obiettivi, lasciando la piena sovranità ad uno Stato nel mettere in campo tutte le iniziative normative necessarie per il perseguimento di questi obiettivi, che sfido chiunque a dire che non siano obiettivi nobili da perseguire. (Applausi dal Gruppo M5S). Sgomberiamo, quindi, il campo da quella disinformazione e da quella demagogia che vorrebbero una cessione di sovranità del nostro Paese, non si sa bene a quale altro sistema giuridico, perché comunque la Convenzione quadro si interpone tra il nostro ordinamento e quello che è il faro giuridico del nostro sistema, che è la nostra Carta costituzionale, che non potrà mai essere superata da questa Convenzione ed entro i cui confini il legislatore è stato chiamato sino ad oggi a compiere la sua azione legislativa e continuerà ad essere chiamato in quella direzione. La Convenzione, pertanto, non scavalca e non mette in pericolo il faro - scusate il gioco di parole - che dovrebbe sempre illuminare la prerogativa legislativa di questo Parlamento.
Ritengo che possa dirsi sgomberato il campo anche dalle preoccupazioni avanzate riguardo a un eventuale disvalore o un'eventuale mortificazione delle figure professionali: anzi, questa Convenzione ci deve spronare a tutelarle sempre di più e a lottare affinché in questo Paese sia promosso il volontariato all'interno del perimetro della valorizzazione e dell'impiego di professionalità e di competenze per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio. Del resto, sarebbe paradossale che in un Paese come il nostro il legislatore non si preoccupasse di garantirlo, dal momento che abbiamo corsi di laurea finalizzati alla creazione di figure professionali e siamo quindi obbligati a creare dei bacini lavorativi e occupazionali tali da non lasciarci scappare queste belle professionalità, queste competenze, questi cervelli presenti anche nel mondo dei beni culturali. (Applausi del senatore Airola). Abbiamo sgomberato il campo anche dalle preoccupazioni legate ad una cessione di sovranità o ad uno sconfinamento degli indirizzi - che non sono obblighi, lo ribadisco - contenuti in questa Convenzione in materia di diritti garantiti dalla nostra Carta costituzionale.(Applausi del senatore Airola).
Per queste ragioni, Il MoVimento 5 Stelle, come ha già fatto in 7a Commissione, rinnoverà il proprio voto a favore della ratifica di questa Convenzione, con la consapevolezza che, indicando degli indirizzi, questa Convenzione ci richiama ad un obbligo molto più importante. Non esiste la norma perfetta, esiste una norma efficace, laddove essa poggia su valori forti e questa Convenzione ci invita a recuperare, a istituire e a consolidare quei valori forti su cui ogni norma potrà poggiare e non dispiegare quegli effetti negativi che si potrebbero paventare. (Applausi dal Gruppo M5S).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «John Maynard Keynes» di Castel Maggiore, in provincia di Bologna, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 257-702 (ore 12,29)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del testo unificato dei disegni di legge nn. 257 e 702, con il seguente titolo: «Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005».
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
I lavori della mattinata si sono così conclusi.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15, con la consueta seduta di question time.
(La seduta, sospesa alle ore 12,30, è ripresa alle ore 15).
Presidenza del vice presidente TAVERNA
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro per le politiche giovanili e lo sport.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.
Il senatore Laniece ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01172 sulla previsione di incentivi in favore delle piccole centrali idroelettriche, per tre minuti.
LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, signor Ministro, la prima bozza dello schema di decreto di incentivazione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, cosiddetto decreto ministeriale FER 1, conteneva misure a favore delle centrali idroelettriche di piccola derivazione, fino a 220 Kilowatt. A seguito delle interlocuzioni intercorse con la Commissione europea e degli approfondimenti svolti dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nel testo definitivamente emanato dal Ministero dello sviluppo economico il 4 luglio 2019, le misure incentivanti a favore delle piccole centrali idroelettriche sono state purtroppo espunte.
Considerato che il Presidente del Consiglio ha annunciato da ultimo nel suo discorso di insediamento la volontà dell'Esecutivo di adottare misure volte a combattere i cambiamenti climatici e a promuovere l'uso delle energie rinnovabili attraverso la promozione di provvedimenti per così dire green, che dovrebbero, tra le altre cose, contenere altresì misure in favore delle fonti di produzione di energie rinnovabili, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle motivazioni che hanno definitivamente indotto allo stralcio delle norme incentivanti in favore delle piccole centrali idroelettriche richiamate in premessa e quali misure si intendano eventualmente prevedere all'interno dei provvedimenti annunciati dal Governo per la protezione dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile al fine di incentivare e sostenere le piccole produzioni di fonti rinnovabili con particolare riferimento alle zone di montagna.
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. (Applausi dal Gruppo M5S).
PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, nel ringraziare lei e gli onorevoli interroganti, ruberò trenta secondi al tempo della risposta per dirvi che è un'emozione tenere un discorso per la prima volta in quest'Aula da questa parte, guardando verso l'Assemblea. (Applausi dal Gruppo M5S). Desidero ringraziare indistintamente tutti i colleghi, di ogni forza politica, di maggioranza e opposizione, che in questi primi giorni ritengo mi abbiano rappresentato, nei loro messaggi di auguri, anche qualche attestato di stima personale, che spero di meritare nel prosieguo di questa legislatura. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).
Nelle premesse dell'atto in discussione, i senatori interroganti riferiscono che in origine lo schema di decreto di incentivazione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (il cosiddetto decreto ministeriale FER 1) recava misure di incentivazione per le centrali idroelettriche di piccola derivazione (fino a 220 KW). Rappresentano inoltre che nel testo del decreto ministeriale poi emanato, il 4 luglio 2019, intervenuto a seguito dell'interlocuzione con la Commissione europea e degli approfondimenti svolti dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dette misure di incentivazione sono state espunte.
Al riguardo va osservato che la complessa istruttoria condotta dagli uffici competenti del Ministero dello sviluppo economico, relativa ai requisiti per l'incentivazione dell'energia prodotta dalle piccole centrali idroelettriche, ha avuto uno svolgimento non corrispondente esattamente a quanto descritto dagli interroganti.
Inizialmente era prevalsa invero una visione molto restrittiva che limitava l'ammissibilità agli incentivi solo agli impianti idroelettrici che non davano luogo a prelievi aggiuntivi dai corpi idrici. Successivamente, tuttavia, anche a seguito del confronto con la Commissione europea, il citato decreto ministeriale del 4 luglio 2019 ha previsto l'accesso agli incentivi anche per gli impianti titolari di concessioni di derivazione comunque conformi alle linee guida del 2017, emanate dal Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, in attuazione della direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE).
In tal modo, si è quindi allargato l'ambito dei potenziali beneficiari, tanto che i contingenti di potenza per tale tecnologia, ammissibili agli incentivi, sono stati conseguentemente aumentati.
Nella versione pubblicata del decreto in oggetto anche gli impianti idroelettrici che effettuano prelievi, compresi quelli di potenza ricadente nella fascia segnalata, ossia le piccole centrali, hanno la possibilità di accedere a tali misure, previa verifica del rispetto della cosiddetta direttiva acque, come peraltro previsto dalla disciplina comunitaria per gli aiuti di Stato in materia di energia e ambiente. La limitazione agli incentivi per nuovi impianti idroelettrici risponde infatti all'esigenza di contemperare l'interesse dei piccoli produttori all'accesso agli incentivi, senza però creare danni ambientali ai corpi idrici, così come riferito anche dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Pertanto, tengo a precisare che il Ministero dello sviluppo economico continuerà nel suo impegno di sostenere e incentivare tutte le imprese che operano sul fronte delle fonti rinnovabili, comprese le piccole produzioni nelle zone montane, adottando ogni iniziativa utile in tal senso.(Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Laniece, per due minuti.
LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare il Ministro, a cui, da parte del nostro Gruppo, faccio gli auguri di un buon lavoro per i prossimi importanti appuntamenti e le sfide che ci aspettano.
È chiaro che nei prossimi mesi verificheremo man mano con i piccoli produttori le risposte che lei ci ha dato. Quello che posso dire è che il settore idroelettrico, per noi di montagna, è fondamentale e importante. Non c'è assolutamente una volontà di sfruttare il territorio in modo negativo. Noi vogliamo vedere nell'idroelettrico una reale opportunità di sviluppo delle nostre realtà e, soprattutto, tenere in considerazione un'energia green, una fonte energetica assolutamente pulita. Sarà pertanto nostra cura seguire attentamente l'evoluzione di questo settore.
PRESIDENTE. Il senatore De Bonis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01164 sulla condizione dell'azienda Ferrosud SpA, per tre minuti.
DE BONIS (Misto). Signor Presidente, signor Ministro, la Ferrosud SpA di Matera è un'impresa di costruzioni meccaniche del settore ferrotranviario e di ristrutturazioni rotabili, che ha offerto in passato lavoro a tantissimi cittadini lucani e che, nel passato più recente, fuoriuscita dal concordato preventivo, ha partecipato a gare pubbliche, aggiudicandosele e assumendo nuovo personale, tanto da giungere a circa 100 unità lavorative.
Questa società è oggi sotto il controllo della Cometi SpA, che è in amministrazione straordinaria e sotto il controllo del Ministero dello sviluppo economico, che ha nominato come commissario straordinario l'avvocato Antonio Casilli.
Il 7 ottobre scorso, presso il Ministero dello sviluppo economico, si è tenuto un tavolo tra le parti interessate e nessuna risposta è più giunta per un'ottima offerta di acquisto delle azioni, né per il mantenimento del livello occupazionale della Ferrosud SpA. Al tavolo era presente anche un'altra società, la Ferrocos Srl, che ha promesso invece di presentare un piano industriale, uscendo però dal settore ferroviario per produrre compattatori per l'igiene ambientale.
In questo modo, però, il ruolo del commissario straordinario, che avrebbe dovuto agire nell'interesse del Ministero e dei creditori per garantire scelte strategiche di politica industriale, nonché il prosieguo della produzione, è venuto meno.
Chiedo di sapere dal Ministro se non sia del parere che vada verificato l'operato del commissario straordinario, avvocato Antonio Casilli, al fine di salvaguardare gli interessi della Cometi SpA e, di conseguenza, dei creditori della Ferrosud SpA, le cui azioni sono interamente detenute dalla Cometi SpA; se ritenga che la Ferrosud SpA, con la cessione del ramo di azienda alla neonata Ferrocos Srl, sia in grado di continuare nella sua produzione industriale, garantendo il livello occupazionale delle circa 90 unità in organico; se non ritenga di dover verificare se gli uffici del Ministero, il giorno 7 ottobre, abbiano valutato la bontà dell'operazione di affitto, atteso che la Ferrocos Srl si è impegnata a impiegare solo una parte del personale della Ferrosud SpA; se non ritenga, conseguentemente, di affidare un incarico a un nuovo commissario, affinché si acquisiscano e valutino più proficuamente nuovi dati per un piano industriale più efficace.
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, come ricordato dal senatore interrogante, la Ferrosud SpA è una società impegnata nella costruzione di carrozze in acciaio, sita in Matera, e vanta un know how unico in materia. La citata società oggi risulta debitrice della Cometi SpA in amministrazione straordinaria, la quale ne detiene 47.500 azioni. Con il quesito in discussione si contesta la scelta del commissario straordinario della Cometi SpA di aver dato in affitto il ramo di azienda alla Ferrocos Srl, invece di accettare l'offerta - che era giunta prima di tale decisione - di acquisto delle azioni della Ferrosud SpA.
A tal riguardo rappresento che, nell'ambito delle operazioni di liquidazione della società Cometi SpA, è stata avviata innanzi al tribunale di Arezzo l'azione revocatoria dell'atto di cessione delle citate azioni, le quali poi sono state cedute al signor Dario Malena. Il tribunale di Arezzo, con sentenza di primo grado, ha condannato quest'ultimo alla restituzione delle suddette azioni. Avverso tale sentenza è stato proposto appello dal signor Dario Malena, tuttora pendente. Il commissario ha comunicato che all'ultima udienza sono intervenute tutte le parti e il giudice ha rinviato la medesima udienza al 22 ottobre 2019, per consentire le repliche.
Con specifico riferimento al quesito del senatore interrogante, evidenzio che, nel corso del 2019, la procedura di amministrazione straordinaria della Cometi SpA ha ricevuto una proposta transattiva del signor Malena, con la quale il medesimo offriva il pagamento di una somma a fronte della rinuncia da parte della Cometi SpA agli effetti della sentenza pronunciata dal tribunale di Arezzo. Per la valutazione della medesima proposta sono stati richiesti ulteriori approfondimenti al commissario straordinario. Nelle more degli approfondimenti, è stata formulata una proposta di acquisto del pacchetto azionario. Su tale proposta di acquisto si è espresso il commissario straordinario (anche sulla scorta di un parere legale), il quale ha sottolineato che "ad oggi, gli atti di cessione del pacchetto azionario (...) devono ancora considerarsi opponibili alla procedura (per la pendenza del giudizio di appello), con conseguente impossibilità di porre in vendita il pacchetto azionario ".
Inoltre, durante l'ultimo tavolo di confronto tra le parti, che si è svolto il 7 ottobre scorso presso il Mise, si è preso atto del fatto che il piano industriale della Ferrosud SpA non era ancora pronto e che lo stesso sarebbe stato presentato in sede di esame congiunto tra le aziende Ferrocos Srl, Ferrosud SpA e le organizzazioni sindacali all'incontro che si è tenuto ieri presso la sede Confapi di Matera; conseguentemente, si è deciso di convocare nuovamente il tavolo nel minor tempo possibile. Pertanto, il Ministero dello sviluppo economico non soltanto continuerà a vigilare, per il tramite dei propri uffici competenti, sull'operato dei commissari, ma farà anche tutte le opportune valutazioni in occasione dell'aggiornamento del tavolo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Bonis, per due minuti.
DE BONIS (Misto). Signor Ministro, vorrei che la sua attività e gli uffici del suo Ministero valutassero attentamente tutti i passaggi che sono intervenuti, perché c'è stata una prima offerta della società Malena e il 6 maggio scorso, presso il Ministero, è stato depositato anche un verbale. In quella sede, il commissario non aveva obiettato alcunché rispetto alle procedure di cui pure ha parlato presso il tribunale di Arezzo. Allorché è intervenuta una seconda offerta di altri operatori in città, a Matera, all'improvviso il commissario ha ritenuto di interpellare un professore, dal quale si è fatto esprimere un parere, quando avrebbe potuto benissimo sentire l'Avvocatura dello Stato e il comitato di sorveglianza.
PRESIDENTE. Il senatore Urso ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01168 sulla risoluzione dei diversi tavoli di crisi aziendale aperti presso il Ministero dello sviluppo economico, per tre minuti.
URSO (FdI). Signor Presidente, innanzitutto, anche a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, mi associo al plauso, non solo virtuale, del Gruppo MoVimento 5 Stelle per l'esordio del Ministro dello sviluppo economico, ben sapendo quale eredità disastrosa è nelle sue mani, come peraltro dimostra il dibattito precedente e l'interrogazione che gli sottoponiamo sui 183 tavoli di crisi che risulterebbero, da notizie di stampa, essere nelle mani del suo Ministero. Dico risulterebbero perché il precedente Ministro - il suo capo politico, ministro Patuanelli - nel corso di un precedente question time ha affermato in Parlamento che non era possibile fornire un numero ufficiale dei tavoli di crisi aperti, nel senso che il suo Ministero non era nella condizione di fornire un numero ufficiale di quanti fossero i tavoli di crisi nazionali. E questo la dice lunga. Parliamo di almeno 300.000 occupati a rischio.
Nel contempo, a dimostrazione di questo, in fase di conversione in Parlamento del decreto salva imprese, è apparso a tutti chiaro che quello che ivi era contenuto - la soluzione, come annunciava il ministro Di Maio, delle vertenze ex Ilva e Whirlpool - non era affatto una soluzione. Anzi, come dimostrano gli scioperi e le manifestazioni giuste e legittime dei lavoratori di Whirlpool, anche quel decreto-legge è stato del tutto inefficace.
Lei ha poi davanti il caso drammatico di Alitalia; un caso che è evidente a tutti, che può portare a gravi conseguenze nel settore turistico italiano. Ma ha anche davanti una Regione - e su questo abbiamo presentato un'interrogazione specifica - come l'Umbria - fortunatamente, a differenza degli altri territori italiani, potrà esprimersi nei prossimi giorni - dove sono molti i tavoli di crisi nazionali. Mi riferisco alla Antonio Merloni, all'Isotta Fraschini, alla Cementir, al gruppo Novelli, alla Treofan, al Mercatone, alla AST di Terni: aumenta la cassa integrazione del 18 per cento, aumenta la cassa integrazione straordinaria del 70 per cento. È una Regione in cui l'inefficienza dei Governi nella ricostruzione si è sommata all'inefficienza dei Governi nel dare soluzioni industriali ai tavoli di crisi.
Le chiediamo, signor Ministro, quale politica intenda attuare per dare una svolta al Ministero dopo il disastroso avvio in questa legislatura del Ministro precedente, che ha aggravato terribilmente la crisi industriale del Paese, e quali soluzioni può dare ai tavoli di crisi, anche sul fronte industriale e non meramente di proroga di cassa integrazione, quando possibile.
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti per i quesiti posti. Devo leggere alcuni dati. È vero che esiste una difficoltà nella quantificazione dei tavoli di crisi, per una semplice ragione: non esistono una procedura di accesso a un tavolo di crisi né una procedura di uscita; non è come con la legge Prodi o la legge Marzano, che stabiliscono i requisiti per attivare un'amministrazione straordinaria. Oltre ai tavoli di crisi, vi sono circa 121 gruppi rientranti nell'ambito della legge Prodi e circa 26 gruppi con 229 società rientranti nella legge Marzano: possiamo andare nel dettaglio.
Nelle ultime tre settimane ho ricevuto messaggi di assessori regionali, singole aziende, singoli gruppi sindacali, che stanno trattando in fase di licenziamento, che chiedono di attivare un tavolo al Mise. Questo è un fatto purtroppo, data la situazione economica del Paese degli ultimi anni (non degli ultimi sei mesi, ma degli ultimi forse dieci anni), molto frequente. È questo il motivo per cui è difficile individuare un numero preciso dei tavoli di crisi, proprio perché non esiste una procedura né in entrata, né in uscita.
Ad ogni modo, parliamo dei tavoli di crisi attualmente attivi. Cito il caso Whirlpool come esempio: è un tavolo di crisi che aveva portato all'accordo, con un piano industriale firmato nel dicembre 2018 (quindi non dieci anni fa); quel piano è stato sottoscritto; l'azienda avrebbe dovuto fare delle attività e lo Stato avrebbe dovuto fare la sua parte. Poteva essere considerato concluso? Certamente no, perché vi era il monitoraggio di tutto quello che avrebbe dovuto fare l'azienda e di quello che stava facendo lo Stato. Ma il tavolo si è riaperto perché l'azienda ha deciso di retrocedere da uno degli impegni assunti nel piano industriale e intende intraprendere una procedura di cessione di una parte della propria produzione. Come consideriamo quel tavolo? Interrotto per quattro mesi? Un tavolo unico? Per questo è difficile dire numericamente quanti sono i tavoli attivi.
Comunque ad oggi risultano attivi 158 tavoli che vedono coinvolti circa 200.000 lavoratori. Il decreto crisi non interviene con misure specifiche ad hoc, ma fondamentalmente crea una struttura all'interno del Mise che prima non esisteva - ad oggi non c'è, perché è creata dal decreto-legge - proprio per seguire i tavoli che ovviamente le crisi economiche degli ultimi anni hanno aperto, in termini numericamente crescenti ogni giorno.
La componente fondamentale del decreto-legge, quindi, riguarda non tanto le altre parti del testo, che certamente sono utili, quanto la struttura che mi servirà e ci servirà per gestire e seguire i tavoli di crisi. Ma il problema vero sta a monte. Noi dobbiamo creare le condizioni affinché non si aprano più tavoli di crisi. Noi dobbiamo creare le condizioni affinché il Paese ricominci a produrre e a creare posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S).
Dobbiamo creare le condizioni e le condizioni si riassumono in una parola: un piano industriale. Questo Paese deve ricominciare a pensare al proprio piano industriale.
Credo sia necessario agire su alcune idee e alcune parti. La prima parte: Impresa 4.0 ha funzionato nella legge bilancio; sappiamo che potremo garantire gli stessi saldi di Impresa 4.0; dobbiamo forse rimodulare alcune misure per renderle più attrattive per le piccole e medie imprese, per legare di più all'innovazione. Ma soprattutto dobbiamo garantire che, per almeno tre anni, ci sia la stessa impostazione strutturale di Impresa 4.0. Non possiamo arrivare ogni volta a dicembre con gli imprenditori che non sanno quello che si rinnoverà l'anno successivo. È un punto fondamentale per dare la possibilità agli imprenditori di programmare i propri investimenti.
Dobbiamo realizzare però la transizione di tante imprese che possono cambiare la propria attività produttiva; faremo un tavolo, definito transizione 4.0, per capire come adeguare gli strumenti di cui il Ministero dello sviluppo economico già oggi dispone, da offrire alle imprese e procedere assieme ad esse.
Dobbiamo pensare a un tavolo sull'automotive, e lo stiamo facendo perché si tratta di un settore fondamentale per la nostra economia. Dobbiamo parlare assieme agli imprenditori per capire quali sono le esigenze del settore, anche in questo caso nella transizione energetica che ci porterà ad avere un parco macchine elettriche o ibride molto più ampio nei prossimi anni.
In ultimo, vorrei soffermarmi sull'accesso al credito. Una banca pubblica per gli investimenti è fondamentale. Oggi il costo del denaro è talmente basso che conviene non prestarlo, ma investirlo, essendoci tanta liquidità, nei mercati finanziari che si occupano di altre attività. Prestare soldi alla banca non conviene più e quindi non lo fa più; deve essere allora lo Stato a garantire e offrire la propria liquidità agli imprenditori.
Spero che sarà possibile parlarne in modo più approfondito successivamente, perché in tre minuti è difficile farlo. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Urso, per due minuti.
URSO (FdI). Signor Presidente, desidero sinceramente ringraziare il Ministro per l'onestà della risposta, per aver descritto con chiarezza lo stato confusionale che regge il Ministero, che tutti i cittadini possono notare, dal momento che esiste un sito del Ministero che elenca i tavoli attivi e le loro conclusioni. Se i cittadini si collegano a quel sito, possono leggere che per ogni tavolo riunito in quest'anno - circa settanta; molti meno delle crisi, nemmeno un tavolo per ogni crisi - la conclusione, quando prevista, è sempre quella di avviare un percorso per la cassa integrazione. Non c'è mai una soluzione industriale. Si tratta esattamente del contrario di quanto il Ministro auspica nel suo intervento, all'inizio del suo mandato.
Peraltro, signor Ministro, di tutto quello che ha detto non c'è nulla nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza che avete appena varato in Assemblea. Non c'è una politica industriale, non c'è un sostegno allo sviluppo e all'occupazione; c'è il perdurante mantenimento del reddito di cittadinanza con le distorsioni che ha già portato. Il reddito di cittadinanza non è una politica industriale, ma è esattamente il contrario. È come se vuoi auspicate una crisi industriale per mandare i lavoratori in cassa integrazione - ricordo che quest'anno i lavoratori in cassa integrazione ordinaria sono aumentati del 30 per cento - e da questa poi portarli a un livello di disoccupazione e, quindi, al reddito di cittadinanza.
La vostra politica è quella del sussidio agli inoccupati, e non la creazione di sviluppo e occupazione - noi invece lo auspichiamo - come doveva essere e come dice lei nel suo intervento, ma non riportano invece i documenti del Ministero e del Governo presentati in Assemblea. (Applausi dal Gruppo FdI).
PRESIDENTE. Il senatore Vallardi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01171 sull'informazione e la tutela del consumatore con riguardo ai prodotti originali italiani, per tre minuti.
VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, a nome personale, visto l'ottimo lavoro che abbiamo svolto in quest'ultimo anno e mezzo - ma penso di poterlo fare anche a nome di tutto il Gruppo della Lega - rinnovo anch'io un augurio di buon lavoro al nostro caro ministro Patuanelli. Affermo, senza ironia, che è un augurio di buon lavoro che sicuramente le servirà per recuperare l'anno e mezzo di non lavoro di chi l'ha preceduta; se fossimo in una partita di calcio, alla fine, come valutazione, potremmo dire sicuramente «non pervenuto».
È proprio su questo argomento che si basa la nostra interrogazione sul made in Italy. Ministro Patuanelli, le eccellenze italiane contraddistinte dal marchio made in Italy rappresentano una straordinaria leva competitiva ad alto valore aggiunto per il nostro Paese. Ciò è testimoniato anche dalla costante crescita delle nostre esportazioni soprattutto nell'agroalimentare, dove i nostri marchi sono riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo.
Il made in Italy è tuttavia un marchio sottoposto ad alto rischio di contraffazione. Questo fenomeno, noto in agricoltura come italian sounding, consente di evocare l'origine italiana attraverso simboli, nomi, marchi e immagini che richiamano in modo ingannevole all'italianità di un alimento privo di qualunque legame con il nostro Paese. La maggioranza dei consumatori attribuisce un valore significativo alla fornitura in etichetta delle informazioni relative alla provenienza dei prodotti agroalimentari commercializzati, ritenendo importante avere un quadro informativo corretto e completo per poter compiere una scelta consapevole.
Con lo scopo di rendere obbligatorio per specifiche categorie di alimenti l'indicazione del luogo di provenienza, quando esiste un nesso tra talune qualità degli alimenti e la relativa provenienza, è stato introdotto l'articolo 3-bis del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, che è stato convertito in legge con modificazioni dall'articolo 1, comma 1, della legge 11 febbraio 2019, n. 12. (Richiami del Presidente).
Il Ministro per le politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo allora in carica ha dato mandato all'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) di realizzare appositi studi diretti a individuare la presenza di un nesso comprovato tra talune qualità degli alimenti e la relativa origine o provenienza, nonché valutare in quale misura sia percepita come significativa l'indicazione relativa al luogo di provenienza, e quando la sua omissione sia riconosciuta ingannevole.
La modifica introdotta ha previsto che, successivamente al nullaosta della Commissione europea e ai risultati degli studi di Ismea, un decreto interministeriale fra il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, il Ministero per lo sviluppo economico e il Ministero per la salute, desse attuazione alla norma individuando specifici alimenti per i quali in etichetta fosse specificato il luogo di provenienza.
PRESIDENTE. Concluda, senatore Vallardi.
VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Concludo, Presidente.
Terminati i primi due passaggi, il decreto è stato trasmesso ai ministri Centinaio, Di Maio e Grillo.
Chiedo quindi, signor ministro Patuanelli, se lei - abbiamo molta fiducia nella sua persona - ha intenzione di portare avanti il percorso intrapreso dal Governo precedente in materia di etichettatura obbligatoria, e se non ritenga oggi stesso di controfirmare il decreto interministeriale per tutelare i consumatori e, al contempo, salvaguardare le imprese agroalimentari del nostro Paese, esempio unico di qualità in tutto il mondo, colpite dalla diffusione del fenomeno dell'italian sounding. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Invito i senatori interroganti e il Ministro a rispettare i tempi, considerata la diretta televisiva.
Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, sarò molto rispettoso dei tempi. Ringrazio il senatore Vallardi e rispondo alla domanda puntuale rispetto alla sottoscrizione del menzionato decreto.
Non è possibile sottoscrivere tale decreto oggi stesso, ma la Direzione generale mi ha informato che in questi giorni sono in corso incontri tra amministrazioni anche per individuare le categorie specifiche di alimenti per i quali è obbligatoria l'indicazione del luogo di provenienza, nonché per analizzare rispetto alla Commissione europea - dato che è nelle sue prerogative - il testo definitivo dei decreti. È questione veramente di giorni, dopodiché sarà mia cura sottoscrivere questo decreto assieme alle altre amministrazioni competenti.
In generale, rispetto al tema dell'etichettatura, credo che possiamo discutere di tante cose, ma non di una e l'ho già detto anche quando mi è capitato recentemente di essere presente al Villaggio Coldiretti. È intollerabile che oggi io non sia in grado di sapere esattamente che cosa mangiano i miei figli, per cui ritengo necessario procedere con l'etichettatura degli alimenti. Dobbiamo però mettere le imprese e i trasformatori nelle condizioni di poterlo fare, e ciò non sempre è facilissimo. Non possiamo fare misure che poi vanno a totale detrimento della capacità produttiva dei trasformatori.
Su questo aspetto, tra l'altro, il Mise sta portando avanti un esperimento molto importante attraverso l'utilizzo della blockchain. Può sembrare assurdo pensare che la struttura dati blockchain abbia a che fare con ciò che mangiamo, ma in realtà può essere uno strumento di certificazione del prodotto e di quanto all'interno del contenitore, molto facile per il fruitore, ossia il consumatore, da utilizzare attraverso semplici dispositivi QR code; in tal modo si offre la garanzia all'impresa di poter dire facilmente cosa è contenuto esattamente all'interno di un alimento. Non sempre le imprese trasformatrici lo sanno, perché le derrate arrivano da diversi settori, per cui non sempre è così facile individuare il prodotto. Questa dovrebbe essere una strada certamente futura che potrà risolvere il problema. (Richiami del Presidente).
Per il resto, la Direzione generale per la lotta alla contraffazione-Ufficio italiano brevetti e marchi è impegnata a garantire la tutela del made in Italy e far sì che fenomeni di italian sounding siano in riduzione e non in aumento, come purtroppo indicano i dati.
Avrei altri elementi da esplicitare, ma il Presidente mi ha già richiamato una volta e, conoscendolo, non mi dilungo in questa risposta. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Vallardi, per due minuti.
VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Signor ministro Patuanelli, se le cose stanno così, non posso che ringraziarla a nome del Gruppo Lega. La difesa del made in Italy e la lotta all'italian sounding sono una battaglia che la Lega porta avanti da oltre dieci anni. In quest'ultimo anno e mezzo ci siamo impegnati e siamo riusciti ad approvare un decreto-legge che tutela sicuramente il made in Italy. Quindi, in questo momento, non posso che rimettermi a lei e affidarmi alle sue parole.
Voglio però utilizzare il minuto di tempo che rimane, cambiando completamente argomento, per dirle se, nel prossimo Consiglio dei ministri, potrà comunicare al ministro Costa le difficoltà procurate dalla cimice asiatica. Regioni come l'Emilia Romagna e Veneto hanno bisogno che il cosiddetto decreto habitat sia deliberato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
PRESIDENTE. Senatore Vallardi, la invito ad attenersi all'interrogazione in oggetto.
VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, concludendo, mi limito a lanciare un appello affinché il rappresentante del Governo inviti il ministro Costa ad approvare assolutamente il citato decreto, perché i nostri agricoltori sono veramente in ginocchio: ci affidiamo a lei, ministro Patuanelli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. La senatrice Testor ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01167 sugli interventi di sostegno alle imprese turistiche italiane danneggiate dal fallimento del gruppo Thomas Cook, per tre minuti.
TESTOR (FI-BP). Signor Ministro, colleghi, in seguito al fallimento del colosso britannico Thomas Cook, uno dei principali tour operator europei, che risulta debitore nei confronti dei suoi fornitori per oltre 2 miliardi di euro, moltissime piccole imprese italiane dovranno affrontare una situazione di grave difficoltà, determinata dal mancato pagamento dei servizi resi nel corso dell'estate 2019 e dalla cancellazione degli ordini relativi ai prossimi mesi, per far fronte ai quali erano stati assunti rilevanti impegni economici.
Secondo le stime delle maggiori associazioni di categoria del settore alberghiero, sarebbero attualmente oltre 4.000 gli hotel sul nostro territorio nazionale che subirebbero un danno che oscilla tra i 400 e i 600 milioni di euro, con evidenti ripercussioni negative in termini economici anche sull'indotto legato a tali strutture ricettive. Il Governo spagnolo ha annunciato un piano da circa 300 milioni di euro per aiutare il settore turistico a contenere gli effetti del fallimento del tour operator britannico Thomas Cook. Si tratta di un piano che il Governo spagnolo ha messo a punto in appena una settimana, per gestire l'urgenza del fallimento. La somma stanziata servirebbe non solamente da copertura in vista del brusco calo di arrivi, pari a circa 700.000 turisti in totale per il prossimo futuro, ma anche da sostegno per le perdite derivanti dai mancati pagamenti.
Una parte delle risorse del piano spagnolo verrà destinata alla promozione e al miglioramento dei collegamenti aerei, sotto forma di incentivi alle compagnie aeree affinché attivino voli che vadano a coprire il buco finanziario lasciato dalla compagnia di viaggi.
In Italia, in assenza di interventi urgenti, è alta la probabilità che si scateni un effetto domino, determinando il fallimento delle strutture ricettive esposte nei confronti di Thomas Cook e, a cascata, dei loro fornitori, senza dimenticare le possibili conseguenze per i lavoratori che prestano servizio in tali aziende.
In considerazione dei tempi lunghi, che caratterizzeranno la procedura fallimentare e dei costi che sarà necessario affrontare, per tentare di recuperare almeno in parte i crediti, avviando azioni legali nei vari Paesi nei quali operavano le consociate del gruppo, riteniamo che sia quanto mai urgente prevedere l'attivazione di un sostegno in forma di credito d'imposta, di importo proporzionale al credito vantato verso Thomas Cook, per evitare che le imprese vadano in crisi di liquidità, che le stesse saranno ovviamente tenute a restituire non appena entreranno in possesso delle somme di loro spettanza.
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Testor.
TESTOR (FI-BP). Un altro aspetto che potrebbe parzialmente alleviare lo stato di crisi delle aziende colpite riguarda la definizione di un regime di IVA per cassa, per tutte le fatture emesse e da emettere nei confronti di Thomas Cook, per evitare che le imprese debbano anticipare un'imposta che non hanno incassato e che potrebbero non incassare mai. È, altresì, opportuno garantire le risorse necessarie per assicurare a tutte le imprese del settore turistico-alberghiero adeguati incentivi al fine di effettuare investimenti, anche attraverso il rifinanziamento del tax credit. Intervenire tempestivamente consentirebbe a migliaia di piccole e medie imprese di onorare gli impegni già assunti con fornitori e dipendenti e di affrontare l'imminente stagione turistica invernale, nella consapevolezza di continuare a offrire un servizio ai propri clienti.
Si chiede dunque di sapere quali iniziative, per la propria competenza, il Ministro in indirizzo intenda assumere, al fine di salvaguardare il lavoro di migliaia di strutture turistico-ricettive colpite dal fallimento della compagnia turistica Thomas Cook.
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, ringrazio innanzitutto i senatori interroganti.
Il quesito in oggetto riguarda le strutture turistico-ricettive colpite dal fallimento della compagnia turistica Thomas Cook. Al riguardo, in primo luogo vorrei ricordare che le funzioni esercitate in materia di turismo saranno nuovamente trasferite al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact), a decorrere dal 1° gennaio 2020. Per tale ragione è stato sentito il Mibact, il quale ha informato di aver già avviato un tavolo di lavoro con le principali associazioni di categoria del settore turistico e di aver raccolto le richieste da esse formulate, per prevenire i rischi palesati con l'interrogazione in parola.
Invero, allo stato non è ancora possibile effettuare una quantificazione esatta del danno che la vicenda potrebbe determinare nel nostro Paese. L'incontro con gli operatori è stato però funzionale allo studio di eventuali iniziative a sostegno del settore interessato. Nel corso della riunione sono state vagliate talune delle misure d'intervento richiamate dai senatori interroganti a sostegno delle aziende colpite dal fallimento della compagnia Thomas Cook, tra le quali ricordo: il credito di imposta temporaneo di importo proporzionale al credito vantato verso l'azienda fallita o, in alternativa, la modifica delle deducibilità delle imposte sul danno; la possibilità di un esonero IVA sulle fatture non pagate dall'azienda fallita (proposta che attualmente è al vaglio del Ministero dell'economia e delle finanze, che dovrà esprimere la propria valutazione tecnica sul punto); interventi urgenti per i lavoratori, anche attraverso l'attivazione degli ammortizzatori sociali.
È evidente che le misure richiamate dovranno essere esaminate con il coinvolgimento anche delle altre amministrazioni competenti per materia (tra le quali il MEF, l'Agenzia delle entrate, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l'INPS), e si dovrà valutare la compatibilità delle stesse con la disciplina europea in materia di aiuti di Stato; ma la questione è già nell'agenda del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.
Per quanto riguarda specificamente il Ministero dello sviluppo economico, si sottolinea ancora una volta che è l'ennesimo tavolo ampio di crisi aziendali e su richiesta saranno prontamente attivate tutte le iniziative utili e di competenza del Mise - come ad esempio - l'istituzione di un apposito fondo volto a incentivare le imprese del settore, anche in un'ottica di prevenzione di un eventuale stato di crisi delle imprese italiane colpite dal fallimento della compagnia turistica Thomas Cook, nonché la convocazione di un tavolo di confronto con tutte le parti interessate.
Rispetto alla questione del fondo, anche in parte per integrare la risposta fornita prima al senatore Urso, dato che si tratta sempre di crisi aziendali, vorrei dire che, se avessimo preventivamente alcuni strumenti da mettere in campo immediatamente quando si attiva una crisi, sarebbe più facile agire nell'ambito della crisi stessa. E anche su questo fronte stiamo cercando di capire quali sono gli strumenti migliori di cui dotarsi oggi per affrontare meglio le crisi future. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Testor, per due minuti.
TESTOR (FI-BP). Ringrazio il Ministro e devo dire che mi posso ritenere soddisfatta della risposta. Peraltro, l'esempio del Governo spagnolo che ho portato voleva essere un incentivo a trovare una soluzione che possa essere condivisa anche da tutti gli altri Paesi europei, perché la crisi ha colpito tutta l'Europa e, quindi, è abbastanza vasta.
È evidente che il Mibact e il Mise debbano lavorare insieme. A nome del Parlamento vorrei chiederle di avere un coinvolgimento a questo tavolo affinché ognuno di noi possa indicare degli strumenti e dare dei suggerimenti per fare in modo che le aziende coinvolte possano ritornare sul mercato ed essere operative. Come sappiamo, il settore turistico è una locomotiva della dell'economia italiana ed è, quindi, importante garantire la sua sopravvivenza, perché stiamo parlando di probabili fallimenti. Di conseguenza, bisogna prestare un'accurata attenzione al sistema e alle imprese. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Il senatore Ferrari ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01173 sui profili di criticità della recente normativa in tema di interventi per la riqualificazione energetica e antisismica, per tre minuti.
FERRARI (PD). Signor Presidente, non vorrei trasformare il presente question time in una seduta celebrativa. Tuttavia, a nome del Partito Democratico, non posso esimermi dal rivolgere auguri di buon lavoro al ministro Patuanelli. La sua competenza, la sua serietà e soprattutto il rispetto che nutre per l'Aula in cui tutti sediamo gli saranno sicuramente a fianco anche nella sua nuova avventura e questo ci garantisce molto, come ci ha garantito nei mesi scorsi, pur essendo su parti diverse sul piano politico.
Signor Ministro, la questione che le sottoponiamo riguarda, come sa, il decreto crescita, che ha introdotto la scorsa estate nuove modalità per usufruire degli incentivi per gli interventi di efficientamento, efficienza energetica e ristrutturazione edilizia. In particolare, i commi dall'1 al 3 dell'articolo 10 del decreto-legge stesso hanno previsto la possibilità per il soggetto che sostiene le spese per interventi di quel tipo di ricevere un contributo anticipato dal fornitore che ha effettuato l'intervento stesso, sotto forma di sconto. Tale contributo è recuperato dal fornitore sotto forma di credito d'imposta da utilizzare in compensazione. Ebbene, l'effetto di questa norma ha trovato il favore di numerosi cittadini e di alcune imprese medio-grandi, mentre una gran parte delle piccole e medie imprese del settore l'ha vissuta come un problema molto pesante da risolvere urgentemente. Le piccole e medie imprese del settore lamentano il problema della sostenibilità finanziaria degli oneri derivanti dallo sconto sui corrispettivi spettanti. Le piccole e medie imprese stesse hanno avviato, come lei sa, Ministro, un procedimento presso la Commissione europea a seguito del pronunciamento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha evidenziato come le modifiche introdotte dal decreto crescita appaiano suscettibili di creare restrizioni alla concorrenza a danno di piccole e medie imprese, favorendo solo gli operatori economici di più grandi dimensioni. Noi pensiamo che il legislatore abbia il compito di trovare una soluzione condivisa tra tutti i soggetti coinvolti e, nello stesso tempo, che occorra calibrare bene, dal punto di vista normativo, l'intervento introdotto con il decreto crescita, trovando una soluzione che consenta di mantenere in vita lo spirito di quella norma senza recare ulteriore danno alle piccole e medie imprese del settore e quindi azzerando le distorsioni in corso ad oggi.
Noi auspichiamo - la discussione in corso sul decreto sulle crisi aziendali ha già animato questo dibattito - che ci sia l'apertura immediata di un tavolo che coinvolga tutti i soggetti interessati e che si trovi una soluzione normativa adeguata a risolvere tutti i problemi emersi in questi mesi, una soluzione che auspichiamo possa essere trovata già nelle prossime settimane, magari nel corso dell'esame della legge di bilancio, che è alle porte. Le chiediamo, con tutte queste premesse, quali siano le iniziative che intende intraprendere.
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico. Ringrazio gli interroganti e il senatore Ferrari per le sue parole. Vorrei preliminarmente dare solo alcuni dati. L'ecobonus, ad oggi uno dei principali meccanismi incentivanti per attivare investimenti nell'ambito dell'efficienza energetica in edilizia, ha stimolato investimenti in un quadriennio per più di 16 miliardi di euro e sono oltre 35 negli ultimi dieci anni. Dei circa 1,8 milioni di interventi, l'85 per cento afferisce a singole tecnologie, in prevalenza serramenti, quindi sostituzione di parti di edificio, impianti di climatizzazione e schermature solari, a cui corrisponde il 65 per cento degli investimenti totali derivati dall'ecobonus. Questo per inquadrare di cosa stiamo parlando, rispetto ai sistemi agevolativi, agli ecobonus e alle diverse formulazioni che hanno avuto in questi anni. Una cosa è evidente: lo spirito della norma era quello di continuare ad intervenire per creare questi risultati, ma certamente ha prodotto un risultato negativo su una parte di attività produttive, che peraltro è quella prevalente nel nostro Paese, perché sappiamo benissimo che il nostro tessuto produttivo è costituito prevalentemente da piccole, mini e micro imprese (più del 94 per cento della nostra capacità produttiva arriva da imprese che hanno meno di 50 dipendenti). La norma ha causato questo problema per due motivi principali. Il primo motivo è che i grossi gruppi, quando si parla di interventi singoli su edifici, come ad esempio il montaggio di impianti fotovoltaici, riescono ad applicare un prezzo inferiore rispetto alla piccola impresa, che ha meno ordinativo e meno organizzazione aziendale. Il secondo motivo, ovviamente, è la capienza fiscale, cioè la detrazione in più anni ha un effetto, lo sconto in fattura un altro: l'impresa si trova in assenza di liquidità immediata e quindi, ovviamente, le piccole e medie imprese si sono trovate in difficoltà.
C'è quindi l'esigenza evidente di modificare il testo. Ci sarà ovviamente un percorso parlamentare per la conversione del cosiddetto decreto crisi. Io ritengo che ci sia bisogno di un ragionamento che ci porti, alla legge di bilancio, a trovare anche gli strumenti finanziari di accompagnamento della modifica della norma. Sono altresì convinto, come ho detto dal primo giorno dell'insediamento del Governo, di dover sentire i diversi portatori di interesse, quindi tutte le associazioni di categoria dei diversi settori. Oggi pertanto dico che dobbiamo attivare un tavolo di confronto per arrivare alla soluzione migliore, perché la ratio della norma e lo spirito con cui è stata adottata non erano negativi: probabilmente, la scarsa interlocuzione ha condotto ad un risultato negativo. Non vorrei ripetere dunque l'errore e dirvi oggi che la soluzione è «A, B e C». Decidiamo invece la soluzione migliore assieme alle associazioni di categoria. Dopodiché, per la legge di bilancio c'è anche il percorso parlamentare. Il rispetto che ho avuto per quest'Assemblea da Capogruppo di un Gruppo parlamentare e che lei ha citato poco fa, senatore Ferrari, lo ho anche come rappresentante del Governo: c'è la dignità dell'Assemblea di fare le proprie proposte. Noi certamente, come Governo, avanzeremo le nostre proposte, ma ascolteremo anche quelle del Parlamento. (Applausi dai Gruppi M5S e PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Collina, per due minuti.
COLLINA (PD). Signor Ministro, ci riteniamo pienamente soddisfatti della sua risposta, perché ha dimostrato piena consapevolezza della dimensione del problema e della realtà che esiste nel nostro Paese riguardo al settore dell'edilizia, nonché di quella che è stata in questi anni la storia del settore, che ha attraversato una fase molto lunga di crisi. Grazie agli interventi di riqualificazione energetica e di ristrutturazione, facilitati e agevolati dagli sconti fiscali, il settore è riuscito a superare questa fase, anche se affronta ancora oggi delle difficoltà. Certamente le scelte che sono state fatte sono state decisive per poter dare ancora un futuro al settore che è fatto, come lei ha detto, signor Ministro, di piccole e medie imprese, che hanno anche difficoltà nell'accesso al credito. Creando difficoltà nella gestione della liquidità, con l'iniziativa contenuta nel decreto crescita, non si è fatto altro che innescare una spirale negativa e pericolosa per tante piccole imprese.
Noi crediamo che l'iniziativa che lei ha preannunciato sia assolutamente positiva e che debba dare esiti altrettanto positivi per riequilibrare questa situazione che, pur partendo con obiettivi positivi, ha generato questo tipo di difficoltà. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Il senatore Girotto ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01170 sulle misure di compensazione delle spese per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica, per tre minuti.
GIROTTO (M5S). Gentile Ministro, un saluto e un augurio anche da parte mia, a nome di tutta la Commissione industria, commercio, turismo del Senato: ovviamente l'interrogazione che sto per illustrare è di tutta la Commissione e di tutti i colleghi del Gruppo MoVimento 5 Stelle.
L'articolo 10 del cosiddetto decreto crescita introduce la possibilità per il soggetto che sostiene spese per gli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico di ricevere un contributo anticipato dal fornitore che ha effettuato l'intervento, sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante (il cosiddetto sconto in fattura). Il contributo è recuperato dal fornitore sotto forma di credito d'imposta, di pari ammontare, da utilizzare in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo. I fornitori hanno facoltà di cedere il credito d'imposta ai propri fornitori di beni e servizi. Nel medesimo articolo 10 si consente, altresì, ai beneficiari della detrazione per gli interventi di realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia, di cedere il proprio credito ai fornitori di beni e servizi necessari alla realizzazione dei predetti interventi. Tali soggetti possono, a loro volta, cedere il credito ai propri fornitori, con l'esclusione di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi, mentre è esclusa la cessione dei crediti a istituti di credito e intermediari finanziari.
Tali modifiche hanno creato numerose criticità in fase applicativa, destando fortissime preoccupazioni nelle piccole e medie imprese operanti nel settore. Alcune di queste imprese, associate alla Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA), hanno avviato un procedimento davanti alla Commissione europea e anche l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella segnalazione a Governo e Parlamento del giugno 2019, ha evidenziato che la norma appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell'offerta a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni.
Appare necessaria, dunque, e non più rinviabile una modifica della norma di cui all'articolo 10 del decreto-legge n. 34 convertito dalla legge n. 58 del 2019.
Si chiede quindi di sapere se il Ministro non ritenga opportuno prevedere urgentemente un intervento legislativo ad hoc, finalizzato a superare le criticità esposte e se non ritenga opportuno convocare urgentemente un tavolo con tutti gli operatori del settore, al fine di addivenire ad una rapida soluzione di questo gravissimo problema che afferisce a decine di migliaia di professionisti e piccole medie imprese.
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico.Signor Presidente, ringrazio il senatore Girotto, tutti i senatori interroganti e tutto il Gruppo del MoVimento 5 Stelle.
Questa interrogazione riprende i temi trattati dall'interrogazione precedente. Ovviamente, ribadisco la volontà del Ministero dello sviluppo economico di convocare il tavolo citato nell'interrogazione per individuare le migliori soluzioni possibili, tenendo conto delle esigenze di quella parte del settore produttivo che è stata toccata da questo provvedimento che, tengo a ribadire ulteriormente, aveva una ratio positiva e di stimolo di alcuni interventi edilizi legati all'efficientamento energetico.
Ritengo che ci siano due piani: uno è un piano finanziario, cioè la modifica di questa previsione che consenta, con una operazione finanziaria, di garantire la sostenibilità per le piccole imprese che non sono capienti. Dall'altra parte, potrebbe esserci anche un interesse a mantenere alcune parti del provvedimento così come è, legato però non esclusivamente a interventi singoli sull'edificio, come il classico pannello fotovoltaico, perché, nel caso di un intervento più completo di riqualificazione energetica dell'edificio è evidente che vi sia un interessamento diretto della filiera e quindi anche delle imprese meno strutturate, che potrebbero trarne vantaggio.
Ripeto, però, che queste sono tutte linee di indirizzo che possono essere valutate, ma la valutazione va fatta nelle sedi opportune, cioè a quel tavolo che verrà sicuramente convocato, dove troveremo tutte le soluzioni e, ovviamente, nell'Aula parlamentare in sede di esame di qualsiasi tipo di provvedimento l'Assemblea deciderà. Ritengo che la legge di bilancio sia il provvedimento più consono dove proporre e produrre una modifica completa e congrua dell'articolo 10 del decreto crescita. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Girotto, per due minuti.
GIROTTO (M5S). Signor Ministro, colgo con soddisfazione l'impegno che lei ha assunto e la precisa volontà di risolvere le criticità esposte.
D'altronde, lei lo aveva già ampiamente dimostrato qualche mese fa, depositando una sua proposta di legge in merito, che aveva stimolato immediatamente il dibattito. Sono sicuro che tra le priorità della legge di bilancio ed attraverso il coinvolgimento diretto delle imprese, degli artigiani e delle altre parti interessate, al tavolo tecnico del quale lei ha anticipato la costituzione si troverà la soluzione più funzionale per garantire i benefici diretti dei consumatori senza però ostacolare la partecipazione al mercato di tutti gli attori imprenditoriali e, come abbiamo detto, soprattutto i piccoli.
Da parte della 10a Commissione e di tutti i colleghi impegnati in questa problematica, le assicuro la massima collaborazione, anche tramite l'affare assegnato che avevamo già predisposto in tema e che esamineremo nelle prossime settimane e che, quindi terminerà, ampiamente prima della legge di bilancio, con la relativa risoluzione di indirizzo politico al suo Ministero. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. La senatrice Vono ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01169 sul finanziamento del Fondo nazionale per il servizio civile, per tre minuti.
VONO (IV-PSI). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevole Ministro, premesso che con il decreto legislativo n. 40 del 2017, di attuazione della legge delega n. 106 del 2016, emanata durante il Governo pro tempore Renzi, il servizio civile è diventato universale, per accogliere tutte le richieste dei giovani che per scelta volontaria intendono fare un'esperienza di grande valore formativo e civile, che possa fornire loro competenze utili per l'immissione nel mondo del lavoro, con la legge di stabilità del 2016 sono stati assegnati al Fondo nazionale per il servizio civile ben 115 milioni di euro, mentre negli anni successivi tali fondi sono andati diminuendo, tanto da dover essere integrati con risorse provenienti da altre amministrazioni e risparmi delle precedenti programmazioni.
Considerato che il Consiglio dei ministri del precedente Governo, in data 30 luglio 2019, su proposta dello stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha approvato un disegno di legge che introduce disposizioni a favore del servizio civile universale per garantire il sostegno statale e la continuità del contingente complessivo di operatori volontari da avviare al servizio civile e ha previsto un incremento di 70 milioni di euro per l'anno 2019 del Fondo nazionale per il servizio civile (il bando pubblicato per circa 40.000 giovani tra i 18 e i 29 anni scadrà il prossimo 17 ottobre alle ore 14), si chiede di sapere quale sarà l'orientamento del Governo in ordine allo stanziamento dei fondi indicati nel suddetto disegno di legge della Presidenza del Consiglio dei ministri e se inoltre lei, che sappiamo essere molto sensibile alla questione, intenda intraprendere come iniziativa urgente anche l'emanazione di un bando aggiuntivo che assorba i progetti già approvati.
Grazie e auguri di buon lavoro. (Applausi della senatrice Sbrollini).
PRESIDENTE. Il ministro per le politichi giovanili e lo sport, onorevole Spadafora, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SPADAFORA, ministro per le politiche giovanili e lo sport. Signor Presidente, onorevoli senatori, nel ringraziare la senatrice interrogante, in primo luogo vorrei ricordare che la legge di bilancio per il 2018 ha previsto uno stanziamento a favore del servizio civile universale per l'anno 2019 pari ad euro 152.272.678. Con la legge di bilancio 2019 lo stanziamento per quell'anno è stato fissato ad euro 148 milioni circa.
A tale importo sono stati prima aggiunti i 50 milioni di euro tratti dal fondo per l'attuazione del piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate e poi però sottratti 10 milioni di euro per un accantonamento operato sulle strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri. In tal modo, relativamente all'anno 2019, lo stanziamento complessivo iniziale ammonta ad euro 188.145.320. Tale stanziamento è stato ulteriormente ridimensionato in euro 187.715.320 per effetto di alcuni accantonamenti. A tale somma sono stati invece aggiunti 44 milioni circa di euro costituenti le economie di spesa dei precedenti esercizi finanziari.
In effetti, ricapitolando, rispetto alle risorse inizialmente previste dal Governo nella legge di bilancio del 2018 e del 2019, che avrebbero consentito l'avvio in servizio di circa 26.000 volontari, cioè la metà dell'anno precedente, il fondo è già stato incrementato di circa 80 milioni di euro, permettendo un aumento di 15.000 volontari.
La disponibilità complessiva, pari ad euro 231.765.320 ha consentito di inserire nel bando per il 2019, pubblicato lo scorso 4 settembre, complessivamente 39.646 posti di giovani volontari da impiegare in 3.797 progetti di servizio civile universale, da realizzarsi in Italia e all'estero, cui si aggiungeranno 1.000 posti nel bando dedicato ai progetti di assistenza grandi invalidi e ciechi civili.
Come si ricordava, la scadenza del bando oltretutto è stata ulteriormente prorogata, proprio per prevedere un'ampia partecipazione dei giovani, che continuano a vedere nel servizio civile una straordinaria opportunità sia di crescita personale che di aiuto nei confronti del Paese.
Per quel che concerne l'impiego dei 70 milioni di euro indicati per il 2019 nel citato disegno di legge, è intendimento del Governo operare in linea con gli anzidetti obiettivi e quindi l'immediata disponibilità dei 70 milioni sopra richiamati consentirebbe sicuramente di fare un nuovo bando integrativo rispetto a quello attuale che ci appresteremo a fare dopo l'approvazione, per selezionare altri 12.000 volontari, che si aggiungerebbero pertanto ai circa 40.000 già previsti, rispondendo così positivamente alle aspettative dei nostri giovani.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Sbrollini, per due minuti.
SBROLLINI (IV-PSI). Signor Ministro, ci riteniamo soddisfatti della sua risposta.
Le chiediamo, proprio per le parole importanti che lei ha pronunciato, di garantire che il fondo nazionale in oggetto possa diventare permanente, per dare continuità a un'opportunità straordinaria per i nostri giovani, proprio perché le finalità sono importanti, così come sottolineato, prima, dalla collega Vono e, poi, dalle sue parole. C'è davvero da fare tanto per aiutare i nostri giovani, a partire da iniziative, anche in campo lavorativo, che possano davvero permettere loro di fare grandi passi in avanti.
C'è poi un altro tema importante. L'aggettivo straordinario «universale» consente finalmente di superare alcuni steccati e confini, perché si rivolge a tutti i giovani, a condizione che essi siano soggiornanti e indipendentemente dall'identità nazionale di appartenenza. Anche questo è un punto fondamentale.
Le politiche di cui lei si occupa entrano a pieno titolo con questa straordinaria opportunità di crescita per le nostre generazioni. In conclusione, la ringrazio e approfitto anche io per augurarle buon lavoro.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
CORBETTA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORBETTA (M5S). Signor Presidente, in Lombardia, con una recente legge regionale, è stato istituito l'Organismo regionale per le attività di controllo (ORAC), che esiste grazie a una normativa regionale davvero evanescente.
Il MoVimento 5 Stelle in Regione Lombardia ha espresso forti perplessità in quanto l'ORAC non possiede i requisiti minimi per un ente di contrasto alla corruzione, a partire dal fatto di essere controllato dalla Giunta regionale, mentre - per ovvi motivi - dovrebbe essere indipendente, distinto e distante da chi governa la Regione. Inoltre, avevamo proposto di mantenere il patrimonio di esperienze e competenze accumulato dal precedente organismo anticorruzione, di modo che ci fosse piena continuità tra la vecchia e la nuova struttura, ma non siamo stati ascoltati.
Ebbene, a oggi, i nove componenti dell'ORAC sono stati nominati, ma ancor prima che l'organismo abbia iniziato a lavorare sono emersi i primi problemi. Dalla Giunta regionale, infatti, sono stati nominati, tra gli altri, un generale della Guardia di finanza e un colonnello dei Carabinieri. A seguito di queste nomine, come previsto dalla legge, sono state richieste le autorizzazioni ai corpi di appartenenza dei due militari per poter prestare servizio presso l'organismo. Il generale della Guardia di finanza, vedendosi negare l'autorizzazione da parte dell'ispettorato per gli Istituti della Guardia di finanza, ha comunicato di non poter accettare l'incarico. L'ispettorato della Guardia di finanza ha difatti rilevato come - cito testualmente degli stralci - «la prestazione risulti inequivocabilmente connotata dal carattere di continuità e per più annualità, (...) non può riscontrarsi perlomeno uno dei requisiti previsti per l'autorizzazione (...). L'importo non irrilevante che verrebbe percepito sia tale da connotare da solo l'attività svolta, di fatto, come un lavoro con caratteristiche di autonomia rispetto a quello prestato presso il Corpo».
Il colonnello dei Carabinieri, invece, nonostante abbia ricevuto parere contrario da parte del comando generale dell'Arma, ha accettato l'incarico.
Pertanto, chiedo al Ministro della difesa se il parere negativo espresso dall'Arma dei carabinieri non sia da ritenersi di per sé vincolante, analogamente alla non autorizzazione da parte della Guardia di finanza e, quindi, se si intenda non concessa al colonnello l'autorizzazione ad assumere l'incarico.
Sul tema, con la collega Daniela Donno, abbiamo presentato una formale interrogazione al Ministero, la cui risposta auspico arrivi il prima possibile, perché risulta davvero inopportuno che un organismo che dovrebbe controllare il buon andamento della macchina amministrativa regionale parta già con il dubbio che i membri designati non siano legittimati a ricoprire quel ruolo.
RUSSO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ricordare oggi in quest'Aula, a nome mio, ma anche della Commissione istruzione pubblica, beni culturali del Senato, una donna che ci ha lasciato troppo presto, senza mai sospendere un attimo il suo impegno per la cultura e la sua Sicilia.
Ho conosciuto Mariarita Sgarlata qui in Senato, in quanto consigliera del ministro Bonisoli, e subito ho capito che era una donna eccezionale, di un entusiasmo prorompente: il suo impegno come docente di archeologia all'università di Catania, come assessore dei beni culturali e dell'identità siciliana della Regione Siciliana, come consigliera del ministro Bonisoli e, quindi, come consigliere delegato dell'Istituto nazionale del dramma antico di Siracusa, era caratterizzato dalle inesauribili competenze, ma soprattutto da un sorriso che riusciva a coinvolgere tutti.
L'ultima volta che la incontrai fu alla prima di «Elena» di Euripide, per la regia di Livermore, nella tanto amata Siracusa. Quei momenti magici in cui la memoria del nostro passato, le bellezze della nostra terra e la visione della capacità salvifica dell'arte, proiettata su quelle pietre antiche, rimarranno sempre legati a quel suo orgoglioso sorriso. Quando ci siamo conosciute qui a Roma, appena un anno fa, ci è sembrato di essere amiche da una vita. Oggi resta il dolore di non aver saputo nemmeno che stesse male e di avere perso una grande persona e una grande professionista, così, in un soffio.
Ciao, Maria Rita, mancherai alla Sicilia, mancherai all'Italia, mancherai a questa nostra terra che ha bisogno, ora più che mai, di arte, cultura, passione, umanità. Un abbraccio alla famiglia e al suo amatissimo figlio. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Calandrini).
RAMPI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAMPI (PD). Signor Presidente, non è facile per me, ma vorrei spendere due parole sulla figura di Filippo Penati in quest'Aula. Non è facile, perché Filippo è stato per me - non ho reticenza a dirlo - qualche cosa che si avvicina molto a un papà politico. Però in quest'Aula credo che sia giusto dire due cose su Filippo, anche perché tante volte ho pensato che in quest'Aula Filippo ci sarebbe stato, sicuramente ci sarebbe dovuto stare, se la sua vicenda politica e la sua storia politica fossero arrivate alla conclusione naturale di un percorso che nasce in una grande città operaia come Sesto San Giovanni e dentro la storia di un grande partito che sapeva individuare giovani figure, crescerle e farne dei grandi dirigenti politici. Quella è stata una grande storia popolare; Filippo è stato il sindaco di quella città nella trasformazione, nel momento in cui da grande città operaia diventava altro, e ha saputo affrontare, da sindaco e da assessore all'urbanistica, quella difficilissima trasformazione. Poi, è uscito da Sesto San Giovanni ed è arrivato a Milano, alla presidenza della Provincia e poi alla sfida di Regione Lombardia, portando davvero - non retoricamente, come oggi si dice tante volte - la periferia al centro della città, nella grande metropoli, dando anche fastidio a molti, che non vedevano bene che un uomo della periferia potesse entrare nei salotti buoni della Milano della borghesia e della grande metropoli.
Il suo è stato un percorso politico straordinario. Penati è stato davvero un immenso personaggio del riformismo lombardo, imponente. Era imponente Filippo, come figura, ed era imponente come politico. Il coro popolare che ieri ha riempito la rete gli sarebbe molto piaciuto; un coro di persone semplici, di militanti, di donne e di uomini che l'avevano saputo riconoscere, al di là degli stereotipi.
Di stereotipi ce ne sono stati tanti, anche in queste ore: lo sceriffo, la Stalingrado d'Italia e naturalmente tutto il tema del rapporto con la giustizia. Non possiamo non ricordare che la malattia che l'ha portato via molto presto (troppo presto) nasce anche da una terribile vicenda giudiziaria e mediatica, da cui Filippo è uscito a testa alta, perché le persone che hanno quella storia e quel radicamento popolare sanno stare nella loro comunità, ci sono sempre stati, e sanno reagire anche alle avversità della vita. L'universo non è stato generoso con Filippo Penati da un certo punto in avanti, ma Filippo Penati, che era una grande persona, ha saputo reagire all'universo.
Vorrei dire a tutti i colleghi le sue ultime parole, di qualche giorno fa, in cui racconta di come, in sedia a rotelle, girava per la sua Sesto San Giovanni e si accorgeva di aver fatto troppo poco per le barriere architettoniche. L'ultima frase che ha usato è: «ho sbagliato». Ecco, impariamo tutti a dire, qualche volta, con coraggio, a testa alta, senza problemi: «ho sbagliato». (Applausi dai Gruppi PD e M5S e del senatore Calandrini).
EVANGELISTA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EVANGELISTA (M5S). Signor Presidente, intervengo per portare all'attenzione di questa Assemblea l'incresciosa situazione in cui si trovano oggi 1.500 lavoratori sardi. Si tratta di operatori sociosanitari, di infermieri, di autisti e di fisioterapisti, i quali da giorni, da lunedì mattina, si trovano sotto il consiglio regionale sardo, accampati per protestare in merito alla gravosa e gravissima situazione in cui si trovano. Si tratta dei lavoratori dell'Associazione italiana assistenza spastici (AIAS), radicata anche in Sardegna, un'associazione che si occupa dell'erogazione di servizi di assistenza sanitaria, di residenza sanitaria assistita, di riabilitazione e di assistenza ai malati psichici e portatori di handicap: circa 3.500 pazienti sparsi in tutta la Sardegna in ben 52 strutture.
Si tratta di un'associazione fondata da una famiglia privata, in regime privato convenzionale con la Regione Sardegna e quindi con l'ASL, che fin dal 1967 ha gestito questo servizio e queste strutture con fondi pubblici; una famiglia e strutture che sono oggi attenzionate dalla magistratura in diversi procedimenti penali.
Ormai da tempo i dipendenti di questa associazione vivono una situazione drammatica. All'inizio, per mesi, gli emolumenti loro spettanti per lo svolgimento dell'attività lavorativa sono stati corrisposti con notevole ritardo rispetto alla maturazione dei loro diritti. Poi si è passati alla mancata corresponsione: dal mese di aprile 2019 ad oggi 1.500 lavoratori attendono di percepire ben dodici mensilità di stipendio e ciò nonostante abbiano continuato a prestare puntualmente la loro attività lavorativa. Nel tempo, a causa di questa cronica situazione, molti di loro si sono licenziati; altri continuano a protestare nelle piazze e sotto il consiglio regionale, costretti a sopravvivere e a far sopravvivere le famiglie grazie all'aiuto di parenti e amici e a contrarre prestiti che non sono neanche più in grado di restituire.
Ebbene, nonostante l'intervento dell'assessore, l'intervento della Giunta regionale, delle sigle sindacali, della stessa famiglia e della prefettura, la situazione è rimasta irrisolta. È necessario che il presidente Solinas si attivi al più presto e mantenga la promessa di fare una gara pubblica o di affidare la gestione a una società in house della Regione. Per questo motivo, come rappresentante dei cittadini sardi eletta in Parlamento, mi unisco all'accorato appello di questi lavoratori e invito immediatamente il presidente Solinas e tutta la Giunta regionale sarda e l'assessore alla sanità a trovare subito una soluzione che risolva definitivamente questa tragica situazione. (Applausi dal Gruppo M5S).
LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, intervengo per rendere omaggio ad un grandissimo protagonista del mondo della musica corale, della coralità italiana. Il mio ringraziamento va al maestro Bepi De Marzi, musicista e compositore vicentino, che dopo più di sessant'anni decide di ritirarsi dall'attività e di sciogliere il suo storico gruppo «I Crodaioli». Credo che la statura di questo grande personaggio, dal carattere spigoloso, ruvido, come i montanari, meriti un intervento in quest'Aula solenne.
Il maestro De Marzi, autore del famosissimo canto «Signore delle cime», è stato per decenni punto di riferimento e grande sostenitore del mondo corale italiano, in particolare dell'arco alpino, e ci ha regalato, con le sue composizioni, momenti di autentica poesia, raccontando le montagne, la natura, le vicende degli Alpini nelle guerre.
Nell'augurare al caro maestro Bepi De Marzi ancora lunga e serena vita, il mio auspicio è che in questo suo ritiro di tanto in tanto voglia ancora regalarci, con le sue preziose composizioni, dei piccoli gioielli che vadano a impreziosire il nostro cammino quotidiano. Grazie maestro.
ABATE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ABATE (M5S). Signor Presidente, gentili colleghi, oggi con molta tristezza il mio intervento in Aula è per dare sostegno e vicinanza a Mario Luzzi e alla sua famiglia. Mario è il papà di Fabiana Luzzi, la sedicenne accoltellata e bruciata viva dall'ex fidanzato il 24 maggio 2013 a Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza. In una recente lettera, Mario Luzzi dice di sentirsi abbandonato dallo Stato, dopo essere venuto a conoscenza del fatto che l'assassino di Fabiana, sua figlia, ha ottenuto già tre permessi premio in un anno.
Questa denuncia da parte del genitore di Fabiana arriva a tre anni di distanza dalla sentenza definitiva di condanna a diciotto anni e sette mesi di reclusione, emessa dalla Corte di cassazione nei confronti dell'omicida dell'allora sedicenne. Mario Luzzi ha voluto inviare questa denuncia, contenuta in una missiva, anche al ministro della giustizia Alfonso Bonafede e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, proprio per protestare contro questi permessi premio concessi all'assassino di sua figlia. Il ministro Bonafede ha già attivato l'ispettorato sul caso dei permessi avuti dall'assassino di Fabiana e lo stesso Ministro ha ribadito la sua totale vicinanza e disponibilità alla famiglia Luzzi, vittima di questa grave perdita a causa di un reato così efferato, a dimostrazione del fatto che in questi casi le famiglie debbano sentire lo Stato al loro fianco.
Da parte mia, confermo tutta la mia disponibilità e il mio impegno a far chiarezza sul caso, con tutti i mezzi a mia disposizione, lavorando di concerto con la Commissione giustizia e la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, già da me investite della quesitone.
Esprimo altresì la mia vicinanza come madre, oltre che come senatrice, al dolore inconsolabile della famiglia, che mi onoro personalmente di conoscere. (Applausi dal Gruppo M5S).
D'ALFONSO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALFONSO (PD). Signor Presidente, intervengo per segnalare quella che è, a mio avviso, una questione emergenziale. Ho generato questo mio intervento con la volontà di farlo in Aula ascoltando Padoan interrogare il ministro Gualtieri. Padoan in Commissioni bilancio riunite di Camera e Senato ha chiesto al ministro Gualtieri quante sono le risorse in pancia dello Stato per realizzare miglioramenti del suolo e delle strutture verticali destinate alla vita collettiva. Il ministro Gualtieri ha segnalato che le risorse superano i 50 miliardi di euro in pancia, dati ad enti locali, enti strumentali e università.
Qual è il problema che sta affannando non solo l'Italia nell'utilizzare le risorse pubbliche? Parlo ad una comunità di eletti che ho alla mia sinistra, di fronte, ma parlo, facendo una piccola sgrammaticatura istituzionale, anche alle competenze funzionariali e direttoriali del Senato. Qual è il problema da superare per fare in modo che le risorse vengano proceduralizzate, cantierate e messe in esecuzione, in produttività di cantiere? Il problema è la mancanza dei progetti. Con i progetti si hanno le risorse, ma per fare in modo che i progetti vengano posti in maturità, redatti con i pareri e resi appaltabili, c'è bisogno di avere le risorse iniziali. Dobbiamo riattivare, come c'era negli anni Novanta, un fondo di rotazione per le progettazioni, un capitolo dedicato, che allora era gestito da Cassa depositi e prestiti, che consenta di comperare le prestazioni professionali per mettere in campo progettazioni, che poi hanno le coperture finanziarie per dare luogo agli appalti di opere pubbliche che trasformano il suolo, mettendolo in sicurezza o rendendolo funzionante.
Un parlamentare della Repubblica, che raccoglie queste segnalazioni, cuce anche punti di vista di luoghi della competenza, coglie un'occasione come questa per fare segnalazione ed indirizzo. Indirizzo al Governo è stato quello che abbiamo fatto ieri con l'approvazione della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza affinché, attraverso quelle linee, si strutturi il bilancio dello Stato.
Dobbiamo essere d'accordo, tutti insieme. In quest'Aula, centocinquanta anni fa ha parlato il senatore Silvio Spaventa, occupandosi di diritto amministrativo e di decisioni pubbliche; egli raccomandava di fare in modo che le risorse non vengano mantenute in frigorifero, altrimenti sono immorali. Il cardinale Martini parlava di immoralità quando ci sono risorse che non vengono rese fruttuose. Anche questo significa essere riformisti e ricordare Penati.
CALANDRINI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, intervengo brevemente in quest'Aula, massima espressione della democrazia e del confronto, per esprimere da parte del Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia la solidarietà e la vicinanza ad un nostro giovanissimo iscritto, Danilo D'Amico, presente nella provincia di Latina e più precisamente nell'isola di Ponza, che ha subito nell'arco di alcuni mesi due vili aggressioni.
Il nostro auspicio è che le Forze dell'ordine possano assicurare alla giustizia questi delinquenti che vigliaccamente hanno aggredito e malmenato questo nostro dirigente politico.
Non saranno certo le minacce o le violenze a fermare il nostro lavoro, che il partito Fratelli d'Italia sta egregiamente svolgendo nell'isola di Ponza.
LANNUTTI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (M5S). Signor Presidente, vorrei portare all'attenzione dell'Assemblea la richiesta di avere risposta all'interrogazione parlamentare 4-01039 del 19 dicembre 2018, che racconta una storia di malagiustizia e di malabanca, una storia kafkiana che ha stritolato una madre di famiglia, Maria Siniscalco, licenziata dalla banca in cui lavorava, la filiale Unicredit n. 7 di via Gattalupa a Reggio-Emilia.
La signora si accorgeva che i pacchetti obbligazionari che era costretta a vendere perdevano circa il 20 per cento di valore, mentre Unicredit li presentava alla clientela come sicuri, e le gestioni in fondi azionari erano piene di titoli ed operazioni in prodotti derivati tossici ad altissimo rischio.
I mass media hanno riportato notizie distorte nelle prime pagine dei quotidiani, quasi gettando un mostro da odiare in prima pagina con fumo sull'illogicità delle accuse, distruggendo per sempre vita e reputazione, perfino mettendo in pericolo la vita della signora e della sua famiglia, oggetto di ripetute minacce di morte. I clienti, che neppure avevano denunciato, alla fine, pur di riavere le loro perdite sono stati costretti, anche nei processi, a testimoniare.
Signor Presidente, chiedo al Ministro della giustizia di rispondere, perché non si possono distruggere le vite delle persone con il connubio malagiustizia-malabanca. (Applausi dal Gruppo M5S).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 15 ottobre 2019
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 15 ottobre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,23).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005 (257 -702)
Risultante dall'unificazione dei disegni di legge:
Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005 (n. 257)
Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005 (n. 702)
PROPOSTA DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE
Romeo, Briziarelli, Borgonzoni, Emanuele Pellegrini, Iwobi, Vescovi, Candura
Respinta
Il Senato,
in sede di esame del testo unificato adottato dalla Commissione sui disegni di legge nn. 257 e 702,
premesso che:
l'articolo 9 della Costituzione prevede che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura nonché tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione;
lo Stato ha legislazione esclusiva nel settore della tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, a norma dell'articolo 117, comma 2, lettera s) della Costituzione. Lo stesso articolo indica, quale oggetto di legislazione concorrente, la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, la promozione e la organizzazione di attività culturali;
la Convenzione quadro sul valore del patrimonio culturale per la società, più comunemente detta Convenzione di Faro, ha come scopo il riconoscimento del valore che per la società hanno il patrimonio culturale e la cultura. Il patrimonio culturale secondo la Convenzione quadro è un insieme di risorse ereditate dal passato, identificate come espressione dei valori, credenze, conoscenze e tradizioni di una comunità patrimoniale (articolo 2, lettera b)) che sono in constante evoluzione (articolo 2, lettera a));
all'articolo 4, lettera c), della Convenzione oggetto di ratifica, le Parti riconoscono che l'esercizio del diritto all'eredità culturale può essere soggetto a limitazioni per la protezione degli altrui diritti e libertà;
occorre in ogni caso garantire che la ratifica della Convenzione non comporti, anche indirettamente, la possibilità di limitare la fruizione di beni del patrimonio culturale nazionale in quanto suscettibili di giudizi di disvalore da parte di talune comunità, giustificati da motivi di appartenenza a credenze filosofiche e religiose o da visioni ideologiche;
dall'applicazione della Convenzione possono derivare limitazioni rispetto ai livelli di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale garantiti dalla Costituzione e dalla vigente legislazione in materia, con il rischio di esporre il nostro Paese ad ingerenze sovranazionali fornendo appiglio a qualsiasi tipo di minoranza interna sia culturale che religiosa. Per fare un esempio, l'affresco di Giovanni da Modena nel Duomo di San Petronio a Bologna che raffigura Maometto torturato dai demoni, è un indubbio capolavoro del Quattrocento, ma per i musulmani è considerato un insulto blasfemo, tanto che è reale il pericolo di un suo danneggiamento come evidenziato dalle Forze dell'ordine. Con questa Convenzione la comunità islamica potrebbe chiedere legittimamente di impedire in qualche modo la visione di quella parte dell'opera, facendo valere la lettera b) dell'articolo 7 che reca la possibilità di stabilire i procedimenti di conciliazione per gestire equamente le situazioni dove valori tra loro contraddittori siano attribuiti alla stessa eredità culturale da comunità diverse; e ancora, per fare un ulteriore esempio in campo letterario, i versi su Maometto sono costati alla "Divina Commedia" di Dante la censura in alcuni Paesi islamici, dove il canto XXVIII dell'Inferno, in cui Maometto viene colpito con la spada, è stato cassato dalle traduzioni, o la circolazione del poema è proibita. Inoltre l'organizzazione non governativa per i diritti umani Gherush92 ha chiesto, assieme ad alcuni membri del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, di abolire la "Divina Commedia" dai progetti scolastici proprio per le frasi offensive contro l'Islam;
nell'articolo 15, lettera a), si parla di un esercizio di monitoraggio sulla legislazione, le politiche e le pratiche riguardanti il patrimonio culturale, coerente con i principi stabiliti dalla presente Convenzione. Un controllo che sarebbe quindi effettuato da un "comitato di monitoraggio", previsto dall'articolo 16, che ha, nel punto 1, il potere di "stabilire delle norme di procedura quando necessarie", e nel punto 4 la facoltà su iniziativa di una o più Parti, di intraprendere la valutazione di ogni aspetto dell'applicazione da parte loro della Convenzione;
il provvedimento si pone dunque in contrasto, sotto molti profili, con importanti pilastri del sistema giuridico-costituzionale quali gli articoli 9 e 117 della Costituzione; attraverso queste norme cederemmo all'Europa il potenziale controllo sul nostro patrimonio culturale che è il più grande al mondo e l'essenza stessa della storia, della tradizione e della cultura occidentale,
delibera, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame del testo unificato adottato dalla Commissione sui disegni di legge nn. 257 e 702.
PROPOSTA DI QUESTIONE SOSPENSIVA
Romeo, Briziarelli, Borgonzoni, Emanuele Pellegrini, Iwobi, Vescovi, Candura
Respinta
Il Senato,
in sede di esame dei disegni di legge nn. 257 e 702, recanti Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005,
premesso che:
fatti salvi i principi generali della Convenzione, si ritiene prioritario contemperarne le linee guida con la necessità di salvaguardare le peculiarità in ambito artistico e culturale proprie del percorso storico di ogni comunità nazionale, ponendo particolare attenzione sulla tutela delle diversità e delle specificità culturali;
la traduzione in lingua italiana di tale Convenzione necessita di un esame e di una discussione più approfondita, per evitare il rischio di interpretazioni ambigue o non univoche, suscettibili di generare incertezze nel diritto;
nell'articolo 7, lettera b), della Convenzione, viene previsto di stabilire i procedimenti di conciliazione per gestire equamente le situazioni dove valori tra loro contraddittori siano attribuiti alla stessa eredità culturale da comunità diverse. Un passaggio, questo, che rischia di fornire appigli a qualsiasi tipo di minoranza interna sia culturale che religiosa, mettendo in pericolo alcuni dei nostri patrimoni artistici in quanto potrebbero risultare in contraddizione con particolari eredità culturali di suddette minoranze;
nell'articolo 15, lettera a), si parla di "un esercizio di monitoraggio sulla legislazione, le politiche e le pratiche riguardanti il patrimonio culturale, coerente con i principi stabiliti dalla presente Convenzione". Un controllo che sarebbe quindi effettuato da un "comitato di monitoraggio", previsto dall'articolo 16, che ha, nel punto 1, il potere di "stabilire delle norme di procedura quando necessarie", e nel punto 4 la facoltà su iniziativa di una o più Parti, di intraprendere la valutazione di ogni aspetto dell'applicazione da parte loro della Convenzione;
si valuti a titolo esemplificativo l'episodio avvenuto il 25 gennaio 2016: durante un incontro bilaterale avvenuto nei Musei Capitolini tra Renzi, allora Presidente del Consiglio, e il presidente iraniano Rouhani, il cerimoniale coprì una decina di capolavori, come la "Venere Esquilina", in quanto raffiguranti parziali scene di nudo. Una decisione presa in nome del rispetto dell'altro, a discapito della nostra stessa identità, arrivando a rinnegare una delle principali peculiarità dello stile del mondo classico. Un episodio che evidenzia le potenziali criticità delle diverse percezioni valoriali sull'arte, e alla luce della Convenzione in oggetto, sottolinea il rischio di veder ceduto a terzi il controllo sul nostro immenso e unico patrimonio artistico e culturale, che è essenza stessa della storia, della cultura e della tradizione occidentale;
si ritiene pertanto necessaria una più adeguata e approfondita valutazione sulla tematica che riguarda il settore culturale, al fine di tutelare e salvaguardare le peculiarità in ambito artistico e culturale proprie del percorso storico di ogni comunità nazionale,
delibera, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di sospendere la discussione dei disegni di legge nn. 257 e 702 al fine di consentire alla 3a Commissione un ulteriore e approfondito esame, anche attraverso un ciclo di audizioni di esperti che possano coadiuvare il processo decisionale e valutare l'impatto della Convenzione sul patrimonio culturale italiano.
ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 18 della Convenzione stessa.
Art. 3.
Approvato
(Misure attuative della Convenzione)
1. Per l'attuazione delle finalità previste dalla Convenzione di cui all'articolo 1 è autorizzata la spesa annua di un milione di euro a decorrere dall'anno 2019. Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con i Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e degli affari esteri e della cooperazione internazionale, sono stabilite le modalità di attuazione della Convenzione, prevedendo, in particolare, l'elaborazione di un programma triennale, entro il limite della spesa annua di cui al periodo precedente, di iniziative dirette al perseguimento delle linee di intervento previste dalla Convenzione, assicurando su base pluriennale, anche mediante l'alternanza tra le diverse misure, il perseguimento di tutti gli ambiti di azione previsti dalla Convenzione.
2. Dall'applicazione della Convenzione di cui all'articolo 1, da realizzare anche mediante la salvaguardia delle figure professionali coinvolte nel settore, non possono derivare limitazioni rispetto ai livelli di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale garantiti dalla Costituzione e dalla vigente legislazione in materia.
Art. 4.
Approvato
(Copertura finanziaria)
1. All'onere derivante dall'attuazione della Convenzione di cui all'articolo 1, pari a un milione di euro annui a decorrere dall'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
3. Gli eventuali oneri derivanti dalla sottoscrizione degli accordi finanziari di cui all'articolo 17 della Convenzione sono autorizzati con appositi provvedimenti normativi.
Art. 5.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sulla previsione di incentivi in favore delle piccole centrali idroelettriche
(3-01172) (09 ottobre 2019)
Durnwalder, Unterberger, Steger, Laniece. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
la prima bozza dello schema di decreto di incentivazione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (cosiddetto FER 1) conteneva misure a favore delle centrali idroelettriche di piccola derivazione (fino a 220 KW);
a seguito delle interlocuzioni intercorse con la Commissione europea e degli approfondimenti svolti dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nel testo definitivamente emanato dal Ministero dello sviluppo economico (decreto ministeriale 4 luglio 2019), le misure incentivanti a favore delle piccole centrali idroelettriche sono state espunte;
considerato che il Presidente del Consiglio dei ministri ha annunciato, da ultimo nel suo discorso di insediamento, la volontà dell'Esecutivo di adottare misure volte a combattere i cambiamenti climatici e a promuovere l'uso delle energie rinnovabili, attraverso la promozione di provvedimenti, per così dire "green", che dovrebbero, tra l'altro, contenere misure in favore delle fonti di produzione di energie rinnovabili,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle motivazioni che hanno definitivamente indotto allo stralcio delle norme incentivanti in favore delle piccole centrali idroelettriche richiamate in premessa e quali misure intenda eventualmente prevedere, all'interno dei provvedimenti annunciati dal Governo per la protezione dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile, al fine di incentivare e sostenere le piccole produzioni di fonti rinnovabili, con particolare riferimento alle zone montane.
Interrogazione sulla condizione dell'azienda Ferrosud SpA
(3-01164) (09 ottobre 2019) (già 4-02235) (08 ottobre 2019)
De Bonis. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
la Ferrosud SpA, sita in Matera, Zona Jesce, ma ricadente a cavallo di due regioni (Puglia e Basilicata), è una impresa italiana di costruzioni meccaniche del settore ferrotranviario e di ristrutturazioni rotabili, che ha offerto in passato lavoro a tantissimi cittadini lucani e che nel passato più recente, fuoriuscita dal "concordato preventivo" ha partecipato a gare pubbliche aggiudicandosele e assumendo nuovo personale, tanto da giungere a circa 100 unità lavorative, dimostrando una notevole potenzialità di espansione;
l'esperienza acquisita in oltre 40 anni ed il know how posseduto, unitamente alle dotazioni ed impianti, mettono la Ferrosud SpA in condizione di poter costruire qualsiasi tipo di carrozza in acciaio al carbonio, acciaio inox e lega leggera. Si tratta, inoltre, dell'unico stabilimento dotato di binari che consentono l'accesso dei vagoni dalla rete ferroviaria direttamente all'interno dell'opificio;
l'opificio materano ha dimostrato negli ultimi mesi di essere in grado di proseguire nella sua attività principale, avendo sottoscritto contratti con Ansaldo e Trenitalia, tutti documentati e depositati in Confapi Matera, alla Prefettura di Matera e anche al Ministero dello sviluppo economico. Tuttavia, accadimenti societari estivi hanno indotto la proprietà a mutare radicalmente la direzione aziendale, che oggi ha deciso di snaturare l'azienda ferroviaria materana, cedendola dal prossimo 21 ottobre 2019;
considerato che:
la Ferrosud SpA, già sottoposta ad una procedura fallimentare e ad un concordato preventivo, è oggi sotto il controllo della società COMETI SpA in amministrazione straordinaria, che detiene 47.500 azioni, come stabilito già con la sentenza n. 1058/2018 del Tribunale di Arezzo; la COMETI SpA è sotto il controllo del Ministero dello sviluppo economico, che ha nominato commissario straordinario, l'avvocato Antonio Casilli;
prima del fitto del ramo di azienda alla neonata FERROCOS Srl, al commissario straordinario Casilli e al Ministero sarebbe giunta un'allettante offerta di acquisto delle azioni della Ferrosud SpA, che invece di snaturare lo stabilimento ferroviario, permetterebbe all'azienda metalmeccanica di Matera di portare a termine le commesse già acquisite e di poter continuare la produzione e ristrutturazione delle carrozze ferroviarie che altrimenti saranno costruite e manutenute all'estero (Spagna);
per contro, si è appreso che il 7 ottobre presso il Ministero dello sviluppo economico si è tenuto un Tavolo tra le parti interessate, presente la neonata FERROCOS Srl, che ha promesso di presentare il suo piano industriale nei prossimi giorni, mentre alcuna risposta è giunta per l'allettante offerta di acquisto delle azioni e mantenimento del livello occupazionale della Ferrosud SpA, senza snaturare il territorio dal suo antico stabilimento ed oggi unico in Italia funzionante;
tenuto conto che:
il ruolo del commissario straordinario nell'interesse del Ministero e dei creditori, deve valutare le opportune scelte strategiche di politica industriale, atte a garantire il prosieguo della produzione e, quindi, ad assicurare il tasso occupazionale a tutela di tutta la comunità materana;
dalle verifiche effettuate presso gli uffici del Ministero dello sviluppo economico è emerso che l'avvocato Casilli, in occasione di una prima richiesta di acquisto di azioni della Ferrosud SpA, avrebbe espresso parere favorevole alla vendita delle stesse, supportato dal parere favorevole ricevuto dal comitato di sorveglianza e regolarmente comunicato al Ministero dello sviluppo economico, garantendo la continuità aziendale e il livello occupazionale dell'azienda, come da verbale del 6 maggio 2019;
l'interrogante, il 3 ottobre 2019, ha appreso dal Ministero che il medesimo commissario straordinario Casilli avrebbe ricevuto un'offerta di gran lunga migliorativa per l'acquisto delle stesse azioni, ma avrebbe provveduto, questa volta, a richiedere un parere pro veritate al professor Giustino De Cecco, remunerando un consulente esterno invece di consultare il comitato di sorveglianza. Tale parere legale del professor De Cecco non avrebbe consentito al commissario, solo questa volta, una valutazione positiva per la vendita delle azioni societarie, in quanto la sentenza di 1° grado non è passata in giudicato, verifica che non aveva fatto in precedenza (verbale del Ministero dello sviluppo economico del 6 maggio 2019);
il commissario straordinario, pur avendo ricevuto il parere legale, avrebbe comunicato con posta certificata del 10 settembre 2019, inviata al promissario acquirente, di avere già notiziato il Ministero e che era in attesa di una decisione ministeriale. Invece, l'interrogante ha appreso dagli uffici del Ministero che alcuna comunicazione sarebbe mai giunta al Ministero e, pertanto, alcuna risposta sarebbe stata mai inviata dallo stesso al promissario acquirente, né tantomeno al commissario straordinario;
l'interrogante è preoccupato, in quanto le motivazioni del fitto del complesso aziendale comunicate sono generiche e in più non è stato predisposto dall'attuale consiglio di amministrazione di Ferrosud SpA un piano industriale commisurato all'attuale situazione aziendale, che giustifichi tale scelta in termini di investimenti e di prospettive di sviluppo;
per contro, le organizzazioni sindacali presenti all'incontro, hanno evidenziato come non sia stato presentato alcun piano industriale da parte di Ferrosud SpA, passaggio questo indispensabile per verificare che ci sia un reale impegno di investimento, sia per la ristrutturazione di tutti gli impianti, sia per un portafoglio clienti credibile nel settore ferroviario. Tali organizzazioni sindacali dimenticano, però, che il giorno 19 luglio 2019 al Tavolo chiesto in Prefettura dalle medesime organizzazioni sindacali, la Ferrosud SpA, con l'allora presidente ingegner Antonio Ingusci, aveva garantito il deposito di un piano industriale entro il 30 settembre 2019 e tale scadenza era stata accettata dai sindacati. Questi ultimi oggi dimenticano che l'attuale presidente è la dottoressa Bianchini, che ha stranamente riferito al Tavolo del Ministero dello sviluppo economico del 7 ottobre che le commesse dichiarate nei mesi scorsi nel pacchetto d'ordine di 50 milioni di euro, non sono mai state in capo allo stabilimento Ferrosud SpA di Matera, nonostante la presenza degli stessi negli uffici dello stabilimento materano e nonostante la esibizione degli stessi al precedente Tavolo ministeriale e a quello della Prefettura di Matera del 19 luglio scorso,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non sia del parere che vada verificato l'operato del commissario straordinario, avvocato Antonio Casilli, al fine di salvaguardare gli interessi della COMETI SpA e, di conseguenza, dei creditori della Ferrosud SpA, le cui azioni sono interamente detenute dalla COMETI;
se ritenga che la Ferrosud SpA, con la cessione del ramo di azienda alla neonata Ferrocos Srl, sia poi in grado di continuare nella sua produzione industriale, garantendo il livello occupazionale delle circa 90 unità in organico almeno sino al prossimo 3 ottobre e il soddisfacimento dei creditori, percependo solo un fitto annuo di circa 36.000 euro;
se non ritenga di dover verificare se gli uffici del Ministero, il giorno 7 ottobre, abbiano valutato la bontà dell'operazione di affitto, atteso che la Ferrocos SpA all'incontro si è impegnata ad impiegare solo parte del personale Ferrosud SpA nelle attività di core business di Coseco per la produzione di compattatori per l'igiene ambientale e non per la ristrutturazione di vagoni ferroviari;
se non ritenga, conseguentemente, di affidare un nuovo incarico, affinché si acquisiscano e si valutino più proficuamente un completo piano industriale.
Interrogazione sulla risoluzione dei diversi tavoli di crisi aziendale aperti presso il Ministero dello sviluppo economico
(3-01168) (09 ottobre 2019)
Urso, Zaffini, Ciriani. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
da notizie stampa si apprende che sono più di 183 i tavoli di crisi aperti al Ministero dello sviluppo economico, con circa 300.000 dipendenti coinvolti (senza contare l'indotto);
il Ministro pro-tempore, rispondendo ad un question time, il 25 luglio 2019, ha ammesso che non esiste un registro ufficiale che definisca i tavoli di crisi aperti per cui "non è possibile fornire un numero che sia ufficiale";
il decreto "salva imprese" (decreto-legge n. 101 del 2019) che annunciava "Misure urgenti per la tutela del lavoro e la risoluzione di crisi aziendali", in fase di conversione in Parlamento, contiene alcune norme per le vertenze ex Ilva e Whirlpool (nonché per le crisi aziendali in Sicilia e in Sardegna) del tutto insufficienti a garantire la continuità produttiva ed i loro dipendenti;
ancora senza soluzione industriale resta il caso Alitalia, che continua a bruciare risorse pubbliche e la cui mancata soluzione avrebbe ricadute drammatiche sul settore turistico italiano;
drammaticamente in linea con il dato nazionale è quello dell'Umbria, dove, negli ultimi 10 anni, si sono registrati numerosissimi casi di crisi aziendali con un impatto fortemente negativo sui livelli occupazionali e che hanno messo a rischio la solidità dell'apparato produttivo regionale, con pesantissime ricadute anche sull'indotto;
secondo i recenti dati forniti dall'Osservatorio INPS, la cassa integrazione guadagni ordinaria, nella prima metà del 2019, ha registrato nella regione umbra un tendenziale e preoccupante incremento, pari al 18 per cento, con un aumento delle ore complessive che da 2.652.018 del 2018 a 3.043.837 del 2019;
ancora più preoccupante il dato della cassa integrazione straordinaria che ha segnato, nel periodo gennaio-giugno 2019, un aumento del 70 per cento e raggiungendo quota di 1.761.913 ore;
gli eventi sismici del 2016 hanno contribuito definitivamente a mettere in ginocchio il tessuto produttivo dell'Umbria: tra lentezze burocratiche e amministrative, promesse non mantenute e personale mai assegnato, la ricostruzione non è partita, minando qualsiasi possibilità di ripresa;
giacciono, ancora oggi irrisolte sui tavoli del Ministero, alcune gravi crisi, prima fra tutte quella della J&P SpA, la ex Antonio Merloni, che attualmente occupa in Umbria 300 unità di personale, oltre all'indotto, e che, se entro gennaio 2020 non sarà trovato un investitore disposto a intervenire, è destinata al peggio, posto che i tentativi di salvataggio finora esperiti a livello governativo e regionale non hanno prodotto alcun risultato utile;
resta irrisolta, altresì, anche la crisi della IMS-Isotta Fraschini, che, con i suoi circa 180 dipendenti, è destinata alla chiusura, in assenza di investitori del settore ghisa-alluminio disposti a farsi avanti;
ancora attendono soluzione le crisi aziendali della ex Cementir, della ex Novelli, della Treofan, di Mercatone 1, mentre è in osservazione speciale l'AST di Terni, un'azienda che produce un milione di tonnellate di acciai speciali all'anno, dove 700 unità di personale sono state messe in cassa integrazione ordinaria;
la forte concentrazione di crisi aziendali in una sola regione determina una situazione sull'orlo dell'emergenza sociale;
appare necessario e urgente effettuare una valutazione generale dell'indirizzo della politica industriale del Paese e introdurre strumenti idonei a supportare la crescita economica e ridurre i volumi di sofferenza del comparto produttivo, con conseguenze pesanti sulla vitalità del tessuto economico e sociale,
si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo ritenga di adottare al fine di contrastare adeguatamente ed efficacemente la crisi del comparto economico e produttivo che investe ormai da tempo l'Italia, e come intenda rendere efficace l'azione dei tavoli di crisi, contribuendo a trovare soluzioni industriali per mantenere in attività i siti produttivi e, quindi, i livelli occupazionali.
Interrogazione sull'informazione e la tutela del consumatore con riguardo ai prodotti originali italiani
(3-01171) (09 ottobre 2019)
Romeo, Vallardi, Bergesio. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
le eccellenze italiane contraddistinte dal marchio "made in Italy" rappresentano una straordinaria leva competitiva ad alto valore aggiunto per il nostro Paese testimoniata anche della costante crescita delle nostre esportazioni, soprattutto nell'agroalimentare dove i nostri marchi sono riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo;
il made in Italy è tuttavia un marchio sottoposto ad alto rischio di contraffazione;
questo fenomeno, noto in agricoltura come "italian sounding", consente di evocare l'origine italiana attraverso simboli, nomi, marchi, immagini, che richiamano in modo ingannevole l'italianità di un alimento privo di qualunque legame col nostro Paese;
la maggioranza dei consumatori attribuisce un valore significativo alla fornitura in etichetta delle informazioni relative alla provenienza dei prodotti agroalimentari commercializzati, ritenendo importante avere un quadro informativo corretto e completo per compiere una scelta consapevole;
con lo scopo di rendere obbligatorio, per specifiche categorie di alimenti, l'indicazione del luogo di provenienza quando esista un nesso tra talune qualità degli alimenti e la relativa provenienza è stato introdotto l'articolo 3-bis del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12;
il Ministro pro tempore delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo ha dato mandato all'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) di realizzare appositi studi diretti ad individuare la presenza di un nesso comprovato tra talune qualità degli alimenti e la relativa origine o provenienza nonché per valutare in quale misura sia percepita come significativa l'indicazione relativa al luogo di provenienza e quando la sua omissione sia riconosciuta ingannevole;
la modifica introdotta ha previsto che, successivamente al nulla osta della Commissione europea e al risultato degli studi di ISMEA, un decreto interministeriale fra Ministro delle politiche agricole, il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro della salute desse attuazione alla norma individuando specifici alimenti per i quali in etichetta fosse specificato il luogo di provenienza. Terminati i primi due passaggi, il decreto è stato trasmesso dal ministro Centinaio al ministro Di Maio e al ministro Grillo;
il ministro Di Maio si è impegnato pubblicamente a portare avanti, in tutte le sedi competenti, prima fra tutte l'Europa, il percorso virtuoso avviato dal ministro Centinaio per affermare con forza il rapporto fra la qualità e l'origine dei prodotti agroalimentari commercializzati;
l'articolo 39 del regolamento (UE) n. 1169/2011 ha previsto che gli Stati membri possono adottare disposizioni che richiedono ulteriori indicazioni obbligatorie per tipi o categorie di alimenti, laddove si agisca per la protezione dei consumatori, la prevenzione delle frodi e la repressione della concorrenza sleale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di portare avanti il percorso intrapreso dal Governo Conte I in materia di etichettatura obbligatoria e se non ritenga oggi stesso di controfirmare il decreto interministeriale per tutelare i consumatori e, al contempo, salvaguardare le imprese agroalimentari del nostro Paese, esempio unico di qualità in tutto il mondo, colpite dalla diffusione del fenomeno dell'italian sounding.
Interrogazione sugli interventi di sostegno alle imprese turistiche italiane danneggiate dal fallimento del gruppo Thomas Cook
(3-01167) (09 ottobre 2019)
Bernini, Malan, Testor, Biasotti, Mallegni, Galliani, Paroli, Ronzulli, Tiraboschi, Barachini, Barboni, De Siano. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
in seguito al fallimento del colosso britannico dei viaggi "Thomas Cook", uno dei principali tour operator europei, che risulta debitore nei confronti dei suoi fornitori per oltre 2 miliardi di euro, moltissime piccole imprese italiane dovranno affrontare una situazione di grave difficoltà, determinata dal mancato pagamento dei servizi resi nel corso dell'estate 2019 e dalla cancellazione degli ordini relativi ai prossimi mesi, per far fronte ai quali erano stati assunti rilevanti impegni economici;
secondo le stime delle maggiori associazioni di categoria del settore alberghiero, sarebbero attualmente oltre 4.000 gli hotel sul nostro territorio nazionale che subirebbero un danno che oscilla tra i 400 e i 600 milioni di euro, con evidenti ripercussioni negative in termini economici anche sull'indotto legato a tali strutture ricettive;
il Governo spagnolo ha annunciato un piano da circa 300 milioni di euro per aiutare il settore turistico a contenere gli effetti del fallimento del tour operator britannico Thomas Cook. Si tratta di un piano che il Governo spagnolo ha messo a punto in appena una settimana per gestire l'urgenza del fallimento. La somma stanziata servirebbe non solamente da copertura in vista del brusco calo di arrivi, circa 700.000 turisti in totale per il prossimo futuro, ma anche da sostegno per le perdite derivanti dai mancati pagamenti;
una parte delle risorse del piano spagnolo verrà destinata alla promozione e al miglioramento dei collegamenti aerei sotto forma di incentivi alle compagnie aeree affinché attivino voli che vadano a coprire il buco finanziario lasciato dalla compagnia di viaggi;
in assenza di interventi urgenti, è alta la probabilità che si scateni un "effetto domino", determinando il fallimento delle strutture ricettive esposte nei confronti di Thomas Cook e, a cascata, dei loro fornitori, senza dimenticare le possibili conseguenze per i lavoratori che prestano servizio in tali aziende;
in considerazione dei tempi lunghi che caratterizzeranno la procedura fallimentare e dei costi che sarà necessario affrontare per tentare di recuperare almeno in parte i crediti, avviando azioni legali nei vari Paesi nei quali operavano le consociate del gruppo Thomas Cook, gli interroganti ritengono che sia quanto mai urgente prevedere l'attivazione di un sostegno in forma di credito d'imposta, di importo proporzionale al credito vantato verso Thomas Cook, per evitare che le imprese vadano in crisi di liquidità, che le stesse saranno ovviamente tenute a restituire non appena entreranno in possesso delle somme di loro spettanza;
altro aspetto che potrebbe parzialmente alleviare lo stato di crisi delle aziende colpite riguarda la definizione di un regime di Iva per cassa per tutte le fatture emesse e da emettere nei confronti di Thomas Cook, per evitare che le imprese debbano anticipare un'imposta che non hanno incassato e che potrebbero non incassare mai;
è, altresì, opportuno garantire le risorse necessarie per assicurare a tutte le imprese del settore turistico-alberghiero adeguati incentivi al fine di effettuare investimenti, anche attraverso il rifinanziamento del tax credit;
intervenire tempestivamente consentirebbe a migliaia di piccole e medie imprese di onorare gli impegni già assunti con fornitori e dipendenti e di affrontare l'imminente stagione turistica invernale nella consapevolezza di continuare a dare un servizio ai propri clienti,
si chiede di sapere quali iniziative, per la propria competenza, il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di salvaguardare il lavoro di migliaia di strutture turistico-ricettive colpite dal fallimento della compagnia turistica Thomas Cook.
Interrogazione sui profili di criticità della recente normativa in tema di interventi per la riqualificazione energetica e antisismica
(3-01173) (09 ottobre 2019)
Ferrari, Marcucci, Collina. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
il decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, "decreto crescita", ha apportato alcune modifiche alla disciplina riguardante gli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico. L'articolo 10, dai commi da 1 a 3, ha previsto la possibilità per il soggetto che sostiene le spese per gli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico di ricevere, in luogo dell'utilizzo della detrazione, un contributo anticipato dal fornitore che ha effettuato l'intervento, sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante;
tale contributo è recuperato dal fornitore sotto forma di credito d'imposta, di pari ammontare, da utilizzare in compensazione, in 5 quote annuali di pari importo, senza l'applicazione dei limiti di compensabilità, lasciando l'impresa esecutrice, quasi sempre di piccole dimensioni, la gran parte dell'onere finanziario derivante dal costo dell'intervento stesso;
considerato che:
la filiera delle imprese della riqualificazione energetica e della ristrutturazione del patrimonio immobiliare a uso residenziale, che è riuscita in questi anni a sostenere l'occupazione nel nostro Paese, ha immediatamente evidenziato le difficoltà economiche e finanziarie, per molti insostenibili, a cui è soggetta a seguito dell'approvazione delle suddette disposizioni;
tutte le associazioni di categoria hanno espresso un parere fortemente contrario alle modifiche introdotte dal decreto crescita in materia di incentivi per gli interventi di efficienza energetica, considerando questa nuova modalità non solo un aggravio burocratico per l'utilizzo degli incentivi ma anche un ostacolo alla libera concorrenza, con l'effetto di creare un danno alle imprese della filiera delle costruzioni;
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha pubblicato il 1° luglio 2019 sul suo bollettino settimanale n. 26 il pronunciamento in merito alla nuova disciplina dell'ecobonus scontato in fattura per i lavori di efficientamento energetico. Ha rilevato che l'articolo 10 "nella sua attuale formulazione, appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell'offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni";
l'Autorità ritiene inoltre che la norma, nella misura in cui non prevede la possibilità di successiva cessione del credito a terzi, con le modalità opportunamente definite dall'Agenzia delle entrate "possa generare un'indebita distorsione del mercato a vantaggio di pochi operatori, a detrimento delle imprese di medie e piccole dimensioni attive nell'offerta dei servizi di riqualificazione energetica, con evidenti ricadute negative ai danni dei consumatori, i quali vedrebbero significativamente ridotta la loro libertà di scelta";
tenuto conto che:
lo stesso decreto crescita ha introdotto la facoltà per le imprese esecutrici dell'intervento di efficienza energetica di cedere il credito d'imposta ai propri fornitori di beni e servizi, lasciando però inalterati i rischi per artigiani e piccole imprese. Un intervento che secondo le associazioni di categoria rischia di agevolare esclusivamente le grandi catene, le multiutility e gli ex monopolisti dell'energia che hanno le capacità economiche ed organizzative per sostenere le modifiche apportate alla disciplina degli incentivi;
al decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, in corso di esame in Parlamento, sono stati depositati emendamenti finalizzati ad affrontare e risolvere la questione,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in merito a quanto sopra;
quali iniziative, anche normative, intenda adottare al fine di risolvere le problematiche derivanti dall'articolo 10 del decreto crescita;
se intenda convocare, con urgenza, un tavolo di confronto presso il Ministero dello sviluppo economico, con le associazioni degli operatori del settore, al fine di trovare una soluzione condivisa rispetto ai contenuti complessivi dell'articolo 10 da inserire nel primo provvedimento utile all'esame del Parlamento.
Interrogazione sulle misure di compensazione delle spese per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica
(3-01170) (09 ottobre 2019)
Girotto. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
l'articolo 10, commi da 1 a 3, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58 (cosiddetto decreto crescita), introduce la possibilità per il soggetto che sostiene le spese per gli interventi di cui agli articoli 14 e 16 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, rispettivamente interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico, di ricevere, in luogo dell'utilizzo della detrazione, un contributo anticipato dal fornitore che ha effettuato l'intervento, sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante (cosiddetto sconto in fattura);
detto contributo è recuperato dal fornitore sotto forma di credito d'imposta, di pari ammontare, da utilizzare in compensazione, in 5 quote annuali di pari importo, senza l'applicazione dei limiti di compensabilità. I fornitori che hanno effettuato le due tipologie di intervento a loro volta hanno facoltà di cedere il credito d'imposta ai propri fornitori di beni e servizi. Con ulteriore modifica, analoga facoltà è stata concessa ai beneficiari di detrazioni per interventi di realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici, con installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia, nonché ai relativi fornitori;
il comma 3-ter consente altresì ai beneficiari della detrazione per gli interventi di realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia (di cui all'articolo 16-bis, comma 1, lettera h), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni e integrazioni, testo unico delle imposte sui redditi), di cedere il proprio credito ai fornitori di beni e servizi necessari alla realizzazione degli stessi interventi; tali soggetti possono a loro volta cedere il credito ai propri fornitori, con l'esclusione di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi. Come per gli altri interventi disciplinati dalle norme in esame, è esclusa la cessione dei crediti a istituti di credito e intermediari finanziari;
considerato che:
le modifiche introdotte ai sensi dell'articolo 10, tuttavia, hanno creato numerose criticità in fase applicativa, destando forti preoccupazioni nelle piccole e medie imprese operanti nei settori degli impianti, del legno e dell'arredamento;
alcune di queste imprese, associate alla Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA), hanno avviato un procedimento davanti alla Commissione europea;
anche l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella segnalazione a Governo e Parlamento del 17 giugno 2019, ha evidenziato che la norma, nella sua attuale formulazione, appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell'offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni. Il nuovo sistema di incentivazione fiscale per i lavori di efficientamento energetico introdotto dal decreto crescita, di particolare appetibilità per la domanda, si pone, in ragione delle modalità prescelte per il trasferimento dei crediti fiscali dai soggetti aventi diritto ai fornitori, quale meccanismo realmente fruibile solo dalle imprese di grande dimensione, che risultano le uniche in grado di praticare gli sconti corrispondenti alle detrazioni fiscali senza confronti concorrenziali, potendo compensare i correlativi crediti d'imposta in ragione del consistente volume di debiti fiscali, godendo anche di un minor costo finanziario connesso al dimezzamento da 10 a 5 anni del periodo di compensazione del credito d'imposta;
in tale contesto, particolarmente destabilizzante per le piccole e medie imprese che operano nel settore è anche il disposto di cui al comma 3-ter, che, come già detto in precedenza, ha introdotto, anche per gli interventi di vendita e installazione di impianti fotovoltaici residenziali, la possibilità della cessione ai fornitori del credito IRPEF per detrazione fiscale da parte dei clienti;
anche tale beneficio può essere proposto ai clienti solo da grandi gruppi industriali, perché possiedono sia capienza di imposte a debito sufficientemente ampia per la compensazione dei crediti fiscali acquisiti dai clienti, sia la capacità di ricorrere al credito bancario, ovvero di imporre il timing dei pagamenti ai propri fornitori per colmare i gap di liquidità connessi con l'acquisizione dei crediti;
appare necessaria, dunque, e non più rinviabile una modifica della norma di cui all'articolo 10 del decreto-legge n. 34,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivarsi con iniziative di competenza, anche di proposta legislativa, al fine di superare le criticità esposte;
se non ritenga opportuno convocare urgentemente un tavolo con tutti gli operatori del settore al fine di addivenire ad una rapida soluzione del problema.
Interrogazione sul finanziamento del fondo nazionale per il servizio civile
(3-01169) (09 ottobre 2019)
Vono, Sbrollini. - Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport -
Premesso che:
con il decreto legislativo n. 40 del 2017, in attuazione della legge delega n. 106 del 2016, emanata durante il Governo pro tempore Renzi, il servizio civile è diventato "universale" per accogliere tutte le richieste dei giovani che, per scelta volontaria, intendono fare un'esperienza di grande valore formativo e civile che possa fornire loro competenze utili per l'immissione nel mondo del lavoro;
con la legge di stabilità per il 2016 (legge n. 208 del 2015), sono stati assegnati al fondo nazionale per il servizio civile ben 115 milioni di euro (115.730.527 euro);
negli anni successivi tali fondi sono andati diminuendo, tanto da dover essere integrati con risorse provenienti da altre amministrazioni e risparmi delle precedenti programmazioni;
considerato che:
il Consiglio dei ministri del Governo Conte I, in data 31 luglio 2019, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha approvato un disegno di legge che introduce disposizioni a favore del servizio civile universale e, per garantire il sostegno statale e la continuità del contingente complessivo di operatori volontari da avviare al servizio civile, ha previsto un incremento di 70 milioni di euro, per l'anno 2019, del Fondo nazionale per il servizio civile;
inoltre, il bando pubblicato per circa 40.000 giovani tra i 18 e i 29 anni scadrà il 17 ottobre alle ore 14.00,
si chiede di sapere quale sarà l'orientamento del Governo in ordine allo stanziamento dei fondi indicati nel suddetto disegno di legge della Presidenza del Consiglio dei ministri e se, inoltre, si intenda intraprendere come iniziativa urgente anche l'emanazione di un bando aggiuntivo che assorba i progetti già approvati .
Allegato B
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 257-702
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, alla luce dei chiarimenti forniti dal Governo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Battistoni, Bogo Deledda, Bongiorno, Bossi Umberto, Bruzzone, Castaldi, Cattaneo, Centinaio, Cioffi, Crimi, De Poli, Di Piazza, Fattori, Floris, Fusco, Malpezzi, Mangialavori, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Naturale, Nocerino, Ortolani, Pacifico, Pianasso, Pillon, Rauti, Ripamonti, Rizzotti, Ronzulli, Segre, Sileri, Tesei e Turco..
È assente per incarico avuto dal Senato il senatore: Ferro, per partecipare a una riunione della Rete parlamentare dell'OCSE.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Gaudiano Felicia
Delega al Governo in materia di imposizione fiscale dei soggetti esercenti attività di impresa nel settore dei servizi digitali (1543)
(presentato in data 10/10/2019);
senatore de Bertoldi Andrea
Modifiche al codice penale in materia di sicurezza in luogo pubblico (1544)
(presentato in data 09/10/2019);
senatori Dal Mas Franco, Caliendo Giacomo, Mallegni Massimo, Bernini Anna Maria, Malan Lucio, Modena Fiammetta, Pagano Nazario, Stabile Laura, Giammanco Gabriella, Moles Giuseppe, Paroli Adriano, Cangini Andrea, Fantetti Raffaele
Modifiche alla legge 9 gennaio 2019, n. 3, in materia di prescrizione (1545)
(presentato in data 10/10/2019).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Rufa Gianfranco ed altri
Modifica al decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, in materia di destinazione del 5 per mille alla Guardia di finanza, alla Polizia di Stato, all'Arma dei carabinieri o al Corpo nazionale dei vigili del fuoco (1443)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 4ª (Difesa), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 10/10/2019).
In sede referente
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione in materia di istruzione, università e ricerca scientifica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Qatar, fatto a Roma il 16 aprile 2012 (1506)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali)
C.1640 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 10/10/2019);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo italiano e il Governo di Singapore di cooperazione scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 23 maggio 2016 (1507)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 10ª (Industria, commercio, turismo)
C.1641 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 10/10/2019);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo di Giamaica per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocolli, fatto a Kingston il 19 gennaio 2018 (1508)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
C.1767 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 10/10/2019);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Gov. Conte-I: Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica ed audiovisiva tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Bulgaria, con Allegato, fatto a Roma il 25 maggio 2015 (1509)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali)
C.1770 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 10/10/2019);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
Gov. Conte-I: Pres. Consiglio Conte, Ministro affari esteri e coop. inter.le Moavero Milanesi ed altri
Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa su un approccio integrato in materia di sicurezza fisica, sicurezza pubblica e assistenza alle partite di calcio ed altri eventi sportivi, fatta a Saint Denis il 3 luglio 2016 (1510)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali)
C.1850 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 10/10/2019).
Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte
In data 9 ottobre 2019, è stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa del senatore Carbone. - "Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla condizione del lavoro in Italia e sulla tutela della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro, ivi incluse le strutture educative e scolastiche e le strutture sociosanitarie" (Doc. XXII, n. 21).
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro dell'interno, con lettera in data 7 ottobre 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 7, comma 1, lettera h), e 26, comma 1, della legge 11 gennaio 2018, n. 6 - lo schema di decreto ministeriale recante regolamento in materia di assunzione dei testimoni di giustizia in una pubblica amministrazione (n. 120).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alle Commissioni riunite 2a e 11a, che esprimeranno il parere entro il termine del 9 novembre 2019. Le Commissioni 1a e 5a potranno formulare le proprie osservazioni alle Commissioni riunite entro il 30 ottobre 2019.
Il Ministro della difesa, con lettere in data 8 ottobre 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - i seguenti atti:
schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 01/2019, relativo ai sistemi individuali di combattimento - Sistema soldato sicuro (n. 121);
schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 35/2019, relativo allo sviluppo e omologazione di un sistema di difesa aerea di corto/medio raggio (n. 122);
schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 36/2019, relativo all'acquisizione di sistemi controcarro SPIKE con munizionamento e relativi supporti addestrativi e logistici (n. 123);
schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 38/2019, relativo allo sviluppo e all'acquisizione del nuovo Elicottero Multiruolo - Light Utility Helicopter (LUH) (n. 124);
schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 39/2019, relativo all'adeguamento della linea SAR/SMI/antincendio dell'Aeronautica militare (n. 125);
schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 40/2019, relativo all'incremento delle condizioni di sicurezza del parco Veicoli Tattici Leggeri Multiruolo (VTLM) tramite l'acquisizione di circa 650 veicoli di nuova generazione (VTLM2) (n. 126);
schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 41/2019, relativo all'acquisizione di 9 velivoli PIAGGIO P-180 EVO PLUS (n. 127).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, gli schemi di decreto sono deferiti alla 4a Commissione permanente, che esprimerà il parere su ciascuno di essi entro il termine del 19 novembre 2019. La 5a Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 4a Commissione entro il 9 novembre 2019.
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con lettera in data 1° ottobre 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 74 e dell'articolo 12, comma 14, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 - la proposta di nomina del dottor Gabriele Papa Pagliardini a Direttore dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) (n. 38).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 9ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 30 ottobre 2019.
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Corte di conti: conti annuali consolidati dell´Unione europea - esercizio 2018 (COM(2019) 316 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla valutazione del quadro per la cooperazione tra le unità di informazione finanziaria (COM(2019) 371 definitivo), alla 2a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 6a e 14a;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'interconnessione dei meccanismi nazionali centralizzati automatici (registri centrali o sistemi elettronici centrali di reperimento dei dati) degli Stati membri relativi ai conti bancari (COM(2019) 372 definitivo), alla 2a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 6a e 14a;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sul vertice sull'azione per il clima 2019 ospitato a New York dal Segretario generale delle Nazioni Unite (COM(2019) 412 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare a nome dell'Unione alla terza riunione della conferenza delle parti della convenzione di Minamata sul mercurio in relazione all'adozione di una decisione che stabilisce soglie per i rifiuti di mercurio in conformità all'articolo 11, paragrafo 2, della convenzione (COM(2019) 413 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare a nome dell'Unione alla terza riunione della conferenza delle parti della convenzione di Minamata sul mercurio in relazione all'adozione di una decisione sull'eliminazione progressiva dell'amalgama dentale e che modifica l'allegato A della convenzione (COM(2019) 414 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo sulle attività e consultazioni del gruppo di coordinamento sulla lotta contro la tortura di cui all'articolo 31 del regolamento (UE) 2019/15 relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti (COM(2019) 449 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 2a e 14a, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'esercizio della delega conferita alla Commissione conformemente al regolamento (UE) n. 658/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, sulle tariffe pagabili all'Agenzia europea per i medicinali per lo svolgimento delle attività di farmacovigilanza relative ai medicinali per uso umano (COM(2019) 439 definitivo), alla 12a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 4 ottobre 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti ONLUS, per gli esercizi dal 2015 al 2018. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 208).
Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, trasmissione di atti
Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera in data 4 ottobre 2019, ha inviato un testo di osservazioni e proposte - formulate ai sensi dell'articolo 10 della legge 30 dicembre 1986, n. 936 - concernenti "Principi fiscali internazionali e digitalizzazione dell'economia: osservazioni per un'equa fiscalità", approvate da quel Consesso nella seduta del 25 settembre 2019.
Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Atto n. 341).
Mozioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Donno ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00136 della senatrice Segre ed altri.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Taverna, Accoto, Angrisani, Botto, Corbetta, Corrado, Dell'olio, Donno, Floridia, Guidolin, Lannutti, Mantero, Paragone, Pirro, Trentacoste e Vanin hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01159 della senatrice Mantovani.
Il senatore De Falco ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01161 della senatrice Nugnes ed altri.
Il senatore Iannone ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02244 del senatore Fazzolari.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dall'11 settembre al 10 ottobre 2019)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 41
BOSSI Simone: sulla realizzazione di un impianto di compostaggio a Crotta d'Adda (Cremona) (4-00554) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
CASTIELLO: sulla realizzazione del progetto di metanizzazione del Mezzogiorno nelle aree interne del Cilento (4-00386) (risp. PATUANELLI, ministro dello sviluppo economico)
IANNONE: sugli incendi dolosi in costiera Amalfitana e Sorrentina (4-00644) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
sugli incendi negli impianti di stoccaggio dei rifiuti della provincia di Caserta (4-00791) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
MORRA ed altri: sulla realizzazione della metrotranvia di Cosenza-Rende-università della Calabria (4-00574) (risp. COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
Interrogazioni
CORBETTA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
la valle della Bevera, con le sue importanti falde acquifere, costituisce la fonte principale e non sostituibile di approvvigionamento idrico per la città di Varese. L'acqua prelevata copre circa i due terzi del fabbisogno del capoluogo e funge da riserva per i comuni vicini. In occasione delle periodiche crisi idriche che colpiscono il varesotto, l'acqua della Bevera rifornisce un bacino di utenza di 200.000 persone;
in caso di inquinamento delle falde acquifere della valle della Bevera, l'approvvigionamento idrico nella città di Varese sarebbe drasticamente ridotto e comporterebbe la necessità di razionare il consumo di acqua;
le falde acquifere della Bevera sono da tempo soggette a rischio di inquinamento, a causa delle attività estrattive (cave di ghiaia e sabbia) e dei cantieri per la costruzione della linea ferroviaria Arcisate-Stabio, inaugurata nel 2018. Secondo quanto documentato dalla trasmissione televisiva "Striscia la notizia" nel dicembre 2012, notevoli quantitativi di rifiuti speciali e fanghi di lavorazioni di cemento non indurito sarebbero stati sotterrati sopra le falde acquifere della Valle Bevera, esponendole a gravi rischi di contaminazione; ulteriori rischi potrebbero derivare in futuro dai cantieri per la realizzazione del Lotto 2 della tangenziale di Varese;
delle quattro cave presenti in Valle Bevera, la cava Valli è la più grande ed è l'unica attiva; la continua estrazione di materiale (in gran parte destinato alla Svizzera) espone una vasta area e la falda acquifera sottostante a gravi e crescenti rischi di contaminazione. Inoltre, nelle cave dismesse in passato sono stati depositati illegalmente rifiuti contenenti sostanze tossiche come amianto, arsenico e nichel, provenienti in gran parte dalla Svizzera, come nel caso della cava Femar scoperto dalla Guardia di finanza nel 2009;
nel 2015 l'Italia ha esportato in Svizzera circa un milione di tonnellate di sabbia e ghiaia provenienti quasi esclusivamente dalle province di Varese (53 per cento) e Como (43 per cento) e in grado di soddisfare il 40 per cento del fabbisogno dell'intero Cantone Ticino;
l'esportazione degli inerti in Svizzera è vantaggiosa per le aziende estrattive varesine e comasche, in quanto offre maggiori ricavi rispetto al mercato italiano. L'importazione è altrettanto vantaggiosa per il Cantone Ticino, perché consente di preservare le risorse naturali e il territorio ticinese;
a farne le spese sono i cittadini italiani che assistono alla distruzione del territorio lombardo, al depauperamento delle risorse naturali, al rischio crescente di contaminazione delle falde acquifere;
inoltre, la disponibilità di cave dismesse adibite a discariche per inerti e le basse tariffe applicate dalle cave italiane (pari a un quinto delle tariffe svizzere) hanno favorito l'importazione dei rifiuti edili dal Ticino;
il flusso transfrontaliero delle terre di scavo è in forte crescita, registrando 6.000 tonnellate nel 2012, 26.000 nel 2013, 174.000 nel 2014 e 214.000 nel 2015. La qualità dei rifiuti edili in ingresso alla frontiera è difficilmente controllabile dalle autorità italiane anche a causa della grande facilità con cui rifiuti pericolosi possono essere tritati, miscelati e occultati illegalmente nei carichi di rifiuti inerti e terre di scavo. I controlli non risultano efficaci nei valichi di frontiera non sorvegliati;
nel 2015, anche per scongiurare la realizzazione di una nuova discarica per inerti a Bizzarone, località ticinese a ridosso del confine italiano, Regione Lombardia siglava un accordo con il Ticino per la gestione transfrontaliera degli inerti. Tuttavia con tale firma Regione Lombardia si impegnava ad azioni che avrebbero favorito il sovrasfruttamento del territorio e delle risorse italiane e aumentato il rischio di importazione e stoccaggio illegale di rifiuti pericolosi;
la Regione, infatti, sottoscriveva l'impegno a: "promuovere gli scambi commerciali in relazione ai materiali inerti per l'edilizia (sabbia e ghiaia) dall'Italia verso il Ticino ed al materiale di scavo non inquinato (terra e rocce) e dei rifiuti edili di origine minerale (rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione) dal Ticino verso l'Italia"; consentire "il transito di tali materiali da tutti i valichi di frontiera, anche ferroviari"; agevolare "lo sdoganamento degli stessi materiali tramite la semplificazione delle procedure e l'adozione di processi amministrativi efficienti (procedura telematica del regime delle esportazioni, ECS) in tutti i valichi di frontiera"; favorire "il riutilizzo del materiale di scavo non inquinato (terra e rocce) e dei rifiuti edili di origine minerale (rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione) prodotti in Ticino nell'ambito del ripristino di cave dismesse o di altre operazioni di recupero di materia ubicate in Italia in prossimità della frontiera",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare iniziative di propria competenza, affinché vengano interrotte l'esportazione di materiali inerti e l'importazione di rifiuti inerti provenienti dall'estero e venga impedito il riempimento delle cave dismesse con rifiuti a rischio di contaminazione.
(3-01175)
PUCCIARELLI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il carcinoma mammario è il tumore più frequente nella donna, rappresentando il 29 per cento di tutte le neoplasie, seguito da quello del colon-retto (13 per cento), polmone (8 per cento), tiroide (6 per cento) e corpo dell'utero (5 per cento);
in Italia la malattia colpisce poco più di cinquantamila donne all'anno. Nonostante questi numeri, però, il tumore è anche uno di quelli che presenta i più alti tassi di guarigione. Le probabilità di guarigione sono tanto più alte quanto più la diagnosi è precoce;
grazie allo screening si migliora la diagnosi e si riduce la mortalità;
negli ultimi anni proprio il rilievo precoce della malattia ha consentito di ricorrere alla chirurgia conservativa (la quadrantectomia). Più del 57 per cento delle donne invitate alla campagna preventiva accetta questa opportunità di salute, anche se in modo difforme tra le varie aree del Paese;
la prevenzione è sicuramente una fra le più importanti azioni da promuovere per combattere l'insorgenza della malattia, affiancata al sostengo per la ricerca;
considerato che:
ottobre è il mese dedicato alla prevenzione di tale patologia;
la rilevante importanza della diffusione di un'aggiornata educazione alla prevenzione e al trattamento del tumore al seno esige che venga assicurata in ogni regione il coinvolgimento di tutta la popolazione interessata ai programmi di screening mammografico, non più standardizzati ma personalizzati per ciascuna donna in base alla valutazione dei fattori di rischio individuali,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda far sì che la data del 13 di ottobre venga istituita come la giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno.
(3-01177)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
COLTORTI, ANGRISANI, MARINELLO, VANIN, ACCOTO, CORRADO, DE LUCIA, TRENTACOSTE, DONNO, FEDE, DI GIROLAMO, CASTELLONE, SANTILLO, AIROLA, GRANATO, RUSSO, PRESUTTO, GARRUTI, PIRRO, DI MARZIO, GIANNUZZI, MININNO, MAUTONE, ROMAGNOLI, GRASSI, LEONE, ABATE, AGOSTINELLI, MOLLAME, SANTANGELO, PESCO, DI NICOLA, LANNUTTI, PIARULLI - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:
Altavilla Silentina è una cittadina che sovrasta la piana del Sele fino al golfo di Salerno, nota perché in queste terre nel 71 a. C., muore il gladiatore Spartacus alla testa della più grande ribellione dell'antichità contro Roma con 40.000 schiavi e gladiatori verso altrettanti soldati della legione romana che vennero sterminati a Scanno (frazione di Altavilla Silentina). È inoltre nota per l'operazione "Avalanche", annoverata tra le più importanti operazioni degli Alleati nel secondo conflitto mondiale, a tutt'oggi studiata nelle accademie militari;
all'interno della città sorge un castello Normanno del 1080 vincolato dai beni culturali che costituisce uno dei centri della Congiura dei Baroni mossa per uccidere Federico II di Svevia e che divenne in seguito residenza della famiglia Colonna;
considerato che:
il castello è stato acquistato nel 1999 dalla società "Tele A Srl" di Alfredo Abbaneo per soli 258.000 euro da una famiglia locale. Alla suddetta società di Alfredo Abbaneo nel 2001 risulterebbero essere stati assegnati fondi pubblici per 606.588 euro, bando del Ministero dello sviluppo economico, legge n. 488 del 1992- bando del 2001 (12°) del settore turistico alberghiero con graduatoria ordinaria della Regione Campania;
Abbaneo avrebbe ottenuto dal Comune di Altavilla Silentina il cambio di destinazione d'uso del castello ad attività turistico-alberghiera nel 2002 e avrebbe dato seguito ai lavori di ristrutturazione nel 2003, senza che risulti agli interroganti richiesta di nulla osta alla Sovrintendenza, né comunicazione inizio lavori, richiesta inoltrata agli uffici del Comune solo tre giorni prima dell'inizio degli stessi. A seguito di dell'omissione di tale richiesta, la Sovrintendenza non avrebbe potuto vigilare sulla correttezza del procedimento e dei lavori, come dalla stessa segnalato anche al Ministero;
le prime difformità edilizie risulterebbero essersi concretizzate quasi subito, visibili ad occhio nudo da tutti i cittadini e dagli uffici del Comune. Il castello si affaccia infatti sulla piazza centrale del paese e di fronte alle finestre del Comune, anche se questo nel suo ruolo di ente non sembra aver esercitato attività di controllo come avrebbe dovuto;
risulterebbe, altresì, che soltanto nel 2005 la Sovrintendenza avrebbe svolto i primi sopralluoghi, rilevando una serie di abusi che definisce un "inutile oltraggio", depositando un esposto alla Procura della Repubblica di Salerno e alla Polizia municipale di Altavilla Silentina, esposto che ha ripetutamente presentato nel 2013 e nel 2014 con nuova denuncia a Procura, Carabinieri e Comune, intimando il ripristino del bene sostenendo altresì, in un relazione inviata al Ministero, di non essere in possesso di documentazione fotografica atta a stabilire le originarie condizioni del castello e quantificarne con certezza le modifiche e i danni;
emergerebbe, inoltre, che Abbaneo nel 2014 abbia presentato ricorso al TAR e che la società Tele A srl, proprietaria del castello, sempre nel 2014, abbia effettuato una scissione, passando l'immobile ad una nuova ditta denominata "Immobiliare Tele A srl" e che tale operazione non risulterebbe comunicata alla Sovrintendenza. Per di più Immobiliare Tele A, a sua volta, nel 2016, avrebbe realizzato la vendita del castello per 990.000 euro a favore di " Esuberanza kft", una società ungherese con sede a Budapest e con capitale sociale di 10.000 euro, con socio unico tale Filomena Abbaneo (parente di Alfredo Abbaneo);
risulterebbe ancora agli interroganti che sul castello gravi un'ipoteca di euro 549.852, dovuta alla messa in mora di "Immobiliare Tele A srl" da parte di Equitalia per tributi non versati e che la prima società, "Tele A srl" sia stata messa in liquidazione con fallimento nel 2017 e a seguito di due gradi di giudizio persi. A tal proposito sembrerebbe che Alfredo Abbaneo abbia presentato ricorso in Cassazione;
il curatore fallimentare di Tele A srl, afferma che la vendita del castello "si inserisce in un ampio disegno preordinato alla dispersione, distruzione, sottrazione e/o occultamento del patrimonio";
un articolo d'inchiesta sulle vicende recenti riguardanti il castello è stato pubblicato il 4 settembre 2019 sul magazine nazionale "Panorama", a firma del giornalista Antonio Amorosi, dal titolo: "Salvate quel castello dal disastro". Dall'articolo risulterebbe inoltre che Alfredo Abbaneo il 28 giugno sarebbe stato al Comune di Altavilla Silentina (il settimanale ha pubblicato la foto di Abbaneo presso il Comune e spiega di aver documentazione provante in merito), con un tecnico e avrebbe dichiarato di aver trovato un accordo per chiudere la vicenda, attraverso il pagamento di una multa di 60.000 euro (come dichiara l'ingegnere Fusco a Panorama), cifra smentita categoricamente dal Ministero al giornalista e considerata gravemente limitata;
visto che:
Alfredo Abbaneo, a seguito del suo continuo interessamento, sembrerebbe agire ancora da proprietario;
il giornalista Amorosi, in una conferenza pubblica svoltasi il 15 settembre 2019 presso il teatro Auditorium di Altavilla Silentina e riprodotta in video su "Youtube", avrebbe mostrato una copiosa e nitida documentazione fotografica che dimostrerebbe la profondità degli abusi e degli scempi e, nel corso della conferenza, ha più volte sollevato domande nel merito e più precisamente: su quale base peritale è stato quantificato dalla Sovrintendenza il danno, se quest'ultima risulta non essere in possesso di foto che possano attestare le condizioni precedenti del castello, e da chi e come è stata redatta e argomentata la valutazione infine se il Ministero ne era al corrente;
considerato che:
sembrerebbe persistere un reato, quello "culturale" che non si prescrive ed è permanente se non c'è stata la rimozione degli abusi (sentenza n. 9860 del 3 aprile 1995 della Cassazione);
se corrispondesse al vero, l'omessa comunicazione alla Sovrintendenza della scissione societaria del 2014 da "Tele A Srl" a "Immobiliare Tele A Srl" ha privato l'ente ministeriale dell'esercizio di prelazione sul bene tutelato, costituendo un reato ancora in essere perché prescritto dopo 7 anni e sei mesi, quindi nel 2021,
si chiede di sapere:
se sia interesse del Ministro in indirizzo aprire un'approfondita indagine interna per fare chiarezza sulla vicenda a tratti oscura o lacunosa su tale bene tutelato e capire se ci siano state solo mancanze e sciatteria di operato da parte di tecnici ed enti preposti o anche gravi condotte tese a danneggiare beni su cui lo Stato è tenuto a vigilare e dare prescrizioni a norma di legge;
se sia interesse del Ministro effettuare un'eventuale sopralluogo del castello al fine di visionare di persona la gravità del danno e convocare il giornalista Amorosi per acquisire documentazione inedita e provante la gravità dello scempio effettuato ad un bene culturale vincolato;
se sia interesse del Ministro, nel caso, dopo gli accertamenti doverosi e necessari, riappropriarsi del bene e/o trovare un percorso con la finalità di ripristino della condizione del castello, normanno ed assicurarne lo stato di conservazione negli anni futuri, nonché una sua valorizzazione, ai fini del rilancio del borgo antico del paese di Altavilla Silentina con beneficio dell'indotto turistico e culturale per la comunità intera che ne avrebbe un vantaggio.
(3-01176)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LEONE, ABATE, CRUCIOLI, MOLLAME, AGOSTINELLI, DESSI', CAMPAGNA, RUSSO, GIARRUSSO, PAVANELLI, FLORIDIA, D'ANGELO, FENU, LANNUTTI, TRENTACOSTE, SANTANGELO, NOCERINO, ORTIS, BOTTO - Al Ministro della salute. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
il disservizio sanitario dell'Asp di Palermo, in particolare, nel territorio di San Giuseppe Jato, per quello che concerne, nello specifico, le vaccinazioni, si protrae da anni e, riguardando un servizio necessario, tutto ciò comporta file ed attese estenuanti per gli utenti, che spesso devono recarsi all'alba presso l'ambulatorio per avere la possibilità di accedervi;
i maggiori fruitori di tale servizio sono neonati, bambini e ragazzi;
il territorio di San Giuseppe Jato comprende i territori anche dei comuni di San Cipirello, Camporeale e in parte di Piana degli Albanesi e, di conseguenza, tale disservizio colpisce un numero importante di utenti;
il 2 settembre 2016, il giornale locale, "Monreale News", denunciava che l'ambulatorio per le vaccinazioni di San Giuseppe Jato era aperto un solo giorno a settimana, il mercoledì, e che ad eseguire le vaccinazioni per tutti i suddetti territori era solo un medico, affiancato da un amministrativo; inoltre nella stessa giornata venivano "somministrate sia le vaccinazioni obbligatorie per neonati e lavoratori che quelle contro la meningite e per il papilloma virus". E come proprio in quell'anno, nel solo mese di agosto, l'ambulatorio abbia effettuato 17.000 vaccinazioni antimeningococciche, rispondendo alla straordinaria richiesta dell'utenza grazie al lavoro dei medici che spesso si è protratto fino alle ore 23;
ancora nel gennaio 2017, il "Giornale di Sicilia" denunciava la medesima situazione, sottolineando come i maggiori disagi colpissero le famiglie con figli in età pediatrica. In caso di aumento delle richieste di vaccinazioni, come periodicamente accade per le quelle antinfluenzali o dovute alla "psicosi meningite", l'ambulatorio non riesce a rispettare il calendario vaccinale, comportando inoltre una compresenza di bambini e adulti in ambienti ristretti;
considerato che:
a tutt'oggi la situazione è rimasta invariata con l'apertura dell'ambulatorio vaccinale nella sola giornata di mercoledì dalle ore 9.00 alle 12.00 e a questo si aggiunge l'ulteriore inconveniente della chiusura, spesso, anticipata della struttura dovuta alla carenza di personale, essendo presente un solo medico, o all'indisponibilità dei vaccini per tutti o alla mancanza di materiale sanitario;
tutto questo inficia l'articolo 32 della Costituzione, che sancisce e tutela la salute "come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" e al secondo comma stabilisce che "La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana";
è compito dello Stato creare le condizioni affinché le persone possano esercitare il diritto alla salute che si concretizza anche con l'accesso all'assistenza sanitaria,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della problematica;
se, a fronte della situazione descritta, siano previste iniziative per risolvere tale disservizio;
quali interventi, allorché non si fosse ancora provveduto, si intendano effettuare al fine di risolvere una situazione così gravosa che riguarda tutti i centri di vaccinazione dell'Asp di Palermo e, in particolare, del Comune di San Giuseppe Jato.
(4-02265)
CORRADO, ABATE, ANGRISANI, DE LUCIA, DONNO, GIANNUZZI, GRANATO, LANNUTTI, LEONE, MANTOVANI, NATURALE, NOCERINO, PIRRO, ROMANO, SANTANGELO, TRENTACOSTE, DI MICCO, PELLEGRINI Marco - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
con ordinanza n. 57 del 14 marzo 2013, il capo del Dipartimento della protezione civile, ha disposto che la Regione Calabria - Assessorato alle Politiche Ambientali, subentrasse al commissario straordinario per la gestione dei rifiuti, individuandola quale amministrazione competente al coordinamento delle attività necessarie al completamento degli interventi da eseguirsi nel contesto di criticità nel settore dei rifiuti solidi urbani nel territorio della medesima regione;
l'emergenza rifiuti in Calabria è tutt'altro che risolta, tanto che il Presidente della Regione ha emesso l'ennesima ordinanza contingibile e urgente della sua legislatura, la n. 246 del 7 luglio 2019, che sancisce il totale fallimento dell'attuale gestione;
ai sensi dell'art. 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (Testo unico Ambiente), detti provvedimenti possono essere emessi solo quando si verificano situazioni di eccezionale e urgente gravità di tutela della salute pubblica e dell'ambiente e solo quando non si possa altrimenti provvedere;
con l'ordinanza n. 246, la Regione, richiamando una presunta quanto discutibile situazione di emergenza e in deroga alla normativa in materia, ha autorizzato la società "Sovreco" a proseguire la coltivazione della discarica di proprietà della stessa, sita in località Columbra del Comune di Crotone, sino al 30 giugno 2020, ovvero sino al raggiungimento della volumetria di 120.000 tonnellate di rifiuti conferiti, per ospitare i rifiuti provenienti da tutta la Regione, ciò a causa dei ritardi accumulati dai soggetti competenti nell'individuazione dei siti pubblici e nella realizzazione delle relative discariche;
che non si tratti di situazione di eccezionale e urgente gravità, ma di situazione ben nota, e da tempo, all'Assessorato alle politiche ambientali della Regione Calabria, si evince chiaramente dal tenore della stessa ordinanza contingibile e urgente, che descrive la situazione delle discariche ubicate nella regione e i motivi che ne impediscono il loro utilizzo, a causa dei ritardi accumulati, a cui solo ora e all'ultimo momento si cerca di porre rimedio, ordinando agli ATO di Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria di fare "in via d'urgenza", quanto non fatto per anni, paventando l'eventualità dell'attivazione dei poteri sostitutivi anche mediante la nomina di commissari ad acta;
l'ammissione della pregressa conoscenza dello stato di emergenza igienico-sanitaria per lo smaltimento dei rifiuti in Calabria, facilmente prevedibile perché ricorrente e a scadenza fissa, esclude, a parere degli interroganti, il carattere dell'urgenza e della gravità posta alla base dell'ordinanza e rappresenta la totale incapacità ovvero la mancanza di volontà da parte degli enti preposti a risolvere una volta per tutte lo stato di emergenza ambientale;
l'autorizzazione concessa alla società "Sovreco", di continuare nell'abbanco nella sua discarica di ulteriori 120.000 tonnellate di rifiuti provenienti da tutta la regione, rappresenta essa stessa un'emergenza ambientale, atteso che la discarica privata di Columbra, tra l'altro ormai esaurita, avendo ospitato già oltre 2.000.000 di tonnellate di rifiuti, anche pericolosi, è ubicata nelle immediate vicinanze della città di Crotone e in particolare della frazione Papanice, nonché a ridosso dei Comuni di Cutro e Scandale, tanto che da tempo la cittadinanza e i comitati che si sono formati, ne chiedono l'immediata chiusura, a causa degli insopportabili e nauseabondi miasmi che ne promanan, penalizzando la qualità della vita degli abitanti, tra i quali si registra, peraltro, una elevato incremento di decessi per patologie tumorali;
non tranquillizza di certo la provvisorietà e la temporaneità cui fa riferimento la suddetta ennesima e pretesa ordinanza contingibile e urgente emessa dal Presidente della Regione Calabria, perché, considerata la situazione descritta e i pregressi disastrosi risultati della gestione dei rifiuti nella regione Calabria, c'è da aspettarsi che, alla scadenza dei termini previsti, la situazione sarà tristemente invariata per la popolazione residente,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione in cui versa la gestione dei rifiuti in Calabria e quali iniziative intenda adottare, per quanto di sua competenza, per superare il cronico stato di emergenza in cui versa la Regione e scongiurare che il problema venga rinviato sino all'emanazione della prossima ordinanza contingibile e urgente.
(4-02266)
IANNONE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
per quanto risulta all'interrogante nel comune di Arzano (Napoli), le amministrazioni locali, a seguito dei sopraggiunti scioglimenti per mafia del 2008, 2015 e 2019, sono risultate controllate dalla camorra;
le intimidazioni a giornalisti e forze dell'ordine ormai debordano nelle consuetudinarie minacce rivolte a quanti non si rassegnano alla subalternità ossequiosa verso il potere clientelar - camorristico;
a finire nel mirino di anonimi il 18 settembre 2019, i giornalisti Giuseppe Bianco (del quotidiano "Roma"), Domenico Rubio e l'Arma dei carabinieri, raggiunti da una missiva contenente minacce di morte con in calce una stella rossa;
questi comportamenti si vanno diffondendo fino al punto di creare una vera e propria coltre di intimidazione diffusa sul territorio contro chi cerca di raccontare e riportare alla luce verità evidentemente scomode;
nell'attività di giornalisti, Bianco e Rubio hanno più volte preso posizione antitetica nei confronti dell'ex amministrazione con articoli il più delle volte critici e denunziando una gestione sospetta e quanto meno non regolare della cosa pubblica con presunti collegamenti camorristici che hanno determinato lo scioglimento per mafia a maggio del 2019 e le ingerenze di alcuni agenti della Polizia municipale sull'apparato burocratico dell'ente comunale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo ennesimo gravissimo episodio e quali iniziative intenda realizzare per tutelare l'incolumità dei giornalisti.
(4-02267)
IANNONE - Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. - Premesso che:
il pubblico e privato insieme possono fare un lavoro davvero importante di valorizzazione e tutela del patrimonio culturale;
il premio "Civitas", fin dalla sua nascita agli inizi degli anni '90, ha concentrato i suoi sforzi ed il suo impegno nella promozione e valorizzazione della città di Pozzuoli (Napoli) e dell'intero territorio flegreo: un territorio all'epoca profondamente ferito dalla crisi bradisismica degli anni '80, che con enorme fatica provava a rialzarsi e da qui l'idea di dare un contributo a questo processo di rinascita, attraverso l'organizzazione di eventi che vedevano come protagonisti importanti personaggi della cultura, della musica, della scienza, del cinema e dello spettacolo, che diventavano ambasciatori nel mondo di questa terra;
di particolare rilievo fu l'edizione del 2005, che vide il ritorno a Pozzuoli della immensa Sophia Loren;
nel 2014 fu deciso di accendere i riflettori sul "Macellum - Tempio di Serapide", un sito archeologico di rilevanza mondiale a cui però non era dedicata l'attenzione che meritava: dapprima con l'esibizione dell'orchestra e del coro del Teatro San Carlo, diretto per l'occasione da Carlo Ponti Jr, in una speciale arena allestita nei giardini del "Tempio", poi l'emozionante perfomance, purtroppo una delle ultime, del maestro Ezio Bosso;
parallelamente fu dato il via ad un progetto ambizioso ed impegnativo: dare una nuova luce al Macellum;
l'impianto di illuminazione esistente era vetusto e malfunzionante, quindici vecchi fari a vapori di sodio di cui se ne accendevano solo 4 e quindi mettendosi a lavoro fu pensato un impianto innovativo, basato su sorgenti LED per garantire un'illuminazione sostenibile, che potesse ridisegnare la fisionomia originale del sito, facendo emergere l'immagine e la bellezza nascoste da troppo tempo a cittadini e turisti;
faticosamente fu cercata ed ottenuta la collaborazione finanziaria dei privati ed aperto, tra mille difficoltà, un Tavolo con gli enti coinvolti per avviare e concludere l'iter autorizzativo per la realizzazione dell'intervento;
dopo enormi sforzi e senza un euro di sovvenzioni pubbliche, ad inizio del 2018 cominciarono i lavori e finalmente si arriva all'inaugurazione di luglio 2018, accolta con grande soddisfazione e gioia da tutta la città;
in seguito agli eccezionali eventi meteorologici dello scorso marzo 2019, che hanno causato forti danni su tutto il territorio cittadino, evidentemente anche l'impianto di illuminazione ha subito un guasto e qualche giorno dopo fu data la disponibilità ad intervenire gratuitamente per la verifica ed il ripristino delle condizioni di funzionamento, purtroppo però fu negato l'accesso al sito a causa di nuove regole vigenti;
il risultato è sotto gli occhi di tutti, il Macellum è ritornato nel buio;
come in un film già visto all'Anfiteatro Flavio, con gli spalti per gli spettacoli da anni distrutti e inutilizzabili, anche l'impianto di illuminazione del Macellum, a solo un anno di distanza dalla sua realizzazione e consegna, versa in condizioni di totale abbandono,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fatto e se abbia intenzione di intervenire affinché, dopo tanto impegno profuso e risorse economiche impegnate, non si debba raccogliere solo delusione.
(4-02268)
TOSATO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
i direttori dei servizi generali e amministrativi facenti funzione (D.S.G.A.) da anni stanno ricoprendo l'incarico di "Facenti funzione" da D.S.G.A, attraverso provvedimenti di utilizzazione previsti dal CCNL vigente. Queste persone hanno accettato l'incarico, per coprire i crescenti vuoti di organico sui posti di D.S.G.A., a causa della mancata indizione di concorsi ordinari; la situazione si è protratta per quasi venti anni;
la figura del D.S.G.A., istituita dal CCNL Scuola del 26 maggio 1999 nel sistema dell'autonomia scolastica, ha un ruolo vitale per il funzionamento delle scuole; rappresenta un organo indispensabile per la gestione amministrativa e contabile come diretto responsabile dell'istruttoria degli atti amministrativo-contabili e cofirmatario di molti atti contabili con il dirigente scolastico. In assenza di tale figura l'attività contrattuale e finanziaria di una scuola si bloccherebbe;
la situazione degli assistenti amministrativi che, nell'arco degli anni, per senso di responsabilità nei confronti dell'amministrazione di appartenenza, hanno accettato di ricoprire un incarico superiore rispetto al profilo per cui erano stati assunti, è diventata davvero particolare: l'incarico è stato rinnovato di anno in anno ben oltre la triennalità prevista dal decreto legislativo n. 165 del 2001, costruendo figure professionali che si sono messe in gioco e formate non solo a proprie spese, ma anche a carico dello Stato, molti di essi sono in possesso della laurea specifica prevista dal Ccnl e comunque titoli di studio di livello universitario, a cui si aggiunge un'esperienza pluriennale maturata sul campo;
il concorso ordinario per la copertura di 2.004 posti, bandito dal Ministero dopo 20 anni per la prima volta da quando è stato istituito il profilo di Dsga, non farà uscire le scuole dall'emergenza, che si è venuta a creare in questi anni. Infatti i vuoti di organico vanno ben oltre i posti a concorso e ciò comporterà che la direzione amministrativa di circa 1.700 scuole, al 1° settembre 2020, sarà affidata nuovamente a DSGA F.F.;
a supporto degli assistenti amministrativi incaricati, la normativa prevede per gli impiegati della pubblica amministrazione con contratto a tempo indeterminato la possibilità di progressione di carriera mediante concorso riservato (legge Madia di riforma della pubblica amministrazione, legge n. 124 del 2015, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2015);
i suddetti incarichi sono stati conferiti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca secondo contratti e intese che prevedevano e prevedono la copertura dei posti vacanti anche con personale sprovvisto di titolo di studio specifico, derogando consapevolmente, nell'arco degli anni, al possesso del titolo specifico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga di bandire, quanto prima, un concorso riservato, che dia l'opportunità di stabilizzare il personale che ricopre il ruolo di assistente amministrativo sia in possesso della laurea specifica che senza, dato che, in questi anni, queste persone hanno garantito la regolare continuità di un servizio pubblico;
se intenda prevedere, valutando in prospettiva i posti che si libereranno alla fine del corrente a.s. 2019/2020, una procedura concorsuale che dia sbocco anche a corsi di formazione.
(4-02269)
ARRIGONI, BAGNAI, BRIZIARELLI, CANDIANI, FUSCO, PAZZAGLINI, PILLON, TESEI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
a più di tre anni dagli straordinari eventi sismici che, dal 24 agosto 2016, hanno colpito il centro Italia, la ricostruzione stenta a partire, anche per il verificarsi di una serie di problematiche di natura procedurale;
fin da subito il legislatore è intervenuto con la sospensione del pagamento di tributi e imposte a carico di imprese e cittadini, tra cui l'Irpef, l'Irap e i contributi previdenziali;
l'articolo 48, comma 11, del decreto-legge n. 189 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016 n. 229, più volte prorogato nell'efficacia, ha stabilito la possibilità per i lavoratori dipendenti di richiedere al datore di lavoro di non effettuare le ritenute IRPEF, permettendo loro di percepire un importo pari al lordo del proprio stipendio e non pari al netto;
la cosiddetta "busta paga pesante" è stato quindi uno strumento in grado di dare un po' di respiro ai lavoratori delle zone colpite dal sisma e di avere maggiori introiti in modo anche da favorire la ripresa del tessuto economico dell'area;
considerato che:
la norma dell'articolo 48 del decreto-legge n. 189 del 2016, come già detto, è stata più volte prorogata negli anni successivi;
il Governo Conte I, in particolare, è intervenuto tre volte: innanzitutto, nella conversione del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (legge 24 luglio 2018, n. 89); una seconda volta, nella legge di bilancio per il 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145);
da ultimo, il Governo gialloverde, nella conversione del decreto-legge n. 32 del 2019, cosiddetto "Sblocca cantieri" (articolo 23, comma 1, lettera e-ter, a)) ha nuovamente prorogato la sospensione delle ritenute IRPEF fino al 15 ottobre 2019, data entro la quale si dovrà effettuare il pagamento in un'unica rata oppure mediante rateizzazione fino a un massimo di 120 rate mensili di pari importo, con il versamento dell'importo corrispondente al valore delle prime cinque rate entro il 15 ottobre 2019;
molti contribuenti si ritroveranno quindi nella condizione di dover pagare gli importi di cinque mesi in un'unica rata (ossia da giugno a ottobre) per poter ottenere la restante rateizzazione;
questa situazione rischia di avere un impatto devastante, non solo per i portafogli delle famiglie, ma anche per l'intera economia delle aree sismiche che già fatica enormemente a ripartire;
spesso il Governo riserva ai territori colpiti da sisma solo una vicinanza mediatica: il Presidente del Consiglio dei ministri, dopo il secondo giuramento, si è recato ad Accumuli per rinnovare l'impegno dell'Esecutivo sulla ricostruzione, ma non compare nessun intervento a supporto dei Comuni terremotati all'interno dell'ultima nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, se non in una generica affermazione programmatica riguardante "l'accelerazione della ricostruzione delle aree terremotate",
si chiede di sapere se il Governo intenda assumere le opportune iniziative legislative al fine di prorogare ulteriormente il termine di restituzione delle ritenute o, se intenda procedere diversamente, in quali termini o modalità.
(4-02270)
IWOBI, DE VECCHIS - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
l'articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, stabilisce che soggetti passivi dell'imposta siano le persone fisiche, residenti o meno nel territorio dello Stato, e che si considerano a tal fine residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile;
l'articolo 49 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari, fatta a Vienna il 24 aprile 1963 e ratificata dall'Italia il 25 giugno 1969, previa autorizzazione concessa ai sensi della legge 9 agosto 1967, n. 804, stabilisce che i funzionari consolari, gli impiegati consolari e i membri della loro famiglia viventi nella loro comunione domestica siano esenti da ogni imposta e tassa, personali o reali, nazionali regionali e comunali;
l'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, recante la "Disciplina delle agevolazioni tributarie", stabilisce che i redditi degli ambasciatori e degli agenti diplomatici degli Stati esteri accreditati in Italia, derivanti dall'esercizio della loro funzione, siano esenti dall'imposta sul reddito delle persone fisiche e dall'imposta locale sui redditi e che detta esenzione si applica, a condizione di reciprocità, anche ai consoli, agli agenti consolari e agli impiegati delle rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati esteri, che non siano cittadini italiani né italiani non appartenenti alla Repubblica;
considerato che:
negli ultimi mesi l'Agenzia delle entrate ha disposto una serie di accertamenti nei confronti del personale dipendente delle strutture delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere, aventi sede in territorio italiano, in relazione ad ipotesi di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e, conseguentemente, evasione fiscale;
gli accertamenti, per quanto consta agli interroganti, sono rivolti sia ai cittadini italiani sia a quelli di nazionalità straniera, aventi domicilio fiscale in territorio italiano, impiegati presso le richiamate rappresentanze;
gli accertamenti sono basati sull'erroneo presupposto per cui gli impiegati delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere in Italia sarebbero soggetti al pagamento dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, in modo analogo ai cittadini residenti che percepiscono un reddito da lavoro,
si chiede di sapere quali siano le iniziative che i Ministri in indirizzo vogliano adottare per fare luce sulla disciplina fiscale del personale dipendente delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere, aventi sede in territorio italiano, e per evitare che l'Agenzia delle entrate esiga il pagamento di imposte non dovute da parte del medesimo personale.
(4-02271)
ARRIGONI, CANDURA, PELLEGRINI Emanuele, VESCOVI - Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
la sicurezza trascende i confini nazionali e un ordinato sviluppo globale di prevenzione è realizzabile solo con una maggiore inclusione di tutte le autorità di sicurezza preposte e, nel secolo in cui viviamo, lo scambio di informazioni è fondamentale alla Polizia di tutto il mondo, in quanto ci si trova sempre ad affrontare nuove sfide;
Taiwan è un Paese di circa 23,5 milioni di abitanti che vivono in pace e libertà, cittadini di una democrazia tra le più progredite dal punto di vista dei diritti civili, politici, religiosi e sindacali;
il diniego per Taiwan all'accesso del Global Police Communications System I-24/7 e anche a quello di partecipare alla formazione e ai progetti relativi nei settori molto importanti come la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e al pericolosissimo crimine informatico, limita decisamente la sicurezza internazionale;
la sua esclusione è atto inaudito, anzitutto perché contrario a quanto stabilito dall'articolo 2 dello Statuto dell'Interpol dove c'è scritto: "Garantire e promuovere la più ampia assistenza reciproca possibile tra tutte le autorità di polizia criminale entro i limiti delle leggi esistenti nei diversi paesi e nello spirito della Dichiarazione universale dei diritti umani" e pertanto lo sforzo collettivo per garantire la sicurezza globale e la giustizia sociale dovrebbe superare le barriere regionali, etniche e politiche;
Taiwan è stato un membro dell'Interpol, ma la sua partecipazione è stata interrotta solamente per un sabotaggio politico anche se Taiwan continua a svolgere un ruolo sempre collaborativo con le forze dell'ordine della comunità internazionale, ma è costretta a lavorare faticosamente per contrastare la delinquenza transnazionale con la mancanza di informazioni e di assistenza in tempo reale;
le Autorità di polizia di tutto il mondo hanno una missione collettiva e, insieme, la responsabilità di bloccare il crescente crimine transfrontaliero e Taiwan non fa, e non può fare eccezione, anzi l'Interpol beneficerebbe di una maggiore copertura della rete globale,
si chiede di sapere quali passi il Governo intenda compiere, in tutte le sedi competenti, per far sì che Taiwan possa dare il suo importante contributo alle riunioni dell'Interpol e, in particolare, alla sua prossima 88ª riunione, e poter contribuire attivamente alla lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e al pericolosissimo crimine informatico.
(4-02272)
DE BONIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
nell'agro foggiano, perfino a ridosso della città capoluogo nell'agro di Manfredonia, Cerignola e nei cinque reali siti (che comprendono i comuni di Ordona, Carapelle, Orta Nova, Stornara e Stornarella), da mesi si assiste alla presenza di roghi, soprattutto nella notte;
tali roghi si verificano, in particolare, in concomitanza con la raccolta del pomodoro, che ormai si estende su superfici enormi ed è prolungata dal mese di agosto ad ottobre, per l'eliminazione dei residui colturali;
succede che gli agricoltori ammucchino i residui e vi appicchino il fuoco. Ai residui colturali, copiosamente contaminati da pesticidi, si aggiungono i teli plastici pacciamanti e tubicini di irrigazione, visto che è difficilissimo separarli;
pertanto, alla dispersione nell'aria dei pesticidi accumulati nei residui colturali e al monossido di carbonio si aggiungono diossine ed altri veleni, che rendono l'aria irrespirabile e producono grave contaminazione ambientale;
considerato che:
sembra accertato che, in agricoltura, la combustione delle stoppie sia considerata una pratica non utile, ma addirittura nociva. In proposito si ricorda che il decreto ministeriale 15 dicembre 2005, dando attuazione al regolamento (CE) n. 1782/03, all'allegato 4, prevede che: "gli Stati membri provvedono affinché tutte le terre agricole siano mantenute in buone condizioni agronomiche e ambientali", alla norma 2.1 statuisce, in via generale, che "al fine di favorire la preservazione del livello di sostanza organica presente nel suolo .... omissis .... è vietata la bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi di prati naturali o seminati";
oltre al danno alla fertilità dei suoli, si ricorda che l'Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) individua la matrice ambientale "aria" come mezzo di veicolazione delle sostanze inquinanti, che vengono assorbite dalla popolazione. Pertanto le emissioni odorose, oltre ad essere poco gradevoli, risultano anche gravemente nocive per la salute della popolazione;
diverse segnalazioni sono giunte alle autorità locali da parte della popolazione, ma pare che nulla sia stato fatto per fermare tali emissioni, nocive per l'ambiente e per gli abitanti di quel territorio, in particolare bambini e anziani;
alcuni cittadini hanno lanciato ed avviato la procedura per la sottoscrizione per una petizione, da presentare ai Ministri in indirizzo, nella quale si evidenzia che "non riuscendo ad avere una interlocuzione con le autorità locali e non riuscendo ad intervenire per risolvere i diversi problemi che ci affliggono dal punto di vista ambientale non ci resta che appellarci" alle istituzioni,
si chiede di sapere:
quali iniziative intendano intraprendere i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, perché venga tutelata la salute dei cittadini della provincia di Foggia;
se non ritengano che le autorità locali preposte avviino maggiori azioni di controllo, perché si interrompano tali roghi e, conseguentemente, l'emissione di fumi tossici prodotti dalla bruciatura dei residui colturali e della plastica, in conformità a quanto previsto dall'articolo 256-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
se non ritengano, oltre a sollecitare controlli e sanzioni che escludano la bruciatura della plastica che è vietata, di dover condizionare la percezione dei contributi agricoli agli interventi di trinciatura e di interramento dei residui colturali e/o ad altre pratiche alternative alla bruciatura.
(4-02273)
DE VECCHIS - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
da notizie di stampa si apprende che il 25 maggio del 2013, una ragazza, appena sedicenne, di Corigliano Calabro (Cosenza), venne accoltellata e bruciata viva dal fidanzato, anche lui minorenne all'epoca dei fatti;
in primo grado il Tribunale dei minorenni di Catanzaro ha condannato il ragazzo a 22 anni di reclusione, mentre nel marzo del 2016 in Cassazione la pena viene ridotta a 18 anni e 7 mesi;
dopo appena sei anni di reclusione il ragazzo, reo confesso, condannato per omicidio, ha ottenuto nel corso del 2019 già tre permessi premio dal carcere, licenze di buona condotta;
appresa la notizia, i familiari della vittima hanno accusato malori e hanno avuto bisogno di ricorrere alle cure dei sanitari;
il padre della vittima, che da sei anni, assieme alla moglie e agli altri figli, soffre le conseguenze di un omicidio assurdo e incomprensibile, ha protestato contro i permessi premio concessi all'autore dell'omicidio della figlia, arrivando ad appellarsi al Presidente della Repubblica, ritenendo che i permessi premio, dopo solo sei anni di reclusione, mettano in forte discussione il principio della certezza della pena,
si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere a difesa delle vittime di reato e delle loro famiglie, affinché vi sia certezza della pena e la stessa non venga vanificata con la concessione di ripetuti permessi premio.
(4-02274)
AIMI - Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport. - Premesso che:
è degli ultimi giorni la notizia legata a un drastico cambiamento della "divisa sportiva" della Nazionale di calcio italiana che, in occasione della partita contro la Grecia del 12 ottobre 2019, debutterà in maglia verde;
la nuova maglia, tra l'altro, non riporta più nemmeno il tricolore, simbolo della nostra identità nazionale;
le motivazioni addotte per questa scelta sono state diverse: la maglia si ispirerebbe al Rinascimento e celebrerebbe così i nuovi talenti del calcio. Inoltre la maglia verde era già stata usata nel dicembre 1954, quando l'Italia sconfisse 2-0 l'Argentina allo Stadio Olimpico di Roma;
a tal proposito le perplessità e gli scetticismi sono stati numerosi e sono arrivati in maniera assolutamente trasversale;
il colore azzurro, infatti, insieme al Tricolore, è diventato a tutti gli effetti simbolo di identità nazionale nello sport e poco contano le motivazioni, a parere dell'interrogante, legate al fatto che 65 anni fa, la Nazionale giocò una partita in maglia verde,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se, nell'ambito delle proprie competenze, intenda acquisire elementi conoscitivi presso la FIGC, al fine di capire le motivazioni dietro la scelta di far indossare la maglia verde alla nostra Nazionale di calcio, sollecitando il ritorno all'identitario e storico colore azzurro.
(4-02275)
MARIN - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
da notizie di stampa si apprende che pochi giorni fa un detenuto recluso nel carcere di San Gimignano (Siena), nel reparto media sicurezza, "in evidente stato di ebbrezza, senza ragionevole motivo ha aggredito tre agenti della Polizia penitenziaria", tutti poi ricorsi alle cure mediche: il più grave ha riportato 30 giorni di prognosi per lo schiacciamento di una vertebra, gli altri due 7 e 8 giorni per lesioni;
negli stessi giorni, nel carcere di Prato, durante l'ora di socialità, sarebbe scoppiata una rissa tra reclusi e alcuni agenti interventi sono stati aggrediti. Tra questi, un poliziotto ha riportato la frattura dello zigomo e gli sono stati applicati 9 punti di sutura;
simili e ancor più gravi aggressioni accadono costantemente nel carcere di Trapani, uno dei più critici: pochi giorni orsono un detenuto ha assalito i tre agenti che erano andati a prelevarlo per trasferirlo in un'altra stanza. Il primo è stato colpito alla testa con il piede in ferro di una scrivania; il secondo è stato raggiunto in pieno volto da un pugno; il terzo è stato coinvolto in una colluttazione senza riportare gravi ferite;
tutto ciò è sintomatico della grave carenza di sicurezza dovuta sempre alla scarsa presenza di personale e dalla elevata percentuale di pazienti psichiatrici;
la recrudescenza degli eventi critici in carcere si è concretizzata proprio da quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario "aperto", ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia penitenziaria;
la situazione nelle carceri resta allarmante e la realtà è che i poliziotti continuano ad essere aggrediti senza alcun motivo o ragione;
le condizioni di lavoro del personale di Polizia penitenziaria sono molto critiche e, oltre agli evidenti rischi per l'incolumità fisica degli addetti, la situazione è resa ancora più precaria da una gravissima carenza di organico, che rende pressoché impossibile fare fronte ai molteplici eventi critici che quotidianamente accadono,
si chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per tutelare l'integrità fisica e psichica degli agenti di Polizia penitenziaria, nonché la sicurezza e la dignità del loro lavoro.
(4-02276)
PAPATHEU - Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
in data 6 ottobre 2019 il Presidente del Consiglio dei ministri, in un'intervista rilasciata al "Corriere del Mezzogiorno", ha annunciato l'intenzione del Governo italiano di fermare la fuga dei giovani all'estero definendo "un dispiego di risorse lasciare che sia qualcun altro a cogliere i frutti del loro talento e della loro preparazione". A tal proposito, ha aggiunto il presidente Conte, "Stiamo pensando ad un'Agenzia nazionale della ricerca, che ci permetta di rendere competitivo il nostro sistema e di trattenere i migliori ricercatori";
si tratterebbe, stando a quanto fatto sapere dal Presidente, di un ente preposto ad "irrobustire il settore creditizio rafforzando gli attori esistenti, per accelerare la realizzazione delle opere finanziate dai fondi strutturali europei e dalle politiche di coesione nazionale e potenziare l'offerta scolastica nelle aree a rischio di povertà educativa";
premessa l'indubbia necessità, soprattutto da parte delle regioni del Mezzogiorno, individuandone misure di sviluppo in grado di far sì che i giovani non debbano trasferirsi all'estero, appare indispensabile conoscere in che modo si voglia andare oltre le buone intenzioni che hanno già caratterizzato in termini poi sterili anche l'operato di altri precedenti Esecutivi, ed in particolare a quali risorse finanziarie attingerà il Governo per dare concretamente seguito alla "meritoria" volontà di arginare "la fuga di cervelli" mediante una futuribile o istituenda agenzia di ricerca,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, abbiano individuato le risorse economiche, e in caso affermativo da quale voce del bilancio dello Stato, destinate a consentire la realizzazione della richiamata "Agenzia nazionale della ricerca", chiarendone il percorso procedurale istitutivo ed illustrando gli intendimenti programmatici dell'iniziativa.
(4-02277)
PAPATHEU - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
la notte tra il 17 e 18 maggio 2016 sono stati esplosi in Sicilia, nella zona dei Nebrodi, alcuni colpi di fucile contro Giuseppe Antoci, allora presidente del Parco dei Nebrodi. Il tutto avvenne in una dinamica ritenuta essere quella di un agguato mafioso poi sventato. Antoci, che all'epoca guidava il Parco naturale in un'area oppressa dall'influenza della mafia rurale, aveva appena varato un protocollo di legalità, poi esteso a tutta la Sicilia e quindi diventato legge nazionale, finalizzata al contrasto del business dei fondi europei per le cosche mafiose e per questo motivo era stato posto sotto scorta (di terzo livello);
il Parco dei Nebrodi possiede e gestisce 86.000 ettari di terreni agricoli e boschivi, che vengono dati in affitto ad aziende agricole, con un canone di affitto medio annuo di 50.000 euro per 1.000 ettari, a fronte di possibili finanziamenti europei per il privato di circa 500.000 euro;
l'inchiesta penale sull'attentato ad Antoci si è conclusa con un'archiviazione e non ha prodotto alcun risultato e del caso si è quindi occupata anche la commissione Antimafia della Regione Siciliana. Gli accertamenti avviati dalla Commissione vertono su tre scenari che vedono Antoci vittima e bersaglio della mafia nelle prime due e strumento inconsapevole di una messa in scena invece nella terza. "Delle tre ipotesi - (attentato mafioso fallito, atto puramente dimostrativo o simulazione) - il fallito attentato mafioso con intenzioni stragiste appare la meno plausibile", scrive l'Antimafia siciliana nella relazione sul fallito attentato ad Antoci. Per la Commissione, pertanto, non si può stabilire una verità certa su quanto accaduto. "L'auspicio è che su questa vicenda si torni ad indagare per un debito di verità che va onorato. Qualunque sia la verità", ha detto il presidente dell'Antimafia siciliana, Claudio Fava;
in questa vicenda si riscontrano ulteriori inquietanti anomalie sulle quali si chiede alla giustizia italiana di accertare i fatti. Due funzionari di Polizia sono infatti deceduti di "morte naturale" a distanza di 24 ore. Si tratta del sovrintendente Calogero Emilio Todaro, tra i primi ad intervenire sul luogo del crimine, la notte dell'attentato ad Antoci, in qualità di responsabile della sezione di Polizia giudiziaria del commissariato di Sant'Agata di Militello e l'assistente capo Tiziano Granata, che la notte dell'agguato era l'autista a sua volta di Daniele Manganaro, l'allora vicequestore di Sant'Agata Militello che sventò l'attentato ad Antoci;
i due poliziotti sono morti a distanza di poche ore: Granata, il 1° marzo 2018 per arresto cardiocircolatorio e Todaro, l'indomani, a seguito di una leucemia fulminante. La relazione della Commissione Antimafia, in particolare, lascia intravedere qualche incertezza rispetto alla "ovvia" morte di Todaro e Granata. Per queste morti, la Commissione, che ha cercato di approfondire i numerosi interrogativi lasciati aperti dal decreto di archiviazione disposto dal gip di Messina sul caso Antoci, ha chiesto che vengano riaperte le indagini,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda avviare urgenti iniziative, volte ad accertare i fatti narrati, con riferimento, sia all'attentato ad Antoci, sia alle morti dei poliziotti Todaro e Granata.
(4-02278)
PAPATHEU - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia. - Premesso che:
il 14 settembre 2018 la professoressa Anna Genovese, nominata commissario Consob con decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 2014, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Matteo Renzi, ai sensi dell'articolo 6 del regolamento di organizzazione Consob, ha assunto la carica di Presidente vicario della Consob, in qualità di commissario con maggiore anzianità di istituzione, a seguito delle dimissioni del presidente dottor Mario Nava; incarico di vicario che aveva già ricoperto nel periodo intercorso tra le dimissioni del presidente Vegas e l'assunzione della carica da parte del presidente Nava (dal dicembre 2017 ad aprile 2018);
l'atto di sindacato ispettivo 4-01211 a firma di diversi senatori del Gruppo Movimento Cinque Stelle ha sollevato gravi dubbi e profili di criticità inerenti ad un presunto conflitto di interessi da parte della professionista, membro della Commissione nazionale per le società e la borsa, premettendo che all'atto della sua nomina a commissario, la stessa: "È stata oggetto di valutazione, da parte degli organi competenti, come previsto dalla legge n. 216 del 1974, con riferimento alla sua compatibilità con tale carica, ma tale valutazione è stata condotta avendo a riguardo la qualifica di commissario, che prevede poteri e compiti diversi (e inferiori) da quelli del presidente, il quale, ai sensi dell'art. 5, comma 1, del regolamento di organizzazione e funzionamento della Consob, "sovraintende all'attività istruttoria" (lett. b)), "convoca la Commissione, stabilisce l'ordine del giorno, ne dirige i lavori e vigila sull'attuazione delle deliberazioni della stessa" (lett. c)) e "dà istruzioni sul funzionamento degli uffici e direttive per il loro coordinamento" (lett. e))";
attingendo a "notizie pubblicate da mezzi di informazione nonché ricavate dal curriculum vitae della prof.ssa Genovese", esponenti del M5S, tra i quali alcuni ministri del Governo Conte II hanno asserito che "prima di tale incarico la prof.ssa Genovese risultava titolare di docenza come professore ordinario presso l'università di Verona, nonché svolgeva la propria attività professionale di avvocato presso lo studio legale dell'avvocato Andrea Zoppini di Roma, con sede in piazza di Spagna; dalle stesse notizie pubblicate dai mass media è emerso che tale studio legale avrebbe patrocinato, e continuerebbe a patrocinare per conto di propri clienti, molti procedimenti di competenza della Consob". Ciò, sempre per il M5S, richiamando "l'art. 3, comma 1, del regolamento di organizzazione della Consob", che "prevede che, all'atto della loro nomina, i membri della commissione rilascino una dichiarazione di insussistenza di situazioni di conflitto di interessi, assumendosi la responsabilità di non versare in alcuna delle situazioni di incompatibilità di cui all'articolo 1, comma 5, del decreto-legge n. 95 del 1974, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 216 del 1974, e successive modifiche e integrazioni". Vengono richiamate, sul caso, alcune pronunce Anac ed il decreto del Presidente della Repubblica n. 62 del 2013, recante "Regolamento codice di comportamento dei dipendenti pubblici", che "stabilisce all'art. 7 l'obbligo di astensione in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza"; rimarcando quindi "una vasta normativa volta ad evitare conflitti di interessi, che prende lo spunto proprio dalla legge istitutiva della stessa Consob";
il Movimento Cinque Stelle ha richiesto al precedente Esecutivo "l'attivazione di procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, al fine di meglio accertare i profili di propria competenza",
si chiede di sapere se siano stati avviati accertamenti sul caso e se vi sia la volontà di intraprendere eventuali procedure atte alla sostituzione del membro Consob.
(4-02279)
PAPATHEU - Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
i dati forniti da Formedil (Ente per la formazione e l'addestramento professionale nell'edilizia) a seguito di una simulazione sulle performance del Pil e del valore della produzione del settore costruzioni-immobiliare nel Sud fra il 2007 e il 2018, hanno rilevato come "la stagnazione dell'economia del Mezzogiorno è interamente dovuta alla crisi del comparto costruzioni-immobiliare". Costruzioni e Sud diventano così negli anni 2000 due "determinanti scomodi", sottovalutati e penalizzati, che invece giocano un ruolo centrale nello scenario che caratterizza il modello di sviluppo oggi debole e squilibrato dell'intero Paese;
in particolare, il settore costruzioni-immobiliare, compreso l'indotto, ha registrato una perdita del 33 per cento. La stima della produzione totale ammonta per il Cresme (Centro di ricerche di mercato, servizi per chi opera nel mondo delle costruzioni e dell'edilizia) a 114,5 miliardi nel 2007 e 12 anni dopo, nel 2018, è arretrato, in valori correnti, a 76,6 miliardi. Queste due dinamiche dell'economia meridionale, il crollo delle costruzioni e le difficoltà di tutta l'economia, rappresentano le due facce della stagnazione del Pil al Sud, che ha avuto un arretramento annuo dello 0,1 per cento con una media da 380 miliardi a 393 miliardi. Ciò si evince da un'ampia ricerca su "squilibri, ritardi e opportunità", nella quale si evince che "l'Italia non può ripartire senza le costruzioni e il Sud";
occorrono, pertanto, misure urgenti per uscire dalla condizione permanente di arretratezza che provoca riflessi negativi in termini economici e sociali, guardando invece a processi innovativi come "la digitalizzazione, la riconversione verde, l'efficientamento energetico e lo sviluppo di nuovi modelli industriale", con un ripensamento del modello territoriale di edificio, città e infrastruttura. Il Cresce richiama l'opportunità di prendere in considerazione "l'Egan Report che nel Regno Unito, nel 1998, cambiò drasticamente la politica pubblica verso le costruzioni",
si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per contrastare la grave condizione di stagnazione del settore costruzioni-immobiliare nelle regioni del Mezzogiorno.
(4-02280)
PAPATHEU - Al Ministro della salute. - Premesso che:
la Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit), come dichiarato alla stampa dal presidente Massimo Galli, ritiene l'Italia "maglia nera" in Europa per le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici. Le stime parlano di oltre 670 mila casi in un anno in Europa, con più di 33 mila morti e "la situazione peggiore in assoluto - rileva Simit - è stata osservata in Italia, con oltre 200 mila casi e quasi 11 mila decessi stimati". Tale report è stato oggetto di un confronto il 1° ottobre scorso a Milano sul "Progetto Icarete" tra massimi esperti su infezioni ospedaliere e antibiotico-resistenza. L'emergenza 'superbatteri' stima decessi "pari al doppio delle morti legate a incidenti stradali";
il quadro è allarmante e si collocano in questo scenario i 102 casi, segnalati tra il novembre 2018 e il 22 settembre 2019, di infezioni causate da enterobatteri produttori della metallo-beta-lattamasi New Delhi, che conferisce resistenza ai carbapenemi, una classe di antibiotici di fondamentale importanza nel trattamento di infezioni gravi. Un'accelerazione della diffusione di questo tipo di resistenza batterica ha già provocato, secondo l'Agenzia regionale di sanità toscana, almeno 38 decessi. E in Italia si contano tra 450-700 mila infezioni in pazienti ricoverati in ospedale, con un risultato ritenuto dagli esperti "fra i peggiori d'Europa";
"L'antibiotico-resistenza è un'emergenza globale e pertanto si devono prevedere interventi coordinati tra tutti coloro che partecipano in modo diretto o indiretto al fenomeno", ha rilevato la Federazione italiana delle società di medicina di laboratorio (FismeLab), e si ritiene che "l'approccio One Health, che prevede come cardine l'utilizzo consapevole degli antibiotici sia a livello veterinario che umano, possa rappresentare la strategia vincente";
secondo la direzione della Struttura complessa malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, serve un assai più rigoroso rispetto di semplici, ma essenziali protocolli "a partire dalle regole sul lavaggio delle mani da parte degli operatori sanitari", su cui "non occupiamo i primi posti in Europa". Per gli esperti serve "lo sviluppo di nuovi antibiotici", ma viene rilevata anche l'importanza di incrementare "il monitoraggio dei microrganismi isolati da pazienti e la determinazione delle resistenze agli antibiotici". Al centro del Progetto Icarete (promosso da Motore Sanità e realizzato con il contributo di Menarini) ci sono le infezioni correlate all'assistenza (Ica), acquisite cioè durante il ricovero o in altri contesti sanitari simili. I casi continuano a crescere, infatti, in quasi tutti i Paesi europei, con un incremento medio annuo del 5 per cento,
si chiede di sapere quali iniziative abbia intrapreso il Ministro in indirizzo per affrontare tale emergenza ed invertire l'inquietante tendenza descritta e se non ritenga utile incrementare strumenti e risorse umane ed economiche per l'attuazione del Piano nazionale di contrasto all'antibiotico-resistenza (Pncar), da sviluppare in sinergia con tutte le Regioni.
(4-02281)
PAPATHEU - Al Ministro della salute. - Premesso che:
una revisione della letteratura scientifica di recente ha collegato il glifosato, uno dei più popolari diserbanti, ad alcune gravi malattie attraverso un meccanismo che modificherebbe il funzionamento del Dna. Lo ha affermato lo studio "Glyphosate pathways to modern disease V", condotto dagli scienziati Anthony Samsel e Stephanie Seneff, del Massachusetts Institute of Technology (Mit). Sempre secondo tale ricerca, il glifosato agirebbe come un analogo della glicina in grado di alterare una serie di proteine;
tale processo anomalo sarebbe correlato a diverse malattie, compreso diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e il morbo di Parkinson. Il ricercatore Stephen Frantz asserisce che "dove il glifosato sostituisce la glicina, la cellula non può più comportarsi come al solito, provocando conseguenze imprevedibili con molte malattie e disturbi conseguenti";
l'esito di questo studio appare preoccupante e necessita di una immediata attività di accertamento, al fine di delucidare i cittadini su come comportarsi. Intanto, i prodotti chimici contenenti il glifosato restano in circolazione nell'Unione europea e già nel 2017 l'Echa (l'Agenzia per le sostanze chimiche dell'Unione) concluse che il glifosato dei pesticidi non possa essere considerato cancerogeno, né genotossico. Del medesimo avviso l'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare. Alla stessa conclusione è arrivata l'Oms (l'Organizzazione mondiale della sanità). Quindi le istituzioni sovranazionali parlano di "improbabilità" di tossicità e genotossicità;
Coldiretti ha richiesto l'adozione di "misure precauzionali sull'ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe come il grano, utilizzato per la pasta, proveniente da Usa e Canada dove viene fatto un uso intensivo del glifosato proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire "artificialmente" un livello proteico elevato";
il problema riguarderebbe, in particolare, il grano estero importato in Italia (e con cui le grandi industrie fanno la pasta), perché conterrebbe una quantità di gran lunga superiore di questa sostanza, utilizzata in Canada non solo come diserbante ma anche come disseccante, per indurre artificialmente la maturazione della spiga. Coldiretti rileva che " 2,3 mln di tonnellate di grano duro destinato alla produzione della pasta arrivano dall'estero e di queste oltre la metà per un totale di 1,2 mln di tonnellate arrivano dal Canada";
di recente è entrato in vigore in Italia il divieto di usare il glifosato nelle coltivazioni in pre-raccolta "al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura". Ma il divieto serve a poco visto che le industrie usano grandi quantità di grano importato, in un contesto nel quale rientra il glifosato, cioè il diserbante usato in grandi quantità nelle coltivazioni estere,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia avviato urgenti accertamenti per chiarire il nesso tra il glifosato e danni alla salute sino anche a malattie gravissime come la Sla e l'Alzheimer e quanta pasta (e/ o altri prodotti) risulta oggi in commercio in Italia con grano estero, importato dal Canada.
(4-02282)
PAPATHEU - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
secondo i recenti dati forniti dall'Istituto nazionale di statistica, aggiornati al 2018, la Sicilia è la regione italiana con l'utilizzo abituale più basso di mezzi ferroviari. Solo l'1,2 per cento di lavoratori, scolari e studenti utilizzano il treno abitualmente per recarsi a lavoro, asilo o scuola (contro una media nazionale pari al 6 per cento). Al Nord, ad esempio, la Liguria si attesta al 10,8 per cento, la provincia autonoma di Bolzano al 10,5 per cento) e la Lombardia all'8,9 per cento;
sempre in Sicilia, si riscontra anche la più bassa incidenza di soggetti che hanno usato almeno una volta nel 2018 i mezzi di trasporto ferroviario (9,8 per cento, contro una media nazionale pari al 33,2 per cento). Tutte le altre regioni italiane totalizzano incidenze a doppia cifra, con punte massime pari al 51 per cento nella Provincia autonoma di Bolzano. Inoltre, bisogna sottolineare il netto peggioramento della situazione in Sicilia: basti considerare che nel 1997 il 22,6 per cento dei cittadini aveva preso i mezzi ferroviari almeno una volta nel corso dell'anno;
il principale motivo per il quale in Sicilia in pochissimi utilizzano i trasporti ferroviari negli spostamenti quotidiani risulta essere l'assai elevato livello di insoddisfazione da parte degli utenti a fronte del servizio che viene dato con un sistema di collegamenti inadeguato e certamente ben diverso da quello della rete ferroviaria del centro-nord Italia. Meno di un siciliano su due utilizzatore del servizio si dichiara soddisfatto (48,7 per cento) nei sette parametri di riferimento presi in considerazione dall'Istat: ovvero, frequenza corse, puntualità, possibilità di trovare posto a sedere, pulizia delle vetture, comodità degli orari, costo del biglietto ed informazioni sul servizio. Un indice peggiore di soddisfazione si evidenzia solo in Molise (44,1 per cento) e Calabria (44,8 per cento). Dall'altra parte della classifica troviamo la Provincia autonoma di Bolzano (79,9 per cento), la Provincia autonoma di Trento (71,5 per cento) e il Friuli Venezia Giulia (66,5 per cento). Il risultato riguardante gli standard di qualità in Sicilia è in netto peggioramento rispetto al passato (era pari al 53,6 per cento nel 1997);
non si registrano, insomma, i necessari margini di crescita e sviluppo in un contesto dove permane invece la più assoluta arretratezza logistica e una evidente condizione di disparità infrastrutturale in raffronto ad altre zone del Paese. Il Governo ha dimenticato la Sicilia e le grandi opere condannando questo territorio ad avere i treni più obsoleti d'Italia, che viaggiano su un solo binario ed alimentati a gasolio. L'alta velocità rimane una chimera e si registrano ritardi nell'espletamento di opere strategiche già dotate di copertura finanziaria come nel caso della conferenza dei servizi ed appalto per il previsto raddoppio ferroviario Giampilieri-Fiumefreddo,
si chiede di sapere quali siano gli intendimenti del Ministro in indirizzo a fronte di tale quadro disastroso e se ritenga opportuno convocare con urgenza un Tavolo tecnico di confronto con Rfi alla presenza dei vertici del Governo siciliano.
(4-02283)
CANDURA, IWOBI, PELLEGRINI Emanuele, VESCOVI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
il 9 ottobre 2019 la Turchia ha dato il via all'operazione militare "Primavera di pace", mirata ufficialmente a creare, nel nord-est della Siria, una zona cuscinetto di 30 chilometri, che sia posta sotto il controllo dell'esercito turco e delle forze arabo-siriane vicine ad Ankara;
l'obiettivo di Erdogan è duplice: da una parte neutralizzare le forze curde presenti sul terreno, dall'altra creare i presupposti per il trasferimento di 2 milioni di rifugiati siriani, che attualmente si trovano in Turchia;
nel pomeriggio del 9 ottobre, l'inizio dell'operazione militare è stata segnata dai bombardamenti contro obiettivi delle forze curde YPG, condotti da Jet F-16 turchi, nella zona di Ras al-Ayn, seguiti da colpi di artiglieria su Tal Abyad;
in serata 5.000 uomini dell'esercito turco hanno attraversato la frontiera turco-siriana dando il via all'operazione militare di terra;
nella mattina del 10 ottobre, il Ministero della difesa turco ha annunciato che le forze militari "hanno colpito finora 181 postazioni delle organizzazioni terroristiche nel nordest della Siria nel corso dell'Operazione Primavera di pace";
diversi esponenti europei hanno preso posizione sulle dinamiche descritte in premessa;
considerato che le forze curde hanno dichiarato di avere prigionieri circa 12.000 miliziani dell'Isis,
si chiede di sapere quale sia la posizione del Governo sui fatti espressi in premessa.
(4-02284)
LANNUTTI, PESCO, L'ABBATE, ACCOTO, NATURALE, ORTIS, ANGRISANI, COLTORTI, DI NICOLA, FENU, PAVANELLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
l'11 febbraio 2019 è comparso su "Il Sole 24-ore" un articolo dal titolo eloquente "Treni ad alta velocità, 18.000 ore di ritardo nel 2018. L'Autorità: si cambi", a firma di Giorgio Santilli, in cui si evidenzia che il 2018 è stato per l'alta velocità, ovvero Frecce e Italo, l'anno nero della puntualità, in quanto il 44 per cento dei treni è arrivato in ritardo, accumulando "più di 18.000 ore di ritardo, 4.460 in partenza e 13.687 a destinazione". Nell'articolo si spiega che "solo il 34,8 per cento dei treni sono arrivati a destinazione in orario contro il 39,9 per cento del 2017, mentre il 38,9 per cento ha un ritardo superiore a 5 minuti contro il 32,6 per cento del 2017. I bilanci finali del 2018 (dati tratti dal «Portale informativo circolazione» di Rfi) confermano l'anno nero dei treni veloci, con un peggioramento di 5-6 punti percentuali medi, che ha avuto per altro un riflesso sulla puntualità dei treni regionali, scesa dal 58,6 per cento al 57,4 per cento e dal 92,5 per cento al 91,6 per cento se si considera la fascia di cinque minuti";
nell'articolo si fa presente che "ormai il tema dei ritardi è centrale per la ferrovia italiana e mette in discussione il funzionamento del modello stesso dell'Alta velocità", pertanto "si cercano soluzioni per evitare che la saturazione delle linee, in certi orari e tratte, mandi in tilt il sistema". Secondo il giornalista "l'Autorità di regolazione dei trasporti (Art) è scesa in campo chiedendo a Rfi interventi strutturali urgenti oltre le misure di emergenza. Per Art va riprogettato completamente l'orario dei treni cominciando dall'estate prossima. (…) La tesi dell'Autorità è chiara: la rete non è satura, si può ottimizzare molto per fare spazio a più treni e farli viaggiare a una velocità più uniforme";
l'articolo spiega quindi che "il responsabile dei disagi sarebbe «lo sfruttamento intensivo e crescente della rete»". Come pure si ipotizza "una terza soluzione per risolvere i disagi: nuove infrastrutture";
il 23 dicembre 2017 è stato siglato in tutta fretta il matrimonio tra Fs ed Anas. Il gruppo è nato con un aumento di capitale da 2,86 miliardi, mediante conferimento dell'intera partecipazione Anas detenuta dal Ministero dell'economia, contando su un fatturato di 11,2 miliardi. Presto si è scoperto che l'unione con Anas ha portato in casa Fs un'azienda dissestata, con problemi di bilancio. Anas è stata infatti inglobata da Fs con un patrimonio ufficiale di circa 2 miliardi e 800 milioni di euro, ma in realtà il patrimonio effettivo era appena di 600-800 milioni. Una bazzecola di fronte agli impegni finanziari che la società delle strade deve sostenere per far fronte al colossale contenzioso con le ditte di costruzione e i fornitori accumulato nel corso degli anni;
un'inchiesta della Procura di Roma ha concluso, ad agosto 2018, che all'interno di Anas sarebbe stata presente una vera e propria «cellula criminale (…) che gestiva un giro di mazzette», come riportato nell'interrogazione 4-00656;
l'amministratore delegato di Anas fino al 7 novembre 2018 è stato Gianni Armani, arrivato ai vertici grazie alla presentazione di Giovan Battista Papello, il cui nome fa capolino diverse volte nelle inchieste dell'ex pubblico ministero di Catanzaro Luigi De Magistris in Calabria. Lo stesso Papello, che è stato anche commissario straordinario per l'emergenza idrica e ambientale in quella regione, e nel Consiglio di amministrazione di ANAS fino al 2006, nominato proprio dal padre di Pietro Armani, per diventarne poi consulente;
appena nominato amministratore delegato di Anas, Armani avrebbe dichiarato di non potersi fidarsi di nessuno e di voler "ripulire dalle sacche di malaffare" l'Anas. Invece, si sarebbe adoperato per ricompensare coloro che lo avevano aiutato ad ottenere il prestigioso incarico, creandosi intorno un "cerchio magico" di fedelissimi (Palmigiano, Eminyan e Saponaro);
il suddetto Papello è stato definito dal giornalista Ferruccio Pinotti, nel suo libro diventato un best seller "Fratelli d'Italia", che parla dei massoni italiani, "confratello Papello" (iscritto ad inizio 90). Di Papello si è occupato anche il giornalista Adrea Cinquegrani in un articolo del 12 marzo 2016: "Braccio destro dell'ex viceministro ai lavori pubblici per An, Ugo Martinat, Papello ha intrattenuto ottimi e abbondanti rapporti con parecchi 007 di casa nostra, a loro volta legati al (tiger) team di Giuliano Tavaroli. E Pinotti dettaglia i rapporti "border line" di Papello, a proposito di spiate e intercettazioni illegali made in Tronchetti Provera: a casa Papello - rammenta Pinotti - a maggio 2005 vennero scoperti due dossier bollenti targati Telecom. Quel processo va avanti da anni a Milano, con un Tronchetti assolto, condannato, riassolto e di nuovo in attesa di giudizio. Ma il filone Papello, ad esempio, che fine avrà mai fatto? E le sue storie made in Anas quale altro tortuoso e misterioso iter giudiziario avranno mai seguito? Siamo tra i soliti oscuri misteri della giustizia di casa nostra";
considerando infine che la società Anas International Enterprise SpA in questi 7 anni di vita ha ottenuto commesse in Algeria, Libia, Qatar, Colombia, Uruguay, Argentina, Iran, Russia. Un comparto estero che non sempre ha brillato per guadagni, ma neanche per trasparenza, considerando che la stessa Anas è stata già al centro di varie inchieste per tangenti. Le operazioni che suscitano perplessità sono state puntualmente indicate dall'interrogante con l'atto di sindacato ispettivo 4-00656,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti si intendano adottare per garantire l'efficiente diritto alla mobilità dei cittadini, alla luce dei pesanti disagi arrecati agli utenti ed al peggioramento della qualità dei servizi ferroviari esclusivamente addebitabili alla gestione dell'amministratore delegato Battista, dovuti ai ritardi continui ed ai notevoli disservizi certificati dalle stesse Ferrovie e dall'Autorità di regolazione dei trasporti;
se risponda al vero che la passata gestione di Anas International abbia provocato un buco di almeno 7 milioni di euro con operazioni avventate in Qatar ed India, mentre per la gestione di 200 chilometri in Russia, si tengono in piedi 3 società, senza contare le consulenze pagate allo studio legale Pavia ed Ansaldo con l'ultima nata United operator, che costerà ad Aie 6 milioni di euro nel buco nero dei 25 milioni investiti finora, e quali le iniziative urgenti per perseguire i responsabili di quella scellerata gestione;
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, alla luce di quanto esposto in premessa, attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, per fugare qualsiasi "ombra" nella gestione di Anas, controllata da Fs al cento per cento.
(4-02285)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-01177 della senatrice Pucciarelli, sull'istituzione di una giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno;
13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-01175 del senatore Corbetta, sul rischio inquinamento delle falde acquifere della Bevera.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-02249 della senatrice Pinotti e del senatore Vattuone.